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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO 1877

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GIORNALE DI

MEDICINA NIILITARE PUBBLICATO DAL COMITATO DI SANITÀMILITARE (PER ORDI NE DEL MI NISTERO DELLA GUERRA)

Ann o XXV.

ROMA TIPOGRAFIA DEGLI STABILIMENTI MILITUI 01 PENA

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'>


DELLE

OTTALMIE NEGLI ESERCITI DEI MALI D'OCCHI E DELLE SIMULAZIONI IK RELAZIOKE ALLE O'rT1LnllE GMNULOSE

Sarebbe in uno stato di ingenua illusione quello il quale · credesse il medico militare poter essere soltanto e sempi·e un curante gli uomini che gli sono confidati; il medico militare è )Jene spesso chiamato dalla forza della necessità ad essere medico legale più che medico fisico. L' oculista militare sotto questo riguardo trovasi condannato a fì.mgere officio così delicato dal giorno che l'inscritto si presenta al consiglio di leva, fino a quello che, soldato già vecchio, viene licenziato clopo esser passa.to per la tralìla ·dei val·i stadi della sua vita militare. Inscritto, farà valere precipuamente ogni sua anche lontana appa.renza di lesione di ftmzionalità degli occhi suoi l)er ottenere la esenzione dal servizio (riforma) prima di cominciarlo ; soldato, t.rovasi esposto per una molteplice serie di circostanze ad ammalare d'ottalmia, e bene spesso è tentato a sfruttare a suo vantaggio questa sua disgrazia. In tale cont-ingenza vano riesce lo studio del cul'ante, ed ogni suo sforzo viene paralizzato e combattuto.


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DELLE OITA..LlfiE

Prima di entrare nel campo dell'oculistica legale è necessario il volgersi alla patologia oculistica, dacchè in ultima analisi la questione basa sempre su diagnosi differenziali. Non è da me, nè dell'indole di questo la~oro, un completo riassunto eli patologia oculistica, basterà che riandi a1ctme nozioni in proposito, scendendo alle particolarità solamente necessarie, ed a qualclte considerazione utile al mio scopo. II.

In ogni e qualunque studio è necessaùo un poco di ordine, altrimenti si arrischia di andare divagando c di perdere l'obbiettivo cui si tende. Al mio scopo gioverebbe una classificazione, ma qui si UTta conrro una inaspett.am dif6coltà. Allora che pella prima volta assunsi la direzione del riparto ottalmici, nel 1864, vigeva un elenco delle malattie che si doveva osservare quale base eli stn.tis~ica, elenco il quale reniva per una prima volta cambiato nel riordinamento della st.atistica sanitaria del R. esercito in dat.a 10 marzo 1866, e per una seconda nell'ultimo rionlinamento in data 26 gennaio 1876. (l) (l) Confront-o dei t.r c olenchi:

R<go/amçfiW 1888 (per divisioni nosologiche) Ott&lml• -JD&tiQ

lnfiamId. pW'11lenta m"' Jcl. bollic:. :tioui !<1. blonnorrnglcn A.mnW'OSi ed umùlic>t>l:\ Eluer&lopia }'f'O!jC)pslgia

Neurosi

CatarattA

l

:\forbì non

com · presi nel qudro

lUordiiUIIIItiiW 1880 (a base alfubdia.)

Ambliopia ed ~malU'OSi Emer~lovia

Ot lalmla. esterna. Id. Interna Id. bleunonagica Id. lifilitica là. granulosu ld. plU'o.lent.a Pl'080polgla ll'al>tt.ie non com·

l

prst nel qnadro

lliord•'namcnw 181() (a bue di ripacti) Congionlhile scnnpliti Id . granul6Se )1.1.

purulento

Chcrntltl lriti o coroitidi Relinili

Emernlopio Amblio,l'ie oo runaurosi

Ya.btho deU'apparalo l•gtlmale

Altro maluUie degli occhi


NEGLl ESERCITI

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n solo fatto di questi cambiamenti è abbastanza eloquente ller dimostrare che non è, come pare, facile una classificazione nè sintetica, nè analitica; il desiderio del meglio resta sempre insoddisfatto. Non trattandosi di porgere quadri statistici secondo le necessarie ·esigenze di forma di una statistica officiale, ma studi analitici particolari, farò, come feci nel mio lavoro, Un ripari() di osservazùme pubblicato in questo giornale (n• 10, ottobre 1875), e mi atterrò ad una divisione arbitraria. Non mi fa bisogno cl'altronde di una classificazione e di una nomonclatura complete, basta che tratti delle forme più comtmi domùumti nel militare, in relazione a quelle accompagnate da asperitudini, ed a talune delle loro complicanze. La dirisione che seguirò sarà. quindi : Iperemia conginntivale, • Conghmtivite erp6tica, Id. catarrale, Id. purulenta, Id. blennorragica, Id. difterica, Tracoma, Complicanze corneali, Id. h·icleo. m. L'espressione ipercmia congiuntivale altro non significa che aumento di vascolarità sanguigna alla congiuntiva, per cui a rigore di termine non sarebbe che un semplice sintoma l proprio di ogni malattia congiuntirale. Siccome però questo sintoma talora è l 'unico e t.a.lora il solo più importante, e va a costituire di per sè una vera malattia, così la espe-


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DELT,E OTTALl!IE

rienza dimostrò che quest.1. espressione, equivoca. a rigore di logica, è pure chiarissima e da conservarsi nella pratica usuale come denotante un fatto che meglio non potrebbe designarsi diversamente. I moderni la ~.ccettarono sa.nzionando un fatto da essi non potuto negare al pari degli ·antichi, i quali riconoscendo il fatto stesso lo chiamavano diversamente col nome <li Ta1·cuds (1). Giova considerare le cause e la fo·rma in relazione alle stesse che assume questa apparenza morbosa. Tutte le ca·u~e che servono ad apportare uno stimolo locale sulla congiuntiva sono capaci· eli l)roclune iperemia in forza di quell'adagio antico ma vero ubi stimul!us ibi adfou:cus. Tutte le cause locali capaci eli portare delle jrritazioni o momentanee o continuate sulla congilmtiva sono quindi in giuoco. Le fregagioni (attritus) , i tJ;aumi, la compressione e la chiusura o naturale ocl artificiale delle palpebre (2), l'impeto eli una corrente d'aria, del vento, i pulviscoli volit.anti nell'aria, quando questa ne sia pregna più clell'ordinario, quimli il fumo, i nembi di polvere, ecc., i corpi estranei caduti od immessi fra le palpebre, le esalazioni mefitiche, quelle di talune sostanze vegetali (aglio, cipolle, cren, ecc.); la insonnia, le cause esterne od interne che impediscono il riflbsso del sangue venoso dal capo e io aumentano come le strittme a1 collo, l'abuso degli ingesti eccitanti specialmente alcooltci, le sovraeccitazioni degli organi genitali, i patemi d'animò' come il dolore e più rara(l) Taraxis, sa(>Cf.~t>" in geuoro i<lcm quod ~CI.(lCI.i11Ì, pcrturbat.io .... In spctio vero

?;tiQIJ.ttf vocat.ur oculi vit:ium eum oculus ox comprcssion() voi altri tu, aut mora. in fumo, ant a1ra ro offendente, conturbotas eonspicitur; (G.lLExl, l$111JIYJ' 18, A"!}inttae. lib. m, cap. nn) estque infullllllAtionis vel oplttalmiae initinm.... . l.txico" mtdicwn graceo-latimun B.I.RTJlot.ow.ct C.I.S'T&t·LT· Ven. Jlll)CçXCV, Typi• Fcntiì, t. n, pag. 359. (2) Di questa causa no è un continuo esempio· lo arross:~mento p.'lSSeggìero che si osserva in un individuo appena svegllnto, b co~l detta congttlt'Oitt del sonno .


NEGLI RSERCI'ri·

meiJ.t~ la gioia, l'ira ed il furore ·;

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alcune condizioni fisiopatologiche dell'organismo come le mestruazioni, le emor, roidi, sono tutte cause che possono produrre il medesimo effetto di fa,r arrossare la congiuntiva. In gen'ere, combattuta la ca11sa in queste particolari condizioni, cessa più o meno prontamente l'effetto. Se però, o per la loro potenza o per la loro diuturnità, svegliarono un processo di vera irillammazione1 allora la Ìl)eremia segue le fasi di questa, e cessando di formare una malattia a sè, diventa un semplice si~toma della infiammazione che ne porta altri in campo. La forma, della iperemia congiuntivale è legata al genere ed alla forza delle cause a tenore che queste producono una azione diffusa oppure un' a.zione circoscritta., e ciò si spiega. dalle CQgnizioni delle varie sorgenti che vanno a vascolarizzare la; co;ngiuntiya .stessa, comecéhè. se l'azione è circoscritta., produca. tma attività maggiore in una soxgm)te sola, se è diffusa, le interessi tutte. Le sorgenti della vascolariUt congiunti.vale- miraçilmente si prestano .a ciò ; di fatto esse ri.gliardano ' le sorgenti che emanano dalle palpebie e dai contorni per mezzo dei rami palpebrali, lacrimali, nasali, frontali, nonchè da quelli delle arterie angolare, sopra e sottorbitale ; le sorgenti che emanano dalle arterie ciliari anteriori lungo la periferia della cornea. Le due prime sorgenti anastomi~zandòsi assieme foi:mano dué ordini eli vasi, uno più superficiale, l 'altro })iù profondo. Il primo dà una vascolarizi!Lzione arborescente con vasi eli maggior nur;nero e gros. sezza· verso .il punto di origine, caratteri i quali vanno facenclosi meno sensibili quanto più i vasi si portano verso la periferia corneale, come quasi andassero · a sparire (camttere (.luesto dellct sorgente c7elle muscolar'i) ; il secondo pel fatto della an.astomosi colle altre sorgenti dà mi.a vascolarizzaziorie reticolare. IJe vascolarità che provengono dalle arterie


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DELI,E OTTALMIE

ciliari alla periferia della cornea, affettano una forma rag. giata più o meno fitta, e quindi più o meno sensibile attorno alla cornea.. Le anastomosi tra queste varie sorgenti intralciano e fondono assieme in un ros~ore uniforme tutto il bianco dell'occhio. IV.

Dopo ciò è giovevole portare l'attenzione sugli effetti della iperemia congiuntivale. Dissi che in genere, tolte le cause capaci a produrla, essa va minorando e cessa, ~ranne quando pella loro potenza o diutmirità svegliarono un processo di vera fufiammazione, nel qual caso cessa d'essere malattia a sè e va a divenire un sintoma dell'affezione flogistica della quale segue le fasi. È alla prima condizione che va~ la pena gettare uno sguardo. La iperemia semplice può essere acuta o lenta, vale a dire : se acuta è passeggiera, se lenta, -quando o segua l'acuta. o cominci tale, è in apparenza meno grave, ma duratura. Questo processo lento è quello il quale meno si scosta dal tipo della flogosi lenta. I.Ja congiuntivite lenta e la iperemia cronica congiuntivale sono due gradazioni che si toccano, ~nzi questa dmando, .quella produce. I1a i,peremia semplice, acuta, m~nwntanea, è un processo passeggiero. La iperemia lenta, che si ripete, che ripiglia forza quando stava per isparire, è quella che si riattacca alla congiuntivite lenta. Nell'ipercmia congiuntivale posso~o verificarsi più gi·adazioni e più forme. Talora l'occhio è tutto rosso e dà la sen~a.zione di punzecchiaJnento, eli bruciore l di corpo estraneo, ma non havvi carattere abnorme nella secrezione, sintomo caratteristico differenzia;le, toltaue forse una maggiore quantità di lagrime, fenomeni questi che tolta la cauga 13pariscouo in brevis~imo


NEff.LI li;S~RCITI

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· tempo ~pontaneameuçe. T:alòr!l! i.nvece ha minore appa.rente entità, ma può essere più duratura, perchè cÙpendente da UJ.la causa .permanente. La vascola.rità occupa allora in genere una po.rzioue ~ola della ((ongiuntiva, uno dei canti, un fornice, casi che si verificano legati a.lla presenza di qualche corpo est):aneo, come un ciglio introftesso, un corpuscolo caduto od immesso sotto le palpebre od emigrato ed incastrato -nella falda semiluna.re. Tanto in un caso. come neU'a.lko se la vascolarità, occupa la parte tarsale della congiuntiva per poco · tempo -che duri, essa vascolarità va crescendo, facençlosi -stazi9naria origina un qualche grado di tumefazione, e la levigatezza della mucosa ta1:sale spal'isc.e, in quanto che il cor.po papillare .di quella regione di mucosa ·si rende tosto visibi)e so;tto for,m!]. eli jrsuzie nutni(esta (pap.illoma) . Quest9 effett-o ~ella iperemi1j, è ·della massima importanza e merit(.t di essere appr~zzato al suo gh1sto. valore in riguardo a>lla t~rapia. L'igiene, le sole. lozioni fresche .bastano quasi sempre 3tnçhe iir tali casi eli ip.ere~a di lungo corso, tutto al p~ù fàl\~lche blandissimo astring~nte 1ne.tallico ma a dose . 1:efratta ed ,~sato a lunghi intervalli, compirà la bisogna. .La jrsu~ie 1,10n sai·à combatt.uta che quando la si "ech'à bene s.tabilita e l'affezione avrà assunto un vero andamento cronico. Allpra l)isogne1~à ricor.rere Jti cat.erettici, ma c.olle cau.t-ele neçessarie. lVIai vi .sarà bisogno di mezzi energici e l'ipetuti sul principio ; facendo il contrario si fa male e .si entra nel novero dei medici instillatori stigmatizzati da Aeziò. Sempre invece importa studiarsi di conoscere le cause e, queste p_erdmando, rimuoverle. . La st0.ria della il)~remia congiuntivale cronica ·è quella _-della congiuntivite lenta catarrale ; questa perdara tolte . a1;1chè le cause, ed ha per sintoma la al.ten'_fzion,e d.ella sem~ezione la quale Ull!J> volta stabilita è sempre piil diffi.,.


lO

DELLE OTTAL111E

cile e più lungo fa1· sparire. La irsuzie si stabilisce, e termina col :vigere da sè. La iperemia lenta nel soldato è frequentissima e non è da farne le meraviglie subito che si pensi a quante cause irritanti sia tutto giorno esposto: la polvere, e dentro il quartiere e nelle scuderie e nella piazza d'armi e nelle marcie e nei corvè lo perseguita sempre; il fumo quando è di servizio alle cucine, specialmente di alcuni quartieri, ovvero quello delle stufe e del tabacco · noi corpi di guardia all'inverp.o ; le esalazioni dello latrine qua.nclo queste non sieno molto ben tenute, sono cause estrinseche ordinarie e quasi inevitabili. A molte di esse va acclimatandosi, ed a pari circostanze è la recluta la quale se ne risente e prima e più potentemente del soldato già vecchio. A queste s'a.ggitmgano il calore, la luce, ln. fatica e l'inevitabile disagi'0 del porto del vestiario e dell'armamento. Queste cause generalmente apportano passeggiare iperemie, ma spesso ripetendosi, queste possono farsi pi~ o meno gravi e più o meno durature. Ad ogni modo quantunque frequentissima la iperemia congiuutiva.le nei quartieri, in un ripa.rto d'ottalmici non la si riscontra in tesi generale\ che· quando è allo stato cronico, caso abbastanza raro se .r;enuino ; allora se non dipende da. causa irritante locale manifesta, essa affetta ambedue. gli occhi.

v. La congizdivite er11etica è forma morbosa interessantissima. È malattia molto comune, e forse applmto perchè comune, si prestò a confusione di parole e talora di.concetti assai rimarchevole. Le denominazioni sotto le quali' ne ftl


~E(lT.I

ESERCITI

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trattato sono molteplici. La si disse flittemtlare, pustolare, aftosa, esw~tematica, erpetica, scrof'oZosa, linfatica. Il fatto che essa è comunissima nelle prime età, e che in queste domina estesamente la scrofola, fece sì che acquistasse la caratteristica di linfatica e di scrofolosa, nozione la quale è tutt'altro che vera. Questo genere di congiuntivite si :sviluppa anche nella gioventù e non è legata al temperamento linfatico, e tanto meno è sintoma proprio ed esclusivo della scrofola. Soldati eli temperamento ben diverso e di crasi costituzionale buonissima ne vanno affetti. ·Il fatto che vi ha sempre in essa una espulsione congiuntivale fu quello che gli valse gli altri nomi i quali non sempre corrispondono al fatto stesso. L'apparenza dell'espulsione è veramente talora la flictena o la vesicola, ed allora potrebbe appartenere alla specie herpes, he11e spesso però non è la vesic~la ma la pttstola che appa:risce ed allora la qualifica di erpetica .e ftictenulare è imPTOplia. Come talora l'espulsione è propriamente l'afta nel c1:ual caso sarebbe impropria la denominazione eli pustolare. Il dirla poi esantematica onde stare a cavallo e non compromettersi contro il genere di espulsione, è pure una maniera di denotarla abbastanza viziosa, dacchè ben si sa che meglio con questo nome. si denota la congiuntivite compagna ai veri esant.;,mi cutanei come la resipola, il morbillo, il vaiuo1o (1). Al presente la si ritiene da ta1uni come una malattia esantematica della congiuntiva sotto Pinftuenza di alterazioni dei nervi ciliari, fatto che è sicuramente vero quando essa si accompagna ad espulsioni cuta(l) liotisi che la form" erpetic• della congiunli'fitc pnò nMccre allo st.,dio di es;i~­

caziono delle efflorescenze cutanee, fonua chi.! allora non può <lirsi essere vcrnmente la stos..-a di quella. che esisteva primi. D morbillo ogni o.nno, nello l)Oriodicho sue comparse a.11 'epoca delle reclute novelle, mi mostrò sempre degli esempi di successione consimile.


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DELLE O'I'I'ALmE

noe sulla fa{:cia, nei contorni c~oè degli occhi e del naso e dentro delle fosse nasali stesse, casi in cui questa malattia assume una gravità eccezional!), un corso lungo e pericoloso pella integrità dell'occhio, e che assume anche il nome particolare di zosf:er ophtalmiczes. · Ad ogni modo è bene tener a mente che questa denominazione di erP.etica la si a~cetta como determinante la causa genetica non ancora sempre conos~iuta, piuttosto che la forma fenomenica (1).

Gli elementi della espulsione congiuntivale che corre sotto il nome di congitmtivite erpetica, nome accettato nel senso sopradetto, sono tre : la flict(}M, la 1)$1$lo.la, l'afta,. La fl.ictena comparisce con un rossore limitato della congiuntiva a forma di triangolo colla base all'equatore del bulbo, l'apice al contorno della cornea ; forma di injetione vascolare la quale corrisponde ad una delle sorgenti della vascolarità mnscola.re. È forma in generale di breve decorso e che guarisce qnasi spontane-amente, salvo a ripro(lmsi con molta facilità. La fiictena rompepdosi forma una abrasione epitelliale piuttosto che una vera esulcerazione, ecl anch,e attaccando la cornea. non Ìascia traccia sopra di essa. La cura più comune e che corrispose sempre anche a me è la polverizzazione col calomelano a vapore. Cautele da osservarsi in questa cura sono : il ripetere quoticlianamente la polverizzazione per alcuni giorni anche clopo ottenuta una apparente guarigion~, dacchè nulla val meglio per impedire (l) Sopra di quesb malnttill ~ uoto>·olissimo lo studio futto dal dottor Fr•ncesco Gosotti, e che egli pubblicò negli A.•m«li di oll(rlmolllflia diretti dal prof~re •A. Qa~­ t;lino, anno Iv, fiascieolo 1 e 2.


XEGLI ESERCITI

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le recidive; e l'ast.enersi, specialmente in principio, da ogni collirio irritante metallico, <lacchè la esperienza il1segna che. esso riesce nocivo e può far nascere una iniezione maggiore diffusa a tutta la congiuntiva bulbare. A proposito di questa forma fascicolata di iniezione giova ricordare che essa può insorgere anche al di hwri dell'influenza di una apparenza cspulsira qualsiasi. In un resoconto sopra il riparto eli ottalmici che mi veniva affidato nel 1863 quando prestava servizio allo spcdale militare eli :Modena, accennava già questo fatto, ed emetteva l'opinione che q\testa pal'Ziale iniezione potesse dipendere dall'azione di corpuscoli irritanti caduti fra le palpebre e tr11sportati colle lagrime al lato interno che è il sito di elezione di questa forma morbosa i ed opinava che potesse essere una forma morbosa che avesse qualche relazione col pterigio (1). La ulteriore mia esperienza in forza delle moltiplicate osservazioni rinforzò in me una tal maniera di vedere. La pustola ha la medesima forma di iniezione fascicolata che la fiictena i il corso suo però è più lungo e talora può riuscire grave, claccllt! dall'apertura eli essa ne sorge una vera ulcerazione la quale uh'olta al margine corneale si fa profonda così da minacciare e talora effettuare la perforazione. Quest'ulcera il più spesso presto ripara, talora però assume corso lento, c in questo caso i suoi contorni vascolatizzano e questa ·mscolarità estendendosi anche sulla cornea. dà, l'a}Jparenza di un parziale panno che si conosce sotto il nome di t'anno scrofoloso, denominazione non vera e quindi viziosa.. La cura è la stessa tranne quando l'ulcerazione fosse di entità, clacchè allora il calomelano può riuscire nocivo. La cautela di astenersi dagli initanti nel principio è ancora di (l) Vtdl Gìor111l1 di m~dlci v:t '"ilil.tr~. :lllOO XJJ, ~. 21, pag. 639.


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DELLE O'IITALMIE l

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necessità, in quanto che la iniezioi1e è gen(n:almente più grave, e la facilità della diffusione anch~ più facile, e il pericolo si este1icla alla cornea Iholto piì.l probabile. Bene spesso è inevitabile un opac~me1ito cicatricoso; in qilesti casi la lentezza dell'affezione la vidi fa:vorevolmente cambiata coll;uso della pomata .del ·Gtttlwie. A qùesta, pitt che alla forma fUctenulare, si riferiscono ·quei casi che si legalio, va.le a dire o dipendono o sono complicati d.a .qttelle efiiorescenze cuta.nee d,el lablno superiore, delle pinne nasali e delle fosse, casi che' sono sempre gravi, lunghi, e si · riscontrano in uomini di originariamente cattiva (linfàtica) o d_eperita costituzione. Nei soldati sono piuttosto rari, quantunque se ne osservino sempre taluni casi. In questi bisogna avere cura di correggere la costituzione, di sostenere le forze, di tenere. deterse le vie digestive e di curare l~ lesioni cutanee con unguento eli· precipitato bianco. I rivulsivi sono da proscriversi come inutili e forse dannosi. Passato è il tempo delle dott_rine umorali, il sangne si migliora colla igiene e non col procurar piaghe in questi casi. VII.

Quando è in giuoco l'afta le cose non conono nel modo medesimo. ~e talora la fiictcna . o la pustola si mostrano, molteplici lungo il margine corneale, frequentissimamente invece l'afta, lunge dall'esser sola, forma una corona attorno la é'ornea.. Di più l'afta non comparisce sempre . al _margine cornea-le, che invece può mostrarsi. in qualunque punto della èongiuntiva bulbare; e talora anche affetta la .mucosa dei tarsi e dei nepiteli. È costituita da un bottone piatto, talora rilevato, a forma rot~ndeggiante, pi~ o meno largo, di colore biancastro che sembra una essudazione fibrinosa. La iniezione

...


N;EGLI ESERC!'l'.I

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co1_1giuntivale comincia anche in questa forma come nelle a:ltre due· fascicolata; ma ha tale una facilltà e tendenza a ge~eralizzarsi ecl acut~ziarsi che non hanno le altre due. n catarro congiuntivale acuto entra in iscena e la· cheratite CQn iperemia il·idea lo accompagnano. Il bruciore, la fotofobia, il dolore periorbitale sono sintomi molto molesti e che non fanno mai difett9. TJe complicanze corneali, .se lasciate insorg_ere pet trascùranza o ·mala cura, OVI'ero non potute evitare, po'Ssono essere i.n questa forma ~ssai più gravi che nelle -alt.re due. In questa forma nei primorcli è assolutamente controindicato og~ -irritante ; i bagnuoli freschi, l 'atropina, · sono mezzi giovevolissimi. Grafe raccomanda l'acqua clorata.. È notevole che l'afta affetta contemporaneamente in n;yola gene1·c~le ambedue gli occhi, mentre la· flictena o la :pustola in 1·egol<1, gene?·ale ne affetta uno solo. Sullé cause della congiuntivite er.petica si accennan? quelle le quali apportano una irritazione alla congiuntiva (1), nonchè la malicanza di conforti igienici (2). Io crederei che le condizioni igieniche difettose hanno una inft~wuza a produrre la forma a.ftosa piuttosto ~he le altre forme. Sulla scrofQla non può dirsi altro che questa malattia si osserva forse piìl'facilmente in quelli che ne so~o affetti che in altri, ma non si ptlò dire che valga a produrla, dacchè, come dissi, si li) •, Noi la. vediamo apparir11 in Sf.ft16ito a tutt<J le i11jlumze irritanti che 1~rovoca·rw anche aUre CO>I{ft:wtlt'viti. > - ~lEYER, :nmM 1,,.(<tique <les mulwl-ies. des vem;. Paris,

187_3, p:\g, 72. (2) Wecker, parlando della congiw>tivitç erpetica in genere, dice cho: • si segnalano Co•me ,cftt4$6. di q·uesta, ma.lattfa. wu..'arla. 'IYl~lata, t'l· sogglm·uo t'n cumçre 1·mu!le e JJOCO ~sposto a! sole > ed a queste cause dà la. maggiore influenza, d':tcchè aggiunge: c Le altre cause i?wocate come la polve>·e, il vento, ecc., mm p·1·ovocano 11itl- svvcntemente la cong·iùnti•ile p11stolosa che il cafl~n·o. • Quantunque ciò sia voro Ìl da t~nere a calcolo la disposi"ione clel sistema. nervoso <legli hulivid1ù, su\la 'luale si può <lire ancora troppo poco, dacchò accennai che la alterazione dei N. ciliati si vuole abbia parte a prodw:re , qlte~te forrno. - W,;cxsn, Trm'/4 des llutladies des ycll"=· Paris, ISB7, T. L, pag. Hl.


16 DELLE OTTALi\IIE osserva in uomini sani. Il WECKER dice: Du1·ante il inio soggiomo a Vienna io vidi buon numero di giovani militwri attaccati dc'" questa malattia, e p1·esentanti d'altronde le ap11arenze eli ~-ma sa??lità ftoreni'e. (l) 'Questa osservazione è confermata dalla mia pratica, ma non posso tralasciare di aggiungervi qualche parola in proposito. A. me occorse vedere la forma. aftosa di gran lunga più frequente che non la fiictenoide o la pustolare ; come lJure mi occorse di vederla più frequente nella primavera e nell'autunno qùasi a forma ·epidemica stagionale. Questa ultima circostanza mi fece dubitare che questa forma potesse essere di carattere infezioso locale. n sapere come negli tùtimi tempi siasi giudicata l'afta che affetta la mucosa buccale come il prodotto di un parassita, mi stimolò a far ricerche microscoiJicho in proposito dell'afta congiuntivale: Quantunque però queste mie ricerche non mi abbiano condotto a risultati certi e degni di essere pubblicati, pure non trascuro di accennare a questo ordine di idee, ecl a queste ricerche, dacchè valsero a confermarmi nel dubbio, e spero · che altri più di me periti e forttmati possano confennarlo. Certo è che l'andamento eli questa forma e la sua apparenza autorizzano la fiducia di fm_· luce su· questo 1igu:ardo. Queste forme eli congiuntiviti a causa dello facili com· plicanze corneali possono degenerare in una lenta affezione complicata ad iperemie e catarri congiuntivali lenti, con isviluppo di asperitudini palpebrali papillomatose, le quali bene spesso richiedono una cura appropriata come morbo a sè, postumo dell'~ltro.

(l) W.wnm, op. cit.., pag. HO.


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vm. Quando la iperemia: congiuntivale è associata ad a.ltera.zione (cn61nento) .della secrezione mucosa, · havvi congùmtivite catarrale; anzi questa secrezione è il sintoma obbiettivo che.. separa la iperemia dal catarro·. Senza entrare in ,<l,iscussiÒne sulla convenienza e sul valore della parola cc~r­ tar?.·o (1), basta accennare che essa denota l'alterazione per aumento. della secrezione di una membrana mucosa. Senza questa alterazione è difficile concepire un'affezione catarrale, ed è un torturare .le espressioni troppo arbitmrio il chiamare cat(JIY.1'0 secco la iperemia congiuntivale, come taluui hanno fatto. La .congiuntivite datarrale poi, solamente perchè pu.ò dipendere da' cause reumatizzanti, ovverossht da esqui'librii atmosfèrici di temperatura, non merita mai il nome di ottalmia 'reumatica:. Quantunque il catar1·o ed il Tf?uma sieno due espressioni congeneri filologicamente, pure clinicamente si sono separate per sede ed apparenza, assegnanclo il catarro alle meml)rane mucose, il reuma a.lle sierose ed ai tessuti ·~tiscolari, ligamentosi, fibrosi, aponeurotici. La ottalmi.a reumatica che.non può esser proprht della congiuntiva che è membrana mucosa, è denominazione indicante l'infiammazione di altre membrane oculari quale la sclcrotica, l'iride, quindi CO)lfonclere l'ottalmia reumatica colla catarrale è più che una improprietà di linguaggio, un errore. 1 Sembrano queste oziose discussioni e meticolosità, pure annettendosi alla necessità di un linguaggio che non am(l) Cui taleutasso aver noziuni storiche sugli ant.ichi in proposito del cnlurro può leggere le opere di : • ScmmiDER. Ds cala·rrlìo. P . BARBE'r'rs. P•·ax. c. 4. cmn nolis · Dekeri. Hm.:~~o;.rn. Cult~rrM deliramenla. Opera omnin, 4. Amst.elodami 1652.

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DELLE OTTALllUE 18 metta eqmvoci, meritano invece tutta \l'attenzione. È quì dove la questione degli elenchi nosologici risalta in tutta la sua pienezza (1). I sintomi.cli una congiuntivite catarrale sono quelli di 1ma iperemia piì:t grave, pilr molesta ·e piìt ~uratura, associa.ti. alla preséuza ciel catarro. La maggiore iperenùa e la ma.ggiore staziomi..rietà della stessa procluoe una essudazione interstiziale nel .tessuto della mucosa, da ciò il solleva.mentò in pieghe della congiuntiva bulbare, ela tumefazione di quella palpebrale e del fornice ; le papille si fanno visibili e quando la sostanza sierosa venga ad essere h1 parte assorbita, l'asperitudine pa])illare è ancora più manifesta. Se l'affezione cede e si risolve, la .Ievigatezza della. congiuntiva ritorna ; se questo stadio incontra difficoltà e l'affezione invece tende a faxsi cronica, l'asperitucline v:a crescendo (2). Acl evitare un simile avvenimento (nella pi·atica militare, cosa interessantissima più che nella civile) per quanto sta al medico, non vi è che un mezzo, Z.C6 prudenza nellct c·u1:a. Due sono i metodi in proposito preconizzati, J'Ullo che è quello della cura abortiva o sostitutiva., l'a:Itro. della cura a.spettante. Io per mia parte prediligo ed uso il seconclo come il più pruclente. D'altronde si consultino i manuali più recenti e si potrà convincersene della riconosciuta gene~·a.le utilità (3).

(l) Fino a.! 1866 il nostro eieneo tiosologico regolamentare. comprendeva. sotto il nome di ottalmia r~umat.iea. ogni congiuntivite ca.tarrrale, il che· non era certamente unlt vorità >lOSolog!c«. Di più paRSat:. uuc.he per 1mona questa mo..;olanza., ogni ot talmia coru aSl)arjtndirie Ycuiva colloe:>.ta fr:\ lo granuloso, impo:o:sibilc quili<li ovital·e delle confnsioni o tj)lta ogni ·possibilita di lranìe conseguenze attendibili da quadri statistici rcda.t t.i soprlt r1uosta. baso.

(2) .Gelso diceva : lume (t·ttlcm infla>~~mati() oculiJ.•·ttm. je>·c scquih1w: inte•·dwn majo;·, int•rà"?" levio•·, no>m.I.,VJIIam etiam ex· aspril·uàine lipj>illldo'jit : dcùtdc aspritudi>teJJt ipsa.m ""!!et. J,i]). VI. Cap. YI (3) Vedansi in proposito : ~l~>rm\ op. c.it. pag. 49. - Wr<C.KP.r. op. cito T. I. 11ag. 25 ·

~ llOÌ a pag. 26.


NEGLI :ESERCITi

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Sulle ·cause della ottalmia catarra.le sono interessantissime le idee da richiamarsi. Di fatto tutte le cause accennate come capaci di proclurre una semplice iperemia sono atte a prodmre uua congiuntivite catarrale, ma vi ba una qualità di cause che gli è più particolare, vale a dire il contagio delle secrezioni morbose oculari pul'ulente. In un precedente lavoro accennai come la specificità vera dei contagi delle Qttalmie è tutt'altro che provata. Questa circostanza è di capitale interesse, dacchè talu ni basati al concett<O della spe~ cilicità dei contagi, la. quale vorrebbero estrinsecata nella liproduzione eli ·una malattia assolutamente identica, vedendo che ciò non succede nelle ottalmie ritenute in genere contagiose, qualunque sia la loro origine, negarono anche il contagio. Questa conclusione forse vera logicamente secondo le sc?lastiche teorie, non può essere ammessa in ocnlistica essendo contraria alla osservazione dei fatti. Non è dell'hldole di questo lavoro lo sviscerare questo argomento, basta 1'accennare le idee conclusionali cui si dovette venire in questi 1ùtimi tempi : « Lc6 qttestione dì sapere se la &rasrnissione si {et escl'ltsivamente .pel contatto dù·etto d~i p1·oclotti della secrezione, o se essa può aver luogo per 11wzzo dell' a1·ia, è sempte discussa. Da pm·te nostra, adottando in questo soggetto la mam".eta d·i vede-re del signot De G?·ttfe, c·rediamo a questo ultimo modo eli trasn~issione degli elementi contagiosi trascinati /med·im~te la espù·azione. '' « Oiò che ci semb1·a 1riù imporfa1zte da constatm·si, è che l'inoculazionc clei p1·ocl<Jtti della secrezione non origina sempre la stessa {o1·ma cl'affezione. « Cost vediamo in ttn cetso di inoculazione sopravvenire una semplice congù~ntivite caf<f.?·rale ,'- in u1n altro una congi~~ntivite pl.ftrt6lenta, in ttn terzo u1~· ottaltmia diftej)


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DELLE OTTALMIE

rica, sopratutto in ten71JO di epidemia di quest.a natl.tra. " Queste sono opinioni chiaramente &"})OSte dal :àlEYER {l ) e generalmente accettate dalla maggioranza dacchè sono la espressione dei fatti. Anche in Italia il prof. MORANO negli annali d'ottalmologia., parlando del contagio del linfoma espone uno stesso ordine di idee (2). Queste cognizioni moderne consecrate dalla esperienz.1. hanno un valore grandissimo riguardo all'igiene degli eserciti ; di fatto se un'ottalmia catarrale nasce por influenza di cause ordinarie, qualora estenda il suo dominio su molti, può degenerare in un'e}Jidemia di ottalmie purulente con isviluppo e presenza di asperitudini palpebrali, por cui l'allontanamento dei soldati affetti da ottalmie acute con secr~zione catarrale è sempre necessario così dal quartiere cl1e dalla infermeria dello stesso, cosa che non sempre è necessaria nè per le iperemio congiuntivali, nè per le ottalmie erpetiche, tranne delle aftose. IX.

L'ottalmia pto·uletlia per quanto a sintomi non differisco dalla catarrale se non per la maggiore acutezza e gravità dei medesimi, nonchè por le quasi inevitabili complicanze corneali che possono riuscire più o meno ftweste. L'edema. palpebrale è assai pronunziato, segno della energia della congestione e della stasi sangtùgna in tutto l'ambito della congiuntiva, energia fatta manifesta anche dalla entità della chemosi. La secrezione mostrasi puruleuta :mche noi suoi caratteri macroscopici. La secrezione mucosa ha per carattere distintivo dalla . ptU·ulenta. . che il muco di es.sa resta separato dalla secrezione lacrimale, per cui si trova o sotto (l) ~lnlll<. Op. cil., pag. 64. (2) Ann<~!f d"ott!tlm~logi<> dirotti d..l J)rof. A. Quaglino. Anno m 1873, pag. 298, 20~.


NEGLI ESERCITI

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forma di filamenti o raccolta all'angolo interno. La secrezione JHil'tùenta\ ~sce a tonente dalle palpebre ed è copiosissi,ma a segno da riuscire della quantità di parecchie oncie nelle 24 ore (1). I suoi caratteri microscopici non ci dànno che globuli di pus, cel~lle epitelliali e detritus. - '' Inutili fìnm·a sono i?ttte le 1-icerche coSi chimiche che microscopiche J_Jer t1·ova're àlcu'IÌ' che cl:i diverso 1wlla sect·ezione bl~mToica da qual!tmque alf!rp jJUS secreto clalle m~ecose (2). " - Lo stato della. mucosa tabale e del fornice in riguardo ai cambiamenti che soffre nella propria levigatezza è caratt~ristico. A causa del turgore della stessa, ~ovuto all'elemento congestizio sanguigno _ed agli essudati che ne conseguono, le papille congiuntivali accrescono il loxo volume sotto forma di asperitudini o puntute o rotoncleggianti o come vere escrescenze. Questo fenomeno non manca mai qualunque sia la causa che produsse il processo pmulento. La forma di queste asperitndini sempre rosse e facilmente sanguinanti ~ quella che differenzia questo processo dal vero tracoma acuto ossia dallo vere granulazioni linfomatose, dacchè. queste si presentano sotto fol·ma di piccole m.acchie bianco-giallastre circondate da vasi. I sintomi subiettivi che la accompagnano sono talora gravi. Uno fra questi poco noto, eppure molestissimo può render tormentosa questa affezione sempre gravissima. Esso è una sensazione eli calore, di secchezza, di dolore pruriginosq che si diffonde nell'interno del naso quantunque la mucos,a nasale non compartecipi dell'affezione. La .diversità di epitellio che copre la congiuntiva da quello che copre il

..

(l) W6l'Ch eibt.o da Macken~ie. Vedi W. ~L,oK&~zm. edi•. nfassou. Pari~ 1856, :pag. 668. (2) Dio Augmblemwrrlt&e ek, ,·on D, JOS!lPII L<rnDA k. k. oberreld,mt, Wien lSGI, l'l'Il'· 4.


22 DELLE 01'T-\LMlE condotto naso-lngrimalo è la mgione, secondo i moderni, la. quale spiega qucst'lùtimo fatto, quantunque dinamicamente ne soffra per continuità di tessuto. · Sulla cma di questa. forma morbos:1, cura che è basata sun·uso del caustico argentico, bisTa tener presenti delle consi<lerazioni necessario. Prima tutto l'uso di questo mezzo non dP.vA esser fatto con ;recipitazione fino dai primordi della malattia polla so],{ supposizione che possa esser tale. - « Le CO;uierizza;ioni le quali sono di tm' efficacia cos~ potente e sicu1·a contro la congi~t.nf i vite purul&ntct no-n devono essere apJilicctle che clopo u11a diagnosi per(etlanumte certa (1). ,. - « AlJJrincipio clcll'affezione, allorcl!?J ltt mucosa è ancor·a tesa, lct sec1·ezione insignificante e che Z'as1Jcritudine palpcbrale fa anwra difetto, bisogna astenersi clall'im.JJÌego di ogni medicazione astringente o caustitXt sopl'a dell'occhio (2). " - Per mia parte posso assicuJare che di questa aspettazione non ebbi mai a lagl)armi. Poi giova ricordare cl10 dO})O i lavori del De Grafe è comtme consenso <li scegliere per questa cura il caustico mitigato Desm.a,-rcs, tralasciando le instillazioni caustiche nel sacco congiuntivole. Queste hanno <lue inconvenienti, o meglio arrecano due danni positiri, vale a dire agiscono tanto sulla porzione palpebralo che snlla porzione bulbare, e l 'azione sopra. di questa ò assai varia e dolorosa IliÌl che sopra di qnclla. Di piìt spanclendosi sulla cornea. le instillazioni caustiche intaccano l'epitellio della stessa e favoriscono le complicanze. Le complicanze corneali si devono tanto alla diil\u;ione del processo flogistico al tessuto sottocongiuntivale ed alla (I) Wr.t!<ER. Op. cit., T . I., )l3g. 49. (2) YllTDI. Op. cit., p;og. M.


NEGLI ESERCITI

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cornea stessa, quanto all"alterazione meccanico-chimica recata dal pus che stanzia stùla cornea il cui epitellio si macera e si sfoglia. n WECKER non crede a quest'azione del pus ~nùle compli~anze corneali, io però posso assicurare avermene convinto l'&"'Jle.rienza. La detersione fatta con perseveranza o cautela è a ta].e scopo assolutamente necoss~tria. Io che due volte incontrai la malat.tia ne sono buon testimonio. L'ottalmia purnlenta in qua11to allo cause ben poco lascia cla. diTe oltre il detto a proposito di quelle della ottalmia. catarrale. Le cause comuni accendendo un processo piì1 grave a causa della loro forta. o diutmnità che non il semplice processo cn.tarral~, possono produrre un'ottalmia purulcnta. A queste si aggiunge la trasmissione di un prodotto di secrezione contagioso, fatto che è da credersi il.più tì·equente. A questa forma di ottalmia. (la J1W'ttlenta) va aggregata l'ottaZmir~ blennon·agicc~ per inoctllazione di pus urotrale. La graviti), di quest'affezione è grandissima, e il suo corso in quanto alle complicazioni rapidissimo. Anche j.J1 essa la mncosa. si copre di asperitudini che hanno forma e co1:ao come nella purulent.a. Acl onta di ciò per altro giova osservare in quanto alla cura che anche io essa non bisogna essere conivi a. ricorrere alle cauterizzazioni subito che ili un individuo affetto da blennonagia si mostra il principio di una ottalmia, tauto pitL quando qnesto si mostrasse quasi contemporaneamente in ambedue gli occhi. Anche in questo caso giova attendere l'appari:'1.ione della vora purulenza. « Importa di non prendere qualunque irritazione della congiU1~tiva pc,. il principio eli tma ottalmia pu,?·ulenta (gonorroica) quando i soggetti elle noi osserviamo sono attaccati cla gonorrea, e sopratutto di non aPlJlicm·c immediatamente le caz,ter-i.ssazÙYili. » (1). (l) WECitllU, Op. cìt. 'l'. I, pag. 67.


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DELLE OTTALMIE

Ed in fatto perchè uno è affetto da blennorragia uretrale non potrebbe forse incontrare una ottalmia catarrale qualunque anche senza inoculazione ? Di più non è detto che anche nel caso di upa inoculazione deva necessariamente sorgere una ottalmia purulenta, dacchè i prodotti di secrezione purulenta contagiosi si modificano secondo lo stadio della stessa, e nel fatto concreto bisogna tener conto anche della predisposizione individuale o stromentale ad incontrar gli effetti dei COJltagi }ler cui potrebbe darsi che anche una tale inoclùazione non andasse al di là dal prodm-re od una iperemia congiuntivale od una ottalmia catarrale." In genere fino a che la secrezione è catarrale (mucosa) si :mostra sotto forma di filamenti più o meno abbondanti nel fornice congiuntivale e si trova raccolta nel lago lagrimale (al canto interno) senza mescolarsi alle lagrime, è sempre tempo di attendere di passare alle cauterizzazioni, e tempo di limitarsi ai soli refrigeranti locali. La ottalmia difterica compaJ·isce rariss~a nei nostri riparti. Io ne ebbi ad osservase un solo caso dopo la campagna del 1866 e la sua apparenza nel primo stadio è tale che non può pa.ssare inosservata ad un curante attento. Questa sua ra.rità dispensa dall'occuparsene particolarmente nel caso. nostro.

.x Il tmcoma o la ottalmia gram6Zosa propriamente detta, dato da neoph1sia linfomatosa, cui si limita il nome di r;ramf-lazioni comparisce nei nostri riparti sotto tutte le forme e le specie. Lo si vede acuto od acutizzato, lo si vede lento o subdolo ; lo si vede primitivo, idiopatico, misto (Mm·arw). L'apparenza. dell'asperitudine linfomatosa è d.i


25 essere piuttosto piccola mai più larga della grossezza di una testa di spillo al suo massimo, di colore bianco-giallastro non molto rilevata, non vascolarizzata, ocèupa la regione congiuntivale del tarso e specialmente quella del fo1·nice ; ta!Qra queste asperitudini sono numerose, talora no. Nello stato acuto nel quale esiste il catarro vi possono essere anche asperitudini papillomatose le quali crescendo di volume e 1mmero, specialmente se il catarro aggrava e si fa purulento, mascherano le asperitudini linfomatose (linfoma misto). Nel caso di linfoma acuto (idiopatico) se non si l1a l'occasione di vederlo fino dai primi giorni è talora difficile il diagnosticarlo dai caratteri visibili · eli esso, è la pratica e l'occhio medico acquistato coll'abitudine che può farlo conoscere. Nel caso di tracoma lento (primitivo) queste asprezze linfomatose ingrossano e rotondeggiano ad uso grannli speci~lmente ai canti dove sofl):ono minore la pressione e spesso non v'ha iperemia di sorta, nè secrezione apprezzabile dacchè l'elemento infiammatorio della mucosa fa difetto. Questa è l'apparenza che fu presa e·potrebbe esserlo per una apparenza di semplice alterazione nutritizia di qualche elemento congiuntivale glandulare senza aunetteni l'idea di un vero fatto patologico. « Noi consigliamo vivamente di combattere questo stato follicolcwe della congivr:tiva anche quando non vi sa~·ebb~ro anct>ra alf1·e alterazioni. È una questione di alta importanza pei nost1'Ì confratelli militari, e 1wi c·rediamo che il signm· St1·omeyer (l) ha perfettamente rçgione quando egli dice che le truppe p1·esso le quali i medici et·eclono che questo stato della congiutiva è nat·male avmnno molto a sojfh1·e clw·ante la campagna (2). » Sono casi però i più rari, dacchè sotto l'azione N'EGLI ESERCITI

(l) N aximtm der Kn~fileilkunst. Hanovre, 1861, pag. 51. (2) WlicKER. Op. cit. T . l, p•g. 104.


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DELLE OTTA.Li\IIE

di qualche causa irritante vi si associa ben tosto l'elemento flogistico. Le complicanze corneali subito che col linfoma vi abbia " congiuntivale, divengono inevitabili. un elemento flogistico J~ questo il fattore p1'incipale delle stesse, e non l'aziono meccanica di sfregamento sulla comea che valga a produrle. I tracomi lenti, primitivi quantunque dmino da temt)(), siano molto S\'Ìluppati, se non si associano all'elemento flogistico non hanno lesioni corneali, segno questo che le cornee tollerano lo sfregameuto degli stessi molto piil cbo non si crede. D'altronde la forma delle complicanze corneali è svariatissima, la loro sede non sempre limitata al segmento .superiore della cornea dove maggiore sarebbe l'azione meccanica. L'elemento vascolare che costituisce l'essenza del panno così detto tracomatoso è dovuto non solo alla forma vascolare della cheratite, ma può essere legato alla presenza ·di ulceri la quali fortunatamente pella cicatrizzazione vascolarizzano. Ciò è necessario tenere a mente, clacchè si lega alle cautele che si devono avere nella cura sotto pena di vedere la affezione inasprirsi, farsi più grave, pii1 dallllosa e pii1 lunga. Nel caso di linfoma idiopatic.o o tracpma acuto siccome trattasi eli una neoplasi~ che. deve essere riassorbita mediante un lavoro di moderata reazione infiatmnat.oria, quando questa resta entro lilniti convenienti, bisogna astenersi da ogni mezzo terapeutico irritante, bastanclo: la cura aspettante o la igienica. Se la reazione si fa troppo vi va e tende . alhL forma purulenta, si usano i refrigeranti ed i minorativi ; se la pmulenza è bene stabilita, sono indicati i caustici ma con ' cautela ben maggiore che nelle ottalmie purulente genuine. " Bisogna ?·ùnarca?·e qt~i che le cauterizzazioni non hanno bisogno eli essere 1inovellate cost frequentemente elle l'etb-


NEGLT ESERCITI

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bia·mo eletto per l'ottalmia purulenta, c non si dùnentwllerà che un qualche grado cl~ infiammazione della mucosa è necessat·io per fa·r 1·iàssm·bù·e i pt·oclotti neoplcestici clepos·itati neUc~ mucosa (1). , L'impiego dei colliri irritanti da principio non può a meno, senza vantaggio da parte della cura dei linfomi, che facilitare e peggiorare le complicanze corneali. " L'impiego dei collirf astn:ngenti o dei caust·ici, mezzi verso i q•uali l'abitudine spùige i mrx~ici vn presenza di ~ma congiuntivite q1~aZsiaS'ÌJ, po6rebbe aver:e, nel caso di ,q1-anulaeioni ac~~te, l'influenza la più dannosa, contra1·tando i l corso che segue la natum per conclwn alla guarigione questa affezione o provocandone la trasformazione in altre più dannose » (2). Questa è avvertenza del ~ifEYER la quale non è elle la conferma di quanto feci da anni presso la Scuola clinica ottalmica militare di Bologna, della quale cosa ne furono testimoni molti e molti degli assistenti che ebbi la fortuna di avere e dei quali posso dire con soddisfazione di pratico o eli camerata che mi hanno fatt-o sempre giustizia in faccia ai buoni risultati. Nè posso scrivere queste righe sell'l.a tma qualche commozione dacchè il WECKER, tedesco d'origine, es.ercente in Francia, ebbe bisogno di scrivere le seguenti parole : « Qttesti differenti nwcli eli tmttamento .dimostrano su,f[icientemente come sarebbe funesto impiegare ttn ·medesimo trattamento nei differenti casi eli tm'epidemia eli granulazimzi acu,te. E tttttavia è ciò che accade ancom sovente, SOJJmtutto ai nostri confratelvi •militari, allo·rchè il numero dei malati ·à.a mww·e non 11ermette sovente di separcwe cliligentmnente i differenti casi. Non è t'CVI'O di osservm·e che clu?·ante ttn'epidemia di gramtl.azioni acute, i m.alati che si (l) Wt:CJn:n, op. cit., pag. 100.


28 DELLE OTTALM!E ctwano rneno, guar-iscono 'meglio e con pù6 pro-ntezza » (1), il che suona come una garbatissima critica, alla pratica dei medici militari disconosciuta al riparto clinico bolognese ed a qualunque dei suoi frequentatori, soddisfacente idea di cui non posso a meno di andar conte11to. Stùla cura del linfoma primitivo per quanto riguarda i mezzi distruttivi, mi l'iporto a quanto dissi nella precedente memoria, per cui aggiunge1•e parole per istigmatizzare una inconsulta distruzione meccanico-chirurgica dello stesso, sarebbe il ripetermi senza costrutto. Sulle cause abbastanza dissi nei precedenti lavori, basterà sa.nzionare ancora una volta che il linfoma si riproduce per contagio, causa precipua, o si produce O'idiopatico) pel fatto della cronicità dei papillomi che si tramutano in papillomi misti a linfomi, cronicità che si può addebitare a cause igieniéhe mancanti, a cattive cure mediche, ovvero a maliziose applicazioni irritanti ; ma di ciò più tardi. XI.

La frequenza relati,•a di queste affezioni congiuntivali nei nostri riparti merita una parola. La,difficoltà di appoggiare questa quistione a risultati numerici, dipende dalle varie nomen·clature degli elenchi regolamentari che furono in uso pei nostri ospedali, nomenclatme che solt.anto in parte corrispondono a quella · scguìta in questo lavoro. Non è per questo che devo lasciare di farne menzione. La risultanza della mia pratica sarebbe : che in generale ben più numerose sono le iperemie congiuntivali, le congiuntiviti catarrali e le erpetiche che non le altre forme. Sopra (l) Mnnm, op. eit., '[l3g. 18.


NEGLI ESERCITI

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tutte poi primeggiano le catarrali, comechè il catarro si · complichi spessissimo nella çongiun ti vite erpetica alla.forma aftosa della stessa. Le ottalmie pm·ulente ra.ramente compariscono iso!ate, più frequentemente epidemiche. Molte volto è facile constatare che talune eli esse non erano che catarrali aggravate per cause accidentali facilmente constatabili, come sarebbero la trascuratezza, la imprndeuto applicazione di irritanti o di caustici non richiesti, le vicissitudini atmosferiche e il disagio di nn viaggio alla volta dello spedale) ccc. Le vere epidemie sono rare ma sempre terribili, non t~tnto per dmata o gran numero, ma per tristizia di esiti relativi alla attitudiw al servizio, dacchè le complicanze corneali sono nume:ro'se. Spesso è constatabile come dominino nella guarnigione soltanto perchè dominano nel luogo eli presidio. Talora si sviluppano nei riparti o nelle infermerie a.Ua sopravvenienza ,di ottalmie acute che rapidamente aggravano e si cliifondono. Sono evenienze però più rare di quello che si pensi. Le asperitudini pa.lpebrali sono comunissime. I papillomi ne formano la più gran parte e ciò non può essere a Il:leno, dacchè questi possono essere l 'effetto di tutte le ottalmic che tengono o per natura propria o per cause accidentali un corso lento. I linfomi più numerosi sono i misti, e rari assai sono i primitivi. Da questi cenni sulla frequenza dolle forme. non si può a meno di venire alla conclusione in cui viene il Wecker. " Dopo aver passato in 'revista un certo num..ero di 1naZattie congiwntivali, noi possiamo domandarci che cosct bisogna itntenclere per ottalmia militare. Questa espressione così gwmalmente ùnpiegata clesig1~a essa -tma malattia speciale ? No: la sua signifìcazione può varùwe nella m,aniera la lJÙ't s~rana, ed inte1ulendo di parla1·e eli m2a epidemia o eli mw.


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DELLE O'l'TALi\IIE

endemia eli ottalmiet militcwe, noi non possiamo sçtpe:re rla questa semplice denominaz1:one con qu,c~Ze malattia noi abbianw da {a1·e » (1). Campeggia però solamente una idea in tale proposito ed è che qualunque sia la forma, catarrale, pm'ulenta, linfo:r:natosa, vi ha sempre in giuoco liD principio trasmissibile o contagioso, il quale impone la stretta applicazione delle misure igieniche delle quali fn parlato nel precedente lavoro tanto nei quartieri che negli speclali. XII. Sviluppata in un corpo hL presenza delle ottalmie, un elemento che non deve essere ti·a.scmato per combatterne la dm·ata e le conseguenze, è la polizia. disciplinare. La malevolenza del soldato stesso ne ha tale e tanta parte che deve essere sorvegliata, e combattuta così nell'interesse del ser\izio cJ1e in quello dell'umanità. In tutti i casi di simlùazione vi ha sempre il movente della stessa. Nella truppa esso è in genere il desiderio eli schiv:a.re le fatiche del servizio. Nel fatto di una silmùazione eli ottalmie pii1 che la malizia riesce damtosa l'ignoranza, dacchè i simulato1i si sobbarcano con cuor le~giero a conseguenze dannose, tcnibili, imprevedute, le quali non servono di freno, inquantochè ancora trovano una consolazione nella possibilità eli una giubilazione od almeno quella di un congedo di rimando. Questo sconfortevole fatto il quale basa sulla manchevolezza di educazione dei ,-olghi, non è proprio del nostro paese solamente; è fatto che si verifica per tutto clove esistono eserciti stam;iali. Le testimonianze in proposito presso autori . (l) WECKU, op. cit., pog. 13:!, T. I.


NEGLI ESE~CITI

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ili altre nazioni, itmge dal far difetto, abbondano, e lo vedremo.

La simulazione delle ottalmie riguarda due c.asi possibili, la J,Jrovocazione d~ sintomi morbosi in un occhio sano ; la a1·tificiale manutenzione degli stessi in un occhio per qualunque maniera malato. La forma presentata dai fenomeni morbosi, le stigmate lasciate clagli agenti impiegati, la regione oculare offesa, l'occhio prescielto, sono in g·enere altrettanti momenti che bene studiatL danno gran lume in proposito. Siccome poi lo scopo solo cui tende il simulatore è di mantenere la presenza di fenomeni morl)oSi quanto piì1 lo crede necessario pei suoi fini, cosl il corso di nn'ottalmia simtùata ha un'impronta tutta sua cl1e male corrisponde al corso naturale dep.é ottalmie in genere. XIII.

n simulatore in un riparto, alla. presenza clel medico, ha generalmente l'aria più ingenua e contegnosa che immaginare si possa. È paziente e tollerante oltre ogni credere ; qualunque cura l'accetta con animo sereno e mai si rifiuta a qualunque applicaz~oue manuale che elevagli da altri essere applicata. Quantunque appartenga a popolazione usa ad estrinsecare le impressioni dolorose con romorose invocazioni, lo si vede invece sempre· equanime, tranquillo, a segno da dare esempio di stoicismo. Io ricordo un tale che per oltre cinque mesi ebbi nel ri})arto, dal quale ogni giorno a.veva un'unica risposta fatta con tragicomica serietà : sto bene, e questa qualunque fosse lo stato degli occl1i suoi nel moltiforme corso della sua malattia.. In genere il corso di queste ottalmie, specialmente se è


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DELLE OTTALIDE

dato poterle osservare quali procurate fino dal loro principio, offre degli aspetti caratteristici. Talora comincia il male con appa.renze miti di iperemia che ben presto si muta in catarro lento, soggetto ad un'altalena di bene e male non subordinata a causa apprezzabile, anzi talora contraddicente una qualunque ragionevole supposizione. Non è raro che s.orvegliando l'uomo e sorprendendolo nelle ore della giornata tra una· visita e l'altra, lo si trovi in uno stato octùare ben differente e. migliore che non lo si trovi alle ore delle visite cosl del mattino che della sera. Natmale ne consegue che questo corso è causa di sviluppo prima e poi di accrescimento di asperìtudini ; senza contare che tal altra si sviluppa un vero tracoma od una congiuntivite puxulenta per contagio acquisito vivendo fra malati. Naturale che questo corso prolungandosi possa originare complica.zioni corneali che non erano in preventivo, ma che non sempre spaventano lo stoico. In questi casi la cura più appropriata, le cautele più minuziose, la sorveglianza e la servitù più scrupolosa praticata al malato a nulla giovano, anzi giova meglio la cura negativa basata · alla sola igiene, dacchè senza volere si cado con una cma attiva nel pericolo di aggiungere stimolo a stimolo e mcritarsi, come dice AEzro, il nome di medici instillatori. L'inevitabile lunga pennanenza porta. seco i soliti danni, nè giovano c.'l.utele a schivarli. La condotta dell'uomo può essere calcolata: o lo si trova sprezzante di ogni prudente cautela quando il medìco non è presente, e lo si sa sempre scorrere per tutto ed occupato attivamente tutto il giorno e turbolento; ovvero se suppone che il generale deperimento possa aia tarlo ad ottenere l'intento di avere un congedo, lo si vede capace di restar coricato giorni e giorni e stremarsi colla fame cedendo ad altri persino il proprio cibo. Di questi tipi


NEGti ESERCITI

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1o ne ebbi e~empi svariati·;· i'uno, colpito da congestione iridea, Io. seppi gil:ante per· la sala avvolto nel suo lenzuolo cowe un sudarfo andar· girando a mostrare le, mignatt~che aveva attacpa~,e alle apofisi mast.oidee, come avesse degli or.ecchjni, burlandosi e della medicina e del meclico coi propri compatriottj e confessando che sarebbe migliorato subito che lo.ave~se volutò anche senza le cure. .A.ltro ne conobbi eterna.rnente coricato rifiutar cibo e 1)evanda e straordinari, ~ segno da dove~· impiegare l'autorità e la sorveglianza per essere certo che· si vestisse, camminasse e si nutrisse. Se invece la malattia non è eli origine procurata, ma J'uorno vi .sp_ecula sopra, volendo non esser caduto malato senza trarue tutto quel v-antaggio che si fisse in mente, allora giunta ad un ce~·to stadio, la. malattia si fa stazionaria e nessU.Ua cura v:ale a· mutarne il corso, trarme l'altalena eli· meglio e peggio non giustificabile, n~ssun altrò mutamento vi si rimarca. Le. asperitudini palpebrali si sviluppano e restano sempre le st~sse, e grazie alla fortuna se non sor.gono complican,ze.

XIV. Un.o solo di costoro che· la· spunti in nn riparto per una causa o per J'altra, in una od in un'altra maniera ottenga il suo scopo, esempi conshntli si moltiplicano. JJa non grave ma assoluta. Gronicità dell'ottalmia, il deperimento generale pongono in im~ara.zzo il curante. - " Queste cit'costanze po'rgmio così occasione al medico eli licenzi<we parecchi ma-o lati pÙ il · l~·o lttogo nativo. JJ[c~ con. c~ò è data la parola, e cmne wn 1·azzo attraversct le file della tn1ppct ; allora havvi ttn 'b1·ìtlicarn:e eli esacerbctzioni, .eli nuove infezioni e eli 1·ècenti accessioni (~i ottalmia). Calcinà, succo cl:i tabacco, 3


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DELLE OT1'AL~IIE

lavat1we éon sapone, ccc., t uffo viene 1"mpiegato 21er J?f!!J!}'io-

1"are la condizione, o per mni lasciare intervenire alcun miglim·amento, c mediante la cH:utm;·nHà del male per tal11ic6 c01ulursi al CO?~gedo (1) . » - Questo apprezzamento di un medico austriaco il dottor L wula è giustissimo ; tuffo 1•ùmr impiegato. Io ne ho fra le mani le prove più conviuccHti e non credo a'"erle tutte, nè posso arerle. La strana raccolta la feci facendo perquisire le persone etl i letti dei malati sospetti C{)lti talora in \'era flagranza. Istruttivo riesce l'intrattenersi di alcuni. .Parlo di quanto ,;di io stesso ed illustro la sola mia raccolta, non intendoudo credere non possano esisterTi cd ~-istano di fatti anche altri mezzi. n sapone lo si tront usato per più guise ; o mediante laYaturo wn acqua saponata, onero in natura. A. tale SCOJ>O qualunque sapoue è buono, i pezzi ordinari però sono i prescelti e raramente i :fini, dacchò quelli sono pH1 initanti. Io possedo degli esemplari di saponi a forma cuboide i quali 11ortano escavate nelle faccie delle fossette per estrarne colle. unghie bricioli da immettere nel sacco congiunt ivale; come ne possedo <lei pezzetti ridotti a forma triangolare wn un lato assottigliato a gnisa dj scure, il cui n.ngolo opposto più grosso, scrrcnt~ di presa, porta l'impressione dello dita che s'inumidiscono e fanno chiaramente vedere che presi per tal modo sono stati adoperati quale un cristallo di solfato di ramo per toccare la mucosa palpcbralc. In genere questi pezzi hanno Bl)igoli e margini lisci, taglienti, segno certo che non furono adoperati pella ordinaria lamtura, wmechè allora li avrebl)ero smnssi ed arrotondati. D'altronde questi pezzi si trovano accuratamente C@servati e riposti in qual-

(l ) /ll'o A ugenble~morr!rOf ron je[(hu·•tll'ciMII $la~t~lpu"kfs betmcl.tet etc. von D. J o· sJ:Po L11:1'o.- k. t. Oberfeldant Wìen 1861, lli, pag. 16.


NEGLI ESERCITf

~he nascondiglio.

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Gli usatori di sapone ltanno bianche le 1mghic e la punta delle dita, specialmente I"inclice e il pollice destri, cosa che contrasta. collo stato del resto delle mani. 11 tabacco si usa da naso o da fumo, più frequentemente quest'ultimo. Quello d'a naso in polvere riesco initantissimo, e i pulviscoli si spargono por tutto j} forruce entTo l'occl1io. Non infrequente in questi casi trovarne le traccie sulle sopracciglia, sulle ciglia sui contorru della cute degli occhi, nell'interno dell'occhio in qualche piega congiru1tivale. Quello da fumo inYece si 11sa o masticato (cicca) immettendo la salirn pregna de' suoi principi, on>ero bagnato nell'acqua ed instillato ad uso collirio. lo possiedo una. compressa in un angolo della quale stanno raccolti elci frustoli di foglia di zigaro·, }ler modo cl1e ripiegato il tessuto se ne facera bellamente come lm conba-goccie dopo averlo immollato nell'acqua, facendo funzionare da filtro questo ingegnoso apparccclùo. Lo trovai sotto il cuscino del delinquente, e il filtro era ancora bagnato. Altra maniera eli usare del t'tbacco è quella eli impiegarne il succo di quello fumato nella pipa (scolo); questo metodo è il più perrucioso nelle conseguenze, dacchè è irritantissimo, conodente, per modo che talora escoria e toccando la superficie congiuntivalo del bulbo ne può lasciare una macchia indelebile (tatuaggio) di colore caratteristico. Sono casi rari cotesti ma non unici. Finalmente usasi la cenere dello stesso la quale mescolandosi colle lagrime agisce come la potassa e riesce esooriante, escarotica, peggio se adoperata. ancora calda. l resti della stessa è raro allora non si trovino immedesimati col tessuto che escoriava. A me occorse trorarne impigliata nel profondo del fornice inferiore, sotto una piega che aveva già preso aderenza.


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DELLE OTTALMIE

La calce, se viva, procluce brnciatura ecl escara facile a riconoscerai; se spenta, non perde del tutto questa sua qualità ma è molto meno a,ttiva. È il fornice inferiol'e il sito di predilezione ma non l'unico dove l'abbia veduta applicata. È il sito però in genere dove le polveri sieno portat-e a prodm-re la loro azione. n bianchetto lo trovai usato a tale scopo e non una volta; nella raccolta figura anch'esso col segnacolo delle 1mglùate. Fra le polv~ri vi figurano il })epe e, cosa notevole, lo zucchero. Quest'1ùtbno lo trovai ad un pastore il quale con una ingenuità piuttosto unica che rara mi confessò che lo adoperava perchè nelle natie montagne lo usavano ller le pecore malato di ottalmia, intromettendolo sotto alle palpebre, soggiungendo cl1e aildolciva gli occhi. Caso questo iJ1 cui certamente ignoranza superava malizi.a (1) . Nella raccolta fig1ua uno spicchio d'aglio, l'odore del c1uaJe t radì chi l'usava. Come nella massima parte'delle ottalmie meccarp.cameute procurate, il male era mouQculare. A lato di esso vi ha il sale matino (2) e il limone. Questo lo usano o spremendone il succo del frutto, o spremeudone l'olio volatile della scorza. Il succo di limone e l'aceto sono sostanze ché lligenuamentc nei quartieri sono consiglia,t~ dalla tradizione come veri rimedi se usate con l'acqua; tradizione però che è bene combattere sempre e tentare di {tistruggere come quella che può riuscir dannosa. Le lavattue con l'orina sono pure ft·equentissime. Quale possa avere influenza sugli occhi umt. tale pratica, come (l) il forre nnll. tradi7.i~ue bsei:t ~ dagli Arabi dove hanno dominaro '/ - V. ltll,,su.~, nci miei 1:1\'ori pretedenti . J (2) • li bns~O pO)>OlO odopem c1nesto salt) ($al Gorrul\(1 di llotzki) n~lle m•latlie !l'Occhi io,'<!ce ilello zucchero, •H eui i rns~i funno uso • quo•lo effetto. • l'i111J[JI' de! Si!J l'<l.ll<ls; Lib. r, cnp. x.

' !


NEGLI ESERCITI

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l'altra di starsene chiusi nelle latrine a fumare, far con•ersazione, ginocare, cose tutte comuni, basta riflettere che le emanazioni dei cessi sono atte a prodtu-re una propria e speciale ottalmia. Chi ne amasse notizie può consultare il HAlL\ZZIXI (1), leggere il D ESMARRES (2). Nocivo è l'abuso delle lavature all'acqua fredda, aiutate da energiche frizioni fatte colle mani. In taluno dei mai.a:ti sospetti questa pratica fu scoperta colla sorveglianza o quel che più rale confessata. È notevole un passo di ATIC&NNA Slllla G?·oss1:tuclo 1Ja7peb·rm·wn il quale elice : « Aegrit1tclo est sequens scabiem et quancloquc faciunt· ipsam 1>ossidere Zinimenta. (?·igicla supe1· oculmn , (3), passo che mostra questa pratica esser nè nuota nè fuori della possibilità di produrre le stesse conseguenze.

xv. ll.nche le sostanze meclicinali propriamente dette, figurano in questa enumerazione. A me an•enne eli ossenaro delle escare prodotte dal caustico argentico in cannello, ma i casi sono più rari perchè è sostanza più difficile da avere e che lascia le sue tra.ccie. L'escara era sempre al fornice inferiore di un occhio ed era accompagnata da un segno caratteristico, vale a dire al margine interno del nepitelo ve ne era tma seconda, fatta nel passaggio del cannello per attingere il fondo del fornice, per di pii1 l'uomo aYeva talora nere le punto del pollice e dell'indice a destra, con cui aveya preso il cannello a compiere di per sè la operazione. A colmo ~ (l) Lt malnltic dt(Jii .d.rkjiti. Tnltato di B!!K:tAKntso RoOUn:tNI da CArJIÌ. Vtnezi3, 17~5. -

Delle m11.bttie dei eanfoS~K>, pag. 73. (2) Tmild des malettlies dd VDIIX par r•. A. DNij)l,,nnF.s: l'•ris, 185li. T. IJ, p3g. 73. (S) AvtrJo."XAE Opera. Venetiis, 1;195. Apwl Ju11l·c1, T. 1, p. ~3.


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DELLE OT1'ALMIE

convincimento a taluno si perquisì addosso il caustico stesso. lo mi ebbi sempre cura che l'apparecchio del 1iparto fosse bene custodito, fuori del caso da poter essere attinto dai malati per non indmli in tentazione, eppme non sempre basta ogni cautela. D nitrato d'argento a dosi lJiù o meno energiche ma sempre incerte lo trovai usato clandestiJ1amente un tempo su larga scala in una sala del riparto. J.i'u l'esperienza la quale col tempo mi condusse a così sconfortauti cognizioni. Un giorno, un malato mi mostra le dita e le mani tutte punteggiate in nero, nella loro faccia palmare, e con ingenua ignoranza mi chiede quale mala.ttilt potesse esser quella. J1e punteggiature erano effetto eli coloramento del nitrato d'argento sciolto, che ben tosto sparirono sotto l'uso di tma lavatma con soluzione di ioduro potassico. A questo uomo areva detersa una mano sola lasciando l'altra allo stato in cui l 'aveva, convincendolo che lunge di essere una malattia, era un ignorato effetto della propria malizia. Esa:minati i suoi contubernali, erano in cinque con la. ste:;sa apparenza sulle mttni nella sala. F u vano il ricercare il dore, il come, il quando ; era certo il clandestino uso del 1imedio, tutti erano cronici, tre con ispaventose lesioni corneali. Nel sito chiuso a chiave per rapparecchio ne esisteva un altro non usato ; Ìll esso una boccetta eli soluzione caustica qtHLsi decomposta eli nitrato d'argento a1•eva annegato dentro un pmmellino ! Il solfato eli rame pure o in crista.llo o sciolto a, dose di soprasaturazione ebbi occasione di trovare usato. I pezzi di cristallo perquisiti, le boccette. con le soluzioni trovate nascoste, me ne fornil·ono le prove. Le sature macchie cilestri delle compresse e delle biancherie ne sono spesso utile indizio. È perciò che ritenni ingenua la pratica da taluno a<lott.ata di c.onseg'nare un cristallo cupreo a ciascun malato


NEGLI -ESERCITI

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c1e1 ri_{)arto, per usare sempre lo stesso sulla stessa persona, come altri praticano in qualche dispensario civile a scanso di inoculazioni. n solfato di ferro pme vidi usato in cristallo a sostitnzione eli qu~llo di rame. Ne ebbi in mano qualche pezzo l\1so del qùale era indubitato (1). Che l'uso eli sostanze · meclicinali adoperate per siffatta. malliera dolosamente sia 1m uso nè nuovo, nè nostro soltanto, leggasi il capitolo sulle ottalmie a1·ti(icictl1: clel lVLtCKENZI.E (2) . Là si trova questo esempio. « Nel 1809 tt·ece:nto ~wmini di dtte 1·eggimenfii in servizio a Chelmsforcl {ì61"0no attaccati dall' ottal1nia. Gli umnini restati sani {ti?·o?w. inviati in tm' altr~ gucwnigione ecl i . malati ~·esta­ ?·ono aWospedale. comanclct# militarmente. L'1.t{fìciale che l-i comrtnàcwa avr.mclo app?·eso che 'ttna delle in{ernvie1·e dello s;pedale andavct frequ&ntemente et fare degli acquisti pt·esso un ilrogJ!im·e, conc~lJì dei sospetti. A 1nezzarnotte l'u.fficicde si po1·tò allo spe_dctle, fece levare tutti gli uomini di una sala e li fece concl!tu·1·e tutt?; nudi in un'aUra novellamentc appcur,eccMata. Si fece · sorveg l'ia1·c durante la nott(~ ?c6 sala lasciata e l'inilom,ctni di g'io1·1w allo1·chè sì esmnincu·o?zo i letti vi si ·t1lov,a1'0no nascosti dei piccoli pacchetti .éti.sublimato corrosivo. Si p1·ese delle misure pm· 1:m1,Jeèf:irne l'intt·oclu~ione per 'l'cwvenù·e e in pochissimo tempo iJ50 'Uomini si t?:ovarono gu.a1·iti. » Questo esempio che appartiene all'esercito inglese è vera.mente di tale enormezza e per il mezzo adoperato, anche altramente pericolòso, e per il numero dei mri1ati, da far pensare che in qualunque caso

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(l) Fra gli Arabi si "" eh<) AYicenna c~usigliava la mnrcbasit.. ( i<lt $1 jaex aen~' ) COILtro \'asperitudine e che que\la .era aMhe <lett-a t>.~rites jertea.

(2) Tr!uU· p>"!ltiqtte cles mltlmlies de ~· reilzmr W. MA<'KE~zm. E<l. Masson 185G. T. IJ, Seet. XIJ., pag. llG.


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DELLE O'l'TAL~fiE

consimile è, non dirò lecito, ma doveroso il sospetto per non esser presi alla sprovvista. Anche i quartieri' hanno le loro tradizioni come tutti ~ luoghi, ed una guari1igione che abbia avuto molti ottalmici ne avrà sempre anche in seguìto, dacchè i sorvegnenti troveranno sempre ·dci '"C6J_)Soai che loro tramanderanno queste tradizioni.

XVI. Le meccaniche irritazi01ù qualunque siano sono svariatissime. Senza contare le fregagioni colle dita, l'uso di festuche eli granata, di foglie ruvide come là parieta~·ia (1), ecc. sono cose che mi const,ano positive, come quelle· di cui ne 11ossiedo nella mia raccolta gli esempi. Di più ancora , un semplice rotoletto di carta fatto passeggia.re sul fondo del fornice era un mezzo blando eppm capace in taluno eli mantmJervi a volontà una iperemia, di cui scoperta la cagione lo guarì perfettamente e prontamente una qualche misura disciplinare. Ad un altro che o:fferiva il fornice inferiore e la mucosa tarsale sempre sanguinolenta, fu perquisita una palla da fucile battuta e ridotta ad informe dono puntuto . d1e gli serviva all'uopo di maltrattare il suo opchio. Questo unico esem11io fìgm:a pm:e nella raccolta. Questi meccanici imprendimenti hanno in genere l)er carattere, di lasciare stimmate sanguinose di li1a.ltratta.mento s1ùle parti che h!J,nno offeso, le quali non sono proporzionali ·a,lla fori.na . morbosa apparente, sono saltuarie e si ripetono repe~tine quando ragionevolmente meno si avrebbe da vederle. . ;Non bisogna dimenticare che questi mezzi ineccaniei oltre che tener viva sempre una. iperemia sono capaci di produrre , e ma.ntenere (l) Altro ri~odio popohwe dovuto forse alla tradizione araba. Vedi MssUE, <TRAUAOI'i l ib. H, C"l'· 6, edizione veneta .àlDCIJ, pag. 217.

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ESERCITI

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le as,petlldun pa:lpebrali. Ecco quanto ne scnveva in proposito AL\s·S!A.NDRO QuADRi collega troppo presto . rapito alla sGicnza. << Oiò che non a:veva 'po'tlldo o·ttenere sugl;i ani?}~au, le gram..~tla\ioni ·artificiali, io le ho viste sorgere in d'ue ci1Y:osta:nzeftbbastanza _'rima-rcluwoli, nei mie-i opemfli di fistola lagTnale, che w cwro semp1·e col metodo clel Bowmcti~ inci1f:~clo i punti ed 'i condotti lag1·ùnali ; in q'ucste circostan, nelle q_~tali le cause meccaniche agiscono dù·ettamente stllo stroma della congiunt!va, e eli una maniem ft·eq~umte spesso pet·manen'te, io ho visto sorgere delle gramtlazi~· i 1·ibelli a ttttti i 11wzzi, ·e che non cedevano cM allo a ontanamento c7-ella causa meccm~ica, io ho c?·erbtto 'éht?·a te lungo tempo che la granulazwne non potesse sorge·re 'S r~tcmearnente, e Cl1i1·ante quest'epoca io ce?·cai attentamen~ 'la causa di -queste g·ranu.lazioni che si svitug?pavàn'O ~egli opera'ti di fistola, sia nei contatto con ctlt·ri ottal1nù:i, nel contatto clegli sttletti àella n~m ·b·usta, ecc. ecc. li ?wn ?"aéconter'ò quì· pwtto ·ze p1·ecmtzioni che JYresi per ~ constatat·e il fatto ; al dì cl'oggi dopo pa1'ecchi ann ài esperienze io ·acq~6istai ia convinzione che queste gt·a lazioni sono l'effetto dell' agernte meccanico, ecl 'appena io.. 'veclo s01·gere sospendo il t1·cdtamento chi1"1AI1'gico, e ved la 1·isol-um:one spontanea e compieta delle .,g?·a'nu.lazioni ( . » Questa convinzione del QuADRI ' basa su fatti dei q li mi ebbi pur io a constatare la verità in eù·costanze ngeneri e che sono persuaso possano ripetersi e convincer qualunque voglia o sappia tenervi dietro. Se 11 QuADRl to il nome di granulazioni ·parlava allora eli p'apillomi, iamo il lVIoRANO che accenna fra le cause dei (l) De ltl· f!r la.f.irm '!J<llptfbrale l '!W ALEXAl'(PUE QUADRT de tinpJcs. tiaplùS l 8G:l , '}Y.lg-. 20. l'ra<lu'z letterale.


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ll

DELLE OTTALi\IIE

linfomi idiopatici «Agenti chimici, agrmti meccantei, siano atnwsferici, sia:no operativi, (1). » È perciò che peisatamente l dissi che tutti questi svariati mezzi ltrtifìciali itanti possono produrre a.speritudini palpebra.Ii, dacchè la forma delle stesse non è criterio cl1e ne faccia escludere l possibilità della causa dolosa..

ir·

XVII.

co~1giuntivali

l)

~mtmi

Esposte le forme morbose piìt nei nostri riparti, discorsi i mezzi che l'esperienza 1 })ose nelle mani come adoperati .dolosamente, _})arlato delJ appa.renze generali dell'individuo sunnlatore e del corso erico delle ottalmie procm·ate, resta da occupa.r~i delle fo ne speciali delle lesioni o sospette o certe di simulazione. « La m,alctttia così prodotta non 'risiede m ina1·iamente che ad un occhio e pressochè sempre all'occhi destro. Sovente la mpidiià colla quale i sini<Jmi si eli iarano J?Crmette di ?'Ù;onoscere non solamente la frode ma anco1'a l' agrmte che servì a produrlcb, e che può trov ·si -in totaUtà ocl in pa1·te (2) . » La questione delle infif mazioni che riescono monoculari solamente è questione sott uesto pnnto Lli vist:t interessantissima. In tesi generale cause che a,giscono generalmente come le interne costitt onali, le così dette retunatizzanti, le infeziose, le irritanti 'use nell'atmosfera dei luoghi chiusi come il fnmo, nell mosfura circumambicnte un uomo od una massa d'no . i all'aperto come i nugoli di polvere nelle marcie sono t te cause che predispongono amendue gli ocehi acl esser le ecl eccezionalmente ne ledono uno solo ; la dill'erenza t i dtle occhi (l) Jlmvtli <l'otktlmo/b[li'• diretti dal prof. A. Q<13gliuo. Anno

(2) )L\cl<"'"'"· Opera citat~. P•l!· 116.

pag. 276.


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NEGU ESERCl'l'I

rigua,rderà\soltanto la quantità di lesione. All'opposto le cause che agiscono sopra una sola località come i traumi, i coJ:pi stra.hieri, le inoculazioni producono ottalmie soltanto monoculari èd eccezionalmente doppie. Divengono doppie . spesso per a\ffusione più tardi. . Le iperem)e congiuntivali da. cause atmosferiche sono quasi sempre clop Jìe; ·naturahnente che le catarrali in regola generale lo sano del pari. I1e purulente che derivano da aggravamento delle cata1;rali seguono la stessa sorte. Dei linfomi. « il 2: ·imitivo è sen1;zwe binoculctre : l'idiopcdico r_estc~ assai soven l monoculèwe, ma dall'uno può diffondersi all'cblf!r:o occhi c6ssai faC'ilrne:nte » (1). Le ottal e ~rpetiche se di forma fiictenulare o pustolare .sono genera nente monocuhtri, se eli forma a:ftosa, specialmént~ se co_ plicate a catarro sono cloppie. J~e gonorroiche sorio sempteln pr,incipio monoculari. · L'esser mJ10cnlari si verifica nel principio eli una a.tlezione procm:ata, d lchè per la durata, e per viver l'uomo iri riparto cl'ott miei, troppe le cause e troppe sono le ragioni perchè beu p sto l'ottalmia diventi à.oppia. È una eccezionalità se rest essa mouoculare, e questa eccezionalità c6ilferma il gind·io, clacchè abbiasi allora un uomo con un occhio pel'fett mente sano, il quale resiste a!là, influtnza rlelle cct'use n 'ive cmco contag:iose, mentre quest'uomo stesso ha l'altro occ io malato eli otta.lmia o procurata o sospet ta, La forma a.ll ·a della a;ffezione merita uno studio attento, continuo, pa.r colare, in quanto che come potrebbe essere ca.so naturale spiegabilissimo, potrebbe invece anche essere caso luminosa 1ente doloso. Da, ciò si comprende che questo es.ame merita nolta, attenzione per parte clel medico prinE'

un

..

(!) :llOR-'""0, ;h ali d'Oii<llmolo!Jirt, citati, pag, 293.


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DELLE OTTALiUIE

che visita il malato, perchè piit recente il caso e più genuin-a la forma dello stesso. In questa circostanza è molto piìt facile si verifichi la osservazione del MACKENZJE che è possibile non sòlo conoscere la frode, ma scoprire anche, o in parte o tutto, l'agente che la produsse. !I /frustoli delle polveri, le escare, le lesioni sanguinoleute è allora che con pilt sicurezza si accertano. Di pilt, in quella occasione vi è lUl altro elemento di ricerca il qttale riflette lt disciplina clel corpo, vale a dire sarà facile scoprire, date ~alune forme, chi sia st.'lto il comlliacente aiut.atore nel poteisi procurate la lesione, dacchè ogni fa.tica merita premio, J questi non richiesti empirici è bene conoscerli nelle co1 . -gnie di cui riescono i demoralizzatoli Piìt di una volta v di ripetuto il caso eli uomitù che portavano umt ott.:'l.lmia ~~ onoculare o doppia, con tutté le ciglia tagliate colle forb).i, lesione capace di per sè sola ad esporre l'occhio acl un~ iperemia congiuntivale per lo meno e talora a gra,vi e ~tnghe complicanze corneali (1). Questa lesione è di quell per esempio, che possono ammettere sempre un'altra mat che aiuti e che importa eli conoscere. XVIII. L'esame clel sito e della qualità della i eremia in un occhio malato se sempre è del massimo int ·esse per l'oculista, è necessario specialmente sotto il pun di vista delle ottalmie procurate. Fra i mezzi dolosamente tnpiegati molti banno una a1ione diffusibile, molti agiscon più limitatamente. _Ad ogni modo il punto primitivo di ontatto, in tesi generale, sarà facile il denotado, od appena successa la ap(l) Un tru~o nu rnceontai nel N. 21 del 1864 del nostro giorn e. esso coi allora non onclodenti.

tlct~i il peso che forse merit~111; :tUri casi potrei racoontarne pi~

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NEGLI ESERCITI

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plicazione ocl attutita la energia della reazione che ne conseguitò. Per solito è il fornice inferiore quello dove clevono essere studiati i fenomeni eli queste iperemie irrit.ative. La iniezione non si estende al di là della mucosa tarsa.le e del fornice inferiore ; la mucosa tarsale e il fornice superiore o sono saui ovvero non banno proporzionale grado di lesione. Le sostanze che intaccano prontamente i tessuti (escarotici) ovvero si sciolgono prontamente, agiscono con più potenza sopm di queste parti al primo contatto, sulle altre gitmgono dilute dalle lagrime o non gitmgono punto. I loro resti, a caso recente, è sempre possibile distinguere. I gramùi di polveri invece, che non si sciolgono ma agiscono meccanicamente, vengono, pei moti delle palpebre e per causa delle lagTime, smossi e trasportati anche al fornice superiore e arrossano l'occhio più generalmente ; la loro ricerca in quel sito conduco molte volte alla lol'o scoperta anche quando fosse riuscita frustanea al fornice . inferiore, sito eli elezione. Le chlazze biancaStre esca1:otiche le quali si l'iscontrano al fornice inferiore, soùo un secondo fenomeno facile a trova.rsi e non impugnabile. Perduto l'epitellio della mucosa congiuntivale e nato un essudato albumino-fibrinoso nel sito di ·qneste lesioni, può nascere e nasce spesso nn coalito non sempre facile 3td ess~re scop~rto con una superficiale osservazione; le pieghe d.ella mucosa tumefatt.a devono essere S\'olte e interrogate anco con 1m sottile specUlo bottonuto. Queste apparenìe, non solo di per sè stesse, ma anche pel corso dell'a1I'ezione cui si accompagnano, depongono per l'origine artificiale della stessa. Un catarro congiuntivale se non 1ma sola iperemia ne formano la base, i soli refrigeranti locali, la igiene e la sotveglianza in pochissimo tempo apportano la guarigione. Se que.;;te lesioni non fossero artificiali, ma sequela naturale eli un vero processo cruposo (aftoso),


46 }a affezione sarebbe grave, generale e non lim~tata al fornice inferiore (afte-sparse), la secrezione si farebbe ben presto pnrulent~1, il sno corso sarebbe più lungo, la cura necessaria più sostenuta e più lunga. Dissi che j mezzi più semplici locali apportano la guarigione in questi casi e sta in teoria e molte volte in fatto, altre volte però ciò non succede, quando cioè il maJato è impenitente ed ha preso partito. Per combattere la opinione del curatore altro non rest:,t a tali malati che trincerarsi in .. uno stato di stazionarietà e procurarselo con tntti i mezzi possibili senza farsi trovare in flagranza. Nc sorge in questi casi una ottalmia cronica con isviluppo di as11eritndini, cotl complicanze cornea.li, con deperimento generale, e la ostinazione dello st{)ico la vince sull'uomo della scienza.

XIX. ·La iperemia localizzata al fornice inferiore merita anche un'altra riflessione che la esperienza mi dimostrò non dovere essere trascurata. A tenore delhi sostanza che può averla. procurata, essa varia in intensità ed in colore. 'ralora è di colore rosso sbiadito -o roseo mentre talora è di colore molto più intenso. Il colore sbiadito è proprio del rossore della. mucosa soggetta alla lunga a.pplicazione dei sapon~ ; il colore ,..-ivo invece è pii1 proprio al rossore prodotto dal tabacco. La ragione del colore sbiadito che as~ume la mucosa sotto l'uso del sapone ignoro e non dirò, è feno~eno però rimarcabihnente_costante. :Molte volte da esso ho potuto supporre una frode e constatarla, dopo che la esperienza.di casi in flagranza me lo avevano insegpato. Il colore rosso vivo dovuto all'uso del tabacco ha caratteri.diversi a tedore del modo con cui questo viene impiegato. Se in polvere la


NEGLI ESERCI1'I

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mscolarità ~ reticolare, più generalizzata, accompagnata da molte lagrime ; se in forma di succo . di cicca agisce più potente dove tocca la prima azione eli contatto. Produce fenomeni diffusivi se non altro per azione dinamica ; si rimarca u na iniezione poricorneale come si trattasse di una cl1eratite incipiente, la pupilla si fa ristretta (1), fenomeni questi che spariscono in pochissime ore coi soli refrigerm1ti o tutto al più con qualche dissolu'l.ione atropinica, e dimostl·ano non dipendere che da irritazione per modo che t.olta la causa sparisce l'effetto. Lo scolo della pipa poi produce una congestiòne così forte ed una vivacità da assumere il colore scarlatto. È in questi casi che il tatuaggio talJaccino può essere prodotto sulla congiuntiva bulbare o sulla falda semi lunare e restar là a scgnacolo indelebile dell'attentato. In tali casi la congestione pericorneale e la mimsi sono non solo pronunciate, ma possono riu~cire anche a vere infiammazioni con tutta la sequela degli esiti proprii.

xx. A proposito di vascolarizzazioni limitate ad un solo punto dell'occhio è notevole la importanza dell'ungula e della. pinguecola. Non è a credere con quale insistenza i soldati di p9ca volontà attenda,no a richiedere il medico parere ed invochino una cura per queste imperfezioni più che malattie. Guai a darci peso la prima volta, si vedono tornare e ri~ tornare allo· spedale con delle. vascolarità irritati ve e con delle iperemie procurate, dovute aUa speranza che queste imperfezioni possano apportar loro una esenzione dal servizio, da.cchè sono interminabili ed a loro dire gravissime le conseguenze che soffrono persino nella vista ! (l) La nicotin" per di più ha un "37.ione miotic3.


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DELLE OT'rALì\IIE

:M·a non è sempre la iperemia congiuntivale e la otta.lmia. catarrale solamente le forme che possono ossenTarsi come procurate fin da principio, dacchè talora il mezzo di frode adoperato senza discernimento può apportare un'affezione cosl grave in poco ·tempo cla assumere la forma pmulenta. .A.nche quest.a così terribile forma, atta ad inspirare la compassione verso chi la soffre, non è quindi assolutamente sempre l'effetto di una sventma ma quello della ignorante malafede, caso in cui alla compassione fa posto il raccapriccio. È sempre da dubitarsi di codesto improvvise ottalmie monoculari che si mantengono tali anche più ta,rcli, e che avendo sorpassato il primo periodo di pericolo senza lesioni notevoli pure mai guariscono, ovvero che distrutta o notevolmente alterata la cornea, caso di riforma, q1.wcl erat in ?Jotis, guariscono rapidamente e lasciano a conseguenza delle asperitudini papillomatose non gravi. Nel primo caso è la pertinace ostinazione che tenta ottenere quello che lo audace stoicismo ottenne nel secondo. Esempi in proposito pur troppo non fanno difetto, ed io stesso potrei raccontame di circostanziati ben più di qualcheduno. In genere il corso di questa ottalmia ha sempre qualche cosa d' ~nomalo che mette sulla strada del sospetto e talora della certezza un oculato cu1'ante. I,lil improvvise, inaspettate, ingiustificabili recidive ne formano un elemento. Non infi·equente suonò l'accusa di casi di purulenza ottenuti con lo innesto diretto e volontario del pns blennorragico, sono casi però che tra~ne la flagranza o la c91.1fessione non possono essere accertati come dolosi, souo casi piit presto sospettRti che provati. A.d ogni modo MARSHALL presso soldati inglesi, :M:ERClllE presso. soldati belgi confermano un tale f~tto come più che sospetto (1). Di pi\t il dottore J u.m S,tNTOS FBRN'A~DEZ in UU(l. recentissima pubblicazione racconta


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dell'isola. di Cuba. che « il numero di ottalmie gonorroiche, i l quale fu consùlerabile, accadde in soldati dell' csenito; per liberarsi dal servizio delle armi pcrclenclo l'occhio destro, questi disgrc~ziati S'i inoculcwano i l pus blennm·ragico, suececlendo per colmo eli svcntu1·c~ che il mede si propagava all'alt1·'occhio e 1·estavano ciechi (y r1uedabau ciegos); così succeclette agli attaccati di Porto Principe » (2). Queste testimonianze non abbisognano di commenti.

XXI. Nei tentativi meno gravi le complicanze corneali o non sono, o verificandosi vanno · a soprammercato nè aspettato nè desiderato dal simulatore. Non è però sempre così, daccbè talvolta è proprio la cospicua lesione <lella vista quella CLÙ egli tende e desidera, ed a tale scopo da nulla rifugge, è solamente che vuol essere certo. « È noton·o quanti mali d'occhi vengono atti{izialmente (kunstmatig) procurati o peggiorati a,l fine cl'i ottenere (om te verkrijgen) la, esenzione ovvero una pensim~e. Taluno ha dovuto pagare simili 2Jrove coZla 11erclita (met het verlics) della sua facoltà visiva» (3).

Questa esplicita dichiara.zione di un meclico olandese prova. una volta eli più che· questi colpevoli t.entativi non possono far meraviglia, essendo propri di ogni clima e di ogni popolo dove esistono eserciti stanziali. Pieni sono i libri di meclicina legale militare eli dcscri. zioni del come vengano usati e mez'l.i chimici e mezzi mec(l) BoiS5EAU. Dcs maùrdt'es simulies. rn~is 1870. pag. 2M . (2) Collsi<l4raei~l!~$ sobrc las mfe•·mtdtrd~s de los ojo$ ohstrtadas f>' la isla dc Ctc.ba por d D.r Ju.Lx S.L'I:TOS Fe>t:<,\XDJlZ. Hab:wa lS'iil, p.•g. 5. (3) Traduzione leUemle (1860), pag. 309.

D.r I. A. Fles .Ned. Tij<lS~:br. \'. Gl:l<eo:s.:. l''· An. Mci


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DELLE OT-TALMIE

ca.mCl per ledere artifizialmente la cornea. Fra i primi p9rta il 1n·imato il nitrato d'argento (1), fra i secondi il legno, il vetro (2), il ferro. Io mi ebb.i in ~ura un tale il quale preso da ottalmia sembrava avesse deciso di ottenere il suo rimando con tutti i vantaggi che ne avesse potuto estorcere, clacchè guarito recidivasse perlustrando i riparti d'ottalmici clei va.ri spedRli delle sue guarnigioni. La foi·ma el·a al sosoFto la congiuntivite cro1iica con a.speritudini e complicanze corneali. Se non che la forma della cheratite era oltremisura strana. Consisteva in repentipe accensioni in ·sintomi di iperemia con molteplici. lllcerine epitelliali sparse sulla faccia ora di una ora dell'altra delle cor11ec. I mezzi impiegati guarivano ben presto queste awarenze e il corso dell'affezione era troppo fuori del naturale per non sospcttarlo d'indole irritativa. Un bel giorno seppi che quest'uomo st;mclo il mattino prima della visita a sedere sul letto con una festuca eli gram1-ta nella destra, tenendo soJleva.te lo 1)alpebre colla sinistra e sbarrando l'occhio, aveva la barbara costanza di maltrattarlo con replicati colpi della pu11ta della festuca. Fu il disgusto dei compagni che lo vedevano quello che me ne fece instrutto. Scoperta la frode, guarì. Questì casi un~t volta compariscano sono sempre gravi e di urw, lunga durata. La congiuntivite cronica vi si associa e le meccaniche o chimiche irritazioni, col ripetersi, sono capaci . a tar meglio sviluppare le asperituclini della.. mucosa palpebrale (3) e se non vi ha mezzo di sorprendere la, flagranza, il medico legale ha un ben malagevole còmpito a stabilire l'origine dell'ottalmin. a fondamento eli diritti che })Otreb(l) Vedasi il cltat.o BoiSSEAll: pag. 265. (2) Ve<lnsi }fAcJ<t>:7.lE, op. cit., t. ru, Jl•g. 37~. (3) Su questo J!rvposito ì>isogua tenere. a mento le diehia:·azioni citate di A. Quadri

(V. N. XVI).


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beFo essere o negati o concessi, così in faccia del governo, {jhe in f~tecia dell'individuo. In generè le depitelliazioni provocate nascono improvvise, e n~u sonÒ. l'esito di un processo prima esistente. I dolori cbe ne sorgono sono piuttosto gravi, e il medico trova oltre l!i!< lesio.ne corneale l'anello pericheratico che ne consegue, la iperemia congiuntivale, la pupilla ristretta, molta lagrimazione. Questi sintomi chiari per chi li vide con cognizione di causa, acl un esame superficiale potrebbero essere discon.osciuti e male apprezzati. n corso però dell'affezione conferma la genesi clelia lesione, claccM sia da soli, sia con piccoli mezzi,... poco a. poco si ammansano i sintomi, l'abrasione sparisce per rigettelrazione eli novello epitellio e l'uomo guarisce in due o tre giorni. Non è -però sempre così, daccbè può avvenire 'che in seguito comparisca la cheratite nevralgica è duri in maniera cb. far pagar caro l'attentato. XXII. Non limitano però i tentatiYi alle lesioni della comea, pilt profonde lesioni si sono viste procurate. Io mi ebbi a vedete un uomo che me ne fornì un J)ratico esempio. Costui e.ra un anziano renitente che dopo. un anno di servizio sembra abbia volt1oto ad ogn:i costo finirla. I)a prima volta che entrò n'el ripa.r to fu il14 luglio 18l'ì8. Ricopio l'appunto che lo riguarda : Visita clel 15 mattina. Riscontro. che esiste una lesione all'occhio destro eli quest'uomo, lesione che a.eletta del medesimo successe accidentalmente nel modo che segue. S.draìandosi in quartiere, dopo il suo servizio, tenendo accesa la pipa fra i denti, avvenne che all'atto dello sdraiarsi qnest~ si capovolse e gli lanciò sulla faccia e sull'occhio il contenuto. Accidentalità non improbabile e raccontata con


DELLE O'l"l'ALl\UE

molta naturalezza. Nell'esame dell'occhio leso. si trova che la palpebra inferiore non può abbassarsi in modo da lasciar vedei:e il fornice, atteso che erano già nate delle aderenze tra le faccie della_ mucosa palpebra.Ie e bulbare. Inserito uno stiletto sotto alle medesime, queste cessero con molta facilità e si potè seoprire che 11el fornice vi erano aneora dei resti di eenere e di carbone di tabacco. Fatte delle copiose lozioni di acqua tiepida e deterso per bene tutto il fornice, si vide che il male si restringeva acl una semplice piaguccia superficiale e piccola più sulla mucosa palpebrale che su quella bulbare. Yi era iniezione nei contorni, lagrimazione con senso di bruciore, ma la cornea alla luce laterale si mostrava perfettamente detersa e lucida, e la pupilla era sensibile quantunque un poco ristretta. La dieta, il ril)OSO assoluto, i bàgni freddi locali, l'atropina furono i mezzi di cura. Nessuna reazione successe nell'organo leso nei giorni seguenti, a segno che in una settimana cicatrizzata. la mucosa, non restò che qualche sparsa vascolarità la quale cedette sotto ,) 'uso delle docciature a pioggia. Il 28 luglio usciva perfettamente ristabilito dopo 14 giorni di cura. IJa mia ingenna fidanza nel racconto di quest'uomo lo ha perduto. Il 2 successivo agosto rientra COl.l l'occhio destro tumi<lo, ]a congiuntiva bulbare arrossata, la cornea. appannata, l'iride miotica. La cornea presentava una macchiolina centrale come un foro eli spilla, circondata da alone d'opacamento, l'iride era congesta e tumida, il campo pupillare torbido. La cherato-iritc sotto la cura migliorò. La cornea guarì lasciando una piccola cicatrice centrale, l 'iride incontrò delle aderenze che mercè l'atropina si lasciarono distendere, ma la nelmlosità del campo pupillare lunge da.llo sparire si accrebbe; la lente crista.llina si vedeva rigontìata ecl opacata e vi era una cataratta. La cicatrice centrale


NEGLI ESERCITI

della cornea spiegava tutto : era l'esito di una puntura attraverso la cornea, puntura che ave1·a offeso l 'iride e quind.ì l'irite, aveva aperta la capsula e quindi la cataratta. Quef}to ti.odo di pròdune le cateratte fu visto ancl1e in Francia da H. G.HIN citato dal BorsSEAU (1). Quello però che in casi consimili è più sconfortevole a pensare è che non sono trovati cotesti proprii del volgo, ma che purtroppo è fattibile Yi entri 'la maùo del cerretano che disonora l'arte. Da questi esempi, fbrtunatamente rari, sorge però la convinzione dell'esistenza dei pil1 frequenti, di quelli cioè diretti a peggiorare una malattia esistente, e di impedire che mai .mìglioraménto ne · avvenga. XXIII.

Segni 'Caratteristici delle affezioni oculari nelle 1ùtime accennate cìrcosta!l7.e, raramente vi sono o troppo maschera.ti. Il corso saltuario· e le recidive repentine a scadenza fÌSsc~, son.o circostanze che possono porre sulle traccie della frode. Le .circostanze tutte che si legano alla vita del soldato in q·uartiere od allo spedale, offrono materia a spiegazione di q11esta sua condotta. Il disgusto del quartiere per punizioni ·&offerte o da soffrire, l'avvicinarsi dei campi, un distaccamento che rie2ca disaggradevole, un cambio di guarnigione da effettuarsi ' sono tutte cause che quando portano all'ospedale un uomp, ne possono portar molti. È quì dove il BoiSSEAU ha ragione dicendo : " In un gran m~meto eh cù·costanz.e queste simulaz,iorvi si sono praticate sopra ~tna va~~ta scala, e .vi ha precisamente in questo solo fa tto del·Z' apparù;ìone brusca e sùmdtanea di un gran mmu:ro eli (l) Bo1ss~.\u. Op. cit. p~g. 265.


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DELLE 01'TA.LillE

simili oongiunt-ivifi qualclie oosa, clw deve immecliafamcnte svegliare i sospetti (1). ,. In un corpo domina rottalmia, moltissimi so11o i malati, molti di hmga durata sono 1u·oposti a licenza, ogni misura riesce ùnpari a combattere la molteplicit."t dei casi, il suo comandante che \'ede assottigliarsi le file, cassa un bel giorno tutte le proposte a licenza e qualm1que uscito dallo spedale, riprende quale segregato dagli altri il proprio servizio ; in breve escono tutti dallo spodale, uossm1o piil vi entm o il corpo se ne libera. La ottalmia esisteva, le molte licen2e nllentaraoo la disciplina e il male oe a\·em un'esca, cessatt~ la quale perdcttc la massima parte della sua importanza. Un giorno una compagnia .distaccata in un fortilizio comincia a dare dei malati di ottalmia e questi si seguono iu copia; persone dell'arto vanno sul sito, una commis::;iono YÌCJJe eletta. a visitare l'aquartieramento, Yan:l. riesce ogni ricerca, le ccmdizioni igieniche sì esterne che interne del sito sono inri<liabili, è una \'illeggiatura; eppure le ottalmie ri sono, misme si prendono e si resta al buio sulle cause. I soldati di quel dist.'tccamcnto erano sempre consegnati itt quartiere ft toglierl.i dalle tenta7.ioni di quella Capua ver disposizione del comandante il distaccamento, c le ottalmic erano quasi tutte monocolari. I soldati preferi\·ano il soggiorno allo spedale, che uon quello di questo fortilizio. Un comandante di corpo timoroso si diffondesse l'ottalmia fra' suoi soldatj, ordina che nessuno abbia a vedersi cogli occhi rossi in quartiere, ma sia tosto mandato allo speùale. La notizict corre le file come un 1·azzo, gli accorrenti fioccano, e basta presentarsi con un occhio iniettato per ottenere la esatta e scrupolosa obbedienza a questa in apparenza (l) Do&sn•v. Op. cit. JXI!:· 2Gt.


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cosl ragionevole igienica misura, ma la ottalmia va sempre aumentando e si perpetua. Molti fra i ricoverati di lunga permanenza a corso sospetto hanno già in tasca la dichiarazione eli mezzi di sussistema èd tma domanda dei genitori fatta per mezzo del sindaco per avere una licenza e forse colht data in anticipazione alla loro entrata. Documenti curiosissimi in genere mi sono passati per le mani. 'l'rova il soldato allo spedale occupazione che gli sia gradita, e calcola restarvi, le recidive si moltiplicano e vien giorno che tutto si fa palese. A tahmo di sospetto per avere la prova delia frode bastava dicessi un giorno, quest'uomo va bene, domani può esser messo in uscita, perchè clomani lo trovassi peggiorato ; era tma nriiliva a scad&nza fissa. Bastavà talora inopinatamente porre in uscita un altro, h mattina o per il quartiere, o por lm traslocamento ad alt(O spcéble o pella infP.rmeria speciale del suo corpo, per trovarlo aJl'atto dell'uscita con un occhio in tale stato da ' . doverla sospendere. Dasta talora il cambio del cm-ante per ''edere vicende consimili. Basta altra volta che uno deva passar visita di rassegna o per una lunga licenza, o per una. rìf01·ma, perchè mentre è in istato sodclisfaccntissimo si presenti alia visita peggiorato e.d iniettati gli occhi da far compassione, onde strappare da questo sentimento provvedimenti superiori al vero ed effettivo suo stato ordinario. E in queste circostanze tutti tentano pretendere diritti di ll'lalattia per servizio (come gram~losi) , ecl invocano l 'applicazione della legge a proprio vantaggio anche quando non è il caso, e di là imbarazzanti questioni. In faccia alla legge vi vogliono prove e non soli indizi o convinzioni di personrt, il fatto (le asperitudini) esiste, la causa loro è da provarsi c. non da sospetta1-si per impedirne gli odierni effetti legali.


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DELLE OTTALi.\IIE

XXIV. Giunto al :fine di questa parte di non dilettevole studio, interessante })erò vero e uecessa.rio, resta- di unire in un fascio alcune considerazioni a guisa di conclusioni che si riportano anche ai miei lavori antecedenti. L'ottalmia bellica o militare non merita questo nome 1)erchè non dipende d~L ca11se esclusive soltanto a.l militare servizio. Le ottalmie diffusibili dipendono da principii contagiosi che agiscono anche fuori del militare. Non merita questo nome perchè non m1a è la forma .delle otta1mie contagiose, e forse non uno il principio che le produce, anzi potrebbesi arrischiare al giorno d'oggi l 'asserzione che sempre ed in ogni caso le secrez.ioui oculari possono riuscire contagiose e che il detto del Nasone : D mn spectcmt oculi laesos lcwdutza et ipsi,

<è forse pil1 vero eli quello si credeva. Le asperitudini palpebrali non sono esclusivo fenomeno delle malattie incontrate per contagio, avvegnaclio papillomi e linfomi possano sorgere per cause meccaniche e chimiche {ù·1·itative) ben })iù semplici di un contagio (jJrooumte). Il corso lungo delle stesse è proprio alla loro natura, ma può essere peggiorato o dalla mancanza di condizioni igieniche, o dalla im}Jerizia di chi le cura, o dalla. malafede . del malato. Le complicazioni corneali possono essere e generalmente sono effetti di sva.riate affezioni le quali vestono indole cronica ed appunto per questo si associano ad asperitudini palpebra.li; ma possono pure essere l'effetto di male appropriate cure contro affezioni conginnt ivali che per cliffusione di pro-


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cesso si complicano, come anche l'effetto di dolose manovre per parte del malato specialmente se militare. S~ v'ha facilità a simulare molte malattie, la ottalmia si presta a simulazioni ancora più facili e l'esperienza di tutte le nazioni ci fa certi che queste possono essere anche su vasta scala negli eserciti, più vasta di quanto si supponga o provare si possa. Se vi ha dovere di attendere all'igiene dei quartieri ed a quella dei riparti di ottalmici pella facilità con cui queste malattie comu.nq·ue nate si diffondono, dacchè basta siano secernenti perchè siano diffusibili, è altrettanto necessaria la sorveglianza contro la simulazione e la fermezza nel reprimerla. Se la cecità è taìe miseria che fa compassione a ciascun animo bennato, non so perchè questa non sia quella. che p0rti seco per sè stessa il beneficio di caritatevole provvedimento·, qualunque possa essere la causa che la produsse, mentre ora la legge costituisce un diritto a provvedimenti per una malattia che non sempre rende cieco quantunque .l'e'Ilda inabile al servizio, e che d'altronde è combattuta nella sua esistenza antologica e NLusale. Una modificazione della legge in proposito sarebbe utilissima così alle finanze, che all'umanità, che alla disciplina. Ogni . cieco, qualunq~1e sia la Gausa, possa avere il beneficio di una pensione, ogni leso gi·avemente nella vista nn indennizzo, si tolga invece il non giustificabile diritto di pensione acl una malattia in astratto (ottetbnia bellica) formante un privilegio imbarazzantissimo e talora demoralizzante in confronto clelle altre malattie diffusibili che non so110 oculari. Dopo ciò avrò ottenuto di trasfondere le mie convinzioni, frutto di osservazione, di studio lunghi e conscienziosi io


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DELLI~

OTTALMIE N'EGJ.I ESERCI'ri

non so, quello che so è di averle esposte colla onesta intenzione eli essere giovevole all'istruzione dei colleghi pil1 giova1ù, dacchè i Jlrovetti possono essere a me maestri e SOllO, e eli aver tentato di riuscir utile al bene pratico del servizio medico ed amministrativo, ultimo scopo di tutta la. mia vita e eli ogni mio lavoro. Bologna, agosto 1876.

Dott. FRANCESCO nob. MARINI capitano medico ..


,.

LA FOmiA.ZIONE Dì~LL' ACIDO TIRICO (OSSERVAZIONI SPERI~lENTALI -

COMUNICAZIONE PREVENTIVA)

PEH IL

D.r GIUSEPPE COLASANTI

Nell' intraprendere le ricerche, che succintamente andrò esponendo, <'ercai di ragghmgere un cluplicé scopo : l o Ripetere, le esperienze di Zalesky (l), eseguite sotto la direzione di Hoppe-Seyler, ed esaminare la validità delle conclusioni tratte dai. loro esperimenti, risollevando cioè la questione per sapere se i materiali di riduzione vengono formati nei reni, come pensano questi due autori, o si formano nel sangue, come credono molti altri fisiologi. 2° Ricercare istologicamente, come ha fatto anche Ohrzonszczewsky (2), la fina anatomia dei vasi linfatici e delle lacune plas~natiche del connettivo , servendomi della loro iniezione naturale con i sali urici, che avviene in seguito agli esperimenti di Zalesky. (l) lflllcrsuclmii[Jtn 1<eber d~" <wacmischen Process wul tlie F cmcUon tlcr N~erm­ Tuobingen, 1865.

(2) Ueber clcm Urspl"Wl[J d~r Lynlphyejaessc- Virchow's Archiv. xx1x, p. 174, ISGG.


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LA FORMAZIONE

Infatti quest'ultimo . autore impedisce · la funzionalità dei · reni nei volatili con la legatura degli ureteri , in seguito della quale gli animali (polli) ne moiono in due o tre giorni. All'autopsia potei trovare ricchi depositi urici ed essudati fibrinosi, nelle cavità sierose delle pleure, del pericardio, del peritoneo, delle articolazion~ (femoro-tibiale, coxo-femorale) ed i vasi linfatici iniettati completamente fino a.lle loro radici. In questa breve comunicazione preventiva toccherò solo di volo la questione tanto discussa, se cioè le combinazioni caratteristiche dell'urina siano realmente formate dai reni o da questi solo segregate; desidero solo descrivere il metodo eli ricerca cla me adoperato, credendolo superiore a quello di Zaleslcy.

JJfetodo di rice-rca -

LerJat·wra degli ~weteri.

Hoppe-Seyler, Za.lesky prima, e poi Chrzonszczewsky legarono gli Ul·eteri dei polli con un metodo complicato. Questi esperimentatoti, fissato un pollo sopra un tavolo, facevano un'incisione nella linea alba dallo sterno alla sinfisi pubica, spostavano le intestina da un lato e raggiungevano nel fondo della cavità . addominale gli m·cteri. Passavano sotto eli essi con un ago curvo un filo ·di seta e legavano. Dopo ciò si riponeva tutto al posto, .e la ferita veniva medicata come d'ordinario. Quasi subito dopo la pubblicazione eli questo metodo il Du Bois-Reymond (l) rivendicò all'Italia fatto storico scientifico molto interessante, aimostrando come la legatura degli urcteri negli uccelli, creduta fatta per primo da Hoppe-

un

(l) GESCUJC!lrt.tcri:E BE>tER~<C::<G. Archi• f~<er Awd1mie 1<il!! J>ftysiologic p. 308.

186r.,


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DEJ.,L' ACIDO URICO

Seyler e Zalesky, già. da 1m secolo era stata messa in pratica dal nostro celebre Galvani e da questi riferita in una orazione accademica tenuta all'Università di Bologna nel 1767 (1) .

.n Galvani ha ricercato la disposizione a.natomica dei tubi uriniferi con la legatura degli m·eteri, impedendo la espulsione dei cristalli urici, i quali formano l'urina degli uccelli, ottenendo una iniezione naturale dei tubi minifcri per mezzo del secreto renale stesso. Non si trova nella Yecchia letteratura scientifica un esempio che la iniezione di un sistema anatomico fosse confida,ta alle forze fisiologiche dell'organismo e non ad un apparecchio artificiale , perciò resta indubitatamente provato che Galvani fu il vero scopritore <lella iniezione naturale o fisiologica e che i suoi acc~nnati resnltamenti, dopo il giro di un secolo, sono restati quelli obtenuti oggi da Zalesky. Galvani, che con 1e sue ricerche ha precorso il lavoro scientifico di un secolo intero, trovò i fatti essenziali stabiliti anco nelle ricerche dello Zalesky, che la legatura degli m·eteri conduce sempre ed in breve tempo alla morte, che i tubi uriniferi si riempiono di sali m·ici, che si formano da per t':ltto nelle membrane sierose depositi della medesima natura, come il contenuto dei tubi uriniferi. Il metodo sottocutaneo del Galvani per la legatura degli meteri è molto superiore e preferibile a quello del HoppeSeyJer, del Zalesky, del Chrzonszczewsky e fu più volte messo in pratica con successo al laboratorio eli fisiologia. di Berlino dal Boli (2) e da questi comunicato alla Società fisiologica di quel paese nel febbraio del 1872. (l) Oparc 6llìla tll ùt.e<lil• <lol prof. Lut~t GALVANI (2) BerHncr lilf111$clle IVocllenschrijl, 1872, K. 20.

Bolognn, 1841, l'• 1:1.


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LA FORllfA2li_QNE

Il metodo ga.lvanico mcttesi in pratica nel modo seguente: Al lato mediano o immediatamente dietro la tuberosità ischiatica (prominente e facile si presenta al tatto sotto la cute dei polli) si introduce 1U1 ago molto curvo, che porta un forte filo di seta, l'ago con un'aclatta manovra si fa uscire alla parte opposta simmetrica. Con questa manovra si ottiene eli far passare un filo di seta attn.verso il corpo fra le due tnberosità dell'ischio, tra l'intestino retto ecl il coccige. I due capi del filo di seta si stringono e con un noclo chirmgico si fissano strettamente sul piano esterno deli'osso coccige. Sotto l'ansa eli questo filo facile è il compl'enclcre che si debbano incontrare gli m·eteri i quali vengono compressi contro il coccige, impedendo cosl per la via di essi lo scolo di ogni secreto. Come si Yede adonque, il metodo di legatma degli m·eteri ideato dal Galvani, ha molti vantaggi sopra quello dell'Hoppe-Seyler e Zalesky. Questi vantaggi sono : l o L'operazione è intieramente_sottocut.anea, il pollo non perde sangue ; 2° Non barri pericolo di peritonite; 3° Non si ba necessità di legare il pollo, ma basta che sia tenuto semplicemente da un assistente ; 4° L'operazione si eseguisce in pochissimo tempi) e senza alcuna clifficoltà, perciò è molto adatta ad esser dimostrata nelle lezioni di fisiologia sperimentale : al contrario, il metodo di Roppe-Seyler offro molte difficoltà nell'esecuzione. A lato di questi vantaggi è da. tenersi però conto di quell'inconveniente comtme a tutte le operazioni sottocutanee, che cioè non si Yedo con esattezza quello che si mette in pratica,, ma devesi attendere il risultato dell'operazione per


DELL' ACIDO URICO

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giudicarne della riuscita. Un altro piccolo inconveniente del metodo galvanico è che se i polli sono alqttanto adulti ed il coccige molto sviluppato, avviene che gli m·eteri sfuggono alla compressione dell'ansa di seta e si riparano entro la doccia dell'osso coccige che nei polli grossi lm la curva a schiena d'asino. Così resta libero lo scolo dcll 'acido urico c gli animali perdurano a 1ivere tranquillamente come se non avessero subita alcuna operazione. Dopo avere così brevemente detto del processo operativo per la legatura degli m·eteri sarebbe necessario di discutere se le combinazioni caratteristiche dell'orina siano formate o segregate dai reni. In un caso l'urea e . l'acido urico non esisterebbero nei sangue e si formerebbero nei reni, nell'altro le cellule dei reni non potrebbero formare da sè l'urea e l 'açido nrico, .ma attrarrebbero queste combinazioni dal sangue circolante per segregarle. È da notars~ che nelle mie esperienze come in quelle dei ricordati autori, la questione si riduce al sol() acido urico non avendo gli uccelli nella loro orina l'urea. Questa questione in complesso tratterò nel mio lavoro completo, corredato da molte figure nelle quali saranno chiaramente dimostrati i depositi di acido urico e le loro differenti :t:orme di cristallizzazione che a8sumono nei differenti luoglti . Roma, gennaio 1877.


IL ROS S O R ET INI CO SCOPERTO DA t.

PROF . BOLL

Vari giornali riferirono questo ritrovato, fra cui la Rcvue Scient·ifìque ed il Joumal cles Débats. Ecco alcuni cenni tolti dall'appendice di quest'ultimo: Alla fine dello scorso anno il prof. Boll ba comunicato all'Accademia delle scienze di Berlino una sua scoperta. Egli ha mostrato che durante la vita, in tutti gli animali il fondo retinale nello strato dci bastonetti non è incoloro, come si era creduto fino à qui, ma bensl d'un rosso magnifico. Durante la vita, disse Boll, il colore proprio della retina è costantemente distrutto clalla. luce che arriva all'occhio i des::;a si ristabilisce nell'oscmità i dopo morte dessa non persiste che qualche istante. Così la nostra retina è rossa nell'oscurità, l'azione della luce la imbianca assolutamente come la luce annerisce una placca. fotogra:fica. Un altro fisiologo tedesco, W. Kiihne, professore di Heidelberg, ba ripreso recentemento le esperienze di Boll. Egli ba constatato che la retina non imbianchlsee immcdiatamento dopo morte che allorquando


IL ROSSO RETINICO

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resta esposta alla luce; altrimenti il colore rosso persiste indipendentemente dallo st.ato <li conservazione della retina. Senza lnce la retina resta rossa. L'occhio dei conigli e delle rane è mantenuto rosso nell'oscurità più eli 48 ore, anche con principio eli putrefazione dell'orga1ùsmo. Al contrario alla luce del gas la si ved~ impallidire lentamente. La luce gialla resta senza effetto sul colore rotinale. La materia colorante che resiste cosl poco alla h1ce del sole è assai resistente a certi prodotti chimici che alterano al contrario i c.olori ordinari. L'ammoniaca rende anzi più l)ollo il .colore rosso. Anche disseccata conserva la sua bella tihta carn.tteristica. K'ilhne ha voluto sapere quale fosse, fra i raggi della lupe bianca, quello che imbianchl meglio la retina ; il raggio bleu, come era da prevedersi, distruggo più ili tutti il rosso. Una volta imbiancato, il colore rosso della retina Separata dal corpo non ricompare più. La materia colorante è levata e non si Tiproduce come fa nell'animale vivo. Nell'animale vivo esposto al sole per molti giorni la. tinta propria finisce per iscomparire. Boli e Kiihne conchiudono da ciò che, nell' atto della visione normale, la materia colorante rossa subisce continuamente l'azione disb:uttiva della luce e ch'essa è rigenerata per atto vitale. Da questi particolad ris'tùt.a che si può pa.ragonare la retina ad una vera placca fotografica eli una squisita impressionabi1ità. Nell'llotto onlinario della visione gli oggetti . si distinguono e si marcano sulla retina, poi spariscono per dar posto ad altre immagini, n fondo dell'occhio e la retina costituiscono un laboratorio completo ili fotografia. La: retina rappresenta la placca, il tessuto circostante la scnsibilizza. Per ottenere una prova fiss1t sulla retina, basta impedire al tessnto ·generatore di rimpiazzare la materia colorante. 5


IL ROSSO

Ora! la funzione generativa si estingue qualche minuto dopo la morte; sembra dunq.ue che sovente si clebba trovare impressa in bianco! sul fondo rosso, l'immagine degli oggetti ultimamente percepiti. Il Kiihne ottenne delle immagini sulla retina facendo fi1)sare all'animale appena morto gli occhi su oggetti cd anche rivolgendo i soli occhi estirpati agli oggetti stessi. Questo rosso non è un effetto eli miraggio, eli un' illusione ottica; esso esiste in realtà nello stato fisiologico del la retina, e durante la Yita è destinato a fissare le immagini sul fondo oculare in modo analogo a quello cl'tma placca fo tografica. Desso s'imbia.nca alla luce solaro e segnatamente al mggio hleu e riproduce la sua tinta brilla.ute rossa soltanto nell'oscmità dmante la vita o colla luce rossa e gialla. DimoclocM gli oggetti sarebbero rappresentati sulla retina, e 1n·eci::>ameute sollo strato dei bastonetti dove sta. il colore rosso, da immagini di colorito più o meno biancolatteo corrispondente alle parti illuminate degli oggetti stessi da rosso pallido nelle mezze tinte sopra il fondo rosso rctinale. Non pochi si ricorderanno cert-amente, come pur io ricordo, la pretesa attribuita venticinque amù fa circa alla fotografia di poter riprodurre, cioè, il ritratto Llel vero assassino dalla retina cl' un assassinat.o. Ora non si tratta eli queste esagera~iouL :!!; invece un fatto singolare conquistato alla scienza ·a•un . particolaJ:e anatomo-fisiologico sulla funzionalità della retina ignorato fino a qui. Le applicazioni eli questo ·ratto non mancheranno sicuramente in seguito, dacchè l'argomento non può che interessare e fisiologi, ecl oculisti, e patologi, e fors' anco i medici forensi; potendosi già preconizzare dalla sola constatazione


RE TINICO

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un intero rivolgimento che andrà a succedere in molte teorie fino ad ora adottate. Le vado e diverse ipotesi sulla percezione della luce dei colori, sulla percezione e sulla persistenza delle immagini, au alcune alterazioni funzionali della retina, per esempio l' emeralopia, stùla varia e c1iversa interpretazione delle immagini del fondo oculare, a seconda del raggio diverso luminoso, nello diagnosi delle malattie endocula.ri, ecc.; tutto, in una parola, vione travolto dalla nuova scoperta. Si sapeva. già. e si asseverava sempre la differenza eli riflesso del fondo doli' occhio a seconda ch' era osservato colla luce naturale oppure colla luce artificiale, ma prima di :Boli, questo fatto non era preso che in poca o nessuna considerazione. Tutto al più qualche oculista si limitava a farlo constatare ai suoi scolari per una norma nelle diagnosi. D fisiologo Boll invece, ha trovato cho quel riflesso dilavato e bianco-latteo del fondo oculare, guardato coll'ottalmoscopio a luce solare riflessa, è dato dalla retina che s'imbianca. Tantochè il riflesso caml)ia, diventàndo del colorito rosso come a luce artificiale, osservando il fondo oculare al raggio giallo della luce uatmale: Non appena ho potuto conoscere questi fatti nuovi nella scuola d'ottalmologia di Padova, ho voluto anch'io ripetere le prove. Ho constatato infatti coll'ottalmoscopio la diversità di riflesso del fondo a seconda che questo era illuminato o dalla luce naturale, o da quella del raggio giallo. Ho potuto vedere altresì coi miei propri occhi il rosso dello strato dei bastonetti della retina : e varie altre persone, medici civili e medici militari! poterono constatare il curioso ed interessante fenomeno.


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u~

ROSSO

Ognuno ·può a suo bell'agio comprovare questi fatti. Per l 'esame ottalmoscopico la cosa è semplicissima. L'osservazione de~ pezzo anatomico invece, è ~.non poco intralciata , da.cchè la retù1a esposta alla luce s'imbianca subito dopo morte ed anche dopo qualche tempo a questa, comunque tenuta nell'oscurità. Chi desiderasse vedere la porpora rotinale fisiologica, in un occhio CS}JOrtato dall'animale e non possedesse tutte le comodità d'un gabinetto da vivisezioni può, se crede, s'intende , fare quanto ho fatto io in questi giorni. Ecco come. Ho pensato di servirmi degli animali che vengono uccisi giornalmente al macello municipale. Ho fatto bendare gli occhi ai montoni cd ai vitelli per mezzo d'un sacco di tela nera a più doppi, per 1~1odo che la luce fosse tolta il più possibile qualche tempo prima che gli animali fossero uccisi. Fatti uccidere con quel genere di bendaggio e trasportati o le teste od animali interi, se piccoli, in un locale chiuso alla luce del sole ed illuminato soltanto da quella artificiale d'una candela, ho enucleato i bulbi. Sgusciati dalla sclerotica e dalla coroidea, imitanclo come meglio ho saputo l'abilità particolare del professore Gradenigo in queste delicate dissezioni, ho potuto raccogliere la r~tina e vederla per la prima volta del colore rosso, chi} si può paragonare quasi al coloro del fiore eli pesco. Preso un pezzo di questa retina e portato all'azione dci raggi solari, mentre il restante rimaneva al coperto della luce, impallidì a poco a poco finchè divenne d'un biancolatteo. Riportato questo nella camera oscura e confronta_to a luce artificiale con quello la-sciato all'oscuro, riscontrai il diverso colorito , poichè questo aveva conservato la sua


69 bella tinta rossa, mentre l'altro, come dissi, s'era perfettaIncute ìmbiancato. Non sfuggirà ad alcuno, io credo, l'importanza della sco.perta del fisiologo Boli e non tarderà certamente a far 1·ivolgel'e 1' attenzione degli studiosi, tanto che si possa sperare che tra lJreve sia diretta a delle pratiche utilità. RETINICO

Padova, li 18 marzo 1877, dallo spcdalc militare.

.

GoTTARDI,

t(Jnrmte medico.


SUL

COLORE ROSSO DELLA RETINA (SEHROTH) ANN OTA ZIONI

Per la personale conoscenza che mi onoro di avere del dottore Franz Boli, professore d'anatomia e fisiologia comparata nell'Università di Roma, ebbi occasione di sentire da lui stesso la descrizione della sua scoperta; c, di più, egli mi usò la squisita gentilezza di preparare alcuni occhi di rane, per dimostrarmi il rosso della retina, ch'egli chiama, con vocabolo tedesco, selwoth (rosso della visione). La memoria precedente del dottor Gottardi mi porge fa. vorevole circostanza per aggiungere questa nota, la quale, io credo, non sarà discara all'illustre professore Boll, tanto più perchè sembra che taluno fra i suoi colleghi conna,zionali tedeschi, si sia impadronito della sua scoperta, abbia cercato di corrergli avanti, di trarre nuove conseguenze, (mentre già prima furono intravedute dallo stess9 Boli), e in una parola si sia fatto bello, come suoi dirsi, (lel sole wi luglio. E, a questo proposito, è bene di leggere i1 severo giudizio che ne dà. il direttore degli « Annales à' oculi· stiqtce " (l ). (l) Vedi !JUesto fascicolo nella Rivisl"' (l'ocolistica, a pog. 20·L


SUL COLORE ROSSO 'DET,LA RETINA.

