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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO 1878

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GIORNALE DI

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MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL COIITATO DI SANITÀ MILITARE (PER ORDINE OI!L MINISTERO DELLA GUERRA )

Anno XXVI.

N. 1 - ~~naio 1878. 0

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-- -Mnostri Colleghi òell' Esercito. l

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Se il modo di pubblicazione di questo giornale non ci permise di mJir prima d'ora la nostra voce al coro di compianto che unanime echeggiò in tutta Europa, anzi nel mondo intero, all'annunzio dell'inaspettata e prematura morte del Re Galantuomo, non ci crediamo però dispensati dall'esprimere, anche tardi, il profondo rammarico e l'acerbo dolore che suscitò nel nostro animo quella immensa e repentina sciagura. Noi non ci faremo ad enumerare qui, dopo quanto ne dissero, dal 9 gennaio in poi, migliaia di scrittori d'ogni partito, d'ogni classe, ·d'ogni nazionalità, le virtù, i meriti, le gesta che valsero a Vittorio Ema· nuele l'amore dei suoi sudditi, la stima e l'ammira· zione degli stranieri ed il più bello aggiunto antonomastico che mai sia stato annesso a nome di sovrano. Ma ci sia concesso di rammentare che se gli italiani tutti hanno perduto in lui il più schietto, il più intrepido, il piit tenace campione della libertà e dell'indipendenza, l'unifìcatore ed il ricostìtutore di questa nostra Italia tenuta per tanti secoli oppressa c divisa, noi medici militari perdemmo inoltre nn equo e benevolo ap· prezzatoro, un imparziale e generoso ripara.tore che volle estesi a noi gli onori, i gradì ed i vantaggi tutti ac· cordati agli altri ufficiali dell'esercito. Il nostro lutto adunque ba doppiamente la sua ragione d'essere, poichè Colui al quale dopo morte fu meritamente dato il titolo di Padre della Patria fu nostro speciale benefattore, circostanza che c'impone il dovere di ricordarlo sempre con venerazione e con particolare riconoscenza.


Sia lieve il marmo della tomba al magnanimo estinto ed il suo nome raggiante di gloria e benedetto giunga alle più lontane generazioni ! Possano le lagrime, che sulla gran salma sparse con sì copiosa e spontanea vena l'Italia rigenerat.a da Vit· torio Emanuele II, esser feconda ntgiada la quale renda ognor più rigoglioso e più vivace l'affetto che lega questo popolo alla forte e vetusta Stirpe Sabauda e forma la miglior parte del retaggio lasciato ad Um· berto I dali 'immortale suo predecessore. Quell'affetto agevolerà il còmpito del giovine monarca il quale con piede sicuro già s'è messo a calcare le orme paterne ed ha giurato di consacrar la sua vita alla difesa, alla prosperità ed all'onore della patria. Del valore del nostro nuovo Sovrano avemmo non dubbie prove or son due lustri; del suo senno e della rettezza delle sue intenzioni ci diedero un luminoso saggio 1 suoj primi atti di re.

CoLLEGm, Ringraziamo la Provvidenza che cosi evidentemente protegge questa nostra terra, ed a lenire il cordoglio cagionatole dalla morte del Sommo che volle e seppe operarne la politica redenzione, ne affidò le sorti ad un Principe coraggioso e leale, che non ba altra mira, altra ambizione, fuorchè di mostrarsi degno dell'amatissimo suo genitore e di continuare l'opera da questo così felicemente avviata. Sia pace a Vittorio Emanuele II, e conceda Iddio lungo e felice regno al successore di lui , il prode Um· berto di Savoia, a cui siam certi non faranno mai difetto la fede e la devozione di tutti coloro che vogliono sinceramente il bene e la grandezza della patria, fra i quali figurano non ultimi i membri della famiglia medica milita..re. LA DIREZIONE.


:M:E:M:OR:IE

OR.:IG:INAL:I

DELLA

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SINOVITE PURULENTA ACUTA

Le malattie articolari ricorrono frequentissime nei soldati, e molte volte assumono un corso letale, o lasciano nei casi più fortunati reliquati da renderli inabili al servizio; esito sempre dannoso per essi, e spesso di peso allo Stato, allorchè furono causate in servizio. Nell'armata francese la frequenza del così detto artrocacc sviluppato dietro distorsioni del piede, raggiunse un grado così elevato che nel 1848 il ministro della guerra richiamò su di essa l'attenzione dei medici militari, interessandoli ad una cura attentissima anco nei casi più leggieri. B AUDENS in questa occasione intraprese una rivista delle statistiche mediche militari, e dimostrò fra le altre cose che tra 78 amputazioni della gamba eseguite sui soldati in tempo di pace, 60 volte la causa occasionale era stata la distorsiùne del piede (1). (l) Della distorsione del piede o del ginocchio come causa d'artrocuce richiedente spesso l'amputazione, discorremmo a luugo nella nostra Relat:::ione noso!outca tntorno alle spectaUta morbose che st eb!lero a cut·are


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DELLA SINOY ITE

Al pari delle distorsioni sono frequenti nei soldati le malattie dQlla membrana sinoviale delle articolazioni: e queste pure sono molte volte causa occasionale d'amputazione. Nel nostro Giornale di JJiedicùza Militare diversi casi ne sono stati riportati : ed ultimo è quello d'amputazione della coscia per sinovite sierosa suppurata del ginocchio, narratoci dal signor dottor "Maestrelli. Oggi altro caso d'amputazione della gamba vengo a narrarvi per sinovite purulenta acuta deli 'articolazione tibio-taraea. Non sarà forse del tutto inutile far precedere questa storia. nell'ospe(/ale die/slona!·lo dt Ve1·ona nel 1868, che vide la luce su questo Si~SSO ;::i<JI'Illde nel 1:-<.i\1.

l\e sa a·alci er,• rno alcuni br;mi P<'l' coloro che :associati al nostro pPriodico in epoca postea·iore all'oa·arlell:t, non conos<'<•no la su.ccitnta rl'l:tzione. • I casi di ;u·n·ocace m~clicati nell'm111o furono IS. di cui vuarironn 12, StJccoaubNtero 3, e 3 rimas..·a·o in cm·a. '"' ' gu;d·iti 7 do,·ell<>r o <'~S<'r<' a·if(lrmati, per chè l' infiaa umaziono propag-atasi <lai le:;:a uwnti alle sup<>t·(lcie nl·Licolal"i le aveva oulrlate in6it>ntE"", c.:,.gionando un'anchi lvsi irrim.edi~LIJile,

incom patihilc col miliwre s~nizi o . • Ilei sette r ifm·ntal i c inque a,·evano sotTl•rLo il podnrtrocnce e due il p:onar trocace. l\";:li altl'i cit11111e usciti, come nei morLi e nei ritu asli, il male :1\'l'<l la sua SNlc ne l pietlt>. • La ca usa occasiouale di tulli cotesti artrocaci fu la di stor sione più o m~no violenta dci !('~amenti. Ma f<t d'uoptl riflPttt>r e che i so;r;.(e tli che ne ve nn ero co lpiti er ano tutti rli temperamento lin!'atico, se non d'ahito sct·ofoloso, di liln·a lasS<< e lorpida e dis posti alle malattie dei tt"!ssuti bia nch i e dc>lle ossa. Qn<>sta circost;mza r e nderà r:<rti cone lino ad un cP r to pw•to del come e del per·chcl una causa in apparen1.a in si·~ttificante, çome un:< stnrl;t pa·es:< m ~l!entlo lln pit•de in fa llo, smomanclo da ça\'ll llO od vltrimenli , ahbi<L avuto per consP!.'Ilenza l' ini!Jmmazi<ln<' d~i l!>ssuti pcJ·iendo- a l'li<·ol!l ri e la ca a·ie dt•llc ossa. e le vaste" inesauribali Sllppur:aziuni ta·aP nti a lenta c(lnsuanion~ l' inft•a·mo e che pone>,·ano il cu rante nel lli vio, o di l;~ sc iaJ' lt) spP,;:nt·J·si l(·nt;nucnte come lucerna print <li alimentn 'l di troncan: il IIH'&ll hJ·o. sll<land<) tutti i nuovi p~ticoli ch<J crea all' inf,•rmo una ~randè opt•r;tzione chirurgica, ancorchè ntacslre ..ohne nte ed opportunamente e~ei!'u ita. • A Il{· cansc suaccenn:ttE' :l)lgiun!!er ei. pPr quel che rifi.,lle l'e~ito llnale della m a lattia , il mPI<ltlo rli cura il <Jll:tle d'<J t·diawri o, appJ•opriatissimo al c;~ so, l;tscia per alrro a desider ar e o ne ll'enea·g ia dci ua cz zi o nolla pcrsevea·:ulz<L in ad01H.' J'a rli. • S icconae dopo una di stnrs ìone non si appalPs~no costa nt emente sintom i ohhiE-rtivi di (1 \l;tlcll~ iru rwncnza ea i suhbiett il·i n1m hanno una <JUald:e int cnsitù che néi J>t·imi ~ in mj, n e I'Ì <'IIC che il med rrosi contenti pt!r lo p iù di prescrivere il riposo, i bagnoli risoluti l'i, g li eanullit•nti ed i na rco-


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PURULENTA ACUTA

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da una rapida rassegna delle malattie della membrana sinoviale delle articolazioni, e speci4lmente della sinovite purulenta acuta primaria. Se lo scheletro delle articolazioni è fatto da ossa e cartilagini, sono i tessuti fibrosi e sinoviali intimamente fra loro congiunti che ne mantengono i rapporti e ne facilitano i movimenti. Nelle malattie articolari ciascuno di questi tessuti si comporta in maniera tutta propria, vale a dire che il tessuto osseo, per esempio, potrà presentare nelle articolazioni tutte le valietà di alterazioni che si osservano tiei che in pm·ecclti casi ed in taluni ind1vidtù pos~ono bastare all'uopo, mentre talora, e non sarehbe così di rado, ai suddeW compensi bisognerebbe far precedere od associare una copios<~ applicazione dj mifp\ aHe a11lne di ptomuovere il riassorbimento del sRngue a della linfa stra"asati ed impedir così che si ordiscano quelle subdole ed oscure flogosi che più tardi diYatnpe•·anno e porranno a repentaglio il membro e fors'anche la esistenza del paziente. • Non ignoro che in medicina e in chirurf!ia non si può dichiarare con cert~zza che la g uarigione od il rnir;lioramento del male sia da attribuirsi alla meclicnz ione messa in opera e la morte od i.l peggioramento di esso all'ommissione od alla storta applicazione dei presid i i terapeutici: ma non esito di affermare che moltissime malattie si aggravano e finiscono infaustamente per l'impazienza degli inf~:rmi e la loro precipitazione a scnirsi d'un organo ciJe avea mestieri d'essere tenuto più n lungo inaUivo. " il: 1m faLlo inconcusso che potentissimi motivi di funesta riuscita delle storUiawre sono l'esercizio prematuro, l'abito atrumoso e, a l dire dj Richerand, le m:movre imprudenti, rozze e S<'Onsigliat e dei medicastri. (Ved i RtcUERAND, Nosour·Q?phie chinwutcale. Tomo 2"). • Ora se l'abito strumoso llgura in prima linea fra le condizioni che rendono perniciose le distot•sioni dei legamenti, si capirà di leggieri che non è in potere del chirur~o di scongiurar guasti in certo modo prestabiliti e inevitabili in ~razia dell'origina•·ia costituzione, una volta che un impulso estrin seco venga a !!luzzicare ed a far esplodere la diatesi latente. E perciò non vi è dn far le mernsiglie se così ristretto è il numero delle ~uarigioni complete e t:m·to largo in"ece quello delle storpiature consecutive c dei morti. • ( Gto1·nale d! Medicina mlllta1·e dell'anno 1800, pag. 62Q e seguenti). l falli e gli argomenti da noi addoU i nella succitata Memoria, ru quali c i S!trehbe facile l'ag~?iungcnJc moltiS!;illli altri non meno convincenti, varranno a mettere in luce la convenienza della raccòmnndazione del Ministero della guerra francese ai medici Itlilitari e l'esattezza dell'osservazione del Baudeus, ricordati dal dott. Pasca. P. E. MASAYRA.


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DELLA SI~OVITE

nelle ossa in ogni altro sito. Così pure le malattie della sinoviale articolare son simili a quelle delle guaine dei tendini e delle borse mucose. La capsula fibrosa articolare è ricoperta alla faccia interna dalla membrana sinovia.le. Quantunque questa membrana sia stata fin da tempo antico annoverata fra le sierose, pure per molti rapporti differisce dalle altre sierose : essa è specialmente più spessa e succulenta: segrega un liquido mucoso simile ad albume d'uovo, ed è ri\'estita alla sua superficie libera non da un solo strato epiteliale, ma da molti. Queste proprietà avvicinano le sino\'iali più alle mucose, e si potrebbero senz'altro considerare tali, se possedessero delle glandule. Le sinoviali dunque per la loro struttura stanno nel mezzo fra le sierose e le mucose. Non dobbiamo per questo meravigliarci di scontrare nei loro distmbi patologici delle alterazioni, che di solito non vediamo nelle sierose pure. La patologia delle malattie della membrana sinoviale si può dire creata dalla chirurgia moderna: gl'importanti lavori del VELPEAU 1 del RICHET e del B ONN ET nel periodo 1841-45 soprattutto vi contribuù·ono. Prima la maggior parte delle malattie proprie di questa membrana venivano confuse con altri morbi articolari. Il NELATON, per esempio, non riconosce altra malattia speciale ed esclusiva della sinoviale che l 'idrartro o idropisia delle articolazioni. Ritenendo la sinoviale come una sierosa. modificata, crede che al pari delle altre sierose vada soggetta ad idropisia cioè ad un aumento della secrezione normale di sinovia. Nega che l 'idrartro dipenda da flogosi, perchè nelle rare sezioni cadaveriche praticate si è ritrovata la. sinoviale bianca o appena un po'rossa ed ispessita: e che quando vi è infiammazione, trattasi di artrite infiammatoria.


P'CltULENTA ACUTA

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con versamento e non già di semplice idrarto. Ammette un idrarto acuto ed uno cronico primario o secondario: ma per NELATON l'idrarto acuto non ha altri sintomi caratteristici e differenziali dal cronico , che il rapido svii uppo, potendo raggitmgere nello spazio di 24 ore il massimo volume, ma sempre senza vivo dolore; che se vivo dolore esiste, trattasi d'artrite. Se l'idrarto produce flogosi della sinoviale, può suppurare e causare alterazioni delle cartilagini e delle ossa ; allora la malattia degenera in tumor bianco : e questo esito è a temersi negli scrofolosi e nei soggetti deboli. Oggi col nome d'idrartro o d'idrope articolare si designano i casi d'artromeningite essudativa, cronici fin da principio o divenuti tali in appresso; nei quali il fatto principale è l'anomalia di secrezione sia nella quantità aumentata che nella qttalità più o meno alterata. Sebbene i sintomi della flogosi mancano interamente o sono appena accennati, pure non si può paragonare l'idrartro colle idropisie passive. Nelle idropi generali dipendenti da idroemia o da ristagni circolatori, le articolazioni restano sempre immuni. L'idrartro dipende sem· pre da un· processo infiammatorio cronico: è una specie di catarro cronico puramente epiteliale. La flogosi acuta ossia la sinovite o artromeningite acuta. può essere primaria o secondaria. Le secondarie si osservano nel corso di morbi acuti generali o febbrili come pme in malattie infetti,·e: il reumatismo articolare acuto, la flogosi gottosa, le gonorroiche, le piemiche appartengono a questa specie. Ma richiamano a preferenza l'interesse del chirurgo l e sinoviti acute primarie, le cui cause quando possono dimostrarsi, sono essenzialmente esterne, cioè traumi o raffreddamenti, ed assalgono individui prima sani. V'banno tre forme di sinovite acuta primaria cioè la cmposa, la sierosa e la purulenta.

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DELLA SINOVlTE

Nella cruposa o secca manca ogni essudato liquido o di pm>; ma sono depositati abbondanti materiali fibrinosi, che subito si rappigliano nel cavo articolare, e fanno aderire le superficie della sinoviale fra loro o coi capi articolari. Essa. guarisce lasciando per esito l'anchilosi completa. Questa. forma è rara, mentre la pleurite secca è la più frequente : epperciò le sinovial i differiscono dalle si erose proprie a neo per questo; come rare sono le aderenze fra le pareti negli stadi ulteriori delle sierose. Nella sinovite sierosa vi è stravaso più o meno conside· re\·ole d'un liquido molto ricco d'albumina e scorrevole come la sinovia fì siolog~. ma d'aspetto giallagnolo o giallo-rossastro, perehè mescolato a minima quantità di sangue: oltre l'albumina lo stravaso contiene pure fibrina, in parte sciolta, in parte coagulata. In. questa forma la sinoviale è gonfia non solo per imbibizione dell'essudato infiammatorio liquido, ma anco per aumentata neoformazione cellulare sia nel tessuto sinoviale o perisinoviale, che negli stessi strati epite· liali; alla superficie libera poi avviene un distacco continuo di cellule, che dal contemporaneo essudato vengon trasportate nella cavità articolare. Queste cellule neoformate son corpuscoli di pus : difatti se si mette a riposare il liquido ottenuto dalla punzione d'una raccolta sinoviale acuta, si vede depositare sul fondo del vaso uno strato purul(mfi:> più o meno denso. Questo processo snppurativo relativamente lieve ha luogo sulla superficie infiammata, dura solt.'lnto breve tempo nell'acme della flogosi, e non apporta nessun pericolo all'articolazione. Il processo resta a prefer.::nza essudativo : i corpuscoli purulenti degenerano a poco a poco in grasso, vanno in sfacelo e sono riassorbiti. Nella sinovite purulenta la formazione del pus ha luogo ugualmente solo alla superficie del ligamento capsulare, ma


PURULEN'rA ACU'l'A.

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la sua produzione è molto attiva e durevole e si rinnovella. continuamente: l'essudato liquido è fin da principio scarso, ed il pus prevale alla sinovia. Questa forma appellasi pure artromeningite purulenta, pioartrosi, artropiosi, empiema delle articolazioni. L'artromeningite acuta purulenta prima era riguardata esclusivamente come la conseguenza del cattivo esito d'una Jlogosi acuta della sinoviale non purulenta; gli antichi credevano che la suppurazione seguisse quando non si riusciva. a far risolvere la .flogosi. Ciò non è del tutto esatto. Vi sono pur troppo sinoviti essudative che suppurano, e qualche volta. per opera degli stessi mezzi curativi adoprati. Ma le acute flogosi purulente della sinoviale sono per lo più di tal natura fin da principio; e s'avviano fin da principio con sintomi molto più gravi generali e locali, delle forme pure essudative. La sinovite pm·ulenta nel suo esordire corrisponde al processo catarrale delle mucose, in cui come ad esempio nella vagina o nell'uretra maschile, vediamo tanto spesso generarsi pus copiosissimo senza che ne conseguiti il più piccolo disturbo. Si può dunque dire che io principio esiste solo un catarro purulcnto acuto, una blenorrea dell'articolazione; ma

che in grazia della sede involge pericoli per l'articolazione e per l'intero organismo. Il pericolo locale risulta principalmente dalla diffusione della flogosi acuta sulle cartilagini articolari la loro infiammazione mena sempre all'ulcerazione; le cartilagini si distruggono, le ossa restano allo scoperto, si cariano, ed il tessuto midollare suppura. La blenorrea delle articolazioni può paragonarsi all'intensa blenorrea congiuntivnle che finisce colla cheratite purulenta e distruttiva, cona perforazione e perdita totale dell'occhio. I pericoli generali soprattutto sono dipendenti dalle qua-


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DELLA SINOYITE

lità chimiche dei prodotti flogistici trattenuti nel sacco sinoviale. I materiali forniti dalle sierose acutamente suppurate acquistano rapidamente qualità deleterie, di guisa che assorbiti provocano i più allarmanti fenomeni d'una febbre da intossicazione, e possono produrre la morte in due o tre giorni. Però se la suppurazione acuta articolare può di\·enire pericolosa, non è esatto che l'articolazione si de~·e irreparabilmente perdere, e che la guarigione sia solo possibile colla obliterazione della cavità articolare, l'adesione delle superficie e l'anchilosi; epJHire era questa fino a poco tempo fa l'opi· nione generale dei chirurghi. Negli individui di buona costituzione e con cura adatta, non è raro osservare che la sinovite purulenta giunta allo stadio d'ascesso articolare acuto, retroceda. Il dolore, la feb· bre ed il gonfiore cedono lentamente ; il pus si scompone e viene riassorbito; e nei casi più felici si l1a la guarigione colla completa reintegrazione della funzione articulare. Più

spesso la guarigione si ba con anchilosi completa o incompleta; comunque si ottiene, si deve sempre riguardare come esito favore\~ole. · Nei casi sfavorevoli la flogosi e la suppurazioue progrediscono e acquistano prOJ)l'Ìetà distruttive, sia che la malattia resti acuta, ovvero pigli un andamento cronico. Se il corso rimane acuto, presto la capsula, rammollita dalla flogosi e per la pressione del pus, si perfora ; ed il pus si versa. o negli interstizi muscolari o nel cellulare circostante; gl~ ascessi periarticolari così formati crescono rapidamente e, perforata la pelle, dànno fuori uscita di grande quantità di pus, spesso mucoso. Ma anco in questo periodo, se le cartilagini articolari non sono attaccate, può aversi la guarigione senza anchilosi. Per ordinario le cartilagini vanno soggette a gravi altera-


PURULENU ACOTA

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zioni ; vi è distruzione ulcerosa acuta del loro tessuto su tutta. la superficie libera. Questa ulcerazione avviene per una specie di decubito acuto in seguito della forte compressione prodotta. dalla viziata posizione dell'arto e dalle contratture muscolari Alla distruzione delle cartilagini tien dietro la denudazione con carie delle epifisi ossee. In questo periodo il malato, attraversando i .pi\L gravi pericoli, può ancora guarire. Ma. più spesso la febbre alta, il deperimento, l'emaciazione enorme, i brividi intercorrenti minacciano la vita, e gli ammalati soccombono o alla piemia o allo esaurimento. A corollario dell'esposta rassegna varrà. la seguente storia di sinovite purulenta da me osservata e curata in uno stadio inoltrato. Le note raccolte dal registro nosologico ed il racconto dell'infermo mi son serviti per tesserne la descrizione del periodo precedente. Assenza Rosario, soldato nel 63° reggimento _fanteria, nativo di Noto, provincia. di Siracusa, di anni 22, temperamento sanguigno venoso, di buona costituzione, contadino prima. d'esser soldato, diceva non aver sofferto altra. malattia di rilievo che un catarro bronchiale febbrile. Nei primi giorni d'aprile di quest'anno, reduce da. una. marcia militare, avvertl forte dolore e gonfiore all'articolazione tibio-tarsea destra, per cui venne ricoverato la sera del 3 all'infermeria del corpo, e curato col riposo e con pennellate di tintura iodica ; ma ben tosto questi sintomi si accrebbero e la pelle della. regione periarticolare si covrl di rossore resipelaceo. In ta1e stato fu t rasportato, la_ sera del 7 aprile, in questo spedale, ove fu notata la diagnosi di resipola a l piede. Questo errore diagnostico non è facile evitarsi nel periodo d'invasione. Difatti la. sinovite purulenta comincia con febbre, anzi spesso con forte brivido di freddo, e l'articolazione diventa subito molto dolorosa da sturbare il notturno


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DELLA SINOVI'l'E

riposo; ma presto la pelle periarticolare si fa rossa, pastosa, gonfia; il dito vi lascia la fossetta per la ragione che l'io. filtrazione flogh;tica passa di buonora al tessuto periarticolare, e nei casi più gravi comparisce tosto l'edema all'estremità periferica dell'arto per la compressione delle vPne. Quasi tutti questi sintomi accompagnano dlel pari la resipola; e solo il dolore profondo ed il gonfiore circoscritto all'articolazione, primi a manifestarsi, caratterizzano la sinovite. Dopo l O giorni, cioè verso il l 7 aprile, il rossore della pelle quasi svanl, ma si vide persistere il gonfiore edematoso, ed il dolore si rese più molesto da sturbare il sonno. n 21 aprile, riscontravasi una tumefazione fluttuante al malleolo esterno; ed il 25, altra simile si manifestò al malleolo interno. Nella sinovite purulenta dapprima non si sente fluttuazione come nella forma sierosa, perchè manca l'essudato liquido e la . quantità di pus è troppo tenue; ma po3cia la raccolta purulenta nel cavo articolare si fa considerevole, la capsula si distende e la fluttuazione diventa distinta. Nella articolazione del piede il tumore fluttuante comparisce principalmente ai due lati dei malleoli, e nel nostro malato questa successione di sintomi procede come nei casi ordinari. Giunta la malattia in questo stadio non era più dubbi& la diagnosi d' un ascesso articolare acuto : il quale venne aperto il 27 aprile con piccola incisione in vicinanza del malleolo esterno, e ne sortì molto pus alquanto sciolto e sanguinolento. Ma non tutti convengono sulla opportunità di questa incisione. Alcuni avendo osservato che la sinovite pul'Ulenta giunta allo stadio d'ascesso articolare acuto può retrocedere negli individui di buona costituzione e con cura adatta, seguendone il riassorbimento del pus e la completa guari· gione, hàn!no cercato favorire quest'esito mercè la cauterizzazione trascorrente, tirando sull'articolazione parecchie larghe


PURULENTA ACUTA

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strisce col ferro rovente. Con essa LARREY ha portato al riassorbimento molte grandi raccolte purulente interarticolari. Altri consigliano che manifestatasi la fluttuazione s'incida subito per evitare gli sfavorevoli effetti del contatto della marcia. sui tessuti che bagfta, la perforazione della capsula e la formazione d' insaccameuti marciosi. Nei bambini la pronta incisione è meglio sopportata, ma negli adulti l'incisione praticata in modo che permetta l'entrata dell'aria, può avere la. conseguenza d'una rapida icorizzazione della giuntura con esito letale. VELPEAU cita 8 casi di questa specie che finirono tutti colla morte. Quando ad ogni modo si vuol ricorrere al vuotamento dell'ascesso, è preferibile·la puntura sottocutanea •lOn uno stretto tenotomo o meglio con un trequarti da idrocele (1), e poscia chiudere accuratamente la punzione con empiastro adesivo o collodio, ·e se occorre, applicare una fasciatura compressiva di ovatta per ovviare la riproduzione del pus; con questo metodo non è raro ottenere la guarigione o almeno notevole vantaggio; se poi si formano nuove raccolte, si ripete la punziono e si tenta limitare la suppurazione, iniettando una concentrata soluzione di nitrato d'argento (10-12 granelli in un'oncia d'acqua) attraverso la cannula del trequarti, e con consecutiva inierione d'acqua salata. L'incisione praticata nel nostro malato non fu seguita nei primi giorni da gravi accidenti, come alcuni temono. Ma nel 3 maggio si notò intenso brivido di freddo segulto da febbre alta, che rimise al mattino con sudori profusi; da quel giorno la febbre si mantenne costante con esacerbarioni serali (temperatura 39,40), leggiere remissioni al mattino. ll ria.ssorbimento delle sostanze pirogone del pus causava. {l) E meglio ancora cou·aspiratore (R.).


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DELLA SllìOYITE

questa febbre pieruica semplice, e questo avviene facilmente quando sono ancora pieni i vasi linfatici e non chiusi dal tessuto granulante; ossia allorchè la parete di granulazione attorno alla suppurazione 11011 è ancora sviluppata: come pure il riassorbimento è più intenso e"più rapido se il focolaio purulento trovasi sottoposto ad alta pressione, e questa condizione. s'avvera perfettamente negli ascessi interarticolal'i. La febbre piemica c'le ha un carattere consuntivo, la continua suppurazione, l' insonnio per il vivo dolore e per le sopraggiunte contratture muscolari, provocarono nell'Assenza

in breve tempo un notevole dimagramento. Il 19 maggio ne fu assunta da me la cura. Era febbricitante, molto deperito ed emaciato, tormentato dall' insonnio; il piede molto edematoso; l'incisione al malleolo esterno s'era esulcerata e ne sorgevano dal fondo rigogliose granulazioni ; la suppurazione abbondante ristacnava e le medicature riuscivano dolorosissime per le manovre necessarie ad ottenerne il vuotamento ; la gamba malata poggiava sulla materazza colla sua faccia esterna e semistesa ; il piede nella posizione quasi equina. Nello sta.bilirne la cura diverse indicazioni si presentavano, bisognava combattere la febbre ed il ristagno del pus; correggere la posizione viziata dcll 'arto; procurar sonno men travagliato, ed infine sostenerne le forze. Per la febbre amministrai nei primi giorni il solf<tto cbinico, ma presto ne desistei per la sua inefficacia. il BILLROTII ha osservato che questo rimedio può deprimere alquanto la temperatura, ma coll 'uso protratto perde questa virtù. L'HuETER afferma che il miglior rimedio per combattere la febbre pieruica sta nel procurare al pus un libero scok mercè le incisioni ·o l'introduzione di tubi a drenaggio; spesso si vede alle incisioni seguire l'abbassamento della temperatura che scende a 37,5 o 37,8.


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PURULENTA ACUTA

Nè diversamente avvenne nel nostro malato : praticata un'incisione in vicinanza del malleolo interno, ove già. esisteva fluttuazione da molti giorni, lo scolo del pus fu più libero, le medicature men dolorose e la febbre scemò. n 23 maggio si osservò altro brivido di freddo, e febbre alta a 40 2 / 10 , indizio di nuova raccolta purulenta, formatasi al lato interno del calcagno : incisa pur questa, il dl 24 la febbre declinò a 37 5/w Un sintomo molestissimo era l'insonnia, e fu combattuto ' colla morfina somministrata seralmente : il 'Sonno che procurava, se anco inquieto, era sempre molto benefico. Altra indicazione importante era la riduzione della posizione viziata dell'arto, che è la causa dell'ulcerazione delle cartilagini. Per lo passato questa riduzione non si praticava, anzi si temeva che il movimento sforzato spesso necessario per eseguirla, cagionasse gravi danni nello stadio progressivo della flogosi acuta. Ma il BONNET ha il gran merito d'aver dimostrato che si può senza esitazione permettere siffatta manovra anco nfllle articolazioni infiammate. In molti casi il forzato mutamento di posizione spiega una diretta e assai benefica influenza sull'andamento della flogosi articolare; e tanto più evidente, quanto maggiori sono i dolori, e più considerevoli le contratture muscolari: mentre gli oppiati, gli anestetici locali, il ghiaccio e le sottrazioni sanguigne recano poco o nessun alleviamento. Questo espediente puramente meccanico opera evidentemente coll'allontanare i capi articolari ravvicinati dalla posizione :>.normale, e ripartire egualmente la pressione su tutta la superficie articolare, agevolando la guarigione del decubito acuto ulceroso delle cartilagini. Questa operazione però si deve intraprendere di buon'ora, e pel nostro malato era trascorso il momento favorevole. Si 2


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DELLA. Sl~OYITE

ritiene, che qilllndo l'articolazione comunica all'esterno, e la regione articolare è coperta d'ascessi, la riduzione forzata in questo stadio non è scevro di pericoli, potendo produrre nuovi ascessi; nò spiega un 'influenza favorerole tanto pronta, quanto se si fosse fatta prima. Queste controindicazioni alla riduzione esistevano pnr troppo nell'Assenza: epperciò bisognò rin unciarvi. La dieta fu regolata in mo.do da sostenerne le forze con vitto conveniente. Ma le condizioni generali dello infermo peggiorarono di giorno in giorno: piaghe di decubito si formarono alla regione sacra le e trocanterica. destra: il deperimento e l'enorme emaciazione cau~ati dalle grandi perdite di pus e dall 'acutezza della febbre, vennero aggravati dalla sopraggiunta diarrea: nè mancavano brividi intercorrenti. Tutt.o indicava, che l'infermo presto poteva soccombere all'esamimento o alla piemia multipla, in grazia della trombosi delle vene facile a formarsi in que:;t'ultimo stadio. Esaurite le risorse della chirurgia: conservativa rimaneva unica àncora di sal vezza l'amputazione. L'infermo dapprima si negò, ma vistosi ridotto agli estremi ne sollecitò l 'esccuzwne. n signor colonnello direttore già varie volte constùtato, dopo aver constatato che nessuna controindicazione esisteya, confermava la nect1ssità. d'amputare : ed il 24 giugno venne eseguita. L'infermo essendo troppo debole, non furono adoprati gli anestetici: e per evitare qualunque perdita di sangue si convenne impiegare come mezzo emostatico l'apparecchio elastico dell'Esmarch. Si cominciò ad applicare la fascia elastica dal di sopra dell'articolazione malata sino alla ra· dice della coscia, per e\ritare che elementi di suppurazione


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PURULENTA ACUTA.

rifinissero insieme al sangue nel torrente circolatorio ; al di sopra dell'ultimo giro di fascia s'applicò il tubo elastico con tripJice giro. L'amputazione fu eseguita col metodo circolare al terzo superiore della gamba : e compiuta l'allacciatura dei grossi vasi fu prima rallentato il tubo costrittore e più tardi rimosso senza che rapido turgore del moncone, nè gocciolio di sangue abbondante si fosse manifestato dalla superficie di sezione, siccome altt·i hanno osservato. L'Assenza s'avviò rapidamente a guarigione; ed oggi vive congedato in patria. L'arto demolito fu dissecato dal sottotenente medico signor De Furia, che riscontrò le seguenti alterazioni: Edema sottocutaneo al collo ed al dorso del piede. Infiltrazione siero-plastica dellb parti molli peri-articolari. Piaga suppurante nei dintorni del nialleolo esterno che mediante un seno fistoloso comunica coll'articolazione ti.bio-astragalea. Due seni fistolosi nei dintorni del malleolo tibiale, 1.mo pe· netrante neli 'articolazione tibio-astragalea, e l'altro nell'astragalo-calcanea. Capsula articolare perforata in più punti, e riempita da grosso granuloma quanto un uovo di piccione. Cartilagini d'incrostazione del tutto distrutte. I capi ossei cariati, specialmente l 'epifisi del perone. l ligamenti laterali in gran parte distrutti. L'articolazione astragalo-scaf<>idea, e la calcaneo-cuboidea colle medesime alterazioni in grado più lieve. Infiltrazione purulenta lungo le guaine dei tendini estensori fino alla linea d'unione del t~rzo inferiore della gamba. col terzo medio. PASCA.

ruaggior J medico.


FERITA DA PUNTA E TAGLIO CON NOTEVOLE SCOPERTURA D'OSSO E RIPETUTE EMORRAGIE

ALLACCt\TURA DELL' ÀRTEniA FEliOR.\LE GUARIGIONE

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Fr&. i più interessanti casi clinici che mi si affacciano alla. memoria parmi che il seguente per i suoi corollari pratici meriti sia reso di pubblica ragione. Trovandomi nel 1875 presso la Direzione di sanità militare in Alessandria, di turno al riparto chirurgico, durante il giorno 7 maggio, entrava all'ospedale il soldato Versaggi Francesco del 74° reggimento fanteria, classe 1854, per fe· rita da punta e taglio alla gamba destra, faccia esterna, terzo superiore. La lesione era della lunghezza di 5 centimetri, e si trovava quasi a metà distanza tra la cresta della tibia e il perone, ed era presso a poco parallela all'asse del membro; si dirà in seguito della profondità. Lo strumento feritore, come riferivasi, era. stato un g1·osso coltello acuminato di cucina, lanciatogli contro, il mattino, a qualche passo di distanza, da un suo compagno d'arme, in un momento di ira, in seguito a breve alterco; volle il caso che quello si impiantasse di punta nella gamba, ma alquanto obliquamente, in modo da fare più larga la ferita. L'emorragia che per allora non parve allarmante, venne facilmente arrestata


. ALLACCIATURA DELL'ARTERIA FEMORALE

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colla opportuna fasciatura compressiva dal medico del corp() chiamato a prestare i primi soccorsi al ferito. Quand'io ebbi a vedere il Versaggi per la prima volta, nell'ora ordinaria della visita vespertina, egli era calmo e la medicatw·a non richiedeva che vi si rimettesse rr.ano. Il mattino susseguente le. stesse condizioni generali; il ferito aveva passato una notte abbastanza tranquilla. Rimossa con precauzione la prima medicazione, che era alquanto macchiata di sangue già essiccato, ed esaminata l a ferita, Yidi che non era solo interessata la cute, ma ancora. l'aponeurosi e che dalle labbra di questa un po' ·beanti c'era tendenza a fuoriuscita di sostanza muscolare anche essa incisa per un certo tratto. Benchè di aspetto non sl minaccioso al momento, pure giudicandola di una certa profondità, riflettendo inoltre alla sua situazione proprio in conispondeuza del corso dell'arteria tibiale anteriore, figurandomi ancora lo strumento feritore e il modo con cui aveva dovuto agire, pensando tanto più all'emorragia sopravvenuta all'istante, quantunque mi pO· tesse lusingare la speranza che non si trattasse che di qualche ramo secondario, in vista dico di tutto ciò eri' naturale che io mi tenessi in una certa qual riserva stù giudizio circa. l'importanza della medesima. Sarà inutile avvertire che al momento non si credette prudente il sondarla per riconoscere qual'era la sua vera profondità. Per altri due giorni, stato locale e generale soddisfacenti come al primo. Regime dietetico moderato, filacce con soluzione di percloruro di ferro e fasciatura mediocremente compressiva con vesciche di ghiaccio per medicazione. n 4° giorno un po' di suppurazione; alcune ore dopo la. visita del mattino, per qualche movim&nto inconsiderato del ferito compare una discreta emorragia, la quale viene subito arrestata dal medico di guardia ; verso sera lieve reazione~


22 ALLACCI ~TUTtA A. l 5° giorno di mattino, ancora febbre benchè moderata, inappetenza, lingua impaniata ; nelrinnovare gli oggetti di medicazione sporchi di sangue rappreso riscontrasi la piaga alquanto. più slabbrata, maggiore la protrusione della sostanza muscolare del tibiale anteriore ed estensore comune delle dita~ un po' di marcia alquanto fetente. Dieta, leggero purgante~ bevande temperanti; lavature con soluzione di acido fenico. fìl~cce con acqua del Paglirud. In progresso di tempo crescono i sintomi infiammatorii lo. cali, in grazia anche all'azione irritante degli emostatici e della compressione, che pure era necessario adoperare, benchè con cautela; la ferita si fa sempre più sordida, anzi distruggendosi mau mano i tessuti molli, cresce la marcia, quella si approfonda e comincia a fotmat• seno inferiormente; la febbre prende un carattere di remittenza al mattino. L'ammalato aveva sofferto di febbri a periodo in patria. e presentava un po' d'ingorgo epatico. Chinino, oppio, limonate; lavatttre con soluzione di acid.o fenico come al solito, filacce ora asciutte, ora con percloruro di ferro. Al 7° giorno ancora. emorragia, sempre nell'intervallo tra. l'una visita e l'altra, ancora. arrestata dall'ufficiale medica. di guardia con opportuno zaffamento. Al ripetersi di questo fatto, senza per altro abbandonarmi ad atti operativi che non parevano di urgenza, era naturale che ad ogni medicatura, per quanto era possibile in quel fondo già. :piuttosto lurido e intricato, io cercassi se mi veniva daro di scorgere il vaso sanguinante, qualunque fosse, per alla.cciarlo; ma non mi riuscl mai nemmeno di vedere a sgorgar sangue, tutt'al più vi trovai talvolta qualche grumo. Inta.nto si mantiene la febbre benchè non intensa, il ferito va deteriorando, progredisce la dist.ruzione dei tessuti, i muscoli come strozzati dalle labbra aponeurotiche della

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DELL' ,\RTERlA.

FEMORALE

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ferita malgrado qualche tagliQ vengono presi da sfacelo. si approfonda sempre più il seno, e un giorno esplorando prudentemente in quel fondo non senza una certa inquietudine si avverte un tratto della faccia esterna della tibia già scoperto dal suo periostio, anch'esso stato distaccato e distrutto. Dopo altri due o tre giorni nuova perdita di sangue forse alquanto più abbondante, come mi veniva riferito; oramai era s-vanita la speranza che si potesse trattar solo di qualche ramo secondario. In seguito, silfatto incidente non poco inquietante parve soprassedere e già cominciavamo a lusingarci che dovesse in qualche modo cessare definitivamente, tanto più che l'emorragia si arrestava ogni volta abbastanza faJ}ilment.e, nè infine risultava poi cosl copiosa. Ma in vista del suo ripetersi in antecedenza era pur naturale, anche dietro suggerimento del sempre solerte signor medico direttore, .che già fosse venut.a al pensiero la necessità forse di qualche provvedimento più efficaJ}6. Continuano intanto a deteriorare le condizioni generali dell'individuo, prosegue ad allargarsi e approfondirsi la piaga, la scopertura della tibia raggiunge una proporzione per vero dire un po'allarmante. Con queste fasi si giunge fino al 25 cioè 18 giorni dopo l'avvenuto ferimento. Al mattino di questo giorno, all'atto della medicatura ordinaria ecco una nuova perdita di :sangue, la prima che io potessi constatare àe m:su s che mi parve abbastanza importante da richiedere nn pronto soccorso pitt efficace e definitivo. Zaffamento provvisorio e compressione digitale sulla femorale vista l'inutilità della ricerca fatta all'ista,nte del vaso reciso. Si riconosceva all'aspetto 111tilante del sangue e all'ondata pulsatoria che l'emorragia era arteriosa quantun-


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ALLACCIATURA

que non n fosse vero zampillo, e si scorgeva che Yeniva dall'alto. Stante la situazione della ferita e dietro i lumi anatomici non pareva dubbio che si trattasse dell'arteria tibiale anteriore, solo come si arguiva quella doveva essere molto retratta. e nascosta fra le ma-Sse muscolari com'è sempre a quel punto, epperciò non poteva dare il vero getto. Come si era quasi già intesi, radunatisi allora tostamente a consulto tutti i medici presenti all'ospedale, sotto la presidenza del cavalier Pecco, si addivenne com'era ovvio alla determinazione di procedere all'allacciatura. Questa intan~ doveva portarsi lontano sulla femorale (HUNTER. DuPUY· TREN, ecc.) o praticarsi alla località come consiglia la più parte dei pratici tuttavolta che non vi sono troppo serie

controindicazioni? (GUTHRIE, VmAL, R OSER, CORTESE, ecc.) La legatura della poplitea, perchè, oltre alla temibile ricomparsa dell'emorragia· per il troppo rapido ristabilirsi del circolo per le collaterali, arrecava un nuovo grave guasto troppo in vicinanza del primo già per sè cosl compromettente per l'arto, era da rigettarsi. Per evitare anche se era possibile nn tmumatismo, sempre grave alla coscia, e appunto per seguire il suddetto principio, si convenne sul tentativo della allacciatura in sito, intesi che se non riusciva si sarebbe proceduto immediatamente alla legatura della femorale o in· diretta. Costretti poi a quest'ultimo partito si doveva por· tare il laccio al disopra o sotto l'origine della femorale pro· fondaP 11 timore di una nuova perdita di sangue per il più facile ripristinarsi della circolazione con tal mezzo, ci faceva per un momento allontanare· da quest'ultima idea; per altra parte il grado di debolezza in cui si trovava l'ammalato e lo stato veramente già così miserevole dell'arto ci facevano pensare seriamente se allacciando sopra il circuito si sarebbe poi ristabilito abbastanza pronto e a sufficienza. Prevalse l'ul·

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DELL'ARTERIA. FEMORALE

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timo partito; al bisogno si sarebbe ancora potuto provvedere in seguito, allacciando al disopra. Preparate dunque le poche cose occorrenti, senz'altro indugio si ritornò presso l'ammalato. Per seguire il già detto prec~tto come si era convenuto, parendo pure che vi si dovesse prestare quel vasto fondo, volendosi tentare la legatura diretta, mentre tm'assistent.e comprimeva la femorale si praticarono in alt-o e in basso varie spaccature intanto che con getti d'acqua e con spugne si puliva la già ampia. breccia, ma per quanto abbia fatto non mi fu possibile rinvenire l'arteria recisa ; non mi fu nemmeno dato di scorgere il nervo nè le vene che ordinariamente vi scorrono compagne, evidentemente anch'esse state lese. Sospesa e cessata ancl1e definitivamente la compressione, per la diminuita azione cardiaca sotto lo spasmo del dolore, non si vedeva più a sgorgar sangue, quantunque, bisogna dirlo, il paziente sopportasse abbastanza bene l'operazione. Riuscito inutile tale tentativo, senza perdere altro tempo si p·assò alla legatura della femorale secondo le regole dell'arte e al disotto dell'origine della femorale profonda come si era intesi, e a tale scopo, nel praticare l'incisione seguendo la pulsazione dell'arteria, mi tenni il più in basso possibile all'apice del triangolo di Scarpa. Per debito di gratitudine, fra i vari ufficiali medici presenti amo ricordare il tenente medico signor Borghese, assistente nel riparto, ed i signori capitani medici, dottori Segre e Resasco, i quali mi furono di grande aiuto in quella bisogna non indifferente. Vi assistevano puTe il suddetto signor direttore cavalier Peeco e il tenente colonnello medico cavalier Tissot. Al primo taglio dei tegumenti, il getto di un ramicino arterioso riuscendo alquanto importuno, venne prontamente arrestato dal signor dottor Resasco mediante la torsione. Stante il grado di de-


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.ALLACCIATURA

bolezza, non si credette prudente il far precedere la cloroformizzazione dell'individuo. Fatta la capitale differenza che c'è na~uralmente fra l'operazione sul vivo e sul cadavere, sto per dire che quest.a. operazione riesce più facile sul11rimo, tanto più quando no.n v'ha grande effusione di sangue come nel nostro caso, per· chè la pulsazione specialmente in nn soggetto emaciato riesce di guida infallibile per la ricerca del vaso; infatti seguendo

quella come bo detto e incisa colle voluw precauzioni la. cute e la guaina, si riuscì a scoprire l'arteria quasi senza. avYertire la presenza del nervo e della vena. Tranno l'accennato zampillo, non si ebbe a lamentare alcun'altro incidente. Pnssato il laccio e !asciatone un capo superiormente, si procedette ad una conveniente medicatura con listerelle di cerotto diachilon, filacce e fasciatura alla Setùteto. Per ristorare le forze dell'operato vennero subito dopo propinati brodi succulenti con tuorlo d'ovo e qualche mezzo bicchiere di vino generoso. Sentendosi di conseguenza. più bassa la temperatura dell'arto, allo scopo anche di favorire il ripristinarsi del circolo si cercò di apportarvi artificialmente calore con coperture di lana e bottiglie d'acqua calda. Si con-tinuava jntanto la medicazione della vasta breccia preesistente alla gamba colle solite iniezioni di soluzione fenicata. e con filacciche ora asciutte ora imbevute con essenza di trementina che oltre alla sua azione emostatica (BILLRorn) riesce ancora un eccellente stimolante e detersivo; tale meclicatura era. anche fatta. allo scopo di premunirsi da un per avventura troppo copioso gemizio di sangue al ristabilirsi della circolazione. Esplorando qnel vasto fondo, superiormente si penetrava facilmente con un dito per un foro attraverso il legamento interosseo fino in un cul di sacco in corrispon-

denza alle massa muscolari profonde del polpaccio. Oltre alle

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DELL'ARTERIA. FEMORALE

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marcia in quel seno a quando a quando si rinvenivano in seguito dei grumi sanguigni sicuro indizio che il circuito si era stabilito. La nuova ferita artificiale alla coscia si continuava a medicare come sopra con filacce ora asciutte ora colla stessa trementina quando se ne sentiva il fondo alquanto molliccio e atonico. Fino ai primi giorni di giugno io ho seguito l'andamento dei fenomeni locali e generali presentati dal mio operato e ne ho potuto vedere con soddisfazione il progressivo miglioramento : la. febbre infine era cessata, si ripristinavan<> le forze, mano mano si era equilibrata la temperatura degli arti, ristabilito il flusso del sangue senz'altro inconveniente, non si riscontrav-ano più grumi, la piaga si andava. detergendo, diminuivano le marcie ed il fondo cominciava a coprirsi di granulazioni. Cosl fino al 5, cioè 11 giorni dopo l'operazione: allora dovendo io lasciare l'ospedale percbè destinato presso la Direzione di sanità militare in Padova, l'ammalato veniva affidato alle diligenti mani del capitano medico signor Brezzi, mio successore anche nel riparto. Con quel rincrescimento naturale nel medico tanto più quando si tratta di casi gravi, interessanti, in quell'epoca io lasciava anche nn mio amputato eli coscia per gonartrocace, operato 35 giorni prima, il quale come seppi in seguito dopo serie peripezie veniva poi condotto felicemente a guarigione. Taccio di vari altri casi quasi altrettanto' interessanti, quale una frattura di perone ed una di femore, non che una gravissima distorsione al ginocchio con grande spandimento di sangue ed enorme tumefazione, per non dilungarmi troppo. Amo peraltro, a proposito di emorragia, ricordare, poichè mi cade opportuno~ come un anno dopo quell'epoca in un mio amputato di gamba. per pedartrocace, nel quale si erano manifestate ripetut Q


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ALLACCIATURA DELL'ARTERIA FEMORAL~

derdit.e di sangue per caduta precoce dei lacci, al 3° giorno, benchè la ferita fosse quasi già completament-e unita per prima intenzione, tranne superiormente al punto di uscita degli stessi lacci, l'individuo veramente si trovava in condizioni generali molto deploreroli, in quel caso voglio dire, essendo difficile e malsicura la compressione digitale per il personale scarso e non abbastanza adatto, ebbe a giovare mirabilment-e la compressione esercitata artificialmente éol

compasso del Signoroni lasciato a permanenza sulla femorale. Ritornando all' argomento, aggiungerò che all'incirca un mese dopo la mia part-enza io sapeva per lett-era particolare che gentilmente mi mandava l'amico Segre, come il mio <>perato continuava sempre pill. a migliorare. Nell'ottobre successivo sentiva per bocca st-essa del signor dottor Pecco che dopo la guarigione della ferita artificiale alla coscia compiutasi senza accidenti, anche la vasta brec· eia alla gamba si era mano mano riempita di granulazioni e cicatrizzata. La tibia affetta, esfogliatasi per b'uon tratto, com'era a prevedersi, era.si parimenti poco alla volta ricoperta di vegetazioni ed era riuscita a restaurarsi in modo abbastanza soddisfacente il guasto risultant-e. l\fa essendosi in complesso formata alla parte una cicatrice estesa e ade· rente per il naturale cemento di tutti quei tessuti stati cosi offesi, com'era ad aspettarsi, ed essendone risultato un in· ceppamento benchè relativamente non grande nei movimenti specialmente di flessione ed estensione del piede, il nostro ammalato dopo quattro mesi circa usciva dall'ospedale gual·ito sl, ma riformato, felice però sempre di essersela scap· _pata a tale prezzo. Milano, 6 ottobre 1877. PRATO

capitano-medico.


CONSIDERAZIONI CRITICHE SULLA

MORTALITÀ NELL'ESERCITO ITALIANO

Lessi nel precedente numero del giornale la memoria pubblicatavi dal collega dottor Maestrelli. Il retto spirito di indagine e l 'animo appassionato per i1 bene dell'esercito che dettarono le sue Conside1·aziom:, gli hanno meritata u'na lode dà. tutto il corpo sanitario. Io sento però il bisogno di rettificare e spiegare un punto controverso. ll Maestrelli a pag. 1162 del giornale dice, che nel 1872 il num.3ro dei morti nel nostro esercito fu di 2479 e nel18'73 di 2822; e ne deduce quindi le medie di 13,48 e di 14,72 per mille della forza. Egli conclude ancora, che nel quinquennio 1871-75 la mortalità annua fu di 13,14 per mille uomini sotto le armi. Ma una nota inserita dalla Redazione ricordava al lettore che in altro mio lavoro io diedi per il settennio 1870-76 una media annuale di soli 11,6 per mille. Infatti chi avrà guardato a pag. 1151 del giornale (novembre 1877) in una Rivista bibliografica, potè leggere, che negli anni militari 1871-72 e 1872-73 la mort!tl~tà. della. sola truppa fu rispettivamente di 11,3 e di 12,1 all'anno_


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CO~SIDERAZIOXI

CRITICBE

Ed a pag. 9 degli Sttuli sttlla 'mortalità dell'esercito da me presentati alla Giunta centrale di statistica, si legge elle nel 1872 la mortalità degli ufficiali e della truppa fu di 10,7 per mille della rispettiva forza media, e fu di 11,4 durante il 18ì3. Se taluno avesse vaghezza di conoscere quale sia precisamente la verità, ma non avesse la pazienza di andar a ricer· .care fino an' origine la causa delle differenze, potrebbe restare in dubbio a quale di queste cifre si debba prestar fede; e .chi fosse scettico e malevolo ve::so la statistica trorerebbe uo argomento di più per spargere su di essa il discredito. Non sembra qul necessaria una dilucidazione? Ebbene, non se l 'abbia a male il collega Maestrelli, se gli dico che, nell'attingere notizie dalla Rclazione-Statisf1'ca, compilata dal colonnello medit>O cav. Baroffìo per il triennio 1871-72-73 non gli è riescito di colpir bene nel segno. Per esempio, il numero di 2479 morti nel1 872 (V. Relazione· a pag. 68), comprende anche 526 morti in congedo illimitato, che non dovevano essere computati, come è ben

naturale, nel numero dei morti sotto le armi. Nello stesso modo per il successivo anno 1873 furono pure compresi nella .cifra dei morti sotto le armi ben 706 morti in congedo illi· mitato (V. pagina 116 della citata Relazione). Anche per l 'anno 1871 vi è molto a temere, che siasi incorso in un simile .errore. Le cifre date dal 1\Iaestrelli sulla mortalità, e le relative medie, devono quindi essere corrette e sostituite dalle seguenti : Mortalità deg li ufficiali e della truppa

- -Anni

Assoluta

Per mille della forza

1871 1872 1873

?

?

1953 2178

10,7 11,4


SULLA MORTAUTÀ !'."ELL'ESERCITO IT ALIAKO

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Per ciò che riguarda l'anno 1871 e gli allDi antetiori bi· sogna ricorrere alle cifre forniteci dalle R ela,.zioni del signor generale Torre, perchè quelle esposte nelle prime Relazioni sattitm·ie sono incoruplete. Io bo già tentato di ricostruire le medie di mortalità per gli anni anteriori al 18 72, servendomi di parecchi d9cumenti ufficiali e spero di esservi riuscito, se non colla. massima precisione almeno con approssimazione sufficiente; e sou lieto d'aver per tal modo colmata una lacuna, che esisteva nei nostri studi statistici, e corrette delle notizie non abbastanza complete od esatte. Non mi sono ignote le grandi difficolt.>t, che l'illustre com· pil_atore delle prime RelaziO?li statistiche ba dovuto superare, e gli scarsi ed insufficienti mezzi dei quali egli poteva disporre ; ed inoltre nei primi anni in cui funzionava la Statistica saniictria militm·e, essa andò, come è pur facile a concepirsi, facilmente soggetta a lacune. Ma per regola ge· nerale quando si vogliano ricercare i dati sulle pubblicazioni, anche ufficiali, bisogna bene aprire gli octbi ed indagare quale sia il valore delle cifre, che si prendono a base. A ciò dai più si annette poca importanza, e quindi si giustHìca la espressione di Thiers: nulla esservi di cosl bugiardo come una cifra. Difatti sull'opera di I"'averan, :A1.al(/clies et é.12idémies des armtes, voi leggete a pagina 17, che la mortalità dell'esercito italiano negli anni 1867-69 fu di 10 per mille della forza, e nell'anno 1870 di 8,4 solamente. E tale notizia la si trova ripetuta sul volume dello. Siatistzca sam'tm·ia dell'esercito russo, per l'anno 1872. E la recente Statistiqu.e rnéclicale de l'année bèlge (Période d e 1870-74) nella sua tavola riassuntiva e comparativa a pagina 21 ripete di nuovo, che l~ modalità dell' esercito italiano nel 1870 fu di 0,84 per cento.


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CONSIDERAZIONI CRITICHE

E cosl ripeterono molte pubblicazioni periodiche, che sarebbe troppo lungo l'enumerare.

TI signor colonnello Baroffio, quanclo espose nelle sue Relazioni statistiche le cifre medie di mortalità dell'esercito italiano fece bensl notare sempre e molto chiaramente, che quelle cifre si riferivano ai soli morti negli stabilime:-~ti sanitari, e che quando egli dava la media relativa alla forza, questa doveva considerarsi esser al disotto del vero, pcrchè non veniva in essa compresa una cifra non piccola di decessi non comptdati nella statistica degli ospedali. Ma gli stranieri che delle relazioni del cav. Baroffio ban!lo saputo copiare solamente qualche cifra, e non leggere il testo, divulgarono notizie erronee di mortalità dell'esercito it.alia!JO. Le quali, forse perchè, per mero caso, si trovavano al disotto del vero, perciò non furono mai contraddette; e non è improbabile che talullO', comodamente persuaso dc1.i facili confronti, cha l'esercito italiano aveva cifre di mortalità poco dissimili da quelle degli eserciti francese ed inglese, siasi cullato in un lieto ottimismo. Ma io son d'avviso, che simili pietose bugie non siano mai proficue, e che la sola verità, per quanto dura ed ingrata, possa dare veramente utili risultati. Veda adunque il collega Maestrelli, che egli non è stato il solo a sbagliare, epperò si consoli, che si trova in numerosa compagnia. Nella quale voglio mettermi anch'io, perchè io pure ho preso i miei granchi. Difatto la Statistische Woclu!n$clwift di Vienna, che onorò di una sua rivista. bibliografica la mia recente pubblicazione, mi corresse una. cifra relativa alla mortalità dell'esercito austriaco nel1870. Io la diedi eguale a 13,51 per mille; ma l'autorevole periodico scientifico tedesco mi disse: la cifra di 13,51 rappresenta la mortalità dell'esercito austriaco per sole malattie; che se a questa si uniscanQ i decessi per disgrazie e suicidi, la mortalità complessiva diventa eguale a 15,17.


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SULLA MORTALITÀ NELL'ESERCITO lTA.LIAIW

Da questa rapida rivista di errori incorsi vedasi quanto sia difficile il trattare come si convenga. di cose statistiche,

quanto sia. facile invece cadere in fa.llo, e con quanta riserva si debbano accettare le cifre, se non siano prima passate al croghrolo di una severa analisi critica.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA

..... Le malattie di cuore lo mezzo al re umatismo ar• tlcolare sl oppongono assolutament-e e in ogni caso al bagni termo•mlnerali 't Lettera di Dom::nco CAPozzx al professor SALVATORE To~tMASI (Il Morgagni, novembre 1877). Il professor Capozzi in questa. lettera al professor Tommasi combatte l'opinione comune che le malattie di cuore sieno una. controindi cll.zion~ assoluta nlla cura termale. Non nega esservi molte malattie di cuore e dei grandi vasi che assolutamente controindicano i bagni tcrmo-minerali. Oltre quei casi in cui la. controindicazionQè patente come quando abbiasi grande all'anno di respiro, edemi, ascite, albumina nelle orine ed altri segni di stasi sanguigna e di meccaniche iperemie, riconosce cb e pur questa cura non converrebbe in chi avesse insufficienza delle valvule semilunari aotticb.e con ateromasia diffusa e 1icorrenti iperemie al capo, e neppure nel marasma cardiaco con aritmia, iposistolia. e minacce di deliqui, nè in coloro che b anno aneurismi ed ectasie, ovvero che vanno soggetti a facili a<ecesai di stenocardia e a violenti parossismi di cardiopalmo. Ma non vede ragione perchè debba essere controindicata la cura tel'lno-minerale, per esempio in una pericardite neoplast.ica nata in silenzio e cr esciuta lentamente che abbia lasciato dietro a sè alcune piccole proliferazioni connettivali senza però cospicui disordini della f'lnzione cardiaca nè idraulici perturbamcnti. Gli pare anzi che


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RIVISTA. !llEIHCA

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per il rapporto che esiste fra il reumatismo articolare e le infiammazioni del pericardio, i rimedi utili al reumatismo, e fra questi anche la. cura termale, debbano aMbe giovare alla pericardite. Oltre a ciò fa osservare che quando esiste un reumatismo articolare cronico avvengono con estrema. facilità riacutizzazioni del processo e le membrane cardiache sono di nuovo e più gravemente minacciate da cui l'obbligo di distruggere o rendere inoffensivo le residuali alterazioni articolari. E lo stesso crede potersi dire rispetto a certe endocarditi che corrono senza gravi disordini nè sofferenze degli infermi e che senza l'esame obbiettivo passerebbero per lo più inosservate. Per somiglianti ragioni neppure vorrebbe assolutamente prescritti i bagni termo-minerali nei casi di insufficienza della bicuspide, quando non vi sieno disordini idraulici della circolazione, nò disturbi funzionali di gran momento. Ed anzi crede che un modico eccitamento prodotto per opera dei bagni termo-minerali migliori la nutrizione del emicardio o renda più sostenute le sistoli ventricolari. E qui riferisce l'esempio di una. signora malata di reumatismo articolare cronico, con insufficienza. della bicuspide e bronchite, in cui il Capoz;zi aveva notati debolezza del cuore, leggiero edema degli arti inferiori e traccio di albunùna nelle orine, la quale avendo voluto ricorrere ai bagni di Casamicciola ne trovò tal giovamento che ne tornò non solo migliorata nel reumatismo1 ma pure neUa nutrizione generale con le sistoli ventricolari rafforzate e scomparsa ogni traccia di catarro bronchiale e di edemi.

Alcolismo cronico con delirium tremcns, pel dottor GtusEPPE ..lnMESTo, medico condotto in Godigna, provincia di Orense, Gallizia (Revista de •medicina y cirttgia practicas, Madrid, 5 giugno 1877). li signor N ..., nativo della suddetta terra di Godigna., trentaquattrenne, ammogliato, di temperamento nervoso, patì, nella sua infanzia, di assalti d'epilessia. Da otto anni ei si era dato senza ritegno al bere e d'allora in poi andò soggetto a delle profonde alterazioni, le quali si mt."nifestavano: nell'apparato digestivo, con inappetenza, con dispepsia e con vonùti vischiosi alla mat-


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tina prima d'asciolvere; nel sistema nervoso, con tremiti, con cefalalgia, con insonnio e agitazione interna. Verso la fine poi dell'anno 1872 ebbe un leggiero attacco di delirium tremens. ChiamatQo la mattina del 6 gennaio (187'1) a porgergli la mia. opera, lo trovai assalito da delirio, da tremito generale, colla. faccia an-ossata, tumida e cogli occhi accesi nonchè colpiti da congestione. La sua pelle goccioLava di sudore ed il polso aveva aspro e frequente. Non dava retta a qualsiasi interrogazione gli fosse volta, parlava di continuo fra sè e sè e vedeva fantasmi dappertutto. Aggiungasi l'insonnio pertinace e una agitazione atroce che richiedeva di tenerlo fermo. Persuaso che tratta. vasi di un accesso di delirium tremens prescrissi dei medicamenti antispasmodici ad alta dose attenendomi del resto alla osservazione. In tutto il giorno il malato non provò il minimo alleviamento e alle otto della sera l'attività nervosa toccava il parosismo. Il paziente aveva tremito in tutte le membra, la cute incalorita, dolente e immollata di sudore, privazione dei sentimenti e il polso di più accelerato. Ordinai una soluzione di un grammo. e mezzo dii valerianato di chinina da applicarsi in due clisteri e continuai l'uso degli antispasmodici. Il malato passò la notte in preda a delirio furioso, rimase ognora fuori di sè ed evacuò nel letto. Alle quattro del mattino ebbe un accesso epilettiforme che mi fece ricorrere a una nuova c più energica cura antispasmodica. Dopo di essersi riavuto da tale insulto e 4i aver durato un'ora in un letargo, profondo sl da indurre nei più gravi timori, il malato tornò allo stato di prima. Giova però notare che il delirio non era più cosi acuto nè tanto fitto, il rlolore c l'agitazione meno intensi e il polso alcun poco allentato. Parimenti aveva ricuperati i sentimenti, ma anelava di sete. Allora credetti opportuno di prescrivere i preparati di chinina. a dose elevata e nel tempo stesso dei bagnuoli diacci sul capo, come pure l'idrato di clorale. Senonchè i parenti del malato chiesero il mio parere sulla necessità od almeno sulla. convenienza d.i tenere un consulto cui accondiscesi di buon grado. Alle un dirCi del giorno successivo con>ennero i miei colleghi ed

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amici signori Villa e Taboada, tutti e due medici in Godigna, e ad essi riferii le osservazioni che avevo fatte e svolsi il metodo di cura che, secondo me, si doveva seguire. Dopo .di che detti ragguaglio delle prescrizioni già fatte, chiamando la loro attenzione sull'uso dell'alcolito di. foglie di digitale a norma del consiglio dato da taluni autori. Approvato per intero il sistema della cura fummo contrariati dalla mancanza dell'idrato di clorale nella farmacia di Godigna c dalla necessità di dover ricorrere ad altra, che era distante cinque miglia. Altro inconveniente ci fu causato dallo iiTeperimento del ghiaccio che ci toccò mandare a prendere alla distanza di circa 12 miglia. Nel pomeriggio si somministrarono al malato due grammi o mozzo di valerianato di chinina, ma alle otto della sera essendo cresciuta, coll'agitazione nervosa e il delirio, la frequenza della pulsazione e il sudore, prescrissi un clistere di. solfato di chinina. Poco dopo ricevetti l'idJ·ato di clorale e pensai <li anuninistrarlo a cucchiaiate ogni ora neUa dose di 12 grammi sciolti in 280 di acqua gommosa e indolcita. Alla mezzanotte fu in grado di poter applicare dei bagnuoli ghiacciati sul capo senza ottenere alleviamento della agitazione nervosa e degli altri sintomi del male che anzi ridestavano il timore di nuovi attacchi epilettiformi. Allo svegliarsi verso le 10 antimeridiane il malato manifestava un leggiero tremito, che mi indusse a fargli prendere una cucchiaiata della soluzione dello idrato di clorale. In seguito egli riattaccò il sonno senza smetterlo sino :11 pomeriggio, in cui lo trovai inquieto, preso da tremito e in preda a lievi aUucinazioni. Ripetei la prescrizione del valerianato di chinina restringendola però a un gramma diviso in sei prese da amministrarsi ogni ora e mezza. n malato dormi tutta la notte e alla mattina del giorno 9 trovavasi tranquillo, stanco, avido di bere e non affatto immemore di quello che gli era occorso. Prescrissi l'uso di. bevande acidule e più tardi una minestrina. Tutto il giorno il malato continuò a migliorare, e nel successi v() (10) chiese da mangiare, dimodochè gli assegnai la mezza razione. n dl 14 era appieno rimesso e il15 potè lasciare il letto. Ora ecco le riflessioni da me fatte rispetto alJ>rcsente caso.


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La dimestichezza col N ... mi aveva pòrte parecchie occasioni di osservare l'abuso che ci giornalmente faceva di bevande alcoliche e le ripetute cure degli sconcerti avvenuti sì nel suo apparato digestivo come nel sistema nervoso m'inducevano a considerarlo siccome affetto da alcolismo cronico. Quindi io non potevo rimanere sorpreso dell'accesso di deliril'm b·emens che dcscrissi e che ben prima avevo pronosticato. Al mio modesto giudizio poi pan•e che la forma di tale accesso sia stata la più graYe che il delirium fl·em ens possa determinare; e a confermare la mia opinione stavano l'enorme atti viu\ nervosa, l'agitazione continuata e generale, il delirio acutissimo e la violenta comparsa dell'insulto epilettiforme. Questo fu il primo e ben grave caso di delirium tremens occorsomi nella mia pratica medica. c posso dire di non avere risparmiato mezzi cd assistenza. Alln. cura antispasn10dica. rivolsi dapprima il pensiero e ricorsi all'assa fetida, alla radice di valeriaua e più tardi al castoreo prescrivendoli a forti dosi. l\1a non feci punto uso dell'oppio nè dei preparati di morfina pel giusto timore di uno sviluppo del coma epilettiforme. Il corso degli acccssi·intennittente in modo manifesto e l'atroce agitazione che colpiva il malato al cadere del giorno e decresceva. tanto o quanto al mattino m'indussero ad adoprare i sali di chinina con preferenza al valcrianato. Certo la cura cogli antispasmodici aveva poco corrisposto alla mia aspettazione, ma nulladimeno credetti acconcio di continuarla associando alla chinina la virtù della valariana; e fu appunto a codesta combinazione che dovetti attribuire il fausto esito ottenuto. Conchiudo pertanto colle seguenti considerazioni: 1• La cura con medicamenti antispasmodici a nulla approda contro gli accessi di delirinm tremen,s a forma sovracuta; 2• I sali di chinina sono un potente r imedio allo1·cbè il cleliril~ tremens è a tipo intermittente come nel cnso narrato.

D e l diabete fosfaUce , del dott.. L . J. TEISI>TF.R (Prog1·és -méilical, 3 novembre 1877, e .A.nn. eli chimica, dicembre 1877). Il titolo del lavoro inaugurale di Teìssier ne indica l'importanza. Già da parecchi anni la quistione dell'eliminazione dci

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fosfati preoccupa i clinici. Si osservano infatti, di tempo in tempo dei mo.lo.ti i quali presentano l'insieme sintomatico del diabete zuccherino ; la poliuria, la polidipsie., le nevralgie, i dolori reumatici, il dimagramento, i disturbi di vista, le eruzioni formico -

lari, la tubercolosi, ecc., ma le orine francamente acide, non <lOntengono traccia di glucoso ; esse contengono solamente una grande quantità di sali fosfatici. Questa elimininazione dei fosfati è un fenomeno costante, e sebbene in simile circostanza,' anche l'urea venga eliminata in eccesso, la influenza preponderante, nella specie, deve essere attribuita. al disperdimento dei fosfati d'onde il nome dato alla malattia, di diabete fosfatico. L'autore aveva già pubblicato alcuno di questi casi, quando in Inghilterra Dicklinson e Riva. avevano egualmente chiamata l'attenzione su questo fenomeno, ma senza fermarvisi molto nè afferrn.rne l'importanza. Gli altri autori non si sono occupati che della comparsa. dei fosfati nelle orine dci diabetici zuccherini. Teb~ier ha. ripresa. la quistione nel suo complcs~o, l'ha. esami-

nata sotto tutti gli aspetti, e il suo lavoro è ad un tempo clinico e fìsioÌogico, segna un vero progresso, e certe quistioni relative alla poliuria sono esaminate sotto un nuovo punto di vista. Il lavoro dell'autore comprende diverse parti, cioè lo studio clinico del diabete fosfatico; le diverse forme di questa affezione; la sua. descrizione generale; la sintomatologia; la sua patogenesi; la sua etiologia, come pure l'anatomia patologica, la diagnosi, il pronostico, il trattamento, sono successivamente passati in rivista; infine le questioni relative alla parte della fosfaturia nella. produzione della cataratta; e quelle sulle conseguenze dell'operazione della cataratta, sul consolidamento delle fratture, sono egualmente trattate per esteso; esse sono del resto appoggiate ad un gran numero d'osservazioni ed alla esperimentazione. Ma Teissier fu condotto, per lo studio clinico, ad ammettere parecchie serie di fatti. Nella prima serie sono schierati i casi di poliuria fosfatica con disturbi funzionali del sistema nervoso, disturbi molto pronunciati. Nella seconda si trovano i casi accompagnati o terminati d.t lesioni polmonari. Nel terzo comprende le fosfaturie diabetiche vanno di pari passo, o alternano collà glicosuria. La quarta è la descrizione di fatti variati nei quali non esistono nè fenomeni predominanti di nervosismo, n è lesioni


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11ulmonari, nè a.lternanze, n è coesistenze colla poliuria. Questi casi sono soprattutto caratterizzati dalla somiglianza del loro andamento col eliabete :zuccherino; essi ne difleriscono essenzialmente in ciò cbe mai non si constatò la presenza del glicosio nell'urina. I fatti della prima categoria, come gli autori l'avevano già. fatto osservare, sono vere nevrosi, caratterizzate dalla p.:>linria e una eliminazione esagerata dei principii fosfatici. Tutti gli altri casi sono il vero diabet,e fosfatico, poichè oltre i sintomi del dia-

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bete esistono delle alterazioni di costituzione, e fatalmente l'affezi one ha nn anùamento consuntivo . Nella seconda parte del suo lavoro Teissier studia successivamente: l o La quantità. normale d'acido fosforico eliminato dalle urine, la sua dosatura, le sue variazioni; 2° Le variazioni dell'acido fosforico eliminate dalle urine, in alcuni stati patologici. L'autore conchiude dalle sue ricerche: l o I fosfati abbondano nelle orine dei tisici al principio della malattia ; essi diminuiseono a misura che si arriva al periodo della cachessia tubercolosa; 2° Essi diminuiscono nella vera clorosi, e questa differenza. può essere di una grande utilità per la diagnosi ed il trattamento; go Essi aumentano nelle malattie del cervello e della midolla; qnesta nozione può essere di grande aiuto per supporre e riconoscere una malattia del midollo spinale, nllorchè essa. si annuncia solamente con nevralgie ribelli; 4• Essi aumentano nei reumi cronici; 5° Essi diminuiscono generalmente nel corso delle malattie acute febbrili; 6• Essi non aumentano, malgrado nna nutrizione più abbondante, nel corso della convalescenza, ma si trovano piuttosto diminuiti. Numerosi quadri d'analisi terminano l'importante lavoro di cui noi rendemmo conto, che fa onore al suo autore e 01lla scuola. clinica di Lione.


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L e resezloul artic olari al 6 • ()oogresso d ella s o• c letù. tedesca dl chirurgia, seduta del 4 aprile 1877 a Berlino. -

Memoria di HuETER e discussione consecutiva di GunLT, LA.NGE:l\'!lEcu, VoLKXANN, LucKE, ScHEDE, Komo ( Berlin. Klin. Wochens, numeri 22, 23, 26, 28, 29, 32 - Revue àes sciences méàicales, n• ~O, 1877, p. 654).

Hueter ba ristretto il suo lavoro, che serve d'introduzione ai dibattimenti, alle resezioni parziali del collo del piede e del gomito. Resezioni tibio-tarsee. - Non esistono su questo soggetto che due statistiche di una qualche importanza, quella di Grossbeim e quella di Lauffs. L a prima contiene alcuni errori che Hueter rileva, perché la loro rettificazione tende a diminuire b di1ìerenza. segnalata fra i r isultati delle resezioni totali e quelli dell& r esezioui parziali. Rimane tuttavia stabilito che in guerra la resezione parziale del collo del piede non dà. luogo ad una. mortalità più grande della resezione totale. L au:lfs ha riunito 62 casi di resezione completa, che offrono per risultato 43 guarigioni, 7 non guarigioni, e l ll morti. D'altra parte egli ha riunito 37 rèsezioni parziali che hanno offerto ~l


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guarigioni, 5 non guarigioni e 11 morti. Questa statistica presenta una mortalità più debole per le r esezioni totali. Comprendendo essa anche dei fatti tolti alla pratica civile, Hueter si crede autorizzato a concludere che nella carie dell'articolazione tibiotarsea, val meglio ricorrere alla resczione totale. Benchè Hueter sia stato l'avversario delle resezioni parziali nella chirurgia militare, tmre egli ammette che se ne possano attenuare gl'inconvenienti per mezzo del trattamento antisettico aiutato dal drenaggio; egli fa inoltre, con qualche riserva, le medesime concessioni per la carie. Resezioni del gomito. - Qui le statistiche sono più numerose. Saltzmann (di Helsingfors), la cui memoria si appoggia su 1217 operazioni, indica una mortalità più grande per le resezioni parziali che per le resezioni totali. Meyer di Monaco (Deu.lsche Zeit.schri{t fi.tr Chirurgie, III, p. 444), il cui lavoro pubblicato poco tempo dopo la guerra frauco-prussiana, non ha potuto abbracciare che un numero ristretto di osservazioni, è arrivato alle seguenti conclusioni: le resezioni parziali hanno prodotto 18,4 °/o di false articolazioni, 23 °Jo di morti e 12,3 °/o di anchilosi. Le resezioni totali hanno fornito 29,8 °/o di false articolazioni; 16,5 °/o di morti e 10 °/ di anchilosi: dunque molto minor numero di false articolazioni nelle resezioni parziali, e molto minore mortalità in favore delle rcsezioni totali. Otis crede che le resezioni totali forniscono migliori risult~ti in tempo di guerra. Le cose erano in questi termini quando la statistica di Do· minik è venuta a rovesciare l'opinione generalmente accettata. Quest'autore ha riunito 111 resezioni parziali praticate durante la guen-a franco-prussiana: esse hanno dato 23 morti cioè il 20,72 °/o, mentre che le 266 resezioni totali eseguite durante la. stessa campagna hanno fornito 67 morti ossia il25 °/o. Ma la superiorità delle resezioni parziali è ancora più convincente quando si ba riguardo ai risultati funzionali. Hueter conclude contrariamente alla. sua antica opinione, che la resezione parziale deve essere preferita in guerra, mentre che per la carie egli la raccomanda con qualche restrizione. Il ristabilimento delle funzioni dell'arto, sembra che in quest'ultimo


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caso lasci a desiderare. Gurlt apre la discussione apportnndo nuovi ragguagli statistici. Egli ha riunito tutto le resezioni per ferite riportate in guerra, praticate durante le campagne tedesche del 1848 al 1850, del 1864, del 18G6 e del 1870 al 1871, e durante la guerra di secessione. Per le resezioni .del gomito, la cifra la più favorevole, sotto il rapporto della mortalità si è ottenuta nella campngna contro lo Scbleswig-Holstein (15 °/o). La mortalità media fu di 23,6 °/o, la quale fu sorpassata nella guerra del 1864 (32 °fo) ed in quella del 1866 (26 °fo). Allorchè si paragonano, in una medesima campagna, le rosezioni totali e le parziali, assai frequente si scorge come queste ultime forniscano una maggiore mortalità. Così nello SchleswigHolstein si praticarono nove resezioni totali, e 31 resezioni parziali del gomito, le prime banno dato una mortalit~ di 11 °/o, lo altre del 16 °/•· Il fenomeno è ancora più marcato per la campagna del 18641 dove 27 resezioni totali fornirono una·mortalità di 25 °/o, e 16 resezioni parziali una mortalità di 43 °jo. Ma se invece di tener conto separatamente di piccole cifre, si riuniscono insieme i risultati delle differenti guerre, si arriva o. ciò che per le due specie di rcsezioni la cifra della mortalità è assolutamente la stessa. 1222 resezioni hanno infatti dato 289 morti ossia il 23,6 °/o. Fra queste si annoverano 493 resezioni totali con 115 morti (23,3 °/o) e 565 rcsezioni parziali con 123 morti ossia 23,5 °fo. La proporzione relativa. delle resczioni parziali e delle rosezi(lni totali varia assai nelle differenti guerre. Cosi nella campagna dello Schleswig-Holstein furono fatte delle resezioni parziali ntl! rBJ>porto di 77,5 °/o sulla totalità dei casi. Cosi anche nella guerra americana le resezioni parziali formano ancora il 60,7 °/ delle resezioni praticato: ma nelle guerre più recenti il numero delle resezioni totali aumenta sempre più, cosi nel 1864 egli si eleva a 62,7 °/o, nel1866 al 60 °/o, infine nel 1870-71 al 7l,!i ofo.

In 300 o 400 resezioili dell'articolazione del gomito per ferite riportate in guerra, che Gurlt ha potuto seguire fino a. vederne il risultato finale, ha ricevuto l'impressione che l'anchilosi è più frequente in seguito alle resezioni parziali, ciò che egli d'altronde non consi<\era punto come un cattivo risultato.


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Von Langenbek ed Hueter sono della 'tessa opinione che, nelle r esezioni traumatiche non si dovrebbe essere troppo conservatori, mentre che nelle rcsczioni patologiche bisogna avere molto maggior riguardo alla porzione di osso da asporbmi. EgEi desidererebb11 che ciascuno d'esse la sua opinione sulle resezioni dell'anca. Egli si è sempre limitato ad asportare le parti ammalate, ma questa non è l'idea di molti altri chirurghi che credono sempre necessaria una r escz ione sotto-trocanterica. . Votkmann ora non fa che rcsezioni sotto-trocanteriche e dice di trovarsene bene: in tre anni egli ne ha praticate 48. Uno dei grandi vantaggi di questo modo di operare, sarebbe quello di ottenere un'articolazione più mobile, beninteso però che si pratichi ulteriormente l'estensione per mezzo ili pesi. Nelle r esezioni tibio-tarsee, di cui egli ha eseguito un gran

numero, Volkmann non teme di lasciare la testa dell'astragalo. Quanto al drenaggio da tina parte all'altra dell'articolazione, precouizzato da Hueter, Volkmann vi ha completamente rinunziato: egli lo ritiene per lo meno iinutilc, e lo ha. rimpiazzato con dei drenaggi corti che penetrano solamente fino alla giuntura. Hueter, nelle resezioni dell'anca, è r~stato fedele alla semplice decapitazione, bencbè già da molto tempo Malgaigne abbia raccomandato l'ablazione simultanea del grande trocantere, e Sayre di Ncw-York abbia ottenuto con quest'ultimo metodo dei risu1~ tati straordinariamente vantaggiosi. Liicke crede che nelle resezioni dell'anca non bisogna legarsi le mani preventivamente, ed ecco come egli per regola si contiene. Egli r eseca dapprima la testa del femore, poi si decide per l'ablazione del gran trocantere, allorquando teme che il pus non abbia uno scolo sufficiente. Schede ha praticato in 18 mesi undici resezioni coxofemorali, e 9 volte egli ha asportato il grande trocantere: tuttavia egli è disposto ad ammettere che nei fanciulli e nei soggetti debilitati la semplice asportazione della testa del femore è prefcribile, a riguardo delle minori perdite di sostanza che essa arreca. Egli ha anche immaginato un nuovo processo per prati carla: egli fa un'incisione longitudinale sulla faccia ant eriore del membro, cominciando un poco al disotto c ad un dito t.rasverso all'in-


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dentro della spina iliaca antero-super;ore, dirigendola verticalmente in basso. Dopo divisa la cute ed il tessuto cellulare sottostante, scuopre l'orlo interno del sartorio c del retto interno, e nel cellulare lasso che costituisce l'interstizio muscolare penetra profondamente fino all'orlo esterno dello psoas iliaco ; porta egli allora l'arto nella flessione, nell'abduzione e nella rotazione allo infuori, ciò che permette, mediante uncini smussi, di portare facilmente il retto interno ed il sartorio all'infuori, ed il psoas all'interno. Si ha in tal modo sotto gli occhi la capsula articolare senza nvcr tagliato. alcuna fibra, alcuna inserzione muscolare no~ tcvole, e senza ragguardevole emorragia. Schede però non intende di raccomandare questo metodo operatorio per tutti i casi : egli stesso lo restringe a quei casi in cui la c~psula è intatta, o non è aperta che nella sua parte anteriore, o quando non esiste alcun ascesso alla parte posteriore dell'arto, o quando si può escludere la probabilità di distruzioni estese dell'orlo posteriore della. cavità cotiloidea, e una carie avanzata del bacino, o infine qua.nùo il trocantere esso stesso non sembra gravemente ammalato. Nei fanciulli l'applicazione della medicazi,me antisettica riesce più facile o:on questo metodo che coll'altro, col quale si attacca l'articolazione sul suo lato posteriore. Von Langenbek non ammetterebbe che si preconizzasse in tutti i casi la resezione sottotrocanterica. Le resezioni dell'anca si praticano infatti più frequentemente su dei soggetti giovanissimi, e se in questi si toglie tutta l'epifisi superiore del femore, si contraria gravemente lo sviluppo ulteriore dell'osso. Volkmann non crede che la resezione sottotroca.nterica disturbi lo sviluppo del femore più che la semplice decapitazione: questo osso infatti si accresce quasi unicamente per la sua epifisi infe- 'riore. D'altro parte Volkmann è d'avviso che l'ablazione del gran trocantere mette il femore nelle migliori condizioni, riguardo alla rigenerazione del tessuto osseo. Kocnig pratica ugualmente la decapitazione semplice e la resezione sottotrocanterica, ma egli riserva la. prima per quegli ammalati che non hanno nè una contrattura considerevole nè delle fistole estese. La mobilità delle neoartrosi gli sembra migliore quando si asporta il gran trocantere. Langenbeck non ha mai visto sopraggiungere l'anchilosi del-


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l'anca. immediatamente dopo la resezione della testa del femore Essa si mostra più tardi qoando il paziente si è già servito 1>eJ un cer to tempo del suo arto. Nella seconda seduta del Congresso, Hueter presentò un gio nue che er~ !ìtato Msoggettato ali~ resezione delle due artico lazioni tibio-tarsee. Sul suo piede diritto fu praticata la resezione totale da Schnller nel settembre 1876 ; due mesi dop< Hueter asportò nell'arto sinistro il malleolo esterno, la mnggioJ parte dell'astragalo, e vuotò il calcagno. Pru-ngonando fra loro due arti, si scorge che quello che fu sottoposto alla resezion< parziale è meglio confonnaw dell'altro.

()aso di resezlone del gomito, con osservazioni sulln. questione del risultati flnaU delle rese· zlonl artlcolnrl, del dottor JuLros WoLFF'. (Arcliiv (t~t kli?~ische Chir·u rgie VOt~ LANGElWECK- Band. XX, 1877). Nella seduta della Società di chirurgia di Berlino dellO aprilE 1876, il dottor ·w oHI presenta la piccola Clara R., di anni 6

stata. da lui operata di resezione al gomito sinistro per carie circa tre anni pl'ima. L'operazione ebbe luogo col processo di Chassaigoac con lungo taglio sottopcriostale, e con asportazione di 22 millimetri dell'omero, 29 dell'ulna e 4 del radio. La bambina è guarita dopo ut anno di cura, sena'altro ti·attameuto che l'apparecchio gessato La riproduzione delle superficie articolari è abbastanza completa e la forma del braccio non è alterata, meno un accorciamento d circa mezzo centimetro. I movimenti dell'arto sono piultostc pronti e spediti, solo le escursioni sono un po'più estese delle normali, e specialmente la flessione, la quale riesce ad un angolc di 10 gradi, probt\bilmente per difettosa riproduzione dell'apofis coronoide. L'olecrano ò in posizione più alt& del tonsueto, e mo· stra una convessità dorsale. La riproduzione di un'articolazione complessa, sebbene a v· venga raramente, è un fatto oramai accertato nonostante i dubb elevati in proposito dal vVagner e dall'Ollicr. L'autore riporta s conferma. i casi di Texto1·, Syme, Lllcke, Doutreiepont, Heine· maun, Czerny, vVeich.selba.wn e Jageth.o. Dalle ricerche anato·


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miche eseguite sino a. questo momento risulta che la riproduzione dell'articolazione del gomito può avvenire in due modi distinti. a) con prolungam~nto dei due condili dell'omero, i quali abbracciano la convessità delle ossa sottoposte a modo dci malleoli, con difettosa formazione o mancanza dell'olecrano e della cavità. sigmoidea. dell'ulna (casi di Syme, Czerny, Jagetho); b) con rigenerazione di un'articolazione quasi normale con nuovo olecrano e nuova troclea ricevuto. in una nuova cavità sigmoidea dell'ulna (casi di Doutrelcpont, di Textor e dell'autore). Dopo molte considerazioni sulle resezioni praticate sia per ferita d'arma da fuoco, sia per carie, non che sulle cause che ne possono alterare o fu.r variare l'esito, l'autore riesce alle seguenti conclusioni : 1• Possono avvenire bellissime riproduzioni di forma e di funzione delle articolazioni resecate con metodi operatori differenti, talvolta senza mantenimento del periostio e senza circostanze e cure speciali nel trattamento consecutivo ; 2" Si possono d'altra parte avere delle articolazioni ciondoloni e quindi deUe membra del tutto o quasi inservibili, in casi ritenuti in principio come favorevoli, sia per l'accurata e precisa osservanza delle regole esistenti sulla condotta dell'operazione, sia per l'esecuzione della medesima da un esercitato operatore, e per un accurato trattamento consecutivo. 3• Il favorevole risultato funzionale nelle resezioni articolari avviene tanto di rado, che di solito si ritiene indipendente dalla giusta condotta dell'operatore, e dall'esatto trattamento consecutivo. I fattori che secondo l'autore contrariano un tal risultato sono le affezioni trofìcbe della pelle. Queste a.ft'ezioni sarebbero: inspessimento e gonfiore edematoso della pelle, asciuttezza., cambiamento n~lla. pigmentazione, distacco dell'epitelio1 scomparsa

delle pieghe e pori cutanei, lividezza., arrossimento e lucentezza di detta pelle, modìficazioni alle appendici cutanee (peli ed unghie) ed infine aumento di sudore dell'estremità lesa, con sensa. zioni subbiettive ed obbiettive di freddo. Tali disturbi, afferma l'autore, mancano nei casi di r esezione con ottimo risultato, ed invece esistono in quelli di esito quasi () del tutto ca tti vo.


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Ora aJ>pa.rtenendo i disturbi trofici cutanei .a casi di esito generalmente sfavorevole, in cui le membra sono rimaste inattive per lungo tempo, si pone in questione se tali disturbi non debbano essere la conseguenza dell'inattività. Non è facile riuscire ad una soluzione completa di tale questione, giacchè in molti casi gli enumerati disturbi possono b-Sscre stati provocati dal forzato riposo. È accertato però che l'attività di un membrò non è a.ffatto legata ai disturbi trofici, e parecchi casi di malattie nervose ne offrono la prova. L'autore quindi conchiude che l'esistenza o mancanza delle affezioni trofiche della pelle è uno di quei fattori da cui spesso dipende il risultato favorevole o sfavorevole d'una resezione articolare.

Sulla resezlone dell' art.lcolazlone della spalla 9 del dottor F. EsMARCH ( Archiv. ftlr Clitlische Ohirm·gie votr. LANG E},'lJECH, B. XXI). In una comunicazione fatta nella 4• adunanza del VI Congresso dei chirurgi tedeschi, l'autore ricorda nn caso di resezione della spalla, riferito da Schoemache.r in una seduta precedente, nel quale dopo l'asportazione di buona parte dell'omero si consegui la rigenerazione dell'osso ed il ritorno dei movimenti. Dall'esame del pezzo asportato l'autore è costretto a ritenere che il capo articolare non fu asportato per intiero, ma che si resecò una porzione dell'estremo superiore dell'omero, distaccato nell'unione cartilaginea coll'epifisi in seguito ad osteo-mienite. D caso dello Schoemaeher è interamente simile a quello famoso di Carlo White (1768), ritenuto generalmente come prima resozione doll'omero, mentre dalla. breve descrizione che ne dà l'autore e dalle figure di cui questa è corredata, risulterebbe non esservi stata suppurazione nell'articolazione sca.polo-omerale con distruzione della capsula, ma invece un'acuta osteite ed osteomiellite della diafisi con esito di necrosi, e col distacco spontaneo dell'omero dalla sua epifisi. Oltrechè la distruzione della capsula non è ammissibile in soli 14- giorni di malattia, vi è il fatto che nell'osso asportato si veggono chiari i contorni della linea epifisa.ria.

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A conferma di tali criteri l'autore presenta una sezione longitudinale dell'estremità superiore dell'omero di un giovane di 16 anni, in cui la faccia epifisaria della diafisi fortemente gibbosa si spinge dentro l'incavata epifisi, ed offre contorni simili alla figura data dal White. Questi però rimase talmente convinto di avere asport-ato l'estremità articolare dell'omero a metà distrutta dalla carie, che consigliò di praticare in simili casi la resezione articolare. Esmarch mette in questione il merito della priorità di questa operazione, merito ch'eg~i attribuisce a Lentin, un chirurgo tedesco del secolo scorso. Il Gurlt però, coll'erudizione che lo distingue, in una nota riporta ancora più indietro la priorità di questa resezione. Dalle Breslauer Sammlttngen del l 726 -egli r ileva come lo Schaffenberg di Dornburg abbia eseguito tale operazione. Un altro caso simile a quello del White appartiene a Ba.rtolommeo Vigarous, chirurgo a Montpellier (1769). Il Vigarous, soggiunge il Gurlt, ebbe campo a correggere l'errore diagnostico dopo la morte del paziente. Esmarch, come conclusione del suo pregevole lavoro, riporta quattro casi della sua. pratica privata che noi qui brevemente accenniamo perchè di sommo interesse nella casuistica delle resezioni articolari: l o. Distacco della dia.fisi dall'epifisi superiore dell'omero sinistro, in una ragazzina di 5 anni, per caduta. Riposizione eseguita per due volte da. un chirurgo che ritenne il caso per una lussazione dell'omero. S)Ippurazione profusa., resezione. L'estremo superiore dell'omero è denudato dal periostio e distaccato dall'epifisi. Ulteriore resezione di circa due pollici della. diafisi dell'omero dopo 5 settimane, e guarigione con sufficiente riacquisto dei movimenti della. spalla; 2• Un giovane dell'età di 15 anni cade sotto una trebbiatrice. Distacco della diafisi dell'omero sinistro dall'epifisi con fuoriuscita del frammento inferiore nella cavità dell'ascella per via di una lacerazione della pelle. Non essendo possibile la riposizione del frammento fuoruscito senza un'incisione cutanea, e temendo l'autore la necrosi dell'osso, ne pratica la resezione. Nonostante una forte contusione del torace prodotta dal detto frammento e delle ripetute emorragie, la guarigione ebbe luogo 4

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dopo circa 10 settimane col saldamento della superficie resecata coll'epifisi, e con accorciamento di 3 centimetri; go Caso di fi stola ossea con profusa suppurazione del capo superiore dell'omero sinistro in un lavorante di 18 anni. Il capo dell'omero era inspessito e circondato di tessuti affetti da infiltrazione dura. Una sonda introdotta dalla fistola penetrava fin quasi all'acromion, e dava la sensazione di contatto con un osso ruvido. Esmarch diagnosticò una necrosi ossea con suppurazione dell'articolazione, ed eseguì la resezione col metodo sottoperiostco di Langenbeck; però appena penetrato nell 'arti~olazione si stupi di trovarla intatta e circondata da. una capstùa egualmente sana. Imuwùiut.umente ::;oLLu la linea C)Jifisaria non d el tutto ossifi0ata si trovò un'infrazione dell'osso consolidata., e nella cavità midollare un sequestro centrale. La sonda era penetrata evidentemente in un foro che vi si riscontrava verso la porzione superiore, e fu questo che trasse in errore l'operatore, il quale avrebbe praticato la sequestrotomia se avesse meglio precisato la diagnosi. La guarigione avvenne quasi senza accorciamento; 4o Caso di ferita d'arma da fuoco al braccio destro riportata da un giovane cacciatore dello Schleswig-Holstein il 12 settembre 1850. Frattura. a scheggie del capo superiore dcll'omero, e resezione il giorno seguente. Le fessure arrivavano soltanto sino alla linea epifisaria. non ancora ossificata. L'autore soggiunge di avere sin d'allora emesso il principio di tentare nelle fratture della diafisi dell'omero per colpo d'arma da f11oco la gua1·igione senza procedere al!a. resezione; or:~. conferma tale principio raccom.mdando solo di usa.re le precauzioni antisettiche. ·

Sulla percussione delle ossa, del dott. .A. LucKE ( tit·clliv. fitr clinische chirurgie von LANGENBEK, Band.XXI, 1877). Nella prima seduta del congresso dci chirurghi tedeschi tenuta in Berlino il 4 aprile 1877,'il dottor Lncke comunica le sue esperienze sulla. percussione delle ossa. Egli espone che dapprima impiegava la pressione e la. percussione colle dita per riconoscere la sensibilità dolorifica di un osso; ma ottenuto con tal mezzo risultati imperfetti, pensò <li far costruire due martelli di diversa

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grandezza, con testa ghi:lndiforme di gomma indurita, mercè i <tuali si possono meglio precisare gli effetti della percussione. Dice che per distinguere la sensibilità normale di un individuo dalla patologica è mestieri fare il paragone col percuotere anche i posti sani. L:t percussione sarà forte o debole secondo che si voglia sperimentare la sensibilità di un osso superficiale o profondo; così un debole colpo cagiona vivo dolore in una malattia s uperficiale, dolore che rimane inavvertito percotendo fortemente. Se il dolore si manifesta dietro forte percussione, è segno evidente che la malattia ha sede in una regione profonda dell'osso, o in altro posto in vicinanza. Come esempio per l'impiego della percussione l'autore cita il caso di una frattura. del cranio in cui dalla sensazione dolorosa risvegliata con questo mezzo si può conoscere il corso di una fessura. In una. malattia dell'astragalo la percussione diretta non avrebbe effetto alcuno a motivo del gonfiore dell'articolazione, mentre percotendo sulla piccola apofisi del calcagno in direzione delle ossa del piede si cagionerebbe grandissimo dolore. La sensibilità resterebbe immutata battendo lateralmente sul calca,gno o leggermente sui rnalleoli; ma un forte colpo in questo punto sarebbe seguito da vivo dolore. Questo mezzo dunque faciliterebbe la diagnosi di osteite centrale dell'ast~agalo. L~ percussione delle ossa può anche essere adoperata per co ..

noscere la differenza di suono della sostanza ossea. Questa venne appena accennata dttl Piorry J>er denotare la differenza che ha il suono ottuso delle ossa con quello delle parti molli. Fu impiegata anche come mezzo diagnostico per le raccolte nell'interno di ossa contenenti dell'aria, come il mascellare superiore, il frontale e l'apofisi mastoidea. L'autore afferma inoltre di aver trovato delle differenze di suono percotendo le ossa in località poco rivestite da tessuti molli. La diafisi manda un suono più profondo ed oscuro dell'epifisi, e tal differenza è indipendente dal contatto dell'epifisi con altre ossa in una articolazione, perchè si riscontra. in ossa isolate e distaccate dal cadavere. Da ciò si deve conchiudere che la struttura delle ossa. è la cagione della differenza. di sonorità. Le ossa spongiose dànno un suono più alto delle compatte. Tali gradazioni di suono vengono dall'autore indicate coi vari aggettivi di alto, pro(onào, ottuso, cavo, breve.


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n Lncke per proprie esperienze si è convinto che colla percus-

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sione si è acquistato un nuovo ed importante sussidio nella diagnosi a primo tempo nelle malattie centrali delle ossa. Per esempio il suono ottuso manifesta un'avvenuta infiltrazione del midollo, probabilmente le forti iperemie, e certamente si riscontm nelle osteiti, osteomielliti e suppura.zioni tanto dell'epifisi che della dialisi. Si avverte pure ove la sostanza ossea si è accresciuta a spese dello spazio rnidollare. Si not.a. inoltre, nelle antiche fmtture quando non si è perfettamente ripristinata. la cavità. midollare, nelle iperostosi ed esostosi, e nelle cicatrici ossee del cranio consecutive alla scomparsa di nodi gommosi (sempre col paragonare il suono con quello delle parti circostanti). In fine l'ottusità di suono ed il dolore possono far localizzare con precisione la sede della malattia. La diagnosi di un'osteite di un'estremità articolare nei primi momenti di malattia ha un altissimo valore nella cura, e ciò specialmente dopo che il Kocher ha accertato che si può impedire l'estensione del processo all'arLicoh\zione col distruggere a primo tempo il territorio in1ìammnto collo scalpello, colla sgorbia o coll'ignipuntnra. L'autore a conferma riporta due storie clinichn delle quali diamo un breve sunto. 1°. Processo di flogosi al capo del radio in un giovane di 30 anni. Il suono ottuso e la localizzazione del dolore indicavano iu principio non esservi partecipa.zione delle altre ossa. componenti l'articolazione. L'infermo soffri di emottisi e fu mestieri ritardare. di 4 o 5 settimane ogni atto operativo. Essendosi quindi estP.so. il processo al capo articolare dell'ulna, si rese necessaria la resezione articolare, la quale confermò la diagnosi perchè nel capo del radio si rinvenne un focolaio di degenerazione caseosa che aveva provocato un piccolo. sequestro. L'infermo guarl coll'uso. completo d eli 'avambraccio. 2•. Questo caso è più esplicito e riguarda un giovane di 14 anni il quale aveva sofferto un'osteomiellite nl femore sinistro con ascesso, e con formazione di sequestro che venne estratto. Dopo qualche tempo si ma.nifestarono dolore e gonfiore all'articolazione del ginocchio destro. La percussione al condilo interno del femore riusciva molto dolorosa, e dava un suono ottuso. Manifestandosi in breve tempo ivi un po' di tumefazione, l'autore ne


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prese occasione per penetrare nell'osso colle precauzioni antisettiche di Lister. Gli strati superiori furono riscontrati iperen1ici e molli, la sostanza dell'osso infiltrata di pus, ed in corrispondenza della fossa infracondiloidea si trovò un ascesso con un piccolo sequestro. In questo caso la guarigione ebbe luogo colla scomparsa della malattia articolare, e col ripristinamento funzionale dell'arto. Il suono breve si manifesta dove le granulazioni premano contro un'articolazione ed abbiano eroso la cartilagine articolare. Di qualche importanza è il suono cavo che in t.aluni casi diventa quasi timpanitico. Questo suono manifesta un alto grado di osteoporosi. La percussione in questo caso r iesce d'immensa utilità percbè è noto quanto sia facile la rottura di un osso affetto da oseoporosi nei maneggi reclamati da certe operazioni, come l'estensione forzata delle contratture articolari. Ricapitolando conchiude l'autore che la percussione è un prezioso acquisto per la diagnosi delle fessw·e ossee (le quali vengono avvertite dalle sensazioni dolorose), di tutte le affezioni locali delle ossa, non che dei tumori ed infiltrazioni cancerose ossee. Egli spera che un'esatta. esperienza congiunta alle relative autopsie debba prestare una maggior sicurezza a questo nuovo mezzo diagnostico.

Comunlca.zioni casulstlche della cllulca del proCessore Blllroth di Vleuua, del dott. NEDOPIL (.Arclliv. von LANGENBECK, Band. XXI). l •. Estirpazione della scapola e di 1ma parte della clavicola

per condrosarcoma, con conservazitme del braccio. - Un contadino slavone di anni 44, a nome Paolo Bedner, è il soggetto della presente comunicazione del dottor Nedopil. Il Bedner, di costituzione robusta, presenta un tumore duro della. grossezza di un pugno con larga base alla. scapola sinistra colla quale è collegato. La spina è un po' usurata dal tumore, e l'intera scapola pare come più allontanata dal torace della sana. Nella fossa sottoclavicolare del lato corrispondente si osserva un'elevazione che corrisponde ad un enorme tumore del processo coracoideo.


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L'acromion sembra normale ed il margine superiore della clav cola si avverte in tutta la sua lunghezza. D tumore sorpassa la. elevazione della clavicola ed appare come strozzato verso l'articolazione acromio-clavicolare. Dal cavo ascellare oltre la testa dell'omero si avverte una protuberanza che sporge dal processo glenoideo. Le glandole ascellari sono intatte, Il braccio è come fissato al tronco; non sono possibili che in minima parte i movimenti attiivi e passivi, e sempre con corr-ispondente movimento dell'omoplata. Il turnoro duro ed elastico è coperto da pelle sana percorsa da. vene clilatate. Una puntura di saggio non dà alcun liquido, ma solo qualche cellula fusiforme con sostanza. mucosa. intercellulare. Fu decisa. l'ablazione del tumore, che venne eseguita il giorno 15 giugno dal Billroth. Questi cominciò dal praticare una incisione di circa 20 centimetri sulla convessità del tumore posteriore, ed andando dall'angolo posteri()re scapolare fino all'infetiore. Sulla sonda divise i fasci del muscolo trapezio che passavano al di sopra del tumore, la cui capsula apparre immediatamente sotto. Una seconda incisione che cominciava dall'angolo superiore della prima fu condotta in direzione della spina della scapola fino davanti aU'acromion, ove piegando innanzi oltrepassò la convessità anteriore fino alla parte media ili una lin<'n. fittizia tra l 'articolazione sterno-clavi colare ed il capezzolo. Qui parimenti furono di visi i fasci del muscolo pettorale, sotto i qual i si vide la capsula del tumore, ed allora si comprese che poteva essere int.eramente asportato colla scapola senza pericolo pel torace e per i vasi e nervi del cavo ascellare. n Billroth quindi incise trasversalmente il deltoide ed il tendine del bicipite; apri l'articolazione dell'omero, il cui capo trasse fortemente in basso per aprirsi una la.rga strada al proseguimento dell'operazione. Fu eseguita la legatura in m::tssa. col caigut dci muscoli che s i .attaccano al processo caracoideo, e divisi questi fu separata la. clavicola clall'acromion e completata la disarticolazione dell'omero coll'incisione clelia ca.psula e degli attacchi del tricipite. La. porzione glenoidea apparve usurata dal tumore. Fu indi staccato il muscolo sottoscapolare con un raschiatoio, e s'incise trasversalmente con la forbice ostcotoma la scapola. il cui angolo infel'iore, percbè libero dal tumore, fu lasciato a posto per circa 8

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centimetri. Separati i rimnnenti attacchi muscolari, la porzione ammalata della scapola fu asportata coll'intero tumore, e con un pollice circa dell'estremità esterna della clavicola. I vasi, che dtirante l'oper~zione erano stati compressi, furono tutti allacciati col catg,u t. I lembi muscolari divisi vennero riuniti con suture di catgut che fecero cessare l'emorragia parenchimatosa. La testa dell'omero fu appoggiata all'estremità della clavicola. e mantenuta al posto da una. sutura che riuniva la capsula coi residui del legamento coraco-clavicolare. Si applicarono tre tubi da. drenaggio, e la. vasta ferita fu riunita con due dozzine di punti staccati. La medicazione fu eseguita con fascie di mussolo mbevute in una soluzione fenicata. L'esame del pezzo constatò che il tumore aderiva alla fossa. 1sopra spinosa, dalla quale traversando la base della. spina si era. spinto nella fossa sottospinosa e per erosione nella fo~sa sottoscapolare. Seguendo il margine superiore della scapola, il tumore raggiungeva il processo caracoicleo ed il collo scapolare di cui non restava intatta che la cartilagine articolare. Le parti invase dal tumore erano ricche di osteofiti. La capsula del tumore è spessa e dura, ed alla parte interna ha come una superficie ossea. Il contenuto ha una trama ossea, alcune porzioni sono mucillagginose, altre sarcomatose, altre simili alla cartilagine ialina. L'esame microscopico manifesta in alcuni luoghi la struttura del condroma, in altri del mixoma, e quindi delle cellule sarcomatose di cui alcune affette da metamorfosi regressiva. L'infermo, esaurito dall'enorme perdita di sangue, aveva perduto i sensi, ma li riprese appena fu portato nel proprio letto Gli si amministrò del vino generoso. La medicazione fu rinnovat.~ dopo 24 ore. Non avvenne alcuna reazione. Nelle medicazioni successive s'inietta dell'acqua fenicata nella ferita per mezzo dei tubi da drenaggio. .Al 5• giorno si tolgono circa. la meti\. di punti, e l'infenno abbandona il letto. All'ottavo giorno si levano gli altri punti. La riunione è avvenuta per prima intenzione, meno nei posti dci tubi da. drenaggio che Yengono raccorciati. La guarigione procede rapidamente, e l'informo il 24 luglio è dimesso nel seguente stato: Spalla sinistra appiattita, circa 4 centimetri più


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bassa della destra. L'estremità recisa della clavicola si è ingros sata, e vi corrisponde la testa dell'omero. La porzione scapolan rimasta si è avanzata, e viene a formare la parete posteriore d una nuova articolazione, la cui parte interna è rappresentat.1 dalla clavicola. E ssendo stati mantenuti i muscoli che s'impian· tano nella grande e piccola tuberosità dell'omero, sono possibiL dei movimenti limitati eli rotazione. L'adduzione riesce attiva· mente fino a 20 centimetri del torace e passivamente sino allE linea orizzontale. I movimenti della mano e del cubito sono intatti. L'autore termina questa interessante narrazione esponendc brevi considerazioni sull'ufficio importante che vennero ad eser· citare la porzione rimasta della scapola e l'estremità della clavicola nella nuova articolazione.

Nota. -L'estirpazione di parte o dell'intera scapola con con-

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servazione del braccio è un'operazione che ha preso un posto importante nella chirurgia moderna. Dapprima la si eseguiva come operazione complementare della clisartic.olazione dell'omero1 quando per lesione traumatica, per tumore o per carie si r cpu· tava indispensabile l'ablazione del processo glenoideo o di por· zioni maggiori dell'osso. In tal modo Larrey, Hunt e Bauden! hanno potuto asportare le apofisi acromion e coracoide, una par~ o tutta la cavità glenoidea. Furono indi eseguite resezioni parziali dell'omoplata rispettando la porzione articolare e quindi l'uso completo del braccio. Giovo citare in proposito Jaeger e Champion per l'ablazione della spina, Sommeiller per quella dell'angolo inferiore e Janson per tutto il corpo dell'osso a causa di un enorme tumore del peso di 4 chilogrammi circa. Secondo il Mazzoni di Roma (vedi Racc. medico ed Ittdipel•· clente, anno 1877, n~ 36), il primo che avrebbe eseguito la resezione completa della scapola con apertura. della cavità articolare e conservazione del braccio sarebbe stato il La.ngenbock seniore nell808. Nel 1860 c nel 1855 fu estirpata l'omoplata da Langenbeck il celebre clinico di Berlino, per encondroma nel primo caso e


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per sarcoma nel secondo. In questo secondo caso il Langenbeck fu obbligato di aprire l'articolazione dell'omcro e segare anche l'estremità esterna della clavicola (l); il malato guarl sollecitamente, ma. l~ m~lattia si riprodusse eJ principio del quinto mese e fu incurabile. Nell856 il Syme estirpò l'omoplata in una donna di 70 anni per un tumore, togliendo porzione della clavicola. La operata mori per marasmo al 33• giorno (2). Heyfelder operò nello stesso anno un soldato invalido di 40 anni, di delicatissima costituzione, affetto da carie di tutto l'omoplatn, che fu estirpato per intero; ma il malato mori dopo 8 giorni per suppurazioni abbondanti. Nel1857 Jones, tolse l'omoplata e porzione della clavicola in una giovane di 16 anni affetta da tumore beniguo. La giovane guarì ed ebbe una pscudo-artrosi. Nel 1860 altre estirpazioni sono state eseguite da Hammer a San Luigi in .America, da S.Yme in Edimburgo e da Schuh; nel 1864 da Buck di Nuova York; nel 1865 da Fergusson e d~ Pollock a Londra, nel 1864 da Micheall!x e nel 1867 da Rogers in America. Ai suddett.i casi si debbono aggiungere quelli di Michel di Strasburgo, di Schuppart di Nuova Orleans, di Pollock e di J ones in Inghilterra ; che si trovarono tutti ad eseguirla contemporaneamente nei paesi di loro esercizio nel 1868 (3). Quelli di Steele, di Linarth e di Esmarch, che nell870 il primo la esegui a Bristol, il secondo a vVilrzburgo ed il terzo allazzaretto di Tempelhofer; Schneidcr di KOnigsberg finalmente nel 1873 estirpò l 'omoplata in un giovane di 7 anni per sarcoma (4). Viene quindi il caso del Mazzoni, il quale nel 1877 asportò per il primo in un giovane di 29 liJlni, oltre In scapola destra la testa ed il collo dcll'omero corrispondente con esito felice e con l'uso limitato dell'arto. Ultimo viene il caso di Billroth superionnente narrato. In tutto adunque 23 estirpazioni, per quanto è noto.

(l) Deut.fche KUntA, 1865. (2) Schmtàt'll jahrl>Ucher, JalJrgang 1869; Band 144. (3) Be>·Um:r 11llnlsche Woc11en.rch. 18'7'4, n• 31. (4) Berllner I!Un!llohe wochenach. 1874, n• 31.


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RIVISTA

Le malattie per le quali venne fatta l'estirpazione della scapola sono nell'ordine seguente : Arma da fuoco Carie . . Necrosi Encondroma . Osteofibroide. Coodro-sarcoma Snrcoma .

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n numero dei morti è di 11 cioè nella proporzione di 47,82 %· Le cause di morte furono :

' No l Per sbok subita l'operazione Pioemia , 2 Bronchite. , l Debolezza senile l " Per suppurnzione abbondante , l P er recidiva molti mesi dall'operazione 5

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Eliminando i casi di recidiva, come quelli che ragionevolmente n on devono computarsi tra gli esiti infausti dell'operazione in se stessa, la proporzione delle perdite scema al 26,08 % 2. Estirpazione totcJle dell'ome1•o in due tempi. G-uarigione. - Un robusto giovanotto di anni 12 entra, il 30 agosto 1876, nella clinica del professore Billroth, per sinovite acuta suppurativa . del gomito sinistro. n gonfiore si estende dal terzo superiore del braccio, alla metà dell'avambraccio; la pelle è rossa ed urente, la temperatura segna 39,5 cent. Nel giorno seguente si pratica un'incisione in coiTispondenza dell'olecrano, e ne scorre una gran quantità di pus misto a sangue. Introduzione di tubi da drenaggio, inviluppi tiepidi. Il l o settembre si rende necessaria una · seconda incisione al condilo esterno. Col dito introdotto nella piaga si constata che l'omero è scoperto dal periostio. La flogosi articola.re pa.ssa ben presto allo stato cronico, la carie s'impossessa dell'articolazione, c lo stato generale si aggrava. Le incisioni son divenute fistolose e dalle stesse si pos-


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sono sentire le superficie articolari rugose, prive di cartilagine, e le ossa fungose e rammollite. La resezione del gomito, tenuta indispensabile, viene eseguita il 6 novembre col processo di Langenbeck (lunga incisione alla. parte interna dell'olecro.no) previa l'anemia locale. I muscoli ed il periostio si distaccano facilmente, l'omero è resecato a 3 centimetri sopra l'articolazione, e le ossa dell'avambraccio l centimetro sotto il capo del radio. Le fungosità son distaccate colla sgorbia, ed il cavo risultatone è lavato con una soluzione al 5 °/o di cloruro di zinco. Appena tolta la fascia elastica, si allacciano le arterié col catgut; ma non cessando con questo la profusa emorragia pa.renchimatosa, s'introduce nel cavo della ferita una spugna con soluzione fenicata, e si applica una fasciatura comprimente alla Lister. Dopo 24 ore si toglie la spugnà, s'introducono due tubi da drenaggio e si riunisce la ferita con punti di cucitura. Medicazione alla. Lister e capsula gessata.

La guarigione avvenne in quattro settimane, e solamente ri~ masero due seni fistolosi nei luoghi in cui si erano posti i tubi. Si cominciano ad usare i movimenti passivi. Ben presto però si manifestano nuove infiltrazioni purulente dipendenti dall'omero, che per via di un'apertura eseguita allo scopo di dare esito a queste raccolte, vien riconosciuto affetto da carie sin verso la sua estremità superiore. I contorni dell'articolazione sono largamente infiltra.ti, però i movimenti non sono dolorosi. Il 25 gennaio 1877 Billroth anemizza il braccio colla fascia elastica, pone il laccio costrittore tra. H capo ascellare e la clavicola, pratica la. consueta incisione longitudinale della. resezione della testa dell'omero, risparmiando il tendine del bicipite, divide con taglio curvilineo la capsula, e continuando l'incisione nel solco anteriore del bicipite sino al terzo inferiore, si fa strada per distaccare dal periostio c dagli attacchi muscolari l'omero, che estrae con facilità dalla ferita. L'operazione ha luogo colle precauzioni antisettiche del Lister, ed il cavo della ferita è riempito con una spugna inzuppata in una soluzione fenicata. Quindi applica la. fasciatura alla Lister ed assicura l'arto mercè una. stecca di guttapet·ca lievemente piegata al gomito ed addossata ad un'altra che circonda il tronco. L'osso asportato è alterato t otalmente; contiene qualche focolaio caseoso e vari sequestri necrotici di diversa grandezza.


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RIV1STA CHIRURGICA

Dopo 24 ore si toglie la spugna, si lava la ferita con soluzione fenicata, vi si applica un tubo da drenaggio e si riunisce con 15 punti di cucitura. Fasciatura a stecche come prima. Il corso della ferita è normale, vi ha lieve reazione gem.rale che ben presto si dissipa, ed al 5° giorno si tolgono i punti di cucitura e si fanno delle iniezioni fenicate. 1110• giorno dall'operazione l'individuo lascia il letto, perchè la vasta ferita si è riunita per prima intenzione nella parte profonda, e solo granula nei margini i quali spesso vengono toccati col nitrato d'argento. La cicatrizzazione completa ebbe luogo dopo due mesi. Nonostante il periostio lasciato in sito, non avvenne alcuna riproduzione ossea. Il braccio non pare accorciato, ma l'avambraccio pende ciondoloni dalla spalla. Negli sforzi del paziente per alzare e muovere il braccio, questo si raccorcia di circa In metà per la contrazione muscolare, ma rimane egualmente pendente dal tronco. A tale inconveniente volle rimediare il Billroth, facendo costruire un apparecchio costituito da una stecca d'acciaio posta all'esterno del braccio e fissata ad una doccia di cuoio: l'estremità superiore è articolata a noce con una piastra posta a guisa di spallina, e fissata al torace con corpetto di cuoio. L'estremità inferiore della stecca si articola al gomito c corrisponde all'articolazione di una stecca interna. Queste stecche son fissate all'avambraccio. Mercè questo apparecchio si possono eseguire passivamente tutti i movimenti (gli attivi sono molto limitati). Una molla fissata all'articolazione del gomito scatta quando il paziente fa un movimento di slancio, e permette di fissare il braccio ad angolo acuto. In questa posizione i movimenti della mano sono abbastanza energici. Nelle considerazioni che seguono la storia, il Nedopil si sorprende della mancata riproduzione dell'omero, per la quale non può dare sufficiente spiegazione, e che giudica simile alle pseudartrosi che susseguono alcune fratture in uomini sanissimi. Egli termina il suo lavoro menzionando i casi di riproduzione ottenuti da Ollier, Merkel, Holmes, Duplay, Giraldes, e quello di Cutter in cui la riproduzione ossea non ebbe luogo.


RIVISTA OCULISTICA

-···Studio sulla corolcllte anteriore, del signor CouassER.A.NT. (Gazette Méàicale, Parigi, 22 dicembre 1877). Sotto il nome di coroidite at•ier·iore, il dottor Coursserant segnala una malattia poco conosciuta e distinta da svariate lesioni, le quali si manifestano tra l'equatore e l'ora serrata, e porgono una forma sintomatica ben diversa da quella delle altre specie di coroidi ti. Dopo di avere, colla applicazione delle più recenti scoperte della scienza moderna, esposta la parte anatomica e fisiologica della coroidite, l'autore passa in rassegna ed analizza i differenti sintomi della affezione che forma l'oggetto del suo lavoro. I malati, ei narra, patiscono di offuscamento di vista, di scintillazione, di affaticamento e di pesantezza agli occlti, soprattutto quando lavorano e quando abbassano la testa. Queste sensazioni sono molto probabilmente da attribuirsi all'eccitamento e alla compressione degli elementi della retina. Il dolore si fa sentire nel momento dello sforzo di accomodazione, cioè quando si producono nella coroide dei movimenti, i quali, più non potendo liberamente effettuarsi nell'intiera circonferenza, cagionano degli


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stiramenti ai nervi cigliari anteriori. Nella stessa maniera si spiega il dolore prodotto da una pressione su di un punto circoscritto e posto innanzi, vicino alla cornea. Un fatto ben degno di osservazione ò l'integrità presso a poco assoluta del corpo vitreo. Quanto alla pupilla, se ne ottiene ora facilmente ed ora con molta pena la dilatazione col mezzo del solf11to di atropina. La diagnosi si fonda essenzialmente sull'esame ottalmoscopico che dev'essere fatto colla massima cura. È pure cosa altamente necessaria quella di ottenere tutta la dilatazione possibile della pupilla, in maniera da rischiarare le parti più esterne della coroide, vale a dire quelle che sono poste tra l'equatore e l'ora serrata. Il paziente affisserà lo sguardo in tutti i punti estremi del campo visivo, intantochè l'osservatore, dal suo canto, inizierà. il proprio esame coll'aiuto di un semt>lice specchio, collocandosi in t>unti diametralmente opposti, onùe poterlo poi praticare per via dell'immagine rovesciata. Da principio l'atrofia si palesa sotto la forma di macchia di colore pendente al roseo, tonda e cosparsa od anche contornata di pigmento. Poi il fondo piglia colore biancastro e più tardi comparisce bianco, in conseguenza del trasparire la sclerotica traverso la coroide, che si trova in disfilcimento. A codesti fenomeni hannosi da aggiungere l' iperemia e le emorragie. L'etiologia appare difficile a essere definita. Ne fu addotta la diatesi sifilitica, la quale ben soventi non c'entra, la cattiva condizione della salute anteriore e la tendenza allo congestioni cefaliche. Il dottor Coursscrant chiama principalmente l'attenzione sulle alterazioni primitive dei vasi della coroide, accompagnate o no da emorragie consecut:ive, e sulle rotture possibili in qualche membrana, specie nella parte anteriore, la quale è soggetta a continui stiramenti. Rispetto alla cura, occorre invigilare e indagare attentamente lo stato generale del malato, ricorrendo alle emissioni sanguigne e alle prescrizioni di digitale e di collirii di solfato d'atropina, che hanno {Lvuto buon esito. L'importantissimo lavoro del Coursserant, da noi qui appena tratteggiato ne'suoi punti principali, termina con nove osservazioni, fatte la maggior parte dallo stesso autore e taluno tolte (\:tllo Sichel.


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Le sue conclusioni sono: 1o n segmento anteriore della coroide può essere attaccato da solo da tutti i processii patologici che si osservano nelle a'tre parti della membrana; 2° La coroidite anteriore può, nelle svariate forme in cui si manifesta, assumere un andamento ora rapido ed ora lento, anche senza. alterazione immediata delle parti medie dell'occhio; 3° Non ostante la situazione delle lesioni anatomiche, si notano tutti i gradi nella diminuzione della facoltà visiva; 4° Le lesioni primitive del sis\ema vascolare, la mancanza di nutrizione di tale regione o gli stiramenti, ai quali va esposta, hanno ad essere tenuti in conto nella ricerca della causa della. malattia; 5• n medico dovrà ognora procedere guardingo e riservato nel pronostico dell'affezione.

Dei rapporti della blefarite ciliare coll'ametropia, del dottor JoHN RoosA (Amer. Joum. p. 92, 1877 Re~rue des scùmces méàicales, n• 20, 1877). Si conosce che certe fonne di congiuntiviti dipendono da disturbi della refrazione, ma è generalmente ignorato quali relazioni esistano fra la blefarite ciliare e l'ametropia: gli autori di oftalmologia non ne fanno menzione. Dalle ricerche del dottor Roosa risulta ehe spesso questa affezione dei bulbi ciliari è accompagnata da disturbi della refrazione, c che questi sono in tal caso la causa della sua apjparente incurabilità. Ecco pertanto le conclusioni di questo autore ed il quadro statistico delle sue osservazioni. Conclusioni. - l o L'ametropia sembra sia spesso una complicazione della blefarite ciliare; 2• Quando la blefarite è accompagnata da disturbi della refrazione, la sua guarigione è facilitata dalla correzione dell'anletropia, dalla quale essa soventi dipende; 3° Assai spesso l'uso dell'atropina, paralizzando l'"ccomodazione senza alcun altro trattamento, fa scomparire la blefarite che è collegata all'ametropia; 4° Spesso gli ammalati attaccati da blefarite eomplieata da


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ametropia, ignorano di avere un'altra affezione degli occhi all'infuori di quella delle palpebre, negano di soffrire di astenopia o di congiuntivite. Essi si lamentano solo di debolezza. della vista, di disturbi nelle immagini, e ciò solamente quando i disturbi della. refrazione sono cosi accusati da aver prodotto la non correzione di questi delle cattive conseguenze; 5• La forma di tali blefariti, non sarebbe una semplice irritazione delle palpebre, como quella che spesso accompagna la. congiuntivite catarrale, ma bensl una vera ipersecrezione dei follicoli pelosi e delle glandole delle cartilagini tarsiche complicata dalla fonnazione di croste, d'ulcerazioni e d'iperernia; 6• L'ipermetropia e il disturbo di refrazione che è più spesso associato alla blefarite ciliare. Tavola generale- delle osserva1ioni.

Numero totale dei casi 31. Malati che si accusavano affetti solamente da blefarite, 15 ; circa il 50 °/o. Malati che hanno accusato blefarite ed astenopia, 16. Casi complicati da. disturbi della refrazione, 26; ovvero 83,9 °/o. Casi con emmetropia, 5; ovvero 16,l 0 fo. l permetropia . 13 Miopia. 5 Jperm. astigm. l Miopia. astigm. l Astigmatismo iperm. compi. 3 3 miop. compi. '' misto 2 " Emmetropia 5

Gna rlg ione d e l ble faros pas mo c ol nitrito d 'amlle, del dottor HARL.ur (American Journal of medica& science, aprile 1877 - Annales d'oculistiqu~, settembre· ottobre 1877). Una giovinetta di 15 anni aveva una. lussazione congenita dei d ue ·cristallini, ecl in conseguenza probabilmente della pressione


OCULISTICA

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esercitata sull'iride dalla oscillazione delle lenti, una forte trrltazione accompagnata da dolori violenti tormentava i due occhi. L 'affezione essendo ribelle, fu eseguita la estrazione del cristallino da una parte e dall'altra, a qualche intervallo di tempo. n resultato immediato parve soddisfacente, ma dopo tre mesi si manifestò una. fotofobia penosissima accompagnata da blefarospasmo, la quale non fu vinta se non dopo una cura molto lunga. L'anno appresso la giovanetta fu assalita da un nuovo attacco di fotofobia con blefarospasmo ancora. più grave. Dopo quattro mesi di cura riuscita invano, al dottor Harlan venne l'idea di provare gli effetti delle inalazioni di nitrito d'amile, facendolo respirare alla dose di due e anche di quasi quattro grammi, due o tre volte al giorno. Al quarto giorno la malata passeggiava per le sale d ella clinica con gli occhi liberamente aperti, e la guarigione fu persistente. La dose del nitrito d'amile parrà soverchiamente elevata, ma il dottor Harlan fa osservare che la sua inferma era difficilissima a cadere in anestesia. La vaselina per le pomate ocnlarl raccomandata dal dottor GALEzowsKI. (Recueil d'ophtalmologie, ottobre 1877.) Quando, mediante la distillazione, sono eliminati dal petrolio i prodotti più volatili, rimane una materia semi-fluida, che col semplice. raffreddamento si rapprende in una specie di gelatina. A questa sostanza, dopo averla disinfettata e decolorata, un raffinatore americano, il signor Chesebrough, dett.e il nome fantastico di vaselina. La vaselina non è dunque un idrocarburo- dcfinito, ma un complesso di idrocarburi liquidi e solidi, che tutti insieme costituiscono una gelatina minerale. Purificata, è senza colore, senza odore, insipida, insolubile nell'acqua, pochissimo solubile nell'alcole anche caldo, poco pure nell'etere freddo, solubilissima nell'etere bollente, nei grassi, nelle essenze, nel cloroformio, nel solfuro di carbonio. Discioglie in gran quantità l'iodo, il bromo, il fosforo, il solfo, l'acido fenico, quasi tutti gli alcaloidi, specie la stricnina e l'atropina. L'aria umida, gli ossidi. ·metallici e gli alcali caustici non hanno azione sulla vaselina.; essa non può irrancidire nè essere saponifìcata, qualità. preziose che la rendono preferibile ai corpi gr.\ssi, come eccipiente d i molte sostanze medicinali. 5


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Rl H'3TA OCOUSTICA

La. vaselina ha già. ricevuto parecchie applicazioni. Agli Stati Uniti ed in Inghilterra è usata in medicina e chirurgia in cambio della sugna, del cerato e della glicerina. In farmacia serve d'eccipiente a molte pomate magistrali e officinali di difficile conservazione; si trae profitto della. proprietà. che possiede di dare consistenza agli olii, di disciogliere l'iodo, il cloroformio, l'acido fenico c gli alcaloidi per formare dei linimenti di azione terapeutica più sicura e d'uso più comodo. n Galezowski esalta la vaselina come il migliore eccipiente delle pomate che si usano in oculistica. Dopo averla vista impiegata a Londra dal Lawson, avendola egli stesso sperimentata su più di mille malati, afferlliJl. che la esperienza sorpassò di molto le sue previsioni, e la dichiara una preJlarazione preziosissima per la terapeutica. oculare. Ecco le formule più usita.te che raccomanda in modo speciale: Per le cheratiti fiittenulari scrofolose: ossido giallo di mercurio 0,10 o 0,15 centigrammi, vaselina bianca 10 grammi. Per le congiuntiviti granulose: nitrato d'argento 0,05 centigrammi, vaselina bianca 5 o IO grammi. Finalmente osserva che il nitrato d'argento mescolato alla vaselina non si ossida, e che questa pomata si conserva più mesi senza punto alterarsi.


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RIVISTA DI FISIOLOGIA

Le funzioni del midollo &plna.le, del dottor Gow.oos (Tlle Lancet, l • dicembre 1877).

Le nostre cognizioni suiJ.a fisiologia dei centri nervosi sono basate soprattutto sul risultato di esperimenti fatti sugli animali, cosicchè quando ci si offre la rara opportunità di osservare nell'uomo gli effetti di una ferita appunto in t.a.li centri, è necessario studiarli colla massima attenzione. E si ebbe l'opportunità. di farlo proprio ora in nn caso di ferita alla metà del midollo spinale, i di cui effetti furono studiati minutamente. Intendiamo parlare del caso riferito dal dottor Gowers alla Società clinica nell'adunanza del 9 novembre. Si trattava di una ferita di palla. da fucile, che contuse e rese inetta ad ogni funzione la parte destra del midollo spinale nella meta superiore della regione cervicale (tra i nervi secondo e terzo). La ferita interessava il cordone antero-laterale e la sostanza grigia; il cordone posteriore era gonfio per edemazia, mentre la metà sinistra del midollo appariva intatta. Non s'avrebbe potuto immaginare una. maggiore esattezza. di ferita unilaterale, e da ciò la rarità del caso. Si citò soventi l'esempio di nn gendarme di Parigi, che viss_e quattro giorni dopo una ferit-a alla regione posteriore del collo, che di-


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"Vise il cordone antero-lo.terale, e l'adiacente sostanza grigia della. metà destra del midollo spinale allivello della sesta vertebra. cervicale. Questo fu uno dei primi casi che confermò nell'uomo i risultati di esperimenti fatti sugli animali. D'allora in poi vennero ricordati molti casi (Poincaré dà. una tavola sinottica di 31 casi) di lesione spinale unilaterale (non per sola causa traumatica); però in una gran parte di essi non si determinarono la località e l'estensione della lesione per mancanza di esame anatomico. Quindi il caso del dottor Gowers è il più importante, e la. diligenza ed accuratezza con cui fu osservato giustific;:~. pienamente le tante lodi ch.e gli tributarono i dottori Broadbent, Burrows e Althaus. I sintomi osservati dal dottor Gowers si possono ricapitolare brevemente. . Vi era paralisi degli arti destri inferiore e superiore, quella. dell'inferiore essendo transitoria; e ciò conferma l'opinione di Vulpian, che il mezzo di trasmissione delle impressioni motori e deve non solo incrocicchiarsi alle piramidi midollari, ma. ai diversi livelli del midollo. I membri sinistri non erano paralizzati. I movimenti riflessi erano quasi aboliti nella gamba destra, ed erano invece esagerati nella sinistra, i quali fatti avevano speciale rapporto colle modificazioni ossen ate nella sensibilità delle rispettive metà del corpo. Questi cambiamenti di sensibilità succedevano nel modo seguente: dal lato della lesione tutte le parti sotto l'area innervata. dal plesso cervicale erano la sede di sensibilità esagerata, ed infatti si trovò uno stato di iperalgesia. ed iperestesia. da questo lato, mentre dalla parte sinistra non si notò che un lieve cambiamento, e neppw·e bene accertato, nella sensibilità tattile. Era però qui vi scomparsa completamente la. sensibilità all e impressioni dolorose. n fatto del mant enimento della sensibilità tattile con completa analgesia, quando viene distrutta la materia. grigia dell'opposta metà del midollo, avvalora Pidea di Schiff, cioè che le vie di trasmissione della sensazione comune differiscono da. quelle delle impressioni dolorose, essendo poste le prime nella sostanza bianca (cordoni posteriori), e attraversando le seconde la sostanza grigia. Quest'idea di Schiff, basata puramente sopra esperimenti, non fu ancora del tutto ammessa. Iu un senso più ristretto, codesta fu pure l'idea de'primi investigatori delle funzioni del midollo spinale, per esempio, di


DI FISIOLOGIA

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Carlo Beli, i cui esperimenti però non furono cosl profondi come quelli di osservatori più recenti. Bell riteneva che i cordoni posteriori fossero i principali conduttori delle impressioni sensibili, e, se è vero che da essi si trasmettono le impressioni del tatto, si può considerare come giusta alme!lo una parte della sua opinione. Una gran parte delle disparità d'opinioni dei fisiologi sulle vie di trasmissione nel midollo è da apporsi alla difficoltà di limitare negli esperimenti le lesioni a particolari regioni della sostanza. midollare. Nel nostro caso però, la lesione era limitata con grande esattezza; la materia grigia e il cordone antero-latcrale distrutti; mentre il cordone posteriore restava quasi intatto.

Bisogna però notare che esso era gonfio per edemazia. Le conclusioni tratte da Brown Séquard dai risultati dei suoi numerosi esperimenti non rafforzano la teoria di Scbiff, percbè quantunque da questi esperimenti e da quelli ~ altri osservatori non resti alcun dubbio che diverse forme di sensibilità prendano vie differenti, tutte però attraversano la materia grigia. Così Brown Séquard conchiuse che ad ogni modo nelle regioni cervicale e dorsale la via per il senso del calore e del freddo è presso la J>arte centrale della materia grigia, e quella pel dolore più estesa ma specialmente nella porzione posteriore e laterale della. materia grigia, e quella per le impressioni tattili particolarmente nelle parti anteriori. Malgrado queste conclusioni ed altre obiezioni alla teoria di Scbiff, fondate sulla struttura dei cordoni posteriori, sul loro terminare nel cerebellum, ed anche sulla conservazione della sensibilità nella sclorosi spinale posteriore, bisogna confessare che il fatto presentato dal dottor Gowers vince ogni altra considerazione. Vogliamo ora riferire un altro importante fenomeno di questo caso, ed era la esagerata eccitabilità riflessa nel membro analgesico e la. diminuita eccitabilità riflessa nell'iperestetico. Comunque interpretati in tanti modi i fenomeni reflessi, ora è generalmente adottata. l'idea che i centri superiori cerebrali esercitino un'azione moderatrice o inibitoria sopra gli atti riflessi. n dottor Gowers accennò anche a questo : che il centro della. sensibilità, il talamo sinistro, (in causa della sua stretta prossimitàcon quello opposto) possa acquistare una maggiore attività fun-


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zionale, essendo il talamo destro privo di una gran parte del su.o stimolo normale. Lo stesso aumento funzionale che provochechcrebbe la iperestesia, farebbe acm·csccre la sua influenza modet·atrice sopra i mo\·imenti riflessi nella parte opposta, cioè nella gamba destra.. Il dottor Broadbent ba spiegato la relazione tra la sensibilità e il fenomeno di riflessione, in una maniera un po' differente, considerando ogni segmento del midollo spinale come centro di azione riflessa e di trasmissione per le impres sioni sensibili. Egli ammette che essendo chiusa la via alle impressioni sensibili, venga così .ad essere aumentata l'intensità dci moti riflessi nel lato anastesico.

Azione anafrodlslaco. del tabacco. (Il Meclico di casa, novembre 1877.) Da gran tempo si conoscono le proprietà anafrodisiache del tabacco, poicbè una volta, dice il dottor Foussard in uno studio molto completo sull'avvelenamento prodotto da questa pianta (l), lo si impiegava a. questo scopo nei molti conventi d'Italia.; tuttavia. le osservazioni comprovanti sono ancora. assai rare, ed i fatti seguenti, raccolti da Martin-Damourettc o citati in questo lavoro, indicano che nei casi in cui la causa dell'impotenza sembra oscura., questa proprietà nociva del tabacl!o deve sempre venir ricordata dal medico. Un giovane che passava quasi tutto il giorno in un circolo, fumando più di 20 sigari al giorno, sentì alterarsi ad un tratto le proprie funzioni digestive, gli diminuirono le forze, la memoria gli s' indeboll, e diventò assolutamente impotente. Al momento di maritarsi andò a consultare Ségala.s. Questo medico, informato delle abitudini del suo cliente, si limitò a consigliargli di cambia:re abitudini e cessare di fumare. L'ammalato seguì il saggio consiglio, e ricuperò colla salute le proprie attitudini genitali. In un altro caso l'autore fu consultato da un giovane medico, affetto da impotenza genitale completa, in causa della quale l'ammalato crasi sottomesso da sò alla. cura della stricnina, a dos.i progressivamente crescenti. Era arrivato a prendere 36 milli(l) rn S• di 102 pngino, prPsso Delahaye.


DI FISIOLOGU.

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grammi di stricnina. al giorno senza ottenere il più piccolo effetto curativo, nè provare alcun accidente stricnico. Non potendo attribuire questa impotenza virile ad alcuna delle sue cause ordinarie, l'autore pensò al tabacco come causa probabile della malattia. Il giovane medico, infatti, gli raccontò allora che fumava. soltanto sigarette, ma quasi tutto il giorno. D'altronde l'ammalato riconobbe che la sua forza muscolare e la sua resistenza erano sensibilmente diminuite. L'autore attribuiva l'incredibile tolleranza di questo fumatore per la stricnina alla pigrizia. dei nervi motori, generata da un uso abbondante e gradatamente crescente del tabacco. Fatto sta che, avendo l'ammalato rinunciato al funesto abuso del tabacco, guari perfettamente della impotenza genitale senz~

bisogno di ricorrere ad alcun mezzo medicamentoso od anche soltanto igienico. Finalmente il ter1.o fatto si riferisce ad un giovane allievo del P olitecnico, robusto, di buona salute e di buona igiene, che entrò in qualit.à d'ispettore ·a ua manifattura dei tabacchi. Dopo un po• di tempo provò un indebolimento considerevole dell'attività genitale e divenne impotente. Tanto l'ammalato che il medico furono d'accordo sulla causa probabile di quella impotenza, e dopo di aver esperimentato infl"Uttuosamente un certo numero di metodi tonici e stimolanti, l'ammalato si decise a lasciare la manifattura e andò in tlltro sito, dove ricuperò tosto le sue attitudini genitali.

Narcosi mista (The Lancet, 1° dicembre 1877). - TI dottor Thiersch di Lipsia usò ultimamente un nuovo metodo per produrre l'anestesia. chiamato narcosi mista, con cni si ottiene l'insensibilità al dolore senza la perdita completa dei sensi. li merito della scoperta è dovuto al professore Nussbaum di Monaco. Quantunque essa sia. utile per ogni specie di operazioni, è specialmente adatta alle operazioni della. bocca e della gola, in cui il sangue può correre facilmente nella trachea o giù per l'esofago nello stomaco, e per conseguenza cagionare il vomito. In alcuni casi di asportazione di parte del mascellare superiore testè praticate da Thiersch si potè con questo mezzo far sputare


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RlHSTA DI FISIOLOGIA

dai pazienti tutto il sangue raccolto nella dietro-bocca duranc,e l'operazione, e ci consta che in uno eli tali casi il paziente sPgllÌ con interesse i movimenti della sega per la resezione dell'osso. Si fa. una iniezione sottocutanea di morfina da Ùlf qu~rto di granello a mezzo, appena che il paziente è collocato sulla. tavola di operazione, c immediatamente dopo s'incomincia l'inalazione del cloroformio. Dopo cinque minutii si può cominciare l'operazione, ma bisogna rinnovare il cloroformio ad inten·alU. I pazienti perdono ogni sensibilità dolorifica, ma evidentemente conservano un certo grado di intelligenza. da. dominare i proprii movimenti. Nel mese scorso la narcosi mista. fu adoperata cinque volte, e sempre con l)Uccesso fortunato relativamente alla. cessazione del dolore e senza effetti generali nocivi.


B.IVISTA DI CIIIMICA E FARMACOLOGIA

Stilla coniclna e suoi sali, di A. PETIT (B1tlletin vét~éral de Tllérapeutiqtte, 30 aprile 1877, e Ann. di chimica, novembre 1877).

L'autore espose alla Società. di terapeutica le sue ricerche sulla conicina e sui sali di conicina. La comicina pura presenta le proprietà. seguenti, che differiscono notevolmente da quelle che sono in generale ammesse. Essa bolle a 17(1° alla pressione di 760 millimetri. La sua densità. è di 0,846 alla temperatura di 12 gradii. Il suo potere polarimetrico è eguale a 11 gradi appena preparata, e diminuisce per divenire presso a poco costante a 10•,36. Quest'ultimo numero corrisponde ad 81° saccarimetrici, per un tubo di 2 decimetri di lunghezza pieno di conicina pura. l centimetro di conicina pura deve dare 1,093 di cloridrato anidro, contenente 21,9 per 100 di cloro, e deve saturare esattamente 6°,65 di una soluzione di acido solforico monoidratato, contenente 50 grammi per litro. L'etere, l'olio, la benzina sono senza azione sul potere rotatorio. Il cloroformio lo diminuisce, ma molto meno che l'alcole, che l'abbassa a 7°,42.

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RIVISTA. DI CHJMICA.

Il bromidrato ed il cloridrato sono bei sali anidri, molto stabili, anche a 120 gradi, solubilissimi nell'acqua e nell'alcole, avendo un potere rotatorio sci volte più elevato in soluzione alcolica. che in soluzione aquosa. Il miglior processo per prepararli consiste nel saturare coll'acido cloridrico o bromidrico della conicina. pura distillata in una corrente d'idrogeno. Si adopera solo ciò che passa alla temperatura fissa di 170•. Per evaporazione lenta a bagno-maria, si ottengono questi sali in bei cristalli incolori.

Nuovo processo per scoprire minime qnnntltl\ di Iodio, di E. F1LHOL (Journal de pharmacolo.qie de Br1txelles, giugno 1877, e Arm. eli chimica, novembre 1877). Dovendo constatare l'esistenza dell'iodio in liquidi i quali non ne contenevano che tro.ccie, io ricorsi al seguente processo. Il liquido, addizionato di un po' di potassa purissima e ben esente di iodio, viene evaporato a siccità. Il residuo secco è esaurito coll'alcole, e la soluzione alcolica si evapora a siccità. TI nuovo residuo viene ripreso con alcune goccie di acqua distillata. Fin qui non è che il processo ordinario. La soluzione acquosa ottenuta da ultimo è acidulata con alcune goccie di acido cloridrico puro e addizionato di una piccola quantità di acido cromico. I o aggiungo al miscuglio una o due goccie di solfuro di carbonio e agito vivamente. L'iodio messo in libertà si discioglie nel solfuro dl carbonio, e lo colora in violetto. L'intensità della colorazione è in rapporto colla quantità di iodio. Ilo potuto scoprir~ assai nettamente l'iodio operando cosi nei liquidi, non contenenti più di 1/50 milligrammi di questo corpo.

Vn altro processo (processo Romet) per rleo• noscere la presenza della fucsina nel vino (Journal de pharmacie et de cltimie, n• 6, 1877). Una Commissione della Società di farmacia di Parigi, incaricata di studiare il valore dei diversi processi che sono stati indicati per accertare la presenza della fucsina. nel vino, stabiliva che a due possono ridursi le maniere di questa anallsi:


E FARMACOLOGIA

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1• Estrazione diretta della fucsina con un liquido speciale non miscibile col \'ino, come l'alcole a.milico (Processo Romei); 2• Scomposizione precedente della fucsina col mezzo di un alcali (ammoniaca o barite idrata); soluzione ed estrazione della r osanilina mediante un liquido adattato (etere ordinario, etere acetico, benzina, cloroformio) e fissazione della materia colorante sopra una fibra vegetale azotata (Processo Falicrs, modificato da Jacquemin, Ritter, Bouillon, Girard e Fonlos). Del processo di Fordos fu già fatto cenno nel Giornale di Mc(licit•a militare (V. n• 7, luglio 1877, p. 695); daremo ora la descrizione del processo Romei: Se a 50 centimetri cubi di vino naturale aggiungonsi 10 centimetri di sottoacetato di piombo liquido (estratto di saturno dei farmacisti) e il miscuglio si gett.a sopra un filtro, passa un liquido perfettamente scolorato. Se il vino contiene della fucsina, questo liquido ba invece un colore più o meno intenso che perde agitandolo con 10 centimetri cubi di alcool amilico mentre l'alcool amilico s'impossessa ddla fucsina e fonna uno strato super iore colorato in rosa o in rosso vivo secondo la proporzione della materia colorante. Con questo processo si può scuoprire la presenza della fucsina. in un vino che non ne contenga che cinque centesimi di milligrammo. La Commissione sovrammentovata conclude col raccomandare: l 0 Il processo Romei, come saggio preliminare, facile e al tutto sufficiente per il commercio; 2° n processo Faliers e Ritter o il processo Fordos come processo di laboratorio o processo di perizia giudiziaria, siccome quello che permette di conservare uno. testimonianza, il corpo del delitto, che è indispensabile di mettere sotto gli occhi dei giudici.

L' albomlnosio o peptone nell'orina ((!:a~ette m édicale, Parigi 22 dicembre 1877). - Riportiamo la seguente comunicazione fatta dal dottor Benech in un'aggiunta alla seduta della Società di biologia il l O novembre 1877: I dottori Bouchardat e Sandras hanno denominato alb:aminosio l'albumina modificata e disciolta dagli acidi allungati. Lo


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RIVISTA DI CIDMICA.

stesso nome fu dato dal Mialhe a un albuminoide, stato da lu.i ottenuto per via della digestione gastrica di sostanze proteiche e corrispondente a quello che il Lehman e gli altri fisiologi tedeschi chiamarono peptone. n Mialhe ha opinione che l'albuminosio sia la forma a.Rsimilabile delle materie proteiche, e colla persuasione che esso esista in tutti i liquidi organici è stato il primo a parlare dell'albuminosuria. A lui tennero dietro il Baylon e il Gerhardt, quegli col trovare l'albuminosi o nell'orina, questi coll'ammettervi l'esistenza di un corpo analogo al peptone. Le sostanze accennate dal Bouchardat e dal Mialhe, sebbene non siano interamente identiche tra di loro e non si comportino alla stessa maniera nel contatto degli acidi, porgono nulladimeno stretti punti di simiglianza che sono stati po,s ti in chiaro dal Ritter. Tale è in compendio la parte storie& della questione. Quando si diguazzi dentro a un saggiuolo una soluzione di peptone con della benzina purificata, si vede formarsi una emulsione prodotta dall'accagliamento della materia proteica, mentre il carburo di idrogeno si rappiglia ammassandosi. L'uguale reazione avviene col cloroformio, coll'etere etilico e col solfuro di carbonio. Rispetto all'orina, il dottor Gigon di Angoulème aveva già prima notato come il cloroformio vi producesse un'emulsione, e questo fenomeno egli attribui all'albumina; ma è un errore di cui il Becquerel diede poi ragione. Alla sua volta il Lienau credette di avere trovato negli olii volatili un mezzo di scoprire l'album\na. nelle orine, ma il Gubler, senza però darne la spiegazione, osservò che tale fenomeno non aveva punto relazione con quella materia proteica. La reazione della benzina col peptone cade in taglio per dimostrare la esistenza di questo nelle orine, nelle secrezioni de1la. pleura, del peritoneo e nelle uova. Difatti se si precipita compiutamente l'albumina da una soluzione di albume, e poi si filtra il liquido, si vedrà prodursi, sotto l'effetto della benzina, la emulsione caratteristica. Collo svaporamento, l'emulsione lascierà un residuo di colore bruniccio, amorfo, molto igrofilo e fornito di tutti i caratteri del peptone; ed oltre a ciò solubile nell'acqua, precipita.bile dall'alcole, dall'acido tannico, dall'acetato piomboso ma


E FARMACOLOGI.!

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non dal calore nè dall'acido azoti co n è dal reagente del Méhu (l). Per converso dà nn precipitato di color carnicino col reagente del Millon e un precipitato col solfato ammonico rameico, il quale precipitato si scioglie in una quantità ecc~ssiva del r eagente e doventa lustro a modo di vernice col seccamento. Si fatta combinazione del sale rameico col peptone è solubile nell'acqua acidulata e forma allora colla benzina la reazione caratteristica. Ma. se si neutralizza il liquido formasi di bel nuovo il precipitato e allora la benzina non opera più. Il residuo dello svaporamento dell'emulsione ottenuta da una orina non conterrà soltanto il peptone, ma benanchc taluni sali e pigmenti orinarii facili a essere messi in evidenza per mezzo delle note loro reazioni. Nelle cliniche torna ben importante l'apprezzare le variazioni di pcptone, ricorrenti nelle orine che bisogna sceverare affatbo dall'albumina e dal muco, perchè tutte e due queste sostanze producono colla benzina delle reazioni analoghe a quelle dei peptoni. Dopo di che si introduce in un tubetto di vetro un uguale volume (per esempio 5 centimetri cubi) di benzina e d'acqua distillata e si aggiunge a loro, versandola a gocciole e dibattendo fortemente dell'orina,sintantochè l'emulsione prodottasi copra tutta l'altezza del liquido idrocarburato. L'emulsione ha ad essere persistente e non lasciare punto liquido libero, dopo pochi minuti di riposo. Avvertasi che è indispensabile l'uso, quale reagente, di parte . uguale di benzina e di acqua distillata, poichè l'esperienza ha. dimostrato come per l'esito del saggio analitico, il volume dell'idrocarburo debba essere sempre inferiore a quello del liquido acquoso. La quantità di peptone secreta dalle orine varia con larga proporzione. In un caso bastò un centimetro cubo di orina. per fare rapprendere cinque centimetri cubi di benzina, in un altro caso (cachessia tubercolosa) ne occorsero 19, onde ottenere l'uguale reazione. L. Z. (Il n reagente del Méhu si compone di una J.>arte di acido fenico crista.llizzato, di una d"acido acetico monidrato e d1 due d'alcole a 86•; quello del Millon di una di mercurio disciolto in cinque di acido azotico.


SlmVJZIO S1NITARIO ~IILITA.RE

Ac cade mia dl m e dic ina militare In Madrid. Il 2 gennaio inauguravasi a 1\Iadrid l'accademia di medicina militare, nuova istituzione che ha per oggetto l'accrescimento delle cognizioni teoriche e pratiche più utili e necessarie all'esercizio della medicina nell'esercito, lo insegnamento della igiene e della medicina legale milita.ri, l'ordinamento e la legislazione generale sanitaria del regno e quella speciale al servizio sanitario castrense. Capo dell'accademia è il direttore generale del corpo sanitario militare. Un sotto-ispettore medico di prima classe tiene l'ufficio di direttore, disimpegnando nel tempo stesso quello di professore d'uno dei rami dell'insegnamento. Sei medici maggiori o priruari effettivi ed un farmacista maggiore o primario effettivo sono i professori. Due medici primari o secondari efl'ettivi, un farmacista primario o secondario effettivo sostituiscono i professori in caso di assenza od infermità. Il professore effettivo di minor grado ed anzianità tiene l'ufficio di segretario. n direttore dell'accademia è nominato con decreto reale dietro proposta della direzione generale del corpo. I professori per ora sono otto, essi pure di nomina regia; sono nominati a concorso per titoli dietro proposta del direttore gene-

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ralc di sanità militare e del consiglio superiore del corpo. L'ufficio di professore è onorifico e dovrà essere· disimpegnato senza pregiudizio della posizione che i medici incaricati dell'insegnamento possono avere nella guarnigione di Madrid. Se la nomina cade sopra un medico che risieda fuori di Madrid, dovrà essere procurata la. sua tra.slocazioue in questa città. Gli aspiranti alla nomina di alunni dell'accademia di medicina militare dovranno avere quest.i requisiti: essere spagnuoli o naturalizzati in Spagna ; godere di tutti i diritti civili e politici ; avere l'attitudine fisica che si richiede pel servizio militare, ed avere il titolo di dottore o di licenziato in medicina o in farmacia. Oltre a ciò dovranno sostenere un esame di concorso su d'un programma stabilito dalla direzione generale di sanità militare ed approvato dal ministro della guerra. Essi vestono l'uniforme del corpo con grado assimilato a quello d'alfiere. Gli studi speciali dell'Accademia di sanità militare abbracciano le seguenti materie: l • Esercizi pratici sul cadavere, di anatomia chirurgica e medicina operatoria; medicatnre e fasciature; 2• Studi di chirurgia militare e clinica chirurgica; 3• Malattie endemiche nei possessi spagnuoli d'oltremare ; medicina militare e relativa cHnica; epidemologia castrense; 4• Sifìlografia e dermatologia e relative cliniche; 5• Ottalmologia e clinica oculistica; 6• Igiene militare e legislazione genei·a!c sanitari~ del regno; 7• Decreti: legislazio'ne generale sanitaria d ell'esercito: medicina legale militare e studi pratici della stessa.; s• Studi teorico pratici di analisi chimica, microcrafìca e spettroscopica con applicazione alla clinica, alla igiene e alla. medicina legale militare. Questo corso di studi deve essere còmpito d'un anno solare; dopo il quale gli alunni sono sottoposti ad esame dinanzi al corpo riunito dei professori.

Nnovo ordinamento del servizio sanitario deiJ•eserelto inglese.- Il C<l'rpo sanitario inglese sta in questi giorni provando una importante modl6cazione, il cui principale


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resultato, deve essere il raggiungimento di quella piena indipendenza ed autonomia, a cui ha da .tanto tempo aspirato e che forma. oramai uno dei più belli acquisti, una delle più utili e legittime prerogative del corpo sanitario di pressochè tutti gli eserciti del mondo civilizzato. n servizio sanitario dell'esercito inglese ha per centro il Dipartimento sanitario militare (Army medical Department) alla. cui testa sta il direttore generale che di questo servizio e d.i tutto il corpo sanitario ha la intiera responsabilità e la direzione. Togliamo dal giornale politico The Times del 5 e 19 settembre 1877 il seguente ragguaglio intorno ai cambiamenti a cui il corpo sanitario inglese è andato incontro dalla guerra di Crimea. in poi ed all'ultimo ordinam,ento che è ora in via d'attuazione. ,.. Il vecchio sistema, dice il mentovato periodico, che esisteva. prima del 1873, può brevemente descriversi cosi: Il dipartimento medico dell'esercito (Army medical Department) constava di due rami che non avevano fra loro che pochissima relazione. Più della metà degli ufficiali medici appartenevano assolutamente ai reggimenti, come vi appartengono gli altri ufficiali, il resto costituendo lo stato maggiore del corpo (Staff medical 0/ficers). In ogni battaglione di fanteria eravi un chirurgo e due assistenti chirurghi che erano portati a tre sul piede di guerra. Questi non erano tolti dai rispettivi reggimenti se non dietro loro richiesta o per promozione. Spesso accadeva che 1>er la m'orte, promozione o ritiro del chirurgo, l'assistente chirurgo più anziano ottenesse il posto vacante. Teoricamente essi dovevano essere pronti a qualunque occonenza del servizio in generale, ma in fatto erano quasi indipendenti dal direttore generale, e raramente prestavano l'opera loro fuori dell'ospedale del reggimento a cui appartenevano, il quale era una distinta e completa unità che accompagnava con tutte le sue proyvisioni e medicinali il reggimento ovunque si tTasportasse. Questo sistema aveva il pregio della semplicità, ma non erano pochi nè lievi i suoi inconvenienti. Gli ufficiali medici appartenenti allo stato maggiore erano aggravati da una quantità eccessiva di servizi accessori. Raramente essi rimaneyano più di tre anni in patria, ed a cinque anni era limitata la loro dimora nelle migliori stazioni delle colonie. Gli ufficiali medici dei r eggimenti al contrario rimanevano in Inghilterra da 10


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a 20 anni, e mentre in una cattiva colonia non restavano maggior tempo che i loro colleghi dello stato maggiore, molto più a lungo riposavano in quelle più vantaggiose. Oltre a ciò il lavoro più grave era negli ospedali generali a cui erano esclusivamente addetti gli ufficiali dello stato maggiore, laddove il chirurgo del reggimento ed i suoli tre assistenti solo per eccezione erano molto occupati. Di più, in un combattimento, un reggimento poteva avere un paio di centinaia di feriti, ed un altro della stessa divisione ~brigata. non averne che una mezza dozzina. Cosi l'economia del lavoro era affatto trascurata. Fra gli altri gravi difetti dell'ordinamento sanitario inglese eravi pur questo : che negli ospedali generali come nei reggimentali all'assistenza dei malati erano addetti i soldati stessi combattenti, tratti dai reggimenti, di cui la maggior parte non avevano che pochissima capacità; nessuno aveva ricevuta una particolare istruzione. Un altro sconcio era il commissariato d''ospedale, detto il provveditorato ( Tl~e Purveyors' Depart-ment), il quale era istituito unicamente a benefizio del dipartimento sanitario, eppure ne era affatto separato e indipendente. E di fatto questo sistema, non ostante l'abilità e lo zelo dei componenti esso provveditorato, fece mala prova nella guerra di Crimea. Dal 1858 al 1872 comparvero diversi decreti che modificarono gli emolumenti e certi vantaggi del corpo sanitario senza però toccare l'ordinamento del corpo stesso. Nulla fu fatto a tal riguardo fino al1869. In quest'anno il direttore generale sir G. L.ogan presentò al ministro della guerra nn progetto, i cui tratti principali erano: unificazione degli ufficiali del dipartimento sanitario, la formazione d'un corpo istruito d'infermieri, ed nn nuovo ordinamento degli 'ospedali. n ministro nominò una commissione presieduta da lui stesso e composta dei capi dei differenti dipartimenti del ministero della guerra; e dopo quattro anni di deliberazione, un decreto fu emanato in data del l• marzo 1873, seguito da un altro del t• aprile e da una circolare con la stessa data, onde era portata. una completa rivoln.zione nell'ordinamento e nella amministrazione del dipartimento sanitario dell'esercito. .Alte grida si levarono da parte degli ufficiali comandanti, dei medici e degli uomini stessi di truppa; ma il decreto, per opera di sir William Muir, secon6


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d:ato potentemente dal dott. W. Munro, ebbe In 11un piena esecuzione, la cui logica. conseguenza doveva essere la compleb} localizzazione non solo degli ospedali, ma. eziandio degli u.fficia.li medici. Un decreto dell'anno passato menava a compimento questo disegno. Ecco ora. brevemente in che consiste il sistema testè inaugurato. Gli ufficiali medici sono ora addetti agli stabilimenti anzichè ai corpi, ed i reggimenti possono muoversi, ma gli ospedali con il loro personale rimangono fissi. Alcuni ufficiali medici sono assegnati agli ospedali stabili, altri sono addetti al servizio di una, data caserma e delle rispettive truppe con l'obbligo di accompagnarle al bersaglio ed ai campi quando è necessario, altri sono destinati alla cura degli ufficiali, delle donne e fanciulli. Tutti possono essere tramutati a beneplacito dell'ufficiale medico principale, il qttnle però deve cercare di impiegare ciascun medico all'opera in cui è più adattato. In campagna, sarà assegnato un ufficiale medico a ciascun reggimento. Non v'ha. dubbio che il vecchio sistema. era cattivo, ed il nuovo è infinitamente migliore. Però il sistema. reggimentale aveva alcuni vantaggi, e sarebbe stato. desiderabile che si fosse potuto stabilire un compromesso fra i due sistemi, il quale comcilio.sse la unificazione del corpo sanitario coll'assegnazione sì in pa.ce come in gueml di un chirurgo per reggimento. Questa era l'idea del presente direttore generale, ma ragioni di economia. si opposero alla sua attuazione, e qnindi l'unificazione clel corpo sanitario dovette essere pie!UI. ed assoluta. Gli infermieri ed i dispensieri erano prima forniti dai r eggimenti ed i provveditori attendevano alla amminist~azione degli ospedali. n decreto del 1873 istitul un corpo chiamato Army Hospttal Oorps, abolendo nel tempo stesso il vecchio provveditorato (Ptwveyors' Department) le cui ingerenze furono att.ribuite agli ufficialì medici in aggiunta ai loro doveri tecnici. La formazione di questo corpo era un passo snlla retta via, ma lo addossare ai medici le minute cure dell'amministrazione era un privarli del tempo necessario alle loro incombenze come uomini di scienza ed un distogliere la loro attenzione dalle più alte funzioni a cui esser debbono destinati. D'altra parte il dare agli ufficiali e sottufficiali dell' Anny Hospi-


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tal Corps pieno potere disciplinare sul corpo ed i malati negli ospitali e rendere cosi il corpo di fatto indipendente dal corpo sanitario, a benefizio del quale era manifestamente divisato, equivaleva a creare una doppia e incerta responsabilità ed imitare il Jato peggiore del sistema francese della intendenza militare. A questo fu in parte provveduto dai successivi regolamenti dell'.Army Hospiial Cat·ps, i quali dichiararono che l'Army Jlospital Corps era una parte integrale del dipartimento medico dell'esercito, e statuiva che gli ufficiali del corpo adempissero ad alcuni dei doveri dell'antico provveditorato, ma sotto la responsabilità degli ufficiali medici. Agli ufficiali medici era cosi concesso il potere disciplinare su tutte le persone addette agli ospedali militari e quella piena autorità da tanto tempo ambita, accordandola con la libertà dai pesanti uffici amministrativi. Il direttore generale avrà la direzione amministrativa dell'.Army Hospital Corps. Egli sarà assistito da un ufficiale del corpo designato dietro sua raccomandazione. Gli ufficiali del dipartimento medico dell'esercito saranno sottoposti al comandante militare locale ed eserciteranno essi stessi il comando sopra gli ufficiali medici, su tutti i gradi dell'.A.rmlì Hospital Corps, su tutti i malati nell'ospedale e su tutti i sottufficiali e soldati che vi possono esser comandati, senza i loro propri ufficiali, pel servizio d'ospedale. L'ufficiale medico dil·ettore di un ospedale avrà pieno pot ere disciplinare su tutte le persone rammentate, però si rivolgerà al comandante militare locale, quando giudica necessaria una. corte marziale. In sostanza l'ufficiale medico direttore sarà rivestito di tutta l'autorità di un comandante di reggimento, salvo quella di riunire una corte marziale. L'ufficiale medico principale di un distretto dipenderà dall' ufficiale generale comandante di questo distretto, avrà il supremo potere su tutte le materie di disciplina che concernono il dipartimento medico dell'esercito, non escluso l'.Army Hospital Corps. Gli ufficiali ed i sott'ufficiali di questo, comanderanno, snbordinatamente agli ufficiali medici, gli uomini del loro proprio corpo, i malati nell'ospedale, ed i sott'ufficiali e gli uomini aggregati senza i loro propri ufficiali al servizio degli ospedali. In servizio attivo di guerra, le compagnie dei porta-feriti sa-


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ranno sotto il comando dell'ufficiale medico più anziano presente, gli ufficiali dell'Army Hospital Corps non prenderanno il comando di un distaccamento di questo corpo, nè di una compagnia di portatori, n è dei ricoverati in un'ospedale se non nel caso di mancanza di un ufficiale medico. Gli ufficiali dell'.Army Hospital Corps faranno le funzioni di quartiermastro ed a-vTanno cura. e saranno responsabili dell'equipaggiamento delle compagnie dei portatori e degli ospedali da campo sotto la. direzione e la. vigilanza degli ufficiali medici. Gli afficiali del corpo avranno le stesse incombenze riguardo alle paghe ed al vestiario dei capitani nei reggimenti di linea. Dal fin qui esposto appare manifesto che l'Army HospitalCorps è sotto il comando e la vigilanza degli ufficiali medici; che gli ufficiali di questo corpo non posseggono altra autorità che quella. che può essere loro delegata dagli ufficiali medici, nel tempo che li sollevano da ogni responsabilità puramente amministrativa. Ultimamente furono ordinate altre disposizioni per provvedere alla distribuzione e alle funzioni dei vari membri del dipartimento, quando una parte d'esercito si muove dai quartieri sia per le manovre d'istruzione o pel servizio in campagna. Nelle circostanze sovra.rammentate, a ciascuna divisione sarà. addetto un ufficiale medico principale ed un ufficiale medico per ciascuna brigata., che avrà la direzione del servizio sanitario della. brigata; tre ufficiali medici per ciascuno spedale di campo di brigata., il più anziano dei quali ne avrà la direzione; un ufficiale dell'Army Hospital CQrPs come quartiermastro, e per tenere la corrispondenza dell'ufficiale medico principale, un sergente dell'.Army Hospital Corps come scrivano. Il personale dell'Army Hospital Corps per uno spedale da campo di brigata dovrà constare di un sergente, un caporale e tre comuni. Gli ufficiali medici dell'esercito permanente rimarranno coi loro reggimenti, ma quelli della milizia saranno disponibili per ogni eventualità di servizio sotto gli ordini dell'ufficiale medico principale che li impiegherà sia nel serviz.io d'nn reggimento, sia in quello d'uno spedale da campo di brigata, secondo giudicherà meglio. I soldati che si annunziano malati saranno tosto inviati all'ospedale di campo della brigata senza altra visita intermedia. I soldati malati non saranno trattenuti nel campo per pii'l di ven-

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tiquattr'ore, ma ogni giorno saranno mandati col mezzo dell'ambulanza o della strada ferrata allo spedale di campo o permanente più vicino. Tra gli ospedali di brigata e gli ospedali permanenti saranno stabiliti altri ospedali fissi allorchè gli ospedali permanenti saranno troppo lontani dalle truppe, percbè possano queste esservi trasportate in un giorno dagli ospedali di brigata. In caso di mobilitazione, l'ufficiale medico principale di un distretto, a cui il corpo d'esercito appartiene, sarà ex officio l'ufficiale medico principale del corpo mobilitato. Tosto che sarà emanato ·l'ordine di mobilitazione, egli si metterà in comunicazione col generale designato al comando del corpo e coi differenti capi dei dipartimenti. In mancanza di istruzioni del direttore generale, designerà i medici più anziani del distretto a capo dei diversi servizi del corpo; destinerà pure come stima meglio gli ufficiali medici clelia milizia, e ove sia necessario, raccomandera all'ufficiale comandante i mediei civili pel servizio degli ospedali permanenti. L'ufficiale medico principale fornirà per quanto è possibile il suo corpo dei soccorsi medici e chirurgici e delle altre t>rovviste che sono a sua disposizione entro i limiti del suo distretto. Per altri bisogni farà capo al direttore generale. Se il locale per gli ospedali alla base di operazione fosse insufficiente, l'ufficiale medico principale vi provvederà con tende o baracche. I differenti ospedali stabili che debbono servire ciascun corpo di esercito sono designati dai regolamenti. E cosi a tutto è chiaramente e distintamente provveduto che ha che fare col dipartimento medico dell'esercito nel momento di entrare in campagna. Consideriamo ora i doveri degli ufficiali medici addetti ad un corpo d'esercito in servizio di guerra. Questa è la parte più importante degli annunziati regolamenti, e questo ha specialmente di buono che non richiede alcun cambiamento al sistema di pace. Infatti i bisogni di un esercito in campagna sono stati presi & base dell'ordinamento generale dell'esercito, che è semplicemente modificato per adattarsi agli usi del servizio di guarnigione. Un chirurgo generale (surgetm-general) sarà l'ufficiale medico principale di an corpo d'esercito, rimarrà col suo quartier generale e sarà in continua relazione col generale comandante. Se questa. relazione dt~bba essere diretta o no, non è espresso chiaramente,


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ma può arguirsi dal tenore dei regolamenti che l'ufficiale medko principale sarà riconosc.iuto come il capo di un dipartimento indipendente al pari dell'aiutante generale e del quartiermastro generale. Egli sarà responsabile della distribuzione degli ufficiali medici, dell'Arm.v Hospital Oorps e dei civili impiegati nel dipartimento. Nella imminenza di un fatto d'armi, egli fisserà li posto alle stazioni di medicatura. Le compagnie dei portareriti e gli ospedali di campo appartenenti ad una. divisione saranno sotto il comando del generale comandante quella divisione, ma m mancanza del chirurgo generale del corpo d'esercito, l'ufficiale medico principale della divisione sarà responsabile dei loro movimenti e della loro distribuzione. Quando Wla divisione è distaccata e non è in comunicazione col quartier generale del corpo d'esercito, l'ufficiale medico principale della divisione avrà, per quanto riguarda la divisione, attribuzioni eguali a quelle di un chirurgo generale. Ogni corpo d'esercito avrà pure un direttore degli ospedali di campo (Fielà Director), il quale, sotto la dipendenza del chirurgo generale, regolerà in tutti i particolari i movimenti degli ospedali di campo, li visiterà frequentemente, esaminerà, insieme col chirurgo che dirige lo spedale, i malati che, per evitare l'ingombro, potraWlo essere fatti passare agli ospedali della base di operazione. Riferirà al cl1irurgo generale del corpo d'esercito i nutncamenti che possono esservi nelle provvisioni e in ogni altra condizione che riguarda la salute dei malati e dei feriti. Ove occùrra, egli conferirà direttamente col chirurgo generale alla base d'operazione, sicchè non possa esservi indugio nel mandare soccorsi o nel fare i pre1mrativi necessari pertra-sferire i malati e feriti agli ospedali della base. Egli però renderà conto al ch.irurgo generale del corpo d'esercito dei provvedimenti che può aver presi. Ora vediamo quali sono le disposizioni per il ricovero dei malati e feriti. Vi sono tre linee di assistenza medica: 1• Stazioni di medicaturai 2• Ospedali di campo mobili i Ospedali di campo tissi. A queste può aggiungersi l'assistenza passeggiera prestata sul campo o sul teatro •stesso dell'azione dai chirurghi addetti ai reggimenti, a ciascuno dei quali, sul principio della campagna, sarà destinato un chirQrgo che vi rimarrà fino alla chiusura della guerra. Questi ufficiali medici porgeranno solo temporanea assi-

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stenza. in campo, in marcia o nel momento dell' azione. Tutti i casi che ·richiedono una cura prolungata saranno mandati al più vicino ospedale di campo. Sotto gli ordini degli ufficiali medici addetti ai reggimenti vi saranno due uomini per compagnia istruiti come porta-feriti, ciascuno dei quali porterà. seco una bottiglia d'acqua. È raccomandato che oltre a questi, ogni compagnia abbia altri due uomini di riserva pure istruiti come sopra. I porta· feriti reggimentali non dovranno mai essere distolti dai battaglioni senza. ordine speciale del generale comandante la. divisione. Sarà addetta ad ogni compagnia una barella che verrà trasportata sui carri di battaglione. Quando è in attesa un combattimento, i porta-feriti depositeranno la carabina e la valigia sui carri, e prendendo le barelle si avanzeranno sul luogo dell'azione sotto l'ufficiale medico di reggimento. Nei fatti d'arme di minor conto, gli ufficiali medici dei reggimenti che vi sono impegnati saranno aiutati, nel porgere i primi soccorsi ai feriti, da.gli ufficiali medici dei reggimenti che non vi prendono parte. Nei fatti di ma.ggiore importanza, i chirurghi dci reggimenti staranno vicini ai loro corpi e solo porgeranno temporaneo soccorso ai feriti. èosl, benché non riconosciuta come tale, è questa la prima linea di soccorso. Apprestati i primissimi soccorsi d'urgenza, il ferito è adagiato su di una barella, e portato in luogo riparato dal fuoco nemico, ove i porta-barella lo ristorano con un sorso d'acqua e quindi lo trasportano alla prima linea di soccorso come ufficialmente è designata la stazione di medil!atura. Questa prima liuea di soccorso è formata da colonne di portaferiti e colonne di ambulanza. Le ambulanze, poi che hanno depositato i feriti alla. stazione di medica.tura, torneranno al campo. I portaferiti, ove non sia presente un ufficiale medico, applicheranno una prima. medicatura o freneranno l'emorragia quando ve ne sia. il bisogno, e cosi salveranno molte esistenze. Un terzo dei porta feriti saranno provveduti di bottiglie d'acqua e di una borsa. contenente fasce, torcolari, sal volatile, ecc. Gli ufiìcia.li e i sottufficiali saranno responsabili che la propriet~ privata dei morti e dei feriti sia rispettata. .Ad ogni compagnia di porta feriti saranno annessi due carri chirurgici forniti di strumenti, oggetti di medicatura c CQJ:diali, come brodo, acquavite, ecc. Questi carri rimarrano alle


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stazioni di medicatnra. Essi saranno cosl disposti che tutto ciò che contengono possa essere trovato all'istante. Perchè ciò sia reso più facile vi sarà nel carro una pianta e un catalogo delle di verse casse, scatole, ecc. con le necessarie indicazioni. La seconda linea regolare di soccorso è costituita dagli ospedali mobili di campo. Ogni corpo d'esercito avrà dodici di questi ospedali, due per ogni divisione, rimanendo gli altri sei a disposizione generale. Ogni spedale albergherà 200 malati ed è divisibile in due parti, ciascuna completa in personale e materiale. Dei sei ospedali pel servizio generale, tre soli saranno forniti di mezzi di trasporto. Gli altri tre ne saranno provveduti, quando è necessario, a richiesta del dipartimento di commissariato. Quando un'OSJ>edale non può essere mosso pel gran numero dei malati, per mancanza di mezzi di trasporto od altre circostanze cesserà d'appartenere alla divisione, diverrà fisso, ed il suo posto sarà preso da uno spedale di campo di riserva. Tutti i malati e feriti saranno trasferiti agli ospedali lungo la linea di comunicazione o alla base d'operazione più presto che è possibile Solo quei malati saranno trattenuti, i quali può prevedersi che presto saranno convalescenti o che soffrirebbero nel trasporto. Segnatamente prima di un fatto d'arme, gli ospedali da campo saranno sgombrati. Una colonna di portaferiti componesi di quattro compagnie, una per ciascuna divisione ed una per le truppe aggregate, inclusa la brigata di cavalleria. Ciascuna compagnia è divisibile in due sezioni che possono agire indipendentemente, e ciascuna sezione può essere suddivisa temporaneamente in isquadre di 16 uomini ciascuna. Due uomini bastano per portare una barella, ma ve ne sono assegnati quattro perchè possano rilevarsi a vic!Jnda. In tempo di pace non è stabilito che un quadro delle colonne di portaferiti. Il quadro di una di queste compagnie comprende un chirurgo maggiore che ne ha il comando, altri tre chirurghi maggiori, quattro chirurghi, un capitano e due tenenti dell'Army Hospital Corps, un sergente maggiore, dieci sergenti, dieci caporali e quindici comuni. Entrando in campagna sono aggiunti 95 portaferiti della riserva oltre a 59 fra sottufficiali e soldati dell'.Army Bervice Corps sotto un ufficiale destinato ai trasporti. Il numero delle tende è di 23, e dei carriaggi di 42. Dei 33 carri d'am-


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bulanza, 23 è stabilito che possano essere provveduti sul luogo, ma è raccomandato che, fin dove è possibile, sieno usati i carri d'ambulanza regolamentari e solo i cavalli presi sul luogo. Una colonna di portaferiti ha il dovere di porgere il primo soccorso ai feriti e di trasportarli alla stazione di medicatura o agli ospedali di campo. Prima che cominci un fatto d'arme, sono fissati i punti delle stazioni di medicatura, possibilmente in luoghi non esposti al fuoco. Saranno in prossimità del campo di battaglia, e se n presso vi fosse qualche fabbricato, ne sarà. tratto profitto. Due bandiere di Ginevra di giorno e due lanterne rosse di notte indicheranno la posizione di una stazione di medicatura. Probabilmente i portaferiti di queste colonne non cominceranno il loro lavoro se non dopo la fine del combattimento, poichè i regolamenti stabiliscono che durante l'azione i feriti debbono essere dal campo portati alle stazioni di medicatura con la maggiore possibile celerità. E quindi possiamo inferirc che solo i portaferiti reggimentali saranno impiegati sotto il fuoco. Alla fine del combattimento due ufficiali medici con i portaferiti, seguiti da un ufficiale dell'A.7"my Hospital Cot-ps con le 10 ambulanze della prima linea, procederanno verso il campo di battaglia e si terranno vicini a questo più che è possibile. I portaferiti allora. prenderanno le barelle dai carri, ed essendo divisi in ali e squadre percorreranno il campo di battaglia e le sue vicinanze, esamineranno i caduti, separeranno i viventi dagli estinti, caricheranno i feriti sulle ambulanze per trasportarli alle stazioni di medicatura, e quindi ritorneranno con le barelle al campo. È bene, quando è possibile, che i feriti sieno trasportati alle stazioni di medicatura ed anche agli ospedali di campo senza essere mossi dalle barelle. È però evidente che se i feriti sono molti, questa buona regola non può essere segulta. Quando tutti i feriti saranno stati tolti dai luoghi aperti, saranno metodicamente ricercati i boschi e i fossati delle vicinanze, talchè non sia possibile che nessun uomo passi inosse,·vato o soffra lunghe ore di agonia, come fino ad ora non era infrequente che accadesse, allorchè combattevasi su terreno ineguale o boscoso. La terza linea di soccorso medico è costituita dagli ospedali stabili di campo lungo la. linea di comunicazione o alla base di operazione. Gli ordini relativi ai malati e feriti ricevuti dalla.


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fronte appartengonsi all'ufficiale generale comandante e al chirurgo generale alla base di operazione. Questo chirurgo generale agirà indipendentemente dal chirurgo generale di un co,rpo d'esercito, ma soddisferà, per quanto è in suo potere, a tutte le richieste del medesimo. Egli sarà responsabile che vi sia una sufficiente quantità. di provvisioni e di masserizie, si per i suoi propri bisogni che per quelli degli ospedali alla fronte dell'esercito. Di ciò che manca e che può occorrere rende conto al direttore generalo del dipartimento medico dell'esercito, informandone in pari tempo il generale comandante. Tutte le navi ospedaliere, se vo ne sono, saranno sotto la. dipendenza del chirurgo generale alla. base eli operazione. Queste saranno usate per ricevere gli uomini resi invalidi e che debbono essere trasportati in patria ed i malati che richiedono cambiamento d'aria, e per evitare l'ingombro I cllil'Urghi civili, gli studenti di meùicina ed altri che prestano servizio volontario s tranno impiegati negli ospedali fissi, sotto l'ufficiale medico militare che ne ha la direzione e non dovranno mai prestare servizio alla fronte dell'esercito. Sarà evitata una causa di dolore e di trepida;;ione alle famiglie e di indugio e d'incertezza nel medicare i feriti, seguendo la pratica imitata dai tedeschi che consiste nell'attaccare, dopo medicato il ferito alla stazione di medicatura, un cartellino alle vesti del ferito stesso, in cui sarà indicato il reggimento, il numero, il grado ed il nome con la specie della lesione, la cura praticata, e le precauzioni ebe possono occorrere nel trasporto. Tutte queste particolarità saranno t>ur scritte sopra un registro a matrice. Cosl dopo poche ore dal combattimento sarà. possibile all'ufficiale medico principale di porgere al generale una nota dei feriti quasi assolutamente esatta, e il numero dei mancanti sarà ridotto alla minima proporzione. E. R.

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RIVISTA Dl-STATISTICA MEDIGA

Stattstlque médleale de l'a.rmée beige (Période de 1870-74), - Bruxelles, 1877.

Secondo le disposizioni emanate dal ministero della guerra del Belgio, la pubblicazione della Stn.tistica sanitaria dell'esercito non si fa elle -per periodi quinquennali. li volume-, che or ora vide la luce, comprende appunto il periodo dei cinque anni dal 1870 al 1874 inclusivi. Non sappiamo comprendere le ragioni che persuasero quelle autorità ad adottare nn periodo cosllnngo, contrario alle esigenze della scienza, in disarmonia colle pubblicazioni simili degli altri Stati, ed in opposizione a quell'importante principio dell'opportunità e della sollecitudine-, che dà. alle pubblicazioni statistiche ufficiali uno speciale preg:i.o ed importanza. La. relazione statistica del Belgio è calcata sn quella dell'esercito francese, specialmente per ciò che riguarda la classificazione d~lle malattie e la disposizione delle tabelle numeriche. In alcune parti è anche più completa delle relazioni francesi, poichè ci fa conoscere anche il movimento nosografico dei malati negli ospedali militari, ciò che queste uitime da alcuni anni trascurano. Ecco riassunte in poche pagine quali furono le condizioni sanitarie d~ll'esercìto del Belgio durante gli anni cui si riferisce il rapporto.


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RIVISTA.

Movi·menlo degli an~·malali. - n numero degli ammessi negli ospedali e nelle infennerie risulta dalle seguenti cifre: Foru media

An.nl

Per cento uomini offottirl

1870 43686 21384 48,94 18'71 39335 19760 50,23 1872 35316 14873 42,11 1873 33246 13576 40,83 1874 13794 35162 39,22 La media dd quinquennio risulta di 44,65 per cento. Negli anni 1870 e 1871 il numero più elevato dei malati si attribuisce all'essersi trovato in quel tempo l'esercito sul piede di guerra. Nella media quinquennale il numero dei malati distinti per armi dà queste cifre proporzionali : Fanteria .. ...• ammalati 46,56 per 100 uomini presenti 38,29 Genio .. . . n n n n Cavalleria. . . 57,58 n " 13,88 "n " Gendarmeria . n n " 43,52 Artiglieria . . n n " " Sedentari . .. 36,72 "n 60,71 " " "n Amministrazione . "n " Disciplina. . . • . 8,67 "n " " Scuola militare . . 5,09 n " " Scuola di cavalleria 41,34 n " " " Figli di militari ( enfants de lroupe) . . • 17,60 " " " " Treno . . . . . . . . . . 11,68 " " " " Per infermerie, nel senso di sopra esposto, la relazione belga intende gli ospedali militari di terza classe, che corrispondono press'a poco alle nostre infermerie di presidio e speciali. I malati curati in camerata (malades à la chambre) corrispondono prcss'a poco ai nostri curati nelle infermerie di corpo. Questi ftuono : nel 1870 . . . . 69353 ossia 157,18 per cento presenti n 1871 67669 11 175,52 " " " 1872 . 52521 " 148,71 " " . 48812 n 1873 146,82 " " " . 48769 " 1874 n 146,37 " "

.

••

Ammalati

.


DI STATISTICA. MEDICA

93

La media del quinquennio risulta di 152,55 per cento presenti. Quest'ultima cifra media viene cosl decomposta per riguardo alle classi di malattie : Febbricitanti . . . . . . . . . . 75,87 per cento presenti Feriti (?) . . . . . . . . . • 60,35 .. , Grnnalosi . . . . . . . . . 0,56 , , Ottalmici (non granulosi) . . 3,74 , • Venerei . . . . . . . . . . 0,01 , , Scabbiosi . . . . . . . . . 11,94 , , Nel Belgio la cavalleria è l'arma che dà il massimo numero di feriti, di granulosi e di scabbioc;i. La relazione, che tanto opportunamente offre al lettore la suesposta classificazione per genere di malattia degli ammalati curati in quartiere, e rapporta le cifre medie alla {Of'ea media, quando poi viene successivamente a parlare dei malati curati negli spedali, cambia metro; ed espone invece le cifre medie proporzionali a cento malati; rendendo per tal modo incompleti e difficili gli studi di confronto. Imperciocchè, se mal non ci apponiamo, non si può trarre alcuna conclusiolle positiva dal sapere, che in.camerata. non furono curati di venerei che 0,01 per cento presenti, e negli ospedali 19,27 percento malati. n rapporto ad ogni modo ne fa sapere che le malattie, che diedero pià numerosi malati agli ospedali furono: 1• l'uretrite; 2• l'imbarazzo gastrico; 3• la febbre intermittente; 4• l'angina semplice; 5• i flemmoni e gli ascessi; 6• le piaghe, ecc. ·Parlando di alcune malattie speciali fa conoscere che la febbre tifoidc diede il maggior numero di malati presso le guarnigioni di Charleroi ( 4,55 malati per cento uomini presenti), di Liegi (4,03 malati su cento) e di Bruxelles (3,86 per cento). La febbre intermittente nella media annuale dei cinque anni diede 9,55 malati su cento presenti a Ostenda, 4,37 a Ypres, 3, 77 al campo di Beverloo. Il rapporto constata con soddisfazione la notevole diminuzione delle febbri intermittenti ad .Anversa in confronto al periodo anteriore 1868-69; e spiega l'aumento avvenuto in Ostenda, pei lavori di terra, che si dovettero compire in quella città, attesa la demolizione delle fortificazioni.


RIVISTA

Le febbri eruttive si manifestarono nel quinquennio a Ostenda su 3119 per cento presenti. a Charleroi su 3113. Lo malattie veneree ebbero la maggiore frequenza a Diest {17178 per cento), a Liège (16,70), a Namur (15,95). ••

Durata delle malattie. - Le giornate di trattamento n eglì spedali ed infermerie si elevarono nei singoli anni alle cifre sotto indicate: ~ ~l

1870 giJ1113l~ di cara 428113 ossia 20,02 per lll!llato, e 13,20 Pfr uomo prmDte • 187 1 • " 426936 • 21,60 • 13,75 • • " 1872 • • 340089 " 22,86 " 10,59 • • .. 1873 • • 274 775 • 20,66 " 8,88 • • • 288020 • 20,88 • 9,21 • • • 1874 "

..

Il periodo quinquennale 1862-66 accusava una media di 25,29 giornate di cw·a. per malato e 15,29 per uomo presente; il periodo biennale 1868-69 dava le medie rispettive di 23,39 e 13,63; l'attuale periodo 1870-74 ha invece le medie di 21.08 giornate per malato ed 11,19 per uomo presente. Questa serie di medie indica già da sè sola 11(1 progressivo e notevole miglioramento nelle condizioni sanitarie dell'esercito belga. Il numero delle giornate di trattamento per i malati curati in -camera (infermeria di corpo) fu di 3,55 per uomo presente, e di 2 133 per uomo malato. Lic~nze di convalescenza.- Nel periodo di cinque anni furono

accordate 4989 licenze ùi convalescenza, ossia. 5,98 su cento uomini curati negli ospedali e 2,67 su cento uomini presenti sotto le armi. Le malattie, che necessita-rono il massimo numero di licenze, furono: la febbre mucosa (?) e tifoide in 1098 casi, la febbre intermittente in 424 casi, gli ascessi e le adeniti in 374 casi, la polmonite e plew·ite (239), le febbri erutive (238), ecc.

Uscita definitiva dal servizio per causa di malattia. - Talo -categoria di perdite per l'esercito si suddivide in questi tre gruppi:


95

DI STATISTICA MEDICA

Riformati . . . . . . 1436 ossia 0,83 per cento presenti Pensioni provvisorie 185 , 0,10 n , Pensioni definitive . 297 n 0,17 n , I n complesso 1918

1,11

n

n

Le uscite definitive rispetto alle armi tengono questa scala. proporzionale : Sedentari, riformati e pensionati 8,22 per cento presenti Amministrazione 3,06 n n Guide. . . . . . . 1,67 , , Cacciatori a piedi . . . . . . . 1,15 , , Linea. . . . . . . . . . . . . . 1,11 n , Lancieri e cacciatori a cavallo 1,08 , n Artiglieria . 0,89 n n Granatieri . 0,89 n n Genio . . . . 0,86 n , Carabinieri . . . 0,83 , 11 Scuola di cavalleria . . 0,48 , , Le malattie che furono causa delle uscite definive per riforma o pensione, sono così classificate per ordine di frequenza: Ernie (cifre effettive) . . . . . . . . . . . . . . . . . 377 Reumatismo cronico e deperimento della costituzione 257 230 Bronchite cronica, tisi ed emottisi Affezioni cardiache . 80 Epilessia . . . . . . . 78 Malattie della cornea •. 55 Ecc.

Vaiolo e vaccinazione.- Furono operate durante il quinquennio 34786 vaccinazioni e rivaccinazioni, da cui si ottenne il 32,76 per cento di esiti favorevoli. Però su 2444 vaccinazioni gli esiti certi furono il 58,18 per cento, mentre su 32342 rivaccinazioni gli esiti genuini non furono che U 30,83 per cento. Durante il periodo di anni in discorso si ebbero 1326 casi di vaiolo, ossia 0,71 per cento presenti, ed 1,57 per cento malati. Durante l'anno 1871 regnò una estesa epidemia vaiolosa in molte città del Belgio. I 1326 casi si scompongono in 547 vaiuoli veri, 697 varioloidi


96

RIVISTA

ed 82 varicelle. La mortalità fu di 110; cioè del 20~10 per cento vaiolosi veri. La cifra dei morti negH ospedali e nelle infermerie per il periodo 1870-74 fu di 1356 nomini ~ pari a 0~86 per cento individui presenti, e ad 1,62 per cento malati. I 1356 morti si ripartiscono per anni come segue : 1870 , , • morti 310 ossia 1.4!) per cento malati 1871 " 4:31 " 2,28 " " 1872 , 249 " 1,76 n n 1873 • • , 195 , 1,4:8 " " 1874 " 171 , 1,28 n , Queste cifre permettono di constatare, che la mortalità. decresce in modo sensibile da un anno all'altro del periodo quinquennale. Non vi ha eccezione che per l'anno 1871, la cui cifra di mortalità più elevata dipende dalle epidemie di febbre tifoidea e di vaiolo, che regnarono in parecchie località. Fra i casi di morte avvenuti negli ospedali ed infermerie militari, per numero e gravezza meritano speciale menzione i seguenti: Mortalità. -

..

llortl (eitre assolut.l)

lforll

Propordone per cento

por t&li aJfetioni

In eomplesao

n conto malati in eo.ra

morti

Febbre tifoide e mucosa. .. . ..•. 451

•:

15,48 •......•. . • 83,25 44,26 (liti).•• " ..• Tisi polmonare e bronchite cronica 852 29,95 f 2,90 (bro1~te).•• • • Vaiolo ... • .•... . ............ . 110 20,10 ............ 8,11 8,38 (polmoaite) ••• • P olmonite e pletll'ite . •• •.. ....• 83 6,12 3,84 (pt.urite) •.••• 13,75 (ipertrofia)••••• Affezioni cardiache ....••.••.. • 42 8,08 17,50 (lesi01i degli ori6ei) Meningite . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . 84 80,95 . . . . . . . . . . • 2,50 F ebbre perniciosa. . . • . . . . • • . . . . 24 64,86 . . . . • . . . . . . 1,76

l

{

D rapporto constata inoltre che la febbre tifoidea fa. le sue più numerose vittime fra gli notnini nel primo anno di servizio, e specialmente durante i primi sei mesi ; mentre la tisi polmonare fa. maggiori danni agli uomini, che ha.nno oltrepassato tale periodo di prova. Questa differenza si spiega, come esprime il rapporto ufficiale, per l'esame rigoroso al quale sono sottoposti i militari al momento


97

DI STATISTICA lllEDICA.

d ella. loro incorporazione. Aggiunge anzi, che la cifra dci morti per tisi nei primi sei mesi di servizio sarebbe ancora diminuita, se gli uomini riconosciuti non idonei dai medici militari non fossero talora imposti dai consigli· di leva. La cifra di 1356 decessi non comprende tutto il contingente pagato dall'esercito belga alla mortalità. Fuorì degli stabilimenti ospedalieri morirono i~oltre 641 individui; dei quali 206 in quar· ticre, 434 al proprio domicilio, ed l alle carceri. Per i morti a domicilio nulla fu riferito alle autorità militari eirca le càuse dei decessi; per i 206 morti in quartiere si sa che 42 di essi morirono per malattia (di cui 22 per bronchite, 6 per alcoolismo, ecc.), 101 per accidenti (di cui 67 per som· mersione, 7 per schiacciamento, 5 per caduta, 7 per ferite, 2 per asfissia, ecc.), e 63 per suicidio (di cui 40 per arma da. fuoco, 18 per appiccagione, 3 per sommersione, ecc.). Qtti ci cade in acconcio di avvertire che, a parer nostro, anche questi 641 casi di morte non compresi nella mortalità generale d ell'esercito belga avrebbero dovuto trovarvi posto, siccome quelli che si riferiscono ad uomini che prestavano servizio attivo nell'esercito stesso. Ora, se ai 1356 morti negli ospedali si aggiungono i 641 morti fuori degli ospedali, si avrà un totale di 1997 morti, i quali, messi in r:tpporto colla forza totale del quinquennio (che fu di 186,745 uomini), dànno una mortalità media annuale di 1,07 per cento della for za, anzichè di 0,86, come avvenne di scrivere all'egregio compilatore del rapporto ufficiale del Belgio, di solito così preciso ed accurato nelle cifre e tanto sagace e giudizioso nei suoi apprezzamenti. Del resto la suaccennata svista, siamo lieti di dichiararlo ad alta voce, non è che un piccolo neo il quale nulla. toglie al merito del coscienzioso e ben particolareggiato lavoro del signor dottore Fromont. Dott. Soanm•

•

7


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RIVISTA

Relazione sulle condizioni sanitarie del corpi della B. marina durante 11 quadrlennlo 18731876. - Roma, 6 settembre 1877. D generale medico comm. Mari, clirettore dell'ufficio centrale di sanità militare marittima, compilò colla sua abituale diligenza la anzidetta relazione sanitaria pubblicata dal Ministero della marina. Come si vede dal titolo, il rapporto si riferisce ai quattro anni 1873-74-75-76, e consta di un fascicolo di 130 pagine. Nel rapporto sono esposte distintamente le condizioni sanitarie delle truppe a terra e di quelle a bordo, il movimento dei malati, le giornate di degenza negli ospedali ed infermerie, le vaccinazioni, le riforme e la mortalità. La forza media dei corpi della regia marina fu durante il quadriennio all'incirca di 12 mila uomini, dei quali una parte (di poco superiore alla metà) era. in media di servizio a terra e l'altra parte imbarcata.

.Ammalati. - n _numero dei malati ammessi negli spedali ed infermerie di terra e negli s1>eda.li di bordo, per mille della rispettiva forza nei singoli anni del quadricnnio, è espresso dalle cifre seguenti: !ell873 .-Ili Regli lpMati di ftm 447, ÌR quelli di oordo 566 per mille de!IJ forr.a )t 1874 » " • 703, .. ,. 440 • • » • 731, " • 311 ,. • • 1875 » » 1876 » » ,. 900, • ,. Sll • •

Se si abbia riguardo ai corpi componenti la regia marina, il numero dei malati ammessi negli spedali di terra e di bordo fu. durante il qua.driennio: Reali equipaggi ... . . entrati 528 per mille della forza all'anno Fanteria marina . . . . , 863 , , " Compagnie infermieri. , 529 , , Ufficiali. . • . . . . . . . . , 22 , , ,"

n rapporto fa notare che gl'individui appartenenti al corpo reale equipaggi, soprattutto se graduati ed ammogliati, quando sono a terra, sono spesso curati a domicilio, e perciò non figurano nelle statistiche degli ospedali e delle infermerie. Onde la media relativa a questo corpo deve ritenersi alquanto al disotto del vero.


99

DI STATISTICA MEDICA

Anche gli ufficiali essendo per lo più curati a domicilio, la media, che ad essi si riferisce, non esprime Ra cifra proporzionale dei loro malati, ma sòlamente di quei pochi (in numero di 86 nel quadriennio su una forza annuale di circa mille ufficiali) i quali entrarono negli spedali di marina. Le giornate di cura dei malati usciti per ,guarigione o per riforma o morti, furono distinte sccondochè appartennero a malati curati negli spedali principali, nelle infermerie o negli spedali di bordo. La media delle giornate di cura nei diversi stabilimenti e nei vari anni fu la seguente: Negli ospcd•li principali

Anni

1873 .. . Giornate di cura 1874 ... , , 1875 . . . , 1876 ...

Nelle in.Jtirmerie

26

5

23 23 36

6

4 7

Negli

Jn media

OSjX!d•li di bordo

giornate

9,6 11,6 9,3 9,3

17 18,6 15,6 18

11 numero effettivo dei malati entrati negli stabilimenti sanitari della marina durante i quattro anni, è espresso nelle seguenti cifre: Ospedale principale del 1• dipartimento (Spezia) .. entrati 5597 , , 2• , (Napoli). . , 4367 , , 3• , (Venezia) . , 4 768 Ospedali di bordo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n 8326 Infermerie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . , 3708 Totale entrati 26766 Le malattie che dominarono per importanza numerica o per importanza nosologica furono: Malattie veneree . . ............ entrati 6443 , dell'apparato r espiratorio . , 2770 2139 Morbi .oculari •. . . . . . . . . . . . . . . . " 1526 Febbri intermittenti........... . " Malattie del sistema linfatico (adeniti scrofole) . . ............ . 598 n 36 Vaiolo e vaioloide ............ . Morbillo ....... . .... . .. . ... . ", 106 Scarlattina . .. . ...... .. ..... . 16 " Febbre tifoidea ....... ....... . 139 " Cholera asiatico.............. . 59 Dissenteria. . .... . . .. ..... ... . " 26

"


100

RIVISTA

Pustula maligna........ . . . ... . entrati Scorbuto ............. . •..... " Purpura. emorragica ........... . " Scabbia.................... . " Frattw·e, lussazioni, distorsioni ... . " Contusioni .............. . .. . Scottature ....... . ......... . ," Ferite ............. . ... . .. . n Commozioni visccrali, ccc....... . " Ecc. ·

3 l 2 230

14.0 547 102 572 22

I soli venerei consumarono per la propria cura in media: Giornate 28 per ciascun uscito nel 1873 , 26 n , 1874 n 25,6 , , 1875 24 , , 1876

"

Vaccinazio1ti.- Le vaccinazioni e rivaccinazioni praticate nel quadriennio furono 7893, con esiti favorevoli 33,4i per cento. R iforme. -Le riforme per malattie sommarono nel quadriennio a 196, ossia ad una media di 4,11 per mille della forza all'anno. Il maggior numero dei riformati fu per tisi cd altre affezioni dell'apparato respiratorio (36), per ernie (25), per congiuntivite granulosa (22), per malattie del sistema circolatorio (14), per fratture (12). Le riforme furono nel corpo reale equjpaggi 155 (forza mema 8520), nella fanteria marina 41 (forza media 2201) e nessuna negli infermieri (forza media 200). Queste cifre, dice la relazione, si riferiscono "ai militari ri(01'mati per 1nalattie curate nei nostt·i stabilimenti n cioè negli stabilimenti di marina. Ma. fra. gl'individui appartenenti al corpo di marina non vi furono anche altri riformati 'f n rapporto ufficiale non lo spiega., ma lo lascia supporre. Di fatto nel VI capitolo dice: "Gli ammalati curati negli spednli civili e militari del " regno ed esteri non sono compresi in queste cifre, perchè man" cano a riguardo dei medesimi i più essenziali dati statistici, " come sarebbe il genere delle malattie da cui fw·ono .affetti, gli " esiti a cui queste diedero luogo, ecc. , A parer mio è questa una grave lacuna, che ne lascia incerti sul valore di tutta la compilazione. Al capitolo V, infatti, la relazione riferisce, che gli ammalati

•


DI STATISTICA MEDICA

101

di marina, curati negli spedali civili e militari del r egno ed esteri, consumarono in tali spedali 26,583 giornate di cura durante il quadriennio. Stlpponendo che la permanenza media dei rnj\lati in tali stabilimenti sia stata di una durata simile a quella passata negli spedali principali di marina, si avrebbe la cifra approssimativa di 1000 entrati in quelli durante tutto il quadriennio; quantità che corrisponderebbe al 4 per cento del totale degli entrati. lUtenia.mo adunque, che l e cifre del r apporto ufficiale, quando non si vogliano riferire ai soli avvenimenti registrati negli stabilimenti speciali di marina, ma a tutto il corpo militare della marina stessa, come realmente dovrebbe essere, siano da consider arsi come alquanto m{&riori al vero. M ortalità. - Questa proposizione forse trova una più vasta applicazione nelle indagini sulla mortalità. Di fatto a pagina 6 si legge: " I decessi avvenuti noi luoghi di cura della regia marina nel " corso dell'anno (1873) furono 43 (3,70 per mille della fana). , " Dei decessi sopranotati, 3 avvennero a bordo e 40 negli ospe" dali principali. " :tfla fuori di queste località, a domicilio, in ospedali ci vili, ccc., nessuno moriva della marina? È probabile che si. Dunque la invidiabile media di 3,70 per mille della forza, che cosa ne . ')..... espnme LP. stesse nozioni abbiamo per gli anni successivi. Nel 1874 la mortalità fu di 38 (negli spedali) ossia 3,27 per mille della forza; . Nel1875 la mortalità fu di 59 (negli spcdali) ossia 4,91 per mille della. forza; Nel1876 la mortalità fu di 36 (negli spedali) ossia 2,90 per mille della forza. Più complete, rispetto al concetto che esprimono, sono le seguenti medie: Nel1873 la mortalità fu di 7,31 per mille curati negli spedali n 1874 n 5,44 " , , , 1875 n 8,97 , , , " 4,68 " " " " 1876 Queste medie sono senza dubbio favorevoHssime.


102

RlVlSTA

Durante il qnadriennio, negli spedali di terra e di bordo morirono 109 individui del corpo reale equipaggi, 57 della fanteria. marina, 8 degli infermieri, 2 ufficiali; più 26 non a1>partenenti alla marina. Rispetto alle armi, la mortalità negli spedali sarebbe sta ta.. quindi: per il corpo reale equipaggi di 3,2 per mille della forza all'anno per la fanteria marina di . . . . 6,5 , , n per gl'infennieri di .. ...... 10,0 " " n '

Auguriamo alla marina, che queste cifre siano vere in tutta la loro consolante mitezza. n numero dei decessi distinti per cause di morte cosi si ripartisce : !(ORTI

Causo eli morte 1873

'•

I. Malattie acute dell'apparato respiratorio .... . . . . .. . . . . ... . .... 11 2. Malattie croniche dell'apparato respirato rio ..•......... . ....... 8 S. Malattie dell'apparato digerente cd annessi (ernie) ................ 4 4. Malattie del sistema nervoso ..•. 3 5. Malattie dell'apparato circolatorio 6. Febbri intermittenti e cachessia palustre ..................•.. l 7. Febbri tifoidee ..•............. 5 8. Morbillo l 9. Vaiolo .. ......... • ... .... ..... 10. Cholera asiatico .... ... •... . .•. 6 11. Scrofolosi, artrocace, carie e necrosi 12. Carcinoma 13. Risipola. ....••. . ....•... .. . . .. l 14. Ascessi 15. Traumatismi .......•.......... 3 16. Altre cause di morte. , .. . ... , . • l

•

o • • •

•

••• o

o

l

••••••••••• •

1875

1876 QuadrìeruùC)

13

35

13

72

6

20

3

16 9 2

6

5 l

4 4

3

l 9

2 l

l 2

3 l l

5

l

..

l

2 3

l

..

l l l l l l

Totale .•.•... 43

38

59

86

o •••• o •• o

o

•

1874

•

•••• o •••

o ••• o •••• o

•

o •• o

•

o

2 20 4 2 6 7 l 2

3 8

2 176


DI STATISTICA MEDICA

103

Sommando le malattie acute dell'apparato respiratorio alle croniche, si ha la cifra di 92 d~;cessi, che rappresentano da soli oltre la metà del totale dei morti. Seguono come più frequente causa di morte le febbri tifoidee con 20 decessi. Sotto questo rapporto si vede, che le truppe di marina subìstono le stesse influenze morbose, che l'esercito di terra. Dana rapida esposizione che abbiamo fatto delle condizioni saU:ta.rie nei corpi della regia marina.~ quali furono desunte dana relaz·.one ufficiale, risulta: l'Che il numero <lei malati andò sempre aumentando nei corpi stanziati a terra in modo tale da raddoppiare durante il periodo <lei quadriennio da 447 fino a 900 per mille. Invece il numero dei malati ~tessi andò sensibilmente diminuendo nelle truppe a bordo, cosi che da 566 per mille della forza si ridusse a soli 311; 2• Le buone condizioni delle truppe a bordo si segnalarono anche dal non essersi manifestato che un solo caso di scorbuto durante tutto il quadriennio; 3• La fanteria marina nelle stazioni di terra ebbe maggior numero di malati che il corpo reale equipaggi, avendo anche un servizio più faticoso; mentre a bordo invertendosi le circostanze, ebbesi un numero di malati relativamente maggiore fra le file dei reali equipaggi; 4• n numero dei venerei fu grandissimo fra le truppe di marina; essi rappresentano all'incirca il 25 per cento di tutti i malati e la media di 130 malati per mille della forza. Però si notò che la degenza loro negli spedali andò gradatamente scemando da 28 giornate fin<? a 24 sole ; 5• Seguono per frequenza le malattie dell'apparato respiratorio (il dieci per cento di tutti i malati, il 58 per mille della forza). Queste malattie furono poi la causa principale della mortalità e delle riforme, precisamente come nell'esercito di terra; 6' Fra le malattie da infezione le più frequenti furono le febbri da malaria; le più gravi l~ febbri tifoidee; 1• Anche nella marina, come nell'esercito di terra, fra le febbri eruttive predominò per numero e causa di morte il morbillo al vaiolo ed alla scarlattina. La buona pratica della rivaccinazione diede nell'armata eguali buoni risultati come nell'esercito ; 8• Se le riforme non furono che il 4,11 per mille della forza


104

RIVISTA DI STATISTICA MEDICA.

all'anno, e la mortalità il 3,69, le perùite complessive subìte per malattie dai corpi della marina non sommarono che a 7,80 per m1lle della forza all'anno, cifra questa. oltre ogni dire sodilisfacente. ' questi cenni mi permetto di far voti, perchè nelle Nel chiudere successive Relazioni l'ufficio di sanità marittima voglia estendere le sue indagini fino a poterei dire le cifre complessive di tliti gli ammalati, di tutti i morti negli OS}ledali e fuori, e di tu:ti i riformati che facciano parte dei corpi della. r egia marina., e vi figurino nella rispettiva forza media. È necessario che tali notizie siano complete, perchè possano essere instituiti i confronti con altri eserciti o con altre armate, e perchè se ne possano trarre utili illazioni. Dott. doRJU.lfi.


V ARIE T À

D telefono.-. Di questa nuova e ben singolare invenzione dell'americano Graham Bell hanno parlato tutti i periodici d'ogni nazione e d'ogni qualit-à; e pur noi non v<Jgliamo dispensarci dal farne alcun cenno nel nostro giornale, come di una fra le più mirabili scoperte del nostro secolo, fecondo di splendide creazioni, la quale ha nelle leggi della fisica c della fisiologia il suo predpuo fondamento. Narra lo stesso professor Graham llell come già da parecchi anni gli fosse caduto in mente di usare l'elettricità per ~rasmet­ tere le vibrazioni sonore da un luogo ad altro, stimando di pot ere far variare la intensità d'una corrente elettrica nello stesso modo con cui varia la densità dell'aria per la produzione del suono. Le sue prime esperienze con una membrana piana non essPndo riuscite a riprodurre con esattezza i movimenti dell'aria, pensò di adoperarne una. concava a forma di orecchio; e dietro suggerimento del dottor Clarence Blake, si valse dell'orecchio stesso dell'uomo. Fu sorpreso dall'osservare la sottigliezza e la esilità della membrana del timpano in confronto con gli ossicini dell'organo dell'udito proporzionalmente molto grossi e robusti~ ed avvisò che un apparecchio analogo posto in comunicazione


106

.,

l

VARIET.~

per mezzo di un filo elettrico con identico apparecchio, avrebbe potuto riuscire al desiderato effetto. Le prime esperienze gli furono contrarie. Ma il forte animo del professore non si scoraggi; ripetè, variandoli diversamente, i suoi dotti esperimenti, e finalmente, provando e riprov:ando, ottenne il premio meritato dalla sua fede e dalla sua perseverarua, quello di riuscire alla trasmissione del suono articolato, incompletamente, imperfettamente si, ma in modo da non lasciar dubbio alcuno che la retta via era trovata. Tale apparecchio il professor Graham Beli presentò alla esposizione di Filadelfia. Ma qui non ristctte l'esimio sperimentatore; procedendo nei suoi studi e nei suoi sperimenti andò perfezionando sempre più la sua invenzione, la quale è ora di già entrata nel campo pratico, nè può dirsi quale sarà il suo avvenire. L'apparecchio quale ora è costruito è semplicissimo, è il più semplice di tutti gli apparecchi telegrafici, non avendo neppure bisogno di una pila. Consiste sostanzialmente di una sottile lamina circolare di ferro tesa nel fondo di una specie di imboccatura di legno. Accosto a questa lamina, senz!' che la tocchi, è la estremità di una sbarra d'acciaio magnetizzata posta perpendicolarmente alla lamina; circonda questa estremità della calamita un rocchetto di ferro dolce, intorno a cui è avvolto a guisa di spirale un filo di rame coperto di seta. Un apparecchio al tutto eguale a questo è all'altra stazione, ed ambedue sono c-ongiunti per mezzo del filo di rame, ed il circuito è compiuto o da un altr o filo o dal suolo come nei telegrafi ordinari. Applicando le labbra alla imboccatura di legno sovramenzionata e parlando, la lamina metallica entra in vibrazione, avvicinandosi cosi e allontanandosi variamente dalla sbarra calamitata. Di tal guisa, per una legge fisica già nota, viene ad essere modificato in più o in meno lo stato magnetico della calamita; tali modificazioni sono comunicate al rocchetto di ferro dolce, e quindi correnti indotte di maggiore o minor forza percorrono la spirale di rame. Le correnti passano attraverso il filo nell'altra spira.le, il rocchetto di ferro dolce è magnetizzato, e corrispondentemente a quello della prima, è modificato lo stato magnetico della seconda calamita; la. lamina di ferro è attratt3 e respinta precisamente nella stessa maniera con cui è attratta e respinta la. lamina


V.!RIETÀ.

107

dell'altra stazione, ossia si mette a vibrare riproducendo esattamente le vibrazioni di quella. L'orecchlo applicato alla imboccatura di questo apparecchio ode distinte le parole pronunziate all'altra stazione, alquanto modificate si, ma in modo da riconoscere dal suono della voce la persona che le pronunziava. Tale l'apparecchio e il principio fisico su cui è costituito. Ma è pur d'uopo convenire che tutto non è spiegato ancora; molto tuttavia resta di oscuro e di incompreso che vorrebbe essere rischiarato; impcrocchè se di leggieri si intende come, per le uguali variazioni dello stato magnetico delle due calamite, possano le due lastrine metalliche vibrare all'unisono; in qual modo però e per qual legge queste vibrazioni giungano a riprodurre perfettamente con tutte le sue intiessioni e modificazioni la voce articolata, a guisa di un'eco, è tutt'altro che facile a concepire. . Le esperienze eseguite con questo apparecchio tra la costiera. inglese e francese (88 chilom.), fra Plymouth e l'isola di Jersey, fra Berlino e Ma.gdeburgo (61 chilometri). , riuscirono a meraviglia. In Italia alcune prove sono state fatte dalla direzione delle ferrovie dell'Alta Italia, dal professar Denza, dal professar Blaserna e da altri con ottimo resultamento. Ciò non ostante, fino ad ora il telefono non ha avuto che applicazioni limita.te; poichè agendo sotto debolissime correnti, non può applicarsi n. distanze molto considerevoli. Tutti gli sforzi sono ora diretti a superare questo ostacolo, e, ce ne affida la fecondità dell'ingegno umano e la esperienza dei passati miracoli del metodo sperimentale, siamo sicuri che prima o poi ci si riuscirà. E. R.

Pesi medlelnall. - A volte, nello scorrere un libro estero di medicina, accade al medico d'incontrare dei pesi medicinali, di cui manca il ragguaglio col sistema metrico decimale. Colla lusinga, quindi, di fare cosa accetta ai lettori del Giornale di Medicina Militare, riportiamo dalla Nuova Farmacopea Militare la seguente tavola, la quale espone l'equivalenza dei pesi delle principali nazioni in confronto col sistema metrico decimale:


108

VARIETÀ

•.

F.QUL VALii!NZA

:

DENO'ItJNAZIONE NAZIONI

"

1ì ~

f'""' ,. . .,. . . . . . . .. .

Yierling (4 once) ••••••••••••••••. . l.oth (men'oncia) ................. Auslrta........ .... . . .. . . Quenten (dramma) ................ Scrupel-ricthpfennig (daoiU'o) ••• Korn (gmno) ................... , . naviera.................

t"' . . r·H··· .

Loth ............................. Quenrcheu ..... Pfennig ......................... Koru ............................ H

o

• •

l

j"'""' ...........................

'·

.

.

Int•ilterra e !;tati Uniti Ounce ........................... eli' America.......... nrachrn ......................... Scruple ..... ..................... Grain ............................ ~

00 . . . . . . .

(grano) ........................

17 53 4 37 l 45

.

.

7

75

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3 8 3

72

24

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66

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28 3 l

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l 5 3

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32 Sll

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40 73

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. 3 6 .

1·1 93 9 95 l lM o

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5 34<1 19 28 63 3 59

345

.

4

18

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15 62 l

Q 4

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100

o

solotnick (dana.ro) ................ Doli (graDo) ......................

l

.

.l 500.l 50• .

k~~~c.ii)c' ·(·~~~~ :0~ci~ · p;,i~~): : :: : .

i'·"" ............................

"

5 8

.. 35714 9191

~ POmd •••••••••••.••••..••••••... l. a na (oncia) ...... ............. ..

na e America Me- Onza ............................ .ri~ionale .. .. .. .. .. . . . Ocbavo .............. ............ Adarrne (acrupolo) ................ Grano ............ ...............

14

140

l

o

~p:t

4,20

.

Onça ............................

Portogallo . . . . . . . . . . . . . . Oclava ........................... Escrupulo ....................... Grào .............................

-•

.3

o

iA"'""'""' ................... . M

Ru:~sia e Polonia . . . . . . .

<6

"'"' ............................ . 3-75

Osen (ottognmma) ................ Lo,Od!!n .......................... Olanda e Batavia (l ...tn) Wt::ciJ c (feamma) ........ Korret ( eeigramma) •••

00 . . . . . . . . .

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'ii

300 15 3

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Germania (P1'11ssia, Anno-~ Pfund · "·"" .. "" .... · " · "· .. ver e Sasaonia) ......... . Quenl. Lolb · ·........................... " " " " .. " " · " · " · · " " 1\orn ............................ Mina............................. Grecia nracrna.,,,,, ........ .. ,.,,,;; .. . ................... Obolo............................ Chalcos .........................

..

ti

o o ........ o ......

Loth ............................. Danimar ca e Norvegia. Queutin .......................... Pfennig ......................... J{orn ...................... ...... .

t

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DIVISIONE DEl PESI

28 3 l

59 19 5

9

Q


109

VARIETÀ

EQUIVALENZA DBNO!l!NAZIONE NAZlO!ii E

DlVISIO~E

DEl PESI

'i

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Pund ............................

Lod tmcu'onda) ................. . Svezia · · · · · · · · · • · · · · · · • · Quinlin .........................

Svizzera

••• o • o •••• •

o ••• •

Korn ....... . ..... . .............. Pfund ........................... LOUl ............................ Quen lt:ben .......................

a

. .

. l Rott.olo .......................... .

Koru .. . ...................... . .. ~ Ok,. . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . Turchia.................

'l'cek-yusdromo (libbra) .......... Drache (dramma) .......... . ......

. 1\.ara.t . . . .. ............ . ...........

l

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357 85 14 91 3 72 6 357 91

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J.l 3

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72

.7 4 3 l!

6 283

564

32() 70 3 20

7

20

Nota. - In Francia e nel Deigio vige il sistema metrico decimale sino dal 1~10.


NUOVE PUBBLICAZIONI

Diamo il benvenuto ad un nuovo giornale di medicina, chirurgia e scienze affini, Il Cirillo, che ci giunge dall'incantevole ed operosa Partenope, tutto spirante giovani! baldanza, pieno di buon voler e di migliori intenzioni. Possa il nuovo confratello durar lungamente nel difficile arringo in cui entra. animoso e mietervi palme ed allori che lo compensino almeno in parte delle fatiche e delle amarezze a cui va incontro chiunque in qualsiasi campo si fa banditore di verità e deve sottoporre al microscopio d'una critica imparziale le nuove dottrine ed i fatti su cui queste si appoggiano.

,,

È stata pubblicata presso la tipografia degli Stabilimenti mili?

..

tari di pena, e quanto prima verrà messa in vendita, la N"ova Farmacopea militare, compilata per ordine di S. E. il ministro della guerra da una commissione di farmacisti militari, presie~ duta dal chimico farmacista ispettore signor cav. Leone. Speriamo che quest'opera sia per incontrare il favore dei medici e dei farmacisti militari ai quali deve più specialmente servire.

Il Direttore

P. E. MANAYRA Colo>itlèllo medico, m• mbro d•l Comita/IJ di 1anità milil4rf,

·.

Xl Redattore ETTORE Rrccaaox Capitano medico

N UTili I F EDERico, Gerente.


NOTIZIE SANITARIE •IMI

Stato san.ltario di tntto l'elìlerelto nel meliJe di noTembre 1877 (Giornale militare uflìciale, parte 2•, n• 4).

Erano negli ospedali il l • novembre (l) . . . . . . . . . . . . Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Usciti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

5568 5219 6488

Morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rimasti il l • dicembre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

86

Erano nelle infermerie di corpo il l o novembre ..... . Entrati nel mese ....... . ... . .. . ............ . Usci ti guariti ................ . ............ . n per passare all'ospedale . ....... . ........ .

2144 6570 6179 886

Morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rimasti il l o dicembre ....................... .

l

~!orti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo.. .

27

Totale dei morti .. ... ... . . ...... . .......... .

114

4213 Giornate d'ospedale ............ . ............ . 141431

1648 Giornate d'infermeria . . .. .. .. ............... . . 60013

Forza media giornaliera della truppa nel mese di novembre ........... . . .. .. . .. ............. 194555 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza 0,89 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) . . . . . . . . . . . . . . 1,87 Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. . . . . . . .

34

Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza

0,59

(l) Ospedali militari (principali, succursali, infermerie di presidio e speciali) e ospedali civili. (2) Sono ded()tti gli ammalati passati agli ospedali dalle infermerie di corpo.


112

NOTIZIE SANITARIE

Morirono negli stabilimenti sanitari militari ( ospedaH, infer_ merie di presidio, speciali e di corpo) n• 68. - Le cause delle morti furono: iperemia cerebrale l , meningiti ed encefaliti 3, paralisi cd atassie locomotrici 2 1 miclitc 1, bronchite acuta 1, bronchiti lente 3, polmoniti acut" 3, polmoniti lente 5, pleuriti ed idro-pio-toraci 3, tubercolosi polmonali 2, vizi organici del

cuore e dci grossi vasi 2, gastriti ed entCJiti' 3, peri toni ti 3, reumatismo articolare l, i1eo-ti~o 25, meningite cerebro-spinale-epidemica 1, morbillo l, otite l, adenite 1, tumore maligno 1, ascesso lento, atrocaci 2, ferita l, frattura l. Si ebbe l morto sovra ogni 133 tenuti in cura, ossia O, 75 per 100. Morirono negli ospedali civili n• 19. -Si ebbe un morto sovra. ogni 92 tenuti in cura, ossia 1,09 per 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari o civili: per malattie 22, per suicidio 3, per ferita riportata in servizio l, per caduta accidentale l.

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MEMORIE

ORIGINALI

RENDICONTO STATISTICO DELLA

REVISIONE DELLE RECLUTE DELLE CLASSI 1855-1856 presso il distretto mil. di Perugia (l) E DELL'ALTEZZA E DEL PESO DEL CORPO 1Ji RAPPORTO ALLA CIR<X>NFERENZA TOR.~CICA

Un distinto mio collega ed amico, il capitano medico P~ . NARA, nelle Consùlerazioni statistiche sulla classe 1854 al 4° bersaglieri (2), assegnava quale una causa d'indebolimento di resistenza organica negli uomini di quell'arma la scelta negli assegnamenti delle reclute. · Ed io, non solo come perito nelle innumerevoli rassegne speciali, ma come dirigente il servizio sanita.rio di un reggimento, sebbene di fanteria, ho avuto l'occasione di confermarne pur troppo il ·parere che certamente è diviso da non pochi altri colleghi. L'esperienza propria quindi mi ha fatto rivolgere tutta l'attenzione alla quistione della scelta delle reclute per l'assegnazione alle diverse armi; e questa scelta per conseguenza motivando per la mia parte un più minuto (l) Della classe 1855 in questo lavoro non è compres.1. che solamente quella parte del contingente che è stata chiamata sotto le armi assiem~ alla classe 1856. · (ll) Gio>-nale dl medicina militare, gennaio 1870, n• l.


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RENDICONTO til'ATIS'J'ICO

esame dell'inscritto, ha dato luogo ad un numero maggiore di proposte a rasf:egna speciale, avendovi compresi quegli inscritti di dnhbia co:>tituzione, che, secondo il mio apprezzamento, non infondevano il morale convincimento della loro attitudine a resistere alle svariate fatiche e disagi della vita militare. In virtù aelle disposizioni ministeriali contenute nella circolare 143 n° 17 in data 6 dicembre 1876, i comandanti di corpi non possono prO])Orre a rassegna speciale per la medesima malattia quelle reclute, già proposte dai comandanti i distretti e giudicate idonee. Con esse la responsabilità dei capi di corpi resta declinata e l'erario ne resta vantaggi:1;to. Ma ne avrà guadagnato l'esercito? È ques.to nn problema · di somma importanza che non può essere risoluto che dai· medici dei corpi, presso i quali quelle sono state assegnate • prendendo , appena giunte, esatte note della loro costituzione, della lçro attitudine c segnandonc i di\'ersi esiti, seguendoli, per cosi dire, durante specialmente i primordi della loro vita militare. Tale lavoro, se praticato accuratamente dagli ufficiali sanitari presso i corpi, spe~ialmente di fanteria, potrà essere fecondo "di utilissime deduzioni circa l'attitudi ne fisicà dell'inscritto, potrà fornire sicuri elementi per la soluzione del problema determinante il minfmmn compatibile del peso del corpo ed il rapporto di esso con l'altezza e la circonferenza del torace, e. potrà risparmiare molte vittime di una malin· tesa lusinga snl presunto consecuti\'O sviluppo organico degl'inscritti in seguito al cambiamento di abitudini, e mercè la bontà de1la alimentazione e l'esercizio muscolare inerente alla vita militare. -rel medesimo scopo nella revisione per la scelta ed assegnazione alle di\-ersc armi degl'inscritti del contingente di


-

DELLA REYISIOì\E DELLE RECLUTE

lJ 5

1• categoria delle classi 1855-56 appartenenti ai sei circondari della }lroriucia di Perugia, e quindi di questo distretto militare bo voluto notare i dati relativi al ràpporto del peso del corpo e dell'altezza con la circonferenza toracica de11a massima parte di essi, onde potere nella strettezza de1le mie forze contribuire anch'io alla non facile soluzione del problema preaccennato. Prima però d"i.nolt.rarmi nell'esarl}e delle cifre che ho raccolte in varie tavole, dirò poche parole relatiramente alla visita ed assegnazione degli inserì t ti praticata pt esso questo distretto nel gennaio scorso, sia percllè da essa si potrà ricavare qualche elemento da poter sen-ire a1lo sc?po, sia perchè mi piace di far rilevare che il risultato assai soddisfacente ottenutosi è dovuto per la massima parte al principio cui si è informato l 'esimio comandante il distretto, di la$Ciare cioè, senza risparmiare la sua alta sorveglianza, la più ampia libertà al parere del perito sanitario e degli ufficiali delegati delle dirarse armi.

I.

..

Gl'inscritti di l a categoria di questa provmcta appartenenti alla classe di le\·a 1856 ~ ed al residuo contingente della classe 1855 rivisitati al distretto per esse~e assegnati ai corpi sono stati, all'epoca che scrivo, 1279 e distinti pw: circondari come segue: · P entcria 500 o 152 Terni. Orvieto 114 Rieti . 206 Foli(J'no 136 o Spoleto 171

• •

•

-


.

116

RENDfCONTO ST,UfSTlCO

<lei quali sono stati assegnati alle armi di: Carabinieri. 8 Artiglieria da fortezza . 54 da campagna 108· " Genio 41 Canlleria 99 Bersaglieri. 142 Fanteria 775 Distretti 52

.

•

Di essi sono stati proposti a rassegna n° 124 per difetti fisici, per grac:lità o poco S\' iluppo da far presumere !"inabilità almeno t-emporanea alla vita militare. 11 quadro se· guente potrà dare una piì1 esatta djmostrazione delle dette proposte, distinte anche per circondari coi relativi esiti in seguito alle subite rassegne : Ta•·ola 1.

PROPOSTI DAL DISTRETTO

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DEL~A REVISIONE DELLi RECLUTE

117

Alle riforme ed ai rimandi all'altra leva che si desumono dal presente quadro sono da aggiungere un inscritto· del circondario di Rieti riformato, due del circondario di Peru· gia, tre di Terni, tre di Spoleto uno di Foligno giudicati rivedibili per esiti di malattie acute sopraggiunte dell'apparato respiratorio. Dalle dfre del medesimo quadro si deduce di leggieri che il circondario che ha somministr~to il maggior numero di riforme è stato quello di P~rugia, e quelli nei quali si hanno avuto a notare più costituzioni dubbie sono stati i circou.dari di Perugia e di Terni. Si ricava pure da esso che oltre la metà dei proposti è stata dalla commissione· rassegnatriee giudicata idonea a resistere alle svariate fatiche inseparabili dalla vita militare. Lasciando a ciascuno l" intera libertà e quindi la responsabilità del proprio apprezzamento, mi occorre per debito di storia far . rilevare che tra i proposti per gracilità o · poco sviluppo muscolare e giudicati idonei in seguito a rassegna, 13, trovo seguato nei miei appunti, avevano il perimetro toracico inferiore anche di più centimetri alla metà dell'al· tezza e tra qu~sti uno fino ad otto centimetri meno, e per soprappiù con due centimetri di meno del minimwn richiesto per la misura della circonferenza toracica.. Sarebbe deside- -· rabile per la statistica la. conoscenza degli esiti di questi uomini presso i diver~i corpi; ma essi non hanno potuto nemmeno essere proposti per la stessa causa ad una nuova rassegna. Ad ovviare a questa diversità di apprezzamenti, grare assai per gl'individui, di non piccola piaga pei reggimenti nei quali capitano c di danno non lieve per l'erario, non sarebbe da augurarsi che presso i n6stri consigli di leva e presso i corpi dell'esercito si istituissero dei rapporti tra il perimetl'o tQracico, l'altezza ed il peso del corpo degli inscritti onde

-


118

REXDlCONTO ST.ATL')TICO

ottenere, dopo maturi studi, la soluzione del problema de· t enn'inante il limìt.e dell 'attitudine fisica al seni zio militare ed i criteri e le norme invariabili alle quali donebbero attenersi tutti i periti sanitari e le commissioni giucticanti nel· l'accettazivne degl"inscritti?

I I.

-

In Francia ed altrove studi di questo genere hanno avuto già un ampio sviluppo, ed un lavoro prezioso a tale riguardo si ritrova nei fascicoli 5° e 6° del Rccucil dc 11uJmoin!S· clc 1nldccine et clc cMrurgie del 1876, pel signor VALLIN, professore d'igiene e di medicina legale alla scuola di Valde-Grace, quale lavoro mi rincresce di non aver potuto arere per le mani prima dell'arrivo delle reclute ncl mese di gennaio, sicchè bo perduta l 'opportunità di estendere le mie ricerche sopra. alcune considerazioni da lui accuratamente esposte riguardo agli individui di costituzione debole, sni quali già la commissione rassegnatricc areva. pronunziato il . !Jindizio di riforma. Ciò non pertanto non sembrami super• •

Media del peeo del corpo e della eeml altezza ~ r i visitate presso il Distretto militare d l P eru.git

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119

DELLA. REVISIO~ DELLE RECI,UTE

fluo di presentare tutti quej dati relativi alla mislU'a. toracica ed altezza non meno che al peso del corpo, che, nol mentre sono stati raccolti sopta uomini già accettati e per lo scopo di ottenere 11tili deduzioni per l'assegnamento di

essi alle varie armi, pos!lono &ervire a contribuire l)enanche alla ricerca del minimwn compatibile. coll'attitudine al militare servizio. Sopra. i 1279 iscritti esaminati solamente di 1111 ho potuto assicurarmi unitamente del perimetro toracico, della. statura e def pèso del COI1)0; gli altri, o pe.rchè mancava nel registro qualcuno dei fattori, o perchè erano assenti per trovarsi all'infermeria od allo spedale, o perchè hanno raggiunto il distretto all:t spicciolata, non hanno potuto essere compres_i iir questa · re1azione. Omettiamo per brevità la nota particolareggiata delle singole misurazioni prese. Ma per avere di tale rapporto ~ma idea più concreta )•o f<ltto seguire l'annessa tavola, la quale rappresenta le medie del peso del corpo e della semialtezz.'l. in mgiÒne della perimetria. toracica di tntti gl'inscritti sottoposti all'esame e quelle speciali alla diversità delle armi, a1le quali sono stati assegnati.

al

oporto perimetro toraclco· delle reclute delle claaal 1855-56 ·. l 'assegna.zlone al Corpi dell' esercite.

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120

RENDICONTO STATISTICO

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Prima di passare alle deduzioni che possono ricavarsi dall'esame delle sudldette cifre, trovo necessario dire poche parole circa la misurazione del torace, causa di notevoli differenze e di non pochi errori di apprezzamento tra i diversi periti sanitari;. mentre essa è invece di una importanza. capitale nella determinazione dell'attitudine al servizio militare. È vero che nell'esercito italiano le ca11se di errori nella,misurazione del torace sono state e sono :infinitamente più limitate che nell'armata francese, ove; fluo a poco tempo fa., questa veniva praticata. secondo le convinzioni dell'ufficiale sanitario, cioè a braccia elevate od abbassate, al livello deii capezzoli, più basso, od al livello del margine inferiore dei muscoli pettorali. con nastro metrico cedevole, tra una forte espirazione o tra due respirazioni insensibili. Presso· di noi ·le antiche istruzi·oni e quelle successi\re contenute nei reali decreti del 7 dicembre 1864:, 6 ottobre 1868 e 17 settem})re 1872 stabiliscono sempre le medesime norme nella misurazione del torace, cioè l'altezza dei capezzoli delle mam- · melle, la cui balle deve essere rasentata dal margine superiore del nastro metrico, che deve circondare il torace iu senso orizzontale mentre l'inscritto ha le braccia rivolte al basso ed alquanto discoste dal tronco. Dette i:>truzioni quindi ci determinano due fatti essenziali cioè la 1Josizione dell'inscritto durante la. misura toracica e la sede della misurazione. Le cause di errori sono perciò minori e furono rese anche più rare colla disposizione determinata dalla circoJare n° 11 del 7 dicembre 1869, colla quale all'ordinario nastro

.


DELLA REVISIONE DELLE RECLUTE

121

metrico cedevole è sostituito quello costituito da un tessuto misto di fili metallici e vegetali riuscendo cosl nelle sue dimensioni meno variabile perchè meno soggetto alle influenze fisiche e meccaniche. Ma colla misurazione come è prescritta sono evitate tutte le cause di errori, ovvero ad essa è preferibile quella sottopettorale adottata recentemente dall'armata francese? Io bo misurato attentamente a vari livelli sullo stesso individuo il torace di 150 soldati appartenenti a diverse classi di leva per convincermi delle ragioni per le quali alaltrove si è adottata la misura sottopettorale e per accer-

tarmi se in realtà. questa abbia un valore semiologico da fare abbandonare quella prescritta dalle nostre istituzioni. Tutti sono stati misurati nell"intervallo di due normali respirazioni. 1° Sttlla linea mammaria coprendo colla superficie del nastro metrico interamente il capezzolo delle mammelle; 2° Immediatamente sotto di esso rasentandone la base col margine superiore del nastro; 3° Sulla linea sottopettorale cioè all'inserzione del mus..::olo gran pettorale od alla base della cartilagine xifoide. Per tutti la posizione dell'inscritto nell'atto della misura è stata colle braccia pendenti. Inoltre di 40 di essi ho voluto una seconda volta m~<>urare il torace sulle tre linee anzi notate, xa a braccia elevate ed a braccia ·pendenti, e quest'ultima misurazione di pii1 grande importanza ho creduto .di comprendere nella tavola seguente perchè se ne potessero ricavare deduzioni più complete.


122

RE~DICONTO

STATlSTICO

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Dall'esame di tutte le misure praticate, e specialmente da quelle che si desumono dal quadro precedente si rileva senza dubbio che la inedia della misura presa sulla prima. linea mammaria supera di un centimetro quella presa alla base del capezzolo delle mammelle, e che questa è maggiore di un centimetro e mezzo di quella sottopettorale; ciò che importa per dimostrare che il m-ìnùnum in centirn~Jtri 78,5nlJlla linea sottopettorale stabilito per l'armata francese corrisponde precisamente al minimum di 80 centimetri alla base clel capezzolo delle mammelle prescritto dai nostri regolamenti. Si deduce in secondo luogo che la misura pra. ticata sulle tre linee a braccia elevate, quantunque nei molti casi parziali riesco inferiore a quella praticata a braccia cadenti, in media la. differenza. è assai leggiera, ed è minima, quasi nulla sullà linea sottopettorale. Per questa. circostanza la misma sottopettorale darebbe luogo a minori


DELLA. REV ISIONE I>ELLE RECLUTE

123

errori, e riuscirebbe anche p1·eferibile nella. considerazione c h e sullo scheletro la circonferenza inferiore inùica meglio la capacità toracica ;. ma non è scevra d'incotwenienti da an te porla a quella adotta tu. dal nostro esercito. l mperocchè non sono rari i casi, nei quali l'appendice xifoide è portata più innanzi dell'ordinario per una conformazi0ne non rogo· lar~ dello estremo inferiore dello sterno, nè sempre è i'ÌCO· noscibile sul torace rivestito delle parti molli l'attacco del margine inferiore del gran pettorale o la base dell'appendice xifoide, che devono servire di linea precisa, costante per la misurazione a quel livello. Invece colla misura oriz-zontale 1.·asentando la base dei capezzoli delle mammelle non solo si ba in questa un punto di ritrovo preciso, costante in ogni caso anteriormente, ma se ne ha nn secondo posterior mente all'angolo inferiore delle scapole, per modo che chi si fa a svolgere il nastro metrico applicandone il suo orlo superiore all'angolo delle scapole suddetto, che si nota. col margine radiale dell'indice di ciascuna mano, trova in linea perfettamente orizzontale anteriormente l'altro punto costante della bas e d.oi capezzoli. In tale maniera con due punti di ritrovo materiali precisi e costanti si arriva più speditamente e con minori probabil~tà di errori a misurare un gran numero di toraci, come richiedesi nei consigli di leva, ed in qnelli di revisione presso i distretti. Nè vale a produrre in contrario gli inconvenienti dell'intumescenza dei capezzoli delle mammelle in alcuni, dello sviluppo maggiore dei muscoli petto. rali in altri, ovvero l'ost:\colo della pnnta delle scapole in quelli che le hanno assai prominenti, perciocchè a rigore • queste osservartioni sono da attribuirsi alla misura. sulla. prima linea mammaria, non già. a quella prescritta dalle nostre istituzioni, alla base dei capezzoli delle mammelle.


RENDICONTO STATI:ST!CO

IV.

Fino ad <>ra le norme nell'accettazione degl'inscritti sono basate sul principio della buona costituzione, della robustezza. ed armonia di forme, di cui po:;sano essere dotati, considerando d'importanza secondaria i difetti locali qu.ando quelle non fanno difetto. Ncll 'esame fisico degl'inscritti qtùndi non si è retti che dal convincimento morale ausiliato dalla determinazione delle dimensioni della cassa toracica, di cui i nostri regolamenti hanno stabilito un minimwn invariabile, al quale tutti e periti sanitari e membri di consigli giudicanti debbano attenersi. Ma questi, come dice il signor V AJ.LI:\ " non avendo un punto di paragone sempre identico a sè " stesso, un tipo fisso al quale potersi riportare e parago" nare gl'individui di una varietà infinita che si succedono " incessantemente sotto i loro occhi " possono formarsi della lo~o attitudine fisica un convincimento morale differente nelle diverse commissioni giudicanti e pet gli elementi che le compongono, e per la di rersità di razza degli esaminati. È per tale ragione che oggi si sente la necessità di stabilire delle norme che regolino con eguali criteri l'accettazione delle reclute nelle diverse commissioni, ed esse devono essere somministrate, ' per senirmi delle espressioni del VALLIN, da punti di ritrovo materiali, tangibi~i, misurabili, dai rapporti cioè dell'altezza e del peso del corpo con la p~>timetria tomcica. Infatti non · pare possibile che fino ad oggi si sia po· tuto ritenere presso di noi che il minimo di 80 centimetri di circonferenza toracica comp:1tibile coll'altezza minima di 1,56 possa similmente essere compatibile per l'attitudine


DELLA REVISIONE DELLE RECLUTE

125

fisica al servizio militare con quella di l, 70 e più. ~ vero che sta in quest'ultimo caso l'articolo l~ dell'elenco B, ma ormai tutti conosciamo di quale elasticità. llia capace l'idea della gracilità i e ne sia convincente esempio l'inscritto da me innanzi citato giudicato atto al servizio militare con una circonferenza. toracica otto centimetri meno della metà del· l'altezza. Vediamo perciò se dalle cifre segnate nella tavola l[ si possono cavare deduzioni atte a; metterei sulla via della deter· minazione di un rapporto tra la misura in altezza e quella della circonferenza toracicn. che possa ritenersi compatibile coli 'attitudine al servizio. Oggi la. semialtezza è la misura di paragone, alla quale · si riferisce, presso altre nazioni, la misura della circonferenza toraci~ per determinare la idoneità. o non delle reclute; ed in Francia specialmente ristmzioue ministeriale del 13 marzo 1876 stabilisce il limite della misura toracica,. praticata all'altezza dei capezzoli, a due centimetri e mezzo in più della semialtezza per quelle al di sepra di l ,60, e di tre centimetri per quelle al di sotto di l ,60. Ora, sui nostri 111"1 individui, in 1037 la misura toracica ba superato la semialtezza, in 16 è stata eguale, in 58 è stata inferiore i nella proporzione cioè di 93,33 per 100 nel primo caso, di l ,44 nel secondo, di 5,22 nell'ultimo, risultato assai fa,·orevole per le operazioni di leva praticate presso i diversi circondari della provincia. Ecco una tavola indicante il numero dei centimetri in più od in meno della perimetria toracica relativamente alla semialtezza in tutti i 111 1 inscritti ésaminaii.

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Lasciamo da parte quelli la cui circonferenza. toracica ha superato la semialtezza, occuviamoci di quelli io cui è stata inferiore e che meritano t utta la nostra attenzione. La massima parte di questi appartengono alle infime misure della eircouferenza toraci ca da.U '83 ali '80, trovandosene pochissimi da11"84 a11'88, e nessuno da questa ci fra in su, ed appartengono al contrario alle misme pitl elevate in al· tezza dall'1,63 aU'1,83. Quest'ultimo fatto d'altr-onde è di· mostrato dalla osservazione giomaliera, riscontrandosi le s tature piit piccole a preferenza delle pil1 grandi, fornite di una. capacità torpcica superiore per l'ordinario alla semialtezza.

•


DEf,LA RE\"!SIONE DELT, E RECLUTE

127

Ora io fo osservare che tra i citati individui, prima che le cifre mi avessero dimostrato la insufficienza relativa del perimetro tomcico con la semialtezza, a piit chiare note me l'a\·evano indicato, in 17 di essi specialmente, il loro aspetto g enerale, lo stato di costituzione organica e dello svilnp])O muscolare da. convincermi che, almeno attualmente, non axevano l'attitudine a resistere alle fati che del servizio mi· ]itare, e li giudicai perciò tali da essere proposti a rassegna speciale. Che se non tutti di essi poi furono dalla commissione rassegnatrice giudicati come furono proposti, è da atttibuirsi alla diversità di apprezzamento, dovuta., io credo, appunto alla mancanza di norme generali ed uniformi a q nesto riguardo. Appoggiato quindi al fatto precedentemente esposto, ed alla osservazione che il perimetro ncgati\'o di fronte all 'altezza si verifica massimamente nelle stature elerate, e tenendo couto che presso molte nazioni di Europa è dichiarato di dubbia costituzione e da rimandarsi l'inscritto che non abbia il perimetro toracico almeno eguale alla semialtezza, manifesto il mio convincimento ritenendo che simile dispol'ìizione sarebhe da adott:nsi pt·esso di noi Jler le stature da l ,60 ad l, 70. Tralascio le stature inferiori ad l ,60, pcrchè va da ·sò che ammesso il minimo della circonferenza toracica in 80 centimetri, questa fino alla statura. <li l ,60 su. pera od è eguale alla semialtezza. Per le altezze superiori ad l, 70 non pos:>o aggiungere che la seguente osservazione, cioè che tra le reclute assegnate ad un corpo scelto (l'artiglieria) cinque dell'al tezza maggiore di l, 70 si sono ritrovate nella condizione di avere la circonferenza toracica inferiore di un centimetro alla semialtezza., e sono state bene accettate ai corpi rispettivi, perchè la loro costituzione generale, il loro peso, la giustezza delle propor. •


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128

RE~DICO~TO

STATISTICO

zioni delle diverse parti del corpo rispondevano ai bisogni dell'arma. D'altra parte sembra ragionevole il ritenere che un torace, la cui circonferenza sia, per esempio, di 86 centimetri in persona alta 1, 74 abbia 511fficiente capacità. per la libera funzionalità degli organi entrostanti. La mancanza però del rapporto determinato tra il perimet.ro toracico e la semialtezza non deve costituire una causa assoluta d'inabilità quando non concorrono le altre circostanze relative al buono aspetto esterno dell'individuo, e più di tutto al peso del corpo come quello ohe ne dimostra lo sviluppo organico ed il potere assimilativo. Essa dovrebbe costituire solamente una causa di rimando alla leva successiva, tanto più perchè, in seguito a studi fatti presso di noi e fuori, è dimostrato che l'ampiezza toracic.1. tra i 21 ed i 22 anni aumentando in maggior proporzione della statura, tende a diminuire il difetto di rapporto tra essa e la semialtezza. Un altro fatto cl1e costituisce un punto di ritrovo mate· riale, tangibile nel giudizio, pei Cc'tsi dubbi, sull'attitudine al servizio militare, è il peso del corpo, il quale forma già parte integrale dell'esame deU'inscritto presso altre nazioni. Bisognerebbe che anche pr,esso di noi non si tralasciassero studi numerosi per determinare il minimo di esso compatibile colle fatiche della vita militare; questo più particolarmente si potrebbe ottenere dal primo esame degl'inscritti presso i consigli di leva, ove s'incontra un maggior numero di costit uzioni dubbie o da. riformare del tutto. Per· avere sotto gli occhi il rapporto del peso coll'altezza, trascrivo nel quadro che segue la media del peso per ciascun centimetro di <1.ltezza dalla minima 1,56 fino ad 1,83 che è stata la massima avuta.


129

DELLA REVISIONE DELLE RECLUTE Nomoro

degli inseritti

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73

Da esso non si può dedurre una proporzione costante t~·a il peso del corpo e l'altezza; anzi si è avttto a notare qualche volta:una enorme sproporzio'tle nel peso degli individui che hanno la stessa altezza; e questo fatto può avere la sua causa nella diversità dello sviluppo organico dei giovani della stessa provincia, ma di comuni differenti per topografia, per abitudini, per modo di vivere, ed anche per la. differenza degli uomini della campagna e della città. Quello che si nota si è che il peso aumenta coll'altezza, epperò non può stare [o stesso minùnum per tutte le altezze, come non può stare per tutte le altezze lo stesso m ·i nùnwm della circonferenza del torace. Infatti si può stabilire che per le altezze da 1,56 ad 1,60 la media del peso oscilla da 55 a. 59 chilogr.; che per le altezze da 1,61 .ad l, 70 sta tra 59 chilogr. e 65; e che per le altezze superiori ad 1,70 fino ad 1,75 il peso medio è da. 65 chilogr. a 67 .50. Le mie investigazioni sono limitate a quest'ultima altezza, perchè quelle superiori ad l, 75 sono state così poche da non poter fornire criteri positivi statistici. :Ma quale sarà 2


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RE:-lDICONTO S'fATl::iTICO

il peso minimo compatibile con la minima altezza? In mancanza. dii altri dati, dovendo stare alle cifre che presentano i nostri quadri, i quali sono tàtti sopra individui già giudicati idonei dai consigli di leva, bisognerebbe concludere che il peso di 50 chilogr. dovreb:..e considerarsi come la cifra minima compatibile con la minima statura. Difatti con la statura infima di 1,56 il pe~o minimo che si è notato è di 50 cbilogr. E questa conclusione verrebbe. anche ~affor­ zata dalla riflessione che tra tutti quelli che furono da questo distretto proposti a rassegna speciale per gracilità. o poco sviluppo muscolare, non si riscontra alcuno che avendo l'altezza minima di 1,56 offrisse un peso inferiore ù chilogr. 50. Ammesso tale minimo · di peso, siccome questo aumenta coll'altezza, si può essere concordi nello stabilire che per l e altezze minime fino ad 1,60 il peso deve aumentare in ragione di queste ; che per le altezze superiori fino ad l, 70, essendo il peso medio oscillante tra i 60 ed i 65 chilogr., si può senza tema stabilire il peso minimo a chilogr. 55, e così proporzionatamente per quelle superiori ad l, 70 potrebbe fissarsi a 60 chilogr., ed a chilogr. 70 per le al· tezze al di là di 1,80, quantunque per queste ultime non potrei tràrre convincenti proporzioni pel' difetto di cifre. Un rapporto costante nemmeno si ricava tra il peso del corpo ed il perimetro toracico ; anzi delle differenze notevoli pur si rilevano nel peso di moltissime reclute della medesima circonferenza toracica. Però nei quadri statistici presentati io noto l'osservazione seguente: il peso medio che corrisponde alla misura toracica compresa fra 80 ed 85 centimetri è di 55 chilogrammi; quello che corrisponde all'altra compresa fra 86 e 90 è di chilogrammi 60; quello che l'isponde .alla perimetria. tra 91 e 95 è di chilogrammi 65; e finalment-e il peso medio rispondente alla misura toracica


DELLA REVISIONE DELLE RECLUTE

131

da 96 a 100 è di 73 chilogrammi. Si nota cioè che per ogni 5 centimetri di aumento Jella circonferenza toracica, il peso medio del corpo si accresce di 5 chilogmmmi. Solamente vi fa eccezione l'ultimo mezzo decimetro della misura toracica, in cui l 'aumento qel peso fu di chilogrammi 8; ma, a mio avriso, ciò dipende dal perchè sono pochissime le individualità comprese tra quest'ultimo limite, che hanno formato oggetto della proporzione. L'osservazione accennata potrebbe quindi fare azzardare la seguente proposizione: che il peso medio del corpo corrispondente ad ogni mezzo decimetro della circonferenza. toracica degl'individui nel mede.simo anno di età risponde ad un numero di chilogrammi eguale al numero del mezzo decimetro rappresentante la circonferenza toracica meno trenta. - A dilucidare questa mia proposizione, mi permetto di presentare un esempio: quale sarà il peso medio di un numero d'individui dell'età di 21 anni, la cui circonferenza toracica è compresa tra 86 e 90 centimetri della misura metrica? Esso sarà eguale al numero del mezzo decimetro che rappresenta le circonferenze toracicbe esaminate meno trenta; sarà eguale cioè a 90 - 30, O\'Vero a 60 chilogrammi. Dalla esposizione prècedente poi ricavando che il peso medio di uomini dell'età di 20-21 anni aventi la circonferenza torac.ica. tra 85 ed 80 centimetri è di 55 chilogrammi, si può essere certi nel ritenere che il peso minimo compatibile colla circonferenza toracica minima di 80 centimetri presa alla base dei capezzoli sia di chilogrammi 50. E tale deduzione sarebbe convalidata dal notare che il peso di 50 chilogrammi risponde pure alla minima altezza di 1,56, e che di tutti i 1111 inscritti misurati il peso minimo uon è stato inferiore a 50 chilogrammi, se si eccettuino due, dei <juali uno, sebbene del peso di chilogrammi 49, aveva la..

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RE:NDICONTO STA 'I'ISTICO

circonferenza toracica. inferiore appena di mezzo centimetr<> alla senùaltezza, ed un altro del peso di 47 chHogrammi, ma che aveva il perimetro toracico quattro centimetri di piil della metà dell'altezza. L'eccezione quindi si ridurrebbe ad un solo indi\·iduo, il quale alla inferiorik'L del peso aggiunge il difetto di rapporto tra l'altezza ed il perimetro toracieo; ma di esso quale sarà stato o quale sarà l'esit<> presso il reggimento? Mi rincresce poi di non poter completare la enunciata. deduzione coll'indicare se, tra gl'in scritti non compresi nei quadri precedenti, quelli rimandati riredibili alla prossima leva dalla commissione rassegnattice, avessero aruto colla ampiezza toracica minima anche un peso inferiore a chilogrammi 50, perchè di questi non ebbi il tempo di stabilire il peso avanti che fossero partiti. La condizione del peso adunque è un elemento indispensabile nel giudizio sull'accettazione degli inscritti, e si fa. sentire tanto più vivamente presso alcune regioni d'Italia, che ordinariamente forniscono un pessimo contingente all'esercito, dalle file del quale si è obbligati ad allontanare un numero non spregevole di esso per mezzo di rassi.'gne press<> i distretti e presso i corpi con danno dell'erario, ed a scapito degli individui medesimi, che mentre, quali cittadini,. possono addivenire utili alla. propria famiglia, non han_no le condizioni di resistenza organica per le fatiche del militare servizio, e fini scono col popolare gli ospedali e coll'aumentar3 il contingente della morta.lit<ì. Non ripeto una osservazione che spesso presso eli noi e fuori si fa alla necessità di stabilire il peso minimo, cioè la frode cui ricorrerebbe l'inscritto per diminuire il suo peso co1Ia. prirazione degli alimenti, del sonno, ecc. Gli effetti di tali privazioni non isfnggono ordinariamente all'occhio.


DELLA RE YISlONE DELL~ RECLUTE

133

del perito sanitario; ed inoltre il peso dorendo concorrere con gli altri elementi di paragone, l a misma toracica e l'al· tezza del corpo, alla determinazione dell'attitudine al servizio, non è di un criterio assoluto per l'accettazione, e per· ciò i casi sospetti possono essere inviati in osservazione negli ospedali militari.

v. Se da tutti è ammessa la necessità del minimo della perimetria toracica compatibile col servizio militare, non si sente meno il bisogno di st.abilirne uno per le diverse armi speciali. La mancanza di disposizioni in proposito è una causa a-ssai frequente di danno per l'erario pei numerosi passaggi, in seguito a rassegna speciale, da un'arma scelta alla fanteria od ai distretti, e di danno henanche all'istru· zione del soldato. Se sono determinati gli estremi dell'altezza del corpo per ciascun' arma speciale, perchò non debbesi stabilire un minimo per l'ampiezza. toracica, rendendo con questo utile l'individuo all'arma cui è assegnato? È troppo vero che ogni anno nella chiamata della 1• categoria del r.ontjngente di leva le ministeriali istruzioni danno le norme per l 'assegnazione degli inscritti alle diverse armi, ma esse in generale sono fondate sulla non dubbia idoneità al servizio mil-itare. Ma questa eominciia con 80 centimetri di periferia toracica, e per quanto i comandanti dei distretti si attengano scmpolosam~::nte a tutte le condizioni fisiche determinate dalle accennate norme, non infrequentemente avviene di assegnare, per esempio, all'artiglieria di piazza individui dell'altezza di l,70 ed anche piiù con una circonferenza toracica di 84-83 centimetri, ed altri, specialmente ai bersaglieri, dell'altezza tra i limiti prescritti, e con un pe-


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RENDICONTO STATI&'TICO

rimetto toracico eguale ad 82-81 cèntimetri, ed anche con deficienza della misura minima del torace (1). Ammessa quindi la necessità di nn minimo della misura toracica per le armi speciali, e volendo stare alle cifre me· die della tavola II, e più di tutto agli appunti dai quali bo ricaYato le medie relative alle diverse armi, come quelli che collimerebbero con studi simili da altri fatti, e rispondono alle di verse altezze prescritte dalle istruzioni ministeriali, si potrebbe per le diverse armi stabilirlo come apprllsso: Artiglieria di campagna e genio centim. 84 » di fortezza » 85 Cavalleria 84 » 85 Bersàglieri Il numero assai scarso di carabinieri scelti tra le recll1te predette, non mi ba fatto determinare la cifra minima del perimetro toracico compatibile con quell'arma. ))

VI. Riunendo in più brevi parole le conclusioni che possono offrire le cifro da me presentate nelle vario tavole e n.el corpo di questo tenue .lavoro circa l 'attitudine al servizio militare, e la scelta per le diverse armi, si può con qualche fonda· mento ritenere: l o r~a mi6ura toracica che darebbe luogo a minori er· rori , e sarebbe di più pronta e più facile applicazione è quella praticata immediatamente al di sotto del capezzolo delle mammelle, svolgendo il nastro metrico in modo che il suo margine superiore rasenti posteriormente l'angolo infe· (l) PA~AI\A , gior. cii.


DELLA RE\' ISIONE DELLE RECLUTE

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riore delle omoplate, cd anteriormente la base dei capezzoli nella posizione dell'inscritto a braccia cadenti e durante due normali respirazioni; 2° II minimo della misura toracica, fatta come innanzi ed al livello indicato, compatibile coll'attitudine fisica al militare servizio, sarebbe di 80 centimetri; 3° Per le stature medie da 1,60 ad 1,70 il perimetro toracico dovrebbe eguagliare almeno la metà dell'altezza; per quelle poi superiori ad 1,70 esso potrebbe essere anche inferiore eli un centimetro alla semialtezza; 4° Il peso minimo indispensabile colla minima altez1.a di 1,56 e colla minima circonferenza toracica di 80 ccnti· metri, dovrebbe essere di chilogrammi 50; 5° Il peso minimo di 50 chilogrammi compatibile con la statura minima dovrebbe fino a quella di 1,60 aumentare in ragione dell'altezza: per le stature superiori fino ad 1,80 il peso minimo dovrebbe anmenta.re di cinque chilogrammi per ogni decimetro di altezza: il minimo peso poi per le stature al di là di 1,80 sarà a stabilirsi quando potrà raccogliersi un numero più ragguardevole di cifre in proposito. Certamente queste conclusioni non costituiscono l'ultima parola della soluzione del problema determinante il dove principia l'attitudine fisica al servizio militare; esse banno bisogno di essere sanzionate o modificate da molto piì1 numerosi e diligenti lavori di colleghi competenti. Lo scopo di questo rendiconto statistico e delle poche considerazioni cui ha dato luogo, è stato quello di sostenere ancora una volta la necessità d'introdune nel nostro esercito, come elemento indispensabile per l'a{lcettazione degli inscritti, il rapporto del peso del corpo e dell'altezza col perimetro toracico, onde ovviare in massima parte alla di.


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REKDIC. STAT. DELLA REV. DELLE RECI,1JTE

sparità di apprezzamenti nelle diverse commissioni giudi· canti, e di inculcare sempre più a me stesso, fi~o a che sarò incaricato del servizio sanitario presso un distretto, l a severità nella scelta delle reclute per l 'assegnazione ai corpi dell'esercito, onde consen Ta re costantemente in questi quella uniformità di organica costituzione, capace della resistenza alle fatiche speciali delle diverse armi. Perngia, 31 marzo 1877.

ANDREA

PARIS

Capitono modico .

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STORIA CLINICA Dl UN

CASO 01 INNESTO EPIDERMICO FELICEMENTE RiUSCITO, Lettm fatta nella eonferma seieotifica del Z luglio 18i7 nello spedale militm di Verona

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Egregi colleghi !

Compirò l'incarico ricevuto a norma del vigente regolament,o con l'esporre nell'attuale conferenza una breve storia clinica d'un caso di vasto flemmone sotto-aponevrotico, non perchè sia un'affezione nuova per voi già troppo versati nelle d~ttrine medico-chirurgiche, ma perchè la gravità. del caso e l 'esperimento d'innesto epidermico tentato con felice successo hanno particolarmente fermato la mia attenzione. Bonfiglio Domenico, soldato nel 7° reggimento bersaglieri, classe 1856, veniva inviato in questo spedale il dl 12 febbraio del corrente anno, per flemmone alla mano destra. Di temperament.o sanguigno, di robusta costituzione fisica, di condizione contadino, nato da genitori sani e tuttora viventi a Macerata, ci narrò avere egli sempre goduto florida salute. D 29 gennaio u. s. il Bonfiglio lasciava. il distrett-o mi-


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STORIA CLI~ICA

litare di :Macerata per far parte della nuova famiglia destinatagli dalla sorte, quando dopo alcuni giorni dal suo arrivo, mentre attendeva al disimpegno delle sue occupazioni in quartiere, avvertì. una sensazione dolorosa al dorso della mano destra, alla quale pel momento non diede nessuna importanza, ma questa in seguito convertitasi in un r ero dolore pungente a cui si associò la tumefazione dei tessuti molli, l'obbligò ad annunciarsi ammalato, ed il medico del corpo, visitatolo, disponeva che il medesimo fosse ricoverato all'infermeria reggimentale. Ma il giorno successivo, cioè dopo una brevissima degenza in quella infermeria, il capitano medico del reggimento lo im·iava a questo spedale dove fu collocato nel riparto chirurgico diretto dal capitano medico signor dott<>r Pa· storello, cd al n° 149 del letto. Alla visita mattinale del dì 13, dopo un accurato esame obbiettivo de1 caso clinico, si potette stabilire, senza tema di andare errati, trattarsi di flemmone diffuso sotto-aponevrotic<>, dappoichè l'innalzamento di temperatura (40 cent.), la teusi<>ne dolorosa e la tumefazione dei tessuti, il dolore profondo lancinante che si accresceva con la pressione, i brividi ripe· tuti, la sete vira, infine la fe bbre, ci illuminarono cl punto da non avere alcun dubbio nel e<>nfermare la diagnosi or ora accennata.. Ma se il diagnostico non presentava alcuna incertezza, la anamnesi remota e l 'eziologia in ispecie era alquanto oscura, dappoichè tranne le brusche influenze atmosferiche che correvano in quei giorni, cui il Bonfiglio a\'eva dovuto affrontare nel viaggio, il medesimo non ci faceva un'esatta espo· sizione dell'oTigine del male, nè delle causo prçbabili che lo avessero determinato, sia per qualche mto o percossa, o qua.lche benchè liere trauma che ~wesse potuto riportare e che ci potesse spiegare questa estesa fiemmasia.


DI UN INNESTO EPIDERMICO

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Persuasi che una causa traumatica, foss 'anco leggiera, avea dovuto essere la scintilla cL' un fatto flogistico così imponente, ci accingemmo alla ricerca del vero, ed esaminando l'arto da tutti i lati e minutamente, studiando ogni piega cutanea, ogni piil piccola alterazione di colorjto, ci venne dato scoprire una piccola escoriazione all'estremit.\ del dito anulare destro e pre· cisamente alla parte· esterna del medesimo, di forma circolare, quasi cicatrizzata e della grandezza circa di un centesimo. Quantunque il Bonfiglio alle nostre interrogazioni del come e quando avesse riportata una tal leggiera lesione rispondesse con una certa semplicità e noncuranza da farci addivedere non dare egli la benchè minima importanza a questo incidente, pure nel riandare il suo passato ricordava vagamente d'aver riportata una piccola escoriazione al dito nel sollevare lo zaino da terra, il giorno della sua partenza dal distretto. Però se questo inavvertito e lieve trauma era. per il Bonfiglio di nessuna importanza, per noi fu il bandolo che ci spiegò la causa latente del morbo, che subdolo e lento nella sua 01;gine, erasi poscia manifestato a un tratto con incoeraibile veemenza. Stabilito così il diagnostico, eccomi ad esporre il metodo curativo. Gli autori di patologia chirurgica inseguano che la condotta del chirurgo in queste circostanze dev'essere quella di distrug. gerne la causa., se è possibile, e rivolgere tutte le cure per abortire la malattia; precetto doppiamente utile sia per prevenirne lo sviluppo, sia per favorire l'azione dei mezzi terapeutici. Però io mi permetto di aggiungere che questi precetti riu scir!lnno di gvaude utilità tutte le volte che si avrà il vantaggio di combattere la malattia nel suo esordire, ma quando essa vi si presenta al 4° o 5° giorno, come nel caso nostro, per reclamare i vostri soccorsi, io credo che non sia comreniente n è logico tentare un tal metodo.


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Era dunque il 5• giorno di malattia, calcolando dal suo esordire, quando il Bonfiglio era ammes-so nel riparto chirurgico, e dal breve quadro siutomatologico che vi ho presentato voi già.avete compreso che una simile condotta non sarebbe riuscita a fare abortire il processo. Si abbandonò quindi l'idea di un gran sanguisugio locale, e fra i tanti mezzi che gli autori consigliano in queste circostanze, fu scèlto quello delle incisioni multiple allo scopo di modificare ]a tensione·e la tumefazione dei tessuti. Fu quindi aJ>plicato un ampio cataplasma di linseme per favorire lo sgorgo sanguigno e la successiva suppurazione. Nè le prescrizioni si limitarono alla sola località, ma si amministrò un gramma di solfato di chinina internamente, e ciò sotto duplice aspetto, per moderare la temperatura che era a 40 cent., e combattere in pari tempo un possibile assorbimento. Le cose proced3vano così fino a tutto il giorno 13. Alla Yisita mattinale del 14 si trovò alquanto ammansita la febbre, la tensione e tumefazione dei tessuti diminuita, la locaHtà discretamente trattabile; però un senso di pastosità e di crepitìo delle parti molli, profondo, quasi inaccessibile, specialmente alla faccia dorsale della mano ed alla palmare dell'antibraccio rivelò la presenza del pus che già cominciava a raccogliersi. Verificato il fatto, e seguendo i precetti di HuTCHISON, Du· PUYTREN, SANSON ed altri, immediatamente si praticarono due ampie incisioni al dorso della mano ed una terza alla faccia palmare dell'antibraccio, le quali interessando la pelle, lo strato celluloso sottogiacente e la fascia aponevrotica, diedero esito ad un'abbondante quantità di pus misto a lacinie di tessuto cellulare. Evacuato così il focolaio suppurativo, gli effetti non tar-

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STORIA CLINICA

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DI UN INNESTO El'IDERrtliCO

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darono a manifestarsi; la temperatura nelle ore pomeridiane segnalò 39,4 cent.; il polso dava 87 pulsazioni e l'infermo incominciò in mezzo a tante sofferenze a godere d'un certo tal

quale ben<!ssere relativo. Però non si abbandonò mai l'uso del solfato di chinina e dell'elisire di china, nonchè delle bevande subacide per mitigare la sete dell'infermo. La suppnrazione, come accennava, si mantenne sempre ab· bondante: le lacinie di ·tessuto cellulare mortificato si stacca.· vano man mano, sia. spontaneamente, sia con semplici trazioni, ed alcuni brandelli piuttosto estesi di cute necrosata vennero

asportati con le forbici. La medicatura non subì nessuna modificazione, e l'applicazione dei cataplasmi di linseme si continuò fino a tanto che, cessate la tensione e l'imbibizione dei tessuti e cadute le escare, le vaste piaghe incominciarono a detergersi. Le condizioni generali camminavano di pari passo che le locaii, e sì le une che le altre potevano dirsi soddisfacenti.

Ad impedire pertanto cl1e un andamento così regolarmente incoato venisse ad arrestarsi e acl esser turbato, specialmente dall'assorbimento possibile delle marcie che non ancora presentavano i caratteri di una buona suppurazione, si ricorse all'uso dell'acido fe111ico dilllito al 2 °/0 , tanto per detergere la superficie suppurante, che per applicazioni topiche mercè le filaccia imbevute dello stesso liquido. Questo metodo fu proseguito fino a che la superficie delle piaghe prese un buon aspetto: la marcia, sebbene discretamente abbondante, si mostrò cremosa e di buona qualità ed il processo di granulazion-e apparve rigoglioso di vegetazioni. Soddisfatti dell'audamento del processo morboso e dei risultamenti della cura istituita, null'altro eravi da fare che seguire il processo di cicatrizzazione, che comllnque vastissimo, ogni giorno più accarezzava le concepite speranze sulla


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sua prossima riparazione por quanto le forze della natura l'avrebbero conces:-;a. Fu allora che il collega dot~ CASELJ,A ma11ifestò l' iùea di praticare il trapiantamento cutaneo per sperimentare un metodo di cura per certo non frequente e di cui l'opportunità o~l'riva adatta e logica l'indicazione. Questa idea eccellente sotto tutti gli aspetti fu accettata dal dott. PAS'fORci,LO e caldeggiata dallo scrivente, tanto più che era, io credo, il primo caso in cui un tal metodo cura.tiro venira esperito illl questo spedale. L'occasione era favorevolissima, però la suppurazione era sempre abbondante àd onta del buon andamento della super· ficie piagata, e la mcdicatura bisognava rinnovarla nel corso del giorno per detergere dall'abbondante suppurazione la vasta piaga. Queste ragioni ci fecero desistere pel momento dal praticare un simile esperimento, ed avendole il dottor CASJ-:LLA accettate, si decise di rimandarlo ad un'epoca più favoravole . Intanto l'ammalato migliorava rapidamente nelle condizioni generali da. permettergli di abbandonare il letto per alcune ore del giorno; il bisogno di riparare le perdite subì te si facea sentire ogni giorno di piì1, per ctù si migliorò la qua.lità e quantità del vitto e si stabilì che la sola medicatura del mattino fosse snffic.iente onde non distogliere il processo di granulazione. Fu allora che si riaft'acciò l'idea del trapiantamento, e per di pH1 questi medesimi esperimenti essendosi praticati dal nostro collega dott. GornRDI con felice esito, ci ànimal'Ono a non abbandonare il caso che a noi si offriva, e fiduciosi che il processo operativo proposto avesse potuto contribuire ad aumentare le risorse clinico·Clù!'urgiche, accelerare nel caso speciale la cicatrizzazione della superficie suppurante e poter dimettere il Bonfìgfio dallo spedale in condizioni


DI ~ INNESTO EPIDERMICO

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migliori e assai più vantaggiose di q~1elle che noi avessimo potuto dapprima sperare, affrettammo il compimento del· l'atto operativo d'accordo prestabilito, ed infatti il 7 mano si d1è mano all'opera. Il processo che si adoperò fu semplici~simo, e spero che non stancherò la vostra attenzione se lo trascrivo circostanziatamente. Premetterò anzi tutto che de' tre strati di cui è composto l' integumento esterno del nostro corpo non ce ne abbisognavano che due al nostro scopo, cioè dell'epidermide propriamente detta o strato corneo più superficiale, più duro ed asciutto, alla quale poi è strettamente unita la rete del Malpighi molle, tenera e delicata, e della cute, che chiamasi anche derma o corion, eomposta del corpo papillare, di fasci voluminosi e serrati di fibre di tessuto lamellare accompagnati da capillari che vi si distribuiscono. Le numerose fibre elastiche non disposte in fasci, ma rami. ficate ed anastomizzate fra loro formano una maglia elegantissima, alle quali si uniscono dei fas~i di fibro·cellule cui si devo la loro contrattilità. Del terzo strato quindi, cioè del connettivo adiposo sottocutaneo, non ce ne occupammo, non avendo i materiali nutritivi a noi necessari pell'esperimento di cui è parola, e perchè la piaga già granuleggiaute offri-m abbondante materiale alla sua· sostituzione. Dal lato esterno dunque del braccio sinistro ed al terzo superiore dello stesso mercè una pinzetta ordinaria da dissezione si sollevò un lembo cutaneo ovale della estensione circa di un centimetro, il quale venne asportato con un sol colpo di forbici. In seguito, questo pezzo di cute venne diviso in 5 pezze t ti uguali, per quanto era possibile, con un ben tagliente bisturì,


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STORIA

CLf~ICA

e ciò per evitare di contundere gli orli di essi ed ottenere un taglio netto ed a picco, ciò che for:5e non avremmo potuto evitare adoperando anche le più taglienti forbici. Mi si obbietterà, che a.ll'incon1eniente che cercammo nella suddiYisione di evitare eravamo andati incontro fin dal bel principio; è verissimo, ma non si potera fare altrimenti e quindi ci studiammo in seguito di evitarlo. Fatto ciò e ad una certa distanza l 'uno dall'altro e sempre aYendo di mira l'estensione della piaga, collocammo i cinque piccoli innesti. Per nssicmare poi queste isolette cutanee, gli sperimentatori consigliano di ricoprire le medesime con un pezzo di velo finissimo onde mantenerle in sito. Noi sostituimmo a questo una morbida e leggiera tela bucata, che meglio prestavasi a medicare la vastissima piaga. tuttora abbondantemente suppurante. La ferita che risultò dall'asportazione di cute ftl medicata con sutura attortigliata la quale guarì in 48 ore. Disposte così le cose, restava un còmpito per noi gravissimo che avrebbe potuto distruggere tutte le nostre speranze: medicare il nostro infermo e favorire l'attecchimento. A prima vista converrete con me che l'impresa era ardua, e forse avremmo potuto giudicare fin dal principio della poca utilità della intrapresa operazione, considerando la vastità della piaga. e l'abbondante suppurazione. Ma eravamo in preda ad un febbrile entusiasmo scientifico e ci accingemmo all'opera usando tutte le precauzioni possibili acciò il nostro amor propn·io non avesse ad urtare contro lo scoglio del disinganno. Ma quale fu la nostra sorpresa quando dopo il 3° giorno da.ll'atto operativo con grande nostra soddisfazione vedemmo dei 5 pezzetti di cute esserne att.eccbiti 3 perfettamente. Gli·


• 145 altri due e<>lpiti da necrosi si fusero e scompanrero m un con la marcia senz'altra. speranza. Però era già questo un compenso alle nostre fatiche ina· spettato e fummo lieti nell' :accertare il reale attecchimento dei restanti pezzetti di cute. Era meraviglioso il seguire l'andamento del ricambio dei materiali stabilitosi fra l'innesto e la. parte innestata e l'attrazione reciproca da cui mostravansi presi gli opposti margini cutanei; e, come giustamente Dsserva il prelodato dottor GoTTARDI, le cellule giovani dell'epidermide venendo poste a contatto d'una parte dell'organismo in esercizio di vita debbono soggiacere alle leggi a cui sono soggette quelle degli altri tessuti, e quindi esse nella nuova condizione dell'innesto per potersi moltiplicare h<tnno bisogno di esercitare un'azione d.i e<>n tatto onde ridestare un continuo l'icambio di materiali nutritivi. Queste condizioni noi le avevamo già ott.enute, allorchè nello escidere il lembo procurammo di comprendere gli strati giovani acciò, trovandosi a contatto colla superficie granu• lante, i due e<>rpi virenti potessero scambiarsi vicendevolmente i materiali nutritivi. Le isolette di epidermide importate nel terreno dell'innesto da principio si videro ingrossate, s' intorbidarono, dìvennero lucide, molli e posda trasparenti. Questi diversi cambiamenti, io credo, debbano considerarsi come uno scambio di materiali fra l' innesto e la parte innestata per solo e_ffetto di contatto, e non sruprei altrimenti. Però, se la scienza fece dei progressi nella fisiologia, nella anatomia patologica e nella istologia, essi non sono ancol'a sufficienti per poter stabilire in modo assoluto una esatta interpret<tzione dei fenomeni che si osservano nell' innesto epidermico. Quindi per ora è necessario stabilire i fatti nella speranza che la scienza dopo ripetuti esperimenti e con DI UN DìNESTO EPIDER)!ICO

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felice esito ci possa rischiarare la via. e condurci ad nn piìt esatto a,pprozzamento dei fenomeni cl1e abbiamo visto srolgersi . Ma per non dilungarmi troppo in teorie, e lo scopo prin· cipale essendo quello di prcsentarvi un caso d'innesto praticato con felice esito, aggiungerò, per completare la storia dello infenno di cui mi sono ingegnato f,we un quadro fedele, che le. cicatrici risultanti dal prn,ticato iunt'sto non presentano deformità. ili sorta, sono però alquanto aderenti. 11 loro colo· rito, messo a paragone .dei tessuti circonvicini è un poco piìt pallido e le isolette cutanee trapiantate possono ilistiugnersi a colpo cl'occhio . La loro consistenza nulla lascia a desiderare, e la sensibilità tattile sperimentata col compasso di Yeber non diede diflerenze notevoli, così la dolorifica. Là termicct inrece, che pnre venne diligentemente esplorata servenlloci dello stesso compasso, fu trovata alquanto diminuita e difettosa. Il processo di cicatrizztt7.ione del 1·esto ù ancorll. troppo recente perchl:l la scienza possa dire con assoluta verità. gli 11ltimi suoi risultamenti in proposito; ed è perciè che non • enne esplorata nè la contrattilità elettro·nerreo·mu:;colare, nè l'elettro·mnscolare, come sarebbe fatica sprecata il tentare di conoscere alh stregua del dinamometro quale in questo arto lJossa essere il senso di resistenza. Ad occhi bendati fu invece interrogato il malato sul senso di posizioue dell·arto, e le risposte adclimostraroho sempre esser desso perfottamente conforme al vero. Le condizioni generali soddisfacentissime trorera.nuo insieme alle locali nn miglioramento ancora maggiore dopo che l'indiYiduo :writ sostenuta la cura termo·rninerale in Acqui cui fu proposto. Dott. 110BER.TO R.rcc..t Ca)•itauu lucdico.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RfVIST A. l\1EDIC.A. .. • J,a fe bbre tifohlc a ne lle c a serme . ( Gr.uelle cles Jlùpitaux, u• 122, 20 ottobre 1877). - Il dot tor Colin dette comunicazione all'Accademia di medicina di Parigi di questo suo importante lavoro s ulla febbre tifoidea. H.iassumcndo i rapporti delle ultime epidemi e dì febbre tifoidea ne lle caserme, egli viene alla condusione ehe se molti di questi rap]lOr ti mostrano nel modo il più evidente l'esistenza. di fo colai d'infezione nell'interno stesso delle caserme, s ia per l'istallnzione viziosa delle fogne e delle latrine, sia per il mefìtismo proveniente dall'agglomeramento, altri invece per la più gran parte mostrano una manifesta li1nitazionc dell'epidemia in tale c tale caserma, non solo per l'infl uenza delle condizioni di salubrità. interna, ma .bensì per il concorso esclusivo o simultaneo di influenze morbose che ltnnno i l loro punto di origine nella citt:ì, o nel quartie re della città tlovc la caset·ma stessa è situata. Il predominio della febbre tifoidea. nell'cs01·cito mette in evidenza lo stato di speciale cli.;;posizionC' che è proprio del s oldato, pcl quale lo stesso focolaio d'infezione poco clannoso per la popolazione civile troverà nell'esercito un terreno favorevole alla s ua attività morbosa; cd acldimos tra inoltre che nella costit uzione rli questo mezzo complesso non bi:;ogna. tener conto solamente ùclle influenze esterne all'uomo, avessC'ro queste anche la precisione di un virus o di un parassita, ma ancora delle condizioni d egli organismi sottomessi alla. loro azione. I soldati, dice Colln, rapprcsentnno un rcattivo di una scnsii.Jilità

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estrema, e questa specin.le ricettivita non dipende tanto dalle t:ondizioni militari della vita del soldato, quanto dal concorso delle stesse predisposizioni osservate in altre classi della società, dipendenti dall'età, dall'acclimatazione, dall'identità. di predisposizione, dalla salute anteriore. La metà dei soldati che tengono guarnigione a Parigi offrono, a riguardo dell'endemia p.ariginat le stesse disposizioni dei nuovi venuti : ora si sa che il contingente. ]llllggiore degli ammalati di febbre tifoidea negli ospedàli civili, è dato da quegli ind'ividui che da poco tempo soggiornano nella capitale; che meraviglia dunque che l'esercito presenti migliori condizioni per l'attecchimento della febbre tifoidea che non la JlOpolazione di Parigi? Si·spiegan'o così facilmente le recrudescenze frequenti di tale malattia nei reggimenti, immediatamente dopo i rnovi.}nenti delle truppe che rinnovano la guarnigione della capitale, e dopo l'atTivo n.i corpi dei coscritti. Egli viene quindi logicamente nlla conclusione, che se lo. febbre ti.toidea. -è più comune nelle caserme che nelle città dove quelle si trovano, ciò non è solo la conseguenza dei focolai d'infezione tli una intensità specio.le generati · dal mezzo militare in se stesso, ma altresì dal grado di disposizione di uomini giovani robusti non accostumati al soggiorno delle grandi città. Pel fatto del nuovo modo di rec.lutamento, il numero dei giovani soldati presenti nello stesso tempo sotto le armi è notevolmente aumentato. Di qui è nato un aumento re.lativo del numero di coloro che, o per la loro età o per la loro assuefazione ai celltri tifogeni, vi sono particolarmente disposti. E questa è la cagione a cui dove attribuirsi l'aumento di mortalità per febbre tifoide avvenuta negli ultimi anni, il quale si riferisce a una parto dell'esercito e non all'esercito intiero, e nou significa per niente nn aggravamento nelle condizioni di insalubrità dell'esercito stesso.

Del fosforo nella euro. dell'nlcoUsmo cronico, del dottor NAPOLEOXE D' AxcoNA ( Ga.zzettc' meclica italiana - Provincie venete, 13 gennaio 1878, n• 3). Il dottor D'Ancona nel marzo 1877 comunicava due casi di akolismo cronico cumti col fosforo, facendoli seguire da alcune


MEDICA

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importanti considerazioni sull'uso di questo medicamento e Sltlle dosi- da prescriversi in questa cct altre affezioni del sistema n erv oso. Ora ei torna sull'argomento pubblicando un altro caso di ~ lcolismo cronico, che pure al fosforo fu debitore della completa guarigione. Era un uomo di 50 anni, oste di professione e bevit<:re, il quale da due anni :we,Ta cominciato a soffrire i disturbi, con prog ressivo inasprimento , che costituivano la presente malattia. Questi disturbi consistevano in una notevole diminuzione delle forze muscolari1 di!iìcolt<\ di loquela, perdita di memoria,run po' di abbassamelo della potenza visiva. Le labbra tremolanti per contrazioni parziali dc1l'orbicolnre; alcune rapide e lievi contrazioni put·e degli zigomatici e degli elenltori delle pinne del naso, tremore della lingua e di tuttt i muscoli degli arti. Seduto o supino eseguiva con le braccia c colle gambe ogni movimento, ma le sue movcnze erano tarde c accompagnate a tremori. Quando ero. in piedi, ogni moto. anche degli arti superiori ern più difficile; l'incesso difficilissimo, dopo pochi passi non poteva proseguire sotto pena di cadere; quanrlo faceva un mezzo giro traballava e non poteva compierlo senza. appoggiatsi a qualche sostegno. Questi · fenomeni non si aggravavano quando il malato era privato dell'aiuto della vista. Il suo carattere morale era. pure c ambiato; era divenuto tnrdo, apatico, irritablle. L a contnittilità elettrica, le rarie sensibilità cutanee, il senso muscolare normali. Quest.o complesso di sintomi, le abitudini del malato, e più ·n s uo mestiere di oste, che obbligavnlo a respirat·e continuamente un'atmosfera pregna di vapori alcolici, al che il dottor D'Ancona attribuisce la più grande importanza in questa etiologia, mettevano fu ori di dubbio la diagnosi di alcoolismo cronico. Quando s i presentò al dottor D'Ancona, quest'•tomo non era stato soggetto di alcun tentativo tcrapeutico. Ftt allora intrapresa una. cura ~o l fosfuro di ?.i neo a dose crescente, che fu continuata dal 20 maggio fino al 20 ottobre, senza veruna intenuzione. La dose giornaliera fu da un ccntigmmma fino n 10, la dose complessiva consumata di grammi 8. Il rimedio a queste dosi non recò alcun disturbo. Il miglioramento cominciò prontamente, andò progressiYamente aumentando, c l'esito fu la com-

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plcta. guarigione. ~otcrolc è il fatto che questa cttra fu compita. senza. distogiicre. il paziente dalle sue abitudini c nel luogo stesso eh<', secondo crede il dottor D'Ancona, em la co.usa principale <l<'lla sua. nul!lat ti::t.

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Snll'at-eouito e ruconitlnn, nota del dottor GwsEPt'E LEn

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(Commentario clinico di Pisa, ill dicembre ltì/7, u• 12) .

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Premesso come l'aconito, poco :in uso presso noi, sia mòlto adoperato in Inghilterra contro di\•ersi stati flogi stici, e cc.>me da recenti studi dei medici inglesi si a provata la sua proprietà ùi abbassare la temperatura e la sua efficacia terapcutira. nelle mal:lttic febbrili ed infiammatorie, passa l'autore a dimostrare i vantaggi che si ottengono in medicina v~:terin'aria dall'aconito c dal suo alcaloitle l'aconitina, riportando pure l'opinione di Balfour, Hill, Dollar, ì\Iacgillivrar, secondo i quali l'aconito ed il suo alcaloide sono, in tutti gli animali domestici, il più :pronto cd efficace sedativo che riorclina l'azione del cuore, tanto che dieci minuti dopo la. somministrazi.onc di una dose meiliciuule, il numero delle pulsazioni diminuisce di quasi un quarto, mentre si deprime l'eccitamento vascolarc, la temperatura clenl.ta si riduce c il dolore si mitiga considerevolmente. Quindi dt\ contezza degli esperimenti patologici e fisiologici sugli animali dei s igno1·i Burucss c l\[avor, da.i quali si dimostra. che l'aconito ha questa particolarità di aumentare la tCllll1Crnturn, normale negli individui shili, mentre all'opposto l'abbassa quando essi sono sotto la dipendenza di un processo che induce un elevamento termico patologico. L'azione specifica che i citati spcrimcnta.tori Burness e Mavor riconoscono all'aconito, sarebbe quella di determinare un'in-

fluenza diretta. stùlc estremità pcrifericllc dei nervi sensiliri, sulle quali la. sostanza è portata per via della. circolazione; quanto all'azione sull'iride, avrebbe luogo 11er un medesimo meccanismo fisiologico c si riprodurrebbe egualtnentc, tanto se il medicn.mento è introdotto nel tessuto cellulare, come 1\el tubo digerente. I ganr;li simpatici sono essi pure, e nella. stessa maniera, influenzati dal medicamento, c ciò venebbc a. spiegare il rallcutmuento tlel circolo, c il perturbamcnto che si ossel'l'a. nelFirnpulso cardiaco


~1EUICA

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c nel polso, come il pallore e il ratrt·cùùamento ùclla pelle c le ipcrcrinio delle mucose. · Questi sono gli efl'e tti intimi che doLbiamo attri buir~ all' aconito e all'aconitina, effetti notevoli sotto il punto di vista della fisiologia terapeutica, come dclh\ tempeutica. clinica, c non dovremmo quindi e:;set·e meravigliati che molti pratici distinti, mettendo a profitto queste speciali proprietà1 li abbiano. adoperati e riconosciuti vantaggiosi in alcuni stati febbrili ed infiammatori, come in alcune altre malattie a. decorso ipertermico, poi~;hè tali medicamenti riescono di fatto a ridurre il}wocesso patolo;,;ico, a limitare il circolo degli effetti ad esso proprii, mettct~do al riparo i tess uti limitrofi e gli organi che hanno un l'<tpporto di simpatia con la regione malata dall'estendersi del processo stc:;so primitivo; ip. tal guisa viene impedita la soprabbondanza dei materiali di riduzione che provengono ùalla~.:ombustione dei tessuti, c Ù!llll'atti viu\ csagc.raut degli scambi molecolari. Questo che abbiamo detto dell'aconito serve a spiegare la somma di risultati terapeutici ottenuti, e pcrcbè uno studio attento ed esclusivamente spcrimcut:tle di questa sostanza ha potuto condun e alcuni pratici a farn e USll in alcune determinate condizigni patologiche esattamente definite.

R e 'l.n.z lono d e l n ervo pnc nmog a !iltric o c olln. pnc nmonin., ùel dott. STt::t:.'ER (T!te Lancet, 1• dicembre 1877).

Il dottor L St~in er di Halle, eli i risultati degli Ci:pet'imeuti f.1tti col ùividct"c il nervo vago e le sue diramazioni. Come è noto il clottor. Jolm Iteid trovò, che il taglio del nervo vago non produce necessariamente, nè generalmente, malattia al polmone corrispondente, ma. che quando tutti e d ue i vaghi furono tagliati, i p olmoni presentarono !lllO stato molto simile a rtucllo della pncumonia. Lo stesso Reid, aUribul al ritmo alterato ùei mo vimenti r ospi- • ratori la congestione dei capillari e l'efl'usione del muco. Y. Boddfu·t però, alcuni anni fa, dimostrò ad evidenza, che la. sezione di ambedue i vaghi cagiona iu:sensibilltà della mCJrtbrn.na mucosa hwingea e paralisi ùoi muscoli la.ring-et, c così pcnJ.}trauo facilmente nella trachea c nei bronchi do.i corpi stl'anieri, che produ-

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cono congestione, infiammazione c le relati\·c conseguenze. I risultati degli esperimenti di Stei11er sembrano interamente d'accordo con quelli eli Boddl\.rt.. Egli trova pure, che sezionando alcuni rami polmonari isolati del vago: non deriva maggiore tendenza a produn-e cambiamenti patologici, di quello che accade du1·antc i primi due o tre giorni dopo la. sezione dei nervi ricorrenti. Se però 'questi rami polmona.ri sono divisi da ambi i lati con inten•allo di 24 ore dall'una all'altra sezione, comincia una forte pneumonia, appunto come succede dopo la sezione completa dei tronchi di ambidue i vaghi. Egli crode pure, che mentre la pneumonia è certamente prodotta dall'entrata di corpi estranei nei polmoni, non si possa tuttavia negare anche una. speciale influen.z a alle fibre polmonari. Questa influenza, secondo lu'i, è dùnostrata dall'alterazione del ritmo respiratorio, <Jte avviene cos~.antcmente dopo il loro taglio e dall'esistenza dei nervi trofici, che s' intrecciano coi vaghi. Se dopo la. sezione di ambedue i ngbi, l'estt·emità centrale di un nervo è initata, e il numero delle respirazioni è ridotto n.Ila. prùna frequenza, non si ha più da temere la pneumonia. Questa influenza del ritmo sulla produzione della pneumonia è dovuta al fatto, che dopo il taglio dei rami polmonari, le inspirazioni diventano meno frequenti, ma molto più profonde, cosi che, ad ogni respirazione vi è un grado considerevole di pressione negativa nei polmoni, e per conseguenza, una forte aspirazione di tutti i corpi contenuti nella bocca, in modo che corpi estranei e fluidi salivari entrano !u allbondanza nei polmoni. Non si ha 1meumonia, quando non si dà ciùo di sorta all'animale, e lo si tiene in riposo~

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Snlle eanse d e lla pnenmonln, del dottor R. HEI.DE!i'RA.I!(. (Virch. Arch. vol. 70, IV, pag. 441 - Deutsclle ·medizinische • ~Woclienschri{t, 10 novembre 1871).

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Per sciogliere il quesito, se la pneumonia sia da annoverarsi fra le malattie d'infezione, orvero se possa essere pure prodotta da. altre çause non specifiche, l'autore fece un gran nwnero di esperimenti nell'istituto patologico di Breslavia. L e lunghe inspirazioni di aria molto calda o molte fredda fatte fare agli animali, lasciarono i loro polmoni perfettament~ sani, nè si ebbero


MEDIC..I.

malattie polmonnri dal rapido avvicendarsi di aria calda e fredda. La pressione sanguigna e il calore naturale non mutarono punto. Col mezzo di opportuno apparecchio fil misurata la t empera.tura nella t raehen, e si verificò lo strnnÒ fatto, difficile a spiegare, che, malgmdo l'eccessivo grado di tem peratura dell 'aria in spirata, nei polmo1li e nelle vie respiratorie, non si eùùe nè aumento nè diminuzione di teml>eratura. Questo dimostra che è i·udifferente per i polmoni cue l'aria asciutta. inspirata abbia qualsiasi temperatura. All'incontro l'aria conten.uta nell'apparecchio respiratorio ricevevo. molto rapidamente la J.empe-

ratura del tubo conduttore, a.Llorchè l'aria inspil·ata. era satura. di vapori aéqnei. In conseguenza dell'azione tli questi vapori caldi acquei, quando erano alla temperatura di 55• 60• C.., si manifesta,rono delle affezioni lobulari bronco-pneumoniche, lll maggior pat·te con contempomnea diffusione cruposa alia truchea ed ai bronchi. In nessuno degli esperimenti eseguiti si trovò una vera estesa pneumonia cruposa in un polmone n è in un intiet·o lobo, nò si giunse mai a constatare la pleurite, che non manca mai

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nelle vere pneumonie. Il concetto che l'infiammazione polmonare cruposa provenga assolutamente da. un agente specifico, troverebbe in questo fatto un ulteriore appoggio, sebbene negativo. Le affezioni generate dai vapori caldi acquei, lo furono pure dai vapori acido-acetici.

Sul m ·odo d1 orlglne e dl estensione della tnbercolo:s l miliare aentu, compen dio di una relazione fatta n Monaco nella riunione dei nat.uralisti, dal prç~f. dott. PoNFICK di Gottinga (Berliller Ktin. Wocllenscllri{t, 12 novembre ,1877).

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L'origine di una tubercolosi generalizzata conduce, secondo la teoria di Buhl, a. supporre un virus, il quale nato dal fomite di qualche malattia interna1 passerebbe nella massa generale degli umori, e produrrebbe per via della disseminazione innumerevoli fomiti secondari. Per quanto numerosi sieno i fatti di impor tanza clinico-anatomica, e in non minor numero quelli sperimentali che appoggiano

ta..le opinione, manca tuttavia fino ad oggi la prova concreta della

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sostauza infetti m, sia nelle vie interne del sangue, sia nelle molteplici eruzioni. La sostanza velenosa si mette in circolazione per mezzo, specialmente, dei vasi linfatici. Sono già noti molti esempi, nei ttuali lo s,·iluppo locale Ili tubercoli nella membrana aventizia di questi cMali si collega con un fomite caseoso. Partendo da. questo concetto, il pro f. Poufick sottopose il canal toracico ad un esame regolare, e trovò che esso rimane intatto in tutt.i IJUCi casi nei quali ù avvenuta la t ubercolosi localizzata considerata. nel \'Cro senso clinico-anatomico; che esso però vi partecipn .jn modo cttratteristico nello. maggior parte dei casi di tubercolos i llliliare generalizzata, sviluppandosi nella. s ua. membrana intima un'eruzione molteplice di pi.ccoli n'odi s imili n. quelli t ubercolari. (~ucsti forniti }Jossono provare che una. linfìL condizionata. in modo assai anormale, contenente un principio specitico irritn.nte si sia. messa. in circolo. E ssi sono tino ad oggi l' unica espressione comprensibile della. corruzione sanguigna con s ostanza, clte noi veramente non conosciamo ancora, ma la tli cui presenza però s iamo autorizzati ad aunnettere, dopo che ne \'etliarno effetti così chiari.

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Il htri ngoscot,lo come mezzo di •Hagnos i dcll~nn c urls •na dell•arco dell' uortu, al suo esordire (.:1rchires mé.licale;; JJ~?[I~JS, -t• fas. ottobre 18 77 ). Questo giornale appoggiandosi sopra un lavoro del dottor Fa.u,.€1 (Des n1snltut.~ pntl.iqne; obtenu:> pm· le lar!Jngoscope) r icltiamil. l'attenzione s ull'importanza che si deve ditre all' e~ame laringoscopico nei casi di d isfoni:J.: questi\ non riconoscerebbe ~emprc vcr causa i-nvariabile la laringite, ma spesso dipenderebbe ùa una. pamlisi del nervo ricorrente sinistro, otjginata per compre:;sionc Ù:l. un nncul'isma dell'arco dell'aorta. E qui riporta <luc osservazioni pubblicate negli Amtales des ·maladies de l'oreiUe et d" lal'iJn[J, 1" lug lio 18 77, t., I II, n• 3 le quall conJermereùbero pie namente questa ma niera. di ved ere, che è accennata pure ùal Jaccoutl,· il quale le dà un grande valore, dicendo che la parali::;i un ilat.er,tle della glottide acccrtaw. col la.ringoscopio, è uno de i ~egui prcsun tivi più imporlanti dei tumori intrntora.cici. La. Jlrima ossen 'nzionc appartiene a l dottor )faurice Rayn:wtl, la

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llEDICA

seconda al dottor Dreifus Brisac. Quest'ultima è riportata te:;tualmente, fu dimostrata. ullagt:ingoscopio la pan1lisi della conia \"Ocale sinistra, ed all'autopsia si tro,·ò aneurisma dcll'al'CO delraotta che comprimevo. il nervo ricorrente sinistro.

Siutom.atolog ln. d e lla tabe dors ale . -(Berliner Klini.sclle lVochensclwilt, 28 gennaio 18itl). - Il dottor O. Berger nota nella tabe un sintomo molto precoce, e che si mostra fino tlalla comparsa dei dolori lancinanti (Med. section cler schles. Gesell.sch. f. vaterliitd. Cullm·. Seduta del :l\J luglio 1817) cd è il modo singolare di comportarsi della sensibilità ver:;o tutto ciò che produce dolore. l\Ientt·e tutto le altre qualità della sensibilità si man~engono intatte, si osserva che le irritazioni cagionanti dolore di lieve intensità, come le punture superficiali tli un a.go, sono percepite normalmente e anche come sovercbiamente dolorose; ma, al contrario non segue la reazione dolorosa alle forF irritazioni, come quando si trapassa la pelle dn. parte a parte con istrumeuti pungenti, o si stringe con una pinzetta, o quando s'incide profondamente, o si stmppano i peli; tanto, che gli ammalati si mostrano non poco sorpresi, quttndo si chiede loro se il dolore fosse forte. Nel secondo periodo della malattia, tale sintomo non è così frequente. E:;so si mostra, in generale, nelle estremità inferiori, e, per lo più, molto estesamente: talora anche al tronco e alle estremità superi"o1:i. Tenuto calcolo della dottrina di Schifi' sulla conducibilitc\ spinale della sensibilità, sembra che il fenomeno sia <ht ascriversi ad una lesione originaria iniziale della sostanza grigia prodotta dalla tabè.

Ltt glicos uria slntomntle " delhi. eb·rosi CJ•nticn,

c dell' anve leuamento c oll' oppio ( .lfouvemcnt mèdicat, Pm·igi, l 7 novembre, l t! ii). Il dottore Quincke riferì nel Klinil.; lVochenschri{"t di Berlino, fascicoli 3i e 3::\ dell'anno 1876, alcune osservazioni intorno a un caso di cirrosi drl fegato, ove la compars:l del glicosio nelle orine e in altre secrezioni del corpo eo:;tituiva un sintomo tlei più note\·oli. }(el tcmJJO medesimo rap-


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RlrlSTA !I(EDICA

)10rtò altri casi, nei quali gli s tessi fenomeni erano stati osservati. Claudio Rernnrd (1) riscontrò In glicosuria nell'orina di cani, la cui ,·cna porta era s tata gradatamente chiusa, c vi notò l'apparizione del glicosio ogni volta essi avevano mangiato delle materie farinose. Il Couturier riscontrò pure il glicosio nelle orine di malati di cirrosi, i quali ll.\1evano preso dei cibi feculenti, e non ne rinvenne punto allorchè si trovavano a digiuno. Occol1'c avvertire che i n silratto caso la glicosuria è di breve durata. ll Quincke secondo il JJi edical Ti?nes di Londra, chiama l'attenzione dei fisiologi sul fatto che la glicosuria è, in casi speciali, un sintomo dell'avvelenamento coll'oppio e, in mancanza di altri fenomeni, può servire alla. sua scoperta. (l) 1·:~p1·imi n mo il nosl t'O pilt vi\·o cordogl io pet· la mortP- di IJth:$lO not•l •tnamo insigne llsinlo~o. OJ' ora n,·venuta in Pari;::i per causa di paralis i.

Egli aveva ~oltant u c.;; anni. !'\el ISIJO , l'imperatore Napoleone Il l conferi,·ag-l i la diynit à •li ~e nat ore; nella tor nata del 12 deiiCI scot·t·ent~ febbr ai o. il Bar<luux. mini~IJ'O p e r la puhbli c:t i<lruziune, n e ha prOJIO~ta nlla C:.t lllera <le i d<!,,Ulali ~d ottcnutn .con unanimità di voti la se polltm\ n spese d Pli O Stato.


RIVISTA CHIRURGICA

La co s i d etta ti gonfie zza a l ple «ll , (Sindesmi te m etat.a rseu. d elln. fa nteria in consegue nza di nuucl c fatico se), del dott. 'N r.tSBACH, medico maggiore a \Vrienen n. O. (De1tlsclte MilitairtJ.rztli.clte Zeitschri{t, fascicolo 12•, 1877).

I medici militari , che presero parte alle lunghe marcie della fanteria, avranno ccrtamènte avuto occasione di osservare, cbe dopo il secondo o il terzo giorno di marcia, si manifesta spesso improvvisamennte ·una malattia ai piedi, che rende gli ammalati per lungo tempo incapaci di camminare. Questa infermità fiM nd ora assai poco studiata·, consiste in una gonfiezza, più o meno notevole, della parte anteriore del dorso del t>iede in vicinanza.. del dito grosso, c più frequentemente ancora deÌl' intero dorso del piede. La gonfiezza nella maggior parte dei casi cagiona un rossore leggermente rosaceo, e un aumento di temperatura, particolarmente in corrispondenza dei tendini -estensori, del secondo tino · al quarto dito, e non è quasi mR.i in relazione coi violenti dolori che risentono gli ammalati. Prima ancora che si osservi traccia

di gonfiezza, essi si lagnano di dolori pungenti e brucianti nel cavo piantare, i quali s'irradiano fin9 alla metà del dorso. Pare loro da principio che sia penetrato nello stivale un sassolino; e restano indietro per togliersi lo stivale, stropicciando colla mano il dorso del piede, po.ichè non trovano ragione a giu~tìficare il

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margine interno del piede; i tlolori però si rentlono tanto pi ù insopportabili ([Unnto più i muscoli si ~taucnno per lo sforzo eli mantenere questa fal sa posizione; finchè il piede rifiuta il suo sen·i~i o, c l'ammalato, ancorchè non abbia raggiunto la . meta della marcià, è reso incapace di camminare. Questi malati, in generale, hanno il viso gonfio, angosciato c rosso ; gocciolano sudore, si lagnano di spossatezza, c usano ogni rigunrdo tol piede inrlolcnzito. In questo stadio ricorrono a.l medico. Tolgonsi lo sti\·ah~ sot(o forti ssimi rlolori, il piede è tremante c tutte le vene cutanee so110 rigonfie, senza che si possnno osseiTare vesciche od erosioni prodotte rlal sudore, o anche i soliti sintomi· delle più semplici ·C comuni malattie al piede per •fatica di marcie . .lllZi la cute del piede è in istato normale, talora perfino stmord in ariam~ntc asciutta. Sintomi con!\Ucti sono l'edema del dorso del pierle con leggero arrossi1111cnto c forti dolori. Sotto In pressione lungo il corso dci tendini ~sten ­ sori del secondo, terzo c quarto dito, il dolore aumenta moltissimo, c cosi pur:! sotto quella di un oggetto ottuso, per esempio del cerchio di una chiave suU'eminenza. phtntnrc del secondo, terzo c quarto metatar.so in conispondenzà. dell'articolazione metatarso-f.tlangea. Qui ci sono per lo piÌI dei punti determinati, c pnrticolarmentc i luoghi, su cui corrono i tendini flessori delle dita sui capi delle ossa mctatar!;CC c la. r egione dci ligamenti di congiunzione eli qncsti capi articolari. i quali sotto tale pressione fanno crcscer e.il dolore fino a stra.p]lnrc delle grida. A i punti corrispondenti del grosso e piccolo dito, come pure ai loro tendini estensori c fl essori, non c'è assolutamente alcun dolore. lmpl"imentio brnscamente dei morimenti di estensione c di flessione n tutto le tlita, in corrispondenzn. della rispettiva at'ticolnzione metatnrso-falrrngea, si nota che il dito gt·osso e piccolo sono indolenti, mentre che negli altri tre gli stessi JUe>Yimcnti sono molto dolorosi. I dolori ora descritti sono cosl caratteristici da permettere una pronta diagnosi. Se si visitano esattamente le articolazioni dolenti, si trovano sempre libçn·e di essudati ; il dolore riisicde dunque nelle parti circostanti tlell'::uticolazione. Che proprio il mio ùnttailione avesse ogni anno un n11mero considerevole di

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tali malattie viene spiegato dal fatto, èhe Psso, come l'unil'O battaglione distaccato del corpo delle guardie, ol!re alle solite manone autunnali, doveva fare tro marcio giornaliere in primavct·a, per prentlor parte agli esercizi del reggimento che avcnl. stau:.r.a. a Spandrtu. È naturale che• il numero tli 11ueste malattie e i sintomi che si ripetevano sempre sotto la stessa forma, dovessero sorprcr~cdcnni , ed eccitarmi allo studio .delle cause di tale infermi t il.. In tutta la letteratura. me•lica militare antica 9 modema no n trovai , all'infuori di singoli cCJmi che designano sommariamente la malattia coi nomi di gonfiezztl del piede, edema del piede, senza pet·ò entrm·e nelle cause ana.tomiclle, che un solo !:Ct'itto utile e sci.rntitico del colonnello medico d! stato maggioro Breithaupt, nella 24• annata (1855), numeri 36 o 37 della ]lerlicù~. Z eitung, pui.Jblicata dal Verein fur Heilkuwle in Prussia. A'nche i francesi designano la malattia.I.Jrevementc col vocabolo ruJc,:o~­ semenl, sebbene da un maggiore medico dell'ospedale di Chàlons nell'anno l t>U!), dvve viùi 18 di ta.Ji ammalati, mi fosse ~tata citata come causa. della malattia la " infiammazione della guaina. dci tendini al dorso ùel piede. , Breithaupt (png. 110) cita come origine della. gontiez7.a i11fiammatoriu. ai piedi, la quale fu specialmente frequente nella campn.gnl\ di guerra tlcl Baden, e sottrasse J1Cr lungo tempo un gra.n nw)wro di combattenti ai r eggimenti, cagjonnndo in molti cnsi l'inabilità, Wl ' infiammazione della guaina dci tendini e dello strato profondo dci ligamenti del piecle. La descrizione che fa Bt·eithaupt d eli 'inizio e del corso delra. malattia concortln. prr.cisamente con le osservazioni da me accen nate. Se es~\miuiamo le cnusc•di questa cnrntteristien mnlattia, così importante per il servizio militare, troviamo che la più prossima sta in alcune ragioni oceasionali ed esterne, per esempio la. l'igitlit.à della ca.Izatur;t, particolatmente della tomaia, prodotta dalla frequente umidità e dalla conseguente secchezza per l'azion.o del sole; per cui la parte anteriore ,Jello stivale si piega all'ins ù 'a guisa di bc\:CO di uccello, c quindi le dita nelle articolazioni mctntal'So-falangee sono po:;te in fte~s ion e dorsale, e i muscoU pla ntnri in notevole tensione, N el camminan~, i ca.pi articolari delle ossa metatar sce sono resi


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RIVl::iT.i

sporgenti etl estesamente compressi dalle inegolarità del suolo, e le dita non pos~ono compiere largamen~c il necessario movimento di altalena, con cui si sfiora il suolo con la punta del piede (HYRTL). I n questa stessa condi:dono si trovano coloro che ebbct·o lialla natura piedi grossi, larghi e molto corti, con le dita leggermente fiesse e che, pur troppo, sono considerati di frequente abili nella fanteria, quando non lo sono per altri corpi. Sono pure specialmente disposti a. questa malattia gli individui che hanno leggierc incurvature al secondo e terzo dito del piede. I tacchi alti dello stivale, per cui lg dita sono poste in flessione anormale nelle articolazioni metatarso-falangee, dispongono anch'essi alla umlat.Lia; però l)ÌÙ nel bor~he:sc clte nel militare, tlove ora i tacchi non si fa.nno più alti di tre ccntimetri..:M:olto più importanti delle accennate ragioni sono quelle fondate sulla. costr:uzionc anatomica. c fisiologica del piede, per le quali un eventuale eccessivo sforzo dci muscoli provoca, per la fatta esperienza, questa infermità. Secondo HYRTL, il tarso e il metatarso formano una specie di volta, la quale, stando in piedi, tocca. il suolo soltanto col calcagno e coi c.'lpi articolari delle ossa mctatnrsec. Nello stare in piedi, e specialmente nel camminare, il peso del • corpo viene portato su questo arco dall'alto in basso per mezzo delle tibie e tende a drizzare l'areò su due parti, dall'avan~i allo indietro e dall'esterno all'interno, in i110do che il piede .diventa più lungo c più largo. L'allargamento del piede avviene anche nello. parte anteriore di esso e nelle dita, essendochè le cassule sinoviali dei capi articolari liel metatarso sicno unite dai ligamenti poco solidi trasversali P.lantarii e dorsali (HOTTrm, •Malattie delle articolazioni) e J>Crmcttnno una leggera distensione a guisa di ventaglio. Ncl passo ordinario in cui il piede viene tirato all'infuori dai muscoli peronieri, e poggiando sul suolo· trova il suo principale · pw1to di appoggio nei capi artic.olari delle ossa del metatarso nel dito grosso e nell'altro che lo segue (HYRn,), i ligamenti accennati vengono poco t esi ed uniformemente. Se all'incontro per là stanchezza dci muscoli peronieri e dei muscoli della. gamba1 il piede ne) fare il passo ;rende una posizione piuttosto dritta, ovvero come suole accadere agli individui molto stanchi, la prende

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rirolLt all' indt>ntro, in modo che, clallo oscillazioni del corpo stanco il peso di e~so ren ~a distri buito irregolarmente per Hlczzo della tibia sul piede mal collo<'ato, si manifc.'-;tano a JlOl'O a pl)t:n delle stiratu1·c irregolari e delle ammac~ature clci li ~amcnti trasversali e delle pun te anterio1·i tll•llo. fa:;cia plan!:m:: c di yuclla profonda fuse con e<si, e che formano la gitaina clei tendini flessori e estrusori (QtJ.\ts--lloFntAS', rwrtlnmitJ, \"Oltlli\C I. Questo stato iutcnicnc tanto piìt f;tc ihncntc, quanto piìt il p<'SO del corpo, nPl fare il passo, ~ravita sulle e111incnze planlari <Ielle dita, come accaliC quasi SC'llll•re nei casi nccellnati eli lC'J.!:.tc.•ra flessione dorsale delle dita nell'articolazione metatarso-falangca. Lo dita poi, le quali nel farr il passo J>i fì s~>ano al suolo a g ui ~n di mollo clastiche C' currc (lf!J7'1i,), e del•hono to:;licrc cosl a!lc articolazioni mrtalar,;o-falan~ee unn parte cl•·lla prèl'"ionc che f,u·cbuero l'>Ul suolo, colllpiono solo imperfettamente il loro uffi cio; trmto più che lo stacc,o che fa. il piede al wincipiare tli un nuovo pa ~so è a carico tldle eminenze plantari. S'intende che le torsion i irregolari c gli st.ir:trnC'nti dci ligamcnti tr,t~ \·cr­ sali c delle guaine dC'i terHlini ::mrnnno tanto più rilevanti, r1uanto più ineguale ecl erta è la \'ia su cui si carnmiua, sprci:~ltncntc :-:c l'ultima parte della marcia, dopo che si manifestò l'infiammazione, è fatta nelle città mal selciato o su ~trac.le cattive. Xt•llc marcio del mio battaglione da \ Vriczco a Spandan il pn..<sag;.(io per Berlino cadc\"ll. quasi sempre sul finire della marcia dopo tre g iorni di essa; la quale cosa ebbe per con~C'gucnza. parecchi casi di infiammazione delln guaina dci tendini. Rimane ancora Ù::l. spiegare il fatto singolare per cui i ligamcnti llcllc articolazioni meta.tarso-falangee del 2° e 3• e talora del ·l• dito c non nrni quelle del l• c del :\• sieno soggette a. tale infcnnità. A tale proposito non posso citare che ht spiegazione d nt:~ da IJreitha.upt n. pag. 171. Secondo Hcnle, il pieclc osseo nella sua. lunghezza si di\>idc ia d uo sistemi, di cui l'interno è formato dall'astrngn!o, dall'osso scafoitlc, dalle tre osl'a cuncifornri, dai tre primi ossi del mctatarso e loro dita : l'esterno poi dal calcagno, dall'osso cuboideo c dalle ultime duo ossa. del rnctatarl'O cou le corri;;pondcnti dita. La li"n.ea. di diYisionc di queste due parti sta più verso l'cstcmo dd pic ù e.c comincia. anteriormente tt;a il terw c il ctualtO dito. Tutte 4

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due le parti si trorano sul duranti l'una accanto all'altra in un piano orizzontale; verso il ùidietro però s i accarallano l'una snll'altra,in guisa che l'intcrna s i sollcra a poco a poco c arriva finalmente a prendere nell'astragalo una posizione a lquanto inclinata verso il calcagno. È vero che la riunione delle singole parti del piede avviene per u1ezzo di forti ligamcnti, i quali però per la conservazione clella richiesta elasticità c cedevoleaa del piede, non solo nella direzione tmsrer,alP, ma anche in ctuclla. longitudinale del piede c precisamente nella Unea. di di\"isione descritta. permettono una certa mobiUt:ì nel marciare. Ma se per la stanchezza di lunghe marcie s i manifesta una debolezza di muscoli; se il piede non })oggia. più sull'orlo esterno, ma piega verso l'interno; se il portamento del corpo è fiacco e U passo oscillante; se il peso del corvo cmnminando non riposa più, come normalmente, stù tallone, e al sollerarsi del piede, s ulle eminenze del primo c del secondo dito, ma come accade ai ba.wbini che hanno ancora, la rnuscolatura debole, sulle eminenze del ilito mignolo, ue an-enà un notevole movime nto forzato pred,amcnte nella linea di lliYisionc, per cui i 'id ni \:api articola d delle ossa Iuetatarsce e i loro legamenti di congiunzione verranno ad essere c stirati ed alllluaccnti. Questi sono appunto i capi articolari del secondo, terzo e (JUarto mctalarso e i legamt'nti di congiunzione del terzo col· quarto c del secondo col terzo os~o metatarsco, i quali, cou1e s i disse, si t.rovano più indolenziti. Che lo schiacciamcnto e lo stintmento permanenti conducano a 110co a poco all'infiammazione dei legamenti e delle vicine guaiue dci tendini, c che queste parti prossime al tessuto cellulare si rendano edematose pct· stasi sanguig na, è facile comprenderlo, come pure che l'edema s i estenda soltanto al tessuto cellulare pii1 rilasciato del clor~o del piede, e non nei brevi c rigidi fasci pervcndicolari del tessuto conuctti,·o della pianta del piede. Quanto più lung<lmente l'anunalato marci11 col piede indolenzito, tanto più si estende l'edema' che dapprima. prendcm soltanto la parte mctatarsca del piede. Dopo questa spiega/\ionc io vorrei mutare le vecchie denominazioni, di " gonfiezza ai pie di , di " ellema del piede n ccc. in quella di sùule;;mile-mclata.rsea, come meglio corrispondente al-· L'etiologia, poichè il punto di p!lrtcnza dell'infiammazione si dc re

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CHIRURG ICA

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<:cr eare nella stiratura del ligamento trnsrcrsalc. Il dolore che ,cagiona questo gonfiore è talora molto forte; esso s i irradia. .(lalla pianta del piede alla regione della seconda c quarta urticolazione mctatarso-falangea verso il dorso del piede; nei casi gravi anche fino al g inoccl.Jio c al polpaccio, c non diminuisce che dopo mol~e ore. Questo dolore nella sua intensità c nel s uo corso somiglia interamente ad un dolore nevralgico, c pare come se le ultime diramazioni del nervo phW! tare esterno che si internano nel ligamento trasversale, per arrivare ai margini delle dita, ne fossero pure aft'ette, o per pressione o per infiammazione. Higuardo al corso e al trattamento della malattia, m.i l'istringo a poche parole. L 'edema c il dolore climi nuiscono sotto comprcss(l fredde o fomentazioni idropatiche dopo tre o quattro giorni; la sensibilità nella flc;;sione dorsale delle dita rimane però fino al dodicesimo giorn.o; i soli casi l eggerissimi hanno un corso di quattro o CÌJl(JUC giorni. Le pcnnellature con tintum di iodio fatte dal quinto al sesto giorno nella regione delle guaine tendhlee ammah<te e nei ligamcnti ~ molo utile. Dalle fomentazioni. di liquore ammoniacale caustico, che sono molto raccomandate dai fmncesi nei (',asi recenti, non vidi altro cft'ctto che la comparsa di vesciche, le quali lasciarono talora delle cicatrici. l'rima. di t utto io consiglierei di far riposare gli individui che mostrano coll'edema e col dolore i primi sintomi della sindesrnite, e mandarli per una quindicina di giorni in un ospedale. Con ciò si evitano più facilmente le infiammazioni consecutive croniche delle gun,ine, le quali, secondo Brei.thaupt, n ella campag na di guer ra badese, J)Ortarouo molti casi d'inabilità. Io vidi, ma solo nei borghesi e c9n una disposizione eminentemente scrofolosa individuale, d elle intiammazioni d elle guaine somiglianti al tumore bianco.

Ca s o di c orpo s tra nie ro ne 11' e sofago c on p e rCo. razloue d e ll' aorta, del dott. Acm:~mon:-<, medico ass i_ stente nella sezione interna di Bethania ( Berliner klùtische W ocltensclu-i{t, 10 dicembre 1877). Il dott. Acheuborn riferisce il seguente caso, il quale offre un non comune interesse, non solo per la rarità del fatto, ma an ch ~ J>er il corso, e per l'esito s ingolare.


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RIYIST.\.

Il l o luglio 1816 r cune arccttato nclh1 ~;ezio ne diretta d:tl d ottor Golldammcr un falegname npprt'Jllli;,ta tli 16 anni. Egli dich ia rò e.~,l! rs i anunnlalo la m~tlinu dello st.csso gior no <'On fo rti dolori nelle vie rrspirat oric ; an•r sent ito però 1lue g io1·ni innnnzi gli stes>-i dolori nella. regione. esofagea all'atto dell'i nghiottire; i quali, come os~C' rmra il p:tzientP, ùor ettcro manifestarsi tlopo ringc5tionc d'una crosta di pane bi<lnco. Al momento) elci suo arrw>o si nntòqu:mto npprcsso. [l g io,·anc, di co ~ ti tuzi onc abhastanza fori<.', 'giaccra in letto sul dorso ; il \'Olto era mollo arro;;,ito c <lolnrosamcntc contratto, e in modo speciale nell'atto dellu profonda respirazione ; ilre~p i ro era ac-

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celemto, snpcrfici:tlc, e intc r~ mrntc cnstnlc, accompagnato da continui ~c111iti c interrotto d<t frC(Jllenti singulti. Il diaframma nou si contracm punto : il p1ll"o conta rn 100 ba t titi al minuto, ed era pieno e forte. L !L tcmpc,ratum a 3W, c la perc u ~sionc c l'aseoltazionc non pre•cntarano nulla di anorma le, nè in rapporto al cuore, nè al polm one; solo il r umore respiratorio si faccvn sen t ire :tlrjll:tnto inoll'bolito. ::\ella regione epigastrica, cd in corrispondenza all'inserzione llcl diaframma, si risvegliava sott o la pressione una ~c n ~ ihilitil.ri l c ran tc. :'{on esisteva. difficoltà d'ingLiottire. Prc!'crizionc : fomentazioni fredde ; morfina. a gmndi dosi. La sera 1lel l o lnglio la lcmpcrat.nra crn. salita a 3U•, e anche il giorno 2 si conscrrò IJUUsi tutto il dì a tale nltezzn; i dolo d llCrò erano notevolmente scemati, e l'annnalato inghiottirn. anco r:~. senza difrìro ltà. • Il 3 luglio ; tem11emtura. alla mattina, 40•; alla sera, 39° ; il paziente si sentiva molto meglio. . La respirazione di 40 al minuto si fece rli nnoYo più marca~ tamcnte costo-utl,lomi nalc. Un esatto c rn inuto esame del polmone non fece rilevare nulla di anormale, c in nessun luogo si nncrtira. sfrc:.ramcnlo plcuritico.ll polso a l :20 era pieno c 1l111·o; l'urto cardiaco scnsiLilc nel •1° SJJ.Izio intercostale; i suoni cardiaci netti ; intensa la. palpitazione. Il collo era lt'ggermcnte gonfio e dolente alla ]lrcssione nelle parti laterali, c nella fossa sopracla.vicolarc in prossimitù. della colonna. verte:-bralc specia lmente a sinistra. La. diagnosi che fino a 1rucsto momento era di un'affezione in-


CHlTit;!WiCA

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fìammatoria intratorncica, fu mutata. in quelli\ di metliastinitc p ostica. P er tal modo si spiegarono tutti i fenomeni, e la forte febbre, per la quale non si tro,·ava ragio ne; i dolori sot to la respimzionc per impegno della pleura circostante; la dillicoltà d'inghiottire maoifP::.tatasi in sul principio; ma, più di tutto, la singolare gonfic:aa della regione latera le del collo, la quale venne gi udkata come un 'in fi:11m nnzione ftemmonosa del tessuto connettivo che postcrionneute sta \'icino all'esof:tgo, prodotta dalla malattia d el mediastino. F u ammesso che la mcdiastinite ( infiammazione tlel tessuto pericsofagco) fo ~sc eausata da lesione d ell'esofago per corpo straniero contenuto nella crosta di pane. Prescrizione: vescica di ghi~"lccio' al collo, mignatte nella reg ione laterale del collo, pczzetti ùi ghiaccio inte rnamente, c qualche dose di calomelano. La temperatura scese il 4 luglio a 38•, c il 5, non oltrepassò i 36• ; il polso s' era riclolto a 76 ; il respiro libero e non ueccl erato, mostraxa un tipo costo-utltlominale; lo stato subicttivo , sofferente. Le ùiflicollll d'inghi otti re sono aumentale in grado notevole; tanto, che il paziente in ogni movimento di deglutizione s i atteggia a vi\·a espressione di doloro. n collo è alquanto più gonfio nella parte destra verso l' orecchio, le pieghe della pelle sono scomparse; la gonfiezza non è re;;i:;tente, ma sotto la press ione si ùe5tano dolori. Lo stesso avviene alla parete posteriore d ella faringe, che, al d ito csp lor.~tore presenta una gonfiezza molle c pastosa, la quale si disegna maggiormente verso la parte destra. La mucosa in q nesto punto appa•·c più pallida del normale. Nella speranza di trovare s uppumzione si fece un'incisione, della lung hezza di 2,5 cont. circa, nella parete posteriore della fa.ringc, procedendo dall'allo al basso alquanto a destra dell' ugola. ~o n ne uscl però marcia, bensì un paio ùi goccie ùi un liquido nero, come di guano, da cui emanava un forte puzzo. Nell'esplorazione col dito l'i attraversarono le parti molli nello s p essore di circa 2, O cent. l·ino alla colonna vcr tebrale, la ,quale non era però de11utln ta; marcia non se ne potè scoprire. Prescrizione : cataplasmi al collo. Il giorno seguente, i16luglio, lo stato generale era decisamente migliorato. La te mperatura non oltrepassò in t utto il dì i 38<>. I dolori nella deglutizione sussistevano invariati, c la gonfiezza


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RIYISTA

al collo non era diminuita. Xon secrezione dalla. faringe; g li ~puti straordinariamente puzzolenti. Il 7 luglio dopo mezzogiorno il paziente ebbe in1pron isamente, l'una dopo l'altra, due scariche alvinc con molto sangue; e il giorno preccclcnte ne an:o vn avute tre diarroiche. Venne applicata sul ventre la vescica eli ghiaccio, cd amminis trato l'acetato di piombo. Il 7 e 1'8 luglio, la temperatura si mantenne costantemente normale ; lo stato generale abbas tanza buono, e le forze sufficienti. L' odore degli sputi e doli' aria espirata era sempre fetido. La notte dall'8 al !), l'ammalato ebbe una scarica alvina molto abbondante di puro san~ue, èhe portò un forte colla~Sso. Le estremità. si fecero fredde, il polso filifor111c c freflu entissimo. Coll'a pprestazione di ene1·gici analettici ( rino di Porto, canfora per iniezione sottocutanca) egli si riebbe alquanto lungo la giornata, ma. la sera del 9 luglio, senza precedente indizio, ci fu una gra\"issima emolTagia dalla bocca, che lo uccise in pochi momenti. L a sezione cadaverica fatta il lO luglio a mezzodì, ùiciot t o ore dopo la morte, spiegò il corso singolare di questo caso. Il reperto anatomico fu il seguente: il cadavere dimos tra da11ertutto anemia in altissimo grado; la pelle e le mucose sono bianr he come cera; il pericardio e la pleurn liberi di essudati liquidi ; il cuore molto palliclo, contiene poco sangue; le valvole normali; i polmoni enfisematici; i bronchi, fino nelle ultime ramificazioni, ripieni di sangtte spumoso. Le pleure nella loro lamina interna, eù in prossimità. del meùiastino po~tcriore presentano depos iti fibrinosi. V esofago dilatato nelle sue part.i inferiori a guisa tl'un sacco fm;iforme misura 5,0 ccnt. di diametro, cd è riempito di masse molli. Dopo il taglio si osserva a quattro dita trasverse sopra il cnrdias, una lacerazione nel senso longitudinalc; e nella. pare te posteriore, ove si trova l'ago da cucire lungo 5,0 cent.., un lungo filo perpendicolare ali 'asse longitudiuale dell'es ofago; la punta dell'ago è ri.volta. verso il didie tro. E ssa è conficcata nell'nort.a torncica discenùentc, e taglianclola si vede che l'ago l'ha trapassata trasversalmente dall'innanzi all'indietro. Tutte due le aperture della ferita aortica sono coperte di piccoli coaguli sanguigni niùifonni : intomo all'ago non si vedono coaguli di sorta. Il t es~< uto tra l'esofago e l 'aorta è intìltrato di san-


C!URURG1C1

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guc put.rido, il quale si estende, in bas~o, fino al cardias, in alto, lungo la faccia posteriore dell'esofago fino alla faringe. Tutto il mcdiastino posteriore è notevolmente disteso per l'infiltrazione sanguigna. Nell'esofago si trovano coaguli sanguigni ; lo stomaco è riempito da una massa sanguigna della grandezza di una testa d'uomo circa. Il canale intestinale, dal principio alla fine, contiene un'enonne quantità di sangue scorrevole. Nel rimanente non si trovò nulla di anormale. Alla stotia narrata non abbiamo da aggiungere che poche osservazioni. L'amm11lato inghiottì la mattina del 29 giugno una. crosta di pane, nella quale era penetrato un ago da cuciJ·e. Quando esso s'introdusse nella parete dell'esofago, egli risenti dolori non molto gravi, che perdurarono i due primi giorni. Dagli ulteriori movimenti di deglutizione, e dai cibi mangiati l'ago venne spinto all'innanzi, e il terzo giomo penetrò ncll'n.orta. • Dall'emorragia che ne segui, il tessuto connettivo tra l'esofago e l'aorta venne spostato. Il coagulo che si era. formato produsse per nn paio di giorni, da una parte l'efficace tamponamento della ferita dell'aorta, dall'altro però occasionò lo spostamento dci fogli del mccliastino, e diede origine ai vivi dolori che sopraggiunsero improvvisamente. Nel tempo stesso il cuore per la compressione operata dallo stra.,faso sanguigno, fu spinto all'innanzi contro la parete del petto : d'onde l'estesa palpitazione cardiaca. Il coagulo sanguigno si llccompose poco dopo per la presenza di }>articelle eli cibo penetrate coll'ago nel mediastino; cessò l'efficace tamponamento; le emorragie dalla perforazione dell'aosta si ripeterono con frequenza, e condussero il povero giovane alla morte.

Caso tU ferita p er arma (la fuoco n ella regione d e l cuore, del prof. SoctN (Correspondenz Blatt, 15 gen. naio 1878).

n prof. Socin narra la seguente istoria, il cui protagonista è tuttora vivente e sano. Il fattorino B., giovanetto di quindici anni, fu portato all'ospedale il 23 febbraio, essendo stato trovato due ore prima in casa del suo principale, giacente al suolo, fuori dci sensi, con due ferite sanguinanti. .-\. qualche passo di distanza si


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rin rcuuc un rcrolrl!r eon ùuc colpi scaricati. (~uanto tempo il giorane fosse giaciuto co.~ì, c IJUanto sangue are~se perduto, non ::.i potè conos1·crc c;;;tltamcntc, cd anche :Hlcsso si ignora. •\J momento dell'esame s i trovò anemia aculn in alto gratlo; il colot·c del volto era pallido come cera, le lal.liJra erano li ritlc, le est.r<?utilil. fredde, si uotara mHl leggera dispnea: il polso a 60 lJatt iti c molto picc()lo. L'intelligenza chiara, e nei lltovimenti violenti capogiri e accenno tli deliquio. Una ùèllc due fe ri te e m alla mano sinistra; la palla era passata tra il prim.P e il scc<lndo meta carpo, scn;~a lc;.ione delle ossa. l ~ue:,ta ferit;l guarì per J•riuu\ inteuziùne con l'appa recchio Lister, c non presentò in segui to ah:un spC'ci:lle intere::. c. Molto più seria, fu la. seconda ferita, fra· la quinta. e sesta costu. a s inistnl, verso la linea ma mmelluro interna, c precisamente in • roiTispoudenzrt dell'apice del cuore. La. feri ta, della grossezza ùi un pbcllo, era. r otonùcggian te e occlu:;a ùa coagulo sanguigno. Era iu<lubitato, che, o lJUeli~J ~tcs;;o proiettile che :weva perforato la mano s inistra, o un altro i l'i penct.rato fosse rimasto confkcato in una parte del petto ; poicbè in n es~un lttogo s i riuscì a rinvenire In fcri t.'l d 'uscito.. i\ ella percussione del lato s inistro alla. parte superiore s i sentira il s uono normale; comint:iantlo'-tlalla seconda costa tìuo alla. regione del cuore, di cui s i di:;ting ue \'3. appena il battito, s i avr crlira un suono debolmente timvanico. "Xella regione sin i:; tra postcro-s npcriorc si a\ eva il s uono pieno; dalla spina dellu. scapula in giù, s uono timpanico, il quale col crcst:crc terminava in un suono del tu1to ruoto. I.'ascolta:tione dimostrò all'apice sinistro del polmone un respiro debole, indistinto; pitt in IJasso, sin. nelln. regione anteriore, che in 'luclla posteriore, il rumore respiratorio ed il fremito rocale cra.uo interamente soppressi: nessun solt"regamcuto, nessun rumore di s uccussionc. L ' urto del cuore ma.nca.ra atratto; i suoi suoni erano deboliss imi, ma netti. Il lato destro del torace era perfettamente fisiologico. ~o n c'era ùuùbio elle si trattasse di un emato-pueumo-torncetrauma.tico, e elle la diagnosi dovesse e~serc di ferita po!monare per arma da fuoco. La pos izione anatomica ùclla ferita induceva.


CHIRURGICA

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uatumln1cnte nJ ammettere la pO!l~iloili t[t Lli un<\ ferita al cuur,• ; non si potè però averne la JH'OY:t dirl'tra. Là terapia con:;i..;tcttc nvll'applica:t.ione rlel ,.,~,lenl~ l.btcr con assoluto riposo in posizione orizzontale sul dorso ; applicazione n ella metà sinistra del petto di vescica Ji ghia~:do, c, iut(•rtli\Incute, degli analettici. )ielle prime ore lo stato dell'a mmalato :<i n:.tgra vò, i l pol~o :.i fère molto più dcl.Jolc, e qua!t.:hc poco più frcqn\'ntc (~:.!) . :'\dia metà. sinistra ùel torace l'arcuazioue 1·crso. il danl.llti era più note,-olc, ed evidente anche senza un minuto e::.amc, il CJUalc, nel }>rimo momento, nou sarebbe stato senza. pcricc>lo tcmcntlo:;i ùi prOI'OCarc un aumento di emorragia intt:rna. Il J>azicntc dil'cntava sempre più iiHJttiel'b, c si lagnnra tli dolori alla s~: hiena; la ùispnea era accresciuta, e alla. sera, in m~ >uovimento cagionato da tosse, sgorgò una massa ùi saugue arterioso tlalla ferita. Temperatura: 36, ::;•; tera.pia, : ergotina e mornua per iniezione sottocutuuea. La mattina sc:;uenle, il 2-! feuùraio, lo stato gencn\lc tlell' individuo, dopo una notte pas!>ata abhastanz;t tranc1uillamcnte, e1·a un po' migliomto; il polso oscillara tra gli 88 c i 116 ; ilre~piro era accelerato. .Kon si fece un esame minuto; la terapia fu la stessa. del giomo prccetlcnte. Il 23 fi.!bbraio si potè f:tre una nuol'<~. e più c~att.a esplorazione. 11 suono ti111panico persi"tCI'fl. soltanto alla r cgioue anterio>·c, c jn estensione molto minore; in quella posteriore si notava dn,pertutto ottu.-;it:ì. con rcspiral:ione bronchiale in alto, cd in haosso a ssenza del rumore respiratorio. Xon si perccpira. l'urto del cuore, ùi cui i suoni on1no netti. Eridentcmeute hL metà sinistra del pc t to em riempito di li(JUitlo, probabilmente di sangue; il polmone compresso, e l'm·ia. cacciata fuori per la maggior parte riasso1·bita. La scm, 38, O di temperatura, il polso 120. Il giorno seguente si distingueva bene lo sfrogamento cardiaco c in sua vece, dopo qualche giorno, compat·ve una manifesta o t-' tusità tino a due pollici sopra l'orlo dcst.ro .stcrnale. Lo sta.to d el paziente rimase stazionario con•ft:hbre modèrata fino al 2:J marzo, dopo il qual giorno l'essudato t!iminui rapiùumente, tanto nella caviLà del pericnrùio, che in IJUClla della 11lcura e l'anunnlato andò lentamcnt,e miglioralltlo. ,

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Rl\"ISTA

Il 2 aprile l'gli potè alzar~i; l' 11 aprile l'apice del cuore battern prccisamenle al posto della ferita che si era cicatrizzata tlel tutto. • • Si avem crc<luto erroneamente che la palla dovesse essere tra. i muscoli del dorso. 1\Ia. il 15 aprile il paziente piegandosi, senti un oggetto duro nella profondità. dell'esofago che lo costrinse a tossire violentemente, in modo, che la palla uscì dalla. bocca. Dopo alcuni momenti egli cmi~e un cucchiaio da tavola di sangue, e tutto questo non recò il minimo disturbo al s uo benessere, e non ci fu altera.zione nello s tato normale, meno che un poco ili più estesa ottusità lldla regione cardiaca. Il Prof. Socin prcnùentlo argomento da questo caso, fa alcune rifl es~i oni s ulla tliagno. i c ~ ulla progno"si delle ferite cardiache, le quali sono troppo poco trattate da molti autori moùerni. In quanto alla diagnosi, che nei casi di esito felice ò sempre incerta, la posizione anatomi <~ delle ferite, come pure In. comparsa della pcricardite durante il corso progressivo della malattia, ne porgono il più solido aJlpoggio. L'esame con la sonda. può nuocere, cd è anzi vietato severamente. La prognosi non ò eosì infausta come si crede. Serondo Socin c Fischer, le ferite cardiache genuine danno il lO 0/odi guarigioni certe; quelle rlcl pcricardio, il 30 °/o, c queste cifre sono dimostmtc dalle sezioni fatte ulteriormente. Per le ferite da arma tla. fuoco le JH·oporzioni sono più sfavorC\·oli: 8, 4 °fo. Nel caso citato Socin inclina ad ammettere, insieme alle ferite sicure ùel polmone c della plcura, una ferita del pericardio, e in favore di r1uesta ipotesi parlano la posizione stessa della ferita, e la comparsa della pericardite. .Non è da escludersi però con sicurezz11. la ferita del muscolo del cuore.

..\ n e nrismfl, delle fine arterie poplltee di non comune grantlezza, del dottor R. GERSUH (.~:lt·chiv. {ù1· clinische chirm·gie ~~o-n LANGE::-:nECK, Dan d. X VI, 18 i7). Il signor I. Fr7, farmacista in Vienna. di anni 55, sin rlall8 i3 arvertì un piccolo aneurisma al poplite destro che in poco tempo raggiunse la ~TOSSN\Ztt di un uovo di gallina. Di buon 'ora si sottopose ad un trattamento conveniente.

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CHIRURGICA

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La flessione for1.osa e la compressione della femora.le con is trumenti o eolie dita non furono sopportate, le iniezioni di ergotina n ei dintorni ùel tumore rimasero senza. efl'etto. S el seguente anno 1874 furono di nuovo ma indarno adoperati gli stessi mezzi, c lo stato dell'individuo si nggravò talmente che nell'ottoiJJ•e In. circonferenza del ginocchio arrivò ai 41 centimetri. Xci novembre fu impiegata l'elettro-puntura In. quale Jli'Ovocò vivi dolori. L'in . fermo peggiorava c si moveva soltnnto colle grucce. Verso la fine del marzo 1875 la circonferen?.a. del ginocchio affetto raggiunse i 57 centimet.ri e nel contempo si sviluppò un secondo aneurisma al poplite sinistro. Nel principio dell876 il dottor Gersunr, alle cui cure si sottopose l'infermo, r iscontrò al poplite de~tro un aneurisma ovoiùale che si estendeva dalla metà della coscia alla met..'\ della gamba. La pelle era liscia, edematosa, azzun·ognola, percorsa da ,·e ne dilatate, il tumore pulsante in tutt.a.la sua estensione. L'arto era fissato in lieve tlessione, la circonferenza del ginocchio misurana 59 centimetri. Al poplitc sinistro un secondo aneurisma. pulsante della grossezza di un uovo d'oca.· Il cuore era ipcrtrotico, le pulsazioni vive ed i toni chiari. Le arterie temporali erano serpeggianti. L'autore in rtuesto caso non vedeva. altra risorsa che l'amputazione della gamba. destra: ma il Billroth, consultato in proposito, non appoggiò tale idea in vist..1. della malattia delle arterie e dell'età del paziente; 1n·opose invece l'allacciatura dell'arteria femorale, la quale fu eseguit.a all'apice del triangolo di Scarpa versv il limite superiore dell'aneurisma col laccio di ca.tgut. Le pulsazioni però ritornarono nella giornata, il corso della ferita. fu sfavorevole per suppurazione abbondante, e la guarigione ritardò per 6 settimane circa.. L'aneurisma rimase immutato. In quest'epoca l'aneurisma sinistro in via progrediente richiese pronti soccorsi, e fu impiegata la compressione alternativamente col compressore di Signoroni, con quello a peso (.t chil. circa) e colle dita per 6 o 7 ore al giorno. Dopo che questa compressione fu eseguita. per 126 ore l'aneurisma cessò di pulsare. Le palpitazioni cardiache che succedettero scomparvero ùopo qualche giorno. I ncoraggiato da questo successo l'autore consigliò di nuovQ


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Rlr!STA

!"amputazione dell'arto d c~tro; ma poi scorgendo che colla compressione dell'arteria al ramo orizzontale ciel pube si dominnvn la pulsazione ddrancurisJna, cominciò n.cl usare giornalmente pe r akuue ore la. comprcs~iune collo strumento del ~ignoroni. L ' eclcmn. tic! 11icclc di~niuuì, c l'intero tumore scemò di un centimetro. L'autore a questo punto spi nto tlni felici risultati ottenuti in Inghilterra cl alla f;lsdat ura P.la.sLica nella cura dei piccoli an e 11rismi, pensò d'ilupieg;He un tal mezzo, non nascondendosi il pericolo di una rapitla trombosi e c1uindi della f.j<lllgrcua che ht medesima poteva prorocore. Il 25 gennaio 1876 C;.!li cil·conclò l'intiero arto con una fa.scia. chlsfica c fermò questa ftl scia in alto con alcuni giri di altra fascia parimenti clastica. Tale fasciatura fu manteuuta JICr mezz'ora, c ripetuta ogni 2 giorni, cd in pari tc;>mpo si atlope•·ò per 6 ad 8 ore al giorno il compressore ùi Sitmoroni. Il 4 foùuraio la. fascia fu applicata. giornalmente, e ùopo una settimana. la pulsazione cessò in tutlo il tumore ad eccezione di un posto liud tato alla parte i!itcrna dclht coscia, vicino alla ci<:atrice dell'allacciatura. L'aneu-' r isma. restò molle, cd allatto daxa la sensazione come se fos::.c stato pieno di argi Un umida. Le pul.;azioni ces$arono dt·l tutto verso In fine di aprile; l'inf,mno riprese i morimenti attivi, ed a poco a poco abba.ndonò le g1·ucce. Si continuò per qualc;he ora. oJ giorno la compressione con un istrumento simile ad un cinto erniario. li 27 luglio fu risitnlo per l'ultima volta dal Gersuny. La grossezza al ginocchio non era quasi diminuita, solo pareva che il sacco aneurismatico avesse preso una forma rotonùeggia.nte. Il tumore era molle, elastico, e non pulsava nient.c aff;\tto. L'infermo face\·a. lunghe }hlsscggiatc appog~i :utdosi ad un bastone, di cui potc\·a. anche fare a meno. Piegava il ginocchio sino a 120 gradi. Dell';\ncurisml sinbtro non l'(~sta\'il che un nodo duro ùel volume ùi una. noce, senza. traccia ùi pu1snzione. Resczlone tle ll'c8ofago (Philadelphia me·lica.l Times, sctteJUbre 1-877).

X el Cenft·alblatt fii.t Chirurgie lcggesi il seguente rupporto prcJiruinare sopra unù nuova operazione eseguita dal prof. Czerny


CH!RUHGICA

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di Heidelberg. Un carcinoma anulare che nmtlc\·a. l'esofago im-

pervio ancbe ad un piccolo tubo, fu asportato il 2 mag,gio iu umL donna. di 51 anni. Fu portata via tutta. la gros!iczza dell'esofago, e la estremità inferiore tìssata alla ferita fatta al collo. li 6 giugno la malata si poteva dire guarita. D<'l rasclai~un<'nto e (ICHtt eantcrizzazione col bromo Ju.•lla. cnra. d('l <'lHlCi'o, nota clinit.:a. del dott. c. L NOVARO (Gioma.le del{(t R . A ccudemirt di 'l'orino, ll0 \) ' 1877). Il dottC)l' Novaro avenllo antto contezza dci fa,vorcvoli risul-

tati ottenuti dal prof: G. Simon, in cinque casi di carcinoma, dal raschiamento fatto coi suoi cuechia.i ad orlo (Lgnzzo c di quelli dello Sehroder col ra.schiamcnto seguito dalla cauterizzazione col ferro rovente e col bromo, Yolle esso pure sperimentare questo metodo in alcuni casi di carcinoma rhe gli si tn·esentarono. ll pt·imo fu nn robusto contadino di :16 anni, il quale a vera una. vasta ulcet·a canccro:::a, che tlurM':l da. due aunì, .ed ora occupa va. metà della fronte, est endendosi dal mezzo del sopraciglio destro all'estremo estemo del sopraciglio sinistro, metà dello. palpebra. suveriorc destra t> tutta la palpebra Sttl>eriore sinistra, tutto il dorso del naso e parté delle due guance e delle palpebre inferiori. Il tlottor )l'ovaro propose il raschiamento fatto seguire dalla cauterizzazione con la soluzione alcolica di bromo, la IJUalr , se condo le ricerche deli 'Hcnneberg lml:l. proprictìi. di attaccare in modo speciale le celi ule epiteliali. Il 20 aprile (1815) fu cominciata l'operazione col raschiare }lOrzione dell'ulcera, equinrli proteggendo J,! parti sane con grossi piumac:ciuoli inzuppruti in una soluzione satura ùi bicarbonato di soda atta a neutralizzare il bromo, furono applicnti sulle pnrti raschiate piccoli globi di cotone imbevuti eli uma soluzione alcoolica di ln·omo, l su 5, come usa il \Vynn \Villiam>, che ricoperte con una. pezzuola di gomuw. el asl ica furono lasciati in sito per circa due ore, so:>titueudoli poi con pczzettc bagna..tc nell'acl!na. ghiacciata. Il giorno appresso, la stessa operazione fu eseguita sopra un'al-


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RlYISTA

tra parte dell'ulcera. Il 23 furono applicati s ulle Jl:lrti raschiate altri globi di cotone imbevuti neUa stessa soluzione bromica ch e furono tolti il giorno dopo. Il 28 fu proceduto alraschiamento e alla cauterizzazione colla soluzione bromica del rimanente dell'ulcera. Al 5 maggio le prime parti raschiate erano tappezzate di uno strato di belle granulazioni, e nel limite superiore della piaga vedernsi 1-{i;\ ini1.iato il processo di cicatrizzazione. Ai primi di giugno la cic:atriee aveva già ricoperto buona parte della piaga; l'altra parte mostrandosi restia a cicatrizzare, c le granulazioni che la ricuoprivano essendo per la maggior parte fungose, il dottor Novaro ebbe nuovamente t·icorso al rascbiamento ed alla cauterizzazione con la suddetta soluzione bromica. I::inalmente dopo varie vicende, lo, cicatrice fu completa, erl il malato \·er.so la ti ne di agosto uscì dallo speciale. Vi ritorno,ra però un anno dopo con due piccole ulcernzioni s ul lato destro del naso, le quali in pod1i giorni guarirono col semplice raschiamento. In un altro caso però di ulcera cancerosa dell!L coscia il risultato non fu egualmente soddisfacente, poichè l'opernione fu ripetuta due volte in un mese e sempre inutilmente, sicchè dovette fino.lmente il valente chirurgo sopra meutovato ricorret·e alla asportazione del neoplasma, di cui una 11ropaggine aveva già attraversata l'aponeurosi fascialata. Questo stesso processo il dottor ~ onù·o pro,·ò di poi i u due malate ùi cancro del collo uterino, con tale resultamento da incoraggire a. ri peteme l a prova. Da quc>ite quattro osservazioni deduce i seguenti corollari: 1• Che il raschiamento combinato colla. cauterizzazione col bromo può portare alla guarigione, se non duratura, almeno temporanea dell'ulcera cancerosa superficiale, evitaudo le grnvi perdite di sostan7.a che certo terrebbero dietro all'operazione fatta. col bisturi o col co,utcrio o,ttuale. 2• Che tale metodo di' cura può senza pericolo applicarsi a.ucora con vo,nt;tggio ai tancri aperti del collo defl'utero che non si potrebbero più attaccare nè col coltello nè col ferro rorento senza tema di ledere gli organi vicini. Che nel rnschiamento, come già faceva osse n are _il Simon -'> Ì ha una perdita di sangue relativamente leggera. 4" Che col cucchiaio, come anrhe avrerti va lo stesso Simon,

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CHIRURGICA

possiamo spingerei fin contro il peritonco senza paura di vedct· insorgere nun. grave inoommazione di questa sierosa. Che se in una malata si eiJIJe un leggero grado di pcri tonitc, credo la si deùba ascrivere più presto all'azione del ferro rovente che al cucchiaio.

Coutt·i buto allo s tndlo Cll alla cura (l<'i ri!llil'ing l• m ent.i «lc ll'e l!lofa,go, del dottor G. Dt1L GRECo (Lo Speri'mentale, dicembre 1877) (1 ). Il dottor Del Greco in ques to s uo nuoro e tlotto hworo offre uno studio completo c di molta praticn. utilità s ui ris tringimenti dcll'csofugo e loro cura, riassumendo lo nelle seguenti condusioni: " Tre sono i gruppi di ristringimeuti csofagici: r') Spasmotlici; b) Da stcuosi csofagica; c) Da neoplasic; " A ciascun gruppo poi conviene una maniera di cura speciale, scelta fra le varie di cui oggi dispone la tcrn11ia e che riduconsi nlle seguenti : et) Dilatazione; b) E lettrolisi; c) Esofagotomia esterna; d) Esofagotonisi; e) Gastrotomia; f) Esofagotomia interna; fatta col tagliente ordinario, col gal vano-chimico, col galrano-termico. " ~ci ristringimenti del 1• gruppo, oltreché i rimedi medici, dei c1uali ho avuto in animo di occuparmi, possono com·enire la (l) Siamo liPti di :mmmzia r·e c li c il \'!ll~m~ rlol!ot· Pl·l r.r·c~o, pO?r rptt>SI<~ sua nwntor·i:t P l'altra in t itnlnin: • Ili nn mndo f;o(· llt' e pronto Il" " provv<'dl'rc.> all' it~li~:<ia elle minaccia i clorufol'lnizzalt durante la reu·azione della lingua • di cui fu pur fano eenno in IJUPSto per·iodich (\ 'e;!;tas i it GLO>·nalc (/1 .lletltctna 1nmtw·e, n• !l, ~eflr.!n olll'e tsn), ripo rtò, a ll'iudiciC> della :-òocil.'ti< mr>tlico- ftsica llioreniina. il prPt tlin rli ;.oo lir·e istituito dal benO?u tel'ito e c:om piauto Prof. Ohiuozzi per· la miglio re memoria originale P di nwg~irm.> importan1.;1 pratica f•·a quelle pnbblicat.e dal Giornale Lo Sperimentale Ul'l COI'SO ddl";tnno IS7i. è:. R.


1713 elettt'0lb i, c mrJZiio nncora la tlihlazione f;\lta in un n maniera. nnzil'hi• no hru ~ca. • " :\nn co'ì fnrilmrn te però trionfet·;'t 'flll'::;t' nlli mo mctorlo clrllr .~IPnosi eh<' forlllano il ;o('(·.ontlo gruppo: il pt·n:h è non dovrà 11 chirurgo, !!•'lll'l'illllll'lll<.', ostinar,i a nw:trrlo in e-rcuzionc, c ricorrer{t più ,·olcnticri all'csof.t:;ntoulin interna, r i:;rrhan ùo lòl. c;;ofagototnia C'>l<:'rn<'L n. qu r i ca"i nei quali uno ~trum cnto qunhliHJUl' non penetra il lutue •ll'll'csofJ!-{0. Pt'rù, priwn, ùi llc n 'nirc a tale nttll operatorio grave et! incerto, sarà autorizzato alla f'.-;o { WJ nt011 i.~ i. " Ln gn,:trotomin, ;,:rari,::;imo e~pccli c n to t hirurgico e, per giunta, s<'mplice palliatiro di queste nffe:r.ion i, l'nr:i. riscrbnta. a <tnei casi nei tJuali nn ri:;tringimcuto, Ùt•l srcomlo gruppo, minacci tliL d l'ino i giorni rlrl malato, per 1:1 mancanza di nutrimento. " CJnl'lli dPl Jl" gru]ipo saranno blandamente trattati con una cnra palliatiYa. la dilatazione ; nei ca~i gn11·issimi di cotal gcnr t'•', crc•do ' i po:<~a c~~c rc anl'o autorizzati aù unn. csofa!.(otomia intt'l'll<l, opemzione ;1:--<ni llleno rischio;;n ,],•Ila ;.:a~trotom i a. Que"ta ul tima. opcraxionc devo consi.lcrar si come l'o~t rcmo comp en ~o , cht> io mi auguro non ùon•rc ~iammai tnettl're in prati ca, spt'Ci;\lmente poi in ca-:o 1li :;trctture dell'esofa go per n eo plasi:~ c:ut('Crigna (~) . , .~H ('a·a. z.é oui

di forma c di Nl J~:lt'ih) rlt•Un. \ 'el'lcicu. nrinaria, (Gfi.<Ptle mMicrtle de Pq,r i.s, no 39, 18 77).

lL dotto r :lfnllcz in una comunicazion e al Congresso internazionale di Gincrrn. offre interessanti studi sopra, una questione giù trattata pi ù I'Olte dai signori Ch·iatc e 1-fercicr, se cioè la (:!) Il i I(III'SHI 11 pÌri ÌIJilC è Jltl l'•' l'i ll n~t l'e T'l'llf. Hizzt>IÌ. il l{ll:tle In 1111 SIW :o-t.•J·iU•l iu:-;f'l'lln llt•l Jtullt·ttb1o (/t'Il~ ·''<:ien~e •o wtltcltc (Il Holul!na, :.r•~n­

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• l ·a fJHariru hc. e:-.1"•~i(• p;, l'tl ti dnnfp~t- Sé tlt' ptt~~a r ifc.-ril'e cl w ;tppr•JIit.,;tutlo dt·IHlHuwiJt•· •lt·i wet.t.i, eh ~Ht la cl,l l'lll'~la t'· n~~t!!in1·nn Jlnl":ott!dlh·if'~. vi ~i:1

!nn;.· n if :-<p''l''ll'(: di p(lf t t'P )!illn:.tt.).l'('" 'IH:tsi co~taniCulentc nd evilltt'<', :uu·Jw in ;.!l'a \'i~~luu <!H si di stf\ nt Jsi t--~<·n·~··t~~ la (.taStl'OIOJuia. oper azi(•ll.._. !SeiJI }H''' lX'J'a•nlusi--t-Ìllla t!J iut\l}'i:U'è di pt·oc unu·c tllli• couaplt~t:t gual'irdnuv. •

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CIIIRvHGICA

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varcsi, l'atonia, la paralisi rcscicale siano accompagnate da asso ttigliamento o da aumento di volume delle pareti elci serbatoio dell'urina, c in quale proporzione venga constatnta l'ulll\ o l'altra di queste disposizioni patologiche. Riprendendo tale questione il dottor 1\Iallcz si è sforzato di rimpiazzare con cifre le semplici affcrmazio'ni contraddittor ie dcgli autori precedenti. Ecco le sue conclusioni : 1•. 57 casi su 103 hanno pre;:entato una sclerosi assai marcata con aumen to di Yolume, vera ipertrofia concentrica delle pareti; 2•. 3!) hanno presentato le stesse alterazioni patologiche, però m minor grado e con aumento ~ella capacità dell'organo; a•. 7 solamente nou ofl'rirano alcuu cambiamento nello stato delle pareti. L 'indurimcnto è dunque la regola nella proporzione di circa il ù5 per 100. E come conseguenza clinica : il piit gran numero dei casi non lascia che poche risorse alla t.crapcutica, c un d ~cimo appena possono c.;sere .trattate con ctnalche, )rolmbili tà ùi successo. Si sa che tutta la scuola di Dcsault c di Dupuytren professa l'incurahilità del catarro vescil:nle. Le cifre date dnlle necroscopie non fanno che confermare le conclusioni precedenti.

Blcarbonnto di s od a n e ù c s cottuture (L' J.tulipenden te, 5 gennaio 18 77). - TI dottor \Vatcrs di Snlem dice che il bicarbonato di sotla, o un altro alcali qualsiasi allo stato neutro produce un solliCYO istantaneo nelle scottature più gravi, c cura in poche ore queste lesioni. Ultimamente in una mdunanza. clelia " Massachusscts Dcutal Society , egli fece il seguente esperimento : immerse una spqgna nell' asqua bollente e la spremette sul suo carpo destro, producendo vi una grave scottatura larga due pollici ; spolverò allora su questa del bicarbonato di soda, vi pose su una pezzuola umida c il dolore, a detta dell'cspcrimentatore , scomparve quasi istantaneamente. Quantunque la fèrita fosse tale da dover restare aper t..'\ e dolente per Wl tempo assai lnngo, al giorno sef,ruente la parte meno lesa era, per la sem5

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plicc applicazione del bicarbonato di soda, pratic:tmeute guarita, c si notava solo un leggiero scolorumento nella località. Poco tempo dopo, dice l'editore del Fhilatlel11'llia M edica.l Time.s1 in uno d('i laboratori di questa Uni vcr~ità, un assistente, nello scaldare una storta, si fQce una scottatura all'interno della · ultima falange del poll'ice e ricorse subito alla soluzione forte di bicarbonato di soda che si adopera nel c.-udiometro. In cinque min uti il dolore era scomparso, c ricoperta la località lesa con un pczzettino di taffetà, la potè usare libemmentc e premere contro la storta. Nel L ouisiJille "bfetl. N ews il D.r Coleman Rogers ri porta il caso di una scottatura di secondo grado che occupava due terzi della faccia, entrambe le orecchie, tutta la regione posteriore del collo, e sccndevà più in giù fra l'una c l'altra snnlla, dove ba.stò l'applicazione della soda per fa;·e scomparire prontamente c permanentemente ogni dolore. Il dott.or Robert P. Oglesby seri' e nel British 1J[etlù:al J o!ll·nal del24 no\·embrc che egli tentò questa cura sul suo figlio stesso dell'età di 10 anni che si era scottato col vapore che usci-.:a da nna caldaia. Ègli gli fcc~ 1~rrc dapprima In, mano in una soluzione di bicarbonato di soda (l dram. in 2 oncie tli acqua) , c dopo avervela lasciata per l O )ninuti la tolse senza (.;be il dolore fo sse per nulla diminuito. Allora spolverò della soda sulle parti lese, e l'efl'etto si fu che il dolore divenne afft\tto insopportabile. Preparò allora un 'altra soluzione di con ccntra.t~ion e doppia della prima c vi fece tenere la mano per tre quàrti d'ora, dopo di cb c la tolse, eù il fanciullo· grid!l.n1 in ·modo da f<l.l'C pietà.

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Della clilatazione del canale dell'nrctra per mezzo d c ll'urinn, pcl cloltor B~n~;~o~;n-F€:nAun , medico capo della marina francese (Bulletin de Tltét·. mérl. chir., 30 settembre 1877, e Jlaccoglilore medico, n.• 10, 1877). Brunninghausen, alla 'fine del secÒio scorso, aveva già proposto un proce!'so di dilatazione urctmlc per mezzo dell'urina; si pose poi ingiustamente in oblio e noi dobbian{o agli accurati lavori del clottor Bérenger se questo metotlo rienc oggi rimesso in OUOI'C.

Ecco in succinto il processo di dilatazione :

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Ciascuna volta che E'infermo vuole urinnt·c deve romprimcre leggermente coi diti il c.'lnalc urctrale dietro il glande. Supponendo ~ltc il restringimento sia nl collo della verga, la pressione deve essere forte, affinchè l'urina non esci\ altro elle con difficoltà, e dopo essere rimasta vario tempo nel canale, affine di produrre gli effetti della dilatnzione. Con questo metodo, ripetuto dall'infermo tutte le volte che sente il bisogno di urinaro, egli otterrà i medesimi scopi che si ottengono colle cnudclctte. Tre osservazioni pratiche confermano la teoria del Bnu'*singhausen: di altre osservazioni viene oggi acl arricchire la scienza il dottor Bérenger-Féra.ud; osservazioni fatte su un vecchio mc• dico, suo amico, di 63 anni; su! generale lL. di 68; c su un certo M. F . parimenti di 68 anni. . L'.-\.. dimostra finnhncntc come la llilatazionc uretralc, col mezzo dell'urina 1 sia la più soddisfacente, come quella che produce i medesimi ctl"ctti con minor pericolo d'incom·cnienti , c che dà i seguenti incontrastabili vantaggi: 1• 1\ on contatto di corpo estrane•> sulla mucosa urctrale, poicltè l'agente dilatatore è l'urina, che deve 1isiologicamente ess·ere in contatto con qu esta mucos~ durante la elllissione; 2• In luogo di far bisogno sonde di diverso calibro, corpi gmssi, un bagno c l'intervento d'un terzo; la dilatazione si fu dal solo malato, di giorno e di notte; ran:un ·e nt~ o spess~, a seconda della volontà dell'infermo o della necessità della cura; poichè basta premere l'estretUità della verga al momento dcll'enùssione dell'urina; 3• Xon v'ba pericolo di rottura per pressioni mal fatte; poi-

chè essendo l;infe11no operatore e paziente, il primo· movimento occasionato da una Jlrcssionc intollerabile pel grado tli ristringìmento, di cui soffre, porta con se il pronto ritiro dei diti, c la. relati m pressione del canale; •4• La cotn})ressione è in questo modo uniforn:ic c non vi è limite di dila~nzione, altro che nel canale normale dcll'urctra. Questa specie di dilatazione, elle potrebbe dirsi iniezione a tergo, potrà da alcuni essere notata d\nsufficicnza, non avendo, per essere cfficacc1 che un debolissimo mezzo; la forza delle?; fi.bre muscolari della vescica . •


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RI H<;T.\

Bisogna però con::-idc·rnrc, rhc pl'l· uno 'l-forzo di mizi onc, ba);hl nteuwutc c:onti nnnto, si c,;ercita una noternlc pressione s ull'orinn. conll.:nuta da ll'uretra; e che cpw~ ta. prr",., ione, potcmlo c~sc rc csrrdtatn a ci a~~: utm cmis~ io no ù'nriua (li òd 8 rolte in 2l ore) s i ri nnora co,ì di so,·cntr, eia !ll'IJUi ~ tarc la dil:\tazio nc, di cui c:i occupiamo, una real e encq.:ia <l'azione. L'.\.. prescr irc la dilatnzionc !lclfurc lra, pmticata come fu sopra descritta. anche come •nr zzo profilaHico, coutro i rcstringiJnenli nretrali, dopo nn'ail\:- zionc blcnorra<!ica; t ome pure dopo un 'o~c rn z i onc di urctrotomia può far ri tardare il ritomo della. coarta:d one, che spc~s issimo s i rip roduce con un'ostinazione dc.t:IH\ di miglior ta u;,a. Quc:;t;l cl i lata~i ono r encle pure importanti ~crrigi upi casi !li raric:i prostatiche al collo della. w srica. l n una parola la scmpli t it ;~ c la. continnit;~ deEmetodo () i DrunningbauSCil tl C\'0 110 iuritarc i 11l(ldil:i prati ti ad c~ p c rim c nt n rl o e pub-:hlicare, al pari de l do ttor fi ércngcr-F éra ud, l't· ~ ilo clcllc propr ie os~ ernl zio ni.

Il t<~l'<'b <'ne ( 1) n ('Jla <'bh ·nrgi:t (Jfourement m Mical, Pa1·igi 10 dicemhre ùcll'anno 1::577 ). - Dicendo dell'uso del tcrchcne ctttalc disinfettante, il dottore t etlcsr o \V acl d.\' assevera. di n.rcrne ottenuto tale Cl"ito, da essere invo~l i :1.to a puhblicare le OSSCITQ.Zioni che SC'~UOIIO : n tcreùcne ha. azione germicida, atrcnnata. clal nraidwoo<l c c!al \' achcr, orlo re gradc,·ole che Yale a c;~m·e;rgc rc i fetori, c srolge dell'ozono, I!U:lJHlo svapora, lasciando un sottile strato in forma. <li pr llicola. molto ntlcrcntr. ~entro c non irritante, esso non accn ~ lia gli a lhuminnti alla maniera di nitrì antisettici, rcrùigrazia

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(1) 1:: un p m •ln1 1o <li o;:~i <ln i ono <l •·l\' olio l'f>I:Hil <' di lt· rt• h••n lim1. o~si:t tif•ll' :ll'tJII:& eli c·a,::ia . !'ii Olli••ne ) H>llPmln :L r N of!i l'l? in un :11up i o nwl!·:tt c io m )CI'illllllli Ò l a cido ~<'l fO J'i CO COilC;eoHl':tW ('<Hl l Om tldla ~opc·:1olllt•C1 :t ~~~nza. c d i~l illa nun a lla lempna 111ra di + 1 ~..0· la nwsc ola nza, Sin la SPp:u·:Hadalla J U>~:tt nt·a pe r lll~ zz o tt,--lla.. clecit ntétZiunf'. ;\:l'ili\ c h i mi c a I'NtZi Olle fnrll iii~Ì ;oih·~,j d e l C0111P 11 P , l' td!'lll'il !'bUr<) che lr:Js fo nd!' n e l lPr~ bPne l'ocl01-e :uo:1ci:no, (n·op·•·i ~ d t>l co1ni no . Il tcrcbcnt>, c•• Il •, è nw i!<J lluj d n, l impi do, pochi:<si n1o solubil e nPI-

1' ~(·(Ili~ . in1 ~ r·:11n ruH• Mll' nlen ii! e \'llial ci P. l' OI'IIlll r.roll' ~ o•i clo ciOi'i!lril'o un clo!·idral•l is<Hn er o n.Jia c:mf<or :t artificiale cd t\ in~omp:ni le co l j òclo . l.. 7..