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Fino dallo . scorso aniJo il professo:rè Boll, facendo prepa. tazioni eli retine di rane e conigli., giunse a scoprire che il tessuto retinico non era ttasparente ed incoloro, come finora da tutti i fisiologi s'è c1'eduto, ma invece con sua grande SOl'presa; constatò, ad occhio iluclò, una particolarità nuovis· sima,· quella cioè che la retina appariva tinta eli un intenso colore rosso. Pi·'Oseguendo le ricerche, e sottoponendo immediatamente, appena preparata, la retina al microscopio, osservò che il colore rosso non era esteso a t\ltti gli strati della retiim, ma solo a quello esclusivo dei' memb1"i esterni dei bastoneeZlii, nel mentre che gli 1tlti'i strati della retina erano perfettament-e incolori. n Boli pensò subito che questa sua scoperta ~wrebbe pro· dotta una vera, rivoluzione nella fisiologia, della retina., ed avrebbe rovesciate aknne teorie, per ctea,me altre nuove e sicul'e. Continuò in conseguenza i suoi stucli sopra un g•randissimo m1mero di vertebrati di varie classi, ed anche sopra in;v<el·tebrati élie possiedono organi onrologhi ai bastoncelli (cefalopodi e crostacei}; e in tntti scoprì i1 rosso della retina. Giunto a questo pimto; palesava i suoi studi, con una prim~ cemunicaziorre, all'Accademia delle scienze di Berlino, i:n data 23 ·novembre 1876 : e quindi con una seconda in data 12 geimaio 1877. , Nella t-ornata del 3 dicembre, stesso anno, alla R.eale Acca:<le:rnia dei Lincei dì Roma, il suo presidente Quintino Sella legg.eva una nota clel proféssore Boli, nella quàle clava no· th:ia clella scoperta. Finalmente il 7 gennaio, anno corrente, alb stessa Reate Accademia dei Liucei, il professore Tommasi-Crudeli presentava un'aggiunta aUa prima nota del Boli, letta dal presidente Sella. ·


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SUL COLORE ROSSO

In tutte queste comunicazioni, il Boli faceva noto che il colore rosso dei membri esterni dei ba-Stoncelli è fugacissimo : e forse devesi a questa rapida fugacità se tale important~ proprietà rimase ignota fino ai nostri giorni. Disse ancora di alcune metamorfosi che subisce la retina, e le divise in quattro stadt. In dieci secondi, a luco diffusa del giorno, il colore rosso gradatamente svanisce in modo completo : ed a luce moderata ed opaca svanisce in 20 secondi (primo stadio) . La retina, nel tempo di 30 a 60 secondi, dopo che è preparata, nel modo che il Boli usa e che dirò più avanti, acquista una lucentezza somigliante a quella della seta rasata bianca (secondo stadio). A poco a poco anche questa lucentezza perlina scompare, per dar luogo ad 11na com1)leta traspatenza, che dura circa m1 quarto d'ora, o poco più (tm·zo stadio). Finalmente la retina gradatamente diviene opaca e torbida ; e cosl rimane (qum·to starl!io). Il rosso della retina è sui genel'is, e non ba nulla a che fare coll'emoglobina, colla quale potrebbero essere tinti altr-i tessuti. :fu un colore rosso - e non pO'rpora - come impropria.mento è stato da molti ripetuto. È ben vero che il professore Boli nella sua prima com1micazione all'accademia di Berlino èÌisse : « intensi v purpurroth gefiirbt " (colo1·azione intensa ?·ossopO'rpora) ; ma poi si affrettò a rettificare questa ines.atta de· nomiuazione, che cambiò con o: sehroth , (?·osso della visione). A questa precisa denomina7..ioue, m'ha. più volte ripetuto il Boli, fa d'uopo dar molta importanza per non cadere in un'inesattezza di ottica ·fisiologica; di:ffatti, in seguito ai lavori di Helm.holtz, si è conosciuto in modo certo che la porpora non è 1m colore elementare come il


DELLA. RE1'1NA

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rosso, ma il risultato della sovrapposizione degli estremi dello spettro, cioè del rosso ·e · del hleu. Molti ~amnno i risultati che si trarranno da questa scoperta. Frattanto il colore rosso che si vede coll'ottalmoscopio nel fondo dell'occhio non è più il solo prodotto dei vasi sanguigni clelia coroidea, ma anche di questo s.peciale coloramento dei bastoncelli. Nel fare questa considerazione m'è sovvenuto, non senza rimanerne impressionato, quanto intesi dal Bonclmt al Congresso cl'fgiene nello scorso anno in Bruxelles, nel quale, epn esatta ·precisione e con disegni, dimostrava, a proposito dell'accertamento della morte reale, che UJtO dei segni sicuri si traeva dall'esame del fondo dell'occhio, mercè l'ottalmoscopio. n Bouchut diceva d'avere per molti anni e per centinaia di volto notato, tanto sugli animali, qnauto sull'uomo, che il passaggio dallo stato di vita a quello di morte si scopre nell'occhio per il passaggio della tinta del fondo oculare, non già dal bianco al .nero, ma da.l rosso al bianco (1). D Bonchut però attribuiva questo fenomeno alla. presenza o mancanza del sangue nei vasi della coroidea e invece oggi fa d'uopo dire che, probabilmente, si deve al "sehroth, del profess01:e Boli. Quanto poi all'azione della luce hia.nca e colorata sui bastoncelli, il Boll fece minuti studi sopra retine di raue e potè notare : l 0 Nella retina stata esposta alla luce l)ianca, molto viva, tntti i bastoncelli sono egualmente incolori ; 2° Nella retina, mantenuta nell ' oscurità, tutti i bastoncelli sono colorati. (l) Ved; qutlSio fascicolo a (Xlg. '.!~i nella Jklaz.io>~t sod (!on!Jrcs3o d'Igzlu 1 Sal.arnenli> di B>'IIOI;<i/ls.


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S'CL COLORE ROSSO

3° Nella retina colorata si trovano sempre bastoncelli di due colori diversi : rosso e verde. I bastoncelli verdi sono sempre in minoranza ; 4° La retina mantenuta nell'oscurità, ha un vivo coloro rosso, il quale, nell'atto di svanire, si converte in giallo-pallido. L'esame microscopico fa vedere una grande maggioranza di bastoncelli rossi, · fra i quali sono sparsi pochi bastoncelli di colore verde pallido, appena percettibile ; 5° Nella retina mantenuta esposta alla luce rossa, resta quasi inalterato il colore proprio della retina mantenuta nell' oscurità, al quale colore l'autore dà il nome di colore fondament,~le della retina. n microscopio però l'ivela una piccola differenza fra le due colorazioni, perchè dopo l'azione della luce rossa i bastoncelli . rossi ed anche i verdi si trova.no piil intensamente colorati ; 6° La retina esposta alla luce gialla si compotta como nel caso dell'ar.ione della luce rossa. 7° La retina tenuta esposta. alla luce verde, è di un colore rosso, che differisce dal colore fondamentale della retina, lJer la Slta maggior intensità e per una tinta bluastra che si sovrappone alla rossa. Al microscopio, il colore dei bastoncelli rossi, apparisce modificato nella stessa guisa. I hastoncelli verdi sono in maggior numero e più intensamente colorati ; 8° Differentissimo dal colore fondamentale della rétina, è quello che la retina acquista sotto l'ar.ione della luce azzurra,. Non può più dirsi rosso, ma è invece un violaceo sporco, che nell'atto eli svanire si converto ip. una tinta violacea, pallida. Al microscopio la maggioranza dei bastoncelli mostra un colore rosso-violaceo. Molto numerosi sono i bastoncelli verdi, i quali banno una colorazione analoga a quella della terra 'l:erde.


75 9° Dopo l'azione prolungata e molto intensa delle luci verde e azzurra, la retina si scolora completamente c diviene trasparente come dopo l'azione della luce bianca. Le sopradette varietà nella colorazione della retina , sono state ott.enute adoperando vetri colorati del commercio, i quali sono stati dimostrati dall'analisi spettroscopica, eseguita dal professore Blaserna, non perfettamcnt.e monocromatici. II Boll quindi si propone di ripeterli adoperando luci perfettamente monocromatiche, ma ritiene che queste ulteriori ricerche non \Tarranno a modi.fì.carc sostanzialmente i risultati ottenuti, perchè la costanza dei medesimi fu sempre taìe da permettergli infine di indovinare la qualità della luce che aveva agito s1ùla retina, mediante il semplice esame obbiettivo della medesima. Dall'insieme eU questi fatti si dedurrebbe, che il colore f<mdamentale della retina non è sensibilmente modificato dall'azione della parte rossa dello spettro, mentre la parte media dello spettro, e più ancora la parte estrema del medesimo, lo alterano profondamente. DELLA RETli'I'A

Fino a pochi giorni fa, qùesti studi del Boll, furono ese· guiti solamente sugli animali. Oggi però posso aggiungere, con due notizie del massimo interesse, che il rosso è proprio anche dell'occhio dell'uomo. D dottor Fuchs, assistente alla clinica oculistica del pro· fessore Arlt di Vienna, potè, insieme al dottor Welponer, nella clinica di Gustavo Braun, vedere il rosso della retina in un feto nato-morto (1). Il feto era morto circa clodici ore prima della sua estrazione col forcipe. Subito,_appena estratta dall'alvo materno la testa del feto, gli (l) \Vicrtcr Jlltà. lVocltcnschrijt, lO marzo 1876.


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SUli COLORE ROSSO

furono bendati gli occhi, e la enuclea.zione dei globi oculari fu poi eseguita alla. luce artificiale monocromatica del sodio. Altre ricerche analoghe furono eseguite sopra altri feti, e sempre fu trovato il rosso · della retina. La seconda. notizia, pubblicata anche da giornali non scientifici, si riferisce alle investigazioni dei professori Schenk e Zuckerkancll eseguite sul cadavere del famige1:ato matricida Hackler, impiccato pochi giorni fa in Vienna (5 marzo). Le ricerche .di questi professori furono eseguite colla più gnmde esattezza: e del risultato, intorno al rosso della re· tina, ne fecero minuto e particolareggiat.o verbale, che tras· misero al professore Franz Boli. Credo fa.r cosa utile di terminare questa nota còlla descrizione del modo .che vidi usare dal Boll nel preparare la retina delle rane, colla quale più volte mi fece la dimostrazione del rosso dei bastoncelli: Così, a chiunque piacesse, potrà tornar facile il ripeterne l'esperimento. La rana è conservata entro un vaso di terra, che ha una graticola di fil di ferro per coperchio, ed è tenuta chiusa in un armadio, al buio, per qualche ora. n Boli socchiude le imposte delle finestre della camera nella · quale eseguisce i suoi studi, per .avere una luce debole; quindi, presa la rana, ne escide la mascella superiore alcuni millimetri dietro ai.bulbi oculari. Afferrato il pezzo esciso con una pinzetta, taglia rapidamente .con forbice le parti circostanti ad uno dei bulbi ocul~ri: di poi colla stessa pinzetta tien fermo il bulbo sopra una lastra opaca . di cristallo, facendo posare la cornea sulla lastra. A c1uesto punto, con 1ma forhicetta, fa un taglio del bulbo nel senso equatoriale; quincli, con fu1a pinzetta, prende un lembo della retina, la quale, liberatasi, per la trazione, dalla còroide e piil possil)ilmente dal pig-


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DELLA RETINA

mento, è tratta rapidamente sopra un vetro porta-oggetti, già preventivamente posto sopra. ad tm cartoncino bianco. Subito, ad occhio nudo, appare il rosso della retina. Immediatamente dopo, il 13oll posa con molta leggerezza tm vetrino (copri-oggetti) sulla retina c sottopone la prepa· razione al nùcroscopio. Questa leggerezza è indispensabile; diversamente, pre· menclo, avviene, come è accaduto a. me, che per la pres· sioue il colore rosso si decompone, eù immediatamente spa· risce. Al microscopio si vedono le ma.ssc dei bastoncelli, tinti·in rosso e qual~uno fra questi in verde, gradatamente scolo· rirsi in modo manifesto. Tutto questo lavoro, semplice e non difficile, esige un certo grado di rapidità. P. Tosr.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA ETERAPEUTICA - -HC-1--

La subc ontiuua tHòide, lezione clinica del prof. Guroo BACCFJLLI. (Gazzetta medica di Roma).

Sommario : occasio scribendi.- Talune cause di malsania in Roma.Il tifo- malaria.- Ragioni che renclono inaccettabile questo vocabolo. - La Subcontinua Tifoide - Come sì distingua dalla febbre t ifoidea. - Criteri differenziali dedotti dallo studio !iella forma. -Sintomi cefalici - toracici- addominali. - Natura della subcontinua tifoide - Studio del tipo febbrile - dcl1"1. forma morbosa. - Diagnosi differenziale resultante. - Breve casuistica intercalata. - Conclusione. Rom:n •cribo.

BA<lLIYr, Prax. mcd.

SignO?·i. - Da parecchio tempo c da più lùoghi esteri, specialmente da Londra, era desiderata una nota clinica sopra le malattie che in quest'anno (1875) nella città nostra si sono vedute più frequenti e più mortifere, in causa dello sgomento recato dalle statistiche municipali intorno la mortalità in Roma. So tale sgomento per la salubrità della dimora in questa nostra metropoli non è nuovo, tanto che Lancisi ùovette scrivere quel famoso suo libro De nativis atque adventiis Rc;mani cCtJli g_u,alitatib~ts, che vi impegnerei tutti di leggere, è indubitabile che è tornato massimamente a farsi sentire in questo inverno passato. Si sono lette sulle rassegne settimanaJ.i cose che impaurirono anche i più calmi ; vi si è veduto che in Roma più si mol'iva che non si nascesse, che le mort.i erano, proporzionatamente


RIVISTA DI' GIORNAJ,I ITALIANI ED ES'l'ERI

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alle altre· gran,di ~etrop·oli di Europa, di numero grandemente maggiore. Vo;i s~pete che non è oggi la prima volta che io levo la. mia voc? i~ torno a questo modo abbastanza leggiero col quale si pubbli.c~no i quadri di ·mortalità cittadinit, c non certo per inte):ess_i miei }Jart.icolari,- ma per la verità innanzi tutto, e poi per difl:)nder~ l~ reputazione d.el clima di questa che è oggi capitale de.l regno, di questa ca,pit.ale che a tOlto da molte parti è additata come s~de insttlubre. Oggi che tutto si riporta alle statistiche, yhe tutto si fa colle statistiche, non si è. voluto intendere una prima e necessaria distinzione di esse in computistiche e filosofiche : e cert~IUente la statistica non ci renderebbe grandi servigi se noi, non Ia·i11terpr.etassimo a dovere. Se.50, 100 individui passanùo peF una vi,a dent~·o la città rima11gono colpiti da una casa che cralli, 9 ing4iotti.ti .da una voragine che si apra sotto a.i loro pi~!U, non. potrebbero tali infelici essere. annoverati nella lista dei mort)~ti ordÌI;lari della città, Se il nostro suburbio è fiero agli agriço~tori, ai ~9rnaciai, ai muratori, s~ questi nostri lavoranti n~l - ~oggc~oruare fuori delle mura di Roma contra.ggono mala;ttie che li costri)1gQno a riparare nei nostri speda,lì, se quelle J)lalatt!e benchè confortat~ dai soccorsi dell' m:te adducano la morte di parecc4i di quei disgraziati, come ben si vede, ~ questo un co:qtingente dì mort.a lità che non è da imputarsi a cadcq delle condizioni igieniche della città (1), Non è una gi'and.e. scoperta il sapere che la malaria fa delle vittime, nè c'è bisogno che altri venga a dirci che il nostro subm·bio è malsa.no. Noi lo sappiamo: ma sappiamo pnre un grande fatto che domina la st'oria deUa malaria, Nè solo a voi ma anche ai l!'!gislatqri, perchè nelle loro disposizioni partissero da criteri esatti e scien.tijici, ho dimostrato che la malaria non si diffonde a grandi dist~nze, clle non si solleva che pochissimo, e che bast.anp p.ochi ostacoli per essere da essa insuperabili; che vi sono luoghi d'ipsalubre dimora, e che a poche spanne da quelli altri ·(l) Qu~~fu leziono 1\1 fat-ta noi maggio passato. Dopo quest'epoca s'introdnssero ne.lle ricerche statisticl1e i dcRi<lerati migliowucnti ; cosi troviamo registrato nella. rassegn.~ settilllanale, dell'ospedale <}i San.to .SJ?irito c\•~ dj 781 infermi entrati nell'ultima decade di luglio, 225 Jlrovenivnno dalla ciU<l. e 555 dalla campagna (doi quali Sl fòrnaciai, 4~ mnratori: 42·7 ~mpagiloli) mentl'e di 572 infcrTlJÌ· per fcbl>ro da malaria 90 appena. apl>a.rtenevano .alla città., _gli altri tutti alla campagna.


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se ne trovano salubenimi c sicuri.1Cosa vi prova ciò ? Vi prova che qualunque possa essere il momento genetico della malaria, di che non voglio adesso discutere, essa trae evidentemente da, alcune condizioni visibìli e dimostrabili: un banco di argilla, un cumulo di terra umida, ove si ritrovano organismi che nascono o muoiono, rinascono e rimuoiono, dardeggiati dal sole, in luogo che tutti risente gli effet~i del calore, dell'umidità e della luce. È là che si genera la malaria, onde io ho sovente ripetuto che la malaria è autoctona, che la malaria si calpesta coi piedi, che tutte le impurità del terreno destituite delle speciali condizioni che generano la malaria non sono capaci di portare un accesso di febbre intermittente. Del pa.ri se. si verHlchi che non più le misere plebi condannate a laborioso mestiere nel suburbio, ma ricchi signori giungano alla città nostra con un germe già contratto d'infezione tifos~ e contratto in una vicina c grande citt.1, dove regna. endemico il tifo, ammalino negli alberghi e muoiano in quelli senza che la città })roporzionatamcnte risenta del danno che li colpì, senza che gli spcdali che sono l'istrrunento nososco~ pico· di una, grande città· offrano esempi congeneri di malattia, dovrà dirsi, per ossequio al vero, che questo pure è un contingente avventizio d'infermità e di morte non punto riferibile alle interne condizioni igieniche della nostra meta·opoli. Difatti mentre in citt.'\ e singolarmente negli alberghi si deploravano casi di febbri tifoidee, frequenti gravi c spesse volte fatali, ed io sent iva la necessità di prescntarvene degli esempi nelle sale cliniche per sottoporli al vostro studio, i miei aiuti non valsero a ritrovarne uno, uno solo, nel vasto recinto ospitaliero di S. Spirito ! Ma non così fu delle pneumoniti, che causa pur esse di nun1erose morti. in città, abbondavano anche negli ospedali, poichè di queste avemmo a clinica nn numero notevole, sebbene nelle nostre sale non potessero ritenersi cosi mortali come apparivano fuori. Difatti nel numero ragguardevole ùi casi da noi raccolti~ sebbene non mancassero severissime forme, puro non avemmo a deplorare che un decesso solo. Dali~ qualità e dalla verità di codesti fatti quanto non dovrebbe modificarsi il giudizio diffuso per le pubbliche stampe a carico clellasalubrità c dell'igiene di Roma non è chi non vegga; sebbene sarebbe egualmente irragionevJle il negare che a volte nella città nostra insorgano severissimo


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fanne qi febbri che reclamano da parte de' medici uno studio coscienzioso ed esatto. Quella che costituisce il fatto clinico più singola.r e della nostra città sembra Pimione di due momenti etiogenici, il malarico ed il tifoso e l'azione loro copulata sull'umano organismo. Di cotesto fatto sebbene non certo a chiare note pur si trova qualche osservazione fin. da tempi più remoti, e la risultante infezione febbrile n'ebbe varia denominanza. l\fa quello che spicca su tutti è forsè Lancisi allora quando descrive alcune forme febbrili che vidersi in. Roma serpeggiare a mo' d'epidemia c sopratutto nei quartieri trasteverini. Gli antri del sottosuolo .urbano dilagati dal fiume in aumento senza che pur le acque apparissero per la città, costituirono, costituisconÒ e costituiranno :fino a che l'igiene pubblica non avrà provveduto colle opere del Tevere, un gravissimo rischio alla pubblica salute. Questa alluvione urbana sottocutanelt lascia col ritrarsi dell'acqua una melma argillosa contenente quantità grande di elemen.ti organici anche microscopici, siccome può agevolmente dimostrarsi sottoponendo alle lenti. quell'umida creta che forma il deposito del fiume sulle ripe. Cotesto relitto (coenum di Lancisi) evidentemente può contenere i germi causali dell'infe:done tifosa e della ma.larica. Io non discuterò troppo sottilmente su cotesta disamina, clinicamimte soddis.!'att.o di .eiò che clissi tanti anni or sono ecl oggi ripeto, cioè " che la malaria è una potenza nociva più sentita che intesa , locchè potr.ebpe a buon diritto ripetersi dell'infezione tifosa. Egli è certo che applicando a cotesti fattori, copulativamente agenti sull'umano organi~mo ed agli effetti che ne risultano, gli studi nostri sull'argomento generico della malaria, noi possiamo dire che esiste una disgiuntiva in ordine logico ed in ordine clinico, ed è: o che la malaria ed il tifo si congiungono sotto la forma febbrile p!·opcn·zionata, o che invece prorompe una vera sub-continua, mala1·icct sotto le })arvenzc del tifo. Nel primo caso, le due entit<i. morbose conservando ciascuna la propria autonomia stringerebbero un'alleanza sul teatro dell'umano organismo; nel secondo, Juse direi quasi cd unizzate, ma sotto il prcdQmÌllio della mala-ria, e perduta unilateralmente la propria au~

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tonomia presenterebbero un tipo speciale che ha nome per noi di subconti"ua ti{oide. Io credo che i neoterici accampino l'un fatto e l'altro sotto il vocabolo novellamente coniato di tifo-mala,·ia: tifo-mala~a del quale doVI·ebbe discutersi nel prossimo congresso medico internazionale di Filadelfia. Se non che, o il nuovo vocabolo tende ad esprimere una parvenza tifosa dell'infezione malarica., o una parvenza malarica sotto l'infezione tifosa., o ledue infezioni veraccmcnte congiunte; c poichè altro significato non possa accordarglisi, io stimo che questo appellativo soverchiamente nosogralìco vada troppo a carico delle analisi cliniche già progredite, e quindi anzichè recare un vantaggio generi un danno, come sarebbe generato da una espressione caotica o cumulativa nello studio delle fattispecie. Questo primo apprezzamento che direi filosofico-clinico non è certo il solo che possa farsi nel caso. Difatti alloraquando s'intende l'animo nello studio di un fatto morboso, è n'wstieri misurare il ciclo che quel fa.tto percorre: in questo ciclo sta come Ùlfa l'elemento ctiogenico e gli effetti di questo sull'umano organismo, come omega le alterazioni })atologiche che segnano l'estremo danno patito. Ma tra l'uno e l'altro sta il processo che si svolge in ragiou composta delle lesioni dci tessuti, degli organi, degli apparecchi colle relative rivelazioni dei sintomi o delle forme morbose, nonchè delle compensazioni fisio-patologiche che ne risultano pur di conservare ad onta del danno e protratTe la vita. Le quali cose accrescono colla loro presenza il quadro nosologico dei fatti e dei prodotti relativi. Ora è certo, che per qua.ntunque tifo e mala1·ia si accampino sotto la rubrica delle infezioni acute, ma eziologicamente diverse, l'uno dall'altro si differenzia per un cumulo di ragioni clinicofisio-patologiche da tutti concesse. Quindi la necessità di tenere distinte le due entità patologiche, c di .studiarne le differenze, anche in quei punti nei quali parrebbero unizzatc. E i punti possono ridursi: a) All'altezza c al modo di febbricitare; b) Alle conseguenti acute emodiscrasie ; c) .Alle indotteiattu1·e del sistema e degli apparecchi nervosi. Ncl quale triplice studio si trovano agevolmente fatti di os-


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s~tvazrone clinica indubitabile~ d.onde emanano i criteri diagno-

stici dift'el!enzia.li. E ·innanzi tratto le parole tifo e malaria non possono clinicamente compararsi così come suonano; nell'uno contemplandosi un elemento ~ausale~ nell'altro un effetto.; l'una è di sua natura oggettiva l'altro soggettivo ; l'una è individuata nel novc>ro d~lle potenze nocive~ l'altro risiede indistinto nel novero degli effetti più· o meno determinati che una causa x può produrre nel: seno dell'umano organis!llo. Difatti cotesto 1:zupo> o stupo1·e oggi per le analisi fisiopatologiche nemmarico può accettarsi come esprcs. sione univoca di un disordine ben definito~ imperciocchè possaintervenir.e: non meno com~ fatto psichi co che come fatto organi.co, \ e c'ome·fatto cotnposto. li VOCabOlo ti{o-malM•ia ' C1 sarebbe applicabile praticamente, secondo 'il valore nominale od etimologico, ed allora chi non vède quanto frequenti non s'incontrerebbero i casi a colpo d'occhio giudicabili. Impercioccliè tutte le volte :che c'imbattessimo in·una forma stupida indotta dall'infezione malarica, sarebbe mestieri concedere al caso il battesimo di Ufo-malaria : o più che il valore etin10logico e le parvenze nosografiche grossolane il vocabolo dovrebbe ésprimere il connubio di un duplice elemento causale, di un duplice processo morboso, di· una. duplice natura di lesioni, ed allora i casi ne sarebbero estremamente rari~ e il vocabolo risulterebbe applicabile per accidente. Spiegqiamoci. Nell'ipotesi di un'infezione tifosa. e di un'infezione malarica CO'esistenti e militanti .nell'umano organismo, ogni dì ne addinostl·a la J?l'aSsi medica un:alta. verità, come venne sancita dall'adagio Ipnocratico, cioè : "de cbtolnts mm·bìs corp~ts 1mum obsidentibus potior alterum. obsmwat , .e quindi se pure in }Wincipio. il modo di febbricitare inducesse a credere la duplicità del p1·ocesso pirogeno, e ne fosse anche confortato il giudizio·da una scrupolosa analisi causale, non tarderebbe gua.ri a succedere che l'una infezione prevalesse,sull'altra, e. quella che prevale sempre è la tifosa. ~{a noi). prevale c.osi che l'altra sia egualmente rabbuiata nel prin·cipio, nell'aème e· nella declinazione del processo preva~ente. Imperciocchè sia regola generale ed a moltissimi conta


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per propria esperienza, che nello scorcio e nella defervescenza del tifo ripulluli il processo limnogenico e dia 1)rove di sè con note cliniche indubitahili. Le quali o si limit.ano alle consuete forme e note parossisma.Ii, od assumono nuovamente tutta l'immagine tifi ca assoggettandola però al fatto dominante della mala.ria. Nel primo caso è una ter:>:ana, una terzana doppia, una quotidiana (benchè ra.rissima) od una quartana (a.nche più rara): nel secondo una vera sz6bcontinuct. Quindi è cliiaro siccome la coesistenza di .una duplice ed alta infet~ionc ammissibile nel principio e nel fine dell'intero proèesso pirogeno, non possa ammettersi del pari nell'acme della forma tifosa. Tante volte è un inganno che si prepa.ra al medico inconsapevole od immemore dell'andamento febbrile di ta.Iune forme tifose E l'esempio se ne ha nella cosi eletta lenta nervosa di Huxham, nel principio della qua.le avviene s'incontrino 1·emissioni così grandi sul matt.ii1o che ove non si appUcasse il termometro potrebbe parere raggiunta una apiressia totaJe. Dopo questa remissione, che in grado notevolissimo può durare anche parecchie ote, si lascia rivedere l'aumento febbrile che riprende lenaquasi insidiosamente, senza i noti segnacoli del rigore o del freddo che succede com'è conto all'elevazione te11noscopica già avvenuta, e senza sudazione, almeno proporzionale all'irlCOllll)leta defervescenza dianzi segnalata. Ed oltracciò la vera et pe1·(eeta integ,-itas che dagli scrittori latini segnalavasi tra un parossismo e l'altro nella serie loro, a.llorquanùo si trattasse d'intermittente legittima, non si scontra giammai. Quindi abbiamo ragione di dire· che a.ssai meno sovente . possa procedere una vera infezione tifosa sotto le parvenze malariclle, fli quello che una vera infezione ma.larica sotto le parvenza tifose: locchè equivarrebbe a dire, che una vera proporzionalità fra due acute ed alte infezioni non si può dare nè si dà nella pratica.. Tolto quindi eli mezzo cotesto lato della disgiuntiva logica e clinica non ci resta dinanzi allo sguardo che la. vera sz~baonti­ mta IJifoide. In altra lezione voi conosceste cosa ella sia una suhcontinua, e se or qui ne ripeto brevemente il concetto lo faccio per amore di chiarezza.


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La ~ubcontinua è una febbre d'infezione malarica, perniciosa per la ragion del tipo. OgnÙebbre intermittente genuina, massimamente poi la intermittente perniciosa, ha un sintomo prevalente che la qua.Ufica; il letargo, il delirio, il singhiozzo, la sincope, l' emon'agia, il iflusso enterico ed altri svariatissimi c tutti gravi. Ogni febbre s·ubcontimta non ha :un solo sintomo, ma uùa intera forma che la qualifica ; .la pneumoniaca, per esempio, la biliosa, la reumatica, la tifoidea, ecc. Come nell'intermittente perniciosa, la ragione del sintoma stà nell'individuo (organi indeboliti, patite iatture, consuetudini morbose, relitti .di passate infermità) ; così nella subcontinua vi ha una ragione individt,ta, che non solleva un sintoma, ma genera una ferina ; e questa forma generata può tenere a cagioni che si veggono a.gire sopra molti individui . ad un tem})O, come le influenz~, per esempio : la colerica, la reumatica, la biliosa, la tifoidea. Ma quan(lo pure erompa una vera subcontinua, o colericft, o reumatica, o biliosa, o tifoidea, ogni elemento morboso è compiutamente subordinato alla potenza infettiva della malaria, se.bbene liindividuo singolarmente sia predisposto a una forma speciale per circostanze di luoghi, di tempi, di stagioni, d'influenze. Così gli sbilanci atmosferici per la forma .reumatica ; i soverchi calori t1er la forma biliosa; il cibo gramo, gli abituri, lo stento, la mancanza dell'igiene, l'influenza per una forma tifo ide; il caldo, gli errori dietetici, l e brusche repressioni del sudore, l'influenza, per la forma colerica ; più cause raggruppate insieme per un:a forma composta. · Ma l'infezione dominante in tutto è una, cioè la malarica; e {!Uesta: infezione subordina interamente a sè ogni forma morbosa, e queste forme morbose resultanti si vincono colla cura specifica., non e~clusa una medela laterale per la forma che accompagna l'infezione in atto. ,Delle cose sin quì dette evidentemente risulta che lo studio piit necessario sia quello della S1.6bcontinua tifoide, che si può dire costituisca il tipo più grave delle nostre subcontinue e la diagnosi più ardua delle febbri d'infezione malarica. Ed è precisamente la subcontinua tifoide quella che tra noi può occorrere non infrequenti volte e mettere a repentaglio ad un tempo solo


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la vita di un infermo e l'onore dell'arto. Evidentemente il rischi'o sta nel confondere la sztbcontimta ti{oicle con una tifoide genuina ; che se cotesto giudizio fu errato da molti e potrà da molti errarsi in prosieguo, le cause di errore, è d'uopo confessarlo, sono molte e gravi. Infatti se noi vogliamo considerare alcune condizioni d'ordine fisiopatologico, noi troveremo una grande consonanza negli effetti prodotti dai due fattori morbosi, cosicchè molti di essi .possono promiscuamente affacciarsi. La malaria agisce sul sangue e sul sistema nervoso''predilegendo il ganglionico ; dunque discrasie, flussioni; non vere flogosi ; e se una vera flogosi esista, esiste nella forma complicata, ma primitivamente non la. si desta giammai. Il tifo agisce sul sangue ; e del sistema nervoso non risparmia nessuna pa.rte; ma il ganglionico è da esso pure grandemente alterato ; le glandole linfatico-sanguigne sono in tutta l'estensione comprese nel processo morboso; voi lo vedete .nelle·forme di enterite follicolare con tutte le varietà anatomiche possibili. Nell'un caso e nell'altro la milza, questo grande ganglio venoso, è evidentemente colpito ; e taluno pretese di trovare differenze in ordine all'ampliamento dei suoi diametri per segnalare su queste differenze l'origine tifosa più che la mala.r ica o vjcev.ersa. Se dunque dall'una e dall'altra causa evidentemente infettive oltre la severità della febbre; si levano due gruppi l'uno cliscrasico, l'altro nervoso, voi già vedete a grandi tratti la possibile somiglianza delle forme; e se ne considerate attentamente gli attacchi nella tessitura sa.nguigna e negli orga.ni ematopoietici voi trovate a g1;andi tratti anche nell'ordine processuale questa grande, non vorrei dire rassomiglianza, ma aJmeno analogia nei processi evolutivi delle due infezioni. Certo se nell'una, parlo della febbre tifoidea, campeggiano i fenomeni addominali e tutti quelli che dalle sofferenze addominali rampolla.no o direttamente o per azione riflessa, nell'infezione malarica subcontinua l'addome potrà anch'esso essere a sua volta investito come qualsiasi altra cavità c divenire sorgente di errore diagnostico. Se però queste cagioni congiunte all'altezza del febbricitarc, presentate in iscorcio per amore di brevità, sono le ovvie cause di errore, non mancano al sagace ed accurato clinico guide fe-


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deli che valgono a metterlo sulla via di un giudizio differenziale. In primo luogo una grande differenza notevole artistica, innanzi di portarsi al punto di vista tipico febblile consiste nel vedere come nasca una sztbcontimta c come nasca una ti-

foidea. La subcontinua o fu in origine una febbbre intermittente genuina, legittima; o nacque subcontjnua immediatamente : la tifoid~a nasce remittente, iperacmastica, o di sua natura progressiva nell'elevazione termoscopica. Eccovi già una notevole difl'e. renza. Ho detto cheia. s~tbcontinuaonacqueintennittente, e questo è l'andamento il più regolare della terzana serntllice che si fa doppia, si fa poi duplicata, e nello scomparire degli stadi apù·ettici comincia a crearsi quella linea pseudocontinua del febbricitare che ba fatto scambiare il tipo subcontinuo col remittente a tutti coloro che non hanno fatto lunghi, profondi e coscienziosi studi sulla febbre malaria col termometro alla mano. Dunque ab ipso Umine dobbiamo colpire un grave errore di coloro che tengono la subcontinua per remittentc, errore che sta nei fatti c nelle apprezzazioni d~i fatti. Sta nei fatti perchè come io vi diceva o ?~acque t:nt~rmittente e guadagnò a prezzo dell'esser pro-gr essiva la sua parvenza continua; stà nell'apprezzazione dei fatti perchè quella che sembra continua conserva in realtà la natura intetmittente sebbene abbuiata. n medico lo ricorda: giorni fa l'infermo fu preso da. una febbre per sè lieve ed uscì di casa; il giorno dopo ricadde nella febbre, e l'accesso fu più forte, più lungo ; fu data la chinina c la febbre dileguò : tornò due giorni appresso l'accesso, ma questa volta parve anche più lungo, anche Iliù vivo. Insomma voi avete nella coscienza del medico il convincimento che la 'febbre con cui ha a che fare nacque iutermittente. E ne volete una controprova ? Ve la darò in modo indubitabile : voi combatterete questa febbre coi preparati di china ; ma credete che a un tratto dilegui? Niente affatto : per lo più perde la sua pseudocontiuuità e ritorna intermittente: laonde anche se vi mancasse dagli antecedenti (poichè o potè nascet· S'ltbcontinuct sin da p1·incipio) una dimostrazione della sua vera natura, voi avete questo fatto, che apparsa continua, nel cessare si riveli apertamente qual fu sempre intermittentc.


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Tanto è vero che questa febbre è intermittente di sua natura, tanto è vero che coloro che confondono la subcontinua colla remittente errano a grande partito, e porta.no nella clinica medica e nella nosologia un errore non mai abbastanza deplorato. O nacque s~tbcontinua, e allora il carattere di questa febbre consiste precisamente in ci.ò, che in dato ciclo di tempo, 24 ore, presenta sulla linea termoscopica pa.recchie spazzature cordspondenti al numero degli accessi. che in una giornata si verificarono in quel caso. Voi direste quasi che la subcontinua ha una linea formata di punti non a contatto, ma in tal modo approssimati e vicinissimi tra loro, che veduta di lontano non appaiono le piccole ragioni di discontinuità! È così che la subcontinua è clinicamente fatta chia.ra dall'applicazione del termometro, è così çhe De-Haen ha reso i più grandi servigi. E se il mio sapiCJ.ltC a.mieo \~ underlich, nella sua splendida opera sulle temperature febbrili non ha potuto farlo, fu perchè non si è trovato, come acl di viene tra noi, in luoghi ove le subcontinue attingessero il grado più perfetto della forma, nella infezione ma.larica. Veniamo ora alla tifoidea. La tifoidea nasce remittentc: carattere suo sovrano, 1·e-mittente epiac·mastica. Nel1wimo momento voi avete la remissione consueta in una comune piressia, cioè la mattina sempre e costantemente, mentre a vespro si ha il rin. caro. E sapete bene che dopo i primissimi giorni, al secondo e a.l terzo non sola.mcnte la remittente è chiara, ma è chiara la remittente acutizzata. Carattere il più segnalato della, tifoidea. è questo, che l'esacerbazione della sera la si ritrova come temperatura remittente del mattino successivo fin dai primi giorni; cioè che nella sera antcceclente e nella mattina seguente si trova la stessa eifi'a termoscopica; quindi le piccole accidentalità dell'elevazione e della discesa non varcano il mezzo grado e la temperatura sta sul 40• o almeno di poco più bassa. Altra osservazione importantissima trae appunto da éotesto ci'iterio termoscopico, ossia, che nella tifoi(l.ea il calore non si mette al 40• che in terza, in quarta., in quinta giornata; mentre la febbre subeontinna in genere e in ispecie la tifoide, o che sia nata int ermittente legittima e poi si sia oscurata, o nata subcontinua fin dal principio, può attingere il 40• nel primissimo istante del febbricitare.


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Come voi vedete adunque vi hanno più criteri piroscopici di diagnosi differenziale, perchè voi fin dall' esordio vi possiate mettere in guardia tra l'una e l'altra forma morbosa. l'via per procedere con un ordine ::matoinico nella ricerca delle differenze diagnostiche tra la subcontinua tifoide e la febbre tifoidea, comincieremo anzitratto dall'e~ame della testa, ossia da' sintomi cefalici. Nel disconere però dei sintomi c dei gruppi sintomatici che si rilevano dall'esame della. testa, dobbiamo avvertire come cotesti non diano al pratico la certezza del suo giudizio se non considerati nel loro insieme. Nella s-ubcont-imta la cefalea nell'esor dio è rara, nella tifoidea frequentissima e quasi generale. Nella subconlinuct vi ha la possibilità di una nevralgia del capo avente il carattere puro nevralgico di pw1tura, di trafittura, di dolore pulsativo, che può cambiar posto da un punto all'altro, che prende l'occipite, che prende la fronte, che prende la fronte e l'occi})ite ad un tempo : nella tifoidea la cefalea è permanente e per lo più frontale, gravati va. Nella sttbcontinua l'occhio non è così splendido e fisso come nell<'J. vera tifoidea: l'a,lbuginea ha per lo più una tinta giallastra, cosa che se nella tifoidea avviene, avviene in l)rosieguo di tempo ; non parlo della dilatazione o delristringimento pupillare, perchè questo non è fenomeno iniziale nè dell'una · forma nè dell'altra; pure in principio nella tifoidea vedrete più la. dilatazione della pupilla, nella subcontiuua più facilmente la costriziox1e di essa. · Nella tifoidea vi ha una faaies che vi colpisce sino dal primo istante; i tratti naso-labiali stirati, i pomelli od i zigomi arrossati, l'occhio fisso, lucente, stupido, la pelle che si direbbe quasi invcrniciata, l'aridità delle mucose, la lingua tremola o arida o tendente all'aridità, quasi sempr e liste gengivali: poi tendenze nll'asprezza progressiva della lingua, lingua felina, e l'impaniatura succrescente dei denti c del prolabio. Nella subcontinua tifoidea questo è molto diverso ; non vi ha la caratteristica del 'l:u?o>, ossia lo stupore della faccia, o non la troverete che in prosieguo di tempo, e tutto ciò che si riferisce alle mucose, alla. lingua, ai denti fuliginosi, non esiste nei primi giorni, mentre nella tifoidea ciò potrebbe avvenire. Nella s-ubcontinua tifoide le


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liste gengivali o non esistono da principio, o non sono così bianche, cremose, pultacee; nè cosfituiscono una zona omogenea, che, dall'alto della gengiva discendendo verso . l'arcata deuta.r ia, pare composta di una serie di coni che toccautisi per le basi distendono i loro apici tra dente e dente come avviene nella febbre tifoidea: invece nella subcontinua, .il margine gengivale che confina coi denti è per lo più tumido e tendente al bleuast.ro; e se al disopra le gengive biancheggiano, lo fauno con una tinta leg~ giera., sfumata, irregolare, CO!lfe se fossero quà e là maculate da i.drolatte. .Anche nella cavità della bocca può aver luogo qualche osservazione 'importante in ordine -all'apparire, mantenersi e dileguare delle 'afte e del mughétto. Le afte appartengono assai più frequentemente alla subcontinua, c talvolta insorgono subitamente, come un sintomo novello di un nuovo accesso; il mughetto invece spetta più propriamente alle forme febbrili ne' periodi loro avanzatissimi, ed è promiscuo più a.ssai che esclusivo: Tuttavolta anche il mughetto può apparire sollecito nelle subcontimte come non infrequenti volte ho osservato. Lo stesso è a dirsi di alcune eruzioni difteroidi che si veggono occupare l'istmo delle fauci, a~sai più frequenti nella sztbcontimta, rapide nella comparsa loro; mentre nella ti{oiclea può aver luogo uno stato più o meno anemico che lascia biancheggiare le fauci senza che si veggano ingombre da alcun prodotto speciale. E non solo le gengive che giungono in prosieguo di tempo ad essere nerastre e filanti e che talora anche sanguinano leggermente, ma tutte le mucose semi-interne accessibili all'occhio sono degne di particolare attenzione. Oltre le condizioni descritte della lingua, del prolabio, vi sono quelle delle pinne nasali e delle mucose che le sovvestono. Nella tifoidea quelle mucose non solo sono secche, calde, rigonfie, ma si cuoprono a volta da una specie di muffa e di muco atro, filante, subcruento, che produce un penoso intasamento, e costringe l'infermo a respirare quasi esclusivamente per Ia bocca che si dissecca vieppiù. Del pari le mucose auricola.r i toccano ad uno stato catarrale; che puo giuìrgere fino ad oppilarne i meati e concorrere in t.a.l guisa. ad accrescere i sirigmi e la sordità, così caratteristica dal secondo setteilario in poi nella tifoidea e così diversa da quella


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che potrebbe intervenire in una subcontim~a, più in grazia del chinismo che dell'indole dell'infermità. Inoltre sin dal principio d'una {ebb1·e tifoidece, all'occhio attento e sagace del pratico ·non isfuggono quelle subite, brevi, rare contrazioni dei muscoli della faccia che col progredir della forma diventano così chiare e frequenti; la. qual cosa a vero dire non appartiene se non per eccezione alla sttbcontimta tifoicle. IJ'alito nauseabondo, ma caldo, ma· di quella nausea che '\tiene soltanto da un fiato semplicemente febbrile è proprio della subcontimta tifoicle; mentre nella {ebb1·e tifoidea si aggiunge un peculiare odore che richiama quello di ·una nidiata di topi, probabilmente dovuto a peculiari acidi grassi che emanano dal t traspiro. Il delirio· è sintomo ovvio in una. tifoidea progredita; ma non mai nell'esordio della forma morbosa ; laddove nella sztbcO'ntintut può intervenire nel primo ·O ne' prossimi giorni. Nella tifoidea si pronunzia dall'occhio fisso e lucente, dalle mucose aridissime, dall'insonnia, dall'agitazione, dal brillare delle carotidi, dal polso contratto, frequente, leggermente dicroto, irregola.re. Nella subconti?~ua il delirio p-q,ò esser sintoma del novello accesso, può sparire per dar luogo ad un altro sintoma grave che segnali l'ingruenza di nuovo parossi~mo : anzi lo sbalzar dei sintomi da un organo all'altro, il succedersi delle forme da un apparecchio organico all'altro; il trovar la punta morbosa or prevalente sull'una, or §Ull'altra. cavità splancnica a breve intervallo è proprio della st~bcontin:tta tifoide, impropria della tifoidea, nella quale lo stesso delirio, poichè s'iniziò, rimane protervo con differenze di grado, lacldove nella subcontintta più facile a verificarsi a notte chiusa, può esser evanido, od a notevoli tratti riconente. Ciò che l'esperienza de' casi clinici può dare per contributo in ordine alla diagnosi differenziale della tifoidea e della s.z~bconti­ tt-ua tifoide nell'ordine dei sintomi toracici ~ certo assai più indistinto di quel che vedemmo per i sintomi cefalici. Tuttavia anche qui ne soccorre lo studio dei sintomi nella comparsa. loro, nell'intensità, nella durata, nella mutazione, nella successione. La tosse è rara nella subcontin"a Ufoùle, ma non certo in alcuna specie delle subcontinue, per esempio della pneumonin.ca,


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dove anzi è sintoma culmina.nte. Siccome però anche nella subCO?ttinua ti{oide può aver luogo la congestione neuro-paralitica dell'apparecchio respira.torio, allora, ed in ragione. del tempo e dell'intensità colla quale si verifica, può eron'ipere subitamente, aspra, frequente, congiunta o no ad alcun escreato, e dove questo si-metta in vista., caratteristico. Lo sputo infatti è fluido nerastro, mobilissimo nella sputacchiera, di odor grave, grunioloso, misto a catarro ed a parte sierosa, persistente nelle sue note e solo talvolta approssimantesi sempre più al carattere emorragico. Quai1to cotesto sputo differisca anche microscopicamente da quello della pneumonite e dalle scarse separazioni catarrali, appena e raramente sottinte di sangue, che possono intervenire nel corso di una tifoidea progredita non è chi non sappia. Nellét tifoidea i sintomi di flussione }meumonica non appartengono certo al primo periodo ; sono caratteristici per la ragione del luogo, che è per lo più la base o la superficie dorsale del pol" mone, pertinaci, per lunga pezza.. immutabili, o solo tutt'al I>iù con un certo ordine progressivi; nella su.bcO?~tinua mob.ili, a v.olte fin quasi a non credere alle proprie osservazioni, sbalzano dall'uno all'altro polmone, dall'uno all'altro punto o lobo, in tutte le superfi'cì, in tutti i versanti. A questo proposito senza ritessere la diagnosi differenziale in ordine a' sintomi toracici per ciò che ne concerne le differenze obbiettive attendibilissime, caratteristiche tra una pneumonite e una subcontinua pneumoniaca, v'invito a rileggere ciò che fu scritto da me nell!J. lezione delle subcontinue in genere, ed in ispecie di quella che si congiunge colla forma pneumonica. L'affanno nella subcontinua tifoide, avvenuta la flussione tJOlmonare, è sempre di gran lunga.maggiore a quello che suol intervenire nella febbre tifoidea; e qui pure innanzi tratto valgono le ragioni differenziali del tempo, del modo, delia durata, delle facili remissioni, degli inopinati rincalzi, siccome è solito ad accadere nella grave infezione palustre. Se non che la ragione dell' affanno tiene qui ad altre e ben note etiogenesi, come ad esempio la elevatissima temperatura, oltre il 41 o, ricorrente più volte anche in un giorno, e per suo 1>roprio fatto ca.pace di accrescerlo a dismisura; lo stato neuro-pa.ra.litico, le congestioni estesissime e discrasiche che possono intervenire, minorarsi o


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dileguare ahche in poco volger di tempo ed in modo affatto inconsueto alle comuni flogosi }JOlmonari. Aggiungi le ·condizioui degli organi circolatori che sottentrano a rincara.r e il quadro, spinte non infrequentenientè fino ai sensi del deliquio stesso, ciò che è più p1'oprio assai della subcontinua, e quella singolare manifestazione di amba.scia indefinibile ed irrequieta che i vecchi medici solevano descrivere colla frase stereot.ipica della iacUtatio o iactato ao?-pm·is. Difatti si comprende benissimo qua·nto possa essere e sia diversa la.immagine di un infermo colpito di stupore, zv~o>, e quella di un altro che sia agitato, tremebondo ed incapace di restar pochi ista.n ti nella istessa positura. Nè basta ancora: assai· più connaturale alla subcontinua è uno stato eli paresi; dei muscoli respiratori come fatto anch' esso culminante, transitorio e redituro di quello non sia alla tifoidea. l p. questa è più naturale la op1n·essione del r espiro }Jer immobilità relativa del diaframma indotta dalle tensioni ipocondriacbe e dall' esorbitanza del tiinpanismo addominale; la qua.l condizione però non si verifica nella gmn parte de' ca,si che nelle scorcio del secondo scttenario ed oltre. Il dolore plezwitico v' entra per eccezione consiclerato nella sua vera natura o causa che.lo produce ; tuttavolta nella gravissima discrasia eli una subcontinua alcuni dolod o acuti o gravi, va,ghi come i reumatoidi, non molto pertinaci, ma molti di luogo e fastidiòsissimi possono intervenire per dato e fatto di piccole emorragie sottosierose troppo spesso dimostrate nelle autopsie, i.ntorno alle quali s'inizia un esilissimo e modificato processo di pleurite con tendenza necrotica. È certo eziandio che anche un profondo senso di dolore può trarre, e trae di fatto, dalle distensioni dei rivolgimenti pleurici inclotte dal polmone in quei punti nei qu~li sottomesso il tono fisiologico, tende a dilata.rsi e cascare sotto l'influsso delle paralisi funzionale ed organica. In quanto alla ispezione della cute toracica non parleremo qui degli esantemi parassiti che pure intervengono, poichè ne diremo ragionando dei fatti morbosi che si riferiscono al ventre. Nell' addome le ricer che sono più fruttuose. È forse mestieri ricordare le note caratteristiche di questa ca.v ità in una tifoidea progredita? Il tilhpanismo, il sordo dolore nella regione iliaca ed


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epicolica destra, il gorgogliar dei liquidi, la dolorabilità generale sotto una palpazione un po' forte, le diarrèe caratteristiche, la tensione ed il tumore degli ipocondri che fanno coll'estrema punta un angolo ottuso sulla linea che si tirasse da.! centro del cavo ascellare alla cresta superiore e posteriore degli ossi iliaci, senza parlare delle notissime eruzioni tifose che appaiono, dileguano e si riformano in luoghi cliversi come le macchie di roseola o le morbillariformi, o durano più pertinacemente come le lenticolari, o vengono e si moltiplicano quasi 1)er date inuzioni come le miliariche? Tutto questo insieme assai caratteristico nella febbre tifoidea non trascende certi ·limiti di tempo, e può giungere a gradi massimi, inconsueti alla subcontimta tifoide. La quale se può presentare fenomeni di c.otesta na:tura, e li presenta talora di fatto, non li circoscrive ad una epoca data Ùcllo svolgimento morboso, non li eleva giammai ai gradi della tifoidea, ma li vede sott' entrare senz' ordine, senza nesso evidente colle lesioni intestinali proprie dell'ileotifo, anche talvolta nei primissimi giorni. Però il carattere delle eruzioni in una subcontinua si direbbe più acutamente discrasico, avvicinandosi talora a quello veramente emorragico. Anche il meteorismo nella subcontinua è talora parossistico, viene, dilegmt, ritorna, mentre la diarrea o manca o non ha certo i caratteri che la lunga esperienza ha assegnati all''ileotifo. Ma nella forma addominale che può essere di promiscua spettanza. non possiamo sottrarci a talune ricerche d'interesse grandissimo che posson farsi, anzi che debbono, su visceri ipo.condriaci, sul r ene e slùl' urocisti. Nell'influenza mala.r ica e nella s·~tboontimta tifo·ide da questa derivante si dice pressochè da tutti che fegato e milza grandeggino, massimamente quest'ultima; che facili catarri intervengano nelle vie biliari, e che da questi acl altre cause congiunti derivino i gradi di un ittero più o meno cospicuo che suole accompagnare quasi sempre e fin daU' esordio una subcontinua. Tutto questo.non è sempre vero, nè esatto o almeno .non è ceito esclusivo. Non è sempre vero: imperocchò il grandeggiar del fegato si verifichi tutte le volte che la circolazione cardio-pulmonare sia resa difficile da condizioni organiche o funzionali o miste del cuore o del polmone, anche affatto indipendentemente dagli efl'etti primi o necessari dell'infezione ma-


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ladca.; ricordiamo ad esempio le pneumonit-i biliose di Stohl. Q11indi come ognun vede non può esser caratteristico, sebbene sia. consueto nella subcontinua. E poichè siamo en.trati nella considerazione dc' fatti d' ordine meccanico che possono addurre il_grandcggiare del fegato, la notizia esatta della speciale circolazione endo-epatica ne soccorre e ci conforta ad ammettere un' altra genesi, la più ovvia ad incontrarsi, vogliam dire la diminuita azione muscolare del diaframma. Chi ben ricorda in qual guisa le vene sopra-epatiche si sc~richino ).)ella cava, dovrà facilmente comprendere per qual maniera la diminuita escur sione respiratoria del f~a.to ne faciliti l' ingorgo, c come a questa debba aggiungersi come causa non meno influente, oltre la diminuita capacità r espiratoria cui superior mente accennammo, anche la lentezza del respiro. Per le quali cose nei capillari del doppio ordine epatico e massimamente nello scaricarsi che dehbon fare le vene provenienti dal sistema dell' arteria epatica. in quello della porta addiviene che la circolazione si rallenti, che i vasi si dilatino, intorpidiscano e tutto il campo. del circolo intennedio a' grossi tronchi ne resti stipato di sangue. Taluue forme cosi dette ipocondriache, talunfgradi d'itterizia leggiera e permanente, che si dissero un giorno il miserabile stipendio dei letterati e degli uomini che menano vita sover chiamente sedentaria, non hanno altra genesi che questa; alla quale consentono e dalla quale dipendono certe pienezze intravenose di tutto il sistema porto-splenico, da che provengono le stasi emorroidarie, intestinali, alcuni catarri di natura proterva e la minaccia delle emorragie e dei contraccolJli che derivano alle sezioni superiori del tronco, al petto cioè ed al capo, dall' aumen to dell' onda sanguigna portata a ritroso dai sistemi dell' azygos. E qui mi arresto per non entrare nella ricchissima pagina di fisiopatologia che si apre dinanzi a cotesti avvenimenti e che non è mestieri in questo luogo percorrere. MI.). nel fegato un'altra serie di fatti non meno importante può agire come causa di turgoFe che si possono ridurre alla iperemia collaterale ed alla Ì}leremia para.litica; se non che la prima. rientra agevolmente nell' ordine de' fatti meccanici, la. seconda può aver luogo e per azi<;mi rcfiessc e per condizioni generali e dirette in tutto l' organismo come sar ebbero i più alt.i gradi dell'umano


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febbridtarc. Quindi varia di molto l' esatta apprezzazionc dell' intumescenza epatica in ordine alle diverse etiogenesi, e ben si comprende come il fegato non sia primitivamente compromesso dall'azione della malaria, ma secondariamente da essa cd indipendentemente da essa per molto, varie e diverse cagioni. Nella infezione malarica il tumore plenico ha vicende singolari che meritano di essere ben conosciute ed apprezzate, le quali si verificano tutte le volte cl1e condi?.ioni anatomo-patologiche precedenti nell'organo splenico non le impediscano: come per esempio la inespiftbile ipcrtrofia. ed ipe11>lasia del perisplenio, c le ulteriori affini degenera;.:ioni della capsula. Se lenta e continua sia l'azione limno-emica, senza pur che l'organismo umano giunga per essa a febbricita.re in modo palese anche a coloro che non si giovano della esplorazione tcrmometrica, la milzo. intnrgidisce ogni giomo più c tocca col tempo alla più cospicua iperplasia. Se acuta. e discontinua fu la causa nociva e l'umano organismo entrò per essa in una determinata e non lunga serie eli parossismi febbrili, la milza a,umenta di mole notcvobnente fin dal primissimo accesso; ma dopo quello la capsula spleuica contracudosi riduce fin quasi al volume fisiologico l' organo tumefatto. Di t~l guisa però procede cotesta vicenda che ad ognj a.ccesso novello verificandosi un aumento nuovo, ne va l)er con tro diminuendo scm}lre la riduzione nella defervescenza. Così la milza resta come testimonio proporzionale al danno patito col grado va.riltbile d'iperemia e d'iperplasia insieme congiunte. lVIa quando acutissima c grave si svolga la ragion infettiva, e la quantità febbrile inompe fino a' più alti gradi, la milza non siegue }>iù la stessa legge fìsiopn.tolog.ica : essa inturgidisce appena, ma in luogo di crescere ed indurire si rammollisce, perde il suo tono, si fa cascante e la capsula vi si ragg1·inza sù. n qual fatto torna evidentissimo se l'acuto ed alto febbri citare colpì individui che aveano già incorso la cachessia. splenica. Parecchie volte, o signori, vedeste tal fatto non solo nelle gravi febbri malariche ma eziandio nelle altissime temperature, per esempio su Jmewnonitici, giù. per lo innanzi colpiti da cachessia paludosa. Sotto l'elevarsi della cifra termica ci r endemmo sicuri di tal fatto misurando accmatamentc i diametri nell'organo

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splenico, segnalandonc le progressive riduzioni, c quando pure a vemmo lo. sventura di perder taluJlo dei nostri infermi, il cadavere ci forni la prova i rrecusabilc delle l'atte osscrvttzioni. Cosa accade allora nell'intcma economia dell'organo splenico? Grazie alle ricerche degli ultimi anatomici tra i quali, il .Billrotb, n oi conosciamo a dovere la struttura di questo immenso ga11glio venoso; noi sappiamo oggi come le lacune spleniche siono in r apporto diretto degli alvei venosi, ciò che a vero dire si divinava già. Noi conosciamo esattamente la. pa.rtc linfatica dell'organo in tutte le sue attinenze. Eppure qual mai gravissima sede di considerazioni non si schiude a.' fisio-patologi ripensando che sotto l'influenza malarica il grnndcgghr progressivo della milza, tt·a la riconente iperemia e la durevole ipcrplasia, non si accoml)agni punto. a. leucocitosi, cos\ come 1\arebbe natm·ale il supporre. Quante volte abbiamo assoggettato il sangue alle lenti in coteste congiunture, altrettanto }Hlò dirsi che per l'aumento delle c~llule bianche il 1·esponso fu negativo . .itTestinmoci ni fatti, o non vogliamo per ora tmticipure esplicazione alcuna di questi JlOr non iJl COlTere in erronei giudizi troppo nocivi più a.ll'al'tc che alla scienza. 1\Ia perchè per converso nell'ileotifo In. co~a. andò in guisa. notnùilmente diversa, e noi ritrovammo non r are volte n morbo pt·ogredito l'aumento delle cellule bianche? Potrà dirsi derivi tal fatto d'altri gangli linfn.tico-sanguigni o non dalla milza; ma noi questo non possiamo asserire. Il difetto della leucocitosi ad onta del tumore splenico torna come argomento UJlivoco e probntivo che tlall'ipel1)lasia. mnJnrica delln. milza. non deliva. aumento di cellule biauche; ma nessuno ci autorizzer ebbe a dirlo egualmente del tumore S}Jlenico tifoso, quando anzi la leucocitosi esiste; e con essa la. possibilità già conta della derj vnzione dall'organo splenico. Che se questa e non altra è la vicenda della. milza nelle acutissime febbri maln.richo c specialmente nelle subcontinue c singolarmente nella subcontint6a tifoùle, ognuno vede quali ne ram})Ollnno fatti che Jneglio studiati poss.ono elevarsi a criteri ili diagnosi differenziale; imperciocchè senza. trascendere In. dig-a. di questi e senza. nemmeno servirei delln. scienzo. equivoco. dello esplicazioni, possinm credere quasi a.ssicurnt{) questo canone di 7


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espezienza clinica, cioè: che nella tifoidea il t~more della milza non solo non difett.i, ma sia congiunto talvolta a leuco<;itosi; nella su.bcontinua tifoic~e il vero tumore splenico non si ritrovi guarì, o, se fuvvi per lo innanzi indotto o· da precedente cachessia malarica o da quelli accessi di febbre distinti che precedettero la subcontinuità, subisca sott'occhio ·un'involuzione per acuto rammollime~to, senza che però sia dato riconoscere nella tessitura del sangue la discrasia leucocitica. Per converso, nelle acute ecl alte infezioni malariche eziandio può ritrovarsi pel sangue la presenza di zolle mobili di pimmento, causa talora di danni non lievi, mentre nella infezione tifoidea questo fatto non si verifica mai Ma veniamo al rene considerato semplicemente per ciò che ne costituisce la struttura anatomica più assai per quello· se ne riferisca a.II.a natura funzionale di filtro o di organo secerncnt.e. Nell'acuto ed alto febbricitare, qualsivoglia ne sia la natura, la funzione del rene può rimaner. compromessa, e più assai di quello che a tutte prime non s'immagini. Le Qrine che scarBcggiano per difetto di acqua, e che presentano tinte assai intense per condensazione di sali e per prevalenza di alcuni elementi coloranti nella crasi urica, fluiscono spesso albuminose. Se non che, in talune acutissime forme può giungersi insino all'a.nuria, e dove })Cf 36 o 48 ore questa permanga, ·prenunzia fatalmente la morte. Anche qui 1)erò ci sovviene come sia degno di non esser~ dimenticato giammai quel notissimo aforismo d'Ippocrate:" Secl oportet aZic~ signa conte·mplal'i. , Io ho veduto cogli occhi miei, l'anuria prenunziare la morte di uno dei più illustri J)Olitici del nostro Regno, irreparabilmente perduto p·e r ascessi trombo-emholici del fegat.o derivati da estese, antiche e proterve ulceri intestinali: ma io pure ho veduto in compagnia d.el mio nobile amico il dottor Serafino Gatti, assessore çlella sanità municipale di Homa, un ricco agricoltore sostenere.una completa anuria per 6 giorni, senza che ne intervenisse alcun sintomo pauroso. Nècoine ognuno facilmente potrà immaginare mancò l'avvedin1ento di introdurre più volte il catetere nella vuota urocisti ; e solo verso il fine poche st.ille di orina sanguigna poterono raccogliersi, che assoggettate alle lenti non presentarono, al di là di taluni detriti granulosi o poche ceìiule epiteliali di varia origine e mezzo sfatte1


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ma non elementi anatomici riduttivi del rene che attestassero d1 una~rancle fattura. Sol'o· ne apparve, ma molto indistinta, nell'imo addome raccolta un;~. piccola quantità di fluido; indistinta., dissi, anche !n ragione della enorme mole del ventre e della gra.u de .spessezia delle pareti. Quando a un tratto assoggettato a bevande. diuretiche semplici si vide ricomparire una straordinaria quantità di oi:ina a peso specifico assai basso, come sarebbe stato naturale in circosta.nze ordinarie, e quindi la funzione rimettersi in totale equilibrio. Se altl'i mi avesse narrato tal fatto io forse non. gli avrei prestato la fede. l\'fa quell'uomo del resto, a llarte un tnìnore. splenico che attestava la cachessia }laludosa, ed un fegato gran·d ~, ma flaccido, molle, cascante, per enorme quantità di grasso, nqn presentava alcun altro fenomeno che ispirasse timore. La presenza adunque .di scarsa quantità di albumina non depone per l'un fatto o per l'altro. Nell'acuto febbricitare interviene una pielite catanale,' dalla quale si protende la irritazione a cana.Ii rétti che spogliandosi déi louo Cl)iteli possono dar luogo alta scarsa ma frequente p1:esenza di un elemento inormale. Tuttavia vi ha un'altra genesi alliuminurica, che come nelle lente così nelle acute affezioni può intervenirè, ed è la stasi cianotica del reu,e. Anzi per qualsiasi fatto· o causa di fa.tto inte~·­ yenga l'albuminuria come sintoma, io vado convinto che la causa prossima, come dicevano gli antichi, o detèminante sia la stasi o meglio la iperstasi del rene. Della quale agevolmente si comprende l'azione, anossiemica locale, e quindi la conseguente esfoliazione degli epiteli su vasta superficie. Negli esperimenti da me fatti di· lente iugulazioni su varii animali ho trovato sempre l'orina albuminurica. La presenza inoltre di speciali elementi, come la leucina, la tirosi:na, l'inosite, vale come testimonio promiscuo delle profonde rapi de ed alte riduzioni dell'umano organismo sotto l'acuto febbd·citare, n è dalla presenza di questi element.i o dell'assenza loro llUò .trarsi argomento diagnostico dift'e1'enzia.le tra l'ileo tifo e la suboontinua tifoide. In un infermo della.nostra clinica che voi ricorderete forse e sul quale p01:tai la· diagnosi di reumatismo acuto addominale, il rene che per la qualità -delle orine costantemente analizzate non aveva da1o alt1'a prova di sè se non la scarsezza della secrezione1


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:RIVISTA DI GIORNALI . fu trovato colpito di un processo anatomico non facile ad inter-

pretarsi. Nella sostanza corticale divisa por lo suo mezzo, quinci e quindi vedevansi disposte in serie delle chiazze di color giallo come foglia mol'ta, di varia figura e grandezza, il cui tipo formale avrebbe potuto riclursi ad un informo poligono, che lascia.va supporre una acuta e particolare metamorfosi grassa di parziali <listretti. Lasciai all'istituto anatomo-patologico di farne l'analisi microscopica1 ma fin qui non n'ebbi risposta. A. me rimase la memoria del fatto ed il presuntivo giudizio di steatosi parziali acute del rene, c la non dubbia dottrina che dalle flogosi a lento corso, specialmente dalla r eumatica, possano derivare siffatte metamorfosi. Cotesta digressione voi la condonerete all'importanza del caso. In quanto all'urocisti, a parte i catani troppo comuni e per facili e note cause prodotti, di ~al01·e in nessun caso altro che equivoco; per ciò che concerne non h ragiono ultima .del fatto, ma il nesso di questo con una forma morbosa, la iscuria, la disuria, la stranguria, si legano pitt assai colle affezioni difteroidi del collo della vescica e cogli stati neuro-paralitici derivanti dall'ileo-tifo, anzichè con quelli che provengono dalla. subeontinuc~ ti{oide, nella. quale io non ricordo tali avvenimenti che come rar::~. eccezione. Ma è tempo di venire con ogni possibile diligenza allo studio dell'intera immagine clinica di una Sltbeontinuct ti{oide. E poichè in essa ogni gruppo sin tomatico o forma morbosa come ogni sintoma a sè anche gravissimo si subordini intieramente alla causa ed al modo di febbricitare, è mestieri prendere ad esame accuratamente cotesto fatto principe. Dicemmo già cosa ella sia una febbre subcontinua; dilucidiamone ot·a per quanto è possibile il concetto .. Alt.ro è febh'ricitare di {ebb1·e coniilnlut altro è contimtamente febbricitcwe. Si può continuamente febbricitare per febbre di sua natura interruittente, e ciò in due modi : o che i parossismi si dihttino, si prolunghino in rapporto di una data quantità di tempo presa per unità di misura, por esempio 24 ore, di guisa che l'accesso avvenire sottentri innanzi lo stadio della defervescenza dell'accesso precedente ecl il freddo di quello anteceda di poco tempo il sudore di questo, e si avrebbe il tipo eli snbent1·c~·nte, mitissimo per lo


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più,. la cui cessazione sta in un ultimo accesso prolui1gato : o che in una data unità di tempo gli accessi spesseggino in guisa che 1~e rimangano oscurati i segnacoli dell'ingruenza e della fine, e ·si anebbe il tipo d~lla suboontinua, gravissimo e di sua natura pernicioso. ·come è facile vedeù, nella subcontimta vi ha 1mre il subingresso dei parossismi, e questa fu ragione perchè ta1uni non consider~ndo che un acciden~e del tipo con poco accorgimento clinico confondessero subentrante e su.bcontimta. Avete mai osservato le onde agitate del mare quando l'una ·sull'altra accavallandosi s'ingrossa, ribolle e spumeggia con maggior impeto al lido? Le onde non conservano più nel fine la propria autonomia, ma non per questo vien meno il fatto che 11acquero autonome, seguendo le leggi del moto marino. Ed è curioso il vedere come se la direzione deUe onde istesse si cangi e ribollendo s'inCOJ:\trino nasca una resuUante pro})Orzionale alla forza delle componenti, e.com.e l'onda di riflusso se si avvenga ne'flutti nuovi, in proporzione delle for.ze in contrasto nasca lo spettacolo della mistiQne in vario senso-divergente. A me pare ·cl1e cotesta ~imilitudine spieghi assai .bene ciò che noi vediamo avvenire in una subcontinua, riguarclo al tipo ed ai sjntomi elle sul camno de1l'apparentc contin:uità insorgono da più parti e nuovi. Nell'oscuramento di ogni vicenda pm:ossistica la ingruenza di un nuovo accesso segna.lata con })iccoli accidenti sulle linee term·oscopiche si congiunge a. sintomi nuovi ; ittero, afte, singhiozzo, convulsioni, sincopi. ~ siccome il primo passo che si fa per l'acquisto delle cognizioni differenziali trae dall'~tttenta osservazione nosogra:iìca, noi vediamo che gli assistenti sono i }lrimi che e11trano nell'accorgimento di questo -and,a re della febbre inusitato, di questo apparire e dileguare dei sintomi, di questo rincarare e diminuire di temperatura a breve, bre-vissimo intervallo ; c prima pure che intervenissero i modei·ni clinici col termometro e ne ottenessero re· s-ponsi ineluttabili sullo studio delle linee, i vecchi 1watici ayeano . già segnalato il fatto culminante delle remi.ssioni e delle esacerbazioni-a ritroso delle comuni piressic, e si informavano a quel criterio per la diag1iosi e la cura. Chi si piaccia rileggere le storie delle subcontimte narrate dal


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Torti sia che appartenessero alla sua, sia all'altrui osservazione, è colpito sempre da cotesto fatto, che gli astanti all'infermo colle narrazioni loro determinassero spesso il medico nella fattispecie. Ed io stesso . r~cordo moltissimi casi nei quali l'osservazione sicura era già nella coscienza della famiglia, prima che l'accorgimento di De-Haen togliesse dall'animo del medico ogni dubbiezza confermando pienament.e la verità adclitat<L dai profani dell'arte. E quando n ella St6beontimta apparentemente silrwcc~ non altro era dato di segnahtre ·che un calor mordacissimo per la immanità llella febbre, ed 11110 stato cerebrale quasi stupido e l'incpscienza dell'infermo del suo pericolo, ed il polso acquistava per gradi al carattere onclante, sferzante, o scoecante se meglio pùtccia, come quasi neUe insufficienze aortiche, un brevissimo, parco e fuggevole sudore con .sensibile abbassamento eli temperatura interrompeva volta a volta l'omotonia del quadro. Nella su.bconUnua tif'oùle, come in tutte le altre subcoutinwl; perchè risulti chiara la enunciata vicenda sui tracciati.termoscopici, non si può nè si deve limit,are la ricerca del calore a due volte soltanto nelle 24 ore. Chi adoperasse in tal guisa correrebbe il rischio di ritrovarsi con un tracciato che in apparenza non si discosta punto dal regolare andamento delle comuni sebbene inténse piressie. Potrebbe diff.a.tti veder segnalata nel mattino una remissione ed una esacerbazione notevole nelle ore del pomeriggio ; ed ove a questo informasse la norma dei suoi giudizi correrebbe rischio di andare gravemente errato (Vedi figura n• 1). E dissi che potrebbe tradurvi in inganno; ma per lo più anche dal modo di condursi di un tracciato termoscopico preso due volte al giorno in una s·ubconti?·ma ti{oùle vi na,scerebbe nello animo il con\\incimento profondo che l'andamento termometrico si discosta assai dalle vicende e dall'ordine che suol seguire in una febbre tif'oiclec6 ·non modificata dall'intervento dì una energic1t cura. E qui desidero mettervi sott'occhio il tracciato (Vedi tìgunJ, nq 2) di un'altra Si.tbcontin~ut tifoide osservata nella nostra clinica, del qual tracci<Lto mi dispenso ogni copunento perchè le differenze con t!na tifoùlert comune risultano in modo indubitabile. Solo mi permetterò segnal11-rvi che nel mattino del secondo giorno eli dimora nelle nostre sale la temperatura trovossi a 40°


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e la sera a 38° 4, e che !lel terzo giorno la tem1)eratura dclmatt)np fu eli 38° l mentre nella sera compariva eli 39° 4. E basta questo per segnalarvi un anclmnento tòtalmente diverso dalle .commÌ.i piressie in genere ecl in ispecie della tifoidea. Gu~rclate ora })er istui:Ho comparativo un tracciato termoscopi·ço -fattò due volte il giorno ih una comune tifoidea, e vedrete la r égola.r iià tipi:ca del suo andamento (Vedi figure ni 3 e 4). La temperatura deve prendersi ogni due ore: e con questo mezzo si guad.a.gnerà la certezza dello strano volgere del calpre ·che senza regola alcuna e.talvolta. a b1'evissimi, tal altra a piir lungbi. 'intervalli si elev.a e discende più e meno ma sempre in modo inconsuetò alle altre febbri infettive. Così nella figti.ra no 5 vi presento l'andamento tipico di u M subcontinua, ti{oùle col tracciato delle temperature prese ogni clue ore dalle otto del . mattino alla mezzanotte. Ivi risulta a colpo d'occhio quella linea spezzata e caratteristica che segnala tre esacerbazioùi e tre remissioni distinte e conispondemi a tre accessi oscurati.l'uno sull'altro incalzantisi, e ne' quali le remissi6tù non si a.hbassa.uo più in gntdo notevole. Talvolta una subcontinua pneumoniaca chiara nel suo esordio per la singola1·e vicenda del tipo studiato nelle 24. ore nel ·pass·a.ggio èhe p uò fare ad una vera pneumonite malarica ne va se, gnalando l'avvenimento colla prova dello stesso anclamento (Vedi figura 11° 6). L'lùtimo fatto che io vidi in città fu quello di un giovinetto, allievo già nella nostra marina., fìgliuolo di m1 ricco e distint.o signorè, che v.enuto da Napoli in Roma per riveder la famiglia prima di accingersi· ad un lungo viaggio eli mare, fu colpito da una subcontinwJ senza alctul altro pa.rossismo nettamente precedente. ~:H savv.iene· che un distinto pratico chiamato al letto dell'infermo nelle prime ore del mattino amministr\).sse un purgante, e che io veclutolo in sulmeriggio ordinassi frettolosamente una fo ~te dose di ·.p~·eparato chiuaceo. Un altro medico di valore Cll ç~.mico della famiglia, che aveva fatte notevoli pubblicazioni sulla I,Ualaria, .lo vide~ sua. ~volta, e ·pur ammettendo la convenienza eli quella te:rap1a, parve· persuadersi piuttosto e per la proveni-enza del giovinett~o d.a Napoli, dov-e regna endemico il "tifo, e.


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RI\' lSTA DI GlOJU\ALI

per la forma morbosa cb o gli stava sott'occhio, che non di subcontiuua, ma si trattasse di ileo o denno-tifo; tanto più che sull'organo cutaneo apparivano qua. e là. delle macchie e delle papulc che fecero inclinare il primo medico al giudizio di uno. vajoloide. La qualità del cnso, della persona, dalla provenienza., la altezzo. ra1>ida e gravo del febbricitare, i sintomi cefalici prevalenti, le eruzioni indistinto sulla cute, il giudizio diverso di due colleghi che io t•ispettava, non valsero n scuoterrui dalla. profonda convinzione dell'animo. E tuttochè il pronostico ne dovesse essere riservato, c l'un dci medici tctiesse ormai impossibile la, partenza dell'infermo coi suoi com}>agni di scuola, l'amministrazione dci preparati chinacci fatta. prontamente o colla conveniente larghezza trionfarono in 3 o 4 giorni del male; ed il convalescente si trovò pronto al salpar del bastimento. Certo che la diagnosi in questo caso non tWrcbbc potuto farsi altrimenti che di lill:l. subcontinua, raddiettivo alla subcontintta crn lin troppo giustificata dalla cefalea, dallo stupore, daU'inconscicnza, dallo. lingua tromula, dal timpauismo 1lcl ventre, dal polso lcggenucntc tliscroLo e dagli indistinti esantemi. Sicchè, come ognuno ,-ede, un altro fatto clinico importantissimo; da cotesta purc.come da tutte le altre ossen-azioni de(lucesi, cd è: che la ~1tbcontinua ti{oicle n differenza della lifoùle non ha corso necessario, che curata a dovere l'andamento suo si spezza, non senza avere per lo più nuuùfestato sotto l'a~ione del rimedio e nello scor cio del fcbbricitnrc più nettamente ancora che nel J11'incipio la natura sua parossistica. :M:a non volse così la vicenda de' fatti nel caso di quel notissimo giorin .tto Krezmn, un miracolo di Yalor musicale in tenerissima etù. Ricordo non senza compiacenza. per quella vita salvata. che un giornale di Roma lo dette per morto. Di tale importantissimo esempio di subconti?me ti{oide offriamo il tracciato termoscopico (Vedi figura no 9). Quest.o interessante giovinetto giaceva da lunghi giorni anunalnto cd ora in cura dell'egregio dottor \ V . Febbre tifoidea n'cm In diagnosi f~tta . L o sgomento era grave in famiglia, quando per desiderio del vescovo Strossmayer fui im-itato a vederlo. Abboccatomi col Yaloroso gio,•ane che lo aveva in cura, mi fu non difficile il persunclerlo cho quello. forma morboso.1 sebbene per vo.rii


l'rALIANf ED EST&RI

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a.rgomonti dia.gnostici potesse riferirsi al genere ~v~~o>, pur tuttavia, per altri Jnolti e diversi se ne allontanava, presentando invece un caso evidentissimo di Sltbcontimta tifoi-de. Potei consolare la famiglia con pronostico assa-i più rassicurante, ed ·invitai il medico a studia-me il tracciato termoscopico con la massima cura, non senza prima averlo avvertito della strana etl eloquente vicenda che avrebbe ritrovata. nell'anclrunento di quel tipo febbrile, n dottor W. seguì volentieri il mio consiglio, e mi ringraziò poi per avergli porta occasione di studiare un fatto così interessante e così nuovo per lui, c per averlo aiutato nell'opera di sttlvarc quel caro giovinetto, ma qui la febbre si prolungò, e ne fu cagione lo avere ruuministJ:ato a forma già progredita le pdme dosi dei preparati cl1ina.cei; ne fu cagione lo averle date non senza csitanza, còn poca regolarità ed in quantità insufficiente. Quando poi-valsi a Yincere ogui perplessità ed accendere vivamente per la vù·tù del farmaco la fede del successo in quel mio giovine collega, allora a vista d'occhio il miglioramento fu rapido e })l"Onta 1-a guarigione. Non dissimile da cotesto fu l'esempio dì una gentile fanciulla, figliuola del signor B., uno dei nostri generali eli divisione. La febbre 'accompagnata da sintomi tifoidei si sosteneva. protervamente dinn,nzi a.l medico curante che non ardiva, pauroso dei sintomi che minacciavano da più cavità e proprii come egli credeya eli una vera continua. Quando un giorno, e fu circa. il terzo settenario, annoiato anch'io di quel tentennare soverch.io e dello scoraggiamento che già impadronivasi eli tutta la famiglia, assicurai il genera.le che all'indomani la sua figliuola non avrebbe ayuto più febbre; ed ordinata una dose conveniente di sale di chinina da prendersi regolarmente, il d.ì successivo si troYò perfettamente apirettica. Riappane però per alcun tempo la vicenda febbrile nettamente parossistica innanzi che tutta la infezione potesse dirsi espiata! E così potrei dilungarmi per un numero assai notevole di stoI"ie -se me lo permettesse l'economia del tempo concesso ad una lezione clinica. Però anche da codesti casi resulta che la subcot~tinua tifoide non ha ciclo necessario.

E torno qui ad invitar-vi, o signori, a rileggere quanto vi dissi già nell'altra lezione messa a stamp:J. " sulla subco1dimut in ge-


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Rl VIS'l'A. DI GIORXALI

nere ecl ilt ispecie sulla pneumo1ziaca. " Solo vi ricorderò che il criterio sovranamente artistico nella diagnosi differenzi.ale tra una tifoillen. genuina ed una sullcontinua tifoide riposa SU;ll'abile

e 1·apiclo con{1·onto tra l'itmnagine cl~nicc~ ass~mta claUa s~.~bc01~­ tim~a ecl il gemtino tipo noso[}Yafi,co sotto le ()tti se·mbianze procede. L a febbre tifoidea ha una sembianza s ua, un andamento suo, una spiccata individualità nella forma. I sintomi .nascono con un certo ordine c con ordinamento progrediscono ; l'csa.cerbazionc caratteristica in terza giornata ed q progresso nella sua severità non isfuggir ono all'occhio sagacissimo del J)ll.dre delln. medicina. " Febres non intermittentes let·tict die cxacerbanles, dif ficile habent judicium. " n primo seitennario non somiglia al secondo, H secondo non è eguale al terzo ; la comparsa, la catenazionc, la successione dei sintomi è carn.tteristica. Cotesto fatto non si verifica mai nella subcontinua; in questa i sintomi non hanno legge nò costante, nè proporzionale nella. evoluzione e nella catenazione loro ; il delirio, il meteorismo, il singhiozz.o, la · carpologia, ed altrcttali possono insorger e n ei primissimi giorni, o mancarne alcuni qttasi patognomonici come la remissione mattutina, la esacerbazione vespertina, la diarrea, la cefnln.lgia: 1\Ia ciò che' più monta è la special-e contraiklizione clei sintomi, che se pur s'incontra talvolta nella vera. tifoidea, costituisce si 1mò dire nella subcontinuc~ ti(oide uno dei fatti culminanti, per esempio: la lingua secca, aspra, felina, colla nullità della sete la giacitura supina, immobile cM r espiro anelante - il freddo al senso del medico nelle mani, nei piedi, stilla fi·onte, con nessuno avvertimento di esso da parte del mn.lato - la incoscienza quasi totale con un niormorru: di parole non itelligibile - la lipoti.mia cd il collapso col subito ba.!zar sui piedi e coi movimenti bruschi forti e richiedenti molta energia muscola.rc - il venir meno, l'approssimarsi alla sincope senza ragione nmnifesta - il rcgolariz:.:arsi dei polsi per breve ora, il farsi abbastanza sostenuti nella remissione per tornat· deboli, ineguali, irregolari nella esacerbazione febbrile, quando appunto parrebbe che il centro cir colatorio dovesse erigersi a forza maggiore. Aggiungi a questo la fugacità di alcuni sintom i che sogliono nella tifoidea genuina, apparsi una volta, rimanere protervi, per esempio : la ca.rdialgia~


ITALIANI ED

~S'f.l.<mi

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il delirio, la cm·poÀogia, il singhiozzo, ecc. e si avrà quanto basbt per,tra,rre dall'insieme del quadro colla maggior sicurezza i criteri clinici della dia.gnosi di'lferenzialc. lo non debbo entrare nella .-parte tempeutica, sulla quale ho bisogno intrattener:vi a lungo ~Ì1 w~' altra lezione. La chinina ecl i suoi sa.li furono oggiclì sot'toposti anche da noi a.d esperimenti fisiologici c1i'Inolto interesse. La quantità ed il modo di somministrarli nelle singole fattispecie, e quali veramente abbiano a dirsi presidi collaterali efficaci e sinergici col divino rimedio, è questione che i1on può farsi ne risolversi in brevissimo spazio ed in brevissimo tempo, A. noi basterà d'aver presentato il contrib\ltO llei ·nostri studi, delle 11ostre osservazioni, cl ella nostra espel'ienza clinic<t e delle convinzioni per lungo tempo acquistate in argomento di tanta mole. La subr:òntimta· tif'oicle non volge epidemica se non per rara cQcezione eli cause sihgolari simulta,neam.ente operanti ; non può quindi nè deve recare sgomento ad alcuno e massimamente ai forestieri che si tliacciano vh;itare l'eterna città fatta oggi capitfiile d'Italia. Che se pure ta.lvolta per ht t.rascuranza dell'igiene locale patossero incontr-are qualche infermitì~ del genere anche severa., debbono éssé certi che non v'ha giudizio diagnostico più sicuro, n è metodo curativo più pronto ed efficace., nè statistica più conforte;vole di fatti in altra qualsiasi specie di febbre grave che possa incogliere l'umano orga.nismo.

Sul cat~lirro degli orgn.ni l'Cii!ph·ntol'i. (Lettu.m fatta nel congresso medico tedesco, ·i l-20 n.ovemb1·e 1876, dal dottore E. 1\llomTz.) - (St. Petersburget· meclizinische }Voclumsclwi{t). ~ noto che. la diffusione geogratìca del catarro bronchiale è condizionata princip-almente all'altezza del polo. Quanta è maggior~ l'altezza geografica di un luogo, tanto piil sono ft·equ~nti i catarri c.Ìegli organi del respiro. Il nostro soggiorno, relativaInente a ~io, è uno eli quelli che più f~woriscono il catar.ro. In alcune stagioni il raffreddore.e la tosse sono così comuni che no n v'è qua,si 11essuno che ne sia libero. Il tossire e lo sp)ltare sono pr esso di noi talmente abituali, da non flLr crede-re ammalato chi


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RIVISTA DI GIORNALI

ne soffre. Malgrado ciò lo stato generale della popola?.ione è quasi sempre eccellent-e. Tuttavia non c'è forse nei paesi nordici nessun 'altra ma.lattia, la quale arrechi così facili guasti, e rovini tanti individui sani, come il catarro degli organi respimtori. Fra i centomila che ogni anno sono .colti da rafi'reddore, cioè da catarro delle vie del respiro, dal gennaio all'aprile, ce ne sono sempre alcune centinaia, per cui questo ca.tap·o è o il gel'me di una futura tisi, o il mezzo per sviluppa.rla maggiormente se essa preesistcva. Nell'etiologia della tisi il catarr o bronchiale è talvolta ciò che è la sc.intilla per l'incendio. L'eJ'edità nella fam iglia, la ristrettezza del torace, ecc., non sono condizioni bastevoli ller produrre da sole la tisi. Perchè questa si sviluppi, stante le 11redisposizioni accennate, è necessaria una cansa occasionale, e questn può essere assai frequentemente un ratrreddorc, cioè uu. catarro comune acuto degli organi respiratori. Perciò il premunirsi con ogni cura contro il catarro bronchiale è il mezzo più effìcace per preservarsi ùalla tisi. Queste considerazioni mi ·,,a.Jgano di scusa se io piglio la parola su di uu argomento, che ogni medico conosce perfettamente, e sul quale è difèìcile poter dire delle novità. La mia intenzione non è già di propone nuovi rimedi o eli demoliTe i vecchi metodi sanzionati daTI'espcrienza, bensì <li ricavare da certe idee teoretiche concernenti altri campi della medicina, nuove vedute sul trattamento e la profilassi dei catarri degli organi rcspiratorì. La questione sta nell'apprezzamento antologico delle cause della malattia. rcr rnolte malattie queste sono gener a.lmcntc note; non così, secondo me, per il catnrl'O bronchiale. Nel trattamento <lelle ferite il chirm go non pensa oggidl che ad impedire lo sviluppo dei microrganismi associato a certi processi chimici, e quindi per lui è inrlifferente, nella maggior parte dci casi, se sicno le decomposizioni chimiche, o i parassiti quelli che rappresentano la causa prima della malatt ia, visto che questi e quelle 1)rocedono di conservfl,. Heccntemente \V cgncr lJa constatato, per mezzo di esperimen ti interessantissimi sulla peritonite, l'eminente importanza. dei processi chimici parassitari. Le malattie puerpcrali vengono considerate generalmente come processi infettanti settici. Le ycrc malattie acute d'infezione, nello stretto senso della parola, sono in-


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fatti, dichia.rate~ da qualche a.nno a questa parte, d'origine l)aras~itica. La profilassi e la terapia ~elle stesse si appoggia appunto ·su questa teoria. Perchè mai le mucose non dovrebbero essere male influenzate da organismi microscopici esistenti nell'atmosfera, cui sono esposte,-più che le altre parti del corpo? Nessuno potrà sostenerlo dal1nmto di vista pa.rassitico antologico. Mentre si è molto discorso clelia difterite, della tosse canina, ecc., non ci pa.re che si sia p:resa in abbastanm considerazione la grande irnporta.nza del processo parassitario nei semplici catarri delle mucose; se ne parla nell'etiologia, ma · nel capitolo della terapia viene a.ffatto trascurato; Teniamo presente ciò che avviene nello sviluppo d'un catarro, il quale .deve la sua origine ad un semplice raffreddamento, non gia ad inalazioni ' nocive, o acl abuso di alcool, o a malattia di cuore o a:d altre cause. Noi poniamo come dati, da una parte la mucosa sana, la quale come tale seceme appunto quel tanto che l>asta _per chè la sua superficie sia liscia ed umida; c dall'altra l'aria atmosferica, 'la qua1e, secondo le circostanze, è più o meno resa impura da mescola.nze chimiche od organico-microscopiche. Queste ultime possono essere alla loro volta apportatrici di veleni chimici setticj. In ogni ispira-zione questi elementi· impuri passano per le vie aeree.,; la più gran parte rimane presurnibilmente fe.1:ma nelle prime vie ; non p_orta però in generale ulteriori cambiamenti in circostanze ordinarie. ·, A questi ra1)porti normali fra gli organi respiratorì e l'atmosfera, subentra-una forza e.s terna disturbatrice, un cambiamento atmosfel'ico. Fa freddo e un:~,ido ; cambiamento che si rend.e sensibilissimo presso di noi .ogni autunno, ed ogni primavera. Il freddo agis~e conie eccitante dapprima sulle mucose del naso e delle fauci, e dà luogo, n_ella massima parte, a un raffreddore o a un catarro delle fauci. Sia che l'aria fredda in·iti direttamente la mucosa, sia chQ essa produca il suo effetto per mezzo di umiclità. ai piedi, o per raffreddamento repentino a causa di · correnti d'aria, è certo che il tempo freddo-umido produce il catano (1). (I) È vcr.o eh!> col fort.ificarsi al ·massimo grado, si può ren(lersi insensibili all'inlhte~za dei cambiamenti atmosferici ; però è quasi impossibile di uo11 risautirli afl":l.tto.


llO

RIVISTA DI CUORNA LI

Contro tale il-ritazionc la mucosa reagisce iperemizzandosi, gonfiandosi c seccrnendo maggiormente; talvolta finisce con questi due sintomi, i quali rlurano per poco tcuqJO dopo l'azione dell'eccitamento, e svaniscono lentamente. Non di rado si torna a casa da nn a gita qualunque starnutando, con affanno e con tosse; ci si riscalda henc, si donne bene, o la maLtina seguente ò scomparsa ogni molestia. È questa )a semplice conseguenza che risente una mucosa sana dall'azione irritante cle1 freddo. Più spesso però questo primo stadio ò seguiLo da un vero raffreddore, da un catarro delle fau ci e dei bronchi. Ordinariamente questo catarro degli organi del rcS))iro ha un carattere progressivo; comincia (la.l naso c dalle fauci, c progredisce verso Ja la.ringo, la trachea., i bronchi; dimodochè tutte le mucose, una dopo l'alt.-a, souo colte dai soliti stadì del catano. Questi processi sono, non di rado, congiunti col perturbamouto del benessere generale, c con fohùre; e tah·olta sono seguiti' da qualche malattia del parenchima polmonare, a cominciare dalla pneumonia loùuJare disquamnliva, i1no alln. formazione di grandi ccntd cascasi o di cnvorne. Questo processo con le sue numerose varietà, osservate le mille volte da ogni medico, e nel suo Jlrincipio esperimentato cortamente sopra se stesso più volte, n on si potrebbe, secondo me, spiegare esatfamente, giusta le idee odierno, se non ammeltondo la patogenesi parassitaria atmosferica. L'an!\logia con molLe altre malattie, le quali dipendono notol'iamentc da processi settici e zimotici, conduce app unto a tale conclusione. Pt;ma di tutto si deve riflettere che il ~ran numero dei catarri acntf degli org(!.ni del respiro, pRrticolarmento nel loro primo stadio, sono contagiosi. Secondo la mia convinzione, qualunque catarro recente si c(lmunica per mezzo di un fazzoletto, di baci, ccc. Dalla secrezione clellc mucose ammalate viene dunque climinato un Yeleno, che, trasportato sulle mucose sane di altre persone, vi produce la stessa malMtia. N ou passa inverno, itt cui non si osservino più ,·olte nelle famiglie numeroso la.Ji epidemie catarrali. Ortlinariamcute le singole malattie si rassomigliano in mpporto all'intensità. c alla localizzazione. 11 catarro produce catarro, l'angina produce l'angina, c un catarro acuto della laringe, cile all'immaginazione delle madri angustiate si presenta come


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nn cronp, passa da un bambino all'altro nell'identica formo.. Questi fatti non si spiegano in altr·o modo, se non ammettendo lo sviluppo di parassi Li nell'organismo, i qunli sono i conduttori del veleno (chimico?). Donde proviene però t:Ve contagio della secrezione del primo ammalato, il quale venne afi'etto du. catano (per r1uanto possiamo saperlo) in seguito nd un semplice rnfft·eddore? N"on c'è che una sol.n. ri5110sta possibile: i germi esistevano gh\ nell'atmosfera e si depositarono sulla mucosa; trovarono però, pet· il loro sviluppo (fermentazione), un ten-eno fertile soltanto su d'una mucosa. fatta jl)Crenùca e ipersecernentc, i_n causo. dell'eccitamento del freddo. L'eccitamento, che produce il freddo, rencle la mucosa pt-edispostn ad essere. i.nva!Ja da orga.nismi parassitici, ed i loro germi, s~condo c-h~ sono in maggioro o ruioorc quantità , avranno uno svilu}lpo maggiore o mmore. È un fo.tlo che si tromno nella secrezione d'un catarro recente anche numerose forme di funghi. La nuova. produzione dci poxtatod del veleno hn luogo sulla mucosa. nmmal!llta, e la sun vi.:rulonza cresce por modo, che la secrezione diYenta atto. a prodm·re nuche sopra una mucosa, fino allora non iperemicn, io stesso processo. Por taJe circostanza si tr~vano numetoso analogie nelle nln.lattie acute d'infezione (tifo, colem,. ecc.), come pure nel corso ordinario delle ferite. Noi sappiruno che aucbo il muco, non virulento, iniettato ipodermicamonte, produce flogosi fiommonose ed ascessi consecutivi, e quin(ti la febbre. Lo scopo puramente pratico di questo mio breve discorso, non mi permette d'inoltrarmi maggiormente in questi processi anatomo-p~tologici: nè i o sarei capace di tanto. Credo tuttavia di avcx dimostrato m qualche modo, a larghi tratti, sia. per la non dubbia infezione, che pol corso della. malattia., l'analogia ll·a i catarri degti organi respiratot·ì, e i processi delle ferito. La prova di questa supposizione, sempre ipotetica) si nvr·cbbe ex juvcmtibus et nocentiblts. Ammesso como giusto che la maggior parte dci cato.rl'i bronchiali, nei loro sintomi e nel loro corso, provengono essenzialmente dalla produzione di organismi microscopici parassitici, e dai veleni chimici loro annessi, bisogner ebbe cho contro essi riuscissero utili quei rLmclU che abbiamo


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RJVISTA DI GtORNALI

riconosciuti efficaci cont.ro gli stessi processi nella. cura delle ferite. P er curare le ferite sono due i metodi considerati generalmente i migliori: L.'\ cura a.Uo scoperto delle ferite, e quella. antisettica. Tutti .due trora.no il loro fondamento ne_lla teoria parassitica. delle ferite. La cura allo scoperto richiede, per quanto è possibile, aria libera, e specialmente rapido allontanamento dei prodotti patologici delle ferite. Applicando lo stesso principio nl catarro bronchiale, od in generale a tutti i crttn.rri degli organi respiratorì, verremo alle seguenti conclusioni: La terapia deve pensare, fin dal principio di un catarro, di procurm·e unn ventilazione, per quanto è possibile, ricca eli aria }Jura agli organi l'cspit·atorì. E questo è specialmente necessario quando il catarro è già passato a.i bronchi. più sottili, dove la corrente d'aria potrebbe ]Jiù facHmente essere impedita per mezzo di qun lche fiocco di muco. Tosto però che si presenta,no rumori catarrali, cioè tali che dimostrino la presenza di secrezione, si dovnì. ricorrere a profonde inspiruzioni, e, se è JlOssibile, ad una completa espettorazione della secrezione. Questa verrà procura.ta, nella più parte dei casi, dalla tosse, che non dovrà essere repressa fincltè non abbia soddisfatto sufficientemente al suo còmpito. Essa potrà essere repressa soltanto quando si ~tbbia ragione di credere che non sia in alcun rapporto cott l'espettorazione. Spesso si ottiene tale effetto col mezr.o dell'apparecchio pneumatico eli Wnldcnbutg, e anche con Ja, ginnastica respiratoria di Rauchfuss. Per la purezza dell'aria c'è poco da frwe nelle città; se vogliamo avere aria. possibilmente puxa, bisogna che facciamo respirare al nostro ammalato quella dei laghi e dei monti In ogni modo1 l'aria delle stracle e delle corti è sempre più pura di quella delle camere. · Ed infntti sappiamo che un metodo di cura~ che corrisponda n. (tuesti principì, e pc! ql)ale si prescrivono medicamenti che agiscono in tale senso, riesce spesso saluta.ro. Tutto ciò che può essere preso c1ui in considerazione è, in generalo, più o meno conosciuto e riconosciuto. Noi mandiamo i nostri ammalati nel mezzogiorno 11erchè possano respira.re, durante l'inverno, l'aria pura; ciò che qui è impossibile, poìchè l'aria esterna è talmente


ITALIANI ED ESTERI

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fredda da produrre sempre nuovi eccitamenti al raffreddore, e l 'aria calda delle stanze non è pura, ed apporta acl ogni inspirazione innumerevoli germi e sostanze nocivo. Oltrecciò manca nelle camere l'eccitamento a profonde in,spira.zioni per mnncanza. di moto corporale. Con ragione oggi facciamo meno uso che in passato dei rimedi narcotici, e con ragione acquista maggior voga la cura eccitante, come viene esercitata presso di noi, specialmente da Rauchfuss (carbonato d'ammoniaca) e dalla sua scuola, pei raffreddori dei bambini. La peggior cosa nel catarro bronchiale, mi pare sia la secrezione stagnante. Essa genera facilmente una sostanza flogogena e pirogena, e finisce col produrre diverse malattie <lel tessut.o polmonare, come pneumonie caseose, gonfiezza dello glandnle polmonari, ccc. Sono noti e incontrastati' i fatti riguardnnti le doloroso conseguenze d'un trattamento contrario n, quello dell'aria pum c libera. Io von·ei ricordare soltanto la grande mortalità nelle prigioni IJCr tisi ; la tubercolosi e la tisi delle scimmie noi setTagli ; le conseguenze della vita sedentaria degli scrivani c delle cucitrici, ecc. Sebbene vi concorrano anche altri momenti eziologici, tuttavia vorrei ripo1·re la maggiore importa.nzn nelln mancanza di aria pura respirabile. L'altro metodo, che nel trattnmento delle ferite dà i migliori risultati, ò l'antisettico. Si usarono, anche prima d'ora, gli nntisettici nelle malattie polmona.ri, ma in gencmlc soltanto negli sputi fetidi e caustici. Per quale via io sia giunto a sperimentare l'acido carbollco nei catarri bronchiali, lo accennai nel mio discorso nel Congresso dci medici a Pietroburgo, il 21 settembre. Se si ammette la sudcletta analogia, o cbe il catarro bronchiale sia una malattia essenzialmente influenzata da parassiti o dai loro veleni, bisogna che riesca egunlmente efficace l'acido ca.rbolico, il quale, })el· la sua natura gassosa, c pcrcbè non tro]Jpo eccitante, ha libero .i11gresso anche nei più fini bronchi. Io l'ho sperimentato, e dietro i risultati ottenuti mi credo autorizzato di asserire che esso è indicatissimo. Con l'aiuto di questi esperimenti, fatti nella cura delle ferite, ecc., si può dire approssimativamente dove l'acido cnrbolico }) UÒ essese impiegnto, e con quale esito. Non è un rimedio mera'\oiglioso, che guarisce tutti i cata11·i bronchiali ; esso ha i suoi limiti ; ma, secondo me, questi sono 8


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RIYISTA DI GIORKAI.I

molto estesi, nel raggio ùei quali spiega un'infiuenza assai benefica. Prima di tutto deve venire in contatto come gas, in quantità sufficiente, con le mucose respiratorie ammalate. L'uso interno del rimedio può a.\·et·e i suoi mntaggi; non oft't·e però la necessaria analogia; qui trattasi di azione locale. Per far reSJJirare molto vapore carbolico, io riduco in gas, col mezzo d'un poh·crizzatoro, una soluzione del */ooo , in prossimità dell'ammalato; però senza che egli ne inali direttamente il getto. 1.'acirlo carbolico, sotto forma liquida eù a. gocce, agisce sempre, più o meno, da ccdtantc sulht mucosa, come può essere pro\ato sulla lingua. clll'iucontro la sua forma gassosa, sia pure in quella minima densità con cui ntTin:t ai bronch i, non ò punto eccitante, non j)I'Oduce mai tosse, c pare anzi che la faccia cessare. Naturalmente è impossibile di inalare val)Ori così inteusi di acido carbolico, da uccidere tutti i batteri; però ne arriva una quantità tale, fino ai più sottili bron chi, da ren(lerne più o meno dHlicile lo S\'iluppo. Ci sono altri antisettici }Htre di fo rma gassosa, ehc sono riconosciuti come veleni molto più forti contro i battcl'i, (Buchholz) per esempio il cloro, il tymol, ccc. Io però non li :.perimentai ancora. La qualità disinfettante delle soluzioni carholiche conralidatn dalla. ch irurgia perfino là dove non si traltn. di ·usnL'o un antisettico propriamente parlando, e la lot·o splendida azione ca.lruante sperimentata nei casi chirurgici, mi hanno trattenuto dal fare altre esperienze. Il tymol agisce come eccitante sullo mucose t'espiratorie in ulto grado, c dorrebbe perciò essere adoperato in soluzione molto allungatn. n cloro ngisce sfavorevolmente anche in minime dosi, e qtlincli non è il caso eli pnrlarne. Gli esperimenti da mc fatti finom coll'acido carbolico nei catarri bronchiali si estendono dai 40 a. 50 casi; appartengono quasi tutti alla pratict~ privata, c riguanlano, in generale, bambini. Però, per la natura del soggetto, tali esperienze sono così poco valevoli e uosì poco apprezzabili, ch'io non posso dare una prova sicura dello mie ideo sull'utilità dell'acido carl>olico. Il migliommento nei casi tl'ntlati con esso, mi fece appunto credere . che debba esistere un nesso causnle con la terapin. In molti casi 1 specialmente nei catarri i ncipieuti di bambini, l'esito fu soqwcudente. ~ou \'oglio però tncere che alcune rolte non potei consta-

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tarlo nettamente favorevole. In un caso di tisi ad n.lto stadio l'acido cnrbolico -parve persino dannoso (1) . L'influenza benefica si manifestò sempre più chiaramente nei cata.ni che presentava11o ma~giori sintomi d'infezione, tra cui pongo in primo. linea i catarri recenti delle vie respiratorie nei pri.m.i giorni della loro manifestazione, e che d'ordinario si presentano sotto forma di cori2:za (2); poi il grippo, la tosse canina e la roso !la. Ciò che parla inoltre in favore della benefica azione tlell'acido carbolico sulle mucose respiratorio, è che dn.ll'intenso e frequente uso della sua polverizzazione si sente tossire relativamente di 1:ado Ml mio riparto all'ospedale, quantunque non vi sia stato nulla di mutato, se si eccettua il miglior aspetto delle ferite e dello suppurazioni. I o concedo volentieri che i n processi cosi J)OCo chiari, come il uùglioramonto o il peggioramento d'un catarro bronchiale, si~no iLlevitabili, per l'osservatore, degli orrori subbiettivi; non di meno prego ·i signori colleghi di fare degli esperimenti col rimedio annunziato, perchè solo per mezzo eli eSJJOrìenze subbiettive di molti OSSIW·vato,··t, si potrà arrivare ad una conclusione sicura. Rammento di nuovo che il rimeclio dev'essere usato con una certa costanzn, e non èon poca serietà, se se ne vuol vedere un successo. Come risultato dell'idea ora sviluppata sulla formazione e sulla natura d'un gran numero di catarri delle vie resph·tttorie, vorrei che stessero a cuore dei signori colleghi tre punti, di cui i due primi contengono cose notissime : 1• Da. noi a Pietroburgo, come in quasi tutti i paesi nordici, bisogna. illftuire con part;icolare energia, o più eli quello che si fece fì.n:o ad ora, contro la mala usa.u.za di riscaldare eccessivamente le camere, e di vestirsi COJ1 abiti t1·oppo posnnti. (l) Jn una signQra nervosa Sllr!o, per l• polveritzaziouo del c:ubolio, un senso di manCIIlÌZl\ tli respiro.

(2) D vil·us <lolli\ leimera secrc·•iona d' un catarro incipiente è più intenso e pirogeuo che quello d'un enbrro maturo clelle >ie naStlli o dci bronchi. Un t-al quale pnr..tlalismo b-a la soorezione dolio ferit-o e quella: del puerperio, mi pare r.,cllo a ricouosc~riri . J.lol secrozlollO receulo della feril" ed i loclù tlei primi giorni agiscono positivamente uellll fonna la più 'Velenosa, e producono iìÌcilmunte uu'tuf•ziou~ settica, montre cho n pus di buona nahlr.i lm IUI'azione fiogogona, se è trattenuto, o viene l:rn8porlato in o.llro orga.nimo; produco però piiì procos:i loeali, o minori perlurllllruenU gt>nerali.


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2• Nella cura di tutti i catnrri delle vie respirntode bisogna insistere, molto più di quello che si usa fm noi, sulla purezza dell'aria. 3• Nella maggior parte dei catarri, e specialmente in quelli acuti provenienti da rafi'rcddori, si dovrà usare, d'ora in poi, la polverizzazione carbolica il più presto possibile. S'intende che io non penso punto, con tali suggerimenti, di escludere tutti gli altri rimedi adoperati nei catarri bronchiali . La soluzione di muriato d'ammoniaca, il bicarbonato di soda, la nauseante ipecaquana, il tartaro stibiato, i rimedi essudativi, gli eccitanti sulla pelle, conservino pure il loro l)Osto nella terapia (1). Vorrei soltanto che non si trascurasse, in causa della minima influenza dei rimedi amministrati, quella maggiore dell'aria rcspirabile, badando alla sua. qualità e quantità.. Ancora un'tùtima osservazione. La profilassi c la terapia delle vie respiratorie hanno per mc non solo nn interesse generale scientifico ecl umanitario, bensì uno ttitto personale, poichè io fui molestato per molti anni dn. catarro, da tosse, da asma, ecc., c la mia convinzione sull'importanza reale dei tre suggerimenti pratici suesposti, si baso. principalmente sull'esperienza fatta sopra mc stesso.

Tetano consecutivo sul iniezione ipodet•mica. •H mot•ftua (The Lancet). L 'iniezione ipodermica ùi morfina è comunemente considerata come esente dai pericoli ordinari delle operazioni chirurgiche. Ma un caso occorso recentemente a Southsca. mosLra che, per quanto piccola sia la dose, la sua amministrazione non è sempre immune d'ogni rischio. Una signora è morta di tetano ben car atterizzato, dopo una iniezione ipoclermica di morfina praticatasi, a qua.nto si suppone, con un ago arrugginito. Chccchè ne sia, fu trovata un'ar eola infiamnmtoria intorno a ciascuna. delle punture (l ) L'azione degli alcali e degli aeiol.i carbolieo e salieilieo, apeeiahncnte delle aequo minerali, concorda ~nissimo eon lo nostre idee. Questi rimedi rondouo più liquida la secrtl'<iono tcnaee, per etti ne ò più 6\eilo la rimozione per meno dell'espett~zione ; , mentro che d'altr<~ parte la. conente d'nria respirabile pcnok<~ facilmente c completamente fino nelle più sottili <lirom;tzioni.


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recenti. La .signora aveva ìmpa.rato il modo di se:rvirsi della siringa sottocutanea, alcuni a-nni addietro, nello scopo eli calmare i vomiti della gravidanza, e v'era qua.lche ragione di credere che essa avesse praticato l'iniezione erroneamente, quando non era il caso di ricorrervi. Ad ogni modo essa avrebbe celato a suo n1arito l'uso recentemente da lei fatto della suddetta medicazione: I siiltomì tetanici COl11inciarono dalla guancia e giunsero con decorso rapidissimo all'Ol)istotono ed alla morte. Essa fu ~ecluta dal signor Burford Norman e da. un alt.ro medico che considerarono il caso come un tetano traumatico cagionato nella maJ.'liera da noi indicata. Esso è certamente un resultato ttmmessibile. Un nervo può facilmente esser stato ferito d1dla punta della siringa {l})l'OVOCa 'un'irritazione quale sembra essere quella che è la causa prossima del tetano. 1\fa })a.re che fu osservato che sintomi singolal'issimiiuron:o, in rare occasioni, l'effetto della morfina medesima. In alcuni degli animali inferiori quest'effetto è uniforme Nel sorcio, per esempio, è così. Nell'uomo sono stati rammentati sintomi somiglianti. ~l dottor Guy menziona due o tre casi anomali in cui gli spasmi tetanici sono i sinto~1i predominanti dell'avvelena\nento per .nrezzo della morfina, ed un caso notevole fu riferito pochi·anni or sono nel New Yot·k medical Jowrnal, in cui una donna, che soffriva alJpa.r entemente di disturbi di digestione, con grande agitazione, fu curata con .una iniezione ipodermica di due. terzi di grano di morfina e venti minuti più tardi con un altr o terzo di grano. Pochi minuti dopo cadde supina sul letto colla bocca !l,l)mta e spasmi dei muscoli del dorso. Alla fine guarì. È possibile che in· un .caso come quello di Sout.h sea, un consimile effetto della morfina abbia cooperato colla pic.cola causa traumatica a. produrre il tetano. Questo caso è una nuova conferma della imprudenza ùi. accorda.r e ai malati il permesso di applicarsi da sè iloro sedativi. RiflesSioni. - Che la piccola ferita fatta dalla siringa di Pravaz possa talora dar luogo al tetano è disgraziatamente ormai provato da parecchi fatti più o meno concludenti. r·nostri lettori non avranù.o di certo scordati quelli da noi rifeliti pochi mesi 1tddietr.o·(Y. Gim·nale di ?necl!icina miUta1·e 1876, fascicolo 6°) dai quali emerge che il dottor Rohert vide insorgere due volte il tetano dopo iniezioni ipodermiche di solfato di chinina.


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Ciò che si vel:ificò nella pratica dél succitato dottore può verificarsi nepa p_ratica di c.hichessia, e noi, per conto nostro, non crediamo p,unto necessaria la circostanza dell'irruggiuimento del cannellino dellfl. siringa per re.nderc.i ragione dei fenomeni tetanici che potrebbero tener dietro a :quella così po.c.o importante operazione. :i\'In, n on possiamo ammettere con altret.tRntlL facilit~ì che si debba considerare quale concausa . del tota.no la sostanza medicamentosa iniettata come si vorrebbe fan~ pd caso surri.ferito. Gli argomenti sui quali noi ci fondiamo per esonerare la morfina dall'accusa che le si muove, sono : l • che abitualmente la mor-fina presa per bocca od iniettata sotto ht cute non _produce il tetano, per quanto larga ne sia la dos.e ; 2• .che la chinina fu incolpata. anch'essa d'aver dato origine al tetano, quantunque il suo modo d'agire sia diametralmente opposto a quello della mor~ fina : 3• ,che la lesione possibile d'un filamento nervoso bastanclo da sè sola a legittimare la manifestazione di sintomi t etanici, non si capisce perchè se ne vada a cercar la spiegazione in certe ipotesi non solo improbabili, ma in urto coi fatti osservati nelle sale cliniche e nei gabù1e.t ti eli fisiologia sperimentale. ~ei primi tentativi della terapiét ipodenuica si ebbero a la.menta.r e funesti risultati~ massime daJla morfina., la quale veniva usata in dose maggiore della tolleranza, o, per pa.r lare il linguaggio di Ra.s.ori, di quella .che ci vole.va per saturare la capacità morbosa. Noi fummo testimoni d'un caso d'avvelenamento avvenuto ora sono cinque anni, in seguito ad iniezione sottocuta.nea di morfina fa.t ta eoll'intento di cahnare certi dolori da cui una povera donna era da un pezzo tormentat a. Costei restò per quarautotto ore .circa immersa in un profondo letargo da cui non si scosse che moment.anea.mente ad onta di tutti i mez;:;i adoperati per isvegliarla e morì offrendo tu.tti i segni del più marcato na.rcotismo, senza però presentare il menomo indizio di tetano. E che cosi stiano le cose viene confermato dal f~1tto ch.e non pochi m.edici si giovano appunto delle iniezioni di morfina per com,. battere il tetano (ciò da cui si asterrebbero rigorosamente qua.,. lora fra le proprietà della morfina .si annovems.se pur quella di 11rodurre spasmi tetanici), e ne ritraggono vantaggio come risulta


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dalle guarigioni con tal mezzo ottenute dai dottori l\Iarin (l), Soncini (2), Fick (3) ; per tacere dci buoni risultati avuti colla. stessa medicazione in varie ncnalgie da Ridola (4), nella dispnea da Renault (5), nella pazzia da RoUer ed Ilergt (6), ed in diversi esperimenti da Chouppe (7). A chi supponesse che noi oppugnammo l'opinione espressa dal clottor Bourford Nonnan circa la parte che avrebbe avuta la mor fina nella pr.oduMone del tetano per mora vaghezza di contraddir e o per solo amore di clialettica, diclliarcrcmo con tutta la franchezza possibile che a ciò fare fummo mossi da meu futili motivi e da considerazioni di un ordine un tantino più elevato. .A noi parve doversi scagionare la morfina. dall'addebito fattole, primo, perchè manca in realt.'\ di fondamento, c in secondo luogo, perchè Se lasciasse Cl"Cderc che la mor fina è capace di determinare per azione sua propria il tetano, nascerebbe la diffidenza e forse anche la }>aura fra i pratici, c molti che in parecchie c svariate circostanze potrebbero avere in essa un validissimo ausiliare, si asterrebbero dal ricorccrvi con pregiuclizio vrobabile del malato e nesstmissimo vantaggio della medicina. So bene o male ci siamo apposti, giudichino i lettoi•i.

si

Y. T etano guarito col clora.Uo. - Il dottor Anastasio Agelnstos, medico della provincia del Danubio e dell'ospedale civile di Bucharost, partecipava nello scorso novembre alla Gazzetta meclica eli Pa1·iyi due casi di glH1.rigione del tetano mediante l'idrato di cloralio ch'egli s'indusse a tentare incoraggiato dai felici risultati che aveva. pi•ccedcntcmente ottenuti con siffa.t.to rimedio nella corea, nell'eclampsia ed in altre a·ffezioni spasmoàiche delle donne e dci bambini. Quattro anni 'fa il prefato dottore era stato chiamato a con(l) Garzetta mttUca lombarda del 1875, no 7.

no 28.

(2)

(3) Derli11~r K/. lVoclte113cr-.[t (1875), n• 24. (4) Il Jlloruaqlli, novembre l SH. (5) Bulkib1 <le tMrapeuliquc, settembre 1SH.

(6)

novembre ISH.

(7) Gttzclte de.r I!UJ>t"l!lux, seltémbre 1874.


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sulto presso un ragazzo m·mcno colpito da tetano traumatico, il quaJc era assistito dal medico della compagnia ferroviaria, ed aveva proposto l'idrato di cloralio, ma il cumnte dopo di averlo amministrato una sola volta, ricorse al Cctnna.bis inclica sperimentato vantaggiosamente nell'Indie. ·Però ad onta del canape e dell'oppio, il ragazzo morì. D'allora in poi non ebbe occasione il dottor Agelastos di sperimentare la "irtù antitetanica dell'idrato di cloralio, messa fuori di dubbio dal fatto pubblicato dal signor :Mascaro sulla G:a%zetta meclicc~ di Pcwigi del 1875, n• 15, che sul finire del settembre dell'armo ora detto, alla qual'epoca entrava nell'ospedale di Bucharest un fornaio di 28 anni che offriva tutti i fenomeni d'un tetano spontaneo mauifestatosi per essersi l'infermo posto a dormire sul nudo suolo ed in mezzo a riscontri d'aria. mentre trovavasi in traspirazione. Da }H'ima fu porto all'ammalato un grano di morfina che non gli conciliò punto il sonno. La deglutizione era sifl'attamente inceppata che a stento poteva mandar giù un po' di liquido alimentar e. Si amministrò allora l'idrato di cloralio cominciando da una dramma in solm:ione con tintura d'oppio, di cui gli· davano 30 goccie al giorno. Presa questa dose, l'ammalato dormì alquanto e potè inghiottire un litro di latte. L'indomani la dose fu aumentata e crebbe in proporzione la calmtt dell'infermo, che dormi e trangugiò più di un chilogramma di latte. Se la dose veniva pensatnmente diminuita, le contrazioni ed il trismo crescevano di guisa che l'ammalato cotTeva pericolo, si sgomentava e supplicava il medico di aumentare di nuovo ìa .dose del rimedio ·per procurargli il desiderato sollievo. La più alta dose del cloralio a cui si giunse fu di tre drammi nella giornata e quella dell'oppio fu di <.l: grani. In seguito il cloralio venne propinato senza l'aggiunta dell'oppio per rendersi meglio ragione dei suoi effetti particolari. Durante dieci giorni il malato ne prese due dramme e mezzo al giorno. Questa dose bastava per farlo donnire e man mano che il miglioramento si rendeva sensibile, veniva diminuita. L'inf ermo durante la sua malattia potè ingolll!rc 89 dramnie d'idrato


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.di cloralio, e dopo due mesi uscì dall'ospedale pienamente gttarito. Il secondo caso concernente un ragazzo di 5 anni affetto esso pure da tetano spontaneo fu condotto a guarigione mercè l'idrato .di. cloralio adoperato solo, e la dose maggiore che se ne diede . nella giomata fu di una dramma.. Il regime alimentare consistette in latte e brodo in abbondanza. Da questi fatti il dottor Agelastos conclude che il cloralio amministrato coll'oppio è più efficace, ma ingenera costipa:tione, diminuzione dell'appetito e congestione cerebrale, mentre il cloralio solo calma l'infermo senza scemar l'alJpetit_o, tien libero il ventre e produce un sonno placido senza dolor di capo. Egli è IJOl tratto a considerare il cloralio qual profilatt.ico del tetano traumatico dal fatto c11e da due anni il1 quà avend() amministrato il clora.lio a tutti i suoi malati che avevano riportate gravi ferite nei quali era da temersi ~l tetano1 npn ebbe che a lodm:si di quell'eroico rimedio grazie a cui pot.è insino acl oggi J)fevenire siffatta malattia, e nutre fiducia che qualora gli si presentasse qn caso di tetano traumatico ne trionferebbe certa '' ID·eiÌte mediante quel1Jrezioso rimedio. /. 1 Gonside1·azioni. - La nostra letteratura in questi ultimi ami ·~_;: registrò parecchi casi di guarigione del teta.no traumatico dia.nte l'uiio del cloralio e })er nort parlare che di quelli· osserv~r. in Italia, rammenteremo i due publicati nel 1872 da Gra.ndest.4 Silvestri (l) e da Soncini (2) - e quello riferito dal dottor Gh!, nella Gazzetta medioct lombarda del 1874, n. 30. Siamo pertap; persuasi al pari del signor Agelastos che quando avesse a cJ,Il battere un tetano traumatico egli ritrarrebbe dalla sommi stra~ione del cloralio gli stessi benefici effetti che ne ritrd _ne~ tetano reumatico. Ma-se .siamo pienamente d'accordo con lui circa l'efficacia cloralio qual mezzo curativo del tetano, non ne dividial) convinzioni intorno alla virtù di siffatto farmaco come prok•_ tico dèlla su~ripetuta malattia. {

--

mJ

(l) Ga-uelv.t medica 1lella JWOeincia Veneta, no 30, 1875. (2) G<Jzzelfa -nieàica Lomb((,.da, no 28, 1875.


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n non essersi sviluppato il tetano in alcuno dei casi di ferite ch 'esso ebbe a curare dal 1875 in poi n on istà per .nulla a provare che ciò sia doruto alla benefica influenza· del clora.lio al cui uso egli stimò opportuno di sottoporre i suoi infermi. P er potergli mena.r buona quella sua conclusione bisognerebbe ammettere ciò che fortunatamente non è, vale a. dire che il tetano sia l'inevitabile e necessaria conseguenza d'ogni ferit.a. Fiachè questo non è dimostrato, l'argomentazione del dottor Agelastos non è altro che una petizione di pri.ncivio. Siccome però l'eliminare dallo ferite il pericolo del tetano costituirebbe uno dei più segnalati servizi che render si possano all'umanità., ed una delle migliori conquiste della scienza, noi facciamo voti pcrchè il tempo, quel gran giustiziere, confermi le previsioni del nostl'o confratello rumeno, cd esortiamo i chimrghi a cui il cloralio non ispira n è ripugnanza, nè soverehio timore a ripetcrnc gli esperimenti, onde accumula t· fatti da cui si possano deduwe uu giorno più positive e più legittime consegucn~e~ P. E. l\i. La e ura tlella p uenmoni&·, illustrata cla alcuni casi t•ccenti. - Leggiamo nei numeri l e 2 di The L a;ncet dell'anno concnte i seguenti casi osserva-ti nel reparto del dottor Johnson nell'ospedale di King's college, i quali., elice il succitato periodico, sotto più aspetti }n·csentano un considerevole interesse clinico. Sembra. che i primi due infermi abbiano contratto la loro malattia lo stesso giorno c per la stessa cagione, per essersi esposti all'umidità. In entr~bi i sintomi cominciarono in modo repentino, l'indom.ani del giorno in cui si esposero ana pioggia; ma fin dal Ilrimissimo principio l'ammalato maschio mostra vasi evidentemente colpito con maggior gravezza della femmina. Nel primo il dolore acuto, lancinante al lato sinistro, n~opidam ente seguito da n.l1breviamcnto di respiro c d1t. tosse, fu uno dei primi indizi çlella mn.lattin.; nella seconda il dolore al costato (destro), la respil·a.zione breve c la tosse non vennero in scena fino al.seconùo giorno. Dilr quell'epoca i due casi ebbero ben poco eli comune. Nell'uomo le respirazioni furono 1-apidissime (6·J.), estrema. la dispnea., In tosse molestissima, accompagnata da. copiosissimi sputi di color rosso ;

•


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nella donna, dall'altra part.c, lo respirazioni, sebbene rapide (50), erano iuferiori in numero di 14 al llliuuto a quelle dell'uomo, lil. tosse n on sopravveniva che eccezionalmente o senza espettorazione ; indubHato che l'inferma inglliottisse gli escreati. I segni fisici erano troppo differenti sotto molti aspetti. Xcll'uomo v'era ,soffio tuùario allr~ regione sopramauunaria c r espintzione hronchiall' e bt·oncofonia. al dorso ; ma. non si potevano scopri1·c suoni umidi, od il fremito vocale era note,·olmentc diminuito: nella donna non per copivasi nò respirazione bronchiale, nè broncofonia, ma. numerosi rantoli crepitanti a }liccolc bolle, sensibili egualmente alla parto anteriore ed alla. posteriore del torace, mentre il fremito vocale era appena percettibile. 1\Ia. la. maggior differenza fra i due casi ~ i ouwifestò nel loro successivo decorso c progrcssù. Le couclizioni dell'uomo si fecero ben presto allarmanti c resero Ul'gentisshu.c le indicazioni per un pronto alleviamento ; la don nn. in breve cominciò a stabilmente miglio1·arc sotto una cura semi-aspettante. I l salasso sembrò imperati•amcnte rccln,ma.to per lil>crnrc la res pirazione oppress{l. c cllmiuui.re· l'ingorgo vcnoso dei polmoni c dei bronchi, lo spiccato l>cne6zio che subito se ne ottenne dando la miglior conferma possibile dell'opportunità della cura. C.tso 1.0 - Pneumumile acu.ta, grande dispnea, scdasso, allevicumento imrnediato, r;z,ari{licme. - Em·ico M . d'amti 35, uomo di 1·obusta costituzione e che prima twea sempre goduto d'ottima salute, eutt·ò ncll'ospednlc il 22 n ovembre 1876 per pneumonia. Egli dava i seguenti rag.,nuagli circa la suo. malattia. n 18 novembre cl>be i piedi assai ammollati e durante ilt)Omcriggio del gio1·no successivo sì senti preso subitaneamente da acuto dolot·e lancinante al lato sinistro, e divenne così debole e sbalordito che fu ol;>blignto tli coricarsi. Poco dopo s'accorse che la. respirazione gli si faceva corta, c cominciò a tossire. Il 20 la l>re>ità. eli l'espit·o e la tosse erano cresciute di molto ed erano nccompnguatc cla. espettorazione di color bruno e spumosa. L'infermo si lagnava. pure d'un gran caldo c di febbre . Questo stato continuò, prirautlolo quasi int.eramenle del sonno, sino hl suo ingresso nell'ospedale, quando fu trovato molto abbattuto e tormentato dalla dispnea, le respirazioni giungendo a, 64 al minuto; la sua faccia. crn fosca c le labbra livide; In. tosse era. molestissima cd accom-


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pagna.ta. da espettora;~ione liquida, di color ruggiuoso. V'era diminu:donc d'espansione del lato sinistro con ottusità alla percussione tanto anteriormente che postcrionnentc, e rumore tubario alla regione sopramammaria. Al dorso s'udivano respira.zione bronchiale grave e broncofonia, mJ. non si poterono scoprire rantoli umidi. Sul tlava.n ti i suoni toracici erano assai indistinti. Il fremito vocale era notevolmente diminuito. Al lato destro la respirazione era. infantile. I s uoni del cuore erano debolissj.J.ni, polso 106 e piuttosto teso, temperatura 103 4• (l), pelle calda ed asciutta, mina carica e scarsa, cloruri non diminuiti. F u prcscritt[t una mistura d'acetato d'ammoniaca, sei oncie eli acquavite n elle 24 ore, c dieta di httte e brodo di n1anzo. Pappine di linseme furono applicate sul costato sittistro. Novembre 23.- Condizione non migliorata. Kon dormì punto di tutta la notte. Respirazione 64. Si levarono dodici oncic di sangue dal suo braccio destro; il salasso ebbe per effetto di ridurre la respi.l'azione a 44 al minuto e di nllcggerire il senso di dispnea in grado considerevole. 2-1-. - L'ammalato appare in condizioni molto migliori di ieri mattina. Respirazione 54, polso 108, temperatura 102 -1-•. Da questo momento migliorò gradatamente ed il 26 la temperahml. era caduta a 99 4• e tutti gli altri sintomi erano eli gra.n lnngn migliorati; furono uditi ancora suoni secchi e crel)itanti sul J)Olmoue sinistro, rna·i segni fisici non erano d'altronde cambiati. Dicembre 2. - l\formodo vescicolarc percepito lungo il polmone sinistro, fuorchè alla base,. dove la respirazione era tuttora bronchiale. E screato denso, muco-purulento, non rugginoso. La s ua convalescenza non fu intelTottn, tranne che da un Ìllnalzamcnto di tcrupe1·atura a 103•, il 6 dicembre: ht temperatur (L ridivcnne normale il giorno successivo e non oltrepassò più la Jn.isura fisiologica . CAso 2.• - Pneumonia cu::utc,, gu.m·igio11e. - IIarriet P.~ di anni 17, giovane ben nutrita, fu accolta nell'ospedale il 22 novembre 1876 per pneuJilonite. Il 18 era stata. molto esposta. all'umido, e la mattina ùel19 novembre s'era ammnlnta repentinamente con brividi, dolor di ca110 c malessere. Il giorno dopo (20

4

( l) ·r~ rmometro Fnbrenheit.

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novembre) essa. sentì un dolore al costato destro, il respiro le si fece corto e cominciò a tossire; soffrin, eli sete; avea })erdul.o quasi completamente l'appetito o sentiva un calOl'O lll'ente. Una diarrea piuttosto profusa venne pure in scena, ma durò un sol giorno. Questi sint<lmi ~ontinuarono con lieve aumento, finchè e~,sa riparò all'ospedale. Al suo ingresso present.wa un rosso brillante alla guancia destra., e pareva molt<l angustiata nel res})irare, la respirazione essendo n. 50 al minuto, e di quando in quando tossivo., senza però avere escreato di sorta. Al lato destro del petto era diminuita l'espansione, v'era. ottusità. alla percussione e udivansi piccoli rantoli crepitanti, percettibili tanto sotto l'inspirazione che nell'atto dell'espirazione, al dorso come alla regione anteriore. La respirazione era asp1-a, ed i suoni clelia voce aumentati, ma non v'era. nè soffio bronchiale nè distinta broncofonia. A sinistra i suoni toracici erano esagerati ed accompagnati da leggiero crepitio. Polso 135, temperatura· 103 4", pelle calda. e secca, orina scarsa e torbida con litati: i cloruri non sono diminuiti. Le si ordinò una mistum contenente acetato d'ammoniaca, un po' di acquavite, e dieta di latte e brodi) di manzo. I sintomi continuarono colla stessa intensità ed i segni si mantennero invariabili sino alla mattina dcl24, essendo trascorsi 5 giorni dal primo brivido, quando si trovò che la temperatura era discesa a 98 8• ed i sintomi avevano considerevolmente rimesso; i segni fisici rimanevano all'incirca gli stessi. Il 26 la temperatura fu creduta normale c continuò cosi per due o tre giorni. l segni fisici gradatamente ridivennero regolari c l'inferma, il 9 dicembre, fu rimandata come convalescente. CAso 3.•- Pleuro-polnumite doppia acuta, dolore pleurUico

grave, sollievo pat·ziale <la ~tn piccolo salassa, grande alleviamen.to de'l sanguisugio, guat·igione. - Leah E. di 28 anni, cucitrice n. macchi nn, fu ricoverata nell'ospedale ill.J: dicembre 1876. Mentre era al lavoro, il 13 dicembre, alle 10 ant. si senti male, · fu presa. da un subitaneo acuto dolore al lato sinistro, e svenne. Si riebbe pochi minuti dopo, ma risentì eli nuo>o il dolore al costato sinistro più tormentoso sotto un' is11irazione profonda e le sopravvenne il mal di c::qlo. Aveva avuto brividi di freddo tutta la. sera, e cominciò nella notte a tossire con espettorazione sot-


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t ile e spumosn, la tosse cagionava. gl'ande molestia che la tenue sYcgliata tutta la notte. Si sentiva nauseata e ,·omitò quanto prese. Il ventl'e era chiuso. Non era stata esposta nè a freddo nè ad umido. La camera nella quale essa st-ava a lavorare era calda. E~>aruinata al suo an:ivo, le si trovò li~ temperatura a 103 6° ed il polso a 135. Si lagnava d'un dolore pungente come nn coltello nella regione laterale inferiore sinistra, c di mal di capo. La respirazione era rapida, la faccia era ros~a viscltiosa, ht percussione rendeva un suono normale da ambedue i lati del torace, sfregnmento pleuriti co duro in corrispondenza del punto dolente, r eSi)irnzione aspra in tutta la forza ùel termine. Dicembre 15. -Respirazione 36, corta; polso 144; lemperaturn, 103 6°; lingua coperta di pn.tinn bianca, rossa ai margini; espettorazione chiara, acquea, SJlllffiOSa. Dura il dolore al costato sinistro ed alla ~;egione sottoclaricolare sinistra; dolor di capo; crepitio e suono di sfregamento nll:t l!o.se sinistra con lcggiera ottusità: >ennero prescritte sci once d·acqua.,·ite; empiastri emollienti sul torace antcl"iormente o posteriormentè c un'oncia di mistura d'elere solfotico e d'ammoniaca da prendersi tre ,·olte al giorno. Sera: temperatura 10-1 5°, 1·espira~ione 4-2, polso 132. lG. - Polso U 1, tem}let·atura. 10.! o respirazione 48. Faccia. r ossa piuttosto scura; semp1·e gt·nn dolore; espettomzionc di color giallo-rosso, clliara. c spumosa; CSJliUlSione del lato anteriore destro diminuita.; ottusità parziale ùci dne lobi inferiori più manifesta al lato destro; respirazione bt·onchiale e crepitio fino alla base clestra; bro11cofonia in corrispondenza dei due lobi inferiori più spiccata a destra.; crepitio grossolano, aspro yerso il lobo sup rriore destro anteriormente. Lo stato di lei parve cosl grave che il medico interno, sig. Tirnrù, credette ch'ella fosse t>CI' morire; questi le apri la vena al braccio e ne cavò quattr' oncie di sangue. Dopo il sa lasso il reslliro scese da. 52 a 42 ed il polso da 138 a. 126. L'ucquarite fu portata a dodici oncie nelle ventiqua.ttr'ot·e e la. mistura a1umoniacale venne data. di quattro in quattr'ore. La sora fu veduta flal sig. Johnson elle trovandola in pessitne condizioni con grave dolor pleuritico al costato destro, prescrisse l'applicazione di quattro mignatte sul luogo dolente. 17. - Il dolore h~teralo fu prontamente e completamente eliminato dalle sanguette. llnvvi adesso un dolore lancinante al

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ITALIANI ED ESTER.! <lost~,tto sinistro;

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ottusità- alla percussione in corrispondenza di ambo i lobi inferiori; respirazione tubaria a destra; crepitazione fino a sinistra. Respirazione a 42, polso a 130, temperatura a 10$ 8•. Onde alleviare il dolore del lato sinistro, fu due volte fatta l'iniezione ipodermica. di morfina durante il giorno, primo. C01) un sesto, quindi con un quarto di gro.no. 18. - I segni fisici non son punto mutati a destra: verso la l!as.e del lato sinistro la respirazione era tubaria. Respirazione polso 114, t emperatum 100. n dolore fu scemato ma non t olto comp!etarnen~e dalla morfina. Tre sangucttc vennero a.pJJlicate sul p\mto dolente, ed in tuogo della rnistm:a ammoniacale fu ordinata la s.eguente : un dodicesimo ili brrano d' idroclorato di morfina e (Ueci goccie _d i vino d'ipecacuana n ell'Mqua, di quattr' ore in quattr'ore. 19. - n dolore è stato molto alleggerito dalle nùguatte, ma era tuttavia piuttosto intenso, quando tossiva. Polso 114, respirazione 32, temperatura. 100 2•. Da q!lest'epoca i!Jui.glioramento progredì senza interruzione. Il ~n la temperatura era fisiologica. I suoni anormali rivelati dalla percussione e quelli della respirazione svarurono, e l' inferma en~rò in convalescenza. · Il d,otto1·e Jobuson fl!- intorno a questo e ai due casi precedenti l'ossen:azione, che è i11teressante ed istruttivo di confrontare fra di loro questi tre casi di polmonite acuta. In uu caso (il 2•) ln malattia. quantunque estesn a tutto un 1>olmone decorse rapidamellfe verso una pronta e completa guarigione senza richiedere o ve1ùr sottoposta ad unn cura attiva. È un fatto di esperienza quotidiana che un'acuta pneumonite semplice sviluppatasi in persona precedentemente sano., fa il suo corso come un accesso di feb bre, termina faustamente in capo a circa dieci giorni e non richiede medicazione, all'infuori eli alcuni riguardi o di uu'ali.mentM ione giudiziosa. Da un 'altra parte c'imbattemmo talvolta in casi d'una grave~za tanto eccezi onale che la, -vita JlOtè venir salm solto,nto per mezzo d'una cura pronta ed en ergica, ed i casi l 'e 3 sono un esempio ])Otentissimo ed istruttivo di questa seconda val'ietà di pneumouiti. Nel 1° caso la dispnea, la prostmzioue genemle con cianosi si vinse prestissimo c completamente mercé del salasso. Una spìegazione ovyia del modo d'agire della deple-

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RIVISTA DI GlORXALI

zio ne sanguigna è quella della diminuzione del volume del sangue e per conseguenza del lavoro r espiratorio del polmone sano. Un altro punto tla notarsi è che diminuendo l'ingorgo del sistema venoso, il rischio d'un trnssudamcnto di siero daUe vene bronchiali e dai capillari nei tubi del polmone sano ò scemato. Le vene 'bronchiaH, fa d'uopo ricorù:wsene, appartengono al sistema vcnoso generale; siccM quando le ca\rit.A destre del cuore cd i gran tronchi vcnosi sono distesi, le vene bronchiali ed i cnpiU:rri partecipano di quest'ingorgo, e ne risulta comunemente un trassudamcnto sioroso passivo nei tubi bronchiali od un'effettiva rotttmt dei vasi cd un'emorragia bronchiale. ~el 3° caso l'angoscia ed il pcu·icolo erano dipendenti principalmente da una doglia pleuritica. insolitamente gmve, c qncsta. fu alleviata in notevolissimo grado colle mignatto. La dispnea fu mitigata in una certa misura dal piccolo sala.sso, quindi l'applicazione di quattro sanguette tolsero completamente il dolore pungente del costato sinistro. n tentativo di portar via il dolore plcuritico del lato sinistro meditUlte un ' inieziono sottocutnnea di morfina ofl'rll'op)lOrtunità di paragonare l'infiuenza di questa cura con quella delle mignatte. Il dolore bencl.tò sia stato diminuito dalla morfina non fu tolto per in ti ero, e l'a.pplicnzionc consecutiva di t1·e miguatto portò maggior sollievo di quello ottenuto coll'iniezione narcotica. n dottore Jolmson osserva che le san· guctte furono meno benefiche a. sinistra che a. destra, probabilmente perchè la loro applicazione fu protratta di vcntiquattJ·'orc, mentre fu provata l'iniezione di morfina. Il grnvc dolore nell'acuta. plcurisia. o nelln. porica.rclite è nella plura.liM, dei casi più prontamente c decisamente mitigato c portato via da una sollecitn applicazione di mignatte susseguita da pappine c.'tldc, che da qual si voglia altro mezzo. Circa l'uso dell'acquavite in questi casi, fu notato che non v'hn. contraddizione nel salassare cd amministmre contemlJOraneamente l'acquavite. Questa s'ha da considerare piuttosto come un anestetico ed un calmante che come uno stimolante. Nei cnsi ordinar) di pnemnonia l'nlcool, in certa forma, non è necessario; ma quando con gran rnpidit.à di polso e di respirazione havvi molto eccitamento nervoso ed agitazione e tendenza. al delirio, un uso moderato e cauto d'acquavite è spesso sorprendentcmente

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ITALLL'fl BD ESTERI

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benefico. Ciò si vide chiaramente in un caso prosontatosi ùopo i tre suniferiti. Anna W. d'anni 23, fu ammessa nell'ospedale per acuto reumatismo, che cominciava. a complicarsi di pericardite e di pleuro-pohnonia. doppia. Il dolore della pleurite e della pobnonite fu molto calmato da un'applicazione di migna~te. E ssa prendeva tre volte al giomo un grano d'oppio con due grani di chinino, ma a dispetto di questo, esisteva doloroso eccitamento ed insonnia. Per ovviare a questi fenomeni, il dottore J ohnson prescl'isse acquavite, dapprima sei oncie e poscia nove oncie nelle ventiquattr'ore. n risultato fu che essa dorml bene la. prima. notte, dopo ch'ebbe preso l'acquavite, o fece lo stesso in seguito; la temperatm·a, il polso e la. respirazione cominciarono ad un tl'atto a decrescere e presentemente essa progredisco regolarmente verso la convalescenza. RlFLEssxo.!n. - Questi casi f11rono a buon diritto trovati interessanti da chi li raccolse, e tali li troviamo anche noi, ma probabilmente ller motivi affatto diversi. Infatti a. noi non fa punto specie che una medesima. causa. •~bbia. prodotto identici effetti, benchè in grado d.ilfercnte, in due diverse persone; ma ci sorprende invece che abbia risentito più veementement-e l'azione della causa morbosa chi era o doveva essere apparentemente dotato d'una maggior resistenza organica. Affinché i lettori potessero rendersi ragione del come c del perchè, essendosi esposte entrambe ad una stessa causa lo r1ersone di cui il signor Darrow narrò in succinto la storia patologica, la più robusta ammalasse più gravemente dell'altra, bisognava particolareggiare un po' più le circostanze individuali e quelle di tempo e di luogo, gincchè soltanto dall'esatta cognizione di t1ueste si può desumere la yera e logica interpretazione dei fatti. È evidente per noi che sebbene tanto Enrico che Harrict abbjano preso dell'umido lo stesso giorno, c che quello, sì nell'llllo che nell'altra. abbia dato origine alla pneumonia, la causa morbigena non trovò gli organi dei due soggetti egualmente pl'edisposti, e, secondo ogni verosimiglianza, agl pjù a lungo e più intensamente su quello che su questa. L 'imponenza dci fenomeni, il decorso della malattia e la.cura attiva che richiese stanno appunto a dimostrare che la. pnemnonia. acutissima. e grave da cui

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RIYIS1'A DI GIORNAf;I

fu colpito Enrico G. fu tale, perché questi o vi era più specialmente atteggiato dell'Enrichett.<t, o la c."\usa determin.a nte fu più violenta o di maggiore dm·ata. · A queste diverse condizioni è da attribuirsi la forma benigna della pneumonia nella donna c la possibilità di guarirla con una medicazione quasi negativa. Troviamo poi la spiegazione della ma.ncauza di ~screatì nella donna, nella circostanza che questa per un giorno intero, s~ll'esordire del suo male, soffl'ì di profusa diarrea, segno questo che la causa reumatizzaute anzichè lùnitarsi alla mucosa bronco-polmonare, aveva estesa la sua malefica influenza anche alla mucosa gastro enterica, ciò che ne scemò l'intensità c IlOr conseguenza gli effetti che non potc~·ono non essere proporzionati non solo alla causa, ma czìandio alla superficie a cui l'azione di quest.1. si diffuse. La diarrea servì neUa donna d'emuntorio che la preservò dalla congestione venosa e dagli essudati nel pai·enchima polmonare, dondè la mitezza dei fenomeni da lei presentati e l'assoluta mancanza d'eSl)ettorazione ruggiuosa o d'altra specie. Questo in ordine alla causa, ai sintomi ed al decorso della malattia in ambedue gl'infermi. B.elativmnento alla cura occorrerebbe appena di notare che questa dovendo in ogni caso essere proporzionata al male, non poteva. riuscire identica nell'uomo e nella donna, dal momento che la violenza ili esso era lungi dall'essere eguale nell'uno e nell'aUra. Nella cura praticata in entrambi i casi noi scorgiamo con vera soddisfa:tione un ritorno verso una terapeutica più razionale dì quella che era venuta di moda da alcuni anni in qua e l'abbandono del nichilismo sistematico che conduceva fatalmente alla negazione della medicina consacra.ndo l'inutilità cl'ogni intervento medico nelle affezioni così dette cicliche. Sul n• 5 del Gionwle di -medici1~a rnilita1·e del 1876-, furono pubblicate alcune idee del dottore l\'Ioon sull'opportunit.'\ e sull'inopportunità del salasso. Questo autore ammette· che nella pneumonitc cruposa acuta, quando il malato è.robusto e la temperatura. oltrepassa i 100• Far., la cavata di sangue torna proficua, come torna proficu.a nella flussione polmouaJe e nell'inceppamento della circolazione polmonare minaccia.nte l'edema dei


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polmoni. Le stesse cose èrano state dette più o meno esplicitamente da Niemeyer, il quaJe, quantunque sostenendo Dietl e combattendo Bouillaud, abbia dichiarato che, ove si adotti il metodo depletivo, bisogna usarlo insino a che si giunga al termine entro il quale il processo pneumonico chiude il suo ciclo, reputa necessario il salasso, quando la pneumonia attacca un uomo dapprima sano e robusto; il male è di l'ccente data; la tem1)eratura sale sopra i 40• C. ed il polso dà 120 pulsazioni al minuto; come lo reputa necessario quando un edema collah'll'alc minaccia da vicino la vita e quando sorgono sintomi di compressione cerebrale. Nìemeyer dà a questa cura la qualificazione di sintomatica e sarà tale. Noi non entreremo qui a discutere se nei morbi che il medico è chiamato a combattere convenga di seguire un piano generale di cura corrispondente alle indicazioni causali ovvero di opporsi ai sintomi mano mano che si manifestano cd in ragione della loro gravezza. Per noi quello che importa si è che, si ammetta o no un ciclo morboso, la malattia venga combattuta nella sua essenza o nelle sue estrinsecazioni, senza lasciar tutto cd unicamente alla natura il còmpito di ricondurre alla normalità fisiologica le funzioni alterate e gli orga.ni offesi nell'intima loro compage. Noi abbiamo sempre creduto e crediamo tuttora fermamente che fra l'abuso e il disuso del salasso ci abbia da essere una via di me~zo, come ve n'ha da. essere una. fra. il polifarma.cismo d'una volta e l'odierno nichilismo. Rammenteremo che la crociata contro le smodate deplczioni sanguigne nella pneumonia non fu già bandita dai tcra.peutisti d'oltr'Alpe o d'oltre mare, ma dal nostro Rasori, il quale dimostrò come si potessero ottenere guarigioni più pronte, più sicure e più complete con pochi meclicamcnti giudiziosamente amministrati. Che questi medicamenti si chiamino digitale, tarta.ro stibiato, ipecacuana, veratrina, chinina o nitrato di potassa. poco monta; l'importante è che moderino l'impeto della circolazione o smorzino pe~ conseguenza la febbre, giacchè a questo solo patto possono recare all'infermo il voluto giovamento. Da questo punto di vista e dopo una tale professione di fede è


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RIVIS'fA DI GIORNALI

superfluo il dire che noi' in una polmoriia col polso a 106, la tem-. peratura a 103"4 F. e la pelle urente ed asciutta non avremlil() mai ricorso, nè consigliato ad altri di ricorrere all'acetato d'anl-· maniaca ed all'acquavite, fosse pure nell'intento di promuovere la diaforesi od in quello di abbassar la termogenesi conformemente alla dottrina di Todd e de' suoi seguaci. Per quel che concerne il 3o caso avvertiremo anzitutto che non è nè punto n è poco indicata la cagione da cui fu originata la ma-lattia: Funica nozione che possediamo in ordine all'etiologia di essa si è che l'i'nferma non era st:tta esposta nè al freddo nè all'umido. Si comprende che, ignorando la causa, la terapia non potesse essere che sintomatica; ma non si comprende del pari che con sintomi della gravezza di quelli presentati dall' inferma, e mentre la temperatura si manteneva da tre giorni fra 103 e 104" 5 F., non siasi ricorso al salasso che il quarto giorno, e siansi sottratte appena 4 oncie di s:mgue. È presumibile che ove quc'sto fosse stato alquanto più generoso, il signor Johnson non :wrebbe trovato necessario di prescrivere un sanguisugio poche ore dopo, onde combattere il dolore pleurit.ico del lato destro, e eli fa.nw praticare un secondo due giorni più tardi pet vincere il dolore tuttora persistente al costato sinistro. È degno eli attenzione il fatto che il benefico effetto delle deplezioni sarebbe stato ilmnediato e si sarebbe ottenuto loro mercè quanto nori s'era potnto conseguire nè coll'alcool nè colla mistura ammoniacale, nè colla iniezione ipodermica di. morfina, nè coi cataphtsmi emollienti. Ed il beneficio istantaneo della sottrazione clel sangue nella pleurite viene riconfermato dalla 4• osservazione del sig. Johnson, dalla quale rileviamo alt.resì che questi giunse a far dormire l'ammalata amministrandole seLe poi nove oncie eli acquavite nelle ventiquattr'ore, mentre non avev1t potuto conciliarle il sonno coll'oppio misto alla chinina, amministratole tre volte al giorno. Se non andiamo err ati l'insonnia erà dapprima dovuta. all'acerbissimo dolqrc puntorio che fu superato coll'applicazione di mignatte. Quel dolore dipendendo dalla strettura. meccanica de' filamenti nervosi della pleura fra i vasi inturgiditi è chiaro che doveva cessare, non appena ne venisse rimossa la causa., e con esse) doveva pur cessa.re l'insonnia che non era a.lt.ro che un fenomeno


IT~\LIANÌ ED ESTERI

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l'iiles~o consecutivo alla suaccennata strettura dei fìla.menti ner-

vosi. L'impotenza dell'oppio e della chinina a vincere la veglia cl1e travagliava l'ammalata aveva poi una doppia ragione d'essere; la prima delle quali consisteva nell!l- suaccennata modalità. del dolore laterale, non suscettiva d'essere corretta eoi faTmaci adoperati; la seconda nell'antagonismo ben noto dell'oppio e del solfato chinico, antagonismo che doveva elider~ l'azione narcotica del primo, .se pur non prevaleva quella del secondo che dal lato della dose era il fa.rmaco preponderante (1). . Seeverando. una cosa dall'.altra ed assegnando a ciascun medicamento la parte di merito che legittimamente gli com})ete nella conseguita guarigione, pare a noi che se ne possa inferire che i maggiori vantaggi nei tre casi più gravi siano da ripetersi dalle deplezioni sanguigne, e che l'alcool, la cui amministrazione si vuol far credere non incompatibile col salasso o· col sanguisugio (ciò che non ci sembra sia stato dimostrato dal signor J ohnson), se non contrariò effettivamente la cura, non le fu nemmeno di deciso e indiscutibile giovamento, t.alchè è lecito sup})Otl'e che amm-inistrato solo od associato a rimedi di virtù affine, quali sono l'ammoniaca, l'etere, l'oppio ed i suoi sali, avrebbe aggravate le .condizioni degli infermi anzichè miglionwle, come rilevasi dalle storie dei casi n• l e 3. Stili1iamo superfluo di addurre un qualsiasi argomento a sostegno della .suenunziata nostra ipotesi, tanto più che il signor J ODilSOn ha l1l'eYentiYamente dichiarato che l'acquavite s'ha da aver in conto piuttosto di "tmestetieo e di calmante che di st·imolante, locchè include l;iclea che gli stimolanti sono da escludersi dalla cura della prreumonia. Il principio è giusto, ma l'applicazione è erronea; giacchè dal fatto che l'alcoolismo induce il sonno e quella .debolezza cbe .Brown chiamava inclil·etta, ed una certa anestesia che, non è gran tempo, si cercò di utilizzare in chirurgia, non ne deriva punto che l'alcool sia ipostenizzantc, Anche l'oppio fa dormire profo~damente e smorza la sensibilità d! chi ne fa uso, ciò però non toglie che esso sia un potente iperstenizz::mte, come avvertì primo Sydenhan colla sua famosa tesi" opiwm (I) Ve.d i nel Giomale 1li .Mcclicina .bfilil.arc, anno 1858, n• 29, 30 e 31, l'articolo del dattor liiA.1U.YJIA sull'at~tago11ismo dell'oppio e del solfato d1 cltinino.


RIVISTA D.I GIORNALI 134 minime seda.t , e com~ dopo di lui hanno riconosciuto. L più di-

stinti patologi e terapisti. Nel~. GJ.u;a dei morbi e n~lla scelta dei soccorsi da mettersi .in opera.giova non diment.i:car.e i, ver~i dlOvidio " Frigida. pugnabant e.a~ic/:is, hwmentùr,_ fìiqcis, ra.ol.liçt_.ct~m dur.is,, sine p~ndet·~ haleJJ,tù~ p.on(lU.$ n che pQSI?OnQ .CQUSjder~~si qual fonda,mento della

se no si.va a rischio di aggiunge.r esca al fuoco. anzichè t.9glie~;gliene, e di sovvextire, flen~a ~l minimo vantaggio dei malati, dall'il)le sqe basi l'edificio scienti.iìco con tantit indefes1)a pers,ev.eranza e così ingente e diutu~;na. fatJca costrutto. dQ.i qeuemeriti nostri predccessot·i. P. E. lVI. m~dicina aUopi\tica,

Dell'insussis~enza •lei mueo

d.ell'odmt-, per l\'1. C.

lVlEHu. - (Jow·nctl tle phcwraacie et cle chi-mie, Padgi, febbraio 187'7). ·

Chiamasi comunemente muco dell'orina q{\el sedimento, che, fol'mandosi in tale secrezione dopo alquanto riposo, si aduna nel fondo del pitale, o rare volte rimane indeterminatamente sospeso. Nella sua spiccata traspat·enza, esso soventi si mostra composto di pure cellule epiteliali, le quali ha.nno conscrv~~ta la loro netta forma, e sopratutto di tritume proveniente dai divet~si punti del canale orinario; a siffatte materie vanno spesso uniti degli urati c d.ell'acido uriç\o. Nella fondata dell'orina della donna si trovano quasi sempre delle cellule epiteliali dmia vagina e dei leucociti ; ma tuttociò non merita la dcnomi11azione eli muco vescicale, l)CÌ'chè non è una particolare secrezione. I.a posatura è ridotta nelle sue ·più minime proporzioni nell'orina dell'uomo ancor giòvane, il quale abbia gli organi orinari in buono stato di sanità.. Nell'orina di un individu.o malato, oltre il t11i.tume e le cellule epiteliali, si riscontrano dei leucociti, del sangue, dello sperma, dei fosfati-di calce, di magn.esia; delle confer.ve, dei vibrioni e degli elementi. anatomici, _propri delle reni (tubetM, t.J.'itume canceroso). In. questo, caso si. suole dire, che il mu..co orinario_è abbondante, ma. hl.real.t.lì. la.. pa.t~ola •muco serve a,<les!gnl!J.;e taJ,lte e svariate cose~ che ne deriva il bisogn.o di definirle a seconda dei casi a ognuna speciale. Nell'u.omo, i difl'e-


ÌTA1IANI ED ESTERI

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·t-enti•appa,recchi glàndulari dell'uretra, sepa.rano certamente di continuo o con intennittenza dei·lìquidi; la cui precisa composizi:One( è' ben poco conosciuta; ma se il primo getto-eli: orina trae sece: codesti· prodotti; la ·succes-si:va emissione non produce meno dél' sedimento cll:iamato muco; pertanto non sono essi che cost.i tuiscono ir·muco. <Q,uesto· argomento è ancora piii stringente nel~ l'orina della donna. Ea·posatura-visibile è cost.ante' nell'orina, ma non· awartiene a mùco, perchè il princi1)io, cui lo Scherer dette il nome di n~t~­ cit~a è .perfettàmente defiilito e facile a essere qualificato. Esso comunica all'itequa.- una.- consistenza viscosa ela proprietà di spuméggiare ·; è·inv-isilJile (così'l'alburnina e il glicosio) quando travasi sciolto ne.Wacqua e non è acca.gliato dal solo· calore; l'acido acet'ièo•Io precipita a freddo ·in modo completo, e anche aclopcr.ato•in eccedema, non-ne· riscioglie la posatura. Glì· acidf minctalf pure d'e terminano il precipitato, il quale è poi sciolto clnll!Ccce<fenza dì quelli; in simile guisa si comporta l'alcole. La·muc.ina-pura si·ottiene agevolini:mte dall'umore cl'èlla: ranula., dalla sinov-ia c,ìelle ginocchia dell'uomo in istatò· sano. Di esga ebbi ad aceertare le }m.recclìie vol-te i .caratteri' sopra-specificati: ~a mucina non esiste·n-ell 1orina normale nè in quella patologica, e non conosco fisiologo o chimico, il quale sia riescito a ca.: varne un· decigramma da 3G.litri d'orina d'un indivicluo sano oppur·maiato. Infatti èlove sono le glandule vescicali; che separiino codesto pr-incipio? Se· esso esistesse nell'orina, vi sa.rebbc~ allo stato di soluzione; e·per conseguenza non palese all'occhio, inta11:toohè' 11orina· si" mostrerebbe :viscida. FJmre il· nome di- muco· a una riunione di clementi diversi come quelli del sedimento dell'orina normale, e con più forte mgione d:i' quell!!;·patologica; è allontanare una parola dal suo significato lren definito e farne in certo modo il sinonimo di materia- sospesa·; quindi non· è cosa adatta a linguaggio scientifico: Nel linguaggio comune, ·l'espressione muco abbonàa;nte signi-' fic:t· pus, tal'.yoltw sperma, sangnc, tritume orga.nico e ancora fòsfati e urati, ovvero sfa la mescolanza: di tutt.i• questi· elementi. Il· più delle volte· equiVale ar co1'iosa posatu1·w ed· è sopratutt.o usataquamlo palesa una•consistenza visclTiosadn differenté grado ~ senzt)..che·neU'oriha., per tegne.nte sia; esista della·mueina.


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RIVISTA DI GIORNALI

Prima di continuare la disquisizione del sedimento orinario normale, sono necessarie alcune parole sul pu_s. Quando si lascia del pus in riposo, ad esempio quello proveniente da un tumore, esso si divide .i n due strati, di cui l'inferiore è bianchiccio e contiene çlei leucociti, il superiore lm colore giallo o giallo-vei·dognolo e la consistenza fluida oppure viscida. Questo è lo siero. I leucociti qualificano il})US, come gli spermatozoi qualificano lo sperma e l'ematie il sangue. Secondochè l'orina è acida oppure alcalina e che il contatto dei leucociti è stato ·più o meno lungo, il pus va soggetto a delle variazioni nella sua forma e talvolta ancora a un completo disgregamento. In un'orina o in un liquido sieroso, spiccatamente alcalino, e massime dopo lungo contatto, i leucociti perdono la propria sodezza e più non conservano le dimensioni di prima; non si voltolano più nel liquido a guisa di bioccolo morbido e })icchiolato di granelletti che talvolta sporgono lievemente in fuori dal contorno, affl.osciscono, spiaccicansi, si disgregano e diventano irriconoscibili; in seguito mostrano all'osservazione del microscopio la granulazione sparpagliata, essa pure affloscita . e costituente soltanto un .aggregato senza sodezza nè contorno determinato. L'orina o il liquido sieroso, nei quali si trovano tuffati i laucociti, non hanno .delle caratteristiche ben scolpite; tuttavia anche quando i leucociti esistano in piccola quantità, riesce possibile d'indovinarne la presenza mediante .un non lungo esame. Lo siero del pus contiene due principali elementi organici, che meritano di essere qui considerati e sono sie1·ina e la piina o

la

pUSÌIUt.

La sierina è la sosta.nza albuminosa del sangue, e si trova nel pus colle sue caratteristiche, che sono l'accagliamento per l'effetto del calore, dell'acido azoti co e ·la resistenza a essere precipitata da. quello acetico. Come le altre materie proteiche, senza dubbio essa è, nel pus che imputridisce, soggetta di continuo a delle mç~dilicazioni, ma non tanto però da impedire di accertarne i principali caratteri. Alla sierina devesi sopratutto attribuire la proprietà delle orine, filtrate e contenenti/ del pus in conside~ revole . quan'tità, di intorbidare 1)er l'azione del calore spinto a+ 100• e di mostrare dei fioccoli albuminosi.


l'l'ALIANI ED- ESTERI

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L'altro elemento principale del pus è la piina, che a simiglian · ~-a della mucina, è precipitat9 dall'acido acetico, Gli acidi minel:a.li _pur~ produèono la posatura della mucìna, ma usati in· ecce-

d.enza la risciolgono, mentre non esercitano quest'ultima azione colla piina. Inoltre la. }Jtina non trasfonde nell'acqua una consi~tenza viscos~, paragonabile a quella comunicata dalla. mucina, ed è precipitata dalle soluzioni di cloruro mercurico e dell'acetato neutro di piombo; però queste due reazioni non sono a_pplicabili nella pratica ordinaria, a motivo della simultanea presenza de1la sierina. · La soluzione di mucina non si accaglia col calore, mentre l'ebollizione f:~. -coagulare la sierina e la piin a dello siero del pus, senza che occot·ra il concorso dell'acido acetico; tal cosa però avviene quando lo siero non si trova a esser troppo alcalino per conseguenza .di put.refazione. Quindi se nello siero del pus, limpido per filtrazione, si instìlla dell'acido acetico, si ottiene un precipitato, la maggior parte delle volte tenuissimo, ma sempre bastevole per intorbidare il liquido in. capo a q.ua.lche minuto. I rapporti della quantità fra la sierina e la piina sono molto va.riabili, ·e la loro separaziolle precisa è alt-rettanto difficile quanto ràramente utile. L'acido. acetico, versato a gocce in un'orina o in un liquido sieroso qualsiasi, contenente del- pus e reso lim11ido per mezzo della filtrazione, immancabilmente vi detetmina precipitato oppure intorbidamento. Però questa sensibilissima reazione non è istantanea, quando nel liquido si trovano puramente delle tracce di })US. I./acido acetico riesce a svelare: sì scolpitamente la presen7.a del pus, ché quand'anco un'orina purulenta non avesse manife~ato, dopo 24 ore di riposo dentro saggiuolo conico (l),_ alcun sedimento bianchiccio, visibile, pure sarebbe, previa la filtra. zione, sensibilmente intorbidata, solo che la si tra-ttasse con un · decimo (del suo volume) di detto acido. L'intorbida.mento però non apparisce all'istante, ma in capo a. un quarto d'ora è spiccato in confronto. col liquido stato acidificato, massime quando si os(l) J,a qUAnt-ità- di orina nocas5atia pel saggio è: di grammi 200.


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servino tutti e due a un tempo contro fondo scuro. La reazione è pure molto spiccata nelle orine contenenti dei l.eucociti in piccolissima quantità, la cui ricerca, per mezzo del microscopio, richiedet·ebbe un lungo tempo. Pertanto $C l'acido acetico rivelasse, coll'intorbidamento, la sola presenza del pus in un 'orina, la sua squisitezza da questo lato soddisferebbe appieno l'esigenza della pratica uroscopica. Ma. anche i globuli rossi del sangue comw1icano all'mina la proprietà d'intorbidire per l'azione dell'acido acetico, in modo però e grado minore di quello che facciano i leucociti. Anzi' la reazione è quasi nulla, quando l'orina sia ben acida e i globuli non abbiano avuto con essa un lungo eontatto. Per contro l'orina resa alcalina, ammoniacale dalla put.refazione esercita una rapidissima a.zione dissolvente sui globuli sanguigni, e non sono t•::tri i ca.si che essa in tale condizione e dipoi la filtrazione sia intorbidata dall'acido acetico. Per siffatto chimico fenomeno si mostra.no più acconce c più attive le orine fluide che quelle dense, e ciò dipende da. un effetto più rapido eli endosmosi. L'acido acetico puro in torbida, a freddo, nucora. le orine spermatiche. Quando un'orina contiene una grande quantità di cellule epiteliali della vescica o della vagina, è cosa ben rara che sia prcttamcnte priva di leucociti; per conseguenza è intorbidata dall'acido acet.ico. Le cellule epiteliali da sole, massimamente dolJO un lungo contatto coll'orina, e tanto meglio con quella alcalina o quasi alcalina; sembrano pure capaci di intorbidarla col concorso dell'acido acetico, ciò che è-ancora da attribuirsi alla dissoluzione lenta del tt·itume epiteliale. L'acido acetico torna dunque acconcio a scoprire la presenza.. degli elementi anatomici, quali i leucooiti, gli spermatozoi,.l'ematia, le cellule epiteliali in larga proporzione, ma nell&-~mmensa maggioranza dei casi è quistione di leucociti. Impotente a intorbidare l'orina di' un giovanotto, i cui· org.:tni orinarii siano in ouona condizione di sanità, l'acido acetico annebbia quella (stata filtrata) degli individui, i quali hanno patito delle blenorragie, e tale rca:tione si fa palese in meno di un quarto d'ora, an co quando i leucocit.i si trovino contenuti· nell'orina in esiguissimo numero. L.o stesso fenomeno anienc neL.


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gli uomin'i avanzati in età, i quali orinano eli' rado e con. difficoltà.,. specie qua!1do s.ono affetti da. paralisi. Se l'orina è tanto so:venti e ·lievemente -intorbidata dall'acido acetico, ciò deriva. daUiquido vaginale che giunge all'orifi-zio e, nell'osservazione m,icr,os.copiea, ma.nifesta delle. cel!lùe epiteliali e ordinariamente dei leucociti. b~ pnov.a segueute l~li pare"calzi a puntino per mettere. fuori di dubbto l'insussistenza della mucina nelle.oFine: la mucina:precipitata da un acido minerale si scioglie. nello stesso acido, purchè sia adoperato. in éccedci1za. Ol!a se si raduna il precipitato, prodotto dall'acido. acetico in un'orina contenente del pus, delle cellule epiteliali in grande proporzione e lo S-'infonde nell'acqua distillata, esso. non è risciolto dn. una· quantità di acido minerale ben superioi·e a quella ehe, per lo stesso effetto, richiede un eguale peso di mucina. In -questo fatto. occorre impedire che l'acido .miner$tle ag~sca sull'm,ina., ;nella qualé già sia stato instillato l'a; citlo acetico, perchè, trova.ndovi dell'albumina anche in piccolissi:ma quantità, esso la intorbidirebbe in mo<lo da indurre in errore. Quando un'orina C{)lltiene • una notevole proporzione di pus, imputridisce ben presto, specialmente -se il pus è stato separato da vesçica, nella quale abbiavi o concrezione ocl elementi di putrefazio~e anteriormente formatisi. Nella vescica.- l'oriila già può affittirsi e inviscidii·e, e n·el pitale questo effetto, SOJ)l'atutto nella caldia. stagione, si produce in grado tale da sin presentare una massa semisolida anzichè "iscosa.. Esso· è dovuto all'azione del ca.rbonato ammonico, proveniente dalla scomposizione vutrida demurea dell!orina-, sui leucociti. N eli? orina. si trovano a un tempo clei cristalli11i prismatici, venniformi di fosf<tto ammonico · magn:esic_o. La stessa massa glutinosa si può ottenere artificialmente, agitando dei leucociti dentro a soluzione di ammoniaca, alla quale~ pel' conseguenza, va attribuito il' rapido disgregamento dei leucocit:i e _la v.iscosità delliquiclo. Il notevole intorhida.mento che l'acido acett~o produce nelle orine leucocitiche, alcaline e filtrate è-du~que il risult-ato della dissoluzione dei leucociti. ]/orina imputridita . deve pure una parte clel suo aspetto torbidiccio alla }losatm:a·deLfosfato ammonico magnesiqo.


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Le orine in istato di putrefazione, purulente, viscide o affittite passa:no con una certa difficoltà a traverso della carta emporetica, spumeggiano col diguazzamento, e di esse si dice sovente che sono molto cariche di mztco, porgendo così un nuovo esempio delle diverse circostanze, nelle quali tale espressione è sconsideratamente adoperata. Qu.ando si dice che in una concrezione vi. è del muco, si allude e si deve intendere pus, tritnme del tessuto vescica.le ed epitelio. Adunque anche in questo caso la parola mt~co è spostata. In sostanza io nego l'es~tenza del muco o1inario quale prodotto di speciale secrezione. La materia percettibile dall'occhio che si designa col nome di mteco, è puramente il sedimento normale o patologico dell'orina., c il suo aspetto varia infinitamente colla natura degli elementi che lo costituiscono e collo stato acido OJ)pure alcalino del liquido. Il mteco contiene della mucina, e l'orina ne è priva. Infine le soluzioni di mucina., al pari di quelle di glicosio c di albumina, nulla porgono che sia apprezzabile dall'occhio. Quindi si dà a torto la denominazione di muco a un tritume d'epitelio o di altro elemento anatomico.

No te sopt·a un caso d'empiema. eousecu tho a ple· uro}•obnoiùa, tra.t tato eou•nspira.zione, del dottore GucoMo JENKt~s (T/w Lancet, 16 dicembre 1876). S. S. di sedici anni fu ricevuto come ammalato nell'ospedale della regia marina a Plymouth, il 26 giugno p. p. per es'servi curato d'una pleuro-polmonia a tipo stenico che aveva attaccato il polmone sinistro. Continuò a migliorare sino al mattino. del G di luglio, in cui si lagnò di accresciuta difficoltà di r espiro, di considerevole affanno pr ecordiale e di brividi. La temperatura ed il polso che fin allora erano stati alti caddero ad un tratto, la prima essendo quasi divenuta normale. La mattina del 7 era senza dolori: la temperatura segnava 98• l!~. ed il polso 88: il solo sintoma tormentoso di cui si lagnasse era la difficoltà di r espirare. Verso la sera dello stesso giorno successe un rapido ed improvviso innalzamento di tempe1·atura e del polso con ritorno dell'affanno..prccordiale e gran difficoltà di respiro. Passò una notte agitatissima e si svegliò dal suo breve ed irrequieto sonno con un

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~·enso di soffocamento e di morte imminente. Al mattino· dell'8 la

temperatura era a 97, il .polso a 82, debole, la respirazione breve e spasmodica: la; faccia livida, le estremità fredde e tutto l'aspetto dell'infermo i.ndicava un profondo collasso. V' era convessità degli spazi intercostali sinistri ed i movimenti del cuore erano diretti contro il costato destro con notevole pulsa.zione epiga~ strica. , L'a.go aspiratoDe fu allora introdotto nella linea ascellare an~ teriore, fra la settima e l'ottava costa e ne uscirono 144 oncie di fluido che osservato col microscopio presentò i caratteri eli puro pus. L'ago fu allora ritirato per la ragione che il ·malato era stato p1~eso da un violento insulto di tosse e la ferita fu accuratamente chiusa. · Un miglioramento· immediato da~ lato della difficoltà di respiro ~ dell'affanno precor.diale, tenne dietro a quest'operazione e un'ora dopo Finfermo ayendo ·preso qualche nutrimento cadde in un profondo sonno. Durante il pomeriggio la respirazione variò da 36 a 32 : il polso era a 96 e la temperatura oscillò fra . ~00 e 101• 4. . La mattina d.el 9 sj senti molto meglio : la temperatura era a 98° 4 : il polso a 9'0, la respirazione a 30 e l'azione del cuore normale. Il 10 a mattina la temperatura era a 98, il polso a 88, la respirazione a 30 ; completa · ottusità SOI)ra, il iato 'siilistro : si presenta di nuo~o ia pulsazione epigastrica. La mattina dell'Il la, te:q:~peratura saliva a 100, il polso a 108,la respirazione a 30, con perdita dei suoni .del cuore a,l lato sinisti·o, i quali erano distinti a destra. Fu introdotto una seconda volta l'ago aspiratore e ne \lSCirono .34 oncie di pus, aventi i caratteri soprammen~ toyati. Due ore dopo la temperatura ed il polso erano cacluti considerevolmeJ:!Je e l'a.mmmalato si sentiva meglio. Da quel tempo sino alla fine di luglio continuò a migliorare e ad eccezione d'un leggiero rialzo di temperatura e del polso verso sera, non si presentò alcun sintoma sfavorevole, e .dalla parte offesa i suani del cuore vennero gradatamente distinti. Il malato progi·edì così in bene sino alla mattina del 5 agosto iu cui la temperatura si rialzò di bel nuovo. Si lagnò un'altra volta di dolore lungo la totalità del polmone sinistro·~ i suoni del cuore da questo -lato divennero meno distinti. Il 7 il battìto dell'apice

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si scorgeva nella direzione della parte destra dello sterùo, e la mattina del 9 si lamentava di non l)Oter gia.core sul costato destro a motivo del dolore cagionato da tal pastura, dolore che egli riferiva al centro dello sterno: V'era allora ·rialzo a se1'a della temperatura che continuò fino al pomeriggio del 16 agosto in cui si fece normale, ma il cuore 1·imase spostato ed egli non 1 poteva giacere sul lato destro. \ La matt.ina del 18 agosto fu ripetuta l'operazione dell'aspi- l razione vicino alla sede delle prime punture e furono estratte 25 oncie di liquido purulento. Da quell'eJlOCa in poi guadagnò rapidamente for~a,, la temperatura restò normale, il crepitio di ritorno ed il mormorio respiratorio ridivennero sensibili gradatamente su tutta la superficie del polmone ed il cuore r:iprese il suo posto. L'a~nmalato fu rimlinÌ.dato dall'ospedale guarito il 14 novembre c,on solo trna leggiera deformità del petto. OsservaZ'iorti. - Questo cn~o è interessante 'per la gran qu;mtità di pus estratto, l'assenza totale di scosse, l'immediato miglioramento e finalmente per la. buona guarigione quasi senza deformità. Sulla I•n,r alisi t·espù:a,tol'ia, del dottor FuA.NZ RmoEL. ( Vol!,:munt,?-' s San~ml1tn{J ldinischet V 01·trage, numero 951 Leipzig, Breitkopf und Hartel.) (CoiTesponclenz-Blatt, 15 febbraio 1877.) La. pm·alisi completa dei due muscoli crico-aritnoidei posteriori -paralisi respiratoria di Riegel - ha da principio un corso lentissimo e presenta dei fenomeni che sfuggono all'occhio del medico; ma che col crescere della para.lisi si rendono sempre più manifesti. n culmine della malattia consiste in una dispnea inspiratoria al più alto grado, con voce inalterata; in forti movimenti dall'alto al basso della laringe i in un suono più forte del mormorio vescicolare prodotto da r espirazione ansante della laringe; nel ravvicinamento delle corde vocali fino al punto da lasciare tra loro appena un piccolissimo spazio, anche qua.ndo la respirazione è tranquilla i tale ravvicinamento cresce man mano 1ino alla completa chiusura della glottide nell'inS!lirazione: nella


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impo'ssibilità d'un allal·gamento completo della glottide, essendo normale l'oscillazione delle corde vocali nel parlare ad alta voce. A misura che si accentua la contrazione muscolare secondaria antagonista del restringimento della glottide, si fa pure più ristretto l'eccitamento vocale. Possono avvenire così eli gravi soffocazioni per sforzi r cs]>iratorii o per complicazioni catarrali. La causa della paralisi di ambidue i dilatatoti della glottide in parecchi casi non si può constatare. Spesso vi si connette l'isterismo ; altr e volte fu osservata dopo la difterite, la rcsipola., e anche dopo un semplice raffreddore; ma particolarmente la si notò nei disordini del nervo ricorrente, o del nervo vago, in causa di tumori mediastinici, aneurisma dell'aorta, stravasi pericarcliaci, malattie dell'apparato centrale nervoso, come per esempio, la paralisi bulbare progressiva. Nollv, diagnosi d'una pat:alisi dei dilatatori della glottide sono da escludersi : la. pal"'.ùisi del nervo riColTente a causa del perturbamento dci muscoli della laringe, che hanno parte nella. formazione della voce : la stonosi della glottide per improvvisa manifestazione elci fenomeni steuotici, o per allargamento della glottide che procede in seguito senza molestia.: la pericondrite, e la formazione di cicahici che impediscono l'azione del muscolo crico-aritnoideo posteriore. Quando sfavorevoli momenti non rendono impossibile la guarigione del reumatismo, dell'isterismo o della difterite quali cause di detta paralisi, c'è da sperare un favorevole risultato dalla corr ente elettrica. J"a cauterizzazione della laringe è talvolta solo d'utilità passaggera.;.e la tracheotomia, piuttosto che come cura della malattia, può essere usata per impedire la morte.

Aneuris m a d ell'aorta ascendente . - Il giornale The Lcvncet contiene la seguente osservazione d'aneurisma comunicata dal dottor Alexander, chirurgo dell 'infc11neria. di Bradford. Riccardo ·vr., d'anni 32, immune d'affezioni gentilizie, entrò nell'ospedale H 29 settembre 1874. A diciotto anni avoa preso servizio nell'armata e vi restò dieci anni godendo eli buona salut<l fino oltre i vcutisei anni ; ma ebbe la febbre gialla e l'irte-


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rizia nella Giammaica. ù urante gli ultimi quattr'anni avea sofferto tre leggieri insulti di reumatismo che dru·arono poche settimane. Era stato un bevitore moderato ed avea lavorato sino a nove settimane prima che cercasse ricovero nell'ospedale, alla qual'epoca erasi ubbriacato due volte, e poco dopo senti dolore verso la metà e a destra dello sterno. Apparv~poscia una lieve gonfiezza che in seguito andò gradatamente crescendo ; e cominciò a soffrire di dispnea. Alla visita si scopri un piccolo tumore rotondo, d'un dito e mezzo circa di diametro, all'estremità de's tra dello stei:no occupante il secondo spazio intercostale e l'estremità della cartilagine costale : questo pulsava con moto eccentrico. l\'!ercè l'applicazione dello stetoscopio si sentiva un impulso distinto, ma nessun rumore. I suoni del cuore sono uditi perfettamente e non esisteva rumore cardiaco. La pressione sul tumore era dolorosa. Il malato avvertiva che la sua voce era. diventata " roca , ed avea avuto la tosse con escreato mucoso, per sci settimane. La respirazione era. alquanto aspra. sulla trachea e sui bronchi ed esagerata ad ambo gli apici. Non emnvi rantoli. Il polso eni più pieno a sinistra che a destra. Il braccio destro, quando non era coperto, diventava frecldo c intirizzito. La.ternperatura a destra era a 99• 2, a sinistra a 98• 9. Le tlupille erano uguali. Orina acida; p. s. 1026: non mostrava n è albmniua, nè litati. Il malato dormiva male: furono ordinati tre grammi di ioduro di potassio, tre volte al giorno. 14 ottobre. - Ebbe una grave tosse con sputi muco-purulenti e sanguigni. Fu prescritta una mistm-a. di sciroppo eli papaveri e di sciroppo di scilla con ispirito di cloroformio, da prendersi all'occorrenza. 19.- Temperatw·a vespert.ina: a destra 100• 6, a sinistra 100. 20.- Tempemtura mattutina: a destra 98• 8, a sinistra ()8• 2. Sera: a. destra 100• 6, tt sinistra 100• 2. 21. - Tcmperatru·a mattutina: lato destro 99• 2, sinistro 9() ; fu prescritto un empiastro di belladonna. 22. - L'infermo fu pienamente libero eli ogni dolore durante l'ultima quindicina., ed ebbe appena un po' di dispnea : dorme bene e sopporto. la pressione sul tumore, c pochi giorni dopo questa. data fu rinviato grandemente migliorato. RIPLEssroNr. - L'aneurisma fu veduto spessissimo in uomini


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che avevano dapprima servito nell'armata, e principalmente fra quelli .che per qualche tempo vissero fuori, e che furono d'abitudini'intèmperanti. Essi son chiamati durante la loro ferma a fare straordinari esercizi, e la tensione arteriosa è subitameute aumentata. L'elasticità dell'aorta nei soldati è sovente affievolita dalla sifilide che cagiona mutazioni di st1·uttura nelle sue tuniche. In tal condizione l'ioduro potassico conist)onde bene, come in questo caso, in cui v'ha motivo di supporre che l'infermo precedentemente av.esse soffei·to nnquinazione sifilitica. Il riposo in posizione o"rizzontale ed un buon vitto non stimolante furono importanti am.minicoli per assicura,re il beneficio che ricavò l'infermo dal suo soggiomo nell'ospedale.

Etiologia (Iella malaria. (A1·my medùxbl depat·tmnent report {o1· the yeat· 1874.)' (Oon·espondenz Blatt, 1° gennaio 1877.) · Il forte Tilbtiry posto sul 'I'amigi era giudicato, fino al mese di marzo 1875, qua.le una g)la.niigione pericolosa per ma-laria. Da quell'epoca fino alla fine dello stesso anno cessarono man mano i casi eli malattia, è coloro che avevano sul volto i segni della cachessia palustre,, apparvero r elativamente sani e robusti. Nel febbraio 1875, in seguito ad analisi chimica c microscoP·ica fatta a Netley, si notò che l'acqua di due serblrtoi, di cui gli abitanti del forte si servivano abitualn~ente, conteneva sostanze organiche facili ad ossidarsi, ed in notevole quantità. Quest'acqua era piovana ed evidentemente impura per sostanze introdotte dall'esterno u.ei serbatoi. Esaminate poi queste sostanze, esse risultarono di funghi microscopici, che mancavano nell'acqua di quel pozzo, che d'allora in poi venne sempre esclusivamente _usata da quella guarnigione.

LinCo·gliceriua per ilmesto vaccinico del dottor NATH. (Oo?Tespondem: Blatt, gennaio 1877.) Il dottor Nath raccoglie in una boccettina comune di farmacia, della capacità di 4 a 6 grammi, la sostanza vaccina con un pennello da inchiostro di China, nuovo e cii media grossezza, il quale 10


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sia stato prima immerso· leggermente in poca glicerina chimicamente pma.. Raccolta in tal modo la sostanza vaccina nella ~occet­ ~ina, ne avviene subito,'la miscela con Ia·glicerina, specialmente se in parti ugurui. La bottiglina verrà · otturata per bene con uno dei soliti tappi, dopo che questo sia stato pulito da ogni mescolanza eterogenea.. Tale mistura di linfa e glicerina è di consistenza abbastanza liquida e perfettamente atta per ulteriori innesti. Si può conservarla per nn tempo indeterminato ; e l'esito ne è cosi sicuro come nell'innesto da braccio a braccio.

!lezzo seinJ)liee e pronto per prevenire gU effetti della Jntntura d'ape. (Cm·respondenz Blatt, gennaio ~~~

.

Per calmare quasi istantaneamente il dolore d'una puntura d'ape, e per prevenire la gonfiezza che ne segue, ba.ster à tocca.r e il})Unto dove è avvenuta la puntura con un sigaro che sia stato tenuto in bocca e masticato per qualche momento.


RIVIS.TA GHIRUHGICA.

DelTa metùcazione antisettica nella chit'urgia di g u erra:, del dottor FED'ERICO Es~rAacn, professore di chirur:. gia a Kiel. (LettU?:a fatta nella· p1·ima sed1da del Oong1·esso tedesco dell'ap1·ile 1876.) S.igno1·i. - Chiunque ha potuto, come me, considerare la medicazione antisettica di Lister nelle ferite, quale' una delle più grancli conquiste d.ella chirurgia m'oderna, ed' ha avùto occasione di esercitarsi praticamente nella chirurgia di guèrra, deve riVolger-e a se stesso queste doma-nde: La medicazione 'antisettica po·trà essere usata ìn gnerra? Chè cosa potremo as1Jetta.rci dai soccorsi u'fficiali e voforltari, se' scoppiasse inip1'ovvisamente una gu'e rra? La risposta a tali domande è sènza dubbio di grande hilportaùza i. poichè è apìmnto nei lazzei~etti di' gueira che la settièe· mia reèlam·a maggioi'i cure. Tali quesiti debbono llerciò esser d1scussi e risolti durante la' pac'é, e non già quando la guerra· }licchia alle nostré porte. N essu'iìo potrà contestare . che la medicatura antisettica di List er possa· essere usata nei làzzèì'etti 'di guerra coh quella rigorosi esattezza, e con lo stesso successo che negli ospedali di 11ace i a 'condizioi1e peì·ò che· i medici e gl'infermieri ne cono.Scano Oéne il metodo, é che il materiale necessario sia posto à . loro 'disp9sizione in quantità e qualità soddisfacenti. Sarà cui'a di chi dirige·.u sètvizio farmaceutico di provvedere diligentemente alrosservanza di quest'ultima condizione. L'associazione dei niedici volontari non mancò di occupa.rsi attivamente di tale argo~èntò. Nelle conferenze che si tennero lo scorso ~~o a .Berlmo, per iniziativa di S. lVI. l'imperatrice, dalla Società pa-


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tt·iottica delle signore, si discusse specialmente sui mezzi con cui procurru:si il materiale antisettico pel tempo di guerra. L'altra domanda da farsi è questa: il metodo antisettico è applicabile sul campo di battaglia e nelle piazze di medicazione ? N essuno, il quale conosca per propria esperienza le difficoltà che s'incontrano nell'adO})erare il metodo di Lister, potrà ammettere che il sistema antisettico possa applicarsi rigorosamente sul campo di battaglia, sapendo per prova che sulla perfetta ap· plicazione di esso si può contare con sicurezza soltanto quando viene usato subito dopo avvenuta la ferita. E poichè questa condizione non è attuabile, si potrebbe ammettere da taluno non essere possibile in guerra la medicazione antisettica. Ora, se questa idea venisse avvalorata da persone competenti, ne nascer ebbe la conseguenza che poco o nulla. verrebbe fatto per l'allestimento del materiale antisettico ; la qual cosa saJ:ebbe deplorabUissima. Epperò io desidero di proporre e sostenere la seguente tesi : la cura antisettica può adoperarsi dal chirurgo anche stù campo di battaglia. Prego quindi tutti i miei colleghi, che dividono questa opinione, di alzare la loro voce in favore di essa. In ciò io son guidato dal fatto già sperimentato da molti fra noi, che le gmvi ferite d'arma da fuoco, per lo quali vennero o perfor ati importanti organi interni, o aperte cavità ed articolazioni, o frattuxatc sconciamente delle ossa, guarirono senza, quasi supp~­ t·azione, senza {ebbt·e, o altri sintomi importanti, cioè a. dire, presero (per usar e il nostro linguaggio moderno) un corso assolutamente antisettico. Questi casi accaddero nell'ultima guerra. più frequentemente di prin1a, e può avervi contribuito la sollecita applicazione dell'acido carbolico appena avvenuta la ferita. Nondimeno tali casi furono osservati di quando in quando anche in passato, come posso attestare io stesso per propria esperienza. Mi rimase vivamente impressa nella mente la prima ferita. d'arma da fuoco che vidi in guerra, appunto perchè ebbe un tale corso antisettico. In un piccolo combattimento d'a.va.mposti fra i Danesi c il corpo degli studenti di Kiel, 1'8 aprile 1848, uno dei uosb-i ricevette alla coscia un colpo d'arma da. fuoco, che ne fratturò l'osso nel suo mezzo. Il fed to venne tosto fasciato e portato con ogni cura allazzcrctto di Fleusburg, sopra. una~arellà. formata di rami d'albero. Il defunto dottore Ross gli.


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applicò con somma esattezza e destrezzà un apJ)arecchio di estensione dì' Fricke ; ed allorchè nel giorno seguente, dopo la battaglia di Bau, illa.zzeretto cadde nelle mani del nemico, i medici danesi non credettero di toccare l'apparecchio, perchè non avevano osservati sintomi che ne richiedessero la rimozione. Esso fu lasciato a posto fino al nostro ritorno dalla prigionia danese, cioè dieci settimane dopo la sua applica-zione ; e quando venne tolto. trovammo le ferite cicatrizzate, e la frattura . conso• lidata con leggero accorciamento dell'osso, ma senza rilevante callo. Confesso che quest'esito allora non mi fece l'impressione che rtsentfi _poi nel rammentarmene, quando ebbi veduto numerose' fratture, e fui edotto dall'esperienza, che la maggior parte di esse conducono a profusa suppurazione, e molte alla morte p el' sfacelo e -piemia. Come la maggior parte dei chirurghi, io credevo di dover considerare quale causa di questi tristi esiti le scheggiature delle ossa, !e'palle, o altri corpi stranieri, e quindi ritenevo necessario di cercarli ed est.ra.rli il1)iù presto possibile. :Ma un secondo caso, che vidi n,ella terza campagna dello Schleswig-Holstein, mi diede la prova patologica che le. importanti scheggiature d'ossa, in certe circostanze favorevoli, possono guarire allo stesso modo delle fratture sottocuta.nee ; e ne trassi perciò la conclusione che la dotttina di Bauderts', la quale insegna che nelle fratture delle diafisi per arma da fuoco, debbono estl'arsi il più presto possibile tutte le schegge, e sega.rsi le estremità ossee fratturate, · non poteva essere giilsta (1). Voglio mostrarvi l'omero sinistro d'un soldato dello SchleswigHolsteiu,· al quale venne fratturato nella battaglia d'Idstedt dP,lle })alle di schioppo danesi non solo quest'osso, ma anche il femore dellò stesso lato. Questo caso ebbe in sul principio un coi·so straordinariamente favorevole ; alla terza settimana la. frattura dell'omero era del tutto consolidata., e la ferita cicatrizzata quasi senza suppurazione, e senza che fosse stata estratta la :più piccola scheggia ossea. Nella quarta settin1ana però la ferita della coscia cadde in ga.ngrcna, e si sviluppò la piemia per tFombosi della vena crurale, cui prestissimo tenne dietro la. (l) Sullc··resesionf nello fel·ite à'm·ma tla fnoco. Kiel, 1851. pag. 5.


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morte. Negli ultimi giorni la frattura dell'omero s'er;t resa nuoY~l\lente ,mobile, · perchè una parte del callo era stata assorbita. Come v,edéte .pe.r ò;,i dieci, framme~ti, in cui l'osso era sta~o fia~tagljato, sono u~iti insieme .solidamente d~ masse di callo osseo (1) . .u4 nche nell'ultim.a guyrra vidiun caso .simile, che mi die(le p1olto d~ pens,are. Il15 settembre 1870 arrivò, col treno dellaz,?~l:~tto,"nello spedale-baracche di 'rempelhofer, un giovane uffi~ff~e, a.i' q':l~le, d~ciassette g~orni prim~, una vana di cllassepot, pella battaglia .di Noisseville, aveva rotto nel suo mezzo l'omero §iiustro. L'apparecchio gessato, che gli ent stato applicato subito sul campo di bàttaglia, er~ diventato m,olle e difettoso ; e pÒichè ii ferito, probabililiente in seguito al.trasporto, accusava dolori al braccio, e questo si era un po' gonfiato, si credette bene di riwuovere l'apparecchJo e fare un esame ~satto della ferita. Iutro.dotto ,i l .dito, ))entii mimerose scheggia ; fui però meravigliato !}el vedere elle non c'era segno di marcia, e che dalla ferit.a esciya solo del sangue coagulato. Dopo aver estratte tutte le sclieggie, venne di nuovo applicato un apparecchio gessato stinestl:a.to ; ne seguì la gangrèna della ferita, che minacciò per ~ungo tempo la vita del giovine. Simili casi si trovano in antichi scrittori che trattano della chi~·urg~a di guerra. Si trovano pure quà e là1 nelle raccolte ana~omiche delle guerre passate, $lei preparati ossei, i quali dimostrano clw le più .gravi lesioni delle ossa. e delle a.rticolazioni possano guaril·e talvoìta senza. i mezzi operativi. Uno dei più ~01·prendenti di questo genere è la t esta dell'omero cl'un soldato p:ancese di marina1 che si trova nel museo a.natomico di Giessen. ~gli :weva. riportato.nella battaglia di Trafalgar un colpo di moschetto n~lla spalla1 ed attese sempre, fino alla sua morte~ la quale ~vvenne nel .1850, a lavori manna~i faticosi. L.a. palla era penemttft fino nelljt cavi~à artico~are, ed :U!la picc~la parte era visil?Jl~ .s.ulla superficie dell'articola~ione. Simon, 11 quale descrive questo prepa.rato nel suo libro sulle {~rit~ .d'arma da· ~uoco, (Uebe~: Sch~tsswz.md~n,' (Hessen ì851. (l) La. figuro di questo pre1>arato si t.rova ·nel libro di S'l'no:uemn : Maximcn ile->·

Xriegshcilkunst, .se.conda edizi~ne, 1861, pag. 561.


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~/63) n oliò -fin d'allora l'esito meravigliosamente favorevole di tàltùn~ gravi ferite d'arma da fuoco, e .ne·-trasse la conclusione

elie' le :pane; e-qu!iJli'·'sono penetrate nelle ossa spongiose, non délJ.llano ~s'seFe ·rimosse : éonsiglìo che io -ho sempre seguito, .i~ o .a.vér *isto' che dall{l, forz~ta estl'a.zione di •tali palle ne poss€ino-ris1iftiiJ.,e. tristi conseguenze. Se si studia la letteratura della chirurgia moderna di guerra, si tiova èhe questi ·casi so110 diventati assai più frequenti, ed.in paf'te·vi si collega la crescente.tendenza conservativa della modèrnissima.chirurgia èti guerra. Negli sc11itti di Stromeyer, Pirogoff, Langenbeck, Voll{ma.nn, l!ì.ischer;ed altri, vengono citati numerosi esempi .di gravi frattna'e tlel'femor-e, per arma da fuoco, e di ferite .penetranti delle attièolaEioi::li, come pure di fc1·ite sottocutance, che guarirono senza suppurazione, .o di pa.lle penetrate' nelle ossa o nelle articglazionj, e rima.stevi senza produrre infiammazione o-suppurazione di sorta. Voglio qul ricordare·il caso.sol'pl·endente di Socin (Kriegschirurgische E1'(alwzm,qen, Leipsig, 1873, pag. .114, tavola 'VI) .di frattura comminùtiva -dell'artiColazione .femoro-tibiale, guari-ta quasi senza .suppurar.&ione, sen:za f<rbbre e conser· vando -i .movimenti dell'articolazione del ginocchio, a.Uorchè .nell:!untlecima settimana-una violenta. Fesipola condusse improvviSalJ1en:te a morte l'ammalato; come a.nche .i casi di Jilebs (BeitJ:age mw patologischen .Anètt<»nie des .SChusswunden, Leipsig, 1:872, pag: 50), in alcuni dci quali egli trovò tra.gitti di ferito d'ar.ma da-fuoco nel polmone, nel cervello, nel fegato e nella n:Blza, senza vedcrvi traccia di suppurazione ; ed in altri, in cui, per.esempio, una frattura .a scheggia dellà superficie articolare del condile.esterno del femore non avev-a condotto .alla suppuraz1one -dell'articolazione, quantunque alla parte posteriore del tragitto della fellita esistesse un grosso ascesso. Da tutto ciò egli .Eledusse che le ferite' d'allnla da fuoco clegli organi interni non traggono necessaJtia.mente c-on -sè un .processo .infiammatorio, quando p_er,ò non abbiano .agito dall'estemo .delle cause d'infiammazione. · Però., Ile da-tali ossmwazioni si conchtde ·in modo.indubbio che le <Più gravi ferite ..d'arma da .fuoco possono guadre senza sintomi l'ettici, e se ,noi dobbiamo ammettere, secondo ·Ie idee mo-


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derne, che non sono le palle, nè le scheggie d'ossa che portano l'infiammazione e la suppurazione, bensì delle sostanze speciali, le quali lJenetrate nelle ferite v'inducono la setticemia, è naturale che sqrgano~!lella nostra mente i seguenti quesiti: In qual modo penetrano nella ferita gli agenti corruttibili? Possiamo noi impedire che vi penetrino? Possiamo a.Uontana.rli prima che ab· bia.no recato datino? Iil .molti casi senza dubbio le palle importano nel corpo delle. sostanze dannose, per esempio : pezzi di pelle non lavata, bra}li di uniforme, di biancheria, di stivali sudici, ecc. Se la palla rimase nel corpo, rimangono anche tali sostanze impure nella fe· rita ; se essa poi non fa che attraversarlo, le porta seco in molti casi, talchè non resta nella ferita alcun agente corruttibile. Quanto più sollecitamente la lJalla passa attraverso il corpo, tanto più è probabile questo fatto, e può appunto dipendere da esso che i moderni- proiettili, che hanno una cosi grande velo· cità, lascino più frequentemente degli antichi le ferite antisettiche. Sul campo di battaglia si aggiunge un altr'o inconveniente }Jer la maggior parte delle ferite, ed è l'esame della ferita eseguito col dito. Tale esame fu tenuto ·fino ad ora per assolutamente necessario, perchè da esso si faceva dipendere essenzialmente la cura relativa. I medici militari erano provvisti di tavolette diagnostielle, sulle ;quali doveva essere notato il risultato del suddetto esame, quando non fosse giudicata necessaria l'operazione istantanea. Si riteneva questa esplorazione non dannosa, o almeno non più dannosa dell'estrazione delle palle, delle scheggie d'osso, ecc., se veniva intrapresa sqbito dopo avvenuta la ferita. Dal punto fondamentale antisettico dobbiamo oggi•dichiarare tale trattamento come non ammissibile, poichè pecca contro i primi precetti della terapia rappresentati . dalla massima: non si porti allt6 ferita danno alcuno. Chi di noi venendo ferito d'arma da fuoco, tollererebbe di essere esaminato, come si usò fin quì, colle dita non lavate e non disinfettate? E quale medico può avere le dita pulite stil campo di battaglia? Se questi fu ob· bligato di render libera la ferita tagliando l'uniforme, gli stì· vali, ecc., è certo che rimase attaccata alle sue dita una massa di agenti corruttibili. E come si possono trovare sul campo di


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battaglia il tempo e l'acqua per lavo.rsi le mani, per pulir bene gli strumenti e le S})ugne, quando continuamente ar1ivano dei {eriti sulla piazza di medicazione ? Pensate al caso che il primo ferito esaminato fosse affetto da sifilide costituzionale ; chi potrà misurare le conseguenze che ne possono risultare, se dopo esser penetrati colle dita nelle sue ferite, e senzr. averle prima ben pulite, faceste l'esame digitale di a.ltri feriti che vi giungono dopo di lui ? Per quanto possa trat·re dalla mia esperienza, i casi i quali ebbero-un corso antisettico sul campo di battaglia, non furono esaminati colle dita, bensi fasciati subito ; mentre quelli per cui vennero intrapresi ripetuti esami, mi parve abbiano avuto spesso un esito fatale (1). L'ultima esperienza la feci dopo l'assalto delle trincee di Diippel. C'erano sulla strada che conduce da Diippcl a-Flensburg tre piazze di medicazione, l'una dietro l'altra, e parecchi feriti molto g1;avi, i quali si lagnavano di essere sta.t i esaminati e fasciati tre volte consecutivamente, nel trasporto daL c.ampo eli battaglia. ·Appartengo anch'io a coloro che insegnarono essere necessario un pronto esame nelle ferite d'arm:1 da fuoco ; e che, se esso viene eseguito immecliatamente dopo avvenuta la ferita, non porta danno. Se però noi, secondo le nostre odierne vedute, non possiamo più ritenere come non pericoloso l'esame, dobbiàmo anche cercare se i tn·etesi vantaggi siano così grandi .da controbilanciarne i danni. Si domanda dunque che cosa vogliamo e possiamo ottenere collo introdurre le dita nella ferita : la risposta è la seguente : N o~ vogliamo vedere con questo mezzo se si debba estrarne scheggie o palle ; se il membro ferito debba esser trattato col met.odo conservativo, oppure se si debbano intraprendere operazioni importanti, come amputazioni o resezioni, e se queste deb· bano essere eseguite immediatamente sul campo stesso di battaglia, ovvero dopo l'arrivo allazzeretto. L'estrazione delle scheggie ossee e delle palle può certamente venir clilferita fino a che il ferito arrivi alla.zzeretto; ed io aspet(l) Sì confronti Pmooo•v, K•·icgsclu"rw·giB pag. 630. Tutto lo ferite delle articolazioni, che mi fu dato di veder guari.ce senu $oppuratìone (furono però solo sette casi), furono appunto quelle che non erano state esaminate eol dito.


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terei anche là ad intraprendere l'e!?ame col dito, fìnchè non sopraggiungano sintomi che dimostrino la necessità d'un' operarazione chirurgica, i quali sarebbero la suppurazione, la febbre che accompagna le ferite, ecc. ecc. In questo caso intraprenderei l'esame della soluzione di continuità, e con tutte le regole di proveggenza dell'antisettica, cercherei di porre la ferita nelle migliori possibili condizioni. Se non sopraggiungono i sintomi accennati, crederei che nesstm agente corruttibile sia penetrato nella ferita, e mi guq.rderei dal molestarla; porrei soltanto all'intorno dell'apparecchio allora applicato una fascia antisettica. Per quanto concerne le grandi operazioni, la piazza eli medica-zione non è adatta, in generale, per .le resezioni ; c'è sempre tempo di stabilirne la indicazione relativa, quando il ferito sia giunto oJ lazzerctto. Resta però sempre il quesito importante, quello cioè di decidere se l'amputazione del?ba esser fatta istantaneamente sulla piazza di meclicazione. Le indicazioni per le amputazioni primarie, grazie ai progressi della teoria conservativa, si restrinsero continuamente, e sempre più si restringeranno col tempo ; talchè come indicazioni assolute non rimangono che gli sfaceli prodotti da grossi proiettili. Ma neppure in questi casi è necessario un esame minuzioso della ferita, bastando un'occhiata per calcoL.'trne l'estensione ecl importn.nza. Per tali casi dovr ebbe esser }Jrovveduto, nel carro d'ambulanza, il materiale necessario per eseguire le amputazioni con tutte le cautele che prescrive l'antisettica. Ed è anzi da rnccomandare che il cnrro contenga l'intero materiale, sebbene in proporzioni ristrette, per ogni singola operazione. La maggiore importanza dell'azione chirurgica sulla piazza di medicazione consistk!, al giorno d'oggi, nell'immobilizzazione delle ossa c delle axticolazioni che vennero ferite da arma da fuoco; ma per stabilil;ne l'indicadone non è neqessnrio d'introdun·e le dita nella ferita. Ciò che resta a fare, è l'applicazione del primo apparecchio, e si richiede perciò dall'antisettic.'t le segue!lti condizioni : non mettere in comunicazione con la ferita tutto ciò che potrebbe }JCggiorarla ; piuttosto che esaminare la ferita con le clita non lnvate, si tralasci di esaminarla ; non si ~avi affatto la ferita, piuttosto che servirsi di acqua e eli SJlugna che non sia,no pulitissime; non si fasci la. ferita, piuttosto che farlo


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çon bende od- altl~o che sia sudicio . .E,.per*tldicio noi intendiamo aiò che non è antisett-ico. · , · · · Fortunat:amente il maggior numero dei medici guardano con occh~o "di difiìd~nza le :fila~ciche; ma ancl1e 'l'ovatta e la jute pos§iOno essere conduttori di agenti corruttibili, .se :11on sono prepa~ ~ati e conservati col metod; antisettico. Da molti anni io non uso, e f~nno lo stcs~o tutti quelli che giurano sulla bandiera di Lister, l ' , l 1.\!t~,a stoffa..di benc).aggio che qJlella preparata con . a~içli carboliç!, aci~i s:picgici, o benzoici, che sono .provvidenzialmente ga~a?'tit,i cop~ro l'azi9ne dell'atmosfera degli ospedali. Vorrei pure che tutte le ferite fossero fasciate sul campo di ·battaglia con un &ppareccchio occludente antisettico ; ed anzi cercai già di porre in atto questo mio pensiero, raccomandanclo di provvedere ogni sol,dato d'una pezza triangolare e eli qualche pezzetto di faldella i.pglese,' su. '· .. ~ . . cui si abbia disteso dell'unguento carbolico. Se la :t:ac~OJ).J.ancl!tzione ab1lia giovato non lo so. L'unguento carbolico · SXI!-ll~rando facilmente, temo che perda presto la sua forza anti· settica, quantunque le fa.ldclle siano involte in carta verniciata. Jj:d'è1;erciò che feci .prep~rarc ~ltimamcnte degli altri pacchetti di-J;ll_edicazione, i 9-uali contengOJ:).O, olt.re a.Ua pez~:;a tria~1golare, 1;1na benda di velo, e m~ paio dì pezzetti di o;vatta saEcilica. ~e a;d ogni soldato .si cucisse tale pacchetto in un dato punto della sua tunica di guerra, non mancherebbe mai sul campo di battagita il materiale necessario ller una fasciatura occlu.clente per una ordinaria. ferita d'arma cla fuoco. Quando venni richiesto dalla Società provinciale annoverese pi proporre il conLenuto d'una borsa di medicazione per i portaferiti ':O!ont~tri, proposi di mettere in ognuna una cassettina di l_a.tta r~iena qi pallottole antisettiche. Queste consistono .in pal!o~tole di _ .jttte salicilizzata, le quali vengono p.oste e legate in un velo ancor esso salicilizzato. Il CÒllll)ito di allestirle spetter~bbe, in temp9 di guerra, alle pietose mani delle signore, surr~~~ndo quello di sfilare la tela pel' le filacciche. ~a -rag!-_one lJer cui io scelsi questa forma è la seguen~e : se i ;pqrta-feriti-e i medici portassero seco un pacchetto di ovatta sa!~c~lic~'l._, ov-y;_e1:o di fu.te, queste sostanze verrebbero insudiciate di · ~àl1g~e, o d'altro, appena che essi avessero fasciato qualche fe1;it9. Se invece. si 11renderà con la punta delle (!ita dalla cassct-

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tina suddetta una di ~este pallottole, e la si ponà sulla ferita sanguinante, e ve la si allaccerà con la benda di velo, c'è la possibilità che la pallottola formi col sangue una copertura antisettica la quale preservi la ferita., sino che si arrivi a.l la.zzaretto, dall'influenza dell'aria esterna. Se si dovrà lavare la ferita., queste pallottole possono servire in luogo delle spugnè ; si debbono però adoperare o asciutte o bagnate nell'acido carbolico. Tali pallottole formate di ovatta e di velo, sono di un uso generale per asciugare il sangue nelle operazioni e per detergere la marcia quando si rinnova la fasciatura. Io le vidi adoperare la prima volta dal mio amico Thiersch. La prima fasciatura deve naturalmente restare immobile, finchè il ferito sia giunto a.l lazzeretto, e anche allora essa non verrà tolta se non nel caso che la ferita mandi cattivo odore o ci sieuo altri fenomeni (febbre, dolori, ecc.), che rendano necessario il cambiamento dell'apparecchio. Se ciò non avviene, può aver luogo, sotto la crosta, una guarigione antisettica; epperò dovrà limitarsi a proteggere lo strato esterno con un altro velo antisettico. Se queste mie pro1)0ste troveranno adesione, non lo so ; forse qualcuno fra voi sarà capace di meglio. Ciò che specialmente mi sta a cuore si è che l'azione del medico sul campo di battaglia sia guidata dal principio dell'antisettica c da.lla massima " non si 1·echi d<mno. ,

Aneurisma l)Olllite o gua.r ito in due ore coll'ap• plicazione <Iella C;u!Ciatura d 'Esnun·ch. - Nel giornale The Lancet del 4 novembre 1876 si legge il seguente caso osservato dal signor Hea.th nell'Infermeria Reale di Manchester, e riferito dal signor Faullmcr. Daniele l\L H., agricoltore, di 29 anni, fu ammesso nell' infermeria il 16 ottobre. Egli uarrò che fino a tre settimane prima ch'egli vi venisse in cura, aveva goduto di buona salute. Durante · il suo lavoro, verso quell'epoca., provò debolezza e dolore nel l)Olpaccio della gamb!t ccl nvvertì un 1mnto dietro il ginocchio che batteva molto e gli cagionava qualche pena. Non aveva ma-i sofrerto di sifilide, ma a volte aveva bevuto molto smodatamente.


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Al primo esame lo si riconobbe affetto da aneurisma grosso quanto una piccola a-rancia, occupante il cavo popliteo sinistro. Questo pulsava gagliardamente e si sentiva in esso un rumore distinto. E..e arterie tibiali non si sentivano a.l collo del piede corrispondente,. ma erano pienamente percettibili a destra. Le vene superficiali della gamba sinistra erano più grosse di quelle della dest.ra, ma non eravi edema del membro. I suoni del cuore perfettamente normali, e normale l'area dell'ottusità ca.rdiaca. 17 ottobre. - .Alle 10 15 antimeridiane, dopo che il membro fu tenuto elevato per vuotarlo del sangue, gli fu accuratamente applicata la fasciatura ela.stica d'Esmarch dalle dita dei piedi in su fino .alla parte inferiore del cavo popliteo. L'infermo fu messo ~llora in vosizione verticale nell'intento di favorire l'afflusso sanguigno nell'aneurisma, e la fasciatura fu quindi leggermente portata sovr'esso, fra.pponendo però uno strato di cotone. La f.ascia fu poscia applicata al disopra del ginocchio c se ne fecero ascendere i giri sino a tre dita sotto l'arco di Poupa.r t, dove fu fermata. Temperatura 98° 6 Far., polso 80. - .Alle 11 antim. 1:infermo era alquanto agitato e si lagnava d'un gran dolore nel membro ; fu iniettato sotto la cut.e un terzo di grano di morfina. -.Alle 11, 15 antimeridiane la temperatura era a 98° 6, ed il polso a 90. Il compressore eli Signoroni venne applicato sull'arteria femorale nel triangolo di Scarpa, e la fasciatura d'Esmarch, dopo d'essere stata mantenuta esattamente un'ora, fu tolta lentamente: il tumore si sentiva duro e non si percepiva pulsa;ione. La gamba e le dita del piede mostravansi livide e si sentivano ged.de. Il membro fu coperto di ovatta e fasciato con istriscie di fl~nella per mantenervi il ca.lore. Il dolore cessò colla~rimozione deUa fasciatura d'Esmarch e l'infermo divenne tutt'allegro. Alle 12, lo -pomeridiane fu tolta per pochi istanti ogni pressione, precisamente due ore dopo che era cominciata l'operazione. Il tumore era affatto duro, pa.reva alquanto più piccolo e non vi si scorgeva più traccia di pulsazione. Un piccolo vaso si riconobbe :puLsante al di sopra dell'aneurisma, presso il lato esterno : fu rìap_plicato il compressore. - Alle 2, 15 pomeridiane fu tolta di nuovo la compressione per breve tempo; nessuna pulsazione nel tumore. - Alle 4 15, appunto sei ore dopo che la fasciatura di Esmarch era stata applicat.a., il compressore fu intim·amente


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tolto, cd esaminato il tumore, lo si trovò completamente duro e sccvro d1ogni pulsazione. 11 malato non provava alcun dolore. Il cotn})ressore fu lievemente applicato sull'arteria femorale come per moderare, ma non per arrestare il flutto sanguigno. 18. - 9, 30 antimeridiane. Tumore molto più piccolo ed affatto durò; non vi si sente pulsa..::ione di sorta. Membro regolarmente caldo. Tre piccole aùcrie si sentono pulsare anteriormente cd all'interno dell'articolazione del ginocchio. 19. - n compressore è definitivamente rimosso. Il tumore è duro c diviene sempre più piccolo. Il sìgnor Hcath fu condotto a praticare questo metodo di cura da quanto fu detto nel The Lancet del 30 settembre, circa il successo conseguito in un caso del signor Wagstaffe, la cui relazione fu seguita !)asso a·}Htsso; durante l'operazione. Sarà bene· di notare che l'aneurisma era guarito al termine della seconda ora, poichè il tumore era già affatto duro e senza ptùsa-zione in capo al tempo suddetto. Aneurisma pOJ)liteo (lOJ)J)io. - .Allacciattwa delle·afterie

fe-moraU, uso della legatum colla minugia. e della ?neWicazione antisettica, ritmione per p1·ima intenzione in ambedtte le operazioni. (Da The L ancet, 4 novembre 1876.) Affoon Afficed, chincse, di 44 anni, lavoratore di canne, entrò, nel passato marzo, nell'ospedale di Jamsetjee Jejeebhoy, a Bombay, per un aneurisma situato n el cavo popliteo sinistro. Ili• di aprile l'arteria femorale fu allacciata alla sommità del triangolo di Scarpa dal signor Dcnison Mackenzie, professore di clinica chirurgica. F urono adoperate la legatura colla. minugia e la medicazione antisettica, e riunita la piaga per prima intenzione, Finferrno lasciò l'ospedale il 6 maggio, completamente guarito. 'Egli fu riammesso nella sala della clinica chirurgica, il 21 luglio, per un secondo aneurisma situato nel cavo poplitco destro, e raccontò che circa sei settimane innanzi avea avvertito p er la prima volta sotto il ginocchio un piccolo tumore dellil. grossezza di un'oliva, accompagnato da molto dolore e rigidezza. Al momento della sua riammissione presentava alla regione J?Oplitea destra un tumore teso, molle, che pulsava c s'espandeva,


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del volume d'una piccola arancia, nia' alcun poco allungata. Udìvasi nel tumore un rumor foi'te, e })er qualche tratto lungo l'ar·ter.ia ferqora.le. La comptèssioue dell'artel'ia feinorale al dì· sopra, del tumore confermò la diagnosi. ll nialato·fu messo alla dieta lattea: ioduro potassico ad a.lta dose e. tonici amç~.ri furono ammiÌlistrati internamente. La gamba venne fasciata accurata.me11te, fortemente flessa sulla coscià e ques.t3J sull'addome. Si raccomandò al ma.lato di coricarsi sul lato des~ro e di tenersi quieto il più possibile. Dopo due s·ettimane dì questa cura, che fu im})erfettissimamente seguita dal paziente si rinvenne, il tumore popliteo gran~ demente ·ridotto di volume, più sodo e più duro : non v'erano più pulsazioni ·ed appena notavasi qualche po' d'espansione : uclivasi ancora qualche rumore ma più debole e più limitato. Evidentemente l'infermo era ben av'i'iato verso la guarigione : ma sventu·ratamente alcuni giorni dopo egli tolse la fasciat~ra e andò a vìsìtare' UJ:i suo compaesano ricoverato in un'a.ltra sala clell'ospe~ aU~le; e da· quel di (lO agosto) l'aneurisma crelJbe rapidamente, specialmente all'insù, ed in pochi giorni raggiunse c1uasi l'anello aeil'adduttore. In questo n·attempo la salute generale peggiorò note:volmente, e, considerando il rapido svilUllparsi del tumore fu decis·a.Pallacciatnra dell'arteria·feni.orale. al di sopra di esso. 16 agosto. - Amministrato il cloroformio, l'arteria femorale .fu allacciata all'apice dèl triangolo di ScaqJa. Si adoperò la legatura colla minugia fenicata, la ferita fu rimarginata per mezzo della sutùra· co.n fine filo d'argento, e medicata secondo il metodo di Lister\ n membro venne coperto con ovatta e blm1damente s.ostenuto c'on ·una fasciatura di flanella. . 17-.- L'operato dormi bene tutta la notte .: si lagna di leggiero dololie nella ferita: il tumore è grandemente abbassato ed è molle e flaccido. Il membro è caldo. La temperatura nel cavo aseellare è di lOO, .ill)Olso è a 99. 18. -L'infermo sta benè. Polso 99; 'tenlller. nell'ascella 98°6. 20. - 1'utto Palto è di calor naturàle. La medicatura è tolta e. si riconosce· che la ferita _si rimarginò per prima inte1izione. 25. - Il tumore è molto più piccolo, sodo e duro; nessuna p.ulsa~ione; ne'ssru1 rumore, niuna es1Ja.nsione. Il malato passeggia. intorno alla sala e sul terrazzo tutto il giorno.


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28. - La sa.lute generale è affatto buona., il membro sano, il tumore popliteo è piccolo e duro. Rinviato guarito . .Alcune eonsiclet·ctz-ioni sui p1·eeeclerpti casi cl' anetwisma. - I snrl'iferiti casi d'aneurisma offrono parecchie particolarità meritevoli di considerazione e non pochi utili ammaestramenti. Così nel fatto riferito dal signor Faulkner abbiamo un aneurisma popliteo venuto non si sa come tiè perchè, ma che il succitato dottore, pa.r e stimi attribuibile all' intemperanza dell'infermo , il quale l)rima. dell'apparizione del tumore aneurismatico avea sempre goduto d'ottima salute. L'intempera.nza. può benissimo contribuire allo sviluppo d'un aneurisma, prepamrgli la via aumen/ ta.ndo l'azione ca.r diaca ed accrescendo forza all'onda sanguigna: / .ma questa causa, da sola, non basta. Però siccome non consta che l'infermo abbia fatto un qualche sforzo e sofferta ima qualche lesione o direttamente sull'a.rteria poplitea, o in prossimità di essa, che valga a darci la spiegazione dello sfia.nca.mento avvenuto nelle pareti di quel vaso, fa d'uopo supporre che la di lui professione q'agricoltore sia stata quella che diede ansa alla malattia di svolgersi nella cavità del poplite sinistro, piuttosto che altrove, probabilmente pel maggior e più violento esercizio a cui era obbligato l'a.rto corrispondente. La cura. fu semplice, rapida, fortunatissima., poichè mercè di essa sarebbesi ottenuta la gua.rigione in_ due ore. ·Fu indubitatamente una felice ispirazione quella di far servire la fasciatura elastica. alla cura degli aneurismi. l\fa sembra che siffatto mezzo, per quanto efficace siasi dimostrato, non è·scevro d'inconvenienti e non avrebbe forse dato un così brillante risultato, c1uando non gli fosse stata sostituita l'applicazione del compressore di Sign'o roni sull'arteria femorale, dove fu mantenuto per cinque ore, come mezzo d'intercettazione, e per yrentasei ore come . moderatore dell'onda sanguigna nella porzione sottostante della femorale. Da ·quanto espose il predetto signor Faulknt;lr si può forse as~ sevcrare che la guarigione dell'aneurisma si conseguì in sole due ore e che tutto il merito della guarigione spetta alla fasciatura elastica d'Esmarch? A noi pare di no: l o perchè è assai probabile che se il sig. Heath non avesse avuto ricorso al compressore di Signoroni, quando il dolore onde era tormentato l'infermo lo costrinse a togliere la suddetta fasciatura, il coagulo già formatosi


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·nell'aneilrisma·n.o n avrebbe resistito all'onda sanguigna; 2° perch'è il comP,ressore di Signoroni il quale, ogni volta che è appli·Cabile:, può senz'a.ltro aiuto procurare l'obliterazione del sacco .aneurismatico fu adoperatò troppo· presto e per troppo hmgo -témpò perchè. non. s'abbia a tenere in conto, se non d'agente ptineip~le, almeno di.coadiuvante attivissimo della cura.. Qu.antun,qu.e risult-i che la fasciatura. elastica si sopporta difficilmente dai malati a. motivo dei dolori che essa provoca, noi la credia.;mo vantaggiosa in una data misura e non sapremmo sconsigliarn.e l'u.so ;·ma ci faremo lecito di chiedere se, tratt.andosi di -eombattère un àneui.'isma. della poplitea, sia propriamente necessario di anemìzzare il membro rlall' estremità delle dita del piede fi.no in ~icinanza. del legamento di Pou1)art. Il secondo· ca.so (inserito neHa Rim~sta .Meclicr~, vedi indietro ]!agina"l43), otl:'re materia a molte riflessioni. L'aneurisma dell'ao'rta ascendente è una malattia per buona sorte non tanto coJ'{lune: Il D'Alexander propende evidentemente per l'opinione chp li{ vita militare vi predisponga, sia per i cambiamenti di clima ~~ .cui espone, sia per gli esercizi violenti c l'abuso degli .alCoolici che in certa guisa le sono inerenti. Noi però siamo di pal'er'C che .l'aneurisma non si veda spessissimo (very o{ten) come egli dice, in uomini che fecero parte dell'armata; un'esperienza di poco meno di qùa.rant'anni ci autorizza a non accettare senza bene:fizio d'inventario, massime pel nostro paese, il succitato superlativo. Aneurismi non dipendenti da traumatismo in militari ci occorse di vedeme appena tre: due appunto dell'aorta ed uno de'lla poplitea. I d~e primi gl'incontrammo in due ufficiali dei hersaglied, l'ultimo in un ca.rabiniere. Sì questo che quelli contiwano parecchi anni di servizio, avevano menata costantemente una vita faticosa ecl agitata ed. erano sempre stati intemperant:isssimi, ciò che starebbe a conforto dell'opinione clel dottore Alexander, o· per lo meno la rende apparentemente probabile. Questa in·obabìlftà però si :riduce ai r~inirni termini ove siri-fletta che. tre soli casi d'aneurisma su tmite migliaia d'ufficiali, di sottufficia.li, di carabinieri e d'aitri uomini di truppa che non abba.n.d~naV!J.UO la carriera dopo otto anni di servizio, che avemmo occasi one di conoscere c (l'osservare, sono un ben piccolo contingen~e. da cui non si potrebbe davvero legittimamente conclu11


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dere che la vita militare favorisca tanto le dilatazioni ruteriose. Dol resto, ritornando al caso riferito dal dottor Alexander, giova non perdere di vista che il suo aneurismo.tico non poteva. dirsi uomo eli abitudini intemporanti giacché, sebbene siasi ubbriacato due volte prima che gli si mo.nifcstasse il suo male, il p1·cfnto dottore cc lo dà. per un bevi toro moderato. L a c.·msn. dell'atl'c:donc era adru1que molto problemo.tica, ciò che non impedi che in grazia della cura adoperata l'infermo potcsselasci!w l'ospedale !Jt'a.Julemcnte migliomto nel termino di 23 giorni. Quale fu prop~·iamonte il rimedio che procurò all'infermo un sì pronto alleviamento? F u la mistura di sciroppo di tmpaveri con quello di scilla e lo spirito di cloroformio; o l'empiastro di belladonna; o l'ioduro (ti potassio? Koi sinm tli parere che il dottore .AJexander sia nel vero quando ci afferma che il riposo, la posizione orizzontale cd un buon vitto, ma non stimolante, siano stati i precipui fattori del Yantaggio che il malato ricavò dalla cura. Quanto allo iodm·o pota.ssico, non sappiamo qual parte vi abbia avuta, pcrchè, dato che la sifilide afticvoliscn l'elasticità dell'aorta nei soldati, e che lo ioduro potassico valga a ritornnrla. allo stato normale, non risulta in alcun modo che l'infermo curato dal signor Alexnnder abbia realmente sofferto di sifilide, como non conosciamo la quantità di medicamento con cui sarebbe stnta combattuta la supposta affeziono sifìlitica. Interessantissimo sotto tuUi gli aspetti è il terzo caso concemento il cllinese Aft'oon Afficecl, il· quale in meno di •b mesi presentò l'aneurisma delle due poplitce c subl con esito favoreYolo l'allacciatw·a d'ambe le femorali. Da questa singolarissima storia rileviamo il fatto che mediante un'adatta cura interna cd una bou intesa posiziono del membro, il secondo aneurisma nello spazio di quinclici giorni era talmente migliorato da far nascere speranza di uon lontmw. guarigione, speranza che ande) delusa IJer l'imprudenza commessa dall'infermo. Anche in questo caso si ricorse al ioduro potnssico nd alta. dose (non è specificato quale fosse) senza. che consti che l'infermo fosse inquinato di sifilide.


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L'allacciatura a cui si dovette più tardi addivenire non diede luogo al menomo inconveniente : la ferit-a cicatrizzò per prima. intenzione in quattro giorni. Fu quello un effetto della medicatura alla Listcr e della sutura coi fili di argento? X on lo crediamo: perchè in altr'epoca nl>biamo ottenuto e veduto ottenere identici risultati colla sutura semplice c senza il concorso dell'acido fonico e della minugb:t. ~on è questo il primo esempio di doppio aneurisma verificatosi in breve tempo in nn medesimo individuo e guarito con doppia operazione. La nostra letteratura ne ha registrati diversi ccl il giornale stesso Tlle Lancet n'ebbe già n ricordar degli altri. Cionullameno sarebbe stato, secondo noi, prezzo dell'opera. di farci far più ampia o piìt particolnreggiatn. conoscenza coll\nfcrmo, ondo poter più fo.cilmento renderei ra~o110 di quella procli'l'it!\ agli a110urismi, circa. la. quale, del pari che circa allo c.-wso ocoasionali o determinanti di essi, il professo1·e Denison 1\Iackcn.zie ci h:l. lasciati completamente al buio. Franca.Ya tanto più b spesa eli: ÌJ).{orroarci sul temperamento, sullo. costituzione, sull'abjto e sulle circostn.nzo pregrosso del chinese, che da coteste nozioni soltanto si può argomentare se ie guarigioni ottenute colla legatura saranno stabili ecl assolute, o se vi sia a tcmel'c che il male, vinto negli arti inferiori, non inficl'isca più tenibilc nell'addome, attaccando le iliache o la stesso. aorta. discendente come ci ayvenne di vedere o (ti toccar con mano in nn contadino dei dintorni di Saluzzo, il quale dopo d'essere stato in bravo spazio di tempo sottoposto con fausto esito alla legatura della tibialo anteriore c della femorale, soccombette per rottura d'n.ncurisma interno. Quell'uomo aveva una vera diatesi aneurismatica. Quasi tutte le suo arterie erano in istato d'ectasia : le aorte avevano il calibro di quelle di un cavallo. E vero elle quell'uomo era alto, muscoloso e di temperu.mento squisitamente sa,nguigno, ma con tutto ciò il fenomennle sviluppo del suo nlbero arte1·ioso oou poteva considerarsi che come una condizione p:Ltologica. controindicante ogni cura che avesse per iscopo di abbreviare il circolo _sanguigno. Ecco porchè dicevamo poc'auzi che qualche po' d'anamnesi ed una più esatta descrizione generalo dell'informo ci sembra.vano indispensabili, tanto a spiegazione della malattia che a giustificazione della cura. Y.


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Fratture iusolite. - (The Lancet, 13 gennaio 1877).Il signor CL"ELAND L AMl\!IAN, chirurgo interno dell'infermeria Turnbridge vYells, comunica le seguenti note: CAso 1o

Sepa:razione cleU'epi{isi clella base della scapola. -

lVI. T. ragazzina di cinque anni fu portata a.Il'infermcria. da sua madre il 6 dicembre p. p: La madre raccont<t che mentre passeggiava colla sua bambina in 'mezzo alla strada fu subitamente sorpresa dal rapido avvicinarsi d'un carrozzino: vedendo il pericolo a.fferrò la bambina per l'ant.ibr~ccio e la trascinò fuggendo verso il mm'ciapicde. All'esame non si trovò menon1amente offesa l'estremità supeil·iore, ma nel rialzarla e far tenere stretto il pugno -alla ragazzina si udì uno scricchiolio assai caratteristico. Nulla v'era d'anormale attorno alla spalla, la q~tale conservava la sua simmeti'ia; ma quando se ne esaminò l'articolazione, lo scricchiolio si fece ancor più intenso ; ·C siccome l'articolazione omero~scapolare pareva. intatta, l'esplorazione fu Sl)inta verso la scapola, il cui collo e la spio,a assieme a tutti i proces$i. non sembrarono punto rotti. Facendo scorrere il dito lungo la spina verso la base, fu scoperta ima frattura che si estendeva a tutta la lunghezza, che separava infatti tutta l'epifisi basica, ad ecce' zione dell'angolo posteriore inferiore, su cui il gran dorsale ondeggiava: I muscoli 1:omboidi tiravano fortem.ente l'e1)ifisi verso la colonna vertein·ale, separando i frammenti tre buoni quarti di dito uno dall'altro. Una fasciatura in forma di 8 fu posta attorno alle Sl)a.Ue, e le braccia furono immobilizzate in quella posizione mediante una fasciatura inamidafa.. CAso 2° Frattura 01·izzontale dell'astYagaZo e ~ussazione clel piede ctll'in{1w1·i. - T. C., muratore, stava smovendo una gran lastra di pietra, quando trovò che l'aveva lasciata obliquar troppo e che bisognava allentarne il sostegno. Ciò facendo eseguì un gra.n{le sforzo l)er isfuggirne l'urto, n1a la lastra lo urtò nella sua caduta e schiacciò il suo piede contro nna più piccola pietra che stava per terra. Il signor Hemming che vide questo caso, trovò che la tibia ed il peroné erano illesi completamente, ma ilmalleolo ii!terno formava un gra.n tumore al lato interno del collo del piede, ed il piede era lussato molto a.l di là del ma.lleolo esterno. Pareva evi-


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dente che vi fosse una frattura orizzontale a traverso l'astragalo, il frammento inferiore del quale era rattenuto da:l legamento · calcaneo-astragaleo ed accompagnava il resto delle ossa del piede nella sua lussazione all'infuori, il frammento inferiore era mantenuto fra i due malleoli incolumi. Dopo di averlo sottoposto alla cloroformizzn,zione, la deformità fu tosto rimossa, mediante l'estensione, ritornando il piede nella sua posizione con un percettibile scricchiolio, le altre ossa essendo riconosciute pienamente illese.

Fratttwa della tibia e del perO'!~ sotto l'Mticolazione del ginocchio con molta contusione ; minaccia di gang1·èna da otlttramento deU' a'-teria femorale; ampuiazione, gtfa,·i,qim~e. (1'he L(J;nqet, 4 novembre 1876). - Il signor Rivington, chinu·go del London Hospital,narra che vV.J. \V. d'anni 52, carpentiere, entrava in quell'ospeclale il 20 novembre 1875. Era stato buttato giù da cavallo e la ruota d'un carro da mattoni gli era passata sulla gamba sinistra. La tibia e la fibula erano fratturate a.!! o stesso livello, 'Un poco al di sotto della tuberosità del p:dmo osso. Una notevole quantità eli sangue era sparsa sopra e sotto la sede della lesione, ed il membro era considerevolmente gonfio ed ammaccato. Il membro fu messo fra le ferule e gli furono applicati òagnuoli refrigeranti. Le estremità dell'osso fratturato furono mantenute in posizione con molta difficoltà, i movimenti del pn.ziente cagionandone l'accavallamento. Non esisteva malattia di cuore, ma eravi mormorio sistolico della mitrale. I polmoni "erano san1ssimi. L'infenno andò bene per tre settimane, mangiando, c dicendosi libero d'ogni. dolore. Non v'erano gran disturbi costituzionali. Tuttavia il membro continuava ad essere gonfio assai, e 1'8 di dicembre era.si formato sulla sede della frattura un grosso t umore flu ttuante, la cui pelle era sottile e scolorita. Questo venne aperto e ne uscì in copia fluido fetido, sporco di sangue : fu esportata una considerevole quantit-à di tessuto muscolare e tendinoso e s'introdusse un tubo da fognatura. I capi della tibia fratturata furono messi a mutuo combaciamento e si applicò una ferula laterale interrotta. La ca.v ità fu sciacquata giornalmente fino al 13, quando venne evidente che il membro dovrebbe essere amputato. Un largo tl·atto eli cute era diventato nero cd aveva perduta 111, sua vitn.lità, c la suppurazione che usciva dalla


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ferita era-fetcntissima. L'amputazione fu consigliata, e l'infe1'mo dopo d'essersi consultato colla moglie e coi suoi amiei vi neconsentì. Furono notate due o tre placche circolari di pelle, larghe nll'incirca quanto urio scellino, lateralmente all'articolazione del ginocchio, scolorite e ra:ggl'inzate. Si fecero due lembi eguali eutero-posteriori, il posteriore per trasfissione e l'anterior e mediante taglio dall'infuori all'indentro, il femore essendo veduto nl disopra dei condili. (~uando si stava per applicare la legatura all'arteria femorale, si trovò uno zaffo di fibrina che la chii1dcva, ma esaminando il mémbro staccato, la poplitea c le sue diramazioni ftu·ono riconosciute perfettamente pervie. Non si potè assegnare la causa della chiusura della femorale. Questa et·a evidentemente avvenuta durante i pochi ultimi giorni, prima dell'amputa,zione, c determinò la gangrena delle pa.r ti molli al disopra e nella sede della frattura. Una medicazione semplice fu applicn.ta al moncone . .L'infermo fin da principio progredl verso la guarigione e non ebbe che disturbi costituzionali comparativn.mcnte piccoli. L'll gennaio crasi formato un tumore nel lombo anteriore. Apertolo, ne sgorgò una. quantità di marcia puzzolente, e considerevoli brandelli del tendine del quadricipite furono staccati. n 25 un altro brandello tcndinoso venne esportato . Allora si riscontrò che una porzione del fel\lore era necrotica ed un riuovo osso erasi formato liber amente attorno ad esso. Il 3 d'aprile un vistoso sequestro, lungo quasi quattro dita, consistente nello. metà della circonferenza della diafisi del femore fLl rimosso, In maggio si permise all'infermo di-andarsene a casa sua, con formemente alla domanda ch'egli stesso ne fece, il moncone essendo cicatrizzato ad eccezione d'w1 seno conducente ad una piccola superficie d'osso denudato. ·

Emia feniorctle con 1m ,uverticoZo a t1·averso la fascia suaJeJ·fwiale; strozza;manto, opeta%ione, guat·i_qione (Ernia di Ooopet·). (The L ancet, 3 fcbl)raio 1877). - I casi in cui lo strozzamento dell'intestino o dell' omento è dovuto all'influenza di qna.lche striscia od espansione della fascia superficiale al disopra, ed esteriormente ad esso, di ciascuno dei tessuti ordinari che formano le pareti del canale, sono comparativamente rari, e la diagnosi della. sede attuale dello stringimento è cosi molto difficile.


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La signora vV., d'anni cinquantacinque, entrò il 4 gennaio 1877 nell'ospedale di Oha.ring-Cross con tutti i sintomi di un'ernia strozzata la cui ricluzione per mezzo del taxis, alcune ore prima della sua \ Cnuta. all'ospedale, era andata fallita. Yisitatala, le sì trovarono due grossi tumori, uno esterno nella regione inguinale, del volume circa di un'ara11cia, molto teso cd infiammato, colla superficie leggermente esulcerata; un secondo interno a questo situato sopra la sinfisi del pube c separato dal primo da un profondo solco (cYidentell}ente il sito del principio dell'aponeurosi. vulvalc) che era inspessito e reso più duro c r esistente dalla presenza d'una cicatrice aderente ai tessuti sottostanti. Quella cicatrice era i.l postumo d'una precedente operazione d'ernia strangolata. Premendo alternativamente i due tuIl}ori, si capiva chiaro.mente che essi erano in connessione fra 101'0.

ll signor Bella.my diagnosticò un~rnia femorale che s'era de' i ata dal suo corso abituale direttamente sotto il legamento di P.oupart c che avca preso la direzione in alto cd all'indentro, ])l'Obabilmente costretto. da una striscia aponeurotica, ed evidentemente strozzata. Tuttavia dopo il risultato della t.entato, riduzione, credett-e più sa,·io consiglio di operare subifo. Cloroformizzata l'inferma, praticò con un biSturi un'incisione lunga circa tt·e di.ta direttamente a traverso i tessuti duri che formavano il solco, giù sopra il sacco, che ebbe per effetto di liberare sull'istante i visceri costretti e di convertire le due ma~se in un solo tumore. La parte interna di questo consta·m di una grande ansa. intestinale sopra il contine dello strozzamcnto, mentre l'esterna, q.uella emergente dall'apertura safena, era formata d'una ripiegatura d'intestino e· di una abbondante quantità d'omento che era ptofondamente iniettata. Dopo un blando tentatiYo di. riduzione che anelò a vuoto, egli aprì il sacco dalla cui cavità schizzò fuori una gran qua,ntità eli siero; l'intestino fu <1uincli r idotto po.rzialmente, ma fu trovato necessario di fare una intaccatura ai margini tanto del legamento di Hey, che <li quello di Gimbernat, J•rima ohc si l'intestino che l'omento potessero venir intieramente ri})QSti nella cavità addominale. Non fuvvi emorragia di sorta; la ferita esterna fu riunita con filo metallico; fu appli~at.'l. lll1a falùella co~1 sopra una. fasciatura


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a spira e si amministrò una. generosa dose d'oppio. Il giorno susseguente l'inferma stava assai bene, sebbene vi fosse stato un lieve conato di vomito, e la temperatura di essa fosse salita la sera a 101°. Il 7 la temperatura era normale c l'ammalata andò natura.lmente di corpo. Migliorò quindi di giorno in giorno, ed oggi (20 gennaio) è convalescente.

Lnssazione del eolio cagionata da m1 colpo, (The Lancet) del dottor CARLO 0RTON.

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Io considero questo caso come non privo d'interesse, non solo dal lato della rarità dell'accidente, ma eziandio da quello della causa che lo produsse che fu un pugno d'un uomo. Il caso fu mandato a giudicare alle assisie di Stra1ford, e l'uomo che menò il colpo, (lichiarandosi colpevole, fu condannato a dodici mesi di carcere duro. Non vidi il morto che cinque ore dopo il decesso, quando ne· feci l'esame necroscopico. I testimoni oculari lo descrivono come portantesi innanzi col mento rivolto leggermente a sinistra. Il colpo fu menato sotto l'angolo destro della mascella col pugno della mano destra, parte dall'indietro c parte lateralmente al defunto che cadde a sinistra, ma all'indietro e " p'a.rve morto sul colpo. , Non si mosse più dopo la caduta. . Esame necroscopico. - Un uomo apparentemente sui cinquant'anni, ben costrutto ma poco muscoloso e che aveva senza dubbio sofferto d'infiamma.zione polmonare e della pleura, esistendo fit.te e salde aderenze al lato dest.ro del torace. n pezzo del polmone posto sulla tavola la~ciò vedere a tutti la. cicatrice di un'antica cavità. Il cuore e gli altri organi, sani. La testa avea. perduto ciò che i francesi chiamano la sua solidità, girando in qualsiasi direzione. Ciò dipendeva dalla llura e totale lussazione fi·a l'atlante e l'epistrofeo: la test1t a cui l'atlante era fortemente attaccato era gettata all'indietro ; il processo odontoidc com}Jrimendo così la parte anteriore del midollo spinale e cagionando istantaneamente la morte. Il legamento posteriore e gli altri che fissano l'atlante all'epistrofeo, e l'epistrofeo all'osso occipitale


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erano rotti, ma non vi· era frattura neppure llel processo odo n~ toide, e ciò che io stimo sia ancor più raro, non vi era lacera~ zione del legamento trasverso. Io credo che questo caso provi una volta di più la verità del~ l'asserzione di Dupuytren " che tali accidenti sono al di sopra delle risorse della nostra arte. , So benissimo che Malgaigne cita due casi di guarigione dopo la lussazione totale del collo fra l'at~ laJl!te e l'epistrofeo. In un caso avvenuto nella pratica di suo pa~ dre la testa era curvata all'innanzi: il mento toccava il manubrio dello sterno e rimaneva immobilmente fisso in quella posizione, tutte le altre parti del corpo conservando le loro funzioni naturali. Nel secondo caso osservato da Ehrlich v'era lussa.zione della scapola che avea perduta completamente la sua sol-idità e girava dall'uno all'altro lato. L'ammalato avea perduto i sensi e tutto il suo corpo era completamente paralitico. La riduzione fu eseguita e diede un rumore che fu percepito dagli astanti e(l il capo riprese fermamente la sua posizione, ma fa d'uopo aggiungere che il capo fu in seguito mantenuto in sito mediante una fasciatura. Nell'ultimo caso non so concepire che il capo, dopo di aver girato di qua c dì Jà, sia stato saldamente rimesso nella sua 11osizione con un suono che fu udito. Nel primo non posso compl'endere l'immobilità del capo, il mento appoggiato al manubrio dello sterno e le funzioni del corpo rimaste integre. Almeno ciò diffe~ risce molto dal mio caso in cui il mento toccava. il mezzo dello sterno e v'era. perfetta mobilità del capo che poteya esser facil~ mente rimesso al suo posto, ma non vi rimaneva.

L'apptu·eechio mobile silicato c il suo uso, rli KAl'PELER e HaFTEn (Deutsche Zeitsclwi(t fiilt Chi;r~wgie, Volume VII, fascicolo l") (Deutsohe meditJinische Wochensohl"ift, Novembre 1876. I signori Kappeler e Hafter credono di aver soddisfatto col~ l'enunciato apparecchio al bisogno sentito da gran tempo dai chirurghi, di r ender cioè mobili gli apparecchi sodi per le articolazioni, in un modo assai più semplice e migliore di quello usato fìn quì. In seguito ad un gran numero di esperimenti essi trovarono che il notissimo apparecchio silicato, in considerazione <Iella sua duttilità cd elasticità, può essere dìscontinuato fino ad un


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terzo della sua circonferenza, se11za. danno della propria solidità a durabilità, e qoincli esser reso mobile. Venne adoperato a tale scopo il silicato di soda in consistenza sciropposa. n modo più semp]jce per render mobile l'apparecchio, e che è assai opportuno per le articoht7.ioni del piede, qualunque sia il caso, consiste nel fascio.re il piede posto in semiflessione e tagliare poi una finestra in forma di fuso sulla parte anteriore dell'articolazione, il cui asse longitudinale sitt parallelo a quello della gamba. La parto intatta J>Osteriore resta perfettamente mobile. Volendosi ottenere nn grado importante di mobilità in modo, per esempio, che la gamba possa flettersi sulla coscia. fi no ad angolo retto, bisognerà f:n·e, oltJ:e una p1·imn finestra nel garette, una seconda alla parto anteriore, in guisa che l'apparecchio venga tliscontinnato fino a formare due frcccie laterali, le quali saranno rafforzate ancora cla striscio di caut.schuk; ovvero la fìnestm anteriore verrà s:upplita da un semplice taglio trasversale e pl'ofondo fino alla benda di flanella. Le finestre si fanno d'ordinario do,-c In pelle nel flettersi in corrispondenza dell'artico.lnzione forma più forti pieghe. Per tagliare le finestre deve essere scelto il momento opportuno ; (Juando cioè l'apparecchio non ò nè troppo molle nè soverchinmcnte cluro; in altri termini, non debbono essere tra.scorse, secondo il suo spèssore, al di l:ì di 50 ad 80 ore dalla sua applicn:done. ~i può far n meno di tagliar la finestra mettendo sul piede, dopo l'applicazione deUa fascia di flanella, un pezzo di carta di guttaperca della lunghezza di cui si farebbe la finestra, assoda.ta con del filo, in modo cl1c stia. incrociato. perpendicolarmente sulla pelle. Il piede viene quindi lleudato in una forte flessione, per esser rimesso, finita ln fasciatura; nclln sua JlOsizionc naturàle. L'appa1·ecchio articolato mobile silicato sarebbe inclicatissimo : nelle fratture prossime alla consolidazione, per cdtare le rigidità. articolnri ; quando ci sia da temere anchilosi ; nelle ferite t>erforanti delle articolazioni ; nelle infianm1azioni croniche delle stesse per curn secondaria; nelle rosczioni ; nelle paralisi, ccc. ecc. Per sapere in qual modo gli autori abbiano cercato di rendere utile tale apparecchio nel piede valgo acquisito, nel piede varo congenito, nella cifosi e scoliosi, e per protesi, si consulti il periodico sopra citato.


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Me zzo semplice p er la fliagno si dU:fei·enziaie (Iella .fratt~l·t-., •lel cono clcll'ol n ero e tlc U:t lussazionc s nbeorttco i d ca tl e ll' omero. 1\:I. ScHUL t'ER. (Berlin Kllnisclte Wochenschri(t, l87G) (Deutsche 1nedi.ziJ~isclte Woohenscrift, dicembre 1876.

L'autore richiama alla memoria dei medici un mezzo semplice, il (}Uale, secondo lui, fu tenuto in poco conto nello, lWO.tica, c che, considerat.c le note difficili circostanze le quali si presentano non di ra(lo nella diagnostica dllferenzhtle, in .talune forme di frattura del collo dell'omero e della. lussazione antcl'iore di quest'OS!?01 non lascia d11bbio sulla diagnosi, anche senza l'uso del clorofomùo duro.nte l'esame. Esso è la misura dell'cstrenùtà

offesa, specialmente della. distanza tra l'acromion eTepicondile esterno dell'omero. Nella t:rattura <lel collo dell'omero la distanza è sempre minore nell'arto offeso che nell'arto sano, massime t'lei casi di distrazione, che si }.Jotrcbùero scambiare per una lussazjone ai1teriore dell' ome1·o. TnYece, nella lussazione subcora.coiùea questa. disttmza è maggiore nell'arto lèso che nel smfo. La 1nisura viene presa con un lll\Stro tenendo il braccio in mò clorata abduzioìJe, c formante coll\wambraccio un angolo reno. 11 brac'éio sano verrà posto, per quanto è possibile, nella stessa posizione, e intrapresa. ln misura cla ambe le J>mti dallo stesso punto dell' acromion aUo èpiconclile estcmo cloll'omero.


RIVISTA OCULISTI CA

Cenno descrittivo tlell'ottometro •lei sig. Pct'l'in e l't.lascart. -Prendiamo ad imprestito dal Recw~il des. mé-

moù·es de médecine, de chù·lwgie et de phm·macie miluaires, primo fascicolo del volgente anno, uno scritto dell'egregio professore l\1. Petuu); destinato a rendere importantissimi servizi ai medici militari chiamati ad assistere i consigli di leva, in qualità di periti. Siccome in quello scritto che tratta delle alterazioni vere ocl allegate della facoltà visiva c del modo di riconoscerle, il nostro collega parigino parla clell'ottometro e dW.la facilità. e sicurezza con cui, mediante siffatto strumento si determina l'acut.ezza visiva, abbiamo creduto opportuno di premettere a.l suenun~iato lavoro un breve cenno sull'ottomet.ro e sul modo di servirsane per quelli de'nostri lettori che non avessero peranco avuto occasione di vederlo e di adoperarlo. L'attometro dei signori Perrin e Mascart, di cui l'unita figura. llà un'idea complessa, è uno strumento composto d'un tuho cilindrico d'ottone che porta ad una delle sue estremità una lente convergente la quale serve d'oculare, all'estremità opposta un oggetto disegnato su vetro annerito ed illuminato J)Cl' traspa.renzn. Nell'interno del tubo havvi una lente concava d'una lunghezza fo cale più corta di quella della lente convergente, e che può essere sp.ostnta dn.Il'oggetto fino all'oculare, mediante un rocchetto munito d'indice, che se-arre sopra un regolo dentato. Secondo la posizione che occupa relativamente all'oggetto, la lente negativa imprime ai raggi luminosi emanati da quest'ul-


Rrt!STA DI GIORKALI ITA.LIA~'l BD ESTERI

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timo direzioni tali cl1e uscendo dall'oculare questi raggi presentano a volontà tutti i gradi di convergenza o di divergenza. che convengono alle dìverseformo d'ametropia.(ipermctropia o miopia) o ai diversi stati anormali dell'accomodazione (presbizia, spasmo cigliare, ecc.). L 'indice annesso al rocchetto, che trascina la lente concava, poggia sopra un regolo graduato in pollici e dà all'osservatore lo stato della refrazione dell'occhio sottoposto nd esame. L'oggetto guardato dall'occhio esaminato consiste, per le determin"azioni sferiche, in caratteri minuti di stamperia cd in piccoli gruppi di circoli diS})C'Sti gli uni accanto agli altri : per le doterminazioni cilindriche (astigmatismo), s'adopera. un sistema di linee pamllele che possono esser poste in lutti gli nzzimutU, Y. mediante un tamburo girante.

OUomct.ro •loi ~ignori 1'orri11 e ntascart


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Dell'esame tleJla visione davanti td c~nsigli •li leva.. (Gu.icla deZ medico tJm·ito), del signor M: Pmmnr1 medico principale di prima classe, professore alla scuola del Val-cle-Gràce. Le affezioni endoculari sono cosi frequenti, così diverse per quanto concerne la loro n~tma c talvolta cosi difficili a chiarire che ralll)resentano unn, delle twecipne diftìcoltà che il medicoperit.o abbia a risolvere. 1\Ia l'ordine, il metodo e la nozione ben / et.ta dello scopo da raggiungersi semplificano di molto lo. cosa. Questo scopo si è di satlcre se Pacutezza di visione è sufficiente pel servizio militare, ed, in caso d'insufficienza, se è possibile ùi ri~ediarvi portando occhiali. La determinazione delle ma.lattie che poterono cagionnre s iffatto indebolimento non è assolutamente indispensabile, come se si trattasse di stabilire una diagnosi e di formolare unn. cura; in altri termini la questione clinica propriamente detta deve cedere il posto davanti alla questione medico-legale afferente ad uno dei suoi sintomi e che può esser enunziat1t nel seguente modo : l'inscritto vede o vedrà abbastanza. chiaramente per fare un soldato? Bisogna dunque in tutti i casi e prima d'informarsi d'ogni altra cosa determinare l'acutezza della visione. Determinasione clell'acut~Jzza visiva. - Per prnticarlal le taYolc della scala tipografica saranno appese ad altezza d'uomo ad una parete della sala delle sedute di guisa che siano ben illuminate. Non è necessario che questa illuminazione sia sperimentalmente determinata e sempre d'un'eguale .intensità. L'illuminazione sufficiente per leggere c scrivere sarft appropriata all'uopo. Tutte le volte che nello spirito del perito rimananno <lei dubbi, farò, la prova su se stesso, prima clelia seduta, e si assicurerà che l'illuminazione della sala gli dà la sua abitua.le acutezza. Uno spazio lungo non meno di 5 metri e diviso in .piedi sarà laséiato libero dinanzi alle' tavole tipografiche. A questa divisione in piedi se ne sostituirà una in metri, non appena l'uso ne divenga prevalénte.