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CUIRn:tiC.~

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l 'aciùò fenic-o, e si a.ttngli<t quinùi per bene alle mctlicnture cosl dèttP. raro; c inf.~tti quc-;tc, negli esperimenti del \Vatlùy, richiesero eli essere riunorate soltanto dopo alcune settimane. A quc$lO rignanlo egli descril•e nel seguente mollo la cum lli una re:>e:lionc tli ginocchio. Fermalo il sangue metliantc la. tors ione, s i us tergc la piaga. con • una miscela di' 30 gram mi di tercl>cne e di un litro d'acqua.; poi si rcmuorono cautamente i grunù ùepostis i c lo schegge ossee, e • per lliCZZO di un pennello si ungono con terebenc le parti delia I' iaga, in moti o da ricuoprirne tutte le crespe e le sinuosità. X ella stessa guisa si tr.1:tnno i ma.rgini, senza cucirli, ma procurando d.ì tencrli coperti da piumacci uoli inzuppati llCl terebcnc c contornandoli di omtta, e circond,wdo poi In. parte ron una fascia imp•·egnata di tercbcne. Per la continuazione della medicatura, bastenì. riammollare col suddetto idrocarburo, due o tre volte noli~ . giomata, la fasciatura esteriore. . L'apparecchio può essere conserrato parect:hie settimane, scnzachè corra biwgno di toccal"lo e la piaga si abbia detrimento. Però prima t~ rin11ovare la fasciatura, torna utile di tenerla ammollata per due o tre ore di terebenc, e di tagliarla •1uindi, a un suolo per volta col mezzo delle forbici. È un sistema di mcdieatura, con reni ente sci}Jratutto in tempo di g uerra e ragguardevole pci seguenti vantaggi : 1• Occultazionc della pin~a, al paziente; 2• Cura antisettica, scompagnata da dolore ; • 3• Risparmio al chirurgo di tempo c di lavoro; 4• E siguità r"clativa di spesa, ben degna. di essere tenuta in conto. • n \~'udcl.r conchiudc col riferire parecchi casi, nei quali egli ottenne una compiuta guarigione.

Della sutura del temlini clal punto di 1·ista. della m e dic lm' ope ratoria (Gazctte mé!licctle de Paris, n• 39, settembre 1877).

È questo il titolo di una comunicazione del dottor Le Don tu al Congresso internazionale medico tlì Ginevra. Egli dice la sutura dei tendini essere utile, sia perchè rassicut·a in un certo

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Rfnsu

numero di casi la riunione immediata, s ia perchè dinùnuendo l'allontanamento dci due ternùni del teniline reciso, rende possibile una riunione mediata c secondaria. E ssa è a.n~ora petfettame ntc indicata, quando ha lo scopo di ristabilire un movime nto importante abolito per la rottura o In. sezione antica di un tendine; in rtnesti casi la sutut·a per anastomos i può rendere dci grandi servigi, a preferenza della sutura delle estremità corrispondenti resa impraticabile per il loro f01te allontanamento.

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Sulle morti Improvvise In c onsegue nza di g r an ·i scott:a.ture, compendio di una relazione fatta nella riunione ù..ei naturalisti a Monaco, del prof. dott. PoxrrcK, di Gottinga. (Berliner klinù;che tVochenscltri{t, 12 novembre 187':). . TcnuLo conto dell'insufficienza delle teorie per ..1>iegare le morti improvvise in conseguenza di estese scottature, il professore Ponfick fece insieme col dottor F. Schmitlt, di Rostock, molti esperimenti di scottature sui cani; le quali, secondo l'estensione tlella. superficie cutanea bruciata e secondo il grado•di temperatura deH'acqua applicatavi, finirono talora. con esito infausto, talora con la guarigione più o meno lenta. In tutti i casi di più intensa scottatura si ebbe a riscontrare, dopo pochi minuti, un grave cambiamento del sangue, talcbè i globuli rossi per un processo di sruinuzzamento o di liquefazione, si scioglievano in un' infinità eli piccole particelle colorite. Questi frammenti scompariscono in alcune ore secondo la loro quantità, • ma non s~nzn produrre gravi disturbi in dive1·si' orgaui discosti l'uno dall'altro. Ne partecipano in moùo più sensibile specialmente i reni, poichè, per mezzo di essi una buona. parte della emoglubolina circolante liberamente nel sangue viene portata all'esterno. Questo però acca,de nei casi gravi, non senza mettere iltlarenchima renale in uno stato di grave infiammazione, il quale si manifesta, con la comparsa nell'orina eli cilindri coloriti in modo caratteristico; coll'esteso otturamento dci canali orinarii; colla degenerazione grassosa degli epitelii, ecc. Un 'altra parte dei frammenti accennati resta invece dapprincipio nell'interno dell'organismo; scompare ne lla polpa della milza •

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CHIRURGICA

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o nella. midolla delle ossa, dalle cui cellule cor\trattili è attratta

per assumere nel loro cori1o una lenta formazione retrograda. Questo p&ssaggio nel così ùetto tessuto cavernoso, si riconosce anche ad occhio nudo per 'uno straordinario ingrossamento clt!ll'organo, come pure per l'aumentato rossore e per la· succulenza che si osserva nella superficie di sezione. Per ciò che riguarda. la spiega._zione del compmesso dei sintomi dopo le scottature, l'autore inclina a cr·edcr·e, che una certa. part.e dei casi acuti mortali, e uni certa parto dei s intomi gravi in quelli che guariscono, sia da spiesrarsi appunto col fatto di questa estesa ed improvvisa d istruzio·ne dei corpuscoli del sangue. In quali proponioni stia con questo fatto l'improvYiso abbassamento della secrezione urinaria, se cioè, in altre parole, si tratti di uno stato di intossicazione acuta uremica, è cosa che !;autore

lascia ancora indecisa. Coll'accettare queste idee, egli osserva, si iml)Ongono alla terapia nuovi compiti; la trasfusione si presenta come as$olutamcntQ razionale, per cui si raccomanda uei casi gravi di tentare questa operazione.

Dls a ..tlcolazioue •Iella co sci a c o•• l' ans a, galwanJe a , del do ttore TILLA UX (Gaz. méd. de Pans, 16 febbraio 1878). - In una donna con un osteosarcoma della cosci a~ molto anemica e ·indebolita, il dottor Tillaux pensò di fare la operazione con l'ansa galvanica che è emostatica .a condizione elle sia tesa. Nel punto in cui ordinariamente si fa passare il coltello introd usse un lungo tre-quarti che servì di conùnttore a l filo di platino, col quale, per via di movimenti di va c vieni, fece un lembo anteriore. L egati c tagliati i vasi, sollevò il lembo ; e prendendo allora il termo-cauterio a guisa ùi bisturi divise con esso la capsula, staccò la testa del femore e compi la operazione senza la minima perdita di ~angne.

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RIVISTA DELLE Mr\LATTIE VENEREE E DELLA PELLE

• Jtlnu if4'shaziou i cut anee d e lla s c ro fola. C1\l'ncte rl g e n er a li d ell e scrofolid i, del professore HA.RoY (Oautle des Hripitau:r., 18 dicembre 1877, n• 1-!6).

La parola scrofulide è una parola, nuoYn stata introdotta quasi al mcclcsimo tempo dal Bazin e dall'Hard.r per indicare le at{c.zioni della pelle ell e sono sotto la di penden:ta della scrofola. ?Ila. laddove l'lfnrd.r riserba il nome di scrofulidi alle lesioni' cutanee che hanno per loro fondamcnlo la diatesi scrofolosa, il Bazin accoglie sottò questa rlcnominazionc certe m:mifc,.tazioni della pelle che si inconlrano pure indipendentemente dalla scrofola, ma alle quali que..;ta malattia gencrnlc imprim~ un carattere speciale : da cui la divisione delle scrofuliùi in benigne e maligne. L'llanly c6mbatte questa dh·i ~ ione del Bazin, serbando il nome di scr~fulidi solo a quelle malattie della pelle che dipendono dalla scrofola e che non potrebl>cro svilupparsi se non sopra gli scrofolosi. Le scrofulidi co:>ì considerate prc~cntano delle particolarità. che le distinguono ùa altre malattie della pelle. Ordinariamente non ~ono accompagnate da ùolore, al più determinano un leggicro prurito nella scrofulide esantemntosa. Bcnchè possano manifestarsi su tutte le regioni del corpo, la loro sede di predilezione è il viso, il collo c le natiche. Hanno di speciale gli orli J1Crfcttament.e delinc'lti, ben circoscritti , c questo carattere basta a dil<tingucrlc da altre eruzioni c particolarntente dalle malattie


Hl\'l.:i'h

DELLE :tiAL.

n::\. E DELLA PELLE

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erpetiche. li loro colorito è riolacco \'inoso, d1c difl'cri;.ce total111C11tc dal r.oo;sorc intiammatorio puro c tlnlla colornz:iouc brunast_ra. un po' gialla d ella sifilide. Le Sl'rofulidi spesso sono ulceratc, c ques te ulcere hanno gli orli assottigliati, sta('cati, c . oilcrandoli con nn o spc<.<illo,si tront che la c:;tcnsione della piag<t è molto maggio re di tJucllo che si cr~t f.'{llldicato al solo n :dcrla. Il fondo di ttucstc ulccr;lzioni è grigiastro sanio. o, si m ile allo. la val ura di carne; Lalrolta però roseo e regctante. La secrezione che nooderint è uu 11us sciolto, sicro.<o, molto abbondante c che, rnpprcndcndosi, forma d elle croste. Queste hanno pure un aspetto speciale. Do,·e nella siti lidc sono di color venle fosco, durissime, adcrcnti:;sin1e, le c roste della scr ofola sono genernhnante assai molli, poco resistenti c di colorito poco fosco, grig io, giallo chiaro o bianco. T<Ih·olta però sono nere, ma qu.esta tinta è solo do\' uta. a mcst.:olanza di sangue. La. pelle sui punti occupati dalle scroful itli è generalmente tumida. Molto frectuentemcnte tromsi al ùisolto di <JUeste eruzioni un turgorc del tessuto cellulare sottoc:utaneo, cRIC al Yiso si Jlre,;cnta. toJvo lta con tali caratteri che certi metlici ignor;mti delle malattie della pelle, ingannati da que,;t o a.spelto ro~so edematoso, l 'hanno descritta. come una malattia speciale sotto il nome ùi crcsipela cronica. ,-\. ctucsta forma della sct·ofola, qualunque s ia la nlten1zionc e lementare, squamlilla, pustula, papula. o ascesso COjl la quale è cominciata, i denM.t &logi hanno Ùltt.o il nome particolare ùi lu pus iperlrofì.co. 1Ia. (JUC.>ta ipertrotìn. del tessuto CC'I l ularc sottocutaneo, questa cdcmazia. fanno luogo, quando la malattia. è cessata, a una notevole atrofia; i vi la pelle diYiene 11iù sottile, s i ristringe c vcdcsi segui tare un fen omeno al tutto speciale, ed è: che quando la scrofulidc s i è stabilita in vi~:innnza delle apc1:turc naturali, queste si obliterano e si riducono ad un ori fi zio im percettibile. Quando pure è segulta la guarigione delle ulccJ•azioni str ùfolosc rimangono le .cicatrici c:he permettono di ri conos<"ere in modo positiro la natura della maln.ttia. Le scrofulidi infatti son o sempre profolilde e c1uando scompariscono, se pure non vi fu perdi ta di sostanza lasciano sempre una impronta inùelebilc, unn. cic atrice ineguale reticolata, verrucosa simile a quella delle bruc i ature. •


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RI\'JSTA. Dt:LLE 11.\f,. HN. E VELLA. hr.LE

Questa eonfot·mazione delle cicatrici basta per riconoscere uno scrofoloso, mn. ordinariamente la diagnosi è facilitata da altri fenomeni concomitanti. Frequentemente si osservano in ques!-C persone ora delle oiti croniche, ora delle ulcerazioni della faringe, altre.voltc dei fenomeni da parte delle articolazioni che sono altrcttant~ pro\·e della diatesi scrofolosn.. Si aggiunga finalmente il corso lunghissimo dello. malattia che raramente d ura. meno di ~no o due anni, ma che il più spesso persiste per die..:i, venti, trenta anni, talora ezianèio per tutta la vita.

T e rapia d c Jlfac ne ros ucca. - (Berliner Kli1~ische 1Vocltensclwi{t, 28 gennaio 1878. - · D dottor Hcbra ottenne dci buoni effetti in molti casi ùi acne rosacea di vario grado, tanto con la puntura., quanto coll'uso del cucchiaio tagliente, nello stesso modo con cui n.vcva tratta.to il lupus con esito soddisfacente. Ambedue questi met<,di portano la distruzione dei piccoli vasi dilatati; e col raschiamento mediante il cucchiaio tagliente, che però portn ,;n solo l'epidermide, le pustole in formazione vengono nel miglior modo rimosse anch'esse. In un cn.so molto avanzato di acne rosacea, nel quale tutto i l naso ern ipertrofico, furon6 tolte col coltello le singole scabrosità; esportate con la legatura elastica ùi·Dittel le punte sporgenti in formn. di proboscide; hl. defonnit:ì. occultnta con un'operazione plastica, e ridata al uaso la sua fom1a quasi naturale.

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RIVISTA DI F!SlOLOGIA

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Dell' lnftnc uza tU alte t c mpc'rn.turc sull' orgn•ù· s mo, del dottor l\1. Lrne~ (Vil·ch. I1t:ch., vol. 70, pag. 10Deutsche Meclicinische lVochensclwi(t; 2-! novembre 1877).

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Per meglio comprendere l'insieme dei processi patologici nella febbre, l'autore studiò sui porcellini d'India le alterazioni dogli organi e del ~icambio organico, le quali hanno per conseguenza l'aumento di calorico per diminuito sperdimento. L'apparato usato per tali esperimenti consiste: in una scatpla calorifero. a dop(?ill. parete di lamiera di rame, coi necessari apparecchi di ventilazione e per conservare costante la. temperatura. Questa venne portata dai 36° ai 37° C., e tollerata dagli animali fino a sei giorni, senza pericolo. I n tali condizioni gli organi dei porcellini cl'l ndia andarono soggetti ad una degenerazione grassosn_,talora gravissima; e prima degli altri, il fegato, poi il cuore e. i reni, finalmente la musculaturn.; ed avveu~e contemporaneamente un'emaciazione, la quale superò di gran lunga quella degli apimali aft'amati alla. temperatura normale. Il grasso ricmpiya le cellule, o in grosso goccio, senza. mutare sostanzialmente la forma, cellulare o in piccolo gocciette, le quali non permettevano più di riconoscere il contenuto nelle fibre musculari e nei canalicoli urinarii. Il fegato somigliava. al fegato umano degenerato in grasso; era però meno giallo. N ei reni degenerarono in grasso quasi esclusivamente gli epitelii, e, prima nei canali contorti, poi nei retti; ma. in questi più for-• temente. I muscoli degenerati si distinguevano per la loro facilità n làcerarsi e a scpamrsi l'uno dall'altro; nel sangue si trovarono (I nasi se m pre dei grumoli irregolari e scoloriti, ricoperti di nuclei


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e goceioline di gras~o, come si os,ervano nelle malattie rli infezione negli uomini: elci r a:.i., ctueiU della pia c del plcsso coroideo, come pure i minimi rami delle a rterie coronarie, erano, in generale, dcgCJH'rati in gras:<o, senza che fossero avrenuto emon·agic negli organi rclatiri.Lc <·ellulc secretoric clclle glandole a pc p s ina dello stomaco degencrarano in gms;:o allom soltanto quan tlo erano sottoposte per lungo tc n1po all'alta temperatura. Mentre che la consun7.ionc dei!li animali trorara '1a s ua causa istologica nell'enorme clc-gcnerazione grassosa dci tessuti, i processi elci rirnmbio organico si m o~t n1nn o nel segue nte modo : su tredici ca::.i scelti fra i J)itl csatti c concordanti picnamen te fra loro, la separazione de!l'nri.lo crtrbouico non scm]>rc fu molto di. minuita; il pii1 delle volte però s i ri t!u ~se del 5 °/• c più, se l'esame e ra fatto quando il ('a!ol·e natnmle degli animali durante la loto p ermane uza nella. scatola cnlorifcra era già basta.ntemef!te aumentato. (luesto avreniva G-8 or e tlopo principiato l'esperimento, quantunque i~• una temperatura ùi 37° C. il calore del corpo d ell'animale raggiungesse solo più tardi il s uo ma.,simo grado. In noye' la temperatura o::.cillò fra i l:l!l'' c 42 ~ C. La ran;;a ùi ttucsta di mi• nuita SCJ)araziono di acido carùonico sta, secondo l'opinione di L itt~n, nella ùimin uzione di a;;so rliim ~ n t o di ossigeno, e nel co•·ris}JOlldente rallentamento dello scambio organico. Il minorato assorbimento llell'ossigcno vi.enc $piegato nella febbre, dalla scomposizione dei corpuscoli rossi del sangue, i quali sono come i po r~atori dell'ossigeno, e dilllinuiscot'i in ttuantità. e grandezza sotto I'infhtenza di al~e temperature, cd accrescono il contenuto di sostanze coloranti nell'orina.. Anche negli animali i 9ua.U morirono in conseguenza dell'alta tcr.upcratura Cl. Bernard tro,·ò nel sangue venoso molto poco a.cido . carbonico, e A. Schml.dt nel sangue del cuore non tro,·ò punto ossi,qeno. Con ciò si potrebbe spiegare il perchè l'accrescimento di acido carbonico osscnato da. altri sperimeutatori al principiare ùell'innalza.mento della temperatura, è poi invertito; e questo è per l'influenza deleteria del calore che s i fa ri;;entire soltanto a poco a poco nei corpuscoli rossi tlel sangue. Poichè dunque sotto que.>te conùizioni che conducono alla degenerazione grassosa c al rallentamento del ricambio organico dell'acido carbonico la separazione dell'azoto è acct'esciuta, e, secondo gli esperimenti di Frani\ cl ( Virch. Arch.1 vo-

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l) l . FISIOI.OG IA

lume 67), anche la m:~n canza di ossigeno porta m1a !:'tomposizionc anormale dei materiali albnminosi1 è d:l. nmnH:ttersi dtc l'innalzitmcnto dclht temperatura per In. sua intlncnz<t dclctcri;t sui çorpustoli rossi del san~n e prudUl:a una llitninuziouc nell'assorbimento drll'o ssi~.[e n o , c quiudi un ~.:on;; umo di albumina con aumentata separazione di aloto, contemporanea diminuzione di acido carbonico e dt'I!Pnemzionc grnssos:t. I::cco JlCIThè gli animali, i IJU:tli dopo l'c-perimento col calorico tornarono in una tcmpc-ratura d'mia e di corpo nonnalr, quindi l(tiasi in conr:llcsceuza, segrl'gamno acillo carbonico in magf,l;ior copia del normale, c non averano più degenerazione ::rra o;so;:<'l.; poichè, J11'obabilmentc1 con m1aùhondanle con~ umo ùi os.,igcno, l'organismo in Yi:.t di guarigione rilncttcra gli oPgani degenerati nelle conùiztoni ti&iologid1c. L'autore n on troYò mai akuna dcgcnPrazione parenchillllltosa; se non quo.nùo l'animale, morto <lumntc la uotte, crn. rimasto fino alla mattina nc!la c:l.ssctta calorifero.. Scuza idcntiticnrc l'nunwuto di temperatura non co m~1licnto, col concetto clinico della febbre, l'autore, pero lo rafl'ronta n. quelle cause morbose, le quali, como l'anclonamcnto cronico per fosforo, lo stato tli grnrc rmc1uia c il ritanlo ùcl ricamùio grassoso ùei ·polmon i, hanno un'azione distruttrice sui corpuscoli rossi del sn.nguc e che provocano tosi In. d~genc- ra 1.ione adiposa. c la consunzione.

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R JC<' J'Cb e SllCrimc ntn li sull'azione biologic a tlc lla.

-c5c l a minn., eseguite dal dott. Y1xcr.xzo Cnmo:xE (Il Mor{}(tf!lti, di spcn~a dell'ot.tobrc, noYembre c dicembre 1877). Il tubero di diverse spec ie di cyèlnmcu (lJrimulacec) detto volgarwcnte pnn por~ino , è stato conosciuto fino tlai tempi più an ti• chi, sia come veleno che co'me medicamento. Come vele1t0 fu conosciuto cd utili7.zato dai pescatori di Pozzuoli c delle Calnbrie elle se ne servirono per un modo speciale (li pesca. Tutte le sue applicazioni tcrape11tiche furono derivate ù:ùl'azione in itante del suo succo. Due applica:lioni empiriche ùel ciclamino, osserva il dott. Chirone, meritano specialmente di essere notate: come drastico

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RlriSTA

negli idropici c come stupefa~cnt e nelle cefal ee. La ciclamino. det ermina nel luogo di applicai(ione sugli animali sani dei tras udati, e quindi gli antichi ottenevano un pronto corupen s~ n elle itlrOIJisic, c~h e però arrebbero pagato a C<\rO prezzo, se l'assorbimento della cidau1ina. :n·esse potuto nnenire, poichè essa attacca i globuli ematici per disfarli. Per buona ventura però la ciclamina non si assorbe dal tubo gastro-enterico dei mammiferi in generale. La ciclnmina inoltre era adoperata dagli antichi nella emicrania c in ogni specie di cefalea. E infatti esso cagiona la stuJlefazionc, benchè non agisca. direttamente sul sistema nervoso. La ciclamina principio particolare del ciclamino fu scoperta dal prof. S. De Luca, il quale fece pure i primi . tentativi . s ulla azione biologica di questa S06t.anza. Il prof. C. Hcmn1·d, il prof. E. D e Renzi, il prof. -:.'>lorenu, il Yulpian hanno pure fatto esperimenti col succo del tubero del cyclamen e con la ciclamina. 11 dott. Chirone, avendo ricevuto dal prof. S. n e Luca ùclla ci dami na purissima, pensò di far con questa degli studi s peciali. per fàr scomparire l·~ grn vi di vergcnze che esistevano nella scienza intorno alln snn. azioni'!. F. cii qut~sti stncli cd espel"imAnti conùndati fin dall87u in unione col dott. Antonio Curci, e quindi dall'autore proseguiti nell"anno stesso nel laboratorio fttnnacologico della regia Università di Xapoli, ci rende conto in nua lunga c dotta memoria pubulicnta nel ]i[m·ya!Jii.Ì, la quale poi l'iassumc nelle seguenti conclusioni : · " 1• L:tciclamina determina un ·azione locale molto import.an te, che si spiega specialmente sul connettivo sottocutnneo, portando gangrena ccl ulcerazione vastissima, la quale 11crò spontaneamente g uarisce c non porta mai la morte dell'animale, o molto raramente . " 2• La ciclamina. uccide per l'azione generale tutti gli anirlwli inrlis t intamen te. " 3• Il ciclamismo od azione biologica del!~ ciclamina si manifesta coi seguenti sintomi. St.upefnzìone, iperestesia, che talora • può spingersi sino a dare delle convulsioni sp ~mtauee, abbassame nto di temperatura, debolezza c frequenza dci movimenti cardiaci, talora freque nza c supcrficinlità dei movimenti respiratori , talora inYece inspirazioni rare, profonde c difficili. A ùose maggiore poi c più tardi: stupefazione più .i ntensa, iperestesia mas sima c più facili convulsioni, elevamento di temperatura. con-

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lH H 'ilOLrlG IA

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s idcrevole, debolezza e prccip,itazionc ùolle sistoli cardiache, aritmia; irregolarità nella mecc::mica rospirat orin, facili trasudati siorosi con etrusione di ematina e finalmente rapido abbassamento di temperatura, coma e morte. " 4• L 'azione della ciclamina non si spiega mai con gran;lc rapidità e può durare sino a 3 e 4 giorni, può ucciòcre anco dopo 4l:3 ore. La. lentezza della sua azione dor e ripetersi solamente in parte dal ritardo nell'assorbimento, che determina la sua azione · locale. " 5• La ciclamina agisce direttamente su.l s:mgoe ed influenza tutto l'organismo per la gra\'C altemziono del sangue che detcnnina. • " 6• La ciclamina annet·isce il sangue appe~ viene con osso in contatto. " 7• Lo spettro dell' ossiemoglobina viene profondamente moùificato dalla ciclumina. In primo luogo essa fa scomparire le due s triscio caratteristiche dcll'ossiemoglobina, facendo comparire la ~;tri scia propria dell'emoglobina ridotta. L'emoglobina riclotla ùalla eiclamina però non llenle per pare~chi giorni l'attitudine a riossidarsi ed, agitata in contatto dell'aria, ricompariscono le due

stri::cie dell'os~icm oglobina. La ciclarnina aù azione }Jrotmtta dc-

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còmpone l'emoglobina e mette in libertà dell'ematina, la quale s i manifesta facondo comparire nello spettro talora una striscia o scura su.l rosso, in vicinanza lleUa linea C di l' raUnhofer, talora con due leggerissime striscie tra le lince D c E. Decomposta la emoglobina, scomparisce dallo spettro del sangue, trattato colla cic:Jamina., ogni st.l'iscia di assorbimeato, eccetto 11uella dcll'ematinn, di cui ho dotto più in sopra. L e striscie o la striscia dell'ematina però, scompariscono anch'esse ben presto per la sua spontanea decomposizione. " 8• La soluzione ematica., trattata colla ciclamina, prima diviene di un rosso tendente all'aizwTo, l>Oi di un giallo-avana. " 9• Può darsi che la ciclamina agisca su.l sangue determinandovi una fermentazione speciale; ma io credo, che• decomponga l'emoglobina còmbinando~i direttamente alla globulina (del D enis) p er cui vien messa in liberM. l'ematina. " l oo Il precipitato, che si ottiene per l'a:r.ione della ciclamiua sul sangue, ha. molti ca~11tteri elle l'arricinauo alla cida.mina.

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RlriST.\

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" 11" L a. ciclamina ·(tccnmponc molto più facilmente l'emoglobina rlel !'::tl1)!ne putrido, chr quella dd sangue fi·csco , ma. il prco·ipilato che s'ot tit'ne nel primo ca:>o è molto impuro di d etrito organico. , La tm·m a:t.iou c d <'l p;t·a sso nt>~li a n i mali ( l'llr! I,awel, G ottobre 1 ~7'i). - La origine llel grasso nel corpo Ù<>gli animali w pcri ori fu per !llollo tempo SO!.t;.o:et to di d i scus -

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!>iouc, c, nell'ultimo nmuero del J oumal o( A nn.t.;m!f, si puLblit•ù un intcrc<;;-.antc artkolo sui numerosi esperimenti ùci s i~nori Lnwrs e Gilhcrt. Prima dcll'appliraziouc di accurate ricnrd1e chim iche su ljUC~tio n i di tale natura, si crr rleva in generale che quegli animati che ingra'-'s:wa.no rapitl:uncntr, C'ome per c~cmpi o gli erbh·ori, c ah:unr specie d'uccelli, ritrac:-:scro il grn s~o che accumulavano nei loro CQrpi da. quello contenuto -nel cibo eli cui si nutrivano . Si pensa\'a che i vegetali solt:tnto po ~scllcssc ro la proprietà d i formare il grasso, c elle ~li animali accumulassero solamen te <Jnellc}lorzion i ùi gra-l'S <•,~h e non consunuu·:mo nella respirazione . Questa dottrina fu dappri ma sostcuuta da Licbig, il quale clichiam va che un'oca nutri ta con grano turco n.ecumnlava dopo poc·o tem po molta maggior quanti tà. di gmsso nel suo corpo, tii (}nello che era, pri ma contenuto nei chicchi di grano indiano che inghiott iva, cd 'egli attri buiva in gran parte la formazione t.li questo grasso a~li idruri di cn.rbonio del cibo. Oli c:-:pl'rimcnti dci signori Dumas c Paycn, che contcstann o le idee di Liebig, tlimoslmreno, che il grano turco · conteneva. la. sostanza oleosa in proporzioni assai maggiori eli quelle ammesse da L icbig, an:>:i in proporzioni tali, da spiegare il deposito di grasso nell'animale. J.iehig rispose ai suoi oppositori, che, quantunque fosso 'l"ero che la quant ità. di grasso contcnùto nel grano t nreo era maggiore di quella che egli arca supposto dapprincipio, pure f:1.ccha loro os,en·are che' avc\·ano omesso di notare che una grande pt·oporzionc dd grasso contenuto nel cibo si sc:::u·ica. negli escr ementi. Tali osscrmzioni, colle slc~se tli,:;crcp:tnze di opinioni, furono fatte sui mammiferi. F rattanto ~filn c Edwarùs e Dnmas , stavano ripetendo gli

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DI FISIOLOGIA

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esperimenti di Huber, e dimostrarono che le api possono fare la cera, cioè una specie eU sostanza oleosa, anche quando sono nntrite di solo zucchero. Questo risultato fu tosto confermato c gen era1i~zato dal signor Bauss.ingault sui maiali, e dal signor P er soz sulle oche. Da allora fu esclusa, quasi del tutto, la teoria originale del passaggio immcc1iato dci gra ssi, già formati da. ve' imali e la loro deposizione in fonna più o meno gctabili, negli an fluida, e fu ammessa generalmente la produzione del grasso nel corpo e dal cot'PO degli animali. In un'adunanza del Congresso di agricoltori chimici, tenuta in :Monaco nel 18G5, il professore Voit, si fece avanti come propug natore eli una nuom dottrhHt. Dal risultato degli esperimenti sui cani, egli dimostrò, che il grasso doveva essere prodotto dalla trasformazione delle sostanze a zotate o albuminose del cibo, e quindi, che questa era probabilmente la prin cip::~le, se non la sola origine ciel grasso, anche n egli erbivori. I più recenti esperimenti di W ciske e W ild t, sebbene non del tutto sodtlisfacenti, causa. in pa.rte lo scarso numero di animali . s u cui si fecero, in parte altre ragioni secondarie, tenùono però nel complesso a sostenere e con validare l'opinione di Voit. I signori Lawes e Gilbert, persuasi dell' importanza di questo argomento, e interessati ad avere su di esso concetti chiari eù esatti tornarono sui loro esperimenti e fecero nuovi calcoli e nuove esperienze specialmente sui bovi, sulle pecore e sui maiali. P er quanto concerne i nuninanti, si può dire in poche parole , che i risultati di c1uesti stuùi ci conducono, in mancanza di prove contrarie, ad ammettere la massima , che il totale del grasso fo~:­ mato, abbia la sua origine nella materia nitrogcna trasformata, avuto riguardo allo ingrassamento, comparativamente piccolo, ottenuto in quegli animali da una data porzione d'elementi constitutivi consumati. h1 ogni modo i predetti signori ci dimostrano, che nessuna prova assoluta della derivazione del grasso dall' idrato di carbonico, poteva ottenersi, seguendo quello che si era detto prece dentemente su questo argomento in relazione a tali animali. Cos ì dunque i loro esperimenti possono essere interpretati in son s o favorevole alle opinioni di Voit. 6


19-t.

Rl\'I:STA

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Nelle prore sul maiale, si ebbero risultati assai di,·ers i. In molti degli esperimenti fatti s u questi animali si produceva assai maggior quantità di grasso, di quella che potesse dcrirare dall'albumina del cibo, e quindi l'idrato di carbonio deve aver con trilmito tlirettamente alla sua formazione. Parrebbe probabile che la stessa conclusione s i potesse applicare all'uomo. L'ingrassamcnto che può seguire d<l.lla dieta amidacca, c che avviene nei negri, durante la stagione dello zucchero, è prova evidente c sicw·n che l'uomo, come l'ape, p uù ricn\'nre grasso dall'iùmto di carbonio. Parrebbe egualmente probabile che si potesse formare dai composti albuminosi, quan do gli elementi farinacei e saccarini sono deficienti nella dieta ordinaria, mentre che la combina~ione di tutti due è certamente più adatta per la provvigione e il mantenimento ùi quella quanti tà moderata che dee trovarsi in ogni persona sana.

Sulla sto r iu tlc l glic ogc ne. Dissertazione inaug urale del dottor C.\ECIL Sc111:Lz (Deutsche metlicmisc!te TVochensdtri{t, 26 gennaio 1868.

1• I g:ttti, sui r1unli si prati cò la trachcot.omia, c che, legati :.u d'w1a ta,·oht <li viri:;(';:ione furono abùandonati a sè, morirono dopo ;j{j ore. E siii si rafl'reddnrono a poco a poco fi no a raggiungere la tc111peratura di 29 ccnt. Quelli che non subi.rono la tracbcotomia c che furono involti nell'ovatta, nonJvissero di più. In ambedue i casi, nè il sangue, nè i muscoli, nè il fegato contenenmo glic.:ogene (iloch e Hofflllunn). tichua ripetù questi esperimenti cou eguale ris ultato sopra i conigli, cui egli, pot:o prima r.ht' venissero legati, apprestava una sol uzione di ~ucche.ro d' uva. (~ucgli animali che vissero bre,·c tempo dopo esser stuti nut.riti con zucchero d 'uva, a ve vano nel feg:tto una apprez:mbile quantitit di gllcogcnc. "St'mbra che gli animali s ui quali si fanno gli esperimenti, muoiano tosto che gli iw·u1·i ca,rbonici ~compariscono dal loro orgnn ismo. n 2° Il fermento del ft>gato (di Wittich), come pure la sostnnza dci muscoli, dei reni, del cervello, il siero albuminoso, il bianco d'uovo, la caseirm trasformano tutte, in un tempo più o meno lungo, una soluzione di glicogcnc in zucchero (I. Scegen e lire t-


DI FJ;:i!OLOOL\.

19:>

schmct·). Le ~oluzioni di glirogene usate dall'autore erano pr<'par ate seconrlo il metodo di :\.beles. Esse mostrarono le ste~se reazioni come col preparato tli llriicke. Schulz ottenne un positiro ris ultato sul glil.'ogr-no con In sola nzionc del bianco d'uoro eli gallina. Anche il bianco d'uoro essicato non nrem perduta In s ua azione snccariticantc. Questa scomJlarc per un dato tempo, quando l':llbumina dcll'uoro è sottoposta al calore clell' ebollizione. E~~a però ritorna, c tan:o più lentamente, quanto più a lungo ha agito il calore ùcll'ehoUizione. La fibrina dci cani, i muscoli del cuore dei conigli, i reni, la camc di cavallo !arata non furono eapaci di tmsfonnare il glicogcne in zucchero. Gli esperimenti si fecero dietro i consigli c la direzione di C. A. Enald. ·

Esp e rime nti s ulla tlegene ra.zioue grasso s n. d egli e pite lU r e u a ll, del dottor Orro:sE 01 PLArr.:s (Yirch. A1·ch. volume 71, pag. 31 10 novembre 1877).

Deutsclte rneclicinische rVocllenschri(t,

Zielonko aveva ossermto qualche volta nelristringimcnto dell'aorta ascendente una degenerazione grassosa dci reni. L'autore seguendo questa via, cercò col ristringimento ùcll'mtcrin rcnalc, di scuopl'ire le conseguenze della insufficiente nutrizione sanbruignn. L'arteria venne compressa in parte sul YCntre, in ]laltC al dorso per mezzo d'un filo d'argento fino a riclw·la piatta. In tutti i casi riusciti si manifestò un disturbo nella nutrizione sotto forma tli degenerazione grassosa degli epiteli, mentre che colla completa interruzione del corso arterioso s ubentra, come si ~a, la necrosi. Secondo le idee dell'autore la legatura dell'uretcrc produce l'atrofia dell'epitelio renalemeno a cagione della pressione, che della sopraYveniente anemia. Dalla legatura d'un tronco dell'arteria renalc, ne avvenne il semplice iufarcimcnto; e solo nelle zone periferiche della parte necroticn, le I!Uali sono ancora irrorate <lnlla corrente sanguigna e dai succhi del circostante tessuto sano, ha. luogo la degenerazione grassosa.


RIVISTA DI MEDICINA LEGALE -

...11-J-

Snlh\ shunhizloue fl<'llà febbre, 1·elazione ùcl medico ùi stato maggiore dott. SEt .t.EnBECK (B&rliner k.linische lJToclwuschri(t, 21 gennaio 1878). Il dott. Scllerbeck si abbattè a curare una malata la quale, dopo un tentato suicidio, fu còlta da vomito che si ripeteva più volte al giomo unito quasi sempre a sangue o a coaguli sanguigni. A veYa. in pari tempo frequcnu\ di polso c eli respiro ed nna temperatura febbrile che si innalzava. fino a 39, 4, senza che d'altra }laL'te si potesse dimostrare obbietti vamente alcnn sintomo di una ;~ft'ezione. locale. Lo stato relativamente buono dj questa femmina, mise il sospetto nel dott..Sellcrbeck che la mn.lattia potesse essere simulata, o almeno, poichè chimicamente e microscopicamente fa dimostrata la presenza del sangue nel vomito c non potè provarsi in alcun modo che questo sangue fosse nello stomaco introdotto dal di fuori, che si trattasse tli finto aggravamento di llOa malattia del ventricolo realmente esistente. Più di tutto interessavano i sintomi febbrili. In quanto alla frequenza del respiro cd anche del polso, si sa che può benissimo essere procurata con ar tifizio. Più difficile, dice il dottor Sellerbeck, era spiegare l'aumento della temperatura. Essa oscilla>a nella cavità ascellare fra 37,8 e 3\J,3; la esaccrb112.ion c scemava, ora la sera, ora la mattina, e talora presentava il tipo d'una.

feùbre continnn. Qualche volt."', allorc.:hè l'indicazione della t.cn1-


Rl\ISTA DI MEDICIXA LEGHE

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l>eratura non mi parera COlTispondonte al calore rile\·ato col tatto, facevo fare dall'assistente una mis uralione di ripron~; ottenni però quasi sempre lo stesso grado di temperatura. Ciò ma lgrado, e fond:1ndomi specialmente s ull'irregolnrit:ì. del tipo febbrile, non smisi il sospetto di una s imulazione; e una mattina, quando la temperatum nella cari t:\ ascellare mostrava 38,5, introdussi un termometro nel retto, e ri riscontrai solamente 37, 8. • Dopo ciò la simulazio ne era dimostrata senz'alh·o. Si parlò due a nni or sono dei possibili errori nelle mis ura:.doni della temperatura; ma solo nel senso che, trascurando certe caut ele, non si avrebbe potuto determinare la. >era. altezza del calorn animale. A quell'epoca il s ignor T eale ( l ) rifcrl alla Societa clinica. di Londra un caso di esorbitante temperatura febbrile (122• F., eguale a 50 cent.) e sollevò n ell'assemblea mcùica, i>i raccolta, una ,-irissiHlU discussione s ull' interrssante quesito : se cioò, il termometro col meuo di mn.neggi artificiali }lOssa indicare la tcmperatum del corpo in un gmclo tanto pii1 alto del normale. La possibilità. che sia in un individuo una cosl al ta temper:J.tura compatibile con la vita, fu respinta ; e, ben p ochi credettero tale inaudita novità essere un fatto reale, e bene stabilito. I vari tentativi per dare la spiegazione di tali alte indicazioni termometriche verificate da medici degni di fede furono poco felici. L 'ipotesi di alcuni mctlici in:;lesi delle bottirJlie di acqufl. ctdlln non può ottenere l'appronllione di nessuno ; e nemmeno quell'altra che ottenne pur il fa,·ore di taluni, che, cioè, per influenzo. vasomotrice la temperat ura possa innalzarsi ad alto grado nellr.a. sola cavità ascellare. Anche l'opinione ammessa particolarmente dai medici tedeschi che la compressione t.enllendo ad appianare il bulbo del termometro possa fa r salire la colonna mercuriale non è soddisfacente. n dott. Sellcrbeck fece continuati e molteplici esperimenti in proposito, ·e neppw·e con nn peso di 10 kg. ( pressione che nessun aUetn è cnpnco eli raggiungere e di conservare per qualclle tempo comprimendo il braccio contro la cass a. toracica.), non riuscì ad avere un apprezzabile iunalzamento termoruetrico e molto meno ancora quello che in te ressa i. clinici. (l } B1·1t. Jlfecl. JQUl"., Il llllll"lO !Sì;;.


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Rl \'ISTA Dl

m:DJCINA

Chi trovò la giusta via. fu Schliep (l), il quale durante H suo soggiomo nello speùale tedesco ùi Londra osservò una malata isterica con persistenti temperature febbrili, in cui la esplorazione co11 la mano designava costantemente temperature normali. Egli si spiegò l'inganno imaginando "che la paziente avesse stretto tra le due dita di una nlltno il bulbo del termometTo , che, ~ccon do la prescrizione, dovera stare per un quarto d'ora nella cavità ascellare, facendo con l'altra, mano- rigirare :cortemente l'istrumento. " Che col girare ht pallina del termometro fra le dita, la colonna di mercurio possa essere spinta notevolmente all'insù, Schliep lo provò con un diretto esperimento. Poichè è in uso nello speùale tedesco di Londm, come nella maggior parte degli ospedali inglesi, il termometro n massimi, ques to raso como pure quello riferito da. Teale, che rifletteva anch'esso una persona altamente isterica, può bene spiegarsi ammettendo che fosso stato spinto in su il pczzetto separato della colonna. mercuriale con movimenti di sfl·egamcnto, o in altro modo, fino alla desiderata altezza , rimanendo poi esso cosi quando il termometro viene posto nella cavità ascellare, o nel retto. N e i termometri comuni, non si raggiungerebbe in tal modo lo scopo; poichè la colonna del mercurio, dopo essere salita alla massima temperatura., ricade in pochi secondi quasi alla temperatura normale del corpo, dopochè il termometro è messo nella cavità ascellare. Tornando alla donna del dott. Sellerbeck, essa dopo rliversi ese1·cizi, aveva t'iconosciuto che il miglior modo per raggiungere il suo intento era il seguente : dopo che il termomet.ro era stato posto, a norma rlelle prescrizioni date, nella cavitl\ nscelhwe, ella lo ritirava, e facendosi coprire bene, perchè diceva ili sentir freddo, spingeva dal di dietro all' innnnzi la sua camicia a mo' di borsa nel.ln stessa cavità ascellare; poi metteva la pallina del termometro nella più profonda piega della camicia, e comprimeva, il tutto fra il braccio e il petto, quindi facevn salire la colonna del termometro, per mezzo di movimenti ascendenti e discendenti, al disopra dell'altezza richiesta, e ve la manteneva così, fino alla Yisita medica. Se questa. poi era ritardata per qualsiasi causa,

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LEGALE

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vi aggi ungeva, all'ultimo momento, alcuni altri movimenti 11i rotnzione. l o feci (dice il clott. Sellerbeck) molti esperi menti in propos ito

e ne feci fare dall'ammalata, la quale avendo sentito rimorso del suo procedere, mos trò dipoi come avviene negli isterici, un yiyo interesse per questo quesito scientifico. n processo, con pi ccole varianti, è il sC'guente: introdotta la pallina contenente il mercm·io in uua parte della camicia ridotta a guisa di borsa, e S})intala dal di dietro all'innanzi nella cavità. a~ce llnrr, si riesce in 1-2 minuti }>er meno di movimenti simili a quelli con cui. si g ira una vite, o anche più facilmente con rnpidi movimenti. fatti in clirezione perpendicolare al piano del corpo, a far salire la. colonna mercur~ale fino a 46•; c, con protrntti stropiccinmen ti, anche più in su. Se si sospendono in principio i movimenti, la. colonna mercuriale cade con molta rapidità; essa. rimane pe rò ' per alcuni minuti all' altezza delle temperature febbrili medie, c scende poi a poco a poco alla t.ernperatura del corpo. Presento le segu.enti cifre come esempio di un esperimento :

. . . . . . . 37, 6• . . . . . . . 45, 50 .. . . . . . . . ' . 39, go

Ore 12 e 8 minuti . 10 , .

"n " "

," ,"

,

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"

," " "

11 12 14

15 16 18 25

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" ," "

.. . . . . . 38, 50 . . . . . . . . . . 38, ~ . ' . . . . . . . . . 3R, I• . . . . . . . 38, o· . = . ' ' . . . . . . . . 37, 9• . . . . . . . . 37, 60

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(Un altro termometro ero. posto per riscontro nr ll' aUro. cav ità a scellare) . Un simulntore è quindi sicuro petlo spa:do eli alcuni minut i (al più 5 minuti) dopo la sospensione d~E suo segreto lavorio, eh; un tetmometro coinune osservato in buona fede clal personale di ' guardia, mostri una temperatura febbrile fra 39, 5• e 38. Meno concludente e di minor durata. è il risult.-\to che si <>tti ene con le fregagioni tra la pelle del braccio e del petto stretti ft·a loro; e quando la. pelle è in traspirazione, i movimenti clell:1


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Rli"ISTA. DI :UEniCI:\A

colonna termvmctricn sono notcrolmente rìtnnlati, e talora anche re i impo ~s ihili in causa dcll'umitlitù. Dopo un accurato asciugamento della pelle mi riu ..;cl tutlaria in pochi minuti (3 minuti) di rag~iun~r rc l'altezza di 4~, 2". La durata ùell' abbassa'ment o era in mcrlia la seguente : Ore 2 e 32 111inuti .....•....... .. 37, 5• " " 3iJ " ............... 42, 2° n n 3G n • • • •• • • • • • • • • • • 38, 2° Dopo alcuni morimenti in su e in silt del termometro : ., - JllU\Utl • • • • • • • • • • , , . . . . . 40 O ~­ O l'C -C) e ·~l 1

" "

" "

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39 Jl

J.!

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...... ..... .. . . 38, 2• .,- 9• •• • • • • • • • • • • • • • 111, . . . . . . . . . . ., . . . .

"•( 1') • 3 ~1:;)

Col primo metodo, il simulatore è con linunmC'nte in pericolo che un attento personale di guardia scopra la trama, se questo, l'Ome è d'uso, vuole assicurarsi della esatta posizione del t ermometro nella carità ascellar e, accorgendosi allora che sta nella. piega della camicia. OrdiMriamcntc il secondo metodo (sfrega mcnto tra le SUJ>erlicie cutanee fortemente compr<'sse fra loro) ofi're pieua. sicurezza. Nelle tempemture medie febbrili la coJ()nna scende sen1pre così lentamen te, che la sua disC<'Sa, per il breve tempo, che e ric!Jiesto dall'esame, non può far nascere alcun sospetto. L ' intet'Psse prinripnlr che ofih:l I!IIP,..to C3-'0, secondo la mia ·opinionr. e le mje cognizioni medico-letterario, sta nel fatto, che questa fu la prima volta che si verificò una simulazione di innal 7.:\ta temperatura, nmmessa. pure dalla ste!$sa ::Ulllualata, che, pel suo lungo soggiorno nell'ospedale, rie!<cì per di più ad imitare pr rfettamente anche gli alf.i sintomi febbrUi, come l' at:celeramcnto del polso, e la fTequenza. del respiro; fcnomeJti, che mau <·n vano !Iel caso riferito di Schliep, e che possono arer fatto nascere il sosprtto di simulfl.zione. ( l ) l rappot·li ~i I'<'Ud<IIIO più faro!'I'I'Oii P pii1 )II'Og,imi a !plelli ù t'gli 1\:0: pr> rimenti ru:ui. ~~ la JH\Ile è unl:a h!~gt·rmc·nlE.' d··•lih.


LEGALE

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-un caso di mutolezza simulata, nanato dal dottor OscAttRE D eRA.NT, medico maggiore tli 1• classe nell'esercito francese ( Recueil de mémoires de mé:lecine, de chinti"{Jie et de phanncu:ie militaire; Parigi, settembre-ottobre, 1877 ). I sotterfugi usati da simulatori onde trarre in inganno il medico

militare1 sono tanto frequenti da ben richieùcre, a nostro avviso, la divulgazione di ogni cosa che ad essi spetti ed abùia qualche importanza. Quindi noi crediamo che la seguente osservazione, r elativa a un mezzo di rado messo iu opera) torni tanto più aceetta, inquantochè il simulatore ha potuto, p er poco, lusingarsi di a \'Cr raggiunto l'intento : D lO luglio 1872, il dott. "\'Varion, medico maggiore nel1 o battaglione ù' AlTri ca, nt:lJHlava al nostro reparto clinico nel! 'ospedale militare di Sitli-ben-A.bbés il fuciliere L evavasseur, un g"iovane robusto e non affatto sprovveduto d'istruzione, siccome colpito du. mutolezza e di corto uscito da altro nosocomio militare, con un attestato favorevole di licenziamento dal servizio. Il L evavasseur intendeva perfettamente le questioni n lui ri-

volte, ma non vi rispondera se non con cenni e per iscritto. Per questo modo significò di essere stato, tre anni prima, incolto da mutolezza in seguito ad un violento scoppio di tuono, e d'esserne poi guarito in Algeri per cura del dott. Cu.ignot. Attribuendo ora. la ricaduta alla stessa causa, chiedcra il trasferimento all'ospedale di quella. città, onde potervi essere curato dal sopraddetto medico. Ei non aveva mai fatto caduta, non alcuna cicatrice sulla testa, non pativa di cefalalgia, nè manife!;tava il menomo sintomo di alienazione mentale. Solo rammaricavasi di non poter articolare alcuna parola. Aveva la bocca affatto scevra da deformazione, la lingua mobile,.che }lerò teneva con cura ranniccllinta dietro alla chlostra dei denti, adducendo di essere impotelllte a spingerla più iunnnzi_ Mai, sia procurando di distra~Te la sua attenzione, che di coglierlo di sorpresa al suo svegliarsi, si consegui di fargli tirare fuori la lingua e di cavargli di bocca una parola. Nè tampoco vi riuscirono i suoi compagni e i soldati infermieri, sebbene aves -

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RI\'151'..1. DI :MED!Cl.NA

scro ricorso a tranc!Ji, come quelli di svegliarlo, di pizzicotarlo o di muo\·ergli delle interrogazioni alla sprovvista. Pertanto s i credette conveniente di aHertirlo, che non si sarebbe emesso alcun parere sul suo stato, se non dopo di averlo sottoposto alla. azione del cloroforlllio. Egli si contenne a tale annunzio non senta dimostrare un po' di dispetto, e al dimane ci fece recapitare un a, lettem enfatica, nella, qualo dichiarava di protestare

contro sifl'atti mezzi, che erano, secondo lui, un rinnovament() ùelle torture dell'Inquisizione di Spagna., e a. nulla a verano approdato, allora quando si adoperarono nell'ospedale, donde r>roveniva. Finalmente, l!opo di essere stato assicur·ato che nessw1 disegno inumano stava ordito contro di lui, e trattavasi unicamente di ricercare e di ~hiarire la verità, si acconciò a. subire la prova. Dapprima si pensò di ricorTere all'etere etilico, che meglio ùi altro reagente mostra la sua virtù incbbriante per mezzo della. loquacità; esso però fu inspimto dal paziente in note\·ole quantità. senza manifestAre l'effetto voluto, ma con evidenti conati di resistenza c con gesti talmente disordinati e veementi da poter essere padroneggiati con istento dalla forza riunita di parecchi soldati infermieri. Dopo ripetuti sperimenti e col timore di qualche acciùen te, fu giuclicato opportuno di rimandare la prova. ad altro tempo. Al dimane il paziente lagnossi di un forte male di capo e d' in:tppetenza, perlocbè gli fu amministrato un purgante, il quale, in capo a. tre giorni, gli ebbe restituito l'appetito di prima. Certo colla speranza che l'esito ridondasse a suo pro, il I() agosto, cioè un mese giusto di poi la sua entrata nell'ospedale, il Levavasseur sobbarcassi a un'ultima prova, r.he fu fatta col doroformio, alla presenza del dott. Warion e dei medici militari acltletti al nosocomio. Ei tentò tuttavia dì opporsi all'anestesia.

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col moderare l' inspirazione clorofonnica, ma vinto nella sua per-

tinacia cadde in uno stato di ebbrezza, lasciandosi sfuggire alcune parole, dopo le quali fu colto da abbattimento c da stertòre. Allo svegliarsi fu aHisato che la nostra risoluzione al suo rigun.rdo era stat.a presa, t ! che doveva prepararsi a ripigliare il servizio tra pochi giorni. Egli non mancò d' informarsi con premura dagli infermieri, se realmente aveva parlato.


LEGALE

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Uscito dall'ospedale, il 13 agosto, il L evavasscur fece ritorno alla propria compagnia nel l 0 battaglione d'Affrica, ove rimase parecchi mesi, disimpegnando il militare servizio senza mai profferire verona parola, sinchè un giorno, durante un grande acquazzone, d'improvviso rlichinrò ùi avere ricuperato. la favella. D'all ora, secondo le notizie date dal mentovato dott. Warion, egli si rifece largamente del lungo silenzio, a cui crasi sottomesso. Duolci ùi dover soggiungere che la. storia di <1uesto simulatorc ha avuto un tristo epilogo, poichè pochi mesi dopo i fatti qua su raccontati ci toccò dj riconoscerlo nel cadavere di un appiccato, che era stato deposto nella stanza mortuaria dell'ospedale.

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RIVISTAlli f:UBliU.\ EF11ntACOLOGJ\ --.-.'.'#'"-

Il s ulie iluto di zine o; ( J ounwl de plumnacie et cle clt!mie, Parigi, fascicolo di gennai o c fchl.Jraio 187::1). Dopo i salicilati di potass~, di soda, di litina c di chinina, era l a. post<l dci sal icilat.i metalli ci. Il chimico fa rmacista Yigicr, im·itato dal do t tor P oignct a far e ntrare l'acido salicilico in farmacbi adalti ad iniezioni, escogitò la preparazione del salicilato di zin co, un chimico composto non perauco mentorato ne i più recenti t rattati di chimicn (l). P er ottener-lo, il Yig-icr pose a scaldare dentro a cassula eli 1>orccllmm (:2) dell'acido salicilico, stemperato nell'acqua dist.illatn, e senza a ttenderne l'i11tcrn soluzione, gli aggiunse a poco per volta dell"ossiùo di zinco, s inchè dopo alquanta bolli tu ra. s i depose in piccola quanti tà. Allora fece pas$:J rc per filtro il li([uido, lo lasciò eli venir freddo e, di poi la separazione dell'acqua nwcl1·e c l'asciugau~ento fn111lmczz0 a fogli di carta s ugantc, race olsc il sale zincico. :Kcll'operazionc egl i cbùe a, scorgere, come occorra di far c~s­ sarc il bollore, appena la q tinnti til. dell'acqua non sia, più bastc,·olc a tener disciolto il sale, poichè, per l'etl"ett.o del calore pro(l) :'\ello sr.orcio dl'lr:mno lS7cl il dnttore Scl tacht ~t udi:wa il sali.:ilaco ùi zi nco, e ne comunica1·a la c omposizione a lla società fannacèutica di Bt•t·lino. Secondo il chilllit·o hc•·lin~sc;, questo sa le avr ehhe pct· forrnu\;~ <:' Il' Zn o~ + u• O, e conterrebbP 17,a.l di zinco e I>.Oi •l"a<'qua p. OJ.. L'anali~i chimica fu fai tu su ~alkila~o pr<'lt<t rJtO nellaborahl rio di 8 . :>chet·i u:r. (l!) :'\on ~i de1·e far u~o di rcciptenli me tallict, spec ie quelli ù i fe 1·t-o, p~rl'lt.ì il prepa r aco, pigliando tinta violacea, rich iede rebbe la bolli tura cou c:u·hotH.' ani mai~ onde scolori re.


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HIVISTA ni CllDilt;A E FARMACOLOGIA

lunga.to, esso si tras formo. in acido · salicilico c in salicilato bizincico polvcntlento e insolubile. Il salicilato di zinco (sale nonnaie, C11 H~ 0\ ZnO 3HO} cristallizza in forma di aghetti bianchi, morbidi, inodori e laccicanti. Ha. SaJ)Ore da prima zuccherino, poi asprig no cd nmarolent.o, e si scioglie nell'alcole, nell'etere e neiL'a<'qua. La :soluzio ne a cquosa, t\l pari di ltuclla. dell':acirlo salic·ilico, ò colorita di viole tto dal cloruro ferri co.

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Il sopra,ddetto dottor Poignet e i.l Dcsnmrrcs ne riconobòero la proprietà antisettica astringe nte nelle blenorragie, nelle ulcere cancerigne della lingua c nelle ottnlmic purulcn te. La sua dosr, n e lle iniezioni antiblcnorragichc, è d a 00 centigrammi a. un gramma., sciolti in 100 d'a.cqua, distiala.ta; s ino a 4 grammi nella cnra delle piaghe cancrenose. Gli sono incompati bi li, oltre il clot'tlro fèrrico, l'acctn.to di piombo, i carbonati alcalini e il soltidrato d 'a.mmoni(l.ca, che lo precipita. allo stato eli solfuro (ti z,inco.

La muta,m bu (Reoisla cle medicina .11 cle ciru.qù' prrLcticas, y Siglo m-edico. }Indrid, gennaio 1878). - È una. nuova pianta naturale del Brasile, la cui proprietà astringente è stata, dal d ottor Jagnacibe, Jlledi co in Riopia no, sperimentata c ri conosciuta. efficacissima nella cura delle o lccri atonic!Je invetet·ato, itt q1telle del collo dell'utero, nelle piag11e fagedcnichc, nelle ble nor-

ragie, nelle lettcorree e in tutti i ca.si ovc occorra di fermare la suppurazione. La parte della pianta. a tale scopo usata. è la corteccia, c il modo di prescrizione, l ' idrolit.o ottenuto per mezzo d ell'infusione. Il frutto poi cont iene p arecchia mucillaggine ed ha. fatto eccellente prova nella. cura. de lle afteziotli polmonari e dei paterecci, risolvendoli con inattesa 11rontezza.

suu•azioue ,·escicn.nte tle ll' hlrato di elor~'le (J olwnal de plta.t·macie et d~ chimie, Parigi diccm bre 1!;77). Il dottor Peyraud lli Libourne n el Bordolese segnalava un agente vescicatorlo nell'idrato di clorale, applicato in forma. d i Jl&sta ottenu ta col mezzo della gomma adragante. Ma. gli esperimenti istituiti e ripetuti in Bordò, ne ll'ospedale di Sant'Andrea e altrove, non riuscirono all'effetto che ò proprio di un vesciAnte vale a dire l a. levata di vescica -con ruccumulazione di s ieros ità ~

la mancanza di escara.


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Hl\" !STA Ul CantiCA

Aggiungasi la t c> nacità della pasta, tale da causare, soprattutto nel taso di pelle copr rfa di 11eli , un atroce dolore al momento dello s tacco. Poco tempo appres:;o, il farmac is ta Yvon invogUavasi a proseguire gli s tudi del Pe.rrautl e, mettendo a profitto la pro pric tiì della ta nfora di sciogliere, ben eh è adoperata in tenuissima. proporzione, l'idrato tli clorale, prepamnt una pasta comJl Os ta: Di idrato di d orale ben 11uro (l) . grammi 5 00 n canfora . n O 10. n amido . n 2 50 n gomma adragante . n O 20 n glicerina. n 15 L' Yvon volle sperimentare sul proprio braccio il glìcerato clora li co, lasl'ia ntlovelo attacca to pel corso di (i ore, ma. senza provare alcun cocior r , nè accertare alcun effetto, tranne un lie re arrossamento dell'epider mide . .\.1 dimane però egli scorgeva una vescica piena di sierosit:l, che s i era l erata scn:r.a produrre bruciore eù anebbe evidente mente anticipata la sua comparsa, coll'aiuto di un impiastro tli farina ùi semi di lino. In un secondo s perimcuto c nell' ug uale spazio di tempo, egli non ottenne la r csl'ica, si!Jbcne riscontrò una specie di pastos ità profonda, la quale seompa n ·c dopo 12 ore c fu seguita tla uua bolla. ripiena di ma teria sierosn. In tutti c due i casi, la ciC(t/ri.uazioue e ffet t uassi in maniera diversa da quella dci nscicaut i cantarida ti, e scolata che fu I n sier ositìt, s i tror ò sotto l'epidermide una Ycr a scottaturn,; cras i forma ta un 'escara che l tOn si staccò prima di otto giorni. L'Yvon osservò ancora come il glicerato cloralico, <JUalora applicato su })elle stata prima a n11 nollata d'acqua e non interame nt e asciugat a producesse, dnpo [> o !l minuti, una sensazione di bruciore, che a poco a poco si faceva più intensa. ~ è lì restrinse le sue sol erti indagini, ma le rolle spinte sinaucc

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(IJ Tm·na irnpor lantt• rvd ;·~t:a •tualit:'> d••ll'i<h·:;lo eh c·lot'tllf'. poit- h è es:>o, si J>Pr YiZ>O eli pre pa r :;-.iom· cun ;« Jll' l' dt f~ tt o d i Jllll'Ì iic:amento. n o n d i r n d o I'<Hllit> HI' do'll ':;c ido clc>l'id l'ico. a l tptal~ Jll!lt'<' hù" a nda re in {l:t'~lll parte :tltt·i h u i4t l'a7. i one co t·t•c)l'il':t ~111 l··~,ut•> ot·,.::utico. L' id rato d i clot·ale p uro n on at'l'I>$S:• 1:< llll't'fll n utra (u,,·,wst11t•). tlllll ro r ma po~ann·a colla soluzi o n e d i :•wlaln a r ;.:t•utico C' uou ~i ahl>t·una tw l·conta tto dd l'acido soifuricv. 1.. z.


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E FARMACOLOGIA

all'ap~ica'Zione di una mescolanza, formata. ùi !l grammi d'idrato

di clorate e di 10 centigrammi di canfora e spalmata su di un didischetto di sparndrappo di diachilon. L'etrctto si rirelò con un pronto senso di cociore, che crebbe talmente da non poter essere ]liù sopportato dopo duo soli :minuti. L'opidennidc, rossa allo staèco del dischetto, apparve ben tosto fortemente infiammata e }Jiù tardi coperta. da un'escara. grossa, nel mezzo, da 4 a 5 millimetri. In seguito all'esito su esposto, l'Yron cosi compendia le sue conclusioni: L'idrato di clorale nou è un vescicantc, bensì un caustico i Come tale, e solo in certe condizioni, esso può produl1"e la vescicazione, ma l& sua azione non può essere regolata, nè limit ata al tempo strettamente necessario per ottenere questo eil'etto.

I~tquefnzioue

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dell'o ssige no e dell' idrogeno.

Quasi contemporaneamente il Prof. R~oul Pictet a Ginena e il sig. Cailletet a Parigi riusclrono a prochll"re la liquefnzione dell 'ossigeno. L'apparecchio del sig. Cailletet è per se semplicissimo. Senza usare un freclrlo molto intenso, comprime enormemente il gas con mezzi meccanici, e quindi lo lascia libero a un tTatto i di modo che il freddo prodotto dalla sua espansione è sufficiente a liquefare una parte del rimanente. L 'apparecchio del signor Pictet è più complicato. Occorre prima di tutto che in u na camera dell'apparecchio si abbia dell'acido solforoso liquefatto, il quale sen·e a liqucfrtre in una seconda camera l'acido carbonico, c questo in una trrza a liquefare l'ossigeno. L'ossigeno è generato d:\1 clorato di potnssa in un cilindro di ferro a ]>areti robustissime. Quattro potenti pompe e una maccllina a vaJ)OTe della forza di quindici cavalli serrono :t condurre i vapori degli acidi solforoso e carbonico nelle camere chr dcrono essere da loro raffreddate. Ultimamente il Prof. Pictet, nello stesso modo operando, ha pure ottenuto la liqucf<\zione dell'idrogeno.


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SER\'fZlOS:\XlTAlUO)I!LfTAR~~

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Del h'US il Orto dei re riti In g n cl'ra, del professore SKLU' .\ ESO I\SKY (:t[edizinski We.:~lu ik, 1817, nnm. 41, 4.2 St. I'etcrsbm·yer n~e~làinisclle lVochens"lwift; 29 dicem. 18 77) . Il profe,;;;orc Sklifasso\\·sky nella. prima. parte della sua r elazione fa notare la. scarsezza dci provvedimenti presi per il tras porto elci feriti sulle strade di campagna e sulle vie di difficile transito, mentrechè per il trasporto dei feriti e degli ammalati per fetTovia, come pure per la loro cura, fu fatto molt.issimo . .-\l w là del Danubio e in Bulgat·ia non •i sono ferrovie, ma solo delle cattive strade ùi campagna. Per tmsportare i feriti si servono ancot·a ùei vecchi mezzi, tli frugoui nùlita.ri usuali e di carri da contadini, cssenùo insufficiente il numero delle vetture d'am bulanza alla gran quantitil. dci feriti. Quanta importanza abbia il moùo con cui si fanno i tt·asporti, lo dimostrano i dati seguentL Xel passa~;gi o del Danubio, 1'11 giugno, i feriti vennero portat i al vicino ospedale di Galatz o in diligenze o sopra barelle, e perciò i risultnti furono favorevolissinù ; mentrecbè, dot)O la battaglia di Plerna, il 18 luglio, i feriti furono in grallllissima. parte traS}lOrtati sopra semplici carri da c<mtadini a Simniza., alla distanza di circa GO verste, e vi sofferscro estremamente. Tutti gli amputati morirono, e i feriti grari arrivarono in uno stato d eplorabile; tanto pii1 che questi nella lunga via non ebbero il n e cessario nutrimento. A n enne inrcce preci5tunente il contr:orio dopo la battagliu di


St-: It YlZIO SA:\ITAI{IO l iU.!TAHE

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rl!:'vna., i1·30 e ìl 3 1 agosto; percbè allora i soli feriti leggeri furono trasportati, e i grad tmt.tc unti. Gli stessi ù:mni e le stesse sofrercnze che la mancanza drgli opportuni meni di trasporto cngioua nei feriti, li c:1giona. pure la m:wcanza di una regolare ed ordinata amministrazione concernente le disposizioni da prendersi durante il tra~porto, e al loro ingresso u('gli ospetln.li. Si fecl:'ro, per ese1upio, dci trasporti di SOO a 1000 feriti tutti in una. volta, e questi naturalmente non potevano essere pron•eduti nhba--ranza bene IÙngo la vin. nè di aiuto medico, nè di nutrimento, nè tli c1ualun4ue altra cosa richiesta dal loro stato. In uno stes:;o os pc1lalc furono fat.ti fre11uentemente paretchi tli tali gramli tm spor ti in un sol giorno, c naturalmente i mezzi di serrizio non potevano loa:;tare all'enonnc numero; mentre che mol ti n.!Lri spcd:tli prorre1luti di tutto l'occorrente rimasero vuoti per mesi inte ri. ~ello s peùalc temporanco n• 63 si troramno un giorno da 4 a 5 mila feriti , ed altri spcdali po:;ti in luogh i lontani rimancrano coi loro medici, colle loro provrigioni ed i loro apparecchi inutilizz:tti. Da, ciò il doloroso fatto, che molti feriti rimasero uno o ùuc giorni senza mangiare uè bere, come dopo la b.attaglia ù.i Plcma del l S giugno, e nel trasporto da Gabror!l. e:firnova verso Switschow e Simnilza . Il terzo ineon ve nientc riguarda il licont.iamento irregolare. cl e i feriti, per e~sere passati agli ospedali più prossimi; la qual cosa ebbe spesso per effetto d'essere stati traspork1.ti alcuni, i quali Jler la gravità del loro stato non nHcbbero do1ruto esser mossi. Fu solo verso la. fine, che nelle principali sta:t.ioni di mcdica.tHra venne affidata In sorveglianza del trasporto dci feri ti nd esperti chirurghi. Dopo che, per ripetute esperienze, il professore Sklifa ssowski si fu pers uaso quanto dannoso riuscisse ai feriti gmri il trasporto su quelle cattive strade, c con quei mezzi primitiYi, tlettc, in previsione di ogni grande battaglia, le seguenti dispos izioni : Tulto il personale medico da lui dipendente fu diviso iu tre gruppi; il primo destinato alle operazioni c alle eracuazioni il sec on~o alle applicazioni degli apparecchi gessati, e il t erzo' alle fasciature. Tutti i feriti furono spartiti in quattro categori e . La 1• comprendeva quelli che do,·cvano restare sul posto ili tnetlica.tura o in prossimità di esso ; la 2• quelli bisognevoli di upparecchi gessati, ccc.; la 3• quelli che doverano essere fasciati 7


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SEI\ \"17.!0 S,\:\ITAR!O ~Lil.ITARE

c s pc•liti oltre ; la 4• i feriti lcg~cri ~l'i mi, i 'luali d opo un paio rli giorni erano in grado tli far ritorno all'esercito attivo. X elln prima, cate~oria, in IJnclla 1~ i oè che couapre ndem i fe r iti 11 011 tras portaLili, ve niYano aniiO\'cruti: l " tutti gli amputati ; 2• l<' ~ravi ferite della coscin.; W le ferite Jtenctranti ri o! petto; ..J." 'iud le pure penetranti del YCntre; 5 le fratture complirate : 6• lt• ferite penetranti delle articolazioni. La. ma;.;g ior parte d ei feriti di queste due ult ~m e cla'>si dopo un paio di giomi J>Otl'Yano C:" !;Cre frn.spor tnt.i col loro ll.pparecch io I!I'S!<:tto. La rlisposizionc> !lata di trattener e i feri t i grari nelle stazioni di me1licatura o in pro~simità di q u e~ te, fece sorw're in molti il timote che scopftiassc rJualche epidemia alle spalle dell'eser cito. Che to.lo supp osizione fosse infondata. lo tlimnstra. il fa t to che d opo la battag lia di Scipka-rasse, dal \:l al li) agosto, ~u :.!iiOO feriti medi cati nell:l prinr ipalc stazione di medimturn eli Gabrom n e rimasero solo 1-!0 de i più grari. Dopo il terzo attacco n Plc\'Jla entrarono nello sprdale militare tcmporanco di D erwiscbko-Ssclo circa !) ~>00 feriti, c, pa~~a ti pOI'hi giorni , non ne rimnncrano che tiOO. L a eccessi \':l agglomcrazione negli ospedali più vi cini alle spalk llcll'<.·;;cl'cito non è che tmnsitoria, poichè nel breve periodo d i 2 a l O giorni la maggior parte di eg~i può esset·e trasportata. llopo la batta~! i~\ dì Plt'rnn tlcl l ~ luglio, quando non era anc:or a !;tata ordiu a.ta In so prn• lC'~<:ritta distribuzione 1lei fcl'iti, il Jtrofessorc Sklifa;;SI)\\'sl;:y t1·orò dopo alcuni giorni nell'ospedale di ~ll' i tsch ow, distante till verstc, Ùo\·e erano stati tras portati 'iua~i tut ti i feriti , che ness un o degli amputati era. so pmnis s uto a ll'operazione. All'incontro, •lopo la battaglia di Plema rlc l :·iO-:;! l agosto, in cui tutti i feriti g ravi erano stati trattenuti, o al più ricorerati nell'ospedale di D crwischko-Ssclo, dis ta nte 211 \·erst c, la guarigione fu quas i dcll't!O 0 fo.


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V A RIET À

J,' o«llernu. m e flleiun Un.liana gindicJdiL fltt un Inglese. - Il numero 4 di quest'anno (ili gennaio) ùcl giornale 1'he L anr·el, contiene un .a~ti co luccio che ravvisiamo- oppor· tun6 di t'i produrre integralmente, aftiuchè i uo~t ri lettori vcggauo in <tual concetto i medici italiani sono tenuti da ta!uni dci loro colleghi di fuo1·i e possano, mcrcè il confronto , meglio valutare gli argomenti coi <tuali tenter emo ùi ribattere le poeo fond ate accuse a cui è fatta segno la merlicina nostralc cd i criteri onde è informato lo scritto dell'anonimo collaborntore del s uctitato periodko. E cco nella :;ua genuina cr·udità l'articolo, a cui ci pare si possa applicare il detto di Thiers : " C'est un lll(!ln.nge cl c faux et ùe nai qui compose ordinairemeht touslcs bruits, et il s'y tnèle toujom·s assez <le vérité pour accréditer le mensonge. , () ) Ques to sia detto senza pregiudicar la questione :

" Vlttorlo Emu.nue le e «l \ l s ah~sso. - I>i tratto in tratto i particolari ti ella. malattia fatale <li qualche eminente personaggio in Italia chiama la pubblica attenzione sul mantener si che fa i n \fU el paese la cacciata eli sangue nelle malattie febbrili acute. l'al sistema fu uniformCmQnte abbandonato in ogni altro pncsC\ che possa essC\r considC\r,lto all'altezza del progresso dC\lla. (l) T nn: n:<. ll/stotr•e clu (.'ons!llat et cl<J t' E1l~J>Il'C, 1•. 2>1.

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YA HIETÀ.

~~: i enza medica c tlclla pra tica che si verificò negli ultimi venti

anni. In Italia è ma ntenuto con Jleltinacia andte nella più alta c prcsnruibilmentc nella meglio istrui ta sfera di medici pratici, come lo dimostra. il r ecentissimo e~cmpio. " T:tl pratica può essa n nir gi ustitìcata da, qualche speciale lincatnP nto della piressia ita liana? Il s istema è applicato del pari ag li indigeni cd; tgli stranieri c perciò nqn s i può consid erare come ind icato dali~ s tat o costi t uzionale dell'individuo. Un viaggiatore. inglese r h c ~i ammala in una ci ttà d 'Italia vicn certamen te sa la~~ato se è febbricita n te. " ~ o i dubi t ia mo grande mente che \"i sia nel cnrattcretlella febbre italia na una qua lche g instificat.ionc a s iff.\tta prati ca. II salaS$0 è sostenuto cogli argomcnt i che furono n cduti atti a g ius tificare il mantc ni111 r nto della suclùctta prati ca in quel paese e che vennero t lconos<·iuti· universalme nte fallaci non appena $i vide ro i mn taggi tlell'nbbnn•lono di essa. Vi è poco d!\ dubi tare che al-dì d'oggi in Ita lia il salasso s ia responsabile d'un gran numero ddlc morti cla malattie febbrili ac ute. }fa è una questiono dubbiosa. sino a qua l punto la morte dell' ultimo Re sia da attribuirs i a lla sott razione di sangue. E gli è cer to che in ctnesto pacso non .:nrebbc sta to >:nlnssato. Si può appena dubitare che il salasso s in stato inticramentc senza. Influe nza. per Il bene, cù è pos!'ibilc che abbia aggra vato jl male. ~[a siamo informati ohc In qua uti tà d i sang ue sot tratta fu piccola, non grande come alc uui dci nostri contemporanei banno asserito cd il progres1;0 d el morbo fu sì ra pido, l'a ssalto così grnYe che è probabile c he in quubiasi circo>:tanza il Re a vrebbe dovu to sorcomberc. La ttucstionc tlJlll'ntilità della fl ebotomia è una quistione Lli grande importnnla per la f•l coltà medica italiana. Essa conduce all' univer~a lc diflidcnza dei fo restieri \'crso i medici italiani che no n ;;ono d 'altronde, come regola, male istt•uiti. " llij/f)ssioni. L'autore d el sun·lfe rito .articolo esordisce .con ·un:l. affermazione che se non può irnpug unrsi in moùo assoluto, non può 11emmcno ammctters i tale quale, percbò manca. di precisione. È vero infatt i che il giornalismo estero, cbe s'occupa delle cose nostre con un'assidui là cd una predilezione che non sapremmo nbb:lstnnza ammirare, in occas ione della mala ttia c de lla morte d i

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• VARIEl'.\.

alcune deUc nostre più cospicue notaùilità, bandi una cro~.:ia ta <·ontro i medid ~.:he le ebbero ad assistere c contro la tempia da loro posta in opera, c J e~ign ò alla pubblica opinione quq;li illu!'tri defunti quali ritti mo d 'un sistema curati vo aut iquato, f.tlso, ùa molti anni escluso dallil pratica e ronclnnnato ine:;orabilmente come dannoso e inaz'onale dalle sommità, professionali d'oltre .AI}Je e d'oltre mare. )la a nessuno ùi coloro che gridavano ~ Tolle, tolle n contro i cut·anti e gli incolp!H·ano ùi tJUCgli esiti infan.;ti cowe di altret tanti omicidii, renne _. n mente di proporsi questo sernplicissimo lJUesito: " j.; poi ben a vrernto che cagi one della m ot'le sia. stato il salasso c che si surebùe potuto ottener la guarigione od anche solo protratT0 di •tuniche giorno l'esi$tenza. di tutti o ù'alcuno di s ilfatLi personaggi, astmwndo.~e ne o ricorrendo ad un opposto sistema di r um 't , Eppure la loJiCa In più elementare c' insegua che, prima tl' incolpare w1a perso~ o un mezzo, fa di mestieri esaminar con tutta la pos.-;ibile accuratezza la pnr~e che ebùero l'una o l'altro n el fatto incriminato, c tener rigoroso couto di tutte le cin:ost.auzc per poter astic\·erantcmente dichiarare se l'effet to o:-scrmto è da attriùui.rsi a. que!;ta piuttosto the a quella causa. Koi non intendiamo punto di negare che &iavi stata un'epo<:a, in Italia., in cui s i abusava della lancetta e massime nelle affezioni fl ogistiche degli organi della respirazione : m:t. stimiamo • conveniente di notare che non tutte le scuole mediche itaUane erano ligie alla dottrina di Tommnsini, e che, d'altronde, illlroussais, il quale nel!'lli:>toire cles phlegmasiea chroniqucs emsi aplll'Opriatc alcune idee del professore di Parma, collo spauracchio della gastro-enterite aveva introdotto ed esteso in Frantia, forse Jliù che nol fosse in Italia, l'uso dello deplezi.oni sanguigne, che _più tardi Bouillaud inculcava venissero ripetute coup sur coup nelle flogosi polmonali. Giova poi non pas:>ar sott.1 silenzio che l'avere eliminato piU. o meno totalmente il salasso dalla cura dello polmoniti, uon è merito delle moùcm o scuole strauicre, wa ùcn,;i del fouùatorc della NuoQu tlottrimt ?neJica ita./icma , l'immortale Rasori, il qunle, or sono circa dodici lustl'i, con solidi c indiscutibili argomenti dimostm ra quanto erroneo e pcrn icioso metodo tcmpeu-


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Y.-lR IET,\

tico fosse quello di !'~tla~sat·e e risalassare con cieca ins isten;.m in tutte le alfezioni più o meno tlogist.iche (1). :Ma lasciando da parte ogni quistione ùi priorità per non occnparci che rlell' indirizzo attuale della medicina in Italia, come fa l'anonimo scrittore inglese per gettarci in faccia l'accusa s u espr essa, quando in tutte le nostr e Università dominano sovranl~ assolu te, o poco meno, le teori e germa n_ich e e non si giura ch e per N iemcyer, W underlich, Griesinger, Pettenkofcr? Evidentemente il nostro collegn ùi Lonùrn s'è tenuto, ncUo.. sua qualità di britanno, se non toto divisu.s ab Ol'òe, almeno dall'Italia ; o se vi fu , non assistette ad alcuna lezione clinica, n o rt frequentò nè i n ostri me<lici, n è i n ostri ospedali, poichè in caso diverso non avrchbe potuto a meno di vedere e di toccar con ma.no che l'Italia è il paese o ve la tlebotomia è oggidì in discr e•lito forse più che in quals ias i altra r egione d'Europa. Di rtuesto nuovo modo di medicare, che parecchi r eputano poco consono all'indole dci morhi dominant i n el nQs tro JIUese cd alle condizioni climatiche di esso, non si sono Yetluti risultati tali fla portar la convim:ioue in tutti g li animi, on rl'è che ce~·t'uni vi s i acconciano a malincuore, ed i più pro,·etti trovano che fra i l t roppo <l'una volta cd il nu lla odierno ci doYeva essere una via di mezzo. Checch è ne sia dell'opi nionc di costor o, che noi ci contcu ti am o • d'enunciare,, ci s ia permesso di chiedere all'autore del s urricordnto articolo se egli non crede ch e la diversità di temperatura, •li giacitura topografica, di pressione atmosferica, d'igrometrin, (l) A m:t!!;rior (•difkniOIHJ dei kuori· t•if~ t·inmo qui un pa~so in eu i l'tdHI!>O del Silla~~o è :-otignunizzat() da Hasu1·i c·utu~ awssttno fece prirua è olnpo tli lui . ...... • ~fa ~~ <lll:t f:ol~a dO!I ri llll (ùt•lla cll'holo:?7.Z:\ inolit·~tta) fO~Se pni ~uflt•nfr~of<> 1111 <'lll(IÌl'i'lno t:mfo ardi<o '[!tanto ci<•co. cl1 ~ nd Oj.tllÌ passo ol:'t. di c•flZZn th.' lh"" intlamltl:tzioni e l e trr.,·a 'lllàsi S('nl JWC ostin;.uissilnc, invinc:iltili: c:li" iu H·ar ~:lllZlll' fl·:t"C'orrP sprs~'' il punl n c·he pt·ulle nza mNI:c- L '"' ri~prl ~a 1·e; c iU' Jl<Hl di t';toln np trae rtn1·e nCH t tiC'(':' d" n•~ pnntc> '"' pot·c>, an·ndn ~'llltli f;llto del "'' l:t~~'' il rilu cdio a tll<li i m a li c t'IH'. ci(•t·n ec l tt l'tliln cnnt't\ pr<w4!d~ inu·Ppidanu•lll e ernnulo, ~en7.a poter t·og-lier~ ni· un tlnL' di ::irn:lluf'nto tl;l ' :o;uui rrrori. nc1n W1 dPttrltJii e non rtHtOst·cndo Ji Jll.'*l'" 1:di; un uon''' pru(leucc• a httona t·a,rionc domandt~l':i. se dn CJUPstP altPrnatil'(' di 'l('l'"'ti llll'<ocl i \" lll':tlil'i l"at·t~ nnn <khb:l !lu:olntr•nl<' I"Pnit·\' :1. I"Ìl<' , :t ('rt)fiJ•n l'IJt' la l'.:.:Pl'('ÌI;IIJO (> Jlll•I'ÌI:ll'~ tlw loro Sia 11f•1to: n11or .•;('ftlti ,·ilOtH

r·tt ia in eont,·rL,'ia C IU'>'lt ,tt. • - ( B .\~ORI.

l>•'ttlit'a.)

PJ'itl t"ip fi nllUl'l lli tc:l'ft-


21:) ùi tcmpemmento, d'abito, tli costituzione, ecc., e:;et·citi uun. <JUalche influenza sull'intensità e sull'andamento dci morbi, e se è veramente persuaso che in nessun J)aese e in nessun caso di polmonia il salasso sia indicato come l'unico mezzo di salvar la vita all'infermo. Siarn sicuri a priori, tanto abbiamo buona opinione del senno, rlell'istruzione e del retto criterio di lui, che egli ci risponderà. con Ippocratc la medicina doversi fare a Smirnc direr:;amentc d a quella che si pratica in Atene; perchè sta infatti .che le condizioni cosmo-telluriche inducono speciali modifìcazioni nell'organismo in forza delle quali questo è disposto a risentirsi più o meno dell'azione di certi agenti esterni (l). (l ) Ddl":~.ggiustatPzza dcll'aforismo ippocratico a della influenza eh t> l:~ di•:et•sità di clirna. di •·ostituzione medi~'a e delll' alt r e ci reostanz•J ... s,·t·cit:~ :;ull'a nimale PC<) nOtttÌ<t e sul gPnio delle malattie a nonuno lumino.<;a t•r•nr.. rma nrl !.~;;;, in Crimea. Oua·ant.e 6 mesi (dal ma~rgio aJI'ottoiJr~) fm l~ tl'UJJpe del corpo di ~p.,ùizione sa rdo non ci fu dato di scoq;~ re uai solu c-aso ùi malania tlogisticu ben can<ttP.rizzata. Il salasso non <•ra lllll•· t·a t" n orpur dai ptemonte~i avvezzi d'alrroncle alle deplezioni sa n;:tni~ne, n ~n i m·l paese nativo a·esist•w<~uo in R"Uisa sor prendente. ln nessum~ occa,;ione c i avvenne di ,·cdcr l! il ~'''tttuo sa u;,:uigno copc<·to ui cotenna, e sì <.'lw il :;:dasso non 1·cniv:l pr~scritlfl chr nc•lh• atrez iun i in cui t· u~o di cs~o era consigliato da <ptei medesimi che in ma~sima non Prano fau tori di <pw l <'Otupenso <~nmtil·o, pea·ch& tutti lh'ns;wano di <:Otllin uo ;ù eol~t·a <;he serl'E'l!'g irll·a nel nost r o campo, ed :tgli cff\'lti nHl<liali <'Ù ittttllt'cliali d~lla <:nsti luzione mrdicn dotairwntu o (Jtolle cnndizir•ni i~it>nic lw t' psichi<·hc nello ' luali l'ersa l'atto le noslr<' trn ppe. :\el 1800 A nel 1801 i medici tuililari dt-ll'alla Italia che S(•gttirnno i corpi <ksrin:rti al presidio di lo'irMIW s'ac!'nt'S<' t·o, non SPI17.a 'lll~k hP loro stu pore, che le S(llll'a zioui ùi sa n:,(ttC cl':lnO mal ~op(tnrt:ltf' non ~olrl du i to,.;cani e dai m eridionali, 10a anche da quelli dell e provineie Sf'ttrnt rionali, nrlle RITe~ioni intl:uuanalorie della pleu a·a, de i poltuEHù, delle nt•l icolazioni, iu cu i (.. ssi soleva uo nei loro paesi farne pratica r parecch i CfJJl \'ant:1gg-io <l('g\i infermi. Quale poteva essere il moti,·o di 'JII!'~ta per loro nttOI'a inlollvmnz~. se u r•u la tnodilicazinue inùu!la n ella sensihilità or~:anica dei nvn iudig .. ni dall'inJiuf' n7.a d<'gli a{!"nt i c·it·confus i, dinJt·si not\ tanto per n;tlnra, q11anto p<H' 1<l ris tw!t ive loro propo t·zion i da <tuelli in mezzo a c ui er :. no assud:•tt i a v ivert'!l Pet· noi la cosa non e riL mt•nornatlt!;nte dui,!Jia; o le osservazioni, tanto nostre proprie, <1tt:ullo qttl'll<! dPi nostri Cl'lll'gh i dc•II'PseJ"cito 1·i porsero la. ~>piPgazione del COU\e e ùel perehè l<> tf'orie totnntasiu iano av••s•Pro inermI rat~ così Jl<lCO favnt·e pt'Cl!SO i tuNiicì tMcau i, i quali furono SPnlpr e , qu a l 1 ~ono tuuora, parci~:::.itui .salas:'tt lOri, nun in odjo a l si~lema, 1na lh! l" l a C'_>nOSCf!n Za delle cllndiz ioni locn li P. dell'ind•Jie rtei morbi eire f) ne-"' i ,;ogltono più di ft·eftnenlie delcrnùnare.


:?.16 ~oo è d'al tronùc noto lippis et tonsoribus

che glì uomini del ~<cttcntri onc, i quali uci loro paesi cons umano un'enorme qu:tntità di cibi ad ogni )' a~t o e t ollerano sen za rli~tnrbo dosi ingenti rli lictuori alcoolici, CJuando reca n ~ i in rpu1lcheregione meridionale mangiano assai men o e sono costretti a fur uso moderato delle hcvan•lc s piritose, l'C vogli ono evitare le indigestioni e l'ebbr ezza ? Quanto a ll·indicazionc d el salasso io alcuni casi rli pneumonia, il ne).tro con fmtello in ~lesc, ne s ia.m s icuri, non ignora esser essa ~t at a pos ta fu ot di dubbio cl n. quei med.e!-iimi che in massima sol'tc:>n).!on o n elle nfl'ezioni fl n:::i<>t iche del polmone essere il snln.sso pilt rbnoo,o rho utile, anzi costantemente dann oso. 1\on ci SC111brercbbe pertanto necessar io di citare nomi e braui di opere classh:he modern e pet• dimostrare la verità del n ostro as~crto, cionullmueno, nello scopo di prevenire qualsiasi obbiezioue, ci sia p~n11 csso di rifll rirc a leu ni precct ti eli ~iem eyer, la cui Ol:toùoss ia in sitì".ttta materia è al di sopm di ogni sospe tto. " Il s a lasso n on dee venir usato che in questi tro casi: 1• se la pncumonia a ttacca da pprima UJt uomo sano e r obusto, il male è di recente data ; s'inna lza la temperatura al di sopra ùei 40• c. c la freq uenza dei)Jolso al di là delle 120 batt ute al minuto: in allora la violenza della febbre minal:cia un imminente peri colo, r d un salasso gener oso è indicato, poichè in seguito a questo si abbassa la temperatura c si modera il ]>o lso. :Ma in in eli l' idui incld.Joliti e di g ià ane111ici il S<tl:'t:;so aumenta il pericolo, adduce ndo que ll'esaurimento eli for ze che già si pr~duce per la stessa mahttia. Se però la febbre è moderata, il s~tlasso nou è nemmeno indicato, trattandosi d i individui dappdma sani e robusti: che il ;.!l lasso n on basta a fare abor ti r e la febbre; essa pers iste , bcnchè in grado moderato, e l'mumalato così indebolito corre ora un lllaggior pericolo di quello cui s ottostarebhc avendo una febbre più forte, mn es;;cndo tu tto ra nel pieno suo vigore.- 2• Se un t:clcma collaterale sorto in quei tratti di polmone rimasti libl!ri d.t l ]Jroce,;so morbos o minac;eia da ri cino la vita, in que~to ca so tol salasso s i modera la pressione c.~crcitata dal sangue sui vasi rimasti pen ·ii, s i scongiura il pericolo d'un Lra, uùamen to sier oso nelle vcscichcttc polmonari, si pre1·iene quella lesione per cui il r <'!' piro si fa insuffici ente c si impedisce l'nvrelennmento per a cido (':trhonico. Se al prinl:ipio della pneumonitella fcbhre, il d olor-e,


YARIETÀ

217

la diffusione del processo pncumonico non bastano da sè sole a spiegare la gran frequenza dcl ·rcspiro, se v'hanno 40-50 r espirazioni al minuto, se a ciò si aggiungono sputi sierosi, spumanti, in allora tos to si pmtichi·un generoso sa lasso allo scopo dj diminuire la massa del sangue e di moderare la pressione collaterale. Il salasso è infine indicato: 3• allorchè sorgono sintomi di compressione cerebrale, allorchè non v'hanno soltanto cefalea, delirio, ma b ensì sopore, corna, paralisi passcggiere, ccc. , (V. :Srs~E>Elt, Patologia e terapia sz1eciale, traduzione del dottor Ricchetti, volume I, pag. 187, 188). O've non fosse reputata sufficiente l'autorità. dell'insigne patologo di Tubi nga per giustificare l 'uso del sa la-Sso in alcune forme di pncumonite, ricorderemo al critico iugle$e che un suo com}Jatriota., il dottor Moon, in un articolo pubblicato sul Brilish .ìJiedical ,Jozwnal ciel gennaio 18i6, ed inserto nel n• G di questo nostro perioruco del medesimo anno, trattò dell'opportunità del salasso nella. polmonite, e ripetè quasi testualmente quanto sullo stesso soggetto aveva detto Nicmeyer molti amù pTimn. Da questo emerge incontrastabilmente che il salasso co~titui­ sce anche al di d'oggi in Gcrmanitl e nella stessa Inghilterra una pra.tica vantaggiosi:-:sima e staremmo per tlire la sola àncora di salvezza in certe polmouiti. Ra.mJl)enteremo inoltre che al Congresso medico intcmazionale di Bruxelles ll.el l t{75, il professore Crocq eJ il dottor .Mahaux sostennero che nelle malattie iniì ammatorie, meglio che allo spirito di vino tanto decantato da Todù come an ti-termico, giont ricorrere al ltnetodo rmtiflo,qislico troppo trtlscurctto ù' questi ultimi tempi e r imettere in onore il salas,;o e gli antilnonu;li. I succitati medici trovarono pure utili le dcplezioni sanguigne per combattere le congcstioui polmonari che precedono ed accompagnano la. tubercolosi. Dunque il salasso fuori d'Italia non è stato assolut.unlmte pro scritto dalla tempia delle polmoniti come si potrebbe suppon·c leggendo l'articolo del T/te Lancet. E se non lo fu. altrove, perchè dovreùb'esscrlo in Italia, dove a. motivo del climar delle varie influenze meteoriche, del temperamento predominante, la diates i flogistica è J>ii.t comune c più spiccata cliC non sia nella plurali ti~ delle regioni europee in cui il·sa)asso non fu totalmente eliminato dalla terapia?

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218

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\"ARIETÀ

Qui ci cade in acconcio di raccontare un aneddoto poco n oto al mondo sanitario, bcnchè si riferisca alla pratica medica, e c he d fu narrato da chi vi ebbe appunto b parte principale. Or son quasi cinque lustri il professore Ribcr!, presidente del Consiglio superiore ùi sanità militare sardo, dovette recarsi a Pal'igi cd a Londm, c sì nell'una che nell'altra di quelle insigni capitali fu accolto colla distinzione dovuta al suo grado, al s u<> . mul"ito, alla sua fama . . \ L owlra, dove ebbe a frequentare altissimi dignitarii, venne rla. un suo illustre collrga di colà. presentato ad um~ nobilissima dama c designato, in celia, come l'uomo il più sanguinario di tutta. Europa. 1-tibcri che vide sotTidcrc gli a:;tanti c sentì la satira nella facezia del collega, r ispose non poter accettare sitfutta. c1ualiticazione senza prima discutere s~ e fino a qual punto gli fosse applicabile nel senso sottinteso dal suo presentatore . Entra.to poi ad esaminare con questo le ragioni por cui egli in: Ualia, non per sistema, ma per convinzione tilosoticrr, ora tratto a fa,re un uso frequento e generoso del salassa in tutte quelle affezioni che in Inghilterra erano abbandonate alle forze della natura. o curate con rimedi d'azione opposta, quali sono l'oppio c il ca.lomelano, ne dedusse la conseguenza che, se i medici inglesi a ves:;ero combàttuto col metodo appropriato le flogosi degli organi rcspiratorii, anzichè adoperar contro esse qualche blanclo depriwente o qualche insignificante palliativo, c spe~so anche degli stimolanti manifestamente controindicati, i cimiteri d'Italia sarebbero assai meno popolati di giovani ·misse:~ e di immaturi ffentlemen mandativi :a.nnualmentc a morir di lenta consuzione, a utaggior gloria della medicina britannica che non ne registra la. morte nelle sue statistiche. Questo argomento fece grande iml>ressione su tutti gli uditori e ridusse al silenzio il medico inglese, il quale pensò probauilmente che quell'uomo sanguinario poteva. in fondo ùon aver tutto il torto che gli si attribuiva, e che la si,;tcmatica astensione dal salasso può in certe circostanze e forse più sovente tli quello che si crede riuscir funesto. c1uanto l'eccesso contrario. U surrifcrito aneddoto prova una volta di più, se non ci inganniamo, •1uanto ben si apponesse Boileau nel tlettare quella :;ua famosa sentenza divenuta pro.ver biale :


HRU:TÀ.

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La. critique ~st nis~l!, et l'art èsL lliftirilc. Questa sentenza pure sia sfuggita dalla memoria elci nostro a vYcrsario, a l quale, nel muunentargliel:l., faremo inoltre osservare che l" Il recentissimo esempio, s ul quale egli s i basa per provare che i1t Ilctlic&il sù;lema. del sr&lussa tlclle' malattie. (tCtdc f"cbIJ r ili si~ 1nanlenulo con pertinttcia, prova inrcce che egli non conosce la riroluzionc operatasi nella medicina italiana da oltre m e zzo secolo, e scgnatamcnte da r e nt'anni in c1ua, e che ha roluto proferire un giuùizio senza posl>eclcre gli clc;uenti necessari per ben giudicare, ciò che lo condusse a lJiasimam un metodo di c ura consentaneo a tutti i più incou cussi priucipii scientifici, e raccomandato dai più rinomati clinici di tutta Europa; ~· ~on si ris o!Yono le questioni con delle semplici inte rrogazioni. La piressia in Italia non ha camttcri àirers i da quelli che aHà in Germania od inlugbilterra; ma nella frequenza, nell ' intem;ità, nell'andamento c negli esiti non può non risentirs i dell'iutlucuza ùclle condizioni climatiche, ed esige perciò un metodo di cura conforme a qucc;te; che a tal metodo poi si assoggettino tanto g\j indigeni \:he gli stranieri O: co:.a tanto natumlc, che s i dura fatifa. a comprendere come v'alJIJia qualchetluuo che non ne sia pers uaso, poichè le s uuccennatc (:ondizioni esistono per gli uni come per gli altri, ed anzi agiscono più poteutementc s u g li stt·anieri cbe non vi sono avvezzi; 3• In Italia non s i pmtica nè la metlccina ùcl hureando di ~!olièrc, n è quella del dottor Sn.ngrndo; e per conseguenza. il dire elle tm in!flese che (~mnwlu in una città d'Italia. vù~1~ certamente sulas.~rdo, se è febbricitwde, è un otl"cnùcre gratuitamente i medici italiani, che essendo, come sono dif1ltti, non m(,le istruiti~ come li dichiam il nos tro ge neroso censore, non hanno l'al!ituJ inc di vedere una formale indica~ ionc al sala$:;0 in ogni caso di fe bbre in cui avrenga loro d 'imbatters i; e sanno di materia me dica <1uanto basta per trovare all'occorrenza un antipiretico che corris ponda alle esigenze llel caso ed iJ1s piri miJlor ripugnanza. d cl salasso ; 4o I dubbii si chiariscono coll'esame dei fatti. Questi ri\7 Clano e lle ogg idì il salasso è d' uso meno comune in Italia che fuori, e cL e non vi si ricorre gi:ì 11er (c's et tJer ne(as; smts rime


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ni rnison, ma solo in quelle circostanze in cui Io stesso s ignor }[oon, ingl e~c t•d csct\:cntc la un:dit:ina. in lnghilteiTa, rlCOlliOStc i ndispensabllc la dcplozionc sangn igna, la quale non sar ebbe }Jertnnto a.udata uni rcn;almentc in disuso, come con così p oca cs:utczza fu usscrito. È sicuro poi che nessun medico italiano ricorr~reuuc al ~n la sso nell'idrope sca1·bttinosa, come ha fatto recentemente il dolt. Kirk Ili U l11~gow, il quale afl'erma di arerne oltPnuto u.otc,•ole nlle1·iamento doi ft•nomcni morbosi (1). Qlllcsto f,ttto ci autorizztt evidentemente n chiedere al nostro autago11 ista, come lhwo ad Orazio: "l'eccal uler noslrnm cr11ce clignh1s?" 5• Kcss uno tin qui ha, dimostr ato se al presente in Italia un 11umero più o meno cousidrrer ole eli morti da malattie febbrili sia da attribuirsi al s,tb,so (n cui generalmente parlando non si ricorre). Quanto al dubbio emesso CÌl'Cll la parte che la ~ottra­ zionc 1li sangue puù a1·er avuto nella mor te del !te Yittorio Eumnuelc,noi non vossinmo non tro rarlo straordinariamente inOJIl'ortuno ed ingiustilieabilc, siccome 'luello che llluore da per:;ona dte parla a caso, Renz'aror Yeduto l'inrermo o lotto una relazion e particolarcg!!iat:t della malattia, sulla cui diagnosi serba per soJirassello il più ril!oroso silenzi(). E per le stesso consiclerazioui trovialllo avventnt.a r affenuazione che in l ngbiltorra non sarebbe [..tato sulass<tto. <Tiaccbè por esci uùere cosi reci.>a,ment.e quù::< ta • pos:.ibilità uisogn àra anzitutto dimosll·a.re cbe il J{o d'Italia non oll'rì durante la sua malattia alcuua di cfUCI!e condizioni che giu~ta il parere di Niemeyet· e dci suoi seguaci, da cui non disse n te il signor 1\Joon ~ uccitnto, rcclalllano imperiosamente il sahtsso. Se questo poi abbia piuttosto aggravato che alleviato il male, é un problema, di solu..:ionc difficilissimo per chiunque non abbia. t enuto di etro allo svolgimento de( processo morboso e cbe n on depoue niente a{l'a,tto in fiii'Ore d ella prudenza e ùell'accorgimcnto di cbi l 'Ila messo in campo. Come risponùcrcbue il nostro a rrersario a eh i gli opponesse pPr CSl'lll jlÌ O che l(Uel no,;tro COillpÌUIItO SO\TO.llO sarelJbe U.UCOJ"n 'i vo, se le deplezioni sanguigne fossero stato più abbondanti, d al liiOmen t o ch e egli stesso coufcssa eh o la quantità cl el sangue so t-

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(l) v , Ubc.''!/1111' J!c·ftoa r J (>tt i'HUI - Moncpel/icl' ,,,1',1/çal, .1 :11n·it'r t~;.< lìu;;c:ttCI N c./it'(< l l<ll<ttnu . JJI'OV. J"enet e, d e l W f~hlu·.ti u 13'7:!.

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YA.RIETÀ

~21 • .l l

tra.tto fu piccola ed il progresso d el morbo fu a ltre ttanto rap1 u0 qnanto n'era s tato grave l'a!'salto '? 6u La facoltà medica italiana sa provvedere da sè al prop1·io decoro ed at tribuire alle questioni che interessano i prin cipii scientifici ed umanitarii l' importanza che meritano. E ssa però n on si preoccupa. gr·an fatto di quella diffidenza dei forasti eri cho le l'i vuoi far paventnre, per h semplice ragione che quella diffiflenza. non è che un fantasma pai'torito dall'immaginazione di un qualche ipocondriaco, il salasso non essendo qui da noi all'ordino del giorno, come taluno vorrebbe dar ad intendere, ed i medici italiani pienamente in giorno delle d ottrine odierne, al pari dei lo-ro colleghi di qnalsivoglin, nnzione, god endo a buon diritto la stima dei forasrieri di buon senso, i 'quali spesso li pre feriscono ai loro connazionali in virtù del proverbio: Ne srt 1~ùì, un pazzo in casa pt·oprirJ che tm savio in casa altmi. . Potremmo ·aggiungere altre nòn meno gravi e conclndenti cons iderazioni; ma siamo d'avv-iso che al nostro a ssunto bastino quelle che \'enimmo svolge ndo, poichè ùa esse si des ume chiaramente che per alcuni l'Ita lia, dal punto di vista medico, è una. t erra più inE'i'}llorata dell'Africa. centrale, c che non basta. es$et· nati nella patria di Lod\C c di Bacone per saper corrett amE-nte ragionare c proferir· giudizi inattaccabili dal lato della pondernzione, della soùczzn e dell'equità. Roma, gennaio 1878.

P. E . ilfAXAYRA. Ottavo t::ongresso generale d t'll' Asso e h,zlo n e medica U allo.na. - Ne ll'ottobre del corrente anno 1878 s i raduner à. nella. città ·di Pisa l'ottavo Congresso generale dell'Associazione medica italiana. Saranno trattati in adunanze generali i seguen ti temi, che fu rono raccoman1lati dal Conrcsso di Torino ed accettati dalla commissione esecutiva: et) Relazione della commissione nominata. dal Congresso d i Torino per riferire sul tema. del professar R~tl'aele: Delitt cliynitcì del. medico nelle qttestimu di yiusti.zia e delle ntlative t·i(or·m e all'aUttale legi;~lazione; b) Stabilire ~n a Società meclico-tipo,qt•n(ica mediante azioni collo scopo di pubblicare lé opere mediche più important i eh~


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Yerranno scrittt! da mrrlici italiani r rhc cla una commissionr compdt'ute saranno dichiaratt' utili al progrt>sso della scienza. l:ìro1.0 di q ucsta Sncietit ;..archhe q ucllo eli agcrolarc la di ft'u sionc· dci l:n·ori italiani, e liberare gli autori dalle r essnzioni dci tipo:rrati-lihrai (.Propo;:tn San!-(alli); c) <2uali sono le inHurnze del metodo. ormai cotanto e,: tC'~o ncll'a).!ricoltura, Iii scrrirsi t! elle mat erie esc1·ementizie uman e, sull'igiPne pubhliea, e quali rimedi rontro le nocive consegucn;.:c che uc po~,;ouo derinll'e (l'ropogtl\ .·\ gostini): d) Sull<t uniforme organizt.at.ionr in Italia clrlla ~>t ati s !i ca medica connnalc c soprattutto r\('\ hollettill'O srttimanalc dcii<' cause di morte. <luesto tema, 1!ià trattato dal dottor BorJ,!iotti di 1-'ircnze, non cssenùo stato dis<:u;;so e rotato al Congresso diTorino, pcr..:hè giunto in ri tardo alln presidenza, si deliberò, in ,· ista dello. sua ~ranùc importam:a, fo~se rimandato n\ Cong rC !><;O tli Pis<\. (Proposta Berti); P) In una delle sedut<' gl'ncrnli dell':\s"ociazione \" l'l'n'l prod:tlllato il ~iudizio delle comn1is,;ioni per l'aggiuùknzionc dci due }l remi .stabiliti dalla provincia c ùalmuuicipi o di Todno. Oltre alle adunanze generali, il Congresso aYr.'t le seguenti sezioni: l\fedi cin:1.. Ch irurgin . .Medicina puhbliea, freniatria c statistica . .\nntomia c tisiologia umana c comparata. .\natomia istologica c patoln;.:ia sperimentale. Ostt'lricin, peclintria c ~inrcolo:.:ia. Oftnlmioatrin, otointri<t e Jnringo~copia. • Si li lodcrmopatia. Fanmll'Ologia c metodi tcrapeutid speciali (elctlrotcrapin. idroterapia, ecc.) }-;~pos izione ùi OJ1CI'C, istnunenti cd oggetti appartenenti alla mcdidna. Progr~unmn. dl concorso nd n•• pré mlo di L. 1000. rle1:relt~to dnll'Aec1ulemia medict' di Rmna per la tlissertazionr

e/w sarti yindicalct mitJlio re il' arrJomenlo d' ÌfJÌene pub{;ljca.

sonm: u t: r. <'0:-ic.:onso. I• Il tc111a dd cuncorqo sul •1ualo! ,·er••·ranno le gare dell'ingegno ,. ln~ciato libero a Ila ~cel ta d<•gli n•piranti, pnrchè la ì\'fcn•orin. ~i couteugn nei limiti delltt Igiene Pubblica e adempia alle !'Cgn ~nti condizioni : a) Che non consista tli mera erudizione, nm por ti l' impronta di qnakhe concetto orig-inale : b) Che miri' chiaramente a scopo di ~cnerale interesse c di pratica applicnzioue; • r ) rh~ ~in. fonrlr~t:J. su fatti cci nnchc ~epra appo~iti , ~pt:>rimenti, O\'C In natura del suggetto lv esiga.


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2• Il concorso è aperto n tutti i medici d'Italin., e~clusi ~oltanto i men1bri ordinari o re~itlenti dell'A ccademia )!~dica tli Homa. l{• Ln. dis~ertazion(' scritta in italiano e di ~arattere ben 1.-~~ibilc• do\·rà far~i pervenire alla. Pro~idenza. dell'Accademia non più tardi del l • febbraio del 1879. 4• Ogni memoria porterà in fronte un motto che ~arà riJoetuto al ùi fuori di una ~cheda sigillata contenente il nome dell'autore. r,• Sono esclusi dal concor~o i lavori già resi di pubblicn ragione cou la ~tamva, on-cro :<ià prc~entati ad altro Accademie o per altro roncor~o.

(;• n premiv ~arà. indil·i• ibile. Tutte le memorie inviato pel ronrorgo rc~tnno nell'Archivio della. Accadc!llia; il però in facoltà <lell'autore di dowanJarne copi~. a proprie ~pe~e. 8 • T, 'A<"oademia nomi neri\ uno. Commis•ionc di profcs~ori i più competenti nella lllatoria per l'esame ùei hwuri presentati al concorso. 'j•

Il Dh•<>.tl<H"<'

I'. E. 1\fAXAYR.\ T I R cdnt.tot•e

E-r-ront: Rrccunn1 Co,,ili&r~o metlt'ro

N UTtl'ii FErn:nrco, Gerente.

NOTIZIE SANITARIE -

t-N-t -

Stado sanitario •li tutto l 'es(.'rcito nel Illese di di• c embre 1877 (Giornale militare uflicia/e, parte 2•, n• 9) .

Emno negli ospedali al l• dicembre 18 77.(1) . . . . . . . . 4213 Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43!1;::; Usciti .. - - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . -l71U 1.1orti . ....... . . . ... . ......... . . . . . . .. .... fi~ Himasti al l • gennaio 1878 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3780 Giornate d'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12Hì7 8

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(l} O~JWdali milit;u·i (pl·in<·ipali, snc<·nrsali. infl'rllle rit> di pt·~~<id i<> l' ~[leeia! i) c n~pNI;IIi cil· iti.


22-1,

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XOTIZIE SA :\ITARlE

Erano nelle in fermerie di corpo al 1• dicembre 18 77 Entrati nel me,;e ..... . . . . .. . . . .... .. .. . . ... . L"stiti guariti .................. . ........ . . . , per pa~sare all'ospeùalc .. . . .... . .. . ..... . )forti ... ... . ........ . ................... . Rimasti al l" ~cnnaio 1878 ......... . ..... . . . . . . Giornate d'infermeria ..................... ... .

l 55 o 505!>3

1Iorti fuori degli o;:pedali c <Ielle infenneric di corpo. . . Totale dci morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

22 93

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5719 498-1: 82(:)

FQrza media giornaliera della truppa nel mese di diccm brc . . . .. . . . .'. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 168 123 Entmta media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza. O,S-1: Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle inferme1, 77 rie ùi corpo per 1000 di forza (~) . . . . . . . . . . . . . . 11.ctlia giornaliera di ammtti<lti in cura negli ospedali e nelle infermerie t! i corpo per 1000 di forza. . . . . . . . 33 Xumcro dei morti nel mese t'agguagliato a 1000 di forza 0,5:J Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) n• 49. - Le cause dE'Ile morti furono: sinoca l, apoplessia cerebrale l, meningitc 1, bronchite acuta l , bronchiti lente 3, polmoniti acute 4, polmonite lenta l , pleuriti ed idro-pio-toraci 3, tubercolosi polmotm!i 8, vizi organici del cuore e dei grossi vasi 2, gastriti ed enteriti 31 peritonitc 1, ileo-tifo lO, febbri da malaria 3, cachessie palustri 3, ascesso lento l, artrocaci 2, contusione l. Si ebbe l morto sovra ogni 14 7 tenuti in cura, ossia 0,6$ vcr 100. .Morirono negli ospedali civili n• 22. -Si ebbe un morto SO \Ta ogni 62' tenuti in cura, ossia 1,77 per 100. Moriroua fuori·di stabilimenti sanitari militari o civi1i: per malattie 17; per annegamento l, per suicidio 3, per ca:duta. l. (2j sono <ledotti gli ammalati p~L<~ati :t;:;li ospl!tlal i• dalle infermerie di corpo.


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MEMORIE

ORIGINALI

RELAZIONE SULL' ANDAM:ENTO :E :R:ISULTATO DY.I.LC

Ct:RE BAL:\EARI E lDROPI NICll E DELL'ANNO 1877

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I. Se vi fosse chi dubitasse dell'efficacia della cura balneotenno-minerale, della. balneo-marina e della idropinica in una serie di reliquati morbosi e di affezioni discrasiche od altri mali a forma lenta, a cui pii1 di frequente vanno soggetti i militari, non ha che da gettare uno sguardo sui quadri qui annessi, i quali sono il riepilogo fedele delle relazioni spedite a questo Comitato dagli ufficiali medici che nello scorso anno ebbero a dirigere gli stabilimenti termali militari e quello di Recoaro, od a sonintendere alla terapia balneo-marina degli uomini di truppa, per convincersi che sitratto dubbio non ha stabile fondamento. Si rileva infatti dal primo dei suddetti quadri che di 979 ammessi ai bagni termo-minerali di Acqui, d'Ischia, di Casciana e di SalsomaO'CTiore guarirono ~76 ' mi"'liorarono 563.. 00 . b morì l e soli 139 non ottennero alcun giovamento.


226

REf.AZfOKI:: SGLLE CURE, B,\T,~EAr.I

Oltre a ciò, si riene a riconoscere che nelle surriferite

somme complessi'ìe gl i uffi('iali figurarono in numero di 457 fra gli ammessi ; di 199 fra i guariti ; di 221 fra 1 migliorati; di 37 fra i casi senza effetto; donde si desume che: gli ammessi di bassa forza furono 522 i guariti . 77 l migliorati . 563 i casi negati d . 13H l l morti . Come ciascuno può scorgere a prima rista, raffl'ontundo gli esiti aruti nelle due categorie di ammessi, gli ufficiali ottennero ri:mltati di gran lunga piìt fa\~oreroli degli uomini di bassa forza. ; poichè nei primi la, media dei guariti f11 di 43,5 °/0 ; quella dei migliorati di 48,4 ilj 0 ; e quella dei casi negati r. i di 8 Ofo; mentre nei secondi non si raggiunse che il 14,7 l 0 di guarigioni; il 65,.5 l0 di miglior:u:nen ti ; e s'ebbe iur ece il 19,5 OJo di esiti nulli ed l mòrto. Sarebbe certamente di somma importanza l'investigare l.a cagione di tanta. diversità tutta a vantaggio della classe degli ufficiali, tanto più che es~a saTebbe sino ad un certo punto in opposizione con quanto ebbero in addietro a notare osserratori diligenti ed oculatissimi. Ma una tale in· vestig;'l.zione mi trascinerebbe probabilmente molto più in li.ì. dei limiti in cui de\·e circoscrirersi il mio còmpito, cd a.l postutto non è sicuro che approdi ad una conclusione p reeisa c d'una qualche utilità. pratica , sto pago pertanto a segnare il fat.to ed a far roti perchè qualcheduno, versato

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E IDROPINICHE KEL

1877

227

l)ilt di me in tal genere di studi, vi appliclù la. mente e ne scopra la ragione segreta, nell'interesse della scienza e degl i i nfermi . Ho detto che !"accennata dirersità. era in opposizione con .quanto in addietro era stato ossenato. A chiarire vicmme· glio il senso di quel mio asserto, aggiungerò che negli anni 18-!5, 1846 e 1847 ebbi occasione di frequentnre lo stabilimento balneo-termale ci,·ile di Acqui, il cui direttore sanitario era allora !"egregio dottore Dclponte da Mombaruzzo, medico distinto e sperimentatissimo iiirologo. Quel degno -collega, il quale mi fu cortese e largo di notizie e di spie· gazioni intorno alla natura ed all'efficacia. di quelle acque, mi assicura,·a che i migliori effetti di cui nella sua lnnga -carriera era stato testimone gli avera veduti nell'ospizio dei poveri, J)erchè questi col vitto frugale, colla quiete di spirito e di corpo aiutavano l'azione benefica dei bagni e dei fanghi termo-minerali; mentre invece nello stabilimento signorile i risultati ùclla cma di ratlo erano quali si desidera vano, perchè generalmente gli ospiti di esso, coi troppo lauti pasti, coll"ttbuso delle bevande alcooliche, colle veglie _protratte, col giuoco, colle danze, cogli amoreggiamenti, disturbavano od a.fflevolirano la medicazione, quando non la rendevano all'atto illusoria, od aggnwarano i mali che an~­ vano intenzione di debellare. Senza volere menomamente accusare i nostri ufficiali di epulonismo o di tendenza aù infrangere le regole igieniche in genere e le prescrizioni mediche intese a.d avvalorare la cura 1Jalueo-termalo, mi pare non peccar di esagerazione ned ~ndare errato dicendo che, stando alla succitata osserva-zione del dottor Delponte, noi nostri stabilimenti termali ~ n ebbe dovuto verificarsi il contrario di quanto verificossi Jiell"ultima stagione balneare, gincchè è fuori di contesta-


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RELAZlO~E

SULLE Ct;RE

B.~L~E.\RI

zione che gli uomini di bassa forza, per considerazioni economiche e disciplinari, sono meno degli ufficiali esposti a tentazioni ed eccitamenti di ogni genere, rapaci di influire sull'andamento e sull'esito della cura. )fa non è cote3to il fatto il piil importante cd il più pro· fieno ammaestramento che rica\'a<>i dali' esame com para ti vo dci risultati conseguiti in ciascuno dei sunnomiuati stabilimenti balnea1i. Questo c'insegna che nei reumatismi e loro reliquati i bagni di Casciana an-ebbero fatto miglior prova di quelli d'Acqui, i quali si sono chiariti più proficui di quelli d'Ischia: Che nei reliquati di traunutismo i bagni e i fanghi di Acqui sostennero la secolare riputazione loro, mostrandosi più yant.aggiosi dei bagni d' Ischia e di Casdana, i quali diedero su per giù la medesima proporzione eli esiti favorevoli ; Che nei mali del sistema nen·oso furono pure i bagni d'Acqui cl1e produssero i migliori effetti; Che nelle dermatosi comuni i bagni di Casciana corri-

sposero meglio all'uopo, e quelli d 'Ischia men bene di tutti ; Che nelle alfezioni scrofolose Salsomaggiore diede migliori risultati dei bagni d'Ischia, i qun.li riuscirono più effi caci di quelli d'Acqui, sebbene siano rimasti al disotto dell'aspettati va. Parrà. forse a taluno che le indicazioni tra.tte dalle suespresse cifre sarebbero meno vaghe e più pratiche quand() lo malattie, anzichè essere rappresentate eh gruppi complessi come sono negli specchi su cui s'appoggiano le surriferite os~ervazioni fossero designate specificatamentc; e sono io pure di quel parere, e mi sarei attenuto a quest'ultimo metodo, quando le relazioni donde trassi il matedale (li questo mio riass·.!nto fossero uniftmni ed i quadri annessi vi con-


E TDROPI~ICIH: l\EL

18i7

tenessero tutti egualmente le specificazioni morbose che figurano sul modello n° 3 della statistica sanitaria in vigore. Tali specitì,·azioni le potrei rinrenire negli elenchi nominatiri dei curati in ogni singolo st.abilimento,' ma son costretto a farn e a meno per ora, mancandomi il tempo per siffatta ricerca. Lo scopo che mi sono prefi::;;:;o essendo meno d'indagare coma abbiano corrisposto le acque di queste o di quelle tenne dal punto di vista terapeutico, che di riCOJ:!OScere come le dispo.>izioni ùate ùal .Ministrro della guerra colla circolare del 31 marzo 1877 siano state trorate proniLle. e gioreroli al buon andamento di quel rilorantissimo ramo del serrizio sanitario, passerò bre>emente a rassegna quanto su quell'argomento renne notato dagli uffiziali medici preposti alla direzione dei dirersi stabilimenti idroterapici.

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BAGNI TERMO-MINERALI.

.U .lQ IJI.

E cominciando dal pilt importante, accennerò che il direttore del nostro ospizio idt·otermale d'Acqui, dopo d'arer enunziato il numero dei militari assegnati a quello stabilimcuto

dal Comitato di sanità, ed osstùrato che per rari motivi ne mancarono 38, cioè 20 ufficiali e 18 uomini di bassa forza, dichiara che, mercè la disposizione della snccitata cii·colare relatim agli ammessibili ed a coloro che rinunziano a fruire della cura, si polerono accontentare 34 infermi (26 ufficiali


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RELAZIO~E St,;LLE Cl:RE BALXEARI

e 8 t>rrrerrari) primitinunonte non ammessi per mancanza d1 .:> • posto. Sembra però che non siasi da tutti strettamente ottempe· mto alla prescrizione di notificare possibilmente in tempi) utile le rin unzie spontanee o forzate, e da ciò ne deri rò lo sconcio che non pochi dci rinunzianti non poterono essere sostituiti, c così rimasero pri\'i di cura parecchi i quali avrebberofa tto loro prò dei posti lasciati Yacanti. Sulla ripartiziOJ~e degl'infermi, snll 'epoca d 'apertura e sul h durata delle mute nulla fu trov::.to a ridire, e ùal quadro delleossenazioui termometriche, barometriche e mr.teoriche si desume che la stagione corse r('golare e fu in complesso faxorerole ai bagnanti, })Oichè solo nel mese ùi luglio si ebbero alcuni giorni pio\·osi o procellosi. La temperatura oscillò io giugno frn. 20° e 28° ; in luglio fra 23° e 28°; in agvsto fra 22° e 31 o; in settembre fra 18° e 28°. La pressione barometrica fn in media di 753,6 nel gin~ gno ~ di 751,9 in luglio ed agosto; di 752,2 11el settembre. Circa. la pesatnra dei bagnanti, il direttore cl eli 'ospizio idrotermale d'A.rqui fa noto che ~ssa ehhc luogo all'arrivo ed alla partenza, di ciascan infermo, e fu fatta la mattina, primll. del bagno, in identica tenuta per tutti; Che in circa 3/4 dei bagnanti si Yerificò, a cnra fi nita, un aumento di pe~o ; nei rimanenti, ad eccezione di pochi in cni non aVI'en!!e rariazione di sorta.: riscontrassi pitl o meno considerevole diminuzione; ClJe il tWI:J:imum dell'aumento del peso raggiunto fu di chilogrammi 2, 400, ed il ma:ri mum della diminuzione fu di chilogrammi 3, 200; Che :n imli\·itlui guadagnarono più di 2 chilogrammi di peso; 4 na perdettero altrettanti; l diminuì di oltre 3 chi· logrammi; 13 ri masero stazionari.


1:: lllROl'lN!Cll" ~EL

1877 -

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Queste differenti risultanze sarebbero spiegabili, secondo il prementovato direttore, " colla maggiore o minor perdita di << sudore, avulo riguardo agli indiridui cd alla dirersa in« tensità · e durata delle operazioni termali; col piit o meno « tranquillo metodo di vita, colla maggiore o minor quan<< tità di cibi introdotti, colla maggiore o minor tolleranza « di cura, e più specialmente colla sopr::wren ienza o non di « altre malattie, e colle pilr o meno migliorate condizioni << generali di salute degli infermi durante il corso del trat« tamento. Qnest" ultima circostanza, piìt che ogni altra, ,, avrebbe potuto influire ad aumentare o diminuit=e il peso « del corpo; perocchè vi furono alcuni militari che giunsero « allo stabilimento in buone condizioni di salute, e che du« rante la cma andarono soggetti 11d esacerbazioni dei loro "' antichi malori od a nuove sopravrenienze morbose, mentre « altri che si presentarono sofferenti, piìt o meno afl"raliti, « con inappetenza o manca.uza. di sonno, in progresso di « tmttamento migliorarono e riacquistarono l'appetito cd '' il sonno. ,. Io credo che se la spiegazione snniferita non è rigorosissimamente esatta e valevole in tutti i casi, essa peraltro si accosta di molto alla veritL\. In ordine agli effeW della cura ed al modo eli valutarli il maggior medico l\liglior fa un'osservazione che se non ha. il merito della novità, ha incontestabilmeute quello dell'assennatezza. Premesso che nell'ultima stagione balnearia furono curati nell"ospizio militare d'Acqui 427 interni, di cui guarirono 133, migliorarono 212, restarono senza effetto 81; e 81 esterni che diedero 28 guarigioni, 40 miglioramenti e 13 esiti nulli, conclude che gli interni porsero una metlia >


ftELAZIO:-iE f'ULLE CURE HàLì\EAIU

di 31,24· per 100 di guariti, di 49,G4 ., di migliorati, di 19,20 , senz'efl'etto;

e gli esterni inrece diedero tUla media di 34,57 per l 00 di guariti, di 49,38 ., di migliorati, di 16,05 , d'esiti negativi. Prim:1 di andar oltre, mi sia permesso di aprire qui una. parentesi per chiedere se si creda ben accertata la media dei risultati avuti negli esterni, di frçnte a queUa. ottenuta. negli int-erni, quando i primi furono soltanto 81, e gli·altri invece sommarono a 427. Quale sareòbe la ragione del migli·or esito yerificatosi negli esterni? Per conto mio non saprei scorgerla, e stimo di non appormi tanto male supponendo che se i curati fossero stati eguali numericamente da ambo le· parti, probabilmente non vi sarebbe stato di\'ario, o questo sarebbesi palesato a favore degli intemi. E con quest.a dichiarazione. chiudo la parentesi. L'osservazione del dottor Miglior, a cui poc'anzi io alludera, è la seguente: o: Nei nostri quadri nosografici l'esito o: della. cur~ termale non esprime sempre fedelmente la vera o: misura dei vantaggi che gli infermi realmente ne riportano; « e ciò per la semplicissima ragione che tale esito viene da " noi raccolto immediatamente dopo terminata la cura, « quando cioè non banno fte terme ancora spiegato tutti i loro " benefici effetti. t ammesso come fatto incontestabile che in o: tal uni morbi l'efficacia terapeutica delle acqtte termali non « si fa sentire che dopo cessata la cura, eù anche in tempo o: molto lontano dal compimento di essa. Av\'iene anzi talora. " che qualche infermo abb<Lncloni lo sta!Jilimento balneario " in condizioni di salute molto peggiori di quello che fosse « al suo ani\·o, com() ac,caùe con piÌI frequenza che gli in-

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E Jt)R'I P!~ICHE ~ EL

1877

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" fermi se ne ritornino alle case loro non guariti, ma sem" plicemen.te migliorat.i. Raccogliendo ipso facto gli esiti, « doHeùbero i primi figurare nella coloum dei p r!I[Jlor ati o « per lo meno dei scn.za effetto, mentre i secondi dovrebbero " inscriversi in quella dei m(qliorati. Ora è inrece quasi ct>rto " che in tempo più o meno lontano dalla cara essi ottenanno " dall'azione tardi\'a delle terme tale rantaggio da poter " passare i primi nella colonna dei miy1im·ati e gran parte << dei secondi in quella dei .fJuariti. " Ho potuto io ste:;~o constatare tali ctl'd ti durante la mia " henchè breve pratica negl'i stabilimenti termali, eù a con· " ftmna di quanto ho esposto mi basti citare il caso di un " soldato del 15° cavalleria, certo Tosoni Gio\'anni, il q u!.Lle « nella decorsi\ stagione 1876 fu curato in questo stabili" mento per anchilosi del ginocchio sinistro, conseguente a.. " grare gonartrite traumatica, e che nello stato sinottico di « quell'anno, compilato dal distinto mio predecessore ed amico « maggiore

medico cav. Bobba, figurava inscritto fra gli esiti

• nulli. Or bene costui ritornò quest'anno per ripetere- la cura « nella r,a muta, e credo più per gratitudine a queste acque, « che per reale bisogno, poichè null'altro presentava al suo " aniro che una rigidezza dell'articolazione prima anchilo· " sata, rigidezza che poche operazioni di fanghi ba~ tarono a « completamente dissipare. « Il giudizio pertanto che il metlieo di uno stallilimento « termale de~ pronunziare sul risultato delle eme appena « terminate, non può essere in tutti i casi c~efinitiro, nè sem. « pre concludente. Per ottenere viò sarebbe neccs:ario che gl i " ufficiali medici dei cot·pi cui appartengono gli inf<!rmi che. c furono sottoposti a trattatamento idro-termale, fornissero. « qualche tempo dopo la cura, ai m~dici direttori degli sta« bilimenti termali accurate notizie sul reale successo delle


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REL.-I.Z lll:-11:: St;LLE CURE .B.-I.LHARI

cure da. essi constatato, onde cJsi possa il direttore del lo « stabilimento confrontarlo col primo ottenuto .e fare, O\'O " occoiTa, le necessarie variazioni sui registri. Crederci perci,) " opportuno di proporre che ln relazione sugli esiti della cura " c la compilazione degli sper.chi nosografici, anzicbè immc· « diatamoute dopo la chiusura. dello stabilimento, dor esse « far:;i <lOJ)O pas;;ati alcuni mesi, e dopo che abbia il medic o " che ha diretto le cure termali, rice ruto dagli uffiziali me· << dici doi corpi gli schinrimcnti e le notizie relative al dofi · « nitiro esib Llellc medesime. , I~a proposta del dott. l\liglioi" è giusta e s:nia, e sgorga. direttamcnt~ dai fatti da lui gindizio:;amente ossenati, ma, come ebbi gin nd an-ertire, non è nuo,·a, circostanza che non le toglie ralore, al coutrario. Il regolamc:-~to tlel 18:3:3 tenendo conto di quanto era stato r cdutn e scrittJ sul ta,rtlivo m:tnit'esbrsi deJli efl'<ltti salutari delle acque tenno-minerali, dopo a·a,·ere statuito che i me dici n.tldetti agli stabilimenti termali dOI'C\'ano, non appena. chiusa la stlgio:w b:tlneare, còmpilare e spetlire una relazion e sbtistica, sull'esito delle cure, soggiunge (art. 40:J) : " I chirurghi tmg5iori dci corpi dovranno essi pure sul finire di ogai anno tr.1smettat·e al consiglio a!tzidetto un rapporto ben circostanziato d~l gioramento, o del danno prodotto dalle cure «

IHlneMie dell'a.'lnata agli indiri lui del .proprio reggimento. , T<t1e di;;posizione venne rieon f:mnata dalla nota, n• 50, dd l O marzo l SGG, intc:;a a regolare la statistica sanitaria, 1a. qu::tle pr~scrcsii) il moùe11o scconùo cui rolera essere compilato dai m~di ci Ù.JÌ corpi 1o stato concernente gli esiti delle cure b•tlneo-termali , il quale dorera sul finire di no1'embre e3:;ere trJ.sm ~ssJ al medico dirisionale da cui dipendent.no. (V. ci r~·1 1nre sn~citata., mod. n• 6). [l ra;to della rJ Ltzio:-~c del dott. :\Iig1ior illustra, opportuna.


E IDROPI:'\"1CI1E HL

187i

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m eote le cifre del quadro sinottico che l'accompngua e racchiude qua e là. qualche riflessione pratica di cui potrassi trar partito volendo studiare a fondo il mo<lo d'agire delle a cque termali d' Acqui ed indicare non ip•lteticamente, ma colla scorta dell'esperienza, le m:tlattio in cui spiegano maggior potenza medicatrice e quelle nelle quali sogliono mostrarsi inattive, on-ero anche dannose. Havvi però un fatto meriterole di attenzione c che fran ca la spesa di rammentarlo. Nessuno ignora come i bagni di A cqui vadano famosi particolarmenb p3r la loro rirt.ìt antierpetica. Questa virtì.t non r errcl.Jbc sment!ta llal risultato ottenuto nello scorso anno, giacrhè emerge dal quadro surricordato che su 38 casi di att'èzioni cutanee avute in cura ne gllarirono 14, migliorarono 16 ed 8 soltanto non ne ri· sentirono alcun vantaggio. A chi conoiice l'ostinatezza, il geniJ invadente e la pen·i· cuce riproduttività. delle derm:ttosi non potrà. non sembrare soddisfacente e lusinghiero il risultato raggiunto; ma il dottor )figlior, che non si lascia ingannare .nè Vt1ole ingannare il prossimo, sfronda con mano spietata l'alloro delht Naia de S ta~i ell eso, e confessa con una franchezza, c!te sarebbe bene venisse imitata, che alcuni dei militari ascritti alla categoria degli erpetici erano guariti fin dall'anno prect:dente, ed alcuni altri che non avevano peranco sperimentate le acque sulfure(} d'Acqui offrivano alloro giungere allo stabilimento lievissime traccio appena del m:1.le r)e.r cui vi erano mandati in cura. Pl'ima di chiudere questo capitolo stimo pregio dell'opera il diC'hiarare che gli 81 esterni, dei quali non mi c:>nst::l. il grado, furono da me classificati fra gli uomini di bassa forza. Questa circostanza è bene non sia, perduta di vista, perchè siccome fu a\·vertito che gli esiti conseguiti negli estemi superarono quelli avuti ucgli ùtlcmi, questi ultimi, in grazin.

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dell' accennato amalgamento, fi gurano meno infelicemente di quanto doueùbero, quantunque la diftèrenza fra uffiziali e gregarn rimanga sempre assai spiccata e tutta a vantagg:o dei primi .

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Allo stabilimento balneare di Casciana erano stati assegnati 167 militari (84 uffìziali, 83 di bassa fùrza), dei quali solo 140 \·i si recarono, 27 di essi, o per volontaria deliberazione, o per •mprevi::;to impedimento, ayendo rinunziato alla. cura. La re"azione del maggiore medico cav. Dainelli, ch'ebbe a dirigere lo stabilimento, debitamentll con·edata degli stati J)rescritt.i, ci pone in grado di accertare che, ma.lgrado qualche temporale scoppiato in giugno e in luglio, la stagione volse propizia agl'informi: che la temperatura media ftl di 28° 6 durante la P muta, di 29•9 durante la 2', di 27° 8 durante la 3", di 30° ùuraute la 4•, di 29° dnrant.e la 5'; e la pressione b".rometric:t ti!nne una media di 75 1 7 nelhl•muta; di 75J8 nella 2• muta, dii 75,3 nella 3• muta, di 75,6 nella .p muta e di 75,7 nella 5• ; che dal l o giugno al 17 settembre non I>iovre che 13 Yolte e si contarono 87 giorni sereni. Prima di parlare delle malattie curate e dei risultati ottenuti, il prefato uftìziale superiore medico ha ravvisato opportuno di ripetere alcm1e cose intorno alla composizione ed alla potenza medica.trice aelle acque di Casciana, affinchè meglio si conosca dagli interes.>ati a saperlo quando ecl iu qual misura il loro uso possa riuscire vantaggioso agli mfermi. lo non lo seguirò passo a passo nella d.escrizione dei C:lratteri fisici e chimici ch"egli fa dell'acqua di Casciana nel-

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E ll!ROPlNlCHE XEL 1877

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l'intento che ·i nao=fi discant et (tmm t m ~m.ini~sc p eriti, e uù limiterò a ramm3ntare que3t:l precip:1e noh I bagni di Ca. sciana appartengono alla cate; oria. dei b;tgni tiepidi, la mlssima loro te:uparatum non e::ccllendo i 35°-40°; per la loro mineralizzaziom prendono po.;to fra gli acidulo-ferruginosi, poichà gli elem3nti prepJ:td'3 ranti so:1o il gJ.s acido carb:mi co ed il ferro. A Casciana non esistono fanghi e non si possono f11re, utilizzando, com3 taluni suggerirano, quella specie di schiuma oeracea che galleggia sull'acqua della piscina e la terra rircostaut.e alle polle, perchè j fanghi così preparati, oltre a. non esser saturi come si Yorrebbe dei principii attivi dell 'acqua, non avranno che una termalità appena valutabile (1). Lasciando intatta. la qnestioue sollevata. dal dott. Dainelli t se si })Ossano, o no, creare a Casciana dei fanghi artificiali che suppliscano alla d~llcienu di fanghi naturali, qnestione che il t : mpo risolverà presto o tardi, è buono che si sappia. che per ora non vi sono fanghi d'alcuna spcc.ie; che i ten. tati\'i di cura fatti col fango che riveste piuttosto abbondan· t emente il canale di rifiuto delle aeque dello stabilimento, le quali conservano ivi pure una discreta termalità, sortirono esit') sfortunato e mo.straronsi inattivi e molesti agli infermi, per il senso di perfrigerazione che loro causa\•ano :. e che la. cura consta. pummente e semplicemente di bagni e di docciature. I bagni possono farsi a temperatura piìt bassa deli 'acqua. delle vasche, essendovi dei serbatoi dove si può far arrivare (li Il c~lonnellfl medico c;ll'. Bat·otHo, dit·e:tore di sa nit :'L m ili tat'i' a Fi rcnze non è piena mente d' 1\l'cordo col suo snbord inato sn rtuesto punt o e c rc d" a ll a po~s ibilitiL di potPr ll!tuar e con ut ile le f,tnga ttu·c nPllo stahili'"ettto d i Ca>cia na e dir•hiara riser1·ar s i a rare uri e p<•<·a l'i Ù oppot·luna :tlc nn c pm poste t•elatil'e n tal • questitme.

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RJ::l.JZfOSE Sl:Lf.E Cr:::E IIH:\'1:.\RI

a ]1iaci mentò dcll"acqua miuerule raffreddata, o dell"a{)qua frcùJa comun<', secondo che si n10lo conservare, o no , al bagno tutta la sua fo rza medicamentosa.. Dei 140 infermi che ricorsero a quelle terme guarirono 4 7, migliorarono 79 ; non otten nero aleun benefizio 14. Sehbene questo risultato sia senza dubbio molto avpagante, giacchè una med i,~ d'esiti nulli d~l 10 per cento debba a buon diritto con:;iclerarsi come insignilic::wte, o poco meno, pure il dott. Dainell i non vi si a.cL"oncia sl'uza mormora1·e, ed osser>a e;;so pure c.ome il suo collega ùott. )liglior, che, a cura appena terminata, mal si può g iuùicarc.ùell'csito definitivo di es:sa, e fa ''oti per~hè venga rimessa in vigore quell'antica disposizione colla quale era ingit1nto ai medici dei vari corpi di render conto dell'ell'dto dt>i !Jagui termali alla fin e dell'anno, perl!hè in tal motlo i ri:mltlti delle cure sarebbero con più fond;unen to e con marrgior sicurezza riconosciuti e:l apprezza t i.

Su questo p:u'ti-;olare m~ g;lrba eli aggiungere a quanto mi occori-òc di not:lre a. JH"Oì'O:-;ito Jell'identico appunto fatto tbl dott.• )figliol·, che il dott. James nella sna Guùlc J>rali!JUC tlll.?' ('(llt.l: minétalrs (nm r;rt iscs et éfrrmgì.Trs. d Oj)O di arer premesso che in generale b cura balneo·minerale od idropinica derc llm·are L1a venti a trenta giorni, vion fuori colle segue nti ri llcssioui : " Le plus soun·at les malac1es, an moment oir ils quittent les caux, sont cncoi'e sous J"inllilence dc r action minérnle et c'est gracluello!ment que l'<lquilibre et l'harmonie se r~ta­ bliront dans le j eu dc:; organcs. Ainsi dc ce qu'on n'aura. pas rccou rré la sa.:1té p.tr l'ac.Lion i muH;ìlia te des eaux on ne den-a. pas toujoars cn cv:1clur~ rJlW cellcs-ci ont été impnissant~s . Amn t de S<tvoir iL quoi s'cn tenir sur le.; cffcts du tt·aite· ment, il f<tut att.Jmlrc un cCJ·bin i.emps; d'ott il résulte que le méderin dcs caux ('St sonrent moins bien renseigné que


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239

le médecin ordinai re, car celui-ci ne perd pas de rue le malacle après sa cure, et par suite il est beaucoup plus à meme de juger des résultats_ Aussi que penser de la r éracité de ces statistiques oi1 se troure longuement énumérée, à la fin de chaque saison, la liste des maladies trait6es aux eaux, aree eette inéritable formule: amélioré ou guéri ?» Come è facile l'accorgersene, queste riHessioni collimano arlpieno colle idee a cui è informata ht dispo::;izione regolamentare da me precedentemente citata, la quale ha il vanto d'aver precorsa d'almeno cinque lustri la pregerole opera 'òell-idrologo francese, circostanza sulla quùJe richiamo l'att enzione del lettore, non percbè io mi sia lauclator tr.mporis acf i, à lort et à traver s, come direbbe Enrico IV, ma per prorare che i nostri vec~:hi regolamenti avevano del buono, ed erano basati sulle più accreditate dottrine dell'epoca confermate dall'osservazione e dall'esperienza, che furono, sono e saranno sempre i più saldi puntelli d'ogni teoria scionWìca_ La posatura dei bagnanti eseguita aranti e dopo la cura rivelò aumento in 101, diminuzione in 33, stazionari ~tà in 6. L'aumento di pe:;o verificatosi nella gran maggioranza dei casi non fu esclusivamente attribuito alla favorevole iuflnenza. dei bagni, ma se ne diede, come esigem la logica, altresì merito 'b.lla pHt ricca alimenta,zione, alla sospensione delle fatiche, alla vita di quiete e di tranquillità che menano gli infermi durante la bagnatura, circostanze a cui mi pa-rrebbe doversi aggiungere la maggior liberi;,'\ di cui godono e l'aria pura e vivificante dei campi che respirano. È degno d'essere menzionato lo sperimento a cui il dottor D uinelli sottopose i suoi malàti, quello cioè di porli sulla. s taùera prima e dopo l'immersione ; da cui venne a rilcrare che quasi tutti subivano una diminuzione di peso che variava. d a 100 a 300 grammi; alcuni non present:wano alterazione di sorta, in nessuno v'era un aumento sen;;ibile.


HEL.\ZIOXE St:LLE CCRE BAL:-IEAlH 240 Questo fatto a chi s'anesti alla corteccia parrà non dE-porre in farore dell'assorbimento cutaneo durante il bagno, ma, se si mettono in linea di calcolo l'accresciuta esalazione cutanea e la tra:::pirazionc polmonare a cagione della temperatura del mezz'J in cui il corpo è immerso, non si durerà fatica a

comprender(', rome argutament<l o:;scna il dott. Dainelli,

che, 11er l'aumentata funzionalità di quei due organi, si elimini uua C{uantità di materiale ponderabile maggwre di quelln. assorbita. Silfatta spiegazione acquisteril. poi maggior evidenza, se alle due Yie d'eliminazione additate dal prenominat.o uffizialè ::;unitario si arroge quella dei reni, la quale è forse la più attira, e per la quantità d'acqua introdotta nell'organismo, e per lo stimolo che l'apparatQ uropoietico trova nei principii onde l'acqua ste::;sa è mineralizzata. . Qui si affaccia naturalmente con tutte le dubbiezze, le difficoltà e le contraddizioni ond· è irta la questione tanto agitata e t!ltt'altro che risolta della parte che nell'azione del bagno ha o può m·er la pelle, come organo assorbentt>, quistioni, che il dott. Dainelli nella sua prudenza si contentò di sfiorare, ed intomo alla quale mi farò lecito di spendere alcune parole, che, se non m'illudo, accresceranno peso alla opinione eli coloro che reputano la pelle suscetti\'a di un qualche a:;sorbimento. ::\folti anni addietro pochi medici negarano alla cute auche ri,·estita d'epidermide In. facoltà. di assorbire, o per lo meno di lasciarsi penetrare da certi liquidi e da sostanze capaci di liquel~1r:;i coll'aiuto del calorico ; e dalla fede che a verano in e,.::>a sono da ripetersi le tante meèlicature per la via cutanea, come applicazioni di pomate, d'tUJguenti, d"olii, di fomenti umidi, di cataplasmi, ed i bagni medicati o sem· plici, in ragione delle circostanze.


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Ora invece la suddetta, facoltà ha trorato parecchi op_po· sitori, i quali sostengono a spada tratta che essa è ipotetica e non reale e deve attribuirsi ad una erronea e storta inter· pretazione dei fatti. Ora sicC•)me tutti quelli, che praticarano la medicattu·a. dermica senza p re via esportazione dell'epidermide, la prati· cavano appunto per i buoni effetti che, se non sempre, in molti casi ne ritraevano, è chiaro che quando non trattava:)i di una malattia superficiale della cute medesima, questa aveva dovuto dar passaggio al medicamento, perchè ne conseguissero gli accennati effetti. Come spirgare altrimenti la risoluzione d' ingorglù ghiandolari, di ecchimosi e di edemi sottocutanei, l'assopimento di dolori nei muscoli o nei tessuti petiarticolari ottenuti colla cura esterna? O la pelle lveva assorbito il rimedio, o l'aveva lasciato trapelare attraverso a sè stessa; non c'è via di mezzo. Ciò che avviene per i medicinali usati topicamente su questa o su quella parte del corpo succede pirt manifestamente per l'acqua dei bagni generali di qualunque specie essi siano. Imperciocchè, indipendentemente dai principii connaturali all'acqua adoperata. od aggitmti,-i, tali bagni, semprecbè la temperatura non ne sia ele1ata al ptmto di promuovere il sudore, o soverchiamente freddi da raggrinzar la ente, <leterminano una diuresi più o meno abbondante e correlativa alla mineralizzazione ed alla termalit<ì dell'acqua, ma sempre superiore alla secrezione normale dei reni. Questo fenomeno che ciascuno anà piit volte veduto e dscontrato, di cui è tanto facile rendersi conto anche a pri~ri, io bo avuto campo di accertarlo su migliaia <li militari durante e dopo il bagno, su pcscatòri, navalestri ed operai che lavoravano nell'acqua. L' impugnarlo sarebbe pertanto impresa a ssai malagevole e di nessun profitto a chi la tentasse; e 2


242 qu~sto

RELAZ10XE S~LLE CCRE BAL~EARI

è così palese, che coloro i quali 110n ammettono che

la cute assorba, riconoscono loro malgraùo che nei. bagnanti la secrezione rena.le au,monta, scolorisce mau mano fino a raggiungere la piì1 perfetta lìmpidità e dir iene completamente alcalina; ma tutto ciò fanno derirare, non da inalazione cutanea, sibbene da assorbimento effettuatosi per mezzo delle mucose. La Gazetfc mérlicalc dc P aris pubblicara alcuni anni fa, un articolo abbastanza lungo tendente a dimostrare che l"epidermiùe onù' è ricoperta la cute vietava l'assorbimento e che l'acqua la quale, quando il corpo stava immerso, penctram nell'organismo, vi giungeva per la via della mucosa anale, di quella delle p<trti genitali e dci capezzoli. Questa idea era già stata emessa ·da altri e segnatamente dalrautore dell'a!"ticolo « Bains " del Nourem~ D ictiO'Ima ire cle médccine et de chirur!JiC pratiqucs, il quale, dopo d"aYer criticato- gli sperimenti addotti da Rereil .e da Villemiu per ·ln·ovare che la pelle assorbe, conclude : « Quand on songe « que le gland et l'anus penveut etre également le siège " d' absorption, on comprendra la résene aree laquelle " l'absorption cutanée doit étre admise. » Questa spiegazione potrà. essere vera ma riesce indubitatamente inverosimile, per la ragione che l'area di quelle mucose che viene a contatto dell'acqua è tanto ristretta. da non poter bastare all'introduzione della quantità d'acqua che nell'atto del bagno e dopo di esso rione e4minata }ler mezzo dell'appa.rato uropoietico. Ma v'ba di più. In seguit<> a ripetut~ esperimenti, io mi son potuto convincere cbo la fu nzione dci reni si accresce ezia.ndio negli individui che non espongono al contatto ùell'acqmi alcuua. delle suaccennate mucose o si limitano a tener immerse le estremità. addominali sino al terzo superiore delle coscie ed a tuffar di quando in qu::tudo


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2-13

l e mani & le braccia nell'acqua, come fanno i cerealori di gamberi, di granchi e d'altri crostacei flu\'ia tili, lacustri o marini. In questo caso come fa l'acqua per arrivare ai reni e stimolarli ad un maggior larorìo, fornendo loro al tempo stesso il materiale nece;:;sario? Lasciando da parte la questione anatomica se alla superficie dei tessuti esi:tano i così detti JJori o dellé boccuccie aperte per prendere i liquidi e tramandarli ai liufatici, questione definita da nn pezzo in senso negativo, mi pare che la contror ersia sull"argomento di cui sto discorrendo sia piì.t di parole che di sostanza, e che si possa troncar la lite, cambiando nome a quell'atto, mercè il quale l'acqua s' ins inua nell'animale economia mentre il corpo è immerso nelracqua. Quell'atto poniamo pure che non sia un rcro assorbimento nello stretto senso del vocabolo; lo si chiami endosmosi, com}Jenctrazione , imùcvùnento, in filtrwsione, poco monta; pmchò senra ad indicare il fenomeno . elle, non se 1· abbiano a male i no,·atori, ad onta della perfetta continuità j::;tologica dell' inYolucro cutaneo ch'essi invocano a sostegno della loro opinione e che non esiste, ha luogo ògni qual volta .questo organo viene messo }>Cr un dato tempo od in nn determin:lto modo in contatto più o meno immediato con certi liquidi e segnatamente coll'acqua. D'altronde se quella continuità istologica non impedisce }"assorbimento nello mucose le quali, a confessione di L. Hébert, sono paragonabili alla. cute, il cui clerma ed e})iderma sono pienamente analoghi all'epitelio ed al chorion, come l' imped irebbe alla cute? n sudlletto Hébert rà.niserebbe pei"altro una gran dift'er,en~a fra quei due tessnti, la quale consi~te rebbe in ciò che l e mucose lubricate costantemente dai liqtùùi presentano.1u1 e11itelio perfettamente imbevuto, mentre la pelle continua-


244

l

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HELAZIONE SL'U.E CURE BAT,;~EAR.I

mente esposta all'aria mostra ali 'opposto il suo epiderma in uno stato più o meno completo di secchezza, e per sopra~­ sello impregnato nei suoi strati superficiali di materia sebacca , che, se lo rende soffice, vieta però che l 'acqua \i acl e· risca. Questo 'è vero sino acl un certo punto, ma non in modo a:;;;;oluto. Coloro che curano convenientemente la loro pelle difficilmente presenteranno le condizioni descritte dal sunno· minato autore ; ed in ogni caso, una saponat.'t calda basterà. a portar via il sebo che rende l'epiderma impanio all'acqua, ed allora non vi sarà più ostacolo all'assorbimento di questa; poichò l'epiderma si trorerà. inumidito nel senso voluto da Oré, affinchè la Jlenetrazione dell'acqua abbia effetto. Giova poi considerare che questa può avvenire con minor difficoltà di quanto si suppone, giacchè le aperture dei canali sudoriferi e sebacei rompono la continuità di quella vernice destinata a ll1oteggere il derma, e preparano un adito abbastanza comodo ed ovvio all'imbevi mento. So benissimo che molti speriri1entatori i quali adoperaron<> per bagni acq\1e minerali o medicate e non rinvennero, mediante l'analisi chimica dell 'orina, i principii mineralizzatori o medicamentosi di quelle acque, ne dedussero che la pelle non assorbiva. lo temo però che una tale deduzione non s ia rigorosamente esatta, perchè potrebbe darsi che certe sostanze non perfettamente solubili nell'acqua non arrirassero a penetrare attr:n•erso ai linfatici e non mettessero capo nel rene o vi giungessero decomposte; come potrebbe altresì accadere che il non aver rinrenuta questa o quella delle medicine contenute nell'acqua del bagno dipenda dal metodo analitico adoperato, dalla qualità. dei reagenti o da qualche accidente inaJ:>prezzabile. E che quel mio timore abhia ragione d'es~ere m'inducono


E mROPI~lCBE ~EL 18ì7

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a crederlo le sperienze di Delore, che su 138 por:.;ero 69 1·isultati positivi, ?O nega tiri e 9 dubbi; quelle di Serey, di Villemin, di Gubler, di parecchi altri e le mie proprie, e soprattutto le guarigioni ottenute in tamte e srariatissimo malattie dall'uso dei bagni e dei fanghi termo·minerali, guarigioni che non si sarebbero conseguite, .quando la cute non fosse dotata della proprietà di assorbire, perchè, tolta la virtìt terapeutica che si suppone esercitino gli elementi mineralizzatori, la efficacia della cura sarebbe da ascriversi tutta ed unicamente alla terrnalità dell'acqua o dei fanghi, ciò che è contrario al raziocinio ed all'autorità dei fatti molto più attendibile di quella dei momi (1). 11 quadro sinottico dimostra la maggiore efficacia di queste

acque nei reumatismi dei tessuti fibro~i e muscolari e la loro poca giovatività nei ]pOstumi delle lesioni traumatiche, contro i quali, a parere del signor Dainelli, sono così benefiche le applicazioni di fanghi termo-minerali. l/aver esse fatto una discreta prova nelle affezioni cutanee non dere prendersi quale argomento incontrast.'tbile della loro Yirtit anti-erpotica, poichè i 21 casi contemplQ.ti nella relazioue erano per lo piit forme leggere, recenti, non complicate, ed alcuni oftrivano appena le traccio di manifestazioni pregresse. Le acque di Casciana si sono mostrato utili specialmente nelle

(l ) Bt::;r-AAnDE nel suo Tt·atwto teo>·tco e JWrLtico cz· ht•·ot.:l·atJla ha t&cai:l di volo la questi o ne d~ ll'a lti!udinl' c:-l1 e ),a la pt>lle ad imllcv<'r s i duran te il hagno, ed ;u~c\'nnnle le ricerchi' di ~liln~ l·:d ward~. di :\la!fe ndi e, di Loe><clmn, di J.aur·ès. d i Homolle, di Sergente d·auri , le quali condus~'<ero a conc~lnsioni ùiamrt rqlme ol!' 0ppnste, dichiar·tl d i crc>clere col pr·of essore Bécla rd che ques1e divergenze non prov:m o nientP atn1tto conir·o il p o tere M$or benle della pe lle ; ma pur ri corda ndo l"a lcaliuizzaz ione e la ·diminuita den~itir dell'orina in S('guito ad un b:1:;cno ;;emplicP av,·ertile du :Ho m oiiP, no n dit:e ,·erbo dell·aumPnt nr:~ f]Uan lità dell·or-ira sr ~ssa . - Yedi il trauato snccitato edito dal :\lasson, Parigi li!i·l, da p:.~g. 130 n lì;; .

•


REr.AZIOXE StLJ.E CURE BALXEARI 246 dermatosi croniche, sì secernenti che asciutte, non asso0iate a ft!nomeni irritatid; ma nelle forme parassitarie restarono inefficaci. Nei mali silìlitici, prevm l"opportuna cura specifica, valsero a correggere la viziata crasi sanguigna. Nelle affezioni del sistema nervoso djedero successi bastantemente felici> quando queste traevano la loro origine da causa reumatica e non erano associate a stato flogistico del nenilema. Anche le paralisi possono riscntirue giovamento, semprechè non siano collegate a lesioni di circolo.

I SCUU.•

L'anno 1877 fu il primo in cui funzionò il nuovo stabi· limento balneario militare di Porto d"Ischia. con provrido consiglio fondato nell'ex· Villa Reale, O\'e, stando ali'asserzione del maggiore medico cav. Pepé, che lo ùireEse e compilò la prescritta relazione, sarebbe utilizzata l'acqua delle sorgenti già note sotto il nome di Fornello e Fontana. Questa per temperatnra e mineralizzazione è affine a quella di Casamicciola, di Gnrgitello ed in genere a t.utte le acque termo-minerali delrisola., . essendo verissima la sentenza. di Plinio: Tales sunt aqum, qua7is terra per quam fluwzt ( l ). (I} .rEr..n~ atrerm:l esset'P le inn nmt>rc\·oli sorgivc d"ac•pm lt'rmo-mi net·:tle dl'll'i$ola d"ls!'hia esclusi\'(llul'nt•• ~:ditln-aka'iuc. ma al'\'t!t·~e in pari tempo che tlifft•t·iscono tt<llevolment.e in comllO~iziont• cldmica ed in \'Ìi'lt't medica l' ro~titni~cono cl ne sl'l'ie clist in tl'. Qn<'ll(' situate s uiiJCnùio dei m onti sono, secMtdo lui, ricciJissimc di bic<•rhon:tti afcalitti speciallncnte di soda, cou poco clot·uro rli sodio : 'luelle che vcn~ono fuot·i prt'cisamenle alli n~lio del mare cd in prossi mil:'t a l metlesilno sono assai più t•icche di c lor ut"O di ~odio e snno pr•r const•gu .. nza purj!:uivc forti.- (V. JER\"JS- Gtclcta alle acqt~e mlile,·all cf llalta • Pt:Ovtncie ?;w;·/cliolta-ll, pag. 21).


• E IDROPI~ICHE NEL

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24-7

Lascierò da parte l'eruditissimo preambolo di cui è ornata la relazione del dottor Pepé, ma mi sotfermerò alquanto sulle propriet~\ fisiche e chimiche dell'acqua che serve alla cura dei militari perchè possa esserne pHt congruamente valutata l'applicazione pratica, e se ne apprezzino con piena cognizione di causa gli effetti nelle varie malattie. T/acqua di Fontana e Fornello è chiara, limpida, senza odore sensibile, d'un sapore amaro-salmastro e lascia scappare di tempo in rompo delle bolle di gas acido carbonico. Essa è caldissima perchè supera i 50•. È alcalino-salino-clorurata. È abbondante perchè se ne l1anno oltre a 2000 litri al giorno. Le sue proprietà chimiche, secondo Lancellot.ti , sono le seguenti: Peso specifico . . l ,00589 Temperatura Gas acido carbonico libero Cloruro eli sodio 4,4312 Ioduro (lÌ potassio . 0,0046 0,0009 Allumina. Silice . 0,0456 Solfato di soda . 0,6~53 0,0210 " di magnesia 0,0193 " di <:alce . . Bicarbonato di soda 0,8854 , di magnesia . 0,2750 , di calce . 0,0273 0,0090 " di ferro . Messo in sodo così che l'acqua dello stabilimento militare non diversifica dalle altre più rinomate dell'isola. e deve perciò emularne l'efficacia terapeutica, e che siffatto stabili-


248

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REI.AZIO~E SULLE CURE BALI\EARI

mento per condizioni igieniche, per amenità di posiZIOne, per comodità di locali può gareggiare con tutti gli stabilimenti congenerL che Ischia possiede, a giudizio del dottor Pepé, vediamo quali siano stati i risultamenti ottenuti e fino a qual segno abbia corrisposto alle speranze delle Autorità che ne promossero e ne cmarono l'impianto. Gli ammessi alla cura termo·balneo·minerale del nuoro ospizio militare di Porto d'Ischia nell'ultima stagione balnearia furono 316, ripartiti in cinque mute sucoodentisi a due giorni d'intermllo l'una all'altra, dal l o giugno al 17 settembre. Quei 316 infermi presentarono a cura compiuta 64 guarigioni, 223 miglioramenti, 28 esiti negativi e l morto. Qui fa d:uopo :m•ertire che i miglioramenti vennero divisi in due classi, cioè in migl.ioramcnt-i lJOS?.tivi ed in migl·i oramenfi 1·elalivi o lievi, i primi furono 95 gli altri 128. Acciocchà si possa comprendere quanto le influenze esteriori abbiano contrariata o coadiuvata la cura, registrerò per sommi capi le vicende meteoriche, ·termometriche ed igrometriche rerificatesi a Porto d'Ischia dall'apertura alla chiusura dello stabilimento. Nel mese di giugno la temperatura fu in media eli 18° 1/ 2 R., e lo stato igrometrico dell'atmosfera variò da 35 a 55. In luglio. la media termometrica fu di 21 o R., e l 'igrometro segnò un massimo di 53 ed un minimo di 39. Durante l 'agosto il termometro salì in media · a 22° R., e l'igrometro oscillò fra 47 e 55. In settembre la temperatura stette in media a 20° R. , e lo stato igrometrico dell'atmosfera passò da 49 a 51. Nel peri~do di tempo compreso tra il l o di giugno ed il l 7 settembre si notarono giorni burrascosi 4 , piovosi 8, sereni 67, uuYolosi 30.


E IDROPL.\ICHE NEL 1877

24 !)

Perchè risulti poi in qual modo an-enne durante la cura lo scambio di materiale nei bagnanti di Porto d'Ischia dirò che la pe:.-atura fece accerta,re aumento di peso in IOP, in molti dei quali raggiunse l chilogramma, diminuzione in 186, fra cui diversi perdettero più d'un chilogramma e nessuna alterazione in 20. « L'aumento, asserisce il dottor Pepé, essersi verificato « preferibilmente in coloro cbe raùdoppiarono la cura, dalla « qual circostanza sembrerebbe potersi dedurre che dopo i .. sudori emessi e con loro qualche quiùdità. morbosa, i <pro" cessi riparatori eccitati han determinato celeremente il rin.. franco nell'assimilazione. La diminuzione, seguita a dire il " prementovato dottore, si è constatata maggiormente nei " reumatici, sifìlitici ed affetti da malattie nervose che non « nei traumi e nelle dermatosi. " Però la ragione di questa differenza non ispiegabile a mio giudizio colle sole peculiari condizioni fisiologiche ed attitudini fisiche, non venne data; speriamo che un piìl maturo esame ed un pill diuturno studio del fatto e delle drcostanze in mezzo od in seguito a cui ha luogo finiranno per strappare il velo che la nasconde. A.bbandonaudo il campo delle generalità per addentrarci nei particolari della relazione di cui d stiamo occupando, accenneremo che gli avuti in cura per 1·cwna.tismi e loro 1·eliqu_at·i ammontarono a 105, i quali porsero 33 guarigioni e 72 miglioramenti. Siccome sembrer~ straordinario che con un sì cospicuo numero di reumatici non siasi registrato beppure un esito nullo, a dileguare ogni sospetto d'erro1·e notifichiamo subito che dei 72 migliorati 43 non Io sono che 110co, ciò che compensa fino ad un certo punto la mancanza d'esiti negativi. Cosl felici successi si conseguirono !Tiercè i bagni al di-

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RELAZfOXE SULLE CURE BALNEARI

sopra di 30° di temperatura, i fanghi, le docce, le stufe e l'uso interno dell'acqua del Castiglione, a seconda della forma morbosa e delle speciali indicazioni. I casi di imwnaf?"sini furono 80 e diedero tanti esiti nulli quante furono le guarigioni, cioè lO per sorte, e 42 JJOCO migliorati per 27 migliorati. Merita d'essere ricordata la circostanza che 32 soltanto ricorrevano per la prima volta alla cura termo-nùnerale, gli altri 57 vi erano statj so.ttoposti chi due, chi tre, chi quattro volte. :& pur da notarsi che nel no,'ero nguravano 25 fratture, delle quali le più recenti furono quelle che ritrassero maggior giovamento, senza che il consolidamento del callo, contrariamente all'opinione di molti, ne fosse impedito o ritardato. Alcmù esiti negativi s.i tronno ampiamente giustificati dalla natura e dalla durata della lesione, come sono le fratture d"antica data con accavallamento dei frammenti ossei e le. lesioni dichiarate irreducibili. Che si può pretendere in simili casi dalle acque minerali? Le affcin·oni da diatesi scrofolosa, in numero di 22, non sorti1·ono quell'esito brillante che pareva doverne essere la piil naturale conseguenza. Imperciocchè non si contano che 3 guariti e 6 migliorati, di fronte a 6 seuz'effetto (l) e 7 poco migliorati. Ai sifilitici toccò miglior fortuna, chè di 30 guarir>Ono 12, migliorarono 9, e dei 9 residui 5 soli non ricararono alcw1 profitto dalla cura. Oiooullameno non mi pare che da. questa cifra d'esiti soddisfacenti il signor Pepé sia bastantemente autorizzato a dare come incontrovertibili e ad adottare tutte

(l) Fr:ì qnc&li è cutntweso uno cl1e morì in s~g 11ito a pioemin inso1·tn. <lr>pn l";~pertnrn d'nn as<'t·$~0 pell"ico.


E ID1WPINICHE NEI. 1877

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le conclusioni di Durand-Fa.rdel, relatire all'azione delle acque

minerali ne~ sifilitici (1). Nelle dermatosi non s'ebbe gran che a lorlarsi della medicazione adoperata, poichè su 20 infermi non si conseguiron<Y che 3 guarigioni e 4 miglioramenti noteroli, e s'etbero per contro 4 esiti nulli e 12 poco sensibili miglioramenti. In tre casi di forme papt~lose, se si vollero modificate in bene le condizioni morbose, bisognò ricorrera a1lo zolfo. Dei mali clcl si.sfem<.~t nervoso n011 si può all'ermare che non al)biano provato ''antaggio dalle terme d'.lschia, g.iacchè di 37 malati guarirono 3, migliorarono 15, mentre 16 non ebbero che poco miglioramento e 3 rimasero stazionari. Il modo di cura preferibilmente adoperato in quelle affezioni fu la docciatura, a cui si aggiunse in taluni casi l'applicazione della corrente elettrica. Le malatt-ie discrasiche furono ribelli anzicheoò alla me-

dicazione terrno-minerale. Dei 3 casi avuti in cura nessuno guarì.; migliorò realmente un solo che corroborò l'azione dei bagni coll'uso interno dell'acqua del Castiglione. All'opposto di questi ultimi, i 4 casi di malattie diverse me~ì. guarirono e metà migliorarono patentemente.

(l} Per c b i non le cono~c<'s~e riproducia mo qui lP snaccennatc conclus ioni : a) Le acque min~ra li non co~;~itni~cono una medici un :;pec iale per la. s illlidc; b) Le acr1ue mine ra li Psercilano s ugli a ccidenti s~condarl e terzi ari, :;e questi ac~id<mti vt'ngouo a persistere con osrinazione, 11n'azione lit\'Orevole ; c} l-e acque minet·a.li modillca:no vanlaggiosantvnt<~ queUa :.tll.erazione profonrla rl~ ll<t costituzione che accontp:ag na 11l. cachessia ; d) Le acque min erali semiJran o oppor tii e fficacemente an· apparizione d<!gli accidenti mea·curiali , e ne dNe rmin a no la sparizione quando si sono nmnitèsw.ti; e) r.e ac•1ue minerali pos~ono detPrmina re l'a lJParizion<> delle manifedtnzioni ~peci!lche n~lle s itllidi l<lt enli , e ~e1·vono a r.aratterizr.nre la :;iJllide l:tn•:tta, a ll orchè la lis ionomia ne~ O$Cu a·a e diltic ile a c;onoticPr6i .


252

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RELAZIOX.E SULLE CURE BALXEARI

Avendo menzionato fra i mezzi di cura posti in opera nello stabilimento militare di Porto d'Ischia, i fangh~ termo-mi· nerali, credo di dorer esporre breremente in che consistano e come si ottengano. " Con l 'argilla fatta trasportarè dal cretaro, così si esprime " il dottor Pepé, si ebbero fanghi che possono emulare quelli " della Rita, tanto celebri in Ischia. Senonchè la vasca co· " strutta pel preparamento e macerazione dei fanghi è riu« scita piccola, e pei bisogni della forza di quest'anno non « bastevole. Sarebbe piccolissima in un ingrandimento dello " stabiliment(O, c provvedersi altrove di fanghi è stato di non " lieve dispendio in questa stagione. » I fanghi adoperati sono adunque artificiali, e ci pare che non.debbono riuscir tanto efficaci, massime essendo preparati con argilla, terra che non si lascia tanto facilmente penetrar dall'acqua, ed esige perciò una faticosa e lunga impastatura, che ne abbassa considerevolmente la termalità. Quanto ai fanglti della Rita, a cui quelli artificiali di Porto d' Ischia yengono paragonati, confesso d'ignorarne l'esistenza ed i pregi, non avendone trovato negli autori ch'ebbi il destro di consul· tare il benchè menomo cenno; e Jervis, il pii1 recente di tutti i nostri idrologi, limit.andosi a dire : « L'acqua della Rita si adopera tJer bagm·, principalmente per la guarigione delle conseguenze di fratture e lussazioni, ecc. In bcvancla fu lodata nella cura delle malattie dell'apparecchio urO}lOietico, ecc. (1). » Con ciò non intendo condannare a prim·i i fanghi artificiali di Porto d'Ischia, la produzione dei quali vorrei anch'io Yeder allargata e migliorata, affinchè se ne potesse estendere maggiormente l'uso, e s'arrirasse in tal guisa a formarsi, (J) v . .Jt:nn~. Guida alte a.cq>te mlne•·au rl'/lalia- P•·ot:lncle ?ne•·l-

dioua/1, pag. 41.


E IDROPI:\'lCHE ~F.I.

253

1877

senza il menomo sforzo, un più fondato concetto della loro bontà tcrapeutica. Interpretando i fatti quali si mostrano, e senza perder tcmro a discutere se l'azione delle acque minerali sia da considt'rarsi come la risultante complessiva e composta dei vari elementi mineralizzatori e della temperatura, piuttostocM como l'effetto più o meno modificato del1 'agente preci~no in e:<se contenuto, di cui gli altri componenti non sono sempre i coadiuv&nti necessari, emergerebbe, se non m·lllganno, che le acque d!Ischia giovano moltissimo nelle affezioni reumatiche e loro postumi, nonchè 11ella sifilide; molto nelle malattie del sistema nervo!<o e nei traumatismi; discretamente nei mali da diatesi linfatico-scrofolosa; poco negli altri gruppi morbosi. Riproduciamo qui gli specchi dei risultati ottenuti nel1876 a Casamicciola e nel 1877 a Porto d'Ischia. CASAMICCIOLA 1876

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2&4

RELAZIOXE SUI.J.E: CURE BALXE.UU

Dal confronto di questi due stati coloro che non sarebbero perst1asi che le acque di Porto d'Ischia. valgono quanto quelle di Casamicciola rcdram1o che il dott. Pepé nort ha esagerato per nulla, e che il Jlaragone è tutto a · mnt.'lggio del nostro nuoro Stabilimento.

S.\ LS l~i11 .• f'.:G tOllE .

I militari che neH:anno passato ricorsero nlle acque di Salsomaggiore nello scopo di liberarsi dallo manifestazioni morbose da cui erano travagliati, ftu·ono 15 solamente, dei quali gua1·irOtlO completamente 4, migliorarono 10, ed l non ricavò alc1m nmtaggio. Dai risu.ltati ottenuti emerge incontrastabilmente che quelle acque erano indicatissime nelle affezioni di cui soffrivano quei 15 meschini. Infatti, meno due che aremuo mali d'indole reumatica, e:;si erano a ffiitti da adenomi o da ingorghi ghiandolari, per lo piit di natura strumosa,· nei quali non poteYa non riuscir benefica la medièaziooe salso-iodica. Non pos:;o che far plauso ai Yoti del medico di quello stabilimento, il ·quale desidererebbe, nell'interesse dei nostri infermi, che un pilt cospicuo numero di strumosi e ,di sifilitici vcni!:ise mandato ogni anno a Sal:>omaggiore, dove è quasi certo che tro,·crebbero la gtHil·igioue assai più presto e più completamente che colle cure anche le meglio dirette ed una lunga penuant>nza negli o~pedali. A.ccioccM possano gli uffiziali medici, a cui spetta far le proposte d'ammissione ai bagni, formarsi un criterio adegtJato dell"cfficaeia dell'atqua di cui si tratta nelle specialità Jl3.t ologiclJC snrricordate, ne hascrirerò qtti la composizione chimica, seconao l 'analisi di Cardone e Sereso :


E IDROPIN!CI:lE l\EL

255

18 77

Cloruro di iodio . grammi » di potassio . " ,. di calcio ,. ,. di magnesio • Bromuro di magnesio . " Ioduro di magnesio. • Ossido di ferro con mate1-ie clorurate fun· zionanti da acidi . •

0,0442 0,0046 0,1 767 0,0802

Somma grammi

0,31G-! fl99,6 83G

Acqua.

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O,OOGO 0,0030 0,0008

Totale grammi 1000,0000

ITL BAGNI MARINI.

.J;e stazioni ove nell'anno scorso si mandarono sott' uffiziali e soldati a far bagni di mare a scopo terapeutico furono Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Palermo, Ancona e Venezia (V. Quadro n° 2). ll numero degli infermi cbe si sottoposero a quella cura fu appena di 188. Donde tanta scarsezza di proposti, mentre è fuor di dubbio cbe negli ospedali, nelle infermerie e nelle caserme v'hanno tanti e tanti individui linfatici, scrofolosi, oligoemici a cui l'aria ed i bagni di mare coadiuvati da. appropriata alimentazione tornerebbero grandemente profitt evoli? Molte e svariate ragioni fnmno addotte, eli cui tahme meritevoli d'esser prese in considerazione. Cosl, per citarJe piil


2;:)6

REL.\ZIO~E SULLE CU RE BALNEARI

attendibili e le più serie, r enne <letto che non tutte le stazioni marittime a cui si debbono inviare i militari bisognosi di bagni marini, soddisfano convenientemente alle esigenze igieniche e terapeutiche. Imperciocchè in alcune mancano locali che riuniscano le condizioni di salubrità volute per al· loggiarvi i bagnanti : in altre la spiaggia è rocciosa, malage· vole, pericolosa e pressochè impraticabile per chi non sia abile nuotatore, ed in dherse H punto scelto per i bagni dei militari è sor erch iamcnte discosto dalla caserma ove questi hanno alloggio, ed inoltre lascia non poco a desiderare dal lato della esposizione o della salubrit.1.. Non insisterò per ora su questi appunti, premendomi anzi tratto di mettere in luce quali benefici risultamenti abbia dati la cura balneo-marina nei 188 gregari che la praticarono. Di costoro 128 erano affetti da mali dipendenti dalla diatesi scrofolosa., e guarirono 40, migliorarono 73, e 5 soltant-o non ritrassero alcun sollievo. Di 29 compresi sotto la designazione malattie dicersc, i quali erano per la ma~gior parte tormentati da cronica ble-

fari te granulosa, 14 risanarono, 8 conseguirono notevole mi-

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glioramento, gli altri 7 non fecero alcun guadagno; ma giova. avvertire che fra questi vo n'erano 4 che soffrivano d'enuresi , malattia d 'origine ambigua. e difficilmente sa.nabile coi bagni di mare, i quali non possono riuscir giovevoli che allorquando il male ricono~ca per causa l'atonia della vescica, se tant'è che anche in tal circostanza essi riescano davvero ad esercìtare un'azione salutare. A.ffinchè pitl chiaramente spicchino certi bisogni e certi sconci lamentati dai medici che diressero le cure balnèomarine, e. meglio giustificate appariscano le proposte imtese a sopperire ai primi ed a rimediare ai secondi, mi fa.rò a. discorrere partitamente di ciascuna delle nostre stazioni marittime.

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E fDROPL'iiCHB NEL

1877

2:>7

GENOV~.

I militari destinati a questa btazione balnearia giunsero all'epoca fissata, meno pochi degenti all'ospedale, che dovettero rit~rdare la partenza per essersi aggravato il loro male. Le proposte erano state fatte coerentemente alle disposizioni mmmentate nell'allegato n° 3 annesso all'Istruzione sul servizio d'ospedale: poichè 48 dei sottufficiali o soldati avuti in cura presentavano manifestazioni morbose del sistema linfatico·ghiande>lare; 3 postumi di congiuntivite catarrale acuta · ed erpetica; 2 indnrimento dei testicoli in seguito ad orchite traumatica; 2 postumi d'ascessi linfatici; l vertigini consecutive ad iperemia cerebrale, ed l otite cronica con per· fornzione del1a membrana del timpano dipendente da sifilide. Salvo rare eccezioni, ogni malato presentò al suo arrivo in Genova il certificato rilasciatogli prima della partenza dal medico del corpo. Il risultato della cura fu bastantemente felice, poichè si ottennero 13 guarigioni e 38 miglioramenti, e persino i 6 i cui morbi locali non furono modificati vantaggiosamente dall'acqua e dall' aria marina, guadagnarono nella costituzione. Le considerazioni sulla frequenza e sulle cause delle affezioni del sistema linfatico ghiandolare consegnate nel resoconto del capitano medico dottor Olioli han no nn 'importanza che nessuno saprebbe negare, ma nella. stessa maniera che al dir d'Orazio: Nec scire fas est omnia, non si possono eliminare dalle condizioni della. vita militare tutti g1i agenti infesti all'economia animale, tutti i fattori che preparano la via ai morbi o li determinano. 3


258

REL\ZIOXE Sl:LI,E CURE BAL~EARI

È innegabile che le correggi:e dello zaino inceppaM la circolazione e favoriscono le sta:;i venose e gl'ingorghi delle ghiandole ce n· icali e sottoascell.ari; ma fìnchè lo zaino farà parte dell' equi1i'aggiamento del soldato, o 'non si sarà scoperta un ·al tra maniera di porta.rlo che recbi minor impaccio e la:>ci maggior libertà aJla circolazione degli organi su cui s'appoggia, è >ano muovere lagnanze e biasimare il· sistema ,-igente.

L'igiene de\'e, per quanto è possibile, essere scrupolosamonte prctticata, ma bisogna in pari tempo non perdere di vista che la milizia ha certe esigenze, certo neces:::ità. imperiosi:>sime a cui niuno può sottrarsi, o che il cercare di eluderle e di eliminarlo totalmente nou è altro che lm'ntopia lodevoli:;sima dal punto di vista umanitario e teorico, ma ri}Jrovata dal senso comune e dali 'esperienza. Piìt fondata è la critica conceruente il luogo prescelto :pel bagno dei militari infermi, il quale difficilmente potrebbe essere peggiore; ma il sostituirne un altro migliore non è cosa tanto facile, percbè non si tratta soltanto d 'avere un lembo di spiaggia più o meno adatto all'uopo, ma si richieggono altresì una buona caserma, un personale d'assistenza e di soneglianza, che non si hanno disponibili do;-unquc.

La relazione concernente le cure balneo-marine praticatesi in Livorno ripete quest'anno, all'inr.irca, gli appunti fatti l 'anno scorso : loda la salubrità della caserma assegnata ai bagnanti ed il vitto loro accordato (300 grammi di carne. ca!rè e 25 centii.iti'i di YiM): ma. deplora la, distanza del


E IDROP!X!CUE KEr,

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18ì7

259

luogo della bagnatura dalla caserma che cagiona soverchia. stanchezza agl'infermi e gli e.;pone a soffrir molto dal calù0o quando ritornano dal bagno mattutino, la temperatura essendo allora da 31° a 32° al sole cù il fondo limaccioso del mare, che inspira ripugnanza a tuffanisi cd a trattenenisi. Del resto v1 è detto che la stagione fu propiZia ai ba-

gnanti e che la cura. dieùe ristùtato soùdisfacente, giaccM. di 15 inJermi, 5 guarirono, l migliorò assai, 7 migliorarono discretamente e 2 soli non ne ebbero alcun benefizio. Alla relazione souo uniti lo stato delle variazioni atmosferiche e quello del peso comparativo dei· bagnanti prima. e dopo la cura. Da quest"ultimo rilcv:asi che il peso, menQo che in due, crebbe in tutti i bagnanti, e che in uno l'aumento fu di chilogrammi lO, 300 e nell" altro raggiunse i 12 chilogrammi! Dall"immersioue in fuori, gli infermi non Yenuero as:;oggettati ad aJcun mezzo curativo.

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In questa stazione pare che tutto sia proceduto ordinatamente e soddisfacentemente. Non vi è fatta parola. nè del vitto, nè dell'acquartieramento, prova che l'uno c l'altro nulla. lasciarono a desiderare. I bn.gnn.nti furono 17, dei quali 7 guarirono, 7 migliorarono, 3 non subirono modifkazione nè in bene, nè in male. La cura fu corroborata coll'uso interno dell'acqua, colTesercizio e col massaggio parziale; il bagno fu progressi\:amente portato da, 20 minuti a tre quarti d'ora di dnrata. L'amministrazione interna dell'acqua marina si mostrò


2G0

RELAZIOXE SUT.TA' CURE BAf.XEARI

particolarmente efficace nelle affezioni scrofol ose e negl"ingorgbi epato-splenici. . n vantaggio ottenuto nei 2 casi di blefal'ite gra.mùosa si rorrebbe attribuire più alla rimozione delle cause che la favoriscono, che alFazione salutare doli 'acqua; io però opinerei che questa vi abbia contribuito potentemente per molte ragioni che sarebbe troppo lungo d'enumerare. Dal quadro delle variazioni atmosferiche apparisce che la stagione fu molto favorevole ai bagnanti; come da. quell~ del rispettivo loro peso si ricara che la nutrizione !ungi dall'essere danneggiata dalla cura, generalmente se ne giovò, poicbè in dodici si verificò aumento da grammi 500 a l ,500; e in due appena vi fu diminuzione d'un cbilogramma. e in3 di 500 grammi.

In questa stazione il punto destinato ai bagni dei militari infermi non incontra l'approvazione della direzione sanitaria, perchè eli malagerole accesso e tutto irto di scogli: e viene indicato il recinto detto Gapitanerict del 11orto, come il più adatto all'uopo. La relazione del medico che diresse le cure balnearie ci fa noto che la stagione corse quanto mai propizia: che gli 8 ammalati da lui assistiti avevano t utti affezioni d'indole strumosa, di cui 3 guarirono perfettamente, 4 migliorarono assai e l'ultimo non risentì giovamento perchè il male a\'ea attaccato l' omero determinandone la carie. Ci informa. inoltre che dalla direzione di sanità locale furono fatti sperimentare i bagni marini a parecchi ottalmici che ne ritras-

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E IDROPII\ICHE NEL

1877

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sero notevole vantaggip e che, ultimata la cura, i bagnanti mostravansi tutti d'aspetto florido e ben nutriti. In detta relazione però non è fatto cenno nè del vitto, nè dell"accasermamento, nè delle condizioni atmosferiche durante le due mute, nè del peso degli infermi.

~A POLI.

- Gli infermi mandati a Napoli per farvi la cura balneomarina sommarono a 33. . La relazione del medico che diresse tale cura tace delle modificazioni di peso avvenute nei bagnanti e delle variazioni atmosferiche; sembra però che la stagiono sia stata favorevole, giacchè vi si dice (nella relazione) che dal l o luglio al 31 agosto i bagni non furono interrotti che poche volte per cattivo tempo. Gli esiti furono appagantissimi, le guarigioni essendo state sedici, dieci i miglioramenti cospicui, cinque i lievi. Due -passarono all'ospedale per morbi interconenti. La maggior parte delle malattie curate erano a fondo linfatico-strumoso, circostanza che spiega i brillanti successi ottenuti. Il curante not.a che a completare le cure marine si richie· derebbe uno stabilimento balneo-marino a parte, dove gl'in· fermi, assieme ai bagni, potessero essere sottoposti a cure toniche ricostituen~i, a vitto speciale, ad una buona aerazione ed agli esercizi ginnastici moderati, cose tutte, queste ultime, che non esigono la costruzione d'un apposito stabilimento.


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l{ELAZIO:-<E SCLLE CuRE BAL:-<EARI

P.~LERJIO.

Furono 40 i militari sui quali a Palermo venne sperimentata la cura balneo-marina. In tutti si rerificarouo splendidi risultamcnti, poichè le guarigioni raggiunsero la cifra di 28 e i 12 non guariti ricararono miglioramento notevole. La stagione fu appropriatissima alla cma : la temperatura fu in media durante il periodo balneario da 25 a 27°: duo o tre volte soltanto si dorette rinm11.iar a fare il bagno per repentino abbassamento termico o per sorerchia agitazione del mare. La relazio11e non contiene nè lagnanza, nè osservazioni speciali; insiste però sulla conrenienza di estendere l'uso dei bagni marini tanto a scopo terapeutico che igienico, invocando in appoggio di siffatta sua insistenza gli effetti salutari verificatisi negl'infermi e le-migliorate condizioni sanitarie del presidio dopo la bagnatura. È degno di rimarco che di 12 all'etti da ottalmia. granulosa 8 guarirono e 4 migliorarono; e che fra i casi seguiti da guarigione vi sono 2 reumatismi, l postumo di frattu ra e 4 distorsioni: gli altri mali erano quasi tutti es}Jressione d i diatesi scrofolosa. "E~EZI :~.

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Ai bagni marini di Venezia erano desti nati 34 militari: 20 soltanto vi si recarono. Fra i 14 non comparsi di 3 appena fu giustificata l'assenza . La spiaggia dove gl'infcnni facevano i loro bagni è adattissima e dista un solo chilometro dalla caserma in cui a vevano alloggio.


E IDROPli\ICHE :-/EL

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La pcsatW'a comparati\'3. nOLl rirelò mai aumento di peso, quantunque la nutrizione si potesse dire migliorata in tutti. La stagione corse propizia, nel bimestre non si ebbero che l O giornate burrascose. Tutti gl'infermi avuti in cura, ad ecce1.ione d'uno solo, soffrivano d'adenopatie croniche: i risultati cons('guiti furono guarigioni 6, miglioramenti sensibili 6, miglioramenti relativi 2, senz'effetto 5, peggioramento l. È detto nella. relazione che per ben Yalutare gli effetti curativi dei bagni occorrerebbero ulteriori osservazioni da pra· ticarsi cinque o sei mesi dopo la cura. Pare che il \itto (che non si sa precisamente qual fosse) sia stato sufficiente, poichè fu avvertito che la 11ulrizione era migliorata in tutti.

IV. STABILIMENTI IDROPINICI.

MONTEV~TO'I.

Non sono in grado di riferire qnn.l frutto abbiano ricavato dall'uso delle acque di Montecatini i pochi uomini di bassa forza che nello scorso anno vi furono ammessi, non avendo finora ricevuto alcuna comunicazione intorno a tale argomento. Non vi sarebbe a deplorare questa lacuna se ai medici dei corpi incombesse l'obbligo di partecipare a questo Comitato l'esito della cura balneatia nei militari sulla etti salute eglino devono più immediatamente vegliare.

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HELAZIO:'\E SeLLE CIJ11E BAL:'\L\JU

DEVOA.RO.

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Lo stabilimento iùropin ico ili Hecoaro, accolse nello scorso anno 184 militari, ili cui l Ol erano uffiziali e 83 sottufliziali o sol da ti. La ripartizione dei cnrandi in 4 mute, ed il loro numero piuttosto ristretto permisero di aUoggiarli conrenientemente. Le cure procedettero in modo regolare e diedero buoni risultati e ne avrebbero dato anche dci migliori quando si fosse potuto coadittrare il trattamento idropinico coll' idroterapia C;sterna. Su 18-! ricoverati si registrarono 43 guarigioni, 128 miglioramenti, 12 esiti negativi ed l morto. Le condizioni meteoriche durante l'intiera stagione furouo eccellenti. La pesatura fece rilerare aumento in 137, diminuzione in 23, stazionarietà in 18; in 5 fatti passare all'ospedale, ed in l suicidatosi non fu praticata la seconda pesatura. Era stato as:serito negli anni prececleuti che il mese di giugno, siccome quello che più degli altri mesi estivi anda·va soggetto a frequeuti procelle ed a sbilanci di temperatura, era il meno farorevole al buon esito della cura. Questa volta invece quel mese climaterico si sarebbe riabilitato, "dappoicbè, arcntlo mantenuto una temperatura. piìt uniforme ed uno stato atmosferico piit tranqllillo, avrebbe contribuito al pali di luglio e d'agosto ad un considere,role numero di guarigioui. Nel mentre prendo nota del cambiamento anenuto nelle abitudini dol meso di giugno, mi sia concesso di-fare le mie riserve circa l'inftnenza che una temperatura più elevata ed

una minore agitazione dell'atmosfera possono arer esercitata. !:nl 1i~ultam ento d·elle cure.

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E IIIROP!X!CHE XEL

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Se non lessi male nelle statistiche degli anni precedenti, i migliori successi si sarebbero ottenuti appunto nel mese che si dipingeva come il meno propizio, a motivo della sua incostanza, dei suoi sbilanci, della sua media termometrica troppo bassa. Infatti la statistica del l8ì5 mi rivelava che la ·prima muta dichiarata pessima dal punto di vista termometrico e barometric-o, non offrl che 6 esiti nulli su 29 curati e segnò contemporaneamente 9 guarigioni; mentre la terza reputata le' miglim·e di tutte, su 25 diede 8 esiti negativi, l morto ed appena o guarigioni ; e quella del J 87() porta per la prima muta l solo risultato nullo su 37 infermi, di cui guarirono 9 e migliorarono grandemente 11; quando jnrece la terza registra, su 29, 4 esiti nulli e norera appena 11 guariti e 2 notevolmente migliorati. Siccomo è stato detto replicatamente che noi cominciando in giugno la cut·a dei nostri r11alati non sceglievamo la stagione la più oppol'tuna ed agivamo cont-ro le consuefudùti dei più giudiziosi fra i concorrenti borghes·i alle acque di Recoaro, non sarà inutile che io mi trattenga alquanto su questo addebito per discuterne la sussistenza. e l' importanza. Non contesterò che l'affluenza dei bevitori d'acqua aciduloferruginosa (massime dei doviziosi) non sia maggiore a Recoaro durante il sollione e la ca.nicoln, giacchè quella è una verità sacrosanta ed incontrovertibile; ma sosterrò che il motivo di siffa.tta maggiore affluenza di forastieri più o meno bisognosi di cura alla sunnominata. stazione idropinica durante il luglio e l'agosto non rinviensi nè punto nè poco nella più energica azione dell"acqua in que' due mesi, o nelle più favorevoli condizioni dell'organismo, ma bensì nella conyenienza che trova110 tante brave persone a lasciar in quell'epoca le città popolose, ove il caldo è soffocante, per andar a godere il fresco all'ombra amica dello Spitz e lungo lo


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IlEf..\ZIOxE SULLE CURE B.\LNE.\Rl

sponde 1erdeggiunti e fiorite dell' Agno. Chi d'alt.ronde non sa che per la met:\ almeno dei frequentatori di Recoaro le sue acque medicamentose altro non sono che un pretesto ad una gradita. e geniale campagnata ?.•... Il Nicoletti che per quattordici anni fu medico condotto in Hccoaro e studiò con paziente ponderat,ezza e con occhio ..-igilo gli effetti delle acque minerali di quella borgata e !"influenza delle rado temperature su di esse e Slùl'orgallismo degli infermi, dichiara che lo scopo di dette acque non essendo q11ello di richiamare alla cute un'eruzione o di provocar la diaforesi, egli propenderebbe a credere che i grandi calori di luglio e d'agosto non siano i più utili ausiliari in certe lJlalattie. Anerte quindi come le croniche aftezioni di stomaco, delle intestina e del fegato, per le quali tanti accorrono alle fonti di Recoaro neli 'epoca del caldo pitl intenso, peggiorino in cambio di migliorara, perchè sotto una tale influenza i suecitati organi sono maggiormente disposti ad irritarsi che nei mesi meno caldi. Ed aggiunge: « Questi inconvenienti dei grandi calori furono già rimarenti anticamente da ctùtori dell'arte che scrissero sulle acque marziali e loro efletti, i quali consigliarono di prenderle nei mesi di maggio e giugno, e dal 10 di agosto a tutto settembre. « Tale usanza, prosegue il Nicoletti, da tempo non lontano era posta in pratica anche per le acque di Recoaro, e molti reco~u esi ne banno memoria. Risultati felicissimi si ottennero appunto nei mesi meno caldi, come trovasi registrato in alcune relazioni mediche esistenti in Recoaro. P erchè adunque si è abbandonata una tale costumanza che recherebbe senza ùnhbio noteroli vantaggi?... " (V. A cque minerali di R~coaro, del dottor E~EA. NrcoLETTI- Verona, 18G.J, pag. 6:3, G3, 64) .


E IDROPDHCRE ~EL

1877

267

L 'autorità di questo medico, compctentissimo in materia, s tarebbe adunque a conforto dell'opinione ch'io ebbi ad esprimere altra volta, che cioè sagrifìchino, senz'addarsene, la verità e la dimostrazione scientifica a un pregiudizio volgare e ad una speciosa apparenza coloro che interpreta,no in senso favorerole alla terapeutica il maggior cor.corso di forestieri a Recoaro nei mesi pil1 caldi dell 'anno, che inve<'e non ba altri mJventi tranne la moda, il comodo ed il maggior diletto dei facoltosi, i quali, pil1 che la cura delle acque minerali, vanno per la maggior parte a farvi quella del ralp olicella, del chianti e dello sciampa.gna. A riprova poi del poco vantaggio che l 'elevatezza dll1la temperatura apporta a quegl'infermi che cercano la sa.lute nell'uso delle acque di Reco:tro, potrei istituire il parallelo tra la 2" e la 4~ muta del 1877, che furono, quella la piìt fredda, questa la piì1 calda della stagione, e tar vedere che nella prima, su 44 infermi si verificarono 8 guarigioni, 31 miglioramenti, 4 esiti nulli ed una morte per suicidio: e n ella seconda, su 43 avuti in cura., si contarono 15 guarigioni, 20 miglioramenti ed 8 esiti negativi; ma siccome non intendo defraudare i lettori dell'accurata relazione del dottor Saggini, lascierò che ciascuno faccia da sè i confronti ed i r:tgionamenti che stimerà del caso non appena questa anà veduta la luce. Per la stessa ragione m'astengo dall'entrare in pil1 minuti particolari circa le varie osservazioni idroterapiche contenute nella suaccennata relazione. ·


268

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RI::LAZIONE SULLE CURE BALNE.\RI

N• 3.

QUADRO SIKOTT I CO delle malattie c urate n ello atabutmento idropinico di R eooar;> nell'anno i877.

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E lDROPL'iiCRE ~EL

1877

213!)

luce la verità della proposizione con cui esordiva questo mio resoconto. Siffatta verità riceverà. poi maggiore evidenza dalle somme complessive dei risultaii ottenuti mediante le tre suiudicate specie d 'idroterapia. Tali somme sono le seguenti:

Ammessi 1S51, guariti 397, migliot·ati 779, senza effetto l 73, morti 2. Reputo superfluo ogni commento ed ogni ulteriore ragguaglio, e mi lusingo che dalla rapida scorsa delle singole relazioni e dalle osservazioni onde munii ciascuna di esse i lettori sa.pranno dedurre i corollari che legittimamente ne derivano e trarre le norme a cui devono informarsi le proposte per l'ammessione dei militari a questo od a quello dei surramentati stabilimenti balneari ed idropinici. Nutro poi ferma fiducia che saranno, da chi ha il potere di f~tdo, da.te le Opportune disposizioni affinchè si ripari ai difetti e si eliminino gl'inconvenienti avvertiti, ed il nostro esercito, anche dal lato idroterapico, sia posto all'altezza dell'odierno progresso scientifico, e null'abbia da invidiare agli eserciti degli Stati più civili e più teneri della saluto e del benessere di quella eletta parte della cittadinanza a cui sono afffdate la di fesa del territorio e delle pa.trie istituzioni, e la tutelm. del l ' onor nazionale.

P. E. 1\L\:-!AYRA Cvhmuello mttlico.


270

RELAZIO~E

SULL"E CURE BAJ.XEARr

PROSPETT O de~ resultati ottenuti dalla cura balneo-termo-minerale ,

STAZJOKI IN CUI VENÌ\1:

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RrVISTA l\1EDICA

D e l reumatismo spinn.le, del dott. VALT,TN (Gazetta cles Jlopitau.r, 12 febbraio 1878). L a storia del reumatismo spinale è molto meno avanzata. di quella del reumatismo cerebrale, ma ogni giorno vi si aggiungono nuovi materiali, a cui ha pur ora concorso il dott. Vallin indicando certe speciali manifestazioni del reumatismo midollare, che valgono mirabilmente ad illustrare la descrizione di questa malattia. Xci primo caso si trattava di un malato antecedentemente affetto da reumatismo articolare acuto con endocardite, il quale da alcuni anni era soggetto a bronchite con edema polmonare conseguenza di una alterazione organica di cuore consecutim all'endocardite. L'ultimo anno dovette starsi chiuso otto giorni in camera. per una nuova bronchite, quando unn. mattina si svegliò complet:uncnto paraplegico. Fu immediatamente condotto nello spcclale del Yal-dc-Gra.ce nello scompartimento clinico del dott. Yallin, il quale riscontrò una ipertrotia di cuore con insufficienza aortica, e1lema polmonare e completa paraplegia senza perditn. della sensibilità. Due giomi appresso, l' arto inferiore sinistro era affatto libero, ma. inr ece era. dircn uto paralitico il brnccio destro, e il giorno dopo riacquistaya i suoi movimenti la gamba. ùcstra, paralizzandosi iuvece :.1 braccio sinistro; fin al-


RlYISTA :llf.DICA

273

mente all'ottavo giorno la paralisi delle due braccia scomparin1. a un trntto senza la~ciare alcuna traccia. In questa, le articolazioni, che erano ·affatto immuni quando il malato entrò allo spcdale, furono còlte da flussioni reumatiche multiple; comparvero i segni del principio di una poricarditc (t·umori di cuo io nuovo c di sfrcgamcnto) c più tardi un abbondante versamento nel pericnrdio. Sci settimane dopo, il versame nto era riassorùito, ma il malato mori in un accesso di a~ i sto­ lia, e I'autossia mostrò la presenza di false membràne rossastrc e ancora. infiltratc per via délle quali aderh·auo i due foglietti del pericardio. Lo spostarsi e il rapido dileguarsi delle parnlisi, e il loro coincidere con le flussioni reumatiche delle articolazioni e del cuore fanno credere che si trattasse di una passeggera alterazione reumatica delle parti anteriori della midolht, ed è infatti difficile ·trovare un altro meccanis mo per accidenti cosi fugaci. In un altro malato a causa di un ra.fl'rodtlamento durante unn. t~zionc notturna, sopmggiunf'e tlopo dicci o dodici giorni di un vago malessere, una straordinaria iperestcsia di tutto il comune in tegumento;· talt;hè, quando s i gr:tttara con l'unghia o si stuzzicava con la ùarbit tli una penna la pelle del tronco, degli arti superiori e degli inferiori sino ai ginocchi, il malato accusara un forte dolore cd era attaccato ùn. una tosse insis tente ncn·osa che si ripeteva più di sessanta. volte il minuto c prociuccva una specie ' tli soffocazione. Quc~ta zona ù' ipct·cstc~ia era esattamente limitata. dal margine tlcll::t mascella inferiore, che ò quanto dire dalle estremità delplcsso cm·vicalc, il viso ave ndo conservato la s ua sensibilità normale. Il malato non arera gran febbre (37'-!1 3o•), e non ostante la estrema oppress ione di respiro (sessanta. respirazioni per mihuto) non riscontra,·asi alcuna lesione polmonare. Nel tempo stesso tutti c quattro ~li arti erano semiparalitici c il 1 malato poteva a gran s tento sollc rars i sul letto. La diagnos i era incerta, l' ipotclii di una nevralgia lombo-dorsale era insufficiente, quando in capo a due o tre giorni comparve una gonfiezza. COJL rossore del polso, della spalla e di alcuni diti della mnno. Lo. ipercstesia. infaut_o si dileguava a mano n mano che le articolazioni erano ·invase dal reumatismo, c 5Ci otl otto giorni dopò il suo comjnciamento non ne restava. più' alcun segno. La parnli:.i 4


274

RlriSTA

degli arti anùò di pari Jl:lsso decrescendo, solo però uno dei lati del co,rpo restò notevolmente più debole, o quando il malato uscì dallo spoùale, dopo dti01nesi di soggiorno, aveva ancora una certa debolezza in questa metà. del corpo. La flussione reuma tica. pare che in questo caso s i estendesse a tutta la s uperfi(·ic della. midolla o alle pa.rti fibro se della colonna. vertcbrale cd in particolare ai prolungamenti che accompagnano le radici anteriori c I>Ostcriori a traverso i fori ùi con iugazione. La sensibilit:l i·iflessa che sembrò in alcuni casi diminuita. o annullata ( Ranvier e Olli,·ier), in questo era invece a ccresciuta al più alto g rado; la mancanza della febbre, la coincidenza delle flussioni reumatiche dimos trano che 110u s i :n·eva che fare con una mielitc n.è con una meningo-mielite semplice. F inalmente in un terzo malato, durante la convalescenza d'un rcumatismq J•oliarticolare acuto, poi subùcuto, lo s vanire degli ultimi fatti articolari coincise con un complesso di sintomi sin.: golaris,-imo. S tando coricato i membri erano immobili, rilasciati, non a\'e\'ano nè palpitazioni nè contrazioni. l.Ia, nell'arto inferiore c superiore destro, lo sforzo era accompagnato ùa una trepidazione da mi tremito a oscillazioni laterali e regolari intorno la linea rappresentante il movimento intenzionale. Era un tremito e non un movimento coreico, cd era più rilemnte ::LI membro inferiore che al sqpcriore, s icchij il camminare era molto difficile. Da quel la.to la forza era grandemente indebolita, .la mano non })Oteva reggere un piccolo peso c la gamba non potcra sostenere il peso del corrio; e allo stesso lato esistc\'a una emianestesia quasi assoluta fino al punto da potere attraversare la pelle del malato con una gi·ossa spilla senza ch'ei se ne accorgc;;sc. Dopo o tto giorni l'emiplegia, la cmianestcsia e il trcmnto sranirono completamente. · È singolare in questa osservazione la coesis tenza nel medesimo lato della cmianestcsia. e della emiplegia. T ale coincidenza 1 è qualificati ra di un focolaio cerebrale limi tato precisamente alle parti posteriori del nucleo caudato c ~cl talamo ottico con lesione s imultanea della parte posteriore del piede dell;.1. corona raggiante; al contrario nelle compressioni limitatè d ella midolla la emiancstesia è SCllll)l'e incrociata., Yalc a ùire dn.llato opposto a quello della pa.r::tlisi di moto. Scml>rercùbe perciò che fo:;sevi

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)!EIJ!CA

2i5

stata altcmzione cerebrale anzicbè della midolla o dell:1 spina. Non pertanto il Yullin esita ad ammettere que,c; la ipotesi di una lesione èerebrale a sede cosi limitata c precisa, a causa ùclll~ mancanza del delirio c d'ogni altro sintomo cerebrale. Il tremito non dill"erira. da quello che osserrasi nella sclerosi primitiva o consecutiva dci cordon i antcro-latcrali, e benduì sia dilhcilc interpretare questo fatto con le presenti cognizioni sulla fi siologia patologica della mi dona, è non ostantc inclinato a l'ifL•rire questo caso al reumatismo spinale anzichè al rcumati:;mo rcrchralc. Il dottor Valiin fa poi osservare come in qwcsti tre casi, gli ~ec identi midollari si fossero svolti se non senza febbre, con una temperatura quasi normale, e come tale apiressia siasi riscontrata in molte altre rircostan:r.c simili e particolarmente nei casi osservati dal I.a~ègnc ; c questo essere un punto pc! quale il reumatismo spinale si dis tingue dal reum.n.tismo cerebrale. Xon pare che queste altera~ioni spinali del rcu111ati:;mo siano spesso l'origine di degenerazioni ulteriori della midolla. Per mala sorte non ha iwtuto sapere cosa sia. s~ccesso !lei due malati che · guarirono. Sarebbe però utile ùi tener dietro per alcuni n.nni ni malati di questo genere per sapere se il reumatismo spunale, le cui forme miti non sono rar·e, non abbia una parte più inrportante tli quello che si crede, nelle ma~latti o croniche della midolla spinale.

Cambiamenti tU struttura del nervo s lm1•atlco nel tliabcte, del dottor su~nsr..ws J OR;; Po:mu.o l assistente all'istituto patologico nell'Unirersità di Cracoria (Austria) - (1'/te Lancet, 23 febbraio 1878).

L'autore ci fa.Yorl gentilmente il seguente estratto di un suo scritto sui cambiamenti anatomici del nervo simpatico nel diabot~;:, letto all' Associazione medica di Cracoviu. il 7 nov. 1877 : L'anno scorso ebbi l'opportunità di fare cinque autopsie di -diabetici, nella clinico. medi~ qi Cracovia. Incoraggiato dal fatto che tale nrgomento non era stato molto minutamente s tudiato, malgrado alcuni cenni fatti da vari patologi 1 come Duncan, Pcrcy,


2i6

Rl VIST.\

•

L ubimoff e De Gionmni, volli assicurarmi se un qualch-e cambiamento dei gangli del nervo s impatico si h·ovnssc nel diabete mellito. A questo scopo escisi in ciascuno dì questi ca si il tratto intero del nervo simpatico, e dopo pre vio ìnduramento nel liquido del l\htller, lo sottoposi ad un accurato esame microscopico. I risultati ottenuti 1lalle mie investigazioni sono i seguenti: 1° In ognuno dei cas i cbe trattai, ho trovato aumentato il tessuto connettivo dei gangli, e specialmente del ganglio cervicale superiore e inferiore. Questo cambiamento consiste, in parte, in una ipertrotia dello stroma connettivale che esis te normalmente nei ganglio simpatico, c, in parte, nell'in te rp ors i di tessuto connettivo di nuova formazion e fra gli elementi nervosi ; ca mbiamento che appar iva. benissimo nelle sezioni tras rcrsali del gang lio. I n alcune sezioni, la quantità del tessuto connetliYO er~ tale che non {\Olevano più s coprirsi se non con grande difficoltà le trnccie del tessuto nervoso. Le capsule delle cell ule nervose si most.nwnno ing rossate, con numerosi granuli aderenti nù esse. I n alcune parti trovavansi deppsitate, fra. le tibi·e del tessuto connettivo, numerose cellule, a lcune rotonde, alt re fus iformi, o all ungate; c questa infiltrazione cclltùa re era CYidcnte, S}Jecialmcnte intorno ai vasi sanguigni ; 2' I n un caso trovai una dilatazione anorma le dci vasi sang uigni s ul gang lio solare, i va;:;i (•sscnùo tortuosi e d ilatati con corpuscoli. I n alcune d elle preparazioni mi croscopiche, i Yasi dilata ti COJH'irnno circa. la metà della superfic ie. Yi era anche ac\lumlllazione irregolare di corpuscoli rossi negli s pazi esterui fra ~li clemen ti ner vosi, pror enienti da lcggierc c m0rrag ic ; 3• I più iuter cssanti cambiamenti si nota r a no negli stessi c lementi ncrrosi. L e éell ul e ncrvec, di cui le capsule erano in~rossatc, come descri!'si più so p1·a, si most rnxa no di una grandezza minore della normale, c il loro protoplas ma era piit omoge neo, parti colarmente in quelle parti del ga nglio dove predonùna,·a l'infiltraz ione. In un caso di un gioYa nc ri cm maggiore IJU:l!l titù di pigmento g ranula re giallo scuro c bruno nelle cellule ner vee. Guardando le fibre ncrv ce, si .può nfl"ermarc che nel gang l io normale del s impatico, insicii)C coi fu scetti d i fi bre g rig ie non midoliate, vi è un gi·an n umero di fibre bi(mcl1e mido llate, d i~p ostc,


~lEDI CA

277

Jlarte in fa scelti separati, chiusi in una guai na di tessuto areolare, e 11arte ffammisti a fascetti di fibre non midollate. Io non trovai alcw1 fascette di fibre midollate nelle sezioni del ganglio, in casi di diabete; ma qua e là si potevano distinguere, in mezzo alle grigie, dello fibre bianche isolate e straordinariamente atrofizzate, che furono ben conservate nelle preparazioni. I fasc<!tti or ora nominati, erano pure molto a.:rofizzati, questi essendo piccoli e grosse le singole fibre, e, in parte, quasi compresse dall' infiltrazione cellulare. ì mutamenti nello stroma connettivale del ganglio sopra descritto, dimostrano sufficientemente l'ntrofia delle cellule e delle fibre nervee: etfetto osservato molto frequentemente in altre parti del sistema nerroso : per esempio nel cerY.ello e nel cordone spinaJ,c, dove vi sia ipertrofia del tessuto connettivo. Però sono necessarie nuoYe ossen·azioui prima di poter dù·e se questa atrofia dlelle fibre nl!nee non si estenda più in su nella direzione centripeta. I mutamenti menzionati più sopra si trovarono, in maggiore o minore estensione, in ciascuno dei cinque casi che csami1~ai, e sono una importante illustrazione delln degenerazione straordinarinmente avanzata del ganglio cervicale simpatico. I risultati di questi esa mi del nervo simpatico nel diabete, <~nantunque basati sopra pochi casi, sono in perfetto accordo con gli esperimenti fisiologici, 11erchò Cyon e Aladoff banno dimostrato che l'escissione del ganglio cervicale è seguita immediatamente da diabete. La. tlegcnerazione così estesa del ganglio, come quella sopra descritta, può essere considerata come equivalente alla. sua cscisione,

Asma nremteo, del dottor Ct.n-Foao :\.Luwrr- (Brit. JJ[etl. · Journat, 22 settembre l ~77- Dentsche ìlledicinische IVoclwnsr:ri{l, 2 febbraio 187d).

Qualunque afiezione dci reni che produce l'uremia, ma più specialmente il rene granuloso, può dare occasione allo svolgimento del così detto asma uremico. Avviene di frequente che, dopo (JUalcbe sopmeccitazione nervosa, si manifesti, prima di notte, e poi rli giorno, ed all'impro-vviso, una forte ansia di respiro, che produce pallore, cont.1·azione del volto, e rende le l ab bra tot a


278

Rl\"ISTA.

mente bianche. Essa assomiglio. al commHl asma, ma si distingue tosto da esso per le condizioni pohnonari. La dilat'azione del toro.ce è normale, e con l'ascoltazione si sente penetrare l'aria liberamente c sollecitamente : l'ammalato è capace di un'iuspirazione completa, ma l'aria inspirata. non gli reca nè sollievo, nè calma_ Le arterie temporali intanto somigliano a corde pulsanti ; la radiale e la carotide hanno durezza tcndinca, c l"impulso del cuore è Jli ù energico e diffuso. rassato l'accesso, subentra, più o meno sollecitamente, la tosse. accompagnata da spurgo, mentre si odono rantoli nel polmone. In qualche caso lo spurgo è colorito di sangue per sopraggiunta apoplessia polmonare. L'autore cerca la spiegazione di questa singolare forma morbosa nella sopra.eccitnzione nervosa, la quale, agendo direttamente sui vasi del cuore, o• del polmone, renderebbe difficile la circolazione polmonarc, o la,~opprim ercbb e quasi del tutto; onde l'aria penetrante negli al vcoli non troverebbe i vi sufficiente sangue. ;~ tale ipotesi si oppone l'emorragia polmonare che spesso si manifest..1., la. quale fa piuttosto credere ad un soverchio riempimento dei vasi, da cui il sangue esca fuori per lacerazione o trasudamento. Contro l'ipotesi suddetta. parla pure la benefica azione della. digitale, la quale, facendo contrarre i vasi sanguigni, dovrebbe aggravare l'accesso; a meno che non si voglia. ammettere col dottor Johnson che l'azione eccitante che ha. sul cuore sia più forte eli quella. sui vasi. Allo stesso modo poi che l'opinione dell'autore è contestata dall'azion e rlclln. digitillc, essa lo è pure dall'azione negativa del nitrito d'umile. Quanto alla terapia, le alte dosi di digitale corrisposero meglio di qun.lsmsi altro rimedio: 20-30 gocci e di tinturn di digitale, unita anche con 1,0-2,0 gr. di bromuro potnssico c 0,5 di cloralio amministrato con circofipe~ion e cd epicraticamentc; oltre una certa dose di etere, e, persistendo In. mancanza di respiro, inalazioni di clorof01mio. L'rmtorc crede che le iniezioni sottocutance , di morfina sieno di dubbio risultato, c da porsi fra i rimedi che p.o~sono facilmente recar danno. (Il rclatorc vide, in un caso di asma per malattia renalc, dopo

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llt:LHG.\

279

l'iniezione di 0,015 di morfina, mori1·e l'ammalato circa un'ora dopo ).

La bclladouua c ome rime dio contro n collas so, del dott. Hr.lxHAnu \VEnER (J>ltilatlelpliia Jfe,lical1'imes, febbraio 18i 8). Il dottor Reinhard \Vebcr, trovò dj sorprendente efficacia l'estratto di belladonna nello stato di collasl':O per malattia gastro-intestinale, sonuninistrnnùolo alla dose di '/~ eli gmno a un grano in una poziona da darsi nelle 24- ore. Ei riferisce partitamente tre casi, in cui la gravissima. prostrazione e la minaccevolo depressione delle azioni carcliaco-vascolari fu prontamente sollemta con questo rimedio. A chi mettesse in dubbio che così I'iccole dosi di belladonna avessero potuto spiegare qualche efficacia, egli fa sapere che tutti i suoi malati ehbero asciutteua di fauci e dilatazione delle pupille, e tinchè durò l'azione della belladonna, furono frequ entemente disturbati da allucinazioni del senso della vista. A spiegare questo effetto della belladonna, egli muove dal concetto che elemento principale del colla,so sia in questi casi uno st:tto di clHatazione delle arterie grandi e piccole dc11a. cavità addominale cagionata da paralisi dei nervi vasomolori. Ora egli crede, contrariamente all'opinione di molti tra.ttatisti ùi materia . medica, che la belladonna abbia azione stimolante sui nervi vasomotori, donde segue l'effetto di diminuire la congestione passha dei vasi addominali, c quindi di rendere più piena e più libera la circolazione della. periferia e dci centri nervosi. E oltre a ciò, l'eft'ctto che lu belladonna produce sul simpatico cervicale, accelerando e nel tempo stesso fortificando i battiti del cuore, come ha provato :ì\Ieuriot con lo sfigmograJo, deve pure contribuire al buon rcsnltamento. In prova poi della. azione stimolante della belladonna. su11e tunid1c arteriose si rife1:iscc all'osservazione del X othna.gel che l'atropina posta sulla membrnna pahuare delle rane vi produce prontamente la contrazione delle più piccolo at·tcrie, c alle esperienze del Brown-Sequard, secondo cui la belladomHL provoca la contrazione delle arterie della midolla spinale nel mo, l·> stesso dell'ergotina; etl osserva che la opinione che assegna alla


280

R l'ì!ST.\

hclla.donna un 'azione puramente poralizzan te, non s i accorda con quanto sappiamo dci suoi effetti sullo seerczioui ùclla glaendula salivare, della Joamnmria e delle sudorifere. Poscia vuoi dimostrare <tuesti ùuc punti: Primo che egl.i intende che la belladonna abbia a;:ionc stimolante s ui nervi ' 'asomotori solo a dosi medie, poiclu\ è facile comprendere come le dosi grancli tossiche producano eft'etto contrario, come è per la digitale, per gli stimolanti alcolici, ccc.

In set:ondo luogo, rispetto alla così detta azione antagonista della belladonna c dell 'oppio, avverte che arendo molte volte somministrato l' una c l'altro insieme, non si è mai accorto che gli effetti della belladonna fossero sensibilmente diminuiti. dall'oppio o dalla morfina, sah·o <tnello solo s ulle p11pille. }"inalmente accenna alla speranza. che possa. in anenire trovarsi nella belladonna un effit:ace rimedio al collasso del colera.

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I. 'elettric ita\ nel ' 'o mito n e rvoso. Lettera del professore ì'L s~;MMOJ"~ al dottor P. Schivnrdi - (Gt~>ZZ. Metl. Italiana- Lornbnrdia, !) febbraio lS'ìS).

Il professor Semmola dichiara in questa lettera la elettricità sott.o forma di conente costante il sovrano riuwtlio del vomito nervoso, non arendo nelle sue mani, quando il romito era veramente nervoso, fallito neppure una volta; e spesso dopo la prima :applicazione i malati pot.erono tollerare il cibo che talvolta da Jnolte settimane inesorabilmente rigetta.vano. )\ è solo l o '' uole lodato come un prezioso nr·gomcnto terapeutico, ma si Jlnre come un ec.ccllente mez:w diagnostico, poichè ne i casi in cui il vomito lton è esclusivamente nervoso, la sua applicazione riesce a:ffatto jnutile a Jl(lrmettere allo stonu\co la tollemnza per gli nl'imenti. Ve11ti casi clini ci ebbero tutti lo stesso risultato di pronta. guaJ:igione. Ma uno specialmente gli sembra meriterole di speciale ·tonsitlerazione, cù ei lo riferisce in tJUCsti termini: " La. figlia dell'onorcrole deputn,to C. era iscbcletrita l'Cl' nn ,·omito ùi tre me;;i, spedita da tutti i medici come inferma di ulcera perfornnte di stomaco. Una. sera, il 14 novembre 1875, si credette prossima a morire p er il brusco sopravvenire di una <'Otnplcta afonia. Fui consultato quella sera per la prima vo.Ltn, e

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MEDICA

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mnisai nell'afonia un primo dubbio d'isterismo. ~on potei ossenare i materiali del vomito pcrchè lo stomaco era tranquillo, non a\·cndo l'inferma prc.;o alcun cibo fin dalla mattina. " Cominciai a dubitare della esattezza della ùiagnosi di ulcera perforante. L'afonia sopravrcnuta d'un tratto l'enza potersi mettere in rapporto con la evoluzione progrcssi ra della <lebnlezza; un ccrLo senso di stringimeuto, come <li uo,·o, s ulla esi;;tcnza <l('! C{uale io ri chiesi la inferma, ed il cenno atl'cnnath·o che ella mc ne fece, confermarono il mio dubbio che si tra.ttus~e tli una neuros i isterica. " Applicai la col'l'ente roll'appnrecchio eli Onimus e subito dopo L'ammalata potè prendere una tazza di latte. " L'applica~iono fu fatta fra i lati del collo e la lltringe, c poscia fra i lati dPl collo e lo stomaco. L'inferma pronunziò il nome del padre dopo cinque minuti, e dopo un quarto d'ora. di applicazione epigastrica provammo amministrarle qualche cucchiaiu!it di latte. Da f!t!el momento in poi non ebbe mai più Yomito. Si ripetè l'applicazione della corrente più volte il gioruo, e ùopo due mesi la guarigione era completa c stabile. n

• La dhninuzioue d e ll'ur e a. ne ll'atrofia museo· lare progressliva (Lyon médical e Gazelle des Hopitwu:, Parigi, 17 gennaio 1878). -- È noto, CQme la maggior patte dei fisiologi attribuisca al fegato la secrezione dcll'urea. l'oro fa ancora, il dottor Brouardel procurava, col sostegno di fatti clinici, di dimostrare l'inuJot'tauza della parte che quest'organo ha nella formazione di quella. sostanza. Ora il dottor Laure di Lione, non com·enendo picunmeutc Mlla opinione del Brouardcl, ha pubblicata una serie di osserYazioni1 secondo le quali la formazione dP.ll' ure:t avrerrebbe in parte nel tessuto muscolare. Ditatto egli nssevera di avere notnta.r in cinque individui colpiti d::. atrofia progressiva c innoltrata dei muscoli, una diminuzione dell'urea, invariabilmente <>scillantc tra i dodici e i tredici grammi. · Col criterio }>Oi che Wc ùimiuu;&jonc l>otcssc provcni1·c ùalla. nutrizione, il Laure vo!Je accertars i che i malati mangiavano una quantità di cibo sufficiente. Onde conchiuse. che la creatina. dei muscoli è da principio soggetta, nel snugue, ~ una impt•rfctta.


m\' !ST.\.

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trasformazione, la quale poi si compie nel fegato, e che r ossigena del sangue e rattirità muscolare ne devono, secondo lui, essere i necessari cooperatori.

<:nso di sing hiozzo ostinato, guarito dal dott. I l. FAVrr. n, medico aiutante maggiore nel l 0 r eggimento di fanteria, collu. compressione dell'epig'astrio (Jom·nal d~ méderine cl de chi1' /IY[JÌC praiitptes, fascicolo di gennaio 1877, Parigi). Il soltlato nel 3• battaglione cacciatori d' .\.frica, R. .., era nell'ottobre dell'anno 187-lo inriato all'ospedale militare di Biskr:l. (Biskara, p~;o ,·in c ia di Costantina) JlCI' causa di un singhiozzo, che l'aveva colpito in modo violento durante una uretrite blenorragica, e mostra,·nsi da circa tre settimane, assolutamente continuo. Dal 13 di quel Illese al 5 del s uccessi vo novembre fu cumto, esternamente, con vescicanti mor6ua.ti e cauteri conici (rmnte Ili fcn o arro,·cntate) s ull'epigastrio, con iniezioni di solfato di mo,rfina lungo il corso dci nerri frenici e con spenncllature di soluzione d'ammon iaea s ulla faringe; internamente, con pozioni di morfina, di etere solforico, di bromuro potassico, d'idrato di clo-.. ralc1 ùi solfato d'atropina, con pillole del ~[églin ( l )1 di solfat-O rli chinina, di muschio e con i confettiui di bromuro di canfora. ciel Glin (2). Con tutto ciò nient-'altro si ottenne fuorchè la cessazione del singhiozzo durante due o tre ore di ciascuna notte. Allora si pensò eli ricorrere alla compr<issione per mezzo del torc•olarc del Pctit, il cui gunncialetto fu appli cato c fermato all'epigastrio colla vite compressiva, mentre il corrc~gi uolo gira.,·a. torno torno al tronco. Uinque minuti appresso. il singhiozzo, che perdurava da circa 50 giorni senza interruzione, cm interamente ~<pnrito. Però esso si riproduceva col ccsl'are della comprc~sioue , e cessnra appena questa era rimessa in azione. Sospesn1 nci giorni ( l ) 1.(' pill•ll<! •lt·l )1(-:.diu ronslano. <"<lln"t\ nnr o. cia~.. uu:t di : 2 e<"uli;:t·:ulttui d'<-$trncto aknli•·o di jtiHsqui:uuo nPro i • • • valt!r iana

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( 2) l'l' l' la ll i<IIH"'""a di OJIJHII"IIIn () :t pp:tt·cccltil) n nn si p nl<\ rrnm• ~ i ,-,llf'\'a, ,.:;tw rinH'UW I'tl l"t-'lf··lll'kilfl pra· int1u~inn<- •Ic i F ai':HI:ty !"U i nPt·vi ft't' nici.

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MEDICA

successivi, l'opera del torcolare, il male rinpparvc soltanto la. notte, ma si dileguava subito dopo l'applicazione del guancialctto. Si fatti fenomeni furono ossol"\"ati sino al marzo dell'anno 1875, in cui il R... partì per la Francia in permesso di convalescenza. Nella traversata venne riassalito per ctretto delle nausee prodottegli dal mal di mare, c guarito colla sopraddetta compressione_ Dopo tre mesi tornò al suo battaglione perfettamente rimesso ia salute.

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Due casi di pel'ltonlte a c orso rnpiclo senza. febbre, illustrati dal tlott. Gu:SEPPE LA.Pl'OXt (B11ìletlino delle scien~e· n~ediche (li Bolo,qna, gennaio 187t!). Sono due casi di pcritonite acutissima, uno dci quali osservatonella clinica del prof. j\·[urri in cui la temperatura non oltrepassòi limiti 'di quella normale; o la diagnosi, oltre essere dimostrata. da tutti i fenomeni locali che qualificano la peritonite, fu poi confermata dall'esame cadaverico. L 'autore, per spiegare questi fatti, os~ern1. clte mentre uno smodato lavorio di nutrizione avveniva nelln. cavità addominale di questi malati, la nutrizione languiva nelle altro parti dt!l corpo~ poiché l'enorme afflusso di sangue cbo per la irritazione flogistica accadeva nel ventre si faceva a scapito della circolazionedelle altre parti. È precisamente como nell'esperimento <lei Goltz,. poi ltuale, percnotendosi if ventre d'un animalo, a mano a mano che s'otto queste pcrcosseisi produce la paralisi dei Yasi endoaddominali, si osserva un notevole p~tllore dello mucose accessibili all'occhio e un forte abbassamento di temperatura. Alla domanda che potrebbe farsi, perchè non in tutti i casi di peritonite dill'nsa a corso rapido manca l'aumento di temperatura~ ci risponde in primo fuogo che non in tutti i casi di peritonite diffusa. il processo è t.anto esteso l)unnto nei casi che si presentarono alla sua osservazione; fa poi notare che la intensità o la. istantaneità dell'insorgere del processo varia indofinita.mcntc da un individuo all'altt·o; e da ultimo a.vrcrto che forse a far mancare la febbre in un caso di pcritonitc acuta, universale int-ensa e ad esordio istantaneo si richiedono ancora. dctennina.te condizioni costituzionali. E infatti <lei suoi due malati uno cm. affetto-

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R!YlS'I'A ll.EDICA

da tisi, c l'altro era molto denutrito per le privazioni sofferte nelle maremme romnn e gli ultimi mes i d ello. s ua esis tenza.

C,urn delle e morroidi interne m e diante In glicerhan ( Jlonremrmi mNicnl, 23 febbraio, numeri 7 e 8) . Il dottor Young riferisce nel Practiiionner che una signora diabetica, a cui era stato prescritto l'uso continuato della glicerina, ebbe a notare un grande miglioramento nelle emorroidi flu enti da cui per lo innanzi era molto triholata. Questo esempio lo cons igliò a proYnrc In glicerina in altri casi. Ad una malata tuhcrcolo:sa che era impossibile operare, c che dalle emorroidi continuamente sanguinanti era ridot ta a una estrema debolezza <' sofferente, il dottor Youug ordinò mattina c sera due cucdtiniate da thc di glicerina in un poco d'acqua; e da allora in voi non ebbe più a soffrire per le emorroidi. In un uomo di cinIJunntasci anni, affetto da pareecw anni da emorroidi fluenti, dodici g rammi di glicet·ina presi mattina c sera in un bicchiere d"acqua dissiparono completamente l'incomodo. In un altro caso s i tratta,,a ùi una s ignora nella quale gli inconvenienti cagionati dai tumori cmorroi1lali erano cosi gmvi che era stnta decisa la loro rcmozione col termo-cauterio, quando all'ultimo momento il n1.1rito di lei si oppose alla operazione, volendo che prima fos:-;cro stati esauriti tutti gli altri cspeùienti. Allom fu sot toposta all'uso della glicerina; c laddovc per lo avanti non passava mai un mese senza che una ,·olt::t ahncno non avesse dolori ed emorragie; ora sono più di tre mesi cile nulla ha più sotrerto. Un altro fatto s imile è ugualmente citAto dallo stc~so autore. Se taluno trovasse difficile prender la glicerina per via del suo sapore do lciastro, potrebbe al{giuu~crv i convenienteme nte un poco di s ug() ùi limone.


RIVISTA CHIRURGICA

Atmotazloul c hlrua•glc lac del dott. PARONA (Annali universali eli nwclir.ina, novembre 1877). Alle memorie precedentemente pubblicate negli stessi Annali c ùa: noi esaminate nel n• 12 dello SC(lt"SO anno, l'autore ne fa seguire un'altra nella quale vengono enumerati e passati in rassegna vari casi importanti di chirurgia a lui occorsi nell'ospedale maggiore di Kovnra. Xon prestandosi il lavoro ad una rivista bibliografica, ed amando tenere al corrente i lettori dci fatti piìt spiccati della chirurgia contemporanea, stimiamo opportuno scegliere e succintamente riportare i due casi più mcl"iter oli d'attenzione. Il primo riguarda una donna d i 74 anni affetta, da nevralgia ostinatissimn della 3A branca del 5• paio, ed operata colla recisionc del nervo secondo il processo Parnvicini. Questn. donna, scevra da vizio celtico o gentilizio, cla circa 16 mesi era stata tormentata_da violenti odontalgi(', e per questo areva subito la estrazione di pm·ecchi denti della mascella inferiore o. destra, punto o ve era fi sso il dolore. Tal mezzo non le fu ùi alcun sollier0 1 che anzi gli accessi crebbero ùi frequenza e d'intensità in modo da divenire quasi continui. I sussidi terapcutici tl.(lope-

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Rl\.1 $1'.\

rati, quali l'elettricitù, il frcLhlo, il caldo, il thinino, le svat·iate frizioni , non ebbero ai<' un risult:tto. Gli accessi nevralgici, pre~.:e­ -duti come da un'aura nervosa di breve durata, erano talmente intensi che la paziente si premeva il capo colle mani, si contor·ceva. in mille guise c si augurava tii morire. Si dissipavano è vero -dopo pochi minuti, ma per riapparire sia che l'infermo prcndel;se 1m po' di cibo, sbadigliasse o in <tnalulH(Ue modo provasse una lie,·n eccitazione pcrifericatttcl lato destro della faccia. Durante gli accessi risentinl delle tmfitture verso l'angolo della mascella int'eriorc cd allo zigoma corrisp011llcnte seuz'alcuu segno di ne1Talgie riflesse. Dopo aver tentato inYano anche gli antiflogistici, il !)arona s i deci:;e pc! tmttamento chirurgico col protesso Paravicini. E segui quinLli un'incisione ùi circa 3 centimetri nella mucosa <l mie in coni::pott.len;m del maq:dne anteriore t! ella hranca as..:en·tlcnte della m a~cella. inferi ore, c staccantlo il tessuto laminare che uni;;cc il nnu;colo pteri goideo intemo al periostio, gli fu fa.cile uncinare il nervo dentario inferiore prima della ~un entrata nel foro dentario. Il tentativo clell'opemtore di asportare una porzione del detto nervo riu~ci mM; il nervo si ruppe n ei moYimenti tli trazione in fuori, e fu gioeoforzn rinunziare a r intrac-darlo in mezzo ai tessuti. :\ ono~tante questo piccolo inconveIliente le nerralgie cessarono senza più riapparire, e l'inferma, sebbt• ne minacciata da tlemmone di !l'uso per tur~ore este:so vcrilicatosi nel h~ !><Irte opm·atn., gunri completamente dopo una lenta .(;icatrizr.azionc della ferita e ntlo-buccale. L'au•tore fa precedere l'esposizione di questo caso da un breve studio storico-critico sulla. ncvrotomia della H• branca del :5° paio, c propriamcn te del nervo dc ntario. Se ~.:Ollllo lui si de\'e al profcs..;or Baroni (l) nel l tl:W l'iniziatim di escidcre questo nerro (asportandone IJUalche linea) prima della sua entrata nel foro dentario, col penetrarvi daU'e~t e rno mercè una corona di trapano applicata sulla bmnca ascentlcn te del mascellare infcl'iore. Con '<luesto mezzo egli riuscì n guarire umt donna afi'etta. ùa veementi ()dontalgie. A tnl 111elodo, applicato con esit o insufficiente nel 1807 ùni ( lJ ti )Jal;:ai;!ll<: acn·i llui,•·•· u n lal '"'·to!lu ;d y a iTe lt.

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CHIRIJI1G!C.\

dottori Fumagalli e G!Jerini, il Pararicini propose sostituire la escisione del nervo col processo endo-orale sopra narmto oudc evitare i guasti al viso, inevitabili nel primo moùo di Ol>erare. l'rima ancor:.\ di quell'epoca il Regnoli anwa pratil:ata. una. redsione di questo neno pet· la carità orale strisciando con un piccolo coltellino fal cato sulla faccia interna della ùranca ascen·dente della mascella a. tale profondità da comprendere nel taglio il nervo i.n parola. P erò que:;;to processo rimase sconosciuto tin dopo la pubùlicazioue di quello di Paravkiui, etl a quel che }lare, inapplicato in seguito per le imperfezioni che presenta. Della sezione del nervo dentario per la ùocca ne han tenuto }larola il Malgaigne, ed il \Veùer con poco lusinghiere r:w.:omandaz.ioni, per la facilità in cui si può incorrem di recidere il nervo linguale in sua vece, e per l'ostacolo che può ofl"rire il processo alveolare della mascella da cui il nen·o è coperto. Per tal ragione i n Germania è p.1co diffuso, c viene sostituito dall<t trapanazionc della branca del mascellare (l). Il metodo del Panwicini, secondo l'autore, sarebbe stato posto in atto solo 4 volte in t>ermania c 4 in Francia di cui ;> volte dal Letieva.nt il tJuale però si sarebbe l imitato alla sola divisione del nervo. In Italia fu messo testè in pratica dal Ruggì (V. Amwli universali di merlicùw, settt'm bre 1877, e Giornale di medicina rnilita1·c, ottobre 1877), e scùùene il risultato finale sia s tato favorevole, pure le gravi emorragie: consccuti ve provenienti dalla mascellare interna. che richieserol'allacciatura della carotide esterna, mostrano chiaramente come. un tal pt,occsso non vada all'atto scen·o da pericoli. L'altro caso, che togliamo dalla memoria del dottor Parona, si riferisce ad un ra.ga.,zo di 11 anni affetto da pcriost i te flemmouosa acuta della tibia sinistra. Questo ragazzo era ::;tato colto da febbre violenta con dolore vivissi mo all'arto pNdetto, c nei primi giorni lo si era condotto in una sala medita. dell'ospedale, riteneud!o si trattasse tli feùbre reumatica. l'assat,o 0) Nel r l'soconto della policlini<:a cllirm·f.d•·;a del L<tn:zo.>nhct:k pub-· hlicaLo testè dal Kt·unlein tr ovo r~~i sll·ati G ca~>i <li llP\T<Ii)!ia fadal<!. di cni 4 t rauati c1tit·u l'!:!kluncnh.•; i n uno ('h c ri::n:~t·cl;l s pec w l nlf"l\ r" il neo a·,·n deul:u·io, queNto è stato t·eci~o prima dt>l ln ~na cnt rnw nel .:anair m~ndiluuhH·e pt·evia la lrapanazione della masc.- lla. H. Ut li.

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RI\'ISTA

ben presto nella sezione chirurgica, il l'arona vi riscontt·ò un gonfiore risipelaceo che dal ginocchio s inistro si estendeva. alla. metà della. gtlml!a O\'C chi:1ramcntc si o.vvcrth·a la fluttuazionn. J,a tcmp('ratura era a ::1\J,-Ic cent., il polso a 120. Uopo essersi ass icurato con nn attento esame della niuna partecipazione dei capi :uticolnri al processo fl ogistico, egli ùiclie t'Oll estesa incis ione esito ad una. ~rand e raccolta purulenta. La tibia fu rime! nuh1 in g-t·an parte ùistacrata dal peri os ti o. Fu introdotto un tubo 1111. llrcna~:;io , c la cavità fu ripct.utamente hwata. con s oluzione fcnic:tta. Xci ~ri o rni susH'I!IICllli la tempct·aturn, che s i era. 111ante nuta sui :ltl gracli, aumentò a 3\J,5 c l'osso s i mostrò ùolcntissimo, molle c con un principio tli mreftlzionc. L 'autore, in \'ista. specialmente delle conrlizioni gcncmli, non rolle più te mporeggiare c si decise }I CI' lu. re;;czione dell'osso a!t'ctto. Gominciò dal tli\'idcre colla sega · n t:atcua h< til!ia nella sua dialis i che distaccò facilmente dal periostio, indi con ripetute trazioni la separò dall'epifis i superiore c vrontamentc l'estrasse. Quest!L porzione d'os:;o fu trovata affet ta da ostcomicllitc. In seguito a CJuest'atto operativo si nutriva. la s pcmnza di conservare In. metà inferiore della tibia, ma tJunttro giorni dopo l 'csa~.:e rbazion c febbrile e l'aumcuto dci dolori fecero avvertit.o l'autore che il processo s i era. c:;teso all'osso r imas to, il I(Ualc \'enne estratto parimenti col prolungare l'incisione iu lntsso. L a g:llul!a. fu it11li mantenuta in posizione este!-a coll'apparctchio in fr rulc di cuoio de ll'autore(~), e la fcritn medica ta. con fila cce imbc rutc in decozioni di china e soluzioni fenicate. La te mperatura, che per a lcuni giorni s i mantenne altamente .fl'iJhrilc. cou ~rari rsacerhazioni vespcrtine, ritornò <JUfls i normal e (!id rO J'a nuniui strazio ne di forti C ripetute dosi di c:ltillillO. La vasta piaga cicatrizzò regolannente c s i chi use dopo circa. rluc mesi, epoca in cni s i cominciò ati an-crtire lo. formazione di una nuora tihia. All"appa recchio pro nisorio eru. s tato, fin dai pl'imi :-:iorni, sosti tuito 'lucllo g c~sato fenestrato, che fu mantenuto sino a quando J'nccrcscimcnto ùcil'os:;o neofonnato rn.ggiunse una sullidc nt c rc;,iste nza. Dopo qunlchc tempo l'arto fu ado perato benissimo col susshlio di un lie\'c sost.cgno.

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t;HIRURUIC.\

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riflessioni l'autore la 1\Qtare l'opportunità di aver ricorso alla r esezione clcll'intera diatisi della ,tibia, prima. che il periostio alterato da lun~:t snppurazionc sia reso poco atto alla fo\·mazione di un nuovo osso.

Sull'estirpazione della, laringe. - ~ el fa scicolo 10•, anno 1871i, di questo giornale, alla pagina !JH9 vi è riportata dall' b ulir>enrlenta una breve rehzione dcll'e-;tirpnzione della laringe eseguita dal Langenbeclé nel luglio 187:>. Tale relazione si riferisce solamente all'atto opern.t.ivo, e non dà contezza alcuna del risultato final e, perchè probabilmente ricavata dalla bre,·e comunicazione fatta dall'operatore alla Società eli chirurgia di Berlino, solamente llopo 7 ~iorni dall'operazione, ed inserita. nel Herlinu Klin ische Wochenschrit~ del medesimo anno. Ora nel resoconto della Policlinica chirurgica di n erlino, publllicato dall'assistente del L angenbeck, dottor Kronlein, troviamo in esteso In narrazione del caso accennato. Vi torniamo sopra volentieri, sia per rendere edotti i nostri lettori clell'esito ultimo eli quella. opemzione, sia per prcntlcrne argomento ad una rapida rassegna sui casi d'estirpazione della laringe finora. verificatisi. Ricorùimno l· he il caso del Langeubeck citato l'iguarda un individuo eli 57 anni, affetto da carcinoma della laringe, il quale, alcuni mesi avanti, era stato operato eli trucheotomia per minaccia di soft'ocazione. Vestensione del processo carcinomatoso avendo resa impossillile la clcglutizione, r ichiese la totale abla• zione dell'organo, che do.ll'ebrrcgio professore venne eseguita previa la cloroformizzuziÒne e l'introduzione della cannula tampone di Trenùelemburg per la fi stola tracheale dilatata. . . Xon ripeteremo qui i particolari del processo operativo già sommariamente accennati nel luogo citato; ramment.eremo però che il Langenbeck procedette staccando In. laringe da sopra. in sotto, dividendo in ultimo la trachea, contrariamente al Billroth. il quale aveva sepnrato prima la laringe dalla trachea e quindi col rovesciarla in alto, estirpata. Ricordiamo inoltre che l'estensione del carcinoma richiese un massimo ~agriti cio di parti, che unitamente alla laringe, furono ai'portate delle glandole linfatiehe sottomascellari, l'osso ioide, la base della lingua, la parete anteriore della faringe e dell'eso5


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RIVISTA

fago; che com·enne recidere ed allacciare 41 arterie, tra le quali le mascellari esterne, le linguali, le tiroiùee superiori, le carotidi esterne e le laringee; non che di vi d ere due ner vi importanti. quali l'ipoglosso ed il linguale. La parte anteriore del collo si era trasformata in una vasttt ferita cava, il cui fondo era costituito dal corpo delle vertebre cervicali e dalla parete posteriore della faringe ; l'estremo superiore dal palato molle e dalla superfi cie di recisione della lingua, e l'estremo inferiore dalle aperture dell'esofago e della trachea, che s'infossàvano dietro il manubrio dello sterno. L a narcosi cloroformica fu sempre mantenuta durante l'operazione (circa due ore); indi la ferita fu meùicata a piatto con soluzione salicilica. Nonostante lo gravi lesioni arrecate, la reazione fu mite, e l'individuo si avviò rapidamente verso la guarigione. Il 27 settembre la cicatrice era completa; i due ITl:lrgini laterali cutanei d eli 'incisione anteriore si erano saldati perfettamente colla mucosa faringea residua. L 'alimentazione avveniva per mezzo della sonda esofagea. Queste ottime condizioni si mantennero immutate sino ai primi di novembre, quando un iuduramento specifico delle glandole linfatiche sottomascellari a sinistra fu l'inizio della riproduzione ucoplastica. Le glandole furono asportate il giorno 11 novembre, ma il processo carcinomatoso, che rapidamente si estese a quelle del lato destro, produsse un grande abbatti91ento e la morte dopo lunga agonia, il giorno 23 del detto mese. L'autopsia. dimostrò l'iufiltramento carcinomatoso di tutte le glandole linf1ttiche del lato destro del collo tino alla parte superiore del torace.

·Annotazioni. - L 'estirpazione della laringe è una conquista della moùerna chirurgia. Il merito di averla per il primo ideata spetta al Langenbeck, che fino dal 1854 l'aveva proposta per un individuo 1di'etto da carcinoma htringeo. L e Czerny, nel 1871, dietro va.ri esperimenti eseglliti s ui cani, climostrò la possibilità di asportare quest'organo tutto intero, e senza pericoli imme.diati derivanti dall'atto operativo. Nel 1872 Hueter, dopo an'r ncrcnnato agli esperimenti dello Czcrn y, scriveYa esser disposto


CBlRUROlCA

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ad estirpare la laringe nel caso d'affezione carcinomn.tosa, c p re' edeva che tale operazione non avrebbe tardato a mostrare i suoi successi sull'uomo ( l). Il primo che osò jntraprenderla. fu il Billroth, il 15 dicembre 1873 (2). Trattn.vnsti di un inilividuo sui 49 anni, afl'etto rla escrescenze carcinomatose della laringe, che era impossibile distruggere coi soliti mezzi. Il llillroth propose ed eseguì l'estirpazione dell'organo vocale, compresa l'epiglottide, procedendo dal basso in alto. Recise prima trasversalmente la trachea, al disotto dell'anello cricoideo, introdusse la cannula trncheale e poi rovesciantlo in alto la laringe, la separò accumtameute dall'esofago sino in vicinanza delle cartilagini aritenoiili, e ne compì l'ablazione incidendo le gmnùi corna della cartilagine tiroide e la membrana io-tit·oic.lea. L'individuo guarì Jlerfettamente e fu presentato dall'operatore il 23 febbraio H:ì7-l, alla Società ili medicina ùi Vienna, munito ùi laringe artificiale, opera ùel dottor Gussenbauer e del fabbricante di strumenti Thuricgl, mercè la quale era in grado di pru·lare abbastanza forte. Disgraziatamente la recidiva non si fece attendere, e l'individuo morì circa tre mesi dopo. Il secondo caso d'estirpazione, a detta del dottor Boccomini (3}, è devoluto al professore Heino di Praga, e fu eseguito nel marzo 1874, su tli un individuo di 50 anni, affetto da epitelioma laringeo. La guarigione fu completa, ma il paziente s occombette più tardi alla recidiva. La terza ablazione fu eseguita dallo Schmidt, nell'agosto del medesimo anno, su eli un uomo di 56 anni, il quale spi1·ò 4 giorni dopo l'operazione. La quarta va riferita al:i\'Iaas che la pmticò su di un vecchio affetto da aùeno-fiùroma carcinomatoso. Dopo circa tre settimane avvenne l'esito, letale per diffusione di flogosi ai pohuoni. Il quinto caso appnrtiene al Dillroth, ed ebbe luogo nel novembt•e 1874, su di un uomo cinquantenne il quale morì 4 giorni appresso, in seguito .ad afl'ezioue polmonale. (l) HI~Y:<P." Il· 1·o 1. 2", pa~. 300. • (2) Allgcmclne WiciMtt' M erll: lnl.<ehc Z eit 1tng . DiccmiH•e 187~1. (:J) V. A nriall unire,·sali lil J!leclù;ina. :\on:rnlJre l~ìi.

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RI l"lS1'A

La sesta. estirpazione fu prath.:ata in I talia dal professor Bottini (l) su di un robusto individuo di 24 anni, affetto da carcinoma laringeo, pc! q naie era riuscito u:ustranco ogni altro trattamento. L'operazione, che ebbe la durata di un'ome mezzo, perchè non fu possibile asportare d 'un trotto l'intero organo, fu difficilissima per inces~nnti c violenti conati di toss<', e per profusa emorragia che convenne in parte anestnre col !.ermo-cauterio galvanico. Sebbene il corso della piaga non fot<sc molto favorevole per complicazione ùi ris ipola, la guarigione aHcnne ton suffic iente rapidità e senza ulteriore recidiva. L a settima demolizione è quella del Langenbcck sopra nanata, cù è la più interessante, tenuto conto dell'enorme sagritizio di parti che richiese nell'esecuzione. L'ottava ebbe un esito favorevole, e fu eseguita da l :nraas nell 'aprile tlel 187G. La nona fu intl'fi.Jlrcsa dal Gerdes (ùi Jcrer, Germania ùcl ~oro!) su di un vecchio all'etto da carcinoma fibroso. L'individuo mori dopo 4 giorni. La decima finalmente ebbe luogo verso la fine dell'anno scorso,. in Vnr·savia, c fu praticata dal Kosinski (2) su di una donna affetta da degenerazione ca.ncerosn che occupava tuttn. la laringe senza interessare h trachea. La guarigione si ottenne rapidamente, c l'inferma fu presentata alla. Società. di medicina di Varsavia, provvista della laringe artificiale di Gusscnbauer, colla r1uale parlava a voce nbhastanza alta e chiara. Sono dunque dieci le estirpazioni complete della, laringe che sino ad oggi r:cgistra la chirurgia. Fi·a f]Ueste contianrJ tre guarigioni, quattro perdite dovute a diffusioni infiammatorie o nd a lterazioni so pmggiunt<', di cui tre quasi immettiate (dopo -1 giorni), e tre morti tardive rifcribili alla ripetizione ciel proc.:esso morboso che aYeva consigliata l'a bi azione di quest'organo importante. Questi risultati, se non lieti, non sono poi cosi scoraggianti da sconsigliare l'ardito atto operativo; però i casi pa-

(Il v. r;a;zt•/la delle f'li.ti clte 1/i 1·o,·lml. n• IIJ. J~r:;. (~) \', 1'1!>1/l 'tll/illl!t (U•' f'll/l'lfi'Uie e GiOI'IIrr lc <li .lle!li<:illa .'11ilil<t1'C. An1 w t~iì, WJ.

v••e·


Ciii R uRGICA

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tologtci p~r i CjUnli ò stato àdottato son J1iuttostò rari, e quindi col Kosin5ki riteniamo che l'applica;donc ne sarà sempre ris tretta. R. Dt F.

Sul trattame nto c lth·urgico cle lle emorroidi ( An•h. ti'tr clin. chir. , uon LAxta; xBI:!L'K, Supplement H e/~, B. X XI) . Nella dinicn chirurgica eU Berlino diretta dall'autore da. molto tempo è in uso la cauterizzazione dei tumori emonoiùari col ferro roreute, etl i bellissimi ris ultati otte nuti n on hanno mni cccitato il desiderio di cambiare tal metodo operatiro. Ecco come se ne procede nU'esccuzionc: Il pazie nte per alcuni 4iorni r ie ne comrenicnte:nente preparato , ed il retto vuotato regolarmente con purgatiri e clisteri. Poco prima della nareosi cloroforrnicn, un clistere d'acqua. procura. mccliante qualche sforz o la fuoruscito. cd il prolasso dci tnrnot·! cmorroidari. Sotto l'anestesia questi tlllmori vengono s uccessi,·amcntc distrutti con delle pinzette a piatto, arrorentatc, avendo {'ura però che rimanga intatto il punto di passaggio della eute C3terna nella mucosa, e L:hc r1uesta non venga L:auterizznta nella intera sua circonferenza. DoJlO l 'opera~ i one, la mucosa sporgente })Cl' mezzo dell'indice s palmato d'olio è introdotta. nell'ano\ ore si pra tica un ' inie.d one di 100 grammi d'o,Jio di oliva o di mandot·lc, ed il tutto è coperto da una compressa umida fermata in pos to da una fascia a T. L 'aliment!tzioue liquida o piccole dosi d'oppio impcdi:;cono per -! o 5 giorni le evacuazioni ventrali, che poi ,·engono procurate mediante l'amminis trazione di un po' d'olio di ricino o di un clistere d'acqua tiepida. In varie centinaia di casi gli esiti sono stati sempre lodevoli, e non si sono mai os~ervati stringimeuti anali consecutivi.

Sulla ntldolla ossea e l e diverse cause che pos· 8ono proTocarue l 'lnftammazione, del Jottor Rosr.NBA Cn (Centralblcttl fiir Chirumie, 1::!77, n • Hl, - Deulsc!te medicinische lVochensr;hri(t, 12 gennaio 11378). 11 dottor Roscnbach con questo s uo lavoro tratta nel modo il più soddisfacente la questione dell' etialogia dcll'osteo-mielite


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RIVISTA

fl emmonosa. Per esaminare l'effetto dell'eccitamento meccanico dinamico c chimico sulla midolla ossea, bisogna, naturalmente che l'effetto dell'eccitamento scelto rimanga isolato il più che sia possibile da altre influenze; cioè che non sia complicato dal co effetto d'un'infezione accidentale. Così fece Rosenbach rimuovendo col metodo antisettico l'infezione dalla ferita fatta per esperimento. Si rileYò che le lesioni puramente meccaniche, perfino lo allontanamento totale del midollo osseo (l\'Iaas), non producono nè osteo-mielite J>nrnlcnta, nè necrosi. Ebbero lo stesso effetto negativo sulla midolla ossea l'azione del fuo co ardente, l'amalgama di sodio e l'acido nitrico fumante. Al contrario l'iniezione di pi ccolissime quantità di crotontilio o di burro rancido produssero In stessa azione deleteria come il contatto della marcia. della piemia o della osteo-rnielite. In questi casi sopravvenne un'osteo-mielite flcmmono sa, diffusa con denudamento del periostio, necrosi c successivo distacco deli'epifisi. Intorno al fo colaio circoscritto di mortificn;.:ione si verlev:t l'osteite non purulcnta, di moderata estensione con produzioni ossee periostali e ristringimento dello spazio midollare per nuove formazioni ossee. L 'importan:r.a di questi esperimenti coll'aiuto dell'apparecchio antisettico è evidentissima; non solo po1· la ùottrina etiologica ùell'osteo-ulielite 111a auche per le infiammazioni in genere (l).

Snll'nleera «lei retto (ellsmatica) (Ber/iner k lini:;che Wochenschri(t, 24 dicembre 1877). "Xcl r etto si tl'ova non di rado una. ulcerazione (fino ad ora non. fu designata che dal dottor Recklinghausen) di aspetto

{l ) Qu ale intlu<"nW cominci a d esc·rc:ital'<' :uwhì' ~Ili 1wn~p·e~si della l•a l'app:lrN:chio List<?r lo tlintn~tra, fl'a Il! ;t lt re, llll!ll>ltbhlicnzione di B:uun;!:t r1t>n , Sul tromho • (Cent•·at!Jlcat fii,•· rlie medlclniscltcn Wi.,senscha{t en, 18:7, n• Il). nli !'~peri ltlent i antis••ttici falli d;tll'aut or e Slll{li nni mali clin tost rano all't•ddt•nza chP. 11è la m;tnc:mza di motn del ~an~ ne (Wirchow) no) l';tlr Pr:tzione tlo)!istica della par ere dei "asi (Bruecke) non sono per ~e fondamento lJa~te,·ote alla coagulazi one di esso ~ che è in\'cCe • l' infèzione, • la •tuale t•onduce alla lr·omhosi. lnlo~ria spPrim<'lllalc

(.Ynta ci el •·elatOI'tJ).

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•

CHIRUROICA

og ,J

aspetto caratteristico, rotonda, assai di fraqucn te in forma di imbuto, penetrante nell'intestino retto, dal basso e in dentro all'alto e in fuqri, senza infiammazione degli orli o del fondo; la sua. sede è sempre verso la parte anteriore dell'intestino retto, solitamente a 2" al di sopra. dell'ano; non mai meno di l " n è più di 3". Lll profondità del tumore è variabile ; esso può attraversare tutta la parete del retto, provocare suppurazione sul tessuto cellulare del bacino, oppure, dopo la perforazione, produrre delle peritouiti mortali. I:origine dell'ulcera è indubbiamente di natura traumatica, c molte volte proviene dalla. mal destra a.pplicnzione della cannula. d'un c.listerc, la qualcosa. fu accertata in molti casi. Xci luogo appunto indicato, le pieghe della mucosa. anale, lo spessore dell'intestino retto, e, verso il davanti, la prostata, l'utero, e nelle partorienti, la. tcsr.a del feto, formano un ostacolo, U quale si oppone all'introduzione orizzontale della cannula, pcrchè la parete anteriore del retto convessa posteriormente viene appunto spinta contro la cannula del clisteJ·e. Tale ostacolo è facilmente superato scostando la mucosa, e facendo contemporaneamente un movimento di lcYa. in avanti col clistere, tutta la parte rcttalc J>UÒ essere sco~tata. La sede ordinaria delle listole dctrintcstino retto (non mai alla. parete posteriore, nè più alta di 3" sopra l'ano) fa credere che queste ulcernzioni debbano in gr·an parte la loro origine alla. cannula. del clistere.

L 'lns rdDazlonc d 'aria nel t.c ssuto cellulare s otto· c utaneo per falcllltarc certe operazioni cldrurgfelae. Nota del dottor BounEL-RoNCIÈRE (;b·cll. de -rnédecine narTale, no 2, febbraio 1878).

Il dottor Giuliano Aguilar, chirurgo dello spedu.le di Buenos.Ayres, nel 1875 dava notizia di un suo metodo inteso a. facilitare alcune operazioni chirurgiche, come la chclotomia, la. estirpazione di tumori, la legatura. delle arterie, ccc., intomo al quale sono state recentemente pubblicate nuove osservazioni di ottimi risultamenti ottenuti nella cHnica chirurgica dello stesso spcdalc dal dottor Montes de Oca. Questo metodo consiste nello in~rodurre per insuffiazione una


2f)6

Rl\"L'lTA

certa quantità di aria nel t cs~:. uto cellulare sottocutaneo e intorHluscolare all'o!-(getto di separare e isolare i vari strati e i tessuti superficiali e più o meno profondi 1k>lle regioni ~ulle quali si opera. Si eseguisce questa, picrola operazione preliminare perforando ohlittuamente la pelle con un tre quarti in vicinanza del t umore, congiungendone In ~:an n ula con una tromba pr'emcnte. c ron alcuni colpi di stantuffo iniettando l'aria necessaria. Una precauzione <.>s~enziaJ e è tli cOmJJrimere i tessuti a poca distanza dal tumore per opporsi r e•· quanto è possibile alla intiltrazione dell'aria oltre una zona determinata. l suoi vantal!~i sarebbero questi: che nelle regioni molto Y:1scolari o quando un tumore di t(ualunque natura ha invaso organi che importa •·ispettare, questa specie di iniezione sottocutanea allontanerebbe ogni pericolo e renderebbe le operazioni più facili, più rapide e più sicure. Un iu courcuicntc è di non potere sempre limitare J'cntise.ma :u·titiciale, ma il clottor Aguila.r all'erma non esserne mai seguiti perniciosi ell'etti.

Lussazioue unilnterale cle lle l ·et·tebre del collo per s tirnme nto muscolare (Deu[,~c!te Zl'il:;cliri(l fiir Chirurgie- Deutscite mc /ir·iuisc/,e lVo('lli!IIScliifl, Hl gennaio 1878). Denchè il numero dei casi rli tale nfi'czie>ne raccolti nella ll'ttcrntura medica sia piuttosto pi ccolo (HS), nondimeno l'autore uon ln n<>de tanto nwa, fnccndo essa il suo co•·so sotto forma rli un torcieollo, o la ,riduzione a\'\'cnendo spontttncamente e senza difJìcoltà. Xci moYi1nenti forzati del collo, come sarebbe nell'infi lare il corsetto, la testa rimane inclinata da un lato con un rumore scricchiolante, cui succede un crampo dci muscoli della parte con1•cssa del collo che si irradia verso il braccio como pure un:t gonfi~zzu. circoscritta, ovrcro uu arrotonda.mcnlo che però diminuisce con sollecitudi ne. Al talto si nota un ri:;alto acuto, sehbcne snperficitlle, per sporgenza di wm apofisi trasversale, il I(Uale è doloroso ~otto la pressione. La riduzione, che, rlopo il rila.;ciamcnto 1lci mu.,eoli tcs\ per crampo, Yien fatto ordinaria-


Cll mtRGIC.\

2!1 7

mente ùaU'ammalnto stesso, proviene, serontlo RiC"hct, da ciii, che In testa è posta in forzata tlirezione di rotazione laterale c da •1ucsta 1·otata verso l:l parte contraria.

Sulle fratture del baclne, del dott. Hl w i:-;u.:tt (La n ~e n­ bcck's Archiv, XX., 2. D eut sche metliciui;;dte lVot!Hm:;chrif l , 12 !!ennaio l ti'i '). È nl caso che si deve il trovato di due preparati di fratture ùel baci no, avvenute fllnbidu e JI Cr cnùuta da !-:ranrle altezza. In tutti 1\ue i rasi la linea delle fratture era ricono!<dbile dal callo; es,;a era diretta in un caso (1:11\a cresta iliaca ver .;o la [.(rantle inci ~ ura bthiatica : nell 'altro, lungo le branr hc dell'osso pube quasi verticalmente. Lo spostamento del framm ento del bacino a.n ·cnnc t utte due l e volte in alto, all'indietro e all ' inùentro , in modo che ne risultò, in un caso, un notevole accorciamento della gamba. Y otendo sapere ciò che scrire Rietlinger circa In frequenza (o,:; l'· <•/o), la ~c d e, la direzione, la prognosi ed etiologia delle fm tture ùel bacino, si può leggere in ogni trattato. La. Jlltrte nuora st.l ncll'cs~cr egli riescito per mezzo d'una forte trazione del IC!!<Uncnto Bcrtini a strappnre la spina anteriore inferiore, c ciò sotto la tlirezione ùi Linh;u t. Si ritiene per probabile che la r:,pina anten ore superiore per trazione del sartorie, e la cresta iliaLn per mezzo dei glutei possano essere strappate.

Curu. d e lln sclllUcu ))er mezzo ch~llo s tlrnmento del ner,·o sclntico (.·ibeille mè'l. e Ga.z. dea 1/ùpit., 2 marzo lf\18). Questo nuoro mt>tor\o eli cura delle nevralgie ostinatissime si C l:iE'gui~ ce cosi: scuopresi il tronco ùel nervo malato e solle,·asi SOVI'a un uncino e poi sul dito, quindi si trae innanzi come per distaccarlo dal 111embro, OVYero anche sollcvasi il membro con •tue!'ta corda nen o.sa; dopo rtucsto si ripone il nerro c si chiutle la piaga ; la neH àlgia è guarita. Il dot-tor Chine di EdimiJurgo ha imitata la pratica del ~uss­ bnum, e pubbli ca nel P ra'·lilioner due casi note,·olissimi di scia-


RlYJSTA

tica guarita con questo mozzo che era stata ribelle a tutti gli nitrì metodi adoperati. E gli spiega l'azione della operazione, anunettendo che in queste nevralgie il tronco nervoso, cronicamente infiammato, contragga delle aderenze nel tempo stesso che il tessuto fibro so dei nervi ingrossa e compl'ime le fibre nervose. L o stiragliamento romperebbe le aderenze e diminuirebbe questa pressione. L'operazione poi non altera nè la mobilità. nè la sensibilità..

C::nra d e ll' atonia c del catarro T e scicale c on le lnle zlonl s ottoc utanee dl ergotina, dei professori L A:>oE:>BECK o Is RAf:L ( Gaz. des Hu1Jit., 2 marzo 1878). Il Lnngenbeck e l'I smèl ottennero buonissimi effetti in certi casi di atonia della vescica con ipertrotia dt:lla prostata, dalle iniezioni sottocutancc di ergotina (1:.! centigrammi di soluzione del Bonjnn). Dopo una, due o tre iniezioni, il miglioramento fu noteYole. Il malato dcll'l sraèl, che en:~. obbligato ad orinare ogni dicci minuti, giunse a trattenere l'orina per tre ore.

Dell'u s o to1•lc o d e lla soluzione di cbhlino n e llat. Irritazione cronic a della vesci<'a, del dottor E. ,V. NoNN ('J.'l!e Lancet, 23 febbmio 1878). Il dottor Nunn essendosi giovato con Jlrotitto del chinino (una. soluzione ùi un gran o di bisolfato di chinino in un'oncia d'acqua) come agente topico battericida nello piaghe suppuranti e in certe forme di cancri molli, pensò pure di usarlo al medesimo intendimento nel catano vescicale. Ed in questi casi in cui l'orina è carica di pus e la vescica molto irritabile e si vuota solo in parte od è richiesto l'uso continuo del catatere, dalla iniezione della. soluzione di chinino ottenne sorprendenti effetti. Cita particolarmente il caso ùi un malato che era solito ricorrere al catatere, perchè emetteva orina alcalina e molto init.ante, il quale, con le iniezioni di soluzione cbinica, ebbe una. tale diminuzione della sensibilità. del collo della vescica, che lo stimolo di orinare si fece sentit·e soltanto dopo sei o sette ore, ladùove prima a. o~ni ora , o a ogni ora e meno.


CHJRUROICA

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Il metodo di usare il chinino come iniezione nella vescica è il seguente: dissolvere venti grani di bisolfato di chinino in 25 oncie di acqua con l'aggiunta di ctualche goccia d'acido solforico diluito o di una cucchiaiata da thè di aceto scuro comune. Si inietti, e si lasci in vescica due o tre oncie di questa soluzione.

Cora del gozzo colle Iniezioni di ergotina (Journal cle médecine et àe chh·'ttrgie pra.tùptes. Parigi, fa,scicolo di gennaio 18 78). L'uso dell'ergotina in forma di iniezione ipotlermicn. pare che tenda. a diffondersi. Riproduciamo dal Médicnl Thnes ancl ga;:etle e 1lfeclicCJl Record un importantissimo caso di guarigione di gozzo, ottenuta con questo mezzo dal dottor Cogbill. Il Coghill fece sedici iniezioni e tutte in punti prossimi al tumore. Da principio la dose si ristriusc a due centigrammi poi fu aumentata sino a tre decigrammi. Le prime quattro iniezioni furono fatte in ciascuno dei primi quattt·o giorni della cura, le c1nattro successive a due giorni di intervallo e le ultime con intervallo ancora più lungo. La cura durò in tutto due mesi. L'esito . non tardò a rivelarsi colla diminuzione della tensione e della durezza del tumore, nel tempo s tesso che il paziente sentissi rli molto alleviato rispetto alla disfagia e alla dispnea. A q\les to succedette la risoluzione dello. massa col ritorno al voluple naturale del lobo sinistro, che era il più piccolo e colla ri-duzione alla metà del lobo destro e di q111ello mediano. Quindi il lobo sinistro guarl per primo benchè le iniezioni fossero state da principio c quasi ogni volta in speciale ·modo praticate nella dir ezione di quello destro. Il malato aveva, nel corso dell'intiet·a cura, patito un notevole calo di peso, press'a poco Ulibbre (5 ch:ilogrammi), ma senzachè ne andassero scemate le sue forze e alterata la sua salute.

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RIVISTA OCULISTICA

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Il calabar c n suo 1180 t crUJ)CUtic o , del rlottor '"{~>­ Tif:n ( Arcllit•. I , Ophfh. XXII, Abili. I V dichtische Wù('hensf·hr i(f, 9 febùraio Ufi::'J.

D e11tsr.lle mr.-

Il dottor ':Yebcr , dopo avere studiato per anni interi e fatte innumerevoli ossernu~ioni sulle qualità specialissime fisiologh:hc e ternpeutichc tlcl calauar. llitl.Jhlica ora JICI' le stampe i suoi esperimenti. Il calabat·, fisiologicamente, sta in un tal quale anta~onismo -con l'atropina ; poich è mentre questa abbassa la pressione nel corpo vitreo, e l'aumE-nta ll()ila camera anteriore, il calabar agisec precisamen te io senso opposto : esso nccrE:sce la pressione nello :-;pazio vitreo e la 11iminuiscc cousiderc,·olmente nella Cftmcrn. anteriore. 8otto l'influenza del calabnr ~i manifesta nnrhe UJta rilevante gonfiezza et! uno spostamento in avanti dci processi <:iliari. Sembro. anche che l'azione del calabar influisca sui msi tlclln retina: le rene retiniche parrero a \ Vcber un po' l'istrcttc in pnrngone delle m·tc~ric, e fu accertata l'a~scnza di pul ~aziotH'. Su queste qualità tisiolo:xiche del calaùar, \Veber stabilisce la ~uaazi on e tcrnpentica nel modo seguente: in tutte le malattie della <·ornca nelle quali In tliminuzione di pressione sulla parete posteriore corltcale gli promette di riuscire utile, il calaba1 è indica-


Rl\"1:)1'.\

OC"C L!~TJC.\

:)0 1

ti ~simo ,

poichè abha:<~a consitlcrcrolmcnte la pressione nella camera anteriore. Rn.rcbbc tlunquc indicato : nel cherntocele, n(' l cheratocono c nelle antiche macchie corneali (poichè ottenentl o~i col calahar la diminuzione di pressione, si procura una più viva circola;donc nei canali nutritiri e qnincli magl-!ior facilit à 1li n,:;so1·bimcnto); nelle profonde ulcerazioni <Iella muco):a d('lla cornea (non però nei tumori superficiali con deciso ~ tato infiammato rio) come anche nei processi sta.filomatosi. In 'lnalchc forma 1\i glaucoma il c.alnbar :1gi~cc eg-regiamente; il n rs~o tisiologir() in simili casi è an cO l'<\ ipotetico; però la teor MI. nmm cs~ rt da \\' cIJcr, sulla quale noi •lohhiamo ora fm·e n8!'<'~1Htmento, ba molt() in proprio farore. Inoltre W ehcr si serre del enlahar clopo ogn i operazione di caterntta o di j:tlaucoma, IJUantlo si mostri una disposizione al prolasso dell'iride, on-ero ci sin nnn troppo stretta. aderenza con la ferita corneale della parte periferica t! cii' iride stc::;;a. Si vcclc chiaro che l'idea<li \Yeherfu tli innnlzarc l'importanza. tera.pcutica del calabar clal punto puramen\e empirico acl una. fondata teoria fi siologica, c, secondo noi, sta appunto in l(uesto il gran merito del suo la,·oro, come pure la possibilità di assicurare a questo potente rimedio il posto che si merita nella fannaccutica.

Incrostazloni di piombo sulla cornea c snlla c ongiunth·a (Jounwl de lJiédicine el de chirurgie, fase. 11 novembre 1877):

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Ga.lczowsld in un t~rti co lo pubblicnto nel R ccueil tl' Ophtalnw lo,ryie sopra i •listurbi visu:tli tlovuti all' intossicnzione satuminn,. · insiste sul pericolo serio che presentano per gli oc:chi, i collirii che contengono sali di piombo in soluzione, quando la com ea c la congiuntiva presentino delle ulcerazioni. Il piombo amorfo si Jn·eripita su tutta la sup<>rficie •leli 'ulcerazione, e ,·iene ben presto ricoperto ùa una pellicola epiteliale che ne impedisce l'espulsione. Le macchie plumbee clelia cornea sono le più frequenti, ed ofl'rono spesso per la. loro località gravi inconvenienti : quelle della congiuntiva sono più rare e non hanno influenza sulla vista. Le mact hie plumbee della. cornea presentano ordinariamente l'a.spctto di

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30:3

RlriSTA

una macchia bianca opaca, o bianca madrepel'lacea, a contomi .bene limitati, e Yengono costantemente con rapidità. ricoperte du una Sl>ecie di pellicola epiteliale che le rende lucenti alla superficie. Quando occupano il centro della. corn ea esse necessitano un trattamento chirurgico; Desmarres raschia la cornea nel punto incrostato col coltello triangolare di De Bac1· ; Galezowski immette a piatto il coltello sotto la pellicola opaca, lo fa scorrere fra questa. e la cornea sana sottostante, finchè tutta la pellicola venga distaccata. Tale operazione è dolorosa, ma non difficile; la pellicola incro:;tatl). è dura e resistente in modo che s i porta via facilmente tutta ùi un pezzo, e la piaga che ne risulta è lisci!\ luecnte e cicatrizza f,lcilmente senza h\sciare una nuova opacitù.

Azione della gel semiua (l) s ogll o ccki (Recueil fl'ophlhal-molortie, Parigi ottobre 1877). - L ' atropina è usitatissima. nella 11ratica ottalmologica, per la diagnosi delle anomalie -della rcfrazi one; ma ba questo inconveniente che i suoi eft"etti perdurano parecchi g iorni, in modo da impedire al paziente di Attendere a. lnrori ·di og~ctti avvicinati. Quando, ad esempio, scrire il d ott. I1reeùie nel L onclon medicai record, fascicolo del 15 agosto 1877, si usa una soluzione di un sale d'atropina., fatta. secondo il det tame della farmacopea, occorrono da otto a dodici _giorn i prim'l che lu fo rza d'accomodazione riacquisti il propl"io stato normale. Per contro, coll'uso della gelsemina si ripristi na, ~1el corso di dieci a quindici ore, una accomodazione bastevole perchè possano lcggcrsi i camtteri ordinari di una gazzetta alla {JÌ!ltanzn di 12 poli id . Oltre eli cit\ in capo a trenta ore l'accomo-dazione dorcn t a normale, benchè la Jllll1illn resti dilatata ma non immobile durante parerchi giomi. Il turbamento, apportato dall'azione della gclsemina alla fa- . .coltà risira, non regge al paragone di quello prodotto da ll'atro(I ) 1;. come si sn., l'a lc;•" • itl~ (t~ " 11 11 .\ zu 1 = l !li) amorfo, auH\t"o, :tcn•, solultil~

ue ll"ct<"l"e. n•·l c:lcw<tf"v•·mi<l. alquan(<l twll'al<·olc del ~l'll\Otuino scll":t -

1i<·O lttt•lst~mlu1• • sent;•e• ·•·lrcn.v dPII:L famil{lia tlèlle J.o:mnièe). un :tr bus L(t . sel"ll ..:ul••~o. t•aanpiclliuo. elle prll \"a h~nP sulle rh·e dPi ~1".1ndi fiumi dell"i\111()t·ica tuc1·idirmale e ull'l lll flol'i :!ialli rJi so;.~vc olt:zzo . si 1·i ca\'a dalla radicd

t•i•l•>lta in plh·•·•·•·· pet·m ~zw d~II'Ct<' I"C' e ffll·ma Co1;:rli acirl i ntilwt·ali dei s~ li 11011 crist;lll izzabili. snluiJi li nt>ll"aequa e scomposti da:,tli :tlcali, dal t~tnnino -C dal .iodua·(• )'ot;•s~ic<J. L. ~-

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OCULISTI CA

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pina. L 'I wccdie crede di poter asscrerarc, che il collirio di gel semina abbia per effetto di dilatare la pupilla e che, quando sia usato in dose sufficiente, valga a neutralizzare temporaneamente la forza di accomodazione. Secondo lui, si h.a a preferire nel caso, in cui l'accomodazione non è forte, oppure quando occotTa di neutralizzarla per un tempo molto corto e s ufficie nte a poter misurare il grado di ametropia. Ciò sarebbe ~pi egato dalla. ragione, che gli effetti della gelsomina sono più trans itori, c quindi meno notevole la perturbazione da essa causata. Per assicurare la parnlisi dell'accomodazione pel corso di tre ore, devonsi prescl"ivcre almeno 40 centigrammi di un sale neutro di gelsemiua, sciolti in 30 grammi ù 'aC<JUll ùi.:stillata. L' instillazione si ;:n·aticherà ogni 15 minuti durante la priuta ora e, in seguito, ogni mezz'ora.

Nota 8opra nn mezzo pratico per ric onoscere e nllsurare l 'nstlgmatlsmo, del dott. B.~Noo:> (Recueil . crOphthalmolngie, gennaio 1::378). Quantunque questo processo non s ia nuovo e trovisi pure descritto nel Donders e nel Folli n, tuttavia non crediamo fare cosa vana riproduceudolo, poichè per la s ua semplicità e facilità di applicazione può in molte contingenze · tornare utile il ricordar.sene. Tutte le quistioni relative all'astigmatismo si possono risolrcre con una semplice lente sferica coperta con un ottw·atore traforato da uno. fessura. lineare. Si pone daranti all'occhio una di queste lenti scegliendo un numero medio, poniamo il numero 20, e si cuopre con l'otturatore, al quale si fa descrivere un semicerchio intorno all'asse antero-postcriore dell'occhio. Siccome l'astigmatismo ipcrmctropico e il più frequente, sanì. bene cominciare con una lente convessa. Se la vista è migliorata in una posizione dell'otturatore, si fa la diagnosi ·di A s ipcrmctropico, se inrecc migliorano la vista i vetri concavi, si fa ùia.guosi di A s miopico. In queste esperienze non si ha che da notare la posizione della fessura lHll' ~onoscero qualè è il meridiano astigmatico c il suo angolo di inclinaziouc.


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' RJ\"ISTA OCULISTIGA

Conosduta la na tura dell'astigmatismo e il grndo d' indinazione del meridiano, non resta che a cercare il numero del vetro sferico che ricoperto dall'otturatore ristabilirà completamente la visione. Per ciò si pr~m1. una. serie di ,·etri e si nota quello che ofl'rc·la visione più rlistinta.

(,an.u c onut. a c uto, cagionato tlall'atroplna ( Jllou1·en,ent ·mètlil'nl, Parigi, l D ~cnnai o 187.:5). - Il ](linist;/ier m.ou.al.s blafl, rolu mc Xl r , pagina 386, riferisce i l caso di tm ottalmico, se,;:;antaquattrenne, che, sottoposto all'operazione clelia cateratta, ehbe a patire un acuto glaucoma per effetto dell'instillazionc eli una sola gof:cia di solfato rl'atropina nei suoi occhi. Tre scttima.nc nt>rrcsso, manifestava la dilatazione della pupilla, accompagnata da completa immobilità, una camera anteriore poco profomla, una inie7.ione vascolarc, s piccata sul contomo clelia c:ornca, un for te aumento dt'lla durezza del globo oculare e un notevole scemnmento clcllt~ percezione della luee; di guis n. che non trova.rasi in grado di scem ere un gran lume, sal vochè glie lo

si ponesse ricin vicino all'occhio destro. l~uesta storia. però ci sembra

troppo incomplet-a. non essendo inclicnto 1uì il corso dcll'afl'er.ionc, nè l'esito,nè la cura adopcratn.

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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

<.:aso di eritema nmltlforme essudativo da l esione funzionale del 8lmpatlco, del dottor AcutLLE BREDA (Gazzetta Medica Ilaliana-Pt·ovincie Venete, numeri 39 e 40, 1877 e Giornale 1taliaM delle malattie veneree e della pelle, febbraio 1878). •

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Il caso è interessantissimo. Riguarda una giovane donna d'anni 18, di temperamento squisitamente nervoso con pelle bianca e pallida, con capelli biondi e chiari; menstruata a 13 anni, soffri due volte il morbillo ed a. molte r iprese di fenomeni isterici. La malattia eli cui è parola l~ colpi per la prima volta a 11 .mni, e cominciò alla guancia sinistra poche ore dopo essere stata improvvisamente còlta da dolore all'epigastrio con diminuzione del potere visivo e pallore generale ; l'eruzione consist~va in una macchia rossa trasudante un liquido che si concretava in croste, le quali, dopo 4 o 5 giorni si distaccavQ.no senza lasciare alcuna traccia del fatto avvenuto. In seguito le efiloresceuze sempre precedute dal dolore epigastdco, andarono ripetendosi ad intervalli di varia durata accompagnandosi sempre colle epoche mestruali ed occupando successivamente altre parti della faccia. Dopo 4 anni di durata le espulsioni invasero il petto o gli arti lnperiori e poscia un anno appresso, dopo aver perduto i legami di simultaneità colle ricorrenze mestruali, si estesero alle coscie ed ai piedi. n trattamento nei primi tempi fu affatto empiri<-o e consistè in leggieri lassativi i n cartine di zolfo e bagni quotidiani colle acque tennali di Abano ed in un vescicatorio fatto suppurare per 8 giorni al braccio si6

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RlYISTA DELLE MALATTIE

nistro. Accettata nella clinica medica di Padora, fu ivi assoggettata. ad una cura più razionale fatta con soluzione arsenicale di Fowler, colla tintura eterea eli ca.storo, colle pillole di 111eglin e per ultimo colla galranizzazione del s impat.ico, ma con lieve beneficio. Passata l'inferma nella cliufca dermatologica, fu prima assoggettata alla cura del clorato di potassa, poi dell'ergotina del Bonjean e di nuovo a quella dell'acido arsenioso e della gaLvanizzazione; se non che, preoccupati i curanti della sproporzione sempre maggiore che si manifestava tra la nevralgia e la eruzione (per poche efflorescenze si ebbero fino a li giomì di nerralgia), volsero alla prima la loro cura, e non tardarono ad essere contenti, giacchè le iniezioni di morfina ed atropina fatte al principio della neualgia, valsero a moderare c ad impedire la sortita della forma cutanea; e continuando in questa Linea di condotta, le furono fatte polverizzazioni ctet·cc sul luogo della nevralgia e senza lasciare le iniezioni narcotiche, le fu pure adibito il bromuro di potassio, il cloralio, il jaborandi e per ultimo l'olio essenziale di terebentiua. Negli ultimi mesi di degeuza nella • clinica fu còlta a varie riprese da ortica.rio. evanida che si alternava colle esplosioni della solita dermatosi; nevralgie dentali e facciali sostituirono qualche volta la nevralgia celiaca; più d'una volta. il periodo eruttivo a.vYennc dopo che la nevralgia aveva prodotto un'emorragia (epistassi, emoftoe, metrorragin). L'iJlfcrma fu sempre apiretica; le tcrmometrie però is tituite alle ascelle ed ai meati uditivi diedero sempre una sproporzione tra. una parte e l'altra del corpo ; così le eruzioni ello erano quasi tutte simmetriclie e di forma elittica, cominciavano sempre alla parte sinistra. Il professar Gradenigo incaricato dell'esame oftalmoscopico trovò, durante l'accesso, normale il fondo dell'occhio destt·o meutro il sinistro era scdo di manifesta ipei·emia Yenosa. L'autore di questa rara relazione, con sottili cd ingegnosi argomenti, spiega la patogenesi del curioso morbo; ma. noi che s iamo poco teneri delle ipotesi per bélle e splendide cbe sicno, come lo sono le a.ttuali, non faremo che dare in due righe la quinta essenza delle conclusioni acui egli viene ; molto più che, per quanto lo consenti m lo spazio concessoci, abbiamo riassunto abbastanza estesamente la formu eli nic:t della malattia, in modo che oguuuo può farsi un'idea abbas tanza esatta ùcl caso e farci sopra una.

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YEXEREE E DELLA PELLE

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• patogenesi di suo cnt>O. Il dottor Breda. non esita ad nmmet.tcr·e che nel caso suo si tratta,•a di una varietà vescicolosa dell'critema polimorfo essudativo di Hcbra. (~uesta essudazione cutanea era l'effetto di un disordine vaso-motorio periferico; questo disordine poi sarebbe un fatto pat·alitico consecutivo alla costrizione va,sale operata da un eccitamento del simpatico, il quale non farebbe che ubbidire all'influenza del plesso celinco addolorato. L 'informa, al momento in cui il dottor Breda steudevn la sua relazione, era travagli!lta du. peritoni to p elvi~:a mestruale ; essa non era ancora guarita ma molto migliorata della malattia cutanea e delle nevralgie.

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A.Jternl.done del gran sin•t,atlco in nn caso •U eczema diffuso, storia e considemzioni del dottor GIORGIO !fARC.\ CCl. (L'I mparziale, 31 gennaio 1878, u• 2.) Più importante ancora del precedente è il caso narrato dal ~ottor Marcacci, poichè la relazione fra l'eruzione cutanea e l'alterazione nervosa elibe disgraziatau1ente la sua piena conferma

dall'esame cadaverico. Ecco la storia, quale la riferisce il ùòttor Mlll'cacci : Ncsi Angiolo di San Casciano in Yal di Pesa, di anni 70, venivn. anm1csso nell'ospedale di Santa Lucia, sezione cutanei, il 30 gennaio 1877, per essere egli affetto da eczema dili'uso acuto. Pochi giorni dopo, essendosi aperta la clinica dermatologica dir etta dal prof. l\'lichelacci, fu ricevuto nella clinica medesima per servire all'insegnamento, Di notizie ant~.mnestiche poche ne offrì. Ad eccezione di una tifoide sofferta in gioventù, e qualche rara effimera, nessun'altra malattia od incomodo gli avea turbato la salute, della. quale ebbe sempre a. lodarsi, avendola messa bene a prova esercitando prima il ltlestiore di barrocciaio, e poi quello <li sensale di bestie, occupazione che d'ogni stagione lo costringeva a condursi di qua e di là, da un paese ad un altro. Fu appunto in una di ques te gite che, nei primi del gennaio, csponendO§i alla pioggia per molto ore di seguito, incontrò probabilmente la cagiona determinante della sua grave malattia. Incominciò infatti di li a poco a provare dolor gt·avativo alla testa, c il cuoio capelluto si cuopri di un denso strato di forfora : lo strato for:-

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RIVISl'A DELLE

~lALATTI:E

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foraceo non taràò ad estendersi alla faccia, e poi alle ascelle, sul petto, nelle braccia e alle gambe. Quando entrava nella clinica la forforazione della cute era universale: agevole a scorgere che teneva all'eruzione eczematosa. A dire dell'infermo non era esistita febbre: nello spedale, sulla sera, la temperatura :si alzan1. di qualche puco : nella clinica l'innalzamento termico fu pure osservato per quanto non .costantemente in tutti i giorni. Nessuna. nlterazione venne riscontrata nei visceri : nessun vizio costituzionale dimostrabile. Fu <Euindi ritenuto trattarsi di eczema acuto diffuso ùliol>ldico.

Nei primi giorni di degenza nella clinica, per vincere la stitichezza del ventre, vennero amministrate delle prese eccoprottichc : sulla pelle furono fatte aspersioni di polveri assorbenti con carbone e amido. Questo semplicissimo trattamento, il riposo, la dieta. roborante, la molla pulizia, valsero sul principio a. modificare in meglio l'e1-uzione. Infatti nel mese di febbraio la. eruzione non si rinnovò. Verso il 10 di marzo però un'eruzione vescicolare confluente sul petto, turbò l'andamento mite della malattia, e si determinò in .cotesta regione il cosi detto filtt·o gemelite. Copiosa quantità di linfa c siero si versava di continuo dalla pelle eczematica, tanto che il malato fu in preda ben presto ad una grave denutrizione. Una congestione ùel polmone destro, fattas i poi flogistica nel lobo superi.ore eli esso, determinava la morte che ebbe luogo il l o aprile. La necroscopia eseguita dal dottor Brigidi, settore alla cattedra di anatomia patologica, il3 aprile, oft'l'l i restùtati seguenti rispetto alla cute cd al sistema nervoso: ~ella pelle: fortissima iperemia del derma; i vasi dilatati offrono i più vari aspetti; nessun indizio d'initazione flogistica. n el connettivo : cioè asscnzn di prolifera.zione cellulare, di globuli linfoidi, di essudato. Lo stra\o corneo della epidorn1ide scomparso in molti tratti di cute : dove esisteva non presentava nulla di anormale, so non fosse l'intensa colorazione nera dovuta. alle molecole di carbone. Lo strato malpighiano ridotto agli strati pii) inferiori: le cellule malpighiane si presentano più granuloso dcii 'ordinario. ~el midollo spinale e nella protuberanza, fibre e cellule nervose intatte : soltanto i vasi si presentano molto iniettati di sangue.

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YENEREB E DELf,A PELLE

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Nei gangli cervicale superiore e celiaco l'iperemia era visibile anche ad occhio nudo: nei tagli microscopici il riempimento sanguigno si faceva sempre più manifesto. Inoltre era dato di osser vare nei preparati in'uuersi nell'acqua distillata con glicerina, senza alcuna aggiunta di acido acetico, una stra.bocchevole quantità dei nuclei (nucleazione). Le cellule nervose rimpiccolite dalla pressione laterale delle masse nucleari erano torbide nel loro ]Jrotoplasma (gonfiamento torbido): un pigmento (pìgrnentas:io.ne) granulare rosso-t·uggine molto abbondante occupava gli spazJ· 'nt · 11_ulan.· • L .c1ce C()n queste alterazioni apparirà manifesto a quanti l1anno pratica nelle ricerche d'istologia patologica, che quei gangli si trovavano in preda ad un processo irll'itativo probabilmente flogi, stico.. Ed ugualmente risulterà manifesto che le alterazioni dei gangli simpatici sono le sole che meritino considerazione, quelle che imprimono importanza a questo caso.

D ella pltlrias t (Progr. méd. e Gazette cles H6pita1t.x, Parigi, 19 gennaio 1878). - Ques t'affezione è stata giudicata da!la. gran parte degli autori antichi ed anche da parecchi mo• derni dennatologi, siccome un genere particolare di malattia cutanea. In questo parere non concorre il dott. Vidal, il lfUale insieme coll'Hardy crede, che talune varietà di pitiriasi siano puramente degli eczemi sformati, od anche 1)ervenuti al loro ultimo periodo: e quindi non si possa qualificare tale malattia per una entità morbosa. Dopo un minuto esame di tutte le forme della pitiriasi, ei dimo-

stra come quella accidentale altro non sia fuorchè la desquamazione di un eritema pure accidentale; la pitiriasi alba, una forma di si c'bsi; la versicolore, una affezione parasitica perfettamente distinta. Poi adduce le ragioni, le quali, secondo lui, fanno della pitiriasi semplice una specie di eczema affievolito fJ sformato ; di quella della testa, una forma pure attenuata dell' eczE~ma degli artritici; della rosea e della rossa, un eritema desquamativo J>seudo-esantemico. Da ultimo concbiude, che siffatta malattia non può essere risguardata quale una entitò. morbosa, ed il suo nome abbia bensì a significare una maniera. di desquamazione minata e forforacea, ma non una specie patologica.

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RIVISTA DELI.E MALA'ITIE

La porpora lodlca, del dottor l"ouRNIER (Gazette ntédicale cie Pan·s, 23 febbraio 18i8). • Il dottor Fournier indica nella. Reoue 'ntensuelle del settembre un fenomeno raro e non peranche stato descritto che talvolta si manifesta dopo aYere inghiottito dello ioduro di potassio; ed è la pt·oduzione di piccole macchie aventi i caratteri e lo svolgimento d'una p"orpom. Le tre osservazioni che egli pubblica sono così esatte che permettono di ordinare dennitivamente questa porpora nel gruppo delle eruzioni medicamentose. Il primo malato aveva preso tre volte I' ioduro di potassio con un intervallo di quattro mesi la prima volta e di undici la seconda, e tre volte quasi immediatamente presentò un esantema purpurico che durò fin che fu continuato il medicamento e disparve completamente pochi giorni dopo la sua soppressione. Nel secondo, quattro somministrazioni successive dello ioduro furono seguite quattro volte dalln. stessa eruzione avente i mede:; imi caratteri e che pure svanl tosto che fu lasciato il medicamento. Il terzo fatto è ancora, se possibile, più dimostrativo. Come nei pr~cedenti, a. tre riprese e a.d intervalli di parecchi mesi, alla somministrazione dello io duro· seguitò la eruzione purpurica; ma. di più, ogni volta che nel corso della cura, era aumentata di una f}nantità. un po' notevole la do·se quotidiana dello ioduro, entrava. in campo una nuova inuzione: di porpora. La dose che fu usata. era da una a tre cucchiaiate d'una soluzione di ioduro di pota.ssio al ventesimo. E cco ora le conclusioni del Foumier: " 1• L'uso interno dello ioduro di potassio provoca in alcuni casi una eruzione pctecchiale, a cui si attaglia il nome di porpot·a iodica o di iodismo peteccl!iale; " 2• La porpora risiede quasi costantemente sulle gambe, rtlln. loro faccia anteriore. È sempre discreta. c com}losta di piccole macchie miliari sanguigne, che non cagionano alcun disturbo locale o generale, e che perciò restano anco ignorate e svani-

scono da ~6 naturalmente in un spazio di tempo variabile da. cl ne a tre settimane;

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VENEREE E DELLA PELLE

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" 3• È un fenomeno raro che non si manifesta • che in certi

inalati evidentemente predispostivi per originaria idiosincrasia. e molto soggetto in questi stessi malati, a. recidive e recrud escenze. n

()ora dell'orticaria col cloridrato di morfina (Gaceta médica de Catalwia, Barcellona, 10 febbraio 1878).Senza. pretensione alcuna, ma col solo intendimento di segnalare ai medici un rimedio atto a guarire un'affezione talvolta bene ostinata, il dott. Esquerdo narra, alla succinta, la storia di tre casi d'orticat·ia, estesa all'intero intcgumento cutaneo e da lui guarita, mediante una soluzione di cloridrato di morfina nella infusione di rizzomi di valeriana. Dei malati, tutti e tre gio-vani, nati da parenti sani e sceni a.tfa.tto da infezione speciale, uno crasi ammalato in estate (1876), e gìi altri due nell'inverno (1877-78); dimodochè potevano escludersi la maggior parte delle solite cause morbigcne. Un fenomeno predominante era la iperestesia della pelle, che c<>stringeva i pazienti a. grattarsi con forza ed era. inasprita e accompa~a.ta da un'eruzione di pomfi alla. minima buffata d'aria. Erano sintomi di malattia interiore o costituivano un fatto riflesso? Attenendosi a questa supposizione il dott. Esqucrdo pensò nel primo caso (una giovinetta), di prescrivere 6 centigrammi di cloridrato di morfina, sciolti in 300 grammi di scottatura di rizzomi di va.leriana. L'esito corrispose alla sua aspettazione, poicllè l'ammalata guariva 36 ore dopo di essere stata assalita. La stessa cosa. accadde nel secondo caso, un'altra giovinetta sulla ventina. Nel terzo caso, la guarigione fu ancora conseguita in meno di 36 ore, con vera meraviglia degli assistenti alla. clinica medica del-

l'ospedn.le di Baroellortà, dacèhè l'orticarin. nveva resistito a. ogni agente terapeutico prima adoperato, e causava un vivo ed esteso dolore al malato. Il sale di morfìo.a, evidentemente, sopisce l' iperestesia dell'integumento cutaneo e rafft·ena la tendenza ad atti riflessi dci vasi, dai quali in sift'atto caso pare che derivi l'eruzione.


RIVISTA DI FISIOLOGIA

Dell' ~azione lnlbltorla d el centri n ervos i ( Tl~e Luncet, 15 settembre 1877) - È nota a tutti i fisiologi la proprieta che hanno alcuni centri nervosi di sospendere le azioni ner vose. Le osservazioni dei fratelli vVeber sul nervo pneumogastrico fecero conoscere l'esistenza dei nervi che producono sintomi di tal natura, sebbene si fosse riconosciuto anche prima per alt.ri esperimenti la proprietà di quel nervo di arrestare l'azione del cuore nella diastole, quando esso è eccitato o, tagliato, ne è stimolata la sua estremità. periferica. Era pure noto il fatto che un'impressione morale profonda ed improvvisa arresta i movimenti volontari, e che un impron;so dolore sopra un nervo sensibile produce la medesima sospensione. Furono però studiate poco, sì la direzione delle fibre che conducono queste azioni inibitorie, come la. posizione dei centri da cui essé emanano. Nella prima parte della nuova serie dell'A1·cMv. de Phisiologie di Dubois Reymond, comparve in questi giorni un articolo importante sulle investigazioni fatte in proposito da M. L angendorff. Egli comincia dall'osservare che l'influenza, la quale sospende le azioni riflesse può partire dal cervello o dalla })eriforia. La forma cerebrale o psichica, come il Langendorff preferisce chiamarla, di questa proprietà inibi toria. r·iflessa, è una funaione particolare di una certa parte del cervello ed è durante la vita in uno stato 11crmanente ùi lcggiera teusione.IG!i esperimenti di Langendorfi dimostrano, che la !lede di questo meccanismo non si deve soltanto cercare nei loùi ottici, ma vi sono almeno tino a un certo

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RfVIS'l'A. DI FISIOLOGIA

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punto impegnati gli emisferi cerebrali. Ed infatti il potere riflesso di inibizione è un fattore essenziale dell' intelligenza. E s'ac- · corda con ciò il fatto, che gli animali appena nati hanno relativamente molto debole questa facoltà moderatl'ice riflessa cerebrale, che aumenta gradatamente col crescere degli anni, a mano a mano che la ragione viene acquistando predominio sulle azioni del corpo. La forma di inibizione riflessa, la quale procede dalla periferia, si manifesta, quando qualche in·itazione sensitiva (fuori di quelle che cagionano moti riflessi) tocca il midollo spi9ale. È inverosimile che vi siano nel midollo spinale, particolari meccanismi sospensivi riflessi; sembra invece molto più probabile esservi un' influenza diretta dell'eccitabilità sensitiva sopra i centri di riflessione. È pure probabile, che imovimenti centrifughi procedenti dal cervello percorrano la midolla nello stesso modo; ma è incerto se le sospensioni riflesse derivanti dal cervello possano identificarsi colle azioni psico-motrici. Le sospensioni riflesse studiate principalmente dal dott. Langendorff, sono quelle di origine cerebrale o psichica. Egli dimostrò che la eccitabilità riflessa è esaltata, non solo dalla. divisione del roesocefalo (come dice il Setschenow), ma anc.he degli emisferi. , Perciò egli conchiude, che il centro di inibizione riflessa trova-si nell'emisfero cerebrale della rana. Dimostrò pure, che è indispensabile la divisione completa del cervello o del mesocefalo dalla midolla spinale per eccitare l'attività riflessa dell'intero corpo; ma che è sufficiente la divisione laterale di questi org:tui per accrescere l'attività riflessa dell'altro lato del corpo. Inoltre nelle sue ricerche egli notò, che un eccitamento chimico di una metà della sezione trasversale di un talamo ottico cagiona .una depressione riflessa dalla parte oppost11.. Da tutto ciò ris ulta., che l ' influenza moderatrice riflessa di ogni emisfero cerebrale si estende sopra una parte del corpo ; la po.t'to destra del cervello ha,. influenza sopra la parte sinistra e quella sinistra esercita una influenza sospensiva sopra le azioni riflesso della parte destra del corpo. Una sezione semilaterale della midolla allungata immediatamente sotto il cervelletto eccita conseguentemente le azioni riflesse dalla parte opposta. Al contrario una sezione fatt.a nella metà della midolla allungat-a dietro il quarto ventricolo cagiona


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RlVI$1'.\.

un eccitamento delle azioni rifiease nella gamba della stessa })arte. Segue da ciò, che i conduttori delle azioni riflesse sospensire si incrociano nella midolla allungata, appunto come avviene nella rana, giusta le osservazioni di Stieda che notò dei fasci incrociantesi nella line.1. mediana della midolla allungata.

Ricerche spettroscoplche sul sangue (Tlte L fmcet, 27 ottobre 1877). - In una comunicazione originale, fatta al giornale Oentralblt~lt dai dottori Leuder e Bablich, si dimostra come, dietro ripetuti esperimenti, essi abbiano tt·ovato che lo spettro del sangue entro i vasi di un coniglio vivo sia eguale a quello del sangue recentemente levato dai vasi sanguigni. Un breve. contatto del sangue con l'aria non altera la posizione deUe due solite righe di assorbimento fra D ed E. Lo spettro del sangue avvelenato con acido idrocianico, corIisponde a quello in cui è una grande diminuzione eli ossi-emoglobina, ed è caratterizzato da una seconda zona molto più debole, e da una cons iderevole oscurità dello S}HJ.zio fra le due righe. Lo spettro del sangue dci prudenti, narcotizzato con puro ossido nitroso, mostrava una leggera diminuzione nella quantità dell'ossigeno, rassomigliando a quello del sangue di persona sofferente pr.r estrema fatica, e dopo riduzione, estens ione dell'assorbimento sui limiti del rosso ed arancione (C n D) della mctamoglobina stata descritta dal Vicrordt come tm prodotto di disgregazione della ossi-emoglobina. N ci pazienti nar cotizzati con acido carbonico, come J)Ure con ossido nitroso, l'azione del primo dei due gas appare dalla difficoltà di effettuare la riduzione in modo tale da fare riunire le due righe di assorbimento dietro D e avanti E. La presenza della metaemoglobina nel sangue avvelenato con ga-s ossido nitroso, è dimostrabile per · un 'ora almeno dopo che l'ammalato si è s,·egli:l.to e che si sente al tutto ristabilito. N on si sa ancora dire precisamente quanto tempo duri. Leuder e Bàblich seguono l'opinione di Vierordt, che il sangue di persona molto stanca contiene una quan tità minore di ossi-emoglobina, di quello di persona che si sia appena destata dal sonno. li dottor Btllbich trovò che il total~ di ossi-emoglobina del

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DI FISIOLOGLA

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suo sangue, alle sette e mezzo della mattina, prima di c.:olazione, era di l. 421 espressa in valore dei coefficienti dell'estinzione della seconda zona. d'assorbimento, mentre alla mezzanotte, prima. di andar in letto, era. 1. 238.

Degli ematoblas tl. Ricerche del dott. Hayem (Gaz:. des Hopitaux ). - Il dott. Hayem facendo studi sal sangue dei vertebrati ovipari potè stabilire la esistenza di certi corpuscoli scolorati diversi dai globuli bianchi, ai quali ha dato il nome di ematoblasti, e che sarebbero, secondo lui, il punto eli part,enza dei globuli rossi. Esaminando a cagion di esempio, il sangue della. rana, si vcggono i globuli bianchi e degli clementi scolorati, fu§iformi od ovoicli finamente granulosi e trasparenti, nel cui l interno incontrasi un nucleo contenente delle granulazioni, che hanno la maggior parte l'apparenza di piccole virgole. Il dott. Hayem ha potuto tener dietro al1e di l'erse trnsformazioni, a ctù soggiacciono questi elementi i quali sono nlterabili ssjmi, e questo spiega il perchè fin q~i sfuggirono alla attenzione degli osservatori. Poichè per fissn,rli bisogna ricorrere a certi r enttivì, potrebbe nascere il dubbio che non fossero che prodotti artificiali. Ma il dott. Harem valendosi delle basse temperature ha riconosciuto che il freddo, il quale come è noto ritarda la coagulazione del sangue, ritarda pure l'alterazione di questi elementi e per conseguenza permette di studiarli meglio. Sperimentando nd una tem~ ]Jeratura sotto zero, veggonsi negli intervaUi fra le pile di globuli rossi dci lliccoli .corpuscoli alcuni di fot·ma ovale o a mandorln. altri rotondi, altri affilati in punta, altri regolarmente discoidi, la maggior parte già rossi e biconcavi. A cagione del loro movimento possono cambiare di forma ed appnrire rotondi quamlo si vedono a piatto o in forma di bastonetti quando si scorgono di fianco. Negli anclllici e negli animali a cui si è fatto perclere·molto san·gue divengono 11iù voluminosi. Dopo due o tre ore impallidiscono e divengono spinosi, altri si increspano e diventano angolari o stèllati ; dopo quattro o cinque ore veggonsi partire .da loro dei prolungamenti elle diventano il punto di origine del reticOtlo ti-

brillare.


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RIVISTA DI CHIMICA E FARMA.COLOGIA

l:.rn succetlaneo dell'olloresina (balsamo Cl l) di co• p alba nella cura della blenorru.gin ( Arcltives médicales bel,qes, gennaio 1878). •

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È l'olioresina di Gurjum (2), detta dagli' inglesi olio ùi legno (wood oil), t:he scola in grande copia da tagli fatti nel tronco e nei rami del ditterocarpo lanuginoso (dipterocarpus incanus delle dittcrocarpèc di Linneo ), albero resin oso della Birmania, ed è adoperata con buon esito dai medici ingaesi nelle Indie contro la lebbra. In Francia il dottor Vidal fu il primo a sperimentarne l'efficacia pure in un caso di lebbra c soprattutto nella ble norragia, e la cura durò da 10 a 20 gioru! c anche meno, secondo che i malati avevano o no oltrepassato il pér iodo della infiammazione. La formula ùi prescrizione preferita dal Vidal nell'ospedale di San Luigi in Parigi, è stata la seguente:

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(l) L'appellali\'O ba~<am{) mal e s i attaglia a ll' ol iores ina di copail>~l. perclu) è proprio d.clle s<.~stanze resinose. che hanno l'aroma $Qa\ 't', (2) ProYi.,.ne da Cale~a ua . do,·e \'endesi nei vaza1·s, SO ILO fortna di den»O ~<ci t·oppo, di colore grigia~u·o, piit solubile ncll'et('J'I!, nel solfuro di carhonio, che nell'alcole. erl insolubile nell'acqua. Il suo odore, che rarnn oenta quello dell'olio volatile di ••·e mentina e, sPcondo l'Hendet"SOn. u·a~<fomiPsi debolmente nell'ot·ina. può essere, meglio di quello dcll'oliorE"!'illa di copaiba, lar•·ato dall'etere azo10so (<~cido uzotico alcolico) e d:.L il':dcolito dell'euca\itto globulo. z. L.

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RIVISTA DI CmmCA E FARM.\COLOGIA

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4 grammi dell'olioresina. di Gurjum incorporati, per mezzo di altrettanta gomma arabica. polverizzata, con 40 d'infusione di badiana. (anace stellato), ed amministrati in due volte primo. della refezìone. Tale doso fu ognora. bene sopportata, e non ca.usò altro disturbo fuorchè una o due scariche alvine, un paio d'ore circa dopo il pasto; e quando, per esigenza della cura; fu aumentato. sino a 8 grammi, produsse, soltanto nei primi momenti, delle nausee passeggiere. Alla pozione il Vidal faceva seguire qualche sorsata di vino, a preferenza generoso, che dimostrò di agevolare l'assimilazione dell'olioresina.. L'olioresina di Gurjum, qualora 11sata con prudenza, ed avendo riguardo alla sua azione sulle vie digestive, può ben essere preferita all'olioresina. di copaiba, per la sua virtù più pronta. e più .;icura. Oltracciò non produce eritemi, nè comunica odore spiacevole e rivelatore all'alito c allo orine.

L 'acacia pfenant~ l'aloe p seudofe roce e la zantorre a arborescen te (J oun&al de pltarmctcie et de chi mie, · Parigi, febbraio 1878). Sono tre prodotti della vegetazione oceanica, pochissimo noti e dotati di azione terapeutica, dei quali il sig. Bourband, verso lo scorcio dell'or passato anno, mandava da Adelaide, città pl'incipale dell'Australia meridionale, alcuni saggi all'illustre professore Berthelet in Parigi. · L'acacia picnanta è una pianta Ieguminosa (Raillon) che cresce spontanea nel piano come in montagna e s'inalza sino oltre a dodici metri gettando dal fusto diritto dci rami cilindrici, i quali~ nella primavera sbonzolano per migliaia di fiori dall'olezzo soavissimo. La scorza dei rami colà. volgarmente detta waitle bark ( cor·teccia. di vimini), racchiude la. parte medicamentosa ed ha una. composizione che si accosta a quella del legno del catecù, del • chino, pierocarpus marsupiwm del Roxburg e della radice di ratania. Difatto contiene da 40 a 45 per 0/o di acido tannico, 1 /~ circa del proprio peso di materia estrattiva amara, acerba e solubile nell'acqua, molta gomma di colore giallo bruno e un pig-


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RLYlSTA DI Cfil.lllCA.

mento rosso cupo anch'esso solubile nell'acqua ed utile nella tintoria. Si leva dalla piauta allorcbè questa ha raggiunto il terzo rumo di vegetazione c a preferenza nell'autunno cioè durante la ascensione della linfa. L 'aloe pseudoforoce prova nell'Australia col rigoglio di quello soccotorino nell'Aifrica tropicale. Applicato in forma. di polpa sulle ferite, le allevia col pronto refrigerio che produce, no ferllla lo scolo del sangue c ne affretta la saltlU'tura. Altrettanto giova nelle affezioni erpetiche, nella volatica, nelle emorroidi, nei geloni, in alcune ottalmie e, secondo il Bom·band, anche n!.'lla cw·a delle pustole del vaiuolo togliendo il pizzicore eù impedendo i but.tet·i. Per questi usi si suole 1~escolarlo colle foglie acciaccate <lell'eucalitto globulo. La <!antoiTen arborescente è uu frutice (gntss tree), che senza bisogno d'incisione stilla dai picciuoli delle sue foglie una resina di odore ceroso e dal sapore del miele che le valsero il nome di resina miclata. E ssa è brunastra, analettrica, solubile nell'alcole S('alùato, insolubile nell'acqua e contiene un olio volatile e da 8 • .n l O per •;odi cera. La secrezione è tanto abbondante da formare, coll'nddcnsamento, uno strato alto fino a tre centimetri, il r1ualc riveste lo stipite a guisa di una seconda scorza molto aùesa.

l Jn nUO"\'O rime dio rlnals ho. - Tutti conoscono e ricordano quelle bacche allungate, aguzze, triangolari o a volle aggobbite, che contendono al pomodoro la vivezza del colore rosso e, sotto il nome di 11imenlo o pernenla, servono sì per condimento de'cibi, co1nc per ornamento di stufe e ùi prode d'aiuole solatie. Il frutice che le proùuce è il cnpsicu.m ammum delle solanee di Linneo, c il principio che loro reca la qualità acre ed eccitante è la sostanza olioresinosa, detta capsicùw dal Bra.connot. Con codeste bacche e con i molti semi piatti e toudeggianti da es~ e contenuti (l), il Larùy ha preparato un estratto il q.uale,· • (l ) l.<' propl'i elit it• r;•peulid•P dd pimPnto sono (JU molto tempo conosr.ime. iSOilo la foruw di alcolilo e di pol w•t·e. t>sso fa pat•te dei pt·t>p:u·ati f •.~t·•naccul ici not i c•JI nonto t.! i mistur a anligasrral~,rica del Cox- e delle pill '*' llntilwn.olgicltP tl• ·l ne Hrur. ;\t>ll' .\fl'il'a e nell'lndiR, dol'e trae l'origine, <l molto n~at() llURlc aft·odisiaco e antinis~enterico. 7.. J.

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E FARMACOLOGIA

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siccome racconta il dottor Coutu1·ier nel giornale Le Cou.1Tier -,nédical (Parigi, gennaio del corrente anno), suscita una Yiva rivnlsione, senza causare il prurito nè il dolore ·del tartaro emetico, dell'olio di semi di crotontiglio e della tapsia garganica. l/effetto si manifesterebbe nel corso di 10 a 30 minuti, :secondo il punto e lo stato della pelle, e sino dal principio sarebbe unicam ente accompagnato da sensazione di calore e da rossczza durevole 24 or e e bene acconcia alla. cura dei reumi acuti o cronici, d eUe nevralgie, delle bronchiti e dei cata1'ri. Per agevolarne l'uso, il Lardy pensò di ridurre il sopraddetto estratto a massa plastica, e di spalmarne dci parnlellogrammì di carta, suppergiù alla foggia dei senapismi del Rigollot. In tale condizione si applicano sulla pelle, senzachè occorra di scaldarli, nè di fasciarli nei punti soggetti a movimenti, avvcrtonrlo soltanto di non accostare agli occhi, alle labbra o alle narici le dita

che li abbiano toccati. 11 calore e la ro0ssezza, da essi prod11tti, possono essere tolti in breve tempo con una. Jeggicra spo!Yera-

tura di auùdo.

Due nuovi metalli (Giornale di farmacia e di chimic(t, gennaio •1878). - R. Hermaun designa col nome di uettunio un nuovo metallo che crede arere scoperto recentemente in un miscuglio naturale di colombìte e di ferro-ilmenitc origina1·io tli Haddam. Si distingue dal tantalio col quale ha molta analogia per la grande solubilità del s uo fluosale potassico. L 'altro metallo è stato scoperto dal signor Kern in una sabbia platinifera, e gli ha dato il nome di davio, in onore del celebre chimico inglese. .ApJ>arterrebbe al gru})po del platino. È molto duro, però malleabile se scaldato a rosso; è facilmente attacca.to dall'acqua ragia, appena dall'acido sol fori co bollente.

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SERVIZIO SANITARIO ~HLITARE

.. I rlsultatl d e lle E s posizioni ln rapporto al ser• vizio sanitario mUltare . Relazione di Vv. RoTFr, generale 1nedico ili 1• classe del XII corpo d'armata. (Sassonia) alla sezione " corpo sanitario militare, dell'assemblea dei nnturalisti e dei medici tedeschi di Monaco, il19 settembre 1877 (Deutsclw ·medicinisce Wochensclwi{t, 9 febbi·aio 1878). Il concetto e il principio delle esposizioni sono caratteristioi del nostro secolo, e gli daranno, forse col tempo, un sopranome che lo contrassegni. Astraendo dagli interessi commerciali e con~ iderando le Esposizioni dal più elevato punto di vista, si può a.ft'ermare, che esse rappresentano una rivista. comparativa della. presente coltura, e semplificano grandemente il lavoro degli stucliosi. Non si cade in errore di certo, collegando il vas to sviluppo delle Esposizioni a tale 1mttica. utilità. A c1uale grado progressivo . e5se si eno pe1:ven ute, lo si rileva dal fatto, che a Londra )leil'anno 1851, si ebbero sotto tettoia 20 jugeri di terreno (l jugero = 0,40 ettari) ; a. Parigi nel 1855, 30; a Londra nel 1862, 24 ; a Parigi nel l 8(ì7, 40 1/t ; a Vieuna nel 1873, 50; a Filadelfia nel 18 76, 75.

Fu ali'Esl)Osizione di Parigi uel1867, che si destinò per la prima volt.1. una ~ezion e speciale alla parte sanitaria, e dietro

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SERVIZIO SA~TARIO lULIT.-\RE

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quell'esempio fecero altretta.nto le successive grandi E sposizioni. Quella di Bruxelles, contemporanea alla mondiale di Filadelfia, fu una esposizione di specialità, e, come tale venne giudicata. Passando in rivìsta le varie Esposizioni per quanto riflette il servizio sanitario militare, è da deplomrsf, che nessuna, fino ad ora, abbia contenuto il materiale ufficiale; quella che più vi si avvicinò fu l'esposizione di Bruxelles; la qual cosa favori grandemente lo sviluppo di tutte le cruestioni umanitarie. Ciò nondimeno si manca tuttora di un ragguaglio comparativo sul materiale completo delle diverso nazioni. Progredendo nell'esame delle Esposizioni si trova, che quella di Parigi del 1867 ebbe, per prima, una sezione sanitaria, che non conteneya soltanto oggetti sanitari militari. A. parer nostro, la grandiosità e la perfezione con cui fu disposta l'Esposizione di Parigi, non furono raggiunte da nessun'altro. La mostra sanitaria fu fatta per eccitamento dei comitati fran cesi centrali di soccorso e riesci non insignificante, anche in paragone alla grande ricchezza dell'esposizione generale. In due fabbricati con sale molto }liccole, c'era una quantità d'oggetti i più svariati fra loro; una di esse conteneva la raccolta del noto dentista americano dottor Evans, che cosi fu il primo a far conoscer<- in Europa, almeno in parto, il materiale descritto nella circolare n• 6. Una buona guida del professore Liebreich, facilitava il modo di orientarsi. Si fecero esperimenti pratici durante tutto il periodo della E sposizione. Quella. di Vienna del 1873, che, per la sua disposizione generale e per la prospettiva stava molto indietro alla parigina, fu però fra tutte le Esposizioni mondiali la più importante per il servizio sanitario militare. Nel padiglione sanitario, eretto quasi esclusivamente a carico dei comitati di soccorso, e ciò in grazia dell'attività energica di Mundy, si raccoglieva quasi tutto il materiale sanitario. Una conferenza libera privata, iniziata dal Mundy, . dal \ Vittelshòfer e Billroth mostrò degli esperimenti pratici col suddetto materiale, e ne provocò degli altri degni di considerazione. All'Esposizione di Filadelfia, la quale per mancanza di unità e di prospettiva era disposta anche meno bene di quella (lì Vienna, il materiale sanitario si trovava cosi sparpagliato, che neppure i 7 •


322

SERHZIO

giurati per l'assegnazione dei premi poterono vederlo tutt-o. n maggior numero degli oggetti era raccolto nella sezione tedesca e nella mostra degli Stati Un i ti; un padiglione sanitario, di cui s'era già fatta la pianta, non venne più costruito, e non se ne ebbe che qualche cenno dai cataloghi dei vari Stati, come, per esempio, della Srizzera. P el numero degli oggetti, Filadelfia non fu inferiore a Vienna; lo fa invece di gran lunga per la loro qualità. La palma in questo genere spetta indubbiamente a Bruxelles. Come esposizione speciale, essa non fu soltanto la più ricca, offrendo uno specchio del progresso odierno, mo. pose uno. grande importanza nel mettere in evidenza le manifllstazioni degli studi o degli sforzi iatti in vantaggio dell'umanità. Fu la prima volta che si vide il materiale sanitario per l' igiene e per il soccorso agli ammalati in grandi proporzioni, che non furono raggiunte da verun'altra. esposizione. Di ciò si dev'essere grati all'alta iniziativa del re del Belgio. Fu spiacevole che la località non permettesse d'in traprendcr('l esperimenti pratici su grande scala. [ risultati di questa esposizione sono raccolti esattamente dal Peltzer. Non è lieve difficoltà il parlare dei risultati delle Esposizioni, sui quali, io, per molteplici incombenze quale giurato nell'aggiudicazione dei premi, mi dovetti occupare. La difficoltà sta in ciò, che degli oggetti esposti una parte è già nota, e sulla parte ignota non si poterono fare csperimen ti pratici. Per poter parlare dei risultati, bisogna che l'esper!mento sia possibile nel luogo stesso dell'esposizione o in si ti ad essa attigui; gli oggetti che non vi si prestano, o che, per la loro natura sono ancora sconosciuti; per esempio, tutti i medicamenti nuovi, o i segreti patentati, non debbono essere ammessi al concorso per il premio. Chi può formarsi un esatto concetto delle E sposizioni sono i giurati; ma bisogna tenere in considerazione la durata del loro lavoro, e talunc circostanze relative. I giurati di Filadelfia non scordemnno mai l'enorme fatica sostenuta nel bollore di un estate d'America. Voleutlo esporre brevemente i risultati delle Esposizioni debbo !imitarmi (per evitare la faticosa enumerazione d'un materiale non ancora illustrato), a 11rovare con esempi, presi dalle varie

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' SAXITAIUO :UILlURE

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E sposizioni, le tesi generali e i più importanti progressi sul servizio sanitario militare, riguardante la cura. medico-chirurgica di .guerra. Il primo, c il più rilevante fattore ùi essa, è il trruporto aei ferili; cui si annette così grande importanza da. contrastare ~a palma al migliore fra i metodi ili trattamento delle ferite. n dubbio, n quale dei due argomenti sia da dare la prefcronza, se, cioè, alla perfezione del metodo clilrativo o al mez;;o d'evitare l'agglomerazione di grandi masse di ammalati, può essere giustificato, ancorchò si giunga, mediante gli eccellenti risultati del metodo antisettico, o quando l'applicazione ne sia possibile, ad .allontanare i tristi oft'etti dipendenti da circostanze insalubri c ·da cattive condizioni di località. Riflettendo alla rapidità ed alla est ensione delle nostre guerre .n1oderne, il trasporto dei feriti e de!Jli amm(Jlc~ti p er ferrovia .occupa il primo posto. :Esso è diventato il segno caratteristico <lei progressi delle Esposizioni mondiali. In questo particolare, t~II'Esposizione di Parigi, nella raccolta di Evans si ebbero come precursori, il modello di un carro americano per ammalati; un vagone-merci, nel quale si aveva costruito coi battifianchi dei cavalli un biln.nciet·e, eu altri piccoli apparecchi, come letti elastici .e simili. Questi oggetti che, secondo gli odierni concetti delle E sposizioni sono di ben poca importanza, attraevano l'attenzione .generale. L 'esposizione di Vienna dimostrò quale importanza abbiano avuto i treni sanitari nella gucn-a dell870-7l. \'e n'erano esposti non meno di quattro, allestiti completamente e pronti alla partenza (un treno completo di Bonnefont-1\Iundy, uno bavarese, uno del-P1ùu.tinato e uno amburghese); inoltre un modello di ferrovi.a della Bassa-Slesia. A. F'iladelfia non c'erano che piccoli mo-<lelli; a BruxellP.s, 19 canozze complete da poter esset· mosse immediatamente per la partenza, formando Wl treno completo. Con questi modelli sul trasporto per fen·ovia ~ i dimostra in ~re <li versi modi l'uso che si può fare del materiale : 1o LB. trnsformazione istatitD.fiCB. degli usuali cat'ri-merci in carri dl ammalati ; 2• L'allestimento dei vagoni da viaggiatori per il trasporto ~i ammo.lati ; 3• La possibilità di tener pronti treni sanitari speciali.

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SERHZIO

È certo che la maggior importanza fra questi tre metodi si deve dare all'immediata trasfonnazione elci vagoni-merci in treni sanitari; perché con tale mezzo tutto il materiale posto in viaggio ed arrivato con tutt'altro carico sul teatro della guerra, viene utilizzato pel trasporto degli ammalati. Le varie E sposizioni hanno di-· mostrato doppiamente la grandissima importanza della trasformazione dei vagoni-merci, sia sospendendo al tetto o alle pareti laterali le barelle, sia ponendole al suolo su sostegni elastici. La. sospensione riconosciuta cosl utile, fu osservata per la prima volta, in modo assai modesto, all'Esposizione di Parigi, dove F ischer di Heidelberga collocò le barelle su bastoni tissi trasversalmente a guisa di battifianchi. Plambeck all'Esposizione di Vienna perfezionò la sospensione al tetto col mezzo dell'apparecchio Teufclsklauen, che è d'ordinanza nell'armata tedesca. Meyer e Zavadowsky furono a Bruxelles i fautori di tale sistema. Il primo, mediante perforazione del tetto del carro e fissazione delle. funi di canape a bastoni di ferro, nei quali si possono introdurre anche delle molle; l'ultimo, tirando trasversalmente una fune, fissa le barelle a un bastone trasversale unito e sottoposto alla.. fune. 11 sistema. della trasformazione dei carri-merci fu propugnato· su larga scala dell'ingegnere Scbmidt di Ludwigshafen, il quale lo aveva esposto, tanto a Vienna, che a Bruxelles. Il suo processo che merita lode si fonda sopra un cambiamento nella elasticità del carro, sulla comunicazione interna mediante il taglio delle testate dei vagoni, sulla sospensione delle barelle con cinghie tese obliquamente, e su speciali apparecchi di ventilazione, i quali consistono, in parte, in un raccoglitore d'aria combinato con la stufa di Meidinger, e in parte cogli aspiratori di W olpert, i quali sono cpllocati ai quattro angoli del can·o. Sull'utilità di questo apparecchio di ventilazione basato su principii razionali, non si può ancora. dal'e un giudizio {:'satto, poicbè i risultati delle gite di prova. del Ministero della guerra austriaco non concordano con quelli di Lang, e di W olleffhngel. I va{Joni. da viaggiatori accomodati pel tras-porto degli ammala.ti furono rappresentati principalmente da vagoni di 4• classe delle ferrovie prussiane, i quali sia per il loro metodo di sospens ione con molle spirali invece di anelli elastici ;. come per la fu.cilità con cui si tolgono i parapetti, sono più pra.-


SANITARIO• ~lTARE

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tici degli altri. I vagoni americani, lunghissimi, ma modellati su questo stesso principio, li vedemmo alle Esposizioni soltanto ~ome modelli; ma non in completa costruzione. Nel treno delt'Alsazia esposto a Bru,_xelles si vide applicato egregiamente tale principio. I vagoni di 3• classe, col libero · passaggio nel mezzo. hanno le testate suscettibili di apertura; al posto dei sedili, ci sono degli scaffali in fonna di cavalletto, sui quali sono poste due barelle sopra sostegni elastici. Le trasformazioni non sono diffi.cili. È da deplomre che il treno sanitario bavarese, di quella società di soccorso, molto perfezionato dietro le in.dicazioni del signor medico capo di stato maggiore Friedrich, non sia stato e sposto in alcuna mostra. Fondate sullo stesso principio sono le trasfor:mn.zioni dei vagoni di 2• classe col . sistema Hensinger di Waldegg, quali le ha citate e descritte il medico di stato maggiore dott. Helbig. Tali vagoni sarebbero di gran beneficio per il trasporto degli ammalati in speciali cir costanze. Compendiando gli espet·irnenti eseguiti nelle Esposizioni si trovano decisi progressi nell'allestihne"to .r.lei carri-rnerci, e facilità. neUa costruzione dei vago1~i; quindi un progresso essenziale per il trasporto degli ammalati in grandi proporzioni. Il mnggiort! di tutti i vantaggi, cioè l'introduzione di vagoni con libero passaggio pel trasporto dei passeggieri, per cui le c~rrozze comuni ferroviarie potrebbero servire per treni sanitari, rimane ancora nn pio dèsiderio. I paesi che posseggono questi vagoni per il consueto traffico dei passeggieri, come l'America coi vagoni Pullman, non hanno bisogno di esporre treni sanitari speciali. In quei vagoni potrebbero viaggiare, per un tempo abbastanza lungo, anche persone di costituzione debole, ciò che non lo permettono i vagoni europei. Il viaggio non interrotto da New-York n San Frnncisco è possibile soltanto coi vagoni Pullman, che sono assni più perfezionati di quelli da letto europei. Ai progressi sul trasporto degli ammalati per ferrovia non corrispondono quelli ottenuti con altri carri di trasporto. Dall'Esposizione di Parigi in poi è certo che si cerca di rendere sempre più facile questo genere di trasporti~ ~pecialmente impiegandovi due CaYalli. E questn è una massima giusta, perchè i carri a quattro

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326

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SER' ' IZIO

cavalli, e perfino a sei, per 20 persone, come quello esposto a. Bruxelles, non ·servono per uso di guerra. All'incontro, due cavalli possono trasportare più di due' feriti coricati, e la proposta. • di Emilio Meycr di tmsformnre i nostri carri tedeschi è un'idea pratica. Sul principio, ormai generalmente accettato, di traspurtnre quattro ammalati coricati o da otto a dieci seduti, vennero fatte numerose prove alle Esposizioni di Vienna c di Bruxelles. C'è un pregiudizio contro il collocamento degli ammalati n diversi piani. È raccomandabile però la forma del carro a due piani, anche pel caso d'un 'eventuale facile trasformazione ad uso di feriti leggeri. Se fosse a più che due piani, riuscirebbe incomodo, benchè gli esperimenti fatti a Vienna dimostrassero che le ondulazioni, oscosse, non sono forti come si crede. Circ~\ la sospensione o il collocamento delle barelle sul piano dei carri, questa venne preferita alla prima; ma in tale caso bisogna che il carro sia posatosu buone molle. Nella costruzione dei carri prevale, in generale, il tipo americano; ci sono però certe date condizioni sulla lfURlità del legname, che deve. essere ottima. Il costruire catTi d'ammalati, che servano al contemporaneo trasporto del materiale, non è cosa attuabile elle per i comitati di soccorso; nel servizio sanitario militare, i suddetti carri non sono pratici. Un buon campione di essi è quelle di Hoenika, il quale trasporta. con due CM alli quattro ammalati coricati e quattro seduti; oppure cinque coricati c due seduti. Trattandosi di ammalati leggeri il carro può tra.sportarne dieci seduti. La diminuzione del carreggio così importante nelle guerre odierne, deve essere considerata come l 'obiettivo nella costruzione dei carri. Il far conoscere con buoni modelli, quali sieno i carri più pratici a due cavalli, è un vero progresso. Una grande importanzi\ si annette ai caiTi di trasporto, trasfonnati istantaneamente, di cui c'erano tre modelli a Bruxelles, meritando speciale attenzione un carro da munizioni, russo, nel quale a.i quattro angoli erano infisse delle molle spirati. Due molle spirali sono collegate per mezzo d'un asse trasversale, e su fJUesto sovrapposte due barelle, sulle quali è sospesa ancora una. doppia barella con bastoni di ferro articolati. Il carro è senza molle. Il break belgio, carro a guisa d'omnibus, che serve al trasporto dci materiali per l'amministrazione, è tirato da due a

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S1:-lrTARIO ~IILITARE

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quattro l'.avalli. In esso possono essere trasportati due ammalati coricati, e fino a quattordici seduti. Il modello norregio di Smith di un carro da fieno per il trasporto degli ammalati, corrisponde, in gran parte a. quello dei nostri carri a rastrelliera, con cui verranno fatti esperimenti n elle esercitazioni dei portaferiti. Le portantine erano esposte in gran numero dappertutto, e s pecialmente a Bruxelles: ma non se ne hanno che scarsi ragguagli. I n questa specialità si distinse Lipowskr di Hnidelberga. Tra i materiali improvvisabili vi era una barella originale, quella di Smith, fatta. di tronchi e di rami d'albero. La. barella di :ì\icyer in legno piegato, eseguita secondo il metodo di Tonet ha il difetto che non permette riparazioni. Una barella molto leggiera in legno di frassino fu costruita da Niesc di Altona. Le barelle a ruote, le quali, dieci anni fa, fecero nascere tante s peranze sul risparmio della forza umana nel t::asporto degli ammalati, non le hanno confermate. Non sono abbastanza utili sulle vie battute, e inservibili affatto in quelle non battute. Si d:ì un merito speciale alla barella dell'olandese }foy, nella quale l'ammalato viene collocato al disotto. dell'asse. I cacolets c le lettighe hanno un gran merito, c soprattutto nelle guerre di montagna e negli assedi i; non furono però oggetto di speciali perfezionamenti, e non vennero adottate in altre armate ad eccezione di quelle nelle quali questo materiale fu in uso fino ad ora; e ciò per mancanza di adatte bestie da soma. Un apparecchio a traino, consistente in due tronchi d'albero, fra i quali viene assicurato l'ammalato, era. esposto a Filadelfia, come mezzo di trasporto · adoperat8 nella guerra delle Inclic, e non può essere indicato che come oggetto di curiosità.


RIVISTA DI STATISTICA MEDICA

Della leva sol gloYaol nati nell'armo 18~6 e delle vicende dell'esercito dal 1 • ottobre 1876 al 30 settembre 1877. Relazione del tenente generale FEDEnroo TonnE a S. E. il ministro della guen·a. Per cura del generale Ton·e che, come è noto, da parecchi anni attende con sommo studio ed intelligenza. a questo ramo di statistica, è testè venuta alla luce la relazione sulla le~·a dei nati nell'anno 1856 c sulle vicende dell'esercito dal 1• ottobre 1876 al 30 settembre 1877, nella quale spigoliamo lo seguenti notizie che più particolarmente importano al medico militare. Prima della estra~ione a sorte le liste di leva della classe 1856 contenevano 291,774 inscritti, cioè : Capilista . Omessi di leve anteriori . N ati nell'anno 1856 . .

30,066 2,602 259,106

2n,174 Dai consigli di leva furono fatte eseguire sulle liste d'estrazione J 19-1 cancellazioni.


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R!H:-)TA DI STA.TIST!CA àlEIJICi\

I giovani di questa leva dichiarati inabili dai con?igli, dai distretti e dai corpi furono 72,561, dci quali 28,235 J1er mancanza di statura e 44,326 per deformità ed infermità, ossia sui 291,77.! inscritti 24;87 per cento, cioè 9,68 per difetto di statura, 15,19 per infermità, imperfezioui e deformità (l) Il seguente quadro mette in confronto il uuOtero e la proporzione dei riformati e rivedi bili della classe 1856 con quelli delle quattro classi precedenti:

CLASSE

l

JU)'t)JUIAT1

lsaert

l

l

RlVV.DlBILl

Proportiott per ltt

Js.mert

l

TM'At.t DIU JUf'OllllATl Y. J)P.l Jl1\'l:l01011.1

Prtptniooo ~ ,., 1&1

l••ero

l' ,.,"'"',".... 33. 64

1852.........

74299

26.92

18553

6. 72

92852

1853........

71582

26. 15

18400

6. 72

8998:J • 32. 87

1854........

51832

20.90

21965

8.86

73797

29.76

1855........

67337

24. 98

29937

11. 10

97274

86.08

1856........

72561

24.87

29781

10. 21

102342

35. 08

Le cause che determinarono i gi'udizi d'inabilità per malattia, ~eformità o imperfezione fisica furono queste: Imperfezioni e malattie costituzionali 11,074; malattie della cute e tessuto cellulare sottocutaneo 2303 ; del sistema osseo 761; del sistema vasale 1312; del sistema nervoso 696; del .capillizio 637; del cranio 51; degli organi dell'udito 342; della faccia 3 7; degli occhi 3232; del naso 100, delle labbra e della bocca 716; del collo 2466; del torace 8375; dell'apparato respiratorio 4fJ8; del cuore e dei grossi vasi 4 7-!; della pelle e dell'addome 4862; dell'apparato genito urinario 2603, delle estremità 382 7. Il segueute prospetto dimostra quali infermità od imperfezioni cagionarono maggior numero (li riforme:

{l) Siccome la r elazione dimostra che i Yisitati furono 276,060, fa.;,endo la proporzione fra questi e i riformati si hn più propriamente: riformati su cent.o visitati 26,28; per difetto di st-atura 10,21!; pe1· infe•·mità defOt·mità IG,OO. E. H.

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330

IUV1STA.

. }{),L.,Tl'l~

F.D Oll'l:flPUI O!'ii

•r,t· !;scritti rifermti

Gracilità . . . . . . . . . Difetti d'ampiezza del torace Emi e visccrali d 'ogni specie Vizi di forma del. torace .. Gozzi . . . . . . . . Alterazioni organiche gravi ed insanabili ledenti la vista .. Varici assai voluminose . Cicatrici estese, profonde ed aderenti · Variror.ele Idrocele Tigna. .

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--

Pno•on?.oosr. ru l 00

'XDliR1tO

9962 5708 3868 1960 1715

n1 1111ere del 1isiU1ll

3,61 2,07 1,·!0 0,71 0,62.

1400 1197

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13 73

7'8 7

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5,33 2,70 2,36 1,93 1,65

977 905 82.(. 792

0,35 11,33 0,30 0,29

1,13 l ,09

29308

10,62

40,39

1,35 )~

l ,:.. :)

Riguardando i riformati secondo le diverse provincie d'Italia. si trova che la media generale fu oltrepassata nelle seguenti provincie: Calabria Ulteriore ll (Catanzaro), Basilicata (Potenza), Sondrio, Cagliari, Calabria Citeriore (Cosenza), Rovigo, Brescia, Treviso, Sassari e Cremona; fu invece minore nelle provincie di Forli, Verona, Panna, :Mantova, Arezzo, Udine, Abruzzo Ulteriore II (Aqnila), Piacenza, Siena e Massa. Rimandati alla leva prossima furono 31,673, cioè }ler ùifett~ di statura 10,08(,, per infermità presunte insanabili (sotto la. fJUale denòminazione vanno compresi gli iuscritti deficienti nell'ampiezza prescritta del torace) 19,696; per inabilità. riconosciuta nella visita all'estero 59; per legali o comprovati motivi 1833. Non tenendo conto che dei rimandati per difetto di statura. e per infermità presunte sanabili (29,781 complessivamente) la, loro proporzione riferita al numero totale degli inscritti sulle liste di leva è del 10}21 per cento; e più particolru1ncnte 3,46 rimanda.ti per difetto di statura, 6, 75 per infermità presunte sanabiti (1).

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(t) E r·ifer·~ndo (Jue.ste proporzioni a i visitati avre mm o: 10,78 rimanolnri ti li ~ento v i~i t.ati, c i<>t> 3.65 per difE:UO di staltlra; 7,13 per inf~rmitit. ~:o ualoili. F:. R.

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lli STATISTICA :\IED!CA

331

Dei 291,77 4 inscritti ne furono misurati, per accertare la statura, 268,853. Di questi, 32 non raggiunsero la statura di m<~tri l 25; l'inscritto più basso aveva 80 cèntimetri di statura ed apJlarteneva alla provincia di Firenze, il più alto segnava metri 2 02 ed era nativo della provincia di Treviso. Nella classe precedente il più alto inscritto era invece di metri l 98. Le provincie ove si ebbe il maggior numero d'inscritti di statura inferiore alla. minima stabilita. per l'esercito, cioè inferiore a. metri l 56, furono: Cagliari, nella proporzione del 32,30 per cento sul numero dei misumti; P otenza, 26,35; Caltanissetta, 26,03; Campobasso, 25,4 7 i Cosenza, 25,25; Sassari, 25,04; Foggia, 24,96; R eggio di Calabria, 24,81; Catanzaro, 24 63; Teramo> 24,29. Le provincie invece ove si ebbero i11scritti di più alta statura, cioè di metl'i 1 75 in su, furono : Lucca, nella proporzione de.l 9,la per cento sul numero dei misurati; Udine, 8,92; Vicenza, 8,07; Treviso, 7,98; Padova, 7,72; Verona, 7,30; Venezia, 6,46; Reggio d'Emilia ; 6,21; Rovigo, 5,80; B ergamo, 5,62. La statura media dei 268,853 misurati è di metri l 62, eguale a quella delle due classi precedenti. Invece la statura media degli inscritti aventi la statura legale di metri l 56 è di metri l 64. Venendo alla seconda parte, a quella :elativa alle vicende dell'esercito dal l• ottobre 1876 al 30 s.ettembre 1877, troviamo prima di tutto che in questo periodo furono riformati 2559, cioè " sottufficìn.li 45, caporali 133, soldati 2381,e eh e dci 2559 riformati 16 lo furono per cause dipendenti dal serviz~o. Rispetto alle armi, i reggimenti di fanteria ebbero 1220 riformati, i distretti militari 589, le compagnie alpine 14, i bers!\glieri 128, la cavall~ria.. 234, l'artiglieria 150, il genio 38, i carabinieri reali 106,le scuole. militari 34, le compagnie di sanità 17,, i depositi cavalli-stalloni l, le conrpagnie di disciplina e stabilimenti militari di pena 28. I 2559 uomini trovati inabili al servizio militare erano rimasti sotto le armi: punto, 129;da l a 3mesi, 124J,(equestecifre siriferisc.ono ad uomini di 2• categoria. giunti sotto le {lrmi per l'istruzione e ad uomini di 1• categoria della classe 1856 giunti ai distretti ed ai corpi dopo la chiusura della leva sulla stessa. classe) ; da 3 a 6 mesi, 47; da sei mesi a un anno, 489; da l , a 2 anni~ 9l:l9; da 2 a 3 anni 570; dn 3 a 5 anni, 136; da 5 a 8 anni 5~ .. da 8 a 12 anni 16. ·


332

•

RlnSl'A DI ::ìTATISTlCA MEDICA

I,e imperfezioni e le malattie che dettero motivo alla riforma furono: le imperfezioni e le malattie costituzionali 266, le malattie della cute e tessuto cenulare sottocutaneo 119, del sistema osseo 194, del sistema vasale 12, del sistema nervoso 122, del <:apillizio 8, degli organi dell'udito 38, degli occhi 156, ùel naso li, delle labbra e della bocca 12, del collo 25, del torace 87, dell'apparato respiratorio 966, del cuore e dei grossi vasi 142, della 1>clvi c dell'addome 227, dell'apparato genito-urino.rio 5!.)1 delle estremità 113, per mancanza di statura 7. Venne accordata una licenza straordinaria dietro rassegna di rimando per malattia presunta sanabile a 922 uomini, dei quali appartenevano ai reggimenti di fanteria 531, ai distt·etti mHitari 65, alle compagnie alpine 4, ai be1·saglieri 79, alla cavalleria 10a, all~artiglieria 65, al genio 17, ai carabinieri reali 32, alle scuole militari e reparti d'istruzione, 17, alle compagnie di sanità 5, alle compagnie di disciplina 4. • Gli ammessi a pensione a seguito di rifonuafurono 27, cioè dei reggimenti di fanteria 7, distretti militari 1, bersaglieri l, cavalleria 3, artiglieria 3, carabinieri reali 11, corpi invalidi c veterani l. Nel corso dell'anno, dal l• ottobre 1816 al30 settembre 1$77, morirono nel nostro esercito permanente sotto le armi 2040 uomini, dei quali erano sott'ufficiali 124, caporali 153, soldati 1763. Morti per cagioni mria eli servizio furono 34, cioè sott'ufficiali 1, caporali 2, soldati 31; per ragioni indipendenti dal ' servizio 1924 : sott'ufticiali 98, caporali 137, soldati 1689; per suicidio 82 : sott'ufficiali 25, caporali 14, soldati -!3. I reggiment i di fanteria ebbero 1099 morti, i distretti militari 125, le compa• gnie alpine 13, i bersaglieri 149, la cavalleria 153, l'artiglieria 169, il genio 17, i carabinieri reali 156, le scuole militari 32, le compagnie di sanità 12, Invalidi e veterani 6G, compagnie di disciplina e stabilimenti militari di pena 49. L v. forza sotto le armi ascendeva il 30 settembr e 1877 a 202,271 uo~ini.


VARIETÀ

L'armlstlzlo co~slderato filotto l'aspetto me•lico (Da.l Lancet, 16 febbraio 1878). Si so. da esatte informazioni particolari che ben grave è la mortalità fra i russi e i turchi. Si sa che i primi cercano con ogni cura di tenere lontane le malattie dai loro soldati accampati, e chl i secondi non hanno i mezzi per darci le relative informazioni: nè i corrispondenti dei giornali, nè lo stato maggiore della Ct·oce rossa, nè altri comitati di sor.corso sono in grado di offrire precise notizie su tale materia. Non è difficile però di conoscere lo stato sanitario dei paesi dove sono stanziati gli eserciti russi e turchi; e ciò per le notizie avute incidentalmente dai corrispondenti di tutta la stampa, e specialmente dei giornali russi durante il periodo che precedette immediatamente l'armistizio. È noto che il tifo e la diarrea si manifestarono fra i soldati russi e turchi; e non c'è quasi dubbio che tali malattie abbiano assunto proporzioni formidabili nella campagna invernale dei due ~sercìti. Dopo le ultime sconfitte degli eserciti turchi queste gravi malattie minacciarono la disorganizzazione delle forze tuttora combattenti. Tra i russi le perdite in causa di esse non furono meno serie. Non si hanno esatte informazioni degli ammalati russi in Rumeni a e in Bulgaria; ma per quelli dello stess<> esercito nell'Asia Minore, abbiamo un telegramma da Tifiis al giornale l'Age-nce intemationale in data del 30 gennaio, il quale dice che la maggior parte dei r icoverati negli ospedali da campo erano tifosi, raggiungendo qnesti il numero di 24,000; 7000 ad Hassankale, 5000 a Kars e 12,000 ad Erzerum.


334

VARIETi\

Questa diffusione del tifo comincia a prendere proporzioni più vaste anche fuori dell'esercito, da cui proviene la malattia. Coi n1ovimenti della truppa infetta, essa si è propagata fra. le popolazioni con cui ebbe contatto, ed ora il contagio completa la devastazione, che la spada, il fuoco e la carestia avevano portato nelle provincie attraversate dalle forze belligeranti. La malattia }>enetrò nella stessa Costantino.poli per mezzo dei militari malati c ùei fuggitivi dei distretti vicini; ed ora vi si è propagato. per l e condizioni eminentemente favorevoli al suo sviluppo. Da Erzcrum alla frontiera del Caucaso, la malattia si diff"use largamente fra le varie città e borgate, ed oggi si estende nei distretti ' più popolati del Transcaucaso con tale forza e rapidità da colJiire di panico le stesse autorità.. Parecchi ospedali militari nel Transcaucaso ebbero tutti i loro ,medici e infennieri colpiti dalla malattia. Insomma fu così spaventevole lo scoppio del tifo nel Caucaso e nell'Armenia e così fulminante la forma dell'epidemia, che. si susurrò lat parola fatale peste; parola suggerit-a non solo dal ricordo delle prime campagne russo nella Rumonia, ma anche dalla probabile esistenza .di questa malattia nella Persia vicina al confine russo. Kclle vario sodi della guerra si manifesta presentemente un fenome"no che si era già osservato verso la fine della guerra di (;rimea: il tifo aveva in vaso gli eserciti russo e turco, e fu portato nell'interno dci vari paesi dalle truppe sbandate. Si sa che in Itussia fu grandissima la mortalità nei comuni attraversati dai {.iistaccamcnti dell'esercito che si ritirava da Sebastopoli. Ma allora non esistevano tra gli abitanti in prossimità del teatro della guerra quelle condizioni farorcYoli allo sviluppo della malattia .come si hanno oggi; c'è quindi da temerne più gt·uvi conse• .guenze.

n fonografo. -

Dopo il telefono il fonografo, una meraviglia dopo un 'altra.; due scoperte elle fauno onore al secolo de-cimonono, e delle quali può bene anelar superba la patria di Fmnklin, in seno della quale l'una e l"altra germogliarono. Non è inft\tti cosa, più che merarigliosa, stupenda e collllllovente quanto mai, il poter conversare con una persona amata, da cui ci separa


VARfETA

33:>

lungo spazio di molte miglia, e udirne il noto accento come se fosse presente? Ma non è ancor più da far restare attonit.i e da far venire la pelle d'oca. il peusaro che si potrà ancora raccogliere il caro suono della viva e schietta. voce di un amico, di un parente .... della madre, poscia che fredda morte cc li rapì? N ou è poco men che mh·acoloso che sia concesso ai più tardi nipoti a scoltare la parola, tale quale la ì>ronun~iò, di qualche celebre antenato da secoli disceso nel sepolcro? Pare impossibile, ma è vero: a tanto siamo arrivati col fonografo parlante d<'l signor Edis.on ; e se si va di questo passo non si sa per fermo dove un giorno o l'altro sarà dato arrivare. N è è solo un 'invenzione marnvigliosa per le sue applicazioni il telefono, ma è pure una scoperta importante nell'ordine scientifico, poichè esso sconvolge tutte le idee che si avevano fino ad ora sull!i. produzione della voce umana, e dove prima si credeva che alla. formazione della parola fosse necessal'io un apparecchio spedale e complicato, la. laringe con tutti i suoi annessi, oggi il fonografo ha dimostrato che uno strumento fatto solo di metallo e poca carta può emettere parole articolate in quello stesso tono e miSura con cui furono emesse dalla persona che prima le pronunziò. Il fonografo con~ta essenzialmente di un tamburo che diremo sm·iiJente, di un cilindro registratore e di un altro tamburo che si può bene chiamare parlante. Il primo tamburo è fatto di una sottile lamina metallica, la. quale chiude l'apertura più stretta di un breve tubo a cono tronco, ed ha fissa nel centro una punta metallica. Il cilindro, di un diametro di circa quattro polli ci, è di rame, tutto intorno è segnato da. un solco spirale, e per una vite che forma il suo asse, può prendere un doppio movimento di rotazione e di progressione. E ssendo situato orizzontalmenl·e vicino alla punta del disco vibrante, questa descrive intorno al ci'lindro in movim.ento una linea spirale che corl'isponde alla linea spirale impressa nel cilindro. Ora facciasi che talnno parli entro il tubo, come in un l>Ortavoce; la lamina entrerà in vibrazione e la punta urterà contro il cilindro mentre questo gira e va oltre, mosso da una manovella o da altro meccanismo. Il cilindro dev~ essere priina coperto da un fogliq sottile di stagno, di modo che


336

.

VARIETÀ.

la punta. che segue la direzione del solco spirale, toccando questo foglio, che dietro non è sostenuto, vi produrrà una serie di intn.ccature disposte a spirale, che varieranno grandemente con l'altezza e gli altri caratteri del s uono per via del quale sono state pt odotte. Il foglio di stagno può staccarsi dal cilindro, portarsi da un luogo ad un altro, applicarsi sopra un altro cilindro, e farlo agire in qualunque luogo, in qualunque tempo, quante volte si vuole, di contro all'altro apparecchio che è l'apparecchio 2'a,·lante, per a vere nuovamente la voce del primo parlatore. L 'apparecchio o tamburo parlante consiste di una membrana, una carta tesa come la pelle di nn tamburo all'orlo di un tubo, al cui orlo opposto è fissa una molla d'acciaio, e l'estremità di questa molla., che è precisamente dirimpetto al centro della membrana, sostiene un ago che è vòlto verso il cilindro girante, ed un filo di set~ che si attacca dall'altra parte al centro della membrana, ed è abbastanza tirato da tenere la membrana leggermente convessa. Il cilindro essendo portato a zero, e l'ago spinto contro di esso, quando il cilindro è posto in movimento, fa che l'ago segua le ineguaglianze della lamina di stagno, trasmettendo alla membrana vibrazioni esattamente eguali a quelle da cui queste ineguaglianze, ossia le inmccature dello stagno, ebbero origine; e così è riprodotta la voce umana in modo da potersi riconoscere la. persona da cui ùcrivò. S'intenùe che a volere che la. parola sia ritratta con lo s tesso tono con cui fu pronuzia.ta, è necessario che il cilindro sia sempre fatto girare con la stessa velocità, altrimenti si avrebbe un suono più alto o più. ùasso, secondo Il\ maggiore o minore velocità di rotazione, e potrebbe ac~dere che la voce di un uomo fosse trasformata in voce infantile o inversamente, senza però, si badi bene, che gli altri caratteri del suono si mostrino alterati. Ma anche a questo si potrà provvedere ·con un meccanismo d'orologeria. Con un semplice artilicio si è pur fatto che le vibrazioni orizzontali della membrana muov:mo una penna. in senso verticale, la quale delinea un disegno che mostra la durata e la forza di ciascuna. vibrazione. A questa disposizione è s tato dato il nome <li

l

l l

~-:. 1t.

f'oncmtoyra( o. ---c~-c:><.-r­

Il Dlt•cttot•c

P. E. M A N A y R A CCJW~t~tcllo mtdù:o, uumbro dtl Comitato di ;a nità uu'lfh•re

1

:n Redatto••e ETT ORE RI CC !ARDI CUptt""o m.ulr'co ~ UTINI

FEDERico, Ger~nte. l

" j


•

• MEMORIE

•

ORIGINA L

I.

·

•

RELAZIONE SANHARIA CURE PRATICATE NELLO STABILIMENTO JDROPI~IGO DI RECOARO PER L" ANNO 187.7

Conseguentemente agli ..,rdini del ~inistero della guerra, emanati colla circolare n° 53, in data 4 maggio del corrente ann(ft lo· stabilimento "idrominero.le di Recoaro rimase aperto per 88 giorni, distribuiti fra quattro mute, \ne quali ven· nero assegnati i seguenti periodi : I - dal 10 giugno al 29 giugno II ,. 3 luglio , 22 luglio IU ,. 213 ,. ,. 14 agosto lV , 17 agosto ,. 5 settembre. Dagli el enchi nominativi che trasmise il Comitato di sanità militare alla direzione di Verona risultavano ammessi per questa cura: ufficiali n° 117; truppa U0 48 ; i. primi equa~i1mente distribuiti fra le quattro mute, i secondi assegnati 10 numero di 29 alla l " e di 19 alla 2&. Colle pertnute, rinunzie e nuove ammissioni, pervennt~ ~nc~ssivamente alla direzione dello stabilimento, ebbero a risultare intervenuti :

•


•

. . 338

RELAZfONE SULLE CURE IDROPINICEE Mute

Ufflr.iali

p Muta

24 26 29 22

.. 27 18

101

83

2•

"

sa " 4& ,»

Totale .

TI'U}l i>a

•

17 21

Gli individui di truppa vennero perciò quasi raddoppiati, 1:1entre gli ufficiali rim!!-sero diminuiti circa d'un settimo sulle rispettive cifre d'ammissione. . La seguente tabella indica numericamente i vari gradi dei nostri curati in ogni !>ingoia muta. UFFICIALI

· TRUPPA

• Muta ·

Gradi militari ed os!illlÌlati Colonnelli ... T enenti colonne Ili ...... 1\Iaggiori ....

l·. j 2· js·j 4· E-t

f l l

l

C~di militari

»

3 For!er! Mag·

• • •

g!On. .. .. I 1 Furieri. .... 5 8crgenti. ...

l

2 2 • Capitani . . .. 10 9 12 lO 41 Brigadieri .. T enenti ..... 11 li lO 12 44 Vicc-brigad.. Sottotenenti.. • 7 Capor. mag3 4 • '

- - Totali.. .

24

Muta

!:!

1•12•13• 4•

E-t

C)

....o

"';;

- 2G 29 32 101

g iori .... Caporali. ... Carabi nic ri . Appuntati ..

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• • • l • • 3 4 , , 1 • • • •J

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2

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•

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..."'o

2

7 l l l

2

3 5 5

2

8 14 17 52 - -- - - T otali... 27 18 17 21 83

Soldati . ...

13

. JJe giornate di cura consumate dagli ammalati, compresa le proroghe accordate a cinque ufficiali e sei individui di trappa, raggiunsero la comp1essira somma di 3695, suddi,·ise come seg11e :


IN RECOARO NELL'ANNO

liflieiali suptriori

••t. •

I& Muta.

2• 3•

,.

4•

"

CalitaiiÌ

..Sullelttmi

Tmpps

229 267 285 240

591 363 34:4

,.

204. 162 227 200

337

196

793

1021

1685

70 56 70

,.

Totali .

339

1877

Totale generale . . .

. . . 3695

CONDIZIONI METEORICHE. Le- condizioni meteoriche durante l ' intiera stagione non potevano desidera111i migliori, avendo quest'anno fatto buona prova anche il mese di giugno, contro il quale s'era stati costretti nei precedenti a sostenerne l'accusa della sua abi- • tuale perversità. Le nostre osservazioni segnarono nella tabella la più sodd;sfacente regolarità . di curve, ed un rapido colpo d'occhio mi persuade, cbe ogni confronto tra muta e muta tornerebbe quasi ozioso, avendosi avuto in tutte una som:l!a cospicua di ottimi giorni, poche pioggia, rarissimi temporali cd una temperatura media tra i 18 e 20 gradi centigradi. Crediamo tuttavia non intieramente inutile di rilevare l e poche cose seguenti : Nella l a muta si ebbe il minimum della temperatura in 16 gradi centigradi nel mattino del . 27, mentre che la aveYano trovata nei primi giorni tra 19° e 20°, ed ·era stata segnata ia massima. pel mese di giugno in 23° 1f2 , fin dal secondo giorno dell'apertura dello stabilimento. La piova del 14, che diede all'eudiometro millimetri 12.03,

.


•

::lJO

ll.EL!Z!ONI!: SULLE CURE IDROPlNICBE

accompagnata. d~ temporale, e ripetuta nella giornata, produsse un primo '!lquilibrio di calore atmosferico, che si mantenne poi fino al l~ . ed il temporale an.cora più forte del 23 (millimetri 55.05) ne causò un secondo per altrettanti giorni. Le pioggie del 13, 15, 24 e 25-, che diedero rispettivamente millimitri 4.05, 3.01, 17.00 e 2.00 all'eudiometro, ebbero minore importanza e non impedirono ai nostri malati di potet'Si recare alle fonti. Dominò per 12 giorni il vent~ di sud -est. La 2a muta ebbe un minimum ·di telflperatura inferiore a quello del giugno, e questo avvenne in modo precipitoso, dopo la gran pioggia temporalesca .pomeridiana dell' 8 (millimetri 40.05), ere sottrasse, in sole dodici ore, ben 8 .gradi, facendo discendere il termometro a 14° nella mattina del 9.

Fu squilibrio grave e tanto che per q~talche giorno fece ·perdere il regolare andament{) delle nostre curve termiche e tenne poi il massimo, avuto nel dì 14, di un grado e mezzo inferiore a quello riscontrato nel mese di giugno, cioè 22°. Anche le pioggie di questo periodo furono piìt numerose e più forti, essandosene notate, oltre alla già indicata, altre sett.e, colle seguenti cifre eudiometriche, cioè, tra il 2 e 3. millimetri 41.00; nel dì 13, millimetri 18.05 ; tra i1 14 e il 15, mtllimetri 17.02; nel dì 16, millimetri 44.09, per le quali ''enne sommato un totale di millimetri 120.17. Governarono i venti dr nord-est per 9 giorni e quello del sud per 7. Al cominciare della 3a muta la. temperatura era alcun poco discesa per una discreta pioggia caduta nel giorno prima, 25 luglio (millimetri 18.05); e, per cause non abba· stanza bene apprezzate, nel più bel sereno dei tre primi giorni di agosto, discesce ancora :più al dì 4 toccando in


• 1

IN RECOARO NEI,L AN~O 1877

:341

quella mattina il miniluum di 16° 1f-t; poi rimontò hmtamente per riprendere il massimo di 23°, già segnato nei ~orni l, 2, 3, al d\ 14. La pioggia cadde per sei volte, ma in quantità moderata: al 27 luglio in millimètri 10.00; all' 8 agosto in millimetri 13.05; al 9 in millimetri 12.05; e, fra l'l,J , 12 c 13 in millimetri 30.03. • I venti del nord e del nord·est tennero il dominio in questa muta, l'unò per 8 giorni, il secondo per 12. J~a 4• muta fu la più calda di tutte e si verificarono temperature massime di 25° 1f2 , che sono eccezionali per Ttecoaro, tanto nel 21 quanto. al 29 agosto; però dopo la pioggia del 31 (millimetri 29.05), e più ancora dopo le successive del 2 e 3 settembre (complessivi millimetri 20.00) scomparvero le medie temperature diurne di 21°, quasi costanti per l'intiera_ muta, e si cadde al minimum di 16° 1/ 2 appunto nella sera che segnava la chiusura del nostro stn.bilimento. Altre due pit>ggie leggerissime furono notate, oltre alle _ sopradette, nei dl 24 e 27 agosto, ciascuna di millim. 4.00. Predominarono i venti di nord-est e nord. RASSEGNA CLINICA. Disp ep sie e gastralgie. (l) Uffici;;li n• .1 - Trup1>a n• l - Totale 5.

li primo genere di malattie indicato uel quadro sinot-

tico (modello no 9) sotto il titolo di dispepsie e gasti·algie raggruppa un picciol numero di casi, in tutto 5. che pote. (l ) Il quadro s inc\ttico delle malattie cu ra re nel 1877 nello stab ilim ~nio idropinico di Rc<'ouro t•ssendo stato pubblicato nel numero prec:Pllente di questo ~~~SS'l gior·uul~, p~:;. )!(H, nllbiamo creduto irlulile di r istarnparla nel pr•escnte uumer·o. La Di•·e:ionc: .

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•

..


•

342

REf).o\.ZfO~E SULLE CURE IDROPINICHE

vansi però dire ben caratteristici di quelle perturbazioni, riferibili allo stomaco, fatte palesi dalla lentezza, difficoltà ed imperfezione del. processo di chirnifi~azione, aventi per condiziono patologica un 'alterata proporzione tra la secrezione delle glanùule pepsinicbe e quella df!lle mucipare, talvolta.· searseggian<tg, ma per lo piil prevalendo, il muco sulla

•

p~psina.

Nei casi qui osservati avrebbero agito c:uise comuni ed

affatto ordinarie; ebbimo a. registrare l'abuso. del tabacco e degli alcoolici, una troppo copiosa bevuta d'acqu~ fatta tlue anni addietro, soverchie fatiche ii:ltellettuali. Quanto a sintomi, i nostri ammalati.si pre~entavano tutti piìt o meno depressi di forze fisiche e morali, quali lagnan· clo:;i di nausee, Yomiturizioni acide, o di \'eri vomiti, quaH di gonfiezza dolorosa, o di trafittura, o bruciori, o decisa gastralgia. DM d 'essi presentavano lo stomaco dilatato. Al~ cuoi si lagna vano <li cefalalgia e <li vertigine, probabili espressioni di acetonemia prodotta dal pervertito processo di chimificazione. La. cura minerale non ebbe, a dir vero, tutto il merito dei vantaggi verificati in tutti, e per due, della ottenuta guarigione, essendosi dovuto coadiuvarla quando colla sod~, qu!lndo col bismuto, collo polveri del Dover, ecc. In genera.lo Yennero prescritte più abbondantemente le fonti del Capitello e Franco; questa seconda riescì preferita, ed in due .casi notammo decisa intolleranza per la fonte Lclia .. Un solo si mantenne col peso registrato all'entmta, gli altri 4 guadagnarono complessirament.e chilogrammi 5,900.


343

IN RECOARO NELL'ANNO 1877

Cat arri gastrici ed intestinali. Ufficiali n•32-Truppa n• IO-Totale .jj!.

•

Al secondo genere, quello dei catatTi gastrici ed intestinali, venne · fatta una ben larga rappresentanza numelica. Fq,rono 42 i malati, nei quali si doveva ammettere un pro· cesso morboso della mucosa gastrica molto più profondo ed esteso di quello manifestantesi colla dispepsia: e gastralgia, oppure tornava necessario riconoscere impegnate da un consimile processo altre porzioni del rimanente tubo alimentare, più o meno estesamente, all'infuori d'ogni compartecipazione dello stomaco, e consociatovi il catarro di questo viscere. Veri stati gastrici da lunghi anni preparati per varie malattie precedenti, mantenuti dalla vita sedentaria, dalla man· canza dei denti, dall'abuso degli alcoolici, e che si venivano manifestando con · impaniatura quasi costante della lingua, anoressia, eruttazioni, vomiti di materie viscide per anomala trasformazione ·delle sostanze idrocarboniose, distensioni repentine dello stQmaco, cefalalgie, gastralgie, ed in taluni in· sieme a palpitazione di cuore, accensione di viso, o vertigini durante la digestione, se ne contarono 7. Quattro erano • già noti a questi stabilimenti per cure fattevi negli anni preéedenti. La povertà della nutrizione era manifesta pressochè in tutti, e taluno che mangiava più che non fosse convenuto alla gestione economica, dimostrava evidente la ve· rità dell'assioma : che al1a riparazione dell'organismo non può servire tutto quel che si ingerisce, ma quel solo che può essere digerito. · Per la sua denutrizione speciale, pel suo 'bruttissimo colore, ed in presenza di vomiti ostinatissimi e d'11na ragg~ar. devole dilatazione dello stomaco, l'inserviente del genio Pog.


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RELAZIOKE SULLE CURE HIR OPIN!r..tlE

giui ebbe in sul principio a farci dubita•·e d'affezioue canee· rosa; ma, fortunatamente per lui, l'a~:.enza degli elementi del cancro fra le sostanze vomitate e la graduale diminuzione del vòmito, ottenuta colla semplice suddivisione e miglior scelta degli alimenti, ci condussero a diagnostico meno triste, ed il Poggini uscì grandemente migliorato. Insieme a. questo fm·ono 5 i migliorati, due ottennero la guarigiope completa; un solo conserrò il suo peso, gli altri sei aumentarono in complesso chilog. 5,200 di buona e valida carne. Per la compartecipazione della mucosa duodenale allo stesso processo catarrale dello stomaco si ebbero a notare in 13 individui, oltre ai fenomcmi gastrici, quelle partico· larità sintomatiche che dipendono dal difficoltato. scaricarsi della bile, cioè quel 1·icorrente coloramento itterico, quando limitato alla sclera, quando piìt o meno intenso e diffuso a tutta la pell(', che per ogni disordine dietetico e per altre cause oc0asionali suolsi osservare in tali malati. Abbiamo dovuto notare, 1iguardo a tali infermi, che spesso per lagnarsi di sensazioni moleste o di veri dolori alla regione ipocondriaca, di vomiti azzurrognoli o coloriti in Yerde, ven gono ritenuti e batte,;zati con diagnosi ben più gravi e che eleverebbero troppo alto il merito della cura minerale, se • non ci fossimo sempre data somma cura di distinguerli dalle Yere lesioni organiche. del fegato. La massima parte di questi individui avevano sofferto anni indietro di febbri reumatiche, o gastriche, od intermit tenti; predominavano fra loro i temperamenti venosi ed i più si trovavano addetti a servizi sedentari. La cura dava assai loderoli risultati, non essendo alcuno partito senza effetto benefico; furono molto marcati sulla metà di 9 migliorati, e raggiunsero per 4 la guarigione; tutti guadagnarono in peso, sommando insieme cb,i.log. 13,600 in più :1ll'atto della loro uscita.

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n gruppo più numeroso del genere che si sta, passando in rassegna era formalo da 22 ammalati, i quali avrebbero potuto dirsi nella gènera1ità, però sempre in senso relatiro, sani di stomaco. In questi l'affezione catarrale aveva preso di mira la mucosa intestinale, ed a variabili intervalli essi dovevano lagnarsi di coliche sorde, o per lo meno di pienezza addominale, di convellimenti e borborigmi intestinali, pei · quali fenomeni taluno sosteneva potersi precisare i vari tempi impiegati e le diverse posizioni occupate dalle materie aliment:ui nella loro graduale discesa lungo gl'intestini. Erano in questi ammalati irregolari e difficili le defecazioni, o man· canti per molti giorni, od alternate da stipsi colla diarrea, spesso con feci commiste a muco rappreso. L~:~.> massima ·parte di questi ammalati fli dorevano dire cronici: uno lagnavasene fino da ragazzo, parecchi avevano so1ferto di enterite o di tifoidea, qualcuno di intermittente; uno era soggetto a ricorrente verminazione, altro era stato

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lungamente martoriato dal tenia ed un terzo presentava un tumore mobile intracavitario al1a regione epio!olica destra, che noi abbiamo 1illenuto costituito dal rene migrato fnor della sua nicchia; tutti gli alt.ri accusavano dei loro mali le cause reumatizzanti cui eransi esposti in fazi01ù campali. Anche questi ammalati si giovarono grandemente della cura idrominerale coadiuvata com~ fu per molti dai bagni tiepidi, dalla fascia nettunica a permanenza. Uno solo, male disposto moralmE:nte, trorò ripugnante l'ingoiare quest'acque, ebbe sempre poca appetenza, e partì dallo stabiliménto avendo\'Ì lasciato mezzo cbilogramma. del suo peso, mentre di tutti gli altri sentironsi migliorati 14, guariti 7. Si notarono in tre dei migliorati diminuzioni di peso di chilog. 1,500, 0,700, 0,500; però gli aumenti raggiunsero sugli altri 18 la cifra di chilogrammi l 8,500, cioè un ·massimo indh·icluale perfino di 4 chilogrammi. •

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RELAZIO~E SULLE CURE IDROPINICHE

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Diarree croniche. t"fficiali n• 4 - Truppa n• 5- Totale !J.

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I nove casi riuniti sotto il genere delle diarree croniche avrebbero po.tuto ascriversi, in grn.n parte almeno, al prece· ·dente, inquantochè ~sse fossero sostenute dallo stesso pro. cesso catarra.b degli intestini e ne indicassero soltanto una sede più bassa. Tuttavia, la manifestazione più spiccata d'una troppo abbonde\role secrezione sierosa. e siero-mucosa, superiore ai poteri assorbenti, e dalla quale derivava la frequenza e fluidità morbosa delle scariche alvine, per lunghi mesi e da anni insistente, rendeva meglio caratteristico il diagnostico speciale di diarrea. cronica anziclÌè quello gene· rico di catarro intestinale. Codesti casi avevano riconosciuto come elemento causale il reumatizzante, dopo un repentino cambiamento di clima dal settentrione al mezzogiorno d'Italia, dopo un bagno freddo praticato senza le dovute precauzioni, dopo un accampamento; altri il pletorico e massime la remora venosa addominale dopo tebbri intermittenti e patemi d'animo len· tamente affliggenti. Erano queste diarree non molto gravi ed i soggetti, anz.ichè mostrarsi deperiti, mantenevano le apparenze più ingannevoli d'una discreta nutrizione e sanguificazione; t.aluno anzi ci lasciò persuasi che tal flusso fosse una mera abitudine, foi·sc piì1 utile che dannosa all'equilibrio idraulico di una esnberant; vigoria. del sistema circolatorio . Non mancarono però alcune rappresentanze meglio caratteristiche delle diarree veramente croniche, sostenute da processi più gravi e ben diversi dal semplice catarrale degli in testini; in questi casi le scariche non erano soltanto fre-

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quenti da parecchi anni, ma erano sempre precedute da dolori colici e susseguite da teoesmo; assai spesso le materie • evacuate si ~ostravS\DO spumose e commiste a sangue corrotto, onde v'era luogo a dubitare di processi nlcerativi quà. e là lungo i colon e retto intestino. Nei quali casi era allora ben diverso l'a~petto e la denutrizione; la leucoemia e la depre~sione morale rendevano tali soggetti veramente degni di compassione. Assai poco giovarono le cure minerali e tanti altri pie- • coli espedienti d<J. noi adoperati in. due ufficiali, uno dei quali av~va ricavato qualche vantaggio sotto la nostra d[rezione medica in anni precedenti, per cui andarono sègnati con due risultati nulli, l'tmo conservando il peso dell'entrata, l'altro perdendovi grammi 700. Nei 7 rimanenti si contarono 4 gaarigioni e 3 miglivramenti con un aumento dÌ poso raramente cospicuo, elisendosi nel Ruo complesso elevato a chilogrammi 12,700.

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Ingorghi epatici e splenici. Ufficiali n• 12 - Trnpp:l. n• O - Totale 12.

J,a metà circa dei ricevuti in cura ebbe a presentarci un qualche aumento di volume del fegato .o della milza, o di entrambi questi visceri; noi però abbiamo riunito nel quadro nosologico, sotto il genere degli ingorghi epatici e splenici i soli casi che potevano · rimanere dopo averne elimjnati tutti quelli s~condari o consoci dei catarri gastro-intestinali, delle cachessie palustri e di altre malattie che trovavano il loro posto più opportuno in generi diversi. Per siffattc ragioni rimasero qua'i rappresentanti del 4° genere 12 individui, tutti ufficiali tra il 7° ed il 10° lustro di età, da più ·

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REl.AZIONE SULLE CURE rDROPINlCHE

anni soggetti ad itterizia ricorrente, sensazioni anormali, moleste dell 'ipocondt·io destro, con intolleranza per ogni stret; tura delle vesti. Nove di questi ufficiali prese1~tavano uno o })ÌÙ centimetri di estensione maggiore del normale lungo ta· lune linee od in tutte quelle stabilite dalla metodica plessimetria. del fegato: gli altri 3 avevano associato all'ingorgo di questo viscere anche quello della milza. Disposizioni ereditarie, febbri intermittenti, disordini diet.etici abituali furono gli elementi ca.usali più frequentemente riconosciuti in questo genlJre di ammalati. La metà aveva già esperimentato in anni precedenti tli assai lusinghevoli benefizi di questa cura, e tutti in generale uscirono conteuti di averla ripetuta; ma nessuno di questi vecchi clienti uscì, nemmeno in quest'anno, guarito. Fra gli altri 6,· renuti alla cura per la prima volta, si ottenne uua guarigione, d'altronde non molto difficile, io caso cronico d'ingorgo cpato-splenico dopo poche febbri intermittenti; quattro altri se ne andarono molto migliorati, ma l'ultimo della serie si presentò e mantenne durante più giorni come malato grare, tale da. metterei in una qualche inquietudine. A.rera questi degli acC('SSi di febbre vivissimi, a tipo molto irregolare, che risponde,·ano assai poco al chinino, propinato in larga dose, ed erano inizi9.ti quasi giornalmente da vio· lenti coliche con vomiti biliosi. Cause morali, abitudine alquant-o smodata per gli alcoolici, vita sedentaria ave>ano reso questo ammalato itterico fino dal mese di marzo 1876 e svggetto a. disturbi digestivi, frequenti accessi dolorosi al fegato, il pilt spesso seguiti da due o piit giorni di febbre, dopo i quali era stato costantemente notato un progressivo aumento di volume del fegato. In tali condizioni la cura minerale potè appena e.>sere tentata 11egli ultimi giorni, e con risultati così poco so:ldisfacenti da doverla segnare fra le


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non riuscite; egli perdette un chilogramma di peso durante i primi giorni e non potè più riprcnderlo. Jl guadagno materiale nel peso fu paniale anche negli altri ammalati- di questo genere, guariti e migliorati, essendosi verìficato in quattro immutato e negli altri sette si ottenne ancora un complessivo aumento non ispregievole' di chilogrammi 7,300.

Nefriti.

.t:fficialr n• 2 - Truppa n• o - Totnle 2. •

Undici individui ricorsero a questa cura per malattie dell'apparato orinario, e le nostre indagini ci condussero pet dne al diagnostico di nefrite, per g1i a.ltri nore a. quello di catarro vescicnle, corrispondenti al 5° e 6° generd del pre._scritto quadro sinottico. Meno uno, • tutti questi . ammalati si potevano dire pilì che cronici, contando es~ i due fino a dieci anni dall'origine dei primi fenomeni propri a tali malattie. Assai gravi si presentarono i due nefrit.ici, e se non basterà dire che entrambi segnavano le orine albuminose, in quanto che possa l'albumina esistere in tal liquido escrementizio anche in gran copia, senza che per questo esista.. necess~riamente una malattia renale, aggiungeremo: che l'albumina era stata avv6rtita e trovata in entrambi costante da pilt. mesi, e che in uno, oltre all'albumina, offri v'ansi quegli ~peciali cilindriui fibrinosi, jalini ed epiteliali, i qualf colla loro fotma e volume rivelavano . . chiaramente essere la.. sede del male nei tuboli renali; che nell'orina dell'altro si aveva una posatura di marcia con epiteli embricati, donde si era condotti a ritenere impegnata la pelvi renale.

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REUZlONE SULLE 'CURE IDROPIN!CllE

Cosiffatti reperti uroscopici erano rispettivamente congiunti ad idrope del ventre, edemi quasi generali della cute e parziali dei polmoni; ricorrenti coliche nefritiche sempre seguite per pììt giol1li da jebbri violente; per cui · era~o delineati ben chiaramente il quadro della nefrite parenchimatosa e qtiello della pielite catarrale cronica. Lo stato gene•·ale dei -due soggetti era tuttavolta. assai differente, e mentre ab· biamo dovuto, appunto per le gravi sue condizioni generali, provvedere di più opportuno ricovero l'ammalato di néfrite J>arenchimatosa, dirigendolo subiU! all'ospedale principale di Verona, ci sentimmo incoraggiati dalle favorevoli apparenze • -a .trattenere in cura quello maltrattato dalla pielite. Nè abbiamo dovuto pentirei di questa seconda decisione, giac~hè, quantunque il malato abbia offerto poi e per tre giorni eli seguito l'intiet·a e commif:erevole smdrome di un nuoro acèesso renale, con febbre a 41° centigradi, egli potè fare -ancora la sua cura ed •uscire con urine trasparenti, abbo~ -danti, quasi senza albumina, avendole deposte per dodici giorni senza quei dolori lombari e perineali, che egli avvertira costanti prima della sua rennta a Recoaro. Egli per.(lette chilogrammi l, 500 di peso, ma renne ciò nullameno segnato fra i migliorati. Catarri vescicali. Uli ciali n• 7 - Ta·uppa n• 2 - T ùlnl<' 9.

l catarri vcscicali, meno due, avevano a loro causa nn .qualche ostacolo lungo il canale uretrale, pel quale, restando impedita la libera uscita .delle urine, ne derivarano i più comuni e potenti fattori di tali malattie, cioè l'esagerato laToro delle pareti rescic.ali ed il ristagno dell' ol'ina nella ~·esci ca. •


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L'ipertrofia prostatica, ed o.ssai più numerosi gli stringimenti uretrali. trascurati, o modificati incomplet.amente dalle candelette graduatorie o dalla uretrotomia, tolsero alla cura minerale la possibilità di risultati molto splendidi; ma ba· starono pochi giorni ·di ctll'a per sospendere le varie sensazioni dolorose alla vescica, al perineo, od ai lombi e coscie, per diminuire quei sedimenti fiocconosi o visc~osi, variamente colorati o puzzolenti, e per cambiare quella impronta di tristezza così caratteristica in cotali ammalati. Uno llOlQ nel quale mancavano quelle complicazioni meccaniche sopra indicate, e che doveva forse il suo catarro a troppa abbondanza di sali miei, se ne uscì guarito; tuttavia nessuno lasciò la cura senza vantaggio, e molti si ebbero di 4'eramente spiccati. Coadiuvarono la cura i bagni esterni, i semicupi, e per alcuni i metodici cateterismi. · Quanto al 'peso, si verHicò l'a~mento tot~le di chilogrammi 7, 300 contro una sola perdita di 50() grammi. Anemie, idroemie, ecc. ecc. Ufficial i n• 19 -

Trupp~

n o 32 - Totale :iL

Tutti quei deperimenti costituzionali elle si manifestano in maniera più marcata nel pallore d~la cute e delle mucose, insieme a turbamenti funzionali del sistema nehoso centrale o periferico, debolezza deHe fo;-ze muscolari, vennero da noi raccolti nel genere delle anemie, idroemie, ecc: ecc; inqnantochè l'insieme dei fenomeni suddesctitti e~p1imessero predominant~ l'impoverimento del sangue per diminuzione delle sue emasie. Sarà facile comprendere come in tale rag· gruppamento si dovesse fare più o meno larga astrazione dalle condizioni patologiche che avevano ingenerata l'anemia, ·

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J!ELAZIONE SULLE CURE TDROPIXICIIE

attendendo con intendimento tutto speciale a mettere iu rilievo l'indicazione terapeutica comune e precip,ta, per la quale erano quei malati stati proposti alla cura· minerale di Recoaro. Erano 51 individui, i quali venivano tutti per chiedere al fen-o, pincchè ag1i altri elementi costitutivi di queste acque, nonchè all'aria di montagna i più potenti ausiliari conosciuti ' efficaci per sollevare la nutrizione e le forze scadute dopo Junghe febbr i intermittenti, gravi tifoidee, ripetuti attaccJ.ti di artitride, ricorrenti nevrosi dolorose, nel maggior numero il più spesso complesse; ed in conseguenze di affezioni spi· nali, cardiache, polmonari, oppure di perdite abituali, specie le spermatiche. Le quali entità patologiche, a Yolere esser tutte rappresentate, avrebbero ingombrato il quadro sinottico <li troppi generi, port.1ndoci a derogare senza una stretta necessità dalla 1:agionevole economia dataci per norma col prescritto modello n° 9. . Dovendosi tuttavia Yenire in questa relazione a qualche dettaglio di specie, nello scopo di offrire sufficienti criterii a più giusta interpretazione dei risaltati ottenuti, ·impo1·ta suddividere i nostri oligoemici in vari gruppi. Assegniamo al primo gruppo la ragguardevole cifra di 25 individui di truppa, convalescenti di febbre intermittente, che per non averci presen!K'tto quasi più traccia del tumore · splehico nè quel colore affatto part~colare della cronica in· fezione palustre, riLtscivano più rettamente indicati come ane· mici ·anzichè come cachettici. Il depauperamento sa.nguigno andava in questi individui disgiunto da. ogni altra condizione morbosa ed in generale non era nemmeno portato a grado molto elevato; per cui la cura idropinica soffolta dalla migliore e più abbondante · alimentazione, potè esibire assai prontamente prove moUe· plici della :ma virtù ricostituente: o


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Ben 14 (oltre.Ja metà) di questi a.mmalati tornarono ai loro corpi gual'iti; gli altri 1i migliorati in modo· assai ragguardevole, riportando fra · tutti chilogrammi 55, 900 in più di carne e sz.ngue migliore. In un secondo gruppo ci troviamo costretti per brevità di raccozzare msieme otto casi di oligoemia, prodotta o so· stenuta da cause fra loro disparate, ·meno semplici di quella dominante nél ·precedente e perciò più dannose all'organismo; ma anche in questi casi ·l'oligoemia era scampagnata da ogni altra lesio!1e apprezzabile. In due aveva agito la sifi-

lide e forse con essa l~ troppo lunghe cure deplastizzanti fatte nello scopo di debellarla, in due altl'i ripetuti a,ttacchi di reumatismo, in un quinto i facili catarri bronchiali, negli ultimi due finalmente la spènna tonea. Queste varie caus~ av$vano minato profondamente in tutti la sa,nguificazione e le forze,· per cui riescì molto sensibile il benefizio ottenuto dalla cura interna ferruginosa, aiutata dalle esterne appli· cazioni di acqua fr~clda o di bagni alla russa. Uno dei sifilitici ed uno dqgli spermaLorroici ottenneì·o la guarigione completa,· tut ci · gli altri un ragguardevole migliorameilto, e per cinque con aumento totale in peso di chilogrammi 5, 800, avendo uno 'mantenuto quello dell'_entrata, ed un altro perduto . grammi 700. L'associazioqe colla -minorata crasi sanguigna di forme nervose svariate ci porge buon argomento .a separare in un • te1·zo gruppo 1/1 di questi oligoemici che ?ffrivano manifestazioni :per vero dire assai più appariscenti e romorose che importanti. Fra cod~sti ammalati quattro avev~no però sof. f~rto qnalché anno addietro di gravi disordini di moto e di senso alle es-tremità inferiori; e, mentre uno di essi conservava 'ancora indebolito tutto l'arto infériore destro ed offlira la vescica paretica, un altro pativa di nevralgie vaghe, d' 2 :

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RELAZIONE SULLE CliRE IDROPINICHE

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insonnia e · talora di vertigini, il terzo ed il quarto si la· gnavano di molesti dolori alla regione occipitale·od al dorso, di formi colio ai piedi, di qualche scossa muscolare fuggevole alle braccia ed alle gambe. Erano stati veduti da più medici, e certo non mancarano buoni argomenti per dubitare alquanto sull~ integrità. del loro midollo spinale. Abituati htti quattro alla idroterapia esteri1a, associarono la doccia :·:..:o.lda giornaliera alla larga bibita di acque ·minerali, par· i..:udone bastantemente soddis(atti, · certo molto rilevati di torze e di spirito. Questi quattro· semplici migliora~enti furono, rispetto al valore della cura, assai meglio significativi di un quinto caso • che potè essere indicato come guarito di una problematica. nevralgia sopraorhitale, e di uii sesto, che fu per .lo con·.· ti:ario riposto fra i risultati nulli, inquantochè aressirpo do• vuto riconoscerlo dominato da quello stato di strana ipere· stesia viscérale, mancante d'ogni obbiettività, che si hat· tezza. cof nome d·ipocondriasi, e per il quale il più di fre· quente torna inutile ogni cura fisica. • I sette altri individui di questo gruppo avevano ih comune taluni fenomeni propri all'irregolare funzionamento del cuore, e che potendo essere attri_buiti anche alla semplice anormale innervazione di quel viscere, conseguente o consocia dell'a. nemia da noi riscontrata in tali soggetti, permetteva, nella mancanza di siutpmi materiali ben decisi, un sufficiente e pietoso arresto diagnostico. Questi casi e quello del gruppo seguente furono per noi di non piccolo onere e di_preoccupazioni non indifferenti, inquantochè si trattasse di form·e morbose ' nei" loro parossismi più o meno tumultuari, paros· sismi palesi anche ai profani, e grandemen~ tel)lute da chi le pativa, per quel àoloroso senso di ambascia e di minac-. cinta soffocazione che le accompagna. •

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Quando poi si pensi che in tre di questi infermi i paros· sismi prendevano la decisa impronta dell'angina cordis e che quando non accadevano giornalieri si ripeUlvano al terzo o . quarto dì, non possiamo fare a meno di dirci soddisfatti dell'averli sapu~i tutti trattenere fino al termine della muta rispettiva, avendosi così ottenuto tutte le sper~oze d' una guarigione e di cinque miglioramenti· assai marcati, contro un solo risuftato negativo, dovuto forse a sfavorevoli còudi· zioni d'animo del malato, e per le quali! dopo passato al· l'ospedalé di Verona., si dovette da quello rimandarlo subito · in famiglia. . Quest'ultimo ed un altro furono i soli che non aumentassero di peso; gli altri undici guadagnarono il complesso chi· logrammi 12, GOO•• Vengono riuniti in un quarto gruppo alcuni casi rimanenti degli ol.igoemici, nei quali· l'esame aveva riconosciuto materiali lesioni dei polmoni o del cuore e che imponevano. perciò l'obbligo, assai g1·avoso, di decidere, ancora prima di permettere a questi malati il soggiorno e la cura di Re· coaro, se fossero o meno per trovar~i in q·uelle stesse con· dizioni di opporttmità che erano state riconosc~ute lungo tempo prima dai colleghi proponenti. In questo studio pre· liminare si avvertirono subito tre dei risultati negativi, se· gnati nel quadro sinottico, e due furono a danno di individui di trnppa, i quà1i dovettero essere evacuati, nei primi cinque giorni della muta loro assegnata, sull'ospedale principale di VeronaJ per riacutizzazione di lenti processi morbosi polmonari; il terzo a scapito d'un ufficiale che si riconobbe· minacciato dai fenomen~ di asistolia, per avanzata dilatazione cardiaca, conseguente ad insufficienza della Yalvola bicuspidale. Quest'ufficiale aveva sentito dall'egregio capitan.o medie().

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RELAZIONE SULLE CURE IDROPfNICHE

dottor . P ASTRO il savio consiglio di non venire ~ Recoaro; . • ma siccome aveva subìto l'influenza piì1 efficace di opinioni . meno ùotte e méuo pratiche, rinscirono vane tutte le no·stre lunghe e ripetute argomentazioni, colle quali avremmo· desiderato persuaderlo di ripartirsene non apyena si fossero acquietati i.fenomeui più gravi. Era arrivato all'ottavo ultimo giorno del l a secÒnda muta, e dOpo il quarto dal suoarrivò, con qualche infusione di digitale, s'avèvà otwuuto di rendei-'lo abbastanza calmo pe1:chè potesse andarsene; ma. tanto allora disse ed insistette da doversi piegare è permettergli che COI"!!Piesse il suo turno, provando qualche bicchiere d 'acqua delle fonti più leggiere. Tollerò bene le dosi e la specie d'acqua da noi prescrit~e, ma non potera adattarsi a11e nostre restrizioni: volle assaggiare hltre fonti e bere piit largamente, ritraendone allora gravissima. oppressione di respiro, notti insonni, tosse con espettorazioni assai moleste ed

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abbondantissime. La sua fede io questa. cura non fu per questo scossa minimamente, e quan~o re:nne dimesso dallo. stabilimento per essere arrivato il termine della muta, si ostinò a voler rimanere. in Recoaro per altri otto giorni, pro: \'ando e riprovando senza miglior fortuna. Fece di più: tentò d'ogni suo meglio onde ])ersuaderci perchè gli facessimo ot• tenere una proroga qualunque di licenza, e si dovette proprio ad un' reciso e bl'usco rifiuto di seconrlarnelo, nonèhè alla continua nostra vigilanza cd assistenza: se egli partì. finalmente da Recoaro, senza. quei danni maggiori che potevano del"ivare d.a una ctira per nulla opportuna alle condizioni speciali del suo cuore. E pnr troppo anche la nostra esperienza ebbe campo larghissimo per coniennare che, do,·e l'esamé plessimetrico e funzionale possa. farci persuasi di avvenuta ectasia cardiaca, sia. gravissim? errore il suggerire la cura di Recoaro, ed anzi in generale qualunque cura idropinica.


lN IU!COARO NELL'ANNO 1877

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Basta la più semplice riflessione sulle condizjoni pa togen etiche della ectasia del cuore per rimanere convinti che, dipenda essa d_all 'aumentata pressione della massa sanguigna, o() dalla diminuita resistenza del tessuto muscolare del cuore, la propinazione. di _medicamenti a grandi vo1umi, siccome appunto occorre eli praticare colle cure idropinicbe, debl~a, prima d 'ogni altro effetto, riescire a quello tanto illogico di aumentare la pressione idraulica già sproporzionata, ~ di violentare maggiormente 1a scemata resisteuza. Si tenga poi quanto . si voglia. in pregio la singolare atti-vità del ferro sciolto Jl'aturalmento nelle acque minerali, an· che se in esigue proporzioni, l'azione tonica ricostituente che si può att~ndere. tutto al più da ~inque centigrammi'. tra ferro e manganese, non deve _assolutamente farci dimenticare que1la idraulico-meccanica del chilogramma di menstr~10 impiegato eolie acque minerali di Recoaro p~r far passare nell' organismo quei rimedi. Bisogna aver sempre presente questa parte di azione meccani~'l, e mentre si potrebbt> dimostrare ·e sostenere, rispetto alle fonti di Recoaro e di tante altre, che molti ed importanti risultati in non · poche malattie sono dovuti alla sola aziono meccanica, importa che il modico sappia per altro moderarla e specialmente tomerla in quelle tlel cuore, cervello f\ p0lmoni. • Con questa nostra conclusione non h1tendiamo però di allarmare soverchi"mente i ~ostri colleghi , e siamo anzi ben lieti di soggiungere che le acque di Recoaro vennero adoperate da noi anche quest'anno, e con risultati non ispregieYoli, su vari cardiaci, ma sempre a patto che il loro cuore potosse tollerare senza sconcerto un sopraceadco di tensione, e cbe i malati si lasciassero guidare, giorno per giorno, dal medico consiglio. Per questo buon àccoi·do di circostauze, fra i nostri rico-

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RELAZIONE SULLE CURE IDROPINICHE

verati si eb~ero un ufficiale topografo ed un geometra, malati di bene espliciti vizi valvolari, i quali se ne uscirono molto soddisfatti, a.reudo· guadagnato una migliore nutrizione dei muscoli cardiaci e con essa t::::1. \1istribuziono più equabile del sangue, atta a pt·odurre la cessazione di. accessi a~matici e dello vertigini che da pii1 mesi 1i martoriavano. Appartenne a questo ~ruppo dci cardiaci l 'infelice nostro collega maggiore medico C.... , sul qnale daremo dettagliata ·storia. in fine di qucst~ relazione. · Cachessie palustri. l.:tflciali n• ·l -

Truppa n• 32 - T otale 36.

Passiamo ora al genere delle cachessie pa1ustri, che, senza la. riduzione. di. 26 individui da. noi ingloha ti cogli anemici . di alcuni altri segnati in generi di\•er:>i, sarebhesi. elevato ad

una cifra superiora del · terzo sul totale dei ricoverati. Abbiamo riservato il titolo di cachottico per malQria a chi, in conseguenza di protratte febbri intermittenti, presentava la massima parte ahueno, se non tutti, dei fenomeni morbos i prvpri a quello stato, cioè il tumore di milza,, la tinta anemica giallo·sporca particolare, il catarro gastrico, tanto spesso concomitante, ecc. ecc.

Erano 36 gli individui così profondamente maltrattati da. l •

veleno palustre; tre soli riconos~iuti fra gli ufficiali, il rimanente nella truppa. I più averano inr.oìltmta la malattiiiEIduranto il servizio, e pii:t specialmente al Lido di Venezia-, a Mantova, in Calabria ocl altrove; ma ve ue furono undic i i quali si riconobbero originari di luoghi dominati dal miasma palustre, e che averano già. sotrerto le intermittenti, pilt anni 1wima del loro art·olamento, e che furono qtl<tSi sempt·e inutil i al servizio. Fra. questi s'erano trorltte ·1e· m.ilze piìt 1•olumi-


IN RECOARO NELL'Al'I~O

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359 . no.se, una madornale fino all'ombelico, e molto dure, con ogni probabilità iperplastizzate, e quindi poco propense a ridursi · · sotto la cura idropinica; non mancarono però gli esempi di milza molto sviluppata .anche fra casi più recenti, che non avevano mai sofferto di febbri prima dell'aut~nno 1876, ed occorse di notarle particolarmente sopra veneziani, appartenenti alla compagnia lagunare del 2° reggimento genio, o sopra individui del 2° reggimento fanteria, stati in distaccamento al lido di Venezia. Non pochi di questi ammalati vennero visi~ti dalle febbri · anche durante_il loro soggiorno .a Reeoaro; ma succedeva per lo più nella prima settima111a del loro arrivo, ~ con qual· che dose di chinino se ne fece in generale pronta giustizia. Non si fu però così fortunati in uno degli ufficiali, che aveva la milza sporgente quattro dita fuori delle coste sptfl·ie, e nel quale la cachessia andava consociata a gravissimo catarro gastro duodenale, che l'aveva. fatto itterico da un mese prinia del suo arrivo in Recoaro. Andarono perduti dodici giornii per la cura minerai~ prima che il chinino, dato a dosi elevate, avesse troncato la febbre di questo bravo ufficiale; però dn· rante la proròga accordatagli, e meglio ancora in seguito per essersi egli fermato in Recoar.o dopo la proroga, passandovi il resto della sua licenza ordinaria, riescì a. tòrnarsene m9lto migliorato, colla milza rientrata sotto il margine costario, di buona ciera e ben rimesso nelle forze, che erano dapprima I!Ssa.i scadute. MAR· Ancora più ribelli si sostennero le febbri nel soldato . . . GA.IRA Antonio del 2°. g~nio, . cbe non siamo mai arrivati a troncare com)>letamente durante tutto il periodo della 4a muta, • per cui si· dovette rimetterlo all 'osped;ùe ~ . Verona ancora febbricitante, e, come si seppe poi, continuò la sua febbre restia per un mese al chinino ed altri rimedi. Fu il solo che .

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REL!ZlONJ:: SULLE CURE WlWPil\1CRE

non pote;;se fare la cui·a delle acque, ed è il solo di questo genere che dovesse figurare fra i rist1ltati negativi. A. fronte della SQmma cronicità dimostrata per circa un terzo di qttesti ammalati e di moUissime febbri in corso sugli altri, si.potè riconoscere che in fine di cura, in grado più o meno • ragguardevole ne avvantaggiarono tutti, e cinque si poterono dichiarare guariti. Merita d'essere particolarmente menzionato il risultato ottenuto stù soldato P1YA del 6° reggimento l)er· saglieri, il quale giunse allo stabilimento con cachessia idroerllica complicata da esswlato . pleuritico della cavità destra, esteso per oltre· dei suoi d,ue terzi, che _durante la cura, prorpgata pe~· oltre 30 giorni, potè ricuperare il priQlo funzionamento del polmone compresso ed immobi_le, guadagnando chilogrammi 4 in peso. Noi s!tlmo rimasti convinti della guarigione successiva di questo individuo come dJ molti altri elle insieme a lui figu.rano semplicemente migliorati. Gio\·erà a provarlo anche l'aumento vera.mente coosidererole di peso, sopra trenta elevatosi nel totale a cllilpgrammi 59,400, contro i tre valori immutati e i tre altri diminuiti di gram. 300. · Emorroidi. l;fficiali n• 15 - Truppn n• O - Tot:de 15.

Abbiamo creduto utile di riunire in un genere speciale 1. casi più ragguardevoli di ectasie emorroidarie, con abitnal j. perdite sanguigne e blenorroiche del retto intestino, a quelle consegueuti, inquantochè non ci abbin.no ancora persuaso tutti. gli sforzi fatti da molti fra i trattatisti~ onde rid\u-re le emorroicli ad una p~ra espressione di locale catarro odi cronica proctite, e, quantunque ben lontani dalle rancide idee di un tempo,.uel quale ba::;tara riconoscere e perfino semplicemente


IN RECOARO NELL'AN!\0

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supporre l'esistenza di qualche dilatazione venosa irr quelle regioni per ~reare lm intero sistema. di patologia, noi vediamo nell'emorroidario uno stato speciale e complesso non sempre spiega.bile dalla sola manifestazione locale, e che perciò nella pratica avrà. sempre la. sua importanza ed utilità per costituire un genere suo proprio e ben definito. I nostri casi, ad ogni maniera, erano tali da legittimare questa separazione i presenta vann tutti un abito speciale i pre· dominava il temperamento venoso-bilioso; quasi tutti provenivano da. genitori emorroidari, e molti avevano cominciato a perdere sangue dall'ano in ~tà assai giovine i meno pochissimi, erano mal nutriti ed oligoemici; andarano soggetti a continui disturbi digcstiri, taluno a quelLi del cervello c del cuore. Quanto alle località, si trovarono tumori, perJo più molteplici, di tutte le forme e volumi; molto facili a dar sangue, non pochi ulcerati, tal uni iperpla.stizzati e secernenti una materia muco-purulenta assai abbondante. Erano 15 gli individui sofferenti di questa malattia cbe durava da dieci a vent'anni, con perdite sanguigne abbondanti ad ogni mese, quindici giorni, o così frequenti da offrirsi poco o tanto ad ogni defecazione. Con tali titoli di cronicità sarebbe stato illogico ammettere com& guarigioni reali e definitive la scomparsa, secondo noi temporanea, dei feno· meni più appariscenti eél il conseguente e straordinario benessere provato da parecchi dopo la cura di Recoaro, ond'è che nessuno figura tra i guariti i meno nn solo risultato .negativo in chi ayeva piuttosto bisogno del chirurgo cbe del medico, tutti ·gli altri poterouo tornars(lne persuasi della somma efficacia di queste acqn~, se ovporttlllamente coadiuvate dalle operazioni idroterapiche, come appunto praticarono i più, dietro nostro consiglio. •

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RELAZIOKE SULLE CURE IDROPINICH.E

Ai vantaggi del diminuito e cessato flussp sanguigno, della migliorat.'t digestione, della regolata circolazione~ delle forze aumentate e del piit lodevole aspetto, si aggiunsero anche quelli di un generale aumento di peso, ragguagliato a chilogrammi 16 contro l'immutata partita di nn solo, e quella. dimi~uita in

un altro di grammi 400.

Chiudiamo ·questa nostta rassegna clinica riferendo su tre casi che sotto ·1'unico titolo· di ttltre cachesssie rappresentarono altrettanti generi differenti di malattie a processo organico generale, egualmente interessant-e la nutrizione. Scorbut o. t:llkiali n• O - TJ·uppa n•· l -

Tolale 1.

Furono essi : un caso di scorbuto, svil_uppatosi in un soldato del reggimento cara1leria Aosta. (6°) dopo lunga perma.· nenza. all'ospedale di Verona, e clte, giunto a Recoaro con estese echimosi per tutto il corpo, emorragie frequenti intestinali e molto rilevante abbattimento di forze, se ne torn ò complet-amente gnarito ed aumentato in peso di chilog. 2, 500. Poda gra. t:fficiali n• l - Truppa n• O - Tc11alc 1.

~el secondo si trattava di gotta ·e quindi di una tale n~ a :

lattia, la qual(), nrendo per condizione patologica. una nutri · zio11e lus:;ureggiante con sormbbondanza d'acido urico oel

sa.ugne, poteva. aspettarsi assai· poco giol'amento dalle acqu e di Recoaro; contuttociò, facendo· usare a questo ammalato in grande ahbond~nza l'acqua della fonte Giuhana, l~ meno r.:ninera.lizzata di tutte, ed a1•endo permesso appena qualche biGchiare eli. quella del Franco, ta. pi.ù carboniosa, coll'aggiunta


363 di uno o d~1e grammi di bicarbonato di soda giornalieri, si IN RECOAJtO NEU.' ANNO

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ritenne che egli avesse potuto ottenere un qualche miglioramento. Ciò si argomentava dalla pronta. cessazione dell'accesso sotto il qt1ale il malato dovette giungere allo stabilimento son·eggendosi a stento con due robusti bastoni, dal reintegrarsi delle fmtzioni digestive da, molti mesi viziate, e dal benessere chiaraDtente dichiarato dall'infermo. · Abbiamo creduto però in tal cnso assai utile che la cura· non avesse aumentato per nulla il peso di questo rpalato già. troppo onusto di carne e di sangue.

Scrof'ola. Uttlci:tli n• 1 -

Trupp:l n• o -

Tot:~lo l.

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Il terzo era la perfetta antitesi del gottoso, molto leggero in peso, e non solo scarso di sangue, ma con predominio di globuli bianchi sui rossi; in conseguenza, rli estesi ingorghi de11o glandole cervicali, per le quali lo si dichiarò affetto da scrofola . In questo caso la cum di Recoaro tornava a~sai meglio indicata di quello non ci sia sembrato per il precedente, nè si volle limitarsi al semplice uso interno delle acque; si persuase il m a):'tto di sottoporsi anche a qualche operazione i<lroterapiea esterna, che egli toller·ò assai bene, e quando partì si riscontrarono pressochè prosciolti i suoi ingorghi ghiandolari, meglio colorito le sue mucose, alquanto rin vigorit(l "le sue forze, sebbene, quanto al peso, si conservasse appana io pari con qtiello ·offerto all'iugresso.


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RELAZIONE SULT.E CU RE IDROPINICHE

CASO LETALE. Con lln profondo senso di tristezza consegniamo in q\lesta . relazione ~a storia clinica più assai compassionevole che interessante del fu maggiore mtldico C. G. morto al nostro

ospizio· nel dì 18 luglio, dopo volontatio avvelenamento. •

Ana1mlcs1·. - Togliamo dal registro nosologico al n° 3 dei ricov.e1:ati per la 2a muta i seguenti cenni anamnestici; Il dottor C. G, nativo d'h-rea ·contava anni 51 d' età e 29 di servizio militare, era di temperamento sanguigno· linfatico , in origiue di costituzione abbastanza robusta , d' abito cardio·epaticÒ; pesava all' arrivo in Recoaro chilogrammi 58,00, è, come assicurava il defunto, dodici in meno sulla cifra da lui riscontrata nel mese di maggio dell' anno corrente. Nessuna malattia d' impqrfanza aveva egli sofferto prima dell' anno 1859, quando ebbe a contrarre illceli duro, cl1e furono segt~ite in sul principio del 18fl0 da manifestazioni d'indole sifilitica alle mucose della bocca, dell'ano ed alla cute di tutto il corpo. Riconobbe subito il valore di tali manifestazioni ·e praticò um1 cura specifica. mista di preparati m~rcuri ali e iodici assai regolare, protratta per più mesi, fino alla tot-ale scomparsa d·ogni segno di sifilide. Nell'anno 1866, senza cause note cominciò ad essere mart-oriato da una forma dolorosa lungo l 'arto inferiore sinistro, giudicata ischialgica, cl1e lo .colpiva ad acces:;i irregolarissimi, tanto in ordine al tempo di ricor· ronza e durata, quanto in ordine a,lla. sede ed intensit-à d el dolore. Furono soU'erenze leggeri:;sime o molto violenti quando di un ·ora o di mezza giornata, fra settimane, mesi o 11iù lu nghi spazi di tn:>gua; quamlo insistenti per pill giomi o

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più settenarii di seguito, e che quantunque il piìt spesso avessero sede alla faccia posteriore della coscia o della gamba. o del piede, talvolta con istranezza degna di rimarco prende\'ano invece le faccie anteriori di quelle regioni. Duramno tali martirii dall'anno 1866 al 1872, nè occorre il dire che egli si studiò liberarsene impiegando tutti .i mezzi 'suggeriti dall'arte, ricorrendo anche ai fanghi di Abano nelle. stagioni del 1870 e 71., senza profitto e parendo gioYarsi finalmente in quella del ·1872 praticata ad Acqui. Fatto è che non ebbe mai viù n lag-narsi di quell'arto ; ma, non era appena passato l 'anno f872 che nuovi accessi dolorosi e quanto i primi molesti lo assalirono al ventre, lungo le regioni epigastlica, ipocondriaca ed epicolica del medesimo ~ato sinistro. Questi accessi enteralgici che insistettero fino al termine della sua vita venivano essi pure • s~nza regola. e modo mostrandosi tuttavia . più frequenti e gravi ·Dei mesi estivi, per l'ordinario alcnne ore dopo l'ingestione degli alimenti. Nei mesi più freddi delranno furono sempre assai toUerabili, per cni egli· potè credere alla effi .. cacia di varie cure ed in particolar modo a quella più volte. ripe.tuta del jodnro di potassio ed a quella delle acque ùel Cap-itello, qui bevute nel 187 4. Qualche giorpo di febbre avvertito nel primo manifestarsi di questi acc_cssi dolorosi, insieme a sviluppo meteorico del ventre ed altri disturbi digestivi fecero pensarè che egli fosse affetto" da enteritide, e da quanti colleghi potè essere vjsitato dappoi, si ritenne sempre malato di cronico catarro. gastro·enterico. • • Stato presente.- L'~same metodico da noi praticato nella. sera del 2 luglio facevil rilevare un grave stato di denu, trizione, l'aspetto molto sofferente e ragguardevole anemia. Si trovò: la gola molto grossa per ipertr9fia della glandola..

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3.66

RELAZIO~E SULLE

CURE ID.IiOPINICHE

tiroidea; la carotide sinistra più grossa del normale con direzione serpiginosa, visibilmente ptùsante con certa violenza; il peti<> un po' a carena per sollevamento del manu· brio dello Hterno. I battiti cardiaci erano piuttosto sentiti, era aumentata l'area cardiaca a sinistra dello sterno verso il capezzolo ed all'ingiù fino al margine superiore della aa costa, mentre che avevasi esagerata risuonanza nlt'insi1 ed a destra dello sterno su tutto il manubrio fino alle clavicole. Nell'ascolta· zione del cuore si percepiva un soffio dolce alla base e dopo la sistole che propagava lungo i vasi maggiori. Per quanto si sia pigiato quel ventre tanto magro da poter deprimerne le pareti fino alla colonna vertebrale non ci venne fatto d'imbattere! in nessuna modificazione di forma, di consistenza o di sede dei visceri entro contenuti, nè si • ~rasentò alle nostre dita alcun altro corpo che potesse aver~i come anormalmente interposto.

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Durante questo lungo esame del ventre non si destò alcuna penosa sensazione lungo le regioni ind.ièate dall'infermo quali sede delle sue sofferenze. · Lagnavasi unicamente della sua nevrosi, del resto si credeva s~no. Accusava dispe}>sia ed una quasi avversione alle carni 1 regolare nelle sue funzioni escrementizie. Confessando francamente di non aver saputo scoprìre Illeglio degli ·altd la condizione patologica della enteralgia, il nostro diagnostico venne così formulato: Oligoemia per nevralgia addominale e cardiopatia organica, nella qual second~ parte d~l diagnostico noi ~ravamo persuasi d'una .ipertrofia sinistra del cuore per lesione aortica propendendo a credere • compromesSe per insufficienza le sol~ valvole semilunari. DW.rio. - Risparmiando di trascrivere il di.ario che J'iu- · scirebbe troppo JllOnotono e non ci rischiarò nulla meglio , •

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L'l RECOARO NELL'ANNO

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del primo dl.sullo stato del nostro infermo, ci limitiamo a darne i seguenti cenni: Tutte le mattine l'ammalato prese da 2 a 3 bicchieri d'acqua del Capitello. Mangiò a quando a quando e sempre poèo. Le sole inieziòn.i di acetato di morfina ripetute quasi giornalmente troncarono il suo dolore e questo venne or di giorno, or di notte, prima o dopo gli alimenti. Durante gli accessi predominarqno sempre feno. meni subbiettivi, .avendovi appena notato qualche rallentamento del circolo, qualche maggior freq11euza nel respiro, mai nessun fenomeno nemmeno refiesso di disturbate funzioni intestinali o renali. Talune mattine di cattivo tempv fece la sua cura a letto; ma .uscì tutti i giorni . insieme agli altri ricoverati, pren- · dando parte con loro anche a lunghe passeggiate. l/eccellenza del suo carattere, ben noto a quanti lo conobbero, le sue sofferenze ed i titoli di nostro collega e allora superiore ci dispensano dal dimostrare quanto dovesse esser fatto segno, per nostra parte, di speciali ed affettuosa solle· citudini. Ci lusingavamo di aver guadagnata t~tta la sua confidenza e certo siamo riesciti più voite a sollevare l'animo stio dalla più penosa 'tristezza e ad infondervi un po' di speranza. Nel dì 11 e 17 luglio ci pregò di dirigerlo all'ospedale di Verona, ma ·non trovandovi ragioni \ufficenti e dispiacendoci molto di allontanarlo da noi, abbiamo creduto nostro dovere dì persuaderlo a restare. _L'animo nostro era allora ben lont11no ~al comprendere quello che si passasse nell'ammalata sua mente e· l'affettp . da lui dimostratoci ci fa ~icuri ch~gli volesse, allontanandosi, risparmiarci le penose emozioni del dì 18 luglio. Recatici a visitarlo, come d'ordinario, alle ore 6 di quel giorno lo trovammo profondamente -addormentato, la stanza · cr~ nel massimo disordiue, una candela giaceva in terra

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368

RELA.ZIONE SULLE CURE IDROPINlCHE

franta in 2 pezzi e sopra il tavolo scorgem~o ben presto una l~ttera. a noi diretta, eolla quale, supplicandoci di" non maledire la sua memoria confessava d'aver trangugiato nella. sera precedente àlle ore 9 un gramma di acetato di morfina. sciolto. Noh vi l~gemmo di più e fattisi ad esa~mare l'infelice nostro collega riscontrammo: frequentissimi i polsi, respiro grave, p~pille miotiche, ptosi palpebrale .sinistra e leggera deviazione dell'angolo della bocca ~el med.esimo lato. Non destandosi nè col chiamarlo ripetnta.mente nè colle affnsioni d'acqua fredda su tutto il corpo, dopo aver avuto conferma dalla farmacia Dal·Lago che una soluzione d'uno per ottanta di quel preparato ''iroso era stato conseg-nato ·allo stesso infermo nella sera pre~edente, si praticò . una iniezione ipoclermica d'un milligramma di solfato neutro di atropina. Copert~ di carte senapate ed applicata una reseica di ghiac-cio al capo, dopo una mezz'ora ripetemmo la iniezione atropinica e ci venne fatto di svegliarlo. Si diede allora del caffè avvalorato con acido tannico e circa alle 8 egli avea ripresa poco per volta tutta la sua intelligenza, si mostrava pentito del f.entato suicidio e pren• dendoci per le mani e baciandoci ci prega,·a di nascondere l'avvenuto agli altri ricoverati; temendo potesse compromet· terlo la lettelJ a noi diretta, volle <listl·uggerla e noi ci pre· stammo con lui a bruciarla. Era stato messo a parte del tristissimo fatto il solo nostro uffieiale contabile sig. A, e risparmiammo l'inutile co_n· 'fidenza a quanti ci videro in quella mattina cotanto affan• nosamente intorno a lui• occupati: Insistendo sempre coi bagni freddi, col ghiaccio al capo e col caffè fino al mezzogiorno egli perdette ogni tendenza a !;addormentarsi. Ragionava con noi sulla sua to!Jeranza per gli oppiati e \Oleva egli stesso provarci che _ormai are·


TN RECOARO ~ELL'A~XO

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vamo superato ogni pericolo. I suoi polsi infatti andavano regolandosi, il respiro era btwno, le pupille meno miotiche e poteva, quantimque a stento, reggersi sul dorso e prendere da sè quanto gli abbisognava dal vicino tavolino da notte. Non poteva toccarci illusione più completa e scduttrice di questa, e l'animo nostro, sollemto dall'incubo gravissimo sotto il quale era rimasto per 11 ore, si lasciò persuadere dallo stesso infermo a }asciarlo Yerso le 5 1/ 1 per discendere alla mensa. ~1ezz'ora dopo il soldato di sanitc'\ P., incaricato di assisterlo, viene ad annunziare che era morto. N\tlla si potè sapere di quanto an-enne in quell'ultima frazione d'ora. Secondo il deposto dell'infermiere, dopo la nostra. partenza il dottor C. desiderò rimaner tranquillo, ed ordinò al P. di attendere che lo avesse chiamato nella vicina stanza. Per nostra parte abbiamo dovuto . dubitare che quel soldato non sia rimasto sempi·e nella stanza vicina, inquantochè avessimo dovuto rilevare alcune esco· riaz:ioni alla tempia e in altre parti del corpo, non prima avvertite, e per le quali abbiamo ritenuto, che il malato si iosse alzato dal letto fosse caduto ed in questi sforzi morto •. per sincope. Nello scopo di risci.Jiarare le infinite questioni che potevano sollevarsi da così luttuoso fatto nel dì 20 luglio si procedette insieme a varii colleghi borghesi all'autopsia del cadavere. .A.utolJSia. - Putrefazione alquanto avanzata; escoriazioni superficiali· e chimotiche alla regione fronto-temporale sinistra, alla spina iliaca sinistra, intorno alle articolazioni delle ginocchia e qnà e là lungo gli stinchi; nessuna ferita, pu· Pille dilatate, masce1la inferiore cadente.


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REL.tZIOXE SULLE CURE IDROPHiiCliE

Apertu la c.aritc\ dell'addome n'esce fuori un liquido colorito di sangue di pochi grammi, e che si ritenne dipendente dalla putrefazione avanzata. Estratto lo stomaco ed aperto si raccolsero circa 30 grammi di un liquido bruniccio color caffè piuttosto denso che ftl messo in disparte per · farne oggetto di esame chimico (l); la mucosa del viscere ~ molle,

facilmente distaccabile per pntrefuzione. T/apertura ; ,jJorica offre contorni sani, tutto il tramite intestinale libero

d<l. aderenze, ovunque di capacità 110rmale; qualche glandola mesenterica un po' grassetta sparsa in vari punti e non in predonùnio sul lato sinistro che fu sede delle nerrosi sofferte. Fegato di volume e consistenza normale, un po' giallognolo, cistifellea tm po' piccola, vuota. Milza di un volume minore del normale, alquanto raggrinzata, nn po' aderente colla, su~ metà esterna all'ipocondrio. Reni piuttosto grandi con larghi calice e bacino; il resto normale. Glandola tiroide molto ipertrofica, discendente col suo margine inferiore fino a livello della incisma sternale. Sterno alquanto rilevato sul piano delle coste, di spessore e forma normale appena continguo colla sua parte superiore all'arco aortico, che il tatto fa rilevare •molto grosso ed irrigidito. Nessuno spandimento nella cavità. del pericardio. Cuore ben grande in tutte le sue caYità e massime nel sinistro ventri'::olo, arrotondato alla punta. Ispessimento manifesto della parete sinistra e dci muscoli papillari; la. cavità >entricolare pilt ampia (\cl normale, a carni sbiadite, tendenti al giallognolo (iniziata regressione adiposa); libero il passaggio di due dita per l'ostio atrio-ventricolare sinistro; il ventricolo (Il I:~nalisi chimic;1 faltn da l f;n•macista Dal-Lago non vi scoprì ;<lcuna 1racc1a Ji ahmluitli ùcll'uppiu.


IN RECOARO XELL • ANNO

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destro anch;esso alquanto più robusto nelle sue pareti, ma meno voluminoso dell'altro, contiene poco sangue malamente rappreso. Si esportano i polmoni, insieme alla trachea col cuore e l'aorta per mezzo di un taglio trasYerso praticato al di sotto -della glandola tiroidea. Si libera l'arco aortico da molto

tessuto cellulo adiposo che lo contorna, e lo si riconosce per tal maniera fatto sede di un ampio sfiancamento fusiforme ~be gradualmente va allargandosi dalla sua origine fin dopo la metà della porzione trasrersa per quindi restringer:>i poco a poco lungo la parete discendente. Nella parte sfiancata il diametro tra.sverso era di 6 centimetri; l'asse, preso dalle valvole aortiche, di 9. Aperto quell'arco e tutta la porzione dell'aorta discendente, si riconobbe cbe un cronico processo ateromatoso doreva averla invasa da molto tempo e che per la conseguente mancata resistenza delle tuniche ci si trovava in presenza ·d'un aneurisma vero, nel quale cioè preuclevano parte ad un tempo tutte e tre le tuniche di quel grosso vaso. Si fece l'esperimento ordinario per provare se le rah·ole aortiche avessero chiuso bene, e si verificò che ero.no snfrlcienti al loro uffizio. Si trovarono pure ateromatose le origini delle arterie spiccantesi dall'aorta, e massime la carotide sinistra. Nell'estrarre i polmoni, si trovò una leggiera. aderenza pleuritica. all'apice destro, d'antica data. La sostanza d'entrambi i polmoni non è alterata; però nelle parti posteriori ed inferiori si avverte un po' di stasi passiva. Si esportarono tutti i visceri dell'addome e si mise cosl .a nudo l 'aorta addominale che .cagionò a tutti :,ingoiare SOl'· presa per averla trovata molto ristretta; si riconobbe che, dopo il distacco della celiaca, quel vaso ampio piìt del nor· male e sfiancato per tutto il tratto .superiore si restringeva.


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Rl'. L.\ZJOXE SL'LLE C"GRE IDROPJ:'<JCHE

bruscamente pf-r tutto il tramite inferiore, e cosl da apaprire niente più grosso eli una normale iliaca primitiva. Non ritenendo i colleghi presenti all'autopsia per l 'andamento clinico di questo caso, e più particolarmente dalla riflessione, che per tante ore dopo l'avvenuto avvelenamento il dottor C. aveva conservato le funzioni cerebrali, potesse essere utile, im}lOrtante e necessaria l'apertura del cranio, di pieno accordo si com7 enne di tralasciarla, tanto piì1 che la putrefazione molto avanzata avrebbe impedito un giusto apprezzamento dello stato di quegli organi così delicati.

Epicrisi.

Questo reperto necroscopie-O ci permise di poter rile,'are varie lesioni c1oniche del cuore e dell'aorta, ben più gravi di quelle che non avessimo ~11pposto in vita. n cuore uon era solo ipertrofico, era anche sfiancato nelle sue caYità. e colle carui in regressione adiposa; l'aorta ci sorprese ancora piil per l'ateroma diffuso e per l'aneurisma voluminoso esteso a gran parte del suo arco. A. nostra buona. pace quella singolare deformità della porzione superiore dello sterno, in causa della quale il tumore aneurismatico stava ancora abbastanza lontano dalla parete toracica, ci fa sicuri della piena assoluzione pel nostro errore diagnostico; cb è, rlove manchino l'ottusita àlla percussione, il sollevamento pulsatorio, il discronismo tra i due polsi radiali e tutti gl i altri fenomeni di compressione sugli organi circostanti, C?me assolutamente mancamuo nel nosb·o caso, sarebbe st.ato ben pretenzioso il diagnostico di aneurisma. Come ben s'intende, quel soffio da noi percepito alla base del cuore ed erroneamente attribuito a mera insufficienza delle valvole semilu-

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373 nari aortiche, era dato imece dalle asprezze ateromatose 1nugo l 'arco di quel massimo ,·aso arterioso sfìancato. Qualche luce., sebbene non molto rira, parre, almeno a 110i, di aserla ottenuta col riscontro dello stato ateromatoso molto aranzato e largamente di!Tuso sul sistema delle arterie e piit ancora con quello singolarmente _ristretto calibro del· raorta addominale, per cui abbiamo ritenuto, cou molta pro· babilità, che la condizione patologica delle nerrosi per tanti amù softèrte, doresse risiedere in una irrorazione sanguigna dei plessi nen·osi insufficiente ai loro bisogni nutrith'i, e forse, insieme ad essa, nelle contemporanee irritazioni meccaniche fatte dai vasellini irrigiditi e<l aspri in conseguenza del cronico ateroma. Per quanto spetta alla causa della morte, ritenendo troppo arduo il recare argomenti perentoriamente convincenti in so· stegno della particolare nostra opinione, che non lo rorrebbe morto pel releno, crediamo tuttaria non abbia ad essere difficile il ,concederci, con quelle lesioni ritrorate al cuore, che il dottor C. potesse morire di sincope, anche indipendentemente dall' arrelenarnento; e non si debba quiudi re· dere in quel fatto, isolatamente preso, la sola causa di· retta della morte. A tale inattesa catastrofe contribuirono rtd un tempo e gli effetti dell'arrelenamento, anche se (come 11oi abbiamo creduto) neutralizzati, e la troppo aranzata lesione nutritiro·meccanica del cuore. IN RECOARO NEI.l.';\l'\~0

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Vl'rona, 15 dicembre 187 7. SACWH\1

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERtl

RI"VIST.A 1\tiEDICA

' L e c ronic llc a ffezioni tU JlCtto n e i s oldati e d o sser''a.zioni s opra olc une norme proftlattlc h e 9 del dottor KNOEVE~AGF:r., mnggiore medico in Colonia (Deutsche mililairarzlliche Zeitschrift).

Il numero piuttosto rilevante di affezioni croniche dell'apparato respiratorio che l'autore trovò nell'assumere la direzione clinica di un rì1nrrto n ell'ospedale della. guarnigione diede a lui motivo di pubblicare uno studio sulle bronco-polmonite e p l eurite cronil)he, in ispecie 1)0i sulla tisi nei militari. Nota dapprima. il fatto che dì 29 ammalati componenti il riparto l 7 si riferì vano a lente afrezioni degli organi respiratorii, e che su 50 casi ricevuti nei mesi di aprile e maggio, 19 appartenevano alle medesime malattie, e tanto gli uni che gli ~ltrì erano di una tale gravezza. e di decorso così cronico da escludere affatto la possibilità di ridonare gli individui al militare servizio. Da questo fatto adunque verificatosi in una stagione nute enella quale mancavano assolutamente catan·i epidemici prende le mosse per il suo studio igienico-militare. Le sue conclULsioni . sulle cause j)i ù potenti che fanno sviluppare negli eserciti la terribile malattia sono snfl"ragate dai ristùtati statistici, ricavati dalla statistica medica del suo esercito. · La statistica di cui si vale dapprima è quella del l o se1n estre del 1870, nel qual semestre pure vi fu prcdominanza di gr a. , .i affezioni di petto, in seguito consulta quella degli anni successivi tloYe egli troYò che di tutte le malattie prese complessivru11ente il lO per cento era rappresentato da pobnoniti e pleuriti e la (jUinta prute di queste finirono colla morte pt!r tisi.


RmSTA :uEDICA

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Ricerca poi la frequenza di queste malattie e della loro mortalità in rapporto alle varie armi nel periodo di nn biennio (187072), e nota che, eccettuatala. cavalleria, tutte le armi sorpassarono in perdite la metà dei malati. L'a~ma che contò maggior numero di morti fu quella dei pontonieri, e di questo fatto egli accagiona varii fattori topografici e professionali proprii della popolazione, che in massima somministra. gli uomini all'arma suddetta (quasi tutti montagnoli e lavoratori di miniere). Colle sue ulteriori considerazioni statistiche sulle malattie in questione si ferma. di preferenza e più a lungo sull'arma della fanteria come quella c~e rappresenta una numerica }Jreponderanza nell'esercito; e che p·ossiede le cosi dette qu1ùità medie del soldato. In generale egli ammette la vera tubercolosi molto rara, frequente invece la tisi e questa sempre successiva ad affezioni catarrali apparentemente di poca importanza; accenna alle cause di queste primarie leggere affezioni, e siccome esse cause non possono esset·e e\;tate, cosi insiste sul bisogno che il medico volga. una seria e continua. attenzione su ogni lieve catan-o delle vie respiratorie e che il soldato non si rimetta al servizio se non completamente ristabilito. La causa delle tanto frequenti pleuriti ei la ripone oltrèchè nei fattori morbosi comunemente colllosciuti, nella soverchia. tensione a cui stanno so~gette le pleure nella forzata inspirazione. Premesse queste considerazioni c dimostrato che le cause occasional.i deUe malattie di petto non possono evitarsi, egli esamina la quest ione dal punto di vista profilattico, e conclude col mostrare che da questo lato resta ancora molto da fare al medico in pro dell'esercito,dell'era.rio e del paese attenendosi ai seguenti precetti: 1• - Riguardo speciale alla clisposizione ereditaria. Benchè questo sia uno dei più potenti fattori nello sviluppo della tisi, tuttavia deve essere tenuta in conto con una certa ris~r.Ya. ~noto come non pochi giovani figli di genitori morti tiStct godano tuttavia di una perfetta salute e robustezza. Non ?asta adunque il sapere che il tale inscritto abbia avuto dei morti tn f~tniglia per tisi polmonale, ma bisognerà che il medesimo offra. 1 caratteri fisici di un organismo predisposto alla stessa malattia. ·" . ' ltanto l a predispostztoue . . . ·" . . ' a ques·t..... conwztone so erewtann. saro. un elemento di un certo valore.

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RlrLSTA

E same 1·igoroso dell' ÙtSCI"itlo nella opetaeione ([.i. lev(J e eli assegnazione. Di somma importanza è un esame preciso del torace. La misurazione non dà criterii sempre esatti e costanti, succede a.nzt eh e dia. risultati diversi a. seconda. dei varii esaminatori. A questo }lroposito l'autore annuncia un concetto genetico sulla malattia in questione, tutto particolare, fondato, egli dice, su di una lunga osserrazione che diede sem1Jre risultati costanti e non equivoci. Egli avrebbe notato il fatto che il primo esordire, il focolaio di origine delle croniche affezioni degli organi respimtoril risiede in una retrazione delle pleure, io una pleurite adesiva molto limitata in corrispondenza della regione mamm_ellare sinistra. lVl:olti individui in apparenza sani che poi finirono per tisi presentavano qual<:he segno piccolo, ma non dubbio di questo originario larorio morboso limitato a quella localit<ì. Una adesione anche circoscritta delle pleurc basta a costituire il punto di partenza, il focolaio di una incw·abile malattia sotto l'influenza delle faticlle militari; le aderenze J)OCO a poco si estendono e nelle inspirazio~i forzate s'insinuano tra i lobi del viscere, producono flogosi 2• -

bronchictla:;ie con tutte le loro fatali conseguenze.

E"tl ecco che sotto questo punto di vista l'esame del petto a~;;­ quista valore non tanto dalla misurazione tJuauto dalla ispezio u e octùare, clr.l rilevare cioè il modo di dilatazione nelle escursioni respiratorie, dal notare gli appianamenti delle costole, i leggeri infossamenti, le quasi impercettibili asimctrie. Questo è il uodo della questione, e questo gcnl~re di ricerca der e costituire u nr~ wra specialità del medico militare, il quale deve, a forza di r ipetute osserrazioui c sui sani e sui malati, educare l'occùio a dlevare Je·più delicate sfumature nei fisiologici mol'imenti del petto cd interpretarle nettamente nella stessa guisa che un esper to oculista diagnostica una. malattia oculare dallo stato delle pupi lle, dal modo di rotazione dei bulbi, dalt.~ direzione ùello sguardo, come l'alienista dai pilt le!,(geri disordini nei movimenti mio l id muscolari della faccia rictn·a sct;ni diagnostici di grande val o re sulle psicopatic. :t•. - È necessarie~ la, più [Jrtmde oculatezza e ch·coflp e!!i o ne su!l li accem1ati sintomi per p twte del rnedico clte risila l<~ JH i ·r111' .,Jta le r eclute ai disft·elli.


lllEOICA

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Accadde più volte all'autore_ di osservare che individui afi'etti da infiltramenti cn~>eosi erano stati da prima per breve tempo, ma a più riprese trattati in quartiere per lcg!=(cri catarri polmollali. Egli non esita }>Unto a riconoscere in coteste afl'ezioni apparentemente insignificanti l'origine rlell' incurabile morbo, e sos tiene che se al primo apparire di cs~i sintomi si fosse con ma~gior diligenza esplorato il petto, si sarebbero trovate importanti, bendtè limitate, alterazioni. Intanto la tosse scompare e l'ammalato che non si lagna più vien licenziato. l>opo ctnalche tempo in sorgono gli stessi sintomi pei quali si usa lo stesso tmttnmento, sinchè dopo ripetute t·ecillive viene in scena il grave fenomeno dello sputo sanguigno che ricl ~iama, ma troppo tardi, una più seria attenzione . P er questi dolorosi fatti che troppo spesso si ripetono, egli crede irrazionale eù essenzialmente nocivo il metoùo tli curare i catarri anche leggeri delle vie respiratorie nelle infermerie dei corpi, sia perchè i malati non si possono esplorare a dovere, sia 1)erchè i medesimi si trovano in un amhiente tntt'nlh·o che fa,·orevole ad una appropriata cura. Tali ammalati adunque devono entrare all'ospedale ed una volta entrati devono asso)!gettat·si a ripetute e diligenti osservazioni, e per il loro licenziamento dall'ospedale il medico deve prender norma meno dalla molestia c • da l benessere che accusano, che dai fenomeni obiettiYi fornitiri dall'ascoltazione, ispezione e pe1·cussione. 4•. - Un altro momento eziologico sarebbe quello dell'e11lrata jJ!'ecoce al .~ervizio militm·e come è il caso dei volontari. Molti di questi giovani anche immuni da ereditaria prellisposildoue ammal ano di ct·oniche affezioni toraci che. Sembrerebbe tp ta:;i che in loro il doppio bisogno di riparare le perdite cagionate dalle fatiche e provvedere in pari tempo allo sviluppo del corpo e rlei visceri ancora incompleto, non possa Yenire che difficilmente soddisfatto. Da queste considerazioni ne emerge che l'accettazione al servizio di un individuo a 18 anni non è un espcrimento immune dt\ pericolo. 5•. - Altra potente causa occasionale è il continuo raffrecldnr.si dt>l corpo in traspirazione ; ognuno sa qnanto sia facile l'insorgenza della pleurite in simili condi1.ioni, <' la pleurite sarchbe H germe della ti:;i. Sretta al comandante rli un corpo di criture <Jttesto male col regolare bene le mar!'ie.

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RIVISTA

6°. - Finalmente per· completnr,e la rassegna dei momenti pat.ogenetici dell'affezione in discorso, l'autore accenna al metodo <l'istruzione dei giovani soldati per ciò che concerne il passo di corsa. Questo genere d'istruzione dev'essere condotto con molta. prudenza, poichè varia moltissimo nei diversi individui la resistenza a questa esercitazione ginnastica, alcuni anzi non la possono sopportare niente aft'atto. Non vi ha dubbio che per l'aumentata frequenza delle pulsazioni da una parte e per un grande sviluppo di calore dall'altra, conseguenza dell'aumentata attività muscolare, il cuore dev'essere influenzato nelle sue materiali condizioni ; dapprima sottentra.lo. stanchezza nIla quale dopo il riposo può seguire una funzionalità normale; ma col ripetere spesso l'esercizro, la reintegrazione delle forze del cuore non si fa più completamente, allora entrano in scena le azioni compensatrici le quali nei casi favorevoli hanno per eft'etto la semplice ipertrofia. Nei casi disgraziati però sopravviene la dilatazione, l' inflaccidimento del miocardo, la degenerazione del medesimo e da ultimo la insufficienza. E cco in che consisterebbe il pericolo capitale di una forzata esercitazione alla. corsa, c nel rispondere poi al quesito se questo esercizio apporti un guadagno oppure una perdita sulla capacità e resistenza. del solclat.o, l'autore non esita a dichiararsi per la perdita, poicbè egli crede che in questo modo una notevole parte di forza disponibile vada precocemente sciupata., mentre d'altra parte si mette in giuoco una delle precipue cause del lento o subdolo sviluppo della tisi. I nfatti perchè questi inevitabili catarri ed affezioni pleuriti che abbiano da procedere a guarigione devesi contare più di tutto su di una p~rfctta funzionalità per parte del cuore; manca questo cd allora gli essudati e le infiltrazioni non si riassorbono, s'induriscono, subiscono la tmsformazione caseosa costituendo cosi il focolaio di quelle croniche polmoniti e pleuriti che conducono poi fatalmente alla tisi. ~

R e l azione s ul tratta men to d e lle para lis i n egli apop l etti c i c on vizio eat.rdlac o , del dottor GROEDRL di :No.ultcim (Berline1· K linisclte W ocheuscht'i(t, 11 marzo 1878). In questo stesso giornale, Berliner Klinische lVochensc7wi{l, anno 1872, n• 22 e anno 1875 n• 9, come pure in uno. speciale

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MEI.ll CA

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monografia. intitolata: Tel'apia d~lt·eumatismo at"ticolare e delle malattie di cuore elle vi stanno in 1·ela.zione (Berlino, Hirschwald) il professor Beneke insistette sull'eccellente azione dei bagni di acqua salsa contenenti acido carbonico da due fino n quattr()per cento, e a 25-26• H. sui vizi cardiaci, specialmente in quelli susseguenti a reumatismo articolare. Anche noi trovammo un notevole vantaggio per le malattie di cuore in seguito a reumatismo articolare nella cura. balneare, e questo vantaggio consisteva specialmente nella mitignzione dei dolori re umatici , nella preservazione dalle recidive che aggravano sempre più l'affezione cardiaca, nel sollevamento dellos tato generale, e, possiamo }JUre aggiungere, nel migliorament()dell'affezione cardiaca. Non è nostra intenzione di inoltrarci oggi maggiormente in tale argomento e richiamiamo invece l'interesse d egli studiosi sui lavot·i sopraccitnti. Ci occuperemo piuttostodella questione toccata incidentalmente anche da Beneke nelln.s ua. monogrnfia : quale effetto cioè traggano dai ba~ni caldi di acqua. salsa con acido carbonico gli apoplettici con vizio cardiaco. Eubi ad osservare parecchi di tali casi o posso sostenere che i bagni agiscono in modo calml\nte nella. aumentata azione cardiaca, come lo sperimentò anche lo stesso llencke in casi simili. Trovai pure in quasi tutti i casi un miglioramento nei fenomeni paralitici ed un rafforzamento nell'insieme dell'organismo. Lo spazio del giornale non consente di citare storie di malattie:;. mi s ia però concesso di parlare di una , sia perchè molto is truttiva, sia. perchò si tratta d'una paziente di Nauhcim, che ebbi sempre sott'occhio, e posso quindi darne in proposito tutti i raggua~li precisi, e, specialmente sull'anamnesi; la qual cosa non ò la più facile riguardo ai nostri bagnanti in causa delle troppG brevi relazioni che ci pervengono dai loro medici di casa.. Narrato il fatto esporrò una mia idea sulla ammissione di tali ammala ti alle cure balneari. La s ignora M. di ~auheim, ora. dell'età di 49 anni, aveva. sofferto a 18 anni quand'era. ragazza un grave reumatismo artico- . Jare. Che ne avesse riportato da ciò un vizio al cuore fu cosa cheella ig norò fino a due anni fa. Sono cinque anni che ebbe il primo. assalto apoplettico e precisamen te di notte in letto mentre dormi ,·a . E sso scomparve però nel corso tl'un paio d'ore senza la-


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RI\"J STA

sciar traccia c non si ebbe bisogno di aiuto medico. Alt.ri accessi simili si ripeterono per ciiHtue volte nei tre anni succcssiYi, ten endo sempre lo st es~o corso c scomparendo senza il soccorso della medicina. Kell'inverno 1874-75 sopmvvenne però un co~ì forte assalto che si chiamò subito il medico. La paralisi era eomJlleta in tutto il lato sinist•·o, (gamba, braccio e muscoli facciali), assenza dci sensi prolungata c incapacità di parlare. Con la cura prescritta la paziente si ristabilì in pochi giorni meno per la paralisi delle estremità. Nell'esame ùel cuore si trovò insufficienza. della valvola mitralc, la quale esisteva probabilmente fino dall'epoca del reumatismo articolare coi suoi fenomeni consecutivi. :N on si osservò ateromasia nelle pareti dci vasi. Mi pane indnbitato che non si trattasse d'una vera apoplessia bensì d'un cmbolo nel cen-ello. La signora continuo a soffrire lungo l'estate di paralisi; r. o n palpitazione di cuore ed edema prendendo sempre un infuso di digitale. Sorse naturale la questione dei bag11i ed io non esitai molto a prescriverli in considerazione della benefica loro azione nelle malattie cardiache. Li ordinai in giorni alter n i di breve durata e n 2H• R. Quanto alla paralisi l'esito fu sorprendente, p et rimanente soddisfacente. La cura tlurò setto settimane. In tutto questo tempo la paliente si senti ra benissimo c ~pecial­ mente nel bagno; tanto che si do\·ette proibirlc ripctutamente e cou t•igore eli !'tani oltre il tempo prescritto. L'azione del cuore inegolarissima dapprima, il polso molto frequente c Jliccolo tornm·ono poco 111eno che normali. K o n ci fu più edema e si sospese l'infuso di digitale ùurt ntc la cura percile non necessal"io. L' a.nlmalat•• risentì per lungo tempo gli cfretti ben etici ùci bagni; n1a nelrim·crno si mnnifc~ tarono di nuovo l'edema c la l)alpitazi 0 110 :-C'hbcne meno inteusi lli prima. Xell'cstate passata ordinai nnt•orn i bagni alla signora e si eùbc r egna le risultato del p1·e cedente. Circo tanze domestiche imprevedute interruppero sf()rtunat::unentc In cura c il suo stato di salute nell'inYerno segu c n t~ fu peggiore di quello nel ltnale la cura balneare era stata f"i:L t t n. in rc~o la. l>al principio dell'inrerno 18 7-1--75, cioè ùall'q~ot·~ della prima malattia non si C'bbe più traccia alcuna tli fenor'l."l. cu• . apoplettici o almeno per m e~lio dire di emboli al cerrello. Ha q ue~to ca<:o ehbi la piena 110nferma rli ciò ch'io. e per o..ltn <'a:-. i c in :<e:mito n ntal tmt considt•razionc eli relatir c d reo-t~ n 7.C,


:IIEDICA

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m'ero fi~sato per norma nel prescrivere hagni nelle apoplcs~ic Jlroliotte da malattie cardiache. Se si tratta d' una vera c genuina apoplessia, come quella. che proviene s pecialmente t!n. ateromasia. delle arterie tlel cervello, il bagno salso caldo contenente acido carbonico deve essere evitato, poichè noi vediamo che coi bagni la pressione sanguigna, cioè la. tensione •Ielle pareti cll•i vasi si fa maggiore. Per eft"ctto di questa m ng~;iore tcni'ionc può avvenire che ,;i rompano dei rasi ùi fac ile lm:crazioue, e sottoposti abitualmente ad una minore tens ione. È rero che in tali casi si vetlc spesso un miglioraml"\uto delle paralisi; ma non si t!o1'tehbc perciò metters i al rischio di provocare un nuovo assalto apoplettico. È ben altra cosa nei casi come i l nostro, in cui non si tratta precisamente di apoplessia, ma d i fenomeni somiglianti, proclotti dall'cm bolismo; c tali casi, a m io. avviso, sono molto frequenti nei vecchi vizi cardiaci. Quando negli ammalati ùi cuore si osservano dei fenomeni apoplettici senza poter a.ft·crmarc un processo atcromatoso, si può anunetterc con tliscreta sieurezza. l'embolismo del ccncllo. Ora, io ritengo i bagni come decisamente opportuni per tali ammalati, e non c'è (la temere che l'aumentata pressione sanguigna, e la conseguente accresciuta tensione delle pareti dci vasi, provochino nuovi accessi. È tla credersi, al contl'ario, che con l 'aumento d'energia nell'azione del cuore s'impedisca la formazione di coaguli c depositi (precipitati) che, come si sa, non sono possibili se non quando l'a.LtiriU\. del cuore è fiacca, e si eviti qu indi la po~s ibilit~\ di materia per nuovi emboli. È pure da. ammettersi, e il fatto lo prova, che certe regioni cerebrali le quali si sono rese come c::austc in conseguenza. di otturamcnto eutbolico dei loro vasi cd evocano perciò fenomeni simili agli apoplettici, vengano a. dccverc nuovamente del nutTimento mediante una circolazione collaterale prodotta. (\a\la accresci uta pressione •lei :sangue : cd è co ~i che una cura balneare può guarire completamente o per lo meno mitigare di molto le pn.ralisi.

J.'tocluro eli 1•otassto e l 'loduro «li etile nell'asma, del dotor S~E. TI dottor Sée presentò al\'.Accadcmia di medicina di Parigi una sua comnnico.zion e sulla cura dell'asma per mezzo dell"ioduro di


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RI\'ISTA

'}'\Otassio, somministrando!•> alla dose di uno o due grammi al giorno, uni to qualche volta con l'oppio o col clornle. Mentre con l'ioduro di potassio cura la malattia, il dottor Sée -calma gli accessi con l'ioduro d'etile, facendone respirare ai suoi malati sei o dieci gocce da sei nd otto volte il giorno. A proposito di questa comtmicazionc del dottor Sée fu impc,gnata all'Accademia di medicina di Parigi un'animata discussipne a cui presero parte i professori J accoud e Pitloux, i quali si argomentarono di dimostrare che l'uso dcll'ioduro di potassio nell 'asma non è cosa n11ova, che il professor Trousseau l'usava fino ·dall'anno 1850 non solo come mezzo curativo dell'accesso asmatico ma ancora come mezzo curativo delle mnlattic1 c ne fece poi ~enno nel Trattato di lel"apeulica che scrisse insieme col Pidoux, e piir tardi nella Clinique de l'Htilel-Dieu, però con delle riscrYc -c delle restrizioni ben naturali in una malattia cosl varia per le .sue cause e per la sua forma. Il Pidoux poi specialmente sostenne .con molto calore che In effi cncip. terapeutica. del bromuro di potassio nell'asma non può avere che nn valore relativo, che uno s pecifico per tutti i casi di asma. non si può dare, e perciò In proposln del Sée non ha un f01ulam ento scientifico nè clinico, rnn JlUramcnte empirico nella peggiore accettazione della parola. n professor Sée però riporta. un grandissimo numero di osservazioni nelle quali si para l'efficacia dell'ioduro di potassio nel.l'nsma, ed è perciò desidcrobile che se ne prosegua dai medici pratici l'esperimento.

Del ritartlo ve ro c dl quello nl•I•Rrcutc (ICI pols o ucll'lnsnfllcicnzn. d c ll'nortn. c nell' auc nrlsJua del suo arco. Osservazioni ùel dottor FnA:s ct:sco F'nAsc J' (Gazelle cles h~ipilau.1·, 4 aprile 18 78). L 'esagerazione ùel ritarùo del polso nell'insufficienza aorti~"' -è puramente appat·enle. Quando, in un caso di tale insufficienza, s i appone un dito di una mano s ulla regione dove batte la punt[L del cuore e un altro dito dell'altra mano s ul passaggio della co.~ r otide si sentono due distinte battute l'una. al livello della pun tn·del cuore c l'altra sulla carotide. <~ueste pulsazioni succedo nO l'una. all'altra, o dall'in tervallo che le divide si può dcdune il ri-

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MEDlCA.

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tardo del polso carotideo ~ il quale per tale modo si rilem maggiore di quello ch e è ordinariamente. Però in codesta. maniera esplorativa vi è un onore di tatto. Il sollevamento notato alli-

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vello della. punta. del cu.or.e non corrisponde nel caso d'ins!lfficienza spiccata dell'aorta alla sistole ventricolare, ma bensì ha ad essere attribuito,secondochè dimostrò il professor Marey negli .At·chivi eli fisiologia <lell'anno 1869, alla distensione più o meno rapida del ventricolo sinistro in (liastole per via dell'ondata. del sangue, la quale rifiuisce sotto forte pressione attraverso l'orificio aortico insufficie·n te. Perciò devesi necessariamente giudicare esagerato il ritardo del polso dn.cchè esso si osserva nel principio della diastone ventricolare e non, siccome già si credeva, in quello della sistole. Tale ritardo viene così aumentato nell'apprezzamento fattone di una durata affatto uguale a quella della diastole ventricolare. Il dottor Franck, il quale ha rilevato questa causa di enrore in parecchi casi d'insufficienza dell'aorta e soprattutto in un soldato della clinica del dottor Yillemin nell'ospedale di Val-de-Grdce, <'rede eli poter asseverare che le battute soprapJ)Oste del cuore, del polso della carotide e di quello dell'arteria omerale provino chiaramente come .il ritardo vero del polso arterioso, nell'insufficienza aortica, anzi che aumentato sia notevolmente diminuito. Egli spiega quest'ultimo punto nel seguente modo : lo sforzo ventricolare acquista a un tratto il potere manomet.rico necessario per spingere il sangue nell'aorta, per la ragione che la cavità ventricola.re e quella aortica formano una sola. cavità, e più non v'è da superare Ja resistenza di una colonna sanguigna, la quale graviti sulle valvole semilunari. D'aJtra parte la penetraziolie del sangue nell'aorta è agevolata dal grande scemamento di pressione, prodotto dal riflusso diastolico. l fiyiologi, i quali si avvisarono di giudicare del ritardo colla esplorazione fatta per mezzo del tatto, furono costretti ad ammetterne l'esagerazione nell'insufficienza aortica, e ancora a cr edere, conforme fece il valente clinico Tripier eli Lione, che esso si palesi tanto più rileYante quanto più larga è l'insufficienza. Gli sperimenti fatti su di animali e sull'apparato schematico della circolazione dal Marey, confermano appieno le nozioni a rute dall'esplorazione dei inalati.

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RIVISTA MEDICA

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Il fatto, che il ritn.rtlo del polso è veramente meno notevol~ nel caso d'insufficienza dell'aorta, riesce a spiegare un fenomeno il quale si osserva nell'aneurisma dell'arco aorLico con insufficienza delle valvole scmilunari. L'osservazione di un malato della cli11ica dehlottor Bernutz nell'ospedale della Cut·ità ha provato al Franck, come il ritardo non si t.nostri punto esagerato quando l'aneurisma va accompagnato da insufficienza, benchè esso aneurisma s ia una. nota quanto potente causa di ritardo del polso. Quando, per contl·o, non esista l'insufficienza dell'aorta, oppure sia accompagnata da un lcggiero riflusso, il ritardo del polso avvern\ nella maniera che è propria. dell'aneurisma. Ciò fu accertato dal sopraddetto dottor Franck iJl nn malato della clinica del dottor Bali nell'ospedale ùi Sant'Antonio.

Proftlassi d e n ·tnfre ddntura. (Jonnwl cl'l!ygiìme, marzo 1878.)

Il consiglio che dà a questo riguardo il r edattore del Mù·o1· of L itendure è quello di tenere chiusa la bocca, e ue cede tutto l'onore al Catliu, H celebre viaggiatore tra le tribù indiane d ell'America del Nord, il quale attribuisce l'inl}llunità che banno gli indiani per molte malattie che tormentano i popoli civili, all'abitudine che apprendono fin dalla più tenera età, di tenere sempre L~ bocca chiu:;a, fuori che nel momento del pasto e ctnando parlano. Anche il dottor Abhoths-Smith sostiene che molte malattie della gola· c flegli organi respiratorii sarebbero evitate segnendo c1uesto utile precetto di tenere la bocca chiMa. e respirare per le vie naturali, ossia per le narici, per le quali passando l'aria, lll'ima tli penctmt·e nei bronchi, si riscalda alla temperatura. del corpo. L'esperienza ha pw· dimostrato che, tenendo la bocca chiusa, si può fare una corsa più lrmga e con minor fatica. E cosi giustamente il regolamento francese sulle manovre della fanteria, nel dire del passo ginnastico, raccomanda al soldato (art. 48) di non respirare, pe1· quanto è pos!iibile, che per il naso, tenendo la bocca chiusa. ·


RIVISTA CHIRURGICA .

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-1<>~ 1 --

~sportaztone totale dl "Voluminos o

gozzo lperpla-

s tlco con es ito fe llce, di 13ottnn ( Gau. Cl il~. 78, 16"1). Ecco ìl rendiconto preventivo che l'assistente dottor Daniele B~tiardi , dà di questa operazione : F. M. ; rag~~.zza di 28 anni, entrò in clinica il giomo 2i novembre con un V'oluminoso gozzo iperplnstico, che durava da circa due decenni. A 18 anni, dopo aver ~h\ tentato senza ft·otto una. cura solvente, si era sottoposta.ga un tentatiYo di cura. radicale. Vi si era accinto un esperto chirurgo, il prof. Albertini, 111:\ appena spaccato il tumore, una spaventosa emorragia lo costrinse a desistet·e ùaU' impresa appena incominciata. L'ethorragia venne ft·enata a stento, ricot·rendo in ultimo. appello al ferro candente, e la f~rita si chiuse soltanto dopo l i:! mesi. Passato un anno, la c icatrice si ulcerò e si ruppe lasciando uscire una Jl)arcia fetente, lo scolo della quale durò 16 mesi. In quel lasso di tempo si attaccò il gozzo col ~:austi co attuale a scopo fondente e con iniezioni parenchimntosc di iodio, ma senza alcun vantaggio. La cicatrice si ripristinò e succedette nella piaga una tregua di due anni, pass a ti i quali si ruppe di nuovo e cominciò da capo uno scolo di nnarcia fetentissimo che durò fino al maggio dell'anno passa to. Da quell'epoca in poi iLgozzo andò crescendo e la respirazione e omi nciò a direntare difficile e penosa. Per la quni cosa In ragazza e n trò in clinica, decisa a cimentare wù tltra volta i rischi di una cura radicale. Ha un gozzo molto più voluminoso del pugno di un adu lto, irregolare, bernoccoluto, più sviluppato a destro. che a si nistra. A destra esso sonnonta il bordo superiore dellà cartilagine tiroide di un buon dito traverso, spinge in alto cd in fuori il xn. sterno-cleido-mastoiùeo e arriva in basso tino allo sterno atTo ndaadosi nella•fossa sternale per un tratto impossibile a dc4


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RIVISTA.

terminarsi. Abbraccia e congloba laringe e trachea, o mostra. sulla linea mediana una cica1r1ce aderente e dep•·essa a mo' di solco, la quale è circondata da un largo alone di un rosso paronazzo. È duro, in qualche punto elastico, in nessun punto fl~t­ tuante o pulsante. Un fi schio tracheale aspro e forte accusa la J>ressione che fa sulla trachea. Questa p'erò non pare nè sp.ostat~, nè ùeriata. Dal giorno dell'ingresso al 22 gennaio il gozzo s'è ingrossato St'nsibilmente e i segui di stenosi trachealo si sono aceentuati aneo~· di più, ed è contro ad una sintomatologia cosl imponente che venne deci sa l'operazione. Essa venne eseguitai il'22 gennaio nel teatro chirurgico; previa. cloronarcosi. :Mediante un taglio e!ittico, che si estende dal margine anteriore, dellll. sterno-cleidomastoideo destro al mezzo della fossa giugulare si 1~1ette a nudo il gouo per un tratto eli 12 cm., comprenùeJldo nella. elisse la rilevante e deforme cicatrice del primo esperimento operatorio'. Scoperto il tumore, lo si stacca dalle parti vicine usando ora le dita,. ora. il coltello. Col coltello però si tagliano i .tessuti solo dopo di a rerli serrati fra due lacci. In ta.J mod.o ogni taglio l'iesce iucruento. Si fanno in tutto 50 legature in masso., preveqtive: 25 a rìdosso del tumore e 25 dal lato del collo. Tagliando in questo modo sempre fra due lacci si è compiuta l'aspor,~Uioue totale del goz~o senza vedere uno spruzzo dj sangue. T,..a.trachea.

fu trovata schiacciata c a.vvilu}Jpata dal tumore .per modo da prendere la. forma eli un' s corsiva. Introdotto nell'ampia eavitii un tubo da. drenaggio e raccolti nell'angolo inferiore della ferita.. i 25 fili aderenti qua. e là alle suo pareti, si affrontarono i margini con sutura attorcigliata e si medicò col processo antisettico di Lister. Tutta l'operazione venne compiuta in mezzo .ad una nebbia fenica. Era proposito dell'egregio professore di far le legature co11 catgut, ma sfortunatamente non se n'aveva di forte abbastanza-, c si fu quindi obbligati di ricorrere alla seta. Passate appena 36 ore, si tolsero gli spilli c si trovò un coalito perfetto. I 25 fi li che uscivano dall'angolo inferiore della ferita si staccarono in capo a p ociti dì, e al decimo giorno l'operata si alzò e cominciò a passeggiare. Un successo così pronto c così brillante, il primo e l'unico che


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CBlRURGICA

sia stato ottenuto fino adesso in Italia, spero varrà a convincere i nostri confratelli 'della; utilità ed innocuità. di questo procedimeuto, il quale, proclamato dal l'rof. Lticke e mO<tificnto da Y. Brons, ha già: dato all'estero una serie di buoni risultati, come appare do.lln voro.di Silskind ( 1), nel quale è doloroso di non veder figurare insieme ag_li altri anche il nostro paese, (love le ntnlattie della ghiandola tiroid_e hanno avuto nell' illustre professore Port.a uno· dci primi e più passionati cuHoti . • Eliltrazlo~c d•nna palla conica dopo ~~

anni 223

cio.rpj, del dottor Sc.u't'IU.J<CK (Deutsclle rnedicù~isclle l'Voclumscllri(t,· 23 marzo 1818). Federico Augusto Manthey, nato il 13 dioembt:e 184 1, scrYì dall'anno 1861 fino al 1872 nel reggimento fante1·ia. di Posen· no 53, a Gross-Giogau : presentemente è agente postale ad Ottorowo, presso Samtel'. Egli fu ferito il 27 giugno 1866 da Ima palla di fucile, alla battaglia di Nachod, al lato destro del collo, -due dita traverse al diso1n·a dell'estremità interna. della cla"icola, in direzione interno. ve1·so l'alto, dal quarto inferiore del muscolo sternocleirlo, cioè tra questo e ìl canale ~reò. Ora si osserva in -<tuesto punto una piccola cicatrice regolare. Il proiettile aveva ..subi to colpito il primo bottone della. giubba, e da là rimbalzato penetrò nelle parti molli del collo. Mentre il paziente stava osaTninando la sua ferita., una scheggia di granata. ne colpi il vestito -al disotto delle coste del torace destro (r egione ipocondt·iaca de· Stra), trapassò il mantello e il corrune e contuse il Mo.uthey in ;guisa che stramazzò a terra e stette per molte orC'fnori dci sensi. La scheggia però uon produsse, oltre alla lividura della pelle, veX'l]n'altra lesione esterna visibile. Allorcbò il ferito tornò in sè, "mon poteva·camminare, ed egli pretende di non aver ricuperata la facoltà di moto se non dopo una. cura di sette settimane, soffrendo però sino verso la fine del 1866 costanti dolori neUa regione d~l fegato. Nell'anno 1867 il paziente sentivi continuamente alla regione della settima costa destra un dolore sordo,

. Il l S ii!!KI:o;o. t'cbe1· E.1;ti>"JJatton 1·on strumen. Tnaug . Pil>s. Tnbinger::a. I!S77. Da l Ccnt>·alblat' r. Clib·uruw, n• 50, IS77.

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RIYIST.! CHJRURGIC,\

un n pressione e sputava sangue di tanto in tanto ; continuava tuttavia il suo servizio militare. Il 15 dicembre 1871, una raccolta.. purulenta, che s'era formata nella regione lombale destra, si apri da sè. Il punto d'apertura è segnato da una cicatrice chiaramente vtsibile e profonda, la quale sta a 10 ce nt. Yerso destra dalla.. metà della colonna Yertebrale all'altezza della cresta dell'osso iliaco. Il 9 maggio 1874 vi fu una nuova uscita di I>Us un po' all'i n dentro llalla spina destra anteriore inferiore dell'osso iliaco, dove è parimenti visibile' una cicatrice. Il 20 novembre 1877 segui una terza uscita di pus a dcsh·a del rafc perincale, ed a 3 centim etri dal margine anteriore dall'ano. Da qui, mediante il taglio del seno fistoloso per la lunghezza di 7 cent. fu esh·atto il proiettile, ancora perfettamente conservato, il 5 febbraio 1878. Per compiere il suo tragitto, dal collo fino al pe1·ineo, esso aveva. dunque impiegato 11 anni e 223 giorni. Il proiettile ha la forma di un cono obliquo, }JCr cui si dovrebbe credere che avesse perso la sua forma pr·imitiva passando per la canna del fucile. La base di questo cono ha. la forma d'un~ ovale,. poco lontana dalla circolare. I solchi che girano per la rivestitm·a alla distanza di 2-3 mill. dalla base sono riempiti di una materia bianca, friabile, inorganica (calce i'); iu vicinanza della.. J>Unt.a si trova sul rivestimento della palla una depressione ovale di a mill. di larghezza e di () mill. di lwtghezza. Questa depressione dorrebbe essere l'effetto dell' urto del proiettile contro il bottone del vestito. La via, in generale, percorsa dal proiettile cd i pericoli ni quali fu esposto il paziente durante il suo tragitto· lungo il coqJO può immaginarli o~nuno che si intenda della ma- · t erin. Merita però di essere espressamente notato: l" Che il paziente, fino alla usdt.o. del pus, avvenutaillo di-· cembre 1$71, era stato giudicato più volte simulatore, e le sue lagnanza non avevano trovato fede presso i n1edici ; · 2• Che la suppurazione nella. regione del bacino fu conside-· rata come conseguenza della contusione prodotta dalla scheggia,. <li granata. •


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RIVISTA OCULISTI CA

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, .EutlcraiJla d~ll'occhlo, del dott. GAu~zowsKt (lll01wement medical, 23 marzo 1878).

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Sotto il nome dj emicrania dell'occhio e di emiopin periodica, iJ Gnlezowski descriv<> una specie di nevrosi oculare, la cni sin_t~matologia non è ancora bene stabilita, assegnandole come principali i seguenti fenomeni: 1• Questa. affe~ione colpisce più specialmente j} ~esso femJnin·ino, dappoichè su 23 casi, 18 apJlartengono a donne e 11 ad uomini.

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2<> L'età non sembra avere influenza sullo sYolgimento della llU\ll\ttia. Due volte il Galezowski la ha osservata fra tredici o <lUattordici anni e una volta a ottanta; 3o La emicrania dell'occhio si mostra più spesso nelle persone che per alcuni anni sono state soggette alla emicrania ordina.l'ia, la quale cessa completamente per dar luog•) ad accidenti nervosi visi;i. Però questi accidenti J>Ossono comparire senza ~ssere preceduti da alcun altro fenomeno ner\'oso; 4o La malattia non comincia sempre nel medesimo modo : talvolta è preceduta dal mal di testa, ma più frequentemente insorge subitanea cd è qualificata o dalla emiopin o da uno scotorna centrale· ' 5• La emiopia è monocularc o binoculare. L 'emiopia Jilonoculnre è talvoltn lnterale, tal'altra occupa la metà supcl'iore del


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RIVISTA

campo visivo. Nella forma binoculare il campo VISIVO ora è perduto lateralmente, ora nella metà destra o sinistra dei due occhi. La vista è completamente abolita in una metà del campo visivo? ma l'acuità visiva si conserva quasi norma.l~ . Questa emiopia è passegg!era, dura venti, trenta o cinquanta minuti e quindi si dilegua completamente; talvolta si trasforma in una cecità completa di breve durata, t.al'altra è seguita da una debolezza della vista che si prolunga per tutta la giornata; 6• Lo scotoma centrale è più di rado il sintomo dominamte della malattia, e raramente conserva questa forma sino alla fine. Il Galezowski tre volte l'ha visto. trasformarsi in emiopia; 7• Fenomeni colorati e fenomeni scintillanti luminosi a zigzag accompagnano bene spesso la emicrania oculare. I malati veggono questi- fenfmeni luminosi nella parte oscura del campo visivo che si allontanano a poco a poco e quindi completamente svan·iscono. Tre malati dell'autore scorgevand come· migliJlla di mosche luminose e di pagliette argentine che attraversavano il campo visivo oscuro; , s· La emicrania dell'occhio può pure essere preceduta o accompagnata da vomiti più o meno violenti; ma spesso questi mancano o non si manifesta che la nausea; 9• Dopo che disparvero i sintomi oculari, sopravv.engon o vertigini più o meno intense çhe durano ore e giornate- intiere; IO• Quasi sempre la emiopia scintillante è seguita da ·mal di testa. che dura tutto il resto della giornata o in una metà o in tutta la testa; 11• Spesso solo il globo dell'occhio è dolente e sensibile al tatto e il malato prova. un dolore sordo nel fondo nell'orbita ; a momenti l'occhio è rosso e lagrimoso; 12• L'emiopia pe1·iodica ordinariamente viene a lunghi inter. valli, ora soltanto una o due volte l'anno, om più spesso, come tutti i mesi o tutte lo settimane; talvolta ancora due o tre volte la settimana. In quest'ultimo caso resta un intotbidamento· della. vista e una specie d'astenopia quasi permanente che rendono impossibile ogni lavoro; 13• La emicrania dell'occhio si osserva spesso ·nelle persone O.lfette·da. dispepsia; ma questa non è costante: al!lorchè esiste indica sempre la presenza della gotta, la quale, come Charcot e


OCULIS'I'lC!

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Trousseau hanno benissimo dimostrato , dispone spesso alla emicrania; 14• L'emiopia p~riodica si ossen•a nelle donne incinte, ma non è accompagnata da scintille, nè segnlta da mal di testa; spesso si osserva in quest1:l donne dei disturbi cerebrali che consistono in una specie di a(onia ·e dei disturbi intellettuali che possono durare una mezz'ora e più; 15• Disturbi cerebrali simili possono osservarsi nella èmicralùa dell'occhio, ma. sono relativamente più rari e durano meno ; 16• La emicrania dell'occhio non è malattia grave; guarisce da sè con un regime tonico corroborante. Pare che il bromidrato di chinina. e U bromidrato di canfora producano rapidamente una notevole diminuzione di tutti i sintomi.' I preparati ferruginosi, le docce fredde e l'astensione da tutti gli alimenti eccitanti, come catiè, liquori, vino bianco e le spezie d'ogni sorta possono pure efficacemente C(Jntribuire alla guarigione dell'emicrania oculare.

1Jn nuovo mldrlatlco proposto dal dottor G A.LEzowsKI (Gaeette des M!pitaux, 4 aprile 1878). Questo nuovo midriatico, di coi il Galezowski dette comunicazione alla società di Biologia di Parigi, è tratto dalla Duboisia "'tf!~psorida, pianta dell'Australia appartenente alla fami glia delle scrofulariacee. Non si "è ancora isolato il suo alcaloide, ma. il suo estratto acquoso ad 1/so può essere alloperato come collirio. Stau.d o agli esperimenti del dottor Twedy di Londra, alcune gocce di questa. solu~ionc inducono una dilatazion~:: della pupiLla che dora. da sei a dieci giorni. " I miei propri esperimenti, cosi dice il Gn.lezowski, mi hanno pure dimostrato che la paralisi dello sfintere dell'iride e del muscolo accomodatore dura più fli otto giorni negli occlii sani, ma in quelli malati l'azione midriatica è molto meno costante. Ormai ho adoprato questQ medicamento so più di 30 malati, e posso fin d'ora affermare che la forza di questa soluzione della duboisia. ad '/so equivale a q~JA!lla di una soluzione di solfato di atropina ad '/to; talchè se si arriva a preparare il suo alcaloide, avremo senza fallo un agente più energico di tutti quelli fin qui conosciuti. " La duboisio. ha pure altri vantaggi sulla atropina. Una so-

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UH1STA

luzione acquosa ad •;2o, instilla4 nel,l'occhio, non irrita.. punto la congiuntiva, laddove l'at.r opina alle volto prov~ca tale icritazione, da essere, in alcuni indl vi dIli, obbligati a rinu,nziare affatto al suo uso. Ho veduto nei bamhini sopraggiungere delle cougiuntivili, l'ect.ropion, dei fenomeni d,'a.llucinazione, il delirio ed an-. che le comulsioni in conscgu.enza della instillazione ,del collirio d'atropina. Il colllrio di duboisia non desta tali accideati, e.dove l'atropfna dovette esset·e abbandonata a. motivo dei fe.n omeni irritanti, il nuo\·o midriatico ha potuto essere adoperato con.gran soddisfazione. Alcuni casi raccolti da uno de'miei aiuti, il dottor Oddonc Gucneau de Mussy, dimostrano nel modo più concludente la efficacia dell'estratto di dùboisia. nella cura di alcune .1\lO.lattie oculari. " ln una. rn.gnzza. malata di cheratite gca.nulosa grave, pet· .più d'un anno non fu J>ossibile usare nè l'atropina. nè la daturina, senza aggravare lo stato della cheratite; ma da poi che usa la duboisia, i fcnome!li infiammatorii cessano con la più gmnde facilita, Io che dii. agio a continuare la cauterizzazio'r'1e delle 1raP pcbre. • " In un uomo malato di irido-coroiùite, in cui la. iridettomia non impedì le ricadute, e l'att·opina non faceva clte aggravare i fenomeni intiammatorii, il collil'io di duboisia da tre settimane passate .ha i renato tutti questi fenomeni. " Ho voluto pur cono:,~cre se la sua a~ione si estende sulle membrane interne degli occhi. Dai pochi sperimenti fatti .avrei rilerato che all'azione della duboisia segue una considerevole dilatazione delle vene retinicbe. L'azione dell'atropina si sa. che non si estende al di là dell'emisfero anteriore dell'occhio. Se sarà confermata questa proprietà della duboisia, avrmno in lei un prezioso medicamento per la cura delle malattie profonde degli occhi. n Hntla tP.rBJlift. dP.I tltlliUlCCo retlul~o. del prof. SECOXJII.

J,a sedute, lezione di scienze mediche, u• 2. TI prof. Secondi, riconoscendo che in alcuni casi di dist.acco p'lrziale recente ddla retina non complicato a grave malattia


OCUWiTICA

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delle membrane profonde, i metodi che dimostrarono una certa effi:~acia furono la pnracentesi sclerale e la puntura

della retina }")raticata alla maniera di Alberto Graefe, }Jensò, tre anni or sono, ~h e ·sarebbe ri1111ire i vantaggi dell'uno e dell'altro e dovrebbe J:iuseire molto più efficace combinandoli insieme ed eseguendoli i' nu dopo l'altro sul medesimo occhio malato. Tale operazione i l prof. Secondi effettuò nel marzo del 1875, e nel febbraio ultimo, cioò dopo tre anni, ha potuto o.ssicu.r nrsi della radicale guarigione del suo malato. ·Nel fare questa comunicazione presentò aUa Soçietà medica della Liguria un altro malato che a.vea operato sei giorni innanzi e sul quale parecchi medici poterono verificare il miglioramento funzionale e la scomparsa completa del distacco mediante l'ottahnoscopio. L'autore ha fìtlucia che questo Jnetodo a cui ha dato il nome di iridodictiotomia o dictiosclerotomia troverà la sua piena giu!rtificazione in una più est.esa esperienza. •

<:ura. nevro·dluamlca. lu eerte malattie degli oe• (\111, del dottor CHAP.\L\N (Recueil rl'OJJltlhetlnwlogie, gennaio 1878). Questo metodo si fonda sulla possibilit-à di aumentare o diminuire la. circolazione del sangue nei gangli del gran shnpatico e · uell'asse cerebro-spinale. Il dottor Chapman tin dal 1863 trovò che mediante U freddo convenientemente applicato lungo la colonna vertebrnle• l'attività funzionalo dei gangli del gran simpatico e- della midolla spinale pote,·a essere diminuita, ed applicando invece jl calore, questa attività si trovava aumentata. Il freddo si applica mediante sacchi di co.outcbouc lunghi, stretti, ermeticamente chiusi adatU\ti alla statura della persona e al tntttQ della colonna vertehraleacuisi vogliono appUcare. n calore s i applica seryendosi di acqua, la cui temperatura può variat·e da ,go a 49° C., ma è ordinariamente fissa a 46•; ed è introdotta in un sacco di caoutchouc formato di due tubi paralleli tenuti xeciprocamente a una !!erta distanza ed uniti in alto ed in basso; per forma che il calore agisce fortemente sui gangli del gran simJlatico e minimamente sulla colonna spinale. Ecco i principii sui quali poggia la cw·a nevro-dinamica secondo il dottor Chapman:

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RJ\'JSTA

1• Allorcbè i gangli linfatici sono al massimo della iperemia., l'influsso nervoso che trasmettono nlle tuniche Juuscolari arte~ riose, con le quali sono i.n relazione, stimola queste tuniche fino al punto da indurre in esse uno spasmo tonico cosl forte ·che la circolazione del sangue in un gran numero di arterie vcriferiche si trova interrotta; 2• quando al contrario i gangli simpatici sono al massimo dell'anemia, la loro azione sulle tuniche mu· scolari arterioso doventa. cosl debole da cagionare uno sta-to si.. nùle alla paralisi ; talchè le parti del corpo che sono alime ntate da queste arterie si riempiono eccessivamente di ·sangue; s• quanclo la midolla spinale è iperemica seguono generalmente dei crampi dei muscoli involontari che circondano il tubo alimentare, ed altresì dei crampi e anche delle convulsioni dei muscoli volont.ari; 4• i gangli simJ)atici e la midolla spinale possono essere fatti ipcremici o nn emici Il 'volontà con la rispettiva applicazione del caldo e del freddo lungo la colonna spinale; 5• l'applicazione del freddo lungo la spina dorsale potrà vincere i • crampi o la. soverchia tensione dei muscoli volontari o inYolontnri; diminuirà la sensibilità e le secrezioni, e può anche, a lungo protratta, diminuire la nutrizione dci tessuti, benchè aumcnt.~u.do in certi limiti la circolazione generale e il calore animale ; 6• l'applicazione del calore lungo la spina dorsale potrà in certi cnsi cagionare dci crampi dei muscoli involont:tri e volont.ari, aumentare la I'Onsibilità e le seere?.ioni e diminuire la circolazione generale e il calore animale. Ora il dotttor Chupman presenta parecchie storie di malattie cndoculo.ri, in cui questo metodo di cura rinscl di efficace giovamento. Il più importante ci sembra quello riferito dal dott. Hart nel Latwet di una amaurosi proveniente da una atrofia progressiva del ner vo ottico complicat4l. da epi lessia. Era una signora di: 33 anni epilettica, cui la vista -crasi indebolita: a poco a poco, e l'ottalmoscopio faceva vedere un manifesto pallore delle papille in ambo gli occhi. Le pupille erano semi dilatate e non si contraevano normalmente sotto. l'esame ottalmoscopico. Tentati prima invano altri espedienti, il dottor Hart volle provnre l'applicazione del ghiaccio nlla. regione cervicale superiore della. spina dorsale qual mezzo per aumentare l'a.ftlnsso del sangue }Jer la via del gran simpatico. Fu applicato il sacco con ghiaccio per


OCULISTICA

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c inque settimAne, ordinar-iamente tre volte per settimana e una. mezza ol"OI per volta.. In tutto questo pelli odo non· ebbe che tre accessi epilettici, mentre prima ne aveva anche tre per settim.a.n:a, e furono comparativamente leggieri. La vista poi migliorò notevolmente, :Mentre verso il principio della cura non poteva. leggere che ·il n• 10 della scala tipografica di Giraud-Teulon, giunse poi a leggere con ·facilità il no 4, le pupille cessarono di essere dilamte, e ciò che più monta si è ohe le papille ripresero il colorito nonnale. • Un caso di cecità-passeggi era che si rinnovava frequentemente, i cui accessi erano· seguiti da violenti dolori di testa, ed 'in cui l'ottalntoseopio aveva rivelato una congestione dei vasi retinici iu guarita pure dal dottor Hart con l'applicazione dell'acqua. calda alla regione cilio·BJlinale fatta due volte il giorno per la durata di una mezz'ora. Un altro malato curato efficacemente con le applicazioni fredde era affetto· da indebolimento di vista accompagnata da una nevralgia intermittente della testa e /Ielle estremità, da contrazioni convulsive ùella pelle, torpore, debolezza del lato destro, confusione mentale, costipazione, frequentissimo bisogno d'orin:tre. L'o.ppUca.zione del sacco con ghiaccio _durò dal 25 gennaio tino al 2'0 maggio, e il risultato f!J un miglioramento sotto tutti i riguardi; cessaro110 gli accessi e la potenza visiva fu notevolmente cresciuta. ~ ' Una signorina epilettica che anche sofl'riva di forti !lll\li di te sta, co-stipazione e frequente bisogno d'Dirinare fu pure offesa nella vista talmente che con l'occhio destro non poteva leggere il 11° 3 1/t di Schnellen e con l'occhio sinistro i l n• 2 1/t; a breve· dist:anza non poteva nè distinguere gli oggetti, nè riconoscere le Jlersone; le pupille dila.tatissim~ quasi immobili. Era stata successivamente curata in diversi spedali di Londra per oltre tre anni e il suo stato era andato peggiorando, Il trattamento nevrodinamico solo, con la applicazione, dèl sa cco di ghiaccio continnat:o dal 7 agosto alla fine di ottobre, la condusse a guarigione, tli modo che poteva leggere il n• 1 1/i della scala tipografica di Schnellen. Altri casi riferiti dal Chapman e gnariti nella stessa màniera. sono= uno di grave indebolimento ùi vista con spettri snbicttivi ;


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RIYI~TA

OCULISTJCA

un altro di ambliopia in un diabetico, nel quale non solo fu migliorata notevolmente la vista, ma anche il diabete parve guarito; un altro caso di ambliopia con nevralgia alle mani e ai piedi; ed un caso di inegu.aglianza delle pupille in donna soggetta a dolori di testa ed altre parti del corpo, a crnmpi delle mani e dei piedi, ecc. È bene però notare che solo nei primi due casi fu eseguita la osservazione otuùmoscopica. Il dottor Cbapman aggiunge poi che con l'applicazione del cal ore lungo la regione cilio-spiuale fu pure combattuta la iperemia della congi~tiva, con l'applicazione del ghiaccio sulla estremità .superiore della spina dorsale e attraYerso l'occipite furono quetati gli spasmi dei muscoli esterni ciel globo oculare, ed il calore alla regione cilio-s}Jinale calmò il violentissimo dolore rimasto dopo la operazione in un caso di glaucoma.

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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

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Siflltdl cutanee ulcerose curate col cerotto dl VIgo, del dottor CASARI~I (Giornale italia.fiO delle malatti~: veneree e della pelle, aprile 1878). Sono tre casi di sifilidi cutanee ulcerose ben constatate che il c;lottor Casarini curava e guariva mercè l'applicazione locale del cerotto di Vigo, d!opo di essere state indarno lungamente trattate. con preparati iodo-mercuriali. Il t• caso, in una donna che pom·tava due ampie ulcere, una alla gamba. dçstra e l'altra alla coscia. sinistra, che esistevano da tre auni. Il secondo in un uomo di 3·2. anni~ il quale, dopo un corso di sifilide papulosa, e successivamente di sifilide pustolo-crostacea., gli si sviluppava un'ulcera. pertinace alla regione dello sterno. Il 3° caso, in altro uomo sui 40 anni, con un'ulcera serpigginosa alla r egione sopra-clavicolaro destra, sortale in seguito a sifilide oosti'tuzionale. La donna sanava nel lasso di 40 giorni; i due uominii in quello di 30. L'autor e raccomanda inoltre la rinnovazione della medicatura due. volte al giorno, avuto riguardo all'abbondante suppurazione pt'Ovocata sempre dall'applicazione del cerotto, nonchè di lavare· l'ulcet:a con vino aromatico prima di riapplicare il cerotto. Questo modo di curnrt! le ulcere sifilitiche circoscritte, ribelli spesse volte all'uso interno dei preparati iodo-mercuriali, se non è nuovo è, senza dubbio, molto proficuo. II dottor Paul, fino da l

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maggio 1870, leggeva in argomento una nota alla Société de TT!é· r apeutique di Parigi, nella quale venivano dettagliatamente descritti 13 casi di sifilidi ulcerose circoscritte, 12 dei quali, mentre avevano resistito lungamente alla cura interna iodo-mercuriale, guarivano invece in un termine medio di 80 giorni, meodiante l'applicazione dello sparadrappo di Vigo. In quella sua nota il dott.or Paul esprime il_pensiero che, quando si tratta di tali ulceri, faccia d'uopo d'introdurre il mercurio nell'organismo, I>ergli ulceri stessi, e consiglia anch'egli, come il dottor Casarini, l'applicazione del cerotto di Vigo due volte al giorno in causa dell'abbondanza estrema di suppurazione che pt·ovoca:, e ·di lavare ciascuna volta la piaga con vino aromatico. Questo metodo di cura, nelle circostanze accennate dal dottor Paul e dal professor' Casarini, l'abbiamo più volte messo anche noi alla prova, dice il dottor Soresina, nel nostro sifìlicomio, c l'esito ci corrispose. costantemente.

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lUVISt.L D.ELL& ~H.ATTIE

I.a. pohere di Goa nelle malattie della 'pelle. Da qualche tempo &i usa. In Inghilterra nelle malattie della pelle ~ specialmente in alcune fo1·me d'eczema cronico e nella. psorio.si la polver·e di G.oa, che r esulta dalla polverizzazioue di una pianta. esotica, l'araroba (l ). Il Desnier a Parigi ne ha. p·ure avuto buo· nissimi effett i in queste due malattie, e nella. psoria&i in ispecia.l modo lo dà. per più effica ce e più pronto rimedio dell'olio di gi· nepro. Si usa questa. polvere in frizioni, incorporandola col gli· -cerolato d'amido (polvere di Goa grammi 20, glicerolato d'amido grammi 30). Bisogna però nell'adoperarla avere alcuni riguardi, poichè inita fortemente le congiuntive oculari. Essendo la pol· vot·e molto impura, meglio sarebbe adoperare il s11o principio attivo, che è l'acido crisof:anico, ma questo ha per ora.l'inconve· niente di essere troppo costoso.

(l) ~otto il nome di 1>0lrere Ili f1oa. è ('OHOllciuta a Cal cutta e a Rombny una m:ater ia i>Ol verulenta che nelle Indie è comtmem<>n t.e usata conu·o il Yerme scolilnrio e c"r!e ruula.tli o: della pelle. s~coudo l'llo lmes questa poi''~'''" prnl'it•ne prnbahihllt'nlc d:1 111 1 li chene, Pa1·mclia 1Ja>"iett11a, c hP ct·esce ~.

.:;:ulla C{U.•alplna eclllnala.

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VENEREE E DELLA PELLE •

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Relazione fra l'eritema nodoso e la tubereolosl (Philadelpllia Medù;al 1.'imes, 5 gennaio 1878). Oehmc (V. CentralbtaU filr chirurgi4t, p. 43, 1877) ha osservato che, CO!Jlnnqne nelle persone sane c robuste l'eritema nodoso · non lasci deplorevoli conseguenze, poiché le affezioni w:tieofari e entlocardiche non occorrono goncra.!Jnentc, nelle persone però di ~attiva costituzione o di sfavorevoli tendenze' ereditarie, la comparsa di questo eritema è di triste augt{rio. In tali casi, secondo l e sue osservazioni, è da aspettani che si manifesti prontam,c ntc la tubercolosi generale, c ricorda specialmente il caso d'nn fanciullo che apparentemente guarito dell'eritema nodoso, morì poche settimane dopo pel' me1ùngite tubercolare. Egli quindi crede che· sia questa una. malattia generale, di cui la eruzione non sia altro ~he un sintomo precoce.

Dell'uso del solfato di rame In alcuae dermatosi croniche. Nota del dottor D. ]hRDU7~1 ( Giom. itctl. delle malC~ttie veneree e della pelle, dicembre 1877). 11 dottor Barduzzi somministrò il solfato di rame nelle dermatosi che sonG mantenute da uno stato di atonia o di pervertimanto dei processi nutritivi ed assimilativi, alla dose di l centigramma- fino a. 5 ii giorno in lorm&!pillolare. Ei conelude : l' che il solfato di rame è nn rimedio utilissimo nelle .dermatosi t:he sono mantenute da deficienza. od atonia di nutrizione e depa.uperamento della massa sanguigna (pell~ra, clorosi, scrofol.&, oligocitemia1 ecc.); 2• che la sua azione trofica è rapida e durevole; 3' che il più semplice e facile mezzo ò sotto forma pillolare al principiare del pasto o durante il pasto stesso.

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RIVISTA DI F!SlOLOGIA ~--

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' La posizione del pledl nell' u attenti , del dottot· GiuSEPPE FR.L'!CJU (Gionmle delle' R . .Accademia di Medicilta di Torino; n• 8 marzo 1878). ~ella stAzione verticale sui due piedi coi talloni riuniti, e dte

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nel comando militare e ginnastico italiano corrispondeva poclti anni fa al fl"ard<J, voi ed or risponde all'attenti, la. base di st."\zioue, assai ri stretto. posteriormente, conviene s'allarghi anterior-· mente mercè lo scartamento i.n fuori delle punte de'piedi, onùe prevenire facili oscillazioni laterali e la caduta del corpo sul fianco. L'angolo compreso fra i margini interni de'piedi si conviene debba misuram·e, in tal genere di stazione, 60 gradi, per ottenere la Cluale deviazione è quindi necessario che gli assi longituùinali dei piedi stessi trovinsi reciprocamente inclinati di 76• circa. I mmaginando i piedi ridotti ai loro assi longitudinali TP, TP'' (vedi figura) u niti posteriormente nel punto T, h linea PP' m isurerà la maggior larghezza dell'area di sostegno lateralmente, e TB, perpendicolare a <1uesta retta, rappresenterà la maggior -dimensione di t.ale base nel senso antero-posteriore. TB può rappresentare in questo caso anche l'estremità inferiore di un piano assile verticale che passa nel senso arbtero-posteriore pel cent1·o di gravità del corpo e divide questo iu due metà laterali. Se g li assi longitudi n ali dei p iet! i, avvicinati fra loro e posti parallela-


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RIVISTA Dl FISIOWGL\

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mente a fluesto 111ano, hanno la lunghezza TH", essi facendo ciascun angolo di ·goo (come mppresentano appunto gli angoli PTB, P'TB della tigw·a) notevolmente allargano la base d'appoggio tiel senso bilntcmle, ampliandola della quantità PP' c l'Ìtc'corciano tuttavia di poco (meno che un settimo) nel senso antera-posteriore, abbreviandola cioè della sola quantità. BB", attalchè la verticale che passa pel centro di gradtà. del corpo ha ancora un notevole campo in cui oscillare sì a.ll'innanzi che all'indietro,

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senzn. fuoruscire dnUa base di sostegno.

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Schlat·Imentl della {lgw·a.

Le reltP TO, TP", 'l'P, l'D" TP: Tf'"', TD' sono tUili simo cerchio ed hanno tutte llt lunghezza egual~. (:li angoli B"'TP, D"TP" sono di 30 gradi. • B"TP", B"TI?'" ~ono di 60 ~tradl. • H''TD, 8"TD' sono di 00 g1·adi.

r~gl!i

d'un lllede-

Tale i!'clina7.ione reciproca ad nngolo di 60° dci borùi interni <lei piedi favorisce nel miglior modo la stnbilità in questo genere· di stazione. Infatti: se noi Yolcssimo scartat· maggiormente le pnnte dei piedi dal piano assile verticale che separa il corpo in due metà'Iaterali, !'.ampiezza bilaterale della base d'appoggio aumenterebbe ancor più, è vero, ma si perder-ebbe contemporaneamente una quantità troi)PO notevole di detta base nel senso antero-posteriorç, i coseni degli angoli che misurano le oblif!uittì. non diminuendo nella. semplice ragione, in cui detti angoli aumentano, ma bensì im quantità assai maggio·re.

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JHVISTA

Così, se gli assi longitudino.li dei piedi, aventi la lunghezza Tll", sono talmente avvicinati fra loro da confoudetsi colla sCèssa Tll" che può rappresentare anche l'estremo ipferiore del piano assile che separa il corpo in due metà laterali, i primi faceodo angolo di zero gradi con questo piano, il coseno di tale angolo è la. stessa Tll" , cioè è lungo quanto l'asse longitudinnle del piede. Ammessa la retta TB" eguale a 1,000 e portando le punte dei piedi in P e P', cioè oguuna ad angolo di 30• colla Tll", il coseno eli ttuest'augolo, e tJuindi l'ampiezi\a autero-posteriore dell'area di !>vstegno non perde che 0,13-t, rcsiduando alla retta TB, la quale misura con ciò 0,866. l\fa se portiam~ i JlUnti P, P ' in P", P'", ad an·golo cioè di 60• colla retta TB'', il coseno di questi angoli, e quindi la lunghezza antero-postcriore della base d'appoggio residua alla r ct:t.a Tll', la quale sta a TB" come 0,500: 1,000. Con .ciò la base d'appoggio nel senso antera-posteriore 'è abbreviata della metà. e più diffici le sarà impedire che la linea di direzione (li11ea tJt·openlionis del llorclli) cada anteriormente a detta base. Ovc portiamo poi P" e P"' in D e D' c gli assi longituùina.li dci piedi facciano angolo diritto od angolo di 180• fra loro, e e siano in conseguenza ad angolo retto o di !JO• colla T ll", il coscuo di quest'ultimo angolo si eguaglia a zero. Ed applicando, per ipotesi, quest'ultimo caso alla stazione dell'uomo, l'estensione antero-posteriore dcll'ru:ea dl sostegno residuercbbe alla semplice larghczza..dcl piede. Ho detto per ipotesi, pcrchè t.nl.c attitutline, lungi dall'esser facile c naturale, metterebbe in istato • di disagio c di sforzo le articola7.ioni tibi.o-tarsichc. Ora metteremo approssimativamente in numeri le vicende che nei ca.si più sopracccnnati subisce l'estensione bilaterale dell'nrea d'appoggio. :Ne scr\'irà cgregiameute la stessa tigurn. Im111nginatc i piedi ridotti ai loro assi longitudinnli, cioè a dt1c lince matematiche aventi una sola dimensione, la lu.nghezza, ed ancor questa li mil ata dalla lunghezza. del piede: se tali due rette si toccano nel punto T, necoss:u-iamentc farà ciascuna di .c~~e, come abbiamo visto, colla retta TB" un angolo rarinbile da zero a !lO•. La lunghezza dell'arca di sostegno n el senso antero-po~tcriorc è dctcrmiuutn dal coseno di questi angoli, che nhbit\JllO


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visto essere TB" = 1,000 per l'angolo di zero gradi, che è Tll = 0,$66, per l'angelo di so•: ch'è Tll' = 0,500, per l'angolo di 60°, c residua al punto matematico T = O, per l'angolo di 90°. L'estensione laterale dell'area di sostegno per parte di ciascun piede è determinata pure, come la sua lunghezza, dall'angolo cl~ e fa l'asse longltodinale del piede colla retta TR'!. ·A \·endosi la larghezza di quest'angolo e la lw1ghezza dci suoi lati, determinate dalla perpendicolare che s'immagina tracciata dall'estr emità antetio·r c dell'asse longitudinale di ciascun piede sulla retta TB", si ha anche delìmitata l'area di sostegno che circoscrivono i piedi, immaginati sempre questi come ridotti oJ loro asse longitudinale. On, simile perpendicolat·e è ridotta a zero por l'angolo di 2ero gTadi; sono le rette PD, P'B per due angoli di so•; P"B', P'"B' per due angoli di 60•; DT, D'T per due angoli di 90•. Queste rette sono dette anche seni dei rispettivi angoli cui esse riferisconsi. E siccome i seni di 1m angolo sono eg11ali ru coseni

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.dell' a11golo compleme1~lare, e per anr;oli comz1lementari s' intendono quelli che sommati {1'a loro climno tm at1golo di 90', cosi ne -viene che quando l 'asse longitodinale del piede fa a!lgol o di zero .gradi colla retta TB", essendone il coseno 1000, il seno è zero; per l'angolo P'TB di 30', essendone il coseno 'l'B- = 0,86(), il seno è eguale a 0,500; per l'angolo di 60•, B'TP", il coseno -essendo TB' = 0,500, il seno è uguale a O, 866; per l'angolo di 90o il coseno essendo zero, il seno è eguale a 1000. Questi seni mppresontano nel caso nostro la maggior larghezza. della base di sostegno anLeriormente e che è relativa · all' i!lclinazione che hanno gli assi longitudinali dei piedi rispetto a. Tll". · · Quando l'angolo che. fa l'asse longitudinale del piede colla TB" è di 45o, nUora seno e coseno. di quest'angolo sono fra loru eguali o misurnno ciaschethmo 0,707, posto il seno eguale a 1000 per l'angolo di 90• cù il coseno eguale a 1000 per l'angolo di Zl'l'O gradi. E ssendo l'asse longitudinale del piede inclinato di 45• TB", la IJnso circoscritta. ùa un solo piede ha la sua maggior lunghezza antoro posteriore eguale alla sua maggior estensione in senso l~ter~le. ~ommate in tal caso le aree circoscritte dagli assi long Jtudmah dei due piedi, risulta che la maggior esten!:lione nnte-

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RIVISTA

ro-postetiore dell'area di sostegno rappresenta la. sola met:\. (0,707) ùell'a.mpiena che ha ques ta base nel senso bilaterale (l ,41-!). . Il seno rappresenta l:t metà del cosend nell'angolo di 26•,33'5" ;. allo m il seno si eguaglia a <:irca 0,44-7 ed il coseno a circa 0,89-1-. Sommati que.c;ti due angoli fatti daglì a.ssi longitudinali dei pie:rli colla. rett:t TD", risultE'rà. una base d'np])Oggio avente la. sua maggior estensione antero-postcdore (O,~HJ) eguale alla sua maggior ampiezza bilaterale (pure 0,894 ). Ora il piede dell'uomo a SO anni essendo. lungo 264 millimetri e largo 96 millimetri ( ..-1. Qt1e(el11t), ne viene che quando i piedi sono :J.'v"Vicinati parallelamente col loro bordo interno ft·a loro, la lunghezza. antera-posteriore della ba.se d'appoggio è TR" = 264: millimetri e la largbe:r.za è ridotta a due volte quella del piede, cioe a soli millimetd 192. Quando le punte dei piedi sono divaricate in PP' ed i bordi interni di questi piedi fanno ciascuno c.on Tll" angolo di 30•, la linea PP' (larghezza maggiore dell'arca. d'appoggio compresa fra. i bordi interni dçi piedi) è eguale a millimetri 2.64, cui vanno aggiunti millimetri 192, doppia larghezz:\. del piede, p~r avere la totale massima. estensione laterale dell 'area d'appoggio; e la Hnea TD (maggior estensione antera-posteriore dell!area di sostegno) è ridotta a millimetri 229. Quando i bordi interni dei piedi fanno con TR'.' ciascuno un angolo di 600, e le loro punte corrispondono conseguentemente in P" P"', la linea P" P'" (maggior larghezza dell'area compresa dai bordi interni dei piedi) è eguale a millimetri 458, che sommati a millimetri 192, dop}~ia lm·ghezza. del piede, rappresenteranno effetti-vamente la mns~ima. larghezza della base d'appoggio; e la retta. TB' (maggior estensione antera-posteriore di questa base) è ri- · potta n 132 millimetri. Quando i bordi ùei piedi fanno con TD" angolo di 90•, la. mnggior lnrgh~zza dell'arca. di sostegno DD 1 ò uguaJe a due volte la lunghezza del piede, millimetri 528, c ad una sola. volta la sua estensione antera-posteriore, millimetri 96. Quando i bordi interni dci piedi 'l'anno con TB" angolo di 26°,33,~", la maggior lunghezza dell'area eli sostegno è di milli-metri 236 e la sua maggior larghezza è pur di millimetri 236, più due volte la larghezza del piede, in tutto millimetri 428, le quali dimensioni stanno fra loro come l : 1,81. •


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Ili FISIOLOG IA

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Ora se calcoliamo che il diametro per le apofisi acromio; che è il massimo diametro bilateral!J, nell' uomo a 30 anni è millime t.l'i 394, e quello trasYer~o per il petto all'istessa età è millimetri . 182, le quali cifre stanno ft·a loro. come 2,16 : l (Quetelel), apparirà opportuno1 come aboiamo 1iremesso; fare ohe i bordi inte rni · dei piedi, nel genere di stazione in discorso, circoscrivano tra l~ro ttu angolo di 60•, e gli assi longitudinali degli stessi siano quindi rispettivamente inclinati di 76 gradi ciroa, nel qual caso l 'area di s.ostegno, SO}Jra una lungh ezza di millimetri 22\), ha una lurghtezza massima di 456 millimetri, le quali cifre stanno fra loro ~ome 2, o più precisamente, 1,902 : l. Nella donna a 30 anni il diametro bilaterale per le apofisi .acromio (348 tùillimetri) e quello trasverso per il petto (millimetri 173) stanno fra loro come 2,01 : l ; la lunghezza del piede è 237 Dlillimctri e la larghezza milliUleh·i ~5 ( Quetelet). Ora, nel genet·e di s tazione ùi c ui parliamo, essendo i bordi int erni dei piedi della donna inclinati reciprocamente di oo·, locchò -<'qui vale a dire inclinati ciascuno di. rispetto al piano assile

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che separa il corpo in due met<i. laterali, e quindi anche rispetto .'\Ila r e tta .J_'.B", la base d'appoggio avrebbe una larghezza mas s ima. di millimetri 407 sopra la massima lunghezza di millimetri 205, le 9ua.li cifre stanno fra loro come 1,985 : l. Azione ftsiologicn d el bngul (T!te L~mcet, n• XUI, 30 marzo 1878).

Ri ceviamo alcuni scritti più o meno recenti relativi all'!l-ssorùime nto della cute durante il uagoo, e li riproduciamo quali ci furon o trasmessi, senza preoccuparci se siano o no favore voli all'opinione da noi manifestata sullo stesso ogget.to, riserrandoci di sotto,porli poi ad esame critico c ùi trame quelle conseguenze c he dai fatti s u cui essi si fo.n dano s i potrà logicamente dedurre.

P. E. M. Su. nessun soggetto fra quanti n e norera la terapeutica furono · emesso asserzioni più infondate di quelle concernenti l'azione dei bagni sull'animale economia. L ' idroterapista professo è la persona. riiù credula, cosi almeno crediamo, e camÌm s ui s uffragi. dt

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RiVISTA

porsorre dotate al 'pari di lui d'mi largo fondo di· credulità. L~ letteratw·o. dei ba.gui è, sal vo poc~te onorevoli eccezioni, d 'un gener.e sprege\'olissimo, e le migliaia. di D\onografie scritte J>el pubblico da medici interessati al successo dei loro stabilimenti • son buone soltanto a riempire il èestino · delle cat:taccie. Egli è evidente che quando una persona abbandonala propria casa.pe1· andarsi a sottoporre alla cura balnearia in Inghilterra o all'ester~.,. tutto il suo metodo di vita è soggetto a tale un cambiamento, che l'ascrivere qualche miglioramento di salute a questo ~d a quel fattore del processo cw-ativo è cosa dipendente più dalla fantasia. c dai desiderii del dottore o dell'infermo. Si può dire con. certezza che l'effetto d'un bagno quotidiano sopra un male cronic(} è qnasi al di là della cl!l,sse di prova logica. Nella miglior ipotesi~ esso é soltanto affare di probabilità; ma la probabilità è, bisogna ammetterlo, eccessivamente grande in moltissimi casi. ·Guardando alquanto dHigentemente l'azione fisiologica dei bagni, po. tremo dis1:ntere colla. voluta cognizione quali possibili risultati si otterranno verosimilmente dall'uso dell'acqua come agente terapentico, ed ò pertanto conveniente di richiamar alla mente Ilei lettore alcuni fatti elementari. Tutti i bagni agiscono primamente sulla pelle, organo di struttura complicatissima e che compie molte funzioni. Dobbiamo di cont inuo aver presente l'epiderma i"icopritore, il quale siaccasL · incessantemente sotto l'infinenza madefacientc del sudore, combinata collo sfregamento accidentale della. snperficie; le mille papille, gli orga.ui del comune sensorio, del tatto o del senso dolorifico, ognuno dci quali contien.e un 'estremità nen·ea capace eli trasmettere centripetamcnte ogni urto al cervello od al midollo, a determinarvi qualche impulso ·motore che va in dir.:>zioue centrifuga per esercitare i suoi effetti sui muscoli striati c non striati; il suo ricco intreccio di vasi sanguigni; i suoi linfatici giacenti nel tessuto sotto cutaneo ; le ghiandole sndorifere 1·oi loro innumerevoli condotti che spandono la corrente dello. }1erspiraz10ne che non s'arresta mai e che nJTiva a più spinte; i bulbi cutanei coi muscoli che vi s'attaccano, e finalmente le ~o:hinndo l e sebacee che danno alla, cute la sua pm:ticolare nntuo~ità ecl n suo od01:e. J~n pelle >uol e::-scre considerata come un org<mo protettore e Vf\~colare, ghiamlolare e nervoso. La cute è


DI FIS!OLOGL.\

407

unn protezione contro le offese meccaniche, ed essendo cattivo conduttore del calorico, difende dal caldo eccessivo di fuori, come pure dalla troppo rapipa uscita del calore interno. E ssa regola la temperatura. del corpo favorendo o reprimendo l' irradiazione del èàlorieo colla dllàtMione o colla contrazione dei suoi vasi sanguigni, non cb è wlla quantità di sudore . che essa spande, affinchè svapori alla sua superficie. Quando la pelle è arida, e specialmente quand'essa è coperta di vesti di lana, perde ·assai poco calorico per la ~ond uzione; ma quando è umida od in conta:tto diretto con buoni conduttori, quali sono i metalli o l'acqua, la rapidità con cui il calore è pcrtato fuori prova che è un mezzo efficacissimo di mffreddamento del corpo. L'importa.lllza della pelle come organo vascolare si vede nell'indebolimento che producesi dalla eccessiva ripienezza dei vasi cutanei e nelle pericolose congestioni interne che p~ssono risultare quando i vasi cutanei sono soggetti ad-una. estrema o prolungata contrazione. Le funzion~ ghian<lolari della pelle s<>no tali da darle diritto di star a pa.Ti cogli organi più importanti del corpo. Il sudore non è solamente una necessarissima escrezione dèl sangue, ma a(lempie importanti scopi fisici, raffreddando il corpo e possibilmente anche lubricando le piegl1e della ente durante un rapido esercizio. L'azione della pelle è in una cer ta misura, complementare di quella dei polmoni e dei reni, efa sua attività st~ spesso in ragione inversa di quella di questi visceri. L e fanzioni nervose del1a cute sono forse più importanti di qnalsivoglia di quelle fin qui rammentate. Il senso del tatto è il più largamente esteso di tutti i nostri sensi, ed ogni impressione fatta sulla supérficie dei nostri corpi è condotta ai nostri centri nervosi e produce il debito effetto. I fenomeni comuni eli azione riflessa softo le ordinarie espr essioni di quell'intima unione fra i centri e la periferia. I movimenti muscolari quando sono battuti i piedi, il riso che risnlta dal solleticaT le ascelle, ed ìl sospirare e l'affanno che tengono dietro allo spruzzo d'acqua sulla faccia o sul petto, tutti mostrano quanto sia pronta la corrente· centri)>eta. delle impressioni nervose, rn~ntre l'impallidire sotto l'influenza della paura J'a . , . rr~ssu·e sotto quella della vergogna, le abbondanti tràspiraztom che risultano dall'n.nsietà dell'animo c la potenza che ha ]' d l • orrore i fm·ei riz?.nr i capelli, indicano tutti l'egual rapidi•:·.

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R!Vl::i'l'A

con cui le impressio1ù camminano centrifugamente e mostrano qual intimo commercio esiste fra la pelle ed i più al.ti centri psicllioi. . Abbiamo ora da considerare quale, a prima vista, se~nbri essere In più importante questione relativamente all'effetto da prodursi dai bagni. Questo è il potere (se pur esiste) posseduto dalla cute di nssorbi.re·le sostanze con cui è messa a. contatto. Che alcuni corpi, come il mer curio e La. belladonna, quando siano contenuti iu opportuni veicoli, ed applicati per mezzo di friziopi siano capaci d'esser assorùiti e di produrre la loro azione fisiologica a traverso alla. cute pienamente incolume, è uno dei fatti pi~ notorii della medicina, ed argomentando da quello ne venne la tendenza a cn~dcre che le soluzioni acquee sono esse pure capaci d'assorùimento. L e opinioni dei tisiologi su questo punto importante non sono ancora stabilite. Sembra generalmente ammésso che i gas vossano essere assorbiti dalla cute, J.} tanto i gas carbonico che l' idrogeno solforato possono ver llliesta via peuetxare nel corpo. È pure ammesso chè le sostanze che sono suscettiùili ùi mesc·ola~si colla secrezione seùacea possano venir assorbite, e di 'lui il com}Jarati vamen te pronto assorbillleuto dci corpi capaci di essere completamente disciolti nell'olio e nel grasso od intimamente mescolati a questi. Nelle circostanze ordinarie la secreziOJ~e scbacca accumulata alla superticie della cute previene il contatto attuale..del)'acqua colla peUe, e gli csolo quando l!ucsta. è stata lavata. o stropicciata. che un l!U!ll}che assorbimento dell'acqua è possibile . .Anche nelle più favorevoli circostanze l'assorbimento de ll'acqua è r eramente s~arso, e finora non v' ha . prova di sorta che sostanze minerali sciolte in acqua siano mai state assorbite.• Se l 'assorbimento mediante la pelle di "s oluziot~i minerali non fosse all'are di gran difficoltà., sarebbe diffic.:ile a credersi, che il bngno di mare potesse -costituire Wl prOl'Csso t olle1·abile od anche salutare. Ad ogni evento è certo che studiando gli eft':ctti dei bagni, l'assot'bimento dello sostanze minerali ver mezzo della pelle è cosa d'assai poco momento. Gli effetti 1lei bagni sono prodotti principalmE>nte dalla loro nzio.ue sui nerri cutanei. L 'immersione subittlllèa del coq>o nell'actlua fredda produce UJH\ scossa che è seguita da un legg1ero hri\·ido nei muscoli, e In, contm zioue dci capillari l..'Utauei. Hani


409

· DI FISIOLOGIA

pure sovente un lieve affanno di respiro. V'ha senso di freddo e la temperatura è daptlrima. leggermente elevata, quindi s'abbassa.. · Il polso e la respirazione sono ambedue accelerati, e la quantità di gas acido carbonico eliminate dai polmoni· è notevolmente accresciuta. Se l'acqua è freddissima cd il bagno vien continuato, se il corpo è prontaquesti sintomi crescono d'intuusitl\; mente tratto dal bagno, apparisce il fenomeno comune conosciuto sotto il nome di reazione, od i }>rimi effetti sono tutti sc~nvolti; v'ha dilatazione dei vasi cutanei accompagnata do. nn senso di caldo e da un sentimento gener.alo di vigore. L 'ctfello rinfrescante d 'un bagno freddo accade probabilmente in due modi: primieramente per mezzo dell'attuale conduzione del caldo ·dalla superticie del corpo coll' acc1ua fredda, c in secondo luogo mediante una moditicazione della produzione. del calorico indotta dall' influenza delle impressioni cutanee sni centt'Ì regolatori della termogenesi nella parte ~>U}leriorc del midoUo spinale nel midollo allungato. · La rapidissima depressione della temperatura, che ha luogo quando infermi iperpirotici souo immersi Jlell'aoqua, si può difiicilmcutc spiegare, riferendosi meramente alle leggi ordlnaric del calorico; ed è quasi ccrto.che gli ctfetti centrali prodotti dalle impressioni c~tance hanno una gran parte, se non la massima parte nel l)rocesso. Gli effetti del ba~no freddo essendo principalmente dovuti alle impressioni fatte sui nervi cutanei, l~ varie moclificazioni del bagno freddo dipendono moltissimo · dal loro potere di 11umeut.arne l 'azione stimolante. Quanto più fredda è l'acqua, tanto più violenta è l'impressione. Il frequente t'Ìnnovarsi dell'acqua, quale:: s'Ila ne_l mare o nelle acc1ue correnti, aumenta l'c1l'ctto stimolante. Gua gran for·za di urto, come .quando l'acqua catle da.ll'alto o ricne Yiolentementc a traverso un tui.Jo a percuotere il corpo; la divisione della corrente, come si vede nei bagni a pioggia, ad ago ; e l'aggiunta d'acidi e di sal~ all'acc1ua1 ar•iscon tutti , J>arrebbc. , o aumentando il potere stimolante che l'acqua esercita nervi c utaneì. I bagni caldi producono un effetto sulla pelle direttamente op}JOsto a quello provocato dall'acqua fredda. I vasi cutanei si dil atano immeùi~ttnmcnte sotto l'influenza del caldo, c scbbeue ques ta dilatazione sia sc?uita da una contrazione dci vasi, quc-

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st~ contrazione è raramente eccessiva, ed il risultato

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RIVISTA

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finale del

bn,gno caldo è di accrescere la circolazione cutanea. n polso e la respirazione sono entrambi accelerati come nel bagno freddo. n · bagJto caldo aumenta la. temperatm:a del corpo e, diminuendo la necessità dell'intema. p_roduzione di ·ca~ot·e, diminuisce l'appello fatto ad alcuno ùei processi vitali, e rende atta la vita ad .essere sostenuta con minor dispendio di forze . .Mentre il bagno freddo cagiona qualche tensione dei muscoli, se è pr otratto troppo a. lungo, il bagno caldo allevia la tensione e la fatica., come ogni

cacciatore conosce 11erfettamente. L'ultimo effetto dei bagni 'l

caldi e freddi, se la. loro temperatura è moderata, è quasi lo stesso, la differenza stando, per dirla colle parole di Brown, in ciò " che i freddi dànno refrigerio stimolando le funzìoni, i caldi facilitandole fisicamente; ed in questo sta l'importante differenza pratica fra il sistema dell'acqua fredda ed il metodo termale di cura , (1).

JUcercJae sperlmentaU sull'azione blologhla. del• J'a.o hlo saJtelllco e del sallclJato di sod~ dei dott ori V. CnmoNE. e S.. PETRuccr (Commentat·io clinico di P1~s'a., n• 1-2, 18i8).

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Gli autori intrapresero una lunga serie di es)llerienze sui cani e sui conigli con l'acido snlicilico ed il salicilato di soda, dirette specialmente n. determinare l'azione di questi pmdotti chimici snlla termogenesi an i male. Da queste· espericnro dedussero le

conclusioni che qui riportiamo: " 1• L'acido salicilico ed il salicilato· di soda. banno identica. l'azione biologica; ma col primo si hanno più import:tnti i fatti locali, col secondo pi.ù importanti i fatti generali. " 2· L'pcido salicilico, tanto libero che salificato, in piccoli\ il o~c abba.~sa la. temperatura entro limiti però ristretti; a dose alc1uanto elevata 11001 solo non abbassa la temperatura, 'ma la. eleva talora notevolmente. Più note,·ole è l'abbassamento della (1) :\e l pt·O$~ imo tllll1'ti't·n pul.hlich<!t'emo gli allri scr·itli l'elativi a lla stessa uomeri:t.


411

DI FISIOLOGIA

temperatura quando si trova elevata per l'azione ùcll' istessofarmaco èd è importante per le dosi t~ssiche di salicilato di soda. " a• Gli animali sottoposti all'uso giomaliero ili qt esti agenti dimagriscono rapidamente e perdono molto in peso. " 4• Le sistoli cnr~liache n eli(' rane vengono ridotte numerica-. m ente specialmente dal sacililato di soda; ma nei mammiferi o.:ol . s alioilato di soda talora si ha riduzione, talora aumento numerico delle sistoli, indipendentemente dalle dosi; coll'acido salicilico libero però si ha quasi costantemente la riduzione del numero delle sistoli. " 5• L'acido salicilico riduce il numero delle respirazioni quasi cos.tantemente; il salicilato di soda ordinariamente riduce il numero delle respirazioni dopo di averlo aumentato. n o

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RIVISTA DI TOSSICOLOGIA _

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AnciNaame oto 1•rodoUo dnl snucn .. to •U s oda (Archives .métlic(lles belges, gennaio 1878).

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Il dottor Petersen riporta nel Cenlralblcltt fii.,. cl!int7'[JÌe un impot·tante taso, riflettente l'azione topica del salÌcirato di soda: Tmttarasi di ut1a giovinetta quindiceune, la qualc,_ùuc s<:ttimanc dopo d'essere s tata sottoposta !\Ila resezione dell'articolazione tibio-tarsea, prese per {,'l'ande inavvertenza, 26 grammi di sift'atto sale ucl cor.so di ùodi ci ore. I· principali fenomeni osservati ùall'etersen furono: Couùizioilè psichica, noterolc per intci'l'àlli d' iutcllig('n za interamente lucida, ft·ammezzati da manifestazioni di lipemania. Questo stato ùurò otto giorni, in ra po ai quali gli intenalli di lucirlità, ognora accompagnati da intensa cefalalgia, divennero liC!llpre più lunghi; Difti coltà di discernere gli oggetti posti in lontananza; mnn('anza·di ptosi, bensì strabismo divergente c forte midriasi durante tre o fJUattro giorni ; Honzìo d'orectbi e sordità; disfagia nttribu it~ dal Pcterscu a pcr lurba mento nell' azione ùel I tetTO ipoglosso ; ra ucediue p erdut·ata sino nl quinto giorno; rc.;pirazione affrettata fin o a 40 i spirazioni al mitluto, c moti respiratori profondi, anziehè ·s upe rficiali;


IUV1STA DI TOSSICOI.OGl>\.

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Polso irregolare, espresso ora. da 120 a ~ 30, ctl ora da 80 n 90 battute. Temperatura normale; Notabili alterazioni nel sistema vaso-1i1otore, sotto forma di chiazze, dovute a dilatamento dei vasi sanguigni, sul viso, sul collo, sul pe,t to e sulle membra inferiori. E sse disparvero il terzo giorno; Pronto decubito, pure attribuito dal Petcrsen a turbamento del sistema vaso-motore. Traspirazione copiosissima, soprattutto nei primi giorni; . Pochi vomiti, non dolori gastrici e non diarrea. Orina. éontencnte, da prima, rlue grammi di albumina. ogni litro, 110i a poco a poco diminuita; non edema alle estremità. La cura fu da principio sintomatica, quindi continuata colla amministrazione di bromuro potassico. La stessa giovinetta ebbe, più tardi e in due diverse J'ipresc, a patire di risipola, la quale traeva origine dalla piaga della re~e­ zione ed in cui si mostrarono efficacissime le iniezioni ipodermiche di acido salicilico. Però dopo le ultime infezioni (probabilmente fatte in una vena) riapparvero dei sintomi di attossicamento,. dimostmti da J'Ossezza. del volto, da dilatazione delle pu-• p ili e e dai la respirazione accelerata &ino a 150 battute nonostante che la. dose dell'acido salicilico fosse molto debole, sei grammi di soluzione, equivalenti a due centigrammi di acido. n Petersen riferisce ancora tre casi di risipola, nei quali riuscirono efficacissime le ìniezioni sottocutanee1 preparate con un gramma di soluzipne densa dell'acido salicilico (1). • Giudichiamo opportuno di aggiungere tuttaytt\ un caso ui veneficio c.-tnsato dall'acido ~nlicilico e seguito da. morte. • Esso è cosi narrato dal Jountal de pharmacie e~ de chi·mie di P~rigi, nel fascicolo dell'ora scorso mese di febbraio: · Un uomo di 47 anni e di buona costituzione prese, il 27 giugno 1877, 7 grammi di acido salicilico statogli prescritto in 10 cartine, per la. cura di certi suoi dolori reumatici. L'effetto del

Cl) V1 wlubili1à dell'acido salic.ilico nell'acqua dist.ill:tt:t tl molto lieYe eancora inreriore a qnella del fenolo (gramma 1,·15 per c:ento), second{l(:hè provarono degli sperimenti fatti nella farmacia cenu·ale militare in Tm·ino.

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Rlì'ISTA

rimedio' tu, da quanto asserisce il dottor Empis, maraviglioso. Il .giorno apprcsse il inalato manifestava soltanto una. copiosa tras}Jiraziono e una grantle debolez:.:a. Il giorno 29 pigliò ancora 5 .grammi dell'acido senza riscntil•ne danno, ma verso le quattr'ore dclJnattiuo yegnente fu colto da violento dolore alla regione <dello .stomaco, che lo trasse a morte.

A1•ve l e name nto <'&us ato da. pic cole dos i di estratto d l g e l semlo (Recista de medecil~a y cirugùt pmcticas, ~ra­ dt·id, i marzo 1878).

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.In un caso di neHalgia della faccia occorse al dott. Vvha.rt.on .Sinkler di prescrivere cinque gocce di soluzione dell'estmtto di ,gelscmio, da prendersi tre volte per giorno. Tale metodo cm·atiro durava ùa due settimane, quando ei fu d'improvviso e in fretta. chiamato a casa del m:ùato, che trovò steso su di un let.tticcio c impossibilitato a fare alcun movimento. Le sue estreJllità erano fredde, il poi5o tùlentato e debole, il respiro· affannoso .ed interrotto e le pupille dilatate. Oltre a l;iò aveva paralisi ùeUn. .. vescica, incontinenza incessante ùell'or.ina e debolezza tn tutto il sistema muscolal'e. Dalle informazioni chieste ai parenti il .Sinkler seppe che sift'a.tti sintomi eransi manifestati il giorno in tiauzi, però in lieve gmùo, eù erano poi ra.pidamente aumentati n ella susseguente mattina. Quanto alla soluzione dell'estratto di gelsemio, egli fu assicurato ci1e era stata amministra.ta tre volte 11el gior.no prece1lcnte, una sola in quella ma~tiJ1a, àttenendosi ognora con iscrupolo alla dose di cinque gocce. • Allora il Sinkler pensò di ricorrere alla prescri:.:ionc di 7 5 .centigrammi ili bromuro potass ico. insieme con 12 milligrammi • -di solf<ito di morfina da. amministrarsi ogni due ore, e in capo- a .un po' di tempo ebbe la sodùisfaL:ionc eH vedere l'informo di molto allcdato. Dà tuttociò potè dedurre che l'estratto del gelsomio aveva, sino dal principio· c una o tutt'al più due ore dopo l'amministrazione di ciascuna dose, indebolito il potere di ritcnzione della vescica, senza apportare alcuna modificazione alla. nerralgia. Crediamo qui acconcio di riprodurre dallo Sperimentale, fasci-t'olo dello scorso mese di mano, le conclusioni tratte dal dottore

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DI TOSSICOLOGIA

l sncco Ott dalle pt·oprie ricer che pratiche sull'azione fisiologi.ca .del gelsemio. 1• Il gelsemio contiene due priucipii n.ttiTi, uno chiamato gelsemina e l'altro acido gelsemico. 2• Tutti e due ~ccitano i moti (;OnvulsiYi, salvochè la gelsemina è piuttosto un pamlizzantc, c l'acido gelscmico un convulsiv~. a• Le convulsioni in ambo i casi sonò d'origine spinale. 4• Entrambi non attaccano i nervi motori o i muscoli striati. 5• Ambidue paralizzano i ganglii motori. 6° Ambedue non attaccano il ganglio sensorio fino all'ultimo, llcll'azione tossica. 7• Ambedue sembrano lasciare intatti i nervi sensorii. s• Ambidue non attaccano i centri Setschenow. 9• Ambidue prima. contraggono e poi dilatano la. pupilla. 10• Ambidue riducono la frequenza delle pulsazioni del cuore. 11" Tutti e ùue diminuiscono la frequenza dei movimenti respiratorii. 12• L'acido ca.gion!L soltanto una brillante fluorescenza degli umori del· J'occhio.

Sopra ma contran,·cleno offtc lnu.l e (Revwz de médecine et de pharmacie, l" scttembre,l877 e Annali eli chimica, gennaio 1878). Si è sovente discusso se non era possibile di far entrare nel Formulario offici11111e un èontriwveleno, che soddisfacesse a ciò che reclama. la maggior parte degli avvelenamenti, che potesse sempre facilment.e essere dato nelle mani del medico, e amminU;trato quindi rapidamente, prima che indicazioni più speciali abbiano .il tempo di esseri'.' esaminate, sia in seguito alle informazioni an amnestiche, che fanno ·sovente difetto in caso d'accidente, sia i n ragione dei (enomeni raccolti dall'osservaziOJle del malato. 1\!ialho ha preconizzato ·a questo scopo il solfato di ferro idratato, associato alla magnesia calcìnata; è infatti1 un buon antidoto dei sali metalliei, ch'esso disossida e trasforma in solfuri inoffensivi. Ma c1uesto contravveleno ha l'inconveniente d'i svolgere l'açido solfidrico in presenza degli acidi; la sfla preparazione è delicata, e la sua conservazione difliéile. :M. Dorvault ha proposto, contro gli avvelenamenti metallici, cianici ed alcaloidi, una formula, composta, eli parta eguali di _ magnesia calcinata, di perossido di ferro e di carbone animale in

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Rl\"ISTA DI TOS~ICOLOGIA

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polvere lavato. 1\fail miscuglio, àncl1'esso, non tarda ad alterarsi, fJ uando lo si conservi per molto tempo . .Jennnel propone di conservare separatamente: 1• Una soluzione di solfato di ferro; 2• Un miscuglio di 80 grammi di magnesia caloinata e di 40 grammi di carbone animale, in soo·grnmmi di acqua distillata. Questo miscuglio aggiunto al momento di servirscne, alla soluzione numero l" forma il contmvve.leno, c lo si anuninistm successivamente in do~c di 50 a 100 grammi. Questo contravveleno rende insolubili i preparati di arsenico, di zinco e di digitalina. Satura. totalmente l'acido libero, non agisce che paninlmente sugli ipocloriti alcalini e sull'ossido di rame. E sso lascia anche in dissoluzione ·una piccola parte di morfina e di stricnina. e l'ossido di mercurio in notevole quantità. Non posso chiudere questo cenno sugli avvelenamenti senza. prima notarP. la comunicn;done fatta alla Società médico-(isica di I•'irenze dal professore Ranieri n emni, sull'ioduro di amido che Bouchardat e Quesneville introdussero poi primi nella. terapeuUca. e che adopero spesso per conto mio nelle indicazioni che reclnmano una medi cazione alteraHte attiva., allorchè lo stomaco si riti uta di accettare l'iodio sotto un 'altra fo·rma. L'ioduro d'amido è un antidoto chimico che conviene specinlroeutc negli avvelenamenti 11er zoffo, p·er solfuri alcalini e terrosi, per alcali caustici, per l'ammouia<".a e per tutti gli alcaloidi. E sso è di p~ù un eli minatore utile da adoperarsi in tutte le intos-

sicazioni metalliche antiche, specialmente in quelle che apparten· g<>no al lliombo ed al mercurio. L'autore, del resto, raccomanda di fat<e sempre vomitare il malato JlOCO tempo dopo che gli si è amministrato i} contravveleno per sbarazzatlo elci prodotti chimici · che risultano dalla decomposizione del tossico, i quali potrebbero decomporsi alla loro volta.


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D ferro dialitico. - Oltre ad essere il più sparso nella. natura minemle, il ferro è il metallo che novera:maggior copia di indicazi<..ni nella terapeutica. Ma i suoi preparati hanno, per lo più, sapore atrnmentario, sono prodh i all'alterazione e producono costipazioni, disturbi intestinali e rutti nauseosi. Perciò chimici e fìsiològi si adoperarono indefessamente allo scopo di pcrfezionarne le combinazioni. In quesii ultimi tempi, il Bravais, un chimico fran cese, non è ricorso ad acidi organici, nè a materie zuccherine, sibbene alla dialisi, la scoperta del Gmham, secondo la quale un corpo facile a cristallizzare, 1>osto dentro a un vaso (clialii!.zatoio) coperto da sottile pergamena. e cosi immerso nell'acqua distillata., pa.ss~ per forza di diffusione e di lungo contatto traverso alla membrana, nel liquido sovrastante e vi si scioglie, mentre quello colloide o gelatinoso rimane nel dializzatolo. Pertanto il Bravais fa sciogliere da 30 a 40 equivalenti di ossido di ferro in .uno di acido (cloridrico) e li versa. nel dializzatolo tuffato nell'acqua distillata e bollita, che ha. cura di rinnovare ogni giorno nel corso di ben due mesi. Dopo ciò riunisce gli idroliti e li pone a. svaporare nel bagtw·ma1'ia, sincbè ottiene una soluzione molto densa d'ossido di ferro, che giungendo in contatto degli acidi lattico e cloridrico dello stomaco si tramuterà in 6

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RIVISTA DI CHlilliCA

lattato e clordl·o solubile, ossia in quei composti, i quali per essere generati sul luogo e assorbiti al momento, passano, secondo il sentenzi•)SO detto del Gubler, senza difficoltà nel torrente della cin:olazione. Nell'operazione l'equivalente dell'acido si disgiungerebbe dall'ossido di ferro difl'usosi dall'alto in basso attraverso la perga· mena, e sarebbe sostituito da altro equivalente dell'acqua, la quale risalendo dal ba-sso in alto per via della corrente di continno stabilita, varrebbe a mantenerein soluzione la grande massa. . dd composto ferruginoso . DollO la narrazione di casi, pei quali l'azione del preparato del llravais si è dimostrata pronta quanto efficace, il giornale l' Union métlicalt; di Parigi soggiunge: " Il ferro dialitico, scevro qnal'è da traccia di acido, non ha. odore nè gusto spiacevole, a differenza degli altri composti ferruginosi, il cui sapore è fortemente astringente, non intacca lo smalto dei denti, non causa malessere gastrico nè sconcerti intestinali, nè rutti nauseosi, non costipa nè annera gli escrementi. Stemperato nell'acqua o nel vino, o meglio versato su di un pezzetto di zucchero porge una maniera di amministra~ione sì facile come comoda. La sua dose è da 20 a 40 gocce nel corso di tma giornata. Per converso il Bouchardat scrivo nel Bulletin f!énéral de thé''apeutique che la soluzione del felTO dialitico ha sapore un poco astringente, e fatta svaporare sino a secchezza lascia un residuo di colore brunastro ed insolubile nell'acqua fredda e in quella calda. Riguardo al valore terapeutico, ei la crede la meno attiva fra i preparati marziali, essendo persuaso che i composti fetTici si abbiano a pospolTe al ferro metallico porfirizzato, a quello ridotto dall'idrogeno e ancora alle combinazioni dell'ossido e del carbonato ferroso con un acido organico. A lui poi sembra che teorica-mente sia la meno sicura delle Jlreparazioni marziali, nelle quali entra. l'ossido ferrico e ne spiega il parere nel seguente modo: l ' Il ferro, che è detto ilialitico, non trapas.sa il diaframma che copre il dializzatoio e perciò non può essere assorbito; 2' N el contatto di piccolissime quantità di alcali, o di terre alcaline, o di acidi, o di altre materie contenute negli alimenti si converte in un composto insolubile. Secondo il sopraddetto giornale, in Germania il ferro prepa-

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ra.to colla dialisi è prescritto con eguale dose d'idrolato di ca nneJla c con 1/~ di glicerina. e di alcole etiliro.

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La ca.l aba.a.rloa eli eserina ( Joum. de 21hann. et de cllim., aprile 1878). È risaputo come nelle ricerche sulla. fava del ca.labar (Pllisosti!Jma delle leguminose del Bnlfour), i chimici Vee, Leven, Jobst ed Hesse ne abbiano attribuito il principio velenoso e potente-mente miotico a un alcaloide amaro, cristallizzabile e solubile nell'etere, al quale diedero il nome di eserina o di fisostigmina in ossequio a.lla prova giudiziaria (eseré), cui essa fava serve nt:l luogo nativo e agli stimmi che a guisa. di sgonfi calugginosi somiglianti ad una cresta falcata sormontano il fiore. Ora il dott. Harnak di Stra.sburgo ( BulleU1~ d~ la Société Royctle di Bruxelles e J ournal de 1Jharmacie et de chimie di Parigi, aprile del con-ente anno) ha dimostrato che il seme della liana calabarica conti~ne un altro alcaloide, da lui chiamato calabarina, e diverso dall'eserina. o fisostigmina. per la sua solubilità nell'etere e per l'insolubilità nell'alcole della sua posatura, prodotta dal joduro di mercurio e di potassio. Quanto all'azione fisiologica, essa. indun-ebbe negli animali di sangue freddo un violento tetano, eguale a quello cagionato dalla .stricniua., ma senza essere accompagnato da eccitamento dei muscoli, nè da.lla contrazione delle pupille, siccome avviene coll'eserina. L'esistenza in varia qua.ntit.'\ di questi due alcaloidi spiegherebbe la differenza di Cill'attere e di reazioni, rilevata nelle preparaZ'ioni della fava del Calabar. A tale riguardo il Merck riferisce di non avere mai potuto ottenere l'eserina cristalizzata, e fondandosi sugli esperimenti da lui fatti, non crede che le scagliette a volte esitate nel commercio farmaceutico, appartengano veramente a codesto alcaloide nello stato cristallino, bensì a dell'estratto acquoso di fave del Calabar, seccato su lastre di vetro e inerte colla soluzione del jodw·o di mercurio e di potassio. Nel suo laboratorio egli ha ognora preparata l' escrina allo stato di sciroppo denso e brunastro, ma col mezzo dell'acido sol-

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RIVISTA DI CHDUCA

forico e di quello bromidrico ha ottenuto dei sali eserinici in. forma di polvere rosea., solubile nell'acqua. Secondo lui, l'eserìna, si nella. condizione naturale come in quella di soluzione, si colorisce lentamente di rosso, il quale fenomeno è dal Duquesnel o dal Dragendorff attribuito alla fonna:tione di un prodotto ossigenato ed inerte (rubreserina) per effetto della. luce, oppure dello scaldamento a 40•. Benchè codesta alterazione, qualora sia lieve, non valga. ad influire sull'uso terapeut.ico, tuttavia è cosa prudente di non conservare a lungo le soluzioni dell'eserina, nè di prepararle alquanto tempo prima della prescrizione.

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Ricerca delle piccole quantlu\ di glicosio nelle orine (J ounutl cle Plw.nnacie et de Chhnie, Parigi, aprile dell878).

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Riferendo, nel Bttlletin de thé1·apeutigue, la difficoltà di scoprire i~ g.Iicosio nelle orine, che ne conten~ono delle lievi quantità, il dottor Duhomme l'attribuisce alla creatina, la quale porrebbe ostacolo alla cltiara dimostrazione del reagente del I<'ehling (l). Dal suo canto, il Famet ba pensato che l'inosite vi avesse parte e valesse a produrre il precipitato verde che si ottiene colle orine tenuemente glicosiche ed anche con altre affattoprive di tale zucchero. :Ma gli esperimenti da lui fatti collo scop() di dimostrare l'esistenza dell'inosite in quelle orine, a nulla approdarono. Neppure egli ha. ammessa l'azione riduttiva della creatina sulla. soluzione del Fehliug. Invece propone di sceverare la sostanza, che si OJ>pone alla riduzione di siffa.tto reagente, instillando nelle. orine dell'azotato acido di mercurio e neutralizza.ndole poi con soluzione di ossido sodico, senza procedere alla feltrazione. Si {I) Il l"e<lgent e del Fehling si compone: Di sol fato di rame puro . . . . . . . . . . . . . . . grammi 3-1 6~ • tartrato ~c:>tl ico l)Otn~si co puro (sa le df'l SeigneiiE') • 173• soluzione di ossido sod ico ddla densitit di 1, 12 . . " 600 • acqua disti ll ara e bollita . . . . . . . . . . . la quantità necessaria.. pt-r ottener e un litro giusto di liquido alla temperatura di + I:i•. Ila colo1·e tu•·chino cupo e s i alt era sotto l'azione della luce e dell'aria,. asRorbendo tlell'aci dl) carbonico. z. L.

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lu~nno per questo modo dei saggi inattivi col liquido del Felùing,

col quale però producono una leggiera tinta verde qualora contengano dell'inosite, e una pretto. posatura rossa. di ossido rameoso nel caso d'esistenza di piccola quantità di glicosio. Da ultimo, il Fanrct attribuisce a un albuminoide la materia organica che incaglia la reazione del liquido cupro-sodico nelle orine.

Originaria del Scncgal, questa specie di palmizio (Copernicia cerifem) alligna rigogliosa nel Brasile, e col suo frascame sempre verde e resistente alla siccità, riesce a rinfrescare la temperatura nelle piagge diboscate. Le sue radici, secondo la Gaceta cienti{ìca de Venezuela (Caracca, 1• dell'ora scorso marzo), hanno proprietà depurativa, diur etica c sudorifera quanto quelle della so.lsapariglia, e i suoi talli somministrano una farina analettica c analoga alla fecola del sagù, la Pl1mnix farini{era del Rumfio. Oltre a ciò contengono della gomma, la cera che procacciò l'adiettivo alla pianta e una materia zuccherina, la quale, mediante la fermentazione alcolica, si tramuta in una bevanda di gnsto aggradevole. D {)aruùvo. -

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SEin~ZIO SA NITARIO )llLITlRE

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I resoJt.ati tlelle Esposizioni in rnpporto al sen ·izio sauaitnrio militar·e, relazione di \V. RoTII. - (Contintt.azione. V. n• precedente, pag. 320). Gli istrumenti sono in gran quantità in tutte le Esposizioni. Ci si incontra di continuo in vecchi conoscenti, che non hanno altro di nuovo se non la veste esteriore. Per ciò che riflette il servizio sanitario militare, è interessante specialmente il modo con cui sono riuniti gli armamentari ufficiali. In Francia, in Russia e in America, avuto riguardo alle speciali circostanze topografiche, che richiedono guamigioni isolate, fanno parte di essi gli istrUlllenti di ginecologia, e qu('lli per l'operazione della pietra; gli altri Stati che non sono in tali condizioni non li posseggono. Sarebbe impossibile il descrivere ogni singola specialità. L'Esposizione di Filadelfia aveva dei bellissimi esemplari, in cui i lav-ori tedeschi di Tiemann e di Gemrich, fatti p('r conto dell'America, superavano tutti gli altri. Fra. le novità è da. rammentare l'aggiunta del nickcl alle parti non taglienti, e l' insaldatura dci mnnicbi con gomma indw·ita, come anche automatiche serres-(ìnes, c i perfettissimi meccanismi a vite, i quali nel tt·att.:uncnto delle malattie d'utero e in quelle del canale oriuario, sono utiUssimi. ::\I('rita pure attenzione l'uso del celluloso co111c materiale inalterabile per schizzetti e rivcstiture


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di cinti erniari. Fra gli strumenti di Bruxelles, si notava come molto pratico sul campo, un apparecchio da arrotino di Collin, nel quale le superficie arrotatorie si muovono secondo la direzione degli oggetti da an·otarsi. Peltzer ricorda come assai meritevole di lode il tenno-caustico di Paquelin e il trasfusore di Collin. In questo, l'ingresso dell'aria atmosferica è escluso da un galleggiante di aluminio. Fra. gli apparecchi di Taylor di NewYork hanno uno speciale interesse quelli ortopedici mossi dal vapore. L'applicazione di questo principio per la respirazione artificiale, fissando le braccia a manubri oscillanti, è di grande importanza nelle stazioni di salvataggio. Le fasciattwe e gli apparecclli da guerra banno oggi pet· primo requisito la semplicità. Senza escludere altri oggetti intportanti, noi citiamo l'esposizione di Esmark, Volkmann e Port, fatta a Bruxelles e a Filadelfia, come la più distinta. Il sistema di usare apparecchi semplici, ma opportuni, è dimostrato in diverse specie di ferule sì formate di fili metallici che modellate. Tra queste si distinguono quelle resistentissime di A.hl (feltro imbevuto di gomm11.). I medicamenti sono sempre in gran numero uelle esposizioni. Non potendo essi essere giudicati sempre per la loro azione, lo souo spesso per la loro forma. Fra que:'l ti si notavano delle pillole compresse senza impasto; le capsule di Limousin, e varie gelatine d'inviluppo. Le erbe officinali c:ompresse esposte da La Forge segnavano un gran progresso. La quantità di prodotti greggi, raccolta a Filadelfia, e le acque minerali dovrebbero essere esclu~e dalle esposizioni. Le sostanze antisettiche, in corrispondenza delle idee moderne, vi hanno sempre parte notevolissima. Gli apparecchi atti alla formazioue eli farmacie complete sono ormai diventati un articolo fisso nelle esposizioni. La farmacia da campo dell'ordine cavalleresco tedesco· eli Mosetig era specialmente compendiosa. e adatta allo scopo. Gli utensili furono anch'essi in gran numer o. . ~ammentiamo le tavole da operazione che sono riscaldate e l~dtcano contemporaneamente il peso dell'ammalato che vi sta dtsteso. Il maggior progresso si trovò nelle sedie destiuate allo esercizio dell'odontoiatria, i cui piaui si alzano e si abbassano mentre che l'ammalato, che vi sta seduto, subisce l'operazion"

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SERVIZIO SANITARIO MILITARE


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SER\"IZIO

dell'impiombatura con un martello mosso dall'elettricità: A Filadelfia erano interessanti i tini da bagno di doppio caoutchouc. I ·membl'i at·fi(iciali si videro specialmente perfezionati in America. Su questo punto nessun'altra esposizione avrebbe potuto reggere al paragone con quella di Filadelfia; e ciò si spiega pel gt·an· bisogno che se ne sente in quel paese, e vi dovette pure contribuire il fatto, che quasi la metà dogli espositori avevano membri artificiali. Si giudicò cosa di massima importanza che quelli fra gli espositori, i quali portavano piedi artificiali, negassero in generale di preferire gambe di legno, asserendo di non soffrire punto degli inconvenienti prodotti dai piedi artificiali elle, per la. loro forma uncinata, restano facilmente attaccati agli scalini. Sull'azione dei membri artificiali fu grande la meraviglia del giurì nel vedere con quale facilità potessero compiere i loro movimenti (luesti individui, alcuni dei quali avevano perdute tutte due le cosce; altri l'intero arto superiore da un lato e l'inferiore dall'altro; chi tutte due le gambe. Di quelli cui era. stata rimpiazzata una sola gamba quasi non si teneva conto.] Furono eseguite varie J)l'Ove correndo, saltando, stando ritti s u tl'un piede; e il poter fare a meno del bastone fu riconosciuto come un gran progresso. Individui con le due estremità inferiori artificiali potevano fare dai 7 ai lO passi in 5 minuti secondi, sollecitudine che fa onore nù un sano. Senza entrare in particolari, accenniamo solamente che l'esattissima imbottitura e la gomma usata per dare elasticiùi., nonchè un meccanismo speciale dell'articolazione del ginocchio, a guisa delle cerniet·e dei coltelli, erano, insieme alla solidità rara del legname, i tratti caratteristici di questi membri artificiali. Il grande perfezionamento cui si giunse in America in questo genero non è assolutamente ùa attribuirsi alle guerre, bensì alle frequenti disgrazie ferroviarie che avvengono colà. L 'impacco del ·materiale sanitario era rappresentato in prima linea dalle tasche da medicazione . .Erano quasi tutte però troppo pesanti; esse non dovrebbero oltt·epassare 20 libbre. Sono indicate quelle di Hermant, che si chiudono come un porta-monete, ma con tengono t.roppo ~oco materiale. I carn· sauitw-i contenenti i medicamenti e le f.tscinture erano


.· SA:\11'ARIO ì\llLJT AJtE

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~seguiti secondo il sistema tedesco. Giusta <1uesto sistema si

ha .una.fannacia assortita che senza venire scomposta porge modo di soddisfare ad ogni esigenza farmaceutica; ma il farmaci sta rimane fuori dal carro; con cJuello americano invece, questi può sedersi dentro. Il ca11·o russo porta soltanto varie cassette che possono facilmente mettersi giù: tale sistema venne introdotto pure nei carri sanitari americani. Gli ospedali per la loro natura non possono far parte delle esposizioni se non in pianta. Bruxelles ne ebbe in gran numero. Tutto però si ecclissava dinanzi a Filadelfia, dove il governo degli Stati Uniti attuò il felice pensiero eli riunire tutto ciò che appartiene al servizio sanitario in un cosidetto ospedale-posta, ora conosciuto in Europa, c farne oggetto di esposizione. La costruzione di questo ospedale molto pratico si compone di una parte centrale a due piani e di due ali ad un piano. Si dovrebbe imitarlo in Europa, poichè pet· simili costruzioni è meglio servirsi di un modello stabile. È un fatto benefico che negli ospedali sieno soddisfatte certe esigenze per gli ammalati gravi, e s'introducano delle modificazioni nelle baracche c nei padiglioni, accettando nel tempo stesso il principio di procurnre abitazioni salubri agli ammalati leggieri, e ciò sotto forma di corridoi ben fabbricati, eosa già approvata. e posta in esecuzione nel nuovo lazzaretto eli guarnigione a Terupelhof, presso Berlino, o lo sarà pure in quello <:he si fabbricherà. in breve a Drcsda. I treni sanitari considerati come ospedali mobili hanno gran bisogno di ventilazione e di riscaldamento. Si fecero a tale scopo svariati esperimenti coll'aria calda, col vapore c con l'acqua calda, ma non si stabllirono ancora norme sicure in proposito. Come pure non è por anco sciolto il problema della ventilazione. ~irca gli ospedali galleggianti si devo considerare che potendo OSSI . trasportat·e grandi masse d'uomini su mari c fiumi , offrono il p~u opportuno mezzo di trasporto per gli ammalati. L'esposizione <U Bruxelles ci mostrò il modello di una scialuppa cannoniera. A Flladelfia, nella sezione de<>li Stati Uniti cc n'erano due molto 0 b eIl"1 d'1 ospedali-navi. · ' IJuno, un vapore dell\'Iississipi, l'altro l'ospedale-nave J . K. Barues eseguita per ordine tic! presente generale medico dell'esercito degli Stati Uniti. Uu altro modello ancora si trovava nel dipartimento della flot.ta americana.

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SERVIZIO

È da notarsi come cosa importante che le esposisioni abbiano pure preso di mira l'aiTedamento personale pel servizio sanitario, )Joichè era questo un ogg('tto cui, meno ancora che agli altri riguardanti il vestiario militare, si aveva pensato. Il fatto per ciò che in (fUasi tutte le esposizioni, c segnatamente in quella ,di BrllXelles, si trovavano modelli completi pel corredo dei porta-malati e tlcgli infermieri è da salutarsi come un vero progresso. Esso però, come per l'artiglieria e per gli altri corpi tecnici, deve essere fino a nn certo punto in relazione col relativo contrassegno militare. L'igiene generale degli eserciti si può dire non fosse veramente rappresentat.'l. che a Filadelfia e a BrlL"elles. Il maggior progresso si vide nelle materie alimentari, SO}lratutto nella conservazione della carne. Questo problema par ve sciolto col metodo conservativo Koch ad Antwcrpen, poichè la carne proveniente di là non si distingueva, dopo sette mesi di conservazione, dulia fresca, e non aveva alcun sapore an orma! e; C'erano poi conserve d'ogni specie e in gran c1uantità. Ottenne favore il nuovo metodo dell'acido salicilico per la conservazione dci vini, delle frtitta e della verdura. Non si può n egare che usando il freddo nel trasporto dei prodotti alimentari freschi, si apre una più facile via alla loro conservazione, la qual() durerà molto più a lungo che in passato. Le bisaccie c i carri da cuci.na stanno in stretta relazione col vitto ed erano ampiamente rappresentati a Vienna. Capaci, insieme alle cucine automatiche, di molti servizi, non possono essere utilizzati che in circostanze eccezionali, poichè richiedono un aumento di treni. Sulle caserme le esposizioni non segnalarono alcuna novità. In questo argomento tutto era allo stato di pr oposta e non erano condotte a termitlc che le nuove caserme del corpo d'armata sassone, le cui piante furono esposte a BrlL'"\elles. E sse, per la distribuzione dei vari locali (abitazioni, dormitori, refettori, sale da pulizia c lavanderie) recarono un gran progresso nell'accasermamento poi soldati, e per la. grandiosità dell'esecuzione sono scgnatamente per l'Europa una vera maraviglia. P er il veslù,r io, l'esposizione di Filadelfia offri oggetti di grande importanza }JCr la meccanica del lavoro, come lo dimo-


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SANITARIO

~ULITARE

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stratono egregiamente le macchine che tagliamno i vestiti, e quelle·per la fabbricazione delle scarpe. S'intende che ognunomerita uno studio speciale. Di gran momento sono pure nelle esposizioni i libri, i disegni, le fotografie, ecc., tutto ciò infine che concerne la vita intellettuale nella nostra sfem. A Filadelfia vi era in questo genere la più gran ricchezza. Però bisogna leggere la relazione del dottor Vvoopward sullo stato maggiore medico dell'esercito degli St.ati Uniti in occasione del congresso medico internazionale di Filadelfia per convenire che i lavori di questi insignì chirurghi, quali il W oodward, l'Oty e il Rillings, e segnatamente la storia medica della guerra di secessione e la biblioteca e altre rnccolte scientifiche danno a \Vas hington il vanto di essere oggi la principale sede dell'attività. scientifica e dei lavori più rilevanti sul corpo sanit-ario militare. I lavori microscopio-rotografici di W OO(lwanl sono una eminente specialità. Accolgano i colleghi americ.'lri sul finire del mio lavoro nuovi cordialissimi ringraziamenti per la loro affabile accoglienza c per le cortesi premure avute per noi.

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Hnnclbuc h d e .- Kriegscltlrurgischcu Tcclt1ùk, Einc gckronte Prcisschrift von D. FarEDRICR EsMARCn. (Mamude dl tecnica. c hirurgica mUltare, del profes-

sore E:mArtCH.)

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Il titolo del libro e il nome dell'autore bastano da soli per int eressare qualunque s tudioso, qualunque pratico a conoscere questa prcgerole opera. Con questo suo lavoro l'autore ha pienamente soddisfatto alle condizioni del concorso a premio st-abilito dall'imperatrice di Germania, condizioni che erano così .::oncepi te : " I.Jou una succinta esposizione dei vari metodi di fascinturr,

medicazioni, u.pplie.azioni d'apparecchi ecl att.i operatorii, quali occorrono pra.ticnt·si in guelTa, far conoscere gli odierni progressi della. tecnica chirurgica militare in modo che il libro }>ossa essere indispensabile guida ed aiuto ad ogni medico militare nel disimpegno dci suoi doveri sul campo di battaglia. , Nel riprodurre o1·a la sua opera l'autore l'ha corredata di uua g run copia di figure, alle quali egli giustamente annette grande importanza, specialmente in riguardo all'istruzione da darsi al .basso }lersona.tc di san itt\ e per facilitare l ' intclligen~a degli apparecchi improyyisati sul campo, per i quali l'ingegnoso chirurgo gode di una celebrit<\ incontestnta. Molte di quelle figure,


RLVISTA. BlBLJOGRAFICA

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quelle che rappt·esentano le amputazioni, le allacciature, le disarticolazioni, le resezioni si trovano in ogni trattato di medicina operatoria; delle altre, non potendole riprodune, si cercherà di darne un breve cenno. L'opera è divisa in due parti, cioè: " trattato delle fasciature , (Verband lehre), e" trattato delle operazioni n (Operation lehre). Parte l. -

TRATTATO DELLE PASCUTURE

A) Regole generali pel trattam"ellto delle ferite e delle lesioni.

r Necessita anzi tutto per il buon trattamento delle feritetener lontane tutte le potenze nocive che possono impedire o ritardare la guarigione; 2° La quiete è la prima condizione per la sollecita guarigicne di una ferita; 3° La stasi venosa inceppa la guarigione; 4• L'impedito sgorgo degli umori dì una ferita produce la. suppurazione e la febbre suppurat-iva, quindi per regola generale nessuna chiusura ermetica delle ferite, e guidare il pus al di fuori col tubo da drenaggio; 5• Il sudiciume di una ferita cagiona la decomposizionedegli umori e favorisce le malatt1e infettive che minacciano la. vita. dell'infermo, quindi il primo ed. indispensabile dovere dei medici e degli infermieri si è di mantenere la più scrupolosa.. nettezza in tutto. ciò che circonda il ferito (le mani, gli istrumenti, gli oggetti da medicazione, l'acqua, l'aria, ecc.) B) Coperttl<ra delle ferite.

A proteggere le ferite dalle esteme potenze nocive valgono r seguenti mezzi: 1• CM1tpresse. Le più convenienti sono quelle bucate; 2• Le filaccia faUe con vecchi lini. Siccome poi non si è mai' certi che le filaccia non contengano qualche principio infettante,. cosi tornerà vantaggioso purificarle prima di metterlc in uso, sia. per mezzo della cozione, sia impregnandole con sostanze disinfettanti. Alle compresse e alle filaccia furono anche sostituite altre materie, come :

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RIVlS'l'A

s· L'ovatta. In molti casi non torua molto adatta, perchè i 1

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suoi filamenti si attaccano troppo tenacemente alle granulazioill; 4• La filaccia 'ÌIU,Jlese (Lint) spalmata d'olio, oppure inumi· <lita d'acqua, costituisce un ottimo mezzo di protezione; 5• L'oakmn. È una specie di stoppia da barche imbevuta di catrame, agisce come disinfettante cd assorbente, ma è troppo 1·ude per le ferite molto sensibili i 6• Le 1naterie im11ermeabili, tele i?werate, tele di caoutchuc, ccc. Servono a coprire, a mantenere l'umidità e a proteggere la biancheria del letto i 7• Gli m·chi, costituiti da fili metallici arcuati o di stecche flessibili, proteggono la ferita dalle 1wessioni este111e e dal contn.tto delle coperte. Ye ne.sono di varie specie, si possono im· provvisarc con dci fili di telegrafo; i migliol"i so n quelli fatti di fili di rame, perchè si possono distendere e rcn~rli cosi più f:l· .cilmeute trasportabili.

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C) Pulitura delle ferite.

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Servono a questo scopo : 1• Le· irrigazioni mediante acqua medicata con materie di· sinfcttanti. Coll'irrigatot:e di Esmark, che è un recipiente cilin· -<lrico al quale è applicato un tubo di caoutchouc, si guida il getto sulla ferita e se ne regola a volontà la forza colla pressione sul tubo esercitata dalla mano. Secondo Thiersch si può improvvisare un irrigatore con una bottiglia com11.ne; se ne r ompe il • fondo, vi si applica al collo un turacciolo traforato, per il quale si fa passare un tubo elastico, e si sospende la bottiglia capo· volta mediante tre fili che si annodano ad un gancio. Si dere -evitare una troppo forte pressione, pcrchè di azione ÌlTitante e ·ilistruttiva. Da condannarsi poi all"atto l'uso di schizzetti. 2• A raccogliere i prodotti delle ferite e piaghe servono le catineiJe fatte di varie sostanze, di caoutc4ouc indurito o di metallo e foggiate in varie maniere; 3• La superficie di una piaga non deve mai essere toccata s enza assoluta necessità. Le spugne non sono da usar si che quando siano state scrupolosamente pulite e disinfettate. La pulitura delle spugne si fa mcttendole dapprima in una soluzione

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BTBLrOGR.tFIGA

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concentrata di soda quindi si lasciano per 2.1 ore immerse in una soluzione di ipermanganato sodico, quindi in un'altra soluzione di solfato di soda e finalmente vengono ripetutamente lavate con acqua pura e conservate nell'acido carbolico; • 4• Per la. pulitura di intere membra servono le tinozze di -varia forma e grandezza n seconda che so n destinate per il bagno d elle braccia. o delle gambe.

D) Sottrazione di calore. È un vàlido mezzo per combattere l'infianunaziouc e si usa nei seguenti modi: 1• Sotto forma di fomenti freddi che devono essere continuati }>er un certo tempo; 2• Freddo asciutto. Si ottiene colle borse o vesciche di gbiac.cio. Quando il freddo prodotto fosse troppo intenso si frappone tra la borsa e la parte un pezzo di tela. I recipienti metallici ripieni di ghiaccio sottraggono molto meglio il calorico ma banno lo svantaggio di non adattarsi bene alla parte. Si ottiene una energica sottrazione di calore nelle infiammazioni dolio estremità col cosi detto tubo spirale pe1·(riget·atore. È uu lungo tubo di ~aoutchouc che si avvolge con molti giri attorno al membro malato e una delle sue estremità si immerge in un recipiente ripieno di acqua con ghiaccio, l'altra pende in uu secondo vaso vuoto e collocato ad un livello più basso; facendo un'Mj)irazione su quest'ultima estremità del tubo l'acqua ghiacciata passa sopra tutto il membro e continua a passare fino a che si è vuotato il primo recipiente. Con un filo applicato alla estremità libera si può stringere o allargare la bocca e regolare così la con·ente i · a• Le irrigasioni. Da. un comune irrigatore sosposo soprc. il letto si lascia sgorgare l'acqua fredùn sulla ferita, e se ne modera Ja con-ente introducendo nella boccuccia del tubo un po' di paglia o un altro oggetto che ne restringa il calibro. Il perfrigerarnento prodotto dall'irrigazione è molto forte in causa della· evaporazione dell'acqua i 4• I1nmersione. Tenendo immersa in una tinozza di forma. cou veniente tutto il membro ferito ra.vvolto da prima in alcùni giri di fascia i di cui capi si fermano agli orli del recipiente. ~.ue-

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RIVISTA

s to metodo corrisponde bene nel trattamento delle receuti feri te delle membra, e la temperatura dell'acqua non deve essere infe:riOl·e a 16-18• R. Allo scopo di tener lontane dalle ferite le sostanze settiche si ·mettono in opera due processi che sono: l'oc<:lusùme e il melodo antisettico di Lister.

E) Occlusione.

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Questo metodo riesce in molti casi, come per esempio: r ~elle perdite di sostanze superficiali, escodazioni, bruciature, collo spolverare la pa1te con farina, carbone, creta; 2• Nelle ferite profonde complicate a fratture o lesioni m·ticola.ri coprendo la ferita con ovatta, lint o esca che col sangue formano una crosta. secca. F) Metodo antisettico di Lister .. 1• ~elle operazioni si deve prima d~sinfettare tutto ciò che

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può aver contatto colla ferita, quindi le mani dell'operatore e degli assistenti, gli strumenti chirurgici, la ferita stessa e le parti adiacenti devono lavarsi con solu:done fenicata (al 5 °/o); 2• Durante l'operazione e quando si rinne>va la medicatura si deve impregnare l'aria circostante di acido fenico mediante Wl JlOlverizzatore (la soluzi·one al 2 1/a p. 0 /o). Per questa operazione si adopera a preferenza ililOlverizzatore di Ricbardson. Le spu{;,ne da adoperarsi devono essere prima conservate in acido fenico. Per detergere il sangue si può anche usare le così dette jJallottole antisettiche costituite d'ovatta. impregnata d'acido salicilico; 3• Ogni ferita che sia stata esposta all'aria prima di essere coperta deve lavarsi con soluzione d'acido fenico (al 5°/o). Se è già in stato di suppurazione la disinfezione deve essere più energica (soluzione di cloruro di zinco all'8 °/o); 4• L'emon-agia si ferma colla legatul'a mediante il budello fenicato (catgut) le di cui estremità si recidono rasente al nodo; 5• Le ferite si cuciono con seta fenicata; 6• Occon-cndo mettere tubi di drenaggio, questi debbon<>


• HIBLIOOIUFICA

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essere pure carbolizzati, spinti nel fondo ùella piaga c tagliati n. livello della apertura esterna; 7• Immediatamente sopra In ferita un pezzo di seta protettiva, la quale oltre al proteggere la ferita dall'azione diretta dell'acido fenico col suo cambiamento di colore indica se è avvenuta decomposizione iu seno della fc1·itu; 8• .Al disopra. ancora otto strati di velo fenicat() c tra il settimo e l'ottavo strato un altro straticcllo di tela verniciata impermeabile che impedisca il contatto degli umori coll'llria esterna. Il tutto poi va coperto con fascia; 9• La m edicatura deve rinnovarsi sempre nello stesso modo e la rinnovazione deve eseguirsi colla più grande celerità possibile, prima tutti i giorni poi pil1 di rar9 a seconda del bisogno; 10• Se non si vuole rinno,·are l'apparecchio spesso, si può applicare la fa sciatum nntisettica doppia che si può lasciare intatta anche una settimana; n• Mancando il velo antisettico secco di Lister si può sostituirvi la medicazione carbolica umida secondo Dardeleben, che consiste nel sovrnppon·e al pezzo di taffetà. molti strati di velo che sia stato, prima tenuto per 12 ore in una soluzione fenicata ; 12• Anche l'acido borico agisce come antisettico e può essere usato in soluzione come l'acido fenico; 13• Altro antisettico, ma tii efficacia minore è l'acido salicilico che fu proposto da Tbiersch e che si usa in soluzione alla dose di 1:300.

G) Rùmio'le tlelle ferite. P er la. riunione delle ferite da taglio giovano: 1• Le striscie di empiastro adesivo; 2• Striscie di velo spalmate con collodlon, oppure con traumaticina (guttaperca sciolta in cloroformio); 3' Fascie di velo inamidate ed inumidite; 4• Le suture cruente. Si fanno con aghi metallici, seta, crini di cavallo, refe, ecc. Si faccia il nodo in guisa che non possa spontaneamente sciogli1lrsi, a tale scopo è da preferir si il nodo da marit~aio, il cosi detto m>do defle àonne è meno tenace. Quando gli orli della ferita sono molto te!>'i sarà più sicuro il nodo chirurgico. · 7

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B.IYISl'A

La sutura attorcigliata. si fa cogli aghi da insetti tenninati in punta. di lancia, applicato il nlo colle note r egole si fanno saltar via. le due estremità degli a.ghi. La sutu.ra a piega }lUÒ riuscire vantaggiosa nelle ferite gli orli sottili c rilasciati aumentando essa i punt.i di contatto-. H) Fascie.

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Le fascie o bende possono essere delle seguenti materie: Di lino, da preferirsi il vecchio o lavato; Di cotone (shirting, stouts) prefcribili alle prime specialmente trattandosi di apphcare un apparecchio inamidato; Di velo, buono per gli apparecchi a gesso ; Di ovatta, servono bene come sottostrato negli apparecchi inamovibili. L'applicazione delle fascie deve farsi colla massima precisione })erchè, se troppo lente si spostano, se troppo strette strozzano la parte; in ambo i casi le conseguenze possono essere gravissime. Si distinguono varie specie di fasciature: 1• la cit·colare i di cui gu·i sono sullo stesso piano; 2• la spirale ( dolaòra repeM) i di cui giri ascendono spiralmente verso la radice del membro; 3• Ea ascendente i di cui giri si coprono in parte.; 4• la spirale discendente; 5• la t·ivoltata (dolabra riversa) nelle membra coniche; 6• la cifra otto quando la fascia da una sezione di un merohm passa sopra un'articolazione per applicarsi ull'altra sezione vicina ; 7• la fascia a due capi, addattata per le ferite della testa e per il monco ne di un membro amputato; 8• la fa scia a più capi ( Sculteto) fatta di molte stl·iscie corte che si coprono per metà; giova questa fasciatura nelle fratture complicate delle estremità; 9• la fascia a T usata per alcune fasciature della testa e del bacino. l) Teli da fasciature. La maggior parte delle fasciatore si può fare con un telo di lino o di cotone che abbia la fonna di un triangolo o di un quadrilatcro. In molti casi si applica meglio che colle fascie ordiuarie; non occorre una gran pratica nell'applicarli e non espone


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BIBLIOGRAFICA

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agli inconvenienti prodotti da una disadatta applicazione come n elle ftlscie. E sso costituisce adunque un mezzo prezioso nella pratica chirurgica militare ed è il }Jrimo e miglior soccorso oJ soldato ferito S}ll campo. Tutti i casi ed i modi di applicazione del fazzoletto tria11!J·Olare sono esposti dettagliatamente nell'opera intitolata Der erste Verbancl in Sc!llacllt{elde. Nella pratica militare il fazzoletto triangolare deve avere una

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base almeno di 130 centimetri. Per riunire le due: estremità usnsi

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il nodo da ma,-inaio che come si è detto è il più forte, oppw·e si fissano i due capi collo spillo ài sicurezza (s(~lety pin).

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K) Apparecclli a ferule. Si adoperano per fissare ossa fratturate. Le più usitate sono le seguenti: 1• Ferule <ti leq1~0. Tra queste si annoverano le ferule comuni piane o incavate; le ftrule spaccate e pieghevoli Gooch, costituite da strette ferule di abete ravvicinate ed incollate su di uno strato di tela o di pelle: esse sono flessibili t1·asversalmente, inflessibili longitudimalmentc. Le ferule di Schnydcr simili alle precedenti, ma invece di essere incollate su di uno strato sono tenute insieme da sltriscie di tela cucite negli intervalli. Lr' stoffa a ferule di Esmarch. Questa è fatta di ·tanti bastoncini di legno tenuti insieme alla distanza di 5 millimctl'i da una stl'iscia di cotone che spalmata poi di silicato di potassa forma un tutto solido; questa stoffa è leggi era., si lascia facilmente tagliare e an-otolare. Finalmente le ferule inglesi ·modellate sulla forma del membro (Beli, Pott), al loro esterno portano dei passanti per delle cinghie che affibbiate le tengono ferme sul membro. Sono comode ad apJ>licarsi e levarsi. 2• Ferule di cartone. Si lasciano facilmente tugliat·e e modellare, ma non offrono molta resistenza e si rammolliscono facilmente coll'umidità. . Le ferale di cartone modellate sono leggere e facilmente trasportabili; bisogna averne una buona provvista di tutte le di-

mensioni. Le ferule di cartone biva~vi adotta~ per l'esercito belga. Le ferule di cartone ingessato trivahì usate dall'esercito bavarese.

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Ferule melttllù·he. - Quelle di zinco s'adntlnno meglio che quelle di legno per accogliere membrn frntt.nrate e per fare il trasporto del ferito. Le migliori di questo genere sono quelle di Volkmann. Anche da unn. lastra di zinco si può tagliare fuori con robuste forbici delle buone ferule. G-li apparet~chi fatti con fili di ferro e imbottiti internamente (Ma.yor Bonnet) offrono molti vantag~:,ti ma. hanno l'inconveniente di costar molto e di occupare molto spazio. Si sono fatte anche ferule di un graticcio metallico finissim() come quello di uno s tnccio e questi hanno il ;anroggio di lasciarsi dis tendere su di uu piano e quindi di trasportars i facilmente. l?el'ulc imt>rovvisate. - Si fabbricano con oggetti che si trovano s ul luogo nei campi, nei boschi, ecc. Con rami d'albero riuniti in fascio oppure messi Insieme gli uni vicini agli altri e tenuti in posto con spranghe di legno tra.sversa)L In luogo delle spranghe si può far passare tra i ra.mi dei fili che li u•ngono come incatenati. Si posso-no fnre nuche di paglia e dì vimini legati in fascio e<tnindi mvvolti ni lati di un telo posto sotto Il membro e posci a. an·otolato in guisa di saccone sino ad applicarsi ai due lati dell'arto fmtturato. Secondo Beck si potrebbe anche adoperare vimini o paglia. in gnisa di stuoia e con questa avvolgere la parte. Ogni sorta d'anna e di con-cdo militnre facile a ritrovarsi su di nn campo di battagli!~ può essere utilizzato per costruire fe· rule provvisorie. Così le baionette, carabine, lancie, raggi di ruota, ecc. ~è son da rifiutarsi gli oggetti da vestiario come i mantelli, calzoni, ecc., ma si devono utilizzare per fasciature.

A-pparecchio i~tnùlato. -

Fu inventato da Seutin nel 1840. Si prepara mescolando l'amido con acqua fredda. fino ad ottenere una pappa {' poi sempre continuando a mescere vi si versa. acqua bollente liuchè la materia è diventata. chiara. Le bende inamidate sono di cotone spalmate di amido fresco. Le fernle inamidate solfo striscie di cartone che dapprima so n() jnumidite con aequo. indi spalmate con amido..


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BIFILlllli IL\ FI CA

Per applicare l'apparecchio inamidato si avvolgo prima ilmembt·o con fascia di Ha.uclla inumiùitn av·ondo cura eli riempire gli jnfossamenti delle nrticolaziou~ con ovattt\, poi si applica una fascia inamidata, sopra questa le ferule inamidate, sopra. queste ultime un'altra fascia inamidata e finalmente si anolg~ il tutto con fascia asciutta. Molto semplice cd utile è l'apparecchio eli cartone ovattato di ,Burgraeve. Si tagliano le ferule sulla f()rma del membrq, si copre l+Ua f~Wcia del~ ferula con ovatta e da quella parte si applica ~ membro~ si avvolge poi con una fascia asciutta e finalmente vi si applica sopra o colla mano o col pennello uno strato di amido coprendo poi tutto con un'altra fascia asciutta. .Abbisognano duo o tre bYiorni perchè un apparecchio inamidato sia asciutto. Questo apparecchio si può rendere nrnoriùile (amovo-inamovibile) tagliandolo in tutta la sua lunghezza c fermandolo con delle cinghie. A.ppat·ecchio silicato. - La soluzione silicata deve avere, secondo Bohu, un poso specifico di 1,35-1140. Per atlrettat·c la cousolida.zionc dell'apparecchio si fa aggiungere alla soluzione la polvere di creta, lU calce spenta, o la st cs;;a polvere può essere sp~rsa ~n che sull'apparecchio. Appcsrecchio di [!Ultaj)ercha. -Si immergono le ferule di guttapercha nell'acqua calda fino a che diventano molli e fl essilJili e si applicano al memùro con faseie ; gettandovi sopr;~. acqua fredda riprendono la loro primi ti va durezza. AppMeccMo ges:;ato. - Fu inventato da ì\bl.hysen nel 18G2. Si getta gesso asciutto in acqua fredda. sempre mcsco.lando lino # che si ottiene un liquido di consistenza cremosa. E sso si cons olida. in lO minuti al più. Se si vuol-e rallentare la. consoli,lazione si nggiungc amido, latte, borace, ccc., se si vuole invece affrettarla si aggiunge silicato di potassa, allume, cemento. Può ft~t·si in vari modi l'applicazione ùcll'apJ>arecchio gossato. Si iunuergono le fascio nella poltiglia c si applicano sul membro pre\'iameute spalmata con olio o gr·asso (Aclclmann). In luogo di fascie si possono usare pcai di r cstito o tol(\ tla sacchi (Pirogoft). Si distende la poltiglia gessosa tra <lue teli che sieno riuniti per cucitura nel mezzo o con questi si avvolge il ruembro (cataplasma gessato), tosto che il gesso si è inùw·ito si può tagljaro

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l'apparecchio per il lungo e renderlo cosi amovo-inamovibile. Se-condo Beely in luogo dei teli si può usare di fascetti di ca-napa immersi nel gesso, e si può con questi anche sospendere l'intero membro intromettendo nei fascetti qua e là dei fili di telegrafo che servano di punti d'attacco. S'impregnano le fascie con polvere di gesso e s'inumidiscono poi al momento ùi applicarle. Per questa operazione preparatoria si sono inventati molti congegni di ooi i più notevoli sono la tavoletta fenestrata. S'introduce per una fessura longitudinale della ta.vola tenuta ferma perpendicolannente un capo della fascia. che uscendo dall'altra parte passa sotto un mucchio di gesso coprendosi di uno strato di questa sostanza. V i è poi la cassetta a gesso. PARTE I I - TRATT.\TO DELLE OPERAZIONI.

Prima di imprendere a trattare delle singole operazioni, l'autore si ferma a lungo su quella importante fase di ogni grande processo operativo che è la cloroformizzazione. Dopo di arer parlato sul modo di agire di questo medicamento, di avere accennato ai ptincipali precetti per convenientemente applicarlo, insegna. come dobbiamo comportar ci nei casi disgraziati tn cui il malato sotto l'aziOne del cloroformio è minacciato di asfissia. Tali mezzi sarebbero: spingere la mandibola inferiore in avanti in modo da produrne la lussazione incompleta, stirare in fuori la lingua con una pinza e finalmente provocare la respirazione artificiale e l 'irritazione dei nervi frenici colla corrente elettrica .• Degli atti operativi che il medico militare deve di sovente eseguire immediatamente sul campo di battaglia, i più frequenti ~ono le emostasie, e siccome la legatura di un' twteria., unico mezw per ottenere l' emostasia in modo permanente, non è sempre attuabile sul campo, cosi vien data. una. grande importanza alla. ernostasia provviso,·ia, i di cui precipui aiuti sono la compressione colle dita, la fasciatura compressiva, il tamponamento, l'applicazione di rimedi stitici, il ferro rovente. Tr-atta in seguito della compressione digitale dei grossi tr·onchi arteriosi come eftìcace sussidio di una temporanea cmostasia, c dà le solite norme per comprimere l'arteria carotide, succlavin,


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BIBLIOGRAFICA

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~merate e femorale. Siccome poi la compressione digitale mal si

adatta durante il trasporto del ferito, bisogna supplirvi con mezzi meccanici, cioè coi tor colari. Mancando il torcolare, si può improvvisare un meccanismo compressore in vari modi uti.liz~ zando gli oggetti che si hanno alla mano, per esempio una pietra, un fazzoletto ecl una daga o una baionetta che si fa agire a guisa di randello, ecc. ecc. Tratta in seguito diffusamente del suo bel ritrovato, l'ane-mia artificiale delle estremità onde rendere Wl' amputazione compie~ tamente incruenta mediante il suo apparecchio elastico, ne inse~ gna. il metodo di applicazione ed accenna alle varie modificazioni che furono in seguito introdotte da vari autori. Alla emostasia provvisoria fa seguito la ~mostasia permanetue precipuamente e tipicamente rappresentata dall'allacciatura del~ l'arteria. La trattazione dell'allacciatura di ogni singola arteria è preceduta dall'esposizione di quelle norme generali applicabili a qualsiasi allacciatura (divisione dei tegumenti, delle aponevrosi, delle guaine, modo di applicare il laccio, ecc.) Una buona parte dell'opera è consacrata alla allacciatura delle singole grosse artet;e press'a poco nell'ordine con cui sono espo~ ste in tutti i moderni trattati di chirurgia. Per ogni arteria e anche per ogrii porzione d'arteria dove può cadere il laccio chirurgico l'autore impiega un capitolo che serve di spiegazione ad una srtnde tavola litografica coloratJ. che gli sta annessa. Il capo seguente tratta brevemente del salasso al braccio senza alcuna particolarità ~e&rna di speciale menzione. Tratta invece diffusamente di un moderno sussidio terapeutico la di cui applicazione ristretta ancora. in certi limiti nella pratica civile lo fu ancora più fino ad ora nella chirw·gia di guerra. .Sarebbe questo la trasfìtsione, e benchè l'autorr. non ispenda IMrolc sull'apprezzamento di questo ritrovato, al vedere che descrive minutamente il metodo con tutti i r elativi strumenti, con tutte le modificazioni introdotte dai pratici, sembra che voglia annettervi non poco valore e consigliare i medici militari a tentarlo nei casi dove ve ne sia urgente e precisa indicazione. Si limita però a trattare della trasfusione del sangue da un uomo ad nn altro. Insegna il modo di defibrinare il sangue venoso estratto col salasso da un uomo robusto e perfettamente sano; a filtrarlo r on

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apposito apparecchio, indica il modo di prcpara.re la vena del. l'ammalato su cui si deve f.are la. trasfusione ed il metodo di iniettarlo, cioè valendosi della. pressione idrostatica., oppure a.dope.. rando la siringa. per trasfusione inventata da Uterhart. La trasfusione operata mediante la pression.e idrostatica non è attuabile che quan:do si ha da. trasfondere il sangue nelle vene . Quando si voglia iniett.arlo nelle arterie (trasfusione arteriosa), allora. torna più acconcio valersi dell'a.pparato di Collin, che fu adottato nell'esercito francese, il quale apparato offre il vantaggio di agire con una certa forza e di evitare l'introduzione dell'ada. Degli stessi vantaggi va fornita la siringa graduata di Hasse. Una parto importantissima dell'opera è quella che fa seguito alla trasfusione e tratta della dem.olizione delle m.embra (amputazione e disarticola.zioue). Desse vengono trattate dall'autore tanto in generale quanto in particolare, cd ogni singolo atto operatorio è illustrato con notevole abbondanza di figure c di tavole, in modo che sotto una mole r elativamente piccola vien messo sot·. t'occhio allo studioso tutto quanto la moderna pratica e l'esperienza delle ultime guerre ha sanzionato come benefico nel trat~ tamento delle gravi lesioni. rrima di venire alle amputazioni in particolare, passa in rassegna tutte lo fasi dell'atto operativo in genere, descrive gl'istrumenti, le incisioni delle varie parti molli circondanti l'osso, la forma dei tagli, la segatura dell'osso, l'allacciatura delle arter1e, la riunione della ferita, la mcdicatura del moncone. Entra poi a trattare l'argomento in particolare delle amputazioni e disarti'Colazioni dcll'cstreruit.à superiore ed inferiore, passa in rassegna. tutti i metodi e tutte le moùificazioni, e per ognuno ci porge delle chiàre figure chirurgiçhe ed anatomiche che rendono intelligibili a prima vista anche le fasi di ogni processo operatorio. All'articolo delle amputazioni c disarticolazioni fa seguito quello delle resezioui preceduto dall'esposizione delle regole generali e dalla descrizione degli strumenti. Alla resezione delle estremità articolari ùel rildio od ulna e alla resczione della totale articolazione della mano dedica due capitoli illustrati da ben dodici figuro. La rcsezione dell' articolazione del cubito vien prima. esposta secondo il metodo di Liston, poi secondo Langenbeck


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( sottoperiosten.), indi secondo Huter con incisione bilaterale. Seguono a queste le 1·esezioni della spalla coll'antico e col nuovo metodo. Le resezioni sottoperiostee del piede, quella d11l ginocchio coll'incisione conica laterale Langenbeck e finalmente la disarticolazione dell'anca. Riguardo alle indica:.:ioni per le amputazioni e disarticolazioni, l'autore dichiara anzi tutto che esse non dovrebbero trovar posto in un semplice manuale di. tecnica, chirurgicu, militare, ma che, cedendo o.i desiderii della commissione aggiuelicatrice ed ai consigli del prof. Strome)T, egli acconsente a fare un breve cenno dettando dei precetti in proposito a guisa di aforismi. Trattandosi poi di chirurgia militare, egli opina che il p1·ecisare queste indicazioni va incontro a maggiori difficoltà, e ciò per la ragione che se da una parte è bene stabilito che la medicazioni\ antissettica deve allargare molto il campo della chirurgia conservativa e per conseguenza restringere in più angusti contini le operazioni demolitive, questa. medicatione antisettica pur troppo non si è potuto fino ad ora applicare in grandi proporzioni sul campo di battaglia sia per mancanza eli materiale, sia per ignoranza tlel metodo per parte del personale medico. Quindi per questo riguardo non abbiamo ancora la sufficiente esperienza che ci debba guidare nella risoluzione di abbattere o di conservare uu membro. Come appendice alla. rcsezione, trovano posto in seguito alcune <>perazioni che si praticano sul cranio, e specialmente la trapanaziono. Il capo seguente tratta l'importante argomento sulla esplorazione delle ferite d'arma da fmoco, la rimozione di corpi stranieri e di materie infettive. Accoenna in esso alle condizioni locali e generali in cui il chirurgo è autorizzato oppure in dovere di esplorare la ferita c quello in cui ogni ricerca dove essere sospesa come certamente dannosa. all'infermo. Passa. in rivista e descrive i vari principali strumenti, la sonda esploratrice, il tiraI>alle di Langenbeck, la pinza americana, il timpalle a vite di Baudens, la sonda di Nelaton c l'esploratore eli Lccomte-Luer. Vengono in seguito gli apparecchi esploratori più comlllicati come quello elettrico ad ago-puntura, di Liebreich, che torna opportuno per accertarsi se il corpo straniero nel fondo della ferita è costituito da una scheggia. di oQsso oppw·c da una palla metallica, ed in mancanza dell'apparecchio eli Liebreich, quello di

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Longmore, meno complicato ed egualmente_ sensibile, la di cui sorgente elettrica può essere improvvisata con una moneta di rame, un pezzo di zinco e un disco di lana inumidita. da un acido diluito. Alla fine del lavoro vengono trattate in modo breve e conciso alcune altre operazioni che possono essere richieste d'urgenza. anche sul campo di battaglia sia per alleviare i dolori del ferito, lenire le pene del moribondo, rimuovere ostacoli che inceppano funzioni vitali di prima. importanza; pe1;éiò gli ultimi capitoli sono dedicati alle seguenti operazioni: Iniezione ipoderm.ica, tanto opportuna e benefica quando è indicata la morfina. Secondo l'autore, ogni medico militare dovrebbe avere con sè una soluzione di morfina e lo schizzetto di Pravatz. Tracheotomi(l. Neces!iaria a farsi senza indugio ogniqualvolta vi è minaccia di soffocazione per corpi stranieri, edema., ecc. Toracetztesi, quando in seguito a ferita del petto e sue conseguenze ne sorga precisa ed urgente indicazione. Enterorafr.a nei suoi diversi metodi (Lembert Jobeech). Dretrotornia esterna (boutonuière), che si rende necessaria quando tJer gravi ferite e contusioni dell'urctra è indis1>ensabile l'emissione delle orine e quindi avvi minnccia di infiltramenti uri n osi. A compimento del lavoro, l'autore accenna infine all'illuminazione artificiale per le operazioni cd ai mezzi di provvedervi nei casi pur troppo frequenti in cui fanno difetto appropriati apparecchi; e da ultimo tratta della giacitura dei fer~ti alla quale bisogna pnr provvedere nel modo più conveniente con mezzi improvvisati in sostituzione dei complicati e costosi apparecchi di cui vanno forniti gli ospedali stabili. Da questa breve rivista il lettore potrà farsi un'idea dell'abbondanza degli argomenti trattati in un volume relativamente piccolo. L'autore ebbe di mira. di dare al medico uon un trattato, ma una semplice guida, un aùle-tnbmoire d'indole eminentemente cd esclusivamente pratica ; quindi, bandita ogni sorta di teorie, di vedute speculative e d'ipotesi, egli vuoi cont'lurre il medico nella difficile via dell'azione coi lumi vortati dalla moderna scienza. ed esperienza. Il lavoro in tutto il suo sviluppo r esta fedele nl


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motto che gli fu posto in testa Kurz 1~tul bflndig, ma la brevità. e In. concisione non pregiudicano punto la chiarezza, chè anzi questa risalta maggiormente in grazia delle figure che a profusione sono intercalate nel testo. I pregi che l'opera acquista per queste numerose illustrazioni non sono pochi, poichè, come osserva lo stesso autore nella prefazione, anzitutto il medico militare che non può sul campo di battaglia consultare opere di gran mole, colla semplice ispezione delle tavole anatomiche e chirurgiche può richiamare alla memoria tutto quel che gli abbisogna per orientarsi ed accingersi a qualsiasi atto operativo. In secondo luogo un libro così illustrato torna assai giovevole, per non dir necessario, quando trattisi d'itùpartire un'istruzione sommaria e spicciativa al basso personale di sanità, cosa che accade di doYer fare quasi sempre durante una lunga guerra. Infine, accadendo di dover stabilire un'ospedale da campo in un piccolo paese, il chirurgo può valersi dell'opera di un artigiano del luogo per costruire gli occorrenti apparecchi mettendogli sott'occhio le suddette figure. Per parte nostra non esitiamo a dire che un libro com'è questo, dettato dalla. consumata esperienza, dallo spirito fi lantropico, dal genio inventivo dell'illustre professore eli Kiel sarà. reputato da tutti degno d'essere tradotto e messo a far parte della. piccola biblioteca del medico militare. C. P .... t Ul teriori s tudi intorno l 'oso de lla sallc loa ne lla • tUolde a. d e ll'uomo, e rn.fre ••ou\ zlonc di priorità del dottor F . VERAitnL'<I. - Bologna, 1877.

Su questo lavoro dell'insigne medico bolognese, il Giornc,ze Venew di scienze mediche, fascicolo di marw del presente anno, ha il seguente cenno che riproduciamo per intiero, condividendo noi pienamente le idee dell'autore di esso. " In questa dotta e imporbmte lettura, fatta il 18 ottobre 1877 alla Società medico-chirurgica di Bologna, l'egregio e operosissimo accademico e medico primario dello spedale maggiore intende dimostrare: a chi si debba veramente la scoperta della salicina, chi prima l'abbia sperimentata nella cura della febbre t ifoidea, quale oe sia il valore pratico in essa feùbt·e e nei reu-

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RIYlSl'A

ruatismi, anche in confronto dell'acido salicilico, e come si abbia forse nella salicina un rimedio dotato di azione (lntifermcntath~\\ od antizimica. " Riescono evidenti e conviucentissime le JWO\'e da lui addotte, con molta c sorla dottrina, della priorità del nostro 'F rancesco Fontana ùi Lazise (1824) (piccolo borgo }lrosso Yerona. sul Benaco) nella scoperta della. sa).irina in confronto del Lero~J..x 1,U Yitry ( Hi30); cd altrettanto quelle della priorità del Verardin.i. medesimo, in confronto di medici inglesi (Maclaga.u) nella. feli~ sperienza della salicina per la cura della febbre tifoidea. Questo fJlucosi:le, estratto dalla corteccia ùel salice, era già stato usato, non senza vantaggio, e raccoman·dato pella cura delle febbri intermittenti e quale succedaneo della chinina.; ma fu por la pri.ma. volta nel l86H proclamato efficace rimedio antifebbrile nelle all'ezio ni tifoidee dal Vcrardiui: il quale era stato indotto nd U&t\rlO in tali casi dall'onorevole professore Ercolani, che s'era di tal,e farmaco molto giorato nella medicina voterinaria. Le sperienze del \' crardiui ebbero imitatori e lodi in Italia e nel Belgio: e tra gli imitatori deve pure contarsi il :Maclagan, il quale, come ruerimmo nel fascicolo ùi ottobre 187G di questo gioruaJe, prefer isce in fatto la saliciM all'aciùo salicico, anche nei reumatismi. " Sono importanti le undici storie dall'autore addotte di febbre tifoitlea, nelle quali somministrò la salicina alla dose di 2-:3--!-5-G grammi per giorno (in 100 d'acqua distillata), con successiva rapida diminuzione della temperatura (come lo dimostrano gli specchi allegati a ciascuna storia) ed_ esito costante di guarigione. E quantunque non possa escludersi che que' malnti sar ebbero forse guari ti anche senza la sali cina, }H'CCeò uto in alcuni l'uso ùi blando purgatiro, non omesse le opportune applica~ioni fredde al capo, al r entre, ecc., e prescritta a tutti, s'intende, una a cconcia ùieta; rimnuc tutta via. in dubitabile che la sali cina fu da tutti essi malati assai bono tollerata c che in alcuni forse il corso della malattia fu abbreviato e certo fu mitigata la febbre; vantaggi questi non lievi nè tmscurabili, e da incoraggiare ad ulteriori npplicn.zioni ed esperienze del metodo valorosa.monta dif<'so ùnl V cntrdioi.

" I ,a stessa facile tolleranza per la. salicina, e la stessa sua. azione antifebbrile, compro\'Ò il Yemrdini anche nei casi, in cui


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ne fece uso, di reumatismo articolare acuto; nella qual malattiJ. accennn. invero poco n.vrrgli giovato l'acido salicilico, che non è poi sempre di facile tolleranza od innocuo, c del qtrnle si è forse in questi ultimi tempi , experimenli wusu, non senza danno dei pnlienti, abusato. " Circa il modo di nzio11e della snlicina, se non possiamo nei limiti prefissi a quest'nrtico.lo seguire il Vcrardiui nei ragionamenti di chimica fisiologica ond'cgli si argomenta di chiarirla, non però vogliamo passat-e sotto sileTl!zio le indagini miCl·oscopiche da lui fatte, insieme al clottor Ma:zzotti, del sangue dei tifosi nelle varie fasi del morbo, durante In somministra;.:ione della salicina. Risulterebbe dn. esse che l'alt('razione dei globetti rossi• del sangue è tanto mag!,riorc quanto più grave è la malattia; onde il Verard!ni conchiuùe che se la salicina giova, come egli · crede di averlo provato, contro le febbri tifoidee, in cui l'alteramento della massa sanguigna è evidente, deve avere un'azione antidissoiutivii. del sangue stesso e possrdere una virtù antifermentativa od antizimica. " Riassunti cosi brevissimamente gli accurati studi terapeutici del Yernrdini intorno alla. snJicina, noi diamo sincere lodi al dotto é valente medico bològnese, il qttalé non crede, come creder non si de~e, esaurito il còmpito d el medico colla diagnosi, ma s'adopera ad estendet-e e chiarire le applicazioni e indicazioni di rimedi recenti e nuQVi, a inc1-emento della scienza e decoro e vantaggio dell'arte. n L. Ci si permetta pet·ò di qui notare che il Giornale di medicina militare, nella puntata di giugno 1876, attnoul, come di ragione, al nostro Fontana il merito d'avere scoperta la salicina, e che in quello. di aprile c maggio dell'anno passato, discorrendo del sud· d~tto fànnaco sperimentato contro le febbri periodiche dal dottor Thompson, rammentò che siffatto metodo curativo, nuovo· per l'Inghilterra, non lo era del pari pea· l'Italia, ove esij;teva da cinquantadue anni, vale a dire sin dall'epoca in cui riuscl al chimico veronese sunnominato di sevarare dalla corteccia di salice il suo principio attivo, alcaloide o glucoside che sia. Del resto siam lieti di rendere anche noi giustizia al patriottismo del cav. V('tardini, il quale non lascia sfuggire occasione di far valere i diritti dell'Italia su questa o su Ctnella scoperta.

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RIVISTA BlBLIOGRAFICA

scientifica, CQmC ne fa fede, oltre a quanto scrisse in proposito d ella salicina, il seguente brnno di una sua memoria letta alla .Accademia delle scienze dell'Istituto di Bologna ( 1876, 2 1 dicembre): " Circa però alle prove che ho d etto d'aver eseguite collo " sfigmografo di Marey, per quella reverenza affettuosa che mi " ebbi mai sempre mostrato verso quegli uomini del mio paese, i " quali rifulscro, sia per dottrina, sià. per arte, e che poscia venu nero dimenticati o ricot·dati non in quella misura che loro ·" spetta, permettetemi che io oggi rivendichi dinanzi a voi, e " certo con assai piacer vostro, la gloriosa memoria d'un · nostro •" illustre co onazionale, il Santo rio; il quale, come ben sepete, fu " medico e.e.toebralissimo, profondo e :perspicace osservator e, mato • u n Capo d'Ifstria ael. 1561 e morto a Venezia il 2-! febbraio " 1636. Non solo fu primo, e ciò è bastantemente noto, ad usare " della bilancia onde esperim e•l~re l~ perdite dell'organismo j u " un dato tempo avvenute, compresone, C()ID& ei creùe>a (non " rettamente però) ancora il perspirato eutaneo ~ e co.si del ter" mometro c dell'igrometro per istudiare meglio i fellOmt\Ui vi" tali, ma immaginò tuttavia uno strumento per determinate sì " bene la \'an·ietà del polso, che chiamò pulscJfo1·io . " Il pulsc~lorio adunque del fondatore della statica applicata " alla medicina precedette di due secoli lo sfigmogra.fo di Marey " e Chàuveaux; eppure, per quanto è a mia. cognizionè, noi seppi " e noi so ricordato da clinico veruno. , Abbiasi pertanto l'ei'Udito Y cra.rdini an elle il nostro modesto ma sincero plauso per questa nuova prova della solerzia con cui veglia ad impedire che il nostro patrimonio scientifico venga ina.vvcrtentemcnte, se non audacemente, sfruttato ed assottigliato dagli stranieri, non usi, nè tutti, nè sempre, a rispettare l'altrui proprietà con quello scrupolo con cui vorrebbe essere rispettata. P . E . M•

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Direttore

P. E. MANAYRA. C<J!(Mneflo mslllco. membro thl Com .ib.flo dJ. sanità mOìtare

:U R cclntt.O l'e ETTORE Rrc o u n. D I Capltauo medico

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NOTIZIE SANITARIE

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Stato s anUarlo dl t n Uo l ' eser c ito n e l m ese di gennaio 1 8 7 8 (Giornt,le milit. ufficiale, parte 2•, n• 15).

Erano negli ospedali al 1• gennaio 1878 (l) . . . . . . . . . Eu trati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . • Usc1t1 . . ..... . . .. . . . . . .. ... . -- · ..... ... ... .

3780 5465

4597 1\lotii . . . . . . . . .. . . • _ • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76 Rimasti all• febbraio 1878 . ...... . ......... . .. . 4572 Giornate d'ospedale . ........... . . .. . .. ...... . 122373

Erano nelle infermerie di corpo al 1• gennaio 1878 .. . 1555 Entrati nel mese ............. . ... . .. . ...... . 6367 Usciti guatiti ... . ......................... . 5372 870 , per passare all'ospedale ................. . Morti .... . ... . ................ . ....... . . . l 1679 Rimasti al 1• febbraio 1878 ............... . . . .. . Giornate d'infermeria . . .. . ..... . ........ . .... . 5::1354: Morti fuori degli ospedali e delle infmmerie ùi corpo . . . T otale dei morti ........ . .............. . .... '

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F<>rza media giornaliera della truppa nel mese di gen176301 Entrata media giorna.ficra. negli ospedali per 1000 di forza 1,00 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermer ie di corpo per 1000 di forza (2) ............. . 2,00 Media giornaliera di ammalati in cura negli OS))edali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza . .. . . . . . 32 Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,54 11a1o . . . . . . . .... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

' . (l) Ospedali militari (principali, succursali , infermerie di presidio e apeC I II li) e ospedali civili. (.2) ,.":ono dedolli gli ammalati passati agli osredali dalle infermerie di corpo.

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NOTIZIE SANITARIE

1\forirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) n• 67. - Le cause delle morti furono: paralisi 1, bronchiti acute 3, bronchiti lente 7, · polmoniti acute 7, polmonite lenta 1, pleuriti ed idro-pio-toraci 6, tubercolosi polmonali lO, altre malattie degli organi respiratori 2, endocardite l, angine 2, gastriti ed enteriti 3, malattie di Bright 1, ileo-tifo 12, meningiti cerebro-spinali epidemiche 2, vaiuolo 1, miliare 1, febbri da malaria 2, dissenterie 2,cachessiapali1Stre 1, carie 1, ferita. da arma da fuoco l . Si ebbe l morto sovra ogni 118 tenuti in cura, ossia 0,85 p~lOO.

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Morirono negli ospedali civili n• 10. - Si ebbe un morto sovra ogni 134 tenuti in cura, ossia. O,75 per 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari o civili: per malattie 14, per suicidio 4.


MEMORIE

ORIGINALI

RELAZIONE ClltC A Il.

RISULTATO DELLA LEVA DELL'ANNO 1877

CIRC!lNDARIO DI S. AN GELO DE' LOMBARDI

Il oirconda1·io di Sant 'Angelo de'I,ombardi, nella provincia di Avellino (Prinoipn.to Ulteriore), composto di undici mandamenti, con una popolazione totale di circa 120,000 abitanti, ha dato in quest'anno per contingente di levn. della classe 1857 il numero di 1355 inscl"itti. Di questi, 199 spettano pro p ti amento al capoluogo del circondario, e gli a1tii 115G vanno diversamente di\isi negli altri dieci mandamenti. L'esito ottenuto in qnesta leva nel primo esame degli in· scr:itti, se non si può dire abbastanza soddisfacente, non si deve però no tarlo tuttavia al di sotto della mediocrità; giacchè basta dare uno sguardo al qui unito specchio dimostrativo, per con v incersi che il numero degli inscritti, idonei al militare servizio, è superiore alla metà del numero totale degli inscritti medesimi. Difatti, su 1355, noi ne troviamo 75S che fut·ono dichiarati idonei, e 308 che per fisiche imperfezioni fnrono riformati, non essendo abili alla. vita del

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RELAZIOXE :lUI.LA LEVA. DET,. 1877

soldato, e l Gl che furono fatti rircdihili ad altra lera. Con talì cifre, calcolandone i por cento, si trova che il numero degli inscritti idonei sta nella proporzione di circa il 56 per cento, quello degli inabili stati 1·iformati in ragion~ eU circa il 23 °J0 , e quello dci ri,·ediuili di circa il 12 per cento. 'l'ali cifre sono al certo ben lungi dal dare, come già l1issi, una i•lca sodtlisfacente del risultato ottenuto in questa lera; ma però, se si fanno a considerare le diverse cagioni che possono a>ere influito sulla idoneità o non idoneità. degli inscritti nei vari mandameuti del circondado, si potrà arere un giusto criterio per dare un esatto eù adeguato giudizio sull'esito della lem di quest'aLmo in corso . Egli è ben vero che un ta.le risultato, l)aragonato con qncllo ottenuto in altre contrade d'Italia, è infelice assai, e se~"Hl. un sensibile regwsso nel miglioramento di queste po· polazioni: giacchè la cifra di 23 per cento di gi()vani rifor· mati per fbiclle imperfezioni è da se sola abbastanza eloquente da segnare un tale rcgresso. La ragione d'un fatto di tanta importanza ra quindi senza dubbio cercata princi· palmente fra la maniera propria di ,·irere, e fra le quoti· diane abitudini degli abitanti di questi paesi. :fJ cosa che non viene neppure discussa, come il conti n· gente della leva d'ogu i anno, sia 11elht massima parte som· ministrato da quella classe di persone pil1 soggetta. al lavoro materiale e grossolano, quali, ad esempio, contadini. ed O})erai. Ed è massime in questi luoghi cl1e si può dire che quasi tutti gli inscritti appartengono a tal classe di persone, eù è fra questi quindi cl1e si trorano i casi più nu· merosi di riforma. Nè deve stupire una tale asserzione, per quanto a prima vista possa questa parere assurda. Giacchè hen si potrebbe domandare come mai il la1oro materiale e grossolano, sviluppando il sistema muscolare e gli organi •


NEr, CIRC. DI S. ANGELO DEI LO~lB AR Dr

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tu tti più necessari alla vita, possa i1wcco, iu organismi 1 m eglio adatti a profittare di un esercizio fisico contjnuato, m·er cagionato un effetto ])erfettamente contrario a que1lo. che le regole pih elementari dell"igiene e della salute pre· scrivono in modo quasi assoluto. Certo egli è ben vero clJC un organismo delicato, con 1111 esercizio fisico regolare e con· tinuato, viene a fort ificarsi in modo da diventare robusto da g racile che era: ma è pur certa cosa d 'altra parte che, · quando quest'esercizio fisico, interessante il sistema muscolare quasi esclusiramente, non viene controbilanciato da una adeguata e sostanzio:;a nutrizione, l 'energia cl1e il corpo dovrebbe risentire per tale e~ercizio, mancando l'equilibrio delle forze organiche, viette nel essere di nocumento piuttosto che di benessere all'organismo stes:-:;o. Il laroro di un uomo è in ragione diretta delia sua nutrizione ; cd è da questo fatto fisiologico che ne Yicne dedotta ht logica consl'gnenza che, tanto piit un corpo coll'esercizio si sriluppa e si mantiene in robusta salute, quanto più esso può procurarsi una nu · irizione che sia al grado di compensare e di rimettere il <lispendio di forza che fu nel laYoro consumato. Ed ecco quello che appunto in tali po1Jolazioni non suc-

ceùe. Giacchè, quantunque dati quotidianamente ad un la· >'oro duro e fati coso, vengono, questi >eri figli della gleba, scarsamente ricompensati e per nulla in proporzione del laToro che fanno: da ciò ne derira una scarsa nutrizione e spesse volte anche malsana. Ed ecco che il loro sviluppo organico viene a risentire la triste influenza di un tal genere di Yita. La fibra m~scolare, quantunque sviluppata, non acquista mai quella solidità e quella tenacità necessaria ad una robusta complessione, percllè mancante <li nutrizione: e la nervosa si trova fiacca e depressa. Nè questo è ii tutto. Siccome non può un tale stato essere fisiologico per un or-

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RELAZIO~E SULLA J,EV.\ DEL 1877

ganismo, questo viene a deperire, cd ecco che anche nel migliore stadio della vita, nella gioventù, si fan no cono· scere i tristi effetti di mt vivere siffatto. La salute deperisce, e con essa pure 1'iutelligenza, e quindi l'attività personale : e si vedono allora sorgere in r.ampo le gracimà, le anemie, affezioni codeste che, predominanti negli inscritti in grado piìt o meno elevato, sono sempre tali però da dare il 4 per cento circa di riformati e rivedi bili. Nè il solo lavoro fati coso mal ricompensato da una scarsa nutrizione è il principale fautore della mancanza dello sril uppo organico; un secondo non meno grande del primo si deve annoverare. Voglio qui parlare del genere d'abitazioni nelle quali questi infelici abitanti sono, goneralmeute parlando, costretti a ricoverarsì. Non sono già le aercate case. mal costrutto se vuolsi, ma riparate dalle intemperie, sane e pulite dei contadini delle nordiche provincie d'Italia, quelle elle hanno i paesi meridionali, massime di queste contrade. Quivi spesso il contadino in campagna, ed anche l'operaio in paese, hanno la loro abitazione costituita da un solo amlJiente stretto ed angusto, ove manca la luce, avendo generalmente per tmica. apertura la porta. E dentro a questo tugurio mal riparato dai venti e dall'acqua, vire tma famiglia numerosa, che spesso condivide il mi::;ero e ristretto. spazio coi domestici animali! Ora, dico io, è mai possibile che dentro a tali abitazioni possano i giovani organismi svilupparsi in modo ta.le da pTomcttere una valida e robusta costituzione? E manco male se fossero quelle fabbricate in posizioni tali, che per se stesse fossero salubri e lontane da.qualsiasi agente morbigeno: ma no, che ciò neppure si trova, giacchè buena parte dei comuni e frazion i di questi si riscontrano proprio situati in località tali, ove i miasmi palustri si trovano in massima abbondanza. Non è quindi da.


NEL CIRC. DI S. Al\ GELO DEf LO~IBARDI

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meravigliarsi se, oltre al non poco numero di inabili per ostruzioni spleuiche ed epatiche, si trova in moltissimi in:;critti un grado nuiato degli effetti morbosi delle cachessie

palustri. Da tali considerazioDi, è cosa eYiùeute, che la costitazione fisica degli individui ne soffre e non tanto leggermente, e prO\'a ne sia il fatto delle numerose riforme che conseguono al tardato ed incompleto sviluppo delle forze organiche. Si trovano giovani a vent'anni che dal loro assieme non si darebbe nemmeno l'etl di tredici, quasi del tutto impuberi, pci quali sono necessari atti di notorietà che confermino realmente l'esattezza della loro isc;rizione sui ruoli di le\•a. E come corollario di nn tal fatto, non v'ha forse la deficienza della statura che prom in grado elevato quale depauperamento di forza non abbiamo subito tali organismi in tanta ristrettezza di vita? La cifra del 14 °/0 di riformati e di cb·ca il 7 °/0 di riveclibili per statura, non è ella imponente e troppo per se stessa eloquente? A tutte queste cause arrogi la natura propria del terreno accidentato e montuoso e dotato d'un instabilità di clima propria di queste contrade. Quasi tutti i comuni che compongono i mandamenti di questo circondario sono situati in luoghi elevati, ed esempio ne siano quelli di S. Angelo e di Frigento, che sorpassano gli 800 metri sul livello del mare. l"'er tali posizioni ne deriva che il lavoro giornaliero viene ad essere vieppiìt faticoso dovendo farsi in luoghi difficili e spesso pericolosi. Quindi non deve far maraviglia se, fra tutte le altre cause di riforma, si devono pure annoverare quelle dovute alle ernie visccralj d'ogni specie ben avverate, massime f1elle inguinali, che, raggiungono il 2 Of0, senza contare però . i molti individui che per la dilatazione dell'anello ingu.ioale, si trorano a tali infermità predisposti. Ora se in

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RELAZ!O~E SUL~. ,\ LE\'.\ DEL 1877

giovani individui si riscontrano un tanto numero di simili affezioni, che si dovrà di m cl el resto degli abitanti, più vecchi • più deboli, più gracili e piit soggetti per conseguenza a ri· sentire le perniciose influenze d'un tal genere di lavoro ? Ed ora, per quanto sia doloroso H dirlo, e per quo.nto mi si stringa il cnore a notar lo su qneste pagine, è pnr necessario eh 'io aggiunga alle cause già dette, esistenti e predisponenti, dovute al vitto, alle abitudini ed alla località, an· che le malattie procurate e siinula.te. Qucstè dànno pur esse il loro grande contingente, e segnano disgraziatamente una deficienza tale di morali t:\, che a prima vista sembrerebbe impossibile. Buona parte di questi inscritti, dietro CO!Ilsigli od esempi arnti, siccome quelli che non sono elerati a quel grado eli sentire che caratterizza una popolazione bene educata ed istruita, cercano con mezzi deformanti di varia maniera. d'impedire il naturale sviluppo, o per lo meno di simulare una deficienza. di questo, qnando la natura si mostra rigogliosa e tale da. formare un organismo fisico abbastanza robusto. Ed è perciò, che, con pazienti e continuate cure, cercano d'imitare m·ti ficialmente i progressi di questa o quell'altra malattia, onde poter esimersi dal pagare il tributo (per loro trop}JO doloroso) dovuto da ogni buon cittadino alla nazione. Ed è verità codesta, che genitori stupidi od ignoranti, meglio si accont~ntano di vedere i figli loro, deformi e rachitici, trascinare una rita. miserabile ed infelice, anzichè vederli vestiti della nobile assisa del soldato. Qui vi potrei ridire di molti giovani, anche appartenenti alla classe' agiata, che, ora con fasciaturo compressive e diete continuate, cercarono di comprimersi il torace in modo da roler impedire che il perimetro di questo atTirasse alla misura prescritta : oppure di simulare rualattio degli organi int.ratoracici, ocl una gracilità non in l'elazione collo s1•iluppo orgamco. Cosl pure di moltissimi altri


NEL CIRC. DI S. ANO ~LO DEI I.O;>.rB.HI.Dr

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(e questi spettanti pitt alla classe povera) che con un continuato esercizio di trasporto di pesi enormi sul capo, cercarono di rendersi più piccoli che loro fosse possibile, onde non arrivare aH a prescritta altezza : oppure di fin gersi afretti da tigne o da altre deformità. Finzioni coteste che subito si S\·e· lauo, e che difficilmente possono giungere al segno da pro· curare una riforma, ma che pur tuttavia sono sempre cagione di debilitare l'organismo, rendeudolo fiacco e spossa to. Certo a tutte queste c~tnse dovrebbe il legislatore mettere 1m ripiego, ma oltre che ciò sarebbe di difficile prova, di più difficile riuscita sarebbe l'impedirlo. Giora del resb sperare che col progredire degli anni, iniziandosi in questfl popolazioni un maggiore sviluppo di coltura della loro intelligenza, possa l'istruzione continua e bene avviata fare in modo che cercando di riparare ai danni di una vita troppo meschina e limitata, raggiungano gli abitanti dr c1ueste pur belle con· trade quello stadio di intellettuale e materiale progresso cui altre provincie sono pur ora arrivate. Allora, ma solo allora, anelando di pari passo Io sviluppo dell'intelletto collo svilnppo fisico deli 'organismo, ne avrerrà di conseguenza anche un miglioramento generale, tanto igienico che morale, di tali contrade, e si potrà quindi avere in queste località. un contingente valido e robusto nelle le\'e delle singole classi.

Dott. A. Ros ANIGO t('nunta mt!dico.

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SPECCHIO DIMOSTRATIVO dell'esito avuta dall'esame degli inscrilti di leva della Classe 1857.

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UN CASO CLlNICO l E T TU R A O E l

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I. La sera del 9 norembre 187? il caporale Solbiati Giovanni del 45° reggimento fanteria, entrara nel riparto chirurgico dello speùale militare di Bologna. Il Solbiati è nativo di San Giorgio, 1n·orincia di Milano. Sotto le armi corre la sorte dei nati nel 1855. Ha bnona costituzione fisica, un bell'aspetto e un discreto stato di nutrizione. NP.i sistemi organici non vi sono in lui preralenze d a permett~rmi di dargli un temperamento. Attrarerso le linee della sua fisouomia dolce, aperta si veggono i riflessi <lei pathnenti interni. Di fatti nelle regioni sotto-mascellare e sopra-ioiùca destre è scomparsa per edema acuto ogni lineamento anatomico: tutto quest-o lato del collo si confonde in una vasta ed uniforme intumescenza. La glandula sotto-mascellare è dura, doleutissima alla pressione, di un volume più che triplicato. La pelle conserva il suo naturale colorito; ri è poco aumento di temperatura. Ha, febbre con forte impulsione del polso ed è madido per sudore.

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CASO

Xou è pos~ihilc risi ta rgli la carit,ì dd la bocca : le areato dentarie sono strette, serrate come nel trisma. Allontana!:do l'una flall 'alt.ra le h~bbra e stirandole in fuori, può, fino ad un certo punto, osscrrarsene il ve~ti bo1o, cioè quello spazio compreso fra le areato dentarie e la f;1ccia interna dolle lal>hra e delle guancie ; ma nulla si vede capace di spiegare questo grave stato di cose. Allo domande ri:;ponde. coi gesti, e fa intendere cl1e gli è tloloroso' muorere la lingua e il deglutire. PrO\'a senso di ari1litiì neHa bocca, per cui frcquentcmeutc dc:;idera bagnarsela. Xcl lc prime U ore si ebbe del solfato di magnesia a doso purgati\•11. che a stento potè inghiottire prevalendosi ùella mancanza di un dente molarP. : l'alro era chiuso da tre giomi. Attorno poi la snb·mascellare indurita e dolente furono applicate, com'era natnrale, 8 mignatte; quindi llOmata di belladonna e cataplasmi di linsome. 11 mattino successivo ( 11 no\·embre) quantunque il solfato di magnesia avesse agito e largamente avessero gemuto i fori delle sanguisughe applicategli, nullarlimeno la febbre è più intensa ; il gonfiore nella regione sotto·mascellare destra aumentato ; aumentata la dm ezz;t della glaudnln., la difficoltx1. del deglutire e gli spasimi. In nessun punto del tumore si a\'verte senso d'incipiente suppurazione. Si aJlplica un maggior numero di mignatte ed alla medicatnra local0, calmante ed emolliente, si aggiunge un gargarismo di decot.to d'orzo e clorato di potassa. Ne usò poco ; difficile gli era. introthu·lo nel caro della bocca e decisamente molesto gliene riuscì va il rignrgito, ehè di necessità. co..;tringevalo a qualche inconsulto mo\-imento del collo. Dieta a brodo. La notte del 12 migliorò un poco e la mattina successira i dolori accennano a scomparire; le arcate dentarie pos-


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sono discostarsi l'una dall'altra per quasi un centimetro. P arla, non però speùitamente: la lingua è incf'ppata. Non b a piit febbre. Palpando attentamente il tumore nella quasi certezza di ri nvenirvi un punto cederole, suppurato, doretti convincermi ioreco che la intnmescenza. era scemata di molto e la du1·ezza o morbosa sensibilità della gianduia quasi scompar:.;a. La burrasca è passata, dissi fra me, e la calma subentra. serena e rassicurante: ma a quale fortunata circostanza la si dovrà attribuire? ~Ii punse desiderio vi vissimo d i risitargli la bocca; mi vi provaì, per poco però u senza profitto. In questo momento cui tutto vergeva al bene, uu11a. potevami autorizzare ad insistere su ricerche le quali riuscirano fastidi ose all' infèrmo che finalmente trorava un po' di pace. Cominciò a nutrirsi con minestre particolari semlliquide. Essendoglisi, com'ho detto, ristabilita in parte Lt funzione del parlare, ecco l'anamnesi che ne potei raccogliere : Solo da 8 o l U giomi prima che il male lo costringe~se a riparare in queste sale avvertì in modo indeterminato dei frizzori al lato destro del collo: nel rendere questa idea accennava colla mano alla regione sotto-mascellare destra e precisamente alla gianduia. salivare omonima.. Avvertì pure nel collo un senso di generale legamento. Non gli era doloroso ma molesto il mangiare, il deglutire, il parlare. Di giorno in giorno queste fastidiose sensazioni crebbero e as;;unsero i caratteri del dolore. Nelle ultime 48 ore che fu in quartiere tentò, ma nou potè mangiare affatto. Il deglutire anche una sostanza liquida gli risveglia\'a ''ere spasmodie. «Nel muovere la lingua - ei mi dice - sentivo pungermi cosl forte che noa osai più mangiare, nè padare. , E digiuno e muto venne all" ospedale.

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II.

Il miglioramento proseguì a gran passi. Il giorno dopo (14 norembre) le condizioni generali sono buone : polso buoni:;simo. L'edemazia diminuita e il tumore quasi indolent-e. I"e arcate dentarie però si allontanano solo di qualche millimetro di più del giorno innanzi. Nessuna ionorazione nella medicatura locale e nel vitto. Il 15, alla risita del mattino, con fisonomia sorridente e soùdisfatta, il Solbiati mi presci1ta un piccolo oggetto, come un n oc~,;iolo di oliva, ùi.-:eudomi: " guardi, questa notte, sbadigliando, cosa m'è usci t{) dalla bocca ,. . Era un calcolo sali rare; e mi soggiunse ·: " adesso posso l iberame11t-e aprirla ,. . Difatti la spalancava (l). Fattagli sollevare la lingua, fu cosa facile riscontrare al lato destro del frenulo, in cotTispondeuza del seconùo molare, una piccola esulcerazione a bordi tumidi, anossati, sfrangiati, che dal punto in cui si apre la papilla terminale del condotto di Wharton dirigcrasi alrindietro por qualche millimetro. Coli' ocuhio, e meglio ancora coll' apice di un dito, si poto\'! benissimo, partendo da questa estùcerazione, seguiTe a ritroso il decorso di tutta quella porzione del condotto di Wharton che è sotlo·mucosa nel piano llella bocca : fin là, cioè, ore scendendo e curvandosi in modo dn form lr quasi un augolo, s'impegna prima fra il muscolo gonio-glosso e la gianduia sub·lingnale, poi fra i muscoli nùlo-joideo e io·glosso . Era dura, rilcrat.a, e dara al mio indice esploratore la sensazione di striscia re sn di un corùoocino teso. Mi risovvenni (t ) Il pl'of,·s~•Jr A. ~l a a·cacci illu~t rì• un r.:.so <:On~iauil ~. nopo IUiltO ~or­ fa·i a·l'. un lw l 1-(iorno il suo m:-~lat o si ~,·,·;.rlil> co n tut sa>solino iu bo<·ca o l au to ~l'a Unito.


4lH

CLINICO

allora che questo condotto, giusto appunto percbè angoloso,

fu da natm·a eccezionalmente provvisto di fibr·o-ccllule. Previggenza del resto cile se age\'olò lo scorrervi della sali,·a, non seppe scongiuraTne la litiasi, chè quivi pin fac;Imente si osserva. È snperfiuo il dire cile ogni residuale fenomeno scomparre come per incanto, e dopo tre giorni il Solbiati usch·a dall 'ospedale in ottime condizioni generali e locali. La piccola esulcerazione, quasi completamente sparita, non lasciava dubbiezze: la lacerazione avvenuta nell'apertura del condotto di Wbarttm ·si rimarginava con sollecitudine e senza bisogno dci sussidi dell'arte. Trascorsi oltre due mesi, feci ricerca di questo caporale e l'assoggettai a minuto esame, mostrandolo acl alcuno di voi, miei colleghi, ed al signor direttore colonnello Costetti.' Nel· l'interno della bocca nessuna traccia dell'accaduto : non fistola, e il tubercoletto terminale del condotto escretore, che fu lacerato dal passaggio del calcolo, in tutto e per tutto normale e somiglieYole a quello del lato opposto. Niente farebbe prevedere una recidiva ; a meno che non se ne volesse riguar· dare come indizio l 'essere tuttora questa glandola snb-mascellare un poco più voluminosa del normale ; ma affatto indolente, trn.ttabilissima e di naturale consistenza.

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IIL Ed om vi presento il calcolo, <-he così legato e custodit(} come ve lo mostro, desidererei fosse consenrato in questo gabinetto di lettura. È piccino; tntta.via il suo volume pèr calcolo sali vare, e più ancora. del condotto ùi Wharton, è ragguardevole.

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t;N CASO

La sua configurazione ò quella di nn nocciolo eli oliva; misura 13 millimetri di ·lunghezza, 7,5 di larghezza. Pe:;a 45 centigrammi. Ha la superfie.ie rugosa, marca la da piccole prominenze, ed uno dei suoi apici molto più acuminato dell"altro: è si· cnramcnte quello che procedeva innanzi e che s'impegnò nella papilla del condotto, chiudendoìa e provocando la ritenzioue ~ali l'are, donde tutLi quei fenomeni inAammatorii e spasmo-

dici che vi ho narrati, o che si protrassero fino a che l avis a tergo dell'onda saliva.re sempre crescente non superò la r e· sistenza, che de1•e essere stata valevole, ~ella p:tpilla, prorrista com 'è di sfì ntere. Partendo dall'apice più acuminato, per circa un terzo della sua lunghezza, questo calcol o è meno rugoso : par qua:;i li· muto ed lH1 un colorito più chiaro, cenere. Verso la metà fra un estremo e l'allro osscrvasi nn res tringim?-nto la cui linea circolare che lo disegna, marca il limi te del colori to più chiaro. Que5ta liuea c'indie:. dore il c:-~lcolo fu strozzato e costretto a soggiornare metà dentro il condotto, metà nel cavo della bocca sotto la lingua : ci dà il m:1:;simo dell'estensione a cui le fibre dello sfintere della papilla seJ)pero ginngo3re; p ~i esulcerarono. F u allora che i sin tomi cominciarono a decrescere e cb 'io dissi : « La burrasca è passata, . Tra il calcolo e la papilla che infine aveva doYuto lacerarsi, la saliva potera afi1uire : la ritenziooe per lo meno non era piìt assoluta. In ordin1e poi al tempo che esso impiegò par giungere al volume che offre, non oso dir nulla. Fu lento, fu rapido il suo accrc:-scimento? Non lo so. Che se il nostro malato non ne a\"l'ertì la. presenza che pochi giorni innanzi so ne determinasse l'uscita spohtanea, ciò non mol dire che fosse di recente c rapida formazione. Potrebbe inrece dimostrarci che


CLlKICO

4 (33

l'n.11crescimento fu lento, graùnale, uniforme e che le pareti del condotto di \\'harton ri si allattarono cellendo mano mano senza darne sentore e senza. prorocare reazione. Non a.·;endo voluto distruggere questo calcolo coi reagenti chimici non p)s:;o dimostrarvene la composizione. Alle analisi, per verità, i calcoli sali1·ari oll'rono così poche eccezioni che il nostro, affida.nllomi ai suoi caratteri fisici, posso credere risulti, come quasi tutti, di carbonato, fosfi1to di calce e materia organica: questa piìl abbonLlantc sicuramente ove più scuro ne è il colorito.

IV.

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Non parlo del come e perchè questi pri.1cipii che entrano ne11a composizione della saliva in certi casi abbandonino lo stato di soluzione per concretarsi in nHa pietruzza. Van Helmont saltò il fosso con disinroltura ~ando al no· stro organismo una forza ad J,oc che disse pietrifrcant~ e per cni saremmo capaci ovunque e sollecitamente di formar gro~si calcoli. Per spiegare un fatto creò una legge : modo comodo ma peruiciosissimo alla scienza che indaga, cerca, 110n crea. Con ciò non intendo di adombrare a questo mistico ingegno le l~di che fa di lui Curzio Sprengalnclla sua Storia 2Jramma t tea della m edicina, per aYer date spiegazioni men rozze e più soddisfacenti di que11e addotte da Paracelso sulla compos izione dei calcoli orinarii. Del xesto nemmeno oo-O'i che pnr tanto vi si studiò sopra, • d fi btl Siamo e nitivamente d'accordo stùla etioloO"ia e la pator~e· o o nesi di questa malattia. Vi è ancora del mi:;terioso, qualche cosa che sfugge alle valutazioni causali. Il bellissimo ed erudito articolo " Calcolo » dell'Enciclopeclia medica italiana,


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UN CASO

è il lavoro più assennato ch'io mi conosca, ma di certo non

dice l'ultima parola. Egli è un fatto incontcstabile che i due primi regni della natura, l'animale e il vegetale, ranno soggetti alla litiasi. Gli animali piìt dei vegetali, l'uomo innanzi tutti; se pure l 'amore interessat•) col quale coltiviamo l <L medic:na umana in confronto della comparata non tragga in inganno facendoci vedere, più casi là, ore per avventura potrebbe non esseni che una più. minuta e coscienziosa osserrazione; ed è pur certo altresì che nel corpo umano si rinvennero concre· zioni calcareo in quasi tutti i tessuti, in tutti gli organi. La loro composizione, la loro forma e volume nella moltiplicità dei casi variò all'infinito assumr..ndo per sino caratteri che si prestarono al ridicolo, come quello foggiato ad anello e lucentissimo rinvenuto in un testicolo e che il goreruatore del Capo di Bnona Speranza - così narra Rhrne, riferito dal dottore A. Feroci (l) - portò religiosamente inJìlato al proprio dito fino a che per ragioni di quieto vivere ne fece dono al re dell'isola cui erano giunta fama di amuleto. Non così se passiamo dal generale al particolare cbo oi riguarda. I casi di calcoli sali vari non sono comuni : pochi p~·n tici possono parlare di osservazioni proprie, possono rant.'tre la loro esperienza.

v. I/Haller dice questa litiasi malattia molto frequente : non mi par giusto, chè se oggi il dottor Feroci nella pregevolissima sua citata Contribuzione alla storia dci calcoli sal-ivc~ri, è giunto a metterne assieme molti esempi, è ptu· vero (l) Co;n;,lcnta.l'iO olltllco <l i l' i~a, 1111111. a, ,1, :;, G e 7. Anno lll77. Cont..tIJ r!;io nc alla sto;·ta rlel cctlcou sali t·a,·t.

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CLIXICO

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che rovistò tutta la letteratura medica. Nullaclimeno salta da Ippocrate acl .A.venzoar che fiorì secondo Sprengel nel XII se· • colo: e per trovare un primo libro che ne parli un po' assen· n ataroente gli conviene giungere al 1 737 e dice che l'autore, A. Cristiano Cherer, ne scrisse bene ma fu poco capito. Solo m ezzo secolo fa questi calcoli si ebbero la giusta denominazione di salivari. Questa porertà storica, questa lentezza nel procedere per giunger e ad avere un definitiro assetto in patologia prova contro l'asserita frequenza delrHaller. Infatti rari, sommamente rari, sono i ca.si di estrazioni di calcoli salivari operate per mano del ch:rurgo: vere eccezioni. La r egola ò l 'errore diagnostico. Su dieci casi forse non n e riscontrerete uno in cui la diagnosi fu fatta in tempo utile, quando cioè con poco si sarebbero potuto scongiurare al paziente molte sofferenze. Il clinico A. R.anzi, nelle sue L ezioni eli patologia chi1'lwgica, parlando di quelli della parotide, dice : " la dia« gnosi è difficile e la natura della malattia generalmente "' non è conosciuta che nell'atto dell'operazione. » Ch'è quanto dire quando il coltellino, con sorpresa e dispiacere del chirurgo, si sarà. spuntato sul calcolo. Il caso tanto eruditamente illustrato dal dottor Feroci fn da lui g iudicato per « un reumatismo locale in seguito a :perfrigerazione, ,. e curato di conseguenza. Egli stesso poi ci fa sapere di lltla monachella dell'ordine di Santa Chiara cui si a-pplicarono sotto la ling ua degli emollienti allo scopo ili maturare un ascesso che in nne esulcerò, ma ne uscì una pietruzza: e qualmcnte un chirurgo estraesse nientedimeno 3 denti ad un infelice coll'intendimento di curar<Yli o una carie dell'osso mascellare inferiore che O'Uarì in>cce mercè l'n' o s cita spontanea di un calcolo salirare. 2

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UN CASO

Narra G. Kensemanu che in un certo Steidel, suonatore di flauto, un tumore eyub-linguale diagnosticato da più medici per aria imprigionataglisi suonando il suo strumento, finl meLtendo alla luce uu bel calcolo del condotto di Wharton. n caso del prof. A. Marcacci da me riferito a piè di pagina come simigliare al mio, po~rebbe qui fra i tanti con! Tenevolmente imbrancarsi. Riescirei troppo lungo, quantunque svariato, se volessi numerarvi tutti i fatti congeneri. La ranula e per la sua posizione e per i fenomeni che presenta trasse e trarrà spesso in inganno, checchè ne dica J. E. Détrequin (l). Furono altrettante cause d'errori più o meno perdonabili le stomatiti ribelli; le adeniti semplici ; le esostosi; le cisti mucose, dermoidee, ateromatose; i neoplasmi; gli encondromi e che so io. È savio, ed amo riferirvelo, il precetto clinico che a questo proposito dà A. Ram:i nelle sue citate lezioni (2) « negli ingorghi, ei dice, delle glandole sottomascellari è " necessario esaminare la bocca e guardare se sotto la lin" gua sentesi alcuna durezza che stia ad indicare un corpo « estraneo. " Lo stesso cousiglio ripet-e per la stomatire. Noi, medici militari, che nei nostri ospedali vediamo tanti casi d'i11gorghi ghiandulari al collo e delle cervicali linfatiche e delle salivari, possiamo incappare nell'errore con più

facilità degli altri per quella legge di abitudine che ci fa corrivi nei giudizi anche quando non lo si dorrebbe essere a nessun- patto. Fu in questa difficoltà diagnostica, in questa facilità ad errare eh 'io trovai l'incentivo a narrarYi con qualche preci(l) Tratttf à"ama!O>nie ! OJ)O[/!"Q,Jlltique, pag. Ji6.

(2) Vol. IV, pag. 203.


CLIXICO

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.sione l'inizio, randamento e la fine del presente caso clinico : difficoltà diagnostica, facili t.\ n erraTe, che a me sembra qualche volta almeno potorsi ovviare solo che alla nostra mento non permettiamo di precorrere coi suoi giuùizi l'attento e minuzioso esame. Io - \'e l'ho fatto intendP.re fin dal principio - la diagnosi la feci quando el)bi il calcolo sul palmo della mia mano: un po' tardi per ,-erità, e non daHero in tempo utile per l'infetmo. Abbiatemi dunque presente in circostanze consimili e forse e>iterete la dispiacenza di confess~:re altrettanto.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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Due casi di a.troO;" muscolare prog ressiva, del dottor Vtztol.t (Il M.ot·[Jagni, marzo 1878).

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I due casi di att·ofìa m.u.scolm·e pt·orJressivlt f11rono studiati in due lezioni e furon posti in parallelo i loro sintomi, il corso, i criteri elettro-diagnostici c tcrapcutici . Uno cl<•gli ammalati era un uomo in sulla sessantina, il qual e già. da due anni indietro a,·enùo incominciato a risentire dei tristi effetti deUa malattia che lo trava.glinm, si era recato nel grande ospedale degli incurabili per richiedere il prof. Vizioli intorno all'entità del suo male, cci ai rimedi dn pra.ticarsi. Fin d'allora i l nostro professore potè tromre dei criteri i per giudicare che quell'infermo era preso da g rave cd incurabile malattin. e propriamente dall'atrofia muscolare progrc~~iva, come l'indicavano la. scomparsa di quella polpa carnosa nella regione tcnnrc, c l'esistenza delle contrazion i tibrillari. Q,ue:;ti fatti allora s'i riscontra..-ano in ambo le mani, ma pii1 nella destra. In tutte le alh·e parti c regioni del corpo niente si osscrram di anormale. Intanto il Vizioli incominciò le meclicazioni elcttro-tcrapiche, ma. l'infermo istcs~o mal comprendendo la gravezza dci suo morbo, c crc(!cudolo tutto al più un rcumatismo1 non fu assiduo nel prestarsi alla curn.. Intanto il suo morbo progreùl, e vedendo così


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:sparite le sue speranze di guarire ricorse di nuovo al professor Vizioli. Attualmente il processo di progre<liente atrofia non è limitato più alle regioni tenari ed ipotenari delle mani, dove pure è diventato pronunciatissimo, essendo le eminenze tenari sostituite da profondi avvallamenti, ma atrofici si presentano i muscoli pure dello braccia, specialmente del sinistro, fino all' inserzione dei muscoli gran pettorale, deltoide o gran dorsale ; giacchè il moncone della spalla invece di avere la naturale sporgenza nrrotondita, present.a a chi l'osserva adùirittura l'applicazione della sola. pelle sulle ossa. Questo individuo non può servirsi delle sue braccia per nessuno bisogno della vita, e per mangia.re fa d'uopo o che altri gli metta il cibo in bocca, o deve fortemente avvicinare la sua. bocca al piatto. N è qui si limitano le sue soft'ereuze, imperocehè n processo di atrofia ha invaso p1u·e la mnscolatnra degli arti inferiori dei quali già egli non può più servirsi completamente, tanto da avere bisogno che altri lo sorregga nel camminare. Quello però che è veramente molto degno di nota in questo infermo e su cui il Vizioli richiamava specialmente l'attenzione, è che, contrariamente a. quello. che trovasi scritto nelle opere, anche i muscoli della faccia sono presi dal processo di atrofia, come l'indicano e la diminuzione considerevole delle masse muscolarile le contrazioni fibrillari .che si osservano in con·ispondenza della regione mentoniera, specialmente dopo averle eccitate collo strofinio della. mano o con un eccitatore elettrico. L'osservazione dell'altro cadeva sopra. una signora, forse trenteune, nella quale bastava guardare nelle mani per vedere le note caratteristiche dell'atrofia. muscolare progressiva. Le eminenze t enari erano state sostituite da infossamenti nella regione, sì da vedere schiacciato il primo spazio interosseo, e visibilissime erano ancora le contrazioni fibrillari; però in questa inferma il processo di atrofia non era t11.nto progredito, anzi si potrebbe dire che, dietro l'opportuno trattamento coli::. con-ente elettrica ed ancora dei bagni termali consigliatile dai Yizioli1 la signora. abbia migliorato alquanto; imp,erocchè sebbene non si sia rein· tegrat.a la massa muscolare delle r egioni tenari, pure la inferma asserisce che essa.può meglio di prima servirsi delle sue mani per le faccende domestiche.

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Ricordata per sommi capi la storia di qoesti due infermi, veniamo ora a dire delle considerazioni genCJ·.ali che il Vizioli face\' O. sì intorno agli altri sintomi che sogliono a ccompagnare l'atrofia. muscòlàrè progressiva, si riguardo alla sua. p:ltogenesi e cura. Per prima il professore, volendo dire delle fasi che subisce la. tcmpeTatura nelle parti prese dal processo di atrofia, fece notare che il Jaccoud ba fatto delle importanti oss-ervazioni sul riguardo. Si è da. lungo tempo da molti notato che nell'a.trofia muscolare ]Jrogressiva la, temperatura si abbassa.; però, siccome, il Jaccoud stesso fa notare, questo abbassamento di temperatura non si deve intendere esclusivamente per costante, imperocchè se ci è uu elemento stabile dell'abbassamento della temperatura, consistente nel fatto del minore scambio nutriti vo per la minore quantità di tessuto, pure il grndo dell'abbassamento n·on è costante, ma esso ora. è più om meno intenso, rinnovandosi a parossismi, ciò che costituisce un criterio validissimo per ammettere l'influenza del s1stema nervoso nel morbo in parola, perchè il parosistico raffreddarsi delle parti atrofiche non può essere interpretato che Jler un risultato del disordine della innervazione va.c;coln.re o trofica. In quanto alle contrazioni elettro-muscolat·i, il Vizioli fac-eva osservare che leggendo gli autori che trattano dell'atrofia. mnscoltre progressiva si trova regist.rato che in alcuni c.asi la contrazione dei muscoli per l'applicazione della corrente è normale in altri anormale. l\1a è certo poi 1 come molti autori anertono1 che nell'atrofia, la reazione elettrica del muscolo diminuisce a misura che la fibra muscolare contrattile sparisce; qui n ili si deve credere che coloro che dicono la co·ntrattilità. clet.t.ro-muscolare normale, la dicono cosi nel senso che è normale relativamente alla massa muscolare residua. Di }liù, giusta quanto ha osservato Benedikt, anche quando si ha. una reazione normale all'applicazione della corrente, si ha una facile esauribilità, che viene reintegrata dopo qualche tempo di riposo. E questi fatti faceva osservare sperimentalmente il prof. Vizioli. Diceva ancora il Vizioli, come Remak pel p1·imo abbia osservato delle contrazioni diplegiche; così che applicando la corrente ai muscoli della spalla, per esempio a destra, si hanno delle cont.razioni nel lato opposto. Kei uostri ùue ammalati mancavano com-


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pletamente le contrazioni diplegiche. È importante ancora, continuava il Vizioli,. osservare che l'ab·ofia non interessa solamente i muscoli, ma ancora. le ossa, e secondo che ha osservato Ha.ycm anche le appendici cutanee, e gli strati profondi ancora della cute. Ora la somma ùi tutti questi fatti caratteristici prescntatici dall'atrofia muscolare progressiva ci potrà servire di guida nel discutere intot·uo alla sua patogenesi, imperocchè, come. si sa, i pa.tologi non sono d'accordo intorno a questa., alcuni ritenendo una origine puramente miopatica, escludendo ogni influenza nervosa nella malattia in esame. n nostro professore in un articolo da lui pubblicato neli'Ettciclopedja me<lica, a fine di sostenere l'origine nevropa.tica della atrofia muscolare progressiva. ne ha raccolto i migliori argomenti e le più minute osservazioni; ma ricordava che dovè rilevare da un dotto lavoro del Frieclreich sul riguardo, pervenutogli alcun tempo dopo, che molte osservazioni erano state raccolte e citate per dimostrare l'origine miopatica. Frieùreich sostiene che la. lesione è costante nei muscoli, e che solo per accidentalità. si può trovare lesione dei nervi. D Vizioli però aggiungeva. che in alcune sezioni fatte si trovò lesione del simpatico, e che essendosi pure moltiplicato il numero delle autopsie. si trovò sempre lesione della midolla spinale; (!Uali fatti in molti casi furono completamente trascurati, perché non si rivelano alla gt·ossolaua. e macroscopica. osservazione, essendoci bisogno di ricorrere al microscopio per osservare quelle lesioni delle cellule nervose in. cho la lesione consiste. ~ei muscoli si osserva un assottigliamento, una scomparsa con moltiplicazione connettivale delle fibre muscolari (cirrosi dei muscoli, secondo Mantegazza); ma. tali fatti possono spiegarsi per l' influenza t.rofica della. midollo. spinale e ù~l gran simpatico? Si I>UÒ bene spiegare la lesione muscolare poc la lesione primitiva avvenuta ·nei nervi, ma. non è possibile l'inverso, cioè spiegare la lesione nervosa per la lesione avvenuta nei muscoli; imperocchè qua.le ragione ci sarebbe poi per spiegare, ammettendo un'origine miopatica dell'atrofia, · il fatto di vedere risparmiat~ dato regioni, come i muscoli della. faccia, degli occhi, del collo? Un'affezione esclusivamente miopatica sarebbe ragionevole che invadesse ogni regione muscolare. E le lesioni trofichc della pelle, ossa, ecc.?


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1\fo. i sostenitori dell'origine miopaticn. non si arrestano, e volendo so& tenere la loro causa, e non J)Ot.cndo negare il fatto della degenerazione ncn·osa riscontrata nelle autopsie degli individui morti per il processo dell'a h·ofia, dicono che in seguito all'all'ezione miopatica, cadendo le membra o le regioni invase dalla atrofia in uno stato di in crzin. si ba pc•· questa la degenerazione dei nerri, la quale cominciando dalla periferia si estende fino ai ccnt.ri; però a combattere (Jncsto loro argomento sursc Vulpian, il quale avendo portato le sue osservazioni sugli amputati, in cui è chiaro che i nervi periferici erano stati asportati unitamente all'arto, non riscontrò alcuna lesione nei centri, tranne un certo grado di assottigliamento. Eti[lure in tali casi l'inerzia è stata la più completa possibile. L'altro argomento che hanno opposto i sostenitori dell'origine miopat ica è fondato sul fatto che nell'atrofia muscolare progressira sono prese dal processo singole masse muscolari: ora., dicono essi, se l'alrczione partisse dal centro nervoso si dovrebbero trovare atrofiche tutte le parti in cui pervengono i nervi che da quel centro si partono. Ma H.cmak faceva osservare che questo argomento non ha alcun valore, essendo a diversa altezza l'origine dei nervi che vanno ad inner varc una data regione, quindi può accadere benissimo che una singola massa muscolarE> può essere att·ofica, mentre l'altra può consermrsi normale. Sicchò rosta pur ora assodato che nell'atrofia muscolare progressiva debba nmmettersi un 'origine nervosa, cadendo appunto la lesione nella midolla spinale o nel simpatico. Sifl'attl\ quistione intorno alla patogenesi di una tale malattia, dicera il Yizioli, è interessante dal punto di vista della cura. È Yero cbe tali i nfermi sono condannati a morire, ma pure ammettendo in essi una lesione spinale, cd ancora del simpatico, cd adoperando la clettr·o-terapia, cd ancora altri oppoi'tuni rimedii si può riuscire a prolunga•·e la loro ,-ita. La galvanizzazione del si'!lpatico al collo riesce sempre di qualche vantaggio, come pure possono riuscire vantaggiose le cure ~onice-ricostituenti, ed a proposta di Remak anche le abluzioni di acqua calda mercè spugne lungo la spina, ed, anche meglio, i bagni termo-minerali. La signora, che fu oggetto della nostra osservazione, vieu curata mercè la corrente elettrica: la galvanizzazione del l o ganglio


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cervicale del simpatico viene effettuata dal prof. Vizioli mercè un eccitatore oli rare, tenenti o l'altro polo sulla nuca : per consiglio d el prof. Vizioli essa pr1.so pure i bagni tenno-minerale d'Ischia, ed ora l' inferma1 quantunr1ue mostri ancora nelle mani le deformità cagionatele dnl JlrO..:esso d'atrofia, pure questa. non ò più progredita, e la funzionalità delle parti si è alquanto ristabilita, a sserendo la sil!nom che essa può meglio adesso che primo. servirs i delle sue mani. Il prof. Vizioli espresse il conYincimento e la speranza di poter riprP-senta1·e questo caso come uno dei rnTissilui esempi di guarigione di questa terribile malattia; ed ò perciò che fermò 1' attenzione sullo stato presente della inferma. Quello che oggi si può asserire di certo è che il processo atrofico s i è da più mesi completnmente arrest~to; ma potrebbe pure ciò s ignWcare una di quelle soste non difficiJj a verificarsi nel corso dell'atrofia muscolare progressira. Il giudicare so si arrà qui un esito favorevole richiede il lungo andare di più mesi, e forse di qualche anno, sopmttutto se, continuando con perseveranza la cura, cd i mmegliandosi i fatti funzionali, si potrà allontanare il sospetto che si tratti di nn arresto ordinario del processo atrofico. L'infermo, oggetto dell'altra osservazione, è fatahnente consacrato a morte; ma finchè gli rimarrà alquanto vigore delle membra da poter proseguire a frequentare il dispensario, sarà assoggettato tanto alla galvanizzazione del simpatico che .alla faradizzazione muscolare di r etta.

Sulln. cura. d e lla ple urite , pcl professore PrEl'RO BunnESI (Lo Sperimenl(~le, genn. 18 /::! - Il 11lorga!}ni, febbr. 1878). L'autore in questo suo articolo si ferma a discuter e sul valore terapeutico della toracentesi nella pleurite essudativo.. Quantnn<tue, grazie ai perfezionamenti introdotti nella pratica di questa. delicata opera.zione1 essi\ sii\ divenuto un mezzo comune tii cura nella pleurite essudattiva pure non t utti i clinici si accordano intorno al suo va!Òre tera.peutico, non mancando degli oppositori che attribuiscono alla stessa torucentesi capillare inconvenienti gravissimi ed una maggiore mortalità. Per conto suo l'autore dichiara che da quattro anni eseguisce nelln. sua clinica-la tora-

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centesi tosto che sia stata diagnosticata una raccolta pleuritica. siero-fibl'inosa, anche se non sia. abbondantissima od una raccolta purulenta. Nei casi di pleurite essudati va siero-fibrinosa, la condizione a. cui d'ordinario subordina la Ollernzione è che la febbre ed il dolore costale siano mitigati, e ciò non per tema, come egli dice, che la puntura capillare s ia capace di esacerbare la pleurite e molto meno di fare passare l'essudato siero-fibroso in purulento ma solamente pcrchè Cl'ede necessario di attendere che sia passato il periodo acuto deUa malattia, quello veramente essudativo. In caso che la raccolta plew·itica divenga rapidamente abbondante, mentre in pari tempo la febbre è alta cd acuto ed intens o il dolore, allora egli premette alla toracentesi tutti quei mùzi a.datti a diminuire la intensità della flogosi (salassa, mignatte, unzioni sedative, ccc.). Se poi, come avviene in moltissimi cnsi di pleurite reumatica, la essudazione si etrettua senza febbre notevole e con mite dolore allora il BwTesi ricone alla tora.centesi non appena eifettuatasi la raccolta liquida, quantunque questa abbia raggiunto soltanto w1 ce1·to grado cd occupi la metà solamente eli un lato del tm·ace. Questa sollecitudine di O}lerare In. toracentesi, tanto più poi è giustificata nei casi di pleurite purulenta e ciò per le conseguenze ed i pericoli che accompagnano la. malattia, come nd esempio la. pioomia, il rapido deperimento, la. caseificaziOne dell'essudato, la ulcernzione della pleurn, ecc. Tol'll:mùo poi alla pleurite sicro-tibrosa l'autore combatte il timore in alcuni per la toracentesi che la ritengono come novella. causa tli esacerba-ti o n a del processo flogistico; ed all'obbiezione postagli che dopo svuotata la ra.ccolt.a pleuritic.'l. è facilissima se non incritabilc, la recidiva dell'essudazione siero-fibrinosa e la riproduzione della stessa raccolta, il Burresi risponde: l • Col • dire che il fatto della recidiva. non si verifica. elle rarissimamente od in modo insignificante e solamente quando si ricorre t roppo sollecitamente alla toracentesi; 2• L'autore affaccia il dubbio che si faccia confusione nella pratica tra la vera recidiva. dell'essudato flogistico ed il tra:mdamento sieroso che succede tutte le volte che s i sia indugiato troppo a praticare Ja. toracentesi e che il polmone pe1· conseguenza. non sia più atto a distenders i dopo il vuotamento del li().uiclo che lo comprime.


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Alla vern. c propria recidivo. dell',essudato flogistico si può, se-· condo il Durresi, facili ssimamente provveùere col lasciare per uno o due giorni la caunula in permanenza, per la quale avrà. esito la raccolta recidiva delllquido cd ottenerP. cosi lo svuotamento definitivo della plenra. Intanto il chiarissimo professore della clinica di Siena si affretta ad avvertir,e che non è colla sola toracontesi capillare che si può fare h cura della pleurite; ma che trattandosi di una malattia di per sè molto importante per l'atrofia polmonare consecutivo. alla impedita distensione dell'organo1 cd essendo insufficiente ad operare la distensione dc[ polmone la inspira.zione ordinaria; egli non volendo adottare il metodo di compressione meccanica sul lato sn.no del <~nalato usato dal Concato,perchè strapazzoso per l'infermo, ha sostituito a questo un altro metodo molto piil facile c niente penoso che consiste nella cura meccanica coll'apparecchio \Valdenburg, facemlo inspirare al malato l'aria compressa <in e volte al giorno e per mezz'ora o più in ciascuna volta. Ad un tale metodo l'autore ricorre subito dopo la toracentcsi e vi persiste fin quando non gli sembri abbastanza ristabilita la funzionalit<\ del polmone. Nei casi di pleutilc cronicà. e di pleurite purulenta. il Bui•t•esi, conoscendo che non sarebbe possibile la guarigione se non si r iuscisse a modificare lo stato della parte infiammata ed a determinare una flogosi adesiva; ama iniettare nella cavità pleurica dell'acqua fredda e la soluzione di acido fenico o di tintum di jodo, di nitmto di argento, ecc.; a qual'nopo egli si serve dell'as piratore di Dieulafoy, con cui dopo qualche minuto estrae il liquido iniettato.

lnftue uza clelia d i r e zione d e lle c orre nti c ont hme . del dottor O:mws (Gaz. cles hòpitcutx, n• 59, 21 maggio Jl878). Il d ottor Onimns p1·ende occasione da una memoria del dottor T essier sul valm·e tempeutico delle cot·renti continue, per rispondere alle obbiezioni del dottor Chaveau e del profcssor Vulpian alle leggi stabilite dall'autore sulla. influenza della direzione delle corre nti. Egli insiste su questo fatt-o, che la corrente voltaica, come lo diceva il Faraday, è una azione chimica in circolazione, mentre le correnti indotte hanno sjpecialmente !Jn'azionc mécca-

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r~ica. È impossibile di far passare una corrente continua a tra-

r erso q unlsiasi tessuto, senza cbc si manifestino immcdiatalllentc sui due ))unti di applicazione delle azioni chimiche ; ed è facile conrinccrscne immergendo in un t ubo ove si trova dell'tlCqua a miùata e dell'ioduro <li potassio i due poli di un appar ecchio a con·entc continua, poichè subito segue la scomposizione chimica, e l'acqua amidata si colorisce in turchino. Tutti gli sperimentatori debbono sapere che ogni volta che JlOogono i reofori eli una corrente continua direttamente sopra un nervo, per quanto breve sia la sua. durata e debole la sua int ensità, si produl'l'anuo immediatamente degli ctl'ctti elettrolitici; c allora l'efl'etto non è solo quello della corrente elettrica, ma anche qucll(l dcll'aziçne chimica provocata dall'applicazione dei poli direttamente sui' nervi. Così quando il Vulpian dice di ottenere l'arresto del cuore con le correnti continue, perchè ottiene in realtà quest'arresto, applicando dit·ettamente sul muscolo cardiaco una corrente di una pila di Bunscn od altra simile, noi p ossiamo ùire che l'azione della corrente è quasi annullata dalla. forma:tionc di basi e acidi allo stato nascente nel tc.s:mto st e~ so, e che questa esperienza nulla prova circa l'influenza elettrica. propriamente detta. Parimenti, quando i dottori Chavcau e Vulpian elettrizzano direttamente i nervi vaso-motori, debbono sempre ottenere una. a zione caustica, e per conseguenza un ristringimento de' vasi. Se inYece si facesse l'esperienza come l'ho fa tta io, o sulla zampa. di una rana, per ossen ·are la circolazione al microscopio, o sull'orecchio di un coniglio, senza agire direttamente sui nervi, non si avrebbero più gli stessi fenomeni, e i dottori Chavcau c Vulpian potreiJbero convincersi della verit.ì. di ciò che noi abbiamo annunziato, che cioè la corrente ascendente produce il ristringimcnto dci vasi, e ciò molto distintamente, in confronto della corrente discendente che provoca, alcuni secondi dopo il suo passagg-io, una dilatazione vascolarc. Questa differenza in queste condizioni è così distinta che il Longet aveva potuto farla vedere nel suo corso di fi siologia, ed aveva anche fatto cost1·uire un piccolo apparecchio per rendere questi fenomeni più visibili al s uo uditorio. .Aitrettanto diremo delle nuove esperienze del dottor Cha veau

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che fa passare direttamente attraverso il nervo simpatico la corrente d 'una pila1 la quale desta. dolore nell'nnimale 1 c da qui conclud e : " che la corrente promuove egualmente una manifesta eccitazione sui nervi vaso-motori della testa, ma però meno energica di quella elle ò promossa dalla corrente ascendente. , A me, dice il dottor Onimns, fa anzi mera.viglia questa leggiera ditl'eren:za, poieuè l'azione chimi ca è identica, e siccome essa è più attiva al polo negativo, l'eccitazione periferica potrebbe anche essere più forte con una corrente ascendente. Bisogna dunque in ogni caso smettere di applicare i reofori delle concnti continue direttamente sui nervi, imperocchè tutte le esperienze fatt.o in questo modo sono en·onee, quando vogUa.si per esse giudicare del valore tera.peutico delle con enti continue. Ln. stessa osservazione è da farsi per la midolla: con una. legiicra corrente, ma prodotta da pile eli debolissimet aziona chimica, si può facilmente vedere la differemm delle correnti secondo la loro direzione, sopra una rana a cui sia stata fatt:t assorbire un po' di stricuinn.. L'eccitazione unipolat·e e tutte le leggi dell'elettro'tono sono assol utamente contradette d.alle leggi cbe abbiamo stabilito. Siamo, è vero cosi in opposizione con insignì scienziati, ma abbiamo in

nostro favore dei fatti bene assodati, e l'autorità di scienziati quali il Becquerel e il Matteucci. Alla affermazione ciel J3énédel<t che l'efficacia tct·apeutica secondo la direzione delle correnti non ò che una'supposizione teorica io mi oppongo assolutamente, chè non è rinfmncata da alcuna. prova. Certamente ch e le condizioni cliniche dh·entano più complicate, le leggi fisiologiche perdono in parte il loro· rigore scientifico, e bisogna oltre di ciò tenere conto degli err·ot·i di diagnosi e del differente temperamento dei malati; ma volere fare rli questo scetticismo nihilista una teoria è cadere in un vero er-

rore. Io già mostrai quanto nella tcto.nia, per esempio, la differ enza della dil'ezione cm manifesta, a segno cbe io potevo., solo p er le reazioni provate dal malato, indicare quale era la direzione d ella corrente. Nella stessa memoria del dottor T essier si trova una prova. delle più convincenti della influenza terapeutica della direzione delle con-enti. JII dottor Tessier padre usamlo le correnti continue nei mnlati affetti da atassia locomotrice osservò

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i fatti seguenti. Ogni volta che applicava s ulla colonna una corrente discendente, promorcra un Busso emorroidano; per contro, q uando usava una corrente ascendente, non eravi tendenza cmorr oidaria ma eccitazione cerebrale. N oi abbiamo più volte osservato di tali fenomeni sui nos tri malati e s u noi stessi : p.ossono non sempre verificarsi su t utte le persone, ma è una ragi one ques ta per ncgarli c per non profittare di ques te indicazioni ? P cr cbè l 'oppio non fa dormire tutti i malati, non ha per questo un 'az ione soporifera? . A ogni modo1 dopo avere studiato la quistione sotto tutti gli as petti, abbiamo il d iritto di domandare che, 11cr discuterla e comb.attcrla, si pongano tut.ti nelle stesse condizioni di osservazione c di sperimentazione.

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Sugli a scessi polmonnri. tlel dottor LEYDE~ ( Volkmmm "s Sammlung, numeri iu c lH'i, Deutsche meilicinische Woche1~­ sch1·i{t, 23 marzo 1878). La gu11.rigione d' una supposta pneumonia caseosa, ovvero di una s upposta estesa. infiammazione polmonare può essere cons iderata. come una cosa straordinaria, mentre che si trattò di un .ascesso polmonare, la cui guarigio ne non ha. n ulla di eccezionale sotto l 'aspetto clinico, la difrerenza tra l'infiammazione polmonare c l 'ascesso non si può dimos.trare con precis ione; si passa insen sibilmente da ll'una di queste due forme di malattia all'alt ra. Dal lato anatomico il processo stn nel mezzo tra le altre due ulcerazioni polmonari, In caucrenosa e la tubercolosa in forma di seniplice ulccrazione purulenta o di semplice asccs!ìo polmonarc. L a carità dell'ascesso che ne ris ulta e ch e varia molto in granclez:t.a può g uarire completa.moutc, c noi possiamo r i conoscere questo esito su gli ammala:ti, ma anatomicamente ò ben dHlicile s tabilirlo. Le_rden distingue tre g ru)Jpi ùi ascessi polmonari: J • Ascessi che sorgendo, in prossimità del polmone, lo perforano, ascessi peripleuritici, ascessi del fegato, empiema e a scessi congevstizi;

2• ~sccssi regolari tipici dei polmoni, la cui più sem}llicc forma è l'ascesso polmonarc embolico, piemico. I n quelli che av-

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vengono dopo la pneumouia si tratta spesso di pneumonie emorragiche o tali che hanno sC'de in un tessuto già ammalato. Finalmente ascessi traumatici e per corpi stranieri; 3• Ascessi lenti non perfettamente caratterizzati fi no ad ora. Cotton pel primo parlò nel H:H.i5 degli ascessi cronici, dai quali esce di tempo in tempo uno sputo puruJento che diminuisco il malessere dcii. individuo; casi i quali conducono però in grandiss ima parte alla morte por lento marasmo. B ben vero che in questi casi l'esistenza di un ascesso propriamente detto non è mai pro\·ata; si ba bcnsl un ' ulcerazione • cronica esacerbantesi di tratto in tratto che si manifc:;ta con semplice suppurazionc e dilrerisce specialmente in modo evidente dalla tubercolosi. Essa si sviluj)pa più comunemente nei polmoni induriti dei vecchi, e il suo sputo si distingue 1>er bra n i macroSCOJ>ici di pnrenchima, i quali permettono solo raramente di riconoscere la struttum a l veolo.re (cosa affatto opposta a ciò che av\;ene nei casi del secondo gruppo) o mostrano per lo più In. struttura come di un tessuto pellucido cicatri ziale di fibre resis tenti, e quindi dinotano che l'origine ne è un'infiltrazione lamella.re. Il corso è lento quasi sempre senza febbre. C'è tosse cronica, dimagrimento c debolezza cre!'jccntc; segue la morte per 1tlaras mo. In generale però il corso è più favorevole e molto più protratto che nei processi tis ici propriame nte detti. Il relatorc ebbe occas ione qualche volta di osservare degli ammalati che rappresentavano tutti e tre i gruppi. Per quelli che riguardano l' ultimo egli confessa che non gli parve finora. evidente la necessità di una decisa distinzione dei medesimi dalle forme comuni di tis i pneumoniche stazionarie talora un po' più acute.

Sulle n e vros i p e r e mozione , di O. llERor.n (Deutsche · Zeitschr. fur practi. Med 18i7, n• 38, 89 - Cent1·alblatt • fùr medicinischen Wissenscha.flen, 20 aprile 18 i 8). Il dottor Berger parla di alcune interessanti affezioni nervose, nelle q~ali non si potè trovare come momento etiologico nessuna. altra indicazione, all'infuori d'un forte ed improvviso spavento. I due primi casi da lui esposti sono di " paralisi in individui c h e prima e~:a.no sanissimi, nè soffrivano di ipoco;driu o d'ìste-

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rismo (un uomo e una donna); paralisii, che invasero le estremità. inferiori, c si associarono ad anestesia parziale, lnscianllo però intatti gli organi genito-urinari, la nutrizione dei muscoli c l'eccitamento riflesso. Nell'ammalato, la paralisi scomparve relativamonte presto; nell'ammalata invece, durò por mesi interi ; in tutti tlnc esisteva. però una forte inclinazione alle recidive, le quali non si manifestarono più sotto forma di parnplegie, ma, di monoplegie. Le condi zioni elettriche di CCl:itabilità rimasero normali. ln una deUe setlute elettriche tenuta per tentare la guarigione dell'ammalato (conentc galvanica discendente al midollo s pinalr, altcrnati\'e voltaiche), essa avvenne qua.si is tantaneamente. Ques ta circostanza dimostra, che non ci pote\'a essere lesione anatomica, c che la sospensione patologica nell'attività dci centri motori nervosi e sensibili può essere spi c~~:ata col forte eccitameu to psicbico, c mantenuta per mesi. Anche dopo la guarigione rimane una corta vulnerabilità di questi ccuu·i, cosicchè spesso, scuzn causo climostrnbili, possono arvcnire nuovi disturbi funzionali. llisognu anche tener conto della circostanza, che solo dci par enti lon tani di tutti c due gli ammal-ati sopra citati soffrivano di disturbi psichici, cioè ncn ·osi.. Ulteriori esempi sulle influenzo psirhichc delle nevrosi convulsivo, nelle quali si usò In. più minuta ct·itka per spicgal'llc l'etiologia, dimostrano, cbe le condizioni rpilctti che, coreiformi e simili possono :wvcnire principalmente per qnalchc i111provviso s;>avento. Le malattie si trovano nel hwo ro oril!inule . . " È possiùilc eho in questi casi il punto t! i eccitabilità stia nella. sostanza corti cale' del CCI'\' CIlo; ma. questa non è che un' ipotesi dell'autore, il qnale, conclu<lendo, comprcn<lc sotto il nome cons uelo di nev1·nsi per emo;;ioni le affezi oni nervose di varie specie, • Jlrovcnicnti ùn, eccitamenti psichici. ·

Consid<wnzioul sul vaiolo e In ntcclnn, del d ottor .:\iALCORPS (Ga.zelle mùlic. de l'aris n• 19, l l maggio 18 78) . E ieh horn fu il primo a dimol'trarc che l'immunità pcl va.iolo i n<lotta~dalla \'llCcinazionc può non essere perfetta quando non :;i è ottenu ta che unn. sola pus tula raccini~:a. Il dott. Murson, cita to f


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da Trousseau, ha pubblicato dei documenti statistici, i quali provano che i malati da vaiolo che erano stati prima vaccinati, hanno la malattia tanto mend grave c tanto mnggionneutc modificata quanto più numerose sono le cicatrici della vrecedente vaccin;1zione. Ora il dottor }l alcorps nel J orwnal cles scienr:es • médicales de L()!(vain stabili sce il principio che esiste in ogni t>crsona una dift"erente disposizione pel vaiolo, ed am!llettc altresì che per neutralizzare questa disposizione occorre una dose di virÙs vaccino diversa seconclo le persone. Convenà dunque per essere certi che tutta la capacità è annullata da una prima vaccinazione, est>guire una vaccinazione di prova poco tempo dopo, JlOniamo sei od otto giomi d opo la prima opet:azione. Ecco le conclusioni del dottor .l\'Ialcorps: 1• Il vaccino pre~erva dal vaiolo ogni qualvolta distrugge tutta la capacità individuale per contrarlo; · 2• Non preserva quand!o la operazione non è riuscita, o quando la inoculazione del \•irus vnccinico, benchè abbia dato origine a vere pustule vacciniche è sta.ta insufficiente ad nnnullare tutta la capacità pel vaiolo; s• La rivaccinazionc fatta poco tempo dopo una prima vaccinazione sembra il mel:zo migliore per accertat·e se la. inoculazione del Yaccino ha prodotto un'a:doue tn·otìlattica sufliciente 1>er distruggere tutta la disposizione pcl vaiolo; 4• La inutilità della vaccinnzione di prova non essendo abbastanza dimostrata, bisognerà rinnovare lo sperimento, il quale, in ogni caso, avrà 11uesto gmn vantaggio di assicurare i vaccinati dalle vaccinazioni rese accidentalm('nte sterili. Il s oiCH.to di c oncWnlna nella Infezione da malaria, nuovo contributo del dott. MA CHIAVELJA P AO Lo, colonnello medico al comitato di sanità militare (A.tmali tmivers. di medicitm e chirurgia, aprile 1878). Il colonnello Machiavelli 1101 1875 pubblicava nella Gazzetta •medie<' italiana (Lo·mb('rdi(~) un suo scritto sull'uso terapeutico della conchinina, in cui propugnava l'utilità c la convenienza di aos tituirla alla chinina a cagione•del suo modico prezzo relativo, e p er la sua efficacia terapeutica che dimostrava con 44 sunt i

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di storie cliniche, e concludeva dichiarando i sali di cinconina cffica.ci contro le infezioni palus tri " se non in modo superiore almeno pari a \lUCili ùella chinina; assai raccomaudabili, a titolo economico per le classi povere, gli ospizi di carità e quelli pei militari; preferibili a quelli di chinina per la molta solubilità comparativamente s uperiore e per la poca intens ità dei fenomeni d.i narcos i ùa loro susdtati. " Oggi egli toma sull'argomento porgendo un riassunto degli esl'crimenti esegui ti con ILpprovazione del :ì\linistero della guetra. presso le 20 direzioni di sanità del regno, a cui era stata dis tribuita, a tale oggetto, una certa quantità di solfato di cinconina stato ofl'erto, in via di prova, dal chimico s ig. Jobst di Stuttgard . Dalle relazioni c tabelle cliniche delle direzioni di sanità militare si rileva che il numero complessivo degli esperimenti col solfato di cinconina aumentò a 851; c l'esito fu: guariti 72-l, migliorati 85 ; esiti nulli 42. Da cui si deducono le seguenti medie' proporzionali rapportate a cento curati: dci guariti tl5 per cento, dci migliorati 10, degli esiti nulli 5. Il colonnello 1\facbiaYClii tme quindi la conclusione che ques te cifre s tanno a prova fa,·orerole della efficacia del sale conchinino nelle infezioni da malaria, e 13. ditnostrano certo almeno n on rui uor c di quella dci ;,ali di chinina.

L'itterizia ematèiea, ciel dott. DREH·cs -BRI SAC ( Gaz. des Hopil(~u.r, n• 57, 1878). L'ema{eint' è un pigmento patologico proveniente dalla materia colorante del sangue, il quale, per le s ue reazioni nella urina e nel s iero s anguigno, si distingue dai pigmeo ti sanguigno, uri n ari o e biliare. Esso s i produce: 1• qua,ndo vi ha eccessiva denutrizione dci globuli e che per conseguenza il fegato non può trasformare in tilibcina t utta la emoglobina rimasta libe ra; 2• quando il fegato è così alterato da essere reso impotente alle sue funzioni. La emufcina non apparisée generalmente che nell'orina, ma può anche essere eliminata per la via delle glandule sudoripare c delle secrezioni intestina!i; e quando impregna il cutaneo in tegumento dà origine all'itterizia cOBl detta emafcica.. L'itterizia cmafcica, oltre le differenti reazioni urinarie, h~


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sintomi diversi ùall' itte•·izia volgare o biliosa. Generalmente è poco intensa, non ò associata a J>I'Urito, nè ad eruzioni cutanee, nè n rallentarnentò noteYole ùel i>Olso. L e eYacuazioni sono pel solito molto co!orate. l ncont.ras i spedahnente l'itterizia emafeica negli anelenam enti (piombo, alcool), neUe piressie, flogosi acute, nelle malattie cronit.he del fegato (cirrosi atrofica, stasi cardiara). Le itteri zie biliose prolungate o i nte nse sono ù'ordin~ll'io seguito d <\ una itterizia emafciea secondtwia pt·o,·enienle ùallil. allera.zione delle cellule epatiche a cagione de lla s tasi biliare. La itteri:~~ia dei neonati ò emafeica, nella. 111aggi or parte dei casi.

Polmonite aeuta rigua rdata come una ncvrite del JlllCtunognsta·lco, del dottor Fr.RHT (Joumal cle -ml!decine et de chimr[JÌC J11'r'li1Jues, maggio 1878).

• n dottor F ernet s i è argomentato di dùnostrare in una comunica.zione fatta alla Società clinica c riprodotta nella F1'ance méclicale questo fatto che la polmonite fran ca a cuta detta fibrinos1' è un erpete del polmone e che questa erpete deriva da un disturbo trotico che è sotto la dipendenza di una nevrite del pneumogast ric o. Il dottor Fcmet comincia dal riferire tre osservazioni di pneumonite a cuta nelle quali l'autossia gli f ece trovare de lle lesioni manifeste di tJUCsto nervo, il quale tlalla parte mal ata. er.'l umnentata di rolume, ipercmico, di color ortcnsia. Ricorda poi come i d ottori Parrot e L agout avessero già emesso la idea che la polmonite non sia altro che un 'erpete del polmone. Le erpeti acute feubrili somigliano infatti lllolto a. quelSta malattia. p el loro corso, ad esempio l'erpete del viso, che succede a un rapido raffreddamento c apparisce dopo alcuni giorni di febbre cltc le ha m e rita to il nome di febbre erpetica.. L o stesso ò da dirsi dell'erpete delle fauci , dell'erpete della congiuntiva che è stata. studiata sotto il nome di zoua ottalmica. Oltre a ciò con la. pncumonite come con l'er pe te delle fauci coincide di cousueto l'erpete delle labbra, la quale può essere rig uardata s iccome la. manifestazione evidente al di fuori, alla superficie della pelle di ciò ch e accade all'interno, alla superficie de.lla mucosa polmonare; e .se la. eJ?u11ione nel polmone precede l'eru zione sulla pelle ciò SU\:-

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cede perchè questa eruzione si fa sempre più presto sulle mucose che sulle superficie esterne. In conclusione il Pan·et ha potut() afl"ermare che tratta.si in questi casi ùi una febbre erpetica con

pneumonite e non di una pneumonite con erpett>. Nella seconda parte della sua comunicazione il dottor Feruet si studia di provare che questa erpete del polmone è uu disturbo trofico d<>rivante da una nevrite del pneumogastrico. Oggi ififatti si sa che l'erpete zoster, la zona, ò legata ad una infiammazione dei nervi, sul decorso dei quali si sviluppa; lo stesso è della zona. 'lei volto, della sciatica, ecc.; c questa ncvrite è bene spesso con~ecutiva. al freddo. La stessa etiologia può s upporsi per l'erpete o la zona. delle fauci che proccùerebue da una ncvritc del trigcmello, per la. pleurite diafrnmmntica che S<\rebbe dovuta. n una. nevrite del nervo frenico c finalmente per la polmonite che sa-

rebbe la conseguenza della nevrite del pncumogastt·ico. Questa. iJ)Otesi che giustifica il resultamcnto deLJe ricerche a.na'tomichc del dottor Fcrnct s pieghereube facilmente certe partìcolarit:\ della polmonite relative specialmente al s uo corso c al suo svolgimento.

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Trewollo consecutho alle ma.latUe acute, del dottor CLr.~,F.~T (Jm~rnal de mùlicine et Ile chirm·gie pratiques, maggio 18i8).

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Il dottor Clcment ha letto colla Societh delle scienze mediche tli Lione uno scritto sui tremolii che tengono dietro in certe circostanze alle malattie acute, c particolarmente alla febbre tifoi'lea. E i li riferisce a. due tipi (li movimenti, a quelli che si accostano al tipo della paralisi agitante c a quelli che si accostano al tipo della sderosi disseminata. È noto cbe nella prima di queste malattie il tremito più o meno comune a tutte le parti del corpo ha oscillazioni rapide regolari o estese esasperate dai movimenti volontari, cessa durante il sonno, e nella veglia è semplicemente attenuato dal riposo. Nella sclerosi disseminata, il tremito non apparisce che nei movimenti volontari cd ò un misto di paresi e di atassia; vi hn nistngmo, trcmit.o della lingua onde è inceppata la pronunzia delle parole. I tremiti consecutivi alle malattie acut.e appartengono il più.


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bpesso ul primo tipo. Questi fatti però sono rari, e il dottot· Clement non riferisce che sei osservazioni, In. maggior parte delle quali dovute alla sua propria pratica. Ecco la storia di un caso che indica benissimo quali sono i caratteri di questo tremit~Un uomo di 35 anni era stato curato otto mesi innanzi di una febbre tifoidea gravissima, durante la quale stette fuori di sè per tre settimane, e quando si riebbe si trovò col tremito che auJnentò poscia per due mesi per restar quindi stazionario. Quando lo vide il dottor Clement, il trenùto era gravissimo ed occupava. tutti i membri; era costituito da oscillazioni rapidissime che accadevano in tutte le parti delle membra. Le mani mostravano un Jlil.rticolare atteggiamento; le dita erano estese ed i pollici in opp osizione come per filare. Quando il malato era in letto le coJ>erto erano fortemente agitate dal tremito degli arti inferiori. Il semplice riposo diminuivi} le scosse, il sonno le faceva cessare completamente. Era impossibile al malato prendere un biccl1iere e portarlo alla bocca. percl1è correva rischio di rompersi i denti. La forza muscolare e i diversi modi di sensibili!..'\ erano perfettamente conservati; nel camminare era vi una propulsione in avanti yiolentissima. A poco a poco tutti i disturbi di moto si moderarono e dopo circa tre mesi il malato lasciò lo spedale quasi completamente guarito. La cura erasi limitata alle docce fredde e ai ba.gn i solforosi. Si vede che non trn.ttasi in questi casi di quel tremit{) ordinaJio che é comune a quasi tutte le malattie febbrili gra"i, ma di ·un tremito speciale intenso, ritmico, il quale costituisce un fe- • no meno spiccato, rilevante, un n. manifestazione di prim'ordine d el perturbamento del sistema nervoso motore. Questo tremito occon-e in di verso malattie, specialmente nella febbre tifoidea., mil. aricora nel vaiolo, nella. eresipeln. della faccia, nel tifo. Può &orgere durante il periodo acuto stesso della malatt.ia o nella convn.lescenza, dopo che In. febbre è cessata. QuunUtà. (li globuli nel sangue (The Lancet, 4 maggio 1878).

In una memot·ia su questo argomento, i dottori E. G. Cutler e T . H. Bradforn rife1·iscouo i risultati di una serie di esperimenti

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c d 'indagini fatti per determinare l'influenza del ferro, o di. altri tonici, sulla qunntitl\. dei globuli nel sangue, sia nello sta t o fisiologico, sia nelle malattie. Il metodo adottato per osamiunre i gl()buli fu quello di M. Malnsscz. 1-n prima serie d<'gli esperimenti venne fatta su due individui. sani, usando il ferro preparato sotto dive1·se form e; come il ferro ridotto, la tintura di cloruro di ferro , i confettini di protocloruro di feno del Raùut,eau. Le sole conclusioni che ne ritrassero in ambedue i casi furono, che non si può attribuire all'uso del ierro l'aumento di globuli nel snngue. Quando il ferro venne dato agli anemici, si osservò costantemente un aumento nel numero dei globuli r ossi. Quanto all'olio eli feg:~-to di met'luzzo, si trovò che esso, nello stato sano, cagiona un aumento nel numero dei globuli rossi, e anche qualche leggero aumento nei bianchi. Ln. rtunl cosa 11.vviene in alcune conclizioni yuttologiche, quando il medicamento ù ben sopportato. Quando però il processo· morboso è grave e l'appetito alterato, non pnt·o che il medicamento ft·oni la conseguente anemia.. , Finalmente circa al liquore arsenicale potassico si trovò, che quando fu ordinato ad inclivillui sani, pl·odu.sso una diminuzione progressiva nel numoro dei globuli rossi e bianchi; in questi ultimi specialmente essa fu mgguartlevole. Semhra all'incontro, che nell'anemia s<.>mplice si abbia, in sul principio, aumet1to dei globuli biat~c hi e rossi. Però rnggiunto un certo Jim:to, avviene u na rapida diminuzione in tutti c due. In un caso di leueocitemia Ti ,_ fu climinuzione nei globuli ro.<;si e bianchi, nm nssal più grande negli ultimi.

Sulla cura dell'ulcera dello stomaco (B erliner K linische Woclumschri/'l, 15 aprile 1878). L'uso dell'idntto di èloralio nella cum delle ulcere croni che dello stomaco ù n~~ai lodato da Hertzka (Pester rne& chirttr[J. Pre.~se, marzo 1878 sett. A.), o da Da,·is ( 1'he New- Yo1·k medir~al R ecol'tl, 28 fehbrnio 18 i 8). H ertzka, che aveva richiamata. l'attenzione dci cultori della scienza sulla qualità anestct i ca, congulativn. e disinfettante, e più particolarmente anco ra sulla. molto ·n~ntata efficacia del cloralio nella guarigione completa


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e pronta delle ulcere, curò nn ammalato r.be soffriva da 10 anni i più gravi sintomi d'un'ulcera al ventricolo, la quale era stata. trattata con vari metodi senza alcun vantaggio, ordinaRdogli l'idrato di cloralio, da prendersi la sera per 16 giorni consecutivi, in dose di 3-4 grammi in 3 riprese, con l'intervallo di 2 ore l'una dall'altra. Glì feca. poi bere contemporaneamente, durante il giorno, le acque di Karlsbad. L'efl"etto fu meraviglioso; già con 8 grammi cessarono le vio• lenti carclialgic, il vomito consueto, le frequenti emorragie, c lo stomaco potè rice\'cre stabilmente nutrimenti <ligeribili. L'eguale risultato fu ottenuto da. Davis in ulf ammalato molto indebolito,

che però dovette perdere nonostante, per esaurimento, 5 settimane d{)po, nel quale, il continuo vomito tormentoso fini quasi immediatamente dopo l'uso dell'idrato di cloralio (0,12 ogni quarto d'ora). Anche Davis aveva ordinato l'idrato di cloralio coll'idea che esso, come nelle ulcere esterne, così pure nelL'ulcera. del ventricolo dovesse manifestare la sua aziono salutare. Depos iti dl pigmento ne l c e rTe llo rls ulttlmti dal· l'lntoslil c azlone palus tre, del dottor \VTLLIAM-A. HA),IMON o ( Reuue mP.nsuelle de ntédecùz.e e de chirm·gie).

In questa memoria l'autore presenta i risultati di osservazioni cliniche e di esperienze praticate sugli animali. Sotto l'azione dell'intossicazione palustre, il pigmento del' sangue subisce delln modifìcazioni nell'n~petto e nella forma, alterazioni che si proda-: cono nella milza e cagionano l'ipe1·trofia di quest'organo: questo }1igment.o partendo dalla milza può penetrare nella circolazione generale, sia libero sia allo stato di cellule pigmentate, e può quindi essere depositato nei vasi sanguigni del cervello o traversare le loro pareti. Questi depositi possono dare origine a vari sintomi, indizi di lesioni del sistema nervoso. L'arsenico sembra (senza che se ne conosca ancora la maniera) abbia la proprietà. di modificare i depositi. di pigmento in modo da facilitarne la disparizione , facendo cosi anche sparire i sin tomi da essi originati. Durante la vita dell'individuo questi d e positi possono essere rivelati dalla presenza di pigmento visibile all'ottalmoscopio nel fondo dell'occhio.

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In seguito a tale comunicazione il dottor l!Iiles, di Baltimor a, parla degli effetti che l'intossicazione palustre J>UÒ prodwTe sul sistet)la. nervoso, e cita un caso nel quale i brividi di freddo erano rappresentati da un'accesso di epilessia seguito dalla febbre e dai sudori nel loro regolare andametito.

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Sulla pnralisl delnerl'o , ·n go, del dottor Tuezek ( D eutsch. Arcli. f . klin. llf ed., xxi, pag. 102- Oentralbla.ll fiir die ·medi• ciniscl1en TVissenscilaflen., 6 aprile 18i 8).

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In un uomo di 36 anni aff~tto da pleuro-polmonite si manifestarono con sintomi di palpitazione di cuore, di una moderata dispnea e crescente diminuzione di forze nello spazio di 24 or e, i seguenti fenomeni : Persistendo la temperatura normale ed essendo pure normale, in sul principio, il ritmo respiratorio, l'azione del cuore si accelerava, dando 190 e 208 battiti al minuto; il polso radiale era piccolo ed impercettibile. Più tardi il dia framma si manteneva in riposo completo durnnte lo. respirazione, e le coste superiori funzionavano attivnmente. :Mentre la percus sione nella r egione cardiaca non faceva rilevare nulla di a normale e non esistem la minima dilatazione dì questo organo, i limiti polmonari si allargavano da ogni parte c si poteva accertare un evidente enlisema polmonare. La fine dell'accesso avvenne quasi imJ>rovvisamente; il pob o scese a 100: e poco dopo a 80, ed i polmoni anch'essi tornarono ben presto nei loro confini nor.mali. Mancando un 'affezione ai centri nervosi e al cuore, l'autore crede siasi t.ratt.ato, in questo caso, d'una paralisi dello fibre cardia.che del nervo vago (del destro o del sinistro), dov uta all'ipertrolìa o alla degenerazione ili una glaudnla bronchiale. L 'enfisema polmonat·e sarebbe quindi nna conseguenza della contra zione spastica dei piccoli bronchi, i quali per eccitamento delle fibre polmonari del nervo vago sarebbero stati ridotti a subire una contrazione persistente.

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La dubolsla mloporoldc (Scrofolarièe). Aggiun giamo al cenno dat~ ne nel numero passato ulteriori ragguagli su qut'sta nuo\'a pianta medicinale, a cui pare voglia essere ser -


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bato un posto importn.nte nHlla farmaceutica. Essa è nati\·a dell' Australia e della Tasmania, ma pt·ova pure bene nella ~uova

CaJedonia e nella Papuasia. Getta dal fusto, che s'innalza molto dal suolo, dei rami diritti, che si allungano e si cuoprono, soltanto verso la cima, di foglie alterne, rette da corto gambo, lanceolate, lisce, non lobate, lunghe da tre a quattro pollici e larghe poco più d'uno. I suoi fiori sono dei ciuft'ctti di colore bianco o lievemente tendente al turchino, vet.tajuoli come le foglie; i fmtti delle piccole coccole piene di sugo. Dalle suddette foglie si cava l'estratto, la cui azione midl'iatica è stata recentemente riconosciuta superiore a. quella dello stramonio e dell'atropa belladonna dal Tweedy, dal Galezowski . c dal Gueucau de Mussy. L'estratto della duboisia mioporoidc dilata la pupilla, assecch isce la. bocca, ritiene la. secrezione della pcHe, cagiona cefa.Jalgia e sopore, aumenta le battute del polso, manifestandosi per tale guisa l'antagonista dell'azione della muscarimt, il principio ,·enctico dei funghi. lu ogni caso si è dimostrato più efficace dell'estratto dell'atrOJl& belladonna e, sperimentato su delle rane; ba prodotto il tètano, dopo alcuni giorni. La sua prescrizioM si fa con una }>arte sciolta in venti ed anche più di acqua distillata, perchè la soluzione allungata opera meglio.di quella densa. Sl fatta prova clinica ben indicava nella duboisia l'esistenza di un princip:o alcaloide, e non poteva non incitare valenti chimici e fisiologi a rintracciarlo c scoprirlo. A codesta opera si sono applicati il Petit in Francia c il Gerrard in Inghilterm. Il prodotto, · ottenuto e presentato dal Petit nlla Società farmaceutica di Parigi, sotto il nome di dulJoisù1a, lta le cat-atteristiche degli alcaloidi, si combina cogli acidi e forma con circa '/•o di acqua distillata. una soluzione alcalina e fluorescente. Lo studio e l'esito conseguito dal Gerrard sono cosi riprodotti dal J OlmJal de pharmacie et de cllimie di .Parigi nel suo uJtimo fascicolo (maggio dell878). Il Gerrard ha stemperato del! 'estratto di duboisia nella quantità. (grammi 65) di acqua distillata corrispondente al suo volume, e gli ha aggiunto dell'alcole sino ad indurre una posatura c he sciagua.ttò con a.ltt·o aléole, dopo di averla separata dal so-


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Jlraf: tante liquido col mezzo della feltrazione. Poi sottopose nlla. tlistilh\i:ione la mescolanza degli alcoliti, ne allungò con acqua. notevolmente nlcaliz~nta il residuo e lo trattò a più riprese con clorofonnio. Coll'evaporazione di questo ottenne una materia tenace, lucente, distintamente alcalina, che sciolta nell'acido solforico allungato e agitata con ammoniaca, si risolse in una posl\tura a forma di gocciole oliose e assai dense. Il trattamento di codeste gocce cou etere diede l grammn. e 36 centigrammi di un prodotto viscoso, giallo, molto solubile nell'alcole, nell'etere, nel cloroformio, nella benzina, nel solfuro di carbonio e pur anche nell'acqua distillata, cui ha comunicata la reazione al. caliita . Come coll'atropina, l'acido tannico, il joduro di mercurio e di pot.n.ssio, il carbonato sodico, quello pot:tssico c l'ammoniaca licptida hanno indotto nella soluzione dell'alcaloide -della dnboisia un precipitato bianco, e i cloruri d'oro e di platino una. posatura cedrina. Invece il cloruro mercurico, il solfocia.nuro d i potassio si sono mostrati inerti, c l'acido azotico condensato l'ha lievemente abbrunito. Nel contatto dell'acido solforico pure condensato si è colorito di rosso bruno, e coll'elevazione della temperatura ha esalato un <Hlore sgradevole, rammentante quello dell'acido butirrico, n differenza dell'atropina., la quale non è modificata, a freddo, da ttnell'ncido, e coll'aiuto del calore s'intorbidisce e tramanda nn odore piacevole, reso ancora più grazioso dal bicromato p:otassico ed accompagnato da svolgimento di vapori acidi e da f~r­ mnzione d'os!-lido di cromo. li bicromato potnssico, aggiunto nelle stesse condizioni alla solu~tone solforica dell'alcaloide della duhoisia, fa pure levare dei fumi acidi, ma senza che siano accomtmguati dalla riduzione dell'ossido ·cromico dal bel colore verde. Posto frammezzo a. due vetri da oriuolo e voi sottoposto n.Ua. azione del calore, si è volatilizzato in parte conforme all'atropina, c i suoi vapori apparvero, coll'addensamento, sotto l'aspetto rli una vernice traspal'entc. Combinato cogli acidi ha prodotto dci sali poco solubili nell'etere, ma compiutamente nell'nlcole e nell'acqua. Le soluzioni neutre del suo cloridrato, dell'azotato, dell'ace-


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tnto, del tartrato e del fosfato, fatte spontaneamente svaporare all'aria sopra di lastrctte di vetro, non lasciarono alcun cristallo. Il solfato e il bromidmto, }ler contro, deposero qualche bioccolo a foggia cristallina. Dieci centigrammi della duboisina hanno richiesto quattro gocce di acido solforico allungato ller sciogliersi e salificarsi, mentre per l'uguale quantità di atropina. e per la medesima rea~ zione ne accorsero tre sole. A codesti sperimenti il Gerrnrd volle aggiungere quello espo& sto dal nostro Selmi nel volume della Gazzella chimica (pagina, 155), vale n. dire la prova dell'idrato di barite. Questo reagente, il quale collo sca.ldamento sino al bollore, unita mente a d.cll'ntro& }Jina, vi fa esalare la fl·agranza del biancospino, e secondo il Gerrard, meglio quella del tè del Cnnadà (.qanltheria procurn& bens), ha sviluppato colla duboisina tutt'altro odore e parecchio sgradevole. Infine ii chimico inglese così riepiloga le ragioni, per le quali ~gli inclina a <.'rcclere, cbe l'alcaloide della duboisia mic})Oroide sia diverso da quello dell'atropa belladonna: 1° La solubilità della duboisina nell'acqua è doppia, ed anche più, di quella dell'atropina; 2• Più energicamente di esst\ neutralizza gli acidi; 3° Da essa differisce per le reazioni coll'acido solforico a f1·edclo, por quelle <lei bicromato pot.assico a caldo e per l'odore sveciale, che manda col bollore e nel contAtto dell'idrato di barita. La soluzione rli una parte di duboisina i n 120 di acqua dilatò la pupilla in maniera energica. In injezione ipoderm1ca. e nella rtuantità di poco più d'nn milligra.mma ('/so di gr·ano) ha prodotto, in due casi, una grande secchezza della bocca, ed ha fermata., secondo l'osservazione del dott. Blalrc, la trasudazionc notturna. Jnjettata nella dose di 1/6 e di 1/1 di grano, ossia ·di circa un centigramma sotto In pelle di alcune rane, vi ha provocati del fenome.ni tetanici nel corso di 2 a 24 ore. •

L'n.c tdo sa.Uclll~o nell'orina. - Introdotto, in tenue dose, nell'animale organiSmo, l'acido salicilico pet lo più passa


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nell'orina senza alterarne il pigmento, ma coll'amministrazione in grande quantità e in capo a due o tre giorni le comunica un colore bruno, che rammenta quèllo dt>ll'iclrolito di catrame, o dell'infusione di caffè ed è dovuto, secondo le osservazioni del Gubler, alla formazione di acido catechico oppure an ehe di fenolo. Si accerta la sua esistenza. pet· mezzo di una soluzio.ne, concentrata nlla densità di l ,26 (30' del Baumé) di cloruro ferrico, che trasfonde nell'orina il colore violetto CUJ)O, proprio del salicilato di ferro. N ella chimica. ricerca occorre di usare il reagente in leggiora eccedenza c di versarlo tutto in una volta., p ercb è altrimenti si potrebbe soltanto ottenere un preeipit.ato- bigerognolo, prodo tto dalle sostanze albuminoidi dell'orina patologica e in particolare modo dali 'acido fo sforico dei fosfati normali. Talvolta anzi avviene che il colore violetto scomparisca affatto per ragimento del saggio e pel contatto del salìeilnto di ferro con nuove porzioni di fosfati terrosi, il cui acido allora piglia il posto 'di quP.llo salicilico. ")uando l'acido salieilico si trovi a essere in piccola quanlità nell'orina, devesi ricorrere al metodo indicato dall'Yvon, il quale consiste nell'acidulare il saggio con poco acido cloridrico e sciaguattarlo con .etere dentro a un tubetto chiuso. Dopo un }>o' di tempo, si asporta lo strato etereo galleggiante col mezzo di una pipettn, c si tratta colla soluzione del cloruro ferrico. A volte l'alterazione pigmentaria dell'orina salicilica può anche essere in parte causata da. fenolo, esistente nell'acido salicilico o nelle sue combinazioni saline . Colla soluzione del cloruro ferrico l'acido feÌ1ico piglia il colore dell' indaco, e colla mescolanza di ammoniaca e d' ipo<"lorito sodico si colorisce di turcbjno cupo, che arrossa nel contatto degli acidi e torna azzun·o con quello degli alcali. L'esistenza di cloro o di qualche acido allo stato libero può fare ost.acolo alla reazione; perciò è necessario, massime nel caso eli soluzioni poco addensate, di non eccedere nell'uso deli' ipoclorito sodico e di instillare tanta ammoniaca du. alcalizzarc il saggio. • I plloclupl. -- Si sa come, sotto il nome gua1·anì tli jabo,·muli, si comprendano alcuni arbusti, appartenenti a di v erse fa-


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miglio botaniche deE!a Flora brasiliana e dotati di proprietà aromatiche, stimolanti, sudorifere e scialagoghc. Ultimamente (JollmcJl de PharmMie et de CMmre, fa.scicolo ùcl maggio del 1878.) il botanico fmn cese Baillon ha raccolti i prodotti vegetali, che si vendono in Parigi col suddetto nome, e vi ha t1·ovato: Il piper (serronù~) jaborandi; Il pilocarpus pennatifolius; Il pilocarpus selloanus. Il primo è molto raro nello "spaccio commerciale. Il secondo ha da uno a tre paja di foglioline , talvolta pelo ·e sul rovescio, lineari, bislunghe e rilevate sì nella nervatu1·a mctliann, come nelle costole laterali. Costituisce una qualità. assai buona, siccome provano la pilocarpina, e •t'azione sudorifera. e scia.lagoga, che l' Hardy vi ba accertato. Il terzo va distinto dalla scorza dei rmnoscelli di color bruniccio verso la cima, dalle due, tre ed anche quattro paja di foglioline lisce sul diritto c sul rovescio, dall'ovario pure molto glabro c dal gambo floreale, sottile e sci volte più lungo della boccia. È attivo quanto il penniforme, ma produce una sensazione dolor osa alla faringe. L'americano Balansa ne ha visto l'uso ncll<~ capitale (L'Assunzione) del Pnraguay e la sua raccolta per la esportazione in .Europa, c il Daillon l' ba riconosciuto eguale al tipo della Flora bras iliana, che esiste ne~lc collezioni tlel Sellow .all'erbario di Berlino (l).

La 8allcarla (lythruru salicaria, salicariéc). - A c1ucst 'erba, detta pure riparella 11erchè frequente sulle rive dei ruscelli c dis tinta dai numerosi iìorellini a foggia di spiga e di colore sanguigno, il dott. Cam.pnrdon attribuisce, nel giornale lielga, Le S calpel, un'azione tonica astringente c nello stesso tempo sedativa, a cagione della grande quantità di matel"ia umcilla.gginosa.. che contiene, e dell'acido tannico trovatovi dal Gigon. (l ) Il no'·'· ault riporta ancora alu•i jahorandi, l"c,·p~$tC e la momlie1"1e. u·t(Oilata, pianticella coonune in alcuni punti ùella eosta d<•l Do·:1silt', ov·ù c;IIF•nutt« 4/f a•·aca. r;tn uoiJr"tt. ossia hasili<:o di ~iun w111a. t:erJ)este ~pt'lt;l <tlla f:un iglia d elle scrnfolaPiée, la llton>tlerr' alle rn té<'. L. ;r,.


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Le sue preparazioni olllcinali sono la polvcrc,l'cstrattò acquoso c l'alcolito preparato cou un:J. parte delle foglie e cinque di alcole n 60•. La dm;e ùelln polvere è da 3 a 5 grammi; quella dell'estratto da 2 a 4, e quella dell'alcolito sino a 5 granuni nel corso di una giomata. Allo stato naturale poi prescrh•esi nella quantità di 6 grammi )Jer ~;o d'infusione acquosa, e di tiO per un litro di decozione e per l'uso ili bagnuoli, d' injezioui o di clisteri. Le sue ordinazioni si mostrarono cfiìcaci nella cura delle enteriti acute, delle diarree, specie quelle dei bambini e dci com·alesceuti da febbre tifoidea, della. leucorrea c della vagiuitc.

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S ul clot•idrato di. polic arplna, del dottor CL"nscma:ANx ( 13erl. klin. lVochensr!tri{t, 18771 n• 25- Cenft·cdblatt {fb· die ?1tetlt:cinù;chen lVissenschrt(len, 20 aprile 1878). Il dott. Curschmann in 90 esperimenti col cloridrato di polirarpina, 55 dei quali su individui sani, ottenne gli stessi risultamenti che altri autori avevano già resi noti; cioè, aumento del sudor.e, della salir:nione, e in parte anche la secrezione ]acrimale; diminuzione della tensione alla radiale, qualche abbassamento di temperatura, e, per lo più, diminuzione dell'orina. La diaforesi, che si ma.nifestam sempre facilmente non mancò che una. sola. volta nell'iniezione ipodcrmica di 0,0:!. La salivazione nnmenta.va coll'accrescci·si d(')Ja dose, la secrezione non si faceva però meno densa cd agiva come saccarificante. Gli spiacevoli fenomeni consccuti\'i, quali il ,·omito e il collasso, furono meno

frequenti che con lo ja.l>ora•llli 1 e si poterono evitare con una. grande previdenza nelle dosi . li dott. Curschmann in base ai suoi esperimenti raccomanda questo mcùicament.o nei gravi vizi cardiaci con edema, nelle nofriti cronit:he (il contenuto d'albumina non è accresciuto), nelle pleuJ·it1 sierose e specialmente nelle ncfriti acute. Anche L eydon verificò per l'uso ùel cloridrato di policarpina. dei disturbi consecutivi, che poterono però essere evita,ti ancbe da lui con un'esatta diminuzione delle dosi. Negli ordinari fenomeni egli osservò, che la secrezione si facHa maggiore ne1 bronchi. Dopo l' cf!'ctto principale, le indagiui sperimentali sugli


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uomini furono dh·ette a studiare il modo, con cui !.i comportuno i yasi e la. temperatura; e si tro\'ò, che le arterie e le vene si dilatano, il polso si fa più frequente, più pieno, dicroto, ovvero s ubùicroto; il calore del corpo sale talora da vrincipio; ma in generalo s'abbassa. La dUatazione dci vas i potè essere dimostrata molto bene col pletismografo; dopo 20 minuti il volume del bmc<:io aveva ra.ggiunto la massima altezza, per poi ricadere nuovamente. Quando cominciava il malessere (abbassamento delhl pressione sanguigna), l' indicatore cadeva. sotto O; e dopo un'ap}Jrestazione di vino saliva di nuo,·o. Le indagini chimogratiche sui cani die d erQ i medesimi risultati come nello jaboranùi: con piccole dosi, accrcscin1euto della frequenza del polso e un lie,·e abbassamento della pressione saugttigua; nelle dosi più forti, diminuzione della frequenza fino a. 30-3ì c moderato aumento ùclla pressione; con dosi poi ancora più forti, nuoro abbassamento della pressione e il polso da 12-8 battiti. E poichè questo eccitamento del vago si mantiene anche clopo il taglio di tutti due i vaghi, è da ritcn~rsi, che lo tibre d'arresto poste nel cuore .stesso vengano eccitate. Nell'uso tcrapeutico del medicamento si notò quanto appresso : N ou si ebbero risultati brillanti nelle malattie febbri li, come pm·e n elle iscbialgie; nella paro tito bilaterale l'eft'ctto fu sfu vorer ole, mentre invece nella cura dell' idrope, i risllitati furono splcndilli e soùdisfncentis!ìimL Le malattie croniche del cuore e dei reni migliorano momentaneamente per tlintinuzione dell'edema. Gli {>sperimenti dell'autore pal"lano in favore spedalmente della sua azione nelle nofdti acute. Dali~ dissertazione di F edersclunidt, latla sotto la direzione di Leuùe, si legge: Negli ammalati di nefrite con catano bronchiale il cloridrato di policarpina produce la diluizione della se.: erezione bronchiale; produce frequentemente l'acceleramento dei movimenti peristaltici intestiMii, e bene spesso la disuria. l\iolt.e j)et·sone si assuefanno a poco a poco al rimedio, e allora esso perde nella sua efficacia. In un caso di gnwe avvelenamento cronico ùa nitrato d'argento, il quale fu trattato con la polica.rpina c con l' ioduro di })Otassio, una parte dell'esito è da. ascriversi alla. prima, poichè p otè provarsi la presenza del mercurio nel

sudore.

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RIVISTA li!EDICA

Pnrlflc amento «le ll' azotRto blsmoUe o bns l<'o (s ottonltrato) d e l c ommerc io. - L'attenzione dci chimici e dci clinici è stata, in questi ultimi tempi, giustamente richinmatà. sull'esistenza di piombo nel predetto sale esitato dal commercio. Non occorre dire come esso provenga dall'impurezza del bismuto nel suo stato metallico ocl anche dell'acido nitrico. c come il suo rintracciamento torni importante in un farmac() che ha ben notevole parte nell'odierna tcrapeutica. Or ecco il metodo a tal uopo seguìto dal prof. Granclval e narrato nel giornale l'[Jnion médicale et scientifìque cltt Nord-Est (Reims): S'introduce il sottonitrato di bismuto in un matraccio c ::.i tt·atta con acqua rinforzata da acido azotico, avvettendo che la soluzione ric>;ca compiuta per assicurarsi della ntancanza di talco (I), oppure di solfato di calce. Dopo ciò, si fa al•tnanto svaporare dentro a cassula di porcellana c se ne allunga il residuo con acqua bollente, che scioglie l'azotato di piomb(} insieme con un pochino di quello bismutico acido. Poi scparnsi il sottonitrato depostosi col mezzo della filtrazione e si snrrgia con acido sou·or ico il liquido ricavato. Se questo si mantiene limpido, è segno che il sale di bismuto non conteneva piombo. Nel caso contrario, si avt·à ùel solfato di piombo in forma di precipitato bianco e solubile nnll'acctato d'ammoniaca. In luogo dell'acido solforico si può fare uso di cromato })otassico, che forma del cromato giallo di piombo, ma non serve il. joduro di potassio, perchè il colore giallo del jolluro piombico si tt·overebbe a csset·e larvato da quello del joduro di bismuto, b r w10 da principio, poi trilmutantesi in nero. Il) Il ta lco è un .;ilicalo

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idt•:tlfl, as:;ai ~p~ t·so nelle Alpi ,

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RIVISTA CHIRURGICA

L 'ospe dale dlgue rra t e mporaneo s otto lat. protc· ztone de ll'lmpe ratrlce Marta, nel monas te ro d e l· I'~Hiiluuzloue dl Marta tu S ls tova, di T. K.\0~: (SI-Petersbm·ge~· metli.zù1ische lVflchenschri(t, 5i l7 novembre 1877, 21 gennaioj2 febbraio 1878). In due lettere inviate rla Sisto va all'accennata gauetta, il dottor Kade tratteggia ed in qualche punto con qualche diffusione descrive i principali casi occorsigli in ctuell'ospedale di guerra dal 18 agosto al 18 novembre ld77. In attesa d'importanti htvori sull'azione medico-chirurgica di questa guerra, stimiamo opportuno riassumere i capi più salienti di queste lettere, come quelli che maggiormente possono interessare i cultori llella chirurgia d i guerra. Il movimento totale si può compendiare nel corso del primo mese nel modo seguente : Ricevuti 24 7 feriti, passati come convalescenti all'ospedale militare di Simnitza 141, guariti 5, ri-

masti in cura 97. I 4 casi morti riguardano : 1• un bulgaro ferit.o d'anna dn fuoco a l manubrio dello sterno con lesione dell'apice del polmone destro e frattura dell'omero, morto al 31 agosto, 19 giorni dopo la fe- rita. L'autopsia rilevò un'osteite purulent..'l. dello sterno. La palla. pene trando nel 2• spazio iutercost..'l.lc aveva strisciato lungo l'apice polmonare ch'era inspcssito, c si era. impiantata nell'omero.


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Ascesso piemico all'articolazione della mano sinistra. 2• Uno per sch eggiamento del radio destro, morto subitameute il 22 agosto nel regolare corso ùclle dette lesioni. L'autopsia accertò l'esistenza di un'ulcera intestinale, dipemlente.dn un tifo ambulatorio latente. 3" Un individuo ferito a Plevna il 30 agosto. Scheggiamento dell'avambraccio c morte per picmia il 17 settembre. Ascessi piemici del fegato di rara estensione e di forma. squisita. 4• Un ferito aJ passo di Schipka nel fatto del 31 agosto. Ferita d'arma da fuoco dcii 'articolazione coxo-fcmoralc d estra senza soluzione di continuo dell'osso. La palla impiantata nel collo del femore venne estratta il 12 settembre previa dilatazione della ferita. Morte di sctticemia il 17 in seguito ad icorizzazione dell'articolazione dell'anca. Tra le lesioni più impot"lanti a corso favorevole, il Kade nota 6 scheggiamenti d el femore trattati col metorlo conservativo e colle cautele antisettiche. In tre di essi dopo la g uarigione della ferita delle parti molli fu applicato un apparecchio gessato, in uno fu adoperata. l'estensione col peso, da uno fu estratta una grande scheggia appartenente alle dialisi ùol femore, e vi fu apposto un apparecchio gessato fenestrato ; l'ultimo presentava un a.ndamento dubbio. Di 9 ferite d'arma da fuoco al ginocchio, 8 appartengono alle semplici lesioni capsulari, eù uno•alla stessa lesione complicata dA scheggiamento del conttilo estemo della tibia. Furono trattati con tubi ùa drenaggio, divisione della ca.psula e poi verizza:zioui aùtisettiche nelle consegrueu ti suppurazioni intracapsula.ri. L'autore dice che forse sarà costretto ad addivenire a. qualche r esezione modificand:> il metodo conser vativo intrapreso. Egli crede che la r esez ione può essere soltanto indicata nelle semplici lesioni capsulari dalla difficoltà di raggiungere, m•ercò il drenaggio e le incisioni il completo svotamento della raccolta purulenta. Qui cita e confuta, l'opinione di Iteyher di adottare cioè in alcuni

casi le sollecite in cisioni nello ferite capsulari, e spera. che tale opinione anderà dimenticata come l'incisione preventiva di tutte l~ ferite d'arma da fuoco delle parti molli. Di 9 feriti al polmone, uno morto è già menzionato; due P.OS· sono essere riguardati come guariti essendo i sintomi da parte della pleura e del polmone completamente cessati ; due sono in


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via di miglioramento sebbene l'essudato pleuritico e l' inspcssimento del polmone apportino d1 tratto in . tratto elevazioni di temperatura;. nel quinto la palla s'impiantò nel 7• spazio intercostule presso il margine sternale sinistro, e l'individuo migliorò dopo l'estrazione; il sesto ha la sola ferita d'ingresso al deltoide sinistro, ha avuto emottisi, vi è lieve inspessimento all'apice del polmone, e di più anestesia dolorosa nel distretto del nervo cubitale, al 4• e 5' dito. Gli altri due sono gravi pcrchè in essi le lesioni polmonali sono complicate da frattura delle coste. Due feriti al basso ventre con lesioni degli organi interni presentano: uno la ferita d' in~ress o alle coste spurie del lato destro con lesione del!a superficie del fegato e della l>leura destra, da,Jla cui ferita d'ingresso esce una secrezione colomta dn pigmento biliare; l'altro la probabile lesione della milza; però coll'andamento normale della funzione rcnnle si svolsero in lui edema generale ed essudato nella cavità del ventre, diventando sempre più anemico a normale temperatura del corpo. L'andamento consecutivo è stato favorevole, e l'individuo uscì convalescente dopo la cicatrizzazione della ferita. Due ferite d'arma da fuoco al Jato sinistro del C•ollo offrono :grande interesse per la quasi identi.tà di diagnosi dii lesione del plesso brachiale sinistro. Uno (il maggiore \'Vulfert) riportò il 31 agosto al ridotto di Grivitza una ferita dietro l'angolo superiore della scapola sinistra, con forarne d'uscita anteriormente al margine intemo dello sterno-cleido-mastoideo; nel secondo la palla penetrò avanti il margine anteriore dell'apofisi mastoidea -ed uscì verso la metà posteriore della spina della scapola. In ambedue i grossi vasi sono rimasti intatti, e le ferite sono compiutamente risanate; però in ambedue si è manifestata paralisi dolorosa del braccio sinistro che probabilmente avrà per conseguenza l'atrO'fìa dei muscoli. Oltre le numerose estrazioni di palle e di scbeggie ossee, sono. .state eseguite nel corso del primo mese undici grandi operazioni. Si dovettero registrare altri casi eli morte. Uno dei feriti, con .ampio scheggiamento al terzo medio e superiore della gamba, entrato il 18 settembre mori improvvisamente il 24-, senza che I?autopsia avesse fatto rilevare la cagione della. morte. Un secondo ferito a Schipka il 27 agosto,. morì iL 22 settembt:o in seguito a.


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scheggiamento della gamba con infiltrazione purulenta. diffusa al tessuto connetth·o es.tesa fin negli stn\,ti sotto aponevrotici dei muscoli del ventre. Il mese di ottobre, in previsione di nuovi arrivi" dal teatro rlella lotta iutomo n. Plevna furono traslocati 52 convalescenti all'ospedale militare Iii Simnitza, ed uno rilasciato come gtlarito. Ne morirono ·I5 ed il numero dei ricoverati si ridusse a 27. ll2+ ottobre vi pervennero da Gornij-Dul.mik dieci soldati della guarclia feriti. Il 28, vi arrivò un capitano dei granatieri della guardia. Il numei'O dei feriti il l" di novembre ammontò a 38. Nella 11otte del 2 al 3 novembre sopraggiunse una nuova spetlizione di 56 feriti in gmn parte dci corpi dellu, guardia, che nel giorno seguente fu aumentata dalran·ivo di un ufiiciale dei cosacchi del Kuban e di 3 soldati. Il giorno 4, dunque, il numero totale si elevò a 98 feriti, tra cui tre ufficiali. La maggior parte appartenevano alla categoria. dei feriti gravi. Si ebbero sino al 18 novembre 5 perdi te, cd il moviment.o nei tre mesi d'esistenza ùell'ospcdnle si compendia nel modo seguente: ·Entrati 329, tra cui G non feriti Usciti (guariti e pnssat~ ad nltri spcdali) 205 Morti . 26 Rimasti . 98 La proporzione della mortalità è dell' 8,1 per cento. Le lesioni all'estremità sommano a 2-!7, cioè il 77,4 per cento sul totale dei feriti. La sproporzione tra le lesioni dell'estremità e quelle del tronco dipende dal fatto che i feriti di questa categoria rimangono in gran parte sul campo di battaglia. Sembm però che nelle micidiali battaglie odierne la proporzione dei motti non abbia raggiunto il terzo di quella dci feriti. Negli attacchi di Ple\ona del 30 e 31 agosto e del!• settembre, da 9500 feriti si sono avuti 2500 morti. Se in gran parte sono essi caduti in seguito a lesioni degli organi interni, e se la proporzione dei feriti del piccolo ospedale di Sis tova si avvera nelle grandi cifre 7000 tra i 9500 debbono avere riportato ferite all'estremità, le rtuali debbono sorpassare di (~irca tre volte il numero delle lesioni del tronco. Le ferite d'arma da fuo co delle ossi~ c delle mticola.ziorù in numero di 135 oltrcpn:;sano quelle delle parli molli che arrivano a 112. Le estremità s uperiori. furono 4 colpite 133 volte, le inferiori


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• solo 114. Tra le ferite delle parti molli ri fu un solo caso di morte, in quelle delle ossa ed articolazioni 20. Le ferite delle estremità inferiori appariscono più pericolose tli qnelle ùelle superiori. Tra 81 lesioni ossee cù articolari dell'arto superiore si ebbero 5 perdite, cioè 4 su 72 ferite con frattura cd l su 9 ferite articolari ; tra 40 lesioni ossee dell'arto interiore la morte sopravvenne 8 volte, c tra a lesioni articolari i volte. Le fratt.ure del femore sommano a 20, cioè alla metà.di quelle dt'll'arto inferiore eù i casi di morte a -i. Dopo <1ueste cifre statistiche l'autore accenna alle gra1'i difficoltà che presenta il trattamento chirurgico negli schegginmenti del femore, tormentoso pel malato, laborioso pc! medit-o. In vista della difficile apposizione di una buona fasciatura gessata fenestrata, egli adoperò quasi senzà eccezione l'estensione col peso. L'impiego di questo mezzo richiede molta pratica e vari maneggi meccanici perchè si 11ossa adattare ad ogni singolo caso. Dice che in tal modo si potè procurare una grade,·olc sensazione ai feriti, che non si raggiunse cogli apparecchi gessati. Rimane p erò fenno che cotesti apparecchi sono indispensabili pc! trasporto. Le ricerche del canale della ferita per allontanare le schcggic furono praticate col dito, e non ostante le dovute precauzioni apportarono aumento di temperatura, stravasi e impedimenti al libero deflusso del pus. L 'allontanamento delle schegge a primo tempo per via di operazioni cruente" aggrava il processo di suppurazione più che la presenza delle schegge istcsse. ConYiene estrarle solo quanJo sono nect·otiche e si rendono appariscenti ad uno dei fori d'entrata. Dei 4 morti, uno fu colto da trismo alla sua entrata e mori di tetano tre giorni dopo, due entrarono con manifestazione di piocmia. Sì pnò dalla direzione della fmtt.ura e dall'estensione dello scheggiamcnto emettere a tutta prima un'esalta prognosi in w1a ferita d'arma da fuoco della coscia? L'autore dice che da un gran numero di osservazioni potrà risultare una conveniente l'isposta a tale quistione. Sembra però che i colpi perpendicolari alla diafisi ossea producano una frattura trasversale con minimo scbeggiamento e minimo spostamento dei frammenti. In questi casi il corso è in mtlssima f,worevole e la guarigione avviene in 6 od 8 settimane. Uno dci morti è indicato nei feriti delle parti

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molli della coscia. L'autopsia rilevò ascessi piemici ai polmoni ed al fegato. Delle 23 ferite d'anna da fuoco alle articolazioni, 9 appartengono all'estremità. superiore e 14 alle inferiori. Tra lo prime ve ne ba 2 dell:J. spalla, 4 del gomito, 2 della mano e l delle dita. Vi fu un caso di morte, un ferito all'articolazione della mano; ne furono mandati via 3 c ne rimasero 5, cioè 2 feriti alla spalla, di cui l operato di rcser.iono al capo dcll'omero.,. e 3 del cubito, dci quali l pure or.crato di resezione. Tra le ferite articolari dell'estremo inferiore, una all'articolazione dell'anca. è già contata tra i casi di morte, c 13 riguanlan~ l'articolnr.ionc del ginocchio. Di esse 3 ernno collegate a fratture dell'articolazione, lO 1;gnardano solo 1:1 capsula. La mort~lità fu di G, cioè di 2 per frattura degli èstremi articolari, e di 4 per sola. lesione capsulare. La ft·equenzo. ·e la gravezza delle ferite al ginocchio qui non han bisogno di ulteriori commenti. Queste ferite appartengono decisamente alle più mortali, e l'attività dci chirurghi per trovare una tliminuziono a questa mortalità si è più- volte spuntata mnanzi alla invariabilità. degli esiti. Alcuui anni addietro prevaleva l'idea di amputare, ma in questi ultimi tempi la corrente del trattamento conservativo si è fatta strada. anche nelle ferite di quest'articolazione. Naturalmente i seguaci tli List.er s'impromcltono ottimi risultati nel trattamento di coteste ferito, ma, a giudizio dell'autore, m1•lte delle loro speranze resteranno senza otThtto, perchè stù campo di battaglia la medicazione alla J,ister richiede molta pertlita di tempo . I feriti all'articolazione del ginocci.J io giunsero all'ospedale di Sistova dopo alquanti giorni dalla riportata lesione c nessuno era stato trattato col metotlo antisettico. Il materiale di medicazione impiegato per queste come per altre fasciature fu l'ovatta fenicata o salicilica, asciutta o inumidita con corri;;pondenti soluzioni di detti ncidi. n ricambio delle metlicatnre accadeva sotto gli spruzzi fenicati. L'immobilizzazione si otteneva per mezzo di fasciature gessate fcnestrnte, rinforzate da stecche o da fili metnllici; spesso queste andavano congiunte alla sospensione. Fu combinata anche l'immobilizzazione col trattamento all'aria libera; e ciò si ottenne con due porzioni di un apparecchio gessato poste al disotto ed al dil'OIH'a del ginocchio e collegate da un filo motullico. Per lo ricerche fu adoperato solamente


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il dito; al facile deflusso del pus servivano i tubi da drenaggio o le molteplici incisio1ù. La resezione delle superficie articolari fn eseguita in un solo caso. Dei 15 feriti al torace con lesione polmonale, 4 uscirono guariti, 5 morirono, 6 rimasero in cura. All'autore sembra impossibile dalla. direzione e lunghezza della. ferita, dalla. complicazione o no di una frattura costale, poter dire perchè alcuni di questi casi decorrano sfavorevoli, cd altri in condizioni eguali guariscano. Riferisce due casi in cui vi era identità di lesione costale, e quasi uguale direzione della ferita, dei quali uno finì colla morte per ripe~ute emottisi, piopneumotoraee, splenizO!azione del polmone, edema collaterale ed anasarca, e l'altro guarì dietro limitati segni di flogosi pleuritica. È impossibile che accada. una lesione della pleura parietale senza la corrispondente le~ione della pleura polmonale e del polmone. I casi di ferite di quest'organo che decorrono in appar enza miti, indicano una lesione periferica; però dai sintomi quasi negativi in principio non si è nel caso di giudicare con certezza del corso favorevole di tali ferite. Una breve storia riportata dall'autore conferma questa veduta di nn andamento dapprima favorevole e di un esito inaspettatamente mortale. Due altro storie riguardano due casi di ferite polmonali, in cui vi furono fenomeni gravi, e dalle -<1uali furono allontanate delle schegge costali, che nonostante ebbe,ro un termine favorevole. L'autore conchlude da ciò che nulla vi è di meno sicuro del grado e della prognosi di una ferita al polmone: 1• perchè dalla. posizione della fl'rita non si può rilevare se ed in qual misura sia leso il polmone, e se il corso debba essere favorevole o mortale; 2• percbè nelle identiche complicazioni di sputi sanguigni, fratture di coste e febbre alta, può accadere tanto la guarigione quanto l'esito mortale; 3• perchè l'assenza della tosse non indica che il polmone e la plenra non siano feriti; 4• percbè la mancanza dei segni fisici spesso dopo alcune settimane non fa prognosticare con certezza che non debba più tardi svilupparsi· un'empiemia mortale. L'esperienza quindi induce ad ammettere che .l'esito di questi casi non dipende dalla lunghezza e direzione della ferita, non dalla lesione della pleura o del polmone, ma dall'estensione del versamento sanguigno o infiamma-

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torio nel cavo pleurale1 e dalle successive metamorfosi ch'esso i'vi subisce. L'autore nggiunge alcune l>arole sul trattamento delle ferite del petto. Queste sono s tate trattate con indiftereuza; la febbre, In pneumonite e la l>leu!:ite, colla digitale, l'ipecacuaua, il carbonato d'ammoniaca cd il chinino. l'er mancanza. di ghiaccio uon p otè sperimentarsene l'azione. Le ricerche col dito furono praticate colà. soltanto ove una scheggia. libera era così su1Jerficiale da poter essere facilmente allonh\nata. L e iniezioni nel ca,·o pleurale di soluzioni dis infettanti furono eseguite col mezzo dell'irrigfltol'é di Esm:m:: h, o dci tuoi dt\ drenaggio. SebueM siano state di eridcntc ut.ilità, spesso hanno pro,;ocato accessi di tosse, d olori pleuritici ed aumento ùi temperatura, tanto r.he fu stabilito di non prn.ticarle senza eridente indicazio·ne. Per ta.le egli ritiene la proln·ietà fetida ed icorosa del pus cou impedito deflusso del medesimo, e pericolo d' intossicazione settica. La toraC"entesi coll'incisione fu eseguita una sola volta in uno dei casi segnati sopra come mortali, ma quivi per l'ispcssimento e l'ader enza ùella pleura e per l'incapsulamento del contenuto in alto ed in avanti, l'incisione praticata nell'ottavo SJ)azio intcrcostale non cadde sull'empiema e non ottenne l'effetto desiderato. J .e ferite d'arma ùa fu oco al viso (in numero di Hl), nonostante il grave schcggiamento, hanno avuto un C'Ol'SO favorevole. In niun c&so si è manifestata la risipola. I~a maggior parte riguardano fratture dci mascelllari. Una delle più importanti lesioni di CJ.Uesto genere cm una ferita che da una gota andava all'allra attraverso alle callulc etmoidali. Le emorragie nasali gravi venn ero arrestate con il tamponttmento c con iniezioni di percloruro di ferro, e la guarigione non si fece molto attendere. In un n.ltro (·aso la palla entrò alla g uancia sinistra ed uscì alla re.gioue scap ola re destra, producenùo paralisi fnciale del lato sinistro senza alcuna lesione dell'udito. Il proiettile deve aver leso il uen·o fn.ciale o all'uscita del fonunc stilo-mastoiùeo, o più in U\ verso la p eriferia. Alle ferite del basso wentre r,opra menzionate se ne dcv.e aggiungere una terza. Forame d'entrata al lato s i ~1istro ver so il termine anteriore della decima costa, uscita alla regione lomùnre lateralmente nl 11Uaùrato dei lolllui. l>a quest'a.pert.ura vi f11 emis-

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s ione di materie frculi dal~rro sso intestino, che per In non abolita funzione dovcnl essere stato col jJilo all'angolo s ini ·tro dr! colon trasverso o al discendente. l,a tis tola s tercoracen n pot.:o a JlOCO si è chiusa e l 'infermo si avriò a guarigione. In due ferite del bacino le palle sono penetrate dalla superficie e~t<.'rna dell'osso iliaco rimasto per con:.egucnza schcg).!iato. Una di que~t e f erite, quasi parietale, ave va il foro d ' ustita al disotto llcll'ombelico1 e guarì in pochi f!iomi. Più tanli s i formò uu al'~:csso che si aperse spontnncnm t>nte c guarl del pari. X on c sentlo:;i \'Criticati sintomi di peritonit e o ùi le ioni intcstin;tli, è probabilr che la palla. abbia strisC"iato tra i museoli addominali nl di fu ori elci peritoueo. .Nel scc·otHlo caso lu palln fu c:;ll'illt:t sul campo ùi battaglia nello s pazio ischio-rettalc. Un tc1·zo caso sta tr<l i limiti d elle ferite d el basso Yc ntre e d el bac ino; in c~so il w oiettile è entrato circa. due pollici dietro In spina anteri ore !;upcri orc dell'ileo s inistro so pra la crrstn iliaca; senza scheggi::u nento dell 'o s~o, ed è rimasta impiantat~ }Jrol.HJ.ti.JiltnP. nte nclmusr.olo p:-:oaiiliaco, in vi einan:r.t~ della colonna vertcLrale. La forte contrazione dì questo muscolo, avvenuta nei primi giorni, cessò a poco 11 poco, c l 'infermo progredì verso la g uarigione. Alcuni casi di lesioni multiple si osservarono nei fr riti prorcnienti dall'assalto di Gornij-Dubnik (12 ottobrr) c la moltiplicità. d elle ferite dipese dnl fatto che dalle 11 antimcricliane sino alle 7 di sera i feriti rimasero sul camvo a. poca distanza dalle trincee n emi elle ed esposti ad una pioggia di JH·oic ttili. Sebbene in tal uni s i siano verificl\ti scheggiameuti co.utemporanci di due ossa importanti come l 'omero ed il femore, la mascella e l'omero, ccc., IJure il loro s tato facenl. impromettcrc un esito fa,·ore,·olc. L'autore acce nna unco1·a ai risultati delle opcmzioni praticate n el p1·imo mese, alle t(Uali s i aggiunsero un'amputazione di coscia e seguita il 21:! settembre in un caso di gangrena conseguente a f erita con schcgg iamento delle ossa d ella gamba, e d una rese~done del ginocchio pmticata il 5 ottobre per ferita tras rersalc d e lla capsula senza l esione ossea, alla quale erano conseguite suppurazione estesa ed eccessiva mobilità d ei capi nrticolari. L 'esito ti naie dello operazioni è cont e nuto ne lle seguenti linee. L e r esezioni delle dialis i, cs('guite tre volte su!1·aùio, una sulrulna, una sopra un osso metlH'al"J)eo cù una sopra il pcrone,


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}Janno avuto ottimo risultato. n periost.io, per quant-o lo permisero le ossa contuse c scheggiate, fu conservato, e la rigenerozione dell'osso av\·enne in tutti regolannente, compr esa la fibula ovc, nonostante l'avulsione di 3 a 4 pollici della sua dialisi, si è avuta la formazione di un osso liscio c solido. Le resezioni articolari non poterono limitarsi alle sole epifisi, ma atteso lo scheggiamento dovettero estendersi alla diafisi. Le due r csazioni del cubito sono guarite quasi completamente, e fann o sperare un attivo uso dell'articolazione, sebbene in uno, avuto riguardo all'estensione dell'omero nsporta.to, si debba temere un membro ciondoloni. La resezione del captt dell'omero, quantunque l'incisione

sillsi )lerfettnmcnte cicntrizzatn, diede ~ uogo a periostite purolenta con intìltramenti marciosi della regione cubitale, ove si dovettero praticare parecchie incisioni. I r ipetuti accessi febbrili con brividi facevano temere l'insorgere del processo piemico, ma la buona nutrizione e le alte dosi di vino e cognac posero l'individuo in condizioni di notevole miglioramento. Le tre amputazaoni vennero eseguite tardivamentc, nondimeno danno luogo a sperare un ottimo risultato. Nell'amputazione delia

coscia, prntica,ta in seguito a gangrena della gamba, la tendenza a tal processo si manifestò nei lembi, sebbene la limitazione fosse gitì avnmuta: però la cicatrizzazione intorno nlmoncone spo:rgente ha progredit o regolarmente, e tutto induce a credere che qne!'to moncone debba essere spontaneamente eliminato. Non coml?utnndo l'estrazione di palle, ebbero dunque lnogo in quesl'ospednlc, in tre mesi d'esercizio, 13 operazioni su 319 rer iti, nella proporzione del 4 °/•. Degli operati è morto un solo. L 'autore in ultimo si estende in opportune riflessioni sulla Clll'a. conservativa. Dice che egli era quasi obbligato a questo modo di cura. perchè la distnnza dell'ospedale dai campi di battaglia non permetteva che vi si ricevessero fer ite a primo t empo. E quando si manifestano i primi segni della pioemia. è forse il caso di venire ad atti operativi? Le condizioni della ferita non esercitano alcuna influenza sull'infezione piemic.'l. i cui egni avvengono senza indizi di aggravamento locale; e nei casi in cui si dovettero praticare le amputazioni, non esisteva alcun segno di probabile pioemia, sebbene la ulteriore conservazione del membro non fosse ritenuta. possibile.


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La questiono dei limiti del metodo conservativo nella chirurgia di go erra non è ancora stata risoluta dalle statistiche; primo perchè nel metodo attuale di dispersione dei feriti diviene difficile seguire il corso di una lesione sino agli ultimi stadi; secondo perchè spesso prevalgono giu<lizi e considem?.ioni individuali. L'autore, dalla propria esperienza sui campi di battaglia e negli ospe(la.li di guerra, è indotto a sostenere che nella chirurgia di guerra russa la. cura conservativa ha raggiunto un grado elevato. Però non si deve credere che cotesta questione sia risoluta perchè migliaia di arti vengano ingessati sul campo di battaglia, e gli individui spediti altrove. Nelle lesioni del femore e del ginocchio si è avuto invero un qualche vanta.ggio dal trattamento conservativo, però sono ancora. trot'PO recenti i fatti percbè si possa dare un preci~o giudizio sull'argomento, quando noi sappiamo che anche dopo qualche tempo queste lesioni possono offrite sintomi di aggravamento tali da compromettere il r~sultato. B isogna far del suo meglio per precisare la dittgnosi di uM ferita d'arma da fuoco, onde riuscire a detenninare le leggi ed i ilmiti del metodo conservativo. Vi sono senza dubbio lesioni che escludono ogni possibilità alla conservazione di un membro. Gli estesi pestamenti delle parti molli prodott.i da proiettili di grosso calibro con scheggiamenti o no delle ossa appartengono a questa categoria. Se, senza considerare la gravezza e l'estensione di uno schcggiamento, si vuole trattare un ca.so col metodo conservativo solo perchè di moda, e dopo 5o G tappe si riconosce l'imJlOssib ilità alla conservazione di un membro, non si è allora nel caso di potere eseguire un atto operativo a periodo opportuno. L'autore infine, dopo qualche esempio in appoggio, riesco alla seguente conclusione: " Il metodo conservativo è uno dei grandi acquisti della chirurgia di guerra, ma i successi di questo metodo non ci debbono distogliere dalla ricerca delle norme atte a determinare con precisione gli estremi limiti del medesimo. ,

Idrartro inte rmltte nte, comunicazione del dottor P ANAS (Gazetle midicale cle Paris, 20 aprile 1878). Il dottor Panas comu1ùcò alla Società di chirurgia di Parigi una i mportn.nte O!isP.•·vazione sopra un idrartro doppio d~ l ginocch io a tipo intermittente regolare.


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h:ra una donna di 22 anni, immune da reumatismo, da scrofola, c da sifilide, che a li anni partorì un fanciullo maturo e 1-ano. Quindici giorni llopo il parto fu a un tratto còlta da idrartro d'amho i ginocchi, indolente ma tale da cagionare un manifesto rialzo delle rotule. Qut'sto stato durò quat.tro giorni c }Joi dispan·e. Quindici giorni 'appresso, il versamento si riprodusse con g li stessi caratteri c durò ugualmente quattro giorni. lJopo altri quindici giorni, gli stessi fenomeni, e così di quindici giorni in quindici giorni per un periodo di r1uattro anni. Intanto ogni cura era rimasta va.na. . ln questo tempo rimase nuo,·amoute incinta, e durante la gmvidall<m J'iùra1·Lro 11011 coUlpan·c. Ma hl ùonna avendo abortito, il ,·ersamonto articolare tornò a manifcl<tarsi quindici giomi tlopo l'aborto. D'allora in poi gli ncccssi sono tornati periodicamente ogni quintl.ici giorni, ma sono più lunghi ed ora lmnno unl durata di otto giomi intiCJ·i . Il dottor l'auas ha u.ssistit.o a tre di questi accessi, ha esami. nato attentamente le articolazioni c nulla vi ha riscontrato di nnonuale, eccetto un lieve ingrossamento delle ritJicgature sinoviali Il soltato di chinina non ha prodotto alcun effetto, ed egualmente le frizioni mercuriali e l'ioduro di potassio. Fino ad ora non si conoscono che qua ttro osservazioni nute nt iC'Ite ùi IJUCs ta strana malattia. E sse sono state registrato nella. tesi lld dottor Rt•j ou, il quale non crede estranea l'azione del 1nitl~ma palustre, senza. })erò dame mgioni veramente conclutlcnti. Da ciò che è noto pat·e che il sesso non abbia grande i nflueuza. Infa tti la mal:J.ttio. è stn.ta osscrmtn in due uomini o d uc

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donne. In quanto all'età essa ha variato da quattordici a ventisette anni, e questo inclinerebbe a far credere che sia una maJatLia dell'adolescenza e della giovinezza. Il ginocchio sembra essere la sede prediletta del morbo. L a durata di ogni actesso in media di otto giorni, e di altrettanti quella dell'intervallo che separa gli accessi. Esaminando attentamente questi casi, si scuoprc che i malati erano più o meno tocchi da reumatismo. Anche In malato. del Panas, benchè pretenda non M'ere avuto mai manifestazioni r eumatiche, ha degli scricchiolii nelle piccole articolazioni d ('! piede, nelle dita delle mani, al polso, al gomito. Anche il giuoc-


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chio cricchia quando è svanito iL versamento. Il dottor P nnn.s conclude che l' idrartro intcrmittente non è probabilmente che una forma rara d 'artrite secca.

Paplllomn. della laringe .f"eltcemeute asportato m e diante In h'rlngo-traeheotomla (TI~e Lw1cct, 9 marzo l ti78). Il dottor Yeo e il professore Lister riferirono alla Società clinica di Lond..a un caso di papillomo. d.ello. laringe tclicement-e rimosso medio.ntc In. laringo-tracbcotomia, ed associato ad aneurisma dell'aorta toracicn.. La anamnes i anteriore di questo caso fu esposta dapprima dal dottor Yeo. E gli disse che il pazie nte, un operaio di 49 anni, si pt•esentò il 13 ottobre all'ospedale di Bl'Ompton affetto da consunzione, ncc usanclo acuto dolore nlln. parte superiore del lato sinistro del petto, ed ortopnea. La sua voce era rauca, e ciò da sette od ot to nuui ; non aveva tosse, ma era emaciato e mal ridutto nell'aspetto. Nell'esame si trovò un'area pulsante della grandezza d'un fiorino nll'estrcmit.ì. s terualc del secondo spazio intercostale sinistro, dove c'era oscurità e accentun~ione del secondo tono, ma nessuna vibrazione c nessuna diffusione d'impulso. Il mormorio inspiratorio era as pro e prolungato, non si sentivano però rantoli umidi. E saminando collariugoscopio, il dottor Yco twvò nella parte s uperiore ùella laringe un 'escr cscem:a. vas colare porosa della grossezza d' una. noccioola, att.aCCI\1..'1. mediante un largo peduncolo alla conu uiss ura anteriore clella laringe ; cosicchè .quando non avveniva la respira~:ione, riempiva completamente la parte s uperiore della laringe, c durante l'inspirazione si notava un intervallo presso la corda vocale sinistra. Quest'uom? a.veva servito in marina nella. Crimea, ed era s tato dichiarato inabile nel 18o6 in conseguenza. di dolori alle gambe. Nove anni prima aveva sofferto di bronchite, e d'nUora in poi il suo respiro era stato ra.ntoloso c breve. Aveva pure avuto, un anno e mezzo prima, per sei mesi, la gotta et,·ante. Il 4 giugno 1877, mentre prestava o.iuto a sollevare una pesante rotaia di ferro, risentì un forte dolore e una sensazione, come se qualcosn. gli attraversasse il petto. È probabile d10 l'nneuris mo. datasse da

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q uello sforzo. Il 16 ottobre fu ammesso all'ospedale .IOng's College, e tenuto in osservazione per quasi un· mese; trascorso il qual tempo, non osservandosi nessun miglioramento, anzi piuttostù un peggioramento, e risentendo l'infermo maggiori dolori e una più grande dispnea., si consultò il professar Lister, e si conYenne che la escrescenza era M-oppo grande e troppo fortemente aderente per potcrla asportare felicemente e completamente attraverso In bocca. A questo punto è il professar Lister che prende a narrare il caso. Egli disse che il tumore apparendo isolato e peduncolato, aveva provato a levarlo mediante la cricotomia, vale a dire mediante la divisione della cricoide e degli anelli superiori della trachea. Fu sorpreso di trovare, in seguito all'operazione, w1o spazio così grande tra le corde vocali. Il male però fu trovato maggiore di quello previs to ; perchè, invece di un solo tumore, c'erano delle escrescenze porose per tutta l'estensione delle corde vocali. Il professore decise por conseguenza di eseguire la totale laringotomia, prolungando l'incisione in alto attraverso la cartilagine tiroide. Ma prima ili eseguirla, si valse del metodo immaginato dal dottor F oulis in un caso recente ùi estirpazione dl!lla. laringe, e consistente nell'adattare al.la trachea incisa un tubo di cuoio piegato pel' impedire l'introdazionc di sangue o di materie vomitate nei canali dell'aria-. Questo tubo, in paragone al tappo ùel Trenùlenberg, ha il vantaggio di presentare minori inconvenienti e di occupare minore spazio. TI braccio più corto del tubo fu ac~uratamente aggius tato nella trachea, circondandolo di striscio di gomma. elastica, mentre che per l'cstremit4\ del 'ùra.ccio più lungo orizzol)tale si poteva amministrare il cloroformio. F u tagliata la cartilagine tiroide ed asportato il tumore colle. corde vocali vere e faL~e; alla superficie cruenta si applicò il cloruro ùi zinco. La ferita della cartilagine tiroide vctme ricongiunta mr.diante una sutw·a di filo d'argento, e quella della. pelle al disOJ>ra della laringe fu riunita mediante i così detti btttlonstitch e con sl.ftul'e di cri no di cavallo. Il tubo fu lasciato in sito 11er pochi giorni, e levato soltanto quando era cessata. del tutto l'uscita del sangue. La parte più alta della ferita della laringe si rimarginò per prima iutenzione, e la parte più bassa, dove era stato applicato il tubo, per granulazione. Durante alcuni giorni, il paziente provò qualche difficoltà a liberarsi daì muco. L 'opera-

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zione fu eseguita il 23 novembre, e- il 11." dicr.mbrc il paziente asseri va che 'da 9 anni non si era mai sentito tanto bene. Il 21 dicembre fu congedato, e il 12 gennaio ,gli fu tolta la sutura d'argento. Questo caso è particolarmente importante, come disse il professore Lister stesso, per una circost.anzn che nguarda molto da vicino la fisiologia. L 'illustre chirurgo si aspettava che questo individuo avrebbe tossito come gli altri, ma non giù. che sarebbe stato in grado di emettere un suon() più forte d'un semplice sibilo. Le osserv:lZioni da lui pubblicate nel 186 1 in un articolo intorno agli anestetici, concordavano perfettamente con questi fatti. Quand'egli era chirurgo locale s()tto il signor Syme, aveva osservato che quando cessava lo stertore prodotto dall'azione del cloroformio, la semplice trazione della punta della lingua non produceva nessun effetto; ma quando la lingua era portata molto avanti con una più forte tirata, la respirazione si faceva subito più libera. Nel dimostrare questo fatto agli uditori, e producendo sopra se stesso lo stertore, il professore trovò che quando la lingua ora tìrr.ta infuori, non gli era possibile produrre il suono stertoroso. Per conseguenza, egli continuò a studiare sperimentalmente l'argomento, praticando un'apertura nella faringe d'una pecora cloroformizzata, e trovò che non si riusciva a vederne la corde vocali per la presenza di due rosse pieghe valvolari, che erano continuamente in azione al dis()pra di quelle. l suoi studi però furono d'improvviso interrotti da. un ispettore del macello, il quale si rifiutava di permettere nuovi "atti di barbarie , ; esempio non isolato nè unico, come osservava il prof. Listcr, del pregiudizio ignorante che, malgrado le migliori intenzioni, pone ostacolo ai lavori della scienza. Si cominciava ad usat·e in quelr opoca illaringoscopio; il prof. Lister continuò i suoi esperimenti esaminando la propria lat;nge, e trovò che quelle tali valvole della fJecora erano i ripiegnmenti fonnati dalla parte pos teriore delle pieghe ari-epiglottiche. Infatti apparve che non solamente le cartilaggini aritenoidi si muovono sul loro asse verticale, ed anche lateralmente, come lo aveva dimostrato Czormak,' ma che possono essere portate in avanti fino alla base dell'epiglottide, in manie·ra che le pieghe della membrana mucosa inter-


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media formino una val vola. Li'ster trovò che lo stertor!l era prodotto dali~! vibrazioni di queste pieghe, le quali portavansi indietro quando la lingua era tirata t.'\nto avanti da produrre una sensazione penosa,, ed in tal modo si a.vem un passaggio per l'aria. Tali pieghe mucose, secondo Lister, formavano le parti vibranti nell'nt.to della tosse , fatto non ancora da tutti conosciuto, e Jler •1uesto appunto egli si aspettava che il paziente fo sse stato in grado di tossire come gli altri. Disse però, che non credeva mai di t.rovarlo capace di pariru·e ~ <Jnantun•Jne avesse dovuto essere preparato anche a questo, poi ehè tanto egli che nltt·i potevano volontariamente produrre il profondo stertore do,· uto all'impedimento opposto all'arin da queste pieghe. Ciò posto, si chiese: e perchè non si producono anche altri suoni? .\llorn. il pro f. Lister pronunziò un'intera proposizione in una voce protlotta dalle vibrazioni delle pieghe ari-epiglottide, ed avverti, che da quando la sua attenzione cm stata richiamata. su questo punto, egli aveva notato che questa specie di voce, nel }Jarlare ordinario, è talvolta prodotta sotto la influenza d'lllHL emozione m01tale. Quando il paziente fu presentato, ·dopo an~r mostrata la cicatrice lineare al disopra della cavità della laringe, prvvò che poteva tossire natumlmente, e pronunziò anche alcune frasi in tono profondo, monotono e aspro, che furono appena. udite dalle JH"rsone presenti. Il dottore l'co aggiunse poche osservazioni per completare h\ storia metlica del <·aso. Egli ave,·a rsaminato il vnziente pru·ecehie ,·olte col hll'ingoscopio dall'epoca dell'operazione in poi, e aveva trovato l'interno dello. laringe apparentemente vuoto; c quando il paziente parlava, le pieghe ari-epiglottidee si riunivano, cd ent.ravano in vibr·azione. Ern stato poi riammesso nll'ospetlalc di Brompton con segni di aneurismn crescente, tenut~ a letto, e trattato con iniezioni ipodermicbe di morfina e abbondanti dosi di iotluro potassico per bocca. X e segul un leggero migliornmcnto. Il dottore Yeo, concludendo, osse1·vavt\ In singolare coinciflcnza del tumore aneurismatico e delle escrescenze laringec, l'uno e le altre sufficienti a produrre quella dispnea, che p1·in:ta. del sussidio del laringoscopio, sarebbe stata err.oneamente attribuita all'aneurisma. <~uesta storin ba aggiunto una nuova ed· in-


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tcressa.nte cognizione sulle funzioni dell'organo della. voce. Alcuni anni addietro si crede va che una persona pr iva della lingua fosse muttl.; ma questo è stAto provato essere falso, Di poi il caso del dott. Foulis ed altri, nei quali la laringe era stata escisa, avevano mostrato, cbe Ja vocalizzazione può essere effettuata con semplici s ostituzioni artiticiali alle corde vocali ; mentre il caso presente dimostra, che il parlare è possibile anche dopo che tutte le parti, le quali si ritiene concom1no a. proflw·re la voce, sieno eliminate. !.'operazione riusci perfettamente, e il modo con cui furono sup emte le difficoltù. fonna la parte più intcressantn nella storia del caso.