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Così disposte le cose per tutte le sedute, ogni inscritto, la cui vista. è supposta difettosa, saTà collocato alla distanza di 12 piedi dalla scala : gli si farà leggere successivamente e con un solo occhio,' l'altro essendo coperto colla palma della mano, i divexsi numeri della scala cominciando dai più alLi e fermandosi a quello che si legge con esitazione. A questo punto si faranno riconoscere alcune lettere isolato della seconda linea dello stesso numero, <li modo che si ottenga maggior precisione nelle risposte, giacchè non s'indovinano le lettere isolate, come le parole ed i membri eli frasè. Se l'inscritto non sa leggere, si adoprcrà la terza riga fatta elci segui i più elemontad ed i più uuiverso.lmente noti. L'acutezza della visione è rappresentata da una frazione il cui numeratore è la distanza a cui la lettura cessa d'essere possibile ed il denominatore dal numero delia scala al quale si fece sosta. Ammettiamo per esempio che l'inscritto collocato a 15 piedi legga il numero 15, la sua acutezz:t visiva sarà eli 15/15 ossia

di l . Se non può leggere al disotto del numero 30, essa snrà di a/Bo o di 1}2 : al di sotto del numero 50, esso. sar~ì di 15/>o, cioè

compresa fra 1/a ed 1/ • : al disotto dei numeri 75, di 15/n ovvero di 1/6 : al eli là del numero 100, di •s;,oo o di '/c,c. E così di segtùto. L'esperienza da gro.n tempo ha dimostrato c l'osservazione giornaliera conferma che il .minimo di vista necessaria alla vita militare corrisponderebbe all'incirca ad 1j.1 per l'occhio destro. Per conseguenza ogni individuo che nella 1)rova precedente, raggiungerà un grado di vista eguale o superiore ad 1/ 4 1 sarà ammessibile, purcbè lo stato dell'occhio sinistro non vi si opponga. li limite minimo dell'acutezza VlSIVa di quest'ultimo non è ancora tanto preciso quanto quello del lato destro : esso può essere fissato a un dipresso a 16/m . Nell'esame dell'occhio sinistro il grado d'acutezza importa meno dell'estensione del campo di visione. Questa. sarà determinata in modo bastantemente esatto, mediante la prova digitale cioè facendo fissare a una distanza eli 10 centimetri dall'occhio esaminato, l'altro essendo coperto, un dito d'una mano, mentre


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un dito dell'altra si fa passcggim·e successivamente in diverse dir ezioni. L'esame del campo visivo è il complemento della determinazione dell'acutezza della vista : non è indispensabile di praticado se non quando esistono dubbì nello spirito del perito. Ogniqualvolta..-la:porzione monoculare del campo visivo binoculare è abolita, h avvi inabilitò.. L'abbassamento dell'acutezza visiva al di sotto del limite minimo 1/ • non conferisce necessariamente l'esenzione : bisogna perciò che sia definitivo e che non possa essere corretto. . Quest'a proposizione sarà resa più chiara e più esplicita dalle considerazioni che verranno in seguito. · La diminuzione dell'acutezza visiva può derivare da tre cause di natura diversa che sono : l o uno stato amctropico ; 2o un difetto eli trasparenza dci mezzi refringenti o delle loro superficie di separazione ; 3° un'affezione del nervo ottico o delle membrane endoculari. !11 un certo numero 'di casi queste cause interverranno simultaneamente, ma una tli esse mppresenta sempre la parte predominante e deve principalmente, se non esclusivamente, fermar l'attenzione. A) 1• Lo stato ametropico è rappresentato dalla miopia, dnll'ipcrmetropia e dall'astigmatismo.. La miopia irregolare determinat.a da una causa accidentale, quale sa.rebbe uno stafiloma pellucido o cheratocono, un'idrottalmia, una lussazione del cristallino è sempre un motivo d'esenzione ed anche di riforma se essa ha sede in ambi gli occhi op})Urc nell'occhio destro. La rniopia regolare è la forma, ·se non la più frequente, almeno la più incomoda all'età dell'inscritto e la più influente sull'acutezza della vista. Ciò è tabnente vero, che in tutti i casi in cui questa non raggiunge il limite, bisogna subito J)Cnsare alla miopia. La sua esistenza è irnrnetliatamcntc rivelata da.Ua seguente prova. Dopo d'aver determinata l'acutezza visiva acl una distanza di 15 piedi si pone fra le mani dell'inscritto il cartellone che porta i tre primi numeri della scala c gli s'ingiunge di leggere alla distanza che meglio gli com·iene. In tutti i ca.si di miopia semplice questa prova che ha per cf-


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fetto di collocare la scala a portata della vision~ distinta, inJ)alza subito il grado dell'acutezza, ciò che non succede mai in modo notevole in ogni altra circostanza, eccettuati però gli alti gradi d'ipermetl'opia. Quando la determinazione dell'acutezza fatta da vicino ha dato un'acutezza superiore ad 1/4, havvi luogo di misurare il grado della miopia per sapere se essa deve far pronunziare l'esenzione. •Lo strumento il più semplice, il pin comodo ed il più sicuro per giungervi nella gran maggiorità dei casi, è l'ettometro. Per servù·sene lo si dispone provveduto della placca numero l dmpetto ad una finestra e si fa guardare nello strumento a traverso all'oculare. L'indice vien allora fatto scorrere piuttosto velocemente in tutti i sensi al di quà e al di là dell'infinito di maniera a render vani tutt.i i tentativi lli simulazione. Ciò facendo si chiede ad ogni moto dell'indice : v-edete distintamente? Verrà certo un momento in cui la risposta sarà affermativa. Allora si fa leggere l'inscritto o riconoscere le lettere ed i segni se 1wn sa leggere, quindi si allontana lentamente l'indi ce dall'oculare, raccomandando caldamente all'osservato di avvertù:e non appena i caratteri od i segni non saranno più veduti distintamente. Là. si ritrova il limite remoto della visione distinta e basta leggere la cifra ed il numero segnato dall'indice per avere il grado della miopia.. Rjconduccndo pescia l'indice verso l'oculare finchè la vista cessi di nuovo d'esser distinta, si deternùna il limite pl'ossimo, e per conseguenza l'estensione dell' accomodazione. Questa determinazione si fa così prontamente che è facile di ricominciarla due o tre volte per poco che il perito conservi qualche dubbio. Ogni qual volta il grado della miopia. non supera 1/G in un miope la cui acutezza misurata da vicino o corretta supera t/, e la. cui accomodazione è intatta, si deve pronunziare l'idoneità -colla riserva però che l'arruolato sarà. autorizzato a far uso d'occhiali. Se questo non fosse ammesso, il limite d'ammessione non potrebbe elevarsi gran fatto al disopra di 1/t,, Tutte le volte che per un qualsiasi motivo, sia difetto d'intel12


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Iigenza dell'inscritto, sia mancanza di buona volontà, le risposte all'attometro mancano di precisione, sono confuse o contraddittorie, è il caso di ricorrere ai processi ottalmoscopici. Il primo di questi consiste nel ricercare collo specchio l'esistenza dell'immagine rovesciata del fondo dell'occhio, nel determinare ilJmnto il più vicino al di là del quale l'immagine perde la sua nettezza c nel misurare esattamente la distanza fra l'occhio osservato e quello che osserva. Questo processo d'una esecuzione bastantemente rapida permette, come l'attometro, di accertare la realtà della miopia e di misurarne approssimativamente il grado, nei casi in cui questo. è tanto alto da far sì che l'immagine rovesciata, situata generalmente al livello del punto r emoto dell'occhio osser"ato, sia raY· vicinata sufficientemente da esser vedntt'l. alla dist:J.llza necessaria ad una buona illummazione, cioè da 30 a 40 centimetri ; ma per riuscire in siffatta via occorre : l • determinare dapprima il punto il più vicino della propria visione, ciò che si fa sia coll'ottometro, sia colla misura della distanza la più vicina a cui si possono leggere i primi numeri della scala ; 2• assicurarsi dello ·stato di riposo dell'accomodazione dell'occhio osservato, ciò che è indicato da.U'identità dei risultati ottenuti in parecclùe prove successive, c ciò che si ottiene sicuramente, ove ciò sia necessario, coll'atropina ; 3• che si abbia un'idea precisa dei caratter i che deve presentare l'immagine ricercata. Questa dev'esser e nett.'l. ecl al :punto, per parlare il linguaggio dei fisici. Quando comincia ad avere contorni meno precisi, colori meno vivi, essa indica che si è troppo vicino. L'illuminazione del fondo dell'occhio non permettendo di allontanarsi oltre 12 o 15 pollici, ed il punto I>rossimo dell'osseì·vatore va.riando fra 4 e 6 pollici, ne risulta che la mio pia non può essere osservata nè misurata per tal modo, so non a patto che essa ro.ggiunga un grado minimo di 8 a 10 , 11iù alto, se l'osservatore è presbite ; meno alto se è miope. L 'esame ad immagine rovesciata. ridotta. con la lente convessa secondo le regole del processo mediante l'immagine capovolta, fornirà i dati circa l'esistenza ed il gr ado di syiluppo dello sta:fìloma postico, segno anatomico della miopia. Importa di far osser vare che lo stafiloma postico non è il seguo assoluto della miOilia


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'ène esistono non- ìnfrequeutemente atrofie coroidee peripapillari che simulano stafilomi più o meno regolati senza miopia, e all'opl)Osto, che s'incontrano incontcstabilmente, di .rado è VCtO, miòpie vere e perma.nenti senza stafilomi. Aggiungasi ancora che il grado di sviluppo di quest'ultimo è lungi dall'essei· in rapporto col grad.o di sviluppo dell'ametropia. 2• l:ì'ipermetropia all'età di vent'anni è di rado una causa . d'incomodo in una professione che comporta solo esercizi visuali lontani. Onde.la vista sia torbida in queste condizio11i, bisogna che.l'ipermetropia sia manifesta, vale a dire che l'accomodazione .sia fnsufficiente per far vedere nettamente a gran distanza. La potenza dell'accomodazione in un giovine ipermetrope di 20 a.n ni può essere ragguagliata a1 minimo a quella di una lente di sei pollici : pei consegttenza si deve an1inettere in. modo generale e sufficientemente esatto, ché ogni soggetto ipcrmetropc, supposto di buona fede, .che. non l)UÒ nè leggere nè vedere distintamente ad una distanza di 15 piedi, è affetto d'una ipermetropia superi ore ad '/a. In questi casi fa d'uopo considerare l'ametropia come una causa di ambliopia permanente pòco suscettiva di miglioramento e eli correzione ner inezzo degli occhiali ed ·assicurarsi fin d'allora se l'~cutezza visiva raggiunge· o non il limite dell'attitudine al servizio. I).urante questo, il grado dell'ipermetropia manifesta tenderà fatalmente ad aumentare, ma la differenza sopravvenuta fra 20 e 25 anni non basta a render falsa la regola precedente. Ogni volta che s'incontra un ambliope che non è miope è ne· cessario ·di assicurarsi se è ipermetrope, ricerca.ndo collo specchio l'immagine dritta sebza instillazione di atropina. La' ricerca dell'immagine dritta espone ad errori al J)al'Ì <li quella dell'immagine capo,:olta. Quest'immagine per essere significativa dev'esser netta, malgrado le grandi sue dimensioni : essa dev'essei· al punto. L; occhio normale· ed anche l'occhio miope somministrano assai di spesso anche un'immagine dritta: ma questa è sempre diffusa : inoltre non si vecle che alla brevissima dist.an~>,a dall'occhio di s a 10 centimetri al massimo. Per conseguenza onde sfuggire a questa causa d'errori è mestieri da una parte di non attacca.re importanza che alle immagini


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nette, dall'altra, di non ricerca.rle che tenendosi a una distanza di 10 a. 15 centimetri dall'occhio. L'acccrtn.mento dcll'ipermetropia senza misurarnc il gt·ado, basta alJlCriLo, poicllè non ha. altro scopo in questa ricerca fuorchè di determinare la. specie di ambliopia che gli si presenta. L'astigmatismo, qualunque ne sia la forma e il grado, non potendo esser nè migliorato nè con·etto se non con vetri speciali, ili cui sarebbe assolutamente impossibile di assicurare l'approvigionamento all' esercito, dev'essere considerato como una causa d'ambliopia pèrmu,nente irrimediabile c far dritto a.l.l'esenzione sempre quando l'abbassamento della vista raggiunge il limite di if•· L'esistenza dell'astigmatismo, la sola cosa di cui debba occupat·si il perito, si riconosce subiettivnmente coi sistemi di linee di Donders : ed obiettivamente, prima. dalle modificazioni che porta all'illuminazione dell',occhio, sopratutto se è irregolare, ed in seguito dai cambiamenti di forma. che imprime all'immagine della JlUpilla. Allo stato normale, l'illuminazione artificiale del fondo dell'occhio produce una superficie giallo-auranziaca., più o meno splendente ma uniformemente rischiarata : pel fatto dell'astigmatismo l'illumjnazione diventa. disuguale, irregolare, il fondo dell'occhio è come ondeggiato, vi si scorgono ad ogni menomo spostamento dello specchio· riflessi chiarissimi, altri più foschi formanti fra loro certe ondulazioni variabili nella loro forma, nella loro sede ed estensione. In ordine all'alterazione di forma della pupilla, è stabilito cho il disco del nervo ottico pare allungato nel senso del meridiano piìl. refringente, se si esamina ad immagine dritta, ed allungato in senso inverso conispondonte al meridiano meno refringente, se lo si esamina ad immagine capovolta. L'astigmatismo complica spessissimo la miopi n. e l'ipermctropia. Egli è col combinarsi a. quest'ultima che esso entra per una. larga parte negli imbarazzi, nelle difficoltà, nelle contraddizioni che suscita spesso l'esame degli occhi ipcrmetropi. Ecco come si presentano il più sovente le cose : un uomo che noi supponiamo sincero, accusa un'actttezza visiva più o meno


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inferiore ad non v'ba alcun disturbo di trasparenza, alcuna alterazione definila del fondo dell'occhio. All'esame collo specchio si accerta un'immagine dritta più o meno ben definita : ma inoltre u!l'immagine capovolta variabile nella sua nettezza, talvolta incompleta, talvolta intermittente cd i cui elementi, massime i va,c;i, sono abbastanz:~. frequentemente difformi e contor· nati in modo bizzarro. L'esame col processo dell'immagine capovolta fa vedere assai di frequente una pupilla piccola del colore della feccia del vino, come nei miopi è circondata d'una zona d'atrofia coroidea che si perde insensibilmente nel tessuto della coroide. Por completare il quadro aggiungiamo che l'acutezza visiva è men buoua da vicil1o che da lontano e che le lenti concave recano un miglio· ramento. Le risposte all'ettometro sono ordinariamente pochissimo precise : il soggetto non vede bene ad alcuna dist.anza. : se vede distintamente una sillaba, non può leggere tutta la pnrola : in corte direzioni dello sguardo o con certe inclinazioni della testa egli vede un IJOCO meglio, cee. Questa semplice enumerazione basla per mostrare quanto simili situazioni sono difficili a studiarsi. Tutto vi è confuso o contraddittorio. L'esistenza d'una imma· gine dritta fa pensare nll'ipermetropia; ma da nn altro lato l'accertamento di una immagine capovolta, i caratteri della pupilla, H miglioramento prodotto dalle lenti concave, anohc d'un nu· moro elevato, da S a 12 per esempio, indicano una miopia. Fi· nalmente le irregolarità nel grado di nettezza. della vista, secondo le diverse direzioni dello sguardo, sono in rapporto coll' astigmatismo. Senza voler ridurre ad nn sol tipo tutte queste situazioni complesse, noi crediamo che il ;più sovente si tratta di miopio complicate o d'astigmatismo, oppure d'alterazioni delle membrane. Eccezionalmente, al contrario,!'occhio ò ipermetrope ed astigma· tico con apparenze di miopia che sono dovute ad una tensione pennanente, una specie di crampo dell'a~modaziono. Checch<': ne sia iu simili circostanze, se rimangono ancora dei dubbi sul significato clinico del fatto, si può, senza molto arrischinre, pronunziare l'esenzione.


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In altri casi più frequenti, ma più semplici, i metodi d'esame sembrano dar risultati contraddittor1. L'esame collo specchio rivéla che l'occhio è ipermetrope, e l'esame coll'immagine capovolta. dimostra che la 1mpilla è circondata. da una zona d'atrofia che rassomiglia più o meno ad uno stafiloma. In quasi tutti i casi di questo génere si tratta d' ipermetropia complicata d'alterazioni della coroide. L'ipermetropia è accompagnata da strabismo in una proporzione di 70 per cento all'incirca. Come la proporzione clegl'ipermetropi rappresent-a circa. 1/s d'ogni contingente, se ne può conchiudere che la maggior pn.rte degli strabici che si presentano al consiglio di leva hanno stral)ismi ipermetropici. Dal punto di vista: dell'idoneità al servizio militare, gli strabici dividonsi in due gruppi: quelli che non vedono distintamente che d'un solo occhio, e quelli che vedono doppio. A questi due stati di visione corrispondono abbastanza esattamente due specie di strabismo : lo strabismo da disarmonia dei movimenti degli occhi, strabismo funzionale, e lo strabismo da paresi o paralisi muscolare, strabismo paralitico. Lo strabismo paralitico, siccome quello che cagiona sempre diplopia, rende affatto inabile al servizio : ma è curabile abitualmente, a meno che non sia l'espressione d'un'affezione dei centri nervosi. Quanto all'altra specie che esclude la vi9ione distinta coi clue occhi e che quasi sempre è legato ad uno stato ametropico, essa deve essere considerata come una fonna d'ambliopia monoculru:e. La decisio11e da prendersi dipende dal grado dell'ambliopia e principalmente da1 lato, come fu precedentemente avvertito." Pe conseguenza uno strabismo funzionale moti~erà quasi sempre l'esenzione, quando risiederà a destra ; mentre dal lato sinistro non darà dei diritti che in quanto l'acutezza visiva sarebbe inferiore ad lj2 circa, o che il lato eorrispondente del campo visivo .sarebbe in gran parte abolito. Non si tratta qui d'una terza forma di strabismo dovuta all'esistemla d'opacitil. tanto nella cornea che nel cristallino, perchè il significato di essa è sotto la di}Jendenza dei vizi eli trasparenza che le diedero origine Lo stato d'agitazione spn.smodica degli occhi designato col


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nome di nistagmo, qualunque ne sia la causa e la fonna, è una causa d'esenzione e spesso di rimando. B) La seconda sorgente d'ambliopia ò rappresentata da alterazioni nella trasparenza dei mezzi reshingenti e delle loro superficie di separazione. Le opacità della cornea ne rappresentano la forma la più frequente. L'illuminazione laterale completata dall'esame colla lente permetterà di determinarne facilmente e con sicurezza l'estensione, la grossezza e la sede anatomica. e di dedurne per conseguenza quanto meglio si può le influenzo snlla visione. Ma, su questo punto, manca. ogni base di certezza; per l'apprezzamento si tem\ conto sopratutto delle seguenti considerazioni : più lo opacità sono antiche, più esse sono indelebili e stazionarie. Le opacità centrali, tutte le altre condizioni d'altronde essendo pari, sono più incomode delle opacità marginali. Le opacità mal delimitate costituite da piccoli focolai di cheratite disseminati, separati gli uni dngli altri da porzioni trasparenti, danno più disturbi di una. opacità completa d'un bianco madreperlaceo ben limitata sui margini, che avrebbe la stessa sede o la medesima estensione. Le opacità rappresentate dai piccoli depositi puntiformi regolarmente disposti alla faccia profonda della cornea e che rappresentano l'alterazione speciale della cheratite pilntiformc, cagionano un disturbo abbastanza. considerevole della visione da impedire (!Ualsiasi servizio ; ma questo alterazioni sono transitorie. Lo stesso dicasi delle perdite di trasparenza della cornea. così estese, cosi minaccfose che sopravvengono nel corso delle febbri eruttive e d'altre febbri gravi; ad onta dell'apparento loro gra.vczza, esse sono di breve durata : la cornea riacqu.ista abitualmente la. sua trasparenza. I clifetti di trasparenza sono frequentemente dovuti n.cl essudati pupillari e s'incontrano sotto due forme principn.li ; per ben apprezzare il loro grado d'importanza è necessario di provocare dapprima la dilatn.zione clelia pupilla mediante l'atropina o d'aggiungere all'illuminazione laterale l'uso una di lente. Gli essudati pupillari s'incontrano sotto due forme principali: ora sono rap:presentati da \ln deposito grigia<~tro uniforme, steso sulla cristalloide anteriore ed attaccato al margine pupillare da sinechic posteriori più o meno numerose : in questi ·cnsi, anche quando sem-


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brano tenu.issinn, turbano conside'J.·evòlmente la visione, e di più essi rendono l'occhio sensibile ed espongono quasi fatalmente a ricadute; altrettante ragioni che militano in favore dell'esenzione. Altl.'a volta vedonsi sotto l'aspetto di piccole masse, di piccole strie di color rossigno dispost-e in forma di mezza luna o di corona sul cristallino, talvolta. liberi, talvolta aderenti all'iride ; sotto quest'ultima forma gli essudati pupillari sono meno incomodi : cedono frequentemente ad una cura. Le alterazioni di trasparenza che tisiedono nel c1·istallino, siano esse rappresentate dalla forma zonulare piramidale o progressiva della cata.ratta, ci sembrano sempre motivare o l'esenzione od i11·imando. Dicasi lo stesso degl'intorbidamenti del corpo vitreo, qualunque ne sia la causa e qualunque siimo il numero, l'aspetto e la. forma dei corpi vaganti che vi s'incontrano. Le viziatm·e del corpo vitreo si cercano collo specchio oculare; essi hanno per effetto di appannare l'immagine ottalmoscopica, la qua.lc, invece d'aver la tinta giallo-auranziaca splendente dell'occhio normale, prende un colore più grigio, più cupo ; durante quest'esame i corpi vaganti si riconoscono all'apparizione di filamenti, di gra.ni, di fiocchi di color bruno o n ero che si agitano e si muovono in tutti i sensi al menomo movimento del globo. P er l'esplorazione dcll' apparecchio cristallino e del corpo vitreo è necessario di ricorrere precedentemente alla dilatazione della pupilla. 0) La terza sorgente d'ambliopia è rappresènta.ta dalle diverse affezionj delle membrane endoculari e del mezzo ottico. Paragonata alle precedenti, quest' ultima è estremamente rara. Per conseguenza è ra.zionale di ricercare anzi tutto le prime e di non atTivare a quest'ultima in certa guisa che per via d'esclusione. Le afi'ezioni del fondo dell' occhio esigono tutte l'esame ottalmoscopico. Per tutto quello ché loro si riferisce no\ non tJossio..mo che rimandare alle opere specia.li. Siccome i segni ottalmoscopici di alcune di esse, e particolarmente di quelle che colpiscono il nervo· ottico, riescono piuttosto malagevoli a p ercepirsi, a motivo della loro delicatezza, e difficili ad interpretarsi,· importa di uon perdere ma,i di vista in questa ricerca che l'ambliopia è quasi sempre accompagnata d'un' alterazione del campo visivo e del senso dei colori.


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Fin qui le questioni sono ~tate esaminate e discusse ammettendo l'intiera buona fede deU'inter.essato. Disgraziatamente non è sempre così, ed il perito deve stare in guardia sempre contro i tentati,vi di simulazione o di dissimuhvd.one. Quest'ultima . non ba qua-si più ragion d'essere, dopo la soppressione del sun·ogamento e- della sostituzione venale: la si sventa d'altronde necess atiamente colla determinazione della acutezza visiva. Quanto alla simulazione, essa si presenta sotto-due forme diverse. Talora., ed il più sovente, l' inscritto non simula infer!llità che non ha, ma esagera quella di cui soffre, ovvero si esercita durante un dato tempo pdma di presentarsi al consiglio u.ffinchè un'infermità troppo poco sviluppata per motivare l'esenzione sembri sufficiente. Quello che si tenta più facilmente di simulare è la miopia e l' ambliopia. Ognuno sa che con un pò di esercizio, un occhio di 20 anni, dotu.to d'una buona accomodazione, può leggere distintamente da lontano ed anche da vicino con lenti concave d' un numero più alto di quello che conviene al suo grado di miopia. Ne risulta che la. prova con una lente concava del numero çonispondente al grado di miopin, che dà diritto all'esenzione, ha per effetto di fare eseì1tare un certo nwuero di giovani meno miopi di quello che sembrano essere, e che non sono simulatori in tutta l'accettazione della parola, ma soltanto de'furbi esercitati a _trar profitto d'una perizia difettosa. La sostituzione dell'ottometro alla lente concava rende impossibile ogni inganno di questo gene.re, perchè, all'opposto della lente concava che sollecita c mette in giuoco l'accomodazione l'effetto della quale s'aggiunge a. quello della miopia reale, ne provoca il rilassamento progressivo eoll' allontanamento dell'immagine che l'apparecchio fornisce. In queste condizioni, ogni miope che non mente, cesserà di veder cllsti!itamente al grado che corrisponde realmente alltt sua miopia, qualunque siano stati gli esercizi precedenti a cui siasi abbandonato. Ma può farsi, e questo si presenterebbe certamente, cùe il miope abbia· conoscenza, prima della visita dinanzi al consiglio ·di leva., del meccanismo dell' ottometl'o, che abbia appreso dia qualche compare che, pel grado di miopia che ira.e seco l'esenzione, l'indice dev'essere ad un numero determinato di


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centimetri dall' oculare, e che, per conseguenza, onde farsi esentare, non ha che a seguir l'indice coll'occhio libero. Per avviarvi, basta farlo tener chiuso por tutto il tempo che dura. la prova. D'altronde ))er fuorviare i più abili, noi raccomandiamo un piccolo artifizio che raggiunge sempre lo scopo, ed è di far rapidamente parecchie determinnzioui, procedendo in sensi inversi, cioè andando alternativnmen te dall'oculare verso l'oggetto, e dall'oggetto verso l'oculare. Finahnente esiste ancora un ultimo mezzo di riscontro. Nella miopia, salve rarissime eccezioni, l'accomodazione è normale e per conseguenza eguale ad 1/o circa. Ne risulta ello nel miope il punto pt·ossi·mo sarà ravvicinato d'una quantit:1 eguale a un dipresso al grado dell1.1. miopia, ciò che non avvcn·cbbe più, se un occhio normale e debolmente miope avesse tratto in inganno indicando un punto troppo vicino come limite lontano della sua visione distinta.. Bisognerebbe che il simulatore, per sostenere la. sua parte, fosse abile abbastanza da arrivare tentoni, giacchò non vede la. scala, ad indicare p cl p!f;nto 1·emoto o pel ptmto pl·ossimo situazioni non solo false, ma eziandio in rapporto l'una. coll'alb-n, ciò che è quasi impossibile. Può presentarsi ancora un imbarazzo d'un altro ordine. L'inscritto deciso a simulare, turbato dalla moltiplicitù. delle manovre dello stl'umento, dichiara, massime se non sa leggere, che non vede bene ad alcuna distanza. In questi casi, o per evitare ogni onore, bisogna .speciulmonto chiamar lo, sua attenzione sui segni e stù circoli rappresentati a fianco dei caratteri tipografici. Se pe1~ste a dir che non vede, n~n s'ba più da far con un miope, ma bensl con un ambliope vero o falso. L'ambliopia. e l'amaw·osi al ·suo più alto grado 'possono essere simulate tanto d'ambo gli occhi, che d'un occhio solo. La simulazione dell'ambliopia monoculare è la 1>iù frequente <l'assai. Buon numero di processi furono e sono ancora. consigliati per isventarla: ciascuno di essi Jl Uò rendet·e de'servizi, particolarmente quando si acquistò l'abitudine eli valersene. Quelli che raccomandiamo in modo affatto speciale, in ragione della loro semplicità, della mpidit.'\ della. loro applicazione c della sicurezza. delle informazioni che essi porgono, sono i seguenti : 1o n primo consiste in far fissare coi tlue occhi un quadro su


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cui sono tracciati in linee parallele e discosti 5 millimetri circa, caratteri tipografici o segni aventi le dimensioni dei vari numeri della scala tipografica.,~dal n• 4 sino al n• 20, od a ·detel'IUinare il nume~·o meno alto che può essere. veduto distintamente. Si fa allora passa1· alternativamente davanti l'uno c davanti l'altro occhio, a nna distanza di 2 o 3 centimetri, un piccolo oggetto arrotondato d'un centimetro di diamet1·o, quale sn.rebbc un lapis, un portapenna ecc. domandando all' inscritto senza interruzione se vede sempre distintamente tutti i caratteri. Quando uno degli occhi è realmente runbliope, l'oggetto frapposto copre uno o più caratteri nel momento in cui passa e la r egione coperta corrisponde all'estremità d'una linea che parte dal centro della cornea e passa per l'oggetto frapposto, condi ~oue la cui realizzazione è sorvegliata dall'osservatore che è collocato rimpetto all' osservato. Seuz'alcun dubbio il delinquente· può essere stato esercit-ato prima della visita, può aver imparate le ris1Joste che occorrono per simulare l'ambliopia monoculare, ma in simile circostanza è raro che si pensi a tutto, e l'es1Jerienza mi h!t dimostrato che il più sovente si J)rende da sè stesso aUa trappola, per poco che si ripeta la medesima prova portandovi le modificazioni che l'ispirazione del momento ·suggerisce. Se questo primo processo non dà risultati, si ricorre aU'uso del prisma posto alternativamente dinanzi all'uno e dinanzi all' altr'occhio; si sa che l'interposizione d' un prisma il cui spigolo è posto oxizzontalmente ha per effetto, se i due occhi funzionano simultaneamente, di dar la vista doppia degli oggetti, e di !asciarla semplice, se un sol occhio guarda: per conseguenza., facendo fissare con ambo gli occhi gli stessi cm·atteri indicati per la pi·ova precedente e mettendo il prisma, si deve prevenir la vista doppia se i due occhi vedono distintamente, e conservar la vista semplice se nno dei due è ambliope. n prisma che ci pare il più acconcio allo scopo è quello di 6°. Questo processo d'una esecuzione semplicissima, è meno sicuro del precedente, malgrado recenti perfezionamenti, perchè basta un brevissimo tirocinio per armare con successo la frode contro gli artifizi i meglio combinati. Sarà stato notato che nelle due prove precedenti ho sostituito i diversi caratte1i della scala tipografica ad un grosso oggetto


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qualsiasi, come un ubiadino, la fiamma d'una candela ecc. che erano adoperati nei processi consigliati da lungo tempo contro la. simulazione dell'amaurosi monoculare. La ragione di questa sostituzione è fondata su questo, che nell'immensa maggiorità dei casi, l'infermità. vera o sqppos~ non è già l'amaurosi o l'abolizione della vista, ma un'ambliopia, vale a dire un semplice indebolimento. SottO}>Onendo un occhio ambliope ad una prova buona soltanto nel caso di amaurosi, s'arriverebbe necessariamente a·trovare una simulazione laddove U()ll vi sa.rebbe che un processo difettoso. Sottoponendolo, al contrario, alle medesime prove coi caratteri della scala tipografica, si può d1 Wl sol tratto assicurarsi della realtà della lesione e misurarne il graclo. L'esame ottalmoscopico dovrù. esser prat!cato in tutti i casi d'amaurosi o d'ambliopia monoculare sospetta ; collo specchio si accerterà il più spesso che l'occhio è ipermctrope, }>erchè c(,)n questo vizio di retì·azione esiste tì·equentementc un cotal grado di ambliopia d'un lato che conduce l' inscritto a trar partito, esagerandola, d'1ma infermità r eale. L'esame mercè dell'immagine capovolta sarà generalmente negativo, perchè 1' esp01i enza l1a dimostrato che nell'ambliopia . ipennetropica, anche altissima, non esiste alcuna alterazione apprezzabile o significativa dell'immagine ottalmoscopica. Bisognerà pertanto guardarsi dal concludere per la simulazione dal solo fatto che l'esame ottalmoscopico sarebbe stato negativo. La simulazione dell'ambliopia o dell'amaurosi d'ambo gli occh(è fortunatissimamente assai più rara della precedente, giacche è difficile a scoprirsi. .Allorchè un inscritto posto rimpetto la scala tipografica dichiara di non veder distintamente, nè da lontano nè da vicino, caratteri elle rappresentano un'acutezza visiva d' 1/4 al di sotto, bisogna successivamente e rapidamente esanùnar lo stato delle tre sorgenti d' ambliopia, cioè : le viziature della trasparenza, l'ametropia, miopia, ipcrmetropia od astigmatismo, e finalmente le affezioni del fondo dell' occhiò. In certi casi si troverà una piccola macchia sulla cornea o piccoli essudati pupillnri. lVIa la loro presenza basta, essa per giustificare l'ambliopia allegata? Tale è la questione difficile a


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risolv.el'r9i, e per la cui soluzione esponemmo precedentemente le migliori indicazioni da seguirsi. Altra.- volta l'occhio di cui vuolsi riscontrare ln. sincerità è miope: qui pure gran difficoltà, perchè la miopia è spesso complica.tl} d'ambliopia. Succede così soprattutto quando la miopia è alt&, quando il grado eli essa non è in rapporto coll'estensione dello stafiloma p ostico; quando quest'ultimo, invece eli essere ben definito, è irregolare nella sua sede, nella sua forma, nel suo eQ.lore: quando è complicato cl' altre alterazioni de~a coroide ecc. Più frequentemente il soggetto è ipermetrope; allora la quistione è tanto più difficile a giudicarsi che l' ipermetropia, noi l' abbiamo stabilito, si complica, si potrebbe dire normalmente, d''arnbliopia. In questi casi, non si perder1ì. eli vista che l'ambliopia ipermetropica non esiste abitualmente che da un lato. Per conseguenza. ogni ambliopia ipermetropica allegata d'ambo gli occhi dev' esse~·e sospetta. L'ambliopia che avrebbe per ragione d'essere un'affezione del nervo ottico o della retina è rarissima nei nostri contingenti : essa dev'essere indicata. mecliante segni ottabnoscopici precisi e confermata il più sove1;1te da un'alterazione del campo ·visivo e del senso dei colori. L'ambliopia determinata da una malattia del fondo dell' occhio esiste di rado allo stesso grado in ambedue gli occhi : essa rende la pupilla pigra od .ilmnobile. L'~nutm·o si o l'ambliopia dei due occhi di cui non si rinviene alcuna causa materiale ap1Jrezzabilc dev' essere potentemente sospettata di simulazione, malgrado l' e~istenz.'tincontestabile di am}:lliopie tossiche o di amnurosi mel·amente nervose. Dalle indicazioni che precedono si può farsi un'idea delle difficoltà che cagionerà al perito l'ambliopia simulata d' ambedue gli occhi Ogni qual volta rimangano dubbi seri, sarà. opportuno eli chiedere sia rimesso il giudizio all'ultima seduta del consiglio per fa.r e appello alla pubblica not01ietà e soprattutto per mettere l'.inscritto in osservazione.


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I.a strienina nella tet·at)eutiea oenbtre, opuscolo d el dottor HALTENHOF~', professore libero di ottalmologia nella Università di Ginevra (Atm. d'octtlistiqu.e, sett.--ott . 1876). Nel 1872 un distinto professore della. Università di Tubinga, il dottor Nagcl, r endeva conto dei buoni effetti conseguiti con le iniezioni Ì})Odermiche dei sali ùi stricnina nelle affezioni ambliopiche in generale. La notizia fece chiasso, molti pratici Tipeterono la prova c dichiararono ·averne ottenuto resultati favorevoli. Ma contro a questi rcsuJtati incoraggianti non tardò acl OPl)Orsene altri in cui questo modo di cura era riuscito a niente, conseguenza naturale dell'applicazione empirica di un mezzo terapeutico energico ad un gruppo di malattie diverse fr·a loro per la. causa, per le alterazioni patologiche~ per la sede, ecc., non aventi insomma che un solo carattere comune, l'ambliopia. Disosognava distinguere, precisare minutamente le indica.zioni, metterle a confronto con le alterazioni sintomatiche e anatomo-patologiche bene determinate per concludere con vera cognizione di causa. Questo è lo scopo che si è proposto il dottor Haltenhoff nel lavoro in esame, la cui importanza ci ha consigliato a porgerne uu'estesa analisi. Il dottor Nagel pratica ordinariamente la iniezione alla temllia dell'occhio malato. Egli inietta da. l a 3 milligrammi di nitrato di stricnina una volta. al giorno. Qua.ndo il rimedio agisce, il miglioramr.nto nella ,·ista. comincia di solito a farsi sentire da 10 a 20 minuti dopo la prima iniezione, più raramente dopo la seconda o la terza. I casi d'azione più tardi1•a d.ebbono essere attribuiti alla esiguità delle dosi iniettate. La piccolezza delle dosi spiega pure la innocuità. perfetta di questo modo di cura delle ambliopie. Si noti infatti, dice il dottor IIalLenhoff, che i sali di stricnina sono amministrati internamente a dosi molto più forti, senza. pericolo di avvelenamento. Trousseau, per esempio, dava. il solfato di stricnina alla dose di 2 milligrammi sci ed anche dicci volte al giorno nei fanciulli coreici. Per gli ndulti si prescrivono 11illolc di 5 milligrammi. Secondo Gublcr e Schroff, la dose delle iniezioni ipodermiche potrebbe essct·e por tata. senza pericolo a 8 o 10 milligrammi.


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L'azione stimolante sull' organo visivo si ottiene con dosi molto più piccole. Cosi non si è avuto da lamentare nessun tristo fatto fra le migliaia di casi in cui fu seguito il metodo di Nagel. N on bisogna però dimenticare che la stricnina è eliminata dall'organismo con una certa lentezza che può dar luogo ad effetti cumulativi. Non è raro d'osservare lievi sintomi di stricnismo dopo una serie di iniezioni di piccole dosi di stricnina ripetute giornalmente. ll dottor Raltenhoff hn, tenuto nota delle iniezioni di stricnina di 60 malati. Defalcandone alcuni ai quali non ha praticato elle una iniezione a dose troppo piccola o che non si sono riprcsentlliti al suo esame, ne r estano 52, dei quali quasi la metà hanno dato resultati positivi; benchè a gradi molto diversi. In alcuni lo. osservazione perde una parte del suo valore a. cagione dell'uso simultaneo delle concnti continue o d'altre medicature re1mtate più o meno efficaci. In 10 casi almeno i resultati ottenuti e dovuti alla stricnina furono veramente importanti pei 111alati, avuto riguardO alla loro intensità c alla loro persistenza. In altri casi si trattò di miglioramenti o passeggieri o poco considerevoli, i quali però non sono meno importanti dal lato dell'azione fisiologica del medicamento. Ciò che l'autore trova maggiormente degno di considerazione si è che la stricnina non agisce soltanto nei semplici disordini funzionali subordinati tutt'al più a un disturbo momentaneo della circolazione o della i1merva.zione, ma che aumenta la facoltà visiva anche nei casi in cui esistono lesioni ·nwteriaU più o meno gravi. È chiaro, egli dice, che questi efl'etti fisiologici debbono farsi sentire finchè ancora- rimangono nello strato dei bastoncelli e dei c-oni degli elementi capaci di raccogliere le ondulazioni dell'etere, nella retina e nel nervo ottico i filamenti nervosi capaci di trasmettere al cervello l'eccitazione dci bastoncelli c dei coni per la luce. Ora nei casi d'alterazione materiale anche grave di questi organi, gli elementi istologici non sono tuLti necessari~mente nello stesso stato di sofferenza. Il pallore e lo smagrimento apparente della papilla, l'assottigliamento dei vasi retinici non indicano sempre una distruzione avanzata degli elementi nervosi. Una semplice ischemia retinica può modificare il quadro ottalmoscopico. D'altra parte si sa bene che in molti


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casi di nevrite ottica con strangolamento, forte stasi venosa, infiltrazione edematosa, strie emorragiche, insomma. con le più gravi apparenze ottalmoscopiche può in modo sorprendente persistere una. visione soddisfa.cente o quasi normale. Cosi si comprende come l'utilità della stricnina possa. farsi sentire sopra. occhi affetti da. malattie visibili all'ottalmoscopio. L'azione stimolante locale che la stricnina esercita probabilmente sulla retina. ed il nervo ottico interessando fibr e nervose scarsamente nutrite ma ancora. prov,tistc del loro cilinch'o d'asse intatto potrà dunque ricondurvi la vita. e la sensibilità, solleva.rne le funzioni e cosi anche la. nutrizione e lo stato materiale. È cosi in ispecial modo che si potrebbero spiegare i resultati incontestabili ottenuti da. alcuni medici nella. afh·ofia, del11.eruo ottico. L'autore però non può sventuratamente associarsi alle lodi tributate alla medicazione stricnica nell' atrofia proprin.mente detta. da llippel, Chisolm, N'age!, 'Voinow, ed ò d'accorcio con Steffan, Ewers, Plenk ed altri che non ne hanno ottenuto resnltati apprezzabili. L'autore riferisce avere sottoposto all' iniezione 15 casi tli atrofia progressiva. dei nervi ottici a. diversi gradi di sruuppo la. maggior parte d'origine spinale o cerebrale, altro icliopatiche, ed in parte da. causa ignota, e non averne tratto che una sola volta un miglioramento bon deciso mn. passeggicro. Aggiunge però che il trattamento con la corrente costante che ha applicato molte volte con perseveranza nelle Ièsioni atrofiche della retina e del nervo ottico non gli dù. maggior soddisfazione delle iniezioni di striCJùna. In conclusione per lni il pt·ognosti~ della atrofia resta quale fu da Alberto dc GraeCe macstrevolmentc stabilito. È specialmente nella ambliopia centrale senza lesione della. mactùa e con decolorazione della. porzione temporale del disco ottico che il dottor Hnlt.enho!f ha ottenuto dalla stricnina. ragguardevoli miglioramenti. Questo fatto non essendo stato ancora. segnalato nelle pubblicazioni elle trattano della medicazione stricnica, l'autore lo considera in modo particolare. È una forma singolare di ambliopia nella. quale la lesione, attribuita da Graefe a nn1t nev.rite rctrobulbare, sembra che non attaccJ1i se non i filetti ottici che si distribuiscono al centro retinico. L'esame funzionalo dimostrò una manifesta sproporzione fra. la sensibilità

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· deilla macula e c1uella delle regioni vicine. Mentre una nebbia più o meno folta. sembra. che licuopra l'oggetto fissato, quello cioè la cui immagine è ricevuta sulla ma.cchia. gialla della retina, gli oggetti all'intorno, le cui immagini cadono sopra una zona più periferica della 1;etina, appariscono distinti come allo stato normale. Quando lo sco torna centralo è. grave, il mal~to presto impara a fissare gli oggetti di traverso, vale a dire deviando leggermente il suo asse visivo, ordinni·iamente in fuori, per trarre profitto della regione i·etinica che ora gode della maggiore acutezza. Se allora si esamina il malato al campimetro o nl perimetro, si tr.ova a una cetta di-stanza daUa macchia di 1\fnriotte, una seconda macchia cicca che conisponde a un clipresso al centro retinico, dì variabile estensione, secondo i ca.si, nella quale gli oggetti sono scoiti assai vagamente o appena travccluti. Di solito la parte sana del cnnwo ·visivo è separata dalla parte difettosa da un limite netto ; qualche volta invece il passaggio fra le due zone è graduale. Quando lo scotoma è grande pnò continuarsi con la macchia di Mariotte. Ma vi sono clei casi in cui l'individuo continua a fissare con il centro normale della. retina, la chinrezza della percezione non essendovi ancora .:>.a.duta al disotto dell'acutezza delle parti eccentriche. Quest.i casi il più spesso sfuggìvano al diagnostico quando ci si contentava di esplorare il campo visivo col mezzo di Wl oggetto bianco su fòn~o nero. Dopo le imp~rtanti ricerche di Leher sopra le alterazioni morbose delle percezioni colorate è agevole distirtguere questi scotomi centrali imperfetti delle comuni ambliopie, nelle quali la sensibilità è proporzionalmente diminuita in tutta l'estensione della retina. Le carte colorate che si muovono sul fondo nero del cam1Ji1netro sono per la sensibilità retinica reattivi assai più delicati di una carta bianca, e permettono di scuoprire, determinandone esattamente la posizione, le minime alterazioni di questn sensibilità. Frà tutti i eololi il vercle è quello che serilbra eccitare meno ·energiciunente gli eiementi retiuici. E come nllo st.a.to normale il campo visivo per il verde è il meno esteso, così nelle a.mbliopie è q;uasi sempre la se~1sibilità per il verde quella che si indebolisce o eessa per la prima. Dopo il verde vengono per ordine il po:rpora o rosa1 che è il suo complementare, poi il rosso, il vioIS


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lotto, il giallo. L 'eccitazione pei raggi tur chini è quella che sembra la più intensa, non soltanto questo colore è distinto a maggiore distanza dal centro nel campo visivo sano e persiste di più al crepuscolo, ma rimane anche sempre l'ultimo nei casi patolologici. Ora sonvi dei casi di ambliopia in cui si trova il campo visivo intatto per la luce bianca e l'a.cuità visiva pochissimo diminuita alle prove con la lettura, ma nei quali la percezione di certi colori o di tutti è indebolita o a.bolita nella regione che corrisponde al centro retinico. Un certo numero di questi casi r ientrano nel gruppo delle ambliopie per intossicazione; dovute cioè all'abuso degli spiritosi e del tabacco. Altri sono conseguenza di raffreddamenti, come la soppressione ~ubitanea del sudore dei piedi, o delle anoma-lie mestruali ; più raramente della sifilide o della eredità; spesso ancora la causa è sconosciuta. Il dottor Haltenhoff ha sottoposto alla iniezione 5 malati che presentavano, a diverso grado, ad ambo gli occhi questa forma speciale di ambliopia. I n tutti l'acuità centrale aumentò, in quatt ro di loro la fissazione normale ristabilita o facilitata, la percezione dci colori più o meno migliorata. L'autore offre il riassunt o di queste osservazioni. F ra gli altri casi di atrofia parziale evidentissima all'ottalmoscopio migliorati con la stricnioa, l'autore ricorda quello di un giovane, a cui era stata asportata una esostosi eburnea dall'orbita destr a. Il nervo ottico aveva soffe··to a cagione dell' enorme protrusione del globo, circa i 8/s esterni della papilla erano scolorati. .Benchè migliorata dopo l'operazione che permise all' occhio di riprendere il suo posto naturale, la visione, sei sett imane dopo, era ancora sensibilinente inferiore a quella normale. Il campo visivo era liber o, ma quest'occhio confondeva il verde col bianco e non distingueva che il. numero 12 della scala di J aeger. Dopo. tr e iniezioni potè leggere il numero 9 e riconoscere il colore verde. Quando esistono nel nervo ottico e nella retina delle lesioni at1·ofi,che che sono il risultato di una infiammazione delle mero~ brane profonde si può sperare un miglioramento purchè la flogosi primitiva sia spenta e l'atrofia consecutiva stazionaria. In sette casi di questo genere di cui sono stati notati i resultati, ha ottenuto tre volte un aumento evidente dell'acutezza visiva. Il


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primo di questi malati aveva avuto un irido-coroidite probabilmente reumatica, il secondo una retino-coroidito diffusa atrofizzante in conseguenza di una ottalmia simpatica che rese necessaria !a enucleazione dell'altro occhio, il terzo finalmente soffriva da più di 15 anni una ambliopia causata da una retino-co· roidite sifilitica. Fra le affezioni croniche con alterazioni materiali della retina, contro le quali il dottor Haltenhoff provò le iniezioni di stricnina, la retinite pigmetttaria era certamente fra quelle conosciute come più ribelli e la meno promettente. I r esultati però senza essere brillanti, sorpassarono la sua aspettativa. I casi che curò in questa guisa furono cinque; dei quali tre furono sottoposti contemporaneamente alle correnti continue. Due di questi malati erano figli di cugini, gli altri tre erano vittime dell'eredità. I1~ tutti il trattamento produsse mpidamente un migliora-mento st~bbiettivo : diminuzione dell'abbagliamento diurno e della cecità notturna, maggiore fermezza della vista ; in un caso gli oggetti fissati non presentavano più le consuete oscillazioni'. I malati si lodavano molto di questi progressi che loro facilitavano il camminare per le strade e le manuali occupazioni. In quattro di essi si ebbe un aum1mto più o meno notevole dell'acutezza visiva, e in due un allargamento clel campo visivo per la luce composta. In tutti questi casi l'effetto è stato ottenuto dalle due alle cin que prime iniezioni, alle quali le iniezioni seguenti non hanno che poco o nulla aggiunto. Quest'osservazione si applica in generale alla cura delle ambliopie con la. stricnina. Gli osservatori sono tutti concordi sulla poca efficacia della stricnina nelle affezioni francamente infiammatorie ed essudativo, come la coroidite, la. retinite, la ncvrite e le loro combinazioni : " Nel periodo acuto delle infiammazioni del fondo oculare, dice l'autore, quando l'esistenza stessa dci delicati elementi degli strati retinici o delle fibre del nervo è messa in pericolo dagli effetti della stasi venosa e linfatica., da.Ua emorragia., da.Ua infiltrazione siorosa o leucocitica, quando il soggiorno nell'oscurità e i derivativi debbono formare la. base del trattamento, una cw·a stimolante come è quella della stricnina è ·irrazionale ed anche pericolosa. La stl'icnina può però essere utile nel periodo di regresso di queste malattie, accelerando, a


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quanto pare, -il ritorno della sensibilità fisiologica degìi elementi nervòsL Per- .esempio, sul declinare di -una-ne'trite di origine a1cooliéa tratta;ta coi salassi a-li~ tempie,.- coi mercurio, i purgativi, i: piediluvi, la·dieta e la oscurità, in ùh brigadiere di gendarmeria., la ViSÌOil~ di: gia migliorati!. salì rapidamente da 16(L a lGjXXX sotto l'influenza di due o tre iniezio.Iii ; e un resultato analogo lo ant01;e ha i'ecentemente osservato in un cont-adino affetto da amblìepia con congestione }Japillare cagionata; Jlrobabihnente pure dall'abuso 'del vino bianco. n dottor Haltenhoff non ha avuto occasione di curare con la stricnina quelle-semplìci anestesie l;l'a'tt?natiche della retina conÙò le quali da molti medici è stata adoperata col miglior successo. Queste ambliopie generitlmènte attribuite a una commozione della i'etina stanno sul confine dei semplici disordini funziona.li e delle lesioni anatomiche. Però le recenti .investigazioni del dottor Berlin hanno dimostrato probabile che H più' spesso esistano sul principio di queste affezioni delle lesioni ret.ino-coroideal). più o meno fugaci che l'esame ottalinosc0pico non trova più a:lcuni giorni dopo l'accidente. Del resto la stricnina agisce ancora molto bene nei casi traumatici accompagnati da lesioni gravi e permanenti del fondo dell' occhio. Nagel ne ha citati val'i esempi e il' nostro autore ne riporta pure uno dei più convincenti. L'autore· termina così il suo importantissimo lavora: n Ora passiamo agli indebolimenti délht vista senza grave lesione, nei quali i fautori della medicaz-ione stricnica cliehiaralio avere costantemente ottenuto maravigliosi successi. A questo gruppo appa,r tiene l'ambliopia -che talvolta sopraggiunge senza ·alcuna anoma.Iia ottaimoscopica nelle giovani donne cloro-anemiche che soffrono di disturbi mestruali o di menorragia, e di cui la sCienza non può dare alcuna soddisfacente spiegazione. " Ecco uno dei miei più importanti· successi della stricnina: Liv.ia D.-, fanciulla di 26 anni; cloro-anemica., sbtta già curata, un anno avanti, per astenopia; progressiva, si presenta di nuova il-16 luglio 187,1-, con un grave offuscamento della vista all'oc~ chio destro, avvenuto da otta giorni, dopo pcr4ite mestruali abbondanti. L'acutezza visiva di quest'occhio non è che d.i 16jcc, quella del sinistro di 16jxxx, come- l'anno precedente. L'occhio


19'1 destro non legge più che il numero XII di Snellen. La. llla.lata non vede più abbastanza bene per cucire, mentre quest'occhio nno allora era stato il mjgliore. Tranne una leggiera ip.crmetropia, i mezzi ocul!).ri e il fon49 dell'occhio non .offrono tracci~ della più picc,ola anomalia, nè alcuna differenza fisiologica fra i due occhi-. Il campo visivo ..ibero, la percezione dei colori alterata all'occhio malato, il tmchino bene riconosciuto. Il verde e il rosa sono presi per grigio, il violetto sembra bruno, l'arancio rosso bruno. La malata si lagna ancora di dolore alla testa. Io prescrivo, oltre una dieta tonica, il vino chinato e la tintura eterea di protocloruro di ferro, e inietto alla tempia destra 2 milligrammi di nit~·ato di !ìtricn~na. Venti minuti dopo V è rad~ doppiato 16jc. Il giorno dopo, 17 lugliO, iniezione di 2 1/a millh grammi. n 18 e i giorni seguenti 3 milligrammi. V cresce dopo ogni iniezione. Il 20 V è a;L, da •icino lettura del numero IV. Il 26 settima ed ultima iniezione. n 27 l'acuità si trova tornata normale, superiore per conseguenza a quella dell'occhio sinistro cl~e no~ ha cambiato. Per ~e gradazioni delle carte colol'ate non yi ha più differenza fra i due occhi. Prescrivo deboli lent.i convesse-da servirsene l').el cucire. Non ha avuto luogo l'Ccidiva.. " In un altro caso di ambliopia unilaterale dopo mcnonagia. nccom1lagnata da cefalea, insonnia, dolori pungitivi negli occhi, le iniezioni non ebbero che effetti transitorii.In appresso vidi manifesta_rsi delle tortuositl). nei vasi rctinici e una iperemia della papilla che fecero·nascere il sospetto di una incipiente affezione intracrauica, bcnchè mancassero sintomi cerebrali decisi. n ritorno della malata al suo paese interruppe la cura e lasciò dubbia questa ipotesi. " Nel seguente caso l'anestesia retinica non può spiegarsi che per un'azione refiessa dci nervi sensibili della superficie oculn,:c sUlla circolazione e là. funzione della retina, probabilmente pel! la via dci filetti simpatici vaso-motori che ~1anno l'apporto con le fibre sensitive dei nervi ciliari nel ganglio ottalmico. " Tecla K., ragazza di 24 anni, ~ guarita, da tre settimane, di . una congiuntivite pmulenta grave dell'occhio destro con ulcera.:zione dell'orlo superiore della cornea, affezione contro la quale


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ho dovuto agire·con la più grande energia ·col ghiaccio a perma,. nenza, te· inriga.zioni, le cauterizzazioni ·col nitrato d'argento mitigato, le scai·ficazioni della chemosi. Si lamenta esserle rimasta offuscata la vista. Infatti quest'occhiù noli conta le dita che a 9 o lO'; che equivale a V== 1j2o e non distingue i più grossi caratteri di stampa. Eppure la cornea è perfettamente trasparente, la ulcerazione, le cui traccie si scorgono ancora all'orlo superiore non potendo in alcun modo influire sulla vista. L'ottalmoscopio non rivela la niinima differenza fra _quest'occhio ed il sinistro ·il quale gode di un'eccellente visione. Iniezione di 2 /~ milligrammi. Una mezz'ora dopo i diti sono contati a 5' più in là. Dopo la terza inieiione non rimane che una piccola differenza d'acuità fra i due òcchi, l'occhio malato legge facilmente i ca.ratteri ordinari di stampa. " Dal punto di vista patologico credo dover porre accanto a questo fatto la recente osservazione di una ambliopia che accompagnava i vari sintomi della paralisi del gran simpatico c~t­ vicale descritti da Ogle, Storner, Du(om\ Nicati figlio, ecc. '' Si tratta eli una persona nella quale si manifestarono all'occhio sinistro la p tosi e la miosi incomplete dopo forti cefalalgie al medesimo lato e più particolarmente alla fronte. La sinistra metà della faccia che nei primi tempi aveva mostrato un più intenso rossore dell'altra metà è ora sede di una lieve atrofia manifesta speci!!-lmente a.lla guancia. La sensibilità cutanea sembra integra. L'occhio sinistro è più molle del destro e si è indebolito da qualche tempo. V== 17/c ;iumero IV di Jaeger. Iniezione di 2 milligrammi. Il giorno dopo V == 17/xL numero II facilmente. La seconda iniezione. non recò ulteriore miglioramento. Il malato lascia Ginevra. Il muscolo dilatatore dell'iride ed· il sollevato re della palpebra non ne risentirono alcun effetto. " Se in questo e nel precedente caso l'ambliopia era probabilmente collegata ad una nevrosi dei vaso-motori, probabilmente bisogna d.ire lo stesso delle ambliopie così dette congestive, ·alcooliche o i1icotichc, almeno sul principio quando il nervo ottico è ancora perfettamente sano. Non si ~a se un'alterazione chinuca del sangue consecutiva alla saturazione alcoolica o nicoti'!!ÌCa contribuisca a indebolire gli elementi retinici. In alcuni di questi casi, la regione della macula, vale a dire la parte della 1


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ret~na priva di"v:,tsi propri e'la cui nutrizione deve farsi più dif:fìcilmente, mostrasi maggiormente affetta delle parti vicine. Ma lo scotoma centrale pel bianco o per i colori può anche mancare, come ho visto in ·clue casi sottoposti alla iniezione. di stricnina, di cui l'urio migliorò sensibilmente, l'altro guarì completamente. " Quest'ultimo, uomç. eccessivamente dedito al fmno ed ai li· q.uori, ave~a la visione xidotta a circa 1j12 all'occhio destro e a 1 /6 al siliistro. :Un regime rigoroso e l'uso dei de~·ivativi migliovò ràpidamente i disordini ·gastrici, l'insonnia, il treniito alèoo}ico: ll migliorauì.imto del ~·isu.s, che proceçleva un poco lent~roente, fu àccelerato. con quattro iniezioni di l 1j2 roillignpnmi ciasèqna .a t%1 pJinto cÌle il malato potè dopo poco rimettersi al lavpro e .r ipr(mclere la let~ura, da tan~o tempo· iii).possibile, dei s·uci'i g~<;>rnali favoriti. "J;a ,stricnina è pure raçcomaridata n~ll,e ambliepie per difetto di• uso (ex anopsia) ' che complicano sempre gli strabismi quando non sono alter~anti, ed ancpe nella ambliopia con o s.enza ipererol.a p~pillar~ ·che si in co.~ tra t anto·spesso nelle .miopi e gravi, speyialmente quando sono progress.iye. In alcuni casi di 9.ue.ste. due !lpecie io visto V.·aumentare. dopo una opiù iniezioni, ma senza arr.i,vare a un risultato molto importante. " Fin~entè ho p1•ovato la stricnina in divers~ affezioni dei - nervi motori e .dei muscoli dell'occhio. Una volta ho ottenuto un result.ato passeggiero sopra qna ptosi traumatica. In un caso di paralisi doppia del terzo pajo, in due casi di paresi clell'accomo!lazione ~on middasi non ho veduto alcun effetto dalla stricnina. L'el~t:tricità conserva in queste affezioni una superiorità incontestabile sulla st.ricnina. " .AL contrario in un caso a.ssai ostinato e complicato di asteno. pia.accocyodativa pe~ àstigmatismo e accompagnata da cor1trazioni spasmodiche dell'orbicolare, da nevralgia sopra9rbitari;1 e da ot~al1nie fÌittenulari intercorrenti, le iniezioni eli stri~nina hanno agito \I-Ssai vantaggiosamente sui dolori, il blefarospasmo e il J)Otçre di' fissazione. La sensibilità morbosa del nervo so:r::traorbitario al tatto si .esasperava dopo ciascuna iniezioi}e, poi <4minuiva per più giorni,. durante i quali la lettura tornav.a possibile. ;Disgraiiatamente accadde della stricnina come di tutti gli a1tri medicamenti che usai in questo caso. Dopo aver fatto

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concepire le migliori speranze, dopo un certo tempo Selnbmvano perdere qualunque azione fisiologica e davano luogo ad altri che non riuscivano meglio. , Noi crediamo con l'autore che le sue ricerche non saranno senza utilità per l'avvenire del metodo in quanto che ne stabiliscono esatta~ente le indicazioni. Ora una nostra osservazione. Gli autori. che da Kagel fino a Haltenhoff si sono occupati del metodo stricnico nella cura delle ma.lattìc oculari, non fanno menzione del1'introduzione della stricnina che sotto la forma di iniezioni ipodermichc. Percllè? Le instillazioni nell'occhio sotto forma di collirio della stricnina in soluzione sono perfettamente tollerate e debbono condurre l 'agente attivo sulla retina c il nervo ottico a cui è diretto per una via altrettanto breve e sicura. È forse perchè il metodo ipo.dermico è eli un effetto più vigoroso e più pro11to che si preferisce? :M:a non basta allora dosare convenientemente il collirio da instillarsi? Da assai lungo tempo è questo il metodo che noi abbiamo adottato e ce ne troviamo bene. Prescriviamo il ·solfato di chinina in soluzione al centesimo e facciamo fare le instillazioni col contagoccie, cominciando con una goccia a ciascun occhio tre volte al giorno ·e aumentando l}radatamente. La medicazione stricnica diviene così molto })Ìtt pratica, più facile e più alla mano.

Del processo foto ·chiulico sttlht 1·etina, del dottore .À.RTtntO GAMGEll. (Armales d'oculistique, gennaio-febbraio 1877). Il dottore Arturo Garngee pubblica nel giornale inglese N at~t1re il seorruente sunto di un lavoro del dottor Kiihne, professore di fis iologia alla Università, di Hcidelberg. Non ha molto il dottore Boll, antico allievo doll\!ax Schultze c del Du Bois-Raymond, ora professore di fisiologia a Roma, faceva conoscere all'Accademia di Berlino questo fatto rnaraviglioso che lo strato esterno della retina., vale a dire lo strato dei bastoncelli e dei coni presenta un colore porporino durante la vita in tutta la serie animale. Secondo Boll questo colore parti-


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c0lare della retina sarebbe incess.antemen:té annullato, duran~e lp. vita, dalla luce che penetra nell'occhio pe1: riproùurs(nella oscuJi;tà, e·perdersi finalmente, senza più tornare, brevissimi is.tanti ~epo la morte. \La sotninla importanza di questa comunicazione ·h a indotto il dottone Kilhne a ripetete lé osservazioni di Boll; ed ha ·potuto così confer!na.rne i puntì .fondamentali, é nel tempo stesso scuo7 p)ire'.molti nuovi f~ttti di grande momento. Kilhne si è servito p.er le sue ossen'azioni di retine di rane e di conigli. In primo luogo !1ppoggiandosi a:lle indicazioni imptioite di Boli ha esaminato il più presto possibile dopo la morte, le n'!tine ~i an.ima.Ii che · aveva prima tenuto qualche t empo nella oscw·ità:, e non ha tardato a riconoscere che questo bel colore porp01:a seJSnalato dall'autore della scoper ta persiste anche tlopo Ja 1norte, purchè la retina non sia esposta alla luce. Di ·piit lo scolorimento si effettua sì lentamente alla luce del gaz che si 1mò con tutto comodo a questa luce fare (,lel_le preparazioni senza alterare il loro c0lore. Al chiarore,monocromatico del sodio, il colore porpora ,non scomparisce··nelJpure-do.po 24 a -28 01~e anche essendo già cominciata la putrefa.zione. Queste prime osservaz.ioni di Kilhne d.imost1:an0 che la scompal'sa del colore non è.:una necessaTia·conseguenza della mo1te, .come Boli aveva pl."nsato, e d'altra parte rendon0 meno difficile lo studio di questo singolare fenonl.eno. Facendo .le sue .preparazioni jn una camera oscura rischiarata dalla fìtunma del socUo, il dottore Ki.ihne è giunto a. scuo]lrire le :condiz.io.ni n~cessm;j.e alla distruzione del color pm·pora come pure varie circostanze nelle quali questo colore s~ riln'od:uce. l\'lantenendo la retina porporina in una camera oscura o ris.chiar.ata dai raggi gialli soltanto, si può disseccarla sopra una lastra .di 'vetro sen~a cangiarne·il colore; questo non si distrugge ne.ppure ·s.otto l'a.zione di una forte soluzione di a.mmoniaca, di sale mal'ino o di·glicerina, quando a~lChe questa azione fosse prolungata per 24 ore. Al contrario ad una temperat.ura di 100• 0., l1alcool, l'acid.o acetico glaciale, .una forte soluzione di soda · caustica n.o n ta.r<~ano. a fare scomparire H colore porpora. · K.i.ibne ha voluto anche determinare la influel)za delle diverse spe.cie .di raggi'lutuinosi ·s ul colorito porpora deUa retina. P·arrebb.e che i raggi · più refrangibili dello spettro esercitino l'a-


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zione la più intensa, i raggi r ossi, al pari dci gialli sarebbero senza effetto. Kubnc pone pure in rilievo la inesattezza della asserzione di Boll che la retina vivente esposta alla luce ordinaria del gio~·no non presenta il colore porpora. Infatti preparando quanto è possibile rapidamente in una camera rischiarata dal sodio gli occhi di animali che erano allora stati esposti alla luce del giorno, ha. potuto verificare che la retina aveva un bel colore porpora. È soltanto quando la retina è stata esposta per lunghissimo tempo alla azione diretta dei raggi solari che si osserva la scomparsa. del colore porpora. Una esperienza molto importante scuopre le circostanze che ritardano lo scolorimento, ripristinando il colore porp.ora della. retina. Kilhne prende i due occhi di fresco e~tratti da una rana, una delle retine è portata via, e un taglio equatoriale è praticato attraverso l'altro occhio, in modo da mettere allo scoperto la retina ma senza distaccarla. Le due preparazioni sono quindi esposte alla luce diffusa del giorno fino a che la retina distaccata. abbia perduto interamente il suo colorito. Riprendendo allora la. retina ancora attaccata all'altro occhio, riportandola nella camera gialla, e separandola alla sua volta, trova che ha conservato il suo colore porpora. Però questo si dissipa al moment() che la retina dist.accata è esposta alla luce del giorno. Altre esperienze nelle quali Kuhne sostituisce l'azione intensa. della luce solare a quella della luce diffusa del giorno ordinari<> danno risultati che confermano di tutto punto le osservazioni prececlentL :M:a i restùtati più sorprendenti delle esperienze del professore Kuhne si riferiscono alla riapparizione del colore porpora. Egli fa una sezione equatoriale attraverso un occhio recentemente estirpato e separa dalla coroide w1 piccolo lembo della r etina che porta via ed espone poscia a.lla luce: il colore porpora scomparisce, mentre persiste nel l.·esto della retina che non è statri. distaccata dalla coroiùc. Ricolloca allora con molta cura il lembo retinico così scolorito in modo che tutto riposi sulla coroide intatta d'onde era stato tolto, e subito riapparisce il colore porpora. Questa restaurazione è dunque una funzione della coroide vivente, probabilmente dell'epitelio retinico 'l'ivente (vale a dire


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delle cellule pigmentarie esagonali che una volta si descrivevano come appartenenti alla coroide) e sembra indipendente dal pigmento nero che l'epitelio retinico contiene allo stato normale. Siccome la colorazione è sotto la dipendenza assoluta della vita degli elementi che ricuoprono lo strato dei bastoncelli e dei coni, è naturale che persista molto di più dopo la morte (somatica) nella rana che nel coniglio. Le ricerche di Kuhne, benchè p1·ovocate dalla inte1·essante osservaeione di BoU, non solo dunque valgono a raddrizzare alcuni errori commessi da questo ultimo, ma hanno inoltre prodotto altre scoperte che aumentano moltissimo la importanza di quella del coloramento porpora della retina. Esse mostrano che la retina. vivente contiene una sostanza che sotto la influenza della luce subisce delle modificazioni chimiche la cui intensità varia secondo la forza e la natura dei raggi luminosi, nel tempo stesso · indicano la esistenza di organi annessi a.lla retina, i quali, fì.nchè sono dotati di vita posseggono la proprietà di riprodurre di tutto punto una sostanza sensibile alla luce (1). Dopo questa pri:ma serie di espericn~e il dottor Kiihne ha pub. blicato nuove ricerche nel 3, numero del gennaio 1877 del Oent1·alblatt fur die medicirdschen Wissenschaften, con le quali conferma le sue prime scoperte ed annunzia che ha pot~to ottenere delle itm1magi1~i fisse sulla 1·eii1Ut cor1·ispondenti a4 oggetti esposti dinanzi Cl- questa retina ikwante la vita l Le scoperte di Boli e di Kiihne (!) porterebbero a credere, co1ne questi fa osservare, che possa esservi qualche cosa di vero in quei racconti straordinari, di cui si è tante volte inteso parlare, in cui è questione di oggetti che visti al momento della morte avrebbero impresso 'la loro immagine sull'occhio che ne era stato colpito. Nelle sue prime ricerche, Ktihne aveva tentato più volte di osservare sulla retina dci conigli cl1e sacrificava 0

{l) n dottor Gamgeo aggiunge di &Vere ripetuto lo più importAnti delle esperienze di Kllhne su diveni occlù della rana f4n•poraria (raro verde) non che sugli oechi di duo coaigli, di cui uno albino, ed avere verificato l'esattezza assoluta delle opinioni del profe!lSOre di Heidelberg. Si dimostra làcilmento alla luce ordinari~ il colore JK)tporino pr<r prio della rctill3 della rnno e !!i S<!guono facilmente i progressi del suo seolorimcnto. Non P<!rtanto l'operare nella camera oscura rischinmta dnlln luce del sodio non è poco utile ogni q ualvolta occorre fare delle preparazioni delicate e alquau \o lunghe.


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delle immagini corrispondenti agli oggetti esterni, ma senza alcun risult.ato. Come fa. osservare e come lo ammetterà facilmente il lettore che si sarà penetrato !lello spirito di queste esperienz.e, per ottenere una fotografia persistente o come ei dice, nn ottogramma, l'azione della luce dovrebbe èssere abbastanza prolungata od intensa !)Cl' produne l'equilibrio fra la distr uzione del colore porporino e la proprietà cbe ha l'epitelio retinico di riIJrodurre questo coloramento. Finalmente Kuhne ha preso un coniglio di colore, e dopo averne fissata la testa o piuttosto l'occhio alla distanza di un metro e mezzo innanzi ad un'apertu!'a quadrata di trenta centimetri fatta nella ilnposta di una finestra in una stanza nel resto all' oscur{), ricoprì la testa con un panno nero per cinque minuti, poi sottopose l'occhio per tre minuti alla luce di un cielo nuvoloso verso il mezzogiorno. La testa fu in seguito separ:tta dal tronco con uu sol colpo, l'occhio rapidamente enucleato poi aperto e immerso ·sull'istante in una soluzione di alcool al 5 per cento, e tutto ciò nl chiarore di una luce gialla.. Due minuti dopo la decapitazione, l'altro occhio non enucleato fu sottoposto alla medesima esperienza vale a dire esposto· per tre minuti davanti la stessa apertura, alla stessa illuminazione, poi estirpato, ecc. La mattina dopo le due retine iligrossate e di aspetto bianco-latteo furono accuratamente dissecate, separate dai nervi ottici ed rivoltate : e~se presentarono ct.llora sopra u?to splendido ca;mpo 1·osso 1·oseo ~ma

immagine clistinta qziasi guaitrata a mttrgini precisi. La .immagine del pt·imo occhio era leggermente colomtc~ in 1·oseo e meno chicvra,mer~te definita di qztalla del seeonclo che e1·a pm·fettamente biancc,. Queste ,immagini cwevano poco più di u1~ ma1limct1·o di diametro. Fra le molte persone che assistevano a questa bella esperienza si troyava il professore Bunsen. A questo articolo fa .seguito il seguente giudizio del professore Evaristo vVarlomont dixettore degli "Anttales d'oculistique. ,, Noi richiamiamo tutta l'atten..:ione dei nostri lettori sopra i due articoli che abbiamo sopra riprotlotti, i quali rivelano una scoperta che può operare una rivoluzione nella fisiologia della r etina, ~·ovesciare alcune delle idee stabilite e confermarne molte altre.


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Tutto il merito della scoperta del colore· proprio della retina, aippàrtiene al pro{essore Boll con tutte le sue conseguenze di cui il proiessore Kuhne ci sembra. essersi prematuramente impadronito. Boll aveva evidentemente traveduto tutte queste conseguenre, e sarebbe stato un gentile riguardo, ci sembra, il lasciargli il tempo di svolgerle a tutto suo agio. È dunque senza diritto che noi già vediamo sin d'ora la stampa parlare, a proposito di qnesto fatto, clelle scopette di Boll o Kilhne e il nome dell'ultimo associato a quello del solo inventore. Deztx gcvrnvns (elice lo spiritoso direttore clegli Annali) Sltivaient un trottoit·; ~'tw~ deux sifflait u1~ air, dont il n'était q1t' cì ~a moitié, quand le seconcl se mit à le coniinuet; u Une aub·e fois, lui dit le premier le ,·egat·dant t1·ès-1nécontent, ttt voudras bien commance~· toi-rnkme.

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·

E. ,V.

Degli u si clell'eseriDa nella terap euiic.a. ocul are, del dottor DE-V'EcKER. Accennat.o come egli a.vesse nel 1875 segnalato la singolare proprietà che ha.l'eserina. di ridurre la secrezione congiunti vale, fatto confermato anche da \iVeber, e come dal prof. Laqueur e dal dottor Keyser da Filadelfia venisse poscia dimostrata la sua azione antiglaucomatosa, il dottor Wecker rende conto di altri casi in cui la eserina è felicemente applicata, che sono i seguenti: 1• Nei malati affetti d<~ vasti ascessi esulcerati della cornea,

dopo avere precedentemente vuotato per mezzo d'una puntura il contenuto puruletito della camera anteriore ed ove è possibile quello dell'ascesso ste~so. Posso segnalare dei casi, egli dice, nei quali la camera anteriore si trovava per due terzi piena di pus, e nei quali dopo la evacuazione del pus e l'uso energico dcll'eserina, non esisteva. più il giorno dopo la minima tracs:ia di pus nella camera anteriore. Non pertanto tutti i pratici sanno che quando si è prodotto un tale ipopion, l'evacuazione e l'uso della atropina, come l'applicazione della fasciatura compressiva o delle fomentazioni calde 11011 potrebbero impedir e che il giorno dopo si fòsse nuovamente formata una notevole raccolta d-i pus. 2• Nei casi di nlc1~s set·pens (ulcera inféttata. dell'autore). Im-


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medìatamente dopo la cheratotomia instilliamo alcune gocce della soluzione di cserina e ripetiamo queste instillazioni per cinque o sei volte. Esse hanno it vantaggio di ristringei'e la pupilla, di contr~buire a1 vuotamento della camera 'anteriore e di impedire oltre il prolasso dell'.iride, la riproduzione dell'ipopion. L'azione antiflogistica dell'alcaloide della fava del Calabar ci è stata tante volte provata in modo incontestabile. E certo che la operazione eli Saemisch dà pure soddisfacentìssimi resultati unendovi l'uso dell'atropina, purchè però si tratti di ulcere poco profonde e poco esteso. :M:a la riuscita cloventa all'atto incerta quando la sezione debba avere una estensione che sorpassi il raggio della cornea. Tenendo pure per fermo che anche in simil caso si può con la cheratomia. salvare una più gran Jlarte della cornea. che con qualunque altro mezzo, non si può d'altra parte negare che troppo spesso la guarigione si effettua lasciando una cicatrice ectasica; il che rende di JlOca utilità la formazione di una pupilla artificiale. Un altro inconveniente che presenta la chcratomia quale è consigliata da Saemisch si è che nei casi di" ulce•·c molto vaste non è possibile di vuotare convenientemente il giorno dopo l'operazione la camera anteriore passando lo Sllecillo lungo la piaga.. Da un lato le r>arti s o ttOl)Ostt:~ si insinuano nella piaga e spingonO> in una specie di cul di sacco il contenuto purulcnto e coagulabile della camera anteriore; dall'altro facendo passare lo specillo attraverso il fondo largo e assottigliato dell'ulcera si rischia assai, anche portando a questa piccola operazione tutta la possibile diligenza, di lacerare il tessuto rantmollito e di già decomposto della cornea, e in conclusione di recnre più danno che utile al malato. In questi casi di vaste ulcere infettate sottoposte alla cheratomia importa dunque che ci si astenga assolutamente da ogni ulteriore toccamento clelia })iaga c si ricona esclusivamente all').lso dell'eserina. Presentemente seguo questo metodo di cm·a anche per le ulceri di piccola dimensione perchè, riconoscendo· benissimo la efficacia del processo indicato dal Saemisch, ha sempre il vantaggio, vista l'azione analoga della eserina, di non avere :11 ritoccare spesso la piaga : e questi frequenti toccamenti banno il })iccolo inconveniente di rendere la cicatJ:ice più visibile che se si fosse fatto semplicemente penetrare il coltello per fare In. sezione.

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3° Lasuppz,ra$iOJ~e della cornea co1~seculiva ad una est-razione

di cateralla ci sembra essere la terza indicazione dell'uso della cserina. Qunndo dopo un aumento della secrezione congiuntivale vediamo con un leggiero intorbidamento dell'umore acqueo i labbri della ferita prendere un aspetto biancastro, noi procediamo nç.lla seguente maniera : Passiamo uno specillo lungo tutta la piaga all'oggetto di fare sgorgare l'umore acqueo e instilliamo ogni mezz'ora (se non sopragg~unge il vomito) od ogni ora alcune gocce di una soluzione tli eserina al centesimo. Nel tempo stesso procuriamo di tenere le palpebre pulitissime lavnndole spesso con una soluzione calda di acido carbolico al millesimo. Questo modo di riaprire la ferita essenclo usato anche da Alfredo Graefe, ciò vuol dire che questo eminente oculista riguarda come noi gli accidenti da cui è colta la cornea dopo la operazione della cateratta, vale a clire che li considera come la conseguenza di una infezione della fol'ita. E perciò crediamo di agire molto ragionevolmente procedendo in simili casi como se si trattasse ili un'ulcera rodente; cl cl resto i res ultati ottenuti confermano questa maniera. di >edPre (1). (.Annales d'oculistique, gennaio-febbraio 1877).

Sot•ra nn nuovo segno di au.anrosi Jnonocnln.re, del tlottoJ:e Galezowski. - Questo segno consiste in ciò the la pupilla in un occhio amo.urotico si dilata quando si espone all'azione della luce del sole o del giorno, c nel tempo stesso si chiude completamento l'occhio sano. Ha verificato questo fatto in sette individui che ave\·ano perduto la Yista. di un occhio per ferita diretta del nervo ottico o per frattura del cranio. In essi non potè riscontrare la minima lesione nell'interno dell'occhio: solo più tardi qtta.ttro o cinque mes i dopo l'accidente si produsse in tutti questi malati un'an·ofia della pupilla. Questa dilatazione è il resultato del rilasciamento dello sfin(l) Fino dal 188~ l'utilità doli>. ealaoorrit14 nelle •upplltll~ioni dolia cornM era dlmosl~ata

dal pror. Alldrca Simi con esempi di cui rendeva CGnto nel gior113l& c Lo Spufmet~lall • di quel tempo.

R.


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tere pupillare che si era contratto prima in modo simpatico al momento in cui la luce colpì l'occhio sano e fece contrarre le due pupille. In generale si osserva ia dilatazione pupillare aUa semplice ispezione o ad occhio nudo. I due occhi essendo aperti si vede eh~ le due pupille hanno subito una contrazione simultanea cd al medesimo grado, ma basta chiudere l'occhio sano per vedere la pupilla dell'occhio malato acquistare una dilatazione lenta ma. progressiva fino a che raggiunge la estensione media di 4 1/s a 5 millimetri (1). Questo nuovo sintomo dell'amaurosi monoculare non si vede qualche volta ad occhio nudo, di maniera che si potrebbe credere a prima vista che la pupma·rimanga larga ed immobile, ma basta. di esaminarla con una lente di ingrandimento }lCr riconoscere che la dilatazione secondaria si fa in modo assai distinto. Per comprender e il meccanismo di questo fenomeno bisogna riferirsi alla fisiologia dell'iride in ordine alla sua innervazione. È noto dalle espcl'ienze di .Budge e di Claudio Bernard che dopo la sezione del cordone cervicale del gran simpatico, la pu· pi!Ja si ristringe c inversamente si dilata quando si elettrizza l;t sua estremità periferica. La dilatazione della pupilla è dunque il risultato di una innervazione attiva del gran simpatico 1 mentre la contrazione non si produce che nel periodo di riposo di questo nervo, ed è precisamente in questo momento che comincia l'azione dei filetti nervosi del terzo paio che innervano lo sfintere. Così la contrazione e la dilatn.zione della pupilla sono fenomeni costanti e possiamo dire con Donders che la radice grigia o simpatica del ganglio ciliare ser ve a mantenere costantemente la tonicità delle fibre radiate dell'uide; la pupilla si dilaterà con molto maggiore facilità se l'antagonista. del gran simpatico non è più eccitato. Ora noi sappiamo che la luce è una delle più potenti cause eccitanti per lo sfìntere pupillare, agisce direttamente su ciascun occhio c per vi::L riflessa da un occhio all'altro. Basta dunque che l'effetto di queste due cause cessi, perehè rimanga la sola azione del gran simpatico e la pupilla si dilati. (l ) Er" 1\nehc a noi accaduto di rilevare non solo in casi di eocit.à, ma pnr anche di forio dimiunziono della acnteua visi,·a di un occhio il fenomeno segnalato dal dottore Galozowaki.


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Così possiamo dire in gener!rle che n:ella amaurosi monocu:lare, i movimenti dell'iride si eseguiscono nel senso centrifugo, e chiu-

dendo l'occhio sano vedremo dilatarsi la pupilla. La maricm\za di qttesdò fen'omen:o può fare ricon'O'~cere una amaurosi sim'IH'ata. Si inte'tìde èh'e' qui. si )?arla delle anraurosi serizit lesi6riè; ec:Y in cui l'é:sa'm'e· ottàlnioscopico non riveia alcuna alterazione sià della pupilla, sia della retina. Certo che questo segno da· se· solo sarebbe insufficiente in alcuni casi, nia unito ad altri potrà senza alcun dnbbiò rendere in pratica utile servizio. (Rem,eiZ d;ophtha71mo1ogie, luglio 18'76). :Miopia: fitllzion aJe r ap ida ·e grave del dottor CurGNE1'. (R'ecuei~ d'opht'hct71m'oZogie, genmtio 1877.) Il dottor Oriignet riferisce essersi nella si:ia pratica incontrato in a.lcunr casi di miopia._stra.oi"dinaria. prodottasi rapidamente in persone a{lulte o di età matura, salita ad un grado elevato e mantenutasi per Jungo tempo, forse indetì.nitmnente, cou tutti i canttèri d-ellà rnio'pia funzionale gra-ve, senza alcuno·aéi caratteri ottalmoscopici e materiali di questa anomalia' visiva:. Egli· riporta tt·e casi eli questo genere, fra cui quello eli un sottuffici.ale il quale, avendo $ertlpre goduto di buona vista tanto da· vicino che da lontarro, a un tratto si accorse di un forte indebolimento in questa funzione. Quando fu esaminato dal dottor CuigJlet, egli non diStingueva bene gli oggetti a distanza, ma solo da vicino, e la vista migliorava coi vetri concavi. Esso era molto nìiope' ad ambo gli occhi, m[~. la visione non poteva esser ricondotta al tipo normale con ne~stina lente, neppure con l'aggiunta della carta pertugiata. Ma il punto importante è questo, che non fu riscontmto alcuno dei segni obbiettivi ottalmoscopici che caratterizzano la rniopia ; ed anche dopo paralizzata l'accomodazione noli ebbe luogo che un lieve cambiamento nella visione, persistendo ancora la miopia. . Quindi il dottor Cuignet sostiene esservi una miopia bene avverata grave clie non può spiegarsi con le teorie ordinarie della refrazione e dell'accomodazione. Quanto alla spiegazione di questa miopia., senza pretendere di averla trovata e dimostrata, l'autor e crede c'be la migliore che si possa dare per ora è questa : che trattisi di rniopie nervose (!).


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E qui ricorda altre osservazioni di disturbi visivi riferibili ad uno stato nervoso. Una è r elativa ad un:l. giovanetta isterica, in cui una not.evole ipermetropia successe ad una miopia egu:l.lmcnte notevole, essendo prima funzionalmente c ottalmoscopicamcnte emmetrope, il qual pervert.imento visivo si cambiò }lOi in altri, quali l'indebolimento eccessivo della vista c anche l'abolizione completa alla viva luce ed il completo ristabilimento nlla luce attenuata. In un giovinetto affetto da disturbi nervosi ebbe a. notare una diplopia. nel tempo stesso monoculare e binoculare, un'inclinazione degli oggetti simile per ciascun occhio, una ipermetropia per gli oggetti vicini con una miopia pei lontani; ed i n una signora dei subiti intorbidamenti. di vista ora centrali, ora laterali, e passeggiare differenze nella maniera di vedere dei duo occhi, l'uno essendo divenuto a un tratto miope, l'altro restanclo ipermetrope. Tutte queste erano persone nervose e attaccate da disturbi nervosi ; ed anche il sottufficialc, soggetto della precedente st.oria, nota che contemporaneamente al disturbo visivo aveva provato un cambiamento nel carattere, nelle facoltà affettive e intellettuali. E per ultimo considera che relativamente allo stato militaré c all'accertament o di un disturbo funzionale di tale natura cd intensità, si capisce che il perito incaricato di verificarlo sarebbe in un grande imbara-zzo. Gli sar ebbe facilissimo ad avere la prova che l'individuo può leggere con lenti concave forti, ma sarebbe inclinato ad ammettere un precedente esercizio con le lenti c per conseguenza una simulazione, ovvero ad attribuire questa condizione ad una violenta azione dell'accomodazione. Egli si ingannerebbe nell'una e nell'a~tra. supposizione, e perciò il dottor C~gnct vuoi mettere in guardia i medici militari contro le opinioni troppo assolute sui casi ordinari di miopia, e ricordar loro che si dànno dei casi veri di quest'anomalia, i quali escono dalle r egole ordinarie.

Nota sopra nn caso tl'albugo dop1lia guarita, col mezzo della l.tbt·asione ammoniacale da GruLto GuERIN. (.Ann. d'oct6listiq., settembre-ottobre 1876.) Soggetto di questa osservazione è una signora di 28 anni, che circa tre anni or sono si presentò al professor G. Guerin per una


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albugo doppia resultatò: ·di un'ottalmia costituzionale. Questa Qtt.almia c'omplicata da.-ulcerazioni della cornea aveva necessitato l'uso fxequente delle cauterizzazioni alle quali la malata at:tritmiva l'origine, del)a sua affezione. Erano stati .messi in opera ;per più P,'un anno tutti i mezzi possibili per far scomparire que.ste opacità;: cal,lterizzazioni ripetute, astringenti r~<>olutivi, acqua .fi~edda. G. Guerin si occupò prima di tutto della salute generale delUinferma che lascia-va molto a .desiderare, e della .impressionabilità degli occhi che CJ;a divenuta molto viva. Adatte cure e le "a:pplicazioJ1i fredde continue miste a piccole quantità di tannino posero ben 1n·esto la. malata .in condizione da sopportare il trat tamento speciale che Guerin si proponeva dì applicarle. Ecco quale fu questo trattamento : La testa essendo collocata ~rizzontalmente e l'occhio sinistro mantenuto aperto mediante un ottalmostato, Guerin percorse più volte con un pennello da acq~arello imbevuto di ammoniaca liquida a.l ' 'entidgesimo tutta l'estensione della albugo. In pochi se.condi vide rammollirsi, liquefarsi quasi e rendersi mobile lo strato il più superficiale c il più sporgente del tessuto . cicatdzio. .fl.llora si fermò e fece immediatamente cadere sull'occliìo un filo d'acqua finchè fu certo che tutta l'a:ul:lnoniaca)er:a port~ta via. Ambo gli occhi furono mantènùti chiusi, un: cuscinetto d'ovatta e due strati di collodione pro~ungati su tutti i punti del cont orno dell'apparecchio in modo da intercettare completamente l'ari!}, procacciaròno . all'occhio . operato tutte le condizioni di una occlusione 1) erfett~. Compresse fredde furono mantenute sugli occhi giorno e notte. Dopo cinque giorni di riposo assoluto, Guerin cambiò l'apparecchio senza div~.ricare le va.lpebre, i cui orli erano rimasti fra loro completamente adesi. L'occhio 01)erato era ap1)ena tumefa.tt~. Dopo l'ottavo giorno, furono più -yolte al giorno fatti fa1:e bagni sull'~chio con una leggerissima soluzione di tannino (25 centigraml}1i per 100 grammi d'acqua) con due o tre goccie di laudano per bagno. Al quindfcesimo giorno f'occhio non offriva alcuna traccia dell'operazione ; non er~ nè rosso, nè tumefatto. La superficie dell'albugo aveva perc:luto almeno la metà della sua grossezza ed il suo colore aveva cessato di essere .uniformemente bianco ; alcune altre. SMÌmellature simili alle prime furono operate ad in-


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RIYISTA DI GIORNALI

terva.lli più o meno lunghl. Quando G. Guerin tolse l'apparecchio definitivamente, tutta la superficie della cornea pareva come un vetro appannato e confus o. La visione era esenta e difficile c non si esercitava che con molt.o incomoao. Furono continuat.i per più settimane i bagni all'occl1io con acquat fresca leggermente-mista a tannino, non esponendo l'occhio operato che lentamente e gradatament-e alla luce temperata e att.raverso i vetri azzurri. Con l'aiuto dì queste precauzioni la vista si rafforzò, e la trasparenza della cornea si ristabilì al punto che d'ambo i lati, in capo a un mese, a gran }lena si scorgevano le traccie dell'affezione primitiva. L'operata ha lasciato Parigi da 18 mesi e di quando in quando ha dato sue notizie al dottor Guerin, le quali confermano la persistenza della guarigione.

Dete:rminwLiione obbiettivo. •lena miopia e determinazione dell'acuiu\ visiva nel servizio mili· tat·e del dqttor SEGGEL, Monaco L .A. Finsterlin : pag. 36-. (Corresponaens-Blatt, 15 febbraio 1877.) 1.• Il miglior metodo per la dctermina:zione obbiettiva del grado di miopia che rende inabile al :Servizio militare è, secondo l'autore, quello di Steinheil adottato nell'armata bavarese. Esso consiste nelresame di ciascun occhio separatameute per vedere se un sedicente miope sia capace di leggero i caratteri d'i stampa dell'altezza di 0.5 di linea parigina, alla distanza di 6": con una lente concava della forza foco1e di 4", tenuta ad un centimetro dall'occhio. L'occhio esaminato riesce in questa llro-va quando esso, supposto; una corrispondente acuità visiva, ha una niiopia di 1/s o più. Ora però che il nuovo ordinamento tedesco s-ulla reclutazione stabilisce come limite non più un punto di distanza di 8", bensi uno di 5 s;," (15 cm.), lo Seggel propone di supplire la lente concava, 4" con altra di 3 J./3" (9 cm.) di distanza focale. La prova per tutto il rimanente rimane )a stessa. Por determinare l'ipermetropia è unita all'apparato una lente convessa di 10. 2.• Nella seconda parte l'autore descrive, dopo alcune osser-


ITALIANI ED ESTERI

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vnzio.oi generali d'introduzione, il metodo col quale egli fa fare gli esan}i di ~cuità vjsiva ai suoi scolari. Come base fondamentale si serve dell'istruzione ufficiale svizzera altrettanto precisa quanto efficace, la quale con poche aggiunte (particolarmente s ull'astigmatismo e la simulazione) viene da 'lui riprodotta quasi senza. cambiamenti. Seguono poi altre questioni che riguardano l'ordinamento tedesco delle reclute; e si conchiude con un'esposizione dci vantaggi del sistema metrico per tutto ciò che concerne gli studi sugli occhiali. Per una più precisa determinazione del grado di miopia l'S. riclùede, oltre le lenti concave 3 1/t, anche quelle concave 40, 20, 13 '/•, 10, 8. 111ediante la combinazione di queste lenti tra loro e con la. lente convessà 10 già esisten te, si ottengono le più importanti distanze focali, c quindi il grado di refrazione.

()a.uterizzazlon e ignea d ella cornea del dottor GuET. ( Amtales d'oculistique, gennaio-febbraio 1877.) La prima volta che l'autore, dopo avere pr ecedentemente sperimentato sugli animali, fece l'applicazione del suo processo sull'uomo, si trattava di un'ulcera profonda centrale della cornea curata per cinque mesi coi processi ordinari e- andata. sempre peggiorando. n fondo · dell'ulcera era bianco, polposo e andava scavandosi sempre più. li dottor Gayct si servi di un ago da calza, scaldato n1 rosso, col quale toccò l'ulcera. n migliorameu~o fu talmente rapido che il malato dopo otto giorni era guarito. In un secondo caso della stessa no.tw·a, e ancora più grave, caratterizzato per cheratite pannosa con ulcerazione e ascesso sottoeptteliale, la guarigione ebbe luogo con lo stesso mezzo, egualmente con grandissima. rapi dita.

Ottalmia prodotta dalla i nocnlazionc (lei Ta cci n o del dottor CRITOIIETT. (Reeueil d'ophtltalmologie, gennaio 1877.) Leggcsi nel Medical Exami,~er del 21 dicembre, che il dottor Anderson Critchett fu consultato da nn collega il quale erasi accidentalmente introdotta in un occhio rlella linfa proveniente da nn bottone vaccinico. Temendo il contat.t.o della linfa colla cor-


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTEIU

nea e la COl1giuntiva, si lavò con gran diligenza l'occhio, ma senza il 1·esultato voluto, imperocchè dopo ventic1uattr'ore l'occhio s'infiammò, la comea dopo alcuni giorni fu invasa. da una infiltrazione interstiziale con una Ol>acità che occupava i due terzi del segmento esterno di questa membrnna, e la forma della lesione mise fuori di dubbio che questa era una vera pustula vaccinico.. L'esame dell'occhio sul principio non fu possibile per la ln.grimazione e l'eccessiva fotofobia che esistevano. Dopo tre mesi ogni traccia di infiammazione scomparve, la congitwtiva l'iprese :Il suo colore natum.le, cessarono la lagrimazione e la fotofobia, e l'occhio malato potè aprirsi come l'altro. I...'opacitli, della cornea andò di.ntinuendo sensibilmente ; ma Critchett crede cho sarà necessaria la iridectomia onde · aumentare il campo visivo che è eccessivamente ristretto.

Azione della s tricnina sull'occllio s ano e su quello a.n unn,Jat.o del dottor H ti,'I'EL. (.A.llgemeine Wiener rnecliz-

Peitung.) Gli esperimenti fa.tti dall'autore sopra se stesso ebbero pct· iscopo di osservare se la stricnina aumenta l'acutezza visiva ed arreca. delle sensazioni subbiettive modificanti la per cezione della luce e dei colori. La stricnina venne a tal uopo introdotta, nell'organismo per la via ipodermica, mediante due iniezioni, di cui una alla r egione tem1>ora.le e l'altra aU'ava.mbraccio, della dose eli 2 a 4 milligrammi. In seguito ad esse il dottor Hippel osservò ciò che segue : l • aumento della sensibilità periferic1t per il colore celeste; 2° accrescimento temporaneo nell'acutezza visivo,; 3• percezione più chiara dei punti periferici; 4• allargamento stabile del campo visivo. n risultato çhe ottenne l'autore si concreta. in ciò, che la stricnina esercita la stessa azione sui 11ervi visivi come la corrente non interrotta sui nervi motori. Essa ha però un'influenza anche sull'atrofia dei nervi ottici nei casi, nei quali ogni aUro rimedio rimane senza efretto.


V A RIET A

CONGRESSO I ~TERNA.ZIOHLE D'lGlENE .E SALVrnNTO IN DRUXELL}]S :".""EL 1876

(Seguito, vedi il fascicolo di dicembre 1876,pag.118'5).

SESSIONE D' IGIENE SPECIALE

Lo. sessione d'igiene apre i suoi lavori sotto la pt·esiden?.o. del signor Crocq, mettendo nlla discussione le tre seguenti questioni : 1• Dello. proftlassi delle ina.lattic epidemiche; 2• Delle ma.lattie degli animali trasmissibili all'uomo ; s• Della. profilassi delle malattie del bestiame. Ch at·bom alet·legge il suo rapporto sulla questione delle quarantene e dei lazzaretti : passa in rassegua. i mezzi più efficaci por lo. p1·ofùassi delle malattie epidemiche e dice che tali mezzi sono dipendenti dalla. conoscenza : a) Dello. dtu·ata dell'incubazione delle moJattie epidemiche o contagiose ; b) Della loro zono. di propagazione ; c) Del numero e della qualità delle vie per le quali possono introdm·si in un paese ; d) Delle misure igieniche proprie per combatterle. L'oratore insiste su quest'ultimo mezzo, dicendolo mille volte più efficace delle quarnntenc contro le malattie diffusibili in genere, e contro il colera in iSI>ecie. Q,uestn malattia dovrebbe


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VARIETÀ

esser colpita. a. Calcutta, dove esiste permanentemente nei suoi quartieri insalubri e poveri. La sua prediletta dimora è sempre là dove mancano le migliori condizioni igieniche, tanto è vero che nelle epidemie, che hanno colpito il Belgio, i quartieri·meno puliti ne furono sempre flagellati. I lazzaretti dovrebbero riunire certe condizioni indispensabili, essere temporanei e non permanenti, situati all'est dei centri popolati, e costruiti con tavole già prepara~e, verniciate ed anche pnbib~te ~i ca~rame ~ i pezzi foggiati ~n guise:~, tale da po~~~·li facilmente montare o smonì.are ; dovrebbero constare di grandi proporzioni ed avere delle grandi a1)erture verso est, ed essere ermeticamente chiusi ad ovest. Le acque provenienti dai lazzaretti dovrebbero essere disinfettate prima che giungessero a mescolarsi colle altre di scolo della città : i cadaveri e tutti i loro effetti lctterecci e di vestiario doV1·ebbero essere inceneriti sul luogo. Fauvel parla del modo eli conciliare l'interesse della salute pupbl!cl:\-, ~he è jl princ_ipale, ~olle quarantene o coi lazzar~tti, che danpoggi~o gl'in~ressi della ]Jbertà e qel e<:>mm~rcio. Le misure igieniche non })Ossono esser uguali : dovunque ~evono variare secondo il clima., le ~~ntrade e li!- situazipne <lel paese. In Oriente le misure più larghe devono essere prese, pe~· impedire i progressi della epide!Jl~a e ll!> qU.a espo!tazione. In Euro1)a non abbiamo da 1wendero che misure di difesa, cioè le quarantene, le quali saranno sem})re efficncissin~e· fiutantochè, ~viluppatasi !a màÌattia1 ' nÒ~ s! · ·~cttano i~ })rat.ica le nùsure çnergiche. In Europa la salute pubblica è più minacciata nel l\:I.editer, rn,neo che noi mari del Nord, Ì1el 1Ìlentrc che gl' interessi commerciali vi sono imp01ianti tanto quanto gl'interessi sanitari. Si potrebbe quindi, tutto al più~ pervenire ad alcuni trattati ~nternazionali che riduc~sse~·o le regol~ profilo.ttiche allo stretto necessario. Hirsch combatte le quarantene dimostrandone, con molti fo.tti la l?ro inefficacia. Dice che la conferenza di Vienna1 a grande maS.S.ioranza, stabilì, in massima, di permettere la sop, pressio~e de~ç qu~.rantenc, per i pa~si che a:vessero voluto to~ _gliel'le.


VARIE'j:'À

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:0. c,a,p.i~~o Dou~;la:s ,(h3glese) g,à alcune parrticolari ,notizie 1nt_omo al co~era ~elle In~e e n;1.0st1:a i b(li rjs)llt;tti dovuti alla f;.l\e:.r~a dell'l\u~9~i~à il).giese, spe~f~lmente relat.iva aUe regole prescritt~ :Pei J.?Cll~gr~v,a~~1, ed al~a d}stribu~ion~ ;th"\>on~ant~ di ~eque buone; mentre prima v'e.ral).O .dei veri eserciti di _ p,e,llegri)li cl~~ psava:,np ;a.cq1,1e di al).tichissimi pozzi ,o di cisterne, e 4n r~iOI.W delle ma;lé acque .a.ccrescev{1si ed infieriva il morbo. càs,tl~l~o~f (di rtoro~) si di5)~liara })artig~ano :delle quarantene .dichia1;apd<,Lche in Ro111a hanl).o sempre pro9.otto risult.a~i pron.,ti e ,$~lutari. · - I:.a W~gi~rfl>nza della ri)lnion_e r!tiene che <le quarantene fipip .nno !Jil giorno çpl~o scomparire a~atto, in virtù dei progr~s~i delle scien,zl} eg iÙ is;pe~ie_ della chimica e clell'igiene. Sulla seconda questione Charbonnier legge un rap~orto ;;ulla profìlassi delle malattie ttasmissibjli dagli animali all'uomo .. Le sue conclusioni non hanno nulla di nuovo : confermano la necessità assoluta di abbattere .gli !llnimali affetti da malattie che, tra.$J:l'lesse all~uomo, sonp sempre fatali (rabbi~, mo_rva e farcino). D~po b:t;eve dis~ussione, Diailly propone alla sessione di emet.tere un voto affinchè la nutrizione degli· animali, durante il loro trasportp, sia df\lle leggi qella pubblicà salute presa in severa consiC!.enizione.. "" . Sulla terza questione il dottor Laussedat (di Francia) attrae l'attenzione dell'as,semblea p'arlando dello sviluppo de~ carbonchio p.egli l:!-ni~aF, e- s~e caus'e, c')le; dipendono forse da~~a cattiva , ~ostruz~o~e .de}le stl);lle. · Il pr.ofessor Virchow (di Berlino) fa conoscere i mezzi energici impiegati da tutte le nazioni contro la trasmissione delle malattfe ep~zooFch.e. . Soltanto la Russia lascia an col'a qualche cosa a desiderare, ma è convinto clJ,e .presto adotterà qélle regole sicure per i ioro risultati. L'oratore presenta alcune ossei'vazioni sulla trasmis'sione del paTbonel)Jo e d~lla pn~umon~~ e sulla inno~uità dei prodotti degli anim~li colpi~i diJ. ~alatti~ tubercolose. Dice che molte esperienze s~no s~ate fl!-tte, ma çh.e però la questione non è ancora completamente esaurita. ·


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V.llUETÀ

CJuu·boruùe r condanna il sistema generalmente adottato del seppellimento degli animali morti per malattie contagiose trasmissibili all'uomo : raccomanda vivamente la cremazione : e a c1uosto proposito il signor Kuborn d~~ alcune spiegazioni sul crematoio da lui inventato ed esposto. Ch ndwich (d'Inghilterra) fece parte della comnùssione speciale inglese che esegui l'esperienze pratiche pcl seppellimento degli animali : queste provarono che il seppellimento fatto a 5G piedi al disotto del livello del terreno, garantisce da ogni pcricÒlo. Se il suolo è convenientemente poroso c coltivato, il cadavero scomptu·e affatto nel termino di 6 anni, c la spesa è minore assai di quello. della cremazione. Soggiuugc poi che in Inghilterra i cadaveri sono trasportati in w1 deposito speciale con tutte le necessarie }lrecauzioni pcrchè siano !ungi dal contatto dello. popolazione. Cnstiglioni descrive i crematoi italiani che hanno servito all'incenerimento del bestiame. Chiusn la, ùiscussione stt questo argomento l'assemblea passa n trattare la grande questione delle cagioni dell'eccessiva mortalità dell'infanzia e della fanciullezza. Knborn, t•elato,·e, dico che per rendersi conto esatto della mortalilà dci bn.mbini fa. d'uopo, prima di tutto, di investigare le condizioni delle popolazioni. Nel Belgio, la cifra dei neonati morti in città supera quella dei morti ncUe campagne, e lo ciii·e di morte dei bambini illegittimi superano quella dei lcggittinli. D'altra parte, è lieto di annunciru·e che in questi ultimi anni sono notevolmente cresciuti i man·imoni, lo nascite legittimo c le ricognizioni dei figli illegittimi. Presenta. delle t.wolc statistiche su questo proposito, dicendo che pochi altri paesi sono in grado di dar simili esempi. Esaminando quindi l'ordine delle cagioni di morte, pone frn, le prime la illegittimità, poi lo. miseria, l'ignora.nza e la superstizione dci parenti : da ultimo le costituzioni difettose. Di tutto queste cause esamina lo ragioni più in1portanti. Passando 110i a parlare dello cla4>si agiate, critica l'usanza nssw·da di tr~ìlOrtare i bambini in piccole carozzinc a mano, che tutt'al più non potrebbe essere tollerato che per i prinli mesi eli


V.A.R!ET;\

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vita, in cui ancora il bambino non muove il passo. Condanna la fasciatura dei bambini e specialmente i guanciali di piume o di lana : questi dovrebbero essere o di crine o dì paglia trita. Parla a lungo dell'allattamento o conclude dicendo " che la. natura esige che la. madre allatti il proprio figlio e che il la.tto mercenario è una delle cagioni della. maggiore mort~llità . Per buona che sia, nessuna. nutrice vale la madre. , P arla quindi dell'allat tamento ar tificiale c dà notizie stn.tisticho su quanto intorno a ciò si pratica in Europa; le quali notizie inducono a concludere che l'allattamento artificiale e l'alimenta~ ziono prematura di sostanze diverso, sono cagione di frequenti mOl'talità. L'a.llattamento nrtifi.cialq è soltanto utile quando sia dnto dalla madre stessa, ed è sempre preferibile ad una mediocre nutl'ice. I ntomo alla nutrizione della fanciullezza , dimostra quali sono gli alimenti utili c quelli da proscrivcrsi, fra cui il vino, la bilTa i legumi e certe preparazioni artificio.li. Finalmente il relatoro fa voti porchè la donna sia allontanata dai lavori gravi manifatturieri, contrari alla lol'o natura ed alla prosperità delle génerazioni. Bonchut dice che l'allnttamento artificiale è dannoso porchò non si sanno nutrire i bambini. Bisogna regolare le ore del pasto e In. quantità del latte in ragione dell'accrescimento clel peso dei bambini. La media giornaliera di questa. cresciuta è di 25 gmnuui, e talvolta di 50 o 60 : se non si prOl)Orzion:J. In. nutrizione ar·tifi~ cinle si tn·oducono malattie gravi dell'apparato digerente. Del resto per le classi poco agiate v'è anche la qualit.-\ del latte che si dù. colla boccetta, che spesso ò cattiva per cagioni di negli~ genza, d'ignornnza e di miseria. Bcnekc (di 1\Iarburg) indica. alcuni mezzi necessnri })er op~ porsi alla. mortalità dci bambini ; questi soccombono p1·incipal" mente per malattie croniche, le quali dipendono sopratutto da mancanza di allment.v.ione. Egli ritiene che poco si stucti l'argo~ mento del valore nutritivo degli alimenti che si danno ai bmn~ bini, c vorrebbe che questo argomento fosse insegnato, con lt\ g1•ande impo1tanza che merita, in tutte le scuole mediche. Honzé tlc l'A.ulnoii espone la statistica della mortalità dci


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VARIETÀ

bambini in Francia, e nota che fra le cause principali il vaiuolo è una d~lle piJ). terribili: poi vengono in .seguito l'abuso dei nar-

ç.otici (decotti di papaveri eh? si danno 11ell'intènto di favorire il sonno), la mancanza d~llé cul'e materne, o ~e faticb.~ cui sono costrette lll pgver~ puerpere, obblig!l>te al lavoro, per miseria, subito dopo sgr!}vat~, non potendo per tale spossamento altro che dare un latte corrotto, e da questo ne vengono bambjni d.eboli e rachitici. Propone perciò che si diff9nda dovunque il sentimento c;li pietà per allovj;we quest.i IMli, affinchè colla istituzione delle casse di socçorso, cogli aiuti ;:~. domicilio, ecc., si possa porvi efficaçe riparo. Jaussens (ispettore d'igiene della città di Bruxelles) invoca rattenzione dell'adunq,nza sopra due cagioni di mortalità dell'infanzia, una delle quali poco nota, ma non per questo meno grave <;lell'altra. La prjlpa è la precip~tazione che hanno i parenti di portaro i neonati alle chiese 11el battesimo. Non sono molti an11i che nel Belgio si faceva ançora la verifica delle nascite negli st.essi uffici dello stato civile: si riconobbe che v'era in ciò un grl,.lve pericolo pei neonati, ed ora un medico speciq.le si reca nei rispettivi domi.cili a constatare le nascite. Vi sarebbe quindi a sperare che le autorità religiose non fossero me11o caritatevoli delle pubbliche amministrazioni. La seconda causa è l'asfissia nelle braccia della madre: questa, dice l'illustre igienista J anssens, non è facile a riconoscersi, ma purtroppo è frequentissima. Esso l'ba molt~ volte constatata e vi riconosce una causa frequente di mortalità. L'oratore emette il voto che si diffonda nelle scuolP delle ragazze l'istruzione sui doveri che esse dovranno compiere quando saranno madri , nella stessa guisa che loro s'insegnano i pr~ncipi ,elementari d'igiene, Dimostra anche come sarebbe necéssario che si diffondessero la vaccinazione e rivaccinazione assai più di quello che lo è oggigiorno. Finabnente conchiude dimostrando quanto interesse vi sia che il Cong~·esso no11 si sciolga se prima non stabilisce le basi di una statistica iqternazionale sull'argo!Jlento in discussione. La sua proposta è formulata in queste p!\.role : " Il Congresso emette il voto che sia in ogni paese organizzata un'ii\Chiesta sulla statistica eziologica· della mortalità dei


. VARIET1

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lialllbini: di et"à:::inferiore ad im arrno, e che qu'esta, fùéhìesta· sia fatta con principi uniformi. , . DUJ!aùdo't dice d''av'er molte volte riconoséiuti· gli espedienti p'eiieo'los:i' ~d<i :dconono·Ié balie pltgate, p e'i' spirito <ti lucro :-le frodi, le alterazioni nel latte e negli alimenti. E pteocctipaiidosi det .:g,unfero consfder'evòle· di b'àdnbini dei brefotrofi dati fuori neu~: è'alffi}mgne a 'Qlìli11!, dicé: che dovrebbéi·o·. i ·gòvei11i o ié pubbliche amministrazioni esercita.r e su di 'essi una più severa! sorve~ gManza. Kubo'l'n per ria8sùmère lo stata' della ctliestione, espone un: qnadllo della rm:>lftalità der. bambini nel primo anno d'età, nei diversi Stati d'E)II'opa. SQpra 100@ bambini né muoionò neJ.'ptiino aimo· di vita : In Svezia ... . 153 ,, ])'anirlla.r ta 156 156 "' Scozia .. Ingnilte'r ra 170• ",. Eeikio, .. 186 , Olarrda. 2H ,, :LftaM).a 216 220 a P.russia . Spagna. 226 , ' Svizzera 252 254 )) Italia .Austria. 303 ," Russia . 311 , Baviera.. 372 I:..'Oi'atore teniùna pròponèndo alcune conclusioùi alÌ'assemblea., la quale dopo viva discussione accetta le seguenti : 1• Stabilire U!la organizzazione completa di pli.Ublica assi~

))

s~n:za;

2a Fa:votire l'a.lìmenta.zione naturale mercè soccorsi a domicilio·; 3• Ptocumre doy.unque che si· formino délle società protettriòi dell'infanzia e venire in loro a.iuto con sus13idi ; 4a Fondàre : n et sobborghi delle città, e nelle campagne, degli spedali o almeno infermel'ie per bambini_; 5a Accresc·ere gl~· asili·infantili, i giardini d'infanzia, ecc.,


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VARIETÀ

sottoponendoli ad una seV'era. sorveglianza igienica ed amministrativa; 6~ Insegnare nelle scuole quei principi d'igiene che fanno parte delle condizioni necessa.rie-della vita, rendendone l'insegnamento obbligatorio ; 7• Lasciare alle ·donne che vanno a sgravarsi alla l\:Iaternità il di:ritto di non permettere che il loro nome figuri in alcun registro dello stabilimento. Si passa quindi alla nomina dei membri che dovranno comI>orre la commissione d'inchiesta, la quale risulta cosi formata., ·salvo a com})letal'la ulteriormente con rappresentanti d'a.ltri paesi: Pel Belgio il signor Jttnssens ; per la Francia il signor Bertill on ; per la Germania il signor Beneke ; per la Da1ùmarca il signor Schleissncr; per l'Olanda il signor Van Capellen; per la Svezia e Norvegia il signor Broehk; per la Svizzera il signor Duna.nt; per l'Inghilterra il signor Hardwich ; per la Russia il signor Froben; per l'Austria-Ungheria. il signor Patrubany; per l'Avana il signor Jua.n Castaneda y Campos. Cosi fu chiusa, con una proposta veramente utile, questa i mportante discussione che durò per tre lunghe sedute. L'ottava questione, secondo l'ordine generale del programma del congresso, era la seguente : " Ricercare i mezz(: a) d'uniformare nei differenti stati le statistiche della mot·ta.lità secondo le diverse professioni, tenendo conto delle abitudini degli op~rai c delle sostanze che devono maneggiare ; b) di utilizzare per la demografia i dati dello stato civile. .Jansse n s dà lettura del suo rapporto sulla prima parte di questa questione. Lamenta la manca.nza dei documenti necessari per stabilire una statistica mortuaria secondo le diverse professioni. Dimostra come le professioni esercitano una grande influenza sulla mortalità, e quanto sar ebbe necessario per la scienza di stabilire una classificazione generale ed uniforme in tutti gli Stati. L'oratore preconizza un sistema statistico ch e ritiene molto esatto, e ne dà un esemplare offrendo all'adunanza una tabella sinottica della mortalità della città di Bruxelles du-


:J'ARIETA ~"'

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rant~ l'ultimo periodo quh1quennale. Tuttavia propone che una

~mnmissione speciale, si' unisca e studi questo grave argomento. Prosegue quindi' la ·discussione sul modo di stabilire i principi di questa qulstione, ed il signor Proust _vorrebbe che si stabi-

lisse l}.lla base unica, e si ricercasse questa nei disturbi e nei çlanni che:provQcano le professioni: ad eser_npio negli operaipropotTebbe tre categorie secondo che le malattie ·sono }n·ovocatc dalla polvere; dal vapore e dal gas, o dall'intossicazione. Fliuket~boq.J•g di;mostra i difetti di simili classificazioni dicendo 'che .noi già·· co~osciamo .gli effetti di qu~ste cause; c la ~?tatistica non fa che 1:aggruppar1e': ciò inve.èe che noi dobbiamo far~, .~gli di c~, è di ~tuiliare t~tte le più minute specie di profest]ioni, ~rti ~ m,estieri, per scoprir~ se fra loro vi siano delle cat:ioni morbose fino ad oggi occulte, allo scopo (li potervi portare il eonco:rso igienico per ,prevenirle. Fau.,el dice che la statistica è un mezzo eccellente, ma a condizione che si tenga conto di. tutti ·i fattori che nossono. con~ correte a determinare dei mali, e che. non, si accett~no i dat(che co;n molta riserva. V:' è pei:ò, egli dice, un'altra statistica da farsi, ed è quella della mMtof!Ì"O.f ia ntedica delle dÌv.erse professioni, arti e mestieri, non solo considerando l'estremo fine, la .mortalità, ma le malattie in esse iJiù f1·equenti. La mortalità sola non darà mai il giusto criterio .della fre.quenza delle cause intrinseche alle professioni, poichè si muoré bene spesso per cagioni estranee ane professioni. Le.monografie ben fatte potranno allora servire di base alla ~tatistica praticamente .esatta. · Alcuni oi·atori prendono la parola per dimostrare la difficolt~ maggiore o min:ore di istituire una statistica della mortalità secondo le professioni, e infine l'~ssemblea conchiude accettando la proposta, de! dotto1' J anssens, della formazione di una commissione speciale che studi l'argom,ento, da svolgersi in altra occaSione di congresso. Bertillon · legge il ~uo rapporto sulla seconda parte della que.stione, c11e·ha per scopo ~a ri~erca dei mezzi da utilizzare per la d~mografia traendo li .4ag1i uffici dello stato civile. Egli crede che i migliori dati si possano ricavare dai tre atti pi~ importanti <Jegli uffici dello stato civile (le·nascite, imat?'Ìrf!-Onie le morti) e ne


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VARIETÀ

passa in rivista minutamente i vantaggi per.la statistica medica, e per le indicazioni igieniche che ne scàturirebbero. Egli però' proporrebbe che gli individui non fossero classificati secondo la cifra delle rispettive conb:ibuzioni, ma. seguendo una nuova base. Vi sarebbe1o quindi, secondo il suo progràmma di investigazione nelle vicende delle popolazioni, sei categorie:· l" Famiglie povere; 2" Famiglie che non limino persone di servizio; 3• Famiglie che ne hanno una; 4" Quelle che ne hanno due ; 5• Quelle eh~ ne hanno tre; 6" Quelle che ne hanno quattro e più. Questo sarebbe un lavoro facile a compiersi. I matrimoni d'arebbero delle nozioni utili che sarebbero p1;ese tanto al momento della celc-· brazione, che durante lo stato matrimoniale, od al momento del suo scioglimento. Quanto ai defunti, l'oratore propone delle divisioni esatte e minute che sa1·ebbe troppo lungo seguire, e con: chiude notando che assai importerebbe in ogni osservazione non trascurare la topografia medica. Lionville reputa che sarebbe necessario confidare ai medici questo riscontro di statistica medica demografica, avendo essi migliori cognizioni di causa di altri incaricati ; e pe1~ la Francia, egli ritiene per certo che questo sistema sarà organizzato, to.nto più adesso che la quisti one delle assistenze mediche è alla discussione dell'Assemblea nazionale. Chiusa la discussione su questo argomento, Kuborn legge un rapporto sop1:a gli ospizi. speciali dei bambini scrofolosi, e le scuole particolari pei bambini rachitici; su questa questione l'assemblea è d'accordo che i migliori istituti pei primi, siano i bagni marini, ai qu'ali fra noi in Italia si è' data grande estensione con ottimi e sempre crescenti risultati. SESSIONE D'IGIENE GENERALE.

La sezione generale d'igiene ha trattato, sotto la presidenzo. del professor Bcrgé un certo numero di questioni di molto interesse. La prima fu sulle " condizioni di salubrità degli ospizi, degli spedali e delle maternità ; e sulla istituziolie di spedali temporanei e di ambulanze civili , . Le principali idee sono state svolte relativamente all'orienta-


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zione, a:Ua ·diS})OSizi'one delle sale degli infermi, e dei locali destinàti peri pJ·incipali ser~!zi (mtcitie, bc~gni, lawm?lerie, ecc.), a.lla cubatura dellé snle degl~ infermi, a1le disi~1fezioni ecc. Quanto a:Ue costJ.lu~loni ospitaliere l'accordo generale fu contral·io all'erezione di ·qMgli stabilimenti, quasi monumentali, che ~ono fatti col ptogral!lma di una lunga durata. Quanto meno a:nticlii sono gli spedali, ta1rto minore v'è hl. mortalità, e tanto maggibre v'è ii ra-pido mi'glioramento degli_.infermi. Il barone ltlay«lell dice che a.lcuni an11i or sono la mortalità negli os'pizi di matérnità a Piet:roburgo era grande, malgrado la loro buona costruzione. Molto minore è la morta-lità nelle case p1·ivate, e, strano a dirsi, le partoi'ienti più fortmiate sono quelle che si sgravano, per così dire, per le strade. Fa voti perchè dovunque si imiti qua.n to da sette anni s'è fatto a Pietroburgo, la istituzione cioè di piccoli asili di maternità sparsi nei diversi ·quartieri della città. Delnc richiama l'attenzi·one dell'adunanza suf fatto che il calcolo della cuoatura delle sale in rapporto al numero dei malati, nòn è sempre efficace e g-iustb. L'aumento in altezza non val'e a compe!lsare la scarsiti't in superficie, e per quest-a l!+ forma rettangola1·e è preferibile alla quadrata. :ltl·a ydell e Bnf1!tet ha~no veduto dei fatti COJltrari a questi principi teoretici,. e preci'samente nello Spedale :Maggiore di Milano. In rruesto stabiliménto, che conta in media 2400 malati, i letti sono molto vicini l'uno a.ll'altro, le. sa.le altissime, strette e lunghe, e la mortalità vi è lievissima. Susani dà -alcune spieg~zioni sullo spe~lale di 1\'Iilano, e secondo ii suo ghiclizio la lieve mortalità dello spodale di Milano, che ha le condiztoni supradette ·poco igieniche, si dovrebbe alla c~mtinua ed eùergica ventila.zione delle stesse. Si tratta quindi delle condizioni in teme delle infermerie, e del modo di disinfettatle. - Per questo vYinclsbach propugna l'uso della polverizzazi9ne eli acqua-fenicata, come a.ntiputrida ed antisettica. - Douglas Guelt<m è partigiano delle frec1uenti raschiatute delle pareti, e del rinnovamento dell'intonaco. - O:tcbeux invece dimostra come sa.rebbe pill utile il ricoprire i muri 15


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degli spedali o con quadrelli di maiolica o con lastre di latta. Questo sarebbe un ottimo mezzo valevole ad impedire la penetrazione e l'assorbimento dei miasmi; poichè le pareti ricoperte di maiolica si })Otrebbero facilmente lavare con pompe ad acqua, e quelle tappezzato di latta trattare col fuoco. · · La, discussione l)l'Osegue esponendo cose non nuove e non ap})roclnndo a pratiche conclusioni circa la. precisa quantità d'aria da darsi alle sale degli spedali, la disposizione di esse e quella dei letti. Altrettanto si può dire della discussione sulla questione delle acque, che durò quattro giorni, c nella. quale furono svolti gli argomenti con grandissima erudizione per parte di molti oratori. La discussione trattò il modo di distribuzione delle acque, la quantità, necessaria, ed i modi di constatarne le sue qualità: nessuna cosa nuova fu detta, e la conclusione fu " che l'acqua non è mai troppo abbondante, e l'acqua viva dovrà sempre esser e preferita a quella dei pozzi e delle cisterne n· La sessione d'igiene medica si riunì in assemblea generale, c il dottor Bergé presentò il rapporto sulla questione delle inumazioni : " Come si può constatare con sicurezza e facilità la morte r eale ? - n permesso di seppellire deve essere preceduto da una constatazione per mezzo di persona com1)etente? - Si deve raccomandare l'istituzione dei cò,-oner(l) inglesi?- Si devono stabilire dei depositi mortuari? Nel caso affermativo, qual'è il miglior modo di assestamento e quali sono le precauzioni da prendersi pel trasporto dei morti? - Indicare i vantaggi e gl'inconvenienti delle inumazioni ordinarie e dei diversi modi di cremazione.,

Bet·gé è di parere che si deòbano stabilire i depositi mortuari, utilissimi, specialmente in tempo di epidemie, indispensa( l) Còro1ur è in Jnshiltorra l'uillciale di giustizia ioearieato di infornr.t1'6 In nome della Corona, e eoll"assist.enza di un gittrl, intorno alle cagioni delle morti violenti, qu>.· lnnqno osse siano.


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'bili in qualsiasi agglomeramento urbano. Critica l'aumentarsi .delle concessioni a perpetnità per le tombe di famiglia, che dilatano, a pregiudizio dei viventi, lo spazio co.nsacrato ai morti. Esamina. minutamente la questione dell'incenerimento, e spo.spogliandola. da. ogni preoccupazione religiosa, non esita a di·cliiarare tanto dal punto di vista igienico quanto da quello del :rispetto che si deve ai defunti, essere la cremazione preferibile al seppellimento. Il solo processo c,onveniente è la crema.zione eon focolai a gas, e specialmente coi forni di Siemens. La sola .obbiezione seria è il timore d'un impedimento alle investigazioni delle cause di decesso ; ma le ricerche fatte prima della cremazione, e ben preferibili ad una tardiva autopsia, farebbero ca.dere l'obiezione. Boucltut parla della verificazione della morte reale, a.rgomento che egli ba studiato e trattato da circo. 30 anni, prima con -una Memoria che fu premiata nell' anno 1846 dall' Accademia delle Scienze, poi nel 1869 colle sue ricerche ottalmoscopicl}.e .sulle ::tlterazioni che si 1)roducono nel fondo dell'occhio al momento della morte, c finalmente nell874 con una serie di espe·rienze sulla termometria- cadaverica, col qual mezzo il Bouclnit dice che si giunge con precisione al diagnostico della morte reale. L'oratore è convinto che i segni certi della morte reale possono essere positivamente c scientificamente determinati : uno di questi segni è la cessazione dei battiti del cuore per 20 minuti. Quindi espone delle interessanti particolarit~ sulle sue esperienze ottalmoscopiche, confermate e sorpassate da quelle del dottor Jaeger di Vienna. La. differ enza fra lo stato ·di vita e .quello di morte, nel fondo dell'occhio è quella non già clal bianco .al nero, ma dal1·osso al bianco. Il signor Bouchut, per meglio spiegare le sue osservazioni, presenta una raccolta di tavole, 11elle quali le dette diffe1~enze sono manifestamente rappresentate. Egli dice che ha eseguito delle centinaia tli volte le sue sperienze ottalmoscopiche, e che ciascuno potrebbe ripetcrle an., ehe sopra animali (conigli), e il fenomeno del passaggio del fondo 'l'Osso al bianco si riproduce nelle stesse condizioni, come nell'uomo. Una controprova si ha nello stato di vita che più si av;vicina alla morte apparente, " lo stato di sincope n ; in questo il :fondo dell'occhio è rosso ; vi è sangue nelle arterie.


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YARIETl

Quanto alle ricerche termometriche circa l'abbassamento di temperatura del cadavere, dice che si può accettare come cosa certa che al di sotto di 22 gradi centigradi, la vita è impossibile. Ed anche queste osservazioni compaHttivamente eseguite dànno gli stessi risultati tanto nell'uomo come nei conigli.- Nel raffreddamento cadaverico vi è una progressione più o meno rapida, secondo la stagione, la temperatura dell'ambiente e varie aU.re circostanze. Per questi fatti il Bouchut conclude che i depositi mortuari sono assolutamente inutili, e crede che la verificazione dei morti si debba fare solo a domicilio, ma esclusivamente da medici. Quanto a.l seppellimento ad una conveniente profondità l'oratore non crede che ne venga un danno gcncrole : e difatti egli reputa che fino ad ora le osservazioni scientifiche le più esatte, non siano giunte a dimostrare che i cimiteri siano di nocuinento alle popolazioni. Crede invece che sia,no più pericolosi ai viventi i grandi spedali, che i cimiteri. Do Paope non stima sufficienti le esperienze del professore Bouchut per dedurne elci corollari, che sembrano troppo assoluti ; e d'altronde i mezzi del Bouchut sono troppo difficili perchè tutti possa,no ricoHervi, e forse pericolosi nelle mani degli inesperti. Egli solo li accetta come interessanti osservazioni scientifiche, c come mezzi pratici ausiliari, Anche sulle inumazioni non è d'accordo con quanto fu detto, poichò esse corrompono l'aria, e peggio ancora, colle fi ltrazioni, le actruc piìt o meno llrossime. Partigi~mo della crem(l,zione, ne svolge i vantaggi igienici c morali. . Il dottor W orms, medico , della prefettura della Senna, fa conoscere che il municipio di Parigi ha stabiliti degli osservatori per studiare le condizioni dell'aria e delle acque nelle vicinanze dei cimiteri. Prosegue la discussione fra gli oppositori cd i propugn<ttori della cremazione. I primi la considerano contraria ai principi della civiltà cristiana, a quelli del sentimento pietoso delle popolazioni, dichiarandosi solo pronti a subil'la qualora la scienza IWO\erà che i cimiteri siano di nocumento ai vivi : c solo l'nccctt-ano in modo eccezionale in casi di peste, di colera e sui campi di battaglia.


VARIETÀ

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I secondi in"ece credono che la insalubrità dei cimiteri sia in gran parte dimostrata, e quanto a.i sentimenti di pietà fanno notare che se questo dovesse essere un valido argomento, doV1·ebbe va-)ere per tutti, mentre che fino a,d ora questo sentimento non esiste che per coloro che hanno mezzi di pagare le loro sepoltura. D ricco piange e prega sopra una tomba " essi dicono , il povero sopra un ammasso confuso e senza nome di avanzi organici. La conclusione, dopo questa discussione, sta in questo: che la questione della cremazione non è ancora matura : che però in determinate circostanze, in medo eccezionale, deve accettarsi come utile e fors'anche necessaria. L'ultima riuniono dell'assemblea d'ig~ene generale si occupa della questione della fognatura della città e della disinfezione delle acque degli scoli. La discussione lunga e importante giunge alla conclusione-che il miglior modo di utilizzare le acque delle fognature delle città, sia-nell'adoperarle a beneficio dell'agricoltura, come ormai con grande vantaggio si usa nella penisola di GennevUliers. E quanto alle obbiezioni src.nitarie, quelle specialmente della saturazione dei terreni, sembra che non siano gravi, e che la questione sia per giungere ad una pratica soluzione, conciliando le leggi dell'igiene coll'interesse delle produzioni agricole, che sarebbero in tal guisa duplicate e triplicate. CHIUSURA DEL CONGRESSO.

Nella seduta di chiusura del Congresso il presidente professar Vervoort lesse una lettera del ministro di 'fw·chia a Bruxelles, che esprimeva il dispiacere della Sublime Porta di non aver potuto, per le circostanze eccezionali in cui si trova l'Oriente, partecipare al Congresso. La Turchia l>erò si assimilerà a tutti i }>rogressi che. emergeranno dalla riunione di Bruxelles. Quindi il signor }>residente legge la seguente lettera del capo di gabinetto del re Leopoldo : " Signor Pr esidente, " In seguito agli ordini del Re, la prego di volere informare il Congresso che S. M. ha stabilito di mettere a disposizione del


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prossimo Congresso d'igiene un premio consistente in una coppa; d'oro del prezzo di cinque mila franchi. Questo premio, secondo il concetto del re, sarà aggiudicato dal Congresso all'autorità locale, all'associazione od al particolare che, miglio1:ando le a.b itazioni delle classi .POVere, sarà pervenuto, colle minori spese pos-· sibili, a diminuire in modo considerevole la mortalità nelle classi. stesse. · u La regina, per parte sua, mette a disposizione del })rossi.mo Congresso d'igiene una medaglia. d'oro. Il Congresso l'aggiudicherà all'istituzione pubblic.'l. o privata incaricata del manteni-· mento degli odanelli, ove la preservazione della vita dci bambini avrà raggiunta la media più elevata.. " Gradisca ecc. , Cosi si chiuse il Congresso, il quale sarà certamente pc' suoi risultati, da annoverarsi fra i più fecondi. F. Tosr.