Sul tymol c n suo uso uclla cura nut.lsctttca delle ferite, di llA.Ns RANKt; ( Volkmtmn JOi'llt. Vort,·ii[!e, n• 128 Saint- Petersbtwger Medicinisclte W ochensulwi{t, 30 marzo 1878). L e r.attivc conseguenze prodotte dall'acido carbolico nell'apparecchio eli Lister: infiammazione dci tessuti, e quindi iJ loro trasudament.o; qualità venefiche, quando l'assorbimento è in gt·mt quantità, la sua. volat.ilità e l'odore disgustoso, spinsero l'autore a.d usare, invece dell'acido carbolico, il lymol, la cui azione ant isettica vince eli gran lunga quella dell'acido carboli co. E sso è m eno volatile, vi~ne più djfficilrnento. decomposto dall'ossigeno d ell'aria, ed è per l~or·gani smo un veleno quasi 10 volte più deb ole dell'acido carboUco. La causa per cui, ciò malgrado, il i!Jmol fu poco adoperato tino ad ora nella cura antisettica delle ferite risiedeva nell'alto 1wezzo di questo hmedio. L'autore nei suoi esperiment i si attenne stt·cttru11ente all'apparecchio antisett ico occlusionale: non vi fu cbe una snla differenza, quella, che invece dell'a cido carbolico egli si servì del i!JmOl. E poichè, scçondo lludwltz e Lewin, una soluzi.one di l 00Joo Ili l!Jmol impedisce lo s viluppo dci batteti in un liquido alimentar e, mentre non si può ottenere l'eguale risultato che cla una. soluzione 0 ,5 °fo di nei do car bolico ; Rnnke adoperò per polverizzare, per disinfettare gli i s trumenti, le spugne, i tubi di drenaggio, per pulire l'epidermide c onfinante con la piaga, per risciacquare e lavare la ferita, unu, s olu zione ùi solo l 00/oo di tymol, e per meglio dissolverlo, vi a.~5

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giunse qu:J.Iche po' di alcool c di glicerina : Ly1rwl 1,0, nleoollO,O, glicerina 20,0, acqua 1000,0. L ' unico prc)lamto cnrbolico do. lui usato, fu il catgut. Ln garza. trmolicn veniva preparata allo stesso modo come la carbolica; solta11to, che i11recc di parafina si adoperava cera: 1000 pru·ti eli garzo. imbiancata, 500 di cetaccum, 50 di resina c 16 di iymol. <.tnesta materia da mcdicatura sommamente morbida e o.rn: ndcYolc assorbe il sangue e la scerczioue della ferita come una spugna, e r cncntlo anche furtementc imbevuta, rimane molto clast ica. La tecnica ncl l\tp]llicazionc dcll'apparcccltio fu la stessa cowe per quello di Listcr. Se la secrezione delle ferite non :n-riva ra fino :~.ila parte esterna dcil'appareccbi o, esso rimanenl. immobile per otto giorni. Un'altra lmona CJUalit;\ s i aggiunge a questa materia antiset tica, cd è l'odore forte e gradito (lel f.Jtmol. L'autore pul>blica {)!-1 casi trattati coll'a])parecchio di f.l!mol, fra i qua li 7 estirpazioni di mammella, (di cui 3 con esteso vuotnmento della cadtà ascellare); lO .incisioni d'idrocele, 2 operazioni radicali di ernie nel basso Tentre, 2 amp utazioni dell'omero, 3 amputazioni della gamba, 3 amputazioni alla P irogoff, l resezione della coscio., -! rese:.: io ai del gomito, l ferita · d'arma da fuoco nell'articolazione del ginocchio, l tì·attm·a complicat-a d·eua. gamba, l resezioue dclranca, l resezione dell'articolazione ùel ginocchio, 1 resczione della spalla, 2 incislolli per ig roma prerotulco, l osteotomia cuneiforme al disotto del g mndc trocan te ro. N o n morì nessuno degli operati, n è fu colto dalle . . complicazioni soli te a mrt1ùfestars i ne Ile ferite. Fatta eccezi one di due, il COl so della malattia fu totahncnle asettico. (Le feri te non produssero ma.i dolori, g li orli d i esse non furono mai gonfi e arrossiti, la. secrezione .pocl1i:.sima c inodora). l)apparect:ltio di tymol riduce a minimo grado la secrezione ne Il (l feri te ns<.'ttiche ; perciò l 'apparecchio ~ i cambia ùi rado cci è questo un van taggio capitale su quello carholi co. La guarig ione è più sollecita, le spese, in causa del cnmbiamento meno frequente degli ap}lnrecclli, e malgrado la gran (liflerenza. di prezzo fra i due rimedi, sono minori che nell'apparecchio carl>olico. Inoltre l'apparecchio di tymol non agisce come irritante s ulla ferita c nelle parti circostanti, non produce eriIrma, nè crz~ma e non ha influenze velenose sul!'organi mo .

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I casi sopra citati furono osservati nella clinica chit·w·g ica di Yoll<mann a Halle. E nella stessa clinica vennero eseguite poco tempo fa 3 ova.riotomie col sistema s uddetto, c giunsero alla gual'igione .;eu:ta 'reazione di sorta. Aueurismn. popJite o, l egntoru. dell'urte ria femor·ale, d e llll femorale profonda, d cHa feJuoralc comune, de!l'otttu•uf.rlee, dcll"iliacu esterna e dell'iliaen )trimith·a; morte p e r emoa·rnghJ. seeoaulnrha, r elazione del dottor \VnuToN (Plliladelphia ?nedical 1'irnes, 10 no\'cmùrc 1877) .

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Il 3 maggio 1877 presenta.vasi all'ospedale dell'Università di Peusilvania Giorgio G., afl'etto da grosso aneurisma. situato n('l cavo poplitco sinistro, il quale nella sua maggior circonferenza misurava al di sopra della rotella vcntidue dita, mentre il membro sano non ne mistu·ava che quattordici allo stesso punto; esso l'i estendeva dal margine inferiore ùcl cavo popliteo aJ terzo inferiore della coscia. Egli raccontav~ che s'accorse dapprima dello sviluJ>parsi del tumore dopo una storta del ginoccb.io sinistro a\·venuta più-di quattro anni innanzi: da quell'epoca in poi andò sempre crescendo c s'accompagnò a dolore o.cerbissimo. L'infermo fu tenuto a letto col membro offeso sollevato e gli si J)rescrissero tintura d'aconito 3 goccio con 5 grani d'ioduro potassico di :;ci in sci ore. Mar1uio 7. - Gli velllle applicata al membro la fasciatura. d' Esmarch e laseiata .per un 'ora, ma non ne conseguì che un gran dolore senza il minimo cambiamento nel tumore. Fu cominciata la. comp1·essione d.igitale suU 1arteria femorale .che arrestò completamente la pulsazione nel tumore e fu cont inuata per venti ore, ma fu d'uopo sospenderla percbè il paziente era molLo affievolito cd il suo stomaco era di vantato initabilissimo. Dopo quell'operazione non si avverti nel tumore un cambiamento peJ·cettibile. Fu deciso allora di allacciar la femorale non appena L'infermo sarebbe in grado di sopportarla. Maggio 12. - L'infermo trovandosi in buona condizione, l'ar-

teria fu legata all'apice del triangolo di Scarpa con una doppia minagia c la ferita venne chiusa. La pnlsazione nell'nreu nisma.


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Rl VIST.\.

cessò affatto, il memb1·o fu ricoperto con cotone e la. temperatura ùel membro malato si riconobbe essere più alta che nel membro sano. !Jfaggio 13. - L 'infermo sta bene; la temperatura del membro è quasi normale. Si lagna di grave dolore nel tumore, che vien calmato coll'uso generoso della modìna. 'M«f/!JÌO 14. - Ha meno dolore, sta bene; la piaga par guarita.; il tumore diviene più solido; misura presentemente dici:move dita. c mezzo. !J[agqio :n. - Il malato l! stato considerevolmente bene tino a questa mattina, quando si avverti che usciva. sangue dalla. ferita. Questo si arrestò mediante la compressione dell'arteria femorale. Fu aperta. la. ferì ta, se ne rimossero i coaguli e si riconobbe che l'emorragia proveniva. da. un'ulcemzione delle tuniche del vaso, a poca distanza al di sopra della legatura, la quale non era. spostata; nessun coagulo s'era. formato nel vaso. Il vaso fu allora legato sopra. e sotto l'ulcera e la ferita fu richiusa. Maggio 22. - Il pniente re.agì bene, si nutrl copiosamente, prese ferro e chinino. Mag,rJÙ) 25. - La forza dell'infermo è accresciuta; ~a. pia.ga è piena. di gmnulazioni di buona natura. Jfwlf!io 28. - Ha passato una notte ilTequieta. Questa mattina. la temperatura si è elevata ed il polso è celere. Verso le undici, un 'abbondante emorragia erompe dalla ferita e yiene frenata mediante la compressione della. femorale; la piaga venne scoperta e ne furono estra.tti i cougttli l<'u rinvenuto che lo scolodi !langue derivava da uu'esulcera:6ionc delle tuniche della femorale J)I'Ofondt\j questo vaso fu legato sopra e sotto la sede d ell'emorragia. . !JI(Jfff!tO 29. - L'infermo ebbe buona rea:r.ione dopo l'emorragia e mangiò abbondantemente. (}iug1w 4. - L 'infermo è in buone condizioni; la. ferita. olf1·e un bell'aspetto; l'aneurisma scema di volume c misura adesso cUciassette dita. c mezzo. Giugno 11. - Questa mattina proruppe snbit.amente il sangue dalla piaga; venne, aiTesta.to colla compressione, ma quando questa fu tolta il sangue spicciò così profusamcnte che fu impos -

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CHIRURGICA

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sibilo di accertarsi quale fosse nella piaga il punto donde fluiva l'emorragia. Il vaso venne allacciato appunto al disopra dell'origine della femorale profonda; dopo d'aver assicurata questa legatura, il punto sanguinante fu trovato nella ferita. L'emorràgia in questo caso sembrò venisse da un vaso dilatato tra la femorale e l'otturatrice. L'infermo sentivasi molto estenuato dopo l'emorragia; gli si diedero stimolanti. a larga dose e si rimise lentamente.• Giu.qno 15. - Le condizioni dell'infermo vanno di nuovo migliorando; si nutre bene, la piaga ha buon aspetto; il sacco aneurismatico è più resistente; havvi minor dolore nella gamba ammalata. Giugrw 22. - La legatura della femorale comune è venuta via; •• Ja ferita ha buon'apparenza. Giugno 23. - Questa mattina il paziente &inquieto; si lagna di dolori intestinali e di prurito sulla piaga; la temperatura è alta. Durante il J>Omeriggio, un'abbomlante emorragia proruppe dalla ferita al punto ove era venuta via la legatura della temporale comune; fu arrestata mediante la compressione; il dottor .Agnew legò ora l'iliaca esterna adoperando una doppia minugia e chiudendo la ferita; l'emorragia cessò completamente. L'infermo si riebbe prontamente avendo perduto poco sangue; la temperatura del membro affetto è più alta che nel sano. G-iu.qtw 24. - L'infermo è agitato e si lagna di grave doglia ' nel tumore: gli si dà una larga. dose di morfina. Verso le dieci di sera manifestassi un'abbondante emorragia. nell1\ ferita superiore in cui er~r stata allacciata la femorale comune ; fu frenata colla compressione nella ferita c con molta difficoltà il punto sanguinante fu assicurato mediante la lesina di Horner. In questo çaso sembrò che l'emorragia. venisse dall'~tturatri ce. Il malato che aveva perduto molto sangue, si rimise a stento. • Giugno ·2a. - Le forze son migliorate ; si nutrisce bene; le . piaghe banno buono aspetto; il sacco anew·ismatico si contrae, v'ha tuttavia considerevole dolore nel membro. Giugno 27. - Questa sera manifestossi emorragia dall'otturatrice ch'era stata ultimAmente legata: fu frenata colla compressione non essendosi potuto riconoscere il vaso sanguinante nella ferita a motivo della violenza dell'emorragia. Il dottor C. T. Hun-


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ter legò l'iliaca primitiva che an·estò intieramcnte il flusso sanguigno. La ferita. fu chiusa ed il membro fu involto nel cotone. L'infenno si riebbe lentamente: gli si diedero stimolanti e cibo con mano pn.rca; la temperatura del membro era soddisfacente all' infuori del piede. Giugno 28. - L'infermo è in piena reazione; lo. temperatura in tutto il membro è alqun~to più alta. che nel sano; si ciba convenientemente. Luglio 2. -L'infermo passò una notte agitata. Questa mattina. alle 8 1/9 si palesò emarmgia nella ferì ta ove era stata. legata l'ottura.trìce; fu arrestata colla compressione sulla ferita e il punto S<\nguinnute venne accertato con molta difficoltà. Dopo l'opera• • zioue l'infermo si l'i ebbe bene. Luglio 3. - L'infenno fu agitato e delirante lungo il giorno ma si nutrì iliscretumente. La sera alle 8 1/t l'infermiera avvertl che sgorgava sangue daJb ferita ov'erano state legate le iliache : i'u applicato lo strettoia addominale che inlpedl ulteriore emormgia, ma l'ammalato era molto esausto e gradatamente declinò e morì nel termine d'un'om circa. Esame necro.scopico (dodici ore dopo la morte).- Esaminando l'arteri!\ iliaca l 'allacciatura sull'iliacn esterna fu trovata al suo posto : 4uella dell'iliaca primitiva fu altresì trovata in sito circa mezzo dito al disopra della sua. biforcazione. Era vi nell'iliaca primitiva un coagulo, un dito ed un q~arto nl disopra della legatura. Circa tre quarti di dito al disopm della legatum si rinvenne un 'ulcer~ perforante nella parete del vaso di quasi tre linee di diametro donde ernsi fatta strada l'emorragia: fu quindi intl'odottn, una cannella nell'iliaca primitiva sinistra e fu tolta la legatw·a dall'otturatrice. Allora iniett.ando del liquido, questo scappò liberamente fuori dell'otturatrice mostrando che.l'otturatrict: s inistro. era sostuita. do. rami anastomotici (rn. le ilinchc interno destra e sinistra. Nel mettere a nnùo il sacco · a11eurismatico si trovò il nervo popliteo stirato sopra il sacco. .All'apertura di questo se ne rinvennero le pareti inspessitc da coaguli organiz~ati, esso conteneva coaguli grossi ed organizzati. La superficie posteriot·e del femore tutt'intorno ed Ull 'poco al disopt·a dei condili era denudala del periostio a moLivo delllt pressio"ne del tu-

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CIIlRUI{OICA

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È ùa. notarsi in questo caso che l'infermo, un dicci anni _priDla, era stato aft'ctto da si tilidc costituziona le.

Discosstouc sullo. disarticolazione dello. cosctn. alla Accadt~mtn, c alla Società di chlrurgin. tll Parigi ( J ou·m al de médeoin~ et de cltiru.rgie pm,tiques, maggio 187S). Un'ampia discussione occorse all'Accademia di medieina ùi Parigi intorno la disarticolazione della coscia, la quale fu promossa dal professore Verneuil per n1ettere in mostrn. due punti importantissimi. È un fatto che il pc1·icolo principale nella. disarticolazione della coscia è la emorrag-ia che uccide nn gntn numero di operati; la compressione è infedele lJOrchè impraticabile. Egli perciò segue un processo t~ mcclwtt,, col cttmlc comincia la incisione sull'arteria crurale, e allacciatala, continua la opera:tione legando i vasi a mano a mano che si presentano. Opera poi con un ga-mmautte ( bislottrt) come se si trattnsse della estirpazione di un tumore. La operazione cosl eseguita è un po' lung:t, m a la emostasi è assicurata. Siccome 'poi il Verneuil teme sopra ogni altra cosa. il ristagno dei liquidi putridi. nella. cavità cotiÌoide o intorno ad essa, porciò lascia la piaga _aperta e senza riunione. In quanto alla legatura preliminare dell'arteria crurale, essa è stata fatt.1. tante volte, che non potrebbe e&serne messn. in dubbio la opportunità. Ma Ì)l generale il metodo della dissezionn lenta col quale si legano i vasi successivamente, non ha. incontrato favore. I professori Richet, Legouest, Rochard, Trélat l'hanno rifiutato, e la Società di chirurgia non pare l'abbia accolto più benignamente. I chirurglli militari, nella cui pratica la operazione è stata assai frequente, sono di avviso che sia piì1 facile e più vantaggioso agire rapitlament.e; le allacciatiU·e s i fanno alla superficie del moncone nìolto meglio che nel fondo drlla ferita, e la prontezza della operazione ha non lieve importanza nel compimento di <Juesto gran traumatismo. • Il p rofessor H.ichot, corroborando il suo dire con degli esempi, afferma che la cmostasia si fa benissimo per mezzo di spugne ap-


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plicate alla superficie dei lembi e compresse con discreta for1.a dalla mano degli aiuti. Il dottor Perrin afferma pure che facendo afferrare e comprimere i lembi dagli aiuti si evita la emon-ngia. Pel timore della emorragia, in un caso particolare, il dottor Tillaux fece la operazione metà con l'ansa galvanica e metà col termo-cauterio. L'esito non fu molto incoraggiante, benchè si fosse completamente evitata. la perdita di sangue; la malata morl l'undecimo giorno per infezione purulenta. Tillaux dette cagione di questo accidente al ristagno del pus. Per nostra parte confessiamo che abbiamo un po'di·ripugnanza per queste immense piaghe cauterizzate. In una ragguardevole memoria letta alla Società di chirurgia, il dottor Farabeuf ha lungamente studiato le disposizioni anatomiche e mostrato come i pr ocessi che risparmiano la regione interna e posteriore della coseia sono quelli che aprono meno vasi alla emorragia, ed ha mostrato come la sce.lta del processo sia di importanza capitale a riguardo della perdita del sangue. Ci dispiace che gli oratori abbiano generalmente troppo trascurato di ricorda~e la compressione dell'aorta. In una persona. ben clorofonniQ:zata essa non è cosi difficile come comunemente si cr ede. Se prima si sollevi il membro o si ~mprime con la fascia elast_ica e quindi si fa la compressione della aorta con un cuscino e una cintura addominale, può compiersi l'operazione con perdita modicissima. di sangue. La proposta del professore Verneuil. di lasciare scoperta la ferita risultante dalla disarticolazione ha destato una viva opposizione. I chirurgb,i stessi che non erano d'avviso di chiudere affatto la ferita hanno detto come essi ne avessero sempre riunito una certa parte con felice risultamento. Per la. coscia come per la s palla noi approviamo risolutamnntc il pro~edere di coloro che fanno la riunione totale, applicando la. fognatw-a sotto la metlicatura eli Liste1.. Il dottor Farabeuf nella sua comunicazione alla Società di chirurgia ha passl\t{) in rassegna circa quara.uto.ciuque processi di <lisarticolazione, ed ha mostra-to come i più antichi operatori avessero già riconosciuto il valore dell'allacciatura preventiYa della femorale. Ha pure dimostrato como certi processi facilitino


CHIRURGICA

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l'avvicinamento dci lembi e lo scolo del pus, r-ome il lembo nnteIiore, i due lembi anteriore e posteriore producano un{l vasta })iaga e diano occasione a grandissima perdita eLi sangue, e clte finalmente i processi più facili e che cagionano la minor perdita di sangue siano quelli ovolari o circolar i con incisione perpendicoiare esterna. Descrisse poi e raccomandò un processo che ha somiglianza con quello del Yerneuil. Comincia con una incisione alla piegatura dell'inguine sui vasi femorali, per la qualo prima. di tutto allaecia questi vasi. 11\uovendo da questa incisione diretta all'infuori presso a poco secondo la direzione del collo del femore, disseca e taglia il snrto.rio, il tricipite, la inserzione dello psons, poi scuopre il collo, distacca i tessuti fibrosi, a.pre l'articolazione, disarticola poi taglia llerpendicolarme·nte i tessuti della parte posteriore della coscia; fa una vera racchetta. Rasentando cvsl l'osso è diminuito il pericolo dell'emon-agia ed assicurata la. rapidit-à della disarticolazione. Fatta l'operazione, il dott. Farabeut raccom1•nda con rn.gione la dissezione e la resezione del nervo sciatico alla maggiore altezza possibile. Questo processo aspetta la sanzione dell'esperienza, poichè non è :ancora stato eseguito sul Yi\!o. ·M a siccome -è fondato sopra un esatto studio di questa operazione, è lecito ~spettarsene il miglior risultamento. <:ura della.. COI!II!Ialgla e tu01orl blnncbt del ginocchio col metodo delle trazioni continue; al>ltre appllc aztonl dl. questo metodo, dd dottor PA.NAS. (Jmtrnal de médecine e de chirurgie pratiques, maggio 1878. Da gran tempo il dlottor Panas usa per la cura della. cossalgia c dci tumori bianchi del ginocchio il metodo delle trazioni parallele. Questo metodo, .divisnto dal pro f. Sayre di N ew-York, .consiste nel fare sul membro malato una estensione continua c Jlarallela all'asse del corpo. Questa estensione che si fa mediante pesi, richiede l'uso dii un apparecchio semplicissimo, al cui modo d'applicazione però il dottor Panas attribuisce un.a grande importanza. Un certo numero di strisde di diachilon l111nghe circa un m etro e larghe due ·centimeh·i, si appiccicano sulla gamba comin-


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rinndo dalla parte inferiore tlt:l ginocchio tino alquanto al diso lll':l rlei. mnlleoli c si dispongono in ruoùo che la loro Jmrte meùia venga a faro al di:;otto d el pietlo una specie d'ansa o di staffa. ne lla qualC' tlcvc JHts;arc In conia cJre sosterrà il }Jeso. Con nn scco1Hio ordine di s triscio disposte come la cifra otto intorno la. gamha si consoli ciano le prime c il tutto s i ricuopre con un giro di f;\!Win . .-\ tlir breve, hisOI!nn di,-pone le striscio in modo che aderiscano sopra nna grandissima s uperficie e che possano resislcrc n. un forte tir:.uue nto senz:.l scivolare sulla pella, cci i movimcmti del p ictl c non s ieno impediti c che per cousegucn~a non sin s u eli n~;;o pt·es o il punto di n.ppol-(gio. Questa. parte dell'apparecchio elevo ('<$r,r e thtutiUC l'at.ta t.:on la più gntn rliligenzrt, poio.;hè s pesso da ciò dipeil(IC la buona riuscita. del metodo. Il 1lottor Pann~ m~:comnudi1 una precauzione inùjs pcn'5auilc, che con::istc nel collocare ne lla s tatl'a una piccola tavoletta pet· mani C'nere un;t s nftkientc distanza fra letlue striscic ;senza di cl1e •!ucst c tino striscio, tent.lcu.to nd avvicinarsi per effetto dello stinuncnto verrebbero a confricare i ma.llcoli e vi càgionerellbero una penostL comp.·o~sionc. Biso){ua pure l'Lvere riguardo ùj gna•·nirc que;;ti punti d'ovatta, come pure il margine inferiore dell'apparecchio. La conia con cui dove farsi In." c · tensione, fermata alla staft'a., i riflette s u di una ca.n·ucola fi,:sata alla s barra del piede del letto., e alla sua est n .• u1ilà s i sospendono i pesi che \·ariano, second o i f'a~ i, tht uno n tre o quattro fiuo a. sc•i e otto chilogrannni. Fina.lru eutc per cvi.h\re le tlcl'iazioui tlclme mhro specialmente in fuori, si mantiene in pos izione con una larga ftlmla e un cuscino situati alla snn. fat'C'in e-.t crna. Ln co nii'OC'sten~ ion e è fatta dal peso dello stesso malato, o pct· questo i nHtl crnssi tleùbono esser e disposti un poco in pendio ~ per forma. che le !!palle sieno alqu:Uito più basse del bacino ; oppure ;;i rollocnno sotto i piedi anteriori d erletto delle zt•ppe as~<a i alte per sollcra•·e qucst~t parte del letto a una certa altcz1.a e •lar~li una inclinazione notevole in addietro. Cosi la contro-estensione ~i f:l benissimo nell'adulto. li dot.tor Panns, e il dottor Lucas- Championniìwe, eh o 1ife risce r1ncsto proccs;o;o del dottor Pnnas, fanno risaltare i vf'ln~gi che ne d eriva no. Prillla ùj tutto liCrmctte di operare il rachlrizza-


CllllWll.GlCA

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mento del membro senza bisogno di cloroformio, vantaggio non lieve specialmente nei fancilùli. Un altro vantaggio consiste nella. relativa grandissima mobilità del malato cosl cumto ed in una più grande facilità. di movimento, e in ecrU momenti della cm·a. p uò sedersi sul letto, cambiare di posizione senza inconvenienti. Sotto il riguardo terapeutico i vantaggi sono più importn.nti ancora. Un primo effetto quasi costante è la diminuzione talvolta immediata del dolore. U11 secondo effetto importantissimo è il completo raddrizzamento del membro dopo la j(tmrigione; il cbc n on si rnggiunge quasi mai con l'applicnzione dci mi~liOJ'i apparecchi. B oltre a Clò, con la. estensione continua, l'articolazione n on essendo resa immobile, nella mngf,riOI' parte dei cn~i la guarigione accacle senza anch ilosi. Anche i tumo ri bianchi del ginocchio con questo modo di cura possano guarire non solo senza anchilosi, ma senza rigidità articolare. Il dottor Panas ha uso.to questo metodo nelle frattm·c della coscia ed in un caso di frattura intmcondiloidca del femore, ed i vantaggi che gli attribuisoeo sono questi: che cagiona un minimo rl\ceorciamento del membro, permette ai malati alcuni movimenti durante il corso della cura, non cagiona quel notevole dimagramento del membro con indebolimento che sempre deriv;1. dall'applicazione di un apparecchio ordinario, c fimtlmente e''it.a ·la tigi"<lità del ginocchio che scmp1·e succede alla immobilit:ì prolunga.t.'l.

Iuftue nza d e lln. gU.c t-rinn, sni c o ccobntte ri settici e nelle lnte zloul s t>ttic lte, del dottor Jollann :MIKUI.rcz (Lal~[Jenbeck, Archiv. XXII, 2 l3crlin bei llirscltwald - Cor• t·espMden~ Blctlt fitr Schwei.zer Aerzte, 15 aprile 1 ~78) . È noto cb e so da un lato la glicerina fu sperimentata. in teoria c in p ril:tica come UJY eccellente antisettico, d'alt.t·a parte essa ha Ja. propr iettì eli assorbire In, sostanza patogonica, di fissarla e ma. n tenerla atti va per lungo tempo ( Vw·cinenyifl; Senator' s In.feotèons versuche ntit Glicerhut tracten eiterhaltige1~ l!'Wssi,qlwiten, ecc.). L'autore nel s111o lavoro si propose di chiarire questo fenomeno inc01uprensibile. Basandosi sulle osservazioni di Bill-

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roth sull'infezione settica, pubblicate nel suo lavoro sui cocco· batteri, egli fa i seguenti quesiti: 1• Quale iofluenza eserciti L'l. glicerina sulle combinazioni chimiche contenute nei liquidi putridi, e 2• Sugli organismi che vi si contengono. Non essendo note le combinazioni chimiche attive del setticismo, non è possibile rispondere direttamente al primo quesito; }>er ora la risposta sta tutta nella proprietà della glicerina provata col mezzo degli esperiment.i, di fissare, cioè, i corpi albuminosi e i loro derivati, nncorchè sieno volatilizznbili; la quale azione è presumibile anche nei prodot.ti putridi dei corpi albuminosi. Per sciogliere il secondo quesito, Mikulicz studiò : 1• Quali sieno le condizioni, per le quali la glicerina è atta ad impedire lo sviluppo dei cocco batteri. (Oggetto dell'esperimento fu il sangue f1·e~co di bue allungato con acqua.) 2• Sotto quali condizioni la glicerina possa distruggere le forme yegetali dei coccobat~eri. (Oggetto dell'esperimento fu il liquido di Pasteur, nel quale i coccobatteri avevano formato razza per l'aggiunta in esso di sangue putrido.) Tutti gli esperimenti indistintamente ebbero i risultati segùenti: 1° Che un contenuto di 2-10 °/o di glicerina ritarda il prin-. cipio dello sviluppo dei cocco batteri ( 1-5 giorni, secondo Il\ temperatura); se esso però è già incominciato, il processo non s'arr esta; 12-15 °/o di glicerina rallenta l'intiet·o processo eli putrefazione, e lo sviluppo degli organismi è incompleto; 20 °/o di glicerina bastano per evitw·e tolalmellle lo sviluppo dci coccobatteri, e quindi la comune pntrefazione. (I funghi prosperano egualmente.) ' 2• Che la glicCI·ina ba la facoltà di u ccidere le forme vegetati ve dei coecobatteri settici; una. mistura di 50 °/o lo fa con !10" C. di temperatura in 2-3 ore; con 40• in 12 ore; con 30• in 7 giorni, e con la temperatura delle stanze in 5-7 settimane. Sotto il 50 °/o l'azione si rende più debole; con 30• cessa com.. pletamente. Questa proprietà della glicerina di uccidere i coccobatteri in


CHIRURGICA

quelle condizioni trovate dall'autore, facilita l'ctttiva pw·tecip(tzio-ne eli essi nei liqu~di che agisco,w settic(tmente, se1,za cdterare le co-mbinazioni chirmiche crmtenutevi; ciò che non è possibile evitar e con t utti gli altri metodi (cuocere, estran-e cogli alcool, eèc.). In questo senso l'autore intraprese una lunga serie di esperimenti accuratissimi e bellissimi. sull'infezione settica. II coniglio fu l'animale usato negli esper.imenti; il metodo d'aJlplicazione dei liquidi, l'iniezione sottocutanea. :Mikulicz fece le seguenti

osservazioni; L'iniezione d'un liquido settico, nel quale vennero uccisi tutti gli organismi putridi per l'influenzo. della glicerina. aggiuntavi nelJe proporzioni sopraiudicate, produsse uno sconcerto violento ma passaggero dell'organismo, c l'esito non fu letale. Vanimale mori sotto la setticimia quando l'aggiunto di glicetina nel liquido settico iniettato fu così insigniticante d!C non mettere in pericolo l'esistenza delle varie forme vegetali coccobatteriche. L'autore vione dunque a con chiudere, concorda.ndo con le idee

espresse pr·ecedentemcntc dn. Billroth (coccobutle1·ia septiéa) : che l'organismo infetto setticamentc muore per un veleno ch imico, e sono gli clementi viventi e crescenti dci coccoùattcri sett.ici, che riproducono di continuò nell'organismo vi vente il veleno; il quale, se ~i incorporasso nna sòla volta, non pToùut·reùbe ch e una passegge'ra perturbazione. È perciò pienamonte giustificato il nome di setticismo parassitnrio.

D~lht.

lnJiuenza. della posizione degli at.rU sulle loro at•tlcolaztoul chtl lato flslologlco clinico c terapeotlco, del dottor E. l\IASSE: (Ret•ue me-~tsltelle· de mddecine et de cltirzwgie, n• 5, 10 maggio 1878).

Di poi le ricerche del Ronnet sulle posizioni der1li a·1·li nelle· m rtlattie articolari, lo studio delle cause e degli effetti di certe posizioni determinate nelle malattie delle ar ticolazioni ha senlJl r e occupato l'animo dci chirurghi. Anni addietro ilprof.Courty tornò a considerare la questione sotto l'aspetto terapeutico in una. memoria letta al congresso di Lione del 18 73, e nello stesso anno il dottor Alùert di Vienno. ne tmt tò il lato tisiologico; e<l ora. il dottor ~Iasse ri prendendo i di versi clementi della c[uestionc


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ha voluto riscontrare con nuove esp~ri cnze le ricerche del Bonnet e dell'A lbcrt e fare degli ottenuti result.aroenti una aJ)plicnzione pTatica alla patologia c alla cura delle atrezioni articolari. Il BÒnnet facendo delle iniezioni forzate nelle articolazioni aveYa osservato che queste iniezioni ponev.nno l'arto in una posizione tissa, che si denota col nome di posizione del Bonnet, e corris ponde secondo lui alla caJ•acità massima della sinoviale. L e espcl·icnze dt-ll'Albcl'l riferite in uno scritto suJla: Capacità delle m·ticola:!inni nelle trwo vm·ie posìzioni, confermano l'opinione del lionnet. I resultamenti ottenuti dallVIa.sse con un processo ch 'ei· riguarda più esatto e più fisiologico della iniezion~ fot-zata differiscon o su pat·eccbi punti dalle conclusioni del Bonnet e delL!\.lbert. Ci limiteremo a citare.qua.lcuna delle più notevoli differenze: Così rispetto al ginocchio, la injezione forzata mette l'articolazione in scmitlessione con un angolo ru1 poco più aperto dell'angolo retto; in vece, secondo il 1\Ia.sse, la posizione in cui l'ar: tic:olazionc sembra avere la massima c.apacità corrisponde a un })ÌCCOlO grado di tlessione misw·a.t,n, da un angolo di. l<i,Q• gradi. L'abduzione, col braccio spinto in :wa.ntì, ò pel Bonnet la posizione che dà alla sinoviale della spalla la sua maggiore capacità, lllnntre ill\Iasse b-a trovato che la piil gran capacità corrispoJ\de n Ila pos izione che ])rende · il braccio natuml~ente in vii'tù del vroprio peso nella stazione crettrt coft membro quasi parallelo al tronco. Finalmente dopo la iniezione forzata dell' tu·ticola?jon e della coscia, il femore si colloca nella abduzione con rotazione in fnori, facendo nel tempo stesso con le pareti addominali un angolo di GO gradi. Dal processo del MrtSsc apparisce che la siL'lOYiale raggiunge la massima sua cnp:tcità in un leggiero movimento combinato di fl essione e di abduzione, con la punta del ])i ed e rivolta direttamente in avanti, il femore facendo un angolo ili circa. 140• gradi con la parete n:ttcTìore del tronco ed essendo l'angolo di abduzione di circa 50•: all"opposto di qu!tnto asseriva ii·Honnct, In rotazione iu fuori anzir.bè ingrandire la capaciti\, non fa che diminuirla. Il dott. M:lStiè ha poi studiato l' influenza della posizione degli arti sulle diverse parti costituenti l'articolazione, i legamenti, i muscoli, le aponevrosi la pelle e le ossa, ed ha, a furia di molte C!-peri en:r.e, cercato ùi conoscere quale è lo stato di tutte queste


Cflffi UROICA

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parti nei vnrii tempi della esrursione fisiologica rlelle leve ORS<'e ed ha potuto stabilire la regola che la sinovial e, i ligarneuti, le aponevrosi e la petlc sono in uno stato di medio rila ciamen to IJUaudo queste leve ba.nno compito esattamente la metà della lol'e escut·sionc. H.i sJ>Ctto ai muo;coli, il pt·obleron. è più complesso a cagione dci molteplici uffici di questi organi ed è difficile stabilire r egole ns:;olute riguardo la posi:donc più adatta a ft~roriru& il riposo. L 'autore è così condotto a trattare la quc~.tione ùr lla. immobilità. e della posizùme mtlurale delle articolazioni, s ulla. quale quistioue il Conrty mnni.fcstò nella s ua memoria alcune idee ingegnose. Cosi questi indica come posizione (li riposo per l 'articolazione della coscia, !"estensione sul bacino. con adduzione d elht coscia, per il ginocchio la estensione compl('la. u Sotto l'aspetto clinico, dice il }!asse, può nrnmettcrsi l'utilità della estensione pcl ginocchio e per In coscia nolJa cura delle malattie· articolari; ma sotto l'n::petto anatomico e tisiologico1 la posizione n1edia. di queste a rticoluziooi uou è la esten.sione, ma un certo grado di flessione. , Infatti nella estensione il lif!amento ~:assu­ lare dell'articolazione deUa coscia è fortemente tc:;o in aranti e piegato in addietro, la testa del femore in parte fuori ù_clla cavi t;\ co ti lo i de; la parte posteriore del collo J1retne sul sopra.ciglio cotiloideo; la sinovi.ale stirata in n vanti c rilasciata posteriormente. :Medcsimamcnte per il ginocchio l1nvvi tensione i:lci fa sci lcgam entosi posteriori e ùei lignmcnti laterali; la. sino,·iale è comr>ressa. posteriormente e le superfici ossee fortemente ravvicinate. La seconda parte del lavoro del dott. ìl1asse ~ dedicata allp stud io delle cause e degli effetti delle posizioni delle membm 11ellc artropatie. In quanto al primo punto, rautore si studia di concìliare le differenti teol"ie che a tal proposito sono state messe i nnanzi, manifestando l'opinione che le diverse condizioni ello <:ngionauo le lesioni anatomiche in 11uesto o in quel periodo della malattia. influiscano s uccessivamente sulle ca.use capaci tli s po~:>tare le leve ossee n ella tale o tal altra posizione. Dapprincipio i • malati prendono con le loro membri\ qu&llll. posizione da cui sono J'iù sollevati1e questa, posizione è q nella che corrisponde alla ma.ssima. capacità della sino\riale. Più tn.rdi la volontà diviene impo·tente1 c i malnti soggiacciono a dolorose contrazioni che fanno prendere ngli arti po.sizioni auol'lna.li. Finalmente, a lungo an-

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ùnre, il rilasciamento ùei ligamenti cagiona notevoli spostamenti, delle sublnssazioni e delle lussazioni, vuoi p er l'azione del peso, vuoi per le contrazioni reflesse.mosse dal dolore articolm·e. N ella terza parte il dott. ~!asse considera le conseguenze terapeuticlle che emergono da c1uesto studio tisiologico e patologico~ passando in disamina gmn quantità. di apparecchi 11roposti pm· la cura delle malattie articolari ; e termina con una rapida discussione dci vari i metodi di cUl·a, quali L' immobilit:ì, la estensione e la controestensione, l' istantaneo o lento ralldl'izzamento, e delle ùitfcrenti iuùicazioni di tutti questi processi.

Due casi dl tranmutlsmo del plesso bra~lalale (Be. vue -men$u,.lle rle rnétlecine el de chù·n''{!ie, n• 3, 10 marzo 187:;). Il dottor Putnnm, di 13oston, riporta un caso di un giovane, il ttttnle tr0\'1\IHiosi usanti un cannone nel momento che ne part.h-a il colpo, ebbe il braccio portato nella estensione forzata c gravemente scottato, ma >;en7.a fra.ttur<l. nò lnssnzione; si osservnv11. solo decolorazione completa della. pelle. I>oco a poco si avviò a. guarigione e ben presto non rimase altro elle una cianosi marcata. nelle parti inncrvate d:ll nervo mediano. Un punto si è ch e stropicci ~ndo l cg~ermente le parti cianotiche, la decolorazione scompariva c la pelle conservava per qualche tempo il suo colorito normale, prova dell'influenza esercitata dt\ tale mn.nipola.;r,~onc sui nervi m somotori, e dovuta probabilmente ad un'1tzionc ritles:;a sol)mHenicnte per meno del nervo mediano: questa disparizione della cianosi sembrerebbe indicare piuttosto la dilatal\ione dci vasomotori che la loro contrazione. Il f1ttto più interessante fu l'cstonl;ione dolla lesione fatta nl plesso brachiale }ler l'estensione fon~ata del braccio. Lo. corrente galvallica. fu il solù trattamento nl quale si ricorse. Il dottore ilay di Chicago riporta un caso di lesione tlel pl e~s() bmchialo senza llccolorazioue.dello. pelle nè frattura. Si tt·n.tta di un n. signora, In. quale, cadendo da un bakone, stese il braccio sinistro per prrscrvnro il suo corpo, il di cui peso fu }lOI'Ctò s opvortalo ùall'nr~o mrdesi mo; l'i~enti dUJI(lt·imn. un dolore sordo o un intonucn limcnto lungo il bn11:cio che aumentarono al punto


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che essn. chiamò un chirurgo quarantotto ore tlopo nella ipotesi che fosse sopravvenuta una lus.-azione od altra affezione chirurgica che dapprincipio non era. stata riconosciuta. Dopo otto settimane, il braccio era completamente senza movimenti, le clita erano distese e paralizzate, avvicinate strettamente l'una all'alti-a., e l'ammalata andava soggetta n dolori violenti fra le spalle, al collo, al braccio, all'avambraccio c fino nelle dita. Dopo undici settimane, si rilevava atrofia considerevole dei muscoli ed il volume dell'avamb1·accio era diminuito eli un terzo; gli interossei disparvcro rapidamente; la peli "l divenne bianca e ·brillante. Malgrado i dolor i vivi che accompagnavano i movimenti, vi era anestesia. Il trattamento consistè nell'applicazione di vescicanti sul tragitto del plesso cervicale e brachiale, e nella somministrazione di preparati di stric1•ina e di olio di fegato di merluzzo internamente, c la guarigione fu quasi completa.

Dellaenra dei l'ersamentl del gt.uoccblo per mezzo clell'upirazlone (Gazette des lWpitau:~;, 18 maggio 1878). Il signor Dieulafoy ritorna, nella Ga.zzetta ebrlnmada1·ia, soprrt. •ruesta questione a. proposito di due malati affetti , il primo da un versamento traumatico, l'altro da. idartrosi reumatica, volendo cercare di convincere con nuove osservazioni coloro che non sono abbastanza persuasi della innocuità delle punture aspir atrici del ginocchio e della. frc11uente efficacia della loro azione. " ~on dico già, così ei dichiara, che questo genere di cura sia applicabile in tutti i versamenti, nè che riesca in tutti i casi in cui altri metodi curativi hanno fallito; ma ciò clte mi sembra emergere dall'attento esame di duecento casi, st è che l'aRpimzione d ei liquidi del ginocchio, quando la. indicazione ne è bene stabilita e l'operazion<r ben fatta, costituisce un metodo razionale etl efficace di cura. " 11 primo di questi malati, discendendo da un omnibus mentre Io. vettura era ancora in moto, provò nel ginocchio destro un vivo dolore, e risentì, così egli disse, una specie di scricchiolio nell'articolazione. Sei giorni dopo eravi il versamento. Un'aspimzione estrasse 80 grammi di un liquido sanguigno molto• cupo.


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Fatta quindi una compressione moderata sull'ar!Jcolazione con della ovatta e una fasciatura circolare; il liquido non si riprodusse; otto giorni dopo il malato ne uscì completamente guarito. Nel secondo caso si trattava di un uomo reumatizzato colto d& dratrosi al ginocchio destro che si era formato lentamente nel termine di otto giorni dopo aver sofferto dolori nei due ginocchi. Niente febbre. L'operazione fu cseguitacon l'ago n• 2; si trassero 115 grammi di un liquido chiaro e viscoso, contenente Wla piccolissima quantità di globuli· bianchi e di globuli rossi. Fatta Wlll moderata compressione, il terzo giorno dopo l'oper azione, il liquido ernsi lent-amente riprodotto; al quinto giorno si eseguì una nuova aspirazione che estrasse 48 grammi di un liquido identico aJ precedente. Rinnovata la compressione, il liquido 1~on tornò più e, nove giorni dopo, la guarigione era assicurata. La innocuità della puntura nspiratrice sembra provata dal dottor Dienlafoy; in centocinquanta operazioni di questo genere eseguite sul ginocchio, una sola è stata seguita da inconvenienti. Metodo operatorio. -Per fare l'aspirazione di un Hquido contenuto nell'articolazione del ginocchio, si mette la gamba in estensione, si circonda l'articolazione con una fascia di caoutch6uc, e in mancanza di questa, con una fa-scia di tela avendo CUl'a1 ben inteso, di lasciare allo scoperto 1l punto verso il quBle è stato respinto il liquido e su cui deve farsi la puntura. Quest<> luogo di elezione ò il cul di sacco esterno dell'articolare sinoviale sulla. linea clcll'estremitil superiore della rotnla e a due centime~ri circa al difuori di quest'osso. Per eseguire la ~n tura. il dottor Dienlafoy raccollUI.nda unicamente l'ago n• 2 che non ha che l mo2 di diametro. Quest'ago che prima si pulisce ben bene è fatto penetrare nei tessuti e nell'articolazione, e mantenutovelo fisso si aspira il liquido. È inutile stropieciare I'fticolazione, perchè questa manovra non avrebbe che l'inconvementc d'irritare la. si erosa moltiplicando i suoi punti di contatto con l'ago. Allorchè il liquido è stato vuotato di ritira l'ago e si fa la compressione circondando il ginoccllio con 0110 strato di ovatta a cui si ;;ovrappongono giri ltene stretti di una. fascia di tela o di flam•lla.


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Bisogna altr~sì circondare il piede e la gamba con una fascia drcolare affine di e~·itare l'edema che non tarderebbe a prodursi. Yentiquattr~ ore dopo la operazione si toglie l'apparecchio e si osserva ciò che è avvenuto. Due oasi possono darsi: o il liquido non si è riprodotto, o almeno non si è formato che in piccolissima quantità; una. nuo,va aspirazione non è dunque necessaria e si fa da capo.la compressione. Se al cont.rnrio, il versamento è l'icomparso il giorno dopo o quello appresso in notabile quantità, si opera di nuovo l'aspirazione che si fa seguire dalla compressione come la prima volta. I versamenti, sieno o no sanguigni, che derivano da causa esterna guariscono rapidamente e in generale dopo una o due aspirazioni. I versamenti siero-fibrinosi (idrartro) · richiedono una curala di cui durata è variabile (da una a sei aspirazioni), molto breve in alcuni casi e in tutti minore certamente di quella che è necessaria con altri metodi di cura.

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Dell'artrite tubercolosa, meu10ria del dottor LANr-"ELONouE, letta a!Ja Società di chil·ungia di Parigi nella seduta del 17 aprile 1878. (Dalla Gazette Médicale de Paris, n• 18, 4. maggio 1878). U signor Lannelongue dà lettura di una sua comunicazione sopra una forma di artrite ancom male conosciuta, che egli proJ>one di chiamare artrite tubercolare o sinovlte granulare. Questa affezione è qualificata. dalla presenza di granulaùioni miliari sulla sinoviale articolare. Essa si osserva più frequente di quello .che venga generalmente amme-sso; J>Cr suo conto ha potuto riscontrarla. g,ià due volte neWanfiteatr•anatomico. La prima volta. egli ha chiaramente veduto·delle granulazioni tubercolari sopra un bern~ccolo fungoso della sinoviale della articolazione coxofemorale posta attorno alla cavità cotiloidea. La coxalgia non a.vevn che un mese di data, ed il bambino era mo'rto in seguito a difterite. Disgraziatamente la preparazione che era stat..a rimessa a:, un disegnatore andò perduta, e l'esame istologice non potè essere fatto. Da qualche tempo il signor Lannelongue ha ricevuto nel su() •

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scompartimento parecchi ammalati che egli sospettò affetti dalla. medesima lesione. In uno di questi lo svilugpo .di una meningit(} tubercolare ha fornito l'occasione di far e una autqpsia, l;inter esse della quale si completa con quello di un'osservazione seguita fin dal principio del m_ale. Il signor Lannelongue si propone di ritornare più tardi su questo soggetto; ora. egli desidera solamente di richiamare l'attenzione dci suoi colleghi, invitandoli a. ricercare con cura questo. lesione nelle loro autopsie Fino ad oggi non esiste che una sola osservazione del signor ComiJ.,. nella c1uale è fatta menzione ùi tre preparati analoghi, veduti e studiati dal signor Koster a \Vttrzbourg. L'osservazione del signo1· <Jornil rìguarda un uomo di 54 anni,. tubercoloso, con caverne polmonari: quest'uomo fu atretto da tuxwre bianco del gomito, ed ebbe a soccombere per i progressi dell'etisia. Sulla sinoviale fungosa del gomito esistevano dellepiccole granulazioni salienti, miliari, semi tras parenti od opac~e; alcune emno intieramente giallastre. Tutti i caratteri is'tologici delle granulazioni tubercolari si trovavano riuniti in c1uesti piccoli noùuli. Questa osservazione è di una grande importanza per avere richiamata l'attenzione sopra una affezione ancora mal conosciuta,_ ma essa è disgraziatamente assai incompleta sotto il rìguardo della. evoluzione del tUlllor bianco ùel gomito, ecl essa non ci fa. vedere c1uali possano essere i caratteri propri della sinovite articolare tubercolosa. • I preparati anatomici presentati ùal signot· Launelougoe provengono da un fanciullo dell'etA di 12 anni e mezzo, entrato all'ospedale nel gennaio 1878: non Yi erano -antecedenti tuberco-

losi nella sua famiglia. Aveva semp.re goduto buonissima salute fino a due anni or sono, l)llj.Ildo fu affetto da otoiTea. Due mc&i fa si manifestò improvvisamente un dolore vivo al ginocchio sinistro, che fu seguìto da leggero spandimento articolare. 11..4 aprilo 11ltimo egli fu preso d,l meningite, e soccon,bè rapidamente. All'autopsia· si riscontl'lJ.rouo delle granulazioni tubercolari disseminate sui cui ili sacco infiammati della sinoviale. Queste lesioni differiscono essenzia-lmente da quelle che si osservano in seguito ai tubercoli delle ossa.


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<:a s o uotc 't'ole dl fe rita da c olpo di pls toh... U dottor GAY Snrn: di Croonis-hill-Greenwich scriveva all'editore del giornale The L rmcet, 18 maggio 1878, quanto segue:

La mattina del 15 marzo di quest'anno Y. Z. tentò di suici-darsi scaricandosi una rivoltella appunto sotto la regione car<liaca. La palla penetrò verso il margine inferiore del quarto spazio intercostalc un dito al disotto della mammella sinistra ed un dito e mezzo a destra di questa. Essa attraversò il polf!!OUC passando obliquamente all·insù ed all'esterno, uscendo dalla cavità. ·toracica presso la piega inferiore dell'ascella., ma restò profondamente in volta nelle parti molli. Vidi il ferito circa m~z 'ora dopo: ~gli era allora in uno stato di collasso, provava qualche difficoltà di respiro ed espettorava frequentemente piccole quantità di sangne e di muco: la ferita anteriormente era cl ittica, la pelle che la circondava era molto annerita e quasi carbonizzata per lo spazio d.;un dito attorno all'apertura; verso la piega posteriore dell'ascella v'era alquanto sangue travasato cd un enfisema non molto esteso. Fu messo in posizione semieretta e gli si fecero prendere di quando in quando dei pezzettini di ghiaccio. Stette in istato di collasso da sedici a diciassette oro, e lungo il giorno bevve piccole quantità di brodo fredlio e di latte. Passò una notte -agitata. Il dl seguente lngnossi di gran sensibilità nel petto: la. respirazione non oltrepassò 28 al minuto, il polso era a 84 e la temperatura normale: meno una lontana e fine crepitazione, i i suoni del torace erano appena alterati. Il caso andò migliorando di giorno in giorno, l'espettorazione sanguigna diminuiva quotidianamente f! cessò l'unclecimo giorno. Accusava poi dolo1·e ed iperestesia in corrispondenza della sede del proiettile e siccome era smanioso d'esserne liberato, lo estrassi il dodicesimo gioJ=nO. Dai solchi che si vedono su di esso è lecito suppone cl'nl fu spinto contro una costa prima di uscire dalla parete posteriore del petto_ · La ferita anteriore fu cicatrizzata fi n dal ventiduesirno giorno: il malato non promva il menomo incomodo dall'atto del tossire ed era affatto calmo di mente. Riflessioni. - Il caso surriferito ci offre un esempio di più della perfetta guaribilità delle ferite d'arma da fuoco interessanti i l polmone. Però non fa d'uopo dargli un significato più este~o

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di quello che il fatto per se stesso comporta. E specialmente non bisogna perder di vista la forma ed il volume del proiettile, che essendo piccolo ed acuminato divide i tessuti come farebbe un corpo pungente e tagliente, senza trascinare dinanzi a sè ed introdurre nelle cavità in cui penetra e nei visceri che attraversa. pezzetti di vestimenta od altri corpi stranieri come farebbe una. palla più grossa e sferica. L'importanza di questa. differenza salta agli occhi di tutti e e non ha bisogno di dimostrazione: non sappiamo però trattenerci dai citar qui, a. maggior conferma. di essa, che in Crimea ci .avvenne di aver in cura due casi di ferita di polmone da palla da. ·moschetto, 1dei quali uno fu susseguito da morte verso l'ottavo giorno, l'altro guari in capo a tre settimane. In ambedue i casi il .proiettile aveva attraversato il lobo superiore del polmone destro ed era rimasto conficcato nella parete tora.cica posteriore ed .aveva dctenninata emottisi. Questa fu più abbondante nel caso che terminò colla. guarigione·, nel quale inoltre l'infermo .stette jn istato di collasso per tre giorni in ti eri, mentre il caso che sortl .esito letale non presentò fenomeni gravi se non toccato il quarto giorno. Si noti che tutte le circostanze sembravano favorire il secondo caso assai più del primo: eppure questo sopravvisse alla. ferita. e l'altro soggiae<tue. Quale fu la ra.gione dell'esito diverso? Crediamo di non andar errati affermando che la diversità del proiettile ne fu la precipua se .non l'unica ·cagione. Infatti nel primo la ferita era st."ta prodotta da palla ogivale che dividendo i pannj ond'era coperto il militare come avrebbe fatto una punta di lancia, non ,aveva introdotto nel torace alcun materiale estraneo ad essa., mentre nel secondo, la palio. ch'era sferica, aveva portato seco e pro}>abilissimamente lasciato nel polmone frustolini di tela, di panno, d'imbottitura, ecc., che irritando continuamente colla loro presenza il polmone vi promossero e mantennero la suppura.zione a cui tenne dietro la pioemia etl a questa la morte. Che male non ci fossimo apposti nell'interpretazione di qnei due fatti ne aveiDDlo la riprova nel 18il9, in cui ci si presentò un altro caso dl ferita del polmone da palla acuminata rimasta. in cavità, che, sebbene aacompagna.to a tutta prima da copiosa emottisi e da grave collasso, venne a guarigione così completa da per-


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mettere al ferito di continuare nel militare servizio, nel quale perdura tuttora . .Argomentando, a maiori ad minus, si durerù. poca fatica a comprendere che la ferita di cui c'intrattenne il dottor Gay Shute abbia avuto esito fausto; quando l'ebbero egualmente fausto due d elle tre. ferite da noi citate, le quali per la mole del proiettile, " almeno del doppio maggiore•di quello d'una. rivoltella, dovevano aver causati nel polmone ,guasti più estesi e di maggior gravezza,.

LIL,;:atto atlanti& .-lolenta, prof. Unoe, dott. HA OF.Y.ANN, e dott. Boerroen (Archiv. fiir klù•ische Cllint~·gie ·vor~ Langebeck. Band XXI, 1878). , Con questo nome è indicato dagli autori uno spost~meuto violento delle apofisi inferiori articolal'i dell'atlante portate la. d est~a in avanti e la sinistTa indietro dalle corrispondenti apofisi superiori dell'epistrofeo. Questa Iussazione fu osservata in un conciatetti che il29 aprile 1877 cadde dall'altezza di circa 10 metri, riportando oltre la sopradetta lesione uno scheggiamento dell'omero destro. La posizione della testa, desc1;tta minuziosamente dai citati autori si può compendiare in un giro parzi~le sui suoi tre assi principali. La rotazione sull'asse verticale era indicata dalla direzione anteriore di tutta la pa.rte destra del viso, quella sull'asse sagitta.le dalla. obbliqua. direzione del viso con quella. media del corpo, finalmente qnellasull'asse orizzontale si rendeva. manifesta dalla sporgenza del mento. llla.ringe è un po' spos~to a sinistra e la. parte destra del collo-è flaccida nel mentre è tesa quella di sinistra. Parimente ~lla nuca la porzione destra sembra rigonfia, e .la sinistra flaccida infossata, in un punto dove il paziente prova. v ivo dolore. ll ·processo spinoso della prima vertebra è spostato a. destra ; vicino al medesimo a sinistra si nota un'elevazione ossea che corrisponde al processo trasverso di detta vertebra, mentre a destra nel posto in cui corrisponde l'analogo processo si nota un infossamento. Il capo ha in parte perduto i suoi sostegni posteriori, la rotazione ed il piegamen.t o sono 'impediti totalmente verso destra., appena possibili a. sinistra. Degni d'osservaz.ione soprattutto sono i sintomi di paralisi col-

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legati alla soprade~la lussazione. Dessi consistono in paralisi del p lesso faringe.o e del nervo ipoglosso a sinistra c in quella. isolata ùel glpsso faringeo a destra. La parola è stentata, il movimento ùella lingua faticoso, e nello spingerla infuori prende la form.a di un to ndo cavo con concavità a destra e convessità a sinistra, una fo1:ma di paralisi unilaterale differente dalle }>arali.si corrispondenti del nervo ipoglosso. Questa paralisi si estende al velo '-)Jendolo del )nedesimo lato. La paralisi del glosso faringeo destro è i:1dicata dalla mancanza del gusto nella porzione media e posteriore destra clelia lingua esaminata accuratamente con piccole porzioni di sostanze amare, acide e dolri e con unta. debole corrente d1induzione. Non esistendo questi fenomeni ne1·vosi anteriormente nell'individuo in esame, è naturale che dovevano attri~ buirsi alla riportata lesione. A fine poi di determinare in c1ual modo potevano i sopril,detti nervi esser tesi o lacerati furono eseguiti dal professore Flaesebcck vari esperimenti e dimostmzioni sul cadavere. D& queste risultò che il nervo glosso-faringeo uscendo dal forame giugulare all'altezza dell'atlante sta vicinissimo alla parto an wriore d ella colonna. vcrtebrale e può essere leso da un piccolo spostamento di detta vertebra. In riguardo al nervo ipoglosso sinistro, si osservò che nella posi:tione dell'atlante descritta, le s ue radici nel canale midollare si presentano fortemente stirate. Questo .s tiramento derira che nel passaggio attraverso la dura madre questo nervo si porta indietro allontu,nandosi signiticantemente dal suo punto d'origine della superficie anteriore e latemle del midollo. Il nervo fi ssato tra. questi due punti collo spostamento dell'atlante soffre una distensione la quale cessa solo colla riposizionc in sito della nominata vertebra. La pressione che questo nervo può rioevere dai due rami dell'accessorio di \Villis in mezzo ai quali esce, qui sta in una condizione suborùiuata, poichè sembra. che abbia. subito uno stiramento nel medesimo posto, come lo prova la paralisi del velo pendolo che è innervato dal plesso faringeo. Questi esperimenti inoltre precisarono: 1• i rapporti del canale mi dollaro col midollo il quale non venne compresso non tanto per l'ampio • lume della prima vertebra, quanto dalla posizione del dente dell'epistrofeo come centro del movimento; 2• lo spostamento delle npofisi articolari nel senso ùeter·n1inato; 3• la n i una lesione del-

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l'arteria vertebrnle. Pe1· ciò che riguarda l'etiologia non si possono dare precisi ragguagli. Il paziente è caduto da un tetto col braccio destro al di sopra della ruota di una carrozza; è rimasto privo di conoscenza e non ha offerto traccia di offesa al capo ed al collo. La lussazione può essere stata causata o da una posizione angolare del corpo col (lllpo che nell'immediata interruzione della caduta per l'ostacolo della ruota fu portato ad un grado di abdu1.ione e rotazione tale da provocare la lussazioite, oppure dalla posizione del braccio destro esteso al di sopra della testa il qual braccio ca(lendo sulla ruota e ricevendo tutto l'urLo della caduta anche fratturandosi per continuazione d'effetto esercitò la sua azione sulla test.n. Il paziente è dell'età di 34 anni, di media statura, forte e robusto. La temperatura serale si eleva sino a 38,2, il polso da 80 a 90 battiti, le funzioni digestive normali, la sete e l'urinazione acet·esciute. I dolori alla nuca impediscono il sonno. Al braccio scheggiato fu adattata una fasciatura gessata· e la consolidazione avvenne in tre settimane. La riposizione della. vertebra lussata fu tentata il giorno susseguente alla leslone. Messo il pai'.iente in una sedia e fissato edile· spalle alla medesima, si esercitarono trazioni sul capo in alto ed indietro coi pollici di ambo le mani poste sui proressi mastoidei, e le dita incrociate al di sotto della mascella inferiore. Incominciando. con una lenta estensione ed un flrte piegamento del capo verso la spalla sinistra si finiva il tentativo di riposizione con una rapida rota~ione a destra ed indietro. Non riuscendo questo primo tentativo esso venne ripetuto più volte insieme alla diretta pressione del processo sinistro dell'atlante, ma senza risultato. Il paziente era esaurito sin quasi allo svenimento; ma però incominciava a poter muovere il capo. Il giorno appresso fu ripetuta inutilmente la manovra coll'individuo coricato; allo scopo d' influire sul miglioramento della. lussa.zione e sui sintomi nervosi, fu posto in estensione colla fasciatuT~ del Glisson, e in tal modo la mobilità c:tel capo migliorò gradatamente in modo che dopo poche settimane l'individuo era i11 grado di muovere il capo in tutti ·i sensi. Però l'estensione di tali mo•i menti non raggiunse il limite fisiologico, e persistettex:o, sebbene ridotte al minimo, il piegamento della testa, i dolori alla. nuca, lo. paralisi del gusto ed il disturbo di motilità della lingua.

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Snlla rcsczionc dell' artlcola.zlonc del glnecehio (Deutsche rnilitairdrztliche Zeitschri{t, 27 aprile 1878).

n dottor W. St.n.rk,clte pubblicò nella Bilwoth' sclwt Gr.atttla-

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tùms sclwi{t von prof. D! v. Czerny : " Beilrage zur oper.ativen Chir.urg1e; Stuttgard ::. 878 ., un estesissimo lavoro intitolato : Zu (ler Statistik tuul de:n Endrest,ltaten del· Gelenk resectioneu. (Sulla statistica e i rifmltati finali delle resezioni articolari) • prendendo in ispeciale considerazione il miglioramento .delle condizioni nella mortalità r iguardo alle resezioni dell'articolazione del ginocchio, nota i segue nti punti generali : l ) Si debbono distinguere con esattezza diagnostica.}e diverse lesioni o malattie dell'articolazione, la qual cosa è inculcata particolarmente da Socin. 2) Su tale base bisogna stabilire con la massima precisione le indicazioni e il momento deU'operazione. Anch.e Asché dice : " Prima di procedere all'operazione, bisogna considerare la speciaHtà del caso, le circostanze consecutivA, c tenere in conto l'espetienza dei chirurghi. " 3) Si applicheranno quei metodi operativi che più corrispondono al caso. 4) Si dovrà attenersi rigorosamente al metodo ant.iscttico nella cura delle ferite_ 5) Nel trattamento consecutivo, il facile scolo della secrezione e il principio del riposo assoluto, in favore del quale parla specialmente Koenig, debbono essere tenuti in grande considerazione. Lo sCOJlO dci risultati funzionali non consiste, come. lo riten~no Ried, Hcyfelder, Huter, NoudOrfer, Metzler, e come He ine propone anche per l'articolazione di cui qui si tratta, nel r istabilimento di una articolazione mcbile, bensì nell'ottenere l'amchilosi. Secondo l'autore, le varie opinioni emesse c pubblicate nella letteratura medica, sono da. giudicarsi nel seguente modo: l) Ln. incisione interna semilunare, dei cui vantaggi funzionàli parla. Heine, non corrisponde alle esigenze nella misura stessa come il taglio ad arco intorno l'orlo inferiore della rotula. (Indicazione di Textor). 2) .Per le medesime cause si deve fare l'estirpazione della. sinoviale, che HUter non trova ragione di conservare'. E rJuesto vale pure per la bors:1. mucosa dell'estensore crurale. 3) Per ciò appupto li\ reseziooe parziale raccomandata da ScnfUeben e da Roser, e per la quale anche Koenig si mostra inclinatQ, non è effettuabile. Heyfclder, Volkmann1 Hliter e Socin lo rico-


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nobbero pur essi; e la statistica stessa parla in questo senso. 4) La regola di Koeuig ùi conserrare, segando, tutto ciò che è sano, non è in contraddizione col princip_io suddetto. Per la cura. consecutiva i'esperienza ci insegna che il più pericoloso •coglio alla riuscita dell'operazione consiste nell'abbondante suppurazione e nella difficoltà di darle libero scolo. Per ciò che concerne più specialmente l'amputazione della coscia dopo le malattie dell'articolazione del ginocchio, la mortalità di queste, secondo le citazioni di Koenig, giunse negli ospedali di Londra al 22,2 °jo e in qublli delle provincie al 25 °jo, secondo la statistica. di Bryant al14,28 °fo. J calcoli di H!kter tolti dai rapporti inglesi (7 49 casi con 156 morti) dànno il 19 °jo. Le staListiche generali di Heyfelùer, di Trélat e di ~1alg~igue porta.no le morti al 50 °/o, 52 °/oe 62 °jo. In tempo di guerra, durante la prima catnpa.gna dello Schleswig-Holstein, su 128 amputati ne morirono i 7, ciò che corrisponde al 60,15 °jo; nel!' Ameri ca del N ord su 1597 amputati ne morirono 1029, cioè il 64,43 °jo. La mortalità nell'ultima guerra franco-germanica itnporta.il 77,9 °/o (254 amputati). I ragguagli raccolti sulla mortalità dopo le resezioni nelle lesioni dell' articolazione del ginocchio dànno, secondo H ol.mes, (95 casi) il 28,4 °/o, secondo Price (291 casi) il 27 °/o. Koenig calcola nei bambini le morti al 19,6 °jo; Heyfelder, negli allulti il 39 °/o. Altri calcoli generali dello stesso lleyfelder e di Hodges fanno ascendere la mortalità al 30,7 °/o c al 33,1 °fo. Riunendo gli ultimi risultati delle resetioni di Dillroth, Metzler e Nussbaum (61 casi con 30 morti) la proporzione sale al 4~ , 1 0 jo. Molto maggiore essa è nelle rcsezioni eseguite sul campo di b attaglia. Fino al 1867 ne erano indicate 30, delle qualì solamente 6 pervennero alla guarigione: 80 °/o. Alquanto migliorato si presenta il risultato della guetTa 18 70-71; poichè, su 85, le rnorti furono 66; la proporzione è del 77,6 °/o. Se si divide ques t'ultima somma. in feriti di resezionc primaria e in feriti di resez ione secondaria, si ha che su 41 di pTimnria ne guarirono 16; i morti furono dunque nella proporzione del 69,9 °/o; mentre che s o 44 operati di resezione secondaria 3 soli guarirono; la proporzione è dunque del 93,1 °jo. n nnetodo conservativo fiMImente dava, secondo Bìllroth, in tempo di pace, una mortalità. del 22 °/o (sopra 77 ammalati 17 morti). Nella guerra d'America.

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Dil.J' annovera 103 feriti d'articolazione del ginocchio trattati col :sistema conservativo, dei quali ne morirono 5a; cioè il 51,4 °fo. Lncke nella s ua relazione rlcgli anni 1870-71 ripor~a 50 rasi curati col sistema aspett.ativo, dei quali l'esito fu letale per 24; il 48 °fo. La propor1.ione per cento dimostra che i risultati pratici di tutti tre i sistemi non differiscono, in med.ia, che di pochi numeri (in tempo eli pace : amputazioni, 22,2 25 °/o, 14,28 °/o, 19 °/o; resezioni, 28,4 °fo, 27 °Jo, 19,6 °/o; sistema conservath'o, 22 °fo. In guerra: amputazioni, 60,15 °/o, 64,43 °/o, 77,9 °/o; r esezioni, 80 °/o, 77,6 °/o; sistema. conserYativo, · 51 ,4 °Jo, 48 °Jo; amputazioni generali, 50 °/o, 52 °/o, 62 °/o; resezioni, 30,7 °fo, 33 °/o, 49 11 °fo); che raffrontando le statistiche generali s ulle amputazioni c s ulle resezioni, sorprende cl1e esse parlino dccisàmente in favore delle ultime; finalm ente che il metodo con ser vativo diede in guerra di gran lunga i migH·o ri risultati; le amJmtazioni cattivi, e ancora peggiori le resezioni prima del 187071. In questa guerra però furono almeno un p o' migliori delle amputazioni eseguite nella stessa e}>Oca. I risultati funzionali fa' 'or eYoli alle resezioni del ginocchio non corrisposero finom, nè p er il numero nè per la perfezione, alle aS}>ettazioni odierne, come lo llimostrano i dati ùella guerra 1870 -71. Asché così riferisce in proposito: su 9 opcrati di rcsezione e guariti, 3 dove ttero camminare col bastone c con un tacco rialzato; 2 con dop}1Ìa gruccia; l con una gruccia c col sostegno d'una macchina; 1 pure c:on la macchina;·1 dovette essere amputato alla coscia per defo.)rmità, qualche tempo dopo, c l fu amputato più tardi alla gamba per fessure della tibia.

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41Comc agiscono l bag nllclro-aulnc rali, ùel dott. r. AL. zrn (It~dependencia ·medica, 21 marzo 1878). Una commissione della Società d'idrologia medica. tli Parigi, nominata perché presentasse a quella Società un riassunto critico dei lavori pubblicati sulla tanto controversa questione dell'assorbimento cutaneo nel bagno medicamentoso, e perchè istituisse nuovi esperimenti, nell'intento d'an-ivare ad una soiuzione del pr oblema sottoposto alla sua investigazione, diede fine al suo còmpito leggendo alla dotta corporazione, il 4 aprile 1870, la sva. ragionata relazione, le cui conclusioni erano le seguenti : 1• Che nelle condizioni ordinarie del bagno la pelle umana. in istato di sanità non assorbe le sostanze s<:iolte nell'acqua. 2• Che è necessario per conseguenza spiegar altrimenti che4 • per mezzo dell'assorbimento cutaneo l'azione dei bagni medicamentosi. Per darsi ragione della prima delle suddette proposizioni, la. commissione rammenta che la pelle umana è coperta d'una vernice sebacea che, sebbene si lasci penetrare da altre materie che non siano acqua, non si lascia penetrar nè da questa, nè dalle sostanze in essa disciolte; poiché l'acqua - dice la commissione - non ammolla il mcntovato intonaco sebaceo, che è quanto dire che, nel caso di cui si tratta, questo lìquido non possiede la. prima ed indispensabile condizione pel suo imbevimento e conse-

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RIVISTA.

cutivo assot·bimento. I risultati contradditorii fin qui ottenuti, la commissione Li attribuisce a varie cause irregolari, di cui le principali sono : le escoriazioni della cute più o meno apprezzabili alla vista; la distruzione per mezzo di friziou'i con saponi alcalini della suddetta copl'r ta scbacca, nel qual caso e nel primo - dice la corruuissione - la pelle non è nel suo stato normale ed ordinario, e perciò non possono essere compresi nella prima proposizione : il tlifetto dci processi analitici nell'invt>stigazione delle sostanze assorbite; e finalm ente, e soprattutto, l'assorbimento d ella materia polvcrulenta, che la evaporazione dell'acqua depone sulla cute, se questa non s'asciuga scrupolosamente all'uscit· dal bagno. Or bene, se nel bagno il cui veicolo è l'acqua, non havvi assorbimento, come agiscono i bagni idro-miucrali? Diremo col signor Oré, illustre professore della scuola di medicina di Bordeaux, che ha trattato questo importante argomento in un eccellente articolo del Nouvecm Dictiomwire de -médecine et de cllintrgie • pratiques, che nello stato attuale della scienza s'ha da ammettere che i bagni idro-minerali agiscono por una mera azione di contatto ? Por poco che riconosciamo che le modificazioni che i bagni imprimono nel tegumento esterno si riverberano in tutti gli appaI'ati dell'economia, come già lo fanno presumere, f(a. altre di molta importanza, le più trascendenti funzioni respiratorie che il detto involucro adempie, crediamo senza difficoltà che sia alquanto dubbio che in molti bagni minerali non s'assorbisca una certa quantità d'acqua e delle sostanze che questa tiene in soluzione. Infatti, la. maggior parte dei bagni idro-minerali contengono sali ~lte per la loro alcalinitù. sono capaci di sa.ponifica.re c pertanto di sciogliere - 'e con tanto maggior motivo in quanto che questi bagni soglionsi prendere varii giorni di seguito - il surramentato intonaco scbaceo il quale, sebbene come protettore in\'olucro ripari l'organismo dai più frequenti e comuni accidenti dell'assorbimento cutaneo, non impedisce probabilmente quello di molti sali sciolti nelle acque minerali. Crediamo tuttavia che nelle condizioni ordinarie del bagno è molto scarso l'assorbimento a cui accenniamo, e che per questo motivo è pure alquanto diffic ile il comprovare nell'urina. c nella saliva, che sono gli umori su cui la commissione dirigeva le sue investigazioni, l'esistenza


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di quei sali alcalitù che furono assorbiti. lu prO\'a di ciò t.eogasi conto dapprima che le basi di questi sali trovans i già abitualmente nei suddetti umori dell'economia, e per eolmo di difficoltà· i n q uaotità.variabili; e in secondo luogo, che n eppur sigruficher ebbe gran cosa, che in questi umori non si scu()prisse la presenza degli acidi e dei saU a cui alludiamo, quali sarebbero il carbonico, il soltidrico, ecc., perchè per la circostanza che se ne p ossono facilmente staccart< e prender la forma gasosa., potrebbero fuggirsene per le vie l'salanti del polmone e della pelle. l~ <tnantunque questo assorbimento si verifichi in proporzione ris tretta, non potrebbero la grande estensione della pollo e la magg ior at~ività che 'spiegano, gli agenti terapeutici amministrati per questa. via, come ne fanno fede le iniezioni ipodermiche, per esempio, compensar la scarsezza dell'assorbimento ? P erò, checchè ne sia dell'assorbimonto per mezzo della cute dell'a<~qua e dello sostanze che tiene disciolte, non credo che si ·rlcbba ammettere l'opinione del degno professore della scuola di Bordeaux, il quale pretende che questi bagni non agiscono se non se per una mera azione di contatto, nè lascia tampoco di attribuire, como propone la detta commissione, all'asso1·bimento o diffusione cutanea l'azione dei bagni idro-minerali. Ed infatti s'irradia dai bagni idro-minerali un torrente - non mi perito chiamarlo così - di effiuvii, costituito dai fiuidi termi co ed elettrico, dal vapor acqueo, dai gaz: come l'ossigeno, l'azoto, gli acidi carbonico, solfidrico e fino anche l'iodidrico cd il bromidrico, tanto comuni nelle acque minerali e da piccole emanazioni di sostanza o1·ganica e di altri corpi che sogliono reputarsi fissi, come l'han messo in evidenza riguardo a questi ultimi, le indagini analitiche di O. Henry, Lhirctier, F'rançois, ecc., atmosfera di fluidi elastici cbe circonda il corpo immerso nell'acqua, e persino la parte di esso che non è immersa, c che in virtq delle leggi dell'osmosi e dello. diffusione dinamica penetrano senza incontrar gli ostacoli che si oppongono all'acqua nell'organismo, come ce lo fanno supl'orre le funzioni rcspiratoTie, che si verificano attra\'erso dell'involucro cutaneo, e lo dimostrano varii sperimenti praticati a <J uest'oggetto. Secondo affermano i ,fis-iologi, l'immersione del eoFpo in -un bagno d'acqua .calda non impedisce che l'apparato ghiandolare su-

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doriparo segreghi ed espella il sudore provocato dall'alta. temperatura; e forse questo stesso umore escrementizio che suoi dare una reazione leggermente acida rappresenta. qui un importante incarico qual è quello di servir d'agente gasogeno ponendo in libertà un certo quantitativo d'acido carbonico solfìdrico ed anche iodidrico e bromidrico, cne sono gasosi, non che d'iodio e di bromo che, senz'e~scre gasosi, .sono molto volatili, di carbonati, solfuri, ioduri e bromuri, ecc., che sì frequentemente trova.nsi in queste acque, e contribuire cosi all'irradiazione delle sostanza dift'usibili fra que1le contenute nei bagni idromiuerali. Abbiamo già detto in principio di quest'articolo che ora. noi non intendiamo parlare dei casi in cui la. pelle ammalata., perchè allora la medesima infermità che reclama il rimedio gliene apre l'adito, e che n eppur alludevamo a quegli altri in cui in alcun modo si fosse screpolata quella vernice sebacea. Noi parliamo soltanto ed esclusivamente dei bngni minerali quando la pelle è integra ed intatta e vengono presi nelle condjzioni ordinarie. Qual perspicacia quella d'Aristotile che tre secoli prima. dell'èra nostro, affermava già che i vapori di diversa natura mescolati coll'acqua dei bagni tet·mo-minernli no costituiscono la pr ima. virtù curativa! E quale spirito tanto notevolmente osservator e eziandio quello del nostro insigne naturalist~ catalano D. Carlo di Gimbcrnat, figlio del non meno celllbre motlico D. Antonio, che in principio di questo secolo -sentenziava, appoggiatò ai suoi profondi studii su questa materia, che i gas ed i vapori termali penetrano più direttamente e più prontamente nell'organismo e che sono più efficaci dei bagni d'inunersioue da cui emanano! E che retto criterio egualmente quello del nosb·o distinto medico idrologo dottor Of'mis e li'en·er, ammiratore entusiasta dell'eminente naturali st.'\. dianzi citato, che in varii suoi scritti snll'atmiatria termale abbonda in queste medesime idee!

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Esperienze sull'assorbimento cutaneo, ùel signor BaÉMO~o (Amtée scietttifiqtte, 1872). Questo medico, addetto all'asilo di Vincennes, esegul interessantissimi sperimenti per istudiare la questione dell'assorbimento (lei medicamenti mediante In 11eii!J, ~otto l'influenza dèi


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b agni c.'l.ldl, e diresse all'Accademia delle ~cienzc una not.a dla.cui stralciamo quanto segue. L'apparecchio adoperato dal signor Brémoud per accertare il f-atto dell'&ssQJ'bimento der mMicameuti, si çompone d'un forn ello, d'una caldaia, d'un r ecipiente in coi il vapore acqueo, u scendo dalla caldaia, si carica del medicamento, e d' un~ gabbia ()V'e sta seduto l'infermo attorniato da vapori medicamentosi. Come·medicamento di prova il signor Drémond preferisce l'ioduro potassico: 1• perchè è un corpo non volatile; 2• perchè è facile a riéonoscersi nelle urine per meùo dell'acido nit.rico e d el cloroformio; 3• pcrchè il clorofonnio impadronendosi dell 'iodio messo in libertà dall'a,oido nitrico prende delle tinte che Yariano dal rosa tenero al rosa più intenso, ciò che permette al medico di stabilire con qualche certezza una séala graduata. per apprezzare, senza far analisi quantitativa, se l'iodnro pot-assico abbonda più o meno nelle urine. La pelle degli infermi sottoposti all'esperienza. dev'essere intatta, senza piaghe, senza escoriazioni. Le urine son saggiate })rima. del bagno, affine di stabilire l'assenza dell'iodio. Il tubo r espiratorio del signor Mathieu permette di far r espirare all'amtnalato l'a.rià estorna e di chiuderne la nariei. Un grosso fQglio di eaoutcbouc, mantenuto da una fasciatura. a. T ottum l'ano; un manicotto àello stesso tessuto ra. vvolge la verga.; le mani e i piedi s ono circondati di cotone e. coperti di tall"ctà ingommato cbe si fe rma con alcuni gir i di fascia. · Così disposta l'esperienza., il soggetto è collocato nella gabbia di 1egno; un getto di vapore sprigionantesi dal recipiente, nel quale si mettono 20 grammi di iodnro potassico, viene ad involgere ti co1·po del malato per 30 minuti; si eleva gradatamente a 45 gt·adi la temperatura. dell'aria della gabbia impregnata di vap ori iodurati; la. pelle del soggetto è tosto madida.. Non viene s barazzato di tutti quelli oggetti che quando, involtato in :nna. coperta di lana, è corica.to in un letto, ove ba luogo un'abbon- · _dante traspirazione. Le urine analizzate due ore dopo il bagno dànno un colorito roseo; q_uelle di tre ore dopo olfro1to un colore più vivo, prova evidente dell'assorbimento d ell'ioduro potassico a traverso la. cute, sola yia per cui potè penetrare nell'organi3mo. D'altr{)nde -s e l'assorbimento si fosse eifettnato .Per mezzQ 7

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delle vie polmouari, l'eliminn~ione, in rcce di prodursi due ore dopa, succe.dercl.Jbe quasi immediatamente dopo il· bagno. È adunque dimostrato da. quest41. prima serie cl'esp e ri~nzc elle rassorbiluento d'una sostanza non vola.t.ile si fa dalla cute, che havvi in una parola assorbimento cutaneo. DaU.e s ue esperienze il signor .Brémond conchiude : l" Che l'assorbimento cutaneo d'una sostanza medicinale non volatile non può essere negata etl è stabilito in modo in·ecusabilc dalla spcrimentazione in segui to a bagni di yapore di acltua medicamentosa i 2• Che nei casi orilina.ri essa non è possibile che alla temperatura di 38 gradi, vale a dire n un grndp almeno al di sopt'll. di quella del corpo; 3• Che mediante un bagno di vapore usato anterior.mente, seguito da saponatura e da fl'izioni energiche si può far assorbire dalla pelle io duro di potassio a temperattue inferiori a quella del corpo a 3-! e 36 gradi i 4• Che coll'apparcccchio di cui s'è servito, l'àssorbimeuto cutaneo aumenta in ragione diretta dell'elevatezza della .tempern.tura del bagno ili vapore, della sua durata e della quan tità. di iod!JrO di potassio;. 5• Quest'awarcccbio permette di lasciar la testa dell'infermo fuori della gaLI.Jia, di circondar il s uo collo con 1111 panno per impedirc.al vapore di uscirne ciò che rende difficilissimo l'assorbi111cnto per le vie respiratorie. La diSl>Osizione anatomica di queste r egioni e la presenza del muco sqlle mucose, non lasciano 1>enetra1·e nelle vie polmonari le molecole metal!Jclle trasci~te dal vapore acqueo o dall'aria. D'altronde il rallentamento dell'eliminazione del snle potassico colle urine, dqve non lo· si può ritromre che due ore dopo il bagno prova che esso uou ha luogo nelle vie polmonari i . 6" Questo sale sospeso nel val)orç acqueo è trascinato meccanicamente nella gnLbia dl legno i 7• L 'eliminazione ùi questo sale comincia cit·ca due ore dOllO. il bagno atfhenta in quanti tà fino al pasto, dopo il qu.a.lc sembra dimi nuire a mot.ivo della gran quantit.à d'acqua ingesta, riù.iviene in seguito più a.l.Jbondantc c cessa completamente venti(!uatt.r'ore dopo qualunque sia la dose del sale, la temperatura e la durat.o. Ùl·l hagno i

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s· Che quando l'infenno ha preso dieci o dodici bagni l'eli-

m inazione continua per tre o quattro ,giorni: se ne prese venticinque o.trenta, essa Jlersisto dicci o dodici giorni dopo il bagno; 9° Cho un bagno di vapore semplice seguito da sap~onatw·a e frizioni energiche è utilissimo per ali'retlnrc e fa rorire l'assorbimento d'una so&tanza medicinale non volatile nel bagno di vapore; 10• Che egli è proprio allo stato d'ioduro potassico che quc&to vien assorbito. poichè l'anali!<i del \·apore actJUCO che fugge dal recipiente non rivela alcuna traccia d'iodio allo stato libero, nè alcun vestigio ù'ioduro fcnoso. L 'iodio solo uon JIOirebbc produrre gli eJi'etti tempeutici ottenuti per mezzo dci bagni.

L•allnuninn..la n e l corpi s ani, del profcssor L EUilE (The Lancet, 6 aprile 1878). La presenza dell' albumina . nell:orin:i anche in piccolissima <Jnantità, è cousiclerata gencrnlmeutc come una pro,•a decisiva di t ala l:,"l'Mlo (li irregolarità delle funzioni generali dell'individuo da. dover essere riguardata come una u1alattia. n profcssor LcniJe di E rlangen, considemnùo il fatto che una tmccia. di albumina è '\'isibile, in certe circostanze, nell'orina dci malati che non prc~entano alcun segno di malattia renalc, esaminò l'orina di un gran numero di J)Crsonc, presumibilment.e in buona salute (soldati in servizio regolare), allo scopo di assicurarsi se era }lossibile scoprire dell'albumina. nell'orina di quelli che non mostrayano nessun altro sintomo morboso. • Egli esaminò l'orina mattutina di 119 soldati e h·oyò una trac~ia ùi albumina in 5 individui; in uno in quantità apprezzabile, negli altri così leggera. da esser appena riconoscibile. In tutti cinque anche l'orina del mezzogiorno conteneva albumina, c in tre in quantita maggiore che la mattina. Fin qui i risultati non l~anno niente di strano, in quanto cbe la cosa è spiegabile sUJ>pon endo che quei soldati fossero all'etti da malattia incipiente renaie che, como ben si sa, può anche non presentare alcun indizio .di salute alterata . .1\Ia si trovò dell'albumina anche ucll'w:iua delle altre ore della giornata in 14 soldati che nella mattina non ne .a v~ vano emessa. I n t\ltt.i questi casi i sol dali erano stati sotto-

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• RIYISTA · 548 • }lOsti n gravi fn.tiehe, n marcie ed esercizi dorante la mattinnta.

senza prendere nè bevanda, nè cibo alcuno. Nell'orina non si trovò alcun deposito sanguigno. L'album·ina scomparve-ben presto col riposo. Qnesto fatto pare dimostr·i clte Ìll uomini apparentemente sani gli esercizi del corpo possono produrre una leggera albuminuria. Ques t'opinione ebbe l'appoggio d'un esempio in cui l'orina d'nn soldato fu priva per due ·giorni d'ogni traccia d'albumina, ma al . terzo, dopo esercizi militari prolungati ne conteneva tra~cie ma.nifestissime1 le quali svanirono dopo un paio d'or e e non riopparvero la mattina. successiva. In ogni MSO in cui si notò. d~ll'al­ bumina si usò grandissima diligenza. per scoprire se vi fosse i.ndizio di malattie locali o generali, ma non se ne trovò. La conclusione che L eube trae da queste osservazioni è la seguente: nella gran maggioranza dei casi l'orina di persone sane è priva di albumina; nei casi rari una leggem ma distinta :albuminuria. si riscontra anche nello' stato pey;fettamente anormale dell'organismo ed è relativamente frequente quando gli esercizi mllscolari precedono la secrezione dell'orina.

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Sulla quautltà dJ suÌlva che si scccrue d~t~rante lA mastlcaztouc, del dott. T ocz&K (Medical Ti-mes, 16 marzo18 78, 'l'he Lancet, 5 gennaio 1878}.

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Il siguor Tucz:ek nell'ultima parte della Zeitschrifl f. Biologie · fa la relnzione dei suoi esperimenti intorno la quantità della saliva che si secerne durante la. mas tieazioue delle àift'erenti speuie tli cibo. • Questi sperimenti consist evano nel mangiare un boccone di grandezza comune, del quale si. conosceva la quantità d'acqua. che conteneva. Esso ftt mastic~to · fino aJ punto da. essere trangugiato poi vettno rigettato', pesato e disseccato. Dal residuo disseccato si calcolò la quantità introdotta nella bocca e.sottraendo questa dal peso totale del boccone al momento in cui. fu rigettato, si calcolò la quantità di saliva aggiuntavi. Il signor Tuczek, come era ..da. aspettarsi, trovò che la massima quantità di sn.liva. secreta si incontra ne't cibo llseiutto come sarebbe .uno. crost.a di }lane, nel qual caso il peso della. saliva supera quello del cibo.


DI FISIOLOG IA

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s tesso. n signor Toc.zek procede dai dati ottenuti nel modo suddetto a calcolare la <tuantità assoluta di saliva secreta giornalmente ed ha la seguente tabella: Adulti nutriti di pau nero esclnsivainente M5 grammi; di pane bianco 698; di cibi non azotàti (amido, grasso, zuc~ro), 500; di cibo con. molta propor~ione di pane e patate H59; di cibo misto 4761 di cibo albuminoide 773 grammi. OonfJ·ontando questi numeri col peso totale delle glnnclule salivari (che è di circa 66 grammi) risulta che 100 grammi di glandole salivari secernono in un'ora. circa 1300 grammi di saliva, e fatto il paragone cou • • altre glandule del corpo, appare che le glllndule salivari posseggono una grandissima attività. !jnJ ceutrl motorl

corucall del cer,·eno. Rivista del d.o ttor F. Bu.NOHI (Il Movimento me<lico-c!lirurgico, n• 9 e 10, 11 maggio 1878).

Passati in rivista tutti i fatti clinici anatomici e sperimentai i riportati dai diversi autori sull'argomento dei centri motori corti cali del cervello, il dottor Bianchi trae dalla somma di questi fatti le seguenti deduzioni: 1• E siste incontcstabilmentc sulla corteccia del cervello una zona e·ccitabile, la cui stinrolazione produce fenomeni di contrazione e di convulsione, c la cui distruzione induce fenomeni di paralisi al lato opposto del corpo; 2• Questa ~ona comprende le due circonvoluzioni parietali ascendenti più la base delle tre circonvoluzioni frontali; a· La dimostrazione di qu•)Sta verità. vien· fornita da una. trinità scientifica del massimo valore; cioè: dalle ricerche anatomiche, dai risultati· delle esperienze fisiologiche c dalla rigorosa osservazione clinica; 4• Il rapporto tra i muscoli e questi centri è meno probabil- • mente quello che esiste tra i muscoli ed i loro veri centri motori, secondo la opinioue di Ferrier, per coi si hanno a considerare con piìt ra-gione come centri psico-motori; 5• L'attribuzione fisiologica di questi centri psico-motorì è tanto più spiccata quanto più si sale nella scala zoologica ed è massima nt!ll'uomo.l '

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Rl VISTA DI FISIOLOGIA

6° Poichè non solo dalle esperienze sugli animali ma anche dalle rigorose osservazioni cliniche non risulta. che esistono,· in · conseguenza delle lesioni cerebro-corticali, disturbi di senso tatt ile, cosi non si hanno ragioni valide e rigorose perchè possa ritenersi per plausibile la teoria di Schifi' ; 7° Anche se vera la teoria di ~rown-Sequard non può essere invocata che per le eccezioni cosi quanto agli esperimenti che alle osservazioni cliniche; 8° Sembra esser perentorill.mente dimostrato che la epilessia parziale o g~nerale può sviluppar~i in seguito a processo irritativo degli stessi centri psico-motori (zona epilettogena); !)0

Gli esperimenti di }'errier eirea. la localizzazione nel cer-

vello dei centri dei sensi specifici nòn hanno nuora ricevuto valida conferma dalla osservazione clinica, i pochi casi r iferiti essendo abbastanza inconcludenti per non accogliere per ora quei fatti che con molta riserva.

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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

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Sul .pbì recenti m etod.l di eura della sifilide, del professore v. SIOMUND ( Wiener Klinik, 11 Jnhrg, Octobcr 1876, 10 Heft. Wieu, Verlag vou Urban ùnd Schwarzenberg-.Col·respondenz Blatt (1tr Schwei.zer A.erzte, 15 aprile 1878).

I quattro rapporti clinici dell'I. R. clinica universitaria dell'ospedale di Vjenna comprendono i nuovi medicamenti e le nuove maniere di usare i vecchi, di cui si arricchì la terapia della sifi- • lide nello scorso decennio. Fra i primi si noverano gli acidi cnrbolico e salicilico, l'iodoformio e l'oleato di mercurio. Che i due primi preparati abbiano ad essere riconosciuti meritevoli di diffusione non c'è da dubitarne. Pare che-l'autore abbia avuto·da lodarsi meno dell'iodoformio. Anche l'olento di mercurio adoperato, come l'unguento grigio, per frizioni, egli crede non meriti la prefer enza. Potrebbe servire tutt'al più nella pra\ica privata;perchè iJ suo colore è meno appariscente. Lo stesso risultato negati vo lo esperimentò Sigmund, usando come suppositorio l'unguento ~i n ereo. Anche l'uso interno del cloruro sodico in combinazione col mercurio (0,10 sublimato e 2,0 cloruro sodico sciolto in 200,0 di acqua) non ha alcun vantaggio, in paragone degli altri prepar ati mcrcnriali. All'incontro, la combinazione del sublimn.to col collodion nella proporzione di 1 : 8 -. 16 è considerat-a come un prezioso ritrovato, e ne è proposto il metodo per adoperarlo con grande vantaggio: L'apprcstazione interna di ossido ferro-mercurioso viene posposta di gran lunga a quella dei semplici preparati di ferr o. Sigmund t•itiene che le inalazioni di sublimato siano in-

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RIVISTA DELLE i\lAL. VEN. E DELLA l'ELLE

dicate soltanto come rimedio locale nelle mala.ttie della faringe e della laringe, ma non le consigl~ ,Per agire con ess~ direttamente sul processo sifilitico generale, per~hè non sarebbero iolleratc a lungo. Come mezzo profilattico contro lo sviluppo della sifilide costituzionale, Sigmund, come tutti i dualisti, crede che l'escisione e la distruzione caustica dell'iudnrimonto sifilitico al punto originario, sia poco sicura, b perciò biasimevole. N o n disapprova petò gli atti operativi co!ltro le fimosi, le parafimosi e simili quando, per altre considerazioni, sembrino indicati. L'autore porta la.sulE speciale attenzione sulle iniezioni sottocutanee; ammette per questo uso il sublimato, il bicianuro e il calomelano, ed esclude il fosfato, l'acetnto, illattato ed il bijoduro. Le iniezioni di albuminato di mercurio e quelle con la soluzione di cloruro so dico ' 'engono classificate invece p~r efficacia nello stesso ordine delle prime. Circa al metodo tla usarsi, egli indica molte regoie di pre\-idenza-; por, basato sui risultr:.ti aouti fit~ora, ristrin!}e il circolo delle indicazioni riguardo ·a l metodo soetoculattto: lo raccomanda solaw~.ente mlle {o1·-me lerl!ferissùne e semplici del secat~do perwdo .flel processo si{ilitù:o; e finalmente me.tte in giusta luce ooi fatti alla mano, e contraddice o limita i vantaggi che vantano i. suoi propugnatori, paragonandoli a quelli ottenuti coll'uso ordinario del mercurio, i quali furono fino adesso indublJiamente i migliori. La conlbina.ziono della curt\.sifilitica. con l'idroterapia, i siti di cw·a climatica per i sifilitici, e poi il metodo d'esame proposto da Ludwig per scoprù·o il mercurio nell'orina; uno sguardo ai progressi terapeutici cotltro la sifilide, speciiùmeote nei primi momenti della sifilide costituzionale; la modificazione terapeutica per le donne gravide e i bambini; por la sifilide dei non-i e doi visceri; la dietetica e l'igiene, come pure la t>rotilassi contro la sifilide sono tutto tt·attate l'una dopo l'altra, e il maestro presenta un • quadro che riunisco tutto ciò che la sciellila moderna ha pro. dotto ·di meglio sulla terapia della. si fili de. Questo trattato potrà essere utllissim9 ai non spociù.liati, essendo difl:icile n-ovp.rue un altro di miglior forma e così completo.

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RIVfSTt\ DI CHIMJC~ EFAR~l~COLOGI~

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Sulle proprietà. blenostatlche e soli' azione ftslo· logica del ~ava, del dottor Gun1.ER (Lyon Mérlical, febbraio 1878 - Il !ti01·gauni, febbraio 1878).

I fatti e le considerazioni esposte in questo lavoro possono riassumersi cosi: 1• La radice del Kava. (Piper Methysticum) possiede due ordini di proprietà: cefaliche e inebrianti da una parte; e dall'altra. diuretiche e blenostatiche; 2• L'ebrezza del Kava è specialissima. e non somiglia a qneUa dell'alcool. Dippiù, la macerazione chiamata Ava non ha subita alcuna fermentazione alcoolica, e la masticazione antecedente della. radice ha per risultato, producendo 11 glucosio, di dare. al liquido aromatico un sapore dolciastro e 'zuccherino; 3° Fra i sintomi di ciò che si chiama !'avaismo acuto, il più notevole e uno deì più importanti consiste in una eccitazione genetica che ha la sua sede non negli organi sessuali, ma nei centri nervosi che presiedono all'istinto della riproduzione. Non è priapismo, ma erotismo; 4• li Kava gode, inolt.re, il potere di moderare lo stato infiammatorio degli organi genito-urinari e di moderare o sopprimere il catatTO muco-purulento della mucosa uretro-vescicale . ' probabilmente in forza di un'azione ad un tempo diuretica e ble-

1tostatica;


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RIVISTA DI CUHIICA E FARl!ACOLOGIA

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5• L'azione nnti-catarrale diretta e topica è dovuta ad una sostanza bnls:amica, oleo-rcsinosa, paragonabile alle trementine generalmente.> usate; • 6" Gli effetti diuretici e anti-catan·ali indiretti dipeadenti io parte da quest'oleo-resina, ma sopratutto dalla sostanza neutra.

ct'istallizznbile nominata kavnhine, e forse da. nn alcaloide ancora.

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ignoto, la presenza del quale spi.eglÌerebbe molto bene l'ebbrezz& varticolare del pari che le modificazioni cil·colatorie e secretorie dell'appareccltio m·o-genitale; 7• Questa doppia azione sugli organi genito-urinari assegna al Kn.vn un 'effi cacia notevole contro l'uretrite nel suò periodo pi Ì1 in fiammatori o. Questa. dop·pia azione spiega il successo eli questo rimedio nei casi in cui la trementina pura non ba successo e fa comprendere l'utilità d'associare i pepi, specialmente il cubebe, i cui effetti souo analoghi a quelli del Kava, a l'oleo-resina del copaivc, pe.assicuro.rsi la guarigione delle blenonagie acute e intense. 8' L'uso tcrapentic.o tlel Kava è tanto })iù raccomnndnbile in quanto questo t•imedio aromatico non è affatto spiacevole e il suo uso nou dà luogo nd nlcun disturbo digestivo .


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

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RlcorcU dl aua 1ue dlt'o. Bozzetti patologici di R~:>~tERO Gror.u.RELLr, Jl_lcclico militn.re (Perugia, V. Bn.rtcm, editore. -

L. l, 25). Sotto questo t itolo il dottor Ra.uiero GigliareJJj, tenente meclico, P!Jbblica.va. testè a Perugia un volumctto di 200 pagine, contenente tre racconti in ciascuno dci quali è tt·atteggiat<'t nna delle più fl·eqnenti llTalattio del polmone. Perchè l'autore abbia ricamato nn romanzetto su ciascuno dei morbi che prese a descrivere, ce lo dice egli stesso nella prefazione, ovo dichiara di non aver inteso di esrorre un trattato completo di patologia, ma dì traeèiare i fenomeni più salienti delle aft'ezioni più comuni o più sin~ola.ri; e di avere scritto esclusivamente pet· i giovani incamminati nello studio della medicina, i quali, nelle poche ore d'ozio, pott·anno leggere una novella senza distrarre H pensiero clall'oggetto principale ·doli e lol"' nobili aspirazioni, e per tal. moclo si r icreernnno studiando. . Egli considcr~, ed a rngjone, qual guadagno certo il sostituire nd un romanzo scipito o corruttore un 'libro che dilettando istruisca. L'intento, come Oflnnn vede, non potrebbe essere migliore, poiclu\ secondo Orazio, Omne tulit punctum fJiti rnisc14it t(.tile rl~tlci, e molto acconciamente ci insegnava il ·'fasso che " il vel'o condito in mollì versi i più schivi allettando ha persuaso n. Stabilito cosl che lo scopo cui s'è prefisso il nostro giovane eollega era tutt'altro che vnlgare ed infecondo di buoni risultamenti, vediamo se e come l'abbia mggiunto.


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Rl \'1ST A.

Stimo opportuno di rammentare, prima d'entrare in argomento, elle l'idea di sfruttar la patologia a vantaggio del romanzo è vecchia, stravecchia; }>oichè, prescindendo rfalla peste così macstrcvolmente descritta da 1\'Ianzoni, c dalla lebbra su cui chiamò l'attenzione del pubblico il con~ Saverio de Maistre, dal cholera dipinto con tanta efficacia da Sue, dalla tisi polmonale fotografata da Dnmas figlio, umte altre infermità fisiche e psichiche furono mhse in iscena da poeti antichi e moderni, nostrani e forastieri, che credo siano ben poche quelle che non trovarono chi se ne giovaise per crescere interesse ad un qualche racconto e procut·ar nuove e più potenti emozioni al lettore non sempre benevolo nè fn,cile a commoversi. Nelle scuole, negli ospedali è accaduto ed aecade non tanto infrectuentemente ·che l'insegnamento clinico e patologico abbia più del romantico che del classico, e la fant.'lsia trascqrra tntmente al di là del fatto, che questo non sia più il11unto principale, il cardine dell'edificio scientifico da costruirsi, ma un futile accessOI;o, un mero pretesto alle divagl\zioni t.rascendentali del: l'insegnante che u orgoglioso in togo. la sapiente natura d'addottorar s'arroga. , Ma nessuno ch'io mi sappia s'è servito deliberatamente della forma, degli incidenti e delle peripezie del romanzo per mett.ere in evidenza una qualche entità patologica, per inùngarne le cause, scguirne lo sviluppo e delinearne l'esito. Ho detto nessuno, e non cr edo di esser caduto in errore proferendo un tal giudizio.· lmperciocchè il solo autore che per il modo avrebbe potuto sino ad un certo pw1to· servir di modello al dottor Gigliarelli, il Samuele Warren, ~veva manifestamente un intento diverso ùa quello pl'opostosi da ohi scrisse i bozzetti patologici. . ' Infatti nel Diar,v of a late Physician, W arren, spigolando nel ('ampo delia sua J>ratica niedica, ci mette a parte di alcuni drammi intimi, ci svela certe piaghe sociali cb 'egli p~tè conoscere in ·g raziA della sua professione; ma l'esposizione ch'egli ne fa nulla ba di particolarmente didascalico, sicchè si capisce a tutta prima che la .malattia a ccennata nel racconto è un mezzo, non il fine del racconto stesso . Un punto in cui si direbbe che il nostro autol'e ha imitato l'in-


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•• BIBLIOGRAFICA

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glese, si è la scena del consulto fra lui medico novellino ed il verboso professore che gli sciorina in tuono cattedratico una lezione affatto ftlor 1li tempo c fuor di luogo. Nel capitolo Early Strugglt8s, W arren ci fa assistere anche esso ad un consulto, .nel quale il vecchio e famoso pratico schiaccia sotto il peso dclJa sua magniloquenza e d el suo mal celato

disprezzo l'inesperto e timido collega, che non è in grado di t'im-beccarlo invocando alla sua volta le moltoplici osservazioni cd i · risult-ati della lunga od estesa sua esperienza. • Può darsi che il dottor Gigliarelli non conosca nè punto nè poco la succitata opera. di Wnrren, ed in questo caso la snespressa ipotesi d'imitazione cade da sè, cd il suo lavoro riesce tanto più pregevole quanto maggiormente si chiarisce originale nella fonna. e nella sostanza. Passando ora dallo generalità ai particolari, mi pare si posso. aft'ennare che l'aut9re ha. raggiunto il suo scopo, specialmente nel primo e nel tèrzo de'suoi bozzetti, che trattano quello della. tisi, questo della polmmzite; nel secondo relativo all'enfìs~ma si vetle meno chiaramente il nesso fra causa ed effetto, e d'altronde ìl cal'nttere del protagonista, che potrebbe esser vero, è poco verosimile. In complesso però i personaggi sono ben disegnati, i tuoghi cd i costumi sono descritti con accuratezza e con talento non comune, le considerazioni concernenti tanto l'andamento clinic& dei morbi, che i pregiudizi popolari cit·ca il metodo curativo, sono giuste e per:fettamente adatte alle circostanze, la vita del medico condotto colle sue noie, co'suoi stenti, colle sue esigenze, colle scarse sue soddisfazioni e co'suoi più scarsi "compensi è bulinata con sicurezza e maestria. sr capisce dal realismo del «tuadro che l'autore ha mangiato il pane salattssimo di un ..qoalcbe comunello, e nana q1t<.e lpS~-Iniserrima vidit et t[IIOt'ttm pars '11Wg1ta fuit. Lo stile ò quale si conviene ad un racconto alla buona; la. lingua. lascia pochissimo a desidemre dal lato dclln correzione e della. proprietà, ed appena, volendo sofisticare, si potrebbe fa.r debito a.ll'autor"C di qualche idiotismo che in fin d~i conti, se costituisce un peccato contro il pnrissimo Fanfani, non offende essenzialmente. la dicitura nazionale, come fanno i tanti eterolo-

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ni\"ISTA

gismi che senza la mini ma ragione pareccl1i autori profondo no nei loro scri tti. Una cosa però mi spiace c nù addol ora nel hbro del dottor Gigliar.alli, c si è l 'ateismo di cui s i mostra infetio l 'autore. n convertirsi della materia inerte in c~llula orga nica, dopo una lunga serie di metamorfosi, la genesi spontnnea opposta alla riJ'H"Oùuzione degli esseri viventi per mezzo dei germi, non souo verità scientifiche sì inelutta.u.ilmente dimos trate, da perllleUere .,-tnche ai meno credenti nelle s acre c:trte, di dare un frego alle idee generalmente espresse i n queste cir ca. la crcaziQne. Siffat te idee urteranno i principii della scienza odierna, e ai dotti elle ragioun.n.o conforme mente a questi prin.cipii, parranno slntmbe, assurde, insostenilJili. 1\ia chi ci assicura che le basi su tui si fondano le rnodeme teorie sono più salde e più tetragone della Diùbia, c che l e spiegazioni ·che certi scie-nziali ci dànno dello svolgers i e del perpetuai·si degli orga!lismi vf\tcnti, s iano così rigorosamente vere ed esatte dn s fidare ogni critica e da imimpor;;i alle menti come fatti inc.ontrovertibilii' E del resto, dato e non com:csso che la storia della creazione fosse uu mi~o, qual profitto farebbe l' umanità sop}lrimeudo l'ente chiamato Dio l\fa lascituno da porte ogni discussione filosofica c teol ogica, che a nulla npprodereòbe, e mi sia permesso di ci tare quel brano del noslr o autore che non ha la mia approvazione, affinchè meglio apparisca se bene o male io 111 'apponga nel mio giudizio. u •••• Signor dottore ... l'ossel"l'i anche lei per carità... i o non h o niente ... ho lui solo c se mi dovesse man car~ io vorrei morir e prima d i vèdm:lo a chiudere gli occhi. n Si noti che questo parote.sono pronunziate da una gio \-ine diciott~nJle cbc s i raccomanda al medico perché questi esamini il s uo lìùanza.t.o gravemente iofermo . . " l\1a io, che in tendeva altrove. la mente, non sentii il suo lamento, cd allorchè, vedendoln malinconicamente a llontanarsi ù n me, andai ricercando nel suono dellè sue parole ciò che mi aveva. d~tto, e lla iuginocchiata davanti ad uua vergine rivolgeva agli angeli l a. domanda. a cui l'uomo uon aveva riSJ10st o. " Povera f:uÌciulla! Quegli che gemeva !.ulletto era il s uo promesso: le due famiglie che a verano n stringere il parentado si a-

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BIBJJOGR AFICA

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ma vano d'un aft'etto sincero; i due giovani si adoravano da l.mgo t empo e dopo tanti sogni lusinghieri, dopo tante illusioni llel,to Yodevano distruggersi la felicità. quando appunto se la creùerauo sicura ! E d essa sperava: essa aveva una fede cd i11mùzava Ili cielo la candida preghiera. " Dio! .... pensavo tra mt~ osservando quella cr eatura così ingenua cd amorosa, se tu fossi un nume onnipotente e non un n ome ampolloso in cui si racchiudono tutte le ignoranze dei se- • coli, potresti tu negarlo ciò che ti domanda ? Qual cb()rubino' mai ti anebbe potuto pregare piu sa.ntmneute e per causa più g iusta'~, Questa scettica riflessione dell'autore buttata. là con così cruda inllifferenza o come a rendere più SJJlccato il contrasto tra là fede d ell:1 giovine e l'incredulità del medico, a ragi one ocl a torto, a me fa l'effetto d'un seccbio d'acqua fredda che si getterebùo imp rovvisamente addosso nd un viaggiatore acc.lhlato. Pagherei qualche cos:1 pcrchè il signor Giglinrelli non avesse fatto quell'infelice bisticcio sul nume onnipotente e sul nome am}JOlioso c si fosse astenuto da quell'a sscrziouc se nou all'atto gm.tuita dal punto di vista a cui si è messo, cer to ecces::.im montc ardita éirca le ignoranze dei secoli che si racchiuderebbero, socondo lui, in quel nome ampolloso. Mettiamo pure ch e l'idea di Dio non sia nè dimostra ta nè dim ostrabile con argomenti scrii e positivi quali la scienza mod erna li pretende ·e che il noto versetto : Cceli etw rrant ftloricm~ D ei et oper<t m anuum ejus mmtmliat (ìrmamenlum, sia uno slancio poetico del salmisto. e nulla pii1, qual bcnotizio si ricarn dai T clegare quell'idea fra le ciarpe c i ferri vecchi'? Si ùctroulzza Dio a }H'Oiitto della materia: si sost.ituisce aù una tmdizioue s plendida, pi j na, ·feconda, una dottiina fosca, astrusa, sterilizz ante, ché, come la porta ùoll'inferno di Dante, toglie all'uomo o g ni speranza. Ebllene a 'Costo di farmi bandir la croco addosso, di farmi lapidare come Santo Stefano da tutti i natumlisti in oss, in ass e in 1~, io dichiaro senza ombra d'esitanza ~ho alle verità modem e preferisco gli et'r ori antichi, e che trovo }liù semplice è più np. p agante il concetto d'un'intelligenza SU}lCriore che muove e re~ g ola tutto, d'un artefi ce che tJ·ae dal marmo la. statua cJ1'egli s'è proposto di trarne e ili cui nella. propi·ia mente ba delineata l'i m-

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

magi ne, anzichè quello di atomi inerti vagant,i non si sa. nè come, nè perchè, e del marmo che si trasmuta. 4n statua per semplice agglomeramento di molecole o pel' successive e necessarie trasforn~a.zioni della materia stessa. • Ma mi accorgo di aver deviato più- di quanto avrei voluto dal mio soggetto, m'all'retto perciò di ritornare in carreggiata. e di concludere che i llozzett,i patologici del dottor Gigliarelli si l~­ ger~nno volentieri dai medici e dai non medici e che l'a.utore fa.rà bene. a non starsene a questa. prima prova, la quale., malgrado i nei suindicati, è tale da far concepire di lui le più lusinghiere speranze. P. E. MAN.\ YJU .

Il nostl'o antico collega e commilitone dottor Sabino Mussola, p1·esidente della Società. medica di Chambéry, ci ha cortesemente mandato un esemplare del 5• .Oollettiuo dell.a Società. suddetta, il quale contiene vnri.i scritti interessanti, e segnat.aruente uno studio del signor dottor Dumaz intitolato : I tJerltt-rbamenti della .visione ed il servizio milila1·e, ed una nota. del succitato sig. Massola relativa ad un caso di sitilide costituzionale t'ibelle illla cura iodv-idrargirica, guarita. colle acque di Challes. Si dell'uno che dell'altro dei menzionati lavori daremo la traduzione in un prossimo numero del nostro giornale, nella persuasione di far cosa grata ed utile ai nostri lettori, i quali troveranno nella memoria del signor Dumaz delle nozioni che agevoleranno il loro còmpito dinanzi ai consigli di leva ed alle rassegne di rimando quando. si tratti di riconoscere se eù a qual punto sitl. lesa la facoltà visi va ·d'un inscritto o di un militare ; ed in quella del dottor Massola la pt·ova che certe acque minerali possono debellare alcune forme sifilitiche refratta.rie all'azione dei più accreditati fra gli antisifilitiei. • P. E. M.

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L o studio delle localizzazioni : >erebrali, e !'pecialmcnte dci centri motori della parte corticale del cen·ello, è un tem<l che può dirsi ancora di attualità, giacchè i piit distinti tisiologisti del giom) se no sono occupati, e tuttora 1·erte la lotta. per determinare la. natura dei f,l.tti ossermti. Prima degli studi che andrò man ma:10 accennando, gli esperimenti tutti tentati snlla corteccia cerebrale si limitarano a riconosccrne l 'insensibilità col punzecchiamento e coll'ustione; ed infatti an eh 'io moltis:-;ime Yolte ne.l ritentare gli esperimenti sui did i\ersi centri encefalici: non mancai mai, asportata. la teca. cranica nei cani e nei conigli, di punzecdtiitre, di bruciare la sostanza corticale, senza elle l'animale mostras:>o di risen· t :rsene. . E ra. riservato al dottor Hitzig (l) ili f<tr avanzare la scienza s u questa. linea di inl-estigazione con accuratis:>imi e numerosi esperimenti. (l ) unt<tr.<U('}j ,, n f/1'/1 iibCI' ({n.~ Gchi··n..·IIJh"'iltllltll:ll'll J}/IIJ.~iu/I>!J (sçhcll tttHI -patltolovi.~cl•e,t i•1hulls. Ll•• •·lin , 1:<7·1.


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CO~TJHBl"ZlO~E

ALLO STrtHO

I.'Ritzig, coadiurato dal dottor Fritch, ebbe per punto di partenza delle sue osserYazioni il fatto che il passaggio tli una conente g:tlvanicn. attraverso la parte posteriore del capo deiruomo ed anche attJ'arerso le regioni temporali, produce in certi casi, u:n sempre, dei morimP.nti negli occhi. Egli allora cercò quanto vi fosse gi vero nella pretesa ineceitabilitù. flella sostanza grigia del cervello con debole corrente galvanica, e trovò che certi gruppi di muscoli del lat.o op· posto reagirano all'eccitazione di regioni cù·coscritte della. superfìde del cerrello, che appellò centri, giacchè pn.rti di corteccia intermediaria a questi punti eccitabili restavano senza. effetto alla meiesima corrente. Se poi la corrente aumenta m di intensità, in allora non ri a.revano più contra· zioni limitate nè· mono-laterali. Giunse in questo modo a de· terminare i cerrtri pei muscoli flessori ed estensori degli arti, pei muscoli del collo e per quelli della faccia. I risultati det· tagliati delle sue e~perienze sono i segttenti: l • 11 centro pei muscoli del collo trovasi nella parte esterna della ci1·cum,·ol uziooe pr?frontale. 2• L'estremità piìt esterna della circumrolnzioue po~ te­ riore frontale contiene in \'icinanza alla estremità laterale della scissura. f:ont.ale il centro per gli estensori ed adduttori àelle estremità anteriori. 3° Un po' all'indiett·o di questo; e pilt in prossimità della seissura coronale, giace il centro regolatore dcl!a flessione e rotazione degli arti anteriori. 4" 11 centro per gli arti posteriori tro\'asi pure nella. circuJm-olnzione postfrontale, ma. pilt presso la linea mediana che non il centro per gli arti anteriori, e un po' più all'indietro. 5° n centro per la faccia è nella. parte mediana della circumrolnzione soprasilri'ana. Questa regione ba una esten::;ionc di oltre 5 millimetri.


DELLE LOCA LIZZAZIOl\1 CEREDRAI.l

5G;3

G0 I muscoli del ùorso, della coda e del ventre entrano talora in contrazione per l'eccitazione di punti intermediari a.i centri precedenti. L'applicazione prolungata delle correnti forti proroca, per l'autore, segni eli spossamento fino alla cessazione dei mori· menti, o talora produce violente contrazioni. La corrente in· dotta diede all'Ritzig ri~ultati meno costanti. L'autore provò pure l'asportazione di porzioni limitate della superfide del <:ervollo, l'eterizzazione e la narcosi morfinica. Col primo me· t odo ebbe risultati inconcludenti, coll'eterizzazione trO\'Ò che questa altera parzialment~ l'eccitabilità dei centri, colla nar· cosi morfinica. è completamente conservata, sebbene colla prima la eccit.abilità riflessa sia abolita e conservata colla seconda. L'autore riferì pure sull'eccitabilità. dei ce:1tri corticali nelle regioni equiralenti ùel cervello dei cani, delle scimie e dell'uomo, portando le conclusioni seguenti, e cioè che tutti que· sti centri motori troran~i nella circnmvoluzione centrale an· teriore (o frontale ascendente) disposti così : 1o centro delle membra inferiori vicinissimo alla scissura intraemisferica; 2" centro delle memùra superiori quasi immediatamente al <lisotto; 3° centro facciale superiore 7 millimetri piìt basso òel precedente; 4° centro della faccia inferiore (bocca, lingua, mascella) 12 · miUimetri pil1 basso, vicinis,;imo alla scissura silriana. In tesi generale poi l'autore si crede autorizzato a conclil· dere, tcn nto calcolo anche di fatti patologici, che le lcsion i <1el1a parte snperiore dei lobi frontali producono disordini di motilità negli arti, mentre le lesioni della base degli stessi producono disturbi uguali nei muscoli della ~ccn., della ling ua e della mascella inferiore. Dietro questi stndi così feraci eli progressi sperimentali

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56-l:

C():-'TRIBUZIOX I\ ALLO STCD IO

sulle funzioni cerebrali, era natmalo che moltissimi tentassero di convalidare o meno le conclusioni clelrHitzig, e tra. questi sorse por primo il Ferrier (l) con numerose esperienze praticate sullo scimic, dimostrando come questi centri motori si moltiplicano ascendendo la scala animale, distinguendo nei movimenti degli arti i centri per la prensione, pronazione e flessione. J,o sue conclusioni sono le seguenti : l o I centri pei morimenti delle membra anteriori occn• pano la circumvoluzione parietale ascendente ne'suoi due terzi superiori i pii1 prossimi al solco intraemisferico, solo le me mbra. anteriori sembra abbiano anche il loro centro nel terzo superiore della frontale ascendente. 2° Nella prima circunwoluzione frontale, quella che dccorre parallela alla scissur<t intraemisferica, alla sua parte posteriore vicino alla circum,·oluzione frontale ascendente si trova il centro pei movimenti della testa e del· collo. 3° Nella seconda circumvoluzione frontale, un po' all'indietro, trovasi il centro pei movimenti della faccia e delle palpebre. 4° Nella ~erza. circumvoluzione front.!l e, quella piìt prossima alla scissura del sil rio, alla sua parte posteriore sta. il centro pei movimenti della mascella, delle labhra, della lingua. La differenza tra questi resnl tati e quelli dell'Hitzig t:arebbe miuima, giacchè per Ferrier tutti questi centri sarebbero situati attomo al solco di Holando, per l'Hitzig invece sarebbero posti in avanti del solco strsso, cioè nella circum· voluzione frontale ascendente. e sorrapposti dall'alto al basso. Non è da dimenticarsi però che i risultati del Ferrie1· si traggono tutti d• esperimenti su delle scimie, animali posti i (l) E.t'J)C>'Intcn w l •·c~<ea>·clw.• In ce>'t!b> ·at pill,<IOIO{JIJ a nel patholO!J/1. • W t•sl l'ioling lun:HiC A~ylum n:NiiC:II ftt'JlOI'!S. •


DELLE LOC.\ I.IZZ.\ZJtJ:\ l CEI{EBRA Lr

3G.J

1>rirui .nella scala zoologica dopo l'uomo, mentre l'Hitzig si yalse dei cani e raramente delle scimie. Oarville e Duret (l) furono i primi che oppo::;ero agli cspe· r imenti dei citati antori l'idea che i morimeuti eccitati in certi gruppi muscolari col!.t corrente elettrica applicata su certi punti determinali della corteccia cerebrale fossero doYnti alla diffusione tlP.lla corrente sino ai ganglii centrali; ma ulteriori studi praticati specialmente coll"alJlazionc delle })Orzion_i di corteccia afl't3rmate come centri, ebbero a persuadersi dell'e:;i::;ten:w. doi centri motori. Infatti videro questi per· sistere anche asportati J>reriamente i corpi striati, riscontrando inoltre !"in tima ~oune~s!one fra un lato e l'altro degli emi· sfrri spec.ialmente per ciò che ritletle i centri pel movimento delle labbra, della lingua e delle palpebre. In un ultimo loro layQJ·o del 18 75, dopo di arer passato in rirista tutti gli espèrimenti anteriori, r engono alle concln· s ioni seguenti : l o I centri dei mori menti degli urti superiori ed infe-

riori sono situati nella metà superiore della circumroluzione centrale posteriore, nella metà ~uperiore della circunwoluzione centrale un teriore ed in tutta la parte superiore dellobo purietalc. 2" I centri pei morimenti del collo e del capo sono situati nella parte posteriore della prima circumroluzione frontale, dore questa si congiunge alla circumrolnziono cent,rale anteriore. 3° l centri pei muscoli del viso e delle palpebre hanno sede HOl punto di congiunzione della seconda circumroluzione frontal e calla circu nwoluzione centrale anteriore. (l ) R rJCh e,·otw .v .Y111· le.~ (QnttiQrts cltt cev•·ea.r~. • Co:nples-r!!ndus de la sociél é d c niolog ie ... 1$"7:3-ì..,.


l 506

COXTRI BU ZIO~E

ALLO STUDIO

4° I centri pei modmenti della mandibola e delle labbr~ hanno sede nella terza circnmvoluzione frontale (Broca). 5° I c~ntri pei movimenti degli occhi si trovano nella.

circumvoluzione angolare (piega incurvata). 6° La prima circumvoluzione parietale ha probabilmente rapporto coll'udito. Accennando soltanto come una commissione nominat.a dalla. Società di neurologia ed elettrologia di Nuo,~a- York, per riferire sulle esperienze dell'Hitzig, composta dei dottoti Dalton, Arnold, Beard, Flint e Masson, abbia in gran parte riprodotti e confermati i fatti dell 'Hitzig, mi restano da passar~ in rivista i risultati degli oppositori. Dupuy (l) sostiene che i movimenti localinati che si ottengono in un gruppo muscolare in seguito alla eccitazione elettrica della sostanza grigia non siqno dovuti all'eccitazion~ diretta della stessa sostanza corticale che, secondo lui è iueccitabile, mtt che la con-ente si tl-asmetta alle fibre uerrose conduttrici, e quindi che non esistano i centri motori corticali. Ed in faYore di questo suo mo·Jo d·iuterpretazione avrebb~ il fatto che se si aspo;ta nei rispettivi centri motori la porzione corrispondente di sostanza grigia, e si eccitino le parti corrispondenti di sostanza bianca che ne ris1ùtano, si ottengono precisamente i medesimi fenomeni di movimento che si avevano eccitando la parte corticale. Il prof. Schiff (2) quantm1que abbia riprodotti e confermati i fatti degli esperim.entatori di Derlino, g:unse alla conclusione opposta sulla. loro interpretazione, ritenendo cho i movimenti che si destano irt certi gruppi musc.olari di nn lato ( Il sm· l'c.ccita(l(lit t! de la .•tt/Mta:ncc u··l.,c c/tt coaulll! COI't ic:alll•1 cert"tfu. • suvi,;lf. de hh,Jn~i e • 1:.\i:l. 11!1 Una 1·Mtll· at tabm·ato•·lo rli (l.<lolo!liCt. ccl a)J! H:n•fi<•c alle le;ll111i t li. f?.Y /uliJ'fJUI. ciel sl.,.tcMa uc1·•·oso. ~l.,ncm, I:<TJ.


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PELLE LOC..I.WZZ.\ ZI0:\1 CF.RERH.H,I

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colla eccitazione del lobo cerebrale anteriore del lato opposto, non siano effetto che di movimenti reft cssi pro,·ocati dall'ir· rita-zione eli" certe parti del ccn ·ello cbc presiedono alla scn· • sioilittt trdtilc del corpo. Infatti riscontrò cbe nella anestesia profonda, aboliti i moti reftessi, l'irritazione galvanica. non produce più movimenti, mentre è provato che l'eccitazio1~ e elettrica di parti veramente motrici, anche in tale stato, pro· duce sempre movimento. Ripristinata la sensibilità col cessare dell'anestesia, i movimenti ritornano. Abbiamo però accennato come l"J{itzig, praticata l'anestesia, trorasse non lbO· lità l'eccitabilità sehiJene diminuit~. A prova delle sue conclusioni lo Schiff accenna come la corrente indotta .dovrebbe produrre contrazione tetanica. se Yeramente agis~e su centri motori, cosa che non succede. Inoltre l'induzione Ci apertura in centi-i motori agisce più fortemente che quella di chiusura, ed invece succede l'opposto nei centri motori deli'Hitzig. Di più lo Schiff ha trovai o che il tempo impiegato dalla. .. corrente motrice dei centri motori per aversi un morimento è dieci volte maggiore di quello necessario per produrre un mo,·imento diretto cioè 1J 2~,) pel movin1Pnto dei centri, 1/ 31 J<J di secondo, eccitando per termine di confronto il rigon fiamento lombare del midollo. Conclude ritenendo che tali movimenti debbano ritenersi di natura reftcssa. e prodotti p:·r ini tazione delhL sensibilità tattile, giacchè dei cani ai quali furono estirpati i centri dei lobi anteriori del cervello, guariti, non avevano perduta. l'en.ergia dei morimenti, ma bensì la loro sicurezza, e si trovarano in un vero stato di atassia Jocomotrice, come altri cani ai quali avcm distrutti i cordoni poRteriori del midollo nella regione dorsale posteriore. Lo Schifi' ammette inoltre che l'eccitazione di parecchi punti della corteccia cerebrale produce dei cangiamenti sul Inme dei vasi che debbono ritenersi iudubitatamente di na-

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• C<l:\TJ:Wl"Z!IJ:-;[' ALLO STi:illll

tura reftcs:;a , f;t~.:è ullo uotare che analoghi ft~n omen i si ottengono eccitanllo il centro Yasomotorio, che gli esperimenti • <lj Ludwig e di Eàhard hanno determinato iii un p1mto della parte iuleriore della t'ossa' m111uoiclale, punto la di cui hm[.dl(ma non suvem millimetri sei. tluesta. iulluenza, f:egoalata per lo Scbilf. cbe i prt!te~ i centri motori della corteccia cerebrale anciJlJero sulla circolazione, ha prodotto gli studi di Bochefontaine inseriti negli An·hirl'~ 1lc P hysiologic (marzo ed aprile 18 76). ln questi studi sperimentali del Bochefontaine sono pre~e in c.:nn::;iùerazione l"inflncuza che esercita l"initazi one della • corteccia cerebrale sulla secrezione :::alivare, Slllla circolazione

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e resp!razione, sulla temperatura, sui nerri rasomotori, sulriritle, sulla milza, sulle intestina. re::cica e t ube faloppianc. Oli C'~pe>ri mruti del citato autore sono e3egtti ti sui cani a.dclorm'Jntati col cloralio o re,;i jmmobili col curaro, maotemnc!o però in CJIIC'Sfnltimo ca!';O la respirazione artificiale. Mc.::$a a nurlo la parte anteriore del cerrello ed eccitato il giro sigmoiùc in aranti dèl solco cmciale dopo arar messo a nn,Jo l'arteria carotide ed introdottOI'i l'emodinamometro ha trorato che si. proLlucono delle alternatt1·e di rallentamento e di accelcnt7.ione d<>l polso, sebbe·ne costante un anmeu to con:;iùcrm•ole della prc:;,;ioue sa ngn igna in traca rotit.h'a, la quale può salir!! siao a 25 centimetri. Non Yi l1a q ninù i conelazion e neee:>S<lrÌ<l fra r aumento della pres~ione jntrarteri<lle o la rapidità. del pol~o . )fes~a jn relazione poi coll"aumento tholln tensione. che si o~..;erra come fatto co-

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stante nt.Jlla cMtrizzazioue dello sciatico aopo nxer t<1gliata la midolla spi nale alla parte ~ u pc ri ore ddla regione cerricale, ha trorato che l'altezza dl.!lla pressione in trartcriale è man·n·iore n:!lla eletti-inazione della sost:mzn corticale del :-:'10 l':)rrdlo. Il chiaro autore ha pure cotH: In~o che la elethiz•


IJ~:UE

Lllt' .\J.iZZ.\ZlfJ:\1 CEIIERt:ALI

3l3!)

zazione della corteccia cerebrale al gi1·o zigmoide, cioè n aranti del solco cruciale, dopo aver tagliato i pnf:nmogastrici, determina l'abhas:;ameuto della pre:;siOJ)e iutrarteriale ed il ra1lentameuto ùcl polso, rallentumento cl1e si os. sena compagno alla diminuzione della tensione sanguigna quando, sono prerentivnmcnte 'escisi i due gangli cervicali su~ periori, lasciando intatti i pneumogastrici. La, temperatura inolt1 e riene el era t a negli arti mc:;:; i in morimento dalla faradizzazione delle circumroluzioni centrali, fatto verificato pure d<tlle esperienze ùi Bulenbnrg e La.ndois, i quali hanno trorato che la distrnzione di alcuni punti dei lobi frontali è seguita da forte aumento (5 a 7 gradi) negli arti del lato oppo:sto. Questa regione calorifica si e.stendel'ebbe in aranti fino al sol~o cruciale e comprenderehbe la. cireumroluzione po:;tfroutale; corrisponde fino aù un certo Jmnto ai centri dell'Hitzig, il quale rirendi ~;a a sè questo fatto. La pupilla ~i dilata come fatto costante ogniquaholta si f;uaclizza un punto qualunque delle circnm_rolnzioni della f<lCcia con\'essa di un lobo cerebrale, ccl è sufficiente a prodlll·la una corrente di 12 rentimetri dell'apparecchio ad induzione di Du Bois Reymond. La dilatazione pupillare si ottiene tanto direttamente quanto in senso crociato, poichè la stimolazione di un sol lobo cerebmle fa egualmeu:e dil atare la Jmpilla dell'uno e dell'altro lato. Douebhe ritcJlersi quindi che la corteccia grigia· della filccia comessa del cerrello è il centro dei morimenti delle fibre radiate dell'iJ'iùe od almeno che esistono disseminati in t.utta. l'estensiol'!e di questa sostanza corticale un gran mnnero di centri localizza ti, dai qnali dipende la dilatazione pupillare. Il Bochefoutaine inclina piuttosto ad ammettere che i lobi cerebrali nJ>IJjnno dei rapporti numerosi5simi c.olla mitlolla allunga.ta.


570

CONl'RlBOZIONE ALLO STUJJIO

dove il ~;;impatico , dilatatore per eccellenza della pupilla, trae le sue origini. Anzi al citato autore sembra che la dilata zione pupillare si faccia pit1 presto quando si inita il cervello, che non quando si irrita allo stesso modo il capo sn·

periore centrale del cordone simpatico cervicale sezionato al · oollo, ritenendo quindi che l'eccitazione portata al cer\"ello si trasmetta direttamente ai tubercoli quadrigemelli. A me pare però che questa differenza di tempo nella dilamziooe pupillare possa spiegarsi sapendo che i nervi cosiddetti di \' ita vegetativa, e specialmente le diramazioni del simpatico, reagiscono sempre più tardi allo stimolo elettrico. La secrezione salivare fu pure tenuta in conto dalrautorc, mantenendo nei condotti di Wharton e ~tenoue al momento della eccitazione dei punti dell'encefalo indicati da l Ferricr, e più specialmente un punto del giro sigmoide situato in addietro del solco cruciale, punto il quale eccitato da un solo lato dà una ipersecrezione considerevole di ciascuna delle glandole sottomascellari. Anche alcuni distr etti della dura madre crani ~a come eccitati producono l' anmento della pressione intrarteriale, cos'l sono capaci di clctennioare abbondantemente l'ipersecrezione salivare. Questo fenomeno fu riscontrato dall'autore anche quando il ramo glandulare che va dal nervo linguale alla glandola sottomascellare è tagliato, ma la secrezione è però meno abbondante e richiama ciò che si osserva quando 'Si eccita il capo centrale del cordone cervicale del gran simpatico sezionato al collo. È appunto per questo nervo che l'irrita~i one del c~n-cllo arriva alle glandole sottomascellari, poicbè la corda. del timpano rappreseut..'l.ta pel filetto ricorrente del linguale è tagliata avanti il suo arrivo alla· glandola. La glandola parotide è pure influenzata dagli eccitamenti del cen ·ello come succede per le $Ottomascellari. Le intestina pure e lo


DELLE LOCALIZZ .lZlO~I CcREBRALl

stomaco non si risentono meno delle suddette ecc:tnzioni, osscrvandosi contrazioni peristaltiche della regione pilorica. ed il rinserramento del duodeno e dell'ileo. La wntrazione poi della milza è estremamente fuori di duhbio; è più forte di qilella che consegue alla elettrizzazione del capo superio't·e · del nerro sciati co o di quella del capo periferico del nervo grande splenico alla sua entrah1. nell'addome. Si contraggono pure le trombe uteri ne e la. vescica urinaria, giacchè una corrente "faradica che passa pe1· . le circum\'Oluzioni anteriori produce sempre nei cani cura· rizzati l'emissione dell'urina piil o meno abbondantemente. La secrezione biliare invece e la pancreati~'l vengono completamente sospese durante il passaggio della corrente nei soliti punti cerebrali per rinnovarsi subito cessata la elettrizzazione, quindi l'autore conchiude cl1e per il fegato ed il pancreas la faradizzazione della circumvoluzione che circonda. il solco cruciale si manifesta per un'azione d'anesto, per un 'influenza moderatrice. Sul fenomeno infine che la faradizzazione del cervello pro· durrebbe sulla respirazione, l'autore asserisce non avere che n ozioni incomplete, non fatti bene stabiliti, giaccbè qneRta. importante funzione suolo alterarsi in piìt maniere allorchèsi opera sugli animali, e ~pecialmente se si eccitino in. essi d elle parti estremamente sensibili. Le conclusioni eho l'an tore trae dai fatti suaccennati :sonoche egli ammette che questi centri non devono essere local izzati, giaccltè la distruzione sperimentale delle porzioni di cen·ello che sarebbero il centro dei morimenti volotJtari delle membra può essere praticata nel cane senza che esista la menoma paralisi di questi membri. Egli si schiera C!lD Schitf, con Vulpian, con DrownSéquard nel ritenerli fenomeni tli azione riflessa al pari di •


5 72

Cii~THJHrZhJ ~E

ALLO ~TUl!U

quelli otL•;n11ti colla farad izzazione dello scia tico, del capo ~uperiorc de'l rago-~impatiro, faracrzzazione che llroroca la Cùntraz!onc dèlla. milz<t o Jella ,·escica, l'aumento della ten· sione in trartcrialc, fl'nomen i questi che ono incontrastabilmente di azione rinc;;:;a. Per esso quindi l"irritazio1ie delJa cortel'ciu, sia attrarerso questa ~o:;tanza, ~ia all'estremità delle fil.ml cerebrali bianc.he raggiate. riene portata ai centri encefalo-buluari e ùi Lì. ritle:;$:1 nei dift'erenti organi dt'll'economia e p~ r consegllenza l 'esi~tenza dei centri local izzat.i come hanno intrareduto e cercato di dimostrare i signori Frit:;ch eù Hitzig è ancora in ria di esperienza e ùi controllo. ultimamente autlle i signod Alberloui e ~lirbeli han no rijdute lo e::perienze ili Hitzig e Ferrier sui cani, sui gatti e sui conigli, e conduùono per ammettere nella corteel·ia cercurale dc:i centri cccitatùri ~li morimenti volontari , i quali per la loro sede cd intimi r::tpjJOrti coi centri p;;ichici li llenomi nano p ...ico-11/0(ori. L'Ali.Jertvui iuoHre (1) ha nmmes:::o nella corteccia ct-rehraJ,~ la zoni~ epilettigéua eh~ egli collot:a nella circu m ,-ol uzionc postcrochta uol cane, zona che eccitata con debole corrente in animale non nnesUzzato produrrebbe il rero acce:>::o epilett ico colle caratteri;;tiche che lo distinguono, cioè perdita <l i co.;cicuza, cuuvulsioni touico-cloniuhe, dilatazione }1Upillare, srulirazione, morsicatura della lingua, emissione ùi 1111 griùo, perdita delle urine. Questo acct>sso sàrebbe seguito ora da uno stato di shalonlimento, ora da f.momeni di ùc1irio e furore, ora d<\ uno stato vertiginoso con giri di mnueggio. L'Albertoni amUJetterebbe che tale accesso epilettit:o JIOll si n•ritì cherebbc durante lo stato ane;;tetico. (1, R<'ll'll''"I JIO dt•llt: >"irrvclw s1Jc,.lm t•n tnU t:Sf'./1'1(,• 1' t"l uolìlnclt<J t li fi~ld:anu. swlulluu-utu Ht.J..:Itltf'loh"a.

Sfo''J!Ju._l dt:lla ll. t.:nit·c;,·.,•ito eli .Sl(.'llU. -


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DF.LLg LOC .\UZZ.\ZIO~ I CErJ:BR..·\1..1

5 ~3

Finalmente i distinti fisiologi Lussana e Lemoignc, ar.tori

di un éste:lo trattato sperimentale sui centri encefalici, hanno ripreso e di nuoro cementate le loro esperienze, e sul fatto dei centri corticali ammettono che l'eccitazione elettrica di • certi tratti che principalmente circondano la scissura erocinta produce morimeuti speciali dt:! lle membra, del collo, della faecia e del la mandibola. Hanno i succitati autori esegniti gli e:;perimenti colla elf:ttrizzazione e colla asportazione ùei tratti suaccennati e concludono che i mo\'imenti particolari prodot-ti non dipendono da semplice dHfusione delle correnti acl altre parti più profonde; che non dipendono come vorrebbe lo Scbitr dalla zona eccitabile sensith·a ammc::;sn. dallo stesso e producente i fenomeni atassici pJr lesione di detta. sensibilità; che non sono Yeri centri motori giacchè alla distruzione di questi non susseguono veri fru10m eni paralitici duraturi. Ammettono inrece come assolutamente vera la loro formola che cioè i centri diretti del la innervazione motrice risiedono fuori degli emisferi cerebrali, questi (e le varie regioni della loro corteccia) possono eccitare ad azione (volontà) i ''<·ri centri di innervazione motrice, come le sen· sazioni possono eccitare i movimenti riflessi; e tentano di spiegare i movimenti che susseguono alla eccitazione elettrica delle parti in quistioue ammettendo che un n- tlebole corrente elettrica si sostitui::ce momentaneamente all'a7.ione conduttrice volontaria dal cerrello ai pe<lnncoli, eccitazione abituale che stabilisce una solidarietà di corrispondenza funzionale volontaria pei costumi psichici degli animali, e citano qui ndi che quesli movimenti ecci ta.ti coli a elettricità. ..nell<t corteccia sono pii1 svariati e piì1 pronti man mano si ascende nella scala zoo~ogicn. come nelle scimie ; mentre i ,·eri centr i encefalici della. innervazione vera motrie>1 dspondono sempre anche eccitati meccanicamente e portano costan-

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.1) 74

CO:\TR!Bt:ZIOXE ALW STUDIO

• temente le paralisi se asportati, ciò che non si verifica pei .centri della cortecda. cerebrale. Accennato così per sommi capi lo stato della scienza su questi studi importantis:=:imi io pure bo ri1>etuto la maggior parto degli esperimeuti praticati in proposito. Gli 'anima]! .sacriticat.i furono cani e conigli, ma di preferenza cani di · dire1~e qualità e razze. La cloroformizzazione fu di preferenza il mezzo anestetico adoperato, ma fu pure iniettato il cloralio nelle Yene, e qualche Yolta l 'inalazione mista di etere e cloroformio. La scopertura del cranio mi riuscì sempre facile specialmente negli animali giovani, susseguita. però .sempre da forte emorragia. La corrente elettrica adoperata fu quando continua, quando interrotta, quest'ultima sempre ottenuta colla slitta graduata ·di Du Bois Reymond animata da nna pila di Bnnsen. Le eSllerienze eseguite nel laboratorio fisiologico della Hegia Universit<t furono sempre presenziate dal distinto direttore professore Puglia, dn. diversi colleghi e dagli stu.denti. Per amore di brerità. mi limiterò a tracciare i risultati fin ali senza minuta descrizionf\ dell'atto ope1:atiro e dell'andamento di ciascunn. csperimentn.zione, riserrandomi solo di ~ntrare in qualche dettaglio in quei casi che meritarono .attento c::;amc e minuziosu. osserrazione per l'importanza ap· punto straordinaria del fatto os$en·ato. Gli esperimenti praticati sui couigli furono ccrta.ment.e poco attendibili giacchè il ccr1ello di questi . animali, essendo qpasi prÌ\'O di circunivoluzioni, resta impo:;sibile il determinare eentri motori distinti. Alla. stimoh1zione elettriea, eh~ fu sempre fortissima, si riscontrarono qnaudo i movimenti parziali dell'arto an teriorè, qnaudo del })Osteriore, qnanclo con . temporane:amente i morimenti complessi degli arti medt>simi

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IJELJ.E L()C.U.IZZ.\ZIIJ:\1 CE!{EHI!.\ LI

tauto dal lato opposto q~1anto dal lato operato. La porzione più distinta nel coniglio è quella p('r la masticazioue e si d etermina in una zona abbastanza estesa (circa 1/t centimetro) che risiedo poco meno di un centimetro dietro i bulbi olfa- · t orii. Asportata là zona corticale masticatoria ed elettrizzata a l medesimo grado di corrente la sostanza bi.Ìnca sottostaute il fenomeno dei ruovimen ti masticato di si pre;;eu tò med esi· mamente, ma solo meno accentuato e meno duraturo. I conigli per. lo pitl non furono cloroformizzati, ed è quindj <>sserrabile il fatto che per avere i fenomeni motori si dovette ::;empre ricorrere ad un grado massimo di corrente, cir.::a al 30° e 35° della slitta, corrente fortissima ed intollerabile alla mano delros~erratoro. Al grado 20° non si ebbe mai mo\'imento di sorta, nè l'animale mostrò di risentirseue, sempre però dopo arer levata la meningc, giacchè a dura madre intatta anche le correnti deboli diedero movimenti disorùiIIati di tutto il corpo con grida pel dolore arvertito dall'animale, ma 110n la vera comì1lsione epilettica, forma che nel coniglio non è mai stata avvertita nemmeno dall'Alber· toni che fece accurati studi in propositò. Gli esperimenti sulle cade furono iurece pil1 attendibili perchè i centri motori furono riscontrati piit distinti e vi fu bisogno per eccitarli di una corrente di minor forza. Infatti, cl oroformizzati questi piccoli animali e praticata la scopartura del cervello coll'asporta.zione delle ossa del cranio quando .a sinistra, quando a destra, levate le meningi cù applicata la corrente al grado 26° della :;olita slitta ::;i trovò un punto comune per l'arto posteriore ed anteriore opposti con movim enti di flessione, punto che resta in corrispondenza alla parte di cen'ello che tocca l'uniO'ne dell'osso front.ale col t emporale. In vicinanza a questo punto, ma \Ili po' piil all.indietro \·orso la sci::::sura intraemisferica ri h:t una zomt

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57ò

CO~TRlBGZ!OXE:

ALLO S'ftiDIO

abbastanza. e:;tesa pel morimento m_andibolare, eseguisce cioè l'animale una masticazione rapida come gli è abitua.le, colla particolarità rilevante che contemporaneamente si pulisce il muso coll"arto anteriore opposto. Piìt e piìL volte e1etttizzato questo punto, dopo eli avere lasciato in riposo l'animale, si ebbe sempre' identità assoluta di movimento. Si noti però che per arere bene distinto quest'ultimo fenomeno fu nece~­ sario un grado pilt forte della corrente che non lo fosse per ottenere i morimenti degli arti . Può avere qualche importanza un fatto occorsomi durante gli esperimenti eseguiti sulle ca\rie e quindi mi piace accennarlo. Protratta la cloroformizzazione in unu. piccola ca 1ria 11on

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tardò questa a trovarsi in istato di mode apparente, dal

quale non bastò a trarnela la. protratta resrirazione artificiale, quando, per semplice prora sperimentale, applicati i reofori sul cervello al grado mas:;imo cioè al 35° della sli tta. e precisamente :mlrestremità dei lobi frontali si cominciarono ad arere dapprima piccoli mo,rimenti dell'arto posteriOl·e opposto, poi 1110vimenti rnandibolari, poscia convulsione e tremiti dei muscoli del torace e degli arti opposti e quindi totalmente 1imessa in corso la respirazione che si eseguì regolare non dando l'animale altri segni tli \" i~a e mostrandosi ancora sotto l 'influsso del cl01:oformio in modo che potè servire ancora pell 'esperimento. Infatti asportata per circa. un ceutimetro la zona cotticale che da\'a i modmenti opposti degli arti ed il movimento rnandibola.re ed eccitata. colla stessa. corrente la sostanza bianca risultante si ebbero medesimameute i mo\'imenti mandibolari non che quelli dell'arto opposto. Cinque minuti dopo quest'ultima faradizza. zione il piccolo animale presentò il tetano per azione nn· tativa. Cucita la ferita e lasciato a se l'animale seguita per

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UEI.tE LOCAL!ZZ.iZIOXI CEREBRALI

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diverso tempo a presentare movimenti COl~\'U]sivi. il giorno dopo però è rimesso e cammina abbastanza di::;inyolto pel laboratorio senza presentare segni di paralisi, sebbene mancante della zona corticale per gli· arti opposti e pel movi· mento mandibolare. ~on ha però assunto cibo di sorta ed è mort.o al 3° giorno. Gli esperimenti sui cani furono piil attendibili ancora per. chè in questi animali le eircum1oluzioni sono molte e di· stinte. Al pari.di tutti gli altri e:;pcrimentatori trovai i centri motori attorno al cos~detto solco cruciale che corri· spanderebbe fino a un certo segno al solco di Rolando della razza umana. I centri automotori pil1 facili a riscontrarsi furono quelli degli arti, quello del morimento della testa sul collo, quello per la masticazione, quello pel movimento della coda e quello della chiusura delle palpebre per con· trazione del muscolo mbicolare. La. scopertura del cervello essendo fatta quando a destra, quando a sinistra si ebbero sempre i movimenti del lato opposto. All'elettrizzazione dei centri per gli arti si potè limitare quando il solo innalzamento, quando la flessione della gamba s tùla coscia, quando la fieasione di questa sul ventre. Il centro pel movimento della coda si riscontrò sempre vicinissimo al centro per l'arto pr1steriore opposto, e molto spesso all'eccitazione di quest' ultimo si trovò andar unito contemporaneament-e il movimento della coda. Nei diversi e numerosi esperimenti tentati si trovò che ciascun animale aveva di preferenza più eccitabile un dato centro, così in alcuni si riscontrava più facilmente il centro per i diversi movimenti dell'arto posteriore opposto; in altri il centro pei diversi movimenti dell'arto anteriore parimenti opposto, e qualche volta mi fu dato trorare una 3ona abbastanza est esa che eccitata dara costantemente e ben mani2


COXTR!B uZI();-iE AJ.LO STUD[Q 578 testo il movimento dell:.~. testa. sul collo senza che pot~ssi riscontrare ecdtabile nessun altro centro. Per riRcontrare distinti e ben delineati i centri accennati fu sempre necessaria unti. cloroformizzazione }) l'O l ungata e torte, altrimenti a dehole anestesia l'animale, al movimento procurato nell'ecdtaro un dato centro, associò sempre altre contrazioni muscolari scomposte e disordi ~ate che toglie\·ano di poter ben determinare il movimento direttamente eccitato. La corrente adoperat.'t fu sempre forte, a. correnti deboli io non ottenni mai movimento di sorta, beninteso quando la cloroformizzazione aveva reso immobile l'animale. I movimenti avvennero sempre fra il 25° ed il 30° grado della slitta di Du Bois Rcvmond, animata dal solito vaso di Bunsen . I mo\~imenti pegli a.rti tanto anteriore cbe posteriore op· posti si manifestarono sempre con una corrente un po' piìt debole di quella necessaria per produrre gli altri movimenti. La stimolazione della sostanza bianca risultante dopo l 'asportazione della parte corticale grigia ore risiedevano i centri mototi, fu sempre susseguita dai morimenti ottenuti prima, colla particolari tà però eh:: per aversi quel dato movimento colla stessa regolarità, rapidità c forza colle quali si ave,ra dietro la stimolazione della ])arte corticale, era necessario. l'aumentare almeno di due gradi la forza della. corrente impiegata prima ; se poi sulla stessa sostanza bianca si acloperara la corrente primitiva i movimenti non mancavano mai, ma erano relatira.mcnte indeboliti. L'asportazione della parte corticale portò sempre negU animali che sopra.Hissero una paralisi temporaria, paralisi che ùi preferenza si manifestò nei distretti muscolari corri· spondcnti ai centri asportati. Furono di preferenza gli arti opposti cl1e si mobtrarono paretici, ma che in 20 giorni circa. ripigliarono i loro morimenti normali.

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li DELLE !.OCA LIZZ.\ZIOXI CE!t!HJR ALI

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Fedele a ciò che ho detto di 11on descrivere cioè minuta. m ente, ma solo per so mmi capi, tutte le numerose espe· rienze eseguite, non po~so però esimermi dal tracciare un quadro complet.o dei fenom eni presentati da un animale te· nuto in osservazione per piit di due mesi, animale ope!·ato che fu già oggetto ili una mia nota preremtira inserita nel giornale lo Spalan.zrmi. Ecco pertanto la descrizione dettagliata dei fenomeni prc· ~entati dall'animale in discorso. Un cane inglese di media taglia, J)esara. chilogrammi ~ e grammi 600, fu ancstizzato profondamente con etere e cloroformio, e col trapauo gli fu aperto il cranio a sinist.ta per l'estensione di qnattro centimetri in lunghezza e di due in"larghezza nella regione fron.to-parietale. L'emorrn.gia fu relativament-e lieve, ma la protratta cloroformizzazione l'i· dllsse l'animale in ista.to di morte apparente che scompane .colla respirazione artificiale. 'ragliata la dura madre craJliana furono messe allo scoperto le circumroluzioni cerebrali, e si potè vedere manifestamente il solco cruciale. Eccitata la parte scoperta eli cerrello colla corrente indotta e precisamente colla slitta dii Du Bois Reymond al 25° grado della scala, non si ebbe fenomeno alcuno di movimento toccando succe~si r amente colla detta corrente i clivet·si punti delle cir. eu mvoluzioni che circondano al davanti ed al <li dietro il :Solco crnciale. Aumentata la corrente fino al grado 30° della .solita slitta e toccata cogli elettrodi la circ.umvolnzione che viene subito dietro al solco cmciale si ebbe tosto il vero accesso CJxilettico. L'animale })resentò quindi convulsione tonieo·clonica degli arti tanto anteriori che posteriori, ammiccamento frequente delle palpebre ed in qualche momento -cootTazione spasmodica dell'orbicolare, roteamento del globo oculare, l"t}Spirazivue affannosa e frequente, bara alla bocca •

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CONTftnJUZION 8 HLO ::ìTUDIO

Tale accesso durava per dieci minuti, sebbene cessata subito

la eccitazione elettrica e si ripresen tava appena gli elettrodi si riapplicarano sulla circumvolnzione accennata. Si riprodusse così la comnlsioue epilctt.ica per ben quattro volte. Nofl: si potevano, anche con correnti pitt deboli, cimentare i diversi punti della corteccia messa allo scoperto, onde rin· venire i centri motori che si erano tro,·ati costanti in altri esperimenti, percllò l\1nimale si trova va, sebbene in minor grado, sempre sotto lo stato convulsivo. Si pensò quindi di asportare tanto la zona che cimeutat.a. dava luogo· all'epilessia, come ·pure le altre circum,·oluzioni che circondavano il solco cruciale, onde eseminare i fen omeni consecutivi che ~tvrebbe presentato l'animale dm·ant~ il proces:::o di c~catrizzazione . delle lesioni ad arte procurate. Asportata pertanto la corteccia cerebrale che circonda il solco cruciale per l'estensione di due centimetri e per la.

profondità eli mezzo centimetro, e sedata l'emorragia si riunl

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la ferita dello par!,i molli e si lasciò in libertà. l'animale. Al primo momento il cane non si resse in piedi, ma cessata la clorotòrmizzazione e fattolo rialzare caclde immediatamente perchò gli arti posteriori sembravano paralizzati. Dopo circa trenta mirnnti si rialzò a stento, bevve largamente, tentò di fare alcuni passi, ma ricadde sul treno posterior~ e si atlagiò per non rialzarsi che nel successiro giorno, uel quale però non si regge che stentataménte e ricade sempre sul treno posteriore. 'Fieno la testa sempre rivolta a sinistra, cioè verso il lato opemto. Due giorni dopo l'animale cammina ahbasta111za discretamente nel laboratorio, ma tiene arcuato il corpo colla convessità. dal lato sano cioè a destra. Quando cade, e ciò succede frequentemente, cade sempre sul Iato destro, cioè la. paresi è manil'csta, negli arti opposti tanto anteriore che ponteriore.


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Al terzo giorno l'nlla parte O)eruta si osse1'rn gonfiezza e raccolta di marcia. E:;ercitata una conreniente pressione si dà esito ad una rilèran te quuutiHt eli pus co11 iuanifest~ sol· liero delraoimale, il quale, dapprima adagiato ed istupidito, si soliera e gira ahbastunza disinrolto per la ~tanza cadendo però sem1wc fretjllelltl)Jhonte dal lato sano perchè gli arti di CJUosto lato gli si pil·gano sotto. Al quarto giorno si riscontra nuora mccolla eli marcia in corrispondenza al sito ore fu eseguita. la trapanazione, vi si dà. esito m·ecliante u na puntura f<ltta. lateralnwnte, perchè la ferita della pelle del cranio si è unita per prima intenzione. Nei SUCC\!Ssiri giorni ranimale non pre.;cnta alcun fenomeno di qualche ri~iero. Si reggera in piedi abbastanza bc11e c girara nel laborntorio senza cadere più tanto frequentemente. Si cibara di carne. Pesato nrera dimintait) ;;oltanto di 100 grammi. La raccolta di marcia anùù mnn mano diminuendo, i moYimenti si fecero s~rupre piìt fa cili, le cadute pcl lato sano <liminuirono })Or frt!quenza, di modo cbe dopo 21 giorni potei presentare alla società metlico·chirurgica ùi }JoJcna l'animale JlerMtamentc guarito, Yispo e sano come se n alla nrl'~:>e sofferto. L'apparente guarigione completa si protassc per ben quaranta giorni, quando la mattina del 16 aprile u. s., dopo cioè due mesi dall'operazione, il cane, che il giorno prima correva Yispo }JOl laboratorio, venne assalito da accossi conTulsi\'i che si ripeterano di 10 in 10 minuti. Le C)nvulsi.oni erano eli preferenza tonico·cloniche, quando con maggiore int ensità al treno anteriore, qnauùo al posteriore. Se gli arti .. anteriori erano in preralc•nza convnlsiri, la tet<ta ruotava. di prefc!renza da sinistra a de,;trn. Qnando inconlinciara raocesso conr nlsiro l'o;:;serrazione attenta scorgt>ra eh~ primi a

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.\f.LO STUDIO

dihat ter$i erano gli arti anteriori c tJosteriori opposti alla lesione praticata sperimentalmente snl cervello. Detti arti si muovevano come se si fos:;ero eccita.ti i centri motori cmTispondenti che nel nostro animale in osservazioue vennero appunto asportat i. Di que~to fatto importante ne sarà tenuto calcolo nelle ossen•azioni finali. Allorcbù raccc~so convulsivo era cessato, si osserrara la re.traz:one permanente dogli arti superiore ed inferiore opposti alla lesione che rammentiamo esst're a sinistm, e sempre al ricominciare dell'acees,;o i movimenti convnlsi\i èi·ano di preferenza ai detti arti, e co;;tautemente la tosta si rovesciava tetanicamente aJl' indietn. Quando l'accesso era forte tutti i mmcoli erano convulsivi, ma non vi a\·eva bara alla bocca e non si riscontrarano le altre caratteristiche clte detenninat·ono in quc:;to an ima1c il r ero accesso epilettico uel mo· mento della eccitniono elethica sulla zona gil\ indicata. Gli accennati accessi convulsivi ce:::sarano al mattino cl.)pv per dar posto ad altri piit S\'ariati ed interessanti fenomeni. Trasportato il cane in Jaboru tJrio presenta ben distinto il morimento di mmu·ggio, gira arcuato dal lato sano verso il lato operato, cioè da destra. a sinistra descrirendo costantemente un cerchio il di cui diametro è d;tto dalla. lunghezza del proprio corpo. ' Se l';wimale trom un ostacolo, per esempio una g;lmba lli un tavolo, il giro g li· riesce meglio, perchè in alcuni momenti si appoggia colla regione toraco-adrlominale al ::;o:.;tcgno e compio così meglio il suo giro. Se im·cco urta colla tc:;t.a a sinistra (dal lato operato) contro la parete dt'lla. sta nza YÌ si terma immobile, perchè non può ri toma re indietro e com• piere il giro in :senso inverso. È presentemente all'atto cicc·) llCrchè oltre :Hl e:::sere ratera!,t)SO tiene le palpehrQ chiuso per incipienté cnngiuu tiritc. Ha il muso ('a)cb, bere abbon-


IJEUE LOCAUZZAZll J:'\1 CEH EBRALI

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dantemeute, non mangia ed è sotto un leggiero stato febbrile. Nei quattro giorni consecutivi l'animale, affebbrile fino dal 2° giorno, present~L in complesso gli st.cssi fenomeni, gira costantemente tutto il giorno e tutta la. notte da destra a sinistra. de;;crirendo il solito cerchio, tiene, come ho dètto, il corpo arcuato colla convessità a destra e concavità. dal lato della. lesione, cioè a sinistra. Al morimento eli uumC!J!Jio succede sfPesso il movimento ad indice, perchè il cercluo lo ùe:;crive cogli arti anteriori, restando i posteriori non :assolutamente immobili, ma moventesi solo per quel tanto che è necessario perchè gli anteriori descririno il cerchi0o accennato. Il fenomeno di questo movimento .di maneggio così costante, così duraturo o forse unico per la sua persistenza ò · stato oggetto di curiosità per parte di tutti i colleghi e degli studenti. Quest'animale, condannato a girar sempre, ha percorso certamente in quattro giorni un numero fa,·oloso di clùlometri. Infatti, descrivendo costantemente un cerchio il cui diametro misurava 70 centimetri, e compiendo 30 giri in un minuto, veniva })Crciò stesso a percorrere pilt di 65 metri al minuto primo. Quindi, fatto un calcolo semplicissimo, nei quattro giorni nei quali l 'animale ba manifestato il massimo del fenomeno, avrebbe percorso uno spazio ùi circa 379 chilometri. Dal 4° al 5° giorno, essendo ancora manitcsto il movimento di maneggio, l 'animale girava inversamente, cioè da sinistra a destra. Alt re particolarità presentate dall'animale sarebbero le se. guenti, che cioè sembrava aver perduto l'udito e rolfato. Cl1iamato ripetutamente non accennava di aHertire, n:entre prima degli accennati fenomeni veniva, quantunque cieco, a. leccare le mani ogniqualrolta gli si prodigavano carezze. Pet· cibo non assnmcra che latte, ma per farl o bere era neces-

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CO:'\Tftlllt:ZW:'\J:: ALLO STUDIO

sario teuerlo ftlrmo e mettergli il mttso sulla bevanda onde si determinasse a lambire. Al momento che bcvem stava fermo e ritto sulle quattro zampe senza essere sostenuto, ma fuùto di assumere il latte ricomi11ciava il suo eterno giro, per riposarsi qualche volta soUànto se per caso mtara e poteva poggiare la testa contro un ostacolo. Nei successi\i tre giorni nei quali fu tenuto ancora in vita l'animalo, i fenomeni indicati non erano cosl distinti come prima. Affievolite le forze, cadera facilmente per terra senza potersi rialzare. Rimesso in piedi continuava però il suo giro ùa sinistra a destra, inrersameut3 cioè di quello che succedera nei primi quattro giorni. Determinatomi di sacrificare l 'ani male onde osserva.t·e ]e 11~sioni anatomiche cerebrali, lo uccisi mediante l'introduzione dcll 'aria nelle Yene onde non disturbare in verun modo il cervello uccidendolo, come al solito, colla puntura del bulbo. .Pesato l'animale appena incominciarono i fenomeni conrulsiri, era ùimiunito di 500 gra'l!mi; ripesato appena ucciso, segnava una diminuzione di l chilograruma e 100 grammi, ave,•a quindi in qnesti sette giorni perduto grammi CìOO, doruti in parte alla minore alimentazione ed al gran consumo sofferto dai muscoli durante la protratta e continua locomozione. L'autopsia, praticata colla geutile assistenza del distinto collega prof. l!'oà diede le seguenti ristùtanze: Nell'emisfero sinistro, in corri ..pondenza della cicatrice cerebrale, un rammollimento ùclla sostauza ncrrosa. facilmeute amovibile tìn da lasciare allo scoperto la cavità del \'entricolo laterale corrisponclente, rammollimento che si propagava anche all'apice tlell 'emisfero cor ri~pomlentc La rolta del rcntricolo laterale \

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LI)C.\ I.IZZ.\ ZIOX I CEREfliU U

corrispondente al centro orale del viessennio presenta delle emorragie puutiformi. I grossi ganglii (talamo e corpo striato) conispondcnti sono completamente normali tanto esterna· mente che internamente. Si riscontra poco liquido nel Ycntricolo cerebrale sinistro o punto nel destro, e ,; ha. un a loggiera iniezione nell'ependima del vcntricolo laterale sinistro che manca affatto nel destro. Il parimeuto del quarto ventrico1o ed il cervelletto sono perfettamente normali. Nor· male pure la protuberanza octùare ed illeso macrosco!Jicamente il sistema peduncolare. L'ispezione inrecc microscopica dà la presenza del pus nella parte rammollita dell'emi· s fero sinistro in corrispoudenza della cicatrice, c mostra una dilatazione dei vasi capilla'ri nei peduncoli, indizio di pre· grossa. iperemia collaterale. Diverse ossetTazioni nttendihilissime si po:;sono a mio ere• dcre deùnne tbi fenomeni pre.;entuti dulLtnimale in di~co rso

e cioè: l o Che H rero accesso epilettico si ebbe sotto uno sbtto di cloroformizzazione completa. menti-e l'.Aibertoni, ncll'opttscolo citat.o, ammetto per pror!l costanti che quando gli animali si trovano completamente ancstesiati non presentano mai l'epilessia per l'eccitamento elettrico del cerrcllo; 2° Che nell'insorgere delle convulsioni, dopo un perioùo lunghissimo di apparente gnarigione completa, si ehhe il fenomeno 1ilerantissimo che cioè sempre gli arti anteriore e p osteriore opposti furono i primi non solo, ma i piìr persi· stenti nel moto convulsivo, mentre per l'asportazione prati· cat.·me erano mancanti dei loro centri motori. Questo fatto dareube ragion!J ai signori Carrille e Dm·ct, i quali am· mettono i centli motori 1icini poter funzi011are per suplcnza, ed in questo caso il processo irritatiro infiammntorio che lentamente si era stabilito attorno al solco cruciale rcnim


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COXTRIHUZIOXE ALLO STUDIO

a sostituirsi all'eccitamento che ad arte provochiamo colla correo te elettrica ; 3° Che le leggere dilatazioni vasali trovate microscopicameute nel sistema peduncolare mentre macroscopicamente si aveva la perfetta normalità sia per colore che per con· sistenza, non sarebbero per me bastanti a dar spiegamento dei fenomeni così prolungati e così duraturi di ma,neggiQ presentati dall'animale che fu soggetto cm·iosissinio delle nostre osservazioni. Io mi permetterò invece di credere che la lesione riscontra.tà nel punto operato, il rammollimento cioè della sostanza corticale circondante il solco cruciale ed estendentesi fino all'apice ùell'emisfero frontale fosse bastante a dar spiegamento dei fatti ossei·vati, propagando cioè direttamente al sistema peduncolare una irritazione di natura puramente nervosa per quel nesso che lega così mirabil• mente tutto il sistema neryoso, irritazione d'indole nervosa che da qualunque pnnt.o essa parta, pmchè mantenuta da. un conveniente stimolo, è capace di dare svariati e complicati fenomeni in modo da far ritenere che sia di preferenza atl'etto un dato e speciale centro di movimento. Ed inf;ttti nel nostro caso chi non do\reva a priori ritenere che la lesione principale piuttosto che all'emisfero sinistro non fosse invece nel sistema peduocolare? Come conclusioni finali di questo mio debole lavoro, io dowei entrare nel campo ancora non ben determinato, se cioè i movimenti eccitati dalla irritazione elettrica dei diversi punti delle circunwoluzioni cerebrali siano di natura refiessn. o se risiedono e si determinano direttamente da veli centri corticali. Come ho già. accennato nel breve cenno bibliografico, di· versa e contradditorie sono ancora le idee professate in proposito da di:;tinti ed nutorcvolissimi esperimentatori; ma se


DELLE LOCALIZZ.\ZlONl CmEBRALI

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si doresse tener ·calcolo dei fatti principali, si sarebbe· pro· c1i vi a ritenere di natnra reflcssa. i fenomeni tutti che si manifestano dietro l'eccitazione elettrica della sostanza grigia corticale delle circumvoluzioni cerebrali nei :punti già ben d!eterminati dagli espcr:mentatori. Questi fatti principali per me sarebbero i seguenti : l o Che per eccitare i detti centri d ha necessità. ù\ma corrente fortissima che può far credere anche ad una dift\ts ione della stessa corrente; 2° Che l'ablazione dei noti centri non produce che una paralisi temporaria sebbene piit duratura negli animali su· periori (cani e scimic) che non negli inferiori (cavie e conigli); 3° Che l'eccitazione della sost.anza. bianca risultante dall"ablazione dci centri, ripete i medesimi fenomeni di movimen bo. A me pare però che il problema non sia ancora assolu· tamcnte risolto e quindi mi terrò ben soJdisfatto se :wrò anch'io portato un piceolo contributo a sì interessante e desiderata risoluzione.

A. CoROXA


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RI"VIST A l\1EDICA -

•ac--t·-

Intorno nll e nltern :doni ta·ontte lte l simpntio o bt uu caso ()i ipe a·megnlin., del dottor YIXCF.X7.0 Dnw1ot (L'I Iilj)llr.<ia!e, n• 4, 28 fl'hùraìo 187~).

La ipermcgalia o paralisi pseudo-ipertrofica1 che, come è noto, consiste in nn appart•nte sviluppo ipert.rotico dei museoli delb Yita animn.lc con!'oeiata ad un indcholimcnto progrc.. irnmcnte ncseentc• dPIIa motilitù, fu nel l 8(il nttrihuita dal Duchenne a caus:t n'rel~t·;llc, nrcndo iiH:Ontrato nel suo infcrmo fl'nomeni di inficvolita inlclligcnzn. nin in altri casi le fa coltà intellettuali non cs~c nclo apparse minimamente alterate, alt1·i patolo:rì <luùitarono dcll'origiue ncrrosa di questa malattia, e <·omincinrono n rig unrdarla <·ome una ndopntia primitim affatto spel·inlc. La qual e dottrina ehhc poi conferma <lalle osservn:doui anatomiche, ùnpJ'Oit h(•· il Hillroth, nel 1Sii5, in un cn~o (\cl Gricssi nger, c l'Eulcnhurg e il Co hnbe~m dimostrarono che l'aumento dt'l volume dci ll!uscoli era do,·uto ad una insolit:_t formazion e di t<'s~ uto fibro-gra!':::oso fm le l"iiJre muscolari con atrofia di ttue:;tc . L a qual co>'a fu co nfer~~tata dalle ossen·ationi succc~sivc. Ma n o n tutti s i arquirtarouo (l tale opinione ; il nuchcnnc in particolare pensò che la ipcrmcgalia fosse piutto!<to l'cfrc tto eli una lesione dci ncni va"(llnotori <'per conH•gucnza una malattia primi t h·a.


Rl \'1ST.\ l i EO IC.\

del sistema gnnglionarc, c questo concetto gli fu suggeri to dnl disordine che taluni oss ervarono, e il Duchenne stcii~o, nella circolnzione cnpi~ln re dell e parti malate e dai huoni effetti ottenuti m ediante la farndizzazione. Il cal'o ora riferito dal clotto r Drigicli è importantis'limo sott o ques to riguardo siccome quello che po r~e una prova anatomica alln. dottrina del Duchenne. ::\la si la ci pal'lare il Brigidi stesso: S oggetto della. ossen·a;::ione che mi otl'rì i fatti anatomici che più sotto descriverò, era un uomo "di anni 30. Costui cd altri due fratelli, per condizioni miserauclc della t'a m[glin, t'urono da rngazzetti mnndati a ln.vomre in qunlitù. di garzoni di contadini. Dopo nn certo temp·o tutti e tre provarono difficoltà nella deambulazione, il passo era ince..to, oscilla nte c nella stazione eretta te 11cvano i piedi divaricati. Gli altri due fratelli morirono c non s i sa al seguito di quale malattia. Questo, di cui si tesse la bre,·e istq,ria, seguitò a \·ivere; ma i fenom eni rel:1tivi n.!! a lesa. funzi one muscolare continuarono a farsi più gravi e ad est.enclersi ai muscoli delle altre regioni del corpo. A malatt ia inoltrata la dealllbul.aziono col tronco eretto non era più possibile, e per camm inare l'infermo era obbl-igato a. piegare le ginocchia e a tenere il tronco fiesso in avanti appogGiando le mani sullo cosce. In que ste condizioni visse altri due anni c per lluo volte fu portato all'os pedale. Quando vi venne l'ultima volta, fu assegnato al turno del prof. Morelli : quivii fu notato che le masse muscolari erano alcune assottigliate ed altre aumentate di volume, ciò che stava a denotare le varie fusa del processo morboso che invadeva, pa~­ sando da una regione all'altra, tutlo il sistema muscolare. La contrattilità elettrica quas:i da per tutto erà indebolita, in alcuni punti appena appena s~e nsibile, in altri pochi aft'atto perduta; solo i muscoli della faccia emno sani. E sL<>teva una marcatis simll. insellaturn alla rc,giol\Cdorso-lombare. Il malato morì per affezione polmonare. All'autopsia trovammo i muscoli volontari alterati nella guisa.. s tessa come gli ho. egregiamente descritti il Duchcnne. In quelli m eno alterati si notava unn finissima iniezione sanguigna, quale difficilmente potrebbe prodursi ad nrto : in altri vedevnsi l'iper I>lns ia del connettivo intercstiziale, ed in molti altri, fm tibra e

fibra, fu osservata una. grn.nde quantità di tessuto adiposo. In


G90

RI\'ISTA

generale In stria tura tanto longitutlina!e cho trasrers:ale appuriva consenata, c solo nei muscoli cl.1e u.vevano soggiaciuto n gra\'e ntrotia, s i trorarono taluno fibre coi carnt.tcri della d,e generazionc granulo-grassosa. Tutte poi le dette fibre, quali più, quali meno, si mostrarono diminuite di volume. Alcuni pochi muscoli, i bicipiti brachiali per esempio, furono tt·ovati riùotti a corde di tessuto connettivo frammisto a piccola quantità. di grasso. I nervi periferici erano sani. lltervcllo, il ponte di varolio, la midolla allungata c spinale, non presentavano aù occhio nudo a lcuna sensibile alterazione. La midolla s pinale col bulbo renne immersa in una debole s oluzione d 'a cido cromh:o. L'induramento però non essendo anenuto quanto era necessario 11er t.'lgliarH in s ottili fettuccie, ho dovuto di nuovo sottopone questi org91ni all'azione flell'acido predetto, eleran<lone però la dose. ì\'Ii auguro di potere presto completare le mie ricerche nei centri nervosi, per qUM1to dall'esame macro:>copico si\\. tNrt<tto a ritenere cl1c nulla • vi si trovi di morhoso. Al seg uito eli questo breve s unto della storia clinica e del reperto anatomi co, pnrmi che non si possa porre in dubbio la diagnosi fatta dnl curante ilitomo alla specie morbosa. Di fatto non c:ra questo un caso di at.rofin. muscolare J)l'Ogressivu poiché dopo gli eccell enti studi del Duchenne, s i sn, che in questa. malattia i disordin~ funzionali rela tiYi alla mott·icitù. s i O.J1}lalesano da principi o alla. faccia, dipoi sccnJono agli arti s uperiori e successivamente agli arti inferiori, r;eguendo cosi un andamento dis cendente c all'atto inverso a quello che s i ,·eritil:a nell'ipennegalin. Inoltre l'alt erazione principale s i trova sempre nella midolla, ed i mu~coli sog,giacciono prontamente nlla licgcnerazionc gnmulo-grassosa. - Non potrebbe rifcrir:>i alla paralisi infantile, perchè la malattia in discorso e;;ordisce sempre colla febbre, inùuee paralis i istan tanca, in massa c complct.'l., Jocnlizzandosi suçcessi vamente ad un numero più o meno considcreYole di muscoli volontari, c perchè anco in questi casi si ha-nno le lesioni d ella midolla e la d egenerazione de i muscoli , inYecc della neoplasia connettivale e della lipomntosi. X emmeno potremmo rumucttere che il caso nostro fo sse uno tli qucl1i descritti per In prima volta da ( ' harcot sotto il nome di sclerosi st;mmelricct dei cordoni laterali con.rthmla wl att·o(ict delle oellu.le delle conut a1~teriori, perchè ol-

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MEDICA

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tre aJJa mancanza delle contratture, il corso di tale affezione è rapido e non oltrepassa i tre anni. Ccrziornto così il fatto da me citato d'ipermegalio, eccomi alla descrizione dello alterazioni trovate ne1 simpatici. - I diversi gangli costituenti la catena di questi nervi, per Yolume potevano dirsi normali; però apparivano più del consueto coloriti e più di tutti i cervicali. Yenncro presi questi ultimj ed il celiaco d 'ambo i lati unitanumte ad altri piccoli gangli circonvicini e furono immersi nell'alcool del commercio. Dopo alcuni giorni esaminatili al microscopio, li trovammo più o meno morLosamonte alterati. Quelli cervicaU presenta vano una noterolissirua clila.tazione delle vene tanto pcrifericl~e che centrali, facile a riconoscersi ancora coi più piccoli ingrandimenti, mostrandosi tutte pilt o meno ri-. piene di sangue: se ne vedevano o possono Yedersi ancora in quei Ji1icroscopici di tutte le fom1e e dimensioni. Alcune arano affusate, altre cilindriche, altre sacciformi cd altre infine variamente configurate. Le più piccole misuranmo nel loro diametro 60, 70, 90 millesimi di millimetro, e le più voluminose 100, 160 millesimi di millimetro, e ve n'erano perfino talunc che avevano un p oco p!ù di due decimi di millimetro di diametro. Le arterie pure erano larghe per quanto vuote, ma non si mostravano dilatate pnrzialmcnte come le vene. Le cellule nervose erano in minor numero dell'ordinario; quelle situate sulle adiacenze elci vasi apparivano più o meno atrofizzate e contenevano molte granulazioni di pigmento colore giallorosso cupo volgente al nero. Questi ultinù fatti si osservavano in sp!Jcial modo negli sproni rimasti fra. la divisione dei vasi dilatati. - Nella. tavola che ho rimesso al pro! Morelli, si vede in mezzo a due vasi una st1:isciola di figw·a triangolare, portante presso la. sommità una cellula. nervosa piccolissima del cliaroett·o di 14 a lu millesimi di millimetro. Oltre a ciò si notava l'iperplasia del connettivo che in alcuni luoghi aveva raggiunto il grado di una vera c propria sclerosi. In quanto alle fibre nervose, quelle provviste di mielina. erano rare ed apparivano manifestamente rimpicciolite. Le altre fibre, dette di Remak, si mostravano male distinte c forse in alcuni luoghi erano sostituite dal tessuto connettivo~Nei gnngli celiaci, l'ecta.sic vcnose erano in mino1· numero e più pie-

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cole; ma \'i ~ i notav~ inrece qni e là una pl·oliferazione nucleare, congiunta a f;ttti <l'incipiente degenerazione grassa degli stessi e de;.(li cndotelii delle capsule contenenti le cellule gangliari. Dopo tutto quello che ho riferito intorno alle alterazioni da. me t.rovate nel simpatico in questo nuovo caso d'ipermegalia, è facile comprendere come io, senza avere la pretensione di aver dimostrata la patogenesi di questa infermità, ed anzi riservando alla ossen·azione ulteriore lv scioglimento di tale quistione, sia molto inclinato a scendere nel concetto espresso dal Duchenne, riferen::lola a lesione dei vaso-motori.

T•·c casi di c litrofobiu, di RAOUI A. (Rivista clinica di Bolognn, 1877 - Annali wziv. di rnedivina, parte Rivista~ maggio 1878).

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Come il vVestphal mise in vista quell'aberrazione istintivn. che nominò (1(/0ra(obia, per la quale chi ne è affetto ha in OITOre i luoghi aperti e spaziosi, non può attraversare una piazza, ecc., così l'autore chiama l'attenzione dci freniatri sopra un'altra. uiJI:!n·ailioue, ~:he ~i potreiJùe opporre nJla descritta, e che egli chiama clitrofobia da xì.~i.'f~ov cla1~sum e cftop6()> timeo, per la. quale i soggetti che ne soffrono hanno in orrore di trovarsi iu luoghi chiusi o (li difficile e contrastata uscit.a. L'autore riporta tre storie in cui <1nesta aberrazione trovavasi assai rimarchcYole .N ella prima si parla di un certo B. di 80 anni, che soffriva di melanconia, e che diceva tli sentire un orrore inesprimibilc per i luoghi chiusi. Egli avrebbe finito per uccide1·si, se per avvcnt1,1ra si fosse trovato chiuso in un luogo dal quale 11011 potesse usci 1·e. E ssendosi compromesso in politica, fu-in procinto di essoro carcerato e fu suo primo pensiero di pregare. il medico che lo curava a voler attcsta.re presso il direttore delle carceri il suo difetto, percbè, una volta rinchiuso, fosse tenuto a bada affinché non commettesse qualche eccesso. Fu chiuso un d1 da un suo nipotiuo nella latrina, e stent.'\mlosi ad aprire l'uscio, diede in furie e quasi lo abbattè. Il suo padrone di casa fece mettere un ca.ncello in capo alla. scala per guardarsi dai ladri. Una notte n. pen,:ò di essere per tal modo chiuso in casa e di non poter uscire a piacimcnto. Si alzò nella più grande smania, si portò al can-

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celio, e non fu calmo finchè non viùc che si J•Oteva. aprire ùall'interno. Nella se,!ondlt storia è nan·ato come certa signorn. C., lli -!0 anni, allorché per accidente si trovava in luogo donde non avrebbe potuto andarsene, sì per divieto che per materiale ostacolo, veniva presa da eccessi di vera •lisperazione, che non finivano se non otteneva la libert.'\ desi.derata. Il suo padrone di casa voUe si tenesse chiusa In porta di ca>a per maggior sicurezza. Essa ogni notte si alzaYa, giacchè non poteva più dormire, spa1ancava le finestre e dava in ismanie di, turbanclo tutti. P er reu- . d erln tranquilla si dovette ricorrere al padrone di casa, affinchè le permettesse di pr·ovvedersi di una· chiave della porta da valersene a piacimento. n sno. desiderio fu sodrlisfatto, ed essa potè per lo innanzi dormire i suoi sonni tranquilli, tenendosi la chiave suddetta solto il guanciale. La te,·za storia riguarda certo D. R., di 30 anni, Ù('gente nel man·icomio di Bologna, pittore, che fin cta bamuino dimostrò un carattere bizzan-o e più !Wttnti .si fece mclanconico e taciturno. Egli dormiva sempre a tinestt·e s paJancatc per la ripugnanza cb c ::weva di stare in luogo perfettamente chiuso, ed usciva spesso di notte onde respirare aria libera nei luoghi spazio i ed aperti. In un concorso di. pittura, che si diede in luogo chiuso, egli fu preso da irresistibilp bisogno di libertà e fuggì per la fin estra sui tetti delle case vicine, e da queste potè, non senza pericolo, discendere nella strada. Dietro alcuni dispiaceri si fece più strano e melanconico, e sentì più viv? il bisogno di fuggire di casa, di passeggiare per la campagna. di nottetempo. Carlde in un deln·io di persecnzionc, e fu messo nel manicomio. Potè fuggire dallo stabilimento, dte era allora in costruzione, ma non tardò a ricntrarvi alluéinato ed in preda al soUto delirio di persecuzione cd all'avido desiderio di stare all'aperto. Egli cercava quin<li di rimanere quanto più era possibile nei cortili dello stabilimento, e di continuo stava in guardia agli usci ed alle finestre, nella speranza di tt:ovare una volta. o l'altra il varco aperto alla fuga. Messosi più quieto, si accinse a fare un ritratto, ma l'opera. sua, bene ineomincia.ta, non potè anrla.rc a termine, p<m~hè un giorno, dun\ntc una SC!luta, fu J>l'eSO d 'improvviso d:illa smania di fuggir.C dalla finestra. 3


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Ora si tror::t iu condizione eli demenza cronica. L'iwtorc ritiene che l::t clilrnfobia non s ia. molto rnra, che p ossa nn che costituire una monomania a sè come l' ll!fOra,fobia, ma che si a:;soei pilt spesso ad altre forme di pazzia c si trovi poi speciahncute nei so;.:gerti nervosi eccitabili. E ssa è l'espressione di un sentimento di libertà esagerata, che si rende piil vh·o in ragione ùirctt:l. degli ostacoli che tendono a liuùtarla cd a reprimel'la. La seùe anatomica di tale fenomeno probabilmente sarcbl.Jc riposto nella sostanza bianca, dove, secondo Lus~:ma. e ~emoiguG, si troverebbero i centri di innervazionc istintion. L a prognosi sarebbe sempr~ riservata. La. cura è difti CJie, perclt è non si ritie ne coureuic ntc di tentare la repressione liel desiderio esagerato di libertà. con siste!lti . curativi a 'base di una re:;trizionc t.roppo rigorosa. I'crciò la clilr ofobia semplice non è d:\ curarsi negli stabilimenti soggetti a regole disciplinari. Gl'individui che llrescntano sitratta att'czione abbisognano di luoghi di dimora spa~iosi c bene aereati, come si indicano a cura. della malattia di 1{ rbhalier, cd b::tnno bisogno <li una vita quieta e tmnttuilla, lontano da.llc noie degli affilri , dalle occupazioni mentali e possibilmente dai rumori delle città popolose . Se alla clitrofuLi:t si a:<sociano turbamenti psichici che rendano l'mdiYiduo che ne , e aifetto pericoloso, è necessario che ttnesti si conduca al manicomio. Però in c1ucsti sta~)ilimcuti siffatti infermi sono per lo piit agitati, c tentano costantemente di fuggire. Un manicomio ben costruito può pre;;cnt.·we però sufficic nt.i 1n·ovvcùimenti di sicurezza, e rendere all'infermo meno penosa la. sua reclusione. ,Ula coercizione ed alla severa custodia de vesi prefel'ire un trattamento speciale, il quale permetta. all'infermo quella maggior libertà possibile che si può concedere nei manicomi. Il chiarissimo profe:>sOl"e Verga riconosceva nella clit1·o(obia una. r era forma. clinica di malattia montale c ne faceva argomento di una sua comu1licuzionc all'Istituto lombardo di scienze. Egli prcfcrirebb.e di chialllnrc questa malattia col nome di claustro-:. f obia, c sarebbe d'oJlinionc che la lesione materiale da cui dipentlc, ahbia piuttb:;to sede nella. sostanza grigia. corticale. E sprime pm·c il sospetto che si accompagni talora a dis turbi <'in;olatori in rnpport.o con utfczioni cm:tliache.


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d e l nuais (grnutna·co) n e lln, nlimcut.nzionc (Jounwl de 1W:d~:vine et chirur!fie pntlirJue::;, 111agi!iO 1 8 7~) .

Il profcssot· Gublcr, d<mdo rclnionc eli una memoria present ata dal dottor F nà di Padova nlL\.cc:ulcmia di n1cdiciiH\ ili l'al'Ìgi intorno ·l'uso del granturco ncll'alimcntnzio n(', conclude che non al ma is in sè stes.~o è tla a ttribuirs i la 11ellagra, ma sil.Jbene al ma is guasto. Esis te, egli dice, un a pell<tgra sporwli.:a., da cause .co muni, nella, ttnnlc i fenomeni propri della pcllagm ~ono a ppcnn a ccennati , c c he sta rimvctto alla. nmhtttia epidemica come a un ùi prc:;so la colerina al colera inùhmo, o lo stato scor butico ca'gionato dal freddo umido c da cattirc condizioni igicuichc a quelli scorbuti gravi causati dalla priYazionu dei \'egctali o tlei sali di potassa negli u~s ediati o nei nn\·iganti . i\Ia la vem pell ngra costituita dal COiti pleto C(ltTcdo delle sue l esioni interne gastro-intesti nali e cerebro-s pinali, è una malattia spcl'inle a talune contrade, i cui n.bita nti si a limentano princi}JUlmcntc ili g ranturco; non già pcrchè tJUCsto cercale s ia nat uralme nte insalllbre, ma perchè è spesso alterato o da certi proùotti di decom}JOsizione o da mutfc o dil. org•~ni smi anche pilt inìeriori fo rniti di proprietà. velenose. n dottor Fuà è llunque nel n~ ro (jUt\llÙO bandisce la innocui til. del granturco, il quale, quando non s ia guasto, è cosi innocuo come la segale pl'iva dello sprone. E il • professor Gubler lo prova col fatto che mentre una voltn. taluni dipartimenti della Francia, i dipartimenti meritli o11<1li del ba.<·ino della Garonna e dcll'Adour, pagavano un larghissimo t ri buto a lla pcllagra, ora !}UCsta malatti<t vi è di vcnut:t sponuljca c ntrissima, dappoichè per i consigli c gli sforzi di un l'alonte medico di quei paesi, del dottor Costallat., vi si è stabilita la. consuetudine di sottoporre il grant urco a una più completa di:;scccazione in fomi convenientemente scaldati, la tlua lo opcmzione lo salva da ulteriori a lterazioni. In quanto alle s ue qualità igieniche sembra al Gubler che il Fuà le abbia alltnanto esagerate'; ma però è vero e provato che solo il mais fra tutte le gmminacec contiene una quantità s ufficiente di materie grasse, contiene in armonico. proporzione tutti i tipi dci materiali nutritiYi, e per conseguenza. è il solo cnpa~.:c, .quasi nl par del ln.ttc, di bnstnrc nlla r eintegrazione organica

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RIVISTA

~en za aggiunta di speciali alimenti complementari. Per questo il

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mais è particolarmente da raccomandarsi come alimento unico n<'llc malattie acute, nel decorso di alcune affezioni croniche, c specialmente nelln convalescenza, allora.chè è richiesto un vitto semplice e leggiero. Così il G-ubler s i associa al voto del dottor Fuà, il quale vorrebbe Ycdere il mais entrare nella igiene generale, e che fosse utilizzato negli ospedali e negli ospiz}. Xella discussione che tenne dietro a questo rapporto, parecchi oratori si associarono all'idea manifestata dal Gluber, che il mais non è nocivo se non quando è guas to, e che questo succede con grande facilità. Ma il professor Hardy aggiunse che bisogna mettere fra i ferravecchi l'idea. che la pellagra s ia una malattia specifica. dovuta ad una. causa unica, all'aUmentazionc col mais guasto e contenente una cri ttogama. Non confutando la potenza. morbigena del mais guasto, stima però essere troppo grande il numero delle persone colpite dalla pellagm senza cbe abbiano mai fatto uso di granturco, da non doversi oggi tenere per fermo che la p ellngra. può essere prodotta dall'azione eli molte cause debilitanti, in capo alle quali bi sogM mettere l'alimentazione insufficiente, la miseria, le afflizioni e l'al coolismo. Per questi futti è stata ammessa una pseudo-pcllagra, la quale però, come la vera, ha pe1· fondamento la triade s intomatica da parte della. ]lelle, degli orga ni digestiYi c del s istema nervoso. :Ma non vi è ragione di fare qucst.'\ differenza tra due malattie che s ono per tutti i loro sintomi assolutamente identiche .

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La c ura d e lla far:uUzzn.z ione d e lla n1Uza nelle f e bbri lnte rmiU.e utl, del dott.. T scJruLowsCJo.l'. ( Medù:inski Sbetmik, kerau sgegebet1 von der J(nukaslschen mediciniscllen Gesellscha(t, TiHis, 1878 n• 26, Russiscb. - Sl-Petersburger Merlicinische Wochensclwi(t, 20 maggio 1878) .

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Parecchi casi eli febbri intennittenti, nei quali il chinino, sebbene amministrato in forli dosi, o non ebbe azione veruna, o allontanò solo temporaneamente gli accessi febbrili , senza. impedire l e recidive, determinarono il dottore Tschulowscby a t entare la faradizzazi one della milza. Ed infatti egli curò molti

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5D7 ('as i di febbri intcnnittcnti omcttentlo totah\}cntc la medicazione interna, o usando e dusiramcnt(;' la fnmtliz~azi onc. Di 17 casi trattati co n tttiCsto metodo, ne citò !), nei quali egli stesso aveva Ostierrato gli accessi fd1brili c pote va quindi farn e un'esatta diagnosi. lJ('gti altri 8 c.:asi, la diag nos i circa i parossismi febbrili s i fon<lara s ulle indicazioni date dagli ammalati. Anche in tali casi, come nei primi, il risultato fu sempre favorevole. .Nei 9 casi, di cui viene narra.t1\ la s toria distcstune nte, \"C ne furono : l • Cluattro di fcl!bi·e intenuittentc quotidiana trattati in s ul pl"incipio col chinino, o cou chinino c arsenico, e poi colla fnradizzazione ; 2' due di febbre intcrmittcnt e IJ UOtitliana, in cui s i usò solo la faradizzazion c; 3' tre di febbre intermittcnte tcrzana, cumti essi pure esclush·amcntc c.:olla fantdizzazion c. K ei 4 casi del primo gruppo s i usò il cltinino a forti dosi (:.!0 grani in due volte prima tlcll' accesso febbrile); in due casi, se ne diede, .senza risultato alcuno, HO grani, come pure il li(juore j odico arsenicale con tintura di chinino composto uii 12 goccic, tre rolte al giorno. Con h~ soltt faradir.zazionc applicata giornalmente una. o due volte alla rrgio nc tlell;\ milza per lo s p;lzio di 10 minuti in due ùirczioni, cioè: l' applicando s ulla milza ingrossatn. al margine delle coste false nella lincn, ma mellare uno dei due elettrodi; l'altro, nello s pazio inte rcostale, di:>costo 2-3 pollici ùnlla colonna vertebrale; 2' nmbedue gli elettrodi nella linea ass illa re, etl uno precisamente s ulla milza all'orlo costale, l'altro s ullo spa;:io intcrcostale, s i riuscì aù allontanare complcta10entc gli a ceps;;i fct.hrili.

In tutti questi casi si osscn ·ò do110 la. furatlizzazione, non solo la scomparsa tlei parossismi febbrili, ma. un miglioramento nello appetito, nelle funzioni dello s tomaco e degli intestini, e ncllp stato generale dell' an1ntalato. ~on in tutti i casi, ma nella più parte, s i notò diminuzione nel volume della milza. L e sole milze cons is tenti c dure rimasero tal quali, o diminuirono ben poco. Ancorchò l'autore ammetto. che i ca!;i citati, perchè in parto r ecenti c non gravi, non possano bastare a determinare un giudizio decis ivo s ul merito della farallizzazione nelle febbri intcrmittcnti , egli crede tuttaria, che considera ndo gli splendidi risultati da lui ottenuti in tutti i casi, se ne possono trarre le seguenti conclusioni :


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1• Che cou la far:ldizzazionc si allontanano certamente i pn•

ros~ is mi feuùrili l c si ha miglioramen to nello stato generale del-

l'nmmalat.o; 2· Che questo trattamento, considerato anche sotto l'al'pelto cconomi <:o, è molto pratito; 3• Che non reca incomodo all' ammalato, e non ha. conseguenze danno~o; ..t• Che ofl'rc la pos;:ihilità eli far cr.~sa re la fC'biJrc intcrmittcntc in quei casi, nei <Jttali le forti dosi di chinino non sono tollerate, percltè producono tnli ncchlc·ntnlit:.\ nel sistema ner.,oso da rendere nulla la l oro azione. ,\llot·quaudo il dottore Tschuloll·!il;y si pct·s ua ~e dcii' cilh·acia. !Iella farndizzaziou e nella cura dello ft,bbri intermittcnti, non le t rattò più coh;hinino, ma ~ i servì e::clusi rnmeute eli quella. Egli all'erma, che, fino ad ora, non eiJLe alcuna ragione per dolersi ùi aver rinunziato al chiuino.

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Intorno alle alte razioni elc i s impatic o ln un c a s o di au1cmln. })Crnic los n I»rogr<~ss lvn , del dottor YI:xcF.xzo nn w m t (Lo S]JCrimentale, maggio l tì78) . .Ammesso che l'a ncmi:l. perniciosa po:;sa essere cagionntn tla. con1lizioni org:w iclte diret·::ds!-imc tanto per natura r1uanto per sede, il dottor !Jrigidi si domanda ;;e fm queste dcbùa~ i pure annoverare un'alterazione del simpati co aùùominalc. Ei non to nosco che un ca~ o osscrrato dall' :\nlisson in cui oltre la degenerazione grassa del cuore fu clal ::ignor Quekctt analoga :~lterazion c ri~contratn. in alcuni pczzct.ti tlcl ganglio scmilunare c del plcsf:.o solat·e esaminati col microscopio. I n un caso simile a que,to si imbattè il dottor Brigicli. Era una donna di !li) anni che due :tnni avanti a\·eva avuto una gnwc malatlia cbe )(' lasciò un eolorito gi;11lo-pngl ia tlitfuso alla superficie di tutto il corpo. Sette otl otto mesi fn continciil n provare un gr::uHlissi mo senso di <lebolczzn c eli impedimento tli tutte le azioni organiclw. a cui ~t·guiro n o palpitazioni, affanno, eciC'llli fu~:h·i nllc c:o;tn•tttità inferiori, lllt' ntrc aument:wn il t·olnrc ginllo clelia cute, c ri si univa tlll non ~o che di llianco-sporco, c qualche r olt n to,:-;e con !'cnr~is~imo csrt·cato. _\Ila dcholcua si aggiunse poi grauclis,;i ma tlisa.ppetcnZI\ 1 erutta-

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zioni acide, porosi, ua uscc c un dolore sordo profondo c non continuo alla regione cpiga~tri ea. Qualche rolla. cl, \i c vomiti pa:;segg icri composti di liquido t\cido con mucosit à e materie alimentari n on mai però di sangue scuro o alterato. ~on ebbe mai feiJLre, n è alcun disturbo funr.ionale ner vco ..\ ggraranclosi t utti i soprnù etti fenomeni entrò allo s pcùale. L'esame fbko 111ostrò gli organi del petto c del ventre nonnnli, normale l'ottusi t:'• splenica ed epa_ticn; un po'aumentata l'area cn.rdiaca; le azioni tlcl cuore fiacche e deboli, l'impulso meno valido ma un po' piit.cstcso del nonnalc. L o stetoscopio fece aYVertire all':\orta un rumore di ~otlio al primo te mpo dolce e chiaro che si propagaro. con eguale intensità alle carotidi; i soni t.lel cuore deboli e o:-:t·uri. Il ~o;;pctLo che potca. n ascere di neoplasma dello ~<tomaco fu climiluHo dall'attento esame dell'organo so~petto t he nulla fece notare che accennasse n tumore . .Fu perciò fatta diagnos i di cloro-anemia e messa in opera la cura rico;;titucntc, i fciTuginosi, ec.t:., ma tutto inutilm ente pet·chè i fenomeni andarono sempre più nggraranclosi e h\ inferm a. dopo nove giorni morì. Ecco cosa mostrò l'autossia. La cavità cranica non fu apet·ta. .Kelln ~llVit:ì. pleuri~n ;;i raccolsero circa 50 gmmmi di siero limpiclo. l polmoni Lene s viluppati c 1•cnncabili all'aria in ogn i loro parte un po' pallidi e in filtrati di s iero. Nella sacca pcricat·dica si ri:scontrarouo c·irca HG grammi di siero limpido. Il cuore di Yolumc noru}alc c ricopcrto.da disc•·cta. quantità <li tessuto a1ìiposo era. fermo in <liastolc; In came muscolare di C!;SO oltremodo pallida, pii• di qnl·llo ehc non erano i muscoli volontari. X ella parte più declirc della gran :sacca pc ritonealc s i t roYò pochissimo s iero limpido. Gli erano piuttosto riccamente provvisti di gra,-so. Nello s tomaco e negli intc;;tini nulla di morboso; le glandole mcscrai<:he non uali per yolume, consistenza c eolor ito. La milza. c il fegato piccoli e p:ùlidi. I reni piccoli più del normale consistenti c pallidi; la. loro superficie gra.nulosa. in qualche punto, ciò che ri\·clu una ncfrite intersti;dale, e di più s ulla superficie di quello destro fu trovat!'l. una ciste del volume di una vcccia pi<> na di liquido limpi clo. In vescica eravi poca orina che appena s i inalbò con l'aggiunta dell'acido nit.rico. Al nùcroscopio si osservarono le tibrc dei muscoli volontari bene striate cd c~cnt i da degenerazione t;,•Ta;;sosa, e solo c1ua e Iii ({Unlcuna che p1·e,.;cnlava hen di4inta snltanto la s tria-


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t ura longitutlina.lc. I reni alla osservazione microscopica furono trorali poco alterati. La orina nou coutenen1 alcun elemento renaie quindi neppure cilindri ttriniferi. I gangli celiali esaminati allo st.ato fre:;co, fecero vedere una abbondante proliferazionc nudeare, la quale in alcuni luoglJi era venuta a riempire le c:>.p:-ulo contenenti le cclhtle nervose. Queste poi appari vano per lo ]Jiù fortemente pigmcntatc ed avevano il protoplasm:~ torbiccio di tal maniera che seuza il b·attameuto. con i reagenti, era 'difficile anivnre a mettere in chiaro il nucleo. l ras i sanguigni erano vuoti. L'esame ulteriore di l(UCSti mecle.:;imi gangli giù induriti n mezzo dell'alcool, frt:ero veùere altm particolarità degne di nota e che loro potranuo verificare es!uuinando al microscopio quei preparati. Se si get.ta lo sguardo sopra una di quelle isole ris ultanti ùall'ag:.(r uppamcnto tli cell ule nen-ose, si vedono qui e l i~ delle arce ovc le tlet.te cellule sono sostituite da un numero considerevole tli dementi globulari j)iccoli ta.nto che il tessuto riveste le semùiam:e tli quello detto di granulazione. Se poi si procw·a di spicg:ll'e il come accrrdono i fatti, ossia eli seguire il Invorio morboso in tutte le sue fasi, coll'esame dilige nte degli stessi tn·eparat.i si nrri\•n n conrin<:crsi che i fenomeni accadono nel modo seguente: Gli cn.ùotcli che ta1>pczzano le capsule ent.ro le quali stanno racc:hiuse le cellule gangliat·i, entmno in prolifcrazione formamlo nuorj strati di clcnumti globulari all'intemo di esse. In principio la ceHula. nervosa compressa da t11ttc le parti soggiace ad w1 rimpiccolimPnto, poi col J>rogrcdirc del laxorìo morboso si formano nel suo interuo molle granulazioni, alcune di pigmento aranti o ne o bruno, altre di grasso; ù:.i queste ultime, in una fa.so più n\·anzata, si proùueono au corn nel nucleo, e da quel momento in poi l:t cellul<l JlllÒ dirs i penlutn per lu. funzione. Suecessim· mente, continuando la prolife razione, la cellula nen ·osn si clis~ol re c le gmnulazioni che conlenem, rimangono disperse frn. mc;(zo la wass1L nucleare ncoformnta, la quale si sostituisce al corpo di essa. Se porranno l'occhio in quel mit:roscopio potranno Ycderc in alcuni luoghi dircr:;e cellule nen ose a vari gradi atrofizza t c, me a tre in altri luoghi o>-serremnno nel posto di esse solla n t(} molti nudt•i.

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Gli stessi fenomeni pos~on o veders i nella presente figura che è s ta ta disegnata a l vero da uno di q uesti preparati. Un'analoga p roliferazione n ucleare, ma me no a bbondante, s i osscna pure n elle altre parti del ga ng lio e spe~:ialm ente fra le tibre nerr ec. (.~ucs te ultime poi c particola rmente le midolla te, hanno so~g i a­ ciuto in gra n numer o alla degenerazione grassa. l vasi sang uigui presenta no gli endoteli molto s viluppati cd in degenerazione; sono vuoti ed hauuo le pareti ripiep:ate sopra lo1o stesse. All' intorno J)Oi vi s i trova una larga zona fii tessuto connettivo fi brillare e }>o vero di nucle i; in qualche luogo soltanto il tessuto connetti vo è a. lllaglie anguste, per !"a nas tomosi dei prolungamen ti appartel 1ent.i a cellule stellate. Il dottor Brig idi non neg:t cbe n questo caso non possano f11rsi d elle obbiezioni, non es~e ndo st:tti c!\aminati i centri nervosi nè l e ossa, la mala ttia delle quali, secondo all:uni, hn ta nta parte alla prod uzione de ll'ane miiL perniciosa. Però egli cred e poco probabile che nei centri nen·osi e nelle ossa potesse trornrsi la eausa di quest u, anemia, poichè non emvi s tato alcun segno di malattia eli questi organi. E ad ogni modo, a nche cosi incompleto, crede i l ca.so molt o importante, come tJUCIIo che può mettere i medid s ulla via di determinare c1uesta condi zione morbosa al letto d el Inalato e s tabilire i criteri per una diagnosi co111pa ratira. E non gli sembra ùiftìeile t ro,·a re la rag io ne di questa anemia in una l esione d ci gangli nerrosi celiaci; imperocchè s piegando !JUesti gangli la loro influenza s ulla circolazione spccialmeu te dell'appar a to chilop oie tico s'intende come una alterazione dei medesimi d e ùha condurre un di~online della circola zione S}JCcialmentc dello s tomaco e degli intestini, ed esserne disturbatala digcstionc,le funz ioni ente riche e l'assorbimento del c·.hilo; e da CJUi una prima. c agione di discrasia sang uigna. Olt re a. ciò, è noto per molti fatti e d cspcrilllenti che i ·gangli ner vosi celiaci opemno s ul euore ralle ntanùonc i movimenti, ed è noto del pari che in generale il numer o d e lle rc:;pira zi oni è in Ì!itrctto ra ppor to con le contrazioni canliach e. E iu conseguenza qua ndo si abbia un numer o di r es pirazion i minore dell'ord inal'io, come sempre rlcve ;wers i quando i gang li celiaci son o ma lati, l'assorbimento dell'ossige no è minore, m eutt·e l 'aciuo Mrb onico rimane in proporzione ccccdcnle ne l s auguc, i n una pa ro la diminuisce il proc:csso d i os,ida7.ionc. Du.


G02 cui '<'"tte l'aumento della esistente discrasia e l'ecceùc nza nel ,.., sangue delle nmterie grasse che s i depos itano nei tessuti, e quindi la rngione per rui in questi casi di anemia si troya sempre più o meno sviluppato il pannicolo adiposo.

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l .ln modo di S\·ilnppo c d ' n.pplic azlouc d e lla ('l <'tCrlc i ti't n e lla scintic n. - In un articolo del Pt·atit:lioner, riprodotto dal giornale L e CmnTier ml:dic(tl, il dottor Huzzarll crede le correnti d'induzione iucfti caci c sinanchc dannose nellt\ periucnrite, e vanta invece quelle continue per l'alJeviamcnto c la guari)!ione dci dolori nevra.lgici. Da p:lli'èccllio tempo egli cura. la sciatica e le M\Tlllgie col solo mC'zzo di un ferro da stirare c dell'aceto comune c opera nella sc~uente maniera: Fa scalllarc un ferro da. stiratora tanto che valga a ridurre in vapori l'aceto, lo copre con una pozzuolo. di flanella, stata prima inznppata ùell'anzitletto prodotto etilico, e l'applica, senza iuùu~i itre, sulla parte dolente. Ripete la rncdt•sima operazione da due a. tre volte nella giornata, cd ottiene la. guarigione in poco più tli 24 or e. Sr.:omlo il Buzzarù, il t'e tTO per la ripetuta. e!\po~ izione al fuoeo ::i calamita e coll'n)!!dun ta, mentre è caldo, di una materia. at:icla s,·iJ uppa. dell'elett ridtà, cfticacc •1nnnto quella prodolta rla. una p i la.


RIVISTA CHIRURGICA • -10!--

Sulh' c nrn. c bh·urg icn tlclhl fe bbre h·annu•t.i c:t nelle fe rite t~•nrmal da fuo c o , di C. ll t:I':TEH1 professore all'università di Greifswald ( 1). Lo s pirito d' indagine c di critica della n o~tra. epoca ha sottoJlOslo a lungo esame il concetto volgare della febbre tmumatica, cd in conseguenza di esso ha ridotto ati un grnJ1J)O d' infermità febbrili di diverso valore eziologico l' idea volgare dell'alterazione Jllttologica innanzi mcnto\·atn. I ferili cousi derano come una cosa molto naturale che atTirino a produr~i in loro dci briYidi ; sanno d:\lla semplke lettura d\1gni no\·clla o romanzo in cui si riferiscono i fatti della guerra. che mr ntrc stanno mc7.zo inconsc.ii di loro meclcsimi e prostmti dalla febbre sono curati rla. mani deli cate, tinchè si presenta In. crisi, ritorna la coscienza c termin a il male volgendo n convales<:cn7.n e a gual'igione . .1\fa il medico che ha occasione di osservare un ~ran nmnero lli feriti nelle nmhulanzc, si chiede attento c riflessivo: da che dipende che alcune ferite tengono un dceo1·so favorevole c t<'rminano p r ontamente colla. guarigione, mentre che ad alcune altre ( J) C:,,HH·~I:l l t•idr•ltf' t~ t·ipt·rutotl:1 dalla (;f't'r(a tic: ,\'tc,f.it/tlf{ ""'fi tto· auln rh~~;,t;t d :dl'al llnt·e a )tH hb!i<·at·th\ la lt·;uluzintlf'.


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t engono dietro pnros,;i:;mi febbrili piì1 intensi, che sono susseguiti ora da morte rapida, ora rlal ritinimento lento e continuo d ell'organismo e delle forze dell' infermo? Pelmedico non è poi la febbre traumltticn. un fenomeno t anto semplice che non abbia bisogno di spiegazione, che anzi, al contr;u·io, la varietà del <(UUdro che in data occasione ci offre d.en l spingerlo allo studio coscienzioso di esso, ad esaminar la causa e l'effetto; quindi c011 {juesti due clementi costrUJ·t•e un sjstemn. di specie di 'tinta di febbre traumatica. Questo, signori, è il p1·oblema che mi propongo n ella presente l ezione, e vedrete nel corso di essa come giung iamo a risolve rio nelle più importanti conseguenze sotto il punto lli vista terape utico, cd a raecogliere i più preziosi frutt i che la chirnrgia moderna produsse. E d effettivamente, la questione della febbre traumatica trae seco nientemeno che la questione della vita e della morte del ferito, poichè la m a~gior parte delle volte non è la palla che determina la mm·te, bensì la febbre consecutiva allo. frrita: dimodochè non è sempre il nemico quegli che uccide colla sua palla ; può molto bene il medico e~ser egli il colpevole, se non cono$Cenùo il valore ed il significato ùelln febbre traumatica trala:;cia d ' impiegare la cura opport.una. Se mi proponessi di fondare la breve esposizione ch e vo~li o fare delfa febbre traumatica sul materiale che somministrano le t avole relati,·e alla tc~nperntura che sono collocate nella, clinica , a capo del letto di ciascun operato, come sono estrComamcnte varie le lesioni chirurgiche la qnali dànno luogo alla febbre traumatica, vi vedreste rinchiusi in nn Jnberinto di cui in una sola lezione (')inica vi sarebbe impossibile di trovar il sentiero che a n cste dn. seguire per arri vare a comprendere la febbre. traumatico. nella sua essen za proteicn. Preferisco quindi riferit·mi nlla reminiscenza di quanto molti di voii avranno veduto nelle amlml rlll )(C1 c quando fossero insufficienti , o se alcuni ne mancassero totalmente, spe1·o completarle o snpplirle colla mia descrizion r, (;Ile dovrà ossel'e semplice. In questa. lezione ci occuper emo solhtnto della febbre tmumil.tica che si svilUJlpa iu conseguenza delle fe ri te semplici delle parti molli da a rma da. fu oco, senza che vi ~ in ferita delle ossa c delle articolazioni, tlei tron('hi vascolari o nen 'osi, fi nalmente delle gramli cav ità del corpo.


CH IRL' Rll!CA

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DomatHliamo anzitutto se esistano ferite d 'arma da. fuoco chenon diano luogo allo. febbre tmumatica. Crediamo che a fluesta domanda s i possa rispondere afl'crmativamcnte, poicbè vediamo che alcune s ieguono il loro corso d' infiammazione riconoscibile, senza che si fonni una s tilla di pus e che guariscono pe1· prima intethionc. Senza dubbio che guarigioni tauto rapide, intorno a. c ui son molti anni Simon chiamò l'attenzione dei cbirurghi,_so no fatti abbastanza rori : però in tutti i modi la. loro esistcllza è interessante per noi altri, pcrchè non ci è possihile di scuopl'ire In. menoma elevazione di tempcratur:\ in qnest.a forma di cure, neppure essendo armati dci termometri i più sensibili. In <1uesto modo i feriti non solo guariscono rapidamente, ma vanno esenti dalla. febbre traumatica e da tutti i pericoli annessi alla febbre in generale. L'esperienza insegna che un proietWo di piccole dimensioni, di forma regolare, e di pareti liscie, che attraversa con gmn rapidità le parti molli, produce il più dello volte una ferita che offro le migliori condizioni per guarire per prima intenzione. Così ho avuto occasione di osservare colpi di revolver sparati da vicino in cui, per esempio, una palla piccola aveva ·attraversata tutta. la grossezza della coscia, il largo cam~le formato dal Jlassaggio del proiettile guarì senza suppurazione e senza febbre. Un colpo di fuo co in ques te condizioni viene ad essere quasi come una ferita da punta fatta con un pugnale aguzzo ed affilato che attraversasse le parti con molta forza: in tali casi il canale della ferita è s tretto e le parti aderiscono in tutta la loro estensione; al tempo stesso queste restano così poco ammaccate che non sopravviene nè infiammazione, nè suppurnzione, nè febbre. Anche le palle Cha ss~pot possono produrre ferite (l' un decorso molto favorevole pel fatto della loro forma regolat·e per la forza impulsiva da cui sono animate é .per il loro volume r e lativamente piccolo: dimoùocbè se prescindiamo dalla mollezza. del piombo, circostanza che permette il cambio di forma della. palla, quando venga a{l urtare un corpo duro, possiamo considerare il fucile Chassepot come un'arma umanitaria, giacchò-a mio credere è più frequento che le ferite che produce nelle parti molli decorrano immuni d'og ni febbre, o che queste s iano meno intensedi quanto s i osserva nell~ ferite procedenti dallo schioppo :Minier, dal fucile a.d ago o da. quelli a ripetizione anglo-americani. Nella.

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~;c•·i e delle mie ossen·azioni erano s pecialmente notevoli le distru-

zioni prodotte nelle parti molli dai grossi proiettili degli se h i oppi .a ripetizione alla battaglia. di S. Quint.ino: le fel'ite di questa battag-lia. erano tutte note1•oli p er il forte squarciamento e per l.n. contusione !lelle ]Jarti molli: il loro decorso era accompagnato ·d 'ordinario da febbre intens a. Coqformemente a c1uanto giù. esponemmo, consideriamo l' inlimumn:.:ione delle pt~reti del ca11ale della ferita come una. sorgente di febbre traumatit:a., e questiL sorgente sta, per quel che concerno la s ua origine, fuori rlell'intervento del medico. .Non potendo poi eliminare sift'ntta sorgente, considera\'amo la febbre traumatica come uu fenomeno inevitabile, se procedesse da quella .COillC dall'unica sua origine; però non è in realtà l'unica fonte da cui emana la febbre. Figuriamoci per un momento ùue individui .che aressero ricevute ferite uguali : s upponiamo che nm·bedue s iano stati feriti alla coscia da una pnlln. di Cllasscpot slrmciata altresì da ugual tlistau:.:a c per conseguen:.:n colla stesi;:J. fo1·za impulsiva. Ammettendo ora olt•·e a ciò che i canali della ferita fossero della stessa lunghe:.:za, che avessc•·o la stessa disposizione anatomica, in una parola cl1e fossero identiche tutte le altre condi:.:ion i, vediamo nonostante quanto nei due è distinto il decorso ·d ella ferita. In unu non si sviluppa infiammazione di sorta., non si presenta la febbre, oppure l'una e l'alt.m. acctuistano a}>pena una iuteusilà. minima; questo ferito guarisce alla lunga in capo a due o tre settimane. )iell'altro, al contrario, si Sl'olge una tumefazion e enorme, si produce una febbre intensa e finalmente la

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ferita imò dar luogo alla morte ùel paziente, La causa elle deter-

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mina. la differen:.:a tli decorso in ambo i casi risiede nell:1. (lecomposi;;icme dei prodotti di seorezione della. (orila . li detto fenomeno sì dà a conoscere dall'odore delle materie .che si formano, dai gas che si svolgono nei liquidi della. ferita; viene ad essere un fe nomeno di pntrefa:.:ione, p cl quale la materia neces~aria. è souuuinistrnta dal tessuto connettivo necrosato sottratto all'influsso della circolazionè sanguigna e privo per conscgueJlza dell'azione dell'ossigeno: il detto tessuto si mantiene uuùtlo mediante il liquido che imbc1·c tutli gli organi; i genni (lei ribrioni ~ono i promotori t! ella decomposizione. Le in vestigazioni Lli Pnsteur pror.mo che l'aria della maggior parte c..lei siti


liU7 contiene i Sltùùetti germi e che questi possono penetrare sempre n e Lle ferite: di modo che i tessuti umidi nll.mminoidi che si trovano privati dcll 'azione ùcll'o5:sigeno somministrano ai detti g<•rmi nn campo appropriato alloro s viluppo; in tali condizioni si moltil'llcano in silenzio a migliaia cd a milioni, come possi:uno osservarlo col microscopio fuori del corpo. Le combinazioni organiche compl esse, come l'albumina per esempio, le riducono aù altre più semplici e finalmente alle viù semplici di tuac come, per e.>cm}.>io, all'ammoniaca, acido carbonico cd acqua. <~u es ta riduzione o ùccompCJsizioue uou si veri ti ca in una maniera immediata, giacchè tra. le combinazioni complicate e le piì1 semplici esis te una serie di materie la cui costituzione chimù:a à ditlicilc rla studiarsi, c fì:a. le quali ve ne sono alcune di s peciale importanza chirurgica ver le qualità dle hanno di promuorcrc l' Ìll liftmmazione dci tess uti con cui pongonsi a coutatto, e perchè agendo s u tutto l'orgun ismo tanto pres to, quando penetrano nelht circolazione, sono causa della fl)])bre. ~cgue nùo l'esempio ili Hillrolh c eli O. \Veber d csiguamo queste so~tanzc ris pcttirali\Cnte coi uomi di materie settiche, flogogcne e pirogene .•\.lcunc (li c1ucs tc sos tanze nocive che agiscono come veleni sull'organismo c che potrebbero chiamarsi in generale veleni putridi, si ottennero già i:solali: la. prima che si scuoprì, che è forse la più importante, fu designata da D e rgmann col nome di scpticina. II detto osservatore, a c ui siamo debitori della sçopcrta dì ques ta materia, ne esaminò l'azione negli animali : gli studii praticati s u questi gli iuscgnat·ono che la septicina produce gli st es~i effetti to:;,ici c fenomeni eguali d ell' intiero liquido putrido da cui fu estratto.

La prima {ebbr·e tnmme~lica è nellct sua essenza w~et febbYe ,-;etticemica, prova ili questa manient di vedere c, fm le altre cose, la. s ua cronologia. Infatti mentre \' arie volte, poche ore dopo la f erita, il senso dell'olfatto ci accusa rcsisteuzà della decomposi.zi o n c dci liquilli segregati nella ferita, abbiamo varie altre occas i o ni di dimos trare per mezzo della imestigazione termomctrica il principio della febbre traumatica nelle prime ventiquattro ore. N o n ci deve sorprendere che tutti que:;ti fntti la ferì ta la }1lltre" . ù , , ~azione elle secrezioni e la febbre si s uc.cedano ~:osì rapidamente· JJOich è iu tanti casi non è poi mestieri si aC"cnmulino i vibrioni ù c ll' ari n atmosferica, basta, per e.;empio, cl te la palla tmsc.:iui nn


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pezzo della ca.micia sudicia, del soprabito, del pnntalone o qualch e altro corpo estraneo: e poi coi suddetti corpi penetrano i germi dei vibrioui nelle parti }Jrofonde del corpo ed incontrano nei tessuti lacerati un t.eneno nuovo con eccellenti condizioni pel loro sviluppo c moltiplicll.Zione. Ciò che non fece la palla., pnb farlo la prima fasciatura, se si applica s udicia e senza perizia, uno stuello di filaccica piena di polvere e non disinfettata col liqnido opportuno può inocular i vihrioni alla ferita e detenninarvi in questa guisa i fenom eni della putrefazione. Il primo di quei due camerati che dianzi abbiamo suppos to può considerarsi fortunato, poichè si trovò protetto contro la penetrazione dei vibrioni nel canale della ferita per essere s tato trattato convenientemente : il secondo, all'interno della. cui feri ta trascinò fors e la palla un pezzo .di camicia, non isfugge alla febbre traumatica.. c pe1· avventura neppure alle più funeste conseguenze di essa . .Allorchè il d1 successivo al combattimento avremo la fortuna <li poter consacrare le nostre cure alle ferite semplici delle parti molli, che cosa. de,·e fare il medico per évita.re lo s viluppo delhi. febbre traumatica in quelli individui nei quali non s' è pera neo manifestata, o per moderarne l' intensità. od abbreviarne la dumta in coloro in cui già si produsse? La prima febbre traumat.ica. è 1wincipalmcnte una febbre setticemicn ; ond' è che la ternpeutica. deve considerare come oggetto speciale : 1• Di evitare la setti cemia. ; 2' Di eviture l'assorbimento delle materie tossiche setticemiche; 3° Di combattere direttamente i fenomeni infiammatorii e febbrili. La pt·ofilassi, avuto rigna1·do alla putrefazione dei liquidi secreti nella ferita, si divide in generale e locale. La profilassi generale costituisce uno degli oggetti i più importanti di tutta. l'igiene. L'esecuzione dei precetti o delle regole eh 'essa Jlrescrive corrisponde ad una buona amministrazione ed organizzazione degli ospedali. L'oggetto del chi1·w·go che si riferisce alla profilassi locale non può tlirsi che sia di niuna importanza ; ne ha nna tanto maggiore, quanto è meno efficace l'igiene generale in mezzo alle condizioni proprie della guerra. È molto deplorevole che si abbiano da. riunir parecchi feriti in uno spazio ristretto senza la. sufficiente con ente d'aria : però il medico incaricato della com }>Uò cionullameno mitjgare questa disgrazia. Il canale d'ogni fe -

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rita da· cui sgorgano lh1uidi in putrcfazionc ril'nc a1l c~scrc un centro da cui si spandono nell'atmosfera i germi dei Yihrioni, dimod'ochè l'aria cosl viziata contiene già ~reparati i rlctti gl'rmi per 11nalchc altra ferita , e per cceare in 11flc!'tlt un IHIO\"O centro s imile al primo. F.pperciù è mel'lirri disinfcttm·c ogni ferittL non s olo per il vantaggio che ne ri t :t\'1\ in particolare il ferit o. ehe uht. biamo in cnm, ma altresì a Jlrofitto Ili tutti i di•gmziati compagni raccolti nel medl'qimo l o~:alc. Già ~a pctc, o l'ignori, che nlcnne gnc<·ir rl'un1l soluzione cnnr<'ntmta d'ipei'man).!:lllato eli potal'Sa ba1<trmo per conmnit::tl'l• JlrOpri<.> tit disinfettanti all'ac•JUa !lelt'irrigatnr<>. cioi.• per tomnnil'arle tali conrlizioni eia far morire i Yihrioni cri i loro ~cr111 i c ola prohauilmente convrrtire in combinazioni innotnc le matcriè dt!lh putrefazione. Nei casi che pre~cnt:m o importanza non drrc liln itarsi l'irrij!a7.ione àllc aperture d'entrata e rl'u~l'itn , bensì quantlo i fenomeni di putrefnzione !'tabi li;:rono hl loro ~e dc nel rnn:1lc clelia ferita, fa d'uopo che l:t c'on ent r irrip:atricc pPnctri in eletto C'anaic e vada a. cercare il nen1ioo, ,·aie a tlire i rcnolllcni si'ttici nPlle loro forti fJOsizioni. Per qne~ta ra!!ionc introolul:iamo nel canale tu bi addizionali cla,;t ici o eli pakfond c li !adamo pr rfettarnente tutti i giorni almeno una ,·oltn, C)nantnnquc nella m a~­ giòr parte ùci cn~i :o:ia meglio farlo due volte. Fatto <Jnesto; copriamo lo ferite estel'iori con fil:t imprc:.:nate ll'uHa ;;olm:ionc di a cido fenico in arqua o ncll 'o11o, on1le. tinehè non si rinnori l:t fasciatura, non penetrino nella ferita i gl'rmi clei \·iùrioni .ell e :;i itJC.onh·mlo ncll'twiu, nè pn"sano pa ~!<ar do. rJaclla in qnest'ulti111o n1ezzo; prr tnl modo pre~eniamo la ferita llall'influcnzadelrari:t . che la. ~i rron1l3., e l'm·ia clcll'ahitnzionr dall'iilflnr nz:t clelia ferita. ( ~uesto modo <li fare non prr~rnta alla vi~ ta un c,;ito brillante, nè a gli occhi Ilei medico nè a quelli rlcl malato. \Ton pllssiamo llit·r che lo scrupolo con ru4 ahbialllo applir:'l to Ja m e~icazione abbia flO!'itirnmenl e salvata la, Yi!a n qnc,;to oll:t (}nell 'altro in fenno: però rlohbiamo ammettere che i ri;:ultati della scrupo lo>;n,. appli ra1. ione· drlla fa:-c iatura c della d isi nfc:~. iP ne locale, sono di gr!l.n•lc importanza per la ~ual"igiono c·omplrta, a eMi ai'piriamo. Più difficile e <li camtterc c:hirurgil'o nello ~!retto S<'n<;O drlla . pnro.l a è _il p•·ohlcmu (>\!c ha per ogget.t9 li i tliminnire l'a~so l'll: 4

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mento elci (H'Otlotti t\clln. lie('OillJIOSiZiOliC Cd impecll rla iiltierft111!'11 tC. L'assorbimento si \'Critica per lllt'ZZO dci tessuti vivi cd e determinare cs~rnz i ,tlmeutc dalle pressioni esercitate: qu~nlo • IIHll.!~iorc è la prt>:-;.;ionc.> che gn\\:ita sopra i lit!Uidi in putrcfazirme, tnntv piit ~rantle è la 'ltHtntitiL di questi, che lHlSSilnei \'"asi san,!!uig-ni mrn·è la tlitt'usionc, e nei linfatici mediaut.e l'impregnazione. In generale, in ogni caso di ft:rita co mpl i cati~ con febbre traumatka, il chirurgo deYC rendersi esatto conto drlle condi:doni della prcs~ion e sum111cntomtn c della possil,iJità di modificarlc. Ili certi cn:>i o:;~>erriamo, per csPmpio, che le pareti del canale della. ferita ne os trui ~co n o completamente il lume per cfl'etto tlcJia sua infl'zionc dovuta all'irritazione inliauuuatorla di cui son sede cii alla circos tanza che in conseguenza di tf UC~to stato si accumulano i littttitli decomposti che la ferita scccrne al tli ~à del luogo o~trutto. (~ n e~ to sito suoi essere una tlelle aper ture, quella d'entrata. o r1uclln d'u::.cita ; introdudamo la tenta e ne vediamo uscire sotto una forte 1.n·cs;,.ione dci- tessuti H li11Uido putrid ~ dalht fl' ri ~a 1 (hd · canale aperto artilicialmcntc. <~u csto fatto di dingno~tico c'iu,;rgna quale è il miglior modo di regolare l'uscita pennan<' ntc dei li11uidi dclln. ferita in con~; imili l.':t!>i, c di dilninuil'l' altre!i'r la. prcs:-;ionc c l'assorbimento che la determinano. so~t rt uialllo inl'a lti nlla tenta un piccolo tuùo munito ù'apcr tur!' lntrrali. pralil'llia1110 do~ la fognatu ra della piag;\, set·ondo ilm ototlo inl'l'nlalo da l'ha:;:;a ignac. •'. •lire il r ero sono JIOI.'O appropriati alla fognattmt del canale clelia fL·rila. i tubi molli, elastici. che s';ttll)perano gcncr;thneutc, introdotti n ell~ })l'atica da Chas~;aignac; poichè cotlcsti opparc<:chi sono compre:.si dalle parti ncoll i c t:osì cessa del tutto in essi ht corrente. I Q preferisco a.i dett i tuili ùci peni ù'un catetere cla::.tico, roùu;,to o megiio ancora tuhctti rigitli 1 pt'O\'\'Cllu ti d'a.pcrturc laterali. .Xeli 'ultima. g uerra fec i grande q,so di questi ultimi t ul>i, <)antlo loro lunglcczze c t:aliùri dirersi et! ott~· nni risultn,ti ;;;oddisfilccuti, taot.o nei ca~i scm plit:i ~h c nei grari. F ra gli antichi stuclli compost i di fila collocate nella h\rghczza, i tJ'uali generalnJentc inve<:e d ; regolare ru~t: i ta dci licLuiùi llnlla piaga, tutt'al contrario, la impcdh·ano totalmente, tappanclo il çanalc come il turacciolo tapp.a una bot tiglia, cd i tubi nwt.,\IIit:i di fognatura, che non solo clanuo • pa,..so n quei prodotti, ma p~rmc tt ono anthe l'introdu:donc del li - .

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G11 ~Juiùo dell'irrig:1torc,

r'hn una rli ~ta m:n immrn·;n, quantnncJLH' tutti tendano a mg,t!iung:r·rr lo "'lrsso o;,.:!.!t'lto. Se i prodotti clelia putn'f:tzionc non fa t·r~sl't'O ull ro t h C' promuorere la febbre senza dilfondrre l'inti.am1nazione uci tr:.s uti immcdiat.i, polrcbbt ro -'JlJlCna i loro rtldti tll'q uistar una gravezza noicr olc, c nella pluralitit dci ca~ i Ùlllilcrl'hhl•ro i mezzi giù indicati. Jlcn). Jc tuall'ric putriJc tlc lrnu inano in 'alto grntlo la intiammo.zione o h~ suJIJHll':lziouc dL·i tcs!'uti con cu i :>o11 posti in contatto, c ùtt qurl pus eos·, t'onn nio, che JHtèl alla ~ua rolra cntnnc i11 putrcfazi nn e, trae ori,[!inc 1111:1. nHora fo11lc di sostanze capaci di promuorcrc l'i nfiùutmnio11c c In fcbbro, poichè anche il pus contiene materie fioi-(Ogi' IIO. c pirogcnc. Colla. molt.iplicaziouc delle <·ausc crP•t:ono pur.: gli cfrctti ; la fcbhrc nu• ncutn, c CJUando o~schia111o, akuui giorni dopo la ferita, che la temperatura della sera è di JO' a .lJ •, pos:<ia•uo dire che la febbre non è giàsettkcmicn senaplicc. ],t, j f.iJu rf' perr{c il r.rtrallrre di. 81dicemicn :;emplice nel rn r.~o dei primi fJÌOrni, ]Jer cffdlo dellnJl reseu.m t/e; J?IIS si C(lncerlc in sttl/ir·o-piemir:a, e tiutt!l,li!llle 'l"''udo s!·ompariscr>no i feurmumi pulridi. e r;oulilturt la. 1ill]>}'ltr rt.ri.ouc, JW:uu wl essere feuure ptemica ::~cm1dice . I o rcrilit, intwtw.i a tutte le motlifi caxioni della febbre non d obbiamo sospendere il nostro tuctotlo di~infettanlc nelle cure, giacci.Jè <Juanto pii.! ci ri esce eli domi nar i fenomeni eli putrefa-. :.:ione, è tanto minore altresì l'intcn!>ità dt:l!n fehl!ro trn umalil'a ùi carattere picmico.IJobbiam o pure in Sl'gui to adoprarci pcr cltè non ·annidino 11el pus gli agenti promotori ùelln ~ntrcl'.izionc. Ollre a dò che si riferisce alla pratica tlellc wctlicaturc, la suppm..lzione r eclama a rolte un iuten cnto operath:o, poichr non ap pena oltrepassa i limiti immediat i del canale tlclla ferita, c s·c~tcntle in mezzo al tessuto connettivo lasso, intcnnui'eolarc c :;,ottocut.aneo sotto la forma di fi èmn1one, il chirurgo derc ri ron çre al Lis ttu·ì c praticare un 'incisione atlinthè scemi la. tcu::.ionc nei nuo,·i focolai ÌllOI.lllllllato rii CÙ auuia. il )IUS una via Sufficiente alla Sua, uscita. L 'esistenza dci tlemmoni si· ri rcla per utczzo della tuutefa ziouc ditl'usa Ù{'lle })tl11i o della fclihe traumalica. relatira.tnl'ntc alta ;..mediante l'incisione noi ci proponiamo tli ùiJuinuir tanto la tumc fn.zìon e quanto la febbre. E drbbo dire a questo riguardo cl1 e nutro fiduci ~ che nel cor~o della ,~ostra. prali ca non ntttui-

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Rl\'JSTA

sten~t e minnr con fi<lenzn n e;~li r trctti :tntipirctici cd nnti.Aogistki

tlcl IJi;.turi, tli ttnclla dte il detto mezzo giun ~e nd i8pirarmi nell;\

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mia, sia in tempo di Jnlce che Lli guerra . .\ ccade <li frequente che n ella prima se t timnna che t ir n dietro alla ferit~ il medico sta inattivo dinanzi i primi lavori tlt>l flnmmonc e si limita all'uso del ghia~cio, trct thinino e di vari altri mezzi, il cui rsito non prcsrnta sicurczia· altnnn; ~ i cli('e frattanto: l'ammalato ha una febbre tt·amnatica c questa dL·,·e fare il suo corso ; ,,ucsta. ~ la con!'Olazione ordinaria che dit il mr olil'o alrinfcrmo c con cui dii. soddisfazion e n se ste,;so. P(•r verità non tutti i flemmoni · che si s riluppano nella prima se tlimatH~ consecutira alle fcritn. minacciano dircttn111 cntc la ,·ita, c per loro stessi. L 'infermo ~>i tro nt co~i nella piena p o~srssionc ol r lle sue forze e sopporta tutt;wia un modmento fchbrile ro rt ~ id cre rol e. P erò ogni giot:no di fehi.Jrc traumatica inten.<:t si :tl!grn.\'a il prognostico del corso ulteriore>, come pn•sto vi dirò, c•l in con~egueliZa rll'l peccato tcmpeutico· ~i n e!!li~rnza , nella prima settimùna, l'infermo può morire dopom e~ i di patimento. E finalm ente non è po~si hilc di calcolare il primo gioruo in cui si sviluppano l'intiannn:-tzionc e In tumefazione ft crnmonose, se in rapo a :.l i ore ,lvt·anno 1-(ià acq ui;:tnto un carattere impo nente, c ~c per e tì'~ tto · tld i'C'~I e n s i o n e che fo r~c :l(.'<pristano inl'oche ore non derideranno poi tutti i n•lSlri sforzi terapcutici. t:innto n tJncsto punto, <lcbho ri cordnrri il quadro orribile tlc l h~ fcl1hre tmutnatica pri milirn.l'lre ebbi ot:èasione d'osservare alcune roltC' nl'll'ult itna 1!11Cn·a, c eh c ba~ta per certo aver r edulo • • una ,·olta ~o l a, pcrchè <imprinta nell:l. memoria n. caratt~ ti in\IL>i{·hili. Ì~ il quadro ~: h c otl'r<•no i tlcmtnoni ~cttid che hanno un .t ccorl'O ~o nnH n m Pntc a ~.: uto , \lctcrrniuando mpi<lamcnte la mot·tc <lei tessuti c, <pt;l~i colla stc<<a rapidit:'t, r,uclla tlcl fcrit.o. I chirurghi fnll we~ i prai~on n r n \'(') dt>::i!lll:ll'()llO ·questa forma pnrticrllare dPI t()r»o drlla f<·rila col n<1111e di gangrena fulrniunnte; erl infatt i la rnpi tli lit con cui l'o proggi un~e la morte ri{'hialllo. alla m<:morin tl<· ll' o~c;rnntor(' qnt>lla ùctf'nuinnta dal fulmine. I tl'th·~dli l'onn<r·ono qu r~ ti caqi so li() il no111e di cdcut:\ purnlcnto acuto, tl ~n ot ninat.i onc invrntnt;t t!a Pirogo tr. Però i ttomi hanno minor importanza dt•ll;\ rralt :\ del fatto; e quc;to non ?> altre> t lrc u11 tlt:mm1Jnc •elf ico il cui punt•l tH p a~'tt> nza ;:ta nella.

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• CHWI:Rl:IC.-1.

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f e rita stcs,a, che segue un cor:-o estremame nte rapido, e elle oc-casionando i j1iù intensi perturùnmenti di circolo, dctenuina l!t morte delle pa rti. Co~i può s urt·l!dere che vediate un individuo con una ferita semplice clclle pa rti lllolli tlclla coscia; ell e r1ue;;to infermo si senta perfettamente nllllnttino, ltuantulH!ue ofì"ra gia i pl"imi segni della gontiezza H cnnnp n o~a ; la sera tn>vate la c oscia d'un volume triplo del normale, dura quanto .uni\ hwola, di· color rosso azzurrognolo e frrdùa come 'luella di un cadavere; l'inf~rmo è moribondo, ha la !b ionomia tleconl)>Osla, la pelle col 'erta d el s udore gelido c vischioso d ella morte, il polso imperc e ttibile a segno che non se ne pos::-ono contare i battiti, finchè n e lla notte la morte termina la scena. Nessun'nllra complicazione nel corso nom!ale ea ordinario d e lle· ferite da a rma du fuoco tl.csta in noi I'itlea tl' un an-elena monto intenso come questo fl emmone settico acuti!>sìmo. Semlmt, non altrimenti che nelle mors icature dc i colubri velenosi, e o me se penetrasse la morte dalla ferita nei tessuti, eù avnnzando ra pidamente in essi, ponesse fin e all'esistenza dell'indivi-duo. F orse da c1ueste ossenazioni han tratto ol'i~ìne l'antica. c red enza che le ferite d'arma da· fuoco erano avYclenate, e la fa-vola delle palle avvelenate che tante volte si l'iprodusse. È senza alcun dubbio che v'ha q~i pure un veleno che colla rapidità d el fulmi11 e invade r tessuti c tutto l 'organismo, determinando la • morte dì questo e di c(ucl!i ; è il veleno putrido che può procrearsi jn tutta l a fl!rita c dct.Cl'llllnur la morte del paziente con maggiore o minor rapidità. È possibile che passino varii anni senza. dte vi s i presenti nella vostra pratica l'occasio ne d'osscrraro un caso simile di :wvcicnamento acuto mortale per mezzo di veleno Jl utrìdo., e non ostante ogni fl emmone recente che comincia a s viluppars i da una ferita o dal c:male d 'cllla ferita d 'arma dn fuoco, deve rammentar\·i csst'r possibile che siegua il corso spaYentoso ch e or ora h o uestTillo. In tutti i casi mortali che ho osservato dì questa specie' lto creduto veder qualche cosa che 1ui faceva comprendere che v·em stato ritardo nell'intervento chirurgico : IIJa non (l sempre necessario che il medico s'a <>cusi, giacc·hè un ritarùo ùì poche or e, ·cagionato da circostanze a cci·d entnli, può dctenuinarc il ùecorso mortale della lesione. Già, s in che le fun este complicazioni t.ntscinate dai tlcmmoni

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Rl\'JSTA

s i s \"iluppino coll"ist.anta.ncit:\ de l bah~n o, o che prodncnuo i loro è ffctt i nell'orga nismo alla mani·ern. rl' un veleno lénto, è l"cmpr<' vostro debito il tenta r di prevcnil'ie, ricorrendo al bis turi. Le difficoltà nno.to mi chc, a cui possa. anelar incontt·o la pratica. ùl'ile fncis ionj, non devono costi t uire per voi il menomo inconYe-

niente; in cei·te·occnsioni potrà esser neccssn.rio eli penetrar im-

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mcrliata n,cn.tc vicino a U;arteri a. cd alla ve na femorale, o vicino al ner ro ii:chia tico od tl. lato dell 'arteria braccia le, pPr a tTivare ai focola i dc i fl emmoni in te rmuscola l'i. L n ferita de i tronchi nervosi e vascola ri possiamo er ita l'la. · a vendo le ilec.ossarie cogn izioni a natomiche della regione ri ~ p ettiva, cd a doperando il processo oppor t uno. Dopo pmticata l ' in ci~ i o n o della pelle c delht fa.sda col bisturl ,_ possiamo pen11trar Jlrofon(\amontc colle dita. e • colla pinza cd a prire in tal g uisa. una. vin attr;J.verso i muscoli cot} s trume nti ottus i. L' indice dell~~ ma no s inistra prcseutu. per questo g ran comodità, quando s i riuscl ad intt·odurlo nel focolaio fl.cmmonoso per mezzo del cnnnle della ferita, attravers o i tessuti rammor bidit i dall 'infinnittt <\:d o ne . . S ulla punt.'l. del detto rlito si fa scO'rrerc uno scalpello bottonu to, int roduccndolo pro· rondame nte, e si dilata presto d;1l cana le della fe1·ita l 'apertura. della cute e· della ·fa ·eia, oppure s i pratica un 'incisione con uno scalpello bottonuto, n qualche di ~ta n za pnl snmmento vnto ~:anale , }1C'I qunlo s i premono colln punta de l di to indice e contro il filo • dell o stru mento le pa rti cho si do \'emu u dividere. ){elle re~Si o ni cliflicili introduciamo 111 pinz11 colle bmnche chiuse at t rave rso i muscoli, g uida ndo questo strumento coll'apice clell 'indi ce, c non a ppena lo sentia mo co li:~. punta del dito procuria mo la. separazione llcllo lihro mnscolnri a prendo le bmncho. Iu tali casi il di to scnopre molte volte palle o porzioni di esse, pezzi di vestito, ecc., che immediatamente si debbono estra rre. Se l'este nsione dell'aper tura. prnticat<'l. a lra ver;:o li pelle, In. fascia dc i muscoli non bastas;:e n diminuire In te u;:tone delle parti ccl a permeftcm l' ustit11 libera del pus 'e del liciui do sanioso, do n ·cmmo ricorrere itllom nll'n pplicnzione di t ubi eia fognatum pe r o ttene re l'effetto tlcs!ato. Pe r I(Uel'ti ~uhi può ciJ:çolar l:\ corre nte del li. •ttticlo rlisinfet.ta nlc o di ~trugge t·c i ft'nomc ni putricli che :ne;:s!'rO per nHcnt nra posto scùo nel foco la io suppuratii'O. F in qui a bhia mo a<:si,;tito il ferito nel per icolo della. febhrc


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CH!Rt;lH:JI.;A

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s~ tt-ica primitin1. e tlelln febbre scttka pio-emica pr~111nturn; e in

w·neralc .cntnl. atll•sso, npprossimatil"nmcnte sul fiuirc della. vl'ima setti111ann, in t~n periodo piì1 fal"ore,·olc 1lcl eorso tlc·lln ferita: se tanto è che ahhiamo cQnst•guito col n ostro sistema di cura e colle n·ostre incisioni l'intento di salrnrlo da questi p1i111i p<'ricoli. Il cana'e ùella ferila s'em11ie ora: ùi gramibzioni, cioù d 'un tessuto coun.etth·o molto vascolnre, eli recente formnr.ione, il quale co:>tituisce una barriera efficrw:e tant o per arre~tnre il progresso dc!E' infinmmazione tle111monosn, come lo SYiTuppo della febbre. L 'importanza. benefica delle grnuulaz i{lni non consiste solo ·nel riempimento della p erditi~ <li so!;tnnza che h'!) vano P. n ella mag:;ior ·11ront.czza con cui sono chiamnte n.Pormar la cicat.rice condensandosi il tessuto OJHIC constano, ma bcn ~ì PUJ:e ·ùella resistenza che oppongono alla pcnetrn;done dciii<\ materie flogogenc nel circostante tessuto comiettivo e nel\'a~~orhim ento e nel passaggio nel torrente della circolazio;1e de lle sostanze pirogcne. Rispetto n quest'ultimo dobbiamo dire che In mancanza. di vasi linfatici nel tes~uto delle granulazioni è IJUClla che specialmente impedisce l'assorbimento di}lle materie snaccennatc .. Però una moltitudine di cause possono atterrare qucst.n barriera protettrice posta fra -il canale rlcll~ ferita cd il resto drll'orgnnismo, cd allom viene a svilupparsi la fchiJre nell'indi\'iduo fr rito. Seguendo ! '~~empio di Billroth, tlc.signcre:mo c•ll n~me di febbre ser;o-nrlr&rù6 tutto il morimcnto febbrile che si mnnifr~ t<L rlopo lo sviluppo delle prime granulazioni. Re p1·cndiamo nel suo senso più largo il concetto della suddetta altcmzionc, (lohhinmo riunire sotto (Juella denominazione un gran gntppo d'inférmitù. féhhrili molto diverse. Però qui dobbiamo limitare· l'oggetto delle nost1·c eonsirl.erazioni, c ci occuperemo soltanto Ùella prescn te lezione delle f ebbri trau-mrrtù:he secrnulm·ie propriamente dotte, cioè tli quelle inft>rn)itù febhrili che si manifc.s tano generalmente nelle prim~ settimane del corso -<Iella ferita, c che stanno ne l loro S\'iluppo nel pi1ì i11limo 1'<1.})})0t'to coi fenomeni che ~ i J)TOducono nella ferita'.

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Rl \' lS'r A

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ltl<·dic ah ...a d e lfe l esioni ta·anmn.Uc bc e d e lle frat· turc c omplic at e d e lle estre mità m c dlaiate ral· cool etuafornto; c onf'ronto eU ••nesto m etodo c ou q n e llo di L i s t e r, del dottOI' BonLÉE (B1clletin de l' A ca-. démie ?'O!Jale de m~d. de B el!!ique, n• 4-).

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Con questo scritto letto alla Accademia di medicii\U del Belgio, il dottor Borlée lta •·oluto dimostrare l'eccellenza dcl s uo metodo e la <,li l ui s uperiorihì su quello di Lister. L e guarigioni, così c i dice, che io ho ottenuto nelle lesioni traumatiche gra\'i e nelle fratturo complicate delle estremità, gi us tifi cavnuo la~ia predilezione per c1uesta m~dicatura . L 'nlco.olba incontrastabilmente. il potere di preservare dalla i1ifiammazione e dalla erosipela dopo le amput.azioui, le reseziont cd a ltre operazioni; di diminuire la s uppurazione ; rli non tramandare odore dis aggradevole, di essere àntiflogistico, pre;euendo o moderando la infiammazione e d'impedire finahneute che i lictuidi segregati soggiaccinno alla llUtrida decompos izione. L'alcool agisce coagulando le materie albuminoidi alla superfici e delle piaghe nello interno dei vasi capillari; esercita inoltre s u IJUCili tm'azione as tt·iuge ~e che diminuisce l'afflusso verso la piaga del sang ue, tanto più putrescibile quanto è rers ato in maggio t·e a ùbondanza. Ma· non può anche es~CJ·c che l 'alcool catiforato, per le s ue proprietà antisettiche, modifichi l'ambiente atmosferico e distrugga i germi, ai quali s i dà da qualche tempo. una esng~rala impoJ'tanza '? Io bo sostenuto e sostengo che, per pre,·enire le complicanze inerenti alle grandi operazioni, bisogna ricorrere alla riunione immedia ta, far combacia.re perfettamente le superfi ci sanguinanti per mezzo della sutura c la compressione. È questo il miglior processo per diminuire la cturata della suppurnzione c rlcl periodo ùuratÙ.e il quale gli lll:cidenti 01:<linariam<.>nte s i ma• nifestano. Per e vitare il ristagno del pus e il suo cm:rompimento si colloca un. tubo da drenaggio nel fondo della piaga c vi si ti~n formo in is talo di scrupolosa n<;ttozza. L a cura mediatltc 1:a1cool fa·von;;cc la riunione immed iata; essù è semplice, facile, pronta, uo n doloro~a e pulitis!.ima. Per la sua influe nza le piaghe, pC' r

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CII W l: IWH:A

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quanto ~ it:uo este~ o non d.lllno d tè una .> uppu rnzione modernta; son o I'Ob~e c presentano delle piccole granul azioni rclutc da una l c):!grra linfa plastica ntlcrc nte. L 'alcool escrdta ancora un'azione ùcn l'ticn s u tutto l'organis mo: non vi ha feLurc, il polso il no r-male, la pelle fres ca, la lingua umidu: Co!>ì dunque le medicnture coll'a.cquarite canforata cd llnl' he le iiniczioni di questo li<tuido, altravC' rso le a}lcrturc dei tubi e racuntol; solo od unit.a mCJ{tc col rlornro di calce, allorquando le j1iaghe s ono profonde, estese, la suppura;~,ione abbondante c' fe tida mettono il più SO\'(:nte i feriti al s icuro lia!(l i accide nti consecutivi ·che erano prima tanto frc(1ucnti. Lt~ mia maJ}iera di procedere ditl'crisce !Jen poco; come si vede, da ltuella del wio egregio collega, il dottor Herumnt. Molti valenti tbirurghj dcfSii s pedali ili Jl11.rigi, i\DI. .N eia ton, J,abho, Sée, Després, Perrin, L. Lefort, D elcus, liosselin, ccc., h anno accettato nella loro pratica questo prezioso l}le toùo di c ura. Cosa si potrebbe rimprovemrgli '! Di ritardare la guarigione? Ciò accade quando lo impiego dell'alcool è continuato troppo lungamente, nu~ appena uno se ne at:c.:orgc vi' sostituisce un'altra specie di topico, lo s lomce, p er esempio, c In cicatri;~,za­ zio ne MD sarà più ritardata.. S i paragoni ora questo ìnetodo di cura· così l.;cmplil·e, così facile col metodo complic ato di Lis tcr. L a medicatw·a alla Lister oltre csscrr mol to dis pendiosa, richiedendo molto tempo e numerosi aiutant,i. è inapplicabile sui campi di battaglia ed ancora. in altre -circo~;t...'\twe. Tutti sanno <'Jte que sto metodo è fondato sulla pa.us permia ; cioò sulla. applicazione alla chimrgia della t.eoria del celebre chimi co Pas teur. L'atmosfera tiene sos]>esi innumereroli germi, vihrioni o·bacteri che danno motivo alla fermenta;~,i on e e putrc fa.zione ·delle materie orgauiche colle quali sono messi a contatto. Gli a ccidenti de lle piag he sono dunque dovuti all'azione di questi germiSe loro s'impedisce di agire sulla piaga sia opponendo loro una barriera ins upera.bile ( cu!·a di A. Gucrin ), sia distruggendoli s ul p osto, questi accide nti non si ripro dun·anno più. Il metodo di Lis tcr è stato accolto in Inghilterra , e s oprntutto in A lcmagna, con entus iasmo.

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X on pertanto n.! c un i chirnrgli i di h"l'an merito nella stessa· Inghilterra che lo ha veduto nasc.ere se ne sono most1·at.i a'"'crsari; poirhè non. ha. sempre salvato dalla pioemia. nè dalle altre complicazioni che pongono ostacolo allà guarigione delle piaghe. L e.dotte c profonde discussioni c.be hanno avu~o.Juogo recenJ temente ali'Acc.ademia di me di~ina di Parigi, e l'esperienza di :i\'1. Colin, ba.nno fortemente scossa la teoria di Pastenr e il metodo del celebre chirurgo scozzese. tungi dal temere l'azione dell'aria o dei pretesi cor!Pi malefici che t.ien sospesi come taute spade di Damocle sui po>eri feriti, molti chirurghi son .convinti che l'aria favori sca la gtiarigionc delle t'ia.ghe, e :M:. Buis~on dc Montpellier ha anche preconizznto a rtuesto scopo la ventilazione. Dopo le ospericnt'e ùi un celebre cbimi.:o il F1·e\n~-, i germi come cause della fermentazione e degli accidenti delle piaghe, non verrebbero dall'esterno, ma dallo interno dell'organismo e in 11uesta generazione l'aria agirebbe qualche \rolta per me;,zo del suo ossigeno e non dello sue polveri. Le materie organiche . sono dotate eH una' forza Ycgetativa che loro penuette per mezzo del contatto dell'aria o l'azione dell'ossigeno, di creare dei fermenti senza. lJisogno dei germi atmosferici. <luesta produzione dci fermenti dogli organismi d venti può ac~adere in certi casi fuori del eoutatto dell'aria. Se la teoria di Lister fosse fonda.ta, come spiegare In presem:a dei vibrioni e dci bn.çteri nelle piaghe medicate coll'acido fenico trovati nei focolari purulent~ che non sono mai stati a contntt.o con l'aria'l Così il met.odo antisettico di Listet· che si è esaltato oltremisura come una meraviglia, una panacea uuiversrue, nou assicum sempre gli operati dalla. infezione purulenta e dalle altre complicazioni. }fa, dirn.ssi, YOi non })Otcte negare l'autenticità Ilei numo1·osi ottimi successi ottenuti dai chirurghi di tutti i paesi col metodo a.utisottico. Corto che no: ma siccome noi abbiamo avuto esiti altrettan~o note\'oli con le cure alcçoliche e ciò con rninori spese e senza il fastidio delle tante minute prescrizioni di Listcr, nel caso ùi ferit e fXra.vi di membri, in cui l':unpult\Zione sembra.m l'uni.ro partito, noi ·credi::utlO che quel metodo eli cnrn. non sia. superiot·e a. •tttcllo che nbbiamo aclottato.

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CHU RU IW ICA

D el r est o, dobbiamo cou s id ~rnrc nel metodo nntisctt.ico : l" L 'azione dell'acido (euico de~t inato a rli ~ tl'U{Xg<'ro i gl'nn i • che r iempiono l'atmosfera, eh·e si att accano alht pelle, agli istrumen ti, alle s pugne, ~gli apparecrhi, t hc si tro\·ano . nei liquidi ù n egli 'oggetti•adoperati, che si fi ,;!'ano sulle dita degli· assistenti e d ell'ope r atore, c che s' introducono nelle sinuosità delle piaghe . ;. 2• Il drenaggio o la presenza di un tubo e\·acuatore nr l fonùo <lé lle. piaghe. TI dre n •tggio o fogitatm·a, facendo parte es~em: i al e c!PIIa Clll'(l. di J.ist er , ne è la parto principale; f:tt'ili bt lo srolo dci liqnirli e ne im pedisce la decmnpos i ~ i o n e. 1-:bbene-, noi rive!Hiichinmo al drenaggio, <l questa l1ella con (tuista d ella. chiruq!ia fra n rr~c, dovu ta all' illustre invento re tl~ll o scltia cciatore lineare, al Chassaignal', una gmn parte negli · esiti attribuiti al solo acido fenico. · · Ho eletto di sopra che il metodo di Lister h(l. molto perdu to del c·1·edHo che U.Y!)\'Q. ancor l)Oeo fa. Infatti, vediamo che il clot- . tor T b iersch, di Lip.sia, sosti tuì prima l'acido snlici lico all'acitlo fcn i co, come meno irritante, ml'no volatile e inodoro; piit ta.rtli lo. s tesso chirurgo ha prorato l'acido tannico . Il process'o di Tbierscb è fondato d el resto sugli stcs>ii principi i del metopo di Lister. Il suo m ndtts (nwuli è presso a poco i.} s t esso, ma molto piì1 sl'mplice. A conferma1.ione delle precedent i considerazioni , il clott.I3orh•e. l'iferi scc alcùni fatti di guarigione in casi ;::r:wis~ i 1u i , i fJnali credo s ufiÌ<'ienti a dimo tt·are il vnlore della meùicatura alcooli ca supe- . r io re a og ni altro modo di cura. Qul'sti casi sono in numero eli otto.e riguarda ne: 1° La estrazione eli cot·p~ C'S li'anci voluminosi dell'àtt icòlaziowe del ginocchio; mediante una larga. i nei. ione della sin oviale, se n~a accidente' e seguìta da. perfetto ristaùilimento delle fnn 1.ioni del mero bro; 2• U n(l. fmtturn. comminutiva tlella gmnba, complicata da. fcl'ita p e nctmntc e d.a estesa ·c(l.ncren(l. tlei tegumenti ; g• Una frattura obliqua. della tibia, segui ta da flemmone diffuso e cbo obbligò alla resezione di una. grande estensione del l'ramme nto inferiot·c · · • 4" 1,(1, estirpazione tli uu tumore· sarcomntoso voluminoso de l collo. ; .

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RIVISTA

5' Una disarticolazione della ~ palla per tritura1nento del mcmùro in una macchina a ing ranaggio; · (3• Una lesione della stèssa natura per la quale fu necessaria l'amputm~ion c del braccio nella sua pa1'te sunE'riore; 7• Un· traumatismo gra,·e del piede, con fet·ita penet1:ante, rottura elci l igameuti laterali calcaneo-astragalei, c uscita dE'l pero.ne attraverso la piaga; H' La r stirpazione di una ciste dermoidea en.onhc della. parte laterale del collo.

Sull'a Kccsso trnunanUco ciel fegato. ~ota ed e~peri­ mcnti di G. D Ùt'ALrx• (Lo Sperimenlc1le, aprile 1878) . L'autore trovandosi occupato in alcuni s tudi istologici sul fe!!at.o, rolle 1:ipetere le esperienze·di Terrillon,di Itùster, di Uwcrsk~· cù nltri, sullo svolgimento c'l cgli a scessi trn.umatiti del fegato all'oggetto s pecialmente di s tabilire qual e è lll. parte che pren• dono in questo svolgiment9 le ceUule epatiche, se esse abbiano, t·omc sosteneva l 'Holm, grande importanza nel lavorio di riparazi one, o !':C1 secondo· l'opinione del professore Iler manu c qel d ottor 1\ ostcr, sicno affatto passive nel processo di eicatricc. Dai suoi espcrimt>nti ha potuto dedurre: • P (.;he le fe1·itc iJe l fegato, quando non hanno s ubito l 'azione protnltta di irritanti c~tcrni guariscono con s ollecitudine; 2• Che l'altività fum:ionnle del fegato medesimo è molto s vi. luppata 1\Cl cane, assai più che nel coniglio; a• Che è per In sua attività funzionale appuuto che SÌ ha s p_c sso il rinsserbirncnto del materiale flogistico e la reintegrazione del -tessuto epatico; ~·C h e le cellule epatiche non prendono alcuna parte att iYa nella tlogosi t.1·numat.i\'a ùel fegato c che inrecc· subiscono una trasformazi one regrcssh·a; o• Che i corpuscoli di pus lll'O\'engouo dai lcucociti uscit: fuori dai Yas i, ed anche pos~ono formars i dai nuclei delle cellule cpalic.he, deducendolo dal fa tto che in se~tuito alle iniezioni di cinabro furono pochi i leucociti dell'ascesso che contenessero i ~Zranuli rolorati; u• E finalmente che fa neo-produzione del tes~ nto fibrillare


CI:I I Rl:HG ICA

n ella flogo i traumatica del fe gato nvvienc fat:ilmcntc per opm 1. ù ei leucociti.

1.' etn.uo trn.n'mptlc o (Gnnrlg lonc). - Il signor Ornzio Evans pul.HJli ca nel muuero cieli" l l maggio Hì7t! del .l ledir;rll Times di Fihl1feltia il sc~u ent c enso : . · •jjiovanni L> .•. , d'anui :.Il, di florida ~alule, d'abitudini t~n pc ­ I'Ilte, ebbe l' ll feùlm1io p. p. tutte le dita della sua mano de>-tra. schiaccit\te, essendo state. pre~e fra _rlue carri. Amputai il primo, il secondo ed il terzo dito allil mctit rlclla. lunghezza del )lrimo <tl·dinc dello ossa, fnlont:(ee, cri il quarto dito alht metà della terz:~ falange. L e parti furono medi rate con aciùo carholico c lnutlano c mvvolte nel cotone cardato. 22 f'ebbmio . - Il malato s i lagna di clitti coltà nella cle~l·uti­ zione: le ferite vanno bene. 28 eletto. - Trismo ben ma'rcato. Spn'Hll i tonici del fl essore ulnare del carpo ùell'avnmbraccio dcstJ·o. 2 1 detto. - Jl llli\ssctere, lo sterno-élei , lo -ma~to id eo ed i muscoli dell' nvmnbi·accio destro contratti c ÌITigiditi. l1 o l~o, 100; tcwperatnra, 9$. L e ferite ~on o c.~att~m t' nte ciratrizzatc. :Jrj dello. -. Ha avuto tre violenti aeccst-:i eli opi!;totono durante le ultimo dodici ore; paralisi parziale clelia gnmba destra. :28 d~lto. - Aggravamento di tutti i sintomi: ha avuto trentotto acces~ i di spasmi a l colfo, al petto erl al (torso durante le ultime r entifJtlltttr'ore : in· [HII'Cechi dei qunli pa1·ve imminente la moi·te per sofl'ot:aziotfe : traspirazione prllfnMt c diarrea. 1 e :2 mrn·zo. - I.n vita. fu in pcricohl acl ogni istante a C;\g ione clelia pcrsistenza clclle connllsioni. /J detto. - Lic1·e rliminu~ionn. dci sintomi. Cessarono In tra!=;pirazione c la diarr.ea. Polso , 100; temperatura, !J8; n~spira­ :r.iÒne, 20. 8 dello. - Co ntinua a migliorare : ma. ieri ebbe r1ualtro accessi di opistotono; ora può muove•·e e dirigere la gamba destra. 12 detto. - Per c~·1·orc furono tralasciati pe1· quattr'ore il elor :llio, il bromtu·o c la mortina, e come con ~cgnenza riùcstoss i un nccesso violento tl'opistotono. 1.? dello. - Migliot·a. in tutti i >ensi: tutt i i mu!icoli attaccati cominciano a ril a<;~ars i.

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. Rl \"l::iTA

;J3 dello. 11011 fu

Da questo giori\O (G• settimana.) la convalescenza

pii1 interrotta, c l'iufermo trovasi oggi (:l3 aprile l SI S)

Jn isplcuùiùn condizio·ne o IH'OUto n lavo1·are. La cura consistette in UJHl combinazione di bromuro potassico, idmto di cloralio e tintura acetica d'oppio, jn diverse quantità, c più o meno frequentemente, secondoché le condizioni à ell"infermo. }larcvano esigere. :\la t1uesti l'imeùi, sebbene amuiinistrati in larghe dosi, non arr~sta1·ono gli spasmi finché non furono aiut4ti ·. con tlue iniezioni ipodenniehe al giorno di 'is di grano di solfato di morlina. Manuluri caldi e linimenti .ili cloroformio ai muscoJi ùel dorso e del collo sembrarono mitigal'lle i patirnenti. Lo stomaco ritenne sempre i cibi o ùuran te gli intervalli tJ

tnalalo potè iugbiott.iire in grl\u· quantità brodo, latte cd uova. N o n vennero aùopemti stimolanti di sort.1. Riflessioni. - Da alcuni .anni in flua, spesseggiano su per i • giwnali i casi di tetari.o tmumatico condotti a guarigione, e noi

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uc abbiamo giù riferiti pa1·ecclti, ed abbiamo creduto utile di rifcrir:c anche quello osservato dal signor Evnus;' atfinchè scenùno noi nostri lettori la paurù 'e la sfiducia a cui uou è gran tempo si abbandonav·ano i medici in p1:esonzn di quella terribile complicazione delle ferite. Avremmo però vohtto che, seguendo l 'esem]1io di _altri pratici, il :.ignor .E\·ans n;esse (:ombnttuto iltettUlo dr~jJ}Jl'imn col doràlio, o c.;ol bi'Omuro pota~sico, o cogli oppiacei, c uhe avesse cambiato ri'mcd io solo dopo aver: riconosciuta l'inenìcncia del primo adoperato. l\la egli in rcce ricorso simultaHeamente a tre dhersi agenti, e ciò ne rende necessariamente perples:;i suiJa parte c1Je nella conseguita g ua rigione spetta a cias<·uno di ossi. Infatti, come s i fa a decidere se s ia più il clomlio o il bron1uro o r oppio cbe trionfò del male':' La guarigione. ottenuta dal dottor Fct rini col cloralio o coljaborandi ci mise già un po' d'i.ncertezza nell'animo, p oichè non ora. niJIJastanz:t chiarq per noi se a <1ucllo où u questo od a tutti c dttc spcttnssc l'ono•'E' della vittoria. l\1a il fatto ù~l signor .Evans ò ant:om più irubarnzzantc, pe rchè oltre all'aver propinato per bocca tre di\·er.si farma chi, lin ùa principio, a tJuanto paTe, s i adopcmrono anche le iniezioni sottocut:lnee di mol'lina. Diciamo r ho è più imbal'ilZ?tante, perchè non siamo pers uasi che il moùo tli ngi1·c s ul si:,tcÌm\. nervoso e J>U quello canlio-

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CHIIft;[W I ~A

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va:;alc delle sunnominate sostanze sia non :,rià identico, ma ana.l o~u ed atline1 onde ci trorimno di fronte ad un punto tl'intcno{fazionc a cui non sapremmo trovare una plaus ibile c soùtlisfttct:ute risposta. Ulleccbè ne si~, il fatto sussiste cd è bene che sia noto aedi fic~azione cù a conforto de i t1m..iùi e di coloro che, pcnsandoht ." all'americana anche in medicina, sono di parc..'l"e che l' unione ft~ b forza, c quattro posson più d'un solo . C i si p ermetta però di far no tare che sta.ntlo a l lacouico cenno d e l signor E,vans, le iniezioni eli morfiua 1jarebucro sta te cluelll! ~he avrebbero realmente e ùefiuitivamcntc \·into il nemico tetntgono agli s fo rzi di quella t ripliee a,llcanza farmaceutica, e che, secondo lui, l'oppio sarclJIJe depriJHcntc, gi;h:chè di C' hinra· n€'1 modo il più formal e " che uou furono adoperati s!imol:uni di so rta~ n

.Eppure Sydenham due secoli addietro anlrn. ànnunziato w·bi et bl'bi come verità incontes tabile dtc "' opium mininte seda(' , t~uclle paroJ.c der.ouo adunque es~e t·e ;;fuggite innn:cr tentewente al s ignor Evaus, a meuo che que:,ti, riformm:do a ntodo s uo ht farmacologia., consideri quali stimolanti solamente l'alcool e alcooli ci ùi quals ivogli<t specie, come il brandy, )l wis ky, il gin, ecc. ecc., ciò che itl postutto non è improbabile. Ju · questo ca'ìO però sarebbe s tato O'Jlporluno di specificare cllia>r,unente quali fosser~ i limiti assegnati alla cat~'goria d<'gli ;;limo'lwtti, per nou Aar luogo aù equivoci c ù a storte intcrpretazioui.

gli

'•' ·u I ,• l!.t. i U. 1Jn c a s o di g11s trotomia per restringhne nto cso· Cageo , d el dottor F . TnF.:>DJ:: r. F:1tnt; o (Arolt.iv fiir 1.-lhusche chinwgie, Bd. XXII, 18 78). · l'el luglio del 18G9 nn ragazzo di 7 anni bene per errore nn sorso di acido solforico. Dopo circa un mese provando difficoltà alla. deglutb:ioue, esso fu dal curante regolarmente sondato per alcune settimane ; essetHiosi. appreStiO tm;;curalo questo utile mezzo, avvenne un rapido stringimento esofageo. L'autore, nella cui cli nica fu condotto il ragazzo verso la meta di dicembre, non .riuscì ad oltrepassare lo s trinrtimcnto esio .

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RIYISTA

stente ver·so la wetà inù•riore drll'esofa.J::O; le ;.onde el·astièht• ::i piegamno ed i tentativi esercitati con istrumenti rigirli di piombo c di OS!<O rli hnlcna provocarono un po' di sangue, dolore n ell~ regione intersr:(lpolu.re e un po' di moYi.mento febbrile , segno che erano penetrati in una hlsa. stt•ll(la. La difikoltà di deglutire ·.era molto Yariaùilc; taJvolta il rogazzo inghiottiva sostanze liyuidc rlcn-;e, taiYolta solo ùrorl i e latte, spesr-;o rigurgittwa. ogni <'osa. Sebbene alla di lui nutrizione :-i prnvvcde~1:a roi clisteri di L eubr, nondimeno nel marzo lo string-imcnto divenne completo, lo stint erc :uule rifi utò il suo ufli('iO col non ritenct'e le so!'tanzc in iettate, ed il rlima:.;ramento rag~iunse un alto ~rarlo. In tali con~izioni, per mlcrc del padre, dall'autore fu eseguita In ga trotomia. .Una incisione direttn. obliqunntcnt{' d'alto in ba1:so c rla ' rlcstra n. .si ni,;tra paralll>lamcnte, ma ci rra. un dito trasverso rlisco:;ta rlnlla cartila.)!ine dell'ottava co1:ta, permise di raggiungere il peritonèo. Allncciati con cura i vn~i, fu aperta. questa membrana; ma l'n~torc e1:se•HIO nel dubbio sé la porzione d'intestino che si presrntaYa appnrtenc,;se al colon.otl allo stouiaco, us? l'el>pct.l icnte di timre n sè l'epiploon e •ii di;:tinguera lo ~to­ mnco •lalla dit'l'Zione dci vasi uastro-cpiploici. La parete anteriore di C(UC~Ib viscrre fu ti~sat:t pro\·visoriamento nll'rsterno con dué aghi da agopuntu ra posti in croce; i margini •Iella ferita pcritonealc furono attirati nll:estemo pct' mezzo dj pinzette a pressione, a fìu e eli e,;~rrl! .compresi nrlla cucitura t'h' ehhe luogo tra In parPtc aclclominalc e lo stomaco con 14 punti stncc:at ~ lli!< p o~t'i qna:<i cit'colann<•nte. Aperto quindi lo stomaco con incisione crlh:inta di ti rca tlll centimetro c meuo, vi fn introdotto nn tnho •la fo~nntu ra di un c1~ntimetro eli diametro . Tutt:t l'opC!r:tzionc) chhr rJf,•tto cnlle prcrauzioni anti~et tirhc c solto la narro.>i clorofol'lldca; non asvcnncro nè nel momento n è 1lnpo conati Ili \'0111 ilo. l. :t rc:tzionr nei 1\u:::H•gucnti giorni fu apprua osl'Prvnhilr c la !Pmpcmtura non oltn•pa~sò i ~R, 6 tent. Il ~rtondo giorno il ragazzo fu nutrito eon iniezione eli earnc tritata C'c l uoro direttamente per la fi-:tnln gn»t rica; al terzo e quarto furono tolti i punti di ~ u r i tlM't\. Il r:t,!:(:lZZO cominciò n rime t trr~i lentamrnte eia llo stato tli mara>-mo in c:ui vet·;:a\·a. TI sC';:to ~i orno ,· rl opo l'opt'rnzi one, gli si sviluppr'l un cn,tarrn· gnstriro fe1Jhri lr•, rh c. con ntriahile intensità ('Or~c ,.,il\0 alla mrtà rli giugno.


6 -..> 1)~

Gli alimenti composti ùi carue tritata, uova, latte, farina di ~eslè, erano di tre in tre ore iniettati con uno schiz~elt.o nello stomaco; la carne perchè si mescola.sse con saliva era prima masticata dal ragazzo. Scomparso con tal metodo il catarro gastrico, al tubo da drenaggio fu collegato nn lungo tubo di caoutchouc per mezzo del quale il raga~zo, dopo aver masticato i cibi, li spinge\·a soffiando s in nello stomaco. Con questo esofago artificiale l'alimentazione continuò rcgolannente, e la nutrizione dell'individuo migliorò a tal grado che nel corso di 4 mesi si vrrificò in ec;so nn aumento di peso ili circa un quarto del suo peso. Nota. - La gastrotomia esegtùta allo scopo di formare una fistola gastrica nella stenosi esofagea aveva dati fin qui cattivi risultati, perchè eseguita come ultiJno tentati,·o nei carciuomi esofagei. Il pericolo della peritonite dopo l'introduzione del metodo antisettico è stato ridotto a minime proporzioni. In 15 casi raccoltii da Jacobi ( dt New-York) 2 soli ebbero per esito la. perit-onite, e per altri 2 rimase du.bbio se la morte avesse aruto IUJogo per peritonite o per esaurimrnto. Ed anche non tenuto conto del metodo antisettico, l'operazione entm nella stessa. categoria. di tutte le altre operazioni che iut.eressauo la. parete addominale ed il peritoneo. La difl'erenza tra queste operazioni consiste in ciò, che nell'enterotomia per la formazione dell'ano artificiale, per esempio, l'inilestino è spinto verso la pa.rete ventrale, mentre nella gastrowmia avvenendo conati ili vomito lo stomaco viene attirato indietro in modo da staccarsi dalla detta parete cui è fermato, come ScdHlot, Cooper c Forster hanno sperimentato. Per questo Verneuil, il quale poco tempo :~,·anti a ve m c:; cguito con brillante ristùtato una simile operazione in un giovane <li 17 anni affetto da stonosi esofagea, dorette servirsi della s utura metallica (14 punti staccati con filo ·d'argento). L'autore però giudica la seta eli media grossezza abbastanza resistente })er tale cucitura, avvegnachè la pn.rete dello stomaco sia di sufficiente grossezza e tale da resistere agli stiramcnti cl1c vi si possono esercitn.re. Riguardo al processo operativo la difficolti\ massima, secondo l'autore, è costituita dalla difficoltà di distinguere attraverso la. ferita esterna la parete dello stomaco da quella del colon. L :t

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RIYGTA

sola dire;::ione delrartcria c r cna ga:.tro-cpiploicn può fornire un giusto criterio per tale di!>tinzione.

Il trattnme nto •li Li!der n t>Jle seoUutua·c, del professore D. W. Hcscn (A,·chiv. liir klinische Chint1·gie t=on

Lan!leubecl.:. Band XXII, 187t'). In una. seduta del YI congresso dci chirurgi tedeschi tenuto in Bcr)jno il 7 u,prile l 8 i7, l'autore comunicò il ris ultato dei suoi studi sull' uso · della medicazione di Lis tcr nelle scottature. 1"aturalmentc egli dice non possiamo a.ttendcl'Ci che tale medicazione eserciti un'influenza diretta sulle lesioni prodotte dall'alto grado di calore. Quando una gran parte della s uperficie cutanea ha subì to un'ustione, la morte del tessuto n'è la conseguenza necessaria; o se la rita non è compromessa, il tessuto morto dev'essere eliminato. Però il corso ulteriore di una piaga da gangrena di tcrw grado è essenzialmente diversa, se la medesima rien trattata o no colle precauzioni antisettiche. Kcl trattamento col metoùo ordinario s i scorge che la linea di demarcazione lentamente s i dilata e si approfondisce, e in tal processo una quota di trssuto v h ente perisce nella formaz:onc delle granula:doni e delle suppurazioni. Il te:;suto viro è mantenuto in una continua irritazione, ed il giovane tessuto congiunth·o ('he forma le lussureggianti vcgeta7.ioni, cresce in grande quantità e dà origine ati al>l.Jondante secrezione marciosa. :Xnllc grandi scottature che, per esempio, intercssa.no un membro, l'eccessira suppurazionc apporta ta,le perdita di umori che per ciò solo la. rita n'è minacciata. E v er ciò che riguarda la fine del processo, vediamo queste cicatrici dis tinguersi dalle altre p~r ipertrotico sviluppo del tessuto congiuntivo ed eminente for;::a contrattile. Accade altrimenti nelle scottature trattate da principio col metodo di Lis ter. X all'apporre la fasciatut·a si la vano :wcw·a.tamente i contorni della lesione colla soluzione ca.rbolica, e la stessa superficie si tiene lungamente sotto lo spruzzo fenicato; l'azione disinfettante è molto più efficace quando ha luogo l'aumento di superficie per In di visione in piccolissime goccioli ne, invece di farvi scorrere sopra la solu7.ione. Indi si copre la parte scottata


CH!HURGlCA.

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con pannolino intrii:io nella soluzione borncica ùi Lister, :.o per l'estoasione della superficie si preferi sce questo mezzo di protezione. Sicgue a ciò il ricuoprilncnto colla garza carboli ca o con l'omtta salicilicn. c l'occlusione coi mezzi conosciuti. Qu e~ tn fal'cintura rimane lungame nte a pos to a meno che lo flittene scopJ1iate nei liu1iti della scottatura (2" gmdo) non rendano netcssario, attesa la profusa secrezione, un cambiamento frequente di medicazione.

Sul peric oli d e ll'en t rnta d'urln n e lle , ·c n e durante nn'ope raziene, del dott. H. FI>JC UEtt (T"oll;mwm' s Sa mmùmg klin. Vortritge, 1877, n• 113). La relazione espone, insieme con la disamina delle questioni riguardanti l~mbolia acrea, i seguenti esperimenti eseguiti da }' isc.her: l ' Quando si fa un largo taglio della vena giugulare interna al disotto del collo, ed uno egunle nella \•cna ascellare in prossimità del torace, avviene costnntcmcntc la morto dcf(li animali, c per lo più in pochi minuti, in conseguenza dell'ingi·esso d'aria, che si manifcstn cltinrament!l per l'insorgente dispnea. Nella sezione cada\'erica, eseguita immediatamente dopo, si trova il cuore destro dilatato, riempito d'aria e di sangue sptunoso, e così per l'arteria J10lmonarc fino nelle s ue più piccole diramazioni. 2" Se si introduce nelle grandi veue del corpo un solido cilìndro ruoto, la mortMvvienc ugualmente, però soltanto dopo 5-15 minuti e sotto un'agitazione a mano a mano crescente, ed una dispnea che va sempre aumentando. La medesima cosa riescl, quando se ne fece la prova sulla Yena giugulare esterna, su quella del braccio e s ulla grande vena della COl;cia. So poi s'introduceva con forza c rapidamente una gran quantità d'aria nelle véno, allora dc' lttlte quelle del corpo, anche dalle pili piccole, si potent prorocare la morte improvvisa dell'animale coi fenomeni della soffocazione. Se l'aria era introdotta. lentamente, gli animali morivano egualmente, e rimanevano in vita solo quando veniva usata una piccolissima (Juantit.'\ d'aria, p. e. 10-20 c. in una mezz'ora. Dopo ciò è evidente che l'introduzione d'aria nelle vene è som1namentc pericolosa in qualsias i circostanza, e anche la.lenbt in-


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Rl \'1ST.\

troduzione di piccole quantità è più dannosa di quello che si credeva, secondo gli esperimenti fatti da Utel'hart, Laborde, PirogoOff, ecc., ecc.

E tiolog ia de l varle o eele, del dott. GAt:JOr (Bulle/in cle l' A cltdemie de médecine, n• 20, 1878). Studiando attentamente molti fatti, il dott. Gaujot ha creduto di accertare che il varicole si sviluppa negli uomini dell'esercito p,e r dato e fatto delle seguenti condizioni : La ]>rima è una causa predisponente costituzionale, la quaEc consiste in una particolare clisposizionc ordinàtiàmèrite erédit.lr in, che induce nel sistema 1·enoso una tendenza a soggiacere all'alterazione varicosa. Vengono appresso le cause tleterminantii che solto: 1• L'angustia cagionata dalle vesti e dall'arredamento, che dipende dall'ostacolo recato alla libertà dei movimenti dalla. compressione fatta sul pètto c sul ventre dalle corregge dello zaino, dal cinturino e dalla giberna, e finalmente dal peso totale portato ùal soldato, ch e in media non è minore di 20 o 25 clli· logrammi; 2• La frequente e prolungata stazione in piedi, la quale ancoOr'a più delle fatiche delle marcie favori ~cc lo sviluppo delle varici; 3• Le manovre ùi forza, vale a dire la serie successiva di sforzi ripetuti in una determinata attitudine. come occorre nel servizio d'artiglieria, nell'esercizio delle armi, nei trasporti, ecc. I n conclusione la dilata?.ione sembra dipendere da una alterazione propria della parete venosa. c i fenomeni nervosi nenalgici o trofici che accompagnano lo svolgimento del Yaricocelc sono piuttosto secondari chè primitivi.

(:ura d e ll' e rnia strozzatta t>.oll' ergotina. - Il d.ottor Planat riporta nel giornale Nice rn.édicalla guarigione di due ernie strozzate, da lui ottenuta per mezzo dell'ergotina, rlopo di avere invano adoperato il cl~ruro mercurioso, le appli~·azioni di mignntte ed i vapori d'etere, docciati c.oll'apparecchio di Richnnlson.


629 l/e~ tr[l.tto idralcolico della segale cornuta fu, nel primo caso, usato allo s tato puro e in for ma di fl'izioni sul tumore, che prima si ebbe cura di as tergerc per bene con acqua calda e alcolizzata, allo scopo di rendere più age vole l'assorbimento. Per l'us o intemo fu prescritto alla dose di 5 grammi sciolti in 125 di a cqua arolf!atizzata. Le frizioni si ripeterono. og ni due ore, e la pozione si amministrò a cucchiaia te di te mpo in t empo. In meno di sei ore il Yomito e le coliche cominciarono a diminuire e il tumore a mostmrsi meno sensibile. Siffatto migliora-

mento si fece poi a più a }liù spiccato, di modo che in c o a 12 ore l'ernia trovavasi spontaneamente risoluta. Quali nel primo, tali furono l' uso c !'.amministrazione dell'ergotina nel secondo caso, in cuj la guarionc seguì dopo sedici ore. li Planat ~chiud e con l'avviso che l'ergotina possa riescire più efficace coll'applicazione in via ipodermica, e ancora meglio colla sua introduzione nel sacco erniario per mezzo della siriuga di:!l Pra vaz.

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RIVISTA OCU LISTICA - - ·t-IC- l -

• D e lln. c b e rntoscopin c ome mezzo dlng oos Hc o ne i dive rs i s tnti nme tropicl d e n ·o cclaio , del dotto1· "MENGr:>, medico aiutante maggiore (Recueil d'ophtalrftologie de JJIM. Cui,qnet et Gnlezowsl.:i, aprile 1878). Fra i mezzi cit:iti dagli autori di laxori d'oculistica at.ti ad accertare i diversi stati ametropici dell'occhio, ipennetropia, miopia, astigmatismo, noi non abbiamo trovato in alcuna parte le - indicazioni che somminil'tr·a la cornea esaminata col solo specchio. Se cUrigenllo alquanto oblifJuamente sulla cornea un disco tli l uce dift'usa s'impr·imono allo specchio movimenti di bteralità o di rotazione, s i verrà a riconoscere che la cornen presenta tielle tinte ombreggiate o sfavillanti , che in ogni tipo di stato ametropico si trovano costantemente disposte nello stesso modo ed offrono caratteri piìr o meno accentuati, corrispondenti al grado più o meno pronunziato dell'anomalia della refrazionc. Il s ignor medico principale Cuignet fu il primo a scnoprire ttucsto modo d'investigazione : egli j)el pt·imo pubblicò memorie in cui ne dimostrò l'importanza (:!• SP.ssionc dell'Associaziono pc l progresso delle scien;.:e, Lilla 1:'>7!; Della Clu:ratn ·copiu; Iler:ueil d'npldc,lmolo!fie; Dclltt Cltemlnscnpù,, luglio 187+, gcnn!\io 1877). • Duran te i tre anni che ne seguimmo le lezioni cliniche sotto.


RIVI::.TA OCULISTICA

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l'abile e benevolo. direzione di lui, egli volle guidarci cogli eccellenti s~toi consigli nello s tudio delle malattie degli occhi, e più volte ci mostrò l'importanza degli indizi che questo modo d'esame può somministrare. Ci siamo occupati d'un esame accurato d'un gran numero d'occhi, a tluesto punto di vista c riassumiamo qui il r: :;ultato delle nostre osservazioni. Abbiamo accertato che questo modo d'inrcstigazione porge indicazioni esattissime e permette d'assegnare sintomi speciali ad ogni stato ametropico. Si potrà riassume ndo i caratteri propri a dnscuna comea in ognuno di quei ditrcrenti stati dell'occhio, stabilir regole positivissime, costanti ed :wer cosi un mez1.o di più per fare untt diagnosi ce1-ta e r:1.pida. Questo processo potrà anche in certe condizioni somministrare indizi delicatis' imi e diventar prezioso per corti c as i d'astigmatismo poco pronunziato. La supedkie comea.le su cui porterà l'esame corrisponde allo s pazio compreso nel campo pupillarc cd importerà necessariamente che lo sfiutorc pupillare non s ia ris tretto in quel momento. )fa è rarissimo che net momento di tal esame questo sfiuterc si contragga abbastanza, perchè la superficie corneale illuminata colla luce riflessa dal fondo dell'occhio sia troppo piccola da non permettere tli vedere il giuoco dell'ombra e dello s f;tvillamento. :Mettendo lo specchio dell'otta.lmoscopio a una distanza tale rlal gloùo che fonni all'incirca s ulla cornea il fuo~:o dci suoi raggirifi cssi, come snol farsi nell'esame ùdl'ocdtio aù i111magiue capovolta, s i proietta sul fondo dell'occhio 11111~ luce vivil;sima, e Ja r etina in·itnta produce irumediatnmente come fenomeno riflesso una contrazione ed un restringimento dello stiutere pupillare, ma non è quello lo scopo che noi voglia.rr.o raggiungere. Un a luce viva rende tutti i. punti della cornea assolutamente tmsparenti, e non permette ili scorgere le dift'crenze d'ombre e di sfavillamento. X o n dobbiamo illuminare il fondo dc Il 'occhio che con una. luce diffusa in modo da poter ottenere ed osserYurc i più delicati ctretti corneali. Questa luce diffusa di cui noi ci serviamo non irrita punto la t•etina e non ne riaulta alcun r cstringimcuto della apertura pupillnre: di più la }>upilla è generalmente dilatata sotto l'influenza dell'oscurità della camera nera, sicchè non è quasi mai necessario ùi dilatarla. anticipatamente coll'atropina c noi ave mmo raris;;ima.mcnte rh.:orso a. qnesto mezzo.


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Rl\'1 T A

Per questo modo d'esplorazione ci ser"iamo dello specchio concavo di cristallo di Galezowski, specchio che forma il suo foco a 22 centimetri e noi ci p011iamo a circa 50 o iO centimetri dall'oct:hio osservato. 1\la si potrebbe adoperaré uno specchio piano, metallico a s uperficie più appannata, e sarebbe possibile allora

d'ottenere lo stesso modo d'illuminazione stando in maggior prossimità del soggetto. Abbiamo esaminati gli occhi di 295 uomini del 1• squadrone del treno equipaggi e ne abbiamo trovati 39 col~iti da direrse aft'czioni oculari. In tutti misurammo l'acutezza "isiva da lontano e da ;icino, quindi li esaminammo colla cheratoscopia e poscia col processo ad immagine caporolta. Ed in tutti coloro che non erano emmctropi , noi procedemmo ad un esame metodico e completo: misura. dell'acutezza da vicino c da lontano, presenza od assenza d'astigmatismo, illuminazione laterale, cheratoscopia, esame del fondo dell'occhio mediante lo specchio soltanto nel immagine dritta molto da vitino frapponendo una lente biconMva. ùa. 3,50 diottrie dietro lo specchio e ad immagine capovolta. Abbiamo com-

pletate te nostre ricerche presso gli emmetropi tentando di riconoscere con precisione e di correggere il gmdo d'anomalia con lenti sfel'iche o cilindriche concave o convesse. Come lo vedremo più innanzi, gli indizi somministrati dalla cheratoscopia concordarono sempre perfettamente con quelli otten uti con altri mezzi d'investigazione. (~nella statistica porse i seguenti risultati: 5 uomini la cui cornea sinistra sola. presenta una o più piccole nubi, conseguenza di flitt-ene i l all'etto da atrofia del.le membrane profont"le dell'occhio destro consecutiva a traumati smo del globo oculare i l che presentava a sinistra un 'opaeità probabilmente congenita della capsula cristallina posteriore situata alla periferia e di poco disturbo alla visione; .

8 Msi di miopia dot>pi:a a clirersi gradi; 18 casi d'ipennetropia manifesta, 4 d'un sol occhio, 14 di ambedue gli occhi i ipcrmet.ropia p1·ouunziatissima in un piccolo numero, debole nella pluralità degli altri; l caso d'astigmatismo ipermetropico semplice;

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O<'U l.ISTIC.\

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('V-)3

l caso d'astigmatismo ipcrmetropico composto; 2 casi d'astigmatismo miopi co composto ; l caso d 'astigmatismo misto; l caso d'astigmatismo irrrgolare. Abbiamo adunque incontrati numerosi esempi delle di ve r~e forme d'ametropia e ne daremo le ossen •azioni man' mano che consiùereremo le di verse anomalie della refraziono a cui esse apartengono. E samineremo successivamente i sintomi forniti dalla com ea : 1• Dell'occhio emmetrope; 2• Dell'occhio miope; 3• Dell'occhio ipermetropc ; 4• Dell'occhio astigmatico, miope od ipe1·metrope, semplice o composto, regolare od in-cgolare; 5• Dalla cornea conica; 6• Dalla cornea atl'etta dallo stato chiamato decentramento. 1• Cornea nm·male dell'occltio emn~etrepe. - La cornea normale dell'occhio emmetrope non ba la fo!·ma regolarmente sferica, essa. è rappresentata in r e"ltà da meridiani quasi• clittici c quasi simmetrici. I raggi d'incurvatura di questi meridiani essendo in media di 0,008 millimetri, il raggio del meridiano verticale è generalmente un po' più corto di quello di tutti gli altri 1neriùiani, ciò cbe nelh~ maggioranza degli occhi normali si traduce sotto la forma di un lieve astigmatismo che può chiamarsi astigmatismo normale. Ma gli eft'etti subiettivi ed obiettivi prodotti dalla lcggiera differenza di questi meridiani sono insensibili, in quanto che permettono d'una parte a. questi occhi di possedere un'acutezza normale, c da un altro lato nell'esame dell'occhio essi non si fanno riconoscere per mezzo d'alcuno dei segni dell'astigmatismo un po' pronunziato. Si è solo col far guardare attentamente a questi occhi quadrati d'aste verticali ed orizzontali di varie grossezze, che si può accertare cbe uno dei quadrati è generalmente meglio veduto dcll'a.ltro. Queste lievi differenze fm i meridiani della cornea nell'astigmatismo nonuale non sono apparenti alla cherat.oscopia. Come l'abbiamo detto di sopra, per quest'esame noi non ci poniamo punto direttamente r:mpetto alla com ea, ma alquanto l ateralmente, di guisa che i rfiggi luminosi cadono un po' obliq u amente su questa membrana.


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RlVlS'rA

Fa pur mestieri che noi c'intendiamo eire:~. due rocaboli, che don·emo usare frequentemente. P er corttea noi intendiamo la. parte eli com en. conispondente all'apertura pupillare, poichè egli è solo da questa s uperfi cie che noi possiau10 scorgere il fondo dell'occhio, di più dicendo per abbreviazione che osserviamo questi fenomen i sulla cornea, noi sottintendiamo sempre, beninteso, che gli è in fondo dell'occhio, s ulla retina, che si trovano le parti scure o ris dtiarate. In secondo luogo quando diciamo c·he illuminiamo tale o tal altro lato della cornea, o ch e d.ifigiamo verso cptellato il disco di luce ditì'usa, noi iti tendiamo che il centro del disco di luce diffusa non corl'ispouda al cent ro della cornea, ma bensì che noi dirigiamo questo disco luminoso in ruoùo che una delle s ue metà solta nto venga ad illuminar la cornea) l'altra met:\, vale a dire la maggior part.e della snperfìcie, riflettendos i s ulla regione circostante dal lato della cornea che esamio iamo. Se s' ill:.11nina cliretta.ment.e la cornea con luc& diffusa, si riconosce che il cerchi <' pupillare, ro~<so gent>.ralmente, offre tuttavia. clue parti,.una centrale che è cl' un t'O!;so un po' più ombreggiato eclunn. circolare che è d'un rosso Jliù sfavillante. Se hl. s' illumina obliquamente, la cornea normale presenta i caratteri seguenti ~ se s i proie tta. s ulln. s ua s uperficie un dis~:o ùi luce dift'us.l. come più sopra accen nammo, la sua s uperfi cie non è uniformemente tr<lsparente. Si scorge uu'oml>ra che ha grossolauamcute la. forma. cl'un triangolo ad angoli arrotondati, la sua base è la periferia m:~. uon arriva sino a livello del margi ne pupillare; il suo apice é diretto r e rso il c:entro della corneo. su cui s' inoltm alttuanto e la sua maggio r supcrticie è sit uata dalla parte illuminnta. In !"Ouuna quest'ombra occupa uno dei lati della cornea, non arriva. ~ ino a lla periferia di e!'sa, e ne oltrepassa un ta.ntino il ~:entro. Se, per esempio, si dirige il disco luminoso sul lato esterno clelia cornea destra, l'ombm è ved uta su questo Jato, e si può paragonar ali' incirca la forma. di es:;n. a quella d'un triangolo ad angoli arrot.onda.ti: questo triangolo h n. In s ua base diretta verso il la.to esterno della. corn cn, senza però raggiungerne la periferia: fra q unstn. base e il liYello corneale corrispondente al margine pupillare h;wvi uno spazio chiaro sfavilla nte : l 'apice di questo triangolo è diretto vcr!'O il centro CQrneale f: u cui ~'c~tcncle pitt

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• OCULISTIC.\.·

G3:J

o meno e In bisscttricc di quest'angolo dell'apice può eJO:SC're rap· presentata dalla met:ì esterna del nt.:ridiano t•rizwntale. Tutte le altre parti d ella s uperficie cm·neale sono s favillanti. Se allora s i dirige il disco luminoso s ul la to interno d e lla cornea, questa ombra si spo~ta. in senso diametralmente contrario. Se s' illuminn. la parte superiore della cornea, si :'posta. ancora, ma occupa sempre rclativamen te al disco luminoso una posizione identicamente analoga, vale n dire che il suo apice s'avanza alquanto sul centro della cornea, che In sua base é diretti\ verso il margine s upe riore della comea, seuz;\ arrivare nl livello del margi ne pu}lillare, la bi s~ott rice dell'angolo diretto \'Crso l'interno potendo essere rappresentata thtlla metà ,;u periore del meridiano verticn.lc ed essendo s fa,·il\ante tutto il rc,;to della. cornea. Se s' illumina la metà inferiore, rluC'st'omlwa prende una po~ i­ ;t.ionc diametralmente opposta, c se si dirige il disco lumino~ o in guis~L da illnmimu· la corneo. nelle patti dulia superticie intermediaria a quella che or om abbiamo esaminata, s i h·ora sempr<} fosca. questa pnrte, que;;t'omùra, situata sempre in comlizicni analoghe, rimanenclo sfavillante tutto il rc:;to della su perficie corneale. Ora la sn~Jcrfide doli;~ cornea rapprcsentamlo un disco, se da. questo disco s i toglie nn triangolo che è l'ombra, rimane un n. gross:\ meua. luna che è lo s favillamento. Quando dopo cl'ar er così impresso allo specchio elci movime nti di la.teralità per osservare ad uno ad uno ogni meri dia no prindpnle nelle sue estremità, si fa e;;eguire allo ~pccc hio e pC'r ('Onscguenza al tlisco luminoso movi111enti di circumdu7.ione attorno alla cornea in modo da illuminare surce;;sinunente le sna. meti~ superiore, interna, inferiore, esterna, superiori , ecc. si ritrov:~. c1uest'ombra nelle lliversc posizioni in cui la segnalammo dianzi : essa gira rcgolannonte nel senso stesso dello specchio. E ssa. occupo. il centro clelia cornea. ma s 'estende sempre sul lato illumiun.to: s'ottiene così tliH\ tigu:-a regolarissima, nettissimn, facile a riconoscersi con un po' d'abitudine, e caratteristica della coruetl negli occhi emmetropi. ' Tale ò l'aspetto tlella cornea emmetrope, tale è il giuoco dell'ombra. ris petto allo sfavill tu uento, che ,·aria di posizione a seconda dci diversi movimenti che s' imprimono allo specchio, ma. che conserva sem1we rapporti illentici ~ol disco luminoso.

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<J3G

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IH\"ISTA

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Sarà sempre facile di ben al:CCt1arc lo stato dell'occhio, purchè l'osservatore si collochi come abbiamo indicato superiormente, c si avvicinerà o si allontanerà più o meno lo specchio dall'occhio osservato, finchè si giungerà al punto voluto. N on daremo <lui osservazioni di questo primo caso: cornea dell'occhio emmet rope. Tutte quelle che daremmo non farebbero che riprodurre fedelmente la descrizione che abbiamo fu.tta, Sui 266 soldati emmctropi ùa noi veduti, dobbiam confessare che in lO circa. questi fenomeni non avevano luogo nettissimamente c dovevano essere ricercati ed osservati un istante per essere accertati. Ma in tutti g li altri bastan1. proiettare la luce sulla superficie corneale pct· iscorgerli immediatamente con una nettezza perfetta. L 'ombra in questo cnso non ò molto cupa : la superficie non ricoperta d'ombra ci parve quasi sempre sf<tvillantc allo stesso g ra<lo. Non abbiamo intorno a questo soggetto osservato alcun ehè di bastantemente positivo da poterne trarre delle conclusioni. l\Ia nei casi di ametropia vedremo che la cosa è diversa, e che scgnn.tamcntc la tintlt più o meno cupa dell'ombra ò spesso, se non sempre, in relazione col grado di ametropia. Tuttavia. possiamo dire ..:ol signor Cuigoet che I}Uesti casi in (;Ui l'ombra centrale non è maoifestissima sono già degradazioni di tipo normale, sfumatur.e che sono l'espressione d'un leggiero distacco di questo tipo verso gli altri tipi, miopia cd ipermetrcpia. ~on ~ i possono verilicar sempre fun~ionnlmentc mediante prove sull'acutezza che sembra essere normale; ma sì sa che in q ucsti casi l'accomodazione fa una parte compensatrice o correttrice di cui bisogna tener conto. Sarebbe un abusar della descrizione l'indicare i caratteri chcratoscopici di queste sfumo.tut·c, ma si comprenderà facilmente che queste degradazioni sono intermediari più o meno accentuati fra tipo c tipo. 2" Corneu dell'occhio minpe. - Se si esaminano cornee d'occhi miopi, l'ombro. c lo sfavillam ento vengono a presentare aspetti affatto di versi da quelli che abbiamo descritti, aspetti assai caratteristici, che si svelano immeùiatan~e nte con una nett-cz.za perfetta. Qui, v' ba un·ombra per una metà della cornea, uno sfarillamento per l'altra mctù, c ciò che più monta, ognuno di essi occupa un 'estensione variabile e più o meuo grande a detrimento dell'altra. I rapporti ct·cstensione che esistono fra queste ùue

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OCGLISTICA

superficie fosche e sfarillanti sono sempre conformi alln reg:~la segu;nte. La porzione corneale occupata rlallo sfn.villamcnto, c più o meno ingrandita n. detrimento della parte fosca, raria sempre come grandezza di superficie, in ragione diretta del grnùo di mPopia. La porzione sfavillante è sempre situata ùal lato illuminato, cioè dal lato della maggior supedicie òel disco luminoso: essa ha. grossolanamente la forma. d 'nn triangolo la cui base è alla periferia della cornea, l'apice diretto verso il suo centro c tendente arl inva.derlo più o meno. Il rimanente della ('Ornen è fosco, c più quest'ombra è stretta, più essa si scosta dalla forma semilnn:u·eDa qnalsivoglia. parte si diriga il elisco luminoso, rtu~!<to triangolo lo segue sempre, termina.ndosi la s ua base alla periferia co'rncnle a livello del margine pupillarc, e se s'imprimono movimenti di circumduzione allo specchio, questo triangolo sfavillante gira regolarmente attomo alla cornea. Questo mezzo diagnostico, già. importante perchè ci permett~ immediatamente di ticonosccre il genere d'ametropia con cui s'ha a fàre, ha inoltre il vantaggio d'indicare il grado di miopin, nl punto che si pnò subito afl'crmnt·e che l'occhio esaminato è affetto da miopia debole, mediocre o graYe. Facevamo allusione dian1.i alla differenza che può esisterecome grandezza di superficie t.ra lo sfavillnmcnto e l'ombrn di eu i ciascuno può essere inbrrandito a detrimento dell'altl·o ; si è perl'appunto questo carattere che permette di riconoscere il grado della miopia. In una miopia grave, l'apice del triangolo luminoso invatlet ed anche largamente il centro comeale al punto d'occuparne quasi tutta. la superficie; l'ombra alloro. è veduta sotto la forma d'una piccola mezzaluna periferica dltllato opposto. In una miopia debole, lo sfavillamento non occupa allora uhc nna piccolissima superficie sul margine della cornea, esso prende la forma d·nna sottile mezzaluna a sfavillamento periferico posto n lato del disco lnminoso, che gira con esso alla periferia, se s'imprimono movimenti di circumduzione allo specchio, ed allora la quasi totalità della comea è fosca, tutta la porzione non isfuyiJlante essendo occupata dall'ombra, ma da un'ombra lievemente tinta. Quest'ultima disposizione, che appm·e già ncttissimamente


r' ')8

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RIH3TA

quando si lascia inunoùile lo specchio, direntn lli un'apparenz.1 dw qual'i colpisce quando gli s'imprimono moYimenti di cifcumduzione. Si scorge immediatamente una cornea ombreggiata quasi completamente, ma alla periferia, dal lato illuminato, una sottile mezzaluna stavillantc, che spicca sul resto della membrana c~me un sottil filo di luce che imvolgcrebùe una tinta moderatamente oscura. Secondo ciò, l'estensione c la vivacità dello sf<willamento, come pure la restrizione. e l'accentuazione dell'ombra, coincidono c:o11 gradi pronunziati di miopia. Le proporzioni minorate di que!>ti caratteri coincidono con gradi più moderati di miopia. Come l'avvertimmo precedentemente, nel l • squadrone del treno al>biarno trovato 8 uomini affetti da miopia,: cm dapprima nostra intenzione eli dar la maggior parte delle osservazioni di cotesti dh·ersi casi d'ametropia, massime per mostrar le gradazioni e le ditl'crenzo che esistono fra. i loro di,·ersi gradi, ma ciò avrebbe allungato d'assai il nostro lavoro e noi non riproduciamo cbe un I'iccolo numero di quelle \'arie osservazioni. O ssERYAZlO:-ilE . -

Miopia graliiasim ~~.

Bignon, soldato, 24 anni. I due occhi sono perfettamente identici sotto qualsiasi punto di vista. Globi ocu lari sporgenti, fessura palpcùrale diminuita iu altez7.a dall'ammicc:1mento, strabismo esterno altemante poco pronunziato, ma evidente e fatile a riconoscersi quando si fa guardare 1·erso lo stesso punto successiramentc con ciascnn occhio, uno dci due essendo nascosto dalla m:aso o da altro corpo opaco. Qui, alla cheratoscopia, c1uasi tutta la cornea è sfavillante, tutto un lato è occupato dallo sfavillt\ment.o che invade uote,·olnncnte l'altra metà terminando con un angolo che abbraccia il centro corneale. Questo triangolo luminoso e collocato dalla parte illuminata, il suo sfa villamento è ,-ivissimo, e dalla parte opp·osta hal'l'i una mezzaluna d'ombra che occupa il margine corneale c la cui tinta fosta diminuisce d'intensità dal lato che guarda lo sfavillamento e si fonde gradatamente con esso. Questo tt·iangolo sfavillante gira regolarmente attorno alla cornea quando s'imprimono allo specchio morimeuti di circumduzione 1 ed è sempre situato a fìa.nco del disco luminoso, l'omura trovandosi :di'opposi o lato. J. vvitinando un tantino lo


OCU LISTICA

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s pecchio si scorge benissimo il fo'n do dell'occhio, i vasi spiccano net~amente s ul s uQ fondo roseo e si distingue del pari la papilla . .Ad immagine capovolta, p:opilla piccoli s~i mn, completamente circondata da un cerchio aùbastnnza granùe d'atrofia coroidea con 1-tafiloma al lato interno. La circolazione scmùra ricca di vasi che appariscono quasi filiformi. Interrogando l'acutezza, non ci stnJlisce punto che l'osservato non possa leggere che il n• 3 ed antlte a.niciuandosi d'assai, c vale nùo i soltanto della Yis ione rnonoeulare, fatto abituale nelle miopic gravi. Pro\ iamo lenti, e troYiutno che con una lente biconcava di 3,50 diottrie può leggere il n• 3 alla distanza ùi 30 centimetri, ma nessuna lente gli rende leggibili i caratteri più minuti. Quc.ta miopia. non può esser e corr etta per la Yisione a dis tanza, poicbè essa è associata. ad amb liopia.t·isultantedall'atrolia coroidea pronunciatissima cui spesso in queste circostanze vanno unite lesioni r etiuiche. Nessuna. traccia d'astigmatismo. Le osservazioni fatte sugli altri malati confermano due regole <'hc enunciammo dianzi ; cioè che la cheratoscopia. permette di diagnosticare la. miopia e di prCI'Cderne il grado. N oi abbiamo <'ercato non solo in questi soggetti, ma altresì in un gran numero d'alMi se l'intensità più o meno variabile dell'ombra c dello sfavillamento, il fondo ùcll'occhio più o meno pigmentato, non potrebbe esser& un indizio ad un'indicazione utile: ed abbiamo ri(;Onoscinto, anzi alrermia mo che l'inte nsità di .sfnvillamcnto c d'ombra. è in rapp01to diretto col grado più o meno intenso della. miopia. 3• Cornea clell'occhio iper,metrope. - La cornea dell'occhio ipcr metrope alla s ua volta viene a presentarci il sn.o poco d'ombra e di sfavillame nto tipico, così nettameQte accentuati come negli stati sud descritti, e che, come nella miopia, yaria col grado più o meno pronunziato dell'ipcrmctropia. Qui pure troviamo una parte illuminata ed una. parte fosca, uno sfavillamento e un'ombra. L'ombra occupa la periferia pupill:are del lato illuminato, vale a dire del lato della. maggior s uJlerficie del ùisco luminoso. Es~a t.rasporta:,i ùa una parte all'altra di ogni diametro, o gira regolarmente alla periferia secondo che: si fanno eseguire allo specchio movimenti di lateralità d'alto in bas!io o di basso in alto, o l·he gli s'imprimono movimenti di


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• circumtluzione. Hispetto al graùo dell'ipcmlCtropia, esso è tanto

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R l \'1:5'1'.!

più accentuato quanto la mezzaluna d 'ombra è Jliù sottile, e noi J>Ossiamo anche aggiungere più fosca, vnle a dire che per un licre grado d'ipermctropin la parte fo:;ca occupa la metà ed auclle più della metà della !ittperticie corneale, essa. lla la forma d'un triangolo fosco a base periferica il cui apice abbraccia tutto il centro della cornea. Per un grado mediocre, oc<'upa una superficie menu grande che non giunge fino al centro della comea. e elle prende giil nbùttsta.uza manifestamente la forma semilunare. Finalmente 1>ei gradi pronunziatissimi d'ipermctropia ess:1 ,·este la forma di una mezzaluna sottilissima, fo~ca, che orla il contorno eomeale corrispondente al contomo pupillare c ùalla parte del di;;co luminoso. Si vede pertanto che c1uesti giuochi a rapporti dello sfavillamento e dell'ombra hanno in una cornea ipermetropc caratteri diametralmente opposti a quelli della cornea miope. Infatti abbiamo veduto che in questa. ultima lo sfavilla mento occupa. la. periferia dal lato del disco luminoso, che aumenta in superficie col più alto grado della miopia, occupando l'ombra il resto della cornea, mentre che nell'ipermctropia l'ombra occupa la periferia del lato .del disco luminoso, ma scema tanto più in superfi cie quanto il gmdo dell'ipermetropia è più altQ. Queste due forme d'ametropia hanno dun1lue un carattere comune, e<l è che la superficie sfaviJJante è ta.nto più grande quanto più il grado dell'anomalia della rcfrazione è piit pronunziato, ma es e differiscono in (!UCsto che in una ò lo sfavilla.mcnt o, e nell'altra è l'ombra che risponde alla maggior superficie del disco luminoso. Inoltre noi pos!-:iamo trm•·e un indizi o di piu Ù1tll'inteusità più o meno grande dell'ombra . .:-l'ei casi numerosissimi d'ipcrmct.ropia che abbiamo a\'uto occasione di esaminare, abbiamo aC<'Crtato che più la mezzaluna d'ombra diviene stretta, più n'è fosca la tinta, quanto allo sfavilla.mento, esso varia del pari nella sua tinta che è più o meno vint., secondo che il grado dell'ipennctropia è più o meno pronunciato. Siamo dunque autorizzata a dire çhc nell'ipermetropia l'ombra gira alla periferia del lato illuminato, e che più la superficie occupata dall'ombra è stretta e fosca, più il grado ù'ipcrmetropin. è alto.


• QCULISTIC.\

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Esaminando gli :.tomini del l" squadrone del tl·euo ne abbiamo'trovàti 18 affetti da ipermetropia. Citiamo l'osservazione d'nn ~olo di questi malati colpito da ipe11netrop!a pronunziatissima. (Continua) Sui disturbi , -ls h'i iu cousegue uu• eli p erdite di sangue, del dottor HonsnrA.xx (Klin. JJfonatsbl. l. Augenkli-n., 1~78, pag. 14-7 e seguenti - Deutscl!e meclicinische lVoclumschri(t, 4 maggio 1878). Il dottor Horstmann prende argomento da alcuni disturbi vish'i per perdite di snngnP ossP.rmt.i in sei nmmalnt.i d'occhi nel\n.

policlinicn. uni\·ersitaria di Berlino per sottoporre ad un esame critico tale interessantissimo -quesito. Da tutte le osservazioni fatte fino aJ oggi si de,·e ritenere che l'inizio di que~t.i disturbi SUOle avvenire tra il 3• C il 14° giorno dopo l'aHenuta pcrdit.n. sanguigna. Kella più parte dci casi i disturbi provengono per emorragie negli organi digesth·i; ma si osserrano anche nelle metro ragie, nelle emottisi, nell'epistassi e nelle penlite di sangue per lHretta diminuzione della massa sanguigna pi·ovocata dal salasso. E poichè, come già. si disse, i disturbi non sono mai in relazione immediata con la stessa perdita, Horstmann sostiene con ragione che non si debbono attribuire alla forte anemin. dei nervi visivi e dei loro centri bensì ai mutamenti patologici rcnttivi del nervo ottico che si sviluppano più tardi. È assai probabile cho questi mutamenti consist.n.no in un 'infiammazione del nervo risivo il cui esito è d'ordinario un 'atrofia del nervo ottico. Finalmente per ciò che concerne il nesso casuale tra l'emor· rngia e l'altemziono visiva esso è ancora oscuro cd incerto. La teoria di Samelsohn, per cui le guaine linfatiche del nen'o ottico ne sarebbero lo mediatrici, Horst.mann la ritiene por ora, c non senza ragione, un'ipotesi molto dubbia. Poicbè la mecca.nica di questa teoria, secondo la quale non si formerebbe mai per perdita di sangue un vuoto nel cranio, vuoto che dovrebbe essere riempito da linfa, la ·quale sarebbe poi ricncciata. nella guaina del nervo ottico quando i vasi cranici tornano a riempirsi, ~ per lo meno molto incerta,


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RIVISTA DI CurmCA EFAmtACOLOGfA

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L 'nlbnminato ferrico liqnldo. - Perchè abbia l'effi· cacia attribuitagli dal Lassaigne, dal Bernarù, dal Prieur e dal Laprade, l'albuminato eli ferro deve essere ap1ministrato nello stato di solu~:ione recentemente prepamta, apzichè in quello secco ed insolubile, nel quale viene esitato dal commercio. Un buon metodo per ottenerlo è quello suggerito da.J Kobligk di Berlino c così riportato dal JwmaZ de pharmacie e de chi'mie nel fascicolo di maggio del 1878 : Si prende l'albume di un UO\!O e dopo di averlo dibattuto con lO grammi di cloruro ferrico liquido, si \' ers:l su di un filtro, allo scopo di adunarvi la posatura di colore rosso bruno, che si è formata. Quivi è lavata sintanto che la sciacquatura esca interamente limpida, e quindi sciolta in 500 grammi d'acqua distillata e ingagliardita da 12 gocce di acido cloridrico. • Un cttogramma di siffatta soluzione contiene tanto sale ferrico da corrispondere suppergiù 0,056 di ferro, il quale si trova poi a essere nella proporzione di grammi 2,80 in 100 grammi di albuminato secco. Secondo che racconta il dottor Trieze nel Journal de phannacie de l' Alsace et L orraine, l'alb11minato di ferro liquido avrebbe avuto buon esito nella cura delle affezioni rachitiche. Egli suole prescriverlo alla dose di 250 grammi in unione a 12 gocce d'una soluzione di 0,05 di fosforo in 30 grammi d'etere etilico. n modo di n.mmi'llistrnzione è da due a tre cucchiaiate nel corso di una .giornata. (1) . (l) Le prescrizioni dell'albuminato ferrico liquido non devono essere merossi, coll'infu.aione di rabarbaro, coi preparati di cltina e colle decozioni astringenti. L. z.

~late con vini generosi, specie quelli

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RIVISTA DI CRfMICA. E FARMACOLOGIA.

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Più tardi, il chimico farmacista tedesco Bernbeck, studiando Ja preparazione dcll'~buminato di ferro· liquido, ha notato come la sciacquatura coll'acqua distillata possa asportare una buona _ parte del prodotto, a causa dell'acido cloridrico allo stato libero, che il pcrcloruro di ferro bene spesso contiene. Egli poi crede

che si riesca' a togliere l'inconveniente dell'eccedenza dell'acido cloridrico operando nella seguente maniera: Si sciolgono 6 parti di cloruro ferrico secco in 10 di acqua distillata, e si sciaguattano per bene con 20 di albumina. Ac~o­ _gliesi la mescolanza in una pezznola di tela, e si strizza ripetutamente colle mani, aggiungendo ogni volta. una piccola quantità. di acqua distillata, valevole ad eÌiminare l'eccedenza dell'acido c\oridrico. Dopo ciò si raccoglie il residuo, si fa sciogliere in un mezzo litro d 'a~qua. distillata, il> cui siano state aggiunte 12 goc·CÌe di acido cloridrico, 'e in capo a due giorni di macertizione si filtra.

La preparazione del curaro. - La composizione e la prep&razionc di questo leggendario veleno delle frecce indiane variano talmente, da non essere state insino ad oggi peranche bene definite. Possono quindi avere una certa importanza & ad un tempo rie• scire curiose le nozioni (l) su di esso date dal dottore Jobcrt, e riferite dal J oumal de clìimie et de pl&armacie di Parigi nel fa.scncolo dell'ora. scorso maggio. Il Jobert l'ha. visto a comporre dagii indiani Tecu~ni al Cal·deron, paese del Brasile settentrionale, e lo crede uno dei mifliori curari dell'America del Sud. I suòi ingredienti principali sono l'urari-va e l'eko o pani di Maranliao, due piante rampichine, volubili e appartenenti l'una • Stricnée e l'altra alle Meni:;permée (probabilmente lo st,·ychnos castelnaJ e il coccuhtS toniferus del W cddel). Quelli accessori poi sono : La. taja (Aroidèe);

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(l) Sono tratte da una lett.era scritta da Belem (dlt.à principale deUa 'Provincia di Para, nel Brasile settentrionale) al rimpianto Claudio Bernard .

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G!4

RIYISTA DI crmw:.\ E 1':\ R:U.\COLOOI1

L'eone o ·n11tcura (dùlelJJlws cancriMra?); Tre pepèe del genere artante? Il tau.-ma-rtereo lingua di tuc:ìno (uccello purcletto mangiapepc)Per·pret>ararlo, i Tecugni pigUarono quattro parti di ttrari e~l una di eko, raschiate cautamente dalla sottile epidermide dei ramoscelli meglio sviluppati ; impastarono colle mani ~odesta me~ scolanza, l'introdussero in una specie di spostatoio, formato di foglie di palmizio e la trattarono con acqua fredda, riversandone poi sopra la spillatura da sette a otto volte. Per tale maniera ottennero un idrolito di colore rossiccio, che fecero bollire insieme con istipiti sminuzzati di taja e di mucura durante sei ore, cioè sino ad aver un denso scit·oppo. Allora gli aggiunsero della cm·teccia degli artnnti, pur essa raschiata, il riposero a bollire e col raffreddamento ricavarono un estratto dalla consistenza dell.a cera da scarpe. Il Jobert ha JH'O\·ato a parte i vari elementi di quel curaro, ed lta riconosciuto che l'orari e la taja sono più attivi, meno pronti invece i fenomeni del Pani. I l p e n g hawa.r o p e nn-war -har djamby (Zybotium !Jlatteescens, Polipodil'!e). - l~ una rigoglio&J~. felce delle ma-

remme dell'estremo Oriente, da pochi anni importata in Europa e distinta dai molti peli, ovvero dalle fitte barbicinc, che mette dai polloni e dai rinomi. Codesti peli sono dotati di virtù anti-emorragica dovuta a(l un'azione meccanica locale, anzichè ad altra causa, come induce a credere l'inerzia dimostrata dalla decozione nello. cura interna della broncorrea e clelia metrorragia. Un sag~io di peli del penghawar è stato di recente presentato (Giornale Lo Spctllaneani) dal dottor Alessandti alla Società medica chirurgica in 1\iorlena, per essPre sottoposto ad esame e a sperimenti terapent.ici. e Irto di peli e pure dotato di azione emostatica è il pol!JPOdium barometz, volgarmente detto agno o vitice di Scizia. Esso cresce nell'Europa o nell'Asia occidentale e, al pari dello zibozio, contiene parecchia materia resinosa e dell'acido tanniQO.


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SERVIZIO S:\~lTAIUO ~IILIT.~RE

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Sull'organizzazione d e llazzarc ttl da c ampo russ i~ sul medle l militari' e s ul personale n.n s lllarlo f sul tras porto d e gli nmmalatl c d e l fe riti s ul t e u· tro d e lla gilerra~ europeo n e lla odie rna gue rra rosso-torc a, del dottor l'I'IUHL H~zr.L, medico di stato mag-

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giore a Yieunn (Der Feldarzt, 8 .e 22 gennaio, 5 c 19 febbraio 1878).

I lazzar etti da campo russi, a norma delle disposizioni date nell'anno 1871, sono organizzati nel s eguente modo : Aggiungen(lo il materiale es istente in tempo dì pace, sì formano in guerra: 1• la~za.retti mobili di dis taccamento; 2' !azzaretti di di risiouc. • P I lauaretti di distaccamento o lu.zzaretti tli ·m:Jrcia, amministrati dalla truppa, cui appartengono, iono quelli che prestano il primo aiuto ai soldati caduti ammalati durante le marcie, per poi trn.sportarli ·negli ospedali che stanno all'indietro a qualche distanza. Servono anche nei combattimenti c possono venire usati ad altri scopi Si1Cciali. In alcuni casi, per esempio negli assedi, ccc., ecc., si ado~erauo in 11ualità di " ospedali stabili. n Ogni battaglione di fanteria o di zappatori, ogni s quadrone c !>atteria, de,·ouo essere proHcùuti in guerra di oltre 12 letti; ogni parco mobile o poutonc (mezzo battaglione) di oltre · .t letti.

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SERVIZIO

2• I lazzaretti mobili di divisione hannO' un'analoga destinazione a qut>lla del distaccamento sanitario tedesco e alla nostra ambulanza di divis ione. E ssi debbono trasportare i feriti dalla. linea combattente alla stazione di medica.tura, averne cura e prestare tutta l'assistenza a quei feriti gravi che per il momento non fossero trasportabili. Ogni lazuuetto è costruito per 6 ufficiali e 160 uomini di bassa forza, e può essere, in un dato bisogno, scomposto e d·iviso in due parti indipendenti l'una. dall'altra. Funziona come capo il medico di divisione. Da ogni reggimento di fanteria si tolgono l medico e 4 aiuti-chirurghi (F eldscheerer), e dal compartimento divisionale l farmacista apprendista. Tutto il personale consiste in 425 individui (fm cui 9 medici 16 chirurghi da campo, l farmac.ista, l aiuto farmacista, 7 impiegati di amministrazione, 22 operai, 210 portamalati, 52 tra infermieri e assistenti, 107 del treno); il materiale di carreggio è 1li 56 carri con 223 cavalli. Con due o più lazzaretti mobili di divisione si possono costruire, dietro ordine del comandante in capo': 3• Gli ospedali da ccvmpo mobili, i quali hann9 lo stesso scopo dci precedenti. Un medico divisionale nominato dal generale ispettore del corpo sanitario assume la suprema direzione dell'ospedale mobile. Gli altri medici di di,'isione, rimasti disponibili, ritornano alle loro sedi. 'Vengono poi allestiti : 4• Ospedali cla campo temp01·a-nei (analoghi ai nostri ospe· dali da campo divisibili), i quali seguono l'esercito e vengono allestiti a seconda del bisogno e degli ordini del supremo comando dell'esercito. Ognuno di essi serve per 30 ufficiali e 600 u{)mini di bassa forza e s i può dividere in 3 parti. TI numoro da apprestars i in questo genere per il caso di•guerra è stabilito di volta. in volta. La massima generale è: l letto da ammalato per ogni 8 uomini di truppa effettiva. n personale di un ospedale t.! a camp,o temporaneo, è composto di 303 individui , tra cui 10 medici ~olt.anto, l comnndante, 18 niuti · chirurghi,' 10 del personale farmaceutico, 20 di quello d'amministrazione, 138 infermieri, 11 sorveglianti, 3!) oj1erai, 66 elci treno ; l'effettivo de i carri è di 27, con 114 caYalli. Gli

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• SA~ITARIO

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MII.TTATCE

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• osped.ali da campo temporanei, cretti l'uno dietro l'altt·o sulle diverse linee, oppure uno accanto all'altro, stanno in contin!la comunicazione diretta.o indiretta coi lazzaretti mobili di divisione, e cogli ospedali stabili che stanno indietro lungo le tappe. 5• Gli ospedali da carmpo stabili hanno, come i nostri ospedali di guarnigio!le, lo scopo di prestare aiuto in caso di malat-tia, tanto in pace. che in guem1., a tutti i dipendenti dal ministero della guerra e alle loro famigfle. Prima che cominci la gucLTa il ministero destina· gli ospedali stabili che debbono dipendere dal corr~ando supremo. Essi vengono divisi in quattro classi secondo il numero dci letti. La prima consta di 150 letti stabili; la seconda di 300; la tet-za di 500, e la quarta di 800; nonchè di 50, 100, 150 e 300 letti di ri~erva pel' i soldati, e di 5, 10, ao, 4.0 letti stnbiJi per gli ufficiali, e finalmente di 2, 5, 15 e 20 Ietti di riserva pure per gli llfficiali. Ci sono anche altri os pedali più piccoli (H{~lbhOspiliiler), che non contengono più di 100 letti; e questi ospedali e~senrlo lontani dai grllndi hanno un'arnmini.stt·azione loro pt·opria. Gli ospedali-sezione sono quelli che traggono il persona.le ed il materiale necessari da un ospedale piit &rrandc e loro vicino e vengono da esso amminisu·ati. (Corrispondono ai nostri ospedali succursali). Al supremo governo di ognuno di questi o~pedali è il dit·cttore di O!lj)ectale, un unìciale. Egli ha la dirct:lone di tutto lo stabilimento. L'amministrazione è dipendente: l 0 In tutte le questioni mediche, amministrativè e di igiene clal comitato di ospe·d<l.le; 2• nelle questioni puramente mediche, dal medico-capo, e s· in quelle puramente amministrative, dall' ImotritP.l (amministratore economo).. Gli affari ammini?trativi vengono tutti t1·attati nella cancellerict dell'amministrazione. L'amministrazione di tutt.i gli stabilimenti sanitari è assolutamente dualìst.ica. In ognuno d~ essi c'è il medico capo e l'ammini' stratore coi medesimi poteri, indipendenti l'uno dall'altro, e sono subordinati al direttore d'os pedale (comandante). La sola eccezione a tale regola la fanno i lazzaretti mobili di divisione, ma anch'essi per quel tempo soltanto che si reggono da sè medesimi. t

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• SERYIZ!O

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In essi il medico-capo dispone assolutamente. Se poi. due, o , più, eli tali stabilimenti rengono annessi ad un ospedale mobile da campo, ce"Ssa questo modo eccezionale ed unitario di a111ruinistrazione, per dar posto alla solita massima dualistica. Lo stesso principio domina nelh\ direzione del corpo sanitario ili tutto l'esercito russo. Anche questa è dualistica. Essa è concentrata in due persone, cioè nel generale ispetto1·c di campo d.el corpo sanitario militare, e 1t6l' ispettore eli ca.n~po (legli ospedali, che è un generale superiore. Tutti due sono " sotto la dipendenza n del generale capo P,ello stato maggiore dell'esercito. Al [Jen erale ispettore eli campo del corpo sauiiltrio milittwe compete la suprema direzione del personale di sanità. e degli stabilimenti sanitari e di medicazione nell'esercito di opera7.iouc. Egli deve pronedcre afti nchè gli a111malati ricevano le necessarie cure e iovigilare sullo stato sanitario generale dell'esercito. Tutto il rimanente dipende dall'ispettore di campo deç1li ospedali. .-\.d esso è sottoposla l'amwinistrazione di tutti gli stabilimenti sanitari di g uerra. I soli ospedali stabili rimangono sotto l' immP.diata :unmini:;tmzione del ministero della guerra. Ali" ispettore tli ca,mpo degli ospedali tipetta la scelta dci luoghi per erigere gli ospedali temporanei; egli dà gli ordiui per fondarli, di vide gli ammalati, provvede di tutto il necessario (eccettuato unieamente ciò che ri gum:da la parte medica) gli s t,abilimenti, sia del personale, c!JC del m:tterialc ; ne dirige la gestione economica c decide 4uando si debbono chiudere. Ad esso incombe inoltre la direzione del serrizio. eli sanità sul .campo di battaglia. Egli sceglie i si ti più opportuni per le s tazioni di medicatura, vi ordina i necessari prejlarativi, \"i comanda medici e chirurghi ùa campo, pronede alla puglia e al fieno per i letti, e ai wezzi ·tli tra..~porto d'ogni geuere per i fel'iti. Higt~ardo ai nwl ic:i milita.ri russi, og nuno tli es;;i, prima di e,;serc ammess o, ùe re avere compiuto i suoi ::.tudi metlico-<:hirurgici m una delle sette università u11zionali, o alra'ccademia di rictroburgo. U:SC('lldO dalla scuola superiore lo studente deve fare llue esami: o tli mellic:o, o di doltore. L ' uno" e 1':\ltro gli <là n no il dirit.to ùi libera pra.tit:a noli' impero. L'esame di medico 1\ù. il gr;Hlo tli consigliere titolare (capitano), l'esame di dottore, •Jnello di <\Ssessore t:ollegi:tlc (maggiore.), e t:iò, quaudo l'esami-

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• SA:\lTAHlO ~llLITAI-tE

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nato entm al servizio dello Stato. L'esame di dottore è una condizione necessaria· per conseguire un maggior grado come mcdico-militare. 1' introduzione dell'obbligo generale ùcl scr\'izio mili(are non vortò alcun cambiamento nelle condizioni dci medici militari russi. Tutti gli studenti ùi medicina appartengono alla riserm e prestano il loro servizio militare soltanto in tempo di guerra. I medici militari russi hanno bènsì i distintivi militari, ma sono impiegati cw ili del ministero della guerm. Xella. loro carriera si . considera solamente il grado sden ti !i co ottenuto c il tempo in cui prestaron.o servizio, ma più di queste circostanze ha valore il grado che occupano fra gli impiegati. Sotto tale aspetto essi ::~tanno meglio di tutti i loro colleghi in Europa. Lo stipendio dci medici militari è regolato a seconda del posto,. non del grado. • 11 soldo d':~.qua~tieramento soltanto è misurato a norma del loro grado. · Un medico militare, previo il permesso d'un superiore militare, può copri1·e tlue o tre posti; e ciò an elle in ultro ministero cb e non sia quello della guerra. Lo stipendio \'iene aumentato d'u11 quarto ogni 5 anni; tanto, che dopo 20 anni è raddoppjato. I medici militari u.pp:utengouo in ma-ssima dalla !)• alla 3• delle · dassi graduali esistenti. Lo. class ificazione è la seguente : UA classe (medici di battaglione) : 'Grado militare: capitano. Grado ci vile: consigliere titolare. . s• classe (medici di batt:l.glione anziani): Grado militare: nmggiore. Grado c ivile: assessore colleginle. ~· classe (medici anziani o di stato maggiore: Grado militare: tenente colonnello. Grado civile: consigliere aulico. 6• classe (medici di divisione, medici capi di ospedali sccou dari, ccc.): Grado militare: colom1ello. Grado civile: consigliere collegiale. 5• classe (medici di cor po, medici cn.pi degli ospednli primari): Grado militare: ~rigadj.ere. Grado civile: consigliere di Stato. 4• classe (mcd1co deT' corpo della guardia, medico capo degli ospedali principali) : Grado militare: maggiore generale. Grado civile: co.nsiglicre di Stato ci\·ile1 ccccllcnza.

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SER ViZIO

3• classe (generale medico di st.n.to maggiore): Grado militare: l uogotenente g-e nerale. Grado civile: consigliere intimo, eccellenza. Talor~ l'uno o l'altro dci gencmli capi di stato mnggibre vengono eccezionalmente promossi alla 2•'Classe di grado, la. qbale corrisponde a gcnor·a le o a consigliere intimo elretti vo. Gli en1olumùuti stabiliti pet i IYI<!dici militari russi consistono nel loro stipendio e nell'indennità. dj vitto e di fllloggio. Lo stipendio e l 'indenuità di vitto vengo no assegnati a norma del grado di serrizio; l'indennità d'alloggio, la sonitù, l'indenn~tà. di viaggio, ccc., et·c., a n'Orma. del grado semplicemente. Dopo 20 anni di servizio, ogni medico militare russo ha diritto alla pension o, che corrisponde a mezzo stipendio; e do:po ilO anni a CfUCila dell'intero soldo col relativo aumento quinquen• naie. O!Lre a ciò g U spetta un assegno annuale relativo a l suo grado, che gli Yic nc crato dalla cassa delle pensioni. (Sulla prima c'è la ritenuta. del 2 °fo, sul secondo del 6 °fo). I medici militari russi non hanno il cavallo in tempo di pace, bensì durante le manovre viene loro somministrato un cavallo di servi~io. In guerra hanno le stesse razioni degli ufficiali di cavalleria del medesimo loro grado. Gli onori milita ri sono perfettamente uguali a quelli degli ufficiali. ~ elle sepolture non s i usa alcun cerimoniale militare. Il loro numero è- di l sopra 400 uomini dell'esercito di guerra.. 11 personale au:.iEiario del cor·po medico militare è composto degli aiuti chirurghi (ana loghi agli aiutanti d'ospedale dell'esercito tedesco), col grado di sottufficiali. Il modo con cui vengono istru:iti è di due specie. O s tudiano in una delle tre scuole per gli a i11ti clti -. 1·w·y!ti ist.itnite da Alessandro II a Pictroburgo u ell'~nno 1869, a Mosca nel 18 70, e a Kiew nell'auno 18 71; oppure veng_ono assegnati agli ospedali stabili' dei soldati tolti alle file dell'esercito, per ricevervi la. r eiatira istruzione. L e scuole 11er r1li 1ziuti chirnrghi sono dotate t:iceamente cd hanno un -progr·nmma estesissimo di studio . Dopo un corso di tre anni gli scolar!, giovani cJte fecero il cot·so del cosi d i!HO proginnasio (scuola intermedia di quattro cla:;si) o che si presentarono ad un esar~e corrisponclente, vengono dis ttibuiti ttelle varie sezioni della truppa, e negli os pedali ; sempre P<'rò ùopo nrer superato l'esame richiesto.

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SANITARIO MILITARE

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Dalle 'sezioni di truppa (e questo è il secondo dci due modi di istruzione) viene comandato. un numero ùi soldati semplici, iu serviZio già da uno a due anni, ai lnc::t:cretti od ospedali, per farvi un corso di tre anni in qul\Jità di sotto-a~'trti chirurghi, per istudiarvi, sia praticamente al letto degli ammalati, como teoricamente. Dopo un corso di due anni i più abili possono fare l'esame di aiuto chirurgo. Quelli che lo superano vengono assegnati ad una sezione di truppa; gli inabili sono rimpiazzati da. individui capaci, c, sopra proposta del relativo medico capo, restituiti alle file dell'esercito. In questo modo si ba una riserva suipciente di aiuti chirurghi p er il tempo di guerra. D ebbono poi essere sempre pronti: In l battaglione di fanteria 6 sotto-aiuti chirurghi In l , di bersaglieri . 5 , In l reggimento di carallcria 5 , , In,I batteria a piedi o a cavallo l In l battaglione zappatori 5 , Per provvedere le truppe eli medicinali e di istrumenti ci sono i nutgazzini fa!"maceutici e una fa(Jbric(l di istnvmenti. Il materiale più necessario di medicatw·a è rll.ccolto in borso da medicazione, che contengono : 4 braccia di fa sce, 1 1/t braccio. di r.n.stro, 1/ • di braccio di tela, 50 grammi di filaccia e 2 spilli. Nel corredo completo degli ogget~i da medicatura si calcola per ogni soldat.1 dell'esercito eH operazione due delle suddetto borse, di cui la metà. deve essere trasportata. dalle truppe e dài lazzeretti divisionali mobili, e 1'1\ltra metà de\'C st.ar pronta, in • par te negli ospedali temporanei e in parte in quolli stabili . n trasporto del corredo di ogni compagnia., cee. si fa con una. valigia da medicatura, nella quale, insieme ad altri oggetti,. d sono 50 borse da. medicazione. Ogni oiutò chirurgo :tppartenente ad una sezione di truppe no porta lO; ed ogni lazz crct~o mobile di .divisione ne ba 758-! . Altri accessori medici, e speciahnente le medicine, sono pro,,vedute in grandissima quanti t~. Il trasporto dci feriti dalla linea di combattimento al laueretto mobile di divisione si fa con le lineiken di dh"isione (carri da feriti), e da là fino agli ospedali da campo temporanei, coi carri dc1 "paese, mentre pe1· lo splwpayliumento degli ammalati s i costituiscono dci convogii speciali a seconda dei" bisogni.

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SERriZlO

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Da questa organizzazione risulta clliurameute elle g)i st-abilimenti da campo sanitari russi, in çonscgueaza della l oro sovrabbondanza di per sonale c di materiale, della mancanza rclatira ùi medici, della. grande dipendenza degli stessi, e del sovci·cllio accentramento, non possono essere in grado di seguire le truppe punt11almentc e dappertut to, c di prestar loro, spccillllmcute sul campo stesso di battaglia, quei possibili aiuti che si ottengono solamente d.illa grandissima mobilità e semplicita dell'organizzazione (Grimm). Il corpo sanitario da campo russo non potè seguire la moderna organizzazione degli eserciti, basata sulla rapi· di~sima mobilitazione c sulla grandissima mobilitò. delle singole unità tattiche. In Russia, come c1uasi dappertutto, il corpo satlitario arriva sempre l'ultimo per partecipare alle innovazioni. Kon si pensa mai in nessun paese che i poreri sacrificati nella guena sono gli ammalati c i feriti, i quali soft'l·ono per questa neglige nza, c che, finita In guerra, occorrono somme ingenti c immensi ~acri tici }Jer rimedi'arc al perduto; c che, per quanto si fftccia, non Yi si riesce elle in parte, e molto irnpcli'ettamcntc, come si vede chiaro . nella presente guerra tur.co-russa. L e autorità russe conoscono benissimo. i di fotti della loro organizzazione. Si stan\ anzi prcparandone una nuorlt ba~ta s ull'esperienza della g uerra fran co-germanica, cd claùorata dal supremo j . pcttore ùi medicina militnre, consigliere aulico dottor lioslow, la t1uulc prop·osta. molto opportuna twcra già l'appromzione tlel ministro della g uerra, generale Miljutin, e doveva essere sott.opost.a allt\ sanzione dcii' imperatore Alessandro II, a.llorrhè la gncrra uttualc non permise di proseguire negli studi c. nei prcparaliri. _)falgrado ciò, se l'csCI·cito russo, anche colla illsuffidentc organizzazione del scrrizio sanitario di campo, non intmprendessc llJl<l g uerra troppa rapida., c soggiornasse in paesi colti e proHisti a()()ouc.lantclllontc di mezzi di comunicazione, il sc r~· izio saniuu·io corrisponderebbe btlstantcmcnt.e nel s uo complesso (l). Ma le circostanze della presente g uerra sono ben dh·ersc. Sulle opcrnzioni ùcl scrrizio sanitario in A.s ia, ad ccccziono dci rapporti (Il ;\'on O<·l'•>rr.- an•r·t"lll'l' o·lu; IJU<:~l<> sct•itl o fu pubblic:tl l) dai•Feldll•'-' 1n·i au a Ul,~l tt·l'l•linc tlt>H.t ;,;-u ~ l'l'~t . H.


• S.\~ITAR!O

)fll.!T.\RE

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di Heyfclùer e Rcuber, si hanno così poche notizie che non è p o·sibile formarne un giudizio ·esatto. Daremo invece un 'o~chia.ta alla Bulgarin.. Il paese ha il carattere di quelli di montagna, e nelle sue valli è molto ricco ùi prodotti Jlaturali. Fra i suoi abitanti, i maornettani sono fuggiti quasi tutti dai luoghi occupati dai russi. I bulgari, che hanno tutte le s impatie per questi, vi rim Rsero. Il clima. è diverso, a seconda delle divet·se: pos izioni del paese : ha questo di disaggradevole, che i cambiamenti di temperatura sono molto frequenti ed improvvisi, e s i nota, una grandissima differenza fra. il giorno e la notte; la qual cosa di occasione, specialmente nei forestieri, alle ta nto pericolose feuhri bulg!lre. L'acqua vi è quasi sempre a sufficienza, nm poca la legna. Un gran danno in questo paese è la mancanza di strade praticabili, • non solo nell'inverno, ma in quasi tutte le stagioni. F uori dt quella di Rot~chok , che conduce per Plevna a Sofia, non esiste in tutto il ten-eno occupato dai russi alcuna via can-ozzabile. Quanti ostacoli e ritardi risultino da questa mancanza non f(l, d'uopo dirlo. Su tali strade non si può usare che un piccolo carro da buoi, che non s i presto. nè al trasporto di pesi rilevanti, nò a quello di nn uomo coticato. Un grande esercito ha dunque bisogno, olt•·e il proprio treno, che è molto dililicile di condn.rre con quelle strade, di una smisurata quantità di tali piccoli carri, per trasportare innanzi e indietro ilneccs!'nrio agli ammalati ed ai feriti. Queste difficoltà poi crescono, perchè ci sono- solo 2 (ora 5) ponti per la comunicazione col p.ae~e, ai quali non s i giunge nè da. una, nè dall'altra part(\ se non sopra dighe costruite su un terreno paludoso. Se si riesce finalmente a ptt~sare il Danubi,o nello spazi() di ·1-10 giorni, servendosi degli attuali mezzi di trasposto, al di là. mancano poi le ferrovie. Le colonne degli àmmalati mettono altri 2-3 giorni per giungere a Fra tescbti, dove la ferrovia è usabile (quella di Giurgevo non prestando servizio per la sua vicinanza a Rutschnk); oppure arrivano dopo 4-5 giorni a Slatina.

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.Ai confini msso-r.umeni, cioè a Jassy, ed ora. forse anche a.

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Gala.tz, i treni ferroviari incontrano nuovi ostacoli, avendo le ferrovie russe una diversa largnezza d i binario dalle rumene~ è p erciò necessario il trasbordo di tutto il carico. • •


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SERYIZIO

Le ferrovie rumene hanno un solo binario, e IDla gran deficienza di materiale da movimento, locomotive e vagoni. Ognuno comprende che in tali condizioni il còmpito dei direttori del corpo sanitario di campo, cioè dell'ispettore medico di campo (medico capo dell'esercito) e deil'ispettore degli ospedali di campo è difficilissimo. Fino a tanto che rcse.r cito di operazione russo non era numer osissimo e procedeva vittorioso senza grandi perdite, favorito p ure dalla buona stagione, l'org<ulizzazione sanitaria funzionava regolarmente. A misura però che l'esercito s1avanzava si presentarono tali ostacoli da érescere d'assai le 11erdite. Si manifestarono le febbri bulgare e l'esercito dovette essere di continuo rinforzato in modo che il numero dei combattenti sale oggi a 260,000 uomini. In queste condizioni le difficoltà della direzione di sanità • :tssunsero sempre maggiori proporzioni. All'epoca del passaggio del Danubio (il 27 giugno) tutto era stato previsto e preparato nel miglior modo, come lo attestano i manifesti del governo russo. L' ispettot·e medico di campo dottot Priselkow e l'ispettore degli ospedali di campo maggior generale Kossiuski ne avevano assunto la personale direzione. È vero che in quel giorno non giunsero che soli 382 feriti, i quali per le 8 -<li sera erano .stati tutti medicati. Fino a.l 2 luglio, in 6 giorni, }Jartirono dalle <Stazioni di meflicatura per l'ospedafe di Pjatra, presso Zimnitza, 434 feriti, e malgrado i mezzi di •trasporto ins ufficienti (erano ta.li per la loro costruzione, perchè il numero basta va, essendosi preparati a tale scopo 350 cani), e le " pessime strade n (in giugno!), i risultati del trasporto furono sod · disfacenti. L 'imperatore Alessandro nella s ua visita agli ospedali si mostrò pieno di bontà, e conferì molte croci di S. Giorgio n.l personale medico e1l ai combattenti. Ma quale spettàcolo a Plevna nei giorni e nelle notti susse.guenti, dove llll migliaio di feriti russi copriva il campo di battaglia nelle posizioni riprese dai turchi! Dopo il secondo infelice assalto, che diede un numero spaventoso di feriti, le difficoltà per la direzione di sanità si accrebbero infinitamente, trattan-dosi di nllontanare in breve spazio di tempo questa massa. .enorme di feriti dal resto dell'esercito. Ancorchè questo fosse

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SANI'l'ARIO :lfiLITARE

provveduto del numero prescritto di carri da feriti, è evidente 1o che nella giornata di· Plevna. essi non bastarono per sgomberare con prontezza il campo di battaglia. Stando ·ai giornali, nel quarto e quinto giorno dopo l'assalto, i ieritl giacevano ancora all'aperto, e a molti dei raccolti: non era stata flltta neppw·e unajasciatnra. Come si facesse il trasporto nella ritirata si può pensarlo chè mancano in proposito i rapporti ufficiali. Che ·fosse molto difettoso è cosa certa, perchè anche iL SOI'vizio sanitario il meglio organizzato non potrebbe corrispondere bene in simili ca tastroti. In queste occasioni si avvera quanto scrisse il medico militare russo dottor Grimm nell'anno 1873: u Ancorchè possa esser fondato, co1ue lo sostiene Pirogoff, " che le misure adottate dai tedeschi nella guerra 1810-71 per la " cura dei loro feriti ed ammalati non sieno state soddisfacenti, " io credo che per le perdite st raordinarie cagionate in brevis· " simo tempo dalla rapidità delle armi da fuoco, non sia possi" bile assistere tutti i feriti . " D governo non è in grado di provvedere pienam~nte al ne" cessario aiuto; il suo còmpito non può essere altro che quello " di stabilire gli elementi fondwmenta.li per apprestare i soccorsi " e dimostrare con ciò che i suoi provvedimenti sanitari hanno " l'(Wganiezazùme e le q1mlità, che corrispondono all'organizza" zione e alle qualità delle truppe. Oggi il pt·incipale bisogtlO è " la mobilità. n " Perchè il governo sia in istàto di prestare ai feriti tutte le " cure umanitarie, è indispensabile che faccia appello alla carità " cittadina e si unisca ai comitati sanitari. Quando tutti la po" polazione prenda interesse all'assistenza dei suoi figli e fratelli " feriti, e quando il ministero della guerra sappia organizzare " questa. spontaneità di sacrificio, allora soltanto la sorte dei " poveri soldati sarà resa meno difficile. " I regolamenti non si debbono fare al momento in cui si pre' " vede la guerra, ma in tempo di pace. " . E cosl appunto si fece in Russia, dove il servizio sanitario ufiìciale,fu coadiuvato largamente dai privati. Le suore ed i fra· telli della croce rossa sono pieni di abnegazione e recano grandi benefizi a quest'opera pietosa. A Pietroburgo e in altre grandi

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Sl;R\'!ZIO

cituì. i corsi da infermieri per gli uomini e per le d01ìnc son() • oltremodo frequentati, e ce ne sono pcrfìno ·di quelli per aiuti chirurghi (emmit1.e, quantunque si comprenda benissimo di non JlOtcr imprimere il carattere medico a talune core prestate dal sC'sso femminile, bencbè con rara abilità. Le Università russe hn.nno mandato volonterosamente i loro profes!'ori di chirurgia e gli studenti di medicina sul teatro della

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·~uCtTa. Dall'azione simultanea. di tutte le forze, il set·vizio tra-

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sporti ne ritra~:;e progresso e vantnggio ed i convogli sanitari regolari c i carri da feriti cr('1lbero di numet·o. Di questi partirono per il teatro della guemt dalla sola Yienua più di 100, modellati su quelli dell'Ordine dci cavalieri tedeschi . I carri da feriti russi (lineil.;en) sono conosciuti, perchè fecero pa1tc delle e~pO!'izioui di Vieuna e di RrnxeUcs. Essi, come è noto, portano quattro feriti su due piani, di cui il superiore è formato da due bnrclle sospese, e l'inferiore da altre due che riposano su quattro molle. Quei feriti che ebbero la sorte di essere trasportati su tali carri, non se ne saranno !agnati di certo. ·Questo primo trasporto, fatta eccezione della. sua lentezza. che si può attribuire in gran parte alla. quantità esorbitante dei feriti, 1)rocedette sl:'nza vernn inconveniente. .Non si potrebbe dire altrettanto del trasporto successivo, il quale per molte circostanze dovette essere eseguito dai carri che si trovarono nel paese. È evidente, che quando i trasporti non sono preparati c guidati da persone esperte, avvèngono fatti deplorabili. Ora, se i trasporti sieno stati sempre organizzati a tempo debit.o; s·c si abbiano avute le cure e le attenzioni necessarie nella scelta d<>gli ammalati da trasport-are, nella opportuna preparazione dei carri, nell'esatta clivisione delle stazioni-tappe e uel lot·o ::ùlestimento affinchò fossero provvedute del bisognevole,

tutto questo non risulta dai rapporti pubblicati. T'are verò che resti molto a desiderare, perchè nella maggior parte deUe relazioni si hanno lagoanze sulle strade impraticabili, sulla imprevidenza nella preparazione dei carri, sulla troppa distanza delle stazioni-tappe, sulla sovrabbondanza del carico, e •tuindì sulla cattiva assistenza, non solo nelle tappe intermedie, ma anche nei luoghi principali di sgombro, come Sistowa,

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SA:\ITAI:Jù )IJLITARJ;

Zimnitza. e Fmtest:hti, cbe vengono speciahucntc nominate. Si dice per!ino, che in quest'ultima arrimrono in un giorno 1000 fra ammalati e feriti, di cui molti dovettero passare le notti sulla. paglia c senza cibo, non essemlo possibile di allestit·e cncinc in tutti i punti. L'ospedale tlclla Croce rossa è a mezza wcrs ra dtL Frateschti cd è fatto a padiglioni. A Zimnitza. si usano, e con buon esito, lo tende a uso dci l{irghisi (Kiuitken) invncc tlclle :;o li te baracche. •\ Fratcschti incomincia il·•,trasporto per ferrovia, e si doVI·ebbe credere di 3.\'er: superato il peggio. l\Ia pare non sia così; p crchè si udirono molti lagni, fra cui quello che si spedirono centinaia di feriti su vagoni merci e perfino su- vagoni aperti, senza neppure uno strato di paglia. Io ct·edo che in questi casi ~trattasse dei soliti convogli di ammalati o feriti leggeri; ma non si può ancora conoscere la vet·ità-. È indubitato però che i soli ammalati e feriti , che vengono trasportati a tempo debito, sono quelli che hanuo la fortuna di viaggiat·c con quei convogli ùi sanità che furono costmiti espressamente. Cost.-l.rono molto sia allo Stato che alla carità pubulica. Il convoglio russo di sanità comprende 17 m goni da. amnmlnti, detti a tre assi, ovvero 12 a quattro assi, l carrozza per i medici, l per il personale addetto e 3 per le provvisioni. Il convoglio è disposto nel modo seguente: dietro al tender c'è Ja carrozza di cucina, poi la metà rlelle carrozze da ammalati, tJuindi la carrozza dei medici, poi la seconda metà delle carrozze tlt1. ammalati, e ller ultimo la carrozza del personale c del magazzino. II personale si compone tli l ufficiale comandante l'intero con.voglio con estesa autorità e corrispondente risponsabilità, di 3 medici, 12 infennieri, G o più suore di carità, l sacerdote e 5 uomini del battaglione ferroviario. Prima che cominciasse la guerra si erano preparati 14 convogli di sanità; se ne aggiunsero durante· la guerra. alcuni imperiali, cbe portavano i nomi dci membTi della famiglia imperiale e altri delle ferrovie o di ricchi privati e finalmente uno della Germania mandato dal CÒmitato centrale della Società tedesca di soccorso. Il trasbordo dei feriti a Jassy è sempre dannoso; per la pochissima capacità delle ferrovie rumene non si possono far par7


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SE!t \'IZ!O

tirc giornalmente che due ronvogli sanitari. È vero che in principio {\ella guerra ne baslaruno tre per settimana! Tutti i conYogli del così detto l 0 raggio, cioc i co m ogli di sanità che circolano in r:umcnia, sono costruiti secondo il noto sistema Zawadow1.ky. P er regolare bene la scomparti-.ione tlei feriti c tlcgli ammalati che giung•)no ai rari ospedali rumeni furono stabiUte a Bulwrest, a Slatina e Braila tlclle commissioni di trasporto, mentre la commissione principal e di trasporto, residente n Jassy, dirige il passaggio ili quelli che r engono inoltrati nell'interno della Russia. yucsta. commissione ricere a tale scopo le \'Ohtte informazioni, in }Jartc ùal Gor crnatorc militare ùella ncssarabia, in parte dal Plenipotenziario della Croce Rossa , in parte dalla S uprema a.mini.strazionc medica, e quindi ùal Ministero della guerra, s ui letti disponibili e sui luoghi cbc li forniscono. In base a ciò gli aul!ltalati vengono di risi e posti in viaggio. Si dice che insieme con gli ammalati gravi caricati sieno s tati spediti in ogni convoglio sanitario tlcgli ammalati lrggeri, poichò si parla di 100, 180, 200 ammalati conten uti in un convoglio sani tario, mentre e>:so, per regola, non dù pos to che a 100 ammalati coricati. I convogli di sanità hanno il loro scrvilio stabilito, e all'ult.ima stazione fanno una sosta di -!B ore per dar riposo al pcrsoualc e })Cl' disinfettare i ragoni. Se il viaggio dura meno di 24 ore ritornano s uùito a J assy c h1 si riposano 24 ore. Alla società della Croce r ossa furono ass('gnati dal Ministero della guerra ru,:so 10 convogli di sanitù, contenenti 200 ammalati c prorretluti di tutto il necessario (è prer isam cnt~ il contrario di quello che si fn noi), e nondimeno il mante nimento di 8 convogli per 6 mesi costa alla società 211 ,000 rubli. Il !)• conroglio è manten uto dal principe rr. D. Jussupow, e il 10• dal consigliere ùi Stato Poljukow per to nto propt·io. Tutti questi com ogli hanno la loro ultima s tazione a Jas5y. Per facilitare il t.rasbonlo si costruì di recente alla s tazione eli Jassy, immcdiatamQnte tra. l'uno c l'altro Lìnaritl, un locale per ricevere i feriti , il quale presta ottimi serrizi. E ~so consiste in una bm·acca per 280 ammalati che ha s ulle due lunghezze un \'Cronc (perron) pe1· scari<'are e caricat·e dall'una all'al tra linea .


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SA~ITAitiO

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MILIT.\RE

La baracca, che ha cinque gn·andi porte d'ingresso su ogni fronte, è divisa in quattro sezioni e contiene letti: l" per gli a.mmalati che abbisognano di e::serc puliti; 2' per quelli cui è necessaria l'opera chirurgica.; 3' per gli ammalati di contagio e 4° per quelli di malattie interne (1). Nell'allestire i convogli sanitari del 2' raggio, cioè !JUelli che tornano da J ass.1· si introdussero importantissime modificazioni ed ammeglioramenti in l'Onfronto ai convogli Zawadnwsl•y, 1•cr la fJUal cosa quelli ebbero il nome ùi " convogli migliomli. " • Come vero modello di un com·oglio di sanit:l si cita quello della ferrovia. Rjiisan-l\Iosca, convoglio sanitario II, eseguito per cmline dello. principessa Cesarewna. Esso si compone di 20 persone c di 2 cani merci. L'amministrazione, il personale medico, la farmacia, il telegrafo e la cucina stanno in mezzo; un'o!ticiun e il carro-uwgazziuo all'estremo (lei convoglio. Gli ammalati vengono introdotti per le larghe porte laterali d i <'ntrata. cl1c si aprono a tale SCOllO essendo }JCr l'ordinario chiuse <'rmeticament.e. Le ca.tTo;r.ze ncli'interno sono dipinte a colori <'hinri, il pavimento è coperto cii tela. cerata c nel passaggio tli 111ezzo ci sono le cosiddette guide che consistono in istriscic t~i tela di canape. Il tetto ha al disopra un secondo riparo all'altezza di 15 centimetri circa per impedire che i raggi solari ri::;calùino direttamente il primo. N egli intervalli tra le poche colonne di sostegno vi è un reticolato di oltone a. grosse mnglie per rinnovare costantemente l'aria fra i due tetti. Da questi discende inoltre un tubo d'aria che penetra nella carrozza e che si può chiudere int ernamente con valvole !li metallo. Se le valvole stanno aperto, l'aria, che durante il 'iaggio passa al disopra dcll'apcrtum supe•·iore, serve per far aspirare quella che c'è nella carrozza. Per la pulizia., il rinfrescamcnto, e so è necessaria la disinfezione dell'aria è stabilito in un angolo di ogni carrozza da malati un appa.recchio refrigerant e, il ()Un le per mezzo di llll tubo da caJuineLto che si gira c si fissa a volontà sta in comunicazione con . l'aria esterna (rentilntore). Neli 'interno della cassa. di latta, nello. quale sbocca questo canale d'aria, si troni. una seconda cassa. (l) Deutsclle Jllillt(i.>·;tlic·he Z cltsc1u·i(t, 1.~77 -

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lh>ft 10.


tlGO

SE!{ \"l ZIO

pure di la tta riempita di ghiaccio natu rale, o iu mancanza rl i quc:itO eli i'oUato sodico, di azotato s odico c di ·cloruro ammon:ico in parti eguali. Con tale mescolanza l'aria dell'apparecchio può secnòere a 8~ sotto zct·o. Un altro apparccchi'o mantiene quest'aria umidn. gettando vapori a cquei, o, a scopo disinfettante, di una soluzione carb olica, così che l'aria che penetra nella carrozza è fredda, umida, disin-

fettante.

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Come aggiunta a questi mctoù i rinfresmtivi serre arv:h e una pompa d'a rqua, la quale collocata fra tlue vngo ni è usata per l'inaffiamento dei tetti (1). Sopra ogni lctt.o vi è un campane llo telegrafico c per mezzo 1li appos ito apparecchio tutt.i i fili vengono congiunti al di fuori della cat·rozza indicando il numero del letto da cui partl il s uono. Questo convoglio ha comune colla maggior parte degli nitrì vnri comodi interni; come sarebbero i vasi da bere alla portata d'ogni ma lato, e fi ssati alla pa re te, un termometro, un li bretto 11i note, di quelli così detti sf ogliatoi, una t a vola d n. mangiare, un vassoio ricoperto di feltro, una macchina per filtrar l'acqua, c finalmente una da lavare. Ciò p erò che lo distingue, oltre alla. Yentilnzione e al doppio tetto (eseguito per ordine de l principe Chilkof), è la. costruzione dci letti nella maggior parte delle

eu.rrozzc . .

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L e l etti e~·e in fert·o (G per ogni ctm:ozza) sono della casa. St.-Galli di Pictroburgo, e rnpprescnt~no nel modo il più semplice gli ultimi e ·mayyiori per{ezionrunenli d'un letto da viaggio. E sse fonnano , coi loro matemssi mobili e divisibili in tre parti, o un letto ordinario, o una chaise lonrJne, o una poltrona a s draio. Tutle tre ftues tc forme si trO\'ano nella maggior pa.rtc delne cnrrozze collocate l'unn a ccanto ,,n'altra. La trasformazione si fa senza fati ca, chiudenc\one o aprendone le di verse parti. Il sostegno dei 1naternssi è formato da nas tri di fen·o incrociati. Quando si voglia formarne un canapè o uno. sedia a sdraio, tutti gli accessot·i del l etto vengono legati i a un pezzo di tela cerata su !l'asse da piedi dell' inrlivilluo che vi sta seduto. r sei piedi deE Ietto t i ! Q111-~1a r.•l:tzionl' fu ~•·itta in t>~1:01 e, ecco pcl'clul s i parla ùel rinfr(''c m u·nlò d('l~':11·i a n... Ile .;:• rrozze e s i !ace ~ n l t•isl:ald:uucnlo d,•l_l e slr-~""-


SANITA!ll() )IILITARI::

6tH

sono in parte acuti, c in parte finiscono con un bottone, c sono ins aldati nelle piccole cavità eU una robusta asse. In una delle carrozze ci sono 6 lettiere comuni in ferro, piantate sopra un'asse J>Ure robusta, che ha d elle leggiere cavitcì, d ove entrano i piedi. Sotto questa a sse però s tanno 4 forti ruote di kau tschttk, le quali ;:chiacciate dal peso di qu cl)ta e de l letto, non possono fare il minimo movimento di rotazione ma ser vono ad ammorzare le scosse (principe Cbilkof). In una, o in ùue altre carrozze, i let t i sono costruiti secondo il sis tema Gorodeck y. Alle estremità. di due travi loug itudinali riunite _nel punto di mezzo con viti ad altre due trasversali brevi e robuste sono attaccate quattro forti s tanghe vcrtiea li <li ferro, le quali hanno a distanze uniformi d egli uncini per appender vi Je b arelle. La barella inferiore, che si solleva appena qualche poco dal s uolo, oscilla pure poco, c l'nmm'llato ri s ta be ne. La po1tantina c ollol:ata a 2 •;, piedi più in s u, oscilla tla tutte le pa rti, simile ad un'altalena o cullt~, si che il giacerri, c specialn•entc ne lle corse rapide, è inso pportabile; e perciò questi letti Go rotlecky d ero no essere tutti assicum ti con funi alle pareti. Questo t< is tema ha però il rantaggio che l 'ammalato può essere c aricato e sca•·icato senza muoversi, la qual cosa nelle altre due form e di letti non è possii.Jilc. Il convoglio sanitario n• l di Sua Maestà l' imperat rice, consiste in 22 vagoni di III classe con comunicazione interna. l l etti sono costruiti secondo il sistema Zawodowsky c Gorodecky. E così appunto lo è il treno sanitario Y del comitato delle signore di l\1.osca fatto costruire e allesti re dalla principessa Dolgorucky. Il convog lio sanitario della fen-ovia l\Iosca-l{ursk è costruito p er 100 uomini coricati, e comprende 23 can ozze, di cui 15 per ammala ti, 5 con 8 letti Gorodecky, c 10 con 6 di ferro d ella fab bri ca di SL-G alli, ne i quali ci s ono anche cortine, come nei letti para ti , pc1· preser rarsi d:llle mosche; 3 carrozze per i medici e il JlCl"SOnale, l per le operazioni chirurgiche e), l per la CUC"Ìna, 2 p e r i viveri, ed 1 tle,;tinato per metà alla farmaeia, e p <'r l'altm 1ne tà n camm·a mor tua ria (:). fn tutto il resto il convoglio è alles tito <·ome gli al tri , non avendo in p i il, che alcuni apparecchi chimici per esting uere il fuoco.

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SERVIZI O SANI'l'AJUO MILITARE

Con leggere moùificazioni tutti gli altri conYogli di sanità son() fatti su tale modello. La conisponclcn:ta degli ammalati è tutelata dalle suore di cari t;\, c si hanno appo iti bollettari stampati in forma di A.lbum, somministrati dal ministero dell'interno. Un ufficiale 11ustria.co che si trovava al !lUartier generale russo, parlando dci convogli russi di sanità in un suo articolo pubblicato nel Jlililiimrzt, n• 16, dell'anno 1877, dico: che tutti i convogli indistintamente, quantunque molto comodi ed opportuni, sono fatti con lusso esagerato, e che l' interno di essi relativamente alla loro gran1lczza e alle enormi spese, è troppo piccolo; della qual cosa io sono persuaso ( l ). Dal già detto risulta, che i russi, in conseguenza della posizione gcogrnfica. e delle condizioni speciali del teatro della guerra. in Bulgaria, dovettct·o vincere enormi difficoltà per sistemare il trasporto e lo sgombro degli ammalati; le quali difficoltà furono diminuite in parte dalle ferrovie di guerra. Con l'apertura delht della. linea Bender-Ga.latz il servizio di Jassy fu alleggerito di molto e si potè fare doppio lavoro. Con l'apertura della linea Frateschti-Zimnitza, il trasporto si abbrevia. di 3 o 4 giomi con gran beneficio dt-gli ammalati. Che dopo un fatto come la caduta. di Plcvna e dopo la. ra.pid <1. marcia susseguente dci russi sopra i Balcani ed Adrianopoli, si J10ssa eseguire lo .~pttrpafJlicm~enlo degli ammalati, io ne dubito. Che però malgrado lo sgombro in molti punti difettoso si sia riusciti a mantenere l'esercito in buone con dizioni sanitarie, c a prevenire le epidemie, non lo sappiamo ancora.. (l) Il giornnle Ru.v. 0/Josc. sollop one n d un :tccu ralo e~nme c rili co 1.: c:ans•' sttllr• l et>lcu:rr del t ;·a..•po•·to (!cl/e t;·uppe. e il mancato sg<>miJ>·a •legll anmuttall e ciel (e•·iti e r.o11 c hiude 110 11 e~se r·e qnnsi possiiJilo in <1Jresta ;tnnra m :t~t:;i• tr soll~cituol ine e ete i rnig l iornmen ti ne l ~i ~!cma di s~OJuhro. Il m n lo non st.n, com e s i c r ed e , n e l nurne rll limitato de i 16 com·ol( li, di c ui si di• po ne, <le i qua li ognuno P. ca lcolalo pH 200 uornini; Hrn JH"in ci pa iHtPn!c n ('ll :t marw:una •.li ~cnmhi hina ri. n e ll<' condizioni p oco ~n<.ldisfo t'Pllli clf'li P ft>rr·m· ir in t!Cil(' r(' l! n r l limil:i(O m:llt>r·i:.l<' rnohilc. l"n !\•e no ~ani~:.rio da lll o~na :1•1 \ 'Uj!heuai , itnJl it•.:a 12 ~iown i , o da Un!!!Jem i " J\i sche11 e w 3 giorni . l ft•t·ili sono ora lr:t:< porlali in ,.~l!oni ft'Nidi e SII lllldC la\'IJIC•.