Riftessioui sulla sta,t ura, sul peso <lei corJ)O e sul pe1·imetro tot•aeieo, del dottore A:::;DI~És Y GEN.~LA. (Gctccta de Sanidad Milita,· di Madrid, 10 gennaio 1877). Lo studio di fissare un minimum della statura del soldato, che servisse di norma e di giusto limite al momento della sua ammismissione nella milizia, è stato in ogni tempo un oggetto di speciale attenzione per la maggior parte dei reggitori dei destini delle na.zioni, c c1uando, come accadde ora, sono quattro anni in Spagna, se ne volle fare a meno, si ebbero senza lungo andare dei risultati così deluson, così malaugurati da invogliare a riprcnderne sanamentc il pensiero, col sincero plauso di tutti quanti ben desiderano, che le file de.gli eserciti siano po1>olate di giovani, forniti di attitudine fisica tale da conciliare a loro il pieno disimpegno degli svariati e a un tempo faticosi doveri del servi~io militare. I Romani, che con variata sorte abbordarono tanti problemi militari, fra i quali tnluno ogg.idì tuttavia è discutibile, tralasciar ono nel periodo embrionale della loro repubblica di stabilire la statura minima del soldato. Uno dei più eloquenti e antichi autori latini la.sciò scritto, come all' uomo di spada bastasse avere la guardata viva.,. il petto largo, le spalle alte, le braccia lunghe,


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YARIETA

le mani yigor osc, il v:entre smilzo, la vita spigliata, le gambè e i piedi muscolo~ì anzi clic atticciati. Ma quando le guerre continue e il largo arruolamento territoriale ebbero ·sviluppato il genio militare d~i dis,cen~enti di Romolo, la necessità di segnare un minimurn alla statura del milite fu dimostrata ·a chiare note. QQin<j.i il suo l~mite ai tempi di Mario fu stabilito in l metro, 671; dalla legge valentiniana, nel 367° anno della fondazione di Roma, inalzato a l. 705,; e perchè molti andavano esenti per la )'llancanza della statura, sotto '\'r egezio, ossia nell'anno 390" della costituzione della repubblica romana, fu abbassato a l l'netro, 644. La ditetta relazione della statura col benessere, colla forza e colla eneJ;"gia dei popoli è provata dalla esperienza. Iùfatti tra le nazioni più miserabili e decadenti n,bbondano maggiormente le piccole stature; al conti·ario di quanto avviene in quelle prospere e .fiorenti. Nè m~no notevole è l'influenza esercitata dalle stirpi; così nelle schiatte derivanti dal gruppo etnico teutone e·sassone, lo sviluppo c,orporale è maggiore che nelle progenie celtiche e latine. Quindi è naturale che j.n Inghilterra, negli Stati U~iti di America e nella Germania s,ette~trionale si richiedano, per le file dei loro eserciti, delle stature più alte che .quelle stabili te nelle altre nazioni. Fa prova di tale verità il seguente Prospetto della statura ininima regolamentare del soldato ·presso le differenti nazioni. Metro

l!illimetri

Prussia . l 579 Inghilterra . . . . l 600 l Stati Uniti d'America. 600 Svezia l 608 Belgio 570 l 560 Italia. l 555 Russia l Austria 533 l Francia 540 l Spagna MO l ~ Sebbene il medico non intervenga direttamente a determinare la statura dei coscritti, pure nessuno meglio di lui torna competent.è a vigilare tale atto, dove ben si possono eludere le legali :prescrizioni, ricorrendo a svariati stratagemmi, parecchio cono-


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YARrETA

sciuti, qun.li sono una forte contrazione dci muscoli, una marcia forzata il dl precedente alla visita medica e l'incurvatura dall'un lato, simulando una deviazione della colonna vertebrale. Per sventare questi sotterfugi, negli Stati Uniti di America fu adottato lo S!lediente di misurare la statura del coscritto in }lositura orizzontale anzi che in quella verticale, servendosi di un appa.rccchio speciale, immaginato dal dottore Bache e chiamato ana,·o?net,·o (antropomctro). Esso consiste in un piano orizzontale, sul quale si fa giacere il coscritto, mentre i suoi piedi puntano contro una tavola verticale. Per tale modo si rendono vani gli sforzi di violenta contrazione muscolare; la supina giacitura., a.lla quale il coscritto è astretto, presenta meglio la risoluzione com}lleta dci muscoli e la misura può essere esattamente applicata non solo alla statura, ma ben anche alla elevazione delle ginoccltia, a.lla distanza che separa il collo dal pube, al diametro del femore nel livello dci trocanteri c alla larghezza del collo. Coll' ctndromet1·o durante la guen-a di sepnmzione si misru'arono nell'America del nord 1,232,256 individui, e il risultato di sì ragguardevole applicazione merita di essere letto nell'importante scd tto che il signor Gould pubblicò l' anno 1869 in Nuova York col titolo di: I nvesti{Jafjioni sulle statUt·e ant?"OJ}O-militari dei soldati amedcani. Siccome lo sviluppo della statura in tesi generale non raggiunge il suo termine nell'età in cui i giovani sono chiamati al senizio militare, presso molte nazioni si esige la ripresentazi~ue dei coscritti due anni dopo di essere stati riconosciuti piccoli e perciò clichio.rati esenti, e non è raro il caso che essi mostrino allora la crescenza dì uno o più centimentri, che prima loro mancavano. Un altro buon mezzo por giudicare dell' energia muscolare ùcll' uomo è senza alcun dubb~o la determinazione del peso del suo corpo. Siffatto apprezzamento fu per vcritc1. lungo tempo negletto, ma ora comincia a essere preso seriamente in considerazione da tutti i medici, che sopravvedono al riconoscimento dell' idoneità dei coscritti al militare servizio. Dalle osservazioni fatte in Francia, il Quetelet potè assicurarsi che nel limite della statura militare, compreso fra metri 1,50 c 1,60, ciascuna crescenza eli 10 centimetri corrispondeva all'aumento di 6 chilog rammi nel peso del corpo ; a 2 chilogrammi 5 la crescenza di


V:A.Rill'l'À

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10 centimetri nèlla statura di metro 1,60 a 1,70; a 2000 grammi da metro 1,70 a 1,80 e soltanto a chilogramma o, 54 da metro 1,80 a 1,98. Quindi il . M.orache ha dedotto che un giovanotto francese di me.diana statura deve pesare 57 chilogrammi, e a~­ mehta .da 370 a 400 grammi per ogni centimetro di crescenza della sua statura. Sielal);d, il quale ha. fatto in Russia parecchi appositi sperimenti, asserisce che il peso di un giovane ventenne, robusto e alto nietro 1,60 varia da chilogra.rnmi 54,8,10 a 58,860. Hammond, chirurgo capo negli Stati Uniti di America, in seguito :alle moLteplici prove avute e descritte nel proprio libro - I,c;iene . {3 sue speciali 1·ela~ioni co~ .servizio mil;itctre - stam1)ato l' anno 1863 in Filadelfia., a;fferma che un uomo alto metro 11650 deve pesare :per Jo meno 56 chilogrammi e aumentare 900 grammi per ogni centimetro di maggior crescenza. In Inghilterra, Aitkens fa ammontare a 58 chilogrammi le media del peso di un soldato, e Parkes si 01)pone all' ammissione nel servizio militare di giovani di 18 _anni che non pesino 52 chilogrammi. Se però la statura e il peso sono dei mellzi efficaci per conciliare una idea approssimativa dello stato generale di un individuo, la S'ua nutrizione e la sua -fisica gaglia,rdia non permettono J?Oi di apprezzare dovutamente la somma della sua re~istenza .alle cause l'nortifere, quando non si conosca la quantità di calorico che si sviluppa nell' organismo ed .è trasformabjle in forza1 poichè non basta solamente tenere conto del predominto musc.olare, ma occorre ben anche sapere valJJtare l' energia della amatosi e la capacità respiratoria dei polmoni, in J>roporzion,c col volume di aria introdotto jn ciascuna aspirazione. J,a quantità di calorico convertita in forz,a, in ~na determinata unità di tempo, sarà tanto maggiore, quanto l)iù considerevole è stata la.produzioue ,eli carbonio. Dai risultati degli sperimenti da loro istituiti in FranGia, Gavarret e Andral sono)nessi in grado di osservare che, ih un uomo adulto e robusto, il consumo di carbonio è 4i granuna O, 12 per ogni chilogramma del suo peso e per ogni ora <li vita; donde si può inferire che un giovanotto il quale abbia 20 llillll'Ì e pesi in tennine mediano 58 chilogrammi, consuma in 24 ore 172 gra.n~mi di ~arbonio, che sensibilmente aumenterà a misura delle sviluppo preso dalla capaciti dei suoi polmoni. Gli strumenti detti aspirometri hanno per oggetto di determina.re


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VARIE'l'.~

con esattezza i volumi dell'aria aspirata, e misurano l'espansione eli cui sono caJJaci le vescicole polmonari, ma per essere il loro maneggio assai difficile c complicn.to, si è pensato di sostituirli vantaggiosamente colla misura del perimetro toracico. Vi sono bensì degli uomini eminenti, i quali negano che esista una r elazione determinata fra la circonferenza del torace e la capacità dei polmoni, ma il loro argom.entltre è stato vittoriosamente confutato dall' Amold nel suo libro Ueber die .Athmunl{!S[Jrosse der menschen, edito in Edelberga l'anno 1865, dove si climostrn, che ciascun centimetro di aumento nella circonferenza del torace è a.ccompagtlato dalla produzione di 66 centimetri cubici in più nella capacità respiratoria elci polmoni. :Molti medici inglesi, dopo di averne ripetuti coscienziosamente gli sperimenti, confermano le asserzioni di Arnolcl. La misura del perimetro toracico dei coscritti, prima. della loro ammissione al militare servizio, è praticata in Prussia sino dall'anno 1865, e sono dichiarati non idonei quelli che durante la respirazione non raggiungono SO centimetri colla circonfer enza del loro torace. Un decreto del ministero della guerra. d'Austria, promulgato nell'anno 1867, ingiunge ai medici militari di accertare posatamente la misura del petto dei coscritti media-nte un nastro metrico, condotto in direzione oriz~Òntale torno torno al maggior diametro del loro torace, e cogliendo il preciso intervallo di sosta che ha luogo tra l'aspinzione e la respirazione. Secondo la predetta disposizione, per esser idoneo al servizio militn,re, un coscritto austriaco deve, colla misura. perimetrica del suo torace, sopra.vanza.re almeno la metà della. statura c per conseguenza esso deve avere una circonferenza toracica superiore a 79 centimetri. Analoghe prescrizioni vigon·o in Russia e in Italia, dove al coscritto, per esser ammesso nelle file dell'esercito nazionale, sono richiesti 80 centimetri di perimetro toracico. Llt Francia da. questo lato si mostra mena esigente, poiché ha stabilito il minimum della circonferenza toracica delle sue reclute in 784 millimetri, ossia a una lunghezza maggiore di 14 millimetri della. metà della statura minima. Il Capdcviellc . nella. stessa Francia, l'Hammond negli Stati Uniti d'America, il Siclancl in H.ussia e il Berastein in Germania, dopo di avere misurato delle migliaia


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VARIETÀ.

di t oraci di coscritti, convengono che la circonferenza toracica. eccede sempre di 25 a 44 millimetri la media delle stature, c nello stesso tempo avvertono che la relazione del perimetro toracico con tale media sensibilmente diminuisce a misura della crescenza dell'individuo. In l!lghilterra la relazione dell'età colla statura c col perimetro toracico del soldato è determinata. con minuziositit veramente britannica, come è _dimostrato dalla seguente tavola, ove la sua rigorosa ed esatta applicazione va espl'essa con minuti ragguagli:

· lndientione del limite tlell'età, della statura e del perimetro loracico, stabilito per il soldato in~lese, dai RR. detre!i 11 gellllaio 186& c 4 marzo 1864. ET,\

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Battagtiooi dclio Indie •.• 18

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Id.

Genio ...., ................

timtori ................... 17 Ca~ia tori della llanica ..

16

• • •

1'"7-27 1'"803 1'" 778 1••701 1m752 t m707 a 1••752

0"'889 om863

1..676 1"'727 1"'676a 1'"727 Jm600 Jm676 l ••600 a l m676

0'"838 o••863

1'"701 Jm760 Come perla e.mlleria Come perla ea1·alleri~

l

• 1"'625 1"'776 1'"62-5 a 1"'676

0'"863 1'"676 1'"709 Com~ perla rov:llleria Co01e per la cavalieri:~~ 1m651 rm703 11ll651 om8S8 Jm651

•

1'"651 • 18 Jm524 1'"600

Coma per la etvalkri1 Come per la cantlleri~ >

,

.•

Convinto che non possa essere scienza senza fatti che le servano di base, poichè la teoria non è se non una vana e infeconda meditazione, quando non sia llrovata c sanzionata dalla })ratica., ho riferito nelle pagine che precedono il risultato delle osservazioni fatte con maturità da distinti medici stranieri. Bramoso


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YARIETÀ.

poi di contribuire, nella. ristt·etta sfera. delle mie forze, a far apprezzare dai medici militari spagnuoli l'importanza dello studio del perimetro t.oracico, ho misurato il petto di un migliaio dci soldati, stati ricoverati nell'ospejlale divisionale di Madrid durante il secondo trimestre dell'ora scorso anno 1876. Perchò il giudizio riuscisse il più r etto possibile, collocavo il soldato in vositura verticale o gli passavo il nastro metrico intorno alla regione mammaria, SOJ>ra a una linea equidistante dalla sommità alla base del torace e precisamente al livello dei capezzoli. Poi gli incrociccbiavo le mani sul cocuzzolo e nello stesso tempo gli facevo contare i numeri dall'uno al venti. P er tal maniera il soldato, sottoposto alla misum toracica non aveva da sostenere una aspirazione o una respirazione forzata, non contraeva con violenza. i muscoli del suo torace, come avrebbe potuto fare, senza la positura e l'esercizio vocale suinclica.to. Dci mille soldati misurati, 37 risultarono col périmetro torncico inferiore a 79 centimetri, cioè : 4 con 72 centimetri erano suddivisi in a tubercolotici, l scrofoloso e tutti provenienti ùalla leva del settembre 1875, dopo la quale rimasero lungamente in vari nosocomi~ senza avere disimpegnato il minimo servizio nel rispettivo loro corpo, sincbè nell'ospedale militare di Maùrid, un mese dopo l'entrata, furono dichiarati inn.bili ; 8 segnarono U centimetri e andarono in congedo assoluto, a por debolezza ed emnciazione generale, 2 por tubercolosi, 2 nlh·j per epilessia confermata o l'ultimo per cretinismo; 6 prescnt.nrono la circonferenza toracica eli 72 centimetri , ed et·ano l e11ilettico, 3 tubercolotici e 2 scrofolosi ; 2 l'ebbero determinata. io 76 centimetri, e sofferenti eli ca.t~rro polmonare tornarono alle loro case in congedo illimitato ; Di 9, il cui torace tuisnravn 77 centimetri, 5 furono giudicati non idonei ed erano chi tubercolotico, chi in istnto di generale emaciazione, mentre gli altri 4, siccome abbisognevoli di convalescenza por lunga malattia di petto, ottennero una. licenza. temporanea ; Degli ultimi 8, i quali col perimetro toracico raggiunsero 78 centimetri, 2 furono riformati per tubercolosi, 3 1>er scrofolismo e il rimanente, a.ffetto da grave male di petto, fu congedato.


VARIEL\.

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Bo tenuto conto del numero dci giorni di servizio militare, reso in un anno da questi soldati, e ho accertato che la roaggioa· parte non avevano compita la propria istruzione, quando entrarono e passarono da uno ad altri ospedali militari, dove poi stettero sino al loro pervenire in Madrid. La lieve rassegna da mc fatta, abbenchè limitata o. piccolo umnc1'0 di soldati infermi, riesce a dimostrare il beneficio per lo. finanza ùcllo Stato e 11ca· la tranquillità di tante famiglie dcll'aggiùntn. al regolamento sulle cause fisiche, che esen,tano in Spagna dal militare servizio, dell'articolo 59 dell'istruzione per le operazioni ùi leva, adottato iu I tnlia e redatto nei seguenti termini, che lascio affatto nella loro elegante forma originale e ello compendiosamente esprimono un precetto ben degno di essere segtùto nella nostra Spagna " debbc'

esse,.e t'i(ol'mato quel giovat~.e nel qu.ale il torace, ati.Che di {orme arn~oniche, non t'aggiunge 80 centimel1·i alla m.isura perimetrica pl'esa m·iJJ~ontrivmente ull' altezzct delle •mammelle. ,

La stessa prescrizione vige in tutti gli esc1·citi, e siccome l'aumento della m,ortalità. dei soldat.i nei primi mesi del servizio ha toccato, durante l'ultima. guerra, una cil't•o. sensibile, che si potrebbe quindi evitare, qualora si })Ondernsse la convenienza di adottare la misura del perimetro toracico c si escludessero dalle file dell'esercito quei giovani che nella. circonferenza del loro torace non raggi~tngcsscro i 79 centimetri stabiliti dal governo n:imcese, volgo preghiera ai Cilpi e agli ufficiali del corpo che dedica. tanta cura alla saluto del soldato, onde vogliano dare incremento, col capitale delle proprio ossen•azioni, allo studio del torace che bo cercato di tratteggiare, estendendolo, se il credano conveniente, a quello del peso coJ·poraie, poichè le idee si modificano colle leggi del progresso, e la realtà ha un'importanza cosi nota c un'influenza talmente assoggettatrice do. appianare le difficoltà, togliere di mezzo gli ostacoli , fugare le preoccupazioni, c annientare le tradizioni sistematiche, per poi dilncidare ogni sorta, di dubbi, nllorcllè l 'osserva.zione c l'espe- s rieuza pervengono a. raffet·mm·c le paut·ose considerazioni della teoria.


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])ell'lt.•· lUa igie nica e t•rincipalmen t.e d ella prc• tesa <legene•:azioue della r azza lntina. Discorso i1u1Ugurale per la riaportum clegli studi nell'Uuivel\'iità di Kapoli l'anno 1876-77, clel commendatol'C lVI.aruNo TuRcrrr, professore d'igiene pubblica, letto il 19 novembre 1876. Nel suo di~corso inaugurale, il chiarissimo professore Turchi si propose di meglio definire l'esteso còmpito che spetta all'Igiene pubblica in Italia, specialmente durante l'attuale periodo di risorgimento scientifico, economico e morale ; egli nobilmente alzò la sua voce in difesa degli Italiani, respingendo l'assurda. accusa. di razza degenerat:\.; e si adoprò a scuotere l'apatia dei cittadini, dei Municipi e principalmente del Governo in fatto di saluto pubblica, mira,ndo a proporre cose, che inducano fortezza nei corpi, saldezza nel cnrattere, onestà nei costumi, amore agli studi ·noi giovani, ed in tutti magnanimi sensi eli libertà c patriottismo. Egli divise il suo discorso in tre parti. Nella prima r ichiamò l'attenzione degli uditori sulla pretesa degenemzione della specie umana ed in particolru:e della razza latina; e premesso un breve cenno storico sulle origini e sui caratteri della razza latina. (col quu.l nome debbono intendersi a stretto rigor eli llarola i soli a.bit Mod del Lazio, e con significato più vasto tutti gli Italiani, ma non altre popolazioni dell'Europa me1idionale), passa in esame i segni della pretesa sua degenerazione, opinione emessa non. si sa ben quando nè cla chi, ma da tutti ripetuta, quantunque non a bbia fondamento di l'agione.


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A combattere pertanto una sl erronea credenza, egli con ampio e bello corredo di cognizioni storiche, etnografiche, antropologielle, fisiologiche e demogr::tfìche viene a dimostrare, cl1e dagli studi compa1·ati sulla misura e sulla forma dei crani antichi e moderni, .dal confronto della moderna popolazione di Roma colle ionne espresse nelle statue :che si ammirano nei nostl'i musei, dallo, statura dci soldati delle legioni romane 11a.ra.g onata con quella delle attuali r eclute dell'esercito italiano, dal fardello che quelli portavano a confronto di quello che oggi portano le nostre milizie, risulta. dimostrato cbe oggidì non vi ba alcuna altcmzione nel tipo e nella bellezza, non diminuzione di statura, non diminuzione molto notevole di forza fisica. Le accuse portate dal fatto d'una diminuita fecondità della J10polazionc, qua.Jc si verifico. in Francia, e d'una diminuita longevità, dimostra assurde coi dati offerti dalla statistica demografica sul progressivo aumento della popolazione risultante ùalla dintinuzione della. mot·ta.lità, e dal· l'allungamento della vita media. E contro il preteso decadimento dell'intelligenza, d~Jlo. morale e del carattere, porta tante ragioni, ta11te dotte osscl·vazioni, e tanti esempi opportuni, cho dobbiamo pnr con molta nostro. sodcli:;fazione conchiudere, non essere noi da meno dei nostri padri, ed iu parecchie cose a quelli superiori, specialmente nel campo intellettuale e morale. Che se in qualche cosa realmente l'attuale popolazione itaHana trovasi inferiore all'antica, egli è solamente sotto questi due punti: nel fisico cioè e nel carattere ; ma questo scadere delle popolazioni non è cf. fetto intrinseco e subbiettivo, poichè nacque dal peggioramento successivo dei sussidi esterni, iu ispecic dalla. servitù nazioruù.e, dall'educazione, e da nltre circostanze estrinseche. :Ma ben altre degenerazioni o peggioramenti attuali riconosce e-Sistere il signor professore Turchi, degenerazioni e mali cui spetta sopratutto all'Igiene pubblica di segnalare, denuncin•·e e combattere. E questo forma il soggetto della Secollda 1Utrte della Dissertazione, nella quale si parla delle attuali CMdiziOili fisiche e mo1·alt d'Italia. E vi si lamenta la vnstità del suolo coperta clagli efiluvt miasmatici delle paludi, e l'estende1·si della coltm'll. del riso, e le misere condizioni dci contadini, c la triste pellagro.l E. dalle considerazioni sulla trascurata igiene delle campagne egli passa a quelle sulla trascuratissima igiene delle città.


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L'igiene pubblica non presiedette alla. formazione delle città, ,, nè diresse la costruzione dci numerosi alveari dove si agitano , lavoratori e calabroni; anzi l'igiene pubblica ebbe origine ùai )) mah, di cui divennero fomiti i centri popolosi; scienza ta-rdiva, · , il cui còmpfto è piuttosto di riparato che di edificare. , E però non solamente abbiamo la malaria campestre, ma abbiamo anche la malaria urbana : e quantunque miglioramenti si siano portati recentemente ad alcune città, si pensò più ad abbellire che a sani(i.ca1·e, e non manca il cnso che si fossero eseguiti lavori nuovi e dispendiosi con l'intento di snnificar la cittù, e por l'ignoranza di chi diresse le O})Cre, l'abbian resa più insalubre. Ma anche le morali condizioni d'Italia hanno bisogno dei consigli dell'igiene; poichè sono a cfeplorarc tuttogiorno (( il matri" monio stornato dai suoi salutari principi, la igiene dei fanciulli , ignorata e negletta, l'affatigamento prematuro ed eccessìvo del , cervello, l'aumento dei lavori nelle manifatture e nelle a.r ti in, salubri, incomode e pericolose, la. vita sedentaria cresciuto. a , dismisura. ed in luoghi chiusi, l'oblio dei fisici esercizi, l'o.buso , dei sensi, l'indebolimento dci freni moro.li e religiosi. , E devono esser fatto segno d'inchiesta della. pubblica igiene ancl1e la febbrile attività dell'attuale civiltà, l'insaziabile smania delle r icchezze, la vita. oziosa ed infingardo. dci cn.ffè, dei circOli e dci clubs, e le protratte veglie sulle feste da ballo, e l'assistere a commoventi produzioni teatrali, e l'occuparsi in letture, che pcrvertiscono il senso morale od eccitano il scnsualismo otl uno snervante sentimento.lismo, cause frequenti di mali nervosi, di pazzia, di suicidi ! 1\'Ia quante frustate santissime non meritano il tabacco da fumo e l'abuso delle bevande alcooliche, questi due obbrobrì del secolo presente? " L'alcool cd il tabacco occupano , sì largo l)Osto nelle nostre nbituclini, S})icgano sì fatalmente il , loro malefico influsso, e vivono in sì intime rela.zioni tra di , loro, da non doversene separare lo studio; sono sblida.li c com, plici allo sguardo dell'igiene e della morale. Lo. diffusione scm)l pre crescente dell'uso del tabacco è una grave quistione d'i" giene, che interessa tutta. l'umanità, ed interessa specialmente , l'Italia, dove l'uso no va anche aumentando., La terza parte del discorso contiene le P1·oposte, che l'esimio


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Professore emise come couclusione alle sue estese considerazioni. E~ l!icordando co_ me tutti i piit grandi legislatori del mondo abbiano selJlpre ·fatto gran parte all'igiene nel fondare le istituzioni civili e religiose dei popoli; ed insegnando che anche oggidì i più civili governi d'Europa e d'America si mostrano assai preoccupati della pubblica igiene, e la.promuovono con nuove cattedre, cou savi .ordinamenti sanitari, e con salutari istituzioni, verrebbe che tale nobile via fosse seguita anche dal Governo italiano. 1\fa pur troppo, ahimè,. che l'attuale Legge di sanità del regno è un ediiìcio.di fotme apparentemel).te armoniche, nia sostarizialmente privo di moto e di vita; perocchè i consigli sanitari, che devono applicarla; sono corpi consultivi e non operativi, privi di mezzi e di energia; le prescrizioni non sono sostenute da con·ispondenti ~a:nziol1i penali. ; e le persone che devono vegliat·e, come 4i,ce la legge, alla salute pubblica, cominciando dal ministro dell'interno, ai pl'efetti, sotto-prefetti e sindaci, invece di vegliare " d01·mot~o, dm:monb, dormono; nè sanno di dormire, , perchè non sanno cosa significa véglim-e alla saltde pt~bblicc~; , nè sentono rimorsi-pei beni che non fanno, e pei mali ~he non , impediscono, perchè l'ignoranza' e l'ab1tudfne han caut~riata , la loro coscjenza. , Egli ripete pertanto la domanda, che già fece il Littré, di un Ministero d'igiene pubblica, tanto importante e forse più che quello dei lavori pubblici, dell'agricoltura, dei culti, ecc.; ed intanto che si aspetta questa dimostrazione somma di civiltà della nazione, ·si unisce ai senatori Tommasi e lVIantegazza, perchè presso .il Mini.stero dell'interno venisse creata almeno una Di1·ezione generale pet· sop,·aintmdet·e alla vastissima ed imp01·tantissima materia 4ell'igiene pubblica, che oggiclì è frazionata e divisa in' cento leggi e cento regolamenti ed in mano di altrettante autorità, qua.si tutte incompetenti. Per il che bisognerebbe creare Ufficiali s~nitari igienisti incaricati della esecuzione della legge in tutte le 11arti del regno, responsa)lili e rimunerati; imitan~o }n ciò l'Inghilte:o:a, che ha a questo SCOl)O quat~ tt'Omila mediei impiegati. È quindi necessario, che preventiva. mente il governo provveda affinchè lo studio dell'igiene privata . e pubblica ?ia più ampiame~te diffuso, a.ffinchè possa venir con·cesso dietro esami il diploma d'igienista a medici ed anche anon medici. E dovrebbero i principi elementari d'igiene fa1; parte del16


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l'ist.ruzione obbligatoria nelle prime classi, ed un insegnament o superiore e più vasto nelle· scuole superior'i. " Nei bilanci dello , Stato il primo posto dovrebbe darsi al bilancio destinato alla , pubblica salute. E la salute pubblica non essendo affare di , lusso, nè cosa superflua, ma cosa di gran pregio, più di ogni , altra merittJ> sagrifici di moneta. Ed è agevole comprendere che , il denaro di questo bilancio non sarebbe iiD})roduttivo, nn:zi , sarebbe fonte della maggìoi:e ricchezza che possa desiderarsi, , se la prima ricchezza di uno Stato e ca-gione di quas i tutte le , altre ricchezze è l't60mo. ,, Viene in seguito il signor professore a raccomandare cnlùa mente la diffusione de.llo. ginnastica igienica, e dell'idroterapia, nonchè vari preziosi suggerimenti d,igiene morale, dettati con paterno affetto. Cosi anche presso di noi si alzò finalmente una voce autorevole, che dalla eminente sua posizione in circostanza o luogo solenni, seppe proclamare l'importanza sociale dell'igiene pubblica, scienza questa che attunlmcnte in I talia conta pochissimi cultori. Perocchò il professore l\ìantegazza, il grande volgarizzatore dell'igiene, popolarizzò specialmente le cognizioni d'igiene privata od in(lividualc; e gli altri professori d'igiene delle università d'Italia si occuparono in generale più assai di medicina legale, dovendo essi, per un'assurda disposizione delle nostl'e leggi, essere cattedratici in ambedue questi rami di scienza, così disparati fra di loro. Nell'Esercito nostro le prescrizioni igieniche trovarono sempr e un occhio vigile ed un ottimo consigliero nel' Comitato di sanità, e nei Ministri della guerra benevoli interpreti, c nel Corpo sanita rio militare attenti c laboriosi esecutori, JlCr tutto ciò che ebbe riguardo alla salute ed al benessere dci militari. È vero elle le condizioni economiche dello Stato portarono SIJesso degli ostacoli a più radicali riforme UQl sistema di accasermamento, di vitto e di vestito; ma siamo certi che esse non ta,r deranno a. prender forma efficace appena la nazione sarà uscit.a dalle presenti strettezze economiche. D ott. G. SoRMANf.


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D e 1' u s age et de 1' abus ·d es a.Ieooliqu es da.ns l 'a;rrnée par le docteur .A:uausTE J.A.NsEN, médecin de régiment au 11Jn• de ligne. - AnYel's 1876. TI nome di Augusto Jansen, medico nell'esercito del Belgio, è già da tempo conosciuto per la nobile su1t· crociata intrapresa contro l'àbuso degli alcoolici. Fin· dal 1871 egli prese11tava a.lla Società di medicina di .A:nversa, della quale è membr o corrispondente, la sua memoria : De l'inflt,enoe dans nott·e· climat cle l'u-

sage et de l' abus des alcooliques sm· la santé cles ouvriers, memoria che fu premiata colla medaglia d'oro. Più tardi egli rivolse la sua attenzione all'influenza degli alcoolici sulla salute dei militari, e nello scorso anno pubblicò sugli Annali della Società medica di Anversa il lavoro qui sopra annunciato e del quale ne piace riferire sommr~riamente il contenuto. !.soldati, che provengono por la massima parte dàlle classi <>pern.ie, appor tano nell'esercito gli orrori cd i pregiudizi di ta,li classi, fra cui diffusissimo quello, che l'uso dei liquori 'spiritosi sia utile !)Or a,cquistar forza, e valga a difendere da parecchie <:ause d'insalubrità. L'operaio beve liquori prima per piacere o per imitazione, indi per abitudine, per sopperire al bisogno della -fame, o per guarirsi da qualche indisposizione, in fine per cercare nell'ubbriachezza l'obblìo de' suoi mali. Quantunque nell'esercito (del Belgio) l'abuso d·elle bevande .spiritose sia assai meno diffuso che nella popolazione operaia, -tuttavia l'ubriachezza è ancor troppo frequente per giustiiicare gli sforzi che sono fatti per estirparla. Il cattivo esempio è dato alle giovani xeclute dai SUITOganti (remplaçcmts) , genìa viziosa dello. quale tuttora·l'esercito .del Belgio abbonda. Statistiche ufficiali dimostrano che iviil numero dei surroganti si elevò negli ultimi anni nno al 35 per cento ·del totale delle truppe. Risulta inoltre che su 100 disertori si trovano 63 surroganti; e su 100 inviati alle compagnie di disciplina 71 swTogauti. L'esercito italiano ormai si è spogliato di tale elemento eterogeneo colla sanzione assoluta c pratica del principio, che ogni cittadino, quando ne abbia l'idoneità, è obbligato a pagare personalmente il proprio .tvibuto al servizio militare.


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Sono adunque i surroganti, negli eserciti che ancora li banno, che educano male le giovani reclute, e le trascinano nelle taverne, ove si spacciano liquori spiritosi e specialmente l'acquavite. Sono inoltre conosciute le arti maligne di questi tavernieri, che alterano e sofisticano ì liquori· con sostanze in-itantì, come il pepe, l'acido solforico, la radice dì pìretro, l'ammoniac·a, lo zenzero, l'allume, ecc., allo scopo di risvegliare nella gola dei bevitori una sensazione di asciuttezza., che ecciti a bere di nuovo. Ciò che trascina all'abuso è il fatto deplorevole, che il primo effetto del liquido ingannatore è un sentimento di benessere c di gaiezza.. L'alcool è uno degli stimolat01i più potenti, e come tale egli gode della proprietà di aumentare momentaneamente e d'un modo notevolissimo l'energia di tutte le funzioni dell'economia. Immediatamente dopo la. sua ingestione e dollO aver eccitata la mucosa boccale e faringea; nonchè una. più abbondante secrezione salivale, esso eccita. la mucosa gastrica, ed una. sua. maggiore attività; indi entra nel torrente della circolazione, ed è attratto sopratutto dal fegato e dal sistema nervoso, ove special- . mente si ferma :fincllè non sia eliminato per le vie naturali coi prodotti della espixazione, esalazione cutanea ed orina. Bergeret, . A.rtigues, Tardìeu, Boucllardat, Royer-Collard ed altt·i constatarono la presenza. dell'alcool in tutti i tessuti dei ,cadaveri d'individui morti in seguito ad alcoolismo e specia.llll!lnte in seguito ad un eccesso straordinario. Quando l'illgestione dell'alcool ha luogo molto rapidamente ì bevitori possono morire in alcuni istanti come fulminati. Ta.rdicu (Études medicolégales su1· Z'empoisonnemetu) cita l'esempio seguente : Un individuo aveva scommesso che egli avrebbe bevuto tutto d'un :fiato un litro d'acquavite; dopo pochi minuti egli cadde privo di sensi, e morì dopo un'agonia di 16 ore. Il medico principale .Artigucs narra il caso di un ubriaconc .che avendo ingollato un litro e mezzo di acquavite cadde come fulminato. All'indomani all'autopsia forte odore di alcool esalava da tutti i visceri, ma specialmente dal cervello; anzi aperti i ventrìcoli cerebrali ed avvicinato un lume si accese una. leggiera fiamma bleuastra,! L'abuso prolungato delle bevande spiritose genera l'alcoolismo cronico; le funzioni vitali sono abitualmente soyreccitate; il polso è duro e frequente; la dispepsia e la pirosi comunissime,


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Sopprimendo tutto ad un .tratto gli alcoolici a tali individui, essi cadono in uno stato di grande prostrazione. Il passaggio abituale e prolungato dell'alcool attraverso i tessuti, specialmente dello stomaco, dei vasi, del fegato, del polmone, del cervello, ecc., e lo stato accennato di abituale sovreccitazione in cui si tr ovano i tessuti e gli organi che tale stimolante azione subiscono, produce nei medesimi delle lente ma profonde alterazioni, sì nella trama organica che nella forma e costituzione degli organi stessi. Cosi diventano J)iù facili e più gravi le congestioni e le infiammazioni dei polmoni; così si producono le ipertrofie di cuore, l'ispessimento delle valvole, l'endocardite, l'endoarterite e l'ateromazia delle arterie, nonchè la degenerazione grassa del cuore, l'embolismo, la trombòsi, e le conseguenti gangrene. L'infiammazione follicolare e granu.losa della mucosa faringea e delle tonsille danno all'alcoolizzato la funesta sensazione della continua sete, che lo trascina a bere di nuovo; la gastrite cronica, la dispepsia, le vomiturizioni, e perfino l'ematemesi ed il cancro dello stomaco possono essere compagni e sequele dell'alcoolismo. È nota la frequenza colla quale nei beviton si sviluppa la cirrosi epatica, anzi tale affezione è così frequente in Inghilterra, che gl'Inglesi chiamano il fegato cirrotico anche gi1~ drinke1·s' Eiver, ossia fegato dei bevitori di gin. Talora i calcoli biliari ed i calcoli renali sono causa di coliche violente. La ncfrite granulosa e ~a degenerazione grassa. dei r eni sono conseguenze più frequenti nei bevitor;i di birra che in quellì d'acquavite. Se l'alcool è abbondantemente diluito la mucosa gastrica cd il fegato sono assai meno irritati, ma i reni in questo caso sono sopracaricati di lavoro per eliminare. ta.le grande massa di liquido, onde facilmente s'ipertrofizza,no e s'alterano · nella loro struttura. Anche le funzioni genitali s'indeboliscono; ma ciò che · più danneggia i bevitori si è l'alterazione ed il pervertimento delle funzioni cerebrali. Il tremito alcoolico è specialmente manifesto al mattino ; i crampi, le paresi e le paralisi, il deliriwm trtm~,ens, le allucinazioni della vista. e dell'udito, la mauìa, sono altre figure successive del ributtante quadro. Meynne fa pur notare che la manìa suicida è frequente nell'alcoolismo. La fragilità dei vasi fa sì che un traumatismo anche


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leggiero aJ.la testa pnò determinare in un .ubriacone .un versamento sanguigno causa di meningite o di apoplessia. Le. cadute, le ferite, le disgrazie, l'annegamento sono frequenti negli ubriachi. Le piag}l.e e le ferite negli stessi si complicano d'ordinario a. risipola; le operazioni chil;urgiche vanno qu,asi sempxe a male. L'aeqt«,-vita diventò cosi da:1mosa nlla razza umana.,. che il suo nome, dice il dottor Bergeret, diventò una crudele menzogna; bisognerebbe chiamarla acqua-di-mo1·te. L'a.cquavite di patate o di grano turco od il rosolio di ginepro, ed altri liquori di cattiva qualità smerciati a basso .prezzo, contengono degli aldeidi, degli eteri, dell'alcool amilico, ecc., sostanze dannosissime e velenose, e spesso u11 olio acre .e volatile, che determina una rapida ubliachezza, lenta a dissiparsi, accompagnata da cefalalgia e da vomito. Però Lallemand c Pen:in hnnno osservato nei soldati anche .vere forme convulsive, accessi caratteristici di epilessia, prodotti da iugestione di grande quantità di acquavite di buona qualità, formata con acqua, alcool puro c sciroppo, senza alcun'altr:t sosta.nza estranea. Enumerati i danni di un· uso esagerato o dell'abuso delle sostanze alcooliche ne segue naluralissima la domanda : dovrà dunque essere proibito alle truppe qualunque uso di bevande spiritose ed in qualunque circostanza ? L'autore dichiara formalmente che è un ~errore il eredere, che l'uso delle bevande spiritose sia necessario al soldato. Presso alcuni eserciti cd in alcune circostanze di guerr a o di guarnigioni in località insalubri, si facevano regolamentari distribuzioni di acquavite ; attualmente tal e uso fu sostituito IJresso ·gli eserciti inglese e francese con distribuzioni di caffè, e presso l'esercito prussiano con bin a. Le osservazioni fatte durante l'ultima guena fra.nco-alema.n na dimostrarono che le truppe tedesche, le quali J)Oterono procurarsi della buona birra, non fecero uso di alcoolici, e si trovarono assai meglio. Anche nelle truppe del Belgio, che attendono semestralmente alla pratica delle manovre nel campo di Beverloo, furono sostituite alla razione di genièm·e bevande più igieniche. I"e bevande al!.!ooliche possono usarsi fra la ttuppe solamente osserv-ando le precauzioni seguenti : a) Siano date in qualche rara circostanza, e non abitualmente; b) Siano date in piccola


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quantità; c) Sia distribuita e permessa solamente la migliore qualità (acquavite d'uva o di grano, che a 15 centigradi deve segnare 48 o 50 a.ll'alcoolimetro di Gay-Lussac; nè deve avere alcun cattivo gusto o .cattivo odore). Le piccolo distribuz-ioni eli alcoolici possono esser fatte quando i soldati montano la sentinella in luoghi umidi, o di malaria. A n che Decondé, medico principale nell'esercito del Belgio disse : È buona reg0la d'igiene jl far uso moderato degli alcoolici nei paesi çli mal,aria. Morache non approva la distribuzione <l'acquavite che in campagna ed in casi eccezionali, e scm})l'C a condizione che sia mescolata al caffè, la bevanda militare . per eccellenza. Le bevande alcooliche possono rendere grandi servizi ù1 campagna ma a IJiccole dosi ed a.llungate nell'acqua, disse Micbel Levy. n signor Lam·ent, tenente di vascello incaricato del servizio permanente diurno e notturno ad una batteria a Sebastopoli, narra il.Baudens, mantenne integra la, salute de' suoi' marinai fo'rncndo ai medesimi, quando cra..no di guardia durante la notte, tre tazze di una bevan.aa fatta con ùell'acquavite di distribuzione sciolta nell'acqua ca:lda. Ma i liquori alcoolici presi imprude11temonte possono condurre a perniciosi effetti fisici e morali Il Consiglio di sanità di Francia dichiarò che l'acquavite, anche della miglior quam.à, presa il mattino a digiuno, è perniciosa e dev'essere generalmente proibita. Gli individui predisposti alle congestioni del cervello, del polmone, del fega.to 1 come quelli affetti da malattie di cuore, o cbe presentano i germi della tisi, sono ordinariamente rapiti da infiammazioni rapidamente mortali, quan(lo fanno .uso eccessivo . degli alcoolici. In tutti i tempi si son o.bevute bevande fenne)ltate (~·ino, birra, s.idrq, ecc.), e se n'è pur molto abusato, ma non si notarono in altri tempi le affezioni che ora si conoscono sotto il nome di alcoolismo ; è solamente da circa un mezzo secolo, dopo la maggior diffusione che .prese l'industria della, fabbricazione dell'alcool, e la sua introduzione nelle bevande, che si constatarono i più gravi ed estesi danni di tale abuso. n dottor Jansen chiude il suo lavoro proponendo per l'esercito del Belgio delle mism·e ondè limitare l'uso e l'abuso degli alcoolici, e le distingue in mi~ure preventive e misure repressi ve,


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Le misure preventive devono consistere: 1o Nel migliorare le condizioni di vita fisica e morale dci soldati; 2° Nell'istruire i militari sulle pessime conseguenze dell'ubriachezza., ed inspirar loro un sacro orrore di questo stato brutale dell'individuo ; nell' infliggere al vizio dell'ubriachezza un 'idea di onta e di ignominia; a• Nel creare luoghi di ricreazione pei soldati nei quartieri onde allontanarli dalle bettole, dai ·negozi di liquori, ecc. ; 4• Nell'impedire severamente lo spaccio dei liquori alcoolici nelle caserme,· negli accampamenti, durante la marcia e sulla piazza d'armi. Le misure r epressi ve proposte sono : l o Rifiutare ogni favore agli ubriaconi, e non ·accordar loro il certificato di buona condotta al congedo ; 2° Considerare l'ubriachezza come delitto correzionale; 3• Privare i volontari del premio di soprassoldo.quando fossero trova.ti ubriachi tre volte nello spazio di un mese. Duolmi dover segnalare nell'er.udito 'ed appassionato lavoro del collega del Belgio· una lacuna, che farò del mio meglio l)er riempire io stesso. Voglio accennare al lato statist~co dell'argomento studiato. Menh·c l'autore accusa la frequenza dell'abuso degli alcoolici nell'esercito del Belgio, e le gravi conseguenze che se ne devono spesso lamentare, non ne porge di tali fatti quelle nozioni esatte e confrontabili, che la Statistica sanitaria militare raccoglie e fa di pubblica ragione. Io ho aperto il volume prezioso della Statistig_ue rnédicale de l' année belge (periode 1868-69) e ne ricavai le seguenti cifi·c :· I militari ricoverati negli spedali ed infermerie in seguito ad ttbt·iacl!ezza nel biennio 1868-69 furono 132, dei quali l morì, e gli altri uscirono guariti con una media di 4 giornate e mezza di trattamento per individuo. Quelli ricoverati per del-itùtm t1·emens furono 48, dei quali 4 morirono. Mettendo queste cifre in rapporto colla forza effettiva dell'esercito, c riducendole a medie annuali, si banno i seguenti risultati, confrontabili con cifre desunte nello stesso modo per altri eserciti. L'esercito effettivo del.Belgio è stabilito dalla legge


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a circa 35 mila uomini in tempo di pace ; e nel biennio 1868-69 .r-isultò di 64,204 uomini complessivamente, ossia annualmente di 3~,102 individui. La propoFzione quindi dei militari che annua;lmente entrarono negli ospedali per ubriacl1ezza fu di 20 per die.cimila della forza. Quelli entrativi·per delirium tremens fu di 7 per di.ecimil.a ; la, mortalità complessiva per tali affezioni fu di o, 78 su diecimila uomini di forza. · È ora prezzo dell'opera il çonfrontare questi r isultati con· quelli offerti dalle·statistiche degli altri eserciti europei, onde dedurne confronti a rischiarare la posizione relativa d'ognuno sotto questo punto di vista. Dai volumi della Statistique médicale de l' w··rftée risultano le seguenti cifr.e di mortalità relative all'esercito francese: Nel1869 morti per delirium tremens 7, per alcoolismo acuto O ,, 1872 id. 9 id. 3 " 1873 io id. 3 id. 3 " 1874 id. 3 id. l -complessivamente sono .2 9 individJli morti in 4 anni, corrispondei_lti ad una mortalità inedia annuale di 0,17 per diecimila · uomini di forza. Quantunque le statistiche francesi non si prestino al confronto dei malati, ma solamente a quello dei morti, pure si vede che presso quest'esercito le conseguenze dell'abuso degli alcoolici souo molto inferiori a quelle dell'ese1'cito del Belgio. Scorrendo.il1J1ilitar-statist-isches Jalwbuch fitt· clas Jahr 1872 dell 1esercito austriaco rilevasi; che furono ricoverati negli ospedali duFante tale anno 20 casi di a.lcoolismo acuto, e 55 di alcoolismo cronico, complessivamente 75 malati, che corrispondono ad una proporzione ·di 3 Iilalàti all'anno per abuso di alcoolici su di-ecimila uomini diforza. E noi abbiamo veduto che nel Belgio il numero degli entrati negli ospedali fu di 27 per la stessa proporzione di forza, ossia nove volte più numerosi che in Austria. Nell'esercito prussiano (Statistischer scmitittsbericht itb&r die Koniglich P?·e-wssische A1·mee) furono 47 gli entrati negli ospedali od infermerie })Cl' alcoolismo durante l'anno 1868, e 41 quelli entrati ·nel 1869. Queste cifre dam10 una media di soli 2 affetti da alcoolismo su diecimila uomini di forza media annuale. E l'esercito italiano come sta di salute sotto questo aspetto ?


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RIVIST.\.

Q,uale posto occupa nel campo dell'e malattie, conseguenze di abuso degli alcoolici ? Aprendo i fascicoli delle nostre statistiche ufficiali pubblicate relativamente ai nove anni dal 1867 al 1~75, vi ho raccolto i seguenti dati : Nel novennio citato furono complessivamente 19 cp;i di alcoolismo curati negli ospedali militari, dei .quali 3 morirono. La proporzione .alla forza risulterebbe di l solo ammnlato su centomila uoinini; proporzione assolutamente minima .fra tutti gli eserciti, dei quali abbiam passato iu rassegna le cifre. È vero che Jlell.e statistiche dell'esercito ita=liano sotto questo aspetLo sonvi n lamentru:e due lacune; la prima è l'ignoranza nella quale trovasi l'autorità su tutte le malattie dci militari che vengono cumti negli ospedali civili; la seconda è quella delle malattie curate nelle infermerie dei c01·pi. Ad onta di tale difetto peri> io non .esito ad asserire, ohe realmente nell'esercito italiano non sì ha a lamentare la piaga dell'alcoolismo, che il soldato italiano è sobrio.• e moderato, e che fortunatamente presso di noi non vi è l'abitudine di ubriacarsi ù molto meno di bere liquori spiritosi. Quando i soldati hanno qualche soldo in tasca, specialmente se delle provincie settentrionali d'Italia, va.nno a bere un bicchiere di vino, ma è rarissimo che trasmodino ; i militari poi provenienti dalla media e dalla bassa Italia sono esemplarmente sobri. Questi fatti concordano mirabilmente colle espressioni emesse dall'esimio professore d'igiene il comm. Marino Turchi nel suo recente e dottissimo discorso inaugurale all'Università di Napoli: Dell'Italia igienica. " Spa.ventevoli so~o i progressi delFalcoolismo nella Svezia .. ... e grandi progressi va favendo nel Regno Unito della Gran Brettagna, nell'Irlanda, in Norvegia; in Germa.nia; in Russia, in Austria, in Ungheria, in SvizzCI":l.1 e grandi prog1;essi va facendo in America ed in altre parti del globo . ... Ma per buona ventura in Italia l'ubriachezza non è sì diffusa, ed anzi in talune parti quasi non si conosce, per esempio, in Napoli. E nella nostra penisola, ove abboncla la vite, avviene più per abuso di vino che di a.lcool, per cui non :vediamo in Italia, dice il Tommasi, o di raro l'alcoolismo cronico con tutte quelle forme cliniche, che così bene ci ha descritte Magnus Huss nella sua classica monogra:fìa; e ciò dipende che da noi si abusa più facilmente di vino che di acquavite. Tuttayia gli It.1.-


2!ill

BÌB11IOGRAFICA

l.taJ~i del;>"J,>ono, gppo_rsi .con qgJli ~aniera (\i provvedimen.ti all'abi-

tuslf.ne .~ell'!!Q.ri~che.q_za :o~e ,esist~. ., _ . . qQI~e cq_nt:t;ap,p,!:ls~,o a,lla. !s~b;riet.tì. del ·soldato italiàno, trovasi la deplorev9le aBitudine all'ùbriaéll;eiza dèl .soLdato ~~glese. Dal il859 all866 furono ben 3194 i militari dell'esercito ingle~e ah-e <:furono •ammessi negli .ospeda1i per u:bri!réhezrla ,ed 8J 9 p·e r dEil1.t:iut:rr ·tl~m:en·s ..rL a propol,lzione dU.a.li _malati /t .,C.0mplessiva:mente. €1L64 per ilieéhnila di forza .a.ll'a,nno. Nel•solo Ml> noJ.867 fur0M l73'Q, @li>ammess'i negli speda:li per ubri~c)lezza, ed lill per delirium; 1n complesso 33' malati su diechnila di forza. ·~uale enorme •propor.z1one, che snpèta di due -ò tre .volte qMlla .stessad~! !Belgio! 'Ncél_periodo 1859-67 ' sj. veJ.!ifìcarono '3,3 :1norti per ubriachezza: 'e {);?\ per delirium; ossia ·.go moliti 1)er aleoolismo acute .o cr,onico,. in nove annl, ciò che •rapp1:esenta una ptoporzi&ne•di 1,3 su -dìecimi.la ili ·foi,za all'anno, quasi ìl dOJJl)ÌO che MI Bélgh;>~ e•quasi.dieci -volte 'il rapporto .dell~esercito francese. Nelle co1onie .irrglesi -le perdite s0n0 anc~n·a -più fott.i ; ;arlle ;Bermude, ·alle A!ntil1e, rul Geylan, in ~hina, ìl·numero"dé'gli amm:tlati _ittglesi per alcoolis1no acuto o cronico supera il 40 per mille, e la mo1n;ailità V:i ~ silp'el'i(')re all'•l -p'er mille all!mmo .. 0iò è dovuto al fatto, che gli Inglesi mantengono le loro deplor.e;~;oli e dannosissime -abi:tudiì1i di àbusa-re <lei liquO'ri -alcoO'Iici miche nei pl),esi clìlldi, e-s.e nel clima -d'Inghiltén1a .ne subiscono .le .cattiv:e ;conseguenze per un -gratlo, nei paesi equatoriali .ve la. subiscono .per dieci gradi. . ]).a.tutto .èiò èhe{ho es11osto -11isultauo .dimostrate .queste .due pr<:>posiziGni: J..o che l'abuso degli alcoolici più frequente negli eserciti dei paesi settent.r.iona.Ii ; 29 che a p,!J.ri grado .di abuso le G~nseguenze -nocive son9 tanto niaggiori, .quanto più si ·discende verso >!le .~ontrade -meridi;onn;Li. -E quin·tli una prov,vid.enza·pm' l'Italia, ahe ';1ìnora•la massima i:iarte delle sue p1:ovincie •non sia invasa· da 'ta<le fi.à!gell:o fisico e motale. ,Questit dolce ,riflessione deve ;sub1·re una aolorosa eécezione dalle pro-vincie settentrio, mtli d',Italia, --speeiahnente da quelle del Piemonte · e -della ;LpmbM:dia!

e.

Dott..,G. ·So lt~AN r.


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RIVISTA

Noti ce sonunaire s nr l es Travl\UX de la Senne et le Résau gérÌ.éral (\es égouts d e bt ville de Druxel· Ics, rédigée par ordte du CoUége, à l'occasion du Congrès de mé(lecine de 1875. Nel tempo in cui si stanno studiando i migliori sistemi per risanare e ripulire molte delle città d'Italia, che ereditammo dai nostri antenati in condizioni di permanente contravvenzione contro tutte le leggi dell'I giene, nel t empo in cui i più soler ti igienisti si sforzano di mettere in luce la necessità di provvedere alle condizioni di salubrità. dei nostri maggiori centri dii popolazione, come Roma, Napoli, Venezia, n·on sarà inopportuno segnalare e ricordare i lavori radicali e meravigliosi coi qualli. specialmente nell'ultimo decennio fu r esa saluberrima la città di Bruxelles, affinchè anche pl'esso di noi nasca un vivo desiderio d'imitare ciò che l'attività e la solerzia dei popoli nordici ne va insegnando. E qnesto un campo d'azione glol'ioso e proficuo di buoni risultati per i grandi amministratori dei nostri maggiori comuni. Ecco <lhe cosa era Bruxelles 25 anni or sono, o che cosa essa è diventata oggidì. Prima che fossero attuati i lavori per il risnnamento della città di Brux;elles, lavori che sono designati sotto il nome di Travaux de la Sem~e, venivano segnalati moltissimi inconvenienti c danni prodotti dal sistema di fognatura. allora in vigore, e furono attribuite con forti ragioni a.ll'impelfetto sgombro dei mat eriali di riduzione ed all'infezione del sottosuolo, le r icorrenti e talora gravissime epidemie di febbre tifoide. A Bruxelles i canali di scolo ricevono attualmente non solo le acque di pioggia e le acque di spurgo delle cucine, lavatoi, opifici, ma ancora tutte le materie fecali liquido e solide. I pozzi neri delle lat.Iine ed i pozzi artesiani per l'acqua potabile, che fin verso il 1850 rappresentavano in Bruxelles la r egola generale, sono stati soppressi man mano da. quell'epoca in avanti. Questa soppressione fu operata specialmente coll'attivare un nuovo sistema di distribuzione delle acque potabili, r esa necessaria per l'infezione del sotto suolo. L'introduzione delle materie fecali nelle fogne pubbliche fn


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però una delle cause principali della corruzione delle acque della Senna, e della fonnazione di depositi di materie infette nei vnri bracci eli questa l'iviera assai tortuosi èd ingombri, altra volta, da mulini, pedaggi ed altri ost.acoli. Nei tempi eli secch ezza per il debole tributo d'acque che porta questo fiume, trasformavasi il suo letto in una, vasta latrina a cielo scoperto : e quando poi le piene alzavano di molto il livello dell'acqua, ne veniva un'invasione di tutti i condotti della parte bassa della città, cosicchè l'acqua respingeva sulle vie o nelle case i gas contenuti nei canali di scolo, sospendeva negli stessi ogni passaggio di materie ; e col ritirarsi delle acque del fiume bene spesso succedeva che lo fogne rimaneva,no ostruite da depositi di limo. L'aumentarsi delle acque nelle grandi piene induceva inoltre l'inondazione delle case situate sui bordi del fiume, abitate per lo più da povera gente, ndnch è delle cantine e delle vie più basse. Dopo la grande inondazione del 1850, si sono prese energiche misure, e non si risparmiarono spese per trasformare tutto il sistema di fognatura della citt:ì. per dare un libero sfogo alle ncque del fiume o per distruggere tutte quelle numerose casipole • fabbricate sulle sue sponde. .Attualmente le sponde del .fiume sono fiancheggiate da passeggi, piazze e grandi strade ; il fiume fu sbarazzato da tutti gli ostacoli sì nel suo tragitto attraverso la città, che pet· un lungo tratto a valle : fu inoltre allargato, si rese il suo corso più rettilineo ed in tutto il tronco che attraversa la città fu coperto dn, una vòlta. • In fine le fogne non mettono più nella Senna, c quindi non possono più essere invase dalle acque, e sono così eliminati tutti gli accennati inconvenienti. Fra le opere che formano l'insieme dei lavori, che furono eseguiti dal 1867 al 1875 specialmente a scopo igienico per risana.mento della città sonvi le seguenti lo Demolizione di 1100 case; 2• Copertura della Senna a vOlta, per una lunghezza di oltre 2 chilometri ; 3• Costruzione eli quasi 18 chilometri di condotti collettori


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muniti di ferrovia (à 1·ails), oltre a cit·ca 6 chilometri di collettori ordinari senza guide. 4• Costruzione di molte e costose ope1;c d'arte per il passaggio dci collettori sotto i differenti bracci della Senna, e sotto altri c.ann.li ; 5• Ripulitura, raddrizzamento e scavamento dell'alveo del fiume; 6• Installazione ad Haoren di pompe e macchine a vapore per r iversare nella Senna a 5 chilomctli a valle della città i prodotti raccolti nei collettori ordinari ; 7• Impianto di un servizio di spazzatura dei collettori a ferrovia, col mezzo dei tuagons-vannes. La spesa elci lavori qui enumerati si calcola essere stata di circa 27 milioni di lire. La copertura della Senna fu fatta per mezzo ·di due archi di 6 metri di larghezza ciascuno, c sepaxati da un pilastro formante un muro longitudiuale dell'altezza di due metri e mezzo. Sopra queste volte stanno disposti dci condotti collettori In tale modo lo spazio già occupato da1 fiume è ridotto attualmente a pubblico . passeggio (boulevards du :Midì, du Hainaut, Centrai, d'Anvers, du Nord, etc.) La pendenza dei collettori non è sufficiente per impedire che le acque di scolo non vi depositino una J)arte delle materie, che esse tengono in sospensione. Qtteste opere sono mantenute in istato di proprietà a mezzo di congegni specia,li chiamati wagons-vanm-es. i quali si compon~ono di una catera.tta, che presenta la forma della cunetta, od è so~pesa ad un carro a 4 ruote le quali girano su rotaie situate ai lati della cunetta stessa. Un meccanismo semplicissimo permette al personale di servizio di abbassar e od alzare la cateratta a quella profondità che si desidera nella cunetta ; e quando la valvola trovasi quasi vicina al fondo, le acque sono trattenute ad una certa altezza a monte della cateratta medesima. La differenza di: livello che si stabilisce cosi, nello stesso t cnipo it1 cui essa fa camminare il carro, imprimo a.lle noque elle passano sotto la cateratta una velocità sufficiente per trascinare le materie deposte al fondo della cunetta., e per spingere verso la


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parte b'assa le matérie elle si accumulano avantiil'carro. Nove di tali carri-cateratte servo.no }>er lo sgombet·o di tutti i collettori ; ciascun carro è manovrato da due operai. L'assenza dì ogni de-' p.osito solido e di ogni ristagno d'acqua, ha per risultato di non .rendere dannoso e neppure nocivo alla salut-e il soggiorno nei collettori· medes~mi, non soltanto agli operai addettivi ed agli agenti dell'amministrazione, mtli perfino alle persone estranee. Apparecchi diversi a chiusura idraulica sono applicati lungo il tragitto· dei tubi:di scarico delle abitazioni private, nonchè alla loro estremità libera nelle abitazioni, come pure aU'.imboccatura dei canali-di scolo lungo le vie. In tal modo è impedita l'uscita dei gas delle fogne verso l'origine delle medesime. l\fa a questo scopo una speciale commissione propose di mettere il gt·andc emissruio delle fogne in comunicazione col focolaio della fabbrica del gas illuminante e con queUo dello stabilimento da costruirsi -ad Haeren. Questo stabilimento sarà costituito da macchine motrici fisse, destinate allo scopo di·elevare all'alt~zza. di oltre 30 metri i matel·iali S()lidi e liquidi, che scolano da tutto il sistema di' fognatura. Qu.esti matPJ'iali, secondo gli studi combinati dal Comitato pennanente dci ponti, strade e mine,. e del Consiglio superiore d'igiene pubblica, dovranno esser destinati a ,·antnggio dell'agticoltura, per fertilizzare le pianure sabbiose dei dintorni eli Vil·v:o:rde. In questo modo l'igiene armonizzando le sue pratiche esigenze con quelle della scienza economica, di cui è parte essenziale, diviene fonte alle popolazioni non solo di salute, ma ben anche di 1'icchezza. L'insieme di tutte le misure attuate e da attuarsi nel riordinamento igienico del sistema di fognatura delia città. di Bruxelles ha. }>er scopo di giungere ai risultati seguenti : l • Impedire ogni ristagno d'acqua nelle fogne in ogni punto del loro tragitto ; ~· Evitare per quanto è possibile la formazione dei depositi solidi, e l)Ormottere una. rit>ulitura facile c frequente degli stessi collettori> delle fogne ; · · 3• Assicurare il modo d'impedire l'uscita. dei gas delle fogne


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" sia verso le abitazioni, che verso le ·vie pubbliche, applicando all'estremità superiore di tutte le ramificazioni dei canali, degli apparecchi appositi a chiusura idraulica; e richiamando in basso gli stessi gas per abbruciarli ai focolai del gazometro e delle macchine elevatrici di Haeren. In questo modo gli Amministratori della cosa pubblica provvedono al benessere reale delle popolazioni, poichè i benefizi dell'igiene pubblica si estendono a tutti, specialmente a.lle classi sociali meno fortunate ; e non solo ai viventi, ma ancora alle generazioni future. Dott. G. SoRMAN!. Patologia e tera>{lia me(liCtt speciale redatta dal dottore ZIEMSSEN. -Napoli, editori Nicola Jovene e dott. V. Pasquale. - (Oontimtazio·ne vedi N. 11 anno 1875, e mtme1·i 1, .2, 4, 6 e 7 anno 1876.) Continuando l'a.rgomento dci morbi infettivi, il Liebcrmeister tratta della.1Jrtste bubonica, la cui prima. diffusione in Europa fa. risalire a.Ua prima metà <lel 6° secolo, ricordata dagli storici sotto il nome di peste giustiniana. Fa cenno delle principali epidemie che flagellarono l'Europa, . e mostra che il germe non è spento ancora, ricordando l'epidemia che nel 1858 c 1859 scoppiò tra gli Arabi ncll'Anica del nord, nel 1857 nella Mesopotamia e nel 1871 nel Kuxdistan della Persia. Esamina l'origine della peste, negando che siasi mai sviluppata. spontaneamente; considera il suo modo di propagarsi, e dopo avere pesato le opinioni di coloro che ammettono e negano il contagio diretto da individuo a individuo, dichiara che i fatti meglio apprezzati stanno per dimostrarla malattht miasmaticocontagiosa, e che la diretta comunicazione del contagio è molto più rara della indiretta, la quale suole a.vvenù·e mediante vestimenti od o.ltri oggetti. Passati in rivista i sintomi della peste e descrittone il decorso, viene alla terapia che deve essere essenziabnente profllattica, terminando con lo enunciare che i rigorosi isolanumti e le 1·igorose q·ua1·antene da una parte, e il miglioramento delle condizioni


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sanitarie tanto in EuTopa quanto in Oriente dall'altra, furono le condizioni che allontanarono la. peste dall'Europa. Alla. peste segue la. descrizione della febbt·e gialkt, lavoro dell'Haennisch. Le Antille sono indicate come culla della febbre gialla, da cui sarebbesi estesa su tutte le isole delle Indie occidentali, sulle coste dell'America meridionale, sulle coste occidentali degli Stati UnitUìno a. Charleston e sulla parte nordica delle coste occidentali d'Africa. Venendo aU~ etiologia, l'autore distingue le condizioni che favoriscono la epidemia di febbre gialla in estrinseche e individuali. Pone fra le prime il clima e gli stati terrestri; la temperatni·a media dell'anno dovere almeno raggiungere 22° o 25° C., e la malattia svilupparsi principalmente nelle città c più che in altre in quelle che si distinguono per grande commer cio mat·ittimo o fluviatile. Notevole è la influenza della razza e dello acclimatamcnto. La mzza nera possiede quasi assoluta immunità., ma questa immunità viene attenuata dal lungo soggiorno lonta.uo dall'equatore. Anche nei bianchi la disposizione si attenua o si perde con l'acclimatazfone, si perde quasi del tutto quando l'individuo si trovò it1 mezzo ad una epidemia e cessa a,ffatto qna11clo ·ne fu colpito. ~ L'autore ritiene che la febbre gialla sia molto probabilmente prodotta da un miasma animato, il qnaie microscopicamente non si è riusciti ancora a dimostrare, ma in cui favore parlano, ei dice, moltissimi fatti. Ma questo agente non si riproduce, non si moltiplica nell'organismo malato, non emigra in albi organismi e perciò in questo senso la febbr e gialla non è contagiosa.. 1\fostra l'analogia e le differenze fra la febbre gialla c le febbri pcl'iodichc, nota ch.e le parti della città nelle quali .suole erompere la malattia SOll.O quelle che meglio si prestano allo sviluppo dci mi asmi, cd ammette che l'uomo, non come l'i produttore, ma come portatore, diffonda la matet·ia infettiva anche senza essere malato, cosi come il carico del naviglio, ed altri oggetti. Quindi viene alla descrizione delltt malattia, sintomi e corso. Chiama arbitl·aria la distinzione che se ne fece in varie forme. I ndica come caratt~ristica la remissione di tutti i sintomi che accade per lo più al quarto giorno per dnr luogo, nei casi ordinari, nd un terzo stadio con peggioramento di tutti i fenomeni, 17


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RIYIS'fA

(itterizia, emorragie, vomito nero, soppressione della urina, ecc.). Seguono alcune storie cliniche di casi osservati a bordo del naviglio A1·cona nel 1870. Segue l'anatomia patologica desunta dalle osservazioni di La Roche, Alvarenga, Grohé e Gdcsinger. È dimostrato che le più importanti alterazioni si osservano negli organi addominali: h mucosa dello. stomaco e intestini presentare la forma. del catarro acuto, vasi venosi turgescenLi, erosioni emorragiche ; il fegato con l'aspetto della degenera11ionc grassa, dei bevitori. Quitldi l'oratore procede all'analisi dei singoli sintomi della malattia ed osserva che l'andamento della febbre, il decorso tempestoso, le molteplici emorragie e le alterazioni anatomiche convergono a far ritenere la nui.lattia come una speciale intossicazione del sangue. Chiama particolarmente l'attenzione stù corso caratteristico della febbre che ha prima un parossismo di 3 o 4 giorni, quindi una intermittenz!t di un giorno e fi tUtlmente un parossismo più breve c più mite del primo. Quanto alla. prognosi, pone la febbre gialla tra le malattie più distruttive, ma variu.r e la mortalità nelle vario epidemie dal 15 al 75 per cento. La terapia fondarsi principalmente sulla profilassi: crede che le intelligenti leggi di quarantena 1>ossano procurare una gt·ande guarentigia. La cura della malattia non potere essere che sinto matica. Loda molto il ghiaccio e le iniezioni sottocuta.nee di morfina contro la. nausea ed il vomito e quelle di chinina contro la febbre. Dall'Heubncr ò discorso della dissenteria. Per la storia <li questa malattia. risale fino' a. Erodoto; insegna. che ùa Ippocrate le fu applicato il nome che porta ancora, e da A.reteo ne furono benissimo descritte le alterazioni intestinali. Nel trattare la etiologia distingue la forma. epidemica c la sporadica.. Luogo natio della dissenteria epidemica. essere i tropici. Però avverte non bastare il solo calore a generare la malattia, ma essere necessario vi si· nccompagni una certa umidità del suolo e dell'aria, e nelle zone temperate esserne favorito lo sviluppo dallo alternarsi delle notti fredde con Le giornate calde. Dice che la diffusione della epidemia dissenterica dipende chiaramente da certe condizioni locali1 e ciò osseryarsi nelle regioni


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tropicali ed eziandio nelle nostre, e che a spiegare lo sviluppo della malattia bisogna presupporre la contemporanea azione di certe circostanze, d'una certa temperatura., d'nn certo clima., d'un certo tempo dell'a.nno, c di certi luoghi. Passa in rassegna le opinioni dci più autorevoli scrittori sulla origine della malattia, e con clude affermando la cagione della dissenteria epidemica ed endemica essere un miasma., il quale sotto la influenza di un clima tropicale o simile al tropicale in una regione umida e forse paludo·sa si sviluppa analogamente al miasma della malaria.. Avverte però che non può ammettersi identità tr a il vir.us dissenterico e quello della ma.laria, poichè sonvi regioni domiL1ate dalla malaria le quali sono libere dalla dissenteria e viceversa. P oscia tratta del contagio della dissenteria; ammette un limitato contagio dei profluvi dei dissenterici, ma questi, crede, non possono spiega.1·e la loro azione se non quando sono in grande accumulo. Quindi stabilisce come regola igienica. che si debbano riguardare le evacuazioni dei dissenterici siccome pericolose (1). Dice essere ancora pendente ìa questione se il virus di.sser~terico possa essere importato. Cita le osservazioni di Degner e di Fournier e Vaidy cht\ tenderebber o a provarlo, ma da altra parte, fu. notare, il fatto che la dissenteria non esce mai dai suoi territori per visitare i popoli civili, parla contro la probabilità di una im· portazione clella. malattia. Dopo, tratta della origine della dissenteria sporadica. Fra le cause di questa dissenteria pone in prima linea gli alimenti nocivi irritanti; c spiogn, perchè malgrado la ft·equenza della loro ingestione, la dissenteria sia piuttosto rara, facen do osservare che il loro primo effetto è di eccitare intensi movimenti peristaltici, per cui in breve tempo vengono espulsi dagli intestini ; ed {l) Che il miasma dolla. dissenteria opidcmil)a JllOCoda dalle matoriu evl\euato per secoo;so da~ malati di dla.'!C11toria i> ormai un fatw chu non ha pur d' uopo di dimostrazione. 'l'utw le st01·ie di opiùomio <li tal genero os<orv>lt<l noi q uur~ieri e negli necnmpMl.lenti <h Prjngle fino ai teonpi nostri ,)o banno offùrto lo più incontestabili provo. Non ha guari il dottor Otornlskl, medico militare francese, pubblìcavll la descrizione di llll& epiùumia onde fu colpito u.n r eggimento al c.•mpo di Chalons, da cui la origin<> della malattia dalle materie fecali di allro reggimento che RVC\'a precedentemente oecupat.o il campp apparisce coeì manifesta da non la.sclare adito al minimo dubbio. - Veggasi : .Ilcc !leil des mtmoù·es tltl me<l. m ili/aires; nmrzo-<lprilo l SiG. R.


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Rli1ST1. )

essere perciò necessario il concorso di altra circostanza che è la. pigrizia. degli intestini; c cosl intendersi la influenza del calore che è ltl>punto di indtu'l'e questa pigrizia. Oltre la. irrita:.~ione della mucosa. intestinale per causa interna, arrunette una irritazione nttravet'So le pareti addominali, tale è quella prodotta dai forti raffreddamenti doll'acldome, como produttrice d'una i11nammazione catarrale che in certe circostanze può degenerare in dissenteria, ma anche allora ammette necessaria In coesistenza ùel torpore o dello spasmo intestinale. Quindi conclude che la clissenteria sporadica si sviluppa per la coefficienza eli molte irritazioni semplici, delle quali ciascuna isolatamente presa avrebbe lH'oclotto una semplice infinmmazionc catarrale dell'intestino, e che in ogni caso la condizione torpida o spasmodica delle pareti intestinali esercita la più grande influenza. In ordine alla sintomatologi~, fa osset">arc che per questa. non vale Jliù la. distinzione fra dissenteria. epidemie.'\. c sporadica. Le differenze stmmo solo nel grndo e nella estensione delle lesioni anatomiche che possono essere leggierc (dissenteria catarrale), gravi o gravissime (dissentcrin, tliftericn) ; le p dm e accompagnarsi generalmente alla forma spornclicn, le seconde alla epidemica. Anche rispett~ alla anatomia patologica riconosce con Vircow due forme, la infiammazione catarrale o sicro-ptu'Ulenta c la difterica. o fibrinosa. ~ella prinul. distingue tre stadi : 1° ipercmia intensa ùella. mucosa e sottomucosa ; 2• infiltrazione siero-purulenta; s• SUJJptu·a.zione della mucosa. N ella forma fil.n·inosa depositarsi su tutta la mucosa e sottomucosa molto sangue, poca. maTcia ed un essudato denso fibrinoso; spesso avere per esito h gangrena (dissentelia gangrenosa, putrida degli antichi). Passando poi alla analisi dei singoli fenomeni, e cominciando dal più importante, le evacuazioni, nota che la maggiore loro differenza dipende da. una pa•te dallo stato di aggregazione del prodotto dissenterico cou le materie fecali, e dall'altra dallo stadio delln, malattia. Distinguo queste cvacna<~ioni in mncose o mucoso-sanguigue, snnguigno-purulent.c, (lotio camea), puramente snnguinolente, solo purnlente c gangrcnose. Avverte che i globuli simili a<l uova di rnM o a granuli di sago (corpom pinguia degli antichi) che hanno llato origine a molle discussioni, sono fatti da muco jalino alctuanto consistente agglomeratò, il


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quale contiene scaxse cellule mucose, nuclei liberi o cellule epiteliali. Esaminati i fenomeni subiettivi, tocca dei fenomeni obiettivi apprezzabili dello intestino, se.gnalMdo il fatto notato anche dal Prunier che nei casi gravi il retto per tutta la estensione della sua alterazione presenta al tatto un·a speciale r esistenza simile ad un otre di gomma a grosse pareti. Fa quindi cenno ·dci fenomeni concomitanti cla p::wte del rima· nente organismo. Osserva che solo i casi di mezzana gravezza con in:fìammazione siero purulenta e parziale difterite mostrano spesso febtlre remittente con esacerbazioni serotine di 39• 2 fino a 40• e più'(dissenteriamfiammatoria). Parla della influenza clelia dissenteria stillo stato generale delle forze, del collasso nei ca.si gravi e speciali:nente nella dissenteria gangrenosa, dell'anemia, delL'l. tabe dissenterica consecutiva ai casi cronici. Tocca poscia delle complicazioni, menzionando p articolar-· mente fra queste la in1ìammazione del fegato (dissenteria epatiua), lo scorbuto (J,fusenteria scorbu.tica) e il reumatiSI)lO al'ticolaré. Detto bre\'emente della prognosi, ricordata la mm;ta.lit.-ì di alcun.e fra le più note epidemie, avvertita la differenza fra la dissenteria ~prdeìnica e la sportl.clica, passa alla terapia, comincinndo dalla ]lrofilassi. Distingue le. misure profilatticbe in quelle che sono intese a limitare la epidemia una volta nata e in quelle diretta a premunire singoli individui dall'azione di quelle cause che predispongono alla infezione. A capo della. cura colloca la cura igienica. La dieta doversi regolare secondo lo stato dello stomaco e del tratto superiore dcgu intestini i il metodo antiflogistico da usarsi solo limitatamente nelle forme infiammatorie; l'uso del frcdclo sotto forma di compresse ghiacciate sul ventre e di clisteri freddi ordinariamente non essere tollerato i la medicazione più importante che sarebbe di mantenere la parte ammalata in completo riposo non potersi ottenere nè col freddo nè coll'oppio o la morfina. Parla della utilità dci mezzi evacuanti como dimostrata dalla esperienza di molti secoli c più particolaxmente dei vomitorl e della ipecacuana.. Apprezzerebbe la cura locale dello intestjno come il migliore :(ra i mezzi curativi se da una })arte quando la dissenteria è diffusa non d fosse sempre una piccola. porzione dell'organo ammalato cl1e non è raggiunta dal

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liquido iniettato e se da altra parte l'applicazione dei clisteri non aumentasse spesso i dolori. Fra i clisteri preferisce quelli che calmano i dolori ; poco si ripromettc dagli astringenti perchè nel maggior numero dei casi la superficie che raggiungono è piccola. Non può statuire sulla utilità dell'uso interno dell'a<:iclo carbolico raccomandato dall' Arnelung nelle forme difteriche, aspetta il giudizio della futura esperienza. Per prevenire il collasso, gli alimenti nutritivi, gli alcoolici e gli analettici; negli stadi tardivi della dissenteria e nella forma cronica raccomauùa l'uso in temo degli astringenti spècialmente vegetali, oltre la cum ricostituente, il ferro, il chinino, ecc. Dall'Ocrtel è discorso della difterite epidermica (1). Ci fa sal'ere che di questa malattia twvasi fatto cenno in Omero eù in Ippocrate sotto il nome di morbo egiziaco, ecl Areteo ne ha dato tma particolareggiata descrizione, designando come suo luogo natale l'Egitto e la Siria. :àienziona i principali autori che l1anno tra.ttato di questa malattia, e le principali epidemie n cui ha dato luogo. Svolge la questione el.ìologica posn.uclo il g_uesito : in quale concatenazione stanno fra loro i fenomeni della difterite c come si comporta.no reciprocamente, o in altri termini se la difterite sia primitivamente un'infezione gcnern.le e le affezioni delle muvose localizzazioni secondarie, ovvero se essa cominci come infezione locale che poi si diffonda sul generale. Esaminate pn,rtitarnente le opposte opinioni, discussi gli argomenti che da una parte e dall'altra si portano in campo, non vede altra via skura per- l'isolvere il quesito, se non gli esperimenti patologici. Egli stesso, producendo infezioni negli auimnli, studiò di cl1iarire il rapporto tra la malattia generale e le loc.alizzazioni secondarie delle vie r espiratorie. Se ò vero, ei dice, che la difterite sia malattia di infezione generale, la quale si localizzi sulla mucosa delle fauci e del rcsph·o, al modo che fanno le aHre malattie infettive in (leterminatì organi, accadnì necessariamente che producendo la malattia mercè iniezioni del vinls difterico, essa dovrà sempre localizzarsi primitivamente sulla mucosa delle (l) Q)IMI.o e i precedenti t~rti~-oli di eui .ì ùisco,.,;o in ques!.\ rh~$1• sono lndotti dnl D.' G. Lepldl-Chioti.

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fauci., della laringe, dello vie rCSJ)iratorio. Ora da questi esperimenti risulta che la ài(te·1·ia tdlecchisce dapp1·ima nel -punto clze ha invaso, clze sarebbe il foeolaio di in(Mione, e da quì si in·acUa S'l' itdto il corpo. Ammette lo sviluppo spontaneo della difterite, ma conviene che generalmente si sviluppa mediante un miasma, e può anche comunicarsi pel contatto di oggetti o persone infetti da difteria. Quindi la annovera fro. le malattie mia51Mtico-cont-agiose. Kon dubita dell'attitudine della difterite nd essere inoctùata, cita in appoggio i suoi esperimenti, quelli eli Trcndolonburg, eli Huotor, di T ommasi, di W assiloff e HebcrL, e spiega gli esperimenti negathi di Trousseau, i fatti di Kurze e dell'autore stesso, ammettendo una speciale r esistenza della mucosa di alcuni inùiyidui all'azione clel contagio clifterico. E qui svolge l'imr>ortante questione dei parassiti vegetali che si osservano nella clifteria, la cui presenza. si vuole da tnluni accidentale o derivante dal e condizioni favorevoli determinate dai prodotti morb.osi, da 'nltri strettamente _legato. da nesso causale col prodotto difterico. Egli si schi era fra questi ultimi. Si attiene nella descrizione eli questi organismi allo. classifi_cazione di Cohn ; considera il miet·ococco accompagnato più o meno dal belcteriztm tetmo come caratteristico della difteria; le altro forme aversi esclusivamente c solamente nèlle pseudo-memhrane della cavità della bocca c delle fauci, più raramente nel naso c nelle profondo Yie del respiro ; il micrococco manifestarsi dal principio della mo.lo.ttia, anche prima che avvenga una essudazione o eli· struzione di tessuto, crescere e moltiplicarsi col ptogrcdiro della malattia, sopraffacendo e soppin,utando ogni altra vegeta:donc dal luogo natio. Mostra lo stesso essere provato dagli esperimenti suoi c di altri autori. Ei produsse membrane crupose nei conigli, ma t:J.On ottenne mai vegetazioni di micrococchi, neanche quànclo venisset·o portati sulle ossudazionj fibrinoso ì comuni micrococchi che incontransi nella ca.Yità orale. AL contrario quando si inoculano micrccocchi dei tessuti difte1ici dànno luogo in brevissimo tempo ad una rapida proliferazione c l'intensità dell'affezione ò proporzionale alla quantità eli questi parassiti nei tessuti. In numerose inoculazioni ossen·ò questo falto : che r1uaudo nel materiale d'inoculazione yi erano diverse specie eli batterie,


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sviluppavansi nei tessuti infetti solo il micrococco c il bacterium tcrmo, mentre facendo inoculazioni con llarte di tessuti putrefatti"pieni di bacteri da putrefazio1~e e filamenti di miccli non ha mai ~~otuto vedere questi svilupparsi nel sangue o nei tessuti dell'animale inoculato. Quindi conclude che tutti questi fatti non lasciano quasi alcun dubbio che i detti organisnù vegetali non sono una vegetazione accidentale, ma essen?.iaJe ed inseparabile dal processo difterico, come le bacterie da putrefazione dalla putrefazioJ,J.e di cui rappresentano il fermento, ed esclama con Hcbert: " senza micrococchi non vi ba difteria. , Procedendo alla descrizione della malattia, nota che il processo locale sulla. mucosa si manifesta dapprima con fenomeni d'infiammazione la cui forma dipenderà in parte .dalla intensità dell'infezione locale, in pa.rtc dalla reazione propria dei tessuti. Queste forme sono la catarrale, la cruposa, la settica, la gangrenosa. D'ognuna di queste forme porge una particolareggiata' descrizione. Dopo le alterazioni dello fauci, discorre di quelle delle narici c della lal'inge facendo notare riguardo a queste che la differenza dei sintomi nei fanciulli e negli adulti nasce solo dalle diverse condizioni anatouùche della laringe c della trachea. Nei bambini i gravi disordini respirn.torii con dispnea che r ggiunge perfino l'asfi!)sia sono fenÒmeni allannanti che velano tutti gli altri sintomi, mentre negli adulti, nei quali, a cagione del maggiore spazio, questi clisordini non avvengono cosi facilmente, i sintomi della malat.tùt infettiva proseguono il loro svolgimento senza notevole modificazione. Quindi si ferma sulle malattie secondarie e specialmente sulle paralisi, di cui descrive il modo caratteristico di successione, essendo le paralisi del palato molle e çlclla faringe le 11rime a manifestarsi, a cui succedono immediatamente dopo i disordini del potere visivo, più tardivamente le paralisi degli arti superiori e inferiori. Esito ordinario delle parnlisi difteriche esser la guarigione~ l'esito letale osservarsi circa 10,8 volte su cento, prodotto o da subitanea soffocazione !)Cl' ingresso di grossi bocconi di cibo nelle vie respiratorie, o da. inanizione, o da paralisi estesa.si ai Jnuscoli respiratori, o da malattia intercorrente di pleura e polmoni, o finalmente da paralisi del cuore.


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BI.BLIOGJ?,AFICA

In àppresso si volge all'anatomia patologica. In questa }Jartc studia l'e;voluzione del processo morfologico, cominciando dalle .aJteFazionì della mucosa bucca.Ie e fa.ringea. Anche sotto il rigunrèlo·anatomo-patologico distingue le quattro forme catalTale, cruposa, settica e gangreuosa. Torna sull'argomento dei micrococchi com& il p);imo punto .di partenza della difterite. Di poi .considera le alterazioni della cavità nasàle, della laringe e trachea, quindi quelle degli organi della cavità toracica, in seguito q.treile degli organi àddominali. E qui fa osservare come i reni sieno molto per tempo, non eli rado con pari intensità delle muc-ose, colpiti dal :processo difterico, e come perCiò l'albuminuria, che si dimostra poche ore dopo, sia importante segno per giudicare e riconoscere esattamente l'esistenza dell'a difterite. ·Richiama inoltre l'attenzione sUlle alterazioni del cervello, del midollo spina.le e del sistema nervoso periferico, mostrandCJ come· freqn.entemente vi si riscontrino emorragie capilla.r i ed anche più estesi foco1ai, ed altre.alterazioni, da cui, più che dal fatto della infezione, devonsi il più spesso ripeteve le paralisi consecutive. I clat:i Per la prognosi' distingue in due gruppi prin-cipali, in q nelli che haun.o un'importanza generale p el d ècorso ·della malatt.ifl. ed in qMlli riferibìli allo stadio in cui si trova, e di più in quelli relat.ivi v,lle malattie cons~cutive. La terapia distingue in locale e generale ed in cui;a delle malattie consecutive. Le inclie::azioni pel trattamento dell'infezione locale e-ssere l • di cùrare l'infezione nata da infianunazione e le sue immediate con-seguenze; 2• im11edire un'infezione settica e la intossicazione generale. Nella cura dell'infezione difterica doversi esatQ.ii.1al!C. il carattere dell'infiammazione in se stesso ed i fenomeni di reazione -c)1e .favoriscono il processo regressivo, la ~al'igione n:aturale. Osserva che la malattia difterica delle mucose è un'infiammazione essuclativa e quindi devesi escludere ogni metodo terapeu'ti.co, il q1Iale in una ma.ni~ra qualunque porti in il pericolo di 'f~vorire questo }}rocesso. La risoluzione del processo patologico e eliminazione deì suoi proaotti e il distacco delle pseuclomelirbrane avvenire in tutti i casi in cui l1a luogo la guarigione naturale esclusivamente per suppurazione; e .llJ)enetrare dei miCl'OCOCChi e il riassorbimento dèlla sostanza put.refatta essere

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RlVISTA

impedito da uno strato denso, impenetrabile di corpuscoli purulcnti. Esamina rispetto a questi fatti l'azione fisiologica e i resultati ottcnutL"coi mezzi usati contro la difteria.. Cominciando questa rassegna dal metodo antiflogistico, condanna come inutili e pericolose le sottrazioni sanguigne, trova poco utile il ghiaccio che non favorisce il distacco delle pseudo-membrnne, non impedisce l'essudazione fibrinosa ed invece ritarda l'infiltrazione purulenta; ed ilmicrococco e il bacterium termo anche tenuti per 24 ore alla temperatura di circa- 20 gradi, cèssato appena il freddo si mostrnno ancora capad di movimento c di trapiantazione. È pure contrario al distacco fllOCCanico delle l1Seudo-membrane, il quale produce laccrazioni della superficie della mucosa, per cui più facile e abbondante diviene la penetrazionc dei parassiti e dei prodotti di decomposizione dci tessuti ed effetto di questa. lesione meccanico, è la rapida riproduzione delle pseudo-membrane. Lo stesso dice delle cauterizzazioni usate pet: distruggere il principio difterico, le quali provocano simile irrita,zione mecca:nica e non giungono a distruggere completamente il contagio diffuso su tutta lo, cavità orale e compenetrato nei tessuti. Nè molt-a fiducia ha pru·e nei dissolventi chimici, poichè anche disciolte le pseudo-rnembrane, succede una nuova essudazione fibrinoso, e le mucose spogliate d'epitelio assorbono con maggiore facilità. i micrococchi ed i prodotti di decomposizione; c perciò è d'avviso che se non trattasi di ovviare ad una chiusma meccanica delle vie del respiro c allontanare il pericolo di una vicina soffocazione, non vi ha alcuna ragione di ricorrere a questo trattamento. Anche degli astringenti clicc che non hrumo alcun poter e di frenare l'essudazione flbrinosa, mentre ponno irritare ed aumentare l'infiammazione. Aggitmgc poi che le sta,tistiche non. parlano in favore di tutti questi metodi. n più razionale procedimento cd il più utile è, secondo l'autore, non di combattere la reazione flogistica prodotta dalla. difteria, ma di promuovere erwrgicamcnte una rnpida ed abbondante suppurazione. Ei cercò di raggiungere questo scopo col calore umido in forma di caldi suffumigi, mercè i quali per lungo tempo faceva giungere nella cavità della bocca dell'infermo una. temperatura di circa 46• e 50•, e così ottenne ben presto coi sintomi di reazione un abbondante snppurazionc limitativa. Si


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vale a questo scopo o di una grossa pentola con acqua bollente, dalla quale i vapori vengono, mediante un tubo, portati più che è possibile caldi e abbondanti nella bocca dell'ammalato, ovvero d'un apparecchio cho polverizza i liquidi mercè il vapore, e questo serve anche a purgare la bocca c le fauci del mucco ed altri liquidi buccali, utilizzando liquidi atti a sciogliere il mucco ed innocui all'organismo, come lievi soluzioni di clorato di pctassa. o di clorut·o di sodio o di potassio. Nei casi gravi quando vuolsi suppurazione rapida ed abbondante, insegna che le inalazioni debbono essere frequenti c di lunga. dm·ata, ogni mezz'ora per.Io spazio d'un quarto d'ora per volta, non concedendo nel primo e secondo giorno che tre o quattro ore di sonno ; più tardi quando le pseudo-membrane sono in parte distaccate .e nei casi leggieri, bastano le inalazioni ogni ora, un quarto d'ora per volta con soi od otto ore di sonno. La seconda indicazione ò d'irnpedit·e una malat!ia settica e lo intossicamento generale. Premette che un metodo disinfettante perfetto non esiste. L'uso dei me7.zi antiferrnentativi e disinfcttl!nti è possibile solo limitatamente senza che producasi it-ritazionc c contemporanea alterazione dei tessuti, mentre la resistenza che i micrococchi e le sostanze di decomposizione oppongono agli agenti fisici e chimici è troppo grande perchò possano essere distrutti completamente. Gli agenti che meglio corrispondono allo scopo sarebbero, per quanto risult..'l. dai suoi esperimenti, l'alcool o l'acqua di cloro di recente preparata ed allungata. (15 a 30 per cento), il permanganato di pota.ssa. al 30 o 50 per conto, c l'acido fenico nl50 per cento. il solfato di chinina, l'allume, i fiori di solfo recentemente vantati contro la difterite, li ha riscontrati sperimentalmente e clinicamente poco o punto efficaci. Considerando però che nessuna di quelle sostanze giunge a. distruggere completamente le masse dci micrococcbi nè valgono a limitare l'infiammazione o l'essudazione, conclude che pure a scopo antisettico il miglior mezzo è promuovere rapida o abbondante suppw·azione, poicM i mi croco cebi sono da questa in part~ involti, in parte sospinti cd alle masse settiche è opposto uno strato impenetrabile. .Accenna poi alle modificazi oni da portarsi nella cura delle essudazioni delle altre mucose. Nella difterite dello ca.vilà nr.!;ali


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BI\' l STA

la diligente nettezza~ frequenti lavande con liquidi disinfettanti~ e se l'età del paziente lo consente, le prolungate inigazioni con la doccia nasale del vVeber. La clifteria. della laringe e trachea non ha speciale medicazione negli adulti, in cui raramente occorre la stenosi della glotti.de. Nei bambini però o in ogni caso quando per l'abbondante essudazione vi ha minaccia di soffocazione raccomanda anzitutto di non aumentare con mezzi irritanti l'infiamma.zione e l'essudazione compatibilmente con la più m·gente indicazione, che è di allontanare le masse che restringono la, glottide c minacciano la vita. Il distacco delle pseudo-membrane della laringe e trachea })UÒ attenersi : l • per via meccanica coi vomitivi ; 2• chimicamente con liquidi che valgono a sciogliere i coaguli fibrinosi; 3• con la tracheotomia. Espone le esperienze da lui stesso eseguite coi liquidi dissolventi (acidi vegetali ed alcali) da cui risulta che fra i migliori sono l'acido lattico c l'acqua di calce. Quanto alla tracheotomia fa rilcvm·e lo straordinario pericolo che offrono queste ferite all'infezione secondaria. Cita i resultati del Nussbaun il quale avendo operato dodici fanciulli di 3 o 4 anni, malati di difterite, in tutti ebbe esito letale, e solo due dell'età di dodici a. quattordici anni, nei quali il corso dcll!t malattia erasi mostrato più benigno, sopravvissero. T ermina dicendo che l'operazione della fistola tracheale è indicata solo quando predomina l'affezione locale e la stenosi della glottide è conseguenza meno dell'essudazione fibrinosa eh'e dell'edema della mucosa, dell'accumulo di un secreto tet}ace muco })Urulento o in parte plastico al disopra della glott.ide o di uno spasmo della glottide stessa. Dopo passa a considerare la cura generale~ stabilendo due indicazioni : l • curare i disordini generali, la febbre e quei sintomi c complicazioni possibili che sostengono o aggravano la malattia ovvero indeboliscono l'organismo ; 2• aiutar e lJer quanto è possibile le forze dell'organismo, sia con mezzi terapeutici che dietetici, perchè possa sostenere il processo di reazione. Quanto alla t erapia ùelle })aralisi secondarie ricorda che i Jcggieri gradi di paralisi di singoli grup}Ji muscolari segnatamcnte nei muscoli del palato molle e degli occhi dopo alquante settimane spariscono da sò. Quando h paralisi si estende a vasti t~rritori dell'apparato muscolare, questo fenomeno) a.ft'cnna, di-


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pende da essenziali alterazioni del cervello o midollo spinale a forma di apoplessia. capillare o mielite disseminata, e quindi consiglia nelle prime due o tre settimane il riposo fisico e morale dell'infermo, ìl ristoro delle forze e del sangue, e solo quando non si ~ede nuova paralisi in altri muscoli, trova buono l'eccitare con la corrente elettrica indotta o costante la contrattilità dei meclesinli per impedire la degenerazione grassa. Per favorire la. guarigione approva i fanghi caldi e i bugni di mare. E. R.

Cons hleraciones sobl'C bts cnfet·metla(les tle los ojos observadas eu la Isla tle Cnba, por el D• JuAN SANTOS

FERNANDEz. -

Habana 1876.

n d<>ttor Jna.a Santos Fcrnandez, membro numerario dell'Accademia de Ciencias dell'.A.vnnn, leggeva in seduta pubblica nel -maggio dell'anno passato una memoria il cui testo originale, giunto in ·Europa, ci permette rendere giustizia a (tu el distinto oculi~ta e ricòtda.re che questo suo lavoro, piccolo di mole, è imQrontato a grande spirito di pratica osservazione che lo rende molto pregievole. L'argomento che tratta è una specie di resoconto sui casi osservati c curati nella clinica ocnlistica, da lui diretk't, dal l o aprile a.l31 dicembre dell875. Dal quadro che accompa.gna questo lavoro si rileva che 1101 furono i malati assistiti c che le operazioni eseguite sonunarono aUa rispettabile cifra di 1G4. Queste cifre denotano che il movimento della sua clinica è molto vivo e giustificano che il lavoro sul terreno clinico gli offeriva. uno spazioso campo su cui pork'tre la sua. attività. Egli divide, nel quadro accennato, i suoi malati in uomini 643, femmine 327, fanciulli 54, fanciulle G7; vale a dire in adulti 980, fanciulli 121. Di più nota. come aùbi!t avuto in cura bianchi europei, americani e delle Canarie, uomini di sangue misto (p(l!)·dos), negl'i creoli ed af'ricani e ftnalmente cb.inesi. "Popolata n questa terra da razze differenti, gli studi patogenici incontrano , un vasto campo di investigazione, <lacchè nel trnpiank'trsi, le , loro naturali disposizioni talora si ammortizzano, tale alh·a. si , rafforzano. L'europeo e gli abitant.i dei paesi del Nord A:nc-


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,, rica sono più predisposti a determinati mali ; l'asiatico, con un , temperamento indefinibile, formato dalle sue stesse abitudini; , l'africano in certo modo refrattario a.gli agenti esterni morbosi, , come scarso compenso del suo ·nùsero stato , tutti· offrono un , terreno tuttavia non esplorato e che darebbe copiosi frutti , pel medico investigatore. ,1 Questo fuggevole cenno sulla differenza etnologica dei suoi malati ci rivela un argomento molto h'lteressa.n te che non è sfuggito all'acuta e diligente cura dell'osservatore. Un cenno del lavoro in particolare non sa.r à discaro· come quello che dà notizie non solo di sane idee di pratica, quanto <mche informazioni sulle ·qualità di morbi oculari che maggiormente dominano in quello, })er noi, lontano paese. Ei dice che l'ottalmia purulenta è più frequente in Cuba che in Europa e che la maggiore sua gravità può attribuirsi alla elcvat<L tem1)eratura del clima. Nel suo quadro le congiuntiviti, secondo la divisione che ne fa, porta.no le seguenti cifre : granulosa, 8; leuconoica, 3; purulenta, 15 ; pustolare, 3 ; tli.ttenula.re, 9; cata.rrale, 19; semplice, 19·. Queste cifre dimostrano la relativa frequenz<t delle forme pmulente. Sul rapporto della gravità ehe assume questa malattia, inclina ad ascriverla a.l ca.lore del clima, anche perchè " i casi assistiti. ùei giorni più freddi del nostro , inverno cedetter o pìì:1 prontamente al tmttament.o che i curati 11 in giugno e luglio, q~1ando il calore si·incontra al suo apogeo. , Suila opinione della unità; od assimilazione della ottalmia purulenta con la granulosa, dice di non entrare in discussione, accenna però che " la ottalmia granulosa in certi periç>di non è di 1, facile diagnostico, ed ecco perchè la si confonde e si cred.a tro1, varia in congiuntive affette più o meno da infìamn:iazionc e l e 1, cui papille sono ipertrofizzate, , per cui tra queste due entità morbose ammette una differenza, cosa che è consentanea agli studi di questi ultimi tempi. Il vedere che nel suo quadro annota 4 operazioni di escisione del fondo del sacco oculo-palpebrale fa vedere che patrocina la radicale distruzione del tessuto su cui si piantano le vere granulaziopi, prath\a nella qua.le però avrà ben pochi seguaci. Che poi la forma pmulenta sia contagiosa e quindi diffusibile e forse pel calore del clìma anèhe maggiormente che .in l~uropa, indirettamente lo prova parlando della frequenza e


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rammentando le già conosciute notizie sulle epidemie di ottalmia sofferte dai poveri negri al tempo della tratta. ..Avverte che l'acqua bianca, in codest'isola usata dal volgo per tutte le affezioni degli occhi, può esser pregiudizievole iu certe cheratiti. A questo proposito accenna aUa nota cognizione che sul fondo delle ulcerazioni corneali si deposita il sale di piombo c questo origina un opacamento, ma aggiunge che questo deposito da lui fu visto agire come corpo estraneo e causare il mantenersi di un processo attivo di cheratiti accompagnate da intensa fotofobia. Questo sintoma lo vuole addebitato in questi casi al deposito di piombo, o lo prova con fatti alla mano dacchè mspando il fondo dell'ulcera e levando detti depositi, la fotofobia sparisce ed i sintomi di cheratite si mitigano. Da questa osservazione fatta a proposito dell'acqua bianca, è tratto a supporre il medesimo effetto nell'uso inopportuno del nitrato d'argento, del solfato di rame c di quello di zinco nelle affezioni ulcerosc della cornea, e certamente in questo modo di vedere non può a meno -di essere applaudito. Pa.rlando detglaucoti1a,,dice che i casi di questa malattiR sono ,numerosissimi in quel clima, presentandosi sotto tutte le sue forme, e giudica inope1·abile quella che chiama " da scm})lice tensione. , Nella cura del glaucoma semplice (lJondm·s) acuto c cronico, usa la iridectomia. e la ritiene anch'egli rimedio sovrano se fatta a tempo, cosa che bene spesso non è possibile pel fatto che i malati si presentano troppo tardi; e nei casi non operabili tentò con fiducia l'usQ del solfato neutro di escrina (f::wa del Calabar) per uso interno alla dose di O. 003 a O. 004 al giorno, e ciò allo scopo di combattere la midriasi. Il maggior numero di amaul'osi lo riferi all'atrofia della papilla del nervo ottico, e si meraviglia. di non aver trovata la sifilide come causa genetica in queste circostanze. Di questi casi così poco fortunati se ne vedono 61 figurare nel quaùro ; cifra, sul totale dei malati, bCl\ grnvc. Le 'ca.use .di ambliopia, più comuni in quell'isola, le ascrive all'abuso dei liquori che si fa nel paese ed a qncllo del tabacco. Si incontrò 26 volte nell'ambliopia alcoolica. e 6 volte nella nicotinica. Nella prima riscontrò come sintoma frequentissimo l'atrofia della metà int.erna della papilla, e la cura che usò con utilità fu


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quella del bromuro di potassio. Nella seconda non rimarcò mai sin~omi obbicttivi bene distinti, e la Clll'a che usò fu quella dci tonici intemamente, e la elettricità a corrente interrot ta applicata alla fronte ed alle tempia. Dott. F. 11-I.. .... NI. Glli(la n.Uc acque nti.ne1·au d 'Italia - 1"'0vincie rn,eridioJtali- del cavalier GuoLIEI,MO JER.vrs. - Loescher, Rol)laTorino-Firenze, 1876. (Un volmne in a• di pag. 300- L . 10.) Abbiamo ricevuto temJ)Ofa la parte concernente le provincie meridionali d'Italia della G·u.ida alle CUXJ.ue mù,eralt d' I talic' del cav. Guglielmo Jervis, conservatore del Regio l\fusco industriale in Torino, e l'a:bbiamo percorsa da capo a fondo col più vivo interesse. Oltre alltt curiosità di conoscere le ricch,ezze idrominerali che le sttddette provincie posseggono e che, per la più parte, sono ignote non solo ai forastie1·i ma. agli stessi Italiani dello provincie linùtrofe, ci fu stimolo a leggere questo nuovo libro del cav. J ervis la fama che questi .si è acnuista,ta colìa sua precedente pubblicazione sulle acque minerali dell'Italia. centra-le, la moltiplicità e l'esattezza dci dati da lui raccolti; ln. giudiziosa va.lutazione delle analisi chimiche e delle indicn:tioni terapeutiche, le importn,nti nozioni geologiche e le illustrazioni storiche ed 'artistichc di cui corredò sì ampiamente il .suo lavoro. · L'autore con quest'opera ha ben meritato della. scienza e della patlia, perchè mentre cou essa fornisce ai medici ed ai non medici la spiegazione degli effetti benefici che possono ripromcttersi dall'uso delle diverse acque, basata non già sull'empirismo, ma sulla precisa conoscenza degli elementi mineralizzatori di ciasctma di esse e della loro azione sull'organismo, climostra all'evidenza come in fatto di acque minerali l'Italia sia tanto doviziosa dit poter faro a meno di ricorrere a quelle per cui vanno celebri tante località di Germania, di Francia, del Belgio e della Svizzera. Plll' troppo è vero che si trascura sovente quanto si ha di buono in casa propria per procacciarsi con gran fatica cd ingente Sl)Csa qualche prodotto men buono, ma che porta il bollo di Parigi, di Londra o di Berlino. Noi non sapremmo encomin.re abbastanza la guerra illiziat.a dal signor J entis contro il prcgiu-


BmLIOITlUFICA

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dizio cho i bagni termo-minerali d'Italia siano inferiori a quelli d'altr'Alpi a cui accorrono ogni a.JtuO così numei·osi gl'infermi; imperciocchè siamo convinti al pari di lui, che noi abbiamo sorgenti efficacissime e snluberrime a cui non manca, per ccclissare quelle di Baden, di Spa, di Vichy, d'.A.ix-les-bains; ecc., che la associazione di alcuni capitalisti che vi fondino stabilimenti eleganti, forniti largamente di tutti i comodi della vita e di tutti i mezzi di distrazione., onde abbisogna l'opulenza annoiata e cacochima. Quando lo stabilimento balneario. può offrire agli accorrenti camere ben a.n·edate, sale da giuoco, da. ballo, di lettura, una cucina di prim'ordine e vini delle più rinomate regioni, che le acque siano più o meno attive e salutari poco importa. D'ordinario la cura è il pretesto o l'accessorio per la. gran maggioranza dei frequentatori degli stabilimenti idroterapici di moda; divertirsi, appagando quanto più si può tutti i sensi, ò l'oggetto principale. L'autore nelh sua prefazione fa, relativamente alle acque minerali, alcune proposte che meriterebbero, a parer nostro, d'essere savi1~1nonte prese in cons).dera~ione . La. pl'ima di tali proposte mira ad obbligare i proprietm·i di sorgenli minerali a fare ~seguire un'accurata analisi delle loro acque, prima. di ottenere l'autorizzazione di venderle per bevanda e di amministrarlo per bagni n.gli informi. La. seconda tende a far tre classi degli stabilimenti bnlneari, obbligando quelli di prima classe a tener nn registro giornnliet·o dei ristùtati clinici ottenuti. La terza avrebbe l'or iscopo di stabilire norme generali pcrcbè tutte le analisi fossero eseguite sopra. un unico piano. La quarta è rivolta ai consigli provinciali, dai quali si vorrebbe che tutti gli anni si mandi un corto numero d'infermi poYeri, a spesa pubblica., a qualche accreditata sorgente minerale e si facciano erigere ospedali consorziali per alloggiarveli. La quinto. finalmente consiste noi sottopol'l'c allo studio del Comitato di sanità militm·e l'impianto di un ospizio balneare militare presso una delle migliori acque minerali di ciascuna regione del regno, ed accenna intanto, per le provincie napoletane Ischia; Termini o Sciacca o Lipari per la Sicilia; e Sardara o Benetutti o Codrongianus per la Sardegna, dove si potrebbero 18


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RIVL'3TA

edificare tre distinti stabilimenti a vantaggio delle truppe stanziate nelle tre zone su~mentovate. Circa, quest'ultima propost~ ci permetta l'egregio idrologo di fargli osservare che sin dall'anno scorso fu fonclato e sperimentato uno stabilimento balneario })Ci militari nell'ex-villa reale a Porto dTschia, il quale uel volgente anno comincierà a funzionare regolarmente ed accoglierà tutti gl'infermi dell'esercito e della flotta che si crederà possano ritrarre l1enefizio dall'uso di quelle aequo riconosciute di virtù affine a quelle di Casamicciola. Qua.nto a stabilire a Termini Imerese, a Sciacca od a Lipari un ospizio balneario a pro delle truppe che presidiano la Sicilia, non sapremmo fino a qual punto il governo vi troverebbe il tornaconto; ciononostante, visto il nmue1·o delle truppe suddette e la. distanza della Sicilia dalle stazioni termali milit.ari del continente, non ci parrebbe inopportuna l'effettua-zione del suacccnnato ospizio. Vorremmo poter dire altrettanto di quello vagheggiato dal sig. Jervis per la Sa,rdegna, ma. non ce lo consente la scarsa guarnigione dell'isola, la quale - lo affermiamo appoggiati ttlla esporienza degli anni scorsi - difficilmente potrebbe alimentare da se sola uno stabilimento tenno-minerale, per quanto modeste ne fossero le proporzio1ù. Se a Sardara, a Benetutti, a Cochongianus esistessero locali facilmente adattabili, manco male; ma dovendoli creare di sana pianta, il filantropico progetto dell'autore' si frange naturalmente contro quel duri~simo scoglio che è la ragione economica. Giova poi avere J)resente che i militari godono giù. del benefizio delle ten11e di Acqui, di Salsomaggiore, di Casciana, e delle acque minerali di Recoaro e di Monteca.tini, ciò cl1e se mal non ci apponiamo prova la sollecitudine del governo a loro riguardo. Che se si riflette alla brevit(), del tempo che presentemente i nostri soldati passano sotto lo anni, si capirà di leggiori che il moltiplicare gli stabilimenti idroterapici nel senso voluto dal signor J ervis sarebbe poco meno che inutile, giacchè non si avrebbero infermi da inviarvi. L'anno scorso, a Recoaro - per citare un esempio - non si ebbero in cura. che 38 uomini di bassa forza ripartiti in tre mute.


DlBLIOGRAFICA

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Discornndo dell'importanza di buone analisi chimiche delle acque minerali, nella. medesima prefazione, l'autore deplora che all'ora in cui scrive non gli sia ancora. riuscito di stabilire dei confronti analitici tra le celebri acque tcrmo-mineraJi dell'isola. d'Ischia e quelle di Yichy, molto meno tra il rimanente delle acque minerali dell'Italia meridionale con quelle di altri paesi, risultato, il quale condotto con criLerio, avrebbe un'incalcolabile importanza per i medici. La prima parte di questo periodo ci cagionò quo.lche sorpresa sìccomo quella che afferma. una cosa affatto nuova per noi e diametralmente opposta alle nostre credenze, cioè che egli non abbia potuto istituiro dci confronti fra le acque d'Ischia o quelle ili Vichy; giacchè in ordine ad analisi si delle une che delle altre, non si ba. propriamente che l'imbarazzo della scelta, mentt·c forse, e senza forse, non si può dir lo stesso eli tutte le acque minerali dell'Italia meridionale c di buona. parte di quelle d'altri paesi. Noi non sappiamo spicgarci il surrifcrito rammarico dell'aut ore, se non coÙ'ammettore che egli abbia reputate imperfette cd - anco erronee le analisi delle acque d'Ischia c di Casamicciola da l ui medesimo riprodotte, o quelle dell'acqua. di Yichy esistenti nei trattati di idrologia. e nelle varie mouografie che vi si 1·iferiscono, perchè in caso diverso le analogie c Je differenze fra questa e quelle sono cosi patenti da non lasciar ombra di dubbio. Questa secouda parte dell'opera del cav . .Tel'Yis, come piano, distribuzione e sviluppo, è modellata su quella che l'lut preceduta. Le acque sono classificale in ragione della loro mineralizza.zione e sono descritte procedendo topograficamente dal nord al sud di ambo i versanti dell'Apennìno, e passando quindi alle isole di Sicilia e di Sardegna. Siccome d'ogni sorgente ci fa conoscere le relazioni geologiche, la giacitura topografica, la storia e la letteratura, si può a buon dritto a~severare che egli ha fo.tto un'opera veramente completa e, secondo la sentenza d'Orazio, om1~e tulit punctum, QUIA miscuit utile dulci. Per dare a. quelli dei nostri lettori che non ebbero finora tra le maui la Gt'ida alle acque minerali dell'Italia centrale del signor Jervis un'idea precisa del suo modo di fare e del compi-


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RIVISTA

mento d'ogni suo articolo, riprodurremo quello concernente le acque di Sardara presso Cagliari, a cui aggiungeremo a mo' di avvertenza il famoso ab ~mo disae omn.es di Virgilio.

Acque salino-alcaline

(ve1·scmte occidentale dell'isola).

En1ieont bonigDG pusimq11e in plm:imi.s lerriB •libi Crigìdm, lllihl calidm .... , nliùi to-

pidro ogelid:cquc aiu:iliv morborum prolit.icntes . PLn.-n. HM. N<d. T,. XXXI.

SaJ.•dara (Cagliari) (m. 142). - Piccolo villaggio situato lungo la strada nazionale da Cagliari a Sassari, ad 8 chilometri dalla stazione di San Gavino, ferrovia Cagliari - Sassari- P ortotorres, stazione diStante 50 chilometri da Cagliari. Nel suo territorio sonovi vurii mwar;hi, di cui uno chiamu.to N ttra,qhe de cuJuas cd alcune dello più importanti acqne minerali dell'isola. l. Sca.tm'isce l'A.cquct salino-alcalina eli Sa1;dcwa, detta comunemente l'Ac!luet de Santct 11:1.m·ia is A ljztcts, ·a cixcn, 3 chilomett'.i a ponente del centro conmnalc in una vn.llc presso le falde del. monte di :i\-Iomeale (m. 281). Vi si arriva lasoianùo la strada nazionale, c pigliando a siuistra una. strada stretta, incomoda. Storia. - Delle acque di Sardara pa.r bno scrittori classici. Nell'itinetario di A.ntonino sono chiamate Acq"~ Napolitan~ , e la loro distamr.a da Cagliari è messa a 36 miglia romane, eguale a 53 chilometri, ciò che conispondc precisamente alla loro posizione. Anticamente furono tenute in molto credito, come l'attestano chiaramente i rucleri tlclle te rme romane. Presso le sorgenti esisteva ancora nell' anno 1387 un cnsale denom.ino.to Villa d'Abbas o de Aquas. Stato attuale. - Lo celebri tenne romane costruite con uno. solidità, che resistette per secoli ai guasti del tempo, sono ora in rovina, quantunque tuttora in uso. Nell' anno 1865 il consiglio pro'Vinciale di Cagliari incaricò una commissione tecnica a fare degli studi preliminari prima di decid·ere, se vi si dovesse fare erigere dei ba.guj, o piuttosto che offrire delle osservazioni


BlJlLIOG'R~FlCA

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p1·oprie, citeremo le incisive pa.role dell'egregio rolatoro della wmmissiono professore Cugusi. u Quattro comJ>nrtimonti formano l'insieme del fabbricato, che (( tuttora rimano: due di qltosti coJnpartimonti possono clriamnrsi, u senza. esagerazione, schifosi letamai; il terzo, capace di conte" nere 6 persone, ò freddo, umido, niente illuminato: il quarto u compartimento è il più vasto, ed è in questo che tromsi lo. pi" scina, ove prenùonsi i bagni, o le tre polle, lo di cui aequo per " mezzo ili un canale sco1>crto scolano al ili fuori. La ,·olta di "' questo scompartimento o le mura laterali sono affatto in l'O" vina, il pavimento ne è costrutto con grandi lastre ùi tllll~ tra" chitc porosa. Egli è impossibile di fare un quadro esatto di " questa Mrnora nella stagione dei bagni, la penna vi rifugge, "' tanta è la miseria, lo squallore, 1' al> bandono o por sovrnppiù " l'immoralità elle regna ù1 questo alloggio,JJOr cui meritamcnte u da qualcuno fu chiamata bolgia balnem·e. n Nel maggio 1865 egli vide certi giorni 50 e più persone, senz<' distinzione tzè di ·età, nò di sesso, obbligate a stcw a·mmuochiate in (ltcelt' tmica ca• ww1·a, per cui i bagni nella piscina incomincia\'ano a prendersi alle 5 della mattina, perchò tutti ne potessero profittare e con, k~ sies:m acqua. eremo costretti a bagna1·si t1dti i 50 ù!divùlui. Quelli che hanno dovuto assistere al ricambio dell'acqua nella piscina <lopo terminati i bagni possono òar contezza dello stato di quest' acqua c dire quali de\'ono essere i vantaggi che gli ultimi baguanti possano ricavare 1lall' uso delln. medesima! Richiamiamo l' immediata attenzione dell'autori t :i, superiore, }Jerchè faccia cessare questi sconci. Oltre al sopro. descritto fabbricato alh·o comodo non trovano i <lisgraziati ammalnti all'infuori ili due o tre camerucce adiaeenti alla clùesa ili Santa ~faria is Aquis. Tre palle d'acqua minerale, che si possono ritenere esser di ogun.l natul'a, alimentano i detti ùagui e forniscono n.ll' incirca 850 ettolitri al giorno. l hagni sono frequentati ogni anno nella primavera c nell'autunno a un disia·esso ili 200 persone, venute 'da ogni parte dell'isola per fruire dci bencficii della cura tct1l~o-mineralc, e nella chiesa attigua ossen·ansi sospese ùmumercvoli offerte votin~ delle persone che ne riportarono beneficio 1 tale è tuttora la superstit.ione che r egna.


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RlVIS'eA

Pt·op,-ietà fisiche. - Di apparenza limpida appena attint-a., l'acqua di Santa Maria is Aquis, sottomessa all'ebullizione, s'intorbida e svolge dei gas liberi discioltivi, consistenti principalmente in acido carbonico, con ossigeno e poco azoto. Pt·optielà cllimiche. - L 'acqua in parola contiene circa 3 per cento di sostnnzc mineralizzanti fisse, proporzione piccola in coJlfronto colle acque di simil natura. nella provincia di Napoli, e queste consistono principalmente in bicarbonati alcalini; l'acqua dà pure una marcata reazione alca.lina. Temperatwra. - Calda : le varie polle di cui sopm segnarono da 57° a 60° nel 1865, mentre l'ambiente era di 22° ove fossero lJene allacciate si assicura che raggiungerebbero 65°. · Usi. - Per bagni. P1·0p1·ietà rnediche. - Prese in bagno ca,ldo le acque di Sardara aumentano la traspirazione cutaJlea c l'eccitamento nervoso, azione dovuta in parte alla stessa temperatura elevata. Sccon<lo il Cugusi sono indicate quali efficaci nelle malattie croniche della pelle, nelle croniche irritazioni della mucosa gastro-cnterina. Le nevralgie in generale, sopratutto la sciatica, ne ritmggono incontestato vantaggio. Il reumatismo l' artitritidc, la podagro. cessano o diminuiscono di intensitf.~ sotto l'uso di queste acque: riescono proficue nelle paralisi di non troppo antica data, nu.n procedente da organica alterazione c quelle d'indole reumatica; giovano nelle fisconie addominali, nelle ostru;:ioui epato-splcniche, nei calcoli biliosi, ecc. 2. In prossimità a.i bagni antichi scaturiscono tre copiose poìle di egual natura, tuttora trascurate. Quella denominata A cqua de Oracchet·as cle J?twn~ può fornire cu·ca 500 ettolitri al giorno. Temperatttm. - Calda: 53°. 3. L'accJ~ta cZe C1·acclteras de s'Ar1·iu sgorga nella quantità di circa 340 ettolitri. Ternpe1·atum. - Calda : 44°. 4. L'acque~ cle Cracchetas d·i Ct·esia dà pure circa 340 cttoiit,ri al giomo. 'l'empei·c,lut·a. - Calda: 55°. CUma. - Tutte queste sorgenti, che spuntano dal suolo in vari siti, attualmente senza scolo, stagnano, per formare dei ·pantani dove rigogliosi crescono i giunchi e varie altre piante


BIBIJOGR.U'ICA

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palustri, la cui decomposizione nella sta.gione estiva rende pestilenziale l' alia di quei luoghi e richiama l'energica sorveglianza dell' n.utorità supeliore provinciale. (l)

SMria chirurgica •Iella guerra tlclla ribellione •legli Stati lJniti d ' A.nu~rica, - .Analisi del l o tomo di quest'opera. (Conitin·uazione e fine, vedi pagine 1104, 12.19, am~o 1876). L'emorragia fu la più frequente e pericolosn. complicazione delle ferite di petto da arma da fuoco. Non si osservarono in quella 'guerra ferite' della par te pettora.le dell'aorta: fu osservata la lesione della venn. cava in un s!lldato morto mentre gli se no praticava la chiusura. Si contano 2 emorragie mortali dell'arteria innominata e 3 <iella succlavia. Avvennero 5 casi letali della mrunmaria interna:, 3 dei quali ·furono curati colla compressione e cogli stittici e 2 colla legatura del vasp aperto. Le lesioni di questo vaso sono in genere d'assai difficile diagnosi, e per di· più il segno più sicnxo di essa, l'emorragia esterna, molte volte non si presenta. Il flusso di sangue cagionato da questo motivo, d'ordinario, nella cavità. toracica è equivoco, poichè può cziandio procedere egualmente da qualche vaso polmonare. Nélaton osserva che qualche ferita profonda delle vicinanze dello sterno dà mot.i.vo a sospettare che sia lesa la mammaria interna. Il consiglio tli Ln.rrcy di chiudere la ferita nelle emorragie di quest'arteria e d'abbandonare alla natura il còmpito di frenarle, non incontrer ebbe per cert o al dì d'oggi alcun difensore. Per l'allacciaturn. della mammaria interna Otis raccomanda il metodo di Goyrand nello spazio intercost.ale. La lesione delle arterie intercostali avvenne 15 volte, cagion:~.ndo la morte 11 volte, cioè il 73,4 per cento. Nel praticar l'occlusione si scoprirono molti colpi di palla del pericardio in cui i feriti sopravvisser o molte settimane a que(l ) 'La Guida àolÙl acqu e mi>re..ali à'Italil• (p>·ovi~tc re mo·idio>lfll>J del cav. Gnglìcbno J_..,...is si vende al pre220 di L. IO a Roma, Firenze e Torino pre&OO il libraio editore SJgnOr ErlllADno Loeachor, e nelle altre città italiane pre>-so i principali librni.


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ftl~ISTA

sta lesione e le guarigioni che se ne contano sono pertanto dubbie. ~overansi 4 ferite del cuore, di cui 3 induhitabili, perchè poste in evidenzo. dalla sezione cadaverica, qua11to alla quarta, sebbene siasi incontrato nell'orecchio destro del cuore nn segno simile ad una cicatrice due anni e mezzo dopo una ferita d'arma da fuoco nella regione precordiale, il pilt possibile è che si debba cercare una spiegazione diversa dalla supposta fcl'ita perforante da arma da fuoco. Si contano alcune ferite della medesima :mna elle attraversarono il mediasti no senza offonclcre i polmoni: c si osservò altresì un caso di lesione mortale della porzione pcttorale dell'esofago. Non s'annovera neppur una. lesione del condotto toracico. Dell'esito delle operazioni praticato nel torace per cause di lesione od altro affezioni, porge ·un'idea esatta il seguente quadro sinottico. ~

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Legature

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0PERAZIO!il

dell'arteria succlavia ..... . . . 25 20 id. mammaria interna 2 2 id. soprascapolare... . id. i.J1totcost alo .. ... . id. a.~ccllare ... .... . di ranù dell'ascellare ... ... .

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eli parte della clavicola.... . . dell'omoplata .. .. ......... . 4 l 2 l • delle coste. ............... . Estrn.zioni di patti dello sterno, delle costo, ccc. 'foracuntesi ............ . .............. . 24 15 7 2 • Estrazione di palle ed altri corpi stranicrL 816 108 119 81 ~~ Risc~ioni

s! 2! 4~ IS :1

TotALI.•...

494 108 185 103

~

Le 25 legature dell'arteria succlavia si verificarono 13 n destra c 12 a sinistra: una volta per cmonagia primitiva, due volte por cmol'rngia intermedio.ria, undici per emorragia intermediaria dell'ascellare o dei suoi rami , ùue per cmoTI'agia se-


BffiLIOGRAPfCA

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condaria in seguito dell'ulccraziono dell'ascellare e nove a cagione di falsi aneurismi della stessa. Dci 20 morti, 12 fw·ono tratti al sepolcoro da riproduzione dell'emon-agia dell'estremità. periferica clelia parte legata, tre per pioomia, tre per esaurimento, uno per gang1·cgna ed uno per pleurite ; la mortalità, secondo i numeri espressi, fu di 80 per 100. In complesso, nella guerra dell'America nordica l'arteria succlavia fu legata 52 volto, risultando 41 morto, ossia 78,8 per 100; mortalit.-\ 13,1 per 100 maggiore di quella che Koch deduce dai 73 ca.siincontrnti nella letteratura modica(.A1·cl!iv. fo.w Klin. Ghi1·., .Berlino 1869). La. legatw·a. delle arterie intcrcostali occorse un11 volta per emorragia primitiva, 4 per emomtgia intcnnodiat·ia c 3 per emorragia secondaria : la morto fu cagionata una volta da pioernia, un'altra da empicma ed un'altra da esaurimento c le 3 rimanenti da riproduzione di emorragia. . L'ro.•teria ascoDare v~nne allacciata 5 volte a destra od 8 a si. nistl'n. : in 3 casi per omorragio, primitiva, in 10 pe1• omor. ragia intermediaria mauifcstatasi nl 10" ed a.l 18• giomo dalla l~sione; dci mnlati 3 morivano lo stesso giorno dell'operazione gli altri dal 3' all3• dopo di essa. La clavicola fu es})Ortnta comvletamcnte in 2 casi, immccliatamente dopo la lesione c sempre con esito mortale : 8 volte furono praticate risezioni parziali della medesima nello stadio secondario delle fetite, risultandono 3 morti: fu eseguita un'altra risezione 1)arzialo in conseguenza di necrosi dn causa interna con esito felice. Non v'ha motivo di trattar le ferite d'arma. da fuoco dcll'omoplata diversamente da quelle dello altre ossa, cioè aspettare clopo l'estrazione dei frammenti d'osso staccati ciò che possa ottenere la uatm·a nella riunione delle parti praticando lo l'isezioni necessarie nel periodo intermedio o secondario in caso d'estesa necrosi. Delle 13 risezioni di coste che vengono annoreratc, 4 terminarono colla morte, d'una non si conosce l'esito. Nelle fro.tture (U costa complicate sarà. sempre convenientissimo di esportare i frammenti d'osso staccati, sopralutto nel caso in cui siansi conficcati nel tessuto polmona.lc, se vi sono punte o scbcggie spor-


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RIVISTA

genti alla. superficie interna coperte tuttora da.l periostio, invece di estrarle può esser più sicuro di riporle col coltello lenticola1·c. Resta tuttavia a decidersi in questi casi se offre minor pericolo di pleurite l'estrazione o la risezione dei sequestri o delle scheggic. Le OlJerazioni dello sterno si limitarono alla separazione dei n·ammenti dell'osso nel praticare la. prima medicatura. Le fratture di quest'osso generalmente non furono accompo.gnate dn. scheggia, a motivo del suo tessuto spugnoso e della forte coesione che possiede la sua superficie e terminarono d'ordinario in modo favorevole, poichè di 51 frattura d'a.11na da fuoco dello sterno, moriròno 18, cioè 35,3 per 100. La toracentesi ftt praticata 28 volte: c fra queste 8 per pleurite idiopatica. Di 20 casi in cni si eseguì quest'operazione per ferite di petto 4 sole guarirono. Le ferite di petto d'arma da fuoco trattate colla toracentesi produssero una mortalità di 80 per cento, "indizio, secondo l'espressione di Otis, che l'ordinaria mortalità delle ferite penetranti di petto non è influenzata _ essenzialmente dall'olJerazionc. , Lo storico sarebbe dolente che alcuno dei suoi colleghi abbandonasse, disgustato da nn calcolo di questa fatta., la cura cura. operatol'ia degli essudati pleuritici. Il problema nulla toracentcsi del pari che nella tra.chcotomia consiste assai meno nel verificare quanti muoiono ctopo l'operazione, che nel determinare quanti pa.zienti, che probabilmente sarebbero morti, furono in.vece salvi per mezzo di essa. In alcuni casi di empiema traumatico si vuota ugualmente colla sezione c si lava la cavità plcurica. per mezzo d'iniezioni tiepide c lenitive (latte ed acqun, • secondo il consiglio di Guthric). Il sito previamente segnato per la toracentesi, fu su 17 casi 9 volte il 7° spazio intercostale a un terzo della distanza che corre fra la. colonna vertcbrale e la linea mediana dello sterno. . I 316 casi iJ1 cui si estrassero corpi stranieri corrispondono a 41 ferita delle parti molli del petto e a 276 fratture eli costole c lesioni dei visceri. In alcuni casi si arrivò ad estrarre il proiettile dai polmoni stessi. V'ien riferito un caso di grande ammaestramento in cui il ferito mori cluro.nte l'investigazione della feritn, che era al 1)etto,


BIBLIOGRAFICA

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penetrante, con rimanenza dél proiettile in cavità. ·Il precetto di Dupuytren, che una ferita penetrante dei polmoni prodotta da arma da fuoco non deve mai essere esplorata colla tenta, non fu osservato dai medici americani, i quali credettero per lo più lecito di cercar arditamente la palla colle dita o collo specillo. Si osservarono alcuni casi di espulsione colle deiezioni alvine ·eli proiettili, che entrati dal petto erano 1)enetrati nell'addome. La l'elazione numerica delle ferite di petto da armo. da fuoco con tutte le altre oscillò nell'ultima guerra fra 1/ 12 c 1/•c : negli ospedali da campo c nei primari dell'Unione, in cui si fecero r elazioni esatte, si contarono nell'anno 1864-65 sopra nn totale di 105,5-!0 ferite, 713 di petto da anna da fuoco (6,79 per 100), si notarono però molte differenze nei diversi corpi dell'esercito e nelle diverse località. L'esercito assediante di Mobile ha dato il minimo di ferite di petto da arma da fuoco , 81 su 2111 (3,84 Iler 100): e le truppe da combattimento di Shenandoah-Thal, dal4 maggio fino al 20 a:gosto 1864, ilmassimo 206 su 2196 (9,38 per 100) La morta. lità delle ferite di petto penetra.n ti da arma da fuoco giunse nelle truppe dell'Unione a 62,4 per 100 (4782 su 7654:), e nell'esercito confederato a 62,8 per 100 (478 su 749). Questo numero è con ragione diverso nelle diverse guerre: in quella dello SchleswigHolstein fu, secondo Stromeyer, di 17,6 per 100 (17 su 97), nella danese del1864, secondo Loffler di 67,2 per 100 (76 su 113) fra i danesi, eli 41,6 per 100 (57 su 137) fra i pntssiani; nell'esercito francese in Crimea, secondo Chenu, di. 91,6 per 100) 450 su 491). Una complicazione frequente delle ferite di petto da arma da fuoco fu l'emorragia: fra le 87Hi fc~·ite di petto 1)enetrnnti da arma da fuoco, si presentò in modo allarmante in 346 infermi, di cui morirono 137. L'enfisema della cute solo si osservò in 38 casi: probabilmente perchè l' apparizione dell'enfisema traumatico sfuggirebbe più volte all'osservazione. La. cura di esso è molto semplice : se la distensione dolla parte enfiata cagiona molestia, se si espelle l'aria per mezzo di incisioni o punture, se con questo riesce la ferita obliqua, deve convertirsi in .altra retta. per mezzo d'una nuova incisi?ne che attraversi la pelle c il tessuto muscol:lrc.