RI VISTA BIBLIOGRAFICA

Regolamento per l 'csecuzlouc tlel testo unico d e lle l e gg i s ul r eclutame nto d e ll'eserc ito. - A qu.esto Regolamento, il quale, come i nostri lettori sapranno, andrà in vigore il l" dell'imminente luglio, vanno uniti tre elenchi di malattie od imperfezioni che rendono gl'inscritti inabili al servizio militare. I tre elenchi sono distinti colle lettere A, B, C. L 'elenco A comprende le malattie e le deformità che sono causa di riforma degl'inscritti n el primo es:une. L 'elenco B invece indica le imperfezioni fi siche c le infermità che ~no causa di rifo t·ma dcgl'inscritti innanzi ai cons igli di leva e nelle rassegne s peciali. L'elenco C indica le impcrfczi oni fi siche e le infermità che s ono causa di riforma pei militari nelle rassegne ùi rimando. L'elenco C fu esso pure motlificato (relativamente alla distribuzione ed alla specitìca:tionc delle malattie e dei loro postl!lmi) nel senso dell'elenco precedente; venne poi rc:;o più conciso e 11iù semplice dell'antico, omette ndo le avvertenze e formulando i singoli articoli in modo chiaro e preciso. ll primo di detti elenchi è In riproduzione dell'elenco A nnJlesso al R. decreto 17 settembre 18721 di cui non fu modificato che il 1• ru·ticolo, il quale diceva : " La mancanza d'ambedue où anche ili un solo globo dell'occhio , ed ora fu abbreviato nel seguente senso : " La mancanza del globo di un occhio. , secondo sub\ varianti c riduzioni notevoli, di cui è data am})iamente ragione nel proemio che precede gli elenchi, al quale rill!landiamo i lctt~ri , non potendo nè volendo noi entrare in lJarticolari, che per un verso tomercbbero oziosi, mentre per l'altro potrebbero essere cons iderati qual gius tificazione non r ichiesta, se non quale apologia indiretta del lavoro del Comitato.

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Rl\"ISTA BlHI.IOC:nAFICA.

Un punto però sul quale non possiamo a meno di _chiamare

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l'attenzione di tutti coloro che avranno a servirsi del nuovo Regolamento, e specialmente dei medici, si è l'avvertenza ehe tieu dietro al § 3, in cui si legge : u Cosi, cominciando dall'elenco B, si vedrà che è stata allargnhl la cla~se l", comprendendovi, oltre le imllcrfezioni e le malattie costituzionali, quelle malattie che possono avere sede in ogni tc;;suto come il diabete zucoher iuo, la pellf~gra ed i tumori in rlenentle. n Questo periodo, che farà indubitatamcnte cattiva impressione su chiunque abbia appena un'infarinatura di patologia medica, è stato storpiato e mutilato non si sa nè dn chi nè perché, e vuoi c~serc raddriuato c ricomposto nella maniera seguente che è conforme al testo originale cd alle prime bozze eli stampa. "<.:osi cominciando tlall'elcnco B si vedrà che è stata allargata la classe 1• comprendendovi, oltre lo imperfezioni e lo mahlttie co~tituzionali, quelle malattie pure che possono aver sede in ogni tessuto, e quiri sono ordinati meglio che altrove il diabete ellccltarinn, la pellayra.. ed i tu mol'i in genemlc. " • A <'hi paresse poi strano che nell'elenco B non tro1·isi, com'era. in addietro, indicato qual sia il punto minimo di perimetria tomeica per l'idoneità al ser vizio militare, faremo presente che siff<ltta indicazione assieme ad altre relative allo stesso argomento fu collocata nel Hcgolamento ste-so ai §§ 317, 318, 3HJ.

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È uscita l"ultilna puntata tlel Trlltt:.to t4.'oric o 1•rntlc o cl e lln s ifilide e d e lle mal~tUle v <.~ncr('e. dci !lignori l~et.nMt~tE e MARTt s, tratlotto dal dott. Luigi l\1asti!Utgioli, arrinldto di note ed aggiunte del dott. Tonuna-;o Dc .\.mids (1\apoli, ltll tl - Giovanni Jovene, libmio-ed itorc. stnu.la drlla qner-

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da. LH) .

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Ran;oma ucliarno cahlamcnle agli s tncli o;;i di ~<itìl ografia lj!H.'SIIl opera che, lungi dal \':1f!nr nel l'noto più o meno attraente delle teorie, si fontl.:t sui fatti c, più che ad acrtui~tar ai suoi autori tama ùi novn.tori, mira al progr('sso pratico <h•lla stienza cd alla guarigione dt•!d.infermi , et! è realmente, come disse ~l o ntai~n c <Ici suoi E.~.~ni.s c com(' ripeterono a.;conciamcntc i signot"i JJclholllmc c :\lartin nclht pr<'f:tzionr :tlhl l " eclizionc tli quc;:to loro la,ror..> " nn libre dc bonue foy , .


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VARIETA

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Sull'abuso delle lulezlonl lpodermlclae. -

Il si-

gnor Betton :àlassey, in una nota pubblicata nel n• 273 del Philadelphù~ -medicai 'l'imes ( l l maggio 1878) deplora l'abus o che si fa oggi dì delle iniezioni ipodcrmicbe· c racconta d'avere ~vuto in cura una signor ina atl"etta da malinconia, la quale, quando andò a consultarlo, avc,·a sette od otto ulceri a ciascun bracc io, in seguito a cui si manifestarono parecchi ascessi profondi negli s pazi intermuscolari, che letteralmente convert irono in favo tutto il membro. Il primo medico a c ui questa !'l'asi ri volta a vera creduto neces:>ario di nmmiuistrnrlc non meno di 60 gr. d'idrato di cloralio 11er la via ipo<lermica, sotlo pretesto d'un'immagiual·ia iml)Qssibilitli. a darlo per bocca. Il signo r Betton l\1.a;;ser però potè facilmente persuadere qu r lla s ignorina a vincere la ripugnanza che il sapore di que l rimedio l e ispirava; ma frattanto , a cagione dell'eruzione <·agionata da (!Della malaugurata medicatura, essa dovette sottostare a tre mesi rli patimenti ed a sfregi cicatriziali incancellabili. Altri pratici ebbero o.ccnsione d i deplorare l'inescusabile abuso che si f<\ da certuni dclln. metlicazionc ipodcnnica, c il nostro g iornale tenne bordone ad alcuni di essi, riferendo casi di tetano verificatis i in seguito a que lla medicazione, la. c1uale, se è immcn~:un entc g ior c rolc r preziosa in alcune circostanze crcrzionali,


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VARIETÀ

non dovrebbe Jlerò essere messa in opera inùiffercntemente c senza una speciale indicazione. llnpercioccl!è, inrlipcndentemente dal tetano, che per buona sorte non si verifica tanto di frequente, abbiamo l'infiammazione c l'estùccrazionc delle punture e gli ascessi che sl possono considerare quali sequele inevitabili delle iniezioni sottocutance. Questo inconveniente dovrebbe bastare da per sè a indurre i medi ci ati usare con mano parca siffatto metodo, tanto più quando si hanno tante altre vie meno pe1·icolose di quella del derma per introdurre i rimedi nell'organis mo, come altra volta avemmo già. a notare.

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L 'ordine tle llo. Croce ross o. (1'lze Lan.cet, 4 maggio Hl7l3). - L'imperatore di Russia istituendo l'ordine della Croce rossa, riconobbe grnziosamente i servizi che la società russa della Croce rossa prestò nella recente guerra. L'ttkase che porta il regolamento di quest'ordine, ha la data del 27 febbraio 1878, c dicp che in considerazione dell'ope~osa attività delle signore che si sono dedicate all'esercizio di un dovere nobile e cristiano prestando le loro cure ai soldati malati e fcrìti, l'imperatore giudica opportuno di istituire l'ordine della Croce rossa da darsi in ricompensa a chi più specialmente si distinse nell'n(lempimcnto ùi questo dovere c dimostrò le più eminenti qualità morali. L 'ordine ~ diviso in duo classi. La prima è rappresentata da una croce rossa di smalto, circondata da, un cerchio d'oro su cui stanno incise le parole: Per l'assistenza ai sotdcdi mnlati e ( f.riti. L :t seconda è rappresentata da un'eguale croce di smalto, circondata da un cerchio d'argento con la stessa iscrizione. Gli orclini si portano sul petto, dal lato sinistro, sospesi ad un nastro dell'ordine di S. Ales~andro Newsky.

Il Ufo nel corpo sanitario russo. - Troviamo sotto quc~ta rubrica, n el numero del 1• giugno 1$ 7:; del giornale 1'/w

Lancel, la seguente nota: Il giornale russo la Voce annunzia la morte di diciassette membri del corpo sanitario, avvenuta per tifo fra le forze russe uella.


VARIETÀ

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Bulgaria e nella. Caucasu1. durante l'ultima m et::\ d 'aprile. L n Gazzetta medica eli Varslwia, inoltre, riferisce che re c('ntemente non meno di 10 4 sanitari sono s tati uccis i da l tifo nell' armata d el Danubio, e che nell'ultima metà di aprile 4 74 ( 114 medici e 360 assis tenti chirurghi) erano ammala.t.i di tifo c d'altro malattie, e che 31 erano divenuti inabili al servizio.

L e p e rdU.e d e l russi n ella gnN•ra c ont ro l a 'l'or• c ltla (Gazette m éclicale de Paris, n• 18, 4 maggio 1868). Dai resoconti ufficiali risulta che il numero d ci russi morti o feriti durante la guerra or ora t erminata si clora n 89,30·l fra uffi eiali o solda ti. Ventuno sono i generali che figurano in questa. cifra, dci quali IO morti e 11 feriti. Un princijJe d ella famiglia. imperiale c 34 membri dell'alta nobiltà russa sono morti sui campi di battaglia. Dei feriti, 36,82-l sono ,.digià completamente ristabiliti, c g li altri 10,000 saranno in istato di nbbandonat·e gli ospedali fm qualche settimana. 121 uomini erano prig ion ieri dei turchi al momento che fu conclus o l'armistizio. Il numero dei morti e feriti è n.ssai consitlcrcvole relati vamente al numero totale dci combattenti; il sesto degli uomini elle hanno combattuto è stato messo fuori di combattimento. Nelle grandi battaglie della guerra fran co- tcde~ca. la propor;~,ione è stata presso n poco In st essa.; c~sa fu di un sesto nelle battaglie di VOrth e di Spicker en, e di un otltl\'O in quelle di Tionville e di M:nrs-la.-Tom·. A Gravelottc c::;;:;a. n on fu che di un ' undecimo, e d n ' Vissembourg di un tlodicesimo. In alt:unc •\elle grandi battaglie d el princ ipio di questo secolo le pr.rdite sono state molto più consider evoli avuto ri guardo al numero dci combattenti: la proporzione è s tata di un tcno n. Salamanca, a Borodiuo e a E ylau, di un quarto a. Marengo e di u n •tuinto a. Fl·icùlnnd. I resoconti ufficiali russi dimost rano inoltre come fra i ferii i ammes~i negli ospedali uno su undici è morto in conseguenza. d elle ferite.


HRIET.~

Avvc l c nauucnto c ol lutte dl c upra. -

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I n seguito a di vers i casi di a n-elenamcn to col latte di capra l' Accademia mcdica di Roma av e ~·a nominata una commissione incaricata di s tudiare sperimenta lme nte se delle capre nutrite con erbe ' elenose fomis:;cro del latte che pre entasse delle proprie tà tossiche. L a commissione, composta dei professori :ì\1:ori ggia, Ratti, Scalzi e T oscani, ha deciso : l • Che ver rebbt' ro date per nutrimento a delle capre d elle foglie c dei fl'U t ti di momordica alaterium, di colchicum autum nule e di 1Jbrmbago auropen., t utte piante che furono specialmente desig na te come causa possibile degli a n clcnamenti osser·va ti ; 2• Che s i obblighereùbcro all'uopo le capre a nutrirsi di que:;ti vegetali, sottopon!:lndole ad un prolungato di giuno; 3• Che sarebbesi esperì rnen tato sopra questi animali l'elatePina. e la colchicina, 1nincipii a ttivi della momordica e del col.chi co ; 4• Che il latte fnmi to d a lle capre sottoposte a r1uesto regime an·ebbe ser vito per una pa rte a l profesi'ore Moriggia, onde istituire degli esperi menti s ugli a nimali, mentre il professore Hatti a vrebbe dovuto r icercare, coll'analisi chimica, se i principii Yclenosi a~sorbi ti cù introd{)tti nel circolo erano elimina ti da lla secrezione lattea. EccoYi qua li furono le conclusio ni conrenu te : 1• Il lat te nonna lc della capra ammi nis trato fr·e~co a cani, ~e nza miscuqlio di pane, alla dose di 100 g mmmi circa, dà luogo facilmen te alla diarrea rtua lc he ora dopo il suo assorbimento; 2• Questo effetto è più pronto qua ndo la. capm, lasciata a d ig iuno per qualc he te mpo, non produce che pochissimo latte; 3• La diarrea causata dal latte non può in ge nerale confonde r~ i con quella. event ua le 1)l·otlotta da un ve leno, essendo quella }Ji ìt tard i va. : .t• Il gr·a1lo di facilitn col qua le la ma teri a. colorante di cer ti clementi passa nel latte, rnn·ia secondo la specie rlelle capre; a llorchè uno di rt ucsti nniuu li non dà che poco latte, dopo un lungo digiuno, 4ucsto latte prc. e nta un colore più intenso; 5• Le capre: sono molto rapricciosc nella scelta d elle erbe ehe serr ono a lla loro nut rLd onC'. L a stessa capra che areva mnn-


giato in nbbondanz:\ un'erba ingrata, IJUnlc la momonlicn Otl il colchico, l'ha rifiutata, nelle stcs,;e condizion i di ùigiu:tcretl in modo assoluto nei giorni seguenti. Si nota. tuttavia che •tu('sti animali si a stengono da queste erbe quatlllo ponno t.rornrc un nutrimento meno 1·ipugnante; 6• La momonlica ed il colchico che furono in rtues tc esperienze ma.ngiate in buona quantità dalle capre, parre non avet· eausato disturhi in esse ed il latte uon ha esercitato influenza. nociva s ui vari animali e s ull' uomo s tesso che nutl"irousi di esso; 7• La plumbago era mangiata con appetito dalle ca pre come tutte le altre erbe commestibili, senza alterare la. loro salute e •tuella degli animali che bencro il latte; s· Le capre dimostrarono pure una gritlìde tollct'aliZ U. pèl' lcl. elaterina e la colchi cin;:~, sia che tali sostanze fossero direttamente amministrate isolatamente od insieme, ed il loro latte non manifestò nocevo! i pt·oprietà; 9• Se si ticn conto del peso relativo d'una caprn c ùi un uomo adulto e della esh·ema sensibilità di quest'ultimo agli alcnJoiùi più velenos i, IJUali il solfato ù'<ìtropina, .l'aconitina c la. .stricnina, bisogna dichiarare essere enorme la tolleranza dci medes imi per parte ùegli animali erbivori, poichè essi pouno tollerare facilmente più milligrammi di questi veleni, mentre l'uomo, con un peso di gran lunga superiore, ne sopportn. difticilmente un decimo di milligrnmma; 10' ~ on si i.iscontrò tra.ccin. eli plumbaginc nel latte proveniente da capre dte mangiarono grandi ùosi ùi plumbago; ma si votè constatare con l'analisi chimica l'esistenza dell'elatcrimt nel latte delle capre alle quali venivan date delle dosi debolissime di •tuesto alcaloide; e la colchicina nel latte di capre che avevano preso una certa d.ose di colchicina; 11• La grande tolleranza dell e eaprc alle erbe ed alcaloidi velenosi devesi forse ad un 'azione del succo intestinale neutralizzante le sostanse velenose, e solo le esperienze dirette a quest:> fine ponno risolvere la c1ues tionc; 12' Attesa la ripugnanza che hanno le capre di nutrirsi di certe erbe velenose e la loro tollenmza .alle medesime si cou~hiude non esseni inconvenienti n0l lasciare il libero pa~t:olo a. c1uesti animali;


G70 13• Applic:lmlo i risult:Lti di tali esperienze ai casi d'ant'-

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l enamcnto accennati, bisogna dire con tutta probabilità che la cau~n cl cgli anelcuamt'nt.i in CJUCstionc non puossi attribuire alla momordica, al colcllico cd alla plumbago, piante che YCnncro designate come sospette. Bisognt\ pure credere che la belladonna. l'aconito ed anche le piant e del genere slritclmos non potrebbero nttossitarc il b tlc, se per caso c1uestc piante venissero a sen•irc tli nutritnento delle caprt'.

r. E. l\LU\ A y n A Il

1~ cùu tl ot· e

ETT O RE ll!C C IARIJI

N l'TI H F w~:1t leo, Gerente.

Il comitato prom otore d(·Ua Sorictà italiana d'igiene ci ba mandato il prvgdto di statuto di questa che pubblicheremo in un t•ros:.imo nulll<.'ro, llolent i di non potcrlo fm·e in questo per matH:anza eli spa.do. Frattanto, tncntre npplnudiamo il suddett o l'Omitato d ella su~ coraggiosa c filantropica iniziatinl, esortiamo i nostri collrglu }lcl·;;uasi dell'importanza e dell'n t ilitù pratica dell' igiene (c crediamo lo sinuo tutt i) a farsi ascrircre alla surramC'nta.ta Soriel~t. Le a<lc:.ioni si r icrrono dalla commissione csecutirn d el comtt ato promotore, SC'Ùl•nte in )[itano, Yia San Giuseppe, no 4. LA DHa:z:Jo:>t:.


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NOTIZIE S ANITA R IE

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Stnto s u.nUarlo tll tntCo l 'eser c ito n e l m ese di t'e bbraio 1 8 7 8 (Gior11ale milit. tt//iciale, parte 2•, n• lV). Emno negli ospedali al 1• febbraio 1878 (l). . . . . . . . . 4572 E n trati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9460 Usdt.i. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7282 Morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 'iO Himnsti al l o marzo 1818 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6580 Giornate d'ospedale ...... . . . . . . . . . . . . . . . . . ... 15640li Erano n elle iufcrmet·ic di corpo al 1• febbraio 1878 .. . J<~ ntrati nel mese ...... . ... . .... .. . ... ... . .. . U sciti guariti ....... . . . ... .. .... . ....... . . . , per passare all'ospedale . . ..... . ....... . . .

IG79

9351 7259 1!100

:Morti ... . ........ . .. .. ... . ... . ... . .. .. . . .

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Rimasti al l o marzo 1 8 7~ .... . ..... .' .... . . . . . . . Giornate d'infermeria ... . . . . . . . . . . . . . . . . ..... .

2270

1\l orti fuori degli ospedali c delle infermerie di corpo .. . Totale dei morti . . . ..... . ..... .. ..... . ..... .

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Forza media giornaliera della truppa nel mese di feb· ln·aio ... .. .. .. . . ... . ... . .. .. ..... .. . . .. . 2l'iG40 Entrata media giomaliera negli ospedali per 1000 di forza l ,f\5 Ent rata media giornaliera negli ospedali c nelle inferme2,8! rie di corpo per 1000 di forza (2) . ...... . ..... . l'lled ia giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza .. ..... . 35 0.8fS Numero dci morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza (l) osprJali milil :11·i (pt·in(• ipali, succm·sali, inft•t·tn~ rie di pt·csid io e .sp;>('i :.ti ) e o~p~dali cil·ili.

(2) :<.;1)11() d('(JOI! i g-lì nmu wlati Jl:08~itl i :•;.tlt (>FJ >.:ll;tli tla llol inferlll ~ l'ic di C () l' )lO.


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)lorirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e tli corpo) n• 125. - Le cause delle morti furono: apoplessia cerebrale 1, meningiti eù encefaliti i, Jlll.ralisi ed atassie locomotrici 3, bronchiti acute 2, bronchiti lente 8, polmoniti ncute 3:3, polmoniti lentc6, pleuriti cd idro-piotoraci 8, tubercolosi polmonali :25, vizio organico del cuore l, angina semplice l, g<tl'triti cd enteriti 2, peritoniti 4, malattie del fegato 1, ileo-tifo 7, malattie cl.'rebro-spinali epide miche 2, vainolo 1, morbillo 3, miliare l , res ipola l, tumori maligni 1, idrartro l, fl e111monc 1, commozioni viscerali in seguito a causa traumatica (esplosione di dinamite) 4, altre mahlttie chirurgiche 1. Si ebbe l morto sovra ogni 9\J tenuti in cura) ossia 1,01 1t pnr lOO (1). )forirono negli os pedali civili n• 4G. - Si ebbe l morto sovra · ogni 45 tennti in c ur~ ossia 2,22 per 100. )'!orirono fuori di stabilimenti sanitari militari c civili: per lll:llattic 10, per s11iciùio 3, }Jer sparo fortuito 1, in seguito ad esplosione di dinamite L

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NOTlZl~

S.\~lTARIE

Il) :sonn de d otti i mmti per cou unoz ion<> \"i~c~t·aie in ~•'jl"UiiO nd ~~J'IO­ ~iuu~ di diJa:u11ile.


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GIORNALE DI

MEDICINA MILITA.RE PlTBBLlCA.TO DAL COIITATO DI SANITÀ IILITARE (PER ORDINE DEL MINISTERO DELLA GUERRA )

Anno . XXVI - 2• Semestre•

N.o 7 - Luglio 1878.

R O MA Tll'. DEGIJ STABILJ!.lE:-ITI li1LI1'ARI DJ Pl'!l'iA

1 818.


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MEMORIE

ORIGINALI

IIPORTANZA, VASTITÀED UTILITÀ DELLA IGIENE(!) Prelezlone al CGrso d'igiene pubhllca nella R. Unlrersità di P~&rla l&tt.o. il 28 mano JSjS

Signori! Da questo seggio, tante volte sognato e tante ,·olte temuto, dovrò dirigervi la mia parola pet~ una breve serie di lezioni. T/igiene sarà l'argomento delle nostre conferenze. Già fin da quei lieti giorni in cui sedevo rtnch 'io su codesti banchi dalle belle speranze, e con' ani mo rago di ap(l) Scl>bene qu~sto scritto ,·ersi soltanto sulle gencr:tlità dell' i:,rìene e non sorldisfi per consegu~>nza, su·euamente pa•·lando, alle esì:;rcnzc cd alle condizioni del n•>!!tro p•·n~•·nmma, cionond iuH•no t•bbiai!IO creduto4 ppo•·luno di accoglierlo nel nr>Sli'O i(iornale, pe rcl•è le gene•·alì th d'una l>l'ilnca clell;l medicina, cl)si impru·lante com'è l'i:J;iene, non sì sanno mai abbastanza, e pe1·ch.; s u dì PliSP pn::~ìa e da PSSP emana, come •·amo da tronco, ogniqunlsinsi igi<-nc ;qp€:ciale, n on cs(·lu~n l'jgie n e milit:u·c.

Abbiamo ioolt1·e ,·nlutn. con (lli<'Sta cccez iorHtle puhi.Jiicazione, a ttestar e la nostra st ima al dntt. So•·mani che, pr~sc~ho ad inscl!nart> st•·ao•·dma rìamente il);tcne pubi.Jiica in una delle più cospicue unh·e•·sìtit del Regoo, rìflelle sul cnrpo s.1nit:u·io cui appare iene pa•·te dcll'onor·e, cl•e si è acquistalo coj ~uoi diuturni studi e co~lì accu•·at i suoi lavori ÌJlit>nìco-slatrscìci. Ci l11singhìamo poi r.he il IJ.?ll'o>sempio im·o!!lì nll•·ì colleghi a coltivru·e con par·tìcolar e nmore qu elle specialìtà scientifiche per le quali sentono di ave re maggiore attitudine, cd a merìt:u·e un giorno d' Pssere chiamati e~sì pure a cuopl'ire quesl:t o qu ell'altra catt edr.1, distinz•one che m entre nppagllerebbe il loro amor proprio e l'onesta loro ambizione accrescerebbe senza dubbio lu8tro e decoro :lll'inter a classe de i wedici militari. La Df•·e;ione.


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IMPORTAnA, VASTIT,\ 616 prendere, seguiva le dotte dis:>crtazioni de'miei maestri, mf si fermò m•lla mente l'idea della grande importanza e della immensa utilità di quelle cognizioni, che :ùla igieJJ.e si collegano. Queste prime e giovanili persuasioni si rafforzarono e crebbero in me, allora quando insieme coll' esorc.ito nostro percot·si gran part-e dell'Italia, ed imparai a conoscere questa grande italiana famiglia, questo nostro paese, e la variet..'\ dei suoi climi, e le popolazioni delle citu\ e delle campagne. Allora venni sempre più apprendendo, che le associazioni · naturali ed artificiali degli uomini, in qualunque condizione esse sieno, pur troppo si trovano in istretto bisogno di ricevere consiglio ed aiuto da una scienza, che loro insegni a vivere meglio, a sprecar meno le loro forze, ad utilizzare le loro facoltà, a migliorare le condizioni fisiche e morali che co.stituiscono l'atmosféra. nella. quale si svolge e si compie il processo naturale della loro esistenza; da una scienza, che li illumini sui mille bi vii nel cammino della vita; poicbè in generale si cammina alla cieca, e ben altri crite.rii si prendono a guida, che quelli i quali dovrebbero condurre al massimo benessere sociale. Ho veduto st..'lgni e paludi su vasta superficie del suolo d'ltalta, o 11opolazioni fiacche, sparute, macilente. Non credetti altre volte, che sotto il nostro bel cielo siavi gente alloggiata in casupole peggiori dei covili, e talora in perfetta.

società cogli animali; eppure anche nella nostra Lombardia il contadino viYe di stenti, e costituisce una popolazione ru-

rale debole e deperita. • La coltura delle risaie, che è una fonte di ricchezza, è altresì una funesta sorgente di malanni i e questo fatto, chesi ripete su tanta superficie d 'Italia, è argomento di seri& considerazioni i poichè è sconfortante vedere che il vantaggi() di pochi debba fare il danno di moltissimi.


ED UTIUTÀ DELLA IGIENE

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Gli asili d'infanzia., le pubbliche scuole furono purtroppo ~l volta cagioni, che malattie contagiose trovassero larghezza -di svolgimento. Le stesse mi.litari caserme favorirono il diffondersi della ()ttalmia granulosa, e dei morbi epidemici. Un santo pensiero di carità volle iostituiti i brefotrofi a raccolta pietosa dei miseri derelitti; ma ahimè, molti ospizi di trovatelli non diventarono altro cho tombe schiuse preco· .cemento per questi esseri infelici, nati a dispetto dei loro . :autori. E !"ignoranza o la noncuranza delle norme e delle caut !le per !"allevamento dei bambini, sono le precipue cagioni per cui una ecatombe di questi piccoli esseri venga continuamente sacrificata., e si rinnovi così ogni anno, in ogni regione ~'Italia, la strage degli innocenti. Non .vediamo noi tutto giorno le nostre principali città spendere grandi somme per acquistare ornamenLi poco utili, laddove mancano invece i piil necessari elementi alla vita? E non a torto il prof. Turchi disse della città di Napoli, ehe « alle opere necessarie ed utili vennero anteposte quelle « di lusso; si pensò più ad abbellire che a sanificare; e gli 1< abbellimenti furono prodigati in talune cospicue parti, e « lasciate quali erano quelle, che più bisognavano di abbelc limento e risanamento; e qui vi un brulicame di gente oziosa • e viziosa vive abbandonata ed affamata in insalubri tugurii .... senz'aria, senza luce, senz'acqua ed in mezzo a mefìtiche c esalazioni. E non manca il caso di opere nuo\·e e dispen-

.. diose, eseguite all'intento di sanifìcare la città, e l'han resa « piil insalubre; tanto pub quella che chiamasi doppia igno« ranza, cioè l'ignoranza che crede di sapere (1). » (l} :'.lARl~O Tuncu1 JS77.

Dcli"Ttalia iglemca., discorso inaugurale. Napoli,


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li\lPORTA)iZA, YASTIT.À.

Or dunque chi si stmlierà. di dar consigli alle autorità insigni, preposte a vegliare sulla saluto pubblica, sul pu~ blico benessere? Chi metterà sull'avviso il legislatore, percbè scongiuri i mali minacciati alla società dall'egoismo o dall'ignoranza? Chi consiglierà l'economista, onde i benefizi delle arti e delle industrie non si convert-ano in lutto pm: l'operc~.io o per il consumatore? Chi guiderà l'opera dell'amministratore il giorno in cui una. minacciante epidemia avrà messa la costernazione nell'animo delle popolazioni? • L'igiene soltanto., poichè è suo còmpito lo studio di ftttie le condizioui, elle assicumno la proSjJerità degli inilividtti e quella clella specie, elle migliomno fìsicanwnle e m~ral­ mcnte la razza, che favoriscono e facilitano l'evoluzùme della 1t111ana famiglict (1). L'igiene è adunque la scienza che tratta di conservare la salute, che ha per scopo di prolungare la vita degli indivi· dui e q nella dello nazioni, che studia come ht specie umana debba essere perpetuata. e SYiluppat.1. colla maggior possibile perfezione. In qnant<l essa si riferisce alla salute dei singoli individui, si cùiama ig1:e1w p1·ivata; c si occupa specialmente della pro· filassi delle malattie in rapporto alla costituzione individuale ecl alle condizioni i11 cui vive l'organismo di una determinata persona. R('gole generali 1·elative all'igiene privata furono in Italia volgarizzate e di~rulgatc dali'illustre prof. Mantegazza, etc si r~se in tal modo benemerito della patria e dell'umanità. Voi non andate in alcun remoto angolo dell'Italia, in una (l) l'ltOI'~T - l'l'ltllé c/'1/yyic:nc. Pm·is, l l>ì7.


ED UTrLrr;\ DELLA IGIENE

67!)

famiglia ove appena sia penetrato il sacro lume della civiltà, che non sentiate le mille volte ripetere i consigli ed il nome dell'illustre igienista ed antropologo. Le norme generali della igiene pri\'ata od individuale do· vrebbero essere insegnate nelle scuole elementari e far parte de11a educazione fondamentale; ma le sue dirette applicazioni ai singoli individui esigono spesso il concorso del medico, il quale suggerisce nel caso pratico le norme speciali, dietro una attenta osseryazione del soggetto. .A. noi non ispetta il trattare della igiene prhata, la quale scaturisce e dalle norme generali dell'igiene pubbli~a e dalle cognizioni sulla eziologia e sul decorso dei morbi, noziolli qnest.e che si apprendono con lo stndio della patologia. L'igiene swssa diventa terapia quando si applica alla pro· tezione e cura di organi. deboli, convalescenti ed ancl1e malati, e costituisce l'aeroterapia, la climatoterapia, 'la balneoterapia, la kinesiterapia, la bromatoterapia, ecc. Persone affette da vizi organici o da una congenit-a od acquisita debolezza di tutto l'organismo possono tutta via protrarre molto innanzi la vita, col solo mettersi sotto la efficace e benefica protezione della dea Igiene. È nota la miracolosa comrersione del veneziano Cornaro, il quale per gratitudine volle sciogliere alla divinità bene· fattrice il suo voto, lasciando alla posterit.'\ il Tt·acfaftts de vita sobria. È specialmente in tale contingenza che l'igiene vuole essere definita una vi1·tù, poichè così piacque chiamarla al filosofo ginevrino. :Ma ben altro campo e pitt vasto spetta all'igiene pubblica. Essa indagct su vasta scala tnfte le tJossivili cause mor· bosa in 1·apporto alla salnfe delle t)Opolazioni, e studia i mezzi onde lJreccninw l'azione o l-imitarne la nociva ù~­ fluenzct.

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Iìi!PORTANZA, VASTITÀ 680 Vastissima è la serie delle influenze, che possono danneg· giare nel suo sviluppo, nella sua evoluzione e fin nella sua esistenza la umana famiglia. Alcune provengono dalle con· dizioni naturali co:::miche, da condizioni che bisogna subil'e, pcrchè dipendenti da forze esteriori irremovibili, come quelle ehe provengono dall'atmosfera, dal suolo, dal clima. Se la mano dell'uomo è impotente a rimuovere questi agenti nociri, la sua intelligenza può consigliargli i mezzi onde egli stesso se ne difenda, si prem1misca, si tuteli.

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Altre cause nocive insite alle condizioni fisiche delle lo-

calità sono però remoTibili mercè l'assiduo ed intelligente lavoro. Cosl è per esempio della. malaria, poichè contro questo Yeleno, che ha tanta vastità d'azione in Italia, l'igiene pubblica consiglia i mezzi più acconci, onde la societ-à ne distrugga gli ampi f6colari. • Fatali germi di malattie e di morte penetrano talora fra le popolazioni, e rapidamente comunicandosi a molti organismi, annientano in breve tempo il tesoro di migliaia di vite. È la pubblica igiene, che prepara le armi per combattere tali nemici, che distrugge il terreno nel quale ess1 germi rigogliosamente si moltiplicano. È troppo noto il benefizio che la scoperta di J enner recò

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al mondo, perchè io debba spendet·e parole per ricordarla. Contro il tifo, il colera e le altre malattie epidemiche e contagiose, è tanto più valida l'igiene pubblica a prevenire, quanto è d'ordinario impotente la medicina pratica a curare. La stessa peste bubouica è scomparsa dall'Europa, e quasi

anche dall'Oriente (1), e fin dal 1844 non si presentò più ( l) :\E> l 1871 si acc~~<>ro tre focolari di I'('Sle in Ot·iNlll!: uno uell;t pianm·u di Barc;t all'ovest dell'IO:gitto, un allro in Arabia al sud dolla Mecc«. erl un tet'Zo nella ~le$opotamia. r due Jlrim i focolari si spensero nell'anno medesim<>, l'ultimo csiste,·a <lllcora uel 1877.

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ED UT1LIT.~ IJJ::LU IGLEXE

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alcuna epidemia. nel Cairo, città nella quale vi era cndelnica. Se ciò è dovuto in parte all'avere il kedive ~Iehemet­ Alì fatte colmare le paludi dalle quali il terribile virus traeva svolgimento, io parte è pur dovuto all'occhio vigile della igiene navale, ed alle meglio sorvegliate comunicazioni per la via dei mari. È ormai tanto l'intreccio e la vastità. del commercio, così rapidi e facili i mezzi di trasporto, che so la. benevola tutela dell'igiene non si estendesse su tutte le operose esplicazioni dell'attività umana, queste, come sono veicoli d'immensi benefizi, potrebbero anche esserlo di immense sciagure. Poichè i germi morbigeni con assai grande facilità. possono essere trasportati dai loro focolari in al tre regioni propizie al loro sviluppo. Ma fra le cause nocive alla vita dell'uomo riunito in sod .::tà, moltissime sono anche artificiali, create e costrutto dall'uomo stesso a J>roprio danno, e ciò a causa dell'ignoranza o dell'indolenza. Noi abbiamo ereditato dai nostri padri molte e fiorenti città, che hanno una storia da insuperbire, che vi mostrano monumenti e preziosissimi lavori d'arte, tali che a tutto il mondo destano meraviglia; eppure riescouo difettose innanzi all'occhio scmtatore dell'igienista. Per il ,·iaggiatore curioso, per l'artista, per l'archeologo, per il poeta hanno larghezza di storici ricordi, di arti belle, di sublimi testimonianze di grandezza, di svariato panorama; ma per l'igienista pur troppo restano un desiderio le sistemazioni delle fognature, dell'acqua potabile, ùei rettitìli ed ampliamenti delle vie, della creazione di larghe piazze, dello spianamento di antichi ed immondi tuguri. Onde giustamente il Roncati (2) procla;na " ~pettare all'i(~) Ro:-:c.\TJ.- Cu ..tJJt:TVIiO tl' (IIC•w 1•e•· uso tlc:imedicl. - ~U!•Oii, BiG.


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DIPORTANZA, VASTITi

" gieue ed ai medici apostoli suoi, b scuptcre dal sonno « lctargico municipi e cittadini, affinchè i meravigliosi mo" numenti degli avi non abbiano più lungamente ad avere • un rergognoso riscontro nel1e lordure, onlle li circondano « i ri venti nipot:. " IJa mancanza d'aria, di luce, di nettezza, il difetto di !:<pazio, l'umidi!;;\ infil trata dal sottc.suolo, le mefiti s"olte dalle materie organiche accumulate, stamparono sui miserabili abitanti delle urbane casupole i pietosi caratteri della oligoemia, tlella rachitide, della tubercolosi. Se non si insistesse con un'attiva sorveglianza contro la diffusione del morbo celtico, questa lurida piaga pullulerebbe da tutti i pori della società. Nè a ciò si limita la solerzia dell'autorità amministratim, chè essa si spiega ben anche per provvedere alla limitazione delle epizoozie, e per prere· nire molti di quei malanni, che si trasmettono all'uomo dagli animali. :Ma quel che è peggio, l'avarizia dei pochi e la malvagità dci tristi, interrengono talora ad imprimere pt·ofonde orme di degradazione fisica sulla più parte degli abitanti di un paese. ll lavoro eccessivo e mal retribuito, il mercato di alimenti nociri (come il mais guasto), o sofisticati (come molte bevande alcoolidle), sono altrettanti nemici della salute: onde il porero operaio, che spende il gnadag.to del suo sudore per rifocillare i muscoli stanchi, introduce nello stomaoo zavorra c r eleno. I/ igiene pubblica si occupa adunque nel suo rasto dominio ùi proteggere la società umana contro i mille pericoli, t-alora J>alesi, ma bene spesso occulti ed ignorati. Si arrc:;ta un omiciùa; e non si distruggerà un l nogo infe~to, mille rol te omicida? Si arma la nazione contro un


ED UTJI.ITÀ DELLA I:Gif~Nl::

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esercito nemico; e si lascieranno aperto L~ porte d'ingresso ai più nocivi nemici, che invisibili vengono a seminare di morti il nostro paese? Le nuove scoperte ed i progressi continui delle industrie modificano, e più spesso allargano il già rasto campo, che l'igiene percorre. Furono imentati i zolfanelli, ed ecco comparire una malattia nuova, la rwcròsi del mnscellare per fosìoro. Furono inventate le macchine da cucire, e le malattie uterine si videro da quell'esercizio aggnwate. La forza motric~ del vapore fu applicata all'arto di hrunire il ferro e l'acciaio, ed ecco in Inghilterra aumentare le fatal i pneumoconiosi. Di quante considerazioni non sono meriteroli le malattie e le sventure da cui è colpito il porero minatore, che mette a repentaglio ed accorcia la propria esistenza, onde estrarretesori sepolti entro le viscere della terra? Senza gli igienici precetti tornano a perniciosa conseguenza quei medesimi industriali progressi, che oggi formano l'orgoglio del secolo, e sono larghezza proùuttiva. di nazionali dovizie. L'igienista dunque deve entrare megli uffizi e nelle officine, nell'abituro del povero e nei palazzi dei ricchi; deve consigliare il citta<lmo, l'agricoltore, l 'operaio, l' industt~ale. L'indirizzo e scopo della pubbliea, igiene, non può essere meg1io espresso, che colle parole del dott. Guy: " Essa si c riferisce alle persone di ogni condizione, età e sesso; essa « prende conoscenza delle località e delle case nello quali c vivono, della loro occupazione e metodo di vita, dei cibi " che mangiano, dell'acqua che bevono, dell'aria che rospi" rano. Essa segue il giovinetto alla scuola, il manovale, " l'artigiano nei campi, nelle miniere, nella fattoria, nel la· « boratorio, l'ammalato nell'ospedale., il porero nella casa di "lai'Oro, il pazzo nel manicomio, il ladro nella prigione.


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" Es:;a è col marinaro sul bastimento, col soldato nelle ba., racche, ed accompagna l'enùgrante nella sua nuova dimora. " attraverso i mari (1). , A raggiungere questo scopo altamente umanitario, l'igiene raccoglie il contributo di molte scienze ausiliarie, per diri· gcl'lo sapientcmente allo scopo finale ed unico della salute puUAica. Poichè l ' igiene non vive di astrazioni o teoriche, ma scende nel campo della pratica e dell'applicazione. · Infatti essa ha per base tutte le scienze naturali nel più ,·asto senso della parola. Dalla fisiologia e dalla medicina essa prende a pre:;tito le cognizioni che riguard11no lo stato di salute e quello delle diverse malattie; essa acquista pa· trimonio dalla chimica, dalla. fisica, dalla meteorologia, dalla geologia, dalla statistica demografica; essa coopera cogli ar· chitetti ed ingegneri; i suoi consigli si raccomandano al maestro ed all'educatore. SarelJbe impossibile oggidl al legislatore elaborare o pro· mnlgare leggi efficaci, agli economisti di.J:igere i popoli e le nazioni nelle vie del progresso, senza il suo aiuto, senza. la s ua collaborazione. L' igiene pubblica. è scienza, che non si riscontra presso i popQli barbari ed incivili. Essa presuppone un certo grado di progresso e di civiltà, e vale alla sua volta per misurare il livello al quale u· progresso medesimo di una nazione sia giunto. . Hndimenti d' igiene pubblica erano conosciuti dagli antichi, e son ben noti i precetti della legge di Mosè, i severi costumi degli sparta.ni, la pru;sione del popolo romano per i hagni termali e per la ginnastica. Nel medio ero ogni precetto, che avesse riguardo alla (l ) (;r.Y -

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ED UTIL!TJi DELLA IGIENE

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conservazione del corpo, cadde in disuso ; l'anima e la vita • etema avevano tfttto assorbito; la vita materiale giacque ina1·idita. Fu un pmiodo terribile per le popolazioni d'Europa. a volta a volta. devastate dalla fame, d!1lle invasioni barbatiene, dalle epidemie. Il prof. Alfonso Con·adi, il quale in uno dei suoi monumentali !avoli raccolse la storia delle er,idemie, che desolarono l' Italia durante g1i ultimi secoli, con lagl'imevole racconto narra e descrive a centinaia le epidemie di tifo, di febbre putrida, di vaiuolo, di morbillo e di scarlattina, le ricorrenze di gravi mortalità, attribuite od alla inclemenza di eccezionali condizioni atmosferiche, o ad ignote cause telluriche od a· solenni perturbazioni nell'ordine abituale della. natura, come i terremoti e le vulcaniche e111zioni (1). La rivoluzione francese, con quel suo slancio, che diè il crollo ad un cadente sistema sociale e risvegliò l'attività e l'intelligenza di tutti i cittadini a profitto del bene comune. contribul a far risorgere anche questa sorella di tutto lealtre scienze sociali. Il grande Napoleone fu il primo ad istittùre un servizio, • non solo di chirurghi, ma anche di medici igienisti presso-· le sue truppe; e basta leggere la Stor'ia medica della camparJna d'Egitto, per vedere quanto i consigli di Desgenettes e di Larrey erano bene accolti da quel genio <lelÌe bat-

tagli.:. Ed a proposito dell'igiene presso gli eserciti in gnerra ben disse Lévy, che « quando a fJnest.'l. sci3uza si dia il post()o

" dovutole nei consigli del comandante delle forze, qua.nd(} " sia munita d'iniziatil':t e d'a.\ttorità, essa può lott.'tre con « s1tccesso contro numerose cause d'indebolimento e di distru(l) ALFON~O COitRADI - Annali delle epliiCH<IC OCCOI'Se In Italia dalle 1w1me ?lle')no•·ie all'anno 18[,0. •


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• , zione. Anzi in campagna un esercito non ha realmente al~ cuna miglior tutela per la sua salvezza~ch e l'igiene; senu z'essa la medicina è ridotta ad un impotente soccorso, la. "'chirugia vede distruggersi dalla pioemia c dall.a gangrena «le sue più brillanti operazioni; H generale stesso deve ta« lora mutar piano od arrendersi al nemico invisibile, e con· c tro il qnnle egli non areva (per impreridenza) preparata « alcuna difesa. (l) » In ogni tempo gli eserciti belligeranti ebbero a subire grandi perdite per malattie. L 'esercito greco sotto le mura di Troia prorò gli ell:'etti di una epidemia che:

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. . . . . molte anzi tempo all'Orto Gonerosc tra\'olsc alme d'Eroi.

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Gli eserciti nel medio ero erano apportatori non solo di spa·

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vento e di devastazione, ma altresì di vaiuolo, di peste, di tifo. Nessun esercito però ebbe danni così grandi e così im· mediati come l 'inglese, che nel 1809, avendo sbarcato contro l'Olanda all'isola di W·tlchcren meno di 40 mila uomini, in pochi mesi ebbe quasi 27 mila malati per feblJre da ma· laria, di cui oltre 4 mila perirono. L'armata. inglase non ebbe allora. che 200 militari uccisi dal nemico ; ma dovette levare il campo e ritornare in patria, vinta ancora llrima di aver combattuto. Nella guerra di Crimea, che fu tanto istruttiva, perchè i ]_)eccati commessi contro l'igiene furono severamente puniti, 1' esercito inglese perdè 4600 uomini per ferite e ben 16,000 per malattie. I francesi ebbero circa 74,000 morti in segni to a malattie, l ad dove non ne }Jerdettero cl1e 20 (l) ~flc m: t. J. t! n J>n ri~, 1~1!.

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mila sul campo od in seguito a ferite. Il tifo, il colera, lo scorbuto, la malaria fecero tra le file degli eserciti alleati assai maggioro breccia, che non i proiettili ùei russi. Ma dopo la guerra di Crimea, la nazione iuglese, edotta della grande mortalità. che colpiva le sue truppe anche in tempo di pace, e scoss~ dai rapporti dei medici militari (l ), arrecò tali roigliorie igieniche nel suo esercito, in ispocial modo riguardo all'accasermamento, al vestiat·io, ed illl'eqtù· paggiamento, che la mortalità diminuì ben presto, non solo nelle trnppe di servizio all'interno, ma anche e J>iù fra quelle che prestano servizio noi domini all 'estero. In nessuna parte del mondo l'igiene offrì esempio di un cosl splendido e rapido trionfo, come nelle Indie occidentali. Altre volte l'essere inYiati in quelle colonie era considerato come uoa condanna a morte. Mezzo secolo fa basta,•ano 5 noni, perchè ivi sparisse l'ultimo dei mille uomini di un reggimento inglese, cd a scadenze quasi regolari si manifestavano epidemie mortalissime. La dissenteria, lo scorbuto, conseguenze di pessima alimentaziollle erano cause di molta mortalità. Gli auni ciclici di epidemia erano gli anni d'ingombro, quando le esigenze militari facevano affluire alle Antille delle straordinarie guarnigioni nelle più deploreroli condizioni igieniche. Gli uomini erano stipati per modo, che non restavano nemmeno 8 metri cubi di spazio per indiriduo nelle camerate. Le stesse caserme erano infelicemente costmtte, e quel che è peggio fabbricate alla cieca in lo~alità malsane, avendo:-;i avuto riguardo alle sole ragioni militari e punto alle igieniche. • Per noi, oggi, dice il Parkes (2), dal quale ricaro queste (l ) .1nn v me<llca,l Depcu·tmen t R eJJOI"Is. (2) PAR.KES - A Mant<al O( JWaclic(l( l/IJ{I i ene -

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D!POllTANZA 1 YASTIT.~

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notizie, lo cause accennate sono più che sufficienti per spiegare tutto; lo strapazzo che si faceva delle leggi dell'jgiene

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i\Ja allora si ricorreva ad una spiegazione più ontologica, si accusam di tutto il clima. Per combattere gli effetti di: questo tcnibile clima si in vocavano i misteriosi poteri dell 'acclimatazione. Vi fu perfino un tem;>o in cui a raggiungere q\lesto scopo si salassavano gli uomini durante il viaggio. Anche l 'igiene ba avuta, la sua epoca di aberrazione ! Nel periodo dal 1817 al 1836 la mortalità annuale era. stata nelle Antille di 85 uomini per mille della forza; nella Giammaicà di 143 per mille, in Bahama di 200 per roiller ed in Sierra-Leone sulla costa d'Africa durante il periododal 18Hl al 1836 la mortalità fu veramente spaventevolo, cioè di 483 per mille all'anno l Oggidì le coso sono molto cambiate. La guarnigione delle Antille gode di una salubrità che non ha confronto coi tempi andati; e le cause di questi cambiamenti sono delle più semplici. Wglioramenti igienici progressivi e notevoli nell'alimentazione, nella qualità delle acque e specialmente nell~ abi· tnzioui o caserme , ridus3ero la mortalità di quelle guarnigioni a cifre miti. Di fatto l'Army madical Depa.rtment Report per l 'anno 187 4 ci fa sapere, che la mortalità annuale media delle truppe nelle Indie occidentali non fu che di 17 per mille durante il decennio 1864-73, e di soli 16,9 nel 1874. La mortalità nei domini dell'Africa è pm-e diminuita notevolmente, e si ridusse a 40 per mille nel decennio 1864-73 ed a 35 per mille nell'anno 1874. Quanta diff~renza tra la mortalità in Sierra Leone nel principio dt questo secolo e nell'epoca attuale! Tutti questi sono trionfi clelia Dca Igiene, la quale premia


ED UTlLrl':~ UELL.~ IGIEXJ::

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senza fallo i su·Ji deYoti cultori, ma punisce senza miseri· cOt·dia i trasgressori delle sue leggi eterne. L e leggi di natura non sono 1ariabili, capricciose od insussistenti come quelle degli uomini; ma sono eterne, assolute e sancite da un codice penale scritto col sangue, come quello di Dracone. Temo assai, ma per quanto progresso si facc:ìa, nel regno dell'igiene la pena della morte non potrà mai essere abolita! Ma per compenso l'igiene promette ai suoi apostoli una vita più felice, più lunga, meno travagliata da malanni, • guarda e protegge dagli innumerevoli pericoli che ne circondano, promette una vecchiezza lieta ed una fiorente posteritc\. Dopo i grandi miglioramenti igienici apportati, la mortalità diminuì gradatamente in molte città della Francia, del Belgio, dell'Inghilterra, ecc.; la vita media delle popolazioni si aliungò; scemarono le perdite ùei bambini altre volte spa· ventose; crebbe il numero delle persone che raggiungono una più tarda età. Le città italiane banno un coefficiente di mortalità ancora troppo elevato. I più recenti risultati ci danno per !fessina una mortalità di 27 per mille abitanti (in cifre tonde)(*), per Torino(**) ptu-e 27, per Genova(*) e .Palermo 28 (**), p er Bologna 30 (*), per l\filan.o 31 (**), per Venezia 33 (*), per Roma 36 (**) e per Napoli 37 (**). Ma noi sappiamo che molte città estere hanno cifre inferiori alle nostre. Di fatto, Dublino, Amsterdam, Copenaghen , e Cbristiania ebbero nel 1876 una mortalità che oscillò dal 24 al 26 per mille (*) ; Parigi 25 per mille, Lonclra 22 (**), Edimbtu-go, Darmtadt, Francoforte poco piìt eli 20, Zurigo e Ginevra meno di 18 per mille (*). J $~J).JAXSSE=-s - R elcvé ctnn1tel ae staUstlr,ue sanit<tll·e co'nJJUI"Ù (année R ( : :) R~v E ~OR~I AXI - Statl.•llca delle crrr.uc di mo>·te n el MHt!H tc eli Ol•ta .n con(rontu con atll·e c:ilta. cf JUtlia c: et' 1':-u,·opa - Hon••~ lli7~.

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Lalham ci Iit conoscere quale fu la llimjuuzione tli mortalità uclle principali cilti't ù'lnghiltcrra, dopocM in esse rnrono attuati notcroli l.llig-lioramcnti igienici. In l 9 citti la lll•)rtal it:\ annuale, che era di :28 su mille abitanti in mcllia, t!..> po le motlifkazioni introdotte, specialmente nt>l si· :-t~ma di fogu.Ltnra, tli:;ce:;c a soli 21. Nella città di ::\Ierthyr i c.~si ùi fehlJre tifoidea si riJu:{scro a meno ùclla meti\ ; cù in ::>ali:;bury la mortalità per tisi diminuì della metà, e qm:lla per febbre tifoidea scemò del 75 ]JCr conto (1). Nella città di Lomlra la mortalitl era del :>o per mille • nel secolo scorso, o si elev::mL a ben 80 per mille nella se· eomla metà del secolo decimosettimo. Se atlnalmoute latro,·iamo a 24 eù an~.:he a 22 per mille, ciò si ottenne sola· mente ]JCr l'assiùuittì. e la oculatezza con cui l'igiene pubblica vi è sorregliata e protetta in ogni singolo ramo. La J!llrezza ùcll'a~.:qun pohtbilc ò in Londra l'oggetto della piìt diligente e scrupolosa attenzione. Se noi facessimo i couti delle economie di vi te umane elle la società, illuminata dalla demografia o protetta dall'igicntl pubblica, potrebbe ogni anno proporsi eli ottenere, votlremmo ebe in Itali::L moltissimo resta ancora ::L farsi per raggiun· gere a,Jmeno quel limito, che fu già. guadagnato da altre ua· zioni d'Europa. Calcol::L Be r~illon che :;e fos:;ero attuate le con:sigliate 11ropo:;te igieniche nei 2U dipartimenti della Francia, nei quali la mortalità è maggiore, si potrebbero sal rare ogni anno 50 mila abitanti (~) . Ed alla Francia, che vede la propria. popolazione quasi stazionarin, io confronto dei rigo·

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gliosi ntnnmtti delle nazioni inglese, rur-sn e prussiana, dere destare sommo interesse l'avviso tlatole dal suo grande clemografl::;ta. (:.Il 1.,\TIIA~I -

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La mortalità dell'Inghilterra (non comJiresa l'Irlanda) è attualmente del 2:3 per mille, uno dci coefficicuti piìt ha:-:si di tutte le mv.ioni ùd mondo. B neU'Inghilterra stessa >;onri ben M distrctt~ in cui il coefficiente ùi mortalit:L non f.: U· pera il 17 per mille. Eppme in que:;ti distretti la popolazione non \i1e nell'opulenza. Es$n. si compone di operai, di laroranti, con salari poco cl<'l'::tti c le cui f<tmiglic r e1lono a~sn.i ùi raùo sullo loro monse un lauto 1·itto. l\b le loro ahitazioni sono pulite, il suolo delle città. e delle cam1Jagne fu risanato con a.ùatti scoli e drenaggi ; la loro acqua potabile è esente da impurità. E tuttaria il dottor Farr (l) r1.~s icura che la cifm di mortalità. in Inghilterra può e::sero ridotta aucoru d'assai, ::;pccialmcute prerenemlo un gran numero di disgr:l'lie nelle miniere, sul mare, sulle ferrorie, applicando pii! esattamente le misure profìlatti che contro le ma· lattie zimotiche e contagiose, provvedendo piì1 comode abitazioni per il popolo, allevatHlo meglio i hamhiui, soccorJ·cnùo piit prontamente e con maggiore l a rgh ezz~t gl'infermi, sostenendo i recchi senza mezzi. .i\Ia quale non sari't il bisogno di proHeùimcnti igienici qui in Italia, ore la mortalità media supera il 30 per mille all'anno? Se potessimo ridurln, non dico ai lirelli miuimi della Srezia e Norregia (19), od a qnelloa.nziLlettodcll'Inghilterra (22), ma solamente al limite medio della Francia, della SYizzera, del Belgio, che è di circa 24 per mille, noi avremmo la dimilluzione annuale di G morti ogni mille abitanti, ~ò che costituirchbe un risparmio di ci rca 150 mila \ittime all'anno! La speranza od almeno la possibilit:ì di sahare dalla morto (\) \\". f'Mtn -

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150 mila italiani ogni anno, col mezzo delle solo misure igieniche, non è forse opera degna d"infìammare le più nobili ambizioni di umanitario e di patriota? Voi Yedetc adunque come l'igiene si far&ia emula delle sue sorelle maggiori, la medicina e la chirurgia, onde proteggere la vita dell'uomo, onde salvarla dai numerosi pericoli che il1sidiano la sua esistenza, onde rendere questa meno bre\•e e meno penosa. .Ma se l'uomo risana le regioni insalubri, se arresta o toglie potere alle epidemie, se aggiunge qualche anno alla vita media degli abitanti d"una nazione, è solamente col soccorso del tempo e di un diuturno lavoro. Le conquiste dell'uomo contro le forze noci\•e della natura sono lente e faticose; !"ingegno ed il lavoro vi clm·ono essere impiegati con persero· ra.nza o con oculatezza . Nè gli judiYidui operando isolatamente ]JOssono ràggiun· ' gere lo scopo. È necessario il concorso dell'a.utorità, che lHt in mano i poteri esecutivi; è necessaria una direzione intelligente ed attiva, composta di compet-enti ed autorevoli persone. È ormai riconosciuta da tutti l'utilità e la quasi necessitù. di premunire le popolazioni contro gli effetti della loro propria indolenza. Quindi una legislaziono sanitaria esiste in ogni stato civile; e la gemrchia dei funzionad fa capo in ogni Stato al govemo centrale . ll paese nel quale le istituzioni nazionali d'igiene pubblica banno il massimo sviluppo, o sono sancite da una pratica antica e raclicate nei costumi del popolo stesso, è l' Inghilterra. In Italia invece semhra fatale, che il grande bisogno di applicazioni e di consigli igienici debba ancora coesistere colla negligenza e colla trascuratezza dei medesimi.


, ED UTILm\ DELLA WIE~E

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Alle disposizioni interne di ciai:icuna nazione, sancite onùe sorvegliare e tutelare la pubblica salute, si aggiunse da pochi anni un organamento in wrnaziouale, allo SCO))O eli sb;n·rare la via alle grandi epidemie. Dall'igiene internazionale inaugurata col congresso di Co· stautinopoli e confermata in quello di Vienna, si attendono assai maggiori benefizi onde risparmiare vittime europee al mostro asiatico, che non da tutta la serie dei farmaci proposti a con1batterlo una Yolta sviluppato. Ma da poco tempo l'igiene pubblica ba esteso ancora piì1 il suo campo di studio. • Prima ~i limita va all'uomo Yi ve nte, accettando senza inrentario l'eredità del passato, e procurando solamente di migliorare le condizioni della sua esistenza attuale. Oggidì si occupa di quesiti più vasti e più comples~i . L'umanità in tutte le epoche del suo sviluppo, le razze umane su tutta la superficie della terra, diventano per lei argomento (li studio ed oggetto di ricerche. Precorritrico del progresso e >era antesignana del1a cirilizzazione, essa si elera ormai a protettrice della intie~·a umanità. Associandosi all'antropologia, inùaga quali furono le con· dizioni che accompng11arono o favorirono il nascere, il cro· scere, il diffondersi e l'incrociarsi della specie umana sulla faccia della terra, quante e quali lotte essa abbia d'Ovuto sostenere durante i lunghi secoli che precedettero, quando il terreno ed i mezzi di sussistenza erano all'uomo contrastati da mille nemici. L' igiene, associandosi alla demografia cd alla etnografia, studia quali sieno le influenze dei climi sulle razze e fami· g1ie umane, quali i limiti di acclimatamento, quali le con· seguenze ed i risultati delle emigrazioni, delle lotte fra popo1i,


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e quali gli co·etti degli incrociamenti fra le rarie razze e stirpi. Dalla conoscenza della strada giù. percorsa dall'umanità sarà. possibile (dirò con Proust (l) far scaturire qualcuna di quelle leggi, che l1anno presieduto alla sua eroluziono, e che contribuiranno ad assicurarla per l'avvenire. Tale scicn:m potrà. dare a suo temrJo utili consigli alle nazioui per illuminare la. loro via; cd oracolo cli~·iuizzatore saprà leggere ad esse In. pogina del fu turo. Si!JilOri!

Per tratti generali vi ho esposta la somma importanza e vastità della pulJblica igiene. Nelle nostre Sttccessire conferenze in logico progresso rerrò a dirvi dei particolari. La mia fiducia nella vostra assiduitù ecl attenzione non riposa su miei scarsi mezzi, bensl nell 'alto interesse della scienza e nel viro desiderio di \·edere migliorato le condizioni di salubrihì. del nostro paese, e resa forte o robusta la fami· glia. italiana. L'amore alla. scienza, il sentimento umanitario sono le prime doti della. g:oventit, che agli studi medici si dedica. Io sono sicuro, che \'Oi vorrete attendere con amore allo ~;tncl io d' una scienza, cui sono legati i piì'l vitali interessi dd nostro paese ; e sarò hngamentc compensato delle fatiche perùnrate, il giorno in cui darete proYa, che non andettero J>Crdute, perchè tromrono in YOÌ iutelletti cd animi disposti a. farle fi·uttifi care.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RfVIST.A ~IEDICA. - ·~·· -

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Le huli<'ft.zioni d e ll' cnteroclis mo n e lle maln.ttic intestinali. X ota del pro f. 1L C.\:>TA:>I (Il illorgagni, aprilo 18i8). Con ques to nome di enterodis mo il prof. Cantani vuol sig ni tìcar e un apparecchio per introdurre una gran quantità di liquido nell'intestino, in altre parole una specie di macchina da clis tere. Gli apparecchi ordinari non giovano nel maggior numero dci cas i nella cura delle malu.ttie del colon c del ci eco; poichè tnnto il così de tto irrigatore intestinale di Eguis ier che si carica a mori o di orologio c che dà uno spruzzo violentissimo, quanto la clisop ompa di Mac non arrivano a portare con certezza il liquido per tutto il colon, od almeno non lo portano fino al cieco cd al processo vcrmicolarc, infrangendos i il getto dell'acqua negli angoli del colon; cd oltre a ciò hanno un altro i nconve niente che è quello doll'urto violento contro le pareti della fl essura s igmoicle f?. contro l'angolo sinis tro del col'en, il quale certo può favorire, c in certi cas i ha certamente fnsorito, la dilatazione par?.ialc s ucciformc dell'intestino colla consecutiva coprostasi nel sacco, cd in altri casi, specialmente di infiammazione del peri toneo o di ulcerazioni intestinali; r~nde impossibile, intollerabile o pericolo~a l'applicazione del clis tere. L'eutel'oclismo non solo non ha ques to inconveniente c questo p ericolo, ma anzitutto a ssicura lo spmHlimonto del liquido in tutto il colon fino alla vnlYulu del J3auhino e in tutto il cieco


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compreso il processo r ermicolare, di modo che riesce particolarmente utile nelle malattie del cieco. Con l'ent.eroclismo, purchè il liquido si faccia colare da. un 'altezza piit considerevole e in quantità maggiore ùi quella che basti ad allagare tutto il colon cd il cieco, potrà superarsi la. yaJrula del Hau hino, c illiquiùo pl•nctmrc nell'intestino tenue cd arrirarc fino al piloro. L'cnteroclismo consiste iJl un recipi ente capace eli contenere anche due litri e più di liquido con un tubo clastico applicaLo al fondo c lungo tre o cJuattro metri; il qual tubo termina in un:t cannula da clistere di caoutchouc vulcaùizzato, e circa 25 o 30 eentimctri sopra la cannula è munito di una chi:.wett.u. n reciJliente essendo tJicno del liquido cla usarsi si fi ssa con un chiodo ~>otto la soffittn della stanza; il malato può da se stesso introdurre la cannula nel retto ed aprire la chi a retta per fare entrare il liquido nell'intestino. La miglior posizione per fare arl'irare il Jiquiclo in alto è quella boccone con appoggio prcralente s ul fianco clcstro . Secondo le indicazioni del caso, il liquido può essere o semplice acqua fresca o tiepida, o una soluzione concent.ra.ta o satura eli sale cou sapone e olio (per clisteri purganti e revcllenti energici), o solo olio o una emulsione oleosa (per clisteri purganti e lenitivi), o acqua gommata (clisteri lcnitivi), o acqua con acido tannico o con allume (clisteri astringenti) . Le principali indicazioni dcll'enteroclismo sono: 1• Nella coprostasi del cieco con o senza ulcernzioni, con o senza peritifiitc o t.ifiopcritouite, nei quali casi giovano specialmente le grandi irn/Jrt.zioni con olio, almc110 un litro p er volta.; 2• Kei tumori (ecctli stabiliti in sacchi dovuti a. dilatazione }Hirziale dell'intestino in qualsiasi punto si trovino o sieno o no at:eompagnati da pcritonite. Gid'\·cr111mo qui pure le irrigazioni di olio come sopra; 3• Nella. occlusione inleslina.le costituita d:1 materiali fecali induriti, anche se vi ha stenosi dell'intestino. Il Cantani condanna in questi casi l'uso dci purganti e specialmente dei drastici, non permettendo che quello degli oleosi c ùel calomelano che per lo meno non favoriscono la infiammazione della mucosa intestinale; è pure contrario a.ll'uso degli oppiacci e della canfora per calmare i dolori, poichè aumenterebbero la stitichezza e aft"rcttcrebbcro


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l:l. paralisia intestinale. In queste ci rco,tanzc si sen ·c ~l e ll'estrat lo di belladonna che f<t prendere epi ct'l.ll i~·n went c, se è po::.siuile con

gli oleosi o senza, c delle inigazi oni in te,.. t inali con uno, due c fino a. tre litri per ,·o\ta di olio d 'olira ripetute piit r olte nella giornata. L'applicazione dell'olio pel retto è di mollo maggiore nmtaggio che per bocca, JlOicll è non solo si può introdurre in (JUantita di grrtn lunga mag-giore, ma s pecialme nte ancora pen:hù non si carica inutilme nt e di mate riale l'intestino sopra il IUO!!O della otclusione o delle stenosi, risparmiando così un nunwnto inutile di dolori c di sfon:i di vomito all'a uunal.ll o, c poi perl'hè gli strati piì1 duri di c1uesti tumori fecali sono sempre quelli ch e guardano in ùa;;so. Il Cantani è pers uaso che le grandissime quantità di olio applicato con l'cnteroclismo possano nelle occlJlsioni di anse dell'inte11tino tenue s uperare facilmente la ,·alrula clell3auhino, e crede probauilc che grandi cli:;tcri di 5, G e t! litri d'acqua introdotti con l'enteroclis mo, pos to molto in alto il r ecipiente, giovino per Ja, grande pressione anche contro le occlusioni intestinali. di altra origine, specialmente contro il rohulo e la. intussuscezione dell'intestino tenue. In vero se il vohnlo c la intussuscczionc si sono, come sempre avviene, formate nel sen:-o del moto peristaltico dall'alto al basso, solo una dibtazionc in senso opposto delle anse intes tinali potrà r estituire al tenue intest ino la sua pcnncaiJilità, laùdovc ogni purgante che accresce H moto peri ~ taltico dal disopra in sotto dare necessariamente numcutarc la rotazione dell'ansa n el volvulo o ht sua inraginnzionc. Ed a conferma di questo considerazioni, il profcssor Cantani riferisce la storia d'un caso gravi~simo di volvnlo, in cui erano già cominciati fenomeni ùi perilonite, e clic nonostante potè e sser conùotto a guarigione in virtù delle grandi inigazioni di olio, due o tre litri per volta ripetute cint}ue o sci volte, c fatte seguire da altre cou quattro o cinque litri d\tcfJUU. semplice t icpiùa; 4o Nella sliticliezzc' 1>er J.lal'alisi intestinale da im bibizione s/eros« nella peritonite, clove le irrigazioni con un litro o piit d 'olio sono gioyc,·olissime, sembrando che abbiano pure un 'azione mitigante s ull'andamento della pcritonitc; fJ• Nella dissenteria dnrante lo stculio acuto e progressivo . . ' m eu• spesso i put·ganti non bastano ad espellere dalle anse in te-


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slinali il ronten uto feca le, riesce utilissimo il clistere d'olio o di una emulsione gommosa non solo come evacuante, ma ancora come é<l hnaule ; G" ..Vel/e ukerazioni crouù·he rlel colon o del cieco. Qui sono molto utili le irrigazioni mediante l' enteroclismo con gmndi I!U:lntitiL di unn. soluzione di acido tannico (1, :2 o 5 gt·a.mmi per litro r\'acltlt:l) o eli allume 1lepnrato ( 1, 2 o 3 grammi per litro) o di solfato di zinco ('/2 gramma, per litro) o di nitrato d'argento • (IO a 20 centigmmmi per litro). ~ci casi in cui vi è molto dolore si aggiungono alla solm:ione al;tringente, 10 o 20 goccie di lauùano liquido, o si tralasciano per alcuni giorni le irriga,zioni astringenti, usando invece una. soluzione di gomma arabica. (da. 20 a 00 grammi in un litro d'iLCilua) con o senza Iaudano; 7• N el cc&lmT tJ cronico semplice del colon o del cieco con dian·ea dircnto.tn cronka o con enterohlcnorrea. In que;;te affezioni, cd anche nel crefan·o { olliclllar e cronico del colon giorano le stcs,e soluzioni astr ingenti, spingcntlo a. poco a poco an('he più oltre la dose dell'astringente, qnanùo non vi è numcnto della. sensibilit à intestinale, eLl agg i un~-re ndovi il luudano; l:!" N elle en.tero1T(I,fJie, <;pccialmente quando si è sicuri che In. sede della emorragia è nell' intc,;tino crasso. Oltre agli astringenti sopra citati, potr:ì servire il pcrclornro di ferro in una soluzione gommosn (da 5 a 10 goccie per litro). Sarà utile aggiunger\'i illa.uLlano per non promuo,·m·e il moto pcristaltico e per fnrc che l'emostatico sin trattenuto piit n. lungo; !)• A sonpo riwlsivo, in tutti quei casi in cui si vuole ra pidamente produnc una. rivulsione energica, sull' intestino, come nc!Je emorragie cèrcbmli, nelle mcnjngiti , n elle così dette congest ioni cercbmli con sopore istantaneo c risoluzione paralitica di tutti gli arti (:;ta;;i cerebrale), ecc. In questi casi riescono sommamente giorcvoli i grandi cli:.:teri salnti (soluzione satura di sale di cucina cou sapone cd olio); la clisopompa gcnera.lmcnte pnò lmstare, ma cer to che la rivulsione con l'cnteroclismo è più sicura; 10• L 'enteroclisma è pure l'<lpp:ll'ecchio pit't semplice e pift comodo per i clisteri orctinrwi che si fanno per sola. 11eflezza o che si de,·ono fare per trausit,>rùe slilù·hez;:a, nel qual caso si farù, nso di sola actptn tiepido. o di una decozione di lattuga.. Per


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clù si applica i clisteri nbil1wlmente, questo è il migliore a pp:tTecchio per evitare le dilatazioni parziali sacciformi dell' intcst in o e quindi In formazione di tumori fecali.

n m e todo grafie o n e lla dbt.g u os i deUe maluttic, del tlottor li\nEY ( Gazelle cle.) lltipitcwx, 13 giugno 187B, n• 68). Il dott. Marey in q uesto scritto letto all'Accademia di medicina. di Pat·igi, comincia dal ricordare i grandi progressi che la scieuta. diagnostica deve alla applicazione diretta e intelligente dei sensi ed ài risultamcnti fomiti dalle vil'isczioni e ndattati per annloght allo studio delle funzioni umane. Ma il campo delle vivisezioni è ristretto, nou potendosi con sicurezza riferire all'uomo quantoè sta,to osservato negli animali. Un espctlicntc che, secondo il ::.\Iarey, l>Orge un'analisi pred sa delle funzi oni umane, col qual() si può studiare direttamente nell'uomo ~a. fi siologia umana si avrebbe nel metodo grafico, il quale oggi porge sulla fun zione. dei muscoli, su quella. dei neni, sulla respirazione, sulla circoh-

zione del sangue, sulla_temperatura animale nozioni di sommo • momento. Il :Marey vuole int anto additare, per rn.gion di esempio, ciò che il metodo grafico può dimostrare della m::miera onde si compie In. funzione muscolare in un uomo sano o ma lato, e ciò che ci insegna rispetto alla cir colazione del sangue nelle ca r ità del cuore. Stuciio grafico dei fenomeni di mnbililà. - L n. miografin. h;t. mo stn~to che ogni eccitamento applicato a un muscolo o a un n ervo motore desta un movimento breve c di una forma determinata che si domanda scossa. In questo atto debbono riguardarsi due pe1·iodi uno di raccorciamcnto cd è brevissimo, l'altro di r estituzione del muscolo alla sua lunghezza primitiva ed è piì.1 prolungato. Quando mediante il micr ografo si disegnano succcssimmentc due scosse del medesimo muscolo, si ottengono due curve talmente iclentiche che potrebbero sovrnpporsi l'una sull'altra come si f l\ di due figure geometricamen te uguali. Ma ripetendo più volte l'esperienza. si osserva che a poco a poco il ti po del movimento c::unbin, diminuendo l'ampiezza mentre aumentn. la durata.; è segno che sopraggiunge la stanchezza. Ilmiogmfo

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mostra ancora che l'nssorbimento di certe sostanze modifica la. f1•l'lntt grafiea ùelle scosse; così 11er esemJlÌO la veratri.na dà alla. turra must.:olure un raddoppiamento afratto s peciale. Ed ba pure mostmto che il tetano elettrico, il tetano traumatico, la stessa eoutrattun"L musc:olat·e ris ulta.no dall'intima fusione di una serie cli scosse muscolari brcrissimc c vicinissime fra loro. I primi mio~ra,ll richicùerano una. mutilazione, e non erano npplicaLili all'uomo; ma dopo avere riconosciuto che n ella s ua. funzione il muscolo non fa che cambiare di formtt, che conserm un volume costante, aCIJUistando sempre nel diamet.ro trasversale ciò che perde nel senso della luugh ez~a, sonosi potuti cosb·uirc istrumcuti fo ndati s ulla mis ura tlel diametro, pci quali si b a meno della vivisezione. Cosi si è verificato che l:t scossa muscol:ue dell'uomo sano ha una forma simile a quella dei muscoli degli a.nimali, ma che, in {{uanto a.lla s ua du1·a ta assoluta presen ta delle 'Jualitù in certo modo specifiche; impcroechè è quattro o cinque volte più lunga di quella dci muscoli degli uccelli, c <lieci YOltc ci1·ca più brere di Lluclla delle tartarughe o dei mammiferi. Il giorno in cui la patologia umo,na vorrà giovarsi della miografià per analizzare certi turbamenti delta funzione muscolare ( conrulsioni, tetano, paralisi parziali), Yi troverà un valido aiuto. Si r edrà per esempio clte i disturbi della motilit:'t conosciuti sotto il nome ili convul:oioni e distinti in due forme, clonica l'una e l'altra tonica, nou potréLbcro in anenire comportare questa partizioue, poichè la. csh;tcnza o no di scosse percettibili, altro non n10l dire che una fusione più o meno perfetta delle scosse che sono sempre multiple, c si producono per gruppi più o meno numerosi in tutti gli atti muscolari. Il tremito senile e quello che s uccede a certi aHeleuamenti non si allontanano dallo stato fisiologico dci muscoli, poiché sembrano costituiti da una serie di scosse incompletamenlc fu se. Il miografo pu0 indicare i caratteri grafici degli atti muscolari uclle malattie acute, nelle febbri grad, in quelle che si traggono dietro degenerazioni mus~.:olari; esso dà pure inforruozioni intorno ai ncni motori e alb r eloeità con la quale l'agente nerr oso ne trarersa. una lunghet.za dctenninata, sia allo stato sano, sia in 'lul'llo di malatt in.


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Sludio gra(tco delle nwlnflie di cuore. - L e e sperienze di miografit\ dci sig nori J'lfarey e Chavenu, hanno provato che il ùattito d el cuore coincide con la sistole, come lo aveva ntl'crmato l 'Hnrwey; hanno provato che questo battito non è pt·oprinmcntc un ;rto, vale a dire un atto di brevissima tlurnta, ma una spint•t che cominciando istantaneamente si prolunga con mnggiore o minore inte nsità per tutta la durata dl'lla s istole. L lt miografi•l. applicata all'uomo scnmt vivisezione ha tlato dapprima cun·c simili a quelle che dava sugli animali. P oi ha perm e;;so di studim·e le mvdifi cnzioni che certi atti, come la sospensione dclhL respirazione, la corsa, uno !:'forzo prolungato, ccc., imprimevano alla pulsazione o battito cnrdiaco; moditicnzioni diverse c spedali per ogni specie di atto. Sul cuore d'animalì inferiori separato dal corpo crasi potuto distinguere ciò che spett.a nelle pulsnzioni ai due diversi elementi, che sono il cambiamento di volume c lo inùurimcnlo del cuore. Un caso di ectopia naturale del cuore osserYato in una don nn. permise ùi confermare i medesimi fa.tti ; che, per esempio, la. pulsazione del cuore ha sempre la stessa forma, tJunlumJue s ia il punto d eUa superficie ventricolare da cui s i p t'el Hl c, eh o i duo ve·ntricoli hanno un'azione perfettamente sincrg ica, ccc. Il Marcy, sul fonda mento di questi dati così ottenuti, ha inventato un apparecchio in cui sono riprodotti tutti i fenomeni meccanici della circolazione del sangue : pulsal\ionc del cuore,

rumori valvulari, polso arterioso, raria~ioni della pressione c d c Ua velocità del sangue, soffi o dl'llc arterie, ccc. fn quanto allo form e patologiche d ella pulsazione c ardiaca, la loro naturn è a ssai bene chiarita dalle esperi enze f11tte sugli anim:1.li nei quali si aveva prodotta artificialmente o la insufficienza aortica o la insuffi cienza mi trale. Le lesioni complesso del cuore s i precisano col metodo grn.fico meglio cltc con l'ascoltazion e. Ma pe r g iungere a sicuri risultamonti fa mestieri che si reg istrino contemporaneamente In. pulsazione ètel cuore e quella delle arterie. La forma tirrafica delle pulsa1.ioni che ritrae il modo onde il c uore c i vasi si riempiono e si vuotano, manifesta direttamente· lo s tato della. funzion e. Talvolta in mn cuore che dù un forte rumore di soffio la cuna. è pochissimo modificatn., facendo cosi se-


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gno ~;h c la fun zione cardiaca è poco alterata. Altre Yolte lesioni graris&ime, insuffitienzc no r t ic ho g iunto alla distruzione qua i completa del le Y:tlrule qunsi sfu~go no a.lla a.scoltazione, ma la pulsazione del cuore mostra a.Uora un'alterazione caratteristica; il s uo ricmpir.>i è rapidissimo, il che proviene dal re flusso • del sang ue ar te r ioso dop oché è tinita la sistole ventricolarc. La eliagnosi degli aneurismi dcl\'norta c d ci grossi tronchi nrter iosi a ccJnista ùal1netodo grafico <'gnalc precisione.

S ull'cmcac iu cm•atint d ell' iodofoJ•mio. Studi clinici c ti;;iologici di J AC. 1\IOL I:SC II OT:r (a iorn.ale del/n, R. Accade m i a eli 1neJicina di Torino, uum. 15 e 16, anno 1Si 8).

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L'autore premette alle snc osservazioni le conclusioni dedotte dnlJH'ofc!:;sor Rinz da i suoi s tudi s ull' uso terapeutico dell'iodoforrui o o trijodtu·o di fonni le che sono le seguenti: L o iodoform io dato internamente spiega effetti narcotici nel cane od a quel elle pare particol:u·mente nel gat to. Introdotto a dosi tos:;icho cagiona Ù<'genernzione adiposa a cuta del fegato, d el cuot·c c dci ren i, cd uccide coi fenomeni di paral isi generale cc! un fori o collasso della temperatura. Dnll'iodofor mio sriolto in un olio g msso in poche ore si sprigiona. dell'iotlo. Si può nmmoltcre con probabilità che l ' azione nnrcotica delri odoformio dipende da uno sprigionameuto di iodo che si abbandona ai centri n t' n ·osi. L'iodoformio sembra mcrittirc g li elogi che autori s tranieri gli attribuiscono in molli casi in cui venne amministrato per bocca. 11 profcssor )loleschott lo adoperò per la prima volta nel 1870 in un uomo di 30 anni, scrofoloso, che per ascessi freddi od una tumefa:Gionc bilaterale d ello glandule ecrvicali raccolto a sinistm in una massa maggiore clel vol ume di un pu~no, era stato curato dal 18G'i a l 1~ 70 con tutti i med icament i immaginabili con poco o 11essnn benefizio. TI 20 noYomùre 1870 fu eominciato a trattare con l'iodoformio, una varte <li esso s u quind ici di collodio elas tico da. applicars i mattina o sera COJl un pennello. Già i l 18 dicembre il tumore era. ri dotlo a lla metà; il 2 fohbrnio 18 71 era quasi scomparso; il 5 aprile non se ne Yedr n~ più traccia. Poco


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Ullpresso due bambine che ùa un nn no ar('ran o dèfornHltO il collo Jl('r voluminosi tumori g lnnùul;,ri furono g uarite in poche settimane. · {)na ùonna che :n-eva. ùa molti anni alla regione del collo un tumore grosso come un uoro di gallina e tluro come una c:wtilagine, dopo tro mesi di cura con la poma ta Ili iodoformio Cl\l notevolmente migliorata e in capo a un auno al tutto guarita. Cn altm caso di grar e tumefazione glan<lularc dcll' i n~u in e eliùc il medesimo felice successo. Anche in un caso di lcuchcmia licnalr, f applicazionc esterna dell'iodofor mio valse a frenare In gonfiezza della milza. NeU'indurimcnto sitilit.ico delle glandule ing uina li, ncU'orchite pure il professor l\IolescbotL ha ottenuto buonissimi ett'ctti. Di speciale importanza è il risultato avu to nelle raccolte sie · r ose; poichè mcrcè le pcnnc llatu rc con l'ioùofor mio sciolto ne l collodio clastico, il s ulloùato professore vide scomparire i versamenti raccolti nella plcura, nel peri c:arùio, nel pcritoneo c sotto l'aracnoidea; talcltè ora ha, per regola di non consigliare la parncentcsi senza aver prima tentata l'applica:t.ione esterna tlt:ll'ioc1ofol1nio. • L 'autore a ssicura a ver puro guarito, fra cinque che gli s i Jn·csentarono, t re bambini a ll'etti tla idrocefalo acuto, c di aver j)ure con lo stesso mezzo veduto dileguarsi un igroma ciWco patcllarc. • Anche nelle infiammazioni croniche delle articolazioni ha llvuto d n. loda rsi mol to dill'iodofor:r-Jo, e ne riferisce particolarmente due casi graYissimi g uari ti, in uno dei quali da molti chiru rghi era stato dit:hiarato essere unico scampo l 'ampntaiionc. Oltre l'azione risolvente, il professar l\Ioleschott ha riconosciuto nel clot·oformio il pregio di sedare i doleri, e lo ha trova t o eccellente rimed io calmante negli accessi di gotta, nel r eumatismo c ronico di più articolazioni, non ug ualmente nel reumatismo art icolare acuto; efficacissimo nelle neHalgic, massime nelle nevralgie intercostali, e pure efficace in un caso di vera nevrite. .Finalme nte in una signora malata di insufficienza mitt·ale con f enomeni d 'aritmia, in cui la di gitale non era tollerata, riusci al p rofessore, dando l'iodoformio per uso interno, dn sei a sette cent igmmmi il giorno in forma pillolnre, n far tornare l'azione del

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cuore r egolare, il polso bene sviluppato e scongiurare il pericol() imminente. E per ciò pensa che l'iodoformio so1~1ministrato intemamente sia chiamato a gareggiare con la digitale. Un gran difetto del cloroformio è il suo odore penetrante, e per questo il :Jroleschott consiglia di ricoprire le superfici in cui venne applic-ato con un sottil foglio di guttaperca. I>opo ciò, il n-Ioleschott cerca spiegare gli effetti potenti e molteplici del! 'iodoformio. Per quanto riguarda la sua azione risolYente, ei crede che la sua maggiore efficacia sia dovuta alla facilità con la quale l'iodoformio si decompone, sp1igionando l'iod(), il quale allo stato nascente agisce sugli elementi dell'organismo, e al lungo soggiornare clell'iodoformio nell'organismo. Infatti le osservazioni e le esperienr.e del Binz, dell\'Iaìtre c quelle eseguite dal Molcschott stesso, dai professori Fabini e Pagliani dimostrarono che la eliminazione dell'iodo dopo In somrui1ùstrazione dcll'iodoformio si fa molto più lentamente che per l'ioduro di potassio, comparisce più tardi, e più tardi cessa di riscontrarsi nelle urine. Anche dopo l'applicazione esterna dell'iodoformio si trova l'iodo ueJJe orine, c il .M:oleschott ebbe ris ulta.ti pos it ivi anche

dopo una solo. unzione con la pomata di iodoforn1to, e così pure dopo una sola pennellatura con la soluzione di iodoformio nel collodio elastico. Così 'Iinalmeute il Moleschott riassume il suo scritto: " Dopo l'uso esterno où interno dell'*loformio, si trova dcll'ioduro nelle orine, assai più tn.rùi però dopo quello che dopo questo. Sia nell'uno che nell'altro caso l'eliminazione completa dall'organismo richiede molto teml)0 1 di modo che ancom dopo quattro o ciocine giorni si possono rinvenire delle trnccie di iodio nelle orine. " Fratello ùel cloroformio, lo ioclofom1io in molti casi ha i migliori pregi lli un narcotico, ma alla qualità di lenire dolori aggiunge in sommo grado' gli effetti di un potente preparato iodico. N è Io ioduro di potassio, n è lo iodio puro possono }Jaragonarsi all'ioùoformio, quando si prende di mira l'effi cacia di risolvere e fondere, di sciogliere e promuovere I' assorbimento di tumori e tnsudamenti. " Sembra probabile che gli effetti sorprendenti dell'iodoformio si debbano attribuire alla facilità con cui lo iodio se ne sprigiona,

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di mo do che questo in i>tato nascen te agisca ni'gli deme nti del l'orgnnismo. " .Nonostante gli inconvenienti che non non ho voluto tacere', os o promettere a•1ucsto rimedio un grande ancnirc.,

Sull'atcfosl. ( 1Jerli11e1· kìùti.sclie W odteJw:hr ij'f, 2.J. ;;iul-(lhl l fl7d). - - L 'atclosi descritta per il primo dtl. IlauunoJHl e eo::-i tla lu i nomina ta, fu oggct~o di molti stntli c di osscn-azioni che

ve nnero publ.Jlicate. E ssa si manifesta d 'ordinario insieme aù al tn dh;turbi ùel sistenta nerroso e spcdalmcntc d,lpo le e miJilegie. Il suo :;iutom·J cara tteristico è, come s i sa, ilmorimento inrolonla ri o e t:Ontinuato clclle dita d elle man i e dci piedi in nn a mctù. ciel t·orpl). Bcrnbardt e poi Charcot considerarono l'atetosi come una r :trie tà d ella corea che s i manifest:\ dopo le emiplc.~ i e, c seguendo •tucsta opinione il primo cons idera come foncl:unento patologicn anatomico dell'affezione, la lesione di quelle parti del cer vello, L~ IJUali, secondo Charcot, furono colpito lhllla conM post-cmiplc0rica; .cioè, la lesione ùcll 'estremità posteri ore ùcl tula mo · tll!i nervi ottici c del corpo striato, c flella. parte !:t più posteriore cle lia corona radiata. Il tromto eli ùuc sezioni anatomiche pubblicate dagli o.utoQ. appoggia tale s piegazione. I11 un lavoro che tratta dello stato cni è perrenuta presentemen te la dottrina snll'ateto·si Golllsteiu (Di;;; serlaàone ùuur[JUI'ale, Der! ino 1878), cita un caso che ebbe Hcruhardt nella. sua pratica prirata., il quale condurrebbe n sostenere l'idea essere l'atetosi una sempli ce modificazione della corea. e mi plegica. Il caso riguarda un a. ragazza di 17 :tnni 1 che, d01)0 una malattia non bene determinata, rimase emiplegica e afasica. Nell'esame si nveva tromto clne la gamha destra si trascina \·;t qualche -poco c l'estremità su periore destra faccY:L appena quaJcbc movimento volontnrio, ment re che essa era in un moto costante e violento, presentando la vera forma. della corea postelluiplrgicn. con l'aggi unta dell'emianopsia c d cll'nfa!'ia. Passntn a l cune settimane i sintomi migliorarono e l'emicorea scompal'\'c. Non rimasero che tlei movimenti lenti e costan ti delle dita che si tlc ttenmo c si stcnclev'!lno continuamente ; in breve, la form:1. dd l 'ate tosi.

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RIVISTA CHIRURGICA

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Snlln. c urn <·hirurgiNl dell a f4.'bhre h·numati<':t n e lle f~rifc d'uruua tln fuoco, di C. Jh:<:n:n, profe$SOrr nll'unirersitù di lìrcit',wnld. (Contitiun:douc, vedi n• li, giub'llOJ.

L'cfl'etto più semplice dc!la decomposi~ ione del pus è delle sue con;,rguenzc immediate è la di:'gre~nzionc ulcerosn. purulenta ddle granulazioni. Quando rJncsln di~;.!re~•lzionc si mantiene in certi limi! i non ~>i ~ n o i con,irlcrare come elemento del quadro sintomatico tlella lliftcrite tinchè quc!'tO nome o quello della forma ult:erosa della can~rrna rl'o;;pcdnlo sia riserrato per designare la del'Otnpo,.,izione reptntina delle ).!ranulazioni, co:-tituen,lo un 'ulcera grande e pro~res:-i\';l. Ma a qucsto riguarrlo debbo darvi un con!<iglio molto gif\YCYole, cd è che consitleriRte già !;Ìll da principio come dirterite ogni decomposizione tldle granu· lazi·oni. ~ on voglio dir con questo che non vi siano fcnom c.ni ùef{li stessi caratteri esterni e che non sono maligni, tutto ben conr,iderato; però al tempo strsso ardisco a"sicurarc cho dalle gra1JtÙa7.ioni d'un'ul<-era insignilicante in apptlrenza si s\'iluiJPil in po(·o tc111po la cangrena d'ospedale ht più terribile c llisperatn ed il quadro il più c:tr;lttcristh:o della difterite traumnlir-n. Abituatc,·i poi a considerare come una co:>n realr, come un fatto J'csistrnzn d'un g-rado minimo di rlifle-rite sulla superfieie delle piaghe perchè rptrsto nulla ha ù'inrcro:;illlile ; et! in tal modo cvitcl'Ctc, per moli i r.! ci rostri infcrllli d'in.;orrerc nr ll'estremo opposto, rhe S;trt•lJIJe assai tleplorcrolc; esagerazione che ùisgraziata111ente cubi oc.:asionc d'oss~n·at·e pnrerchic rotte et! nuche nell'ultima cnmpagna. Are,·a tlei cotnpa;;ni che tlicrmno di non nr.cr avuto il destro d'osscrrarc la difterite trnumatica nè nella loro pratica anteriore, nè ne[ riparto di cui allora erano incaricati, eppure cnun·i fra i loro feriti alcuni che offrivano esempi ùi clifterite traunmtictt incipiente, e per non essere :;tuta riconosciuhl subito ::.in dal suo principio, ~i sriluppò po:;cia inticramentc quella terribile malattia. ~ella dift erite traumati~.m sncccùe nllrcsì di confondere le ombre <·oll'nbisso, però ~rn·cbbc mille Yolte mrglio di YCllert' sin dai p1·imeordi un abisso in ogtti ombra.


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fl 'Y/ll/lÌIIl-0 ffl"a~lO di di(lerile tl' nff/l.l (e1·ifa JJUt~ tlOII>ÌI/fl-/"i~i mediante l'a.pplicazùmc eanl/1~ e l aN:ur(l.la delln met1if!rtlnra r.o!l',tciclo fenico. (~uesto è un principio dimostrato tlall'esperien;.:a. che t:ùbe occasione di essere compt·ovn.to in gucna, c la cui importanza dcv·e.;scrc tenuta in molta tons iderazione. Sappinmo che <1uando si applica l'acido fenico disciolto nell 'ac<jun o nell'olio nlla s uperfieie d'una ferita. estesa, penetrano nella circolazione 11. travt"rso i tessuti vivi, ora il eletto corpo, ora altt·i che po:<!-<i;\mo consiiùrrare come deri vai i <!allo ste~~o, poichè IJUll.tHlo facciamo le tnedicatul'C cd applichiamo il rimedio secnnclo il prOI'f'sso che Lister (Glnsgow) alcuni an ni fa introdttsse nclh\ prtttica chirurgica, Yetliamo che l'urina acc(uista. un t.(llor nero particoh11·e. L'acido fenico e::pellc poi collo, mas~i ma energia dalla feri ta il prindpio in festo che seminò la rlifterit.e nei t c~s u ti di CJUesta. Pl'! semplice trattamento di sinf~ttante ordinario basi a una soluzion e {!'acido fenico del 3 per 100: però per combattere la difterite deve prefcrirsi una soluzione piit forte tlcl 5 al 10 per lUO. Non con::ridero come del tutt.o indifl'crcnte nll'e::,ito desiderato l'uso della. so lm~i oue nCtJUOSn d'M:itlo fenico, c1·edo 1-1io. dn prcfcl'ii'Si alla soluzione oleosa quando si tratta di comLatterc h\ difl t>ri te traumatica per('hè offre il ~rnn vantaggio cile, quando si versa in gran quant itìLsulle fila penetra con maggior ellìcada a tmverso tutte le piegature e ripiega.turc dell'ul.cera. Affint:hè la soluzione si conservi meglio vi si dc\'e agl-(iungc.re una quantit:\ eguale di ::-pirito di sapone o di altra sostan;.:a alcoolica: (acido fonico c spirito di snpone m~a 10 grammi sciolti in 200 gnunmi d'aCrJua). <luanto più sia necessario agli occhi tlel medico d'intcn·cnire senza ritardo per ntl'reUarl} la distruzione difterica delle granula;doni1 tanto ma_ggiore clovnì. essere J'puergia con t:ui si srnrich crà. l'acido fenico sulla turba di monadi che t'Creano di penetrare nei Les;;uti. In tal caso non uasta mica rinnorar la medicatura due volte al giorno, ma bisogna rif<trla quattro o citH(HC volte. ?\ci casi molto importanti non basta il frequente rinnovamento della. mccHcatura, ma è mestieri far penetrare la soluzione aC!{UOsa di acido fenico per mezzo llel]lennello nell'intemo delle granulazioni e praticar quest '<'/tlcrazione più Yolte al giorno come quando ::.i fa.nno intense frizioni con unguento. Prath:ando, cosi modifi cate., le cure coll'addo fenico, è possiuilc distruggere con tutt~


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in poco tempo, in uno o pitl ;:i o~·ni, il gratlo minimo d i tl eromposizion~ di una fcritn. Senza dubbio non mnnchernnno pratici dell'antica scnola che ntteggieranno le labbra ad una risntina satirica quanclo vi vedranno porre mano a mezzi tanto energici per combattere il primo principio d'una decomposizione ulcero;;a delle granulazioni, fenomeno considerato in addietro come una cosa accidentale c scena d'ogni importanr.a. e ù'o~ ni ~ign iticato. l\fa non Yi lasciate ~e•lu 1·re, o signori , da queste inlinenze, poichè il fatto che è possibile e che si consel-(ue eli tronear rapidamente la decomposizione è saldamente stahilito, ed ottenendo questo risnltato, non solo preserverete i vos tri infermi dalltt cangrcna d'ospedale hen caratterizzata, ma anche dai flemmoni secondari. Un a. volta ri,·estita tutta la superlicie della ferita del te;;~uto che costituis ce le ~rnnu lazi on i , restano !!iii prot etti contro la. formazione tlei flemmoni gl 'involucri sottocutanei e sottonponevrotici in termuscolari, costituiti da tessuto conncttiYo la.sso: orbene, la distruzione dello granulazioni rompe la barriera protettrice che queste oppongono alla penetra;.:ionc degli agenti irritanti infiammatori, essendo già questi rappresentati nel pus sano e nelle mon:uli del pus che troms i in decompos izione. Tutli i fl emmoni elle ~i sYilu ppano in principio od in fine della. seconda settjmana presuppongono già. una decompos izione ulcerosa rlelln. barriera protet.trice che costituisce il tessuto delle gran ulazioni, e se ponetn gli infermi a riparo di s ill'atta decomposizione, li salYatc dai flemmoni secondari clte sono co~ i frequente mente mortali, sia direttamente sia indirctlamente. In virtù eli lluanto fu e~posto mi paro che non ln,cia d'essere importante lq stabilire il concetto del tlmnmone difterico; sotto la sua forma più perniciosa quest'alterazione è pel tessuto connettivo ciò che la ris ipola. è per la pelle, cioè: un'infiamma;.:ione mpiJamente progressiva., propagata dall:~ emigra;.:ionc delle monadi e che determina immediatamente l'urro~ samcnto e la tumefazione dci tessuti, prrchè poi, a. differenza. di quanto n.niene nella risipola, è caratterizzato nel suo apogeo, dalla formazione tli pus fetido . La possibilità della formazione di questi flemmoni trovasi l:'lim inata rlal mmftento che si ottiene di combuttcro con buon s uccesso la deconrposizionc ulcerosa delle l:,'l'!Ulnlazioni: 11erù una YOlta s Yiluppati si deve procedere second<>


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i principii stabiliti }J:lrlaiHlo ùei f~nonwn i )II"Ìm:tri, eillò, f:l lll Csticri allora ap rir prontantentc uua \"ia all'uscita d<}! pu ~, staùilir

la fognatura c praticare l'irrigazione conveniente tlei tcs~ uti col liquidi disinfeLtanti. Ila! momento che il pus che csrc tlall'incisionc praticata nl)n puzztl , si può essere sicuri che il Jl ~ mm onc non ha. carattere difterico, ma scmpl.i cemento purulen to; il pro.~tlOSti co ne è già più fa vorevole c si può sperare la pronta gun,rigione t! t'l flemmone senzn, ricorrere ad altro che ad nua cura semplit'c. Anche quando dico che se accorLlaste la r ostra nttenzionl' . .come è dt>bito, ai menomi fen omeni· di difterite eù ai meui di ~.: ui 1•otote disporre per comùat.terl i, non vt:d restc in generale nella \'Ostra pratica orùinttria gravi fo rllle di difterite tmumatil:a; t;iù nullnmeqo credo tl"altra parte che la })J·ima guerra iu cui v'imbatterete, od altra consimile· calamità che succ<'d.e in tempo di vnce, Yi presenterà l'occasione di trntt1r casi grnvi e bt'n caratterizzati di difteri te traumatica. La mancanza di .pulizia. nello. fcritn, massime quanl19 molti inJermi sono riuni ti in uno spazio ristretto e mal ventiln.to produce la difterite, che eominci<L a mani-

festarsi prima in alcune fL'ritc soltanto, quinù~ ncllrt mnggior parte di es>'e. Ogni ferita racchiulÌC già nel suo ~eno Ull(t dt'llc <·ondizioni per lo sviluppo del virus difterico; rjuC:,ta condi zione è costituita dal pus. L!L secomla condizione, tioè l'agente promotore della. putrefazione è somministrata dall'aria. Comprender ete facilmente, signori, come può a.re1· luof{o In moltiplicazione del principio contagioso della. difterite, mediante il tra.sporto delle monadi d:1. ferita a ferita per rac~::umu hzi onc di esse nell'aria delle abitazioni e per m nzo delle compresse sntlicie, ccc-. A proposito ùi qu('sto, ramm ento con orrore un'epidemia di difterite che ebhi occasione d'osservare U1olti anni or sono in un 1:n·ande ospedale di Parigi, la prima volta che feci studi in Francia in tempo di pace. Dopo d'allora ho veduto ht\·arc nella medes ima. <~tiu ella le fer ite di molt.i infermi con una spugna imbcrut;~ d 'acqna; all 'ul timo si adoperava una mi s~.:ela del pus di tutti gli altri con cui si facrva eircohu·e :utiticialmcntc la difterite, pH così dire, di camera in c:tmera. Nell 'ultima guerra ri ceYcmmo molti ferili nell'ospedale di H.cims che erano usciti in buon stato dagli spcdali rU Amiens e di S. Quintano; per le difticoltil cho iltcontrarn. la drcolat iouc dci tre:ui si riùcro oubligati gli infc.' rmi

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a riman~r alcuni giorni in quel c·o rto tragitto della ferrovia scnz:t. d1c fosse possibile di medicnrli. Giunsero alfine con una difterite completrumentc sviluppata, ed alc uni colle pil1 grtwi forme di essa. c diceYnmo formnlmente che sul principio del via~tgio le ferite chea star Il s'erano decomposte in ulceri grandi, erano piccole e di tolor rosso, dimodochè do,·cvnno essere piene di granulazioni di huona (1ualitit. :\'on ù sempre necessario che le monadi che s'in-

tro(lucono in una ferila c ri determinano l'infezione difterica (lchbano la loro origine alla decomposizione del pus in una piaga immctliata, pcrchè può formarsi altresì per In decomposizione eli altre materie organiche contenenti molto ossigeno libero che si verifi ca nell'aria.. Cosi vediamo svilupparsi la difterite in quelle Jocalitt\ che furono per lungo tempo destinate a servi{ d'abitazione a molt~ persone non appena vi si allogano infermi: questo si ossen·a nelle scuole ctl altri s tabilimenti destinati !lll'educazioncl locali di .cui molte volte non può !arsi a meno in guerra 1•cr alloggiarvi gli infermi. Ciò nondimeno gli edifizi che non fur ono mn.i abitati non olt'1·ono una guarentigia assoluta dell'assenza del virus difterico, giacchè tutti sanno svilupparsi tal fiatu. la difteri te nelle pia.ghc s uppuranti dci primi infermi che si ricevono in 1m ospedale nuo,·o, ad onta che tali edifizi sembrino offrire buone condizioni di salubrità. Nella gran galleria di quadri eli Versaillc::, che non fn mai abttntn, s i s viluppò sin dalle prime settimane una difterite ben carattel'izzata quanclo venne destinata ad ospedale di guetTa. Ma non è questo il luogo adatto )Jerchè noi ci addentriamo troppo in cons idcmzioni teoriche s ulla difterite. Speriamo che i posteri imparino a distruggere il virus nella sua s tessa. sorgente, cd a tcncrlo lontano dagli infermi che ci s i affidano e limitiamo~i a combattere per ora qucst.'l. malattia, una volta sviluppata, con tutti i mezzi che sono iu nostro }Jotere. Per mezzo dell'opportuno trattamento coll'aciùo fenico, come lo esposi parlando della difterite minima, è po s~ ibile altresl d'ottenere buoni risultati nella cura della forma ulccrosa della difterite traumatica; però (luesto metodo non ra~g iungc la meta desiderata. nella forma. polP.OSa c meno ancora nella cnngrcnosa della difterite traumatica: nella. forma po lpo,;n i tessuti gonfi;lno costituendo una mn.ssn. fragile lldla gro~~ Ci:Zi\ 1l'uu ùito e d'un colore bianco grigins tl'Q o rosso-


CHIRURGICA

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gngto. E saminata al microgco pio questa massa si presenta composta di corpusi:oli tU pus, d'un tt·itumc dci tessuti d'a,<;pctto fibrillare e di migliaia. di monadi. La ~ro::.,czza che acqubt;ç l'involucro dci tessuti alterati e fors"rutche In poca facoltà. assorbente dei tessuti impediscono in tali casi che l'acitlo ft' nico pos~u spiegare J'rontamcntc la ~ ua energia lino ai te:,suti sani. Si danno tuttavia peggiori condizioni nella difterite cangrenosa, ~otto In. qual denominazione voglio indicar tutte le form e rangrcnose che abbraccia l'antico concetto della cangrena uosocominlc; la cui ntinUtà analisi è stàla l'oggetto di tanti saggi in questi ttlthui tempi. Sct:ondo la teoria che ci proponemmo di ser-:uirc c ù.i svolgere nelle sue pratiche conseguenze, doLbi nmo :unmettere che in questa forma ha luOI{O lo sYiluppo d'una massa cosi colo~~alc di mon:uli cbe impedisce la circolazione del sangue nei tc,;suti , per la pressione che. c~m·cita. s u di essi, dando così ansa allru cangrena. In tali condizioni l'involucro formato dai tessuti morti della superficie impedisce la penetrnzione tlell'acido fenico nelle parti tuttora vive, però già. ntrctte da difterite. Hispett.o n questa. forma maligna della difterite traumatica potrebbe riprodursi ua l)rincipio classico ed antico della chirurgia storica, esprimendolo sotto nuova forma, c dicendo: (Juoct ctcùlum carbolù:um 1t01~ su-

nat, smzat {erntnt cmulens. (l) Il fcn-! incandescente produce un doppio effetto s ui tessuti diftcl"id. ;:\ella forma. cangrenosn disse(:ca i tessuti brucia.udoli e (t ) J.a prtlStHtZ!\ dttll" 1nc':1atli nullA. •lith·ritc trnmrl:\tica. a ft',,nn.tta dal d ott. J:luetN·. \) in dnht,io d11l d9tt. lfl'yl"l·l'l~r. il 'Jnnh• nel ~uo .lfmtutllt d1 rhù·ur.'lirt tfi .'1WT''•( t·o~i ~ eHpdmo circa lo. C..'\Uiie che nlgono a prOOu..rlo : ... La dint•rite ù.l'llo pi;;ght• ()3J"\.! itulipe.11dunto ùallù influeuz~ cli1nat.c.ri<::lh.: cd a.ncllu ll"lh: ..:undizi•>ni di l\(lr:\7.ÌOuc. E-sa t-i prtt~uta cnmu nn~ mabltin lfk'"n.le, POUo IR ('tli l\7.ÌOfiO In pi:'lg:\ t>i ("(lpre di 1111 t•:-Sutld·l hinncaFir~ di llftlnm llhro•n. forlmuenlfl a<IProroto. che illl(le<:lisç~ In gonriJ!ion~. mn non ~.-dtn nlcnna azion6 dL~trnttim s ul1e pAr-ti vi<-ine. Et;..-a tt:mhrn produr~i Jh d0\7o 1~ flUlizi:t laM:ia a desitlemre o d o,·e l e tuedkAt.ioni sono riuuov:H~ tr\J)I(lO dì &.1..10; tlJCt.'''"·; ,,__, ,:;:ia nou le si conQr«·ono \'cit6li mi(·roo;-eopici la ('n i c·~bt~uza sì:\ ùimot~tr:tl.:\ ('' u (tUnldJ ·\ In{'$.""'

Ma !"C su •tttt.tJilO Jlllnto tlisroròano alquanto i P:1H:dtnti an turi fm )(lro. 1501113 pc.rr~ua.. mento ù'::tcordo intorrw o1lln. cum ao;ì Ùt•lla lliOerlh: c·h<' dt,>lln ~angrt.•n:l uoFOC.,nnìl\ltJ. C'Q11lN Id •pmli rth:<·omanùano <mtrambi l'n::o dci ~U!;til'i pvh' uzinli o ùf'l f<'rrO r0\7~ntl!. Kel:tti~l\.. nwnt(' 3 fJUf•St'uJtimo :t.lJbia.rn Vl'(lttlo con \'PTa SOf.hJ.i:.tftlt.iOJI0 th8 ìl ~iguor ]luot c r gli tlù. la. prcf-.:reu1..a folllgti altri. :lbboodo.n<lo co~i n\ll ,;cn:;o dt:lla lll)i.t dn noi :\l'J.IO.~t:l Al ll:.,,.n:Jo :r1tu.•ritnt~. 1•ag. l hl. Jtrcfc.r-:n 7.•L .,·he 01-:i!'i,H -.art•"ht• :uwho? 1llf'l)"1i<- gin:-tific·ata. tl-'.~"\ndoor;i ln rrntir:a f'hirnrs;ita Rtril'ThitA di l]uel prvzin....) ~tnlntC'Jlt'l c•hv .·.il t~tnun-("nulerlo <li Pl\lptelir·.

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minimo la gros5ezza dci morti, JH' r l:t n·trazionc che ~ i Jll'OdtH:c in c~;,i; fa in t al moJo ì tcs,uli riri accc,.,ibili alle no:-trc cure. Il f,~rro incatHlesce:ntc pènctra del pari i • tr.;:, uti fragi li nella. forma p oiJHJ~a, c li riduce I.Jrutiandoli ad c ·C<ll':l secca. La ::rconùa influenza d1e pr0ducc consi~t c nella. mortifitazivuc dd lc monaJi, perchè non pos.;ouo sopportare impmt cnteulc l ' iufiut'nz:\ di lJUC!la temperatura clenl.la. l>oùbia:no supporre dte l' iutlucnza f.trort::rolc del fo.:JTO incande;;ccntc si fa. !>,•ui ire più iu lù dci t c·:.suti hl'11ciati dircttam t'nte, o che si eserl'it<l ::.11i te:.sul i riri cù iu IJUClli che son cap:lci rli .continuare a virert::. l'crò non si ùcr e arere alt-una p.wrn di far penetrare il fl!tTO incautl esccntc a tra\' Cl'SO i t .Jssuti ramm olliti e <"ho agiscJ. cnn t::t~1t:1 profonditi fJttanta ne occorre JWn :hè 1-!iunga alle parti l '<! si..;! enti c tut tura, poco ammalate. i~ ne~:cssari o altre, i di far :n·anzrtrc la carbonizzazione delle parti in supertidc, :;i no al punto che può cs~crc ridotta al minimo la s ruporazione dci tessuti. La parte pil1 g t·are cle lia difterite d l'r'e:;sere bru ci a!~ così come s i :<uolc al tempo ste:><>O dci t ess uti più intcnsumc ntc nll'r tti. lh1lle ceneri di 'lursta co111busti one 11 01 1 solo fio risce t;nn nuova ,·ita pN· mezzo delle granulazioni, ma molte roltc ne d crha la g uat·i~;io ne dell' infL•nno. Dal tuouteuto che il primo punto nero d t> Ile granula:.: ioni ro111pc l' inrolucro ucro dell'escara cangrcnosa, liOpo wutiqua(tro o t1uamn tot t o ore, si può fare uu buon prognostieo: m::t non si dcrc perciò tralasciare tli porre iu Ojll)l'~~ la cura di!'infettantc. . \ ct::adc lli ra,lo t::hc una rccidi,·a rcntla n e.:c~;.;n ri:t l:\ ripc>tii:ionc del rill1Cùio prcccllcutcmcutc impicgàl01 se ncll'u::.arlo l.t pri111a volla si ~pi cgl> l'cn(•rgia opportuna. So pcrfdtamcnte elle esistono altri caus ti ti, come l'aciùo nitrico, l'acido crom ico, ccc., che hO U capt.ci di prorlune c;;si pure h,ton i clh·ll i nella d iftc:ri te traumatica, al pari J cl ferro inc~ua!c1-I'C'IllC. l'l·riJ tJU l':,t'ultimo è a parer mio il medi<-amcnto il JtÌil :,ieuro, c turcot i:o:alo l' inf<Jnno è preclusa la ,·ia al! n tl:mno~a i.nprlJ,:;ionc che l'applicazione di es~o potrehiJc c:>crcilare snll':lnimo dd pnicuic. C no dci pn·cipui ,·antaggi che prescnt::t il ì' ')'l'O Ìn c;\11 \) .) ~ C('llle l'llll< ÌSlC in CiÒ t!JC la lllOilèZZU dci t c;;~ u ! i pt:nn~t!l! di calrularc lin dori! tl ub!;iamo penetrare, nwntrc nou po-.,.-ct.li.w:o mezzi lh.'l' apprezzare l' intl.'ll'ità dcll'r tl'd to quan;lo l'i ::-cn iamo 11i c:w~til.: i c.:ltilllici; gli è spcC'ialntentc per tfiH.l.> tO dtc


71:3 .5i JJUÒ c.lirc che il f~:rro incamlcsecnlc è un cau.,tko t"h i ruq.,:; ~.~ , }JOicltè la. mano c1l!lmeùico p uò guiuurlv c ùùmimu·lo. Le soluziJ:li concentrate d'acido fcniw, la l!Olliglia cri,tallina ùi questa sostnuza meritano cougiunlamcutc col ferro incandescente uu·r,ttcnzione S}ledale nella cura Llellil. difterite lmumulica; però ll t•a l10 praticato un UUIIICI'O ~uffid cute ù'osserva7.ioni <la poter }J W nuuzia.re un'opinione ùeci, ira. sul ralore ùi quc:;ta :;1u·a. I>er or.L cousidcro il l'e rro incanùcsceu tc sil:come il lll l'UO il più eeicar~ l'OHt.ro la difwri ie traulll.tlicu, c cleùllo clirc c;he tjll;lntio ilml·cli.:v d ifetta ùci mocltllli onl;a,u·i ;,otto cui !>i u~ctn cggia il cauterio attuale, mie a dire eli qncllc fonne pri.;m.tlidte o ~ft·rithc, si JH!Ù f.tcihucntc impi'orrisarc un cauterio ùi fi!JTO inrantl.:sccnle. In Francia, pur esctupio, aùbiamo f<ttto uu'arma antitlift ~rica. dc•ìic 1nolle c ùcgli uucit1i da caminctlo ùn sttla. Dore si danno le condizioni f,l,·orcroli allo SYiluppo tl.:I:;L difterite uon m:tucano neppure quelle che aittlJno la proùu~i one della rislpolu. l'omongo seuza la ll\euoma diilicoltà che il contagio o vù·u;; ù'ogni r.i ~ ipola non sta l;empre n~i prodotti delia. det:omposiziouc dd pus, ma~si n1c se si ùenniscc generallllcnte 1.~ rbipola, come un· iHiiammazionc dc lì a pelle di t't'usa cd acuta, pcr\1 nou suppuratira. Se ò\\'Cilllo cosi sta.ùilito nel ntotlo il più gcBcrale il çoucctto ùella risipola, si considerano in ~trotto senso per lo meno tutti quei ca.si c.lrattol'izzMi dall'inlùtllllll<ltione lH'<•gn:ssim semprtl chiarautente limitata, nHemo allora in ùotti camttcri, cioè ncll' in ti;Wllli<\ZÌOlle progre.;&i va O nel li111itc l!Cn Uclineato di essa, motiYi sufih- ient.i per rintra~.:chtre l'c>;,scnza ù clh~ ri~ipola in un contagio l'ivo nella· cmigra7.ione degli organismi inferiori Jifcltosi; e così generas i clh:ttira.mcnte la maggior parlt: delle volle la ri::.ipola traumatica. ln certi cal:li s·aJTil'a f;tcilmentu .ad ottenere uua goccia ùj linfil. chiara JH'OVtmic HtC dai tessuti infiammati tldla ~.:ut o, fa ceuòo unn puntura con uno spillo; c..;alllinando tjuei litfuido al microscopio si può osserrare allora u1u\ ~nm quautilù di monacli, che si scorgono animate da un viro movimento, ctl ogni goccia ùi sangue ottenuta col medesimo processo contenà t>ur monaùi in consimili casi, semprecltè contemporaucawente sh1nsi punt.i i capi llari liufatici e siasi potuto mescolare la linfa col sangue. In queste condizioni le monacli penctr.mo nel ton cntc della circolazione, appunto come uHicuc nellil

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clifterite, e 1li lì pa~sano nelle urine. Oltracciò fa d' uopo avv~rtire, che non la~e i an o d'esistere analogie fra a mbedue le affezioni sotto tut ti ~li alt ri rispetti ; e poi siccome la prima d::ì. luogo ai fiemmon i difte rici, la se.condn. accompa.g na molte volte i detti fiemmow nella via che questi percon ono. :M:igmndo le monadi nel te:;suto sottocutaneo intermuscolare e trasportauclosi con ess11. lltsuppurazione, migrano pure al tempo stesso quegli organisru.i nel tessuto della cute, e cosi proclucesi l'alterazione patologica designata col nome di pscudo-ris ipola, che viene ad essere la. combinazione dci He mmoni colla ris iJ!ola, dimodo c-hè, propriamente parlantlo, non ho ombra di moti vo per ùi chiar~ue falsa quest'ultima. t certo che a volte non sono ben segna ti i limiti della. parte intianunnta, però questo non intluisce per nulla. a far che non !>i cons idrri come una ri ~ i p o la essenziale l'alterazione patologica di c ui discorriamo. Finalmente può succedere uelle s ue fon ne gravi lo stesso che nella. difterite, nella quale per effetto tlelle accumula:tioni delle monaùi in seno ai tessuti, s i altera. profolllla mente li~- nutrizione di questi a n10 ti \"O della compressione che quelle esCJ·citano. La ris ilJ OI<~ cangrcnosa corri s}lond~ alla can ~;rena nosocomiale. Higua nlo alla risipola, doùb1amo contentarci anche qui ùi non a thlcntmrci in co n s iù em:~.i o ni teo riche soverchiruuente profondo, e tli aspirare a s taùilire tenta tivi tcrapeutici in armonia colle conseguenze pmtiche. Partiamo dal s uppos to che la ris ipola è uni\ tli fterit e motliticata. dalle condizio ni Ullatomiche del tessnto in cui s i mostra. Se la nostra teoria è certa, l'applicazione prolilattica della 1nedicatu1·a coll'acido fonico produrrà risultati tanto lJUolli ttn <utto nella difterite; ed effettivamente posso assicurare c he così lo dimostra !"esperienza. Da mol to tempo ho occasione di curare per lo meno altrettanti casi di risipola sviluppatasi JH;ll'osp eùalc c fuori , c non tU meno io credo che non pttò a meno d"esser vi a. mio pa rere nell"ospcdule una qua ntità molto maggiore di materie iufeziose, tlacchè i locali l'inchiudono 11uas i sempre ferite che volgono alla. suppurazioue; cosl si s volgono molte volte endemie di ri ~i po la negli ospedali, ,·ale a. dit·e, in ogni piaga :;uppurante, ogn i picco!a inl:i:;ione vicn colpita da ris ipola.. La. c~} lerir u za mi tlimo.;tm, che pone ndo in pra tica il s istema. disinfcllante delle cure ~ i possono evitare queste endemie, beuchè sia


CRIRURGlCA

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certo che alcune piaghe otrrono condizioni tanto speciali che rendono impossibile una di:;infm:ione completa, motivo per cui sono esposto al peri~.:o lo della risipola. Così poi valcndoci dci mezzi profilattici, potremo far qualcosa per e\·itare che la risipela. si esteuda, però difficilmente potremo distruggerla mediante sitfatti processi. Per questa ragione dobbiamo dirigere le nostre aspi1·axioni a trovar un rimedio capace di abbreviarne il cor5o e di guarirla. Questo rimedio credo d'<werlo trovato per ora nel

catrame o pece liquida. Quando si praticano frizioni col catrame sopra una notevole estensione dclh\ superficie cutanea, I!UCstil. pare tinta d'un colore neri cci~, ed esnla un odore particolare che fu paroganato a quello tlclln mammola. Questa è una prova manifesta il che catrame, od i suoi dorimti, IJOssono penetrare noi vasi linf.1tici c sanguigni a. traverso ht grossezza della pelle. Resta ora ad esaminare se il catrmne trnversando così lo parti profonde, era o no capace di combattere la risi p ola; per ammettere cho lo fosse, era necessario supporre che quel veleno fosse capace di ammazzare d'un colpo la. fala nge vrogressiva di monadi, e di distruggere così qucll 'c~crcito tli • nani elle tanti disastri può cagionare nella ferita. Ed infatti •1ucsta ipotc:;i è completamente accertata. L o risipolc incipienti ~ 'aubrcviano, guariscono alla prima frizione elle si pratica col medicamento indicato ; la sensazione pruriginosa svil upp<tt a"i ncUa p elle cede immediatamente coll'unzione c la fcblwe comincia a decrescere, mentre che d'altra parte in cupo a 2 -! ore si reslituiscc per intiero il colore normale dclltl porzione atretta della pelle. Xei casi in cui l'alterazione princitlia con grande intensità tleve raccomandar~i l'a)Jplicazioue d'un unguento composto di due pat·ti di pece e d'una di grasso di cervo, oHero di pece purn, praticando la frizione due o tre volte al giol'llo. D'ordinat·io si osserva SQillprc un notevole miglioramcnt.o nei casi più gra.vi ; la r isipola continua tuttavia, quantunque con minor intensità, c cede totalmente alle frizioni praticate il secondo ed il teno. giorno. Solo in pochi casi Ìllillit>gai inutilmente questo rimedio, cd anclle allor a è probabile che la ma.ncn.nza di buon successo fosse soltanto apparente; poichè è certo che quando feci frizi oni intense colla mano, durante un quarto d'ora, ill\·ece di farle .coa

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R11"1STA

u:ta spazzola. o con un pennello come praticaYa prima, pott'i .sc:mpre trionfare del malo nn~:ho nei casi pi ìt gra\'i. Per ora non -conosco alcuu rimeùio più etlìcnce contl'O In risipola: ad ogni modo ha il vantaggio di c.>scre per lo meno sempre inofl'o!nsivo: nutro, tutto .ben pel>:tto, la speranza che sia per iscuoprirsi un t:tlrimeùio il quale guari~ca la risipola con ~> i t:urezza matematka e che si :.ostituis<:;,t allora quel riu1odio alla pece. Da qualche tempo acquistai la pe r~un:;i o nc elle lo frizioni di pc~:c determinano la ri.soluzionc d~llc flogosi sottocutanec, senza dte si formi la s uppurazione, quautlo nelle prime fasi della suppurazione, pscuùo-risipola, quella minaccia di prese n t arsi sotto la pelle. l~inalme nte ia liuf;tngite c )a linfaùenite che a<:t.:om[tagnano tante volte la risipola, questa forma ùi li nfan:;ite ~npillare, scoml>ariscono immediatamente quando si praticano frizioni di catrame lungo i fasci arross iti dei vasi linfatici. Parecchi dei miei colleghi consiùererauno per ancntura come un progresso terape ntico di poca importanza l'uso ù'un medicamento antico per soddisfare aù una nuova indicazione; però mi pare che iu questo medicamento è la prima volta che si riconosce un rimedio efficace contro la ri~;ipola, e credo che questa scoperta non sia il meno importante

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dei risultati a cui mi condu.;set·o in questi ultimi anni i miei

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studii. Con questo ahbiamo parlato di quasi tutte le febbri secondarie; però non abbiamo menzionato finora la più Inorlalc di tutte, la pi cmia ructastatica, la picmi:t multipla, In confronto di questa infermità scema seuza dubbio in apparenza l'importan7.a della .<;Clti<:emia, dc!Ja picmia sc mpli~:e, della difterite, della risipola, del flemmone c della linfangitc; e noudimeno per un osservatore atteuto son tli maggior interesse, e meritano maggior attenzione le infermità fehbrili tmuma.tkhe, consid('rnte fin qui per il pelitolo relatiramcntc piit grasc c grarissimo a eui lt\ picmia multipht espone il ferito. Anzitutto è mestieri conrcnire olle la piemia. multipla ditfcri s~:c csscnzinlrncnte da tutto le altre infcrmitit fc hbrili traumatiche. Hicouoste pet· origine: la decompos izione punùenta dci trowù i r e nosi prolungati, da cui si s taccano frammenti di diversa gmnJczzn. per l'azione della. l:<Jrrente sanguigna; quc&li frammenti attrarcrsano il cuore destro c giungono ai polmoni; quu.ndo sou:-, mo!to piccoli, passano t>er l'n pparato capi!-


'i 17 lare dei detti organi c pc! tuore sinistro l'<'r poter ginngC'rc a. tutti gli altri or::;ani, stravas:H1flosi !:pecialmcntc nelle gratHii ghiandole addominali. Così si prorlucono le mefrr.stnsi, prima n('i polmoni, e poscia nel fc;,\'n.tO, nella milza., n<'i reni, ere., sempr·c sotto il doppio influsso tlcll'otturamcnto va~eolaro (della flussione· collatcr,tle) e rlell'intìammazione, la quale dipende dall'impregnazione del trombo con sostanze ft ogogenc. Tale è la, natura d1•ll:t picmia metastatica; e appunto per la cir·rostanza rhe quest'alterazione è fondttta. nella tl<•composizionc infiammatoria rlci trornhi venosi ·e nella formnione cstrsa dcgli ulti111i, e~li è perciò eire ~i tront in ;·clazione intima. con tutte le infermità fchbrili trnumatichc di cui abbiam fallo merito, relazione che si palesa nel mo<loil più manifesto nei flemmon i, siano semplici o cliftetici. Il fl emmone penetra negli spazi peri t"ast•olari t lei tessuto connetti\·o,. cd il pus circondanrlo la parete della vena e penetrando le ccllnlc di questo liqniclo nell'interiore del trombo, si produce la dt!eomposizionc purulcnta dell'ultimo. Orbene, riganrrlo ai flemmoni, abbiamo veduto che la loro produzione può c~set·e determinala. da certe altre infermità. traumatiche; e cosi si stabilisce f:1cil-· mente utH\ catena fatale che termina molte volte eolla morte, trn. quelle affezioni, i fl emmoni e la piemia metnstatica. Oltre a questo rleve tenersi prC!'Cntc che ogni febbre traumatica. semplice, qualunque ne sia. la natura, crea una base su cui S\·iluppasi facilmente la piemia multipla per cft'etto dell'influcn;m dcbìlitante t !tu che si esercita sopra tutto l'organismo; l'abb:v;snrsi della forza. impul ~ivn del cuore fa,·orio;ce l'e!;teso sviluppo della. trombosi venosa., pcrchè in tnli conclizioni si stabilisce con molta ma:;l!i o t~ difficoltà la circolazione collaterale; o finalmente i tromhi formati noi piccoli vasi crescono c si prolungano piìt facihnentc sino a penetrare nell'interno dei grandi, perchè anc·he in questi In. circolazione si compie con maggior lentezza. Questi !rombi prolungati sono i più pericolosi ; si è da qnesti che possono stacc·ar>:i ftammenti con mag~iOt' facilità cct Cl'sr.re trao;portnti n! cuor e. .\ tutto questo clcYc a~giungcrsi che la piemia multipla è mortale soltanto per la febbre: però i focolari infiammatori metnstatiti• sono altrettante fonti tli quest'ultima, di modo c.he se hashwa già. la. medesima ferita cd i fenomeni infiammatori prodotti in es~a. per togliere nl sangue crunnt.ità notevoli di materie pirogene, con


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mn~gior rnpidità c «icm·ezzn In picmin mul!ipla nrrà rla pr,)durrc

Jn lllOrtc. • (Ncsta è una delle infermità le più mortali gcncralmt>nte, c gli uni ci mezzi di cui possiamo dispnrre per combattcl'in roni;;pon<lono soltanto ad nn sistema profilnttirn. Dal momento che c~i­ :-tono molt i focol11i intinmmatori e purulenti disseminati n t'Ile re)!ioni profonde dE'll'organi::mo, rla qursto istante ce;:sa già ogni intervento di." lla chirurgia, c ron qnc!'to ogni nostra nttivitù. chirurgica in gcnt'rnle ; in tnli casi l'unica esi,!!enza tempeutica ron~.ah.tc nel sostenere le forze dell'infermo meùinnte una dieta nutritiva, cd alcuni feriti sono dotr•.ti di una cosi eccellelùe costituzione c pos5C;..iljOno un tal fontlo eli forze che sopranil·ono c YÌIH:ono i pericol i uelln piemia multipla. Però questi non sono altro che ca~i eccezionali , per cui è nostt·o debito porre in pral ic:o il sistema protilnttico con tutta In pMsibilc accuratezza. I mezr.i ·impicgati sono c>;tremamentc semplici: il miglior conoborauto per i fel'iti è eli CYitarc la perrlita di sangue, frenar immr{lintamC'nte le cmorrngi(\ non appeno. si manifestano, e protrggcrli, per quant-> è po~sibile, contro qualsiasi febbre trnum ntica H'tnplice ron tutti i mezzi dianzi indicati. Così poi, o signori, -comùattete col nostro sistcmn di mcdica tura e col bisturi la sctticemia, In piemia. ~e111plicr, i flemmoni, In cliftcritc, 1:.1 ri!;ipohl r la linfangitc, e state certi che distrnggerrte per tal modo nel suo primo germe il mostt·o J'Oiicefalo della picmia multipla; non vi ha nè illusione uc nnità nel sostenere che la piemia è curabile da qnnlcltc anno in qnn, perchè abbinmo impar<tto a conoscerne le -cause e ad eritnrle. ;..ron isprezzate gli C!'iti della chirurgia minore, 1lclle inci. ioni, drlle fognature, delle irrit:tazioni e di tutti -<Jnt.i mezzi che ho accennati: seguendo questa condotta vi eman('iperctc dal crociere nell'errore che In piomin multipla è una epidemia dovuta a ca.u~c sconosciute c che sviluppandosi ne/-(li infermi nfiidati alle Yostre cnre, non potete far altro che incro('i:ul·i le braccia, mentre quella terribile infermità vi decima i frri ti. • Il far indicazioni tnnto lcg(.(icrc nel propormi di parlarri oggi della profilassi !Iella picmia metastaticn, può solo discolparsi perd.H' il problema che trattava di risolveJTi è .-era mente insolubile. ])esteso quadro della. fehbre traumatica c clelia sua cura non può


CH!Itl"HG!C.~

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Cl>ndcnsnrsi nl'gli stretti limiti d' una lezione clinica. Fra le armi d1irurgiche con cui co1nhnttiamo la febhre traumatica dobbiamo contarne anche varie altre di cui tin qui non facemmo menzione. Le •·isczioni, le amputazioni, l'estrazione di sc he):;ge e di pulir, (J le scctn estrotomie possono consid erarsi, in scuso largo, come operazioni nntipiretil-hc; e per darvi una prova di ciò, ncll'odicrn~t lezione menzionerò brcremcnte un mezzo c-hirurgico nn t ipiretiro. Intendo parlare della trasfusione antipiretica di Hangnc apirctil.'o. l.a conseguenza più semplic.:e della teoria, che molte spcl"ie di febbre traumatica son dorutc al passaggio diretto della materi;l pirogena nel torrente della circolazione, consiste n('l cercar di cQmbattere l'anelenamento mortale del sangue nei casi grnri della febbre traunH\tira. sempli ce, introelucenùo nell'organismo i n fenno un sangue normale. La 11nestione della convenien7.a di p orre in pratica quC'sto tJ·attnmento può essere risolta solo in ciascun caso, considerando le condi~ion i eziologiche particolari. Scegliamo per esempio un caso che può benissimo presentarsi in guerra, qual è la scottatura d'una gran parte della !>uperficie del corpo. In tali condizioni, la prima febbre setticcmica può ghì ac<luistare un'intensità pericoiQsa. Le parti necrosate della pelle hanno bisogno di essere limitate dalla suppurazione e s taccar~i <lalle granulazioni. In questo caso non posseeliamo alcun mezzo meccanico per combattere vittor~osamente la prima febbre tmumnticn intensa.. Potremo consC'guirc; è vero, di diminuire la put ref.tzione elci tessuti, però è da cercarsi ciò che costitujsce semJllicemente una febbre tmuma.tica piemicn, finch è lo sviluppo delle gmnula.zioni opponga una barriera. all'assorbimento ulteriore della materia pirogena. Fino a. tluesto periodo dobbiamo vegliare diligentemente gl'infermi, e si è allora che possiamo faro un miglior prognostico. In un caso eli questa natura tentai per la prima volta di combattere la febbre coll'introduzione nell'organi~:- mo ammalato di sangue normale. A tal uopo iniettai uun. libbm •li sangue apil·etico, preso da. un individuo sano, nel torrente circolatorio dell'infermo, che era minacciato di morte immediata per In. frhbre che aveva. I :ctretto im111ediato fu del tutto soddisfacente; il u1nlato, che C'm. già fuor di sensi, risuscitiJ, per così dire, a vita nuora c c0n una seconda trasfu sione si giunse a sostencrlo, fin-


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rhè si r; rilupparon() completamente le !(l'anulazioni, sul finir della.. terza seti ima nn rlalla ferita. Ham~iunt:t •rnc~t'cpoen, si produsse, è CPrto, nno. c(lpio~a Pmorrn~in prol·cclen te rlalle granulazioni che troncò la rita dell'infermo. Vari altri tcntnti,·i mi dimostraronG tino all'eridcnza l'cft'etlo antipiretico rlella trn-;ftt<;ionc. Ln. tempcr ;ttura sc:cnde per Jliit giorni da .to• o 41• a :-!W o ;J!J•. L'esito dctinitiro dipende sempre rlalla pos:<ihilità d'esaurire in que"to trmpo le fonti ùoncle e111ana la feùhre, ed io concepi>:ro prrfettamcnle l'e~is tcnza rli rasi di qncsta rln~~e. Così potreb!Jc accadere, per c~cmpio, che ci 1\i presentaSSI' J'orcasionc di cnmrc una ~:,rrave f~ri ta d'arma da fuoeo in tm'articol:tzionr, nel momento in cui è "llPJ10nihilc che l'i nfermo soccomha in poche ore alla fehhre che lo tra vaglia, senza che sia posJ>ibilr, d'altra parte, di prnti cnr sn lui una qualche operazione, sia ri ;;ezionc od !llllputnzione. In. rp1anto a me non posso pre:;eutnr alcun Cil"O d'esito !l('finitivo, ciot\ alcun:J. guarigione completa che PO"sc;arifcrirsi nll'a:done antipiretica della tmsfusionc; però il mio collega, il profe~~!Ore Albanese di Palermo, che segui il mio c~empio, fu più fortunato di mc, inqunntochè ottenne almeno una ~uarigione drrinit.ira, 111crcè la trn>fusione antipiretica. l>'nltronrle è un r isultato tanto ~icuro In diminuzionP della febbre mercè la trasfu~ i o nc, che oso clirc oggi ch e quest'operazione sarà un ,·ero mezzo antipiretico per l'epoca immediata della scienza futura. Probabilmente un avvenire più lontano ci farà conosr.ere altri mezzi più semplici per comlmttcre In febbre tratunatica, e per Jli'Cvecler ciò non occorre d'esser dotato di talento profct.ico. La investigazione rnzionale è gitì. cominciata tanto nella materia medica che nel chimismo della. materia pirogena., poichè nel modo con cui Bc1·gmann ottenne la sepsina, Binz ba sottoposto a.d uno s tudio cos cienltio~o gli effetti delhi. chinina nella febbre tmumnticn. Per<'hè non trO\·ercmo in progresso di tempo una certa combinazione chimica, r.he introdotta nel circolo attacchi la scp~ina c ne di.strugga. gli eft'elti pirogcni? Per eJ<~erc consrguente, non dovrei parlare in questa lezionfl dci mcdicnment.i antipiretici, m:t dobbiamo nonctimeno permetterei qncsto rnpiclo sguardo sull'avvenire della scienza, se ci ricordiamo che }ler oggi, diciamolo co ~ì, il centro di gravità d<'lla febbre traumatica gravita ~ nlla chir urgia nello stt·etto ~enso. E possiamo dire che una gran parte,


nostra interrenzione tcrapcutica con~i-trr:t. sempre, in tutti i tempi, nell'eliminare le ca nso delln. febbt:e traumatica coi mozzi chirurgici. Così spero, o signori, che con animo e perseveranza. imparerete a combn.ttere quest'nffezioue me•liante il bisturi e col rostro sistema ùi cura; questo stabilito, ogni capitolo della chirurgia generale e speciale v'insegnerà poi dore c come dovete applicare lo. leva della vostra cura che non feci altro che abbozzare a grandi tratti. Imparate ed abituatevi a farvi re~J'OllSabili d'ogni febbre traumatica, che a.~salga i vostri infermi, c state sicuri che ogni grado di temperatura che riuscirete a to~lierc al vostro infermo è uu s uccesso terapeutico, e un s uccesso t.'l.lc, che, sommando tutti questi piccoli risultati, rappresenta la. salvezza di tante vite umane.

}l(!l' lo meno, delln.

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Snlle grandi ampotazienl eseptte nell'o&peda.le di Betania tu Berlino , dal 1872 al 187~, del ùottor PA.OLo GuETEitllOCK (Archiv. jùr clinische chirurgie vrm Langenbeck, bol. XXII, 1878). In questa memoria l'autore parla con molta diffusione delle demolizioni di membra che nel periodo anzidetto ebbero luogo in quel pio stabilimento, délle causo che le provocarono, dei s uccessi ottenuti, delle malattie consecutive e della mortalità. Scmbrandoci uno studio siffatto importante sia per se stesso, come anche per i paragoni che possono sorgere coi risuitati di Rimili operazioni nel periodo di gue11·a, stimiamo opportuno oft'rirne un breve cenno ai nostri lettori. Jl llUJlVlrO delle amputazioni e disarticolazioni eseguite in ((Uesto periodo di tempo si eleva a 119 con questo intendimento •;he le doppie e le multiple eseguite nel medesimo istante sono computate per semplici, mentre son ritenute per doppie o )'er triple se eseguite ad intervallo. Per questo rispetto le 119 operazioni si riferiscono a 115 individui, tra•i quali furono 45 morti. H.i~uarclo alle cause traumatiche o patologiche che le provo,·arono, le prime in numero di 72 sono eol numero to.tale nella. liJ'OporziQne del oO 0/o con 29 casi di morte (63 °fo del numero ùl'i morti). Anche in questo riluce il fatto che le amputa;tioni • 4

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RIVISTA

pat ologid1o offrono migliori risultati delle traumatiche. Divideuùo Je amputazioni traumatiche in primarie c secondarie si scorge che In sproporzione nella mortalità è tutt.1. a catrico dello ~>ecoude. In 2~ casi di l{Ucsto genere si ebbe-ro 12 morti, cioè 5 in 9 amputazioni del femore, 3 in 7 della gamba, 2 in 2 disarticolazioni dell' omero, 2 in 3 amputazioni dell'avambraccio. r; alt.imo caso 1·igunrda una disarticolazione del piede (Pirogoff) guariu . In 4 di questi casi fu la lesione stessa che procurò la d ~moli:done dell'arto, nei rimanenti 18, tredici volte come ca usa. <li tale operazione fu la gangrcmt traumatica. dell'estremitit colpita. Pil1 che la metà, cioè 7 di questi, operati in seguito a: gangrena, sono guariti, il rimanente della mortalità olt.re alla. gangrena si dC\"e ad icorizzazioni, suppurnzioni articolari, piocmia e simili stati morbosi. ~i atl"errna che il relativo numero delle amputazioni secon•larie forma la. migliore pietra. di paragone pel metodo usato nel trattamento ùellc fratture complicate. Vautore però dice che oltre le fmtture complicate altri importanti fattori spiegarono la loro influenza per far eseguire tali amputazioni a periodo secondario. Tali fattori consistono nell'arrivo degl'individui a periodo inoltrato della le:.ione, nel ribrezzo dei malati ari opemzioni <"hirurgiche per le quali non si decidevano che all'apparire di gangrena vrogressiva, emorragie cd altri sintomi minaccianti la vita, e nella tendenza straordinaria al 1netodo conservatiro, non rilenendo altra indic1~zione per l'amputazione traumati ca primaria cbe •il tritura.mento di un membro. Le am putazioni primarie infatti eseguite per tale Ca.l!ione rappresentano il 92 °/o di tutte lt ~ amput;•zioni 11rimarie escl-(uite per trauma. La moltiplidtà. delle lesioni nel fracassamento delle ossa aggrava in singolar rnodo la cifra della mortnlità; gia.cchè tra le 46 amputazioni ]Jrimarie eseguite per trituramenti o~sei , in 14 esistevano altre gt·a,·i l c~ioni c d ei •!unii ne morirono 7 , mentre degli altri 32 in cui non !\.Verano luogo complicn.zioLù la mortalità fu solo d.i IO. :Oi tre a.mput.uioni secon darie con compli cazioni di altre lesioni imecc ne morì uno solo. i\ol seguente fJuadro l'autore compendia tutte le amputazioni traumatiche secondo la località in cui avvennero, colla rispettiva mortalità :

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Ampuln.i4mÌ tnu nntichè !:!•m'la l'1Si t omr•litJ.ti

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(;ostia Gamba Pi ede (parziale) Spalla ·umccio .A nunuraccio .Artic·olazioni delle mani.

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4R, 28 °/o 3~ , l S 0 1 o Le amputazioni patologiche sono in numero di 46. 1\'leno 4 .ca·, i di amputazioni per gangrena da perfrigerazion i in 2 individui (con l morto) cd l per gangrena spontanea cd ulcerazionò .serpiginosa alla gq.mba, le rip1anenti per r etiologia si riferi:;cono totalmente alla carie (con o sen:ta ncerosi) ed alle neoformazioni. l ,c amp utazioni, in numero di 28, sono cosi dh·ise ; l all'anca (disatticolazione) , H alla co,;cia (ii lllorti), 4 alla. gamba (l morto), 10 <li malleoli (Syme) con 3 morti , l parziale del piede l al brac-cio e 2 all'avambraccio. Queste opera:tioni erano prati(·at c dopo avere esauriti tutti gli altri mezzi curati ri; e tra i !) casi ùi morte ii riguardano individui in cui avemno avuto effetto altri atti operativi, cioè in -i resezioni ed in l un'amputazione. Le amputazioni 11cr ueoplasmi, in numero di 13 con G morti, si riferiscono 2 volte all'nuca con l morto di shok c di perdita di sangue immediatamente dopo l'operazione (5 volt(} alla coscia, con 2 morti), 4 volte alla gamba (2 perùite), l parziale del piede, ed l alla spalla, morto meu'ora dopo l'operazione. L a natura dei tumori per i quali fu eseguita l'operazione era. jn \l la sa.rcomatosa con punto d'origine dall'osso c dal periostio, 2 volte si trattava di epitelioma, l di nti~ocondroma ed l di elefantiasi di tutto l'arto. I dne casi eli caTcinoma epiteliale alla gamba, quelli di mixocondroma e di elefantiasi guaril'ono, non cosi i casi di sarcomn, · 3 dei quali avvenne recidiva dopo alquanti mesi, cioè in l con esito letale dopo 6 mesi, in l per di ~::uti co lnzion e nlln cosri:1 ril a~c i:-~to non guarito per partecipa-


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:dl•ne delle glandole inguinnli, cd in un altro già amputato alh coscia, morto immediatamente in seguito a disarticolazione dell'anca. ~ egli altri !i cn!'i si ebbero -t morti, e ta.le numero eccessivo di perdite è attribui to dall'autore al disturbo di circolo aYvenuto pcl neoplasma, pel quale i tessuti sClmbrano meglio disposti che nelle amputazioni traumaticlt'e alle complicazioni infiammn,toric. Cotest e amputazioni fm·ono eseguite in numero di !)7 sul scs~t> maschile e le rimanenti sul femminile . In r iguardo all'età l 'autore 1·iporta una t abella dalla quale• si rileva. che in 116 casi in cui l 'età era. conosciuta, 71, cioò circit due terzi, si riferiscono ad indhidui tra i l5 cd i 40 anni. L'alta cifm della mortalità è data dalle amputazioni della <:oscia in numero di 36 con :W morti, e dalla disarticolazione ùcll'omero (8 casi con 6 morti). L 'autore si e~tende in confronti tra i vari casi c in ntpporti dettagliati tra l'età, il sesso, la localltù. dell'operazione e le cause (jhe le provocarono; uoi ci limiteremo a ria.ssnmerle tutte nel seguente quadt·o divbe pc1· regioni. .St'!ll>RO DCI C.I::J

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Disarticolazione della coscia · .-\ mpntazione della coscia Amputazione della. gamba Disa1·ticolazione del piede (Syme) Disarticolazione parziale del piede l)i,articolazionc della spalla . Amputazionc llell'omero .>\mputaziono dell'avambraccio. JJisarticolazione della mano

operati

fJIQrti

3 3G

1

2-!

20 8

lO

3

9

13 8

l li :! ....-, l

119

45

8 8

Eliminando dalla cifm della mortalità 3 casi di stupore locale traumatico (Pirogoff), 8 in cui l'esito lct.alr si ebbe in seguito ad altre lesioni indipendenti dall'amputazione, e 9 amputazioni (2 patologiche e 7 secondarie traumatiche) in cui la. morte fu effettofii complicazioni preesistenti, si ha un .mero di 98 amputazioni con :.lf.l morti. Tra le malltttic ehe proYocarono la morte degli amputati :si


• CHIRuRGICA

trovano 18 ,·olte la pioemia e sctticemia, 2 volte la gangre na nosocomi:tle, 1 volta In risipola, l la difterite della piaga erl 1 il d elirium !J·emens. Sii ossen-ò in 9 casi il delirio e d.i questi ne rnorirono 7. Non f11 possibile determinare se tal delirio era dovuto ad alcoolismo o al traumatis mo. L e oscillazioni annuali della mortalita sono molto caratteris tiche. Alla cifra di U su ~O operati nel 11rimo anno (1 872) corrispondono 11 s u 30 n el 1873, 11 sopra 38 nel 1874 e 9 s u 3 1 nel 1875. La sproporzione della mortalità nel primo anno si dc n) attribuire alle condizioni speciali in c ui furono eseguite talune amputazioni (a peri.oJo secondario) e in parte all'os:peclalc, ore s in dall:ìtì9 ave van o dominato alei.me malattie d'iufezioue (gangrena nosocominle e difterite delle piaghe) i cui germi non emuo nncora del tutto spenti. I casi accompagnati da complicnzionc sommano a R5 compresi 45 morti. Dalla cifra della mortalità I'Crò diminuendo 8 casi in cui la morte avvenne rapidamente dopo l'operazione, 12 nei quali .Jc complicazioni traumatiche ('ho provocarono 1111 morte erano anteriori all'op<.>.razione cd 11 <:asi in cui le malattie generali esistenti da lungo tempo influirono, indipendentemente dall'operazione, nd un esito lE:'tale, rimangono soli 14 casi, in cui s i ebbe da fare con accitleutali complica.zioui nel corso dal trattamento. 1 casi in cui, non ostante la complicazione, avvenne la g uarigione, sommarono a •40. Tra questi ebbero lno~o io U la ris ipela traumatica, in 6 !11. difte1·i te delle pi3.ghe, i1\ 9 In gnngt·ana e perforazione dei lembi, in 4 la necrosi ed in H gli ascessi profu~i. • In 8 casi si ma n ifest.arono emorraf{ie consecutive all'operazione, di cui 5 volte primariamente e 3 volto secondariamente eioè dopo alquanti l{iorui da.ll'opernziono. Si do,·ettcro allaeci!Lre nella piaga : l volta· l 'arteria femorale, l \"O!ta la radia le eli l ,·olta un'arteria muscolare dc! tricipite omeralc della gr ossezza d el la raclialc. Xelle 5 emorrag ie primarie vi furono 2 ca~ i di morte, l in una primaria amputazione delle due gambe, e d l in una primaria iUnpu tn zione clelia gamba. Il Jtrimo solo però di t 11ue;;ti casi, per perdi te anteriori di s angue, morì in sC'gui to al111. emorragia, il seco1Hlo divenne ]H·opl'iamentc mortale per dciirimo trcmens.

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• T:!YlSTA

L'osteomicllite del moucone fu osservata solo !) volte. Questa. cifra non è molto grande, c coloro i quali ritengono che l'ostcomiellite dopo l'amputazione sia il punto di partenza dell'infc• zione pi.emica non saranno molto edificati 1lagli esiti che ]ICI' 3 soli furono letali, e di questi, 2 per tale complicazione ed l per preosistcnto tubercolosi. L'alto significato dell'osteomiellite consisto in un ]H"Oluugamcnto del processo morboso per In. neccs:;ità. di attendere il distacco di un grande sequestro c per aspettare il termine di: ogni sintomo infiammatorio prima di passare alla resezione del moncone conico d'amputazione. n vuotamento del midollo infiltmto di pus pratieato due volte nel periodo.aeuto onde abbreviare il proce>:so curativo, rimase di esito dubbio, perchè il }Jrimo caso finì mortalmente per tubercolosi, e nel secondo la sopra.vvegnenza. della piemia diede un altro corso al processo morboso. Questo metodo del vuotamcnto merita conferma. da ulteriori studi. La. conicit1'1. del moncone fu notata 5 volte, 2 in seguito 1vl amputazione della coscia e 3 dopo amputazione della gnmba.. Cagioni manifeste furono in un caso la difterite, in un altro la. gangrena delle parti molli che pro~eguì nel lembo, in 3 casi le condizioni generali degl'individui. Come atto operativo fu adottata la. resezione dell'osso prominente previa la costituzione di due lembi, uno anteriore e l'altro posteriore, per mezzo di una. incisione trasrersale e distacco dei lembi dall'osso cogli elevatori. Il met.odo d'amputazione delle os~a lunghe nciJa. cont.inu itf~ fu il circolare in dne tempi. Lo stesso fu in regola. combinato con due incisioni prrpend.icolari in mollo da formare un nanichetto composto eia due lembi qua.clrali ~e~ondo il processo di Ra.vaton. Alla gamba. fu posto in pratica il processo di Lcnoir, cioè incisione longitudinale lungo la cresta della tibia, ~ quindi incisione ci!·colare ; la cresta dell'osso fu segata. a sbieco secondo Reclard affine d'impedire la pCifornzioue del lombo. Duo ,·olte in un 'nmput~zione di coscia ed in nna. del braccio fu eseguito il metodo a. due lembi in per;;one muscoJo~;p procedendo dnJl'e~terno all'intorno c comprcntlcnllO nel lembo lo strato supcrticiale dei muscoli.


CR!RO IW IC.\

N elle amputazioni prossime alle articolazioni e nelle disarticolazioni fu adottato il principio di un gran(ie e rotonùo lembo anteriore, formato di pelle e tessuto s ottocutaneo, e ili uno piccolo posteriore. Nella disarticolazione dell'omero e nelle persone non provviste di adipe o <li mus0oli, fu talvolta eseguito un taglio circola1·c alcuni pollici nl di sotto dell'at:ticolazione, perpendicolarmente al quale furono condotto due incis ioni verticali, una partendo dalla spina della scapola c l'altra dall'apofisi coracoiùc. ~e risultava, secondo l'autore, un ricco lembo anteriore, facillità d'esecuzione c taglio dei vasi e nervi dopo la disarti colazione dell'osso. ~ella disarticolazione del femore sii eseguiva il metodo o,·olare, prcvia l'allacciatura dell'arteria. femorale al ligamcnto del

l'on}mrt. (~uestc

operazioni erano cominciate come alte amputazioni della coscia, c senza successivi tagli venivano modificate come llisn.rticolazioni quantlo si trovava indiCllzione al distacco dell'int.ero osso. ~elle amputazioni e disarticolazioni del piede è 1la. f1lr menzione clw in nessun caso di cm·ic fu condotta a buon termine l'amputazione os teoplns tica di Pirogoff, e se talvolta fu usata, l'estensione della carie all'estremo posteriore del calcagno richiese il distacco di quest'osso alla Symo. Onde impedire le raccolte purulen te nel cavo della fe rita, fu eseguita una conu·o o.pertut·a nella. parte più decli re. N ella disarticolazione mcdiot:wsiea di Chop:wt si praticò la tenotomia del tendme d' .\.chili e c s i .rius cì ad impedire al moncone di prendere la forma di piede equino . .Nella maggior parte delle amputazi.oni e disarticolazioni eseg uite dopo il l8 7i:l fu adottata la fasciatura. elastica di E smarcll. <.;ertamento dopo sciolto il tubo costrittore l'emorragia era molto )liù forti\ che quando si praticava. la compressione dell'arteria priucipal e,~a pel numero degli assistenti si arrivava presto a dominarla con un maggior numero ili allacciature. Come materiale da legatura si adoperava. il catgut, e non di rado la seta. .N elle emorragie venose non s i traln.sciavauo di legare anche le ' 'elle. Secondo la scelta del metoclo consecutivo di cura si taglia\" ano i fili immcdiatameute al nodo o si lasciavano lunghi: tnlyolta si recidemno solo que lli dci piccoli \"a~i. I lembi spes.;o s i


728

RlYlSTA CIDRURGICA.

riunivano con punti di cucitura eseguiti con seta o fili ùl'a.rgcnto,

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di raro con catgut: I tubi da drenaggio venivano fissati a posto prima della cucitura. Xon si è adopet•ato in tutti lo stesso trattamenro cousecutiro; ma questo sì è adattato ai casi e spesso sì è dovuto Utodilicai'e nel trattamento di un singolo caso. Il trattamento all'aria libera • si è usato raramente perchè si lasciava scoperto solamente quel moncone che non era riunito con punti ùi cucitum, all'incontro in un g1·au numero di casi il trattamento all'aperto si è moditirato col coprire il moncone già. riunito con punti per mezzo di una compressa semplice o fenestmta o con un po' di garza. Queste erano intrise d'olio o di semplice acqua od in 111na soluzione ùisiuf.3ttaate, colla precauzione d' ìnumidirle appena si usciuttassero. Una o due volte nelle 24 ore s'irl'igava la piaga in tutte le sue anfrattuosità con soluzione disinfettante. Appena la. piaga si coprira di granulazione si adottava la medicazione con filacce. Queste o l'ovatta o illint (filaccia inglese) erano imbevute in una soluzione disinfettante (iperma.uganato di potassaJ tino alla cicatrizzazione, cambiando spesso la medicatura onde favorire la spoliazione c la nettezza della piaga. Il trattamento antisettico fu impiegato negli ultimi due anni e raramente secondo i rigorosi precetti di Lister, ma moùiticato secondo le prescrizioni di Bardeleben, Thiersch e dell'autore. Questo trattamento non ha trovato un hnpìego esclusi~o in ogni caso, giacchè in alcune amputazioni patologiche e uelll' secondarie traumatiche, 11elle quali la demolizione delle mewbm llovem accadere nel dbtretto delle incisioni causali, esso non cr:t particolaruumtc appropriato; infatti nelle primarie traumaticue di quest'ultima. categoria sebbeue il metodo si fosse impieg<tlo sin dal primo giorno, dovette modi li cars i nel senso ùcl t.ratt:llllCil to all'aria libera. Altri metodi di l!ledicazione oltre i menzionati non furono posti in uso. I bagni }Jrolungati o letirrigazioni furono impiegati nell'amputazione delle dita, ma giam.ma.i nella :asportazione di grandi sezioni di estrelUità. L'autore nou ha potuto acccrtar;;i se questa condotta abbia avu to iufiuenza snlhl murb\lità e s ui ris ultati.


RIVISTA OCULISTI CA - .-.·~ -

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• Delh' cheratoscopla come mezzo diagnostico n «'i diversi sbttl amctroplcl _dell'occldo, del dott. Mt::->ot~, medico aiutante maggiore. (Coutimwzione, r. n• r;, giu:quo, pag. 630.) 0:;seruG~%io ne

- Peti t, soldato, 26 anJtL Dai due lati sintomi

~naloghi.

Alla cherato!copia si \'ede una mezzaluua d'orubt'<\ perif~rica, sottile o molto fosca, il margine dal lato della concavità s'arresta nettamente c termina non giiL fondendo ~i nello ::ofaYillamento, per mczz•> d'una llegradazione progressi n~ di tinta, ma all'occhio destro è manifesto che la IUezzaluna d'ombra è t>iù !:> tretw ancora, seml.H·a non e:;sùre che la met-à. di qut>.st'ultimo. Questa mezzaluna d'ombra è situata al lato del disco luminoso ; quando s'illuminano successivamente le estremità d·uno stesso dia111etro si n ltlc lJ.UCsta mezzaluna passar da un'estremità all'altra della periferia colla evidenza la più 'manifesta, e gira uniforrnissimamente alla perif'Ct:ia del lato rischiarato, quando s'illlprimono moti ù.i circumduziouc allo s pecchio. Vasi reduti nettissimament c da !ungi col solo SlhlCCuio e moveotisi uello stesso senso tli questo: ad immagine capovolta la papilla sembra grande e poco netta. Xon hav\'i astigmatis mo. l\on può leggere se n~a lenti: a sinishn ci vuole una lente biconvessa. di 5 diottrie, a destra una lente eli 7 diottrie, perchò possa leggere il ll 3, e ncssnn 'altra lente può aumentame l'acu t c~za. 0


7:30 ~ otimno

inoltre in quest'uomo uno ;.(r,\bismo pronunziatis:.imo, convergente alternante, ma di preferenza a destm, va.Re a. dire che è losco generalmente dell'occhio des;tro, ma che se lo si fa guardare con quest'ultimo occhio, chimlcnùo il sinistt·o, e elle in seguito si lascino apelti ambo gli occhi, guMda per t1uaJche tempo col destro, restando il sinistro in istato di strabismo int erno. Quest'ipcrmetropia che vel-(giamo complicata d'ambliopia, m >roducc in quest'uomo un'astenopia tale che in certi momenti il suo muscolo cigliare stanco si 1:ilassa tutt'ad un lmtto. Da un auno in qua venne due volte a. trovarci in queste condizioni, non aveva piit che immagini assai difl'usc, dovute ai cerchi tli dift'usi&ne che surrogavano sulla sua retina le immagini nette, al punto che egli non poteva guidarsi che tliffil'ilmente. Xoi facclllmO cessar subito quegli accidenti instillandogli in ciascun Ol.'chio aJ•:une goccic d'un collirio con solf1tto neutro ù'eserina, che ricondusse rapidamente le contrazioni del muscolo cigliare contemporaneamente a quelle dello sfintere vupillare. ..J..• - Cornea dell' occhio fi:SlifJIIllltico. - L' astigmati.:;mo 'lnando in tutto o in parte risiede nella. eornea, ù manifestissimameute rivelato dalla chcratoscopia. L~ leggi che presieù<Ono al giuoco dello sfa,·illamento c dell'omlml. nelle I.'Omce cmmetropi ud ipermetropi o miopi, trovansi pure applicate nelle cornee n:>tigmatiche, poichè quc,-tc ultime, almeno nell'astigmatismo r egolare, sono <·omposte di meridiani che hanno raggi di diverse incnrvature, ma. appartenenti sempre aduno dei tre tipi dtc analizzammo prec:cdcn temente. Soltanto l'esame dovrà. essere piit minuto che per le tre categorie precedenti, giaccbò le parti sfavillanti o fosche, in lu<>go d'aver sempre de'rapporti di superficie c di situazione identici, saranno situate in ~;uise tli,·erse, \'(lriabili, car>ricciol'c, scCOil'lochil si esnmineJ•à. successivamente ogni mc1·idiano e le estremitiì. di ciascun meridiano. I:n-~tigmntismo patologko comprende dapprima due grandi divi sioni : A ) .\.stigmntismo regolare; B ) Astigmatismo inegolare. Di ciamo suhito che n ell 'a~tigiiHlll"mO rrgolarc •arù -;cmprc i<t-


OCULISTIC.\

73!

cile tl.i riconoscere abbastanza ra.piùnmentc le parti fosche e l't, s favillanti ed i loro diversi rapporti , di stabilire per conseguenza una diag nosi od almeno grandissime probabilità. sulla no.tura dell'affezione; s'avrà. spesso cosl una guida preziosa, poichè no1Ì è raro, quando non s'ha. rhe la prova. delle lenti per istudiar(} queeti cusi spesso delicatissimi, di non giungere che dOllO d'aver lungamente tastato; la cheratoscopia è chiamata dunque a rappresentare qui una parto impo.rtantissima. L'astigmatismo irregolare potn\ essere riconosciuto anch'esso, ma l'analisi completa ne sarà per lo meno difficilissima, come l'è ug uahnente cogli altri processi d'esame e colle Lenti cilin~riche che non possono correggerlo. A ) L'astigmatismo regolare comprende più tipi: il più delle volLe le differenze di curvatura esistono fra i meridhlni orizzontale e verticale, o so ltan~o in uno dei due, l'altro restando normale. Supporremo questo caso per.Ie nostre ùimostmzioni, poichè è il più abituale. Applicando del reslo i principU suenunziati, è facile prevedere quali sinton1i porgerà la cheratoscopia. per le cornee astigmatiche, qualunque· sia l'inclinazione de l o dei margini meridiani anonnali. Quest'astigmatismo regolare si divide in a) miopico semplice; b) mio pico composto; c) ipermetropico semplice ; d) ipcrmotropico composto; e) astigmatismo misto. a) Xell' astigmatismo miopko semplice è spesso il meritliano verticale che è miope, rimanendo normale l'orizzont.alr_ La cheratoscopia dà i segni seguenti : se s i es1~mina il meriùitmo orizzontale illuminando successivamente la metà interna e la metà esterna della cornea, si scorge !"ombra che occupa le stesse parti che suole occupare sulla comen. emmetrope. Essa è situata dalla parte del disco illuminato, non arriva s ino al margine corueale e proteudes i alquanto s ul suo centl"O. Esaminando n"cllo stesso• moùo il meridiano verticale, il lato illuminato è sfavillante, e lo sfavillamcnto si vede sotto la forma d'una mezzaluna. periferica o d'un triangolo a base periftJrica e ad npicc ùirettn verso il centro corneale, secondochè il g1·ado di miopia. di qucst.•> meridiano è c.lebole ocl elevato, essendo fosco il resto della cornea. Se allora s'imprimono allo specchio movimenti di clrcumcluzione, si scorge un saltelJnmeJito d'ombre c di sfavilla.menti~

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7 32

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HIV !STA

<:iascuno dci quali occupa sempre regolarmente i mcdesin'ii \muti. S'an·iL dutlltUC cosi la diagnosi dell'affezione ed il suo grado prol!itbile. Se lo sf<1villameuto occupa appena una. mezzaluna sottile, san\ una miopia lieve, eù è probabile che uua lente dlinùrka coucara d'una diottria circa, asse orizzontale, correg{.r<l la miopia. l'Ila sr lo l:-fndllumt-nto occuj111 tutta la metà tlella cornea c ne oltrepassa and10 il centro, si potrà immantinenti prorare una lente cilindrica concava ùi a diottrie n li . f1) ~eu· a.,;tigmatisliiO n1i•1pièo composto i due 111eridiani sono tuiopi, appartcncmlo entrambi a raggi di cun aturn }Jiil <:orti di <tuello della comea uormaie eLI, iuoilr c, tli,·crsi nelle loro lunghezze ..\1 raggio più tot:to corrisponde il uwridiano più miope.lu questo caso lo sfarillamento sani sempre alla }leriferia. d el lato illuminato, ma imprimendo allo specrh io movimenti di ~in·nmùuziun c, si vcùrà che, seconùochè si passa dall'estremità di un mcriJiano a quella dell:altro, lo sfavillnmcnto occupa una .<-upcl'fitio p iù O meno grande. S~, per esempio, il meridiano \'el'til:aJe è il più miope, lo ~ f,lrillamento sarà più e~tcso in alto e in ba:-so thc sui lati estemi cd interni. Collocauùosi nù una clistamm tale che s'illumini bene il fondo ·d~ll'occ-hio, collo specdti o solo si accerteranno i segn i dclh\ uliopia, si vedt·anno i Ynsi dirigersi in senso inverso ùcllo S]Jec..:hio, e ~c a questo specrh io s'iuaprimouo movimenti ùi va e ricuc nella direzione del meridiano iJ più miope, si reùrauno que-.ti rasi più ncttalllcntc che allorquando si ripeterà questa esperienza nd senso del lllC'riùiauo il meno mi011e; ciò a toudizioue, lJC'n inteso, che la. tlitl'crcuza im i due gmdi ùi miopia sia molto ncccnluata. . c) ~ cll'astigmntismo ipcnnctropico semp\ic·e è facile prevedt•re i :;i ntvmi che prc:;c:nten·l la cheratoscottia. ad ogni c:~ trc­ Htitù. del mcriùiuuo ipermrtropico, l'omhra sarà alla periferia tanto più sottile c più fosca, che l'ipennetropia sarà più pi·onunziata. Xell'altro meridiauo Yi :,i accerterà l'ombra situata come JtClla torn ca nonuule. cl) Xcll'ustigmnti.:.tuo ipC'nnctropico compos to l'ombra è fog.~inta a mezzaluna periferica, com~ ncll'octhlo regolarmente iperuletropr, ma con c1ucsta dilì't•J'Cnzn, ch'essu sarà meno estesa in .supeditio c più fosc1l ati ogni es tremiti\ def meridiano il più ipermctrope.


OCl:I.ISTICA

e) ~cll'a.!'tigmati~mo misto un meridiano i! miope, m('ntrc raltro è ipcrmctrope ; ma ciascuno di es:si rappresenta nna curra regolare. Dnc meridiani sono dunque em•nct1·opi: come rlirrziolu', e"si sono ora diretti, ora ohliqni. Se una tornea ansse tre dri suoi rncrirliani in questo caso, es~a nppartcrreùho nò un :l$ligmatismo irregolare, qttanò'anr.hc quc~ti meridiani, dil·et·l'i fra di loro, appartenessero, ognuno nel suo genere, MI uua curva r c!{olare. È facile prevedere gl'indizi che somministrerà la cheratosc0}1ia, de:ocrircndoli non faremmo che ripetere ciò che abbiamo detto J>reccdcntemente delle cornee cmmetropi regolarmente; dnrcm•> una osservazione interessantissima a questo ri.,uardo. Essa concerne un uomo che Yeclc bene da lontano c da vicino coll'occhio sini;;;h·o, ma il suo occ·hio dei'tro è ambliopico e prova le piì1 grandi difticoltà p()r timrc al ber~nglio. Egli fu im·iato a-1 signor medico principale Cuignct pcrchè fosse esaminato; noi avemmo l'occasione di \·edcrlo c ne racc.oglicmmo accuratamente l'osl'ernl.zionr, che è delle ]liù interessanti da c1uesto punto di vista. c:he in lui, fatto ahhastnnza raro, sono ametropi due meridiani ol,lirtni. o.~.sei'IJ!tZÙI/IC. - Guillaum(', d'anni 2:J, soldato nel 43° rcggilll('nto fanteria, vede brne col suo occhio sinistm, il quale è normnle sotto tutti i rapporti, ma de\·c veder malissimo coll'occhio d e~tro , mas~ ime da lontano, 1listinguc appena il hcrsaj:{JiO a 200 metri. Quando gli si dico di guanlar un ogg~tto, il dito per e~cmpio,. che si avricina n. lui lentamente fino a toccarnc la radice del naso, l'occhio sinistro converge e fi ~sa costantemente il dito, ma il rlc:-tro si getta tosto all'infuori c non può seguire il dito nel suo ll\'nnznrsi. Xon v' ha strabismo. c~uest'occhio tlestro prescnt:1. alla chcratoscopia i seguenti caratteri: irnpr·imcnclo allo specchio movimenti di circumduzione si Yede che in alto c in fuori, in dentro e in basso, rale a dire ad ogni c~tremità del meridiano diretto obHr1unmente d'alto in basso e dall'infuori all'in dentro, e seguendo l'estremità che s'illumina, uno !<farilla.mento orla In periferia comcalc sotto forma di mezzaluna dn.l lato illuminato~ il resto rimnnendo fosco. Questo mcridiano oùli<[UO scmbrn npprossim:m:i più alla linea ori?.zontnlc


r

734

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IUHST!

d1e alla ,·erti cale, e si crcÙP poter affermare che la cornea è miope j n l) uest.o senso. Himnngono ad esaminarsi i lati interno e superio1·e. esterno t•d inferio1·e; qui è l'ombra che noi troviamo dal lato illuminato, .dò che ci indica. uno stato ipermetropico. Cercando allora di vedere il fondo dell'occhio col solo spee<·hio, a circa 0,30 centimetri, si vedono i vasi che camminano in ~li versi sensi, uHt non si può rendersi esatto conto ùcl loro andamento. Se allora s'imprimono allo specchio dei moriment.i secondo il meridi;mo che sarebbe miope, cioè dall'alto in hnsso e ~lall'indentro all'infuori, si vedono i vasi che vanno in senso tlelmcridiano che pan·e ipcrmetrope alla ci.Jemto.scopia, ci oe ~:-econdo un diametro che andcrebbe d'alto in hasso e di dentro in fuo1·i, si vetlono distintissimamente i vasi ch e si dirigono nel ~cuso stesso dello specchio. Questi fatti si rivelano con una nettl'7.Za perfetta, c questo secondo elemento diagnostico che conferma in ogru punto con tanta esattezza gli inilizi somministrati •lalla cberatoseopin non fa che diventare di più in più eYiclente .a misura che si prosiegue nell'esame di quest'occhio.

Si fa uonissilllO l'immagino dritta con una lente biconvcssr~. di

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:1,50 diottrie applicate dietro allo specchio e .guardando wolto da Yicino. Si Yede la pupilla assni ingranditn, essa ha la fonna ~li un 'e!issi a gran diametro diretto d'alto in basso e dall' infuori all'in dentro, secondo il senso del meriwano miope, tutto il suo margine interno e superiore è circondato d'una fascia di pigmento nero (fisiologico) e di più mentre i margini superiore interno etl jnfcriore esterno sono netti rappresentati da contorni perfettamente delimitati, i margini superiore estemo ed inferiore intl:'rno non sono punto veduti nettamente e sembrano nchulosi. Ad immagine capovolla la papilla pare piil piccolo. che aù imlllaginc ùl'itta, essa è sempre manifestamente clittìca, llla in senso .contrario (il suo gran diametro è diretto d'alto in basso c ùall'inùentro all'infnori); l'orlo pigmenta.to invece d'essere in dentro cd in alto è in fuori ecl in basso, e di viù sono i margiru superiore interno cd inferiore intl:'rno che vengono ,·cduti nettamente mentre gli altri sono ncbulosi cd n contorni po<'o netti. Hesta ad esaminarsi l'acutezza visiva ed a trovare lenti correttrici.


OCUU Sl'ICA

Non può leggere che il n• 20 della scala Galezowsld a liO cent imetri. Gli si presentano allora le aste orir.mntali e verticali, c n-dc ugualmente male le une c le altre. Si allontanano a una dis tanza di due mct.ri, c le vede ancora t orbide. S'inclino. allora lentamente il fJUnderno su cui sono tra.ccintt•, facCifdogli suhire un moYimento di rotazione attorno nl suo centro, pnr la~cinn­ dolo nel piano .rticalc, e tutt'n un trntlo egli dichiara n •tl(•r b t' ne uno dci quadrati. S i lascia allora il qundem o tmmouile r si riconosce che le as te da lui Yedute bastantemente br ne sono indinatc relati\·amente al s uo occhio d'alto in basso e dall'infuori .al\'indentro, direzione lH'rpendicolnre :ù suo meridiano ipermetropico. Ma siccome ~: i sa che una. linea posta in qualsiasi modo dinanzi all'occhio va a. fermare la sua immagine sulla retina, seg uendo una linea la cui direzione è perpendicolare a ttuella là, lil 1lostra prima diagnosi ~ così confennata nel modo il più maJtifcsto. Ccrchi!uuo la le n te sferica con vessa colla quale vede meglio che sia possibile queste linee alla distanr.a ordinaria, e tro,·iamo una lente di 2 dioittrie. Si rinnova la s tessa esperienza per l'altro meridiano, cd abbisogna una lente concava di 1,25 diottrie percbè veda nett.amente le aste dirette nella direzione perpendi colare al suo meridiano miope. Poniamo que&tc due lenti cilindriche nell'occhiale, la cilindrico ' coucJwa di due diottrie, a sse diretto d'alto in basso c dall'infuori all'indentro formante coll'orizzontale un angolo di ar,• npet·to all'indenh·o ed in basso, e la cilindrico corn·essa di 1,25 diottrie, a sse diretto d'alto in basso, c dall'infuori all'indentro, fa cendo coll'orizzontale un angolo di 3!i• aperto all'indentro ed in basso. Vede allora. alla distanza ordinaria altrettanto bene i due quadrati d'aste in tutte le posizioni, e può leggere il n• 12 della scala tipogmfica a nn metro. Non è possibile di ricondurre la sua a cutezza a un grado più alto, ciò che è naturalissimo: quest' occhio avendo perduto l'abitudine di vedere, la sua retina. si trova considerevolmente meno sen sibile, e per conseguenza la sua. acutezza. diminui ta. . Tuttavia dobbiamo far qui la parte di ciò che potrebbe essere dovuto vuoi ad un rlifctto di precisione assoluta delle lenti, vuoi nnrhe nd un liere difetto di precisione della diagnosi. Più volto

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n1limmo il signor Cuignet esprimere l'idea, financo la presunzione che la cnrva.tnra di uno stesso meridiano può essere differente alle sue due estremità, ma che qtu~~ta inegolarità è finora. cO!:ì poco tn·evcdut~. conseguentemente co~i poco sturiia.ta., che tino a. mtO\'''Onlinc non potrà tcncrscne che un conto con,lizionato. · Quesiti casi d'astigmatismo misto possono vArc all'infinito: 11m 'clati i caratteri proprii di ciascun me ridiano ametrope, sarà. farile di analizzare i giuochi dello sfiwillarnento e dell'ombra, e per conseguenza di riconoscere sicummetltc di quali varietà d'amf't.ropia si tratta. e quale è ln. direzione <lei meridiani anormali. B) Circa l'astigmatismo irregolare che consiste non solo in que-,to che più di due meridiani hanno raggi d'incur vatura di lunghezze diverse, ma in ciò che i vari segmenti d'un meridianfr possono appartenere a raggi d'incurvatnra. di lunghezze divet!>e, si accerterà alla cheratoscopia un salte llamf'nto d'ombra e di ~fnYillnmento irregolare bizzarro che sad impossibile di analizzare, ed. aU'illmninnzione laterale si vedrà che queste cornee sono trasparenti in tutti i punti. In questi occhi ad immagine drittn c1l arrovesciata., la papilla appare spesso irregolare, contorni. netti in certi punti, mal delineati in altri e cambianti. Quando si proveranno lenti, non s i giungerà mai a. restituire l'acutezza normale; tutt'al più s i potrà qualche volta migliorare la vis ione con una lente sferica, concava o com·essa, secondochè le

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anomalie d'incurratum apparterranno più particolarmente al •tipo

miope o d ipermctrope. u• Con1ea conica. - Nella corneo conica o cheratocono, eioò la. cui convessità è pronunziatissima, troviamo i sintomi cherato!'Copici somministrati dalla cornea miope, soltanto ass.~i più aC'centuati che in questa ultima., vale a dire che la quasi totalitl\ delJa rornca è sfavillante, e che non v'ha che una sott.ile mezzaluna d'ombra periferica posta al lato opposto a quello che s 'illumina. G•. Cornea decentrala. - Questo tipo s' incontra. noli~ coruee n'l'c un cherntocono è 11isposto in tal guisa. che il suo apice no n èMl'ÌiòpOtHle al ecntro dclla membrana trasparente. :\in. in qu«'HO ea<;o, consccutire a stati infiammatori, in eguaglianze cd opa.cit :\. piit o meno pronunziate in uno Q p:uecd~ i punti proclut:ono nll:1.

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cher;1.toscopia giuodti d'vmbrc e di ~r~willamcnti vnriaùi!i.;<imi c capt·il:ci osissi ttti. Xon avviene più lo ~tl'~SO per le corttrr affetlc ùa dcccntmmento congenito c che non furono mai :;cde d'alcun proce,;so intinnunatorio: l[UCste cornee possono appart<'nere al tipo cmwetropc, miOll e otl ipermctropc, cd allom c ~:<c ùarnnno alla chcratoscopia sintomi ùcllc loro ùircrse conformazioni. Tali anom:t!ic sono rare c noi tinor:~. non ne incontmmmo. II signor medico principale Cuiqnet ne citò due osservazioni intcrcssa.ntissime ucl Recueil ll'Opltt(llmologie (luglto 181~, p~tg. 3:H ). E sse si riferiscono entrambe a cornee emtlll'lt'OI.Ji clc ~llnl rate. Conclusioni. - Ora possiamo conclttllet·l· che i; r~ale la propo~izione da noi cmc,sa in prinl'ipio di r1ue~to las oro, cioè': che nei dirersi stati nmétt·opici dell'orchio ltt. cornea porge per mezzo tlclla chcrntoscopia sintomi mriati, ma speciali n. ciascuno rli <JUCÌ ditiercnti stati, e piit o meno accentuati ~ccomlo il 1-(ratlo piit o meno pron1tnzia.to dcll'amctro}' ia. Hiepilo~anùo in poche pm·ole a!Jbiamo ,·cùuto che : X ella cornea eJtuuctropc l'omhrn girn all'entro, ma inmilcntlo sempre il lato illuminato, ha b forma, d'nn triangolo il cni· apice abbraccia il polo di ttuesta membrana, c la sua base verso il <.!Olitomo Jmpillare sempre rirolto rerso il centro •1cl ùisro eli luce tli !t'usa; lo sht villamcnto si tl·ora al lato opposto; ~ella cornea miope lo sfavillamento i; a!lc\ periferia del htto illuminato, cd è tanto piit esteso in snpertil'ic clJe il grado tli miopia è più alto. Questo sfa,·illnmento guarda il centro Ùtll tli$C:l illnminantc, esso è periferico c scrnilunarc nrlla miopia lierc ; s'ani<"ina al polo comcalc e prende la form:t tl'ian~olarc ancon1. un po' raga. nella miopia di gr:tdo mctli o ; ah!Jracria tutto il lato cd il polo cornea le nella miopia el era tll cd ha, ht forum lltltcnuinata d'un triangolo. L'ontbrn :;ta al lato opposto; Xeli' ipcnnctropia l'ombra è alla twrifc;·ia, dal lato illuminato, etl è tanto più pcrifc~C<l. c fo, c:t, ttuanto ma ~~iornwntc è pronunziata l' ipcnnrtropia; Nell'astigmatismo si trovano questi direr:-i tipi d'ombra c rli sfa.villamento scCOJHlo la. categoria d'ametropia a ,·ui nppartcngmto i lliver~i mrrirliani. Dobbiamo al signor dott.. Landolt la ~pi rga zionc rl rlla ca.u;:n.

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che li proclurr, che ne regola il giuoco, che rencle la loro tinta pii1 o meno fo:sca o sf.willante, cd essa rippsa wl seguen te vriucipio : Quando si manda, mccliantr LUI O specchio tl'ottalmoscopio posto a circa 0,50 centimetri, dei raggi luminosi in un occhio, si procluc:e sulla superficie rctinica una immagine capovolt:f, sia que~ r occhio cnunctrope oti am etrope ; ttucsta immagine capovolta l'liC':,{Uirà. du nque sul fondo dell'o~chio ùci mo,·imcnti inversi a 'luclii impressi allo specchio. Ora nell' ipermetropia, uoi perct!piamo una ilmnngine dritta degli oggetti elci foudo delroccw(l o.;,crralo; r Ìllllll l\.!~in e cl ella fiamma proiettata al fondo ,dell'occhio è adunque r l'ùuta nella sua po~ izionr reale, cioi: arTO\'('f;Ciata, c 110i r crliamo qne~ta immagine e eguire i movianenti cùe essa realmente subisce, vale a dire opposti a•r,uclli dello l'peccbio. Nella miopia noi otteniamo del pari una immagine <UTOI'esciat.a s ul fondo dell'oechio, imlllaginc che Ya. in senso in,·erso ùei mo>illlcnti impressi allo specchio. ì\fa si sa che l'o~scrratore, cbc t;U<lrcla n una certa !li:-tauza in un occhio miope, ottiene dal fondo di rtucst'occh io nn a imma:ri ne capoYoltu degli oggett i. L· immaJ;rine di questa fiamma elle fa parte degli oggetti del fondo d<'lr occhio, il rpinle l'imanda ragjji luminosi a tra.v er~o ln cornea, fenomeni chi' abbiamo stu!liati ~otto il nolllc di cla eratoscopia, c che è capovolta realmente iu fondo clcll'occh io, e vicu dunque uun scl!ondn volta capovolta dall'occhio dcll'os-;!·rriltorc. I moviaucnti c·h 'cs..:a csegui s~e ~cm hnmo pert:mto rovesciati due volte c· ~ono allora identici n quelli dcllo ~pccchio. Gli ù perciò c;he in un occhio ipcnnetropc si rede l'ombm post:t dal lato tlella gran •mperHt:ie del disco luminoso c che nell'occhio miope e lo sf<n·illamento cornealt•, vale a dire sono i raggi luminosi che s<.'mùr:UJO riflc,..,.,i clallnto della maggior superficie ùel disco di luce dift'u~a . Dicen!lo :::f.willamcnto corneali.' noi intendiamo sempre tlire che ):(li è al fondo dell'occhio. sulla retina, ch ~succedono quei tenomen i che noi osserrinmo. Quei fonomeu i si osscrrauo in Lntt.i gli occhi a.metropi, si tra t li d'ametropia assile o d'ametropia da refrazionc. Si obhicttcra forse che la nostra statisti ca uou versa sopra un nnnaero snfliC'iente di ~oggetti , ma risponderemo n ciò che ab-

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biamo avuto occasione òi e. aJtlinarc un grandissimo numero di nmctropi e che al>biam selupre ri~.: ono~r iuto che le anomalie rlcl loro apparecchio diottrico ed il gn\rlo di esse si rivcln.va allt\ c!Jcratoscopia a segno di potcl'la uti.lizzat·e qual regola t;('rta. FinaltiJCnte, appoggiato ad una waggior esperienza della noi>tra, il signor Cuignct ci ha riprtutamente atrcrmato che le a.nomalie funzionali gli sembrarono lewt te ad anomalir c h erato~copi­ the, c che da un pezzo h a contratta l'abitudine di fo rmarsi .con questo modo ù'c;;ame nun prima cd il piit sovente una gi•u'r:t opiuionc sullo stt1.to particolare della vi~ioue. lJi ciò si puù com·iuccrsi atlopemnùo que~to }Jrocesso iu ogni e~ame ottalmoscopico ; si fa fac i li ,;~jmam cnte, e IJUando se ne ha alquanto l'al>itucline, lo si praticn, raphlissimnn1entc. I~a c!Jerntoscopia porge un mezzo diagnostico rapirlo nell'ametropia, e s pes::o })rc:;:ioso nell'astigmatismo, abùrcriando le rin•rche col~ c !ru ti corrrtt.rici, riccrcllc lnnghe c :;pcs&o noiose }l Cl 111alato e IJCl medit·o. Senza dubbio altri mezzi d'inrestignionc pennl'ttouo di gi un!!Cre allo ~tesso ri:.:nltato, llta pare che }!Cl' lo ~tutli O (• l'c,.;amc cleU'appareechio rli ottrico che domanda sovcnti attenzione e ric:crche minute, un procc!'SO eli piit, che ri~coutra gli altri, conferma talrolta una diagnosi indecisa c tal altra volta mette rapidalllcnte sulla. ,-ia in un c;tso compii cato, dcr'csscrc messo a. profitto e mollo adoperato nell 'e~alllc dcll'occlùo. L'ottalmologia dere al signor Cuignct, medico principale, t[ UCf'to processo interessantissimo ù'es;lllH', c noi <-retliamo fare un'opera utile coutribucnllo a volgarizz:arlo c a srolgcrlo. Xnol'l stn(11 s uu·eserlna, ciel dottor ì\foun ( A IIwtleo rf'ucu l i al ique, maggio-giugno l iii8).

t uno studio parte fi siologico, parte clinicp sull'escrina qne~to, \]i cui è autore il capo della. C'lini ca del prof. Ad. ìV cber. l'cr c1uanto concerne l'azione fisiologica di questo akaloide applicato lo<-almente sull'occhio, conoscia.mo gt:l. 'lualchc cos11 delle iòcc e dello esperienze di Ad. W cl>er ( l). Egli crede che l'applicazione


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• 7-!0 locale ,}c!rc-<crina produce su tutto le fibre contr:tttili non ~h'i:li elo . tcs:;o etfctto che su qnciiP del mn sl:olo ciliare. Cosl all'ottalmosropio Cf!li h n o~~et·vato dr Ile con trazioni vermi co lari dei va5t rctinici e coroidei rimtor:tntisi rln otto n dieci vo!tc per minuto.

L'csct•ina applirnta lot'almente snllu membruna inteJ•digitale della

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rana provocn dello pulsazioni nelle 1oiù piccole arterie. (~u csto alcaloide pare che abbia eguale azione sui muscoli estrinseci delrocchio j voi ehè la sua npplirazione ha aumentato il potere di frmdcrc lr imm:1gini doppie. Cono~ciamo la influenza della esct·ina sulla pressione ncllru C.'\mct·a antcrio•·e c dietro il cristallino, diminuita al davanti aumentata al di dietro. Questo effetto fisiologico può servire a numerose indicazioni terapcntichc. _<\ l contrario di quanto crede il \Vecker, il \'V cher atrerm:t cltc l'eserina non è per niente an ti. l.'ttirn; che batteri c funghi si svilupJlano bc ni ~simo nelle soluzioni anche di 5 °/o di escrinn,. Di })i Ìl Schmit-Rimplcr ha dimom·ato direttamente che il mescolare l'escrina. con la. secrezione infettante di una blenol'l'ca del ~acco Jagrima1e non fa perdere punto a questa le sue qualità rirulenltc. Ecco, sccomlo il \~'cbcr, quali sarebbero le Yarie indicazioni della eserina: l o nitfcr enti cn;;i d'nlcerazioni puruleute e di estese penlitc della cornea. 11 buon effetto derirerebbe dalla rliminuit.a tensione· della camera c clu11o nl'celcramento cl,cna circolazione c della 110ti·iti<Hlc the deve i'isult<ii'e dullà con tì'llzione t'étinicà delle piccole arterie. (~u cst'nltima consc~<ucnza de\·e impedire la. stasi sanguigna c la. mori ifìrazionc consecutiva dci tessuti ; 2• ~ e11 o stafiloma comrale, nella corn ea conica, nel proln.sso dell'iri olt\ nel cheratocclc c n('liC pc_rforazioni corneali pcriferuche tanto ft:Ct[UCilti come ronsPguenza della cheratite flittenulare, c pur nnchc nelle macchie corneali; rcscl"ina, a detta ùcl \Vebcr~ Jn·otluc-e otti mi clfctt.i; 3" Xcllc infiammazioni <'ronichc dc11'iridc non devesi usar()o la. e~crina che per lnccrarr rlcllc sinecchic; bisogncrclJbe stare in ~unrcli a contro la ipcrcmia attiva. nel tr<;suto frì:lbil c c nltc1·à!O dt>ll 'iriclp; ~· Il v\' eher non sa ancot'a ~e nelle paralisi clelia nccomoùn-·

zioue 1'\:,crina può arerc ma{!giore effetto di quello pumm<'ntc


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OCL"W'iTICA

pagliati\'0. La sua azi,)tH! sui lllu!'coli retti potrebbe farla con;;igliarc nelle iosuflicirn;:e muscolari ; le espcricllilc non sono state .abl!nstunza ripetu te su questo punto ; .. 5• ~ elle 1ualattie del fondo dell'orchì.po. specialmente nel glaucoma si è rce('nlcmeutc molto ,·antata reseriua. f: rero, dice il nostro autore, che alcuni ~.:as i di gla u~:omu sono stati farorè \·olmentc mod itic;\ti tl1\lla cserin;1, 111n per altri è :-eguìto il contl·ario. L 'analisi cl inka. rlorrù rlceidcr c in ancnirc. Ei crede d t\' le ~inecltie sin. anteriori c:he posteriori controindicano ht eser ina nel glaucollta; 6• Finalmente, stando alla teoria, sarebbe da pron\re l'eserjna dopo le estraziotli di cateratta per attirare la circolazione, quando si manif.-,::,tas,;ero dei 1)roùromi ùi purulenza della ferii<\ <'Orti cale ..

D e llu. r e tluo·<>oroldite tndnstre, del dottor D. F. Po:sCF.'f (Anna/es d'o,·uli:<:lique, mnggio-giu ~no 1878). En·o le t:ondu.,;ioni di que:;to laroro del dottor T'oncct : L 'ottaltno~copio s,·eln nelle malattie palustri un edema perirnpillnre, una nenite otti0n con spor:::enza dt~ lla papilla c con colorito gTigio sporco della zona media del ncrro ottico, dell e emorragie retini cue punteggiate alla periferia e molto larghe ul polo p osteriore. Tutte ttue~te lesioni sono confermate istologit:amente. L'edema per!pa pillarc è prodotto c.Ia tlll licluido grnn ulo ~o, ~ t' nza colore, versato sotto la limitante interna della retina in prossimità della pnpilla, al ùi sopra ttella e;;pansionc drl nerro {)ttico, separando fra loro le fibre del Mliller e distaccandole dalla loro unione alla memht·ana anista. ' La nenite otticn. è cagionata, corue di regola, tla un esageratG . , S\'iluppo ,·nscolarc con edema interstizinle : ma qni il colore grigio sporco <Jclht papilht Jn·o,·icne dai molti globuli ùianchi pigmentati raC'cbiusi in questi vasi iperemici. L e emorragie sono ancora piit numerose eli C[Ut'IIO che ulm lo indica lo specchio; cs~e sono costanti pres~o In zona. ciliare ncgl1 aece!>si J>pruiciosi, nelle cachessie palustri; l'Ono rare, al 1>olo posteriore, cd hnuno al centro molti glolmli ùianrhi. •


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RIVT8TA OCULIST!CA

Come molli altri organi, la retina e la roroi!lc contengono nei loro ra;;i gran C[O:lllfità t\i globuli bianchi CariciJi Ùi pigmento. fl pigmento, come lo dimostrano le preparazioni ciel pcri toneo, non ù che un re!;iùuo dei globali ros,.:i ns;orbi ti dai )eucociti. L'nhhonùanza dci globuli bianchi pigmenta ti, la mancanza eli globuli rossi danno l'aspetto ai capillari di s triscie punteggiate a mosaico. I capillari della t·et.ina e della coroide possono es:;ere chiusi da elementi morbosi che sono allora cagione d'emorragie rosse. mi stra vasi di globuli bianchi sono abbonclantissimi nella trama stessa dello. coroide, che allora aumenta di volume e diviene irregolare, edematosa, come lo indicava pur l'ottalmoscopio, presso la papilla. Vi ha, cosi vera eoroidite. La infia mmazione della tunica interna. dei vas i dell'occhio non sembra essere molto viva negli acce~ si perniciosi o nelle -cac·hessie. Le a maurosi sine mnlerùt che proceùono dalle febbri intermi ttenti, nelle quali gli antichi autori e l"ottalmoscopio pure nou avevan o riscontrato ve run o. )e!:ione, debbono riferirsi alle retin() cf>roiditi palustri coli embolie ()i leucoci~ i melanici nei capillari.

Come esiste una. nefrite albuminurica t1atustrc, esiste pure una. retino-coroidite alhuminul'ic:l. JUllustrc. Questa comprende tutte le lesioni del te~suto retinico apparte nenti aJhL retinite albuminnrica semplice ; essa è distinta. da una >ivissimn infiammar.ionn proliferan te, poi l'<'f:rt'essiva, della parete interna delle arteri e c la presenza di gro~si elementi pigmcntati nei capillari.

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RIVlSTA DI FISIOLOGIA

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Rallentamento delltattUl del cuore sotto l'uso del s>Olfato di magnesia, del dott. J o1.nr (C::azzetta medica itC~lian<.' - Provincie venete, maggio 1878). Nella seduta df\1 6 aprile p. p., il dott. Jolyet comunicava alla Società. di biologia. in Parigi alcuni suoi sperimenti, dai quali risultava evidentemente che il cuore delle rane, curarizzate o no, sotto l'uso del solfato di magnesia rallenta e halmente arresta in diastole le sue contrazioni. Questo fatto è analogo al•l'alh·o, git\ noto, che si ottiene dal solfato di potassa, con. la differenza. però che arrestato il movimento del cuore sotto l'azione 1li quest'ultima sostanza, il movimento non si ripristina col detergere la superficie del cuore con acqua o con siero di sangue ; mentre ciò si veritica pel solfato di magnesia. Da ciò l'autore vorrebbe concludere che l'azione del sol&1.to di magnesia non si esercita sul miocar dio, come quella. del solfato di potassa, ma sul . sistema nervoso del cuore, senza decidere se sul sistema modemtoTe o sui ganglii eccitatori. Il Rabuteau però non sa. acconciarsi a questa ditl'erenza, e accomuna il solfato di magnesia a quello di potassa e ad altri sali di rame e di cobalto, tutti, a suo avviso, veleni muscolari e non nervosi. Mentre propendiamo p.iù per l'opinione del Rahuteau, ,che per

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Hl \'!::>l'A

quella del J ol.rct, soggi ungiamo d w prima ancora ùei rer:,pons ùellc rane, era per noi un fatto notorio che il solfato di magnesia. r~tllcu tanl la circolazione sanguigna., anche indipendentemente dalle deiezioni alrine, amministrandolo spedalmeute, come non eli raùo si suQ!e fra noi, a piccole e rifratte dosi; come era notorio e volgare che codesto sale eonrcniva e com·icnc egregiamente in molte forme ùi irritazioni intestinali, catarri, coliclJC, ccc., nelle 4JMli form e morhusc giom più prontamente e sicuramente c con meno incomodi ùcgli o1co5i, ai quali ricorrono prefcriLilmente coloro che versano tuttavia nel pregiudizio che i sali senza distinzioue sieno irrita nti c inducano catarro intestinale. È pe1'ò 1-(iusto iJ dire, che il Gubler Ù:l imparziale ossrrratorc a.fremm che il solfato di m ;~gn e s ia produce evacuazioni sans beuucoup de coliqaes, e a nostro a vviso sarebbe stat-o anche più consono al vero dicendo point de coliques. N oi l'icordiamo ancora la sorpre~a JH'OHtta da tal un nostro collega, cui ripugnara l'amministrazione di questo sale in tali emergenze, quando lo abbiamo nppunto reso tcstimo~tio delht prontezza con cui talunc colidw svaniscono sotto l'uso del solfato di magnesia, rueglio assai, lo ripetiamo, che sotto l'uso clelrolio Ji ricino, il quale per giunta in tali casi viene ùifficilmenre tollerato dallo stomaco già turbato, ma viene invece reietto per vomito immediatamente o poco dopo assunto. Sull'azione fisiologica clei rimedi pnrgat!Ti, del dot- • tor L. BRI F.O F:R (A1·ch. f. eYperim. p c1thol., volume VIII, lHlgina 3f>3 - Sainl-PetersburrJer ·medicinische lVochenschri{t, 4 maggio 11:178).

L'autore sotto b direzione di Cobnhcim, intraprese degli esperimenti per conoscere se i rimedi purgati\·i producano aumento di trasudamcnto e di sccrrzione o accelerino la. contrazione pe• ristaltica. Questi esperimenti si fecero uel moùo seguent-<.' : si narcotizzarono dei cani, ue fu aperta la cavità ventrale e se ne estrasse un pezzo d'intestino che si legò ai due estremi e con unn. r:,iringa si lavò con acqua calùu. ChiuSI! rapertura, l'intestino fu diriso per wczzo di legature in tre parti, in due delle lJUali con u•tn siringa di Pravnz, venne iniettato il medicamento che si

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DI FlSfOL0G LA

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voleva esaminare: l'ultra .parte fu lasciata libera per riprorn. Dei cani ne morirono alcuni dopo 4 ore e 111ezzn , altri dopo G, 7 e l(i ore. Contro questo proce.>so si può obiettare che !"intestino, prima dall'esperimento, era stato mallrat tato profondamente; e non si può non sorprendersi elle i diversi rimedi put gativi sieno stati dassificnti in 3 gruppi, sem.a considerare la loro proprietà chimica e l'azione ebc ne ùìpcnclc. Ad eccezione dci purganti salini essi furolw ùidsi in dras tici c lassativi. Frn quc~ ti ultimi troviamo l'uno dopo l'altro: il calomelano, l'infu::.o di Senna, la vol• vere dì radice dì rabarbaro, l'aloe, la gomma gutta c l'olio tli ricino. Ai salini si attribuisce l'azione di sottrarre acqua per mezzo' di abbon4nnte secrezione. I drastici in forti dosi richiamerebbero uu essudato infiammatorio e una ipersecrezione (neppur quest<\ non sareiJf>e nuova) ; c i lassati,·i r itrarrebl>ero la loro azione solamente ùall'eccitumcuto peristaltièo. F.tf~ftl

d e lla Jtos lzlone tle l eorpo s ulla e ire olnzlone, rl el prof. LJ!;T Eil (lJullelin tle l' Ac(l.(/émie de ?1!1-deciue . ') • lo-o l I l ans, (C n • ) :..:J, u'''·

Essendo intorno a cCI·care un processo di resezione ùell'arti colazionAI.clla mano, il prof. Lìst.er aveva osservato che gli onli· 11ari metodi operatori ùamno origine a una a.bbondantis~ima. c~norrugia. l'cr rimediare a questo inconveniente, gli cadde in mente di sollevare il membro da operarsi, e dopo averlo tenuto alcuni minuti in questa posizione, di appliC<\rO il torcolare del Jletit, stringenùolo più che era possibile rnpitlnmcntc, per arres tare nel membro la circolazione del sangue. In rirtù di ques to proccdiml'nto, il membro diveni m. quasi completamente esangue·, e co;,ì il chirurgo aveva il doppio bcnetìzio di evitare l'emorragia. e òi potere fare una ispezione precisa de'ile parti. E questi vantnggi sell\brarono al prof. Lister così importanti da do,·ere applic;~re questo metodo ad •~!tre operazioni. Sullo scorcio dell'anno 18i3, il chirurgo inglese dimostrava ni suoi scolari l'utilità. di ques to metodo, a!?:anùo una mano, mentre J'altra cm abbassata, per fa•· vedere la difft>renza che patsaya nel

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H! VISTA

··olorito delle due mani, quando il mft'redùamento che ~rovò nella mano tenuta sollevata, lo persuase che nel memhro succedeva (LUalche cosa, rh e non potevano spiegare i soli eft'eiti meccanici, e che la. diminuzione rlella pre~sione sangui{!na nelle pareti Ilei vasi era •lovuta a uno stimolo dell'apparato nervoso vaso-motore dell'arto •J a una contrazion~ retlcssa delle fibre muscolari delle arterie. Le esperienze fi siologiche eseguite s ugli animali hanno confermato questa opinione rleu·autore, e da esse ci concluse che i f,nti osservati non possono spiegarsi come effetti puramente mece;tnici della diminuzione c dell'aumento della pressione sanguigna in conseguenza del cambiamento di posizione del membro. L~ Mtc rie l'ono poco proclivi a cedere a un aumento di pression~ .~he proviene dal tli dentro. Cosi, non ostante la gran forza con l•~ quale il sangue vi è spinto dalle contrazioni cardine~, il loro •liumetro può essere tenuto come costante durante la si stole c la diastole. • dimo!itrittivlt eseguita dal Lister davanti E cco ht esperien:ta. , 1".\ ccaùemia. E;,sa consiste nell'applicare una fascia elastica intMno la m ti ice tli un membro te nuto sollevato per alcun i minuti, lascianùo poi questa fascia applicata per un certo tempo, durante il 11uale si Yetlc che il braccio rt>sta esangue anche cessando ui t·~scre tenuto alto; e poi nel solJevìtre di nuovo il membro e to;.!liere quindi la fascia clastica meutre il membro è in <ljcsta po,.i:done, nella quale si mantiene por qualche tempo. . \.Il ora si vede prontamente tornat·e il rossore non ostantc che rimanga nella. pos izione che lo aveva fatto impallidire e divenire esttngue. Lister spiega qncsto fe nomeno ammettendo che i tessuti del membro, ciopo e~sere restati per quàlche tempo all'atto ptivi di l'ircola7.ione, sentono, per cosi dire, un bisogno di circ.olazione, ,, c1uesto bi ·ogno agisce eome uno stimolo il quale genera il rila;..c-iamento uel1e arterie, operando sul sistema vaso-motore uel modo stesso che fa. il calore. <luesto stimolo che produce il rila,:ciamunto deUc arterie diviene più forte dello ~ti ruolo t! i rilascinmcnto ùelle vene irritate dal peso, ci.Je :wrebi.IE' in altri casi prodotto la loro contrazione. Per conseguenza la. reazione è tanto più forte quanto è più lunga la durntn della costrizione. Un 'a.ltm espel'ienza. consiste ncii'E'ccitarc la ci rcolazionc con una corsa di alcuni istanti, poi sollevnrc il bmeeio e riahbassnrl<>

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~'lSIOLOGL\

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clopo alcu11i minuti. Si vede allora il membro arrossire c tumcf.wsi precisamente come dopo che si Cùssa dall'applicmdone del freùdo. Per provare che tutti questi fenomeni dipendono ùa un'azione refiessa, Lister f<\ osservare che se la causa fosse puramente meccanica e tisica, la parte inferiore dell'arteria di nn membro così sollevato aumentorùbbc di diametro, poichè vi rifiuil·ebbo il s:1.ngue dalla parte superiore. Invece accade il contràrio ; c I .istct· l'ha provato scopt·cndo la parte inferiore dell'arteria femomlo clelia g~mba posteriore di un grosso vitello rasento J'adclome; c posciachè la contrazi~n e pt·oùotta dall' irl"itamento della operazione fu ccsst\ta misurò esattamente il diametro esterno dell'at·tcria in diverse posizioni dctranimalc. La. esperienza confermi> le s ue previsioni teoriche. Lister spiegò pure il resultnmento di una esperienza eseguita sopra un cavallo. Mediante corde e carrucole attaccate alle estremità di questo animale fece variare la posizione di una gamba ùavanti, ora facendo sdraiat·c l'animale sul dorso, mentre quei'ta gamba era sollevata, ora facendolo stendere tli fian co, così che avesse la gamba iu posizione orizzontale, c oro. facendolo l'imcttere in piedi. L'arteria metacarpea essendo stata. scopet·ta nella s utt parte inferiore, si vide che quanrlo la. gamba era );Ollcvata questa arteria non mostram la mù1ima pulsazione, ~ la ferita priva di sangue rassomiglinva a quelle~ tli un cadavere. )Iisurato il diametro dell'arteria con un corniiasso di spessezza, risultò che quando la gamba era sollevata, questo di•ltnetro supera.va appena quello della stessa arteria sezionata. e vuota, mentre nella posizione orizzontale c massimamente quanùo la gamba pendeva in basso, il s uo ingrossamento era considerevole. Giudicando dal diametro esterno dell' interno calibro, si trovò elle pa;;~ando dalla. posizione elevata in quella orizzontale, questo calibro era più che triplicato, e più che scstuplicato lasciando pendere la gamba. Ora bisogna notare clte fra In sistole e la diastole non esiste pel chirurgo differenza apprezzabile nel tliametro di una arteria. D'altra parte la nota espel'ienza di Halles, che legi) un lungù tubo verticale di vetro s ulla carotide di un cavallo per vedere tino a ctual punto salirebbe il sangue per la spintt\ cnnlinca, dimost.n} che il sangue se non avesse a lottare che contro l'azione tlel peso


7 48

RlrJSTA IJI FlSlO LOùiA

potrebbe i11nalzarsi al di Ju di otto pictli, mie a ùir~ a. più d<'l do ppio de:Ua lunghezza. del mcmùro. La esperienza In, più c.onrlusivu è tpiella s ununen:!i ont~tn che -{_·onsistc uell'npplicare w1n fascia. elastica. 11 Li:,tcr terminò la su:\ relazione indic11nclo alcune applica~: ioni Juclii cùe e chirurgiche ùi cui è suscettiva la sua. teoria. I:il'onlù hL ell:il:n.cia del soUcn1mento del braccio nella cm·a della t·pi st a~~ i. Scèonùo lui, i<t cle,·azione del bmecio s usc·ita una couIJ'azionC' ritiessn delle arterie degli arti superiori c apprE'sso una .contmzion.e simpatica delle arterie del vbo. • ( 'nrloso e ffcUo d e lle c orre nti tclefonì(•he (Tele!/1'11])/tic J ounwt- Il PruyrPsso, n• 9, maggio lt:l7S).

In una. recente nùun:mza della Società merlica. e fisica di \\'ilrzùurg", il prof. Fick mostrò un curioso effetto delle correnti t t>lefonirhc sopra una rana preparata. I due elett•·odi di un telefo no n•nncro posti a contatto coi muscoli c-rurali della rana: quando :>i llarlanJ. innanzi allo sh·umcnto, la rana mostmva delle i:Onvubioni. Le vocali a e i produce\'atlO pochissimo eft'e tto: in' ecc la v e la 1,_aamno co nrul ~ io ni violcntis.jmc. Se si pronunziava, t:O il voce sonora, l'ordine Lier1e slill, la rana non si mor cn\ in moùo sensiùile; la parola Tttcher, anche a ba,ssa voce, Ù<J.rll in r ee: c granùe elflllto. l~u es tc sperienzc ci rammentano quelle

del Gnlrnni e del r oltn, c coin!.' questo ultimo nbbiu, con le suo )-pcrit'nz<', provato che una •·una preparata era il più sensibile .elettrometro dt eui rgli pott•~:sc 1lisporrc.

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RIVISTA Ul CIIUIIC.\ EF.\Rl\COLOGL\ --o.·~..!-=-----

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• Doeimns lt" del glicosio (Jounwl de pharmw:ie el 1{~ Il t:himit:n trdcsco Knnpp propose, non ò molto, un nuovo metndo docimnstico del glicosio, fondandolo sulla ridu1.ionc ùol cianm·o mcn·uri co sodico prr vi <~ del sopt·aùetto zucchero. La twcparazionc licl re:1~rntc consist•' nello sciogliere l gramma ùi cianuro mcrcurico in no d'acqn;t comune c.listillnta c nell'aggiungergli 100 centimetri cubi tli solu7.ione d'ossido sodit:o della densità di l. Uil c quindi altr'acrput. distillata sino ad avere un litro giusto di liquido. Seconclo il Knapp 1 un ettogrmnma tli glico io valo a t•iclurrc, col bolJore, 400 grammi •lei cianuro mcrcurico, In quale cosa Ì! climostrata coll'introdurre dentro a. un ~ng!-(i u o l o -W centimetri cubi del rengcnte, c col ,·crsargli su a poco per volta ta_nto liCJni<lo glicosico da ottcnrre l'intera riduzio11c del sale di mcrcnrio. La CJuantitù del liquido gli c:Osic-o perciò Yoluta conterrà IO • rcntigrammi Iii ulicosio. Per conoscere il termine dcH'openlzionc, il Knapp consiglia. di pro,·arc eli tratto in tratto una. gocciolà del liquido, assoggcttnto al saggio, su di un pezzo di cnrta. emporetic-a posto sopra nn bice hiere, il qnaie coni cnga del solfidrato d'nmmoninca.. Se In riduzioue del composto mercurico è compiuta, la goccciola cessa. rli aùbrnnirc. Il Sa.chse trOYÌ> il metodo ùcl 1\napp alquanto incomodo, c j)en ~ò di sostituirgli l'uso dc:Jr o:;;; i< lo zindco sodico, ottcnnto sa-

• cliimie. Parigi , giugno 1818). -


' 7 .)(}.

HtriSTA IH CIIIMICA

turando una soluzione di solfato di zinco con altra di o s~ icl o rli sodio. <luesto real{ente fa deporre il mercm~io dalle sue comlJina:lioni alcaline in forma di precipitato IJruno oppure nero, secondo la quantità. ~ella pratica del snggio devesi versnre del liquido glicosico, fintanto che la soluzione alcalina dell'ossido di zinco rimanga inalterata. Hipctenrlo coclesti esperimenti, il Bmmmc non ha avuto 1111 l'Sito prelilso. Pertanto rivolse a.d altri reaf,!enti i suoi studi e rit onolJIJe, che la soluzione alcalina del ioduro mercurit·o era un 1niglior mezzo per f,u·e il saggio del glicosio c per stalJilirc il tcrJninc della reazione. Ei Jlrepara il reagente fa cendo sciogliere nell'al·qun distillata Hl grammi di ìcclm·o di mercurio mediante 2n di ioduro lli potassio, agginn)!endo una soluzione di SO grammi d'ossido potassico e da ultimo nuoY'a<'rtun distillata tino a proclurre l'esatto ,·olume di 1000 centimetri tubi. l'er opernrr poi il saggio, il llrnmnw pone a bollire dentro una eassula .JO centimetri cubi drl reagente, i quali contengono o, 7:!. dì mercurio, c col mezzo di una pipett:L graduata v'instilla ~u il liquido gli co~< ico . l 40 centimetri euhici della soluzione alcalino-mcrcurinle, ossia i l:! centigranuni di tnercm·io, corri"pon<lono s upper~iit a O, 1012 di zuechero. E noto come per l'azione clelia lu<'e c dell'aria, o megli o pel fucile assorbimento dell'acido cat·bonico, il reagente del Fehling ( l) vada so~(.!etto ad alterasi. Ora il chimico francese l\lonier è stato il primo n notare che J'ag)(iunta 1\i cloruro mumon ico (sale ammoniaco) riesco a COIIservare il liquido del Fehling e puranche a renderne piìt Jn·ed sa l'applit:nzionc. Uonfermnndo l'osscn ·azionc del Mouier, il Pcllet ha indicata l~ seguente composizione : l>i acqua comune distillata grammi ()(Hl , , carbonato sodit.o purificato e secco " 100 , , cloruro ammonico ,, 6 Si , solfato rame ico cristallizzato . , Hl:l 7 , t:utrato sodi co potassieo . , 200 , l-'e ne opera la l'Oluzionc in rec·ipicntc collocato sul bafJIIO-

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7;:,1

E FA R~l ACo f.flliJ.\ 11~w·ia, c quando

ia. frcrhla. le si aggiunge una nuora ftuanlit.à di a~:<tua distillata, in maniera da formare nn litro giusto. l'oscia si li \tra e si rip ~~ in boccetta. Dieci centimetri cubi , ovvero 10 grammi, di essa equivalgono a grammi O, 05 di glicosio. P erò il sa).(gio uon ric~ce vcramcute esatto, qualora il liquido glicosico non sia adoperato nella proJIOrzione di 3 su 2, ossia eli an centimetri cubi eli c.,o e 20 del reagente, pcrchò, secondo l'importante scop~rta fatta dal 1\!llet, il suo valore (titolo) varia in ragione della quantità della solu:f.ione zuccherina, messa in contatto di un dctC'nuinato \·oluucc ùi t(uclla rameica. Dal suo canto, il prof. Pollallci ( 1) raccomaucla un altro reatrento più stabile, più spiccio e, secondo lui, più sicuro di quanti sono stati sinora adoperati. E sso è l'idrato di sesqui-ossido di ferro, allestito cd applicato nel modo seguente: Si versano in un saggiuolo da 2 a 3 centimetri cubi di ll.Ct!llll distillata, e sopra ad essi si fa cadere una mezza gorcia di scsftuicloruro di ferro puro ; poi si aggiungono :l o 4 gocciole ùi solu- • zion e d'ossido sodico e per ultimo il littuido creduto glicosiro. Si agi ta. per bene la mescoln.nza, si pone a bollire pel corso di due minuti c si tratta con una gocc.:ia di aciclo solforico monirlrato.. 'i a;;pclta quindi che il ~aggiuolo sia fredclo e gli s·iubtiUa dentro una mezza goc~:a eli :<nluzion<· acqno:;a e recente ti : cianuro ferrico potassico (ferricianuro di po tas~io) . . 'c I'Odesl<l ultilna aggiunta non producr tosto ciel cianuro lli f<'l'I'O (azzuno •li l 'russia) è segno che il liituido sottoposto al sagl!iO non contiene glico~ i o, nè altm materia ri rluttrice. Tnrcce una tinta tur<·hintt più o meno spiccata v.rorerà l'esistenza· di tale sostanza e la sua forza rli riduzi one, mal-(giore o minore :<(le,ondo la sfumaturn cd il volume del precipitato prodotto dal cianuro rosso . • Tutta questa operazione non richiede più di cinrtue o sei minuti. Le reazioni, che qui avvengono, sono facili a spiegal'si. L'ossido sodico nel contatto del cloruro ferrico ingenem del cloruro sodico e dell'idrato di scsqui-ossido di ferro, il quale cede dell'ossigeno alla materia riducente, t.ramotandosi esso stesso in

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( l ) Ht•SOl'Oil lO d ('II'I SL iln l<• (f)ml •ill'o lto.

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partr in ossi•to ferroso. Xe derivnno1 per conseguenza, del solfat o fen·ico e di quello ferroso, chr. producono col fetTiciauuro di potn.s!'iO l'azzurro eli l'russia. La fonuazion c,:J.i C[uesto compo~to pront l'esistenza clell'os!ii<lo ferrico e c·ostituisce un reaI!Cnte ~picc.:at i:;simo, poichù una parte di glicosio S(·iolta. in 2!),000 di ac([na distillata v'induco tuttavia. una reazione bene di ~ tinta,. Infine, il lliltz ricerca il glicosio nella seguente maniera: Sriogli.e l gramma di cloruro sodico puro e secco in 'J. o 5 di :w'1ua. disti llat~1 1 li travasa .in un snggiuolo c loro aggiunge dellt1. soluzione di solfotartrnto rameico potassico fino a farli azzm·n'g!jiare. Allora srn.Jda al bollore' la mescolanza e la t•·atta colla orina, versandola lungo la parete del tubetto tenuto alquanto in•·linato. Xel caso d"c,-istenza di glico~io, si proclurnì una stria gialligna. di ossido rn.mcoso (sottossido) nel punto di congiunzione clell'orina col reagente.

lJnn, reazione della fneslna. (elernro di ros aui· ltna, del dottor Fr,OcKw~:a. - f; noto come il cloro c il bromo rlistrnggnno rapidamente il coloré rosso delle fragole, dci lamponi, del ribes e del vino (cnolio!l). Per co•ncrso una. soluzione di fucsina, allungata con acqua. sinchè sin sbiadita, incupiscc col cloro e piglia unn. tinta viol~tta. col bromo. Su tale re:azione il FlUckigcr (Schweizer 1Vocheusclwifl (ii1· Phttnncu:ie) fonda un metodo semplice quanto facile per aceerta.re l'esistenza della fucsina nel vinp e nei rinfreschi di fragolo:, di lamponi e ili ribes. Per pratipu·lo non si ha che a versare :\lcnni CE'ntimctri cuhi del Yiuo o rlcl rinfresco in un tnhctto rli ,·etro c ad instillarvi sopra qualcht~ goccio h~ d'idrolito di cloro o eli bromo (acqua ciPr:tta, hromatn ), di recente preparato. Lo scolorimcnto cl el ;;agf:i•> indicherà che In. sua materia colorante è gr-nnina, mentre l' incupimcnto e la form:udone di fiocchi violetti in capo a po' eli tempi) proYeranno, che è stata prodottn dal sale d.clla rosanilina.


VARIETÀ La produ:r.lone dl un t•lasma organleo ~t"nza l 'In· tervento dl nn c orpo '\·tvente, rlcl dottor HENLEY (.lnnnli rli cliimicn del Polli, giugno 1878) . • scoprì drgli organismi di una tale ~cmplicità che per usare l'rspressione di questo in:;igne natumlbta, no n si può immaginarne una maggiore. Questi organismi son le monere, osservate p<'l' la prima volta a Xiz~a poi. alle Canarie nel J8G6, a GiiJilterra nel lci67. Lo. piìt rimarchevole di queste monere il B c1lhybius è stata scoperta Jlcl 18tiS dal celebre zoologo Iluxley, che dedicolhL all'HaccJ,el col nome di Bathybius Jlacc!:elii. · Questo meraviglioso organismo, che in C[tHtnti tà straord inaria s i riscontra alle enormi profon(lit:'L oceaniche di -!000 a 8000 metd , non è che un grup)JO mucillaJ:;inbs o, un 1Jlusmtt senza struttum o protoplasm<t, cioè un COIHJJOsto ~.:arb01mto albmuinuidc mobile e sen~a forma. ~ello stato di I'iposo la pii1 par te delle monerc s i presentano rome pallottoline mucose, invis ibili ad o~.:chio nudo e della g ros~ezza ùi una testa di s pillo. Riesce impossibile dis tinguere nella ?nonem delle parti eterogenee; questa massa. a lbuminoide è eli una semplicità assoluta. E tuttada quest'organis mo s i muore, s i nutre per a.ssorbimeuto (c:nclosmo.si) c s i riproùuce per scissione d ella ma~~<J albuminoi de in due parti, che costituiscono due noYellc monere, le quali alla loro volta e collo s te:-.so pt·occ:<so ~i ri]trorlncono. ~o n v' ha duiJb io, la monera costituisce il primo segno della ,·ita organica. Le monere sono s.~mplici co mbina~ioni ùi carbon io, ùi acido carbonico, d'idrogeno c d 'a~oto. Ora nelle monere non v'ha un solo elemento costitutivo che non esista nella natura. organica, non un solo ele mento speciale, la cui presen~a svelata nei corpi orga uid, provi un!l. differenza 11c i materiali primordiali dalla loro formnzione. Le differenze uon ~d l 8GJ, llaeckel

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ripo'iano ehc sopra mocli ~pedali di combinazione chimica di c1ne:.ti clementi primi. Ed i• JH'e(·isamentc queqo modo ;:pedale rhc H!>uic)' ha testi> ;:ropcrto nel ,;uo laboratorio, lasciandosi guidare dal fatto della. liqncfa:donc dci ç:a~ tin qui ritenuti permanenti, anzi adottanclo le• romhinazioni ùcll'appare('l'hio conùen ~atore di Cnillctet. J.: noto che Cailietct liqucf;t i gas ~ otto nn<t pressione enorme ottenuta co11 una p ompa itlraHiiC.'l. ngent.e sul mercurio e con una istantnn Nt ei'pansione che abbassa la. tcmpcratul'a dci gas tino a :!:,no c :·jO()• ..-olto zero. È noto allrcsl che sotto l'azion e dt'll'ciettricit.ì, l'idrogeno e J' o~sigr 110 si combinano C fo rmano dell'acqua. Ileu ler costruì quattro apparecchi Caillctet, essendo ognuno ùi c~si rapporto con una poml'a ;:peciale, che puO fornire la )'n'<sion(' m<'rcuriale n cl'e~sarin alla lifJucfaziOH('. Qne:-:ti quatt1·o apparccd1i con1encvnno: il P dcll 'o~sido di l'arho nio, il 2° dell'acido cnrbonito, il 3• dell 'idrogeno, il 4• d<'lr nzoto. L 'cspaus io uc tli C'in~c.;uuo d egli apparecchi dcstiuato n produrre il ncecssario raflh~ ,Jtlalll cnlo, s'apri m non nell'aria liucnt, ma in 1111 cilindro di Yctro a gro;;~c par!'ti, C'Ostmtto in condizioni di rcsi5tcnza tali, ch·c•;;o potcYa r(',..istere a'lnnn Jll'f' ~:,ion c di GOO atmosfere, e ll('l tempo stesso perm pttcva di "cguirc all'interno i fenomeni l'il e potemno aYcr luogo. Finalment e ii cilindro di YCtro era m es~o in rapporto con uno pila clet trit·a di una. forma eccezionale di sistema tenno-clcttril'O. Tl enit'Yfece funzi onnn• ciaS('Uno d c i~ apparecchi in conùi;:ioni :-pcciali, nctc,:sarie alia li •tu t'fnt.ionc rlel corpo che co.utenc,·ano. t~uintl i aprì i -~ apparecchi aù espan ~ ion('; iJ gns u,cii'OIIOcon forza. iuaudila1 liqncfaccndo;;i, c nello slcs:;o istante H enlcy fece agire la hattcria eJcttricn. U n·nuhagliantc scintilla attraYei';,Ò il cilintlro Ji n~tro con tl e~o n azi o ne parago nauiic ad un colpo di tuono Jonlnno. llcnley Yerificò dO)'O l'esperimento, che nell'interno dd ci lindro ùi Yetro si era formato dr ll'acqua, e che in quest'acqua nuotn nt una matt•ria ri:<chi o;,a, iu rolor!1, tra;;pn•·eutc simile ai l 1iauco dd l'uoYo. Sopm 'J'H!:o.to pla:>ma uotaran,;i spctie di tughc d•e :>i rigonfia\ ilii O c ;,i t nnccllarnno con !'ingoiare rnpiùilù . .ì\Ia.

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-<Juc,ta agitazione, que.sla \iLa, d un) appena alcun i =>l·coudi. l.lal l(:ilintl:-o aperto llenley estra.-.o,c\ la ma:;sa a lùuminoiùe, in erte \·cl inattiva, ma ideutil:a i n composizioue '' quella delle monere, ad eccezione però dello zolfo, ch e trorasi ol"altroudc in quantità infinitesiUHl.V negli orgMiismi primonliali. J.n. dottrina elci germi c le s u e n.pplle:\zionl ulla. nte die hu' e alla, e ltlrnrgln, Studi !;perimènta.li del l'AST Et: •t , JOUIJERT C ttiA~UERLANI) (Uazelte deS ]JùpitU'IJ", 1-!tllagg io l ::ì / tl, a• iifi). Importanti sono gli stnùi sulla origine clelia setticemia ùi cui il )H"ofe:;l;or l 'asteur r e:;c couto alla Accademia di medicina di l'arig i in ocea.siooe ùi una \'ha discu;;~ ion c im)H'I!nntasi in quel tlotto consesso cin:a i metodi operatorii cd i modi ùi mcdicntur:l. tlellc ferite. 11 professar l'astcur, dopo avere rigorosamrute promto \;.ori_gi ne della malati in carlJonth iosa tlai batte1·i, ~ i volse n ricercare - :;e pur la sett iccmia proceclcssc dalla prcJ>t'n:tn- o moltiplicn:tionc di un organismo microsco}Jico. Per dimost1·are la esistrnza di un organismo microscot)ico speciale, come ag-ente di malattia c di contagio, un 'lll icr obe, secondo i<L felice denominazione del l:iedillot, non \"i ha altro mcuo che sott.oporre questo microbe al 1netodo tlelle culture suc<:essi ve fuori dell'organismo, ntlc a dire a. quel genere di prOYC a cui il Pn~te ur c il JoulJ e r~ :wevauo l' Ottoposto il ùnttcride c-arbonchioso. Si sa che dopo aver coltirato molte volte successh e il batlrritlc in un lit1uiùo privo affatto da virulenza, ciascuna coltura arendo per seme una goccetta della coltura precedente, verilil'arouo che il prodotto dell"ultima coltura. era capace di moltipliearsi e eli agim·e sul corpo degli animali, .comunicando loro il tarùonehio con tutti i sintomi che gli sono propri. <~u esto stesso modo tli dimostrazione hanno tentato per il vibrione setti co. Lo loro prime esperienze fAtte con vibrioni presi da animali morti tli fre:;co per sct.tieemia riuscirono vane. Allora pen sarono che il vibrione settico potesse e~se re un organismo esclusivamente anaerobc, c che la sterilità clei liquidi seminati (\ipcndrsse dal fatto che il vilJI'ionc era. ucciso dull'ossigeno dell'aria disciolta in questi liquidi. La prova corrispose a quest'idea, poi ~.:hè inratti, r olti rato il Yiurione settico nel vuoto o in presenza.


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Y.\lm:ri

di gas inerti, si s viluppa con tutta facilità. E al contrario esponendo un lir1uido enrico di vibrioni settici al contatto dell'aria.' pura, i vibrioni restano ucci~i c In virulenza annullata: qucstii ·vibrioni che app arivano sotto forma di fili semoventi, si distruggono c iilHlriscono; dopo l'azione ùeJI'at·ia non Yi si trovano più. che delle minute grautùazioni amorfe inette ad ogui cultura c alln. tm,.,tni~sio. ne ili q uabia:.i malattia. :\h :;e r ossig:cno distrugge i vibrioni, come può esi!<tcr e la setI ieemia, tt·o,·andosi l'aria dappertutto? Come pu ò il sangue espos to al contatto ùell'aria divenire settico per le polveri ché l'aria. stessa contiene·! Ecco come si spiega <Jtaesta apparente contraddizione. Ciò che si è detto ora non è ver o che per i lictuidi settici grnddi di vii.Jrioni a.dult.i in via di gener azione per scissiparitù, ma non è cosl quando i vibrioni sono allo stato di germe. Sol~ i ribrioni

adulti spariscono, perdono la loro virulenza a.

contatto cicli" aria; i gt't:l\lÌ invece in queste condizioni si conservano, ~empre adatti a nuo1•e culture e a. nuove inoculazioni. ~l a r·è un'lùtra (lifrkoltil. Come questi genui settici possonoe;.istere alla s uperlìcie degli oggetti ondeggianti nell'aria e nell'acqua"? D'onde questi corpuscoli possono prendere origine? E cco come ill)al:>te ur spieg<\ hl. formazione di ques ti germi, non ostante l;1 presenza. dell'aria in contutto dei l.iquid i settici. Prenclasi, e i dke, d r l :$iC' ro addo minale con vibrioni settici che sienoin ria ui ge nerazi one per !>dssione, e si espougn. questo liquiJo al contatto doll'nriu, con la $Olit precau~ione che $Ì!l. in uno stmtodi llll<~ certa allcaa, e ùopo alcune ore si assiste al seguente fenolltCIIO. X egli ,truti SUJlCriori, ros~igeno è assorbito; id il rihrione Hl Il Ore o SJiariscc ; negli strati profondi al contrario i ,;_ hrio ui prott>lti contro l'azione dell'ossigeno dai loro fratelli che mniono al ùi sopra di e~;si, continuano a moltiplicrtrsi per sciss ione, poi a poco a poco passano allo stato di corpuscoli ger mi ~on ria:.sorbimento d el rimanente del cor po ùcl rii.Jriouc filiforme . . \llora in luogo· dei !ili morentisi di t utte le lliruensioni lineari, 11011 s i rcllc alt!·o che una polrcrc di punti br illanti isolati o eir con,lati cl:l. una mate ria amorfa appena visibile. E così è formata, vircnte la vita latente dei germi che non teme più l'azione di,;truttrice dell'ossigeuo,la )Jolvere settica. E così si intende la. ::.<'tninagione dei li•tuidi put rc~dbili con le poh:cri dell'atmosfera

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YARIHÀ

e la prollu)(ione clr llc malattie putride, r_outagioF<e, trasmbsibili. Ma ciò non basta. Bisogna provare r.lte al lato de l vibrillne della sotticcmia non vi è una virulenza indipcudcnte, speciale Il delle materie liquide o solide, che il viùl'ione non è un semplite epifenomeno della malattia. di cui è il compag no obbligato. 01·a nelle esperie nze del Pastcur si scorge un li11 uitlo settico prc ~ o nel momento in cui i l'ibrioni non sono ancora trasformati in germi perdere la virulenza poi semplice contatto d eli 'ada, c ' esposto all'al'ia, alla sola conJial contrario conservarla, benché zione di essere stato per qualche ora. ili uno strato di una certa grossezza. Nel primo caso, dopo la perdita della virulenza a l contatto J ell'aria, il lit1uido è incapace di ria('quistarla con la cu ltura; ma nel secondo caso conserva e può eli nuovo pi·opa;;arc questa virulrm~a anche dopo essere stato esposto a contatto dell'aria. Non è dunltue possibile, secondo il Pasteur, di sostenere che olh'c e al lato del \'ibrione adulto o del suo germe vi abbia una materia virulenta prOJlria liquida o solida, e c'o:.l resta confuto.t.'l. !il. teoria tedesca della srpsina. Il vibrione della setticemin essendo un microbo unicamente nnaerobc, poichè non può svo l~ersi nel vuoto o nei gas iner ti, d eve essere un fermento. E infatti, fin chò dum ht moltiplirazione del vibrione per scissipnrità, la sua. vita è uccompagnat.n. d<l uno svolgimento di gas acido carbon ico, di gas idrogeno, di un poco d'azoto c di piccolissime quantità di gas putridi. Ques ti gas non cessano di prodursi che al momento in cui s i compie la trasformazione ùd vibriono in corpuscoli germi. Ques ta produztono gas·sosa, durante la vita del vibrione, spiegherrbhe, sreonùo il Pas teur, il rapidissimo gonfiamento degli animali morti di setti·('Cmia e lo sta.totftisematoso del tess uto connettivo in certe p:wti Ile i corpo. Alla obiezione che di tali corpuscoli s0110 sparsi dappertutto, il Pastcur risponde dimostrando como a lato dei vibrioni più pericolosi ne esistono clrgli inotTensivi pri vi affatto eli Yirnlenza o c he pe rùono ogni 11roprictà virulenta pcl solo fatto eli una te mperat ura in·lcriore a ctnclln media animale. L e numerose colt ure che il Pasteur, il Joubcrt e il Chamberl..Ulù hanno f.ttto llcl \'ibrione sC'ttico hanno loro dimo$trato che


r .\RJET.\

oltre l"rt!>pett() di piçcoli fili scmoventi, il vibrione setti co può preJHle1·o altro formo, sognat:un onte por ht !'u:t union e n. dei pic-

colissimi corpi gC'neralmente immobili arenti la formalenticolare. f~ucsto pjecole leuti che banuo tnlvolta un corpuscolo germe a uua delle loro estremità non sono altro cbc una. delle form e ùel vihrione settico. E sso si mo~tra anchl' ~otto la for_ma ùi piccoli bastonetti. J[a. ciò che ha m erav i~liat o mn !ti autori è la tacilit;ì con !:1, quale il vibrione settico pnò riproclnrsi senza manifestare il minimo movimento, facilità unita a n nn graudc diminuzione di virulenilrt. Però non esiste nclb setticem in che un solo vihrionc che l'ambiente in cui vivd'ho o la coltura fanno camhinre d'a~petto, di facilità di pro p:-~ gn;don c c di gmdo di virulenza.. E la prova. si è che ù~po molte culture successive, le ultime hanno potuto essere riconclotte alla \'Ìrulenza primitiva cambianrlo i liquidi di c1ucste coltur('. Gli stessi sperhnentatori banno climo;;trato la prodigiosa attivih\ con la qu_ale un vibrione settico introdotto e depositato al centro di un pezzo di carne ,.i si moltiplica a segno tale che il1 nn giorno o due ogni particella. microscopi ca d i carne ne contiene nna. miriade e cade in istato di decomposit:ione putrida. completa. ~olpito da questo fatto, il Pastcur consiglia ai chirurghi non solo 1\i usare strumenti pulitissimi e di lavarsi ben bene le mani prima. tli toccare i feriti , ma. altreitì di non adoperare le fila, le fascio e le spugne so non sieno prima cspo~t.e n un'aria portata alla temperatura di 138 o 1 i)0 gntdi, c l'a<•rtua se non sia. stata sottoposi'" nll:t temperatura di 110 a 120 gr,1di, senza trascuntre gli altri pro ce~s i 'antisettici di medicazione destinati a difendere In piaga dai germi sospesi nell'aria, il cni numero è però piccolissimo in c:onfronto ùi quelli che r-ono ~p:m; i ali<\ superficie degli oggetti o nello acque comuni piit limpide. • Il Pasteur ha f~ltto pur ccuno di un altro vibrione che pare clebba portare nuom luce ad un altro clcgli accidenti della. chirurgia, alla infezione purulenta. 'Moltiplicando le colture fatte nel vuoto con acque comuni di\'<'rse, incontrasi spes~o un ,·ihriooe nel medc$imo tempo nrrohc c annr.robe, che nelle prime ore clelia sua evoluzionc, che è rapicli><sima , "llrt ialmentè al contatto ùell'nria , lu1. h fo1·mn. di pi t>t·vli !'anguinncci (bowlùiS) brl:'vi s~ imi chf' girano ~ u ~ù stcs~ i, molli, gelatino;;i , fi cssuosi. Tno-


• \'ARIE'!' A

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culando alcune goccio d'una coltura ùi questo organis mo :>otto la pelle di un porcellino d'India o di un coniglio, comincia. (t formarsi del pus che di d e ne vi;;iuilc dopo poche ore, c di poi s i forma un nsce;:so. Fin qui nessuna meraviglia, poi<·hò qualunque o:;rgctto solido può far nascerc il pus. )In. l'abtil•ità del mie: robc c·omc ,:reneratorc del pus è notc,·olmcntc aumcnt<\ta tlal fatto fl ella sua moltiplicazione nel corpo degli auimali. Ecco la e;;peri <'nzn. ch e Lo dimostm. : S i divide in ù ue met:\ un a. coltiva1. ione di 'tue>;to orf!anismo, una tlclle quali è scaldata fino alla t.empcrat m·a eli 100• a IlO• che uccide ilmicrohe, e appresso si inoculano scpanltamcntc iu d ue a nimali simili parti eguali de lla metà s cnltlata c •k ll'altra metà non ri scalllata. Facilmente allora si oss<'n ·n. che '!UC:>ta sYolge più pus della primlL; c S<' si sctnenta S<'para.tamcntc il pus formato su i clue malati vivi, quello c·he cleriva dal l'animale che ha ricc\'uto gli organismi scaldati <Ì assolutamente sterile, latldo ve l'altro ript·oduce facilmente e abbondantemente que~ to s tesso organismo. L 'esperienza finalmente diu10stra che al par.i del batt<'ridc carbonchioso c del \'ibrione settico questo nuo\'o microbo può rstenders l a tutto il corpo, dopo elle è stato introdotto sotto la pelle; può propagarsi in tutti i muscoli, penctra1·e nel sangue, nei polmoni, nel fegato e provocare in <ttt<'st.i o rgani la. form:u:ion e tli focolai purulcnti, di ascessi mcta;;tatici, n tlir brevemente, hl. infezione purulcnta c la morte. Un altro fatto importante c la possibilità di associare sperimentalme nte il microbe generatore ùel pus col vibrionc settico c 1\i generare in questa gu isa una mala ttia che potrebbe din<i nna infezione purulenta. setticemica o una sctticemia purulenta; • come lllll'C quella di combinare gli cft'ct.ti ùcl baltcridc carbonc hioso c del microbe del pus e produrre nn carbonchio purulcnto o una infezione purulenta carbonchiosa. In conclnsione }luò prodursi a volontà l' infezione purulcnta esente da ogni elemento putrido, l' infezione purulenta putrida, b mfezione purulenta t:arbonchiosa, o l'Ombiuar.ioni varie ùi questa specie di le1;ioni secondo la proporzione dei microbi spcdfici che si fa agire s ul COl]lO animale.

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Krlegs ·Sanltiits·Ordnung vom 10 .Tanuar 1878 (Berli n 1878). (Ordinamento del servizio S(mitario infl uerra de!l'e!ierr:ito rJernwnirn, 1• gf:'nnaio 1878.)

Si compone di due g•·ossi l'ohuni, il primo dci quali costituisce ilregolamrnto propriamente dt>tto c comprende tutto ciò d1t> &i r iferisre al personale c alla sua attivit.'\ nelle Yarie congiunturr di una guerra. TI secondo è inyccc una raccolta di appendici c suppìcmenti risgnardanti disposhioni Òi carattere amministratiYo, dotazione del materiali?, manutenzione del meclesimo, carri medicinali, modelli, rrgistri, cnrt,e periodiche da tra.sruettersi, Yitto <~t'gli ammalati, ere., ccc. Mantenere In snlu te c curare le ma.lnttic, sono i due obbi€'ltiri a cui mira tutta J'attirit:ì dcl Ju eclico, quindi due grandi diYisioni del senizio medico in ~anitario propriamente detto, ed igienico (Gesunclheit dùJust e ](l'(m/.'emliensl). Omesse le gcnt>ralità che fon11nno una. sezione a parte, tut.to il srrvizio iòanitnrio propria- • mente detto Yicn cliriso in Ograndi srziQni, cioè; 1• :scnizio presso l'esercito combattente; 2• Alle tappe c ferrovi e ; 3• _\i prc:<iclii: ·l· Istruzioni varie per le speciali cariche di serri zio: f,• Soccorso volonta.-io. PARTI': 1•. SEil\'17.TO :>A~ll'AIHO Pnr-:;;so L' f::';ERC'ITO co:.rnATTF.liT::. P. Servizio .'/flllilarin prr.;so i VfCI'i com.a.ndi suz>eriori. - Il centro di tutto il movimento drl scr·,·izio sta al quartier generale, n • rui è applicato il gent>ralc medico capo d'annata che è il superion' clirctto di tutto il personalf:' mf:'dico sul campo, ed ha snpr.l •

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Rl V!t-T.\. BI BLIUG RAF!CA

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lo :.tt·sso le attribuzioni disciplinari di un comanùnntc di di vi~ione. :\1l ogni comando s uperiore d'armata sta un generale meclic·o col vrescriLlo personale, eli egli soprintende al srrrizio metlico del rbpcttiro corpo d'esercito; è superiore diretto del personale sanitario d el corpo s tesso e gode degli s tessi diritti disciplinari di un comandante di brigata. Chirurghi cons ulenti. - All 'e~cwc ito combattente possono essere applic-a t i i chii'Urghi consulenti, redu tati tra le più cospi~·uc autorità scicutifichc. La loro uomina vieu fatta dall'itn}Jerutore, cliel ro proposta del ge nerale medico in capo. L·\ loro JIIOhilinazioue lm luogo alla stele di ogni c:omando generale de l cirto nclario clorc c:::s i hanno clonlidlio. I'rc~so al comanclo di tUrisionc. - .-Ulo stato maggiore di una cli\'i::.iouc è avplicato un medico di d.irisione, egli è egualmente stihorùinnto al comantlante della divis ione ed al generale medico .._li corpo d'e,crcito. i~ s uperiora diretto di tutto il per.son:J.Ie :;aHitario della ùiYi::.ionc ste,sn. 2• Screizio scwitcwio rtl:a irupzw. - l\latcri;\lo. - Ogni :-ol{lato porta con si: un pacche tto composto di un pezzo di tela, • una fascia triangolare e Hi gnunmi ùi tilnccia. Le fraz ioni di truppa conducono sc ~o carri da medicinali c ca~soni 1•cr oggclti da m edit:atura, zaini d'ambulanza colla rispcttira dotazione. Gli aiutanti d'ospc·dale vanno forniti di t•t~>ch c d'ambulanza. Og-ni battaglione ùi fant eria. c ogni reggimento di carnlleria è dotato -lli quattro Larcllc. Allo Sl.'opo di s tabilire l'identità personale, ogni soldato in <:ampo m munito di un cartellino portante il suo numero di matricoltt cd il corpo n cui appartiene. Ser·vizio .tlur.mtc il coutbattimcnto. - I feriti ricevono i primi soccors i dai medici di truppa. Essi stanno in }H'ossimità delle più antnzate lince combattenti e, dietro indicazioni tlcl superiore l'Olll\lHÙo, stabiliscono i pos ti di medicazione (Yerbandplitlze). Là i medici Yisitnno i fe riti, eseguiscono le più urgenti operazioni c provvedono per In loro ulteriore cum s ino a che entra in attività il dis taccamento sanitario per il trasporto dri medesitui in un o~pedal e. D'ordinario i medici eli trll}Jpa si dividono in due gruppi, uuo fa sen•izio al posto di medicazione, l'altro è immrdiatamente ap·-


mnsT.\ plicato alt:\ tJ·uppa. combattente. Quando comincia ad agire il tli~tncenm c nto di sanità, cc:.:sa per regola di funzionare il posto di medicazione alla truppa, ed i rispettivi mcclici si portanò al posto di medicazione principale ( Tfrtupfuel·bandz1htl$), e r1u::mdo il loro aiuto colà non è piit necessario, ritomano immediatamente presso i loro corpi. "\iutanti porta-malati. - Sono 11uattro per ogni compag nia c portano i fel'iti al posto di medi cazione ; sono g ià. i;;truiti in tempo di pace e nOJl sono lli'Otetti dalla comenzione di t:incrra. Quando incomincia il eombattimento, s i mettono a d is po;;izioue <lei rispctt.ivi medici, tolgono tlai carri le barelle c seguono imlu Nliatamc ute In. truppa.. Quando giunge s ul posto il dista ccamento 11i sanit:l , essi ag i~co n o ins ieme ai porta-malati tlcl tli..,tacca.mcnto s tc:<.~ o fintantociH~ il loro aiuto si crc<lc necessario. :)• SenJi.?io sauilMio d11l di.staN:ameu.to. - Ogni corpo rl'arma ta. ha tre distaccamenti di sanità. l~uc;;ti distaccamenti seg uono immediatame nte le truppe combattenti cd entrano in azione to');.tochè stH:ccdono de lle pcnlite. li loro movime nto è ordinato dal comandante la cliyi;;ione, il • quale ha f<woltà di eomandare, secondo il bisogno, tu t to intero il distacramen to, oppure una frazione. Servizio <Ic i porta-malat i. - I porta-ma lati' del d i:;taccamento sanitario sono destinati a raccogliere c ristorare i feri ti, rlurantc c tlopo il combattimento, c portarli immediata mente al posto di medicazione pl'incipalc. Essi po>:sono anche essere comanù;tti al tt·,Hporto dci fcl'iti agli os pedali, e a far servizio n egli ospellali :,tessi. Ser\'izio al posto di meclicazione principale. - I n quc~ to posto i feriti sono visitati, fasciati e, se non si possono subito tt-.tsportare, anche operati, e poi dis posti per il trasporto. ll JHlst.o di medicazione principale si eli vide in tre sezioni ; la ))l'ima ù destinata. all 'accettazione, la s econdo. alle fasciature, la ter:t.a n ile operazioni. Dopo compiuta una medicazione, ogni medico è tenuto di applicare al ferito un rartellino coll'indi cazione s ulla natura clelia. ferit.n, le operazioni p1~1ti catc, c se l'individuo è trasporla bilc oppnrc no. Tali car tellini sono di due colori, rossi JH'r tpll'i ferit i chr ahbisn!!uanc) di un pronto i'0CCOr<;o ::tll'o•pc-


BIBT.IOG R.\FICA

tblc, bianchi per rtnelli clte·possono es~ere senza unnno trasportati oltre. Il nome tli qn<.'i feriti che non possono parlare sar:ì rilevato 1lal lihro di paga. o dnlln, c:wtell;\ accennata piìt S':pra. "Xè l'uno nè l'altro di questi due oggetti sm·auno tolt.i al fcri U> J1Cr nessun motivo. Allontanamento dei feriti tlal posto di mctlicaziono principale. - r feriti lcggèri, (jUelli che possono marciare, vengono diretti nl più vicino luogo di tappa, c pt·ima si riuniscono in un posto 1letenninato, che è il luogo di riunione. I feriti gravi sono tra<;pnrt:tti al prossimo ospedale su carri rertuisiti. Durante la marcia in lW3.nti, il distaccamento sanitario deYe seguire lo stesso movimento, ma. se per causa d<.'l granclc lavoro presso il posto di merlicn.zione prindpnle, e~sn fo sse colù. trattenuto, allora è comandato il 3' distaccamento che sta a l!ic;posizione di ogni corpo tl'armata. Nel movimento di ritirn.tn fa lo st c~so anche il rlistacC:lmentn, ma il meùico dirigente sceglie i medici che derono rimanere in assistenza elci feriti gntvi. Casi di morte al posto di me1licazione princip:tlc. - Il commidante del distaccamento ordini\ che ai morti , poco prima che siano scppelliti, si tolga la cartell3. o mat·ca di riconoscimento c il libro di pn.ga, ai f{Unli documenti si (lonà aggiungere l'annotazione sul sito in cui furono sepolti i cadaveri, in mancanza dci snddctt.i documenti, si potrà utilizzare una me1bl.glia o qualche altro particolare segno che si trovasse indosso al morto. 4•. Ospe-l<~li di crtmpo. - Son. destinati a ricevere riai po~ti (li medicazione i feriti nella ·maggior possibile vi cinanza. del campo di batta.glht; a seconda delle circost.utw possono anche servire per malati. Ogni cor(l'O d'armato. ha 12 ospedali <ht campo pc1· 200 feriti o infermi. Ogni divisione di riset·va. no hn tre. Situazione. - Il luogo stabilito per pinntn.re un osped3.le da campo deve esser molto vici no al posto fli medicazione principale, ma fuori del fuoco nemico; la scelt;t del luogo o dell'edifizio ù di grande importanza, specialmente riguardo alla natura de l tetTeno, qualità e quantità d'acqua. Il capo medico deve pro.vvederc specia.Jmente che l'ospedale da campo possa levarsi e muoversi facilmente per seguire il movimento, sia in avanti cho in ritirata, delle truppe.


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RIVISTA

·Quamlo, per movimento in avanti -delle truppe, l'ospedale (la ~·:lutpo, rimasto fermo, ha perduto ogni relazione col comando c\1'1 corpo ù'armatn, :si annuncia il fatto all'ispezione di tappa, e r o.>ilcùalc resta agli ordini di quest'ultima. Andamrnto tlel :<errizio in un ospcùalc ùa. campo. - A setonda ùclla quaJi tà e numero dci feriti e malati, l'ospedale da t·ampo per parte del mctUco capo Yi e~t sud di ~ so nelle così tlettc sluzioni, di solito tre, n ciascuna dello quali è addetto unmcdi<'o, t·ompre:-o lo s t cs~o medico capo. Pcrsoll<llc ùi una stazione. - I medie i addetti alle stazioui llirigono il trattamento dei malati c dei feriti. Occorrendo una operazione importante, riten:ano il consiglio del medico capo il quale è in fal'Oilit Ili csrguire egli stC!>'>O l'operazione. I mcdid a-.sistent i co ncorron o al t rntlnmcnt o dci malati, p:tTle inùi penllentcmcntc come curanti, parte come assistenti; sone:;lianu :\Ila cset·nzione di quanto fu prescritto, e sono rcspon::aliili della l cnuta dei rc·gi , t ri. Il mNlieo pr<'posto a.lla stazione malati è uetompaguato, ollrc dci lllt'ili('[ a i'~i::t c nti , anche clal sr?rveylù.mfe rl'o:;pedule ( hunrelhrw(.~eher), il quale è un aiutante d'ospeùalt• molto an zitlno nel s<•nizio e chP si distingua dagli altri per int elligenza c pr:~tkn.. Yengono in seguito gU aiutanti d'oi'p•!Ùale, ·Ila ultimo i soldati infermi eri. \'itto Ilei malati. - Yi sono le tabelle che ne dctcrminnno In t·omposizione, m:t eccezionalmente si può derogare dalle stesse !-terondo lo rid1iNlono le coutUzioui ùcl malato. Il ritto è ordinato dal metlil'O di stazione per il gi oruo susseguente alln vi:sita. Registro malati. - L'ufficiale· contabile toglie al malato che eu tra il !:>UO libro paga c in mancanza di questo Tedigo una tabella tl'acceltazionc c inscri,·e il nome del malato sul registro princiJlalc. Gli ammalati degli e.scrciti allenti c quelli dell'esercito tcdc!>co sono accettati provri:<oriamcntc senza distinzione di sorta. Paga llei malati. - .~gli uffi ~: iali ed impiegati è t:ontinuata la pag:1 di servizio con tutti i relatid aumenti, soprassoldi, ecc. La truppa I'Ì<'<'VO una paga speciale determinata dal regolamento •li risa in decadi. L lcenziamento dei guariti. - Il medico di stazione rimette al medico capo l'elenco degli inùiridui dn tUC'ttcrsi in uscita come J::Unriti, e il medico capo fatti i cambiamenti che crede necessari


BIOJ.IOORAFICA

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r imette la nota all'ufficiale contabile che ese~ui sce a norma dd prescritto; l'individuo u~cente riceve il s uo libro paga colle dovute annotazioni, riceve pure i suoi oggetti di serrizio e oggetti di valore che a\·cs~e depositato alla sua e ntrata. 11 èr licenzian~ un prigioniero di guerra è necessario l'assens o della superi ore autorità. Gli individui guariti sono diretti dall'ospedale di campo al comando di tappa più vicino. Qnes to poi per mandare gli irnlividui più oltre riceve istruzioni dall'ispettore di tappa. Il cap() medico preaVYisa e segue il comandante di tappa di ogni trasporto. Trn~porto di individui non guariti per altt·i speciali. I cavi medici annunciano dapprima il trasporto da farsi ai direttori di speciali e <\i generali medici ed allora vien loro partecipata la necessal'ia istruzione pet· effettuare il trasporto. l capi UJedici degli speùali che ha nno d a far trasporti si mettono in rdnzione colla commissione per il tm'lpor to ammalati c notifica telegraficamente alla stessa il numero dci malati ù:t tml'portarsi, diviso in gruppi come segue: .\mmalati leggeri;

.\mmrunti gravi; fèriti le•meri ·l 00 Feriti gravi. Ques ti malati vengono spediti fino alla prossima stazione ferroviaria per cura dell'ospedale mittente il ttuale provvede per i mezzi con vcuienti di trasporto. In tempo di quiete questi mezzi possono essere somministrati dal treno, dalla provianda, ecc. Licenziamento degli invtìlidi. - Il medico di stazio ne tlcsign:t al capo medico gli individui che egli ritiene invnlitli o 1lirenuti inabili a continuare il servizio. Questi ordina la compilazione degli attestati ùi invalidi t:\. Copia di questi attestati è spedita al corpo a cui appartiene l'invalido. Il comando (lei campo termina. le pratiche per il ùefiuitiro congedamento. L'm valido è tosto manda to a tale scopo per mezzo del comando di tappo. nl pt·oprio. corpo. Fanno eccezione però a questa pratica i feriti gravi e gli amputati i quali 1>er non soffrire inutili e fati cosi viaggi r engono licenzittt i ù irettamente e fatti rimpatriare dal com:utdo di tappa. Contabilità e amministrazione. - L'amministrazione ùi un ospedale da campo ò condotta da nn i>pettore d'OS!)CÙ:tle coa<liu-


I OG

Hl \'l :il' A

n lo lh un conlnuile . L a l !!nuta tl ~ i li!Jri c r egist ri d"amminis lmzionc è ad iùit,'t all'utli <: iale cantalJile. l'.\lrn: ~·. - Servi:uo srmifcwio <tlle lnppe e u.lle ferrovie. bpeziouc •tli t.appa. - Ad ogni ispezione di tappa è .appliC<lto uu ~eu eral e medi co di tapp a per dirigt' rC il servizio sanitario entro

il r aggio d ell'ispezione. E g li tli}Jcntle eh unii. parte c~all' ispettore tli tappa, thtll'altra dal <:upo del senizio san itario da cnm1>0. Il gcHemlc u• ctlico tli tuppa è supe ri ore diretto di tutti i m edici thc prestano o JlCI'IIHtncutcmcnte o t cmponwiamCiltC scrrizio sul terr eno di sua g iurisdizi on e. Higuardo ai medici nchletti nd ospedali t emporan ei dcll' ispe:donr di tappa, ·non ha su di essi il generale madico di ta}lJia fa t·ollà c~ ualm cn tc e~;t es•t come sopr a il )>ersonale m edi co clfcltivo acl dett o alla tappa istcssa. S ua sp ctialc missione è cJuell a tli dirigere l' i111pianto, la fornitura clegli osp edali entro la cen :bia della tnJlpa, come pure la chius ura c lo sgombro tlt.'i m ellc:;imi ; r egolare l 'azione tll'ir ispettore d 'ospedale di eampo e d ella CO nllnis:;ione per il tra1-}'0rt o tna]ati, c l'opportuno iu1pic;.w tli IJUcl pcr ::;onalc e di qu ello uppart cncn te al :;eri' izio l'olou ln rio. In tJuanto alla cun1. elc i malati , sue sp eciali attriiJù zioni sono la sorl' cglianza tl cl personale a lui :,uùortliuato. Egli s uggerisce a ll' is pettore di tappa le misure sanitarie più opportune. A lui r-;p ettit inoltre dirige re la ripartizion e d ci malati. Direttori tl'o .. pcùali di ca mpo . - È loro specialissimo còmpilo <li preparare l'erezione di ospe dali permau cnli c di tappa, dirigcru c r ist1tuzionc, c dop o is tituiti sorvegliare i nw<lici n el fare ht ripartizione dci malati; attintre in t.ctupo lo sciogliJliCnto rlcll'osp cdalc c per sonalmente assis tt'rc allo sgo mbro di malati c d el 11ersonale . . \.d ogni co rpo d 'esercit o si a.s;,('gna un di r ettore ù'o:;p cda le il <Juale res ta aggregato au· ispezione di h iJIJllt c dipende tlirctta.ltccntc co u t ',! t t o il s uo pe rso nale th\1 g en erale medico d ella tappa m cdc!>ima c d ha ~opra i s uoi StLbordinati le tttlri!Juzi o ui tlisci plillnri di un c:omandautc di battaglione. O:;pcùnli tli tappa. - Xcgli ospedali di tappa sono a ccolti g li nmmàla.li di P•"ls~.,ggio <:h e aiJuisogtùno di un immelliato tì•attamcnto. Do vendosi impiantare un osp edale di tnitpa., c non ba-


151BL!I)GJU FIC A

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l'>l:tllllO il pcr:.onalc, css,1 ' ' iene reclutato dal pcr~onale del ~Ol'­ {'Orso Yolonto.rio. Lli s peciale importanza è l'attuazione è.li ospedali lungo le terroYie1 in quei punti dpvc affluiscono i feriti cl1e non s ono cnt.rali in ospedali e che non sono piit oltre tra!<port.abili. Ospedali permanenti. - La formazion e di un ospecla1c pc;nnan c nte ha lttogo allo scopo di sU11plirc aù un ospedale cltl. campo (·hc s ia stato sciolto, cd il pers onale, oltre quello milihu·c, s i ]'rende anche da i medici civili del paese cd il mat eriale clai dc}lositi ùi riserva. • Il personale è costituito di maggiori medici capi, maggiori lllellici assistenti, medici, farmacis ti, sorveglianti d ' ospedale, rontabili, aiutanti d'ospedale ed infermieri, tutt.o c1uesto p ers onale dipende da ll'ispezione di tappa. Srioglilncnto di un ospedale d i campo. - ;\orma. principale in <1uesta Ol!Cntzione è di evitare og ni danno per gli ammalati c t'e Tili. I medi ci, tanto quelli che conseguano, come quelli che prend ono in com eg na ammalati o feriti, devono a ssis tere a\l'oper a:t.ionc personalmente. D epos iti riscne tl'osp odalc. - Ad ogni i::.pe ~i o ne di tappa è a~segnato un depos ito-riserva colla rispettint colonna-treno composta di 20 carri. 11 per,:;onale è co,:tit.uito tla: l primo t en ent e d1c ne è il comandante, l secondo t enente, sorrcglianti d' ospedal e ; farmacis ti, fabbricatore di s trumenti chirurgici, sottutliC'iaJj, ccc. J)a.i tlcpos iti di riscn ·a ricn somministrato ogni sorta di materiale che possaocc:orrcrc poi scrri~io sanitario tlcllc trupp e d l'i dis tarcamcu t i di sa n i t il, degli ospethlli thl. camp o p crman cn ti t' tli tappa Hon chè della comUiìssione pcl tras porto mala.ti. [ dcpositi-l'iserrc d' ospedale entrano in ntt.h ·itit dietro ordine d e:ll'ispezione di t <lJlpa; nella scelta del luogo tl'imvianto ùisogn11. aver di mira che gli <lil?cdali e distaccame nti ve ngano fornit.i colla ma~sima sollecitLÌ(Iì ne del uec('ssario materiale. Por rrgola ~>i s tal>iliscono nel luogo principale d i tapJhl. o n elle sue vicinanze . Se la tli tanza che li scpam dall' es ercito combattente è troppo grande allora si spingono o tutt.i o in }l!lt'te dall' ispezione di tappa s ulla strada di tappa. Ciò de,·e succedere specialmente quando s· impegna nn combattime nto, onde fomi1·e· prestamente dei ncc('ssari mezzi gli ospedali c lu <:ommi :;~;ion c trasporti.

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7t)8

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RIVISTA

Quando un:t p:wte clcll'cser('ito de,,e agire inùipendcntemcnte, anche il ùcpo:-:ito di ril'erva può v\lnirc di riso cd una porzione tli c~so colht relativa fr:tzìone di treno <'Sscrc mandata a soccorrere la parte suddcttn.. ~ Depositi immobili. - Xclle stazioni rli riunione che •ono destinate a tenere gli oggetti ctl arredi eli ogni sorta non troppodis tanti dal teatro della guerra e di regolare l'aftiucnza rlegli oggetti stessi, è instituito uno ~peeiale dt>posito per i bisogni degli ospedali; il suo personale è composto di un ispettore d'ospedale, un contabile, un,. farmacista, quattro capi-aiutanti d'ospedale; CS!'O depos ito amministra gli oggetti depositati e fornisce con IJUCl'ti i depositi riserva quando ne ltanuo bisogno. Ripartizione d<'gli ammalati. - Allo scopo di rendere gli ospeÙ!\li da campo e gli ospedali permanenti atti a nuovamente accogliere feriti e malati affluenti dall'esercito combattente e allo .scopo di evitare un soverchio addensamento dei medesimi è attivato un continuo servil:io di trasporto dngli ospedali suddetti agli o~pedali di riserya nell'int<>rno del paese. Scelta dei feriti da tmsportarsi. - ~ella scelta di questi feriti bisogna tener conto della natura e gravità della lesione, della distanza del rispettiYo speciale e dei mezzi di soccorso di che si può •lisporre. Solo eccezionalmente si trasporteranno ft'riti nello stadio di reazione o quelli che hanno riportato ferite complicate in cavità viscerali, cd i fratturnti non derono trasportarsi se non muniti di apparecchio immobilizzatore. L'operazione è diretta c regolata tlal medico capo. Do\'c è poss ibile si scelga di pt·cfcr emm il tt·as porto per acqua n. quello prr te rra. Il comantlant c di tappn. provretlc per i mezzi di trasporto. Commissione pcl trasporto malati. - Ogni ispezione di tappa 1111. ~otto di sè una commi s~ione per il trnsporto dci malati (Tù·anken 1'rauspori-Knmmi:;sion). Es~a sta . t o la direiione di un maggiore medico capo cd è costituita. ùa dne maggiori medici, quattro a»sistenti medici c del rclatiro per~<o nalc d'amministra:done e di ttuppa.. E ssa può essere divi ~(~ in tre dis tinte sezioni. Per l'accompagnamento dei malati dn tro:>portarsi si sceglie il per.sonalc degli ospedali, il quale personale può venire rinforzato d a quello di soccorso volontario. Il punto lli sua residenza è preferibilmente nel luogo principale di tappa o nelle sue ricinanze.

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St~t:lto il luogo tli una sede la commissione

trasporti deve allestire un locale per socco't'Tere convenientemente i feriti , un altro )Jer riunirli e trnttenerli sino al momento della partenza. Questi locali devono essere neUa stessa stazione ferroviaria o lì vicino. li servizio di soccorso e di riunione dei fe1·it i spetta alla cotuntissione; il lo1·o trattamento se nelle stazioni spetta al comandante tli stazione, se fuori dell-e stazioni al com~ndante di tappa. I feriti che giungono son vis itati e medicati ecl i più 1,rravi e non tra~portabili mandati all'ospedale di tappa., gli altri al luogo di riunione in attesa del treno. Trasporto dei malati e feriti stù treni di sanità e sui treni per malati. --· I treni sanitari si distinguono in treni spetlali e treni spedali sussidiat-i. I primi servono per ttuei malati e feriti che non possono trasportarsi che coricati, s.ono forniti di personrue e materiale stabile e sono costituiti di canozzc apposiLamcnte fabbricate in pa-ese o già ridotte a tal'c scopo. I treni sussidiari inve~:e sono fatti dalla. commissione trasporti che utilizza i mgoni merci o quelli di 4" classe fornendoli all'uopo dci necessari congegni per adagiarvi i feriti. I treni per malati (Krankenziige) servono per il trasporto di quei malati o feriti che ]possono viaggiare in posizione sedu ta, son preparati sul luogo stesso con carrozze ùelle 1n·ime tre classi, llltt al bisogno anche della .t• classe e di vagoni merci. Tt·eni o;;peflali. -- A norma del r egolamento di mobilitazione i treni ospedali già allestiti in tempo di pace rengono mobilizzati c messi a disposizione del medico capo pel servizio sanitario dell'esercito. -~d ogni treno spedalc è assegnato un proprio personale cosi costituito: un capo medico, medici assistenti, contabile, pdmi aiutanti d'ospedale, aiutanti infermieri. Il relativo pm·sonnle medico è destinato dal generale mcdil'O d'armat.a, il resto del pc-t·sonale, come aiutanti, infermieri, Clh lchi, soldati ferroviari, ecc., dnl romando generale. li personale degli aiutanti rien reclutato fra gli studenti deg-li istituti medid militari. Se il pet·sonale non si potesse completare si ut.ili:tza allora quello del soccorso volontario. 11 treno ospedale è composto di 30 carrozze •la ammalati con 7


7/ t)

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Hl\'lST.\

10 po,.t i per og-n uno, più 11 rago ni per il lH'ct'.'-:.al'io ser vizio, in tutto ·11 ruotabili; trnn ue i ragoni bal-(agl.i e quelli del ma te riale (la fuoco tutti i Yago ni so·n o tostruiti in modo da pote1· esser e per corsi nel mezzo e di più sono muniti ciascun o di piattaforma. I t reni SJ)(''Iali !<Ono es dusivnmente des tinati al trasporto d ci malat i e feriti; a l loro ritorno pel'ò pos~ono e~se re in via eccezioua le inlpiC"gati a tra.spo1·tnrc cose occorrenti agli o~pcdali. l>u r:t ntc il tm,..porto a.l medico-capo e suoi a>:sistenti incombe J' obiJii~o di so~:cu rre rc i fe riti. I medicinali occorrenti vengono preparati nel modo il piìt scJU plice dall'assis tente meùico a tale hisngno destinato cd assis tito da un prim o aiutan te d' ospe,lalc. J'cr du e carr ozze d 'ammalati sono conta udati un aiutante d'o:::pcdalé crl un infcrmierr, elci quali due uno dcre essere sempre prc!>ente. U contabi le è t.enuto n ra ccoglie re i denari c O!!gctti di valore da c1uei fe riti che no n sono pitt in sè e dai moriLondi 1 e cu~> todirli in a.ppos iltt cassa. Treni spednli s ussidiari. - I treni speciali sus~idiari vengono fo rma ti c messi in nttil'ità da llll commissione trasporti quando il tncdico in capo dell'e!':crcito ne annuncia il bisogno, e che il generale ispettore di tnppn. n e rilascia l'a.utorizzaziouc. Tutti i carri co perti cl1e non sicno pro nisti tli sedili fi ssi sono utili zzati aJio scopo; il loro numero ed ordine ùi s ucl'cssionc in un treno ùil'en\lc dalle circostan ze. I carri ''engo no ridotti allo scopo o colla sos pensione d elle barelle, o mediante il cosi detto s istema eli J\mnlmrg, o <"ollocantlo le barelle s ulle molle secondo il s istema d i Grund. Il personale medico c s ussitliari9 è fi~sato dalla rispett.im com-

missione-trasporti c ordinariamente ogni 100 111alati o feriti Rono as~cgn ati da l

a 2 medici, 2 ai utanti d 'ospedale e da l 2 a l 5 infermieri ; non potendo in ca si speciali questo personale essere !\uffic icnte al bisogno, s i può completarlo col personale d el soccorso Yo lontario. La diret.ione del tre no sussitliario s pet.ta al medico più anziano, il quale distribuisce il basso pe1·s ona!e di moclo che almeno un uomo s ia presente in ogni cnn ozza. Nei luoglli di fermata i mcdici Yisitano possibilmente i malati e provYedono a i loro Lisog ni c sono res pon ~aùili che i malati efet·iti loro nftìùati raggi unga no gli ospctla li d i lv ro desti nazione. T trt>ni , ~ p Nl ali sussiùi,u·i


lilRI.IIJG IU FH.' A

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-òopo giunti al luogo fis,ato c stnricnti i feriti, e faUa la necessaria pulizia e lo pres critte disinfezioni, fanno irnmcdiatalllcntc ritorno presso la ri.:;pctti va commissione-trasporti. I treni-spcdali s us, idiari dietro autorizzazione del generale i ~ pettoro delle tappe c fctTovie possono essere com·N·titi i.11 treni s peciali a permanenza. Treni por malati (l(rnnkeu::ii!Je). - Questi treni srn·ono a. t.ra!>portarc i malati e ferit.i leggeri n é~-tii spcdnli ùc~ tinati a ta le s copo d:\Ua commissione-trasporti. Servono aneora ad evitare un sovcrchio e re penti no a ccumulo di feriti dopo grandi battaglie. Sono cos tituiti da carrozze dello prime tre classi, ma in caso di urgenza. anche da ca rroz;:c ùi .t• classe c vagoni merci. Sono destinati specialmente JH.' l' quei fàiti che possono montare da s oli c posso110 senza danno Yiaggiare seduti, in mancanza di sedili si supplisce con paglinri cci o con uno strato di paglia. l treni per malat i si fo rman? s ul luogo stesso dove s e ne l•a bisogno col materiale carrozzabile che s i può awre a disposizione. Potendo un troppo lungo viaggio riuscire penoso per certi feriti, specialmente il dover passare una notte intera, l'is pezione di tappa di concerto col ge nerale medico stabilisce in cer te località dei luoghi dì fermata, doYe i feriti possano pernottare e qui vi anche ricei'Cre qualche alimento. Per regola ad un t1·eno-mn.lati non è nssegnato alcun personale medico e il pe rsonale di sussidio è somministrato ùal soccorso volontario. Il caricamento del treno è però diretto da un medico a c iò preposto dalla commi;:;sione trasporti. D isposizioni comuni per i treni s'milal'i e per -i lre11i tl'mnmalali. - La commissione trnsp0rti, oppure quella sezione dalla medesima che s i trova. sul luogo, consegna per iscritto a l medico comandante il treno tutte le necessarie indicazioni per il buou nndamcnto del servizio durnntc il viaggio, quindi gli indìc:l. le località lungo In linea dove il ferito potrà essere ristomto, ~>Occorso in tutti i suoi llisogni c dove potrà pernottare. Dopo compiuto il caricamento dei malati e f~riti nel treno, il medic o fa. una. scmpolosa visita alle singole carrozze e s i assicura che nulla manchi c nel personale e nel materiale per l'assis tenza. dei malati, c che t utto sia in ordine; quindi annunzia alla commissione trasporti che tutto è pronto per la partenza.


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RIVISTA

Per parte della conunis,ione trasporti, de,·c essere annunciato ai comandanti le sta:dooi il momento ùclla. partenza, la forza. lM tras porto ,ecc. • Lo stesso annunzio contemporaneamente vieu dato a quei comandi di lin ce ferroviarie, qualora il treno tlo,•esse spingersi oltre la linea del comamlo di stazione. Se il treno viene rilas ciato tla una ~c zione alla risvettiva commissione tras porti ove la sede tli quest'ultima travasi tra la. sezione ed il luogo di destinazione del treno, allora è la sola commissione traspo1·ti che riceve l'avviso e deve provvedere per il restante viaggio. N ello stesso modo opera la comm issione trasporti inverso la propria sezione, se (tucsta. travasi intermediaria tra la. commissione stessa ed il luogo .ti des tinazione del treno. P.-l.ltTt: s· -· Servi~~io sanilcwio 'ltei pre:;idii. Presso i CO· mandi superiori. - Ad ogn i comando generale è applicato un generale medico il di cui servizio si regola a norma delle disposizioni \'Ìgenti in pace per i generali moLLici d'esercito . ..\. lui incombe principalmente la s or\'e~lianzu degli SlJCdali di fortcz:m c 1li 1;sena. Egli in vigila l'is truzione degli uomini di riserva scelti per iuferm ieri e li spedisce, richiedendolo il bisogno, al medico capo del servizio sanitario in campo. La stessa sorveglianza egli esercita sugli speLfali delle società c istituti privati di soccorso s tabiliti entro i limiti di s ua giurisdizione. 0$pedali di (ot·teua. - Quando una fortez.zt~ viene !\l'llU\t!l, hl, direzione eli tutto il ris pctth·o servizio sanitario ò in mano del Jlledko di presidio; il quale ha pure la direzione degli :;pedali •tuanclo si mobiliaa l'e.scrcito, gli ospedali che vi si trovano giiL oppure che devono erigersi, prendono il nome di ospedali ili fort.ezza ( Fe.stunrJ;o; ltua·rethe). :\. seconda tlol bisogno, possono per il servizio di •tucsti ospeLiali, esser chiamati tRei mellici civili, il cui numero ed onorario è rct.tolato da speciali disposizioni. Quelli ammalati che non potranno pretiumiuilmente rimetter~ i in salute in ba·eve tempo, saranno lmsportati ncgll ospedali di riserva o negli stabilimenti civili. Al medico dirigente incombe l'obbligo di tener pronta una sutlìciente riserva di materiale. Egli deve occuparsi nncom della islroziOilC degli uomini per il !iCl'Vizio ùi portn-malati, infermerieri ed aiutanti d'ospedale. Ospedali di t·iserva. - Allo scopo di accogliere i feriti prove-


• ll!BJ.IOGRH'ICA

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nienti dal campo, \'Cng()no eretti nell'interno de'l pa e~r., dalle ln<'ali autorità, i così eletti spedali di riserva, e -prendono questn nome quando si mobilizza l'esercito anc·hc gli ospedali di presidio già esistenti nei \'ilri prcsidii in tempo di pace. Il luogo pe1· erigere i nuovi ospedali di riserva è scelto dall e aut.or ità mediche militari c c~vili, aYendo riguardo a soddisfan• n tutte le condizioni igieniche di situazione, di s uolo e di spazio (ogni ammalato deve godere uno spazio di 37 metri c.ubici). J:nccettazione dei feriti e malati dalla stazione ai riospetti v i osperlali ùi l'iserva, ' 'iene operata d1t questi ull i m( l':ic gli ospedali sono s oggetti n.d un direttore d'ospedale di ris.erva, questi deYC dare le disposizioni necessarie per l'accettazione e r ipartizione dci feriti ad ogni singolo speciale. I n quanilo al servizio interno, cur<1. c trattamento dei malntir tutto si ft\ a norma ùPIIe disposizioni ...-igenti per il tempo di pace. 'l'osto che gli spedali di guarnigione sono diventati speùali eli riserva, s i instituisce una lluova registrazione, distinguendo gli ammalati in t re categorie, n seconda che appartengono nll'esercito·nazionalc, a quelli alleati oppnrc a.i nemici. Riguardo al licenziamcnt o dci gnat·iti valgono le rlispos izion i Yigenti per il tempo di pncc con alcune modifìcazioni, per esempio quegli speda.ll di risct·va che non hanno medici militari, dovendo r imandare qualche ferito come inabile al servizio militare, ùnono inclirizzarlo a qualche ospedale clo,-e s i trovi nn medito militare per le neeessarie pratiche; fanno eccezione a q uesta r egola gli amputati che abbiano il loro paese più v~ cino eh è non s ia il luogo o l'ospedale n cui dovrebbero essere inviati. Il trasporto di ammalati da. un os pedale di riserva ad un altro non deve fa1·si che i n l\asi eccezionali. Dagli speciali di riserva possono f,u· passaggio agli spedali d e lle societ:l di soccorso o agli stabilimenti privati che facciano l'offer ta di accoglierli , quei malati c feriti che abbisognano di uu lungo trattamento. Sono esclusi dal far questo pa<;saggio gli affetti da malattie contagiose e diffusibili c quelli so~petti di simulazione. Pm·s onale. - Man<'nndo ufficiali in servizio attivo il comanthtnt.c generale è autorizzato di richiamare gli uOìC'iali li ccnaiati. Si111ilmente il prr;;oaa le d<'gli iuf~Jrmi eri e aiu·tanti è rt'tl uiato


. JliVI:;;TA

dalla forza in ~:ougcùo. Il generale medico non avendo a disposizione medici militari per i bi50I!ni di un ospedale di riserva chiama al serrizio, a termini di contratti g ià stabiliti, i m ed~c i \:ÌYi li. Lo s tc:;so può fare rigua rdo ai farmacisti. PARTE .J• I slruzioni. speciu.li . sul sel't•izio inuenfe a.Ue sinyole cr~riehe. - ì:; questa parte una rn ccolt:t di istruzioni, di sthiMimcnti c di richiami alle tlisposizioni r egolamentari onde f:lcil it:we a ciascuno il clisim)Jegno tlei propri doveri nella s ua s fera di alionc. Sono degne di nota le seguenti : Pe1· i dtirur!JM consnlenti. - L 'azionc·tlcl chiJ"Urgo consulente ~ i estc>mle ai posti di medicazione c agli spcdali. E ssa è di carattere purame nte teco ico-scientifico c nou riguarda punto il personale, nè l'amministrazione. Aiutano e col cons iglio c coll'oJICra. i medici militari sul campo, is pezionano gli spcdali compresi nel loro circondario, cd i medici militari sono i n tio\·ere di sottopo11'e alla loro deeisione tutte le questioni gravi riguardanti il tra ttamento dci feriti. E ssendovi discrepanza di pareri ti·a i mcdici militari, è tla scguirsi la decisione del chirurgo consulente, se ttnche le sue ordinazioni fo!;~ero in opposizione coi regolame nti, purchè esse siano comunicat e in iscritto devono essere N:cgnite, restanùone, ben inteso, la r esponsabilità tutta intera al chirurgo cons ule nte. Per i medici del di.slu ccrtmtJnfn di Stmilà . - Il primo medico fl\>1 dis taccamento di s anità dirige il personale de l distaccamento a nonna delle istruzioni de l medico di divisione. Divide il suo p r rsoualc in tre diverse sezioni n. cui conisponliono cloveri specia li, cioè: acre/la,oione. (ast!ia.tm·e cd operaEioni. J ,a sezione di ac-cettazione a cco~lic il ferito, lo mette in conveniente posii:ionc, lo ristora, esn min<t le ferite, rimuove i vestiti, N'C. I feriti grnvi e quelli da amputarsi s i mandano alla 2• e :1• ,.;ezionc. l leggie l'i vengono medicati e immediatamente spediti n l luogo ùi riunione. La seconcla sezione (fasc·iature c apparecchi) ha l'incarico di ) lUITC g li apparecchi la cui applicazione esiga qun.lcbc tempo, come nelle ft·attu rc complicate, onde mettcm il ferito in conclizioJW di 'lOJI(lOI't nre il tras porto. L <l. ter za sezione (operazioni) csegu.isce quelle operaz ioni di


fliBLIOGRAFICA

alta chinug ia, senza delle <tuali il ferito verserebbe in ~ra.\·e peri colo . Tali sarebbero: allacciatura di arterie, t.racheotomia. ed muputa:doni. L e r csezioni, a cagione del t empo ch e es igono, n on si fa nno che quando il numero ùei feriti lo permette. Per i JJ()t'ta.-·n wlnli. - ·Per la ricer ca cù il traspvrto ùe i feriti il comandante del distaccamento manda divisi in du e colonne i JlOrbHllaluti comandati dit tm ufficiale s ulla linea. di comhattime nto, cd i feriti trovati e incapaci ùi camminare vengono ada-

giati sulla barella, se occorre medicati c trasporta ti"sui cani che stanno in un rleterminato s ito tra la linea di combattimento c il p osto di medi cazione principale ( Wttftenhc,l/eplalz). I cani per ma lati 'quantlo son carichi (1luc feriti gra.vi adagi<tti eli dentro, i leggieri seduti s ul .d avanti) trasportat!O i feriti al posto di medic<tzione principale e fann o ritorno imrnerliatamr ut c al loro luogo di fermata. L e anni e gli og~rtti dei feriti sono pot·tat i dalla truppa di riserva. L e is truzioni p er gli aiutanti di ospeùale alla carica di sorYeglianti (Lwmrellwn($ehrw) riglilardano la. vigilanz;t che loro incombe di tutti i part.ieolari de l servizio interno dPgli osp eda li, ;;ia }ll'cs,;o i tualati per l'esecuzione delle ordinnioni medi che per parte degli infermieri, pulizia, risca lda lllcnto, illumina7.ion c ùei locali, c...:c., sin n ella cucina per il buon anclamento di IJUCI >:crYizio.

J,e istruzioni per il soldato i nfermiero si riferiscono anzi tutto n,ll 'assi stenza lJCrsonale del maiuto, p oi alla s ua r csponsahilità a 111antcn erc in buono stato gli oggetti, s tnun cnt.i c biancheria a lui aftidata, in seguito la scrup olosa pulizia della sala e d ci mohili, la puli1.ia della propl'ia persona, In dbtribuzione d egli ali-, menti c medi cinali agli ammalati, e il u1odo di· ...:omportarsi in ...:aso tl i morte. · • P A.R"t'r: oa. - Socc:orso volon.lrtrio. - ll s occor so volontnt:io (F1·eùuillir;e J(runkenpf7er;e) è un' is l i tuzione sorta dalla fila n tt·oJlÌil. e dal patriottismo della Mlione . Es~a costituisce un cfficad ssimo aiuto a.! Hc rvizio sanitario n e i frangenti di una guerra . .Afliuchè riesca tale però fa d 'u<>po che s ia ~oggetta alle autoritiL dello Stato, c inYece di esset·e un f•tttorc inrlipcndente, formi invere un membro del grande org anis mo sanitario militnll'e. L'altn. direzione di ctnesta i!<tituzione è nfti1lala al commh.sario

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RIV 1STA.

in•1•eriale nella qualità di ispettor e militare del s occorso volo !1tal"io. Il qual commissario ha per missione specialmente di eonl"en trare il più che sia possioile l'a.:iooe delle s ocietà e le oft"crt e dci prirati ed e ritru·e ogni dispersione di queste for;:e ncU'intc n·sse del puoblico bene. Deve ancora indicare alle società ilmotlo e il luogo ore spiegar meglio la loro attività et il luogo dorc diri gere i doni c le offerte. J:ufficio del commbsario imperiale staoilito in Berlino for ma. il punto centrale dircttiro. Ogni pres idente di conùt:'\to centrale della società è membro del consiglio centrale presietluto dal comIn i:;sa rio. Il commissario imperiale manda delegati presso le ispezioni di tappa. . • ~~ùme dell(h socielà eli soccorso volontario. - Le società d i l'nrcor ·o trovano il loro campo di azione più adatto entro i litui ti 1lellc it:pezioni di t:lppa etl c~clusirnmente nel t rattamento elci malati c feriti presso gli ospedali e nei treni sanitari. L oro compito è quello di somministrare il pers onale di soccors o per il trasporto dei malati e feriti fuori dai limiti dell"i:-;pczione di tappa agli ospedali di riserva; tener pronto infer mieri cci infermiere già is truiti per l'assiste nza dei feriti onde utili:~.­ zndi ne i vari spedali. Raccogliere e spedire le offer te delle socie tà. Aiutare il scrvi;:io degli ospedali di riserva, assumendone !"amministrazione o instituendo spedali propri, ccc. I'uò anche allestire per proprio conto dei treni-s pedali diet ro nulorizzazi•>ne del commissario. P ersonnle. - Il personale vione assegnato all' ispezione di tap·pa e da 11uesta, secondo il oisogno, mandato agli ospcdllli ùi campo, ospedali s tabili e ospedali di tappa; nel disimpegno dd serYizi e per rispetto alta disciplina il personale c\ subordinato al

capo lllCllico. Ospedali delle società. -

Le società di s occorso eù an clH~ i J>riva ti possono istituire ospedali ai quali si spediscono ammalati da~::ti ospedali di riserva. Per regola, ognuno ùi questi os pedali deve contenere ahucno 20 letti. E$l'Ì uon dcr ono ordinariame nte a clJettarc che ammalati <' ll"l"il i provenienti dn-<Jli ost•cdali di ri ~erva. r .,lif,lli p rimti. - Le ofl"crtc per a.ccoglicrc i convalescenti in


BIBJ.IOOR AFICA.

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cure private si dirigono al comando generale. Alle domande di tal sorta va unita anche la dichiarazione di qualch(' s ocietà eouosciuta, ncllaqua1e dichiarazione si attusti che la persona ri chi(•dente può soddisfare a tutte le condizioni richieste per un buon trAttamento. Il personale tutto durante il suo servizio riceve trattamcn t o gratuito.

Fa seguito al sOI·vizio sanitario il servizio d'igiene in guerm (Gesundheiisdienst im Felcle). t un trattarello d' igiene militare in cui a grandi tratti e come in abbozzo si fa un richiamo alle norme igieniche approvate dalla. scienza e dall'esperimento, convalidate dalla sanzione dei regolamenti ed applicate alle condi:t.ioni speciali di un esercito in guerra. Si occupa anzi tutto (premesse alcune gencralit.'\) dell'importante argomento dell'alimentazione; quindi composizione degli alimenti, la razione del soldato, che ò così costituita: pane gr. 7:\0 oppure biscotto gr. 500; carne fresca gr. 375 o carne alfumitaht gr. 250; lardo 170; verdura in varie proporzioni, per esempio, ris o e orzo 12o, legumi 250, patate 150; sale gr. 25; cnft'~ gr·. 2:1. S tabilisce per regola che il vitto migliore debba essere ri te n ul '' (1nello che contiene albuminoidi, grassi, iùrocarbonati c sale nella proporzione di 150, 100, 500 ~ 35. L111 scelta del genere d'alimentazione dev'essere regolato s ulle condizioni sanitarie della truppa, temperatura, malattie c.lominnntì, ccc. BetJrmde.- Dopo d'avere esposto i caratteri fisici della buona acqua potabile, enumera quelle acque che sono da ritenersi sospette c quindi da non permctterne l'uso; tali le acc1ue ùi stagni, di pal ulli, quelle in prossimità di stabilimenti manifatturieri. Le ac1ue sospette non devono usarsi se uon prima deJlurate coi fillri ()i caTbone e mediante il permanganato potassico e coll'allume n ella proporzione di 10 grammi su 1000. Il call'è è considerato come una bevanda molto vantaggios<t nlla salute del soldato in guerra, e perdò in casi speciali la. sua razione può essere portata da 25 a. 40. Tra le bevande spiritose non s i concede che in circostanze S)><~ ­ éi.tli O, l litro di acquavite, talora anehc l litro di birra o 1/2 litro di vino.

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778

RIVIS'U

Rigunnlo alle vcstimcnta. e alla cura di certe pa rti del corpo, nulla s i t rova di nuoro c di particolare che esca d;\Ua sfera delle più ~lcnwntnri e cono ~ciutc norme d'igiene; ò asseg nata con ra~tione grande importanza alla. cura dei piedi e contro il sudore ol('i pi edi, cn.usa di .escoriazioni o piaghe, su~rgeriscc come mes:zo l'flicacissimo spontaneo le pezze con un mil;cuglio eli 3 parti di arido salicilico, 10 parti di amido e 8 7 di talco, adoperando 5 gmmmi rli miscuglio per volta. La stesl'a polvere è tenuta per uu buon rimccl io contro le escoriazioni che si formano per nttriti i n oltre pnrti del coq Jo. l:Jù:ne nelle nt<H "Cil1. - Uno degli accidenti più gravi che pul> <H·c;:ulcre in marcia è l'insolazione o colpo di sole ( Sonnersticl~) e eli questo tratta minutamente c più dift'usameutc cbc un libro di t•<lfOiogia. ~c spiega cioè il concetto patologico, discorre lungaIIH'ntc tlcllc cause dci fenomeni precursori e del trattamento. In 'inaHto alla, proli las~ i rl:ì. le seguenti norme: Permettere t.li ùere, essendo un grave pregiudizio il credere d1c il bere in marcia sia nocivo; regolare h1. marcia in modo c he alle S o alle fJ del mattino la truppa. sia giunta a destinazione; proibire a»solutamente le bevande sviritose ; dovendo in una lunga marcia passare per luoghi nrsi c poveri d'acfJun i comandanti di corpo sono autorizzati di farne una gra1ulc provvis ta prima della partenza. • l r:cronpamenti. - Una buona scelta del terreno può tenere lontane molte malattie d' infezione, i terreni sabbiosi e cretacei >'Ono da preferirsi. Dovendo accamparsi in terreni impermeaùili s i l'accomanda di scavare delle fo sse onde evitare l'umidihì. Ogni ma teria decomponibile si allontani dalle strade. Si cambi spesso il luogo delle tende, ecc. O.spedc,li. - :f: impossibile soddisfare a tutte le norme d'igiene in g uerra, do\·e urge il bisogno di mettere al coperto in fretta e in furia un gran numero di feriti. Se in un ospedale si sviluppano morbi uosocomiali bisogna subito allontanare gli individui cbe non ne furono ancora tocchi. In quanto alla scc lt;~ del luogo, se ~ i può fare, non è tanto da ricercars i un grande spazio, quanto innltC lll g randi e libere correnti d'aria. Gli ospedali permanenti non sono i migliori per accogliere i feriti; lo stesso dicasi delle c:hi c~c, COII\'CIIti, :-:..:uole, cn~c rmc; inrcce sono da prcferir,.,i le

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BIBLIOGH.\F'ICA

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loc.::tlità non abitate o che vengono abitate tcmporarinmentc c n•l intervalli. Ogni ammalato deve godere lo spazio di 37 metri cubici, e oltre le camere da ammalati un ospedale, deve a,·erc tu ti i i locali acces:.ori per l'accettazione, per le operazioni, cucino, ma~az~ ini , ecc. All~ ferrovie. - Il mantenere la huùtia igiéllé néllè staziou i ferroviarie, spetta ai relativi comandanti di stazione e di t.appr~ !'.e gnondo i consigli dello autorità mediche i vi addetto. Di grn.ndn importanza sono le disinfezioni da praticarsi spesso nel locale clelia stazione e nelle carrozzo dtt ammalati. In casi di epidemia., è d:t sorvegliarsi la vendita dci commestibili ne i luoghi di fermata. È necessario che nei luoghi di lunga fermata le stazioni s ieno )H"o\·riste in abbondanza di buona acqua potabile da disttibuirs i alle truppe di passaggio. Sul omnpo di balla{llia. - La salute dei superstiti richiecle il pronto interrallllento dei morti. Le fosse devono essere profonde 2 metri, e le fosse comuni non devono contenere più di 6 'cac\;tveri. l cndaverm degli animali possibilmente sannmo bruciati. Pro{ìlassi dei ·morbi cast1·ensi. - Tifo esantema.Lico. - :8 ritenuto come etllinentementc contagioso, ma la sua. diffu;;iono può c~s01·e efficacemente limitata, e siccome il ,·eicolo del contagio & la traspirazione d ei malati, l'aria ambiente, le persone che assistono, così si l>Tovvedenì. per il maggior possibile isolamento di tali malati. Il comando s uperiore d ell'esercito dispone per l'ere;.:ione di spedali appositi. Tifo addominale, dissenteria. - Cagione principale di questo malattie si ritie ne l'acqua infetta. Diventano malattie diffusibili per meno degli escrementi. Scoppiata l'epidemia, i malati non llovmnno trasportarsi altrove, Stt lvo il caso che sieno in grande numero ed in vicinanza di un accampamento. Per tras}lortarli s i eviterà possibilmente di valersi delle stmcle ferrate. Colera asiatico. - Siccome questa malattia non sorge spontaneamente, ma è sempre importata, cosl devesi esercitare rigorosa sorveglian:zll. sugli uomini che rnggiungono 11 COI'PO pNl\'Cnienti da paesi sospetti. Potendo una truppa contrane il colera passando per un paese infetto, si dovrà proibire rigorosamente· l 'uso dell'acqua in quei luoghi. Se In t ruppa resta infetta i colerosi non dovranno tra-sportarsi. Da. prescrivcrsi l'uso del panciotto.


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RIYIST.\.

Yajuolo. - Ri guardo a questa malattia come mezzo profilattico nat uralmente è raccomandata la ri\·accinnzione. I ,·ajuolo~ i non devono essere trn.sportati. Oftalmia. - Quando insorgono ottalmie put·ulentc separnzionC' a;;soluta drgli indil'iùui affetti dai sani, riviste frequenti a tutti ~li nomini indistintnmente. Regnando molto forte l'ottahnia e pidemica i n un corpo, s i proyvederà che quelh che ne sono nll"ctt i s iano ricoverati negli spedali di riscna. .Malattie veneree. - Sono in dgore le s tesse uorme che in tempo di pace. Scilbbie. - ùli scahbiosi devono essere curati prC!'SO i corpi. e soltanto nel caso che fossero in numero stragranrle ~ono inviati in appos iti spedali. In ogni caso non si mandN·anno mai agli spedali ùi riserm. Tanto per la cura come per In dis infezione fh•i vestiti si usa il balsamo del Penì che si trova nella dota zio n<' !h· i <'ani da merli cinali per la truppa. l\fezzi ùi cli ~ infeziont'. - Tra le varie sostanze le più ran;omandate rla questo re~n lam ento sono il pernuwgnnnto d i potn.ssa, e di soda, l'acido fe nico, la calce fenicata, la polvere fenicata, il clomro di calce, l'acido cloridrico, solfato di fe rro c di zi nco, clonn·o di :r.inr.o, zolfo e carbone. Per le mani e gl'is trumenti rla aùoper.ars i l'acido fenico; pet· !-{li -oggetti fla med icazione IJHelli di poco valore si bruciano, gli nlt.r i s i disinfettano con acqua fenicata. L e biancherie s i purgano rolla liscivin, qu elle state usate da vajuolosi e tifosi si di sinfettano poi r.ol cloruro di calcio. Gli ogtz<'Ui cii vestiario si dis infettano mediante il forte calore di Un:\ .stufa. Le latrine colla calce fenicata che è un miscuglio di calce l'penta c di acido fonico. Le località chiuse s i rlisinfettnno, quando non sono occupai<· !<pargcnclo s ul teneno la polvere fenicata, e s e s i vuoi fare una dis inft'zio ne più fortP, s i lavano le pareti c il terreno con soluzione di clonu·o di ca.lce. Ri g uardo ai tra~porti in ferro.via, flnpo <:he s i è rimossa la paglia e lavato il s uolo e le pareti tlei vogon i ~i dis iufetta.no coi mpori C.'lldi di lisci via comp o~ti di non g rommi di soda o potassa per 100 chilogrammi di arqua. Termina questo regolamento sul senizio igicnic'o con tlue np)lcndici. La prima corredata di tavole litogratiche presctivc il

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BIBLIOGlU.FICA

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moùo di erigere le tende, le baracche ùa. campo c da guerra destinate ad accogliere fllriti c ammalati 6nchè e~:;i possono es;-;e!'e tmsportati per mezzo ddlc fel1'ovie agli ospedali ùi tappa. L:~ sc~:omh~ ~ i occupa c.sdusivamcnle delle rit'erche chimkhe ùcll'a~:­ 'lua potabile c specialmente, ùopo cnumomti i rea~c nti che o~• corrono insegua il modo ùi scoprire la presenza di sostanze or·ga·C. P .. TTt. uiche, dci vari acidi e sali inorganici.

~nove osservazioni Intorno all'erula dlaCraruma-

Uca, espo!<te alla R. Accademia medica di Roma dal sodo ordinario prof. cav. FILI PPO Scu.zt, primario nell' ospcrlalc della Consolazione.

In questa prcgcroHssim:t memoria il prof. Scalzi dopo d'aver pagato un giusto tributo di lodo al pro f. eu v. Ferdinando \' erarlliui ùi Bologna, il quale trattò così eruditamente l'argoment() tlel1e ernie diafrmnmatiche, accennando le storie dei precipui casi •li sitl"atta lesione fatte di pubblica mgione dru primi tempi tino al 1870, a cui ne aggiunse parecchie inedité e<l alcune altre di casi eh 'egli stesso ebbe occasione di osse1·varc, rammenta il caso da lui coumnicato eù inserito nel Uionwle rne~lien di Roma, anno V1, e dal succitato pro f. Yemrdini dichiarato forse unico· nella storia. Esso infatti prova dò di cui la pltu·alità ùei chimrghi dubita, c con ragione, a priori, cioè la po.ssibiHtà della g uarigione dell"cruia diafranunaticn e la compatibilità d'una vita pilt o meno lunga, senza iucomoùi, anzi ~:on tutte le apparenze di snnitù. perfetta, con una lesione permanente del diafl·amma. •\. maggior illustrazione di 11uell" interessautissimo fu t to, i l pro f. ~..:alzi ll!UTa aver saputo ultimamente dal dott. Frnnce ~c:o Topai, che lo vi.;itò con molta diligenza, che quell'avventurato infermo 11on aveva più tracda d'ernia fuori del petto, mentre ques ta era matl.ifcstn. dopo il traumit che le diedè luogo, quantunque s i abbia certezza della risultata prociden:.~a enterica nella cavità del torace :-inistro, c che esso (l'infermo) può attendere senza a lcun di:sturbo funzionale nl1"e;;ercizio della sua 11rofcssione di stulliere e compie le di gestioui in modo not·male. Cit<l quindi un caso con~imile o~sHrato nclnorcmlirc tlel1~7 -t

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~ta l dott. 13l'rtarelli, cb irur~o sostituto in San Gallicano. Si

t.r.ttlal:t d'un marin !Lio, certo Uiovanni Bcarmvino, d'anni 46, ferito in ri ~sn, il quale prest>ntava sull'ott:wo !'pazio intcrcostale nelh\ linea. para~cellare un 'an:;a dell' ileo pendente dalla soluzione d i "'"·o nlinuo (estesa pitt che due centimetri), di colore azzurrognolo per la s ta~i d !~ t:omprrs~ione, distesa a modo cii tumore ùilol>ato • 11el cc~ntro, grande quauto una mano senn.ta. I margini della. fcl'ita c delle coswle ottava e noua strm~zavano il d scerc in guisa elce liC l'iusciva impo:-:sibile la ripo:;izione. Il dott. nerta.rclli si dcci;;;c allora a dilatar In. ferita, c lo fece colle debite caull"le e seeondo i prccet.ti dell'arte, sicchè potè respingere il viscere protru~o , ma 110n col locarlo uclla propria cavità, pcrchè ritenuto da valida ::.trettura sul peduncolo, non cedeva ai tentativi di riduzione. Ad ottenere questa fu necossario sbrigliare colmez:to del tenol'omo lo stringimcnto del colletto erniario, operazione che riuscì {'Oillpletnmcnte c permise di ricondurre l'ansa. intestinale nelJ'ucldome. Le piaghe cicatrizzarono in 'iOgiorni, e l'infermo lasciò l'osvedale alla fine del terzo mese di degenza, e dopo qualche meS<! di ~·o uYal t•sccni:a riprc.!:ie la sua vita dl marinaio, senza riseutil'lle alcun disturbo. Trnscorso un anno, lo rivide il dott. llertarell i, c trovò chiusa saldamente la ferita estema, la quale uon ofl'ri\'a la menoma protubt•ranza, lfUalllUlHlue la risuonanza. timpnnicu ed il gorgoglio intercorrente percepiti dall'osservatore riYClt\;.sc•·o la prc:~euza di un'uusn intestinale nella cavità toracica. Dai due fatti sucsposti, deduce il prof. Scalzi che si può forutare un'ernia int.c~tinnl e torncica per ferita penetrante dal petto nel bas!'O ,·cntre c questa, ridotta nella propria cayitù, dar luogo alla sola t rnia diafrauuuatica, ht~ci ando in ottime condizioni di Yila gli infermi. Pa,sa quindi n citare due altri casi, ùn. cui emerge incontcstnbilmentc cile in seguito a f:pccial i cn.usc tramnatichc il vcntricolo <' l'intestino tenue possono formare ernia a tr:werso al diafrnnt111n. cd al torace al tempo stesso e non in modo moment.anco, rua permanente. Von1e esempio d'ernia eli stomaco •·iferisce il caso del capitano Hobcrto Sto lpe, che si legge nella rela:r.ione medico-chirurgie:\ <Iella guerra ùi seccssionc dc~li Stati-Un iti, pubblicata da Bar-


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come sagj::io d 'ernia intestinale racconta la l'l oria di un to.IMm·co l\la~ci eh ·c~ li stesso ebbe a curare or :.ono otto anni. Quest'uomo, entrato nll'ospeùale dclht Consol<u~ion<' il 1-! di. ce mb re 1870, alle lO pomeridiane, per tredici ferì te ehm nn cl a. punta e da tag lio riportute in rissa, ne prescntara una obliqua, diretta clall'alto in b~so, estesa ti centimetri, con rccisionc totale d ell'olt:.wu c nona costola. s inililra, penetrante nella c:aYità cldl'aclrlomc, ::W centimetri in distanza d ell'appendil'e rusifoniH·, 2-1 chi la doccia vertebrnle, dn. cui sporgev;\ un'ansa tlell"intc::tino tenue distesì\ da i tras, del \"Oiume di due pugni, che rimancm ri:;tre tta sì da non ced ere alla riposizione tentata bla n(hHHCHtc e non potè farsi rientrare se non dopo di aver dilata to eli due t CII ti metri l'angolo s uperiore della ferì la. Insorse, c.ome era ù~~ as pettarvis i, la pleurite traumatica, In quale, opportunnmcntr eurata, cedette in breYe tempo, s iccllè il l\'Iasci al 1• di febbraio l::S71 entra,·a in convalescenza e lasciam l'ospedale il tl del lo stes~o mese. Dobbiamo alla cortes ia dcll'cgr<'gi{) prof. SL:alzi tl'ayer potuto cs am1nare ed interrogare a nostro bell'ahrio il 1\Iasci, il fJualc è un uomo robustissimo, ha 35 anni cd esercita il fath:osiss iniO mestiere di facchino. Abbiamo dunque veduto e palpato il tumore erniario da cui IJUCst-'uomo è afretto c vi riconosct>nuno i caratteri d'un e ntl;rocele cedcYolc, compressibile, iudolcntc, che sporge quasi n el n~n­ tro d-ella cic·atrice de lla sudd c!icritt.a feritn co~ t.ale. In ragione della sede d ella frrita ch e diede ol"igi ne all'crnin, parrebbe che l"inte..;tino uscito fuor della !'Ua cav ità na tu ra le ùoyesse essere il colo n lombare, e noi credemmo infa tti che s i tràlt<·lSSC di questo ; ma il si~nor })rofc;;sorc Scalzi che vide l"intcstino fuor dell:t ferita e pot è csaminame attentamente le pareti, fu tratto rlall'a~petto eli queste e da a lcune cons idernzioni cirerl. la mobilità tlell'ansa spostata n te ner })Cl' fermo che questa appartiene al tenue e più proballilmeu re al digiuno, :tnzitllè al crasso. · L"a,mmacstramcnto che sgorga ùall'importanti::;sima comunil"azionc del valente prt't"e!<SOre romano è, come già avvcrt.immo, che s i d anno casi in cui lo s tomnco e l'intestina penetrano a trnY er~o al diaframma nel cavo del pett.o: che se ne incontrano nitrì in cui i meàesimi vi,ceri escono fu ori delle pareti toracichc : c he s imile alterazione uei naturali rapporti d egli organi di ambe le ca\·ità è non solo compatihile colla vit.a, ma. cogli esercizi i pii1 ~· i o lcnti c colla più florida salute, come evidentemente lo pront il ca s o d el 1\'l,\Sci, il (jttale se della sua guarigione cll!Vo ringrà;mtre madre natura che lo dotò d ' una resistenza organica pint.to,to u nica che ram, dcre pure una tavole tta ,·otiva a chi lo curò co11 tanta abilità c cou si pm\'\'ida sollecitudine . •


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Rl VISTA BIBI.IOGR.\l'ICA

Del r esto, chi vuoi maggionnente edifiC'.arsi sul merito della. Memoria del prof. Scalzi la legga e sia persuRso, come lo siamo noi tin d'ora, che non avni a rimpiangere il tempo speso in •Juclla lettura. P. E. M. ----~~-=x~ · -----

1 1 Dlt•e ttot•o

P. E. M ANAYRA Il

l.l cdntto~·e

E 'rT Oit P. llr cc rAno r Cttpt'l<• tiQ mediro

~ unst

F t:mmrco, Getente.

C.:ongres so p e riodic o interoazlooa.l e d e lle scie nze m e diche . o• riunione in Amsterdam, lti79. Il comiU~to di organizzazione per la sesta riunione del congresso di cui è presidente il .Uonders, ha designato :\.msterclaul a. sede del congres~ o. !l congresso, esclusivamente scientifico, durt>rà una settimana; sarà aperto la domenica 8 settembre. Le lingue ufficiali sttranno la francese e la tedesca . Tutte le comunicazioni relative al congresso debbono esser e dirette al segretario generale, dottot· Uuye, aù Arn~terdam .

PREMIO RIB E RI . .\. norma del programma pubblicato in lJUC);to giornale (anno 1137ti, pag. lUO) sono pervenuto al Comitato di sanità militare, entro il termine pre~critt o, due memorie segnate con le seguenti epigrafi: 1• " Dif(iciie enim e;>l, ut qtti liomo sit tton ;,,~ wmlti$ pe~;cet, lftw edum videlicet 1>enitus ignormulo, quaeda.nt vero ?naie jmlicaudn, et q11aedttm lnn clem negl i!Jeutùts .scri.pti;; t,·adendo. , 2• v Non p l)$ SO a meno Ili coufi>rfanni nello scm·gere come IJUei pr incì11ii c!te io 1Jro{essai e tJroo/amai si:w ~lal 18.3!} sieno IJramai dù•emdi un as.9ùmut della modiWIW· chinwgia ·militrwe: , fC'<~lMH. ~t; , Sru' JU'Qif ''lt<f,.,i dt!/{(( r.;lr irUfN'Ìt COH.~tt; r('IIU(·• '~ tle jf' t"ilfJ C H'lir ,,,,, ,., 1ft r arm« ,(a Ì'''x'v.)

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DELL' UTILITÀ DEI Vl!SCICANTI N ELLA CURA DECLI ESSUDATI PLEURITICI

Esistendo fra i medici una corrente molto ostile ai vcscicanti, mentre poche ma autorevoli voci ancor li commendan0, Yale la pena di occuparsi alquanto di essi, tanto più che con· tano un glorioso passato, che li rende degni di considerazione al presente. Io ho avuto l'opportunità di studiare i vescicanti applicati per facilitare il riassorbimento degli essudati plcuritici. In verità mi accinsi alle prove con idee preconcette inspirate dall'insegnamento di parecchi clinici napoletani ; ma quelle idee erano ben fondate ed hanno procacciato conforti più che disinganni. Pe1· esporre chiaramente il risultato degli studi fatti mi occorre: 1 o Richiamare alla memoria alcune notizie della ana· tomia patologica. intorno agli essudati delle sierose, special· mente dei pleuritici ; •


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IJELL. l;Tlf.JTÀ

2° Studiare le '\·ie ed i mgzzi ehe la natura medicatrice t:cgue in })ropo:Si to ; 3° Studiare l'azione ùoi veseicanti ed indicare in qual mollo possono i nti uire sulle condizioni degli essudati ed agoYolare il còmpito alla natura medieatrice ; 4° Esporre cldle storie cliniche all'uopo redatte ; 5" B finalmente trarre delle conclusioni, che Si)esso sa· r~umo chiare e sicure. Tali cose passerò ad esporre in capitoli diret·si, lnsingandomi di poter assegnare ai vescicanti un modo d 'azione non n cill::mte fonùato SO!)ra hasi anatomiche. .•

L ·essudato pleuritico può originarsi così da pleurite acuta co:ne da plemite cronica. Eni perciò una essudazione acuta ed una cronica. La prima può ,dircntar cronica quando la pleurite, che 1' ha prodotta, ba già subito la medesima sorte. t utile distinguere l'essudazione acuta dalla cronica, nou tanto pel modo di origine, quanto pel decorso, il quale trova le sue ragio'ni di ess01·e nelle peculiari alterazioni amttomiche. L'e:;sudazione acuta dà dh·erse forme di essudati a secondn. clelia proporzione dc1la fibrina c del siero: si notano perciò l'essudato fibrinoso, il siero fibrinoso. l\Ia « la sua qualità è per lo più la seguente : una gran « parte è formata da un siero giallo grigiastro, il resto da « nn:l. massa bianco-gialliccia della consistenza del latte o « fibrina coagulata. Queste masse solide si mettono a guisa. a di membrane sulla superficie della. sierosa, o giacciono in « mucchi i.rrC'golari nelle parti piìt declive della caYità, « ovvero attraYersano il siero come una. fragile rete; per « lo piìt sono fatte di fibrina co:tgnlata, la loro qualità è <>: molto · \'ariabilc, raramente però uguaglia quella dell'essu-


DEI YESCICANTI

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dato liquido. Quanto più tempo corre fiuchè non si reri" fica la morte, altrettanto diventano esse più solide, acqui" stano quasi le J)roprietà di un tessuto congi untiro tenue, « si fissano alla pleura senza però entrare con essa in stretta " congiullZione. In altri casi la materia fibrinosa essudata è " mescolata a cellule dell:l. forma di quelle purulen!.i, ovrero « le sostanze solide constano quasi tutte di simili cJ!ule, " le quali senza sostanza intercellulare sono addossate le ,. une alle altre e formano delle patine gialle simili a mem" brane crupose nella pleura, onero grossi accumuli del « siero » (FOEitSTER). La quantitit dell'essudato è da l a 3 libbre ; ma pu) raggiungere proporzioni molto maggiori. Trovasi raccolto nei luoghi pilt declivi, alla base posteriormente, meno quanclo per aderenze della plenra viscerale colla parietale è tenuto incapsulato in altro sito. L'essmlato per farsi spazio nel cavo pleurico sposta il polmone spin· gendolo verso la sua radice; se è molto abbondante sposta eziandio altri visceri, come il cuore, il fegato, la milza e fa estrofiettere gli spazi intercostali, i cui muscoli sono previamente paralizzati da imbibizione sierosa. Se l'essudazione acuta si origina da una evidente pleurite, la cronica, tutte le volte che non rappresenta un esito della prima, si produce subdolamente tanto che, come spesso accade nella pratica militare, il paziente per lo più quasi sfinito ricorre al medico lagnandosi di diuturno senso di debolezza, di peso ad un ipocondrio, di disappetenza, meutre porta un vasto essudato pleuritico. L'essudato che si origina da pleurite cronica suole essere liquido, cioè siero fibrinoso con prevalenza del primo elemento, nonchè molto abbondante. Gli spostamcnti sono quindi più cospicui : il polmone si «


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DELL' UT!f.IT1

riduce ad una massa carnosa addossata sulla colonna vertebrale; le pseudomembrane strati fica te sulla superficie pleurale sono più spesse raggiungendo 3'" e 6"', laddove nell'essudazione acuta non vanno oltre 3"' o 4"'. Altri fatti d' importanza sono da rilevarsi. Dove lo faccie pteuriche non sono divise da essudato possono immediatamente unirsi tra loro con tessuto cicatriziale, come avviene tra le superficie di una ferita da taglio: oppure si uniscono mediante trabecole o false membrane connettivali fornite di vasi capillari, gli elementi delle quali (fibre di connettivo e vasi) trovansi in continuazione dei similari elementi della pleura; essendo pur fornite di nervi, secondo la scoverta di Virchow, si possono considerare come ipertrofia ed escrescenza della pleura (FoERSTER). 0\"e abbondante essudato tien divise le pleure, è naturale obe la coalisione non può avvenire. Laonde verificandosi le suddette ipertrofìe ed escrescenze, le stesse debbono restare a tappezzare le superficie pleurali o sotto forma di verruche, o di reti, o di una membrana omogenea, che può offrire la spessessa di l" ' ad l ". Tali neoformazioni per lo più non sono ricovt>rte di epitelio. n tessuto d'ordinario è molto forte, tendineo, povero di vasi; altre volte è quasi cartilagineo e traversato da molti buchi e lacune. Ot·a tenga.si prP-sente che il liquido essudato d'ordinario resta diviso dalla pleura. per mezzo o di uno strato di fibrina o di una membrana fibrosa, o dall'una e l'altra insieme. Sicchè i vasi arrivanclo scarsamente o nulla affatto al liquido, il riassorbimento di questo è molto difficoltato, quando non è impossibile, finchè quelle condizioni durano. Intanto ricordiamo che le pseudomembrane fibrose, per sè stesse scarseggianti di vasi, possono vascolarizzarsi di molto,

.J ~


DEI YESCICANTI

789

il che avriene quando s'infiammano, come si sa, .ed aumentano per loro conto l'essudato ; anzi lo rendono emorragico

essendo .i recenti capilllui fragili oltt·emodo. Alle pseudo·membrane fibrinose ed ai cumtùi dell'istessa natura si possono assegnare le sorti della fibrina coagulata in mezzo ai tessuti in seguito a stravasi sanguigni o meglio della fibrina che costituisce i trombi. Questi, come si esprime De Martini, banno quasi una vita in rapporto ai ~asi in cui si formano, giacchè assumono delle fasi progressive o di organizzazione, e delle fasi regressive, cioè rammollimento e fusione, o di degenerazione che suoi

essere la calcarea. L 'organizzazione è rappresentata da aderenze che il trombo contrae coll'intima delle arterie, dalla for·mazionc di con· giuntù•o nella massa del trombo, doruta alle fasi di evoluzione organica dei leucociti e finalmente tla vascolarizza.zione del trombo. Alle fasi progressive succedono le regressive; cioè, il trombo o si rammollisce e si fonde incomincianclo dal' centro aUa periferia o subisce lu. litificazione coll' imbrigliarsi dei sali calcarei. Quanto avviene della fibrina costituente il trombo si può di leggieri comprendere possa avrenire della fibrina generata da una pleurite. Ed avviene di fatti. P assiamo a vedere in qual modo la natura medica.trice provvede nei casi di essudati nel cavo delle sierose, e da esso il medico deve pigliare l'indirizzo della terapia artificiale. Poniamo un essudato pleuritico abbandonato a se stesso. Quando la pleurite dec1ina e l 'essudazio.ne è cessata, l a parte liquida dell'essudato si riassorhe; se la fibrina non si


700

UE l.L' t;TILI'l'.Ì.

è organizzata sulJisce la met-amorfosi adiposa ed il riassor-

llimcnto anch'e%a, le iperplasic della pleura s'inv0lgono fino a• l un certo punto e le aderenze, se loro è permesso, si ren1lono moll i, estensibili e restano a rappresentare fal si Jigamenti di a::pctto mucoso. Essendo il liquido l'elemento più n!Jbondante è naturale che esso merita la maggiore import.tnza . Nel suo riassorbimento la natura ci addita in p:.- ~:: a venire molto age\'olato dalrispe~sim ento del sangue, massime ~c si ,·erifica rapidamente, il che si è osserrato parecchie volte nel colera, alle cui violenti perdite acquose si è visto :eguire tosto la scomparsa di liquidi versamenti esist-enti nel caro di quest:.t o 2i quella siero:;a. Anzi si è veri ficato che alcune volte, soppressa la. diarrea. si aumentò il ,·ersamento, che al contrario diminuì di nnovo col riprodurre quella . 1~ ciò altresì dimostrato d;tlla clinica. tutte le \'Ol te cho COli re~li tu ire al ~ang u e dei principii solidi e promo,·endo delle abbondanti secrezioni, per esempio, di sudore, si è riusciti a prorocare la scomparsa di este;:;i rersamenti di siero. Lo ragioni sono date dalla fisiologia e dali a fisica. Però, aJfinchò il versamento si effettui, è condizione indispensabile che i \'USi r eugano ad u!l cert-o contatto colla :;ostanza da as:-:orbirsi. È cosa notoria. Quando scorriamo il derma per ottcne!·e pronto c sienro assorbimento eli alcuni mediçinali, non ahbiamo altra intenzione che di approssimarci ai r asi . I tessuti pHt rascolari sono quelli che trasudano ed assorbono di pitl. Va da sè cl1e l'attirità circolatoria. è pure una condizione propizia per l'assorbimento. Poichè, cctcris pa.ribus, nn raso in cui il sangue ha un corso rapido equival e poco meno ùi due in cui il sangue scorre con metà di velocità.


DE! n:SCICA~T!

iDI

Ora è chiaro che, e:::-sendo l'e::;sndato in una mvitil. separato dai va9'i per una membraua poco o niente nscol:arizmta, mamca la principale condizione all'attività dell'assorb:mcnto ed il medico deve indust1·iarsi d'indnrlo. Il che, se non m'inganno, pa1·e facciano i rescicanti,, eri· tando le forti infiammazioni. Ed ora eccoci a dire dei vescicanti.

A parlar dei rescicanti comunemente s'intende di quelli a base di cantaridi o cantaridina, essendo queste le sostanze epispasticbe meglio studiate, eò arendo sempre esse costituito il sostrato delle discussioni scientifiche pro e contro i vescicanti. Del resto evd altre sostanze ed altri mezzi che spiegano uguale azione per lo meno localmente. L'aziono locale dei vescicanti è di srolgcra un proecsso flogistico, che, cominciando con lieve dolore, rossore e calore arrira ad una spiegata dermatite e finalmente aniene essn· dazione siero· fibrinosa. Questa sol1evando l 'epidermide cagiona molteplici piccole vescicole, le quali confluiscono tra loro fino a formare poche larghe vesciche ed anche una sola rappresen· tante la somma di tutte. Tale azione giustifica l'epiteto di dermoflogjstici dal Cantoni adoperato. In individui predisposti per cattim costituzione o per certi morbi in corso, la flogosi può degenerare in suppurazione, ulcerazione e gangrena. Si possono avere inoltre dei fatti ge· nm·ali nervosi o febbrili. Si aggiunga che, avvenendo assorbimento di cantaric1ina, di altri principii delle cantaridi, si pos:;ono svolgere altresì gli effetti eli questa introdotta nell' organi:;mo. Sicchè i \'C· scicanti si souo molto bene prestati a moltC\plid interpreta.zjoni e s'intende come banno potuto subire le vicenùc delle


7!)2

DELL' UTH.ITÀ

diverse teorie in vigore, e come, da. chi ne fa una panacea a cb i li condanna, ciascuno ha. trovato delle• più o meno buone ragioni. Trahit sua quemque voluntas. Passando sopra. a tutte le le altre indicazioni, mi fermo a tener parola. soltanto del potere che hanno di agevolare il riassorbimento di essudati, pigliando per base di ragionamento gli essudati pleurici. I vescicanti dunque svolgono una flogosi, e noi sappiamo che il processo flogistico non resta delineato come uno stampo, o, per dire medicamento, come un nodolo neoplastico. Esso l1a un punto di maggiore atti\'ità ed una zona estesa più o meno, secondo i singoli tessuti od organi e secondo il grado della flogosi stessa, nei cui limiti dal centro alla periferia va gradatamente declinando. Due fatti ctùminanti nella flogosi sono l'iperemia nei vasi preesistenti e la produzione dei vasi novelli (neoformazioni vasa.li). Essi avvengono sempre su larga estensione e sono in rapporto colla natura dei tessuti ed organi e del grado della flogosi. Quando la flogosi si sviluppa in un campo privo di vasi sanguigni e solo fornito di un sistema vaso-connettivale, la iperemia e fa neoformazione vasale non mancano, e si producono dove il sistema vaso-connettivale si mette in rapporto col sanguigno. Il che avviene nelle infiammazioni della cornea, la quale, priva di vasi sanguigni, va fornita di un sistema vaso-connettivale messo in rapporto alla periferia corneale col si:;tema sanguigno. E quando pure mancasse in un tessuto, come nelle ca,rtilagini, perfino il sistlilma vaso·connettivale, pur tutt.avia non cesserei.Jbe di >Criticarsi il riempimento di sangue e lo sdluppo dei vari prossimi, donde gli ele· menti istologici clel tessuto vascolare estraggono il loro nutrimento.


DEI YESCICA."\TI

793

Ciò ya. spiegato colla teoria istologicn. della flussione infiammatoria. A me basta di rilevare che i predetti fatti vascolari si determinano anche fuori del campo flogistico, e basta alla loro produzione un semplice irritamento irracliativo. In certi tessuti avvengono con una facilità straordinaria, ad esempio: sulla conginntiYa una pustola molto circoscritta è capace eli produrre una vascolarizzazione immensa. Se irritate il centro della cornea, dice De 1\Iartini, poco dopo avverrà la flussione infiammatoria, la quale accadrà non solo sul campo d"irritazione (ove sarebbe va:;o-conuetth·ale), ma, secondo le ricerche di Amabile, eziandio nella zona va· scolare periferica, anen.endo così un opacamento centrale ed uno periferico, divisi da una zona libera ancora trasparente, la quale a poco a poco an<lrà. ancor essa intorbidandosi. Vedesi che non è neppur necessaria la continuità dell'infiammazione, riuscendo questa anche a distanza ad influire sullo svii uppo dei vasi. Dai fatti esposti si può dedurre che lo sviluppo dei nsi non è proporzionato costantemente al grado della flogosi es· sendo spesso questa tenue e lo sviluppo dei vasi cospicuo. Il che avviene di solito nei tessuti molto disposti a vascolarizzarsi. Fra questi nnno appunto noreratc, come ò detto innanzi, le sierose come le pleure c le false membrane che ne rivestono la faccia interna come della pleura in conseguenza

di pleurite. Laonde è ammissibile che un rescicantc applicato al torace estenda· in minimo grado la sua azione tlogogena siuo alla pleura ed alle membrane che la tappezzano, e con cui, senza prorocare rìaccensione d.ella pleurite, si possa f'p ingere lo svi· luppo dei vasi della. pleura, i quali, approfonclandosi e moltiplicandusi nelle false membrane, arriveranno al contatto del liquido versato nella cavità pleuritica .

•


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DELL' t;T irATÀ

In tal modo 11 011 solo si effettuerebbe con facilità il riassorbimento c1el liquido, ma rerrebbero ancora agerolate le metamorfosi tlella fibrina, l 'emulsionamento e l'intravasamento di essa. Qnei!t'altro vantaggio è dato dall'azione dissoh ente delle llliO\'e anse rasali sui tessuti in mezzo a cui si sviluppano: co:;a dimostrata dalle granulazioni svilnppatcsi in diversi tessuti, ad esempio, in seguito a ferite di es::;i, le quali fanno dileguare il te~s uto connettivo, il muscolare e perfino la dura.

sostanza delle os~a. (Brwwrn.) Prima di dare il passaporto all"enuuciata azione dei vescicanti, si pos~ono pronmorere molte obbiezioni. Anzitutto, si può dire, gli argomeHti favorevoli addotti sono soltanto di analogia, e quindi non incontrastabili; oppm·e, anche concedendo che un leggiero irritamento Jlogistico sia. capace di promuovere dal1:1 pleura un cospicuo sviluppo d i nt:;i, e vascolarizzare le false membrane, si può negare però che i vescic:wti estendano la loro azione sino alla pleura. Tniittti quante volte si sono applicati i ve:;cicanti infruttuosamente non solo, ma con tlanno evidente! B.icordo qni che un r ersamento plemitico, trattato con 14 ! rescicanti, capitò nella clinica del Peter allo st:1to di empiema. Simili casi non fann'O punto mera\iglia, qualora si consideri che i vescicanti Yenivano a.pplicati colla. mira. di produrre un:1 rivulsione, cioè ereare un'altra superficie di essudazione artificiale, che avrebbe d0\1 Uto sgorgare l'essudato morbo:;o già esistente. Per lo c~e coerentemente era nece;;sario tenere la piag:1 a. lungo aperta e suppurante. Da ciò nascenmo due inconvenienti : il primo di venire probabilmente per diffusione eccitata la suppurazione nella pleura, il secomlo è il deterioramen to che senza dubbio dorea seguire dello stato generale del pazieute, e che indirettamente dovera sostenere la persi· stenza ed il perrertimento del la pleurite. Iuoltre è a tenersi •


UIO:I YESCICANTI

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})l'esento ùhe nelle cliniche capitano per lo piì1 gli ammalati piìt gravi, che non costituiscono la maggioranza. Quanti casi di essudati pleuritici saranno stati curati con vescica nti e saranno guar!ti senza esser noti, perchè il nome stesso e la voce del medico curante si perde fra le miserie di una condotta? Da altra parte quanti pleuritici con versamento sono periti o per lo meno mal guariti, ed a cui si era apposto timidamente qualche solo vescicante o addirit_tura. nessuno? I rendiconti di parecchi osperlali e le cliniche di Timermans e P eter lo attestano pienamente. Ostacoli pih seri sono gli studi del Giacomini e quelli pih recenti dello Zillzer. Il nostro C<tposcuola di medicina nei suoi Soccorsi tcrapeutici affanna che le cantaridi esercitano sulla economia animale due azioni: l'una dinamica che, scc~ ndo le sue teorie patologiche, appella iposteniz.umte carcb:aco-vascolare e l'al· tra meccan·ico·chimica, che sarebbe irritante, infiammante. Le due distinte azioni si spiegano ib ragione inversa : quanto maggiore ·è l'una tanto minore ò l'altra; però la dinamica prevale ordinariamente all'altra meccanico-chimica. Sicchè il Giacomini non vorrebbe vedere anche negli empiastri canta,· ridati che l 'azione ipostenizzante cardiaco-vascolare, prodotta dall'assorbimento dei principii delle cantaridi. Concede perciò ai vescicanti un'azione ipostenizzaute (antiflogistica) c.ome alle propinazioni delle cantaridi, e li consiglia nelle malattie ipersteniche (infiammatorie-acute). Queste idee del Giacomini sicttramente non conralidano l'azione da noi concessa ai vescicanti di rascolarizzare le false mem· brane. Ma si rifletta. che si possono imrertire i termini delle proposizioni del Giacomini, e dire che i vescicanti cantaridati C$ercitano una grande azione Ìocale ed una molto pie.'


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DELL' UTILlT;l

cola generale, il che si può sempre verificare, ed è universalmente ammesso. Lo ~Lil;:er, per quanto rilcvasi dalla materia media del prof. Cantaui, " con l'applicazione di cantaridina sul dorso « d 'un coniglio ripetuta per 14 giorni produce dilatazione « dei rasi sang11igni e replezione eccessiva di essi sotto l 'escara « con iperemia anche dci muscoli sottoposti, con anemia di " quelli più profondi e perfino della pleura e del polmone " (Cantani). Però è lien direrso il caso quando i muscoli Jll'Ofondi o Ja plema o i polmoni sono in preda ad infiamma'zione cronica od acuta da quando sono sani, e mi valgano qui le stesse parole del Cantani: « Lo sperimento dello Ziil" zer dimostra. dnnquo la possibilità di spostare sangue nelle « normali condizioni dell'organismo dal profondo alla }>elle, « ma

non mostra nulla di piiL ,. Anzi per me metto fuori d'ogni dubbio la pos::ibilità di promuovere lo sviluppo dei vasi ad una certa profondità, la quale sarà maggiore o minore secondo Io stato sano o :q1orboso dt'>i tessuti stratificati in Ioco. Un argomento rcrentorio dell'enunciata azione ·dei vescicatorii sarebbe dato dalla dimostrazione di parecchi pezzi anatomici all'uopo preparati : cosa che non m'è riuscito di fare. Però le dimostrazioni cliniche· possono valere quanto le anatomiche. Già J accouù con cliniche osservazioni ba acquistato il convincimento che i vescicanti arrivano a facilitare le metamorfosi e rassorbimento degli essudati JHÙmonici. Le storie c110 scglllono non saranno scarse eli yalore dimostratiro. Ma ne manca una che non ho potuto redigere e che è della massima importanza ; cioè : un ammalato fu studiatamente lasciato }ler 4 giorni dopo la sua entrata all'ospadalc senza applicazioni di r escicauti ; il lirello den·essudato

j


m:r YESCICAN'l'l

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appariva stazionario. Si applicano due rescicanti ù l'essudato nelle 24 ore successive si mostra notevolmente diminuito. Come si può altrimenti intendere se non pensando alle mi· gliorate conùizioni d'assorbimento? · Si oppone finJlmente ehe i vesc:canti, specialmente a donne, fanciulli ed agli individui eretisi.ici (Cantani) producono febbre od aumenta.no la già esistente. È voro e non si poteva aspettare di meno da m1'acuta dermatite essudativa; ma è cosa ben lieve e non deve imporre. • Ecco delle osservaYioni al riguardo eseguite tanto su individui febbricitanti quanto su apirettici: Ossel"cazione 1•. l• giorno. - Temperatura, mattina 36,5; si applica. un vcscieant~ l• • ~ sera 37,1 2• • • mattina 37,0 2• • sera • • 3• • mattina 36,5 • 3• • sera 37,4 • 4• " mattina 36,7 • 4• • 37,.5 sera • 5• maUina. 36,6 • 5• • sera 37,5 •

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Osservazione 2•. 1• giorno. - Temperatura, mattina 36,5 ; si applica un vcscicante l• • • sera 37,5 2• • » matt.inn. 37,8 2• • sera • " 3• • mattina 36,6 • ·go • sera 37,0 • 4• • mattinn 36,3 • 4• • scra •

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~ u::r,r.' c riLI1'À

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o$~~rt·azionc 3•.

l • giorno. - T.:mperaturn, mattina 36.8; si npplica un 'I'Cscicantc ~e ra 37,0 l• • • umttina 37,0 2• " •

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1• g iorno.- Tt•mperatura. ma t li na 36.8 ; si applica un rescic.mtl) I• li • !'èra 31.1 mattina !;!6,4 • 1• ~iorno.- Tcmp~ratura. mattina 37.0; si applica un ,.e,cicantc scr.\ 37,3 I• • • O<Mrrazione s·. !t!l,O; si appli ca un ,·e~c i canto l • giomo. - Tcmpcr.llnm, ~l'ra 2• • • ma t t i na 311.0

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DJ::! n: .<CICA:\Tl

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La 5•, G•, 7• ed 8" o;;senazione non sono continuate pet< c:hè si è risto an-enire l'aumento della temperatura nello prime 12 o 2-l ore, ed in seguito pur manteuendosi per al· c:u ni giorni non subisce notevole o:<cillazione. Sebbene da 8 osserrazioni soltanto non è lecito trarre deduzioni, pure bisogna notare che una sola (la 4•) ha dato l 'au mento di due centigradi; le altre mostrano semplicemente un aumento da 2 decigradi ad l gratlo, cioè la 1• 6 decigradi, la 2• l grado, la 3• 2 decigradi, G• e 7• 3 decigradi, 1'8• 5 decigradi; nell'esacerbazione della sera sucèessiva la 5• mostrò che la bassa temperatura di 36 e qualche frazione non fu per nulla rialzata. Questo per lo meno consiglia di non ispa \'entarsi tanto della febbre da n scicante. Le storie seguenti furono raccolte nel III riparto medico, diretto dal capitano medico signor Pastorello; l. Canaro Giuseppe, soldato nel 13° fanteria, entrato all'ospedale militare di Verona il 2 agosto 1877, viene visitato la mattina del 3. È un indidduo di buona. costituzione fisica, di temperamento, come si dice, sanguigno e senza al· {)Un !>recedente morboso. Da otto giomi cominciò il dolore puntorio al lato sin istro del torace, febbre, oppressione del respiro, tosse secca e molesta. Presentemente è apirettico. La percussione e l'ascoltazione ri \'ela no che il sacco pleuritieo sinistro sino all 'ai>ice è riemrito d'essudato. Jl mormorio vescicolare, come il fremito \'Ocale, scomparso totalmente da questo lato, si avverte esagerato al lato destro. A sinistra r erso l'apice si sentono dei sibili, e nella doccia costo-vertebrale un leggiero soffio. En-i in fi11e egofonia. 1\fisurate la periferia delle due metà del


800

DEL!. UTILITÀ

torace all'altezza dei capezzoli delle mammelle, la sinistra risulta di 3 centimetri maggiore della destra. Si nota temperatura (al cavo ascellare) 38,3, pulsazioni 80, respirazioni 36. Si prescrive sciroppo di jodliro di ferrò, latte vaccino ed un vescicante al costato sinistro. Sem. Notasi leggiero aumento della febbre: 39. Giorno 4. Diminuzione della tosse: quasi apiressia. ,. 5. Temperatura, 38,4, pelle madida; diminuiti i fenomeni di oppressione del respiro. Gio·rno G. Temperatura, 38,1. Respirazione, 40. Pulsazione, 84. Il versamento resta presso a poco ali 'istessl) livello; però il mormorio vescicolare si percepisce più distintc·unente che prima all'altezza del lobo superiore. Continuando lo sciroppo di joduro di ferro ed il latte, si ordina un secondo 'rescicante. Giorno 7 .. Temperaturn., 37,9. Respirazione, 36. Pulsa,.. zione, 78. Discreta euforia. - A sera, temperatura, 39. Solfato chinico. Giorno 8. Temperatura, 38,8. Respirazione, 40. PtLlsazioni, 84. Giorno 9, mattùw. Temperatura, 39. » 40. Respirazione, 48. sera. Chinino. Giorno 10, mattina. Temperatura, 38,4. Respirazione, 40. Polso, 78. li livello dell'essudato sembra abbassarsi. G1'orno 10, sera. Temperatura, 39,2. ,. 11. Temperatura, 38,5. Respirazioni, 42. Polso, 84-. Cospicua risonanza alla fossa sottoclavicolare e sensibile mormorio respiratorio. Su quasi tutto l'ambito polmonale s1 nscoltanò dei sibili. Sempre il detto sciroppo, latte e chinino, questo parecchie volte dato per iniezioni ipodermiche: si fa. applicare un terzo vescicante. - Sera. Temperatura, 39,7. Respirazione, 48. Polso, 84. ))

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DEI VESCICAXTI

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Giorno 12. Il livello del liquido, a q_uanto pare, scende' nella cavità pleurica ulteriormente. Buona la cenestesi dell 'ammalato. Temperatura, 39,5. Respirazione, 40. Polso, 78. Giorno 13. Diminuzione dei fenomeni febbrili . Temperatura, 37 ,5. Giorno 15. Il riassorbimento dell'essudato continua. " 17. Continua sempre più. La differenza di periferia dei due lati del torace è ridotta ad un centimetro in più a sinistra. Quarto vescicante. G·iorno 20. È difficile scorgere ancora deli 'essudato. Si continua la cura ricostituente col sostituire allo sciroppo di joduro di ferro le acque di Recoaro. Si fanno alla base del torace sinistro le pennellazioni colla tintura di jodio. Il 7 settembre il Carrara abbandona l 'ospedale. Esaminato, si nota: risonanza per tutto l'ambito pohnonale sinistro, meno per poco alla base; mormorio respira· torio vicinissimo al normale, meno, come la risonanza, alla base, ma su limitatissima estensione. Il torace sinistro mi· sura circa un centimetro meno del destro, cioè è diminuito di 4 centimetri. t Le condizioni generali sono lodevoli. 2. Lizzadro Rocco, soldato nel 22° fanteria, entrato all'ospedale il giorno 16 agosto, fu visitato la mattina del 17. Si notò: lodevole costituzione fisica; ha sofferto in tenera età una malattia che non sa dire nè sa far comprendere quale fosse stata. Ieri fu colto da febbre e dolore pun torio al costato destro, il quale dolore viene esacerbato dai colpi di tosse. Oggi evvi febbre a 39,1 con 92 pulsazioni e 24 respirazioni; tosse scarsissima e senza e.>pettorati. Di fenomeni fi. sid non si rilera altro che il mormorio respiratorio alla base a destra è alquanto diminuito. Si prescrive: otto coppette ecl indi un cataplasma linoso, limonea imperiale. 2


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Ìm.L' UT!LfTA

Gionw 18. Dolore diminuito, febbre e dispnea scomparse. La diminuzione del mormorio respiratorio è più manifesta e

più estesa. Sci coppette, (lecotto di tamarindi. • Giomo 20. Si constata versamento nel ca~o pleurico de· stro sino ~!l'altezza della 4' costola in aranti e della spina .della sc..'l.pola indietro. Si applica un doppio yescicante e si prescrive latte vaccino. Giorno 25. Pare riassorbito tutto l'essudato. L'infermo fu trattenuto nel riparto di medicina sino al 18 settembre tanto per rialzare alquanto il suo stato, quanto per curare una tonsillite soprav.enuta. Il 18 settembre passò nel riparto convalescenza. 3. n soldato Leonarcli Rocco del 13° fanteria entrò all'o· spedale il 21 agosto 1877. La mattina del 22 si notò : discreta costituzione fisica; nessuna molestia antecedente nè dati gentilizi. Cinque giorni fa si manifestò dolore verso l"ipocondrio destro ed ancora per~ist.e. L 'esame fbi co ùel torace constata versamento nel cavo pleuritico destro, che si innalza indietro sino al di sopra della spina della scapola, ed innanzi sino alla terza costola. I solchi intercosta.li sono meno pronunziati che a sinistra. Il fegato è un pochino ab· bassato. Eni tosse con espettorato catarrale. A sera, temperatura ~8 , 8 . Si prescrire bicarbonato sodico. G-iorno iJ3. Si trova temperatura 39,0. Si applica un rcscicaute e si somministra bicarbonato sodico e latte. Giorno 24. Temperatura, 37,5. » 25. " 37,5. Un altro vescicante. Li· monea citrica e latte. Giorno 20, mattina.. Temperatura 37,5. Sera, 39. , 28. Temperatura, 39. Il moqnorio respiratorio e la risonanza polmonale si estende più giù dei limiti sopra indicati. "G n vescicante e latte come sempre.

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DEI \'ESClC..\1\TI

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' Giorni 2!) c BO. Temperatura 38,9. Gion10 31. Temperatura, 39,2. » 3 settemln·e. Gli spazi intercostali destri sono delineati; il costato si muore già durante i movimenti re!;piratori. Il fremito vocale si arrerte sin presso l'angolo scaJ)Olare indietro e sino alla 5• costa in aranti. L'ottusità. va scemando od il mormorio respiratorio si ristabilisce. Apires:;ia. Si contano 92 pulsazioni e 24 respi1·azioni, esaminando l'ammahto fuori di letto. Gionw G, sera. Ottusità e mancanza di fenomeni respiratorn alla base. Temperatura, 37 ,4. Pulsazioni, 64. Respirazioni, 16 (ammalato a letto). Due vescicanti. Giorno 8. Temperatura, ·37 ,5. Pennellazioni jodiche che sì cootinuano fino al Giomo 16. Il paziente esce dall'ospeùale per recarsi in licenza di convalescenza.. ll costato destro si muore come il sinistro. Il fremito vocale sì avverte solo alle fos:;e sottocla,·icolari, nel resto è impercettibiTe sia. a destra, sia a si· nistra a causa della sottile yoce del Leonardi. La percussione ricava risonanza da tutto il polmone destro, meno su ristretta regione alla base. Non si ascoltano nè sfregamenti, nè rantoli. Il mormorio · respimtorio si sente per tutto il torace destro, alla base però debolmente. Buona ciera. Il Leonardi non è molestato nè da febbre, nè ùa tosse, nè· da difficoltà. di respiro. Decombe a preferenza sul lato sinistro per abitudi11e inveterata. Nota. A completare la storia esatta dÌ questo infelice, occorrono le seguenti notizie. Gli fu concessa licenza soltanto per ,un mese, e dorè arrivare in Sicilia: ritornò al • corpo per rientrare il 9 novembre all'ospedale nel l o re-


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DELL' UTILIT.i.

parto mctlko, ove morì per tubercolosi polmouale (probabil mente in seguito a bronoo-pneumonite caseosa. L'autopsia

constntò: tubercolosi polmonale e nessun versamento nelle pleure; ma l'ispcssimento della plem'a desti-a tanto visce• rale quanto parictale, ed in alcuni punti aderenze. Questo caso mi ricorda un altro del 'l'imermans, cioè: un sarto con pleurite essndativa destra fu opera.to di toracocentesi; dopo circa un mese di cura lasciò !"ospedale in istato generale lodevolissimo, sebbene un picoolo residuo dell'essudato an•:ora restasse. Meno di un mese dopo rientrò nella clinica del Timermans e vi morì per tisi polmonale

(frequente conseguenza della pleurite essudativa). 4. Casem 2° Casimiro, soldato nel 34° fant-eria, ent1·ò ieri (25 agosto) in qnesto 3° riparto medicina. È di buona costituzione fisica e temperamento in apparenza linfatico. Non ricorda di altre malattie all'infuori di un catarro-bronchiale per cni passò otto giorni all' ospedale militare di Brescia nello scorso luglio. Da circa 15 giorni avverte dolore all'ipocondrio destro e~ ad ogni sforzo che faccia, sensibile dispnea. È stato sempre come ora apirettico. Il torace destro si muove poco durante i movimenti respi1·atori. I solchi intercostali a destra sono scomparsi. Il fremito si percepisce poco in. ogni punto. La. percussione rileva ·leggiera ottusità all'altezza della spina. scapolare, dalla quale in giit l'ottusit<\ va crescendo sino a direntare ]ignea: la stessa innanzi comincia dal 3° spazio intercostale. All'ascoltazione si nota: mormorìo respiratorio aumentato all'apice destro, ma dimiuuito nei limiti· delrottusità. sin() a scon1parire. Lie,·e soffio bronchiale ed egofonia: in alto un poco di sfregamento. La tosse si affaccia dopo gli sforzi insieme alla dispnea. L"a periferia del torace destro preso all'altezza delle

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DEI YESCICANTI

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mammelle misura un centimetro in pii1 che a sinistra. Il polso è pieno ma frequento: 92. Respirazioni 28. Tempera· tura 37 ,2. L'ammalato non può decombere sul lato sini· stro. Si prescrive: bicarbonato sodico, due vesci.cauti al costato destro. Giorno 27. Temperatura 38.5. Latte vaccino e siroppo di jocluro di ferro. G1"0'rno 28. Temperatura .37.8. Un altro vescicante. Fino al " 31. La temperatura non oltrepassò i 37 del centigrado. Giorno 1° settemù-re. Il doloro si risveglia solo di tratto in tratto. Colpi di tosse isolati e rari, Gli spazi intercostali appariscono come a sinistra, le costole si muovono alquanto. L'ottusità non si è di molto abbass1ta, ma è meno lignea eccetto alla base. Il fremito è poco sensibile sì a des~ra come a sinistra. Il mormorio vescicolar'l su una certa estensione si percepisce appena un tantino meglio.; l'egofonia ancora esiste ma meno chiara. Temperatura 37,5. Pulsaziotù 76. Respir~zioni 28. Continuandosi la cura di latte e ferro si applicano altri due vescican.ti. Giorno 2 . Temperatura 37,8. " 9. Riassorbimento continuo quantunque lento. Un vescican te. Giorno 11. Assorbimento molto progredito. Si avverte sfregament~, massime sotto la mammella destra. Pennellazioni jodiche. G-iorno 18. Lo sfregameuto è molto sensibile al tatto. ,. 28. Il Caselli passa in convalescenza non preseu· tando altro che dello sfregamento, il quale è piil manifesto nella regione sottomammaria. 5. Il soldato Anastasi Isaia del 13Q fanteria l'anno passato soffl"l probabilmente pulmorute sinistra. Nel mese scorso


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DELL' UTIUTÀ

fn cmato in quest'ospedale di febbre reumatica; ma essendo · cachettico fu inviato alla cura delle acque di Recoaro. lvi ftl colto ùa dolore al costato sinistro, febbre e tosse con escreati m1~co-purulonti e spumosi : fatti, che alquanto diminuiti continuano tutt_ora od hanno consigliato l'im·io del p:v ziente all 'ospedale. Oggi (22 agosto) si riscontra fa cilmen t-e essudato plemitico destro a dne dHn. trasverse insopra dell 'angolo della

scapola con febbre a 38,2, risalta la costituzione alquanto deperita del malato. Si prescrirc bicarbonato sodico. Giorno :23. Temperatura 38. :J4. " 37,5. Si applica un vescicante. " mattina 38, sora 38. " 37,5. Essendo aumentato il r.a· 26. tmro bronchiale si prescrire infuso di poligola con ossimiele scil!i ticò. G-iorno 27. Temperatura 37.6. Un altro rescicanto. Sino al 31 la temperatura non n , oltre i 37,6. ll catarro bronchiale non è molesto 1° SPtfembre. Il lirello dell 'essudato sembra abbassato di circa tre dita tras1erse. In oltre il mormorio respiratorio è piit sensibile l'ottusità è minore che prima ove ancora esiste l'essudato. Ciò indica che tra. polmone o pareto toracica non esiste più UJ.l grosso strato di liquidi. Solo alla base vi ha. abolizione del mormorio respiratorio ed ottusità complet;t. Non si aHertono sfregamenti nè rantoli. Gli spazi intercostali sono appariscenti. Temperatura 37,4. Respirazioni 28. Pulsazioni 72. Due vescicanti. (;iorno G. Rimane ancora poco essudato alla base. Temperatura :36,5. Re:-pirazioni 20. Pulsazioni 80. Un altro ve-cicaute. ))

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• DEI \' ESCIC1~1'I

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Giorno 8. Pochi rantoli ed alcuni ronchi posteriormente. Si incominciano le penuellazioni colla tintura di jodio che sono continur.te sino al 26, quando il paziente coi due polmoni completamente in attività, ma alquanto sciupato, esce per recarsi in licenza di convalescenza. • G. Gilli Gin seppe, soldato nel 7° bersaglieri entrò ieri all'ospedale. Oggi (3 agosto 1877) si raccolgono le seguenti notizie. Per lo innanzi nessuna malattia: nella famiglia nessun morbo ereditario. Individuo di robusta costituzione. Tre mesi fa cominciò dolore ali 'ipocondrio sinistro con tosse asciutta che esacerbaYa il dolore. Tale dolore è andato inuahandosi mano a mano sul torace ed aument."lndo insieme colla tosse. Poche Yolte dispnea in seguito a fatiche eseguite. Il costato sinistro si muove poco nei movimenti respiratori: i solchi intercostale innanzi appariscono ancora, indietro non piì1. Il fremito vocale è rinforzato sul torace destro: affievolito e scomparso a sinistra, meno alla fossa infraclavicolare. Il battito cardiaco non si vede nè si palpa; però i toni si sentono meglio al margine sternale sinistro che al sito normale. Ottusità completa su tutto il iorace sinistro, eccetto alla fossa sopraspinosa, sopra e sotto clavicolare, ove si av· Yerte pw·e il mormorio l·espiratorio che altrove è abolito. Non si sentono soffi nè rantoli o sfregamenti. Temperatura 36,5. Respirazioni 22. Pulsazioni 8~. Si prescrive latte vac-

cino e due vescicanti. Dopo due giorni si aggiunge acqua di Recoaro. Giorno 8. Scarso riassorbimento. Dolore alla regione mam· maria. Temperatura 36,5. Pulsazioni 64. Respirazioni 20. C<>ntinuando col latte vaccino ed acqua. ferruginosa si applicano altri dne vescLanti. Giomo 11. La cavità pleurica si va sempre più sgom· brando dell"essudato. Pennellazioni colla tintura di jodio.


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808 Non ho potuto più assistere l'infermo, ma ricaYo dal registro nosologico del 3° riparto di medicina che il l<> ottobre è passato al riparto con valescen tì. Sicuramente il riassorbimento si è dovuto per lo meno in gran parte effettuare. •

7. Brindisi Nicola, soldato nel 2° reggimento genio, entrato ieri (11 settembre) all'ospedale, è individuo di mediocre co-

stituzione, ma alquanto deperito. Da otto giorni ba a.vvertito un males$ere generale e debolezza con dolore molto sensibile verso l' ipocondrio destro, non che dispnea eseguendo delle fatiche e qualche colpo di tosse. Non mai febbre. Tale stat,Q è ancora il presente. Inoltre nel respirare il costat.o destro si muove poco ed in massa. Gli spazi costali dello stesso lato non sono del tutto scomparsi. La percussione non ricava risonanza alcuna su tutta la metà toracica destra, meno innanzi dali 'apice alla terza costola. Manca assolutamente il mormorìo respiratorio eccetto alla fossa sopra spinosa. e sopra e sotto clavicolare; non si avvertono neppure soffio bronchiale, sfregamenti e rantoli. La trasmissione della voce è quasi abolita, come è del tutto abolito il fremito vocale. l movimenti respiratori sono 28, il polso alla radiale è di 92. Apiressia. Non esiste dift'erenza d'ampiezza nelle due metà del torace. Il fegato è abbassato pare di due dita trasverse. Si prescrive latte vaccino, acqua di Recoaro e due vescicanti. Giorno 14. Continua latte ed acqua di Recoaro i altri duo vescicanti. Giomo 17. Si è molto abbassato il li\'ello dell'essudato i si sentono sfregamenti sotto la mammella destra. Pennella· zioni di tintura di jodio. Giorno 19. L'essudato sembra tutto riassorbito, giaccM il mormorio vescicolare è tornato pressochè come dal lato

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DEI \ESCICANTI

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sano. La percussione ricava risonanza, solo pochissimo più oscura che a sinistra. Inoltre si ascoltano aspri sfregam~nti per l'i utero torace destm, specialmente alla regione sottomammaria, ove sono avvertiti anche dal tatto. Pulsazioni 60. Respirazioni 24. Giorno 8 ottobre. Il Brindisi esce con licenza di conmlescenza non presentando altro che dolci sfregamenti. Senza contare altri casi di cui non è stata raccolta la storia, i sette innanzi riferiti evidentemente stanno a dimostrare l'utilità dei vcscicanti a fa>orire il riassorbimento di essudati. Ed invero nel Carraro il riassorbimcnto dell'essudato si è compito coll'aiuto di 4 vescicanti nello spazio di 17 giorni; nel Leonardi con 5 vescicanti in 20 giorni ; nel Caselli con 6 vescicanti in 24 giorni, nel Lizzadro con l vescicante in 5 giorni; nell,Anastasi con 5 vescicanti in 15 giorni; nel Gilli nell'ottavo giorno poco rimaneva dell'essudato; e nel Brindisi dopo 7 giorni con 4 vescicanti non se ne scorgeva più nulla. Sapendo, come dichiara il Foerster, che il corso dell'essudato è buono quando il riassorbimento si completa in 3 o 4 settimane, dei casi testè riportati è a dirsi che il corso è stato buonissimo; il caso più lungo non ha oltrepassato le tre settimane. Si noti però che io non computo i giorni di convalescenza nè quelli che hanno preceduto la formazione dell'essudato: cosa che mi pare pienamente ragionevole. B Yero che il Lconardi morl, ma fu tre me:;i dopo la guari· gione della pleurite cssudativa e per tubercolosi forse pre· parata dalla prima malattia e dalle privazioni successive dell' infermo, e, sicuramente, non dalla cura fatta. Anzi l'autopsia fece ragione alla cura della pleurite. Non è da dire che il riposo, il ferro ed il latte banno il merito esclusivo dei ristùtati ottenuti, poichè altri ammalati nello stesso periodo curati soltanto con questi mezzi non ebbero risultato


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DELL' Ul'ILIT.! DEI YE::iCICANTI

del pari felice. Di pilt ho gio\ detto innanzi che una voìl.ta fu ad arte ritardata l'applicazione dei vescicanti; ma non si vede1·a alcun cospicuo vantaggio, il quale segtù tQsto che quelli furono applicati. Sicchè credo lecito poter conchiudere : l o Che i vescicanti aiutano molto il riassorbimento degli essudati, probabilmente perchè vascolarizzauo le false membrane, rirestenti le taccie delle sierose ; 2° Che l'uso dei vescicanti no1l implica d'ordinario sinistri accidenti, tali da persuadere di rinunciare al vantaggio che se ne ottiene ; 3° Che l'uso dei vescicanti }lon esclude l' impiego di altri mezzi riconosciuti utili nella cura; anzi non bisogna tra.sctmtre i mezzi ricostituenti in vista delle perdite che i r escicanti producono; 4° :fu utile cominciare l'attacco dei vescicanti in prossimità. del livello superiore ùell'essudato, affinchè, abbassandosi questo, si pos;:;a applicarne altri più gilt, essendo essi affatto inutili ove non esiste essudat.o; 5° L'opera dei vcscicanti può essere continuata dalle pennellaziooi colla tintura di jodio; 6° ScoYerta la piaga da vcscicante bisogna farla guarire al pii1 presto possibile.

ten«nte meùico.


LA GELSEMINA E LA PILOCARPINA )IELLA l'TI ATI CA OC'CLI:5TIC.-\

Questi due alcaloidi rispettiramente preconizzati quali succedanei della atroJJÙta c dell'eseriua, avrebbero pure alcune proprietà speciali, <la renderne prezioso benchò più limitato l'uso nella pratica oculistica. La gclsmnina traesi, colla macerazione nell'etere, da11a radice del gelsomino selvatico ( gclscmitmt scmzun·ircns ), arbusto sermentoso, rampichino, che cresce spontaneo sulle rive dei grandi fiumi dell'America meridionale e porta fi ori gialli di soav issimo odore, sicchè ben prima che al medico fu noto al profumiere. Nel 1870, Wormley ne estraeva l'(teiclo gelscmico, più tardi Fredizke la gelsomina, sostanza amorfa insolubile nel· l'acqua, solubile nell'alcole, nel cloroformio, nel solft.Lro di carbonio ed in 25 parti di etere. I suoi sali (il solfato, l'azotato, l'acetato) si sciolgono fa. cilmente nell'acqua, da cui prec.ipitansi per un ecce::;so di alcali, ed allora la caratteristica colorazione, che aveva giallognola, passa al rosso mattone.


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LA GEI.SEl!IXA E LA PILOC.\HPIXA

È •elonosissima, sicchè tre milligrammi di gelsomina ba-

stano pH uccidere un gi·osso e robnsto gatto. La gelsomina è. già tempo si disse avere indubbiamente azione analoga alla atropina, ma che, nel mentre vale a provocare come questa ampia midrinsi, i suoi efl'etti sono però meno durevoli, assai meno persistenti. Avrebbe quindi il desiderevolissimo vantaggio di poter essere adoperata per ottenere la dilatazione della. pupilla nelle ricerche ottalmoscopiche, senza lasciare così persistenti disturbi visi vi come l 'atropina lascia. Questa infatti, colle dissoluzioni un pò forti (dal seceutesimo al duecentesimo), oncle ottenere pronti effetti, al quarto giorno mostra ancora intatta la sua influenza midriatica se non la paralizzante dell'accomodazione, e non è che dall'otta,·o al decimo ed anco al dodicesimo giorno che l'iride interamente riacquista le condizioni sue normali. L'eseriua è un potente miotico, ma eccita un molesto dolore SO\'l'a orbitale nel periodo culminante della sua azione e provoca quasi sempre una intensa. e persistente flussione congiuntivale, nel mentre gli effetti suoi fisiologici non sono punto durevoli. Se instillata dopo che l' ~:>cchio fu atropinato ben presto alla pronta miosi torna a succedere egualmente intensa l'a· zione del midriatico, che decorre indipendentement-e le ulteriori sue fasi. Non può quindi invocarsi come efficace rimedio dei disturbi che essa midriasi lascia persistenti quando impiegasi l 'atropina nelle ottalmoscopiche esplorazioni. La Pilocarpùta traesi dalle radici del jaborandi (Pilo· CW]JUS 2>imuctus e pinnotifolius, della fami glia delle rubiacee). Fu Gerraud che scoprì questo nuovo alcaloide, al quale dette pure il nome; esso si presenta sotto l'aspetto d'una massa viscosa, capace di formare dei sali cristallizzabili co5li

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:>l'ELLA l'RATIC.l OCt:LISTIC.\.

Sl3

acidi cloridrico, azotico, solforico. L'alcaloide come i suoi sali sono velenosi. La pilocarpina (pnr godendo di proprietà miotiche al pa1;i della eserina) non suscita dolore ciliare, non provoca _congestione, quindi ripetendo le instillazioni può neutralizzare od almeno più rapidamente dissipare la midriasi provocata dall'atropina, più facilmente ancora se dalla gelsemina. Nell'intento di studiare e verificare sì desiderevoli propriet-à. dei sovra ricordati nuovi alcaloidi , io chiesi l' atitorizzazione (che mi fu subito da S. E. il ministro della guerra accordata) di procurannene un saggio; dietro quindi le indicazioni datemi dall'egregio direttore della farmacia centrale militare, ne rivolsi richiesta a quel valente preparatore clH~ è il signor Emanuele Merk di Darmstad, il ,cui laboratorio chimico è uno dei più rinomati stabilimenti di tal genere dell'Alemagna, e che indilatamente mi s:pedl alcuni • grammi di cloridmto di gelsemina c di l'ilocarpina, che offrivano tutti i caratteri di una preparazione puriSsima, perfetta. Il cloridrato di gelsemina è amorfo, di colore giallognolo • e si scioglie nell'acqua nella proporzione massima dell'l 1/ 2 per 0f0 , però secondo qualche autore, l 00 parti d 'acqua ne scioglierebbero un po' di più, ma le precise esperienze in proposito fatte dal Romei gli farebbero ritenere vera la prima. quantità, cioè l'l e 1/ 2 per 0 /o; lo stesso Romei eseguì altre analoghe esperienze e ne trasse la certezza che il cloridrato di gelsemina sciogliesi nella glicerina, nella proporzione dell'l per Ofo; la glicerina adoperata aveva densiità di 1,25 corrispondenti a 29 gradi Baumè. Il cloridrato di pilocarpina è bianco, cristallizzato, solubile nell'acqua, insolubile nell'alcole e nell'etere. La solubilità. nell'acqua di quello· che io possedeva fu dal Romei stabilita..


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T,A GEtSEml\A E LA POLICARPI~A

al 2 p~r cento, la glicerina a ciò impiegata areva la densità g}à. sopra ricordata . • La soluzione ad 1/:,•Jo di cloridrato di gelsemina fu instillat<t cQntemporaneamente nei due occhi i lo fu in un occhio solo, lo fu in nno, i11stilland) nell'altro una soluzione normale <li sollato di atropina, e fu pure esperito iu concorso del cloridrato d'atropiua, appositamente preparato dal signor farmaci sta Romei. I resultati furono costantemente gli stessi: si esige una buona ot·a per la gelsemina perchè provochi effetti sensibili i la sua- azione è al• massimo. dopo circa due ore, quando nel frattempo ripetonsi almeno tre Yolt<l lo instillazioni; d-tre-or& dopo che l'azione midriatica massima si è manifestata, comincia, cessando le instillazioni, a decrescere gradatamente, siccllè dopo sei ore al pil1 dall'ultima instilJazioue sono passati gli apprezzevoli etletti, tranne, se il farmaco fu ripetuta• mente applicato, un po' di torpore deli 'iride. Ripetendo le instillazioni anche per quattro ore di seguito di mezz'ora in mezz'ora, i 'fenomeni sono identici; sei, otto or~ al più dopo cessate le instillazioni tutto è già rit9rnato alle condizioni normali; sicchè è lecito dedurre che vera e propria azione cumulativa non ha. La dilatazione massima poi, per quanto le applicazioni <1el rimedio ripetonsi, non è compiutissima quale colla atrolJina si ottiene: la pupilla non ha mai superato i 7 millimetri di diametro, e già alla seconda ora l 'iride era bensì lenta, torpida, ma non insensibile affatto ali 'azione della lnce; però la miosi, che la luce, se virissima, pure sensibile pro,·oca, non era. mai identica a quella che suscitavasi per la stes~a luce nell'occhio non medicato. Qualche yantaggio adunque potrebbe trarsi dalla gelsemiua nelle esplorazioni ottalmoscopic.he (in quanto è reale


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t\EI.I.A PRATICA OGULISTICA

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la fugacit~ relatiYa dei suoi effetti midriatici) ma a patto d'aver tempo per attendere essi effetti , di non richiedere siano massimi , di non lasciare sfuggire il momento oppor· tuno per usufruirne. IJa gelsemina inoltre non ha, od almeno non ha intera, e sempre poi l'avrebbe pochissimo ùurerole razione paralizzante dell":tecomodazione, che invece certa: e potente· possiede l 'atropina. Seconùo i casi, questa deficienza di attiritiì, è facile il comprenderlo, può e.;sere vantaggiosa ; ma tutta ,·olta vogli asi togliem di mezzo ogni influenza acGomodatira eù abol irla persistentemente, non sarà. certo alla gelsemi na che si dorrà ricorrere. Non potremo quindi usarla negli esami' ottimet.rici sia che si tratti "di determinare il grado sta.tico della rpometropia (miopia) o di delimitare quantitatin1.mente l' ipermetropia latente. Per determi uare ~ l grado della miopia (cosa che con matematica esattezza., con somma facilità ed efl'ctto obbiettiramente pu:ssi fare oggidì, bruwnclosi· sul movimento int:crso llcllc i mmagùti del fondo 1·ctìnico all'ottalmoscopio in 1·i· gum·clo al 1JtOVÌmenfo clc:l capo tlell'osscr v(dore), bisogna

escludere ogni interrento del potere dbamico; bisogna quindi togliere di mezzo il crampo, lo spasmo accomodati v.> pat.ologico o prorocato (sia meccanicamente coll'uso incongruo e doloso delle lenti, sia colla instillazione dei miotici, e pre· cipnamente dell'eseriua, della pilocarpina, dell'oppio). L'atropina7Jone energica e ripetuta è quindi indispensabile, e la gelsemina, io credo, interamente non varrebbe allo scopo. Per determinare esattamenté l' impermetropia e quindi pure quel grado che l'accomodazione (abitualmente sempre, piìt o meno spasmodicamente in atto) può mascherare (l' i-

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LA GELSEM.L.~A E LA POLICARPJ)iA

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permetropia cioè latente) bisogna eliminare inte~amente il fattore accomodati\'0. E qui pure io credo che la gelsomina non raggiungerebbe con sicurezza e con sufficiente persistenza lo scopo. Infatti per aver la paralizzazione dell'apparecchio accomodatore vuolsi ripone almeno cinque o sei volte a brevi intervalli l'aJ1plicazione del rimedio. Tutta volta a vece non richieJesi energica, compiuta essa paralizzazione, è certo che dovrassi preferire la gelsemina, anche perchè l'azione paralizzante immensamente piìl presto decresce e cessa. La pilocarpina. non ha l'azione decisa, intensa e costante dall'eserina, tardi ne sono gli effetti e prontamente fugaci. Però se sono tenui, sono pure reali gli effetti su()i miotici e pare si propaghino ben anco all'apparecchio accomodatore, ma con azione mite e dolce, senza provocare quella spasmo· dia che così distintamente desta l'eserina diffondendo doloro~i riflessi al ganglio ciliare. Tale fu il costanw risultato delle mie esperienze, che contratldirebbe alla opposta a::;serzione che pur fu da taluno messa innanzi. Hanno dunque i due alcaloidi una qualche speciale indi· cazione terapeutica, mentre come ageuti midriatici e miotici non possono avere che indicazioni assai limitate ed eccezionali, non rarranno quinJi a detronizzare l 'atropina~ l'eserina. Ho detto sempre l'eserina, p~rchè se fin ora si è indifferen· temente, e qual sinonimo, pur denominata cala.b arrùw, ciò non sarebbe pih lecito dopo gli studi d'Harnack, che avrebbe dimostrato essere quest"ultil!la sostanza un altro e distinto principio (che però pur contiensi nella fava del Calabar) di un 'azione fisiologica generale analoga a quella dell' eserina, meno appunto però la proprietà di eccitare la contrazione spastica della pupilla che sì eminente inrece ;>Ossiede l 'eserina. Io non ebbi campo ad esplorare a sufficienza l'effica.cia. terapeutica propriamente detta. e meno quindi a stabilire le

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XELLA. PRATICA OCU IJSTICA

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possibili indicazioni sia della gelsemina che dell:t l)Ì)ocarpma. ~on

tralascerò di studiarle, se mi sarà possibile, anche da questo punto di vist.'t; per ora però sarebbe troppo presto c troppa presunzione l'esprimere un'opinione e formulare delle indicazioni. A me baster[L concorrere a richiamare l'attenzione su queste sostanze che pare debbano costituire per l"oculista una prczio:;a riso1·sa, però esclusivamente come sussidi esplorati ri~ non però come mezzi a facilitare e Vfecisare il diagno:;tico dei disordini refrattivi, di cui feci parola.

11.\!lOFFIO

c.. ], lll ll~llll tllfoolic-o.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RI,TISTA. MEDICA - t -Hl•

S ulle p aralis i p e l'ifc ri c bc, del dott. BEnXUA.UDT (Are/!. fiir Psyclt. 1tml Nervcnkr. Bd. VII, H. 3. - Deutsclie ?lletli ·inische Wochenschrifl, 1• giugno 1878). Il dottor llernhardt comunica due osservazioni di paralisi pc, riferiche che all:~.rgano c modificano sensibilmente le nostre idei:' sQl corso di tali malattie. Ciò che vi è eli caratteristico nei casi da lui citati, come puro in altri simili descritti da. Yulpiau, da Brenner, da. Fischer e ùa Remak si è che il nerYo, colpito ùa att'ezionc traumatica, rimane iinsensiiJile per quakhe tempo aù ambedue le correnti dallnmto della pressione Ycrso il centro, mentre che al di sotto, Yerso la periferia, l'eccitabilità dei nerYi c dci mus~oli si mantiene in ist.ato norma)c. È da notal'si inoltre che, contro ogni aspettnzione, la. mobilità attiYa. delle parti paralizzate si ristabilisce completamente molto' prima (cioè i u 8-10 settimnne) dell'cccettibilità elctt.rica, per la cui mancanza assoluta si stabiliva, fino aù oggi, una. cattiva prognosi. Il dottor Bernhurùt ci dà la seguente spiegazione: n nervo oft'eso in . un dato punto del suo corso è inetto alle proprie funzioni, inquantochè dal centro n. quel punto manca la trasmissione dell'impulso Yolontario e dell'eccitamento elettrico; ma, d'altra pat·te, la pressione non ò bastantemente forte da non lasciar pervenire le intiucn:.:e trofiche dalla parte ccntmle attraverso il punto ammalato alla perifcriil, c impedire così quelle condiziotù dr:;encrnti r e che si manifestano nelle gra rissimc per t urbar.ioni.

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D e lh• c o ntra ttnrn uon·atnssia locomot r ice-, del dottor 0:-<ntn : ( Oau·lle rles hripilau:r, Pnris, RO luglio 1878). Lo scopo di questo ltworo, dil:e Onimus, è di richiamare l'attenzione sui fenomeni di contratture ch e occorrono nell'atassia locomotrice, e di mostrare cho queste contratture son o In causa .dci morimenti disordiMti tanto caratteristici di qncst'afrl·zione. Sotto rtucsto r i::\uardo non bisogna prendere il nome di contrut-' tura nel senso che gli si attribuisco comunemente c che suppone una completa rigidità delle tibro muscolari, e~scndo que:>to il .g rado mas!\imo della contrattura ; ma c1ucsta già e;;iste quando accade una diminuzione ncll:1 flessibilità nat urale dci muscoli cd ' una. certo. dillico lt:ì. a tornare rapidamente allo stato di rilasciam ento dopo um1 contrazione volontaria. Qncsto stato ùi contrattura si trova in un grnn numero •Ji malatt.ie dei centri non-osi, anche quando i ncrri mol •lri non hanno patito alcuna al tcrnzionc. Nell'a.ta!;sia locomotricc, la trasformazione t.! ci conloui po.;tcriori in un tessuto di dilfcrcntc natura diviene causa d'cccita;done per le parti anteriori della stessa regione, c p.·ovocn. in tal maniera questo stato eli contrattura nei muscoli corrispondenti. Questi fenomeni di contrattura si riscontrano tan to nei muscoli degli occhi che in quelli delle membra. I disturbi oculari sono .quelli che hanno maggiormente fermata l'attenzione dci mctlici, ma si sono quasi sempre considerati come la conseguenza di paralisi parziali. Senza negare che in alcuni casi esistono si ntomi ·di paralisi, Onimus è persuaso che nella maggior parte fli essi succedono più fa rilmentc le contratture. Se la distinzione spesso n on si è fatta, ciò è an-enuto perchè i sintomi sono identici, perche·v'ha paralisi di un muscolo e contrattura del suo antagonista, c perchè generalmente. vi è una tendenza naturale ad attribuire questa diplopia ad una intlucuza paralitica. I disturbi motori nello membra per atassia locomotrice sono }>iù caratteristici; ma, come l'hanno bene fat to osservare Trous: scau e Duchcnn e, l'atassia dci movimenti c indipendente de l tutto dalla paralisi. Questa indipendenza è talmente manifesta. che essa ha dato origine, per la spi egazione di questi disturbi, ad un gran numero di teorie più o meno ipotetiche.


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L'idea dominante in queste teorie era r1uella di ricercare una funzione coordinatrice propriamente detta. Più tardi, c con più ragione, si attribui alla perdita della sensibilit;.\ una. gran parte nei fcuomcni atas~ ici, c siccome la perdita o la diminuzione della. sensibilità è un sintomo costante, si considerò la mancanza di coordinazione come il resultato della perturbazione delle azioni reflcsso-motrici. Tale spiegazione avvalorata da un gran numero di fatti , non·può attualmente essere ammessa in modo assoluto, percltè in molte altre affezioni la sensibilità tattilc e la muscolare sono completamente scomparse, senza che siasi manifestata la mancanza di coordinazione dei movimenti. V'ba dunque qualche altro elemento ed il fenom eno b piit complesso. Ed è appunto quest'altro elemento clte Onimus crede essere precisamente il resultato delle contratture, che esistono nei muscoli al principio della tabe. Nell'ultimo periodo dell'atassia locomotrice i fenomeni di contrattura. sono più manifesti. l\[a al principio dcll'atlezionc qucst.i sintomi non l'ono nè molto distinti nè molto generalizzati; nullameuo esistono, e n'è prova la sensazione sperimentata dagli ammalati c l'ispezione diretta dei muscoli. Infatti in un atassie(} al primo periodo nessun sintomo è in relazione coi fenomeni pàralitici; tutti i movimenti sono possibili ed hanno l'estensione o l'energia ordinttria, c se vi hanno alcune modificazioni su questo punto esse sono lievissime c di niun conto, sopra.tuUo in confronto dci disturbi che occonono nella mobilità. Primiernmeute il malato si lamenta ùi rigidezza c tensione muscolare, egli ha coscienza di uno stato di rigidità nei mus~.:oli c di una notevole diminuzione di agilità ne'suoi movimenti. Alcuno Yolte prora difficoltà nei movimenti; egli può veramente superare rJucst"ostacolo, ·ma è obbligato di fare uno sforzo o fii porre in eiascun movimento un' attenzione particolare. Sono appunto quost i sforzi e questa lotta costante fra la volontà e la contt-àzione de'suoi mu ~col i, elle rendono il suo incesso penoso e stentato. Questi sono i caratteri tipici non gi<'L t!i un indebolimento muscolare, sibbone ùi un primo grado ùi contrattura. Al!:~. pal}) ~ionc ù.'altronde si sentono i muscoli tesi, duri e spesso ancora 1111 poco dolo1·osi lilla pressione .

L'incesso tanto car.:tttcristico negli atassici è una novella provn tlclla contrattura dei muscoli.

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Oltre questa ri~idezza, di cui i malati hanno perictta coscienza, esiste egualmente un fenomeno sul quale cln poco tempo si è l'ichiamata l'<l.Ltcnzione : cioò In lentezza della trasmissione dell'infl usso ncrveomolorc, o me~lio il ritardo fra il momento in cui In. Yolontà impartisce l'ordine delln contrazione ed il mo111cnto in cui la contrazione reahneutc si eseguisce. Si sa che per la sensibilità ljUCsto fenomeno è assai manifesto e che trascon·c spesso un mezzo secondo c talvolta. più fn\ l'eccitazione dci n cni cutanei e 1:1 percezione; CJUCsto ritardo per i nervi scnsith·i è quasi costante negli atassici. Generalmente è meno considerevole il ritardo tra la volontà e la cootr.lzione; ma nullameno è stato verificato in modo ns:<ai palese cd apprczza!Jilc, e gli stc!;si malati alcune \'()lte ne hanno coscicnt.a. Tal ritardo varia secondo alcune condizioni: esso è meno grande quando si fanno eseguire all'ata~si co dci movimenti di cui egli è fatto consapevole in antecedenza, e soprattutto quando ripete movimenti identici a quelli già prodotti; ma questo ritardo aumenta quando si fa cangiare rcpentinaHJ<'ntc la rlirc;:ione dei movimenti, e soprattutto quanclo il malato è da (!tta.lrhe tempo in riposo in una determinata posizione. Onimus combatte l'opinione di Pierre!, che ha ragionevolmente rarvicinato i disturbi dei muscoli dell'o~.:chio a quelli dei muscoli delle membra, ma che ammette qticsti disturbi motori essere il rcsultato di paralisi più o meno complete c più o meno passeggicrc. Le paralisi dci muscoli delle membra presso gli atassici sono poco frequenti. Si potrebbe addurre qualche caso in cui i movimenti delle dita delle mani c dci piedi erano meno estesi c più penÒsi; ma anche in tali casi i movimenti non erano cessati, erano soltanto diminuiti, e ciò dipendeva piuttos to da una contrattura che agira in senso opposto che da uno stato paralitico reale. D'altra parte se consideriamo le dilfercnti affezioni in cui si ·verifica l' incoordinazione dci movimenti, non troviamo giammai pnrn,lisi rcalì; la forma dell'inl:oordinazione, la sua nntura, la sua causa possono essere differenti, ma sempre è il risultato di un difetto di equilibrio nella sinergia dei muscoli, nel senso che certi gruppi muscolari od alcuni muscoli isolati si contraggono in un modo esagerato.


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Ciò ch"r caratll'rizza essenzialmente i movimenti in coordinati d ell'~ta".' i co, è ht rapidità del movimento e SOP'I'atlutto l'esagera-

zione tlel -mncim.cnlo coluto. Uopo aver di::cusso le dilì'ercnti spiegazioni emesse da Jaccoud, Picrret, Durhcnne dc I3oulognc, ccc. ùi questo fenom eno, Ouimus co~ i si e1<primc: " r cr noi la rnpiùità c l'esagerazione dei moYimcnti sono il rrsultato drllo stato di contrattura. dei muscoli drlle membra ammalate. Infatti ceco ciò che si manifesta: il maJato, in sulJ1nnto lli e~cgu irc un mnrimcnto, ha la sensazione di una. leggera rl'sistcnza, n cagiouc dello ;:t.ato eli contrattura; tale influc•nza, uni ta an· impressione recata alla. midolla di questa medesima re:: i ~tr u 7:a, agisro no insicmr per imprimere un movimeuto pii1 forte di quello che donchbe axer lu o.~o uormalmcnte. , L'armonia dci movimenti dipe nde precisamente dall:i mis ura. della contrazione con l'atto volitiro, c tutti i fi s iologi sono cl'accordo in quc~ta scntcm;a. L'energia, r cst.cnsionc dei movimenti dipeudono dall· impressione riccruta dalla miLlolla. fornitala dal sen~o muscolare c dal senso del httto. ~ ello stato normale, e per cs l'guire un movimento di cui abbiamo l'abitudine, il muscolo l'i contrae esattamente con la forzo. necessaria, ma non può farlo . con precisione se non quando vi abbia qualche res istenza e quando tutte le tìbre muscolari sono fl e:;~ibili, perchè da t!UCs ta fl essibilità dipende l'esattezza. dell'impressione trasmessa. alla. midolla. Presso l'atassico, l'impressione giunge inesatta alla mitlolla, percl1è la sensazione di ten~ionc e di r esistenza fa che le irradiazioni motrici dh·engan•) pii1 energiche, cd il mala!o crede di dover fare un lavoro più considcrcrole di quello che realmente deve esser fatto. Inoltre il medesimo, per l'influenza. della sua volontà, e d'altro lato la midolla per azione riflessa., agiscono in proporzione dell'impressione trasmc~sa e della resistenza percepita, ma tale impressionr è erronea c LRic resistenza sbagliata. Si è detto più sopra che noi nbhiamo osscrrato a~sai spesso un ritardo as:;ai considereYole tra il momento Yo!itivo e l'esecuzione del voluto movimento; ed è appunto CJncsto ritardo che, aggiunto alla falsa impressione di resistenza, determina la vie lenza c l'csngcrazionc del morimento volontario. Da ciò ancora la. sua fati ca, In sua stauc!Jezza ònpo brcrc tempo, anche quando ha. gli occhi fissi sulle proprie gambe.


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Ognuno rimarnì. certamente meravigliato di questi fenome1ù presso gli atassici, e questo stato permanente della fibra muscolare sarebbe stato sovente segnalato, se non si fosse attribuito alla p<l.rola " cont rattura , un'idea eli versa da quella attribuik'lle tla noi. Si suppone sempre che c1uesta parola non può rappresentare che un raccorc iamento assai notevole ed un'estrema •·igiclità. :Ma, come nei fenomeni paralitici si è costretti ad ammettere uuo stato meno twanzato, che non lì ancora la paralisi, ma che non è ]Jiù lo stato normale, la paresi, egualmente s i potrebbe dare un nome un poco differente a questo sta.to di tensione muscolare. È r}uesto stato che abbiamo a ddi tato in principio negli atassici, e che nei periodi più avanzati e secondo le complicazioni, giunge sovente al grado di contrattura. vera e manifesta come in altre affezioni.

Snn•emogloblnurla r,crlodlcn, del dottor L. LlCHTHEIM (Voll;mcmn's Snramlung k lin. Vo?'tr ., n• 13-t- Detttsche meclicinisclle W ochenscri{t, l e 8 giugno 18 78). L'autore, basandosi su tre casi da lui osservati, di cui due ne riferisce per esteso, ci da un'immagine evidente dell'cmoglobiuul'ia periodica descritta di frequente nella. letteratura inglese, rua llella. quale non c'è tmccia ueli1L francese e tedesca . Ed un complesso sintomatolog ico, distinto principalmente da accessi fehbrili, cui succede l'emissione di orina tinta di sangue, senza che vi si contengano, come Pavy ne fece per il primo l'esperimen to, dei corpuscoli sangujgul. Q!lesti accessi intens i, molto simili al parossismo intermittente febbrile, non hanno nè la durata di (j_HC::>to, nè la. stessa fenomenologia. Sopravvengono però degli attacchi rudimentali, nei quali mancano il t remito del freddo e l'innalznmento di temperatura, e sono accompagnati dn. una speciale contrazione alla regione sacro lombare e a lle estremità. Tuttavi a anche questo sintomo manca. qualche volta, c l'emoglobinuria può sopraggiungere senza disturbare lo stato generale di salute. L 'orina dimostra negli attacchi confermati i seguenti cambiame nti, elle provano la presenza dei globuli sanguigni. Subito dopo l'accesso, essa è ùi un colore cosi rosso oscuro che, raccolta in una cer ta quantità, la-

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sci:t appena tt·asparire i raggi luminosi; reagisce fortemente acida e, alla prova dell'ebollizione, deposita gran quantità di albumina. Questa però non precipita a. fiocchi, ma si forma a nube densa di colore oscuro, che galleggia sulla superficie, e che, messa. nell'alcool con l'aggiunta di acido solforico allungato, comunic.'l al liquido, nel coagularsi, la sua sostanza colorante. L'orina, negli esami con istrumenti ottici, dimostra tutte le qualità d 'una soluzione emoglobulosa. In piccola quantità essa è perfettamente tmsparente (si sa clte l'orina sanguigna. con notevole mescolanza di su.ngue è torbida, e non trasparente come il sangue puro), c non lascia riconoscere col microscopio nessun corpuscolo sanguigno rosso, presentando allo spettroscopio tutte e due Je lineP caratteristiche fra D c E. Le orine, separate nell'ora susseguente all'accesso sono molto meno colorite in rosso, acide c albuminose. Dopo 20 ore, l'orina di,·enta completamente normale. Negli attacchi rudime•~tuli, la quanti t:\ di emoglobuliua è minore; l'orina. è tinta di rosso acceso, e l'albumina:si comporta spesso come la &o!ita albumina sicrosa. In taluni malati, tali leggieri parossismi 1mssano inosservati; in altri si prolungano nonostante la notevole durata del processo tra accessi ben detiniti. Sulla frequenza degli attacchi non si può dir nulla di sicuro: talora se ne ebbero ]>arecchi in un giorno, altre volte ci fu l'intervallo di pal'ecchie settimane fra l'uno c l'altro. Quanto alla causa che li provoca, l'autor e non esita ad asserire che essi provengono da perfrigcrazione cutanea, quantunque la malattia non si manifesti proprio in quegli individui, i quali per le loro occupazioni sono esposti maggiormente all'influenza del freddo. n1a questa circostanza non ha nulla che rechi meraviglia, poichè il freddo produce soltanto i singoli accessi, mentre hL malattia ne è assolutamente indipendente. Si può essere certi che il numero degli accessi sta in proporzione della temperatura atmosferica; che essi si manifestano sempre di giorno, quando gli ammalati sono in piedi; che si producono nell'inverno (ematuria in•;ernale, Hasscl); nell'estate poi solamente dopo qualche cambiamento atmosferico, o dopo un bagno freddo. Le lesioni organiche dimostrabili sono di pochissima importanza. Oltre all'intenso pallore della cute, un sintomo costante è quello della sensibilità rcnalc sotto la pressione ; non ('Ì puì1 cssel'e però una lesione più profonda nella tessitura dci


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r e ni, l'orina essendo sempre normale nell'intermllo. X on è ancora stabilito se la tumefazione de l fcg~t o e della milza possa e ssere considerata in qualche coso come conseguenza della malattia. U n caso per0 citato dall'autore sarebbe favorevole a questa opinione, almeno Jler la parte t:hc riguarda !l fegato.

Per spiegare questo comple~so di sintomi, os. en·o.to finora solament e negli uomini, e per tro vare le cause che lo prorocano, l 'autore cita di versi fatti patologi ci e fisiologici e soprattutto quello già provato da Pontick, che l'ematuria, dopo la trasfusio)1c, è propriamente un'emoglobinuria, e che l'emoglobina proviene da quei corpuscoli sanguigni rossi, stra nieri, che vanno man mano distruggendosi, e che cedono al siero sanguigno la. loro sostanza colorante. Or bene, conchiude l'autore, se n el corpo furono introdotte• d elle sostanze contenenti emoglobina., l'emoglobina che si riscontra nell'orina, non può provenire che dalla distruzione di globuli sanguigni rossi. La qual cosa vi eu con fermata dagli esperimenti, i quali dimostrano che certi age riti distruttori dei corpuscoli sanguigni, introdotti nelle vie sanguigne, provocano l'emoglobinuria; (iniezioni d'acqua, alcune.soluzioni concentrate di sale dn, cucina, glicerina allungata) ; inoltre, il fatto accer tato negli uomini , che per l'introduzione di alcune sostanze tossiche (idrogeno arsenicale, acido nitrico e acido solforic0) c nelle gravi malnttie d'infezione (tifo) si sviluppa l'cmroglobinuria; e finalm ente la sicura as~er­ zione di Ponfick, che nelle gravi scottature della pelle si osservano nel sangue delle forme regrcss i ve dei corpuscoli sanguigni r ossi, formano un tale complesso da illustrare la ~coesi dell'emoglobinuria trovata in questi .ca-si. I sintomi, che si manifestano dopo la trasfusione, rassomigliano moltissimo a quelli dell 'cmogloùinuria intcrmittcnte ; poichè dopo l'iniezione gli ammalati hanno quasi regolarmente un hrivido di freddo seguito da un forte inalzamento 1li temperatura cui segue un' emoglobinuria distintissima. L ' analogia fra i due

esempi precedenti va così oltre, che l'eruzione ortiearia, trovata dall'autore fie! primo accesso d'un suo paziente, fu egualmente osservata come effetto della trasfusione eli sangue d'agnello. In queste analogie, che sono moHo estese, si contengono, al dire dell'autore, vari altri quesiti iusoluti. L'esame ùel sangue

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n ello studio del calore, e nei liberi iutcrYalli (rlurante il periodo d el freddo tale esame non si potò fare per qua lche circostanza. esterna) elJLe, rig uardo alle forme di d e(:omposizione dei corpuscol i i'an~uign i ros~ i, un ri:;ultamento negativo. E rimane pure da spic;:raro come il raffreddamento degli integumenti esterni abbia prodotto l'emissione della emoglobulina, poid1è l'ablJa:;sa111onto di temperatura era troppo ten.ue per bas~are alla ;;pi egaziono ùei fatti precNlenti. Noi manchiamo anche di ogni appoggio atto a scoprire la vera causa della malattia; la qu[d e, nonostante il risult..'tto negativo dell'esame del sangue e degli organi, dorrà essere ri cercatn, in un'atrczione degli organi, cl1c prcpara,no il sangue. La malattia., contrariamente all'opinione degli autori inglesi, non può essere connessa colla febbre intermittcnte, nè aver origine da un'iperemia congestira renalc, chç cagiona emorragie per lacerazione d ei ras i; c ciò appunto pcrchè non esiste l'ematuria. E se in qual che caso si ossen ·ano dei corpuscoli sanguigni nell'orina, il loro numero è troppo •carso per comunicarle la tinta rossa. N on c'è alcuna prova che imlucn. a credere tt·attarsi di una profonda lesione ai r eni (mal;:::ra<io il dolore che il J'iscntito sotto la pressione); perchè l 'orina cmc~sa negli interralli è libera da nlbmnina. E neppure si pot rch!Je far d cri rare da una malattia di fegato tutti i fenomeni clcscritti. N ella patologia comparata s i trova una serie di osservazioni ::omi~dianti all'emoglobinuria interrnittente degli uomini; cioè l'emoglobinuria del bue, dipendente dal cibo, la malo.~tia simile tlci etwalli (Bollingcr), h1 cui origine è probabile provenga da. perfrigerazione. . La. malattia ha. un cors o complessivamente favorevole c lento; per cni 1:1. vita d egli ammalati non ne è minacciata immediatamente. Per quanto il parossismo abbatta l'ammalato, altrettanto >'ollccito è il suo ristabilimento; e la sol n f1·eqnenza dogli acces~i, come è il caso durante l'inrerno, lo prostra molto, mentre che nell'estate egli si sento benissimo. Secondo gli esperimenti d el dottor Lkhthe im, le probabil:tà tli guarigione sono LJen poche, srblJ('llC gli autori inglesi le indichino abbastanza frequenti. Tale differenza lHIÒ divcntlcre dalla brerità del tempo av uto nnora per le re lat i re ossenazioni sui casi guariti. Anche un.


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caso di cui pal"la. il dottot· L k hthcim t·omparirebbe forse, in cau~a della lunga interruzione dopo la cura. nell'ospedale, nella. ~<\tegoria. dci guariti, so egli dopo 1Jarecd1i anni non avesse veduto cl1e J'[!.fì'czionc porduram ancora. L'autore all'erma di aver av uto soltanto dci risultati passnggeri dagli astri ngenti, c così dai 11reparati di ferro c dal ehinino. l'crò i preparati fenngino;;i furono ilmi).(lior rimedio per sostenere lo stato gcncmle dell 'ammalato. Quc3ti dorrà guardarsi bene dalle perfrigcrazioni in con;;cguenza di abbassamento di temperatura, si nntrirù. bene, e snnt utile •~pprest argli del vino e olello bibite alcooliche durante gl i accessi.

Iuflne nzn. della nutg n(•ie s ni dis turbi (Ie lla scn s ibilitì\ (Guz. dcs hOpit,w..~:, 9 luglio 18 18. Charcot espose tcstè alla Società di hiologia nuovi fatti relativi all'influenza della magnete s ulla scmianestesia d'origine isterica. o da causa cerebrale. Charcot infatti aveva giù dimostrato che il contatto d'una cahtmita. semplice riconduce la scnsibilitù. in una scmi-\1ncstcsia. da. causa cerebrale. Si trattava di un malato, inviato da. Graucher e che era efl'etto da una semi-anestesia avente per causa un'emorragia cerebrale. I n questo malato, la senù-ancstesia scompar\"o sotto l'influenza dell'avvicinamento di una calamita semplice. Dopo questo tempo Charcot l1a ripetuto un gran numero di volte la suddetta esperienza. Quest'influenza della magnete non è nuova : essa fu da parecchi autori segnalata, fra gli altri da Andxy, da lJeckcr c da :Maggiomni; ma nessuno è giunto a determinare in- modo preciso l'influenza particolare della magnete s ui disturbi della sensi liilitù.; il che si spiega col fatto che prima si difettava di cognizioni s ufficienti sulla putologia. nervosa. Adesso siamo giunti a potere stabilire in un modo preciso che la magnete agisce sulla semianestesia da causa cerebrale o da origine isterica, assolutamente come i metalli c le correnti elettriche. Tutto ciò che si è detto degli effetti dei metalli e delle correnti è applicabile a quelli della magnete. Gli eft'etti ottenuti dalle applicazioni dci,metalli, delle conenti o della magnete sono così singolari che molti me-


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dici hanno sollevato duhbi s ulla loro realtà. l\Ia Charcot afferma ·alla Sotietà che le osserrazioni e le esperienze relatil'e a questi fatti banno l'improntn di un carattere as!>oluto di rigore scicnti fil; o. Intine Chnrcot presenta due malate isteriche, ;tft'ettc l'una da semi-anestesia sinistra, l 'altra da semi-anestesia destra. Presso queste due isteriche, I'nlione pura e semplice d'una magnete disperde in modo assoluto un'anestesia completa, c si osserva presso le medesimi il fenomeno della trasposizione, cioè che mentre l'anestesia scompare da. una parte si manifesta nona parte opposta in moùo · del tutto simmetrico. Questi fenomeni souo transitori IJresso le isteriche; essi ~ono definitìri, al contrario, uei casi di semi-anestesia d'origine cerebrale. Hegnard ba egualmente dimostrato che con un solenoide si ott C'ngono gli stessi etretti che colla calamita. Tutti questi fatti sono così regolari e costanti elle la metalloscopia trovasi attualmente liberata da qualunque carattcr.::mi~ t eri oso. Rimane tuttora una particolarità inesplicata, ciò che Burq chiama_idiosincrasia metallica. I n ciò fa d'uopo continuare gli esperimenti.

<:ouh·outo fra l'aus cni<'o e l'olio di fe gato di nu~r­ luzzo n e l trnttlUltento cura~th·o d e lla tis i Jloln~o· mare, del dott. RExoo ( J ourn al de médecine et de chirnrgie praiiques, agosto 1878).

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li dottor Joanny Renrlu ha pubblical\1 un lavoro corredato di tavole e di studi gratici, nel r1ualc ha studiato, appoggiandosi su processi di rigorosa esattezza scientifica, l'influenzn comparatira dell 'oli~ di fegato di'merluzzo c dell'arsenico nella cura della tisi. E cco come l'autor•! ha istituiti i suoi esperimenti ed i r esultati . che ne ha ottenuti. Primieramentc descriviamo il procei'SO impiegato per assicurarsi che le medicine venivano prese dngl'infcrll)i. Tal processo consistem nell'aggiungere alle medicine un poco di rabarbaro, ehc l'ammoniaca s velara tosto nelle urine proùueendo un bel colore di rosso rihcs. Per ricercare, dice il dottor Hendu, qual è, fra l'arsenico e l'olio <li fc•gato di merluzzo, il medicamento nutritivo da prefcrirsi nella cura della tisi polmonare, noi abbiamo raccolto tl'cntacinque in· '


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dividui affetti dalla detta malattia al 2• o 3• gmùo, c li abbinino cla ssttìcn.ti, senza scelta, in una delle tre categorie seguenti: la prima è stata. sottoposta al trattamento tonico semplice, altrimenti detto dcii 'aspettazione; la seconda all'arsenico e la. terza all'olio di fegato di merluzzo. Questi malati sono stati tenuti in c nrn da duo mesi e mezzo a tre mesi. Og ni dieci giomi, sono st::tti pesati es attamente, e col dinamometro è stata mi!>urata. la loro forza muscola.re, tenendo conto del sudore e della diarren. ; tutti i g iorni, mattina 11 s era, è stata ticterminata la temperatura rettnle. Dei trc ntacinquc malati s iamo stati co~trctti, per circostanze speciali, a sottrarnc dicci. Dci \'Cnticinque rimasti, otto cos tituiscono la prima. categoria., undici la seconda o sci la terza. Degli otto tis ici sottoposti all' aspettazione, sei hanno perduto e due hanno più o meno aumentato di }JCso; d egli undici tmttati coll'arsenico, dicci hanno perduto cd un solo ha aumd'ntato di peso; infine déi sei trattati coll'olio di fegato di merluzzo, due solamente hanno perduto c gli altri CJnnttro ltanno aumentato il loro peso.

11 gt•ado di aumento o ùi diminuzione, pèl' questi lt'e metodi di cura, può essere apprezzato nel modo seguente : s upponendo eg uale la durata dell'esperimento ed il peso dei malati nelle tre categorie, noi troviamo: P er l'aspettazione, una diminuzione ùi chilogrammi 4,965 per 100 chilogrammi di peso di malato. Per l'arsenico, una diminuzione di chilogrammi -1,703 per 100 chilogrammi. Per l'olio di fegato di merluzzo un aume nto di chilogrammi ::!, 150 per 100 cllilogmmllli. O piuttos to, aggiungendo a quest'ultima serie, come d'altronde è lecito di fare, ciò che non s i è perduto, a quello cho si è guadagnato, noi troviamo per l 'olio di fegato di merluzzo un aumento reale di più di 7 chUogrammi pe r 100 chilogrammi di malato. Sarà egualmente piit esatto il dire che quest 'aumento sorpassa 11 cbilogmmmi per 100 di mala.to. L't~rscnico adunque non ha dato •·esulta ti mag::(iori dell'aspettazione pura o semplice ; i malati all'incontro s ottoposti all'olio di fegato di merluzzo, hanuo gtuulagnato in peso ed in forza.


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.La lesione polmonare uonJUHSTA sembra aver subito la benefica in-

fluenza per· l'olio di fegato di merluzzo, n~ritìcatosi nello stato generale c nello. nutrizione del malato. Il medicamento agisce pochissimo, ed nnclte non ngisce punto qunudo questa lesione polmonnre è considererole. Della temJu!rnturu n e lltl c m9rrngia e ucl rammollhnento cer ebrale, del dottor C. H u1'l !i. Paris, 1877 (Revue nzensuelle de MMecine el de Chi l'ttl"ffie, 10 fér ier 18/ 8.)

I lavori di Charcot, Donrnerillc, Lepine lasciano JlO CO ad aggiungere in tale questione. L 'abhas:::amcnto iniziale della tcmpC'1\ltnra, l'ascensione cons<·cutira, poco pronunziata e seguita dal ritorno più o meno rapido alla cifra normale nei casi di guarigione : continua al eontnwio c senza remissione sino alla morte nei casi d'esito infausto, sono fatti stabiliti nella storia dt>ll'emorTagia cerebrale. Le o~serrazion i racco.lte da Hutin nel riparto medico ùi Olliricr, all'ospizio de~li in curabili cl'Irrr, confcrmnno d'altronde le rc~o l c stabilite ùa Charcot c Doumcville. ~cl rammollimento t·crL•i.Jralc, i rcsultati ottenuti dalla temperatura sono meno chiari ~ meno costanti. Sè i fenomeni sono gli ~tess i pc! rammollimento acuto, apoplctliforme, come pc! colpo apoplettico, ciò uou si n ritic:t più nei suctcssiri acc(•ssi che si osscrrano nel rammollimcn t o cronico a lento decorso; le osèilla7.ioni della temperatura sono in<'golarissime in questi attacchi e non sembrano obbedire a<l alcuna legge certa. Hutin non in1'iste del resto sn questi f<Hti c ri porta solamente due casi di rammollimento acuto con colpo apoplctlico·c morte r apida, nei quali la ll'mpcratura rag~iunsc la cifra finale ùi J O• G c 41. Charcot, nelle sue lezioni sulle mahtttie della n•cchiezza, lra segnalùto la possibilità di questi innalzamcnti termici <·oincitlenti t·on un colpo apoplt·l1 iforme in vecchi emiplegici, senza che l'autopsia abbia rilcr.1.to, nei centri ncrrosi, o nei visceri, una lesione recente capace di spiegare questi fatti morbosi. Egli porge ttù esempio una ,·cecil ia in cui la tcrnpcmturn, poco prima \le: \In. morte, r:t!!!!iunsc i -l~";); nll'aulop;:in, 8i tror nrono due focolai l(iallognoli, l'uno n ~:I corpo :;trinto, l'altro nello spessore di unn. circonvoluzione, ma senza tracci.\ di alterazione rctente.


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MEDICA

llut:n' riporta due casi elle hanno molta analogia col surrifcrilo. Entrambi i malati furono colpiti da apoples~ia: runo mori alla fine d el terzo giorno con un·ascensioue gratinale d ella tc~llpera­ tura sino a 42• 6; l'altro, soggetto d:1 due o tre anni a sbalordìmenti, ad incomplete 11erdite di cono:;ccnza, ebhe, in (JUattro giorni, due ins ult i apoplettid c morì entro ·!S ore al secondo insulto, con una temperatura di 40• (). A 1L'a.utopsi:1. del JWiJno, si scopri un piccolo focolaio antico di rammollimento ne l nudco lenticolare del corpo s triato sinistro. L e circouroluzioui ùel ;;econdo malato erano disseminate di ~nruris mi miliari; il centro dcUa protuberant~a ed il bulbo erano d el tutto sani. Questi fatti ùeYono evitlentementc essere in re lazione cogli accessi apoplettiformi della paralis i general e e della sclerosi ùisseminata cercbro-midpllare, in cui la temperatura a ssume un analogo decorso; ma bisogna confessare che presentemente m:mca del tutto la spiegazione razionale di questi fenomeni.

D <'gll odori c.sulati dai c or1•i umani i n C('J·tc :~ fl'c·

zloni tle l s is i emn. ne rToso, del dottor H.\:UMONn (T/te merlical Reconl dc Xcw-York du 21 juillet 1877). In tale memoria, comunituta quest'anno alla Società ne\TOlogica americana, l'autore comincia a Tichiamare l'attenzione sulla facoltà, posseduta tla alcuni animali, di riconoscere clitl'c rcnti persone coll'odorato. Se dunque fi s iologicamente ogni corpo esaln un odore particolare, è irrazionale l'ammettere che, sotto l'influenza di malattie o di disturbi nervosi, quest'odore po:;sa modificarsi'! l>opo aver falto menzione dei sedicenti miracoli registrati nel medio evo al riguardo, Hammond racconta molte osservazioni di sua pertinenza. rrimieramente nana lo. storia di una s ignora isterica la qual(', durante gli accessi convulsivi, esalava un odore piacavolc, simile a quello di viola mammola. Tale es alazione si sollevava in corrispondenza della metà sinistra ed anteriore del torace, accompagnata da abbondante traspirazione in d etta localitù. L 'odore era sensibile alla distanza di qualche matro, e cessava completamente nelle intermittenze del morbo. L 'esame cllimico del s udore odoroso denunziò la pl'escnza di elcl'e butirrico.


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Hl VISTA

~o n soddisfatta di simile privilegio, certamente desiderato cl a.

altre, la signora cercò d1 JlOrvi rimedio. Infruttuosamente fe ce uso di acido· fenico c Ll1 vari saponi, mentre il salici lato di soda in qucs'ta. cci in altre simili contingenze produsse ottimi effetti. Somministrato intema.mente ed alla dose giornaliera. di 25 centigrammi, guarì que~ ta. singolare affezione. Una. seconda storia riguarda. una signora. a.ffettL\ di corea, il cui sudore esalara un odore di ananas. In una terza lo stesso odore si protlucera durante gli accessi '1i collera. L 'autore n:nra pure il fatto di un ipocondriaco nel quale alcune volte manifestavasi l'odore ·di viola mammola. F!l. da ultimo allusione alle emanazioni disaggraùc.voli che procluconsi al~.:une roltc durautc l'eccitazione genitale. I fatti precedenti non sono stati spiegati. Si :tttribuiscono vagamente ad un disturbo nervoso. L 'autore si limita a scgnalarli ~enza commcrtti, lascianclonc la responsabilità a chi spetta.

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RIVISTA CHIRURGICA •

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Lesione «lei capo: probabile frattura della1. base del cranio segnlta da sordità~; guarigione. Riflessioni ed appunti dci signori G"' co~1o L.I~ E c FtF.I.I> ( 1'Tte J,mwet, 30 marzo 1878). IL M., ventenne, fu ricoverato ncll'ospcùalc ùi ::;. Maria il 5 dicembre 1877. Egli era caduto da um\ altezza di dodid picLli ed aven. battuto della testa contro alcuni grallini di pietra. Era. stato rialzato in istato d' insensibilità c grondante S(lJlgnc dal naso c dalla bocca . •\.1 momento della sua auuucssiouc n ell'ospedale era in parte conscio di sè stesso, ma in uno stato cJli estremo collasso. Non vi era ferita e nessun seguo esterno di frattura, ma una gmnde ecchimosi della palpebra sinistra ed amche sotto la congiuntiva oculare. Si riebbe gradatamente dal collasso e quindi vomitq una gran quantità di sangue. Quando sollevava il capo d' in su rorigliere usciva ùi nuovo ~ang ue dal n:l$0. Durante la notte dclirq violentemente e tentò buttarsi giit dal letto, ma capiva ciò che gli si diceva e faceva \!nanto gli si raccomandava. Per due o tre giorni restò come intorpidito colla testa sepolta. nel guanciale e le ginocchia 1·ialzate fin sotto il mento•. 11 torpore si cangiò in accessi ricorrenti d' inquietudine e d' irritabilità, e l'infermo si lagnò di grave dolore di capo. DuranLe questo periodo ebbe a vomitare sangue più volte. Non v'era nè pnrnlisi nè elevazione di 4


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R!VlS'l'A

temperatura od altro segrw d'infiammazione. Il polso non oltrepassò mai 70, cd una volta scese fir10 a 48. Ora fu riconosciuto completamente sordo dell'orecchio dcstr·o ed iocompletamentc del s inistro. Il procedimento ulteri ore del caso fu soddi:ofacente e non ful'ODO osservati altri sintomi sfavorevoli. L' istupidimento ed il 1nal di capo svanirono a poco a poco, di guisa che nel termine di quattro settimane fu in gmdo dj al:tarsi e di passeggiare. Era Jtè rò tuttora com}Jletamente sordo dell'orecchio destro, q nantuni.J.UC l'udito dell'orecchio s iui$tro fosse: molto migliorato. La cura seguita fu sempli ce. Consistette in purg!tnti copiosi a tutta pr·ima cd applica;doni fredde s ulla testa, calma perfetta e n ell'evitare l'eccitamento che avrcùbero potuto produrre le vis ite d'amici o d'altri. Dopo fn data come tonico la mistura di ferro composta. Tn alcune riflessioni cliuirhe su questo caso, il signor Lane diede la sC'guentc spiegazione di ciò cb 'egli stima abbia avuto luogo. Egli crede che vi sia stata frattura della fossa anteriore della base del cranio implicante probabilmente, la lamina orbitalc dell'osso frontale a sinis tra e della lamina cribrosa o delle cellule etmoidali e forse dei seni sfenoiùa.li. Silfatta frattùra sarebbe indicata. dalla grande ecchimosi deU'o1·bita s inistra e della }>alpcùra corrispondente, dall'emorragia. nasale c dolla bocca. E ssa dare i.! be altrcsl la spiegazione dea!' ematemesi durante i ]primi giomi, perchè, mentre l'infermo giaceva in Ietto, il sangue passava nella faringe e Ycniva lentamente inghiottito e rigettato ad inter·valli. Quel continuo stillicidio di sangue a travers o la frattura è stato, egli pensava, d'un grande aiuto nel prevenire una dannosa compressione e la pa1·alisi consecutiva e nell'allontanare la tendenza alla flogosi entro-cramica. I sintomi cefalici che furono osservati dipendevano, secondo lui, piuttos to da una irritazione cerebrale che da alcuna delle condizioni or rammentate eù erano probabilmente il risultato dell'ammaccamento e forse d'una lieve lacemzione della sostanza cerebrale immediatamente in prossimità della frattura. Non vi fu emorragia dall'orecchio àù indicare la frattura della porzione pctrosa del temJPOralc c spiegare così la sordità; ma notava nou essere impossibile che una tal frattura avesse luogo senza la rottura della mem-


CI:IIRUlWlCA

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brana del timpano, nel qual caso non vi.sareubccmonagia esterna, ma il sangue effuso tro\·erebbe un'altra via a traverso la tromba d'Eustachio per nn·ivare nella faringe. Essendo stato provveduto ai sintomi più incah:nnti, venne consultato il signor Field relativamente alla sordità, di cui ctu<>sti intra.prcse la cura. Il 2 gennaio l'infermo era incapace di udire il tic-tac d'un orologio messo in contatto dell'orecd•io destro, e siccomC' non y'era indizio di lesione della membrana del timpano, si suppose che la sordità fosse probabilmente dovuta allo spandirnento sanguigno; furono appli ca ti vesci canti sul processo mastoideo, e si posero sei mignatte davanti al trago. Tre grani di ioduro potassico tre volte al giorno. Sotto questa cura l'udito del malato migliorò gradatamente. Il 6 gennaio potè udire l'orologio a cinque dita di distanza dall'orecchio destro; si continuò la cura. In dicci giorni potè udire a trentasei dita, e in capo a un mese la sua facoltà uditiva fu ristabilita. Riguardo alla cura tli questo cnso, mediante la rivulsione dietro l'orecchio, il signor Field dichiarò essere necessaritf. alcuno parole di spiegazione. Quantunque 'I'oynbee abbia largamente adottata questa pratica, fu uso di quest'ultimo di spargere qualche dubbio sull'effi cacia di essa, ed a prima vista non è evidentissimo come il vescicante applicato all'esterno del cranio possa impressionare tessuti così distanti e così profondamente situati. Benchè l'azione dei rivellenti sia !ungi ancora. dell'essere spiegata dalla terapeutica fisiologica, cd una quantità di testimonianze contraddittorie siano state raccolte dagli scrittori intorno a questo soggetto, che ad altro non a.,pprodarono fuorchè a rend ere maggionnente oscura la vera interpretazione di quanto appare, a prima vista, un semplice e comunissimo oggetto d'osservazione, nondimeno due fatti capitali spiccano singolarmente per servirei di guida come il risultato dell'esperienza clinica, vale a dire : primo, l' insegnaménto secolare ha dimostrato che ogni qual volta desideriamo d'ottenere l'assorbimento del siero sparso non v'ha rimedio migliore della rivulsione; secondo, la più moderna pratica ha chiarito senz'ombra di dubbio che l'applicazione del freddo alla superficie allevia la congestione interna ed è forse il più utile mezzo nei casi in cui abbiamo a combattere l'azione


SJG

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RI\'JSTA

infiammatoria. Nè ques ti f~tti sono in contraddizione colla gran vcrit.à fisiologica prima.mente insegnata da Hilton, cioè che i vasi sa.nguigni della pelle simpatizzano per mezzo dei loro nervi va.r-:omotori con quelli degli organi interni. Poichè impariamo clinicamente che l'irritazione del vescica.nte snlla pelle del torace produce un' irl'itazione similare dei vasi della pleura. con un cambiamento di nutrizione in ambe le parti, della stessa natura., ma non nel medesimo grall o. Così pure vediamo la contrazione tlei vasi sulla pelle dell'addome portata intorno da sacchetti eli ghiaccio, applicati in caso di emorragia intestinale nella febbre tifoidea, produne una contrazione simpatica dei vasi dcii' intestino. In pari modo il vescicaute posto dietro l'orecchio esterno impressiona la nutrizione dcll'orccchit• interno. La ragione di questo non è da cercarsi lontano, quando noi consideriamo che il ramo auricolare posteriore dell' cstema carotide provvede eguahncnte di sangue l'orecchio interno mediant.e il ramo stilomastoideo, e l'orecchio esterno mediante l'auricolare ; i nervi mso-motorii in ciascuno di questi vasi essendo eontinuazioru di 'tuelli d~llo stesso auricolare posteriore, e per conseguenza rami d'un plesso simpatico. Da queste considerazioni è fatta evidentissima l' importanza della condizione patologica esatta con cui abbiamo a fare; così mentre la contro-irritazione in una condizione in cui si richiede l'assorbimento del siero effuso reca gran beneficio in w1 tal caso, l'applicazione del sacchetto di ghiaccio sarebhe pregiudizievolissima all'infermo. Inoltre fu osservato comunemente che il freddo intenso è una causa frequente di sordità. nervosa. Le sanguette sono raccomandate nella speranza di far diminuire la turgcscenza dei vasi sanguigni della }Jarte, qualora esista tale condizione, nella vista ùi facilitat·e l'azione del vescicantc sui nervi vaso-motot·i i, che altrimenti sarebbe impedita dalla ripienezza c conseguentemente dalla dilatazione meccanica dei vasi sanguigni. È importante che la cura venga messa in pratica di buon'ora, in questi casi, percbè trascorso il termine di due mesi, o giunti lì, le speranze di buona riuscita scemano in conseguenza dc!l'orga.nizza.zione ùei prodotti effusi.


CHIIWRCHCA

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Nuo'f"o proc esso per far pene trare l' aria cona· pressa ed l vapori medicame ntos i ne ll'oreccWo m e dio s e n za n s o ccorso d e l c ate te re , del dott. LEn ( Annales des nwle&die!l de l' oreille, d1t larynx et des Ol',qanes C!Jnnexes. P aris, 1•• juillot 1878 .) Politzer e gli autori che hanno cercato di modificare il suo JH'Ocesso (Lucetc et Gru ber) hanno pensato, che spingendo l'aria per le nn.rici, n on si 11oteva farla penetrare nella tromba di E ustachio, che chiudendo ermeticamente all' imbasso la cavità nasofari ngea. Donde ebbero origine le manovre destinate a provocare il sollevamento del velo palatino. Gli effetti prodotti col processo del dottor Roustan, provano che si può insuffint·o l'aria nelle trom be, senza sùllevnre il velo palatino, facendo spingere l'aria dalla bocca dello stesso malato. Io ho cercato di utilizzat·e quest'ultimo processo per insuffiare vapori medicamentosi, interponendo fra le due estremità del tubo insuffintore un matraccio n due tubulature, nel quale io condensa ra dell'aria coll'insuffiazione. (~uest'opcrazio ne, esigendo troppo sforzo, io mi son richiesto se lasciando alla bocca del malato la forma che prende duran te l' insuftlazione, e spremendo per così dire nel naso l'aria t olta da un consen ·ntore esterno (pera di caoutchouc od apparecchio ad aria compressa), non si giungere!Jbe a farla penetrnre: nelle trombe. L'espcl'ienzà ha confet·mato la mia previsione. E cco come si opera : Dopo aver introdott o in una narice del malato la \!annula di una pera ad aria dell'ampiezza di 250 n 300 grammi, io gli comprimo il naso in modo che l'aria non possa sfuggire, e lo invito n chiudere ermeticamente la bocca contraendo le labbra CO llll' per soffiare in un tubo ; allora comprimo il contenuto delln pera con la fot·za che reputo necessaria sec&ndo la capacità della cavità naso-faringea-buccale dell'individuo e nel momento opportuno. Se nello stesso tempo in cui son contmttc le labbra, il malato gonn a le sue gote, l'aria penetrerò: tanto più facilmente quanto l~ gote saranno più tese; si può adunque misurare sino ad un crrto punto il gmdo eli prc:;sione che si rnolc ottenere.


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RIVISTA

Per insuffiat·e vaJ10ri, io mi servo dei diversi apparecchi in uso · Il tubo di caoutchonc, che si b(~ l'abitudine di porre in comunica:done col catet ere, è introdotto diretta mente nel naso. L'insuffiazione potendo prolungarsi per alcuni secondi, si può, senza disturbo alcuno dell'ammalato, condensare una grande ctnantità di vapore nella cavità naso-faringea e far'Io penetrare nelle trombe. Questo processo che io bo applicato, da otto mesi, in un gran numero di malati, m'ha dato risultnti assai soddisfacenti; esso JIOssie(le tutta l'cfti~win. del processo di-Polit.zcr, senza avere alcuno de'suoi i neon veuienti. Questa nota era già alla stamperia quando ho letto in un giorn:tle tedesco ( Jfnnats.schri(t (ii1· 0/weulteilk-mule) che un medico americano ave va fa.tt.o conoscere, nel N ew- York medical Recorrl del 16 marzo scorso, un processo d'insuffia:done che ha qualche a.nalogia col sopradcscritto. Prima di spinger l'tlria nelle narici, il dottor Fausley fa eseguire al malato una forle inspirazione dal naso, cd una forzata espirazione dalla bocca nel momento in cui comprime la pera di caoutchouc.

La frattura della piccola apofisi del calcagno (sustentacolom tali). Co~Jlribuziou e alla doll1'ÙUJ, delle (mtture del calca{tno 1 del dott. AoEL1 generale medico de12• corpo d'armata in Stcttino (A1·chiv. {'ilr klinisclle chirurgie vott Langenbeck1 ba111d XXII, 1878.

Tre fratture ùel calcagno osservate nell'ultimo decennio hanno dato occasione al dottor Abel di faro uno studio sulla letteratura. rifcrentcsi all' argomento e l'hanno condotto alla conclu ~;ione che tale fonnn di t'rattura non ha t•·ovato posto nella sistematica descrizione delle fratture degli arti inferiori. Lo scheletro del piede composto delle corte e spesse ossa del t arso colle loro superficie articolari rivestite _di cartilagine, mnn.tenutc da forti l igamcnti ad arco di ponte, protette da numerosi e robusti tendini; questo scheletro tliciamo è nelle condizioni le più favorevolmente atte a resistere alle influenze esteriori. R~la­ tivamenlc è più esposto nella I>t\l'te posteriore, seùhene ìvi protetto dai ligamenti c dal tend ine d'Achille, pen:hè il corpo del


CHl H IJ RliiC,\

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Cl\lcagno che sporge libero indietro. forma il piccolo braccio di. leva del piede; Jru\ tali condi:tioni che in certo modo favoriscono le fratture del corpo di quest 'osso ne rendono anche la diagnosi fq.cjlissima percbè l'estremo del calcagno viene tù·ato in alto dai robusti muscoli del polpaccio. La parte anteriore invece presenta una superficie più piccola, più protetta e meno esposta alle azioni esteriori'; dimodochè nelle condizioni patologiche riesce difficilissimo anche all'occhio ed alla mano più e~orcitate riconoscerne la. fratti.IXa altro che sul teah;o anatomico; e questo spiega perchi! le fratture del calcagno siano state sempre considerate rarissime, e percbè fino ai primi quattro decenni del presente secolo uon sia stata conosciutA che la sola frattura del corpo di quest'osso, Quella deUa ponione an tcriore, scambiata cotlc distorsioni e colle fratture del perone, è rimasta ignorata non solo nell'epoca in cui pregiudizi e supe1·stizioni minacciavano di graYi pene le autopsie umane, ma anche fino a tempi a noi più proslìimi. L'n.utove, esaminando minuziosamcnte la letteratura trova, secondo Richter, un cenno delle frn.ttmte del calcagno in lppocrate ed in Avicenna. Invece non se ne fa menzione da chirurghi famosi quali l>areo, Hildano, du Vomey, Bertrandi, Beniamino .Beli, i due Coot>er, ecc., Teodorico, Guido di Cbauliac e Pecetti la negano (l). )falgaigne, nel suo importante · lavoro sulle fratture, riporta solamente 8 casi di frattura del calca.gno rifcribili al secolo pas~ sato, il periodo più splendido della cJtirw:gia francese; ma è evidente cb,e si tratta di fratture trasversali. E la letteratura sino al 1860 non ne r egistra che una ventina (Gurlt). Lo studio di questa fr~ttura. come abbiamo detto è recente. Sebbene il Non-is sin dal 1839 avesse descritto una frattw·a doppia dell'apofisi anteriore del calcagno rinvenuta in un individuo morto· in seguito a. delirùt?n tt·emens si può nondimeno concedere il merito di nn tale studio al :Malgaiigne, il quale fin dal 1842, appoggiato a v.a1·l fatti ed a due autopsie, stabilì la frattura ant eri.Qre del calcagno col nome di fract(tre pm· écrasen~ent. Egli O) C'Glc('neu.• non (t•anyltt'r quta os àw·ur~~> est et :PI'Otectum lfga.~ mentls, ~ n.ulto .J)acto oalcls g,cctdit (>'l!Ct:u, ·a . •


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RIYISTA

fin d'allora ne indicò la sintomatologia ed il meccanismo. Pii! tardi Legoucst c Souricr comunicando ulteriori osservazioni ne han reso la genesi e l'etiologia in vari punti completa. La forma della frattur·a riscontrata nelle autopsie e nei pezzi conservati nel Ynl de Gracc è la longitudinalc. Una o due linee che cotTono parallele d'avanti indietro, o che s'incontrano a V. S'incrociano con soluzioni di continuo trasversali e sciolgono in frammenti l'apofisi 1!-ntcriore. Il tessuto osseo è ammaccato da sopra in sotto, e i pezzi spinti l'nn dentro l'altro. Secondo i prelodati scrittori n'è causa di frequente il salto o la caduta, poichè il corpo preme con tutto il suo peso sull'astragalo spingendolo verso la pianta del piede in modo da sopprimervi l'arcuazione. Il forte legam·ento calcaneo-navicolare piantare oppone molta resistenza; ma continuando la potenza. possono prodursi due eventualità: o il legamento si lacera c la testa dell'astragalo llenetra nello scafoide, o il legamento resiste ed allora si rompe la piccola apofisi del calcagno (sustantaculum tali) a prefcrenztl. di una gran porzione del corpo di quest'osso. L'astragalo che si può considerare di forma piramidale. si spinge in avanti, preme come un cuneo sulla piccola apofisi e la di vide verticalmente. Lagouest crede doversi in piccola parte scostare da questa teoria per un caso speciale. Un cavalleggiero andando di trotto urtò col piede destro contro una. carrozza che gli \·eniva. incontro, l'iportando frattura comminutiva della gamba e schiacciamento (écrasement) del calcagno. Non avendo l'individuo abbandonata la. sella, Legoucst spiega tale frattura colla lieve abduzione del piede fermo nella staffa, trasportato dalla carrozza in una esagerata flessione, per la quale fu provocata la frattura <lei sustentaculwm tali insieme a quella della gamba. I sintomi di tale frattura. consistono: a) In un allargamento rlel piede al di sotto dei mallcqli che non è in relazione al grado dello scbiacciamcnt.o, a meno che

qualche frammento non sia stato spinto lateralmente dalla testa dell'astragalo. L'abnorme risalto al di sotto dei malleoli indica all'interno la presenza di frammenti multipli della piccola apofisi (sust. tali); all'esterno la fratt ura della. grande apofisi (processo anteriore del calcagno). Sventw·atamente la straordinaria tensione d elle parti molli impedisce di potere stabilire con sicurezza tale 1liagnnsi, m('rct> gli accen nati S('gni ;


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b) l n mi appinttimèntò della ,-olta del piede, con abbassamento dei malleoli. Questo abbassamento è più significante alla parte interna, perchè viene a mancare alla volta: del piede uno dei suoi punti di appoggio, cosicchè In posizione risulta equivalente a quella del piede ' 'nlgo; c) Nell'accorciamento ed ingrossamento del cakagno; d) Nella crepitazione, la. quale però 'lualche volta è oscura e qualche altra manca del tutto, come per csemrio nel,l'incuncamento dei frammenti ; e) E finalmente ne~ dolore c dis turbo funzionale piuttosto notevoli. Dall'esposizione dei sintomi parrebbe n primo aspetto facile impresa la dingno~i di (~lllestn lesione; eppure osservatol'i atcurati come Hnguier, li'Ialgaigne. Bonnet, Legoucst Snurier, almeno nei primi casi, l'banno scambiata per una frattura del perone. t da sp erare che dopo l'esatto apprezzamento dei sin tomi questi >CT'l'Ori diverranno più rari, e elle molte lesioni del piede le quali finora sono state ritenute quali distorsioni, prenderanno il loro posto tra le fratture del calcagno. Qui l'autore ri porta minutaml'nte i tre casi che gli hanno fornito argomento a questo s tudio, e il primo dei quali giudicato per frattura del peroue, non fu riconosciuto ef!'ettivamente che sul tavolo delle autopsie. Si diffondo poi in considerazioni anatomiche riguardo alla gcnc!'ti di questa frattura, facendo os~>ervare elle il prolungamento dell'asse della tibia e quindi il peso del corpo attraverso l'astragalo, cade appunto nel solco di congiunzione ·del corpo del calcagno colla piccola apofisi detta suslentaculum tali. Dietro esperimenti praticati da Sourier e dall'autore, si è potuto scorgere che sotto un rilevante peso la vòlta del piede si abbassa, e che tale abb.assamento è dovuto al margine interno del piede. L 'abbassamento dà un'id('a. chiara delln pressione che l'apofisi anzidetta sopporta, e della necessità della lacerazione del ligamento calcanco-navicolare o della rottura dell'apofisi sotto una veemente pressione. Un altro modo di produzione consiste, secondo l'autore, in una violenza esercitata stù margine esterno del piede, e specialmente ~;nl calcagno, per la quale il piede posto in supinazionc vicn portato nella po;;izione forzata di piede vato. In questo caso la dc-


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RIVISTA

bolo apofi si del calcagno cOID})ressa sull'astragalo che resta fissato tm i due mallcoli, non resiste c si frattura. La lacemzionc dci ligamcnti laterali esterni, a meno di straordinaria cedevolezza, è indispensabile per In. produzione di questa frattura. Un sintomo c:.u·attcristico è la deformit<ì del piede consecu.. ti va alla lesione. L a. frattura ha luogo nell'eccessiva. supinazione; ma nel momento in cui l'individuo tenta di poggitu:si sul piede fntlturato, questo vieu riportato in proua~ione c nella posizione. di mlyo. L'abbassamento delmnlleolo interno diviene più notevole in seguito alla dislocazione del framme'nto staccato (snst. ta.li) i~ quale è tirato in alto ed a vvicinato al mallcolo dal tendine del fi essore lungo dell'alluce. li disturbo fun zionale si fonda, come la deformità, nella }lcrtlita. del punto d'appoggio della sezione interua della. volta. del piede e nell'impedita azione dei muscoli flessore lungo dell'alluce, flessore comune delle dita e liLiale posteriorll, i cui tendini pass!tno nel sol0.o inferior e di que.;ta piccola. a.polisi. La fw1zione ùi questo gruppo muscolare è spesso collegata a dolore anchll 1\opo molto tempo dall'avvenuta fra.tturu. Il dolore, vivissimo nel posto di frattura, aumenta, n ei t entativi di n.mbulazione o di stazione eretta, per le ragioni din.nzi accennate. La crepitazione non è sta ta sempre notata, e riesce tn.nto più oscura, quanto maggiore è lo stra.vaso che circonda. la parte lesa. Il gonfiore dipend<l in gran parte dalla dislocazione del frammento fratturato e dallo stravaso che l'accompagna, il quale però non si limita al solo posto di frattura, ma si estende ad una gran superfi cie specialmente se la lesione è avvenuta. in conseguenza. nd azione diretta. sulla parte esterna del piede. L'abnorme mobilità. si osserva. nella. maggior parte dci casi. Questa lesione si potrebbe confondere: 1• Colla trattura del calcagno per schiacciamento ( écrasernenl). Contenendo la. frattru·a di tutto il calcagno anche quella della piccola apofisi, è chiaro che i sintomi di questa frattura debbono essere combinati a quelli dell'altra. Cosi per la. depressione di tutto il corpo dc.l calcagno e del suo processo anteriore, non solamente il mallcolo interno, ma anche l'esterno si abbassa; cd il calcagno che nella. frattura della piccola apofisi sembra ac-


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corciato, in <1uesta apparisce allungato. L'ingrossamento al di· sotto dei malleoli appartiene ai due lati, cd è quindi I>iù significante; il dolore ed il clisturbo funzionale sono notevolmente accresciuti; 2• Colla frattura del peroue. Sebbene sembri difficile con· fonclere queste due lesioni piuttosto disparate, pure essendo avvenuto ciò ad egregi osservatori, non sarà superfluo accennarne le difl'erenze. L'abbassamento ùcl mallcolo interno, la mobilità aumentata, la localizzazione e l'intensità del dolore, cd il di· sturbo funzionale sono fenomeni c.he appartengono in massimo grado alla frattura della piccola apofisi. Des:>i esistono in piccola parte nelle fratture del pcrone, in cui il doloro è specialmente localizzato al di sopra del malleolo esterno; 3• Colla frattura del malloolo intorno, che può essere causata anche ùa forza,ta adduzione e rotazione indentro del piede, o può presentare i medesimi sintomi di gonfiore, crepitazione, spostamento e doloro nel distretto del malleolo interno, cd in talune circostanze un'apparenza di piode valgo. Un'accurata ricerca farà. distinguere l'eccessiva mobilità del frammento e lo spostamento del malleolo, propri di questa frattura ; 4• Colla lussazione dell'astragalo, che si veri ti ca presso o. poco nelle medesime condizioni: caduta del piede in ipercstensione o nella forte adduzione e supiuazione. Qui si riscontra. un risalto osseo prodotto dall'astragalo sul dorso del piede, il quale sembra accorciato, mentre nella, superficie piantare dietro lo scafoide si trova uno spazio vuoto. La r iposizione toglie ogni dubbio; 5• Colla frattura dell'astragalo, la quale presenterebbe molte difficoltà nella diagnosi differenziale se per fortuna non fo sse

c1uasi semp1·c collegata colla lussazione. Nei oasi però in cui

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l'astragalo è solamente fratturato, la diagnosi non è possibile se non esistono abnorme crepitazione e spostamento dei frammenti, specialmente dell'anteriore (testa dell'astragalo). Manca. in questi casi la posizione di 1>iede val,r7o ed i malleoli possono essere avvicinati a terra o al calcagno, come nelle fratture comminutive di quest'osso; 6• La semplice distorsione del piede non }lllÒ presentare grandi difficoltà alla diagnosi differenziale molto più se s i è avver-


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RI\'JSTA CHlllulWICA

titi cile può confondersi colla fratLura della piccola apofisi del calcagno di cui è discorso. Eppure nessun'altra lesione è s tata maggioOr fonte d'errori della di storsione. La diagnosi nel maggior numero Mi casi è facilitata dal compl('sso dci s intomi. L'errore può essere appena possibile se alla forzata posizione di varo o di s upin nzionc, s uccedono nelle ricerche e senza energiche manovre posizione di val!!O e pronazionc, e se il mallco!o interno, come de ve stabilirsi con rigorose misurazioni, s i anicina a term ed

alla pnrte posteriore del calcagno. Per ciò che riguarda. la prognosi, si può aft'cl'lnare che non è grave, sebbene, come nel primo caso dell'Abel, possa diYenirlo per gravi complicazioni: il disturbo funzionale dci tendini che passano al di sotto di questa apofisi 1mò essere persistente se specialmente in principio la frattura non t! stata riconosciuta e trattata come tale. TI tmltamento che consiste nella t·ipos izione c fissazione dell'apofisi per mezzo di una fasciaturn contentiva, ~e da un lato compie il suo unìcio nella protezione del piede, dall'altro cagiona tm imj)Cdimento di funzione nei tre tendini summento,·ati. questo impedimento è maggiore per il tendine del lungo flessore del J)O!Iice che passa nel solco, solito posto della frattura. Fortunatamente l'impedimento di questa funz 'ionc muscolare può essere compensato da altri muscoli, c l 'azion~ sussidiaria dei medesimi s i re nde manifesta nel solo C'aso in cui è accompagnata dl\ senso di dolore.


RIVISTA DI FISIOLOGIA

Azione del calore o de l fre ddo sull' organismo ~ del dott. PAoLo Dt:LMAS ( Gae. medie. de Paris, n• 22, 1878). E cco quali sono le cinque proposizioni principali, con le fJUali si conclutle questo scritLo: l" Durante l'amminis trazione eli una doccia ft'Clltla, preceduta o no dall'uso del calot:ico, fatt:1. alla tcmpcratunt di 10• a 25" della durata da 30 secondi a 5 minuti In temperatura. centrale del corpo e quella della zona intermedia nnn snnn punto o pnrhi.;;.~imo

abbassate; 2• Allorchè il corpo, non fa cendo alcun movimento nelle ore che succedono alla applicazione dell'acqua fredda, non facilita per niente il preteso movimento <li reazione ammesso da tutti gli autori, e bencltè la persona non provi che un senso moderatissimo di calore o di freschc7.7.a c talvolta. pure dci ùrividi, la. temperatura centrale e quella dC'lla zona intermedia, abbassano pochissimo o risalgono e sorpassano an che il grado che nvevano prima delle doccia, la. velocità del cuore aumenta, e la tensione arteriosa. resta altissima; 3• L 'esct·cizio che segue l'applicazione di una doc:cin fredda, il quale è fatto allo scopo di provocare un movimento di reazione o almeno di aiutare il suo svolgimento spontaneo ha il rcsultamento fisiologico vero di produrre un abbassamento llcrsistcntc della. temperatura eù una diminuzione della Yclocitil del polso c un abùassamcnto della tensione artcrio:;a, vale a dire di far tutto l'opposto di quanto crasi creduto fino ad oggi; -t• Per influenza di un 'applicazione frcdùn 1 la massima e minima velocità del cuore corrispondono a.lla massima c minima tensione arteriosa; per conseguenza hann o un rapporto inverso a quello dello stato fisiologico;

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RIVISTA

5• Do}>O l'applicazione di una doccia fredda, il corpo s i r affredda di fatto, e la s ua temperatura e quella della zona intermedia centrale si abbassa precisamente quando prova una sensazione di calore, e al ('Ontrario s'innalza o si mantiene al suo grado quando prova dci brividi.

Azione motrice ciel ner,'o pnenmo•gastrlco, del dottor JoJ.t.n:t· (G-azelte cles Hu1>itau.r., n• 91, 6 agosto 1878).

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Il dottor Joll~·<:t ha fatto parecchi esperimenti inte!>i a dimostrare chtl lo pncumogastrico è un nervo insieme sensitivo e motore. Gli autori che finora negarono che questo nervo possedesse azione motri rc, s i fondarono sul fatto che è sommamente difficile separare alla loro origine le libro del pneumogastrico da quelle dello s pinale, c· che a ttueslo debbonsi riferire le prO}>rietà motrici attribuite allo pneumogastrico. n dottor Jollyet., per pron\re il contrario, ha strappato sui cani lo spinale del lato ùest:·o, poi dopo 2-! giomi ba esplorato il nervo pneumogastrico, e ha potuto ::tccertarsi che per la eceitazioue di CJUesto nervo le contrazioni dell'esofago e dello stomaco si effettuavano cgun.lmente nel lato in cui lo spinale era stato tagliato che in quello nel quale era stato conservato.

L ' acido ossallco dell'orina, del dottor FORDRINGER (JMmctl de phar-macie et de chimie, luglio 1878). In uno studio fatto s ull'acido ossalico dell'orina. e pubblicato dai J oumal o( t/te eh emica.! Society, Forbringer ha conci uso che: Tale acido è un elemento 1101·male e forse anche costante dell 'orina.; L a quantità emessane ogni giorno non eccede i d ue centigrammi, e quella che si depone nello spazio di ventiquattr'ore non corrisponde sempre alla intiera dose contenuta dall'orina; n fosfato sodico è iJ suo principale solvente nell'orina; La s ua proporzione non è alterata dall'uso di bicarbonato sodico, n è accresciuta dall'acqua di calce e dagli urati; Non vi è relazione stabile tra una copiosa secrezione di esso e le difficoltà di fum:ione dell'apparecchio respiratorio ; La febbre con costituisce un ostacolo alla sua emissione.


DI FISIOLOGIA

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A.zlonc d cUn. pancre u.tina sul s ang ue. Ricercl/4 spe-

t·imenlali eseguite nel laboratorio fì,siolo_qico della ll. wtiversilà di Siena, del dottor P. ALDERTONI (Sperim entale, giugno 1878). Togliamo da questo importante lavoro del dottor AJbertoni le seguenti conclusioni: 1• Se il sangue al suo uscire dai vasi di un animale vivente viene raccolto in una soluzione di pancrcatina, tenuta alla temperatura del corpo, esso non coagula; 2• La pancreatina direttamente introdotta nel sangue cir\:olnnte dell'animale ritarda e rende incompleta od impedisce !a coagulazione del sangue, il quale venga estratto dall'animale tosto dopo praticata la iniezione della suddetta sostanza; a· La pancreatina ri tarda o sospende in modo con:sidcrcrole la separazione della fibrina; • 4• La quantità. della fibrina che si ricava dal sangue di un animale dopo l'iniezione di w1a. dose suftiticnte di paucreatina è almeno di due terzi inferiore a quella ottenuta prima; 5• Primo c costant.c efl'et.to della. pa.ncreat.ina. introdotta nel sangue circolante è quello di distruggere un numero più o meno grande di leucociti a seconda della dose che ne fu adoperata; di op~rare cio~ una vera digestione intravasnle di globuli bianchi; 6• La pancreatina induce contemporaneamente delle modificazioni n ella coagulabilità del sangu(', nella formazione della fibrina e nella quantità ùei leucodti. E ssa sospende o sminuisce di tanto la coagulazione del sangue, in quanto che sospende la formazione della fibri na e sminuisce la quantità dci leucociti; 7• La glicerina iniettata nei vasi nella quantità. di 10-12 cc. non modifica la. coagulabilità d~l sangue, la formazione della fibrina ed il numero dei leucociti ; 8• Gli alcalini (carbonato di soda, cloruro ùi sodio, solfato) iniettati nei vasi in dose cons idcrevol~ (10-12 grammi) non ritardano la coagulazione del sangue che venga estratto dopo la iniezione. 9• Non si nota un marcato aumento nella eliminazione dell'azoto dopo l'iniezione della pancreatina. Per cui si può conchiucl~re che la p!Cnct·eatina introdotta in circolazione non acceler in modo sensibile il ricambio materiale o meglio la riduzion degli albuminoidi.

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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE -c..-=--._,,___

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Diagnosi dell'erpete e •lell'nlcern, dora. A.lcone f~rme anomale di erpete. Cura. La sifilide lgno• rata. Conferenza clinica del dott. FouRNIER. (Jourttal cle méclecine et de chirurgie zn·at1ques. Agosto 1878). Fonrnier riprendendo nell'ospedale di San Luigi le sue interessanti conferenze, in uno. recente lezione ha pu.rlnto dell'erpete. Dopo aver rammentato 1 cnratt<.'ri di questa singolare affezione, tanto spesso congiunta n disturbi nutritivi. dc' nervi, o ad un'alterazione dello stato g-enerale, ed il suo decorso normale, ha parlnto dell'erpete recidirante. Questo può denotarsi come tipo di erpete costituziOJlUle, benchè tuttora siasi in forse snlla. denominazione da attri~>uirgli. Si riferirerù all'artritismo od all'erpetismo 'l Tnle questione è presentemente insolubile. Alcuni individui molestati eia questa varietà di erpete, oft'rono i caratteri dell'artritismo; altri, al contrario, quelli dell'erpetismo. Alcuni non si avvicinano nè all'una nè all'allra diatesi. In alcuni casi di sifilide, si osscrmno dci punti multipli d'et·uzionc di erpete sulla mucosa buccnlc, i qunli, se sviluppansi in 11uei malati che hanno molte placche mucose, quest'erpete è as~a i spesso confusa colla sitiliùc, c più specialmente con quella clcgli organi genitali O\'C si osserva questa YlU'ictà di erpete rccidivante, accompagnata spesso da dolori nevralgici intensi, e co-


.. RIVISTA DEfJ,E ~!AL. VEN. E DELL1 PELLE

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st.ituenti per questo fatto, e più specialmente per la riproduzione costante dell'eruzione, un'affezione penosissima, la quale reagisce profondamente sul morale de' malati che ne sono affetti. Costituita alcune volte solamente da poche vescicchette, altra volta. quest'erpete può essere molto più confluente. Le eruzioni novelle, alcune volte recidivanti dopo lungo tempo, sono altre volte subentranti, e l'affezione può durare molti mosi ed anche degli anni. Doyon rammenta un malato che per lo spazio di trent'anni fu travagliato da quest'affezione; lo stesso medico ha tilevato che le IJU).Difestazioni dell'erpete furono spesso OCCasionate dall'evoluzione di una malattia venerea o sifilitica, ma sarebbe erroneo il credere ad un legame fra queste differenti nffezioni ; la blenorragia c la sifilide solamente godono la proprietà di cause determinanti locali. Senza riprodurre fedelmente la lunga descrizione di Fournier sui caratteri obbiettivi dell'erpete, importa assai d'insistere sullo. forma particolare delle erosioni consecutive alla rottura delle vescichette erpetiche. Tal forma non ha un carattere speciale se non nei casi in cui molte erosioni confluiscono: i margini dell'ulccrazione sono allora policiclici, composti cta una serie di segmenti di piccole circonferenze. È questo un segno patognomonico clte permette di distinguere l'erpete dQ. qualunque altra ulcerazione e specialmente dall'ulcera venerea o da.ll'ulcera dara. Questo segno è prezioso pensando alla facile confusione dell'erpete coll'ulcera dura. e con la sifilide delle mucose. La diagnosi fra l'erpete labbiale e la sifilide dello mucose è molto difficile, perchè assai spésso queste due affezioni sono riunite, e perchè la sifilide è la causa delle frequenti recidive dell'erpete labbiale. A quQ.li segni potrà ricorrersi per determinare quest'importante diagnosi? Fournier ne stabilisce quattro: l o L'erpete buccalo presenta, erosioni più piccole; è migliariforme, mentre la sifilide buccale è lenticolaro; 2• L'erpete buccaloèlimitata da un contorno bianca~tro che .manca nella sifilide; • 3o L'erpete buccale è policiclica ; 4o Infine 1!1. terapia., nei casi dubbi, distingue queste due affezioni. La diagnosi differenziale fra. l'erpete e l'ulcera dura alcune 5

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RI\"ISTA. DELLE MALATTIE

volte è difficilissima, nltt·e volte impossibile. Vcrnmente l'ulcera ùum tipo, differisce tanto dall'erpete, che sarebbe strano il con-

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fronto con essa; ma le forme anomale dell'una e dell'altra le ravvicinano tanto fra loro, che spesse volte n'è assai difficile b distinzione, altre volte assolutamente impossibiie. Questa difficoltà s'incontra spesso nell'esercizio, come si rileva dalle segue nti espressioni : Ulcera erpetiforme, giovane, erosiva, senza induramento apprezzabile alla base. Erpete cnn cerigna con larga ulcerazione a base indurata ed ingorgo ganglionare. rer distinguere queste due lesioni fa d'uopo ricorrere al tre segni dilfercnziali seguenti : 1• L'erpete ha una base molle, cedevole, ancile quando presenta un certo induraménto. L'ulcera dura al contrario, anello quando è giovane c semplicemente erosiva, presenta una base alquanto resistente, producendo nelle dita la sensazione di pergamena; 2• L'in~orgo glandolare, che accompagna talvolta l'ulcerazione consecutiva alla rottura delle vescichette erpetiche, non rassomiglia giammai all'ingorgo u·eddo, indolente, multiplo che è il compagno inscparal>ilc dell'ulcera dura; 3• Infine la forma dell'erosione a margini policiclici nell'erp ete, non presenta forma speciale nell'ulcera dura. Altre considerazioni accessorie })ossono venire in soccorso alla diagnosi. ~'\.ssai spesso infatt! l'erpete è accompagnata in principio da un prurito che manca nell'ulcera dura. Inoltre le erosioni erpetiche, quasi sempre multiple, differiscono sotto questo i·iguardo dall'ulcera dura, che è ordinariamente unica. Da ultimo il decorso di queste due lesioni è assai differente. Se l'erpete è diflìcile a limitarsi, la sua cicatrizzazione per lo contrario è sempre rapida. " La lesione iniziale della sifilide si limita fin dal principio, almeno nella maggioranza dei casi, ma la. sua cicatrizzazione è· lenta. L'esame scrupoloso della lesione congiunto alla conoscenza esatta dci segui distintivi, permetterà quasi sempre di fare giustamente la diagnosi. In alcuni casi nullamcno tale distinzione


VENEREE E DELI;.A. PELLE

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è impossibile. Disogua in tale evenienza a ·pettare, consigli a ndo l'ammalato ad esser paziente, gia~;chè questi è semtH·e ansioso di conoscere la natura della sua malattia. Fonrnier ha in seguito parlato del tmttamento eumtivo dell'erpete. E gli lo ha diviso in locale e generale. Il trattamento locale deve essere molto semplice e poco energico. Si consiglieranno cure di nettezza, replicate lozioni con acqua di rose sulle parti esulcerate, il liquore .di Labarraque, diluito con metà d'acqua; in appresso si cuopriranno le ulcerazioni con leggiero iumacciolo d 'ovatta cosparso con la mistura seguente : Sotto nitrato di bismuto grammi 4, Calomelano } . Ossido zincico ana grammi l. • Q11.e sta mistura è da prefcrirsi alla polr cre d'amido che, rammollit~ diviene poltiglia. I.e vescichette dovranno esser punte c cauterizzate con p ietro. di nitrato d'argento'! Tal metodo nuoce quando l'erpete ha sede nella p elle. Se inYecc si tratta di erpete sviluppatosi sulle mucose e soprattutto alla bocca, allora la cauterizza1.ione è utile. Sembra doversi attribuire nll essa la scomparsa del dolore. .1\la se l'erpete assume grand<e estensione, il trattamento semplice sopra indicato non basta. I dolori sono talvolta intensissimi, ncc~mpagnati fre11ucntem ente da grande eretismo nervoso, che è difficile di calmare. Giovano allora il riposo assoluto, i prolungati bagni tiepidi di crusca o d'amido, le medicazioni isolanti con la. polvere d'ossido di zinco ed int.emamente l'oppio cd il bromuro di potassio. Questi sono i mezzi da. usar e. In alcuni casi, i ortunatamente rari, l'eretismo giunge a tal grado che non è possibile di cahnn1·e gli ammalati. Tutti i compensi cura tivi, lunge dal sollevarlo, aumentano le sotl'erenze del medesimo. Ciò che res t.a a fare ò l'applicazione di compresse d'acqua fredda. S e tratta.si di un erpete reci<livante, bisogna ricorrere al trattamen to generale, che varie•·à secondo la natura dell'affezione. Se è congiunto all'artri tismo, si prescri\·eranuo le acque minerali alcaline ; se all'erpetismo, l'arsenico ed i prepartlli di solfo, nonch è l e acque minerali naturali. Ma se il trattamento curativo rimane senza effetto, il eòmpito d el m edico diviene difficilissimo, soprattutto trattandosi dcll'er-


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RIVISTA ~ELLE K1LATTIE

pcte degli organi genitali, ùi facile recidiva ed accompagnato da. • violenti dolori nevralgici. I malati perùono ogni speranza, divengono ipocondJ·iaci, ed è quasi impossibile di apportare un miglioramento durevole alla loro infelice posizione. Fournier ha dedicato una parte delle sue lezioni cliniche allo studio della u sifilide ignorata. n Questi due tennini che in,principio sembrano in contmddiziono, esprimono ntùlameno una. realtà che si manifesta frequentemente,. Bisogna pertanto sa})ere che tal malattia s'incontra in certi luoghi, ,cd in certe classi. All'ospedale di Saint-Louis, per esempio, è molto frequente, e si osserva talvolta ancora nella. pratica. della città. È dunque importante di conoscerne l'esistenza per non essere fuorviato dalla negazione dell'infenno. Le cause di questi ft\tti possono essere classificati in più. gruppi. La prima è la classe O)Jeraia che ne porge l'esempio; facilmente spiegabile per l'ignoranza c la trascuratezza in cui vive. Presso le donne la sifilide è molto più spesso ignorata che lH'csso l'uomo, ed è facile il comprenderlo, perchè la lesione primitiva può nelle medesime passare inosservata. Un certo numero di sifilidl rimangono ignorate perchè non hanno origine venerea. Citerò, ad esempio, la sifilide trasmessa. dal bambino, da un oggetto domestico, da unn. le\'O.trice, da'un medico: i fatti di quest'ultima categoria. sono abbastanza conosciuti pcrchè non sia mestieri d'insistervi. Infine, in·ccrti casi i fenomeni obbiettivi della sifilide sono cosl poco chiari che possono passare inossermti, c ciò non può destar merariglin. quando si è notato che molti ammalati sono affetti di roscola senza saperlo. Inoltre, questi fenomeni secondari possono essere appena apprezznl.lili, c In sifilide, benigna al principio potrà manifestarsi più tardi con lesioni terziarie d'una grande gravità, sulla natura delle quali le energtche proteste dei malati potrebbero essere cagione di molta oscurità. È dunque importante, nella pratica, di non 4idarsi troppo delle asserzioni degli infcnni in presenza. di un 'alterazione che presenta tutti i caratteri della sifilide, e di rammentarsi che vi sono casi abbastanza numerosi, nei quali l'eroluzionc della sifilide hn. potuto essere ignorata. •

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Nuovi e sperlnumtl soli a cura d e lla siftllde e d elle malattie che ric hie dono l'oso d el m er curio in rapporto c ol trattaJDe nto d e lle a c que solfo roee 7

del dott. E GllNTZ. (Drcsda pressso E . Pierton, 1878.) Esposizione del prof. NEUMANN in una conferenza a Vienna. (Algemeine Wie1~er Medicinisclte Zeitttng. maggio 1878).

Il principio che dall'uso delle acque solforose venga favorita l'eliminazione del mercurio è accettato da oltre un secolo. Ora l'autore cer~a di ristabilire su basi scientifiche tale teoria, cul molti sifilografi hanno abbandonata, e riesce col suo lavoro molto ragionato a provare che i sintomi della sifilide latente ricom}Jaiono sotto l'azione delle acque solforose, e che con l'eliminazione del mercurio può svilupparsi nuovamente il contagio. L'au· tore nella sua I>refazione asserisce di aver potuto, dopo molta fatica, concatenare gli esperimenti clinici, patologici e terapeutici con la fisiologia dello scambio della materia. Non accetta l'idea di Virchow, che le glandule linfatiche sieno, durante i liberi interralli, la sede esclusiva del contagio si fili ti co ; sostiene anzi che tntti i tessuti del corpo ne sicno apportatori, poich è da tutti vengono richiamati, mediante eccitamento artificiale, i pro· dotti sifilitici. E gli diee che il contenuto albuminoso è aumentato nel sangue dci sifiliti ci n de trimento degli altri normali costituenti del corpo ; che nello stadio acuto della sifilide avviene un acceleramento nello scambio organico e una maggior scomposizione di albumina, che è causa della comparsa e della scomparsa dci sintomi della malattia. E poichè il mer curio accresce sempre più nell'organismo la scomposizione dell'albuminato, cosi l'esito favorevole di tutti i tentativi terapeuticl dipende dall' usare a tempo opportuno quei rimedi che sono in grado di riparare l'aumentata permutazione di sostanza. E su questa teoria rhe il dott.. Gnntz fonda l'uso che egli consiglia delle acque solforose e dei bagni solforosi, dopo il quale gli 1iuscl di pro'vare l'eliminazione mercnriale; in seguito suggerisce pure le cure idroterapiche e i bagni di mare e a vapore. §8B8l}iù di 600 gli ammalati che l'autore trattò con le acque lforose; ad alcuni fra essl ordinò contemporaneamente le fri5~ . e studiando l'azione di tale rimedio, trovò che l'uso inziOm,


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RlVJSTA DELLE 11.\L.\TTIE

terno ed estemo delle acque solforosc, in molti casi ùi sifilide debolmente dkhiaratc f1t ricomparire i segni della malattia. Egli fn prendere giornalmente ai suoi ammalati sifilitici un bagno di un'ora a 29• R. ; c ciò per lo spazio di tre settimane. Gli inr,rredienti che adopera sono: 100-150 grammi di zolfo, 200 grammi <li soda ed altrettanti eli sale di cucina. Dopo il bagno, frizioni e doccia. Nel tempo istesso fa prendere ogni giorno all'ammalato 1-2 bottiglie (di 600 grammi) della sorgente imperiale di Aquisgrana, gli fa fare poi il cosi detto impacco in panni inzuppati di acqua solforosa. La maggior parte degli ammalati si lagnano durante la cura di stanchezza e di do lor di capo ; dopo pochi giorni si manifesta un frei[UCnte bisogno di orinare, un'aumentata secrezione di orina., fame e sete ; e la cura deve bene spesso proseguire al di là delle tre settimane. Con la combinazione delht cura solforosa e delle fri zioni si evita la salivazione, po~chè il solfo dell'acqua può cambiare il preparato mercuriale in solfuro di mercurio insolubile. Pare cbe l'autore convenga con Rindflcisch uell'opinione che il mercurio è assorbito soltanto in quei punti che sono privi d'epidermide c che l'unguento non agisca se non per evaporazione. Alcuni preparati microscopici che pongo a disposizione d'el mio onorevole collega potranno persuadcrlo che le gocce mercnriali nei folliculi della cute, e specialmente nei bulbi capilliferi, penetrano fino al fondo. Nel primo stadio dc1la malattia non si può riconoscere ancora l'effetto dello zolfo. L'indurimcnto si sviluppa più sollecitamente, ma è }lasscggiero; La gonfiezza delle gland ule e l'esantema della cute si mostrano con maggior rapidità, e subentra facilmente l'irite, ccc., ecc. L'cfi"ctto del medicamento negli stalli secondari della malattitt, come pure durante l'incubazione è largamente trattato dall'autore nel suo pregevole lavoro, e vi sono aggiunte varie storie cliniche che vi si riferiscono. Egli arriva, come si disse, al tatto positivo, già dimostrato clinicamente da Heimont, che sotto l'uso delle acque solforose ricompariscono i sintomi sifilitici. Gli scrofolosi, i t ubercolosi e gli anemici non possono usare le acque solforose se non limitatamente. Si deve fare differenza tra la sifi-

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lide curata col mercurio, e quella. originaria. L e })lacche mucose boccali sono considerate dal dottor Gilntz come gruppi di prodotti sifilitici i quali si formano dw·ante la metamorfosi grassosa, e che attendono la loro eliminazione. Questi vengono favoriti dal mercw·io, e scompariscono con l'uso delle acque solforose. Servendosi del metodo di Lud\\·ig, anche GUntz arrivò a provare che il mercurio combinato chimicamente coi componenti organici, per l'uso delle acque solforose di Aquisgrana, si elimina e si trova nell'orina. Nel corpo dell'ammalato c'è il mercurio come combinazione albuminosa. (albuminato d'ossido di mercurio). Per l'azione delle acque solforose, in conseguenza della sottrazione dell'ossigeno si produce la scomposizione dell'albumina, da cui nasce la possibilità di eliminazione del mercurio; fatto che si manifesta in ogni ammalato per mercurialismo, e speciabt!ente poi nei sifilitici. La scomposizione dei corpi albuminosi si dimostra nell'ammalato dallo stato di pallore, d11ll'uccresciuto volume della milza e del fegato, da una t endenza speciale alle emorragie, e dall'aumentata secrezione di orina (1). In t..'\1 modo appunto il dottor Gilntz potè provare, in parte dirett..'\Dlente e in parte indirettamente, l'eliminazione carbonica con la trasformazione dei grassi, che sono un grado di trasformazione dei prodotti sifilitici. Mettendo in relazione l'azione propria delle combinazioni solforiche con le leggi fi siologiche, si trova che l'azione loro nel fare scomparire la sifilide non è fondata soltanto sulla eliminazione del mer curio, per cui si può concludere che anche il contagio sifilitico è in generale collegato ai corpi albwninosi. (l ) na creEcente eliminaz ione di fosfati, di solfati, d i uroxa ntina, ccc.


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RIVISTA DI CH~UCA EFARMACOLOGIA

Sulla ricerca della bile n ell'orina, del signor MASSET (Archives médicales belges, giugno 1878). Si nora i reagenti, adoperati per accertare i pigmenti e gli acidi (colico, tm,rocolico) della bile nell'orina degli ittcriei e degli affetti da altre malattie biliari, si possono dire ristretti all'acido azotico, a quello cloridrico, all'etere etilico e allo zucchero coli aggiunta d'acido solfolico (Pettcnkofer). Quanto :ùle manifestazioni, si sa che consistono pei primi, in digradamenti del colore verde c rosso, c pei secondi in zone violette, porporeggianti. Ma ucll'atto pratico non si manca mai di notare come la reazione riesca spiccata e caratteristica solamente nel caso che l'orina contenga una sufficiente quantità di materie coloranti e di acidi della bile. Adoprandosi a SUJ)erare tale difficoltà, il farmacista militare belga 1\Iasset ha escogitato il seguente metodo d.i ricerca: Si versano in un tubetto di vetro due grammi dell'orina che si sospetta biliosa e, dopo di averli acidificati con un paio di gocce d'acido solforico monidrato si trattano con -qualche centigramma di azotito potassico (1), avvertendo che non aderiscano alla pa(l) Probabilmente si potJ·chhe conseguire lo stesso scopo, sost.i t~endo l'acido azotico contenente dell'acido nwtoso, vale a dire .Quello ingmllllo 11er l un !fa espos •zioue alla luce. Quanto aJl•azotito potassico (KO AzO" =85 ll) si può ottenere caJcinauùo camamente in un crogiuolo di porcella~a dell'azotato potassico, il quale tler tale mo,!Q perde due eq uh·a tenti dJ oss~­ fl"eno. ESSQ è un @aie bianco, mo lto solubile nell'acqua, difficilmen t e CJ'I~ J<tn llinabìle, deli ']ueseente e scorHponil>lf~> d np-li acidi consvihrpJ'>O der ,·apo•·i rntilauti carattei"Ìstici. 2. L.

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• Rn'ISTA DI Cl:lntlt;A E FAR:'ttACQ[,QfHA

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rete del saggiuolo. N el caso di notevole esistenza di pigmenti della bile, appariscono ben presto delle strie di colore ,·ertle {ti erba, che con l'agitare il liquido si fanno più scure, reggendo al bollore e conservandosi parecchi giorni inalterate. Qualora la quantità delle materie coloranti bilia1i sia esigua, il saggio piglia nn colore verde pallido e poco persistente, il quale può essere agevolmente ossen•ato, sia. ponendo il tubetto di contro alla luce, che gun.rdanclolo sopra. ad un foglietto di carta bianca. Collo stesso saggio c nelle identiche condizioni, l'orina normale s i mostra leggermente colorita. di r osa. Il Masset ha opinione che siffatta. maniera d'investigazione torni utile nei primordi di certe malattie, dove gli ordinari reagenti a poco o a nulla approdano, primariamente per l'applicazione facile e non bisognevole di anteriori precauzioni, poi per la chiarezza ognora. costante della reazione. Dalla tinta. verde più o meno carica del saggio si può quindi giudicare della. quantità più o meno notevole doi pigmenti biliari emessi sotto l'influenza dell'azione vitale. E questo fatto ò bene importante poichè, nello stato presente della. scienza, riesce oltremodo difficile, per non dire quasi impossibile, lo sceYcrat·e esattamente i principii morbosi della bile da. quelli naturali della orina, e quauùo ciò pur si potesse conseguire, occorrerebbe tuttavia sempre un tempo troppo lungo e certo incompatibile col!c giuste esigenze della medicina dinica. Al metodo proposto dal Massot aggiungiamo quello dcll'Ultzmann, parimente inteso a dimostrare le piccole quantità di pigmenti biliari nell'orina. E sso èbnsiste nel tratta1·e la secrezione sospetta con tre o quattro centimetri cubi di soluzione di una parte d'ossido potassico idrato in tre d'acqua comune distillata, e nel nentrnlizzarne l:wgnmente l'nlc.'llinitiL col mezzo di acido cloridrico. Il saggio, qualora contenga delle materie coloranti della bile, si colorirà di verde smeraldo.

La c aft"e lna e la sna azione diuretic a~ del dottor GuBLEn. ( Gazette n~éclicale de Pm·is: n• 21, 1878).

Tutti sanno che la caffeina, ò il principio cristallizzabile scop erto nel 182 1 da Pelletier c Robiquet nel cafl'è e dall'Oudry

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niVISTA DI CHDIIC.\.

nelle foglie ùcl thè, d'onde i.l nome ùi lelna che pure gli fu assegnato, e dal )l<lrtius nel guaranil., da cui il nome di gua,-ai!ÙW.

Tutti gli ah::aloiùi han no la proprietà di provocare un'abbondante diuresi, sono anzi i primi fra i diuretici. Il Gluber pone a capo ùi tutti la gua ranina, la cui azione diuretica è potente e pronta. Egli !m osservato un malato che cacciava appena 700 c . c. di urina, omctterne il giorno dopo la somministrazione di 50 centigrammi ùi guaranina 2,809 c. c. Il prof. Gubler avverte pure che dal lato fisiologico vi ha un fatto importante da notare, eù è che nel tempo stesso che l'urina aumenta di quantità vi è abbassamento dello. curva del polso; il polso c l' urina vanno dun![UC in senso inverso. La diuresi accade il giorno stesso, talvolta soltanto il giorno dopo; e questo è importante quando occorre provocare una diuresi rapida; il polso si abbassa sempre il giorno dopo. Per via della diuresi acqo.osa aumenta la tensione sanguigna, contrariamente all'effetto prodotto dalla digitale, per In cui azione il polso comincia ad a umentare di frec1uenza, poi segue l'enuresi.

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La caffenia è, secondo Gluber, una sostanza delle più utili, se· guatarucnte nei malati che nulla possono piit tollerare. Ecco la formula con cui suole somministrarla: Caffeina . grammi 0,50 Si roppo di menta . 30 " Idrolaturo di mel issa 80 " La cnfì'cina è uno stimolante del sistema. nervoso del rene. Questo diuret ico non produce tutti i fenomeni di eccitazione che tengon dietro all'amminis trazione del caffè, poichè la cafl'eosi, sostan:r.a volatile, a cui spetta questa azione eccitante, è separata dall'alcaloide.

L 'alc alolclc d el pane di granturco guasto (U'm·OI~ médicctle c J ounwl cte plwnnacie et de chimie, luglio dcl 1 8 78). Si sa come la pellagra si sviluppi nelle persone che fanno uso dj maiz in istato di alterazione, e come questa provenga d a un fungo parasito, }lolverulento, composto unicamente di spore

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E FARl!ACOT.OG L\

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brune, lisce, sferiche, larghe in media da sei a sette millesimi di 111illimetro, e conosciuto sotto il nome volgare di verder((.me. Già il Dupré em pervenuto ad estrane dal granturco alterato una sostanza la quale manifestava le reazioni proprie degli alcaloidi, ma non ne aveva altrimenti determinata la composiì:ione e i caratteri. Poco fa i chimici llrugnatelli e Zenoni pensarono di proseguire gli studi del Dupré, o a tale scopo posero una notevole <tnantità di pane di granturco in condizioni adatte ad ingenerare la mufl'a. Quando questa incominciò aù apparire, essi impresero l'analisi di una parte del p:tne, e riservarono l'investigazione dell'altra al momento cbe la sua alterazione fo sse- intemmente compiuta. In tutti e due i casi (in quantità maggiore nel secondo) ottennero un alcaloide insolubile nell'acqua e solubile nell'alcole, nell'etere e negli acidi allungati, donde l'ammo,niaca, gli ossidi c i carbonati alcalini il precipitano sotto forma di fiocchi bianchi. ba sua soluzione etm·ea forma un precipitato pure bianco coll'acido tartarico parimente sciolto nell'etere, e quella fatta nell'acido solforico monidra.to si colorisce, coll'aggiunta di bicromato potassico, di turchino scuro quasi come la stricnina, da 'cui però si distingue per il bel colore violetto che piglia in contatto dci vapori di bromo. Nello stato libero l'alcaloide ha sapore molto ::unaro e contiene dell'azoLo, ma è sl facile ad alterarsi, che i sopmthletti chimici non riuscirono a. farne l'analisi.

Azione ftslologlea. della conloa (l) (Gc1zette méllicale de Paris, 15 giugno 1878). I dottori Bochefonta.ine e Tiryakian intrapresero degli speri-

menti fisiologi ci colla conina e col suo bromidrato e n'ebbero un esito costante che si può riassumere nella seguente maniera. Il principio attivo del coniwm ·n wClllatnnt non è un veleno mu( l) la conina o cooicina .ed anche cicutina (C" Jtl! Az) è l'alcaloide dall"odore dell'Mina di sorcio, che si ricava d:li frutti e dulie foglie della cicuta mag~iore (Conlt<m ~naculatttm de lle OmtJ•·elll(twe di Linneo). Jo;ssa 1\ liquida, volati le, a lterahiJe dalla htt:c, accaglia l"alb111nina e si scioglie n~;ll'etere, nella benzina e n el clorof<mnio.

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RIYISTA DI CII!MICA

scolare nè cru:diaco, c pare che non operi maggior mente sui n ervi moV:>ri che su quelli scnsitivi. L a sua azione si fa sentire sui centri nervosi cnccfalo-midollari e si manifesta, da principio, con un indebolimento generale, poi con fremiti convulsivi, estesi a tutto l'organismo e seguiti da un p eriodo d'aumento dell'eccitabilità riflessa, nello stesso tempo che i moti spontanei r imangono soppressi e la respirazione è o.ccelcrata. Oltre di ciò si osservano dei t urbamenti della facoltà visiva. Più tardi, l'eccitabilità riflessa n poco a poco scompare, ed il polso insieme coi moti respiratori si affievolisce, precedendo un profondo coHasso, il quale può anche essere non seguito dalla morte. DOJ>O tutto la coniua dimostra di aver un'azione perturbante sul respiro, la quale senza dubbio ha ad essere attribuita all'in· fluenzn sul centro respiratorio bulboso. Le numerose prove terapeutiche, dipoi fatte dal Tiryakian, hanno confermata la minore energia. tossica del bronùdrato o bromuro di conina.

Pigmento orlnarlo prodotto dall'oso e s terno d e l· l 'acido fenic o (France ?néclicale). L'annerimento dell'orina per l'acido fenico, già. notato dal Gubler, è con~rma.to dal Kirmisson. E gli l'ha particolarmente osservato nelle amputazioni della coscia, del seno cù anche nelle pleuriti purulcntc, curate colle inie· zioni di fenolo. Il pigmento non si manifesta, per lo Iliù, nell'orina di recente emessa, siùbene dopo qualche tempo e l'esposizione all'aria, e nei casi di piaghe che hanno un 'ampia. superficie sicrosa oppure sinoviale, esso va accompagnato da ccfalalgin, da vomiti e puranche da coma. Codesta mclnnuria non costituisce, a vero dire, di J)Cr sè un fenomeno grave, ma riesce importante per regolare la dose ùcl· l'acido fenico c per far evitare gli accidenti che dal suo largo uso potrcùbcro deri va.re.


E FARMACOLOGIA

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I.a r·o solldn. (Drosen't rolmulifolia - Droserèe .eli LixNEO ). È una pianta erbacea, vivace, aromatica, In quale ha comune colla. Dionea, colla Parnassia. e colla Sarraconia il nome di carnivora (creobora), a ·causa della singolare proprietà. di acchiappare, contraendosi, gli insetti e di succhiarne le parti carnose. _ Cresce nei luoghi caldi, e si distingue poi fiori bianchi, corimbici solital'i, e soprattutto pel' le foglie jl, lungo picciuolo, altcrM, sovente riunite, irte di peli rossastri e cosparse di gocciolo viscose. Con siffatte foglie si preparn. un alcolito o meglio un alcolaturo (nota pr-esentata alla Società di t erapeu.tica. in Parigi, il 10 aprile del 1878), il quale, amministrato alla dose di 10 a •!O goccio nel corso di una giornata, riesce, secondo il Laman e Costantino Pani, efficace nella. cura. clelia pertosse, scdandone gli accessi e i vomiti mucosi. L'opinione del Laman e del Paul è abbracciata dal Curie, che anzi reputa l'alcolaturo della drosera come un potente rimedio contro la tubercolosi. La drosera fu già adoperata nella preparazione di un liquore, c dal suo nome volgnre di rosolida ed anche di rossoli (rugiada. del sole) si vuole deriyato quello di rosolio. •


SERVIZIO SA~ITARIO MILrT~RE

R egolame nto di istruz ione d e l portafe ritl ne l• r eserc lto iugl ese. - In uno dc i numeri passati di questo 11ostro Jleri od ico (l) porgemmo un ragguag lio alquanto particolar eggia to s ul nuovo ordinamento del scn ·izio s anitario dell'esercito inglese, di cui ò parte rilcrantissima la is tituzione dei portaferiti; e d i questa facemmo pure u11 cenno speciale, notando la di:.tinzione dei porta fcriti reggimentali c de lle colonne e compagnie d ci pertafcri ti, c dt'gli uni c d elle altre indicando il modo di formazione, d i distri b uzione e il loro respcttu·o ufficio sul campo di ba ttaglia. ComplcJHento c corollario di tale disposizione ò il regolamento s ulla istruzioue elci porta fcriti, il qua le trovasi descritto c s piegato in un ì\Ia nualc compilato da l d ott. Sandford 1\'Ioore, istrutt o•·c cleii'A·rmy Jlospital Co,·ps (2). h i è a nzit utto s tabilito che la is truzione dci port.aferit.i non solo deve c;;scrc intesa a far elci s oldati abili al trasporto c all'a tlagiamcn to dc i feri ti c dc i malati, ma tl C\'C pure mirare ad ammal'strarli c ad destra rli alla ap plicazione delle prime medicaturo, delle mrùicat urc tl ' urgc m~a sul campo di battaglia. La btru ziouc dci portafcrit i ha una parte teorica c una pra( l ) Oiornule tll ?,tr 1/ci>llk milit o•·c. l{"llll~t iO l ~id, png. i9. (i) ,l fl.t>U<Il·l Q( t'.t't't'Cise.< (•Il' C/'(t/nlti!J -<l>'CI CIICI'· hetll'i:t•s Il !t(l IJCC!I'CI ~ CQlli]ICln/c.l by SA:<IJ~Oitl) ~lOOitE Il. A. , F. S. S. l llSI I'UClOI' at the t r:lining

:,clwul of t ILe .\rmy llosp iral Cor)>S.


SERYIZIO

SA~ITA~RIO

i\!IL ITAR E

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tica. I,a parte teorica compt·endc i rudimenti delle seguenti materie : • 1° L 'anatomia generale del corpo umano, cd una. breve descrizione del sistema osseo muscolare nervo~o, degli organi più importanti e loro funzioni e della circolazione del sangue; 2• Gli apparecchi che servono alle prim e medicature, fila, fasce, stecche, torcolari, ecc. ; 3• La descrizione dello ferite che si incontrano più frcr1ucnt emente sul campo di battaglia e piit specialmente delle ferite d'arma da fuoco, i primi soccorsi e le mcdicature da applicarsi a <tueste ferite; 4• Il soccorso immediato da prestarsi agli asfissiati, agli epilettici, ai colpiti da insolazione e ad altri casi urgenti; G• Il modo di distinguere la morte reale dall'apparente. La istruzione pra.tica deve naturalmente comprendere l'applicazione delle prime medicature, la maniera del sollc\·arc, trasportare, adagiare i feriti, quella del caricare c dullo scaricare i carri d'ambulanza, i treni c.l'ospedale. Questa istruzione è compnrtita. da un ufficiale medico, a cui è con ragione inculcato di avere molta calmil e moltn pazienza, di usare semplicità di esposizione, di adattare le sue spiegazioni alla llOrtata di tutti, ricordandosi che il più delle volte ha dt\ fare con uomini di scarsa istruzione ed intelligenza e atfatto ignari della materia. In geuemle questo corso comprende quattro ore d'istruzione H giorno, alternando la parte pratica alla teorica, c l'una facendo senire di spiegazione e di 'complemento all'altra. La sua durata è stabilita di "un mese, d opo il quale questi soldati sono distribuiti n ei reggimenti come por taferiti reggimentali o ammessi a far parte delle compagnie dci por taferiti. Questo tC'mpo sarebbe, secondo il nostro debole avviso, troppo breve per una compiuta istruzione. ~fa si noti, che anche dopo, non cessano da questi esercizi, chè anzi le cose apprese alla scuola dei portaferiti applicano in più larga. estensione; e di speciale importR.nza ci sembrano a questo proposito quelli esercizi che sono ordinati per le compagnie dci portaferiti, nei quali sono rappresentate presso a poco le condizioni di un campo di battaglia, c sono fatti eseguire tutti '1uei movimenti, tutti quegli atti che i portafcriti debbono cft'ottuare


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SERVIZIO

per recarsi sul luogo dell'azione e p et· compiere ivi H loro ufficio. Di questi esercizi stimiamo non inutile dare una breve descrizione, siccome quelli che raffigurano per così dire al vivo l'opera di assistenza ai feriti, e valgono a porgere una chiara idea del modo onde compiesi il servizio sanitario nell'esercito inglese in tempo di guerra. A ciascuna barella, come già. sappiamo, sono assegnati quattro uomini i quali formano un distaccamento di porta feriti (stretcltet• detachment): due di questi uomini portano la bn~elln, gli altri due servono n sostituire i primi quando sono stan~i ed a rinmovere dal campo di battaglia le armi e il bagaglio dei feritl e <!egli uccisi. Quattro distaccamenti costituiscono una sezione di sanità, In. quale è comandata da un sergente od altro sottufficiale; sci sezioni compongono una. cornpabrnin. I sergenti e i portaferiti di riserva sono destinati al servizio delle stazioni di medicatw·a ed a surrogare gli altri in caso di bisogno. Primn. di pnrtire pel supposto campo di battaglia la compagnia. è formata su quattro righe, ed i quattro uomini di ciascuna fila. dall'avanti all'indietro costituiscono un distaccamento di portaferiti o appartengono alla stessa barella; ii primo uomo di fronte porta il numero 1, i due di mezzo i numeri 2 e 4, l'ultimo di dietro il numero 3. Le barelle piegate su lot·o stesse sono poste in terra soprn. una linea, l'una separata dall'altra da un intervallo di 30 pollici o distanti ciascuna una dozzina di passi dalla fronte della compagnin.. Se prima della fo1mazione della compagnia in distaccamenti mancò il tempo di ordinaria nel modo suddetto, o lo bn. impedito qualche accidentalità del terreno, le barelle sono collocate in un mucchio in luogo adattato o sono lasciate sopra un carro al di dietro della compagnia, ove il n• 3 di ciascun distaccamento, andrà a prenùerle per portarle al respettivo distaccamento. Intanto la compagnia dei portaferiti essendo fotma.ta c pronta a marciare riceve l'ordine di muoversi in colonna con la squadra. destinata per la stazione di meùicatum (rl1·essing stalion party) alla retroguardia, e subito dopo i carri da mcdicatura, i carri di ambulamm, cia~cnno accompagnato da un caporale dell'At·my llospital Corps. Sulla linea di marcia il posto degli ufficiali mon-

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S,\NfTARIO ::UI LITA RE

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ta.ti è il seguente; gli ufficiali medici alla testa della colonna, gli ufficiali di compa~nia ali:~. retroguardia dell'Army 7-iospil(;l.l Corp s, l'ufficiale d·el treno (the t1·ansport offìccr) alla retrogua rdia dei carri e dei cavalli di riserva. L'ufficiale medico comantlante, or qua or là, dove è più utile la sua presenza per mantenere il buon ordine. L 'ufficiale medico che comanda. una compagnia di portafcrit.i è responsabile di tutto ciò che ad es$a. si riferisce. E i deve accertarsi che tutti i suoi subordinati non solo abbiano piena cognizione dei loro doveri, ma che conoscano pure, come suoi dirsi, a menadito il materiale d'ambulanza per poter compiere come si conviene questi doveri. Agli uffic iali di compagnia spetta principalmente l'ufficio che è ordinariamente affidato agli ufficiali d'amministrazione o contabili che voglian dirsi, e l'ufficiale tlel treno ha. l'obbligo di curare ch e il carreggio si trovi sempre all'ordine per rwtcr viaggiare. Durante l'azione, l'ufficiale medico comandante, che dipenèle dall'ufficiale medico principale, dovrà scegliere il terreno per stabilirvi le stazioni di medicatura e le stazioni dei carri. A questo deve prestare grande attenzione, e non solo cercare che i luoghi · sieno per quanto è possibile riparati dal fuoco nemico, ma abbiano vici111a una buona strnda diretta agli ospedali di campo posti al!a r etroguardia. L e stazicni dci carri sono di regola stabilite immetliatamente dietro il tiro del moschetto, e quivi sono schierati i carri d'nmbnlauza per rice\·erc i feriti, e le stazioni di m ed i ca~urn fuori subito del tiro delle artiglierie. Avanzandosi le truppe durante il combattimento ambedue le sta;doni sot~o spinte proporzionalmente a vanti. In un movimento retrogn\.ùo, l'ufficiale medico rwincipale d c Ua. divisione designerà gli ufficiali medici e i portoJeriti e lo. quantità delle provvisioni che dovranno rimanere indietro coi feri t i , mentr·e l'ufficiale medico comandante traondosi dietro tutto i l rimanente del personale c del materiale, partirà con l'esercito in ritirata. L'ufficiale medico comandante è responsabile che il campo di battaglia sia con ordine percorso in tutte le direzioni per la ricrea dei feriti, che sieno portati via tutti i feriti con le loro armi

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SERHZ!O

c bagaglio, e che i portaferiti nel far questo, sotto nessun pretesto non mettano le ma1ù nella privata proprietà dei morti o dei feriti. Ora. torniamo alla compagnia dci portaferiti che abbiamo lasciato in marcia verso il campo ùi battaglia o di esercitazione. Qui giunta ò fatto s uonare l'allo, lo. squadra per la s tazione di medicatum si arresta, e all'ordino dato di formare questa stazione, il comandante della squadra, un sottuiliciale previa.mente istruito }lll'uopo, fa uscir~! i suoi uomini dal corpo principale e dalla. linea dei cani. Allorchè deve formarsi una sola stazione, due sergenti c ahueuo dieci soldati dell'Ar-my lwspiial corps formano la squadra della stazione di medicatura.. I carri da lasciarsi a questa stazione, ossia tutti, eccetto quelli di ambulanza, sono fatti volgere a destra o s inistra, e prendere posizione a destra o sinistra in una linea a intcrvnlli sen·ati con la testa dei cavalli diretta verso la retroguardia. Intanto si fermano pure gli ufficiali medici scelti dall'ufficiale comandante a far parte della stazione di medicatura., e quindi procedo la formazione della stazione nel modo che si dirà più sotto. Suonato essendo I'uva." ti, seguita la marcio. dello. colonna che, al suono dell' ctllo s i ferma nel luogo dove dove essere stabilita la. stazione dei carri. l vi è schierato l'Army ltospiicsl co1-ps, e i can·i d 'ambulanza ùauùo di volta prendono posto dieci passi dietro la compagnia. Ci.ò fatto i caporali dei carri preparano questi pel ricevimento dei feriti, abbassano i montatoi, scaricano le barelle, le tasche da meùicatura, le bottiglie d'acqua che devono subito essere messe in azione. L a compagnia. riceve quindi ordine di andare a cercare i feriti con o senza le barelle. Se senza le barelle, sono distribuite . soltanto le tasche da modicatura, uua per ciascun dista.ccamen t o di portaferi ti. Questi allora vanno avanti in traccia dci feriti, a cui applicano le medicature urgenti, e quelli che per la natura clelia loro lesione sono incapaci di recarsi da sè alla stazione dei carri trasportano coa uno dei cosi detti metodi improvvisati, con barelle di .ripiego, o a braccia, o facendo un sedile con due o qua.ttro mani intrecciate. Se i portaferiti de,·ono andare avanti con le barelle nllora il comandante la compagnia, ricevuto l'ordine, forma la s ua compagnia s u quattro file, come fu detto di sopra;

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SAXITARIO ;'!!LLITARE

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i numeri 3 e 4 vanno ai carri a prender lo barelle, lo tasche da meclicatura, le bott iglie d'acqua; e, tornati al posto, prepara te e sollevate le barelle, i distaccamenti si muo,·ono verso In direzion~ dei feriti. Appena si imbatte in un uomo che per la natura o pel grado della sua lesione non può condursi ai cani con le sue gambe, il distaccamento si fe1·ma, mettendo la barella da parte, c presta soccorso nl fel'ito allentandogli le vest i troppo strette, li-berandolo dall'armatura e dal bagaglio ed applicandogli le fasciature che sono d'urgenza. Il ferito è quindi levato e adagiato Stilla ba1·clla ; o il distaccamento torna vers o la stazione dei carri, i numeri l e 3 portando il ferito, i nume l'i 2 c 4 le sue armi e il bagaglio ; e quando il distaccamento ò vicino ai carri i numeri 2 e 4 s'aft'rcttano a vanti, depongono n ten n il bagaglio lateralmente alla ruota ùi dietro, uuindi tornano n raggiungere il distaccamento cd aiotano a caricare il earro. Qua ndo un carro di ambulanza è pieno, subito è fatto partire per la stazione di mcdicatura, e il caporale del carro è responsabile cl1e prima di partire il montMoio sia tirato su c fi ssato al suo posto, e che le armi c il bagaglio del ferito sieno con\'Onientemcntc collocati nel luogo a loro assegnato. È puTe s:xo dovere di accompagnare il cano alla stazione di medieatura cd aiutare a scaricarlo, e quindi tornare indietro per raccogliere nuovi feriti. E così nn carro dopo l'altro finch è tutti i feriti sono raccattati. Quando l' ultimo ferito è posto sui carri, la compagnia è chiamata a raccolta, ripicgansi le barelle e si riprende il cammino Ycrso la stazione di medicatura. Ora. torniamo a questa stazione e vediamo come è stabilita e qual'è il suo modo d'agire. E ssendo stato dato l'ordine di formare la. stazione di medica tura, i carri a questa assegnati prendono posizione, sono levate le t~nde di operazione e piant.ate di contro al centro della linea dei carri, quindici })assi avanti questa linea, dieci passi l'una dall'altra con lo aperture d'ingresso volte verso la fronte del vero o supposto campo di battaglia. I n ciascuna di queste tende sono poste due ceste da medicatnra. Una bandiera di riconoscimento è piantata a t erra dicci passi avanti l'apertura d 'ingresso di ciascuna tenda, ed altre due lungo la m~esima linea nei punti che segnano i fianchi della linea dei carri. A mano a maiw che arrivano i cani d'auabulanza carichi


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SE ltVlZlO

eli ferili, sono fatti fermare c \·oltarsi dirimpetto allo spazio ft·a le due bancliere di contro alle tende. Gli uomini cl1e formano la s~uadra della ~tazionc di medicatura, aiutati dal caporale del cmTo, levtmo i feriti; quelli leggeri so n fatti passare fra. le due bandiere di sinistra, quelli grari fra quelle di destra adagiati sulle loro barelle, rJIIi ndi li depongono n terra, collocando ai piedi di ciascun ferito lo sue armi cd il bagaglio. Dopo ciò le bare-lle sono nuovamente collocate nel carro, il quale fa ritorno alla stazion'c dei carri per caricare nuo\'i feriti. Quando tutti i feriti sono stati portati alla s ta:done, e così all'ingrosso tnutiti in due gruppi, i carri ct•ambttlnnza passano dietro la s tazione di medicatura, la squatlm che ha. operato in questa s tazion e si schiera su due righe di faccia alle tende, c la compagnia che ritorna dal ~nmpo si ferma dicci. passi al daranti delle bandiere di riconoscimento. ponendo a tena le barelle. Allora il chirurgo comandante la stazione esamina tutti i fe riti, spiega qualche errore che può essere stato commesso dai portaferiti ; rucuni di loro esercita ad applicare le fas ciature ingessate ed altri npparetchi in certi casi speciali. Ciò fatto, è

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dato ordine ai numeri 4 di togliere le fasciature, alla squadra della stazione di abbattere le tende; poscia le barelle, le tende, le tasche da medicatttra, le bottiglie d'acqua sono rimesse sui carri ed è formata la compagnia per la partenza. La seguente tavola mostra il peso del materiale d' ambulan~:a. usato lla una compagni<~ di portaferiti dell'esercito inglese : ( l} Qninl•li Qnorti di Llbbro

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Barelle d\111tico modello Id. di nUOYO modello Barelle da carro d'ambulanza . Carro d'ambulanza, di antico modello id. di nuovo motlello Id. Basto Un paio eli ctwolet Un paio di le ttighe

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l SAXITARIO MILITARE

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La provvista per l'applicat.ione delle fasci~turc gessate consiste in gesso da modellare 2 lil>l>rc, ·acqua 32 once, una doppia • p e:.~zuola di flanella, una catinella, un cucchiaio e sei spilli. Le saccocce da medienturo. dei portaferiti contengono sci fascio triangolari, 2 torcolari, un paio di forbi ci, una dozzina dt S}>illi, quattro once di lint (rilaccia inglese), due paia di ferule da campo, un paio per l'estremità superiore e un paio per l'inferiore. E. R.

Rapporto del gene rale medico del IX corpo d 'armata, dott. Cammerer sol servizio prestato dal medici Jnllltarl prusshl.ni lo Rume nla. - n 1• di ottobre 1877 i medici milita.ri prussian1manùatì dal loro governo in Rumenia e comandati dal generale medico dott. Cammerer, entral'Ono in llukarest, pronti a recare i loro soccorsi alle vittime della guerra. La loro aspettazione fu alquanto delusa in sulle prime: i lazzaretti erano mediocremente occupati da fetiti e provvisti già eli sufficiente personnle medico; non vi erano feriti russi, i

quali dopo la sanguinosa batLaglia di Scbipktlpass Yenivano diretti alla volta di Sist.owa. Soltanto in Pitesti e in Crajova si trovavano feriti in maggior numero, e siccome in ambedue i luoghi era già. 1wogettata l'erezione di grandi lazza.rctti, cd ambedue i luoghi dovevano acquistare importanza per la loro prossimità a Stolnici c Piatra, stazioni d'imbtu-co, così fu scelta quella località. come centro di azione, non tralasciando di fornire di buoni operatori TurnuMagurelli che, per essere sul Danubio, doveva diventare c rimanere il luogo di riunione dei feriti rumeni. n r iferente fa preceder e il suo rapporto da una estesa e dettltgliato. descrizione della Rumcnia sotto iltmnto di vista geografico, topografico, climatologico, demografico c medico, dopo di che entra nell'argomento incominciando dalla organizzazione del servizio sanitario. Vi era nn completo dualismo nel servizio sanitario dell'esercito rumeno, cioè: 'i medici dell'esercito al di là del Danubio erano civili e agivano indipendentemente da quelli dell'armata al di qua, esclusivamente militari. Ambiduc i corpi però 0.\-Cvano una sola dipendenza, cioè dal ministro Bratiano, che era

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SER \'JZIO

allora ministro della guerra c dell'interno. Tutto il serviZIO • presso l'esercito in campo è rappresentato da rlue grandi fattori, cioè: servizio ai corpi e alle ambulanze. Ogni reggimento di fanteria di linea (1600 uolnini) ha nn maggiore medico, ogni battr~gl ionc un medico assistente, un farmacista (sottotcnentc) c 2-! soldati di sanità. Presso a poco lo stesso i rc~r;im cnti eU cavalleria cd artiglieria coi rispettivi S<tnadroni e batterie. Ad ognuna delle quattro divisioni è nggrcgatn un'ambulanza, jnoltre un grosso corpo d'ambttlanza., (li visibile in quattro sezioni , ò annesso al quartier generale. Ogni ambulanza è fornit-a di tende nelle quali esclusivamente si sogliono accogliere i feriti sul campo. I medici pmssiani non.sono tutti d'accordo nell'apprezzare il sistema delle tende ad uso d'ospedale da campo. Secondo alcuni è da prcferirsi 11er la gmnde facilità che ha la tenda. ati essere trasportata. Secondo altri, tutti i vantaggi sono paralizzati dnlJ'impossibiltà. di difendersi dai cocenti raggi del sole. Ali·met~tcc.zinne. - I cibi in conserva sono pochissimo usati dall'esercito rumeno, e ciò per la. grande abbondanza di bestiami c di cereali in paese, o se pure ne esistev11no nei depositi, erano considerati come oggetti di lusso piuttosto che alimenti vcmn.tente necessari. I russi inver.c facevano largo uso di cibi in consona e specialmente di pane-biscotto. J[ezzi eli t1·ctsp orto. - Ogni ambulanza di divisione è provvista di due carri scconclo il sistema 11nstriaco, ogualmwte le prime tre sezioni tlcll'ambulanza al quarticr generale mentre la quarta. ne ha sedici. I russi hanno carri molto più pesanti e perciò meno .atti a superare le difficoltà. del terreno; pèr il t.rasporto dei feriti dalle ambulan ze alle stazioni ferroviarie non vi erano che carri da campagna. Al deposito della Crocc·rossa vi erano anche c.wri a due ruote e ad un cavallo ma non furono adoperati. Per il trasporto dei feriti in fenovia l'eserci to rumeno poteva disporre di due treni sanitari provvisti di vari sistemi di sospensione. Ospeda.li di. t"iserva. - L a loro organizzazione era. costituita da. perl':onaJc medico civile c dipendevano dal ministero degli int('rni. Essi erano comandati dal direttore sanitario in capo e in ogni distretto vi era una commissione sanitaria dipendente


SANITARIO MiLITARE

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dnl prefetto, css :~. a rom l'incarico di fornire gli spedali dc~li oggetti necessari. Nole cllinwgiche. -L'autore deplora di non aver potuto raccogliere un materiale di osservazione più ricco di quello che realmente l'occasione avrebbe comportato. Secondo il rapporto del dott. Da vila il numero dci feriti rumeni, dal princ.ipio della guerra fino alla caduta di Plcwua, a scese a 3089 uomini, compresi 93 ufficiali. Di questi non ebbe acl osservare che una piccola parte. Dei 1550 feriti turchi che, secondo lo stesso rapporto, furono presi dalla parte rumena dopo la caduta di Plewna, soccombette un non piccolo numero durante il trasporto in mezzo alle terribili bufere di neve che iufierivauo di frequcute in quel tempo. Dedotti poi i feriti leggeri che rimasero presso le troppe ed i feriti gravissimi che restarono alle ambulanze, il numero dei feriti all'arrivo dei medici prussiani ai htzzarctti di riserva si ridusse in ultimo a 700; inoltre ebbero 203 malati chi por congelazioni delle estremità inferiori, chi per malattie intome. Gli ospedali affidati ai medici prussiani erano molto discosti dal teatro della guerra, il ferito arrivava dopo 7 giorni di viaggio, quindi le lesioni più importanti, come fratture c ferite articolari, emno escluso. Con tutto ciò ebbero occasione di studiare importanti pr()blemi chirurgici, primo fra gli altri il seguente: " Se e quanto sia possibile rendere asettica una ferita che sul principio non sia stata turata col metodo antisettico. n Il primo a vent.i lare la questione e cercare di sperimentalmente r isolvcrla fu il ùott. Hahn. Tutti i suoi feriti avevano sostenuto un viaggio di 3, di 4 e di 5 giorni, e molti arrivavano all'ospedale in condizioni deplorevoli con ferite di brutto aspetto, con membra entiate e con processi gangr·enosi. Il trattamento antisettico anche fatto ad epoca cosi tardiva diede splendidi risultati perchè non contò neppure un caso di pioemia, nè di risipola, nè di gangrena d'ospedale. Il matet;ale usato dal dott. Hahn, fu di preferenza l'apJ.>arecchio antisettico di Bardele~cr. I dottori Falltrcins, Bussenins e Gacdhc dopo di avere diretti gli esperimenti a quello stesso scopo sui loro feriti, concludono favorevolmente per il metodo antisettico anche quando la lesione data da parecchi giorni, c dimostrano. il l oro· asserto con una statistica di 16 casi dci più grandi tratta l~ col mctoùo in questione.


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SERYlZIO SAKITAR10 MILITARE

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T ermina il rapporto con alcuni cenni sulle malattie accidentali concomitanti le ferite. Si fece•·o osservazioni sopra 6 casi di tetano, tre con esito mortale entro 48 ore , degli altri tre uno fimli colla morte dopo essere passato allo s ta.to cronico, gli altri due guarirono ; quelli che guarirono furono trattati coll'idrato di clora.lio (2 grammi alla sera) colla tintura di aconito (dodici goccio ogni due ore). In quanto alla genesi del tetano pare sempre più confermato che esso si sviluppi di preferenza nelle baracche. Il tetano si sviluppò sempre in condizioni di trasporto sfavorevolissime ed in lotta contro gli elementi. Le due cause principali della malattia furono adunque le pessime c~ndizioni atmosferiche c i mali trattamcnti delle ferile duran te il trasporto. Fu osservato qualcl10 caso di gangrena fulminante, cd anche questa attribuita. alle difficoltà di un lungo trasporto, giovava contro di quest'accidente la sospensione del membro e la polvere di carbone. La gangrena nosocomiale anche dove era stata importata, non p•·ese radici, e ciò in grazia del trattamento antisetti co sollecitamente c largamente usn.to. C. P.... TJ.

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.. VARIETÀ

Effett.i della privazione d 'a c qua (Anu~rican Journal o( the medie. scienccs; aprile 1818 - Allgemeine Wienel' •mediciuiscl~e Zeitung; 15 maggio 1818). Un distaccamento di cavalleria formato da 32 uomini dell'armata americana del nord, in una spedizione contro gli Indiani si era talmente sviato che, giunta. la sera, non fa possibile tt·ovare un luogo dove, passando la notte, ci fosse dell'acqua, o almeno se ne trovasse lì vicino. Quella portata nelle fiasch ette da campo, era stata consamat~'t fino dalla mattina di quello stesso giorno, che era stato caldissimo. Nopp11re il dl seguente si riesci a scoprirnc percorrendo una vasta estensione, e fu allora che cominciarono a manifestarsi i sintomi della mancanza d'acqua. Il medico militare clott. lling ci dà su questo fatto i seguenti particolari : " Il caldo eccessivo del giorno dopo, specialmente nelle ore del mezzo di fece risentire al massimo grado il bisogno di bere; tanto, che ogni liquido, per quanto ributtante c schifoso sarebbe stato uaato per umettare la lingua, che cominciava a gonfiarsi. E r a inutile il tentare di mangiar (1ualche cosa, essendo cessate completamente le secrezioni salivari c mucosa, nè era possibile ing h iottire ciò che si aveva masticato: tutto rimaneva sotiermato t ra i denti e il palato, da cui doveva essere allontanato con le


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V.UUE1',\

dita. Ln sensibilità della lingua e della. mucosa boccale era. cosi scemata, che i soldati non avverti,·ano neppure la presenza d'un corpo estraneo in bocca. Tutti soffrivano di capogiro e di mancanza di sensibilità; J'udHo si era molto affievolito, e per avere una risposta alle domande, bisognava ripeterle più volte; c'em in tutti una gran stanchezza e camminn.vano vacillando. Qualcuno tlelirnva, e appena uno si ndtlormentn.va per stanchezza, il suo sonno era interrotto da sogni, nei quali i conviti e i banchetti :H·c,·nno la più gran pn.rte. So•·se l'idea di far' uso del sangue dci cn.valli per calmo.re la sete; ma anche questo si risentim tlclla mancanza d'acqua e perciò era molto denso, , si coagulam c1uasi immeùiat.amente dopo esser st.ato posto al contatto · dell'aria. Nondimeno fu bevuto con avidità appena che la f<~.­ coltà d'inghiottire potè essere ristabilita; ma, pur troppo, provocò diarree. Quegli infelici furono ridotti al punto, da servirsi della propria orina raddolcita con zucchero, la quale si rendeva sempre più concentrata. Anche l'orina dei ca.valll venne raccolta in vasi, e qualche soldato ne bevette. Si manifestò pure la difficoltà di respiro; e per non acc.rescere il vuoto della bocca, quei poveretti scrravmlo lo labbra e l'espiravano pel naso; ma le labbra si coprivano d'una bara asciutta, bianchiccia e, passato qunlcbc tem po, non :> i potcv<tno quasi pi.ù aprire. Le dita e la palma delle maui erano raggrinzate, e le gambe e i piedi cominciavano a gonfiarsi. " I poveri soldati senti rano tutta la desolazione di questo stato di cose, ~ quasi ùis pera>ano di salvarsi. Il sole tramontando preparan1. loro una notte tremenda, senza la speranza di refr igerio per In. dimani, nè il sonno bene ti co cd implorato veniva mai ù• loro socco•·so impedito dall'esfl.ltazione del loro cervello. Quc!'ta posizione dis perata durò in tutto cinque giorni; dal 25 al :-10 lugli o 18 /ì dopo mezzogiorno, in cui si ebbe dn un altro corpo il sospirato soccorso. Il doU. King dice, che in quel momento l'aviditiì. per l'acqua fu insaziabile; gli assetati non finivano tlal berne, quantunque lo stomaco la rifiutasse. Neppure il cibo potè essere tenuto, e lo. migliore azione la ebbe il caffè caldo. Questa persistcuzn della sete, malgrado che lo stomaco fosse pi eno d'acqua, ci prora, cù.e tanto la sete, come ln fame, sono un fenomeno parziale del pe!'tw·bamento generale dell.:organismo, il

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V~RLEl'l

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q uale cessa soltanto allora, quando tntti i tessuti abbiano riavuto il loro normale contenuto d'acqua. Questa circostanza e specialmente_ la diminuzione del contenuto a cqueo nei vasi polmonari spiega bastantemente la dispnea. " Gli animali presentarono gli stessi fatti dell'uomo; anch'essi, i n sul principio, non }Jotcrano inghiottire l'erba masticat..'l . .La pet·dita soll'erta nella spedizione, io causa della privazione d'acqua,

fu di due soldati e di due mancanti, i quali si possono consiclcrare come p erduti. ,

Il c ur.b onc hlo e la. sna. cnra (Il ProyrtMso n• 7, 1878). :Nelle sedute del 6 c dell3 marzo della Società centrale d'agricoltura di Fmncia il signor Pasteur ha fatto una comunicazione del più grande interesse intorno allo scoperte relative alla malattia carbonchiosa. Egli ha eli mostrato come questa malattia dcbbas i attribuire a.i bactel'ii scoperti nei 1850 da Da vai ne. I bacteri i possono presentarsi sotto due diversi aspetti : o come ulamenti transiucidi , di lunghezza variabile, i quali si moltipli cano rapidamente per scissione, oppure si trovano a formare dci mucchi, ed allora appariscono come piccoH corpuscoli luccicanti, ùai quali si possono sviluppare innumerevoli legioni d'individui oliformi. Q,l!.ando riescono a penetrare n el sangue e a svilupparv L;; i,

essi provocano prontamente l'asfillsia, togliendo ai globuli l'ossigeno necessario per l'ematosi. Nell'animale morto di carbonch io il bacterio è sempre formato esclusmvamente di lilamenti articolati. Studiando le proprietà fisiologiche di questi vibrioni, il Pastem· l1a verificato che una debole elevazione della temperatura faceva perire i filamenti del bacterio proprio del carbonchio, e che per impedirne lo sviluppo basterebbe associarli ad altri organismi che abbiano bisogno di ossigeno per vivere e per moltiplicarsi. Stando alle conclusioni del Pasteur, ci sarebbero duo rimedi in~ fallib ili per guarire il carbonchio. Il primo consisterebbe ne llo inoculare all'indivjduo malato tnluni organismi viventi di ossigeno come il bacterio, il 11ualc rimarrebbe intntlciato nelsuo sviluppo dagli organisml inoculati. Questi org:mismi sono numcrosissimi nell'aria e nella polvere sparsa sopra tutti i corpi; il loro studio è però tuttora incompleto.


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YARrETA

Il secondo rimedio si riduce a collocare i malati (uomini od animali) in un bagno abbas tanza caldo pcrchè la temperatura. del loro corpo s'innalzi di qualche grado. Per guarire un coniglio Pas teu1· ha dovuto portare la temperatura. dell'animale, ch e era di ::!t>• al principio dell'esperimento, a 41•. Tuttavia i bacteri sopportano benissimo questa temperatura di 41•, e non incominciano acl essere ostacolati nel loro sviluppo se non a 42•; fatto questo che Pasteur ha potuto verificare nei vari liquidi io cui e)!li conserYa gli animalucci per lP. sue ri cP.rche. Si vede n.dunquP. che nell'organismo vivente accade qualcosa di differente, poichè a 4 1• il bacterio non si s \iluppa più ; la r esistenza vitale equivarrebbe ad unque ad un grado eli temperatura. Pasteur ha inoltre osservato che gli uccelli, i polli per esem})io, non sono mai assaliti dal carbonchio; c ciò molto probabilmente perchè la temperatura del loro corpo è più alta di quella degli altri animali, come buoi, pecore, ecc. E codesto trova appogl(iO anche nelltt seguente esperienza eseguita dal Pastcur. E gli riuscì ad.inocnlarc il carbonchio nei polli col raffreddare prcvcnti v.:.mentc il loro corpo; locchè sarebbe s tato assolutnmcntc impossibile senza questo artifizio. Se fossero necessarie altre prove in appoggio alle idee del Pastcur, queste potrebbero esse1·c fornite dagli stesr-;i suol contrndditor·i, uno dei quali annunciò recentemente ùi essere riuscito ad inoculare la malattia in uccelli giovanissimi. Dumas e MilneEdwards hanno fatto notare alla loro volta che la temperatura degli uccelli adulti è molto più elevata di quella dci medesimi quando sono giovani, c infine aggiunsero che il fatto ci t~t.o non riesce che a con fermare le idee del Pasteur.

Inie zione •Il latte n elle ve n e, in s o s tituzione de lla tras fus ione d el s angue (Berliner J(/ùzische WocheiJS· clwi(t, 12 gi ugno 1878). Il dottor Gaillard Thomas, in una s ua pubblicazione nella ll fed. Gcsellsr:hlt(t di Ne w-York (New- York ]fedical R ecord, 27 aprile 11;78), dice di aver tentato fino allora in sette casi l'in iezione di latte in una vena del braccio.' Tale esperimento crn giù stato fatto molli ·anni prima da Hnltcr, c più tardi da Uowe. L a differenza fra questi due liquidi, latte e sangue, perde d 'importanza, secondo Thomas, quando si tenga conto delle re-

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VAR1ET.~

!azioni prossime che banno il chilo cd il sangue, c dell'analogia del pri mo col latte. Si iniettò 180-360 grammi di latte di mucca. riscaldato, servendosi per introdnrlo nella vena d'una siringa. munita di due tubi, l'uno di caoutchouc c l'altro di vet.ro. All'iniezione succede, come nella trasfusione del sangue, un gran freddo, e l'innalzamento di temperatura ; tali sintomi p erò sono passeggeri, e subentra ben presto un evident~ miglioramento nello stato generale degli ammalati. Due soli sono i casi che T homas descrive in disteso. In uno si tratta d'una signqra la quale aveva avuto una forte perdita di san~ue in conseguenza di ovariotomia, e l'esito fu la guarigione reial iv amen te rapida. Nell'altro, pure di ovariotomia, l'iniezione più volte ripetuta, non aveva recato un vantaggio durevole, perchè la paziente, al momento della prima iniezione, era quasi moribonda. L 'effe tto però fu evidente, avendole prolungato la vita. Thomas ritiene che l'operazione fatt-a con latte freschissimo sia assolutamente scevra. di pericolo; mentre che munto solo due ore prima. agisce mortalmente, comé lo dimostmno gli csperiment.i sugli animali. Tali iniezioni sono raccomandate da lui con insistenza. negli indebolimenti per perdite di sangue, neUe malattie di esaurimento, come il cholèra, in qualche forma pueumonica, nel tifo, ccc. ecc.

AVVERTENZA. Nell'ultima mia r elazione intorno alle cure idro-minerali dei militari, pubblicata in questo giornale, fascicolo di marzo 1878, come in altri miei consimili lavori degli anni precedenti, e nelle stesse ci rcolari ministeriali, concernenti lo st esso argom ento, emanate dal 31 marzo 1877 in poi, i lettori avranno notato l'aggettivo i<b·opinico con cui venivano 9-U:~lifìcati gli stabilimenti di RP.coa:ro e di Montecatini e le euro che n SI pratica vano. Partendo dall' idea che tutti sanno che nei due stabilimenti sncci· tati le a cque si amministrano d'ordinario e precipuamente come be· Y~nda agl'infermi, e non quale applicazione esterna, mi parve ozioso d~ specificare etimologicnmente quel vocabolo, eh' io fabbricai per indicare un'importantissima e dilfusissima varietà di cura iùro·mincralt.l

senza ricorrere ad una perifrasi.

~a essendomi ora convinto che non tutti ne afferrano il preciso sigmficato e che certuni, i quali ne cercarono l'etimologia, non colsero e:;attamente nel segno, faccio un po' tardi ciò che avrei dovuto fax ~~n da principio, ,e dichiaro che le radicali della parola idropinico sono vow(l acqua e ncyw bevo.

Roma, 14 agosto 18i 8.

P. E. MANAYRA.

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RI VISTA BIBLIOGRA FICA •

Atlante dJ ana tomia d e ll'uomo, del prof. C. E. DocK. Traduzione italiana autorizzata sulla sesta edizione originale. Seconda edizione. - Napoli, presso Riccardo Marghieri di Giusep}>e, editore, vi n Roma, 140; 1871. D i questo bellissimo lavoro del Boek sarebbe superfluo il tessere le lodi; il numero delle ed izioni avute in Germania e fuori prDva esuberantemente quanto esso sia stato bvorerolmente accolto dagli studiosi di anatomia e da tutti coloro che hanno biso· gno di richiamarsi tratto tratto alla mente la direzione d'un vaso o d'un nervo, la posizione d'un viscere ed i suoi rapporti coi ,·isccri vicini, o qualc:heduna di quelle tante minute particolarità topografiche cd istologichc che possono aiutare la diagnosi, e consigliare o sconsigliare un metotlo curativo massime in affe· zioni del dominio della chinrgia.. L'anatomia, come giudiziosamente osserva. l'autore, non si deve imparare sulle tavole, ma sul cadavere; però non si può negare l'importanza e l'utilità della riproduzione grafica. ed a.ccnrata delle varie r egioni del corpo umano. Certo se questa riproduzione fosse di grandezza naturale, come le tavole di Frodricp, di 1\Iascagni e di parecchi altri, la. precisione c la chiarezza vi gua-


.. JHYIST.\ BIBLIOGRAFICA

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dn.gnerebbero un tanto; m(L l'opera ricscircbbo incomoda per la mole, ed inaccessibile ai più per il costo. I l formato in foglio .ordinario prcscelto dall'autore mi paro il meglio acconcio all'uopo, siccome quello che è bastantemente ma..neggevole, c non esigendo una riduzione so,·erchia, stanca meno la vista. e permette di discernere più facilmente le parti di ciascuna fig~~ra. Alcuni obietteranno che quello del ì'Iassc, in 12', è più portatile, di minor prezzo e convenientissimo per chi ùcYe fare una vita nomade. Questo è vero, ma non è mcn vero che l'atlante 'ùel Bock entra e sta benissimo in fondo a una raligia cd anche ad una cassetta da medico militare, e che, avuto riguardo alla quantità e alla dimensione delle figure, questo costa meno di quello, ed è incomparabilmente piil p::uticolarcgginto, più nitido, più esatto. n signor !Iarglti eri ha dunque fatto bene a ripubblicnre il suddetto atlante ed ha ben meritato di tutti quelli che hanno bisogno di non dimenticare la. parte fondamentale di tutto lo scibile medico-chirurgico, e che gli dimostreranno la loro approvazione e la loro gratitudine acquistando il magnifico e indispensabile suo volume.

Manuale d e l chlmlco·cllnlco, per A.Nro~1o FATO, chimico-farmacista. - Pat'lova, Verona, Lipsia; Drucket· e Tedeschi, 1877, L. 5. Questo libro è un giovcvolissimo ausiliare per i giovani medici e per gli studenti che intendono di rendersi r~gione delle altel'azioni che si verificano nei tessuti c nelle varie escrezioni e secrezioni dell'uomo sotto l'influenza di questo o di quello agente morboso, cd insegna loro il modo il più semplice cd il più pratico di servirsi dci reagenti chimici e del microscopio per riconoscere le suac~nnate alterazioni. Il signor Fato s'è attenuto ai metodi c!t'egli Yide praticare dal suo maestro il prof. Primavera, di Napoli, e lo confessa con una sincerità che lo onora. I I modo di esporre è piano, facile e chiaro, intelligibile pienamente per coOcsegueuza anche dai più profani alla chimica ed alla

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RIVISTA BlBUOORAFICA.

microscopi a. Avrcmmo però voluto un po' più d' italianismo in certi nomi di strumenti, come i provini ch'egli chiamò pnn·eite, traducendo quasi testualmente il vocabolo francese ép,·ozwette, c un po' meno di mcridiona.lismo in <!nanto concerne l'uso dell'imperfetto soggiuntivo; ma nulla ò perfetto sotto il sole c d'altronde queste lievissime nubccole non scemano nè punto nè poco la. bontà e l'utilità del suddetto manuale, che noi raceomnndiamo ai nostri lettori.

Il Dil•etto••c Cukmt~c llo

E. :1\lAN A. y RA .nwlico,P.mr:mln"O ,(,( ComibcW di sau ilà mt'lthtf :n Rcdntto•·c ETTORE

HI CC IAR D I

C(fpitmw mctlrco "

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X nLsi FEDEJuco, Gerente .

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MEMORIE

ORIGINALI

DUE MESI NEL RIPARTO DI ClliRURGIA DELLA DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DI. TORlNO

• Colleghi stimaNssimi, Lontano per alcuni anni dal servizio di ospedale, non po· teva che tornarmi accetta la mia recente destinazione presso una grande direzione di sani tu, come è questa di Torino, dove in uo campo di larga osservazione ci è dato di vedere d\1. vicino e tenel· dietro a tutte le fasi delle malattie dci nostri soldati, e dove, in una parola, gli studi nostri vengono acl avere una più diretta pratica applicazione. Essendomi stato affidato il riparlo della chirurgi<l ed ufficiali, ebbi qui l'opportunità, sebbene in un periodo di tempo non lungo, di raccogliere ;lcuni fatti, a mio credere, non del tutto scevri di interesse, sui quali intendo oggi intrattenervi. Non è mio divisamento di fa.rvi un regolare e completo ren· diconto, e di passare in rassegna i 227 ammalati, fra rima· sti ed entrati, che vennero curati nei due mesi in cui ebbi la. dire.?.ione di questo riparto, ma di accennarvi soltanto i fatti più salienti che per la loro fisonornja propria, per il

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IJ{jJ:: ùii!:SI KEL RIPAlt'l'O DI CHlRUHGIA

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loro andamento c per gli atti operativi e compensi tempeutici stati impiegati, presentano alcunchè di notevole. Incomincierò col tes;;erc pér sommi capi la storia di due operazioni di alta chirurgia, che mi occorse di praticare, una sull'allievo carabiniere Fitzm· NicQ).ò, al quale venne amputa.ta la gamba sinistra per pcdarf1·ocacc, l'altro sul musicanto Mazzetta Luigi del 30° fanteria, demolito della coscia per • ffuiW1't1·ocacc destro. L'allievo carabiniere Fitzur, di temperamento linfatico san· • guigno c senza antecedenze morbose di rilievo, da circa sei mesi giaceva in questo riparto per una di quelle flogosi articolari al pietle sinistro, a lento corso, da causa non sempre ben determinata, restìa ad ogni medicazione, il di cui punto di partenza non è sempre facile a definire, se siano cioè'pri· mitivamente inta.ccati i capi ossei articolari, o piuttosto i tessuti molli circondanti l'articolazione. Quest' ultimo modo d'ini· ·ziamcnto del proces~o morboso che, senza e::<vl udere affatto in alcuni casi la lesione primaria delle ossa, viene in oggi ritenuto como il più frequento, ainmettc clw· prima ad ammalarsi è sempre b sinorialo, la quale per snc~;es:;iri lenti mutamenti isto-patologici passa dallo stato infiammatorio a quellÒ della fungosità, per cui si rende perYertito il suo prodotto se· oerctivo in una speciale suppurazione 'ad elementi cellulari, dte imade c distcnd(' il caro articolare per farsi poi strada :\ll'esterno con fori fistolosi, mentra il tessuto coun:!ttiYO a (jlltlllo retroposto snb is~.:c la degenerazione gra:;sosa., e le car· tilagini, per l'intimo loro me:;so di nutrizione colla sinoviale • stessa, ingialli:3cono, si assottigliano e si fanno poi nlcerafe col consecutiYo distacco dej legamenti interarticolari e colla carie dello estremità cpifi:siarie delle ossa. :Ma tale qnistione dal punto di partenza dùlla malattia, al })0:-tutto non ha un'assolnla importanza !>ull'nndamento o sui

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• DELLA DIREZ. DI SA~ITÀ. MfL. DI TORINO

risult:amenti complessi del male, nè sulla indicazione che a malaltia confermata rimane additala al cumnte come mezzo per salrare la rita dell'ammarato, quella unica della dcn10li• :Qone del membro. E questa indicazione nel nostro caso non era resa che troppo évidente dal diligente esàT'riè praticato della località àuima1ata, dore por alcuni seni frstolosi era:-t'acile collo sperillo di J:iconoscerc l'~si sk nza di vasche purulente n pareti srabre, fra • le articolazioni diartroidiali del tarso ;" CQI11e era altresì riJe. rabile che quelle ossa non piìt collrgate dfli legamenti proprii, non lascianmo più al pazien.te alcun dominio nei morimenti del pietle, il quale visto;:;amente ing ro~sato c ri\·ostito di Cttte tuttora paliida e lucente, Jirelava chiaramente il ca· rattere della malattia. e la sua incura.t ilitìL, siccome renne poi p~enamente dimostrato da1Ja sezione del pezzo patologico. Riluttante ostinatamente alle proposte di amputazione che ripettitamenb venirangli fatte dal mio antccessore nel riparto\ il giorane carabiniere era ridotto a talo stato di emaciazioM e di deperimento organico, da lasciar concepire ben poche JSp.:> ranze sul risultato di un atto OJ1erativo, e non ci volent per mc ehe il perspicace occhio clinico e le persuasive csort.'lzioni del nostro direttore di sanità comm. A.l'ena, per determinanni ad intraprenùere quest'operazione che, lo ripeto, ! me sembrava, ver il suo esito, assai arrischiata. Coll'assistenza dunque del prelodato signor colonnello me· dico e degli egregi colleghi dell'ospedale, prcvia la stretta fa sciat~m anemizzante del piede fatta colla sola benda di teln

e l 'applicazione del tubo elastico dell'Esmarch, mi accinsi all 'a tto operativo, presceglienclo il metodo circola!'C a manichetto, e facendo cadere il taglio delle os~<a al 4° inferiore della gamba. Nessun con tra t· io incidente occorse durante l'operazione; la

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DUE MESI NEL RIPARTO DI CHIRURGIA

ferita venne arviata alla prima intensione con tre punti di sutura attorcigliata a medic~zion e asciutta fenicata; quasi nulla fu la febbre di reazione, ed uu rapido processo di cicatrizzazione nel -moncone ed un ridesta.rsi subitaneo della generale riparazione furono la felice conseguenza della fatta demolizione, che servì una volta di pitt a confermare il precetto, specialmente nello alllputazioni · secondarie, di non lasciare intcntati i casi che potrebbero per avventura sembrare di._ sperati, giacchè una \·olta alloutanato il fomite morboso, si giungo sove&fe a mettere l 'organismo in condizioni tali dariaversi anche in breve tempo. In poco più di un mese il nostro allievo carabiniere offri va il moncone siftàttameute consolidato da poter tollerare lo stivaletto artificiale e camminare col semplice aiuto d'un bastoncino (l). Anche il musicante Mazzetta Luigi, che pochi giorni dopo veniva amputato a1 terzo medio della coscia, decombeva da circa cinque mesi a letto per gonarf·rocace destro. Di debole fisica costituzioue, scarso sviluppo scheletrico e petto carenato, figlio di genitori ignoti, ebbe per prima manifestazione morbosa un'intumescenza dolente al ginocchio da. causa sconosciuta ad anùamento cronico e refrattaria ad ogni · trattamento. In processo di tempo coi dolori continui l'intumescenza dJ'i . ginocchio crebbe fino a raggiungere la circonferenza di 50 centimetri, e la cute sempre bianchiccia e tesa si fece poi sede all'esterno lato di una sboccatura fistolosa, dalla quale scaturiva marcia e poltigl-ia in grande quantità, e colla Bes(l ) ~li cade qui in acconcio ùi ségoalare il nomP. di un dist in to artel.ic<'. il si'-'nQt· l;·c rre ro Gio\'art ni ùi Tot·ino, il 'lll<•le, in fatto di protesi per i ttttttilati. esegui~ce l.tvol'i c he pet· il lor o <:on~c!! nO meccanico, per la lo t·o l rg'-'Pt'<·~7.a, tH't:Ci~n acJ;uta:ucntu e ù i~ct·czionl! di pre zzo !asciano null:l a d •'Sil ler are.

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• DELLA Dlllt::Z. Dl S.\NITi MIJ,. DI 'l'ORINO

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sione dell"arto e coi pet'cettibili movimenti laterali aspri, evidente segno della compartecipante lcsio"ue dei capi ossei articolari, venivasi nel complesso a roudersi manifesto il

miserando quadro che vien chiamato col nome di tumore bianco, o con quello di gonat·frococc, o, per meglio indicare il punto di partenza della lesione delle parti molli ed il fatto patologico iniziale più importante dcll'artro·meningite, con quello di sinovite art-icolare fungosa. Siffatte alterazioni morbose da noi preconizzato e verificate poi coll'esame della parte demolita, non potevano, col consiglio dei colleghi, che farmi abbtacciare il partito della demolizione dell'arto quale "extrcma mfio, sebbene le condizionj generali del nlazzetta fossero assai poco favorevoli al buon risultato di una gr~ndo operazione, e le disposizioni del suo organismo lasciassero il sospetto che pill tardi non fosse per isvilupparsi qualche fatale processo viscerale. Convenientemente sottoposto ·il pa2iento all'anestesia clol·oformica, siccome era suo desiderio, e praticata ]a stretta fasciatura cona fascia comune di tela dalla estremità del· l'arto fin oltre al pnnto in cui si giudicò di far cadere il cingolo elastico, anche qui scelsi il metodo circolare a ma· nichetto ·colla consecutiva riuniotlfl obliqua dei margini aù angolo superiore esterno ed inferiore interno, fissato con punti di sutt!ra attorcigliata e rafforzata da listarelle di cerot.to. E fu buona ''entura per me, chè adottando il metodo a lemhi, come per un momento mi balenò alla mente, mi si sarebbe pre~entato il lombo anteriore· scollato per buon tratto dal femore e rivestito di <lotenna grassosa che si era. ·fatta strada negli spazi intermnscolari, che avrebbe forse incagliato H processo cicatriziale. L 'atto operativo venne compiuto colla voluta regolarità, ecl ".il consecutivo andamento del processo adesivo, sebbene


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DUE MESI NEL RIPARTO DI CHIRt:R.GIA.

un po' lento, fu abbastanza -soddistàcente, cbè a capo di 40 giorni la cicatrièe del moncone era .raggiunta . Ma sopravvennero fenomeni polmonali con tosse e febbre vespertina; le condizioni generali si resero ancora più debilitate ed al compimento dei tre mesi e mezzo dalla subìta operazione il Mazzetta moriva, presentando all'autopsia \'aste caveme all 'apice di ambi i polmoni e tubercoli in vario stadio in tutto il parenchima polmonale. Poichè mi trovo sull'argomento delle amputazil)ni,· mi sia permesso di qui incastrart\, a guisa di nota postuma, un breve cenno su di uu altro atto demolitivo che otto giorni dopo di aver lasciato questo ripai·to della chirurgia di Torino mi accadde di eseguire mentre mi trovava alla djre:. zio ne della se;done di sanità P!esso il I corpo d'armata alle grandi ma~ovre nei pressi di Busalla. Per quanto può aver valore un fatto isolato, questo non

sarà affatto privo d'importanza riguardo all'opportunità. delle amputazioni primarie relativamente alle condizioni in cui tromvasi il ferito. Trattasi del sergente Tibaldi, della 7• compagnia del 2° reggimento genio, il quale per l'esplosione di un cartoccio di d'inami te, che teneva n!)lla mano destra, ebbe completamente esportato l'avambraccio fin oltre al stto quarto snpe- riore, presentando in quella regione un'irregolarissima· ferita con isporgenza delle ossa frattm·ate e deturpata nel più orrendo modo da Incerti muscolari e fibrosi. Come suole accadere in cosiffatte ferite per istrappamento, l'emoÌTagia fu ben poco rilevante, per la nota ragione che nei tronchi strappati dalle arterie la tonaca media o museo· lare disposta in fibre circolati che si incrociccbiano ad angolo acutissimo, facilmente si rompe, si accartoccia su se stessa e sotto la protezione del1a tonaca esterna o cellulare moito

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DEI.L.<\. Dli~EZ. DI SASITÀ ~UL. ni TORINO

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pil1 resistente, viene ad occbiudere il lume arterioso e for·

mar presa al coagulo. Non tanto dunque per la perdita del sangue, quanto per la profonda scossa ricevuta, il sergente trovavaai in tale stato d'abbattimento nervoso da far giustamente riflettere se fosse il caso di rimandare a più tardi l'atto operativo indicato. ll polso batteva. a. 65 con respirazione lenta e senso di forte oppressione al petto per avvenuta commozione polmo· monale accompagnata da sputi sanguigni. La stentata parola, l'attontimento delle facoltà intellettuali, il pallore del viso., e un abbandono generale con sofferenze all'occhio ed orecchio destri che erano rimasti gravemente contusi dai frammenti delle sue ossa stesse. convertite in proiettili, com· pletavano il quadro che si aveva sott'occhio. Il procrastinare !'·operazione, facendo una compressione di sicurezza stùl'arteria omerale ammettèva il pericolo di ''edere

sopraggiungere, con una smodata reazione generale, la in· tumescenza infiammatoria della vasta ferita, prossima ad una grande articolazione da metterei più ta1·di nell'imbarazzo sulla scelta del sito ové far cadere il taglio. Col consiglio del tenente colonnello' medico cav. Agnetti e col parer.e dei colleghi presenti, parve miglior partito di procedere senza dilazione all'amputazione, che venne prontit't· mente praticata al 4° inferiore del braccio, giovandoci anche in questo caso del tubo elastico costrittore, che per buona fortuna si aveva nei cofani di noovo modello della nostra. sezione di sanità. Compiuto l'atto operativo nel modo pìù spedito che mi: fu possibile, fu poi sorprendente il vedere l'amputato com· porsi ad -una rassictuante tranquillità, e, col rialzamento dei polsi, godere di tratto in tratto di qualche ora di sonno, e quindi ma.11ifestarsi una moderata reazione, cessare iJ giorno

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DUE ~lESI KEL UIPAHTO DI CHIRUR.OIA

dopo gli sputi sanguigni ed i fenomeni di oppressione del respiro, ed arviarsi cos\, senza rilevabili incidenti, ad una celere cicatrizzazione del mo'ncor.e, completamente raggiunta. al 12° giorn() dal deplorevole accidente. •

P edartrocacc uscito ad esito (h guarigione. - Lasciando ora il campo delle cruente operazioni, e senza abbandonare ancora l'argomento delle infiammazioni croniche articolari, che anche troppo di so,·ente ci accade d'incontrare tra i nostri giorani soldati, eccomi ~ parlarvi di un felice raro caso di guarigione di un pedartrocàce, verificatosi in questo riparto nella persona del caporale Scanizza Giuseppe nel 5° fan teria, della quale guarigione, mi affretto a dirlo, è intie· ramente da attribuirsi i l merito alle saggie cure dell'egregio collega che mi precedera nel riparto, capitano medico D. Cm·asso. I caratteri indubbi della flogosi articolare fungosa con interessamento delle ossa ·del tarso erano resi manitesti da nn dolore fisso, profondo esacerbantesi al piì1 leggiero movimento, dal vistoso ingrossamento del piede nella regione tarsea con atrofia della gamba e delle dita, dali 'esito suppura tiro con marcia a detri ti, dai tramiti inter~rti~olari e fuor uscita di sequestri ossei, ecc., e tutto ciò accompagna~o da un marcato deperimento delle condizioni generale dell'organismo. Tenendo dietro a tutte le fasi del male, dapprima coll"uso opportuno degli antif:logis.tici, mignaLtazioni e ('ataplasmi, doceie fr edde, indi risoh-enti locali; colle cante apet·ture degli ascessi periarticolari, colle fasciature immobilizzanti o coll'uso in terno dei ricostituenti, dopo cinque mesi di paziente cura si ebbe il conforto di • edere arrestarsi il processo flogistico ell effettuarsi quel proHido larorìo della natura, por cui i tc.ssnti prima intiammn.~i si raggrinzano eJ aderiscono


I>EJ.L.'\ lHREZ. 111 ::i.H\LTÀ M!L. DI TORINO

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alle par ti ossee; le fistole ma n m:u.JO si chiudono emettendo nell'ultimo loro stadio non più suppurazione o detriti, ma un liquido traspare nte e viscoso ; le superficie.articohu·i aderiSC{IDO fra di loro per sinechia os::;ea ed osteito ossificante; la sinoviale granulosa ed il connettivo grassoso si a\·izziscono e si raffermano in cicatrici spesse inodulari; si rendono rilevate le condizioni generali, e da questo processo di ripara. zione si viene, c.ome nel caso nostro, a portare a sahamento un membro, sul quale già. pendeva minaccioso il coltello chirurgico, e che sebbene non restituito ad intrgrum potrà tuttavia, nei suoi limitati movimenti, rendersi ancora proficuo.

Adeniti cervicali .- Pe1· chi, anche per poco to!npo, è chiamato a reggere lma sezione di chirurgia nei nostri ospe· dali militari non .Può a meno di sentirsi impressionato d!cl considerevole numero di adeniti, specialmente cervicali, che occorrono a curarsi uei nosLri soldati. Quale relazione esista fra la ''ita militare e la frequenza di queste ipet·plasio ghiandolari non è finora cosl facile il precisare. Valga il CO!Jstàtare: che il loro numero è relativamente ragguardevole, tenuto conto anche di quelle che nel loro esordire vengono curate nelle infermerie dei corpi; che queste accadono nei soldati senza distinzione di arma, e non solo in quelli predisposti per temperamento Jinfatico o per debolezza di costituzione,· ma eziandio in indiYidui robusti e ben costituiti; che occorrono in tutte le stagi·mi dell'anno, ma nòte,•olmeute nell'autunno e sul cominciare dell'inverno; che hanno sede da princi]lÌO piuttosto negli strati ganglionari superficiali della regione del collo, anzichè nei profondi; che compaiono per lo pitt senza precedenti febbrili i. che il loro andamento è lento, quasi senza tnrgorf' infiammatorio e senza COI)1partc~;ipazione della cute; che il piì1 soventi ·si


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DUE )lESI N~;l, IUI'Alri'O 0[ CHIIWRGll

riscontrano in individui che già hanno compiuto il primo apno di fin·ma; che difiÌcihuente si arrestano allo stato ùi indurimento, ~a che passano da questo al rammollimeot.o e

quindi alla suppurazione, talora collà sequela intenniuabile di :seni·fìstolosi c diffusione agli strati ghiandolari profondi con deformi infarcimeuti e postumi indelebili, da cui le lun· ghe degenze negli ospedali e le profondo alterazioni della costituzione tla rendere troppo spesso necessari provvedimenti di riforma. Ciò constatato vediamo se è possibile di rintracciarne U momento genetico. « Tutto ciò che concorre ad indebolire l'organismo, dice " Néla~on, predispone alle ftemmasie ghiandolari. » M:a que· st'~sserzione è troppo vaga, troppo generica, giacchè non sempre le condizioni debilitate dell' individ.uo hanno per costante malllifestazione forme morbose dell'apparato circolatorio bianco, e le cause debililic<tnti, a tenore dblla loro indole e del loro modo tl"azione, ed a seconda delle disposizioni individuali in cui s'incontrano possono esercitare il loro effetto tanto sul sistema osseo che sul ner~oso e sul muscolat·e, anzichè esclusivamente sul sistema linfatico, per quanto im· perio sulle funzioni della generale nutrizione possa a questo ultimo venir attribuito. In quanto alle cause meccaniche (la alcuni addotte, come la soverchia ristrettezza della cravatta, la compressione delle bertellc dello zaino ed il gravitare ùel fucile sulle spalle, ecc., non credo che abbiano un grande valore; imperocchè òggidl l'assisa del soldato, specialmento int.orno al collo, è abbastanza comoda, e gli ingorghi ghiandolari noi Ii abbiam~ incontrati tanto nel soldato di fanteria, quant~ iu quelli d1 ~·avalleria, negli scdtturali, nei carabinieri a cavallo, ed in ogni altra arma. •

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DELLA DlREZ. 01 S.\~1T.Ì. ~Ul.• Dl TORINO

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Putendo da. due fatti : l o dell'importanza. funzionale che gli organi linfogeni hanno nell'ematemesi; 2° della sul'cettibiJità notevolissima che questi dimostrano all'agente reumatizzante, noi abbiamo, a mio credere, iudicati i due grandi

precipui fattori patogenetici di questa affezione. Nel plimo caso si ha un pervertimento della vita di nutrizione e della cr asi del sangue che portando elementi incongrui e malo elaborati nella trama linfatica. viene questa. a trovarsi ostrutta di preferenza in una provincia come quella del collo, dove, a detta del Sappey, i gaugli liufatici sono in vroporzione ossai più numerosi che in qualunque altra parte del corpo. l'fel secondo caso si hanno le cause reumatiche che esercitano quivi la loro diretta azione, inducendo coagulazione della linfa, trom'bosi, obbliterazione e soppressione del movimento circolatorio nei linfatici. Le cause che possono asseg~arsi al primo dei due ordini pa.togenetici accennati sono: l'aria vhiata. Iiei doi·tnitorii ; la malsania delle caserme ; le acque meno sane ; la non confa• cente alimentazione;. le incompiute digestioni ; le perdurate cure dell'animo, ecc. E q~:elle ·da ascriversi al secondo ordine sono : l'azione del freddo umido, la sopprçssione local~ della traspirazione, l'infiltrarsi dell'acqua. tra collo e cravatta in tempo di pioggia, e non ultima, a mb credere, la non accurata osservanza delle norme che devono servire di governo per praticare le prescritte bagnature estive. Per me questa delle adeniti cervicali viene ad essere una questione complessa di igiene, tanto relativamente alle cause che le ingenerano, quanto iu rapporto ai mezzi per impedirne la. frequenza e per facilitarne la cura. Epperciò vorrei vedere migliorate le condizioni di salubrit<ì delle caserme. Vorrei che si tenesse rilevato l'animo .del soldato acciò non l'assalga la melanconia, fonte di dissesti


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DUF. MESI iS"ET. RIPARTO Dr CHIRURGIA

funziornli digestivi e di profonde alter,;zioni nell-o ·scambio dei materiali nutriti l'i; vorrei che si cercasse di evit.are la monotonia del rancio giornaliero; che nnisse scmpolosamonte assegnat.a ad ogni soldato la cubatura metrica di aria prescritta nell'ambiente che gli serre di dormitoio, ed in (!nanto alle bagnature estive prescritte in ogni l)residio, sarebbe a desiderarsi che venissero ell'ettuate colle maggiori possibili cautele, cioè in giornate ed ore sempre adatte, colla appropriata temperatura dell'acqua, e co11a ben fatta prosci ugazione del corpo nell'uscire qa l bagno. In riguardo poi ai mezzi igienici che, come dissi, possono ntlcre ad àgerolure la cura delle malattie in discorso,. mi fac~:io a ma.nifcstarvi una mia opinione sulla località che sarebbe più adatta a dare migliori risultati. Quando si presnnta.no apirettiche e senza complicanze, come lo sono per il maggior nnl?ero, proporrei che v~nisse ro addirittura curati negli ospedali succursali di convalescenza per quelle direzioni di sanità che hanno la fortnna di posscderne~ Nel chiuso recinto dello spedale pr:incip~le noi non filcciamo • che esporre quegli ammalati all'azione del miasma nos)comiale, dopo di a.v~rli S)tfratti da quello dell'aria viziata delle caserme, forse meno infesto. Curandoli invece nei succursali di conrnlescenza, dore minore è l'agglomeramento, l'aria mano inquinata e meno triste l'ambiente, subìte nel mattino le necessarie cur ~ dal medico • sotto la. sua direzione quegli ammalati potrebbero prendere parte alle passeggiate giorcaliere, fruire di un ritto piì1 abbondante e ripara tiro ed attendere nell' istesso tempo alle indirette eme interne fatte coi noti farm ilci di far.ile a.mmi· 11istrazio~e, come sono l'olio di fegato di merluzzo, i prepa· rati iodici, ecc. Io non 110 toccato che di volo questo argomento delle ade·


DELLA. DIRI~Z. DI SANlT.~ MJL. Dl TORINO

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nopatie cenicali, sebbene di tanta importanza pel nostro esercito, e rimando volentieri i miei colleghi uditori all'assennata memoria, piena. di erudizione e di bei concetti, scritta in proposito dal tenente medico dottor Persichetti, col quale su per giù si viene a C<~dere d'accordo nel ribattere il chiodo sui non mai abbastanza inculcati provredimenti di militare igiene. • F~·stolc andli.

- Si ebbero nel reparto due casi d1 fistole illl'ano, una alta. sir,ca 4 centimetri, alquanto sinuosa, cieca, . esterna, che, resa convenÌentemente completa, venne operata col metodo classico del Bpycr, deli 'incisione; per l'altra, che solo di poco tratto distava dal margine dell'ano, bastò per l'in- · cisione l 'impiego di una gt!ida sottile e pieghevole . •

F erita al labbro. - Una guardia doganale ebbe in una rissa esportato di pianta il terzo medio del labbro inferiore per morsicatura fattagli da un suo compagno. La ferita descriveva una lettera V, coll'angolo inferiore che corrispondeva all'intemo ripiegamento della mucosa del labbro sulle gengive, accompagnata da incontinenza della. saliva e da impedita pronuncia delle lettere labbiali. Poichè fa ferita. era stata fatta da alcuni giorni, ed in parecchi punti già a\·eva incominciato a ripararsi, con un duplice taglio netto di forbici si cruentarono e si regolarizznrono i margini, che fissati con tre punti di cucitura. attorcigliata. e rin torzat.i con alcuni giri di listarelle di diachiJon, raggiunsero presto una cicatrice perfett.1. appena. lineare. . A vvcletlCLiìiétdo acuto llér Ù1gesf·imte di. {ogUa di fabacco. Pongo termine a questo mio disadorno scritto con un triste fatto, il quale varrà a farvi conoscere fin dove possa giun-

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gero la :3tolta cocciutaggine di alcuni fra i nostri soldati allo sc:opo di ottenere la riforma c metterei in avvertenza contro la possibile e\'enienza di consimili accideuti. YelLre Gio. Battista, soldato nE>l . distretto militare di Torino, natiro di Pm·torano, Caserta, di esili forme corporee e di debilitate condizioni generali per le lunghe degenze che in ripetute \·oltc area fatto all'ospedale, pensieroso e taciturno per alJitniline, da _pochi giorni arca fatto })a,;)o:aggio da un repart,o di medicina a quello di cl1irurgia per asct•sso nlla mauo rles t~·a, che renne tosto aperto. I n· una delle succes-. sire visite, nel rinnovare la medicazione alla mano, egli si fece ad allegare palpitazione di cnore, invitandomi anzi ad un attento esame della ~egionc cardiaca, dal quale io, escludendo affatto la esistenza ùi viz! organici nel111iocardio, altro non rilerni d10 uun lèggicra iperazioue nei morimenti del cuore, da non richiedere per il momento alcun l)roncdimento. ~1entre le condizioni locali dell'ascesso rolgenno ad evi· dente miglioramento, c mentre mi proponera di rimediare con un trattamento ricostituente all'esagerata motilità cardiaca, che in buona coscienza ri tenE~rn di]lenclente dalle sue còndizioni ùi debolezza , un ma t tino il V oltre improHisamentc accusa : notte in!<onno per dolori che si estendcrano ùalla parte posteriore delle coscìe lungo ambi gli arti, per· dita dell'appetito, conati di ,·omito e sete intensa. coll'aggiuuta dci seguenti sintomi subbicttiri, cioè p~Jso dE'presso. ~tupiditi1 e pallore della facria, pupilla dilatata. e lingua arida c ncnu:tra. Ignaro affatto della causa per cui in modo cosi repentino mi venint messo da,·anti Ul1:l sindrome fenom enica di t.anta graritù, io fantasticaro colla mente per farmi un concetto diflgno~t.i eo e quinùi arerc uu punto di pttrtcnza per le in-

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UEJ,LA lllREZ. Ul SA~IT.\ MIL. Ul TORINO

ài~,;-azioni a seguire, quando

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venni fatto accorto dal caporale ed infermieri del repart<>, i quali uel raccomodare il letto dell'inlcnno mi dicevano di aYervi rinrenut<T sotto il guan· ciale sette od otto mozziconi di zigaro. Non vi era più dubbio per mc; ·e coll'implicita confe:>s ione <ien·aromalato io reni va lHu· troppo a conoscere che si trattara di an-elenameuto acuto per inge::;tione di tabacco. Non si è potuto sapere quale ne sia stata la qnautità ingoiata, nè da quanto tempo il Yeltre iusistessc nel malaugurato intento, ma per un individuo giiì indebolito e che non arcra mai a\·uto l'abitudine di fumare o masticar t.lbacco, inclinerei a credere ch'egli, nell'intendimento eli si· mulare la pal1)itazione c;li cuot~e, abbia ]ler ripetute volte trangugiato anche non grandi quantità della foglia nico· ziana, e che il reueficio abbia antto luogo per eft't:tto cumu· 1atiYo del tossico. Non tardai a mettere in campo il trattamento indicato per questo f\peciale avvelenamento, e fatti i tentativi per pro. vocare il romito colla titillazione d<>llc fauci o coll'ncqua tiepida, somministrai l'infu=-o di entrò, l'acido t~tnnico, purgativi o clisteri drastici ; prescrissi in seguito le st.rofu1azioui con pomata di stricnina sull'addome, e ricorsi anche all'elcttl"icità, in~isten<lo su tale indicazione per due intieri giorni, rNt pur troppo indarno. Un'ostinata, inYincibilo inerzia intestinale con paralisi degli sfintt'ri rese scnz'cffetto l'anJministrazione dei drastici e di ogni altro farmaco impiegato. Comparivano alternati sudori profusi e tremiti muscolari, cou impulso cardiaco debolissimo, si fece paralisi della Yescic:a orinaria. quindi ,·cnnero le lcggiere convulsioni, il de· lirio, la respiral\ioue brere, la disf<lgia, il sopore ed il coma, finchò snl misero Veltrc, Yittima al certo dci malevoli sug· gcrimenti di qu::lltbc sno compagno, renne a stendersi l'ul· tima fun erea notte.


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DUE >\IE:$1 ·~EL REP-\R'rO DI ClllltURGIA A TORINO

All'autopsia si riscontrò: iperemia delle meningi e del mi· dono allungato; siero torbido nello speco vertcbrale; cuore piccolo e fiosci<J con poca quantità. di siero nel pericardio; ipostasi polmonale posteriore; placche echimoticl-e nella mu· cosa del duodeno e prima porzione del tenue; intestina in· gombre di materie fecali ed una matassa di elminti nella. cl oaca del retto. Torino, 3 febbraio 1878.

Dottor ARRI ENRICO. lll aggio1-e med i co


LA PATOGENESI DELL'INSOLAZIONE

• STUDIO CLINICO

• Qui b•me <H~tinguit ncn<> judicabit El iJl'lle medeiJitur. •

T.

I benefici e salutari effetti, che l'azione del sole produce sull'umano organismo, colpirono l'attem:ione dei medici tino dalle epoche piit remote. Infatti, i greci particolarmente riconobbrro nei raggi 8olari la virtù di rinvigorire le attività funzionali degli orgn.ni o tl' impdmere ai tessuti una norel la energia vitale. A. questo fine costruirono nelle loro abitazioni una spe::ie di terrazzi ( sol:.lria ), per dove i conralcscenti, i deboli, i vecchi dovevano passeggiare in alt· unc ore del giorno (1). Se per tali ragioni l'azione del sole fu da quei cultori appli· cata all'igiene cd alla terapia, non per questo sfuggirono alla loro sagace inrc::tigazionc gli altri suoi elfetti dannosi e micidiali. Chè anzi, dagli ste,;si la si ritenne, se prolun-

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0) :\egli anni pilssari, fna·s~ ati iauit:ozionC', il \'anzetti d i Pado1·n pr escri''eva t·esposizit,no ai J•:q.{~• snl:tri ai tnalati di .al'tropntìe n lento corso. Credo superfluo l'icol'(laa·e in pl'oposito come in ogni età e n:!zi one il cnlorico sia stato usati) qunl'l 1'1\lavolissimo mezzo curat i1·o. !.'uso di esso :nelle malallie in1m·ne cd ('sterno si fa :anche ni giol'Oi nostri colla sahùia, c o i p:tnnilani risc:~ldati, I'OI f~a·a·o ro,·cntc, col b:tgno caltlo e col hagno dC) llO a vapore, ccc.

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LA PATOGENESI

gata o continua, per una delle tante cagioni valeyoli ad • alterare l'esercizio delle organiche funzioni. Di ciò fanno fede lo autore\'oli monografia trama!lateci col titolo: Dc cerebri cscitamento et de cphemera ab inso· lo tione.

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So consultiamo un poco gli annali di meùidna d~le epoche piì1 VJCJOe a noi, di leggieri si ossona come l'insolazione ]'ùr la straordinaria violenza dei suoi fenomeni e per le sue vittime, andasse prendendo un posto sempre più distinto nei quadri nosografìci. Ciò nullameno dobbiamo convenire che la patogenesi di questa malattia sia rimasta sventuratamente oscura nel campo delle ipote:;i. Difu.tti alcuni ammisero un 'alterazione del sangue, aJt,ri una violenta congestione acuta dell'encefalo con lesione dei centri nervosi i altri inrece una congestioue polmonare i mol ti una compressione del cervello dilatato dal caldo. In ultimo,

la maggioranza dei fisiologi crede ad nn 'alterazione dei rn u·

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scoli stria ti. Queste sva1 iate ipotesi, mentre ci palesano da un lato quanto intricata sia la quistione che proponiamo al nostro studio, rivelano dali 'altro a chiare note l'impotenza della terapia, la quale, cercando un sicuro indirizzo in mezzo ad esse, riuscì sempre sintomatica e mai essenziale o definitin, quasi sempre dubbia e mai razionale, più che efficace, palliativa, inutile o dannosa. Se si vuole restare a sufficienza conduti di quest'aSierziooe, basta gettare uno sguardo al numerq dei morti riportati nelle annuali statistiche sanitarie degli eserciti, le quali per amore di brevità qui non riferiamo. Ma, l'anatomia patologica, che colla fisica e colla. chi· mica forma. pel professore Heschel la pietra di saggio in medicina, cosa ha rh•elato intorno al processo morboso del· l'afl'eziono in discorso?


D.E LL ' 1:\SOLAZ IONE

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Quella face luminosa finora non seppe in maniera alcuna rischiarare questo punto di fisiopatologia interessantissimo per la medicina milita1·e. A dimostrare la validità. di tal proposizione valgano lo note ne.::roscopiche raccolte: nei morti per insolazione. Difatti, il reperto aoatomo·patologico ha riscontrato sempre l'esistenza di stasi e stravasi siero-sa.nguinolenti nello meningi, nt'i polmoni, nei reni ; il cuore s'fuistro rimasto vuoto e contratto, il destro, colle grosse vene, pieno di sangue nero e prosciolto. Il Virchow trovò anemia negli organi per vuotezza dei ca· pillari. Essendo queste le lt'Sioni anatomiche dell'insolazione, chi mai vorrà crederle valeroli a spiegarne il processo morboso, di cui esse non rappresentano altro che le ultime manifestazioni ? L' incumbenza, a mio avviso, di risolYere sì importante qui.stione, d~:vesi affidare alla clinica indagine. La quale, coadiuvata da. tutte le altre mediche discipline, come giu· sta mente si esprime il prof. Murri (l), ha il sublime ma n· dato di riordinare, mercè una razionale terapia, l'alterata funzione degli organi e dei tessuti. Difatti, come non si possono avere notizie dello stato fìsio· logico del corpo umano senza conoscerne l'in ti ma organizza. zione, così non si può ottenere una precisa contezza dello state patologico (cui debbono dirigersi i mezzi terapeu ti ci) senza averne indagato il modo col quale esso siasi ordito e formato. In ciò precisamente consiste l'opera sublime e scientifica della clinica investigazione. Informati noi da questo principio, che non ammette dub· biezze di sorta, tendiamo di arrivare a conoscere la vera (l) La clinica come scienza e cvm e a1·te, prelczionc del prof. AUGUSTO Murutl (Giornale Lo Spet·tmentatc, anno XXX).


LA PATOGE~ESI 900 patogencsi dell' insolazioi;Je, investigandone attentamente ln. clinica immagine. Io, nella difficile ricerca, metto a profitto quella da me studiata nei pochi casi occorsi alla mia osservazione.

II. Nelle grandi manovre del II corpo d'armata, cui prese parte il 3° battaglìone d'istruzione, sulla strada Frara·S. Siro, il 31 agosto dell 'anno passato, si avverarono vari casi d'in· solazione. Due sgraziati colpiti in una maniera rapida, cessarono di vivere poco tempo dopo l'infausto avvenjroent.o. Dessi furono un certo 0 .... Ernesto, caporale nel suddetto battaglione, e C.... Pasquale, soldato nel 4° reggimento bersaglieri. Altri, che mostrarono i prodromi dell'accidente in parola, non tardò molto tornassero al primiero stat:> di salute. Si deve ciò nondimeno fare eccezione da un grado di stanchezza., di cui questi si lamentarono per la durata di due giorni. La forma clinica presentata da quegli ammalati, riuscì a me nuova per guisa che suscitò oltremodo la mia meraviglia. P er fa.rmi un criterio delL'l sua entità patogenica, ne rac• colsi, come meglio mi fu concesso, i fenomeni nella maniera colla quale si svolgevano. Ed ecco quanto potetti osservare : Gli individui malati si trovavano sdraiati o sulla strada. o nei fossati che la costeggiarano, per lQ più nella posizione l'CSUpina. Interrogati sul loro stato di salute, alcuni rispondevano monche parole, ed altri sembravano essere immersi in un sonno dal quale era difficile svegliarli. Dalle risposte dei primi conoscemmo come essi si sentic;.


D8LL' INSOLAZIONE

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sero incapaci a proseguire la marcia, perchè stanchi e addo· lorati nel capo e nell'epigastrio. Di questi due a\"evano conati al vomito, ed altri vomitavano sostanze liquide commiste a materie alimentari da poco ingerite (1). Alcuni infine pieni di ansietà e di a1nbascia accusavano vertigine, offuscamento di vista, e dicevano sentirsi il cuore

(sono lo loro istesse parole) volere uscire dal petto, dalla bocca. Colla ispezione, osservammo alcuni bag·nati da profuso su<lore, altri invece che mostrayano una pelle arida ed urente. L a pupilla di questi not.wasi dilatata e il viso pallido, in ('ambio il volto dei primi era rosso acceso. La tisouomia vedevasi atteggiata all'orgasmo, allo spavento, al dolore. Nel povero 0 .... oltre ai citati fen::>meui, si notava un l cggiero grado di trisma ; poca quantità di liquido spumoso negli angoli labiali; delle convulsioni cloniche circoscritte negli arti t.oracici ; in fine una non lieve disfagia, riconosciuta dalla impedita deglutizione dei liquidi. La respirazione era a tutti frequente ed a1Jsaute, eccet-

tuati l'O .... e quelli rinvenuti nello stato quasi di sonno, nei quali la si vide a tipo diaframmatico e lenta. Nei precordii di tutti si misurava la forza esagerata dell 'impulso cardiaco, piil ancora colla palma della mano, che veniva sollevata cogli abiti. L 'ascoltazione del torace rivelava per i polmoni un murmure vescicolare aspro ed intenotto; e per il cuore i toni tumultuosi e indis tinti. L e radiali davano pulsazioni frequen ti, cèleri ed irregolari, punto in attinenza colla forza impulsiva del cuore. (l ) Tuili gli ammalati di cui si parla, furono osservati nello. seconda metà della marcia, cioè, dopo i.l grande atto. 1\:on so se dcbbasi tenere a calcolo il cibo do. lot•o preso in quel b reYe riposo, oppure i raggi solar i più cooenti di quelli del mattino.


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PATOGENESI

Nell' 0 .... il polso cardiaco era. in perfetta. antitesi con quello arterioso. poichè em il primo apparentemente gagliardo e tumultuoso, il secondo esile, fuggevole, languido. In questi la re;:~pinzione si rese in seguito anche più lenta; l'ascoltazione diede a conoscere i caratteri di un incipiente edema polmonare (l); e il cuore seguitò ad essere concitato nei suoi movimenti quasi sino alla morte. È degno di singolar menzione che, mentre le funzioni cerebrali e polmonari dell'Ottoni erano per cessare completamente, i moti del cuore tanto. per energia che per durata. e regolarità, sembravano avvicinarsi ai fisiologi . Ma, oh quale orribile cambiamento ! 'l'utto ad un tratto fu avvertito dalla mia mano, tenuta. sulla regione precordiale, sostituirsi a quei movimenti pseudofisiologi, una oscillazione dell"intero organo. Quel l 'oscillazione mi die<l'l a conoscere come il .cuore fosse in quel momento preso da nn tremito, che, durato alcuni secondi, cessò colla morte dell' 0 .... Se la forma morbosa delr insolazione è veramente tale quale osservammo, chi non vede quanto sia ma.i grave e complicata la sua patogcnesi ~ E valga il vero: il pàllore e il sndor freddo, la respirazione affannosa ed i tumultuosi battiti cardiaci, il polso esile e vuoto, l'alterazione delle psiche e l 'al te rata. sensibilità, la stanchezza muscolare e il sonno, la pelle m·ente ed arida, il dolor di capo e la vertigine, il Yomito e la cardialgia, sono sintomi tutti, che svoltisi in breve tempo , denotano senza dubbio una profonda e gra\'e alterazione del generale organismo. Se ora colleghiamo fisiologicamente i sucsposti sintomi (l) Per qnesto dalo obbiettivo si praticò un salasso al braccio sinist ro.


• DELL'INSOLAZIONE

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dando a ciascuno di essi l'intrinseco valore, c.hiara ne apparirà la ordinata successione. P er il che, affine di far procedere bene innanzi questa iuda.gine, io credo debbasi il quadro clinico della insolazione scindere in. due serie fenomeniche. La prima delle quali appartiene al sistema cardiaco-polmonare, l a seconda all'apparecchio ner voso centrale. 1\{a qual nesso passa fra di loro ? La prima origina dalla seconda, oppure questa è una dipendenza di quella? Ciò dedurrerfto dopo un'accurata investigazione dei momenti causali.

lll. Nelle marce eseguite durante l 'estiva stagione oltre una atmosfera rarefatta e piena di cocenti polviscoli, due fattori morbosi si presenta,no alla nostra considerazione: A, il moto; B, il calorico. Or bene, a quale dei due apparecchi nominati alla fine del precedente capitolo, si dirige primitivamente l'azione di questi agenti speciali? Per esperienza individuale si sa che il moto massime eccessivo, determina eccitamento all'organo centrale della cir· colazione (t). (1) f>,er convincermi ancora una volta della verità di questo fatto, ho voluto sperimentnrlo su me stesso a scendendo una coluna a tutta corsa. Ecc· one il risultato: Dopo alquanti pass i ho sentito il cuore battere più del n ormale e la res pirazione fat"l'i ft•ec1ue nte , quindi l'impuls o cardiaco s i reso più forte e c·olla g innastica re5piratoria divenne fre quentissimo. Tn sist<>ndo nella prova, g li urti c::u·diaci si fecc t•o tnmulLttosi, l' atftb nno indescrivibile , una stanche zza. non mai sentita alle gambe ed un les::;i<'rO gl'ado di ,·erlig ini mi costrinsero sllraiarmi. s e bbene la collina avesse nna piccola pe nclenza verso il nord, lutt:wia de vesi te nere a calcolo nell'esperimento In diminuzione della pressione a tm osferica.

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L:\ P.ATOGENESI

Questo fatto devesi attribuire agli effetti della meccanica muscolare, vale a dire all'aumentata termogenesi animale e al maggiore sviluppo di acido carbonico. Di vero: imparammo a conoscere mercè la fisiologia che ogni muscolo in contrazione e perciò in lavoro consuma o:;sigeno, e che per quanto ossigeno si consuma, altrettanto calorico ed acido carbonico si svolge. • Ziintz e Rohrig hanno non ha guari dimostrato sperimentalmente che nel tessuto muooolare sia la sede dell'au mentata produzione di calorico ; imperocchè sembra-che nell'istesso muscolo preralgano gli atti nnali dell'ossidazione di carbonico; donde il noto fatto che l'attività dei muscoli si accom· pagna a notevolissima esalazione di acido carbonico. Acciocchè non si avveri nella economia un accumulo di .. <1uesti malefici prodotti, il cuore ed i muscoli respiratori sono costretti a duplicare i loro poteri funzionali, per abbandonarli sulla superficie polmonare cutanea, renale, ecc. Da ciò si spiega. l 'accelerata respirazione, l 'attivitì\ delle glandole sudoripare e l'aumentato perspirabile cutaneo, che si avvera negli esercizi muscolari. Sebbene questa proposizione non abbia bisogno di riprova; tuttavia giova qui citare alcuni fatti sperimentali ed osservazioni cliniche. Elevanùo la temperatura del corpo, vuoi riscaldando l'ambiente atmosferico, vuoi immergendo le mani cd i piedi in acqua molto calda, i battiti cardiaci aumentano in forza ed in frequenza. A questa istessa conclusione ci conducono le ricerche di Fordye, Be.rr e Blagden. Difatti i moti cardiaci di un uomo, posto in un ambiente risca.ldato fino a cento gradi, addivennero frequenti e concitati, la pelle rossa, le rene superficiali turgide, il t raspiro

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UELL 'INSOLAZlON..E

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e il sudore abbondante ; infine la prostrazione, la cefalea, la vertigine obbligarono a por termine all'esperimento. Ora, lasciando da parte queste ricellChe, vediamo quali va1el•oli prove ci offre a considerare la fisio-patologia e la clinica. Le sistoli del cuore di una rana asportato da un certo t empo, essendo affievolite, ridivengono più energiche e più f.requenti quando l 'organo istesso si esponga ad una temperatura piit elevata. La l enta r espirazione e gli evanescenti polsi degli atfa. mati presso a morire, non si rialzano forse per l 'aggiunta del calorico ? Non è il freddo che diminuisce nel calore febbrile la frequenza del polso e del respiro? Parli l'osservazione clinica fatta intorno l e gravi cardio· patic, svoltesi per sovercbio esercizio corporeo, delle quali il dottor Friiutzel ba pubblicati alcuni casi (1). Gli uomini da lui sottoposti all'esame erano soldati che furono trovati perfettamente sani al prinjpio della gnena franco-prussiaua. Al termine di questa campagna, sedici di essi mostrarono il ventricolo sinistro ipertrofico, due il destro, tre erano affetti da ipertrofic di ambedue i ventricoli ed altri presentarono d!}atazioni e sfiancamenti ventricolari. P arlino infine le a.lterazioni materiali e funzionali del cuore, che si sono verificate per l'alta temperatura di alcuni processi febbrili. Il Liebermeister, dopo a ccurati studi ed esatte statistiche, fa,tte intorno al calore dei febbricitanti, conclude : l o Che la frequenza delle contrazioni cardiache si trova in rapporto costante coll'elevata temperatura;

• (l ) .'l ledtcal Ttmes 1873. G. di ;u cd. M. 27.


906

LA PATOGE:'\ESI

2° Che le alterazioni materiali del cuore sono la per· dita delle sue strie trJ.sversali, ed un intorbidamento granuloso dei suoi fascetti primitivi; 3° Che perciò il miocardio addiviene pallido, flaccido e lacerabil e. Dal fin qui esposto emerge chiaramente che il moto e il calorico sforz:tndo le potenze muscolari, agiscono direttamente e primitivamente sull'apparecchio cardiaco-polmonare esage-

randone gli atti funzionali. Ammesso questo fatto come incontestabile, ci domandiamo noi per quali ragioni esso si determina? Il calorico e l'acido carbonico nell'insolazione agiscono direttamente sui ganglietti intrinseci del cuore e sulla irritabilità della sua fibra muscolare ; oppure hanno un'azione di· retta, massime nei polmoni, sulle fibre terminali del vago, d'onde poi l'aumento d'azione reflessa nel midollo allungato? Questo fatto sembrami molto verosimile, sebbene l'Haller facesse dipendere i moti del cuore dalla sola irritabilità muscolare (1). Gli studi i e gli esperimenti del Trau be, di I3ezold, Lnd· wig e Thiry comprovano chiaramente le nostre vedute. Difatti essi hanno dimostrato con prove irrefragabili : l ° Che nel midollo allungato e~iste, oltre il centro respiratorio, un secondo chiamato vasomotorio ; 2° Che eccitati questi centri d'ionervazione, sia per via. diretta o reflessa., l'apparecchio cardiaco·polmonare ed i nervi vasomotori subiscano una modificazione nelle attività delle loro funzioni. (l) L'opinione dcll'll;tller h·nver·ebbe una conferma n egli esperimenti pra-

1ìcatì sui c;tn i r.ol cUI·aro. Difatti, mentre il sistema ner1·oso cardiaco re~tn paralizzato dun·azione 11<'1 cur nr o, il miocru·dio :<<>gnira <• cont rarsi. Ma ciò non ;wrcbbe il valore d'intlrmare gli c•JH!rim('nti del Tranlw, di nczold, ecc.


OELL'INSOLAZIO:SE

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Impertanto qui giova richiamare a. memoria, prima di procedere all'indagine della jpatogenesi dell'insolazione, alenne nozioni di anatomia e di fisiologia del cuore, che rias· sumiamo nella maniera seguente : 1° Che i movimenti del cuore dipendono: a) Dall'elemento contrattile delle fibre striate; b) Dall'innervazione dei suoi ganglietti, e dal plesso nervoso intrinseco. 2° Che i primi si trovano posti nel solco coronario, nel solco interauricolare, nelle foci delle vene cave e polmonari; che il secondo è costituito dal ricorrente dato dal parvago e dai tre nervi cardiaci del gran simpatico, emergenti dai tre gangli cervicali, cioè dal superiore, medio ed inferiore. 3° Che gli uni e gli altri formano due sistemi nervosi, Yale a dire il primo detto muscolo-motore, il cui centro ri· siede nell'apparecchio ganglionare del cuore istesso, al quale si unisce specialmente il gran simpatico. Il secondo è il regolatore o moderatore del cuore, il eui centro trovasi nel midollo allungato e viene rappresentato d'ai nervi vaghi o pneumogastrici. (Weber, Ludwig, Wolk:mann).

IV.

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Il rapporto, sebbene incostante, che esiste tra la frequenza del polso e quella del respiro, cioè che per ogni quattro battiti cardiaci vi ha nello stato normale un solo ritmo respi· ratorio, prova ad evidenza la reciproca relazione di funzionalità, che si trova tra il cuore ed i polmoni. Laonclc è naturale che al disturbo della meccanica del primo debbc seguire necessariamente un'alterazione in quella dei secondi. Di leggieri si comprende come ciò non possit avverarsi

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908 LA PATOOENESI nei gradi lìe,·i di accentuazione cardiaca; imperocehè, an· montandosi l 'afflusso di sangue nell'apparecchio polmonare, se ne accresce in guisa il deflusso che la piccola circola· zione toracica rimane inalterata. Ben altrimenti vanno le cose, se si supponga che le diastoli e le sistoli si succedano con tanta celerità, come nel moto eccessivo, da far perdere quasi al cuore il suo tem· pnscolo di riposo o di nutrizione. In questo caso gli effetti contemplabili sotto il punto di vista anatomo-fisiologico, sono i seguenti: Sulle prime i capillari polmonari, essendo sotto una pre.ssione maggiore di sangue, si dilatano in modo che si stabi· lisce in essi una vera iperemia. Più tardi, persistendo il clisturbo dell'idraulica cardiaca e nel tempo istesso i suoi fattori (moto e calorico), le altera· zioni anatomiche, chimiche e funzionali dei polmoni debbono di necessità aumentare. Per il che all'iperemia delle cellule polmonnri tiene die· tro un notevole rimpicciolimento del loro campo respiratorio e più tardi anche una liere trasudazione sierosa. Ma tanto quella che questa formando un grave ostacolo al pk· colo circolo, costringono il Yentricolo destro a maggior la· voro con danno della nutrizione del cuore. Scemato per tali ragioni lo scambio gassoso polmonare, chi non vede come il sangue vada a sat?rarsi d 'acido car· bonico, mentre poi si ha una notevole diminuzione delle pe1·· di te di calorico ? l\Ia il calore e l'acido carbonico, che costituiscono gli elementi causali dell'insolazione, valgono ·ad eccitare fortemente il midollo allungato. Questo fatto ci viene molto bene confermato dagli studi del Traube e dagli esperimenti del prof. Fick.


• DELL' rNSOLAZIONE

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Di vero, il primo dice che l'acido carbonico, prodotto della combustione organica, sia lo stimolo normale del midollo allungato; ed il secondo dimostra, cogli esperimenti eseguiti sui cani, che l'alta temperatura del sangue circolante nel cervello eccita ad oltranza il centro respiratorio. Ammessa la verità di quo ~te due proposizioni, vediamo quali siano gli all'etti che ne emergono nell'insolazione. Se l'acido carbonico nella quantità richiesta costituisce un agente fisiologico per la funzionalità del vago, come ba dimostrato il Traube; è naturale che esso si cambi in fattore patogenico quando la sua impressione, portata sulle fibre terminali di quel nervo, diventi qualitativamente e quantitativameute anormale. Per il che fu osservato nei nostri malati la respirazione addivenire frequentissima. Ma l'eccitamento non si arresta di certo alle fibre terminali del vago , invece, vuoi per via rofl ossa, vuoi per via diretta mercè un sang ue poco docarbonizzato, esso si propaga al midollo allungato e quindi al centro vasomotorio. In queste contingenze cosa ci insegna la fisiologia sperimentale? Da essa desumiamo che il nominato centro nervoso, sotto un'anormale eccitazione, valga a produrre una contrazione delle arterie della circolazione periferica, ed un aumento della frequenza del polso, per l 'azione diretta cb 'esso ha sulla oircolazione coronaria. Ma, se ciò è vero, quali saranno mai gli effetti morbosi c1Je ne potranno emergere? Non vi ba luogo a dubbiezza; essi si compendiano, a mio avviso, l • nell'alterazione del potere regolatore della temperat ura animale; 2• nel disturbo sempre più crescente della funzione cardiaco-polmonare.


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LA PA'tOGENESl

Come ciò si avveri nell'insofazione, ce ne faremo ragione nel seguente capitolo.

v. ]~ indubitato che col restringimento del calibro dei vasi ar-

teriosi periferici, dimostratosi a noi col pallore generale, colla pelle arida ed urente, siasi alterato il p:>tere regolatore della te mpera tura animale. loi'aW, l'aumentato pcrspirabile cutaneo e l'attirità secretim delle glandole sudoripare, costituiscono nell'economia il congegno spPciale di refrigerazione. «La periferia del corpo, ci dice il Murri (1), fatta per tal « guisa calda e bagnata, di,·enta uua laTga. superficie di era« porazione d'acqua; la quale possedendo un calore latente " di C\' aporazione uguale a 537, sottrae al corpo grandis:~ima

" quantità di calorico. ,. Se il corpo umano non soffrisse questa perdita continua, l'uomo soccomberebbe in tm giorno, restando ucciso dal proprio calore. :Ma è logico il dire che disturbata la irri5 azione sanguigna periferica per la contrazione delle arteriole cutanee, il vitale compenso deve alterarsi gradatamente fino alla sua completa. cessazione. Che se adunque al calorico eccessimmente prodotto per gli aumentati processi bio-chimici, si uniranno le altre quantità che, per il suddetto disturbo del potere regolatore della temperatura, vengono ritenute nel sangue e uei tessuti, è naturale

(l) Del 1'01c1·e •·egolato•·e <Iella temJICI'atw·a an/male, st udio et·itico ~'perimcutale, 1873.

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• TI ELL 'I NSOI.AZIOXE

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che la temperatura del corpo si deve ele\'a.~e nell'jnsolazioue fin o a 44 gradi, come è stata riscontrata. Tuttavia ciò non basta : colla ritenzio:te del calorico e dell'acido carbonico vengono ritenuti nei tessuti eziandio i prodotti di riduzione organica, destinati a far parte del sudore e del perspirabile cutaneo. J~aonde la leucina., la tirosina, l'acido sarcolnttico, l'urea, l 'acido urico, il sudorico, ecc., restando nell'organismo, diventano i potenti modificatori della composizione chimica e molecolare del sangue. Per tal guisa, crescendo sempre più l'elemento causale dell'eccitazione dèl midollo allungat ), massime del centro respi· ratorio e del vasomotorio, la meccanica cardiaco-polmouare acquisl1., come noi osservammo, il massimo di celerità. Questo disturbo funzionale, mentre tenderebbe a dinotare • di quali forze dispone l'organismo per Hberarsi da un soverchio stimolo, -che circola nel sangue e nei tessuti, ci ofl're a considerare como esso da effetto passa ad essere causa di ulteriori alterazioni organico-dinamiche. Difatti si sa per legge naturale che all'eccitamento continuato e crescente dei poteri fisiologici deve seguire l'esaurimento di essi. In conseguenza di che noi ci possiamo spiegare c:me la meccanica rt>spiratoria dell'O.... da frequente ed ansante cho era, divenne lenta e tarda, e come in seguito fu vista sospendersi quando il c.nore seguitava ancor a abattere con frequenza ed energia. Quest'ultimo fenomeno, che colpì la nostra mente, trova la ragione della sua esistenza 11ell'altro fatto sancito dalla fisiologia sperimentale, cioè che, paralizzato il nervo moderatore, il cuore passa in balìa del gran simpatico. Il De Martini dice che ciò debba attritmirsi alla natura del sistema gangliouare, il quale risente meno della midolla allungata il diretto dello stimolo sangmgno .

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• LA l:'ATOUI!:N~SI

Per conf13rma~:o la suddetta opinione, credo siano valevoli gli esperimenti del Pelagia. Questo osservatore asserisce che i moti accelerati e vigorosi del cuore di nn cane reso anemico per ripetuti sala~si si moderano facendo respirare all'animale una certa quantità di ossigeno puro. Il cardiopalma e la respirazione breve e frequente delle clorotiche e degli anemici a noi offre in proposito un esempio lucentissimo. Una eloquente riprova del fatto da noi osservato troviamo uell "immagine clinica delJa meningite tubercolare. Nel primo e secondo stadio di quest'affezione per l'eccitazione cagionata al vago dai prodotti flogistici, la ftequenza del polso diminuisce. Nell'ultimo invece avvenendo la paralisi delle fibre del vago, il polso di1•enta oltremodo frequente. Alla paresi o paralisi del vago e quin<li dei suoi rami rappresentati dallariugeo superiore, dal ricorrente e dal faringeo. • debbonsi o.ttribuire le parole monche o spezzate nonchè l'i m-

pedita deglutizione dei nostri malati. l/oppressione all'epigastrio, la gastralgia, la. nausea, il vomito ed altri simili fenomeni osservati sul principio della malattia, non dipenrlono forse dalla sopraeccitazione del vago, propagatasi e'liandio al plesso gastrico? Valga in conferma di ciò l'osservazione di Uodct, il quale narra cbe per causa dell'insolazione molti cara11i delresercito francese venivano in Ispagna attaccati da coliche violente e mortali. Ma per quali ragioni i poteri funzionali del midollo allungato e dei suoi centri d'innerntzione (il respiratorio ed il vasomotorio) derono passare dall'attività. al rallentamento e da questo, pil1 o meno tardi, alla loro completa sospensione? Forse per l'emporazione del veicolo acquoso e la coagulazione de1Je sostanze albuminoidi, di cui abbon.Ja quell'intri-


DELL'INSOLAZIONE

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cato sistema ; oppure per la mancanza di ossigeno cui tutto si deve il proce.-;so nutritivo e funzionale di esso? • Quando le eccitazioni dei nervi della vita vegctativa divengono troppo numerose' e rapidissime, esse cessano di provocare atti fu nzionali, divenendo cause di perturbazione e di arresto. CL Bernard (1). Le gravi conseguenze poi che emanano dalla eccessiva frequenza delle pulsazioni cardiache, consistono nella debolezza delle contrazioni istesse del cuore. Di vero, la clinica ba molte ''olte dimostrato che la debolezza e la frequenza del cuo_re producono i seguenti due fatti , da noi riscotrati nella forma morbosa dell'insolazione, e che furono più tardi confermati dall'autopsia. Essi sono : a) L'incompleto riempimento e vuotamento del ventricolo destro diagnosticato coi fenomeni del rallentamento del circolo, massime colla cianosi e coll'edema polmonare ; b) La vuotezza del ventt; colo sinistro, rivelatasi colla anemia arteriosa, coi polsi vuoti e fuggevoli, colle lesioni ?elle facoltà intellettuali, infine colle convulsioni. n grave disturbo circolatorio or ora accennato, è stato con fermato specialmente dalle autopsie fatte dal Virchow a tre soldati morti per insolazione. Egli asseriscP. (V_irchow's Arch. 1875) di aver trovata negli organi anemia, e che l'iperemia, ammessa dagli altri osservatori, n9n si;t altro che l'etfètto della turgidezza. dei grossi vasi, imperciocchè i capillari si mostrarono sempre vuoti. Da quel tanto che si disse intorno alle lesioni del vago si giudica facilmente come nel disgraziato 0 .... il centro respixatorio sia stato subito leso profondamente in modo che la paresi polmonare si vide antecedere alla cardiaca. {l) ~f. CL DERNARD - Comptes-rendus de l'Acadt!mie des sclences (20

novembre 1~7G).

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LA PATOGJ::NES!

:Ma non sempre così vanno le cose, imperoc~;h_è 1;\ltl'i, e fra questi il dottor Lacassagoe (1), videro nell'insolaz-ione predominare ora la forma a.sfittica eù oca la sincopa.le. Questo fatto credo doversi attribuire non solo al grado di eccitabilità nervosa, che differisce da un individuo all'altro, ma eziandio alle possibili affezioni canlia~:he (orgauielJc efl anorganiche) e ma{Ìsimamente alla idiosiucrasia degli orga.ni, io ispecie dei centri nervosi. Cosicchè se per ragioni inapprezzabili l 'eccitabilità del centro respiratorio si esaurisce prima di quella del centro vasomotorio, è naturale che debba avverar:;i prima la paralisi polmonare. In cambio, se il centro vasomotorio è il primo a cadere in uno stato paretico, si verificheranno di certo prima i feuomeni della debolezza cat·diaca, ilrallentamenoo del circolo, la cianosi, donde la forma sincopale dell'inoolazione. A me non fu dato assistere il povero C...., ma mi venne riferito da un ufficiale d'amminbtrazione, che si trovò pre~en~ al caso, che l'infelice fu colpito quasi a.d un tratto dalla malattia, mostrando tosto il viso livido cianotico. Questo stato, che si deve attribuire al ristaguo di sangue n:noso saturato di gas acido-carbonico, non diuota forse una istantanea paralisi vasomotoria :Ora, dopo di averci nella maniera suesposta data uu11 spiegazione dei fenomeni della forma morbosa della malattia che ci tenne occupati fin qui, coucludiamo riepilogando: ! D Che nell'insolazione i fattori patologici sono il calore (solare ed animale) e l'acido carboniw ; 2D Che ambedue valgono ad eccitare immediatamente e primitivamente la funzione cardiaco-polmonare e quindi, (l ) V. •G. ~1. Pag. 982 f. IO, auuo 1!!77.


• DELJ.'!N:)OLAZJONB

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sia per via diretta e reflessa, i centri vasomotorio e respiratorio, dai quali dipende l'ecouqmia dell'irrigazion~> respira· . toria e nutritiva; 3° Che per l'eccessi ra eccitazione del primo ceu t.ro di innervazion~ si altera il potere regolatore delll} temperatura ·animale e la Qireolazione coronaria; che, pel sorerc}Jio stimolo del secondo, si alterano le funzioni dei polmoni e r t-matogenesi; 4° Che por la. 1iteuzione di quei due elementi causali unitamente agli altri prodotti di riduzione organica, si altera potenteinente la composizione chimica e molecolare del sangue, determinandosi co:;ì un vero into:;sicamento; 5° Che au·cccitamento tenendo dietro l'esaurimento dei poteri nervosi dei centri suddetti, si ossen'ano i fenomeni di depressione e di parali:li ù~gli org<lni s11guire il qnelli d·ec· citall,lento e di esal ta;.:iouf?; 6° Che la form a. morbosa déll'insola.zioue (asfittica. o t:jncopale) dipende dallo stato paratico, in cui cade prima uno dei sunnominati centri .nervosi, vale a dire jl respiratorio o il vasomotorio. Ora che possediamo queste dedu~ioni ~cquistate jndagando cause ed effetti, e questi innalzati alla potenza 4i quelli, ci doiPandiamo: in che consiste }a patogenesi dell'insolazione? Cre49 di non andare lungi dal vero di0011do che l'insola· zioQe nelle marcìe è rappresentata da un~ murQsi act'ia del sistema vasomotoriQ centrale e peri/erieo, ,e specialttJente del midollo alltmgato che ne costitt,isce il ce1~h:o l Jrincipale ( l ). Doiftttti se riassumi$.mO in forma :;intetica i fenomeni del·

(lJ Pel' neurosi io le ndu il compl.,sso dej>li All'e!li cl•e cme•·gQJJO da unu •·npida c profonda ullerazio ne cl lim icn-mnl~cc• lnre :tnn.to ntico- funzinnalt.> dPi ner.YJ e del sisli'lroa nervoso.


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LA PATOGENESI

l'immagine morbosa dell'insolazione, si resterà cominti ancora una yolta della verità di questa logica illazione. Considerata l 'insolazione sotto questv punto di vista cUnico, quale utilità emerge per la sua terapia? Lo scopo che mi prefissi raggiungere svolgendo il tema in parola, fu quello d'imparare a conoscere le relative indicazioni terapichc più razionali cd i mezzi più efficaci di cura. Ci saremo noi riusciti? Ciò vedremo nella seguent~ ed ultima parte del nostro discorso.

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VI. È meglio prevenire che curare un male. • Questo adagio, noto fino dall'antichità, se ha un valore per le altre malattie, deve a f'ortiu1·i averlo per l 'insolazione, la quale a volte potrebbe di certo evitarsi prendendo cura di eseguire scrupolosamente qnelle norme igieniche, conosciute anche in forza dei vigenti regolamenti. I medici militari in campagna dovrebbero essere interpellati in . proposito più di frequente. ll grado della temperatura, la direzione dei venti, specialmente le condizioni igrometriche, elettriche, ozonometri· che dell 'atmosfera dovrebbero tenersi seriamente a calcolo prima di mettere in marcia una truppa. 1\Ja queste osservazioni, senza punto denigrare i meriti di chi è al comando del corpo, non si possono fare se non da un medico coscienzioso e diligen.te osservatore. Se la necessità per altro e l'urgenza del caso richiedes· sero che il soldato si esponga alla sferza solare, e se sgraziatamentc questi non tardasse molto a risentirne i tristi c

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DELL'INSOLAZIONE

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d'etti, quali saranno mai le indicazioni terapeutiche, cui il medico dovrà tosto soddisfare? Fra gli elementi morbigeni dell'insolazione vedemmo figurare il calorico e l'acido carbonico quali principali fattori della sovraeccitazione della meccanica cardiaco-polmonare, ed in seconda linea dei centri vasomotorio e respiratorio.

Per conseguenza emerge chiara. la prima indicazione di sottrarre gli individui che presentassero i fenomeni precursori del colpo f<~.tale, dall'azione di quegli agenti patologici. Ma ciò come potrà raggiungerai? Collocan ~o gli ammalati nel riposo e nell'ombra, senza dubbio vengono tolte in parte le sorgenti di quelle cagioni ed i loro ~lfetti morbosi. Ciò che costituisce per noi un fatto di terapia naturale, di cui 'fanno testimonianza quei nostri malati, che senza eure speciali scamparonoo la morte, si trova io perfetta attinenza col processo morboso. Non sempre però t•)glienùo l& cause spariscono gli effetti, ehe anzi questi perdurando divengono alla loro volta cagioni di ulteriori alterazioni organico-dinamiche vie più gravi e letali. In queste triste c:.ngiunture, le indicazioni veramente più urgenti che ci si parano innanzi sono: P .Abbassare l'alta temperatura del corpo;

2° Moderare l'azione tumultuosa del cuore, riordinando 1n pari

tempo l'ossigenazione; 3° Rialzare i poteri dei centri nervosi, impedendo specialmente la debolezza del cuore. Per abbassare la temperatìtra non abbiamo altro mezzo che il bagno freddo, col quale solamente si possono ottenere delle più energiche sottrazioni di calorico.


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T,A PATOGENBSI

I mezzi frigoriferi consistenti in un miscuglio di nitro e di sale ammoniaco, hanno la forza di raffreddare l'acqua da l O centigradi sopra O fino a 12 centigradi sotto zero (Ca n· tani) e rendere così più energica la perdita di calorico (1). Le sottrazioni di calorico dovrebbero seguirsi colpo sopra colpo, come si esp1·imo il professor Jiirgersen; esse non fu· rono mai viste produrre il più leggiero fenomeno di collasso. Ciò nulla meno, l"ist~sso autore consiglia di somministrare agli ammalati gli eccitanti p1·ima e dopo il bagno. Per abbassare la temperatura ha eziandio un incontest,abile vantaggio il solfato di chinino, il quale agirebbe anche come antidiscrasico, ritardando forse gli atti di scomposizione organica, rntrermandlo così l 'azione del bagno. Abbassando la temperatura si modera tuttavia l'azione del cuore, poicbè ò noto ehe la. temperatura. elevata costituisce il pericoloso nemico del cuore. · Che la chinina poi giovi veramente nel colpo di sole è stato confermato dal buon successo ott~nuto in vari casi presentatisi al dottor A. R. Hall e ad altri suoi colleghi. (Allgcmeine W iene1· medùinische Zeit~mg - G?"omale rli med1"cù1a militm·c, n° 9, anno XXlV, pag. 870.) Difatti gli effetti terapici di quel preparato si oppongono recisa.mente agli altri morbosi che si avverano nell'organismo in forza dei momenti causali della. insolazione. Il Curci ha dimostrat0 che il solfato chinico ba il potere di regolarizzare i disturbi vaso motori e di com battere la sopraeccitabilità del sistema nervoso, impedendone l'esaurimento. (l ) Esse ndo che il freddo riesce utilissimo eziandio in tutte le losioni violenti facili ad incontrorsi in c:~mpagna, come lo fratture del cranio, le ernie, ecc., i pacclletli frigori feri dovrebbero fur parte dello zaino di amhnla nza.

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DELL'INSOLAZIONE

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E non vedemmo n.oi ne11a iHsolazione tener dietro al1a so· praeceit.azione dei centri, vasomotodo e respirator:io, le altera· zioui chimiche e funzionali dei noni vasomotori, donde poi 11 disturbato potere regola.tore della temperatura e la paresi cardiaco-polmonare? Minorandosi adunque in virtù della chinina la soprneccitazione del centro vasomotorio, dovrà cessare la contrazione delle arterie coronarie e perife1icho, donde la moderazione nei battiti cardiaci e il riordinamento, mercè il sudore, della fnn· zionalità della pelle, eh~ considerammo qual potente emuntorio regolatore de11a temperatura. animale. Che se è dimostrato anche fisiologicanJente il vantaggio che può ritrarsi daH'uso doHa chinina nell'insolazione, chi mai vorrà astenersi di non usar la in simili rincontri? Si sa. che la digi~ale nelle dosi medicamentose sia valevole a minorare l'impulso cardiaco, accrescendo la tensione del sangue e la pressione laterale sulle pareti delle arterie, llirninuendo la pressione sanguigna nei capillari e nelle vene (Cantaoi). · :Ma l'azione della digitale produce tardi i suoi effetti, quindi non potrebbe es.sere un rimedio d'urgeu'Za, tuttavia potrà tentarsi nell'insolazione la sna rirtù toniea sul cuore unendola al rino ed all'etere solforico. In tal guisa verrebbe

neutralizzata la sua aziono paralizzante sul muscolo cardiaco, mentre si darebbe tempo all'istessa digitale di produrre i suoi buoni effetti sul poeumogastrico e sul midollo allung:\to (Cantaui). Se sventuratamente il malato si trovasse nel secondo pc· riodo della malattia, presentando i fenomeni di collasso e di paralisi, chi mai vorrà ricorrere al bagno freddo cd alla digitale? In questo caso, come vedremo, gli eccitanti di ogni sorta dovranno essere apprestati sollecitamente e a piene mani.

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LA. PA.TOGEr\ESI

Per moderare poi l'azione tumultuosa del cuore e riordi · nare ad un tempo l'ossigenazione, credo che con pieno succc;;so pos!:ia servirei l"apparecchio pneumatico di Waldemburg. Se si consultano in proposito i recenti studi di Brugelman (1), si resterà tli certo con vinti di quanto sia utile l'uso di esso. Io qui riassumo nei seguenti punti le illazioni che pO$sono desumersi dagli studi e dagli sperimenti .fatti dall'ù lustre autore: l o Che le inspirazioni di aria compressa esercitano una pressione su tutti gli organi contenuti nel petto, e quindi anche sul cuore i 2° Che in virtù di esse si costringe il cuore a battere con più calma ed energia, perciò a rendere meno precipitoso il votamento del suo contenuto nei vasi polmonari i 3° Che scemandosi in tal guisa nei polmoni il soverchio afflusso di sangue l'effetto somiglia, secondo che afferma il Walclemburg, ad un salasso intra.-toracico; 4° Che il trattamento pneumatico è quello che a pt'l'· ferenza di ogni altro può raggiungere lo scopo anzidetto. per cui giova in qualunque stato congestivo degli organi del petto, dipendendo esso o da eccessiva o da deficiente azione cardiaca i 5° Che diminuisce il molesto cardio-palmo ed il pol:so ritorna nelle condizioni normali da piccolissimo, celere o intermittente che era ; 6° Che per l'accresciuta quantità di ossigeno, che s· introduce :1ei polmoni dall'aria compressa, deve aver luogo mt rilevante eccitamento di tutti gli organi. Chi non vede c.ome (l) T.a cura delle im~l<~ziolli nelle malalllt: del 1JOI1llOIII, traduzione d.-l

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Jottor Antonio ralcmi.


• DELL' INSOLAZIONE

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l'apparecchio in discorso può essere utile tanto nel primo che nel secondo stadio dell' insolarione? Se questi corollari sono veri, il portatile su nominato ap· parecchio costituisce, ·unitamente al bagno freddo, l'unico mezzo di cura razionale per salvare dalla morte un malato da insolazione. Per il che quell'apparecchio dovrebbe senza altro trovare un posto nel nostro zaino di ambulanza (1). Se nell'apparecchio di Waldemburg vediamo l'àncora di salvezza por un povero soldato a1l'etto da insolazione, dobbiamo noi rinunciare del tutto alle sottrazioni sanguigne, cui si fece quasi sempre ncorso in simili riscontri ? Se non m' inganno gli effetti, che si pretendono ottenere

da una sottrazione di sangue praticata ad un individuo col· pito morbosamente dall'azione del sole sono due: (l} Per colorll che non avessero un'idea esalta del prelodaiO appare<·· c bio credo non inutile la se~-:uente succinta descrizione : L'apparecch io consta •li due cilindri, uno esterno che si empie ct·~c~ua per 213 della sua capnoitn, ed un alt-ro interno, il quale pesca colla su:. estremità inferiot·c a perla nl'l liquido contenuto ne l primo. A questo sono saltiate 3 assi di ft·n·o, nell'estrem ità superiore delle quali trovasi unn carrucola su cui se D'l'l'e una funic<Jila ; llll capo di questa è legato alln p:\rte ~uperioa•e d e l s~condo cilindro. e J•attr o libero è munit o di {1 lcuni

pir.,oli ganci a cui si appe ndono i pesi che debbono 11·arre in alto lo secondo cilindro. Ora. se s i applica a lla funicella un p~so di :Jtl lihhrl', il secondo cilindro sarà tratto fuori dal primo con una forw di 30 lilohre; ma dovendosi sottrarre IO libhre (peso del cilindro in~rno), risulterà c he la forr.a h·a cnr ~ in a lto il secon<Ao cilindro è di 20 lihbt·c soltanto. !'"Ila st c~s;t frui:>a. quando il secondo cilindt·o t.rovMi o·:ttw completa· ment., fuori <lell'acq ua, se ~ i mett e un peso di 10 libhre so1>ra il medesimo. "i verrà a comrwin1et·e l'aria in èsso cont.euuta con un peso di 20 libbr•• (il peso cioè del secondo cilindro e le IO libbre di aggiunta). Alla pnrto po~ teriore d<·l secondo cil itldro, ove trovasi l'a pertm·a di com unicaziorHl con l'aria atmosferica, si innesta un t.ubo di gomma elastica, munito alla sua estrem ità lii.Jera di una specie di visiera, n~lla quale il matut.o esc:nli~ce te insp irazioni o le espirazi oni. A seconda dei casi si dovrà porre s ul secondo cilindt-o o appendere a i ganci della funicella il peso che si ca lcolerà n ec!'~ario. :\ello stt>sso cilindro interno t.rovasi colloc:tto un piccolo manometro indicante le variazioni dell a pressione. Per mezzo dei cilindri s i <:a lcola la cruamità dell'aria che il malato ha im pirat o o es pit·nto. ovvero inspirato ed espit•:oto ad un tempo, nonché la for m dell a pressiOiol' o d ella t.t·azione adoperata. ~tesxo


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P,\ TOG E}; &SI

a) La diminuzione della forza impulsiva del ou,ore; b) Il riordinamento della circolazione capillare degli organi e il fugare i tenomeni edematosi. Se nell'insolazione la tumultuosa azione del cuore dipendesse da un ostacolo esistente specialmente nel piccolo circolo è naturale che minorando con un salasso la pressione int~rna dei capillari e delle vene, si favorirebbe il corso del sangue arterioso. Con questo fatto si modererebbe di certo l'azione esagerata del cuore e si riordinerebbe in pari tempo la circolazione capillare. Ma ciò non potrà mai avverarsi nell'insolazione per quello che dicemmo nella sna patogenesi. Imperocchè ment~·e si st..'l.biliscono delle iperemie meccaniche nell'albero venoso a cagione della frequenza e debolezza del cuore, si effettua nell'altro un'ischemia .artel"iosa. Laoude cosa potrà ottenersi da. una sottrazione di sangue fatta in tale circostanza? Non si rende forse con essa più pericoloso, anzi letale l' imminente colasso? Noi osservammo nell'O.... che dopo la flebotomia i feno· meni di paralisi crebbero vieppiù fin o alla morte. Se in questo caso giudicammo ad imitazione degli inglesi, le sottrazroni sanguigne dannose, le dovremo ritenere sempre tali anche usando il pneumatico apparecchio? Io credo che una piccola sottrazione di sangue possa. a volte coadiu\·are il predetto apparecchio nel fugare l' iperemia polmonare e favorire così più presto il ricambio gassoso nell'encefalo. Essendo dovere del medico far qual~mque tentativo per salvare uno sgraziato colpito dalla insolazione, anzichè restarsi colle mani alla cintola, dovrà, quando lo credesse del caso, sostituire al sangue estratto dalla vena del malato un altro ricco di corpuscoli rossi, mercè la trasfusione sanguigna.

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DEl. L' IN~O LAZIONE

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Se questa operazione è stata eseguita, sebbene con risultati non splendidi, nella piemia e setticemia, perchè non dovrà tentarsi anche nell'insolazione, unitam;mte agli altri snesposti mezzi di cura ? Eppme sappiamo che Evers ebbe in virtìt di .essa due guarigioni sopra tre casi di avvelenamento per gas ossido di carbonio. La frequenza delle contrazioni cardiache tende a compensare la ·insufficiente forza delle medesime (Cantani) ; ma la frequenza accrescendo di nuovo la debolezza, determina l' incompleto vuotamento dei ventricoli. Ad impedire qne~to fatale disturbo idraulico debbono mit·are tutti gli· sforzi dell'arte ; per il che è mestieri combattere subito i primi sogni della. debo1ezza cardiaca co1 vino, coll'etere, colla canfora, col muschio, ecc. Con questa cura eccitante. prolnngandosi l'e~is tenza, si darà tempo all'app1recchio di Waldembnrg perchè possa produrre i suoi effetti meravigliosi. Se questo meschino lavoro avrà l'efficacia di min(lrare 1'agitazione e la perplessità in cui può trovarsi un collr,ga, che per la prima volta ha la sventura di curare un soldato colpito da insolazione; se le applicazioni dci proposti mezzi di cura, saranno coronate da un felice successo, sarò ben fortunato di dit·e che la. mia indagine clinica ha raggiunto la sua nobile met.a. CARLO PERSICHETTJ·AN'l'ONil\'1 liel'leotc medico.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI •

RI,TIST A MEDICA

Caso di febbre cerebro-spinale fatale per rottnra d e lla mllz~ del dottor T. J. MACI.AOAN, medico dell'infermeria r eale di Dundce. Esaminatore di medicina all'Università di Aberdeen (The Lancel, luglio 1878). Durante lo scorso in\'erno molti casi di febbre cerebro-spinale • (meningite cercbl'o-spinale epidemica) vennero ammessi nei reparti dell'infermt>ria di Dundee. Furono notati come loro precipui caratteri distintivi sintomi febbrili associati: 1• ad assenza d'eruzione o aù efflorescenza roseolare che scomparisce sotto la pressione, non oltrepassante il livello della cute circostante, che spesso varia d'intensità da un giorno all'altro c qualche volta scompare completamente pr·ima che principii In defervescenza; 2° l'occorrenza occasionate eli vere macchie emonagiche sulla pelle; :-~• int-enso dolor di capo, c spesso, troppo, dolori nella spina, nei fianchi, nel petto c nei membri; 4• frequentemente spiccatn ipcrcstesia della cute. Tal fiuta Ja testa era più affetta deUa spina; talaltra i sintomi spinali predominavano. Oli ultimi fuxòno quelli in cui i dolori nel tronco e nelle membm riuscirono t.ormcntosissimi. In questi l'intelligenza fu d'ordinario aft'at.to limpida durante gl'insulti. Nei casi nei quali i sintomi cerebrali furono più pronnn7.iati, l'aspetto generale e la condizione dell'in-


RIVISTA MEDtC!

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fermo spesso rassomigliava esattamente quella di chi è atretto da tifo. In casi esaminati dopo morti si trovò invariabilmente la. prova patente della. flogosi delle membrane dei centri nervosi, generalmente sotto forma di linfa o di spa.ndimento fluido nell'aracnoide con più o meno intensa iniezione dci vasi della pia madre. Descriverò questi più diffusamente in altr'occasione; intanto fo queste osservazioni preliminari acciò mostrare che non v'è da dubitare circa la natura del male che avemmo a combattere nel seguente caso : La signora B., di 4 7 anni, vedova., aveva una lìglia nell'ospedale coTpita manifestissima.mente da febbre cerebro-spinale.~l24 febbraio 1878 fu essa medesirua assalita da brividi, nausea, dolori al capo, al dorso e " dappertutto. , I sintomi continuarono ed essa venne ricoverata nell'ospedale il 1• di marzo . 1• marzo (sera). - Si"lagna di cefalalgia e d'indolorimento generale delle ossa.~ pienamente in sè: l'espressione della fisonomia è naturale, le sclerotiche sono chiare; le pupille normali sia dal lato della forma. che dell'azione, guanciefloscie; lingna umida; impaniata al centro; intestina costipate; ha sete considerevole; polso 116 ; temperatura 101 8°; 28 respirazioni. 2 marzo (settimo giorno). - Notte tranquilla. Alvo mosso mediante un purgante, evacuazione naturale; lingna umida; occhi suffusi. Si lagna di dolore al capo, al dorso ed alle membra; risponde adeguatamente alle domande. Sulla pelle delle guanciP, del mento e della parte SU}JCriore del petto ha.vv1 una chiara eruzione di roscola, le cui macchie varie di forma spariscono sotto la pressione e non sono elevate. Non 't'ha eruzione in alcun'altrn. par~e. IJett<r normale. L'area dell'ottusità splcnica alquanto aumentata. Orina molto colorata, peso specifico 1018, deficiente di cloruri, contiene una notevole quantità di albumina. (La mancanza d'albumina ·nell'orina fu l'eccezione nell'epidemia a cui questo caso appartiene). Polso 108, assai pieno e forte; temperatura 102 4•; respirazione 26. Latte, brodo, ed acqua a volontà. Sera: Polso 108; temperatura 103 4•; respirazione 28. 3 marzo. - Passò una notte tranquilla. È pienamente in sè, ma irrequieta. e tutta addolenzita; lingua umida e sporca; occhi iniettati; scompnrsn l'eruzione dallà faccia, no:n se ne ha tra.ccilL


lU\"ISTA

a.ltrove; cute del t.ronco iperestcsica. Inerzia jutcstinale. Polso lllS ; temperatura 102 4• ; respirazione 24. Sem. Polso 112; temp eratura 102 s•; rcspiraz;iono 24. 4 marzo. - Durante la notte l'interma fu irrequieta e tormentata, ma non seppe specificare i suoi lamenti. Qlllesta matLi11Jl di buou 'ora l'infermiera accorgendosi ch'ora agitatissima e che l'a. · spetto di essa ora peggiorato, mandò a chiamare il dottor Cosb medico interno sovrinte ndente. Alle 7 antimeridiane quest.i la h'OI'Ò fredda, llallida, 11enza polso od evidentemente in declinn:~.ionc. Xon v'era tlituTca, n4} causa apparente d'un cambiamento cosi subitaneo; furono amutinistrnti con larga mano gli stjmolantt, ma, ad onta ùi tulloO <JUn.nto si fece, andò sempn! più giù e morì ali e 9 nn t imeridiane. Necropsia vcutiquat.tr() ore dopo la morte. l'oca rigidità cadaYericn: li vidcz:ta caùavedca dalle spalle alle anche. Nessun ~tro ~cgo o, sr.oloramcnto o macchia. Sulla cute muscoli flosci c cupamenti <·olorati. Petto: cuore tlacchlo, mollo o più Jlallido del natm·ale; polmoni normali. ,\.porto l'addome, s i tmvò che la cavità peritonealc conteneva un tl gran quantità di sang!IO scuro, parte liquido o parte coagulato . La cavità della pelvi 'l)ra piena d' un g•·au coagulo mollo c nerissimo. Non v'era indi;tio dj poritonite, n ò un più gr:lude aumento di fluido che potesse :spieg~trsi mediante lu presenza d'uua tanta ((Uantitù di sa.ogue. U fogato eru color di mogano bruno, molto molle, c frtcilmen t.e spnppolabilc tra le dit.a, con as petto granuloso clelia s uperlicie rotta.; era più grosso del naturale, pes:rra f>\1 oncie. L•t milza leggiermente anmontata di rolumc era rotta alla sua pm'l.e anteriore e conressa. La s un sostanza era mo)l c, diftiuente c colo•· di mogano. Sonap))O<;to 1~1la :;uperfi cic couvcssa di quel .viscere m·avi un cpagulo nero, il quale arcra e~attnmente la forma c In. contigurnzionc (leUa milza. (~ uesto coagul o crasi formato evidentemente sottG la !:llJ>Sula, Jll'ima che l'ul ~imo avesse ceduto al peso, percltò un 1>ezzo stacc ato dulia capsula di circa 1,1n dito qu~drato pE'nde d~~>lla s uperficie convess~ del coagulo, la s1,1a. superficie concava ndoroudo fittamente !\Ila con vessiti!. naturalr della milza. I r.e~ù erano di color più scm·o del.l'ordinario, ma però ~mbcdue in istato lìs iolGlogico. L e ghiandole addominali non erano ingross ate. T.e I>lacchc

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• .m;DIC.\

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ù~l Pcy~r e lo ghinn1lole intestinali generalmente erano in appa-

renza affatto sane. Capo: non v·ha notevole congestione venosa. leggermente aumen!J:\ta la quantità. di fluido cerebro-spinale. l vasi minuti della pia madre che ricnopre la superficie • sterna dci lobi cerebru,li o cerebellari erano anormalmente distinti e rossi c la membrana stcs.:;a adenmte più del consueto alla ;;ost.Anza del cl:'rvello. Oltre a questa. minuta iniezione era sparsa sulla sup~r­ tìcic ccreln-alc una Ii,evc uubccola ll\tti~~:inosa, conseguenza di :>l>anùimento di linfa. nell'aracnoide. Questa nubecola era più o meno densa ed era distintissima lungo il corso dei vasi. Xon eravi aumento di liquido nei ventricoli, nè aumento di vnscoJarità. nello. sostanza cet·eurale o ccreuellarc. Le vene nella caritli rnchldea erano piene più che d'ordinario e v'era aumento eli mscola.rità delle motubrane in corrispondenza delle porzioni cerricale e lomharc del midollo. Nulla d'anormale nel midollo me•lcsimo. I particolari surrifcriti non lns~;inno dubbio che ln ~; ignora lJ. ruoi"isse di fcubre cerebro-spinale. Sonvi soltanto tre altri mali i 'l unii pot.evano essere ammossiuili: \l tifo, la febbre tifoide o la febbre intennit.lente. Che non si trattasse di tifo, se ne ba l.o. prova nei sintomi nota.t.i durante la vita e nella all'ezione infiammatoria locale delù1 membrana cerebro·Sl>inale rivelata dall'autossla. Xon vi fu eru- • zlone ùi petecchie, come accade nel tifo, ma. una srun;a e passeggiera efflorescenza come quella che spesso si vede nella feùbrc cerebro-s pinale. È rero che si dà il tifo se11za eruzione, ma ò improùabile in altissimo grado, che evenienz<\ cosi eccezionnle (.l\Iurchison la pone a-1 di tiOtto ùel 3 per cento) abbia potul.o ossen-arsi in una serie ùi casi; cd il caso della signora B. fu uno dci cinque venuti dalla stessa località ed uno deUe due o tre dozzine che pt·esentm·ono tutti gli stessi sintomi che erano stati ricoverati un dopo l'altro in rapida successione, ed in nessuno dei <t nali si a H Citi l'eruzione di petecchie del tifo. (;be poi cinque easi di tifo senza eruzione potessero avrenire u n dietro l'altro, i· talmente impmuauilc obe ttuesto solo pltò nccetta.rsi come prova che noi non avemmo a. lottare col tifo. Per saprassello abbiamo l'argomento delle manifestazioni della meniugite cerebro-spinalc fornite dalla necroscopia. V'era uno. minuta iniezione chiara,

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RIV1S'l'A

localizzata della pia madre e spanùimento nell'aracnoid~, e non la congestione venosa generale che caratterizza il tifo. Che non fosse febbre tifoidea è dimostrato dall'iucolumità. deUe gh ianùo lelfi n testi nal i. Che non fosse poi una febbre intermittente è del pari dimostrato dalla presenza d eli 'affezione locale dcii~ t> ia madre e dal fatto che altri casi che offrivano i medesimi sintomi e venivano dalla stessa località ed anche dalla stessa stan1.a., guarirono perfettamente senza. ricaduta. Di più le febbri intermittenti n'Jn esistono in Dundee e non ve ne furono da anni. Che la signora B. sia morta di febbre cerebrale, è fuor di dubbio. Il punto interessante del caso sta. nel modo dell'esito fatale. La rottura della milza, come risultato di lesione traumatica è comune. La rottura spontanea della milza non avviene quasi mai, in questo paese, tranne nelle febbri specifiche acute accompagnate da rammollimento di quell'organo, ed anche in quelle è estremamente rara. Nella plumlità. degli esami necroscopici che ho fatti di casi mortali di tifo e di febbre tifoidea, neppure una volta l'ho incontrata. Murchison non pare averla neppur ngli incontrata nella sua pratica, e riferisce un sol caso di tifo c tre di febbre intermittente, in cui è detto che tale accidente sia accaduto. H.okitansky ne parla come di eventualità c.h e si veri• fica nella febbre tifoidea. Eccettuato il caso che ora ho riferito, non conosco alcun fatto di meningite cerebro-spinale, in cui sia avrcnutn la surrammentata rottura. Ho fatto men?J9ne di quel caso, non a motivo della sua rarità, sibbene perchè l'essersi verificato un tanto rammollimento della milza nella meningite cerebro-spinale costituisce un anello imJlortante nella catena di prove ùa cui siam tratti a classificare questa malattia fra le febbri specifiche. Quel caso mostra pure quanto riservata. dev'essere la. nostra prognosi anche nei casi in cui pare che tutto proceda favorevolissimamente; sino a poche ore dalla. morte, cioè, sino al momento in cui la sostanza splenicn si rupve, non vi fu in quel caso uno special motivo d'inquietudine. Quantunque la prova fornita dalla necroscopia della natura della. malattia fosse assai distinta nelle membrane del· cervello e della midolla, non v'era però un guasto locaiC\ così grave da. cagionare la. morte. In verità l'a.ffezioue dei centri nervos i

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)J E!JICA

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nulla ebbe a che fa re col ri:;ultato !'atalc, il quale fu intier Hmente dovuto a lla ro ttura della milza, acddcntc che non si sarebbe potuto pre vedere, é contro il quale non v'cm modo di premunirsi. R j{lessioni. - Il caso sunifcri to non manca d'interesse, anzi ne h :t moltissimo, ma, con buona pace dd dotto r 1-f aclagan, non è, a parer no;.tro, un vero caso di mcningitc ~.:cn:hro -sp inale epidemica. Nella s indrome esposta <1.11 s uccitato dottore, come nei reperti necrologici, ltavvi, ci piace di convenirne, a lcuno dci sintomi e tal una delle alterazioni anMomo-patologi che che si osservano nella meningitc cereuro-spinalc epidem ica, ma vi abbiam cercato .indarno i sintorni classicamente pntognomonici di 'IUCllu. truce affezione, e le lesioni cada.verichc che ht caratterizza no. I nfatti, per quel che concerue In. s into mntologitl, iJ ~ign o r l\laclagan ci parla ùi " sin to mi fcbbl"ili associati, o no, ad cru" zio ne od efflorescenza roseohll·r, di. \ ere macchie emorragiche " sulla cute, ùi ccfalalgia intensa cou dolori alla spina cd al" trove; di spiccat..1. ipercs tesia cutanea, ecc. , Domandiamo a chiunque abbia avu to occa~ionc di osserva re casi proprio genuini di meningitc cerebro-spin.tlc epiucmica, so sono quelli i fcnornen.i che realmente la coutraùdi;;tinguono. P er conto nos tro dichia rinmo francamente ell e noi p;ono; pcr chè ne'i casi che ci occorse di vedere, riscontrammo somprc in prima linea la cefalalgia frontale estesa da lla volta alla base de ll'osso coronale, inte ns issima, particolarme nte dietro i seni frontali, dclirio più o meno grave, talora un po' di coma, opistotono co11 dolori vaghi al tronco e nello mell\bra, strabis mo c sovente spasmo dei muscoli della faccia, irrerauic tczza somma, agripuia, iniet.trun ento della congiuntiva. ed animazione dello sguardo, tnllìata invece sguardo malinconico, in erte, vitreo; alternativa nel ritmo e nell'energia del polso, nonchè nella t emperatura della cute, la quale ora è calùa e madida. di profuso sudore, ed ora (assai di rado p~!rò) di un frrddo mru.·1noreo c cospa.rsa di chiazze livide. I reperti anatomici poi, se nella descrizione del medico di Dun dcc mostrano l'csistcnz:1. d'un cotal graùo di fl ogosi meningea, non sono per nulla, nè per nume ro nè per importanza, quali si scorgono in coloro che soccombc t tero a ben n.vvera.ta. meningitc cerebro-spinale epidemica. 4


IH\"IST.\

ln qucbti nolasi costantemente : l'inturgidimcnto delle vene superficiali ùcll'cncefalo, i seni della dura madre zeppi di sangue.. versamento sicro-puruleuto o spesso di vero pu· cremoso sotto l'amcuoiùo, in conispoudeuza della porzione con ,-essa anteriore degli emisferi cerebrali ; siero purulento nei rcntricoli, inspessiwcnto cd arrossamento cupo d<·llc meniugi rcsi:,trnte a qualsinsi la\·atura, pus denso, verdognolo alla base del ccrvrllo, massime a: torno e sopra il chi asma dci nervi ottici, dove quel pus ha la l'l)llsistmu:a c l'aspetto granuloso d'una densa pappa di semolino. La mcninge rachidca è inspcssita ed arrossata anch'essa, ed in ,-nrii punti della sua. lunghezza, fra questa c la supe1-ficie postcrim·e del midollo spinale, particolanneutc ih alto, verso la regione dorsale cd in corrispondenza della coda equina, havvi lo stesso essudato sieroso-purulrnto che trovasi !'Otto la mcninge C'Crcbrale. I visceri delle altre cavità, salvo fJIIàlHio esistano complicazioni, nulla presentano di anormale. • Dalla cliver!:>ità dci due quadri si capirà ùi lcggieri quanto poco ragioncYolmeute F<i potrebbe concludere trattarsi in ambo i casi di un'identica malattia. La rottura poi della milza è un fatto intieramente estraneo alla vera meniugite cerebro-spinale; mentre, come avverte il medesimo signor 1\Iaclagan, essa s'incontra nelle all'azioni tifichc o nelle febbri intermit.tcnti : ond'è che noi ct·ctliamo, mnlgraclo le ragioni addotte dal suddetto medico, che la malattia, di cui egli ci riferì i }11\rticolnri, UJJP<~rtcnesse ad una delle due famiglie morbose succitate, c piit probabilmente alla seconda : e che la rottura della milza ( c.:ausa eli retta eri immediato. della morte aVYcnuta. in decima giornat-a) c l'alterazione del fegato stiano a deporre in favore d'una perniciosa mcningca, la quale non è da escluder~;i in motlo a:::solnto, !Jenchè il dottor 1\Iaclagan alleghi come prova dell'insussistenztt d'una tale ipotesi " la presenza dell'a.tfczione lot:alc clella pia madre e In, mancanza di fnbbri iu Dumlec, dove queste da anni non allignavano. " Non solleveremo tutte le quistioni a cui possono dar motivo le circostanze relative " al focolaio comune cd all'identità dci sintomi " rammentate non senza intenzione dal nostro autore, e ciò per più ragioni, ma particolannentc pcrchè ora ci mancherebbe lo spazio rd il tempo per sciogliere nna matassa tanto ar-


i\IEOICA

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ruf\'ata c perchè ahbiamo fiducia di potcrlo fa1·c più cflicncement \' e più adeç!nntnmeute in un lavoro sulla mcningitc ccrchro-llpi nnle epidemica. di cui abbiamo giù disposta la trama e preparato il materiale. Chiuderemo però questi appunti col t hinmar l'attenzione dei lettori sulla preziosa confessione del dott. l\iaclagan che " nelle membrane del ccrrello e della midolla non v'era un gua~to locale cosi grave da cagionar la morte, n la c1uale mette in forse l'origine e la sccle primordiale della malattia, c con far notare rhe ~e i! incontest:thilc che nella mcningite rrchro-spiuale la rottura della. milza è un accidente cccc:donalissimo, è altrettanto incontestabile che nelle perniciose essa anienc non tanto di rado, come risulta da testimonianze d'autori degnissimi di fede anteriori n Murcllison cd a Hokitansl<i ( l ). 1'. K M. Azione del fe rro, d e ll'olio •Il fegato dl merluzzo e dcll' t-.rsenic o s ulla qon.ntit:\ del glolmU sanguigni, dei dottori EwRICJDE, G. Cc-rLm c l!:wAHO 11. IJRAJH'ORD , rli noston ( Americun J ourna.l ot the Medical scicnce:;, 149, Jan. 187g, p. 74 - Deutsche meclicini:;che lVochenschd/l , 27 luglio 1878).

Gli autori citati cen:arono di dimostrare per mezzo di molti esJlcrimenti, quale intluenza abbiano il ferro, l'olio di fegato di merluzzo e l'arsenico sui globuli sanguigni negli indiridui sani , come negli ammalati. Con una puntura d'[lgo, fatta al dito delle persone sottOJ)Oste all'esJ)erimento, ne eslrasst'ro il sangue durante 8-15 giorni; e servendosi del metodo indicato da 1\[alassey e Hayen (Gas. ltebd. , rtec. 10, 187G), contarono quanti globuli sanguigni ne conteuesse nn millimetro cubico. Si eritò più che era possibile di cambiare

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(l) t'el Diclionnt•i>•e abdul de.• .•clenccs mldlatJ./es, pnbblici<IO n )lilan o nel 1825, s i l ~gge in falli (V. LOIU O Xl\·, png ..J21J-J31l): • La prol.mbil ité d' uoc> 1n:tlndie de In roti' est pln &f!l'ande si le suj~l a ~pron 1·~ cl('~ llchr<'s inlcrmitteules, surtout nutomnal<>s. prolougc:IPs. Ne. c A r ouverturc des cndllncs on 1rom·c la t•tu e sou,•e m c!uormément \'olumineuae cf quelclncfois arroUéc; r:1Nmeu! elle est en suppuration. El h> PS~ IJ·ès-f•·equcmmcnl noh·àlr!!, mollasse, fri ~hle, rédnil!' en bonillie lie , ,. ,·in, el mlòme rompue en un ou plusi eurs enclroils.

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RIVISTA

il sistema di vita degli individui che subivano l'esperimento, c l'esame fu fatto scmr11·e da un solo e medesimo osservatore, e con lo ~tesso istrumento per ogni singolo caso. Si ebbero i seguenti risultati : Il feno, nrgli individui sani, non esercita alcuna influenza sul numero dei globuli sanguigni rossi; negli anemici, e ciò in tutti i casi, questi globuli si fanno più numerosi durante l'uso del ferro. L'olio di fegf\to di merluzzo accresce nei sani il numero dei globuli r ossi, e anche un poco quello dei bianchi. In alcuni processi patologici (per esempi o: pneumonie croniche) esso pare indicato; però nel progresso attivo della malattia, e quando il paziente non abbia buon appetito, l'olio non può impedire l'anemia consecutiva. Il liquore di arsenito sedico produce nei sani nna diminuzione progressiva dei globuli sanguigni rossi c ancor più dei bianchi. All'incontro, nell'anemia semplice sembra a tutta prima, che si accresca il numero tanto di quelli, che di questi; ma dopo un certo tempo diminuiscono entrambi. I n un caso di leucocitemia, i globuli rossi e bianchì, specialmente questi diminuirono. Dapprincipio la proporzione fra i bianchi e i rossi era di l: 2,85; dopo 10 settimane di uso continuato, prima di 30, poi di 60 goccio del liquore di arsenito sodi co, essa. si fece di l : 38, e dopo due settimane e mezzo, di 1:211.

Sulla manifestazione e s ulle cause di bass e ed a · normali te m p e rat.ure de l corpo ( Inau,rpwal clisserlalion, Dem 1878, 4 :1 S. - Berliner klini;:;clle Wochen;;~hri(l, 8 luglio 1878. Il dottor Glaser prese argomento dalla suddetta dissertazione per pubblicare un suo lavoro inserendovi buon numero di osservazioni relative al soggetto ricavate dalla clinica di Derna. Egli nota che esiste una maggiore ltlbilità della temperatura umana nelle parti basse del corpo, di quello che si soglia ammettere generalmente; talchè si possono verificare con qualche frequenza delle temperature fra 34 e 35o C.; e la discesa del calore sotto 30• C. non è poi da considerarsi come una grandissima rarità,

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!Il E IHCA

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specialmente qua.ndo si rifletta che i n generale l'a t.tenzione è più rivolta a calcolare l'innalr.amento de lla temperatum e s i a mme tt ono perciò molto spesso lo mis urazioni delle tempera ture sul>normali. Risulta pure dalla pubblicazione del dott. (;l aser, che le temperature basse del corpo non sono assolutamente in se stesse così peri colose come da molti s i riti ene, tanto è vero che s i ebbero delle guarig ioni d opo che la temperatura d ell'ammalato e ra discesa a 24 e2(i•C. (L'autore cita due casi da lui curati in queste condizioni ). E g li riti ene che il pericolo d elle tempera ture Sllimormali o d elle feb brili con si ~ ta, non solo nel loro gr:1d o, ma e specialmente nel modo con c ui si ma nifestano, e per norma fondamentale de lle sue osservazioni s i ba. a sulla varia r E'sistenzn individuale c ~:mila possibilità di abituars i alle temperature anormali; in modo che d ebba. es is tere per gli individui un:t certa lar~h ezza di oscillar.ione della temperatura. fis iologica. Hichia ma :m~:om l'attenzione sul fatto, che le te mperature subnorm nli n on &C'lllprc han no relazione col collasso; ma che queste due conJizioni sono inclipcndenti l'una dnll'altra. L e molte e svariate condizioni nrllc quali s i osservano temperature anormali, sono raccolte dall'autore in g ruppi separati. E g li cerca di dimosirare fino a qnal punto si possano spiegare, secondo le odierne cognizioni scientifiche, l'aumento e la diminuzio ne d el calore c le anomalie de ll'ar.i onc regolatrice d el calore dc~ sistema nervoso.


RIVISTA CHIRURGICA

Snlh1, cura d e lle Cel'ite d'arma •la fuoco I•eue tl'lLnti nel gluoc<\hio, del ùott. R~:riiER, docente di chirurgia a Dorpat, e presentellllente chirurgo consulente dcJJ':mnata del Caucaso (l) (Der Ji'elclarzt, 19 marzo 1878). Fra le J es~oni per anna da fuoco nelle estremità, le fmtture del femore c le ferite dell'articolazione del ginocchio furono quelle che destarono sempre la maggior attenzione; nelle guerre più remote, per studiare le cause cosl speciali on~e sono esposti i pazienti n! pericolo di vita, nelle recenti, pel' apprezzare i buoni ris ultati ottenuti col metodo conservativo nelle ùi'ierse lesioni delle estremità. Daccbè Langenbeck, avvalorato dalla p'l·opria esperienza durante la guena. del l fl<Ci6, ci inst-gnò a qual grado di progresso si sia giunti col metodo .conservativo portino nelle ferite d'arma dn fuoco nel ginocchio, e quanto felicemente esso possa essere adoperato, l'interesse si ~ maggiormente accresciuto. :Mi prollongo quindi di presentare una breve relazione s ulle ft-ri te d'armo. da fuoco al ginocchi ùa. me tmtta.te in questn. guerrn. turco-rossa.. Ln. dividerò in tre gruppi, secondo la cura usata nei vari casi. Se si volesse poi tener conto degli elementi arti<:0lari interessati, questi gruppi dovrebbcso essere divisi in altro modo. Fra le fe1·ite d'arma da fuoco al ginocchio raccolte da Langcnheck in apposita tabella, ci sono 28 casi d' incunev.mento del proiettile. (l) Petcl·slJtH"{ICI" medtcinisohe Woclìen.,cl!t·trt.


Il miglior ri:,ultnto lo presenta no le ft!rite primarie curate col m etodo di occlusione antisettico; cioù, quelle trattate durante !:t presenza dell'e:;;cara. Essendo pen·io il tragitto òclla ferita, cessant la necessità del! 'c:>plornzione i ntcrna (l). Le so le parti circ 0~tan t i furono pulite cogli antisettici, e la fedta. cutanea medi cata con le cautele c con l'apparecchio antisettico. Per l' immobilizzazione :-.i us·ò l'apparecchio di latta di Yolkmann. Si procedette altrimenti nei 6 l'n~i di drenaggio pri111ario antisettico. In due ~:a,. i, dopO l' cstrazi1lllC del proiettile che :wrm in una fratturato la rotella in tre parti, pcnctr.lllrlo pt! i nel cotulilc Uledio llcll:l tibia, o l'altra, nre\':1. leso cosi gra,·crncntc il condile esterno dt·l fcmo:re da staccarlo c spostarlo. In quattro ca;;i di ferite penetranti d'arma ùa fuoco, si lavò la carità. articolare con una ~olu ­ zione carbolica di 2 1/ • c 5 per 01o, iniettata ùall'apertura dclhl ferita. Mi servii per tiUCste manovre cÙ g•·•tncli siringhe tla. clistere; !<pinsi il liquido con forte pres~:ionc nelht cavità in modo che tutte le borse ne furono riempite; et\ anzi per farlo perrc nire n t'i punti più riposti ùell'arLicolazionc nelle ft!ri te chinsc, impressi all'arto dci movimenti di fles ~ ion e c eli estensione, ~:hc ralevano come altrettanti mo\"imenti di pompa. In ques ti casi s i ebbe la metà di m orti. Si procedette cgnalmente in due altri casi, nei qnali era. stato iniziata la cura per occlusione, ma s i era minacciati di avere uno sfav(}revolo risultato, essendos i manifc;;tnti dolori all'articolazione, entiagionc infiammatoria e febbre. Si sospese l'occlusione; il coagulo sanguigno formatosi nel canale della fcl'ita fu allou lanato, e si lavò la ferita e la carità articola re con solu~i onc carbolica, applicando il dre naggio. Come negli altri cas i, il drenaggio fu praticato nella lunghezza dd cnnale della ferit!l. e anche piu in alto nella borsa soprarotulca. Si estrassero i f•·nmm enti librri, :;i esportlu·ono col cucchiaio tagliente le punto o estremità di e~sa, che dis turbavano la posizione òcl drenaggio. Non s i potè però ùilatare la ferit1~ cutanea, perchè altrimenti s i avrebbe dovuto rinunziare al vant:tggio di ln.vare la. cavità articolare fino nelle (l) Su questo argoml'nto, co111e pure sulla cut·a anLisetlica uella chirurgi a di guerra, Volkatann pubblicherà nei su(li r appnrti clinici un a rtiolo, cbe ue tt·atrer:\. diffusame nte.


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RlVISl'A

sue bors e più ripos te e nei suoi seni. Quanto più piccola è l'apertura della ferita, tanto meglio riesce di condurvi la siringa e di spingere il liquido fino nlma~simo riempimento dello spazio articolare: quanto meno la siringa combacia coll'apertura della ferita, tanto meno ries ce ques ta manovra. Nell'applicazione del drenaggio per la borsa soprarotulea è quasi l;empre necessario d'incidere il punto della ripiegatw·a della capsula articolare, non potendosi altri menti con dun-e ·U drenaggio, il quale, per lo meno, verrebbe cosi scbiaccinto, che vole ndolo rimuovere, s'incontrerebbero grandi difficoltà. In questi cas i si ebbe la guarigione. N e i 18 cas i citati la cura. antisettica non ebbe che una sola Yolln ris ultato negativo. Nei rimanenti 17 l'infiammazione e la suppurazione furono allontanate in parte con l'occlusione, in parte con accurata dis infezione della terita; col drenaggio poi e con l'apparecchio di Listor fu troncata l'infiammazione incipiente. Io ritengo como fatto s t.abiEto che non si debba, nelle recenti lesioni del gino<·chio avvenute per piccoli proiettili, intraprendere l'incisione preventiva. secondo il metodo di Legouest o fare dei larghi tagli allo scopo di meglio lavare l'articolazione. Io non lo feci mai nelle ferite molto recenti d'a rma da fuoco al ginocchio cbc ebbi in cura, s enza un preventivo esame interno. La lavatura rius cì perfettamente e completamente us11ndo il meccanismo a pompa, procurato dai movimenti di flessione e di estensione dello stess o apparecchio articolare. La qual cosa però è insufficiente appena l'apertura della ferita si fa più grande. Le circostanze sono naturalmente diverse quando l'articolar-ione è molto aperta e quando, per conseguenza, questo modo di pulitura non può essere eseguito; oppure quando la cavità articolare è sporca fino nelle sue bors e pos teriori, fors'.anche riempita di cor pi stranieri 1 immondi e soUlU 1 cbe non è ,certamente possibile di allontanare con In pompa. Un cas o simile nù si presentò un anuo fa nella clinica di Dorpat. Una carica di pallini, esplosa a breve distanza, areva colpito l'articolazione immediatamente sopra la rotella. ed era penetrata in essa insieme a pez:tetti di feltro, di stoppa c di stoppaccio formato di paglia. e carta, sparpagliandosi poi in t u tle le direzioni. I corpi stranieri

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Cli lltUIW ICA

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erano penetra.ti fra i Jigamenti crociati, o fino ai seni i più posteriori. L'apertura della ferila era co~i grande e larga, ~.:be l'occlusione temporanen, allo scopo di eseguire movimenti a pompa, non fu possibile. Nè questi sarebbero riusciti ad nllontanare i corpi stranieri cosi infissi. Infatti non lo furono, neppure con la lavatura. Spaccai perciò l 'a rti co l a~i o ne trasversalmente d<l.lla ferita al disopra. della rotella, ne arroves~.:i ai i le mbi, tagliai i ligmnonti e apersi tutta l'articolazione. Allora soltanto Jlotei puUrla in tutte le dir(>zioni. Si può discutere su fJ.Uesto processo e gi udicare ~c sia giusti· ficato. Il pa~i ente però guarì e cammina f;icuro e fermo !<ulla s ua gamb11 in pos izi one di completa estens ione e con cientrit:i aderenti , del che giorni sono mi persuasi io stesso coi 1ni ei occhi. Per qua nto sono sodùi sfa~.:ent.i i ris ultati dt!lle fel'ite articohni curate primieramcntc col metollO antisettico (mort. = 16 o/0 ), altrettanto sono sf<tvorevoli iu quelle curate sccondariamr nt.c pure col metodo antisettico e in quelle nello quali questo metodo n on fu punto usato. I casi di cura secondaria antisettica. si presentarono alla mia cura in parte nel primo stadio, dopo es;,ere s tati sondati, csaDiinati con le dita senza cautele anti sct~iche; in parte nello stadio intermedio con incipiente arto-mcningite diffusamente suppurativn, o finalm ente, e questi in piccolissimo mmwro, con suppurazione già s tabilita. Di questi morì l'SG 0 /o.ll tmttamellilO nei casi primari intermedi fu quale lo descris:;i di sopra. Si trasse vantaggio dalla piccola apertura della ferita ·per la lavatura e per il drenaggio. SobmenLe dove l'infiltrazione cm piì1 notevole, la secrezione più abbondante, l'osso evidentemente leso con molteplici fessure, o si temeva perciò una suppuro.zionc progressira, l'apertura della ferita veniva allargata col taglio cosi estesamente, che i frammenti staccati del condile o della rotella potevano essere tolti senza grandi difficoltà: in questi casi si praticò il drenaggio. Erano dunque rcsczioni parziali, nelle quali il taglio fu eseguito su quella parto ossea che doveva essere allontanata. Uno solo dei pazienti po1è conser~nrc la sua gamba. Gli altri cinque rimasti in vita furono amputati n ello stadio intermedio o secondario. Il corso fu per lo più il seguente: In


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ltl\"IST.I

quelli che si osservarono nello stadio primru·io si riuscì nei primi giorni anche durante la pl'ima settimana, a conservare il corso asettico. La ferita si conserv:wa fresca. e pulita, secerneva. soltanto secrezione mucosa, non c'era febbre. In qualche caso pertino si manifestava la cicatrizzazione all'orlo. Poi, improvvisi dolori, aumento di secrezione, suppurazione abbondante e sanguinolenta, o in alcuni punti gonfiezza degli elementi dell'articolazione, dai quali si espandera la suppurazione progrediente infiltrandosi nei muscoli dall'alto al basso. Quando l'amputazione o la sezione permettevano un esame minuto delle parti, si trovava che queste suppurazioni avevano origine qua-si tutte dalle fessure dei framm enti dei capi articolari non ancora liberi. E per ciò le precauzioni antisettiche non avevano potuto disinfettare la sullerticic della ferita già profondamente infetta. Questo fallito resultamento del metodo di 11i,;infezionc si valesara anche pii1 prontamente uello stadio il1termedio, cagionando la reaZ,ione delle ferile con gonfiezza e raccolta di secrezione infiammatoria. Ed è tL questi casi cui bisogno. riferire il maggior numero, 9, dei flemmoni settici (causa di morte) ; mentre che fra quelli che si presentarono nllo stadio primario, uno solo morl1Jer flemmone settico. In una serie di casi si riese\ aù impedire il processo acuto di infiltrazione, ma ne segtil sempre la diffusa suppurazioue dell'articolazione. A.uche in questi, come nei primi si pose in opera la reseziouo }Jarziale per tener meglio pulite le ferite c praticrtrvi il drenaggio. Gli atti operativi furono fatti nella minore estensione possibile; i tagli eseguiti due sole volte in direzione trasyersale all'articolazione secondo quella dell'incisione usata nelle resezioni totali. I ligamenti non si tagliar ono in nessun caso nè si apri l'ar ticolazione come s'Cl'l1 proceduto nella già descritta fru;w. per scarica di pallini. Nella campagna serba però operai tre volte le ferite d'anna da fuo co al ginocchio nello stadio intermedio con la stessa larga apertura dell'articoiazione e col distacco di tutti i ligamenti articolari ; oggi non consiglierei più questo processo, che allora credevo indicnto solamente nello stadio intermedio e suppuralivo. Lo ritengo inopportuno non già perchè i tre casi ebbero esito mortale; bensì perchè malgrado i grandi tagli non si raggiunge che in parte lo scopo a cui si mira. J,a layatura ùell'ar-

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CHIRURGICA

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ticolazione si efrettua benissimo per una volt.n, ma il dre•Ht€r~io continuato ha sempre uu effetto incompleto. Ancorchè nell'articolazione aperta del giuocchio si pos.snno fare facilmente e sicuramente delle inci.~ioni per la introduzione del ùrcnaggio ai lati del fascio vascolarc attravH~O la pnrte più profonda della bor~a posteriore nbiJract:iata dalle in!>crzioni dci gastrocnemi, ciò non ostunte le secrezioni della ferita non pos~o no liberamente uscire per questa via. Appena la galllb:t è tolhl dalla. posiziono di flession<', la parete posteriore della capsula si tissa fortemente contro la superficie posteriore del confli lc, il drenaggio viene compresso e la bocca chiusa, c cessa quin 11i il flus~o <lella. ferita. Le condizioni non ~ono migliori se l'artir·.ola:t.ione è tPnuHL JlOco flessa. S'aggiunga pnre che lo spazio per il drenaggio riesce troppo stretto, e può facilmente accadere che questo si tronchi. l\Ii sono persuaso di ciò nella. mia pratica di medico IJorghC'!;C, in cui, in tre casi di suppurazionc all'articolazione del ginocchio, dovetti aLbandonare 11ucsto proecsso, quantnnqnc are:;~i al•uto in uno solo esito letale. ~elle reeontissintc lesioni per piccoli proiettili ùello modenw anni da fuoco, non ercdctti mai indicato, scbùeuc lo clcsitlent>'si molto, di cercare (l ~1 rantc lo stadio primario, un sito ad:ltto per l'incisione c per il ùrcna~gio preventivo nella. superficie posteriore dcll' articol:\:.done naturalmente declive, e perciò f:worevolc allo scolo della suppnrazionc. B~ta solamente iniettare con materie atte a ruppi~linrsi (cera, colla) un l>uou numaro di arti<:olazion i del ginocchio, per persuadersi quallito di ft·r.qucutc, senza una malttttia precedente dell'articolazione, gli spazi del tessuto ecllula.re ciel garctto, tino al cn.nalo popliteo, comunichino coll 'articolazione del ginoc~hi o per una fessura aperta del tessuto Jigameutoso; e rptanto pos;;n. essar grande il pericolo che il processo inti:unmatol'io si estenda ai muscoli posteriori del polpaccio. E tanto Inaggiore si fa questo pericolo, se le secrezion i ristagnano nello spa<:io articolane c gravitano con tutto il loro peso sull'apertura dello spazio periarticolarc del tessuto cellulare, o subiseono prassionc anonnnlc in causa dei mo\'imenti inevitabili durante il cambiamento ùcll'apparl}cchio. In t.ale caso s'infiltrano; la qual cosa non avviene se le secrezioni trovano sempre il loro scolo nei lu{)ghi i più inclinati, cioè se non si fanno mai stagnanti.


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RJYJS1'A

Non potendo noi fino ad o~gi opporci alla cliffnsione della suppurazionc, ne viene elia essa si annunzia di f•·equente nel polpaccio; primo indizio che tanto si pnventa. Io credo però che non si debba rinunciare a ccrca•·e un processo adatto di drenaggio. N egli nmmalati di recente cura esso è superfluo, quantunque nel caso di non riuscita del metodo antisettico, potrebbe avere i suoi vantaggi. Nella terapia dell'infiammazione diffusa suppurati va del ginocchio, avrebbe una speeiale importnnza, particolarmente quando la suppurazione non avesse invnsa la capsula. Il

drenaggio introdotto a tempo procura. lo scolo continuato c completo della secrezione, o almeno allontana il momento favorevole alla propagazione della suppurazione. Dunque si domanda: come s i deve fare il drenaggio nelle suppurazioni delle articolnzioni del ginocchio? L o sgorgo delle materie dalla borsa sopra.rotulca e dallo spazio anteriore articolare, non prrsonta clifficoltà alcuna. Ogni incisione laterale, la quale sia bastantemente larga per un profondo ùreuaggio, frwilmente procura t)ttoslo sgorgo. La difficolt:'l principale sta. nel drenaggio tlclle horse posteriori dell'articolazione del gi nocchio, che è importantissimo, perchè ò appunto in esse che la suppurazione ristagna. TI lliflicile sta uel poter arrirare a questo borse posteriori. E sse sono circondate da muscoli, eccetto che in prossimi tà dei vas i. Sono perciò accessibili solamente meùiMte tagli profondi dalla superlicie posteriore del ginocchio. Non c'è dunque neppur da pensare al loro drenaggio mediante l'incisione della parte posteriore dell'articolazione. t sso rie;.ce invece, se l'incisione si fa dalla parte interna, arrovesciando tutta l'articolazione e tagliando i ligamenti, come già dissi di sopra. Ma poichè, come fu pure accennato, il drenaggio, malgmdo ciò, non ha alcuna azione, non ne ripetei la prova in quest'ultima guerra. Non rimane adunque che l'npet'tura delle borse per mezzo di tagli laterali. Io tentai due modi: Incisione dell'articolazione da ambe le parti. In tutte due le parli dell'articolazione si praticarono dei t.o.gli a mezza luna di 5-tì cMtimetri in direzione trasversnle àll'asse del membro, e al margine cartilagineo del couclile, fino allt\ fessura articolare, re-


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Clllfl.UIWICA

cidendo possibilmente nel tempo stesso col primo taglio il corrispondente ligamento laterale, o il medio. In tal modo si aperse la borsa posteriore da tutte due le parti, senza lesione dei muscoli. Il bicipite femorale può essere sempre salvato. Se il taglio è fatto nella parte media in posizione di lie,·e flessione, il sartorio non sarà quasi toccato. Però, poichè anche nella posizione di fi ess iou~ dell'arth:olazione non riesce in alcun modo di spingere ·n elle borse i tubi di drenaggio, poichè la fessura non istà bene aperta tra la parete posteriore della capsula e la periferia posteriore del condile, cosi scaYai con sgorbia sotto alcuni colpi di martello, tanta sostanza ossea dalla convessità poste1·iore di ambi-

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due i condili, sicchè il drenaggio potesse essere accolto in piccoli

solchi o scanalature. Questa escavazione può essere eseguita molto facilmente, senza che i tagli sieno t1·oppo lunghi, e senza che sorpassino i limiti sopra accennati. Ora, se si considera che l e piccole punture vengono sconsigliate da tutti i chirurghi di guerra; che Pirogoff suggerisce di attenersi ni grandi tagli di Peti t nelle suppurazioni delle articolazioni del ginocchio, e che gli esperimenti di Stromeycr incoraggiano grandi tagli insieme alla recisione dei ligamenti articolari, il processo accennato non p.o.rrà da rifiutarsi, poichè promette un buon esito. Su cinque feriti d'arma da fuoco al ginocchio cosi trattati, uno solo è rimasto in vita; progredisce però C<)Si rapidamente nel miglioramento, che si può contare sulla sua piena guarigione. Benchè tutti cinque i C..'I.Sl fossero disperati per la suppurazione progressiva degli spazi intermuscolari, non voglio negare che la. cura non corrisponda. assolutamente ad ogni esigenza, e ciò perchè se dalla borsa media non si taglia il sartorie, o il gracile, o il scmimcmbranoso, la secrezione non scorre perfettamente, e inoltre perchè nella posi~ zione d'estensione il tubo di drenaggio viene compresso dai muscoli al punto da renderlo completamente inaccessibile. Anche nella posizione fl essa il drenaggio è quasi inutile, e difficilmente attuabile. A me pare che col secondo processo esso riesca cimpletamente. Incisione articolare laterale, con posizione laterale della gamba. Incisione a mezzaluna trasversale alla .parte fibulare dell'articolazione, come sopra., fiuo alla fessura dell'articolazione. Se il menisco laterale viene estratto con la pinza uncinata e con le forbici

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Rl\"!~TA

eli Uoopcr, la tJlH\1 cosa l'ic;;cc con due colpi di for-bi ci senza emorrngia; c Cl} e s i tagli col bis torl botto nato l'estremità tibiale del ligamcnto crociato, cioè del solo ligamcnto anteriore vicino alla tibia, si riesce a divaricare completamente il taglio mediante una leggerissima rotazione all'esterno e la fl essione della gamba. Il taglio delligamento crociato è un atto semplicissimo ed incrnento, quando la Inma del c.oltcllo s in diretta perpcndicolr.rm ente cont ro r osso, c la s i tenJ:!n nppog~intn strettamente ad esso. :-ie il ginocchio c: posto in leggera H es~ i on e, c la gamba in pie na rotazione verso l'esterno, in modo che giaccia s ulla s uperficie laterale, la ferita articolare clestinata allo scolo della suppurazio ne rimane ucl punto più inclinato, c in causa del suo peso la secrc'l.ione scorre dalla pnrtc media della cavità articolare nella fesf. lll"n tra il conclilc laterale rlel femore c la tibia, e da questo per la piaga apeFtn nell'esterno apparecchio di medicatu'l'a. Se si prnticnuo due dre naggi. uno trasversale. l'altro verso l'alto nella lJorsn soprarotulea, il drenaggio della cavità articolare del ginocchio riesce perfettamente. La posizione ùi lieve flessione non può certame n te essere evitata. Essa è indispensabile per tenero aperta la fessura articolare. Non mi sono servito dell'estensione permanente in queste snppumzioni traumatiche acute, appunto ller chè per essa i muscoli Jlella 1)eriferi n media e posteriore del condile femorale medio ve ngono spinti cosi forte mente contJ·o di esso, che la l>arete caps ulare posteriore a.nch'essa lo è del pari verso il corpo artìcolare: cl'onde l'occlusione della llorsn. P er fissare il ginocchio mi servii di stecche di legno leggermente cun·e s ul margine, piegate ad angolo ottuso, s imili a quelle che E smnrcb propone l'er le reseziooi del gomito. Questa incisione articolare laterale con posizione ln.temle della !(amba, In usai due volte; tutti tluc i cas i ebbero esito letal e, ma fiu dal principio avevano dato pochi s~ ima speranza.. Gli infermi era'llo oltremodo indeboliti, o la s uppura:done era penetrata sott.o il qundricipite, in alto, fin o al terzo della coscia e nei muscoli ùol polpaccio attmverso il canale popliteo. In questa cura. mi persuasi della completa riuscita del drenaggio. Appena fatto il taglio nell'inserzione del ligamento crociato anteriore, il pus zampillò dalla parte media della cavità articolare c sgorgò per-

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CUIIW RO!CA

fcttameute anche dUJ'ante il breve tt> mpo in cui 1issero i pazienti . .N on voglio certo sostenere elle ftu esta cura col drenaggio sia la più perfetta e debba essere senz'altro acc:cttata. Io la usai in due soli casi, c non ott enni, quanto alla vita, il risultato che certamente desideravo. Fu una prova e nulla più; tua che, p er i 111otivi esposti, mi pare pos a essere ript:'lnt::l. Si ha il diritto !li t entare degli e!'perimenti, quando col mPtodo aspcttativo l'i ha nno esiti c·osì tristi, l'Ome, ad t:'scmpio, quello che di 21 ferite .ratmà dà fuoco n.l ginocchio con }Wocessò slijlpm'ativo, uno solo dei casi tmttali col metodo nspettativo, e due amputati secoutlari rimasero in vita, e neppur <1uesti progredirono tanto nella guarigione da essere annovrrati fra i guariti. Tali sono i risulta t i del trattamento as pcttatil·o, in cui :::i faun o incisioni e piccole incisioni solo quando il fo cola'io s uppurntiYO t\ pcnenuto tino alla cute. Anche in cp1esti casi, ad eecczione elci due or ora intlicati, non si agi fino 41 momento dcll"nmputnzione secondaria. I risultati concordano con le cifre dolln mortalit il rilevate tla Billroth nelle precedenti guerre. X elle ferite d'arUta tla fuoco alle arficolazioni questa mortalità varia fra il 71 e I'R:l 0/o, nè è lontanissima d:~ ftuclla avuta negli anni 1870-71. che, "ceondo Hei1zel, conta il 58 °fo. O bisogna decidersi ad usare il coltello d 'amputazione più di frequente e in primo tempo, oppure cercare i mezzi per migliorare il corso suppurntivo delle articolazioni del ginocchio. Gli esperimenti da me fatti non li posso considerar e come decisivi ; ma credetti di accennarli in considerazione del grande interesse per l'importantissimo argomento.

<:aute rio·Paqoellu. teoria e mode di a dope rarlo (Bull. de thérapezttique c Atmales cl'oculistique, luglio-agosto 1878). (~uest'istrutucnto

è un cauterio attuale a calore permanente c maneggevole, a rnggiamento debolissimo, adatto per la varietà delle forme a tutti i bisogni della chirurgia ignea. È basato sul seguente principio : alcuni metalli, fra cui primo il platino , hanno la proprietà. di condensare in grande abbondanza i vapori


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RIVISTA

ed i gas, proprietà che manifestano çon tanto maggiore energia •1na.nto più sono divisi e caldi. Si abbia un crogiuolo di platinoa pareti sottili, riscaldato primieramente al rosso cupo coi mezzi ordinari. Se in questo crogiuolo si spingono contemporaneamente, pcx mezzo d' un iusufibtore, a distanze determinate e sotto diveriie pressioni, due corpi ga.sosi capaci di combinarsi con s viluppo di calore luminoso, uno combustibile e l'alt ro comburente, per esr.mpio dell'idrogeno puro o dell'idrogeno carbonato (gas da illuminazione) e dell'aria atmosferi ca, ecco ciò che succede : 1• I ncandescenza ìns tantauea. del platino nel luogo d'incontro dci due corpi gasosi ; 2• Propagazione immediata dell'incandescenza a tutta la. massa del met.'tllo ; 3• Continuazione dell'incandescenza. durant.e tutto il peri odo dell'afflusso gasoso ; 4° Cessando l'afil.usso dei gas per qualche secondo s ino alla. completa. scompa rsa dell'incandescenza, ritorno spontaneo del platino all'incandcsl!cnza, per l'influenza di un nuovo afil.usso ùi gas; • 5• Aumento graduale ùell'incandcscenza a mis ura che i corpi gasosi arri vano sotto più forte pressione a l contatto del metallo condensatore. Il totale del calore s viluppato da questo modo di combusti one può elevat·si s ino alle più alte temperature. L 'istrumento si compone di tre parti ; del ca uterio propriamente detto; di una lampada a spiri to di vino; di un tubo allungato col pa.~so di una vite mu;;chio e femmina. Il cauterio è co111posto di cinque pezzi distinti che sono : un focolare di combustione in platino; un manico di legn o canaliculato ; un tubo di cautchouc a grosse pareti ; una boccetta a due tubi o serbato io del comlmstil>ile; un piccolo soffietto a doppia corrente, Questi diversi pezzi sono congiunti nell'ordine progressi vo in cui sono stati numerati. Il focolare di combustione O un corpo vuoto fatto da una foglia di platino senza saldat ura, rappresentante, come l a testa di un cauterio attuale ordinario, di cui fn le veci, le forme più variate (sfera, oliva, fungo, cono, cilindro, punta pet· ogni puntura,


CRilWRGl C.l

lamina di coltello e di forbici, rette o curve, n tagliente acuto od ottuso, ecc., ecc.). Questo è il cauterio propriamente detto. È congiunto a permanenza con un tubo di altro llletallo (rame nilw lato), il quale è proHisto di un foro in vicinanza della sua estrcmitù libera per dare l' us l'ita a i re!'Ìilui dt•lla l~Ombu­ stione; q ne~ ti due 11ezzi così a~giustati formano una s pecie di camera met<tllica allungata, clliusa ad una delle estremità, aperta all'altra. In tutta In lunghezza di c1uesta <:amcra, la cui dimensione corrisponde all'uso speciale del cauterio, si dis tenrle un tubo metallico, che esce per qualche millimetro dalla sua c::.tremità perforata e termina con una vite maschio. Il manico è fornito di un padig lione ad una delle sue estremità; è attraversata in tutta hl. sua e,;tensione ùa un tubo metallico, che lo· sorpassa. a ciascun C<lpo di (jUUlche millimetro. Dalla parte del padiglione, questo tuiJo porta una vite femmina destinata a ricevere la vite nutschia dd cauterio; s ul lato opposto termina in forma di capezzolo. Un tubo di caoutchouc a grosse pareti serve di mezzo di unione tra il cauterio cd il serbatoio del combustibile. Il serbatoio del combustibile è una bottiglia chiusa con ta,ppo di caoutchuc, l(). quale è attraversata da una parte all't\ltra da due tubi met().llici avvicinati nella loro metà inferiore, divergenti nella loro metà s upcrio~·e, e terminanti l'uno e raltro in forma mammHlare alla loro estremità. divergente. • Al rigonfiamento di uno dei tub i si fissa una delle estremità di un tubo di caoutchouc a pareti spesse; al capezzolo clelraltro tubo il tubo di un piccolo soffietto a doppitl. con·cnte. Al collo del t·ecipiente è innestato un uncinetto che permette di sospendcrlo ad un bottone d'abito, ad una bottoniera o all'orlo di una t\lsca. n soffictto è una pera di Richards on, che si tissa all'estremità mammillare di uno dci tubi del serbatoio del combustibile. Questo soffietto, la cui pressione è proporzionale alla velocit,à cd all'ampiezza dei movimenti che gli si imprimono, deve essere posto in azione da un assistente. ~ullameuo per le operazioni di brevis~ma durata (cauterizzazione del collo dell'utero ad esempio), l'operatore stesso può metterlo i n .azione, comprimendo!() sotto il piede o fra le ginocchia: Questa parte dell'apparecchio ha per oggetto d'introdurre nel 5


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RlVIS'fA

serbatoio del combustibile l'aria che prende direttamente dalla atmosfera, di mescolnda coll'elemento combus tibile contenuto nel serbatoio e di spingere sino all'estremità del focolaio di combustione il composto gasoso res ultaute dal miscuglio. Il combustibile è un liquido idrocarbonato volatile, simile al gas da illuminazione allo slato liquido. E sso è contenuto nella bottiglia. I vapori di certi liquidi, detti idrocarburi volatili, formnno coll'aria atmosferica un miscuglio gasoso, i cui due oleJUenti possono, sotto determinate condizioni, combinarsi, con sviluppo del calore luminoso, a contatto del platino laminare, primitivamente riscaldato al rosso scuro. Di questi idrocarburi, di cui alcuni (alcool, s pu·ito di legno, etere) appartengono al gruppo degli idrocarburi ossigenati, e gli altri (bellZina, essenza minerale) al gruppo degli idrocarburi non ossigendti, l'essenza minerale è, per istituite esperienze, quella che offre pel caso di <:ui si tratta, maggiori vantaggi. L'essenza minerale è un prodotto assai comune in commer cio, e si trova per ogni dove in ragione del grande uso che se ne fa. È un olio che si brucia nelle lampade a spugna o a grosso lucignolo, dette lampade Mille. La essenza minerale non è un corpo ben determinato; è un miscuglio di più idrocarburi non ossigenati, di different-e vola.tilità, del qual carattere fa d'uopo tener conto. Il titolo dell'essenza nùnerale, di cui si fa. uso per riscaldare il cauterio sopra descritto, è, mis urato col denstmetro da petrolio, alla temperatura di 15 gradi, di 700 a 720 gradi; in altri termini, quest'essenza pesa da 700 a a 720 grammi per litro. Nel commercio si trovano essenze minerali che pesano meno di 700, altre che p esano più di 720 grammi. L'uso d'un idrocarburo differente pel titolo e per la composisizione da quello indicato, ùovrebbe andar congiunto ad una modificazione nella. disposizione attuale del cauterio. L'aria atmosferica è l'agente comburente. n calor e di quest'istrumento è permanente. L'operatore può riscalda.rlo in pochi secondi al gt·ado di calore che desidera, innalzando od abbassando istantaneamente la temperatura, o ma.utenendolo ad un grado di calore costarfte. Attraversa senza spegpersi i liquidi ed i tessuti organici. Irraggia pochissimo; si possonò bruciare i peli del dorso della. mano, sentendoue appena il calore:


CHIIWRGJCA

Può, per la rarietà dcUe sue forme, servire n tutti

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bisogni

d ella chirurgia ignea. Funziona regolarmente. H d.i facile allestimento (in meno di un quarto d'om si può imparare il modo di adoperarlo). È di piccolo volume, compresi i suoi accessori. Il combustibile che lo alimenta si trova pet· tutto. · E sso costa un centesimo per ora.

<Ja s o d 'eso s tosl e burnea d ' ambo gU orecchi, del signor GIOROJO FIELD, otaiatra all'ospedale di S. :Maria (1'he Lat~cet, 20 luglio 1878). G. M., medico, di anni treutndue, forte e sano, mi consultava il 4 ottobre 1877. Raccontò che da ragazzo, quando andava a scuola., soffrl dolori nell'orecchio d estro che furono seguiti da lieve sordi tà. E gli consultò il fu signor Guglielmo Wilde di Dublino, ed in breve tempo guarì perfettamente. ~ cl settembre del 1877 ridh·enne sordo dopo un bagno di mare, e come si vedeva il meato alquanto gonfio, prese deU'ioduro di potassio e gli furono applicate mignatte nonchè un vescicante dietro l'orecchio. Il 20 ,;ettembre si ripetè t'appliCAzione di mignatte. Il l • d'ottobre si riconobbe che l'orecchio sinistro si trovava in condizione pressochè simile a quella. del destro. Il 4 ottobre venne a Londra e si :pose sotto la mia cura,. La gonfie:r.za in ambo gli orecchi sembrava esattamente un fignolo profondamente situato, e l'udito conservavasi notevolmente buono, considerando che solo un piccolo passaggio rimaneva per la trasmissione dei suoni. Dopo alcuni giorni fu fatta un 'incisione nel tumore, ma il coltello incontrò un'escrescenza • a di natura durissima. Non vi fu dolore, ed appena si avvertì un lieve rossore, finchè l'escrescenza non arrivò a comprimere l'opposta parete de l mento, cd allora ebbe luogo una leggiera infiammazione c l'infermo diventò molto sordo. Si lagnava d'una ripienezza assai molesta degli orecchi con grave tintinnio. Soft"ri di grande abbattimento d'animo, e questo veniiva aumentato in non piccolo grado dalla conoscenza della compattezza che caratterizza l'esostosi auricolare. Saper a che la sua sordità era dovuta ad una


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Rn'ISTA.

completa occlusione osseo, e siccome non poteva udire l'orologio che applicalo immcdiamellte sull'orecchiO sentiva cb'era COsì, per l'impossib:litù di t('ner dietro ad una conve1·sazione, escluso dn ogn i società. ~ P L' 11 ottobre il mio collega signor A. T. Norton vide il caso con me e si convenne che un'operazione era necessaria per didistruggere quelle due esostosi. 13 ottobre. Cloroformizzato l'infermo, mi posi a segare l'escrescenza. dell'orecchio destro colla sega da denti americana, gentilmento imprestatami dal signor Sewill. L'esostosi riempivo. quasi tutto il mento esterno e prendeva origine dalla parete posteriore estendendosi do. un quarto di dito dnll'orifizio sino a ben poca distanza dalla. membrana del timpano. Credetti necessario, per proteggere la membrana. c gli importanti tessuti adiacenti quanto più si JlOteva, d'avere uno strum ento cbe li preservasse da qualsinsi lesione. I signori W eiss e fi glio pertanto fecero uno schemto di metallo molle che fu fatto passare con qualche difficoltà lungo la porzione anteriore del meo.to, e fu quindi piegato all'angolo richiesto per farlo penetrare di etro l'esostosi. Avendo ottenuto In formo. necessaria, un altro consimile strumento fu fabbricato con acciaio che si trovò corrispondere mirabilmente allo scopo, perchè rendeva un accidente qnllSi impossibile. Dopo di aver lavorato costantemente per un'ora e tre quarti, riuscii a segaro tras versalmente la maggior parte dell'escrescenza. L'operazione fu resa difficile non solo dall'estrema compattezza del tumore, nm altrcsi dal fatto che l'escrescenza aveva una seùe profonda ed era stata ripetutamente disturbata dal sangue che riempiva persistentemente il mento. Il malato soffri terribilmente nausea per tlue giorni, la cloroformizza.zione, ma del resto stette bene. Il 28 alla l'apertura nell'esostosi dell'orecchio destro, preYia. cloroformizzazione, segando completamente a traver so l'escrescenza. li 29 soffri assai di nausea. L ' l l novembre oper:1.i l'orecchio sinistro. Quesfesostosi fu trovata più difficile ad n.sport:ll'si dell'altra, atteso il maggior suo volume. L'infermo fu, come la prima volta, molto indisposto per due giorni dal cloroformio. li 2 dicembre ripetei l'operazione sull'orecchio sinistro con una sega più grande. Durante questa e le opernzioni successive, il

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ClllfW!a;:c.\

malato \"C~nnc eterizzato c non fa ùi-;Lurhnto nC'ppurc in gt'll Llo minimo daiJa nau:.ca, bcnchò fosse stato ol!rt: un 'ora sotto !"influenza dell'etere. Fu pratkata una la rga apertura c d eg-li tro, ·ossi in grado di udire pcrfc ltamcntc dit•,·i minuti circa. dopo l'ol•erazionc. Disgraziat amente, due o tre giomi dopo, una violenta in fiammazione assali la mcutbnma de l ti111pano che ne fu perforata. Furono ordinate sei sangucttc daranti al trago, se~uite il giorno successivo cla a ltre quattro. L'orecchio fu costantemente lnrato con una debole di luziono d'acido ft•nico, c hL perforazione s i ri chiuse in ~icn:uu c nt e in capo tt due o tre giojni. Gennaio 13. I cor.dolli d'ambo gli orccehi erano ancora turati da granula7.ioni rosse ; quc$te furon o espor tate, c poscia Yenne applicato ossido di mercurio cci anche ni t rato d'argento in soluzione concentrata. (~uesl c fl pplicazioni cagionarono dolore cosi intenso che si d ov~tt cro tralas(jiare. Allora vi s i sostituì per molto

tompo l'acido tnnnico. \'i fu profusa secrezione dì pus denso che impedim com}Jlctamentc l'udito. Ques to s i ris taLilì gradatamente ed ora l'infermo è in grado di udire perfettamente duramtc tut t o il giorno, ma di notte ridivcnta sordo a motivo della raccolta di pus nel coud•>tto; però, quando la. suppurazione sarà. cessata, l'udi to ritornerà perfetto, seoz'alcun dubbio, anche nell 'orecchio s inis tro. Il condotto a udi tivo destro è assai più piccolo e mi propongo di allarga rne l'apertura alla prima occasione. È stato ossE>rvato che l 'csostosi euurnen è più comune negli uomini ch1e ne14J donne. E sso comiucia quasi invari ub ilmcutc cou nna larga base sulla parete posteriore del mento esterno, sia come la. spina di un osso l.mgo, sia come un tumore di forma rotonda. Questa atrczionc è a cquis ita e non congenita. La, sua crescenza non è COSÌ rapida, nè spesso aubiamo segni d'infiammazione fìnch è il malato diviene tutto ad un tratto sordo per l'occlusi one completa

del mcato e la conseguente irrit.ar.ione che vi si localizza. Y'lu\ un'a ltra forma di ~ostos i generalmente pcduncolata, che comincia il più delle volte a metà dell'orecchi o cd è il risultato di processo fl ogistico. TI suo aumento è rapido c la suppurazionc è abbondante e maligna, c tnlrolta un polipo che sorge dall'csostos i ne precede l'apparizione nel conclotto esterno. Questa forma può e ssere esportata coll'allacciatura meta.llica, genere d'operazione che non è prnticnuilc nell'a ltra varietà di cui oll"rc un esempio il

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RIVISTA

caso che abbiamo descritto. La sega da denti americana, consigliata la prima volta in questi casi dal dottor Mathewson di NewYork, è, a mio parere, l'unico strumento adatto a penetrare quell 'intnmescenza tremendamente dura della rupe petrosa. L'infermo fn veduto diverso volte in una compagnia dai signori Giacomo Paget Dalby c Tomaso Smith che cortesemente mi favorirono l'apprezzato loro parere. Ho un debito di riconoscenza verso i miei colleghi signori Norton, Edmondo Uweu e Mnrkcsy di Watcrford per l'assistenza che mi porsero nelle operazioni. Debbo poi de~ felice esito di questo caso ringraziare l'infenuo stesso più di tutti, per il cora.ggio col quale di tratto in tratto si sottopose alle operazioni ed a sette ore d'inalttzione di cloroformio e d'etere, e che è al di sopra d'ogni elogio .

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Brevi note cUnlco-statlstlcbe redatte alla. Consolazione dal ~ott.. Fn.IPPO ScAr.ZI, chirurgo primario (Gauella me<lica di Romet, 15 settembr e 1878, uo 18). Sono quattro casi clinici tutti notevoli per c1ualche loro specialità questi resi di pubbliç.a ragione dal valente chirurgo della Con&olazione (1). Il primo riguarda una lussazione completa ùella tibia complicata a frattw·a dci condHi del femore, la quale fu cagionata da unn. pet·cossa nella parte esterna ùel ginocchio destro, aJ di sopra del condilo del femore, per il propulsore di una macchina da trasporto delle merci spinta i!J. moto celere. Emno presenti i segni più manifesti della lussazione completa esterna della tibia, e nell'operare la dduzione fu avvertita la frattura tra.sversn. sopracondiloidea. per la mobilità crepitante nei lati dci condili rotati sull'asse del femore. Praticata la riduzione, mantenuta ridotta la lussazione prima con l'apparecctùo a canale dello Sculteto, poscia con l'apparecchio gessato, mitigata l'acutezza del processo t'jattivo col ghiaccio e con due applicazioni di mignatte, In. lesione si avviò felicemente alla guarigione, talchè l'infermo all'SO• giorno potè uscire dallo ti) Per chi non lo sn p~s~e. lo spedu le delht Consolazione in Roma è destinato ad accogliere tutti i ca~i g1·a\' i di lesione violent~. e<l olf1'C un vasto campo c ormuamen te istl'utr.i\'O allo Sllldln dt:lla chi J·urgi;·, !J•aumatica. R.

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CillRURGICA

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spe<Lale SOlTetto da un solo bastone. Questo caso porge occasione al prof. Scalzi dj proclamare la verità (li quanto affermarono il Malgaigne ed il Folli n sulla possibilita delle lussazionj ùella. tibia sul femore, contrariamente alla massima dell'Erichsen che r ecisamente le nega, e di opporsi ali 'opinione del Bilroth, secondo cui la. tibia sarebbe sempre la prima a. sdrucciolare sui condili, ladllove la causa che dette luogo a questa lussazione dimostra la possibilità che i condili del femore scivolino invece sulla tibia. Il secondo è u·n caso di straptmmcnto della sccontla fa1angc dell'indice c del tendine flessore lungo, il quale fu notevole per le gravi successioni patologicl1e a cui andò incontro, evento nnn comune in sift"atte lesiotù, le qnali d'ordinario, come assicura la esperienza dei più celebrati chirurghi, banno un andamento molto felice senza reazione intensa locale o generale. In questo invece srsviluppò un grave flemmone della mano che terminò in ascesso con necrosi del cellulare, reslllltanùone però in definitiva la gua.rigione. Quivi il prof. Scalzi addita pu1·e un'altra particolarità, cd è questa: che il tendine nello strapparsi non si separò dalle fibre 1nuscolari, come sempre avviene in tali casi, ma fu in,·ece n;vulso con le tiure muscolari stesse che trascinò dietro sè; e questo fatto l'autore attribuisce alla circostnnza che il movimento della mac,chinn (la ruota d'un mulino) che produsse lo strappamento fu J·allentnto per opera eli un astante. Il terzo caso è una frattura composta della clavicoht per colpo indiretto avvenuto per urto di una pesante trave cbe colpì H paziente di lato sulla spalla sinis tm, onde ne fu prostcso o comlpresso al suolo. Avvenne la fratturn della clavicola nella sua parte centrale e alla estremità acromiale a.l di fuori delligamento coraco-clavicolnre. Le fratture doppie ùelb. clavicola non SOJIO rare, ma per colpo diretto. Lo Scalzi, salro in questo casQ sin~olare, ha sempre osservato unica la frattura per colpo indiretto. Ei pensa che il piano solido di r esistenza incontrnto nella caduta ùesse alla clavicola percossa dal grave pondo l'occasione di inft·angersi prima sulla estremità acromiale e quindi sulla curvn. del centro. Fatto, dice, certamente diverso dagli altl"i, in cui la frattura avviene per l'urto più o meno forte succeduto nel gravitnre del tronco di contro nn corpo per caduta o percossa sulla s pulla o sull'arto disteso in dirczioM più o tnèno pei'pcndicolnre


al tronco. Scomparso dopo ot to giorni il turgore della spalla, fu applicato l'apparecchio del Yclpeau assodato con garza gessata, sotto il LJUale, al 45• giorno, era rc~o larc c completa la formazione del callo. E qui 1\wto rc fa un'ossen azionc su questo apparecclùo, che ha riscontrato, all'opposto di quanto atferma il.Guillcmiu, adatto al mantenimento dei fralllmcnLi e ben tollerato. L'ultimo caso è di una ferita incis a dell'::uteria brachiale per colpo di coltello nella regione cubito-omeralc sinistra. Fatta l'allacciatur a dell'arteria, non essendosi rista.bilito 11 circolo ed aft·aceiandosi minacciosa la cangrena dell'arto, si venue alla dis articolazione col processo di Gueriu. Tutto auùò regolarmente fino ali ~· giorno dopo l'operazione, il malato donni\·a tranquilli sonni, :-n·er a ùiscreto appetito, la temperatura fra 37• e 38• c., quando a un tratto si manifestò la erisipela che si dilfuse al collo, al capo e al torace sinistro, aumentò la febbre con tu tti i fenomeni che l"uccompngnnno, sor.se lo. tosse, difficoltà del rcs1>iro, s uono ott uso alla. percussione del torace sin btro, escreato puriforme, diarrea, freddo, s udori profusi, e, aggra nmdos i tutti questi fenomeni, la morte. L'autossia mostrò : ascessi multipli nei polmoni; fegato ingrandito; milza ipel"trofica.ll moncone in parte riunito, in parte necrosato, infiltramento di sauie nella s uperfi cie posteriore del grande c piccolo pettorale. Yeua s ucclavia c principali diramazioni arrossate vivamente nell'endotelio con trombi fibrinosi prolunga l i aderenti per flogosi.

Le fratture del c ranio Iter c ontrn.c colpo (Gazette des Mpitaux, 23 luglio 1878). P er un certo tempo furono negate le frattw·e del cranio per contraccolpo. Per dimostrarne la possibilità Perrin ripetè le esperienze di At·au c di altri osscrvato t·i, però modificandone i l>rocessi affine di anicinarli alle condizioni più ordinarie che s i verificano nella produzione delle fratture. Egli interpose un cuscino od una lamina di caoutchouc tra la fot·za c la r esistenza; i cadaveri furono precipitati d<~. un'altezza di due a tre metri e mezzo; le percussioni dirette s i ottenllero con mazzo di ferro o di legno pr~cc dcntemente imbottile , ccc.

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CHIRURGICA

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Le }lCrcnssioni produs~e ro sempre fr.1tture dirette, mrn tre lo ~recipitazioni da l\';lllo cag ionarono ~ JWs~o

fratture ituliret te in

alcune regioni del cranio. lJa i ris ultati ottenuti per via di esperimenti Pe1Tin trasse le d eduzioni seguenti: 1• Si possono produnc nrtitkiailur nte due s pecie di fratture del cranio: le une dirC'tte, le altre indirette o pC'r contraccolpo. L e ultime hanno sede in un osso vicino, in un punto tli:unetrnlmC'nte opposto nlht volta od alla base del cranio; 2• Queste due s pctie non possono essere consid<'rate, la prima come la regola c l'altra c· ome un :-t rara ec<.:czionc ; la loro frequenza rolatinl è determinata da lla frequenza s tessa delle condizioni favor evoli alla loro produzione. Co,;ì per le pe:rcosse sul vertice e l'occipitc1 le fratture per contraccolpo costituirono la r egola e le fratture dirette furono rare eccezioni, mcntrcchè i colpi alla fronte, ai pal'ictali, alle tempia, produssero quas i sempre fratture diret te; 3• Le condizioni ge ncmli favorevoli alla pro(luzione del contraccolpo, di già rammentate da Sauccrattc, Sabo urnn t c meglio d efinite da Boyer, possono formularsi nel modo seguente : è uecessario elle la s uperficie percossa possegga una forza di coes ione sufficiente per resistere, e superiore a quella d'altl'i punti <l e lla scatola cranie nse. Questa forza di resistenza JlUÒ essere rappresentata dalla spessczzi\ dellt\ parete ossea, dalla brevità <Ici s uo raggio di curvatura, dall'estens ione della s uperficie percossa e dal corpo elas tico interposto tra la forza c la resistenza; 4• Gli etfetti delle caùotc sul cranio sono va r iabili secondo, la loro sede. L n superficie più esposta agli effetti indiretti è limitata (la una linea, che, passando in avanti per le gobbe frontali t ermini indi etro alla protuberanza occipitnle, att raversando lateralmente i. limiti superiori della regione temporale ; 5• Contrariamente all'asserzione d'Amo, le fratture della base del cra.nio interessano più piani o regioni di essa base; 6• Le s uture indispensabili a llo sviluppo organico, sono una causa d'inde bolimento nel grado di r esistenza del cranio ; esse rappresentano luoghi deboli a livello dci quali comincia spesiio la soluzione di continuo sotto forma di distacco che continua per uno o più tratti di frattura. l\Iolti pre parati di tal fatta fur ono presentati alla Società;

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1!1\'ISTA

7• L'ossi fi cnzione delle sutUl·e, che trasforma la volta del cranio in un sol p ez~o osseo, aumenta considerevolmente la. sua resistenz11. Nelle numerose esperienze fatte su individui di ambedue i sessi, dai venti ai sessant'anni, è stato verificato che occon-eva un più grande sforzo nel vecchio che nel giovane per ottenere una frattura. Tillaux hn osservato il cont1·ario ; SO Perrin non ottenne giammai frattura per contraccolpo in individui le cui suture erano ossilicate; 9• L'irregolarità della forma e della omogeneità eli stmtturu. del cmnio non permette di ùete:rminare et priori la sede o la direzione delle fratture. In generale può ammettersi che vi sono alcuni punti forti ed altri deboli attraverso i quali hanno luogo le fratture. L e suture, le fessure, i fori, le ineisure, i solchi servono a ùar principio al cammino abituale delle soluzioni di continuo.

Trattame nto d e l foc olai porule uti c on aequo. s a· lata del dottor liouzÉ OE I/AL;t.xoiT (Gazelle méclicale de Paris, 2li agosto 1878). Il dottor Uouzé lle l'Aulnoit (de Lille), fa una comunicazione interessantissima sul trattamento dei foco lai purulenti con l'ncCJUa salata.. Partendo dal fatto che tutti i chirurgi sono stati te-

:;t.imonj dci fenomeni di avvelenamento cagionati dall'evacuazione

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incompleta dei focolai puruJent.i, il dottor Houzé de I'A.ulnoit passa in l'assegna. i diversi mezzi adoperati sino ad oggi per prevenire la decomposizione del pus nei focolai 11.\'enti sede nelle ùirerse cavità del corpo. Si sono sperimentate le i1ùezioni di lintum di ioilio, di coaltar, d'alcool, eli permanganato di' pot.assa, di acttua fenicaLa o salicilicata. Scom,ggiato dall'inefficacia di tali mezzi in alcuni casi J'ibelli, Hou zé de l'A ulnoit ha fatto ricor so al clol'llro di :;odio disciolto ncl.l'ncqua., soluzione che prepnmsi in ogni luogo. E gli ha impiegato tale soluzione in un caso eli pleurite purulcntn con empi cma. in cui nove toracentesi succes~ive non avevano dato alcun resultato definitivo. Nè più fortunate riuscirono le iniezioni di permanganato di pot.assa, giacch è !>i manifestarono i sintomi di setticemia. Egli allora, ebbe il pensiero di debellare il contenuto purulcnto della pleura, con un li-

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CHJitURG ICA

quido di densità superiore, capace di spostare il pus, di ohuligru·lo a raggiungere la s uperficie o per lo meno di m cscolnr~i con esso, in guisn che si potesse estrarlo con facilità dai seni fi stolosi che doveva. raggiungere. Ora, di tutti i liquidi aventi una. gr·ande densità, quello che sembmva pilr atto allo scopo era Ja. soluzione concentrata di clorur·o di soclio che gode di proprietà. antisettiche assai manifeste. P rima d'iniettare qne~to liquido nelle cavità pleuriche, Hour.6 tle l'Aulnoit intraprese una serie di esperienze col permanganato tli potassa, coUa tintura di iodio e colla soluzione fenica, che furono successivamente mescolate col pus contenuto in una provetta. Queste soluzioni rimasero sempre alla superficie. Aggiungendo all"acqul\ tiepida (:>O•) un terzo di :-:aie bianco si ottiene una soluzione che segna 18• all'areometro ùi Benumé, della densità di 10104 mentrechè la densità del pus è di 10,02 secondo Robin . Aven(lO iniettato questa solur.i onc nella cnxità pleurica. del suddetto malato, HouzGdc l'Aulnoit ottenne l'en\cnazione di una grande quantita di pus. Le in iezioni furono ri petute giornalmente per due mesi ; i brividi cessarono, e ritlestatasi l'energia fun zionale, il malato abbandonò l'ospedale guarì to, e questa guarigione dura da. diciotto mesi, dopo il qual tempo l'autore ha avuto occasione di rivedere il malato. Insomma, Houzé attribuisce al cloruro di sodio impiegato una quadruplice azione: azione evacuatricc dipendente dalla densitù. delle soluzioni impiegate; azione sui globuli ro~s i di cui stimola le proprietà ; azione eccitante sulle pareti della. cavità, setlc di '> ttppurnr.ione; cd azione sulln. nutrizione generale.

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RI VISTA OCULISTI CA -

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D c n·aztone fisiolog i c a e tcrupc utlc a de lla s tric nhaa s ull'o cchio, del dott. G.\LEzowsKJ (Recueil d'Oph ir~lmolorJie, luglio 187tt). Il doU or Gu1ezowski, per le ossenazion1 altrui c per le pro}Wie, concltiude : 1• Che la. stricnina ha. un'azione eccitante tutta speciale s nlle fibre del nervo ottico ; 2• Che tale azione è totalmente passeggera, manifestandos i sotto forrun di fenomeni luminosi, come lampi, scintille c rnggi rossi o turchini, i quali pt·incipiano un quarto d'orn dopo le iniezioni di stricnina e si prolungano spesso per più ore; 3• Che i fenomeni luminosi possono prodursi negli occhi la. cui vista ù complctnmcnte e definitivamente abolita, me ntre possono mancare in alcune ntrolie della. pupiUa in cui la visione non è del tutto C!\ tinta; 4• Che la manifestazione dci fenomeni luminosi ! all'occhio malato non è un segno favorerole per il ristabilimento della vis ta ; 5• Che le iniezioni di s tricnina, in opposizione all'asserzione di nlcnni a utori, rimangono senza ell'etto nelle atrofie delle p u.pille, qualunque s ia la natura di ques te ultime ; G• Che esse non esercita no alcuna inftue uza sulle retiniti pigmentarie;

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RI\'lS'l'.\. OCìUliSTICA

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7• Che, nonostante alcuni ca:>i ùi guarigione eli ncvriti ottiche riportate dagli autori, le iniezion i di stricnina de\·ono essere assolutamente bandite, quanùo si tratta. di un 'infiam mazi one d elle fibre del nervo ottico o di quelle della retina; Provocare un'eccitazione nel periodo infiammatorio del nervo ottico, quando esso dipende dall'infiammazione delle m eni n ~i o dell'encefalo, non è solamente irrazionale, ma forse dan noso per la salute gen erale del malato. Queste iniezioni sono autorizzate nel periodo risolutivo ed atrofico della ncvritc, sopratutto quando è rimasto da lungo tempo stazionario ; s• Le iniezioni di stricninn o le instillazioni di questo medicamento nell'occhio sotto forma di collirio, possono essere raccomandate con qualche utiliti nelle ambliopie sen:.-:n lesione. Nullameno, questo medicamento deve sempre essere impiegato come naezzo accessorio e di secondo ordine, mentre l'attenzione principale deve essere diretta contro la causa della malattia.

I.a fucsina nel daltonis mo (discromatops ia). Il Delbeuf ha, non è molto, scoperto che quando un discromatope guarda traverso a una. soluzione di fucsina discerne i colori, mentre non vi riesce chi ha la vista buona o li mira attraverso una. soluzione di cloruro nichelico. Il Delbeuf osserva come, nello spettro, l'impressione dei colori s i trovi maggiore nel centro (verde) che nei punti estremi violetti e rossi, e come il daltonismo sia semplicemente un'esagerazione di questo fatto normale, di guisa che il colore verde col suo predominio riesce a oscurare tutti gli altri colori e la fucsina, alla sua volta, quelli mediani. Pertanto nello scorcio dèll'ultimo scorso aprile, il dottor Javal presentava aJJa Società biologica di Parigi delle lastrette di colla d 'ossa colorita con fucsina, e ne proponeva l'uso nella fubbricazi one degli occhiali serventi ai discromatopi, collocandole. framm ezzo a due sottili vetri. Secondo il J aval, una foglia apparisce più verde quando sia guardata traverso al cloruro di rosnuilina. -- -·--~


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RIVISTA DI FISIOLOGIA

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D e ll'influe nza d e l p eso d e l c orpo sugli atte ggia• m e nU -vizios i (Bulletin de l' Académie de médecine, settembre 1878). Conclusioni di una memoria letta nll'Accademia dal dott. Dally: 1• L'equilibrio statico del corpo nella stazione bipede, come nella seduta, è mantenuto dalla sola resistenza dei tessuti eia· stici c delle ossa aventi il suolo per punto d'appoggio, mentre che la potenza è rappresentata do.l peso delle parti del corpo si· tuate al disopra del luogo esaminato. l muscoli hanno parte nel condurre o ricondurre la linea di ù1clinazionc nella verticale del centt·o di gravità. 2• Quando i muscoli producono e consen•ano una posizione non equilibrata, non gi3. per la loro nl:ivnc, ma per quella della gravilà. u.gentc sui punti di resistenza nei centri normali, e prin· c.ipalmentc sulle cartilagini ed i legamenti, avviene ebc una posi· zione fuori d'equilibrio può cangiarsi in una deformazione. 3• Nel caso in cui il peso del corpo si ripartisse ugualmente sui due piedi, possono prodw·si, Slltto l'influenza del peso, quando v'ha debolezza nei mezzi di resistenza, deformazioni che s i couvertono regolarmente e costantemente nell'aumento del

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RI\"ISTA DI FlSlOI.OGL\

raggio delle curve normali nntero-posteriol'i, o nell'inclinazione anteriore del bacino o nell'estensione forzata del femore sul cotile (incurvatura. cervicale o lombare, l01·dosi). 4• Nella stazione assisa, o biischiatica, con uguale ripartizione del peso del corpo sui due punti d'appoggio, gli efietti della stazione bipede prolungata si correggono se si ha cura di p ermettere alle ginocchia e al dorso di arrotondarsi l eg~crmentc indietro, in modo da produrre nna sola curva sacro-cervicale. 5• Al contrario gli efi'etti meccanici della stazione assisa 11rolungnta si manifestano nel ·medesimo senso di quelli ddla ~ tazione bipede e producono deformazioni del mede!>imo genere, se si costringono le reni ad incavarsi inclinando il bacino in ll\'1\nti. 6• Nella stazione unipede il peso da s_uperare ascende al doppio di quello che può sopportare una delle sinfisi sacro-iliache, uno dei lati del bacino, uno dei cotili. Cosl quest'atteggiamento produce un'inclinazione con torsione laterale doppia delle vertebre lombari e del bacino attorno all'asse del corpo. Frequentemente ripetuto e lungamente conservato, quest'atteggiamento produce alla fine una scoliosi sacro-lombare primitiva ed una deformazione coxo-femorale. 7• La stazione assisa sopra una sola natica, o mono·iscbiatica, produce esattamente le stesse conseguenze meccaniche, ma nella parte opposta. J,a stazione unipede destra produce i medesimi effetti dell:1 stazione assisa sinistra. 8' Queste attitudini viziose sono frequentissime. La stazione assisa sinistra è raccomandata dalla maggior parte dei" maestri e dai metodi di scrittura. E ssa è istintiva quando si fa uso abitualmente della mano destra. La moda la favorisce. Essa è pii! comune e pii! pr olungata nelle donzelle, le quali rimangono orùinariamente più lungo tempo a ssise, che nei giovani. Con ciò si !ipiega. in parte la fre<t uenza 15 Yolte maggiore di deformità della spina in quelle che in questi. Le abitudini sedentarie delle cittt\ spiegano pure la maggior frequenza delle scoliosi urbane. go L e dcfo1·mazioni croniche dello scheletro si producono spessissimo nella seconda infanzia, durante un periodo in cui le forze clastiche non hanno ancora acquistato uno sviluppo propon:ionalc all'nccrcscimento del peso del corpo. Bisogna adun-


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R!YISTA DI FISIOLOGIA

quo sorvegliare gl i atteggiamenti dci fanciulli nelle scuole e proseri ver loro, se ncccss:wio, ilri poso orizzontale diurno per una o due ore, in modo da evitare la fatica. 10" Xel caso in cui le deforma.zioni dello scheletro dipendano primitivamente da un'alterazione patologica loca.le, esse rimangon o sottoposte, in quanto alla loro forma defi niti va., alle leggi di gravità modificate dallo spostamento dei centd normali di r·esistonza. l l" Le nozioni che precedono meritano di formare oggetto d'un insegnamento pedagogico speciale in vista del grande interesse profilatico che ne scaturisce.

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RIVISTi\ DI CHIYI!il EFlRUACOLOGlA - -·'-~-

lJn nt!lo terapc otic o dell'anil (indaco). - Nell'America meridionale sono frequenti e assai durevoli le dianee nei bambini, i cui alimenti male o punto smaltiti rimasero nel tuho intestinale. k una specie d'indigestione croni ca, che il volgo chiama con vocabolo s p~gnnol o empacho (imbar azzo), cd u:;;o. di combattere colla materia colorante delle piante anilifer c. Chiamato a curarla, il dottor Dug6s (1), medi co a Gunnajnato (:ì\'Iessico), ricorse, n ei p r imordi, alle prcscri1.ioni di purganti, poi di sostanze astt·ingcnti e dell'azotato bismutico basico, senza approdare ad alcun esito. N è pertanto volle aggius ta•·e fede all'empllcho e al s uo rimedio popolare, ma più tardi dovette r icredersi, poichè l'indaco da l ui sperimentato si dim ostrò pronto c1uanto efficace nell'c,;pellere i cibi indigeriti e n el troncare la diarrea. La dose dell' indaco adoperata dal Dugés fu ognora da .W n 50 centigrammi stemperati in poc'acqua zuccherata. Codesto fatto s i coll rga coll'uso che n ell'America ùel Nord s i fa della radice della battisia tinctori" (Papilinnée) od indn.co salva.tico, qua.le catartico e leggiero a stringente.

•----------------------------------------------------Il ) Le lll'ra a l lll'nf. pubblicata da l giot·n a l<) J.,c Gubl~•·,

COIH'>'Ie1· m~tlicttl.

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Rl Yl.Sl' A Dl ClilìlliCi\.

La batti:;iu. r eget.a nelle lande arenose della C:lrolina. e della Yirgiuia, contiene una resina gialla detta ibattisina e produce, mediante la fermentazione, la materia colorante azzurra, tanto apprezzata nella t intoria.

L'hoang•nan (Slryclmos javmtica) (·Gazette médicale de l'nris, 6 luglio del 1878.). - Alla noce vomica, all'angostura, alla fa,·a di Sant'Ignazio, alle coccole levantine, all'antiaro, al uio del J ucliman, àlmàncellluiero si è aggiunta Pholillg-Mn, tma. stricnca originaria del! 'estremo Oriente ed adoperata nella repubblica di Venezuela contro parecchie malattie, sopmttntto l'elefantiasi dei greci. I chimici Rabuteau e Pietri n' hanno portato in Francia uu saggio sotto forma di grossa polvere, e nell'adunanza del 22 ora scorso giugno han11<0 riferi to alla Società biologica l'esito ottenuto dai loro studi e sperimenti farmacologici. Il colore della rw lrere è simile a quello del rnbarhar.o, l'odore debolissimo e il sapore iutensnmente amaro. Ossc1·vata col microscopio mostra gli elementi ùi una corteccia, probabilmente di radice, poichè il vocabolo l•oat•g significa rizzoma nella lingua chinese, e oltt·e di ciò una grande quantità di cristallini splendenti, prismatici, larghi in media do. 5 a i5 millesimi di millimetro, difficilmente solubili nell'acqua, nell'alcole, nell'acido acet.ico, ma appieno in quello cloridrico addensato. ilenchè ne possedessero soltanto dieci grammi, tuttavia i l Rabuteau e il Pietri riescirono ad ottenere alcun po' di estratto. IJ metodo da loro seguito fu il seguente: Fecero bollire in un matraccio 8 grammi dell' honng-non insieme con dell'i\lcolc anidro, li lasciarono quivi iufusi per lo spazio di tre giorni c filtrarono l'alcolito, dopo di averlo riassoggetta.to al bollore. Da ultimo lo posero a sva:ponu·e in recipiente immerso nel bnguoJJJaria, e ricavarono un prodotto di colore rnnciato, amarissimo c quasi interamente solubile nell'acqua distillata. La parte insolubile era resinosa ed aveva tuttavia una lieve amarezza. La quanliltì ri ca.\·ata fu a un dipresso nella proporzione di 25 centigrammi, i quali corrisponderebbero a circa 3 grammi • per cento di hoang-uan .

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E FAIDUCOLOOlA

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Il precipitato di colore rosso bruno, indotto nella soluzione dell'estratto dal joduro potassi co; quello biancastro del reagente del Mayer ( l); e quello bianco, che inverdisce a pòco a poco colla esposizione all'aria, formato dall'acido tannico sono indizi e\·iòenti dell'esistenza di uno o più alcaloidi, che i fenomeni tossici di poi osservati fauno credere analoghi alla stricnina, alla brucina ed anche alla curarina. Il dott. llillairet ha pure s pr rimentata l' boang-uan nell;l dose di .tO centigrammi, e ne ha accertalo degli efi'etti simili a quelli prodotti dalle piante stricnee. Amministrato in pillole e in unione ad allume contro la lebbra, secondochè usano i missionari nell 'I ndia, non riesco a guarirla. Tali pillole contengono, ciascuna, 0,05 eli boang-nau, e tal volta ne furono somminisLratc persino 16, senza che abbiano determinato nlcu u accidente. L ' unico beneficio stato riconosciuto s i restrinse ad una tempornria diminuzio ne dell'anestesia in un malato ve n tenne, curato coll' hoa».g-nau durante cinque mesi. Infine l' Hardy ha estratto dall' hoang-nan d ella s tricnina, della brtloin~ e non è alieno dal credere che possa. ben anche contenere degli altri alcaloidi, specie l' igasurina.

Nuo.-a proprleu\ dell'arnica, del dottor PLANA T (LyQn Médical, febbraio 1878 e bn1>u.rzùde, 15 giugno 1878) . Il dottor Planat di Nizza, dietro ripetute osservazioni cd esperimenti fis iologici, è giunto ad applicare questa sostanza in tutti i casi di infiammazione superficiale acuta, quale si ha nei fut·unc oli, angine, eresipole, ecc. Da queste ripetute osservazioni ris ulta con un'evidenza completa che l'amica è un aborth•o potentissimo di qualunque eruzione furnucolare. L 'A. fa una riserva per il fur uncolo dio.hctico. E cco il modo di adoprare questo medicamento. Per rendere la sua. aziono pilì energica sui piccoli vasi viene applicato direttamente so pm. i punti flogosati colla formula seguente:

(Il .Joduro mercurioo potassico, ottenuto colla soluzione di gr. 13, 546 eli sublir:nato corrosh·o e di gr. 49, s di j oduro p c•tassico in tan~·acqua distilluta da formare il f!i usto volume di nn li tro. nevcsi prepnr~re a poco per ,·olta e riporre in hoccetta di Hllro opaco. L. z.


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RIVISTA DI CHIMICA E FARMACOLOGIA

grammi 10 :tfliele. 20 " Qualora questo miscuglio fosse troppo liquido, l'i si può aggiungere la polvere d'altea, di licopodio, o di qualunque altra sostanza. inerte, fìnchè non abbia acquistata una giusta consistenza. Questo miscuglio disteso sopra un pezzo di tela incerata o di diachylon viene così applicato sopra al foruncolo. Quest.a. medicntura si ripete ordinariamente ogni 24 ore. Jn generale dopo due o tre medicature è finita la cura abortiva del furuu colo, incominciata iu qualunque periodo della sua evoluzione. Si ottiene pure un effetto curativo nei casi medesimi ammi1ùstrando la tintura d'arnica in dose di 25 a 30 goccie in una pozione da prendersi a cucchiaiate ogni 2 ore. Secondo Planat l'estinzione furuncolare è così pronta che non si può fare a meno di non riconoscere in questo medicamento un'azione speciale, elettiva sul t>rocesso furuncolarc medesimo. Estratto di fiori freschi d'nrnica .

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Alterazione del cloruro mercnrtoso In contatto «lello zucchero. - Pare(:chie vol~e è stato affermato, che la mescolanza del cloruro mercurioso con zucchero produca del sublimnto corrosivo dopo 24 ore. Poco fa il dott. Polk àvrebbe not.'l.ti gli effetti di vencficio propri d'el cloruro mercurico e causati dall'amministrazione di calomelano mescolato con zucchero. Il farmaco era stato preparato un mese prima c la sua analisi chimica faceva riconoscere l'esistenza del sale mcrcurico. La questione dell'incompatibilità dello zucchero col cloruro mercurioso fu agitata dai compilatori della Nuova Far·n~acopea militcere c per risolverla si ricorse all'esperimento pratico. Parti eguali di cloruro mercurioso e di zucchero furono intimamente mescolate dentro a mortaio di cristallo e poi involtate in cartuccia opaca. Il giorno appresso non mostrarono alcuna alterazione del colore e trattate, dopo lo stemperamen t o nell'acqui\ calda, coll'idrolito d'ossido calcico e con soluzione di joduro potassico non produssero i precipitati rossi (ossido e joduro mer curico ), che costituiscono le caratteristiche del sublimato corrosivo e degli altri sali mercurici. Si può quindi infcrirc, elle lo zucchero non alteri, col corto contatto, il cloruro mercurioso, ma a questo riesca col ten1p0 e s pecialmente col concorso della Juce.

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V A RIET À

Congreu o tnternazilonale sul s erv izio sanitario d e gli eserc iti in c ampagna (Gazelte m étlicale de Pt'ris, 14 settembre 1878. • Il 9 agosto fu aperto a Parigi il congresso internazionale sul servizio sanitat io degli eserciti iu campagna., il quale tenne tre sedute nei giorni 12, 13, 14 agosto sotto la presidenza del signor L egouest, ispettore genera~ del servizio di sanità militare. Il signor Le Fort, professore della facoltà di medicina. di Parigi, sos tenne l'ufficio ùi segretario generale. Alla prima seduta fu parlato dei primi soccorsi da apprestare ai feriti sul campo di battaglia. I medici addetti ai reggimenti si trovano nell'impossibilita materiale di prender cura dei feriti gravi che loro cadono attorno, dovendo necessariamente farli trasportare nelle aml.mlanze s tabilite spesso a considerevole distanza dal luogo del combattimento. Il congresso ha. pensato che potevn introdursi nell'esercito francese l'istituzione dei soldati portabarelle, come si è fatto in alcuni eserciti stranieri. Questi portabarelle, i n numero determinato per ciascun reggimento ( 4 per ogni compagnia di 250 uomini) sono scelti nelle file ed ammaestrati, in telll]JO di pace, in tutto ciò che riguarda. il loro servizio. T.aJe organizzazione oft'rc il vantaggio di diminuire il numero dci c o mbattenti che abbandonano il campo di battaglia.


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VARIETÀ

Il congresso ad unanimità ba posto per base che l'ordir~ameuto dci soccorsi medici in guerra non sarà veramente efficace se non quando tutto il personale addetto a tal servizio dipenden\ direttamente dal medico capo, il quale dovrà attendere ordini unicamente dal comandante il corpo d'esercito. ~ella t-econda sedota, il congresso ha discusso due importantissime questioni: l'ospitalità dci feriti che non possono essere chirurgicamente trasportati, c la questione dei mezzi di tntsporto per i feriti che, senza. danno, possono venire curati lontano dal campo di battaglia. li sistema dell'ospitalità sul luogo fu sperimentato su vasta scalt\ nell'esercito germanico, durante la guctTa del1870. Il signor clottor Roth, chirurgo generale in qucll'csCl·cito e delegato del governo sassonc, ha esposto al congresso gli ottimi resultati ottenuti con tale sistema, ed il modo con cui fu posto in uso. In Germania ogni corpo d'esercito è provYeduto eli due arubulanw od ospedali da. campo (l •'eld-Lazareth) con un deposito di personale e di materiale da. permettere di poter nuovamente disporre delle ambulanze stabilite i~ seguito di una battaglia. Quando si pensa agli att·oci dolori cd al peggioramento delle ferite che resultano dal trasporto dei feriti grav i come si è Yerificato nell'esercito ft·ancesc che fu costretto spesso a fare uso dei primi carri trovati, frettolosamente rcquisit.i, fa. a1eraYiglia come l'amministrazione militare non ponga maggiore sollecitudine nel chiedere ai suoi vicini i regolamenti necessari per colmare questa biasimevole lacuna. U redattore spera ch e il congt·esso non abbia inutilmente approvato ad unanimità questo desiderio: che la chirurgia militare di ogni Stato sia posta in grado di possedere i mezzi per assicurare, sull'c!ìempio dell'esercito germanico, l'<>spitalità. sul luogo del combattimento ai feriti c malati non trasportahili, il possesso rlei quali mezzi non esclude d'altra parte lo sgombro sempre desiderabile dci malati c feriti h·nsportabili. L a seconda questione riguarda appunto i modi ed i mezzi destinati acl ctlettuare lo sgombro dci feriti trasportabili. Ìl s ignor dottor Koslofr, capo del servizio medico degli eserciti russi durante l'ultima gucrra1 ha partecipato al congresso il modo con cui questi trasporti sono organizzati in Hussin.. Da pilì anni il governo russo ba obbligato le direzioni rlcUc ferrovie a. t ener


Y.\ RIErA

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pronti, in ogni evenienza, un certo numero di CUlTi-mer ci, propor:donati alla lun ~hczza della linea percorsa da cinscuun. compagnia. Quesli cani ~osson o essere con facilità resi atti pel trasporto dci malati e dei feriti, mediante alcune piccole modifìcnzioni s uggerite dnl gencrnle Zawadowski. Si sono potuti in tal modo disseminare, durante l'ultima guerra, più di 200,000 malati e feriti nei luoghi pii1 remoti del tenitorio russo. Il signor dottor Neudorfcr, medico capo dell'esercito austriaco, parter.ipa al congresso che uu'organiu.azione analoga vigo nell' Austria-Ungheria . Al momento della mobilitazione, lo Stato fornisce alle compagn.ie delle ferrovie il m:~.terialc accessorio che permette di trasformare colla più grande facilità i carri merci in carrozze d'ambulanza. n dottor noth, espone a sua volta l'organizzazione adottata dal govcmo germanico pel. tra~porto dei malati e dei feriti militari sulle strade ferrate. Qt1cst'orgauizzazione comprende: 1· carri sanitari preparati antecedentemente, posti in riserva c compresi nel piano di mobilitazione dell'escr·cito sotto il medesimo titolo del matednle di guen·n c dell'al·tigliel'ia; 2• le carrozze ausiliarie compos te di carri-merci lievemente modificati secondo uno s tabilito disegno, in morlo da poterd sospendere le barelle e trasformnrli tos to in carrozze d'ambulanza; 3• treni formati con carrozze per pa;;;;e!:lgicri c destinati al trasporto di uomini leggermente feriti. Ascoltate queste diverse partecipazioni, il congresso ha arlottato le proposizioni srgucnti: l" I trcui sanitari ;;peci ali non apportano graurlo utilità; 2• È indi:::pcnsabilc che tutte le compagnie di strade ferrate abbiano riguardo nella costruzione dci carri-bt\gagli, alla loro facile trasformazicmr, in tempo di guerra, in carrozze d'ambulanza. _'\..mmcttcndo tali conclusioni, il Congresso hn voluto llisapprovarc l'introdu zione nel materinle delle ambulanze di carri l:ipeciali pronlsti di tnlt i comorli che pOS!:Ono desiderarsi. L'espos izione universale ne ofl're alcuni campioni che destn.no l'animinzione di tutti i vi>iitatori. "Ma questi carri sono costosissimi ed m pmticn. non !:i trovcra uuo mai a. di.;posizionc di un esercito ~hc in morlo ins nfl'icicnte. È a.tlunque più r:~giouc,·ole di limitarsi all'uso tli mezzi che possono adottarsi s ubito pel trasporto dei fer iti, cioè •ai cani-bngagli in movimento s u tutte le vie.


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VAJUETÀ

N ella terza ed ultima seduta il Congresso ha trattato una questione delicatissima, cioè dei servizi che sono in vita te a prestare, in tempo di guerra, le società di soccorso ai feriti. L'opinione predominante in questa riunione composta in ·maggior parte di medici militari, è stata che le società si limitino streUamente al loro ufficio di carità e di beneficenza. Il decreto del2 marzo 1878, che stabilisce le incombenze della. società francese di soccorso ai militari feriti e le assegna in certo modo un'azione indipendente da quella del servizio di sanità d.ell'esercito, è stato unanime·mcnte disapprovato. I membri del Congresso sono d'avviso che quest'azione, per armonizzare utilmente con le funzioni del servizio sanitario dell'esercito, deve sottostare all'autorità del medico preposto alla direzione di questo servizio. In una parola. le società di soccorso dovranno limitarsi a supplire alle insufficienze del senizio sanitario ufficiale e non già costituire, a fianco di quest'ultimo, un servizio distinto M indipendente, situazione atta a suscitare gare e malintesi riproveyoli. Sull'iniziativa del signor dottor Longmoore, ispettore generale capo del servizio sanitario presso l'armata inglese c delegato dal

suo governo, il Congresso a.pr,rova ad unanimità questa propostn: " Poichè il medico in capo di un esercito in C:\rupagna è responsabile presso il comandante e presso il paese di tutto ciò che concerne gli interessi dei malati e dei feriti dell'esercito, è assolutamente necessario che tutto il personale costituente il servizio sanitario sul campo di battaglia sia sottoposto alla sua autorità. n Il Congresso approva pure ad unanimità le pm·oposte seguenti: " Le società di soccorso non devono essere. adoperate e non lo possono essere utilmente che negli ospedali permanenti. Il loro princi1Jale ufficio consiste nell'allestire provvisioni di ogni specie per provvedere ai bisogni della chirurgia militaie. " Il personale della società di soccorso non dovrà per nessuna circostanza esser reclutato fra quelle persone o medici sottoposti alla legge di reclutamento in vigore nei propri paesi. " Sebbene non sottoposto alla legge del reclutamento, il personale delle società di soccorso, impiegato in tempo di guerra, deve essere sottoposto alle leggi militari c de ve essere obbligato a ser vire sino alla fine della guerra. " L e società di soccorso non devono indirizzarsi al coman-


VARiETÀ

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dante che per mozzo del medico in capo dell'esercito o ùci mcdici in capo presso i corpi di esercito. " La dipendenza della chirurgia militare da un'altra autorità o l'esistenza4i servizi paralleli non dipendenti dal medico in capo, ~o no incompatibili con una buona organizzazione dci servizi sanitari c con la protezione che lo Stato accorda ai soldati malati e feriti. La direzione del i ervizio sanitario militare deve, come ciò si verifica in quasi tutti gll eserciti moderni, appartonere esclusivamente al medico in capo dell'esercito, sotto l'alta. autorità del comandante. Appresso, il dottor Koslotr dà alcune spiegnzioni sul servizio reso dal corpo sanitario dell'esercito russo, durante l'ultima guerra. Su 2000 medici addetti a questo servizio, HiO morirono sul campo di battaglia o nelle ambulanze dumnte le guerre. Questo cifre dimostrano chiaramente che il corpo sanitario in Russia ha largamente pagato il suo tributo alla patria ed all'umanità.. La riunione si disciolse dopo un breve discorso del dott. L egouest che ringraziò i membri del cong:·esso, in particolare i dclegati dei governi esteri, per In sollecitudine con cui r isposero all'appello del comitato d'organizzazione.

Sull'anestesia temporanea m e diante inalnzlouc dl etere, del dott. J ohn F.Paekard (Americrm J onmal n• l H, luglio 1877. - Deutsclie medicinisclle Woclumschri{l, 27 luglio 1878). 11 dott. Paekard osservò che all'inalazione d'etere segue prestissimo uno stat.o di completa anestesia dì breve durata, il quale ci dimostra che le piccole operazioni possono essere eseguite senza dolore, cosi come avviene nella uarcosi dopo inalazioni abbastanza prolungate. La durata di tale anestesia temporanea non arriva ad un minuto; e se in questo tempo s'interrompe l'inaìazione, o si eseguisce un'operazione, il paziente 1·itorua in sè pienamente, senza soffrire nè dolor ùi cavo, nè nausea, ccc. ll momento in cui incomincia l'insensibilità è vario, c lo si puù 1·i conoscerc facendo tenere levata nl paziente una mano, e obolìg anùolo a sollevarla. ogui volta che la lasci<\ ricatlere. Quandv

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YARlETA

cessi da. parte sua la forza di volontà per compiere quest'atto, l 'anestesia è completa. L'assenza, di quals iasi pericolo e ·di qualunque conseguenza noci\·a. rende questo processo assai utile nella. pratl.1. priv!\tn, allorchè si è obbligati ad opcra.re senza assistenza alcuna, e di abbnndou:nc poi i pa1.icnti n sè stessi. Tale metodo dovrebbe essere adoperato specialmonte nelle incisioni ch'gli ascessi, nella riduzione delle lussazioni, delle fratture e ~i mili. Che mediante l'inalazione del cloroformio si ottenga. lo s tesso stadio non è cosa ancora provata; pare però elle il hiossido d'azoto non presenti simile fenomeno.

Sull'applicazione del microfono all'operazione del catctcrisJno per riconoscere l'esistenza d'nn c alcolo In vescica, del signor ENRICo THoMPsox ('l"he Lrmcel, 8 giugno 1878). Già da molti anni furono fatti tentativi per numentare o rendere più intenso il snono cnvato dall'urto del catetere contro un piccolo calcolo nell'intento di ottenere una pro·va infallibile dell'esistcnzn d.i cs~o, il suono naturalmente -prodotto da un calcolo di tal fatta essendo sovente lieve, e talvolta di caratter e dubbio. Un esempio di quei tentativi l'abbiamo nel ben noto scandaglio eli !Jorllo inrentato dnl signor C. Brooke, ultimamente chirurgo dell'ospcdnle di Westminstcr. La ragione per desiderare di raggiungere questo scopo è ancora più ovvia quando v'è il sospetto che un piccolo frammento di calcolo rimanga nella vescica dopo un cnso curato colla litotrissia. Son costretto a dire per quel cb e mi riguarda cbe una mano ed un orecchio esercitati costituiscono un'orgnniz~azione ampiamente bastevole a scoprire prontamente mediante un cntctere ordinario tanto un piccolo calcolo, quanto un picc()lo frammento. ilo troppo frec1uentemente dimostrato la verità di questa proposizione nella pratica sl in casa che fu ori, pcrchè s ia necessario di farne qui una nuova esposizione particolareggiata. Ma questa non è un 'opinione unh·crsalmente ricevuta; inoi tre è nccc,sariamante vero che non tutte le mani nè tutto le orecchie sono profondamente esercitate, cd in alcune circostanze sarebbe


YARIETÀ.

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una vera fortuna il potere ingrdt!sare i piccoli suoni che spc5so passano inuditi lo che tornerebbe utile ad <Jgnuno di noi, pratico o n on pratico di tali osservazioni. Non appena perta.nto ho udito parlare t.lel microfono che può essere descritto come uno strumento capace d'ingrandire d'assai il più piccolo suono, mi parve naturalmente che esso mi fo,·nirebbe l'opportunità di produrre unn. prova facil e a conscguirsi cd infallibile della presenza d'un corpo straniero di piccolissimo volume in vescica. Andai dal ben noto inventore, professore Hugues, con quest'idea, cd egli tosto cortesissimamente mi somministrò un modello di microfono eh 'egli cre<ieva acconcio all'uopo e me ne. spiegò Mce.ssari:unentc il meccani smo. Questo consiste nella produzione d'una corrente gah·anica, cominciando in questo cn.so con tre elementi della batteria J.eclnnché e passando per mezzo d'un sottilissimo fi lo di ferro isolato a traverso un telefono, quindi a traverso il microfono attaccato nl manubrio del catetere da adoperarsi, e finalmente dietro al polo opposto della batteria per completare il circolo. Avendo da fare una litotrissia, sabato scorso a mattina, invi-

tai pochi amici a giudicare del risultato, fra i quali il signor Crichscn, il dottor Ynndcll (degli Stati Uniti), il signor DerldcyHiss, il signor Clover (che faceva da et erizzntore) cd il signor Buckston Browner. Il più lieve tocco della pietra od il contatto con un piccolo frammento impercettibile all'ascoltatore in prossimità dell'infermo tu distintamente udito da coloro cho stavano attorno al telefono ad una qualche distanza, mentre, so il telefono era portato all'orecchio di qualche individuo, i suoni erano notevolmente gravi c distinti. Il suono p1·odotto non assomigliava sempre a quello che udiamo urtando la pietra stessa, ma è un distinto tintinno che dà al tempo stesso l'impressione che un corpo straniero venne urtato; c quando vicno incontrato con alcuni movimenti d'esplorazione del catetere entro la vescica, rivelo. la presenza d'un corpo stranierv duro ivi contenuto. Suoni di sft·egamento d'un carattere intiet·amente diverso, pienamente subordinato al tintinnìo, sono uditi essi pure. Questi sono prodotti da sfregamcnto dello strumento contro le pareti della. vescica e dolI'uretra, ma nori fan·no ostacolo al potere di apprezzare il suono di un corpo duro. Quando dico che questo microfono particolare


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VARfETÀ

cb 'io bo adoperato è sensibile alepunto di rendere udibile il camminare d'una mosca sopra un pezzo di rete, si deve intendere che il più piccolo pezzo di pietra urtato rivelerà certo con un suono la sua presenza. Sto ripetendo i miei sperimenti e non dubito punto che, favorevoli come furono i primi, si possa giungere ancora a qualche miglioramento nel processo, ed ovc ciò accada, prenderò la prima occasione per riferirne. Aggiungerò una osservazione. Noi dobbiamo soltanto sostituire uno spccillo al catetere quando vogliamo esplorare un seno od una ferita, e il più leggiero scontro con un pezzo d'osso necrosato, con una palla di piombo od altro corpo straniero al di là della portata del dito sarà resa udibile nel modo stesso.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Sulle odie rne dottrine c himic he. L ettere del dott. DIOscoRIDE YITAI.r.- Milano, tipografia Lombardi. Il dottor Di oscoridc Vitali, farmacista capo dello sperlale civile di Piacenzn., già noto agli studiosi per altri importantì chimici lavo ri, pubblicò, sono alcuni mesi, coi tipi del Lomibardl (Milano), un bel volume : Sulle odierne dottr ine chimiche. n lavoro è riassunto in 26 lettere indirizzate all'egregio signor Alessandro Fahris. Vi è tratteggiata la. parte più speculati ra. e filosofi ca della cbiol'ica, con distribuzione ammirevole, con semplicità e lucidità singolare, s i cch~ le inerenti teorie e le adombrate loro applicazioni riescono intoibili quasi ai profani 1 chiaramente comprensibili agli iniziati e meglio a chi della scienza ha sufficienti nozioni. Tracciata. sinteticamente, nella. prima lettera, la via che intende percorrere, l'egregio autore, discorrendo nelle seguenti delle metamorfosi per decomposizione e per combinazione, v iene a parlare dci numeri proporzionali cd equi valenti, cd accennata l'equivalenza per volumi cd i rapporti tr~ il peso equivalen te e

la densità, con facile e naturale passo si inoltra. nella teoria. ntomi .:a c mol ecolarc, discorro ùcl peso molecolare e sua determinazione, del prso e densità degli atomi. F<1 quindi parola delle cristallizzazioni e ùci rapporti della forma colla composizione dei corpi. Discorre dci pesi atomici e della loro chimica importanza, aprendosi così l'adito alle ( or mole chimiche etl a far c;enno della valenza, dei mdicali, dell'equi valenza chimica, stabilendo per tal manier a la base per dar·e una chiatissim:J. nozione della


V74

H!VI::ìTA BlHLIOGHAFICA

chimica. nomcnclatura. Parla poi, riassuntiva.mentc sì, ma p ur ucttissimamcntc, degli ossigenati, dei metalloidi, e con logico transito viene a discorrere dei principii immediati organici e delle r»>ative ahimiche composizioni. Accenna poscia ai radicali elettro-negativi cd elettro-positivi, monovalcnti, bivalenti, trivalenti o polivalenti, e tratta delle serie grasse ed aromatich e. Yicnc quindi al liJ.?O ed alle formolo tipiche, e finalmente, sfiorando i f:\tti relativi ai fenomeni t ermici, ai rapporti del calorico, clt•lla luce, di'Ila. clctti'icitit colle chimiche affinitn, troTa lllodo di hrCV<'lllCnte d corùare l'unità delle forze nella natura e l'npplicar.ion e della teoria dinamica molecolare alla spiegazione dci fenomeni cosmici. Vasto davrero è il campo discorso, ed impossibile sarebbe stato il pcrcorrerlo con ,si rapido passo a chi non avesse avuto unn conosce nza JJrofonùa, un po:;scsso compiuto della scienza; cd inoltre per chi ati un'attitudine eminente alla sintesi, non a r esse unito uno spirito sowmamente: logico ; infatti, olt1·e al ralore scientifico cd alla. squisita eleganza della djzione, il lavoro del Yitali ha pure il raro pregio d'una chiarezza ed ordine ammirevole. llen a ragione, dunque, l'illustre professore Poltncci (ed il suo giudizio io adotto lieto per chiusa di questo brevissimo resoconto) disse pregevolissimo il lavoro, semplice, chiaro, ed esaltò la felice armonia del concetto e dell'attuazione. " È superiore, " ha egli detto, a tutti che sulla materia pubblicaronsi in Italia, " c dimostra che l'autore sa dalla modesta sua farmacia inscu gnare la parte più filosofica della chimica, come potrebbe es" sere insegnata nelle migliori università. "

D. F. BAROFFIO. 11 DiJ•et.tox•c

P. E. 1\'I A N A y R ,\ 11 Rcdnttot•e ETTORE Rt CC IAROl C11p!1at10 medico

N UTisl F.:oERic o , Gerente.

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NOTIZIE SANITARIE -

·1-M-f-

Stato sanitario tU tutto l' esercito nel mese dl marzo 1878 ( Giomcde ?nilit. u./Ftciule, parte 2•, u• 33 ). Erano negli ospedali al 1• marzo 1878 (l) ......... . 65t>O Entl'ati nel mese ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1092:.! Usc1t1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 975d 1\Iorti ...........• ....... . ... .. ........... . 205 Himas ti al 1• aprile 1878 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 753!1 Giornate d'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...... 2113G5 Erano nelle infermerie di corpo al l • marzo 1878 . .. . Entrati nel mese .... ... ......... .. ... . . ... . . Usciti guariti ........ . ....... . . . .......... . , per passare all'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1\Iorti . .. .... .. . . . . . . . . . . . . .. . ......... . . . Rimasti al 1• aprile 1878 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Giornate d'infermeria . .... . ...... .. .. ........ .

2270 1104-1 900-i, 183:! 2 2472 7597!}

Morti fuol"i degli ospedali e delle infermerie di corpo .. . Totale dei morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

21 2:.!8

Forza media giornaliera della truppa nel mese di marzo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 220970 Entrata media giornaliera negli OS])edali per 1000 di forza 1,59 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) . . . . . . . . . . . . . . 1\fedia giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e tj 2 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza .... . .. . Numero dci morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza l l 03 (l ) ospedali militari (principali, succursali , infermerie di pt·esidio e speciali) e ospeda li ci\· ili. (2) ~ono dedotti gli :uumal:lli passali agh ospcdr~li dalle infermerie Ili corpo.


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NOTIZIE SANITARIE

Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali c di corpo) n• 140. - L e ca.use delle morti furono: iperemia cerebrale l, apoplessie cerebrali 3, mc· ningiti ed encefaliti 6, nen osi l , bronchiti acute 7, bronchiti lente 3, polmoniti acute 27, polmoniti lente 4, pleuriti ed idro· piotoraci 15, tubercolosi polmonali 18, altre malati ie degli or· g:uti respiratori 3, endocarditi e pericarditi 5, vizi organici del cuore l , peritoniti 3, gastriti ed enteriti 5, malattie del fegato I, ileo-ti fo 11, meningiti cerebro-spinali epidemiche 3, vaiuolo 2, morbillo 3, scarlattina 2, miliare 4,febbri da malaria 4, dissenteri e 2, cac.hessia scorbutica l , avvelenamento (per suicidio) 1, resipole 3, artrocaci l. - Si ebbe l morto so.prn ogni 99 tenuti in cura, ossia 1,01 per 100. Morirono negli ospedali civili n• 67. - Si ebbe l morto sovra ogni 5-! tenuti in cura., ossia 1,85 p~r 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari e civili: per malattie 1-!, per ferita accidentale (al bersaglio) 1, colpito da un fulmin e l, per suicidio 5.

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A MIGLIORARE LE CONDIZIONI SANIL\RIE DELL'ESERCITO

ITALIANO

Studiare i bisogni degli eserciti in relazione colle esigenze dei tempi odierni fu ed è scopo costante di uom in~ insignì. La igiene militare in ispecial modo ne ha. tratto vantaggi per pregevoli opere e memorie che videro la luce sia in Italia che all'estero, dalle qHali si poterono trarre savie cd utili applicazioni. Poco pertanto può rimanere da aggiungere di nuovo a chi si accinga a. S\'Olgere tesi d·igiena militare. Per la qual cosa nell'intraprendere lo studio dei mezzi che possono con· tribuire a migliorare le condizioni sanitarie dell'esercito italiano, sentendo la pochezza del mig ingegno, mi sono unica· mente proposto di esporre alcune brevi consitlcrazioni suggcritemi dali 'eS!)eriell7.a, senza approfondirmi in dettagli scientifici abbastanza conosciuti perchè, come ho detto, in tante pregevoli opere scol pi ti. Le modificazioni che, per lo sviluppo che ba raggiunto l'arte della guerra, ha dovuto subire l'organizzazione dello esercito in Italia come nelle altre nazioni, ebbero per elfetto


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CON DIZIOK I SA KITARTE

cbe si richieda un'attività più considerevole per parte di chi è chiamato al scrrizio militare, a sYolgere la quale certamcute al presente maggiori fatiche e talYolta sacrifizi si deblJono sostenere che nei tempi tra!'ìcorsi. Oiò anche si verifica, se non erro, perchè, secondo le leggi attualmente in vigore nel nostro regno, le classi di l n categoria sono ritenute 1n ~enrizio continuato per un tempo minore di tre anni; e dette classi sono tre soltanto. Questa disposizione, derirante certanwrtte da giuste ragioni, che non è mio còmpit.o prendere ad ~sa me, ha per conseguenza : l 0 che si prese nti il bi· sogno di compartire in uno spazio di tempo piuttosto limitato le varie istruzioni al soldato, e 2° che individui in numero reln.tiramente scarso delJbano sostenere gli oneri dei ser· Yizi ordinari e degli straordinari oguiqualrolta se ne presenti il bisogno. Ma affinchè da questo sistema non scaturiscano ftmeste conseguenze. per la salute del soldato, e la prosperi~:.<\ mateliale dell'esercito sia sempre garantHa, è mestieri studiare pro· fondamenta quale sia il grado di robustezza fisica cbe quegli presenta, per conoscere fino a qual limite sia permesso di sp.:mderne le forze; è d'uopo rilevarne i bisogni speciali e ricCI·caro i mezzi più acconci a soddisfarli; ed i~ fine non si dovrJ. tralasciare davnntaggio d'introdurre tutte quelle migliorie che l'esperienza addita ut ili a mantenerlo in buone condizioni di salute, e che l'igiene ba già ùa tempo sanzionato. Oon que· ::;to solo mezzo, io credo, si potrà raggiungere lo scopo eli diminuire la mortalità e le riforme nell'esercito, e di avere dei vigorosi soldati, per renclerli ancor più validi alle famiglie al termine del servizio militare. § l o Un breve cenno sttlle conrlizioni fisiche del nostro soldato non sarà inutile che mi accinga ad esporre per meglio chiarire il bisogno di alcuni prorvediruenti di cui ten-ò iu seguito parola.

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979 Se nel generale in Italia i giovani chiamati al servizio mi· litare si presenta:10 a sul'fivienza dotati di forza, energia e resistenti a pTotratte fatiche, non si può tuttavia negare che, malgrado si studi di rendere ognora più rigorosa l'accetta· zione degli iuscritti, a.lquanto esteso pure sia il numero eli quelli che minore resistenza organica po:;siedono di quanta le moùerue esigenze militari ne ~·ichiederebbcro . A questo per molta parte contribuiseono le speciali condizioni climatologi· che della nostra penisola, il genere di alimentazione }Jiù in uso, alcune tra le industrie agricole o commerciali, come la macerazione della canape, la coltirazioue del riso, i lavori presso le miniere di zolfo, ecc. E volendo tra queste cause pone in evidenza le principali, basti il rammentare come tra le molte famiglie porere, e precipuamente nella classe degli agricoltori, nel generale l"alimcntazione sia oltremodo scarsa eli alimenti plastici, e quindi insu{ftcienic, e come per lo piìt sia costittlita da sostanze vegctabili, per avere il caro prezzo delle carni per efretto che queste siano quasi riservato alimento delle persone agiate! E che ciò, oltre contribuire a réudere meno perfetto lo sviluppo degli organismi, sia causa predisponente e talvolta occasionale di malattie, non è mestim·i venga dimostrato. La rachitide, la 'scrofola, la pellagra, ecc., malattie piuttost.o estese in Italia, non sono forse, in gran parte, retaggio della miseria? l\lla ciò che maggiormente tende a ledere l'integrità degli organismi è il miasma palustre, sventuratamente in Italia dominante in molte con· trade. i.\'Ialgrado siasi molto detto e moltissimo scritto sui danni che arreca la mllaria e sui mezzi per rimediarvi, pm tuttavia vediamo che le stte sorgenti non diminuiscono punto e che auzi non di rado aumentano, sia per il genere di coltiva--tione di alcune campagne, o per speciali industrie, sia per gli sbassamenti che furono e sono le principali e più fre· DELL'ESIUtCll·o ITALTAl\0

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CO~D!Z!O:il

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SANt'l'ARIE

quenti cause. Dif.'ttti, dopo effettuati quc:>ti, le acque scorrendo con mag-gior facilità e con pÙt im peto dai monti, trasportano materiali che vanno a colmare i letti dei torrenti e dei fiumi. per cui allagano le vicine campagne, e quiri stagnamlo faYoriscono lo srolgersi del miasma palustre. I lavori che oecorrercbbero per on-iare a questi danni, lichiedenùo per lo più ingenti somme di danaro, vengono quasi sempre trns~:ur.tti. Perlocltò in mezzo a queste potenti cause di malattia, gli mdividui piu fortunati, se poterono riuscire a. mantenersi in buone condizioni di salute (e sono quelli i quali ingrossano le file del no;;tro e~erc i to) molto sovente nascomlono per entro il loro organismo, anche sotto belle·apparenze, il germe di malori che si estrin~ceano per cagioni talfiata di poco riliero. Non è quindi da ritenersi che il nnmero esteso delle riforme e delle morti che annttalmente si verificano nel ! 'esercito, po~sa >enirc menomato unicament-e co11a scelta piìt rigorosa fatta degli inscritti ; imperciocchè se ciò potr:ì. molto contribuirvi, pur tuttavia, rimarranno sempre più o meuo la tenti nei gioraui alcuni effetti del!~ cause morbose accennate, rlfetti che noi potremo solo \'aiutare quando i malori si estrinsccnuo dietro i disagi della 1•ita militare. Che se la scelta doresse cadere unicamente su quei giovani i quali chiaramente presentano garanzia di superlati>a robustezza, noi vedremmo di troppo diradate le fil o dell 'esercito! B però da sperar:;i ello col progres:;i1•o sriluppo della civiltà, del commercio e delle industrie di ogui genere, venendo ad e~sm·e migliorate le condizion i finanziarie di tante famiglie porerc, :;orga altresì neUe popolazioni quel beue!>sere materiale che tanto può contribuire a dare all'esercito gio1•ani vigorosi in numero maggiore. Nell'attualità pertanto ·fin dal momento in cui impreudesi ad educare i giovani alle armi, si deve a1·er presente alla


981 m~nte elle pure altro importantissimo

cùmpito rimane da sodd is!itre; q ucllo cioè di fa rori re e perfezionare COIJ bene adatti mezzi igienid lo Sl'i luppo fisico tli quelli i quali, sebbene giudicati idonei al scrl'izi o 1~ilitare, non danno tuttaria suftidente g-aranzia lli lloter resistere <l. fativhe molto ptotratte, a tutti i disagi della vita militarP. I'cr quc<$tc vùlbiLlcrazioni, CulllC per altre che autlrò in seguito srolgemlo, mi è necessario passare brevemente in rassegna tanto il !'istoma. di reclutamento, che ciò che può avere iJlf:luenza I·iù o meno diretta sulla sal ute a~l solùato, per cercar di rilcrare se si;t pos:;iiJile apportare al meùesimo miuJwere lo scopo cb e forma 00'· gliorie c:he \';t] vano a far ramri o b gct.to delle mie inrc..;tiga~ i on i. § 2.• Del ?·cclulammto. - Non è mio còmpito prendere ad e:;ame in tutte le :;ue parti il Hegvl~Lmento sul recluiameuto ; debbo solo farcllare delle disposizioni colle quali i giorani inscritti rengono a~segnati allo rarie categorie di ser· ,·izio milib:tre. rcr tale ofì'ctto mi giora rammentare come per il serri;,io di P catrgoria la scelk1. sia fatta per ordine numerico di e:;tt·azionc, per oltencre quel numero di indiridui dal Ministero tlclla guerra dt•tcrminato per ciascuu mandamento e circondario. l rimanenti rengouo ascritti alla 2• categoria, fatta eccezione per quelli i quali per diritti accordati dalla Jpgge, ra nn o a co:;ti tu ire _la 3" categoria. Ciò po,;to, e consitlcrando che i giovani solJati di l • categoria deLuouo so:;tcnere un servizio molto attivo, anche per le ragioni superiormente espresso, e }JU circa tre anni, sembra ançhe ragionerole che debhano nelle qualità fì~>iche avore corri,;pondenti mezzi a. fro nte degli altri che solo concorrQuO al senizio in tempo di guerra. Ora è facile H discernere C'ome ciò non possa in gt~il tl ral e attenersi affiùanùo la scelta al sorteggio di numeri. Dif,~tti si Yerifica pur troppo sovente che ~

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CO~DJZIONI

S.\XITARm

molti .giovani robustissimi non prestano che un temporaneo scrrizio, perchè alla 2" categoria ascritti, mentre molti altri meno faxoriti nel fisico dalla naturi, sono quelli ai quali è affidato il servizio di l" categoria. E questa. la natnral conse· guenza del sistema di reclutamento in vigore. Infatti lariforma. degli inscritti è basata sulla esistenza di determinate malat.tie od imperfezioni eV?'denti. Qul!ndo queste non si manifestano a quel grado specificato dall 'elenco delle infermità. esimenti dal servizio militare, gli individui vengono arrolati e seguono la s01:te del numero estratto. La facoltà che i con· sigli di lera ed i rassegnatori, prima delb scss?·one comple· tiva,hanno di rimandare, siccome rivedibili, alla prossima. lem alcuni inscritti, in generale può solo essere applicata per quelli i qua]j, essendo all'atto della visita riconosciuti inabili al ser· vizio militare, lasciano presumere di migliorare col tempo le loro fisiche condizioni, ovvero guarirsi da malattie che esigono cure protratte. Ma qnesta facoltà è chiusa in certi limiti i quali non è sempre dato varcare ; e non vale a farci raggiungere lo scopo desiderato di eliminare temporaneamente dal servizio di l a categoria tutti quei giorani i quali non hanno per~mco raggiunto un gratlo molto notevole di 1obustezza; imperocchè i rivedibili stessi nella prossima lefa, quando non siano riformati defìnitiram ente, debbono essere arrolati . Dal che consegue che una sçelta ottima di giovani per il servizio di l ~ categoria non può in tal guisa ottenersi, se non esten• dendo maggiormente! i casi di riforma. Ma ciò tornerebbe a scapito dell'esercito, al quale è utile tutti concorrano in tempo di guerra nella misura della proprie forze, quando malattie od.imperfezioni di riliero non lo impediscano, specialmente oggi che vige il sistema di mettere in campo numerosi eserciti. Per ottenere adunque clte individui di costituzione non molto robusta concorrano al servizio militare nella. mis ura


DELr;ESP.ttCITO ITALIANO

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delle proprie forze, o soltanto quando bisogni imperiosi lo esigano, mi sembra, se non •rado errato, possano riuscire utili alcune moditìcazioni alla legge sul reclutamento. In due modi" a mo sembra, possa e:;ser preso ad esame l'enunciato quesito. O si creùe neces~ario conservare la distinzione delle classi di jeva. in prima e seconda ca t0goria, come oggi è in uso, - non terrò qni parola della terza ca· tegoria., siccome costituita da inscritti arenti diritto ad esenzione - or~ero si reputa miglior partito farne una sola categoria. Nel primo caso, dopo quello che ho detto, risulta possa potentemente contribuire a migliorare le condizioni sa.nitarie dell'esercito lo scernere fra tutti quanti gl'inscritti idonei al senizio milita.re quelli dotati di più robusta co· stituzione per la prima categoria, lasciando i rimanenti alla seconda categoria. A ta]e uopo basterebbe che una commissione speciale od il consiglio di leva stesso stabilisse per ciascun individuo visitato il grado d'idoneità. fisica cho do· nebbe servire di criterio per assegnare gl'inscritti alla prima categoria. Qualora poi delle prime dne categorie se ne voglia fare una sola, e stimerei ciò miglior partito, sarebbe per riuscire di somma utilità venisse accordata la facoltà, allor· quando gl'inscritti si trovino presso i corpi, di rimandare in congedo per un tempo limitato od illimitato tutti quel li, i quali prcsenta~sero poca garanzia di resistere ad un servizio molto attiro. Qnest.i individui r~rrebbero in certo qual modo a rimpiazzare l"attuale seconda categoria., e potJ·cbbero, stando in famiglia, migliorare le loro condizioni fisiche. A mezzo di speciali commissioni di,isionali potrebbero essere in tal guisa eliminati temporaneamente dall'esercito tanti di quei giovani, i quali danno un Yistoso contingento per gli ospedali. L'abolizione della seconda categoria offrirebbe altresl il vantaggio di potere in mezzo ad un numero maggiore

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CO~DIZIO::Vl

S.U:rr,um:

d'in:;critti scegliere per le armi speciali quelli i quali hanno maggiore attitudine fisica; 'ed in tal .guisa si otterrà. dal lato sau itario che le magciiori fatiche saranno meglio soste· nuLe ùai gioraui piit vigorosi. • Qualunque sia il modo di vedere in proposito, egli è certo che per lo scopo di cui ci occupiamo non avvi miglior via da seguire che affidare i servizi pitt lunghi e più faticosi a chi ebbe maggiori doni fisici dalla natma. Non diseono::;co che alcune difficoltà. si presentino nell'attuare uno qualsiasi degli accennati progetti, ma a me non llaiono iusuperal1ili. Taluno potrebbe pme credere che le simulazioni o proro~,;azioni (li malattie si verificherebbero con maggior frequenza. ~Ja contro ciò sta il fatto, che essendo il scnizio militare ridotto a pochi mesi, difficilmente gl'ìnscrilti si inducono ad atl'rontarne le conseguenze ; e d'altronde i mezzi per iscuopriro le frodi non fal)no certamente difetto. A.l seeoudo progetlo può opporsi la dì11ìcoltà di avere in servizio tutti gl'inscritti di una classe senza . recare onere alle finanze dello St:Jto. ~Ja al certo vi si può rimediare col disporre, come del resto anche attualmente si pratica, che l'inrio degli inscrilti stessi ai corpi ~i efrettui in due o più rolte secontlo il bisogno ; onero col ri teBCrè in serri zio solo quelli di due classi . Un 'altra modititazione, io penso, potrebbe essere utilmente introdotta rilletten te la stat.ura miuima degli inscritti. Ho molte rolte o:;serra t o che alcuni, i quali non raggiungo no la :;tatura di metri 1,56 prescritta come limite minimo, pm tutta,.Ìèt pre.:;enblllo una ralida costituzione, molto sviln ppo muscolare, ed armonia dèlle forme corporee. Date queste condizioni, non potrebbero essere accettati quali idonei al servizio militare tutti quelli i quali hanno la statura di metri 1,55, speei;llm cute per la se~:onda categoria, o per circostanze spcdali lli guerra ?• •


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lJ.EI,L. E:-iERCI;rO 11'.ll!A:SO

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§ 3°. Della più alt:~ importanza mi sembra lo studiare per lo !:iCOpo che forma oggetto delle mie investigazioni: In guale epocct dt:ll"auuo tii<'[Jlio conveii!JC' cMamar e gli inseriti i

eli leun. cd ~ervuùJ militare.