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Rrì'ISTA

Le fratturo d'ossa complicarono anche n quo.udo a quando le. ferite di petto da. arma da fuoco in modo pericoloso : si contano 446 frattru·e di coste, senza che la. palla penetrasse nella cavità del petto e 505 con penetrazjone dello. palla di cui 204 terminarono colla molte: probabilmente nella. pluralità dci casi le fratture di costa avvennero da ferita penetrante. Accompagnarono inoltro queste ferito: fratturo dello storno in 51 cu.so, fratturo 'li vertebre in 92, di clavicola in 136, della scapola in 375; ciò non ostant.e è J>robabile altresi che queste fratture furono più frequenti di quanto risulta ùo.lle relazioni. La pleru·ite tmumatica, come sintoma predominante, figura solo 94 volte, cla cui si ebbero 62 morti ; questa rara frequenza della flogosi <lella. pleura ò conforme all'osservazione di l!'rascr, giusta lo. quale la pleurite non è consogueaza orili1utria dolio ferite del polmone da arma. da fuoco. La pneumonia traumatica fu una complicazione grave osservata in 285 casi di ferito penetranti del petto ed in 7 non penetranti, la quali cagiouarono rispettivamente 222, c 6 morti. In generale l' epatizznrione dci pobnoui è giunta solo fino a 0,002, o 0,003 millimetri nell' estensiollC del cnnale della ferita. Klcbs incontrò nella {,rucrt·a clel 1870 nl1871 20 casi di obdll2iolli di ferite di polmone da nrma da ft1oco . Uno solto.nto di polmonia irraggiata dal canale prodotto dal proiettile. Quest'osservazione conferma quella di alcuni scrittori di chirurgia che asscvern.no ln pueumonia accompagnar quasi sempre le lesioni del polmone. Xelle lesioni del cuore da mma da fuoco, non si potè scoprire anatomicamente l' irtfiammazioue dello. sua fibra muscolat·e. N elle lesioni dell'involucro o sa<:co che cont.iene il cuo1·e, per lo })iù rapidamente mortali, si ossen·arono sempre nell'infermo i segni della 11ericardite i quali la maggior parte delle volte furono confermaLi dallrt sezione cadaverie:t. n pueumotorace traumatico soltanto in poch i casi produsse considerevole dispnea e sintonù allarmanti. Emotorace, flusso di sangue nella cavità dclln. pleura, si produce nrlle lesioni del cuore, ùei vasi mnntrnltri c inte1·costo.li e del })olmone; cd ha luogo immediatamente dopo la lesione o più tardi, se si staccano i zaffi di sangue dci vasi feriti. La storia clriruÌ·gica. riferisce 21 c:~ so d'infermità corrispondente a questa spcc~c; in alcuni il

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BIB.LIOGJìAFICA

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flu sso interno accadde solamente alla terza. settimana dopo l::t. ferita, ed in uno non si presentò che il 36" giorno. Otis raccomanda lo. cm-o. proposta. da Legouest: occlusione della ferita, ghiacchio sopra il petto, frizioni calde e sennpismi alle estJcmitò.: J>erò se l' emorrogia continua e clivie ne allarmante, si dove .aprir di nuovo la ferita, dilatarla anche, se fa d' uopo, per vuotar il sangue all'esterno. So l'uscita del sangue non allevia l'infermo, anzi al contrario lo indebolisce, bisogna richiudere la fetita, porre da capo glùaceio sul petto e rivulsivi alle estl·emità, far giacere l'infermo sul lato ferito, e quindi gli si fa una fasciatura attorno al petto, se può sopportnrla. sangue travenato si coagula rapidamente n ell'angolo che forma il diaft•amma colle costo · c precisamente in questi casi di fcrit~ di petto penetranti si ha d(t prevenire il chinu·go contro ogni esplorazione in.ternpestiva, perchè la precipitlzione nell'esplorare è causa che le labbra dci vasi p ossano in seguito riaprirsi. Se il sangue non è riassorbito, al pari de' corpi stranieri e dellil necrosi dà luogo nll' empiemu. .Molte volte f~rono osservati ascessi dci polmoni occasionati ù' ordinario do. corpi estranei: generalmente si aprirono nella ·cavità }Jlemicn, però tnluna volta si fecero strada all'esterno c furono vuotati mediante l'incisione, in qualche raro caso si vuotarono in un bronco. La pìoemia vien sognata 94 volte, como causa ùi morte n·n. 1200 ferite di petto mortali, complicate da fratture di ossa. Tendenza alla tisi, tosse, infiacchimento, debolezza o febbre cUca furono più volto osservate in seguito a. ferite d' arma da fuoco interessanti il polmone e caratterizzate presto dal medici esaminatori degl'invalidi, come fatti di cousw1zione e t.abe. Pertanto non si ossnrvò nella guerru. amoriC<'l.M alcuno di quei C<'lsi di guarigione della tisi polmonale consecutiva. a ferite d'arma da fuoco, di cui trovansi alcuni esempi nella letteratura. Si osservarono molte fistole toraciche consecutive a. ferite di petto penetranti d' anna. da fuoco: su 1223 soldn.ti, che per siffatte ferite rimasero invalidi, 22 ebbero a. soffrire di quella forma. morbosa, che probabilmente era stata preceduta dn11' cmpiema. A volte le fistole comunicarono coi bronclu. n pt·ofessor Gro ·s rn.ccomnnùa, nei casi di fistola, di praticare una controaper tut\t nella parte più declive del sacco, introducendo presto un tu bo elastico da fognatura.

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RIYIS'l'A

L'ilù·opisia d'una metà del petto, quantunque conseguenza l'imota delle gravi lesioni del petto, fu nondimeno o'Sservata in 25 invalidi, che do})O un considerevole numero di fusioni nel sacco pleuritico, guarirono. Nelle 871 5 ferite di petto penetranti, 17 volte si notò la risiI>Ola, che riuscì mortale 9 volte; 68 volte la gangrena con 50 morti, e 17 volte il tetano. L 'esame crit.ico di alcuni segni diaguoslici che gli autori antichi e moderni hanno tenuto per caratteristici delle ferite di petto penetranti, si riduce a quanto segue : Entrata ed uscita d'aria dalla ferita, coincidente coll'inspirazionc e l'espirazione, fu solo segnalata in 49 casi. In 51 casi CJUalilì.cati da Frazcr (l) si Jlresentò o fu avvertita appena 7 volte. L'espettorazione di snngue si cita solamente 492 volte, l come sintoma concomitante nelle ferite penetranti da arma da fuoco. Frazer (loc. cit.) su 9 casi che terminarono colla 1norte, non l'osservò più d'tula volta. La dispnea mancò nella maggior parte dei casi : eli 252 storie <l'infermità fatte colla maggior cura si osservò questo segno 50 Yolle ; 32 con esito letale c le altre 18 susseguite da gu:u:igione. Il dottor Frazer in 51 casi di ferita di petto c:la anna da fuo co la notò 13 volte. Il pronostico è un proùlemn, geometrico in cui è mestieri calcolare la prol:labilità della guarigione per ciascuno degli infermi, teuen<lo conto ili tutte le quantità conosciute, che entrano in considerazione. Gioranni Beli formolò il pronostico delle ferite di petto da al'ma da fuoco in cinqllC aforismi che essenzi:ùmeute sono a})]Jlicabili anche oggidì. I numeri surriferiti dimostrano che la mortalità di tali ferite è assai diversa in luoghi ed in tempi distinti, giacchè oscilla ti·a 17,6 e 91,6 per 100, e che principalmente le condizioni ospcdalesche influiscono sul ùecorso delle ferite di petto. <~nesta circostanz::t s'ha llOÌ' da. tenere in somma considerazione in ogni caso particolare il quale rende impossibile formolal'e m·bi et o'·bi regole di prognosi nelle ferite penetranti di petto. Per ottenere l'immobilità nelle ferite di petto i medici amel'ica.ni adoprarono comunemente larghe tele di em(l) Flt.UER P. Il.. 'Jirecllisc Oli tltll•lratittg 1<01111<4 i>f IAt clttst. Lolldon, 18G'J, p.~g. 62.

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BIBLIOGRAFICA.

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piash·o agglutinativo, roVYo{gendo con esse ~;$ della cassa toracica c lasciando un'apertura a rno' di finestra nel sito della rel'ita ; pochi furono quelli che usarono per lo stesso scopo la fasciatura inamidata. Nello abbondanti emorragie primarie il chirurgo zelante procurò di allontanare il pericolo per mezzo della legatura del vaso aperto: però quando questa non fosse possibile, si considerò come più sicuro di chiuder la ferita e frenar l'emormgi<\ col freddo ecl una cura interna appropriata. Solo volte nelle ferite di petto fu praticato il salasso; 2 in. causa di pneumonia traumatica mortu.lc; nell'altre 3 pe1· abbondante emottisi primaria che fu arrestata e seguita da guarigione. Si fece dell'oppio un uso tanto esteso (luanto benefico, cospargendo talora con sal di morfina polverizzato finamcntc la superficie é,l,clla piaga. Degli altri meclicarueuti in temi i medici fecero llSO, a seconda della loro esperienza o della particolarità dei sintomi ossarvnti: cons11mando una sufficiente quantità di calomel.an.o, e moderatamente l'emetico c più ancora il veratro, l'aconito, In digito.le, il giusquiamo, l'acct:ito di piombo, l'acido gnllico e to.nuied, ccc. . Alcune ferite di petto p enetr:l.nti furono mortali ad onta di tutte le più accnrale medicazioni iml>iegatc; altre guarirono abbandonate a loro stesse. Tra questi casi estremj ve n'ha un gran numero in cui gli infermi furono snlvi da mo1'tc e condotti a comJlleta guorigione unicamente per mezzo di adatta cm·a. Stabifu·e questo trattamento è ciò che dove in ogni caso procurare il medico scrupoloso, facendo un sagace apprezzamento di tutte lo circosta)lze. Ghiudo c1ui il mio abbozzo col desiderio che possano i medici militari trovn.rvi un motivo por apprezzare più da vicino il ricco materiale della storia chirurgica.. Il disordine d'una guel1'a non è favol·evolc all'osservazione clinica in ll:wlicolare; pel qual motivo abbiamo da ricevere con gioia un cumulo di osservazioni che fra le mani d'uno storico chiaro c brillante si è arrotondato in un tutto potentemente logico. Di più il dottore Otis colla sua riconosciuta istruzione e profondlLà ba aggiunto :nella maggior parto delle sezioni lo sviluppo storico degli insegnamenti di medicina militare cort'ispondcnti, di modo che, anche sotto questo l'iguardo, la sua opera costituisce un monumento memorabile

o


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RIVIS'l'A BIDLIOGRAF!C,\.

11on tanto per gli america-ni, come per tutto il mondo incivilito. (Dalla. Deutsche militan·ardlicl1e eeitschri{t o da L ct Gaceta de sanidad m.llila1·.)

lJn caso di tetano traumatico curato e gnadto coll' hb•ttto di cloJ•n.Uo, e col jabornudi, con alcune considerazioni cliniche su questi fa.r· muci, del dottore G. l<'1mmxr.

n comm. Ferrini dotLorc Giovnnni, medico cltirurgo esercente in Tuuisi, ben noto per molte ecl interessanti pubblicazioni scientifico-pmticlle, nel volume 237, nnno 187G, degli .A1muli Universali (U "-JJ:fedicina, scriveva eli nn C.'l"O ùi telan() lmumatico curatn e g1mt·ito coll' id•rctto eli, clorcdio e coll'in(t6SO tei,forme di jabot·andi. Nella Gazzetta, Medica Italùma (Lombardia)~. 7, 17 robbl'aio 1877, il Fertiui dirige una lettera al p1·ofessorc Giovanni Polli c gli nan·a: Di 1m caso eli nmmettosi tctanicct gn(wita collo jaborandi. Nella. prima pubblicazione il Fen:ini, che alla ponderata oculal.ezza del saggio clinico unisce il •h·ace entusiasmo del sacro fuoco scientifico, si protesta caldo fautore ùi una sitl~'ttta. mcrl.iC.'lzione per la. quale egli vede combattuto il sintoma spastico dtl.l cloralio, c In. recondita c.'lgione ùclla terribile ncVI·osi dall'azione scialagoga-sudorifica dello jaborandi. Nel secondo scril,to mu·rn con maggioro frcddezz~ ma non traspare minore la. fede nella medela adottata cui egli dichiara doyorc sal va te due vite, ell in breve tronchi terribili st,asmi. E ammirevole questo collega chiarissimo per la. entusiastica. fede oude prosicguo lo studio dell'orto e della scienza. La di lui opero~ità è superiore ad ogni elogio, e ci è ben grato il faro menzione anche di questi suoi recenti lavori per averno occn.sion(}

di tributargli mCiitnto onorevole enconfio. :i\'I...... LLT.

n Di~·etl.o••o P. E. l'!Luu.YRA Colomtollo n181ltro, membro <Id Cor.. i/<~lo <l>' saw'tcì mililul'c.

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MEMORIE

ORIGINALI

L'ERNIA NEI MILITARI Considerazioni soDra gli articoli 69daU:elenco Be67dell'elenco C a)lprovati con Regio DcfJreto (lei 17 settembre 1872.

Le condizioni politico-sociali, in cui b:ovansi oggi le nazioni, che h~no una posizione militare importante, obbligano queste a studiare og11i mezzo per la prapant7.ione di un esercito forte e numeroso al massimo grado possibile. J_,e modificazioni sostanzi1),li, apportate nell'esercito di quella nazione fortunata, che contò, non è guati, una serie non :interrotta di vittorie sopra un popolo valoroso e forte })er antica fama , sono state prese come base di studio, sopra cui lavorarono e tuthtvia la;-.;rorano gli uomini più eminenti d 'ogni paese nelle cose mili.tari. In questi ultimi anni tutti hanno gareggiato nel cercare di allargare la base del reclutamento dell'esercito, e, presso di' noi, il principio dell'uguacrlianza e della necessitft di far o concorrere tutti indistintaniente alla composizione dell'esercito oggi si trova nel novero dei fatti compiuti. A tutto questo son seg-uite le riforme delle leggi militari e dei regolamenti con varia.zioni da per tutto, destinate a formare nei nuovi


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L'ERNIA

Qrdiuamenti un'arm()nia completa. Come sempre avviene, in mezzo alltL molteplicità delle cose, ' vi si capita sempre iu ta· lune, sopra eli cui l'esame più scrupoloso e mmuto, ripetuto anche più volte, lascia sempre qualche piccola lacuna ; ed il legislatore è chiamato in secondo tempo, per modificare le stesse leggi da lui emanate prima, perchè quantunque buone ecl esatte nel campo filosofico delle idee e scientifico dei prin· cipì, pure nou vi corrispondono in tutto o patzialmente nell'atto pratico. J~a proclama.zione di grandi principì porta sempre dopo di sè delle gTitmli riforme. Oggi, che a nessuno l)Ìll è permesso d'esentarsi d~tl servizio militare, con grande soddisfazione vediamo popolarsi le file clel nostro esercito dei migliori elementi di cui è formata la na.zione; e, se qualcheduno vi scorge un privilegio a (letrimento dell'esercito nell'istituzione del volontariato di un anno, ed un mezzo semplicemente lucroso pe1· l'amministrazione della guerra, noi, nel principio di questa istituzione, scorgiamo un omaggio riverente alle arti nobili, alle scienze ed alle lettere, eli emi ogni nazione civile, alla pari che dei soldati, ha bisogno. Oggi, che non si fanno più c1uestioni di principi, bisogna studiarci eli rassodare sempre più il nuovo eclificio, col cercare d'allargate la sua base, e coll'im}1eclire le violazioni della legge, che ad esso si connette. Gli studi relativi alla scelta del soldato, dal lato .fisico spettano da vicino ai medici militari, ed istruzioni apposite, avvertimenti e circolari diverse sono state emana-te per chiarire i dubbi c per far rilevare le frodi, che spesso presso i consigli di leva, i distretti ed i corpi, vengono tentati dagl'inscritti. E, d'altra pa.rte poi, l'elenco delle infermità, ed imperfezioni fisiche, che motivano le riforme, è stato grandemente modificato a beneficio del principio generale, sopra eli cui si lJasa il nuovo reclutamento dell'esercito.


NEI l\{lLl'l'ARI

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Ultimamente gli articoli del nostro codice speciale "l'elenco per quanto riguardava i diti a martello e l'ung hia incamata., sono stati con saviissimo criterio soppressi, ed altri sono stati grandemente modificati, con marcato van· t aggio della pubblica moralità e dell'esercito. Noi .crediamo che quel·sanissimo principio, che ha guidato coloro, a cui tanto a c110re sta la saltlte ed il benessere del nostro esercito, nel sopprimere e modificare gli a.rticoli del nostro regolamento, potrebbe applicarsi a non poclù altri, e per questo ci pennet"tial}1o di f~re alcune riflessioni sopra gli articoli 69 clell'elenco B, e 67 dell'elenco O, e ci vorremmo augurare che queste ,nostre idee abbozzate potessero venire ~1mpliate dallo studio di altri più va.Ienti, e che, prese ad ' esame dai piÌl compe· tenti sùpra questa materia, possano avere la fortuna eli venire rcutt\late, se non in tutto, in qualche piccola loro parte. Sap· ] iamo ehe 11 nessuno dei colleghi del corpo riusciranno nuove le cose che anc1remo per dire, ed inattuabili le proposte, ed aggiungiamo p.erciò che, in quanto alle novità, l'atmosfera scientifica del giorno ce ne permette poche fuori del turno delle idee, ed in quanto poi all'attuabilità, questo dipende da un'in· finità di concause, che il legislatore spesso trova opportune e non eli rado contrarie. Ora, dovendo no·i fermarci so1Jra gli articoli citati degli .elenchi delle infermità ed imperfezioni fisiche, che motivano la riforma degli inscritti im1anzi ai consigli di leva e nelle rassegne Sl)echtli eli rimanclo, e dei militari nelle rassegne or· dinarie, incominciamo col dire qualche cosa sopra l'entità _:patologica ernia, che ha dato luogo alla compilazione di detti articoli. 'Quanclo un viscere qualunque, perdendo la sua fisiologica .:Posizione, in tutto od in parte esce fuori della cavitì1 che lo "'Cpntiene, e si alloga a.l disotto dci comuni tegumenti, vi ii~ihfermità »


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L'ERNIA

stira e distende i t.essuti, vi forma,, nel punto dove esce, un rigonfiamento, _che dai chirurgi viene clùamato ernia o tumorw erniario. Però è da considerare che la fuoriuscita di qua.lun-qne viscere dalla caìrità propria dicesi ernia, ma la parola. ernia usata d~ sola, restringesi a. significare la fuoriuscita dei \'Ìsceri dell'a.ddorhe. Noi però non intendiamo in questo punto di fare una descrizione minuta di questa infermità; la, cur:1· di far questo la lasciamo ai monografisti ; noi ci limiteren1osolo a dire qualche cosa sui generali, e ci fermeremo in par-ticolare sopm tutto quello che, a parer nostro, potrà interessare tla vicino il medico militare. Le ernie sono divise dagli autori in un'infhùtà. eli specie '(;· sotto specie, e queste divisioni sono poggiate da alcuni s~lle cause, e da altri sulla topografia e sulla condizione in cui si trova il viscere fuoriuscito. La divisione pogg·iata sulle cause· non presenta nulla d'assoluto, nel mentre quella poggiata. sulla l:opografi.a del viscere fuoriuscito e sulla sua condizionepatologica, si presenta chirurgic~~mente })iù raccomand~~ta_. Le cause patogeneticlJè ed eziologiche delle ernie, seconclo gli . autori, sono vçwie c multiple, ed i n.1eclici rnHita.t i spesso sono chiamati a rispondere sopra questo quesito, specialmente quando, come medici legali, devono giudicare i casi d'ernia incontrati in servizio. Un 'giudizio, in questi rincontri, non si potrà dare con coscienza, quando non si conoscono, e profondamente, le distinzioni eziologiche. In questi casi la perizia, medico-legale assume la massima importanza, perchè da una parte si deve considerare l'aggravio che si porta alle :finanze dello Stato, e dall'altra si deve tutelare la moralità pubblica. assieme all'interesse dell'individuo : e per questo crediamo nostro dovere· di non sorvolare sopra di un punto così interessante. Lo studio delle ernie è antichissimo, tanto che Celso ne-·


NEI lliiLITARI

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parlò nelle sue opero, ma la ·vera conoscenza dat.a da poco, perchè fn lo Scarpa che profondamente volse lo sguardo sopra quest' affezione, mostrando con chiarezza tutto quanto si l?Oteva deside~·are . Oggi genern.lmento si ammette che per avere 1m'ernia vi è bisogno in primo luogo di una causa 1n·edisponente, cioè d'una debolezza delle pareti della cavità la quale contiene il viscere, limitat.'l. ad un punto, pitt di una causa eccitante occa.sionale, per modo che l'ernia vexrebbe acl essere sempre il risultato d'un violento csel'cizio del corpo. Sin qui sembrerebbe impossibile una contestazione, ma qual è il processo con cui si forma un'ernia? Lo sviluppo dell'ernia è sempre graJuale, o si 1mò ammettere che vi siano dei casi in cui la formazione è istantanea? Eceo delle dimande, per le quali, a risl?ondere, secondo permette lo stato lH'esente delle conoscenze chinu·giche, bisogna fermare le nostre considerazioni sopra dello eruidipo, cioè sopra le emie deJl 'addome, che sono pur quelle che s'incontrano sì di sovente nella pratica, e prendere ad esempio l'ernia inguinale, perchè è la piil frequente fra le ernie tutte. Sopra di questa dunque srolgen:mo le considerazioni generali, e le particolari le metteremo li'L dove ci conùunà. il caso. L'ernia inguinalo è quell'ernia f:orma!ia daJlo spostamento d'nn vis~re della cavità dell'addome nel canale iugninale, spostamento che può limitarsi nell'interno del detto canale, e che può, passando per esso, presentarsi al di fuori. Questa emia ci presenta diverso varietà, e per comprendere la disposizione anatomica dell'ernie inguina]i, bisogna riportarci col pensiero alla topogrnJla della regione dell'inguine, dove si trova un canale, })Cl quale passa il cordone spennatico nell 'uomo ed illigament.o rotondo nella donna, lhnita.to da quattro pareti, di cui l'anteriore è fatta dall'aponevrosi del muscolo grande obbliquo, che dalla s11ina iliaca anteriore supe-


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L'ERNIA.

riore si porta sulla spina del pube, formando così l'arcata! crurale o ponte del Poupart ; l'inferiore dall'istessa aponevrosi, che riflettendosi al disotto del ponte di Poupart, con un fascio di fibre va a formare una laminett::~. di forma triangolare con superficie superiore concava, c con apice interno che giunge alla spina <lel pube, denominata lamina falciforme o ligamento del Gimbernat; la posteriore dalla fascia trasYersale clel Oooper, la superiore dal ma.rginc inferiore camoso del muscolo obliquo interno c del trasverso. Questo cana.le, che tiene un orifizio interuo ecl uno esterno, che cliconsi ancm, nell'embrione ha quasi nna direzione reHilinea dall'alto al basso, c nell'adtùto rappresenta una specie di condotto trasYer:;ale, che assieme al cordone spermatico si può considerare. come una Z italiana, perchè l'oriiìcio interno, che guarda in alto, corrisponcle alla parte esterna della. regione dell'inguine, l'interno in vicinanza della, sinfisi del pube guarda in basso, ecl il carHtle siegue la direzione clel ponte del Poupart. Questo ripiega.mento nella vita inha-uterina si fa con rapidità. marcata negli ultimi mesi della gestazione, ed all'epoca del parto l'òrificio interno del canale si trova. tuttada pervio e pieghettato sopra se stesso. Ognuno conosce che nell'embrione. i testicoli compariscono sulla supedìcie inferiore dei corpi di Wolff, ai lati della colonna vertebrale, e là vengono avviluppati da. una specie di entrotlessione peritonealc, che dicesi mesorchio. Inoltrandosi lo sviluppo embrionale, il mesorchio scende in basso sino all'apertura addominale del canale inguinale, ed in questo. punto il testicolo, avendo acquistato intima aderenza colla ripiegatura peritoncalc, vi trascina tutto seco fino nello scroto, t;) vi forma del pcritoneo un'entrofl.essione saccata, che prende il nome di proeesso vaginale, il quale nell'embrione femmin eoè rap}lresentato dal diverticolo del Nuclc, per dove passa il


NEI illLIT.illi

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ligamento rotondo dell'utero. Seguendo dunque questo sviluppo, vediamo il peritoneo che riveste il testicolo fin dal suo nascere, che lo avviluppa come tutti gli altri visceri addominali, e che a.Ua fine, meclia.nte l' entroftessione saccata, che si forma nella sua discesa, d:ì al testicolo un doppio in· volucro sieroso. I vasi ed i nervi del testicolo penetrano nel . mesorchio, là ùove H peritonco non giungeva.; e, dietro la sna discesa nello scroto, noi ~roviamo nel canale inguinale il pro· cesso vaginalc del peritoneo col cordone Sl1ermatieo che gli giace · diètro. Dopo il parto, questo proeesso, secondo alcuni, si oblitera dal canale inguinale verso il testieolo ; ma non sempre ciò succede, nè quest'ohliterazioue incomincia sempre dall'ori· ficio interno del canale, e così possiamo avere anche per t utta la vita il canale vaginale tutto perdo o parzialmente obliterato. JJ)ngeZ però, che è uno eli quelli, i quali hanuo fatto degli studi particolari in l_)rO})Osit.o, elice che l' obliterazione del ca.nale vaginale avviene nella direzione del testicolo all'anello ingui· nale, e che, in non pocl1i casi, vi resta pm· tutta la vita un · canale rudimentale pcrvio, il qun.'le comurrica coll'orifido in· glùnale posteriore, e si estende davanti al eordone spermatieo per un tratto o per l'inti01·o canale ingninalc. Aggiunge an· coxa, che questo caso si verifica più a destra che non a sini· stra, e che molte volte si riseontrano tutti c due i canali pervii. Alla fu.ie, pensando alle fossette inguinali, che il nostro &aJ]Ja con ix'l.nta maestria ci ha descritto sulla SU})erficie in· tema delle pareti addominali in corrispondenza della regione dell'inguine, abbiamo che, con questi pochi. ricordi anatomici, non più ci riuscirà difficile di svolgere le nostre osservazioni sopra le ernie. . Proseguendo dunque a pa.rlare sopra dell'ernia che abbiamo ad esempio, diciamo che l'ernia inguinale si divide in conge-


206 nita ed acquisita, e che la prima si distingue dalla seconda per un carattere anatomico pto:prio, ch'è quello di trovarsi il viscere spostato nella tunica vaginale propria del testicolo, e perciò in comunicazione diretta con quest'organo. Lo spostamento del viscere tanto nelle ernie congenite che acqtusite non è sempre lo stesso ; alcune volte il viscere oltrepassa appena l'anello inguinalc interno; altre oltrepassa. anco l'anello infcriOl·c, ma., senza avanzarsi al di fuori, vi rimane rinchiuso nell'intemo del canale inguinale; in altre circostanze ancora il viscere, sprigionatosi al di faori dell'anello esterno, vi formrt nn tumore limitato ali<~ piega dell'inguine, ed in fine il Yi· scere può scendere persino nello scroto. QHestc diverse varietà. di ernie hanno ciascuna. un nome particolare, e si tlicono; la }Jrima ernia incipiente o punta cl' erm·a ; la seconda m·m·a t'nterstizialc; la terza bubonoccle; c la quarta oscliiocelc. La generalità degl·i autori, come PAOLO di J~gim, GwYA:\NI de Viao, ABCT.K.1SI, RucGERo di Parma, FABRIZIO d'Acqn::tj)Cndente, VF.I.PEAU1 NEL,ITON, RAKZl, ccc., ritengono cho l'ernia congenita è quell'ernia che si forma nel momento o subito dopo la nascit1t, e concordttno tutti nel ritenere il meccanismo d'eyoluzione tli qttest'ernia come semplicissimo, percl1è, con1unicando la tunica vaginale del testicolo mediante un canale sieroso col pctitoneo, dietro tmo sforzo qualunque i vi:;;ccri possono passare nell'esistente canale sieroso e formare così un'ernia. Ncll'adtùto poi la formazione.di un'ernia è sempre ritenuta come aecidentale, e si ammette che un 'erni~L si forma mediante una. pressione esercitata dall'interno sul pcritoneo, o troppo violcnt<L o continua e graduata, in conisponclcnzrt degli orifici naturali ocl accidentali, che per caso si trovano sullo pareti dell'addome. In questo caso, il peritoneo rivestito della fascia prorria e poco aderente alle pareti addominali, si lascia. con facilità distendere senza rompersi: e così il sacco


KEI :;IIJLI'l'ARI

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·riene formato per una locomozione peritoneale e c.ontempol·anea distensione ed assottigliamento. Questa teoria apparentemente facile e piana, non sodtlisfacera tutti coloro che si eontentavano di abbracciarla, percbè non ne tronrano una migliore, e noi vediamo il VELPEAU che, come eccezione alla teoria generale, riferisce un caso d'ernia ingnimle congenita, vedficatosi in un giovane cantiniere robustissimo dietro uno sforzo fatto per sollevare una botte. T/ernia aveva il volume di due pngui; l 'individuo si è dovuto condurre allo spedalc, cd, ivi ricoverato, è stato forza d'opcrarlo; c l'intestino si è trovato nella vaginale del testicolo. D ì\hr.GAWNE pure parlando delle ernie, che si presentano \oluminose ed all'improvviso, dice che si formano o in un sacco erniario antico ch'esistera pervio, o nella vaginale del testicolo, perchè lu. distensione peritoneale ha un limite. ·Intanto H movimento scientifico vctinca.tosi in questi ultimi amù .sopra le scienze tutte, erl in ispecie sopra le scienze naturali, ci ha dimostra.to chiarameJ}to che noi non potevamo piìu-iposare tranqùilli sopra la vecchia ed antica teoria.emiosa: tc01ia. dimostrata meccanicamente erronea, incominciando persino dallo SCARPA e dal CLOQUET, qnando con la pressione di più quintali e con la forz a di più cavalli, non sono riusciti a formare alct~n sacco erniario. Cadu·to il dubbio neU'animo dei moderni chirurgi, sono strtti intrapresi degli shtdi particolari in proposito ; studi fondati t;a.n to ~mi progn~ssi della. meccanica, quanto sopra quelli clell'm1atomia sì normale che patologica; e l'ENGI~C, il MEYER, ecc., hanno il merito d'essere stati i primi a fomirci di dati anatomici positivi. In seguito il RosER ed il LIKBART haUllo cercato d'abbattere la vecchia teolia e di sostitnirne U)la nuora.. n LDillART in un passo dice : "'Si presenta positivamente l'idea, che non sia possibile che la forza spingente dell'intestino abbia la massima parte nella


298 formazione del sacco erniario; io credo che, nella maggior parte del1e ernie, la cosa primaria sia la formazione del sacco erniario; la cosa secondaria la fuoriuscita dci visceri e l'ulteriore ingrandimento del sacco erniario. , Tutto questo, aggiunge, in seguito ad una trazione sul peri tonco, . cl1e viene determinata o da atrofia del tessuto connettivo, o dal raggrinzar:>i d'una glandola linfatica, o dalla fuoriuscita d' una porzione d'adipe ; perchè si forma così nel peritoneo una borsetta stil'ata all'esterno, nella quale l' intestino, entmndo, spinge avanti il tutto, e così a poco a poco si forma l'ernia col suo saccoerniario. Queste vedute scientifiche appartengono anche al nostro RAxzr, che si esprimeva col dire che non è sempre il viscere che spiuge il peritoneo in avanti e forma il sacco erniario, ma che alcune volte è il peri tonco che prepara la strada al viscere. Prìma che il LINE:AR'r avesse pubblicato questi suoi studi, il RosER si era presentato al pubblico scientifico con una teoria tutt.a nuova sulla formazione delle ernie; teoria fondata sn1la meccanica c specialmente sopra accurati stucli anatomici. Secondo quest'autore, un'ernia non può verificarsi mai per semplice pressione interna, esercitata dai visceri sul peritoneo, cllC si distende e vi forma il sac~o, ma ammette invece la prcesistente formazione del sacco, c la successiva cliscesa del viscere in esso. Gli stndi del LJ~'1L.\.RT e del RosER son singolari pel loro compie~ accordo, e sono poi singolarissimi se si considera che il J,rNHART, quando scriveva, ignorava tutto quello aveva pubblicato il RosER. L'ernia ingttiMle obliqua intenu.t, dice il RosER, o 11ù't csa.ttamente ·i l s·uo sacco, se non sen1,pre, è qttasi sempre congenita ; essa dipende dalla mancante obliterazione clcl processo vaginalc del testicolo. Essa è congenita, perchè il suo sacco esiste di già fin dalla nascita, pronto sempre ad acco-


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gliere il viscere, quando una forza occasionale qualunque ve lo spinge dentro. Gli studi anatomico-statistici del C.t:llPER, del· l'ENG.EL e del lVIEYER, confermano pienamente queste vedute. Ma se tanto si può dire dell'ernia il1guinale esterna, che cosa diremo della interna o diretta e della. sopra pubica ? L'autore citato in questo caso dice: « Le ernie inguinali interne si formano i'n parte cl'adipoceli, ma unn. parte, forse una gran parte delle ernie inguinali interne non si spiegherebbe per una locale distensione e sospingimento del peritoneo? ammesso che un uomb voccliio (ed è nei vecchi che in genetale quest'ernie si riscontrano), con parete addominale rilasciata, divenuta atro· fica, soffra specialmente d'atrofia parziale delle aponevrosi trasversali, non potrebbe in questo puuto debole il peritoneo spingersi avanti, nell'istesso modo che la mucosa vescicale fa sporgenza, quan·clo il muscolo vescjcalc, per atrofht d'alcune .filire ed ipertro·fia di altre, si è trasformato in un tessuto interrotto in forma di rete?...... ma in tale caso il meccanismo che si presuppone è tutto di verso eli quello finora am· messo. » Dunque per avverarsi queste ernie, secondo il citato autore, vi è bisogno o di un nodo adiposo yhe siegua nn meccanismo speciale, come ora vedremo a proposito delle ernie crurali, o dell'a'trofta parziale del connettivo nelle fascio trasvcr· sali dell'addome, atrofia per altro, clie noi non sappiamo ac· conciarci ad ammettere, secondo ce la presenta l'autore, come se:rn-plice fàtto senile ; perchè in questo caso l'alterazione non avrebbe limiti chiari e marcati, ma l' ammettiamo percbè l'abbiamo anco noi osservata in altro modo, cioè dietro la scomparsa di zolle adipose, che prima si erano S\riluppatc fra le lamine delle fascio, ed ave>ano divaricato e parzialmente atrofizzato le loro :fibre. Intorno alla formazione delle ernie crurali, incominciamo col lasciar parlare al RosE&: «Le ernie crurali si formano per Lt·


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ziollC esercitata dall"esterno stù poritoneo ,.. ed inoltre " i saccbi di queste ernie reugono stimcchiati a.ll'estemo da piccoli nodi adiposi, i quali appartengono al tessuto sotto sieroso e sono solidamente uniti al peritoneo. Questi nothùi adiposi s'insinuano fra le fibre del setto crurale, le divaricano e ne <leterminano l'atrofia. La porzione anteriore del nodulo adiposo, Yonemlo fuori da.llato della coscia (sotto ht piega falciforme), c qnivi ricoperta solo della fascia superficiale, tromndo libero Slla~io, s'ingrossa: il nodnlo adiposo diventa piriformo, quindi cuneiforme, e perciò esso acquista una mttgg·iore tendenza a sci,·ol:n fuori, o. farorito anche dai movimenti del corpo, sciYola. sempre più in avanti, il pedtoneo gli tien dietro ed il sacco erniario è formato. » Tutto questo corrisponde esattamento con gli studi del L:D.ìil.J~T, e noi così ci siamo fatt.1. una idea abbastanza chiara di queste emie. Himangono allu fine lo emie ombelicali e della linea biauca ; ed il Rosr:R dico che c in queste, ma in queste soltanto, conserva il suo diritto l'antica teoria della pressione interna. Imperciocchè non vi è dubbio alcuno che le ordinario ernie ombelicali dei piccoli bambini si formano per locale protrusione e distensione del peritonoo. » Però non ammetto che si tratti qHi d'urto scivolamellto peritouoale ; in esse il Uost:R. dice che il sacco si forma con nn meccanismo speciale, c che da questa specialità si ripete l'altra della facile guarigione spontanea,. Noi però crediamo che ncanco in questo ca..'O regge la. vecchia. teoria; e basta rifletterei un pochjno SO}JTa por vedere cl1e il RosER ha troppa ragione di dire che qlli si tratta eli un meccanismo affatto specjalc. L'ernia. ombelicale nei piccoli bambini si forma in dciuanza del cordone ombelicale, o nel mommJto della nascita o subito dopo fra q ualcbo giorno. Ebbene, che cosa si ha dopo ];t !'lascita. in un bambino? Si ha niente di piì1 e niente di


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meno che una intenuzione delle pareti aèldominali in cor· rispondenza dell'ombelico, interruzione ricoperta dai comtmi t.egumenti. n cordone ombelicale con i suoi vasi turgidi di sangue, ed an•olti nella geiatina del TVrwlon, nella Yita intra-uterina siuo al momento della nascita, clùudcra tutto quello spazio vuoto elle le pareti addominali arerano lasciato libero per il passaggio e la funzione ùi esso; ma subito dopo il parto la circolazione del sangue cessa noi vasi del cordone, e questo istantaneamente si trova ridotto nella impO:)Sibilità eli poter chiudere con esattezza H punto iuterrotto delle pa· reti addominali per doro esso passara. E qui tacendo eli quella intenuzione determinata d' arresto di sviluppo delle pareti addomin::Lli, e senza parl:1ro dei casi i n Clù è possibile un diverticolo peritooealc nell'ombelico, dobbiamo conside· rare con molta attenzione il fatto del cordone. Egli è cert{) cl1e, dopo la nascita, i vasi, che formano il cordone ombelicale, cessano immediatamente di funzionare, e non ricerendo pilt sangue, si accasciano, si avvizziscono; la gelatina del ·warton gradatamente compie sue fasi _progressiro in tcs· suto connettiv-o formale, c le pareti dell'addome in quel p1mto rimangono rilasciate, e nel tempo il)tesso non compie· tamente clùuso. Se allora una forza premente dall'interno 'i spinge i 'isceri conb-o questo punto della parete addominale, che resta per cosl dire libero ed ondeggiante, ab· biamo subito la formazione d'un tumore erniario tanto esteso, per quanto lo permette ranizzimento dell'intiero cordone c la cedevolezza dei tessuti. Ma questo non è tutto : il cordone omlJellicale dopo la mtscita viene reciso, ocl uua cicatrice nel mezzo della parete anteriore dell· addome ci segna il punto do-re esso prinia si trorava. Questa cicatrice, f01:man· dosi nel tempo in cui la parto gelatinosa del cordone di· nrinuisce di rolume iniziando le sue fasi progressi re, Yi stira,


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per un momento, tutto in avanti, compreso il peri.toneo che si troYa aderente alla parte interna dell'ombelico, e vi abbozza così il sacco d' un'ernia. Quest'ernia tanto facile ad avverarsi, ha la speciale qua· lità di essere anco facile a guarire, e spontaneamente, ed tl tutto dipende dalla natura biologica degli elementi formali costitutivi del cordone ombelicale. Così le arterie ombelicali e la vena, come pure l'uraco, elementi vivissimi uella vita intra·uterina, dopo la nascita subiscono le fasi regressive ana· loghe a quello dei tessuti cicatriziali. Questi tessuti vi ri· mangono come tante corde tese, fissate tutte alla cicatrice ombellicale, e quando l'addome dci bambini cresce e si sri· lup}>a, questi cordoni, non seguendo più lo svilnp})O generale, restano il ptmto eli partenza di una continua e lcggiera trazione Yer.so l'interno; e le pareti dell'addome, ed il peritouco, che prima a v.:vano ceduto all'esterno, vengono gxadlttamente riconclotte al loro posto. Cosl è che si verifica la guarigione spontanea di queste ernie. Negli adulti la faccenda cambia aspetto; qui noa è da parlarne dell'antica teoria. Le ernie ombelicali e della, linea bianca, dipendono sempre da adipoceli segLùti da vore ernie, formate nella maniera descritta per le ernie crurali, e che noi abhiamo detto applicabili alle inguinali interne e sopra pu.bichc. Da. pii1 anni, nei nostri esercizii anatomici , noi tenevamo dietro a questi studi , e più di una volta abbiamo riscontrato il canale vaginale pe1·vio in tutto od in parte, ed i noduli eli grasso sotto l'arcata crurale e fra le lamine aponcvxoticlle clelle pareti dell'addome. Negli individui grassi, queste osserrazioni riescono facilissime. :Ma bisogna però du·e, che non se1111Jre queste zolle adipose si trovano aderenti al peritoneo in modo da venir trascinato, e necessariamente, con


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esse. Una osservazione scrupolosa fa \'edere del noduli adiposi che sorgono nel tessuto sotto sieroso, i qnali sono sempre aderenti al peritoneo, e dci nodnli parimenti adiposi che sorgono nel connettivo esistente fra una fascia a.pone- , wotica e l'altra, che s'insinuano fra le fibre delle aponerrosi, le divaricano, le atrofizzano, c si mettono in rélazione diTetta col connettivo retro llerjtoneale, c solt-anto per mezzo di ques~o col peritonco. Per i noduli aderenti è facile com· prendere la formazione d'un l'udimento di sacco erniario, ammettendo l'emigrazione del nochùo; ma quando questi noduli non sono aderenti che al ~empli ce connettivo l'ctro peritoneale, se vengono a scivolare in avanti delle aponevrosi dietro un movimento qualunque, la trazione esercitata sopra questo connettivo non' sembrerebbe bw:;tevolc per stiracchiare e portare in avanti anco il peritonco, ed abbozzarli così il · sa~co di un'ernia. In molte circostmlZe è proprio vero che succede così: l'adipe accumulandosi fra i tessuti fibrosi delle pareti dell'addome, li smaglia, come abbiamo detto, li ah-o11-tza e vi forma in quel 1mnto delle Yere lacune, c quando per una circostanza qualunque •iene a scom1)arire, il connettivo allora si raggrinza, vi stira e truscina in ~tvanti il peritoneo, ve lo infossa in quel pìmto, e dà così principio alla formazione d'un sacco emiario. Ricapitòlanùo dunque, abbiamo che le ernie ingui uali esterne sono quasi sempre congenite per la non obbliterazione del canale vaginale, c le altre tutte, cioè crurali, inguinali interne e sopra 1mbiche, ed anco le ombelicali c della linea bianca, comprese quelle dei bambini, si hanno dietro uno sti.ramcuto peritoneale allo esLerno per adipoccli, e per forme ah ofiche connettivali. Con questo noi abbiamo risposto a Lutto Ciuello ci aYevamo dimandato, ma. quali sono i yautnggi pratici eli que-


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sti minuziosi e sotti].i studi scientifici? Quali le applicazioni nel militare? .n medico militare non è uu meclico come tutti gli altri; pel medico militaJ:c, oltre di tutto quello che ci vuole pt>r un medico q·ualunque, si richiedono anco delle qualità, che non sono indispensabili acl un medico per esset valente nell'arte del guarire. l1 medico militare, nelle diverse emergcuze flel servizio, è più spesso chiamato a fare il medico legale anzi0hè il curante, e, coma medico legale, la mancanza di certe conoscenze scientifiche è una. grave mancaJYt.a.. Un soldato 1mò es:;ere implicato in una baruffa e venire maltrattato dai suoi corupag1ù, e durante la baruffa gli può venix fuori una ernia; oppure un'ernia si presenta in un soldato nel mentre sta per eseguire nna mano·na, nel fare 1ma passeggiata, o nell'esercitarsi nella gin11astica. Ebbene, possiamo noi ritenere essere l'ernia una conseguenza diretta dci maltrabtamenti o delle fati che fatte dal soldato? Si è tenuti a clorer rispondere d'un danno permanente cagionato all'individuo? Gli studii eziologici e patogenetici dell"el'lli.a. da noi riferì ti troncano tondo il nodo alla questione, e noi d'ora in avanti ci dobbiamo acconciare a fare distinzione fra causa efficiente c causa determinante. Una fatica quahmque, 1mo sforzo, per quanto esa.gerato si 1rnole, non !)Orta mai per sè solo una ernia; per portarla vi è bisogno sempre e necessariamente di un terreno preparato, nella maniera che alJbiamo di sopra detto. Ebbene, dietro queste consiclerazioni, possiamo più noi accordare una pensione vitalizia a dei militari erniosi per ernie incontrate in servizio? Certamente elle no, perchè queste ernie non hrumo altra dipendenza dal servizio, che quella d'essere stato questo il mezzo, la scintilla che l1a messo fuoco alia paglia, che si h·ovara di già preparata e che


~El

1ULITARI

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aspettava d'un momento all'altro l'occasione propizia per accendersi (1). Come ognuno \ede, tutto qnc:,to è molto importante a sapersi in mcdicina legale, ma uon ò li mitato qni il vantag· gio che no deriva al meclico militare dallo studio eziologico c patogenetico delle ernic. ll medico militare è chiamato spes:;o, e specialmente nei consi~li eli leva, a giuclicn.re su duo viedi della esistenza o meno, non ello dol grado tli qnasi tutto le malattie, che possono im·adcro l'organismo 1unano i e. fra lo altre cose, come è naturale, dc,·c giudicare se lo è o no er· nioso ciascuno inscritto che si presenta alla 'isita della le\'a. Noi qui non rogliamo entrare a variare della maniera piìt . o meno acconcia di fare il reclutamento, e dire che il medico militare in quelle emergenze, senza appoggio, quando la deve fare cla infallilJile, si tt·ovi1 in una delle condizioni le p:ù fn,so che mai si possano dare, o che sarebbe desidcraòile che questa. parte venisse studiatll. da chi è più eli noi com1)etente, e modificata. 11el senso eli garentire tanto la vnb· blica moralità, quanto gl'individui che vi devono prendere parte ; ma vogliamo dimosb.·are le difficoltà, che in questo genere di visite s'incontrano. Ad alcuni sembra una cosa sempre faciliss ima la diagnosi di un'ernia i o sino ad un certo punto lo è così, ma poi con una :prontezza degna di miglior causa, questi vi fa.nno la diagnosi non più dell'ernia, ma dell'essere o non essere ernioso un individuo. In questa ma11icra a noi pare che si corre un po' troppo in fretta c che si lasciano da parte quei principii scientifici, che non si potrebbero nè si dorrebbero ignorare. Poche ernie sono irriducibili, nella generalità le ernie . (1) Potrebbe fare tt«<nìone al lln qui detto wt'eruia eoMcculh~ a malaUia o ffrib\ Ut<ontnta ptr C..li.Sa di SErVixio. lfa. in queslo cuo la. pen•iouo •enebbe aeeorclatu po:·r

la mr.latli~ o fnritn che ha c.au.oato tnla imtlilrfer.lonc.

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J,'ERNIA

si riducono ed alcune anco spontaneamente, nò è sempre facile il ritorno del viscere nel sacco erniario. Nelle ernie Ìllgui.ltali esterne, per esem1)io, dove noi abbiamo un caualo obliquo e disposto a fornut di valvula, il ritorno del ''Ì· scere nel sacco non si ottiene con troppa facilità , special· mente poi se l'orificio del sacco si trova pieghettato. Ebbene, in questi casi, quando il 1iscere. non si trova disceso nel saeco, la diagnosi non è facile. Si potrebbe trovare anche apparente restringimento del canale inguiuale, e maggiormente il1gannare, quantunque la sua dilatazione non dice la esi::;tenza di un'ernia. Che cosa faremo dunque in presenza di questi casi? Li diremo non erniosi nel mentre lo sono af· fetti d·ernia? n ROSI\H. dice : « Un sacco emiario vuoto nolt può essere facilmente diagnosticato, e quando è piccolo non è affatto dia.gnosticalJile. Si riconosce l 'crDia solo da ciò, che i visceri entrano nel sacco, che il sacco erniario si riempie o si distende nel tossire. Se per accidente la cosa non si present:J. in tal modo, se, per esempio, un'ansa intestinale ben pieua od una porzione compatta d'omento giace davanti alla porta d 'ingresso del sacco erniario, nulla. penetra in questo e l' crni a rimane, almeno momentaneamente, sconosciuta. Con sacchi erniari stretti e piccoli, con orificio d'ingresso pieghettato, forse decorrente un po' obliquo, è possibile disconoscere un'er· nia, ed il medico ch'esamina, può assicmare soltanto che non osserva alcuna ernia, ma non che alctm sacco erniario non esiste. , Da tutto ciò è evidente che noi non dichiariamo cr· niosi tutti quelli che sono tali innanzi ad un consiglio tU leva. od in un'altm visita, ma soltanto quelli che si trovauo con ernie molto apparenti, e che m quel momento il viscere si trora disceso nel sacco, o è liber o per })Oter discendere. Ma è regolare questo procedimento? Sono queste le norme prefisse dalla legge? Chi non fa non erra, e la legge sul re·


NEI lliiLI'l'.mi

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..clutamento prevedendo la possibilità degli errori, e volendo dare. maggiore guarentigia ai citt~Lclini ed allo Stato, e metterli tutti uguali di rimpetto alla legge, lascia tutti gl'individui chiamati sotto le armi in una posizione speciale per .alcuni mesi, nel quale periodo di tempo gl'inscritti passano una seconda visita n.ei distretti militari, e quelli, che non rimangono -in essi, ne passano una terza nei corpi, ed ognuno lli qu13sti, che viene riconosciuto affetto d'una infermità od imperfezione, che innanzi al consiglio di leva· lo esimeva dal ser:vizio militare, si deve mettere sotto speciale · rassegna eli rima.ndo per essere rinviato alla propria casa. Dichiarato alla nne il discarico :finale, quando il Ministero lo crede opportuno, i circondari chiudono i conti col dicastero della guerra, ce gl'inscritti tutti, compresi quelli partiti lo stesso giorno, e .qùeili che rimangono alla propria citsa, perchè di seconda o terza cai~goria, prendono il nome di soldati e vanno soggetti ad una nuov~t legge. Qui si vede chiaro che il legislatoré nori ha pensato menomamente alla possibilità che individui, affetti d'una data malattia, 11otevano all'epoca del discarico :finale trovarsi ancora sotto le anni, cd ha creduto cli.e in . questo modo, se non per h1tti, almeno per quelli di là categoria, venivano ga.rentiti tutti i (liritti, e che contemporaneamente lo Stato }Joteva essere sicuro che tutti gli uomini, che si trovavano sotto le anni, erano idon,ei a poter servire. La cosa però non va tntta, in questo modo ; i diritti accordati· agli individ~ù di l" ca.tegoria, non }Jotrebbero essere n~gati a quelli di 2" e di 3a, e di piìL, all'e11oca del discarico :finale per quelli di l a categoria non si dovrebbe chiudere l'accesso alle riforme per imperfezioni, specialmente quando queste possono essere sf\1ggite ai periti nei consigli di leva od in "itltre visite. Se noi potessimo ammettere che dopo piì:L ;v,isite tutti vengono giudicati esattamente, allora non si do-


308 vrebbe desiderare altro che di poter ritenere come inscr1tti i soldati tli 2" e 3"' categoria, quando vengono chiamati sotto. le armi per le istruzioni, e eli poter loro applicare all'occorrenza fe leggi del reclutamento. Ma tanto, che pme è necessa.rio cbe si fhccia, non l)a.sta, perchè frequenti casi si danno d'individui che si mandano avanti e indietro da un consiglio di Ìeva ad un altro, e persino da sale d'osserva.zione ~t consigli eli leva ed ai corpi, perchè çlichiarati non erniosi nel mentre erano tali, ecl alla :fi.ne è stato forza di doverli riconoscere. Noi vediamo tutti gli anni una quantità · d'insClritti, che dai distretti militari e dai corpi viene assoggettata a rassegna speciale di rimando od inviata in osservazione ad un . ospedale per ernie sfngg·ite a.i periti sanitari innanzi ai consigli di leva. Di questi, molti ·vengono riformati, ma alcuni, perchè non riconosciuti erniosi, vengono respinti ai distretti od Ri corpi che l'avevano proposto. Ora; senza parlare di quei casi, in cui per a.ltra malattia si è verificato un errore di diagnosi, abbiamo che in tutti gli a.ltri casi si deve anunettere o un assoluto sbaglio di diagnosi dei meclici proponenti o rassegnatori, o, com'è 11iù probabile, una difficoltà scientifica causa:ta dalla ~ondizioue patologica del viscere e clella variabile sua posizione topogra:fica. E non è una nostra supposiz.i.one che non tutti gli erniosi si riformano quando per legge si poss_gno e si devono riformare. Se noi cessiamo pure dal rintraccia.re le cause del perchè e del come questi individui non vengono riformati, e guardiamo il fatto nudo e genuino per come si trova, vediamo nei corpi una qnantità di erniosi~ che non hanno certamente incontrata tutti l'ernia sotto le armi. E d'altra parte poi sappiamo pure che per ernie incontrate in servizio non· veniamo spesso chiamati a fare dei certifica,ti. Dunque che cosa vuol dire questo?


KEI !IITLITAll.l

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Vuol dire che molti casi d'ernia sfuggono a,ncbe a, ripetuti ' esami. Una dimostrazione molto eloquente di questo genere la tro· viamo in alcuni ca.si singolari dove si trattaya di visitare individui dichiarati erniosi cla uno o da diversi medici, e si aveva il tempo a propria disposizione per fare e ripetere le vi· site e dare poi il giudizio finale ; oppure tutto è stato sbagliato. In questi rincontri, bisogna ponclerare bene la cosa, la difficoltà non è stata solo di diagnosi, ma di controllo, ed il fatto è molto grave. Noi, nel visitare un individuo dichiarato ernioso, possiamo benissimo, por quello che abhiamo detto aYanti, non trovare l'ernia e dire di non tro.arla, ma non possiamo dichiarare l'indi\iduo non eruioso, se non vogliamo dire piìt di quello che scientificamente si può dire, o non VO· gliamo dimostrare la propria imperizia. Andando a \•ant i ancora ~ella ricerca delle dif("icoltà che si incontrano nei casi d'ernia negli inscritti di leva, vi troviamo 1nu·e delle questioni d'apprezzamento. Le ernie incipien ti c le ernie intcrstiziali sono tanto ernie quanto lo sono il bubono· cele, l'oschiocele, ecc., c queste ernie appunto da alcuni non Tengono considerate come tali da esimere un inscritto clal servi~io militare. Sin qui la cosa sembrerebbe ridursi a,d una questione d'interpretazione, ma non è così, percllè chi ritiene cbe un'ernia incipiente ocl intersti~iale non deve esimere dal milHare servizio, in um visita di controllo dichiarerebbe abile un individuo già giuclicato all'opposto, con discapito se non altro clel prestigio del coi·po. E giacchè ci troyiamo a parlare delle difficoltà che si possono avere nelle visite di controllo, v-ogliamo ricordare anco un'altra particolarità che merita eli essere attentamente mar· cata. Noi abbiamo di già accennato delle ernie ombelicali dci bambini, le quali potevano spontaue!lmeute guarire, ma anco


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L'ERNIA

negli adulti tutte le ernie possono guarire spontaneamente, quantunque il processo eli guarigione non sia lo stesso. Dietro i lavol'i dello ScARPA, ognuno sa come teoreticamente av·vicnc la. guarigione S})ontanea eli un'ernia. Un a illflamma,zione ciJ:coscritta può svilupparsi sopra rtualnnqnc sicrosa, e l'esito ùi questa infiammazione può essere benissimo un essndato plastico, cbe salda fra di loro le lamine opposte del visccl'o. Così in un individuo con emia ingninale e ·tema non volumi· nosa c ricl ucibile, c forse anche con colletto ristretto e pieghet· t ato, pnò succedere benissimo che, quando per rma circostauzn. qualunque il viscere si trOI'a fuori del sacco, questo s'ilifiammi; e se alla infiammazione tien dietro il saltlamento delle pareti del sacco oppnre la semplice obliterazione del collett-O, l'eruia scompare per sempre ed è guarita. Uua infi.amma1Jonc adesiva può risvegliarsi e fare subdolamente il suo cor:;oj senza che l'infermo se ne accorga di 1mlla ; e questo si riscontra spessissimo negli individui erniosi ehe, consigliati d~t chintrgi a portare permanentemente un cinto, dopo nn certo tempo si sono troyati guariti. Non pochi a~tori riportano casi di guarigione spontanea per iufiammaziooi snbclole ri~vegliatesi nel sacco erniario, quando questo si trovava vuoto, e noi non staremo qui a citare quello, che tutti di già conoscono, o che potra-nno per conto proprio riscontrare; ma siccome tutto ciò che trovasi sepolto nelle yecchie annate d'un giornale scientifico, è JH'CS· sochè completamente dimenticato, così noi ricorderemo che il professore Tigri, nell865, ha publ)licato nel G-iornale 'lne· clico eli Roma (anno 1", fascicolo 7°) un caso d'un individuo che, affetto (la enterocele, era costretto a fare uso in permanenza d'tm cinto. Quest'individuo, ammalatosi di reumatismo articolare acuto, è stato costretto a.l decubito fon:oso per circa due mesi, e quando, dopo questo tempo, ha abbandonato il


XEI :.\(ILI'l'AR.I

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letto e riprese la posizione verticale, ha trovato che l'ernia era affatto scomparsa, ecl in seguit.o mai piìt ricomparve. I/antore ha messo cla parte tutte le considerazioni, che si potevano faro sull'indole della, malattia con sede nelle sinoviali, e la possi· bilità. dell'istesso processo ripetuto nelle sierose, e si è deciso a riconoscere nel solo <lecubito la caust. della scomparsa del· l'ernia. Noi non possiamo associarci all'idea dell'autore, cri· tenere il solo decubito come causa della scomparsa dell"ernia, ma ci piace far rileYare però il fatto, percM quantunque a noi non è capitato mai di osservare eli questi casi, pure ce ne sono stati riferitì, ed n decnbito se non è la so'la causa., è certamente 1tna concausa necessaria; è una delle conclizioni indispensabili. Ma senza andare a\'anti ad enumerare le circostanze tutte che si possono avverare per favorire la spontanea guarigione clelle ernie, che sono cose da tutti couoscinte, vogliamo riferire qui il cn.so verifìcatosi in un soldato del l 0 reggimento cavalleria Nizza, a nome Ancb·eoli Emidio, che trovandosi ricorel·ato nell'ospedale militare di questa, città ().'apoli), nell 'ottobre del corrente anno, perchò febbricitante, il capo riparto cavaliere Pasca, allora capitano cd oggi maggiore medico: ed ~ suo assistente dottor :Rispo, tenente medico clelht mili:7.ia 1nobile, lo hanno t rovato aftetto d'ernia inguinale sinistra, e lo b!lllo mandato al corpo })rovvisto di cinto e con una lunga esenzione di montare a cavallo. Dopo quattro mesi circa, il comandante dello squadrone fece presentare l'Anclreoli a.l mc· dico per sapere so quella esenzione doveva ancora contim1a1·c. Allora il · m,edico del corpo dottor SciumbatR, dopo ripetn(;e visite, non aYendo potuto constr1tare l'esistenza d'un viscere fuori della propria. cavità, dà il parere che il detto soldato poteva fare tutto, c nello istesso tempo ordinara che dopo i diversi esercizi questi fosse andato da lui per essere sem·


312

L'ERXL\.

pro visitato. Questo diligente e giovane collega nostro, eblJe occasione di accertarsi che ernia pih non arera questo sol· dato, c dopo d'averlo fatto ·osservare a dirersi a.ltri, il 23 maggio clol corrente anno lo fece vedere anco a noi, e non a.lJ· biamo trovato nulla per poterlo ritenere ernioso. Queste cose sono piil che necessario a sa1)ersi, e ])isogna ricordarle nelle ''isitc, quando siamo chiamati a farle 11er controllo, so non rogliamo dare dci pareri che cozzano coi principii sc~cntifì.ci, e che non siano la vera. espressione di quanto il rneclico gior· nalmentc impara osservando. In un caso di questo genere, che si IJOtrelJhc dure in uno inscriLto, già riformato inna nzi ad un consiglio eli leva, i medici periti coutroll::mti non potrebbero rilasciare un certificato inappuntabile senza ricorda:re tutte le possibilità. scicntiliche e le corrispondenti osservazioni pratiche. La. scomparsa dell'ernia J)Otrà essere anco il risultato <li una cm-a cl1irurgica tentata dall'indivicluo ; cura cruenta che potTà venire praticata su larga. scala, se gli esperimon~i sul nuovo metodo pubbljcato da.l g-enerale medi.co Nusshaum a :Jfonaco, si ripeteranno con successo. Tutta l'importanza di qnesto metodo sta nella cucitura. col catg-ut (corda budello ]ireparata alla LrsTER), perchè, per ottenere la guarigione radicale, le ernie si solevauo operare fm dai tempi più ant ichi, e tutti conoscono i consigli dettati in proposito dal C ELSO, e poi dopo dal }'RANCO, da. P AREO, da FABRIZIO lLu.tXO, CCC. In seguito il \Visemann cercò di det.ennimrc i casi in cni era necessaria. l'operazione, e dopo di lui contribuirono alla dill'usione e perfezionamento dell'operazione J. L . PETI'l' , tlEIS'l'El't-, GARENGEO'l', n .teHTE!t,

ScARPA,

CoOPER, CAnrP..R!!t,

H ESSELBACH, CLOQUI~T c conto altri, per modo che negli nl·

timi tempi, in certi casi speciali, l'operazione si pratica1a non più con molto riserbo, tanto cl1e nel 1869, in Bologna,


NEI -111,ILITARI

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no1 puì·e -ci siamo spinti .ad un'operazione di ernia per compiacenza nella · per~o!fa di lm capitano del38° fanteria signor B. E. I/ o,peraiione è stata fatta col processo GERDY 1 e si è ottenuto ·un esito piì1 che soddisfa.cente · e dura.turo. Però in tutti questi casi è sempre f~tcile eli riscontrare le traccie della pt aticata operazione. Arrivati in questo punto, senza andare piil oltre, ci sem· bl'a di ·aver dimostrato abbastanza chiaramente che la legge sul reclutamento rigua~·dante le ernie non tutela pienamente nè gli interessi dei cittadini nè quelli dello Stato, ed a nostro pa.rerfl, il .mezzo più acconcio per uscire da questo gine1)raio sarebbe ·qwllo eli rendere la legge uguale per tutti, e di moclifìcare con questi principii, negli elenchi delle infermità, gli articoli riguardanti quest.a imperfezione. Noi ~1bhiamo l'a.rticolo 69 dell'elenco B che suona in questo senso : « Le ernie visceraZi d'ogni specie bene a1JV&rate esimono gl'h1scritti dal senizio militare , , e l'articolo 67 dell'elenco C dice che << le 'ernie d'ogni specie bene am;eJ·cde, allo·rq_t6ando difficilJJwnle contenibili o j.Jer la specialità 1Jericolose, dispensano il militare dal rimanere sotto ìe armi. , C-lui è evidente che la stessa impelfezione è giudicata negl'inscritti di l'ersamente -che nei militari, e noi, senza entra.re nel prineipio informatore eli questa diversità di giudizio, diciamo che, .se l'entità patologica erni,a impedisce a.ll'inscritto di venire sotto le anni, dovrebbe ugualmente impedire a.l soldato di rimaner vi. )~ cl'altra IJarte poi, seuza entrare l}ella questione dell'essere o non essere CJ:Uest'affeziqne tale da esimere qualunque indiYiduo dal servizio militare, ci sembrerebbe regolare, quando può un individuo ernioso rimanere sotto le armi, che un 4-ltro, il quale si trova nelle identiche condizioni, possa ugualmente venire anilnesso, Informandoci _a questi criteri, si potrebbe modifiCaTe l'at:ticolo dell'elenco B nel senso di quello dell'elenco O,


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L'ERNIA KEI ì\flT,IT..UU

ed avendo così un giudizio invariabile, fo11dato pii1 o meno sopra vedute puramente scient.ificlJe, ci guadagnerebbe anco la morale pubblica. ~Ia se si credesse non regolare eli prendere gl'inscritti con emie manifeste, bisognerebbe essere equi ed escludere i militari che in seglùto si rinvengono come tali , e non pensare che col semplice fa.stidio di portare un cinto erniario possano benissimo continuare a prestare un utile servizio. Se a noi fosse lecito di fare una proposta eli possibile attnazione, c che, portando le cose a.Ua vera uguaglianza, a.ndrehlJc nel tempo stesso a favore dell'esercito, noi proporremmo di accettare come solclati tutti gl'inscritti afl'eiti d'ernia riducibilc e contenibile, e di assegnarli ugualmente tutti alla 3"' categoria. Così facendo, in tempo eli pace, questi indi~·icl ui non Yorrcbbero assogettati a lavori speciali , ed in quelli eli calamità guerresche, quando ogni cittadino deve impugnare un'arma per difendere il proprio focolare, agli emiosi non sarebbe })ermesso eli non prendere parte alla lotta nazionale .e eli non coadiuvare g·li ·sforzi degli altri fratelli . Cosl, secondo noi, ogni vertenza sull'ernia si ridunebbe a piccolissima cosa, e la legge avrebbe il vero diritto d'imporsi come ta.le. Abbiamo così finito le nostre considerazioni, e senza di avere la pretensione che le nostre idee vengano attuate, speriamo che le persone competenti ill materia trovino qnalche cosa merite,·olc di poter essere presa in esame. Napoli, dicembre 1870. ALVARO GIUSEPPE Teuentc medico.


LE CARTINE CANTARIDATE NELLA TERAPEUTICA MEDICA MILITARE - ·• l )C-t -

n principio vescicatorio delle cantaridi, giornalmente usate nelle cliniche medico-esterne, formò in vari tempi l'oggetto di questioni chimiche e Jì siologich~. Dapprima fn il danese Olaus Borch (Born'chius), il quale avendo osservato col microscopio le }Hmticinc o gli aghetti, onde sono irti il corpo c scgna.tamcnte le zampe delle cantaridi, attribuì ad essi cd al loro introdursi uei pori dell'epidermide l'effetto irritante. Questa azione, ben simile a quella esercitata dalle foglie dell'ortica, fece invalere l 'uso delle cantaridi allo stato di polvere poco sottile. Poi vennero l'Rofi'mann e il V an Leeuwcnl1ock, che c'Jnfutando le teorie del Borch, trovarono il principio attivo dello canta1:idi in un corpo volatile, insolubile nell'acqua, nel sol· . fnro di carbonio e solubile nell'alcole, nel cloroformio o nella essenza di trementina. Più tardi i progressi della chimica riuscirono ad ottenere coclesto corpo (cantaridina, CIO ffG 0 4) nella proporzio·ne di


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LE CARTINE

30 a 50 centigrammi vor 100 di cantaridi e solto la lJclla forma eli pngliuole rom1Jichc, verclicco ecl inodoro. Nè <Jtù si arrestarono gli studi dci chimici sulla cant.aridina, poichè fu xiconosciuta la sua prOJ>rietà di acidiftcarsi e di formare delle combinazioni solubili (cantaritlati), mediante lo scalclameuto cogli idrati alcalini. Dalla scoperta della, cantaridina dorh"arono la cart.1.. i taffettà vescicatori, cl1e ebbero accoglienza nelle cliniche, ma non pervennero a scacciarnc il \ieto cerotto e la Yolgare pecetta, debitrice di buonn parte della. sua virtù Ycscicante a quel l>izzico di polrere di cant:tridi, di CIÙ si suole tultora cos}1tll'gerla. Questa nggilmt.a di cant.u·idi a un agente pure composto eli cantaridi, l'idea che la sua azionCI fos::e tmicamlmto superficiale e la considerazione di un ingcnl.e spreco di materiale inaLtivo e a un tempo parecchio costoso furono il puuto di 11artenza di stncli e di esperimenti nella farmaeia. centrale militare tli Torino, onde fornire alla teraupetica militare llD mezzo >escicalorio, il quale riunisse l' aitirità, l·economirt, la speditézza, il comodo e la pulizia clell'app]jca:done. l priini studi si informarono alla preparazione di Cc'lrta. epispaLiéa coi cantaridati di potassio e di sodio, ma vogliasi per l'igroscopicità, per la poca conserrabilità di tali rn·cl;arati, o vogliasi ancora per difetto el i ade::~ionc, essa non corrispose interamente alla aspettativa e allo scopo. Nè l'impiego di ossido magnesico c la. sua ptoprietà assorbente ralsero ad ammendare quella igrosc.opicità e aù apportare 1m miglioramento nell'apparecchio della carta cantaridata. Allora il direttore di quello stabilimento, siguor cav. JJuigi Dompè, ammaestrato dalla espcrieuza cltc le cantaridi, espo;:tc per alcun tempo c in temù strati all'azioue dell'aria ntmo-


C.L~l'.ARIDA'l'E

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sferica, massime di qnella impregnata di n .pori acquosi, si alterano profondamenle per natmale efleilo di trasformazione regressiva, e che tale inconveniente riesco meno spiccato qua n· d~ esS'e si trovano incorporate con una resina dotata di una certa virtù antisetticn. e idrofuga, rivolse l'attenzione a novelle prove. E di sperimento i11 sperimento fu condotto all'assicurazione che la sostanza, meglio adal.ta por assodare e conservare la qualità vescicatoria delle cantaridi, fosse la colofonia (pece greca) unita a piccola quantita (Li olio eli semi eli ricino, depuJato a temperare la fragilit."l. della resina e a rendere cedevole il preparato. Pertanto egli prese : Cantaridi polverizzate finamente. Colofonia id. id. Alcole etilico a gradi 93° . . . : Olio dei semi del ricino . . . . .

grammi 100 )) 100 ,. 400 » 2

Dentro l'appareccl1io detto spostato1·e mise e lasciò in contatto lo cantaridi coll'alcolo, rka\ando poi :~f.a dell'alcoli t~ colla spillatura e il rim:wente colla pressione del torchio. Sottopose, dopo la tìltratnra, l'nlcolito alla distillazione nel lambicco a bagno a.cquoso (bagno maria.), sino ad ottenel'e 3 / 4 circa dell'alcole (sernbile per nuova c identica prepara,zione), e nel residuo sciolse la colofonia, valendosi di tempel'atm:a non superiore a+ 60°. L\Jla. soln:zione aggiunse l'olio dol ricino, e quindi col mezzo della cerottiora la stese sn carta, stata prima resa imperme:~b ile mediante ltnO straticino di gomma elastica sciolta nella benzina. Con tale formola e maniera egli otteune una striscia di carta epispatica, divisibile in 500 pecette larghe sei centimetri, lisce, convenientemente adesive, flessibili, inalterabili,


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LE CA.RTmE

maneggevoli seuza lasciar anelare spiccicata la materia Stt distesa e applicabili senza richiedere alcun apparecchio. La dose delle cantaridi era du uque in ragione di 20 CCJI· tig-mmmi per ciascuna pecetta, ecl il costo di questa nella vantaggiosa propon~ione di circa un 18°, in paragone del Ye~ scicante ordinariamente usato negli ospedali militari. Sotto tali caratteri, la ca-rta cantaridata. fu dal sig110r Dompè presentata al Comitato di sanità militare, onde ne sanzionasse l'esmne fisico colla prova clinica. Questa fu affidata alla direzione di sanità militare eli Romrt, con la raccomancla'l.iOJie che fosse rivolta nna speciale attenzione sull'azione che le cartine cantaridate avrebbero eser· citato sulla termogenesi, sull'apparato circolatorio c su quello uro1Joictico. Nell'a}Jposita relazione, il dottor Pola , capitano medico adùetto a quella direzione eli sanità, espresse che: « La carta vescicatoria, applicata senza alcuna preven· tiva p~eparazione, aderì per Yia del semplice calore cutaneo al pari dello sparadrappo eli diadùlon gommo-resinoso, e in guisa da costituire, in alcune regioni del corpo, un ti· tolo di preferenza sul cerotto epispastico. « Nelle prime sei a otto ore, non prodLlsse alcun teuomeuo obbiettivo o soggettivo, ma in seguito provocò nn pizzicore, cl:e tramutatosi in una sensazione di cociore calmavasi solamente dopo la prima meclicazione. La. vescica si mostrò completa su tutta la parte della superficie cutanea, in capo a 18 oro di cont atto. « Nelle adiacenze della vescica, non fu notata aletma rnl>itìcazione, sibbcno un lieve aumento di temperatura, con oscillazione da l decimo di grado a grado l ,4 in confronto colla temperatura accertata prima dell'applicazione dello n~ente epispatico. La tem}Jeratura si abbassò dopo la prima


CAN'TARIDATE

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medicazione, e alla seconda tanto da essere quasi uguale al calore dell'ascella. « Per lo piì1 la. vescièa alla prima medicazione mostrossi Totta sl, che l'apparecchio contentiro compariva immoU ato di molto siero, del quale poi questo contcneYa non più di 50 grammi quando quella rimase 'i.11tegra.. . « Nell'essere staccata, la carta ben pìl1 ;~derente di quanto soglia essere la pasta epispatica ha causata tma sensibile molestia al malato, per causa dello stiramento dei 1)eli. Per compenso fu colla carta asportata una gran parte della ve· scica, dispensando così dal toglierla poi appositamente. « n fondo della piaga appan·e costantemente di colore carnicino pari a quello derivante cla1l' applicazione del cerotto epispastico, mentre la suppurazione si mantenne generalmente scarsa e di poca durata, e fu medicata col semplice cerato (unguento refi-ig·erante). « Il dì successivo alla prima medicazione, il fondo presentava degli ·spazi asciutti, e dopo 4 o 5 giorni era perfettamente guarito. « L'azione revulsiva fu vantaggiosa nou meno di quella delle pecette di cerotto epispastico, c sembrò corrispondere pienamente allo scopo, costituendo un vescicatorio comoclo c sicuto. » La soddisfazione del Comitato fu espressa dall' egregio presidente, con sollecita,re l'accoglienza del pre1)a.r ato del signor Dompè nella nuova farmacopea rnilitare, che, compil.ata da una commissione di farmacisti militari per ordine di S. E. il ministro della auerra fra IlOCO vedrà la luce. o ' Ora, in nome del vincolo di collega subordinato, sia concesso allo scrirente di riportare dal Giornale di F a1·macia e di Chimica di Torino, aprile 1.877, il seguente brano di articolo :


820 « Distinti medici addetti ad ospedali di Torino, dopo di aver fatto l'esperimento della carta vescicatoria prepara.ta dal signor Dompè, vi hanno riconosciuta una maggiore efficacia, e un'azione piìt pronta dei vescicanti comuni. Cosl che, se si tiene conto che essa ha per di più un aspetto elegante, si conserva lungo tempo, non a~<lerisce nè si spie· cic.'l. coll'arrotolarla, è di facile trasporto, trattandosi di ambulanze, e presenta al medico molta comodità potendolesi dare, col mezzo delle forbici, la. forma e la dimensione ri· chieste dalle circostanze, devesi conchiuclere che ta.le ritro· vato costit1iisce un progTesso nell'arte farmace utica. Anzi si può dire che, cou esso, il preparatore ha raggiunto il cloppio scopo, certo non tanto facile, di aumentare l'efficacia del prodotto e di ribassare nello stesso tempo ben notevolmente il suo prezzo. » L . ZuccOTrr Fnrumeista milil:<re.


CENNf IDROLOGICI

. ~ULtE AGQU_E TERMO · MINERALI D'ISCHIA E SUI R ISULTATI

CilE DAL LORO USO NE OT-TENNERO I lliLITARI DEL REGIO ESERCITO n ell'anno 1876 .

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Jl:ra le isole che sep.!].ra.no il gol{o di Napoli .da quello di G.aet.a, se non la piil ricca per industria commcrcia.le cd agricola, certo la più benefica per le prodigiose guarigioni che dall'uso delle sue acr!tle annualmente ottengono i numerosi ammalati che vi accorrono, è Ischia. Piena eU stòxiche memorie e di poetiche allusioni, questa • tell'a del f·uoco sorge da.lle onde del Mediterraneo al lato ·occidentale di Napolì, da cui dista 28 chilometri. Di forma simile a.d un elissoide irregolare, o, come elice il d'Ascia, ad un grosso ftmg·o rovesciato, il cui stipite sarebbe rappresentato dal cele.bxe mont~ Epomeo, che si eleva. dal suo centro, mistU'a una circonferenza di oltre 2'7 chilometrì. Ai fianchi dell'Epomeo, che puossi considerare come il primo e principale vulcano, si sviluppano . poi altri monti minori i quali, collegati per catene di colline, di valli e di rupi, presentano profonde spaccature che solcano i contrafforti del cono princ.igale e caratterizzano in modo speciale i crateri di sollevamento. o

v


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CE:NNI IDROLOGICI

Che sia d'origine plutonica. quest'isola e debba quindi la. sua esistcn7,a ad 1mo rli quegli scotwolgimenti e cataclismi della natm·a che producono i ntlcani, oltre le tra<lizioni della. storia ce ne fauno fede i numerosi crateri che tuttora esistono, gli ammassi di lava, di pomici c ili tufo vulcanico che ne formano i principali simti. JJo indicano inoltre il sno terreno cretoso, la sua flora, i numerosi so ffioni , le ricche sorgi\'c di acque termo-minerali cbc troransi principalmente ltmgo h sua falda settenhionale . le quali, battezzate COl l nomi più o meno strambi e ridicol i, formano cio non pertanto 'l a piincipa.le ri!)orsa degli abitanti. Che se in oggi quest'isola ò in gran parte rirestita di ricca Yegetmdone ed appena iu alClllli siti presenta le traccie di 1ma scompaginata natura . lo si elevo 11011 solo all 'acquietarsi delle vulcaniche eruzioni, di ctù l'ultima, come ci addita la storia aHcnne nel 1301. ma, come saggiamente ilissc lo stesso D'Ascia, al poter lento <'d irresistibile del tempo Quel cntln,·~re er~ Pitccnm ! Questn bella grazio:<a fànciulln ì; Ischia! ... ~on

essendo però mio còmpito di tracciamo la sua storia, cercando la sua origine fisica nella caligine dei tempi, indagando l'etimologia dci Yari nomi che te rennero imposti 1>cl trascorrere di molti secoli, delle yaganti colonie che l'abi· tarono cd or llOr ragioni d'inrasjoni o di gucnc, più spesso per le eruzioni m lcaniche la dovettero aùbandonare, limiterò le mie osservazioni atltm CCllllO idrologic.o di queste sorge11ti minerali, riport~ndo le principali 011inioni sulle cause non solo della loro mineralizzazione, m;t della loro termalilà. Già gli antichi ammettevano che la mineralizzazione delle acque succedesse per una specie di liRciriazione fatta dalle acque attraverso ai terreni che percorrono. Questa lisciriazione però nou era sufficiente a spiegare come si possano in


SULLE ACQUE TER~lO·~"'ERALI D.ISCU1A

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-esse disciogliere certi principii di loro 11attua poco solubili, per cui n si aggiunse !"influenza della pressione, dell"ele>ata temperatura nelle parti int.crne del globo, e tìnanco l'intervento dell'elettricità. Che se niun dubbio elevasi stùl"inflllCnza che una pressione più o meno forte esercita sull 'azione clissolvente dell'acqua, l'accordo non è piit così completo quando trattasi di stabilire 11er le acqnc termali l'origino del loro calore. L'attribuiscono alcuni all"azioue del calore centrale della terra in guisa. clte -penetrando le acque per sotterranei couclotti, a misma che discendono si termalizzano, fincbè ridotte in npore, quc~to tiene ricacciato dal basso in alto per )a pressione ctù è sottoposto, ed attraV"ersando strnti di terreno pilt fredtli si condensa e riducesi allo stato liqnido (l ) : anzi J.Japlacc credette di poter sta.biti ro dtte COl'I'Citti , l' una, discemlon to, l'altra ascendente, messe di continuo iu moviment.o dal ca· 1ore interno della terra. Altl'i, tra cui Fodere, Socq11eli ed A.nglada, supposero che le roccic nelle grandi profondità. del globo siano disposte in modo da produrre un 'azione clctlt·omob-ice. Queste strane coppie >Oltaicl•e costitmrebbero, secondo loro, altrettanti fomiti di reazione ·capaci di SYilUl1parc ltn calorico che sarebbe acl nn tempo la causa essenziale. clelia minoralizzazi.one delle acc1ue. Questa dot.trìna ~ t ivamonte combattut~t dal .Tcnris, il quale nega che le sorgi ve termali allbiano sede profonda. c no attribuisce la tcrmalità alla semplice decomposiziollo chimica attira di certe roccio. Che esistano delle sottenance effcrresceuze cagionate dall'acqua nell'attra>ersare strali di terreno contenenti zolfo, ferro, terre calcaree, sali alcalini, ecc., è un fatto ormai ammesso nella scienza; ·anzi <lall'osserrarc che le acque termali

<•l o.mu.


324

CENNI IDROLOGICI

s'incontrano general;rnente :p.ei terreni che ~ià furono soggettE a fenomeni vulcanici, e questi nascono costantemente o nel mare o nelle sue vicinanze, si dedusse da alcuni che il concorso dell'acqua marinn, sia assolutamente necessario alla loro produzione CQme quella, che per i suoi sali facilita le dccomposizioni, le intime mescolanze e le reciproche affirùtà dei vari minerali che si trovano negli stra,ti sotterranei ; nelle quali combinazioni havvi cer,tamente uno svolgimento di calorico intensissimo. Se non in tntte le sorgive termali, per q1telle d'Ischia tre principali circostanze appoggerebbero questa opinione. La prima consiste nel fatto che queste sorgive non diminuiscono in tempo di siccità. Se lo sole acque piovane le ali~ montassero, non havvi ra.gione perchè la loro Jlortata sia sempre perenne ecl uguale, e non diminuisca in tempo eh siccità come avviene nelle altre sorgenti. Iuoltre, siccome in· quest'isola poche souo le pioggie che cad.ono nel decorso dell'anno, e queste sono anche facilmente trascinate al mare, non basterebbero certo a SO]}perire al grande consumo che se ne fa sul luogo ed all'immensa quantità che viene giornalmente trasportata dai piroscafi che fanno il servizio dell 'isola. Lo dim.ostrerebbe in secondo luogo ~a stratifìcazionc del suo terreno stucliat.1. nei punti ove sorgono queste acque, giacchè mentre nella parte di mezzogiorno non si dsconh·auo sorgeuti termali perchè il terreno è formato da dcn· sissimi ammassamenti tnfacei, nella parte settentrionale OVLmque si scavi tra gli strati di nn t.eneno coltivo al di· sopra, ed irregolari ammassi di lava al disotto, .notasi uno strato lapilloso composto eli arena, cretosa iutrecci~tta con sassolini eli varia forma e colore, fra i quali grillando si ve· dono sorgere le acque termali. In questo lato settentrionale,


SULLE aCQUE TER~IO-~UNERALI D'ISCHIA.

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trovato lo strato di terreno lapilloso, si è sicuri di trovare la sorgente, ed il calore si ancsta ove questo strato fin isce. Lo dimostrerebbe infine la stessa composizione chimica delle acque, giacchè quelle che troransi a li1ello od in prossimità del mare contengono maggior proporzione eli cloruro di sodio, quelle invece che nascono ad nn livello superiore e lungo le falde dei monti, mentre sono piìt bicarbonate, contengono minor proporzione di cloruro. Qualunque sia l'opinione che si creda di abbracciare sull'origine di queste acque c sulla loro termalità, certa cosa ò che il Joro calore è ben diverso da quello che noi produciamo coi nostri mezzi artificiali ; e valga il vero ; mon· tre si sopporta, sia per bibita che per bagno iJ loro calore ad un grado molto elevato, la stessa temperatma di un'acqua 1iscaldata artificialmente sarebbe insopportabile. L'esperienza inoltre ci dimostra che le acqnc minerali si raffreddano più difficilmente che l'acqua pura portata. alla stessa temperatl.lia, e la loro applicazione sulla pelle produce una specie di vellicamento, che dal G u ERSAU'r fu attribuito ad uno stato di combinazione di calore tutto particolare clte imprime alle dette acque proprietà organo-lcttiche ben diflèrenti da quelle che noi possiamo comunicare coi nostri mezzi artificiali di riscaldamento. Dalla loro evaporazione poi, principalmente quando si rendono correnti, hanno origine le cosidette stufe o sudatol'ii, i quali se contengano semplici vapori di acqua od anche sostanze minerali non è ancora ben determinato, sebbene le incrostazioni che io trovai nei tnhi che servono di sfiatatoi sembrino attestarne la presenza (1). Per contro dal loro lento scorrere su bacini contenenti una terra argillosa (l) Nelle acque del Ourgitollo oe;erni cho alcuni .ali abbandonann ucilmeote le ae-

<1:06 nel ~tTne per i tubi conduttori, aliti in•eee si subllmano nella enporuiono e ..111 depositano quindi

suJIG paroti delle stufu 0 aul tubi cho conducono il '-&Jlor aequeo.


326

CENNI IDROLOGICI

depositano spontaneamente numerosi sali che mescolati alla. argilla compongono i cosidetti fanghi minerali di cui si fu tanto uso nelle cure termali. Premesse tali riflessioni, se noi ora ci faccialno a consi-· clemre gli effetti sensibili che queste acque risvegliano ilei corpi sottoposti alla loro azione, e passiamo quindi a rassegna. l'influenza che i principii minerali in esse contenuti esercitano Sltll'organismo intiero, potremo dedurne giusti corolla.ri non solo sulla loro virtLl medicamentosa, ma sulla nt· giono della terapeutica loro ttpplicazione. Qmtndo l'infermo s'assoggetta al lJagno, o s'asside fra le calde evaporazioni dei sudatorii, prova sul principio un bisogno di respirar piiL frequente, ecl i polsi si fanno momentaneamente piil ristretti e concentrati ; ma presto i movimenti del cuore si rendono piìl gagliardi, i polsi divengono turgidi ed espansi, una spe, cie eli velliçamento generale, che io paragonerei a leggero graclo d'orticaria, fassi sentire alla pelle, ecl un senso di calore, che si estcncle dall'intemo all'esterno, accompagnato d~\ color 1'ubicondo principalmente alla fitccia che si scorge irrorata e molle eli copioso sudore, amumzianQ una specie di febbre la quale si ronde realmente tale quando l'ammalato, contro il consiglio del meclico, vuole fin cla principio prendere i bagni troppo prolungati ocl a temperatma molto elevata, costituendo, secondo noi, la cosicletta febbre termale, dagli uni ammessa, negata da altri. Anche dopo il bagno, quando l'infermo si mette a letto, Jlerdura per qualche tempo il sudore da tutta la superficie del corpo, fi.nchè cessando a poco a poco, e ridotti i polsi al loro stato normale, cessa l'azione del bagno minerale. Questa azione però rinnovata ogni giomo, sia per causa del calorico, sia per la virtù dei sali mineralizzanti delle acque, QOme veili:emo tra poco, produce sull'organismo intiero


SULLE A.CQUE '!'ERll10·l\IINERALI D'ISCHIA.

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quelle salutari crisi che valgono a debellare svariate malattie contro le' quali niolte volte furono inutilmente tenta.ti i piil energici compe;1si terapeutici. Già fìn d'ora, dal modo col quale venni desc~rivendo gli effetti che risvegliano queste acque nei eo1'pi sottoposti alla loro azione, chiaro apparisce che desse non possono foxma1·e ~ma panacea universale, e che non tutte le malattie possono ottenere egual' benefìcio, quando principalmente sieno a temersi i .soverchi eccitamenti del cuore, o le foxze dell'individuo non sieno bastevoli a sostenere l'azione eccitante e le abbondanti perdite cagionate da questo genere di C'\ll'a.

Passa11do quindi a.ll'esame della loro chimica composizione, come si vede dagli annessi specchi sinottici fatti cla valenti Ghimici e riportati dal Jervis nella sna guida alle acque minel·ali d'Italia., in quasi tutte le molteplici sorgenti dell'isola prep6nderano con notabile ·eccesso il cloruro di sodio, il hicarbonato ed il solfato di soda. :H'omiscono poi un fÌ·azionario contingente od appena le traecie di loro esistenza i bica.rbonati {li calce, €1i magnesia e potassa, il cloruro di potassio, 'il nitrato <li soda, l'a,lhunniio, la silice, ecc. "Volendo _quindi decidere clell'e:ffìcac.ia di queste acque dalla natl.u·a dei loro componenti, gÌi effetti medicamentosi vanno dovuti specialmelJ,te all'a:done che spiegar possono suil'céonomia mùmale i primi tre sali alcalini indicati. Ora è a.bbastanza nqta qnfluenza che questi alcali esercitano sul ricambi{) materiale dell'organismo : è nota, l'azione fìsiologica dei cloruri sulle varie secrezimù, sull'opposizione che essi cletermiÙano allà · coagulazione dell'albumina e della fìl)l·ina, faciIltando l'esosmosi e,l'endosmosi tra i va.r i tessuti ed il sangue, favorendo la nutrizione e prolificazione cellulare (Cantani); è nota l'a-tione degli altri alcali per accrescere l'alca-_ lescénza del sangue, favo~·ire il riassorbirnento di cellule de-


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CENNI IDROLOGICI

perite e soggiaciute alla metamorfosi adiposa. La stessa terapentiéa comune si vale dell'azione eccitante di questi alcali per sciogliere i cronici ingrossamenti, i tumori freddi glandolari, le croniche fiemmasie dei tessuti fibrosi articolari. Si conosce da tutti che gl'i al'ca.li presi intérnamente hanno possanza di saturare l'eccesso di acido urico nelle orine, e qu\ncti possono essere adoperati per prevenire la formazione di picroli calcoli o della renella, o per sciogliere in tutto od in parte simili concrezioni, ove siansi di già formate. Di questi stessi medicamenti sciolti nell'acqua ed apprestati sotto forma di bagni o di doccia, si è fatto uso con vantaggio 1)er la risoluzione delle croniche artriti, delle paralisi e di talnne inveterate neurosi, come furono pure adoperati con profitto nella carie, negli inveterati seni fistolosi e nelle yecchie ed atoniche piaghe_ Ora qual meraviglia se questi stessi a~cali che, preparati cla natura in reconditi penetrali, vengono poi a noi hl completa dissoluzione in moUe sorgenti d'acqua ed a gradi diversi di temperatura, producano gli accennati effetti in un modo più pronto ed efficace ! Ma v'è eli più : disopra è stata. annunziata la estesa serie di altri corpi i quali, quantunque in proporzioni molto inferiori pure trovansi a far parte delle stesse acque termali. Or chi potrebbe con validi _documenti contrastare ehe essi variamente misti fra. loro, sotto influenze a noi sconosciute·, non possano aggiungere maggiore utilità alla tisoluzione dei morbi. Nè valgono le ragioni del GareUi, il quale non amm'ette che si possa dedurrè l'azione terapoutica dall'azione speciale dei singoli elementi ; ma che il potere curativo di queste acque si debba attribuire soltanto al complesso della loro riunione ; giacchè egli non vorrà nega.re che quàndo la ragione fisiologica e tèra.peutica vanno d'accordo coll'influenza che esercitano i p1incipali sali mineralizzatori, nello stabilire l'azione


SULLE ACQUE TERàiO·MIKERALI D'ISCffiA

329

di una sorgente minerale, a-nche lo studio dei singoli elementi de-ve far peso nella bilancia non solo per determinare la virtìt medicamentosa di un'acqua, ma per precisare le famiglie di malattie che con probabilità possono ottenerne vantaggio ; ciò che noi faremo studiandone i singoli gruppi (1). Fra le malattie che molto si giovano dei bagni d'Ischia, i dolori r·eumatici meritano un posto distinto. Qualunque sia il tessuto aggredito dal dolore, esistano pme ingorgamcnti, come di spesso avviene nelle artriti croniche, il vantaggio che gl'infermi raccolgono è sem1n·e notevole, giaccbè le doglie in tutto od in parte si dilegua.no, gl'ingorghi minorano o si dissipano completamente, c quindi libero diventa il giuoco delle articolazioni. Le cagioni produttrici del morbo pare che in:fiuiscano poco al ristùtato della cura ; difatto i di· versi g-radi di miglioramento sono quasi sempre uniformi, sia che le doglie abbiano avuto origine dal renma, dalla sifilide o da qualche eruzione scomparsa. !11 generale dopo alcuni giorni di bagni termali, !'.elemento - dolore 1icompare, ma presto si dilegua senza bisogno di sospendere la cura. In quest'anno, come si rileva dai registri nosologici, su 94 casi di artrite si ebbero 71 casi di artrite reumatica, 13 di ar· trite rèumatico-sifilitica, 4 dietro retropulsioni di secrezioni morbose, e 6 da cause non conosciut-e. Jl'raj temperamenti ha primeggiato illinfatico sanguigno, gli altri furono scarsamente rappresentati ; pochi fmono gli individui che soffrissero l'artrite da meno di m1 anno, nel maggior nll'mero esisteva da 2, 3 e 4 anni, nei quali ultimi casi eravi generalmente clenntrizione dello membra affette. In (!) Alla preponderatt.a di alcuni clementi min~rnlizutori n~llo \'arie sorgcn\i dell'i· 1!~\n c~edo ai dobba att,ribuixe la filma specialu du ciaseuu 'aC<!M ha ~er UJ\ dnto gruppo di malatl.io e elle realmente l'èspet·iwza di molti secoli ha confennnt.o.


330

CE~NI

IDROLOGICI

alcuni casi l'artrite reumatica più volte guarita coli mezzi ordinari o con trattamento termale, si è riprodotta con formo più o meno gravi, per l'inevitabile esposizione degli indhridui alle st-esse cause. Le precipue secli dei clolori e degli ingorglù furono le articola:tioni e con ispecialità quelle degli arti, e solo nelle artritidi sifilitiche il dolore si protendeva nella lunghezza aene ossa e del periostio. Talvolta nelle giuntme esistevano solo dolori, talaltra gonfiezze più o me1~o sensibili con vari gradi di difficoltà al libero movimento . . n risultato ottenuto fn il seguent-e : guariti 7 - migliorati notevolmente 56 - leggermente 25 - senza effetto 6 - totale 94. Come postumi di lesioni violenti, sieno desse ferite d'<trma da taglio o da fuoco, fratture, lussazioni, distorsioni, ccc., rimangono spesse volte nel sito della lesione clolori, ingorghi, rigidezze articolari, anchilosi o semi·anchilosi, tessuti cicatri · .ziali aderenti con impedito movimento, debolezze muscolari talvolta figlie della lesione stessa, talaltra della lunga pcrmanen:.~a degli apparecchi chintrgici. Le virtrt eccitanti e risolventi di quest-e acque opera.no molte volte miglioramenti che non si ottengono con gli ordinari mEYtzi dell'arte. In quest'anno sopra un totale (li 95 individui si ebbero 9 guM·iti 28 migliorati notevolmente - 42 leggermente - e 16 seuztL beneficio. Precisare fi!lo a qual punto possa estendersi l'a.zione delle tenne d'Ischia nelle affezioni del sistema nervoso è c.osa molto difficile stante la clifficoltà di poter molte volte fare un preciso diagnostico del-genere di organica alterazione risiedente o negli involucri o nella polpa nervosa. In generale però, onde avere alcune pratiche nonne nello stabilire le malattie degli infermi che con qualche probabilità possono giovarsi di queste acque, debbesi tener presente la cagione del morbo, la forma


SULLE ACQUE TERMO-MlLERALI D'ISCHU.

331

e la data del medesimo, la costituzione del soggetto_ Si può diTe che le forme nemalgiche ottengono pilt giovamento delle forme paralitiche, ed in queste ultime le terme sono nocevoli quando si s1iltippano in individui pletorici, quando troYasi simultaneamente abolizione di senso e di moto con atrofia delle masse muscolari, o congiunte a tremore, contratture muscolari permanenti, ccc. Fra le malattie nervose llrimcggiarono in quest'anno le ischiac1i, il cui sviluppo nella maggior parte dci casi è da attribuirsi all'elemento reumatico. In gcueraJe i dolori avevano sede nei principali tronchi nervosi, ed in alctmi arresta.vansi nelle branche poplitee, in altri anivavan.o fino alle pedidie. I ].)lmti dolorosi più costanti erano il centro della natica, le adiacenze del capo del perone e la pa.rte posteriore dei malleoli. In alcuni casi ai dolori si accoppiava un senso di torpore de11'arto, talvolta denutrito e con stentato movimento. Sopra 15 casi di ischiadi si ebbero : l guarigione, 6 notevoli miglioramenti, 5 leggeri miglioramenti, 3 senza. effetto. Dtte altre nevralgie, una cervico-braccialc erasi sviluppata in seguito a febbri palustri ; l'altra intercostale avveniva dietro contu· sione. ~rre emiplegie a destra erano i postumi di apoplessia cerebrale, ed una paralisi del braccio destro con perdita di senso e moto, ed àtrofia muscolare, en1 la conseguenza di gra· vissima contusione per caduta. Nella categoria delle malattie nervose figunmo pure clue casi di atassia locomotrice, uno di atrofia muscolare progressiv~, un caso di tremore della gamba destra, una contrattura dei muscoli cervicali postuma a febbre perniciosa, una debolezza generale del sistema muscolare dietro tetano sofferto, ed una paralisi del nervo facciale destro. Complessivamente su 22 curati si ebbero 2 guarigioni, 4 miglioramenti notevoli, 9 con ieggero miglioramento e 7 esiti nulli.


332

CENNI IDROLOGICI

Nelle malattie linfatico-scrofolose è necessario disth1guere il semplice ingrossamento più o meno cospicuo dei ganglii linfatici dal loro passaggio alla suppurazione, c quindi all'tùceramento. Nel primo caso è difficile ottenere colla sola cura termale la completa risoluzione del tumore ; nel secondo casor si presenti desso sotto forma di ascesso, eli seno fistoloso o di piaga, l'immegliamento è molto più rapido. In tale periodo della malattia il bagno, la doccia e le iniezioni praticate coll'acqua stessa attivano la deficiente flogosi e f<tcilitano la cicatrizzazione. È poi un faUo costante che la costituzione generale di questi individui ac-quista prontamente un notevole miglioramento a1 qua.le contribuisce certo in gran parte il. buon '\'itto, l'aria salubre e le favorevoli condiziorù igie1ùche di quest'isola. l siti di predilezione dci tumori scrofolosi furono il collo ed il cavo delle ascelle. Come manifesta.zioni appartenenti al primo gruppo si notano nell'annesso quadro sinottico 10 casi ed 8 appartengono al secondo gruppo. In complesso sopra 18 casi si ebbero 3 guariti, 7 migliorati notevolmente, 4 leggermente e 4 con esito nullo. Nel quadro delle malattie del le ossa vi accollai p\U'e quelle delle articolazioni, sia perchè nei casi avuti oltre i guasti dei tessuti bianchi eravi pure lesione dei capi articolari, sia perchè alcune malattie delle articolazioni, come ad esempio il tumor bianco, nel suo ultimo periodo, offre molta somiglianza colla ca,rie. Di fatto quando il rammollimento è avvenuto e la marcia si ha aperto una via a.U'esterno, è la carie dei capi articolari che .rappresenta la parte più essenziale degli organici guasti locali. Nelle malattie osseo-articolari, queste acque ter· mali se valgono col loro eccitamento a ridurre le gonfiezze, a far general'e sulle languide ed ulcerate superficie uria granulazione rossa e compatta, a facilitare Ia separazione dei fram· menti ossei, a migliorare la condizione generale degli infermi,


SULLE ACQUE TERMO·MINERALI D'ISCHIA

333

sono poi dannose quando vi esiste uno stato flogistico, quando la tumefazio)le dell'osso o d~i tessuti molli, e la impossibilità nei movimenti è accompagnata da dolore con calore nella parte, nei qu.ali casi s'ingigantisce invece la locale infiammf).zione, come pwe torna inutile il trattamento in quei soggetti molto estenuati nel~e forze che prese1itano a.bbondante e degenero scolo marcioso, o guasti organici assai inoltrati, pei qua.li, quando è eseguibile, l'unica risorsa consiste nella mutilazione della parte affetta. Sopra 11 casi di malattie osseo-articolari avute, 7 riconoscevano la scrofola come causa, in 4 era l'effetto di lesione violenta, ed anche in questi illinfatismo era predominante. Complessivamente si ebbero l migliorato notevolmente, 6 leggermente e 4 esiti nulli. Nelle malattie della pelle osservai che desse riportano pronto e felice riSlllta.to . quando si manifestano come localizzazione. della diatesi scrofolosa. Giovano pure, ma non così prontam,ente in quelle dipendenti da vizio sifilitico ; e sono le più ribelli quelle dipendenti da vero erpetismo. ~nolt.t·e quando vi esiste un'eccitabilità morbosa, sia dessa dipendente da ir· ritazione nervosa o da residuale stato di acutezza, questi bagni sono insopportabili. Il maggiore o minor grado di alteratlione subìta dall'indumento cutaneo influisce poi sul più o meno favorevole risultato di queste cm:e. In quest'anno sopra 19 casi si ebbero 4 guarigioni, 7 migliorati notevolmente, 5 leggermente e 3 esiti nulli. Avendo avuto 14 casi di malattie sifilitiche, ho creduto di .taccoglierle in un gruppo speciale, per dimostrare il beneficio che queste acque possono produrre in silfatta specie di affezioni morbose. Mentre sarebbe un enore madornale 11 credere che le acque termali d'Ischia posseggano la virtù di combattere e dist1·uggere direttamente il principio sifilitico incorpo·


834

CEN1\'I IDROMGI CI

rato per così. dire nell'organismo, pme l'osservazione climostra che non solo le doglie sifùitiche, ma anche altri sintomi, c principalmente quello stato di cachessia, che qnesto virus alla lunga produce, vengono salntarmont.e moclificate da queste acque_ Già nel secolo scorso, Gian Andrea D'Aloisio menava rumore pel telice risultato ottenuto colle acque di Gurgitello nelle manifestazioni sifilit.iche, cd in segillto pareccl1i altri autori pa.rlarono dello meravigliose cure ossen~ate in in fenni eli siftlide secondarhtÈ bensì vero che per l'?.zioue eccitante di queste acque minerali possono mettersi in moviù1ento manifestazioni sifilitiche latenti ma qrteste stesse manifestazioni così provoc<"lte sono benefiche perchè scacciato, come elice il professore Sperino, il Yirus dei gauglii induriti ove soggiornant latente, e portato nel torrente della circolazione, l'organismo risente allora l'azione degli specifici a cui prima mostravasi rest'i.oDi questi fatti ne ebbi quest'anno un bell'esempio nel sergente del 56° fanteria P .__ il quale piiì volte contagiato da nl.ceri sinlitiche fu poscia colpito da fenomeni secondari al capiUizio ccl alla gol[t, c quindi da dolori osteocopi i quali col tempo produssero il1 lni uno stato di cacl1essià generale- AieTa l)ensl fatta una cttra coi preparati mercuriali e col iod.ltro di potassio, ma non avendo ottem:rto alcun vantaggio fu inviato a queste terme O>e gli fm·ouo prescritti i bagni, le stufe e l'ugo intemo dell'acqua del Castiglione. Dopo quattro sole operu.zioni termali companero allrt faccict, al dorso, ed alle coscie molteplici tubcrcoli -ulceranti, serpiginosi, di fonna onùare, con rapida tendem:a ad estendersi_ Essi M'erano nn'am-eola rossaoscmu., nel centro un piccolo rilievo ulcerato coperto. lla crosta, bruna e caduca- Oltre la cma termale fu imm.ediata.mente sottoposto all'uso del hioduro di mercurio associato al iodtuo c1i potassio, eà in pochi giorni si limitò In, loro tenden1.a ad


SULLE ACQUE TERMO·MIKE'RALI D.lSCTHA

33;)

estendersi , alctme ulceri cicatrizzarono, altre diminuirono notevohnente, e quel che piìt l]lonta, le condizioni generali dell'infermo miglioravano giornalmente. In complesso nello malattie sifilitiche si ebbero 3 guarili, 4 migliorati notevolmente, 5 leggermente, e 2 senza effetto. Fina1mcnte nelle varie malattie non comprese nei qnadri precedenti le terme di Ischia giorarono sia col modificare le ~ndizioni generali degl'infermi, sia col promuovere l'assorbimento ed espulsione di quei materiali I>lastici di mor· bosa formazione cbe erano di ost~colo al1a libera circolazione linfatica c sanguigna, e qttindi alla fisiologica manifestazione ftmzionale e nutriti,·a degli organi stati colpiti. Di fatto che altl·o significano quello e:spansioui dci polsi, quel calor intorno quasi febb1ile, quei copio·i sudori, se non cri:;i Sllscitate dalrazione di queste aequo n benefizio di un organismo ammorhl\to ? Tn.le almeno si è il concetto che io me ne sono formato. L'esito generale clelle malattie ed il contingente che n c1iedero le d.i\'6I'SC nl'mi sono segnati negli annessi speccltietti. Riepilogando qtùndi, dirò che l'azione me(licatrice <li queste acque tel'mali de\'e attdlmù1li : l o allo stato tenno-elettrico delle stesse che ne facilita l'introduzione nell'organismo, e acl nn rom· po ne eccita le fibre sensitive ; 2~ all'influenza che esercitano i sali in esse conteìmti sul ricambio materiale dell'organismo. Ora prima di chiudere questa relazione mi sento in oh· bligo di dare alcuni schiarimenti snlie indicazioni che mi nn-ono di gtùda nel seg1mre il risultato pi\t o meno nworevole ottenuto da q11esto cure termali. In 11cssnno segnai l'esito di guarito so non erano completamenlo dileguati tnlti i fenomeni e tntti i reliquati della malattia per cui l 'indi\iduo fu proposto ai bagni. Per poco clte il malanno non fosse completamente vinto, resito fu segnato nella colonna dei migliorati, che distinsi in due categorie di miglioramento,


336

CENNI IDROLO(ÙCI

notevole o leggero, per indicarne i gradi. Se ·Un tale rigorismo può sembrare soverchio quando i principali fenomeni morbosi sono scomparsi e che può prevedersi 1ma non lontana completa guarigione, è però l'espressione dei fatti nel momento in cui il medico incaricato di tale servizio è obbligato di prendere i relativi appunti Jler compilare i quadri sinottici. Io stesso sono convinto che parecchi fra c1uelli segnati nei migliorati notevolmente saranno fra poco complet~mente guariti, a.nzi anche in ya.ri casi in cui il beneficio di queste tenne appemt si manifesta al fine delle bagnature progredisce poi senza bisogno d'ulteriori compensi :sino alla completa gua.rigione, e potrei citarne diversi esempi, ma per non dilungarmi ult.eriormente rammenterò che nello scorso anno venne nello stabilimento del Pio Monte deila, Misel'i· corilia un sottot.ene11te dei veterani per nome C. C. al quale dopo artritidi ·pii1 volte reciclivate era rimasto come postumo un'anchilosi a.ngolare di tutte due le ginocchia. Dopo 40 giorni di cura coi bagni, colle doccie, còi fanghi e con una specie di massaggio durante il quale lo sottoposi per fino al peso di un inserviente onde vincere la resistm~za, delle rigidezze articolari, erasi ciò non perta.nto ottenuto pochissimo vantaggio. l\~a quale non fu il mio stupore quando lo rividi quattro mesi dopo in Napoli ca.mmina.re libero e sciolto senza bisogno di alcun appoggio, riconoscente alle acque del Gurgi· tello che gli avevano ridonato l'uso delle sue gambe? In quel momento io credetti di veder rinnovato il miracolo di Cristo quando in Gerusalemme, al margine della probatica piscina., disse al paralitico da 38 anni : Tolle grc,batt~m twu:m et am.bttk6. c~~,samicciola, 17 ottobre 1876.

~ERACCA Maggiore medico.


Acque minerali è ITALIA MERIDIONALE

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. SULLE ACQUE TERì\10·1\fiNERALI D'ISCHIA.

'STAB_ILIMENTO BALNEO-M,ILITARE DI CASAMICCIOLA

· ,Quadr<J {lelle z.malathe·doro .esito (1• e 2• mutft).

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D!igli•Jroti !ligliorati notevol- le.gg~r.meu le menl:e

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Reumatismi, artriti e loro esito ... .... .. ..... 2 Trauroatismi e loro conseguen·ze . . . ....... 3 Malattie del sistema ne!" VOSO •••.• •• •• • ••••

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Malattie linfatico-scrofolose .. ~ . .. .... ..... 5 Malattie del sistcJ)la osseo e sué dipendenze . 6 Dermatosi ............ 7 :à>blàttie sifi1itiche. ... . 8 Malattie varie . ....... To-rAu... l

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RELAZIONE

SULL'ESITO DELLA CURA DEI BAGNI ~fARINI NBI

MILITARI lNV IHI 1\ CIVITA VECCllll IIELL'ESHTE 1876

Con circolare ministeriale n.o 65 fu stabilito che in que· st'anno vi fosse una sola muta di bagni marini, e questa dnmsse 30 giorni dal l o al 30 lug-lio. Le ragioni che in· dussero l'autorità milit.'tre a fare questa. innovazione sono, a mio credere, le seguenti : Essendo relativamente poclJ Lgli indi viclui che aunualme~1te abbisognano dei bagni marini 0 sufficiente una mut.a per tutti comprenderli; essendosi JlOi riscoutrato che la durata di 20 giorni di bagnatm:a non è suflì.cicnt;e per ottenere la guarigione di mol tè m::tlattie, fLt clivisato di prolungare i bagni a 30 giorni nella. fiducia che <la una più lunga cura si sarebbero acquistati pill segnalati mig-lioramenti e jJiìt numerose guarigioni. Nella mia lwlazione dell'anno scorso io accennava a qnc· sto inconYeniente del tro:ppo limitato spa:~;io di tempo per le eme marine colle segnanti parole : « non è possibile fissare tm periodo di tempo per ottenere la guarigione eli tma ma·


RELAZIONE SUI BAONI MA.lUNl DI CIVITAVI~CCillA

341

1attia, essendo molte le cause che possono allontanarlo od aecorciarlo ; per cui il pretendere che nel bre\'e periodo di -renti giorni possano guarire tutte le malattie per le quali fu indicata cd effetttlata la cm·a. marina si chiederebbe il troppo. ,. (l ) Fu dunque ottimo diYisamento quello di protrarre ad nn mese la bagnatma, e le piìt numerose guarigioni ottenute quest'anno io non mi perito a dichiarare che in buona parte si debbano ascrivere alla dotta determinazione, per cui caldamente applaudo a chi la proponeva ed a chi la accett.an. Ed a questo proposito mi sia lecito esporre una mia opinione, che è il frutto di tanti anni <ti ossorYazione, essendo ben 10 anni continui che io presto la mia assistenza a continaia di malati, che annualmente per sollieTo di qualche infermità accorrono al mare. lo ho osserrato, ed i miei appunti che tengo sotto gli occhi me lo confermano, che alcune malatlie, ad esempio ·le dermatosi, in quindici giorni circa di cura marina guariscono, altre, come le adeniti di recente data e alcune Ili:tghe sanano in circa venti giorni, invece alcuni ascessi adenosi, i seui fistolosi , le ostcopatie abbisognano di trenta o quaranta ed anche pilt giorni per guarire. In quest'anno stesso , como si ved1·à iu seguito si. ebbero delle malattie clella pelle, delle piaghe e delle "adeniti che al quindicesimo giorno di cura erano completamente guarite. Or bene, il tenere questi individui gnariti allo sta· bilimento marino insino al fu1o della muta ò un privare l'esercito di militari che potrebbero fare il loro servizio; dall'altro lato il dover rimandare ai Corpi ·dOIJO terminata la bagnatura alcuni inclividui che sono migliorati e che con altri dieci giorni di bagni potrebl)ero esser gnariti, si reca. un danno agli stessi, perchè il pitt delle \7 0lte si aggrava la {l) Vedi OiONiale di mullcùra mr1itart, 1870, X• 12, pag. 1157.


342

RELAZIONE SUI B..W~'l MARINI

malattia e si danneggia pure l'erario pubblico non potondo questi militari prestar servizio e si devono rinviare allo spedale per completare la cura. In vista di ciò io proporrei che fosse data facoltà al medico dii'igente la cura di ri.n· viare ai loro Corpi gli individui gua.1'iti quantunque non fosse anco terminata la muta e che questa si protraesse fino a qua·ranta giorni per ·quelli individui, che si presume abbisognare di tale spazio di tempo per g.uarire, non convenendo andare più in là nella bagnatura se dentro tal perioc1o non hanno acquistata la guarigione. Sottopongo questa mia proposta., che è, ripeto, il frutto di lunga ed attenta osservazione, all'apprezzamento di chi invigila alla salute dell'eser· cito, portando convinzione se venisse approvata, che riclonderebbe ad utile di tanti infelici che dall'onda marina attendono la sanagione delle loro infermità. Il numero degli inc1iviclui ammessi ai bagni eli mare fu di 28, ma non fruirono delli stessi che-24 essendo mancati 4 perchè degenti allo spedale all'epoca della bagnatura. Come era stato stabilito l'anno scorso cosl si ripetè quest'a.nno l'orcline : l 0 che al mattino alla sveglia fosse clistribuito il caffè ai bagnanti; 2° che questi fa.cessero ogni mattina una passeggiata lungo mare dalle ore 5 1/ 2 alle 7; 3° che alle ore 7 antimeridiane vi fosse la visita del medico; 4° che dalle ore 7 1/ 2 alle 8 1/ 2 vi fosse bagno; 5° che il primo ran· cio fosse clistribuito alle ore 9; 6° che vi fosse riposo c silenzio clalle ore 12 alle 2; 7° alle ore 2 pomeridiane vi fosse la visita del medico; 8° che dalle ore 2 1f2 alle 4 pigliassel'o il seco'ndo bagno ; go che alle ore 4 1/ 2 si clistribnisse il secondo rancio con carne; l 0° che dalle ore 5 alle 7 1/ 2 vi fosse passeggiata lungo il mare; lto alle ore 7 1/ 2 ri· tirata; 12° alle ore 9 1J2 silenzio. Il metodo di cma usato è quello che da ben 10 a1mi se-


DI CIVITA YECCRI.A

343

gno con fe}ici ristùtati e che avendo avuto l' approvazione nell'anno scorso del signor ff. Direttore di Sanità Militare di Roma e del signor Generale Comandante la Divisione territo· riale,, mi autorizzava quest'anno a proseguire con sicurezza e tranquillità. Io non starò pertanto a spiegare .questo mio me· todo, avendone di già estesamente tenuto discorso in parec· chie· mie pubblicazioni e nella, B.elazione dell'anno decorso, nella quale pme esponeva quali eran le ragioni che mi aYevano cleciso a praticare tal metodo e diceva il percllè avera da tanti anni abbandonato il metodo di cura seguìto dai pitt dei balneologi. Io dunque adoprai l 'acqua di mare per be· vanda e per bagno sia generale che locale cd anche in docciatura. Faceva bere l'acqmt di mate prima di ciascun bagno alla dose di grammi 50 a 60 come di azione alterante e solvente, poi faceva prenclere il bagno in mare con tuffo 1·e-pentino quindi il bagno eli sole, ossia faceva stare i malati ignudi alla sferza dei. raggi solari e non li lasciava rituffare se non quando mi era assiclU'ato, che la loro pelle non solo era asciutta, ma anche et1ld:1. Questa alternativa di tuffarsi e di esporsi al sole io la faceva ripetere tre o quattro fiate · ogniqualvolta prendevano il lJagno; a~rei aggiunto il bag~o di sabbia se. la località si fosse prestata, ma essendo la sponda rocciosa. ed a scogliera non mi era ciò possibile. Qttesta era la cura generale ; a seconda poi delle diverse infermità che ciascun individuo affiiggeva, io aggiungeva o l'abluzione o la doccia a pressione coll'acqua di mare, o la a_l)plicazione stùla parte affetta clella pianta marina conosciuta col nome di Zctt&uca 'marina (Phyc~ser1·s at~stralis. Kiltz). . Colla doccia cercava di fa.\Torire il riassorbimento del con· tenuto nelle glanclule ingrossiLte, ingrossamento clovuto ad iperplasia <1_egli elementi istologici. Ltt lattuca marina l'ap· plic.ava sulle adeniti indurite, sugli adenomi, sugli ascessi


3114

RELAZIONE SUI .BAG~l MARIKI

adenosi e sulle piagl1e per fayorire la risoluzione dei primi e per detergere e cicatrizzare le soluzioni di continuità delle 11m·~i molli, cl1e erano state prodotto per uecrotizzazionc dcgli stessi elementi istologici, iperplastici delle glandule. I ri· SlùtaLi che io ottenni da queste cm·e locali furono sorprctl· denti e tali da spingere chiunque, che dell'arte del cw11re le infermità se n'è fatto un sacerdozio, a ripeterle in pilt e· steso campo e stucliarlc con attento esame. Era importante il sapere a quale agente si doyesse ascrivere ques!.tt virtì1 ternpeutica e potei scoprirlo mercè l'aiuto di un distinto chi· mico, il quale analizzò le ceneri delia detta pianta e tro,·ò che contenevano gli elementi mincmlizzatori dell'acqua tli mare, (cloruro di sodio, di pot.assio, di magnesio, solfato di magnesia, di calce, ccc., ecc.), ed una sostanza resinosa di otlore balsamico penetrante e che rammenta quello del creo· soto. Studiando separatamente l'azione della lattuca · ma· rina ho riscontrato che ha un'azione locale meccanica e qucst..'l ò in·-itativa avendo noLato che dopo tluc o tre giorui dell'applicazione della slessa pianta si s1iluppava 1m eritema alla pa,rte con pustule migliariformi; l'altra azione ò cense· cutiva e questa è 1'Ùiolvente avendo riscontrato, che le glan· dulc ingrossate diminuivano di volume e quando erano ag· glomcrate si separa rnno, si rarmnolivano, si scioglievano. l sali che si trovarono nelle ceneri della detta pianta ci spie· gano l'azione solvente, la resina ci fa con ragione supporre essere essa l 'agente irritativo ed escarotico. 11 chiarissimo ptof. Fausto Sestini ha plll' fatto l'analisi di questa pianta od ha trovato che è una delle alghe marine più azotate contenendo di azoto 1,9169 per 100. Dcro alla squisita gentilezza di questo dotto professore se posso qui trascriverei risultati della detta analisi avendomene favorita copia, per cui gliene rendo i pilt sentiti 1ingraziamenti.


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DI CIVITAVECCHIA

Composi$ ione chimica clella JJiania allo stato naturale. A) Acqua igroscopica . . . . . . . . . . . . . . . . 14,899 B) :Materie solubili nell'acqua fi:edda: l o Cloruro di sodio . . . . . . . 4,270 2° Solfato di calcio . . . . . . . G,303 3° Vasi di magnesio e })Otas:)io . 0,138 4° Materia organica . . . . . . . 4,861 C) Pianta làvata e seccata a 100° c.: Mate1;e azotate . . . . . 12,304( l o Materie » grasse . . . . 0,073 56,877 organiche ) Celhùosa . . . . . . . 11,599 Altre materie tcrnarie . 32,901 2° Mat01·ie minerali . . . . . . . . 12,652 'f OTALE

.100,000

Composizione clc7la cenere pura. SiHcati .. . Anitride solforica. .,. fosforica . Ossido fonico . . » di calcio . » magnesio . » pota.ssio . . .,. sodio ... Cloro, Sodo, Bromo cd aU.re materie .

36,472

T OTALE

.100,000

31,775

19,805 0,573 3,040 5,796

0,502 1,290 0,738

Riepilogando dunque le cme usate, questo sono state le seguenti: l o bevanda dell"acqua di mare; 2° b~ano di mare; go bagno di sole ; 4° abluzioni coll'acqua di mare; 5° doccià a pressiotle con l'acqua di mare; 6<> cataplasmi di lat. tuca marina.


34(3

RELAZIONE SUI BAGXI MARINI

Come era stato ordinato da Nota ministeriale, giunsero al 30 giugno i militari bagnanti, i quali tosto visitati, trovai. che le ma.lattie di cui erano afflitti o di cui portavano i reliquati si potevano classi'ficare nelle seguenti : Adeniti lente . . n° 10 Adeno~a.

Ascessi aden osi. Eczema . Gozzo. Piaglte . Psoriasi. Seni :fistolosi.

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no 24 To.talc . Esaminando questo quadro noi troviamo che le manife· stazioni morbose piìt numeroso sono le glandulari dalla semplice ipcremia delle glandule linfatiche alle linfacleniti suppurate ed ulcerate. Qu.este :rpalat~ie sono frequenti nei militari, essendo essi espçsti giornalmente alle variazioni. termo-irlrometriche, a lunghe e f~tticose ma.rcie ; ed è ben noto come anche ad_ una lieve irritazione le glandt~le. linfatiche reagiscono tosto con una produzione maggiore d~i propri elementi. Colla iperplasia delle celhùe linfatichc ne viene la ipertrofia delle glandule, le quali P,Onno rima~.tere ingrossate oppure col tempo clegenera.re in adenoma o passare ad esito suppurativo, senza te~er p~rola delle altre metamorfosi regressive a cui possono anelar soggette. Alcune delle adeniti esistevano da pochi mesi ed altre da cinque , sei e più anni ed anche dall'infanzia e trovavansi in individui eli temperamento linfatico e~ di mediocre fisica costituzione. Gli adenomi si riscontrarono in duo individui di temperamento linfatico, dei quali uno lo teneva da clue anni (soldato Cimorelli) e l' altro da tre anni (soldato Pizzamiglio).


DI CIVITAVECCIIIA

347

Gli ascessi adenosi erano tutti di recente svilu})po, alcuni dei quali erano aperti ed altri si aprirono in tempo della ba-. gnatura. I seni fistolosi erano mantenuti da gla.ndule rammollite e supuranti e l'umore che gemeva era sicro-purulento. Si s(J.rebbero potuti guarire molto tempo prima se gli ammalati si fo.ssero assoggettati all'operazione cruenta, ma essendosi rifiu,tàti si è dovuto sottoporli alla cura balneomarina. Fra gli adenomi o cisto-aclenomi si può pure annoverare il gozzo, quando questo è formato <lall'ipertrofia ed iperplasia delle vescicole chiuse componenti il corpo tiroide, cioè il gozzo così detto vescicolat·e o glandttla1·e. Se ne ebbe un caso nel soldat-o Di-Lonardo, il quale per la stessa malattia era di già stato l 'anno scorso sottoposto alla cura de~ bagni eli mare. In, una nota alla mia Relazione dell'anno s.COl'SO io dicea, che aveva riscontrato dopo circa due mesi dalle bagnature il gozzo del Di-Lonarclo sensibilmente diminuito. Questo si mantenne per tutto l'anno nelle identiche condrtioni, per cui si fecero ripetere i bàgni. Vi furono tre casi di malattie del1a pelle, cioè due eczema ed una psoriasi. Degli eczema uno era impetiginoso e l'altro rosso. Lo eczema impetiginoso si manifesta specialmente negli individui eli temperamento linfatico e nelle discrasie scrofolose; la secrezione è .abbondante ed il contenuto delle vescichette è una sierosità mista. a pus, che essiccandosi forma croste giallo-grigiastre, che stanno adagiate su . di una superficie rossa ed ·icorosa. L'individuo affetto da tal malattia (furiere Pl·ato) essendo di temperamento linfatico-vcnoso ma di buona costituzione fisica e non maculato da discrasie prescnt.ava croste sottili e superficiali ed eruzione discreta, per cni faceva sperare in 1ma sollecita gua1igioue. L'altro caso di eczema, appartenente alla varietà detta 1·ossa e limitata al llaso, si notava in un individuo (soldato Paccini) di tem-


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RELAZIOKE SUI BAG!sl: .MARI~l:

peramento sanguigno-bilioso e di buona costituzione fisica, il quale da molto tempo andava soggetto a corizze. La psoriasi è una dermatite cronica, la di cui causa. ci è completamente ignota. Nel soldato l)angaro era molto estesa ed avea la figura di scutcllt.da ed anmduta. L' individuo affetto era di sana e r9busl..'l costituzione, ed essendo questa malattia totalmente locale e non prodotta. da clis~·a· sia facea nutrire speranza che sarebbe guarita. Si ebbe llll caso eli piaghe alle estremità inferiori . Queste malattie sono di ltmga e noiosa cura e molte >olte, quando già son cica· trizzato, facilmente ritorna.no per una anche tie1'e compres· sionc di nn legaccio o di un nodo o per una semplice esco· riazionc. Le anatomiche condizioni delle estremità inferioli ci danno la ragione della frequen7..'\. di queste lesioni c della loro ostina?.ione a guarire. Nei soldati si riscontrano di soventi e se forse più facilmente si trovano nei militi a cavallo; le guarigioni sono però relati>amente più lente nei fantaccini e ciò trova 1ma spiegazione nella diffi.coltata ci1·colazionc umo· rale in chi sta per molto tempo fermo nella posizione ver· ticale. Si ebbe 1m caso solo di piaghe alle gambe e questo fu nell"allievo musicante Boninsegni, il quale per la detta malattia era stato cnra.to più volto all'infermeria reggimentale. IJe lozioni astringenti e toniche, la compressione circolare con listarelle di cerotto diaquilon alla Baiton ottellllero la chiusm·a delle piaghe, ma la permanenza di uno stato ipere· mico a.Uc cicatrici cd il facile escoriarsi delle stesso ci av· visa.vano che la guarigione non era completa e non })Otcva essere duratura, ed infatti di tanto in tanto si riapri>ano. Per sperare una guarigione stabile bisogna {'a rinforzare la parte ammalata, tonicizzare i tessuti, migliorare la. compage orga· nica dell'individuo e questo si è creduto potere ottenere colla. cura. marina,


DI CIYITAVECCIDA.

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Tenninata la visita di ciascun indivicluo sottoposi tutti i bagnanti a.Jla posatura del corpo per potermi assicurare se la cm-a marina oltre di recare miglioramenti e guarigione delle malattie avrebbe portato giovamento all' intiero organismo. Al 1° luglio si cominciarono le bagnatura, le quali fu· rono sempre favorite da un tompo magnifico (vedi Quadro n° 1), ed infatti su trenta giorni di bagni si ebbero giornate serone n° 18, vmie n° 5, mwolose Jl0 7, totalmente piovose nessuna non avendosi avuto elle due temporali alla set-a del 13 e 14. La temperattu-a atmosferica fu airombra di 24°3 C. iu media al mattino con un massimo di 27° al 27 luglio ccl un minimo di 22° al 2, 3, l G luglio. La media del calore atmosferico alla sera (ore 3 pomeridiane) all'om· bra fu di 28°2 C. con un massimo di 33° al 16 e 24 htglio ed un minimo di 25° al l o c 26 stesso mese. J,a media dell:l. temperatura al sole fu eli 34Q7 al mattino (ore 7 1f:J e di 38°8 alla. sera (oro 3) con 1m massimo di 41° al mattino del 5 luglio c di 45° alla sera del 24, e con un milrimo di 27° al mattino del 14· e di 32° a.lla sera del 26. Lo -va~iazioni barometriche oscillarono da 761 a 7()9 mantenendosi in una media di 766. Il vento dominrmto era il scirocco che quasi sempre <lcbole rendeva la respirazione pesa c sotl'o· cante. Ln. temperatura del mare nella località ove si prendevano i bagni ora i11 media di 22°5 C. al mattino cou un massimo di 25° ed un minimo di 20°, alla sera era in media di 25°•!0. con un minimo di 2l0 edununmassimodi 28°. ll mare fu calmo })Cr 20 giorni, mosso per 8, agitato per 2, per cui si è potuto ogni giorno fare il bagno al mattino e solo si dovette sospenderlo 5 volte alla. sora, di cui 3 volte :per il vento troppo forte c 2 volte per temporale. Pre~ero }lertanto i nostri malati 55 bagni per ciascuno senza alctln inconveniente. Si ebbe 1m sol caso di febbre termale nel sol·


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RELAZ(ONE SUI BA'GN.I »IARINI

dato lV!anuzzi, la quaJe però cèssò completmnente al terzo giorno non adoprando : altra c1ua che la semplice sospensione del bagno. È degno di nòta che noti si fe' concomitante alla febbre ·alcuna eruzione alla pelle còme di solito avviene nell 'uso dei bagni termali e che io più volte riscontrai alle Tenne d'Acqui in Piemonte (l); all'opposto nel 'soldato Paligaro al secondo giorno di bagno sì manifestò un;ernzione èritematosa al petto ed a1 dorso senza precedenza nè concomitanza di febbre, la quale,eruzione al 4° giorno era totalmente scomparsa. Durante la bagnatura ripetei gli esperimenti per assicurarmi deìFinfluenza del bagno marino sulla temperatura animale, sulla circolazione sanguigna e sulla respirazione. Le esperienze fu· rono fatte su 21 bagnanti e procurai eli eseguirle· con tutte quelle cautele e precauzioni, cl1e questi generi di studi re· clamano (vedi Quadro 11° 2). Le esperienze sul calore ani,male mi diedero i seguenti ri· sultati: l o Che il ca.lore del corpo diminuisce sempre dopo il bagno; 2° Che questa diminuzione' si notò da 3/ 10 di grado fino .a (}O c. s~ Che in genere la diminuzione del calo:re è di 2° circa. Studiando le influenze del bagno di mm·e sulla circolazione saug1ùgna ho . potuto osservare: l o Che il bagno diminuisce la frequenza del polso in modo costante; · 2° Che la diminuzione dei battiti cardiaci si fa tanto ·maggiore quanto piìt frequenti sono essi prima dél bagno. 3° Che in genere la diminuzione dei battiti è da lO a 20 per miuuto primo ; 4° Che alle volte aumentano i battiti in chi nuota molto .. (1) FRANClltl(t, L(l jcòòrc I~Trttrkle, 2• edizione, Todno 1SG4, pagina 28.


DI CIVl'J.'A.VECCHIA.

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R1guar<fo all'influénza del detto bagno sulla respirazione ho potìlto..conoscére :. fo Che'ddpo ~l bagno i moviroenti.respiratori sono diminuiti; 2° Che la diminuzione è di imo o dtie 'movimenti per minuto; 3° Che in <1lc1mi i1idividui la respirazione diminui<;ce anche di 4 e di .8 roòvimenti al Ininuto; 4° Che-aumenta solo negli individui che m:wtano di molto; 5° Che. 'in alctmi individui la respirazione non si modi:lìca ·punto. Cònfrontani:lo poi fra di loro queste tre importantissime :funzio:ni della vita sottoposte all'azione del bagno marino, ho potu.t) accertarmi che tm certo rapporto regna fi·a loro, essend:o n1anuesto ché quasi sempre alla diminuzione del calore si unisce la diminuzione dei battiti cardiaci e dei. movimenti l'eSpirator-i. Però ho notato, come avea di già rimarcato l'anno scorso; che non è sempre costante la correlazione fra la ciroolaziolie .e la respira:zione ; infatti in individui in cui il polso era climinuito di 8·, 10 e più battiti, tutta.Yia la respirazione non si modificò punto; ecl il fatto più ragguardevole è que1lo o:sservato nel soldato 'Frigero, nel quale dopo il bagno iì calore del corpo era diminuito di 5° 8 C.: il polso era diminuito di 24, Mttiti, ·tuttavia i movimenti respiratori si mantennero a 20 c9me prima dèl ba.gno. Infu1e le osservazioni di quest'anno vengono in conferma di quelle dell'am10 scorso; e per ql}.el, c~e riguarda la respirazione quest'aniw pure le mie' osserv.a~ìoni ·non concorùauo con quelle del Virchow, il quale ~ce che il bagno di mare accresce ilmm1ero dei movimenti respiratort, io invece. ho osservato che li diminuisce e che ~olo quando il bagnante nuota essi crescono. In quest'anno quelli che presentarono l'aumento di frequenza nelle respirazioD;i fm'ono due nnotàtori, i soldati ]fammi e !rliglietta.


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RELAZIONE SUI BAGNI :i\IARINI

Tenninate al 30 di luglio le bagnature ebbi la sodclisfazione di riscontrare i seguenti risultati (ve<li Quadro no 3) : no 11 Guariti . . . . . . llfolto Txùgliol'ati . . » 5 lltiigliorati . . . . . . » 8 Totale . no 24, Guarirono completamente : 4 adeniti lente, delle quali tma. al 20° giorno di cura, per cui l'individuo che ne era afi'etto (soldato Di·Paolo), ha potttto a.ncora 1)artire per il Campo di esercitazione col proprio reggimento. Queste adeniti trovansi in individui di buona costituz.ione :fisica, per cui la guarigione fn sollecita e completa. Sono guariti due ascessi adenosi, dei quali giova fare speciale menzione. Di uu ascesso adenoso con ingorgo pcriadenico al collo era a1fetto il sergente Fiorentino. Questo militate era già stato ai ·bagni l'anno scorso per b stessa malattia, ma l'esito era stato nllllo. Nella Relazione dell'anno ~assato io rit<n·iva che questa affezione glandtùare non aveva ottenuto alcun giovamento perchè di natma eviclentemente si{ilit·ica, ed aggitmgeva. che " non poteva avvo· nire altrimenti essendo a tutti noto che l'acqua di mare n0n ha potere di guarire le affezioni sifiliLiche siano pure gla11· dnlari, e giova a guarirne i reliqua.ti sol quando il virus vr~­ nefico è stato distnttto dalla cura merclU'iale. , E cosl fn: il Fiorentino nell'inverno scorso fll sottoposto a cura antisifilitica. e sebbene lo stato della parte lesa fosse di poco mu· tato quando venne ai bagni da quello dell'anno sc.orso, tuttavht dopo soli 15 giorni di cum l'ascesso ac1euoso guaTì completamente. T/altro ascesso era all'inguine e ne era affetto il furiere Lovcllo. Questa malattia è in genere causat<t da infiltrazione venerea derivata da lùceri del pene o dello scroto, il vero bubbone, ma quando è esclusa questa causa · bisogna rintracci<trc la fonte di questi ascessi o nei vasi lin·


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DI CIVITAVECCHIA·

fa.tici della sez~one inferiore della parete addominale o nei linfatici dell'intiero membro inferiore; ed in quest'ultimo caso si scorge éhe il focolaio primario del morbo è stato o una ferita o una piaga. irritata alla gamba ocl piede in ispecie fra le dita; altre volte dipende dal soverchio moto della gamba, da WlO sforzo, da 1m colpo diretto o dal freclclo umido. Nel ca.so nostro la malattia esisteva da sei mesi, era stata prodotta da uno sforzo nel canuriinare e non vi era traccia nè di aftèzione :v;enerea,nè eli labe sifìlitica. Il tumore era all'inguine destro, indolente alla moderata pressione, sotto la quale si notava un:ali.uttuazione profonda. A.l12<> giorno di bagnatura l'ascesso spontaneamente si aprì dando uscita. a marcia ben elaborata e di buona natura. :Medicato l'ascesso con cataplasmi freschi di làttuca marina si cicatrizzava completamente a,l 30° giorno. Guarirono tutte e tre le dermatosi, cioè due eczema ed una ploriasi. L'eczema impetiginoso di cui era affetto il furiere Prato guarì in 20 giomi. Sebbene il William, l'Alibert, il Batteman, il Gaudet ed altri medici abbiano ottenuti buonissimi' risultati nelle malattie cutanee a.piretiche coll'uso dei brtgni marini, tuttavia vi sono n10lti medici che hanno poca fiducia negli stessi per le dette mahdtie. Appoggiato alla mia non .brev·e pratica io posso dire con sicurezza, che mi trovai senwre b~ne. della cura marina, nelle dermatosi quando al bagno 1mii l'uso interno dell'acqua di mare, e sono d'ac· c.ordÒ col Pouget nell'asserire che « l'acqua di mare modifica tanto lo stato generale che il locale ed è questo cambiamento impresso all'organismo intim·o che è la causa più possente della radi<:(aie guarigione delle dermatosi. » Ottennero una completa guarigione le piaghe, di cui era afflitto l'allievo mn.sicante Boninsegni, e questa guarigione io credo di poterla attribuire più che ad altro alla cura locale colla doccia e coi cataplasmi eli lattuca marina. Non vi è dubbio che a.p·

al


354

RELAZIONE SUI 'BAGNI MARTh"1

11licando l'acqua a modo di doccia piìt facihnente si favorisce l'assorbimento dei principt ri:ùneralizzatori della stessa. Fin dal 1847 il dottor Viel medicava le tùceri scrofolose co1l'acqua di mare c se ne trovava bene, ed il dottore AulJcr diceva che di tutte le maniere di ado1)erare l'acc1ua eli. mare fredda all'esterno nessuna produce effetti più vantaggiosi di quella che consiste nell'applicarla topicamente; ma il modo di applicazione usato dai detti balneologi è troppo incomodo, lungo o noioso dovenclosi coprire la parte malata di compresse inzuppato d'acqua di mare fredda od intiopidita dal sole o dal fuoco, ed ammollarlo di mtovo ogni volta che le com· presse sono asciuttate. Io invece adopro 1:1 doccia a piccola colonna ed a (liscreta pressione ripetute volto nel tempo del bagno mattutino c vespertino, facendo per il resto della giornata e per tutta la notte tenere sulla parte affetta, sia piitga, aclenito, ascesso adenoso, ecc., cataplasmi eli lattnc<t ma.riua, e li faccio rinnovare con piante fresche quattro volto al giorno. Operando in questo modo io ho ottenuto bellissimi ed insperati successi, per cui invito i miei colleghi che sono addetti alla cm-a dei bagni marini a fare eguali esperimenti fiducioso che rimarranno soddisfatti. Adoprando questo metodo ebbi pm-e la guarigione di uu seno fistoloso mantenuto da una glandtùa cervicale supm-ante. Colla doccia e coi cataplasmi di lattuca marina l'adenite si risolse, per ClÙ il seno fistoloso cessò dal gemere materia pm-tùenta e quindi si. cicatrizzò evitando il pericolo di d.over ricorrere ad un atto operativo cruento. Migliorarono molto due adeniti lente, di cui una mnltipla al collo esistente da un anno (soldato Arzaconi) e l'altra, unica, pure al collo esistente fin dall'infanzia (a-llievo mus i· _ caute Deales). :Migliorò molto un adenoma ro1ùtiplo esistente al collo da tre anni. Coll'uso della doccia c dei cataplasmi


DI CmTA VRCCIIll

355

m lattuca mal'ina i tttmod glanclulari si separaroM l 'tmo dall'altro ed impicciolirono quasi della metà del primiero volume. n soldato Bosser, il quale era affetto da ascesso adenoso al collo e da una piaga alla base dello stesso, migliorò molto colla suddetta, cm·a locale (doccia e cataplasmi) ed al fine della bagnattu·a la piaga era quasi cicatrizzata e 11 ascesso guarito. l\figliorò pme di molto un seno fistoloso al collo causato e mantenuto da adenite supurante, guarendo poi completamente 15 giorni dopo le bagna.tmo in seguito ad operazione cruenta. Quattro adeniti lente e due ascessi adenosi sono migliorati. Migliorò un adenoma al collo della grosRozza di uun, noce esistente da due anni. :Meclicato lo stesso colla più volte accennata cura locale, ossenai al 6° giorno di bagnatura comparire sulla parte ammalata tlll!l. eruzione pustolosn, da simulare un'eruzione Callsata da fl'i zione colla pomata emetica. Sospesa l'applicazione della pianta marina si essiccarono tosto le pustule ritornando la pelle del color naturale e con mia sorpresa diminuendo il tumore della. metà del primiero T"Olume. Migliorò alquanto il gozzo diminuendo di duo centimetri di volume, c sm·ebbe certo diminuito di piit se non si fosse dovuto al 20° g·iorno abbandonare Ja cma per essere stato il Di Lonardo colto da orchite blenonagica acuta. Questi sono gli esiti ottenuti dalla cma delle malattie di ctù i bagnanti erano affiitti, esiti abbastanza soddisfacenti e migliori assai di quelli ottenuti nell' anuo decorso, Desiderando poi accertarmi se lo stato generale elci bagnanti era pure migliorato, li sottoposi eli nuovo alla l>esatm·a, e di 23 individui misurati trovai che 15 erano Cl'esciuti di peso, 2 erano ximasti dello stesso peso c G erano diminuiti. Sebbene questi ultimi siano scemati eli peso non si deve conchiudere -che siano peggiorati nel loro stato generale, perchè se otten-


356

Jttlf,A.ZIONE SUI JlAGNI llfARINI

_nero miglioramento o gunligione delle loro malattie dovevano per conseguenza migliorare nello. loro salute e così fu; e la diminuzione di peso deve :tttribuirsi allo scemamento del tesQUADRO

-

0 SSER V .4 ZJ'OJU Q

Termomelro centigrado

~

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o....

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al SO!() o.ll'ombra. - "' - ' ,

~

i

l 765 23 2 765 22 3 765 22 4 766 23 5 766 2H 6 767 25 7 769 24 8 769 25 9 766 2!),5 25 10 766 24 11 768 12 766 24 13 764 26,5 23 14 765 l !) 768 2-> 16 767 22 25 17 767 18 768 26 19 765 24 20 761 24 21 766 2'i 22 767 24 25 2~ 768 24 764 26 2.5 764,5 25 26 761,5 23 27 765 27 28 765 25 29 764,5 25 30 767 2G . 29 31 767

..

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:t:

25

39 39 38

26 27 28 29

•

29 28,5 27 28 29 28

• •

28,!i 29,5 8-'~

27,5 39

•

28 28 29 29,5

•

21i

38

41 41

37 10 42

•

so

:.19 88

!38

35 38

31 33 35 29 29 27 33 34 31 40 30 31 29 31 37 35 28

32

30

S2 3-4: 84 Sfl

30

10

28 29 29

4-1 :19

so

41

• •

36

39

39 39 38

•

S4 39 38,5 45

32" 38 ·H 44 43 45

iUE'I'EUROJAtG l CDI!

v~nm domin~nle

Sfato

......---......

del cielo

Direzione

I ntensità

Sereno Id. Leggere nubi Sereno Id. I <l. I <l. Jrl. Nubi I <l. Sereno Vario I <l. Nuvolo

Scirocco I <l.

Debole Td. Td.

Vario

Sereno Id. Id. Id. Vario Kebbie Sereno Vario Sereno

Kurolo Id. Sereno Id. Id. Id. Id.

Maestrale

Scirocco I<l. I <l. Id. Irl. ltl. I <l. Td. Id. Tramont-ana I <l. Scirocco Tramonta.mL Id. Maestrale Scirocco Id. Lemnte Scirocco Id. Id. Id. 'l'rnmontann Id. Id. Greco Scirocco Id.

ltL

hl. l d. 11\. ltl.

F orte

./1

Il li l•

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Dchole F orte De!wle l•'ortc Dc hole l d.

lù. }<'orte Debole Fortè l d. Debole Td. ' Td.

Forte hl. Debole Jrl. 1<1: },].

l•

l

l d. .-


357

DI CIVITAVECCIDA

suto cellulo-adiposo, essendo essi di temperamento linfatico, ma il sangue era arricchito di globuli rossi e di fibrina ed il tessuto muscolare era aumentato (vedi quadro n° 4).

[No l. ~

~EL

MESE DI LlJGLIO

:t.8,G.

Temperatura

-l dell'

acqua marina

de l mare

Mosso Id. Id. Calmo Id. Id.

Id. Id.

ld. Mosso Calmo Mosso Calmo Id. 111. Id. . I<l. Id.

Id.

Afitato ]l osso Id. Calmo l'l

!

Id.

Agitato Mosso Calmo Id. Id. l d.

Id.

UlllLina

5er.1

20 21

22 22 21

21

20 21

23

23 22 21 24 22

23 21 21 21 21 21 21 22 23 24 24 25 25 25 24 23 24 24 25 26

.Li?motazioni

23

23 )>

25 27 25 26 27 24

..

• 24

26 26 26 24 ~

25 25 27

Un bagno solo al mattino

Un ba~no solo d.

Temporale alla sera Id.

Nebbia alla sera Un bagno solo al mattino

28

,.

26 26 26 26 26 27

Un bagno solo al mattino


358

RELAZlOi~E SUI BAGNI MARINI

Q UADRO

N° 2.

AZIONE DEL Di\.GNO nJ ìJIARI!J

sul calore del cot-po, sulla ci1·colazione sangzdgtta e Sttlla respira.zionc.

»n i ·

C31ore Polso monti del corpo radinle rt!jlirat. ~---

CASATO E liOliE

l Va.ud1tgna Pietro

AdenHecervic.lent:t 37.8 35.418416012812

2 Arzaconi A.lbcrico Adenite multipla 37.3 34.5 74 61125 21 3 Lugognano Giovanni Ascessi aden. al collo 37.6 37.3 8718!) 20 19 4 Miglietta Spirito Id. id. 37.9 35.5199 85 20 ~l 5 Va.netta Pasquale Adenite rorvic. lcntn 37.4 a6.2 87 71 12G122 6 Panga.ro Francesco Psoriasi diffu;;a 37.7 35.1 86 69 20 17 7 Bosser Antonio Ascesso aden. al collo 37.4 35.5 j78 70 1:!2 <!2 8 Dcalcs Giuseppe Adenite ccrvic. lenta 36.9 34.!3 60158 2012C 9 Di-Bono Domenico Id. id. 37.9 34.1 89 180 22 20 I O .Magnani Giovnnni Seno fistoloso al collo 37.5 33.9 82 70 20 19 11 lra.~trovito Filippo Adenite lenta al collo 37.7 34.4 66 65125 22 12 Di-Paolo Pttsquale Id. id. 37.1 36.5 89173 13 Buoninscgni Mariano Piaghe alle gambe 38.4 36.9 95 58 18 17 14 Paccini Angelo Eczema 37.8 35.4 88 72 21 l!l 15 Di-Lona.rdo Filom. Gozzo 37.3 35.6 90,80 130 ~ 16 1\.fuccioli Fedcrigo Seno fistoloso al collo 37.4: 35.!) 701 54 20 18 17 Munuzzi Nicola. Adenite lenta 36.3 35.1 76166 22 l ~3 18 Pezzamiglio Domen. Adenoma al collo 37.9 35.2 90 70 20 19 19 Balzaretti Luigi Adenite lenta. al collo 37.6 33.1 77 66 22 19 20 Cimorelli Michele Adenoma al collo 37.8 34.5 78165 122121 21 Fl'igcro P asquale Adenite corvic. lcntn. 37.5 31.7 70 46l20 20

241;ll 1


359

Dl CIYITAVBCGBJA

QuADRO N° 3.

PROS P E'ITO l\'1JMERICO NOS OG R.U I CO

nello stabili·mento 'tnilita,·e n~adno ài Civitavecchia (Est.'\te 1876).

---------l RJSULTATI DELLE CURE

MALATTIE

TOTALE

.,E'to oallo

Gaariti IIGito migliorati liri' "IOrttì

li

Adeniti lento ... . . .. .... .

4

2

4

•

lO

Adenoma. .. ..... .. .... ..

•

l

l

•

2

Ascessi adenosi ..........

2

l

2

•

5

Eczema .... . ....... .. ...

2

•

•

•

2

Gozzo..... ... ..•.... ... .

•

•

l

•

l

Piaghe .................

l

•

•

•

l

Psoriasi ...... ..... ... ...

l

•

. .

l

Seni fistolosi ............. ,

1

l

•

•

2

•

24

'l'OTA.T.T.••

- - - - - - - - -11

5

8


360

RELAZIONE SUI BAGNI MARINI QUADRI

·Q mulro dimostrativo delle 1nalattie, deUe cure e degli ~siti ottemtt nell'estat, <> ::l

"

15 :;.

.. lÌ

Corpo o reggi!llenlo

Grado

Casato o nome

Malatti:t

z

~

l 40• regg. fanteria

Sergente Fi.,outiooT""oHudo ""'""" "''•""' uniwlo stro con ingorgo periadenico

2

Id.

Caporale Vaudagna Pietro maggiore

Adenite cervicale destra lenta.

3

Id.

Solda.to

Azaconi .A.lberico

Adenite lenta multipla alle regioni latera.li del collo

4 51 • r egg. fanteria

Furiere

Prato Goffredo

Eczon1a impetiginoso croni~ al tronco ed . alle estremi t

5

Id.

Soldato

Lugognano Giovanni Ascesso adenoso alla regione laterale destra del collo. A· dcnite lenta alla r egione cer· vicale

6

Id.

IJ.

:VIiglietta Spirito

Ascessi aden osi alla l'cgione la· tcrale sinistra del colle ed alla nuca con piaghe sordide

7

Id.

Id.

Varretta Pasquale

Adenite lenta alla regione cer· vicale sinistra

8 58• regg. raot.

Id.

P~mgaro

Psoriasi scutellata eù annulata

9

Id .

Id.

Bosser Antonio

Ascessi aden osi ali a regione laterale destra cd 11lla base del collo

lO

Id.

Allievo Deales Giuseppe musicantc

Adenite lenta alla r egione la· te1·ale sinistra del collo

11

Id.

Soldato ~ Di-Bono Domenico

Adenite lenta alla r egi'one lat eralc destra del collo cou cicatdci aderenti

Francesco


. 361

DI CIVITAVECCHIA

t 4-. ~ ciascwn ammalato nello stabilimento militare marino di Oivitavecehia

~6.

r

r;

~del corpo

Cura

Fùlloo 1&

tmbaguture

Il t.. ~l i.,

generale

l

locale

Esito

Amwtazioni

della cura

3 000 63 300 &eqn di m!$ Cataplasmi di lattuca ma· Guarito

Secondo anno di bagnatura

per U!O inlerto mtliaa eaera. Bagno di solt e di mare

rina sulla parte offesa

r600 55 000

Id.

Doccia a moderata pressionc sulla parte ofl'esa

r50? 59 200

Id.

Cataplp.smi di lattuca ma- :à'Iigliorato molto rina e doccia alle parti offeso

Id.

Nessuna

Id.

Cataplasmi di lattuca ma- Migliorato rìna sulla parte ofi'csa

Id.

Idem c doccia a tnodemta pressione

Id.

Guarito

I d.

Id.

Id.

~

•

»

'>

) 800 59 800

Id.

Guarito

Primo anno di bagnatura Id.

Cominciò i bagni al 10 luglio

Id.

l

) 500 53 700

Primo anno

<li bagnatura

5 000 68 700

I d.

Doccia alla parte offesa

) 500 61 500

Id.

Nessuna

>soo 56 300

Id.

Cataplasma di lattuca ma- Molto rina e doccia alla parte migliorato offesa

l 000 52 200

Id.

Doccia. alla. parte aroma-lata

3 000 58 000

Id.

Idem

Id.

Id.

Id.

Migliorato

Id.


362

RELAZIONE SUI BAGNI l\1ARINI

Seg1te Q.ua(lro dimostrnti-vo delle 'li

1 .~

~ .o

""

s

Corpo o

Grado

Casato e nome •

:ùfa.lattia

reggimento

z"

12 60• regg. Capo:ale .à:lagnani Gioynnni fanteria magg10re

Seno fistoloso alla regione sott9 nt!Lstoidea sinistra manto nuto da adenite supurata

13

Id.

Caporale :uastrovit{) Filippo

Adenite lenta alla regione ~ pra.ioidea

14

I cl.

Soldato Di-Paolo Pasquale

Adenite lenta alla regione si· nistra del collo

15

Id.

Allievo l3oninsegni :i\:J:ariano musicante

P iaghe varicose alle gambe

16

lcl.

Soldato Paccini Angelo

E czema al naso

17

Id.

Id.

Di-J,onardo Filomcno Gozzo

18

Id.

Id.

~:luccioli Fe<lel'igo

Seno fistoloso al collo dn. ade· nitc snpurata

19

Id.

Id.

Mann2.zi Nicola.

Adenite cervicale lenta

l

20 62• regg.

Ftlriere Lovello Nicola.

:Ascosso adenoso a Ila regione inguinale destra

21

Id.

Soldato Pezzamiglio Domen.

Adenoma multiplo al collo

22

Id.

Id.

Balzaretti Luigi

Adenite lenta alla regione lateralo sinistra del collo

~3

Id.

Id.

Cimorelli Michele

Adenoma multiplo al collo '

24 2• regg. benagl.

Id.

.l!'rigero Pasquale

Aclenitc lenta. multipla. al collo

fnntcri:t

--


.

l:f

363

DI CIYI'l'AVECCHIA

~ delle cure e degli esiti o_ ttem,tti, ecc. ~ del corpo

~ """' le

ebaguature

. li l li,

l E sito

Cu ra generale

Annotazioni

l

della cura

loeale

~00 59 500 prCome le Cnta.plasm~ di lattuca ma- Quaxito ecedenti l'ina e doccia

Primo anno di bagnatnm

600 67 700

Id.

Doccia alla. parte aromalata

Id.

I d.

600 55 500

Id.

Doccia e cataplasma di b t tnca. nutrilllL alht par te offesa

Id.

Id .

000 69 100

Id.

Cataplasma di lattuca marina sulle parti lese

Id.

Id.

000 58 500

Id.

Ripetute abluzioni al naso coll'acqua di mare

Id.

Id.

000 60 800

. Id.

Cataplasma di lattuca. ma- Migliorato Si dovette mpenderc b eura il 20 lngli rina sul tumore peltlè aiTtlto da or dule blenomgim Secondo a.nno di bagna.tura

poo 64 000

Id.

:r>occia d' acqua di mare "à'folto Primo anno c catapla.sma di lattuca migliorato di bagnatura marina. sul seno

00 63 500

I d.

Idem

Migliornto

Id.

.500 59 soo

I d.

Idem

Guarito

Id.

000 58 200

Id.

Idem

llo!W mi:fi<lrato

Id.

000 54 400

I d.

Illem

Migliorato

Id.

000 58 500

Id.

Idem

Id.

Id.

000 62 200

Id.

Idem

Id.

Id.

l

•


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERr

'

RIVISTA MEDICA

Snll'eJ•i<lemia itteriea, del dottor C. KoHNnORN, medico primario dello stato maggiore ·e di reggimento a vVesel. (Berliner Klinische "Wochensclwift, 12 febbraio 1877). L'itterizia non essendo una malattia essenziale e indipendente, ma invece sintomo e complica.zione di allre molattie, la sua i mJlOrtanza risulta dallo. malattia che la produsse. Il maggior numero di casi d'itterizia proviene, com'è noto, da catru·t·o gastrico ed intestinale, l'uscita della bile essendo ritardat.'\ dalla gonfiezza della mucosa., daU'accumulazicme di catarro all'orifizio del condotto bìliare nell'intestino duodeno, o dalla difl'usione del catarro nello stesso condotto. Questa specie d'itterizia, la quale viene chiamata itterizia catarrale, itterizia gastro duodenale, è quasi sempre senza pericolo, e finisce con la scomparsa del catarro gastro duodenale. N e segue cht ciò che l'itterizia, la quale · è causa sempre di grande preoccupazione per l'amm~lato c f>er chi lo circonda, stante i fenomeni che l'accompagnano, può esser e dichiarata dal medico molte volte una malattia innocua e di })OCa importanza. Altre volte O.CC!tde invece che questa specie. d'itterizia catarrale diventi, sotto diversi aspetti, per il medico, ùclla massima importanza-.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTE RI

365

In tutti quei casi in cui l'itterizia si manifesta con profondi dol01·i, ed ~ prodotta, p er esémpio, da. cinesi c da cancro del fegato, oppure, come in alcuni paesi dei tropici, da una malattia d'infezione, la quale, per i sintomi che l'accoroJ)Ugnano, portn, il nome di febbre gialla, ccc., questa itterizia acquista, un'importanza secondaria, perchè è la malattia principale quella che è grave e che merit~ tutta l'attenzione del curante. L'azione ùel medico in questo caso non riesce efficace, nè sotto il rapport~ profilattico, nè sotto quello terapeutico. È tutt'altra cosa tt·attandosi d'itterizia catarrale. Questa non è assolutamente un sintomo necessario e ine>itabile del catano gastro duodenale, il quale d'ordinario fa il suo corso senza ittol'izia; è invece un sintomo che inter viene durante la malattia essenziale soltanto in certe date condizioni, per diventarne po i, più che un sintomo, una vera complicazione. Oltre a ciò h malattia stessa viene influenzata nel suo corso dal manifestarsi dell'itterizia, in modo che un catarro ga-stro duodenale con itt~rizia richiede, per la guarigione, ta.nte settimane quanti giorni occorrono per lo stesso catarro senza. questa complicazione. L'itterizia catarrale cr esce d'importanza in questi casi, diventando quasi indipendente, e talora perfino .causa di riacutizzazione della, malattia primitiva. Nella maggior parte dei casi si r iesce a guarire il cat.arro gastro-enterico, ma con esso non scompare sempre l'occlusione del condotto biliare, e rimane quindi l'itterizia come unica malattia, come unico scopo dell'azione curativa del medico. E poiché durante l'itterizia non vien~ versata nell'intestino la bile, la qual(} è necessaria, come si sa, per la digestione, ne seg11e che ad essa si associano dei disturbi digestivi. In altri termini, l'itterizia originata da. un ca.tan o gastro duodenale provoca un catano gastro duodenale :.l'effetto diventa causa e viceversa. Laonde l'itterizia catarrale è per il medico la più importa nte di tutte le forme cataiTali, sotto il r apporto etiologico, profilattico e terapeutico. Non si può dire che l'itterizia catarrale sia chiarD.mente delineata. dal punto di vista etiologico, e non offra campo alle osscrvazi<>ni; poichè fi no ad ot· a non fu stabilita la causa, per la quale i più forti catarri gastro duodenali fanno il loro corso senza itterizia, mentre che molte volte leggerissimi casi di t a.lc malattia si


3o6

RIVISTA DI GIORNALI

collegano con quella. Dopo una chiara dimostrazione delL'etiologia dell'itterizia catarrale, la l>rofilassi emerge da sè. L'importanza terapeutica è dimostrata abbastanza dall'indipendenza che essa ha in .certe circostanze. Il massimo interesse viene destato dall'itterizia catarrale quando si fa epidemica.. E le epidemie non sono rare, quantunque la nostra letteratura medica ne contenga poche. Bisogna }>Crò soggiungere che sono anche poche le epidemie di questo genere che richiamano la pubblica a.ttenzione, poichè il loro mite corso (casi di morte ne avvengono solo !)CI' eccezione) le fa sembrare poco importanti e facilmente dimenticabili. Inolb·e tali epidemie si presentano assai di rado negli ospedali, e spcchLlmentc nelle cliniche universitarie, perchè gli ammalati si considerano come di poca rile,•anza., e si sa che negli ospedali non vengono accettati d'ordinario che quelli affetti da malattie piuttosto gravi. Io trovai però nella letteratura medica (bcnchè limitata) a me nota, tre cenni di epidemia ittericn, avvenuta. negli anni 1871-74, cpoc~:t, nella quale un 'eguale epidemia fu tht .me pure osservata. Sebbene le epidemie di itte1·izia. catnrmlc abbiano, come giò. dissi, un COl'SO mit.issimo, e i casi di morte sieno solo eccezionali, esse hanno tuttavùt dal lato pratico e scientifico un gran valore. Ripeto, che malgrado i rarissinù casi tli morte, le epidclnie itteriche cL'lnno un ragguardevole numero di ammalati incapaci al lavoro per settimane intere, c per mesi. Questo solo fatto sarebbe sufficiente per richiamare l'attenzione sopra di esse, e studiare i mezzi affine di allontanarle e prcvenirle. Esse ci debbono interessare sotto l'aspetto scientifico, perchè possono fornirci maggiori e più efficaci schiarimenti sull'etiologia dell'itterizia catarrale. Nell'epidemia non sono soltanto collegati all'itterizia tutti, o quasi tutti, i casi di catarro gastro-duodenale, bensì essa subentra rapidamente, c i sintomi del catano gastrico esistente già da tempo, sono, relativo.mente, così poco notevoli, che molte volte si distingue appena se la malattia. in quistiQnc sia avvenuta pri_nut o dopo del catarro gastro duodenale, c se si debba veramente considerare questo come causa di quella. Ciò dette luogo all'or~


ITALIANI ED ESTERI

. 367

r or e che l'epidemia ittcrica catarrale fosse giudicata alcune volte come una malattia essenziale. Non debbono però esser mancate delle cause origina.ric per produrre tanti catarri gastrici e intestinali complicati tutti con l'itterizia. La scoperta di t.ali cause apr;e la via alla spiegnzionc ctiologica del catarro itterico e ne porge i modi pe~· evitarne la manifesta:tione a forma epidemica. Ritengo quindi non sia un la.vor o inutile il presentare una particolareggiata relazione dell'epidemia da me osscrntt<'t, c di aggiungervi qualche cenno critico sulle altre epidemie a mc note ed aNvenut~ in questi ul timi anni. Il 15 mar~o del 1872 mi si presentò un caso d'itterizia nel l" battaglione del r eggimento fanteria del Reno, numero 66. IL 18 dello stesso mese ci fu un altro caso, e il 19, sempre dello stesso mese, altri due; e cosi si procedette aumentando in modo il numero degli itterici, che alla fine di marzo il suddetto battaglione ne aveva dicci allazzorctto. Nel fntttempo cc ne fu pure un caso nel 2• reggimento e nel battaglione fucilieri. In aprile il numero dollo malattie ittcrichc in tutti e tre i battaglioni s'accrebbe d'ass ai. Nel l" battaglione qut~.si ogni giorno ne a vveniva un caso nuovo, e lungo il mese fu1·ono mandati al lazz.eretto 27 soldati; cosicchè in questo hattaglione fur ono 37 i colLi da ittcri~ia. nello spazio di un mese e me:tzo, cioè dal l 5 marzo a. tutto aprile. Nel 2• battaglione ce ue furono 8 casi in aprile, e nel battaglione fucilieri altri. 3: In maggio l'epidemia scomparve, in grazia delle misure che si p.resero. :Nel 1• battaglione non se n'ebbe che un solò caso; nel 2• quattro, c nel battaglione fucilieri tre. Si ebber o dunq11e nello Sl)azio di circa due mesi, 38 casi d'itteri:tìa nel l • battaglione; 15 ncl2• ; e 7 in quello fucilieri; in tutto il r eggimento 58 casi. l•'acendo il calcolo por cento, si ha nel 1• ba.tto.glione, per i mesi di marzo, aprile c maggio, su 547 uomini il 6, 93 per 100, quasi il 7 per 100 in un moso e mezzo; nel 2• battaglione sull;t forza di 5u2 uomini, per i 3 mesi suddett.i, il 2, 21 per 100; nel battaglione fucilim·i su tl37 indiviùui l'l, 30 per 100. Dagli esposti co.lcoli si ottiene il seguente sonmlario delle malattie itteriche avvenute nei tre baLtaglioni del reggimento suddetto.


3G8

RIVISTA DI GIORNALI EliTRA T.~

DlVJSIONE DELl.E TRUPPE

__....__ Totak mnrzo aprile maggio

. . ~ l·• battaglione Roggtmento fanteria iilem 2 del Reno N• 65 a piedi . . . 'J.'O'I:ALE

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3. 57

6. 03 2. 31

Il corso delle singole malattie non si allontru1ò da quello elcil'itterizia catarrale semplice. Tutti gli ammalati guarirono perfcttmnente: il numero dei giorni lli malattia per o.gni individuo fu in media di 25. La curn p~ù breve durò 5 giorni, la più lungn, 77; in tutto ci furono 1458 giomi eli' rnalnttia per gl'itterici. Dai dnti esp osti risulta cldarnmente che l'itterizia cata.rrale, in cat1$1t della forma epidemica. che può assumere, diventa per la trtt}>pa, in certe cir costanze, come sarebbe sul campo di batta.glia, fata.lissima. Era naturale che la ram cd inesplicabile comparsa dell'itterizia in tanto numero di ca1>i suscitasse grande sensa.zionc, e tanto maggiore perchè nel rimanente delle truppe di guarnigione a Colonin c Deutz, composte del 40• r eggimento fucilieri Hohenzoller, dell'8° reggimento corazzieri, dell'S• batt.aglione pionieri, d'non parte del 23• reggimento ar tiglieria di campagna., d'un battaglion e del 70• reggimento artiglieria a piedi, e dei pr igionieri di for tez~a, nei tre mesi accennati non era. avvenuto che un unico ea.so d'itterizitt catal'l'ale, e questo nel reggimento d'artiglieria a piedi. Ed era nltt·cttanto naturale che il primo quesito da proporsi fosse il seguente : Qual'è la cnusa di tanto numero di ammalati, e come si spiega che l'itterizia abbia colto solameutè il suddetto reggimento, mentre il resto della guarnigione n'è rimasto illeso? Histùta.va dal complesso dei, casi d'itterizia che essi appartcva.no indubbiamente nlla forma catarrale; fu perciò necessario di .stabilire d1t tp1ale fon te t.mossc origine il catrwro gastro-duodenale. llt)l'imo sospetto si fermò sul vitto del soldato. Però in seguito a ripetute ispezioni non si trovò un serio motivo per giustificare i sospetti concepiti. . Il vitto era preparato, come sempre, con proprietà, e consisteva


ITAUANI ED ESTERI

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in cibi ricostituepti e nutrienti, quali si usano nel vitto militare. Non si pot-eva dunque a tutta prima. trovare nello stesso vitto la causa della malattia. Si volle dar colpa al pane di cumino, all'acqua da bere, alle abitazioni; si pensò a.Ue fatiche del servizio militare; ma tutte queste supposizioni si manifestarono fallaci. pane di cumino non poteva esserne causa, perchè fatto sulla. stessa misura. e nello stesso forno come per tutte le truppe della guarnigione. L'.acqua da bere neppure, perchè i singoli battaglioni e le compagnie abitando a grandi distanze fi·aloro non l'avevano comune. Questo stesso principio non permetteva di trovare il nesso causale della malattia epidemica nell'insieme delle occupazioni del servizio di quartiere, essendo il reggimento aquarlicrato in tre diverse caserme discoste fra di loro. Due compagnie poi sta.va.no in un forte fuori di città.. Le camere, in cui avvennero più casi, furono giudicate in ottime condizioni sa.nitarie, c a.lcune anzi migliori di altre nelle quali non si verificò la malattia. Non si potrebbe dunque riferire la causa stessa nè alle abitazioni, nè all'acqua, nè all'aria. Il servizio del reggimento in parola non offriva tale differenza da quello del rimanente della guarnigione, da dare la spiegazione dell' epidemia. Si citò il fatto che il 65° reggimento per fare gli esct·cizi a 11Ulheim Haide, dovevu. marciare un'ora fuori di città, mentre cl1e gli altri sold<Lti della guarnigioM avevano la loro pin.1.za d'armi vicina alle caserme. Si sostoneva che i soldati del 65° reggimento già riscaldati dagli esercizi, si riscaldavano ancora di p·iù facendo una lunga strada per ritornare al quartiere, e che liì. non essendo sorvegliati, bevevano una quantità di acqua ft·edda, procurandosi così un catarro gastro-intestinale, il quale dava poi origine all'itterizia. Questa spiegazione aveva persuaso a prima vista parecchi, e la si accettò tanto più volentieri, pcrchè si credette d'aver trovato la causa per la quale l'epidemia non si era estesa alle rimanenti truppe. Ma la si dovette respingere dietro ulteriori osservazioni fatte, e ritenerla inaccettabile. I soldati del 65° reggimento, che d~po gli esercizi camminavano per un'altr'ora, erano veramente Plù riscaldati, quando tomavano al quartiere, di quelli che vi en-

n


370

RIVISTA DI GIORNALI

travano immediatamente dopo gli esercizi? E non sarebbe più accettabile l'idea che i soldati del 65• reggimento facendo quella lunga via nei mesi di marzo e d'a11rile, quando la temperatura è ancora sensibilmente fresca, invece di riscaldarsi maggiormente, si raffreddassero? E gli altri ne bevevano forse meno dell'acqua ft·edda mentre erano nncora riscaldati? E non sarebbe più probr.hilc la contraria circostanza., che quei soldati, i quali apJlCna finiti gli esercizi entravano negli stanioni freschi delle caserme, c JlOtevano godersi a loro volontà il piacere di bere dell'acqua fredda, si fossero procurati più facilmente, cd in maggior numero, il catarro gastrico, di quegli altri, che tornando un poco rinfrescati erano meno soggetti alle nocive influenze accennato? Ammettendo invece la prima ipotesi non si arriverebbe a spiegare il pcrchè col crescere del caldo, ed in estate, non s'accrescesse la malattia; e sarebbe inconcepibile pure il perchè negli anni antecedenti, con le stesse condizioni quanto al servizio, non ci fosse stata un'eguale epidemia. A chi sostiene che i soldati nel fare la lunga via del ritorno, mentre erano assai riscaldati, abbiano preso freddo , cosa 1110lto pericolosa nella stagione fredda, si può rispondere che le conseguenze ne sarebbero state, piuttosto che il catarro gastrico, alh·e malattie, come il catarro degli organi respiratori, febbri catarrali, angine, catarro della laringe c dei bronchi, ecc., ecc. Dopo molte questioni si dovette tornare al primo sospetto, a quello riguarda.nto il vitto. I singoli battaglioni avevano cucina propria, c così pure le compagnie che stavano al forte, in maniera che al reggimento vi erano quatt.ro cucine separate. Questa circostanza rendeva più difficile ancora lo scoprimento della causa.; si poteva. però anche ritenere che si dovesse addebitarne meno il modo di preparare il cibo, il quale non era perfettamente lo stesso, che il cibo medesimo, Hipetuti esami avevano dimostrato che i cihi app1·cstati erano buoni c conoboranti. Come accusare dunque il vitto'? Il difetto poteva stare esclusivamente nella uniformità del vitto. Per assicurarsene si esaminò, e si confrontò la polizza di cucina del 65° c del 40• reggimento ilei mesi di febbraio, marzo e aprile, c si ebbe il seguente somma.rio:


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ITALIANI ED ESTERI

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doli e VARIE TRUPPE

MESE

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8 10

9 8 8 10

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251 28 21 90 38 52 e ripe tu t a 53

F ebbrnio Marzo ' 791

,\prilc

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7 29 14 15 8 31 14 17 8 30 13 17

89

10 12

-

261 29 23 90 41 49 ~

55 ~ Febbraio 11114 3• battaglione Marzo 9 16 Aprile 11 12

2 25 16 3 26 17 4 28 19 -

l

s1l 42

- - -

9 9 9

9 79 52 27

~

73

65• reggiment-o Febbraio 181 8 10 29 7 22 19 8 8 30 11 21 l• battaglione Mar:-o Aprile 19 IO 8 29 IO 20

- -

- -

56 1 26 26 88 28 63 82 { Pebbrn.io 15,10 9 29 9 20 2• battaglione Marzo 14 12 9 30 11 22 Aprile 9 12 5 30 15 13 - - - asl 34 2.3 89 35 55 72 Battaglione ~ l!'cbb1·a"io ~ Ma.r_w 26 26 28 90 26 51 fucilieri

-~

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Apnlc

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13 volte

13 volte

let~titdJ.ie

-65

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372

lUVISU DI GIOR~.UI

Deducendo da questa polizza di cucina lo differc!lZe essenziali si ha. la. seguente media. per tre mesi: 40• reggimento 1• battaglione

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3• lo

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73 82

52 49 27 63

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2°

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72

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2• "

53 55

, battaglione fucilieri 65 51 Il primo sospetto, che l'uso troppo fro<tuento della. carne di maiale e dci legumi fosse lo. causa originaria dell'epidemia ittoricr~. è pienamente confermato dalla suddetta media. Come si vedo, n d 65" reggimento fanteria. i legUmi e la. carne di maiale compariscono molto più di frequente che nel 40• reggimento. È pure dimostmto che nei singoli bo.tt~lioni del G5• reggiment-O, le malattie itteriche stcttet·o in proporzione della fTCCtncnza del cibo suddetLo. ll battaglione che mangiò più spesso carne di maiale e legumi fu maggiormente colto dalla malattia; gli altri battaglioni che 110 fecero meno uso ebbero pure più scarso il numero degli ammalati. Perfino gli ammalati stessi credettero tutti che il frequentissimo nso di carne eli maiale c di legnuù procm·Mse loro il male che soffrivano . Dichinrarono di aver sentito urt.usoo. per tali cibi, o che li ingoiavano proprio contro voglia. ~ cosa nota c spicgaùilissimn. dal ln.to fisiologico, che non si può mangiare per lungo tempo continumncnte lo stesso cibo. Le più grandi leccornie, i cibi prediletti eccitano nausea. e contrarietà quando vengono apprest.'l.ti di continuo e senza essere allcma.ti con altri. Quante volte fu perduta la scommessa dn clli sosteneva di voler mangiare per molti giorni o per settimane il suo cibo prediletto l Se poi questo è anello di difficile digeslion<.', come i legumi c la camc di maiale, è tanto più natnl'ale che ~i 1isentano nausea cd avversione. Cile in questo fat.to, come in tutto, l'abitudine non sia senza importanza, o possa, fino a un dato punto, offrire un compenso, risulta dalla. circostanza into-· rossante, che tutti gli ittcrici, uno solo eccettuato, erano giovnni entrati da poco in sorvitio. I soldati già. abituati all'uniformità c


ITALIANI ED EST.ElU

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·alla qualità del vitto non si :uumala.rono, mentre che le reclute, più sensibili a t-ali influenze, non ebbero bastante capacità di r esistenza. Si può dunque conchiud'ere che con molta probabilità l'influeJlZa psicologica., la disposizione d'animo, e special ment~ il senso della nausea hanno influenza. sull'origine dell'itterizia. Ne dovrebb e segn.i.re, che i condotti biliari debbono essere JH'ovvisti di fibl'e musco1'\l'i contrattili, sebbene la cosa sia ancoro. contrastata. Si entrerebbe nel campo sdrucciolo delle ipotesi, che noi non vogliamo percorrere, so si volesse discutere su l·nJe argomento, quantunque sieno numerosi gli esempi, i qunli dimostrano che il senso della nausea ha parte nell'origine dell'itterizia. Si può, è vero, addurre il fatto che in un catarro gastrico si sente sempre nnusea I>Cr vari cibi, e che non già In nausea, ma la. cau~a di quest-a, cioè il catarro gnstrico, perdurando a lungo, permette, sebbene a poco a poco, che il catarro colpisca anche il condotto biliare, e l)roduca l'itterizia. lnfatti ò assai raro il caso di trovare l'itterizia nei catarri ncuti gastro-intestinali, per quanto forti essi sieno ; mentre che i catarti cronici di stomaco, ancor chò meno gravi, si collegano molte volte con questtl. malattia; cosicchè l'itterizia catarrale si deve considerare quasi sempre come pro•cniente da catarro gastrico cr onico. Ciò ammesso, si spiega In presenza. dell'itter izia. nell'uso continuato di un dato cibo. Kel caso citato si potrebbe attribuire l'origine ùell'epiclomia, piuttosto che all'uso costante dci medesimi cibi, alle difficoltà digestive di essi. 1\[a. contro tale idea sta H fatto, che anche per altri cibi più facili a digerirsi, allorchè sono esclusivi, si risentono conseguenze nocivo, c lo potremo dimostrare, quando parleremo di un'altra epidemi:\ itterica. ])fi pare indubitato dunque che l'origine dell'epidemia itterica, .di cui parlai Hu qui, si debba. ascrivere o.ll'unHormità del vitto. Può rimanere indeciso se il catarro cronico gastrico porti da solo la colpa del:la presenza dell'itterizia, ovvero se il senso di nausea vi abbia anch'esso la. sua parte. Se noi osaminio.mo do.ppresso alh·e epidemie di tale genere, scorgiamo che la causa che le provocò è identica. a questa, sebbene non sia stata trovata e riconosciuta fino dnl suo principio.


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RIYIS'rA DI GlORXA.LI

Un'epidemia eguale alla precedente fu ossct·vnta dal medico di stato maggiore dottor Lindemann a Socst, nel battaglione che Yi stava di guarnigione. (1) Nello spazio di due mesi, dalla fino di febbraio al principio di maggio 1874, si ammalarono 27 uomini nel battaglione, e non trovandosi spiegazione ragionevole di tale fatto nè nelle influenze atmosferiche, nè nelle abitazioni, nè finalmente in qua.lsiasi altra circostanza dipendente dal servizio militare, si dovette attribuirla. al vitto. L'autore non ci ha comunicato la polizza di cucina, non credendo egli che la causa della malattia stesse nella preparazione dei cibi. Questi venivano recati dalla cucina ai quartieri in recipienti di legno di quercia. L'autore vuole che i cibi trasportati in tali recipienti subissero un'abnorme mescolanza. di acido tannico, e che questa. fosse l'origino dell'epidemia. L'uso dcll'acio tannico mescolato ai cibi aveva prodotto, secondo lui, dapprima. la stitichezza, poi il catano gastrico intestinale, e da ultimo l'itterizia. Koi ùolJbiamo dichiarare erronea. tale idea etiologica, per la quale non c'è prova accettabile. A dimostrare questa. ipotesi sarebbe stato necessario anzitutto di provare, che nei cibi c'era un aumento dell'acido tannico. Questo non fu fatto, almeno l'autore non ne parla. Egli indica soltanto il mozzo per cui tentò di dimostrare la 1>ossibililù che l'a.'ciùo tannico si comunichi ai cibi per mezzo delle pareti dei vasi che li contengono. A tale scopo, egli dice, venne IJiallato uno dei suddetti recipienti per ottenente una superficie nuova, c si versò in esso dell'acqua bollente. Si pose anche un pezzo di legno secco di quercia in uu vaso d'acqua bollente. Dopo avervelo la~ciato delle ore, tìnchè l'acqua si fosse raffreddata, la si analizzò, e vi si dimostrò per mozzo della reazione procuxata con liquore di ferro sesqniclorurato, la presenza dell'acido tannico. L'autore però ammette che i vasi adoperati erano stati nel mnno per giorni interi prima del loro uso. In cho rapporto stette l'a.cqua. calda risvetto al contenuto di acido tnunico, se i recipienti lavati col mnno non erano stati piallati? Che il legno di (l) D~uhclto Zer'/Achrijt frl>· p>·actù;clrc 11lCdi•i~< del dottor C. G. KuNZE. Jahrgrmg 187·1; n• 45. t.'~ut.ore scelse h pllt~ln c Eud~mì• • per &piegare che l'upidemia ero U>uit.ab u locoUnob, perchè l' itterilb nè in tt•eliA p:uto di lrupptt, uè nell• gnarnìgiooe dllil i• enùt~w.lca.


ITA.L!A~ì ED

ESTEIU

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que·rcia stando per qualche ora nell't~cqua bollente lo pattocipi dell'acido t.annico, nessuno ne dubita; tutta.via·quosto non è sufficiente per provru.:e che si mescoli nei cibi l'acido tannico contenuto in,vasi di quercia, i quali rimasero giomi e. giorni nel ram1o. Si ammetta IJilre che per i primi giorni i cibi abbiano assorbito r acido tannico dai vasi lavati nel rnnno, ma questo avrebbe 'durato per poco tempo. I recipienti di legno di quercia erano in uso, so non isbaglio, :fino du.ll'opoca in cui le reclute entrarono in servizio, cioè fino dal mese d'ottobre dell'anno passato, mentre che l'epidemia si- manifestò soltanto in marzo e in aprile. Si po~rehbe avvalorare l'ardita spiegazione che l'acido tannico ha un'azione cumtùativa, se fosse stato dimostrato che dai vasi di quercia, malgrado la loro immersione nel ra.nno, e mnlg~;ado che fosseto in uso da mesi, l'acido tannico sia stato comunica.to ai cibi che essi contenevano. Le altre supposizioni fatte per provare l'ipotesi cit~ta, sono ancor meno dimostrative. Che t:ale epidemia, come l'altra menzionata di sopra-, nella quale i cibi non venivano apprestati in vasi eli quercia, aòbia colto solamente 1e reclute, è cosn. girì spiegata da noi, c che ci pare abbia molta l)robabilità. Sull'osservazione che le reclute le quali abien.vano più lontane dalla cucina fossero state affette dall'itterizia in maggjor numel'o, l'autore ci dà una spiegazione soddisfacente, dicendo cbe i cibi trasport~ti fin là si facevano quasi fre ddi, e che esistendo una contrarietà I>er un dato cibo, essa si accresce quando questo è raffreddato. . Si' potrebbe anche giungere alla conseguenza suddetta os'servan.do, che in Wl quartiere di reclute in vicinn.nza della cucina non ci fu alcun caso di tnalntt.ia, c che nello stesso quartiere i solclahl a;VeY.ano, sebbene èli rado, un'aggiunta al loro vitto, la quale diminuiva, in qualche modo, l'uniformità del cibo. Contro l'ipotesi che la malattia provenisse dai recipienti, st..1. il fatto clte un'tv..:ione come la. si attribuisce nel nostro ca.so all'acido tanuico, dev'essere considerata sommamente improbabile, perch'è volendo pure concedere che · dai vasi sieno passate ai cibi delle parti minime di acido lnnnico, non si potrebbe spiegare l'effetto che pr.odussero. Coloro che l>cvono giornalmente durante il desinare alcmù bicchieri eli vino~ conducono certamente nel loro stomaco maggior qunntit..i di acido tannico, senza esser colti dall'itterizia.


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RIVISrA DI GIORNALI .

È dunque indubitato che tale ipotesi, la quale, se avesse fondamento, avrebbe apportato nn nuovo e interessantissimo aiuto ~n'etiologia dell'itterizia, è insostenibile. Si deve invece accettare con sicm·czza quell'altra, che la stessa causa, come per l'epidemia sovra a.ccennata, abbia presieduto allo sviluppo di questa. Anche la stagione in cui si manifestò (mar7.o cd aprilo) contribuisce ad affermare l'asserzione, perchè in questi mesi è più diflìcile di mutare cibo. L'autore probabihnente non avrebbe presentato l'ipotesi dell'acirlo tannico, se gli fosse stata nota la pubblicazione nella Deutsche JJiili.ta?·iin:tliclle Zeitsclwi{t (l) fatta fin o dtùl'anno 1872 su un'epidemia itterica. In essa l'etiologia si appoggia indubbiamente sull'uniformità del cibo. Dm·ante la guerra franco-germanica il l o corpo d'armatlt bavarese accantonato ai"sud-ovest di Parigi ebbe, nei mesi di febbrai o, marzo, aprile c maggio 1871, 799 malattie itteriche catarrali, ciò che, sulla forza media del corpo d'armata di 33,380 uomini, importa sull'intero co11)0 il 2,4 °/o. L a. malattia non era divisa egualmente fra le truppe; essa diede in alcune divisioni una media Jliù alta. che in altre, e si salì perfino (come nel 4• battaglione cacciatori) al di sopra del 5 °fo. Con tutta ragione si cercò la causa nell'uniformì.tà del cibo. ln conseguenza della peste bovina, che dominava in quell'epoca, c'era gran mancruJ7.a di carne di bue fresca, quindi ai soldati non si poteva dare che carne di uue salata., (da 4 a 5 volte la settimana), c carne di castrato fresca ( ùa 2 a 3 volte la settimana); vi si aggiungeva del riso, contro il quale però c'era tttle un'avversione ùa non essere mangiato. Tali;) cucina così uniforme era interrotta settimanalmente per una o due volte clalla salsiccia di piselli. La supposizione elle l'uso quasi non interrotto di castrato e di carne di manzo sala.ta. fosse causa della malattia ebbe ulteriore conferma da una intc· ressantissima osserva,zione. Nella brigata Coraziieri, consistente i!l due reggimenti e in ~un batteria a cavallo, in tutto 1240 uomini, non si ebbe un solo caso di malattia itterica, quantunque i soldati della stessa prendessero, (I) Dcubclle JUlr'ltr!I.>'Zii<'chc Z.il$cltrifl, I• Jo.brg, 1872. Rert. 1•-4. Oie Krandcu· bovvegm•g bei da1ù Kùniglich D•rerischcn 1• Armee Co1·ps eoc. von Doctot· CAnL S&IJOB>., 1\ùnigL Jlaycr. llataillonsartz\<),


ITALIANI ED ES'l'ERI

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~ome quelliìielle altre brigate, il medesimo cibo. Da un'accurato.

mdagine risultò che i soldati di quella. brigata, la quale stava in località più lontana da Parigi, avevano t~lora l'occasione di proenra.rsi dei legumi freschi e delle patate, e che condivano il loro eibo giornaliero con un'insalata di denti di leone, molto usata jn Francia, e conosciuta sotto il nome di pissenlit. In una compag(tia del reggimento di fanteria del Corpo, nella quaie l'itteri<:ia avea raggiunto un numero sorprendente, il capitano fece aggiungere al cibo ordina.r io l'insalata suddetta, e ·quella cessò ben presto. Non è da credere che la sostanza amara o qualche altra qualità specifica contenuta nello: pianta abbia impedito lo sviluppo della malattia; ciò si attribllisce invece al cambiamento introdotto nell'uniformità del vitto. Nel giudicare i cibi, non si deve considerare solamente se sieno sostanziosi, ma se siano anche digeribili. Sotto tale rapporto si deve tener presente l'azione chimica e la meccanica dello stomaco. Non è qui il luogo di discutere su tale argomento (1). Quando però si consideri il lavoro, specialmente meccanico dello stomaco, si deve ammettere che la bìrl'a, sebbene anch'essa contenga della sostanza amara, non avrob)le prodotto l'eguale azione dell'insalata di denti di leone. In quest'ultima epidemia l'uuiformità del cibo non consistette nei legumi e nella carne di maiale, ambedue di difficile digestione; bensì nel riso, nella carne fresca di castrato c nella. carne di bue salata; segno evidente che il male proyeune meno dalla digestione che dall'uniformità del vitto. L e epidemie di cui si parlò si verificarono tutte nell'esercito; s'intende però che possono avvenire ancl1e fra gli operai di fabbriche, e in tutti coloro che hanno mensa comune. Saranno invece rarissime, ed è spiegabilissimo, .n ella popola~ione cittadina; però anche nel consorzio civile d'una città si possono manifcstal"e sotto date circostanze, çlelle epidemie i tteriche catarrali. Il professore See (2) ne osservò una a Parigi nel 1872. n prof. See non dà all' itterizia epidemica da lui osservata una (l) Otllmdlrtill, Zeif$tllrift Jiir k&rperlichts 1md !Jti.ifi:JCS Woltl .ou Rec/am. I. J~br­ gang 1875, No l, pagina Il e 511goenti. (2) O«•etle des MJiit<mx, 26, 18H (Sc!tmidt'& J"Jorbiiclw·. Jahrg. 1813, volume 158, I>agina Sl.


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forma totalmente c-atarrale ; non troYò per.ò nessun'altra spiega-· zione fondata. Egli non ·ammette in quell'epidemia l'itteri.7.ia . catarrale, pcrchè i sintomi del catarro gastriço e intestinale erano assai leggeri o mancavano totalmente. Abbiamo det~ che la presenza dell'itterizia dipende meno dulia violenza del catarro gastrico intestinale, che dalla durata dello stesso, c che l'itterizia catarrale può sussistere ancora, quando i sintomi del ·catatTO gastrico duodenale, da ess.a provocato, sieno già. scomparsi. Anche nell'epidemia da me osscrYnta furono molti i casi in cui i sintomi del catarro gastrico erano leggerissìmi, e al momento in cui si manifestò l' itterizia gi~~ scomparsi. Cadono quindi le obbiezioni del pr of. See, e abbiamo ogni t•a.gionc ili credere che l'epidemia da lui osservata appartenesse essa pure all'itterizia catarrale. . A Parigi nell'anno 1872, il1wimo ClO!)O la guerra, le consegueu.zc dell'assclliO erano ancora molto sensibili. È da ritenersi che le classi del popolo non avessero una. grande scelta. da fare per la loro cucina; molte famiglie dovettero di certo accontentarsi del vitto meno dispendioso ; in quei mesi non c'erano U01)1JUre legumi frcsci1i, e non si poteva mutare facilm ente eli cibo. Dunque l'epidemia itterica osservata dal prof. See nel 1872 a Parigi è essa pme da considerarsi come itterica catarrale, e anche per essa ci fu, corno per le altre, la. stessa causa fondamentale. E talé opinione è avvalorata dal corso della malattia, il quale fu leggero. È ammesso che anche nell'Europa centrale possano scoppiare delle epidemie itteriche non appartenenti alla forma catarrale, ma che provengono da influenze infettive o da altro. Su questo genere d'itterizie epidemiche iln1edico di stato mn.ggiorc dottor Stitzer (l) fece ultimamente una relazione estesa. Non possiamo però di\idere la sua. idea, che l'itterizia epidemica si debba attribuire più frequentemenLe ad infezione che a catarro gastrico, e che appartenga all'itterizia grave. Del resto, i sintomi e il corso di un'CI)idemia speciale non lasciano alcun dubbio stilla spiehtazione. Sulla cura dell'itterizin. catarrale epidemica, non c'è" altro ùa aggiunger e, poichè ess<t non è punto dissimile dall'itterizia cn(3) lVitt!Lr mtdùiuisclle PrtUe, 1816. Jahrg. XVTI, K• 13 o seguenti.


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tarralc comune, e richiede la stessa terapia. All'epoca dell'epidemia da me osservata, non mi era noto il trattamento meccanico raccomandato da Gerharclt (1) consistente nella compressione della cistifellea per mezzo dell'elettricità, c perciò non lo potei sporimenta.r'e. IÌ risultàtò che vidi in singoli casi mi fa dttbitm·e che da tale trattamento possa abbreviare la durata della malattia. Non era mia intenzione di parlare della tempia dell'itterizi:l. catm1·ale; il mio scopo fu di ricercare le cause epidemiche dellt~ stessa, per evitarne possibilmente-le epitlemie. Spero di essere riesci'to a pcrsuade1'e i miei colleghi che ht causa delle epidemie ittèl:iche,· che si manifestano specialmente in primavera., è riposta nell'uniformità del vitto. Cou tale convinzione, la via per evita,rle è tracciata da. sè : sttblat.a cause~ toliil1w effeclttS.

La cu1·à della febbt•c iutermittentc mc'(li:tnte 1:1!il'hliciit:ft , del dottor W. THoMSON D. 1\'I. (T/te l,ancet, 21 aprile 1877.)

La scorsa primave1-a. nel far la conoscenza dei signori :nraclagan e Dundee, e discutendo seco loro la potenza curativa reccnteml!nte riconosciuta del detto rimedio nel reumatismo acuto, io espressi' come una mia opinione, che nella salicina abbiamo un rinìèi:lio eguaìmente energico per arrestare o tronca.re eli primo tratto la febbre. Presi pertanto la determin:Lzione eli farne 1.'1. prova, non appena mi si presenterebbero casi di febbre perioclica) amministrando il rinledio ad alta dose, conformemente ai consigli del dottor Maclàgan, e spero che i casi seguenti proveranno che la 1nefficacfa dell'antiquato decotto di corteccia, di salice, tm1to Ml1e man·i degli: abitanti de' distretti paludosi che in quelle dei medici, dipendeva dal difetto di concentrazione, o dalla dose non abb'astanza generosa in cui si prescriveva. CAllO 1.0 - R. B. di 32 anni, fu da mc curato due volte, la (l) YolkmatuZ's klimscht Vo>'l>·~e. 17. J,ipsio, 187!.


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})rima il1 novembre I875, la. seconda in marzo I876, per accessi gravi di febbre . Era nativo dell'isola d'Ely nel Cambridgesbire : .fu curato col chinino, e lo prese per tre sett.i mane in ambedue le occasioni, ciò elle fu riconosciuto come un periodo di tempo più breve dell'abituale. Il2 d'ottobre fui chiamato per visitarlo alle IO antimeridiane. Lo trovai in letto che si scuoteva tutto, digrignava i denti o presentava quell'aspetto di patimento e di prostrazione che invariabilmente si trova h1 simili casi. L a pelle era umida e vischiosa., la temperntma giunge,·a a 103, il polso batteva 110 volte al. minuto cd era debole e frequente. A veva a' piedi una boccia d'a.cqua calda, ed a.veva IJcvuto del vino di Porto caldo, senza sentirsi meglio. Gli dissi che gli avrei inviato un nuo vo rimedio, e che egli ùovova seguire colla massima esattezza tutte le mie istruzioni c notare le sue sensazioni dopo ciascuna dose. Gli veunero prescritti trenta grani di sali cina da }H'cndersi di rlue oro in due ore. Lo rividi alle 7 pomeridia,ne, 6 ore dopo la prima dose. ll'emperatura 99•; polso 80. Dice di sentirsi molLo meglio. l\fezza ora dopo la prima presa eli so.licina il freddo comi ociò a calare : quattr'ore 11iù tardi la maggior parte delle sgradevoli sensazioni era scomparsa, ecl il malato Jlensava che non avrebbe avuto più bisogno di medicina. Gli onlinai di continuare la salicina ogni quattro ore. 3 ottobre, IO antimeridiane. - L o trovai alzato accanto a.l fuoco, con aspetto fiacco e stanco, diceva però dj sentirsi comf)al'ativamente meglio. Gli raccomancla.i d'aversi riguardo, perchè il giorno seguen te poteva ritoruargli l'accesso. 4, 10 antimeridiane. - Lo trovai come all'ultima visita. Eglì .mi disse però che alle 6 del mattino aveva provate le stesse antiche sensazioni, e se non fosse stata l'azione delle polveri (di cui ave,·a preso due cartoline) era sicru·o che gli sarebbe venuto un nuovo accesso. Gli ordinai di prendere la polvere la mattina e la sera, e di venir da me il 6, ciò ch'egli fece, mostranclomi un molto miglior e aspotto. Da quel giorno in poi fu sospeso il medicamento. Riveduto l'infermo, 1'8, in casa mia, dov'era venuto a t rovarmi, quando se n'andò disse che nel periodo di cinque annì non aveva av~to un cosi corto attacco, e mi chiese un po' eli medicamento da tener presso eli se.


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CAso 2. - Giovannn. G. di 40 anni, veduta in letto, il 10 ottobre, presentava pelle madida eli sudore, molto screpolata.; può a stento star seduta : per una settimana ha avuto male ogni giorno. Le si danno trenta grani lli salicina tla prendersi ogni due ore, finchè io ritorni a vederla, ciò che feci la mattina del 12; cd essa allora nù diede le seguenti notizie: - Uopo la seconda presa il sudore si arrestò, c dopo la quarta, il ft·eddo se n'era andato, e l'irtigitlimento della membra entsi fatto più lieve. n giorno dopo, com'era da aspettar i, essa stava comparativamente meglio. La mattina seguente essa fu sorpresa di trovarsi nel medesimo stato. Si sospende il rimedio alla sera, c le si mccomanda di riprenderlo solo nel caso in cui senta i sintomi prcmotùtori d'un nuovo accesso. Quattro giorni dopo stava perfettamento. CAso 3.0 - Questo cnso io lo considel'o come soùclisfacentissimo. W. A. d'anni 74, era stato pct· anni soggetto alla febbt·e lntermittente; orn. è stnlo in cura per sei mesi, ha preso chinino a larga doso, finchù non volle più prondernc, l)Crchè credeva di sentirsi male dopo quel rimedio. L'ncìdo uilro-mnriatico gli sembrava migliore. I parossisnù febbrili l'iconomno ogni tre o quattro giorni, o generalmente tre volte al giorno. Siccome il giorno successivo doveva essere il cattivo, gli ordinai di cominciat· subito a prender la. salicino. (trenta graui ogni dne oro, se era dcsto). Lo vidi alle-! pomeridiano doll'inqom:uti . .AveYn. antto un solo accesso, e questo parve che la pol vet·e lo tron cnsse d'un tratto; si sente meglio cd ha migliore aspetto. Gli si prescrive di prendere trenta grlltli di salicina ogni quattro ore, fìn clopo il prossimo giorno cattivo; se allora non islesso bene, di continuat·e il rimedio finchò io non r itorni n. vctlerlo. Visitato, il9 novembre 1876, disse d'aver provato un lieve senso di freddo, il qnat·to giorno dopo che a.veva principin.to n. prendere In. salicina, ma d'essersi ieri (1'8) sentito altrettanto bene quant'oggi, c di sentirsi meglio tli quello che non sinsi sentito eia sei mesi in qua; in fatti dice cbe le membra non sono rigide come d'ordinario e cammina assai meglio. Siccome i due tùtimi cnsi erano nel Fen, a cinque miglia di distanza, non potei vcderli sufficientemente spesso per osservare col termometro l'effetto antipiretico, o per farne la storia rogo0


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lat'lucntc, come si pratica negli ospedali. Jo credo tuttavia che H mio primo caso dimostra a''ei' la salicina quasi un effetto magico 11el ristabilire l'equilibrio della circolazio1,1e, f::wendo nonnale la témpcratu~·a e reprimendo quest'incomoda malattia; m1:mtre l'ultimo caso dimostra che il suddetto rimedio è superiore al chinino, anche in casi di genuina febbre da lungo tempo stabilitasi in un infermo molto innanzi cogli anni. La mia scusa di portare daranti ai collegl1i professionali i surriferiti casi senz'ulteriore indugio sta in questo, che io ho pienissima fiduoia. nel valore terapeutico della salicina, specialmente in tutte le febbri da malaria : c spero che queste mie note siano per ineoraggiare con i miei fratelli residenti in localÌtà ove ahbondauo del pari la febbre e la corteccia di salice, a provar'ht, c che la professione ritragga vantaggio dalla loro esperienza. ltn-r.RssroNr. - Era affatto ov\·io e naturale che dopo quanto sul potere ridutti,·o della tem1leratura. animale dell'acido snlicilico c della salicina hanno scritto Ricardson, Riess, Maclagnn (verti Giontale eli lJ{eclicim~ jJfilita;re, 1876, pag. 369, 579, 581, 10f5) cd i brillanti risult:tti che con quei rimcdii si ottennero nel reuma acuto accompngnato o no da complicazione cardiacrt, si pensasse ad utilizza.t·c il suddetto potere a pro' dei meschini che soffrono di febbre da malaria. V'ha tale e tanta analogia ft·n il chinino e la saliciua, sia dal punto di vista delle rispettive loro qunliti antisettiche, sia da quell~ dell'azione dinamica sul sistema circolatorio, che, in difetto eli argomenti basati su ftttti, s i poteva a p1'iM·i stabilire l'efficacia della seconda nella cura della febbre palustre. Non so fino a. qual punto l'introduzione della salicina nella terapia delle febbri intcrmittenti possa in Inghilterra c0nsiderarsi como cosa nuova. È certo che in Italia siffatta medicazione è contemporanea della scoperta della sa.licina, fRtta dal veronese Fontana, or sono cinquantttdue anni, come altra volta fu ramment1Lto in questo moètes.imo periodico ~1), c molti medici llel Veneto e d'altre provincie italia,ne, in cui dominano le febbri da mnlnria, nella cum di qneste la sostituirono fin d'allora cou wofitto ai preparati di china. Più tardi la riputazionc della saliciua (l) Vedi fascicolo 6• del lS7G, png. 581.


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valicò le Alpi, ed alcuni medici francesi, fra cui primeggiarono Miquel, Gérarclin e Rousselot, la sperimentarono e chiamarono su di essa l'attenzion e dei loro colleghi, e l'Accademia di medicina di Pal'igi, sottopostala a prove dirette, nell831, ebbe a convincersi ed a proclamare che la salicina guariva le febbri intcrmittenti alla dose di trenta grani. V'Cl'SO il 1840 mi trovai in grado di accertarne l'efficacia. nella cura ùei molti casi" eli tali febbri che mi si olfrh·ono nell'ospedale militare <li vercelli. P erò dovetti persuadermi fin d'allora elle Giacomini avea gran rl.\gione di dire che la sali cina era un buon succedaneo della chinina; ma ad orita dei grandi elogi che l'l si tributavano, non sarebbe mai anteposta alla china. Ed infàtti non solo essa non prese il sopravvento sulla corteccia. peruviana e sui preparati di questa, ma sbolliti i primi entusiasmi suscitati dalla noYità, venne meno frequentemente adoperata, e finì per cadere in disuso, come tutta la sterminata congerie dei farmaci preconizzati quali succedanei più o meno legittimi dei chinacei. E fu a torto ch'essa venne messa a rifascio coi ta,uti pretesi specifici contro la febbre palustre, perchè, come già avverLii, esiste un'affinità ft·a la salicina e la chinina, che non rinviensi fra questa ed alcuno dci rimedi con cui la si volle sostituire; e lo. salicina, al (pari della chinina, fu classificata dal succilato Giacomini fra gl'ipostcnizzanti vascolari cardiaci, classificazione lliennmente giustificata dagli effetti che mnbedue producono · tanto sull'organismo sano che nelle malattie. Il motivo del discredito c dell'oblio in cui cadde la salicina è, se mal non m'appongo, il poco o riessun giovamento che mercè di essa si ottenne nei casi piit gmvi di febbre palustre. Orn quel risultato era meno l'effetto dell'impotenza del medicamento per se stesso, che dell'insufficienza della dose e fors'anche dell'inopportunità del momento in cui veniva propinato. La saliciua si prescriveva dai meclici it,aliani, come dai frn.n.cesi, alla dose di vcntiquattro ·a qun.rn,nta grani da prendersi ripartitamente nel giorno o nelle ore d'apiressia.. Questa. dose era precisament~ il doppio di quella del solfato di chinina, che si dava d'ordinario in ragione {li venti grani al giorno. Siccome era stato riconosciuto che la china1 sebbene giovasse


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sempre, qualunque fosse stato il periodo della malattia in cui veniva amministrata all'infermo, sotto l'accesso, e specialmente nel freddo, era facilmente rigettata dallo stomaco (c perciò era invalsn. l'usanza di porgerla durante l'intermittenza, in modo che tra l'ul,.. tima dose del farmaco ed il ritorno della febbre non corresse più. tli due o tre ore), cosl s'era creduto di r egolarsi nella stessa guisi't anche colla salicina. Vediamo ora come c quanto queste due circostanze della dose e del tempo 11ossano aver contribuito a far perdere o.lla salicina la rinomanza di cui da principio aveva goduto. A raggiungere questo scopo, basterà, a mio parere, porre in raffronto il modo di fare usato in addietro e quello a cui si attenne il dottor Thomson. Questi propinò la salicina a'suoi infonni nell'atto stesso del parossismo febbrile, senza preot:cuparsi menomamentc dello stadio di esso parossismo. Così nel primo caso il rimedio fu fatto prendere mentre il secondo stadio era giunto al suo più alto grado; nel secondo caso fu dato quando l'ammalata trovavasi in piena traspira.zione; nel terzo finalmente venne propinato clurn.nte l'apiressia. È da notarsi che nei due primi casi, in cui. la salicina fu data nell'atto stesso dell'accesso, questo non si ripetè ; nel terr.o invece, nel quale fu amminislritta durante l'intermittenza., l'accesso si riprodusse, benchè con molto minore intensità, o per megli o dire se ne verificò un solo in luogo di tre, che l'infermo solem avere nei giorni di pil'essia. La dose fu in tutti la stessa, 30 grani ogni due ore le prime volte, c poscia 30 grani ogni quattr'ore, per completare la gua·r igionc e prevenir le recidive. For se a taluno sembrer:.ì enorme la quantità di medicamento fatta ingollare dal signor Thomson a' suoi febbricitanti, e tale, a dire il vero, sembrò, a tutta prima., anche a mc, al punto che credetti di aver letto male, e che non si trattasse giii. di tma presa. di trenta grani alla volta, ma di trenta grani frazionati in più prese: senonchè la formala ben esplicita e ripetuta costantemente negli stessi termini (thi?·ty g1·ai1~s every two honrs trenta grani ogni due ore) mi tolse ogni dubbiezza. D'alt.ronrle fin da principio il signor Thomson dichiarò di essersi proposto di dar il rimedio a lnrgr't dose conformemente ai consigli del


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dottor Maclagan, e questi, discorrendo della dose della salicina. nel reumatismo, la stabilì di dicci a trenta grani ogni due, tre o quattr'ore, secondo la gravezza del caso, aggitUlgendo che 1' una dose di gran lunga maggiore può essere data senza tema di da1mo. ,, (l~ Resta adu.nque chiaJ.·ito e messo in sodo che nella febbre intermittente, comè nel rcuma acuto, il vecchio antipiretico ringiovanito e ridivenuto di moda in forza del Multa 1·enascentzw fJ.I'ae iam cecidet·e, cadentque Quae ntmc sunt in lwruwe, vuoi esser propinato con mano ardita c generosa. Se qui a Roma l'audacia dantonesca dell'insigne Baccelli ha reso volgare l'Ùso delle altissime dosi di cltiuinr~, rclcganllo tra le fiabe il tanto paventato fantasma del ch:inismo, con indiscutibile vantaggio dei febbricitanti, l)a.r e a mc che si possa fare altrettanto colla salicina, In. quale per soprammercato, quando si tJ.-asmodasse un tan tino, uou ci minaccia di clùrtismo, nè ci fa temere che il rimedio l)OSS:t riuscir più fnnesto del maJe. Tutte queste ragioni militano potentemente in fa.vore dellu. medicazione raccomandata dal signor Thomson, al qual e mi associo di buon grado anch'io per invitare i rucilici che esercitano l'arte salutare in pncsi infestati dalla malari:t (che per nostra disgrazia sono così numerosi in Italia), a ripeterne gli esperimenti, aggiungendo una considerazione d'ordine economico-sociale, cioè che col prezzo a cui è salito oggidì il solfato di chinino (lire 1000 ·al chilogrmmna), un succedaneo meno costoso diventa una necessità a.ssolut:t !)Cl' la classe l)Overa, Ia quale d'or innanzi dovrà guardare il famoso specifico come un oggetto lli lusso, al paJ.'i dello soiampa~:,rna, del velluto di seta, dei fagiani dorati e dei diamanti. Cura dell'itte:l 'izia cn.bn-rale del dotLor EnoARno KRULL a Gtistrow nel Mcklcmburgo. (BerlineY Klinische Wochensclwift, marzo 1877.) I diversi metodi adoperati finora nella cura dell'itterizia catarrale non diedero sempre quei ristùt.ati che si desideravano. (l) Oiot-~~ale di J!ledid•u• ,l[ilitare, r~scicolo n, 187o, p~g. 10·16.

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Spesso la malattia va avanti per molto tempo prima di guarire, mostrandosi ribello a qualunque medicamento. Tale fatto mi spinse a tentare le iniezioni di acqua fredda, cd i risultati sorprendenti che ne ottenni, mi determinarono a render noti i miei esperimenti, c sottoporli ad un esame ragionato. Io procedo nel seguente modo: Quando ci sic~ fondamento bastevole per diagnosticare l'itterizia catarrale, da qualunque tempo dati la malatti~ faccio fare all'itterico, per la via. dell'ano, col mezzo dcll'in·igatore, un'iniezione di acqua fredda ogni 2 l ore. La misu1·a dell'acqua. In. faccio oscillare tra uno c due litri, secondo lo sensazioni dell'ammalato. .La tcrnporo.tura dell'acqua è a 12° R., o coll'uso ripetuto delle iniezioni verrà aumentata poco a poco a 18• R., poicltè l'intestino non sopporta più cosi bene le iniezioni continuate, se sono fatte col medesimo grado di temperatura. L'ammalato deve cercare di trattenere l'acqua nel retto 11uanto più a lungo è possibile. Non si superò mni il numero eli 7 di t.ali iniezioni per ciascun individuo, per In. ragione che non fu necessario farne di più. Trattai con questo metodo 11 ammalati, i11 ognuno dci quali l'itterizia datava da vario tempo. Ln durata miuima era di cinque giorni, La massima d'un anno e mezzo; 10 erano tr-a;mgliati da insistente stiticheZ;JO., c uno da diarrea. Di questi 11 anunnlati ne curai 2 per 15 giorni continui con lo ac<tue di Carlsbad c con bagni caldi, ma senza nlcun risultato, per cui passai anche per questi alla cura dell'acqua fredda . Quattro vennero eut·ati subito con le iniezioni suddette; gli altri G erano giù. stati sotto cura di altt·i medici, c trattati coi soliti medicamenti, tra cui non mancavnno le acque di Carlsbad. Io abbandonai subito tale curn c cambiai per 21 ore la prescrizione dietetica usata fino nUora, e che riesci va penosa a questi ammalati, c ordinai pane di scga1a, frutta cruda, insieme all'abituale

cucina mcklemburgll.cso. Ncll'csa.mc degli o.nuualati trovai alcune volte l'ala sinistra del fegato molto ingrossata, con bordo resistente c assai dolente alla pressione. Non riscontrai mai calcoli biliari. Tutti gli ammalati si l ~navano concordemente di un senso òi pressione alla r egione epigastrica; alcuni anche di dolori all'ipocondrio destro : a tutti mancaYa più o meno l'appetito: e iu


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molti c'cm un malessere genernle, con dolol'i di capo c spossatezza. Uno fu molestato da forte pmrito allo. cute. La maggior parte :n·evano sofferto gl'incomodi suddetti. meno il pturilo, qualche tempo prima cbe si manifestasse il colore giallo ittcrico; 4 però el·ano stati sani fino alla cornparsa eli osso. Il primo effetto della cura. dello iniezioni consistette nella rapida scomparsa del senso eli pressione all'epigastrio, del malessere generale, e dei dolori al c:tpo, e nel ritorno dell'appetito perd11to. Quando il mulo datava tht breve tempo, dopo 2:1 ore scomparivano completamente gli incomodi acccnnnti ; gli ammalati si sentivano come rioati. c dopo pochi giorni la spossatczza e quell'apparenza stnnca erano mutati in 11na. notevole freschezza. Anche nei casi in cui la malattia dntrwa da tempo bastantemente lungo, si ebbero gli stessi risultati dopo pochi giorni. Un ammnlnto che era. stato per un anno o mezzo continuo nelle peggiori condizioni di snlute, mi scrivcn cosi, alcuni giorni (lopo aver incominciato la mia cura : " Fiuo dalla '' terza iniozione sperimentai l'esi Lo favorevole doHa sua prose t'i'· zione. Il malessere, che non mi aveva lascinlo mai nel lungo " tempo della mia malattia, scomparve; la lingua si rese netta., . " e l'appetito migliori> in modo, che 11.\Tei potuto mangiare tutto " il giorno. , Il dolore di pressione alla regione del fe.gato, nei casi recenti scomparve dopo 24 ore, c nei vecchi, dopo alcuni giorni, malgrado che l'ingrossamento del fegato non fo sso ancora diminuito sensibilmçnt.c. Nella metà dei casi, ùopo la seconda iniezione, che fu fatta il giorno seguente alla mia. visita, \'Ctmero cmesst' delle feci lli tinta. biliosa. Kei casi di lunga data le feci ripresero il loro colorito normale tra il S4ilcondo c il quatto giorno. Sull'epoca del ritorno normale del colorit.o dell'orina, dclln sclerotica e della pelle, non si può dir nulla di si<'lll'O . Tale cambiamento si forma a seconda delle SJlCciali condizioni incli,idunli. Io intrapresi la suddetta cura. dell 'itterizitt cnt.nrrale partendo daU'ideà, che ecdtando il movimento peristnltico dell'inlcstino P~r mezzo di una forte iniezione d'ncqua ft·eclda, do\'csse dcnvarne un eccitamento innocuo sui condotti biliari. in modo da >incero gli ostacoli che si fraiJJlOugono al versnment~ dcll11 bile.


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RiVISTA lH GIORNAT,I

Che poi sia il movimento peristaltico aumentato dall'iniezione· quello che port.i da sè solo tale utile azione, oppure che sia l'acqua fredda che conduca un cambiamento nelle condizioni del parenchima del fegato, è cosa che dovrà essere decisa dagli espe· · rimenti ulteriori e costanti. Quello che sorpi·ende in tale cura è la rapida scomparsa delle così dette gravezze di stomaco, e il pronto ritorno dell'appetito. In conseguenza di ciò il cata.r ro gastrico, che accompagna l'it-terizia, dovrebbe esser e consiclcrato in molti casi piuttosto che un, sintomo, una causa della stessa.

Alcune osse•·vazìoni' sulla dia.gn~si della tisi Jlolnlomn ·e Jlel lH'imo suo sta·d.io di FisCHL. (Prager Virteljalwsolw, fow 1waot. Heilk, 1876, IV Band.) (S.t Petersbzwger 1nedizi.nisohe Wochensclwi(t, dicembre 1876.) L'autore durante h sua. pratica diciottenne ha osservato che i sintomi comuni, i quali si annunziano d'ordinario nelle tisi incipienti, non offrono una base sicura per la diagnosi. La febbre c ·l'ottusità posta in evidenza specialmente da. Sei t:.::: nella fossrL sopracla.vicolm:e destra manca.no talvolta, e i rumori che rimasero lungamente localizzati. l)ossono scomparire. Ultimamente furono designati come caratteristici tre nuovi sintomi, della cui importan7.a l'autore. discorre a lungo. l o Microscopicb dello spu.to. -Buhl pretende che fino dal principio della pneumonia disquarnativa. ht tisi si manifesti per mezzo d'Lma rilevànte quantità di epitelio alveolare negli sputi ; e quanto più dura la malattia, ta.nto pih si mostrano epiteli e cellule granulari accennanti alla degenerazione rnielina. Per apprezzare l'importanza di. tali sintomi, l'autore intraprese una. esatta ricerca dell'epitelio alveolare su prepa.ra.ti tlel polmone recenti <: secchi, e trovò che lo stesso non è sempre riconosci:. bile come tale, mentre si può dimostrarne la presenza anche nei semplici raffreddori, tanto nei preparati che nello sputo. Nella secrezione della trachea E) dei bronchi si trovano sempre epiteli alveolari, ovvero epiteli simili dopo che sieno avvenute importanti iperemie, ovvero delle cavità. L'autore non lJotè vedere in diversi casi, durante la vita d'individui, che la sezione


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'()adaverica · ùimoS:tr<) essere stati tisici, n è ep'iteli alveolari, n è ·.n:i'às'S.è granulari negli sputi. Egli conchiude che non è ma.i pos,sibile daLc.ontenuto epiteliale degli sputi di stabilire la diagnosi della tisi incipiente nè per la sua qualità nè per la quan:tità. Nella tisi accertata l'autOTe trovò spesso meno epitelio alveolare che ·nellè semplici brouèùiti .croniche. 2• J?1te26mcttM1~etrià' di Wc~ldenbtwg. - In questa noi abbiamo . um sintomo importantissimo ; però anch'esso non patognomico. L'appl:l!recehio ci dimostra la diminuzione della forza d>inspjxazjOlie nelJ_a'1tisi incipiente; ma è a nCitare che questa può essere Hrod,otta ·anche da sussistente bronchite o da enfisema. Il peggio si è ehé .noi per trarre vantaggio da questo mezzo diagnostico MFenuuo già prima aver dovuto prend(~re delle misur e negli ammalati· che si presentano a.l nostro esame. (Nel sospetto di tisi il medico di fumiglia dovrebb.e misurare tratto t.ratto ciascuno dei m~mbri, della•stessa.) Si deve anche considerare che la diminuita distensione pol,mo~lare cagionata da induriment.i, può essere compensata dalla for2;a dei n+U:scoli inspiratori, e da un movimento più energico del torace. · 3• G:ilvagni ha affermato che è possibile di diagnosticare ·l a t"Q.b~rcolosi .polmonare da un rumore della cavità della bocca,. Sebbene l~autore abbia fatti non pochi esperimenti in propasito, ·n,on 'gli..è J'insdto ancora di udire il citato rmno:re neppur là cJ._ove era dimostrato .evidente la esistenza della. tisi alle estremità l)Ol-

.mo.nat:i. .Dàl già detto risulta ehe sebbene si siano fatti importanti progréey:Si nella .diagnosi della tisi, questa al suo inizio è circondata da enormi difficoltà..

'1Jna speciale reazione d ell' orina. gUcosica. (J''OMrnaZ d,e phcwmacie et de chimie, aprile 1877.) Nella sua pratica privata, occorse al dottor Kltlz di proceder.e ,,rulla chimìtca analisi .dell'orina di un giovanotto già affetto da diabete, çU ehbe·,a rilevare i seguent.i fatti : -Nel Sfl.ggio, :praticato secondo l'o1:dinari.o processo, 'ùolla solu.,Z:ione CUl)Fo-alcalina .del Trommer, l'orina scaldata al bollore si è


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RIVIS1'A DI -GIORNALI

scolorita al pm·i di quella perfettamente normale. r>oi colraffrcdùamento c eolriposo mostrò parvenza diafana, posatura di fosfati, mO.})UUta. traccia di protossiclo di ramo. In simile modo puro si comportò col reattivo (solfotartrato sodico ramcico) del Fehli ng, di .fi·esco apparecchiato. Le prove furono in seguito ripetute alla. presenza di. parecchi pratici, ma per quante precanr.ioni l'a-nalista usasse, non rinscl a ottenere la caratte.ristica riduzione del sale rameico. Allora il signor Ktilz volse l'attenzione ad a.ltro sperimento, c pet· tale effet.t.o :tllungò due sole gocce dell'orina con 10 centimetri cubi di acqua comune distillata e le trattò colltt solq;;ione tlcl Trommcr. Questa volt;L il saggio non l'iuscl vano, poicltè subito dopo di avere levato il bollore, l'orina porgeva l'ossido rnmeo~o con bel colore granato . .Altra porzione dell'orina era nello stesso tempo sottoposta alla. prova del polarimetro, il qua.tc palesò costantemente l'esistenza del glicosio nclln quantità di .J.. 9 a 5. 8 per Ofo. L 'analista credette ili poter atiribuire tale istrana fenomeno,. già da lui altra volta osservato, alle sostanze impedenti nilìturalmcnte la riduzione del protossido di rame, le quali etano r ese. inattive })Cf via dell'allungamento dell'orina con parecchie quantità di 3.C(tUa. Nel diU'C la preferenza a CJuesto processo perchè più scrnplicP, egli esprime l'avviso che si possa ottenere lo stesso risultato, ricorrendo !tlmezzo proposto dal11Ialy, il quale consiste nel far() passare l'orina, sospotta di contc110re del glicosio, traverso a straticino di carbone vegetale puro, e nel trattare quindi col reattivo clel Trommer la lavatura (con aC(lUa distillata) di esso carbone. Questo, per via della insita proprietà di assorbimento, ritcrl'ebbe, oltre le altre materie, i pilnmcnti dell'orinall'ncido urico e ill glicosio, mentre l'acqua della sua lavatm·a, asportando una buon\!' }>arte del glicosio1 eserciterebbe poca azione sciogliente sulle sostanze che fanno ostacolo alla riduzione cupl'ica. L'importanza di tale fatto dal lato diagnostico è ben patente, e il dottor Kilhne, che già l'aveva nota.ta, scrivo nel suo libro di chimica (7.Siologica, come vi siano delle orine glicosiche, le qua.li posano soltanto una Il arte dell'ossido rameico e rattengono l'altra.


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in soluzione. Secondo il medesimo aut.ore l'ori na, che contenga puramente l '/2 di glicosio, non può dare luogo ad alcuna riduzione.

Fisiologia tlella secrezione tlel s1ulorc, del dottor A.DA!IIKIEWl OZ. (IJeutsclte medizinisclw vVòc/wnsclwift, febbraio 1877.)

Sul modo con cui avviene la secrezione nell'interno della sostanza glandula.re la fisiologia rioonosce due origini : lo forze lìsi~he, le quali agiscono provocando la fi ltrazione, e le cause fisio logicltc, che ngisoono dirottamente per mezzo doi nervi. Sulla seconda specie delle forze secretive fino ad ora non abbiamo che un solo esempio sperimentale accertalo, quello delle glandnle sub-mascclltt.ri, nei .l oro rapporti fun~ionali cogli eccitamenti della corda. del timpano c del sim}):ttico. l)er mezzo di esperimenti sugli uomini è riuscito all'nutoro di ottenere la provn che la secrezione del·sudore è anch'essa dipuudcnte dtt un'm:ionc nervosa, la quale può manifestarsi per mezzo (li eccitamento artificiale dei net·vi ccntrifuglù (1). Questi nervi percorrono lungo le vio motrici delle 1·ispettive provincie nervose c reagiscono agli eccitnmenti in meno d'un minuto, sotto fnvorevoli condizioni, per le qua.li le influenzo della tetllt>cratnnt sono importantissime. Essi possiedono, per lo estremità inferiori, centri comuni nel midollo spinale, non dipeuclenclo immediatamente nella loro a:&ionc da fatti circolatori, o pcnnettono di rappresentare il processo delln secrezione sutlorifern come semplice a:&ioue riflessa, la 11uale è sottoposta alle note leggi delle SCJUJJlici o doppie correnti riflesse. D timbrontetro p er la tleterminazione delllinitc tlcgli m:gaui iniel'Jli di FoR.TE'I"l'. (S .1 PetersbtW!J~I" medizi1Ìische Woclumsch,·ifl, settembre 1876). V autore, considerando che in molti casi la per cussione è dolorosa, e che la deternùnazionc del limite dogli organi interni Il) n dottor Luchslu!:<!t ebbe gli stc..i riEUitnti nrgli ClfJ>Crimenti sugli animali.


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RrYISTA DI GIORXALI l'l'ALIANI ED ESTERI

riesce molto difficile, cercò di stnbilirla nel modo -seguente. Egli applicò esattamente sul t orace un arco d'acciaio con una corda tesa., che facilmente poteva esser messa in vibrazione sonora col dito c, durante sempre questa vibrazione, lo fece scorrere sul torace stesso, spingondolo verso quell'organo, per esempio il fegato, di cui voleva accertare il limite. l!'inchè il paronchima polmonare, che è cattivo conduttot·c, si trovava tra il fegato c la sorgente del suono, egli non udiva che un indistinto ronzio, mentrechè rilevava invece il suono musicale appena questo limite veniva sorpass:1to. La differenza del suono è sorprendente, e ricscì per.fìno all'autore di delinctwc in questo modo esatt.'\mente l'estensione del rognone sulla superficie cutanea. Anche l'ottusità del cuore e del fegato, che non si possono distinguere col mezzo della percussione, è })Ossibile stabilire in tal guisa con facilità dal timbro che ciascuno di questi organi ha per sè, e cosi pure si limitano le orecchiettc cd i vcntricoli del cuore.


RIVISTA CHIRURGICA

"-l•punti critici iuto1•no a l m etodo tU Lister. Come i nostri lettori avranno potuto osservare, noi non ci siamo mai mostrati nè caldi ammiratori, nè seguaci convinti del metodo di Listor. Al congresso di Brussellc del pari che nelle pagine del manuale di chirurgia di guerra d'Heyfelder dn. noi tradotto ed annotato, abbiamo dichiarato senz'ambagi e senza restrizioni che noi non lo credevamo attuabile per nnlla snl campo di battaglia e nelle stazioni di medicatura, c di difficile npplicaziono negli stessi ospedali da campo, perchè esige troppo tempo, troppo personale, troppe minute attenzi01ù c costa troppo; abbiamo protestato cont.ro la decisione del V congresso chirurgico di Germania che vorrebbe renderlo obbligatorio in modo assoluto, quasi che esso solo fosse ragionevole ed efficace, e fuori di esso non potesse pei feriti esservi salute. O. Heyfelder nell'edizione originale del suo Vade mectml :wea egli pure disapprovato il metodo di Lister, siccome quello che 11on aveva ragione d'essere, partendo esso da una supposizione gratuita, cioè che il setticismo sia la condizione ordinaria inevitabile d'ogni piaga, mentre abbiamo migliaia e migliaia di prove del contrario e la statistica di Kronlein ha messo in evidenza che le piaghG lasciate esposte all'aria danno luogo alla pioemio. meno caovente della, famosa medicatura antisettica. Ora ci è grato di poter riferire, a. confort-o doll'opinione da noi ~spressa, uno stralcio dell'opera Die cllirurgische Beanàlm19 der


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W~màen, testè pubblicata a Vienna dal dottor Neiidorfer, il quale è cosi chiaro ed esplicito che non abbisogna nò d'illustrazioni nè di commenti.

Nella prima parte di questo scritto, dice il signor Neudorfer, ho esposto un breve riassunto della storia c dello sviluppo delle opinioni vigenti intorno ai metodi curativi delle ferite compreso quello del Lister, e voglio om sottoporre questo ad mt esame critico, per veder sino a qual punto i partigiani di esso sono giustificati, !imitandomi ad attaccare la falsità delle sue dottrine, c conseguentemente delle sue conseguenze, avendo cura di evitare nei miei ragionamenti tutto quanto potrebbe avere un carattere di personalità contro Lister. L'opinione particolare di questo medico sull'origine del pus e sul suo riassorbimento per mezzo del corpo umano non istà in armonia con ciò che insegnano la chirurgia e la pntologia moderna, c pertanto considero insostenibile tutto il procedimento chirurgico bnsnto sulla teoria di Lister l come già lo considerarono molti altri che mi hanno preceduto. Da quanto mi consta. Ranke fu il primo che provò che sotto le fasciature troppo rigorosamente confornù al metodo listcriano c sul liquido delle ferite s'incontrano batteriì, il qual fatto comprovato da parecchi altri osservatori dimostra che il suddetto metodo non può in1pedirnc la formazione e che la presenza di essi non deve considerarsi qual germe della decomposizione : d'altra parte v'hanno organismi molto decomposti senza cotesti esseri microscopici, poi mancano quasi sempre nello stato di putrefazicne molto avanzata. Sorgo sempre questa quistione rispetto ai liquiùi delle ferite contenenti molti batterii: son q1testi la cau.sa o l'effetto della d-ecomposizione? Finalmente qualsiasi chirurgo può og11i giorno vedere la suppurazione e la putrefazione in gradi svariatissimi, in cui tali orgàuismi a volte vi sono, a volte no. li trattamento delle piaghe all'aria libera ed il SUO esito prOVI~ soprattutto l'insostenibilità. della teoria dei parassiti, poichè nessuno nega oggi che non sogliano in esso presentm'si i nfennit:\ accidentn.U e molte volte manchino anche i batterii, mentre esistono nei processi antisettici e qualche mra volta si svolgohO le une e gli altri. La pinga all'nria libera dà nècesso ai germi, che.

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nullameno mai, o molto eccezionalmente provocano una decomposizione, e rare volte s'incontrano micro-organismi nei liquidi socreti. Da questi fatti si ammette che se ool meto<lo antisettico si presentano mali accidentali ciò avviene per colpa del chirurgo nell'applicare il detto metodo, e cho alcun germe sarà penetrato nella. piAga a traverso la fasciatura incompletamcnte eseguiLa. A me sembra, 1>er lo meno assurdo, che l'ada liber a con tutti i suoi germi sia inoffensiva pct·la ferita c che o.lcnno di essi casual mento introdotto a dispetto del medico, cagioni tnli effetti dn. detenninaro la decomposizione e compromettere l'esistenza del membro ferito e quella pure dell'individuo al tempo stesso. Non credo necessario di addurre qui o.ltre ragioni contro questo argomento, perchè gli stessi suoi fautori o sin quelli che lo erano più inconditionaUl.mcnte si vedono costretti ad abbandonarlh per convin:.doni contrarie. V'ha chi la modifica afl"ermando non essere ~ bnttel'ii la causa di quest'eft'etto, mu. bensì l'ossigeno dell'atmosfera, ed altri pretendono che ossigeno e batterli operando combinu.tamente sono la vera 01igine della decomposizione orgiUli.ca; però contro queste asserziotù sta il fatto che nel tmt· tamento all'arja. libera la ferita esposta dircttumcntc all'aziono dell'ossigeno e dci batterii non presenta nondimeno alcuna decomposizione. Non si può dunque a.mmettere che l'ossigeno isolatamente nè in unione coi batterii sia la cagione del male suecitato. Pare logico che distrutte le fondamenta su. cui è edificata la ' teoria di Lister, questa venga oonsiderata come un castello di carte : e non astante vi sono fautori di essa tcot·ia che teutn.no, per un eccesso di tenacittì., di supplire al difetto di buone ragioni che li sostengano nella dì fesa. della loro causa, con dire che seb· bene la teoria sia falsa, deve nondimeno conservarsi il metodo di Lister quale articolo di fede, qual domma di cui non s'ha dn. togliere neppure una.virgola. Passo oro. ad occuparmi della pratica del metodo. Lister cominciò il suo trattamento antisettico coll'impiego dell'acido fenico caustico puro e finì proteggendo la piaga contro l'azione eli questo acido: quindi questo personaggio spalma d'olio la seta, riducendo l'influenza dell'acido fenico all'esterno, lavorando contro i bnlr terii e non contro la.ferita.


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Frattanto adopera questa sostanza diluita nell'acqua o nell'olio con diversi gradi di concentrazione, cioè: 25 per 100, 10 per 100, 5 per 100, 2 1/'~ per 100, fino ad l perlOO e dopo d'aver dichiarato quest'ultimo. sufficiente per l'effetto antisettico, si volge alle cliluzioni di 2 t/a c di 5 per 100. Lister usò più tardi l'acido fenico unito alla creta pastosa (sul far del mastice dc' vetrai) a varie resine però appiccicate cd in forma di coperta: si valse del piombo, di fogli di stagno c di co.outchouc. a>endo sostituito talfiata l'acido fenico col cloruro di zinco e l'a.~ido borico. ln certi casi crede che si possa far a meno della polverizznzione c perfino che sia pregiudizievole, ricorre ad un'uuzione borica anzichè alla seta p1·otett1·ice. In tutti questi casi ha ottenuto, giusta quanto si dice, risultati tanto favorevoli che lo. chiru1·gia non vide mai gli uguali. Malgrado tutti questi tentennamenti dello stesso Lister, i suoi seguaci colpiscono d'irrevocabile anatema la più piccola variante nel processo. Lister ha dato notizie dell'esito di qualche caso isolato ma non Ila pubblicato una statistica. generale della mortalità dall'epoca della sua innovazione in poi, lc:l. quale non è in complesso più favot·evolc di quanto lo sia quella degli altri metodi usitati, oltrechè la. guaJigione in molte circostanze ritardò assai (flemi Lamond, Lancet, 1870, pag. 210) L'opinione di Lister sulla piocmia discorda pure da quelle generalmente runmesse, c poi riconosce soltanto come piocmici i casi in cui v'ha perturbazione metastatica sugli organi inferiori, c non quelli di semplice pioomia (Tltomson, 1J!edic1tZ Times and gctziJtte, 1875, 6 novembre, p. 516) mentre d'ordinario s'indicano come pio emici molli casi senza metastasi. L'esito isolato dellt~ guarigione di alcune ferite col metodo di Listcr nulla pro-ra, perchè CJUalsishoglia. chirurgo può presentare una serie di casi guariti senza quel metodo c con esso, ma modiiìcato, come faccio io qui brevemente esponendone alcuni. Quattro fratture di cosci e curate per prima. intenzione non diedero nepp!ll' una goccia di pus .... (1'rnlasciamo i molti casi di varia specie riferiti dnl signor Kcndorfcr.) Tutto questo prova che il metodo di Lister non è l'unico e che l'applicazione esatta dì esso non è l'esclusivo mezzo di cura, giac· chè si sono veduti molti cac;i d'esito infausto col più scrupoloso


IT-U.TANI ED ESTERI

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impiego del suo metodo, pcrchè la regola generale nou conve1Ìiva

a molti di essi. Considerato nel complesso, debbo confessare che procede con destrezza ed accorgimento nelle sue fasciature; 1>erò non si scorge chiaramente cosa ò che costituisce l'ecccllcn:.~a di quelle frammezzo n. tante minutezze c tanti pru:ticolati, ùn.l cui risultato non è poi possibile di dcdun:e conseguenze positive. Non posso passare sotto silenzio un'altra qnistionc, parlando di questo metodo, onde terminare questa msscgna critica. Come assicura Listcr, c in ciò non può cadere dul>bio, per la prima volta. egli ebbe ad osservare il potere disinfettante deu·acido fenico sui campi in'igui di Carlisle, o che la proprietà d'energico antisettico lo indussero a sorvirscnc nelle fasciatut·c. Pt·obabilmente non conosceva i lavo1·i di Oalvert, chimico o fabbricante inglese, che già in età di cinqun,nt'anni chiamò l'attenzione dell'Accademia. delle scienze di Parigi snl potct·e disinfettante dell'acido fenico comunicandole che ncllS51 in Manchcster cmnsi conservati intatti e inodori cndaveri che erano stat i irrorati con qa~lla. sostanza, c. che baslnn\ una soluzione di 1/ tooo per conscrva:re durante più settimane l'orina limpida, poichè lo. forza nn tiputrida dell'acido fenico è intensissima in confronto di quell:~ che posseggono la paratina, la benzina c lA nafla.liua.. N'è conosceva. tampoco i lavori isolati, nè la gronde opcm di Lomnirc, come si vede do. una. lettera al periodico Tlw La"cet 1867, p. tl44. In una seconda. lettera allo stesso periodico dico d'avet· letto il libro rli Lemnù·e, ed afferma che l'uso dell'acido fenico proposto da questo autore non è acconcio a procm·at·e buoni risultati curativi. Fa mera\riglia la pretensione di Lislcr a chi conosce gli scritti cd il libro di Lemnire; poicllè quest'ultimo contiene tutti gli errori pubblicati dal primo oltre ad altri speciali frammisti n.d alcune verlt.'\; però anche oggidì &·anca la spesn. di leggere tale opera, p~chè scritta in modo l'Oalmcnto piccante. V'ha in essa una esatta. descrizione delle crosto originnLe dalla solttzione concentrata dell'n.cido fenico, senza lasciar trn.ccio di cicatrici che sfigurino: parla inoltre della solubilità del menzionato acido in Vari liquidi, nell'acqua, nell'alcool, nell'etere, nella glicerina, negli ~lii grassi, nell'acido acetico, ccc., c chiama diluzione satw·a l-acquosa di 5 per 100 a 15•,pcr cssct·e l'unica che ammette l'acqua


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THVISl'A DI GIORNAf.I

ilt quelle condizioni, c considera quali dilazioni deboli quelli di

minor prO!)Or?.ione ll'nciùo in cento parti d'acqua. AnalizZI\ le propriet.'\ di varie di esse, ora le acquose, ora le oleose o le albumi nose, e indica molto esattamente che le dilnzioui acquee pordono la loro efficacia in capo ad un certo tempo per lo. >olatilità dell'acido fenico; 11er quesLa ragione consiglia di chiuderne lo spazio in cui deve produrre i suoi eft'etti medici. Conosce quelli che il <letto ncido pt·oduce sull'organismo agendo sui centri nervosi c.oll'intcl'mediario della cute, ammazzando così i passeri, cagionando gravi counllsioni e crampi nei cani, che inoltre soffrimno paralisi dell'uso dei sensi, ed in ultimo cagionanclo nell'uomo uno stordimento part.icolnre. Pone l'acido fenico al di soprn del clo11lro di zinco e dci solfìti come disinfcttaute, c propone di scr>irscne n tale oggetto usando il polvcrizzatorc di Sales-Giron. Leggendo questi paragrafi si crederebbe di leggere Lister in fmncesc, pcrchè si vede persino come obbiettivo principale, d'accordo coi tenlati\i di Pasteur, l'irrenùssibile estinzione dei microrgunismi. Anche Lemaire pnrla di it'l'iga.t·e accumtamenLc le aperture dello ferite con una dilnzionc d'l per 100 d'acido fenico. In uua parola tutte le idee nltunli di Lister furono giò. pubblicate per la seconda. volta nel 1865 da Lemaire, c fino quella dell'inigazionc (spmy), quella del 1nakintosh cd cziaudio quella della seta Jn·otelt1•ice si trovano già indicate nlln stessa epoca, mentre Ustet· le pubblicò nel 1870 c 1871. Per sopranuncrcato il libro eli Lemuire è scTitto bene ed il suo indice, pcrfettnmentc redatto, pC'rmcttc di ritrovare con molta facilitò. qualsiasi opinione dell'autore sopra un dato punto. Non può a meno pertanto di urt~rc che Listcr avendo letto questo libr.o ed avendo nel suo scritto tenuto lo stess'ordine d'idee di Lemaire non lo citi neppure o nn sola volta. dando luogo a. farsi per t~lc ommissionc censm·t:n·c da sir James Simpson, col quale sono d'twcordo su quc'" sto punto. Certo non avrebbe meritato censura se aresso fatto qualche commemorazione dei lavori anteriori di J.cmail'e, J)Cl'chè scbben() siegna lo stess'ordine d'idee v'ha la ililfercnza. fm. l'uno c l'altro cltc l'autore fmn cese esamina In. questione solto diversi punti di Yi!'ta e Lister solto uno soltanto, circa il quale porge minutissimi pari ic.olnri.


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Generalmente Listcr è molto esatto nelle sue osscrrazioni, sebbene abbia lasciato di presentare la prova che l'acido fenico penetra a traverso il caoutcbouc e la gutta-percha.. Ii'orse proviene CJUe:sta sua idea dal fatto cbe quando ha CO}lerto una ferita colla sua cartadigutta.-percha, con caoutcl10uc in lamine sottili o colla set.a protettrice, apparisce irritazione nella rerita o nei suoi dmtorni, che può attribuirsi alla. pcnctrabilità di questa sostanza dall'acido fenico. Però non è quella la causa, ma 1>iuttosto la tra- · spi.razione impedita, l'arrestarsi dei prodotti della traspirazione è quello che O}>Cra. irritando quella rcgiono prossima alla ferita, J>oichè si produce esattamente lo stesso effetto quando non si pone acido fenico uò sul co.outchouc, nè sulla gutta-percha. Questi ed nltri errori di Listcr nù sembrano perdonabili, pcrchè l'uomo nnchè vive è soggetto ad errare, c talvolta l'umanità ha ricavato più profitto da gmndi errori che d~~ piccole vcrit~. Ciò che mi pare imperdonn.bilc si è che, ncciecnto dall'esito c dall'eco delle sue idee, abbia 1)ercluto appRrcntcmcnte i l criterio apprezzativo del potere di comprensione dci suoi colleglù, gincchè cosl soltanto si spiegtì l'encomio csngct·o.to dol suo metodo où il disprezzo intellettuale lanciato contro ai suoi confratelli coll'affermare c11e la mcra dosc.;rizionc tlcl suo metodo non può farlo conoscere chiaramente, poicbè è necessatio averlo imparato con autossie per ottenere quei favorevoli rjsultati dallo stesso ottenuti. Per part.e mia credo che la teoria e la pratica della fasciatura di Listcr hanno preso di mira i laici i11 chirurgia, poichè egli ha esposto l'una e l'altra con minutczzo e ripetizioni fino alla sazietà; c pertanto coll'affermare che non si giunge a conoscere il suo metodo colla descrizione ma coll'autossia soltanto, commette una esagerazione delle difficoltà, c col dargli questo preteso cat'altere di sublitrùtà reca inoltre offesa nl talento di comprensione dei suoi colleghi, la quale iu nome del buon senso credo dover respingere. L'asserzione di Lister incontrò nondimeno anime credule che affermano che solo in Edimburgo e con Lister se ne possa imparare il metodo, e molti chii'Ul'g hi 1tan ratto il pcliegrinaggio della hlecca-Eclimburgo, od hanno delegato altri pet· quest'oggetto, pel quale e contro il mio costume ho scrilto le antecedenti linee in


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os~eqtùo alla ragione umana oltraggiata, a mio credere, col noll' aver protestato anche contro. questa specie di idplatria. Voglio nondimeno, prima· di finire questa sezione, far vedere quali circostanze diedero al metodo di Lister l'importanza di essere ilmalzato a domma chirurgico e il suo autore alla categorja di apostolo di esso. Il segreto del successo e clcll'entusiasmo ottenuti consiste in questo, che molti chirurghi non conseguivano nelle precedenti loro cure i risultati che dà. la fasciatura di Lister, ed ecco le cause molto frequenti di questi cattivi risultati. Si son dati casi in cui medici stimabili dopo l'estirpazione di qualche neo-plasma (decomposto in parte ed infetto), 1)erchè ot'fri va qualche interessante pm:ticolarità, l'hanno tenuta nella stessa busta dei ferri, nello scopo di meglio studiada col microscopio o di farne oggetto di spiegazione dinanzi a qualche società chirurgica. Però, anche 11rescindendo da quèsti fatti J)articolari, è avvenuto ed avviene, essendo costume generale biasimevole quello di aver il chirurgo una. cappa per le operazioni, c prote~;:gere con essa i suoi vestiti usuali. Questa cappa è la stessa in casi di pioemia, di setticcmìa, di risipola e eli gangrena: di rado è bianca, il più spesso è di colore cupo che nasconde le macchie di sostanze infettanti, inevitabili in quasi t~tte le circostanze 01'dinarie. La calJP::t ò poi unt1t fonte d'infc~ione a volte piit potenti di quella temuta nell'atmosfel'a col suo microrganismo. La verill\ è che ~Volkman dice d'aver mutato persin tre volte di saio durante un'operazione, e gli adoperava sempre bianchi; però questa lodevole Iindczza forse non l'osservò sempre ncppuro lo stesso vVolkman, lasciando da parte che non è sempre pmticabile. N è tampoco la et·edo necessaria, poichè si può evitare il contagio per mezzo dei vestiti anche quando non furono lavitU per ogni mtova operazione. Altra [fonte d'infezione è quella degli strumenti, poichè n·u·c volte ne Ctu'!l. la nettezza lo stesso operatore, il più sovcnti suole affidarla ad unaiuto, a volte estraneo alle cognizioni chirurgiche : de 1ninirais non e1wat pN.eto,·. E talora c1ueste persone estmnee non possono app1~ezzarc tutta l'importanza d'una lieve macchia lasciata sopra uno strumento dopo un'operazione, ritornando a mancggia.rli, all'occorrenza., quando conservavano pus infct.t.a.ntc.


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Per, Io· meno potrei citare tre casi di morte immediatamente col\Secutiva ad u~'operazione per rapida setticemia soltanto cagionata da irifezione:per mezzo degli strumenti. Vidi coi miei proprii o·cchi un ch:iìurgo di provin.cia di molta clientela operar colla ,sua lancetta panerecci, a.scessi, furoncoli ed antraci, e colla medesima lancetta malamente asciugata con un panno non pulito·fav :varii salassi di seguito a persone che per tradizione danno grand'e importanza profilattica al salasso in certe epoche dell'a)lnò. Quali l'isultati di questa stessa operazioncella vidi due casi di settkemia ed un altro caso mi si è presentato nella mia pl'a.tiea. · Nei miei studi sulla trasfusione del sangue d'a.gnello feci l'esperienza su tì·e infermi mancanti di questo liquido vitale, servendemi d'un ·apparecchio semplice colla ventosa di Roussel per misun.are·la ,ql,lantità di·sangue trasfuso, e ilnutlato più forte in apparenza dei · tre fu il primo attaccato da setticemia e mori il quartò giorno, gli altri molto indeboliti allora. poterono alla fine salva.rsi. Cercando la causa di questa infezion.e, vidi che stava negli strumenti; poichè si lavò ht ventosa con acqua fin eh è questa restò completamente· limpida, però, smontandola dopo, scoprii un piccolo coagulo di sangue formatosi in una giuntura, che potè rinumervi a dispetto dell'acqua, e forse decomposto dall'umidità e dal tempo che trascorse fino al riadoperamento dell'apparato, fu cagione sufficiente per infettare il sangue fresco della trasfusione p.e r. causa d,el quale il primo operato morl di setticemia, mentre gli.altti rieevevano,il sangue in già migliori condizioni. D'allor~ · in: poi in ca.si analogl1i faccio smoi1ta.re l'apparecchio c fo precedere 1a più scrupolosa lavatura a questa delicata operazione. A!lt~·a causa d'infezione sono le spugne. È vero che in Allemagna non ne usano più <lacchè per lavar le ferite fu loro sostituito l'hèt'igatore di Esmarch; però si ricorre ancora ad esse per assorbme il sangue clurante le operazioni, costituendo così un'altta fonte di contagio, perchè la loro lavatura non è sufficientemente accurata e non si può vedere se nel loro interno serba110 sostanze· suscettive di decomposizione. lilinalmente nella stessa fasciatura vi sono motivi d'infezione, come f~ò vedere in seguito. 8


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Il metodo di Lister coll'estrema sua nettezza pose fine a quasi tutti questi danni. Gli strumenti, le ma.ni dell'operatore e dei suoi aiuti, il campo dell'operazione e i suoi dintorni sono irrorati con acido fenico; le spugne sono impregnate di questa sostanz:l antiputrida ed i materiali della fasciatura escludono ogni infezione. Pertanto nella l)luralità dci casi si ottengono risultati favorevoli. 1\'h Listar è partito da premesse false e quanto edificò su di esse è puro artifizio. Proverò ora che pet· altre vie assai diverse si ottengono gli stessi efl:'etti. Passando a discorrere dell'azione terapeutica dell'acido fenico Notidorfer così si esprime : L'acido fenico puro concentrato è un caustico capace di formar crosta nei tessuti animali; però diversifica dagli altri caustici in quanto occasiona altresì una decomposizione degli albmrùnati che come corpi in fermentazione provocano la suppurazione delle ferite limitando la sua azione alla r egione medesima, fuori della quale sussiste la composizione degli albuminati, non solo inticra, ma fìnanco tenace. È poi un vero antisettico in tutta l'estensione della parola, giusto qunnto affermava Lemaire. Si verifica quest'a1ione combinnndo organicamente l'acido fenico cogli albuminati c formandone uno nuovo non pregiudizie·· vole alla nutrizione cd allo sviluppo vitale e di maggior consistenza dci preesistenti. L'acido fenico non produce pertanto suppurazione di sorta, forma bensì una crosta la cui demm·cazione nei tessuti non è limitata dal pus, ma piuttosto da una specie di liquido sino viale diverso da quella materia, giacchè non ha in sè i corpuscoli san- . guigni o purulenti. Talvolta fa pur difetto questo liquido paragonato alla. sinovia, o la crosta formata si secca, si fa come cornea e cade lasciando una cicatrice rosea, non 1wofonda, liscia. e brillante. Questa crosta prodotta dall'azione dell'acido fen ico è semplicemente un tessuto istologicamente amorfo, benchè non abbia relazione cogli altri amorfi prodotti pure da altri caustici, e suol essere inoltre bastante, più dilicata. La proprietà descritta può considerarsi come regola generale per quanto lluò stare in medicina, ove nulla deve .prcscriversi co~e assoluto. È sufficiente, per a.ccettare una r egola di cento


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-.casi, che in ottanta si verifichi il fatto come si afferma, ed in questo senso può decidersi che coll'acido fenico non si provoca suppura.zione e se mai vi saranno occasioni in cui si presenta pus ciò avverrà eccezionalmente. D'altronde è pure da nota.rsi che l'azione dell' acido fenico come fermento s'indebolisce col tempo, non solo per la sua volatilità allo stato liquido, bensì principalmente perchè gli albuminati formati combinandosi con esso, sono soggcUi alla mutazione fisiologica ed al cambiamento giornaliero della fa~ciatura e si fanno facilmente crepature, avvenendo cambiamenti di luogo cd essendo sostituiti da alLri nuovi. :Dal fin qui detto si rileva chiaramente che l'uso dell'acido fenico in chirurgia come lo praLicò Listcr in })l'incipio non offre alcun pericolo, e la ~ua applicazione non produce nella ferita tanto dolore quanto il cloruro di zinco o gli acidi minerali. Non lascia cionostante di pro durne, e perciò non deve adoperarsi nelle ferite semplici, nelle quali non sia n eccssaria la caute,rizzazionc, ).)Osto che la loro guarigione può ottcncrsi per altre vie. L'acido fenico anche in dilm:ione molto debole possiede la proprietà di arrestare la fe.rmentazione e la decomposizione dei liquidi cltc vi son predisposti, anche quando sono in contatto coll'aria libera. L'orina, il sangue, il sudore e parti di cadaveri d'uomini e di animali si conservano i'nconotti mercè l'azione di tal liquido, e ne arrestano la corruzione, se già era principiata. L'azione dell'acido fenico sullo sviluppo dci mic:rorganismi, ùei quali impedisce la vita, è completamente secon daria per l'assunto della cura delle ferite. Per questo oggetto ecco quali sono le proprietà veramente intcress:mti : l• Gli albuminati animali o vegetali consolidano la loro composizione anche per mezzo di dosi minime d'acido fenico; 2• L'acido fenico ha azione diretta sui nervi vasomotori della l'egioue su cui si applica, producendo in piccole quantità, contrazione, e in grandi quantit.<1, paralisi dei nervi suddetti; 3• L'acido fenico è solubile nell'acqua fino un 5 per 100, ed in qualsiasi grado nell'alcool, nella. glicerina e negli altri olii grassi. .Dalla diluzione acquea. svapora poco a poco ed è più stabile nelle oleose o resiuose, essendo appena volatile. La sua azione, come acido, è molto debole, pcrchè non arrossa


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la carta preparata colla tintura di girasole ; è superato dall'acido . carbonico, e non altera il carattere nlcalino nè acido_ di alcun liquido. Conosciute queste proprietà., è facile far dell'acido fenico un uso sicuro secondo le circostanze e distinguere nella fasciatura di Listor l'essenziale ed il pura11,1entc ac::;cidentnle, saJ?endo per conseguenza quali cause possono motivare la mttncanza di buon esito. Non bisogna perder di vista. che la guarigione d'una ferita. succede sempre da sè ~tessa, limitandosi soltanto l'azione medica ad alleviare gli accidenti che disturbn.uo il ristabilimento. Riassumendo il suo dire il signor N etidorfet; conclude : l • La relazione causale fra i batterii e la putrefazione non si può attualmente precisare. È probabile che nella maggior -parte dei casi i batterii siano una concomitanza ed anch.e una conseguenza della decomposizione organica, benchè posstmo in quak he occasione esser vera causa. di questa. La pluralitò. di questi esscii microscopici devono essere considerati come inoffensivi, c solLant.o alcuni di essi sono origine d'infezione; e deve principalmente conside,rarsi come certa quest'asserzione generale, rispetto ai ba.tterii dell'aria asciutta, che assai di rado sono corpi infettanti ; 2• I danni che l'aria cagiona alle ferite e l'irritazione che vi produce non possono attribuirsi (almeno in modo definitivo) ~ti batter:ii sospesi in essa c pertanto non è necessario di difendere le ferite contro questi esseri generalmente inoft'ensivi ; 3• La teoria di Lister sulla suppurazione e decomposizione manca. d,i fondamento, giacchè non lascia d'essere una ipotesi senza base da cui non si possono dedurre conseguenze definitive; 4.0 Gli albuminati solubili di animali in genere, come il sangue, il suclore, la linfa s~no di composizione chimica, tanto instabile che solo si conservano inalterati' in quanto circohtno o soggiornano in istato di salute nei loro vasi; però quando per qualsiasi accidente vi ha travcnamento o malattia, si verifica in essi un ca.ngiamento molecolare, alterazione o decomposizione de' suoi elementi chimici; 5• Si debbono considerare come fermenti o cause eli decomposizione per contatto :


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a) T~tti ~li alburrtiaati alterati d'origine animale; perchè ·::hanno la pro,Prietà ili partecipare la loro alterazione agli altri .albJ:(mìn'lj.ti puri; . . b);Gli àlbumil~ati alterati d'origine vegetale come il cotone, ìil liJJo ,e ·gli altri_materiali da fasciature; c) L'acqua, anche distillata, che sia stata in contattq con .albttminati a~ter~ti, per ia qual causa si opera in .essa pure la deconJ.po,sj.z}one. "si può ammettere che la facilità cl'alterazione d'un aJ.buminato ~resce a misura della sua diluzione in maggior quant]tà d~c<I,ua, e diminuisce quando v'ha mi.nor quantità di <!uesto liquido; ili modo elle la chiara d'uovo solìda e .secca è quasi in·COrruttillHe ed inalterabile ; · ·d) Caus~ puramente meccaniche, come urto, colpo o scossa, ]roducèrlo iUterazioi1e negli albuminati; e) Influenze dinamiche, come il dolore, l'eccitazione dell'animo·possono ·dadtwgÒ alla decomposi:lionc degli albuminati; 6~ C~me ~ì:ima condizione per una. buona eura, fa d'uopo bad.are ad impedire la degellcrazionc dci liquidi della ferita, procul'ando di,allonta.ntwc tutte le cause d'alterazione indicate nel precedente pai·agrafo. Se questo si ottiene, il ristabilimento della S'alute vjcne da s'è, ed in ciò eonsistc il segreto della chirurgia; 7o La fasciatura conosciuta col nome di antisettica di Lister vossicdc r ealmente la JJroprietà di attenuare le cause dei da.nni l'iferiti ·c rrella pluralità dei casi dà risultati favorevoli; so È .un cÙ'orc l'attribuire l'influsso malefico sulle ferite soltauto ai 'batterii vaganti nell'atmosfera, da cui risulta umt serie di conseguenze esse pur false. Lister procura o di nettar l'aria dai oatterii, o d'impedirne la penetrazione nelle ferite, c crede che se }lCr incuria se ne introduce alcuno, compromette l'esito della cura, risultando da questa idea, ·a parer suo, ht necf~ssaria complicazione della fasciatura. È vero che non produce effetti dannosi: però pratica molti particolari senz'ombra di fondamento . Nqn si l'endercl)be inutile la fasciatura di };ister coll'aggiunger anchè un dltro involucro di seta protettrice sul velo antisettico o quhlsivÒglia accessorio, altrettanto inoffensivo; n è 'sarebbe .d'àltroncll? meno buona, se si sopprimesse taluna di queste tre CQsc: la nebbia fenice~, la seta P'r'otett1·i,ce, il makintosh o le tre ·:insieme:;


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9• L'essenza d'una buona fasciatura antisettica consiste : a) Nell'allontanar dalla ferita tutti i :riferiti influssi no civi~ cioè nella nettezza delle mani e degli strumenti che dovTanno toccarla; nel sottrarla all'azione dell'acqua; nella poca frequenza del cambio di fascio, nonchè nel tatto e nell'accuratezza della manipolazione; b) Nei medicamenti che posseggono la proprietà di ma.ntenere e consolidare l'af.finitù. primitiva degli albnminati centralizzando certe azioni nocive inevitabili ; 10• L'acido fenico è uno. sostanza combinabile cogli albuminati che dà per risultanza un nuovo albuminato meno alterabile o neutralizza lo cause esteriori di perturbazione chimica ; 11• L a proprietà antisettica dell'acido fenico, la maniera dell'applicazione e delle sue dosi convenienti furono fatte conoscere da Giulio Lemaire nel 1861, che a quell'epoca espose la teoria della suppurazione e decomposizione conosciuta col nome di Lister, come pure l'idea della nebbia fenica, del makintosh e quella di scansa.r l'irritazione prodotta dallo stesso acido fenico; 12° La fnscintura veramente antisettica si può applicare sul campo di battaglia) cioè negli speciali da campo, nei casi di pratica clinica., e pei poveri, altrettanto facilmente quanto negli spedali ordinari, ottenendosi negli uni e negli altri siti risulttì.Li egualmente buoni; 13" L a pietra di paragone d'un buon antisettico sta nell'esaminare se nella maggior parte delle ferite recenti produce la riunione per prima intenzione, cioè senza suppurazione. L'esito f(l.vorcvole d'una ferita nulla prova riguardo ad un metodo tleterminat~; gio.cchè s'aniva ad attenerlo con tutti i metodi praticati; 14" Non si conosce oggidi alcun antisettico più intenso dell'acido fenico : vi sono bensì medicmncnti ch e per t1nesta qualit!'t gli si avvicinano. Tali sono l'acido saJicilico, benzoico, borico ed. altri; lo zucchero, l'alcool, il vino, la canfora, la corteccia di china, l'idrato di cloralio : che possono prestar buoni servizi e devono considerarsi come elementi del tesoro di risorse chirurgiche; 15• L'acido fenico ha inoltre la qualità di servire con buon esito per le iniezioni cutaneeç per ctmu: la risipola e la fermen~-


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tazionc pirogena nel suo periodo iniziale : proprietà estranee agli altri antiséttici o·· che per lo meno esistono in essi solo in grado assai minore. Finalmente l'acido fenico presento. la particolarità i provocare contrazioni nei nervi vasomotori nella regione amn;alata; 16• La cura all'aria libera non può competere coll'antisettica. pertbè la possibilità della sua applicazione è molto ridotta., oltrcc<M con essa non si ottiene mai una gua,rigione per prima intenzio:te. La. durata della lesione col primo metodo è più lunga relativamente, e se non si adoperano altri mezzi v'ha deficienza nella cicatrizzatione. In cambio di questi svantaggi questo trattamento è eccellente }Jei ca~i di amputazione sul c-ampo di battaglia e negli spcdali, pcrchè non dà mai luogo alla pioemia e setticemia.. n processo curativo mediante la ventila.zione viene ad essere soltanto una modificazione della cura delle ferite allo scopetto; 17• ll metodo di Giulio Guérin, ossia clell'aspirn.zione, ha solo un valore storico, pe1•ò non pratico; conta più seguaci la fasciatura ovattata di Alfonso Guérin, benchè non impedisca la sapporazione nè le infe11nità accidentali e non abbia la pretensione di essere veramente antisettica; 18• Le qualità antipÙtride dello zucchero, come possiamo osservare quotidianamente nelle frutta conservate in dolce, meritano d'esser tenute in conto pel trattamento delle ferite, avendomi dato buoni risultati i miei tent-ativi collo sciroppo semplice e con quello fenicato; 19• Le corde di minugia impiegate da chirurghi pratici, sono deliquescenti cd arrivano persino a sciogliersi : se si macerano nell'olio perdono alcun poco la prima qualità; però trattate coll' acido fenico subiscono una certa disgregazione molecolat·e che le fa solubili nei liquidi dei tessuti ed io a11parenza vi ha una soluzione diretta fra questa disgregazioue preliminare della solubilità e la quantità d'acido fenico adoperato nella preparazione; 20• S'impiegano por legature d'arterie tanto le minugie semplicemente rammorbidite, quanto quelle preparate da Lister col-


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l'olio fenicato (coll'aggiunta d'alcune goccio d'acqua); l'una c l'altra specie è insolulJile nello spazio di tempo in cui è tenuta a contatto coi liqttidi dei tessuti. La durata necessaria p orchè ciò si verifichi è molto variabile o costituisce tuttora un oggetto di studio. In ogni caso siffatté legatm·e non sono che provvisorie C4<11 tutte le fasciature e gl'inconvenienti di questa qualità ; 21 o La minugia raggiunge le due condizioni per stringere una arteria mediante l'allacciatura, il corso del sangue colla fmnazionc progressivo. e l'organizzazione del trombe prodoiGO dall'appiattimento delle pareti dell'arteria nel pm1to stretto del laccio, c la formazione di nuovi tessuti d'unioun provocata dall'irritazione dell'avventizia scoperta. In questa classe d'n.Jlacciature è tanto impossibi!e la conversione della minugia in nuovi tessuti, quanto quella del filo d'argento ; anche con quest'ultimo si vede nuova formazione ùi tessuto nel sito dell'arteria; 22• Già. da gran tempo si prat.ica l'OIJerazione di tagliar la l egatura molto vicino all'osso: si fa lo stesso tanto con quella fatta di minugia che colla metallica o qualsiasi specie di cordoncino. Tutti i vanta,ggi essenziali che Listcr pretende ottenere coll'allacciatura mediante la mirmgia si ottengono del pari con buona seta, e se si eseguisce accuratamente, non s'impedisce la riunione per prima intenzione. Qui terminano le osset·vazioni di Neiidorfcr. Abbiamo promesso che queste non avevano bisogno di commenti c non ve ne faremo alcuno; ma non sappiamo resistere alla tentazione di far notare a.i lettori che quanto dice il signor Nciidorfcr al paragrafo 22•, circa l' a.lhlcciatura colla minugìa, l'avevamo detto noi puro l'anno scorso nelle riflessioni colle quali accompagnammo la nota elci signor Olivioro Pemberton sull'all acciatura dell'ilia.ca esterna mediante un cordoncino antisettico.. Infatti in quelle riflessioni noi dichiaravamo esplicitamente di non saper vedere di qual vantaggio fosse stata. nel caso riferito dal signor Pembcrton lo. tanto decantata mcdic.a,tura antisettic~t ed esternavamo il }larorc che i tumori aneurismatici sarebbero gua.riti eguahnentc, quand'anche l'iliaca esterna fosse stata all.acciata col·refe semplice o col cordoncino di seta (comè si è scm-


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pre fatto sino a questi ultimi anni), anzichè col famoso calgt't più o meno imbevuto d'acido fenico. E più sotto soggiungevamo per concludere: " Giova poi non passare sotto silenzio che se nella tmona riuscHa dell'operazione avesse una qualche parte la natura 'à el cox·doncino adoperato per l'allacciatura, la seta che taluni voxrebbero sbandire dalla chimrgia è una sostanza animale al pal'i di tutti i cantini, benchè forse non assorbibile come questi., (V. Giot·nale ili medicina ?nilita1·e, del maggio 1876, p. 492).