}'ino ad oggi e nel tempo di pace è generalmente nel me:-;~ di gennaio elle grin~aitti \'engono posti in viaggio per recarsi ai proprii distretti rujlitari, e quindi dopo pochi giorni ai corpi ai quali rengono assegnati. Que::;ta disRosizione sembrerebbe in gran parte subordinata ai bisogni dell'agricoltura e alle cooùizioni speciali delle famiglie coloniche. Difatti nella sbtgione invernale è meno sentito il bisogno di uomini pei hLrori campestri, e molte famiglie coloniche a stento ponno alimentarsi, spechtlmL•nte allorqnamlo SC!lrsi furono i raccolti delle messi. Nel mentre riconosco gi uste qne:;te e tutte le altre ragioni • che indussero :1 ciò praticare, non }>O:)SO esimermi <1al porre in evid~n ;m che lo esporre i giovani inscritti ai rigori dc1la stagione iureroale quando non sono peranco abituati alla \'ita militare e si risentono della penlita deUe proprie abitudini, e dei relatiri comodi di fnuiglia è causa di una serie di mala.ttie che tosto o tardi fauno risentire le conseguenze ~i tale sistema. E primicramente, essendo in Italia di tauto rilic•o le dilì'erenze climatologiche da alcune provincie ad altre, chiaro omerg& come quei giovani cresciuti in regioni nelle qnali la temperatura si man tiene sumpre piuttosto elevata, debbano essere molt.o impressionati se vengono esposti ad una temperatura molto bassa. E se ri risulta. dalle relazioni rnct1iche sulle couùiziotù sanitarie dell'esercito che il numero maggiore di ammalati e di morti si verifica nel pe1:ioùo in cui gli ÌJJSCritli rice\ono le prime istruzioni mili· tari, non solamente, a me sembra, dobbiamo a causa di ciò riconoscere la mancanza di abitudiue nei giorani alla rita

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CONDJZlONI. SANfT ARIE

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militare, ma tbbbiamo altres'ì associarvi la malefica influenza della stagione. Difatti le malattie elle maggiormente attaccano gli inscritti sono ordina,riamente le angine, i catarri bronchiali, le pleuro·polmonit i, il reumatismo muscolare ed articolare ; e la maggiore mortalità, quando non vi sia spe· ciale predominio di mabttie da infezione, si deve per lo più ascri\·ere ad alfezioni dell'apparato r espiratorio. Evidentemente queste sono dipendenti, come cause occasionali, dal !i gor e della f:tagione invernale e dai rapidi e frequenti cambiamenti di temperatura che anche nei primordi delia primavera si ..-criticano, ai quali è giocofoTZa tenerli esposti lungamente per la necessità d'impa,rtire le varie istruzioni nel più breve tempo possibile al fine di sopperire ai bisogni del ser vizio. E che ciò sia. è conralidato dall'osservarsi che dette malattie cessa no o diminuiscono sensibilmente allorquando, per ecce· zione, la stagione si presenta. con temperatura costantemente•

piuttosto elevata. Sembrerebbe quindi necessario che nel periodo inrernale i soldati si tro\' asscro di già abituati alla vita militare, affinchè non a vvenga che molteplici cause di malatt.ie si tro..-ino insieme congiunte . . Per tale effetto anticipando di alcuni mesi le operazioni di leva, io proporrei che gli inscritti fossero chiamati per r aggiungere i corpi nel volgere del mese di agosto o nei primordi del settembre. In quest'epoca i viaggi per quanto lunghi siano riescono per essi meno disagiati che nel pe· riodo inrernale: gli inscritti ven ebbero sottoposti a fatiche, dure per essi pcrchò non abituati, in una stagione in cuj la temperatma e le vicissitudini atmosferiche hanno minore in·

tluenza sugli organismi ; e quando la esperienza ci insegna che le malattie in generale decrescono sensibilmente. Inoltre gli inscritti potranno più lungamente essere trattenuti iu luoghi aperti fttori delle caserme, ciò che io reputo del più •

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DELL'ESERCITO ITH!AXO

alto mteresse, specialmente perchè difettiamo di località l)ene adatte per alloggio delle truppe; potendo ciò molto contribuire a tenere lont.aue quelle malattie da infezione che prin· cipalmente clerirauo dallo accumulo di molte persone in locali an~u sti e male ventilati. In fino ritengo possa _riuscire più agorole che gli inscritti gradatamente si abituino al clima dei paesi nei quali debbono soggiornare senza tronnsi tutto ad un tratto esposti ai rigori della fredda stagione, • quando non vi siano abitn.ati, il che attualmente si verifica per molti. Di fronte pertanto al principio di conserrare per quanto "è possibile la salnto del soldato, mi sembm che' dalla modificazione accennata poco debbano essere dannrggiatr gli interessi dell'agricoltura, ora specialmente che tanto limitato è il tempo in cui gli indi ridui rimangono in servizio. ll congeda mento fatto qualche mese prima di qnello che si pratica al presente può del resto sopperire come compenso ai bi· sogni agdcoli. § 4°. Stdle nonne da seguirsi nello educare gli inscritti al servizio militare. Riconosciuto, come ho detto, che il numero maggiore di morti e eli riforme si verifica sopra gli individui i quali percorrono il primo anno di servizio, e maggiormente nei primi mesi, a studiare di apporvi utile rimedio, dopo quello che accennai sopra, potrà riuscire proficuo il cleclicarsi alla educazione dello iscritto con prov-vedimenti speciali pei quali gradatamente possa adattarsi alla vita militare. Molti di r1nesti giovani provenienti da hwghi di malaria,· e di cni consenrano sempre alcune traccio per entro l'organismo, per citare un esempio, cambiando clima ed abitudini sono molto disposti ad ammalare. Perloccbè oltre limitare nei primi giomi le ore d'istruzione o di fatiche straordinarie, si crede

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• CO~DTZlO~l

S.'lNlTARIE

lH:cessario yengauo sel'erameute inculcate loro le norme di igiene, specialmente :n•endo in considerazione che sovente i patemi dell'animo li pongono in uno stato di ablJandono, di noncuranza di loro stessi ; per cuì tal rolta cercano nei di. sonlini, spedal mente dietetici, un sollie1·o alla tristezza che suscita Ì"abhandono della famigl ia e del luogo nati~. Emerge quindi il ùisogno che la educazione ed istruzione • di que:;ti giovani soldati ,·enga. coadiuvata da sottuffiziali e caporalr s~:elLi fra. i più provetti, as:;eunati e pazienti, i quali siano loro prodighi di ail'e ttuosi con:sigli. Nei primi giorni dopo giunti ai corpi si abbia cura di Insegnare loro le regole foudamcntri!Ìi d'igiene, applicandole ai singoli casi speciali, · 11el 1empo stesso in cui viene praticata la vaccinazione. La nercssità di occuparsi molto nell'insegnare il modo di indossare gli oggetti di cor redo risulta chiaramente dall'osserrarsi molto sorente elle alcuni serrano eccessiramente gli abiti al corpo in moLlo da difticoltare il circolo sanguigno. Cosl pure altri fanno uso non bene ordinato Jcgli ogg-etti stcl:isi indossanùo, atl e:;ernpio, il farsetto di lana quando la temperatura è clcrat.a, e togliendolo allorquando si abbassa; cose t utte che pos:;ono granùemeute influire sullo stato di salute. Stilllerei pure di somma utilit:ì che il telllJ)O concesso per que;:;te preliminari istruzioni non fosse soverc:biament.e limitato, ma subordinato alle esigenze della st:1gione e del cl ima dei paesi O>e debbono essere e{I'ettuute, in gu isa, che nei tempi non el·cczinnal i po:>sa maggiormente preralere l' interesse di prerenire le malattie sulla durata delle istruzioni stesse. Cal<:olani]O la resistenza organica degli inscritti, per quanLo è

}IO:O:s.bile, noi osserviamo che coll'a umentare. sorercbio di atf irità per fare economia del tempo, poniamo molti indi' i1llli nella impos~i bil i tà di attendere alle proprie istruzioni per piit giorni, c che quindi qn<tnto si guadagna da un lato, tlall'altro si perde. •


DELL.ESERCITO ITALL\XO

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Prima di porre termine al presente paragrafo mi credo in debito di rammentare a coloro ai quali sono affidate le cure degli inscritti, che molti tra questi per tema di essere puniti o per aVYersione agli ospedali, abusando della robustezza che loro largì natura, nascondono le proprie soll"erenze, non manilestandole se non quando queste si sono rese molto gravi. Cho se è debito di stimolare coloro i quali di mala, Yoglia si adattano al servizio militare, è puro doveroso inrigilare quelli i quali per inesperienza trascurano troppo la loro salute. § 5°. Alimentazione clel soldato. - Nell'esporre alcune poche considerazioni su Il 'alimentazione del nostro soldato, tralascierò di parlare partitamente delle analisi chimiche delle sostauze che la compongono, come cosa già. troppo nota. Mi limiterò solo ad esaminare se il vitto per la quantità è • sufficiente sempre nelle varie contingenze della vita militare. E per non ripetere tutto quanto in questi ultimi anni venne con tanto criterio esposto in pregiate memorie pubblicate specialmente nella Rivista militare italiana, .ed in altri periodici scientifici, dirò solo che, atteso il caro prezzo dci commestibili , se il soldato ha pane ottimo, specialmente perchè per lo piiL preparato dall e sussistenze militari, Tton sempre riesce ad avere qnalità. e quantità di c::trne tale da costituire un sufficiente alimento. Non è difatti pos~ ibile ordinariamente acqtdstare per ogni individuo che 180 grammi di carne di bnc al giorno, oltre 150 grammi di pasta e riso, in tempo di pace; essendo la. cttrne salita ad nn prezzo elevati~simo. Scevrata.Ja delle ossa, dalle parti tenclinee, la qnan· tità che dcre entrare come parte integrante dell'alimento del soldato è tanto scarsa da dO\'ersi ben poco tenere a calcolo come so;;t.an11iale alimento. Affidata quasi sempre la prorvigione delle carni a speculatori aviùi di guadagno, malgrado

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CO:\DIZI0:\1 SAKI'l'ARIE

le cure sol erti di coloro ai quali spetta presiedere a q neste pronigioni, non sempre è dato avere carni gustose e facili a cuocersi. Considerate nell'insieme per la quantità- le sostanze ali· mcntari somministrate al nostro soldato, in media si riassumono a pane grammi 918 , carne 180, pasta 180, legnmi 33, lardo 15, sale 20, pepe 3, che costituirebbero all' incirca azoto 20, carbonio 380. Ognuno rode come manchino elementi nct:essari per bene uutrire uomini obbligati a. fatiche non mai interrotte, con molte notti passate in servizi di guardia o di pubblka sicurezza; c come detto alimento possa appena essere ritenuto sufficiente lJer chi meni una vita molto regolata. Non essendo quindi ~cornpe~sate le perdite che necessaria mente subiscono gli organismi, ne avviene il deperimento, e quindi • la facilità a risentire le influenze delle cause morbose le j)iù leggere. Dohhiamo jnoltre arer presente che in molti paesi ore la trup1)a. t iene lJresidio domina il miasma palustre; ed in questi casi si richiede un'alimentazione più completa e pil! eccitant~, per porre nn argine agli effetti del veleno malarico. Che anzi mi permetto di esporre come non mi sembri precauzione sufficiente nei paesi di malaria quella di somministrare al soldato il vino chinato, ovvero le polveri di solfa.to chinico senza aggiungervi tm vitto piit sostanzioso, o l'uso del cafftJ e del vino. Le perdite inoltre che il corpo subisce dopo la invasioue &elle febbri periodiche sono tali che a ripararle non ra.le l'alimentazione ordinaria. Iticorriamo spesso è vero al mezzo di far concedere licenze di convalescenza in patria a tJnolli i quali subirono considere~·ole dote· rioramento dell'organismo; ma ciò ordinariamente arreca poco giovamento per le condizioni non sempre floride delle fami· l

glie. ?Ifa iu altre ciil'costauze pure ~ parlo sempre dei tempi normali di pace - sorge il bisogno di un vitto piìt sostan-

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DELL'ESERCITO l'fALlANO

zioso : è nel periollo estivo, in qual perioùo cioè in cui avvengono le esercitazioni militari con maggior frequenza, ed i campi d'istruzione. In queste epoche l'alimentazione dev'essere ragolata in modo che, abbondando di principii nutritivi o lJlastici in proporzione dell'aumentato consumo per parte degli organismi, non sovrac~ricbi soverchiamente lo stomaco con sostanze di di ffici le assimilazione; essemlochè l'attiri t:\ somma che nella stagione estiva acquista la circolazione periferica apporta una diminuzione nelle altre secrezioni che nell'interno dell 'organismo si effettuano; e quindi possono facilmente yerificarsi catarri gastro·enterici. Così se per aumentare il vitto si volesse far ricorso a sostanze leguminose in abbondanza, per un esempio, s' in co~Terebbe facihneute nell'accennato inconveniente. È necessario invece variare, per 'quanto è possibile, la qualità dei cibi perchè non awcuga, • la. nausea, aumentare in peso la. razione della · carne, e far frequentemente distribtùre viu:> e caffè, e se fo::;se possibile, ogni giorno come in tempo di guerra. • n caffè è un prezioso sussidio pel soldato in tempo di estate specialmente. Per riferire alcune nozioni relative allo virtù del cafl'è, dirò che questa droga, se non possiede virtft nutritiva, per i principii aro111atici che contiene - caffeina ed olio essenziale - eccita il sistema nerroso, avendo, se· condo Richardt, tutti i vantaggi dei liquori spiritosi senza averne alcuno degli inconvenienti, ravviva lo stomaco, o per questo Ialo favorisce eziaudio la digestione. Secondo 1'rom>· seau " agisco potentemente anche sulle forze muscol~ri, per « cui chi ne usa, egli dico, si sente piìl disposto a lavorare, « a camillinare, rendendo più energica la mobilitlì., e dirni"" nuendo il senso della stanchezza. , Dopo l'uso del caffè è anche meno sentito lo stimolo della fame per la virtù che possiede di agire sui nervi dello stomaco. L'una virtù all'altra

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COXDIZlOKI SANITARIE

aggiungendo, si scorge quanto utile bevanda pel soldat.o sia il caft'è, cbè somministrato come ò già in uso, al mattino può riuscire maggiormente proficuo, per l'abitudine di ba· gnarvi la galletta od il pane. Cf1e se venga consel'Vato nelle borracce può e~sere riserYato per togliere la sete ; ed in questo io non riconosco beranda cl:e possa snperarlo. A \'iemcglio conmlidare l'utilità. della somministrazione del caffè alla truppa, mi gioYa aggiungere quanto lloucbardat dice del caffè (Lus:UNA, Il caffi;) « Il caffè anima. le forze, come « fa la maggior parte dei motori del sistema nerroso : di« minuisce le decomposizioni organiche, ment.re innalza il « li\·ello delle forze muscolari; p~r l'aiuto del caffè l'econo· « mia umana può bastare alle fatiche di lttnghe corse con « una riparazione alim~ntare assai debole, ma soprattutto, « anzi dovrei dire solamente nei paesi caldi o nelle miniere. « In breve, U caffè non nutre o poco, ma impedisce di dcnu« trirsi. , L'estendere adunque per quanto le nostre finanze lo consent.ono, l'usa del caffè al soldato italiano utile cos:t. è al certo ed inùicata dalle condizioni del nostro clima. Anche il vino, quando possa acquistarsi di buona, qualità è utile venga somministrato al soldato, essendo il Yino tra gli eccitanti il più naturale iJl 'uomo; oud' è che dewsi a tutte le altre sostanze spiritose preferire. Difatti U!lato morleratameuto serre per agc\-olare la. digestione, e, diminuendo la, riduzione organica coocone a conservare il nostro corpo. Comunemente in Italia è nso dare al soldato alter11ntiva• mente il vi no ed il caft'è, htl>Ciandosi anche la facoltà di scegliere tra l'uno o l'altro. Praticamente ho osserraio che viene preferito il ca.ft'è, nel che rilevo savia misura, .tanto _più non essendo fucile ai presento trorare vino di buona qualità a modico prezzo, e tale perciò che r.orrisponda allo scopo pel quale viene all'esercito concesso.· n calfè al certo

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DELf.'ESE[{Cl1'0 ITALIANO

presnnta special i • rantaggi che giova. tenere a calcolo. Quando difatti il soldato debba di buon mattino mettersi in attività, e rimanere in servizio fino ad ora avanzata reca gran sollievo l'uso del calrè per le proprietà esposte superiormente che questa droga possiede. Quando invece il soldato debba rimanere nei quartieri o negli accampamenti, può utilmente essere preferito anche il vino. Conchiudo che l'alimentazione del soldato italiano non corrispondendo sempre ai bisogni del medesimo, è d'nOIJO cercare il mezzo cJ.i migliorarla, specialmente col somministrargli maggior quantità. di carne, oltre il vino ed il caffè, quando le aumentate fatiche, e conseguentemente l~ maggiori perdite del! 'organismo, lo richiedono (l ). § 6°. A cquartieranu"'zlo delle truppP,.- Le caserme quando presentino le condizioni volute dalla igiene possono poteutemente contribuire al benessere del soldato. La esperienza ba chiaramente sancito che molte delle malattie a cui questi ò soggetto, non da altra causa traggono origine se non dalle condizioni sfavorevoli degli alloggiamenti. Una buona caserma deve non solo in se riunire tutte le qualità cb/si richiedono in un fabbricato destinato ad alloggiare molti individui, ma (l) Que~lo dif~tto è cnm •mr all'alimentaz ione di lulli ;!li t•serrili c he so1>acc da quella dd t~o•po di t;UCITa, ed a huon eli •·i Un. ~-tliono di :;tingu.,re 1Jl r az ione <lei wn q>O di

In r.·t·aneia !?li i jf i~ rti~ti lnilit:tt•i rt;> rl:tmnrnno durante 1111!?.7.0 srcnlo 300 t::ran uni di c;•rnc per la rniPne or<linari a del :;ol<latn c·l •e e~.;i cred~­ ntno irfai spr n>;thili r l't''Juiva lt'nle della fan1osa JlOulc at~ pot che Enrico rv vol10va rl:ll'P ~~~ po•·(·ro popolo. nal IS:73 i~ voto di quei tu·avi scienziati è sodd isfatto ed il so ld<tlo franc ese riceve rtuoridianamcute in tempo di pace 300 g •·amrni di carne riduc:ibili a J!.·to per lo s<:ncramcnto dalle os~ n.

i,; egli per ciò mPglio nutrito del nn~tl..., ~ Nou lo c•·edo; per chè In razion e alimentare colllplc~lli va assegnal:tgli non di< ch e azoto !P'· 2f),s•, e c:trbnnio g r. 3Ul; niPn trc 1Jttella. t.lt>l nosu·o sold:Ho r;1p}wese nta :tmto gr. 20 e carboni o 385.

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COKD!ZlOI\1 SA!'ill'ARIE

deve soddisfare altresì alle esigenze militari ed a quelle derivanti dalla riunione di individui per la maggior parte coloni, ignari delle regole fondamentali del vivere in comunione con altri, e per lo più non curanti della indispensabile nettezza. Se in Italia possediamo alcune caserme appositamente per qqost'uso edificate, nel generale però per alloggio della truppa si è ricorso ai vecchi conventi. Di questi, alcuni furono ridotti in modo da soddisfare mediocremente ai bisogni, altri si· atlibirono con poche moditicazioni. Non è mio scopo esporre quali siano i sistemi di costruzione delle caserme riconosciuti più vicini alht perfezione e quali le regole d'igiene a cui è d'uopo sodçlisfino. Chi fosse vago di ciò conoscere può consultare varie opere, specialmente recenti, molto pregevoli, e nelle quali ardui quesiti di simil genere sembrano sciolti. Posso quindi !imitarmi ad enunciare come io Italia sia ur-

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gente che le migliorie già iniziate per alloggiar truppe con·

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Yenientemente siano spinte colla massimar alacritiL, perchè reclamate per molte ragioni, ed in ispecial modo dalle condi· zioni del nostro clima. . I com•en~ che furono e sono adibiti per questo scopo nel generale non corrispondono a tutti i bisogni di u~ bene ordinato acquartieramento secoutlo le norme dell"igiene. Difatti, quelli tra i conventi i quali con limitate opere di riduzione sarebbero stati a ciò adatti, perchè vasti, e perchè meglio costrutti, non renn!!ro sempre adibiti, o perchè si trovano troppo lontam dai centri abitati, o perchè ceduti per usi civili. Nello sccglierli quin~i si prese norma dalle circostanze e dalle esigenze dei vari paesi. Relativamente poi alla tanto vantata salubrità. dei conventi, an eh "io nel generale non la contesto quando ci riportiamo al fine pcl quale furono edificati. Conct>clo infatti che i frati abbiano in ogni tempo studiato che le proprie abitazioni fossero costrutto io modo da rcnder::;i

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DELL 'E~ERCil'O ITALIANO

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sotto ogm a:;petto salubri ; ma faccio considerare ché ebbero altresì la prereggenza di adattarsi specialmente alle condizioni climatologiche del paese ove ebbero dimora, e che quindi le camere per alloggio o quelle più frequentate curarouo che fossero bene esposte e riparate dai renti fi·eddi, collocando in posizione meno favorerole i corridoi, i magnzzeni, infine tutte le località meno frequerta.te. Era anche faeile il raggiungere lo scopo essendo gl'individui )n numero limitato. Venuto il bisogno di utilizzare i conventi per farne delle caserme, essendo molto esteso il numero delle persone da alloggiarvisi, quei' corridoi, quei magazzeni, quei locali in una parola in condizioni igieniche non troppo buone sono diventati dormitorii, percllè gli altri locali dovendosi in parte adibire per uso di uffici, scuole, ecc., non sarebbero sufficieuti per quest'uso. l~~ l]_uesta una delle ragioni per cui un fabbricaw igienicamente buono per albergare poche persone,

benchè molto spazioso, non sia adatto per alloggiare truppa permanentemente. ?.fa un altro riflesso è da farsi : che cioè questi antichi conventi per lo piil trovansi in posizione molto elevata dagli altri fabbricati, epperciò dominati dai venti. Se da un lato una moderata ventilazione è necessaria nelle caserme per depurarle dalle noci ve esalazioni, allorquando questa ventilazione sia troppo impetuosa e frequente espone ii soldato, obbligato a muoversi continuamente nei corridoi, nei cortili, ecc., ad una serie di affezioni così dette reumatiche. Dal che le bronèhiti, le pleuro-polmoniti, i reumatismi, ecc., alle quali malattie i giovani ·in generale sono -predisposti, trovano condizioni favorevoli per svolgersi nei quartieri, ove appunto il soldat<l dovrebbe avere un sicuro riparo dalle malefiche influenze atmosferiche. E si noti che, malgrado si pratichi la più scrupolosa. osservanza su quanto prescrivono i Regolamenti in materia d'igiene, allorquando


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COND1ZIO'il SAKITAIUE

la truppa ritorna nelle caserme dopo esercitazioni o sernn di fatica, non è sempre facile nè sempre possibile e\'itare elle individui a corpo sudante si espongano alle correnti di aria freùJa, c ciò a motivo che questi fabbricati non furono costruiti per uso di caserme. Per la stèssa ragione, e per l'angustia dci locali, come si disse, è d'uopo trarre profitto per gli alloggiamenti ~i camere umide e quasi prive di luce. E quelle vetuste mura assorbono ed emettono materie che si svolgono colla evapo1·azione e cole esalazioni degli organismi, con quanto scapito di coloro che dcbbouo soggiornarvi non occorre il dimostrarlo l In Italia. a me sembra siavi tuttora difetto di buoni alloggiamenti per le truppe, in ispecial modo nei paesi O\'e queste vengono frazionate per servizio di pnbulica sicurezza o per altra causa; nel mentre appunto sono indispensabili ottime abitazioni, anche per cUfendersi, molto sovente, dalle emanazioni del miasma palustre che regna in molte contrade. Non è quindi fuori di proposito se, a migliorare le condizioni sanitarie dell'esercito, i:o ritenga necessario che Yen gano costrutte caserme secondo i moderni sistemi in quei paesi ove è piìt sentito il bisogno; e che gli antichi conventi vengano soltanto adibiti nei limiti segnali dali 'ampiezza e buone condizioni igieniche dei medesimi. § 7°. Sulle vestimcnta del soldato. - Sebbene alle utili ' modificazioni introdotte per dare alla tr.tppa ve.stimenta sotto ogni aspetto convenienti, altre forse si studii già di aggiungerne, pur tuttavia non posso dispensarmi dall'esporre quali siano le considerazioni che a me sembrano del caso nell'interesse di migliorare le coudiz:ioni igieniche del soldato. Per rapporto alla copertura del capo mi limiterò a parlare del kepì in uso per la fanteria, artiglieria, genio, ecc.


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DEÙ' ESERCrrO ITALLU\0

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Questo, non n ba dubbio, è leggiero, e quando è 1irestito , della coperta di tela bianca, o cotone, nella tenuta di mar· eia, ri flette i raggi solari, e quindi si suppone non debba riscaldare eccessivamente il capo. Malgrado ciò, si verifica che tanto la tela incerata che l'ala, così detta, di cuoio che gira alla base e tutto all 'intorno del kepì si riscalda c mantiene il calorico in modo molto notevole, e che quest'ultima, per la sua forma, spesso impedi sc~ che l'atmosfera liberamente circoli nel èajJO. Onde si verifica che anche allorquando siasi dai soldati acquistata l 'abitudine alle fatiche militari, • per molti rimane la molestia di portare detta copertura, atteso il contin no e copioso sudore che gronda çlal capo, essendo esposti ai raggi solari; e le congestioni cerebrali, quantunque non eccessivamente frequenti, non lasciano mai di rendersi manifeste. Per ciò che riguarda il vestito del soldato di fanteria, sul quale mi occorre ri volgere l'attenzione in ,particolar modo, deLbo rammentare che attualmente detto soldato è fornito di abiti di panno (cappotto e pantaloni) e di abiti in tela. La giubba di tela viene indossata al campo, nei quartieri, ed insieme al pantaloue della stess~ stoffa costituisce la così detta 11m:{ormc cl-i fatica. Il pantalone di tela è anche usato nella uniforme di marcia nella stagione estiva, ed anche nelle altre stagioni, escl uso l'inverno. Ora, avendo in considerazione che in Italia la temperaturà si mantiene elevata per più mesi, specialmente nelle provincie meridionali, è a desiderarsi che venga presto posta in uso per la fanteria la giubba di panno a vece del cappotto, almeno nella state. Detta giubba al certo manterrebbe meno caldo il corpo del cappotto, e sovente sarebbe per riuscìre di soli ievo nelle grandi.elevazioni di temperatura. Attualmente, diffatti, osserviamo nella stagione calda che quelli tra i soldati che meno robusta costituzione possedono,


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l CONDIZfONI S.lNIT.ARfE

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o cho trovansi in principio della carriera miUtare, rimangono facilmente affranti per il copioso sudore· che dal corpo tramandano, e ciò altresì si verifica perchè il cappotto spesso è troppo serrato al corpo , ciò che è causa di graNe molestia. Se 11erò ciò vale a considerarsi per le epoche in cui il sol· dato rimane nei luoghi di guarnigione, non è men vero pure che quando ricorrono i periodi d'istruzione ai campi, e maggiormente quando si trovi in campagna per la guerra, è in· dispensabile proteggerlo dalle pioggia, dal fresco·umido della notte, ecc. e che qtùodi il cappotto diventa. pil1 utile riparo della giubba ,di panno. Tuttavia sarebbe a desiderarsi che questo cappotto fosse fa.tto con stoffa compatta pcrchè non venga troppo facilmente penetrata dall'acqua, e che non sia molto pesante nè serrato al corpo. Io generale poi se si consideri che non è facil cosa dare al soldato varie vestimenta che corrispondaqo a tutti i bisogni derivanti dalle direrse gradazioni di temperatura e di climi, possiamo ammettere, fondandoci sulla esperienza, non essere d:umoso l 'uso esc] tlsi vo del c~ ppotto anche nei tempi ordinari di pace. e nella calda stagione, tanto piìt se si parta dal principio che il nostro corpo facilmente si adatta all'uso di vestiti anche più pesanti di quanto richieda il bisogno. Inconvenienti però si derono, a mio credere, segnalare dall'uso p-romiscuo di restiti di tela con quelli di panno in lana. Abituato il corpo ad essere molto ricoperto con :1bito pesante e di lana, se pnò esl>er utile dopo prol.ungate fatiche ai raggi cocenti del sole ref1·igerarsi moderatamente, non è a porsi in dubbio che lo eccedere possa riuscire sovente dannoso. n soldato nelle caserme ed agli accampamenti si spoglia del cappotto per i1Hlossare la giubba di tela, talvolta per molte ore. La tela, avendo minor facoltà assorbente r el ca.lorico della lana, •


DELL'ESERCITO ITALIANO

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contribuist:e, insieme alla leggerezza a mantenere fresco il corpo, che riceve in principio piacerole impressione, ma cbe subisce in seguito fac.ilmente le conseguenze del raffreddamento, specialmente qnando per elevatct•emperatura o per moto violento siasi resa molto attiYa la traspirazione cutanea. Per contrario, molto penoso riesce nella state vestire il cappotto quando per lunghe ore siasi mantenuto molto fresco il corpo ricuoprendolo solamente con abiti di tela. È per queste ragioni che r engono a perdersi i mntaggi dell'abitudine, essendo troppo s~nsibile la differenza tra gli uni e gli altri v.estit.i. Come altrimenti spiegare il numero piuttosto esteso di catarri lenti ed acuti dei bronchi, e talvolta anche di polmoniti e i·eumatismi, per quali cause si svolgono nella stagione estiva, quando appunto pii't raramente don-ebbero elette malattie srilupparsi? La giub!la di tela in estate potrebbe forse impunemente essere indossata quando tutti i soldati facessero uso della camicia di lana. :Ma la camicia di laua è costosa e non è tollerata da tutti. Quindi a me sembra .che la giubba di tela potreblJe utilmente venire soppressa per essere sostituita da altra di stoffa di lana nello il1teresse della salute del soldato. Quando ciò non possa ot• teuersi, si abbia almeno cura che il soldato colla giubba di tela vesta. anche il farsetto di lana fino a che la temperatu:a non giunga al massimo di elevazione ordinaria nella stagione es ti va. • § so Di troppo dovrei estendermi, per lo studio che intrapresi, se io volessi prendere ad esame tutto ciò cbe può avere relazione più o meno diretta colla igiene militare; e le mie forze nol consentirebbero. Quindi mi limito ad aggiungere al fin qui detto poche co·nsiderazioni sulla influeuz.a che possono avere alcune specie di serv1:zi ed esercitazioni milila,-i sulla salute del soldato.

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CONDIZIOXI SANI'l'ARIE

Sembra logico il creùere che giovani soldati nella età di 20, 21 o 22 anni, cioè nel pieno vigore della vita, poco o

punto debbano sentirsi gravati dal peso del servizio militare; e che quindi qualsb•i esercitazione o servizio· rare volte possa. tornare a detrimento della loro salute. E nel generale ciò può essere ritenuto per vero, sempre quando non si tenti sorpassare i limiti segnati dalla uahmt, tanto piir se si ab· bia riflesso che tutti gli esercizi corporei ben regolati hanno tanta e salutare influenza sugli organismi, favorendone lo sviluppo, e(] ez!andio aumentandone. la resistenza. Pur tuttavia, riportandomi a quanto tentai di svoJgere nei prece-

denti paragrafi, io sono indotto nel convincimento chtl molte cantale possano essere richieste nel regolare il lavoro dei nostri giovani soldati. Rammentiamo difatti che molti tra q1testi ·o. non sortirono dalla natura una costituzione robnstissima, o che venne viziata per malefiche in· tlnenze terrestri, per c..tttive abitudini, per la miseria, ecc., e che moltissimi individui vengono trasportati in clima molto diverso da quello in cui furono all evati. Av~ndo infine presente, per non dilungarmi di soverchio, che molte sono le esigenze del servizio, e che relativamente scarso è il numero di quelli che debbono disimpegnarlo, viene a risultare dallo insieme di queste considerazioni come la di· stribuzione del lavoro al soldato debba in parte preoccupare chiunque voglia con ogni mezzo concorrere alla tutela della ~alute del medesi1no. Por !"ultima delle ragioni accennate, noi osserviamo che in molti p1·esidii il servizio di guardia è di onere al sol· dato, perchè molto di frequAnte è chiamato a prestarlo. Molte malattie, e starei per dire la massiUla part.e, si pos· sono attribuire al disimpegno di detto serl'izio, quando gra>oso. Ne sono causa prossima la perdita del sonno, che è


l)Ef,J)E:>E!WITO ITALIANO

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per l'orgauismo un mezzo indispensabile di riparazione delle perdite subite; il freddo, e più specialmente il freddo umido della notte, a cui lungamente rimangono esposti gli individui; ma più d'ogni altro le condizioni in generale poco igieniche dei locali destinati per gli uomini di guardia, rese nel ·verno ancora peggiori col tenervi carbene acceso e legna. Questi locali quasi sempre umidi ed angusti si trovano al piano terreno, e non possono nella fredda stagione essere abitati senza il soccorso del fuoco. Gli uomini di guardia, avvicinandosi al fuoco o per asciugarsi o per riscaldarsi, allOI·quando debbono uscire all'aperto, talvolta con sollecitudine, non possono a meno di essere profondamente impressionati, grande essendo la differenza nella temperatma tra l'ambiente esterno e l'interno. Si trora in questo fatto una delle principali ragioni per cui le angine, le bronchiti, le pleuro·polmoniti ed i reumatismi sono così frequenti nel verno. Si può, per ovviare a questo, rendere molto limitato o piì1 razionale l'uso del fuoco, con apposite stufe di terra cotta, col bandire quelle di ferro, ed i bracieri, e col proibire l'uso del carbone del quale tutti conosciamo ed abbiamo constatato la nociva influenza piil nate. È inoltre necessario che questi locali, ricovero per gli uomini di guardia, siano asciutti, ampii ed in migliori condizioni igieniche, anche perchè nella stagione es ti va non si trovi il soldato costretto a cercare qualche ora di riposo all'aperto, non di rado con iscapito della sua salute. Che sé poi si potrà riuscire a rendere meno oneroso il detto servizio, col fat· sì che sia sostenuto tutt'al più una volta per settimana, io credo che per questo lato se ne possano trarre vantaggi notevoli per la salute del soldato. Per quanto riguarda i1 modo di regolare alcuni servi1.i di fatica in guisa da risparmiare, per quanto è possibile, le •

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CONniZIONI SANITARIE

forze degli individui meno validi o da poco guariti da grave o lunga malattia, mi risparmio dal favellarne, troppo chia-· rarqente risultando la influenza che detti servizi ponno esercitare dal lato sanitario. Tuttavia non credo fuori di proposito esprimere il desiderio che su ciò si eserciti la più stretta sorveglianza, specialmente da chi ha l'incarico. del servizio sanitario dei corpi, perchè purtroppo qualche graduato di truppa potrebbe dimenticare, e dimentica cautele di simil genere. Relativ::tmente alle varie istruzioni od esercitazioni cui il soldato deve attendere, e che costituiscono il maggior Ja. ,·oro imposto al medesimo in tempo di pace, andrebbe di gran lunga errato e correrebbe inoltre rischio di cadere nella es:~gerazione colui il quale pretendesse che a migliorare le condizioni sanitarie dell'esercito sia indispensabile il }imitarle sorerchiamente. Lo scopo a: cui queste mirano l1a troppo ~rande importanza percbè si abbht il diritto di esige1·e anche alcuni sacrilìzi. Tuttavia non }JOsso esimermi dal par· larno bre,·emente, !;('bbene cono!'ca che le superiori diRposi· zioni che scrrono di norma si basino su regole ùi igiene con molta Rariezza sttUliate. Delle istruzioni che vengono impartite alla truppa alcune sono praticate ll('llo camerate e nello interno dei quartieri, n.ltre allo esrorno. Parlando d('lle caserme, si fece già men· zione che le condizioni delle medesime in generale la!'ciano molto a desiderare, e che quindi ta dimora delle truppe sia uelle camerate, nei corridoi che nei cortili non va esente da inconvenienti <hl lato della igiene. }j d'uopo perciò richia· mare l'osservanza di tutte quelle cautele che nei singoli casi possono apparire indispensabili, come il rinnoyare sovente l'aria nelle camerate, ovviare ad una eccessiYa ventilazione nei corridoi, ecc. •


lHiJ.L'ESE'RCITO [l'ALIANO

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P er le altre istruzi3ni eù esercitazioni io credo necessario Yeng:lno per quanto è po~sibile 9ll bordioate alle condizioni

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climat<>l(lgicho dei vari paesi ove ll.l trnppo stanziano, a pre· ~erenza di seguire un

sistema preconcetto. Sono troppo note le differenze tra una provincia e l'altra per rapporto alla. temperatura in alcuno stagioni. Così ad esempio in molte provincie è rapido il passaggio dalla stagione del verno alla prima vera. con sen_sibilissima ·elevazione di temperatura. Man· cano quindi quelle gradazioni nella temperatura stessa tanto necessarie pcrchè il nostro corpo subisca l'abitudine al clima . • Basta S})esso dopo la stagione fredda che in un giorno al· l'improVYiso succeda la calma nell'atmosfera perchè chi debba. per lunghe ore rimanere all'aperto si trovi esposto a con· t rarre reumatismi e catarri delle vie respiratorio per la differenza troppo grande di temperatura, essendo esposti al sole OHero alrombra. l~ nella primavera singolarmente che è d'uopo rirolgere l'attenzione alle vicissitudini atmosferiche, perchè ordinariamente in quest<> · periodo, in cui le alterna· tire di temperatura con tanta rapidità si verificano, è d'uop<> attivare le istruzioni ed esercitazioni per riparare al temp<> perduto nelle cattive giornate invernali. È in questa epoca. che è necessaria molta oculatezza perchè gravi malattie, specialmente dell'apparato respiratorio, non inr.adano i giovani soldati. Quando poi la temperatura esterna siasi resa. molto elevata, rammen tiamo che molti dei nostri soldati, sirt per malattie sotrerte, sia per costituzione debole, è necessario alternino il servizio con qualche giorno di riposo, perchè l'organismo possa ripararsi delle perdite subìte. Che se il buon volere e la disciplina spingono eziandio i più deboli a sforzarsi di resistere a fatiche. anche gravi, rammen· tiamoci che le malattie di cuore, o per lo meno alcune le· sioni di quest'organo tanto essenziale alla vita sono piuttost<> frequenti sebbeùç alcune volte passino inosservate.

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CONDIZIONI SAKITAR~

Conchiuderò pertanto che a migliot'are le condizioni sani· tarie dell'esercito debb·a portarsi l'attenzione sul modo di regolare ed alleriare le fatiche quando ragioni supreme non le richieggano i e ciò a nche perchè, come è stato detto, il • soldato dere in ogni tempo rispondere ad esigenze gravi di serrizio. Conosciuto di quale resistenza organica dispone in generale il nostro soldato, facciamone tesoro per non abbatteme soverchia.mente le forze, ed il nostro .scopo sarà in gran parte raggiunto.

RIASSUNTO.

Yolendo riassumere il fin qui detto, risulta che a migliorare le condizioni sanitarie dell'esercito italiano , dopo una huoua scelta <Ìi giorani per quanto si può rigorosa, possa efficac:emeute concorrere : l o L'apportare alcune modificazioni al sistema di reclutamento i 2° Chiamare in senizio le reclute nella stagione estiva, on-ero nella autunnale i so Curare molto Feducazione degli inscritt.i ; 4~ Promuovere con tutti i mezzi possibili la sistemazione degli alloggiamenti secondo le norme d'igiene e le esigenze del uostro clima; 5° Modificare e migliorare alcun poco le restimenta del soldato i 6° Hegolnre ed aumentare l'alimentazione a norma delle e:;igeuze òel servizio c delle condizioni speciali in cui può trovarsi il soldato;


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DELL'ESERCITO ITALIANO

7° Alleviare per quanto è possibile il servizio di guardia (oggi troppo gravoso) ed apportare migl iorie ai loc<"tli a quest'uso destinati; 8° Regolare e subordinare il piìt che sia possibile lo esercitazioni varie della tmppa alle condizioni climatologiche e topografiehe dei paesi, ed alle costituzioni mediche dominanti.

G. CM.VIEIH Capitnno medico.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RI,TISTA J\1EDICA ------'\J'IJ\N'---

Sugll aneurismi alle valvole cardiache , del dottor·e (Allgemeine Wiener rnedizù~ische Wochenschri(l, 16 luglio 1878).

UIACII

Il dottor Binch, medico secondario nell' I. R. ospedale di Vi enna (JJi edi.rinù;clle J uhrbiicher, 1878, II volume), cita due cn~ i di rc(:cntc endocardite alle valYole dell'aorta, con forma aneurismatica delle stesse, i quali casi furono da lui osservati nella clinica del con!;iglier e aulico profcssor L obcl. Dopo una breve rivista storica sull'argomento, anuo\·cra in ordine cronologico 44 casi di aneurisma mlvolarc, cominciando dall'anno 172!:1 fino al giomo d'oggi; c termina. con un riassunto sul processo clinico c anatomico di questa. interessante malattia, sulla quale gli studi fatti sono assai limitati. Dalle storie mediche raccolte sui 44 casi accennati, il dottor Tiiach ne deduce essere impossibile fare una esatta diagnosi dell'aneurisma nh•olnre, poichè in esso non si manifesta mai un sintomo clinico speciale, c i suoi fenomeni si s<:am bia no e si confondono facilmente con quelli di un'endocardite acuta o cronica. Egli trora giustmlicata l'idea cho gli aneurismi Y:ll\'olari si sriluppino per lo più nel decorso di vizi ,·aholari o di altre pr ecedenze I>atologiche snll'endocardio, sul miocardio e finalm ente sul pericardio.


RIHSTA MEDICA

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Prendendo poi ad esaminare le condizioni anatomkhe della malattia, l'u.uto rc designa col nome di u.neurismn i seni· di Yaria forma delle valvole cardiache, notando cLe il loro volume è molto varinbile; e come esempio di straordinaria grandezza cita un caso di L Obel, in cui l' aneurisma era grosso come una castagna, ed un altro di Gaster, che era come un uovo di tortora. ~ci H casi sudùetti la sede dell'aneurisma era, in 2-~, alla vnhola bicuspidale; in l d, alla valrola aortit:a; in 2, alla tricu:::pidnle; e in unn 'solo, alle valvole polmonari c mitrnli. Parrebbe dunqu e che le valvole del cuore sinistro fossero soggette molto più di frequente a tale aff'ezione, che non quelle del cuore destro; c ciò accadrebbe specialmente nel lembo aortico della mitrille e nella valvola aortica posteriore, in cui a\·vengono più facilmente gli aneuri:;llli. L e valvole del cuore destro ne sono affett e di rado, perchè anche i processi patologici dell 'endocardio vi sono poco frequenti ; e se vi ~i riscou trann, provengono dnlln vita. intra-uterina. Cil'Cala sede frequentissima degli a11eurismi nl lembo dell'aorta ed alla valvola. aortica posteribrc, l'autore uon sa trovarue la ragione nè nelle condizioni istologiclte, nè ir. quelle fi siologiche. Gli nuew·ismi delle valvole atrio-ventricolari sono in modo che la loro apertura d'ingresso guarda il vcntricolo e la convessità l'atrw, mentre che alle valvole semilun:wi trova;;i la disposizione opposta; cioè, la convessità. guarda il ventri colo, l'apertura d'ingresso il lume del canale vascolnrc. E ssi consistono della membrana o parete format{l. da tuttç c due le lamelle valYolari, o anche da unn. sola, c del contenuto di sangue coagulato (vecchia sostanza fibri nosn o coagulo liltf<ttico ). Iu molti casi si trova, uno o più punti di pcrfor:tzionc nel sacco aneurismatico; }ler la qual cosa si stabiliscono delle comunicuioni anomnle tra le singole cavità. cardiache. In quanto alla genesi degli aneurismi valvoln.ri l'autore crede che si debba ccn:arla primo. di tutto nei precèùenti iufiammo.torii dell'endocardio. L'endocardite acuta. sarebbe l[Uella forma che disporrebbe maggiormente le val vole alla formazione degli aneurismi; in parte IJer In gonfiezza , la rilnsciatczza e la facile lacernzi01ic che si manifestano durante la sua esistenza nell'interno delle lamcile valvolari, in parte per la debolezza di resistenza che lascia nel tessuto valvo-

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RIVISTA

l are dopo finito il suo corso. Potrebbe dunque darsi cl1e la endocardite cronicn portasse come conseguenza lo SYiluppo di ins ufficienl\e o di stenosi nei singoli apparecchi va.lvolari, da cui i disturbi nell'alione di pompa. del cuore e prepamsse le cause meccaniche alla formazione degli aneurismi (l caso). Possono manifestarsi degli aneurismi alle valvole semilnnari, come conseguenza di ristrettezza, ingenita o procurata, in qualche punto del canale vascolare, o anche per la compressione di esso dall'esterno; poichè in tal caso il sangue rigurgiterebbe con ma~~ior violenza contro le valrole. Questo fatto però ancrr ehbe soltanto fino a che si sviluppasse un corso collaterale. I traumi che colpiscono le ralvole cardiache, i processi suppuratiri nella sostan~a. muscolare del cuore possono, secondo l'autore, produrre anch'essi gli ane urismi. In questo caso la marcia. od altre secrel\ioni accumulate deùùono far:;i strada fluo alla ralvola (2 casi). !.'autore ùiviùe gli aneurismi valvolari in veri e falsi, aggiungendone pnrc una terza specie, quella degli aneurismi di$.;;ecr-rwl i. Tale denominazione dovrebbe essere applicata a quei casi, •nei quali le valvole cardiache venendo disgiunte dalla suppurn~ione o da altre secrezioni, si gonliano a. guisa di vescica. Il dottor lliach termin(l. il suo lavoro con uno sguarùo retrospetth·o sulle altemzioni pntologic:he del cuore ùa lui osservate nei casi sopr:~> citati, e nota quelle che mostrarono nna s peciale anomalia.

. Gli alcaloicll clclha. cltinn. c la morOun. amministrati slmultn.ucaunentc, del dottor P. G. SKILI.ER:o; (Philtt~lelphia 1Jl eclicctl Tùnes, 2d settembre 1878). Col progreclire della scienzn. medica. l'ammiuistrazionc dei rimedi si fa in modo più immediato cd utile. Viene raccomandata specialmente la combinazioue dei processi chimici perchè con ciò si ottengono degli effetti che sareùbe ùifficile, ànl\i impossibile aYere altrimenti. Avendo io letto molte relazioni in diversi giornali risguardan ti la combinazione del 'chinino con la morfina nelle febbri di malaria, ed osserrato altri vantaggi importanti negli effetti di mate rie cosl combinate, io nou esito a rifcrirli.


MEDICA

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n dottor LeiYis di Tennesse.e notò che gli ammalati curati con la morfina e con il chinino si ristabilirono molto più sollecitamente di quelli che presero il solo chinino; e aggiunge che con dieci grani di ch inino, combinato con un terzo di grano di morfina, si è più sicuri di far cessare un accesso di febbre intermittente, di quello che non lo sia, amministrando anche venti grani • di chinino semplice. Egli cita pure 461 casi di febbri di malaria, di cui 370 vennero curati con morfina e chinino, e la media degli atcessi dopo tale cura. fu di l 3~7 • Altri 144 casi furono cm·ati col 1 solo chinino, e la media, essendo di 3 1 4~, mostra innegabilmente il vantaggio e l'utilità. di unire i due medicamenti. Nel 1Jfedical Ti;nes io trovai un caso in cui gli accessi furono repr essi dalla sola morfinn. Credo poi necessario di riportare per esteso qui appresso qualche caso rifcribile alla cw·a suddetta. Caso 1•. - Una. quotidiana doppia in cui si somministrò il chinino per due giorni in dosi ordinarie e a tempo debito fu mitigato ma non impedito un nuovo parossismo. Il giol'l1o seguente vi furono accessi altemati ùi caldo c freddo e siccome il paziente accusava una penosa. sensazione agli arti inferiori gli si amministrò la cinconina c l'oppio (l), e la cinconina nello stesso tempo e nelle stesse dosi del chinino. ~l malato sonnecchiò quietamente qualche ora e si svegliò senza febbre e senza dolore, precisamente verso la metà rlel parossismo. Il g!orno seguente la febbre assunse il tipo di quotidiana semplice. Le polveri furono date, come si dis~e prima, qualche ora prima dell'atteso parossismo. Questa cura, fece scomparire in breve ed intieramente l'accesso. Caso 2'. - Si prescrisse la cinconina, ma il malato protestò dichiarando che essa gli cagionava sempre dei disturbi, come vertigini, forti mali ùi testa, tluss10ni alla faccia, ecc. Con 10 grani ricomparvero tutti i sintomi sopradescritti. AllO l'a la si nn l all'oppio e si ottenne l'effetto desiderato senza la riproduzione di quegli spiacevoli disturbi. Caso 3•. - La cinconina. amministrata in piccole dosi venne (l) Si adoperò l'alcaloide cineoniua e non i s:tli di c inconin a.

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s~: mprc voulitntn; In si ùiedc

Rl\'JSTA

in solùzionc, in ostia, in polvere;

HHl produsse

scmJlre vomito. La s i combinò poi con l'oppio e ~comparrcro tu tti i sintonù di nausea. <.:aso 4•. - Do110 tre direrse dosi di chinina si ebbe ad ogni dose forte eruzione s~.:arlattino sa. Dato colla morfina l'eruzione non comparve più. • Concludendo credo che : l·>Combinando gli alcaloidi della china con l"oppio si ottenga un ctl"ctto migl iorc; che si possa annullare il parossismo con maggiorr sicurezza e-sollecitudine, e che si riesca con questi rimedi ad una cura rndicale; 2• Che con tale combinazione bas t.i la metà. della dose di ch inina o cinconina; 3° Cbe ess<\ mitighi qualmHJUC scnsa:r.ione penosa associat:n. ad atrczioni pcrioùi~.:hc; impctlcnllo qualunque effetto s tù cervello come cdulalgia, li utinnio degli orecchi, ccc., ere. 4" Che dia facilità allo s tomaco Jl Cl" assorbire il chinino; 5" Che lu t:hinina o la cinconina combinate colla morfina si possono usare a grauùi dosi o continue scn;:a che si manifestino le conseguenze del cinconismo.

luoc ulnzione s p e riuae ntule d .-nn tis i miliare u c nta p e r ius pirazione dl s iHttl diluiti elc i tls i c i . dd dott. T.u'PEr:m:n (Gasctle dc:; Ht)pitaur, ottobre 18 78). Tap poinier ha pubblicato un piccolo lal'oro nel quale riporta proprie esperien;:c s ulla inocula;:ioue della tisi, istituite se~.:ondo un metodo per così ilire naturale, che consiste nel fare respi.l"are gli sputi dei tisiri, ùiluiti nell'acqua e tinamcnte p ~lvcrizz ati, agli animali so"\toposti ad esperimento. Gli animali adunque respirano l'aria così impregnata, come i nostri malati, i quali s'impregnano, a ciascuna respirazione de·i mia~ mi che si e:,alano dai tisici, come le donne che apprestano cure ai loro mariti sofl"erenti di petto, c che introducono ogui momento il vel cno nei loro polmoni. Tappcinier raccoglie !"espettorato di un tisico con grande <'.aYcrna ; lo mescola all'acqua e ne fa. sottilissima emulsione, ch e introduco in un grande polvcrizilntorc, lis:sato aù una gniJIJia. in


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MEDICA

cui sta. chiuso un grosso cane robustissimo. La polvcl'izzazio ne si ripete a tre call.i ogni giorno per un'ora e mezzo. Ad altri due casi si amministrano negli alimon ti due cucchi :li d'espettorato. Le esperienze hanno a,·uto luogo nel laboratorio di V. Buhl a. "'Ionaco ed hanno durato sei settimane. I cani non presentarono nè febbre, nè diarr ea, nè cadut.L dei peli. E ::si furono uccisi, uno tre settimane dopo, gli altri CJUattro sei settimane dopo il principio delle esperienze: tutti furono riconosciuti affetti da tisi miliare acuta, estesa a tutti gli organi c continente nei polmoni. Vautore conchinde che agli animali si può inoctùare la tubercolosi acuta :facendo loro respirare particelle di escreati tubercolari. Quali conclusioni si devono dcdun·e da queste esperienze per la questione tanto disputata del contagio tla uomo ad uomo 'l Analizziamo un caso in cui si abbiano le condizioni richie te dal dottor Ta.pp einier: una donna, che appresta sue cure al marito, che convive con lui, nè si allontano. mai, nemmeno per un minuto, dalia camera, la cui aria. è satu1·a di tutti i miasmi l'rovenienti daila espettorazione e dal sudore del malato, venendo a morte por tisi, si potrà dire che l'abbia contratta per contagio!' T'assono ba~=;tare a spiegare lo sriluppo della tisi in tali individui le cattive condizioni igieniche nelle quali hanno vissuto per mesi, le aJ}gosce d1e hanno tenuto dietro alla morte del marito, ecc., senza invocare l'ipotesi gratuita di un' inocnlazione mediante l'aria respirabile. ll]wohlema rimarrà ancora insoluto per lungo tempo.

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RIVISTA CHIRURGICA

Versamento di ollo in s eguiCo a fraUura •Ie lla g nmba (Jounml de -médccine, ottobre 1878). Terrier pubblica nella Revue 'mensuelle de méclecine et de chinwgie un'importante· osservazione sopra un rarissimo caso di chirurgia. Si tratta di un uomo entrato nel suo riparto di Bicètre per una frattw·a della gamba, e presso il quale si notò in corrispondenza della frattura, quando si levò l'apparecthio, un tumore distintamente fluttuant e, dalla cui fluttuazione poteva din.gnosticarsi una raccolta sierosa o sieroematica. Una puntura praticata con uno spillo dette uscita ad uno zampillo di liquido del tutto analogo ad olio d'oliva, assai trasparente che non tardò a condensarsi. Una puntura più grande, ripetuta in ap•presso fece fluire una certa quanti t!\ del çletto liquido che, sottoposto ad analisi chimica, fu riconosciuto composto por tre quarti di margarina, oloina. e colesterina. Dopo l'uscita di questo liquido, si avvmtl sulla faccia interna della tibia una escavazione che pareva. avvenuta nell'osso medesimo. Nei giorni susseguenti il liquido si riprodusse e si fecero successivamente più punture, pcrcbè il tumore tornò a for·marsi, sebbene in dimensioni più piccole. In ultimo, Tcrrier praticò una puntura con l'ago della siringa per iniezioni sottocutanee e cercò di sfibrare colla punta dell 'istrumento la parete profonda della

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RIVISTA CIILRURGlCA

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pscuùo-cisti grassosa. Illiquiùo nou si segregò più sul luogo del tumore in cui l'ago aveva agito, siccbè eseguita la stessa operazione n ella parte ove ii liquido si riproduceva, si ottenne la completa guarigione. Terrier fa notare che questi versamenti oleosi traumatici, del resto ntrissimi, possono essere prodotti da. difl"erenti cagioni. Alcune volte r esultano dalla rottura delle vescichette adipose contenute nel tessuto cellulare. La raccolta è allora formata da un liquido sieroso più o meno viscoso, alcune volte colorato dal sangue e racchiudente un numero maggiore o minore di globuli oleosi. Xullameuo, per eccezione, una raccolta del tutto oleosa }>Uò risultare direttamente da un traumatismo come nel caso in cui la pelle cd il tessuto cellulare sottocutaneo soffrano violente &ontusioni. Il pcstamento del tessuto cellulo-adiposo può dar ragione della forma della raccolta, ma. non p;1ò spiegare il modo di produzione. Altre volte invece di essere primitivo il versamento oleoso sarà consecuti ro e potrà dipendere dalla. gangrena. del tessuto cellula.t·e o ùa. supp urazione delle ossa. Ma nel C:lso del dottor T crrier, il versamento non può essere spiegato da alcuno delle addotte cagioni; più verosimihnente si avvicina al caso osservato dal dottor Lcns in cui, per frattura. composta della gamba in un vecchio, una ferita. simile a puntura di spilla, dette uscita ad un liquido giallo tra~parente, d'aspetto oleoso, untuoso al tatto, che non mescolossi al sangue proreniento dalla stessa. ferita. Questo liquido proveni~a. dalla midolla dell'osso fratturato. Ciò deve es- · sorsi avverato nuche nel malato del dottor Terrier, ma. il versamento. divenne encistico e rimase sta:tionario sino alla perfettaço'nsolidazione della. o fmttura. Terrier infine fa notare in qual modo si è ottenuta la risoluzione del versamento. Essendosi provato il facile riassorbimento del liquido nel tessuto cellulare i niettaudone alcune gocce con la siringa, si ebbe l'idea di faro scomparire i residui del versamento sfibrando la. parete della. p seuùo-cisti mercè un ago capillare. Questo mozzo curativo rip etuto due volte e congiunto alla compressione fatta col coiJodion, fece riassorbire del tutto il liquido rrtccolto. Terrier consiglin un trlme~zo di cura. nelle raccolte ·oleose, sierose o sanguigne di limitata estensione.


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RfVISTA

Ferita d 'arma dn fuoc o (Ie lla regione frontale dcs tra. Contribuzione allo studio delle localizzazioni cerebrali del dott. Duuo~r-BA1LLY, capo di clinica (llfarseille médicale mano 1878).

Osserva.zirme. -

L .... V..., commesso-vial!giatore, d'anni 4.J., il 4 dicembre 1877, si sparò a mezzogiorno un colpo di rivoltella al capo; fu portato la sera nell'ospedale. 5 tlicembre. - L'apertura fatta dalla palla tisiede a destra, sui confini delle regioni frontale e temporale e sopra una linea orizzontale che passa un centimetro e mezz9 nl di sopra del sopracciglio; essa presenta un diametro di circa 12 millimetri; margini contusi nerastri, maciullati, ecchimosi periferica, la quale si stende alle due pal11ebre dello stesso lato. Emorragia insignitic:ante; non v'ha nl! mobilità anormale, nè crepitazione. .Nessun scolo eli sangue nè dal naso, nè dagli orecchi. Lo specillo penctr.a n traver. o il frontale c seguendo una direzione obliqua. dall'infuori all' indentro c dall'innanzi all' indietro s' addentra. profondamente per cir ca 7 centimetri nella polpa cerebrale. Le due palpebre si sollevano no1malmente c le pupille serbano esse pare la loro cont1·attilità normale. Le due commessure labiali non sono più sullo st(>sso piano orizzontale; quella del lato destro è ri!tlzat.'l, i muscoli sono più sporgenti e la loro con trazione dù. alla fi sionomia un 'espressione di dolore. Al contrario dal lato opposto alla feritala commc~;sura. · Jabialc è abbassata, la guancia floscia e penzolante. Il malato mette fuori la lingua con molta difficoltà.. Ode e 'comprende, mn. risponde con lentezza.. La sensibilità. è un po' ottusa ma n on abolita. l movimenti impos ti si eseguiscono fa~ ilm ente a destra, più difficilmente a sinistra. Assopimento profondo durante tutto il giorno e la notte. 6 detto. ·- Il malo.to dice di sentirsi meglio; l'isposte sempre altrettanto lente, voce debole, articola~ionc difficile; non può ch e aprir la bocca a metà; respirazione molto impedita; polso HIO; temperatura 36°,2. 7 detto. - Stupore profondo. L a paralisi po.rziale dei muscoli dello. faccia dal lato destro è più pronunziata. Yom4ti, singhiozzo, risposte fievolissime e lentissime. Si \'Cdc peraltro che capisce


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CBIR.URviCA

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tuttora, ma i suoi muscoli non gli obbeùiscono più; polso 120; temperatura 36•,3. l:S detto. - Stupore ancor più profondo; coma; polso 128; temperatura 38•,3. Non si osservano nè sussulti, nè contrattura, ma v'ha paralisi ed insensibilità di quasi tut Lo il corpo. Morte nella notte. .A1ttossia.. - La piaga del cranio è·a. un centimentro al davanti della sutura fronto-parietale ed a 2 centimetri al di sopra dolI'angolo antera-inferiore del pari otale. L 'orifizio della tavola esterna è ~:iJ·colarc, quasi regolare; quello della tavola interna è più esteso e }Jiù incgolare; la volta del cranio presenta alcuua fessura od incrinatura raggiata. La dura madre è forata da un buco tondo e staccata abbastanza lontano da sangue sparso nella ferita d'un ramo della meningen. media. En•i pure sangue sparso al di sotto dei foglietti dell'aracnoide e fra questi stessi fogliet.ti. Il tliametro dell'orifizio 'tlell'entrata della palla. nel cervello è almeno due volta maggiore di quello dell'orifizio della calotta ossea; il suo contorno è lacero, stritolato, tappezzato di piccole scheggia ossee. Questo orifizio è situato a 2 centimetri al di sotto ùella scissura di Silvio1 un po' all' innanzi dell'estremità 1lella scissura di Rolaudo, alla parte inferiore della. circonvoluzione ft·ontale ascendente (lo'errier) o circonvoluzione parietale anteriore (Cl'U veilhier)1 circonvoluzione che si trova all'indietro delle tre circonvoluzioni frontali od all'innanzi dalla scissura di Holando. Il tragitto nella sostanza cerebrale è obliquo dall'infuori all'indentro e dal davanti all' indietro. La palla ha perforata. la falce cerebrale nella sua parte mediana, mezzo centimetro al di sopra del suo margine inferiore. Di h\ essa penetrò nell'emisfero sinistro, nella circonvoluzione del corpo calloso, raggiunse il ventricolo laterale, ed è venuta cadere nel corno occipitale di questo. Là si trova libero. appiattita nel senso della sua lunghezza. Il ventricolo laterale è pieno di sierosità mista a sangue. Quantunque non possa darsi questa osservazione come un buon esempio di localizzazione cerebrale, a motivo dell'estensione e della moltiplicità delle lesioni, vi si può scorgere una nuo\'a prova della correlazione fisiologica indicata per una di queste lesioni dai signori Ferrier, Cnn·ille e Duret. Un sintomo notevole infatti


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lUYIS'l'A

fu l'abbassamento della commessura labiale, la paralisi dei muscoli della guancia del lato sinistro, non chè uua grande difticoltà ;t metter fuori la lingua. Ora la parte di sostanza grigia jnteressata sullq. faccia esterna dell'emisfero destro era situata alla parte inferiore della circonvoluzione frontale ascendente, e si' è là precisamente che esiste, secondo Ferrier, il centro eccitomotorc degli cleratori della. mandibola ed il centro dei mo vimenti delle labbra e della lingua.

Traomatlsnao d e l midollo & dell'ence falo. Con•· mozione o contusione del mlclollo e guarigione. X cl Montpellier méd.ical di marzo 1878 il dottor Grasset narra il seguente fattt.o, che riproduciamo per intiero, persuasi che i nostri lettori lo troveranno, come noi lo trovammo, per ogni verso interessante. O:;seruazione. - Il 24 dicembre un contrabbandiere nominato Bee, volendo sfuggire ai gendarmi, ricevette nella regione lombare una palla da rivoltella. Il ferito fu dapprima nascosto da un camerata, quindi rcune trasportato a casa sua; il sig. Grasse t. lo vide due ore dopo. Il ferito si lagnava d'un violento dolore con vivissima iperestcsia elle occupava le due gambe, dalle ginoccb ia. fino alla. pianta de' piedi. Questo dolore esordì quasi immediatamente dopo il colpo e parve aumentare in seguito. Kon \'i fu alc una doglia nella coscia; tutti i movimenti sono possibili c perfettamente liberi. L'apertura d'entrata della palla, che attraversò il vestito, il panciotto e due camicie, è a 2 o 3 centimetri dalle apofisi spinose a sinistra, all'altezza circa dell'unione della seconda colla. terza vertebra lombare. L'esplorazione non provoca alCllll <lolore c mos tra u11 tragitto diretto all'indentro ed alquanto all'ingiù; lo specillo al'fiYa sopra uua superficie dura, ossea, ma non incontra corpo straniero. Nella notte i dolori si fanno orribilmente vivi, intollerabili ed occupano sempre la stessa sede. Bee passa tutta la notte ad urlare, a dimenarsi; si ravroltola nel suo letto, ovvero due uomini l'afferrano sotto le braccia e sotto le cosc.ie, c lo portano in giro per la stanza, ciò che sembra calmarlo un


CfHR(jHGICA

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istante·; ma il menomo contatto al disotto del ginocchio lo fa strilla1·e. :\Iella notte orina due volte naturalmente. Non vi ha paralisi. Avrebbe avuto o. più riprese alcuni movimenti involontari nei membri inferiori. 11 25, parecchie nuove esplorazioni, una dcUe quali fatta coll 'aiuto del prof. Dubreuil e del signot· Marteau, dànno col loro risultato negativo la convinzi one che la palla non è nella piaga: e ssa dev'esserne uscita dallo stesso foro d'ingresso durante gli spostamenti moltiplicati e senza riguardi a cui fu sottoposto il

Bee nei momenti successivi al colpo di fuoco. Sbrigliameuti multipli permisero di raggiungere l'apofisi spino);a seguendo il tragitto de lla palla; ma non ovvi alcnnn. specie di tragitto che oltrepassi quel punto in una direzione quabiasi; non v'ha traccia di frattura. L'applica:lione di 25 mignatte attorno alla ferita porta sollievo all'infenno. La giornata dell'indomani fu buona, ma il27 i dolori f1trono vivissimi un'altra volta. La notte fu cattiva, nessuna scarica alvina. 28. - Cattiva notte. Soffrì molto, sempre alle gambe e ai piedi. Fa. dei movimenti nel suo letto, ma. non cammina; alcuni moti spontanei delle membra inferiori. Grandi difficoltà per orinare: più di r1uaranta. tentativi infruttuosi durante la. notte. .1\Iedicatura. all'iodoformio : unzioui mercuriall beUadonn izzate; estratto d'oppio. 2\l. - X ot.te migliore. Al mattino }>Crsistcnzn dell'ipcrcstcsia. d olorosa dell'estremità inferiore con intorpidimento c formicolio. Ha orinato ieri mattina, questa notte non potè fare altrettanto, malgrado le frequenti voglie che n'ebbe. 1\Iovimeqti involontari dello membra inferiori <.' talvolta. delle superiori. !<'ebbre. 30. - Medesimo stato. Orinò spontaneamente. Si r egge bene sulle ginocchia e sulle gomita per la medica:l.ione, ma. si stanca Jlr csto. La piaga suppura; edema allivello del sacro. Verso sera stanchezza e tendenza alla prostrazione. All'indomani, dopo una 11otte penosissima, l'edema aumentò di molto. l • gennaio 1878. - Miglioramento; notte buona; scarica alyina abbondante ieri sera. Il 2, notte calma, benchè insonne. Sempre iperestesia nelle stesse regioni, però meuo intensa. Dal 3 in poi il miglioramento si fa più marca.to; l'appetito,


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RIVISTA

l'orinamento, la defecazione sono naturali; v'hanno sempre patimenti vivi di tratto in tratto, ed iperestesia nelle stesse regioni, ma l'infermo comincia a camminare alr1uanto. L·s cammina meglio, sente bene il .suolo sotto ai piedi; Ila asuto alcuni dolori circolarmente. Il 12 si regge bene sulle gambe e cammina facilmente. Soffre sempre ai polpacci ad intervallO', e quando gli si premono ; qualche prurit.o alla pianta dei piedi. E sce il 21 e d'allora in poi il miglioramento non s'è smentito ( l:J febbraio). Gli rirua.ne però ancora un po' di tlebolezza nelle gambe che aumenta colla stanchezza. Il signor Grassct fa notare in seguito di questa interessante ossena~ione quanto son rari i fatti di commozione c di contusione simili a questo. 11 fatto non presenta per verità che un rapporto lontano anzi che no colle osservazioni molto più numc,·osc in cui si tratta •Iella. commozione di tutti i centri nervosi, come negli accidenti ferroriari (ntilwa!;-spine degl'inglesi) od alt.rimenti. Non ha nemmeno rapporti diretti coi fatti di contusione midollare prodotta Ila una tì·,tttura della colonna vertebrale. Perciò il signor Grasse t, che dà. indicazioni bibliografiche numerose su questi di versi p un ti, non potè riunire che altri cinque casi di commozione del midollo terminati come il suo con una guarigione bastantemente rapiùa. Rbulta ùal ravncinamcnto di queste sei osservazioni che i fenomeni d'eccitamento furono costanti e predominanti. In tutti i casi vi eubero dolori, iperestesia a diversi gradi in alcuni; vi furono ezianùio fenomeni d 'eccitazione dal lato della motilità ora limitati alle g~mbe, ont estesi a tutti i membri inferiori ed anche w:-neralizzati !ti tronco cù ai membri superiori. In nn caso in cui il colpo portava più in su, questi fenomeni si complicarono anche di alterazioni della respirazione e del diametro delle pupille. La. emissione dcll"oriua e la difeeazionc sono spesso alterate. In •tmdche caso Yi fu dolore spinale in conispondcnza del punto contuso. I fenomeni ùi depre.:;sione e di paralisi furono assai meno costanti ; anestesia in due casi, paralisi motrice iu tre. La ùurata fu una volta di otto giorni ed oscillò le altre volte fra sci e dodici settimane; i risultati furono dunque favorevolis-


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simi in tutti i casi. Pure il sig. Orrassct, terminando, ha creduto dorer fare delle ri ~c rvc e~;plicite su questo sog~etto. Infatti tutti gli infermi, le cui osscrvazio1ù furono citat.e qui, sono stati perduti di vista dopo la guarigione del loro stato acuto, e nulla di ce che il sistema. nervoso che talora reagisce lentamente e cronicamente alle cause di eccitazione, non abbia offerto più tardi nlternzioni collegate alla prima le~ione.

P e rc h è, n e lle fe rite p c uet rn.uti d el p etto , la c a• viu\ ple nrlc a non è che ecc(~zlonalmcnte invas a dtdl'tula c tlaal s angue ? del dott. BROCA (Ga.z. cles J{rjpilmt-~:, 1• agosto 1878). In un giovane, nlliho artista drammatico, che, per sventure amorose. si ferì con un colpo di ri roltella nella regione del cuore, Broca studiò lo alterazioni che accompagnano le lesioni traumatiche. La palla, del piccolo calibro di 0"' 006, penetrò fra il 3• e -~· spazio intcrcostale e si nascose in corrispondl'n:.-:a della punta <lell'o mopluta, a!l'altezzn della 6• o 7• costa, da cui Broca l'estrasse facilmente ctopo a,·ere inciso la pelle cd uno strato di tessuto muscolare di limitata spessczzn. L'emorragia fu scarsa, pel piccolo calibro della palla e per la poca vascolnrità della regione polmonare al disopra della clavicola. L 'enfi sema sotLocutanco si manifestò nelle nwgaie del tessuto cellulare attorno alla ferita, perchè la fibrina del sangue coagulato n.vendo chiuso il foro d'ingresso, rnria nou potè uscire al difuori. J.o stato più notevole fu quello della pleum che non racchiuse nè sangue, nè ;tria., di che fu fa cile persuadersi colla percussione ed ascoltazione. L a palla dunque attraversando i IJUattro foglietti pleurali non si pose in comunicazione colle ramificazioni arrec del polmone. Non è ammissibile che in tutti quest.i punti ·esistes~ero aderenze r>leuriticbe, le quali avrebbe attraversato La palla senza aprirè In. c1wità si erosa propriamente detta. È mestieri cercarne altra spiegazione, che Broca trova. nelle condizioni fisiologiche del polmone. I polmoni, essendo racchiusi nel p etto, tendono ad occupare il maggiore spazio possibile. Infatti


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RIVISTA

n elle ferite della cassa toraciat., il parenchilll!l;, polmonare fa ernia nella ferita. e ne chiude esattamente l'apertura per impedire qua~ lunque comunic[tzione fra In pleura e le ramificazioni bronchiali. Lo spandimento dell'u.rin e del sangue avrà luogo, al contrario, nei casi in cui il polmone non trova-si nell'inspirazione, sibbene nell'espirazione, al momento della ferita. Ma spesso l'azione vu.luemnte lla luogo al momento di uno sforzo od al momento in c ui istintiramente i! ferito fa uno sforzo per opporsi alla causa Yul nerante. Sotto l'infiu.:Jnza di quest 'espansione generale del polmone, la chiusura si fa immediatamente alle due aperture della Jllcura cd impedisce qualunque spandimento. Quando questo giovane deliberò di suicidarsi, in quel momento pieno d'angoscia, dovè ancor egli fare tm' istintiva inspirazione J)Cr prepararsi allo sforzo, per la qual circostnnza ha potuto sfuggire qualunque inconvenicnle e ristabilirsi rapidamente.

Sull'oRo e s ull'uzioue (ICI bagno tl' nct)Ua 11011 inte•·rotto n elle malattie esterne, ùel dottor II. n~:flR.\ ( \'icuna, JJ[d. ll'•>clwns~l,ri(t, n• 3G, 37, St>, 39. - Deutsc;he medicinische Wochenschri(t, 7 ~ettembre 18 78). L'autore ci fo1 conoscere gli importantissimi risultati ottenuti 110llo spazio di quindici anni e in GOO casi; risultati cosi splendidi, che fanno del IJagno d'acqu& non interrotto uno dci più stimati rimedi della. ternpeutica. Pur troppo l'uso di esso, sebbene semplice nel suo principio, non è attuabile che negli ospedali. Ad eccezione di qualche inconveniente, quale la macernzionc tlcll'cpidermidc e: un ezema papuloso r.he si ma nifesta, ot· sì, or no, n(.>i primi giorni di cura,l'autore dimostra l'assoluta innocuilà del tt·attamento non intcnotto nè di giorno nè di notte, e cont,inunto per mesi inticri. Si va,le poi di 200 storie Ili ammalati per tlisronerc lungamente sui vantaggi dell'accennata terapia nelle scottature, nel pen1tigo, nel vaiuolo n ero continente, nei'bubboni canwenosi, nelle ulcere ve neree fagedemi che, nella si tilidè ulcerosa. insistente, nei flemmoni, nella cangrcna della cute c iu quella del te~suto cellulare sottocutaneo, e finalmente nelle piaghe listolo o. Ogni singolo capitolo ci porge sorprendenti documenti s ull'u-


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CFURURGICA

tilità d el p ro cesso H ebra, e noi rimandiamo gli studiosi all'originale. I vnnta~gi d ella cura. si possono, in ge nerale riassumere nel seguente modo: l" Il bagno non interrotto ba un'azion e calmante. (La sua. magg iore importanza ò per le scottature); 2° Con esso non si evita soltanto la rinno vazione così dolorosa dei bendaggi, ma si allontana con un metodo migliore la. secrezi one della. piaga; 3• La rimozione clclliJ cr oste dei t ess uti necr otizzati cangrenati avviene con più facilità c sollecitudine; da cni ne segue: 4 • Che si evita l'assorbimento della suppurazione, ossia la possi bile picmia, la r esipola, ccc., ecc.; 5° Anche il cor so delli\ piaga proseg ue ottimamente. Negli ammalati, n ei quali, p er il rigo roso trattamento antisettieo, non poteva manifestarsi nè la cangre na locale, nè collasso generale, s i trova di frequente dopo 48 ore un miglioramento n ella piaga. o nello stato d elle forze. I n breve, n oi tr oviamo confci·mnte pienamente le seguenti parole ùi Ilebrn (Leln·bnch cl. H autl.:mllkheilcn, I• p. 68 ). u J\ncor cliò non ci r iesca d1 g uarire tutti g li ammalati curati col bagno n on interrotto, a vremo però sen1pre diminuito i loro dolori e non avremo nociuto a. n ess uno. n

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Ris trlugimento d(·u·esoOlgo. Caso l'ife1·ito dal dott. Do m ( Allgem. lVien. Jlediz. Z eilung, 6 agosto 1878). Il dott. Bour racconta. nell'Al/g. M. Centr. Zlg., 6 luglio 1878, il segue nte cnso : L'01)eraio Gas pnro T otz, di 45 anni, accusava u n a cos tlmte pressione allo s tomaco, la qua le bcnchè non gli proc urasse gr a n dolori, gli toglieva. l'appetito e gli lasciava la lingua sempre spor ca . P er poco che mang iasse, era pre.;o da accessi di soffocaz ione e ùa vomito, p er cb è il c1bo gli si fermava nella cavità. cardiaca. La. ma lattia durn,·a. da G mes i ci rca, ed erano stato inutili tutte le cure tentate. Un suo frat ello, cho aveva avuto la stessa malattia, era morto di fame. Volli introdurre nello stomac o una sonda olivare, ma trovai in prossimità d el cardias un ostncolo ius uper abi le, e non p otei ritenta r e la prova, p erchè l 'ammalato si lagnava di dolori violenti. ~ella speranza di allon-

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RIVISU

tana re l'ostacolo mediante la. pressione acqucn, mi servii ili un tubo esofageo, che. allungai con un altro di gomma ; versai dcll'aCl!U:l. calda in un i ~nb uto fissato al tubo c potei dopo un po' ùi tempo introdurlo nello stomaco. Procedetti in tal guisa una volta al dì per lo s pazio di dieci giorni, con questa variazione che dapprima si vuotava solo l'esofago, pii1 tardi nnrhc lo stomaco . .'\.1 disopra d el cardias trovai costantemente, durante ch·ca due settimane , catarro, s,mgue c marcin; nei primi sci g iorni anche qualche pe'lZetto (li carne, di insalata, ecc. L 'esame microscopico dimostrò csistrre del catarro, delle cellule oùlungl1e. dci cori>uscoli sa nguigni con marcia, delle cellule !{rnssose c detrito. Era dunque crirlentc trattarsi di un a•ccsso, forse di recente formazion e, in procinto di cadere a pezzi. il quale produceva la ristr~tczza e in cui s'cm formato un seno. Y orso il decimo giorno, nel vuo tare il canale nlimcntarc, solliai inavvertentemcutc nel tul>o , e sentii precipitannisi contro una mas:;a di catarro. Con mia sorprr~a , potei in IJUel giorno iutro1lurre il tuuo esofageo nello stom;tco scu:.:a prc~;-: i onc. L.iJH1omaui praticai la stessa manovra, e ne ottenni lo stesso ris ultato. La cura fu proseguita per un mese, omettendo però la risc:iacquaturn. dello stomaco; il calibro del tubo esofageo n~nnc man mano ingrandito, e lo si facera rimanere piil a lungo nello stomaco, di Jllodo che an·ultimo esso r cniva introdotto senza la minima difticoltà. Intanto il mnlato si cm ristabilito benissimo c tornò a gustare il cibo. Andò in bre\·e a ca a sua, doro impiantò un negozio. L 'ascesso, secondo ogni. apparenza, doveva essere guarito, perchè nell'ultimo mese di cura non si trovò n è sangue nè marda mescolata al catarro, e anche di questo, verso la fine, non cc n ·era più traccia. È da notarsi che l'operazione si eseguiva sempre alle undici della n'lattina.

Proposte t•iguauflanti In. mc•llcntnru anti"cttlca. del pr<lf. PAoJ.O 13avN!\ or TcnnwA (Berliu.er klin. lVocltenschri/'f, n• 29, 1878. - St. Pete1·sbur.r;er M edicinisclte Woc.:hénsr:lwi{l, l·~ settembre 1878). In l uogo del!:~ miscela riscaldata di acido carbolico, resina c parafi ua, usata nella preparazione della garza di L istcr, Druns


CRtftUlW ICA.

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raccomanda di imbevere le garze , (un chilo) , con la seguente soluzione fredda liquida: acido carbolico (100,0 grammi), colofonia (400,0), ricino (-10,0), spirito dl vino (200,0). I bendaggi così preparati si distinguono per morbiùcaa c cedevolezza, costano meno e sono più comodi ad applicarsi. Tale preparazione si raccomanda pure per le garze benzoiche. L 'autore fece l'aggiunta del ricino anche nell'applica.zione della comune ovatta antisettica, facendo notare che per tal mezzo si evita lo spol verio della materia antisettica. Come il miglior mezzo per la inigazione permanente, l'autore raccomanda una debole soluzione di acetato d'allumina; e cio preds:uncntc uci calli di grandi lesioni con suppurazione, nei quali il processo Lister non può essere usato cou buon successo. L a ferita dev'essere coperta con un le~tgero strato t! i gar:r.a, e Le parti sane saranno unte col grasso o con la vw;elùta per garantirle dal contatto ùclla soluzion<.'. Per form are una soluzione di 3 010 si prendono 72 grammi lli n1lume,ll5 grammi di euccl!ero ili piombo, .e acqun. 1000 grammi. P er la irrigazione si allunga il filtrato da S-G volte, pcrcliè altrimenti in causa dell'acido libero contenuto, si manifesta un senso di bruciore rula ferita. La. soluzione, intaccando i. metalli, si dovrà. servirsi di scodelle <li porcellana.

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Fis iologia s perimentale. - Con front., trn. le glnn«lole s u.l haa•i e le glonclole s udorlpare, re lutivatmeute all' nzioue c he esercita sulla loro fuuzlone 11 taglio d e i nervi eccUo-sccretort. Nota di VuLPJAX (Ga;;. ][écl. de Paris, 26 agos to 1878). Se a.d un gatto si taglia il nervo ischiatico, il cloridrato di pilocnrpimt inirttnto sotto la pelle il giorno stesso della sezione, provoca un · abhondnnte secrezione di sudore s ui polpas trelli digitali ùel membro corrispondente, come pure su quelli delle altre membra; ma se la sezione è fatta da oltre sei giorni, l'iniezione del :;aie ùi pilocarpina non ha più nlruna azione sudori para. sui pOII>llRlrclli digitali del piede corrispondente. Av viene lo stesso nella glandola salivare sottomascellare, di cui si conoscono bene i nervi eccito-secretor!, o sulla quale H jaborandì ed il suo alcaloide, In pilocarpina, dovrebbe agire come s ulle glandole sudoripare ? :8 ciò che !"autore si è proposto ùi ricercare. Le sue esperienze sono state intraprese s ui c11ni. Uli studi fatti, sotto la s ua direzione, dai dottori Canille e 13ochcfontaine hanno dimostrato che il jaborandi eccita nncora. la sec-rezione della glandola sottomnscellare del enne, qnnudo s'inietta l'infusione di detta pianta in una vena, nel giorno stesso d eli 'operazione, dopo la sezione della corda del timpano o dopo la sezione del Cllrdone cervicale del simpatico, oppure dopo l 'e-

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HIVI!'TA DI FISIOLOG IA

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scissione del ganglio cervi cale superiore, ovvero dopo e. cisso, sullo s te s~o cane, il detto ganglio c tagliato il ncno linguale congiunto alla cot·cla del timpano. Il 26 aprile 1878, l'nutore ha esaminato r azione deljaborandi su di un cane t:hc aveva subito, il Hl aprile, cioè sette giorni pt;ma, la sezione del neno linguale tir i la to dc:,tro, al disopra del punto in cui una parte della corcla del timpano abbandona questo nervo per ra,(!giungcrc la glandola !'OttomasceUare. Como in tutte le altre esperienze eli cui l'autore fa mcm:ione in questa nota, la. ricerca dell'azione del j abo ra.ndi è stata. fatta su a:d mali cnrarizzati e sottoposti alla re;;pirazionc .artificiale. Uu tubo metallico è stato introdotto c fi ssato in ciascuno dc i due condotti di vVharton. Una pkr..ola quantità d'infusione satura di foglie di jaborantli è stata iniettata in una vena. safcna, Yet·so il cuore. Sul cane di cui si parla, si os~crvò elle l'infusione intravenosa dell' infusione di jaborandi provocò immediatamente un abbondante tln=-so di sali va eia l canale di 'Vbarton, del lato sinistro (lingnale intatlo); sul lato destro, si vide pure flusso di saliva, ma In. secrezione fu meno abhonrlantc c le prime gocce non comparvero che qualche momento dopo che l' etrctto aveva cominciato sul lato sinistro; d'altra parte la saliva si osscrYò più viscosa, più filan te a destra che a sinistra. Quando l'azione eccito-salivare dcll'inJezione del jabora.nlli stava per fi- · nire, si praticò una nuova iniezione intravenosa dell'infusione (li questa pianta, e anche questa volta la mede~ ima differenza si mostrò tra gli etl'etti prodotti sulle glandole dci due lati. Il jabornndi produce dunque la sua. azione ordiuaria sulla. g landola sotto-mascellare sette giorni dOJJO la sezione della corda del timpano : tale azione è solamente un poco indebolita, e i caratteri del prodotto della secrezione souo un poco modificati. Ma la corda del timpano non è il solo nervo eccito-sccrctore delle glandole sottomascellari. I fi letti nc:rvosi che il gran simpatico invia a queste glandole contengono senza dubbio, fibre freno-sccretoric; ma esse sono sopratutto ·formate da òbre eccito-secretoric, ciò che tutte le esperienze dimostrano. P er paragonare fra loro gli cfl'ctti prodotti, dopo alcuni giorni, sulla gianduia sotto-mascellare, dalla sezione della corda del timlJano e quelli ùctenniuati nelle medesime contlizioui, dalla sezione 4


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elci filetti ncrrosi glnndolari pt·o,·cnicnti dal s impatico, bisogncrcbù c ;;c;,ionarc il conlonc .cervicale del s impatico, o meglio escidere il ganglio cervicale superiore. Quest' ultima operazidne è stata f<ttla s u ùi un enne, a destra il 21 luglio, c l'azione del jabomnùi è stata sperimentata il 31 luglio, cioè dicci giorni dopo l'operazione. I due nervi ling uali furono tagliati trasvcrsalllll! llte al dis opra. del punto in cui si stacca il filetto secrctore proveniente dalla corda del timpano, c si osservò che la secrezione della saliva provocata dall'elettricità era più abbondan te al 1:1to :,inist.ro che al destro (lato di escis ione del ganglio del s impatico). Yerificato questo fatto a più riprese, si iniettarono nella \ ena safcna alcuni centimetri cubi d'infus ione di jabora.ndi: la sali va tluì tosto dai due condotti di \~batto n; lo scolo fu più abbondante dal lato destro cile dal sinistro. Si vede adunque che il jaborandi esercita. nncora la sua azione ec~;ito-secrctoria sulla glandola sotto-masccllarc alcuni giorni dopo l'cscisione del ganglio cervicale superiore, ganglio da cui sembrano derivare tutte o qmts i tutte le fibre simpatiche che inn crvano la glandola sotto-masccllarc. ~la il parilgone non pote va farsi fra gli e ffetti osservati nel gatto ÙOJ>O la sezione tlel nervo ischiatico o dci nervi del I>lcsso brachiale per le gl.andole s udoripare d ei polpas trclli digitali di i1uesL'animale, c quelli che può produrre nei cani sulla funzione delle glandole sali vari la sezione dei nervi éccito secretorii di queste glandole, che a condizione di tagliare, in quest'ultimo caso, sullo stcs:;o animale la corda del timpano e i filetti sccretori s impatici. Quest'esperienza è stata praticata su tre cani. Su di uno il nct·vo lingnale ed il nervo ,·ago-simpatico furono tagliati al lato destro il 30 aprile 18 78. Il giorno 8 maggio suecesSÌI'O si iniettò una piccola quantità d'infusione di foglie di jaborandi in una delle vene safcne verso il cuore. Alcuni momenti dopo s i manifestò uno scolo di saliva goccia a goccia d <~l canale di \Vharton del lato d estro; questo scolo salivare dopo alcuni minuti cominciò a diminuire, in appt·csso s i accelerò di nuovo s otto l'inHucnGa ùi una seconda iniezione di jttborandi. (Il canale eli Wbarton fu sohunente preparato tl.lllato dei uervi t.a gliati). Sul secondo cane la sezione dci due nervi fu praticata nl lato


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dc!;tro il 19 giugno 18 78. Il 3 lu:?lio si iniettò in · una delle vene safcne una. piccola tJUautità di jaborandi. Quasi subito la saliva cominciò a ftuil·e dai condotti di 'Vharlon delle due parti: lo scolo salivare fu più abbondante c più rapido dal lato in cui i ucrvi erano intatti elle da quello in cui emno stati tagliati. Sul terzo cane il ncrro linguale unito alla corda ùcl timpano fu tagliato a tlcstr.L il f> luglio H:l78 e nel mcùesimo giorno :;i t!nucleò complclamt'nlc il ganglio t:ervìcalc ~upcrìore del mcdesi;no lato. Il 18 luglio si iniettarono in una vena safell<l verso il . cuore alcuni centimetri cubi dell'infusione ùi jaùoranùi. Si notò, come nelle esperienze precedenti dai due condotti di vVharton un flusso di saliva, il quale fu più abùondantc all:lto sinistro che a1 destro e si manifestò da questo medesimo lato sinistro (nervi intatti) più rapidamente dopo l'iniezione che al lato destro. 1Jo1>0 avere bene verificati questi resultati bisognava ancora, prima di concludere, assicurarsi che le 15landole salivari sottomaseellari non ricevono altre fibre nervose eccito sccretorie ad eccezione di quelle che loro sono fornite dalla corda tlel timpano e dalla parte superiore del grande simpatico cervicale. • Per assicurarsene l'autore sottopose ad una famdizzazione energica l'estremo s uperiore di uno dei nervi ischiatici su di un cane c:hc dicci giorni prima aveva sostenuto al lato destro, la sezione della corda del timpano unita al linguale e l'escisione del ganglio cervicale superiore. Sotto l'influenza di quest' eccitazione uno scolo abbondante di saliva si osservò dal canale di 'Vhartou del lato sinis tro, mentre non si notò alcuna goccia di saliva. all'estremità. del tubo situato nel canale di vVharton del lato destro. Risulta adunque da queste esperienze che la sezione dei nervi eccito-secretori della glandola salivare sotto-masccllare non ha, sulla funzione di questa glandola, un'influenza simile a quella che esercita sulle glandole s udoripare dci llOipastrelli digitali del mero bro posteriore la sezione del nervo ischiatico. Il jaborandi agisce ancora sulla glandola sotto-mascellare alcuni giorni tlopo la sezione dci nervi eccito-salivari, .mentre questa pianta od il s uo alcaloide, la piloca.rpina, a cominciare dal sesto giorno dopo la s<:zione del nervo ischia.tico (nervo che sembra contenere tutte le fibre sudorali del membro posteriore), non ba più azione s ulle glandole sucloripare del membro corrispondente.


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RIVISTA.

Qual causa può assegnarsi a una tal e discrepanza fra i résultati delle due e pcrienze che ofrrouo a primo aspetto una sì grande analogia? Questa discrepanza è doruta unicamente alla differenz3. di costituzione della sostanza degli clementi anatomici propri delle due specie di gla.nrlole s ud.1ripare e salivad'i Se ne dcre ·cercare la. ragione nelle modifirazioni circolatorie ehe s i efi'ettuauo sotto l'influenza del taglio dei nerri sottoposti alle cs pericnze,e che banno una differente influenza. sulla funzione delle glandole semplici (glandole s uLloripare) e s u rjuella delle glandole compos te (glandole sotto-mascellari)'? o meglio fa du opo at tribuire questa. discrepanza all'enorme quantità di cellule nervos<.'repartite od isolate o riunite in gruppi ganglionari 11iù o mC'no voluminos i su tu tta la lung hez;m dei nerri secretori destinati alla glandola sotto mascellare, cellule che, dopo il taglio di questi nervi, impediscono verosimilmente alle loro fibre di perder e n poco a poco In loro eccitabilità sino alle loro estremità. periferiche? L'ultima di ques te spiega;doni sembra In pii1 soddisfacente, ma. nuove ricerche sono nccess:ll'ie per afl'ermarlo positivamente.

Osgcr, ·azionl s ull' inftnenzf< d c gll achli nell"orgauis mo d egli t~tnlmuli, del dott. Frt. \VALTrm (.Atts den~ J,abomtorium f. e.cperi1n1mt. Plutrm.acoloyie Z!~ St?·assbur{!Arcl!iv f. e:rperiment. P!tarmacologie, ecc., Bù. VII, pag. 1±8 - B el"lincr klini:;clte 1-Vochenscl!ri{t, 15 luglio 1878). Il quesito : fino n qual punto gli alcali esistenti nel sangue possano essere neutra lizzati col mer.zo di acidi, cb c vi s' introducono, fu trattato sotto tli\'ersi aspetti, e spiegato in vari modi. Per determinare la quantità degli alcali uell'orina, i primi esperimcntatori s i servirono, o di acidi introdotti artificialmente, o di acidi provenienti da lla nutrit:ione. L'autore, anche per rispondere ad altre questioni, impiegò il processo suggeri to da E stor e Saint-Piel'l'e e dal rclatore (Reicltert wul du B où/ s A1·chiv. 1137fì, lleft, 3, pag. 33), il t1uale con.• s iste nel valutare dal conten uto gassoso tlel sang ue l'aziouc delle so&tanze introdotte; e quindi, dal contenuto acido carbonico dedurre la quantità degli a lcali nel s angue; potendosi calcolare


fil FISIO LOGIA

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e ou tutta pt·obabilità, che la ttuantità ùi acido carbonico sviluppatasi nel sangue ò proporzionale a q uclla ti egli alcali. ~elle a nalisi comparate del sangue di a nimali in istato normale, e tratta ti cogli acidi , la diminuzione verificata nella q uanti tà di acido carbonico trorato in essi doveva por tare alla copsC'guenza di una diminuzione a nche degli alcali nel sangue degli animali stessi. Fu amministrato ai conigli per ogni rhi logra rnma del loro peso da. 0,5 ti no a :J,li gmmmi di- soluzione riegli acidi cloridrico, fosfo rico e salicilico (essendosi potuto veriti~:are in modo sicurissimo cbe il grado ùi concentrazione con cui vennero sonnuinistrati gli acidi agli animali non ha relativamente granclc impor tanza); e, detenufuata la q ua ntità di acido carbonico del sangue, si trovò sempre una s traordina rissima dimi nuzione di essa. Cosi, per esempio, l'adda carbonico nel sangue di un animale in istato ordina rio, cui furono a mministrati a,G gra mmi di acido fosforico }ler ogni chilo del suo peso, scese dal m11ssi mo di 27,72 per cento a 2,07. · · Questo sangue ebbe sempre, sebhc~ debolmente, reazione alcalina. E siste dunque unlL U(lte\·olis ima, sebbene n on complct..'l., sottr ar.ione alcalina, e la morte degli a nimali av viene costantemente prima che il sangue abbia sublto la reazione acida. (Si vcgga anche in Cl. Dernarù, L eçon su.r les liquides de l'orgauù;me, Paris 185n, pag. 28). Si uotù il fatto singola re, che per ogni chilogramma di peso dell'animale cm necessario un gramma di acido clori clrico, o l'equivalente di un altro acido qualunque per Iidurrc al disotto di 3 per cento la quan tità di acido carbonico del sangue. Gli acidi succiniéo c ippurico non mostrarono ar.ione di sor ta. A questo scopo fu esperimentato l'acido cloridrico sopra un cane, e il risultato ottenuto fu ùubb i o ~esta dunque sempre a riso l vere doYe vada n finire una ta nto gra nde quanti tà di acidi. L 'au tore crede, che si potrà. trova re In r era origine dcd la presenza delle basi, prendendo in considerazione l'ammoniaca. Ser vendosi di uno elci r ari metodi trora~i da Schmictlebcrg per determinare la quanti Là d'ammoniaca nell'orina, dopo la introduzione dell'acido cloridrico, si tro,·ò uu aumento note vole di quelli\ nell'orina; il quale a uiucnto si può attribuire con sicurezza all' introdur. ione dr ll'aciùo. L' origine poi dell'aumento :.tesso non potè rimcuirsi. ~ elle sezioni in cui gli animali morirono in seguito


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RIVISTA DI FISIOLOGIA

all' introduzione dell'acido somministrato loro direttamente, non si scopri alcuna causa nota rln. addurre come conseguenza delle motti avvenute ; l'autore ritenne ne fosse stata causa la llOvert:ì.. alcalina del sangue c che si sarebbe evitata In morte introducendo in esso a tempo r,lcbito un'abbondante quantità di alcali. Tale previsione si verificò poi in modo sorprendente, e si vide che nelle apprestazioni di acido, le quali per solito cagionano la. morte e producono la paralisi nella respirazione e nell'att.h:ità. cardiaca, l'introduzione di carbonato di soda ebbe per risultato il perfetto ristabilimento dell'attività cardiaca. La conseguenza della diminuzione alcalina nel sangue si manifestò dapprincipio con l'eccitamento, poi con la paralisi del centro r espiratorio e la susseguente paralisi del cuore; dopo la quale non potcndosi compensare il consumo dell'alcali, a \'\'Cune la morte. Questo lavoro interessantissimo conferma e allarga le osservazioni fatte da Miquel, Salkowsky e Lassar sulla possibilità d'una. sottrazione degli alcali esistenti nell'organismo. In qual modo poi tale sottrazione agis~a sul centro respiratorio è tuttavia ignoto. L'autore promette di rivelurnc i principii fondamentali in una prossima pubblicazione .

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RIVIST1\ DI cmmcAEFAmncolOGL\ •

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S nlla c bintnu e llminntl., dulie orine . ( Journal de Jlharntacie et de chimie, Parigi, settembre del 1878). Le ricerche fatte da rhimici francesi, e specialme.nte ()uelle del prof. Boucbanlat, avevano reso noto che la chinina eliminata dalle orine non andasse soggetta a modificazioni nel suo passaggio attraverso l'animale organismo, e tale opinione t! tuttora abbracciata da parecchi medici e chimici sl francesi come forestieri. :M:a il Kerner, che col mezzo di corpi ossidanti, quali l'acido ai'iotico e il permanganesato potassi co, e della temperatura spinta circa a 60• era riuscito ad ottenere ùalln chinina un prodotto ùi ossidazione, attribui a esso la modificazione dell'alcaloide della china nell'economia animale e la sua secrezione in tale stato 11er la via orinaria. Il l\erner gli diede il nome di Di-idrossilchinina., e il riconobbe privo del sapore amaro ma non degli altri carat.teri propri della chinina, come per esempio la precipitazione mediante l'acido tannico, gli ossidi terrosi ed alcalini e la opalinità del suo solfato. Dopo il Kerner, li adoperò a risolvere la questione .H dottore Guyochin, praticante in farmacia, e in una tesi, da lui sostenuta. nell'anno 1872 dinanzi alla Facoltà medica di Parigi, affermò che la chinina eliminata dalle orine non et·a un prodotto d'ossidazione di tale alcaloide, ma semplicemente una sna moditicazione isomerica, vale a dire la chinidina.

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R.l rJSTA lJl CR l MICA

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Dal suo canto il Personue fece molti studi sullo stesso argomento, e fu indotto a c!'edcre che i l'esultati ottenuti dai predetti c!Jimici do,·eyano attribuirsi unicamente al metodo di ricerca. seguito da ciascuno d'i loro. A dire il vero, non si ha alcuna descrizione concludente sul sistema tenuto dal Kcrner per separare la sua ili-idrossil<"hinina, ma rispetto al Guyochin si sa, come egli abbia fortemente agitato, dentro un saggiuolo, insieme con etere ordinario ossia mescolato nd alcole, il ntsiduo, ùella evaporazione a b!gnornarin e a. sccchezz:~. di una determinata quantità d'orina, e ne abbia quinili ricavata una sostnnza più o meno impurn, la c1unle, dopo la satu· rnzione con acido solfo rico, allungtlto e deputato a sceverare i corpi estranei, gli procurò una piccolissima qqantità ili solfato di chiniùina. Il metodo del Guyochin ha però questi due inconvenienti: P L 'etere non vale a sciogliere la chinina, impigliata n elle combinazioni acide dell'orina. puramente sottoposta all'evaporazione, e spiega così la. tenue quantita del prodotto; 2• La chinina assoggettata per un tempo molto lungo alla. azione del calore, necessario per lo svuporurnento ili una grande massa. di liquido, può e deve sonza alcun dubbio trasformarsi in chinidina., siCC•)me ebbe a concludere il Pasteur in analoghi studi. Pertanto se riesce facile c pronta la sepnrazione di piccole quantità. di chinina ùalle orine, altrettanto non avviene quando si tratti di estrarne la. dose occorrovole per uno studio concludente. Dopo molte prove, il Personne giudicò opportuno di attenersi al seguente metodo: Si precipita direttamente la chinina dall'orina. mediante una soluzione di acido tnuuico compiutamente scevro da materie resinosc, e se ne mescola il tannato (prima sciacquato su di un filtro e quindi f<\tto sgocciolare) con ossido clllcico idrato e ridotto in poll·ere. 4 codesto intriso si aggiunge la qu!ntità di arena sufficiente per renderlo poroso, e si pone a seccare in una casSilla immersa nel bagnomaria. J>oi si poll'erizza, s' introduce in un tubo di vetro, il ctli eolio è munito di un bioccolo di cotone, e si tratta

con cloroformio puro, sinchò questo n'esca affatto limpido. Fa· ccndo allora smporam la solu;:ione cloroformica, si ha per residuo

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E FAIOlACOLOGIA

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l'alcaloide della cl1ina frammescolato a materie resinose, le quali si po~ souo facilmente sceverare coll'acido solforico allungato. Trattando in tale guisa le orine di nn infermo ricoverato nella. clinica del dott. Vulpian, il Per.>onne è riuscito ad ottenere 24 grammi di chinina, s u cui potè istituir·e degli studi, convertendola in solfato bn..-;ico e aciclo, ed esaminandone cornparntivaroeute i cristalli e il loro potere rot.atorio. Sift'atta investigazione dimostt·ò ir)'efragabilmentc, che ,i due sa.li non erano per nulla diversi da quelli preparati colla cl1inina pura, e il dott. Gustavo Houcha.rdat, al quale piacque di ripetere la prova., ebbe a riconoscere il loro potere rotatorio (a) U= l63•,5, • ossia interamente uguale a quello già da lui o;;servnto nel bisolfato puro di chinina. Cosi fu posto in sodo che la. chinina, eliminata dalle orine, non aveva avuto camhinmc nto, nè alterazione di sorta. Da ciò uon deresi però dedurre, che tutta la chinina passi t•·averso all'organismo animale, senza essere in part9 fortemente intaccata. Difatti in tutti i suoi esperimerfti, il Pc~J:~ne ottenne, insieme colla chinina, una certa quantità di materia rcsinosu, afl'iltto simile a quella che si osse!'va nell 'ana.lisi delle buone corte..:cie di china, e quindi venne nell'opinione che essa derivasse dalla distruzione della chinin~ o ne costituisse il residuo. D'altra parte I'Yvon, l'egregio ajuto del Personuc, volle }>ure compiacersi di raccogli ere, dura.ntc nn11 !'ettimana, e di analizzare l'orina ùi un malato, che nel corso ùi un paio di giorni tl.Vc\·a preso 2 grammi di solfato di chinina. Nella s ua chimica ricerca, ci pote stabilire. che l'orina, dopo il predetto spazio di tempo, non contenen1. più chinina, e pen•eune ad ottenere in perfetto s tato di cristallizzazione grammi 0,319 di solfato basico, il quale costituiva la quantità espulsa dal maln.t{), ossia 1/6 circa tli quell:~ che gli era stata amministrata. Contuttociò non s i può affermare, che i 5/6 del solfato siano stati distrutti nell'economia animale, poichò una quantità assai grande venne fuori per la via intestinale. Dopo tutto, il I!ersonne conchiuùe, che la chinina emessa colle orine non ha avuta alcuna alterazione n el s uo passaggio attraverso l'organismo animale, ma che una gran parte di essa vi è stata interamente tii:;trutta. '

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RIVISTA DI CHHITCA

Il lat.tte \ 'egetale . - - Colui che percoJTendo il viale delle Nazioni nel palazzo dell' E sposizione internazionale di Parigi è g iunto alla piccola mostra. della repubblica di Vcneznela, si sente accresciuta la mamriglia nel leggere su di modesti cartellini apposti a modeste boccette la scritta. : Latte ve.r;ctale. Questo curioso prodotto esce, per incisione, dal tronco del bt·osirnum ,qala.ctodendron (Linrlen), un albero dalle foglie bis lunghi), alterne, terminanti jn punte coriacee, che si erge sino a venti metri dal s uolo etl orna le piagge marine tlella repubblica di Venezuela. Esso è un liquido bianco, alquanto più consistente del latte vaccino, di sapore gradevole e di reazione leggermente acida. • Coll'esposizione all'aria non tarda a infortire c a depoJTc u n copioso coagulo, il quale è una specie di cacio. In un viaggio fatto neli'Americ1t meridionale, il Boussingault ebbe opportunità di sottoporre ad analisi il sugo del brosimo, e vi trovò : Un co1;po11 grasso,' simile alla cera delle api, fus ibile a. 50", molto solubile nell'etere e poco nell'alcole, tuttochè bollente; Un a sostanza. azotata, analoga. alla caseina per la sua. struttura fibrosa; :M:aterie zuccherine; t Sali di potassa, di calce, ùi magnesia e particolarmente fos fati; :Materiali fissi nella proporzione di 42 per cento. La ricerca chimica è stata ùi recente rifatta dal Boussiuganl t su 100 parti di estratto d el sugo lattico, ottenuto in condizione esente dn, fermentazione, eù eccone l 'esito : Cera. e materie grasse . 8-L 10 Zucchero invertito (l) c riduttore -2.00 Id. i n rertii.Jile 1.40 Gomma. 3.1 5 Caseinl\ e albumina. 4.00 . '• Cenere alcalina c fosf;tti 1.10 Sostanze non azotate . 4. 25

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100 (l) S i •a <'llllll' per zucc'h~r·n im·pr•tito "'i niPnda ftllello di canna (Saccar osw), s turo n·auato coll'aci<l" ~vll or•co t! nou più allo a cri,;t;lllizz:tre. L. Z.


E FAR~IA.COLOGI:\

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P er la sua costituzione generale il !atto vegetale s'avvicma. certo a quello vaccino, ma ne ùift'erisce poi per la proporzione delle materie fisse, le quali vi si trovano in quantità tripla, dl guisa che devesi paragona.re di preferenza alla panna. Quanto al burro vi sta nelln stessa proporzione della sostanza cerf')~n, e cosi pure a un dipresso le materie fisse. Codesta analp~ia spiega la proprietà nutritiva del latte vegetale, poichè i corpi grassi, pclloro ridursi in acidi e in glicerina, riescono assimilabili secondo gli esperimenti dell'illustre quanto compinnto Claudio Bernarù.

U na nn(nn. c arta esploratrice degli n c idl e d e gli n.lc~tU. - · È costituita dalla materia colorante del rabarbaro e

si prepara nel seguente modo: Si pongono in un bicchi<:'ro conico dieci o venti grammi d'infusione di rabarbtlrO e si trattano col doppio d'ammoui;H·a liquida. iS"e resulta nn liquido rosso porporino, che dopo un quarto d'ora si separa dalla posatura per mezzo della feltrazione. In questo prodotto s'immerge la carta emporetica tagliata. n striscio c poi si fa seccare al tepore della stufa. Messa in contatto di un acido si colorisce di giallo cedrine e ripiglia la tinta. rossa cogli alcali. Secondo il farmacista. militare franc ese signor E.rmard Lacout· (Recueil de mémoires tle ·méclecù~e, cle r:hint1'f!ie et de 11lmrmncie mililab·e<:, Parigi, agosto del 18 78), essa vale a sosti~uire con vantaggio il tornasole, massime per la facilità c prontezza. dclln. sua preparazione.

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA •

A. s poa•ta\.zlone dl .-stesa porzione dl re tto intes tino

per neoplasia Ubros u, eseguitu. CelicciUentc c on •

uaetodo mis to c ruento e te rauo-caustlc o. - Memoria del prof. FnA.NcF.sco RIZZOLJ, Bologna. Questo scritto breve, ma sugoso, quanto privo rli fr·onzoli c tli

mbcschi rcttorici, altrettanto adorno di nozioni pratic!he c di osservazioni clinicamente profonde, è una nuova fronda d'alloro che il preclaro · professore di Bologna aggiunse alla s ua cosi ricca corona d1irurgica. Come chiaramente lo dice il titolo, l'autore ha voluto colla Ruccit.a.ta sua memoria far conoscere un nuovo processo da lui iùen.to e messo in opera per l'ablazion·e di una estesa port:ione del retto colpito da neoplasia fibrosa alla s ua parte terminale. Siccome )lerò l'opportunità e, se vuolsi, l'ut.ilità eli quel suo nuovo processo operatorio poteva esser rivocata iu dubbio da. chi non ba ben presenti le difficolt-à c gl'inconvenienti del mc-· toùo ti n 'lui generalmente usitato, con savio accorgimento il dotto professore riconla. c quelle e questi e scgnatamente le gnwi emorragie che incagliavano l'atto operativo e ponevano a repentaglio la rita tlcll'infermo c s pesso riuscin\llo micidiali, come gli acC'aùdo ùi vetlcre a Bologna, la prima rolta che in Italia il pro• fcs.'ìor Baroni tenta. m l'asportazione J .e l retto carcinomatoso. 1\tssa quinùi a dcscri re re il processo tli Lisfranc, a cui egli ricorse in tre casi con esito fortunato, c racconta come e •Juauto ùo veltc star attento c lottare per frenare gl'insistenti pro-

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run~TA

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BIDLIOGRAFICA

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fluvii sanguigni che accompagnano c tengono dietro a quell'ope~ • r azione, profluvii paventat.i a ragione dai più rinomati chirurgld, e da cui non preserva neppur l'uso dello schiacciatorc lineare di Chassaignnc. Questo fatto ùeUe facili emorragie unito alla considerazione che talora per operare con probabilit:\ di prospero successo bisogna portat· il coltello molto in alto, onùe tagliare il retto al di sopra delli111ito canceroso, condn~-<cro il nostro valente professore a cercar il modo di poter agire con più libcrt:i. e sicurezza che no! consentisse\ il proecsso dell'ardito ed abile chirurgo della Pietà, ed un caso patologi co ch' ~bbo ad osservare nel 1850 lo pose sulla vhL tlella.solut:ione del problema a cui mirava con instancabile pcr~cvcranza. Qui franca la spesa eh"io gl1 ceda la parol:t c lasci ch'egli stesso racconti come " il caso sua~:ccnn:Lto sia quello d' un giovane al " quale, per fistole e guasti del re tto intestino c per operazioni " praticate a fine di rimediarvi, era deriva!!~ tale distruzione di " esso intestino e delle parti molli eia cui posteriormente era ri" vestito, da originare un'ampia squarciatura, la quale non solo " si elltendcva 111 basso da,) coccige all'apertura anale in modo " da comprendervela, ma fianch eggiava altresì da ambo i lati il " coccige stesso c l'inferiore por:done del sacro. I bordi di ttucstn " cavitiL (dice l'autore) trovavansi allontanati in modo da la" sciare sfuggire involontariamente le feccic, da permettere eli " scorgere la superstite porzione di retto intestino, e di po" terla all'occorrenza debitamente dominare entro la cscav:niono " pelriana. Siccome poi in questo caso linoril. unico rimaneva " tuttavia superstite l'anteriore porzione dello sfinterc dcll'~ o e u un tratto delle sue pareti laterali, sperai tli poter riparare alla " deficienza di esso intestino con una operat:ionc auto plastica (l)

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(l) )!art incL de la l"t-.;use .ha proposta P messa in uso, cinqu:tnl'ànni ra, l'aulllpla•tia iluru· •dial ;uuente dopn d'aver ;uupui:HO il ~ancro ; O!;li r·iuscì spostando i ll'~suti, facendo IMO contr<~rre lltt<1ve udcr~>nze con parti piri o me no lt>tttane dalla sedt• clt·e,;si occupava no: cosi e!!li for·se no ruod irìcò vunta;~,::-ir•saHU'Illt' la vitali t;\; quando si ripara la p~ rdila di SQ~Ianza prodotta ualroper·azione, la cicatrice ~ituata ~tù pumo itwtt~O dal can~ro è n~cessarian aent.C" SOf!J:(t-tUt a rueno SLÌ t'a 1nenli, e }Wl' ciò appunto a meno

prohauilila. di ripullulaml'nto. Qtt~sto nretodo d"a ltrrmde, che nel IS<U non


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RIVISTA

'' cd anco di ricscire cosi a formare una l'<'golat•e apertura anale " che valesse ad evitare l'incontinenza delle feccie. Approfittando " I)Uiudi della facilità cou cui, come dissi, entro quel ca\·o po" teasi dominare la superstite porzione d'intestino e le adiacenti " parti contenute nell'escavazione pelviana con una operazione " ùcl tutto nuora ùa, mc eseguita1 cui ùiedi il nome di Gluto" proctorafì.Cf, ottenni infatti ùi chiudere quell 'ampia apertura " stabilmente iu mo1lo da non restare superstite che un foro " avente le ùimensi:-Jni d'un ano normale, il quale poi, sel.!bene " siano ora srorsi 2 7 anni dall'eseguita operazione, SCl"\'C a tra t" tenere benissimo gli escrementi cd i gas intestin.ali e ad cmet" tedi all'occorrenza colla desiderabile far.ilità. , (Rendiconto dell'Accademia delle scienze dell'Istituto di Bologna, 1850; JJle'tnorie della stessa Accademia c collezione delle :.\Iemorie del prof. Uizzoli.) (~ue:;to caso adunque rivelò all'e~perto eù oculato operatore felsinco l'importanza cd il vantaggio d'aver un largo spazio per poter meglio mettere o. uutlo tutta la porzione alterata dell'intestino ed esportarla più facilmente in tutta la sua estensione, acciò premunirsi contro i pericoli d'una recidiva (l). La prima parte della. modificazione da lui fatta al processo di Lisfranc, mint appunto a conseguire la suddetta meta ed a soddi:;fare n quella importnutissiUla in<Hcazione. Ecco in che essa. consiste. l\la prima. di descriYcrla mi è d'uopo avvertire che l'autore Je fa precedere una 1ninuta cd accurata esposizione anatomico·t.OJIIHHi a r .i~lhmc pot<'l" ''";,• re delìnilivauwnt<> g iu dir;oto. per<" lo.; ll'OJ!JHt t·cCNllt' u~· cm·rphnr·alo .-la un sutlkit•nlc rttlm(• J''l di tiuc i. li'''''Ò pocUi !'\t' '~U:ici c> fu ahh;oudou:olol dulln ~~~·~s'l )[;u·rinN. ( V. I,J:;nt.\~(". Cllni'JUe cltii"UI"fllcall~ tic UJ.. PitlP. 'rl>lllc I .-r. p:t~. t:.;. 15'\. (l ) 1.111i ""n l"""' a '""u" di l"i<·•wù:u··· C" l l<' il h i~I"I!!IHl e l"u li lil:"t d'un nw::~ini'(l' spa1.iu C' ht?' non ~i nlt<'ng"a col IIH·lf'hlo l.i ~t't'iUlC nl.. ll'~... :-.li l~I,OZÌCliH!

cil-1 l'(•lt() t'J"~II10 Sfrtli :!\'\'~l'liti d:d Sl!-"lHH' J>l.. llUilVilli~l'S, il lfUalt~ H\'J't•lJÙl~ p1·opo~ro un pnl('"~~n PIH·. :;roc•tH tdt.i Tr·éi lal c l'h· lt.. u:-\, U,:rtu·a. rH• I Tl'f,tti(I( Q fil ~owrliclna tlJlei"ILI!)I"ia, di ' '••lpPnu, pu !Jl.Jiit·:tt•l ncl l ll:I!J a-s i~n1c alla mo~JiHraziunP Stl;.!~('l'ila da cmuesl'ultirnn. Jl~hhl)

(WI'Ù a)!;.d nn)!<' l"l' ~lt!' n~ll"edtziont• d•'l trllllatcl l\ttcl rletto da nw (c•lw i: 'l'"'ll,t dJ lll"UXI'IIP~ d<'l 1<.1!1) INtl ~i trm·a i l suintii .. a ln pt·ot·~·~:stt di (),•ntl n \ ' t li i•·r·s. ch··l q uah.• t· i n ve- n n i l. t M·;!HtlH te su<·cl ru a d ··~C'l'i ziou~ a J!"l!· ll~ll di'l R <IJIJm•·t .</ti" Ics JU"O!II'és rle la clll>·w·utc. p:tr ~1~1. llf'nvn ' ' illì ct·s. :\é latuu, \ ",d pE>au, Félix Gouyon, Léuu Labbé. - l'aris . l$ i : )lQ~~··dtCia

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BIBLIOGRAFICA

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pografica del periueo e del retto intestino, la quale, mentre rende ragione delle emorragie e dei pericoli che si possouo incontrare anche esport.ando la parte più bassa del retto pnlesa poi in modo più evidente gli scogli ed i r·ischi tanto più gravi che doYranno afii:ontarsi quando s'abbia a portare il ta{;licnte a maggior altezza, pur prescegliendo, · come d'ordinario, il metodo di Li.s franc, che lal'cia anch'esso il campo dell'operazione in gran part11 coperto. " Dal coccige o dai suoi margini s'incidono Jongitudinalmente " a tutta spessezza sin verso l'ano i t essuti molli che compon" gono il pel'ineo posteriore, e si può giungere così senza t ema " al tc;;suto ccllulo-piuguetliuoso su cui giace l'intestino retto, " dal quale col dito può essere agevolmente isolato sin verso il " suo estremo inferiore e riesce facile allora il rendere anche " questo tratto libero da tutti i suoi attacchi median te una se" conda incisione che dipartendosi dal punto estremo di quella " già effettuata giri attorno all'apertura anale e vada tem1inare " nel punto stesso in cui venne incom_inciata. " In cotal guisa ne risulteranno due gnmdi lembi triangolari " aventi l'apice al coccige c la loro base attorno l'apertura anale, " che, staccati ed arrovesciati all'esterno, lasciera.nno largo campo " al chirurgo di dominare nel modo maggiormente desiderabile " la cavità pelviana ed il morboso intestino, di isolarlo del tutto « anche anteriormente, e reciderlo con pari sicurezza all'intorno " sul sano ed a considerevole altezza. " E ciò potrà compiersi senza la tema di leder l'uretra, fa. pro" stata. e la falùa peritonea.lc in quei casi in cui anche pel volume • Ca.ncc1· liu Pectwn. - Le can.:er du r cct nm, cull n, a ~té attaf)llli !J<U' d~s npJt·o.tthm~ hardit'"~. Lisfl·;nu; il\'Hil ptt, g i'Ùc.;e ù 1'~1 udf' iUW.Io!lurc ltirur .. jl'ic:tlc de la ré;.:inn, pt·npns~>r l"ahtation dC' I" Px ttilmité infrlriPurP dll r eclttm dans s<t pnrrioii,•Xtt·a- pét·ironé;d e. ~!. l>Pnonvillicrs a s uuplifl<' et p e t'fl'ctionné CPIIe oprirarion dillicilt•. Pn lll'OpO~an r de fpnrh·e la parn i po~té­ ri l!nrc du r er:ruon. l'Il pt·olnn:<('t~nt l'inci;.ionjusqu'au coc<'yx. La di~secti<Jn failc d 'ahm·d <>n atT ie r ... do ntt<' une la t"<I"' OU\'Pl'tllt·c iL (J•avt:t'S laqut'llc on p cnt prnu·;;uh·t·<' l"opf.rat io n dl' la paroi an r<> t·iettrt·. • ~li p iacque

riprod url'll lert~ t·~tltnent.e rtuesto passo, P<'rclt\•, lasd:mdo in-

tatta la. <_ru~.sl i mw S{) pt·jmo a prtlli~a rt""~ l'int:iJ'iOne J'f'tlo-coc·ci;!·~a sia :-olato

il prnf. Rizznli nrl il nt>nnnvilli<'rs (IJII~Rtione che non f)Otrei risoh·ere pH difetto di'J:tl"intlisprusahili elt? tn enti), ciascuno JlC>ò~a t~Jnvinrer~i <:!te ~e il ll tPiodo dci prinln ,1 in un punti) an:tlllj!o a Qtll' IIO <lt•ll"altro. H<.> di,·crsiflca 1\oi sn~tanzi;dme n te in ttll lo il rc~to. siccltè in ne,sun caso s i potrehbo dire clte l"itali:utO aLhia cop ia to il fra ncese o viceve r m.


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RlriSTA.

" assunto dalle pareti dell'intestino si è costretti di accostan-isi, " e potrà puro permettere di valersi con spcditczza di quei mezzi " emostatici che meglio p~ssono prestarsi a.d impedire copiose " emorragie derivanti anche dai vasi più reconditi. , La seconùa modificazione con giusto criterio concepita c messa in pratica fu di valersi d'un coltello l'C$0 incanùescentc ruercè il tenno-cauterio di Pàquelin (l) per cseguil·c l'incisione pcri-annlc, la quale muove dall'estremità. inferiore della prima per raggiungere il punto di partenza, dopo d'aver contornato il fotto, che restn. così del tutto i:;olato in basso. ~el far questa incisione cir colare, anertc saviamcntc l'autore, bisogna badare a conserva-t quella porzione di sfintcrc c:stemo che per avventura sia tuttora sana e di togliere ogni morboso prodotto, com'egli fece nel caso di cui tesse la storia, nel quale l'uso del coltello incandescente preservò l'infermo da ogni incomodo stillicidio di sangue durante l'operazione. Tralascicrò di ri produrre il quadro che il professor Rizzoli fa ùclle condizioni in cui trovo.vnsi quell'ammalato quando lo vide la prima volta e mi limiterò a dire che quest'uomo, sui 51 anni, che precedentemente non era. mai sl!tto affetto da malattia d'una qualche gravezza, presentava al tatto, intoruo all'ano, un cercine assai duro c bernoccoluto <li circa due centimetri di grossezza, e che insinuato a stento l'indice ncl r etto c con vivissimo dolore dell'infermo, a motivo ùcll'augustia del canale e della considerevole g~o ssczza. e consistenza delle sue pareti, si rilevava che il prodotto morboso si estendeva tanto in su che appena colla }mnta

(l) !'1·ml)rcrÌI :l lll lnno r.h e rptc•sta So'r.nnda m ndiflcaziroup sia un (oc-sl -

,niie •id pr·t~c ... s:so di Y~a·n euil, il qual(~ ÌIHl·•;dus~._. !"u so dd la g-oh•uuo-c:~t li­ ~~ L('il nt: ll'est u·p:lzit•IW (1,• 1 t't•t to ; ma in l\•a 1lil. ntu\ è r:ll.-:o . IHtpt>I'Ci fH'<'IH'., lascìa ntlu da p;u·~~.: l•, srt·m n <·nt o c:1ur...·t·izza to )'c dtP f~ dn·c·J"S•"> JWÌ du e pt·nct•~si. V~ m eui l :ui" J'Hil il <'Pii Pilu l!ll h ·a nic·n .so((anco p e1· i~ala>·ecqu ccoU colpi, >nt:dlc> n te r/ v t: in cisw n i -'<:mi-elil tlch e elle s! •·atJ[Ji~t n!IOn O a l da.r aHti e atCinclwt r o, C<:stn: ,Jtlltk i nfe,·,on: d el ,·etto. r ·tsalen<IO at cliSop nL rlei crmf1nl d el , ,a,tc. P ta:.rtia p o i t•int .. ~t ino r<Jil (l sc·lti ac~i:\lMe lin c><~t·e. Il pmf. Hi~.wli inwc-e nl"ln ~nlu Ìijnla J"int est ino col teJ•HJO-eiHilPl·io, ma Sta<:ca con rtuesto, a l •ll~smw dell.· lc;.::tl ure, l'iltL<'sti uo utellesim o : an·inci rca c-on 1f' ft:ce seltuh, il quali" s~ ~f·rvi ch·lla ~ala ~l nsa ~al\'anicn e th~

ot tc>nn~ fln·nr e••o li ri ·;u llat i. (\". DicllonnaiJ·e en cy clo]J''cllqw: des scicnc.:l

1,lf'rlicales, ser ie 2•, T. 3", V"K· 76 1. )


B!HLIOG IL\ FICA

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del suddetto dito si giungera ad attraversare il resistente e picC9lissimo cercine corrispondente al confine del male. La forma, l'es ten sione,!;~ gmvezz:\ dell'affezione non ammettevano altro scampo fu orc-IHì l'estirpazione della parte offesa, chè In stenosi intestinale minacciava di presto diventar occlusione, nè l'autore era persuaso di dover aprire nn varco alle feccie mediante la colotomia pnoposta da Arnussat e preconizzata da Allingham. Egli s'accinse pertanto all'esportazione dell'intestino d ,..~ene­ rato, e lo fece col processo operatorio da lui meditato, che riferirò te~;tu:tlm cnte p et· evitare lo sconcio di omettere qualche punt.o impt•rtante nel darne un sunto, o d'alterare in qualsh·oglia maniera una uescrizione che è il fatto capitale dello scritto den: esimio professore che sto analizzando. ~ Colloc:tto l'infermo in un letto, sul fianco sinistro, colla coscia di quel medesimo lato diste:;a e colla destra fortemente flessa sul ventre, fat.te scost1tre le natiche in corrispondenza del solco da esse formato nel perineo pol>teriore, mediante un bistorino paucinto eseguimmo una incisione cho partenùo a sinistra. del coccige si estendcm lungo il i-afe verso l'ano fin o al limite della morbosa durezza. In questa incisione essendo rimasti compresi il derma, il sottoposto tessuto cellulare, i muscoli elevatori dell'ano, ben presto potè giungersi al tessuto ccllulo-grassoso che circondava posteriormente ed ai lati in tutto quel tratto l'iu~­ stino, il quale venne tosto da esso tessuto isolato col dito. Ciò ottenuto, pel timore di incontrare grave emonagia, continuando a valersi ùcl bistorino per distaccare all'intomo l'intestino nella sua regione anale, approfittammo del termo-cautcrio del Pàquelin, e reso incandescente il coltello, col medesimo si praticò una incisione che dipartendosi dal punto in cui aveva avuto termine la incisione longitudinale antecedentemente fatta nella regione pcrineale., girava attorno all'ano e andava a terminare nel punto dove fu incominciata, nel qual modo l'intestino venne. del tutto in basso isolato. Si noti però· che nel fare questa incisione circolare si ebbe particolaretavvertenza. di conservare quella porzione di esterno sfintere che mantene,·asi sana, e non si omise, giunti che si fu verso il periueo anteriore, di usare ogni circospezione per togliere del tutto il morboso prodotto che nel medesimo pro5

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104-2

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RIVLSTA

fon damcnte s'internava, e ad onta <li ciò non si ebbe perdita alcuna. di sangue e il bulbo dell'uretra. rimase illeso. !t'atto questQ, poteronsi largmnente scos~are i due estesi lembi triangolari, che r ìsultarono dalle pregresse incisioni, e aventi il loro apice al coccige, la b;\se al peri neo, per cui, scoperto ampiamente rimanendo il c.umpo della operazione e con agevolezza potendo dominare la e~cavazione pelviana, si abbrancò allora. collo pinzette uncinatc l'inferiore porzione d'intestino di già staccata, e trattaJa fuori posteriormente ed in alto attraverso l'ampia apertura offerta da.i due ùi v:Hicati grandi lembi, potè per tal modo esser posta solt'occhio la faccia anteriore dell'intestino, ove era ancora ader ent-e, e cosi potè la medesima essere staccata mediante ben diritJi colpi di forbice con tutta sicurezza, integra rimanendo l'adiacente uretra e la prostata, le quali invece in questo tem po tlcll'operazione avrebbero potuto soffrire grave danno, ogni qual volta per effettuare quel distacco si fosse data la preferenza al !.ermo-cauterio. Sebbene in cotale guisa procedendo nella operazione non si avesse che mite perdita di sangue, tuttavia prima di troncare del tutto l'intestino retto in alto, potendo liberamente agire nella escavazione pelviana, si allacciarono alcuni vasellini sangui nan ti e rimasti troncati dalle forbici. Anzi, siccome sentivansi fortemente pulsare alcune arterie in conispontlenza alla JlOrzione d'intestino che conveniva. molto in alto recidere, pel tiniore che anco . staccando la col tenno-cauterio, l'emon~Bgia d el tutto non si evitasse, e ciò potesse in qualche modo dare disturbo, deliberai pure in quest'infl3rmo di stringere in antecedenza, mediante legature separate, le due metà della circonferenza di esso intestino, ove il medesimo fuor di ogni dubbio sentivasi integro. A tal fin e, introdotto forzatamente il dito indice nell'angustissimo canale dell'intestino istesso, ed insinuatolo in alto in modo da oltrepassare coll'apice Ji esso dito il superiore cercine stenotico, e da giungere così entro l'intema normale cavità. intestinale, quivi l'intestino venne nel suo mezzo attraversato da un ago muui~o di apposito cordoncino doppio·, i cui rispettivi capi vennero separatamente stretti ed annodati attorfto la corrispondente s emicircouferenza intestinale, un buon centimetro al disopra d el te~~ uto morboso. Pel timore però che in seguito, rallentandosi le allacciature, potesse corrersi il pericolo di qualsiasi perdita san-


Il l fl LI OG ItAr"lCA

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guignn, al disotto di esse legature, sul tratto sano, troncai l'intestino istesso mediante il coltello arroventalo. Ne risultò allo r·a. una vasta. cavità che, per essersi i tessuti incisi r etratti, comprende va in gran parte l'escavazione della pelvi, la. quale cavità, lJ.Uantunque nella s ua interna superficie fo:>se cs tesa~nente cautcriaata, tuttavia non impedì che poco dopo cominciasse da alcuni punti a gemere in qualche copia il sangue e con insistcnz:t; ma fortunatamente, in ques to caso, pc! processo operatorio U<l m e eseguito, potendo con libertà dominare ancbè i vasi più reconditi che sunguin;tvano, con nuove allacciature c cauterizza:lioni esso cessò di colare. , L'operazione cosi compiuta sortì l'esito il più fausto che det;idcrar si potesse: i vasi di qualche importanza essendo stati allacciati man mano che venivano recisi e di più a vendo avuto la precauzione ùi nrrovcntare il coltello, nessuna emorragia, come già fu accennato, sorse a disturbare l'atto opemtivo; ma poco dopo questo, cominciò a g.-mere da alcuni punti in qualche copia H sangue c con i nsistcnzn, come candidamente confes~a l'insigne professore, il q~;~ale so~giungc e con ragione che pel processo operatorio da lui eseguito potcndosi con libertà dominare anche i vasi i più reconditi che sanguinavano, con nuo'e allacciature e cauterizzazioru anche quel postumo scolo sanguigno fu agevolmente e proutamente frenato. Stimo prezzo dell'opera. di no tare a maggior edificazione dei · lettori che la cavità risultante dall'eseguita operazione offriva le seguenti dimensioni. Dal margine. sinistro del coccige, ove aveva avuto cominciamento l'esterna incisione, sino al rafe superstite nel pcrineo anteriore correvano centimetri 17 e 5 millimetri, da . quest'ultima punto al monco ne intestinale 10 centimetri; dalla estremità del coccige verso il pube 7 centimetri. Le proporzioni di questa breccia dànno la misura dell'importanza della praticata operazione, c mostrano che con questo metotlo si possono esportare tumori anche tton tanto viciui alt' ano contrariamente a quanto J)Cosano i signori Trélat e Dclcns delrestirpazione in genere, pur riconoscendo che la distanza variabile, la quale separa l'ano dal sacco pel"itoneale, permette di escidcre una notevole porzione del rotto (l ). (l) V. Dlotlorwall·e cncy clo]!tÙllque cles soiences m irlicales, 3• série, t. l!, ll· 756.


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RlViST.\

La merlicatura consistette nel tamponare quel cavo con fiiR. imbevute d'acqua del Pagliari per guarentirsi sempre più dal pericolo di un nuovo spnndimento di sangue, nel mantenere avvicinati i margini della ferita corrispondente al perineo posteriore e nel sovraptloiTe delle fila e delle pezze sostenute da adatta. fas ciatura. Verso l'undecimo giorno cafldero i lacci che stringevano il rooncone intestinale e principiò il lavorìo di eliminazione dei tessuti mortificati; il 19• giorno, la piaga era d eters <~ ed il moncone intestinale, libero nel perineo largamente inciso, cominciò a mostrar tendenza a discendere ed a portarsi in basso verso la • side dell'ano. Formossi quindi il tessuto di granulazione su tutta la superficie della piaga, e contratta unione coi contorni del moncone intestinale e coll'esterno orlo cutaneo della cavità. suppurante, questa principiò a ridursi ed n restringersi ed a trarre in pari tempo ognor più in basso il moncone intestinale ed· a dirigerlo viemeglio verso il punto in cui don>a formarsi In nuova apertura. anale.

Le cose procede11do sempre regolnrmente, e in b ~ne, l'opcrnto cominciò aa avvertire il bisogno della defecazione, ed abbass:mdosi da un lato il monconc intestinale, risalendo dall'altro la cute, finirono per raggiunget·si e dar luogo ad un'apertura annlc che funziona benissimo, mancando affat.to l'incontinenza delle feccie le ctuali vengono emesse dall'infermo in modo normale per questa nuonl strada, che si provvide a preservare da un soverchio restringimento, introducendovi un grosso stuello di filaccia, a cui si sostituin\ più tardi un apposito cilindro di gomma elastica. Da questo cosi completo e splendido risultato emerge incontrastabilmeute l'eccellenza del metodo con tanta sapienza ideato dal nostro autore, metodo che d'ora innanzi, non ne dubitiamo punto, ogni qual volta sia il caso di addivenire all'ablazione dell'estrema porzione del retto, sarà da tutti preferito. Evidentemente i signori Trélat c Delens non conoscono i bellissimi risul.tati fin qui ottenuti dal prof. Rizzoli coll'estirpazione dell'estremità inferiore del retto, pcrchè ·se li avessero conosciuti non avrebbero scritto i due periodi che stimo opportuno di ri1>rodurrc integralmente.


D! HLIVGR.\Fl CA.

l 0-1.>

" Gli è a proposito del cancro del retto che studieremo l'c!'tirpazione tlell'eslrC'mità inferiore del retto e tlescl'i\'cremo i diversi pro~:essi che permettono tli prnticarla con qualche sicurc;:za. Ma og-gidì che i dti rurglli po:<seggono processi quali. la retlotomia e.~lenm e la t•etlvlomirt lineare, nessuno, a p:u·er nostro, penserà. ad un pro1:e~~o così n\tlicnle come l'estir pa;-:ione, la CJualc, applicabile solta nto agli stringilllcnti rici ni all'ano, esporrebbe il malato a tut te le pu~sib ili tlt tl'una rccidha f;u:cndogli COJT.:re pericoli maggiori di lJUClii n cui lo esporrebue1:0 le operazioni surrarnentate. n (\' . Didio1uw.ire filtf'.'JClol,J!liqtte des scùmées métlicale.~, 3" serie, T . 2•, pag. 7.!0.) Gion\ poi non passar so tto silenzio che tanto la retlutomia ester/l(~ quanto la liueare non riuscirebbero d JC a migliorare momentaneamente le. condizioni dt•ll 'infc.rmo, se pur vi riuscireuuero qnantlo il male fos~e un carcinoma od un libroma. estendentesi nd una certa altC'7.Za e funnantc ivi il cercine strozzatorc dt·ll'intestino. E valga il vero, a che approderebbe la retlolomi.a liuem·e in un caso come 'tucllo in cui s'è imbattuto il nostro autore? A nulla: pcrchè anc he nella miglior ipotesi, cioc tagliato n tutl.:l. gr os:-,t>zza il cercine causa dello stri ngimcnto dell'intestino, il Hi!O}dasma progrcllircbbe in alto e la parte sottostnute iucisa, qn~liHl'anl:he gi unge.:;sc a rilllarginarsi, di,·errcbbe pi ù litta c più I'C'sistcnte, c si presterebbe anche meno di priuJU all'atto della defcl:azionc. Il profe,;sore Vcrncuil, che or :>o n quattro an ni preconizzava come cura valli a ti m del (•anCJ·o t! d r~tto la 1·ettolomù~ lineare summenzionata, a lrcnna a\'l!l' os:;crmto che mctlianlc quest'operazione si può rimediare aJ dol0re, alla. sclticcmia lenta, nl te ncsmo, aJrin tum icllmcnto timpmdco del veutre, e cita sci casi in cui • praticò sitl;Jtta operazione, tre .dci quali aveva comunicati nel l 7:2 alla :::ioticti~ <li t,;hi rnrgi:t, c gli altri tre gli si oil'rirono postcri onnenLu all'epoc-a Kndilctta. Che men:è ht r cttotomia lineare si a llc,·iino il lit.!ore ed il tenesmo, lo capisco e l'accordo f,u;ilmente; ma ~l'll l.:tlllettcre in dubbio f}ltanto asSC\'Crot l'egregio prof<ls-;orc di i'arigi, non mi so per:maùere che essa si OpiJonga altt·csì alla ;,utt.iccmin lenta, a cui rinfenno è esposto linchè dura il pro~.:C!>::-0 C!llll:C'roso, et! alrin tmnidimcnto timpanico, che mi sembra non ùorer ~.:edere che cd ristabilirsi della defecazione normale.

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1046

R!Yl STA

Circa la cnlotomia, i sucdtati scrittori la pensano come il profc~sOI' Rizzoli e reputano il rimc(lio quasi peggiore del male, siccome quello che sostit uisce definitivam ente una infermità: schifosa all'affezi9ne primitiva sulla quale non può avere azione alcuna. l mezzi surrifcriti, come pure gli altri congcncl'i, <inali sarebbero la dilatazione fo1'7.ata c la cauterizzazione, che solo in certi casi non gravi e d'indole non maligna tomano profi cui, allor cbè s'ha da combattere lo stringimento del retto consecutivo a degenerazione cancerosa, devono cedere, come cedono diffatti generalmente il posto all'estirpazione che sola. può troncar il male dalla radice cd a cui ricorrono senza esitazione quegli stessi che, come il prof. Verncuil, c1·eùc,·ano in addietr o di poter raggiunf:t' l'C l' in tento colle operazi oni pnlliath·c. La natura di questo srritto non mi consente di far una completa enumC'razione ed un raifronto dci metodi di estirpazione del retto bg,c.:ic.lì usitati, perciò mi limiterò a dir di volo che alle cinque precipue varietà spN'.ilicatc da l\farchand nella. sua tesi ( 1871'1), farà mestieri ng~iun gc me una sesta, e così si arrcubcro : 1• l'c~tirpa zi on e collo strumento tn.gliente (mctoclo di Lisft·anc, che comprende i processi di Yelpcau e di Dcnonvilliers); 2• 1a legatura l en ta (metodo di lll•carni <:> r) ; 3• lo schiacciamcnto lineare (metodo di Chassaignat:); ·~· la h'!.tntnra t>5tcmporanca (metodo di :Maisonneuvc); r,• l'estirpazione mediante l'ansa galvano-cnustica combinata collo schiaccinmcnto lineare (metodo di \ ' crncuilJ; Ci" l'cstil')mzi one men:è incisione pcri-annlc-coccigea c ta.glio dell'intestino col bisturi termo-canstico (metodo di Hizwli). L'esito dell'operazione cl• e, dalle indagini di illarchaMl, darebbe in media, senza distinzione di metod i, l morto su :l operati, è stato molto più socldisfncentc per il professor Rizzoli, il quale ha avuto la lieta sorte di veder guariti tanto le tre donne da lui operate col metoclo di Lisfranc, come· il giovine n cui 11mticò L'l. gluto-proctoratin c quello su cui ultimamente sperimentò il nuo,·o suo metodo cruento e tcrmo-canstico. I chirurghi più fortunati, Sim011 e Xussbaum , a testimonianza del succitnto .Mnrchand, non riescirono che a salrnr un opera to su cinque. L 'autore corredò l' intcress:lllt issima sua comunicazione coi


HlBLIOGR.\FlCA.

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ris ultati dell' c~tun e microscopico del pezzo patologico (da cui rilevossi che l'alterazione dell' intestino consisteva in un • ipertrofia fibrosa della porzione di esso stata esportata, la quale avea ridotto a dimensioni minime il lume del canale ed opponeva uu ostacolo insuper:lbile alla defecazione) e la terminò con questa asscnoat issima. riflessione : " 1\[a mentre il neo plasma da cui in man iem si vasta e profonda era. compreso esso intestino, ed i pn.timenti e gli strazi che ne derivavano gi ustificarono l'operazione, arrecò poi grande conforto il pensare che, esclusa, in quel morboso prodotto, l'indole rea cbe pur si era temuta, rinmneva perciò allontanato il pericolo di recidiva, per la quale poi, se si fosse aHcrata, il misero infermo sarebbe stato condannato inesorabilmente a perire di una morte s tentata c sopra. ogni dire dolorosa e crudele. " Dal complesso di questa memoria s i ri mra che la scienza ha progredito immensamente dal prindpio ùel presente secolo al di d 'oggi. In principio del secolo nessun chirurgo, per quanta abilità e dottrina possedesse si sarebbe attentato di esportare un pezzo dell'intestino retto, massime se v'era il sospetto che si trattasse d'affezione carcinoma tosa, tJuantunque tale operazione fos;:e già stata eseguita in Italia da un contemporaneo del Morgagni ed in Francia d:t Fagct nel l no; ~ la cura s i limitava all'li SO di ccrt.i palliativi interni ed estern i, empirici o razionali, che il più sovente resttwano senza effetto e talvolta tornavano più dannosi che proli cui; e solo allorquando esisteva appena un tullercolo scirroso, cin:oscritto, mobile in pross imitì~ dell'ano, i più audaci opinavano poterscnc te ntare l'estirpazione ( 1). Fu affermato che Desault mediante la compl'cssiono avesse guarito affezioni cancerose del retto. L bfranc-ncga la possibilità. d' un tal fatto, c sostiene che il chirurgo capo dcli'H&tel-Dieu nou comba~ vittoriosame nte un carcinoma dell'ultimo budello, ma bensì una malattia che arca con esso qualche rassomiglianza. Ed a conferma di questa s ua opinione cita il caso d' un uomo il • quale nell' in vcrno del 18 29 riparava all'ospedale della Pietà cd, a giudizio di quanti avcvanlo v'eduto, era tmvagliato da cancro del retto e che egli ( Lisfran c) non credendo opportu no di ope{l) \". D ictiotmai>·e atwiué des sciettces 1HÙII;ales. T ome J.l , p. 21.


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Hl \'IST.t

ra rlo s ubito, a cagione del freddo eccessivo, sottopose alla comprc~siOn(', ai salassi rivulsivi, alle frizi oni risolven ti ed a cura. intcrnrL analoga, con qualche vantaggio a tutta prima, e con tal l>encfizio in seguito, da rendere inutile l'operazione (1). Senza preoccup:mni della questione del ripullulamento delle affezioni cancerose ammesso come costante da J.\Ionro, Boyer, Ji';1rlane e Rouzet, negato in modo assoluto da Hill, ~ortb, Schmuker ed altri, e prescindendo dall'influenza che esercita l'eredità sulle suddette affezioni, influenza che sarebbe innegabile pet· Dell e per la. plltt•nlitù. dei patologi, fnt•ò notut·e come la prati ca'moderna in ordine alla cura dei carcinomi sia n on solo conforme al vecchio aforisma " In clesperalis rnelius anceps qua.m. 1t1dlam e.1:periri 1·emediurn " ma eziandio ai dettami della logica. ed ai portati dell'esperienza. Se la maJattia cancerosa non è guaribile con alcun mezzo fuorché col ferro (o col caustico, secondo Yidal di Cassis), a. questo si deve ricorrere, quand'anche sussista la possibili~à. che il male si rigeneri o nello stesso punto dove prima aveva sede, od all trove. ·E tanto più volentieri vi si dovo ricorrer e, che non mnncnnu esempi del genere di quello riferito da Manne, di persone nnte da parenti morti di cancro, che, colpite dallo stesso malore ed operate, guarirono radicalme nte. Sifi'atti esempj, cred'io, diverranno d·or innanzi più frequenti perchè fortunatamente gli oùierui chirurgili non fanno più cle la menttiserie, come amaramen te diceva. Lisfran c trentasctt'anni fn dei suoi contemporanei, e sanno combinare oppor tunamente le cure merli che colle chirurgiclte, ed assicurare l'esito d' un'operazione mediante una conven iente ter:lpia o te prescrizioni igieniche che meglio si affanno an·uopo (:t). Il ) L•sFRANC -

Clinlq>! e cllir·v'·fllcale cle la Pile. Tome I• •. p..J 36. 137.

(2J '\o•n ~· può n"~" "'' .;lte gli ~l111l i sulla J).l!Ogt!nia del cancr o d1 :.J1ille r

,. J1 ~-J wl1t1~ t! l e JJ.tzh·IHi l! cosc t,·n:titost• l'icl'r·clk ..su llo stesso a r g-oru (-H HO

• di Srillillut. pl'C$t:'!r ta!~ d l~ s euernhre IM(i all·AccacltHi li a 1uedica eli P~•·igi dal pt·t~ft· ~S,) r \'P) p t> 11 1 ~,·uu i Il-' u11 ,.t~J·•) p t•u:: t•"·s~o St!i t> utt fiCdl. I 111 pfl'r ci•lt!C" !tè i lti,.\'Ort d1 qul'i SC'u.. utiati Jaunn•' mt-sso i ch it·ur:.rll i in UTtHiO di rtcon osct-~re il calll'ro \'t: rn dai ca ucr~o idi e alu·a tuah af fini. m ·~ st t"..utJr) loro che il can c r o.) co~tinrito ua urr <•l••rul'nt•• nuo''<J. a c ui uull;~ ,··tra d':rnalogo n~ l l'c­ c<ll oru .,i:o, <ln r:rto rli 'iur Pl'fl}'l'ia e di fortne droti n le clw possono nella plul"illllà Ù''i casi ~(.. r'i'i l' di b·t~t· ad una rlt:ntnos1 precL;;~a. La c<'i lu lf< '"""'''!' l$a è rlc•'('l'i lt:t ~salt r SSI IIllliii<;IHI.!. ed i Si\loi m odi d' o riJ.!ine snuo p ,. l·r,~u;urst•IJte tndicad . ,,dillleno>. dr"·~r·,,Jo parb r ù~lla cur:l. Sédil loLernelle la s eJ nente o pini•>nt.l ll<m t r·u!Jpu coufortante:

r;,,....


Il! IJLIUU!l.\ F!t;A

1049

Tutto ciò non toglie che il profe5sor Hizzoli abbia mille ed una ragione di rallegrarsi che il neoplasma contro il quale eube a porre in opera la. rara sua maestria, e gli olfri il destro di dotare la mcdicin:. operatoria d'un nuovo processo ingegnoso ed efficacissimo che farà grand'onore a. lui eù aila chirurgia italiana, sia d'indole meno maligna del cancro e non iuspiri per conseguenza sini!> tre apprensioni per l'avvenire; perchè, seubcne l'esito finale d'un'opornzione non sia r.he tì no ad un cer to segno J subordinato alla abilità del curante, è da augurarsi che la prinia appli cazione d'n n metodo inteso n sottrarre l' uomo ad atroci spas imi raggiunga pienamente il suo scopo e segui un trioufo scevro d'ogni ombra ùi tristezza e di rammarico.

P. E. ~l. S&atistica. iHn!!<t.ra.tu. clcll· osltC(Inlc tU San~ a. :u~uia.

dcUa. Cuusohuion e dì noma. Sinill))Jcrghi , Hì/ 8.

Huma, tipografia.

Speriamo non torncrù sgmdi to ai lettori del· n o~tro giornale uu sun to r!elln. bella relazione illustrativa, che i chiarissillli professori L tLurcnzi e Scalzi puiJùlic:trorto t,e stè in omaggio :ti Congresso medico di Pisa. J.'o.;pethtle della Consolazione in Roma, per l'indole sua (pcrchè de::tinat.o esc:lusivarnente ad ar.cngliere i casi traumatici) è in caso di largire alla scienza. chirurgira tanta e cosl s rariata messe di fatti, cbe uno scritto come questo deve int~ressarc viva.:ncnte ognuno che sia amante del progros::;o dulia. scienza cliirurgica; cd a ques~o progresso coutriltuiscono largmnente gli egregi autori i quali, an:dchè discutere lo moderne teorie o i • 1.11 tr:tirl•nwnl <'SI palli ~l if, cn r :Hi f 011 p t•é,•Pnti f li<'lnn IPS indicat inns: • p:dlla!if~ SJ la caellcx i c csl l naH i f,~$1~, h.. (' <H l l'(•l' iJ1~ ... nS:f' . 111ultiplc t•t inac .. Cf·~s.tiJ I •; N t l•"~ tU ou e n parrie aux pt·n,•(1.tl~s chil·Hrgi<•a Hx; <'tll'tttif, t1a 11 s

c tUH:-o. lt•S (', IS OÙ la P.f •UiHiiUI IOO t'SI 4.!11CUI'e ~iUUC' , l t' t'ilflCCr Ci l't"OliSCl'i l et.

« ~~~~··eprihlt: d'éu·.; en t<,talité dét r•uiL pa r les caustiqnc•s ou enl~vé v a r le ., lHS(OU1'i ,

.. t'<·~ pt·•lf'r•ptPS n'intlnuent pas la reche rche de remùdes spéc iOqnes ou ani ic-,, nc·(.. r t•ux. " ç ...,,.,. .,J.!•> att<•lt'i•J ti ella ,·rrità cnntanula in qnPSlll n ltiu t:t pr·nposizi c>nc : m n ~d qttuJl 'lle k rrà. dtfàa•o J ~in v c niefiR iu un teompo p1ù o lllt"no prn~si m o 1 Tlal J~.&H IUil1l'lWl'~'·oli furono i u)<·dit!i chr $'atl"atic·n t·ow) nfi1la r icftr ca di ltlt anri•· :tu(•t• r· osn~ IH:\ [') 111' crnppn. rnmtl' t!li t'da fltHUn ri d Pila c~tsa rti mai p :trla il :<al tu~w. flot·H·a IIWM!IIIIt lc<IJO>'Itt'CI'>~n r l lial'<lluro più fnrtu11ati l CC t'(.;aloJ·i deJl'U\'\'<:uu·e l ::; per i:u nu lo. «

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1050

RIVISTA

nuovi precetti curativi, li cimentano invece sul vasto e fecondo terreno pratico che sta. a loro disposizione, apprezzandoli unicamen te in ragione degli ottenuti ris ultamenti. Lo scritto si riferisce ad un scssennio di gestione chirurgica, cioè dal Hl71 al 1876, nel qual periodo di tempo si os~ervò un numero di casi tmumatici molto maggiore che per l 'addietro, il qual fatto si s piega facilmente col gmnde incremento elle hanno avuto i lavori in ogni genere di costruzione per i bisogni della. ' nuora capitale. ~ olia.

ripartizione nosologica dei quadri statistici trovianw

adottata la denominazione inglese di shock, alla <1uale finora. sembra non si sia trorato da sostituire una ectuiva'lente parola. italiana. L'espcrienl.a aHeLIJe dimostrato do,·crsi u.mmettere una sel'ie di circostanze che f<tVOI'iscono l':tdozionc di c1n esta parola, c:ioè: l • la lesione di alcune parti molto sensibili; :2• le emormgie dipendenti dalle ! ('~ i on i; 3• la tempra squisitamente sensibile della perso na; .~· la diversa natura ùcllo. lesione. Xon si ammette opemzionc alcuna durante lo shl)ck e tant.o meno l'applicazione dd .cloroformio, hcnchè il ?-i eildorfer lo consideri come uno dei piLl benefici rimedi contro questa grave affcy,ione. Le fratture, come ben si può immagi nare, furono moltissime, rli q!Ja!;i tutti i generi ed in quasi tutte le parti dello scheletro. Tra le moderne innoraz.ioni nel trattamento delle fmtture degli arti furono s pecialmeute adottati gli apparecchi articolari nllo scopo di cin:n,;crirere lo. rigidità delle articolnzioni c l'appan~ c­ chio mobile col silìcato tlì soda, propos to dall\appeler. Si noti poi che gl i npparcl'l:hi inrluriti si applicarono fin dal principio, t[Llando la parte in terc~sata nella fr·;lttura non prc:;.entava tume• fazi one. Si osscrrarono dell o pseuduartrosi o. cagione di stato discmsìco tlcll'ìntlil'iduo, ma si ottennero etl'etti Cl!lrativi meravigliosi colla puntura semplice ed elettrica nella s pesse:r.za del callo. Xessun metodo, nessun apparecchio ebbe completo risultato nel tmttnlllento delle tmtture ùclla cl:wic.:ola, non esRendo riuscito a prerrnirc gl i s po ~tn m enti deformi. 1\feglio è nd nnque hl-scinre si111ili frnttnre a si! iu conrenieutc posizione. Molte furono le fratture del femore e qualche r::tra volta furono difiìcili a dìagao~uca r~ ì , nel qual ca'iO è opportuno uon prolungare di troppo


BlBLIO(lRAF!CA

le manualità per nccertame l'esistenza. Altra complicazione delr andamcnto delle frat.ture fu l'ostcoma o callo lussureggiante, a ridurre il quale non ralse alcun mezzo. ~ umerosc turo no pure le lussazioni e fra queste le più frequenti, come al solito, quelle dell'omero semplici e complicate a. frattura del collo nlliltomico e chirurgico. In qne~ti ultimi casi l'esperienza eli mostrò non essere esatta l'asserzione dello Schuller il quale inse~ na essere mezzo semplice c sicuro per la diagnosi ditrerenzialc della fra tt ura rlcl collo dell'ontero dalla lussazionc :-:ottocoracoidca, la misura di distanza tra l'acromion c il conci ilo esterno dell'omcro che è maggiore nella lussazione dcii· arto o tres o. Furono ridotte non poche lussazioni, molte di una estrema facilità, altre ditlicili, alcune impossibili a ridursi, per cui furono posti in opera tu.tti i metodi che il l\Ialgaigne distinse in due eatcgot"ic cioè, metodi di dolccua e metodi di forza. Non manearono anche le lussazioni antiche specialmente dell'omero e del fc•morc, non ridott.e da oltre tre mesi; si impie:::arono in questi easi s ruri nti mezzi di anestesia, oltre al cloroformio, iniezioni ipodermichc di morfina, il cloralio idrato, e per ttttutire la scn:;ibilità oltre l'etere, la canfora, l'acido acet.ico e fenico, il ghiacl"io, quest'ultimo anzi di preferenza come vuole il Yelpeuu c l' .\rnold. Interessq.nti s~ ima è l' illustrazione dei <:asi di ft>rite, poi chP. nel trattamento delle medesime gli egregi autori inspit·nti da un illuminato c conscienzioso ecd ctismo nell'attuazione clei moclcrni precr.tti <:hiru.rgici contriiJUirono a. far progredire di qualche passo verso la loro soluzione le questioni più controverse: e primieramcnte nel trattare gli accidenti concomitanti le ferite, come la emorra!-(ia di arterie anche di grosso ca.libro, si eùbcrCI a. loclnre della fl essione forzattt pernuunente dell'articolazione e della estensione esagerata per lu pressione sui muscoli lungo il tragitto dei n1si; l'unciprc.>suru ciel Vanzett i, l'ago pressura del Rizzoli , h sospensione di Volkmann, riuscirono puro eccellenti mezzi emostatici. Gli autori, per i primi in Homa, rimisero in uso la trasfusione meclinta cd immediata, prima nell 'anemia acuta consecutiva a p cnUte sanguigne c traumatiche e qui con vautaggio ; pose in 111.


10.)2

RJYISTA

spenment.arono nella pioc mia e nella tubercolosi, ma senza ris ultato. L e in iezioni ipodcrmi che di ergotina alla dose non minore di un grammo c mezzo ne lle emorragie interne corrisposero molto bene. Condi zione individuale ch e evident emente r:usei va a ritardare il risana mento delle ferite e qualche volta le complicava c on gra,·i mani fes tazioni mor bose fu l'alcoolismo a.cuto, s ubacuto e cron ico, sempre trattato con molto profitto col m etodo eccitante clcll'alcool , vino ed oppio. l casi di t etano furono pochi ed eccett nal i due, tutti segui t i d!~ mor te. Xella cura locale delle ferite si guidarono sulla scorta d el l oro pn;tlcces:>or c il ìHagati, che per pr imo consig liò ùi non medicare ti'OJlJlO s pcs~o le feri te, e seguendo anche il B ottini di S o var a, elle scmpliticò il s istema coll'adop m-.u·e semplice garza c compresse fenicate a lla Lister oppure ovatta salicilica a lla. Uuerin c Tier.:;ck. X el corso !Ielle ferite s i r erificarono processi g::mgr enosi c su ppura tiri d 'indole maligna seguiti da a ssorbimento con tutte l e tiUe conseguen7.e. Se s i volesse st ndiar e ques to gravr. ar~omento colht !';Ola scorta d<'lle moderne tcoril:he, le quali sono ancor ben lungi tlall'arere ntrcrmn.to incontmstabi li meriti, poco sa rebbe il pro fitto che ue ri caYcr ebhc la prat ica chirur~ica . .Per lochè molto a proposito con<:hiudono a questo rig\tnrtlo i nos tri autori di cen do che il t e nt atiro dci pa.tolo~ i per conoscer e l' int.ima essenza di quest i procc!'lsi n on ebbe fino ad oggi feli ce s uccesso, c che la dott ri na chi micn, o chimico-ferme ntativa, la parasitaria c mis l.a lasci:mo Jll Olto ancora d 'ignoto. iiiolto meglio è a.tt cnersi al cor:>o clinico dd processo infctLi,·o che p uò riassumersi nelle 'forme di piocmia sempli ce, t r omho-cmbolica multipla ccl unica , setticemia a cuta e l enta, ~c mpl ice, grave o fulminante e piosett.ica. L a trombosi artcrio.<\1, ,·en o~;a e capillare fu il f.ttto patogen ctico più freque nte di r1u cst i ~m r i p:ocC'ssi. I At trombosi potè anche c:;scr e prodotta. da compre:;sione c dall'azione di sostanze chimico-p utres cibili. Fu anc he r icercato l 'emuolis mo ad iposo, quale fu os;;ervnto una volta s ul c;1 t\;wcre d.1 lteklin ghause n, ma per quanto si osservasse n on s i ri u1·eunc mai. OndC' opporsi alla nm~,;{Xiore ù ilt'usionc d el maligno processo , oltre a mel! er e in pratica i soliti ternpeutici ~ uss idi d elle sbriglia.


BIR[.!OGIU FJCA

1053

t ure, delle fo~r n atnr e, si praticò la. compressione sul decorso del Yll.so, come inse)!na il Vnnzet ti, la lc~gera fasciat ura compressin~ c on f<t~c i e clastiche, le docciature inte rrotte o continue. L e iniezioni parcnchimali fen icate consigliate da Huetcr fu. r ono di ne;;sun clfctto. L :t d ifter ite delle pia~he fu osser va ta sot to le segue nti forme : l" d'inf,trcimcnto intiammntorio con processo regressh·o spontaneo; 2• necro!li molecolare d<•lla su perlicie (gangrena ulcerosa) ; B• necrosi con tli:>tacco d i mrm brane (gangrena pscudo- nt<' mbranbsa); .t• gang rena con infarcimcnto d ifterico (gang rena polposa); ii• forme miste. L'esperienza. fatta s u tutte queste forme del processo difterico non è a ncora suflicie:lle, acl asserzione degli a utori, per indicar e con s icurezza qua le dci solit i mezzi ndopenlti sin da. prcferirs i. Il s istamn di Lister ebbe qui relativame nte ra m a pplicazione; nè pare che gli a uto ri ne s iano rimasti molto soddi1<fatti ne i poc hi casi in cui lo usarono. L'acido carbolico sarebbe i nefficace nelle forme g ravi difte riche delle piaghe, gio,·evole a dos e ca utcri zz:tnte nelle fo r me miti, inutile c anche da nnoso nel processo di r egola re g ran ula zione. Nel ritardato processo di cicatri zzazione, oltre alla fasciat urn: alla Bay nton o alla Chassaig mtc, si ricorse in molti casi a ll'innesto c utaneo alla licverdin o a.lh\ Ne udorfer e 1\Iinick, c i o~ cogli innesti leuticolari tolti da llo ste~!;O indi viduo, da a ltri indi\'i dui o anche da l cada ve re recente per trauma; c.ou tutti questi tnctodi s i ottenne ro sollecite cicatri zzazioni. Rigua rd o alla terapia delle ferite per proiettile si seguì in tMs sima. una via di me?.zo tra le opinioni estreme professate da i moderni chirurghi, av vicina ndosi però più che a d .a ltri al JJillroth ohe in opportune occas ioni prescrive l'estrazione dei proie t tili r igetta ndo tu,nto la dottrina dello Stromeyer, che vorrebbe s i facesse in ogni caso e subito la ricerca, come pure quella di Simou e Lueke che preferiscono abba ndonare il proi ettile in seno a lla ferita se per estrarlo si richiegga una prolungata manunlità. S imilmente riguardo alle scheggie ossec, non accettaro no il precet to di Baudens che consig lia di togliere indistintamente tutle le scheggie; nemmeno quello di J obert che sostiene dovers i tutto lasciare in posto, ma piuttos to ammisero la pratica di Billrotb che

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10.)-J..

RIYIS'I'A

\' uclc si l:l.scino o si tolga no a seconda che sono adere nti o non al periostio. Sono d('~ni di s peciale menzione certi fenome!l i morbosi che fcc·ero seguito ai trau mi; furono cioè osserva te l'afasia, l'al buminuria, la gluco,;ut·ht, la glossoplegia. tmns i tori e i n segui to a tra umi dd capo, l'cut:tt:) race per fl) rita del polmo ne E\ dell'arteria. intercust.alc. I>i tu tte le feri te ùei visceri, (pms i cos ta nteme nte fuucRle furono quelle ÙC' .di in l1~stini ; s i registrarono g nal'igioni ù i feri te di t nl ti gli alt ri visceri; in un cas o ùi fcri tà del cuor e l l:t morte aVYe nne tiopo ,·enti giorni. X o n m:\ncarono le scott:tlurc in t utti i loro gradi con _esito generalmente buono; malattie complil:a nti lc us tioni, furo no r c ma.turia, le infiammazio ni dcllc s icrose, l'ulccro duoùcnalu, il ca tarro bronchiale, il cata rro cntl•ri co. X eIle piaghe per us tiou i ull;t faccia tronuono un eccellente ril ueclio nella. Sfll nzio nc elci mtmto d'argento .col quale ;;'inwpp<t il cotone d11iln mcdicntura. L 'azione di questo topico è di JH'C\'Cnit·e le cicMrici llefonnanti; eome seùativo ed an tise t tico g iovò il clomlio idt".tto. Fa seguito nllo. rehttione nosologica nn breve riassun to deg!i .alti opernt.iYi intrap resi ne l sessennio s uddetto. Riportando alcuni ca:;i di g ravi les ioni al capo, nei quali fu ricors o all'operazione del trapano, gli autol'i toccano In tanto diba.ttu~'1 c non ancor sciolta questiono dell' opportunità di. ques to processo opem.til'o, riportano il giudizio di Sedillot in fttvorc del trnpo..no, giudizio confortato dalle solite statistiche, ed il parere dci sosteni to ri e elci detratto ri di questa g rave operazione, llonchè dci tc utpcra ti. Tutti e tre i parti ti souo ca.pil.a uati da valentissimi chirurghi, come Sedillo t, E smnrk e Roser. Gli au to ri per loro conto oll'rono nella. loro sta.listica sci casi felicemente riuscii i ; ma. se mbrano incerti nel decidere se i! felice esito s ias i o ttenuto per il tra pano o nonostante il trapano, pereh è s i o.fl'ret• tano a conchiudere coll' lle ifc ltler che un chirurgo sperimentato non tleve t.ra panare che raramente. Si eb be un gra n numero di fe ri te alla facci:\ ed al collo, ch e richi ese ro le più svaria te operazioni: la.ringotomie, estra.zio1ù di corpi s tranieri, ascessi faringei, ecc. X ~llc feri te del petto fu osservata più volte laferita. dell'artcria. mammaria intema, o l'emonagia si anestò senza legatura, cou stuelli imbevuti di cloralio a dose caustico.. •

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BIBLlOG IL\FlCA

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Alle les ioni del torace s usseguirono fatti morbosi di ClUnlcl.te entìtà; cosl troviamo registrati i ttemmoni del meùiastino anteriore, terminati coll'ar>re!';so migratore, l'ernia del polmone, il cardiopt\lmo, l'asma, il singhiozzo. Rig uardo alle olfcsc visccrali del basso ve ntre, trovano esatln la sentenza del F lajani, che di ce nelle punture delle pareti venlrali posteriori esscn·i vericolo di vita. lin bel risultato ottennero gli autori 11l'!l tmtta111ento di c;inquc seni fistolosi. A proposito di un caso di ferita dell'intestino te nue, trattato colla sutura. ingiustamente detta di Gcly, es~i riveudic:Lno la priorità di questo metodo p~r l'italiano ~icola d'Apoli~o, c confutano poi, appo~g iati a rcpnrti 11ccroscopici, l'opinion ~ di :i\Ialgnigue, il quale nega che :.i possa. da re uun. fcritll. semplice111cnte penetrante. · Sugli a rti si prati carono moltissime operazioni, allacciature d'arterie, amputazioni e re~ct:io ni sottopcriostec, adottando, a seconda ùcll'opportunità, i vari metodi della seuola classica. Uiora' osservare che nelle amputa.-.i oui fu posta in opera qua:;i sempre la. cmostas ia alla Silvestri-lEsma rk, senza cLic s i abbia mai o~scr­ Yato quelle sinistre con seguenze tanto temute tlni detrattori di questo prezioso sussidio, c mnno d'accordo col dottor Bellina e col do tto r Balduzzi, i quali coi loro lavori dimostrarono l'utilità di questo metodo. Secondo insegna il Sedillot, furono trovati più utili i lembi muscolo-cutanei di poca spessezza, ed i lembi periostei s ul ruoucone osseo; questi prevenivano le ostciti e successive infezioni. Le operazioni degli arti inferiori contarono minor numero di felici r·is nltati che quelle dei s uperiori. Riimltati non molto soddisfa.centi diede la disarticolazione alla Gritti- Rizzoli, praticata •Ci nq ne volte. , Anche le re;;ezioni della gamba corrisposem poco favol'evolmente, onde può accettat..si come giusta la rifte:'>sioue ù<:l Billroth, che dice esser quest'arto nn terr-eno troppo sfavorevole per siffatte operazioni. Le fl ogosi delle cavità articvlari passate ad es ito furono tmttate colla paracentesi cd aspirazione, e con buon successo, fu prati cnta anche la larga ap-ertura e l'iniezione iodica. .Ko n si trascurò di tentare la cura radicale d elle van ci colle iniezioni di ergotina e cloralio; con quest'ultimo si ottenuero guarigioni. • •

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Rl\"ISTA

Altre operazioni di minor conto troviamo numeros iSSime, delle 'luali non vicn fatta che una semplice menzione, e gli autori chiudono il loro rapjlO rto col di chiara re di. aver nel loro procedere sempre seguita la guida dci grandi maestri, come Stromeyer, Billroth, Pirogof, Langcnbeck e Cortese.

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nelnzione m edica s ulle ,c ondizioni snuitarie tlell'esercito italiuuo n elPanno 1 8 76, compilata nl comitato di sanità 1nilitare (unicio statistica). - Giugno 18 7cl. Eflma, lipof!ru{ia B~cini.

Fin dall'anno 1875 il ministero della guerra, pers unso che le <:salle noti:de circa le condizioni sanitarie dell'eserci to pajsono cs~tTC di utile guida s ia per i medici militari, sia per la. direzione amministrativa, giudicava opportuno di moditicare l'ordinamento della stati~ ti ca sanitaria. militat·e, e perciò nel settembre de llo 'stesso anno nominava una commissione coll'incarico di studiare , c proporre un nuovo sistema d'informazioni s tatistiche, fondato s opra più ampie bas i di quelle tino allora in vigore. La commissione l~rorò con alacrità, ed il nuovo ordinamento potè andare attuato col lo gennaio 18 76. f: appunto sulle nuove basi pos te colla Nota ministeriale 11° l (26 gennaio 187(i), che fu elaborata dall'ufficio statistica d el Comi.tato di sanità milit.are la. nuova Relazione medica pubblicata. Tre specittli pregi devonsi riconoscere nel s istrma statis tic o attualmente in vigore in confronto del s istema cbe, in base nlla. nota 10 marzo l tiU6, funzionò fino al 31 dicémbre 1875. Il primo è quello di ricercare con diligente esattezza le notizie s ulla forza media delle truppe, notizie che si estendono a tutte le nrmi, a tulti i presidii, n tutte le trazioni di corpo eli in ogni ' giomo dell'anno. E questa la prima ba$e di ogni bene orùinato s istema statistico, perchè le ris ultaozc dci fenomeni variabili che si studiano (mortalità, riforme, morbilità, ccc.), devo no es~er poste ad esatto confronto colla sola 11opolazioue speciale cui s i riferiscono. Onde riescire in tale int~1to s i è ricorso al mezzo di enumerare tutte le giormite eli assegno; si è cercata la notizia. alla fon te stessa gen uina ed int~llibil e, il giornale di contabilità di compagnia. Così mentre il.c.ensimento della popolazione dello

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B!DLIOORAFICA

Stato si fa sol;1mcnlie una volta ogni 10 anni, il censimento delle truppe si fa ogni giorno, e la forza media amwale non è altro che la. media di tutti questi censimenti giornaljeti. Egli è perciò che, mentre nel cessato sistema statistico collnbora,·ano i soli medici militat·i~ nell'attuale sono chiatnati in solidale aiuto an· che gli altri ufficiali dell'esercito, e specialmente i comandanti di compagnia, di corpo e di divisione, inca,ricati ri~pettivamente della compilazione dci modelli n• l, n• 3 e n• 4. Secondo pregio dell'attuale ordinamento è quello di racrn!tllere i dati mensilmente, cosicché le notizie pervengono al Ministero della guerra con una cçrta rapidità, e l'autorità può essere in tempo avvertita di squilibrii occorsi o di aggra"amenti nelle condizioni di certi presidii, cui sia urgente porre rimedio. In grazia di tale disposizione i fattori delle co.ndizioni sanitarie dell'eser, cito possono essere studiati in rapporto ai mesi, e quindi alle stagioni, le qu'ali non erano bene rappresentate dai trimestri del. l'ordinamento anteriore. È eziandio per tale suddivisione men· sile dell'anno, che in ogni mese può il superiore Ministero pubbli- • care sul Gionwle Jl(ilitrcre le notizie nffkiali sulle condizioni sanitarie delle tn1ppe (l). Terzo pregio, e non ul ~imo per 'importanza, è quello d'aver èr.cata la statistica per presidii, mediante la quale ogni comandante di divisione ed ogni direttore di sanità. possono, mese per mese, aver contezza delle condizioni sanitarie di tutti i pre·sìdii situati nella sfera di loro dipendenza. Quando per una certa serie di anni alcuni presidli avranno dimostrata. una costante perniciosità alla salute delle truppe in essi stanziate, potrà l'autorità ~anitarìa con buone ragioni ventilare il progetto se convenga o no adottare speciali misure igieniche per tutelare la salute di tali guarnigioni, oppure anche venire alla diminuzione della forza stanziale, od all'abolizione temporanea o permanente dei presidii più micidiali. Accennato cosi di volo alle principali innovazioni, che si tro-

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(l) Bisogna però ritene re che tali notizie mensili non sono- che approssimative. pet·chè mi uni documenti statistici vengono in seguito rett if'lcati, specialmente per ciò elle t•igunrda l'entrata all'ospedaìe od i deces.'!i di individui lontani dal proprio corpo, cui le \ariazioni relative possono giungere con qualcl1e rttarclo.

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1058.

RIVISTA

vano nella Rela:.:ione per l'anno 1876, rias!Ulmerò in breve le

notizie, che essa. ci espone. Le giornate di t~uppa con assegno furono 69,677,622, le quali divise per i 366 giorni dell'anno bisestile 18761 dànno 190,376 giornate di assegno medio, per ciascun giorno, oss.ia la forza media giornaliera cd annuale di 1901376 individui di trupJ>a. A.mmc,lati. - Entrarono negli stabilimenti di cura 190,571 indi\·idui di truppa, dei quali : 79,17H negli spedali militari ed infermerie di presidio; 18,16t negli speùali civili; • !13,228 nelle infermerie di corpo (dedotti i traslocati dalle infermerie stesse negli speùali, che 'furono oltre 16 mila). Ogni 1000 uomini di forza adunque si ebbero in media : 415 ammalati curati neg]i ~pedali militari; 96 curati negli spedali civili; 490 curati nelle infermerie di corpo; in complesso 1001 ammalati s u mille della forza. Risulta adunque ~be la metà circa dei malati riceve le sue cure e ricupera la proJWia guarigione nelle infermerie di corpo. Ammalati t·ispetto alle varie ar?ni. - Riferendoci sempre al numero complessivo dei malatr (abbiano essi ricovero negli spe. dali militari o civili, o nelle infermerie di presidio o di corpo),' ecco quale fu il loro numero proporzionale rispetto alle varie armi:

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J IIIDUJI 111 ltoc\1 4J UU

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Legione allievi carabinieri • Casalleria . . Fnolcria di linea .. . Bersaglieri . . . . Battaglioni d'istruzione Artiglieria da campagna Compagnie di disciplina e stabilimenti di: pena. Artiglieria da piaua . Compagnie al1)inc . ·. Dist5etti (l• categorie) Granatieri . Genio . . . . . . 2• categorie (distretti) . Compagnie di sanità. Invalidi e Yoteraui Carabinieri reali.

1788 1150 11:~2

1107

1088 1054

1029 1013 981 978 961 846 817

74() 323 252

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• p!BLIOGRAFICA

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1059

La degenza. media dei malati curati negli spedali milit.ari ed infermerie di presidio fu di giornate '20; negli ospedali · civili fu di giornate 18, e nelle infermerie di corpo fu di giorni 7. Combinando il numero dei malati colla quantità. di tempg, che ciascuno di essi rimase in luogo di cura, si ha la. quantità media di malati, che corrispondo ad ogni corpo od arma. in ogni giorno dell'anno. Ogni mille uomini di forza media, quanti erano costantem en t~ (in media) degenti nei luoghi di curai' Oppure, ciò che vale lo stesso, ogni mille giornate di assegno quante furono le giornate di malattia? Eccolo: ..~etti tion>alaom oti l111 ~b• 41 con per 111Ut 4e11a rotti

Legione allievi carabinieri 50 CàvalJeria. 49 Compagnie di disciplina e luoghi di pena 44 Fanteria di linea. c bersaglieri 43 At-tiglieria. ila campa.gna . 42 da fortezza 39 " • 37 Battaglioni d' istrur.ione Distretti militari (1• categorie). 36 Granatieri c compagnie di sanità 32 Compagnie alpine 31 Invalidi e Yeteraui . .27 Genio 26 Carabinieri . . . . lo Si vede cltc in questo secondo elenco le varie armi ,sono disposte quasi collo stesso ordine come nel primo; e quindi risulta. che la legione allievi carabinieri, .la cavalleria, la fanteria ed i bersaglieri sono le amti che ebbero proporzionalmente il massimo numero di malati, mentre le legioni territoriali dci carabinieri, i veterani, il genio, i ~·anatiori, le compagnie alpine e di sanità diedero il minor contingente. • . A·mmall~ti in m.zJporto alte st'agioni. - Studiando quale fu il numero dei malati rispetto alle stagioni, risultano essere·mesi di maggiore morbilità quelli compresi tra il marzo e l'agosto inclusi; minore è la morbilità dal settembre al febbraio. Il massimo assoluto è in marzo con 53 ammessi negli ospedali per mille della. fon~(!., e 51 nelle infermerie (dedotti i traslocati), e con 45 uomini

r

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1060

• RIVISTA

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giornalmente fuori ùi servizio e degenti in ospedali od infermerie per malattia ogni miile della forza. Mentre il mese di dicembre dà il minor numero di entrati nei luoghi di cura (28 negli ~ped~~i e 31 nelle i~fermer~e), e ~oli 31 uomini giornalmente fuori ·servlZIO per malattia su m1lle d1 forza. La media degli individui costnntemente assenti dal servizio per malattia fu durante l'anno di 28 uomini degenti negli ospedali., più 11 nello infermerie di corpo; in complesso, di 39 su ogni mille aventi diritto a giornate d'assegno. Ammalati nei vari pt·esùlii. -A. proposito della statistica dei presidii, è necessaria una preliminare osservazione. Fu discusso lungamente in seno della commissiono, di cui sopra è cenno, se invece delle gi&rnute tì'a ssegno non convenisse piuttosto attenersi alle giornate di presenza; in questo caso, ogni compagnia avrebbe dato n·movimento sanitnrio solamente dei presenti, e la statistica dei presidi i sarebbe riescita più precisa. Ma seguendo. tale metodo riusciva ntl"atto iucompletn la ~tatistica per corpi e quindi anche quella per armi. Bisognava adunque attenersi a que• sta; non volendosi att~are due inchieste statistiche dis tinte, l'una per corpi e l'altra per. presi dii. Nell'analizzare quindi la statistica per presidii, bis ognerà ricordare: 1• che la forza ascritta ad ogni presidio si riferisce non ai soli P.resenti, ma bensl alle giornate d'assegno contabilizzate dalla compagnia che ebbe sede in quel presiùio, e comprend<•nte' qnimH anche gli assenti ed i distaccati, o gli aggregati ad altre compagnie o corpi. Così il movimento d'ospedale ù dato sulla stessa. base degli individui ascritti alla compagnia, quantun<1ué D(}u presenti alla stessa. Iln1ovimento d'infenneria in vec-e ò dato p-er i soli tn:esenti, non trasmettendosi variazioni per . gli aggregati. Ecco perchè nella. statisti-ca per p residii.non si potè tener conto dei morti, riformati, inviaLi in llcenza., ecc. Il còmpito di esprimere il gra~o di salubrità dei vari presidii fu adunque lasciata ai soli ammalati, cioè al numero degli individui, che durante il so-ggiorno della. compagnia nel presidio memcsimo furono inviati negli spedali e nelle infermerie. Lasciando di parlare dei presidii temporanei, che cioè ebbero purata minore di un anno, e dei presidii con piccola forza., per

f


• BTBL!OGRA.FICA.

.,1061

dire solamente dei presidii principali, deduco dalla Relazione la. seguente classitirnzione dei principali prosidii. Il numero degli auu11essi negli spedali c nelle infermerie fu inferiore a 700 per millo della forza nei presidii di Crema, Crcmonn, Cesena; Spezia, Arezzo, Pesaro, Narni, Portici; nei limiti da 700 aù 00 nPi presidii di Chieti, Gaeta, Pisa, Aquila, Lodi, Casale ; fu da tlOO a 900 in Ales,;andria, Piacenza, G'euova., Perugia, Mes~ina; da BOO a 1000 in Como, Savona, Siena, Velletri, Siracusa, Trapani; da 1000 a 1100 in Mila n&, Brescia, Firenze, Roma; dn 1100 a 1200 in Torino, Bologna, Parma, Livorno, Ancona, Bari, Caserta; da 1200 a 13110 in .Napoli, Cagliari, Padova, Mantova, Verona; da l 300 a UOO in Catanzaro, Palermo, Udi ne, Ascoli; cifre s uperiori furono date dai }!rcsidii di Saluzzo, Vercelli, Venezia, Lucca, Orbetello, Nuoro, Pescara, Capua, Salerno, Hossano, Catania, Caltanissetta, Partinico. Il peggiore di tutti i presidi i sarebbe stato quello di Lucera (di visione di Bari), in cui a ciascun individuo ~i t1·uppa toccò in nicùia ·d'entrare una o due volte all'ospedale e due o tre volte all'infermeria durante l'anno. Il numero degli uomini ammessi in cura non è però un criterio assoluto per giudicare della salubrità relativa di un presidio; le mal~ttie, oltreehè dalle condizioni del clima o dalle influenze telluri,c be locttli possono farsi più numerose o più gravi si per le condizioni speciali di accasermamento, che per la quantità o gra. vezza dei servizi militari, o per altre influenze. Ogni volta pertanto che la sta,tistica rivelasse l'esistenza di grnvi condizioni sanitarie fra le truppe di un presidio, diventerebbe necessaria una speciale inchi esta lo<'ale, onde svelare a quali cause si debbano le medesime attribuire. MrJlatlie Cttrate ne.(]li spedali militari.- Si è detto che furono 79,179 gli individui di truppa ammessi direttamente neglì spedali m ili t ari ed infermerie di presidio. Su questa cifra le malattie pradominanti per numero furono le segu~ti-: l<' ebbri da malaria. 9272 Bronchiti acute e lente . • • .7434 Fobbri effimere . fi730 Sinochc gastriche c reuMatiche 4866 Gastriti ed enteriti 3025

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, 1062

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RIVIS'I'à

Reumatismi muscolari ccl articolari 2966 . 2247 Angine semplici . · . Ott.almici (in complesso). fi982 11219 V cnerei (id.) . . !216 Scabbiosi . .

Le mall\ttic che predomiuarono per importanza e grarità furono le seguenti:

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Poi moniti e pleuriti . Tubercolosi polmonale Frenopatie . . . :Meniugite cerebro-spinale epidemica . Ileotifo e dr.nt~otifo . . . Difterite . Vai uolo, vaiuoloide e varicella . .1\lorbillo . . Sca.rlattina · . . :Miliare. . . . Cachessia scorbutica Tumori maligni . F erite (da fuoco e da. taglio) Fra:tture . . . .

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3876 418

80 40 697

49 219 1 550 13

90 212 18

195 150

A. proposito di queste cifre, devesi notare rhe esse s i riferiscono ai soli individui di trup}la curati negli spcdali militari ed infermerie di presidio. Negli anni decorsi il quadro nosologico degli spedali comprendeva anche gli individui non militari, c he erano cumti n egli stabilimenti militari; e Wc elemento estraneo veniva. a. turbare la precisione delle notizie statistiche. Col nuovo riordinamento ciò non è più. Ma d'altra parte devesi pur convenire, che tali cifre sono incomplete. Esse ne dicono, per esempio, che negli speciali militari furono cm·ati 1550 morbillosi, tutti appartenenti aU'csercito, ma q\lesta non è poi la.. cifra complessiva. dei morbillosi di tu\f.o l'esercito durante l'anno. Sappiamo noi quanti fi e furono curati negli speciali ci vili? Forse non molti, ma tutta-via è questa. .una lacuna, che la nostra stat(stica sanitaria. miJitare dovrà ancor t·iempit•e. JJf.orti. - 11 numero complessivo dei morti durante l'anno 1876 fu di 2 139, oss ia l' 11,24 per mille della forzA.


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1063

DLBLIOGII.AFICA

Morirono negli spedali militari ed infermerie li presidio 1250 , negli ospedali civili . 423 , nelle infermerie di corpo 19 n fuori d'osprdali e d'infennerie. 44 7 lJiortalità seconclo le varie armi. - Nelle differenti anni la mortaHtà fu la seguente: ~"

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•ili• 4ell• ltru

Corpo invalidi e veterani . . . 50 22 Compagnie di cUsciplina e stabilimenti di pena 12 87 Bersaglieri . 12 62 Fanteria di linea • . . . 12 33 Compagnie di sanità . 12 32 Artiglieria da campagna . I l 90 Distretti . . . . 11 85 L egione allievi carabinieri 11 30 Cavalleria . . . 10 30 Granatieri 8 85 .ArtigHeria. da piazza . 8 68 Battaglioni d'istruzione . 8 13 Compagnie operai e veterani d'artiglieria 7 99 Carabinieri reali . . . . 7 57 Compagnie alpine . . . 6 45 Seconde categorie (dfstretti) 5 78 Genio . . . . 5 23 Una opp01tuna tavola grafica (B.) in fine del volume dimostra a quali cause debbasi specialmente ascrivere la mortalità delle varie armi. . Geografia della mortalità. - L a divisione militare, che du·rante l'anno 1!:>76 ebbe la massima mortalità fu quella di Salerno (16,9 per mille); indi quelle gi Perugia (14-,8) e di Padova {14,0). Le più basse rnot'talità invece si ottennero nelle divisioni di Messina (9,4 per mille), Bari (9,0), Palermo (8,9) ed Alessandria (t3, 7). L a tavola grafica A dimostra ehiara:mente che le febbri eruttive, (vaiolo, morbillo, scarlattina) predominarono come cause di morte nelle divisioni di Bologna e di P erugia; il tifo e la febbre tifoidea nelle divisioni di Padova., P~l e~rno e Salerno; le infezioni da malaria in quella di Roma; le malattie degli organi r espira-

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1064

!tiVISTA

torii nelle divisioni ili Perugia, Chieti e Salerno; a Perugia. pure le malattie dell'asse cerebro-spinale; a Salerno gli infortuni, ecc. M ortalità secondo gli anni d'età e di servieio. - I morti dell'esercito furono anche classificati per la loro etl\, e per il tempo che essi avevano già passato sotto le armi. Il massimo numero assoluto di morti è dato appunto da jncliviùui nel 2 1• e 22• anno d'età, ciò che corrisponde al l • e 2• anno di servizio. Mancando :però la forza media delle truppe stesse suddistinta per anni di età o per anni di servizio, non riesce possibile dedurre la mort.alità proporzionale. Morti distinti pe1· t'e!! ione di t~ascita. - È questa pure una indagine, che pet la stessa ragione ora detta, riesce di limitata utilità. 1\fa diventerebbe interessantissiJUa. per gli studi antropologici cd etnografici della penisola, quando si potessero mettere • queste cifre a confronto colla popolazione militare distinta per origine o regione di na.scita, C011tinuando ed approfondendo q negli s tudi, che furono già così lodevolmente iniziati dal nostro collega. il dottor 1\faestreUi. 'M ortalità secondo i mesi. -La mortalità generale in rapporto alla forza media di ciascun mese fu massima nel marzo (1,48 per mille della forza) minima nel dicembre (0,56 per mille). Una tavola gra.fil:a (CJ dimos tra con molta chiarezza od evidenz&, quali cause di ruo r~e predominarono nelle diverse s tagionL . Le febbri eruttive (vaiolo, morbillo e scarlattina) dominarono in modo quasi a-ssoluto nel febbraio e nel marzo. Anche le malattie acute e croniche del polmone dominarono 110lla s tagione primaverile, toccando il loro 1na.xinmm nel mese. di marzo. Inrece le fe bbri tifoidee o le febbri da malaria ebbero i loro massimi nella stagione autunnale, e precisamente nei mesi di agosto, settembre, ottobre e noven}bre. Tra le morti accidentali e violente il massimo numero di annegamenti si ebbe a lam e ~tare in luglio; il massimo di sQiciùi in agosto. Cause di morte. - Nell'anno 1Sì6 la causa della morte dei militari fu accertata per .2094 .decessi ; per s oli 45 individui i t·apporti tràsmessi asserivano di non conoscerla. Quamlo la com-

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BffiLlOGR.I.FICA

. 1065

pilazione della statistica avrà fatto qualche progresso ancora, vem\ giorno, lo speriamo, che di tutti i componenti dell'esercito, nessuno eccettuato, potrà conoscersi con precisione la causa della morte. Intanto notiamo che }>er gli anni anteriol"i al 1874 era jgnorata la causa della morte di tutti coloro che morivano fuori degli spedali militari, e che ancora per gli' anni 1874 e 1875 le cause di morte ignote erano oltre 300 per anno. Nel 1876 adunque ecco quali furono le malattie, che diedero il massimo contingente alla mortalità: l. La febbre tifoidea. . . . per la quale morirono 333 , 262 2. La polmonite e pleuro-polmonite acuta. , 244 3. La tubercolosi . , 141 4. La polmonite cronica (tisi del polmone). o. La bronchite acuta e cronica .' , .n2 6. Le to.tezioni da malaria (perniciose e cachessie) , 109 7. U morbillo . , 105 8. Le malattie del sistema nervoso . , 88 9t La pleurite e l'idro-pio-torace. ., , 81 10. Le affezioni gastro-intestinali. . , 67 E fra. le cause violento ed accidentali si ebbero a lamentare: per annegamento 37 morti per suicidio. 82 , Sono a ricordare ancora 15 individui u ccisi in servizio ùi sicw·ezza pubblica o morti in seguito alle riportate ferite; 12 morti in conseguenza di violenze d'animali (calci di cavallo o mulo, cadute da cavallo); 4 morti assiderati nella neve (un caporale e tre soldati) al' varco detto Tappo della Sete in Marsicouovo (provincia eli Potenza) durante una notte d'uragano nel mese ili novembre; uno mQrto asfissiato nella lavanderia dello spedale militare di Bologna, ed uno per insolazione alle grandi manovte. Tutti questi individui caddero vittime immediate dell'adempimento del proprio dovere. R i{ormuti. - Il numero dei militari riformati raggiunse nel 1876 la cifra di 2881, "che corrisponde al 15,13 per mille della forza. Tra questi furono 43 sottnfficiali, 96 caporali, •


1066 .

RIVISTA

2Hll soldati di 1• categoria, 551 , di 2• categoria. • Fra i 2330 riformati appartenenti alle classi sotto le anni (esclusa la 2• categoria) le principali cause, che promossero il maggior numero di riforme, furono le seguenti : La tubercolosi. 454 Le polmoniti croniche ed altre affezioni del tessuto polmonare • 278 J,e plew·iti ed i loro postumi . 178 La cnrie delle ossa, gli artt·ocnci, ecc. 175 Le malattie dell'organo della vista . 124 I vizi cardiaci e dei grossi vasi . '· 11 7 11 2 L e adeniti e la cachessia scrofolosn. Le· bronchiti lente 'e l'emottisi 101 L e conseguenze dell'infezione da malaria 95• Il massimo numero delle rifonue (in rapporto alla forza' media) ft1 dato dalla divisione di Padova, indi ùa quelle di Vero n a e Milano ; il nUfllero minore dalle divisioni di Chieti, Napoli e Torino. Rispetto alle varie armi, iL massi mo numero delle riforme (in rapporto alla forza media ùeUe stesse armi) fu dato dai distretti (<14,6 per mille della forza); e questo è facile a comprenacrs1, perchè ai distretti si assegnano le . reclute rifiutate da tutti gli altri corpi. Vengono in seguito le compagnie di sanità c di disciplina, &ispcttivameutc 17,6 c 15,9 riformati per mille della forza. La fanteria ebbe 14,4 riformati per mille della forza . • La caralleria. 13,5 ' , n " L'artiglieria. . . . 10,4 , , " I bersaglieri . 8, ~ •, n " Le compagnie alpine 7,3 , n n I battaglioni d'is truzione 7,2 , n n Il genio 6,7 , , I carnbrnicri . 5,7 , , ," P er rispetto alle classi di leva, che si trovavano sotto le armi durante l'anno 1876 1 il numero assoluto d'i riformati tenne la seguente scala decrescente : Classe 1854 (2' anno di servizio) riformati 988 , 1853 (3' anno " 521

"

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1067

BIBLIOGRil'ICA

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Classe 1855 (I•· anno di servizio) rifo11nati 482 Sotto le armi con ferma permanente (sottuf, 192 ticiuli e carabinieri) Classi anteriori a quella dei nati nel 1853 , 112 Volontari di un anno . , 24 Volontari per anticipazione d'arruolamento " 11 Inviati it~ licenza di convalescenza. - Furono inviati in licenza di convalescenza in seguito a rassegna, ossia per uno spazio eU tempo non minore di sei mesi e non mam;iore di un anno, 997 individui, dei quali 22 sott'ufficiali, 59 caporali e 916 soldati. J,e divisioni .che accordarono un maggior numero di tali licenze furono quelle di Torino e di Firenze. L e malattie che motivarono il maggior numero delle licenze medesime furono le seguenti : 1'55 I postumi d'infezione da malaria Id. delle pleuriti 142 Id. delle polmoniti . 140 Lo bronchiti lente e l'emottisi 108 Le adeniti e l~ cnchesia scrofolosa 78 L'idrocrn ia 48 L e malattie dell'organo della vista 44 I postumi di reumatismo . 41 \ Gli inviati in licenza di convalescenza per un tempo non maggiore di tre mesi furono 5190. Cosi in compl<'sso furono mandati In licenza per convalescenza ben 6187 individui.. Quesla cifm corrisponde al 32,5 per mille della forza. Alcuni corpi però approfitt,arono maggiormente che altri di tale benefizio; c, p. e., sì nelle compngl'lie di sanità che nei battaglioni d'istruzione gli inviati in licenz:1 oltrepassarono il 50 per mille, mentre le compagnie alpine non ebbet'O che il 16 ed i carabinieri meno qe11'8 per mille. .. Uniciali. - La statistica sanitaria non tiene conto delle nut-. lattie, che obbligano gli ufficiali ad assentarsi temporaneamente o definitivamcntlt dal servizio. Ne dice solamente che su una forza media. di 11,320 ufficiali, duran te l'atmo 1876 ne morirono 97 ~ossia subirono una mortalità di 8,57 per .mille. Nell'anno stesso 432 ufficiali ricorsero per· cura agli spcdali militari. Dalla cifra elevata della mortalità da questi subìta (65

, •


1068

• per mille) si deduce, che ricoverarono negli spit!ali militari speRIVISTA.

cialmente gli ufficiali affetti dalle malattie più gravi. Non rnilitari. - Negli spedali militari furono ricoverati anche 4187 individui non militari (gu.ardie dogan.ali e di sicurezza pubblica, etc.) la mortalità dci quali fu dell'll,S per mille usciti. Vi furono ammessi in osservazione anche 3634 inscritti di leva. A llievi delle scuole e collegi militari. - Gli nll.i.cvi dell'Accademia, scuola c ~ollegi militari non formano ancora parte n è della truppa nè degli ufficiali dell'es,ercito. Di essi quindi, sì per ciò che riguarda la forza media. cho per le notizie statistiche sanitarie, si tiene un computo a parte. Durante l'anno sommarono. in media a 1441, dei quali 2 soli morirono. Il numero degli allievi degenti nelle rjspettive infermerie in media fu di circa 3 ogni 100 presenti. Giornate d'ospedalità. - Le truppe consumarono durante l'anno il seguente numero di gi~rnate d'ospeda1ità: N egli spedali militari . 1,625,838 Negli spedali ci vili. . 343,622 In comple.;so, giornate 1,9G9,4GO E nelle infermel"ie di corpo no,.Hl6 Mettendo queste cifre in rapporto col numero dei malati degenti risulta che : ~egl i spcdali militari !a degenza media dei malati fu di giornate . . . . . 20 Negli spetlali civili 18 Xellc infermerie di corpo , . 7 Vaccinazioni. - Xeli 'anno in discorso si ·eseguirono 10-!,017 Yacrina.Joni e rirnccinazioni, col risultato di 38,577 esiti certi. Ogni cento vaccinati o riraccinati si ottennero in media :

Esiti certi . 37 , incerti . 18 , nulli . 45 t Per la prima volta si tenne conto separato delle vaccinazioni eseguite con liJ1fa. animale. Queste furono 11 ,853, e diedero 45,7 esiti certi s u cento vaccina7ioui eseguite ; risultato ques to che raccomanda evidentemente l'uso deUa linfa animale.


1069

BBLIOGlRAFlCA

Il numr.ro grandissimo delle rivaccinazioni eseguite c la grande cura posta. nell'attuarle spiegano la piccola mortalità subita dal nos tro esercito per causa del vaiuolo (19 morti). La relazione sanitaria J~uùblicata è il ris ultato di spoglio di oltre trenta mila documenti statistici trns mcssi all'Ufficio Statis tica del Comitato dal Ministero della guerra. Dott. S. G.

•

•

11 Direltot•c

P. E. MA!iAYRA •

•• 1J

1~ cdatto1•c

ETT O RE Rr cc lARIH Cupii<Ano mediCO

, •

~ UTI:> I FEDERico, Gcre1tte.


NOTIZIE SANITARIE • - - 1-IC-t·-

•

saualhu-io di tutto l ' .-sercito nel mese di Ul'rilc 1 S 7 8 (Giornale milit. uffici(lle, parte 2•, n• 36).

Statt~

•

Erano negli ospedali al l o aprilo 1818 (l) . . . . . . . . . . 753!) • Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9411 Usciti ...... . . ... .... ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9!>50 1\'[orti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 183 mmasti al l" maggio 1878 " . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7217 Giornate d'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 212738 Erano nelle infermerie di cor po al l o aprile 1878 ... . Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. ... . Uscr't'1 gu .." r i.t'r .............•..•. . ..•• . ...•.. n per passare all'ospedale . ... . . .. . .. .. . . .. . 1\1ortio . . .. ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rimasti al l • m;~g_pio 1878 . .. . .. .... . ......... . Giornate d'infer111eria ... ....... . . .. . ... . .... . . Forza media giornaliera della truppa nel me~e di aprile .. . . . ........ . ... .. . . ...... . ..... . Entrat~t media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza Ent.mta media. giornaliera negli ospedali c nelle infermerie tl1 corpo pcr· 1000 tli forza (2) . . ... . . . . . ... . 1\Ietlia giornnlied tli ammalati in cura negli ospedali c nelle i n fermerie di corpo per ll)OIJ di forza ....... . Xumcro dci morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza

2472 10311 873 1 1764: l

228 7 71310

2,90

43 0,93

(l ) Os p r <la li m ilit ~ ri (pri nci pali , s uccut·sali, infe r111e ri e ui pri's i<l io e s pe ci ali ) e u~Jl<•d:tli ch·tli. (2) Sono olt>doHi l(li amtu a lat i paò>;d i a~h os pt•,l:J ii d:t Ùe in f<!rmc t•ie di COI'J>O.


• KOTIZIE

SA~ITA RIE

1071

1<1oru·ru1o negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali c di corpo) n• 145. - Le cnuse delle morti furono: ipcrcmia cerebrale l, npoplcssie cerebrali 3, mc• niugiti ed eJH;cfa.liti 5, bronchiti acute 5, bronchiti lente 5,.polmoniti acute 2-1, polmoniti lente 2, pleuriti ed idro-pio-toraci 12, tubercolosi polmomtli 2:3, alt re malati i e degli organi respiratori 1, endocardite l, vizi organici del cuore c dei grossi vasi 2, gn• striti cd enteriti 4, pcritoniti 5, malattie della milza 1, malattia di Bright. 2, ileo-tifo 17, JUeuingiti cercbrq-spinali epidemiche 5, vaiuolo 5, morbillo 5, sc'urlattina 3, miliare 2, febbri da malaria 2, altt·e mah~ttic da infezione 1, cachc,;~ia palustre l, resipole 3, artrocacc 1, commozioni viscerali 3, ferita da arma eia fuoco (per suicidio) l. Si chbe l morto sopra ogni 9G t enuti in cura, ossia 1,04 per 100. 1\lorirono negli ospedali cirili no 38. -Si ebbe l n1orto sovra ogni 79 tenuti in cura, ossia 1.27 p!!r 100. 1\forirono fuori di stahilimcnti sauita.ri militari c cirili: per malnltic 15, per cadut::t l, per· suicidio 4.

Stuto StLnitn.rio di tutto l'esercito nel mese dl mng· gio 1878 (Oiomale mililrwe ufficiale, parte 2", n• ..J-0) . • Erano negli ospedali al 1• maggio (l) 7217 Entrati nel mese . 9250 Usciti . . . . . . . . . 92!>8 :Morti . . . . . . . . . 151 Himasti al 1• giugno . 702::> Giornate d'ospedale . 21593!:!

Erano nelle infermerie di corpo al l " maggio Entrati nel mese . . . . . .. . Usciti guariti . . . . . . . . . . , per passare all'ospedale 1\Iorti . . . . . . . . . . Rill)asli al l • giugno . . Giornate d'infermeria .

2287 10~:16

8707 176!l l

2149

723G9

( l) Osp('llali milit a ri (principa li, 8\ICI:\Il'sall, inf!!l'lllel'ie di Jll't:'Sidio :<pcciali) e o~pcdali cil'ili.

l'

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10V2 •

NOTIZIE S!NITAIUE

Morti fu ori degli ospedali e delle infermerie di corpo . Totale dei morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..

28 180

Forza medi::t giorualiem della trnppa nel mese d'i ma~ io 217304 Entt'lta media giornali era negli ospedali per 1000 di forza 1 ,37 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (l) . . . . . . . . . . . 2,65 l\led ia g-iornaliera di ammalati in cura. negli ospedali c nelle infermerie per 1000 di forza. . . . . . . . . . . . i3 ~umero dei morti nel mese rmgguagliato.a 1000 di forza 0,83 l\1orirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, iuf er· mcrie di presidio, speciali e di corpo) no 108. - Le cause delln morti furono: mcningiti cd en cefaliti 9, paraHsi 1, nevrosi l, bronchiti acute 2, bronchiti lente 8, polmoniti acute 9, polmoniti lente 4, pleuriti cd idro-pio-torace Il, tubercolosi polmonali 1 5, altre m!l-lattie degli org::uù respiratori 2, peritoniti 5, gastriti ed enteriti 4, maluttie del fegato 4, malattie di Bright 1, reumati s mi articolari 3, ileo-tifo 12, meningiti cerebro-spinali epidemiche 5, morbillo 1, miliare 1, febbri cla malarta 1, altre malattie da iofe: zioni 1, rcsi1>ole 2, tumori maligni 1, a-scessi acuti l, ascessi lenti 4, carie l , sui cidio (precipitatosi da una iinestra) l. Si ebbe l morto !iopra ogni 12G tenuti in cura, ossia 0,79 per 1 00Morirono negli ospedali ch·ili n• H . - Si ebbe l morto sovra ogni 67 tenuti in cura, ossia 1,49 per 100. Morirono fuori di stabi limenti sa nitari militari e civili, p er malattie 13, per annegamento 2, per feri te da arma ~a fuoco 5, per suicidio tl. (l} Sono derlotti lfli :unmal<lli pa~sati aj:(li ospt-dal i dalle inft•r•ucroc di corpo.

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UN CASO DI ROTTURA TRAUMATICA DELLA VESClCA

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I. Presento ai miei colleghi la storia clinica di un caso raro ed interessan te.. Se consultiamo tutte le piìt rinomate opere chirurgiche ed i diari della scienza difficilmente troveremo nella bibliografia, per verità assai porera, delle rottun: vcsc1'cali, molti casi i quali per l'insieme della causa determinante, del corso, delle complicazioni e doli 'esito offrano un campo più esteso di studio e di applicazioni pratiche e siano rassomiglianti a quello di cui io jutcndo occuparmi. M'importa intanto far notare che se le molteplici e serie difficoltà che s'in.contrauo ad ogni passo renderanno il mio lavoro inferiore assai all'importanza ed all'altezza dell'argomento, posso senza esitazione aftermare che la narrazione storica è il quadl'o fedele e coscienzioso della malattia., le cui varie fasi ed i cui pilt minuti particolari vennero scru•

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UN CASO lli RO'l''fURA 'l'ltAUMATICA

polosamente raccolti e l'eligiosamente registrati. Adunque riesca pure imperfetta c p1iva di valore, se vuolsi, la parte subbiettira del lavoro, resteranno pur sempre i fatti clinici per porgere un materiale abbastanza copioso a chi Yorrà e saprà trarne partito a vantaggio della scienza e della pratica.

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Storia cl-inica.. - Il signor R. C., tenente nel 75° reggimento fanteria, nativo di Modena, d('ll'età di anni 35 è di buona costituzione organica e di tempra epatico-nervosa; ha sviluppo scheletrico c muscolare regolari, bruna la pelle e ricca di peli; piuttosto abbondante il pannicolo adiposo sotto·cutaueo. Egli asserisce di non aver mai sofferto malattie di rilievo in nessuna età. della Yita. Fu contagiato una volta di ulcere Yeneree, le quali però guarirono perfettamente ed in breve tempo; ebbe pure parecchie blenorragie, una delle quaJ.i allo stato snbacuto esisteva ancora nell'epoca del fatto traumatico che è l'obbietto di questa storia. In quanto a malattie e predisposizioni morbose ereditarie il signor R. fa un quadro della sua famiglia dei piÌ'.I. soddisfacenti: ha il padre rivente e di valida salute, la madre morì pochi anni or sono all'età di 75 anni per postumi di acuta malattia cerebra,le con vizio cardiaco; ha fratelli e sorelle tutti sani, anzi uno dei fratelli è ufficiale superiore nello stesso reggimento. Il giorno 11 marzo 1878 il tenente R. troravasi alla scuola d'equitazione nel locale della carallerizza annesso alla caserma Perrone in Norara e mentre preparava il cavallo

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IJEI.LA VESCICA

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al sa.lto della barriera, questo si mise a dare delle groppate talmente violenti che il caraliere fu sbalzato di sella e l)er-

duto r equil ibrio cadde davanti al cavallo battendo col capo sul suolo. Una circostanza degna di nota è che, nell'atto del cadere, il cavaliere ricerette dal cavallo dei forti colpi <li testa nella regione ipograstrica. Rimasto per brevi istanti privo di sensi, quando io accorsi alla chiamata fattami colla massima premura, lo trovai in preda ad atrocissimi dolori uell'ipogastrio e nella regi~ue ingaino·crurale sinistra. Aveva pallida ed ansiosa la fisionomia, polsi lenti e piccoli ed era assolutamente impotente a rialzarsi dal suolo ove era <listeso. Dall'esame rapido fa tto sul posto si scorse una tumefazione circoscritta, pastosa e ùolentissima al tatto nella piegatura dell 'inguine sinistro, da, cui jJ dolore s'irradiava a quasi tutta la regione anteriore della coscia, la palpa7.ione del ventre suscitava a·Lcor essa Yivissimo dolore. Ristorato alquanto l'infermo venne trasportato nella casa. di abitazione del di lui fratello ore poi egli rimase per tutto il tempo della cura. Le indagini immediatamente J)raticate fecero escludere la esistenza di un'ernia nella regione inguina.le ; si riconobbe però fin dai primi momenti una forte contusione della pa· rete addominale con effusione sanguigna nell'inguine e pro· babilmente anr.he nella fossa iliaca sinistra. Non essendosi poi riscontrati segni diretti nè ~i frattura del bacino, nè di lesione degli organi in esso risiedenti, mentre non si escluse il sospetto che l'uno e gli altri siano rimasti interessati non

·si potè farne la diagnosi fin dal primo esame. Venne prescritto riposo e dieta assoluta, fatta amministrare una pozione antiflogistica ed applicati nella località fomenti d'acqua vegeto-minerale ghiacciata.


107()

U:-i C.\SO Df R0'MTR.\ Tf!AUli AT lC.\

Nelb ore pomeridiane al paziente non fu possibile emettere l 'urina. se non con molt.1. difficoltà. e con veementi dolori spasmotlici all'ipogastrio associati ad una sensazione di forte bruciore diffuso ai dintorni della ,·escica. Oltre a ciò l'urina presentava una rilevante quantità di sangue in parte raggrumito. L"esplor:nione del perineo fu as~olu ta men te negativa: non vi si riscontrò alcuna alte_razione nè dolore provocato dalla pressione. La sera la temperatura divenne febbrile. È importante notare che il paziento Ù1entro è si ~ uro di non aver emesso le feci, uon ricorda se avesse S\"llotato il serbatoio dell'urina prima di montare a c:wallo. Se si tien conto dell'ora in cui il fatto an-en ne (ore 8 30 antimeridiane), si dero pensa re che con probabilità abbia orinato non molto tempo prima, stante r abitudine comune eli compiere quest'atto al lerar:;i dal letto. Egli però crede piìt proba.'.i le che abbia sruot.ata la vescica qualche ora prima di levarsi, siccome gli accarlera di fa re non poche volte; tanto piìt che la ~l'ra precedente per una circostanza ec<'ezionale e contr:nia.mcnte alle sue abitudini areva bentto parecchi bicchieri di Yino e credo anche della birra. Nè le indagini portate sulla regione ipogast.rh!a poterono darci all 'uopo alcun nti' e ri ~ ultamen to, poichò la tumefazione sriluppatasi rapidament.e nella parte, ed il fo r ti~sim o dolore r he vi s nscitava anche il piìt delicato mant'ggio non permi:-;ero se non un esa me impcrf'L•tto. Nei due giorni con<:ecuti\'i i sin tomi di sopra esposti non variarono gran fatto, la fcbù re continua si mantenne sempre moderata, i lÌolori spontanei o prorocati tlalla palpazione sul r entrc o dalla m ~ccanica del mingere si man ten nero quasi allo :::te::so gratlo; però si n~::;e piìt frequente e piìt molc;:;ta la sensazione del bisogno di emettere l'orina. ~fa-


DELLA YESCICA

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nifestossi pure un co.spicuo meteorisma. addominale associato a stitichezza. Frattanto la presenza del sangue nelle uri ne e la disuria scmprepiit accentuata confermarono il sospetto di nna grare lesione delb. vescica. Si gi udicò quindi necessario il cateterismo il quale renne eseguito mediante un'ordinaria sonda mebtllica con molta facilità. c senza provocare alcun patimento. li caro vescicale fu tromto abbastanza ampio e la urina sanguinolenta fluì dalla sonda in discreta quantità c con non poco sollievo deli 'infermo. i\In. non fu possibile fissare a permanenza l 'istrumento in vescica, siccome desidera rasi, perchè, appena sruotato, quest'organo si contraeva con tanta forza e la souda snsci ta ra dolore così intenso all'ipogastrio, che il paziente ne reclmnam la pronta rimozione. Per la qual cosa si fn costretti a ripetere il cateterismo frequenti Yolte (6 o 7 al gioruo) perchè ad intervalli assai corti era avvertito il bisogno impei'ioso di urina.rc. Oltte all'uso del catetere fu modificato pure il trattamento curatiro prima institui to, a l:leconda delle modificazioni pre· sen tute dalla malattia e dei nuovi sintomi insorti. Alle be· vande rnlfrescatire furono aggiunte delle cartine drastiche di calomelano e gialappa, non es:;endori alcun sintomo di peritonite nè d'infiammazione inte.stinale. Queste cartine non sortirono effetto di sorta al pari di parecchi cli~tcri purga· tivi che si fecero nel me,lesimo tempo praticare. Sulla bozza esistente nella. regione inguiuale si prescrisse

un abbondante snnguisugio quando si videro comparire i sintomi della reazione flogistica. Allo scopo poi di calmare i dolori sempre CI·cscenti, furono praticate unzioni di pomata sedatira sull'ipogastrio ed al perinco cd una supposta spalmata dello stesso unguento venne introdotta nel retto. Il giomo H marzo, 4° della malatt in, i sintomi morbosi


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CASO DI ROITUHA TRAU)!AT!CA

presentavano una gratezza straordinaria : l'infermo era irre· quieto, ansioso, tormentato da continui ed atroci dolori; il metcorbmo era cresciuto assai; la stitichezza persisteYa ribelle a tutti i mezzi encrgki che si adoporavan0. D'altra parte il bisogno di minare era frequ entissimo e molesto, e perciò si era obbl igati a ripetere il cateterismo a brevissimi interralli; la pelle soprastante alla bozza sanguigna dell'in· guine ::;inistro, malgrallo il copioso sanguisugio era atTOS· sita, gonfia e lucente; la reaziono febbrile continuava con leggera diminuzione mattinale. In tali cond:zioni, io proposi un consulto medico al quale venne iuritato il di:;tinto chirurgo dell:t citt~ dottor Francesco Parona (l). Si convenne nelb diagnosi èi un 1asto ecchimoma nella régfono ingninalc sinistr:t e di una vira reazione flerumono:a che si ordim attorno al medesimo. Si confermò parimenti • il !>aspetto eli una grare lesione della vescica. Arcndo poi il riscontro rettalc dato un risultato aiTatto negatiro si ritenne che il mrtcorismo in tcstiuale e la stitichezza fossero dipendenti da. uno stato di pnrcsi dell' intestino, cagionato dal trauma. Fu quindi deciso d'insistere sul trattanlCnto CU·· ratiro institnito. Infatti il giorno istcs·o dopo l'amministra· zioHe d'un energico purgante e l'applicazione di vari clisteri si ottennero copiose scariche di feci e comincio) a scema r~ anche la timpnnitc. Invece gli altri sintomi o persi:;tcnmo immutati o si rendevano progressiramcnte piìt gra.ri. L'orina estratta col catetere mista sempre a. snngne flu ido od a piccoli coaguli O) Col~n t(ll<'~t·o<·cnsiflnC non l!i:"t per trihnt~tt"l' p tthhlic·l!c• Indi ;1\ d otco1• r :n·ona. il cui nnuu· <_. n·.,pp~ • n11lO ai <·ult,J'i .t~·llt" st·i•lUZf' ehi rurgich.:; [h::l' :l\·c·rno llisottnn\ 1na pt•r u,;uuf,->:;(:1 !'~~~~ In luht h l'.ll tfth litu~ ~l•l ll:t \'Hlidf1 c::cuJ)l(' r:tzion•.· c• rlci ~:•~f!Ì c;uu"irdi fornui tui nPll:t cu •·a tli cru~sto iurricatibsinto cnso m••J·b<>so.


DELta\

n:scrc.\

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a\·eva spiccato o.tlorc ammoniacale e reazione alcalina. La temreratura febhrilc era ascesa la sera clel 14 marzo a. 40°5 schbene dopo poche ore siasi riabhassatn. a 38°. ~è tardò molto a. rendersi manifesta la fìuttuazione nella regione ingninale e nella fos5a iliaca. Il mattino del 18 marzo qnindi, intervenuto nuommente il dottor Parona, fn stabilita l'esplorazione mediante l'istrnmcnto aspiratore del Dieulafoy. Venne adoperato l'ago tuhulare n° 2 e lo s'infisse obli· quamente clalresterno all'interno in corri;pondenza. ùclla parte media dell'arcata crurale circa 3 centimetri al disopra della medesima. Estraemmo in tal modo quinLlici grammi all'incirca di pns arente odore !>piccatissimo d'urina. La sera dello ste.sso giorno, nel ripetere l'operazione, giudicammo che anche l 'ago piìt gro:;so dcll'ap,·a.recchio di Dieulafl)y sarebbe insuf· ficiente essen clo la marcia assai densa i quindi ci giorammo di una modifi cazione apportata dallo stesso dottor Parona a11'istrumento del Dicnlafo_y, l:t quale consiste nel sostituire all'ago nn vero trcquarti (1). Nondimeuo, colla. seconda pun· tura fatta a poca distanza dalla prima, renne fuori una qtwntità di pus ancor minore che colla puntura precedente , potemmo però praticare age,·olmcnte un'iniezione abbondante eli acq na fenicata. . Fummo poi pienamente d'accordo nell'amministrare del sol· fato di chinina l~ dose piuttosto generosa e nel dare a quando a quando delle cucchiaiate di vino 1Iarsala, dui brodi con· sumati cd an-alorati dall' estratto ài carne Liebig uonchè delle pilloie (li carne cruda i il quale trattamento era. già stato da me prescritto due giorni innanzi. Nel medesimo tempo alle h~lgnatnre si sostituit'ono i cataplasmi emollienti ( l ) \'. ,\ n.aall !Uiir·c,·sull eli mc:cliCII!((, ,·ol. z.J:l. :wno l" 'ì.;.


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U:-1 CASO DI ROl'TUla TRAUMATICA

e si riconobbe la necessità d'introdurre e lasciare ad ogni costo a permanenza in vescica un catetere cilindrico di gomma elastica di grosso calibro. Giova avvertire che lo stato generale presentavasi abbastanza soddisfacente: la febbre era moderata, vi era prostrazione sì ma non grave; il meteorismo era scemato, come pure i dolori e l'irritazione vescica.le, cosicchè il paziente potè tollerare il catetere a permanenza. In t:tnto sarebbe stato mio desiderio di praticare un' incisione mediocremente larga nella regione ileo-ioguinale per svuotare e-fficacemente la raccolta purulenta; tanto più che trattandosi, come era da sospettarsi, eli un ascesso urinoso nl:isai probabilmente misto al pus si trovavano delle lacinie di tessuto connettivo necrosato, le quali Mrebbero reso insufficiente allo scopo l'appareccbio aspiratore. Ma tanto il dott.or Parona quanto il capitano medico del distretto militare, cav. Ubertis, del cui cousiglio io pure volli far tesoro, propendemno per una condotta più canta . Essendoci però la. mattina del 20 marzo recati ìPresso l 'infermo coll'intendimento di ripetere l'atto operativo di due giorni innanzi, ci accorgemmo che rlalla puntura operata col trectuarti :fluiva. del pus. Allora, ven:te da ~è ridea di allargare tale puntura, ciò che io feci incidendo le parti molli per circa tre cent-imetri parallelamente all'arcata crurale poco al disopra della sua parte media e dall'interno all'esterno. In tal maniera demmo uscita ad una grande quantità di pus, il quale, con molta no:;tra soddisti.tzione, sebbene con non minore sorpre:::a avera tutti i caratteri, tlel pus flcmm onoso senza il menom o odore 1li ori11a. Dopo iniettata dell'acqua fenicata nel cavo dcll'asce5so ri fu introd.:,tto nn grosso tubo da drenaggio, fu eliminato il cab plasma ili farina di semi di lino e fatta una medicazione se mpl ice con fila cd e ascintte.


DELLA n:SC'I CA

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Con tutto ciò, non tardò a manifestarsi il bi!'ogno di una coutroapertura nella piega dell'inguine, dappoichè per la vastitl\ della raccolta e per la direzione che si doreva imprimere al pus onde potesse uscire dall'apertura pratieata, si richiedevano forti, dolorose e sorcnte anche inefficaci pressioni. Oltre a questo, una controa.pertura arrebbe permesso delle )arature più copioso e pili prolumgate. Per code:;te ragioni nella medicazione pomeridiana del 2<b marzo, io praticai un'incisione di tre centimetri nel punto pih fluttuante e piit declire della raccolta inguinale, al disotto cd all'esterno del cordone spermatico. Siffatta incisione fu seguìb. da emorragia di un piccolo ramo deli 'arteria pudenùa e5terua suJlCrficiale, elle rimase interes:;ata nel taglio. S'incontrò una qualche· clìfticoltà ad 1l.rrestare l'uscita del sangue, per il rivo dolore che i pii1 piccoli maneggi suscitavano nella parte e per la diminuita elasticità dei tessuti t11mefatti ed infiamtùati. Adopra.ta. invano l'acqua del Pagliari, si ricorse al percloruro di ferro liquido che riuscì sollecitamente efficace. Per mera. precauzione poi si fece una legatura in massa e si U}Jplicò una vescica eli glJiaccio, ma la mattina seguente venne1·o rimossi il filo e le applicazioni fredde. V infermo non perdette in complesSI) che poco piil di cento grammi di sangne. Allora fu possibile introdurre nel ca,vo dell'ascesso un secondo tubo da fognatura, il quale oltre, allo stabilire un'altra. Yia d'uscita alla marcia, rese praticabili abbondanti iniezioni di acqua fenicata mista a decotto di china. mediante una pompa, le quali iniezioni non vennP.ro poi mai abbandonate fino all'ultimo giorno di cura. A questo punto della malattia, mentre si cominciarano gi:'t a conCC})ire rosee speranze, un nuoro fatto venne a tur-


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t:: N CASO DI ROTTUR.\ TRA miAT!CA

bare il coriìo della medesima: la comparsa di un tumore fluttuante nella piegatura della coscia iu corrispondenza del muscolo retto interno. Non essendo tale raccolta comurricante coll'altra dell'inguine e della fossa iliaca, si aprì no a via al di fuori in corrispondenza della faccia superficiale del muscolo retto interno. Uscì del pi1s in gran copia cogli stessi caratteri eli quello che fluiva dalle aperture superiori . Colla esplorazione digitale attrarerso l'ampia via scaratasi dalla marcia si potè tocc:-tre dii;tintamente il ciglio osseo dello. branca orizzontale del pube. Onde si dedusse essere la marcia istessa pro,·eniente dallo spazio prevescicale, da quello spazio, cioè, che separa la faccia anteriore della vescica dalla. faccia poste· riore della sinfisi pubica. Un altro grosso tubo di gomma vulcanizzata fu introdotto • nel tragitto dianzi accennato. In tal guisa, con nn sistema di fogn atura che funzionava abbastanza bene e colla medicazione ripetuta tre volte al giorno, noi aroramo ottenuto lo scolo libero del pus e la detersione dello ca.rità suppuranti. D'altra parte, l'urina si incanabva nella sonda che tenevamo fissa 11ell'urocisti, nè odore so;;pcito si era fatto ul teriormente sentire nel pus. Non per tanto, il miglioramento dell'infermo era assai problematico; la febbre non diminuita, l'appetito non ricomparso la slitichezza non dnta, nè sranito il meteorismo. Invece progrediva il deperimento nutritivo, cresceva l'irritabilità d~lla. \'r.seica, e la copiosa quan tità eli muco-pus che nelle urine era subentrato al sangue, scomparso da qualche giorno, rirelara l'es i~tenza di una cistite catarrale acuta già sr iluppatasi . Allontanato il so~petto\ di rottura ve!-:cicale, pensammo di rimuovere il Cittct.cre per qualche tempo, ma doremmo riapplicarlo dopo pocl1e ore, giacchè l'infermo si mostrò impo-


1083 tento acl emettere l'urina spontaneamente. Senonchè, avendo egli provato un certo sollie\·o nei patimcnti snbbiettivi dalla rimozione del corpo e:;tranco dal canale dell'nretra a.-dal cavo r escicalc, la notte del l o aprile, estrasse da sè, scnzn. con· sig1io medico, la sonda. Sitfatta. imprudenza. 'detto luogo nella notte istessa ad una copiosissima effusione urinosa dall'apertura spontanea. efTcttuatasi nella pi<'ga. dell'anca sinistra, e fu scgnìta da febbre a freddo altissima pe1· tro giorui consecutivi e che al mezzogiorno del quarto superava i 40°. Tale spiace\"Ole fatto venne a cambiare soRtanzialmcntc le nostre idee sull'affezione morbosa ; imperciocchè il primitivo sospetto di rottura r oscicale, confermato dalla prima ostra· zionc di materia purulenta, pressochò eliminato dopo l' incisione !1ella regione iliaca., diì·enne quasi certezza in seguito DELLA VESCICA

al flusso d'urinn di sopra riferito.

Descritte cosl le prime e più importanti fasi della malatt.ia, ora per maggiore r<'golarità. ecl esattezza di esposizione, trascrivo quasi letteralmente dalle mie note giornaliere lo modiflcazioni ulteriori che essa presentò nel suo corso. 5 aprile. - Continuano gli stessi sintomi, ma la febbre è scemata, nè si ebbe altra. effusione urinosa.. Si è "però accesa 110' infiammazione flcmmonosa nel peno, circoscritta al lato destro di (tnosto organo, e nella sua metà posteriore·snperiOl·c. Codcstn. complicazione ac.::resce i tormenti del paziente; tanto più che per impoditn. circolazione r enosa si è già. slilnppato un noterole edema prcpnzialc. Intanto, si mantiene il catetere in vescica, e l'urina esce abbondan te per questa via . 8 aprile. - Si è rosa assai spiccata. l:1 fiuttna.z.ione in conispondenza della f<tecia esterna del corpo cavernoso destro, ove notasi una tumefazione cospicua. e dolentissima. Vione praticata un'incisione di dno centimetri parallelamente alla Dim·io. -


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UN CASO DI ROl'TURA TRAU.llA'riC.\

direzione dell'm·etra. ed un centimetro e mezzo a destra di questo canale. Non è necessario approfondire molto il taglio stante l'avrenuto assottigliamento dei comuni integumenti. Si raccolgono circa cento grammi di pu:; inodoro, giallo e cremoso. 9 aprila. - .Alla visita mattutina l'edema prepuziale era assai diminuito; molto pus era uscito spontaneamente dal ca \' O deli 'asce3:>0, e le parti erano uoterol mente ~ etumcfatte. Però ::i scorse con sorpresa cbo le iniezioni detersive fatte per l'apertura chimrgica, arerano una via d'uscita attra\·erso il canale ure trale, e che, per converso, iniettando del liquido ncll 'ut·etra, questo sprizza,~a fnori immediatamente dalla ferì ta.. Laondo venne iuclubbiamente ricouosciuta l 'esi:stenza di una fi stola uretrrule, la quale per la prontezza con cui il liquido d'iniezione uscira o per la forza e direzione del getto si giud:cò essere piuttosto larga e tro\':ll'si a poca distanza. dal taglio, c perciò nell'urctra peni ca. 1l flprile. - L'nretra fortem ente irritata c la vescica che si contrae spe::;so e cou riolenza spingono fuori la sonda, onde nUO\'U fuoru scita di orina dall'apertura della piaga dell'~nca. Come al solito, si c1erò la temperatura febbrile, la quale dopo poche· ore ridiseesc con profusi sudori. 13 aprile. - Si è ripetuto lo spandimento di urina. La febbre alle 3 pomeridiane è montata a -10°7, sebheue presto sia:li riaùbas::;ata a 37''8. 14 aprile. - Si è amministrato un g rammo e mozzo di bisolfato dt chinina, e si è cnrobiato il catetere, il quale nel suo passaggto pel canale urelrale h~t prorocato rivi tlolori in corrispondenza doll'uretra vcnica. Yengono fatte delle inio· zioni d'acqua tiopiJa in ,·escica. Per \' inccrc poi la stipsi rentralo, si sono dontti ripetere i cli;;terì purgati ri.

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1085 ll trattamento nli111entare non ,·e•me rariato: l'infermo

inghiotte vol?ntieri le pillole di cartue, le quali sono digerite assai bene. 18 aprile. - Apiressia perfetta; la locali t.'\ migliora progres;;ivamente; la fòecrezione pnrulen ta è scarsa, la sonda è ben tollerata, e le pre~sio ni cserdtate sul ventre non suscitano dolore. L'appetito si è risvegl iato. 23 oprile. - Qua,ntnnque sia av-rennta nuora flu ssione di urina per la sol ita da anormale, pure la temperatura si è mantenuta al disotto dei 38°. La soluzione di continuità tlel pene è quella che dii. maggior quantità di marcia, le altre sono di buonbsimo aspetto e granulanti; anzi quella della fossa iliaca tendo a chiudersi . Ne Yenne quindi rimosso il tubo di caoutchonc. L'infermo dorme sonni tranquilli, mangia con appetito, e si ristora nella nutrizione e nelle forze. L'urina sebbene contenga ancora del muco· pus, non ha odore ammoniacale, nè reazione alcalina. Essa. passa con faci lità pel catetere che viene rinnorato a lunghi intcrmlli per e\'itare patimenti ed irri tazioni del canale uretrale o del collo delln. vescica. La stipsi Ycntrale perdura tuttaria od è necessario vin•:erla coi clisteri. 27 azm'le. - Ù di nuoro aumentata la suppurazione nella. fossa iliaca ; entrambe le aperture fi stolose danno esito ad una quantità di pus maggioro che nei giorni procedenti. Pen~i ò è necessario rimettere il tubo che si era. tolto. Nella notte poi an-enne una flu ssione copiosa di urina così dalla. fistola Yescicale come da quolln. urctrale. Questo accidente fu cagionato dall'otturamcnto del catet~ re per uno zafTo di muco. 11 catetere viene cambiato, ed un ci lindretto di l::uninaria digitata viene immc,;:;o nel tragitto fistoloso, onde si possa, dopo In. dilatazione di questo, introdurri di nuoro il tubo da drenaggio.

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t:~ CASO DI ROTTURA TRAUMATfCA'

Nessuna modificazione importante è in questi giorni a rrcnuta neU'audamen to della malattia. La tempera· tura l1a presentato costantemente un inna1zàmento respcr· tino, il quale però non raggiunse che due sole rolte i 38°. L'appetito fu sempr·e m)lto c le digestioni regolari. La costi· pazione Yentrale soltanto si ù doruta vincere, come al solito, coi clisteri. 11 2 maggio fn cambiato il catetere perchè otturato. 4 111ag,qio. - Tutte le condizioni essendo prOl>izic, fu tolto il catetere p('r vedere se l'infermo compiva bene colle sole forze naturali l'escrezione dell'urina. I ntanto, dopo un 'esplorazione fatta con due speeilli, uno dci quali fu introdotto nel canale uretrale e l'altro nel tra· gitto fistoloso, si è distintamente osservato che i due istrumcnti s' incontrantno nel canale dell'nretrtt poco al disopra. della radice del pene cd a circa due centimetri piil in basso della scontinuit:t suppurante della pelle. 7 maggio. - Dalla fistola urctrale viene fuori pochissima orina, da quella \·escicale, punto. Il getto è abbondante c forte, e l'atto del mingere si compie senza alcun incom0do . L'infermo potrebbe bene far senza della sonda, ma la si riappl ica per non alf<tticare troppo la vescica, per non i rritare il canale metrale e promuorere ulteriori effusioni per la fistola uretro-peuica. ed impedire altresl che colla cicatrizzazione di questa si ordisca un') stringimento calloso. La suppurazione è diminuita, cd i tragitti fistolosi hanno bell'aspetto. Però è sorto un dolore in corrispondenza della branca orizzontale del pube destro; il quale dolore si esacerba sotto la pressione e nei movimenti della coscia. Si praticano delle spennellature di tintura alcoolica di iodio sulla parte. 9 maggio. - A mezzogiorno senza causa apprezzabile 3 maggio. -

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llELJ.A YESCICA

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l'infermo fu preso da brividi di freddo e da febbre, cbe raggiunse la sera i 38°7. Nel sospetto che questo fatto possa esser dipesò da disturbi digestiri, fu prescritto per l'indomani un leggero lnssatiro e dei clisteri purgativi, so::pendendo la solita dose di solfato di chinina (mezzo gramma). 1/2 maggio. - Dopo due giorni di febbre la temperatura• è to'rnata allo stato normale . Dai tragi iLi fistolosi gemo una certa quantità di pus di buouJ. qualità. Il doloro sul pube è scemato; nessuna tumefazione scorgcsi nella parte, ed il paziente muore abbastanza liberamente la coscia. 13 maggio. - Nelle ore pomeridiane il soggetto è preso da forti dolori enteralgici con tendenza al vomito, e meteorismo. 'l'ali sintomi Yengono attribuiti ad un errore dietetico commesso. Un cataplasma emolliente laudanato è fatto applicare sul Yentre. 18 maggio. - Dopo tre giorui di febbre alta che sorpassò i -10•, associata a sintomi di forte catarro gastro-enterico, oggi la temperatura è ridiscesa al disotto dei 38°; la lingua è dh"entata. rosea, il ventre ceclerole ed indolente, ed è tornato un po' d'appetito. /24 maggio. - Il paziente è molto migliorato; anzi oggi si è levato per la prima volta, ma per dare qualche passo ha avuto bisogno di appoggio. 2G maggio. - Il miglioramento è cousidererolo c progressivo sì nello stato generale come nelle condizioni·' locali. Viene rimosso il tubo da fognatura dal seno fistoloso che si apre nella piega della coscia. 28 maggio. - Ieri ed oggi si è àruta nuorament.e febbre. La località morbosa non presenta alterazione alcuna, In.


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UN C.\S') DI-ROTTUR.\ TltAU:\IATICA

quale valga a dar ragione di codesto imprevisto attmento di tcm pera tura. 1° giug11o. - Dopo tre giorni di pcrfetb apiressia, oggi è scoppiato un nuovo accesso febbrile preceduto da forti briYidi . • 4 giugno. - Venne amministrato un gramma e mezzo di hisolfi1to di chinina ogni mattina nelle giornate di febbre. Ieri .ed oggi la temperatura è discesa. nei limiti normali. Per annuire al desiderio del! 'infermo si toglie il catetere dalla vescica, la quale del resto può bene svuotarsi spontaneamente. 7 giugno. - Malgrado le nostre previsiolli e le dosi piuttosto elc\·oJte di bisolfato di chinina, ieri e ieri l'altro )3. temperatura salì quasi a 40°. Gli accessi s'iniziano verso il mezzogiorno e coi soliti brividi. È notevole che essi non stancano molto l'infermo, non sono accompagnati da sintom i morbosi <la parte degli organi della digestione, nè ani tu. more di milza od altro fatto patologico estraneo alla ma.- · lattia priucipale che possa spiegarli. Importa. soltanto a\·vertire che il malato occupa. una. camera a pianterreno non molto a:-;dntta, e che in que::;ti giorni fu condotto parecchie rol te in giardino nello ore l10llleriùiane. La matlina elci dì 6 rennero pratica te tre iniezioni ipodermiche di bi:;olfato di chinina alla dose di 20 centigrammi ciascuna . Il risnltato negatiro ottenuto allontanò, piìt ancora della mancan z~ del tumore splenico, il dubbio che le febbri possano e,::';c re di natura mi<1smatica. Per la qualcosa, sebbene la località affetta non presenti nulla d'irregolare, nè di nuoro che valga a dar ragiono della complicazi1)ne febbrile, si ri tiene piLt probabile che quest-a

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•. •l


• DELLA VESCICA

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dipemla appunto dalla malattia principale. Nella visito. di stamane, quindi, ho stimato utile di rimettere le cose nel pristino stato. Ho riapplicato il catetere in •cscica ed un grosso ~ubo da fognatura nel seno fistoloso della piegatura de11a co~cia, d'onde era stato rimosso perchè ne scolam poco pus e tendeva alla cicatrizzazione. Ho parimenti introdotto un cilindretto di laminaria digitata nelrapertura. fistolosa dP1 pen~' ancor essa quasi chiusa, affinchè anche da qucll:l r' ! ··:.: ~e axere libero esito h marcia, la quale in parte si aennuulara nel ;:;eno 11:-;toloso, ed in pa,rte fluiva dall'odficio uretrale estcmo. • 9 giugno. - La temperatura è ridiElcesa al di:<otto di 38°. n paziente si sente meglio ecl ha appetito. Gli si continua a dare un gramma e mezzo di bisolfato di chinina al giorno. 13 giugno. - Apiressia completa. Il malato migliora rapidamente tanto nello stato generalo quanto in qucno delle · parti af+ette. Il bisolfato di chinina è stato ridotto alla dose di un gramma.; si propinano pure poche goccie di liquido ar:>enicale di Fovler. È clegno di nota che lungo la branca orizzont.-'tle del pube , dall'eminenza ileo-pettinea. al contorno superiore del foramo otturatorio si tocca una salienza ossea ben distinta, la quale pare il risultato della riunione di due frammenti di frattura avvenuta in quel punto. 16 giugn~. - Per ravvivare il processo di riparazione piuttosto torpido, vengono praticate delle iniezioni di tintura. jodica nei tragitti fistolosi. 18 giug1w. - Un'altra recidiva della febbre è venuta di nuovo a turbare l'andamento regolare della malattia. 2


c

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UN C.àSO DI ROTTURA TRAUMATICA

Il solfato eli chinina dato in cambio del bisolfato, fu ele· vato alla dose eli due grammi in quattro riprese. 20 giugno. - Tornato infruttuoso il solfato di chlnina, furono prescritti due grammi di salicina. Ofmi la temperatura è discesa al tlisotto dei 38°. :J.J giugno. - Continua l'apiressia. Migliora lo stato gc· ncr:tl•• e locale; ma: gemo una certa quantità di pus dalle i:sluiu, cumprcsa quella urctro·penica. L'uretra, in corrispou· denza della soluzione di continuità, è dolente al tatto; la vescica a quando a quando si contrae cou forza, spingendo fuori un getto di orina che non sempre riesce ad iucana· lars.i totalmente nella siringa. La stitichezza è persi3tente. bel resto il soggetto si leva e cammina. abbastanza bene, qua.ntunqne abbia bisogno ancora di appoggiarsi al bastone. :!9 giugno. - n. miglioramento è progressivo: tempera· tura normale; poca marcia dai seni fistolosi, nei quali si tengono dei tubi da fognatura assai sottili. Le contrazioni del detrusore vescicale sono meno frequenti e meno forti. D pazuente cammina bene e senza molto stancarsi, ma sempre col bastone. Inoltre, mangia con appetito e digerisce egro· giameute. Lo stato della nutrizione e delle forze è assai sod· clisfacente, e non gli si amministrano che due grammi di salicina al giorno. Stante l'imminente partenza del reggimento pel campo di Gallarate, por effetto della quale il malato rimarrebbe senza medico curante e senza. assistenza, viene affrettato lo invio di lui in licenza per motivi di salute, che aveva gifl. ottenuta. • Egli quindi, accompagnato da un suo fratello, e circon· <lato da tutte le possibili cautele, parte oggi stesso per la sua città. nativa, ove nel seno della propria famiglia anà agio eli potere, mercè la continuazione delle cure, compiere e rassodare la guarigione.


1091

DELLA n:SC IC.I.

l o ho annuito tanto più \'Olentieri a tale determinazione, anzi rho sollecib.la, in quanto che sono d'arriso che raria. di Norara, poco salubre nella stagione che cvrrc, se non ù stata la causa determi nante degli acce~si febbrili freqnrn· tissim.i, da cui rintermo ultimamente è st.ato traragliato, .votrcbue forse iu a1rcuire esercitare assai f<lCilm rnte la sua .influenza sopra un organismo già. predisposto c nel quale una complit:azionc miasmatica produrreblJe certo as:;ui dannosi ,en.et•. ~,~ .

• Ili.

Narrata così la storia della malattia, prima di esporre il coucctto diagnostico che mi :;ono formato di questa e tutte quelle considrrazioui che il corso, le complicazioni, il modo di operare della causa, l'esito e la cura potranno sugge· rirmi, premct.tcrò alcuni cenni topografici dèlle parti in cui le lesioni ebbero seùe e tli quelle che colle prime hanno pil1 stretti rapporti. Quindi mi occuperò specialmente della ve· scica ddl'uretra e ùel perineo. a) La ,·escica situata, come tutti sanno, nella ca,·ità della piccola pelvi, Yaria di forma e di 1·apporti, secondochè è yuota o distesa dal proprio couten ut.o, La capacità sua ordinaria può essere valutata in media dai ::>00 ai 600 centimetri cubi (1). È assai mobile, es:>endo cosl i suoi lega· · menti superiori cd anteriori come le ripicga.ture peritoneali

anteriore c posteriore inefficaci ad immobilizzarla; tantochè Ryrtl (2) afierma il miglior mezzo di fis:;azioue dell'nrocisti (l ) BF.AUSI~ et HOl:CUARD. Alaatomle. Paris , 1$73. p :tl"(. 836. (2) IIYH TL . M!a/Ollllc' IOJ)OUi'li/ICll 1 lib. 5° 1 pag. 3$.

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C~ C.I::;O DI ROTTUHA TRAu~IUfCA

essere ranc)]o osr::co del bacino, il qua.le, quando l'organo è disteso, Yiene esattamente occupato e forma un tutto insieme con esso. La faccia anteriore che, come >cdremo, è la più importante per n oi, nello stato di yactùtà della r esl"ica risponde alla parte posteriore della sinfìsi pubica dalla quale è se· parata da lamelle di te. :;nto conncttiro. Coòesta superficie è inclinata all'imbasso ed all'indietro, per modo che il suo apice tocca ·quasi la. sinfisi, mentre il collo ne è distante circa due centimetri. Quando poi l'organo è dilatato dall'n· rina, la sua superficie anteriore si elera, diriene meno obli· qua, soi·pnssa il margine snpe~·io1·e dell.1 sinfisi c si nptJlic:t cont-ro la parete aùdom inale c prcci~ .lmcnbe in conta tto della fascia trans~.:ct·salis, rcspingcnlo in alto il pcritonco con cui non è mai in raJlporto. La. parete posteriore è bppezzata tutta, dal peritonco ed è in rapporto immediato colle circonroluzioni intestinali e solo rueùiatamente col retto (1). Le 1m.reti lat-erali sono ri· coperte dal peritoneo superiormente e colln. loro metà infc· rio re sprordsta d'inrolncro sieroso si adagiano snll 'aponeurosi pC'lricn . IAl bnse poi non tnprczzata ufi'ntto dnl peritoneo è in rapporto colla prostata, colle vescicolc semina1 i c col retto, da cui ò separata dall'aponeurosi prostato-peritoncale di Dénom·iJliers. b) Dell'anatomin. dell'uretra bastano pochi richiami. L'ui.·etra penica in ~ieme ai corpi cavernosi in mezzo ai quali scorre ed al corpo spongioso che la ricopre, è inrolta in una guaina fibrosa, la fasc;ia del pene, la. quale si continua colla fascia fibrosa supcr~ciale del perineo. •

u

L'urctra. perinealc curvilinea a coucaritf1 superiore che ( l ) Htcnwr. • 111!1/llm/e mrdlcO·chh•ttl'fiiC<IIe. png. :>25.


DErL~

VESCICA

1003

guarda la sinfisi e pres:;ocltù invariabile in tale posizione, è in rapporto col legamento di Carcasi:ione, che essa perfora, e colla loggia perineaJe sup:-riore in cui è qna.si intiera,ruente contenuta. c) Rispetto alla regione periocale anteriore, o perineo pro· priamento detto, oltre ai comm.i intcgumcnti, gli autori la considemno formata. da tre f<teie fibrose : l'aponeurosi superfi ciale od mferiore ; il legamento di Ca.rcassone od a~onen­ rosi media, la quale secondo Dénonvilliers è divisa in due foglietti, c l'aponeurosi superiore o fascio. pèlrica. Questi strati fibrosi circoscrirono tre piani. Il primo è il

piano o loggia pcrineale inferiore limibto d<tlraponeu rosi superficiale e dal foglidto inferiore ddl'aponenrosi media. Sithttta loggia è detta d,t Richet pcrineo-penica percllè involge il pene come in uno astuccio, non presentando altra via ,Ii comuuicazione col tessuto connettivo sottot.:ubneo che in corrispondenza ùcl legamento sospcusorio della. verga verso la radice di questa. L'altra. t: l:l. loggia pcrincale media elle però non viene gcneralmen te cousidcrata come tale. Essa sarebbe costituita dallo spazio compreso fra le due lamine dclraponeurotJi me!lia e racchilllll.!rchbe una piccola sezione dcli'Ul·etra membranosa. Ta.le piano, come di leggied s·intende se si ticn presente la dispo:;izione anatomica dei due foglietti dell'aponourosi media, è chiuso dn. per tutto, meno posteriormente in corrispondenza clelrintestino retto. ·Da lÙtimo, la terza ò la loggia superiore, la quale, come è noto, ò uno spazio prisruatico-triangolare che Yiene diviso in tre loggic secondarie dalle aponeurosi laterali dell:l. prostata. La loggia mediana, la sola che ci possa riguanlare, appellata da R.ichet uretro-pro:>tatica, è limitata in alto dalla fascia })Chica, inferiormente dall'aponeurosi metlia, ai lati dalle apooeurosi lalerali ddla. prostata, ed indietro ùu. un foglietto


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U~ CASO

m ROTTUHA TR.I.UMATICA

cellulo-fibroso teso fra il retto e la prostat.:'l, l'aponeurosi pro~ tato·peritoneale del Dénonvilliers. Cosilfn.tt::L loggia ha pareti molto resistenti, meno quella posteriore, la quale, massime in corrispondenza della prostata, è debole e sottile; sicchè in tal punto la loggia perineale superiore è meno isolata che in qualsiasi altro. Da. quanto bo. finora esposto emergono delle interessanti dedu~ioni dal lato chirurgico. Io mi limito a quelle che riguardano più da vicino il nostro caso. La vescica è afl'atto estranea al perineo da cui è separata dalla fascia pelvica e dall'aponeurosi prostato-peritoneale. Epperò, in qualsivoglia punto delle sue pareti avvenga. una soluzione di continuità, se rimangono integre quelle due membrane fibrose, non è possibile che l'infiltramento o l'ascesso urinoso si facciano strada in alcuna delle logge perineali. Solo per lacerazione del basso fondo, quando sia stato interessato altresì il foglietto aponeurotico prostato-peritonealo, o venga smagliato nei suoi punti più deboli, può accadere che l'urina ed il pus s'infiltrino nel tessuto connettivo che circonda il retto, e si traducano all'esterno nelle fosse iscbiorettali. Una soluzione di continuit-à nella parete posteriore o nell 'apice darebbe necessariamente luogo al versamento Ul·inoso nel caro peritoneale. Lo stesso accadrebbe se la lacerazione risiedesse nella parte più alta delle pareti laterali; mentre se avesse luogo più in basso, l'effusione urinosa si efl'ettnerebbe fuori del peritoneo, nel tessuto connettivo della fascia pelvica. Per semplice rottura poi della parete anteriore non potrà mai a.venire un versamento int.raperitoneale. L'inlltramento o l'ascesso urinoso si formeranno nel tessuto connettivo prevcscicale. E siccome in quella sede la sinfisi ed il corpo delle


1095 ossa pubiche oppongono una re~istenza invincibile anterior, mente, l'mina o si effonderà nel tesstfto connettivo sotto-pe· ritoneale smagliandone le poco resistenti fibre, ovvero, se per l'inspessimento flogistico del medesimo la raccolta rimarrà in· capsulata, il liquido non potrà farsi strada al di fuori che at· traverso la parete addominale, in uno dei suoi punti più deboli. · :Molto diverso sarà il cammino dell'urina e della marcia, aUorchè invece della vescica sia lacerato H canale dell'uretra. Intanto giova premettere che gli ascessi urinosi, qualun· que ne sia l'origine, possono non seguire a rigore le leggi anatomiç.he; imperciocchè quanclo l'urina si effonde lentamente e c'è tempo di formarsi un indurimento del tessuto connettivo circostante aUa raccolta, allora le condizioni di propagazione rimangono modificate app~nto da questo inspessimento di tes· suto. Se per contrario l'infiltramento succede rapidamente, mancherà il tempo di formarsi l'indurimento protettore, ed il liquido seguirà le leggi che impongono al suo corso le dispo· sizioni anatomiche. Tenuto conto di questa circostanza, vediamo quale sarà il cammino dell'urina nelle lacerazioni uretrali. Se la lacerazione avviene in un punto del ·canale situato al eli sotto deli 'aponeurosi media, cioè nell'uretra spongio:;a., il liquido cadrà. nella loggia perineo-penica, ed ove nessun ostacolo si presenti, si redrà distendersi e sollevarsi considerevolmente siffatta loggia, e la verga acquisterà un volume straordinario. La guaina fibrosa ordinariamente cede in corIispondenza del legamento sospensorio, cioè nel punto meno resistente, e l'urina passa nel tessuto connettivo sottocutaneo, e la si può vedere invadere lo scrpto, le pareti addominali e perfino il cavo dell'ascel1a. È inutile avvertire ehe ciò non succede io tutti i casi, per· DELLA VESCICA


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UN CASO DI ROTTURA TR.AUlli.'l'ICA

chè, come ho accennato di sopra, l'in_durimento flogistico dei tessuti può grandemente modificare il corso del liquido versàto., Se poi la soluzione dì continuità avviene nella pic"ola por· zione d'uretra che si trova fra i due foglietti dell'aponeurosi media, allora l'urina perfJrerà uno di questi foglietti, e pii>. facilmente l'inferiore, che è il più sottile, ovvero si farà. strada posteriormente ai dintorni del retto. Quando poi l'effusione d'urina si faccia al disopra dell'aponeurosi media, e nessun inspessimento o lacerazione di tessuto sia renuta ad alterare le condizioni di propagazione, l'urina (l) al pari delle collezioni purulente trova un ostacolo insormon· tabìle nell'aponeurosi media, nP.lla sinfìsi e nel corpo ~1~1 pube; in guisa che non può portarsi nè in basso nè all'innanzi. Superiormente l'aponeurosi pelvica, sebbene in qualche caso sia stata p;rforata, op})One ancor essa una forte resistenza; invece all'indietro il foglietto fibrò celluloso di Dénonvilliers è assai sottile e lacerabile nella sua parte inferiore, fra il retto e la faccia po.;teriore della prostata. Quindi, per regola, nei casi eli raccolta purulenta. od urinosa nella loggia peri· neale superiore, si vedrà scorrere il liquido al davanti del retto, in radere le fosse ischio-re~~ali ed apparir e ai dintorni dell'ano, od anche farsi strada nella cavità. deli'intestino. Possiamo dunque formulare i seguenti corollari: Una rot· tura delle pareti della vescica, ammessa l'integrità. delle fa· scie fibrose che separano quest'organo da.l periueo, non potrà. dar luogo alla effusione d'urina in alcuna de11e logge peri· neali. Laonde un ìnOltramento urinoso nella loggia. perineale aJ;ltoriore, od anche ne1le fosse ischio-rettali (2) quasi certamente è indizio di lacerazione delle pareti vescicali. (11 Rl t'Ut:T. Op~ ra <'Ìl. . p~g. 4"2. 12) Il n>t·sam<:nto d'orina nP.I !"f'lto o lli.'Ì sur1i di utor ni p<Jtr~hhe, cume si è ..._.,• nnalo di sopra, pro''t.' nit·e da roaur;t nd hassofondo dcll:t. ve,;cica .


DELLA VESCJC,\

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Per contrario, nelle soluzioni di continuità dell"urctra l'effusioue urinosa avviene necessariamente in una delle logge pe· rineali. Epperò lo spandimento o l'apertu.ra di un ascesso uri noso nella. loggia perineo-penica, nelle fosse i~cbio· rettali e nel retto indicano ordinariamente una lesione di quel canale. Da ciò possiamo d<durre che tutte le rolte in cui vediamo fuoruscita di urina da un altro punto che non sia il pel'ineo, possiamo a ragione pensare che essa non prorenga ùall'm·e· tra, salvochè non sia seconJatiamen te put;Sattt ù:J. uno dei piani perineali in qualche altra regione.

I V.

Premessi questi richiami di anatomia chirurgica, che ho creduto indispensabili per spianarmi la strada allo studio clinico della malattia, e per evitare gli equiroci che potrebbero derivare dalla discrepanza tuttora esistente sul modo d·intendere e eli descri l'ere il peri neo ed i suoi annessi, }Jasso ora. alla diagnosi. Che nel caso nostro siavi stata lacerazione delle vie urinarie, io credo non possa mettersi iu ùubbio. Già i primi sin· tomi della malattia : fisionomia passiva ed ansiosa, polsi piccoli e frequenti, prostrazione generale, senso di viro bruciore perivescicale, bisogno imperioso di orinare e poi difficile c dolorosa escrezione dell'orina, ematuria, meteorismo, stitichezza, facevano sospettare con fondamento una tale lesione. Ma noi avemmo indizi certi della sua esistenza, fra i quali figurano in primo luogo i caratteri della materia estratta coll'apparecchio del Dieulafoy. È bensì vero che la Yicinauza di raccolte marciose, specialmente se diuturne, al retto ed alla vescica, può comunicare al pus l'odore delle materie fecali o

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ll)tl8

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U~ CASO DI ROTlT R.\ TIU Ull1TICA

dell'urina. l\Ia ciò non può dirsi del caso che ci occupa, per· cb è, oltre alla data recente dell'ascesso, l'odore urinoso era troppo spiccato per poterlo ritenere comunicato soltanto per logge di contatto. Inoltre l'esame microscopico fece notare dei cristalli di fosfato amroonico-magnesiaco e di acido urico nella materia raccol ta; ed io non so come potrebbe spiegarsi llll tal fatto, senza ammettere la presenza etrettiva dell'urina in quella materia. Infine noi avemmo il segno caratteristico di una lacerazione delle vie urinarie, e fu l'effusione utinosa dalla fistola della piegatura dell 'anca sinistra. n qual fatto, da noi osservato ripetute volte, fu messo fuori d'ogni dubbio dopochè mediante tela impermeabile isolammo perfettamente l'apertura fistolosa ondle proveniva l'urina dalle altre scontinuità suppuranti, dali 'orificio uretrale e dal recipiente in cui pescava il catetere che tene\'amo a permanenza in rescica. .Ma in qual parte dell'apparato escretorio dell'urina avvenne la rottura? Nessuno, io credo, potrebbe pensare a mettere in discussione gli Ul·eteri, dappoichè la causa della malattia, come i sintomi e l'esito della medesima, escludono in modo assoluto anche il più lontano sospetto di una lesione di quegli organi. Nel nostro infermo la rottura non può essere avvenuta che nella vescica o nell'nretra. Che fuvri lacerazione dell' m·etra è un fatto certo, ed io dovrò occuparmene diffusamente più tardi, come di una com· plicazione sopra.nenuta. nel corso de1la malattia; ma la lesione più importante e più grave, quella che seguì imme· diatamente l'azione del trauma, fu la rottura della vescica. Se mettiamo insieme i primi e più salienti fenomeni mor· bosi, anemo un quadro sintomatico che corrisponde perfettamente a quello che gli autori fanno della rottura vescicaJe. Però, a precisare meglio la diagnosi. nel caso che ci occupa,


DF.LL.\ VE:=iCIC.\

1090

gioverà stabilire uu esame comparativo fra le due sole possibili sedi della lesione : la vescica ed il canale c1e1l'uretra. La ; oglia continua di orinare e di evacuare l'intestino in· sieme colla impoteùza di compiere tali n.tti, dice il Clark (1), costituiscono già dei segni molto sospetti; ma un segno più decisi•o è la presenza del sangue nelle urine. L'emorragia che si manifesta subito dopo l'offesa, e che continua per lungo tempo, OV>ero, arrestandosi il gocciolìo del sangue, dà luogo ad un ecchimoma perineale, è sintomo di rottura uretrale ovvero di lacerazione dei plessi venosi prostatici con effusione sanguigna nel canale dell '1uetra. Quando inYece si ,-ed e del sangue commisto all 'urina, a cui comunica un colorito brunastro, e che non gocciola dall'orifizio uretrale nè precede la uscita dell'urina, esso proviene senza dubbio dal cayo della vescica. Applicando questi principii alla ematuria. da noi osservata, non possiamo che concludere per l'origine sua vescicale. Il sangue infatti nel nostro caso era sempre misto all 'urina, il cui colorito era di>entato rosso cupo, e nella. quale si. scorgevano sovente anche dei y,iccoli coaguii più o meno solidi e talvolta biancastri. Non mai si manifestò gemitìo di sangue dall'orificio uretrale, nè tur:1ore nella. regione perineale anteri01·e ; senza il cateterismo o l'atto dell'urinazionc, noi n0n avemmo ftwruscita di questo liquido dalle vie urinarie. Oltre all'ematuria anche i fatti subbiettivi sono un indizio di molto rilievo. È vero che i sintomi di prostrazione possono manifestarsi altresì per lacerazione dell'uretra., ma il senso di bruciore nei dintorni della vescica, sentito durante l'atto del· l'urinazione, il bisogno Cùntinuo di eseguire quest'atto, scom-

(1) LE GRos CLARK . I.<:zioni i ntor-no ai P•·lnclpll dt diagnostica chtru•··

uica. Napoli, pag. 275 e seguenti.

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11 ù0

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l:~ CASO ni ROTTURA TRAG~L\'l'ICA

pagnato da spasmo nella regione perineale, l'introduzione del catetere senza prorocare il menomo patimento lu.ngo il ca· nale uretrale non indicano certo una lesione delruretra. La prO\'a però di maggior rilievo e più' certa è f'omita dalla anatomia clùrurgièa. Si sa dalln. storia clinica. che l'esplorazione del perineo non fece mai rile\'arc alcun fatto anormale in quella regione, e che i ripetuti riscontri dell'intestino retto dettero sempre risultati negativi. Ora, noi abbiamo dimostrato che l'infiltramento o l'ascesso urinoso per lacerazione dell'm·etra non pos· sono risiedere che in uno dei piani del perineo, e nel tradursi ali 'estemo o prendono la via della loggia perineo-penica, o qnd la del rètto e delle fosse ischio-rettali. Per conseguenza l'orina, nel caso nostro, non può arer avuto origine da una rottura dol canale dell'nretra; per ùar ragione dcll!\ sua provenienza necessariamente bisogna ammettere una rottura. della >escica. l\fa. in qual punto di quest'organo aV\'enne la soluzione di continuità? In qual ruoùo e per qual via la raccolta m·inopuruleuta si tradusse all'esterno? Quali altre altel'azioni accompagnarono o seguirono ta.le accidente? Se poniamo mente agli scn.rsi dati statistici che si possie· dono circ~t la seùè dd le rotture traumatiche della vescica urinari<\, ti·oriamo questa lc:>ionc quasi egualmente ft·t!quente nella parete anteriore ell in quella posteriore, rara assai nelle altre parti t1ell'organo. llouel, il quale scrisse Slùl'argomeuto un hl\'j>ro di molb pregio,. sopra 37 osservazioni raccolte trovò cbo quindici rolte la rottura esisteva nella parete posteriore, cd era sempre accompagnata da lacerazione del peritonco, e dorliri nella faccia anteriore, senza comunicazione con questa membrana sierosa. Però noi abbiamo ragioni ralidissi me per e5clnderc la rot· •


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DELLA YESC! C1

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tura della p:ncte posteriore. E per fermo, la mancanza di • qualsiasi sintomo di versamento d'urina inhapcritoneale e di peritonite, la sede dell'ascesso ut·inoso che si sviluppò certamente nella regione prevescicale, il modo di operare della cauf;a traumatica e l'esito istessò della malattia, fanno fermamente ritenere che quella les1one abbia avuto luogo nella parete an teriore. Ciò che non è facile a determinare si è il punto pre· ciso in cui la lacerazione an·ennc, come pure la sua di· rezione ed estensione. In quanto alla direzione si può congetturare che la rottura sia a.vvenuta piuttosto nel senso • 1erticale che nel trasversale, dappoichè in quest'ultimo senso

la disposizione delle fibre muscolari si sarebbe opposta alla. chiusura della lacerazione. È assa.i probabile poi che non siasi formata un'a:r.pia rottura, poichè inrcce di un vero e copioso infiltramento noi avemmo l'ascesso orinoso. Inoltre, la quantità deli 'orina emessa, per la via naturale, anche tenuto cont<l del sangue che nei primi giorni aumentava il volume del liquido, non fu mai cosl scarsa come avrebbe doruto essere se, invece di una stretta fenditura, un largo crepaccio della n~scica ne ayesse permesso il versamento nella cavità. pelvica. Mi rincresce che le molteplici e gravi sofferenze, le quali per molti giorni tennero agitato l'infermo, mi impedirono di raccogliere all'uopo dati precisi. Ammessa, intanto, unn. rottura non molto estesa nella parete anteriore dell'urocisti, vediamo quale fu il corso del liquido effuso. Innanzi tutto vnolsi tener presente che nel caso attuale, siccome ho già accennato, non si ebbe un vero intìltramcnto; ma essendosi l'orina versata non con molta rapidità nè in grande copia, suscitò piuttosto una reazione flogistica del connetti vo in mezzo a cui si era sparsa, con formazione di


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t::'\ C.ISO 1Jl ROTTl"HA TR .\t:MATICA

pus ed indurimento del tessuto limitante l'ascesso. Ora, noi • sappiamo che una raccolta prevescicale cosiffatta non può tradursi all'esterno se non attraYerso la parete addominale; imperocchè iu ba~so e lateralmente tnl\-erehbe ostacolo nella fascia peh·ica, alla quale la ;•cscica è aderente mediante t-essuto ce1lulare inspessito, ed in avanti le ossa pubiche e la loro si H fisi oppongono una resistenza ancor piil forte. A mio an-iso, nel caso che· ci occupa, l'orina eil il pus si sarebbero scavata una via all'esterno appunto attraverso la parete anteriore dell'addome, e precisamente in corrispon· flenza della fossetta inguinale rescico-pubica. Come è noto, cote~ta fossetta limitata dall"uraco a.U'interno e dall'arteria t ombilicale obliterata al di fuori, corrisponde quasi all'orifizio cutaneo del tragitto inguinale. Il liquido non an-ebbe domto smagliare che la fascia tr:msrersale e qualche fibra collaterale dell'aponeurosi del grande obliquo interposta ai pilastri per trovarsi dirottamente fra questi. Dal quale punto esso, lasciando all'interno la spina del pube, inferiorment-e il legamento dotto di Colles, ed ali 'esterno ed in basso il ·cordone spermatico, e rasentando il margine esterno del retto aùtlominale, si sarebbe portato nella regione inguino-crurale sinistra per farsi sottocutaneo ed aprirsi uno sbocco nella piegatura della coscia a.l disopra dei muscoli retto interno ed adduttore superficiale. È questo il concetto che mi son formato del cammino percorso dal pus e dall"orina. Io ho voluto esporlo, quan· tunque sia assai lontano dal pretendere di farlo credere assolutamente conforme al vero. Vengo in ultimo ad esaminare le altre alterazioni cho accompagnarono e seguirono la rottura della rescica. Ho già (letto innanzi che fin dal primo esame si riscontrò una bozza voluminosa nella regioue inguinale sinistra, a cui tenne sol·


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lecitamente dietro lo sviluppo di un flemmone esteso anche al tessuto connettiro della fossa iliaca. Orbene, tale fiem· mone ed il doppio ascesso che ne conscguitò non furono, a mio aniso, l'effetto dello spandimento urinoso, sì bene di una elfn5ione sanguigna nel tessuto connettivo sottoperitoncalo della fossa iliaca sinistra, ed in quello sottocutaneo della regione inguinale. .Koi, in vero, dalle incisioni praticate di poi non ~n·emmo che pus di buona qualità e senza, il menomo odore orinoso, e nemmcuo nelle successive medicazioni riscontrammo mai fuoruscita d'orina da quelle aperture; che anzi ci venne fatto di osservare nel pus parecchie volte dei coaguli san· guigni più o meno alterati : ciò che confermò l'idea di un versamento di sangue arvenuto in quella località per effetto del trauma. Che se coll'aspiratore del Dieulafoy estraemmo del pus misto ad orina; ciò, a mio avviso, dipese dall'a\'er l'ago pescato nell'ascesso prerescicale. Nè si può nemmeno lontanamente sospettare che l'ago aspirante sia penetrato nel cavo della vescica, poichè nè la sede ove fu infitto, nè le precauzioni usate, nè la qualità della materia estratta giustificherebbero un tale sospetto. Un'altra lesione non meno inter.essante fu la frattura della branca orizzontale del pube destro complicata con diastasi della sinfisi. Fin dai primi giorni, ponendo mente alla violenza del colpo ricevuto dall'infermo, all'impossibilità di reggersi in piedi, ai dolori che le più piccole scosse ed i minimi mo· vimenti, risvegliavano nell'anello osseo dtJl bacino, alla rottura medesima della vescica, che spesso suole accomp,agnarsi con frattura delle ossa pelviche, concepimmo il sospetto di questa lesione. Però, solo ad epoca inoltrata del male, quando un esame minuto delle parti ci si rese possibile, avemmo

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t:N C.\SO DI ROl"l'uRA TRAUliATICA.

la prova diretta. rlell 'avvenuta frattura, riscontrando l'esistenza del callo già formatosi nella branca orizzontale del pube destro. La leggera scomposizione poi, di cui era espressione la salienza rilevata, presumibilmente anenne dopo che l'ammalato lasciò il letto , giacchè egli al primo mnor ersi si t rovò assai inceppato ed avrertì fortissimo dolore nella sede della fra.ttura. Oltre alla frattura, constatammo, come bo già accennato, l'allontanamento delle os~a pubiche e quindi l'allargamento wlla loro sinfisi. Se poi altre soluzioni di continuità.a.bbiano avuto luogo nel b::teino, è cosa elle io posso credere probabile, ma non ho argomento alcuno per dimostrarla. Infine, conviene far qui menzione di un 'altra. alLerazione morbosa, avvegnachè la medesima, sviluppatasi dopo circa un mese di malattia, sia da considerarsi più che altro come una complicazione rlelle lesioni pl"incipali : intendo pm·lar e del flemmone della verga seguìto da fistola uretro·penica. Dopo quanto ho detto nella storia clinica, non occorre fermarmi snlla diagnosi di questo interessante fatto patologico; piuttosto cercherò in seguito d'interpretarne· la patogenesi e di collegarlo colle alterazioni principali, . nonchè colla causa traumatica. Riassumendo ora tutte le lesioni morbose di cni ho di· sopra discorso, formulo il mio concetto diagnostico nel modo cbe segue : l o Rottura della rescica nella sua parete anteriore con consecutivo ascesso urinoso nel tessuto connettivo ptevescicale e con cistite ; 2° Contusione di secondo grado seguita da ascesso fiemmonoso nell'inguine sinistro e nella fossa iliaca corrispondente; 3° Frattura della porzione orizzontale del pube destro e diastasi della sinfisi pubica ;


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4° Finalmente, flemmone del pene con fistola uretropemca.

v. Passiamo ora allo studio della causa traumatica e cer· chiamo d'indagare i rapporti che le varie lesioni ri~contrate hanno con quella, come pure il nesso di di peude:tta o di successione che potrà esservi fra esse. Se consultiamo gli autori che si occupano un po' estesamente delle rottu re traumatiche del serbatoio dell'urina, trovi'!lmo che tutti, dopo di aver affermata la rarità di questo gravissimo accidente, a111mettono come cause determinanti i colpi diretti sul ventre e le fratture delle ossa del bacino, e ritengono quali cause predisponenti egualmente indispen · sabili la distensione <lell'urocisti e l 'estrusione al dh;opra. dell'arco osseo pelvico; in altri termini, ritengono uecessa· rio che la ''escica noo sia vuota e contratta. su se stessa. Un'altra condizione poi molto favorevole è considerata pure la distensiòne dell'intestino retto. Il Cla.rk (l) si esprime ad un dipresso con queste parole: Nelle lacerazioui della vescica orinaria due condizioni sono necessariamente richieste, la sua distensione e la estrusione dalla pelvi. La storia. ordinaria di questa lesione è che l'infermo fu prodigo nelle libazioni, trascu.rando o dimenticando di emettere l 'urina, e poscia riportò un colpo in forza di cui rimase fortemente compresso l'addome. Eric Erichsen (2) è ancora più esplicito : Difficilmente, egli dice, la rottura della (l) LE GROS CLARK. Op. cit. (Z) ERte Elucnslls. La scien~a e ra•·te della ohl!· ur·uEa. T r ad. il. del dottor LON GH I. - 1874, pag 640.

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'V X CASO DI lWTTl:RA TRATI:\IATICA

vescica può aYer luogo quando essa è vuota, percbè allora rimane accasciata sotto le ossa pelviche; ma quando è molto distesa salo al disopra del pube ed è assottigliata in pro· porzione della sua distensione, può rompersi facilmente an· che in forza di una leggera violenza. Quasi allo stesso modo parlano Nélaton, Houiil ed altri scrittori. Giova però osser· vare che nessuno, per quanto è a me noto, spiega in modo chiaro il meccanismo con cui, poste le cause testè menziouate, la rottura Ye:;cicnle si produca. Venendo ora al nostro caso, quantunque ci mancasse la certezza assoluta che lo cagioni predisponenti esistessero, nondimeno gioverà credere, come è accennato nella storia, che la vescica ed il retto fossero, se non smisurat:Jlt.tente ripieni, almeno mediocremente dis~esi dal loro contenuto. In quanto alle cause determinanti poi, c'erano entrambe : colpo diretto sul ventre e frattura del1)Ube con diastasi della sinfisi. Ma in qual guisa ed in quale misura abbiano operato l'una e l'altra di tali cause è problema anluo a risolversi. Ho detto nella storia che il cavallo, mentre il cavaliere voleva deciderlo al salto della barriera, sollevò con violenza e ripetutaroente il treno posteriore, sicchè il cavaliere fu sbalzato di sella, e trovandosi a cavalcioni sul collo dell'animale, perdette l'equilibrio e cadde a gambe in aria. e col

capo sul suolo ; nell'atto del cadere, la testa del cavallo si inarcò bruscamente e lo colpl con forza nella regione ipogastrica. Stando cosl le cose, io sono d'avviso che le lesioni riportate non poterono essere se non l'effetto del colpo o dei colpi di testa vibrati dal cavallo. Una frattura del bacino e la lacerazione della vescica difficilmente tengono dietro ad una caduta sulla testa, tanto più se sparso sul suolo trovavasi, come s11 quello della c:nrallerizza, uno strato abbondante di •

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Il ELLA YESCI CA

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sabbia e di segatura di legno, le quali J>Oterono attenuare di molto la violenza dell'urto, e se, come nel caso nostro, nessuna traccia di offesa venne riscontrata nel capo, nè nelle parti vicine. :;\1olto meno potrebbero attribuirsi ad urto del perineo sul pomo della sella, percbè, innanzi tutto, il sog· getto non avrebbe avuta la fo1·za di mantenersi a cavallo, ma sarebbe caduto all'istante, e poi il perineo e l'm·etra non sarebbero al certo rimasti illesi come restarono. Quindi a me sembra iucontestabile che, come la contusione della regione iliaca e dell'inguine, cosl la frattura del pube e la lacerazione della \'escica dipeudano soltanto in modo in· diretto dalla caduta da cara11o, ma che siano veramente state cagionate dal colpo o cla.i colpi dù·ctti sul rentre e sul segmento anteriore del bacino. In quanto alla rottura rescicale, il cui modo di produ· zione è a.,;sa1 difficile a spiegare, bisogna ammettere che tanto il serbatoio dell'urina quanto l'intestino retto si tro· vassero distesi nol momento del fatto. La vescica poi do· vette immancabilmente offrire molta parte della sua super· fì.cie anteriore all'azione del trauma non soltanto per l'urina, che la tenera gonfia, ma altresl pel capovolgersi di tutto ·il corpo nell'atto del cadere. Sarà facile così concepire come un colpo tanto violento che valse a spezzare il robusto anello osseo della pelvi, abbia potuto rompere ancora l'urocisti di· stesa e sporgent,e nella regione ipogastrica. Nè merita di es· sere trascurata, almeno come causa concomitante, la contra· zione spastica della vescica non vuota di orina, e della pa· rete addominale, provocata dalla violenza dell'urto. Inteso in tal maniera il meccanismo di produzione della lacerazione vescicale, questa avrebbe avuto origine immediata, al pari delle altre lesioni, da.lla causa traumatica. Ma pur ritenendo sufficiente tale spiegazione, non deresi tra-


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vN C.\SO DI ROTTURA TRAt:liATICA.

sandare la possibilità, aucorchè non sostenuta da veruna prova dii fatto, che una scheggia ossea abbia potuto colpire direttamente l'organo. Ancora più difficili ad intendersi sono il flemmone del pene e la fistola uretro-penica. Abbiamo visto che un mese circa dopo la caduta cominciarono a manifestarsi sintomi d'insolita irritabilità dell'uretra e della vescica, in guisa che il catetere si era reso intollerabile e veniva spinto flllori sovente dal canale uretrale. L'infermo nell'aLto del mingere, a cui era forzato c1i continuo da un bisogno molestissimo ed irresistibile, sentiva un forte bruciore lungo la verga. A cotesti fenomeni tennero sollecitamente dietro il flemmone e la fistola. Per dar ragione di siffatta complicazione è necessario porre in disamina varie ipotesi. Primieramente è possibile che nell'eseguire il cateterismo si::tsi prodotta una falsa strada. Io avevo il dovere di mettere in discussione questa ipotesi, ma non mi occonono molte pa· role per scartarla in modo assoluto. Se consideriamo infatti la. natura ed il calibro degli strumenti ado11erati,. la mancanza di qualsiasi anche leggiero ristringimento dell 'm·etra, la sede della fistola, la facilità con cui si esegul sempre l'atto operativo, al quale non tenne mai dietro nè emorragia nè altro accidente, ci convinceremo subito che la lacerazione ure· tra.le nel caso nostro non fu l'O!lera. della mano chirurgica. Del pari senza fondamento sarebbe il pensare che la lesione or ora nominata prorenisse da una contusione parziale dell'uretra, e quindi dal distacco di un' escara; imperciocchè noi abbiamo visto come l'esame primitivo o quelli fatti in prosieguo fossero stati sempre negativi da part-e di questo ca· nale, al pari che del perineo e della verga. In qual modo dunque si potrebbe ammettere che una lesioue dii simil fatta sia restab per sl lungo tempo allo stato latente, senza pro·

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DELLA YESCICA

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durre alterazione di sorta nè nell'uretra stessa, nè nelle parti vicine, e senza che nemmeno il passaggio della sonda suscitasse la menoma sensazione dolorifica? Si potrebbe in terzo luogo pensare che una parte dell'urina proveniente dalla lacerazione della vescica si sia aperta una via lungo il pene ed abbia cagionato poscia un ascesso urinoso in quest'organo e la necrosi parziale del canale uretrale. Tale ipotesi è al certo più probabile delle altre due. E per fermo, nell'epoca in cui si sviluppò la complicazione in esame, il catetere veniva, come llo detto ùiauzi, spinto fuori di frc· qnente per intolleranza degli organi coi quali era in contatto' e le effusioni oriuose si succedevano a brevi intervalli. D'altra parte, essendo alla,rgata la siufisi pubica, l'urina facilmente poteva far:;i strada col separare l'inserzione dell'aponeurosi Sedia al v;rtice dell'arcata del .pube, fra il margine inferiore della sinfisi e la radice del pene, e portarsi al disotto della guaina fibrosa del medesimo. 1\fa quantunque, come dicevo, la interpretazione or ora esposta sia meno improbabile delle precedenti, nondimeno ne credo più verosimile un'altra a cui

io m'attengo. Essa è fondata sul fatto clinico che la }lresenza continua e prolungata della sonda nel canale dell'uretra può dar luogo soventi volte ad un'escara per compressione. È bensl vero che gli autori parlano di tale accidente del catetere a permanenza, attribuendolo piuttosto agli strumenti metallici, i quali colla rigida convessità della loro curva sono i più atti a produrlo (l); non è però impo:>sibile che anche un catetere di gomma elastica cagioni la medesima alterazione. N el nostro infermo poi le modificazioni nutritire lasciate nell'organo dalle ripetute infiammazioni blenorragiche costituirebbero una importante (l) HOSf.l~. C'llll'llt"(I{C' Cl1HH0ti!I'1!!C. l'a_;;. 461.


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U~ CASO DI ROT'r. TR.\ U.ll. DE [,L.\ VESCICA

causa predisponente. Parimenti la sede della lesione m corri::;pondenza dell'incurvat ura naturale della vE<rga confermerebbe la spiegazione alla quale io vorrei dare la preferenza, cioè che la rottura uretrale dipeude~se da un'escara prodotta. dal catetere. D'altronde, la strada difficile cho avrebbe dovuto scamrsi l'urina per penatrare nel tessuto connettivo periuretrale, mentre ne aveva. un'altra già aperta, e la ci rco:;tauza che a me fu sempre impossibile di trovare un'a via di comunicazione fra l'ascesso del })ene e qnello prevescicale, rendono più con· forme al vero quest'ultima ipotesi in confronto di quella testè discussa. (La fine f!f'l l>ro.~simo numero).

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA

J,a canape hatliana neUa enra dell'epllcss ln~ del dottor \ V uA nTox S t?.l i:L ER M. D. di Filadelfia., medico assistente per la sezione delle malattie nervose. (PhiluclelJJhia Me<lical Times, 28 settembre 1878).

I..a. canape indiana fu per parecclti anni considerata come un rimedio contro i mali di capo, cd cm specialmente raccomandata dai dottori Russcll Reynolds c Anstie (1). Questi scrittori consigliavano l'uso del preparato durante un accesso di torte mal di testa., e lo trovarono utilissimo. Nel l 8 72 il dottor Richard Green pubblicò nel Practitionet· un articolo sull'uso continuato della canape indiana, e riferisce 6 casi in cui gli accessi erano mitigati o frenati da dosi di un terzo , o di una metà di grano dell'estratto alcoolico, amministrato due volte al giorno. 11 dottor E. C. Seguin, in un articolo letto all'Accademia di medicina di New-York, nel novembre 18 77, dice di aver seguito il metodo del dottor Green con grande s uccesso. Avendo io stesso osservato in molti casi di emicrania il beneficio dell'uso continuato della canape indiana, credetti che la stessa medicina potesse gio(l ) .Yc u,·algia anct Disea.•es t ltat l 'esenl&tc i t. pag. 240.


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JUYISTA

varo ncll'cpilcs~ia, malattia che ha così stretti rapporti ooll'emicrania. Di questa relazione tra le due malattie ne pal'!a il dottor Anstie (2), il quale nota lo stretto nesso tra le prctlisposizioni all'cmicra.nia e quelle all'epilessia, con chiudendo che tutte due le malattie, l'cpiletlica c la nevralgica in un periodo critico, p er esempio in quello della pubertà, sono l'espressione di ulla condizione morbosa del midollo allungato. lo mi indussi perciò ad csperimen tare tale rime ilio nel primo caso di epilessia, che fu il seguente: J. C., di anni 10, venne rieonrato nella sezione delle malattie nervose il 5 nO\'embre 1877. Egli è il secondogcuito di quattro tigli. II primo morl, ma gli alt.ri sono sani e robusti. l s uoi genitori godono buona salute; ma la madre però sofl'rc di frcttnent.i ccfalalgic. Il ragazzo, nella sua infanzia non fu ammalato che di rosolia. Fu sempre atti vo, pieno di amor proprio c distinto nella scuola; ma il maestro, dice sua madre, fu, malgrado ciò, molto se,•ero ed esigente con lui. Kell'aprile dell877 fu morsicato da" un cane; ma la ferita venne subito cauterizzata e non lasciò alcuna conseguenza. Xci giugno dello stesso anno ftl colto per la prima volta du. un accesso epilettico. I s uoi genitori lo descrivono come uno s venimento, che durò cinque minuti, c ne attribuivano la causa all'aver egli giuocato al sole e all'aver portato n casa dci carichi pesanti di legna. Dopo questo primo assalto, per lo spazio di due mesi ne ebbe sempre uno o due al giorno; in seguito si manifestò una forma convulsiva. I movimenti erano limitati principalmente alla parte destra, compresa la parte destra del volto; cacciò sangue c bava dalla bocca. Dopo questo accesso così forte cessarono quelli più leggieri, c a tal.) l)uuto il male si presentò specialmente di n otte. Ebbe quattro o cinque accessi ogni notte, ad esatti intervalli tli quas i due ore. QuantuntJUC di giorno ne fosse libero, pure s'ct·a reso triste, capriccioso c aveva pe:-duto la memoria. e !"intelligenza. Fu cUJ·ato con bromuro potassico e cloruro di feiTo, ma tali medicamenti non fecero che modificare gli accessi: appena si sospendeva il bromuro gli accessi si rinnoru,·ano con più forza. (2) Op. cit. pag. l;;ò.

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MEDICA

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St(~to 1Jresente. -

Egli è anemico e mal nut.rito cd ba sotlio cardiaco. Non vi è timosi. L'esame oftahnoscopico rivela le papille annebbiate e una considereYolc tortuosità delle vene, che sono alquanto dilatate. Prescrizione : bromuro di pot.assio grani X al giorno. Gennnio 18. - Il paziente continua ad avere molti accessi; ha preso poco bromuro, non essendo stata riunovata la prima ricetta di due mesi fa. Prescrizione: bromuro gr. X V. • llfan~o 6. Per quasi due settimane egli si sentl meglio prendendo 60 grani di bromuro al giorno, ma ultimamente ricadde un'altra volta malato. Sua madre, sotto la propria responsabilità, gliene somministrò perfino 128 grani al giorn"O ma senza alcun risultato quanto agli accessi. Prescrizione: bromuro potassico gr. XXX con estratto di ergotina, flù. gtt. XX al giorno. Ap1·ile 3. - Egli ebbe un accesso al giorno, o tre ogni notte. Si sostitul il bromuro sodico al potassico. Giurtno 5. - Il paziente è peggiorato. Il bromuro, secondo sua madre, lo istupidisce. Ha da tre a. sette accessi durante la notte, senza aléun intervallo. È molto triste ed inclinato ad inveire contro la gente, cui non esita di scagliare dei sassi. Si sospese il bromuro, e si sostituì l'ossido di zinco gr. II al giorno. Giu!JI!O 1.?. - Egli ebbe soli tre nssa\t.i dopo gli ultimi, e furono meno violenti; non è più cosl stupì do; si aumentò l'ossido di zinco a gr. VIU ttl giorno. Giugno 26. - Gli accessi si rifecero frequenti dopo l'ultima nota, ne ebbe uno ogni notte, e oltre a ques ti, uno al giorno negli ultimi tre giorni; sospesi lo zinco e ordinai l'estratto di canape indiana: gr. 1/6 al giorno. Luglio 17. -Dopo l'ultima visita ebbe due accessi giornalier i durante una settimana., ma nello ultime due nessuno. Il suo teml)et·amento migliorò moltissimo. Agosto 7. - T rascorsero cinque settimane senza accessi. L o sue condizioni morali e mentali hanno guadagnato immensamente. Non è più così irri tabile e leggo e scrive con facilità. D urante la malattia pareva non r icordasse più quello che aveva imparato. Settembre 5. -Vidi oggi il malato, che continua senza a ccessi. E sono più di tre mesi che ne è libero. Da dieci giorni sospese la medicina; ma ord inai che la riprendesse.

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lll-t.

RIVISTA

Insomma si devo concltiudere, che il caso non fu: ba-Stantemente osservato per accertare l'ultimo risultato; ma non essendovi dubbio s ul miglioramento del paziente dopo l'uso della canape indiana, e considerando la gravezza del caso, ii vantaggio nù sembra grandissimo. e credo, che esso ecciterà. a qualche altro esperi mento. I o ebbi poi l 'opportunità di usarlo anche in altri clne epilettici. Di questi, uno non lo rividi dopo la prima visita, c l'altro era una giovane di 19 anni, che per sette anni aveva avuto ogni settimana qu~Attro a cinque accessi. Ella soffriva di forte indebolimento delle facoltà mentali con tendenza al suicidio. Sotto l'uso di un quarto di grano della canape indiana, gli accessi climinuir~no in in ten:-ità, ma non in frequenza, e scomparve la tendenza al suicirlio. Sto aumentandole la dtJse, mn. credo che non si possa giudicare dci s uo benefizi, finchè non si sia raggiunta l'azione fisiologica dell'estratto, e non ebb'i il tempo sufficiente pC>r tale prova. Xou mi riuscì di trovare nessun altro ragguaglio sull'uso della canape indiana nelle epilessie, ed ho riferito il ca.so, da me trattato, colla speranza che esso consigli qualche altra p1·ova con un rimedio che pare cosi atto a d.ominuro una. malattia difficilissima a curarsi coi soliti medicamenti.

Sulla dlaguosl d cUa rulocardlte, del prof. li. ROHI.E (Sep-Abclt·. aus dem A1·ch. f. kl. JJ[. XXII, 1 -

Deulsche

metlicùtisclte W ochenschri{t, 5 ottobre 18 18).

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Sono quattro, secondo Rtihle, le forme di miocardite: una. acuta cd una cronica; e ciascuna di esse può essere circoscritta o difi"usa. ~ella forma acuta circoscritta con ascesso perforante, o non perforante, la diagnosi al letto dcll'mùmalnto è appena }Jossibile. La seconda forma, mioctU'<lite acuta diffusa, è rarissima. Essa può presentarsi come secondaria (per esempio, n ella piemia) con ascessi multipli, oppure come primaria (reumatica) ccl essere riconosciuta. mrucroscopicamente solo per qualche leggero colommento. RUhle ri tiene come molto probabile la frequenza delle mioearditi primarie acute, e crede, che molte volte una. miocardite cronica dHl'usa possa. essere stata acuta in sul principio. La fo.rmu cronica circoscritta si presenta, ad eccezione


MEDICA

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delle cicatrici canliadto sifilitiche, como un assottigliamento calloso d'un singolo punto dello pareti cardiache. La miocardite cronica difrusa ha dei focolai ripartiti in quals iasi punto dello pareti e dei muscoli papillari, che sono difficilmente pet·ccUibili. L' nutoro vide confermata, dalla sezione, la diagnosi in otto casi; e un'altra serie di casi, in cui i s intomi prosentatisi cscludemno qualu nque a ltra diagnosi, furono egualmente dichiarati miocarditi croniche; cosicchè il numero complessivo fu di 26. Sono ccc<·ttuuti quei casi, nei quali si riscontrarono altro anomalie cardiache, come vizi ral rolari, pcricanliti, degenerazioni gmssose, ecc., ccc. La sede più frCl!Uente della malattia è il r entricolo sinistro, e ciò dipendo in gran parto dal maggior lavoro, cui è sottoposto. Ln. malattia si manifesta con macchie formate da. tessuto connetti ro fil.11·oso, luccicanti come il tessut.o tendineo. Il tessuto fibroso si mostra seutpro lungo il corso delle fibre mus colari. L'autore rilev::~. come un fatto poco conosciuto, che le macchic·ruiocanlitit:bc fibrose, se sono in piccolo numero, stanno alla superfi cie ; per cui è da consigliar;;i nelle sezioni, prima del taglio del ventricolo, l 'esportazione ùi h1melle dal cuore teso. I u tal modo si troveranno pitt facilmente le nmcchic grigie, trasparenti, o luccicanti, a g uisa di tendini. La forma generale della. miocarditc cronica diffusa è <!Uclla dei vizi valvolari non compensati, c consiste in ipercmic passive, in edemi, c <1uindi in emorragie di divers i organi, cagio~1atc dalla più limitata cnpacih\ funzionale ùel ventricolo sinistro. I fenomeni relativi a lla piccola circolazione si manifestano prontamente accompagnati sempre d all'asma. In un cnso di intensa miocarditc esistevano infarti polmonari in grande estens ione e quantità. T utti gli ammalati soffrivano di disturbi digestivi come nelle rutre malattie cardiache, spicgaùili per la condizione venosa del fegato noce-moscata, e per le ipercmie pas>.ive della mucosa dello stomaco e dogli intestini; l'orina era poca e conteneva talora dell'albumina, doyuta alla pressione dei reni. L 'urto cardiaco nei primi sta dii è di forza irregolare; l 'urto dell'apice è percettibile tino e al di h\ della. linea manunellar e; nelle altre regioni cardiache non si sente nulla, e, negli stadi s usseguenti, la palpazionc dell'apice dà anch'essa. un ris ultato negativo. La percussione presenta costantemente un aumento dj volume, specie nella parte

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RIVISTA

sinist.ra; i suoni sono puri ; solo qualche volta si ode all'apice un rumore sistolico ; c'è irregolarità nella forza e nella successione dci suoni, c quindi ilJ)Oiso è molle, irregolare e disuguale in alto gmdo. Ed è precisamente quest'assoluta irregolarità che distingue il polso nella miocanlite dalla ordinnria irregolarità. aritmica. Questa combinazione della m·it'm ia con la disuguarJlianza nella forza delle contrazioni cardiache è il vero segno caratteristico della 1niocanlile cronica tli.fl'usa. Mentre in altre malattie cardiac.:he tale inegolarità è passeggiera (rlelù·iun~ conlis), nella miocardite è costante, e il grado ne è vario, a seconda degli stadi della malattia. Due osservazioni furono specialmente istruttive per la diagnosi ditrenmziale. In un caso esisteva irregolarità di polso, il quale si rese in seguito molle, piccolo e regolare. La sezione verificò la pericarditc tubercolare e nessuna malatt:a del muscolo cardiaco. In un altro caso con fenomeni gravissimi di congestione, si sospettò ùi miocardite per la irregolarità della pulsazione e sua estensione a sinistra. Nella sezione si trorò la miocard.itc nel muscolo del vcntricolo sinistro, c a llo. parte destra si notò un'estesa degenerazione grassosa. È da rilentrsi inoltre, che nell'anemia perni-

ciosa con forma grassosa non si osservò la irregolarità delle contrazioni cardiache e del polso. Se esistono contempomneamente dci vizi cardiaci, la diagnosi è incertissima. Qualche facilitazione può darla l'anemncsi; poichè il reumatismo muscolare si estende molte volte al muscolo cardiaco ; non è dunque improbabile che alcuni casi narrati di eccessivo sforzo del cuo1·e, si debbano ascrivere alla miocarditc. La prognosi è sfavorevole. P er la terapia, la digitale è indispcnsaùile in forti do5i. Fincbè si riesce per suo mezzo a ma n tenere l'orina in quantità sufficiente c'è speranza. di conservazione, la quale viene meno sempre più. ~ei primi stadi può forse gio,·are il ri11oso, un mite nutrimento, l'applicazione del ghiaccio al cuore c il ioduro sodi co con senza digitale.

Calc oli biliari e le loro r e lazioni patologic h e (The La.ncet, 4 maggio 1878). Il dottor lleneke, di l\1arburgo, in una relazione pubblicata re· centemente nel Denlsche .ltt"chiv (itr klini$che llfedici.Jt, osserva


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che la formazione dei calcoli biliari può essere addebitata. n due cause: o all'atnnento relativo di -coles terina formata nel fegato, in guisa che essa appare nella cistifellea allo stesso modo che l'urato di soda o l'acido uri co appariscono nell'urina concentrata; o a deficienza di sali biliari in soluzione nello stesso modo che precisamente i sali acidi urid o i cristalli di acido urico sono depositati nei condotti urinari, quando vi è cleticicnza di soda o abbondanza di a cido fos forico . Benekc ottenne dal fegato di un uomo di anni 30, robus to, c all':1pparenza. pieno di salute, che mori per frattura de lle r crlebre ceni cali , 4,07 g r:llllllli (6:.!"8 g rani) di colesterina; dal feg-ato noce moscato di un uomo di anni 27,cbe mo1i di essudazione plcurith:n. encistica, carie d cll'olccranon e piemia, 5,153 grammi (79,056 g rani); dal fegato amiloidco di un uomo di 40 anni, che mori di pneumoni<L cronica, essudazione pleuritica, fegato amiloirlo c ipocondrias i, 5,078 grammi (78,! graniJ;e dai fegati g rassosi di tre individui, moni ris pettivamente uno pet· pncumo nia caseosa, uno per mcningitc suppurati\'a in segui to a frattura del cranio, ri]lortata durnnte l'ubbriachezza, e l'altro per tisi, 1,65 grammi, 1,36 gr., e o•2n:; g r., Le conclusioni che l'autore trae dalle osservazioni di non meno di 375 casi sono: l" Che la presenza d ci calcoli biliari coincide nella maggior parte dci cas i (circa 70 OtO) colla presenza di degenerazione ateroma tosa delle arterie ; 2• L a d e~cucrazionc ateromatosa. delle arterie (senza calcoli biliari) è molto tJitl comune di quella, associata ai calcoli biliari; 3" S i osservano calcoli biliari piit frequent emente nelle donne che nei maschi, ma la degenerazione d elle arterie è comune tanto ncl!'uno che nell'altro sesso; 4• La comparsa di calcoli biliari si osserva nel primo periodo della rita (dai 20 anni in su) assai più fadJmente che la d egenera,;:ione a tcromatosa delle arterie ; 5• I calcoli bilia1·i s i osser vano, r elativamente, con maggior freffUCnza nei carcinomi o nelle congestioni epat iche; 6• La presenza dei calcoli biliari e di d cgcuerazione ttteromatosa delle arterie è, in proporzione, accompagnata abbastanza frequentemente da un abboudante sviluppo di grasso. Sorprende assa i la piccola qunntità. di colesterina contenuta nei fegati grassi ; ma da ciò non si può dedurre che la forma-


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zione del :;rasso sia dovu ta in origine n. deficienza di colesterina. l\ oi crediamo inYece che la coles terina, che non contiene punto azoto, ma molto carbon io, formi la sostanza prin cipale per la produ zione degli acidi grassi, c se si produce in notcYole quantità, può essere sorgente di un abbondan te depositÒ di grasso. È da ciò che i feg-ati grassi danno solo una piccola dose di colesterina. Dcnckc parla della. grande qua nti là. di grasso trorat.a nell'omento c altrove nei tisici, mentre il tessuto adiposo del dorso era quasi scomparso. Egli osservo. ch e h forma:done di grasso n el corpo è associata a diminuzione considerevole nella quan tità del sangue, cioè li ella materia O!>Sidabile. AIlo stesso modo, la formazione di gm sso c le condizioni fnvorer oli allo sriluppo di tuber coli vanno di pari passo, dal momento elle le carie dci piedi, o d ell'anca, o delle r erlebrc costri ngono a. riposo. Ancorchè queste condizioni non stìeno in diretto rapporto etiologico coi processi d ella malattia, esse ne fa,·oriscon o almeno lo s riluppo.

Ricerch e s nlla tcmJH' raturn locnlc nella Us i poi· mounre, tic! pottor l' ETI:It (Ua.relte méclicale de Pa1·is , 14 settembre 18 7ti). R es ulta da queste ricerrhe, dice l'au tore, ch e in qunlnnque luogo in cui si trom un tubercolo, iri esiste un aumento locale della temperatura. Tale aumento si manifesta durante la }Woliferazione del tu bercolo (ipertermia trofica tubercolare) ; durante lo sviluppo c la fa se rcgressira del tubercolo (ipertermia raggiante), che rletcrmina congestione, e111orragin, infiammazione. Nella tuber colosi polmo narc i ncipiente, l'altezza locale della temperatura è rcgolan nente provorziouale alla natura, estensione c grarit~\ delle lesioni. Così, quanùo esiste solamente r c!'pirazione debole, con es pirazione prolungata, allorchè si a scolta la respirazione interrotta, cioè CJuaudo si hanno granula~ion i incipienti, grigie e semi-trasparenti , senza ipercmia rcaltirn alb circonferenza, la tempera tura locale è di 0,5 di grado al disopra della media normale (da. 36• 3 a 36• 8, et! anche 37• 3). fluantlo si ascolta no rantoli secchi, c soprattutto rantoli umidi,


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cioè quando i tubcrcoli trovansi allo stato rcgr cssiro e cagionano iperemie limitrofe, la temperatura locale può clcrarsi di 1•, 1• 5 c 2 al disopra d cll3. media normale (•la 36• 8 a 37• 3; 3 7• tl, cd anche di più). Kullamcno sonosi riscontrati alcuni casi del tutto apirettic.i in cui la temperatura locale non SliiH~nlVa, sebbene esistessero rantoli umidi, che di c1ualchc decimo la media normale (3G• 2), mentre la temperatura dell'ascella. era, in questi ca:>i, al disotto di 3 7• (36" 4). In alcuui casi di tubercolosi polmonare incipiente, la temperatura locale non solo è più clcmta della temt1eratura normale della regione, ma supera la temperatura dell'ascella; così, in un individuo, al terzo spazio intcrcostale sinbtro, era di 37• 4, cioè più elevata di l " 6 della media, e più clcrata di o• -l dell'ascellare. La tUagnosi, come la prognosi, vcugouo con tal mezzo determinate. L 'investigazione tennometrica degli ~pa;:i intercostali superiori è importante cd utile per ditl"ereuziarc la dispepsia genuina da quella dipendente dalJa tubercolosi incipiente ; l'ipocondria congiunta a deperimento, dal deperimento dipcntlcn tc tlalla. tubercolosi polmonnrc incipiente ; il cardiopalmo nerroso dalla palpitazione sintomatica della tubercolosi polmonarc incipiente c già modificante l'azione cardiaca del pncumogastrico. Quest'elevazione locale della temperatura può simihncntc scrYirc a stabilire In. diagnosi di un'emottisi, quando non esistono sintomi manifesti di tnbercolosi polmonarc. In questi casi infatti la temperatura locale è di 0,5 ad l e più al ùisopra della media. L'ipertermia locale può raggiungere 3 gradi c1uamlo v'ha febbre c quando la temperatura si prende a livello del focolaio emorragico, }JCr abbassarsi dopo l'emottisi; restando la temperatura locale più clcrata della media. Ciò dimostra che l'ipertermia totale, durante l'emorragia, è la somma dell'ipertermia tubercolosa c dell'ipertermia cmormgica. La difl"eronza di temperatura fra due spazi iutcrcostali omologhi è un ottimo segno di tubercolosi polmouarc, perchè, in questi l)unti in cui, fisiologicamente, la temperatura è uguale, questa disparità srcla condizioni anatonùche differenti, c nella specie una iperemia morbosa quasi sempre tubercolare. Kclla tubercolosi polmonare febbrile con prcYalcnza bronchiale,


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RIIISTa" :IlEDIC.~

come nella tubercoloEi intiltrata (pneumonite caseosa), la t emperatura locale è elevatissima , eli 2• a 2• 8 per la forma br onchiale; di s· 2 a. s· 8 per la forma. caseosa. I n quest'ultima. form:t la temperatura generale come pure la temperatura. locale è più elevata, J>Oichè l'ipertermia generale è di 2• 5 n 3 per 1::1. pneumonite caseosa, e di l • 8 per la tubercolosi polmonare con predominio bronchiale. In tutte le fasi dcii:\ tubercolosi polmonare v'ha dunque iper termia locale, che non può concepirsi senza iperemia. proporzionale, e basandoci s ull'ipcremia per rivulsionc, si osson-a dopo <1uesto la. temperatura locale, primieramente innalzata dai tubcrcoli, abbassarsi per revulsionc ottenuta colla canterizzàzione punti forme, col vescica torio, o con ventose scarificate. L'abbassamento locale della temperatura può essere anche di o• 5 a o• 9 e rimanere co:<i abbassato per molti giorni dopo la r evulsione. Wunderlicb, Lebcrt, \Villiams, ecc., si sono esclusivamente occupati della tcmpcratum generale, mai della temperatura locale; le ricerche attuali s'inùirizzano alla temperatura ricerc;ata. in mrzzo al focolaio tubcrcoloso ; esse dimostrano che quest'ultimo è un vero focolaio tennogcnico, da cui dipendono le variazioni della temperatura generale. Queste ricerche s ulla temperatura locale nclh tisi polmonare possono condurre a ris ultati p1·atici sotto il triplice punto di vista del diagnostico, del prognostico c della cura.

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RIVISTA CHIRURGICA -x-~1--

Dalla clinica c hlrnrglca del prof. Kov~cs in Bn· dapest. Osservazioni dell'assistente D. Doi,Lmo•:n (Archiu. fiJII· Klinische Chirurgie uon Lcmgenbeck. Bd. XX.II, 1878). A) P apilloma della bot· sa siero sa prepct.lellare, e cont1·ibuzione allo St>iluppo dell' epitalio. Una donna dell'età di circa 58 anni fu ricevuta alla clinica por la seguente anomalia. ~n c01.:rispondenzn. del margine inferiore del ginocchio presentava un tumore in forma di cavolfiore della figura di un cuore di carte da giuoco largo centimetri 7 e lungo centimetri 4 le cui vegetazioni molli, rosse c sanguinanti variavano dalla grossezza di una testa di spilla a quella di una nocciuola. Alla parte inferiore del tumore si trova un' ulcera ct·atetorif'orme con margini rilevati e sfra-ngia.ti. Le profonde spaccat ure fra tutte queste frangio erano ripiene da znffi di epitelio distaccato di aspetto giallo sporco. Da alcune di queste solca.ture si riusciva in una ctl.vitù. di superficie scabra coperta. dal twnore e ùa\1111. pelle. L' intiero tumore era sostenuto da. un picciuolo largo centimetri 5 e spesso centimetri 2. Al di sopra del tumore e verso la metà della ro tula esiste>a un'elevazione in fornut di papilla coperta da spesso epitelio, grande come un grano di canapa dai cui dintorni tagliati a picco penetraxa nell' interno 4


RIVISTA

della menzionata en.vità. Le vene delle estremità inferiori erano varicose. Per timore di un'emon·agia non ebbe luogo l'estirpazione cruenta, e vi si sostitulla legatura col processo del Maisonneuve. Tutta la superficie della rotul:l coperta dal tendine del quadricipite rimase scoperta. Le ricerche praticate sul tumore accertarono l'esistenza di una cavilà dell'estensione sopraenunciata in corrispondenza della borsa prepatcllare, rivestita di numerose eminenze di variabile grossezza legate a sottili picciuoli. Il microscopio dimostrò che le dette scabrosità della borsa prepatellare appartenevano alia classe dei papillomi come ne nascono frequentemente dalla pelle c dalle mucose il cui stroma consiste di tessuto connettivo fibroso con poche cellule congiuntivali e la superficie di uno strato di epitelio piatto in certi punLi fino a 1/2 millimetro di SJ>essore. Mentre la parte superiore del tumore è un papilloma, la base e specialmente la parte inforioro ulcerata presentano i caratteri dell' infiltrazione cancerosa. Ciò però non sorprende gran fatto. 11 chirurgo ha frequenti occasioni di osservare dei papillomi esistenti da molti anni senza alcun carattere di malignità, e, senza alcun rivestimento epiteliale dimostrato dall'esame microscopico, crescere rapidamente e trasformarsi in breve tempo in neoforlnazioni cancerose. Ciò che rende singolare la presente osservazione è certamente il posto del tumore, giacchò non può dubit.'\rsi che l'origine ne sia stata la borsa prepatellare, come lo prova la posizione delle papille compresse tra di loro, e spinte anche dall'eccessiva pressione verso la cute che perforavano per godere di un facile lussurcggiamento all'esterno. Questa considerazione trova nn appoggio aucltc nell'anamnesi. La paziente 10 anni avanti aveva notato al ginocchio un turooretto indolente grosso come una nocciuola che, crescendo lentamente, in parecchi anni raggiunse il volume eli un uovo. In quell'epoca si aprl spontaneamente detto tumore; l'apertura gemette un fluido sieroso ed incominciò l'acct·escimento esteriore. Il caso, secondo l'autore, è unico sotto il rapporto istogenetico e per quanto abbia scorso la letteratura non ha trovato giammai che le borse mucose abbiano dato origine ai papillomi. Egli dunque pone la seguente quist.ione: Può uu papiUoroa sruupparsi dal terreno che gli può offrire una borsa mucosa?


ClURUROICA

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E noto che le borse mucose si sviluppano dove la pelle copre s uperficie dure e sulle medesime viene i n Yari sensi stirata. Le fibre di tessuto conginnti\·o che t:ollegano la pelle ai tessuti sott oposti si distendono, si lacerano, cosicchè tra quella c le parti sporgenti sottoposte come, per esempio, s ulla rotula si forma. una cavità rh·c::~ti ta di cellule piatte di tessuto congiunti vo (endotelio) "C di fibre congiuntivali, cd il cui contenuto, probahihnciltc prodot to dalla distruzione delle ceUuJe congiuntivali ha l'apparenza rlel muco. I n condie ioni nOt"'Mli qui unn esisiOI60 c~:llule {!JJiteliali. Un papilloma consiste di fibre congiuntirali e di epitelio ; ma dove sono gli epiteli che hanno riccamente coperto questo lussurcggiamento congiuntivo? Le ricerche spiegano l'esistenza dell'epitelio in due modi. Se ci poniamo dallnto di co.loro che considerano lo s viluppo di una cellula epiteliale da. un'altra cellula simile, dobbiamo ri tenere l' ipotesi che nello stato embrionale lo s trato epiteliale abbia lasciato scorrere nk tme partrcelle che rimaste imp1·igionate nel tessuto congiunth·o, hanno poi dato origine aHa neoformazione epiteliale. Parlano ·a. farore di tale ipotesi le frequenti fi stole congenite o le dermocis ti. Ma si può

osservare cho le ncoformnzioni d'epitelio non possono formarsi in un posto ove giammai in alcun periodo dello sviluppo ha esistito una. formazione epiteliale. Non rimane quindi altra possibilità che l'epitelio del nostro papilloma. sia der·irato <laUc s tesse cellule formative dalle quali deriva il tessuto congiun tivo. L 'autore non intende so~te n ere che da una. cellula di congiuntiYo possa. nascere una cellula epiteliale, ma. egli ri tiene che nel presente caso le cellule epiteliali siano state prodotte dagli stessi elementi che hanno dato origine alle cellule congiuntivali. Se le cellule formative siano provenienti dai lobnli ùiuncbi del sangue emigran ti, o dalle medesime cellule del tessuto congiuntivo, è una quist ione che non può essere risoluta nelle brevi linee di una comunicazione casuistica. B) Contribuzione c~lla ditt[ttwsi delte ferite cl'm··ma clu fuoco del pol•mone. Il luogotenente J. Pintcr, di anni 23 1 il 16 ottobre 1876, fu ferito alle spalle da un colpo di pist(lla n doppia canna scaricatàgli a due passi di ùis tanza. Un proiettile, dopo aver perforato l'uni-


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RIVI STA

form e, colpì l'incrociamento delle brettelle, alla cui spessezza ed elasticità è da attribuire .se il medesimo abbia )('ggermente lesi i soli tessuti molli che coprono l'apofisi trasversa destra dell'ultima. vertel>rn. Un secondo proiettile strisciò sulla supt•rticie interna del braccio destro, ed un terz.o penetrò all'altezza della uonn vertebra 8 centimetri a destra della linea mediana. In questo posto vi era un'apertura a orli infìltruti di sangue, da lla quale si poteva penetrare in basso col dito o con una sonda botlonut.a, ma scnzn che con. qu e~to meuo si scoprisse il proie.tt.ilc. L e ricerr he fisiche ebbero esito negativo, e lo stesso })aziente diceva di non soflhre alcun disturbo, tranne un senso di s tiramento alla fossa sottoclavicola:ro destra nelle forti ispirazioni. E ssendo uscite vane le ricerche del proiettile, In. feri ta fu cb i usa colla f.1sciatura di List('r, e fu raccomandato il riposo dorsale. La mancanza dei sintomi di les ione pohoonale faceva supporre che il proiett ile, per lo ca.ttive quali:à dell' arma fosso penetrato appena. tino ai muscoli dorsn.U e qui vi rimasto impiantato. Il terzo giorn'o si mutò l'aspetto della malattia. D paziente emise alcuni escreati mucosi misti a strie sanguigne. Questo sintomo doveva. jnfiuirc sul giudizio della lesione del polmone, e per ciò ilKo\'àcs raccomandò nll'auto t•e d'istituire delle r icerche microscopiche sull'escreato per detenninnre se in esso si riscontrassero degli clementi anatomici appartenenti nl polmone. L'esame microscopi co manifestò che negli sputi si trovava uu filo sottile di lana bleu scuro, il quale cm perfettamente uguale ad un filo tolto dall'un iforme. Fatta attenzione, si trovarono altri fili simili n egli s puti che an che ad occhio si scorgevano appartenere al tessuto dell'uniforme. Con ciò fu tolto il dubbio esistente nl principio che il proiettile avesse l eso il polmone c che avesse scco trasportato ivi un pezzo della stotl'a. Lo stato d el pazi ente si mantenne calmo per i primi qua ttro giorni; solo vicino alla. feri t.a si n otava un'ottusità di qualche poll ice di cst<'nsione. Il giorno 21 però sopl'avvcnne la fcblwe la lJllltlc conti nuò per cinque gioroi con C$acerbnzioni ve;;pcrt ine e remissioni ma ttutine, c scomparve mcrcè l'uso dei sali mercuria iL Duran te il J>rocesso fchbrile, l'ottllsit:ì. polmonale si est ese si no in corris pondenza dclln s pina della scapola dc:>tra, della lincft mammilln.re e della quarta costa.


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Sino al RO ottobre l'autore notò ùci fili negli sput i, ma in qurl giorno cominl'iò un'abl.lon1lant e escreato che ad occhio nudo appariva in <Juakhc pun to colorato. Il microscopio most.rò che l'cser rato era in ;;ran pane forlllalo di cellule purulcu tc nel cui protoplasma e;.i<Lc,·ano 111olti gran uli finis:;imi bleu cd anche n eri. Questo tron1to tolse ogni dubbio rc,.,idunle s ulla presenza della Slf•fl"<l nel polmone. · La f'lO!-{O!>i · polmonale ebbe un favore,·ole corso, cd il 17 or-a scomparsa og ni traccia di ottusità; però non era anco ra terminato il processo d'incnp,;ulamcnto, p r rchè negli escreati ancora si notava qu.ak he tracl'ia di stoffa. (lncsto ca·;o di tnostra, sccon,)o l'autore : l" Che nelle ferite di arma rla fuoco del torace, ovc la d iagnos i sia dubbia, le accurate r icerche microo-copiche s ul{li c s ~:reati siano un lllezzo di accertamento diagnostico, specialmente in un periodo in cui man ca ogni altro s intomo; 2' Che i Iii i trovati d nono es:;cre paragonati a qne lli dell'abito, cd in qualche caso a quelli dello stoppaccio dell 'a nna, e dnll<t loro somiglianza s i deve rilevare cou sicureaa la esislcllzìt tlclltt fm·ita polmonale ; 3' Che oltre i fili la. pt·esenza dell e matel'ie coloranti ne i corpuscoli ùel pus permette una maggiore s icurezza nel diagnostico.

E!i!Urpazto .. e d ' nn ren e. - Trascri viamo dal numero di ottobre p. ]l. d el J orna l de phflrmaciu e scie11cias accessorias de Lisbou, il seguent e articoletto che ci pare interessante : " Secondo s i legge nella stampa medica tedesca, ha fatto scnsa:~.iou e fra i me(lici di quel paese il fe li ce ris ultato dell'estirpazione d'un rene, ~~s l•gu i ta dal dott. Langenbcck, colla particolarità però che questo celebre dottore credeva estirpare un sarcoma unto e svoltosi in alcuna rlelle f:ibre aponeurotiche che dividono la massa muscolar e della regione lombare. " Il taglio praticato correva parallelamente alla spina dorsale d alla d odicesima costa lino alla cresta iliaca. L'emorragia fu insig nificantC', poi ch ù l'arteri a renale chiu~c spasmodicamente le labbra della fcritn. " l /ammalalo s i lagn:wn da ci rea sei mesi d 'un dolore grase alla regione lombare sinistra, ùor e s i vcdcra già una considerevole gonfi ezza.


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" Una. volta estirpato il tumore si rkonobbe che questo era un rene afl'etto da un processo infiammatorio inùuritivo con peri e paranefrite e suppnrazione del tessuto connet.tivo vicino, sicchè il rene em stato spostato. " L' infermo dicesi sia guarito: si può chiedere fino n quando durerà siffatta guarigione? " Y eggasi con quanta facilità il più sperimentato chirurgo può ingannarsi nella sua ùia~;nosi! Roux, uno ùei più bravi chirw·ghi del suo tempo, eseguì la cistotomin, persuaso che esisteva un enorme calcolo in Yescica, o sbagliò, chè, ad operazione finita, si ricon obbe non esislerc in vescica alcun corpo straniero. Chi potrebbe JlOi criticare tnli operatori? , A questa interrogazione risponderemo che en·are lmmanttm. est, c che pur troppo in medicina, come in chirurgia, sono esposti ad errare anche i più dotti ed i più esperti . Se si volesse fare la. enumer:uionc di tutti i casi in cui medici meritamente celebri scambiarono una lesione pet· un'altrn e credettero dover ricorrere ad atti opcratiri ùi cui non eravi realmente alcuna necessità, si

n.rrivet·cbbc ad una cifm spaventosa e scon.fortante. Forse talnni enori si sarebbero potuti evitare se quei celebri uomini avessero sempre avuto Jlrcsc·utc il primo nfot·isma d 'Ippocrate, e nei mali ambigui avessero sent.ito il parere di CJUnlche collega, anche di meno cbiara fama di loro, ma cauto ed imparziale. Abbiamo veduto uno dci primi chirurghi d'Italia, disposto a praticare la litotomia dinanzi a numerosa scolaresca, rinunziarvi senza ombra di fal sa vergogna 1 malgrado la dia~nosi precedentemente stabilita ed illustrata, percltè l'assistente incaricato d'introdurre e di mantenere in vescica lo scil'ingone, dopo accurata esplorazione, gli disse francamente non esseni la menoma pietra in vescica, asserzione di cui, in seguito a pazienti o ben dirette indagini, s'ebbe egli pure a convincere. Ne abbiamo veduti altri, e non }lochi, che, per non aver voluto seguire un sl lodevole esempio , mantennero il loro primo giudizio, che venne purtroppo smentito

dall'opetazione, la. quale mise incontrovcrtibilmcntc a nudo l'indole della malattia. Con questo non intendiamo di fare un addebito all'eminente professore di Berlino, il quale accoppia alla più grande oculnte~za. ~a maggior prude11za possibile, ma soltanto di dimostrare una volta di più che chi fa falla, c che l'errore può


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talvolta portar seco un utile insegnamento; poichè dal caso surrlferito rilevasi che si può esportare un rene senza pericolo immediato della vita dell'infermo, se non coll'assoluta guarigione di osso, la quale finora non è ben accertata. Che se questa si verificasse, l'errore del Laugcnbcck sarcbLe do. conshlerarsi come uno dci più fausti er enti; av,·egnacchè e:;so ci avrebbe additato un ultimo ed efficace mezzo curatiro in quelle dcgcnern.zioni del rene, contro le quali Niemcycr dichiara la tera1Jia. impossenle, e cloversi lirnitm·e a sostenere le fon:e dell't,mmalnlo, a raoderat·e quanto si possc~ le emot·t·ag ù1, a rim:novere i con,quli san(!ttiyui dalle~ vescica (l), allargando il cnmpo della chirurgia e mostrando che essa ha delle risorse c dello speranze, anche quando la medicina confessa la sua insufficienza e dispera di salvare l' infermo. P. E. M.

L 'uso Interno del bromuro potass leo come causa di luJlammazlone delle pareti d e l condotto udl· ttvo esterno, dP.l prof. dott. Jos. Gn unr.~, di Vionua (Allgemeù~e W iener rnedicinisclle Z eitwtf/, 8 ottobre 1878). Per quanto so, nè i dermatologi, nè gli otoiatri prestarono la. dovuta attenzione ai fenomeni, che si manifestano sulla cute del condott{) uditivo esterno in conseguenza dell'uso interno del bromuro potassico. Ebbi occasione ultimamente dl osservare due casi, in coi i fenomeni infiammatori del condotto uditivo esterno furono indubbiamente la conseguenza dell'uso interno del suddetto medicamento. Mi parve cosa utile di pubblicare questi due casi, perchè ogni maggior diffusione pelle nostre cognizioni etiologiche, e precisamente nelle affezioni infiammatorie del condotto uditivo esterno, che appartengono cor~amente alle più dolorose fra le malattie, ba un valore grandissimo. Non è mia intenzione di entrare nella storia e nella natura. dell'esantema bronùco; chi desidera studiare l'argomento, pùtrù. farlo consultando la pubblicazione che il prof. "Neumann pose come appendice alla sua r elazione dell'anno 187.! sui vaiolosi dell'ospedale comunale della piccola città di Zwischenbriicken. (l) v . NrEIIEYER -

Patologia e TC1'04)ia &11t!Clalc. Tomo n , pag. 42.


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Solo vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che, secondo l'opinione di vari autori, le eruzioni cutaneo, che compariscono sullà. pelle dopo l'uso interno del bromuro potassico consistono più di sovente in una eruzione simile alla semplice acne a ccompagnata a sintomi febbrili, e generalmente situata sulle spalle, sul petto, sul volto e sul t1aso. l\ eumann dice di aver veduto " Sulla fronte, cd alle estremità, dei piccoli nodi duri, sparsi qua c là, della grandezza di grani di miglio, c che giunsero talora a quella dei piselli, alcuni ùi color bianco spot:co, altri di rosso pallido, dai quali, puugenùoli, usciva del pus mescolato a smegma. La maggior parte tra essi mostrava nel mezzo il conùotto del follicolo pilifcro. , Egli osservò inoltre delle neoformazioni simili ai foruncoli, che si potevano prendere per l'infimo grado dell'esantema bromico; come pure molte importanti distruzioni ulccrative, sulle quaLi mi piace richiamare l'attenzione, perchè può darsi che queste ulccrazioni si manifestino pure nell'orecchio, come nelle altre parti t1el corpo, danneggiando il potere uditivo. 11 primo ammalato, elle Yisitai. col mio collega Friedmann, ern stato curato per diverso tempo col bromuro potassico per una malattia nefl•osn, con e~ito f:worcvole, allorquando venne colto all' impt•ovviso da un 'affezione infiammatoria dolorosissima all'orecchio destro,. accompagnata da febbre. Chiamato a consulto, trovai il condotto uditivo esterno tutto gonfio. In prossimità clelia. sua apertura esterna , si vedevano clei tumoretti forun cola.ri; alcuni, con una piccola apertura snppw·ante, ed altri non aperti. Queste neoformazioni del condotto uditi vo esterno, si mostravano sensibilissime all'esame obiettivo, e il dolore già per s~ forte, aumentava di molto al minimo toccamento dei tessuti irritati che circondavano l'orecchio. Fino dal primo esame avevo osservato sparse sulla fronte degli ammalati t! elle eftlorescenze a guisa. di acne; diedi però tanto poca import.anza alla cosa., in quanto che esse non sono rare in coloro cbe vanno soggetti di frequente ai cosi detti ascessi foruncolari. La mia diagnosi dopo un secondo esame non ammise alcnnt\ altra specie di più profonde neoformazioni nell'orecchio, ma fu di: otitc estema acuta. (se fosse circoscritta o diffusa, non potè c"srre stabilito in quel momento in c.ansa del goufiol'e del con-


CHIIWRGICA.

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dotto uditivo esterno). Prescrissi i soliti medicamenti (olio di mandorle dolci con acetato di morlin:~ nel condotto ucli til•o; fomentazioni fredde .nei dintorni dell'orecdtio, e~:c., ecc.) cou l'aiuto ùei quali potemmo supcra1·e a tu.: he lo siadio più dolor oso. Le neoformazioni parietali del condotto uditivo sgonliarono subito dopo che furono m otnti parecchi ascc»si, cù io potei vedere intatta In membrana del timpano, e convi nc('n ni, che si trattava d'una otite circoscritta. Kel corso di pochi giorni si formm·ono altri ascessi, accrescendosi i dulori fino al momento dell'aper tura. Circa otlo giorni dopo cessarono gli ascc~s i, e rim:.tsero solamente le neoformazioni del condotto uditiro, ello rimase qualche po' in filtrato; la qual cosa non disturb lXa menomamentc 1\unmnlato, che non abbisognava di altra cura medica. Scorsero però pochi giorni, e fui nuovamente chiama.to. Questa volta trovai, non solo nel condotto ud.itivo esterno, mo. anche in altri punti del volto, delle pustole sparso specialmente sulla fronte e agli angoli labbiali. Tornò la febbre molto forte, i dolori all'orecchio e alla testa si fecero intensi, c l'esame obiettivo del condotto uditivo mostrò le stesse alterazioni che nel primo corso della malattia. I nodi e le pustole numerosissimi in varie parti del volto, e che, in questo caso speciale di recidiva, non si potevano spiegare, mi fecero nascere il sospetto r.he fo~;s cro provocate dal bromm·o potassico usato nel frattempo . Questo s.ospctto fu confennato dal corso ulteriore della malattia, e specialmeJìto dallo sviluppo sempre maggiore di nodotti e nodi, i quali in parte abortivano e in parte finivano in pustole, che ebbero lo stesso corso come quelle del condotto uditivo. Venne stabilito che non si fosse più usato il bromuro, e la malattia finì a pocò a poco senza recidiva. Il secondo caso, su cui parlerò brevemente, riguarda un ammalato, che venne a consultarmi con una diagnosi già stabilita e che vidi pochissimo tempo dopo il caso narrato. Due anni prima, un medico della Galizia lo aveva consigliato di prendere ogni sera un grnmma di bromuro potassico in polvere per evitare l'insonnia, che, com'egli diceva., gli era rimasta dopo una malattia nerYosa. Il medicamento era sto.to sempre usato, e l'ammalato mi rac-


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RIVISTA

contava di non pote1· dormire senza non doso di bromuro pota.ssico. Dopo qualche tempo si avvide di a-,ere sul voltO< una quantità di pustole e di nodetti. Ma poichè non gli cagionavano ulteriori disturbi, non ne fece caso. Alcuni mesi dopo però la cosa cambiò di aspetto. Da. quell'epoca gli si svilupparono periodicamente, ora nel condotto uditivo destro, ora nel sinistro u delle ulcerazioni , che glli davano molto dolore c ledeva.no qualche volta b sua facoltà uditiva. Questo caso, e con tali condizioni, ofl't'iva un grandissimo interesse, e fissò tutta la mia attenzione sull'anamnesi e sullo stato obiettivo; nè mi potei spie~re in verun altro modo l'aft'ezione intiammn,toria all'orecchio. Obiettivamente si mostravano in vari punti del volto, como pure alla superficie del padiglione dell'orecchio destro dei nodi grandi e piccoli e delle pustole. Nel canale uditivo esterno destro c'era evidentemente un'infiammazione circoscritta e che non produceva quei fieri dolori accennati nel primo caso, essendosi sviluppata. .solamente alla parte posteriore del condotto uditivo. Nel condotto uditivo sinistro trov.ai le neoformazioni molli, moderatamente gonfie e infiltra.tc, ma nessun ascesso. Era facile il supporre che l'infiammazione del condotto uditivo avesse relazione anche in questo caso coll'uso interno del bromuro pota.ssico, e quando esposi all'ammalato questa .uùa idea, .uù rispose che egli la pensava cosi da un pezzo, ma. che il brom~ro gli era cosi infinitamente utile, che difficilmente avrebbe potuto risolversi a !asciarlo. Gli prescrissi una medicazione locale, e gli rnccomandai caldamente di abbandonare il bromuro. Ignoro se abbia seguito il .uùo consiglio, perchè egli partl da Vienna lo stesso giorno, nè ebbi di lui più notizia. l'l'li son permesso di pubblicare queste mie osservazioni, guidato dalla speranza che spronino ad ulteriori investigazioni cliniche sulla. otite esterna che ha così facili le reciélive. Potrebbe accadere come nel mio primo caso, che l'eruzione bromica. si manifestasse dapprima sulla cute del condotto uditivo esterno, e con ciò ci sfuggisse per lungo tempo il movente etiologico con grave danno dell'ammalato.


CrtiRUROICA

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Contribut o alla ter a p il' d e l t e hmo traumatico, ùe l dott. FLLJPPI:-<r F AHOX t (Rendiconti clell'.rileneo di Ber.rJmno, 1877 e Gaz. lJied. I taliana-Lombardia, 9 no,•cmùre 18 78). È nn lavoro molto interessante nel quale l'autore si dimostra fornito di cognizioni sicure cd estese e uol quale la hPn Ùisposta erudizione si avvicenda bellamenttl colla sana critica. L'autore d opo aver parlato e con molta cognizione teoricn. c pratica del tetano c della sua patogenosi e cura, passa a dire ciò che personalmente osservò e fece; ed ecco in breve i fatti da lui esposti. E gli ha rnccolto 17 casi di tetano traumatico, 13 dalla sala. chirurgica maschile dell'ospedale maggiore di Bergamo, diretta dall'egregio dott. Leone Rega:>.zoni, e 4 della propria clientela. Sei casi furono curati con mezzi tcrnpeutici vari (atropi nn., morfina, bagni, sanguisughe, mercuriali, ecc.) e tutti morirono. Due furono curati col curaro : di essi uno guarì. N o1·e furono trattati col cloralio esibito per bocca, ma principalmente per iniezione ipodcrmicn cd endo-venosa: di questi, tre guarirono. Il cloralio per iniezione sia venosa che ipodcrmica era iniettato nella proporzione c nella quantità di l :4 d'acqua; le iniezioni erano ripetute ogni mezz'ora. Non si ebbero per dette iniezioni a lamentare mai escare gnngrenose, fl ebiti od altri accidenti spiacevoli; in un sol caso so ne ebbe ostruzione del lume vasale per piccolo tratto, anche al tavolo anatomico le vene per le quali avea avuto luogo l' iniezione non offrirono alterazione alcuna. L 'azione del rimedio fu pronta e già. si faceva sensibile dopo dieci minuti primi. Col 1ipetersi delle iniezioni anche l'eft'c tto ne era più pronto e benefico. Al cloralio fu associato il bagno ca.lùo generale lisciviato (desideratissimo dagli infermi), l' isolamento completo dell'ammalato, l 'oscurità della stanza, la rarissima somministrazione ili cìbi e bevande. In due casi il tetano fu manifestamente prima limitato all'arto offeso e poi generale. Al trauma in quasi tutti i casi si associò una causa teumatizzante (esposizione ad intemperie, camere basse, oscure, ecc.).


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Rl\' ISTA

Quuttorù!ici delle ferite furono agli arti, e il mass imo vennero alle dita de-lle mani c dei piedi; due al capo, una al dorso. Nei casi in cui In. temperatura fu fino da principio elevata (39•-40") l'esito fu semprll letale: nei guariti lo. temperatura non superò mai i 1:!8•5-38•7 per tulto il tempo ùella malattia. All'ammalato guarito col curaro si iniettarono 74: centigrammi di l·umro in quattro giorni di t'rattamento, ogni iniezione era di 3 ccntigl'ammi. Uno dei casi di tetano guari ti consumò in 25 giomi di trattamento 36 gramnù di cloralio per iniezione venoso. e 122 grammi per bocca. Un altro ne consumò in 20 giomi 138 grammi per bocca c 22 per iniezione ,·enosa; e l'altro in 26 giorni ne consumò 92 grammi per bocca e 40 per iniezione venos a. Quelli cile morirono ne consumarono naturalmente molto meno essendo dur ato il loro trattamento appena pochi giorni.

La l'icogni:doue d e l sacco erniario c del viscere strozzato nelle ernie incn.rccrat.c addominali, del prof. Gu:stwrr. Scorn (Il iJivrgar1ni- Dispensa nn, anno 187t!). Studiata prima la causa prossima, che freque·ntemente sostiene lo incarceramento delle ernie e studiati gli organi ed i tessuti su i quali agisce ques ta causa incarcerante o ·strozzante, l'autore dimostra che nel maggior numero dei casi lo stro:t.zamento è fatto non da cause esterne al collaretto del sacco, ma invece o dal collarett.o stesso o da cause esistenti al di dentro del sacco e del collaretto, di guisa. che in questi due ultimi ca.si i vasi del coUaretto e del sacco poco o niente si trovano compressi e strozzati , e perciò non sono affetti da sensibile congestione o stasi. Nel caso poi che la cagione dello strozzamento è esterna al collaretto, allora questo sacco sieroso non s i tl'ova neppure molto congestionato e mutato di colore, per ragione della poca quantità. di vasi, di cui è provveduto, avuto o.nche riguardo alla poca. spessezza o meglio alla sottigliezza delle pareti suo nel caso di ernie acute e recenti. La cosa non va allo stesso modo per gli iutestiui c per l'cpiploon incarcerati, chè questo e quelli essendo organi eminente-


CI1!R URGI CA

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mente vascolari, sono traversati dn. miriadi di vasi cci in numero molto maggiore di quelli del peri to neo e del sacco. Vi è ùippiù : la causa dello strozr.amento essendo sempre al di fuori e degli intestini e dcll'cpiploon, succede che la rircoluzione entro ai loro vas i sanguign i si rallenta e .si arresta sC'mprc, e quindi subito si stabi liscono conl!cstioni e stasi molto pronunziate, di guisa che il colorito di questi organi si muta sensibilmente c diventa t·osso-f'osco c spesse tìate proprio nerognolo come il color della cioccolatta: sembra proprio lo intestino come ecchinwst~to alla superficie per ctfctto della oJrusionc od infiltrazione sanguigna avvenuta nella sostamo:a intestinale. Nel caso di epiplocclo si troverà l' omcnto con le sue vene in istato di notabile congestione, eli il nostro T. I,. Dc Sanctis, scrive (1) : " Se l'ernia è epiplocclo, l'cpiploon secondo il grado dello strozzamento si fa oscuro per arresto di circolazione venosa, c poi si dissolve e nccrotizza. n Qu:tndo anione la cangrena. clell'cpiploon l'amento diviene di colorito porpurco-carico e poi acquista tm colore bigio-giallastro-fosco. Qui bisogna pure considerare nella intcrpetraziono di questa diversità di colorito che la massa o qotantitò. di tessuti strozzati intestinali od ornentali, e quind i dci vasi sanguigni, è d'ordinario maggiore di quella del sacco emiario, donde la quantità di sangue impedito nel proprio cammino è mcdesimamcnte maggiore, avendone qnesti tessuti bisogno e per vivere c per adempiere alle loro speciali funzioni di una. quantità ll\nl!gioro. Oltt·c n che è sempre vero che quando lo strozzamento è fatto dal collarctto o da causa esistente dentro del sacco, allora la stasi ed il mutamento di colorito debbono accadere a pt·cferenza su i visceri strozzati esistenti dentro il sacco c non già sul sacco. Che se poi la causa dello strozzamcnto è costituita chtlla clnsticttà e tonicità propria degli anelli nponcrro ti ci addominali che circondano il · co llare~to del sacco, iu tal caso si deve ritenere un'nzioue costrittiva e strozzante sul viscere erniato c sul collaretto. L'azione costrittiva in questo caso sa1·ebbo fatta da una duplice cagione di strozzamento, dagli anelli aponevrotici cioè e dal collarelto del succo, & quindi si avrebbe una maggiore stasi sul (l) 'r. L. DE SANCTIS. Pnt. Gener. Chi r. , )):l l'le 2', Jl!l(;. 3-1!1.


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Rl\'lSTA

viscere strozzato anzichè sul sacco, mentre l'azione costrittiva sul sacco sarebbe fatta. solo dagli anelli aponevrotici suddetti c perciò da una sola cagione. Volendo anche calcolare una certa forza di reazione eccentrica, ya} quanto dire un'azione espansiva da dentro in fuori degli organi strozzati, e quindi un'altra causa di impedita circolazione sanguigna., non si muterebbe per ciò la posizione delle cose, chù questa forza di r eazione eccentrica od espansiva sarebbe comune all'uno ed all'altro modo di strozzamento erniario. Dn ciò le congestioni e le sta.si degli intestini o dell'epiploon strozzati debbono essere sempre maggiori delle congestioni e delle stasi, che possono essersi determinate su le pa.reti del sacco erniario per la inceppata. cir colazione sanguigna. Il De Sanctis ( l ) scrive: " Dati ad un q ne quei di versi operatori di strozzamento o rome dicono agenti stroz.ecmti, la strett.urn può essere sernda o meno, anche secondo la particolarità delle cagioo i, tanto sul "contenuto quanto sul contenente. , E cco dimostrato, così afferma l'autore, che per ragioni patogenichc, per ragioni anatomiche, per ragioni fisiologiche e per r agioni fisiQllO debbousi stabilire nell'intestino o nell"epiploon stro~zati congestioni e stasi maggiori di quelle, che si s~a.bili­ scono nel sacco erniario, dentro cui si contengono questi visceri strozzati. Queste congestioni o stasi maggiori, che si stabiliscono sopra organi più vascolari del sacco erniario, danno luogo ad un mutamento sensibilissimo di colore, quale effetto immediato e necessario dello strangolam ento od incarceramento. È percio che le porzioni strozzate dell'epiploon o dell'intestino diventano più o meno t·osso-scm·e o 1tei"O·fltJOle, colorito che non si osserva nfiatto sul sacco erniario che le contiene. L'.Eric Et·ichscn infatti parlando del sacco erniario nelle ernie strozzate, dichiara che questo si può riconoscere per la sua tensione e JJer la distt·ibuzione <wborescente dei vasi alla sua superficie; non vi ba quindi colore rosso-scuro più o mono, altrimenti non avrebbero potuto osservarsi questi vasi a1·borescmti sopra un tessuto molto congesto e scuro. E questi pure, quando parla dell'intestino strozzato di.ce che lo si riconosce c ditfercnr.ia dal sacco in principal modo per la mancanza di vnsi m·borescenti. (l ) T. l.. DE SA:\CTIS. l'al. Oo!n. CliÌl" .• parte 2•, pag. 3<W.


CU!RURUICA

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Il Cruveilhier sostiene che il colorito del sacco erniario strozzato è bianchiccio, e che, quando qual che volta per ca.ngrena. o per altra causa lo intestino è medesima mente bianchiccio1 allora può succedere l'equivoco. Tutte queste considerazioni mi hanno fatto sempre attentamente guardare e tenere ben ùi mira nelle speciali operazioni di ernia incarcerata questo criterio e questo segnale della diversità di colorito del sacco c del viscere strozzato. Questo criterio mi è stato sempre utile quanùo si ~ trattato di di fì'c renziat:e il sacco del viscer e strozzato per non incorrere negli errori ùi cui dicemmo più sopra, dtè l'ho trovato lluasi sempre convalidato dai fatti alletto dell'ammalato. In conclusione mi sono persuaso che una profonda congestione o stasi si stabilisce più su lo intestino o l'epiploon strozzati e meno sul sacco erniario sotto le apparenze di un colorito t·osso-scm·o o nerogunlo, mi sou persuaso che gli operatori di ernill. incarcerata possono ritenere che in principal modo il colorito ro sso-fosco o t·nsso-stm·o l)ÌÙ o meno del viscere strozzato, indi la direzione delle fibre dell'intestino, il siero di varia quantità. c colore dentro il sacco erniari(!, il colorito chiaro o bianchiccio del sacco stesso, tra versato da vasi arborescenti, sono loro di grandissimo aiuto nell'operazione della chelotomia. Dalle considerazioni c dai fatti suesposti si può conchiuùcre con la sicurezza di non sbagliare che nella maggior parte dei casi di enteroceli ed cpiploceli strozzati il colorito t·ossn-fosco o nerognolo dei tessuti che potrebbero capitare sotto il tagliente del bistori, ci deve r,u·c rimanere con la lancia in resta che probabilmente C}ucsti tessuti où organi così colorati sono l'intestino o l'epiploon incarcerati. Per lo contrario il colorito biancastro o biancn-t·osco di altri tessuti frastagliati da vasi sanguigni scr}Jegginntivisi è un criterio per escludere l'idea che questi possono essere l'intestino o J'epiploon strozzati, e quindi un tal colorito è per noi un preziosissimo segno diagnostico ed una ragione positiva a farci continuare ad incidere le parti nello scovo di aprire così il sacco erniario e mettere i visceri strozzati allo sco verto per procedere quindi allo sbrigliamento cd alla riduzione secondo gli i<peciali casi.


RIVISTA O CU LISTICA --~

OUometro J,ols ean. -Nel mese di maggio ultimo scorso il dottor Loiseau, medico di battaglione a Tournai, presentava all'Accademia di medicina di Brusselle un ottometro metrico e facometro eli sua Lnvenzione, intorno al quale il dottor Warlomont, membm della commissione incaricata dall'Accademia di esaminare il sud eletto st.rumento, faceva alla dotta assemblea, il 27 luglio, la seguente relazione che riproduciamo nella sua integrità, aftinchè i nostri lettori siano meglio in grado di apprezzare se sia o no giustificata la preferenza che l'erudito r elatore si mostra propenso ad accordare all'ottometro Loiseau su tutti quelli che finora furono proposti e messi in uso. · R elazione della Commissione ce cui ftt t· inviato l' ollomett·o m~tt'ico e fa cometro pt·esenlceto dal dott01· Loiseau, e descrizione di questo slntmento.

" Signori, l'otto metria nel senso che le dà l'autore del lavoro sn cui ho l'onore di riferire ha un significato più largo di quello che erale anticamente attribuito. Dopo gli immortali lavori di Donders sulla refrazi one oculare staticae dinamic.'l, e le sue anomalie, nna mtova precisione potè portarsi nella loro determinazione secondo regole matematiche mirabilmente stabilite dall'illustre professore d'Utrecht, vero creatore dell'ottometria contemporanea.


... RIYI:>'I' A OCULlSTICA

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" li problema che si propone è la. fi ssazione dd due limiti della visione distint-a, cioè del punto il più vicino (Punctum :p1·o.ri?nttm) e del punto il più lontano (pnnctum 1·enwtmn) n cwi L'ocèhio può vedere distintamente un o~getto . L'ottometro elementarissimo di Sclwiner basta, n rigore, alla prima di rtuelle d eterminazioni (P. P.). Il signor Dondcrs ha da.to la fòrmola della seconda (P. H.): i raggi che da un punto situato alla distanza di 15 n 20 piedi vengono a colpir la cornea possono, atteso In debole loro mutua inclinazione; essere considerat i come a!'!'ai prMsimi al parallelis mo: se dunque, mediante una. scala regolal·mep; c • progrcssira di caratteri tipografici o d'altri segni riservati per gli analfabeti si fa mirare, per esempio, a 15 piedi di dis tanza, il n• 15, l'acutezza essendo suppos ta eguale ad l c tutte le cose disposte in guisa che le immagini siano vedute sotto angoli sempre simili, di 5 minuti, il soggetto leggerà perfettamente il summentovato n• 15, se gode d'uno stato di rcfrazione adattato naturnl- • mente per i raggi paralleli. Parimenti leggerà a 2 piedi il carat• tcrc n• 2, n 6 piedi il 6, a 20 il 20, ecc. L 'interposizione d'una. lente concava o convessa, anche debole, non potr:i. in tale occorrenza migliorare per nulla la vista: il punctu-m n mtolum di questo soggetto è an'orizzonte. " Ma un altro soggetto nelle stesse condizioni non può leggere dis tintamente a 15 piedi nè il n• 15, nè un numero vicino, benchè la di lui acutezza visiva, misurata al foro di spillo, ller esempio, sia eguale nd l: quest'occhiO non è fatto per riunire al luogo voluto i raggi paralleli. Che fare pcrclfè questa condizione si ren.lizzi? Porre dinanzi a quest'occhio lenti concave di più in più forti, cominciando dalle più deboli della scatola delle lenti da saggio, finchè una di esse permetta la vista distinta del detto carattere n• 15 all.a distnnza di 15 piedi. Supponiamo che sia la • lente negativi di 18 pollici di foco (n• 18 delle scatole antiche), se ne conchiuderil. che, per dare ai raggi paralleli la facoltà di disegnare una immagine distinta sulla retina del soggetto, bisogna imprimere una divergenza che corrisponda ad una distanza dell'occhio egnale a 18 pollici. " Per rispetto per un passato glorioso noi abbiamo in questo primo cenno fattQ uso dci termini dell'antica misura, di yuella che servì aDonders nella. compilazione della sua magnifica opera 5

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s ulla amotropht. Questa sarà. l' ult.i111a volta. Dopo l'istituzione ùel metodo detto " di Donders , la. numerazione d elle lenti da occhiali venne cambiata. In virtù d ' una decisione }>resa nel 1875 a l Cougrcsso d elle scie nze mediche di 13russelle, le mb ure antich~ cede ttero il posto a lJUelle del s istema metrico: indi nuove scale di caratteri nrlttttute a lJUesta nuov:1. dis pos izioue, indi pur~ nuove serie tli le nti segnato secondo il numero d i tliottrie, negative o posith·e, somministrate da ciascuna d! esse (1). D'ol''h innanzi non ci alloutancremo più da questa terminolog ia. " Per l'impiego d el metodo di D ondcrs, la scala. tilh >grafica ( Mouoyer, d c \Vekcr, Sncllen), è collocata ad unn distanza ùi 5 ,. o 6 metri. L'occhio esaminato legge senz'alcuna lente a. questa d istanza uu numero in rapporto colla s ua acutezza Yisivn.: ~ emmetrope. Il nulllero dà la nÌisura dell'acutezza (S). L'occhio non Yede in tal guisa~ se la sua acutezza è fisiologica, vuoi ùire che è • ametrope (ntiopo 1\J, itlermctrope H, astig matico A). Per detçrrninru:e il g rado di ~r c 11 bisogna cercare la lente concava la11iù dcùolc o la lente convessa la più forte che permetta la lettura. • L'acutezza \•isiva (S) è ill(licata da i più pi ccoli carntteri che l'occhio così a rmato può disccr.nere : leggo esso il n• l ad un metro'? )jj, s ua acutezza è eguale ad l; non leggo n. questa 4istam:a che il n• 2'? la sua acutezza non è che di 1/ 2, e così di segui to. Per tal modo trovansi determinati il p 1mctum re-moltm~ e l'a cutezza visiva . " .Per trovare il pwwtmn proximwn fa d'uopo servirsi o di lenti concave crescen ti successi'w'arnente, applicate alla visione di un oggetto distante, oppure d i cercare la distanza mh1ima a cui il soggetto può leggere i caratteri i più minuti. " Il metodo è perfettamente preciso e risponde a tutte le esigenze scienti fiche e prntich.e, come tutto ciò che emana dalla mente così metodica ed esa.tta dell'autore di esso. 'Gli si può tutta \'io. addebitare d 'essere un po' lungo; il punto R essendo pazientemente fi ssato, bisogna ri cominciare lo stesso lavoro pel punto P: inoltre esso richiede un largo impianto, una sala diGa

(li Si ga cloe la diottria (questo \'ocnholo s petta a l signor Mono~·cr) rap· preseota la quantità di refrazione procurata tla una lente ch e :tllbia un 'ncr ro cl i foco.

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OCULJSTICA

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6 metri, tutta una ca ssetta di lenli da saggio, tavole di cnrntteri, il cui fondo coll'andar ùcl tempo ingiaUisce, ccc. " L 'oltometro così ingegnoso del s ignor J aval ha f<ttto scomparire questi bisogn i, pur mantencndo,i fedele agli stessi piocipii; è quello di cui l'inrentor e presentò al congresso mcdko di Ginevra (1877) ru1 nuovo modello, che fu l'oggetto a ll'Esposiz ione unhersnle di rarigi d'una attenzione meritata. Quest'appan~c­ chio realizza le condizioni volute per la dcterminnzionc !lcll'acutezza vis i\·a in tutto il rigore d'una esattezza scien tifica assol uta . .Jicdiantc scale tipogr:lticho ch'cl);li ha. disegnate, o elle furono r idotte mercè i processi della foto-i ncisione, è dircnuto possibile eli studiare per mezzo di esso l'influenza dell'illuminazione c delle ametropie s ull'acutezza ~isira, c di ri cercare la parte dei g rossi c d ei legami delle lettere sulla visibilità dci caratteri di stampa. Queste scale costit uiscono un j)rogresso par:J ~on abilc a quello ch'era stato realizzato nel 186-! con quella di Snellen, oggiùi nn po'antiquata. Ad onta del suo prezzo clorato ( 400 franchi), quest'apparecchio troverà il suo posto oi.Jbligato in tutti i gabinetti degli oculisti gelosi di circondare le loro determinazioni di tutte le concThioni di precisione matematica. Il suo modo ili disposizione fa sì che basti all'uopo un gabinetto d ' un 'estensione di 3 mct~·i, ed a nche meno, evitando il misuramento continuo della sala dal soggetto osservato s ino alln. scala, c permette di determinare l'astigmatis mo, per esempio, con una gran rapidità c non minore esattezza. A nostro credere, quello· ò un ottometro perfetto. " Ma. nella. pratico. è lecito di sagrifict\rc un tantino di questa. precis iOJ1C a. bcnetizio ~'una più gra n facil ità e d ' una maggio r ra pidità d'esecuzione. K elle cliniche numerose, dinanzi ai consigli di le va, un metodo che permetta di far più presto fu sempre ricercato, c da questa ricerca nacquero vari apparecchi chiamati " Ottometri n SUi quali getteremo Ull rapidO sguardo. " 1. Ottometro di Ruete. - Risale al 1852 e fu ben presto lasciato indietro da altl'i apparecchi .più semplici e più completi. Se ne trovcr:l la' descrizione negli Amwli d'oculistica (1854, t . XXXII, p. 21-l); noi lo citiamo solo per rimcmbranza. " JJ. Oltomctro 'li Di G-r acfc. - Si compone d' un sistema di due lenti, una convessa, l'altra concava, poste s ovra. un medesimo

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RIVISTA

asse, n. tal distanza che la lente concava, che seno d'oculare, faccilt <'mergere wrso l'occhio osservatore, allo stato di parallelismo, i raggi convergenti elle le giungono dopo d'aver traversata la prima lente convessa. Se questi raggi, prima d'aver subita la refrazione dovuta alla lente convessa, erano essi stessi paralleli, ne · conseguita che il sistema delle due lenti in discorso rappresenta in somma una lente neutra, poicllè ~·ende allo stato di parallelismo fasci ricevuti essi stessi sotto quella mutua inclinazione nulla,. In altri termini, dal punto di vista della rcfrazionc assoluta, questo sistema risponde in fatto ad una lente n• O, poicbè restituisce in para1lelismo i rnggi incidenti paralleli. È il cannocchiale di Galileo. Quando In distanza delle lenti è esattamente eguale alla differenza delle lunghezze i ocnli dell'oggettivo e dell'oculare, i raggi che ne emergono si riuniscono senza alcuno sforzo sulla r etina, se l'occWo è perfettamente emmetrope. Se al contrario questa. dis tanz(l, è diminuita mcrcè il t'avvicinamento dell'oggettivo c dell'oculare, si rendono di più in più clivergenti i raggi che emergono dal sistema. Il n:wvicinn,mento delle lenti può adunque dare pel suo grado anche la misura dellA. miopia del • soggetto. AJlontananclo le lenti. invece di ravviciuarle, l'eft'etto è precisamente contrario, i raggi, incidenti suH'obietth·o allo stato di parallelismo, vanno, a misura di quest'allontanamento, emergere dall'oculare sotto una convergenza di più in più notevole, a nùsura clic le lenti sono maggiormente scostate. Lo strumento risponderà cosi a tutte le condizioni angolari òella ref1·azione, ecl in quest'ultimo caso, alla determinazione dell'ipermetl'opia, col favore di formole precise. " In questo sistema -l'angolo visunle &otto-teso dall'i01magine d'un medesimo oggetto che varia collo scostarnento delle lenti, e nel rapporto dalla lunghezza focale dell'oggettivo a questa stessa lunghezza diminuita del valore dello scostamento- bisogna, per aver dati paragonabili, far guardare al soggetto 1mmagini tanto più piccole, quanto più l'ingrossamento o l'accrescimento dell'angolo visuale dev'essere maggiore. Questo d~to indispensu,ùile suppone una tavolu, aggiunta allo strumento che dà l'ingrandimento per ogni grado di spostamento delle lenti, spostamento t·egolare e determinato d'altronde da un movimento rli regolo ad intaccature, c che può per tnl modo esser sempre misnrato. Ln

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OCOLISTICA

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tavola consta di bastoncini paralleli, specie di scacchier:t n quadrati bianchi e neri 4IcrociaU. " n principio òell'ottometro di Di Graefe è quello adunque ùel cannocchiale di Galileo, con aumento della tiratum al di là della pos izione del panÌ.IIclismo. È il grado di ra.rvicinamenlo o d'allontanamento fra l'oculare (con c· a vo) e l'oggt'lLiro (con ves so) che forni sc:e le indicazioni, secondo formole determinate. " Quest'apparecchio non dà l'acutezza visira, pcrchè l'immagine dell'o~o:gett.o subisce in1portanti moditicazioni di grandezza secondo il grado di scos tamento delle lenti. (~ucsta grandezza aumenta col gntdo dell'ipermctropia e scema con quello della mio pia. E sso o{!sige pertanto, per poter somministrare queste indicazioni: 1• una t~n·ola. d e~li ingrandim <' nti corrispOJfucnti a ciascuno sta to della re[rnzione; 2• una cassetta di lenti da saggio; 3" una scala tipogralica. · " Queste imperfezioni furo no causa che l'attometro di :Vi Graefe non e ntrò m1~i molto innanzi nella prati ca. Lo stesso non an-enne di quello dci signori l )errin e 1\Iusca.rt che ora descriveremo. " 3. Ollomelro dei s(qnori l )errin e l l[as,:art. ~ Quost'appnrccchio si compone, come il prec<Ctlcnte, d'un tubo cilindrico d'ottone montato soprn un pi ~ de, c le cui due estremità son prO\'\'edute l'una di una lente connlsoa che serve da oculare, l'altra di un quadro di segn i o di caratteri disegnati su vetro annerito ed illuJUinato per trasparenza. Fra loro travasi una seconda lente <·oncava d'una lunghezza fo cale più cort.a di quella della prima, e che }lliÒ essere spostata dall'oggetto fino all'oculare, media . . nte un congegno a s drucciolo, uu rocclH•tto od un regolo dent!tto . Secondo la pos izione che occupa rel:.ltintmente all'oggetto, la le nte concava imprime ai raggi luminosi emanati da qucst'ul- . timo direzioni tali, che uscendo dall'oculare presentano suceessivamcntc tnlti i g1·adi ùi con"ergcnza o di dh·crg~: nza che convengono a.lle varie forme di ametropia (ipermctlO}!Ìa c miopia) ed ai diversi stati dell' nccomodazione (svasmo, presiJizia, insufficienza, ec:c. ccc.). Il congegno sdmcciolantc che trascina la lentè porta un indice che 'sc.:orrc sopra un regolo graduato in })0\lici c dcstinMo a dar dircLtam entc la n~lutnzion e delta refraztone.

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1142

RIVISTA

" Il campo di corsa dello strumento è diviso in tre parti: upa. prima intermediaria che corrisponde nll'etnmetropia. (E); una seconda che s'estende dalla prima all'oculare, corrisponde alla nuopia (M); una terza, che va dalla prima al quadro, risponde

all'ipermetropia (H). Gli spostnmenti delhi. l<'ute concava rnJ>presentano fJOÌ la stessa parte di quelli dell'oggettivo coovcsso nell'attometro di Di Gracfe. " Il gran vantaggio di quest'appa~ecchio ò il seguente: i diyersi gradi d'ametropia vi sono accusati da spostamenti della lente, tanto più estesi quanto più elevato è il grado d'nmetropia, e che si ha bisogno di maggior precisione nello. determinazione di essn, ciò che realiz:ta un progresso sull'attometro di Di Graefr, qvc avviene l'opposto. Ma non dà l'f!cntezza visiva {S), e quella è una grave lacuna, la gmhdezza dell'irmnngine amncntando nei due sensi col movimento della lente moùile. Da ciò ne deriva il bisogno altresì d'una tavob d'ingrandimenti, od il ricorso all3. cassetta da saggio ed alle scale tipografiche. " Como in quello di Di Graefe, le indicaeioni son fornite nell'ollomet,·o dei s~qnori Perrin e 1Jlasca1·t dal.qnulo di scosta-mento dell'obiettivo e dell'oculare. Solo in quest'ultimo si è l'oculare cl1e è convesso, e l'obiettivo è conca.vo. " 4. Ottomet1·o clel signor Badal. - Esso riposa sopra un principio direrso da quello dci precedenti. Finora le lenti erano mobili cd il (luadt·o fisso; Jiell'appareccbio del signor Bltdal il solo quadro è mobile, e non havvi che uno. lente. Questa lente è com·essa, ha 0"' 063 ~ (15,8 diottrie) eli focò, cd è disposta in guisa cije il suo foc_o coincida col foco anteriore dell'occhio t/, condizione che trae con sò le conseguenze seguenti : " .il sposfamwuti eg1wli del qnad~·o corrispondono 1•aria!iOJIÌ egu{tli nelle (fltttnUlit ili t•efrazùme. P<'r conoscere lo stato di quest'ultim.a, si misura 13. distanzn che separa il quadr9 dal foco della lente, al di là o al di qua, e la si divide per 4 mi mmetri, cioè pel quadrato della sua lunghezza focn.le (0"' 063 '). Esempio: la maggior distanza a cui il soggetto può leggere i più piccoli caraltmi possibili è più mnici11ata all'oculare che ruoy lo sia il foco eli esso ed n lG millimetri di quèsto foco: J\I =

16

= 4 4 diottrie. Ques ta di!>lanza è essa a 12 millimeLri al di là del foco?


..

-

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OCt:r.I:)TIC.I.

H=

12

4

= 3 dio ttrie.

" 2• Qualunryue sia la distanza dal ryurulro cella lente, vale a

dire qnalunque sia lo stato clellrt 1'C(1'Cizione, l'O!I[Jello e la sua imnutgine in un tal sistema sono in tm 1·npporto co.~t(lnte ~. Che 1-'

un oggetto sia a {iPntatto colla lente, che sia nel foco di es~a, o al di là, dà. in t utTI i casi nna,stcssa. immagine r etinica. · " Per apprezzare l'acutezza della vista (S), che non ci venirà data dagli altri apparecchi, basta r idurre per mezzo della fotografia una scala di caratteri o segni della lunghezza per cui essa fu calcolata alla lunghezza focale della lente, JlOichil questa trovasi lontana dall'occhio precisamente di q uesta lunghezza fo cale ( l). " L'ottomelt·o del signot· BnrlaJ, e t[Uesta no è la pat'te veramente originale, ~;n·mmini:iln.s le ùulù:a-rùmi 1'elalive atta ,·etretzione, c~ll'acco-mocla.:ùme ed alt'aculeun 1:isiw, merci! l'allontana-rne1tto o l'aroicirucmento al qwtrlro tl'ww lente uuica, (:nnt•C:>Sa, oc,tlare, di G3 millimetri di. foco, il cui punto focale è situato cul tma disla11zce fìssn di 12 millimetri al tlnvrmti dellce cornea. "' " Gli attometri precitati rispondono ai bisogni del metodo detto soggettivo, ed in questi limiti, quello del signor Badai fornisce colla voluta esattezza i dati necessari alla pratica. Fn. mestieri nondimeno, per ciò, di trovare nel soggetto .osservato la dose voluta di sincerità c d'intelligenza, che: non s'incontra sempre, massime davanti ai consigli <li leva. Si ha per questi casi eccezionali un metodo eccezionale anch'esso, il metodo ogget-. tivo mediante l'esame ottalmoscopico, poco fa ancoru. di on'applica.zione.complicata e difficile, resa. oggidi piìt eomo1la dall'introduzione nella pratica degli otta.lmosco})ii a refrazion e. Noi citeremo soltanto, como ricordo, non volendo uscire dal nostro campo, i vari stru ment i acl hoc costrutti da L oriug, Cohn, Jinapp, dc W ecker, Lnndolt o Dada!; rammenteremo soltanto che in <tuest'ul timo, in faccia allo specchio ottalmoscopico, vi sono due dischi sovrapposti in modo che ciascuna delle loro aperture munite di lenti graduate, secondo il sistema. metrico, possa Yenire a collocarsi successivamente in corrispondenza di quella dello

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(l )\'. Anucaes rl'ocnlistique, tstll, L r.xxv. pa:;. :i,I UI .

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1144

l< IV! STA

specchio. Una lieve pressione dell'indice della mano che tiene lo strumento, facendo girare i dischi attorno alloro centro, permette d'impiegare isolatamente ognuna delle lenti indicate o di combinarle due a due. Una piccola susta cadendo entro intaccatura s ituate alla parte posteriore dei dischi, segna .ii tempi eli fermata, in guisa. da assicurare l'accentrarsi _delle lenti e del foro speculare. Vedremo più lungi l'applicazione Wquesta disposizione fatta dal signor Loiseau nella. costruzione del suo ottome• tro, cli cui venni incaricato, unitamente al signor Thiry, di farvi conoscere le particolarità. Ottometro del signor L oiseau. - Dopo gli stmmenti cosi ingegnosi e così precisi, dei quali facemmo or ora la rassegna, pareva poco possibile ·di far meglio. Tuttavia il signor Loisean l'ha tentato, e dalle sue ricerche è nato l'ettometro che abbiamo tra le mani. Non ve ne darò nè la descrizione, nè il principio, nè il modo di servirsene ; l'autore gli ha esposti nella. notizia che univa. al suo invio e di cui certamente l'Accademia voterà la • stampa: mi limiterò a farvene notare i lati origina.li (l) .

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(l) Gral ie ulla squ is ita coa·tesia dell"e rnint>nle nostro collega ed amicQ signot· dottor \\'a rl omont, che ce ne fa.vol"Ì il rame, s iamo i n grado di ug~iungerc ai C('nni del dolio e facondo re lalore due fig ure, delle quali In pt·ima ra ppresenta l"otlolllet a·o Loisea u nel s uo complésso, e la seconda l;~ lasn·a da saggio i ngrntu1iw.. 1. -

Strumento c/1 (fl"andea ;;a. tw t w ·ata. t·edttto eli t•·c (JUa.>·ti.

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• OCULlSTICA

1145

X egli ottometl'i descritti precedentemente· il tubo interno è obbligl:!to P.d C$CUf$ioni J)iù o xneno lunghe per la. necessità di allontanare dall'ociJlare, in limiti segnnti da ogni caso particolare, sia la. lente obietti va, sia il quadro che porta le lettere od i segni compònenti la sctlla progressi va. Qui le escursioni so n li. mita.tc ad un allungamento di 5 centimetri, che porta a 14 centimetri la lunghezz~ massima. Lo strumento tutto riunito non pesa, compresi la busta ed i pezz.~ di ricambio, che 200 gmmmi. " Quando il quadro è a 10 centimetri dalroculare, manda dei raggi, che dopo aver traversato quest'ultimo vanno ad incrociarsi sulla retina, se quest'oculare è una le_n te con vessa di l O diottrie, se questa lente è situata in p, vale a dir·e 13 milHmetri al davanti dell!ll' coro ca, c se l'occhio esaminato è em~melt·ope. L'occhio cosi armato possiede adunque una potenza rcfrattira rappresentata dalla potellZa refrattiva propria di quell'occhio, coll"addiziohe di 10 dlott.rie. Ma . se per permettere ai raggi di incrocicchiarsi sulla retina in queste condizioni, dieci diottrie devono essere aggiunte alla retrazione dell'occhio emnrctropc, non cc ne vorranno })ÌÙ altrettante per un occhio miope, la cui refra.zione intrin~eca. supera quella dell'emmett·opc. Ce ne vorrnnt\O in meno 2, 3 o di più, vale a dire che quest'occhio vedrà con un oculare convesso di 9, di 8, di 7 diottr·ic, p~:r esllmpio.; quest'occhio sarà dunque miope di 10 - 9 = l , di 10 - 8 = 2, di 10- 7 = 3 D. Lmiopia sarà fin d'allora determinata; essa. abbisognerà, per essere corretta, d'una lente negativa di l, 2 o 3 D, destinata a neutra• lizzare uu numero eguale ili diottrie eccedenti. " Il contrat'io accade per l'ipermetropia: là la refrazione è in deficienza, e fa. d'uopo aggiungerne, ricorrere cioè nù un oculare d'una potenza superiore a 10 D. Il numero di diottrie .s up~riore Acutezza. visiva

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n 5 centimetri

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Lctst1·a tic~ saugio.

a IO centimetri

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2. -

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P. E. M.


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RlriSTA.

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a 10 fisserà adunque il grado dell'ipermetropia, cd il numero metrico dcll!t lente pçsitim proprio n. corregg~rlo. In ambedue i casi l'indicazionfl richiesta è dunque procurn$a col solo mezzo delle lenti conves~e. " L'acutezza visiva è al tempo stesso rivelata dal numero del quadro, che l'occhio com·enicntemente armato può leggere distintameJlt.e. La dcte11ninnzione dell'a3ti~mati-smo e quella dcl-

l'ncconJOdaziooc non offrono ma.ggior difficoltà. " )/on iscordinruoci di dire ancora che quando il quadro è posto a 10 centimetri si può delorrninare a quella distanza per mC'zzc-cliottrie i 20 numeri dcll'ipermetropiu c i primi lO della miopin. Volendo çstentlcre la determinazione ni 10 numeri al disop.rn di questa, si f[\ rientrare il t.ubo interno fino ad bn ritegno che tìs~a il quadro a fi centimetri dnll'oculare, e si ba cosl un:t estensione eli 20 diottrie nei due sensi, più larga per conseguenzn.,' mnlgt·n!lo r c~ig uit:ì dcll'npp:ueccbio, di quella~ cui giungono gli altri ::t]lpnrcrchi di maggior formato , di cui parlammo poc'auzi. " Comé s'è Yed uto, l'ottoml!tro del signor Loisenu differisce tln Cf'lclli di Di Graefc, dci signori Perrin e Mnscnrt c dici signor Bacini per la disposizion~ dci suoi pezzi c il modo cou cui risponde alle domande che gli si rivolgono. Se questi ultimi apparecchi banno fra loro molti lineamenti di famiglia, il s uo, al ~ontrnri o, si accosta al metodo di Donders. D professore D'Ut.rccht colloca il ()Uadro a 5 metri c riconduce tutti gli occhi all'emmetropia mediante Lenti concave o c.onvessc. L'attometro del signor L<liseau riconduce invec.e il quadro ad una Jliccola distanza (5-10 centimetri), c tutti gli occhi ad uno stesso grado di. miopia (1) mercè il solo uso delle lenti convesse, per la ricerca della miopin, come per quella dell'ipermetropia. Così, mentre occorre per l'applicazione del metodo classico un vasto appartnmcuto e tutto un· ma.tcrialc appo,;ito, non occorre per tluello del signor Loiccan che un apparecchio il cui volume non oltrepassa qncllo d"un cannocchialetto monocolo da teatro, di fonnato ordinario, ciò che lo rende estremamente comodo e portatile. " L'apparecchio del signor L'Oiseau, come quello del signor (l) Lancloll JWOpOill' Pi pure <li d(' lt?t·minarP la r t>Crn?.il)ne rend en~" gli occhi c~uuhu••nlc ntiopi. n~ a: 1, t•gf i si s~n:e per ciò della ca~sP·c.aa <~• le~u 1 •l!l ~ag:.r•u ; 2" tHl•1pct·a le u 11 •·o 11 \'l'Sile c le n l t Ct!l1 c;t ve ; 3" n un tnd tCA ti P' o-

cesso <'la• gli ''" rtttl\lt<:>rebbe di dciPrwin:u·c la a·efntzione d;.+ :W t• - 20 n. M

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OCULISTIC.t

ll.J. 7

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Badai, può esser trasformato in facome tro, ma secondo un altro principio. P er trovarç col s uo oltometro il. numero ~ ·una lente anonima, il signor llad<ù se ne a nua l'occhio poi cerca lo stato, così modi ficato, della rcfrMdone del s uo occhio.; il grado di cui ùifferiscc questo nuovo s tato dalto stato nonnolc indica il numero de!Ja lente. Il fncometro del signor Loiseau è semplicemente l'ottGmetro rov.esciato nel quale la lente tonc:wa rappresenta l'occhio ipcnnetropc ( lJ) c ltt lent e C()nressa l'occhio miope (~f). " Ciò eh& precede vi mM tra, o Si!:,'llOri, il perfczionan1cnto porlato dal nostro autore a!J'istrumcntn ziono ottometrica, ch'egli ha ridottn, mercè l'applicn:done delle ingegnose s nc Yedn te, ad uno strumento portatile e rl'nn uso cosl semplice che non fa bisogno, per servirsci\e, d'alcuna no1.1onc matematica. T'or I]Ucsti diversi titoli essEl ti·on'nt il suo 110sto nei reparti ottalmologici degli ospedali, negli speflali militari. c s pecialmente nel mn.te· l'iale, ormai antiquato tlei consigli di lern, ovc è chiamato n rendere i più importan ti scrri:;i. 11 prezzo ne è r cbtirmncnte poco • elevato. " Per eft'cttuare questi miglioramenti l'autore ha dovuto mettere a contribuzione le estese cognizioni speciali di cui aveva dato già. prove in precedenti pubblicazioni (l), e di cui bisognerà tenergli conto. Egli appartiene da ~n altro lato alla rnloro5<L falange dei nostri medici militari, ch e non potendosi, a mot.iro dell' instabilità creata dMle esige n~ e di servizio, JJrOdurre come von·ebbero, non occupano in questa assemhlen che troppo rari sedili. Finalmente egli porta un nome rispettato, caro all'ot t\\1mologia belga. " La vostra commissione vi propone pertanto: " l" Di ri volgere ringraziamenti all'autore; " 2• D' inserire la s ua comuni cazione colle figure nel Bollettino ; " 3• D ' inserì veri o fra gli aSl?iranti t\1' titolo di membro corrispondente (2). n Dalla descrizione dell'ettometro del signqr Lo i~eau e dall'ap-

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(l ) Optom(t>"ie ophialmoscoplq •.•·C, a 1' moyeil e/e l' ima(Je >·ent~e>·sù ( M·chh•es médtcales bel(! es, 1:\7$). {2) v. Ruttetln a c l'.{c"demic: >·ovale de nH'dccine c/c Retul?rtC. annt!c 1$7~. :Jt sét·i.c, t. x 1r, .O" i.

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1148

• TITVISTA OCULISTICA

prezznmento datone dall'egregio clirettore del gi9rnnle Annnles (l'Mulisliquc., la cui competenza in siffatta. materia nessuno vonà revocare in dubbio, risultando che il suddetto strumento possiede tutto le qualità che si richiedono per raggiungere lo scopo per cui fu inrentato, c di .più è di piccola. mole c di prezzo meno elevato di tut.ti gli altri, uoi creclinmo opportuno di chiamare su di esso l'attenzione dei medici militari ai quali un si !fatto mezzo diaguo· stico può in diverse circostanze dell'esen.: izio del loro minisLei'O tornar sommamente utile (1). P. E. M.

Sulla cura della cheratite Remmonosa con l 'eserina. Let.tera del pro f. VINCENzo GoTn al dottor Do:Y&NlCO l~uromxo . (Rivisl(l clinicu eli Bolçgna, 10 ottobre 1878). I n questa breve lettera in risposta ad uno scritto del dot· tor Hamorino in cui sono riferite J>areccbie guarigioni di che· ralite flemmonosa o cllcrato·il~opeosi da questi ottenute con l'uso del colJirio eli cseriun, il professar Gotti conferma l'efficucin del medicamento che egli ebbe opportunitù di sperimentare largamente, poir:hò quest'anno pi,ù di trenta casi si presentarono nlJa. sua osscrva:tione di cheratiti flcmmonose, determinate da una caul:>a traumatica solita a verificarsi all'epoca della raccolta del grano che è il contatto delle spighe con la cornea. Ecco ciò che l'egregio oculista bolognese bn. os~ervato: " Quando la mnlnttia ò sui primordi, cioè sviluppata drt pochi giomi, il collirio d'eserina (la cui applicazione non reca alcun dolo1·c) hn portnto subito o sempre un vantaggio notevole, diminuendo l'ipopion, calmando i dolori nell'occhio, cd in un tempo relativamente breve, otto o dicci giorni, arrecando la completa guarigione. Quando però la cheratite suppurativa. data da.molti giorni, l'ulcernzione corneale è molto cste:;a ed infiltrnta, e l'ipopion riempie per oltre la. metà la camera anteriore, l'uso del col· lirio d'cseri na non vale ad arrestare il processo, come non vale nemmeno l'incisione corneale. In que:;t.i casi però non si deYe in· colparc dell'insuccesso In. cura usata, ma bensì l'aver troppo tarùato ad applicarla, perrhè è naturale che quando la sostanza fondamentale propria della cornea. è tutta presa dalla suppurazione, non può più oltcncrsellt', colla gua.rigioue del }Jl'Ocesso, la per· fetta trasparenza. , (l) Qu~sl'artirolo ('J':t giù Sli!m p:llo, quando ci 1-'ÌIIIISe il n• n dl'l B!Jile/f>l

cle t AccrJCIImic rotratc rlc nH'clrcine cle JJf'ltJI•JIIC. iu c•u i si l<'gge la se· {1;\ICill" II<JIÌZià: « Il SÌ~IIOI' \\'rn·IOilHlll(, fiiCIIIhi'O titOlare,>, f;t COI10S('!'I'l' CliP 11 sil[nm· l.oise:m, l'i n "''llto•·e d,. l p i eco lo onotn<'ll'cl p ort:. 1ilP. fonda t o s ul ;olo 11~0 dt•llP l(' l)[ i Ctiii\'I•S.Se, dt'cgli Jli'CSCIIIÒ ;i))' .\CClllil'lllia ll•' lla SNI\11<1 ddl'u l: t imo scor~o lng lin. s·oc"IIJ!a <Iella c:ostt·uzionc <l'nn Ollonwu·o più solido e !11

un m:,ne::rg-io 1ucuo 1lf>liCIIIO, hasalo sulln st,•sso princ·ipio, 111 vi~l:l dc•llr: O)l{lt·azu..nd ciP i ron~i~l i di lt• ,·a c di";,!l_i !'1 JIC'•lali uutl.l nri tli rPvlsiun e. I:;~h spe l'a put••rlo ~~ c·l•scut:Jrt• alli• C111np;1ynm nl'lla JH'OS$11l1a sed uw. » P. C:. ~1 .

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RIVISTA DI FfSIOLOGfA

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• Studi sulla fisiologia della sos tanza eorUcale del cervello, <lei dottor ilEnnlL\)1 :;\lL'XK ( Verbnn,z der lJitù:ioloy. GesellfiClw(t zu Ilerlùt. Seduta XI, 15 marzo 1873. - Deutsche j)fediciniscfle Woclumscri(l 1 7 settemb•·e 1878). Nella parte posteri ore del cervello ùcl cane e della scimmia si t1·ova un punto, la cui estirpazione da ambo i lati produce dci disturbi nella funzi one visiva. Il cane non è più in grado di trovnre In scod~lla del cibo; non ''cde i•}Jezzetti di carne che gli si danno, se non gli aJmusai le dita c il fuoco prescntal.i ai suoi occhi non ne richiamano più, come dianzi, gli sguardi. L'animale, cui l'udito, l'odorato, il gnsto, ecc., ccc. · non sono per nulla indeboliti dopo la lesione, è divcntnto cieco pcrchè h:t perdut9 le percezioni visive che posscdent, c la memoria delle immagini. In conseguenza dell'operazione è ritornato allo stato della primissima infanzia; deve imparare, come il cagnolino nconatd, n distinguere gli ogt;etti. A poco a poco però ritorna a riconoscere gli uomini, c dis tingue nuovame nte ~a scodella del cibo; ma per riuscirvi ha bisogno che gli si tuffi dentro il mu ·o per un paio di volte. Se la parte viene estirpata solammtte dal lato destro, tutti i fenomeni avuti per la doppia cstirpazio•ne in ambedue gli occhi, si banno soltanto n ell'occhio sinistro. Il cane con ctuest'occhio bendato n.gi sce come un animale sano. Se all'incontro gli viene


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RIVI~TA

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ùcndato l'occhio destro, vedc•tutt.i gli oggetti, 111a non gli di::.tingue, c riapprcnde a farlo poco per volta. " Le p ercezioni visive hanno un posto a sè in ogni emisfero . ., In un emisfero dunque le immagini tleUn memoria non restano assolutamente abolite, se esse sussistono illese uell'<tltro em isfero. • Gli ste~si fenomeni di cecità percettivn si 111anifestano, sebbene in minor grado, <'Stirpando dci tratti di sostanza corticale nella accennatn regione; e aYvcngono ancor chè l'estirpazione sia eseguita in quel punto di ess:1. regione posteriore, che si ripiel;a verso la falce. Il cane, in tal modo operato, afferra fra i I)lolti pezzeLti di carne che .gli si porgono clhmnzi precisamente i più lontani , o quelli situati nel punto il più incomodo, e i più • vicini non li tocca neppure. Se esso è operato dalla parte destra, • vede il pezzetto di carne solamente fino a- cl~ gli sta davanti all'occhio destro ; se all'incontro gli vien posto avantL il sinist.ro, lo perde di vista ogtti volta che l' immagine della carne non arrivi a colpire un certo punto della retina sinistra. S~ è dunque Jlrodottb con l'operazione in certa guisa un secondo punto cieco nell'occhio sinistro. E poi eh è questo ''secondo punto n è provvisto dogli clemenLi della retinn sensibili ai raggi luminosi, gli eft·ctti della descritta operazione nou si possono comprendere, se uon ammettendo che gli clemen'-i cerebrali, oggetto degli esperimenti, i quali sono-.coordinati con quelle parti cicche dell:1. retina fossero contenuti nella parte corticale estirJJata. Le estreuùtà. del nervo ottico nella. rctinn sono dunque, anatomicamente, collegate coi punti delle sfere visive in cui risiedono le immagiJli della memoria. lJeterminati elementi retinici corrispondono a detenninati dementi della sostanza corticale del cervello. In tal modo è data la dimostrazione del sustrnto anatomico per i fenomeni locali delle sensazioni visive, c così ·si può ammettere il fatto che In regione della sostanza corticale cerebrale, la cui esportazione ha per conseguenza la totale cecità. percett~va, sia coordinata col punto anatomico della visione centrale. Quelle parti della sostanza. corticale, che corrispondono alla regione temporale, sono la sede delle percezioni dell'udito. L'estirpazione tli esse da ambe le parLi dà origine alla sordità percettiva.. Il cane ode ciò che gli vien detto, ma è incapace di com-


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preudern e il sen so. lllcntre em. solito di far fc,t a. alle \'OCi " Jl!'t . ' qua, viva, caro, , en:., ecc., d opo l'esti:qHttionc delle parti corti cali, l' unico iudizio di ris posta a qualunquè parola lo ùà ri zzando l e orecchie. E ~:;o ritorna p erò man mano a l'api re, COfik chè 4.-5 s etLimn11e tlopo l'operazione non è p er nulla clircrso da qualsiasi altro cant•. La sostanza corticale ccr ehrale, in corrispouJc uzn al nrti re, è l~ sfera..ùclle sensazioni tattili ùel cane . In c:,sa !:>Ono compresi i centri .notori scop erti da Fritsch c Hi tzing. Se s i 1listruggc un o di (juesti ccutri, p. c. quello coni.spondeu tc alb,gamuu an teriore dc:-.tra, s i ossen ' ano, dopo la cessa;:iò'nc della fcl;hrc, cioè circa. 3-5 giorni d opo l'operazione i seguen t i fcnomeui : 1• P crclila delle pereezioni di CtJulallo o di p1·c.~sione nella gamba autcriot·c destra. ToccanJoln. col dito, o con un ago, il cane n on lo avverte ; c:-.so non rir olgc nep pure l o liguardo al }JUUtÒ to ccato, n è ri tirà la gam ùa; co~ a che fa se gli si t orca aijo st esso modo le altre tr e ga mbe. ::iolo dopo una for t issima pr cssiouc o una. profonda puntura. a.lza la ùl'tta gawba; ma anche in questo caso puramente p er sen sazione ritl es:<òl, n on mnnifcsta.ndo alcun segno di d olore . 2• I'en:l.ilc~ clclle 11ercc.;ioni t[i lttO!f" ne lla. gamba anteriore destrn. Il (lll.TIC lascia la gambu. ammalata n ella stessa p osizione,• in cui ve l'ha posto Io s perimentatore. Trattando allo stesso modo le a ltre gambe sane, l'animale, appe na esse so no libere, le riporta alla posizione normale. g• Perdita delle 11erccàoni eli morimento nella gamba anteriore destra. 11 cane non si serro mai d ella gamba 1ualatu. p er prendere la carne, le o:,sa, ecc., l'h c gli s tanno din a~~:~: i. Gl i era s tat o ins cgt~ato di dare la zamp01 destra allorchè si protendeva la mano da muti al s uo occhio destro; e alle parole " la zampa, 110rgcva la prima zampa. Alle parole " l'altm zampa , dura la seconda. Ora, dopo l'operazione, dà come prima la ztunp<~ s uustra (la sana); ma la dà pure quando dorrebbe dare l'altra zampa (la destra). 4• Perdita delle 1W'cc.:ioni del talla nella gam ba anteriore destra. :Mancando a l cane, nel camminare, quella fine mcccauic.:a per la necessaria coorùin'azionc dei moYimcn t i, che è procw·ata dalle percezioni del tatto, usa fa. gamba malata in ~odo mal dc

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ll!VIST.\

stro. Ora l'alza col dorso, ora .eon la pianta. del 11iedc. Gli a.Y- • viene però di frcrr~en tc•di sollcvarla. troppo, e quindi sdrucciola c manca qualche gradino delle scale . Tutti questi fenomeni scompaiono grado gradp. In 8--10 settimane dopo l'operazione, il rane ammalato non presenta alctma difl"rrenza da qualunque altro . Ciò "che si è eletto di sopra circa,. il centro dello sensazioni della gamba anteriore destra vale, con le modificazioni sottintese, anche per il centro delle sensazioni delle altre parti del corpo del cane. -

S tudi s nll'assorbimc nto grasso s o, del dottore GtoVà~lll G .\U (Da Bois At·ch. f. AnatomicwndPllysiologie physiolog. Abtheilung 1878, pag. 181. - Deutscl~ ·medicinische Wochenschri(t, 5 ottobre 18 78.) •

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•·In seguito aù un esperimento di Brucke l'olio rancido (contenente aci rli grassi liberi) combinato con una soluzione allungata eli bicarbonato ?i soda, 1n·oduce molto facilmente un'emulsione estremamente fluida. L 'olio privo di a cido grasso libero forma invece con la stessa soluzione di bicarbonato di soda una emulsione }) ÌÙ consistente, che si sepafa dai suoi cornponeuti in • J>ochissimo tempo. E poichè dopo la scoperta fatta. tla Claudio Bernard che il succo pancrentico separa dal grasso gli acidi gra.ssi, c l'intestino non manca eli bicarbonati alcalini, il movimento peristnltico intestinale può essere capace dj produrre l'emulsione grassosa. L'autore si prefisse eli sco1n·ire a che si debba attribuiTe la facilità che ùa l'oli o rancido di emulsionarsi con la soluzione sodica. Secondo la spiegaiione 1ti Brucke, si avrebbero i scgLLCnti precedenti : Il grasso rancido cede i suoi acidi grassi liberi nl bicarbonato di soda e ne risulta un sapone sodico. La soluzione saponica sarebbe dunque capace di emulsionare l'olio privato dei suoi acidi gmssosi liberi. Tale spiegazione n on è soddisfacente. Se si mette, con tutti i possibili riguardi pe.r non scuoterlu, una goccia ùi olio rancido in una soluzion e sodi ca allungata preparata in un piccolo c.ristallo•da orologio, si forma immediatamente uua com}>let.'l.emulsione di colore latteo. La goccia d'olio si t·ende a poco a poco più piccola, finçhè, giunta a un dato punto, non çambia più eli


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DI FISIOLOU lA

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rolume. Se si versa il restante di questa goccia d 'olio s u una piastm ùi cristallo c la s i agiti continuatamente q1ediante un bastoncino puro di cristallo, cou una goccia di soluzione sodica, che ave va provocato la crnnl ione della gocl:ia ù'olio ran cido, la emulsiono uon s i ct!Htua più. È pro1·ato con ciò che l'emulsione trn. il grasso rancitlo c la solnzione sot.iica uon può es~erc determinata con lo sbattillll'nto. ~Ia non può nCJlpurt?, eomc vorrebbe Brackc, csser·c una semplice funzi ono del sn punc ris ult:ll <'nl' : poi eh è, se s i aggiunge alla goccia rersata s ulln p i asl ra d i nista,llo la soluzione saJlOnacea, l'emulsione non .,:i e!fct tu. t <··:H•tlmente. Durante l'emulsione del gras!'o con la soluzione sodica, secondo i mianti esperimenti dC'Il'autorc sono da <'onsidcrare: t• il contenuto acido del gmsso (l{l'aùo dello. raucidità); 2• la solubilit:\ dc i saponi formatisi nel li<tuido Sllllùetto ; ;;• la tcnac it<'~ liquida del ~rasso; J• l'alcales ccnza. del li(tuido; f>• 1:\ esisten~a nel liquido eli sostanze, le (junli (come 11. e. il sale di CUcina) intJuiscono sulla !'O)ubilità dci saponi. 8~ i saponi SÌ sciolgono facilmente nel liquido, l'emuls ione non ha luogo. Se intorno alle gocce di grasso s i formano delle 111cmbrane chiaramonte percettibili, J'(•m ul:;ionc ù meno tluida, ùi quello che lo sia quando la fo nu~,tzione delle membrane è a.p~nn percettibi le. Yolendo awlicare allo s tudio d cii 'assorbimento grassoso i risultati ottenuti, non si potrà più, in anenire, attribuire ai movimenti peristaltici intestinali se non un'influenza secondaria sull'azione emubiva del grasso. I morimenti peristaltici spingono innanzi i grassi già emulsiònati, e mediante le l'illos ità. intestinali li distribuisce in vario senso. · Sull'influenza della bile nell'assorbimento grassoso, il la1·oro di Garl ci dù. alcune norme s icure. Primiern.mente la bile iJupcdisco la formazione di saponi solidi. E ssa li scioglie e facilita por tal mezzo il loro ingresso nei capillari (ipotetici) degli epiteli intestinali. Iu secondo luogo, un'aggiunta di una data quantiti\ di bile agisce favorevolmente sulla fluitlità. dell'emuls ione. E finalmente essa rende lubrici i capillari degli epiteli e 1)ennette così alle particelle di grasso, ancorchè ne fossero impedite dalla troppo grande quantità di bile, di emulsionarsi suifìcientemente e d i oltrepassare la }Jarete intestinale. G

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lJso interno e d est e rno d e l bu.l snuto J)CI'tulaoo (Allgemeùbe Wiener Meclicinische Zeiiung, 3 settembre 1878). Il dottor E. W iss nella Deutsche Zeitsclwift (ftr pt·akl.isclle JJ!edici1t, 2-1. agosto 1878, dice che egli amministra internamente il balsamo in un'emulsione ili giallo d'uovo, gomma sciolta e acqua nelle seguent ittJroporzioni :' Balsamo peruv-iano, 8,0; JnuciIagginc gommaarabica, 2,0; torio d'uovo uno; ncc1ua distillatn. q. b. per fare un'emulsione di 210,0; sciroppo di cinnamomo, 30,0. Esternamente poi, nelle piagl1é e nelle ulccrazioni, il balsamo. che non deve essere allungato, è applicato s1ùle pinfXhe, e se ne imbeve la compressa di medicazione. Nello piaghe recenti questa com1'ressa. basta rinnorarla una volta al giorno : nelle ukcri infiammate 'bisognerà regolarsi secondo la t(u::mtità della !tnppurazione e gi udicare se si deùba riapplic..·wla due volte. Il dottore . Wiss rile\'a queste tre qualità priùdpali del balsamo : la surt azione come calmante d_el dolore, con1e stimolunle 21lastico c come antisettivo. Il processo di riparazione ha sempre luogo senza suppura.zionc od infiammazione, nè si deve tleplornt·c la retrazione cicatriziale c le sue conseguenze. Internamente, lo si amministra con felice s uccesso nelle bronchiti ct·onichc. Se lo si dà in un accesso odi dispnea suùacuta e pericolosa, bisogna farlo precedere da un vomitiro (vino vomitivo), e quando sia cessn.to il vomito, si amminish·erà il balsamo copain~. Perfino i fenomeni di


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JU\"l::)fA DI Ctm!lf:A E f'ARl!A COI.O(; JA

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un catarro l.Jronchialc Yccchio di t)ualuhe anno scompariscono rapidamente col balsamo. N ella tubercolosi non giova affatto ; ma nella cura delle piaghe il dottore "\1\fiss non ha parole sufficienti per raccomn.ndarlo. Egli dice: " Io desidero vi1•amente che facciano estesi esperimenti col balsamo pemviano negli ospedali su grandi pia~he, come quelle che risultano dalle amputazioni c nelle aperture di ascessi vol uminosi. 111' molti casi, nei quali non si può aver sotto ntano l'apparecchio Lister, come per esempio in guerra, in viaggio e nelle condotte, il balsamo peruviano sarebbe un et:cellcnte surrogato.

u ~. 11110\'0

m e todo di rieerc " clc gll s pcrnulC.ozoj

n e ll'orina., del signor Bouvière. -

Gli spermatozoi non possono essere scoperti nell'orina altrimenti che col microl'copio, ma siccome essi vi si trovano per lo piil in piccola quantità, cosi per la sicurezza della riuscita torna n~ccssario di lasciare a se per un notevole spazio di tempo l'orina dentro un bicchiere conico ed alto, c di esaminarne quindi la posatura. stata prima ~eparata: cautamente colla decantazione. A questo riguardo, il Bouvièl'e, farmacista. in .1\ìmes (Gard) , pubblica nell' ùnirm J>hnrnwceutiqne il seguente metodo, che secondo lui riesce molto spiccio: " Si versa tutta. l'orina da saggiare in una boccia, c le si ag~innge qualche po' di benzina, che vale a impedire la fermentazione. 11 giomo appresso si decJ.nta l'orina, e se ne introduce il sedimento dentro a. un saggiuolo chiuso, dove viene mescolato con et.ere etilico c dibattuto con forza. Dopo qualche minuto, si aduna in forma ~~~ gelatina Jatliginosa alla superficie, donde è tra.l'asata per mezzo di pipctta. in un bicchierino conico e da ultimo stemperato in poche goccia di acqua comune distil!ata. Di ques ta guisa si perviene ad avere in piccolo volume tutti gli spermatozoj che possono essere contenuti nell'orina sottoposta al saggio. Nella. predetta operazione anicne che l'etere .etilico, oltre di scio[!! iere il muco e i corpi grassi csrs~enti nell'orina, asporta con sè tutti gli spermatozoj, i quali si trovano a essere ognom impigliati o aderenti a quelle materie vischiose. Quindi il BouYièrc


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IU\'ISTA DI CllllHCA

conchiude, che l'csperimentO"possa. fallire solan1ente nel caso di inesistenza assoluta. di spermazotoj, ma nel caso affermativo ogni prepara01.ione microscopica ne contenga da cinque a sci in media_ Oltracciò codesti saggi riescono sì chiari, da rendere iuutile l'uso della tintura di jodo .

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• I~ a I'CIIclicriua. - I n umL memoria (prcs~ntatn. dal Berthelot nll'..l.ccaderuia delle scicuze in Parigi .ì il clùmico farmacista Tanret ha esposta la scoperta di un alcaloide volatile, da lui fatta nella cortecci:l. del fusto e delle radici del mela.grano e chiamata. JJellP.liel'ino in onore all'illustre scienziato che più d'ogni altro contribuì alla storitt degli alcali vegetali. Il metodo della preparazione è il seguente: si dispongono le corteccie secche c polverizzate del melagrauo in un grosso tubo di vetro, e si immollano c'on del latte di calce alquanto denso. Trave1·so a codesta mescolanza si fa passare ùell'ncqun, di cui poi si accolgono duo parti in una boccia a tappo e qui vi s.i cliba.t.tono fortemente con cloroformio. Dopo di ciò, si separa la tintura. cloroformica per mezzo di un imbut,o munito ùi chiavctta1 e si , agita quindi insieme con acido solforico allungato e sufficiente per rendcrla. neutra o anche lievemente acida. Per tale maniera. si ottiene una soluzione del solfato o.lcaloidico, la quale, mediante l'evaporazione nel vuoto c l'acido solforico monidrato si tramuta in sale cristallizzato. Per separare poi l 'alcaloide d;-Jla sua combinazione, non si ha che a tratto.rne la soluzione salina con uri carbonato alcalino e a diguazzarne il precipitato con etere etilico o meglio ancom con cloroformio. (~uest'ultima soluzione, sottoposta a temperata distillazione, lascia l'alcali vegetale per residuo. Da un chilogramma. di corteccia, il Tam·et ha ricavato circa quattro grammi di solfato eli pelleLierina, e questo prodotto senza. dubbio sarebbe stato maggiore, coll'uso della materia allo stato fresco. La pelletierina, ottenuta nell'anzidetto modo, è un liquido olioso, scolorito, solubile rrell' acqua, nell'alcole, nell'etere, e soprattutto nel cloroformio. Spande alla temperatura ordinaria. dci vapori Ili odore aromatico e leggermente vu·oso, stacca il


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E F AR li.\ Cn J.Ot: IA

bollore a circa+· 180" colorendosi intensamente c lascia s ulla carta delle macchie, che s pariscono dopo un po' di tempo . . L a sua r eazione è scol1•it:l.mentc alcalina, poic.:h·è spt"Cga una granda potenza nel sn tur:wc g li atidi. Xci con tatto clcll'a cido cloridrico lc ra dei fumi bianchi a li:\ maniera dell'ammoniaca, e induce dei precipitati bianchi coi sali d'arge nto, d i mercurio, di piombo, di zi nco; c azzurri col solfato di rame o coll'azotato di cobalto. Alla sna volta poi, o conforme agli a ltri alcaloilli, essa è. prc. cipitata da ll'at.:itlo tanruco, da quello molibdico e dallo soluzioni d ì bromo c di joùuro mercuri co potassico. IL precipitato prod otto da ll'acido Hlllni co è solubile in una eccedcnz;~.>tl el reagente, men tre a quelli) formato da l bromo occorre inYccc l 'eccedenza. d e li 'alcaloide. Il solfato, l'a?.Otato c il doritlrato di pelletierinl\ sono cristaJl ini, lievemente 01iorosi, amari c molto igrofili. Ottenuti nel vuoto dalle loro soluzioni neutre non hanno colore, ma <tuando Jlrorengono ùall'crapornzione ne lla. stufa, s ono giallig ni e pur • anche acidi , n èn.usa. della perdita di unn, parte della loro b.nse .

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• Il Jo•lnro pot.l•!ilsic o quale antidoto dei v e l e ni metallici. - Da parecchio tempo il dottor 1\'Ielscns hl\ pro-

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p osto il j oduro di potassio per combattere il vene licio causato dai metal li, e ne ha riportato tre premi: quello Monthion, conferito d all 'Accademia delle scienze, cd i due di liro 10 mila, fondati nel Helg io da l dottor Guinard. Il joduro di potassio con,•crte i composti metallici insolubili, es is tenti negli orga ni, in sali solubili, e promuove la loro e~pul­ sionc dall'economia an imale. Ma perchè riesca innocuo, occor re di prcscriverlo a dos e prima pi ccola c poi gracll\t:unente aumentata. Nel cn ~o contrar io osso varrebbe l\ produrre una quantità di sa le 1loppie, ba t.crole per determinare un vero :wvcicnamento.

I.'a.cqua di llnny~t•le .Jaiao!ò4 (Le ?notwement médiccd, Parig i, 7 settembre 1878). - Tra le poche a cque che hanno per .-

base il solfato di ml\gncsia. e il sale del Glaubcr, è meritamente ripu tata quella di Hun yade .Janos .

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RIVJST,\ DI CHI MICA

B ssa 'sgorga nelle vicinanze di Buda, in una pianura altra. volta chiamata Kclcnfald, e fu per caso scoperta, nell'anno 1863, ùal contadino' Giuseppe Baier, mct\tre attcnclera allo sca.vo di un po;:;:o destinato al suo uso domestico. Jl nome le fu dato ùnllo Saxlcbncr, suo proprietario, a ricordo dcll'illtl~tre generale ungherese Hnnynùe Janos (Giomnni), padre del re Mnttia Corvino, c gli studi chimici, come quelli geologici, ve nnero fatti dal1\iolnar, dallo Stadlcr e dallo Szabo. Hil.limpidczza cris tallina, non colore nè odore, gus to fresc.:o c amaro, la temperatura. minima di 7 centigradi nel mese di. marzo, la massima di 13• nel settembre, e la media aru1ua di l !)• 9, a causa dell'influenza delle stagioni e de)le a cque piovano. Altre analis i furono istituite dallo Schwart z, professore agg iunto di chimica nell'Univers ità di Yienna., dall'Ulex d i Omhurgo e dal Knapp per commissione de l celebre Liebig, il quale cosi ne tradusse l" esito: Nella ri cchezza di solfato magnesico c sodico l'acqua di Huuyadc Jnnos supera tultc quelle conosciute, ~ c non cade dubbio che hL s ua efficacia s ia. del pari. AllJI, sua volta l' Uien affermò che la polla di Hun yade Janos contiene maggior copia di. quel!a di Friedrichshall, l:vqunle fu dal predetto Liebig detta un t esoro della natura. Aggiungansi ancora i giudizi favorevoli espressi dal Fresenius, dal Bunsen e dall'Accademia di meùicilllt di Parigi. Oltre al sale eli Epsom e a quello del Glauber, l'acqua di Hunyade Janos contiene del cloruro di sodio e dell'acido carbonico (allo s tato libero), il quale le arreca il g usto non ispiacevolc al palato. Quanto all'azione fisiologica, ecco le conclusioni fatte· dal dottor Martin: Presa in piccola. <pmntità, ad esempio, un bicchiere ogni sera Jlrima di porsi a letto, l'acqua. salina di Hunyade .Janos stimoht lentamente l'energia dello stomaco e del t ubo intestinale, ne aumenta l'acqua nel suo contenuto c provoca, la mattina appresso, una o due scari che alvine molli, punto dolorose e più colorite del solito. La secrezione orinaria, anzi che accelerata, si mostra alquanto in diminuzione, c l'appetito cresce anche coll'uso continuato e conforme alla regola della cura idropinica. N è scema il Jleso del corpo, pcrchè l'escrezione dell'azoto dali 'organismo a p-

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r: F.UDUCOLOfl!.\

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J>at·c essenzialmente ristretta, potendosi ammettere che il processo ~ell'ossidazi one sia. mnggionncntc attiro nei tessuti adiposi del corpo. · 4 'uso di una. quantità maggiore, ossia di uno, due o più bicchieri al mattino prima di prendere cibo, prorlucc un effetto purgatiro, ecdtando di bottò c in alto grado, per la. via. di 1·iflcssionc, i movimenti pcris taltici del tullo intcstin:llc, c promo• vendo più o meno rnpidanH.'Hlc da quattro a sei scariche, prima. molli, poi acquose, scure c l'Compagnate cla coliche. Per ctrctto rlcllo stimolo peris taltico intestinale, l'emcuazione dei principii alimentari più o meno digeriti e degli umori secretorii a~.:cumu­ lati nel tubo viene acreleratn, mentre per l'ostacolo posto al riassorbimento una qua ntità più piccola di li(tuido va portata ai tcssuli dcll'orgaiiismo, c quindi h\ trasformazione delle materie organiche rimane eccitata. in mollO molto più alacre di quello ordinario. Parimente la. secrezione cl\!gli clementi azotati c degli idrati di carbonio si trorn. acl essere notevolmente aumentata, ma un uso licll'nccJUil continuato piit a lungo ùelcnninercbbc il calo liel pc:;o del COI"J)O, c l 'abu~o perrerrchbc n. dbturiJa re la diges tione. L'azione tera.peutica, infine, dell"ac•tua di _llunyn.dc Jauos è ,·antata in molte e variate malattie, tra lç quali hannosi a citare • le costipazioni, le congestioni, i chtarri gastrici, quelli del tubo intestinale, alcune idropisie c steatosi e flebcttas ia del retto.

Due nuove n.pplle azlonl d e llat. glleeriua. - È nota. la. difficoltà dell'unione dei principii medicamentosi della china col ferro, e la. cura studiosa dei pratici per supera.rla e ottenere nn preparato omogen-eo quanto s tabile. •1. questo riguardo il Catillon, farmacistn. in Parigi, ha di recente fatta la seguente i11tportante osserYazionc. Per via dell'azione sol\'ente dei mate riali della china, analoga a quella dell'alcole, la glicerina vale a sciogliere interamente l'pstratto .,alcolico e la mescolanza conwlcs~a, che è chiamata resina della china. Per conseguenza essa pone ostacolo alla preci]Jitazione dci principii solubili della. corteccia peruviana da parte delle soluzioni ferruginose, e rende così possibile l'associazione

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RJ\"ISTA DI CHIMICA E FAJtMACOLOGU

di questi ùue agenti terap eutici ben efficaci, ma pnr tanto sog-. getti a St'{lararsi al tempo stesso e a depors i allo stato ins olubile. · · L 'altra applicazione è informata a preveni1·c le incros tatnre d ei s ali calcari nelle cttldaie, e dà u~a nuova prova d ella potenza di sol uzione di codesto principio dolce dci g mssi che, sono pochi :mnj, nelle fabbriche d i sapone e di candele steariche andtwa sciupato siccome materia inerte e inutile.

L 'o.re naria. rubrn. (Ca.,·iotìllèe di Linneo). - In quest'erba dalle foglioline ovali, oppos te e riJuceuti, cui il crescere di prefer enza frammezzo alla rena procacciò il nome di arenaria, e i fiori

rosseggianti aggiunsero il qualitntivo di rubra, si sono riconosciute d elle proprietà tcrapeutiche senza dubbio dov ute alla sua ricchezza di elementi salini. n suo uso è p_rcferi'bile nello stato di secchezza e sotto la forma di decozione, che non ri esce sgrad crol e e devesi passare sollecitamente lra\·crso a pczzuula, per i mpedire alle materi e gommose di precipitare insieme con que lle saline. La. dose può varia.r e da otto a dieci g rammi per 100 d'acqua, c In. prescrizione • esser e spinta anche sino a due. litri, coll"a.nertcnza di non mescolarla con sali me talliei, nè con acidi, e di rn ccomandarnc l'agitamento prima dell'amministrazione. Il dottor llerthéraud l'ha adoperata nella curn. della. rcnclln, della disuria e dei catarri della vescica, e la cr ede un calm<~.nte energico ed incapace di provocare qualsiasi catl'h·o accidente. La sua azione s ul liquido vescicale è dimostrata, in capo a pochi giorni di cura, dalla scomparsa dell'odo r e ammoniacale e fetid o delle orine. ·

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Prov,·ctlime nti sanitar i tn•esi 1•e a rllo ruo ìn pAtria delle trnpJ,C russe ( R ewe milil1,ire de l"élrcmyer, otto. bre 1871:)). della. B el)ue s i annunziaYn che lo s t:tto maggiore russo pro~:c d e rn a.lla. dcmobilitazionc delle truppe rimaste s ul territorio dell'impero, nelmt'dcsimo tempo che preparam ilrimp:~trio dell"cscrcit.o, a.d eccezione dei corpi impegnati all"occupazionc della Bulgatia. Quest'operazione, incominciata dopo la firma del trattato eli Berlino, si compie con ordine c metoclo, malgr:ulo le misure cotlt plcs:;e t:he è neres:nrio prescrirere cd osservare. 'Per ciò che riguarda le truppe sane col lot·o materiale, esse tornnno in Russ ia, parte per mare, parte per vie ferrate, seguenclosi per regolari intervalli, in m~o da critare ingombri cd irregolarit:\. .Misure più dlelic'-ltc ùo~ c rauo prenders i •;elativamcnte allo sgombro dci malati cd alle preeauzioni igieniche reputaLc necessarie pcl ritorno delle truppe prorenicnti da luoghi malsani. • Sotto questo doppio punto di vista, il serri1.io sanitario ha preso parte attil"i ~s ima alla grande operazione del rimpatrio. Tale inten-ento si è manifestato in due modi. ~· i t ratta ra. da una parte di procedere al traslocamcnto metodico rlci malati che ingombravano gli ospedali da campo -dell'esercito, il ali quartie re !,;CUCrale CI"a a Santo Stef;tno. D'altm parte ui.;ogna \':l. eri~el n• -H7

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$ERXIZ10

tnre che g li uomini an1 corn sani non importassero per mezzo delle lç ro persone o delle l oro robe i germi del contagio. Da i numerosi documenti relativi al duplice intervento se n e , s~;clgon o ùue assai importan ti, che abbracciano la questione in modo generale. Il prjmo è un articolo pubblica to dal joumal de Sl-Péter sbom·g, in data 13 agosto, rchttivo al rimpntrio dei malati. n !-òCCOndo è uno s tudio pubblicato riai Gnlos fie! 21 agosto, c che rig uarda le mi.surc sanitarie adottat e per )'eserc ito nou malato. 1• '1"nt.slncmnenlo rlei malati.- Durante g li a timi sei mesi dell'anno hl77, l'esercito russo del Sud sembra essere stato risparnùnto da malattie. Questo periodo corrisponde alle operazioni ùell'in\·estimcnto di P le wna, che non lascia rono l'esercito nè immobile, nè inoperoso . .Ma nell'interno della piazza, sotto l'influ enza dell'accumulo, di cattive condizioni igieniche e della nùseria •d egli ·nssediati, intierl una. grave epidemia ti fi ca. Quando l'esercito di Osman pascii\. si nrrcse, l 'infezione si estes e alle truppe russe, alle linee di tappa c fin alme nte alle popolazioni dell'iutcrno della Russia. Fin dal mese di fe bbraio 1H7$, il tifo pctccclliale venne segnalato nei luoghi di passaggio, come Zimnitza, Fratesti, Jassy. ~ elle provincie russe lo sviluppo dell'epidemia fu rapido. A.

rietroburgo 1! 7·~ 7 persone erano aft'ctte, il 25 marzo, di tifo petccchinlf: ri corrente o semplicemente ad(lominale (fe bbre tifoidea). A Xijni Xorgo rotl il quinto delle truppe local i ne era. affetto. La stessa cosa avrerò in .nltt·e 11ro,·incie. Forse nell'esercito d'operazione elle, su perati i .13alcani, opcnl.va in Rumelia, il contagio fu più debole. :ìlla quando l'esercito s i accantonò occupando.luogbi ri str~tti, sotto l' influenza di t"ristissimo condizioni alimcntaJi , di vesti cù ig ieniche, il màle si propagò g randement e. Il 15 aprile 114 medici e 360 {~Jl(l:;ch~I'S crnno mnlnti di tifo, d ci quali più di 100 morirono, e due o tre mesi !lopo l'esercito • aveva 47,7fJ5 malati, di cui 30,956 app!lrteuevnno alle truppe che operavano al sud dei Balcm'li ( llluglio). Da qualche temJ)O per mezzo del mare s i era cominciato a diradare fJGcsto focolaio di contagio, per.:hè le vie di terra cra.no infette. Mediante navi si trasportarono:

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2H+ malati in 111arzo l ,(i-!8 malati in aprile r-,,733 malati iu m11.~gio 10,:.10'1 malati in giugno . .-\. cominciare dal mese di luglio i trn;;porti fut·ono organizzati s u scalo. così va~ta che o~ni s{'ttimana venivano imbareati 7000 malati, ed in data del 7 ngosto, si scr isse da S. Stefano .al Golo.s, che il numero dci traf'ferimenti per mare aveva raggiunto. la cifro. di 5+,000. ~ onosta n te tali prccnuzion i l 'ctl'ctt iv o dci malati non di minuivn che lentamente, il che sembrn indica re che nuove inva ~ ioni continuassero a produ1·si. Ual giorno 11 luglio al 23 a~osto la cifra dei tpa~ati da 4 7,755 discese a 3::J,:wG, 20,(; 76, Hl,M3!i, 1H,0 3;t Per quale parte il tifo eutrn in queste cifre ':' J gnora~ i. Nullameno i giomnli afl'cnnano che In mortalità è poca, ciò che indurrebbe a credere che la maggior parte di questi malati fossero trnva)!:liati da malattie leggicre. Comunqne sia, importa moltissimo di •conoscere· i pronedimenti che sono stati adottati, anenuta la demobilitazione, pcl ritorno in patria dci restanti malati. Il J oumal de Snint-Péler sbotwg riassume nel modo scgu,cntc • una pa1·tecipazionc inviata dal medico capo Kocher, addetto al quortier generale dell'esercito attivo, alla f:.Ozetlc fleb rlomadaire rnùlicale (allemande) de Saùtl-Péte,·sbom·g: " L'esc~:cito attivo è dolorosamente r:~ttri stato dalla presenza di i:iO,OOO malati; tutti gli stabilimenti sanita ri, le ambuiÌmze militari tclli}JOranee, gli ospedali della Croce nossa, le ambulanze di reggimento sono pieni di malati; dappertutto i sani frammi sti ai malati c questa mescobnza reagisce sfavorevolmente a sua volta sul morale delle truppe e sul loro s tato sanitario. • :::;e tali condizioni c:ontinuassero, si correrebbe pericolo di t rovars i in presenza di sì gran numero di militari negli ospedali che qunlunquè sorveglianza diverrebbe impossibile. Le cifre seguenti basteranno !ì. provare i favorevoli effetti dello sgombro che è stato eseguil.o in massa. Prima di quest'operazione, da 100 a 150 uomini per divis ione annunziavansi malati ogni giorilo, mentre che presentemente tale cifra è r idotta a 20 o 25. Tale questione ha preoccupato da lungo tempo il r1uartiere ge-

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ncrnlc. Quando si pensa agli os tacoli che i D11ca.ni e tutte le mol<!!;tic della campagna d'inverno hanno cagionato al trasporto delle vetture c delle vettovaglie, si chiede con meraviglia in qual maniera lo sgombro per terra si s arebbe potuto elfettunre. La. vicinanza dell'esercito al mare di M:annara ba destato l'idea di ricorrere alle •vie di mare. Sarebbe stato impossibile di trasportare per teiTa lo vetture d'ambulanza c le ambulanze, e d'altronde il numero dei malati era tale che le più grandi città. di Bulga ria ne erano già ripiene ; o ve dunque s i a\Tebbe potuto dirigerle:' Si n g~ iunga ch e gli ospedali militari temporanei, invece di 630 malati che do\'crano re~o l armcnt e contenere nt• accoglie l'ano più miglia ia, le capa nne dei contadini ricor enwano il masl'imo dci malati che poteva affida rs i alle loro cure. Bisognn n1. n~ll,llquc prcn der c alt1·i provred ime n ti. La direzione del servizio sani tario in campagna n,vc rn fin dal m ~ c di febbmio presenta to un progetto di sgombro per la l'ia del Danubio e del mare, cù nrem sottoposto questo progetto all'approvazione dello -stato maj:tgiore. Cominciata la navigazion e i rapJ1resentanti del Ministero di marina. e della società di navigazione di Oclcssn eransi r ecati al quartiere generale per intende rsi al ri• gua rdo. Si t rattava rH tenere pronto un numero sufficiente di bastimenti, di allestil'ii pol trasporto dci malati e di preparare aei porti del mar N ero n10l ti letti per n,ccoglicro i mala ti ~l loro nrJ'i l'O.

I bastimenti della mari nn. militare non potevano veni re adop erati per tale serrizio; il Gourrib ed illJOII[!, spettanti a lle società. di navigazion e, furono scelti primicramente per adempiere tale ufficio. Xi colaiew c Théodosin, in Crimea, furono designati quali luoghi in cui doveva me tter capo la narigazione per mare; in awrcsso vi s'aggiunse Odcssa e Sehastopoli. A Nicolaiew, oltre l'os pedale militare provvisorio n• 8..J., se ne aggiunse un altro, n• lG. Là dovevano essere trnsporta.ti i malnti per essere quindi ripartiti c d~retti su al tri punti, se venivano riconosciuti in grarlo di sopportare le fa tiche del viaggio. Duece~to letti fur ono similmente disposti per c ura del mini. te.·o di 'lr.a.rina nella caserma dl s ua dipe ndenza. A 'Fheodosia, s i stnbil\ una quarant ena per i malati affetti o sospetti di malattie contagiose; e le caserme del reggimetlto di Vilna furono parimenti allestite a tale

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• SA XITAHIO ;\fU,IT.\ f\E

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tinc1 ~:ome pure le baracche costrutt e per seice,nto letti . Bianc heria, medicamenti, mezzi disinfettanti furono impiegati a profusione. A .Kicohticw c aù Oùessa si in~t i t u i t·ono commi:;sioni di trasporto che dove vano fare la scelta ùci malati pr r categor ie. Inoltre, la società della Groce ros!'a in t i tui a ~ icol:\icw una commissione speciale di disinfezione, .provvista di tutti i mezzi necessari. Il 5 api·ilc fu.nominata a ::5anto Stefano una ('OIItmissione ùi trasporto, e ftt puòlilic:\to il relati ro regolame nto. La Croce.rossa fece allestire tende sup plementari c quattrocento let ti, per f:Lcilitare il ricer imcnto dci malati in detta città. Completati ta li provvcdintt'llti prelim iha ri, l'operazione dello sgombro ebbe tosto principio. 11 primo periodo non dette importa nti ri:;ultati. Dal G a prile al 10 maggio furouo trautu tati 3731 soldati e :H utlìciali. l;na cifra ta nto poco rilerante deve essere attribuita. ~l'in s u flki ema dci 111ez:t.i di trasporto, ecl inoltre · allo. lentezza con cui i di versi ospedali erano stati a perti e le

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baracehe r.ostru tte.

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2• Pro~:cetlimeuli sanitar i relctlivi al t·ùnpatl'io de/l! esercito. - · }fon,.• è da temere, riguardo al prossimo rim patrio d e~ ·.e~erci to eli operazione per mare e pct· fetTO\' ic, di numerose malattie che potrebbero cagionare alle tru ppe il cam biamento di dima e le deplorevoli condizioni igieniche ·nelle quali si trova il teatro della guerra. I provvedi tuell ti presi dal dipartimento della guerra. rispondono del buono stato dello truppe sotto il punto di v~ta. igienico. Uniformauclosi a!Jc disposizioni approvate da. Sua ilf aestà, le truppe dell'armata del Da nu bio saranno sbarcate, come già si è. detto, n ei tre porti del mm· .Kero: Od es~ a, :-1 icolaicw o Sebastopoli. I n ciascuno ùi questi porti, si è instituita una commisiono •· speciale di medici mili tari ; i medici addetti ai corpi trasportati dalla Turchi:f per mare non derouo fat· parte di questo commissioni, ma possono essere invitati a prestare i loro soccorsi in caso di bisogno. Queste commissioni hanno il dovere di esaminare tutLi gli uomini di ~ruppa che arrivano nei tre porti designati, allo scopo di ri tenere gli uomini deboli e quelli che non sono atti a sostenere le fatiche di un lungo viaggio, e di' a'ccoglierli provvisoriamente negli stabilimenti sanitari per essere

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SER\'IZIO

spediti ùlteriormente, con treni speciali, nei luoghl t he sono stati loro destinati. Per consen•are il buono stato delle truppe sotto il punto di ' 'ista igienico c per facilitarne il loro trasporto, il rimpatrio s i effettuerà con \'ari inten •nlli, e s i accorderà alle truppe qualche riposo. Ferrnnte di quattro giorni al massimo avranno luogo nei v orti di sbarco, come pure alla metà del viagg~o da questi }lort.i al punto di destinazione ùefinitiro, nei J uoghi opportunamente designati a tale eft'etto. Inoltre le truppe non saranno trasportate per mezzo delle ferrovie s ino alluof.(o s tesso di loro destinazione, ma dovranno raggiungere tale luogo mediante due o tre giorni ùi marcia. • • All'arrivo nelle loro guarnigioni, le truppe non sara nno acquartierate:', ma alhergheranno presso gli abitanti nei dintomi delle città s tabilii<:> come guarnigion<', secondo la traslocazionc normale. È importanti l'~ im o di os~:ervare <tuesta, r9!Zola, giacchè non v'ha dubbib che le numerose malattie le quali s i ma111festarono' Jicll>ntta.glione c~wciato ri dellagunrd ta di Fin lnnù in e nell'equipaggio di marina delh1 guardia, qualche tempo dopp il loro ritorno iu patr ia. lljl1 s ia no state occasionate dal riparto di r1uesti corpi n el!<' ca. enne designate loro in Russia. Tale prorveùimento appare tanto più fondato, inqunntocliè gli uomini di truppa com·alesceuti appartenenti all'equipà{!'gio di marina ùelln g uardia, che furono diretti nei dintorni di J>a.rlovsl\ 1 migliornronCI mpidamente. ~rovvcdimenti sanitari saranno presi; 1• in Turchia, nelle parti in t u i s i tron1.no lo truppe prima del loro rÌIDJ)atrio; 2• dorante il t,rasporto per mare : B• noi porti in cui le truppe dc vouo • s barcare, e .J.• durante il )oro trasporlo per ferrovia. • I n conformità delle disposizioni prese, i comandanti supel'iori • devono invitare i comandanti di regl{ime nto (accompagnati, se possibiJe, !lai loro maggiori medici) n r ecars i al qunrticr generale per impartire ordini eli far puq:rare, prima delln phtenza, tutto ciò che possiede il soldato. Il comandante tlel distaccamento deve chiaramente indicare il limite di tempo assegnato per tale OJ>emt.ione, stal>ilire l'epoca in cui ùe\·e aver luogo in ciascun reggimento c designare Je persone che devono invigilare alla s ua esecuzione. L 'epoca deve essere calcolata in modo che la pulizia sia terminata nJ momento della ]larte nzn. A tale scopo l<l

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S.\:\1TA l:ICJ MI LI'I' ARE

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esecuzione delle srguenti misure è s tata riconoseiuta indispensabile. • r Ispc~ioulrc gli oggetti JJ'ilitari: in quest'occasione, 'tutto ciò che il :;oltluto ha intenzionr di gt>ttnrc, deve essere posto do. parte c distrutto: la biancheria, c, in genrrnlc, tutte lc.stotfc, deYono essere lavate ('Oil sapone nel tempo dcl1•rminato; 2"lnrarc nccuratamcnte con s apone ed asriugarc al solé le tende; i:i" batt ere le vcstimcnta c le tele che si tromno sulle vetture rcggimcntnli c fare ali P~se prendere aria stcndentlolc a ten-.l eù esponendole al solr; -i• battere con forza le H•stimen ta che i soldati dev{lno in•lossarc lungo il Yiag~io ed esporle a lmeno nn'iutiera giornata in luogo aercato o stendcrle al sole; 5• fornire ai soldati i mezzi per pn•ndcre hagni 011 almeno per l~nu·s i; IJ• ass icur ars i, un giorno prima d ella p;trlenz<l. se ~l i orùini sono stnt.i .eseguiti. Per il trasport o delle t rupp e ~in o ai porti russi, 0 stat.o prescritto di usare pnrticol;lrc atten;r,ione al:ciocchè le n:wi des ignate a tal uopo s;iauo accuratmncnte ri<~arcitc c t cnute nel più gmnde stato di nettezza. 1 soldati che s l.mrl'ano non devono rimanere lun).(amcntc sul p orto . . \rrimti gli uomini al luogo designato, i r cJ,!gimcnti cd i distacC:}nJi' nLi devono procedere alla dis infezione delle vestimcntn. delle tende, delle biancherie c, in generale, di tut t i gli Of!gctti militari. Ess i impicgherauno a tal uopo: 1• un'alta temperaiura, face ndo rimn.nerc, per esempio, gli O~l!etti (spiegati) n ei forni costrutti appositamente per dbinfettare;· 2° il clo'ro o l'acido solforoso, in un luogo chiu~o; a• il lavnwento in una soluzione di acido fenico. S i sont•l:(lier:i. particolarmente la disinfezione delle vcs timenta c d elle biancherie tl ci soldati che bauno ~offerto malattie coutagiose durante la traversata. Il comandante dci di staccamento ch e sbarca, deve s itua1·e sul porto sentinelle 11er imprdire la vcudi ta degli oggetti riportati dai :;oldati c per • allontanare gli ebrei che Yengono a f.mto trnUico. 11 luo.~o antecedentemente ùesign!tto prl ~oggi orno ùclle trupp e sarà. posto, dal punto ùi vist~ igicuico, sotto la cos tnute sorreglinnza del comandante militare, che deve are~·c a s ua dis posizione i mezzi n ecessari per conson-nre la n ettezza cd operare In disinfezione. Le spazzature, il concime la paglia samnno bruciate su d i un 1

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SER \'IZlO

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rogo, non !ungi dal campo, e le immondizie saranno trasportate lontano mediante vettm·c o latrine mobili disperdendole sulle rive de l mare o nei campi. Inoltre, si deve sempre lasciare llfl campo un certo spazio provvisto di tende o di barnccue non oceupatc, ma costl\lltemente pronte, pel caso in cui vi fossero malati da collocarvi, in modo da. potere risanare i luoghi occupati da essi. Sarà rigorosamente ordinato di disinfettare i carri dopo ciascun viaggio. Saranno pum emannti orctiui per conservare la più grande nettezza, nelle stazioni. Acciocchò tutte qneste ·d is pos izioni vengano poste ad effe.tto, ò stato riconosciuto imlispensablle di invitare il medico ispeLtot·e generale a •designare senza ritardo nei porti di Od essa, di ~icolaicw c di Scbastopoli, tre ~ammissioni di medici militar i per \is itare tutti gli uomini di truppa che arrivano in questi porti;, lli nominare, inoltre, per eseguire la disinfezione nei HJOrti, un/l. commissione s peciale conwosta. eli medici, farmacisti e di uomini addetti alta costrn;r.ione di forni dis infettanti, ecc. Questa. comllli!;Sionc der c ripartire i suoi membri nei tre porti, secondo il bisogno. La, nomina del personale delle tre commissioni di medicina militvrc, proposte per essere inviate ad Odcssa, a Nicolaicw c!l n Scbastopoli, snnì. a !fidata al medico ispettore generale, cl1e deve nello stesso tempo dare n l!Uesto commissioni istruzioni determinate. I comandanti militari locali der·ono mettere a ç!i:;posizionc • di ciasc!ìna de lle- detto commissioni, serondo le loro (loma,nde, il numet·o uccessario di operai. Secondo i calcoli prcveu ti \'i, san\ necessario di costruiTe in ~ iascn no 1lei porti di Od essa, di ~ icolaiew t> eli Sebastopoli due forni di disinfezione, in ciascuno doi quali si potranno disinffltare ogni gioruo (non compresa. la notte) le Yestimenta di liOO uomini di truppa. TcnninattL la costruzione dei forni, l:n comntis • ,;ione ùovrà presentare un rendiconto esalto, firmato da tutti i membri, del compimento di tal co:.truzione c fornire inoltro una panicolnreggiata tlescrii:iOI1e dci mezzi di disinfezione impiegati c deUa loro azione. Oltre ni forni :-pcciali per la disinfezione, che s i ha intenzione di cos tmr~e ad Odcssa, ~i ,colaicw ·e Sebastopoli, per sottoporre

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SANI'l' ,\&10 :mr.ITARJ,;

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i tessuti ad una temperatura molto elevata, la commissione ha fatto a Pietroburgo, alla stazione della ferrovia del BoJticc, nella mattina del 15 agosto, esperimenti tendenti a dirigere il vapore in un vagone-bagagli destinato alla disinfezione. Questo vagone è stato guamito all'interno di feltro c di fogli di latta. per aumentarne la solidità ; una locomotiva è stata posta a lato del vagone, cui fornì il vnporc mediante un tubo di cnoutchouc. Il risultato di quest'esperimento è stato che il vapore spinto nel vagone si è elevato, dopo nnticinque minuti, ad una tf>m perutura di 115" ed anche a 118" Celsius, cioè sino al grado riconosciuto bastevole per distruggere nei cappotti dei sulclati , tende, ecc., tutti i miasmi d'infezione. Il felice risultato di quest'esperimento ha indotto la. commissione a servirsi nei porti del mar Nero di questo processo di disinfezione, che abbisogna di minore spesa e che promette dare i medesimi risultati dei forni speciali di disinfezione, che sono più cari e pei quali occorre più lungo tempo per la costruzione. •

Regolame nto p e r l ' adatta m e nto tle l vngonl fe rro•

wlarl pe r n servizio di tras porto d el mllltarl amma l ati e fe rlU, p ubblicato dal governa.fcdcralc svizzero. Togliamo da questo regolamento le seguenti disposizioni : § l. Tutte le carrozze di 3• classe delle ferrovie svizzere, che si costruiranno in avvenire, e quelle in cui il numero degli scompartimenti di 3• classe è maggiore di quelli delle altre classi, dovranno essere costruite in modo, che in caso di bisogno possano venir trasformate in cani d'ambulanza, senza modlficarne la costruzione. Occorrendo importanti riparazioni alla cassa dei vagoni di 3• classe già in uso e secondo il sistema americano, vi si devono praticare le seguenti modificazioni. § 2. P er tale scopo i detti vagoni dovranno avere : 1• Tutte le porte c i ballatoi da aprirsi faciJmeute a metri 0,96 almeno. Le JlOrte saranno a due battenti. 3' Le pareti divisorie dci vagoni a scompartimenti o saranno costruite in guisa da potersi togliere t u tte intiero, o le porte vi dovranno avere la larghe:.:za sopra indicata. s· La lunghezza degli scompartimenti di a• classe non 7

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SER nzro SAXJTA lUO JllJUTAHE

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potrà essere minore di 250 centimetri. 4• Le re ticcll e al disopra dt-ilc fin estre, su cui poggiano i bagagli a mano, dovranno essere facilmente amovibili. ~ :l. Riguardo al riscaldamento, non si ammetteranno che quei sistemi i quali cotnbinino con un'abbondante ventilazione. P er la concessione d'un dato sistema il Consiglio federale si riserva la · decisione. ~ .1. L'adattamento dei vagoni o ùegli scompartimenti di 3• da~<t • . " ~" il servizio di trasporto degli ammalati consiste: 1• Ncl ~vwrimerc i sedili c le reti dci bagagli, nell'apertura delle doppie porte c dci Lalla.toi, e nella necessaria pulitezza del vagone. 2• X cl piazzare il materialè occorrente per coricare e assistere gli ammalnti. Lo società ferroviarie .debbono prorreùere a loro speso tutto ciò che si riferisce al n• l; mentre ciò che si riferisce al n• 2 nndrt\ a conto della Conft1derazione. L 'indennizzo per l'uso del materiale sarà regolato a norma dell'art. 2-! della legge ferroviaria del 23 dicembre 1872. Le costrn:r.ioni mobili per il trasporto degli ammalati sono pure a spese della ConfederazioJlC. § 4.. Le ulteriori determinazioni sull'adattamento dei vagoni al trasporto ch'gli am malati ~arnnno pubblicate in altra speciale ordinan:r.a .

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VARIETÀ .

--UN'OCCHIATA AI PRODOTTI CHlMICI E FARMACEUTICI nelln Mostra lntermlzioual ù di Pnrigl.

Una delle principali cause della penuria d'imem:ioni che si rilcnt nrl pala7.7.0 del Campo di l\Iartc in fJarigi, Oscuzn. dubbio la f'requl\nza colla quale le J,nostre universali si succedono. l'Ifa, in compenso, il magistero tlclle opere col:\ esposte :;egna così scolpitamentc i passi fatti dalle nazioni innanzi sulla via del progresso, delle applicazioni e del perrczionamento, che ogni visitatore ne rimane mcrnvigllflto. Senza dare in ÌJ)Crbolc si può dire che tut~o quanto i regni Ìninet:nlc, vegetale e animale hanno da olt"rirc alla cbimica, alla farmacia, all'it1dustria, alle arti, c tutto quello che la chimica, la farmacia, l'industria c le nrti \"i h~nn o sino al di d'oggi saputo ricavare cd applicare, là è profuso c distril.mito con garbo congiunto nllnsso. Certo s'incontrano molte conoscen:r.c, le quali di nuovo recano soltanto la veste esteriore, ma in questa \"Cste, coll'attento esame, si scopre so,·entc un punto, un (1"01lZOlo, che aggra.ndisce un'idea già balenata alla mente, o .no fa nascere a diritturA. una nuova. Dinanzi n quelle vetrine si è compresi, dopo la marnviglin, di ùue sentimenti o meglio di due voglie; l'una di volgere in atto qualruna delle imprcs!.'ioni avute, appenn tornati a.l laboratorio o

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VARRIETA

alla officina fannnceutica; l'altra di raccontare le cose viste a chi • è affine per legame di scienza, d\rte o d 'ufficio. Impossen.te a secondare il primo di tali moti io m'arrendo all'ultimo Però in co~esta impresa mi restringerò all'esporre in succinto e tu gruppi quello che il breve tempo, le visite disagiate c lo sparpagliamento dei prodotti mi hanno concesso di notare.

PARTE CHIMICA.

Preparati speciali:. - Sotto questo nome raggruppo quei chinnci composti, i quali fermano l'attenzione sia per merito della preparazione, che per specialità di carattere o novità di ap}llica-

zione. Fra essi spiccano: L'acetato di barita in aghi stelleggiati; quello d'uranio in prismi dorati e quello di soda cristallizzato in piramide alta un metro; I benzoati d'ammoniaca e di litina; questo in cristalli grandi e deliquescenti; quello in rotelline simili allattosio (zucchero di latte) c affatto immuni da deliquescenza; I bromuri di bismuto, di cobaltq e di canfora (canfora monobromata); il primo in cristalli gialli, rammentanti lo zolfo; i1 secondo in polvere di color verde d'erba e lucente; l'ultimo in fnscetti bianchissimi; Il cianuro di platino e di mafJl.esio in pezzi e falde vermiglie, tempestate di gemn~e verdi dorate; quello di potn.ssio in cristalli diti formi c in masse bia.uche, opache e non deliquescenti; Una mezza dozzina di cloruri tra scempi e doppi. Fra gli scempi, il clot·idrato di ammoniaca. in cristalli plismatiei molto bianclti e simiglianti al solfato di •zinco; il sesquicloruro di cromo in pani cristallini di color v.ioletto sgargiante; il cloruro di ni· che!io in pezzi gialli e lustri; il cloruro di platino in Jastrette opache di colore lionato. Fra i doppi, il cloroplatinato di .trimetilammina in perle mirabili per il colore di granata e il cloruro di trimelitamminn t' di rame in aghi di magnifica tinta. verde; n fenato di ferro in cristalli aghiformi, deliquescenti, di colore giallo cupo con riflesso dorato; quello di zinco cristallizzato in aghi bianchi e pure deliquescenti;

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.ì VAIUETÀ.

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Il formiato di rame in prismi qua turchinicci, là verdastri e dappertutto splendenti ; il formiato di zinco in mnss~ bianca c cristallina; Un globo d'idrato di clorale cristallino e lucido; H joduro di cadmio in laminette bianche. periate c rilucenti; il j oduro di ferro in lastre di color verde scuro, compatte e scevre da riduzione; il joduro mercuri co in lagrime e lastrelte che avventano ora col colore porporino e ora con quello rosso-roseo; il joduro mercurioso in pagliuole verdicce, splendenti c inalterate dalla luce; il jodut·o di piombo in nastri e in falde dorate, sfavillanti e come tcmpestatc di piccoli topazi; il joùuro di talUo in pezzi giallastri e opachi; Il lattato di manganese in pani di colore tra il roseo e il carnicino; Il nitroprussiato di soda (il rcllgente che svela lo zolfo imporporandolo) in cristalli granatini scuri; L'ossalato ammonico in crocemne bianche c luccicanti; l'ossalato ·di cerio in polvere bigcrognola, rammentante la creta c vantato dagli inglesi.Simpson, Milis e Wnlsh nella cura ùclla pirosi, della dispepsia c del vomito; Il pcrcloruro dì fcrt·o in pezzi giall i, opachi c somiglianti alla cera vergine; • Il propionato di barita in prismi bianchi e lucidi; Il solfato di glu• ina (ossido del metallo glucio) in cristalli bianchi e opachi; il solfato di cobalto in perle granatine; il solfato di nichclio in masse verdi, lustre e alquanto etllorcscent.i; I salicilati di ammoniaca e di zinco in prismi, aghiformi, bianchi e non deliquescenti; quello di calce in polvere anch'essa

bianca;

n tartrato borico potassico (cremortartaro solubile) in cristalli prismatici, in las t rette e in pagliuole lucenti; Il tungstato di soda (il sale che rende incombustibile la biancheria) in pt·ismi bianchissimi; n valeria.nato di zinco in pani cristallini. Fra gli esponenti della suddetta categoria mi piace ricordare il IDorvault, il Poulenc, il W'ittmann, il Dubosc, il Dillault, il Bil• lamdot, il ~[ontrcuil, il Catillon, il Vincent, l'Adrian, il Rousscau, il Tréhyou, il l\foulin, il Limousin, il Chanteaud c lo Schlumbcr-

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VARIETÀ

gcr tutti francesi; il Morson, il Burgoync, il Bnrùbriflges c l'.Ukinson di Londra; il CM1dcn, il Whtu·ton di Filadrllia; il Bifti , il Candiani di :Milano; il Vilnli c il Pulzoni di Piacenza . .:llcclloidi. - Per il valore tcrapeutico c per la dilli col! à. della preparazione, gli alcaloidi formano nn nrri11go per gli esponenti c un 'attraltiva por i visitatori, non minore di quclln. dei prodotti preccdcn ti. La digitalina c Jn papaverina sono presentate in cristalli aghiformi bianchi e leggieri ; la ca ffeina puro in aghi bianchi, cotonosi, molto morbidi, e l'cscrina in pa~liu ole giallastre, rombiche c diafane .•\. esse fanno compimento la barbaloinn. in pani rosscggianti, c la socaloina in pezzi giallo-dorati che il l\lorson estrasse dall'aloe delle isole Barbadi e cht quello di Soccotorn. 1'.\.drian c il :'llouvint, tutti c due pm·i ~ini , pensarono al jnborandi c alla cicuta, ·ed esposero, il primo l'azotato di piloca rpina in forma di polvere bianca; l'ultimo il hromidrnto di conina in aghi lunghi c iu parallelogrnmmi simili ai pezzct.ti dello zucchero da caffè tagliato colla macchina. Alla sua Yoltn ht farmacia centrale ùi Parigi non ri s~r inse la mostra nlc!lloidica in alberelli, ma riempì una boccia di atropina cristallillzata in aghi bianchi assai morbidi c un vaso di stricnina in cristalli prismatici. 11 vaso hn la fonmt etrusca, la trasparenz:1. cristallina e l'altezza di circa un metro. • ~è fe ce meno il \V h i te, il quale mandò tltl. .Nuova York del solfato di morfina, crist.allizzato in prismi e foggiato n cippo alto :W centimetri. Dove però i fabbricanti di prodotti chimici accumula•·ono gli sforzi o i saggi è stato nella mostra degli alcaloidi dell:t cllinn. I solfòlti di chinina, eli chinidina, di cinconina c r1i cinconitlina. compar.iscono sl in cristalli aghiformi c sctacei, come in forma •li ])ioccoli cotonosi; il bisolfato di chinina in grandi prismi, e il IJi:solf:tto di chiuidina in IHtliPCttc nne come le barbe di una peuna; il bromillmto basico di chinina. in aghi morbidi c quello neutro itt IIHlSSO. giallognola c formata di r.ristnlli pri:;matici sovrappo ti: Yi ò inoltre il citrat.o di chinina in aghi staccati, il cloridrato in cristallinj ammassnti c acicolari, il rnlcrinnato in pri~mi rilucenti a il cloruro di cincon ina in aghetti notabili pC'r )n, uianchezza. In codesta mostra si rendono ragguardc,·oJi l'A.rmet de Lisle,


Jl'i!) il Dubosc, il Taill;l!Hiier, ti 1\Iorson, il Hngl', i frnt t'lli Dufour di Snmpicrdareoa c la Società chimica farmaceutica lombarda, che ho. aruta la medag lia tl'oro. La fa.rm nl."ia centrale di Francia vi fa compariscenza l"Oll'crnpatilc (solf<tto eli joùochinin:t) in lastre verdi e splendenti. Non mi fu dato di vedere la conchininl't nè airuno doi suoi • sali, certo perchè la Germa nia non concorse alla. mos tra in Parigi, e 1~crchè la chilnil"a frances e, attrihiH'ndonc la. .,coperta all'llem-r c al'Dc londre, chiama col nome di chinitlina la. conchinina, stata or è JIOCO olfertaalla terapcut ic:1. daii'Ilcss e e dal Jobst. Dopo gli alcalo idi i glicosidi, di cui alcuni g i:ì noti nella farmacolog in, c g li altri notc\·oli sia per fisici carattct·i che per la chimica trasformazione, donde derivano. Fra: c ssi scelgo : l'amigdalina, che col concors o dcll"cmnls ina c dcll'acqun. pro\lucc l 'acido ciauitlrico in Cl)ndizione prc:..tamentc definita, r d è espo ·ta dal Billault in cristalli simili a qut'lli del Clorato di po tnssa : In. gli cirrizzina, che la farmntia. c.rn tralc di Pa rigi ha otte nuta in pcz;d giallognoli, lucidi , sp u:::no;.i, c col • contatto della snlim alcalina ,·a ie a larrarc l'nmarc zzn. dci farruacbi, s iccome allo stato di combinazione coll'ammoniaca (glicirriuato ammoni co del Roussin) porge una beYanùa aggraziata e CODlOQ[I ll<l apprestare, so pruttuLto in Campagna; la saJicioa, cb c il M<,rson è riuscito a preparare in aghi so ttili c ammassati; in tine la vanig lina artificiale, cspo· ta dal parigino Dc Lairc in cris talli rammen tanti la briuu, c ricarata, ~econd o la scoperta d~! Tic mau c d ell'Uaanna nn, dalla conifcrina (glicoside tlcl cam. bio d ci larici), ili r ui lo !'tesso cbimico ha pure messo in most.rn. u n s aggio in pc7.Zi I.Jin.ncns tri, compatti c d'as petto l egnoso. Qnalo appendice tlci glicosidi aggiungerò la dam ùonitc, ossia la materia z1~cch erina, che il Gift'ard tro\·ò nella gomma elastica proveniente dalla costa. del Gabon, c il Uillaudot es pose s otto la forma. tli pezzctti grigias tri. Il \"OCabolo dambonite dcrira da dctmbv, nome col quale g li abita nti dclb Guinea s upéri orc chiamano i grnncli vilucchi che producono la sopraddetta gomma. A cidi. - Salvo il Rifti c il G<tndiani, i quali hanno mandatn un'accolta ùi acidi minerali, pregevoli "per la limpidità c la purezza, gli altri esponenti si sono ristretti alla mostro. ùi pochi saggi, sceglienùoli a pre ferenza fra. quelli che costituiscono un


1176

VARiETÀ

agente di fresco introdotto nella terapeutica, ovvero presentano una forma alquanto diversa da quella ordinaria. Ne fanno prova gli acidi citrico e tartarico esposti dal Mulaton di Lione in forma di neve c di granelli; l'acido gelsemico in aghi gialligni, e il salicilico in cristalli bianchi e setacei del :rtlorson, il quale h<l aggiunto dei pczzetti gialli, opachi di acido crisofanico (l), vale a dire la materia colorante ed amara. dell'ara.roba (palvere di Goa), del rabarbaro e 'della. sona, da poco tempo adoperata quale teniafugo ed antii>sorico; l'acido cromico in aghi di colore violato chiaro del Uurgoyne; l'acido rnonocloroacetico cristallizzato e il fosforico in lastre vetrose, ed anche in gmndi cristalli simili a ghiaccio del Billault; il fenico in roechi e in pani bian.chi, inalterati, della Compagnia del gas di Parigi; il valerianico limpido come acqua del Dubosc; il timico (timo!) in prismi bia.nchi è dla.fa.nissimi, del Saujot e del Foucher. Occorre aggiungere l'acido soliorico, la cui preparazione industriale colle piriti ha avuto delle modificnzioni rilevantissime. • La custodia di codesti ngenti è cosa ben degna di attenzione·, e ad essa, oltre alle pareti robuste del~e bocce C· degli alberelli, • }Jiglia gran pat·te il modo del turamonto. Vi ho notati dei turaccioli di cristallo dalla smerigliatura. a giusto sfregamento e dal pomello ·a segmento poco incavato, cui va aggiunta una specie di sopratappo, che inguaina tutto il collo del recipiente. Tale sistema panebbe acconcio alla conservazione del cloroformio, del-

l'etere etilico e dello altre sostanze volatili contenute nei cofani e zaini di sanità. • JJfelalli. - Sono particolarmente rappresentati : Da pezzi cristallini di bismuto, disposti a strn.ti e ammirabili per la riunione e la vivezza dei colori dell'iride. }l;ssi provengono dai laboratoj del Poulenc, del Dubosc di Parigi e dalla f;lrmacia centrale diretta dall'insigne farmacologo Dorvault (2); Da una palla. di cobalto, lucido come mercurio; Da masselli verdi a riflessi dorati di cupromanga.nese (lega del rame col manganese) ;

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(l) Sebbene espost o nella vetrina del 1\lorson , l'acido crisofanico appartiene al Ger.-ard di Londra. 12) Al Dorvault è sr<~ra conferila la croce della Leg ione d'onore.


VARIE'!'.\

1177

Da un globetto brunastro di gallio, che il L ecoq di 13oisbandran ottenne da una blenda o solfuro nativo di zinco; Da una fontana e cascata di mercurio lucentissimo, ingegnosamente composta dal L ewis c dal Berger di Londra; Da coni e bastoncini di ma{,'llesio; Da cubi luccicanti di nichelio; Da lamine ùi palladio forbito quanto l'acciaio; Da sodio in istato cristallino. lJietalloidi. - La forma di sottili lastrettc e di pagliuole piccole e morbide non è per certo quella più adatta ad assodare la conservazione del jodo. Ora un metodo di preparazione o una modificazione della forma, che attenuasse lo spcrdimento e porgesse al tempo medesimo un prodotto puro, aarebbe un progressO nella chimica e un utile per la farmacia e per talunc arti, dove tanto lii usa il jodo. A questo intento volsero lo studio l'inglese Atkinson e il parigino Hoques, dei quali il primo ha esposto del jodo in masselli grigi, compatti, e il secondo in grandi lastre a riflesso cupreo-dorato, ottenute per via di risublimazione. n metaHoide alogeno è contenuto in alberelli di cristallo, e non mostra Peft'etto della sua volatilità sulle diafane pareti. Anche il Burgoyne e il Burdbriges di Londra hanno del jodo ri· sublimato in lastre, éhe a una certa stabilità accoppiano la curiosità della forma di una penna àa scrivere. L'A.tkioson ag· • giunge ancora. il prezzo del suo }Jrepara.to, in ragione di lire 4 7 il chilogramma. · Lo zolfo abbonda sia nelle sue condizioni naturali, che nelle svariate forme e digradazioni di colore procacciategli dal purifica.mento, dall'a~ione del calore c dagli agenti chimici. Ne ha esposto in cristalli trasparenti e pagliati il Cros di Narbonn. ; • allo stato di candito canarino, di prismi cedrini e di ottaedri nativi il Renard di Marsiglia; in pani, in cannelli, in polvere c ancora in cristalli ottaedrici (ottenuti dall'allumi te per mezzo del solfuro di carbonio) la Società metallurgica di Cesena e quella greca di :Melos, l'antica. Milo. La farmacia centrale di Pàrigi, oltre ai saggi di zolfo cristallizzato e diafano, ha prqdotto del silicio in aghetti rilucenti e arieggianti al ferro forbito. Materie coloranti est1·atte dal carbone fossile. - Sono numerose quanto svariate e abbagÌianti. Bastino pex· tutte~ la fucsina


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1178 (non :wscnh:ale) in pagliuolo domte ùol Lewinstein di Mancln~s ter; l'azzurro :;cmlnnuce del Crcvoisier di Dòle, i n monete, meù::tglie, loznnghe, pallini, pil lole e puglie di colore rosso clorato; l'acido ftalico deii'Hoft'mann a guisa di s teli c r amosceW, clisposti dentro a grandi Yasi di cristallo, in modo da figurare delle piante argentine; il riolétto di dilllletilammina (violetto di Pnl'igi) in f<>rma di cubo poroso; verde d on~to, alto rla 20 a 25 centimetri, e il verde di :milina cris tallizzato in prismi e fo~­ gia.to a canestro rilucente come diamante. Tutti e due sono del parigino Poirrier, che ebbe la croce ùeUa iegione di onor e. Sa.poni. - Ve ne sono in fcttnct:c, in pani c in pasta, d'ogni colore c screzio, e in binnche statue, come quello del· Lcca fii Marsiglia, che rappresentano la Fama e la Buona )fadre c si inna.lzano si no a due metri. ~è mancano i saponi speciati, ov· vero quelli che contengo no ttna sostanza medicamentosa, quale il joduro potassi co, l'allume, la glicerina, l'alcole, il fenolo, l'acido :>alicilico, la \asilina e il petrolio. Fra gli csponeuti è riguanlevolc il i\'Iaubcc di Elbcuf c il Dreydoppel ùi. Nuora York, che ha. rizzata una. piramide ùi sapone di bom ce. Nella preparazione del sa.)lone col petrolio, rip utato siccome detersivo e antipsorico, occorre l'intervento di una sostanza lll. quale assodi e incorpori l'olio minemle coi sali ad acido grasso. La. chimica industriale perciò ricorre alla cera ùi pa.lmizi (Cero:cilon andicola,, Copcmit:ia ceri(era) c l'adopera nella proporzione di 33 per 0 /o. di petrolio. Coi saponi si collega una materia di colore cretoso, che è esposta nel compartimento egiziano, e serve agli .Arabi nelle abluzioni. U'o ns ta di tri tumc d'erbll. cristallina (Mesc-mbt·yfmihemmn crisu,{• • linum delle E'icoùlee di Linnco) e di tena foggiata in formelle schiacciate, ed è detta pasta sadica (ptUe t't soude). Dai saponi alla s tcat·inn. eù alla cetina (spermaceti), c da. questa alla cera e alla paratliua il passo uou è tanto lungo. La stea rina, che esis te nei corpi grassi allo sta to (li combina:r.i onc coll'acido steaJ·ico o colln gliccl'ina, c vi forma uno degli eteri !letti gliceridi, è preseuti\ta Llal Uhibcrt Chanzy nella, fog~ gia di bianca statua tìguramc il Ucnio. f: un ' ionn..'tgine elle simbol c~Zg i a il Genio tlel Chevreul, il Nestore dci chimici france!'i, n. cui la chimica deve le claJ>sichc ricerche s ulle materie grasse.

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117!) La sostanza untno5a, specia lmente I'Onlenuta nelle immnni cavità della testa dcii<\ balena, è esposta da ll',\;;:;clin in forma di piramide fatt:t di cristalli Jll~rlnti , lncicli c CJUils i punto ingialJiti. L'A sselin ha pure un com}losto di glicerina (f!lyce1·i11rt oxioli:e) che serre a impctlirc le incrostazio ni calcari nelle ca ldajc a vapore. Per la propri eti~ neutra , lu bl'icantc, ina lterabile c igrofi la, In. g licerina ha ag~inntn, un'altra importa nte applicazione a quelle gi;\ conosciute. Yoglio o.lludcrc all'uutat urn, c a lla pt·c;;enazio nc • d c i t'erri chirurg ici dall:l ruggine. Il prodotto della dis tillazione a secco del catmme Ycget alc, d ella lignite, d el petrolio c degli schisti bituminos i non apparisce col suo aspetto ceroso, mn. 11er opera. del ].)e ut:;ch di Roucn e della Compagnia di Colombes risalta nella forma di cristalli lustri. (~ucsta materia, cui la resistenza ai più poderosi agenti d ella chimica Ila procurato il nome tli 11(11'Wn affìnis, fu usata n ell:t tappatura dei recipit>nti di acidi condensati c di ctuell'alcale tanto caus tico che è l 'Hmmoniaca. Nel declivio settentrionale dci mont.i Carpazi c fmmm czzo a filoni arg illosi, oppure a s trati di •·ena c di mama, troYasi, qua in masse compatte c marc~zate, liì in filamcntl di colore biondo, una sostanza omologa, per chim ka natura, alla paraffina c tletta cera minerale, ozorcrite (ozokerite) ed anche ccresina. Di questn, erra allo stato g reggio c in ctue!lo di<fHtriticamcnto, ottenuto colla fusione c J>Oi coll'a cido solfori co, hanno s \·ariati sagg i uclla mos tra. austriaca il Dobel, il \Vngcnman n , il :!.\Iatscheko c l'Uybel,r. La faùbt'ica d ella Banca di credito veneto, sede nte in Tre\' is o, fece ancora meglio, poichè es pose il lione di San i.\Iarco in ccre s inn. ben apprcz~abi lc per la purezza. L'ozoceritc liepurat.a ha colore bianco c il punto di fus ione fra ()(i c 72 grndi. Alla cera ver gi ne c alla dimostra7.ionc d el s uo imbiancame nto c della sua compattcz;:a., ba rivolta la cum il Yicnnc,;e Sarg, foggiandone una casetta eli leggindni. architettura. Il s~irg è lo stesso che nel l 8 G7 c al medesimo tempo dell'ing lese Crookcs, died e a conoscere la cristnllizzazionc della glicerina per mezzo del freddo, indlcando così nn metodo ùi d ep urazione, il quale fu poi applicato dal Kraus a codesto alcole trlatomico. Di molti prodo tti senza dubuio mi rimarrebbe tuttaYia a dire, •

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YARI E'f.~

come ad esempio della soda (carbonato sodi co) ricavnt.a direttamente dal sale comune per mezzo dell'ammoniaca e dell'acido carbonico, degli zuccheri, degli alcoli, dei colori minerali, di quelli vegetali, delle materie da concia, degli olii, delle vernici, dei profumi, ecc., ma essi, benchè assai pregevoli, poco si confanno col carattere di questa rassegna, e di più richiedono uno spazio che non è loro dato. Terminerò invece la parte chimica con un cenno su di un'essenza e due resin~. L'essenza è quella di rose, che il Saujot e il Foucher hanno esposto nello stato di cristallizzazione. L e r esine appartengono alJa gialappa e alla scamonen, e si trovano in cristalli lucidi, in pani spugnosi, cristu.llini e in lagrime bianche e

diafane nella mostra della farmacia. centrale, del Dusart e del Rigand di Parigi. (La, seconda pa,rte 11el prossimo 'l'mmero.) L uw1 ZrccoTTI rnamisLa mllilirt

----~~-----

:n Dire tto1•e

P. E. 1\L\ N A y R A Colouucllo mlllico, m6mb•·o del Comitalo di IU!Iiltl mililm·•

Il R edattore ETTORE RIC C IAR DI Cupr'UITIO m<riico

N UT I:>l F EDEnrco, Gerente.


•

NOTIZIE SANITARIE

_ ,..... _

Stato sauUnrlo di tntto l ' ~serclto nel m ese dt giugno 1878 (Giomale milit. unìciale, parte 2•, n• 40). Erano negli ospcrluli nll• giugno 1878 (1). ........ . 7023 Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . !) 120 USCltt . .... ....... ........... ; . . . . . . . . . . . . 8806 Md'rti ... ... ... .. . .... .............. ...... 111 • Ri masti al t• luglio 1878 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7226 Giornate d'oSJJCdale ........... .. . ..... ....... 204454 Erano nellé' infermerie ùi corpo ali• giugno 1878 ... . Entrati nel mese ........ . .. . .. ............. . Usciti guariti ....... ....... . .... .. . .. ..· ... . , per passare all'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . :Morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. ...... . Rimasti al t • luglio 1878 . .. ..... .. ...... . . . . . . Giornate ù 'in fenneria ... ... . . .. ........... . .. .

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Morti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo .. . Totale dci morti ........ .. ........ . . . . . .... .

2149 9606 8489 1526 6 173-! 6R8J6

29 1-16

Forza. m~ dill. giornaliera della truppa nel mese di giugno. . .. .. . ... . ... . ......... . ... ·. . . . . . 2167 46 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza l ,40 Entrata media giornaliera. negli ospedali e nelle infermerie di corpo }J('r 1000 di forza (2) . . . . . . . . . . . . . . 2,65 )fedia giorn.aliera di ammalati in cura negli ospedali e 41 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. . . . . . . . X umero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forz:~. 0,68 (l) Ospadali militari (principali, succursnli , infenncrie di presidio e speciuliJ e ospeda li ch·ili. (2) sono dcdou i gli amma lali passati agli os pedali dalle infermerie di corpo.


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NQTlZ!E

SA~ ITAUIE

Morirono negli :,taùilimcn l i san itari mili t ari ( ospedalj, infermerie ùi presidio, SJleC'iali c di corpo) n• 92. - Le cause delle morti furono: npoplc~sin cerebrnle 3, mcningiti cd encefali ti 4, miclitc l, nen-algia 1, bronchiti acute 3, bronchi ti lente 6, polmoniti acute u, plew·iti eù idro-piotorace 10, tubercolosi polinonati 18, altre malatlil' degli orgnui r cspirntorii 2, endocarditi e pericarditi 3, ga~lriti cd enteriti 4, pcritouiti 3, mai at.tic del fegato 2, malattie di Bright l, il<.'O tifo 17, miliare 1, febbri da. malaria ~. dissenteria l. resipola 1, peri ostile 1, arlrocace 1, contu::.ione l, con11nozionc Yiscerale l. - Si ebbe un morto sopra ogni l.f 8 ten uti in cura, ossia O,GS Jler 100 . • l\Iorirono negli ospedali ciYili n• 25. - Si ebbe un morto ~o­ prn ogni 100 tenuti in curn, ossia l per 100 . Morirono fuori di stal>ilimcnti sauitnri militari e civili per malattie 18, per annegamento u, per ferite da arma da fuor.o 2, per suicidio 3, schiacciato sotto un treno l. •

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CONCORSO AL PREMIO RIBERI PER GLI UffiCIALI MEDICI S c a d 1:11 t e i l 3 1

111 o r:

o 18 S O

PROGHAì\BIA. Sar·:\ aggi udicato un premio di lire mille nllu migl ioro delle

memru·ic redatte da ufficiali del corpo sanitario militare sul seguente tema: Della. tisi nell'esercito.

Goudà ioni del cow,orso. l. :Xessuna memoria, per quanto Jll'Cgcr ole, potrà conseguire

il prendo se l'autore non avrà soddisfatto a tutte le esigenze del programma. 2. Le memorie non px:eruiate potranno, ore ne siano giudicate degne, conseguire una: mcnzionc onorcrolc. 3. Le dissertazioni dorranno essere inedite e scritte in linguu. italiana, francese o latina, con e:-tmtteri chiar~Hn cnte leggibili. 4. Potranno concorrere ~ol:un cntc gli ufficinli medici dell'esercito c della lllnrina, tanto in nttiritù di.~c ni;do quanto in aspettativa od in ritiro. :Ne sono pe-rò eccettuati i membri del comitato di sanità militare e della eommissione aggiudicatrice del }H'crnio. 5. Ciascuna memoria doHit essere contras:>C'gnata da una epigrafe, la quale verrà ripetuta sopra un'annessaYi scheda suggellata contenente il casato, il nome, il grado eù il luogo di residenza dell'autore. 6. Sarà C\'itata qua.lunque espressione che possa far conoscere l'autore, altrimenti quest.i pcrùcn\ ogni diritto al conferimento del premio.

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CONCOUSO !L PREli!O RlBERI

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7. Verranno soltanto aperte le schede della memoria premiata c delle giudicate meritevoli di menzione onorevole, le altre schede saranno abbruciate senza essere aperte. 8. L'estremo limite dl tempo stabilito per la consegna delle memorie all'ufficio del Comitato di sanità. militare è il 31 roal"lO 1880; quelle che pervénissero in tempo posteriore sarebbero considerate come non esistenti. 9. La pubblicazione, nel Giomale di. medicina militare, dell'epigrafe dello memorie presentate al concorso servirà di r~ cevuta ai loro autori. 10. Il manoscritto delle memorie presentate al concorso apparterrà di diritto al Comitato di sanità militare, con piena facoltà ad esso dl pubblicare per mezzo delle stampe quello della memoria premiata. L'autore però della memoria premiata è altresllibero di dare, collo stesso mezzo, pubblicità al proprio lavoro, anche emendato e modificato ; purchè, in questo caso, faccia si che da una prefazione o dal testo del libro si possano conoscere tutti gli emendamenti e le modificazioni introdottevi posteriormente all'aggiudicazione del premio.

• Il pt·esidente del Ccmtitato di sanità mili(are

Maggiore generale 1nedico, CORTESE.


, MEMORIE

ORIGINA LI

UN CASO DI ROTTURA TRAUMATICA DELLA VESClCA Continua=tonc e fitte, V. (asctcoto dt Hot: • miJI·e)

- •-f-IH -

• VI.

n corso della malattia fu lento, ma abbastanza regolare. Nessuna complicazione da parte degli organi toracici venne a turbarlo, e gli organi addominali couserraronsi del pari sani, se si toglie la pertinace stitichezza che accompagnò sempre la malattia, e quel lieve catarro gastro-euterico, con cui suole associarsi la febbre, e che svanisce con essa. Colla s titichezza, in principio, avemmo anche timpanite e dolori diffusi sul ventre, in guisa. che per un momento tememmo l'insorgere d ~ una infiammazione peritoueale, ma per fort11na presto quel timore si allontanò collo sparire dei dolori e del meteorismo. In quanto alla causa di una stips i ventrale cosl ostinata, io credo sia duplice : la pressione cioè che la vescica spinta indietro dall'ascesso uriuoso esercitava sull'in testi no retto, e la scossa a cui soggiacque l'intestino per effetto del colpo, e che ben pJtette intorpidirne i movimenti, i quali poi non po-


1186

UN CASO DI ROTTURA. TRAUMATICA

terono certo essere riattivati nè dalla immobilità a. cui l'infermo fu obbligato, nè dagli alimenti onde si nutriva. Non mi fermo sulla depressione delle f)rze, nè sulla denu· trizione generale, le quali nel primo mese di malattia rag· giunsero un grado veramente allarmante, ma che in seguito collo sparire della febbre e col riordinarsi delle funzioni di· gestive rapidamente si ristorarono. Nemmeno meritano speciale considerazione il catarro della vescica o dell'metra, nè i sintomi subbiettivi che l 'accompagnarono. Invece le variazioni termometriche richiamano per un mo. mento la nostra attenzione; notammo coincidere quasi sempre le più alto temperature colla fuoruscita d'urina dalla. fistola vescicale. La febbre i!l questa circostanza cambiava intieriàmente eli forma; mentre prima non era che un'ordinaria. febbre continua, assumeva allora la forma di una vera inter. mittente. Forti e prolungati brividi di freddo ne annunciavano l'invasione, e dopo poche ore la temperatura da 40° o più scendeva bruscamente al disotto dei 38°, nel medesimo tempo che la pelle del paziente coprivasi di copioso suclore. Insomma sopravveniva un accesso febbrile analogo alla febbre uretrale per cateterismo ed alle febbri da assorbimento in genere. Io ho voluto segnalare questa coincidenza di fatti, ~utto. tocbè non sia in grado di darne una adeguata spiegazione scientifica. È meritevole inoltre di essere ricordato l'andamento della temperatura nc.gli ultimi 45 giorni di cura. Mentre tutto pro· cedeva bene, le forze si rinYigorivano, la nutrizione generale migliorava e la malattia volgeva a guarigione, ecco ad un tratto, dopo un mese ùi apiressia e senza causa apprezzabile, ricomparire lo stato piretico. In principio, non trovando nella località morbosa rerun fatto nuovo che valesse a dar ragione


DELLA TESCICA

1187

della febbre, la si creùette di natura miasmaLica. Ma il sol · fato di chinina amministmto internamente e per la via il)Odermica tornò inefficace a vincere gli accessi eù a prevenire le recidive, le quali ad intcrmlli ineguali si successero molte volte e costantemente identiche nella forma. In ogni modo ere· detti utile consiglio qudlo d 'indurre il malato ad affrettare la sua part.enza per cambuare di clima. l\Ii rimase però sempre il sospetto che quegli accessi febbrili fossero dipendenti meno da influenze estmnee alla mallttia in corso, che da una causa inerente alla medesima, come sarebbe un ristagno eli :pus od un sequestro osseo nascosti in qualche punto inaccesbile ai nostri mezzi d'esplorazione. . Intorno all'esito della rottura vescicale i clinici sono unanimi nel pronunziare dei giudizi assn.i scoraggianti. Laugier riteneva immancabilmente mortale siffatt:• lesione ; ma altri valenti chirurghi, come Nélaton, Eric-Erichsen, Houel, LeGros Clark, Corradi, ecc., pur giudicandola gravissima, non convengono con Laugier in una sentenza così assoluta. Non mancano infatti i casi di guarigione, quantunque assai rari. Houtil ne raccolse due, fra cui è d.::gno (l ) eli considerazione quello del Symc, il quale per dare esito al pus aperse la pa· rete addominale e col dito introdotto attraverso l'incisione verificò direttamente la rottura vescicale. Oltre a questi, per quanto io mi sappia, Palamidessi ne raccontò 1JI10 nello SjJe'f'imentale di Firenze del 1806, Thompson un altro nel gior· nale medico inglese del 18G9, ed uno ne cita puro il Clark,

che egli stesso avrebbe osservato e curato, ma avvcgnachè i sintomi fossero stati di rottura dell 'nrocisti, il chirurgo inglese ne mette in dubbio la diagnosi a cagione ap1mnto dell'esito favorevole. (l) Delle (e>'ile, <le/le I'Ott tu•e cl<Jlla t·esclca. Parigi, IS:Jì.


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UN CASO DI ROTTURA. 1'R..I.U)fATICl

Lo cause per le quali si registrano così poche guarigioni delle rotture della vescica sono facili ad intendersi. Da un lato la struttura, i movimenti e la funzione dell'organo sono di ostacolo alla riparazione della soluzione di continuità, e dall'altro le qualità irritanti dell'urina rendono qnesto liquido assai nocivo allo parti in mezzo alle quali si versa. Egli è per quest 'ultima ragione che le lacerazioni con ef. fusione urinosa intra-peritoneale conducono sempre all'esito letale; laddove, per contrario, citansi numerosi esempi di guarigione nei casi in cui insieme col serbatoio dell'urina erano ferite lo parti esterne, in quei casi cioè ne'quali l'urina po· teva avere una libera via d'uscita senza ristagnare nella ca· vi tà pel vi ca. Essendo così le cose rispetto all'esito delle rotture vesci· cali, come dovrà. spiegarsi quello ottenuto nel caso nostro? È necessario innanzi tutto preciSare lo stato attuale dell'infermo e fissare altresì i possibili postumi della malattia. Siccome risulta dalla storia clinica, allorchè il malato si soLtras;;e alle nostre cure era iu condi:tioui generali e locali assai soddisfacenti. Dalle fistole emanava poco pus~ di buona qualità; i seni molto impiccioliti tendeYano a cicatrizzare, la vescica funzionava bene e l'urina, contenente però ancora un po' di sedimento mucoso, s'incanalava tutta nel catetere, e se questo veniva rimosso, era espulsa a getto grosso e regolare per la via dcll'm·etra; il paziente cominciava a poter ca mmi· nare senza appoggio e senza dolori di sorta. Anche lo stato generale poteva dirsi abbastanza lodevole, avuto riguardo alla gravezza della malattia, alJa lunga degenza (I lO giorni) del· l'infermo in letto, ed alle molte recicli1•e di febbre patite. In complesso adunque la nta poteva dirsi fin d'allora assicurata, salvo la sopravvcgnenza di complicazioni imprevedibili. Ma il soggetto guarirà egli perfettamente? nessun reliquato


DELLA YESCICA

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morboso transitorio o permanente potrà impedirgli di rias:mmere il servizio militare? Sono domande a cui non può dar5i una rispo:!ta recisa. Noi abbiamo avuto nella parete anteriore della vescica. una lacerazione la quale, anche se cicatrizzata, non è meno meritei'Ole di considerazione. Abbiamo avuto inoltre la frattura del pube, rascesso iliaco e la fistola uretro-penica. Tutte queste affezioni possono essere seguite da un qualche p"ostumo più o meno pertinace od ~oche irremovibile: alla lunga permanenza del catetere in vescica può succedere l 'incontinenza di mina ed un catarro cronico vcscicale; il callo consecutivo alla frattura può non consolidarsi tanto che l" arco osseo della pelvi riacquisti la sua pristina resistenza; e finalmente la fistola de!l 'uretra pi1ò stentare assai a cicatrizzare, siccome suol succedere appunto delle fistole uretro-peoiche, ed anche cicatrizzando, può essere seguita da uno dei restringimenti più diffi cili a vincersi che si conoscano. Con ciò io non intendo affermare che tali fatti debbano necessaliamente avvenire; ho voluto solo far vedere quanto, in questo momento almeno, sia prema ~uro un giudizio assoluto sulle conseguenze possibili della mn.lat.tia. Premesse tali considerazioni, vediamo quali cause siansi opposte all'esito letale. Qui entriamo in un circolo vizioso: l'esito favorevole del male ci fa supporre che la lacerazione della vescica sia stata stretta e sia avvenuta nella parete anteriore non ricoperta dal peritoneo ; queste c}ue cir.:ostanze alla loro volta ci danno ragione dell'esito favorevole: Ed invero, noi non avemmo i due accidenti piil pericolosi in simili casi e la cui assenza soltanto può far concepire qualche speranza ·per la vita del-

l'infermo; intendo dite l'infiltramento urinoso c la peritonite. Invece, l'urina, ver~ata in poca quantità, s' insaccò in una cisti


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lJ.'< CASO DI ROTTURA TRAUM.\TICA

la q.uale non solo impedì al liquido primitivamente_ effuso di mettersi in contatto colle parti vicine, ma protesse ancora queste parti dalle anteriori effusioni. D'altronde, nel nostro soggetto concorsero pure circostanze accessorie di non piccolo • momento. Tali sono : la sua costituzione fisica abbastanza vigorosa; l'essere stato sempre immune da malattie gravi, segnatamente discrasiche ed infettive; la re•ione flogistica che sussegul al fatto traumatico, rimasta piuttosto cil·coscritta; la febbre moderata, meno in. determinati giorni che eccezionalmente e per poco raggiunse un grado elevato ; le funzioni digestive non mai turbate a segno che il paziente non potesse in qualche modo nutrirsi; la mancanza, infine, di complicazioni serie da parte degli organi più importanti dell'economia. Nè in ultimo luogo devesi porre l'assistenza veramente esemplare e le a-Ssidue eù affettuose cure che vennero prodigate al malato dalla famiglia presso cui egli era ospitato e che sarebbe stato difficile ottenere in qualsivoglia stabilimento sanitario. Per quanto poi riguarda il trattamento curativo, vedremo ora se ed in qual misura abbia esso pure contribuito al buon suc2esso. i

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• L'inoortezza diagnostica da cui fu per molto tempo Circondato questo caso, non potè non esercitare la sua influenza sulla cura. Ciò spiega come. non si sia fin da principio instituito un razionale me'todo terapeutico e come piuttosto che dirigerci contro le lesioni morbose, ci si sia limitati a combattere i sintomi pilt imponenti. Intanto, fin dal primo mom~nto un'indicazione era. evidente : impedire o<l almeno limitare la flogosi reattiva. E

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DELLA. VESCICA

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però, collocato l'infermo in una pos~one comoda a letto e raccomandatogli di evitare qualsiasi movimento, gli si pre-

scrissero fomenti ghiacciati sulla parw ed una pozione antifiogistica. Dopo ventiquattro ore un copioso sanguisugio fu fatto eseguire nella regione ingnino-crurale sinistra. Nel medesimo tempo i dubbi insorti di una grave lesione della vescica ren· devano urgente il bisogno di porre un grosso catetere a permanenza in quest'organo; ma tale indicazione dovette restare insoddisfatta per alquanti giorni, siccome accennai nella storia clinica, a cagione dell'intolleranza assoluta della Yescica stessa.

Manifestatasi la fluttuazione nell'inguine e nella regione iliaca si.Jristra, si riconobbe subito la necessità dell'intervento chirurgico. Io ho già esposto in qual modo siasi proceduto alla evacuazione della raccolta. Però, mi sia concesso di dire qualche parola :mll'uso dell'apparecchio aspiratore di Dieu· lafoy come mezzo di cura. È noto che il Dieulafoy nel proclamare applicabile il suo istrumento alla diagnosi ed alla curabilità di qualsiasi deposito patologico ài liquùli, pone per condizione indispensabile• oltre alla formazione preventiva dèl vuoto, la capillarità dell 'ago tubulare (1). !Ifa egli stesso non tard) ad accorgersi della insufficienza dell'ago capillare; e quindi fornì il suo apparecchio e fece anche uso in parecchi casi clinici di aghi più voluminosi. Nondimeno, gli stessi agbi grossi molte volte falliscono alla prova, perchè, come tutti sanno, alle materie liquide sono sovente commisti frammenti di tessuti, grumi di sangue e di fibrina, cenci di connettivo necrotizzato, le quali sostanze solide otturano facilmente l 'ago ed anche quando non l'ottu(l) Tt·atté de l"aspt1·atton des liqutdes morlitdes. Pal"is, 1Sì3.


Il P:2

(:\ C-\50 1)1 R•f iTCR.t TRA Ll!.\TJC.\

ras~erv,

la lllro pre~enp:t neft ca•o de!Ja rncoolta ostacolerebbe per ne~~i t.ì la pronta e perfetta rie~ita della cura. OnJ· è che l'egregio dott. Parona ( l ), conrinto della inno· cuità ddla punhtra pratica ta anch.: con \-olumi~o~i trequarti, a!Jon:hè r opt:'raz.ione nl)n cada in ncinanza di grossi \asi e neni o di altri orgaui importanti. ba apportato nn'ing~gno· si~"ima m.:•Jilkazione alfapp:n~chio del chirurgo frnncese. E,;li ba f:ltb co~truire dai fr:mlli Stoppani di No\·ara un istrumenhl C•)ag.:gnato in guisa che, mentre per mett~ d' inne· ~brt' alla IDmpa a5pinnt~ un ago capi!Jare. renJe pt.~sibile che n si adafrijO dei \ t'rl tr.:quarti graJuati. Ì quali poi non ce5-..'.3DO di p-)ter serrire anehe come tn"!quarti ordinari. L1n 8~atto apparec~hi) non wltantù si ba moJo di e~g uire ra~p:r.uio3e capiìhre quando OCNrra. ma ~i raggiunge altresì Jo s .l'f•) di rendere più facile la na ai liquidi morbvsi a3pir:ni e ili iar p~.1re ndla ra~.,-.ìlta liquida una cannula ottusa, ]a quale f .,:15!3 liberaroeJt~ e ~nza in~-:an>enit>nti muoYersi

n.:na m.::J~ima. ~are(.~ U::13 granJ~ tè:ll~rità . ma..-.sime ~T ~hi D•:m f~'iede ~~~ rn:•ì...:-~1~{1 n:;a

il >(ll<.'re di~.:>no..~re i Y;n:.lggi dt:U ·aJ •['JT~Ybio a~p:rawre dt:l Dien1Jf.:.y e. più an· Nr.l. di q•td.~.:> del P JI.:oca, il quale ai prt>-;1 del primo ne ll!:~ar.~e altri rranli:-:>inù e ne all:mra C•)nsid~re\llltnente ,.., l'ili.:>. :'Ila nDn tu:<.:> l~ ral'«X•he erua.til·he e purulenu:o possono ~ :.>ar,.i di tali meu:i di ~ura . e nE•he \(Ili~. Nme nei casi larga

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DI::LT.A YES(:ICA

tissiroi : il libero scolo delle materie e la deter::;ione e di sin· fazione della cavità degli ascessi, prati~;ando copiosissime iuie·

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zioni fenicate ad ogni rueùicatura. Dopo ciò, non occorre che spenda molte parole sul trattamenti) curativo generale. Due indicazioni erano pilt urgenti, corrispondenti entrambe ai tlue maggiori pericoli ond'era minacciata la vita dell'in. fermo: impedire lo sviluppo di un'infezione e segnatamente della pioemia, e pre'l!unirsi contro la probabilità. dell'esau· rimento generale. Da una parte la suppurazione copiosa e la febbre continua erano cause efficacissime di denutrizione e di debolezza ; e dall'altra l'anoressia ed il catarro gastro-enterico che accompagnavano lo stato piretico, rendevano difficile l'alimentazione. Non ostante ciò, noi facemmo del nostro meglio per sostenere le forze e la nutrizione del paziente, alimentandolo continuamente con sostanze ad un tempo di facile digestione e di molto valore nutritivo e largheggiando nei rimedi tonici e sti· molanti. D'altra parte poi, per opporsi acl una possibile infezione purulenta, oltre all'alimentazione succulenta ed alla medica· zione Jocale antisettica, non vennero mai abbandonati i prepa· rati cbinacei e specialmente il bisolfato di chinina, il.quale si amministrò a dose piuttosto generosa anche allo scopo d' in· frenare, per quanto era possibile, la temperatura febbrile. In tal guisa, noi avemmo la soddisfazione, cessata la febbre o ritomato l'appetito, di Yodere rapidamente .migliorare la località. morbosa e ristorarsi la nutrizione e le forze. Che anzi, se nuovi 6 ripetuti accessi febbrili no.n fossero venuti a disturbare il corso regolare del morbo, noi avremmo avuto ragione d'aspettarci una pronta 6 sicura guarigione. Concludendo, adunque, io credo di poter affermare che il

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UN CL\SO DI ROTTURA TRAUMATICA DELLA VESCICA

trattamento generale e locale sempre consono colle indicazioni

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r:tziona.li della malattia, abbia contribuito non poco a farci

conseguire un risultato, c)le noi, massime nei primi giorni, • non osavamo nen1meno sperare di raggiungere (1). Novara, settembre 1878.

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~ l MBRIACO PIETRO capitano medico nel 75• fanteria. 1

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(l) Dalle informazioni avute dì recente risulta che il sig. R .... nei primi quindici giorni di rlimoru nella sua cittù natale (Modena) ebbe tre altri accessi di fcbhre, la quale poscia non El più ricomparsa. I seni fistolosi sono tuttora ape1·ti e vi si tiene un piccolissimo tubo da fo:;.-naw ra; la secrezione purulenta n· è assai scan>a, anzi tendono a chiuden>i, soprattutto quello uretra1e. il trallamcnto curatj,·o uon fu soslanzialmente mod ificato; soltanto al cnletere di gomma elastica che noi tene,·amo in vescica ne venn e sostiUiito uno più grosso. Al preseme però tl catetere viene applicato una. volta a l giorno e lo si li l~ no nel canale dell' m·etra solo per qualche mezza ora, allo scopo, io credo, di opporsi al restringimento cicatriziale di questo canale. L'urina è ora abbondante e limpida. In complesso, sebhene la località morbosa proceda con una cet·ta lelllezza verso la guarigione, lo stato gent>r:lle si è in modo perfetto ripristinato ; il sogge~to sta in piedi, anzi cam111ina tutto il giorno e va ~erllno al teatro. P. 1.

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SUL ' VIRUS > DELLA SIFILIDE (CONFERENZE SCIENTIFICHE DI ANCONA)

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Non parlo dei confusionisti di tutti i tempi e di carmica'il che nel 1814 fantasticava. quattro virus, e ciascuno in_relazione con particolari forme sifiloidi. Sono queste piccole oscillazioni, le quali coesistono spesso con la grande agitazione e direi quasi febbrile di una. scienza qualunque. Fuvvi 1m'epoca antica, in cui la blenorragia e l'ulcera erano considerati come entità morbose distinte, ma fino oltre la seconda metà del secolo decimottavo alcuni medici credevano ehe le malattie veneree e la sifilide dipendessero da un identico principio morboso, fonnando una sola e medesima specie patologica. Giorgio Velia, Musa Brassavola, Gabriele Fallopio e Giovanni Fernelio ne furono i più potenti sostenitori. L'inglese Balfour nel 1767 dimostrò chiaramente esistere nessuna analogia tra la sifilide e la blenorragia e che i due processi erano essenzialmente eterogenei; ed alla teoria di Balfour, oggi pienamente assodata, non mancarono tuttavia dei forti oppositori. Lo stesso Giovanni Hunter, che allargava


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SUL

« YIR'GS »

il campo dell'osservazione con più estese ricerche cliniche ed

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anatomiche, ammetteva una blenorragia semplice non venerea ed una blenorragia specifica che poteva isvolgere la luo e la identità del veleno blenorragico col veleno ulceroso. La separazione della blenorragia dalla sifilide è costata alla scienza un faticoso cammino cd i lavori assidui di Bell, di Hernaudez e di Ricord, che attaccarono le dottrine hunte· riaue. Non era conforme ~alla clinica esperienza ed ai reperti anatomici mettere a fascio le forme morbose dissimili che presentano la blenorragia e l 'ulcera, come BeH annunciava in una sua opera. pubblicata nel l 792. Hernandez al prin· cipio di questo secolo ne fu uno dei più caldi propugnatori ed immaginò la teoria dell'ulcero l{lrvafo che oggi piglia a torto il nome di Ricord. Beniamino Beli slanciandosi con ardire nel campo della

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filosofia sperimentale stabiliva che la blenorragia. non costi'•'

tuiva quasi mai la lue e l'ulcera la. produceva spesso. Lo scolo uretrale era di natura. irritativa o flogistica con com~ pleta integrità della mucosa, e senza precedente esulcerazione di essa, come la maggior parte degli antichi opinavano sino ai tempi dell'imnvJrtale Morgagni. L'ulcera, secondo Beli, determinata dall' istesso virus solo cambiamsi, come disse poi il Ricord nell 832, per modificaziòne di seme e di ternmo . Gli identisti non potendo negare la frequenza della · lue in seguito all'ulcera, ed all' istesso tempo volendo sostenere la blenorragia capace di generare la sifilide, invocarono il fatto fisiologico del miglior potere assorbente dell' istesso virus in parti ulcerate per la dilatazione più forte dei capillari sanguigni nello strato sottomucoso in forza della più tenue pressione esterna. Il Gamberini (Impar.;ial~, sette11bre 1866) so.>tie ne che

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DELLA SIFILIDE

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la blenorragia e l'ulcera molle possono egualmente ingenea rare la sifilide costituzionale, ed il professore Sperino espose ultimamente alcuni fatti clinici di blenorragia uretrale curata col mercurio. Circa il . criterio terapeutico ab juvantibus et lccàcnfibus dirò che è oggi in medicina poco concludeute, e credo piuttosto alla reintegrazione fisiologica nelle malattie comuui ed in quelle virulente e:l infeziose. La sana patologia non può negare alla blenorragia. ed alla sifilide la reintegrazione spqntanea, l'autoterapia, la quale si svolge e· si mantiene sui poteri fisiologici. Forse il Diday intrnvedendo questo fatto divise la sifilide in debole e forte i la prima rappresentata, per esempio, da. una lieve roseola, abbandonava alla sapiente natura, e ricorreva per le gravi manifestazioni generali, tanto superficiali che profonde, al trattamento specifico. Ed il più o meno ~ notcrole indurimento dell'ulcera lo guidava alla maggiore o minore gravezza dei fenomeni costituzionali coi quali lo credeva in relazione. Ma. giova dire che anche nella sifilide grave rautoterapia esercita non di rado il suo dominio; Dolbeau e Desprès, membri della Società di chirurgia di Parigi, tliegavano, or sono pochi anni, la virth a.ntisifìlitica dei preparati mercuria.li, ed il prof. Hermann affermò che la sifilide abbandonata a sè stessa finisce per guarire. La blenorragia e l'ulcera molle non possono essere fa11tori di sifilide costituzionale i la prima è essenzialmente un catarro dal punto di vista anatomico ed etiologico, e l'ulcera semplice è unicamente d'indole contagiosa, rimane locale e non altera lo scambio nutritivo generale. È solo l'ulcera infettante, di carattere virulento che induce la sifilide, processo non locale, ma costituzionale ed infezioso. Non è vero cl1e l' istessa donna possa comunicare ad un individuo la

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SUL « VIRUS»

blenorragia e ad un altro l'ulcera, o le due malattie insiem_e e viceversa, senza ricorrere al contagio mediato (il cosidetto lJaradosso sifiHlico di alcuni autori), all'ulcero larvato di Rernandez, alla blenorragia complicata di Swediaur. Il secreto blenorragico può venire in parte da ulceri sottratte alle nostre investigazioni, come sarebbe nella profondità dell'm-etra nell'uomo, o nella cavità uteriua nella donna, e quando lo scolo manifesta fenomeni di lue generale non si tratta, scientificamente parlando, di blenorragia. Ma io non vorrei abusare di troppo della creazione di nl.cero larvato, difficile a diagnosticarsi d'urante la vita del paziente, e non sarebbe a desiderare cbe un giorno, se fosse agevole esplorare la pa1·te profonda dell'uretra o la cavità. uterina, si c-ercasse l'ulcero, come ultimo asilo, in parti più irreperibili e forse nei testicoli o nelle ovaie_ Sarebbe questo un lavoro etemo • di immaginazione, peggiol'e dell'eterno lavoro di Penelope. l\Ia couvien dire con Ricord che .bisogna saperlo cercare; egli stesso presentava all'Accademia di medicina di Parigi tre m·etre con ulceri infettanti profondamente situate. Le ricerche euùoscopiche dell'metra sono ancora piene di difficoltà e quasi d:t tutti i meclici abbandonate, sebbene non a guarì il Tarnawsky abbia egregiamente illustrata la diagnosi dell'urctrite coll'uretroscopio di Desormeaux . Gli identisti portarono b confusione fino a ~osteuere che

oltre l'ulcero e la blenorragia possono dar luogo a11e forme sifiloidi il bubbone ·e le ?:egctazioni, ed im·ocaudo l'assorbimento fisiologico di Vidal ammisero la sifilide d'assalf.() senza manifestazione locale primi t iva. Kon si può ammettere la sifilide senza pregressa lesione <lei genitali o altro fenomeno primiti\To, come non si può accogliere in buona fede che le vegetazioni ed il hubbone b po:;sano provocare. Senza J>Ort.a. d'ingresso il vints S?'filh·

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DELLA SIFILIDE

geno non può prendere alloggio nell'economia, senza breccia lo straniero non può occupare la repubblica federativa del nostro organismo nell'insieme delle sue cellule. Le ricerche diligenti di abili pratici riuscirono spesso a trovare delle

lesioni locali che sfuggiono in precedenti riscontri. E se io non posso concepire la sifilide senza una forma iniziale, non è meno facile credere alla sua manifestazione dopo la comparsa d'una vegetazione (cresta di gallo, cavolo fiore, condilomi, ecc.), la qnale consiste unicamebte nella ipcrplasia del sistema papillare per cause comuni. Se io nego egualmente con Ricord e Diday il bubbone cl'emblée non posso credere alla sifilide dopo la comparsa di esso. La sola adencpatia poliganglionare bisogna ritenere come sintomatica della infezione e come vero z1olso di questa malattia. La scuola di Broussais in Francia, quella di Tommasini

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e Giacomini in Italia, niegava.no la specificità della sifilide ed il processo infezioso (1). I fenomeni primitivi locali erano (l) ~ inesatto quanto qui atr~rma r au tor<J ;t carico l'li GiacoiJlini e d~lb sua scuola. L'in tiiJ.me J!I'Oii!ssore di Pado\'a non s'è mai sognato di negna·e la specatlcit:'a del viru~; ililll iti<'O. Ed in pr·ova hasL<~ leA"tn•re qun.nto ne scr•isse a p:r:tina 26ò e seguenti del IV volume delle sue opere edi ti! e illè<lite puiJhlicat•' JIC'l' cm·a d•·i dottori Mu~rnn. 'e Coletti ed a pagina (l;; e so>guenti de l toruo VII della mede~iau<l pubblicazione. • La sifi lide li malattia di fondo liJecc:lnico o specitlco, • dic'cgli inf<Hti nel primo dei succili~ti \'Oiumi, c ricon o~ce cioè pe r c:1usa occ;asionale un c pa.rtie<•lare pnncipio, un prodotto anituale morboso d'ignt•la n~tum.sollo • forrua oa·din:u·iameme di muco animale e colle c;n·atwa·isliclte di (Juei " contagi ci.Je i tHttologi pongono nel la clas•e dt>i fissi. Applìcaao alla cute " in Ci \Ielle r egi<.>ni ov't.'ssa è più tenne e ddicata. oppure ''"."-'Sa si intr<l• flette e diventa memhnan:1 nnll'OS:t. si liauira wt.·olla a produa·a•e una irri• tazione meccauìca, a lla maniera d elle so~tanze nc a·i. com(,; ll!'l' C'!lempio • l'amllJoni:H:a, e 411 esta irriraziorle pa~sa allo stat.<J ù'in!iamauazione onde • secondo J;t parte che ntJ fu ~occa si Ira una onalmia . una an·etrìUl o ble" noa·rea, unt< Jlmosi, tula parMiauo;;i ci.Je sono le più scan·plici e più cit·., coscritte forme di ;1ifezione si tilitica. QuetiLe in.Oarumazioni, tranne la • causa loro, non presentano al clin ico mùla di ,·eramente disti rHo c ct>~


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SUL « VIRUS»

semplici focolai d'irritazione e flogosi che in speciali circostanze manifestavano per simpatia gli accidenti consecutivi • clono ~otto ~li stP~Si lll~>zzi cu r ati vi delle inflammnzioni comuni. Tal ora • in vece cio p•> l';tpplicnione a pp;o i r.no delle piccole tiOiuzion i di continuità col • tit OI'l eli ulceri, che, tl>ccate dà l chirurgo coi caustici, ponno r esta re pure • arrczioni loc:J ii e ftnit·e se nza all•·e conseguenze. Par e che in questi casi • il cont:t):(io non s ias i inlrodoWJ nella economia animale, e nemmeno a • lu ul!tl llimot·atns i sulle parli sulle rtunli si pose. ~la altre volle senza de• Rt<l i'P a lcun ;t IP.SiOnP I OC~ Ie ~Nil'ihiiCl, OVVC rO desta la l'una O l' allra delle • acct?nllll!t•, più spesso pt•rò le ulcet·i, e nnn limil:llld osi ad esse. le gian• dole vicin e a l h1o;.;o (f<'ll' app licazione s'ing rossano e s'infiammano e si • ha un'a ltra. fo1·ma di alfPzionc s ifllitica che va sotto nome di bnbbone. f: • evi tlN1(1'! alltwa cl•e il p ri nr. i pio contap:ioso fu dai vasi linfalici ricevuto • e in essi, e più nutnif.-~tament e ne i loro a;:r~omitolamenti o glandole. ove ~ fu obhli~:•W a fa r sosta SI'E'f!:liò infl < ll1lll1 a7.ionc. Questa adenite s illlitica " o huhbone comballesi h genHale dai chirurl!;h i coi mezzi comuni ado" per:ni nelle iJJJl ;unm~?.ioni de lle g-landole e non osservano in ess:a di par• ticolnre se non tmll r eni!enza a ~<:io(<'liersi , e un a proclivilà a JlOrtare a ~ supp ura zi one o l:"l glandola Rtcssa come comun emente credono o la cel" hdo~a che la circorul:< e l'intrecc ia come è più ragionevole il supporre. • La r·en ir f'nza a ri solversi in questo c:•so sembra dovuta al principio con• lagioso che nella ghtndula è annidato e che conserm ancora le ostili s ue " propri el:i. M:t le p~rde col tem po per opera 'Iella ot·ganica assimilazione • ed allora <'h<' la m alatl ia c<'~m del tutt o. Oppm•e l'assimiltlzione non n.r" ril·:t a d0111:1re il principio sifll ilìco, ed è allora che l'infez ione pt'Ocede • pitt ollre ed invade molto mag~ior<? numero di ~o:landole e di vasi linfa• fici. Kascono dei rumori o de~ll ingorg hi qua è l<i, <Ielle impetigini s in• liti che, sc;1bie, CI'J>E'ti , carcinom i, ecc., OVI·ero il princi1>io stesso inlro• dnresi nei <::tn~oli ,·cnosi, ed un o stato scorbutico generale appare o negli .. a r·tcriosi, N l om l'una orn l'!lllra . ora mo lte membrane mucose sono c prrse da inlla1nmazio ne in le ch e facilmem e passa allo stato di ulcera. Le « o~sa stf!sse s'inlì tunnlano, s'i n t umidiscono e p:lssano in sel);uito al la carie, " e le tanre fOI•JUe di tuo s i!lliti ca unh·er sale sorgono cbe dagli autori ,·en• gonn d<>scritle. • L'a~petlo inflammatori o non manc:t in nessuna, rna con quello sembro • comp lica1·si qunlch~> cnsa di n ascnslQ e sut qcneri.s, che altro n on può • <'~~enl se non il principio conUtgitlso intr odotto, il quale lnngi dall'esser si ~ assi111ilato c eonl'el'tito in sost<mZ<\ or~tanica, converti esso la S08ta.nza • oq:mn ictt in contagio, onde il muco, e forse anche gli altri umo1·i che da • quell 'Ori(an ismo s i $<'parano SJlno ca paci di seminare negli o•·~mismi " sani le &lesse a tTe?. itlni, da lle q ua li il con( a):(io s i trt'nerò. Consider al!L " sotto qu c~to punto di 1•istn la s ifllide (non parl a nd o delle malattie çnrie • alle quali può essa dare ori gi n e o colle quali può complicarsi) è per se • st<'s~a una m:,hwia com posta, poichè hn un fondo meccanico o sp<.>ci tlco • che sra nel rwincip io conta~i c>so, onde la linfa, il sangue e fo·r se tnl li " g li uruo1·i an im :~li sono inquinati, ed ha un fondo dinamico, di natura. • iperstcnica o 'f!of[ iwca. che ha sede da prima nei ,·asi linfatic i e n elld « ~tla ndolc, indi nelle a lll·c parti solide più o m eno cstcsnm ente . Qut>sta ·· ~ono le idee che su lla natura della si(iJide noi professiamo, p<'r. le qu:11i


• DELL! SIFILIDE

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generali. Oggi gli errori di Broussais e di Giacomini sono pienamente distrutti dalle precise cognizioni cbo abbiamo c c

è ne~ata l'e~isfe nza di :tltri pt·int qm, come del .,;l,·u.• hlennorroieo disti nto rl:ll silllit tco l'd atttttll'SSO da :;)(•uni. Pan·a tltt{l forse :l molti troppo

• Jl iane e trnppo :;te l'ili; ma chi pun;2a. nu:ntc :lll~ var·iè qu1sti ,.ni clu.~ t1-a c g li :wtori aulla 8itiltdc si :;ono ugilatc, le trOI'~ t·ll OJt1111l'tttne a l'c.'udl't'e • ra,:rione di tutt i i falli che •tt qtt eslo 3l'I[OIIl cnto YCil n(' rO posti in lnce, c e sopra tutto a hen di1·ill't't'C il c linico twlla cut·a dt'll;t si tilt dc. In C"oosc-

.. g uenzu di <1uesu.. idc~ anfall i l a ctn·a ;uHi lln~ i:;t icu. !-:<'llt pli C'C' ~a rù ~ uffi­ c

ciente n ' 'inceri' l'ntl't•zillll<' del tuJto, quando il

pt·it~l'ipi u ''"" "'~iloso

.. l't!Stò alla s upt! rOcie dttl corpo ~ lli>Jl fu

:ts:)cn·hit(), o fu itssm·l•: ;,, tw nst, c lllH nnn aiHiò fl•t)ppo nlll'(\, f> poi,'• a~s itu ilarsi a r 11P pi'Ìllh_' f.(l:u ulnlc lin" fatiche chP inco ntrò alle qua li l'ittft·~ionc si c.iJ·cn~tri <>e. Nnn ~a r:'t suOI-

.• ciente poi la CU!'<L anlilttt!!ISl ica s<•rupli ce. <]tt:lltdo l';u;sut·hiuwntu uuic "''rs:-tiP .si "è 'oppr:no eo la lu c ~~ ~ tf):>l it uitn . Jn qu tJ:-;(n c;o~n i n1czzi anlic llo~ristici cnmtmi P<' ttiiO fr<'tt<ll"<~ l:t pal't<' <.linalllica d•·l ttHWhn, t•d anco • estinl[u erl n del tutto : ma l'alt(•t·azivttP IIH'CC:tt11ra la f:.Nhlw Lo~to o ta r(U " rqmllulat·tJ. C< llll'i<•n•• :t(lun<Jtte chr anco alla Jl<li'H' nt<•cc:IIJica o spcC'i11c<t • daJ nu~dico :;i l•t'o\'tot;s,:a, c <·iò o cnn uJezzi jall'ollte.·cc:l n i~ i o j:HI'(\çhu11 ici c

o ~pec ifici clw Sl'J'vo np a di..,.lrnl-(':.t'•r·~ o a rwu lraht.z:u·•· il pl'lu<"ipi<> con ...

« k"'Lgioso, o CQn altri nunzi t!h~? la ;.t $similazinne pet·ft.•Ha tlel clU tlagio a ìu-

tfno o determinino. , Le s tesse COSi' Giacontini le ripetc> C<ln <tu alc hr \'<l l·i unte nel \'1[ tomo, dove discorrendo del mercm·io e dell'uti lità d i <'~<so nella Stflliclt>, così si esprime: • Queste apparizion i (n rani f-!stazi oni sifilitic;lte ,.~n·ic) nna YOlla c ch e siano vt'nut e in campo, sono capaci di sus~istc re 1•er se. quand 'anch" • ad un tt·alto cessas~<' il ,·cnct·eo ncruico princlpto che :<t•n·i d'occ~si one c a prod urle. El[li i' c·otno se una flogosi fosse in"~•·t:• in un a pat•te per • una spina inli$s:t rn qut:ila; la ll ugosi rim:uT<·ltbe tultu,•i;t c cr t>SCt'l'<>bbe c pt>r Se st!'ssa lwnchè <'Rt raua la spin:J. l.a si fi li do :tdnnquc l> ma l:11 l ia • composta di funclo s pN•iflco e di lò ndu dnrallli<.:O: l'uno è c:rus;•, l'altro c è erretto. l ~ua..-;t i Ol'g-auici ehe n e ìnsor}lono, i p.-. r·icoli cl•(• SO\TttAluno • ttll'es i.,te nza di'll'indtl·iduo inretto so no tuili •···lativi a l fOlrcto dtnamico • ed a i prodotti che ha nno orijline da es~o. Per la qu:<l cosa !a cu ra è • principalmPntc dit·l'tt;t conlt·o al fondo <li na utico ; ed uu u•·••u·it<', uu c bubbone, un·ottalntia addom:uldano di• pflrima t?li a ntitlut(i>iliei, tanto se • sono sifilitiche, cotile no. La sola difl~reuza è in <IUPSI<•.' cht> domali i « òinnmici prncf·s~i , se il p1·inci pio si lìlitico t•e ....fa in'liHttlat o ~ ;!li stess i l'i" sentimenti e le ~tesse nppa1·izioni non do,·ratwo tat·da re a rinnnvel• larsi. • E 1>iù sottn sorr;.!iu n~r~ : • r. li lll'p:ntnPnt i addotti da alcuni )l<'r neg<J re • r es istt>nza di un t·i•·t,s ne ll a si fi lidP non ci con~incnno per nulla, <'non c ci ritrll(;p:ono d;.tl'itlea che il pt·iucipio spc>cil ico n,•lla si nli<.le esisln, tn!L " colla medesi111a curu an!iflogisCJca possa dissipars i. Per qual modo ciò • av,·enga nou è fac ilt> a <lir·si: rna è certo cltP altrilllcnti In ccononria c <tn imale non può libct·at·s i da un estr aneo clcll tt>nl o, se non discitcc ian• dolo P<'t' h~ d a di'Ile escrezioni, o p~ rfdtalll<'nl<" ass iro i l:llldoln. Più proc babile è rJltesta seconda it>otesi, ma qui sarebbe tt·oppo lungo lo spie" garoc il percltè. • P. E. M. c

2


• 1202

SUL

« YIR"C"S »

sul processo flogistico pel mutato indirizzo delle idee che domiuarano in quell'epocil. Di fatti è in questi ultimi anni che i pazienti lavori di Conbeim, Virchow e ~izzozero apportarono all'anatomia patologica la più grande riforma. cogli stu(li sulla patologia cellulare. Alctmi sifilologisti, che io cl1iaruo ecclcttici, immaginarono una dottrina mista, con la quale si ammetteva il -~·ù·us di azione locale e capace di inquinare l'economia unicamente per siltl)_Jafia. Broussais e Tommasini volerano conoscere la natura oggettiva del virus con le investigazioni fisico-chirniche e microscopiche trascnranùo l'osservazione dei fatti clinici che è la migliore ed incontrastabile base di ogni dottrina. « La clinica, dice rrommasi, è lo studio reale delle ma« lattie, è lo !;tudio sperimentale, è il vero studio dove la • " scienza dinmta qualcosa di serio e di efficace. » I nostri mezzi di semejotica sperimentale non hanno ancora

isolato questo principio morbigeno che alcuni credono un corpo chimico, ed altri una sostanza acida o alcalina, un ve· leno acre e corrosivo, un fluido analogo all'elettrico od un piccolo organismo. È tuttavia fuori dubbio che il virus siftlogcno esiste, ed è legato al secreto dell'ulcero O· di altra manifestazione supp111·aute. Gli antichi medici credevano ancora alla sua natura volatile, e che sciolta nell'aria atmosferica si propagasse all'orecchio col soffio della parola.. n virus, secondo loro, penetrava nelle chiese, nBi chiostri, neJje carceri; un giovine confessore colse il male per la graticola del confessionario, e giorinette di distinte famiglie che vivevano vita claustrale ammalavano pure di sifilide. Quest-e éd altre somiglianti assurdità non si possono conciliare coll.e esatte cognizioni dei nostri tempi. Secondo Virchow, il ·vù·us sifìlogeno si annida nelle cel·

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DELLA SIFU.illE

1203

lule del siste.ma l in fatico gl~andolare. Gli elementi cellulari linfatici moltipli.cati di numero e modificati qnalitati\·ameute generalizzano la .virulenza, arrecando nel sangue tanti pie- · coli centri infettivi, i corpu.;co)i linfatici ed il fibrinogeno sifilizzati da cui risulta il processo discrasico generale. Salislmry, dopo aver scopel"to il micro(ito della ma.laria, e che gli studi del Moscati, Boussingault, Balestra e 'Selmi l1anno quasi assicurat-o alla scienza, isolava dal pus fornito dall'nlcero le _sporule di un parassita .filamentoso (c1''i.pta sifì.litica) e chr costantemente osservava nel sangue sifilltico. Sporulo e filamenti simili (cr·iJ.)fct gonorroica) riscontrava altresì nella blenorragia sulle .cellule epiteliali della mucosa uretrale. I o non nego la presenza dei tito-parassiti nel secreto degli ulceri o nella blenorra.gia, ma non si collegano coll'easenza della malattia, ed è da ritenersi che la facile decomposizione chimica del pus ha dato vita e sviluppo alle sporule ed ni :filamenti. Il Bergeret trovava ultimamente i suoi 1>yozoa1-i nel pus delle piaghe comuni.

n. Si può dire cpe il dottor Bassereau (l•) sia stat.o il primo a divu:lgare, nel 1852, la distinzione dell'ulcera molle dall'iufettant,e, quantunque il dualismo ulceroso fosse intrave· duto da Hens'ler, J andt e da alm scrittori yiù .anti<;hi. I medici del medio evo sapevano distinguere il caries-ga.llica dal caroli pudenclon,un cioè a dire le ulceri che producevano

(l ) Tl·aité (/es a/Tecrlons cl.: la Jleau .~!Jllllltomatiques Glc la S!JJlh//ts. -

P:tris, 18ii2.

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1204

SUI, « VIRUS »

alterazioni morbose generali, e. le ulceri che detenninavano solo alterazioni patologiche locali. Io ammetto le due specie nosologiche .clell'ulcero ; uno che resta sempre locale o tutto al più diffonde la sua azione al gruppo più vicino dei gangli linfatici, e l'altro pr?duce una malattia di costituzione, un vero processo infezioso con estesi · perturbamenti nello scambio nutriti zio. Il dottor Langlebert spiegava. questa azione locale e generale col suo 1mt·co vù·us. L'ulcera infettant-e si avrebbe

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per la facilità con la quale la parte sierosa del pus può essere assorbita da.i capillari linfatici e dar luogo all'infezione, mentre l'elemento globul.are non può arrivare nel sangue per la via dei linfabci e quindi la malattia rimane locale. Robin e lloeck sono dello stesso avviso, ma non è possibile fare questo esperimento, perchè i corpuscoli del pus conserverebbero la proprietà. infettante con la par.te sierosa inftnitesimale che vi può essere unita. Sono notorie le esperienze del prof. Pellizzari di Firenze, ed il Ricordi di Milano, diede il colpo fatale alla teoria di Langlebert, di Robiu, di Boeck, Qi Bidenkap, di Hobuer, inoculando la materia di placche mucose o di ulceri infet· tanti sopra i conigli, e l'umore puruleuto non fu capace di svolgere in molteplici tentativi un'ulcera non infettante, la sola inoculabile lfei bruti, quantunque L'Anzias-Turenne parli di un suo gatto con fenomeni di sifilide terziaria . Dittrich sostiene invece che l'unico vin1s dà ora l'ulccro semplice ed ora: l'indurito, secondocl:è è di debol ) o di forte azione. Ma io ripeto che queste forme ulcerose si generano e si svolgono come specie distinte, ed il nostro organismo, in presenza dei due clementi morbigeni, non ha il potere di governare la propria eV'oluzione e lo svolgimento dei fenomeni.


DELLA SlFlLfDE

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1205

A sostegno di questa dottrina dualistica (contagio per la ulcera molle e virus per l'infettante) si è invocato la storia dell'origine della malattia, i sintomi delle due forme morboso e la costante trasmissione delle ulceri nella mede· sima specie. l o Si è creduto l'ulcero molle coevo dei tempi biblici e l'ulcero indurito, antichissimo in America, _sia comparso in Europa nel 1493 col primo ritoruo di Colombo dalle Antille. È il m<n-bu.s novus uscito d'un tratto dalle viscere di Ameri<:ll come Pallade dal cervello di Giove. ?l'la l'origine più o meno antica della sifilide non ha veramente una seria importanza per risolvere la questione ancora contro\·ersa, e lo stesso Ricord, oggi dualista, ammette . l'origine antica e che l 'endemo-epidemia del secol6 XV non fu forse di sifilide, ma di tifo, di morva o di farcino, ed a quest'epoca la lebbra e la morra si trasformarono in sifilide. · 2° Le due forme ulcerose sono dissimili per la più o meno sollecita apparizione, per i caratteri dei margini e del fondo, per la tendenza a cicatrizzare o a durare lungamente, per la quantità e qualità dell' umore secreto, per la consistenza dei tessuti vicini, per la diversità delle complicanze e . per le alterazioni dei gangli linfatici vicini. 3° La clinica osserrazione conferma il fatto della trasmissione degli ulceri nella loro spede senza mai tmsfor· marsi una nell'altra. Il contagio dell'ulcero molle è intimamente legato alla. secrezione di altro ulcero molle, ed il virus dell'ulcero infethnte procede da altro ulcero egualmente infettante. Lindamn, nel 1851, si inoculava 2200 volte il pus di ulceri molli e ne ebbe il corpo coperto di altrettanti ulceri dell'istessa natura, ed in seguito, inoculatasi la secrezione di un ulcero delle amigdale di un suo amico In


SUI, « VIRGS » 1206 piena sifilide costituzionale ne ebbe un ulcero indurito con· le ulteriori manifestazioni della sifiloemia. Le esperienze del Bassereau, di Fournier, di Rollet, di Warney, di Dannielsen e di Galligo ci forniscono l'istesso risultato. La pretesa satm-azione del contagio ulceroso non giova adunque a preservarci dalla sifilide per la mancanza d'ogni az.jone .antagonista, e la sifilizzazione è da ritenersi nna eccenb·icit.~ t,r.rapeutica inefficaee, ingiusta ed immorale. Il Robert, il Langlebert, il Cullerier hanno tuttavia messo in campo talnni fatti di trasmissibilità delle ulceri nella. specie diversa, cioè alcuni casi di ulceri molli che diedero luogo ad ulcero indurito seguìto da sifilide, ed uleeri infet· tanti che inoculati sopra indi~ridui sani diedero luogo ad lÙceri noti induriti. Ma è facile comprendere a quanti errori può dar lt.10go l'indurimento dell'ulcero infettante che non di rado può mancare, ed analogo induriment.o condroide può aversi uelle ulceri semplici, aVYegnacbè il Ricord asserisce che basta averle ben conosciute una volta per non confonderle con la sclerosi, che può accompagnarsi al tessuto che serve di fondo all'ulcero molle. D'altra parte bisogna aver presente l'u1cero misto di Rollet (l) il quale può dare la sifilide costituzionale od inocu· larsi come ulcero molle se dei due elementi morbigeni si svolge solo il contagio ulceroso. Se considero che il pus deU'ulcero molle ha la proprietà. di inocnlarsi all' infinito sul paziente che lo porta o sopra altra persona qualunque, mentre il pus dell'nlcero infettante non è riinoculabile sopra il medesimo soggetto che lo ha fornito o sopra. altre persone ammalate di ulceri infettanti o di sifilide costituzionale, io trovo un carattere distintivo e preciso per fissare la essen1.a delle due forme ulcerose. (l) De la t1lttt·alltè des matadle.s t·èné>·lcmltcs. - Ptu·is, IWO.


DELLA SIFILJOE

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Se non che il Vidal llescrisse un risultato positivo d<llla reinoculazione d eli 'ectima. o delle placche mucosè, Richet e Dubreuil ebbero la riproduzione di una sifilide pustolosa., Robert ossen•ò l'autoinoculabilità deU'ulcero duro, ed ultiplamente il dottor Bidenkap ed il" dottor Kobner dimostrarono che tanto l'ulcero duro quanto le forme secondarie divenute più suppuranti con sostanze irritanti possono dar luogo ad #un secreto reinoculabile sul paziente che lo ha fòrnito e su di un altro individuo sifiJitico. ll Clerc (l) ha egualmente r egistrato alcuni fatti di ulceri infettanti che inoculati sopra individui ammalati di sifilide banno dato luogo ad ulceri non infettanti, e sostenne ch e il v-irus dell'ulcero molle era una. modificazione dell'ulcer o duro ; per lui il primo ha la medesima rela~one col secondo come il vaiol01:ae col vaiolo e la falsa pttslola vaccina colla vera. Dietro questa idea sorse la teoria. del suo tJ.lceroide, il quale è l 'ulcero molle considerato da Cl€1rc una figliazione dell'infettante, e i due principii morbosi non sarebbero che una modalità, una attenuazione o degenerazione dell'altro riproducendosi costantemente nella medesima specie. · L 'induroU.le di Diday si allontana dal cancroide di Cl ere in ciò che invece di farne un ente patologico indipendente, una volta nato lo considera come un prodotto semplice nella forma, infettante nella natura e capace di riprendere la sua primitiva attività per la inoculazione sopr& un individtto vergine di sifilide. Il cancroide di Clerc e l 'induroide di Diclay modificano il dualismo puro 4i Bassereau, ma rimane costante che l'ulcera infettante è la forma iniziale, l'esordio obbligato, come dice Ricord, della sifilide acquisita.

l

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1208

SUL « VIRUS »

III. Se il carattere anatomico e l' isto-chimica dell 'nlcero non ci dà un criterio preciso "diagnostico, cerchiamo nel sangue le modificazioni speciali del profondo alteramente nutritivo. Ho detto di sopra cbe Salisbury aveva creduto scoprirvi la cripta-sifilitica e cl1e l'infezione durava fino ·ali~ presenza nel sangue delle sponde parassita1·ie. Ma la relazione più_importante sul sangue dei sifilitici è quella del dottor Lestorfer nell'adunanza tenuta dalla Società medica di Vienna il 12 gennaio lé72. Secondo gli studi microscopici dell'autore si osservano tra i globulf rossi del sangue dei piccoli corpuscoli l ucidi sferici ed irregolari, in riposo ed in oscillazione, senz'altra. cognizione circa l 'origine di essi nel processo sifilitico. Le osservazioni posteriori di Stricher, Hebra e Skoda confermarono gli studi di Lestorfer, e posero meglio in evidenza la contagiosità del sangue in questa malattia. Negata dall' Hunter, dal Fritze, dal Cirtauner, dal Vaccà-Berlingheri e dal Ricord, è oggi ammessa da quasi tutti i cultori di

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sifilografia, compreso l'istesso Ricord, che al principio di questo secolo ne era il pii1 grande avversario. La frequente trasmissibilità della lue al lattante cbe prende la poppa di una balia sifilitica avviene spesso pei crepacci sanguinanti delle papille mammillari della nutrice. · È questione ancora controversa se la saliva, il latte, l'o· rina, ecc. siano capaci di inoculare la sifilicoemia. Il dottor Filippo Cesari (Giomale medico di Roma, maggio 1866) espose alcuni fatti di sifilide per allattamento senza forma secernente mammaria od altro, ed il dottor \Volf (]:forga!Jili, giugno 1877) scrisse il fatto di una eruzione papulosa


DELLA SIFILIDE

1209

al dintOrno del :pnnto di inoculazione col latte di una donna sifilitic~,

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la presenza di pleiadi e sifilide maculo-papulosa

sul corpo. • • Ma oltre il vincs della sifilide che per la sua. specifica azione produce un alteramento molecolare di tutto l 'orga.- . nismo, dobbiamo ammettere un altro virus per" la blenor- • ragia, processo locale, non costituzionale ed infezio::;o? È un fatto innegabile che l'esperienza giornaliera conferma sempre più che la blenorragia si tra~mette da un indiridno all'altro, ma la trasmissione deve spiegarsi per una aiione irritativa ordina1·.ia, non per attività di un peculiare con· tagio. La virulenza del pus blenorragico ammesso da Baumès, Gibert, Gazenave, lVfenecier, Gamberi ni è in rece negàta dalla maggior parte dei si fìlografi; dal Galligo in Italia, dal Ri· corcl in Francia, dal Lee in Inghilterra, dal Bnmstead in America. Diday (Gazzetta medica di Lione, settembre 1866) scrisse contro le blenorragie virulenti: « Com'è, dice ègli, se la « blenorragia è la più comune delle malattie, non si trova " quasi mai susseguita dalla infezione? Com'è che appena c un medico si trova con un esempio lo comunica tutto "' trionfante ad ·un'accademia? » c Non vi è virus, dice Galligo, nè malattia. virulenta cT 1e c rimanga locale. " . Swediaur pro~·ocava su di se stesso la più inten~à blenorragia con una soluzione di sale ammoniaco nella mucosa uretrale, la quale era egualmente comunicabile. ll professor Tant.urri di Napoli ed il dottore A. n.;cordi di Milano considerano la blenorragia come un semplice catarro, e la divisione di una uretrite semplice e di nna ure· trite blenorragica uu taglio arbitrario, teorico e nulla. più .

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SUI, « VIRUS» DELU SIFILIDE

Nesssuno difatti può dire ove termina l'una ed incomincia l'altra.; nessuno ne conosce i precisi confini. Ecc.o le parole di RicÒrdi: « Non esiste il virus granuloso

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" di Thiry: le blenorragie• non sintomatiche sono tutte sem· c plici infiammazioni della mucosa, sono quindi di un'unica • « natura malgrado qualche varietà. ed il numero delle cause «che lo possono sviluppare; la loro attitudine a riprodurre " la malattia dipende da sole cause comuni, non da. vero " contagio. ,. I,e semplici fregagioni della mucosa della yulva, e nell'uretra i frammenti di calcoli e l'introduzione di ·strumenti chirurgici, l'uso smodato del sidro e della bina, il sangue mestruo possono dar luogo ad uno scolo uretrale. Mosè, il piil sapiente igienista dell'antichità, ordinava alla donna la separazione dal marito nell'epoca delle regole, e lo stesso Maometw fece osservare al suo popolo quel pubblico procoLlo. Il monas 'l•ibrio di Donné, l 'alg" geni falia di Tousseanme, il mucor · ·gonhorroicus di Hallier, la cripta gm~hon·ca di Salisbury che si è credulA> costituire la quidclità specifica della blenorragia, oggi è stato provato da KoUicker e Scanzoni mùla arere di specifico e che il solo muco guasto o decomposto, come già accennai, può dar luogo allo svolgirll'bnto dei microfiti.

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Ancona, no•embrc 1877. R~FAET..E ÙRRÙ t e nenlt> medico .

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RIVIStA •DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI •

RI,TIST A wiEDICA · ~

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Trattam e nto della tnbe r c olos l polmonare colla c aute rtzza.ztone ponte gglat.a , di J. GctnTN (Gazette des Mpitau.,·, Paris, settembre 18ì 8). ll dottor Guérin ù1 una delle passate sedute presentò :all'Accademia di medicina una giovane signora guarita da ciTHtne anni dr una tubercolosi manifesta, aYenle tutti i caratteri proprii di detta malattia mentre oggi presenta quelli della guarigione. I ndipendentemente dalla emottisi ripetentesi a brcvi.intcrmlli dalle alterazioni caratteristiche del mormorio rcspirntm·io, dnllf\ ottusità all'apice del polmone destro, dalla febbre 11uasi continua e dal dimagramento consitlerevole, la malata presentava, nella regione succlavia dello si.esso lato, una depressione che io considero, dice il Guerin, quando è ac<:ompngnata dai precedMti sintomi, come il più sicm·o indice di una.impcnneabilità del polmone in detto punto per infiltrazione tubcrcolar.e (1). Ora, col Jllezzo della cauterizzazione punteggiata, ripetuta due volte alla settimana, congiunta all'uso in giorn ~ alterni di una leggera purga salina (un bicchiere d'acqua di Pulna o 20 &rrammi di solfato di soda) ed all'uso giornaliero di una. mncera.zione di china mcscolak'l. a due terzi di vino generoso, io l10 ve• . (l ) :-\on Q~tanle que8t i s('gni, con buona pace del doltor c:;uérin, ci sentiamo inc linati a dubitare c he s i u·attas~e proprio di tube>·<Jolosi lJohn<>nar" .

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H.

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RI\'ISTA.

dut.o cessare gradatamente, in meno di un anno, tutti i sintomi · della malattia. Rccatas i in campagna la signora , V... ne ritornò tre mesi dopo coll'aume nto in peso dj sette chilogrammi. La guarigione Jella signora non è s tata smentita in appresso"; ella è madre di due figli robusti, e, malgrado il disagio delle sue due gravidanze, adesso, dopo cinque anni dal suo ristabilimento non ha altra Jlicordanza della sotlerta malattia, che una. limitata depressione sotto-cl a vi colare. Qnindi riaSSUillC nelle seguenti llrOposizioui i resultati ottenuti coll'impiego di questo metodo: l • La tubercolosi polmonare si manifesta géneralmente con una ca,ratteristica depressione sotto-davicolare; 2• Quest.t depressione che coincide con una diminuzione dell'csp:w s ione polmonare in detta sede c con tutte le relative moditi tazio ni del mormorio r espiratorio, è il resultato della press ione atmosferica esterna, la quale non .si trova più eqwlibrata dalla espansione polmonarc, cioè aalla pressionè interna; 3• La cauteri zza'tione punteggia ta nel trattamento de lla tubercolosi polmonare al l " pedodo, agisce come r e,-ulsiYo e des ta nel polmone la. vitalità il cui g raduale abl}assamento è la vera causa iniziale del deposito tubercolare.

,V...

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o

Cura d e ll' apople s s in. s anguigna cere brale me• diu.nc e l 'iniezione sottoc ntn.nen. di e rgotina, del dottor N. S. F osn:R lVI. B. (The Lancel, :n settembre 1878. L'utilità dell'iniezione sottocutanea per fare assorbire il principio attivo dell'ergotina, l'iguarùo alla rapidità c alla ccrt.ezza compnrati,·n de>lht sua ttzione, fu dimos h·ata con gmnde s uccesso in casi di emorragia doJlO il parto. P er la spicgazi<X1e che se ne dà, per hl contrazione, cioè, che essu produce nelle più piccolé arterie, c per la facilità di somministrarla, specie nei casi nei quali è molto difficile l'inghiotlimento, fui indotto ad usare questo rim edio in casi di apoplessia .centrale ed anche df emottisi. Ed è appunto pei casi di apoplessia che sono in grado di consigliarne l' uso; giacchè, dai risultati che ne ottenni, credo-che ques to l'imcd io sia degno di es> ere impiegato con più frequen za nella suddetta forma di malattia.

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MElJICA

1213

L'apoplessia cerebrale proprbmente detta, patologicamentc parlando, è una eft'usione essenziale sanguigna cagionata, in generale, da una rottura di piccole arterie del cervello, che produce si:\ la varietà puntiforme, sia quella in massa. Forse la causa comune qella malattia che ùà origine a tali risultati è la formazione di piccoli aneurismi miliariformi, la. loro suceessiva rottura, e quindi la soiita serie di sintomi. Al momento non posso ricordare che due casi, in cui seguii il trattamento curativo in esame. Cnso t•. - Fui chiamato presso un malato dell'età di 72 anni, o venni informato che l'gli era stato colpito d'apoplessia una mezz'ora circa prima del mio arrivo. Erano manifesti i sintomi ordinari dell'apoplessia, cui fece seguito il coma, che crebbe grad:ltamente d'intensità durante l'applicazione dei soliti 'ti medi. Iniflttai allora dell'ergotina f!er via sottocutauca alla regione del cubito. Parve tosto che lo stato comatoso divenisse stazionario, e quintli diminuì man mano pet· cessare aft"att01 Il paziente guarl completamente. • Creso 2". - Questo è molto somigliante sotto alcuni rapporti al caso n• 1, tranne che per l'età dell 'ammalato, che era tli 64 auni. Iniettai l'ergotina; il coma, che era incipiente al primo esame, • non crebbe d'intensità; scomparve anzi a poco a poco e l'ammalato guarì perfettamente. In ambedue i casi fui soddisfatto di non trova.re la minima malattia cardiaca, e quindi, possibilmente, l'a.ssenza di embolismo, essendo provato chiaramente dall'anamnesi che ·la causa dell'apoplessia ern stata l'eft·usione sanguigna. P c! successo di tale trattamento, sia temporaneo che perman ente, ebbe molta importanza in questi due casi la pronta amm inistmzione del rimedio, prima cioè che avesse avuto luogo una forte emorragia, e quindi una conseguente alterazione materiale della sosto_nza cerebrale. La iniezione da mc usata si compone di 10 grani di ergotina. in una dramma di liquido; iniettando profondam ente dtlllici minirni nei muscoli, e non puramente nei tessuti sottocutanei, in cui avviene facilmente la suppurazione.

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:RIVISTA

Sull'inOnenza. •Ie llu. traspirnzione s ulla' tempera• tura fe bbrile, per Sn>NEY RI"YOER, :M. D. professore di medicina al Collegio universitario ( 1'/w La.ncet, Londra. 5 ottobre 1878).

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Io sono indotto a pubblicare questi esperimenti, perchè vn.levoli a difrondere molta luce sulla. causa del morboso innalzamento della temperatura nella febbre. Questo anormale calore del corpo è stato spiegato in diverse maniere. Alcuni lo ascrivono all'asciuttezza della pelle nella febbre, I>er cui minor calore viene disperso dalla evaporazione; mentre la produzione del calore è mantenuta, l'eccesso si accumula. nel corpo c innalza quèsta temperatura al grado della febbre. Se la produzione del calore Testn i nalterata mentre che llllinore è la perdita per evaporazione, il calore necessariamente deve Yieppiù accumularsi nel corpo ed inualzarne h\ temperatura; ma quest'accumulo di calore, come io dimostrerò fra poco, ha pochissima parte nella genesi della febbre. Secondo nltri 1 e, come io penso;la massima parte dell'anormale calore febbrile è doYuta all'accresciuta combustione dei tessuti, spccinlmen le di r1uelli azotati. Durante la febbre, la quantità dell'urca. nell'orina. è cou.sidcrevolmeute aumentata, c ciò stimasi generalmC'nte che provenga dalla combustione dei tessuti • azotati. Altri si discostano. da questa. conclusione, sostenendo che l'aumento d'urea è dovuto alla metamorfosi regressiva dei prodotti morbosi formati dalla malattia, come I'essudazione durante il processo delhi polmonite. Questa spiegazione però non vale per l'aumento d'urea che veriJicasi in un accesso di febbre intermittente, nel quale processo non si formano prodotti morbosi. Alcuni anni fa io dimostrai .che durante un parossismo ili febbre intermittcmte, l'm·ca aumentava in proporY.ione dell'alto g_r~do e della durata della febbre, cosicrhè dall'altezza della febbre puo~si calcolare l'aumento clell'urea, e, viceversa, ossel'l'ando l'aumento dell'm·ca, può diagnosticarsi l'alt ezza della. febbre. L'aumento dell'urea cresce direttamente coll'avanzare della febbre, c dec1·csce con essa. Quest'aumento di urca può ascriYcrsi all'àumcntatn combustione dci tessuti azo· tati ; e siccome l'aumento dcll'urea è in ratlporio colla gravità


MEDICA

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della febbre, se ne deduce evidentemente che que<.ta aumentata combustione cagiona la febbre. · Un caso di febbre reumatica. con alta. temperatura, ma con profuso sudore alla pelle dimostra chiaramente che la febbre non è dovuta semplicemente all'accumulo del calore p er la mancanza di evaporazione attraverso la pelle. In altre malattie febbrili, come pure nella febbre tifoidc, specialmente quando y'ha.· considerevole calore, la pelle può essere in traspirazione ed anche molto bagnata di sudore, mentre la temperatura è assai elevata.

Yoglio adesso addmTc altre ragioni per dimostrare evidentemente quanta. poca parte abbia la. secchezza della pelle nella produzione della temperatura febbrile. Due pazienti di febbre intermitteute furono affidati alla mia cura. Io procurai di promuovPre \ profusa traspirazione prima, o poco prima, del prindpio del parossismo febbrile, e di osservare quale etl'etto poteva avei·e questo copioso sudore sull'elèvata. temperatura. Il primo malato soffriva di febbri palustri a tipo quotidiano, e la sua temperatura in un paros:;ismo non curato salì f1·n. i lOG•e lOG• F. Pochi minuti prima di un altro accesso febbrile, gli somministrai mezzo grano di pilocarpina, che in venti minut.i produsse copioso sudore; e nnllameno la temperatura. si eleYù di sci gradi sino a 10!•4, ed il parossismo fu di t:gua.le duratn. tli quello dei giorni precedenti, e la tillDperatur~ discese di un grado al disotto di quella verificatasi nei pt·imi accessi. Siccome nelle febbri intermittcnti spesso i singoli accessi differiscono fra loro più dell'esempio suddetto, così è difficile decidere se tale leggera diminuzione sia da. attribuirsi al jabo.ruudi. Io sono di parere che il sudore prodotto dal jaborandi abbia pochissima. influenza sul brivido e sul colore violetto delle lab-

bra, nn.so ed cstre1nità. L'altro malato soffriva di un'irregolare febbre terzana. contratta nella Florida. In un accesso, a.! l • di agosto, la sua temperatura raggiunse i l04•S. Al 4 di agosto il brivido cominciò alle 3 20, la sua tempcrat11ra in quel tempo era 101" F, conformemente alla regola delle febbti intermittenti, in cui la temperatura ascende di uno o due gradi prima che cominci il brivido. Ciuque minuti dopo il principio del brivido, il dottor N cale, mio assistente, amministrò all'infermo per la via ipodennica un quarto

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RIVISTA

di grano di pilocnrpina. Dopo un quarto d'ora cominciò il su-

dore e la temperatura. sall à lO l"G.

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TI sudore tosto divenne profuso, ed anche alle 4 30, cinquanta: minuti dopo il principio della libera· traspirazione, la te mperatw·a s i mantenne a 105•5, e continuò sopra 105• sino alle 5 30 pomeridiane, quando la febbre cominciò a declinare, e la temperatura divenne normale dall'l alle 3 del susseguente mattino, :wendo du:-ato l'accesso più di dieci ore. Il giorno 7 agosto sofferse un a ccesso che non fu curato. Un altro accesso l o assalì il 10 agosto. Alle 3 20 la sua temperatura era di 101•8. Alle 3 30 il dotlor K eale gli pr aticò un 'iniezione i podermica contenente un mezzo g rano di pilocarpiua. Alle 3 45 l'infermo er;. in copiosa traspirazione, e la sua temperatura segna..va 102•1. Alle 5 30 la • temperatura era a 105\ ed in appresso salì a 105•2. Questa. si ma ntenM al disopra. di 105• fino alle 8 pomeridiane, ed allora cominciò a decrescem·e per tornare normale ·alle 4 antimeridiane del sussegue nte giorno ; l'accesso perciò durò oltre dodici ore. •\.i 13 agosto ebbe un altro accesso. Alle 5 pomeridiane la s ua temperatura era a 10 t•. Alle 5 30 gli fu somrninist.rato mezzo grano di pilocarpina. per via ipodermica. Alle 5 45 egli era in traspirazione, e la sua tcmperatum allora segnava 103•. Alle 7 15 la temperatura sali a 105•4 e tale rimase sino alle 8 pomeridiane, dopo il qual tCmJlO cominciò a declinare, div.cncndo normale fra le 3 c le 5 del seguente mattino. In questo ca so l'acècsso durò più di dieci ore. In ques ti esperilncnti dunque la temperatura in un accesso non trattato con pilocarpina salì a 104• 8. Negli altri tre accessi trattati con pilocarpina. che produsse copioso s udore, la tcmpera.tura g iunse a 105•,6, 105•,2 cd a 105•,4; gli a ccessi dumrono dieci, dodici e dieci ore. Da ciò può conchiuders i che la libera. t raspirazione ha una intluenza. ins ignificante sulla tempe ratura febbrile, e 1\tu mcntato calore non può. spiegarsi con l'accumulo dovuto alla pellè a sciutta, ma deve essere ascfi tto all'aumentata produzione di calore per a ccresciuta combustione. Nelle sue importanti lezioni sui deprimenti cardiaci, il dottor F othergill spiega gli effetti dell'aconito e del tartaro e metico sulla temperatura febbrile, ammettendo che fauno questo r611dendo umida la pelle arida, crescendo cosi la perdita. dello stesso


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calore e aument::mdo la irradiazione c la era:ror:ll.ione. Come ho già detto, rendendo umida la pelle che è asciu tta, noi dobbiamo necessariamente sottrarre una certa quantità di calore colla evaporazione, estendendosi la quale, si raffredda il malato; ma gli esperimcn ti fatti al riguardo dimostrano, come io penso, q uauto ·sia insignificante la perdita di calore otlenuta per questo mezzo, io confronto del grande abbassamento di temperatimt cosl spesso proùolta dall'aconito o dal tartaro émetico. Altre ragioni possono essere addotte in appoggio della stessa conclusione. 1• Ogni volta elle l'aconito promo\·e la traspirazione, un proporzionato abbassamento di temperatura deve aver luogo in tutte le malattie; però m eu tre in molti casi, come tonsilliti, ccc., l'abbassamento della temperatura à considerevole, in altre forme di febbre, quantunque la traspirazione sia. libera, lie\·e o nullo è lo abbassamento della temperatura: per esemp io, in molti casi di risipola, pneumou ite, pleurite, c specialmente nelle febbri specifiche la. febbre continua inalterata. 2• Ordinarinmente accade che l'acon'to ahhassa subito la temperatura, senza promuovere il sutlorc, specialmente nei fanciulli in cui questo medicamento, in alcune circostallZC, non promuore sudore. 3• Alcune roHe osservansi casi come il segnentc : X ella febbre tifoide o st;trlatti nosa, un malato con grande asciuttczm della. pelle, al quale noi sommi nistriamo !'.aconito, diviene in poche ore profu .;a m~nte madido di sudore, elle continua parecchi giorni , c <1uinùi , nonostante il medi.camcnto, la pclle di nuo,·o torna completamente asciutta. Or<1 in un caso come <rucsto noi troviamo che 1:1. temperatura non subisce akun mutamento. E ssa ri mano nll:l st e~~a altezza durante il s nùorc, come prima dclla somministntzione dell'aconito, e nou si clc\'lt di nuoro ùopo • la. cessazione della tras pirazione. .J:• .\.lcuni anni fa, in compagn ia del dottor P. Gould, 'per determinare l'intlucnza della tmspirazione sulla temperatura, tre . volte ripetemmo il seguente esperimento : ~oi collocammo un febbricitante in Ull bagno a vapore, lasciando libera la tcsl<l. e la fuccia. Qnandn il sudoi·e cominciò, fu sospeso il bagno c rnv>olto il paziente iu p('santi coperte, o\'c egl i continuò a s udare per parecchie ,pr,;c. :.\ è durante il bagno a Yaporc, nè <lopo il

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bag no, la temperatura s ubì alcun cambiamento, nonostante la prcscnz.-t ùel sudllrc e la p<.'s::111 tc copertura. Se si obbiettassc che la. copertura arrc:-lara. rcvapo ra~i on e e il susseguente abbassamento di temperatura, io pos;:o rispondere che queste sono le i ùcnliche COIHiizioni in cui l'aconito in molte circostanze produce rabbassa!llento della temperatura. •

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.Uicet·c be auuttomic hc e SI•ca·inìcntali sulln. pntolo• gil' del tèg~•to, ùi P. Fo:\ e G. SALVIOLl. - Parte prima : Sulle alterazioni del fegato che susseguono alla legatura del uolto coledoco e s ulla cirros i epatica uma.na. (At·chi·~·io per le scien,;e medù.:l.e, vol. li, fascicolo 2•, 1878) . Gli egr egi autori riassumono nelle seguenti proposizioni il loro importante lavoro : cL) Xelle cm-ie e nei couigli la legatura. del coledoco determjna una distruzione di tc~suto epatico, che viene riparato da un giovine tessuto connettivo e dJ. cnnalicoli biliari di nuova forntrl7.ione. In esse è poco note rolc J'intinnuuaziouc dell'apparel;cùio e:scrcLorc uilbrc al ùi:;opra tlcil'alhll;CÌatura; b) "Sell'a.rtnello c"iste una i nli,tmmaziouc che dal disopra del laccio s'cstcnrlc lungo i g rossi tronchi biliari nell'interno del fegato . Ha luogo pure una pandale neoformazioue di canalicoli biliari alla 11erifcria degli acini, dove il tessuto di questi per inquinamento biliare anuò distrutto; c) Kcl pollo la grande dilatazione c ripicnczza delle vie biliari trombizza le estreme diramazioni portali, induce una forte conge.:.tione c pii1 tarui un 'infiammazione diffusa del fegato scampagnata d<~ ncoformazioni epiteliali, e persistente allo stato embrionale; . d) Xel erme molte roltc per la reintegrazione del condotto colcdol;o non ha luogo nel fegato alcuna alterazione all'iufuori · di uno stato congcstizio . .Altre ,·oltc si forma una ipertrotia eccentrica di tutto l'apparecchio escretore biliare fino ai grossi condotti intracpnt ici compresi. L'arresto di bile osservato rare vol te alla periferia degli acini lascia supporre che in alcuni casi possa aver luogo la distruzione I)arzinle degli stessi, e Ìa invasione di connettivo c d'epitelio neoformato; • •

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e) ~el gallo l' nltcruzionc s'arresta pure al solo apparecchio escretore biliare, mentre gli acini epati ci, co ngesti, s ubis cono una notcvoliss inra compressione ç consegue nte atrofia dciii~ loro zona peri feri ca c media. La J>ar t.icolarità nella strullura normale dei dotti biliari d el gatto spiegano le tlifrerenze nella s truttura patologica de i medesimi, in confronto d egli altri animali da noi studiati ; () .Xclla citTosi cosidetta ipertrotica d' origi ne biliare nel: l'uomo s i riscontra, come nei mammiferi s uperiori, una nolcrole ipertrofia eccentrica. ùcll 'apparccdtio biliat·c cstra cd intraepatico, cd una parziale ueoforma zione ùi caua licoli biliari qu:tudo esis ta una d b tmzione di a cini, per arres to cd inquinamento di · bile; g) La cirros i d'ori gine biliare non é sempre monolobulare; se la s tessa è limi lata ai grossi tronclli in traepntici, abbraccia dei g111ppi di loùuli. Im·crsament e, la cirrosi atrofica. non è in modo assoluto pluriloyulare, perchè tal volta circonda cd isola dei s ingoli aciui ; h) L ::t neofor mnz ione epiteliale es is te in tutte le fot·me di cirros i, c sebbene nella forma atrofica paia talune volte c!Jc la sua sede s ia inlcrlobulare, pllt·e essa non a ccade mai s e non nel j10S(O del tessuto epati co pt•cesis lente, non essendo in ogni caso l e nuore anse e piteliali, che i primitivi canalicoli pericellulari invasi da epitelio di nuom formazion e ; i) La bile non opera. che come agente meccanico. Ad essa. non·è doruta nessuna diretta irritazione dei tessuti onde il fegato è composto. La neoformazione epiteliale è strettamente dipendente dalla neoformazione di un connettivo embrionale nei din torni dei canalicoli biliari ; ;) L'epatite interstiziale da occlusione del coledoco può esser e determinata o quasi esclusivam ente da distruzioni parziali e successh·e ri parazioni di tessuto epatico (cavie e conigli), o quasi esclus iramcnte dall'infiammazione dell'apparecchio escretore al disopra del laccio (c:111e, gatto), o dall' uno e l'altro di questi due momenti (agnello, uomo).

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Teorie d e l cllabe t e . (Gaz. cles Mpitaux, nov~mbre 1878). Il dottor Ernesto Lnbbée così riassttme le teorie relative alla.

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patogenesi del diabete: . ClMse I. - Teorie gastro-enterogene. - Ral!o e Bouchnrdat ritengono che nello stomaco si produce un fermento diastasico più energico, che favorisce la rapida trasformazione degli elementi saccarogeni in glucosio. Classe II. - Teorie epatogene. - Assai numerose. 1• Claudio Bernard. - Disassimilazione esagerata ultra-fisiologica dalla materia glicogeua dell'organismo sot,.to l'influenza di un fermento; 2• Pavy. - Il fegato diviene inetto a trasformare in glucosio le materie zuccherine, le quali entrnno nel torrente circolatorio, percorrendo le vie di eliminazione. In altri casi, !:t materia glicogeno. non cangiasi in grasso, ma entra nel sangue e converte in glucosio; ~ Schiff. - La materia glicogena dçll'organismo si disassimil:J. e forma dello zucchero sotto l'influenza di un fermento che si sviluppa in qualunque luogo circola sangue; J!• Tommasi. -- - Il fegato perde la facoltà. di trasformare il glicogeno in grasso, e questo glicogeno segue la sua te.ndenza di ii:asformarsi in zucchero; 5• Zimmer. - Il fegato ammalato non forma più materia glicogena col concorso dello zucchero alimentare, e questo penetra inalterato nel sangnc; 6• Foste.t-. - Il fegato Yiene attraversato dalle materi e.7.uccherine, e può, inoltre, formare 7.ucchero n spese d egli alburninoilli; 7• Senator. - Il fegato forma d el glicogeno in eccesso, il quale si trasforma più attivamente in glucosio. Lo znccaro della digest.ione cessa poi di cangiarsi in acido latti co nell'intes tino. Classe Ili. - T eori e mis te o complesse. - Se ne riportano 3. 1• Cantan i. ·- Lo zucchero alimentare, divenuto inetto per le funzioni o le ripa razioni dell'organis mo , si eJimjna a g uisa di veleno. Ciò dipende da alterazioni nell'apparecchio cbilopoictico; 2• Gubler. - L e cellule epatiche, le [Jitaìne t1·o(ìche dci muscoli cessano di trasformare le materie zuccherine per reuderle

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utili. Divenuti corpi estranei all'organismo, le dette materie zuccherine si eliminano. Presso alcuni diabetici, il sarcolemma muscolare produce zucchero coll'aiuto degli albuminoidi. 3• Henry. - La circolazione capillare diviene p~ù lenta; nel sangue sofl"ermato si svolge il pcrossido d'idrogeno ilO\ che funziona da fermento nel sangue cd aiuta direttamente la trasformazione degli alimenti glicogcnici in zucdwro mediante i prodotti solforosi forniti dalla saliva c dalla bile. Classe IV. - Te orie nevrogenc. - La maggior p:ute spettano alla glicosuria semplice. Vi si avvicina la teoria di Jaccoud. Il diabete è una distrofia c h e provoca la disassimilazione dci tessuti in gli cogcno. T eoria del risparmio. - Il diabetico perde la facoltà di (lssorbire l'ossigeno a Slllfficienza c non può più bruciare il suo zuc-

chero aliruenlarc. DinguuMi (le l conu' ))Cr "lcool (1'/w L ancet, London, novembre 1878).

Il dottor l\Iacewcn, aprendo la qniuta sessione della R. clinica meilica di Gl n~go w, scelse per titolo di ]Jrolusione i mezzi per disting~ere il coma. proùotto dall't~lcool da quello prodotto per apoplessia, oppio cd altre cause. Dopo aver rammentato il rapporto del dottor Ricbarùson, il quale sostiene che nel coma alcoolico l<1 temperatura si abbassa, e che ciò lo differenzia da altre forme di coma, il do ttor Macewen a.llega aver egli osservato la temperatura in una serie di casi di frattura del cmnio, di anelenamcnto p er oppio e di apoplessia, e che in tutti questi casi la temperatura fu trovata. molto al disotto della normale.

ConsQguentcmente questo carattere non può esser tenuto in pr~· gio per la ~iagnos i. Egli ha pure sostenuto· che n el coma per alcool non v'ha dilatazione, sibbene contrazione della pupilla. Ma ba similmente osservato che se il paziente viene scosso o disturbato, la pupilla dilatasi, ma. presto torna a contrat·si. Egli perciò ne deùnce la regola che una persona insensibile, la quale, lasciata in quiete p er dieci a trenta minuti , le pupille contrat.tc, se queste dila.tansi scuotendo l'indi vitluo, senza il ritorno

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della coscienza, o r1uindi si contraggo no di nuovo, non può essere trnragliato che da coma alcoolico. La posizione del dottor Macowen nella. R. infermeria di Glasgow rende le sue osservazioni su questo argomento assai autorevoli. l\13. le deduzioni abbisog nano di CS(Ierienze su scale~ più vasta prima che possano venire defin itivamcnte accettate.

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Occlus ione intestinale c omt•letn. dnran~e v e nti• nove giorni ; , ·omlti f.ccn.li, ecc., guarigione. (Bullelin de lft SociiJté mé.rl. de Zct S~tisae Rom ande - Guzelle cles luipiluu.1·, 1-l novembre 1818).

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Il dottor Exchaquct (di Rolle) pubbuca In. seguente osservazione çho è importantiss ima per la lunga durata dei s intomi morbosi, c particolarmente dci vomit.i fecali compatibili colla guarigione. La dumta è veramc11tc eccezionale, specialmente in Wl caso di occlusione acutissima e completa fino dal principio . L'osservazione di un autore inglese, in cui la guarigione si protrasse al ventes imo oventuncsimo giorno, parve all'autor e un caso unico, mentre l'att uale ha dura to ventinove giorni. Si tratta di una giovane a dicianno ve anni, domestica, che nel giorno Hl dicembre 1877, dopo il pa.sto, avvertì un malessere allo stomaco che aumentò rapidamente ed obbligolla alletto.: il dolore c.Jh·cnnc permanente alla. Jla.rte sinistra dell'addome ed assai indietro. La malata a.vera superato l'anno avanti una febbre tifoidea gravissi:ml c di lung!~ durata; ora il medico temette di una perfora~iou e intestinale con ]Jeritonile acutissima. I vomiti cominciarono la sera; si ebbe contemporaneamente disuria. Assenza. di fecc:ie. La sede dell'occlusione doveva essere molto alto, perchè non os~ervossi prominenza del ventre durante il )ungo corso della malattia. Il primo vomito fecale ebbe luogo il 18 dicembre. Lombrichi furono emessi a più intcrvallii. La vita dell'inferma s i credette in g1·avc pericolo. Il 12 geunaio, dopo una crisi dolorosissima, fu emessa una co ncre~ionc lccale, dura, compatta grossa quanto un pugno. Allora ccssa.ron 41!r1C sotfcrcnzo e la malata s i t:iebbe lentamente. Uscl dall'ospedale il 1• marzo 1818.

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L'autore dà impor tanza alla completa c pcrsi::.tente d isuria dal principio a lla fi ne, ctl a ll'a nuria quas i completa. Questo s intomo, spcs~o neg letto, può nei casi dubb i di strozzarnento interno, fornire un e lemento impor tante per la diag nosi.

Dell'aume nto d<' Ile hdlue nze normali d e lla rc~ pl• ru.zlone sn.l pols o, n e l cnsi dJ nneut·is mn intra• torttc lco e dl persili41Cnza d e l canale atrterioso, pel d ott. FRA:>CK (Ga~etle deii lltilJiluux , d icembre 1878). La influenza della. respirazio ne s ul polso è stata considera ta come Wl fenomeno anorma le, ed è desig nato in Ge rmania, il polso cosl mod ificato, coll'es pressio ne di polso pa rarlossico. I n ques ta specie di pol;;o non y' ha al tro d'a normale che l'aumento delle influenze meccaniche d d lu respirazione. D 'al t ra ptwte, non deve attribuirsi un s ig nificato s pecia le al pols o così detto paraùo;;sico. (~ u esta forma s' incontra. ogni volta ch e una lesione a natomica, o meglio un d ist urbo funzionale dell 'apparecchio respiratorio o cardiaco-va.scolare, è di tale na tura. da. esagerare l' i'nflue nzn. normale della respirazione s ulla circolazione a rteriosa. Cosi il dot t. .1\fa.rey ha riscontrato questa influenza esn_gcrata. de i movimenti respiratori in tutti i casi in cui il passaggio dell'aria. tronl. un impedimento all'entra ta od all'uscita dall'albet·o rcs11irntorio. Ricgel studiMtlo recentemc"nte analoghi fatti ~a riconosciuto nel polso pa rndossico un seguo di s tenosi-laringca. Questa forma. di polso s i riscontra in una serie d'altre condizioni. li d ott. Franck lo descrive nei casi di aneurisma intratoracico e nella persistenza tic! canale arterioso. N egli aneurismi dell'aorta. o di grosse arterie fornite dalla. medes ima., le influenze ùei movimenti r es pirato ri sul polso aumen· tan,o, perchè il sa cco aneurismatico offre una larga superficie, su tutti i punti della quale si es ercitano con inte nsità le influenze alte rna tivamente inverse de ll' inspimzioue e della espirazione donde le oscillazioni respiratorie del polso che veggonsi precipua.moute sul decors o delle artcl'ie1 a ll'origine delle quali s i trova la dilatazione aneurismaticrt int ra-tomcica. ~ e i cas i di persis te nza. del cnn.lle arterios o, di cui il dott. J ·

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Fraock ha osservato due esempi, il polso pre&enta le medesime oscillazioni respiratorie, ma per una ragione differente. Durante l' inspira~ione, il sangue penetra in pÌù grande abbondanza nella · ca,·ità toraci ca, cd esce in minore quantità dal petto; donde la discesa della linea dal polso in questo momento. Durante l'espi• razione al contrario, il sangue passa dali 'aorta nel canale arterioso, con minore facilità. e ne esce in più quantità dal petto, donde il rialzamento della curva del polso che succede all'abbassamento del tempo precedente . Qncsti esempi bastano a dimostrare che, non solamente il polso detto paradossico non rappresenta che un aumento delle influenze normali della respirazione, ma che non può designarsi come segno d iagnostico speciale ad alcuna lesione dell'apparecchio r espiratorio o circolatorio.

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• Gli appn.reccbt g C88R.tl n e lla c hirurg i a lo gu erra, di. :N&TOLITZTKY, medico di reggimento in llrunn (Der J?eldarzt, u 1 dal 10 al 15, 1878) .

La fasciatura gcss:tta, gi:\ nota cd n..meùici cd a profani dci tempi passati, ma I'imessa in onore solo nel 18:i2 c 18[)3 da Matz~u e V nn d er Loo; benchè sia ora riconosciuta quale un prezioso sussidio per h cllit·urgia in guerrn e sia diventata d' una pratica quasi unive rs:tle, conta pur troppo ancora i suoi detratto l'i ; molti poi sono quelli che senza rigcttarla affatto l'accettano solo condizionatamente. l)er l'importanza della cosa e per discrepanza dei giudizi s ul valore della medesima per parte •Ielle più•eminenti individua lità scie ntifiche del giom o, pare n.ll'nutore che l 'argomento merita d'essere studiato a lungo e da.. vicino, è ciò clte egli si propone di fare iu questo s uo articolo, di c ui riportiamo un breve compendio. E dapprima si prendano in disamina le accuse che s i fanno a ques ta invenzione. Si ùicc che l'applicare un apparecchio gessato richiede troppo tempo, !l·oppa comodità cd assist:gnti ben istruiti per·chè riesca veramente giovevole s ul campo di batta.glilt. A fJllC~to :si risponde che in tempo di pace e medici e aiutanti possono coll'esemp ~o acquistare tanta des trezza da compiere la fnsciatum ingessata della coscia in -1 minuti; l'istruzione adunque, specialmente pcl basso pcr·sonalc, in tempo di pace, deve aggirarsi piuttosto che s ull'anatomia, sul moùo di applicare questo apparecchio; nd un aiutante ben istruito si può affidare In fasciatura gessata di un bracdo c di una gamba. . Un'accusa ben pHt seria è f!Uella della r;angrena che può' es· •

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RIVISTA

• sere il ris ultato di imperizia per parte del chirurgo, ma può soprav\'cnirc anche quando l'apparecchio è stato applicato in tutta regola. La. gangt·emt è sempre un fatto gravissimo, ma si può }Jrevenirc usando certo precauzioni. Anzitult" la fasciatura non deye essere troppo stretta, e de- · Yesi provvedere in altro moùo quando per una grande tumefazione della parte si pvssa supporre la possibilità del tanto temuto accidente. Una pratica usata da molti, come Pirogotl', Billroth ed altd, è quella di tagliare per il lungo l'apparecchio. Con una continua sorveglianza si giunge a riconoscere cosa succedo sotto l'apparecchio. Devesi prestare attenzione somma ai fenomeni generali che accompagnano il p1·ocesso gangrenoso ed esaminare sempre le dita dci piedi che per riscontro devono rest:tre sempre allo scoperto ; palesandosi tali segni si rimuoYa l'apparecchio. Sempre a. s.copo di sorveglianza, i feriti trattati con apparecchi ,::essa.ti siano accompagnati da una. persona dell'arte durante il loro trasporto. Sommandò infine tutti gl'iftcom-cu icnti che possono succedere, questi non varranno mai a Jlaralizzarc gli eft'elti benefi ci che ne ritlonde ranno alla muggio-

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ranzo. dei feriti. Altra accusa si è (1uesta., che i materiali segregati dalla. ferita si sotfermano, inzuppano l'apparecchio, donde due mali, l'apparecchio perde ht sua durezza e l'ambiente viene ·appestato da pessime esalazioni. A questo ri rimedia col cambiare spesso l'apparecchio. · Il fatto piuttosto frequente della procidenza delle parti molli dalle gmudi fenestre ùcll'apparcccltio, costituirebbe secondo alcuni un'altra colpa di questa pmtica. Non la pensa però così il PirogotT il quale non annette a. questa cvcùtualitù unagmnùc importanza, al punto da non credersi obbligato ad esciderc la fasciatura. Di quC;Sta opiruone è il:'{ eudorfer il quale vi rimeclia coll'apporre aU:l finestra un cataplo.sma di gesso tcnendolo compresso contro la ferita fino a che si è indur ito c togliendo lo ogul qual volta vuol vedere lo stato della medesima. Altre accuse: i n certi casi in cui siasi compreso tutto un arto inferiore insieme alla pelvi nell'apparec.chio gessato, avvenendo improvYisameute \ma profusa. emorragia anteriore non si può oolla voluta prontezza ricorrere alla compressione del tronco. •


ClliJ! URG IC.\

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principale. Il proc<'sso d.i consolidazione è ri tardato pcrchè la fl ogosi locale non è ai.Jbnstanzn energica pe1· promuovere una sollecita formazione Ù!·I callo. Sotto l'app ~treccb io gcs.-ato si accumulano sovente pidocchi cù !\Itri insctt i ell e non si possono vedere. Inoltre riesce un'ovcrazion~ lunga o penosa per l'n.mmalato il togliere I 'apparcc~:hio . II Franl\el ha consigl iato contro questo inconveniente un processo di cui l'autore è rimn:;to so ùdi ~fatto, ed è di spalmare l'apparecchio cou una soluzion e concentrata ili cloruro di sodi o ; in lJUCsto modo il gc.>so si m m1nolLi:>cc c si lasci:~. taglia re con tutta fac:ilità. • Enumerate le colpo che gli oppositori lan('hnono a r1ue::tn pmtica, ora si può vedere di quali va n tag,!.!i essa è fecOnlht in tutte le circostanze, ma spédalmeulc per il trasporto dci feriti in guerra. Primo tra tutti è l!Ue llo di consolidarsi quasi ista ntaneamente, ciò che rende l'apparecchio gessato prcferibile a tntt i gli altri apparecclli induriti. L~ !:iua con!lolidaziollC non è accoUlpar;ni\ta da verun cambiamento di formo. c ÙL volume a. difl'crcnza. degli a.ppn.recchi di guttapcn.: a c a silicato ili potassa; Al fncr c RaiJb banno ciò verificato con esatte misurazioni. L' apparecd1io in discorso impedisce elle le schegge ossee nelle fratture complic:ate urtino contro le parti molli durante il tr~sporto . Applicn.to immediatamente dopo n.vvenuta la ferita, previene o per Io meno diminuisco di molto i fenomeni di reazione tanto locali che r;c nemli. P er ques.to fatto, il Luck e, Esmark·ed altri dànuo una grande importartza all'applicazione immediata dell'a.ppnrccchio gessato, perchò colla meù es im~ hn.nno veduto un gran numero di fratture complicate guarire senza s.uppuro.zione, senza. dcforrnità. L'apparecchio gessato difende la. parte da insulti esterni, permette qualche movimento c dispensa il medico da ulteriore Jayoro, spesse fin.t c anche lino a perfetta guarig4one. P er la sua porosità, pe1·mcttc anche si faccia. un certo grado di traspirazione e non rende del tutto inutile l'aJlplicazionc del freddo. Un altro incontcstabile vantaggio è il suo poco prezzo. Xeudorfer ha. calcohtto <:be 100 apparecchi gessati costano fiorini 10 (franchi 25). Enumerati questi vantaggi, l'au tot·e si domanda: Cl•me deve essere un apparecchio gessato pcrc:h&- corrisponda a tutte le esigenze in guerra? Deve essere applicato con sollecitudine, leggermente, senza intervento numeroso di assistenti, fatto


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in moùo ebe llrcma. egualmente su tutti i punti, bene ovattato, ùa po tersi tagliare c fcuestrnrc con lacilitil.; devo comprendere le due articolazioni sopra e sotto la frattura; sia fatto poi in modo che si possa conserrat·c anche in seguito, dopo fatto il trasporto, (Juando non sorgano couu·oindicazion,i. Per un trasporto lungo dm·e essere sempre fenestrato. Venenùo ora ai vari metodi di apparecchi gessati, puossi asserire che in guen:a, specialmente al posto di medica.zione, il migliore apparecchio è quello che si fa con più prestezza e col minor uum.ero possibile di aiuti. La fasciatura gessata circolare nelle fratture per arma da fu oco è la più cotwenicnte, e fu quella. più gencmlmentc praticata dai chimrghi tedeschi nella guerra 11370-71. Il materiale che meglio corrisponde i11 questa fa.scintura sono le fascio di mussolina a larga trama, impregnate di polvere di gesso ben asciutta, e queste son preferibili alle fascio di lana. Siano le stesse non troppo lunghe e piuttosto larghe. (Roser.) La fasciatura gessata circolare senza fascia sottostante non è OPllortuna in guerra, perehè esige troppa maestria c in una mano }JOco csp crl (~ p otr eb be riuscire ùaunosi>lsima. Quando al! n, fusciatum gessata si fa precedere qualche giro di f<lScia semplice, quest'ultima deve essere di flnnclla inumidita, o meglio ancora di ovatta, pcrcltè costa meno. Fa d'uopo di grande precauzione se si vogliono usare per questa fasciatura i panni del ferito, come consiglia il N eudorfer. Se si vuoi risparmiar tempo, fatica, e ottenere insieme un apparecchio resistente, nulla vi ha di meglio che la {asciat1,ra a gesso t'hl{orzata, che si fa apponendo ad ogni strato della fasciatura dci corpi solidi. Da baudirsi a questo scopo i semi-cant~li ùi cartone c i fili metallici.

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La fasciatura gessata circolare e fenestrata è necessaria quanùo tra il posto di medicazione c l'ospedale che de,·e raggiungere il ferito vi sin uua distanza di oltre due giorni. Neudorfcr fa le fenestre nello stesso tempo che applica la fasciatura, eritando di passar sulla ferita coi giri di fascia; non è questo metodo il m igli ore~ Torna meglio segnare ogni giro di fascia nel punto della ferita, quindi tagliare la fenestra dopo npplicat.o l'apparecchio. Piit semplice ancora è il metodo di applicare prima


1229 sulla ferita un piumacciolo di filaccia il quale fnçenclo prorninenzn CHIRURGICA

sotto la fascia, segnerà il punto <!o ve l'apparecchio ùovr:\ tagliarsi. Questa operazione può farsi un'ora d opo fatta la fal'ciatum. Ari impedire poi che le parti molli facciano procidenza dalJa fenestra, giovernnno i gusci a valvola. :Molto raccomandata da Esmark è la fasciatura gessata a stecche di legao del Volker, specialmente per lo fratture delho coscia . S'involge tutto il membro in una fascia di ovatta, poi si f:t un giro di fn!'cia. gessata, sopra questa s i mettono le stecche, finalmente un ultimo giro ùi fasc ia gessata. L'allontanamento di apparecchi gessati molto dul'i va incontro a non p<Yche difficoltà, perciò il Nendorfer ha immaginato i cataplasmi gec;sati, fatti con compresse gessate coi margini rivoltati, cd applicati in modo cbe due cataplasmi riunili alJa linea mediana involgano tutto un membro. Questo a[lparect:hio ha molti vantnggi,· ma anche non pochi danni. I cataplasmi g,essati si srrcpolano facilmente, perciò non sono n-datti in genemle p ~r la chirurgia di guerm. Si ·prestano però abbastanza bene per fi ssare piccole ar·ticolazioni. · )ferita menzione l'apparecchio bivalrc ~cs!;ato di Port, quale viene usato nell'armata bant.resc. E ..:;so è tO!'tituito da due tcli uno sorrapp<>sto all 'altro, c che nel mcào l'ono uniti cb due cuciture parallele all'asse delmemb~o e distanti fra loro due centimetri; il gesso si mette fra i due teli, co i quali poi si fascia il membro; quando l'apparecchio è indurito, si può aprire in dno • semicanali tenuti insieme dalla cucitura che agis<·c come cerniera. Anche questo apparecchio ha. i suoi svantaggi, ed ò illlCilo di p oter assai diftieilmente comprendere in esso il piede ad angolo r etto s ulla gamba. Gl i sLessi sr antaggi no lati eli sopra a carico dci ca~aplasmi gessali vengono pure atldebitati all'apparecchio fatto ~~:o n sacchi a gesso di Zsigmondy. Dopo aver passati in msscgna i var i mctorli di fasciotum gess:tta. ed apprezzato il loro ,·alorc, pontlerato i loro mnta g~i cd incom·en icn ti , l':lutore, conclnrlenclo, raccomanda i seguenti pl'Ccctti: è cli fficilc per ora il clr.citlere se in massima si debba. sempre ritener e l'apparecdtio ri~it lo, e in i>pet·ic il gessato, il più opportuno pc! trattamento ùelle fratture complicate; ma una Yolta. ricono'Sciuta l'intlic:l7.iOn<', la fasciatura gessata. è certa-


RIYI:>TA

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mento una grand e ri sorsa e di tal prezzo, che i suoi piccoli e inc Yitabili inconvenienti sono un nulla in pat·agone dci grandi hene fi cii. Il l'irogoff sostiene che solo in grazia di questa invenzione la chirurg ia conscrra.tiva ha fatto progre!:si. Non però tutte le Jn\!t uJ'C de r ono essere trattate col ges.so: questa massima d eve il chirurgo arcrla sempre presente ~otto pena di cagionate immensi guai. B;;clusi adUJHiUe clalla fasciatura gessata s ieno i casi dove si può pre,·cdorc una g;lngrena consecutiva, oppure un'cmonagia clnvc esiste abbondante straraso. Il chirurgo •ùere esercitare una contin ua. sorveglianza sulle membra fascia te a gesso, e saper le ra re a tempo l'apparecchio al l' iù piccolo e l ontano segno di controinilicazione. Sicno bandite Je fasl!iàture fatte immediatamente sulla pelle, ma tn1. l'apparecchio c ·il mcmiJro ,.i s ia. conYenientc strato di O\'atta. Per il }Jrimo tras porto sono 1holto vantaggiosi g li apparecchi circolari gcssuti c rinforzqt i con stecche. Per un trasporto br e\'e si può omettere di fenes trare l'nppa r cccbio. . L'appnr el·chio gessato con1c è vantaggioso sul campo di battaglia, lo è pure all'ospeclalc. La maggioranza dei chirurghi che scrisser o s ulle guerre 1870-71 si pronunciarono a ssai favorevolmente per l )1so ddla fasciatura. gessata d elle fratture in un lazzaretto. L'àppa rccd lio st esso flltto !\ul campo di ba t.laglia, quando n on sorgono contr oindicazioni, può lasciars i intatto anche all'ospedal e; l 'apparecchio circolare si d eve aprire c praticarvi le fen cstre se sono necc:;~a ri e . Si d eve poi atte ndere ad applicare la fa schtura gessata quando il paziente g iunto all'ospedal e senza la. medesima, presenta. lo parti maltrnltatc dal Yiag-gio. La pro fu s,\ suppu1·azione s arebbe ri guardata da molti chirurghi come una circostanza controindicante. Il Losscn prettlnde anzi che l'rtpparccch io gessato non sia opportuno che nello stadio a nt erior e alla. s upp urazione. Yi sono del res to molti mezzi protettivi contro la suppurnzionc; tra questi l'autore ha tromto il più g iove,-olc l'oYutta i mbcn1ta d i collodion. Quando la fer itu lm sede alla faccia posteriore del membro, allora le fencs t.ro tornano inutili fintanto che il membro r esta adnginto; in tal caso s i mette in opera la sospt-ns ione coi soliti e ben noti m ezzi. .Ma. a.nche con tutti quest.i s ussidi è un fat.to che una.

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suppumzione molto profusa co:;tituiscc lllH\ co ntroin ~1kazion c, cd allora bisogna rinunc iare temporari..u ucnte all'apparccc!Jio, riscryaodosi di applical'lo quando la s uppurazi ono è diminuita. L e iufiamtM.zioui li cmmo nosc, crb;ipcl;lto~e per ris taguo ùi materie possono in o rgcro c r ichicdt·re la immediata rimozione de ll'apparecchio ; ma Ullc accidente è sempre riconosciuto da un medico a ccorto c speri mcntato ; il termometro in ques to caso ci fornisce dati p reziosi. f: pure una controi ndi C,"ll~ione la mancanza ùi uua. parte d ella pelle e di parti molli. ~o n lo ù in reco la sc h~·t:;ial tlra delle ossa.. Finalmente un 'altra applicazione della fa!ic i:lturà .r;c~~atn fu fatta. con ùrillanti s uccc,si pc! tra ttamento d ci feriti con fratt ure articolari, c a •tucsto r iguardo ùol,lJiamo a 'rat;;on cd E smark degli npparccc!J i alt rettanto srmplici quanto ingegnosi, come pure al Lister che per attuare la s ua mctlit.:azionc n.utiseltica ha immaginato uno spcciane apparecchio.

lJna nuova. uutlnttla tle1le e~t N} mihl inu•rloJ•i (Cen-

t,·alblntt fiir Cltintrf[ie, n• 3tl- St. Pelen;bttrger .1Iedicini:;che lV,)(·hensuhri(t, 14 settembre 1878. Il ùottor Krau,:;olù ùi Franco forte s ul )[eno o:.sCI'\'Ò ultimamente du e cn.si \dentici in due s ignore, le ctuali s i l agna,·ano di d ol ori ,·iolcnti a lle l'Oscic, tanto nella parte superi..J re, quan to • n clht infl·riorc, con a.ltl"i dolori li crisiim i, s cùuene te mporane i, al g inoccltio, in modo che non era possiùilc ottenere la completa estensione di esso. L 'esame ohicttiro escluse l 'infianm•azionc d ell'articolazione del gi nocchio, c ùim o~trò solamente una contrattu ra. ùci muscoli cl1c s i trontno in ambedue i l:.tti tlcl cavo p oplitco; i tend ini dci muscoli bicipite, scmimcmùmnoso e scm i tcndino~o erano forte mente tc::.i, e fJUU:1tlO s i vole•·a tentare la d istens ione forzata, tenevano la gamba solidamen tr iiessn. ad angolo ottuso, p er cui le malate risentimno acuti dolori. I movimenti nell'articolazio ne coxo-fcmorale eran o liberi, la fl essione dorsale però uell'articolazione del piede era impedita; per la qual cosa. il tendine ùi Achille veni\'a teso, cagionando dolori al polpaccio. Le malate · non poterano assolQ,tamentc Clllllm.iuarc

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un po'a lungo senza soffrire. La causa di tale affezione è da riferirsi alla motlcma calzatura, la cui suola ha quasi nel suo mez.zo una protuberanza in forma piramldale inclinantesi verso il calcagno, e taglrata n picco sul davanti. Questo rialzo lla l'altezza. ùi i-8 centimetri, e il s uo apice un diamett'(} di 2 l f2 centimetri. Uon questo genere di cal zatura non è possibile di camminare liberi c diritti, ma s i rimane come squilibrati, e le gambe e le articolazioni coxo-femorali vengono piegate all' innnnzi per lu. mancanza di equilibrio dol hacino, prodotta dai movimenti laterali, venendo cosi a somigliare a coloro che soffrono di anchilosi all•urticolazione coxo-fcmoralc per coxite. Il centro di gravità del corpo viene spostato e tratto in avanti; per compensarlo bisogna mantenere costantemente flesse le ginocchia e l'articolazione coxo-femorale; e come ultima conseguenza. si ha l'affezione sopra descritta. La prescrizione dello stropicciamento alle parti rctratte delle cstrem itl ed una calzatum razionale allontanarono in breve la malattia.

Sopra un metodo operativo per combattere l'lnci· ),le nte piemia, del dott. l:I. K~tAussor.D (I,(mgenbech' s Archh•. Bd. XXII, 18 78). ~fc lchiorre Richter, dell'età d'anni 2V,

battelliere, il 28 feb• braio 18ii 1u condotto alla clinica chirurgica di Erlangen. Egli riferiva che il2 agosto 187G, trovandosi con un piede nell'acqua, . fu colpito ùa una zattera in modo cb e la. di lui gamba fu serrrrta tra illJattello e la riva. Egli pro,·ò dolore immenso, e la sensaziouc della fratt ura d.ella gamba. Il medico chiamato a prestargli le prime cure trorò talmente gonfio l'arto che non gli appose apparecchio alcuno c lo sottopose solo agli epitemi freddi per due o tre giorni, trascorsi i <1uali, essendo scemato il gonfiore, <tpplicò una f<tsciatura a stccclle, r.lle rinno\'Ò dopo 8 giorni. <~u cst<t fasciatura. rima-;e a posto da 6 a 8 settimane. Quando fu tolta, la frnttura sii tro,·ò coi1solidata, ma ln gamba fu riscontrata meno sottile di quantlo fu applicata la fasciatura e cominciò a gonliarc rapidamente ai primi tentativi di deambulazione. L'autore ci ùù qnçsto ritratto dell'indi,iùuo al momento del


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CHlfWlWICA

di lui ingresso all'ospedale: Uomo 4li sch eletro bene S\'iluppa.to, ma con muscolatura poco •corrispondente allo sviluppo osseo; colorito della pelle gialliccio, panniccolo adiposo scarso. Niente di anormale ngli.organi interni. L a gamba sinistra; più corta di • 4 centimetri della destra. e rappresentata. da un tumore fusiforme che partendo dalla tuberosità della. tibia. fini sce ai malleoli. Veno la metà, seguendo la. çresta della tibia, si nota, una interruzione e si ossewva che in questo punto il frammento superiore lla dovuto scorrere internamente a quello inferiore, prot!II('Cndo

anche un piccolo picgn.mento èon angolo aperto lt'll'ester.:o. La

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consolid(l.Zionc sembra compiuta. Il tumore è in gran parte dUJ·o, in qualche punto osseo, mentr e in altre parti pare di sentirvi una oscura fluttuazione. Sembra che sia in intima con elazioue colle- ossa della gamba, che visibilmente sono a.Jiontana.te, anzi la parte superiore del peronc è fortemente incurmta all'esterno. La circonferenza. maggiore del tumore misura ccnt. 57 1J2 mentre la g<t)nba sana al metlcsimo posto è di soli 32 cent. In esso non si osservano pulsazioni o rumori, però ma,nc:t il polso dell'arteria tibiale posteriore. La pelle è !iana, le vene, specialmente l~ safena, sono <iilatate. Vorso !a metà an.1criore si nota ti na cicatrice lenticolare, risulta,to di una punzione csploratin1. praticata in antecedenza, e per la quale non venné fuori alcun liquido. l'{ella diagnosi, il sospetto d'aneurisma fu decisamente scartato e si ritenne trattarsi di un osteosarcoma sv iluppato~i dal callo e con formazione di cisti in alcuni punti: perciò il 1° marzo se ne intraprese l'amputazione sopra)'articolazione del gin occhi q, con le precauzioni antisettiche e previa l'applic:J.zione di una fasciatura compressiva. L'csnmc della. g<tmbn. amputatn. oftH i fatti seguenti : l1l disotto della cute e dello strato dei muscoli del polpaccio assottigliato cd a tibre di varicate si riesce in uu enorme sacco pieno di masse cruoriohe parte lardacee, parte a stra.ti di fibrina, ma senza traccia di liquido. Dall'arteria poplite:l. per via della tibiale posterior e si riusciva nel sacco, ovè si notava l'intima lacerata. in forma d.i una chiazza lucida della grandezza di un soldo. Un po' più sopra esisteva 111 boccuct'.ia di una ,·ena dall:1. quale si penetrava nella vena poplitea.. Il pcrone incurvato fortemente è

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u sttrato nella sua parte supeliiore. Al posto di frattura della tibia esiste una noterole rlislocatio acl longitndinem con piccole masse callose in gran part.e cartilaginee. La tibiale posteriore in basso • è tt unsi ostruib e la..:emta al punto di dirnmazi~e della peronea. L 'inte resse di questa osserrazione è costituito clal corso successivo della. piaga tl'nmpntazione. Al secondo giorno fu cambiata, la h sciatw·a antisettica. L'aspetto n:cra soddisfacente, dai tubi ùi fognatum non era scolato alcun liquido sanguiooleuto ed. il paziente ern. apiretico. ~elle ore pomcl'idiane del medesimo giorno avvenne però senzn causa apparente una forte emorragia elle rese neces;:ario l'esame del lembi previa la compressione digitale dell'arteria femorale all'arcata del Poupart. Avendo l'ispezione manifesta.to che il sangue proveniva dalla, femorale, il cui laccio JlOSto antecedentemente non fu rinvenuto, fu di nuovo nllaceia.ta la sopradetta arteria col laccio di catgut, e sotto gli spruzzi fenicati al 5 OjO ed il lembo riuni to con alcuni punti di cucitura. L'emorragia si ripetè la stessa sera c la mattina segucn.te . .Ambcùue le volte l'arteria fu legata in sito; ma per la fretta dell'op erazione non essendo riusciti ad evitare l'icorizzazione del secr ete 1;untlento, fu abb.andooa.to. li\ mcdi ca:.~ionc antisettica, c l.a. piasa curata all't~ria libern. L a febbre era moderata, ma senza. cagioni ap11urenti; il quarto giorno sopravvenne un !orte brivido per· circa un quarto ù'ora, e la temperatura n.sccllare misurò 41 centigradi. Quale causa di un tal brivido si ritenne l'incipi~te trombosi purulenta dell'arteria allacciata e della vena femorale n eces~ari amen te maltrattata. La ferita non manifestava nulla di anonJ!alc, solo un aspetto pallido .e scolorato, maggiore in vicinanza dei vasi allacciat.i. Onde accertare il sospetto di trombosi purulenta della vena femOI'ale, fu esaminata la medesima in posto, lo che riuscì facile mercè l'allontanamento dell'escara. Tolto il laccio di catgut posto intorno alla vena, le pareti di questa apparvero scolorate e di apparenza grigiast.ra. Dall'apertura della medesima si estt·asse un piccolo coagulo che corrispondeva allume del vaso in sotto, e si a,~so ttiglia.va in sopra. Con lievi pressioni si fece scorrere dall'apertura beante un ·liquido r osso grigiastro. Essendo in tal modo comprovata l'esistenza della trombosi venosa ~a 11uale non oltrepassava il legamento del Poupart, dopo un

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quarto d'ora del ùriviùo sotto, la nan;osi clorofùnuica, fu posta in libertà la \'Cna. femorale sotto il legamento anzidetto, e l)opo aver notato che i vi le sue pareti erano di aspetto norma le, s i appose una doppia allacciatura s uli<J. medesima, e se ne staccò un pezzo di oltre a 2 centimetri tra le due legature. Per precauzio ne s i alJaçciò anche col oatgut l'arteria femorale all'areata del Pou-

part. L 'autore esegui qne~ta operazione in circa mezz'ora e sotto le 1·igorose prec au~ioni an til.e ttic he, e appena l'operato fu portato 11ella propria camera, la temp~u·a.tura segnò 37,5. La ferit(l. d'allacciatura, trattata colle medicazioni an li:;ettichc, vrontamente granulò; al settimo gioruo cessarono le pulsaz ioni alla femorale. La ferita d'amputazione cominciò del pari a granuJarc rapidamente. La temperatura indicò per due giorni solamtnte delle esacerbazioni vespertine. • Al 21• giorno si manifestò 1e bùre vi va in seguito a flemm one nel posto d'allacciat.nra, incis o il quale, lo stato ùell'iu(li\'idno ritornò normale. Il 15 aprile la guarigione era completamente assicw·a.la, non rima1teudo che una piccola s uperlicie granulante al moncone d'amputazione. All'importante caso sopranarrato l'autore fa. seguire akune considerazioni. La quistione s ull'essenza. della trombosi e dcll'cmùolismo è dh·enuta chiara. dopo le splendide ricerche del Virchow. E ssendo a ccertata l'origine della picmia emùolica dalla. decomposizione puriforme del trombo vellOso, na:.ce subitO" l'idea di separare in tempo dalla. circolazione il vas o ove tale alterazione incomincia. La legatura della. \cna per tale scopo fu eseguita. da L ee nel 1865 per due volte suJla. vena cefalica, in seguito a. trombosi dipendente da ferite della mano. Egli fa. menzione di Hunter, il quale avrebbe proposto in simili casi la compressione superiore della vena, nell'idea di attenerne la chiusura per adesione. Un altro caso s imile aJ precedente è riportato dal Rigaud (1), si trattava di un flemmone alla parte interna della coscia con denudamento della s afena ed indizi di embolismo poimonale, che cessarono immeoliatamentc dopo la leg:1tura della.

vena. Petit (2) accenna due casi dove la compressione dell'arte(l ) Ht oAt:D. :O.!étl!oùo op(oratrd re, N'C. Oa•ette des lloJ?ita. r~.x, n• 63. 1876. (2) PETtT. 1\ote pour set·vir à l'ltisto irc de la pbl!ibtl.e ing uinale, ecc. Ga:ette l!e!Jclon~c/Mr·e- (/e méaecine et oftir·ltr'{Jic, 1870, n• .28.


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rio. femorale sotto il lrgnmento del P onpart cagionò fl ebite e t.romhosi della vena femorale e conseguente piemia. L'autopsia. riJevò ascessi metastas ici ai polmoni e deh·iti pnrulenti nella vena . La lesione delle grosse vene ri te nuta fin fJ.Ui di gravissimo pericolo dopo l'impiego del metodo antisettico, deve giudicars i con altri cri teri. Steelc, Davies Colley e Marshal ha nno estirpato senza alcnn da nno gro~si glomeruli di vene varicose; eà anche nelle gro!ise vene, per taio trattan'lento, la. de~o mposizione del tromba è divenuta rarissima. L'a.utore ad unque, appoggiato a tali vedute, eseguì la legatura della vena, ed il tratt11mento antisettico gli giovò a. man tenere asott.ico il posto di legatura. È raro'però che s i possa im mediatamente diagnosticare l'incipiente piemia; ci'ò può, come in (JUesto caso, aver luogo nei monconi di amputazione ove l'e~am~ dell' e;;trcmo apert•l della vena pnò conforta re il cri terio della piemia. ·Bisogna nell'operazione però staccare un 11er.zo della venn, ailinchè non v1 sia caso che il processo di fl ebite e trombosi passi al disopra della legatura. Le probabilità di esito crescono quanto più presto s i opera., ma bisogna convenire che le probabilità di una diagnosi precisa sono allora molto ristrette. Quale indicazione bisogna ammettere o la presenr.a del pus nella vena, come nel' presente caso,·oppure unn febbre viva, manirestata.si con forte hrivi<lo, seguìta da rapido collasso, prccisnmente quando riesca facile sentir e al tatto il cordone ,·enoso occupato dal tromuo. Ques ta opera?.ionc disgraziatamente non può essere eseguita. t he nelle lesiOni o nelle amputazion i d1•gli arti, o tutt'al più neUc·flcbiti suppurnt h· e per lesioni od opertt7.ioni pmti cate sulle vene o in prossimità di una grossa vena che occorre mettere allo scuvcrto .

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CCJUl\ cri tic i s ull e mod et·uc idee i ntorno an· inthu •uzll> d <•lla. sitìHdc c o stituzionale s ul cor~o de lle !èritc l"iJHH'tn t.c tu ~ n<-s·•·••· del dott. Dn.<TERJJMF ( Denlacl!e militairiirzllù:he Zeitscllri(t, 2 norembrc ]878). l''acciamo il se~uen te ria~sunto dell'estesissimo lavoro pubblicato dall'autore nel Lauycnbccl•'s Arr.hir. fìi.r Chirurgie, 1Si8,

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tomo XXII, fascicoli 3 o 4'1 il 'luale ri ass unto dovrebbe arer e una gmnùe importa n za per ogn i mcùico·mi lita re : l" L e form e contag ios'e d ella ~ifiliue non ha nno, in ge nerale, alcnna influenza s ul corso delle ferile. 2• L e con t usioni alla s uperfi cie del corpo, In permanente irritazi•me delle ferite ccc., ecc., possono, durante il periodo contagioso della sifilid~, avere per conseguenza cl1e si manifestino al puulo dell'irr itazione delle eflior escenzc sitiliticlle, senza che pet· questo ne venga essenzialmente impedi ta la guarigione. 3• L ' inita-zione contin ua, un metodo di vita irregolare, cure sifil itiche trOJlllO violenti, cause d ' indebolimento 1>ri1~1a o dopo la lesione, e cosl pure il trattawe nto del h~ ferita forse poco adatto n.i sifilitici, disturbano, d 'ordin a rio, il processo curativo della ferita mol to più che non la sifilide costit uzionale medc:>.i111a. 4" Xe lla sifilide primaria, le ferite ~he stanno in yicinanza. immediata dell' inuurimento primario, possono aderire bC'nissimo per prima intenzione. 5• La ~;itilidc latente nelle s ue forme recenti non pregiudica, in gener a lo, il corso de ll;~ ferita. 6• L 'accelerato ri cambio materi(l.le fa\'O risce lo stato latente della sifilide; non appena però sia coinpiuto, o prossimo a comJ1iersi, il processo di cicatrizzazio ne, e il ri ~am bio materiale si sia r eso quasi normale\ la sitilide può nuovamente manifestarsi al punto stesso delia ferita, o in altre parti del corpo. ~~ Anche nelle sue tarde forme, la s ifilide laten te non impedisce, ordinariamente, l'aùe~ione delle ferite per prima intenzione in seguito ad opemzioni chirurgiche. • s· ~e operazioni phtstiche, eseguite ne i punti di predilezione della s ililide, ha nno non di rado u na cattiva riuscita; tanto pii1, se poco priu1a dell'operazione, la lue s i fosse resa te mporaria.mente latent e, percllè h\ cura antisifilitica . non fosse stata abbas tan za energ ica. La sifilide comparisce poi con facilità nella · fe ri ta causata d<\ll'opcrnzione, e al punto dell'opem zionc s ubentra di frequente una. I ac~razio n e del tessuto. 9° ~elle operazioni plastiche, qua ndo •.(ualche gonfiezza glandolare rimasta accenni all'esistenza d ella s ifilide, è da consigliarsi una cura Mlisi filitica prima dell'operazione. 10' Le forme terziarie sililiticlle non contagiose, quando •


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R IVISTA

sieno progres~ive, sono causa di esni sfavorevoli per la guarigione; se al con trario; in seguito ad una cura efficace, diventano r egrc&sive, o guariscono perfettamente, il corso della ferita. sarà. di certo soddisfacente. n • L e ulceri croniche nella sifilide terziaria trovano talora ostacolo alla guarigione, non già per la sifilide, Ùl?nsì per certe date condizioni puramente meccaniche, $rovocate·dalla s peciale località del tumore. 12" L a sifilide delle ossa favori sce non solamente la disposizione alla loro fmttura, ma ritarda pure o impedisce totalmente • la consolidazione delle fratture. 13• Se la consolidazione delle fratture delle ossa per causa comune o per arma da fuoco si rende possibile nel maggior nn· mero dei casi, in altri casi però la guarigione delle lesioni delle ossa. non è possibile. La causa di tali fenomen i è da ricercarsi o nell'esito molto variabile del processo sifilitico s ul tessuto ()Ssco, o nella cachessia sifilitica. u • Il mercurialismo fu accusato ingiustamente di accrescere la cusposizione alle fratture. 15• La cnra mercuriale, accompagnata dalle necessar-ie cautele, non impedisce nei sifi li tici la fot·ma:>.ione del callo. 16• L 'uso esagerato del mercurio può condurre realmente al marai'mo mercurial<', e ritardare la formazione del callo. • 17• Nella sifilide inveterata, part.icolarmente nella ~ifìlide delle ossa, e in un orgnnismo esausto, le ferite generano una maniera sr)ecifico. di gangt·cno., che viene talora allontanato. da un opportuno tra.ttamento 'antisifilitico. 18• Non è provato che la sifilide costituzionale predisponga ad emomtgie nelle ferite. l!)• La s iiilillc costitm:iounle nelle ferite uon ba ~ùcuna relazione con la piemia..

D ella c ura degli aneurismi m e rcè la c orrente elet· trlca esternamente n.pJ•Ucatn. Fatti cHnici e ricerche sperimentali del pro!. FRA.!icr::s.co VtztOJ,I (Il Morgagni, dispensa I X e X, 1878). • ~

Dopo il caso d'aneurisma. del tronco brachio cefalico corato 1re ann_i or sono daJ profe;;sor Gallozzi con l'applica7.ione esterna


CHlRL'RGICA

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della corrente continua, il prof. Yizioli ebbe opportunità di trattare nello stesso modo circa 20 o 24 casi di aneurismi dell'aorta toraci ca, in 12 dei quali ru· potuta bene os:;en-are la cffica<:ia del metodo le varie fas i del morbo; negli altri le applicazioni furono cominciate troppo tardi e quindi fatte in numero in~ufficicnte. I n 4 di quèi 12 casi le applicazioni elettriche dettero un rcs ultato • affatto negativo, in 6 np miglioramento più o meno notevole e in dpc pressochè la guarigione. Quès te applicazioni esterne furono eseguite mercè un eccitatore largo ri1:estito di tela o carta s ugante imbevuta di solu7.iOllC di cloruro di sodi o in con:iunicazione col polo p o~ il iv o eri npplicato suJ ceutro del tumnrc; l'altro eccitatore, in comunica7.ione col polo negativo era p o ·to od alla base del t.umore o sulla pelle circostante. La ba.tteria a corrente costante adopcmtn. dal professar Vizioli fu dapprima quella di pile L edanché con 8, 10, 12 elementi, ma ora ndopra 20, 251 30 clementi della batteria del Daniell modificata dali'Onimus. È notevole ch·c anche nei casi che non sortirono buon esito queste applicazioni esterne ebbero l'effetto di calmare le nevralgie che sono conseguenza della compressione dell'aneurisma sui nervi circostanti. Negli otto casi seguiti da miglioramento, oltre la diminuzione del volume del tumore, oltre, la cresciuta grossezza delle s ue pareti per stratificazioni di coaguli, oltre la calma costante dei dolori, delle smanie e angoscie degli infermi, fu pure ottenuto il benefizio che il tumore già. diminuito potè rimanere per piit mes i fcnsivo da non dar luogo al suo tenibile esito, !a.-rottura. . Dopo esposti i casi clinici, l'autore fa cenno delle sue esperienze eseguite sopra.,prgani vivi c su tessuti posti presso a poco nelle condizioni fisico-chimiche di un'arteria aneurismatica. Le espel'ienze der primo genere furono e-seguite su cuori di cheloni preparati in modo che contenessero molto sangue con l'allacciatura dci vasi nel momento della dias tole. Così rimangono pul'santi per parecchi giorni col sangue sempre liqnido. Assoggettati ad una corréutc costante di 20, 25, 30 elementi di Daniell o direttamente o coperti da una pelle tli cadavere, sempre l'autore osservò che questa corrènte cosi applicata produceva dci coaguli sul sangue contenuto, coaguli periferici lan~ella.ri, i quali si tro- ·

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va vano sempre in corris pondenza del punto in cui all'esterno cor'•. · r ispomlcra il polo positivo. L 'altra serie di esperie nze fu ùirc~a a dimostrare con s trunwnti fisici il passaggio attraverso la cute umana. della corrente elettrica. Senza descr iverle particoJarmente,. noteremo soltanto che questo passaggio fu dà esse dimostrato in modo irfcontra.sta.bilc. In ·queste prove il professar VizJoli . ebbe occas ione di • co nfer ma re quanto già era dimostrato nelle scuole di fis iologia, che il gh iaccio ha potere ùi mantenere il sang ue fiuiùo: e que· sto lo muove a condannare la prati ca us it.-tta. di applicare il ghiaccio o le pezzctte fredde s ugli aneurismi specialme nte dell'aorta toraci ca.. Quindi dednee i seguenti corollari: 1° La elettricità svolta. da una ba tteria a ~orrente costante, Rllplicata esternamente alla superficie di un tumore 3.Ueuri.smath:o, è llimo:;trato da fatti clinici e da esperienze analoghe, può indurre il coagulo de l sangue; 2• Col metoùo delrnpplicnzione esterna dell'elettricità (metodo Gallozzi) si soddisfa alle istesse indicazioni dell'elettro-puntura ( metodo Ciniselli); ma se il primo non mle quanto il secondo, per non :wernc otten ute finora delle guarigionj raditali, come molto se ne sono ottenute col secondo, esso lta dato dei miglioralllr nti tali che !JUnsi vi conti nano; 3• ); o n po ten d o~i c non volendosi, per timori di accidenti, complicanze od altro, adopcr:.rc la elettro-puntura, il me todo che potrà so, tituirs i nù essa sarà quello dcU'ap1>licazione e terno. dell:t elettricità, metodo che avanza. di gran lunga in efficacia tutti gli altri utetodi, come applicnàonc del g hiaccio e di astringenti, iniezion i cougulanli, ccc., che pw·e rapp'fscntano molta parte nella terapia degli aneuris mi dell'aorta toracica. Le applicazioni di gbiat:cio poi, così comunemente usate in tali citsi, rapprc~en­ tano mm· con t raddizioue, essendo dimostrato ormai da esperienze irrefrngabili che la ba~sa temperatura mantiene il sang ue fluido, c più completamente per quanto più essa si an-i cina n1Jo zero ; · 4• L 'applicazione esterna dell'elcttricit n è preferibile nll'clettro-puuturn (sempre trattandosi di aneuris mi dell'aorta torac!ca) allorchè il tumore estrinsecato è di s ottilissime pareti da fa.r te· nu:rc che sia temer<l6ia la introduzione degli aghi, perchè, non

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ottene n<losi il coagulo elettri co, l'emoJTa~i a dalle piccole a perture praticate può riuscire 1;ericolosa. È unc 4e prcfcri iJilc il mc• todo de ll'applicaziouc esterna, ma sempr e come p;tlli;ttiro, in quei casi in cui il tumorc·è talmente voluminoso, che secondo le intlica zioni dcl·chit·llrg Cinisclli, ri uscia·ebue frustra nca la. elchro• puntura ; 5• L 'applicazione esterna della eon e nte conti nua ne i ~'>acehi • anew·ismatici d cl~aorta toracica è gio,·evulo a d ind urre un 'azione sedati ra. a i dolo ri nevralgici che sì freq uentemente ne sono la const•guenza, pel potere ana lcltrotonizza n te del polo positiro, il qua le essendo q uello che i nduce ìl _coagul o, ailorchè viene applicato sul tumore riesce n soùtlisfare all' una ed all'a ltra. indica zione ncll'istcsso tempo; . 6" L'applicazione estema della elettricità può utilmente alterna rsi coll'elettro-pun t ura ; trat tandosi che essa è dl n i uno i ncomodo per l'ammalato, innocua per fet tame nte, facile a praticarsi ùa chiu.nq uc, anche da llo stesso infc1"1110 che fosse messo a l caso di attuarne le condizioni,· c non las era alcuna t raccia di sè. Condi zioni uhe non si ha nno ucll'clettro- p un t ura, la quale s i può soltanto ripetere a larg hissimi intervalli 1 fa temere, sciJbcne sicno iniondn.ti, d ci pericoli e richiede l'ope ra cspertn. c speciale.

La JUutrizla rnpida, del d ott. B JOELO X (,JcmrnaZ dc méde,cinc, ottobre 1878). ~

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Fra le più importa nti comunicazioni bisogna porre que lle fa tte chti dottor Bigelow, eli Boston, s ulla litotrizia. rapida. Si trn.tta di una operazione che già v:w ta proseliti, come ne fa testimonianza una. pregevolissiru4 memoria nel B oston 1nedical a nd 1mrgivat jmm tal, del nostro egregio amico ed an tico collega, il dottor Curtis di Boston. Il do t to r Bigelow pensa che una prolungata sedu ta ùi litotrizia s ia per la vescica me no dan nosa dell'a zione de i frammenti di un calcolo. Eg li si propone di torre· tut ti i frammenti dalla vescica. i n una s ola. seduta, della durata di due ore cd anche di più, pro· lungando l'anestesia per tutto questo tempo. ·P er ottenere l'intento, fa d'uopo ,iut.J:odune un buonissimo litotritorc a più 1iprese. ln appresso s'introduce un cate tere me -

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tali ico di massimo calibro, n• 31' c retto, se è possibile, con una. apertura laterale a.d imbuto. A questo catetere si congiunge uu apparecchio aspirante c premente, ripieno d'acqua., il quale pc:>r- • mette di rimuovere successivamente fral'hmenti anche vohiminosi. . .,. Se i frammenti sono troppo gr~ssi, si toglie il catetere e si tritura di nuovo, quindi si torna ad introdurre il catetere, e si ricomincia · 1'aspirnzionc, e così tli seguito, fi!tchè l'esploratore trova la vescica Yuota di framm enti. L 'introduzione di cateteri voluminosi, secondo Bigelow, è facile, è richiedo solamente l'incisionç preliminare del rneato. L 'introduzione ripctutn di questo strumento, le irrigazioui, tutta la ma.noYm entro la vescica che ù~ra. più di due ore, non proctucono sintomi febbrili superiori a quelli che si verificano 11clle sedute on.linnrie di litotri1.ia, mentre la guarigione è illnmediata, giacrùè la vescica t'imaue libcrn dal calcolo. Il dottor Di· gclow cita \'cnt.i casi in cui ba ottenuto eccellenti risultati. Egli ha prc~c ntato alla Società '(ii chil'Urgia una. pera di caoutchouc semplicissima c molto commendevole pcl modo di fUJtzionare, ch e produce iniezione ed aspirnzione nella vescica. Il lavoro di Curtis riporta nei loro particolari tre singolari operazioni di lito trizia, eseguite in una sola seduta, che hanno durato r omp:tmtiramente un'ora e venticinque minuti, dne ore ed un 'ora. I fr:.unmenti ùcl primo calcolo pesano qninclici grammi c mezzo, e ([Uclli del scconrto sette grammi e venticinque centigramm i. Le operazioni ebbero esito felice, malgrado anteriori circostanze sfavorevoli. Il dottor Curtis, come il dottor Digelow, pensano che la. rnnga dw·ata dell'opcraziouè non costl'tuisca controindicazione, poi ch~ ammettono che i casi poco adatti per le ripetute li totrizie, cattivi per la cistotomia, possano essere tTattati con s uccesso mediante questa. litotri7.in. rapida. Nullameno bisogna faxe alcune ri~crvc pel canale ùdl'urctra. Vi sono uretre che si oppongono al passaggio di voluminosi cateteri, ed in questi casi l'opcrnz:ione 6an1 poco felicemente condotta a termine, non sarà da encomiarsi, e il dottor Curtis ne porge esempio in uno dci suoi operati. Ammette inoltre che se esistono indic:q:iou i per la litotrizia

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1243 ordinnrin a per ln. ciatotomio., vi sono pura inùicazioni per la liCf!UWIWJC,\

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totrizia rapida. ·Tr·attandosi di un fatto di grande import.a.nza, c di un metodo lftppnrentemcntc molto ardito, il redattore ha creduto bene di se-· gnalare la comunicazione del dottot Bigclow c la prcgcYoli ~s ima nicmorio. del dottor Curtis, che contribuirà sicuramente o. ditJtmderla.

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Myxoedcm(\ (Bel"liner V oclwnsr:rifl, 5 agosto 18i 8). - Il dottor \.Yillimn Ord, medico dell'ospedale Thomas di Londra, in una sua lezione clini ca, pubblicata nel Brii. jJ[etl. J oumal, 18i 8, no 106, pag. 67L, designa s otto questo nome una singolare affezione da lui osservata per la prima voi ta in duo giovan i signore. . Tutte c due avevano. la gonnezza degli edema ordinari; la pelle del volto era quasi trasparente c anemica , ad eccezione di un }1unto delle guancie l'igorosamente limitato, e che facevi.\ tanto maggior contrasto colle altre Jlatti. La go n fi e:.:za non s i poten1 premere come è uso nei comuni edemi; la pelle era molto n"ciuLt!t c ruvi~a; il volto senza espressione; la lingua e i movimenti regolari, ma straordinariamente lenti; l'incedere incerto; o tutte c due le ammalate correvano per icolo di cancro per la mancanza di coordinamento fra i moyimcnti flcssol'i ed estensori. Non paralisi, n è anestesia, o consunzione muscolare i l'orina normale, lievissimo l'abbassamento della temperatura. L e due malate sotto maritate con figli, e l'atreziono priuci11iò in ambedue all'ctù. eli 20 anni, ed esiste da quattro anni. I n passato, tali casi si consideravano come un'anasarca generale senza albuminuria; il dottor Ord però, un am10 11rima di esser~ chiamato a cura,re le due signore, aveva fatto l'atttopsh\ di una maJa~a, che presentò in vita gli stessi fenomeni, e aveva trovato che: il tessuto connettivo era notcvoltnontc :uldcnsn.to in tutto il corpo, le sue fibre . visibilissime, essendosi i nfiltr-nto fra esse una sostanza gelatinosa; il numero di queste fibrillo uotevolmente aumentato, ed accresciuti i nuclei cellulari. Il dottor Ot·d ritenne l'infiltrazione come una iperplasia della sostanza unitiva contenente mncina; e il nuovo tessuto gli rammentò certe , forme embrionali, c specialmente la struttura del cordone ombelicale. I} a.nalisi chimica dimostrò la verità di

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ta.le ipotesi. Mentre che nel tessuto connettivo normale, nella cute normale ~ nella cute di persone ede1;1atose esiste una piccola quantità d.i mucina che scompare prestissimo; nel caso di myxedema si trovò invece che la quantità di mucina era aumentatr al di là di cento volte tanto in proporzione di quella normale. Il dcrttor Ord, che considerò tutto il processo come degenerativo, spiega i sintomi sopra accennati quali conseguenze dell'inviluppameutQ delle estremità nervose perHerich•e dalla so~tanza gel.a tinosa, e della susseguente diminuita capacità fuqzionale. Questa 6piegazione concorda coi l'isultati dell'esame microscopico, il quale dimostrò che la sostanza muciforme aveYa formato dci cercilli dentro e intorno ai corpuscoli del tatto. Il dottor Ord ritiene che la lungamente diminuita conducibilità verso gli organi centrali produca in queste un certo tqrpore, e dimostra calorosamente la loro dipendenza dalle sensazioni periferiche. Poscia. fa notare l'affinità di questa nuova malattia col cretinismo, che egli crede essere un alto gmtlo dello stato myxedematoso. Nel. caso sopra citato, in. cui fu fatta l'autopsia, i reni, il fegato, il cuore erano in eguale condizi9ne della cute e del tessuto conn_cttivo; non si potè però dimostrare l'esistenza. della. sostanza. muciforme nel nervi centrali.

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St•ICJlotomie di Billroth. (Gazelte cles Mpitaux, novembre Hl78). Rammentato sommariamente quanto si è scritto sino aù ~a sulla s plenotomia, il celebre chirurgo riferisce una nuova operazione di tale genere raccolta nella clientela privata. Si trattava di un3: milza. enorme e duris&ima. osservata in un iufermo, i cui globuli billnchi del sangue erano in grande aumento. ~ono:;tante tale complicazione Dillroth ha estirpato la milza, che pesa 2975 grammi. Avendo dovuto lasciare una. legatura profonda in vicinun;~a. del pancreas, o malgrado tutte le precauzioni adattate, . bastò un movimento t·epentino del malato per farla cadere donde un'emorragia che produsse la morte poche ore dopo l'operazione. 'Ecco un nuovo insuccesso da addebitare alla splenotomia per la. quale vi sono poche indicazioni, quando v'ha in complicanza la leucocitosi. ·

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Studi sulla fìmzionc del midollo SI~ innle (P(iiiyer's Archit1 (it1· Phi;SiolOJJÙt, Bd. XVI, Ilc ft 9 c 10 - Deulsche medicinisclte W ocl!en schri (t, 31 agos lo 18'i8) .

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Allorché L . (l ), operando analogamente ai n Qti esperimenti sul cervello; fatti da Kussmann e Semme, sottraeva all'improvviso la metà inferiore del midollo spinale al circolo sanguigno, occludendo contemporaneamente l'aorta aùrlominalc e le arterie clavicolari inferiori, si manifestavano delle conrulsioui ·elle si limitavano nettamente alla parte posteriore del corpo. E poicbè d opo l'occlusione delle quutl•·o arterie del co•·po, i C!'Ump i si producevano evidentemente in tutto il corpo dell'animale, s i ba u na prova cbe il midollo allungato si trova per una ~ pec: iale coordi nazione anatomica in corrisponde nte relazione ri6e:;sa col rimanente midollo spina !~ non avve nendo mai che la corr ente riflessa delle sezio ni inferiori del midollo S()inalc r ers o il midollo allungato, abbia per conseguenza i medesimi crampi .. • L . dirige inoltre la propria attenzione s ull'irritazione ·dispnoica d e lla parete vascolare, la quale è prodotta ordinariamente da que ll'eccitamento che esercita il sangue uon suflìci entemente ossigcMto sul centro vasomotorio del mid0llo. Egli dimostra • c11e lo spasmo della parete rascolaro può essere prodotto lhlll'eccitamento del sangue Yenoso sul millollu spinale dopo la sua. separazione d<ll midollo allunga to; opptu·e dopo l'esercizio dçlla sua funzione, mediante l'impedimento del Husso sanguigno; c crede che esistano nel midollo a ltri centri indipendenti vasomotori, oltre iJ midollo allungato. Anche la picrotoxina, il principio {l) !'ici :;-im·n;IIP cfa cu i abt,.i~•uo tnllo que:<~"~l'li<'nl<~ non -è •·i iato l'autore · .on la s ua •u iziale. R.


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:1ttivo del cocculus imlùJtts, la quale fino ad oggi si ammetteva che per la s ua azione sopt·a un " centro cmmpico , provocasse · dci crampi noi midollo allungato, produce, secondo L., anche in quolle })arti del corpo, la cui inervazioue proviene solo cd esclusivamente dal midollo spinale (dopo l& distruzione del cervello e del midollo allungato), i n guisa che anche in questo caso non può trattar:; i di un centro crampi co speciale localizzato; e gli elelllenti motori eccitati saranno da ricercarsi nei cordoni an. t eriori dell!Lsostnnza grigia. Il ris ultato di questi tre esperimenti tende adunque, e llucsta è la loro importanza. fondamentale, ad elil!linare sempre pii1 la supremazia unica del midollo spinale c di quelle parti ch.e gli stanno al disopra, in rapporto alle funzioni degli organi che banno un legame con esso midollo; legame posto in ùubllio ultimamente da Golz, Brown-Séquard e da altri, in seguito a relative osserva.zioni; dimostra.nd<f ad ogni modo che i p>· imi e più p1·ossi-mi centt·i di tutte le (un~ioni del tronco hwmo secla uel midollo SlJinale ; e che il midollo allungato influisce sopra di es:;~ solamente, come a dire, in seconda istanza. Dcll':u:ioJ.lc cle lia hiie s ul g Hcogcuo epatico. Xot:J. ed esperimenti del dottor G. B oFALtxr (Lo Sperhnenta.le, novembre 1878).

11 dottor Bufalini c il compianto tlrofessor Gia.nuuzzi ripeterono le esperienze del dottor W ittich s ulla. questione controversa se la bile sia capace di ridurre l'amido in glucosio, e dimostrarono • che la llile del maiale, del bovc, del castrato, della pecora c del cane ha manifestamente questo potere. o Ora il dottor Bufalini ha intrapreso .alcuni esperimenti per risolvere l'altra questione 11ur controversa se la bile possa cagionare 1:1 trasformazion e glucosica del glicogeno epatico, servendosi della. bile di diversi animali estratta dalla cistifellea. tlue ore circa ÙO!lO la morte, e del glicogeno epatico preparato col processo indicato dal Khune. ~.ucste esperienze hanno dimostrato che: l • La bile messa a contatto con la materia glicogena alla t emperatura di 40 gradi, ha la proprietà di ridurla. aUo stato di glicosio dopp un tempo più o meno. lungo, una, due ore, due ore c rncz;o:o o h· e ore;

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2• La bile che è stata del tutto primta del mncco col mezzo del carbone animale, dopo a.veda. leggermente aciùuhta con acido • acetico, conserva la proprietà di trasformare il gl icogeno in glucosio; ma lta. bisogno di un tempo più lungo, c lo. conYcr~ionc avvie n e incompleta.mente. La cau~n di tale lliminuzioue s ta nel

fatto che porzione del fermento saccarigeno viene trattenuto nel mucco artificiale precipitato; s• La bile putrcf<Ltta, contrariamente all"opinione di taluni fisiolog i, perde l'azione saccarigcna sul glicogcnç> epatico al pari • che s ull'amido; 4 • La bile bollita non opera. più la trasformazione del glico:. geno in glucos~ ; essa contiene dunque uu fermento saccarigeno che è dis trutto dal calor e ; · 5" I sali e· gli acidi biliari JlOn hanno alcuna az: ione s ul glicogeno. •

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• 0 1•ig lne e v nlo re d e l " fe nome no d e l gino<.·claio , e di re nome ni nun log hi (Le MouL·emcnt mèdival, ottobre

18 78). Il dotto r T schiriew ha pubblicato ( A1·cltiv: fii!· P:wchiatn"e, vm, 1878) il risultato di singolari esperienze intrapre~e da: mede~i mo all'istituto fisiologico di Berlino, sull'origine del fenomeno detto " del ginocchio. , Ques to fenomeno consiste in un'estensione involont;tria della gamba sulla coscia, quando un colpo })iù o meno violento percuote la faccia an teriore ùclla g!trnba, fra lo. r otula. e la tubcrosit:ì anteriore della tibin.. Rcsulta da ques te ricerche che il tricipite crurale non si contrae sotto l'influenza immediata della eccitazione dirctt:t. L e onde muscolari dirette di alto in basso e non di basso in alto, provano al contrario cltc.lo. contrazione ili questo muscolo si produce per via riflessa. E cco d'altronde le conclusioni ùi quest'importante lavoro, come sono state riassunte nella Rcvue inten utlionctle des sciences : l o Dirigendo un colpo sul l<.'gamcnto rotulco di un coniglio, l'eccitazione riflessa parte da nn punto della midolla s pinale corrispon dente alla parte superiore della sesta cd alla parte infe-. riore della quinta vertebra lombare, cioè in corris pondenza al luogo di entrata del sesto paio delle radici lombati (secondo Krause); 2• Sezionando la midolla del coniglio tra-la quinta c la sesta vertebra lombare, e sezionando parimente la radice posteriore di uno dei nervi del sesto paio lombare, il fenomeno ùel ginocchio·

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RIVISTA DI FfSIOI,OGlA

scompare tost<J dal lato conispondent.e c da questo lato solamente ; 3• L'azione provocata dal colpo si manifesta o ·al limite del tendine e delle fibre muscolari, o negli strati tendinei più vicini al muscolo; in ogni caso la sostanza mnscolare non viene eccitata ma è probabilissimo che l'eccitazione sl comunichi ai nervi descritti. da Sachs nei ·tendini; · 4" In questo caso, i tendini funzionano da mezzo ·~l astico che serve n tms portarc al luogo dell'eccitazione le commozioni prodotte dal colpo; o• L ' interqllo che passa tra il colpo ed il principio dell'eccitamento muscolare ùiJl'erisce poco dal tempo che sarebbe necessario per percorrere i neni siqo alla midolla e per tornare ai· luogo di eccitazione. Simili fe nome ni si osservano in altri muscoli i .cui tendini, sotto questo punto di vis ta, sono favorevolmente tlisposti (tend ine di Achille, tendine inferiore del tricipite crumlc). Da ciò si possono tra.rre le conclusioni seguenti: 6" Ciascun muscolo dell'organismo forma, coi s uoi nervi centripeti c i suoi nervi centrifughi e loro· connessioni nella midolla, • un si:;tcm ~l chiuso. Una certa tensione ùci te ndini dei muscoli, occasionata da disposizioni anatomiche o da momentanea posizione di le va s ul CJUale sono fissi, di~i e nc, grazie all'esis tenza di questo s i ~ t cma, In causa di uno stato tonico dci muscoli, la tonicitìt muscolare di Broudgcest, conosciute già da lungo tempo. 7• Sotto il p1into di vista clinico, l'assenza del fenomeno del gi nocchio non indica. in se che un,t lcsiortc limitata della midolla ;;pinnJe con i ~ ponrl cnt c' a.IL'or ~i n e del te1·zo o del qu:u:to p~io lo n) bare o dello loro radici. L a mancanza " del fenomeno del ginot:chio n manifcst<Jntcsi nei tabici, indica cbe la degenerazione dci cordoni posteriori si è ('stesa sino a quel luogo della midolla. 8" Al contrario, l'esistenza del fenomeno del ginocchio uon esclude as;:olutamcntc, per altre parti della midolla, l'esistenza della malattia . • !)• Nei casi eli pa.ralisi spinale, si nota cho l' intensità ùcl " fenomeno del gi no,:chio " è aumentato; ma fa d'uopo attribuire qne!<lO f<ltto a pa rcsi degli antago nisti. ì\cl couiglio, ta. glian<lo il ncrro ist:hiatico, il " fenome no del ginocchio n si mani• festa con grande intensità.

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RfVIST~ Dl CITimCA EFAIUIACOLOGIA .

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• Sull'azione fi s iologica. e s ull'us o terapeutico cie l . perossldo di idro~euo, del signor P. GuTTMA.-n< (Berli- · ner klinisclle lVocllenschri{t, 23 settembre 1878).

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L'autore si servì nei suoi esperimenti di una soluzione preparata in l nghiltcrm di perossido d'idrogeno, la quale da parecchi anni ha un'applicazione tecnica come rimedio contro l'anemia, e si distingue dagli altri preparati di pcrossido d'idrogeno per la sua stabilità.. La s tabilità della soluzione è senza dubbio do\'uta all'essere essa molto diluita, ed al contenere un poco ùi acido come mostra la sua reazione. La soluzione è chiara come l'acqua, inodora, cd ha un peso specifico di 1,006; il suo sapore è leggermente amaro e astringente. Dopo esperimenti continua.ti per. un anno intim·o, .Guttmann si convinse della indccomposizione di ques ta soluzione. E ssa mostra la nota qualità del pCI·ossido d'idrogeno, quella cioè di scomporsi in acqua ed ossigeno a contatto dei tessuti animali e vegetali, come pure in contatto di combina:..ioni metalliche sottossida.to. Non hn. un'azione scolomnte sul sangué, poichò ambedue lo strisci e di assorbimcnto"tlell' ossi·emoglobina rimangono inalterato. Iniett:tndo per via. .ipoc1ormica in un coniglio -! centimetri di questa soluzione, si manifestano prontamente una grave dispnea. e convulsioni cloniche; cosicchè in pocl1i minuti esso muore con fenomeni di soffvcazionc. Allo stesso modo c con gli stessi fenomeni, ~ebbene qualche poco meno violenti, dopo l'iniezione di 2 centimetri, o anche soltanto dopo quella d'una siringa di Pra-

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vaz contenente poco pin di tre quarti di centimetro ùi acqun ossigenata, uu piccolo coniglio muore in 15-20 minuti per soffocazione. Nella se:r.ione cadaYerica degli animali si trova nellA vena cara inferiore, nella orecchietta destra e nel veuuicolo destro un sn~gue spumoso, pieno di innumerevoli. bollicine gassose. Il cuore, anche dopo la morte, batte ancpra per qualche tempo. Mettendo-allo scoperto il cuore delle ro.ne dopo. l'iniezione del pr rossido d'idrogeno (eseguita o per via ipodermica, o ue'llo sto-. ronco\ si può osservare in esso ad occbio nudo, o meglio ancora con la lente, l'entra.ta ùelle bollicine gassose. Un mtnuto cìopo In iniezione ipodermica, c, un }>o'più tardi, dopo quella nello stomaco, si vedono entrare le prime bollicine gassose nel cuore, poi nella aorta, e subito dopo, p el solito dopo poche contrazioni car':<tiacho, le bollicine gassose •'on vengono più spinte dall'aorta nei vasi più sottili, essendo divenute troppo grandi a cagione della loro confluenza, e formano nell'aorta che fu così dilatata dalle • elle si muovono uu bollic.ine di aria, delle piccole colonne d'aria poco in qua c in là. Vorecchietta, anch'essa, dopo qualche tcm~o vieun dilatata dalle bollicine gassose che retrocedono nqn potendo progredire nella a01ta; il ventricolo contiene poco sangue, c le sue pulsazioni &i rendot}O gradatamente più deboli. Non ac-. cade }Jcrò mai la cessazione dci moti !lei cuore. Dopo qua.lci.Jr. • tempo le bolle gassose scompariscono nuovameute dal sangue. Questo fatto si può verificare nelle rane, alle quali si pone il cuore allo scoperto 24 ore dopo l'iniczionc_ipodcrmico. di l con• timetro di pet·ossido d'iclrogeno. Si vedono allora le pulsazioiii cardiaclle perfettamente normali, e nessuna. traccia di bolle ~a.s­ sose. Quando però l'iniezione è troppo forte, per esempio di 2 centimetri, muore anche la. rana, perchè l'impedimento della circolazione cagionato dalle i nnumercvoli l.lollicine gassose si prolunga troppo. N ei conigli, la. morte, dopo l'iniezione ipodcmnica di perossido d':drogeno, avviene in conseguenza dcll'otturamenl<J" ilei va.si polm.onc,ri, prodotto dalle innumere.voli bollicine gassose; ed è sostanzialmente identica a quella che sopraggiunge, quasi istantanea, dopo l'introduzione d'una gran quantità d'ari.a nelle vene giugulari. Circa al quesito, in quali punti delle vie sa.nglligne polmonati abbia luogo t'ottw·amento cagionato dalle bollicine gassose, e specialmente ~e queste penetrino nei eapillari poi•

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E FAimA'COLOOIA

• roonnri, l'autore fece tali esperimenti che gli permisero di osservare microscopicamente sulle rane curarizzate sia prima che dopo l'iniezione dell'acqua ossigenata, il circolo polmonare. E trovò che dopo l'iniezione della sudùetla sostanza, il circolo polmonare era sospeso, e che l'entrata. delle bollicine gassose non mn.i fu riscontrata nelle arterie presenta tesi nel ratll])O d' ossei·,·azione c molto meno nei capilltu:i. (In un solo esperimento fu osservata in un 'attoria di grosso calibro una bolla d'aria). Si può dunque conchiudere che anche nei capillari polmonari dei mah+miferi non penetrano bolle di ossigeno :. esse sono troppo volumi no se, e si arrestano perciò nelle diramazioni delle arterie polmonari. L 'autore continuò i .suoi esperimenti per tentare se fosse J>Ossibile di conservare in vita un animale dopo l'iniezione ipodermica di perossido d 'idrogeno, in iettandogli una sostanza poco ossidata, la' quale però fosse capace di · ossiùazione maggiore. In tre sperimenti, l'iniezione di perossido d'idrogeno fu eseguita nei conigli su una parte del ventre con la siringa del Pravaz, usando la dose che, secondo le osservazioni dello sperimcntatore, possiede ancora un'azione letale' e contemporaneamente dall'altra parte del ventre si inicttat·ono due siringhe di rravaz con un 20 OfO di soluzione di solfato ferroso. I tre animali rimasero in vita, ma furono colti da leggera dispnea, dimostrando cosi che lo sviluppo di ossigeno non era mancato. La controprova sulle rane fece chiat'O che l'ossigeno sviluppato per la scomposizione del perossido d'idrogeno non va combinandosi al solfato di ferro. N el cuore delle rane, posto allo scoperto dopo l'iniezione contemporanea di perossido d'idrogeno in una coscia e di solfato di fcl'l'o nell'altra coscio. (o anche di io-duro potassico), ovvero l'iniezione del solfato ferroso eseguita qualche momento prima dell'altra, il Guttmann potè vedere l'entrata delle bollicine gas&.,oso. Non fu }Jcrò possibile calco,lare se il numero delle bollicine in questo esperimento era eguale a quello che si manifes.ta colla sola iniezione di pcrossido d'idrogeno. ·La conservazione in vita dei tre conigli non può essere spiegata dal Guttmann come un'accidentalità; forse una parte dell'ossigeno sviluppatosi si combinò col solfato ferroso; cosi la vita }>otè essere consenata; mentre la rimanente quantità di ossi-

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RIVISTA DI CIIThiiCA

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geno soparatasi dall'acqua ossigenata fu sotto il limite d ell'a· zione letale, essendo provato dagli esperimenti di Guttmann che 1/2 cent. d'acqua ossigenata, quindi 2/3 della siringa di Pravnz non agisce letalmente. Un'altra qualità molto interessante del perossido d'idrogeno l'autore la trov<) ne11'azione antisettica cb e essa esercita. 10 cent. di orina mescolata con l cent. di porossrdo d'irlr·ogl!no non passò ·in fermentazione alcalina dopo 9 mes i. E cosi un oJtrQ liquido, contenente· dci resticciuoli di carne cruda, d opo l'aggiunta del perossido d'idrogeno, venne esposto per alcuni giorni ad un alto grado di calore c non produsse fennenta?.iorìc, mentre che lo stesso liquido, senza questa aggiunta, mostrò dopo pochi giorni numer osi batteri. Anche.la soluzione di zucchero d ' uva, cui si mescolò de l lievito di birra, ed insieme dell'n'C qun ossigenata, benchè esposta per dicci gìorni all'aria ed a ll n. t empératura di 35° c., non soggincque alla fermentazione; laddove lo stesso liquido s enza il porossido d'idrogeno fermentò con 35• c. dopo tre ore. Quanto all'azione t erapeutiéa do! perossido d'idrogeno, .Stohr ( 1867) ebbe favorc,·ol issimi risultat.i usando la nelle ulcere molli .dei genitali. Delle ulccri molli veneree multiple furono inoculate s u ambedue le coscie, le ulcen manifestates i s opra una coscia furono costantemente bagnate con una soluzione più o meno concentrata. d 'acqua ossigenata,; all:in contro, le ulcere dell'altra coscia., o non furono curate, o si t1·attarono in altro modo. StO br giunse a conchiudere che In durata della. cura col perossido d 'idroge no nc•llc ulcor·i vener ee molli abbrevia d ella metà il t empo voluto da. un altro trattamento. La contagiosità dol pus de lle ulceri veneree e dei bubboni resta. annullata da ll'acqua ossige-· nata. Guttmann ha ripetuto gli esperimenti con l'acqua ossigenata. inglese in 6 casi di ulcere von(ll:ce multiple molli. I n due . cas i la guarigione fu !'aJ>idn, cioe fra i sei o sette giorni, pcr chò gli ammalati mantenevano bag nate le ulcm:i quasi senza. interru:done; ma: negli al t ri casi, in cui la. soluzione d 'a cqua ossigenata non era usnta che poche volte o l giorno, n on si ebbe un ·efl'etto favore\'ole in quanto ad abbreviare la cut·a . .Nell'applicru:e il liquide•, s i veùono svolgersi innumerevoli bollicine e In. s uper ficie ù el tumore iliYentnr e bianca. Guttrpann usò inoltre con vautllggio

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FAR~IACOLOGIA

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il perossido idrogeno in llue casi di difterite alle fauci , in par~c­ chi altri di ulcerXziope tlcna borca. L 'acqua ossigenata ùi Wchanl:;ou ( Lrm•:et, aprile 1862) ftl sperimentata iNternamente in 223 casi, di cui la metà erano di tisi, l'altra metà ripartita in varie categorie : anemie, bronchlti1 vizi mit:rali, ùiallelc, scrofol e, ecc., ecc.. Egli adoper ò una. soluzione di Thénarù con 10 vol. •li sp01ùbili di ossigeno cd :mche lo stesso p1 epantto usato da Guttmann. Ne veu ne amministrato una dramma e lino a mezza, oncia, aggiungendo quella quantità di acqua cliC si voleva. L'azione fu favorevole anche sull~ digestione. Nella tosse convulsiva " esso abbre\'iò il parossismo; , in 3 casi di tumori " strumosi fece scomparire la gonfi.ezza. come il iodio , c negli stadi ulteriori della tisi alleviò la difficoltà del respiro. Nel diabete, come lo attestano anche Thompson e Gibbon, diminuisce la quantità dello zucchero ma aumenta la, quantità dell'urma. L'acqua ossigenata ha però anche un'azione dannosa cagionando profusa salivaziolllt ln qual cosa fu Os!iervata in parecchi casi. Guttmann usò fino ad ora il perossido d'idrogeno interna.mente in 21 casi di dispnea cronica (lO grammi di soluzione sopra 200 d'acqt1a; un cucchiaio da tavola 3 o 4 volte al giorno). Il risultato in alcuni casi fu brillantissimo ; in pochi soltanto non ebbe azione al cuna. Guttmttnn non notò mai la salivazione; si forma bensi ne-lla. bocca un liquido spumoso iu seguito alla parziale scomposiz"ione del perossiùo.ù'iùrogeno. Guttmann crede di poter raccomandare l'acqua ossigenata llCÌ catarri Cl'OlliCÌ dello stomacc•. Il signor B. J.'rankel afferma, dietro i suoi esperimenti, l 'azione straot:dinariamente antisettica dell'acqua ossigenata, che egli però trova qual che poco più debole dell'acido carbolico. Adoperò, sebbene poco rigorosamente, l'acqua. ossigenata nelle ulceri veneree moÙi; ma non ne ebbe risultati abbastanza soddisfacenti. All'incontro ess.'t gli scrvl eccellentemente come collutorio in un caso di fetor O- della bocca. 11 signor Seligsohn osserva., basandosi sugli studi ili IUU chi.mico russo, che l'acqua ossigenata si trova costantemente nella 1n·ecipilazioue atmosferica ; e che si p~ò quindi attribuire a questo cgrpo la qualità purificante che ha l'ozono. ~

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lllV!STA DI CHIMICA

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Jl signor Schwerin fece nel laboratorio di Liebreich degli espe· ... rimenti con un altro prepttrato di questa sostauza cioè con l'acqua ossigenata di Schering, e potè confermare i risultati ottenuti da Guttmnnn. Coll'uso ipodermico di un 10 °fo di soluzione i coni· gli non morironG che dopo l'iniezione di sei siringhe di Pravaz piene; con dosi minori divennero dispneici, ma poi si ristnbilirono. Con sei siringhe la morte avvenne coi fenomeni descritti dal Guttmann. n signor Schwerin osset·vò però che prima delle convulsioni s'era manifestata una pa,resi alle estremità. posteriori. • La spiegazione del Guttmann sull'entrata dell'os.sigeno nella circolazione sarebbe in contraddizione con gli esperimenti di Assmuss e di Alexanclre Sclunidt, i quali iniettarono 20 centimetri d'aria nelle vene d'un coniglio c non poterono osser vare il suo inoltrarsi. rare che i conigli sopportino meglio dei cani l'uso interno del" l'acqua ossigenata. La timpanitc dello stomaco c'è sempre; ma nei cani dopo soli 15 centimetri compare il convulsivo vomitare di masse spumose. Questo fatto è tant~iù degno di nota inquantochè i cani non muoiono neppure qua,ndo l'iniezione ipodern}iCi\ vie no }lOrtata fino a. 20 centimetri. I n ca:.tsa dell'azione catalitica si formano nei cani, come nei conigli, degli enfisemi intorno al punto dell'inie:&ionc; pare p~rò che. non si sia artivati all' assorbimento del perosslao d'idrogeno indecomposto; poichè sembra che solame nte quando si abbia raggiunto una data tensione cessi la scomposizione dell'acctua ossigenata e venga asso rbita: In tal modo si spiega l'azione innocua dell'iniezione in piccola quantità. L 'agbriunta di un eccesso di acqua ossigenata all'albume di gallina gli toglie la qualità di coagularsi con l'ebollizione. ~

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Analis i d e ll'orina (li un Idrofobo (Gazetlc 3iédiqale, di Parigi, 5 ottobre 1878). - P er cura e cortesia del dottore Barthélémy, addetto alla c:in.ica medie.'\ ncll'osped:ùe Beaujon, il Robin Alberto, direttore del laboratorio chimico della Carità, ha -potuto fat·c l 'analisi ùi un 'orina appartenuta ad un idrofobo c s tata e~h·atta, per mezzo di catetere, . nel corso delle sedici che precedettero la di lui morte. .E un lavoro importante sì per

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E F'ARll,\COLOGIA

In mancanza di una compiuta annUsi dello ori ne lissichc, cot~t e per la no,·ità di alcuni fatti rilevati. La quanti!.<\ dell'orina resa nello spazio di quindici ore ftt di 230 centimetri cubi, dimodochè sarebbe ascesa a gra111mi 3(ì8 ragguagUandola al corso ùi una giornata c di una notte. A ve.m il colore giallo cupo un po' spiccato, l'odore ori noso e forte, la con-. sistenza c la limpi dezza normale al disopra del sedimento, il peso specifico variante tra IO• e ao• alla bemperatura ordinaria e la reazione acida in guisa, da arrossare la tintura della laccam uft'a ancora dopo otto giomi di contatto coll'aria libera. Il sedimento • poi era. di color bruno rossastro poco carico, c sì abbondante cb c s'innalzava a 1/8 dell'altezza del liquido. Coll'ana lisi quantitativa si accertarono : Di materiali solidi 16, 14 , principii organici . 11,!>3 , , inorganici .J.,61 n urea . 6,76 , acido urico . 0,878 , materie estrattive . 3,~0 n a!bUinina 0,06 , cloruri . 0,62 n acido fosforico. 1,12 n potassa. . •. 1,65 L'alhumiua, messa. in chiaro pm· mezzo déif calore, dell'acido azotico e di quello picrico, fu determinata col metodo della pcsatura, ma non si potè stabilire l'esistenza di glicosio, sebben ~il reagente del Fehling avesse prodotto un precipitato brunastro e fioccoso. N eppure si rinvennero delle materie coloranti anormali, quali l'emafeina, l'urocritrina e l'urosantina. P erò l'uroematina. ttovavasi in pt'Oporzione ragguardevole, tenendo conto .della esigua. quantità. del saggio. Per contro, la calce e la magnesia apparivano iH diminu7.ione. Poclti centimetri cubi dell'orina, fntti svaporare sino alla con~stenza di sciroppo, si ridussero a una massa crista!Una, nella quale l'analisi chimica ebbe a troTare dell'ippurato calcico, ùell'urea b dell'acido margarico non che della leucina. in notevole copia. Dimenandola, unitamente a etere etilico e successivamente evaporandola, il saggio lasciò una grande quantità di materia. grassa: allo stato libero . •

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R!V IS1'A DI CHiàUCA.

L.esito dell 'os!ervazione microscopica fu importante, siccome si ·può arg_uire dai seguenti materiali stati vi scoperti : .A.ci<lo urico cristallizzato in losaoghe lievemente colorite di giallo ; · Pig1uento ammassato, qm\ nero, là di colore del granato ; Jladi globuli bianchi, molto <!arichi di sostauza grassa., e nessun elemcn t o figurato; Numerose goccioline grasso, c pochissime torulacee; Bastoncelli articolati, immobili; · Altri bastoncelli luogh i da 12 a 20 fL, assai maggiori di quelli che ordinariamente si osservano nelle orine acide, qua diritti, l~\ incunati ed essi pure immobili; Yibrioni movet1tisi ; I nnumerevoli fermenti, simili al lievito della birra, foggiati a coroncine lunghe 4 ,u e col diametro di 3 ; Corpuscoli rilucenti, rac(jolti in masse assai considerevoli, inlmobili, tondi o regolari. In compendio, i principali fatti emersi dall'analisi sono stati : {\otahile diruinuztone della quantità dell'orina ; I d. id. ùci materiali solidi ;. I d. id. dell 'urea; • I d. id. dei cloruri; P ersistenza della reazione aaida ; Aumento del peso !fpccitico ; Aumento dell'acido urico e del suo rapporto coll'm·ea; AlJmento di quello fosforico in correlazione pure coll'urea, la quale dimimùsce notevolmente quando il detto acido si mantiene nelle proporzioni normali. Inoltre questo riscon• travasi nell'orina nello stat.o di fosfato di soda c eli potassa, intanto che i fosfati tcrrosi si mostravano gra.ndetftente diminuiLi ; Muncn.nza di glicosio, e per converso esistenza. di albumina, di l eucina, di acido margarico, eli materia grassa e di batteri; difl'erenti da quelli d'ot·ùinario contenuti nell'orina che co• mincia a imputridire. • Certo, con tutti tinesti fatti non si può· formare una giusta ipotesi. Devesi però ponderare l'aumento dei fosfaLi alcalini, specie •li l]ncllo potassico, e l'esistenza del gras:;o e dell'acido urico, i

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• • E FAR:UACOLOG fA

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• quali JlC mbt·a- d erivino da un'at t iva de nutrhlione dei centri nervei. Le materie estrattive, la l cucina e l'ippura to' calèico han o(l · u n valore reln.tivo, c massime q,ucsti duo ul timi j::bc non si tt·ovano nello stato norma le. ' • Ri spetto alle sostanze contenu te nel sedimento, a l presente è • impossiuile conoscere In parte che ha nno, come pure solmnente stabilire .se aulJiano qualche imporln.nzn. Rc:>tringcndolli al loro a ccer tamento, il RolJin si riserva di meglio studiarle a tempo e • - l uogo. ..

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~-u8o te rnpe ntlc o •lell'essenza. di mirto. -

Fra i 'prod otti che nella mostra universale di Pari g i facevano prova. dello studio ùcUa chimica in Ìta lin, notavasi giustamente il bitartrato di potassa, ricavato dal chiaro prof. Dé Luca d i Napoli dalle foglie del mirto d'Austmlia. • OEtre al sale pota.ssit:o, questo arbusto si bene ncclimat.o nelle n ostm·e regioni meridionali e il suo congenere la mortella (myrtus commttnis, Mjrlée) producono larga. copia di olio volatile, o mit·tol, il qual e~ non è mollo, fu scalto dal Linarix a tema di tesi d o ttQrale. S i so. come il mirto fosse sact·o a V onere ])Cl' la leggiadria e frag rauzn dei s uoi tiori bianchi: a Minerva per la creduta pro]n·iet.à. dellc..s ue bacche ùi dissipare l'eubrcz;:a, e come l'idrolato d olle sue foglie lanceolari s i mel'itasse il 1\PillO ù'acquì\ degli ange li. Il mirto! ha col01:e g iallastro nello stato naturale che perde col purincamento e non ripiglia coil'e1>pos izione alla luce e a ll'aria, • odore piacevole, che rammenta alla lontana quello della tc rebin. tina, sapore alquanto acre o la densità s uperiore a -j- ìooo•. Si scioglie interamente nelle materi e grassl', in parte nell'etere e uoll'ulcole, s va pora alla temperatura orùin:wia. senza lasciare tracc;ia o macchia e bolle fra HiO e l'iO g radi. Applicato suna. pelle, il c ui epitelio s ia intatto non l'intacca, ma fri:.:za s u quella scallitta, c amministrnto uolla quantità di circa. un gramma e sotto la fo rma di cassu le gelatinose stimola le funzi oni dello stomaco e au.m eilt;~ l'appetit o comunicando all'alito il pro prio odore. A

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1258 Jliù forte dose invece produce un senso di calore nelle fauci, uell'cpigastf'io e cag iona cefnlalgia e prostrazione di forze. La sua 'eliminaz ione arviene suppergiù un quarto d'ora dopo l'amminis trazione, per vi~ dci polmoni, fors'anche della pelle e specialmente dcll'olli na, cui trasfond!ll'olezzo del giaggiuolo. • E sso adunque opera in modo non molto dift"erente dall'olio volaÙlc di terehintina, poichè aum('nta la diuresi acquosa. e diminuisce la vascolarità. delle glandole uropoietiche e qutiJ,la delle muccosc dci canali uri11 iferi. È inoltre un buon antisettico, va~ • !endo a impc_d ire lo s viluppo dei fermenti organici e a diainfcttare • le urihe guas te. • I l Li narix l'ha pure adoperato come teniafugo, e ogni. volta ha ot tenuto l'espulsione di parecchi metri' di tenia, senza J'Crò'la testa. Infine il mirto! riescirebbe util& nella cura delle brO!JCOrrce, ùelln. lrlenorragin e dcii!!- \•aginite.

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• Sopra nu nuo,·o sal e c lliuic o: idroclorato di e hi· nina e ure a , del s ignot· maggiore Dn>orx (Pha1·m. Zeilsch,·i[t f. Rnsslmul, n• 15, 18 78. - St. Pelersbiwge~· medicinisclle lVocltertscln'i[t, 2 novembre 1878). •

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Ri esci all'autore di fissare un sale cllinico di facile soluzione e ùi facile nssorbimento; c ciò oè l seguente modo: si s ciolgono 396,5 pat·ti (1 equiralentc) di cloridrato di chinina. in 250 parti (l equivalente) di nei~ doridrieo dC' Ila densità ùi 1,07; e alla solu~i o ne filtrata s i a ggiungono ()O parti (l oquivalcnt.c) di W'Nl. libera d'ammoniaca, s ciolta a debole calore o. poste in sito fresco ., per ~.:ri stnl!izzarsi. Il cris tallo che si forma in 24 ore viene lavato con a cq_ua fredda, e s i asciuga alla tcmpcrntum della stanza. L'acqua madre è pos ta ad evaporare e quindi fatta cris tallizzare. L'ultima a cqua madre d i tinta bruna ò })OSta.. in una scod ella alla libera evaporiz7.azione cla cui si ricava. tutto il chinino cristallizza to, rimanendo una massa oscura simile allo scir oppo, e cons is t ente, quasi per in ti ero, di un nuovo alcaloide; cincon ichina. Il cloridrato ùi chinina e urea si cris talliZza in duri prismi bianchi, appiccicati insieme c quadmngolari s~nzn. e stremità pinne e s i scioglie alla temperatura. ordinaria nel suo stesso •

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E FdRliACOf.OGIA>

peso d'acqua forntando un liquido di color giallo paglia a\lbastanza consistente, che non cambia alla luce. E sso contiene: 69 per 0 fo dl chinina; la sua formola non è ancora stabilita. 3 '/~ libbre di idroclorato di chinina e oncie 6 '/t di ut·ea, danno 4 libbre del nuovo sale. L'iniezione ipodermip è benissimo sopportata ; c la sua facil e soluzione c il suo assorbimento ne permettono • • l'uso per bocca. anche se esiste catarro gastrico, senza. deplorare co nseguenze dannose. • •

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Prodot U fa.rmaceut.lc i d e J grn nturc o alte rato. Xel numero d'agosto del volgente anno, questo giornale fa ceva cenno di un alcaloide; contenuto ncr gran turco guasto e giudicato siccome la causa di quella trista affezione che ò la pcllagrn. Codesto alcaloide (pcllngrosina o pellngrozeina) era nello scQ.IUpart.imento italiano del Campo di Marte in Parigi, esposto ins~• me con alcune preparazioni farmaceutiche ottenute dal professore Lombroso dal mais n(\tua·a!mentc c artificialmente alterato, c ri conosciute utili nella cura dt'gli eczemi 1 della psori:lii e nei clonsmi da parecchi medici sì Mzionnli come stranieri. La velQilosità d<;lln pcllagrosina avvertita dal Lomhroso sino dall'anno 1872, trovavasi poi descritta (grupposecondo,clusseS•, snla t•), con istile 11iano in una sua memoria a forma di foglietto . Sì fatta puhblicnr.ionc era evidentemente iuformntà al saggio scopo di spargere nella gente di contado le nozioni coa ccrnenti il granturco gMsto e di premnnirla contro il suo nocevolc nso . •

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'TIN' OCCHIATA AI PRODOTTI CHOOCI E FillUCEUTICI nella Mostra Internazionale 'di Pnrigl. (C'OJJibouaoJ<iJtf c•jl111. V. ,\', procukni•J

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P ARTE FARMACEUTICA.

I.a farmacia, la quale non deve obbedit·e a leggi ril)iide come quelle della chimica, è natut·ale che offrisse Ùn vasto campo al genio inventivo o alle applicazioni. I cou.corr~nti alla Mostra di Parigi lbeusi ne trassero partito, ma ebbero il pensiero principalmente vQl.to al lodevole scopo di pre!iental'C dei fa.rmachi, che ritiSt;is:;cro meglio adatti all'uso della terapeutica r~ se alcuni cural'Ono anche la leggiadria. della. fot·ma, pare a me possano trovare • una scusa nella ripugnanza, .che generalmente si prova. per tutto quantq ha non\c medicamento, ed è poi non di rado attenuata se non vinta con siJfu.tto espediente. A mano a mano che dava lo sfratto ai Yecchiumi, In farma cia si adoperò a sostituirli con rimedi, i quali alla semplicità, alla purezza, all'omogeneità c alla. soluzione unissero la reciproca compatibilità, l'assimilazione all'organismo animale e la prova dell'effi cacia. Nè questo tuttavia poteva soddisfare appieno la te· ra.pcutica, alla quale casi speciali cd eventi subitanei fanno. im- . • peri osamcnte sorgere il bisogno di aganti Sl>editi, comodi o, naturalmente, efficaci. •

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Da ciò pi·ovennero gli sp,aradrappi, i dischetti ottalmici, le gelatine medicate, le çnrtc vescicatorie, quelle senapatc, i taffettà fenic~tti e quelli salicilici, i cataplasmi mucillngginosi e varie altre foggie di ~edicamenti, che riscossero l~pprovazionc della medicina e de lla chirurgia. Negli sparadrappi, d ove la liscezza costituisce una buona qualità esterna c anzi che danneggiata può riescire a ccresciuta dal- • l'abbellimen to, fu nn a gara di leggiadria e pur anche .di eleganza. Infatti, oltre agli s paradrappi di diachilon gommoresinoso, di ccrotto mercuriate e di colla d'ossa, lisci e sottili come tela incerata, il Dcs noix, il Bcslier, il Boggio di Parigi e il Grorichard di Bès ançon espose'ro dci taffetta di cicuta c di tapsia garganica, molto tersi e quali stclleggiati, quali disegnati a qufldrelli. N è m'ono lisci, sottili e pastosi erano gli s paradrappi (J?lasters) del Gcrrard . di Liverpool, il quale agginnse una varietà. di s npposte in forma conica e di cerotti r~mmcntanti le bacchettine d ella ceralacca. Senza dimenticat·o la gra~tia e i caratteri n sici, il Seaburg e il :Yohnson inviarono da Nuova York parecchi ~aradr~ppi bucherellati, producendo così u.n buon sistema, poichò danto l'uscita al pus ne impedisce l'assoJJ>imento. . .Anche ~e pecettine note col nome di mosche di Milano, si tròvavano in bella condizione, a loro procacciata dal Pigeon di Me lun, ed erano, ciascheduna, a ccompagnate da un dischetto di • • gotta perca giallo, trasparente e deputato a coprirle durante l'applicazione. Per la spalmatura. di codeste materie me liicioali, fu da ta la , referenza. alla t ela di cotone, cho por l a s ua prima provenienza dalla città di Calicut not l\'Ialabar si chiama noi commercio calicò, e per la loro custodia si ricorse a scatole di <;artooe e a tubi di latta, qua e là bucherati. L e gelatine, scoperte da un farmacista s~dese e' poi perfezionate dal De Ciao, capo farm:wi s ta nell'ospedale civile di Ven~,ia, furono es poste d agli inglesi Savory e Moore e d:ti venc?.iani L eonardi e T olotti nella lor o forma ristretta od aggraziata, e co l,la sostanza medicamentosa d eterminata c divisa da quadrolli e tavolette. l:!tudiatc, a proposta. d ell'egregio generale mcd! co Cortese, nella farmacia centrale milita re, le gelatine medicinali nell'anno 18 75

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riuscirono, per l'opct·a. del (lu·ettore cp.v. Dompè e di •altri farmacisti militari, tali da essere approvate dal Comitato di sanità militare, dal Ministero della gucr.ra, c quindl aècolte nelle borse da campo per gli ufficial! medici, nei cofani c negli iaini di sanità. Per questa ragione, io avrei desiderato e sarei stato lieto di vederle nella Mos tra di Parigi insieme cogli altri preparati che • fanno onore a quella nostm primaria officina farmaceutica, e per la qualità di collega ora spero che mi sarà perdonato lo sfogo e il rammnrichio. Poco !ungi dalle gelatine, il Cntillon farmacista-in Parigi pose in mostra, col nome di ena.ztfimi (enaximes), delle falde bianche o colorite ed esse pure intersecate da quadrclli, che ·detenninamno c ripartivano la materia medicamentosa. Al pari delle gelatino erano levigate, sottili e leggiadre, ma l'ostia che forma il loro escipientc, fa resistenza alla soluzione ed è soggetta a sbriciolarsi se di recente preparata, a. in'tlincidh·e stl attempata, le rende a quelle posponibili. Il Catlllon è però già benemerito per altre fannaQcutiche innovazioni, fra le quali amo ricordare l'applicazion<!'JdcUa glicerina all'apprestamento della tintura chinofenata, in cui i materiali immediati · e solubili della corteccia }•eruvinna ~~no resi in istato di non p,ù essere precipitati dalle soluzioni ferruginose . • Un nuovo saggio della potenza eli soluzione del principio • dolce dei corpi grassi ha voluto darlo il Richardson di I ,eicester in Inghilterra, esponendo del glicerolito d'azotato di bismuto, limpido, sciropposo e privo di posatura. Se pari alla forma mostrasse l'azione, questo preparato potrebbe riuscire ben vantage gioso nella medicina esterna, dove il nitrato bismutico è particolarmonte raccomandato dal 'Velpeau, dal Riemsla.gh, dal colonnello medico 1\Ia.nayra e dallo Squire. Secondo esperimenti fatti ia Inghilterra, una PiJ'tC di azotato neutro di bismuto si scioglie • in J.U di glicerina scaldata, nel bagnomaria, a 78•, e colla perdita di una certa. quantità dell'aciqo azotico si convertirebbe in un sale basico. ·Gli inglesi Sa\·ory e l\foore ponderarono l'opportunità eli avere, n elle injezioui ipotlermichc, dei medicamenti facili ad allestire •1uanto comodi tt.J·asportarsi, p1·esentirono il più pronto alleviamento che ne nnerrobbc ai malati, ed imaginarono di esten-

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derc a tale genere di medicatunl. i preparati già imalsi nell'uso ottalmojatrico. Pertanto, olt•·o a quelli midriatici o miotici, nella loro sontuosa mostra si scorgono dei dischetti composti delle mat.erie meùica• mento:;e e solubili, alle quali la medicina dà. la preferenza nello injozioni sottocutanee. I tnbicini sono rivosti in acconcio buste, e ogni dischetto da essi contenuto porge la dose ùel m~ùil:inale, orilina.riamente prescritta nell!uso ipoùermico e solubile nella qab.ntità di menstruo, che cape dentro alla piccola siringa del Pravaz. Le pillole c i coufettini medicati sono in gran numero, siccome già alla Mostra in 'F iladelfia. A. veùerle così tonde, cosi graziose, si trascorre colla mente ai forbiti piUolaj di acé'iaj.o, esposti dal Guicha.rd in mezzo a un assortimento di portafeltri, di mortaj, di calcatappi e ùi ce•·ottiere. :àfa quando si pensi alla durezza loro prodotta dall'nssecchire della materia, la. quale serve a impastarle o ad involgerle, non si può dimenticare la prob;\bilità che esse rimangano inassorbite nell'animale organismo, oppure ne siano e:;pulse nello :;tesso stato di preparazione. Se n{: notano· però senza impasto, piccolissime e agga,:batc, che il \Vycth di Filadelfia chiama pillole compresse (pills compt·esscd). Il Via.l di Parigi non ha posLo in mostra nè pillole, nè confettini, sibbene un ingegnoso apparecchio per bollarle ed inùicarnc il contenuto, senza scapito della forma. Gli estratti, che costituiscono una. prescrizione presso a poco giornaliera c sono pure aclopcrati in alcuni prodotti oflìcinali, vanno, nonostante la cura della. preparazione c della. custodia, soggetti ad alterazioni tali da. sino imporne il rinnovamento. Pel' impedire siffatto inconveniente fu proposto di ottenerli allo stato s~co e anche di foggiarne delle pasticche, conforme all' indicazione della. farmacopea spagnuola. Ma il riflesso, che coll'a4ua d' idr~azione parecchi tra essi, e specie quelli di cicuta c di valeriana, P,erdcssero la solubilità, fece pnwalere lo stato di consistenza che comunemente si dice estrattiva c pure pillolare. Ora nella lt'I ostra di Parigi, gli estratti sono CS}lOsti nella foggia di foglie, di favi, di spagna, di spuma, più o mcuo compatti e non deliquescenti, per opera del Grandval di Reims, del Pigeon di 1\{elun e ùcl parigino Adrian. Anche la farmacia centrale di

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Francia ha messo in mostra degli est ratti seccbl, spugnosi e non deliquesc(;'nti, fra cui notnnsi '!Uclli di china, d! i genziana, d'ipecaquana, di li r1 niri zia, di rabarbn ro, di segale cornu ta (ergotinn) c <li sa lsapariglia. E ques to ri donda a onore de lla. nuova fonna, poichù il Dor vault, l'es imio diretto re di quel g rande laboratorio, nella s ua cla ssica 0/licinct eli fcvrmacia pm,tica (edizione 1S75) le si è m.os trnto contrario. La sciando da parte la questione d ella solubililà, non· si può fare a meno d i notare il pregio, apportato agli estratti da llo stltto secco, c massimamen te la conscrvuzio'ne del colot·e naturale di;' Ile materie e parti vegetali, da cui provengono. Valgano per tutt.i : il colore big<' rognolo d ell'estratto idralcolico d 'ipecaquaoa ; quello ro~~astro dell'est'ratto alcolieo di china; la t.irlta rossa. o quella giallas tra drgli estratti acq uosi di rose galliche e de i rb:zo'nti di ,.ljquil'izia. ì\leri tano pa rticolartl menzione il barone napoletano Lnbonia per il sugo di liquirizia. in form:v di palle da biliardo, e il parigino Darrnsso il quale, fra molti estratti secchi e spugnosi, ha que llo di rabarbaro in pezzi cristall ini, luc idi e rancia.t i.• Il ·narra~sc.esp o u e, ino ltre, delle polve ri medicamentose di origine Ycgctalc e not<:voli per ltt tenuiu\ e il colore natura le. U:.{uali Jlregi li banno conseguiti il Southall e il Bat·clay di Birmingham coo i loro c~tratti in polvere sottile c punto ammozzolata. ·l'er Ja· facilità. dc ll'a lt.ernzione, s uperi ore a quella degli estratti, gli sciroppi !'Cemarono a poco a poco di nume ro nelle farmacie, c, meno qualche eccezione, pcrn ettero la voga. ,che no faceva un ingrerlieute di quasi ogn i pozione medicinale . Nulladimeno la proprietà di correggere e ln.r vare i principi i a cri od a mari d oveva cs8ere s ufficiente pot· eccitare a lla. r icor c•t di un a ma niera e forma di prcpamzione, che ne assi cum~sc il conservamcnto. A si ffatto r•oncctto, S<'mb rn, s in ns i inform a.ti il Rogè c lrt predetta farmada cPn!ralo di Francia; il primo col presenta re lo sciroppo di go mmtt arnhicn. in panetti bianchi e simili a quelli d el cioctolattCj l' ultima. coll' c1'porre gli s<'iroppi di rabu r b:tro , a n tiscorbutico, di ,·iolc, di huccie cl'ara ncia, di lamponi in pezzi e in dischi spul!no~ i e nA'atto secchi. C'ndes l i sciroppi, 0 meglio estratti rli scit·oppi, corris pondono a i ~accn ruri già prOJ'l'Osli dul HC>ml, c come gli estt>atti secchi s ono prepar.tti nel vMlo. Col nornc di saccnntri di d 1ina e d i lichene,


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il Darrasse ha messi in mostra dci granelli secchi, di colore giallastro e bianchiccio. D Mouysse\, farmacista in Parigi, segui altra via. Ei po11e a partito la pt·oprirtù. dell'acqua zuccbel'ina. (e forse meglio della glicerina) di tenere disciolte alcune matel"ie . ostratthe, e col nome di estratti zuccherini (e.r:l7·ails sucrès) espose dei preparati lilluiùi c ben adatti all'apprcstumcnto estemporaneo di sciroppi c di rob, poichè forni scono dei prodotti omogenei c dosati. Si sa come l'estratto di ratanin assorbisca facilmente l'ossigeno dell'aria, c c:oll'ossirln?.ionc opponga rcs i ~> tcnza. a sciogliersi nell'acqua. (~ucs to svantaggio sarebbe adun(p, tolto col metodo adoperato dal Moupsct. La snponina, ovvero il principio della saponaria che fa spumeggiare l'acqua e la rende al tempo stesso viscida, scioglie, nello stato C:i alcolito, gli olii c le gommoresine, e coll'aggiunta ùell'rwquu no fa dci prC'parati sin bili. Perciò cs~a fu proposta dal Le Breuf eli Bnjona ncll'allcstin:ento delle emulsioni dei medicamenti insolubili nell'acqua, ed ba così contri buito al loro nome di savonèc o di saponèe che si voglia dire. Parecchi saggi di tali emulsioni sono appunto esposti dal Le Bceuf, e sono ben distinti dalla savonèa concreta, che il Broomhcad di Aberdeen (Scozia) ba prcparnta coll'olio di fegato di merluzzo, la pcpsiua e l'ipofosfi to di calce. Il suddetto alcolito si prepara, mantenendo alla temperatura di circa 100 gradi dentro a uno spostatojo immerso nel baguomarÌlj. una parte di radici sminuzzate di saponaria officinale (o meglio >di corteccia della saponaria cbillaja) con cinque d'alcole etilico a 90\ c feltrando l'inf11sione in capo a due giorni. Le savonèc poi si allestiscono sciogliendo due parti della sostanza oliosa od oleoresinosa in 10 d'.ùcole, ed aggiungendo pure 10 parti dell'alcolito della saponaria e quindi 78 d'acqua calda. N ella stessa mnniera si può apprestare hL savonèa di catrame. Col petrolio, l'incovorazione avviene iu maniera ancora più energica o al medesimo tempo curiosa, poi eh è basta un pizzico della s apo~al"ia, ridotta in polvet·e e fatta digerire nell'acqua, per formarvi una viscosa mucillaggine, la quale è poi resa limpida coll'aggiunta di poche gocce di soluzione d'acido fenico. I lettori del Giomale di medicina milìltwc già. conoscono la. va:;ilina, ossia quella. sostanza che si ricava ùal petrolio greggio 6


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dopo di averne separati i prodotti più volatili, c fu esaltata dal Galczowski siccome un ottimo escipiente delle pomate 0ttalmicbe a causa delle proprietà d'avere nessun odore, eli non ridursi in mozzoli, nè a sapone e di non inrnncidire. n Chesobrougb eli Nuora York, che ne fu lo scopritorc, la espose nello stato impuro c in quello di raflìuamcuto. Xel primo ha oelore bruno cd è molto untuosa ; nel scéondo è gialliccia ed ha una consistenza gelatiuosa che ricorda il bal~>nmo opodeldoch. Il Chesebroug mandò inoltre n nn. quantità di prodotti farmaceutici, nei quali la vasilina fa da c:.dpieute, in sostituzione della. materia gras1m. Fra essi bo notato il cerato semplice c le pomate di atropa belladonna, di acido fenico, di cantaridi, di j oduro mcrcurico, di pctt·olio c di zolfo. Non è mio intendimento, nè ufficio di passare in rassegna i medicamenti che sono chiamati specifici. Farò tuttavia un'eccezione per il ferro dialitico del Brava.is, il quale trovasi nello stato di liquido di color bruno, di pasticche giallognole, di }Jillole inargentate cd è accompagnato da ogni utensile occon-erole alla sua preparazione; per la pepsina di majale raccomandata particolarmente dal Beale ed esposta dal Morson in laminett.c simili ai canditi detti zesli; per i pcptoni di fibrina proposti dall'Estragnat e presentati dall'Hottot in pagliuole dorate e diafane; per le pasticche di emoglobina del Grinon brune come il cioccolatte c in voltate nella. stagnuola; infine }ler un elisire (Tisy) composto di pepsina, di diastasi e di pancreatina, la cui azione fermentativa è poi mostrata dal Dcfresnc con un saggio di glicosio ottenuto dall'amido nella forma di lastrettc giallo-brune e lucide. • Fu osservato che le f:umacie portatili iniziano ed aft'oltano dì ordinario le mostre farmaceutiche. lo finirò con una cassetta per casi urgenti esposta nello scompartimento inglese e contenente : 50 pillole di 5 centigrammi ciascuna di cloruro mercurioso 50 , 5 , , , crotoncloralio 50 , 15 milligrammi n , cloridrato di morfina ~5 " " n podofillina e di 2 d'e50 n n sfratto di giusquiamo. I loro recipienti erano bislunghi, più simiglianti n tubetti con piede che ad alberelli ed avevano i tappi di sughero. L uiGI ZuccoTTt

farmacista militare.


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()asl di morte per cloroformizzt~zione (Et·ìt. med. J our., ::JO juni, 4 11ncl 2j august und 1• scptcmiJer 1877 Deutschc me1lù:iuische lVochenscri(t, 9 no\'embre 1818). l. Un uomo di 27 anni dedito all'nbriachezza. venne sottoposto

ad un'operazione chirurgica nell'ospedale 1\'!lercers di Dublino, c p erciò cloroformizzato. Gli esami fatt.i precedentemente con tutta. la precisione escluùe\•ano vizi cardiaci e va.lvulari, nè presentavano alcuna controindicazione al cloroformio. A quest'individuo, in istato di forte eccitamento nervoso, furono amministrate 30,0 di 'Viskey non diluito, quindi elorofot·mizzato con le più grandi cautele nello spazio di tre minuti. Ma quasi contemporaneamente, e prima che si facesse l'operazione, egli si fece pallidissimo, c il polso divenne debole, anzi poco dopo si arrestò completamente. Si tentò ogni mezzo p er ricbiamarlo in vita, fra cui le inalazioni di nitrito d'amile; ma tutto fu inefficace. Alla sezione si trovò un deposito grassoso avanzato ed una. degenerazione al cuot·e, il quale era cresciuto eli volume; le pareti carùiache erano pallide e flaccide, quelle del ventricolo destro più sottili del normale, le valvole perfettamente sane, l'aorta. invece aterornatosa. Agli apici pohnonari si t rovarono masse caseose e caverne incipienti. Il fegato, la milza e i r eni mostravano

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l'influenza dell'uso dell'alcool. 2. S. C., di 23 anni, d'aspetto sano, fu n.arcoti?.zata. con 15,0 di cloroformio· p er un 'operazione di strabismo. TP.rminata. l'operazione, l'ammalata parlò col medico e pareva che stesse bene. Tre ore dopo, a lle 9 di sera, essa dormiva d' un sonno apparentemente fisiologico, e il polso era tranquillo. Alle 11 1/ 2 della stessa sera fu trovata morta nel letto. Alla sezione, si tmvò il cervello più molle del normale, e del sangue coagulato in varie parti di esso. L e altre parti del corpo erano sane. Fu ammessa come causa di morte uno stravaso sanguigno al cervello già. ammalato da parecchio tempo, e il vomito compat·so durante la narcosi è da considerarsi come un'influenza pericolosa che accelerò la morte. 3. U n operaio di 38 anni, dall'apparenza sana, fu cloroformizzato nell'ospedale di Londra per parafimosi irriducibile. Poco dopo le prime. inalazioni si manifestò uno st:ato spiacevole di ec-


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citamcnto, il quale, passati 2-3 minuti, fu sostituito da una respirazione tranquilla cd eguale, quando, all'improvviso, il respiro si arrestò, il volto si fece pallido e il polso impercettibile. La respirazione artificiale ripristinò dopo 5 minuti il respiro; ma non crebbe l'attività cardiaca, malgrado la faradizzazione e l'iniezione ipodermica eli acquavite. Si prosegui nella respirazione artitìci:ùe per tre quarti d'ora senza verun risultato. La sezione presentò: dilatmdone e adipe al cuore, senza vizi valvola.ri; i polmoni e tutti gli altri organi interni, congestionati. Pare che in questo caso la rnl)rte sia provenuta da indobolimcnto della forza carcliaca. 4. Una signora. molto forte, di 46 anni, fu cloroformizzat-a nell'ospedale di Moorfield per un'operazione di cataratta SP.nile. Ella aveva sofferto altre volte di difficolt.l'tdi rl\spiro nel camminare e nel salire le scale, ma di ciò non fece parola entrando all'ospedale. Cominciò coll'inspirare dell'etere, tenendosi in posizione supina ma con la testa alquanto rialzata; poi il cloroformio (40 goccic); tutto questo occupando appena. lo spazio di un minuto, quando cominciò ad impallidire. Venne subito allontanato il cloroformio; si mescolò 3 parti di vapore d'etere con una parto d'aria, e si adoperò come stimolante; ma. nè questo, nè tutti gli altri mezzi usati lungamente per richiamare l'ammalata in ~ita ebbero il minimo effetto. Il polso o il respiro si mantennero allo stato normale per 4 miuuti ibtieri dopo l'allontanamento d'ogni anestetico, ma non influirono in alcun modo ad impedire l'esito letale. Alla sezione si trovnrouo: il cuore flaccido c vuoto, la valvola mitrale tanto contratta da dare passaggio appena all'apice di due dita; le valvole dP.ll'aorta insufficienti, e le pareti cardiache adipose. Anche la superficie del cuore era molto ricca di grasso; i polmoni si mostravano enfisematici e i reni adiposi con superficie granulare. Anche in questo caso, la morte prorenne da defici enza. nell'élt.tività del cuore.

La Croce rossa. (The La11cet, London, novembre 18i8). - La Società na.zion:ùe inglese di soccorso ai malati e feriti in guerra ha pubblicato un rapporto riflettente il suo operato durante la guerra 1·usso-turca. L'opera. della Società fu, in principio, ed in. •


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gran parte durute la guerra, esclusivamente prestata ai turchi, i russi rifiutando qualunq.ue soccor so medico, fuorché ili dana.ro, che non potè essere accordato loro essendo contrario alle regole della Società. Nell'ultimo periodo della guerra la Società fu autorizzata ad apprestare salutare assistenza con vettovaglie alle forze russe sul Danubio, ed assistenza. personale, tanto medica. come di vettovaglie, ai rumcli e russi ammalati e feriti negli ospedali di guem1. sulla riva sinistra del Danubio. 11 primo provvedimento preso dalla Socretà fu di allestiJ·e con sollecitudine nel mar Nero un vascello per trasportare i carichi della Croce rossa del valore di lire 7000 con cinque chirurgi comandato dal signor Young. Questo vascello lasciò il Tamigi il 22 giugno 1877 e giunse a Costantinopoli ni 15 ili luglio. Ai 19 luglio un'ambulanza da campo sotto la direzione del dottor Armando L eslie, parti da Costantinopoli; ed il 21 dello stesso mese un'altra ambulanza fu indirizzata all'esercito del Lom. Una terza ambulan?.a. fu pure istituita vicino a Batum nl 31 luglìo suddetto. .Abbondanti vettovaglie furono inoltre mandate ad Erzerum. In ottobre nn deposito fu stabili~o a Varna; ed in novembre un ospedale di ventinove letti fu istituito a Silistria ove in appresso vi s'institui un altro ospedale di ventisei letti. :Molto soccorso fu pure arrecato alle truppe nella ritirata dei Balcani c nei due ospedali stabiliti a Gallipoli ed a Salonicco. Il corpo medico si componen di novanta chirurghi, la maggior pa.t·te dei quali prestò utili$simi servigi snl campo o negli ospedali da campo, ed uno, sventuratamente il dottor I. G. 1\'Ieyrick, morl per malattia e per straordinarie fati che. Aggiungendovi una piccola somma spesa nel Montenegro, in vettovaglie somministrate allt1 Società russa della Croce rossa, che ivi aveva interamente occupato il terreno, la spesa sostenuta dalla nazionale Società di soccorso ai malati e feriti durante la guerra fu di lire sterline 30143,5s 3d.

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RlVISTA BlBLIOGRAFICA

Sebeletrl umn.nl d e lla c averna cle lle A.rene eu.n• dide Jn·esso Fiualnaarlna. ba Savona, memoria del dottor ANGELO !NcoRo:sno. Roma, coi tipi del Salviucci, 1878.

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Nel territorio di Savona fu scoperta, nel 1876, dal prof. Arturo Issel una caverna in cui giacevano non poche ossa umane, la maggior parte aggruppate ancora in scheletri, ed altre sparse, ossami di animali ed una discreta quantità di oggetti ed utensili, testimoni muti, dice l'autore, ma non equivoci, della prima. industria umana. Questi scheletri furono accolti nel museo preistorico del Collegio Romano, diretto dall'illustre prof. Pigorini; il quale al valentissimo anatomista prof. Incoronn.to volle affidata. la cura di ordinarli e ricomporli. E questi sbrigatosene con quella perizia che gli è propria, si accinse poscia a deseriverli cd illustrarli in una bella memoda, stata presentata all'Accademia dc' Lincei e corredata di due tavole con cliciotto figure fototipi che l':llJl)resentanti, in diverse posizioni, i crani e le mascelle di tre schclt'tri completi. Le ossa raccolte appartengono a sette individui di diversa età. e statura; ma solo tre s<·heletri sono completi, aventi in media la statura eli metri 1,52. L'autore descrive particolarmente tutti i pezzi ossei, facendo notare di ciascuno le più spiccate particolarità. Fra queste ci sembra meritevole di speciale menzione quella riscontrata nello scheletro segnato col n• III, che consiste nell'avere 25 vertebre, la soprauuumeraria con i caratteri delle vertebre dorsali, compreso quello delle faccette articolari per le costo. E che questa vertebra appartenga a quello scheletro e non ad altri, oltre i caratteri esterni della vertebra, eguali a quelli


RIVISTA BIBLfOGR..\.FICA

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ili tntte le altre del medesimo scheletro, lo dimostra pure il fatto che volendo ricomporre la colonna vertebrale senza di quella, si nota subito una interruzion<>, e non quel passaggio graduale da una vertebra all'altra, che è la condizione necessaria della forma piramidale della colonna. Molto giudiziose ci sembrano le considerazioni a proposito di un 'altra particolarità comune a tutti questi scheletri, che è di avere il tubercolo bicipitale del radio eccessivamente sviluppato, mentre sulla faccia corrispondente del cubito è scavata una. larga superficie liscia, levigata, evidentemente prodotta dalla presenza del tubcrcolo bicipitale. " È cotesto un fatto tanto più importante, osserva l'acuto scrit" tore, pet·chè significativo della vita selvaggia ed in un lnho" riosa di quegli uomini. Oltre che è pw·e sorprendente, che " simile disposizione anatomica trova una specie di analogia in " tnluni ordini di mammiferi, e propriamente in quelli che del" l'arto toracico si servono non solo pel sostegno e progressione, " ma per l'arrampicarsi e la preensione. Così, mentre di essa " DOll offrono alcuna traccia i monodattili ed i didattili, invece " cominciano a prcsentarla taluni generi di digitigt·adi, ed al " massimo punto i plantigradi ed i quadrumani. L'avambraccio " di questi, servendo all'an·ampicarsi ed alla prcnsione, gode di " movimenti rotatori- abbastanza pronunziati fino al punto che " la posizione più naturale è un medio tra la pronaziMe e la. " supinazione. Nell'uomo alla prima età la. pronazione è più co" mune, infatti il radio, in rapporto del cubito, giace alquanto " anteriormente nel piano articolare dell'articolazione omero eu" bi tale. Inoltre la pro nazione quasi iuconsnpovolmente si prende " anche dagli adulti quando, essendo a giacere in un piano oriz" zontalo, vogliono sollevarsi, o quando sono assisi sul suolo con " le natit:ho. Imperocchè in tal caso gli arti toracici venir deb" bono in aiuto dei muscoli del dorso, i quali esagerano i loro " sforzi per sostenere il tronco in una posizione molto difficile e " svantaggiosa per l'equilibrio. Infine, quo.ndo l'uomo sul tardi " dell'età appoggia il debole fianco ad un bastone, ne impugna " l'estremo pronando l'avambraccio. Tutto questo significa che " natur alh è la pronazione, quando l'arto torncico deve servire al " sostegno. Nel fatto presente è da prcsumersi che rientrundo

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RTVISTA

" nelle loro caverne quegli uomini per riposarvi le stanche ffiem" bra, non potevano che sedersi sul suolo; e se è vero, come è " dimostrato dalla bella Memoria dell'Isscl, che i nostri selvaggi " lavoravano la creta e le ossa di animali per farsene utensili, " sarà vero alLresì che essi dovevano passare buona parte della " loro vita. stando a sedere; ed allora tra pel sostegno del corpo, " tra pellavoro, la pronazione dell'avambraccio diventava la. po" sizioue p ~ù natumle, percbè necessariamente imposta. " I crani di questi scheletri sono dolicocefali a forma ogivale, che è una variante della 1>irmnida le del Prichard. La fronte è piana, bassa, inclinata, fuggente all'indietro e stretta: le arcate sopracilial'i, al contrario, sono sviluppate e robuste, terminate in fuori da rozze e grosse apofisi orbitarie. La scaglia del l'occipitalo si eleva come un cocuzzolo, devia a sinistra producendo una specie di asiÌnmotria. È da lamentarsi che non siasi potuta misurare la capacità. di questi crani. Benchè sieno grossi i mnscellari superiori, la faccia resulta piccina e stretta, perchè le ossa zig.1maticbe si svolgono in fuori e in dietro con legg~ris­ simo llrognatismo. Il mascellare mferiore è abbas tanza tozzo triangolarè anzichè parabolico con grossi condili molto allungati trasversalmente. La ringhiera dentaria non appare interrotta in alcun punto, c la grandezza dei molari grossi va decrescendo dal primo all'ultimo. " Or-volendo dire in genere di quei selvaggi, bisogna con ve" nirne, conclude l'autore, essi non erano i migliori rappresen" tanti dell'estetica, almeno come si considera oggigiorno, poichè " i loro caratteri anatomici non trovano riscontro in nessuno dei •· popoli ora viventi d'Italia. La loro statum non vantaggiosa e gli " arti superiori abbastanza lunghi c mal proporzionati nei rap" porti fra l'avambraccio eù il braccio, risvegliano subito il tipo " negt·oide. " Inoltre l'appiattimento delle tibie, ristringendone la faccia " postenore, doveva produrre spostamento nelle masse muscolari " di cotesta regione, onde molto probabilmente la gamba si pre" sentava con le polpe in fuori. Carattere, non meno dei prcce" denti, sufficientemente tipico di rW'lza inferiore. " Si aggiunga la strettezza del bacino, il dolicocefalismo, can " rranio a forma ogivale, la fronte stretta1 bassa fuggente indie-


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" tro, ì sopraccigli grossi, folti, perennemente corrugati, la faccia " ampia nella sua porzione masticatoria, ristretta nella regione " orbito-nMale, il naso platirrinico, la bocca grande, annata di " formidabili denti 1 il mento aguzzo e triangolare, ed allora gli " abitatori della ca~ erna delle Arene candido dovevano ne" eessariamente produrre una figura assai più spiacente di quella " che potrebbe offrirei il tipo ncgroide. " E ssi t.uttavolta erano molto innanzi nelle vie della civilizza" zione, la.voravano la creta, appuntavano le ossa piccole di ani" mali, facendone ptmteruoli, èoi quali probabilrnehtc ne cuci" vano le pelli, eli cui si cuoprivano; e per giunta avevano già idee " della imbellettatui·a. e dell'ornamento, poichè usavano la ocra e " foravano le conchiglie. " Ma tutto ciò prova solamente che l'uomo, ncquistato il suo " posto zoologico per privilegio di nascita o per forza di pro" grossi ve evoluzioni, ha saputo conservarselo, traendo il mag" gior utile possibile dalle condizioni dell'ambiente, spiegando " tutta la energia ncll'adattnmen to; e dal suo cervello, o che " fosse rinchiuso in una scatola craniona di figura. ovale o ellis" soidea, ovvero a forma di tetto o a piramide, ha saputo sem" pre ricavare tale attività. intell·ettiva da lasciare tracce indelebili " del suo passaggio, quali indarno si aspetterebbero dia altri tipi • " animali, per quanto a lui ravvicinati da. un morfologismo, che " avesse pure apparenti rassomiglianze. n E. R.

D Direttore

P. E. MANAYRA Ookmn1lw n~;;dico, '"''~bro <UI Oor~ita/4 di sanità >lll'lil<.re :U Rodnttore

ETTORE Rt CClARDI CapUnno medico

N unNI FEDERICo, Gerente .

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NOTIZIE SANITARIE -

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Sta,to sanitario di tutto l'esercito nel mese tll luglio 1S7S (Giom ale m ilit. ufficiale, parte 2•, n• 43). Erano negli ospedali al l " luglio 1878 (1). . . . . . . . . . . 7226 E n tra ti nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11440 USCiti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10772 l\forti . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . ..... . .. . : . . . . . 121 Rimasti al 1• agQsto 1878 . .. .. : . . . . . . . . . . . . . . . . 7773 Giornate d'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 224292 Erano nelle infermerie di corpo al 1• luglio 1878 . . . . . Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Usciti guari ti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n per passa re all'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . nfor ti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rimasti al l • agosto 1878 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Giornate d'infermeria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

l 7:1-1 96 15 8652 HH9 3 1175 580 58

Morti fuori degli ospedali c dello infermerie di corpo .. T otale dei mor ti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Forza media giomaliera della truppa nel mese d.i luglio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 215946 Entrata media giornaliera. negli QSpcdaLi per 1000 di forza l ,71 Entrata media g iornaliera negli ospedali e nelle infermerie tli corpo per 1000 di forza (!.!) ....... ... .. . . Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infct·mcl·ie di corpo per 1000 di forza. . . . . . . . 42 :Numero dci morti nel mese ragguagliat o a 1000 di forza 0,71 Morirono negli s ta bilimenti sanitari milit<1ri (ospedali , infcr· mcrie di presidio, speci!lli e di corpo) n• 87. - L e cause delle morti furono : iperemia cerebrale 3, apoplessia cerebrale 1, meningiti cd encefali ti 4-, bronchiti acute 2, bronchiti lente 2, })Olmoniti acute 61 polmonite lenta 11 ple uriti ed iùro-pio-tora,ce 91 tubercolosi polmonali 15, ga<.>triti ed enteriti 2, pcl'itoni ti 3, malattie ùol fegato •! , reumatismo articolare 1, ileo-tifo 21, dormotifo 1, morbillo l , miliare l , febbri da malaria 31 cachessia scor{l ) Ospedali mi lilari (pr incipa li , succ ursa li, infermeri e di presidio e speciali) e o~pedali c ivili. (i!) ~ouo dedotti g li a mmala ti passati aglt ospeda li dalle infermt>rie di corpo.

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NOTIZIE S.\Xl'URI:E

• bntica 1, resipola 1, all~nite l, flemmone l, ascesso acuto l, fe-

rita da arma da fuoco l . - Si ebbe un morto sopra ogni 17!.! tenuti in cura, ossia 0,56 per 100. :Morirono negli ospedali civili n• 37. - Si ebbe un morto sopra ogni 83 tenuti in cura, ossia 1,20 per 100. Morirono fuori di stabUimenti san itari militari c civili per malattie 11 , per annegamento 11, per ferite da arma da fuoco 1, per ferita da punta 1, per s uicidio ti.

Stato s tmttarlo di tutto l' eser c ito n e l m ese di agos to I S 78 (Giornale rniliture tl/fìr•ùde, parte 2", n• -13). Erano negli ospedali ~ l • agosto (l) . Entrati nel mese . . . . Usciti. . . . . . . . . . Morti . . . . .. . .. Rimasti al 1• settembre Giornate d'ospedale Erano n elle infermerie <li corpo al l • agosto Entrati nel mese Usciti guariti. , per passare all'ost>cdalc

7773 913-t 10386 140 6381 197814

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Morti . . . . . . . . . .

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Rimasti al ! • settembre Giornate cl' infermeria lri orti fuori degli ospedali c delle infe1·merie di corpo . Totale dci morti o

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Forza. mecli:J. giomaliera della truppa mel mese di agosto 213349 Entrata media giornaliera-negli ospeùa[i per l OOO di forza 1 ,3~ Entrata media giornaliera negli ospedali o nelle infermerie ili corpo per 1000 di forza (2) 2,-l3 Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e 37 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. . 0,80 Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 <li forza 1\'loril·ono negli stabilimenti. sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali c di corpo) n• 101. - Le cause delle morti fu1·ono: iperelllia cerebrale 1, apoplessia cerebrale 2, meniogiti ed encefaliti 5, bronchite ncuta 1, bronchiti lente 7, })olmoniti acute 5, polmoniti lente 2, pleuriti cd idro-pio-torace 7, o

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(l) Ospedali milit.wi (principali, sUèf:Utsali, inféftMtié di presidio e speciali) ., ospedali civili. (2) Sono denotti gli ammalati pnssati agli ospedali dalle infermerie di corpo.

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NOTIZIE• SA.NITARIE

tubercolosi p olmonali 17, gastriti ed enteriti 4, peritoniti 4-, ma-

lattie del fegato l, ilao-tifo 30,, vaiuolo 2, milinre l , febbri da malaria 5,_dissentcrin. 1, cachessia palustre l , tumore maligno 2, curie 1, .contusioni l, commozione viscerale L - Si ebbe un mor to sopra ogni 138 tenuti in cura, ossia 0,74 per 100. l\1orù·o no negli ospedali civili n• 41.- Si ebbe un morto sopra. ogni 72 tenuti in cura, ossia 1,39 per 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari e civili, per malattie 14, per annegamento 5, per calcio da cavallo 1, per ferite da arma, da fuoco 2, per ferita da punta 1, schiacciato (disastro ferroviario) l, per suicidio 5.

• La Direzione ai stgnori Associati. Ecco un anno di più caduto nella voragine dell'et~rnità, la. lumd remeanda JJalu.s del poeta latino. In che modo fu esso speso 'd a noi? Abbiamo appagate le brame dei nostri lettori, come era nostra intenzione? Corri~pondemmo soddisfaceiJtemente alla fiducia oh e in nvi avevano ripo~ta? Noi uon possiamo rispondere con cer tezza n siffatti quesiti, ch e enunziamo non senza qualche trepidazione. Però ab biamo il convin cimento di aver fatto quanto ì nostri mezzi ci consentivano per raggiungere quel duplice sco po. Dovremo nui pel nuovo anno, che sarà il XXVII del nostro giornale, aggiungere o modifica re il ~rogramma degli anni precedenti? promettère nmpliazioni e migliorìe? Nun ci pare; giacchè adempiendo strettamente agli obblighi che c' imponemmo, di trattare cioè anzitutto di materie attinenti a lla medicinn ed alla chirurgia. militari e di ten er dl ictro ai progréssi èhe fa la sèienza in ogni :singola sua parte. a vremo ài che contentare tutk le esigenze e far opera vetamente proficua per i nostri associati. Stimiamo tuttavia opportuno di dichiarare che nulla la.sciel'emo di in tcntato :per n'aggior 111entc arricchire il giornale di cognizioni utili t anto dal punto di vi~ta scientifico che da quello t ecnico , e porremo og ni l'tudi.o eJ ogni cu ra nella scelta degli articoli originali e nella compilazione delle rivi•te, nffinchè e gli uni e le altre accoppino, per quanto è possiLile, al pregio dtlll' insegnamento pratico quello dèlla novità.

0.i lusinghiamo pertanto rhe non siano per venirci meno nel venturo anno nè il favore degli Associat i n è la buona volontà dei Collalboratori che ci sorre~sero finora, e ringraziando anticipatamente e g li oni e gli altri, aug111riamo loro ogni sorta di prosperità.. •• Dlo-ellere

P . E . MANAYR A.


COmTATO DI SANITÀ MILITARE Processo verbale della rium:one del giorno 6 dicembre 1878.

• Il Comitato di sanità. militare si è riw.nito nella propria sala. delle adunanze quest'oggi giorno 6 dicembre 1878, allo scopo di gi11dicare le memorie pervenute al Comitato slesso pel concorso al premio Riberi che fu promulgato nel Giornale Militm·e dell'anno 18 77, parte II, circolare n• 2, e che era relath•o ai 20 mesi 1leconendi dal 1• dicembre 1876 al 31 luglio 187d. L'adtinooza. è composta dei signori: maggior gcnerafe medico Cortese, presi.lente, e de i colonnelli medici Mnnayra, Macbiavelli e Giacometti, membri; quest'ultimo segretario e relatorc. Il signor presidente espone come egli e tutti i membri del Comitato (eccettuato il signor colonnello Arena, assente per motivi di servizio) abbiano preso in minuto e particolareggiato esame le memorie di concorso a l premio Riberi pervenute in tempo utile, ossia entro il 31 luglio H:l78, e come il Comitato stesso, costituì- · tosi in cot11missionc aggiudicante del premio, abbia nominato il colonneUo medico Giacometti suo relatore. Dà perciò a questi la paro là. 11 colonnello Giacometti legge la seguente relnzione: Il tema di concorso al premio del nostro Riberi per l'anno 1878, è stato così delineato: A. Esporre la storia scientifica delle resczioni. B. Dire delle regole io genere, oggi adottate nell'eseguirlo, e dE'scrivere in ispccie le modalitil. operativo delle più importanti e gravi. C. Svolgere le indicazioni e le controindicazioni delle resezioni, s ia nelle les ioni O'>S<'e per ferile di guerra, come nella necrosi c carie d:t processo lento. D. Fare parallelo fra le amputazioni, sia nella continuità, che nella contiguità, e le resezioni in genere e quelle in ispecie delle arlicolazioni scapulo-omerale, omero-cubitale, femoro-co-

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CO~frrATO

tiloidca, femoro-tibialo, astmgalo-tibiale od astragalo-calcaneare. Portani corredo di argomenti scientifici e di documenti statistici. E. Dire delle medicazioni speciali c degli apparecchi più opportuni, sia per condurre a buon esito gli atti operativi, come ver concorrere al migliore mantenimento.,Possìbile delle funzioni delle parti conservate. •

Su questo tema due sole memorie furono in tempo utile, cioè a tutto il 31 luglio ultimo scorso, trasmesse all'ufficio di questo Comitato. E di esse, (JU<'lln penenuta per la prima e segnata perciò col n• l , porta la seguente epigrafe: " Di!/icile enim est, ~~t qui homo si/., non in ?nu1tis péccet, quceclcm~ ?:ùlelicel penitus içptat·anclo, qnteclam vero ma.le judicanclo el qu<tdam twulem ne.r;ligCIItius scriplis tt·adendo. , L 'altra invece giunta dopo ed a cui fn apposto il n• 2 ha la seguente epigrafe, tolta dall'opera Sui progressi della chirurgù~ conservativa. nelle ferite at·ticolat·i per m·nw da fu.oco, del nostro signor presidente: • " Non posa o a meno eli. conforlat·m.i nello scorgere, elle cJ!tei principii, elle io professai e proclamai sin d(t.l1859, sieno oramai dil;enuti un assioma della m.orlenta chirw·gia militare. , Essentlo stato incaricato di riferire sull'una e sull'altra delle {).uzidette memorie, compio siffatto dovere col fare al Comitato questa succinta comunicazione. Memoria segnata col1~· 1 e coll'epigrafe lc~tina..

L'autore ha svolto il tema nelle singole parti, onde si compone: Parte 1•. - Si fa rimarcare per l'en1dizione, colla quale vi è C8posta la storia scientifica delle resezioni. i\'Ia non è sempre ordinata; n è sempre c per quanto si dere, esatta c precisa. Pecca pure per alcune omissioni ed in qualche tratto dal lato dell'imparzialità. E solo nel percorrerla si scorge come i due primi periodi di empirismo e di arte, non sieno propriamente stati fra di loro distinti, nè da quello scientifico; e come questo non vi sia abbastanza segnalato, col richiamare in

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DI SANlTÀ. AULITARE

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campo gli studi, le indagini e le esperienze di quanti nl periodo medesimo hanno dato Tita. Giacchè so in tutti i tempi a partire dalla. più remota antichità furono praticate rcsczioni ossee, il loro fondamento scientifico poi fu gettato solamente quando la. tisiologia. sperimentale prese acl investigare ed è riuscita. n scoprire, come si uniscono e si consolidano le fratture e come si riproducono le porzioni di ossa asportato. E cosifatti s tudi ebbero principio solo nel passato !>eco lo. Coli' attribuire pertanto, come fa. l' autore della 1\femoria in discorso, a Bernardino Larghi d' avere dato " l'impronta Yeramento scientifica. alle rcsezioni nella continuità e nella con• pcrchè nel 1857 sos teneva che il perios tio è In madre e tiguità, la matrice delle ossa "' è incorso in un'inesattezza. cd in una parzialità le quali mentre pregiudicano la. \7 erità storica) nulla poi aggiungono al merito grande e reale da quell'illustre operatore a cquistatosi anche in questo ramo della chirurgia moderna. Ed il vero suo merito consiste in che ha sn.puto pienamente app1~ezzare l' importanza della base scientifica, già menzionata, e valersene non solo per propuguare l'utilità. delle r esezioni ossee; alle quali il suo nome va oramai per sempre vincolato, come ben disse il Corradi, ma anche per collocarle nel dominio della chirurgia. e diffonderle, completando in taL guisa, ossia per mezzo di fatti pratici, le ricerche, gli esperimenti e le osservazioni, che iniziati dal Dazzani (1738) e dal Duhamel furono dal Troja, dallo Scarpa e da altri proseguiti. Tani:Q è, che l'Ollier, nel meravigliarsi che le resezioni non ancora si eseguissero in Francia, tuttochè il Flourens aNesse già chiamato l'attenzione sulla proprietà delle ossa a riprodursi, mercè il periostio, ebbe a dire: " En France pendant qu'on liésitait a se lancer dans la voie que la })hysi<Ylogie expérimentale venait d'ouvrir; un chirurgi eu italien, Larghi de Verceil, obtenait sur l'homme des réprodnctions aussi belles et aussi complétes que celles que les expèrimentateurs avaient obtenues sur les animaux. n Pm·te :J•. -È dall'autore suddivisa., qual' è nel tema, dovendo d.ire prima delle 1·egole in genere oggi adottate nell'eseguire le r esezioni, quindi descrivcro in ispecie le modalità operativo, più importanti c gravi.


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CO lliT A1'0.

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N ell'esposir.ione della prima suddivisione si è lasciato sfuggire qualche improprietà di locu~ione tecnica ed incorse. in parecchie omissioni, che senza dubbio avrebbe evita!o, se con maggior ordine l'avesse condotta. Cosl ei dice poco dei precetti generali, concernenti il modo ed il tempo di valersi degli isLrume nti per le resezioni e lace q uello dal Langeobeck consigliato, di avvicendare opportunamente nel praticarle il bistori coll'elevatore. Passa inoltre sotto silenzio parecchie delle regole generali più importan ti ; come quelle di seguire nel taglio delle parti molli sempre la direzione longitudin:tle, stabilita per ogni membro, di non deviare da essa per ferite accidentati, di distaccare insieme • aJ periostio anche le parti legamentose, di lasciare i tendini uniti alla capsula ed al periostio, ecc. ~ella seconda s uddivisione doveva l'autore descrivere le modalità operative delle resczioni più importanti e gravi. Esso però, senza separare le resezioni nella continuità da quelle nella contiguità, passa senz'altro a discorrere progressivamente, in quanto alle estremità superiori della resezioue della. spalla, della clavicola, del corpo dell'omero, della cubito-omerale, di quella nella diafis i del radio e dell'ulna, non che della cubitocarpea, cosi da esso clùamata; c per le estremità inferiori della fem oro-cotiloidca, di quella del femore delht tibio-fcmorale, della resczione della gamba e del piede o tibio-peroneo-astragalea. .Ma mentre indica molti processi operativi colle relative modifica.zioni e li accenna con un 'erudizione rimarchevole, pochi propriamente ne descrive nei vari loro tempi di esecuzione fra quanti sono oggigiorno ndott:tti nella grande pluralità dei casi. Ond'è elle sorge quasi spontaneo il dubbio che l'autore non abbia avuto occasione di prn.ticarue alcuna snJ vh•eote. · l'w·le S•. - La tratta col dibu.ttere prima la questione concerneutc il tempo più opportuno per eseguire le resczioni nei casi di lesione violenta. }; cl suo ins ieme è un 'elucubrazione buona, relativamente erudita cù all'uopo corredata. di d<tti stati ~ ti ci. Se non che, fra varie altre mcude che vi si riscontrano, manca di quella chiarezza elle è iutlis pensnhile in una questione ùi tanta impor tanza. s,·olgc quindi sepnratamente, rua meglio nelle generalità che


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DI SAN ITÀ. MIIJTARE

non nei particolari, le indicazioni e le controi ndicazioni delle resezioni, tanto nelle lesioni ossee per ferite di guerra, quanto nella carie e necrosi da processo lento. Bisogna convenire che intorno a questo argomento non possiede attualmente la scie.nza materiali quanti occorrono per risolverlo completamente. Sebbene però cosift'a tta ci;costanza non sia. dall'autore stata avvertita esplicitamente, pure, ad eccezione dell'ordine non sempre sufficiente e di ctualchc altro dife tto per improprietà. di locuzione tecnica e non tecnica, ha condotto a fine' questa· parte del tema in modo deguo di nota, anche per k pratiche considerazioni a quandQ a quando intercalatevi e per l'erudizion e che vi ha dimostrato. , Pat·te 4•. - Nel fare in genere il parallelo delle amputazioni , nella continuità e contiguità. collo resczionj, l'autore raffronta quelle e queste sotto parecchi rapporti, cioè del vario loro scopo, della. pratica esecuzione, in q tta.nto possa essere pilt o meno completa, più o meno facile o pronta; dell'influenza che la. perdita o non di un membro esercita sull'operato ; della differenza delle ferite risultanti nell'una e nell'nltrn operazione, della varia durata di tempo necessario per la cicatrh:zazione e per ultimo della mortalità. Se non che io quest'esposizione, che tennina col conchiudere che i confronti speciali sono quelli \·eramentc proficui nella pratica, ha emesso alcune proposizioni che a fronte dci fatti e della sàna critica non reggono. Il parallelo medesimo poi è nei particolari instituito a seconda del tema. E tranne qualche ripetizione di cose altrove già dette, l'argomento è svolto con buon corredo di argomenti scienti fi ci. È però alquanto deficiente, quello che doveva arrecare, di documenti statistici. Avvi inoltre a rimarcare il difetto di espressioni non corrette. Pa1·te 5•. -Dopo aver diviso quelle medicazioni, che tiene in conto di speciali, in duo grandi classi, si fa a dire di quelle soltanto comprese uèlla seconda e Ghe denomina m.edic<tzioni p1·eservat1·ici. E frà di esse segnatameute dell'antisettica del ~,ister, · colle moditicaziooi c variazioni che più autori vi apportarono; e di quella de!I'OIJier, dall'ovattata, ecc. Fra. tutte perÒ adoprerebbe, sono parole dell'autore, " negli ~

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COMlTATO

ospedali , per le resezioni, la cura antisettica. modiJicata dal 1\linich, mentre sul campo, in campagna e nella pratica privata, adoprercbbc una incdicazionc semplicissima, ad acqua semplice, sutura, drenaggio, compresse e bende. n P er vero l'autore avrebbe meglio adoprato tralasciando di esporre questa sua medicazione, d'altronde non così semplice quanto la crede. Pertanto è ovvio lo scorgere che con questa limitazione, dall'autore voluta, non poteva a meno di omettere quelle altre medicazion i che nella cura delle resezioni sono non solo spçciali, ma anche necessarie. Discorre poi degli apparecchi (descrivendoli <1.ll'occorrenza) più opportuni in generale per l'immobilizzazione, e delle particolari loro modificazioni, giovevoli nella cura delle r csezioni. E ne discorre abbastanza. largamente, con erudizione e discernimento. 1\ia. di quei mezzi che valgono a completare la cura m edesima, ha fatto o solo che· brevi cenni, oppure nessuno ; come: dei fanghi termali, tuttochè sieno r eputati efficaci nei casi nei quali il loro uso è indicato.

Memot·ia segnata col n• 2 e coll'epigrafe dell'opera CoRT.ES&. Il tema vi è svolto in ognuna delle parti nelle quali venne dal programma diviso, ed a seconda dell'ordine da esso stabilito. Parte 1•. - L'autore vi espone perciò la storia scientifica. delle resczioni, dopo avere premessa la narrazione dci due primi periodi, che non altrimenti dalla chirurgia, di cui sono parti in· tegranti, ebbero a perconcre lungamente. E sebbene non li designi col nome di empirismo e d'arte, cbc loro si conviene; pure ha saputo narrarli in modo da farli ricomparire tali quali furono, c da assegnare a ciascuno di essi la varia durata che, a partire dalla più remota antichità, hanno, lungo i secoli, avuto. Ed in questa sua esposizione l'autore spiega ordine, chiarezza c dovizia di erudizione. Altrettanto poi adopera riguardo al periodo scientifico, del quale con sana critica mette in rilievo quanto d'essenziale e di importante vi si riferisce; a cominciare dacchè prese a sorgere, c venendo insino ai nostri giorni.

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lnoltre vi segnala con imparzialità l'opera tanto del maggior numero degli 11ìltori , i quali con osservazioni ed esperienze intorno a l modo di rifarsi delle porzioni d 'ossa asportate c con protratte osscna:doni riuscirono a porre il fondamento fisiologico delle resczioni, quanto di quegli altri, non meno dei primi bcncrncriti, che seppct·o del fondamento medesimo valersi pct· propugnarc la importanza di quelle det te sotto-periostcc o sotto-capsulo-pcriostcc, c per introdu1·lc e diflondcrle neUa chirurgia moderna. ]Ja~·te 2•. - L'autore si apre g iudiziosamente la \~a a trattarla, col dividere le resczioui a sec!ondn della definizione che ne diede rHcyfelder; coll'mdicame il duplice loro scopo, e col designare il metodo sotto-pcriosteo o sotto-capsulO-JlCriosteo a sc·guir:;i di preferenza, onde conseguirlo. E dopo avere stabilito in che consista siffatto metodo, quale ne sia. la base scientifica, ed avere così messo in evidenza i reali vantaggi, che dipendentemente da questa l'indicato metodo arr eca, passa a dire : l • Delle r egole generali, oggi adottate, nell'eseguire le resczioni ;

2• A descri\'Ct'C le modalità operative di quelle più importanti c gravi. • ~

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Questo compito, è vero, non poteva riuscire gran fatto difficile all'autore, inquantocbè cosi le prime come le seconde si rinvengono nelle opere (e sono oramai parecchie), che furono in questi nostri tempi pubblicate. Ma non è meno vero ch e ha saputo soddisfa.rvi esponendo con bell'ordine le regole generali intorno all'uso degl'istrumenti, alla posiZ'i one da darsi all'operando a seconda della varietà dei casi, alla divisione delle parti molli; all'apertura della capsula articolare ; al distacco del periosteo ; all'asportazione delle ossa ed al t.empo più opportuno pcz· fare le r esezioni ; non senza avere ac• cennato a suo tempo hl.cloroformizzazione e l'ischemia. E vi ha pure sodilisfatto coll'avere con precisione (tranne qualche lieve mcnda) c con discernimento descritto le modalità operative di esse, nella continuità e nella contiguità e fra queste le reputate più importanti c gravi, ossia per gli arti SO}Jcriori la scn]Julo omerale (compresa vi la resezione del capo articolare della scapola e l'estirpazione della porzione piatt.a. di essa); la cubito-


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COMITA'l'O

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omeralc e quella della mano; e per gli arti inferiori, la coxo-fcJuorale, la tilJio-fcmorale e la resezione del piede. I'arle III. - L'autor e ba. creduto eli contenersi come segue . nello svolgcrla: 1• Ha designato e sottoposto ad esame . le indicazioni e le controindica~ioni in generale delle resezioni, tanto nelJe lesioni . ossee per ferite di guerra, quanto di quelle nella carie e necr;osi da processo lento; 2• Eryosti i precetti generali, cbe riassumono lo indicazioni c le contro indicazroni delle resezioni delle lesioni ossee per ferite di guerra soltanto, è passato a trattare in modo particolareggiato l'argomento medesimo, in quanto ragguarda. alle resczioni ncll:t continuità (dette dall'autore ossee) c nella contiguità degli arti superiori cd inferiori sepamtamente; 3• Ha per ultimo discorso rleJle indicazioni e controindica- . zioni delle r esczioni nella continuità e neJla contiguità degli arti nei casi di carie e nccrosi da processo lento. Quest'ordine drul'autore tracciatosi, Yuole essere posto in evidenza, siccome quello che contribuì principalmente a metterlo in grado di dare a questa parto del tema uno sviluppo pari all'importan~a grandissima di esso. Nel tratt aria è poi riescito, valendosi appropriat-amente, • con opportunità e pcrsp i cr~cia degli studi pratici e dei risultati statistici che venuC'ro su r1uest'argornento pubblicati, a svolgcrlo largamente e per quanto i progressi della scienza lo consentono. Ciò non pertanto sarebbe un errore il credere che quest'elucubrazione, non esente da qualche menda per omissioni e per impropriétà di locuzione , sia completa. Perocchè .questa delle indicazioni e dello controindicazioni delle resezioni è uua questiono, la quale ancora sub jwlice pendel. Ed a risolverla del tu tto occorr.ono pur troppo ulteriori .osservazioni od e&perienze. L'autore medesimo d'altronde non si fece veruna illusione su • questo riguardo; tantochò da buon conos~itore, quale si dimostra. della materia, che aveva per le mani, premise, nell'accingersi a trattarla, un'esplicita dichiarazione in tale senso. I'arte I V. - Ne fa precedere la trattazione da alcune con,siderazioni generali, aventi lo scopo di dimostrare come i dati statistici, i quali si posseggono attualmente intorno all'argomento .di questa specialità della chirurgia conservatrice; sono per un

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DI SANITÀ MILITARE

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g1•ande numero incerti cd incompleti ; vale qun.nto dire insufficienti per modo da riuscire giustificato il timore d'aYcrc a. vedere fra non molto tempo contraddetti da nnove osservazioni e da. ult eriori esperienze, quei corollari medesimi che sono oggigiorno Ticcmti in scienza cd adottati in pratica. E probalJilmcntc s i verificherà questo fatto (dice con ragione l'autore) n.llorquàndo saranno resi di pubblica ragione i risultati clinici che fni·ouo raccolti nell' tdtima guerra russo- turca. A malgrado di questo s'tato di cose, non molto confortante, l'autore attese con buon volere e cou cosclienza allo sviluppo del· l'argomento in ogni s uo. parte , sccondochè fu da l tema s tabilito, come pure neUe gcnemlità e nei particolari che ci si riferiscono. E nel riandarlo occorrono a rimarcars i :l'ampia erudizione c la retta crit.ica che vi ha spiegato; il corredo d'argomenti scientifici è pratici, nonchò quello delle pregc\·oli t.·wole statistiche onde l 'ha arri cch i ta. Pce1·té V. - I ndicato il duplice scopo, c he lo. cura delle rcse~­ zioni deve prefiggersi di conseguire, espone partitamcutc le me-

dicazioni speciali, compreso. l'antisettica, a seconda dci casi modifica tu. Descrive gli apparecchi, all'uopo oppor tuni, ditl'us amente e non senza entrare hei particolari relativi all ' u so~ o.l quale de\'ono servire ed al modo, con cui si hanno ud applicare praticamente, tanto gli uni~ quanto gli altri. Discorre inoltre dci mezzi di cura da attivarsi onde compie• tarlo., avvenuta che sia la cicatrizzazione dello. ferila di resezione, e di quegli altri ai quali si deve ricorrere sempre quando l'esito non abbia corrisposto, come ud esempio nel caso di articolazione penzola. Quest'esposizione è non altrimenti delle altre, ordinuta ed accurata, nè l'autore ha omesso d'intercaJarvi acconcie e pratiche cons iderazioni.

Conclusione. Le resezioni costituiscono oramai una parte preziosa della chirurg ia conservatrice. E qun.ndo ricordare si voglia che gli itul.iani fra i primi a.pportaron a queste O!>erazioni uno splendido contributo, tanto scien-


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COMITATO DI S.\.NITl MILITARE

ti'ficamente, quanto prn.ticamcute, c si voglia anche pensare alla necessità, par troppo frequente, quanto ineluttabile, che in guerra si presenta di csegu.irle, non si potrà a meno di convenire che il tema proposto dal Comitato pel concorso al premio Ribcri per l'anno 1878, era uno dei più appropriati ad essere trattato e svolto dai nostri medici militari. Senza dubbio, non tutte le questioni in esso comprese possono al giorno d'oggi venire completamente risolute. Ma è anche da

ammattcrsi che in questi ultimi tempi hanno fatto cosl notevoli progressi da maritarsi lungo studio per un adeguato apprezzamento. Il tema pertanto mentre aveva una importan~a grandissima. sotto !!aspetto scientifico, si era prefisso in pari tempo uno scopo reale e posi ti vo. Ed è questo, che i concorrenti al premio dovevano specialmente proporsi di conseguire col mezzo delle loro memorie, di compilare cioè sul proposto argomento un'opP.ra di utilità pratica sonattutto. E delle due memorie che furon0 prosent.atc ed intorno alle quali ho avuto l'onore di riferire, quella segnata. col no l e collo. epigrafe latina, vi si è, a mio avviso, di molto avvicinata., mentre l'altra segnata col n• 2·e coll' epigrafe : Cortese, lo ha raggiunto· Questa costituisce nel suo complesso un'elucubrazione, alla quale il nome di monografia si conviene. E nel proporre che le venga con fori to il premio stabi li to, esprimo pure il voto che al· !"autore della prima sieno, a titolo d'incoraggiamento, tributate espressioni di encomio. L. GxACOMETTJ1 t·elatore. l

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Il Comitato approva ad unanimHà le ronclusioni del rcla·

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tore. Quindi, aperte le schede, in quella che accompagnava la memoria n• l si legge: Dc Carolis Gio. Battista, maggiore me· dico nella. R. ~[ari na addetto a.ll'ospeùalc principale del 3° dipar· l i mento marittimo · Venezia; e in quella del n• 2: Dott. Raudono Francesco, capitano medico nel reggimento cavalleria L odi (15). Il dott. Randone è perciò eU cbiarato vincitore del premio di lire 1000 e il do tt. Gio. Battist..'l. Dc Carolis degno della menzione

if'·(·_)-.,~orevole.

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Ro1na, li 6 dicembre 1878.


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INDI CE MEMORIE ORICINALI. ARRI ENRICO. - Due mesi ne l re parto di chil·ur~ia della dire1.ione di s:1ni1à militare di Torino . . Pau. 881 0AnOn'IO FI{I.ICE. - La g~tseroina e I n pilocarpina 11t•lla l11'aiica ocu lisli<'a . . • 81 1 CALVIBtu GIULIO. - (Ju ali mezzi possono contribuire a mi gliorare le condizioni sanitarie dell'ese1·ciio i1aliano. . • m CAoUtATÙ CELES1'1NO. - Dell'milità dei vescicanti nella. cura devii essudati pleuritici . . • 7;:,;> Cono:o:A AuousTo. - Cont1·ihuzinne allo studio delle loc:\lizzazi oni ce1·ebrali . , • • • 531 I'I ORl Cl!&\l<E. - Un caso clinico . . • 457 IMilRIACO. - t:n caso eli r ot mra traumatica della vrscica. 1073, 118.3 ~lA NA VItA P. 1>. Rdazione sull':u'lùarne nto e ri sulta to d elle curo balne<lri e ich·ol\iuichc d~ll'anno 1877 • • 225 Omw. - Sul vlrtts ddln siHiide. . • 1195 PASCA CAMII.I.O. - S in ov ite pnrulomta acu ta • • 5 PARIS A:o:Dru:A. - Re ndiconto stal istico d~lla rMisione delle recluto della classe l!lG::>- :;6 pre>l!o il distretto militaro di P eru~tia. e dell'altezza e del peso del corpo in t'apporto della circonr.. renza tomr.ica . • 113 P&R!Ho;o: m:1'TI-A:->TONJ:>J C.\lu.o. - La tmtO)<enesi dell'insol azione. • 807 Pl\.\TO Do~Jt::->ICO. - Ferite dn punta e rag lio con nntevole scopPrtura d'osso, e ripetute emorragie. Allacciatura de ll'a rte rin felllOI'ltle. Guarigione . • 20 HICCA Rotn:nTo. - SIOria clin icn di un c:aso d' inne~to epidermico felicemente riusciuto. . • la:/' ROSANI(lO ALLIKI\TO. - Relazione circa il risulta to della leva dell'anno ll:sn nel circondario di s. Angelo dci Lombardi. . • 41!1 SAOO INI FtuscF.sco. - Rcla7.ione sanitaria s ulle cure praticate nello st.al>ilimenlo idropinico di Recoaro per l'anno ISn . . • 337 :SOnM.,:o:r GIUSEI'PB. - Considerazioni critiche sulla mortalità dell'esercito italiano . . • 29 • - Importanza, vastità ed utilità dPlla il!'iene. l'•·eleZtone :LI (·orso d' i ~ie nc pubhlicn nella R. t;uivcrsiti\ di J>a,·ia, letta il 2::1 marzo 1Si'l! • • G75

RIVISTA DI CIORNALI ITALIANI ED ESTERI. RIV1STA

MEDICA.

AciJo salicilico nell"orinaPaf!· ·191 Aconito e aconitina (LF.vl). . • 150 Alcooli smo cronico con de liriuru tremens (ARMil8TO) . " 35 AlcalOidi della Chin:t e la morfina arnudnislt':\Li simull;\laeanU'nlc (SRILI,.ERll ) . » 100'

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, INDICE

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Aneurismi alle valvule cardiache {ll t.Acn) . Pau. 1000 Apoples~ia ea ng uigna cer<.>brale c urata med iani~ le iniezioni SOtt.ocuwnec d'et·~o:o~ina (FosT>:R) . • 1212 ,. 4T~ Ascessi po lmo n;ll·i ( I .EYD J::~) • • Asma urernico (CL n' FORD Al.LBl!TT). • rn AleiOSi (HA~l~IONO) . .. 705 All'Olia IUlll;COiare ()I'O!!I'CSSh·a (V!ZIOLT) • 468 Azione d el fert·o, dell'olio di fega to di mct·luzzo e dell'arsenico s ulla qu~nt i tà dei g lobuli Sa ngu ig ni (Et.DR!ODK , COT!.f.:ll, EWARD H. Dll.ADl'O flD) • !l31 Azotai<> bismutico basico (sottouitr nto) • 496 •llll!!ui tertuo -minc raJì ne lle tunl;t llie di cuor e (C.,POZ?.t). ,. 34 Bellad onna co111e rimed io cOI\ll'O il collasso 1\\'soEtl) . • 278 Cana pe indiana nella cu ra. della. epiles~ia (StNKI.ER) • 1111 Calco li bilt:u·i e le lor o rela.z ioui )lltto logiche (BBNS.I(S). • 1111 "(;litrofobia (RAGG I). ,. a92 Cl orido·ato di po lica o·llina (Cu nsc mtANN) , • 4!11 .Co01a per a lcool • 1221 •Conft·onlo fra l'nrscrÌico e l'olio di fo>galo di merluzzo nel u·attamento curativo d el'a tis i polmo nat·e {HENDU). • 828 Contrattur a nell'ALass ia loco nootrice (ONlM US) . • 819 -corre nti continue - Intlue nza d ella lo ro 'direzione (ON I~tus). • 4i5 Croniche affez io ni di pe~to nei soltt ali e osservaziotli so1>ra a lcune nor me pr ofllalticiJ e {KNOF.VENAOEI.) . • 374 Deposit i di vi~rmento nel cervello r esult.anti da ll' inwssic.uione p alustre ( !IMtMO~u) . c ~7 Dtabete fosfatico (TetssteR) • 98 Di abete - Sue teor ie . ~ 1220 Duboisia mioporoide . • 488 Eletto·icità nella sciatica (nuzz,,Ro) . • 602 Eletu·i ci tà o el von1i to oen·oso IS>;~L\IOt.A). ,. 280 BmoglobioUt·i a periodica (Ltc nTUt;IM). • 823 Emorroidi inte rne c urate wedi.mte la !!liccrin a ( You;-;o) ,. 28·1 Enlerocli smo nelle malauie int~st inali (CAN1'ANI). • 696 F a radizzazio ne d ella milza nelle fe bbri in lermittenti (TSliULOWSKY), • 596 Febbre cet·ebr o-spiua:c fata le peo· r<lltur a d ell a milza (MACl.AOAN) . • 924 F ebb•·e tifoidea ne 'le caseo·me (Co t.lN) . • 147 F eguto - Ricerche ana1omiche e 'lperioucutali sulla J>ntologin d el Ce~nto (P. lo'o,\ e G. SALVIOt.l) . .• : ,. 1218 . ,. 14lì F osforo nella cura d ell'a lcolismo cr onico (D'ANCO:-<A) . G l i ~o~ou·in :,i nlomnti ra dell a cil·t-osi epalica e de.JI'a'"'elcnamento coiJ'orpio (QU INCKil) . . • 155 Glohuli ue l sangue. Lor o quantità (CGTLER e UtuoFORu). . ~ .1Sf> In oculazio ue sperime n tale cie li ~ ti si mili:tr e acuta p er inspira.z ione degli sputi diluiti dei tis ici (TAPI'E l:-tl e R) • 1010 Jod oforn.lo 'Il sua e fficacia ·cur~llvlt pr oL~>:scnOTT) • 7os loduro d i pot:tssio e ioduro di e tile n ell'ustu!\ (.si!,;) . .. 331 lltcr izi:t emafc• ic!l (ll~tv.n·~;~- lltll SAC) • -l$2 J,a r ingosco pio con~c meno di di :•gnvsi d ell' une uriso na d ell'arco d el1 l'aort:l al SUO ('SO rdi O (FAt; VEI.) . • 151 Magne te ~u i disJ ut·hi della sensibi lità (Cn <~cRCOT) . • Sin ~.l :tÌ:i (l!'l':tliO turCil) nell'alitllCIItltZ iOne (GUBLKR) . • 5Q5

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.. INIHCE

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Manifestazione e cause di basse e anor rutùi tcmpcm tu r e <1<"1 corpo (lìLA~l, lt) . M~todo ~ranc·n nèll :t diagno~ i delle malattie ( ~l.\ RE r)

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032 • 692

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Mioc<mlite (Runu;;) .. 1114 ,. 479 Nen t•si per· cnJMionc (flERuER) • Occlusi one imcstin::t le completa duran te venlun ~io.-rti - \·omit i fec:lli. ecc. - Guar igi6ue . . • 1.222 .Odori esu lati dai coq•i umani in certe affezioni del s istema neJ•,·o~o (RA~IMO;<I>) • S31 Pa r al isi con vizio cardiaco negli a poplett ici (GRORut: L) ,. 37$ ,. 4 S.~ l •nra lis i del nervo ;·n g-o (Ttt..:zt: K) ,. 818 J>;md isi pet·if,·riche ( EJ<NilARuT) . . ,. 2S3 Pa•ri!onite a corso r :..pido senza febbre (LAPI'0:-11). ,. 492 Pilocaq>i . • 473 l'leurite - Sua Clll'l\ - Sue C:lliSC (Bt;RilESt) . .. 152 Pn eumonia (ll t:IDENIIA IN) . Polnaon ite acuta rig uurdata come una nenite del pn euruogaslrico (FF.I\:-1f:T) . • 483 .Prnniassi delle infr-eddature. . . • 3S4 'Relazione del nervo pnetuno:;'astr ico colla pncumoni rl (Sr:.t~ERi . ,. 151 Respirnzionc - Au1nento d elle influenze normali dell a 1·espirazione su l polso nei c:tsi di aoe111·isma int.rat or a<:tco e ùi persistenza d<>l cana le a rr.erioso (FH AI' CK) . • 1223 n e uma1iS1no spi nale (VALJ.IN). . " 272 lHta.·do ver o e rit<trdo appRren te del polso lll'll'in,;uilì eienza ù<.'ll'aorta e oel.l'aneurisma del suo arco {FilA NCK) . . • 3S2 S3 licaria · . . • 493 Situpatico e sue al!e1·azioni in un caso di anem ia per n icios;t (Bn to iOJ) • 598 ;simpatico e sue alterazioni nel di abete (JouN PoNtKLO) . • 275 Si mpatico e s ue alte•·••z ioni in 1111 caso d i ipennegalia (llnro iPI) • 5S8 Singhiozzo ostinato (F ..vum) . • • 232 solfato di conc lainina nella infezione d:1 malaria ( ~lA CDIAveul) ,. d81 Tabe dorsale ( l EROER) . " 155 Tem p<•J•alu l·a nella e n1nr'r agia e riel ·r ammollimcnto cerebra le (li UT II')• 830 Temp~ratur(l loca le nella ti si pol monar c (f'ETF.It). . • 1\IS traspi1·azione - Su:< influenza su lla temperatura febbrile (Svo:-;gy RI1'101::R) . • 1214 Tremolìo consec utivo al.le malattie acule (CLr;M e::-~-r) . . .. 1S4 Tube t•colnsi polanouare - Trauamen to con la cauter izzaz ione punleggia ra

" 1211

Urea n éll'a trofla muscolare progressiva (t.AULlE) Vaiolo e vaccina (~IAJ..CORPS)

,. 281 ,. 4SO

RIVISTA DI CJHRUROU.

Amputazioni esegui te nello spedale di Betania io nerlino d;~ I8'i2 a l 1~75 (GiiET.EROOCK) . . l'a.g. 721 Alterazioni di forwa e di ca paci tà de ll a vesc ica urinaria (MAJ.t.Ez) ·• 176 Aneurismi delle dite Ì\rlcrie poplitee di non comune grandczz;J (GER.St::>~ Yj • . • • . • • : . : . • • . • • • • • • • 171)


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INDICE

.\n~ul'i sm:t

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p opliteo, legatura tlell'art e ria fe mm·ale, d e lla fe moralo profo nda. d e lla fen10rale comuni', cle ll'otlurall·ice, dell'iliaca esH•rrw e d E>ll'iliaca p r unitiv:t - m o rte per emorragia secoudnria (W 11.\J<TO:O:) . Pau . 515 .\ne ur·i srni c urati cc•n In. corrente l'lettrica estern amente applic<ota (Vmo r. r) . • 1238 .\nnotaz io ni c ldr·urg ic ltc (PAftO:O:A) • 2S5 Appare~chi g-cs~ati n e lla c hi r·trrr:i a tli g ue rra (:\ETOL tT7.K t) • l~ Arlritid(' tllhPI'ColC'IS<l (LA SNEI.ONOI:E) . • 531 AsCeSSO tl'ill tlll:lliCO <1('\ ft•j!alO (G . HU~'A.I.I:O:I ) • 62n Aspor·wzio rw tota le di vultuuinoso I{Ozzo i pe rtJlastico con esito ft.>li ce (IIOTTI:O:I) , • 3;l.'i Hagnc) d'<tN(H~ n o n intPr·r·o tto n e lle mala tti e e~terne (fiEilRA) . • wro 13tC<cl'lJOn alO di SOtla nt!\1!~ SCOt t:liUl'(' (\\'ATJ;:RS). • 177 flromur·o plltassico come causa d 'inOa mmazioue dc;lle par~li rlt l concl(lllo udith·o estern o (G tltJIJ~: :<) • 1127 Cauterin P:Htu e lin , teoria e modo di a<loprarlo. ~ 94~1 Clinic;• de l pr·M. llillrcll h dr Villllll:l (l'P.UOP IL) . ~ ~.:1 Clinica chi ru•·gica <le i pro f. 1\onics in Duda -l'esl (no r.r.rsct: n} • 1121 Corr·t'nle elo,ttr·ka e~t e r·n;unentc applica la pe r la cura d egli anem~smi ( \'IZIO t.l) . • • 1233 t.: ura d e lla ~ciatica per m ezzo d e llo stir:unento del ner\'o sciaùco (Cur:-:~:).

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Cura cJ pll 'ato nia e d e l catat't'O \'E'Scicale con le iniezioni d i er gotina • 29$ (L,\NGESDECK U ISR.\El.l . • 29') Cu•·a d e l !IUZT.O cu ll e ini ~ziun i di e rgc>t ina (roonrr. r.) t; ura dc' lla cnsxal)! i:r e rn•Hor·i hi;ll1c hi d e l ginocchio col met otlo de lle trazioni cont inue: altro h\lplicazion i d i questo me tochJ (PA:<AF). • 52\ tu ra dei vHs:un<•n ti d,,, ginocc ~io pe r nwzzo dell' a~ pir:azione (Drr;r.;t ..\FO I') .

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;)9)

rura chirur·;.:ica •Ie ll a fe blwe traunnu icn n elle fe rite <l'ar·ma da fuoco ( li u ~:n:rt). . 60~. 707 <" ura d c ll'cntt:r st rozzat<• coll' e r·:;orina (PLANAT) . • 623 llr lutazi<Jne d e l c:uwle dc:ll'ur<ltl';t t>cr mezzo dd l' uriua {BÉnr,:sc.; EnF t:t<Al>JJ) . • liS lliFa rticoln~i•r ue d e ll<l r.nsci;r c lln l'ansa g;tl\':lnic<l (Tru••\UX). • IS3 ni scus~i on c .sulla c.liZ' ~ u·1 kolit:d nne

<h-Ila

cu~ci a.

a ll'.\ccaùemia c 1tUa

Sociclà di chi r·ur·l.(ia tli Pa rigi . Emorroidi. Loro 1l'(liC:ttu (lntn cll1rnr·g ico ( LA:"'\ OJ-~ ~oF.rK) EHostnsr cb ur·uc>:l eh u rnbo ~li or c;.cc hi (r.rorw ro ~· rer.o) . lèolil'puz ione d l·li;L la l'iup;c (LA:<oesu~:ç K).

• 51\1 • 293 • !~17 • I!.S'J

E~ti rp~Jz ion e d'tua r ene ( I.A~Wt::NHt-;cK) .

• 11 25

l·:~trazi o ue di una p a lla

conica d opo Il anni e 22:1 ~io•·ni (SC.H"FRAN CK) • 357

Eliolo;(ia di'l v:il'icoccle (fL\I:' JOT) • 6t> FPhlwe tl'anm:ttic<t rw lle fc• r·ite pe r· arura rla fuoco (JH;&TER). . 603, 706 F e l'i t.a pe l' :u·nra rla runco .wlla r·pgion e d e l cuore (Soct:-:). • 167 Fe r ita da c:nlpo di pisrnla ((;,,v SIIUTK) . • :.33 l'e r·n.1 d'a •·n c<t da fuocfJ d(' Ila r er.:ion o f•·ontale d csrr·a (nuoou·r- nAt.l ,\')• IOI·i l"e•·ito penctr·anli tle l peli o (llnoc-'). • 1019 l''r a tlure d e l baci n o (R 11>01:-IGUR). • f!97 Fr·au ura clelia piccola ttpo tisi dt• l calcagno (stt~·tel'lta• ulu >~~ tali) (.\HEI,) . . • ~

(


• INDICE

12!)1

•

Fratture de l e•·nnio p t-1' eonlr accolpo (PERiti:-<) Fati· Gasl a·owmia per I'CSlrin p:i lllent o esofag~o (1'aF.soELE MBuo) . • (:licerina e sua influ enza sui coceohatteri settici e nelle infezioni settiche (~ftKUI. I CZ) • t:onOezza ai pied i (sind ~s•nìle metala rs~a dell a funtl'ria, in conseguenza di marce faticose) (Wt:ISB.>cu). • • ttlrartro int emliu t>nlc (l'AN.>~) . . • Tn su ll\azwne di aria nel tes!l uto ct>llulnre sottocutaneo per facilitare ce rto opca·a zioni chi rUJ·p;ich e ( nonJu:L-HONCIP.ItE). . • f•·rit azione crOna ca della ,·esc•ca curata con la soluzione di chinino

ll:i2

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:,:!:\ W7 507

2'.17

(:-;UNN) • . " J!!l;l Les ioni tlel capo - l'rohahile frauura della. base del cr:lnio seguita tla sorclit i• - Guarigione ( f.F.vl). . - !!:13 Lesioni u·altHlllfic hc e delle f•·attm·e complicale dd lc c:st r em ità, Clll'lllt! med iante l'nkot11 canforato, con t"•·onto di l(uesto metodo con 'llll' illl di Lisll'r (I<ORl.KE). • Gl6 ListC'r - Medi c:ttnra all a Liste•· nelle scottatu re (Huscn). . • 626 Litotrizia •·a pida (l:lroP.J.o w) . · » 12-11 Lussazinnp nnil:lt('J.,, lc delle vcr leba·e del collo per st it·amenlo muscolare (\\"iJ LK &R) . . • 2913 T.uxittio atlantis ,·iolcnta (t:nr>ll, IIAo t:)l,\NN, Bot:TTOEil) . • 535 ~lidol l a ns~<·a- DivHse ca use che pOS$OUO provocm'Lll.> l'inll:uun•azione (Rost::mAcn) . • 293 ) fixPdema. . • 12.13 ~lo a·ti improvd sc in conseg nenzn di ga·a ,·i scoltat.u re (Po:<t'ICK). . . • l:>~ ~OlO c li nico-sta ti st iche (!O:c.~ t..?.l) .

.

•

W.JO

:-:uo,·a malattia delle est remità inferi oa•i . • • 1231 fJs pPd:• le di guerra te mporaneo sotto In protezione <l<'ll' impPratrice l\! aria nel monast~ro dell'Assunzione tli ~!aria in s istnva (1\.\D F.) • 4il7 P npillorna della laringe felicemente a spoa·tato mediante la l:U'ao:;otracheotOmia ~ eo e I.IST&R) . . • :.ou Pe rcussione dcllu ossa (LiJcKe) . • 5!1 Pe ri coli dell' en trata dell' a l'in nell e ve ne, durante un• oper azione ( FI~CJH:rt) . . • 627 l'it>min - MNodo opHativo per combatlea·e l'incipiente pi ernia Sua intlu enza (" R" us~o r. o). . • 1232 Posizi one de;;li Mti. Sua influenza sulle articolazioni dal lato fisio. • 525 logico, clin ico e terapeutico (~IAS!'E) . Proposte rigu arda nti la lfledicatura nn_tisettiM (TuntsCHm) . . • 1023 Proces$o per far penetrar" l'aria compressa ed i vDpori med icame ntos i nell'or ecch io medio senzn il soccorso del catete1-e (l.ev t) • S37 llaschi a rnento " cau terizzazione col l>romo nella cura del cancro (:>iOVARO) . . • Jì:l • Rcsf' zioni articolari al VI congre~so della Società tedesca di chirltl'gia (IIUETER) " ·Il R<'SPzione dell' nrti colni one della spalla (EsMARCK) • -1'3 RCSE-7.iOne dell'eso fago (CZER:-IY) . • )72 Resczione dell'nrlicolnzione del g inocchio (!'TARli) ,. :>:lS Ri cognizione del sacco ernia rio e del viscere strozzato nelle ernie i n car~eratl! addominali (ScOTTI). • 1132 Ristringi10enli dell'esofago (ne r. Gn eco) . • 175 'Ristring imento dell'esofago (Boun) . • 1021


•

1292

•

INDrCE

Sifilide costituzionale- Cenni critici b'lllle moderne idee intorno alla influenzn .delia s iJllide col!l.i tuziooale.sul co rso delle ferile l'i portate iO J?;UCITa ( I1 USTE1lllc»'l') • • Po(J. 1236 Spleuotomie di ll!J.I,ROTR . . • lUI Sutura d e i umdiui dal punto di vi<>tu della medicma operatoria ( l.E DENTU) . • 181 T E'reheoe nella chirurgia (WADDY) • • •• • l~ • liSI T~tauo u·au m:<tico. Coutdbuto alla sua ter apia (FANT6Nl) '1'1·a tta menw diii f(lcolai purulenl.i -con acqua salata (AULMOIT} • 951 Tra umatis10.o del plesso brachiale (PA"t~<Mt) •. ,. b1!8 'fraurn at is mo del midollo e dell'encef.tlo, commozione o cont1111iooe del midollo, e guarigivne (Gnoss~T) • 1016 'fymol e i l suo uso nella cu1·a antiseu.ica delle fllrite (RANK&) . • 513 Ulcera del r etto tclismatic:t) (li.01iSTt:11) . • 2!kl Ve•·~amento di olio io segui tu a ù·atlura della> gamba (FsttRIEn) • 1012 RIVISTA DI OCULlSTICA. A litigmati ~mo. Mezzo pra tico per riconosce•· lo (BAr<DON) Pag. 303 Ble fa rite ciliare. S uoi ra pporti coll'umetropia (louN RoosA) • 63 Bleforospasmo curato col nitrato d'amilc ( IIARLAN) • ~ C'-<tlabar e il s uo uso te rapPutico (WEB>:R) . • 300 ChPr :tl il ll tlemmonosa c u,·ata con l'eseriua (GOTTI) • 1143 Clleratoscopia come mi"ZzO diag nosti CO nei dh·ersi stati ame u•opici 63Q-7~ d t'll'occh io ()fENGI:>:) . Cura ne\'t·o-dinaJuica in certe ma lalt ie degli occhi (CuAPMAN) . • 393 ni s1urbi \•is ivi in co nseguenza di perdite d i saugo<J (llonsT:.tANN) . • 611 ni slacco r etinico (~EcON'Ill). • 391 Emic rania dell'occ hio (GA t.EZOWSKt) . • 3311 E~crina (M OOR) . • 739 Fucsina nel 111\ltonismo (discr·omatopsia). • 1157 Gclscmina. Sua azione sugli occhi . •. » 302 Glaucoma ncuto cagionato da ll"atropina . ,. :!(» Incr ostazioni di pi o111bo s ull;t cornea e s ulle cong-iunl.i'"e (GALBZOWSKI) • 301 Nuovo midl'i atico (t)ALI':?.OWSKI) . • 391 Ottomet r o Loisenu . . ,. 1130 R eti nocor oidi te palustt·e (PONCET) . • r.tl StricninJ e sua a zio ne tlsi olo.;ica e terapeul.ica sull'occhio (GAt.E7.0WSK1). » 956 Vasclim• per le pomate oculari (GALEZOWSKl) . , ,. 65

•

MALATTTE VEii'l:lREt; E DELt.,\ PELT.E.

,. IS6 .. 307 JSrnerna nodoso - Sua r elazio ne con la tubercolosi (OEBME). . • 399 H•·irerna mult.ifflrme ess udativo da les io ne funzionale del simpaUco

Acne r osacea (REBRA) • J•;czc•un diffuso - Alterazione del gran siml)r.lico (G. ~ARCAccr}

(A. [li\&DA).

•

,.

305

Erpete e ulcera dura. Alcune forme anomale d' erpete - c ura. La Si filide ignora.l:L (i<'OURN IEI\) • » 8<18 111anif<•stazio ni cutun ee dell.a scrofola- caraiter•i ge nerali dt>lle scr·ofulidi (11.'\J\DY) • • • • • • • • • • • • Idi Orticaria - Sua cura col cloridrato di morfina (ESQu.eaoo) · . ,. 311

(

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•

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)293

INDICE

Pilirias1 (V!DAL). f>ar;. Poh•e re di Ona n elle malattie del a. pelle . • Porpora j<l(lica (FOURNIER). • Scrofutidi (IIAR DY). • Sifi lide - Sui più re~enti metodi di nura della silllide (SHl MUND) . • SiOHde e ltlalattie che richiPdono l'uso tl ol nwrcurio in r apporto <·ol trattamento dPil" acque S·Oiforose (1•:. OliNTZ) . ~ Sifltide il{nornta (FOUotNIER) . . • Sifilidi C\lt:tnee utcerose c urate col cerotto di Vigo (rASARrNI) • Solfuto di rame in alcune dermatosi crooicbe (D. llARDUZZI). • R IYI ST.~

300 · 3!llS

310 1~

5()1

853 &IS 3!JR 3W

DI FIS!OJ,OOIA.

ACidO OSSltliCO nctt'orina (Fì;RORINOER) . • S.l6 • 1023 Acidi - LOI'O iniluenza sull'o r j!anismo-degli animat i (WAI. TER) Albuminuria nei corpi sarli (I.Euue) • 547 Assorbimento C"Utaneo (llRihtOND) · • 544 Assorbime nto grassoso (C:An) . . • 1152 Azione a.nnfrodisiaca del lllbacco • iO A xi ono; biol o)':ica della. ci.-:lamina (CUI RONt:) • • 1811 Azione inibito1·ia dei cent ri nervosi (LAN<n;NoOnF•') . • 312 Azione fl~iolo;;:ica dei bagni • 405 Mioue biolo~ica dcU'acido salicilico e del salicitalo di soda (CniRO)I~ e f'ETIWCCI) . • 410 Azione dei bagni idro-minerali {ALZINA) . • !)41 Azi.one lisiol.,gica de i rimedi pu1·gativi (URI IIGBR). • 7-1-1 Azione del calore e del freddo suU'orgunisruo (lleu r,,s) • s.s:; Azione tuotricl! del ne~vo pneu~no-~astrico (IOI.LYET) ~ ~6 ,\zione (Jell:t pancreatina sul sangue (A I.IIERTONI} ~ Sl7 Azione d c llu. bile sul glicog-eno epatico ('•. BUFAL INI") • 1240 Bagni idro-minerali - Loro azione (A I.ZINA) .. 541 Cerve llo - Suoi centi'Ì motori cortic<lli (ll!ANCIH). • 549 Cer·v<·llo - ~ tudi sulla fisiologia della sua soataoza corlicale (~I UKK ) • 1149 corr<'nti telefoniche • 7•18 Degenerazione gra.,sosa de gli ep iteli r enalì (O. D. Pt.ATI!N) . • • · 105 Ematobtasti (Il F.Y g.r) • • • 315 Fenomeno del g in occhio - Origine c valore del • fenomeno del ginocct,io • e dei fenomeni analoghi . . • 1iMS Glandole sal i vari e glandole suctori pa•·e. Lo•·o conO:on to relath·ament.e all'azione che ese rcita sulla. funzion e il taglio dei n e rvi eccitosecr etori. ( VULPIAN) . . • 102<~ GUcoge n e - SU!l storiu (CM>Ctt. SCUULZ) . • 111-i Orasso - sua formu7.iont~ ne~-:li animali (LA wBS e Grt.OERT). • H12 MJdollo spinale - Sue. funzioni ((;owt.ms) . ,. 07 ~1idollo spiualc - !Studi sulla funzione del n1idolto spinale . • 124(; Nat·cosi mis!..< • 71 Peso del corpo - sua intlueuza sugli atteg:;iamenti viziosi (nAI.LY) • 9r..s l~osi?.ione d e i piedi nell' c attenti • (Ll. FRANCUI) . . • 400 P osizione del corpo in rapporto con la circolazione (l.tsrsn) . • 7·15 Rallenlamento d <li battili del cu.ore sotto l'uso d el solfato d i magnesia (JOL.Y&T) Saliw~ che si secerne durante la .masticazioue (TUCl.EK)

•

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74:l

•

5 1R


.. 1294

Hi<-et'l:he spett t·oscopiche s ul sangue (l.llUDER ~

f'pellros<:opio UAIJI,I CII )

•

INDICE

. . Pau. 311

•

'

MErJIC DIA I,F.GALE. ~illlttl<tzione

dolla febbt•e (:;ELl.ERIJt·:CJ<) . !-:intul;tztnnc della mutolt-zza {O. Dvt\.\NT)

.·

•

196

• '!!01

RIVISTA DI TOSSICOLOGlA.

AI'Yelenamc-nto prodotto dal salici lato di ~oda (PRTBRS~>N) . . . • J\Vn·lcname nto causato da. piccole dosi di estrailo di gelsemina (W. S tNKt.tm) . • C:unt t':"·l'e leno orncinaia p ru m .F:)

~14

<.:UrMI OA E FARMA COl.OOlA.

Acacia picn:utta. Acqua di lltmyade Ja uos Alcaloid e del pane di granturco guasw Aloe ps~udrJ-f.:t·oce. ,\nallsi ti<:II'Orina di un idrofobo . Anil (indaco) - Suo uso t~rapenlico Al'('llttl'ia J'U1J1'3 .

• 317 • 115i

• s:>s • 317 • 1251 •· !'61 ~ llOO

,\zione llsir>logica e nso terapt>utico del perossido d'idrogeno (GuTT MASN) . . . • 12-IV Arnica - Sua nUO\':t J>roprictio (Pt.M;.,T) . • (lf>3 Azivne !lsivlngica c ltso tempentico dd perossido d'idrogeno (GvT'fl\lA;o;:<) • • 125i Balsamo pf.'t'ul·i:uto - suo ttSO interno cd cstf.'rno (E. Wtss) . • IlM • S.;(; Bile uell' orinn - Sttél ricer·ca (MASSB'I') . • 857 CafJe ina - l'un azione diuretica (r.tJBL.tm) . ('al:o ha t·ina Nl !'~eriun (H,111.NAK) . • 41P • 100:• C:o rta <''Jlhll'alt·ice dc;.rl i acidi o Ùft~li ;olcali . • -121 • 1031

(:~ tri\UVIJ.

chinina eliminata dali~ orine . Clorut·o lllct·curioso - ~ua alterazione in conlatlo cou lo zur.chet·o • Otll TJ t:onicina t> suoi sali (A. Pt;TIT) , . ,. S5~ eon ina - Sua az ione llsi(ll<>gic~ • tJ.I3 t:ur:tt'O - Sua preparazione • 74D DOcimasia del gli<;osio (KN AI'P) • 419 Eset·i na caluùarina (IIAitNAK) • 1257 l.::sseuz:• di mirto - Suo uso terltpeuttcO. • dli l'etTO dialitico del ùoll. Brnvais • 7'52 1: ucsina { Ft.iictw~oEtt)· • 7~ :Fucs in~< (Ho MEt) • 11'19 Glicerina - nue nuove a ppl icazio ni • d) Glicos io - Ri cerca. ùi viccole quantità nulle orine • 749 Glicosio - Sua docimasia {KNAPr•) . • 002 lloang-na u 74 l odo (Fu .. not.) • 11!;7 Joduro I'Otassico qua le antidoto de i ''eleni meta Uici (MEL-SENS). • '!!05 Tdra.to di cloral e - sua azione vescicante (PBVRAUD) • • 553 l\ava - s ue proprietà blenostat iche e aziotle llsiologica (UUDLER). • 113t Latte vpgctale

•

..


12!)1)

INDJC'E

Liqucfaz ione dell'ossigeno e dell' idrogeno (PrcTE1' e C41Lt.f:TJ;T) hg. 207Mutarnlla (J AOl<Acrrn:) • 2ù• Nuovo r·imedio re vuls ivo • 31S !\uovo sale chinico-idroclora to di chi nina e urca (l)rt ~ o rs ) • 125:! Nuovi me ta lli. " 3111 PeUei ierin a (T AI<H ET) . • 115V l'e nghawa r o Pean-wa r-h nr-djam by • 6.14 Pi gmento ur·in:u·io prodotto dall 'uso esterno dell'acido fe nico • S&l Processo per· SCOIH'ire minime qrra ntità. di iodi o (Fr t.HOI..) . • 74 Pr·occsso (Hontei) per rico nosce re la Pt'<'Scnza dell a fucsina n el vino • 7.1 Prodolli fa rmace uti ci del g ra nturco a lter·a to . • 125\! Reazione della fucsina - Cloruro di ros;l niUna (FLiic Kr:<o rm) • 7!>2 }{ O~Olida • 861 R:rlicrla to di zinco ( Vr o um) . • 20-t Spermatozo i nell'orina - Nuovo metodo di ricerca (Bou n f:ru:) . • 11 5,; :Snccedanco dcll'olio- rcsin<t di copa h·e nella cura della bl enorragia (VI OAI. ) .

»

Zant orrea arborescente .

31(;

. • 317

SEHVIZIO SANITARIO MILITARE.

•

Accadem ia di medic in a mili tare in :ltudrid . . Pao. 7l! Espos i~ ioni in r·appor·w ;lJ se niz io sanitario milit:t re (W. ROTO) . 320, 422 Ordina mento del sen •izio san itario dell'esel·c ito iu ~lese . • 70 Organizzazione dei lazzcretti da ca mpo russi; ru~ll ic i militari e persona le a usiliario ; tras port o degli a mm ala ti e dei feriti s ul teatro della gner·ra europeo, nella O<lierna g uerra russo-turca (:lliiUL· \' ~l'<ZY.I,)

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6<15

ProYvedim ent.i sa n.ita ri presi per il ritorno in pat ria dell e tt·uppc r usse .- . . • 1161 Rappor to del genera le medico del rx corpo d'armJ.ta, n. ca nunerer·, sul servizi o prestato dai medi ci militari 1n·ussia ni in Rumenia • Mll Re11olamento di i'Slruzione de i portaferiti dell't>ser·c it o ing lese . . • Slll! Regolamento (s vizzero) per l'adallamen t.o dei vagoni ferr·oviari per 11 servi~io di traspor·to dei milita ri ammala ti e feri li ~ 1169 Tr·aspor·to elc i feriti in guerra (SKr.IFASSows Kr) . • 208 STATISTICA MEDICA.

Le,·a sui giovani nati nell'anno 1856 e delle vice nd e dell'c$Crcito dal 1• ottohre 18-6 al 30 settembre 1877 (F. ToRRE) • Pag. Relazione sulle condizioni sanitarie dei corpi della R. ma rina . durante il quadriennio ll!73W6 (M.uo) . . • Re lazione medi ca sulle condizioni lmnitarie dell'e~crcito. italiano nel• 1056 l' a nno 1876 • » 91 i'.talistique médi ca lt> d<! l'arruée beige . VARIETÀ.,

Pay.665 Ahu so delle iniezi oni ipodermiche . • 009 Anestes ia temporan~a mediante inalazione dell'etere (PAEKARD) • 3.13 Armistizio cons iderato sotto l'aspe tt o medico A\·velenamento col latte di capra • 6GS ~ 877 Av,•erte nza all'aggeuivo ielroptnico . . .. 875 Carbonchio e aua cura . • 221 <'ongresso (ottavo) generale dell'associazione medica italiaua

'

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1296

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INDICE

rongrPsso interna~ionale sul s•rvizio sanitari o degli esercit i in campol g-na • . . . . . . . . • ·. . . . . . . . . Pag. 965 troco l'()~~a • . • • • . . . • . • • • • • • • • • • " 1263 DOltrina dd ger nli e s ue applicazion i aUa medici na e alla clii rut·gia .P.-\S'I'J.::trn •. Jot:nt!ltT e t:nAMJ.H-!ttLAND) • • • • • • . • • • T::>5

J·;tTelfi clt.. Jia prtvuzlone d'acqua .

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,. S73

F ono11rafo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 33t tni ew>nP di latte nt'lle vene in sost ii.uzione della trasfusione del sangu•· (!1-A II.LAI<O). • , , • • • • • • • • • • • • • • 876 )l~dir111a it:,Jiana !!indicata dn un in~lese (P. 'E. ~f.\:<.\VRAY . . . • 2 11 Mi cl·ut'nuo :tpplicato td catr:tcriswo pet· r iconoscere l'esistenza di un ralcoiCI 111 l'('~<·ica . • !17() )for·li p~r· c;lorofot·uaiv . • l'l?<l9 IJI'(Iine dt>lla Ct·oce r<>~sa . . . • . . . . . • fj(YJ P~rt.lite <11-i ru ~si nella guerra conlt·o la Turchia. • G69 l'l'SI lll~d l l'lllaiJ • • . • , • , • • • , , • . . , . , o 107 Pl:,saua <ll';.!:<n ico prodotto senza l' !ntl>rl'ento di un corpo vivente (ll t::NI.b:l'! . . . . . . . . . , . . . . , . . . . • 755 Pt'O!( r:uutna dt concor so nd un 1H'PI1JiO <li lire 1000 . • . . . . • 222 Procl"ll i chi"' ici c fnt·u ~:• ccul ici ne lla Motit ra iJtt eroazion:lle di Parigi (Zl'CCOTTI). 1171, 1!?00 ·r('lefuno . . . . " 10;; Tifo ne l corvo sanitaa·io russo .. 666 •

)•

l

Rl\' lSTA BIBLIOGRAFICA.

e MARTt:-~. - Trattato teorico-pr atico della s illlide e <.lellfl tualall i c "'"twree . . . . . , . Paq. 664 130C I{. - Athmte d a anatomia dell'uomo . . . . • • :<ìo:! E~~t.IRCII. M:au u:aiL' <.li tecn ica clait·ua·gica militar e. ., • ~2$ 13Et.llO~Dtll

l

F,\TO. -

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~t a.uuale dPl f'hi1nico clini<'o.

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nwu ,n~:t.t.l . - Ricna·rli d i un anedi<'O - Bozzett i. • . . . . . • 555 ):'(COI<ON.\1'0 . - Schckll·i unoaui t.l!'lla ca1•erua delle Arene Cl\ndide tm•xso l•in:olmat•tn~ in Sai'Ona . . . . . . . . . . . • 1270 l\ riegs-S:o u ir :i ts:O o·dnnng (o J'd i nat uen t o del sea•vizio s:u1i l a rio in guea·r;t

J

dell'ospedale di s. Maria. tlt-lla Consul:a?.i<one .1o Hooua . . . . . . . . • . . . • 10.19 ~~ "~~o ' ·"· - Bo ll,•uum <l••ll:t S•>c iet:\ medica di Chntnbé r y . . . . • 560 Hegul~'"'•nto p!-1' l'"~"<·uzwne del testo unico dell e leggi suJ r ecl uta"'""!<> oh•II'I'RI·rcllO . . . . , . . . . . - , . . . . • 663 Htzzo~ J . - _ ,\sportaziuJH: <!i P8l•'S11 poo·lione di l'('(to intestino per neoplt•~ia li bJ'M:.< c·s,•gnit:t fclicl!oucntc con metodo mi sto cntento e d ~ r•no-causrlco . . . . • . . . . . . . . . . . • 103'1 SCALZ I . ~UOI'c u~s•·r\'a?. i oni intor••o all'em ia diafr ammntica. " 7,;1 VtT•"·" - Sulle odi~''"" dolii'Ìne chiuùclw . . • 973

l

<Jpll'l'S·e t•CttO p;el'llllllltrO).

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•

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•

761

LAUIU'.:-(7, 1 e S<:A~z o . - statistica ill ustrala

••. \

l:

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CO !(ORESSI.

Ottnvo ron!"t"esso p:Pnl't'<tle dell'associazione medica ilaliana .

. . • 221 Cniii(J'<'SSn l'•· •·wdico intc rna~ional" t.lolle scic nzo roediciJe. . . . ,. 7&1 CoJJgt'•·>~O on t~: ro;tzion alc $U1 ser\'izin sa.nit:u·io <.lcgli es<n·cili in carnpat;na !' ,. oo:; CO !S'CORSI.

Projlr:\mmn di concor so ad un premio di lire 1000 Pl"f'JtU() HliH•ri

. . • 2~ 731, II S3, 12ì11

NOTI:GIE SAN ITARIE.

Stato s<tnitari6 di tutto l'<'sercito 41, 223, 447, 671 , 975, 10'10, 1071, 1181, llr-·1

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