Y. Ferita\d'at·mlJ> da fuoco intercss;:.,n te ilnm·vo mu· seolojcU't'à nco. - Il dottor EmrONDO ÙWEN .li'. R. C. S., chirurgo assistente all'ospedale di S. l\1:aria c· settore d'anatomia, ebbe ad osservare il seguente caso (Tlte L(mcet, 18 noYembre 1876) : Nell'estate del 1875 stava ritornando dopo un'escursione di caccia in una baia della costa di nuova Scozia. A motivo della b~tssezza della marea diede nelle secche a circa. venti iarde dalla riva, sicchè passando dall'ulla all'altra dello traverse di prua il cacciatore si sforzò con un grosso remo di spingere la. barca dove c'era. maggiore profomlit:ì. d'acqua. Egli aveva, per sicurezza, a quanto credo, collocato previamente il suo schioppo fra gli archi del battello colla ])occa rivolta verso il cielo. Per nna o por un'altra causa lo schioppo partì} e la earica di pallini entrò Ml lato inte1'no del brllCcio sollevato e semiflesso. La ca.rièa attravel'sò nel suo corso la parte grossa del pollice cl1e ftt così carboni~zata, e quindi scalfl e bruciò una gran parte del margine radiale dell'avambraccio, ed essendo passata a traverso la parte inferiore del bicipite usci poche dita aJ disopra del lato esterno del cubito. Il braccio a un tratto cadde giù come colpito da subitanea impotenza. Semb1·a che vi fu considerevole perdita di sangue. Le stesse ferite comparativamente erano indolenti e l'unico dolote 11are sia stato causato dall'energica applicazione di com}n'esse sopra e sotto la ferita. Siccome il luogo ove l'accidente accadde era molto lontano dalla strada, non fu che la sera del giorno seguente che arrivò un chirurgo, il dottor G. E. Buckley, il quale, dopo un esame super-


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nciale, pensò di non far alcuna medicazione sino all'indomanL .A.llora tJropose l'amputazione, ma il ferito essendovisi energicamente opposto, il dottor Buckl.ey porse un anestetico, lavò c medicò la pia.gn. esportando col taglio la pelle e i muscoli danneggiati. Dopo ciò le medicature si facevano ogni giomo, e l'infermo m'informò con una sua nota del fatto successogli, da cui venni a rilevare che v'era una ferita al di sopra del gomito, largtL abbastam:a da introdurvi un· pugno c che le pulsa.zioni arteriose potevano essere contn.tc. Il ferito tenue il letto per quattro settimane cd in una visita il dottor Buckley estrasse diciannove pallini schiacciati. La prima ferita a l'imm:ginarsi fu quella ·del pollice, c1uind i quella dell'avambraccio verso la decima settimana circa., la piaga eli uscita si chiuse molto più tardi di quella d'ingresso della cil.rica; un seno rimase aperto sino all'ultimo scorso marzo. Il membro fu tenuto sospeso e piegato a traverso il petto. Nel passato giugno l'infermo venne in Inghilterra per un consulto e(l a quell'epoca il solo movimento di cui fosse capace il membro offeso era In. flessione dell'osso metttrcapeo del pollice, tutti gli uffizii che prima eraJlO devoluti alla mano destl'a venivano u.llom disimpegnati dulia sinistm. Sul finir di luglio egli ebbe la buona sorte di essere curato dal dottor Kelegrecn, che è il direttore dell'istituto Svedese per la cura delle malattie mediante trattamento manuale. I miei rapporti coll'infermo consistevano merameutc in ·questo. Egli aveva una lettera d'introduzione presso il dottor Bron.dbent che me l'inviò sapendo che quel caso m'avrebbe interessato. Io l'esaminai accuratamente 1'11 ottobre e presi le seguenti note: L'estremità ò molto guasta. L'avn.mbraccio e la mano sono sempre nella prona.zione e le dita sono quasi irrigidite. Havvi una piccola cicatrice sul grosso del pollice ed una grande intacca-. tura hmgo il lato radia.le dell'avambraccio. La met<ì della regione bicipitale era occupata da una grinza estesa ed irregolare, la superficie cicatriziale essendo qua e là r ossa e dura. Questa mostrava dove la carica era. passata a traverso il membro, distruggendo nel suo corso la parte principale del bicipite. Alcune clclle fibre più profonde di questo muscolo rimanevano ancora edt


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avevano aderenze evidenti col tendine e colla fascia semil unare~ La parte principale del muscolo sporge in modo prominente al eli sopra della lacerazione, e là il braccio misura nove dita e mezzo di circonferenza, mentre immediatamente al di sotto, cioè attorno alla cicatrice, la circonferenza è solto.nto di sette dita. Una gran pulsazione 'si appalesl\ nell'arteria bracciale in tutta la lunghezza della ferita, ma sotto la cicatrice la pulsazione è assai diminuita e non maggiore nell'inferiore profonda, il corso della quale può essere chiaramente tracciato (siccome l'infermo è magrissimo, il corso del~'inferiore profonda può essere seguito altresì nel membro sano). La circonferenza dell'avo.mbraccio sinistro, giusto al di sotto della metà, s'orpassa quella del braccio offeso nel sito corrispondente di tre quar ti di dito. La circonferenza del membro alla sede della gran cicatrice è minore di due dita e mezzo di quella del lato opposto nella località che vi corrisponde. n nervo muscolo-cutaneo è stato evidentemen te la.cerato, ht. massa del supiuatore maggiore è scomparsa, nè v'hn. alcuna potenza motrice, sia per la supinazionc <.Iella mano, sia per l'estensione del corpo. Esiste la cicatrice d'un antico seno al punto ove il nervo muscolo-cutaneo fa i suoi giri attorno al lato esterno dell'omero : ivi l'osso è coperto dal semplice tegumento c da. uu gruppo di pallini, e quando questi corpi duri sono pigiati contro l'osso, l'infermo spontaneamente accusa di sentir dolore al dorso della mano e delle dita . Per qualche tempo, dopo l'accidente, non era.vi sensibilità. di sorta al dorso ed al lato esterno dell'avambraccio; ma presentemente l'ammalato prova, per un pizzicotto, una sensazione simile a quella che produnebbc il contatto d'un ferro rovente. Una blanda frizione riesce gradevole. Havvi tuttora intorpidimento al dorso della mano: non v'è forza negli estensori del pollice c ùelle dita; v'è invece molta forza nel pronatore gracile del t'adio e nei flessori del 1mgno c delle dita. Il nervo mediano, il quale giace lungo l'arteria, pa.re sia sfuggito alla lesione. Da ultimo debbo riferir e intorno al metodo curativo,· cui l'infermo sta, ponendo in opera. Ogni giorno della settimana obbedisce per un'ora al dottor Kcllgreen, il quale sottopone il membro storpio ad ogni genere di esercizii ginnastici ben diretti. Devo alla cortesia del signor Kellgreen di avere potuto osservare


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il corso della cura. ndottata. Nei primi tempi l'informo non aveva nel membro nè alcuna forza, nè la menoma motilità ; presentemente egli può eseguire cer ti movimenti con quello, lo stato del quale va costantemente migliòrando. D do'ttore dice c.he se -per quanto concerne l'estensione del pugno - egli aves\)e preso la mano c l'avesse piegata cd estesa con rapidità n,vrebbe potuto cosi persevet·are per un tempo indefinito ; ma che la mano riJU<H' r:.ì ancora, storpia. Così egli fascia il pugno: ed esercitando una lieve resistenza, addestra il suo allievo a tentare di cstcnrlerlo. Questo egli lo fa lentamente, sicchè l'infermo posso. llOrt.o.re tutta la sua forza. di volontà ad agire a. traverso il mezzo del nervo che si distribuisce ai muscoli. Dopo d'avere speso un 110' di tempo in quest'eset~àzio, pone un libro nella mano offesa ed egli stesso tiene il pugno in posizione verticale. Quindi avendo lìssata tutta l'attenzione dell'infermo sul libro, dice " più basso il libro lentamente. , In questo modo il libro e la mano tendono lentamente all'infuori, con un tremito al dorso della mano 1 fin chè pare chc gli estensori non possono reggere più a lungo il peso. Quindi batte stù pa\'Ìmento o facendo uso eli alcune forLi parole scandinave (il cui significato mi llOSSo unicamente figurat·c) vidi i muscoli lotta.ti contro il peso per sollevar la mano un'ì1lt.ra volta. Dopo 1)ochi minuti, i muscoli che ~ ono così assoggettati acl un corso di nuova eclucazione passano per un completo sfinimento c l'infermo, con uno sforz;o apparentemente témibilo di volontà, ba fn.tto un passo di più n ellì~ strada. della gua.rigionc. Quando il dottore premeva sul corso dei nervi coll'unghia del pollice o d'un altro dito, corso clt'ci suole troYare con una infallibile precisione ; il risultato <li questa pressione fu seulpre, com'era diffatto, la sensa?.ioue d'una scossa elettrica a tt·a·rerso le diYcrse serie di muscoli a cui il nervo si distribuisce. È degno di nota che da quando quest'infermo è sotto la cm·a del dottor Kellgreen, cura palpativa. ed educativa, circa vèntiquat.tro pallini si so n fatti stradn dai tessuti l) Ìù 11rofoncli verso la pelle. Dal settembre 1872 al marzo 1876 i ch irurghi se ne occu}lat·ono costm1temente ma senza successo. Evidentemente l'esercizio gli l.Ia portati fuori. lo non saprei lli.re se il galvanismo avrebbe procurato a un dipresso o no, siffatto i'isultato; ma so n certo di quesw elle nessun altro metodo di cura all'infuori di quello che fu. adottato avrebbe potuto produrre effetti soddisfacenti.


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Vidi altri casi durante la mia visita che sono d'un grand'interesse per quel che si riferisce alla cura. ed alle risultanzo di essa; ma è impossibile eli qui parlarne. Venni nella conclusione che il metodo del dottor Kill~reen dev'essere d'un estremo valore in certi casi, e son sicuro che più d'nn pratico sarebbe lieto di cQnoscere dove si possa ottenere un così onesto cd abile trn.ttament.o palpativo-ginnnstico ed ove i nervi e i muscoli che per qualche causa furono ridott.i o.ll'impotem:n, possano ottenere un corso d'educazione che li renda un'altra volta lllia loro sfera di utilità. ~la.ztone •U qunttro casi di ern:i ft

curati col mc· todo llne1·s o de lla sutura s ottocutauc", m ediante filo d'at·geuto, del dottor GRF.~:NYlLL& BowELL,

professore di chirurgia nel collegio medico di T cxas e nell'ospedale di Jonesville, contea d'Hnrrison, Texas. (PhUadelphia m.edical ti-rnes, 22 luglio 1876). Nelle tràllsa.zioni dell'.A.ssociazione medica dello Stnto di Texas pel 18731 il professor Greenville pubblicò un articolo intorno alla cura, radicale dell'ernia mecHn.utc unn nuova operazione. Da queU'eJ_)oca in poi il numero degli operati con quel metodo tanto dal professore summentovato che dai membri clell'Associazione ha. raggiunta la cifra di nov1\nt.asei, su cui si ebber o ottanta guarigioni, scdiQi insucccslli e nessun morto. Dei scssantotto opemt} dal s)gnor Greemillc, sessanta sortirono esito felice. l seguenti casi verificatisi dall'nprilc del 1876 in poi sono riferiti come esempii di tutti gli altri. CA,so 1•, il~s~tccesso paTziale. -P. B. nero, di circa 39 anni, robusto c sano. Ernia a destra da diciassette anni, voluminosa, scrotale; aprile 11, 1876. Operazione per la cura radicale col metodo eli sutura sottocntn.noa. mediante filo d'argento. L'infermo cloroformizzato dal dottor Ornim Knox di J onesvillc l'ernia fu ridotta: fatte quindi tre linee, una sul centro del tumoré, cd una a ciascun lato, circa mezzo dito lungi dal centro, vi furono rimessi qu::tttro punti uno ~otto l'altro. Era questo un cattivo caso per l'operazione, poichè 1 tendini erano separati per lo spazio di due dita al di sopra del


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legamento ileo-pubico e l'ernia era dritta alla linea dell'operazione, ma prohahiln1ento era divenuta tale per la lunga durata, mentre l'apertura era cosi larga. 13 aprile.- L'infermo va bene; scroto leggermente gonfio, }lerò non dolente; non v'ha febbre. 19 aprile. -Non v'ha febbre: scrot.o molto gonfio, ma molle: sono state ritirate lo legature: la gual'igione sembra perfetta; le intestina funzionano. 30 maggio. -L'intestino è ritornato nel sacco nella notte del 24: mentre l'infermo stava a letto , avendo dovuto durante il giorno arare e cavalcare. La gonfiezza dello scroto non era mai scomparsa e si stette in forse di mettere un setonc a traverso il sacco, od il solito ago di"\iVurtzcr, oncle determinare la distruzione del vecchio sacco. Ciò fu trascurato in questo caso, c fu una causa d'insuccesso. l\'Ia la gran distanza che v'era fra i tendini fu la precipua cagione, ed in soggetti vecchi, come quell'uomo, possono raramente essere svelti insieme in una sola opera.zionc: fu applicato un cinto di Pom~roy c fu lasciato l'infermo -al suo lavoro e in buone condizioni. Sarà riopctato in ottobre. C,\.SO 2•. - Aprile 19 1876. H. S. d'anni 69, presentava una ern.ia scro talc voluminosissima a sinistra che s'incarcerò diciotto anni fa e fu operato dai dottori Ornim Knox e P~rry; guarì e la. guarigione si rna.ntenne due anni. Sempr e d'allora in poi l'emi a, si andò ingrossando ed ora ha il volume d'una testa di fanciullo. Assistito dal dottor Knox che auuninistrò il cloroformio, il professar Grecnville l'operò colla sutura sottocutl\Uea. Ridotta l'ernia, passò dentro quattro punti uno solto l'altro, distanti cir ca un dito c trasse l~ parti bene insi~me ricoprendo i tendini. 21 aprile. -L'infermo sta bene; è senza febbre gli si prescrive un purgante (sale d'Epsom). 27 aprile. - Furono ritirati i fili. Non vi fu febbre : le intestina fum;ionarono: lo scroto è sensibile, ma molto meno gOJ\fìO che all'epocn. dell'operazione. La guarigione era perfetta sul finire di giugno. CAso 3•. - J. B. d'anni 7, sano; ernia scrotale a sinistra esistente da tre anni cagionata, a quanto si suppone, da una fune stretta al corpo di esso. Il dottor Knox lo cloroformizzò : si a.pplicò quindi una legatura completamente chiusa sull'apertura.


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25 aprile. - È in piedi e cammina,, non ba febbre; leggiera gonfiezza dello scroto; nn po' di rossore. 28 aprile. - La legatura fu tolta. 20 maggio. - V'ha gonfiezza del cordone che fu dichiarato affetto da idrocele, per cui si credette necessaria una seconda OJ>Crazione. 26 maggio. - Fu operato il funicolo introducendovi tre legature, una sotto l'altra. 28 maggio. - Testicolo molto gonfio; l'antico sacco è allat·gato; non v'ha febbre si dà all'infermo un ottavo di grano di morfina per calmarlo c farlo dormire; apiressia ; l'infermo passeggia attorno alla camera, cd anche fuori nel giardino, ha buon appetito. Il 25 giugno era pienamente guarito. CAso 4•. - 26 maggio 1776. - J. J. P. ùi28 anni nativo della Carolina del Sud : ernia, testicolo trattenuto nel canale inguinale destro; non v'ha scroto da quel lato; il testicolo è collocato nell'anello superiore, gonfia e reca grandissima molestia, specialmente quando il paziente fa sforzi c ca,valca molto ; ieri ero. molto gonfio, fu cloroformi:aato da.l dottor ICnox; son presenti il padre dell'infermo ed a.ltri. Il signor P. dice che suo figlio è nato senza scroto da quel lato e che il testicolo non era mai venuto fuori più di quanto lo vedessimo allora. Opet azùme. - n testicolo fu SJlinto in alto e all'indiett·o : quattro legature so'ttocutauee furono messe una sotto l'altra. Si ·dice :;otto, perchè il punto superiore (in questo metodo) deve sempre esser messo pcl primo facendo una linea nel centro e due in ciascun lato; l'intestino già smosso, secondo il solito lo fu vi cmmeglio 1n·ima di piantare i punti, fu dato morfina ogniqualvolta. l'infermo soffriva c si applicò lru·do freddo ed acqua laudanizza.ta quando era tranquillo e di lieto umore. Dopo d'avere spinto dentro le legature, si pose sovr'esse una pczzuolina e vi si versò SOJ>ra del collodion che impediva il contatto dell'aria. e comprimeva le parti. Quando si tagliarono i fili, fu ricollocata la compressa e rifatta la. spalma.tura di collodion. 28 maggio. - .Amnùnistrazione di un po' lli morfina per tener calmo l'infermo; non v'ha febbre; lo si purga col sale d'Epsom. 1125 giugno il signor P . stava benone e passeggiava.


RIVISTA DI TERAPEUTICA

I Jn•ogressi tlelbt teraJ)ia n e l 1876, l'assegna •lei rimcdii nuoTi, pcl dottor ANTONIO CURcr, (Lo 'spe;·imen.taZe, gennaio 1877).

Ogni anno escono aiJa. luce nuovi medicamenti, e nuove applica.zioni si fa.nno dei già esiste.u ti. Ma a dire il vero l'anno 1876 è stato poco fecondo di s09perte importanti in questo genere di ricerche; però non ne manca qualcuna che sia degna di valore e di fede. · Noi.dobbiamo sempre lodare gli sforzi c)ICogni giorno si fa.nno per acquistare qualche rimedio, che sia utile a qualche cosa in mcclicinn. llenchè spesso avviene che alcuni mcclicamcnti nascono e muoiono, qt,esto fatto non deve scoraggire l'animo c spingcrlo allò scetticismo, pur troppo in voga oggi giomo, 1)el' dovere rifiutare e disprezzare gli el\COmi che un autore viene facendo di una pianta o un minerale non usato, come utile in questa o quella malattia, ma anzi conviene accettare quei risultn.ti con prudente riserva cd attendere nuo vi studi che decidano della. sorte pro o contro. E d è provando e saggiando nuove so.stanze che si può una volta o l'altm giungere a trovare un rimedio sicuro per qualche malattia, incurabile sin quì, ed accrescere le risorse terapeutiche per quelle altre che ne hanno poche c che spesso non cedono ai nostri mezzi comimi. Quincli, se lt~. terapia non è al pari col progresso delle altre branche della medicina, pure quello che si è fatto è bastante a dar coraggio e speranza.~


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çhe tempi migliori venanno per essa, e nuove cose sono ad attendei'Si. Non vi è parte della medicina come la terapia in cui si eni più facilmente; tutti hanno il loro modo ili pensare c di vedere, e bene spesso vediamo che con poche osservazioni e pochi esperimenti subito si concluclc. Inoltre, come l'illustre Bufalini .fa osservare, si confonde sovente la cura diretta colla irtdi.retta: la prima per combattere direttamente lo stato morboso; la seconda per modificare l'organismo e le sue funzioni, in quel modo come si potrebbe modificare in individuo sano, coll'intendimento però che infine risulti più agevole lo scioglimento dello stato morboso. Quest'ultima ha sempre imbarazzata la mente dei medjci alletto del mahtto; perchè n on mni fissate abbastanza le sue pìù vere e precise indicazioni, e contro-indicazioni al letto del malato, e perchè spesso confusi non abbastanza distinti gli effetti fìsiològici dei medicamenti, da quelli direttamente terapcutici (Lezioni ot·ali, pubbl. dei clottori l?allani e Zannetti). Ecco quello che ritarda il progresso della terapia c ne confonde e rimescola le conoscenze, e rende più difficile le deduzioni serie cbe devonsi arguire per la pratica. ~ Noi non possediamo e non posscdcremo mai un rirncclio sempre sicuro assolutamente contro una data malattia; tutti conoscono che la chinina, il sovrano limcdio della febbre palustre, il mercurio per la sifilide, l'iodio per la scrofola e via discorrendo, mentre in moltissimi giovano e 1)roducono brillant.i risultati, spesso accade cl1e in altli fauno attendere invm10 i risulto.ti che Si speravano; come pure ogni medico pratico conosce che un limedio I~uscito in un intUviduo fallisce in un altro. La terapia è tutta nello studio della malattia e del malato ad nn tempo: quindi nella stessa infermità, a tenore delle circostanze occorrevoli, n ecessari divengono i mezzi di cura più opposti. Invece molti, stabilita la diagnosi, subito ordinano quei rimedi raccomandati per quella malattia; si tratta di polmonite, subito salassi, tartaro stibiato, espettoranti, ecc. Questi tali s'ìn~nano ed usano n.na pratica la più empirica ed irrazionale. È in tal modo che succede di veder cadere in ùiscredito qualche prezioso rimedio, e subito condannato all'ostracismo, ~on danno della scienza e dell'umanità. Quando non è usato in quelle date 9


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condizioni e circostanze1 ma alla cieca ed indistintamente itt ogni caso, con facilità. succede che non dà risultato alcuno, e non sempre riesce utile. Ecco donde nasce lo scetticismo ed il regrosso dell'arte salutare. Quindi la necessità di tener conto per ogni rimedio della :sua, azione fisiologica c tera.p eutica1 e di por cura a determinare in quali condizioni giova e in quali altre non giova o nuoce; è allora che si sarà fatto l'acquisto di qonlche agente utile alla pratica medica ; è dopo ciò soltan~o cl1e si giudicherà di un rimedio che immeritatamente fu vantato e si condannerà all'oblio. Ora con questi criteri noi procederemo alla rivista dei nuovi rn edica.men ti. ;\.rarolm (polvere di Goa) - Il dottor Da Silva Lima dice che le preparazioni di araroba1 che sono riuscite migliori nel~ sua pratica contro le malattie cutanee parassit::u:ie 1 sono la vomata c l'acetolato. Egli l'ha amministrato a.U'iutemo da 5 a 10 centigr::unmi in pillole cd ha prodotto coliche fortissime ed una purgazione ahbonùante1 ed ha l'inunciu.to all'impiego di ossa soLto questo. forma. L 'acetolato è meglio sopportato sino n. 30 gocce per giorno diluito nell'acqua. Egli ha pensato che questo medicamento nvrcbbe un'azione :tnt.ivarassitica contro l'anchilostomn, duodenale (Jozw1~l de Tlzérap. n• 201 1876 1 pag. -779). La polvere di Goa1 di cui h1t parlato il dottor 1\Iorselli nella rivista dell'anno scorso 1 secondo l'<tutore sarebbe la miclolla dcll'nraroba poherizzata; ambedue sono initanti 1 c sono impiegate nel medesimo modo c nei medesimi casi. L 'arn.roba riuscì molto bene nell'erpete circinn::tto, il cloasma e l'intertriginc, esatto.mcute come la. polvere di Goa. Champcaux è della medesima opinione sull'identità tli amb9due ( A1·ch. de Mécl. navc~le 1873). In ogni modo quindi sì l'una che l'altra costituiscono un ant.iet]JCtico potente (JJ'[éd. Ti-mcs and Gai$. n1-ars .1875). . <~ucsto nuovo antierpetico entro. in terapia coll'osservazione clinica sugli ammalati c perciò non ò cosa. da doversi sdegnare. Ciò non pertanto nuovi studi sono nec,essari sulla composizione chimica1 sull'azione fisiologica e sui carattm•i botanici di questa pianta del Brasile.


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B lum ca - Questo genere è assai rimarchevole, perchè fornisce una. buona canfora. detta l(qai-camplwr dai Chinesi, che "Venne già descritta dal dottor Daniell (Pltm·maceulical J ournal, vol. I V, pag. 709). La Blumea. òalsamiphera, che fornisce appunto questa pregevole qualità di canfora, è ù'uso generale nella Clùna e a Gin;va come espettorante, e nella Cocincina come stoma.chico antispasmodico ed emmenagogo. Vi sono altre specie indiane, la B . Zacerct e la B . a~wita, che sono usate assai in luogo clelia trementina, ed hanno anche fama tra gl'indigeni contro le dispepsie. (Medical Reconl, 1876). Per la presenza di sostanze resinose e balsamiche, possiamo presentit·e l'utHit:\ di queste piante contro i catarri di petto c di altre mucose. Bromich•nto <li ci cntina - 1\!ounut, farrnacista a Parigi, ·ha ottenuto questo nuovo medicamento in belli cristalli. Negli animali alla doso eli 5 a 20 milligJ'tunmi produce dapprima la sonll.O.lcnr.a e poi la paralisi del trono posteriore; spingendo le dosi la risolu ;~,ione muscolare è più completo. e segue la morte. Oltre Ja risoluzione muscolare vi è emissione involontaria delle urine, dilatazione 1mpillaro, lamenti; SGnsibilittì, l'espirazione, circolazione non sembrano modificati. Alcune prove terapeutiche sono state tentate sull'uomo dai dottori Lnison, Landur e Reguault, ma ancora. poche. In un bambit1o la tosse convulsiva fu calmata con 5 milligrammi In un adulto, la scinlica parve alleggerita completamente coll'iniezione ipodcrmica di 5 milligmmmi. Una donna. tisica sofferente di ncvra,lgia interc:ostalo fu guaritn. del suo dolore colla medesima iniezione. In generale i bambini sopportano bene alcuni milligrammi c gli adulti l centigramma.. (.Jom:n. de Tlt6mp . 1876, pag. 435). Dujardin-Deaumetz dice che il bromidrato di cicutina paralizza il sistema ncl'Voso motore cd anche attutisce un poco la sensibilità.. Quindi lo prcconizza. contro i fenomeni convulsivi cd in ispccie contro i sintomi riflessi, che hanno punto di partenza nel vago; e così nella tosse convulsiva, como hanno fatto colla ~icutina Schlcsinger, Butler, Odicr, Ilnmiltou, Spengler, Canzin ; .nella disfagia, come Hufcland; nella bronchite e laringite spa1lmodica come Mega.; nell'asma col bromidrato da d'Heilly; nel


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singhiozzo, nel vomito, nel tetano, nelle convulsioni dei bambini1, nella corea ecc., come Ste.wa.rt e Curry hanno guarito colla cicutina due casi di teta.no. vVelch e J ohn H ardy hanno guarito delle coree con detto rimedio. Dujardin-Beaumetz riporta una esperienza·che in un topo avvelenato co'lJa .stricnina, si sono potuti far sparire i fenomeni tetanici coll'iniezione ipodermica di bromidrato di cicutina.. I nfine perchè attutisce la sensibilità, questo medicamento deve entrare uella medicazione antinevralgica, specialmente quando le ne~·ra.lgie si accompagnano a movimenti convulsivi, come nel tic doloroso, applicazione fatta da Chaussier e Dtlrncril colla. cicutina. Da ultimo dice che per la via ilJOdel'mica è più attivo, che non per lo stomaco. (B~~ll. gén. de Théra:p., 15luglio 1876). Ora è uopo osservare che il bromidrato di cicutina, essendo un composto stabile, fara finire i dissensi che r egnano fra i fisiologi sull'azione eli questo alcaloide, e darà. luogo ad a1)plicazioni terapiche più serie. In questo sale l'azione del bromo è incalcolabile, anzi nulla, per la tenue quantità che fa paJ:to di esso. l)crò non bisogna dimenticare che qualunque siano i successi, agisce contro gli effetti morbosi c non contro la natul'a del morbo, pcrchè, è lecito pensare, che un solo farmaco non può combattere egualmente l'intimo processo delle mo1attie sopraindicatc c diverse tra loro, quindi non tutti i casi saranno guaribili. Esso supplisco la cicutina semplicemente scnz'altro di nuovo, solo con azione più determinata. ·B l'Omidrico (acido) Milner - Fothergill l'impiega da un anno, cd ha osservato che impedisce il mal di testa, prodotto dalla chinina in alcune persone; e combinato alla chinina è util,e nello spossamento nervoso determinato dall'abuso del thè o dell'alcool, e migliora le turbazioni cardiache in rapporto con una eccitabilità o spossatezza nervosa. Gombù1ato alla chinina è più efficace che il bromuro di potas,.. sio e la tligitale. N egli stati isterici in rapporto con una ccci tabilitiL ovarica., sembra. possedere tutte le proprietà del bromm·o; agisce bene contro il vomito delle gravide e così via via nei sopraeccitamenti sessuali, nella tosse convulsiva, contro l'irritabilità gastrica meglio che gli altri acidi. Egli lo dà alla· dose di grani 3 in una soluzione ottenuta a modo suo trattando il bromuro di potassio coll'acido ta.rtarico.


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Quanto di più e meglio volge quest'acido solo e combinato alla chinina del bromuro di potas.sio della digitale c del chinino è cosa che dimanda ulteriore esame ed osservazioni di confronto più accurate. (B1·itish. ?nécl., j. lug. 1876). Cantol.•a .fenictttn. -- Soulez dà il nome di canfora fenicata all'unione di 12 grammi di canfora in polvere con una soluzione alcoolica di 2 grammi di acido fenico, versando ed agitando. Risulta un liquido di consistenza sciropposa1 di colore giallo pallido, di un odore canforeo debole e di acido fenico. È insolubile nell'acqua e nella glicerina, ma miscibilissimo all'olio di olivo o di mandorle. L'auto~·e la propone nella medicatura dello piaghe come a,ntisettico, eccitante e vulncmrio, avendo le proprietà della canfora e dell'acido fenico. La scioglie nell'olio o in una. infusione di saponaria (100 grammi ili erba in 1000 di acqua). Egli imbeve ben bene in questa soluzione 6 a 7 pezzi di ovatta della larghezza che sorpassi 6 a 7 centimetri i limiti della piaga, e li applica l'lino sull'altro dopo spremuti, poi ricopre tutto con tela di caoutcb.O;uc sottile e fascia. L'autore è di avviso che questa medicaturn. unisce i vantaggi dei metodi di Lister e di Guérin : protegge la piaga dall'influenza dell'aria e dai germi infettanti. Cita un ca.so di amputazione dell'avambraccio con guarigione rapida, malgrado le deplorevoli condizioni igieniche e della l'esipola dominante. Egli dice avere curato altre piaghe con questo composto ed lla avuto sempre buoni risultati e che diminuisco la r eazione consecutiv~ alle grandi opera.zioni, fa cessare o diminuire il dolore delle piaghe e moderare l'abbondanza della suppurazione. (Jou,·nal de Thémp., n. 15, 1876, p. 593). Noi non possiamo lodare abbastanza l'idea che l'autore ba attnata; senza dubbio l'unione della canfora all'acido fenico è di una utilità grandissima, e noi ne raccomandiamo caldamente l'uso. T utto ciò che l'autore dice dei buoni effetti deve essere vero, perchè a p,·i ot"i giudicando, ambedue le sostanze sono state separatamente provate con successo dalla pratica nella cura delle ulceri e delle piaghe atoniche ; ambedue antisettiche, eccitanti, vulnerarie ed efficaci a promuovere la cicatrizzazione; e poi infine la canfora possiede una certa azione anestcsica lo-


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eale, autinfìammante e disseccante. ·Ciò conferma quel che dice: l'autore che diminuisce o anche fa cessare il dolore delle piaghe e moderarela sUJ)purazione, virtù che non appartengono all'acido fenico. · CentatU'ca ca.JcitJ•apa - Una memoria del dottor Dcrtin tende a riabilitarne l'estratto nella cura delle febbri intermittent.i. L'autore con una dose di 80 centigrammi d'estratto alcoolico, osservò su di sè medesimo un leggiero eccitamento ciTcolatorio, un po' di salivazione e pizzicore al ventricolo. Egli è riuscito sempre nelle aifczioni intermittenti semplici di qualunque tipo esse sieno. La propone nei casi non perniciosi in luogo del chinino. (MontpeUier méd. mars 1876). È questo un febbrifugo che fu usato dn. Clonet ncl l787 c guarì con essa sola più di 2000 febbricitanti della guarnigione di Yerdun. La.ndò e Valentin l'usarono in simili circostanze. Lo st.esso Bertin nel 1850 a ft'Iontpellier lo, trovò efficace e non inferiore al chinino. Questa pianta non merita., almeno nello febbri semplici, che sia dimenticata totalmente : di un febbrifugo di poco costo abbiamo bisogno, perciò si riprovi da chi ne è ru caso. Clot·idl·o-fost:•to di fcuo (Elisir) - È un nuovo preparato farmaceutico eli 13arberon; ogni 20 gnunm i contengono 10 centigrammi di sale. n professor Gllino:.:zi lo raccomanda. come preferibile ai comuni preparati di ferro nelle anemie c clorosi primi ti ve, forse perché più assimilabile. EJ'ige1·on ca..aa<lcns is (olio di) -- Quest'olio procura dei risultati ordinariamente eccellenti nella blenorragia e ta.lvolta stupendi. Spesso lo scolo cessa fra i 2 ai() giorni. Si dà dapprima un purgante salino, poi si fa prendere il medicamento alla dose di 5 a 20 gocce ogni 3 o 4 ore e regolando ~l regime alimentare. (Canctdà med. and surg. J()U.nt. 1876). Come si vede, se tutto ciò è vero, sarebbe questo \m medic-a~ mento prezioso, nè lo copriamo d'intera sfiducia: sarà un olio che si avvicina ai balsami, e tutti conoscono i vantaggi che si ottengono da questi nella blenorragia, sebbene non tanto quanto si cr ede. Esso per lo meno deve essere un olio ossidabile c capa:ce di eliminarsi sotto una forum qualunque pei reni c potere così spiegare sulla mucosa uretrale un'azione disseccante o, in altri


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termini, autibleuorragica. Quello che non è chiaro ancora. si è se quest'olio conviene in tutti gli stadi della blenorragia, oppure solo in qualcuno. Eriodictyon Californicum, Benth- Questa pianta. conosciuta col nome di E. glzttinoswm, fornisce una specie di succo resinoso, che scola dagli steli e dallo foglie, non però dalle vene di esse. La medesima abbonda nel Messico settentrionale, nella California del sud e del nord; appartiene all'ordine naturale delle I clrofìllacee e alla famiglia delle Borraginec. È usata molto dagli Spagnuoli e dagl'I ndiani come specifico nelle malattie di petto, donde il suo nome di erba della ti'Yi, yerva santa, balsamommttano. 1\'ledici autorevoli lw,nno usato con vantaggio il nuovo lntlsamo. li dottor Bundy di California riporta. molti casi di bronchite cronica, curati con successo, e anche nelle polmoniti dice averne avuto vantaggi. Gl'indigeni attribuiscono al decotto un'azione tonica, c sotto tale indicazione lo somministrano nelle malttttie croniche del petto. Il dottor 'lllcllcome, farmacista, tratta le foglie con alcool, onde estrarre la. resina, la quale rim<lne dopo l'evaporazione. Le foglie spremute danno altJ•a resina. Egli raccomanda la tintura fatta con 4 once di foglie in uua pinta di vino (75 per 100 di alcool), ed amministrnrht alln. dose di l a 2 dramme. Lo sciroppo ba un gradito odore e sapore, e somiglia molto allo sciroppo di pino (Holmes1 On Smcthern A·merican medicinal Pltmts, e nel Pharmacetttical Jo2wn., aprile 187G). Non possiamo negare la virtù di questa pianta contro le mala,ttie croniche del petto, stante che 'contiene sostanze resinose e balsamiche, le quali, è conosciuto d<t lutti, producono molti vantaggi nelle bt·onchiti croniche, come anticatarrali e disseccative contro le eccessive secrezioni mucose. Oltre questa efficacia., non possiamo attribuirle altro, nè crederemo alle esagerazioni. EnptttOJ.' ilUn - n genere Cl617atorium fornisce varie piante dotate di proprietà moùicinali, che sono indicato nella FM··rru~­ copea Indiana. Così l'E. cannabinwm viene usato nelle febbri intermitteuti, nella tosse, nell'iclropisia. Esternamente viene applicato sotto forma di cmpiastro sulle ulccri, sui tumori, ccc., ed il suo succo spremuto unito all'aceto è eli uso comune nelle malat-


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tic cutanee. Per uso interno si dà il succo da l a 3 once. Viene anche usato sotto forma di tè c in dceotto (l oncia in mezza libbra d':1.cqua), specialmente nelle idropisie. Questo eupatorio cresce anche in Italia e fu usata la radice a scopo l)urgativo, e specialmente fresca fu trovata utile da Gessner, Bondct c Cmnbon. Fu data come alterante nella clorosi, nell'amenorrea, negl'ingorghi viscerali, nelle dermatosi, nelle idropi da Joumofort e Boerhaave. Secondo Lcjcnne sarebbe vantaggiosa nelle tossi ostinatc e nel grippc. Cazin la trovò utile con altre erbe ama.r icanti nelle cachessie palustri. Secondo Gisberto Scott.i (Flo1·a Medica della p1·ovincia di Como, 1872) come tonico e aroma.tico sembra indicata nelle malattie miasmatiche e nei loro postumi, e la vide spesso in campagna adoperata a tale oggetto non tanto come febbrifugo diretto, quanto come preservativo e atto a prevenire le recidive). Un'altra specie è l'E. ayapMUL del sud di Ame•·ica, ecl è aromatico astringente. È generalmente usato come antidoto· delle morsicature degli animalì aJl'iuterno c all'estelJlo. Nelle isole Maurizie è usato in infusione contro le dispepsie e in gcncro.lc nelle affeziolù del petto. Nelle epidemie di colera dcll854 e 1856 dell'Islanda venne usato ampiamente come diffusivo del calore alla superficie e contro la l:.mguicln, circolazione. Nelle Indie, a Ccylan, a Giava, la sua. azione astringente è usufruita. nelle piaghe ed ulceri, c il decotto serve por fome.nta.zioni. In generale è considerato come tonico, stimolante e dia.foretico. Altre specie di eupatoriwrn sono usate nell'America settentrionale a scopo terapeutico. L'E. pe1·{olictttwn, tra gli nltri, è molto diffuso pcrchè, in infuso a caldo è un buon emetico, sudorifero c diaforetico; a freddo è invece tonico c febbrifugo. I fiori e le foglie ridotto in polvere agiscono come purgatiYi alla dose di circa. 20 grammi. E prescritto cou vanta.ggio nel reumatismo, nella })olmonite, tifoide, catani, idropisie, ecc. Parker (Resources of the Sou.tlwrn fiedels ancl Forets) narra a tale proposito che que-. sta pianta è assai coltivata nella Carolina del sud, appunto per le prcge,•oli sue qualità toniche, dia.foreticl1e, febbrifughe. Egli dice IWi di averlo. usata con vantaggio, unito. alla poligala, come espettorante; sotto forma d'infuso è diaforetica; associata allo spirito di trementina agisce bene nelle tifoidi. Nel sud della Carolina è considerata come il migliore antiperiodico ed è sosti-


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tnito alla chinina: a scopo medicinale è importato in Europa da qualche tem,Po (Scotti). Dèlle altre si)ecie dotate di virtù medicamentose, sono amenzionarsi l'E. teztm·ifolitvm, l'E. {a~tniculaceum e l'E. ,·otundifoliwn. TI primo possiede proprietà sinùli a quelle dell'E. pe1"{oliattmn, è diuretico e'd è volgare rimedio contro la calcolosi. Il secondo è tonico, diaforetico, diuretico ed aperiente e si usa nelle febbri. n succo del terzo sembra contenesse molto tannino cd è usato esternamente contro la puntura degli insetti. Finalmente· è l'ultimo l'E. gltttinos!~m, che fomircbbe una specie di matico dei Peruviani, corrispondente cioè al P~'er G.?11J'ltstifolia di Ruiz et Pav. (Medical Recm·d, 1870). Gilmco - I l dottor 1\farcaithon d'Aymerie, di Blidah (Algeria), impiega nell'ascite, quando essa sia dovuta a Ull!t malattia di cuore o dei reni, il giunco delle paludi (juncus a.cutus) in infusione alla dose di 20 steli verdi in parte. Egli pensa che esiste in questa pianta un principio attivo, che non si è ancora cercato e che deve avere un'azione speciale sui reni (Algtw 'lnétlical, aV1'ill876). A queste notizie si può far menzione dell'azione diw·ctica, che possederebbe, secondo Cazin, il giunco fiorito (butomtfS um· beZlatt6S), la cui d'ecozione delle foglie (30 grammi per l chilO· gramma di acqua) avrebbe, in un malato affetto da. cachessia palustre, dissipato l'infiltrazione sierosa, provocando una secrezione notevole di urine. Secondo Giuseppe l\'Ionti le foglie di questa pianta erano stimate a.pcritive e utili nelle ostruzioni. . Ka,,a., o Kava-Kava, Ava,, Ava.·Ava (Piper methysticum) E una· pianta della famiglia delle pipcracee, a cui appartiene il pikca1·pus pimuz.tt,s o jaborandi di Cotù1llo, il11iper ?·eticolal~6rn ed altre specie che dal volgo del paese dove crescono sono appellate tutte jabora.ndi. Il kava è originario dell'Oceania c si trova nelle isole della Societàì Samoa, W. allis, ecc:. La sua radice, masticata è acre, astringente, scialagoga.ll dottore O'Roi'lre la dà come potente sudorifero. TI dottor Edouard Dupouy l'ha trovato un agente rimarcabile della medicazione anticatarrale c specialmente antiblenorragica. Egli ha osservato, che i vcnerici, quando hanno preso il decotto, al primo giorno sèntono leggero dolore alla min-


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zione, anche quelli che non soffrono quasi più orinando, e il muco-pus si fa più abbondante come nel periodo acuto ; ma poi nei giorni consecutivi il dolore cesso,, lo scolo diminuisce c in 1O o 12 giorni viene la guarigione. Gl'indigeni adoperano la maccrazione della radice secca : 4 o 5 grammi in un litro di acqua. Quest'acqua si prende in due o tre volte. Ycuti minuti dopo bevuta, viene il bisogno di orinare; l'urina è abbondante e limpida. Il dottor Dupouy in lO o 12 giorni ebbe la guarigione !lei suoi malati a bordo. Il k ava dunque è un diuretico potente ccl un antiblenorragico eceellentc. Esso non disturba le funziotli digestive, non pr oduce ilianca, nè costipazione ; ma anzi non è disgustoso e stimola l'appetito: così avrebbe vantaggi che non hanno i comuni nostri r imedi antiblenorragici (Jo~wnal de TMra;p. 1876, p. 125). Questo rimedio, come il precedente, merita intanto essere ricordato e SI>erimentato, ma noi siamo poco fiducios i. La blenorragia è un catano speciJìco dell'urctra,; per combatterla. ci vogliono oltre i comuni rimedi astringenti e sedativi, alcuni altri di virtù specifica.. Di specifici non ne possediamo alcuno, c si })renda tutta la serie degli a.c:;tringcnti, dei balsamici, dci resinosi c via via., nessuno merita la palma ili ta.nto bol nome. E cosi probabilmente che Hon lo meriteranno il kava c l'erigeron canadensis : per quest'ultimo abbiamo spiegato come possa agire, v e e l'altro diremo che è a. pari del jabora.ndi, non per l'aziono sudorifera c scialagoga, del la.tu·o ed altre piante aromatiche simili, che proba.billnente sono fomite di un olio essenziale e qualche principio resinoso ; ma questi principii non sono in tale àbbondanza., nè suscettibili di sciogliersi interamente nell'acqua dell'infuso, quiuéli in pn.rte essi rima:ngono inutili, e perciò da questo punto di vist1t è supponibilc che avrà debole azione antiblenorragica ; forse per qualche altro principio speciale: e questo attendiamo. Luce sola.t·e - li dottor Ponza, già direttore dell'a.silo degli alienati in Alessandria, aiutato dai eousigli del padre Secchi, ha. intraprese delle esperienze sull'aziono sedativa di alcuni raggi luminosi, ed ha fatto alcun~ osservazioni terapiche sugli alienati. II P. Secchi dice che la tinta violetta ha un non so che di melan-


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conico, eli depressivo, che fisiologicamente abbatte l'animo.... quindi può essere che la luce violetta calmi l'eccitamento nervoso degli infelici alienati m!tniaci. L'illustre direttore dell'Osservatorio astronomico del Collegio romano vuole che le pareti delle camere sieno tinte del medesimo colore dei vetri delle finestre; per favorire l'azione della luce solare si avrà cura di dare alla camera il più gran numero di finestre possibile. n dottor Ponza ha preparato varie camere nella maniera indicata dal sommo astronomo: ecco il re.sultato delle sue esperienze. Dopo tre ore passate nella camera rossa, un malato affetto da un delirio taciturno era divenuto gaio e sorridente; l'indomani della sua entrata nella medesima. camera, un maniaco, che rifiutava ~assolutamente ogni nutrimento, domandò a mangiare c man giò con avidità. Nella camera blù si fece coricm·e un maniaco agitatissimo, mantenuto colla camicia di forza, un'ora dopo era molto più calmo. In quanto all'azione della luce blù, il dottor Ponza racconta che il dottor 1\fanfredi, condotto in questa camera cogli occhi bendati, avrebbe riconosciuto il luogo dovo si trovava da una strana sensazione d'oppressione. La camera violetta. avrebbe egualmente un'azione molto sedativa. I raggi violetti, egli dice, sono quelli che possiedono l'azione elettro-elùmica la più intensa; la luce blù u.l contrario è del tutto sprovvista eli raggi caloriferi, chimici ed elettrici, essa è la negazione assoluta di ogni eccitazione, essa calma le agitazioni furiose dei maniaci. (La Natunt 15 aprile 1876). Su questi nuovi fatti, che certo sarebbero importanti, noi non ci pronunciamo. Mirto - Deliou de Savignac ha stucli~to le virtù terapcutichc dì questo vegetale indigeno. L'ha trovato di un'azione cicatrizzante notevole sulle ulcerazioni dell'utero e su a.ltre piaghe esterne. Le piaghe recenti superficiali coverte colla polvere del mirto, si disseccano e si cicatrizzano con una grande rapidità, spesso due giorni bastano. Quelle antiche cicatrizzano con più lentezza, e talvolta non cedono. Egli dice, che ciò non ostantc, può essere utile nelle dermatosi umide, come nell'eczema, nell' intertrigine.


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L'infusione di mii-tò, bn.cche o foglie, può servire per lozione sulle piaghe, per iniezione' sotto gli scollamcnti, noi focolai purolenti, nei tragitti fistolosi. Vazione toni ca, astringente sulle parti molli diminuisce la SUJ)purazionc, eccita la vegetazione della carne e quindi aiuta la cicatrizzazione. La tintu-ra coll'essenza di mirto agirebbe ancot' meglio sulla fermentazione putrida del pus e sulle conseguenze di questa gravo complicazionG dello piaghe. Egli ha ricorso a questo mezzo con successo in varie circostanze. Un flemmone diffuso dcl pi~de molt-o grave, in cui fu necessiti praticare varie incisioni, guarì rapidamente coll' iniezioni dell'infuso o coll'applicazione della polvere. Egli raccomanda caldamente le preparazioni di mirto ai chirurghi L'essenza di mirto, crede, che sia piuttosto eccitante, e quindi di qualche utilità in frizionc contro il reumatismo cronico, dove ci è un intormentimento c atonia muscolare. L'ha veduto esercitare quolche influenza sui dolori che accompagnano le affezio1ù dell'utero, della vescica, del retto, come nella lcucorroa con spasmo doloroso dell'urctra, nella dissenteria con tenesmo, nello emorroidi. Egli pensa che la sua proprietà anticatarrale si ma.nifesta piuttosto sulla mucosa gcnito-urinada che sulle altre. Avrebbe inoltre una efficace azione antiputrida. Il mir to è un astringente aromatico, e perciò può avere applicazioni est.erne ed interne dove vanno indicati i tannici, e quindi lo preconizza nelle affezioni purnlentc dei reni e della vescica, nei catani della vescica e dell'utero, contro la blononagia cronica. Hwimpiegato con vantaggio le iniezioni dell'infuso Mll'uretrite per l'uomo e nella va,ginite per la donna. Così proconizza i colliri con detto infuso nell'oftalmia catarrole c purulenta. Como collutorio nei catarri della gola. Come emostatico contro le emorragie esterne, la polvere. Così ~er via interna con vantaggio por moderare le mestruazioni eccessive. Infine i clisteri dell'infuso contro le emorroidi, o gl'infermi se non guari:vano totalmente ne erano molto sollevati: lo scolo sanguigno ces,sa.va, il tutgore venoso diminuiva e il dolore .s i calmava. Nei malati con catarro bronchiale, l'infuso n. caldo ha fatto dimiituire la sec1·ezi one e facilitare l'espettorazione: il tannino e l'essenze sono astringenti c disseccanti.


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La polvere si dà internamente da l, 2 o 4 grammi al giorno. L'infuso ò molto disgustoso, e perciò gli ammalati non lo prendono cosl facilmente. Lo sciroppo più tollembile, futto col succo fresco dei frutti, si dà alla dose di 15 a 30 grammi, di cui Geoffroy dice cbo se ne servivano molti contro la {UatTea, le emorragie in testina.li, e la leucorrea. L'estratto secondo il medesimo Geofl'roy, ,si dava alla dose di 8 grammi contro le medesime malattie. Il vino in cui si era fatto bollire il mirto era raccomandato per fortificare lo stomaco e contro il singhiozzo. (BuU. gén. de TM1·ap. ~ 6 mars 1876, p. 217). Da qnesti studi di Delioux de Savignac si rile•a che il muto ò 1,llla pinnta che interessa alla terapia: il tannino e l'olio essenziale le danno un valore, che bisogna prenderlo in considern1.ionc e nuovi studi chimici e clinici sono nccessaxi. Non per tanto, altri prima di DeliotL"'( fecero simili applicazioni: Plassc nella diarrea dei bambini, anche quando hanno l'ctft di 3 o 4 settimMe, encomia l'uso del decotto delle bacche del VaceiJtiunn myrtill'Wl (Allg. rned. AnnaZ. 1822, p. 282). Ricbter loda queste bacche nella cura dello scorbuto c della diarrea: in decotto 40 a 50 gram. di bacche in 2 litri d'acqun. (Richter, A1·zenimittellere t. I, art. Baccae myrLilli). Soidl, durante un'epidemia eli dissenteria, trovò efficaci le bacche secche del mirto (60 grammi in 4-00 di acqua), atnministrn.ndo mezzo bicchiexe ogni ora. Ordinava anche la pol~ere delle bacche torrefatte alla dose di 2 a 3 grammi ogni 2 o 3 ore (Medie. J ah·1·b. des oesterr. Staatcs 1837). Non possiamo qul ricordare quanto venne fatto del mirto dagli antichi, non possiamo passare in silenzio che fu usato como febbrifugo da tempi remoti (Fèe) poi da. Chomel, Vitmann, c dai dottori Pavia e Vitali i quali usarono la bz~ssina, alcaloide ricavato da Pclouzo e Frenuy. ~fin e i dottori Pavesi c Mazzolcni, sperimentando la bussino. su vari fermenti, la trovarono fornita di una virtù antizimica superiore a quella della china. Ciò starebbe in accordo coll'efficacia antiputrida confermata da Delioux de Savignac. .Noce (foglie di) -La nuovo. applicazione delle foglie di noci in ternpia ha suggerito a Tanrct, farmacista a 1'royes, di determinare il principio attivo di dette foglie, ed ba isolato un alcaloide ch'egli chiamajuglcmdina. Questo alcaloide è molto solubile nell'acs.tna, ma più nell'alcool, etere, cloroformio. Si altera rapi-


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damentc nell'aria. Egli dà la preferenza all'estratto alcoolico~ come quello che contiene maggior quantità di alcaloide. L 'applicazione dell'estratto di noce è contro la granulia, la meningite granulosa o tuber colare dci bambini. Luton, che l'ha preconizzato pel primo, dice che gli effetti sono pronti a farsi sentire : dal primo giorno 1:1 febbre si abbassa, la lingua si pulisce, l'appetito riviene, le funzioni che erano pervertite e sospese riprendono il loro andamento normale, le congestioni spariscono, la dispnea cessa, ccc. I sintomi cefalici St)ariscono, più tardi, e se vi è vomito che impedisco l'assorbimento del rimedio, si dia in clistere. Cosi Luton afferma d'avere l)rovenuto e arrestati casi di vera meningite tubercolare. Egli dice che bisogna agire più presto possibile. Si dove dare l'estratto alcoolico evaporato nel vuoto, e alla dose di 2 a 5 gram1ni per giorno. (B1tll. gén. de Thérap . mars 1876, p. 193). Duboué riporta tre casi di gua.rìgione (idem luglio 1876), e Guenot ne riporta un'altra guarigione in un giovine di 18 anni, che aveva granulia dei polmoni e dell'intestino (idem,). Meslier ne ha curato un caso, sebbene senza il rigore raccomandato da Luton, od ha ottenuto per esito la morto (ide-m maggio 1876). Un conflitto è nato fra Luton e l\ieslier, il primo ad affermare la virtù delle foglie di noce, il secondo a- negarla, adducendo anche la ragiono pcrchè Luton non pubblica le osservazioni invece di limitarsi solo nd asserire. Noi speriamo che sia vera l'efficacia di questo nostro vegetale contro una malattia che si sottrae acl pgni mezzo terapoutico, ma da provarsi con numerose e serie osservazioni. Noi non abbiamo che poca fiducia, dappoichè la (liagnosi medesima presenta grandi difficoltà, od abbiamo il tjmore che abbia purtroppo l~ sorte di tutti i rimedi nuovi. Oltre di ciò le foglie di noce hanno avuto applicazione nella scrofola. Nogrier (d'Angers) le ha impiegate con successo contro le manifestazioni le pilt benigne delln scrofola. Anche l\{eslier le ha usate nel medesimo morbo. Ma prima di loro detto impiego è stato fatto da altri, così Hunczowski nelle ulceri atoniche d i individui linfatici, consigliò la decozione delle-foglie e del mallo del frutto (Actct acad. 11ted. chi1·. Winclobonen-s 1788). G. Cloquet


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.ebbe felici risultati coll'applicazione locale del decotto delle foglie nelle piaghe dovute a carie scrofolosa (Dict. de 11Wd. 2• cdiz. t. VI , 'P· 392). Psorson narra di aver sanato una scrofola colla decozione delle foglie o del mallo, data alla dose •di 3 bicchieri al giorno senz'altro rimedio (Revue méil. aprile 1833). Anche il prof. Ghin.o.zzi usa da molti anni le foglie di noci, in forma di decotto, di c.'tffè c di pillole internamente contro la sc:rofola, in bagno e cataplasma esternamente con le manifestazioni cutanee e ademiti scrofolose. Egli ha avuto sempre ottimi vantaggi, e dice che agisce con efficacia contro la diatesi scrofolosa. Quindi un certo benefizio del noce nella scrofola si ha senza dubbio, e desideriamo che si faccia più larga applicazione, per determinarne il vero valore. Dalla scrofola alla tubercolosi si suppone una certa relazione, onde è probabile che possa agire utilmente anche in quest'ultima. Anzi il prof. Ghinozzi a questo riguardo pensa: che dette foglie siano buone contro la disposizione alla tubercolosi, come egli ha verificato nella sua pratica ; ma sono inutili quando il tubcrcolo propriamente detto ha preso <piede nell'organismo. Piper rcticola.tmn - È chiamato jaborandi a Rio de J aneiro. n nome di jal>ora.n di è dato a diverse piante che in comune hanno la proprietà di essere calcfacenti, stimolanti, sudorifere. Le munerose piante che portano questo nome si ripartiseono in dne famiglie: le piperacee c le t·utacee. Il piper, di cui è parola., appartiene all'ordine delle ilios,mee. Hardy ne ha fatta l'analisi chimica, c vi ha trovato un olio ·essenziale ed un alcaloide, il quale, sciolto nell'acqua debolmente acidulata. coll'acido cloridrico, è stato sperimentato dal dottor · Bochefontaine. Questi ha concbiuso dalle sue poche sperienze, che l'a.Icaloide non influenza punto il cuore e l'irritabilità muscolare; invece impedisce che l'eccitazione meccanica o elettrica si trasmetta ai muscoli. Paralizza senza produrre alcuna convulsione e spasmo. . llpipe1· reticolatmn non ha prodotto alcun vantaggio terapeut:co e non ha che fare col pt'loca?'Pt's pennatifolius; il primo ha 'Plù azione locale, mentre il secondo ha più la generale che la locale. Intanto non bisogna dimenticare che il suo alcaloide ho.


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un'azione simile a quella del curiu·o. (G:ubler,.Joum. àe 1.'Mrap, , novembre 1876). ~cordiamo que.sta pianta solo per avvertire che si può confondere col vero jaborf1ndi mentre 1_1on ha le medesime utìlit~ì.. S i copil'ina- Si trova.nelle vergini foreste del Brasile un albero ;magnifico, cb.iamato dagl'indigeni sztbwpit·ct, s.ebipim, seb!6· ph:a o sicopi~·a. 1\'Iartiu.s la desclive nella sua Flo1'ct Bmsiliensis sotto il nom.e di B921)(lichia raajor. Il suo legno duro, pesante e resinoso. è ricercatissimo per le costruzioni, e la s.ua decozione è impiegata come antisitìlitka. Talvolta dei vecchi alb.eri, qmmdo si abbattono, forniscono un liquido che scola da cavità scavate ne.ll'alburno, e che è chiamato da.i legnajuoli bù·m di sicopi,~·a. Questa si covrc subito di una schiuma densa, ha gusto di bina ed è impiegata contro i mali di stomaco. Il dott. Th. Peckeet ba avuto l'occasione di convincersi del valore medicinale della corteccia delia radice, che egli giuclic1t degna di occupare un posto in materia medica. Secondo la natura del suolo la corteccia della radice prende il colore o di un rosso bruno o eli un rosso carne, donde il nome di sicopira vermiglia e sicopira bianca; l'ultima che proviene dal distretto di CaJllpas o Campoès è più costosa. Essa è stata impiegata da circa 9 anni nella pratica dei medici brasiliani contro la sifilide e il r e1m1atismo,ma specialmente contro :1Jcune affezioni della pelle, come l:;r. pso~·iasi, l'eczema, l'erpete. Le genti del comune l'impiegano in decozione (l oncia in mHt mezza pinta d'acqua) a cucchiaiate, e più concentrata per uso esterno. I medici usano la tintura (l .parte di corteccia c 4 di alcool), tre cucchiaiate al giorno e l'e~tratto alcoolico alla dose . di 15 centigrammi in tre pillole. È stato notato dl~i medici, che dopo aver preso il medicame11to le eruzioni cutanee crescono e si estendono, poi migliorano e scompariscono. Peclwlt ha esaminato la co~tecci1.), e vi ha trovato due resine ed un alcaloide, ch'egli chiama sieopi~·ina, al qu.alc Geuthicr d'Iena ha dato la formola 0 16 H 12 0 5 (Nezo 1·emedies, sept. 1876, p. 2q3). ·T.~yny~.t - Sarebbe il dermopltyZlapend~tVina di Silva 1\'Ian.so appl\rtenente alla famiglia delle cuouYbitacee. Ritorniamo a far


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menzione di questa pianta p erchè è quasi ben provata la sua azione antisifilitica, e mentre è efficacissima in ogni periodo di questa malattia è perfettamente innocente. Introdotta per la prima volta tra noi dal signor Ubicini di Milano, che l'ha importata dal Brasile. Martin di Parigi, Gabba di Milano e Zenoni di Pavia si sono occupati dell'analisi chimica, e secondo essi il ta:yuyi1 conterrebbe resina verdé, materia grassa di colore giallo-citrino e materia estrattiva bruna (amarissime c molto aromatiche), tannino, mucillaggine, olio volatile, amido, una sostanza capace di sdoppittrsi in zucchero e fòrse qualche alcaloide. Yvon (BuU. gén. cle Thét·ap. 1876) venne quasi a risultati analoghi, porò ha potuto osservru:·e che la resina vercle possiede reazione acida, si discioglie negli alcali e in queste.-dissoluzioni è capace di cristallizzare. Gli effetti fisiologici sarebbero ben pochi : si è osservato che spesso aumenta l'appetito, e qua.ndo si oltrepassa una certa dose produce diarrea e qualche Yolta anche vomito, sotto la pelle un po' d'infiammazione. Contro la sifilide ò stato usato dai dottori Bazzoni, Kruch, Belluzzi, Semenza, Bruni, Lace, .Ambrosoli, 'Magni, V cladini, Ga.Jassi, Gamberini, Gamba, Gherru:·dini, Faraoni e Longhi. Su 59 casi raccolti sarebbero guariti 46, miglior ati 2, e gli altri sono rimasti n on vantaggiati. n tayuya pare che sia uno specifico dell'infezione sifìliticn, perchè migliora rapidamente lo stato generale degli infermi e cura efficacemente tutte le manifestazioni sifilitiche. Anche contro la scrofolosi lut p;oùotto buoni risultati ed ò stato adoperato a ciò da Faraoni, Guelmi, Longhi, di cui 11 casi Clll'ati sarebbero 8 gua,riti e 3 migliorati. Si amministra la tintura e vi è la così detta ti?Utwa madre e la tintu·l"a clilr~itc(: in commercio non .si trova che la seconda e questa viene adoperata; la si dà alla dose di 5 a 20 gocce al giorno in acqua, presa parte al mattino e parte alla sera; la tìntura madre si deve. dare a me.tà. Si è usato anche esternamente sulle piaghe sifilitiche, scrofolose, e altre con vantaggio grandissimo. ( Tayt~ya cont1·o la sifilide e la scrofola ~ Relazione al Congresso medico eli Tm·ino, 1876. pel dott. Faraoni).

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È un medicamento questo che noi raccon~andiamo caldamente a tutti i medici .di farne uso sicuri di trovarsi bene specialmente ovc altri rimedi rimangono senza effetto. Per la richiesta dirigersi ai Fratelli Ubicini, Pavia. Ecco in breve tracciato la storia dci principali medicamenti nuovi, acquistati dall'anno testè trascorso: ora possiamo conchiudere che non abbiamo acquistato nulla d'importante, e quasi quasi stiamo allo stesso punto di prima. l~erò so di medicamenti nuovi, che fossero capaci di riempire quàlche lacuna, non si sono trovati, vi è stato in questo anno qualche applicazione importante di un medicamento non nuovo, ma nemmeno vecchio; voglio accennare all'acido salicilico e alla sua efficacia nel reumatismo articolare acuto. Del resto la stampa medica si è molto occupata in questi tùtimi mesi dell'acido salicilico, per cui non ne abbiamo fatto particolare trattazione in questa rivista, dei rimedi nuovi. ' 'a.utaggio •li sostituh·e la cWuina colht cincoui· •Una, ( Gim·nalrt eli fannc~cia di Torino, aprile 1877).

n credito che godo la chinina come febbrifugo è così bene stabilito da non potervi fare il minimo appunto. Nondimeno, vi sono fatti posi ti vi che dimostrano all'cviclen:.::a che altri alcaloidi della china-china godono delle proprietà se non del tutto uguali, per lo meno molto prossime nella efficacia. Fra questi è da annoverarsi la cinconidina (1), la quale gode l'avvantaggio del pi·czzo che è di molto inferiore a quello della chinina; motivo per cui può tomare più acconto far uso di quella che di questa. Il signor I. Eliot Uoward, eminente chinologo inglese, in una sua opc:ra inviata all'Accademia dello scienze, dice che l'alto pre:.::1w della corteccia peruviana, dovuto all'esaurimento graduale dello foreste ricche eli questo vegetale, ha fatto scoprire in quantitiì.la pianta in questione nelle vaste regioni dell'America (l) La einconldill•, che si confondo at1cora molto sovente colln cincouina, è stnta scoperla nell'anno 1853 dal signor Past~ur. È un cor1>0 anidro, iSOUicro dollA cinconin,., cito devia. a sioislm il piauo di polari•~a•ione o uon possiedo la propriotà di colorito in vor~o coll'aggiunta succossiva di oloro o di anuuonit~ca, propl'iet!l 1,.r~icolaro alh' cltiuin~ 8 alla chinidin". suo sale più usitato è il soif~to.

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ilei Sud, sino allora iuesplorate. Si andò anzi più oltre ; colla tema che venga col tempo a roancai·e un rimedio cosi }>rezioso -all'arte del gua~·h:e, le.colbnie inglesi fecero in proposito degli estesi piantament1 a Giava e nelle Indie, dai quali si potrà ricavare un pr.od-otto-sufficiente a tutte le tlomande. Nonain1eno quando si rifletta che l'uso degli alcaloidi provcnìeiLti da questa pianta prendono l>empre uno slancio crescente n:ella meslicina, che certe corteccie di Cinchona non contengono alcuna traccia di questo alcaloide e che alcune altre ne contengQno una quantità troppo lieve, da non esseni alcun benefizio nella estra,zione, non è a stupire che il prezzo di questa materia si trovi sempre in notevole rialzo da avere oramai triplicato da q;uello ili un anno fa. Il.gover,no inglese delle Indie, preoccupato di un fatto così import81nte per il suo conm1ercio e per il benessere delle popolazioni, incaricò una commissione onde faùia gli stuclii in proposìto. Dàl primo rapporto fatto da questa, riunita in l\'Iaclras, risulta che nel trattamento eli 1145 infermi colti dalla febbre intermittente, ne .guarirono non meno di 1111, divisi come segue: 410 indiyidui che presero ht cincoùina, ne guarirono 400 3!59 id. id. la cinconidina id. 316 376 id. id. la chinidina id. 365 1145

1111

La c.cmclusione dei commissarii di 1Haclras è che gli effetti· terapeutici dei tre alcaloidi impiegati ed amministrati a dosi diverse_, differiscono appena dagli effetti ottenuti colla chinina, e che perciò sia qm~si indifferente il far uso più eli una che dell'altra delle accennate sostanze. Cosicchè, la cosa essendo tale, il governo non esitò a far pendere la bilancia in favore della cinGonina e della cinconidina, potendosi queste materie ottenere ad un terzo. di meno, e forse anche di più, del prezzo della chinina. Il sigqor ·Howard è d'avviso che il prezzo delle dette sostanze medicamentose non sia ller elevarsi col tempo anche con :U~ consumo ragguardevole, perchè gli alberi che le producono --es1stono a profusione nelle foreste dell'America. L'~tutoredice altresì elle molti medici, dopo parecchi speri'Ntenti sulla cii1conidina, hanno conCluso che alcuni stomachi la


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tollerano più facilmente che la chit~ina; e che anzi in molti casr di febbri intermittenti, ricalcitranti al solfato di chinina., produssero un sollievo immediato col solfato eli cinconidina. Cosicehè, nei grandi ospedali di Londra è ora molto in voga la cinconidina. A questa, momoria fece seguito la sottoindicata rettifica.zione del signor Pasteur: 1° Esiste, come ho dimostrato nell'anno 1853, un :ùcaloida che si può legittimamente chiamare chinidina, presentando questa colla chinina alcune proprietà comuni, 1)er esempio quella del coloramento in verde coll'addizione successiva del cloro c dell'ammoniaca; 2° La chinidina è isomera della chinina; 3° La chinina e la chinidina si trasformano ambedue in una. nuova base isomera che io clliamai chit1icina; 4° La cl1inidina d'Henry e Delondre tlifferisce essenzialmente dalla chinina per la sua proprietà rotatoria, che ha luogo a dcstra in modo intenso, mentre quella della chinina ha luogo a sinistra in modo leggiero. 5o La. chinidina di vVinchler differisce pienamente dalla vera chinidina isomera della chini1ut di cui abbiamo parlato. 6° La cbinidina di Wincbler è al contrario isomera dcll<} cinconina, eppcrciò l'ho denominata cinconidinc'; 7° La cinconina e la cinconidina si trasformano ambedue in una ba.se organica isomera che chiamai cirtconicima. Esistono insomma le due seguenti serie <l'alcaloidi : Chinina, cl1inidina, chinicina, tutte tre isomere. Cinconina, cinconidina, cinconicina, tutte tre isomere. (Comptes ,·encltts).

D ell' uso c (lel valore tlell' arsenico n el ta·nttalllCn to d elle nutlaftie tl ella })elle~ del dottor DUNCA..:'\ B uLKLEY (Bttlletin gén. de thé-tap., 30 gennaio 1877). Ecco'le conclusioni di questo interessa.nte lavoro : 1° L'arsenico amministrato a dosi meclicinnli ha un'aziona del tùtto -diversa da quella che si manifesta in seguito a dosi tossiche; la dose media nel pruno caso è di 2 a 3 milligrammi di


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acido arsenioso, mentre che la più piccola doso tossica ò di 10 centigrammi. 2• L'a.rsenico a dòsi medicinali non produce avvelenamento ; ma è sta.to amministrato per dci mesi o degli amù in quantità. di clli una piccola porzione data in una volta. accagionerebbc la morte. IIebra ha dato complessivamente più di 15 grammi ad un sol malato. 3• L'arsenico dato da un medico coscienzioso a dosi sufficienti p·er essere efficace, non deve prodm·re nessun sintomo grave. 4° L'arsenico è eliminato molto rapidnmente, principalmente dagli intestini c dai reni, di modo che le urine ne contm~gono in capo a poche ore. Un'analisi fatta con cura non ne trova traccia nel cadavere, due settimane dopo che l'ultima dose è stata data. 5• L'arsenico non si accumula dunque nell'economia, e non si ha nulla a temere da questo lato; ma allorchè lo si ::unminist.ra a dosi crescenti, il suo assorbimento può essere impedito, o allorcnè le dosi divengono elevate l'assorbimento attivO di Ull(L forte dose può far nascere il sospetto di un'nzione di accumulamento. 6• n )?rimo sintomo eli una dose elevata di arscuico~ in tlll gran numero di casi, è 1ma congestiono della faccia e degli occhi, con irritazione e sensibilità della congiuntira. Questo grado non ho. bisogno di essere sorpassato, ma vi ha spesso vantaggio a mnntcnervisi qualche tempo sino a che la. malattia ceda. Prima che l'arsenico cagioni degli inconvenienti, si osserva sia questo sintomo, sia alcune nausee o diarrea. 7• Disogna sempre dare l'arsenico al momento del pasto, o immediatamente dopo; è meglio spesso darlo solo, o con un po' di infusione amara. · 8• Bisogna dapprima aJmninistrare un pu.rgativo; c un lnssativo dato di tempo in tempo, aiuterà l'azione del medicamento e servirà a modificare gli effetti disgustosi. 9• Se l'urina tliventa densa c la lingua sporca-, è meglio cessare il medicamento per un certo tempo, c dare dei dint•etici ; al emù di questi disturbi possono essere prevenuti combinando un'alcali, come l'acetato di potassn, il carbonato eli soda, c lo spirito aromatico d'ammoniaca, coll'arsenico.


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10• L e forme più comode per amministrare l'arsenico, per ordine di valore souo : soluzione di cloruro di arsenico, soluzion e di nrseniato di potassa, quella di arseniato di soda, e d'arseuiato d'ammoniaca, l'acido arsenioso, l'ioduro d'arsenico, e gli arse-· niati di ferro e di chinina. Noi citeremo ancora la soluzione di clorofosfito d'arsenico e d'arseniato di antimonio, eli cui l'efficacia non è ancora provata. 11o La dose di arsenico, piccola dapprima., dev'essere aumentata lentamente sino a che alcuni dei suoi effetti fisiologi ci si manifestano o che la malattia cessi; si può allora diminuirla m1 poco. 12• È molto importante che l'arsenico sia preso in modo regolare c costante, e che il medico ne sorvegli spesso gli efl'etti. 13• L 'arsenic.o è prezioso n~l reumatismo cronico, e per conseguenza nelle eruzioni artritiche; è utile in certe nevxosi, come la corea, le nevralgie, e perciò anche nelle affezioni cutanee con elementi nevrotici; siccome possiede delle proprietà antimalariche, esso produce dci buoni effetti nelle 1Mlattic della pelle che presentano dei sintomi periodici, come l'orticaria intermittente, ccc., così pure in quelli colpiti da affezioni cutanee, e che sono stati esposti alle influenze miasmatiche. · 1,1• L'arsenico produce certamente dei buoni effetti nelle psorinsi, l'eczema, il pemfigo, l'acne e il lichene, nei casi appropriati, e allorchè si tiene conto dello stato degli orga.ni secretori, del regime e degli altri elementi della salute generale. Ila meno valore nel lupo, l'ittiosi, la sicosi, le affezioni vct·rucosc, epiteliali e co.ncerose ; è assolutamente inutile, od anche dannoso nelle sifi.lidi, nelle affezioni parassitarie animali e vegetai i (eccetto in casi rari), nella elefantiasi dei Greci c degli Arah i, n ella purpura, nel vero prurigo, nell' erpeLc zostcr , nella sclerodcrmin, nel mollusco contagioso e fibroso, nella sceloide, n el vitiligo, nel nevo, ecc. li)" La sola a.pplica~:ionc locale di arsenico che sia giusti!Ico..bile, è quando la sua cucrgia è tanto debole cd il campo del suo uso sì. piccolo, che non vi è pericolo per l'assorbimento, che può sopravvenire senza che lo si preveda; o ancora allorchè la sua energia è sì forte che esso mortifica i tessuti vicini immediatamente e previene cosi l'assorbimento.


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F o s furo di zinco; ·s uo uso contJ.·o la pat·alisi sa· · tnriù aut e dive•·si altri ge n c1·i •li pa.J •alisi o di tremori. (Lo Sperimentale, fase. 2•.) n fosfuro 'eli zinco preconizzato dapprima da lVI. DELP:ECH nelle paralisi da causa cerebrale, è adOJ)erato di continuo da lVI. GrrJ'NEAU de Mussy con i migliori risultati, segnatamcnte contro le paralisi e i tremol'i prodotti da intossicamento sia saturnino, sia mcrcuriale o arsenicale. Un J,nalato, attualmente coricato al numero 9 della sala s. Bernardo, offre un bell'esempio della rapida efficacia di questo medicamento. Noi riportiamo in succinto la sua osservazione, servendoci delle note che il distintissimo interno di }L G uE:fEAU de 1\lussy, 1\1. HmTs, ci ha favorite. Quest'uomo, in età di .35 anni, eset·cita il suo mestiere fino dalla età di 16 anni, e quando il 21 giugno ultimo entrò nel servizio di M. Gw:NEA.U de 1\Iussy era ben lontano dai primi sintomi della intossicazione saturnina. Egli aveva avuto già cinque accessi colici a qualche mese d'intervallo, poi verso la fin(;l dell'anno 1875 una encefalopatia carattcrizzuta. da. eccessi epilettiformi. Dmante un mese di soggiorno nell'ospedale aveva avuto più di trenta accessi di questo genere. Inoltre da circa 12 mesi ei Jagnavasi di dolori artralgici che durano anche al presente. Da 10 mesi cominciò a provare nelle mani una debolezza che andò di continuo crescendo, e che finì col rendere ogni lavoro impossibile. Dopo avere subìto senza alcun vantaggio per 3 mesi la cura dell'elettricità, dopo avere fatto bagni sol.forosi, ecc., si (lecise a venire all' Hòtel-Dieu . .Allora la paralisi degli estensori era completa da ambedue i lati. Il malato non pqteva servirsi delle sue mani in opera alcuna. Notavasi inoltre un leggero tremore dci membri. Si prescrisse il fosfuro di zinco in due pillole, contenente ciascuna un centigramma di fosfuro. L'effetto non si fece attendere : fino dal terzo giorno il malato poteva alzare la sua mano e stendere le sue dita. La dose del fosfuro fu portata a 4 pillole, etl ora questo malato completamente guarito si propone di andare a riprendere il suo lavoro. A c1uesto proposito M. GuENEAU dc Mussy ci riferisce diver>i fatti non meno sorprendenti.


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Per esempio in un malato che supponevasi preso da sclerosi, che aveva una deQJUbulazione simile a quella degli· atassici, ma però senza che venissero ad aumentarsi i disordini muscolari col fargli chiudere gli occhi, i cui quattro membri erano agitati da tremori e da scosse, cransi vanamente adoperati da vari mesi tutti gli espedienti possibili senza ottenere alcun miglioramento, niuna sospensione nell'andamento costantemente progressivo di quella affezione. M. G ul:NBAU ·de 1\{ussy ricorse al fosfuro di zinco c con questo fannaco dissil)Ò in breve tempo il tremore dci memQri superiori. Diminttl pure il tremore delle gambe; e pel corso di 5 settimane incirca, ilmigl~oramento continuò a farsi sempre manifesto. 1lfa questo si rc.sc in seguito stazionario, ed ailt'ibuendo in parte un tal fatto alla congestione che acçom}Xtgna il l~tvoro di sclerosi, 1\1. (ì-uENEAU de Mussy continuando tuttavia l'uso del fosfuro vi aggiunse l'applicazione di quattro cauteri ai lati della colonna vertcbrate, due in vicinanza della articolazione scapÒlo-omcrale, e gli altri due alla regione sacra. I revu~sivi non esercitano che una influenza accessoria sccoutlo GumNuu do Mussy, ma eo.l remuovcre una complicazione r endono pitt efficace l'azione del rimedio usato. Il fatto è che il migliorament-O riprese il suo corso dopo l'uso dci cauteri. .Ora quell'uomo che era c.ostretto a fru:si portare a,nco per una distanza eli pochi passi che non poteva percorrere colle proprie gambe, fa agevolmente a piedi un mezzo chilometro. Questo risultato è molto incoraggiante,- tanto Iliù che non conosciamo una medicatura efficace contro la sclerosi dei centri nervosi, qua.lunque ne sieno la sede e la forma.

Dell'albmninato <li fe•·ro, di LAPRAm: . Dal punto di vista puramente chimico, l'albumina ha l'otuto vedere contestate le sue proprietà acide, e si potè mettere in dubbio per lungo tempo l'esistenza di veri albuminati allo sw.t.o di sali perfett-amente determinati. Lavori molto imp01tanti hanno llondimeno da poco tempo mostrato all'evidenza, che l'alpw:niua combinata cogJi alcal~ caustici formava cle' sali neutri perfettamente definiti. (Bertheht - Tt·aité de chirnùt ot·ganique). La.ssaignc, d'altronde, aveva già, in parecchie comunicazioni


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molto interessanti all'Accademia delle scienze, mostrato, che l'albmnìna si combinava non solamente agli alcali Qome gli acidi ordinari, ma ai sali intieri, per formare delle specie di sali doppi nei quali essa ~ionava come uno de'sali, e si ottenevano degli albnminati di sali come si ottengono dei cloruri di cloruri, dei .solfuri di solfuri, ecc. Quando, infatti, si !\lette del sublimn.to o dell'acetato di piombo in p~·esen~a dell'n.lbumina, si ottiene dapprima. un all)urninato in·Solubile, ma solubile in seguito in un eccesso di albumina. Questo sale composto è una riunione di tutti gli clementi in presenza; l'albumina non ha ancora sdoppiato il sale per appropriarsene la base; esso ha })reso tutto il salo, e si ha un albuminato di bicloruro di mercurio, di acetato di piombo, ecc. Questa. pxeziosa proprietà dell'albumina colpì l'immaginazione ùei fisiologi, che si domandarono, come nell'economia, così ricca di albumina e di principii albuminoidi, questo corpo si comport ava in va11ii saU metallici ingesti. Si trovò naturale dapp1incipio di dare l'albumina come contravveleno dei sali mcrcuriali, poichò se no ottiene un éomposto insolubile. l\b questa insolubilità non è che relativa, poichè un eccesso di albumina ridiscioglie il pre~ipit<1to, e in questo caso sopratutto l'albumina dei tessuti entra i n combinazione non meno di quella assorbita. Allora iu luogo di distruggere gli effetti del mercurio, essi vengono piuttosto facilitati, rendendo solubile il preparato mercuriale, c solubile entro i tessuti medesimi. Ciò che si è detto p el mercurio, estendendolo acl altri sali, e specialmente a quei di ferro, si venne a sta.bilire che il nùglior modo di assorbimento di certi sali poteva essere la forma di albu-

minatt Il ferro, che trova. tante indicazioni in terapeutica, perchè non si pot~·ebbe dare senza paura sotto forma di albuminato '? Perchè non ntil~zare le proprietà dell'albumina per fare arrivare nella economia., sotto una forma delle più tollerate, i sali che essa sopporta difficilmente o rigetta, se se no vogliono ottenere gli effetti curativi? Lassaigne l'avea già detto, c il celebre Cl. Berna.rd ce lo ripete: '' L'albtUllin.a può unirsi ad un gran numero di sali metallici senza decomporli, e formare con essi dei composti insolubili nell'acqua, quando questi corpi le sono uniti in certe propor-


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zioni, non suscettibili di divcnil·e solubili se si prendono delle propor zioni speciali, c sufficienti a rendere solubile questi composti. , Bcrno.rd o.vendo ingcsto della limatura di feno e del laLtato nello stomaco, e non avendone potuto consto.to.rc la presenza in maggior quantità nel sangue della vena porto., aveva concluso o.l non assorbimento stomaco.!c dci ferruginosi . Pure, siccome il fert'O esiste negli alimenti e nel sangue, bisogna ammettere, elice Bernard, che vi abbia una certa combinazione percltè il suo assorbimento si effettui. Prieur fece molte esperienze sugli animali coi sali di ferro e l'albumina, dalle ~rua.li conclude) che l'albumina concorre all'assorbimento del terro combinandovisi; che in mancanza di altra ·albumina il ferro ingesto In prende nell'organismo dovunque In. trova, e ciò anche forzatamente, a spese dci tessuti e dei liquicli animali che incontra prima del suo assorbimento; per cui è un assicurare l'assimilazione dei prepm·ati tli ferro il darli coll'albumina. Valbuminato di fùn o lut anche il· vantaggio di non avere il sapore slittico, o d'inchiostro dei preparati solubili eli ferro, e può a.mministrarsi sotto varie forme, c principalmente sotto quella. di liquido. Il liquore Lapmde all'albUIUinato di ferro solubile si prende a cucchiajate, ciascuna delle quali contiene 0,05 del sale ùi ferro.

Cannelli J.•evulsivi. (J oumal de phcw'maoie et cle chimie). Onde evitare lo spandimento prodotto dall' applicazione dell'olio dei semi di crotontiglio nel suo stato di fluiclità naturale, il farmacista signor l.imousin immaginò di foggia,rue dei cannellini, i quali fm·ono riconosciuti adatti e ben efficaci dal dottor Laclreit de la Charriòre nella cura della tigna. tonsuran te. Grossi c1uanto un cilindro dal diametro (li 8 a 9 millimetri, essi· sono rivestiti di pura stagnuola, che impedisce lo svanimento dei principii acri del crotontiglio, e preservati dal contatto dell'aria dentro tubetti metallici, coperti di uno straticino di nichelio. La. formola e la. maniera della preparazione, usate dal signot· Limousin, sono le seguenti :


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Di olio di semi di crot<Jntiglio . part. 2 1 ' cera imbianchita . . . . .. " l " butirro di cacao . . . . . . . " l Si fanno struggere in piccola boccùt, tuffata nell'acqua (bagno maria). e chiusa appuntilio da tappo di sughero, la cera e illmtìrro di cacao, e in seguito si aggiunge loro l'olio del crotontiglio. Appena la mescolanza," comincia a freddare, si cola dentro acppositi stampi,.nei quali dopo poco tempo rassega. Secondochè osserva il predetto· dottor Ladreit della Charrière, siffatto ìnezzo di applicazione è chiamato a rendere dei buoni servizi non. solo nelht cura della tigna, ma specialmente in quella d~lle malattie erpetiche dei bambini, poichè para gli inconvenienti propri dell'olio dei semi di erotontiglio c })ermctte di ben !imitarne gli effetti. Il signor Limousin stima opportuno di far notare, che quantunque in codesta mescohmza con sostanze grasse concrete l'olio dei semi di crotontiglio si trovi a essere nella sola proporzione del 50 per cen'to, tuttavia esercita un'azione revulsiva più energica di quella che potrebbe produrre coll'applic!tzione allo stato suo liquido. Difatti la qualità di fluido e di volatile nuoce notevolmenta alla. sua attività, allorchè si applica nella forma naturale; mediante la foggia. di cannelli, si riesce invece a circoscrivere più determinatamente la regione, in cui si vuole utilizzare la sua, vjrt\i irritante. Prima di rendere pubblica la !)l'esente nota, il signor Limonsin ba pensato di provare il grado di conservazione delle 1woprietft terapeutiche dell'olio di semi di crotontiglio ridotto allo stato concreto, _e crede di poter affermare che i cannelli preparati da sette mesi proclusseto, nella clinica del dottor Giulio Simon al Pedocomio di Parigi, effetti energici quanto quelli di recente apparecchio.

()retone adenastt·o (Jonzal de phcw-macin, di Lisbona, aprile, 1877). Par.e- cosa sicura che sia stato scoperto un nuovo autiperiodico) il quale; sccondochè afferma il giornale di Messico El OlJservait(w mecliço, è chiamato a fare una vantaggiosa concorrenza. alla chin~ e alla chinina.


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È una pi11nta ora molt.o·· usata- in Queretaro nella cura delle febbri intermittenti e detta Oreton adenastèJ•. Il signor dott. Gim.enez,. che la sottopose a chimica analisi, dice di avervi trovato un· acido, unaresina.di color-nero, un'altra verde con reazione acida, una ·materia colorante, una sostanza. resinosa ama.ra e un principio volatile di odore e sapore· balsamico. La forma dell'amministrazione generalmente adottata è quella di estratto idralcolico, il quale conserva meglio di altro preparato la maggior parte dei principii attivi del Oretone adenast1·o. Questa scoperta sarebbe una vera provvidenza per la terapeutica medica, oggi che la china si fa. di più in più rara e che il solfato di chinina, dopo di essere salito a un prezzo commerciale esorbitante (sino a lire 850 il chilogramma) non tende punto a rinv-iliare. Dell'eliot.••opim't çli BALLANDIER. ( Alge1·. méclical, dicembre 1876). È questo il nome dato all'alcaloide che l'autore trae dall'Helio~

t1·opium ·mwopoeu·n~, detto Girasole, e che si trovò di azione febbrifuga molto siinile a quella della chinina. Ecco il proèesso di preparazione descritto da Balla.ndier. Ho operato dapprima sopra 400 o 500 grammi della·pianta inticra; foglie, fiori, radice, frutti, ccc., che trattati col processo di Stass diedero una piccolissima quantità di un alcaloide che io credetti esser e liquido. In seguito ho operatò sopra 10 chilogr. della pianta fr·esca, ed ott~nni circa 3 grammi di questo ptodotto, ossia di eliotropina. Nei diversi trattamenti che le feci subire,la pianta sembrò comportarsi come un alcaloide liquido; ma quando ho evaporata la. soluzione eterea, l'olio giallastro e molto viscoso che si ottiene, si è concretato in una massa butirrosa, formata di lamelle cristalline, poi di prismi, che sembrano appartenere n1 sistema del prisma romboidalc obliquo, e di cui alcuni misuravano 3 millim. di. lunghezza. sopra l rnilHm. di larghezza. È questo un. aloa.loide, .facilmente solubile nell'acqua.acidulata, ed anche nelltacqua ordinaria. Esso presenta una forte reazione


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ail.eal-ina. È ·pt;ecipitato d~i suoi sali sotto fo11na oleosa co.la pot~sa, e: dà a;m:mirabilmente tutte -le reazioni ·degli alcaloidi. È di ·llll-'amarezza .almeno eguale a quella della chinina. Perfettamente p-uro è bianco, ma si colora -rapidamente in giallo. La soluzione .dei. suoi sali imbxmnisce come quella dei sali di conicina, o di ni~ cotina. Brucia con odore (li coi·no, lasciando un carbone voluminoso e rìgonfio. . Ecl]o in ebe maniera l'ho ottenuto: Ho fa;tto ·bollire la pianta di eliotropio con acqua. acidulata di acid@ cloridrico, ed ho evaporata questa decozione a consistenza di sìre:ppo ;. ho precipitato coll' alcool concentrato, scacciato l'alcooll),er distillazione, e trattato il nuovo estrattG, cosi sba~ razza.to daLJ.e materie gommose, colla potassa, e una gran qu1mtitù. di etere. Quest'et,e re di una bella tinta verde, venne agitato con oQO grammi di acqua acidulata di acido solforico. E quest'ultimo liquido venne di nuovo' ripreso colla potassa e l'etere. Il nuovo etere evaporato mi lasciò l'alcaloide sotto forma di un olio denso, c:he fli è conc:entrato in massa, butinosa.

Del tr,a ttamento del cat·bouchio nell'uomo })er mezzo 'd elle iniezioui sotto"Cutauee di liqui<li ·a ntìtirulenti di R.mmERT (()·az. hebclom., N. 25, 1876 C~~t·alhlatt filll· Okinwgie, N . 34, 1875 Riviste~ clinica di Bologna, Fase. ~so).

Aypoggiato alla · opinione di Davaine, che l'origine dei caJ:~ buncoli e del cosidetto edema maligno sia legato all'immigra~ . zione di velenosi bacteri, che possono rendersi innocui mediante &os.tanze antisettiche, 1:autore trattò con iniezioni di acido car~ bolico i cea.s i seguenti: l 0 • Qperaio cl'anni 46. Vescichette di dietro all'orecchio con rapic4 successiva..infiltrazione di tutta la faccia e prostra.zione notevole,.ha. caut'etizza.zioue col ferro rovente e poscia col subli~at~ nòp. ebbe alcun successo. Con ripetute.iniezioni (soluzione d'a~ido carbolico al 2 ,0Jo) si ebbe la guarigione in 20 giorni. Pro'babil'e infezione per .mezzo d~una pecora affetta-àa· gangrena. della milza. 2o. CQntadino dici otenne. P.ustula maligna in :una mano (nata


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per infezione con sangue d'una giovenca infenna di ga.ngrena della milza), cauterizzazione con pota-ssa caustica tre giomi dopo l'infezione; la tumefazione invade tutto il braccio. Le l'ipetute incisioni e le ·cauterizzazioni rinrangono senza effetto. Le inie:àoni d'acido ·carbolico, dopo una sincope momentanea, portano rapiclo sollievo e la guarigione. Più tardi gangrena cutanea circoscritta nel dito anulare. 3". Donna ùi 23 anni, gravida al 7° mese. Infezione probabile 'per cenci è membrane animali. Carbuncolo alla gLLancia, est.esa infiltrazione con gangrena della cute, alla sera del 3• giorno inie~ione sottocutanea con tintura di iodio allungata, miglioramento dei sintomi locali; però il feto cessava eli vivere: l'aborto avvenne nell'ottavo giorno; emorragia discreta, debolezza crescente, attacchi eli deliquio; morte al 10• giorno da.l principio della malattia. Un coagulo di sangue, esaminato durante la vita, non conteneva verun bacterio. L'autore viene alle conclusioni seguenti: La cauteri~zazione delle pustole maligne recenti è razionale, giacchè distrugge i bacteri accumulati sulla, cute c segMtamente nella citcoscritta crosta: fìnchè il veleno si è espanso solo sulla, cute e nel te~sttto cellulare sottocutaneo, si può sperare di neutralizzado mecliante iniezioni sottocutanee di soluzioni antisettiche, che debbono essere praticate in numero conveniente cd iJt luoghi di versi. Se il veleno carbonchioso fu già introdotto nel sangue, allora anche le iniezioni sottocutanec non sono· più in grado di distruggerlo. L'autore ritiene troppo pericoloso il fare · iniezioni intra.venose di acido carbolico. "i.ilaute ghhutdulostt, del dottor Gm.um. (Tesi di Pa1·i,qi). È codesto un farmaco poçhissimo noto che venne usato come ant.elrnintico dal dottor Hèlet, e contro la dissenteria da Robert, Dujardin-Beaumetz e Gimud. In 29 casi eli dissenteria e diarrei:t. curati coll'infuso di ailante ghiaudulosa, 17 ebbero risultati soddisfacenti, gli altri un miglioramento passeggiero. L'infuso impiegato contro la diarrea e la dissenteria, si prepara · colla corteccia della radice fresca. Quando non si ha a diS!)OSizione che della radice secca, la quantità deve esserne diminuita di n:1 terzo.


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" Si prendono, dice l'autore, 50 grammi di corteccia fresca,

..cl1e. si riduce in l)Ìccolissimi pezzi; si pongono in un mortaio e vi si versano sopra 75 grammi d'acqua calda; si triturano un istante per meglio rammollire la corteccia, e si passa il tutto in seguito attraverso un lino. È questo forte infuso che viene amministrato .a,.lla. dose d'una cucchiaiata da caffè, mattina. e sera, pura od in una tazza di thè. In geuerale,.gli uomini preferiscono dì beverla

pura., · Pet parte nostra, ab.biamo constatato che il disgusto che si. ha

P.et questo farmaco, si attenua molto se vi si aggiunge dell'acqua .di fiorì d'arancio. Proponiamo dunque la. po:.::ione seguente, da pvendere in due o tre volte nel corso della giornata: Pr. Infuso d'a.ilante . grammi 15 a 20 Iru:olato dì fiori d'arancio , 10 Siroppo lli zucchero , 20 Si deve amministr~re l'infuso nella diarrea cronica e nella dissenteria, per tre a quattro giorni di seguito. Per la via rettale si può di).rla alla dose di 20 grammi in 1/• di clistere. ;Quest'infu.so si conserva benissimo in una bottiglia piena e ben ·chìus~.

~nll'inie~ioue '>ottocutnnea di bieiJtnuro di nwt··

curio nelle :fot·me sifilitiehe, del prof. SraMuNn (Wiener mediz. i rVoohensolwi(t, 1876, N. 37 - Deutsche ·mediz. Woclum.sc]wifi, 14 aprile 187'7). La soluzione. consiste in 0 13:35,0 di acqua e si fa un'iniezione .giornaliera ili 0,'7, in modo che l'ammalato riceva la dose di bicillJluro di me1:culio in quantità di 0,0006. Come media negli esij;i fortunati si' può calcolare 17 iniezioni con 0,1-0,16 del ~uddetto preparato. Le reazioni locali e i dolori sono minimi. Le regioni più adatte per le iniezioni sono quelle del petto e del v~ntre, e il paziente dev'essere tenuto tranquillo per diverse ore. Negli esperimenti l'azione stilla mucosa della 'bocca e sulle glan'-dule sàlivari fu ao<;sai leggera, però fu conservato conteJjlporaneamente l'uso delle acque di Gurgel. Dopo due iniezioni cioè (lopo 12 milligr~tm)lli si trovò il mercurio nell'olina. L'azione del J?re.p.arato consiste nell'abbreviare il corso delle forme semplici e

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leggere del secondo stadio, e nel rendere più miti le forme complicate e gravi del terzo stadio. Nella sifilide viscerale, in quella cachetica, nelle gravidanze e nei fanciulliancmlci in alto grado, le :filtrazioni papnlose al palato, alla laringe e alle tonsille, come ·pure lo psoriasi abbisognàrro contemporal1eamente d'un trattamento locale, e tutti i processi papulosi, pustolosi e gommosi non guariscono completamente colle sole iniezioni. Il minor risnlta.to lo si ebbe nelle sclerosi nodose, nelle ulcerazioni delle stesso e nelle forme difteriche. Le iniezioni di sublimo.to agiscono molte più energicamcntò, anch'esse però possono ben poco sulle fo1me gravi contro le quali, la cura delle fTizion'i giova più di tutto.

Sulla tcra})ia tlc ll:l> dissenteria sanguigna, di H. BRTh"l<"'ER ( B er. m in. Woclumsclwi{t, 38, 1876), (Deutsche ?nedizinische Wochensclwift, 14 aprile 1877). L'autore ebb<Hlurante una spedizione nell'Asia orientale degli eccellenti risultati dall'uso della ~radice d'ipocacuaua somministrata a forti dosi nelle dissenterie epidemiche. Questo rimeclio poco conosciuto in Germania, è adoperato da circa un secolo nelle Indie orientali inglesi, e sempre con felice esito, specialmente quando è dato in piccole dosi, e congiunto al calomelano. Il merito di aver usato esclusivamente l'ipecacuana, e in forti dosi (10-IJO grani) lo si deve al medico inglese eli reggimento dottor Scott-Docker, il qua.!c, in una epidemia a Maurizio, su 50 ammalati di dissenteria, non ne 11erdette che uno. Dietro sua. istanza vennero fatti degli esperimenti a 1\fadras c nel Bengala, e il risultato fu che la mortalità cagionata dalla dissenteria, scese dal7 all' 1,3per 100. .Anche in Francia questa cura ottenne grande succésso, cd è conosciuta sotto il nome di Metodo Brasiliano ; però non si danno ma.i dosi troppo alte. · L'autore dava nelle dissenterie semplici senza complica.zioni, dopo Che l'ammalato aveva preso 1-2 cucchiai di olio di ricino, la radice d'ipecacuana a.Ua dose di 5 grani, o in infuso, o in polvere con mezzo grano d'oppio; e ciò tr e volte al giorno. Con questa cura.. gli riesciva di allontanare in pochi giorni quasi compie-


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tàlmente il processo, e gli ammalati si potevano considerare come convalescenti fra il quinto e il sesto giorno. Gli astringenti diedero buoni risultati quando le deiezioni assumevano un carattere fecale, e non si trovava. più nessuna traccia sangujgna. Nei casi cronici, come l'autore ne osservò nella seconda epidemia1 servirono bene il tannino con oppio, il colombo, l'acebtto di piombo; e nelle forme lli ulceri estese il nitrato d'argejltO in soluzione. Quel rimedio mccomandato come specifico contro la dissenteria, all'epoca dell'esposizione di Vienna, cioè le buccie, o il pericarpio della garcinia, ovvero del mo.ngostano, non ha, secondo l'autore, che un'azione astringente, c anzi più debole di quella del tannino e del colombo.

Sull'us o dell'eserinn. in ottn.lmoiatl'in., eli vVECKE{~

(Clinica Zeheniler Monatsbl. f. Au_r;enhllc, fascìcolo di feb braio 1877. - Deui. medie. Wochensclwi(t, 7 aprile 1877) (1). W ecker ha delle rela.?:ioni preziose sullo studio della. combinazione déll'acido solforico coll ' escrina, rimedio, che llromette di diventare importantissimo per l'ottalmoiatria. L'autore tratta particolarmente dell'azione antisettica dell'eserinn, e le dà un grande valore. Sono specialmente 3 i casi, nei quali essa viene usata : 1° Negli _ascessi molto estesi ed esulcerati della cornea; 2° Nell'ttlct6S se1·pens : so Nelle suppura.zioni che avvengono dopo l'operazione della cataratta.. L'azione dell'eserina è in questi casi favorevolissima, e supera ·di molto,. secondo le osservazioni di vVecker, tutti gli altri rimedi adoperati fin qui. Per usarla si fa una solu<!-ione di l per 100 di solfato di eserina, facendola cadere a goccie nell'occhio ogni ora, od ogni mezz'ora. Merita osservazione il fatto, che tale soluzione rappresenta un liquido leggermente giallognolo, ma perfettamente trasparente. Nell'estate però dopo 24 ore comincia ad intorbidirsi; nell'inverno si conserva chiara per 2 o 3 giorni. L'intorbidamento ren (l) 'Vedi !aseicolo .precedente di questo giornale, Jl•g. 205.;.

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dc più debole la soluzione i elemen ti organici non se ne sviluppano ma.i.

Sulla terapia metallica, (Berliner lcUnische Wochenschri{t, febbraio 1877). Burcq fece già da tempo degli esperimenti sull'azione delle piastre metalliche in rapporto alla sensibilità della pelle, i quali furono ripetuti con costante esito favorevole da. Charcot nella. Salpetrière. Quando Burcq :tpplicò direttamente sulla pelle di signore isteriche o semianestetiche, come pure di quelle che lo divennero per malattie cerebrali, delle piastre di zinco, di rame, o di oro monetato, la pelle, che era insensibile, dopo un ccl'tO tempo si res-e sensibile in causa dell'eccitamento 11rodotto dal metallo risvegliandosi tale sensibilità poco per volta nelle regioni circostanti alla piastra. Il ritorno della sensibilità dura d'ordinario parecchie ore c nel tempo stesso la temperatura si fa qualche poco più alta. Col mezzo dell'oro monctato si ottiene meglio che con tutti gli altri metalli ta.le fenomeno i in alcuni però la reazione si manifesta più leggermente coll'oro e con lo zinco. Burcq, il quale spiega questo fatto per l'affinità dell'organismo con un dato·metallo, prescrivc. l'uno o l'a.ltro per uso interno in molte malattie nervose. Onimus invece addebita il fenomeno alla formazione .delle correnti elettriche per mezzo dcll'ossidazione metallica che si produce sulla pelle in un certo grado, e alla for· za aumentata delle correnti elettriche che circolano nei diversi lJunti della pelle.

L'a.ei<lo lat,t ieo co~ne sonnifero, di C. L AuFENA.U.&R di Budapest (Pest. med. chi1·. Presse, n• 31). (St. Petesbzwger medieiJnische Wo ehej~scltrift, dicembre 1876). Dopo un'esatta esposizione delle osservazioni f<ttte da L. lVleyer, da :Mendel e da J erusalimski (si veda nella nostra Wo· cltenschri{t, n• 11), l'autore comunica i suoi esperimenti fatti nel manicomio del dott. F. Swartzer sull'azione sonnifera dell'acido lattico.


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Egli dava a·gli ammalati, prima che andassero a letto, 5 a 10 -grammi di acido lattico con zucchero sciolto nell'acqua, in modo da formarne una limonata piaccv_ole, visto che l'uso sottocutaneo era stato dimostrato,poco pratico. Il clistere con l'acido lattico è ritenuto dall'autore come di difficile uso. La limonata fu adoperata in 19 ammalati, in dieci dei quali con favorevole risultato, perchè dormirono da 5 a 7 ore. Solo 4 volte l'azione fu nulla. Quanto agli ammalati, essi erano affetti da. varie forme delle malattie mentali: in otto però prevaleva la paralisi progressiva. Il risultato più brilhtnte si ottenne sui pazzi per malinconia. Nella mania furiosa lo stimolante non corrispose all'aspettazione: Esso venne sempre tollerato bene, e non subentrò mai un'azione spiacevole sull'intestino. Fu osservato un aumento nell'orina. L'autore vede nell'acido lat.tico un rimedio utile nei casi di leggJera insonnia.

Xno-vo modo <li anuuinistraz.ioue <lei cousso, del à:ottor 4.. CoRRE (Annctles de la Société meclico-chirlwgicale de Liège, gennaio 1877). Trattare, collo spostamento, il cousso polverizzato alla dose di 25 grammi con 40 grammi di olio di ricino bollente, poi con 50 grammi d'acqua bollente; esprimere, emulsionare con un giallo d'ovo e addizionare 40 grammi di etere solforico. Si edulcora con siroppo semplice e si aromo.tizza, se si vuole, con alcune goccie di essenza di ·anici. Questa pozione deve esser e presa in una sola volta, di mattina, a digiuno. Iu generale la tenia viene evacuata dopo 6 od 8 ore.

L'uso dell'acido Cl'olllico n elle affezioni s ifiliti• che d ella bocca e tlclla mucos a d ella laringe, di A. Po.sPELOW (Mosk. raea. Gazeta, n• 40, 1876). N ei condilomi della. bocca c della mucosa della laringe, specialmente nelle fortissime esfoliazioni dell'Cl)itelio (placche opaUne) l'autore ha ottenuto dall'applicazione dell'acido cromico, così


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pronti o decisivi risultati, come non li ebbe mai con nessun altro =· rimedio usato prima (nitrato d'a1·gento, solfato eli rame, glicerina · iodica). E gli richiama di nuovo l'attenzione dei colleghi su questo rimedio raccomandato altre volte, ma secondo lui non stimat9 a.bbastanza. Per ht 11ennellazione nella cavità della bocca egli usa una soluzione di grmnma l di acido cromico in 40 grammi di acqua. Per la cauterizzazione dei condilomi delle corde vocali l'aut-ore ad011era sopra la stessa quantità d'acqua la metà soltanto dell'acido.

Cnraradtcale c.lclle va.rici nelle estremità in lc l"iori meclbtnte l'opet·a:done. (Oor,·esponclfmz Blatt cles Ve?'cins cle1· Aerzt<t im- Regiencngsbezù·lc 1JI[erseb2W.CJ tmct den Hersogtlm·m Anhalt. Ottobre 1876. - Deutsclre 7MdiRinisclle Wochensclwift. Febbraio 187 7). Il trattamento delle va.rici negli arti inferiori mediante l'ope,razione è eli uso antichissimo. Il nuovo consiste nell'aver tolto ogni pericolo mediante la. fascia.tm a antisettica. E poichè Riscl ripone la ca.usa. delle ectasie non già nella. difficoltosa. circ.olazione della safena, bensì, colla scorta delle semplici leggi idrostatiche, in nn soven~hio riempimento di questa vena, così egli estirpa non solo i nodi varicosi, ma anche una parte del tronco venoso. Egli mette tutta la provincia varicosa mediante legatura elastica, nella massima stasi possibile; e dopo aver fatte incisioni cutanee, isola. le vene in modo da non leclerne le pareti; indi con calgut applica diverse legature, e fra l'una c l'nlt.ra. eli queste escide, secondo il bisogno, le interposte porzioni di vene. Risel in una seduta tolse in una sola gamba sei tratti ùi vena lunghi dai quattro ai cinque centimetri. Undici estremità inferiori in nove malati vennero trattati nello stesso modo, e non si ebbe ad osservare, sotto la più rigorosa medicazione antisettica, il più lieve disturbo nel· l'anrlament.o delle feri te. Per lo pil1 dopo otto gi01'1~i si aveva una. comj)letn. guarigione, e si poteva. permettere a,gli ammalati di camminare qua.lchc poco. Non ci fu mai n è edema, nè trombosj in nessun caso. Uno dP.gli ammalati, un sorvegliante campestre, si ripresentò dopo quattro.


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mesi guarito stabilmente malgrado che avesse camminato molto, come ri'chiedovo. la sua professione. Era pure scompo.t·so un gravo eczema esistente prima della cura. Negli altri ammalati non si potè constatare la stabilità della guarigione perchè non poterono essere visitati. Cura dell'a cne ros ncea del prof. NEU~-s. ( AUg. Wien. meàiz. Zeitmu.J. N. 37,1876.- Dettlscltemedi.zinische Wochenschrift, 14 aprile 1877). Nelle forme pio.ne dell'acne rosacea senza rilevante ingt·ossamcnto edematoso della pelle si debbono incidere i vasi di nuova formazione con l'ago da cataratta, scarificare leggermente le parti cbo hanno un rossore ùiffuso e portar via le diverse protuberanze. Cessato il sangue si spennellino le parti che hanno un semplice rossore e senza nuova formazione (li vasi, con un pennello bagnato in una soluzione <li acido-carbolico 1, con alcool 3-4; o questo si ri})eta 3 volto lo. settimana. Il dolore è leggerissimo c non rimangono mai cicatrici. Nei 14 casi su ctù si fece l'esperimento si ebbe la guarigione completa nello S}>a?Jo ùi 2 a 6 settimane. Sulla gnadg lone illCI"tte ntn tl(lllCfistol e ili llEIDEXRAI N. (Berl. K lÙt. WochenscltJ·ift, 33, 1876. - DeutsclJe mediHinisclle Wochen,sclwift, 10 marzo 1877).

" Partendo dall'idea - dice l'autore - che il chirurgo in ogni , cucitura che f'a forma una fistola, la quale nel suo formarsi è " già disposta alla guarigione per prima intenzione, io risolsi di , tentare la guarig~ono delle fistole mediante l'introduzione in , esse, o meglio riempendole di fascetti di corde di budella car.n bolizzate, le quali verrebbero poi riassorbite. , In nn ragazzo ammalato <li coxite l'imasc come postumo di qu~t~ una fistola periarticolare, la quale erasi mostrata ribelle a tuttt 1 tentativi di cura. Heidenhain passò un fascetto di co.tgut composto di 30 corde carbolizzate attraverso la fistola. Le due estremità vennero legate insieme e coperte con una pezzuola bagnata nell'olio carbolico. Non ci fu rea.zione di sorta.


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Dopo 6 giorni l'ammalato si alzò dal letto; la fistola era e rimase completamento cicatrizzata. Allo stesso modo l'autore portò a guarigione una fistola dell'intestino retto. n paziente, dell'età di anni 18, aveva dalla parte sinistra, fuori dello sfintct·e esterno, un tumore fistoloso che comunic:wa coll'intestino retto per mezzo d'un canale di 7 centimetri. Venne passato attraverso ad essv una corda. di catgut c fissata sul posto dopo aver J>rovocale nel paziente ripetute evacuazioni fecali. Quo.rantott' ore dopo l' operazione, la. corda di catgut rimasta fissa. nella fistola era cosi degenerata, che la parte rimasta fuori dall'apertura esterna della fistola cadde da sè. La fistola guro·ì completamente.


RIVISTA DI TOSSICOLOGIA

Sulla velenos ib\ naturale (lell'estratto di cada· -vere umano, dei dottori Moruoou c BATTJSTINI. (Tomo 2•, serie 2• degli Atti clell'.Accaclemia dei L incei) È noto che per le esperienze di Lussano. crl Albertoni si venne in sospetto circa. la. velenosità dell'estratto di cadavere umano non inquinato di veleno. Io stesso, rendendo conto in questa Rivista. di tali studi sperimentali, insistevo perchè si ripetessero c non si istituissero soltanto sulle rane, ma sibbenc su mnmmifel'i, onde possibilmente non ascrivere ad una presru1tiva. nzione tossica. dell'estratto ciò che non potrebbe essere che la conseguenza delllestremo. sensibilità. della rana. In pm;te questi desideri furono esauditi. Il profcssor :M:origgia cd il dottor Bot.tistini ripresero su larga sca.la. queste ricerche; le quali, per quanto abbiano un incontcstabile valore scientifico, istituite come sono in gran parte su rane, c più raramente sn animali superiori (porcellini d'India, ecc.), devono praticmnentc essere accolte col maggior riserbo. È necessario, a mio avviso, sperimentare su animali superiori, per qunnto an com. quella specie d'idiosincrasia, che io diroi animalescn, di questi ultimi, per rigttarclo all'azione dci veleni, debba sempre davanti a.l foro costituire un argomento pregiudiziale. Ecco intanto le conseguenze del lavoro citato: avvertiamo ancora che il carattere di letabilità o lli innocnità dei detti estratt i


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(sia dci liquidi, sia del cadavere umano) viene dedotto dalle reazioni osservate in gran parte su rane, e più raramente su poTccllini d'India. l. L'estratto di alcool ordinario per sè fu mortale: come pure riuscì tale l'estratto etereo del medesimo, per cui si giustificano anche più necessarie le cure da aversi intorno alla scelta dell'alcool, col quale conservare i visceri da perizia, e circa la dose copiosa (eguale per lo meno a quella usata pci visceri) dell'alcool da serbare come campione. 2. L'estratto di alcool ordiJ1ario, che servì per lungo tempo a conservare diversi visceri di persone non n.vvelenate, come pure l'estratto etereo del medesimo fu replicatamente mortale : tanta nocevolezzn. non potendo si tutta ripetere dall'alcool solo, bisogna riferirla a materiale cadaverico. 3. Liquidi acidi uguali e nel medesimo grado che quelli usati per riprendere gli estratti vari dei visceri, non offesero. 4. L'estratto di a.cqua distillata, come pure l'estratto etereo della medesima, tal fiata offese gravemente. 5. L'estratto (?) di etere si può dire che non portò nocumento. 6.. L'estratto etereo di liquido carico di molti e diversi sali analoghi a quelli del corpo umano, e con cloruro 11otassico, nou · fu nocevole. 7. L'estratto (?) di alcool etilico a 92 0/0 si mostrò (si può (lire) innocente. 8. L'estratto di alcool amilico del commercio riuscì mortale : mandando 11et·ò a siccità l'estratto medesimo, e tt·c Yoltc riprcndendolo con acc1ua acidulata c filtrando, si rendeva innocente. Il primo estratto del medesimo alcool, dappl'ima opportunamente ridistillato, si ofl'rì innocente. 9. L'estratto alcoolico amilico da liquido salino, come l'etc:r eo al numero 6, non recò nocumento. 10. L'acetato potassico per sè nocque od uccise, secondo la dose. 11. L'acetato ammoniaca si mostrò letale. 12. Il cloruro potassico per sè fu cagione di morte, ma innocente l'estratto etereo.

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13. D'idrato potassico })Ci' sè nella soluzione usata per opeeterei ed amilici del cadavere, valse a togliere la evita: ma si mostrò innocente dopo le reazioni chimiche sub) te nel processo per estrarre il veleno naturale del cadavere, çome anéhe attestano le molte esperienze innocue riferite di estr.a tti éadave.rici, ottenuti impiegando nel processo l'estratto potassico. 14. I. cadavere di bambino inumato l)Cr mesi l 1j2 . Una porzione dell'estratto etereo dei visceri non offese quasi punto: l'insieme dell'estratto etereo dell'intiero cadavere uccise una rana ed nn porcellino d'India. 15. Con àJ.cool amilico del commercio 5 estratti dell" cada-vere furono tutti mortiferi, anche maudandoli 3 volte a siccità e 3 volte riprendendoli con acqua acidulata. 16. Il 2• estratto etereo del complesso del" l • cadavere, in _porcellino quasi non apportò danno : il 3" e il 4" resta.rono assolutamente Ìlmocui. 17. L'est~·atto per sè acquoso del l" cadavere fu letale sem]n·e pei' bocca e sotto cute. 18. II. cadavere umano di adulto morto da 30 ore. L'estratto etereo unico dell'intiera. visceratura addominale con fecce non produsse quasi segno di offesa. L'estratto alcoolico-amilico unico condusse a morte. .19. III. cadavere di adulto morto da 41 ore. L'estratto etereo unico di quasi metà dei visceri addominali con fecce non valse ad indurré patimento, come eziandio l'estratto dell'altra llletà; viscerale con alcool amilico ridistillato, quale da qui in.na:nzi sempre venne adoperato, non ebbe verun effetto. 20. L'estratto visèerale acquoso ed acquoso-alcoolico-etilico .del 3~ cadavere, anche assai diluito, comparve micidiale per via endermica e per la digestiva. L'estratto acquoso viscerale essiccato del 3• cada.vcre, c ripreso con alcool etilièo a 92 °/o, evaporato a secchezza e ripreso con acqua acidula, si comportò nello stesso modo. 21. Con 1/4 dell'estra.tto intiero viscerale acquoso del 3• cadavere, messi alcuni -milligrammi di solfa.to stricnico, e fatto Pl.'Ìlna l'estratto etereo, poi 2 amilici, l'etereo apportò appena traccia di s,tricnismo : il l o e 2• amil~co, stricnismo discreto. ~a.re gli estratti


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22. IV. cadavere di adulto morto da 37 ore. La visceratura addominale con fecce fu messa in alcool etilico a 92 °/oper mese ,;2. L'estratto acquoso viscerale per sè fu letale. Il l • estratto etereo di tutta la visceratura insieme all'alcool di conservazione fu quasi senza offesa: il 2• etereo, innocuo : l'nmilico mortale. 23. V. cadavere di uomo adulto, fatto disseppellire dopo 54 giorni dalla morte. Presa la visceratura addominale con fecce. 1• quarto .della visceratura: l'estratto viscerale per sè si offrl a.ssai letale. Tutto insieme il 1• estratto etereo fu mortale dopo molte ore: il l • amilico mortale: il 2• etereo innocente: il 3" amilico fatale. 24. 2• quarto della visceratura del 5• cadavere; aggiuntivi alcuni milligrammi di solfato stricnico ; vennero operati due estratti eterei c tre amilici ; il 2• etereo non più produsse stl'icnismo, mentre lo IH'O tlussoro il 2• e 3• amilico. 25. La -2• metà dell'intiero estratto viscerale acquoso del 5• cadavere per sè era mortale. . Tutto l'estrat to 1• etereo uccise in un lungo lasso eli tempo una rana: il l • amilico feéc morire rapidamente due rane : il 2• etereo si comportò innocuo : il 2• amilico mortale : ii 3• amilico innocuh. 26. Dopo tanti trattamenti etero-alcoolici, l'estratto viscerale acquoso per sè si mostrava ancora mortale. 27. L'estratto etereo di limo uguale a quello penetrato nella cassa del 5• cadavoro, riuscì inoffensivo. 28. Dopo i diversi trattamenti accennati, tutti gli estratti visccrali acquosi dol 4• e 5• cadavere, all'infuori del 2• quat·to di quest'ultimo, fusi insieme diedero un estratto etereo innocuo cd uno amilico mortale. 29, La sostanza. velenosa cadaverica è copiosa ; però molto maggiore nei cadaveri putrefatti che nei freschi ; essa nella nocevolczza debbesi uguagliare al curare o agli alcaloidi potenti (Panum) : nè l'offesa si può ripetere da leucina, stercorina, <.'1'eatina, taurina, creatinina, carnina, ecc., o da esseri viventi microscopici, ma da una sosta.nza.chimica fissa, che finora si può dire sconosciuta.


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30. In diverse spcrienze, essendosi trovato innocente l'estratto eter eo ed amilico, mentre l'estratto viscerale per sè, depurato dall'etere, dall'amilico e dall'alcali, continuava a mostrarsi moxtale, bi$ogna dire che forse diverse siano le sostanze velenose ·cadaveriche, di cui solo alcune estraibili coll'etere e coll'anùlico. 31. Gli estratti amilici si mostrarono in generale assa.i più carichi del veleno naturale cadaverico, che gli eterei, ma d'altra parte anche·più capaci ad estra.n·e in maggior copia il veleno alcaloide aggiunto artificialmente (stricnina.). 32. Dalle esperienze si dcduèe che dei ,20 milligrammi di solfato stricnico artificialmente aggiunto alla visceratura, solo la metà circa si riuscì ad cstrame cogli estratti eterei ed amilici, tenendo conto delle rane state st.ricnizzatc, o che lo potcano essere col liquido rcsiduale degli estratti, non ammannito agli animali, e calcolando d'altra parte che due decimilligrammi sotto cute bastano per stricnizzare discretamente. La perdita sarebbe stata anche maggiore se il veleno fosse stato amministrato nel vivente e non unito semplicemente al sugo, già spremuto da'visceri del cadavere, come si fece nel nostro caso, e se più oltre, come si opera dai chimici nelle perizie, si fosse spinta la depurazione degli estratti. In questo genere di esperienze le rane possono offrire ai chimici una bilancia sensibilissima per misurare facilmente e con quasi assoluta sicurezza la perdita che i vari processi estrattivi (in quanto· siano applicabili anche alla stricnina) inducono nella ricerca dei veleni. 33. Essendo il veleno naturale cada,verico men noci vo per la via digestiva, che per l'endermica, sarà per questo possibilmente da. preferire la prima aJJa seconda nelle sperienze fisiotossichc ; però bene spesso l'esiguità della materia sospetta estratta costringe a tènersi alla seconda. 34. La rana ò un animale assai pre1-ioso per le es1)erienzo fì.siotossicologichc, risentendosi con protratti segni e manifesti, a dosi minime, delle moltissime sostanze nocive finora da noi o da altri tentate. · 35. Facendo lo spoglio delle esperienze esposte in particolare, ed anche di quelle fatte c non riferite o solo sommari,•-


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mente, si scorge che ln, forma morbosa del veleno naturale in vario modo estratto dal cadavere (estratto acquoso, alcoolicoacquoso, etereo, amilico), si presentò cliversa, secondo il processo, la dose, ecc. In generale però s'eblJe dapprima un in!lebolimento della forza cardiaca ed un nbbassamen to nella frequenza del battiLo, quiucli una tliminuzione della sensibilità c motilit!\ generale. Quando il veleno era assai copioso (estratto acquoso l)er lo più) presto veniva in iscena anche una alterazione del ritmo cardin.co con dia.stole lunghissime ed espanse, e sangue nera.stro. In qualche caso non mancò un iniziale e breve cs!tltamento della sensibilità e motilità generale. Conclusioni generali. - I cadaveri freschi e tanto più i putrefatti contengono naturaùnente materiali J)Otontemente velenosi, di cui alcuni estraibili nel processo, come quasi per gli alcaloidi, coll'eter e e coll'alcool a~n'ilico, ma più particolarmente coll'ultimo, perlocchè sotto questo aspetto nelle perizie esso diventa il· meno oppor tuno. L'estratto acquoso dci cn.daveri, anche dopo lungo contatto con alcool etilico, aroilico, ed etere, conserva una certa prO})Ol'zione di veleno naturale. La velenosità non è riferibile a leucina, creatinina, stercorina. carnina, taurina., ecc., nè ad esseri viventi microscopici. Tenuto conto che fu adoperato quasi il doppio de'visceri di quello che si faccia io, generale in ciascuna perizia legale : che i cadaveri disseppelliti cra.no assai putrefatti ; che per le ragioni indicate in principio di questo lavoro, non furono spinte le depurazioni degli estratti eterei ed amilici, quanto sogliono· fare i chimici ; ch.c invece di consumare buona porzione dei viscel'i c moltissima parte de' loro estratti per le reazioni, come praticano i chimici nelle perizie, non furono serbati intieri gli estratti per isperimentarli concentratissimi sopra animali piccolissimi come le rane, e 1)er di più sensibilissimi a dosi mini me della. sostanza. · nociva cadaverica; tcnut.a a calcolo infine la sintomatologia che certi alcaloidi velenosi presentano, differente da quella del veleno natumle cadaverico; non p<trlando delle prove chimiche, si può conchiudere, tutto sommato, che, mediante le opportune lll·ccauzioni, ancom regge il valore delle sperienze fisiotossiche in medicina legale.


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Sulla velenosttà m1-turale clel csulttvere umano. Seconda serie di esperienze, del dottor Monwou. (Tomo 3•, Serie 2• degli Atti dell'Accademia dei L incei, 1876) Ma. o. questi risultttti non ristctto il professar Moriggia: o in un nuovo lavoro sullo stesso argomento espose lo conclusioni seguenti: " 1. I risultati della 1• serio 1872 rimangono confe~mati. Il veleno cadaverico esiste pure nei cadaveri di uomini morti por diversa malattia, esumati dopo 80 giorni dalla morte e stati sotterrati in stagione e luogo caldi assai: anzi la putrofnzione spinta a questo punto sembra lo abbia generato in maggior copia. " 2. L a depurazione chimica opportunamente spinto. fomisce estratti viscerali senzo. veleno cadaverico. " 3. Il veleno cadaverico si può estrarre con diversi metodi: l'etere riesce a togli eme nou solo cla liquidi acquosi, alcalini, ma pur acidi; l'alcool nmilico cd etilico n'è un buon dissolvente, cosicchè da questo lo.to non si potrebbe rnccomandn.re l'ultimo, come f!t Dragendorff, per l'estrazione <.la liquidi putridi della curarina. " •l. n liquido viscerale acquoso, anche dopo (liversi h·attamenti alcoolici, eterei, ccc., tornn.ndo ancot·a assai mortale, parrebbe possibile che diversi fossero i veleni cadaverici, ùenchè nel fondo la sintomatologia fisio-tossica appaia poco differente. " 5. L'etere puro, l'alcool amilico, anche ricorrendo alle migliori pr.ecauzioni nei trattamenti ùei liquidi viscerali alcalini stricniferi, port.·m seco in simili circostanze una certa porzione di stricnina. " 6 Meglio organizzato il giuri dei perit.i, nella generalità. dei casi sarà ottima cosa non solo consumare nella perizia unica tutta la visccratum (abitualmente si adopet·a tutta in 2 volte, Perizia e controperizia.), ma. ancora caricar meglio gli estratti viscerali del cercato alcaloide, coll'aggiunta ai visceri abitualmente esaminati della massa. cefalica. , La conclusione delln. presente serie di sperienze mfforza quella della prima e si può brevemente riassumere dicendo; che spinti a dovere e nel modo stesso, che per l'estrazione degli alci\-


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loidi, i processi di depurazione degli estrnW viscerali eli cadaveri umani assai putrefatti, non si ba più punto a temere di veleno cadaverico, c che perciò regge ancora appieno il valore del criterio fisiotossicologico in medicina. legale.

La I•tomaiua o primo alcalohle <lei ca(laveri; del dottor SELro:r (Bt{Uettino delle scienze mecZiche, BolÒgna, gennaio :1:876) .. Fin qui la natura clcll'agente infesto alle rane cd ai pOl'Cellini d'India sottoposti a prova era ignota, giacchè la supposizione fatta dal Lussaua e dall'Àlbertoni, che ciò si dovesse alla presenza eH principii di riduzione esistenti nell'estratto iniettato, non regge, essendo per la maggior parte tali principii riduttivi in gran parte insolubili nell'acqua o nell'etere, ecc. Spetta al pro f. Selmi l'onore di aver tratto dal cadavere putrefatto dell'uomo un alcaloide, che si chiama ptomctina. I cadaveri furono dissotterrati : uno un mese dopo la sepoltura; un secondo due mesi ; un terzo sei mesi. Si raccolsero gli intestini dci tre primi, il putridume poltaceo del ' quarto, non avendovi trovato l)iù oltre la parte non ossea. Le singole materie furono raccolte in vasi separa.ti con alcool, e trasportate in laboratorio per le ricerche r elative. Come prima sostanza d'indole alcaloidea, resa manifesta tanto nei visceri del cadavere eli un mese, quanto in quelli del cadavere di t.rc mesi, l'autore annunziò all'Acca.demia la scoperta della p tomaina o primo alcaloide dei cadaveri, avente un odore aromatico speciale, eli reazione fort.ementc alcalina, che posto sulla lingua pizzicava, ma non dava sensazione amara. Coi rcattivi si comportò come seguo. Precipitò copiosamente col tannino, col cloruro d'oro, col bicloruro di mercurio, cogli io duri doppi di potassio e bismuto, potassio e cadmio, e col fosfomolibdato di sodio; precipitò lievemente coll'acido bromidrico bromurato, col reattivo eli 1\Ieyer, col fosfomolibdato eli sodio"; nulla fece col cloruro eli platino c coll'acido picrico. Coll'acido iodidrico iodurato reagì immediatamente, ingcneraudo un precipitato in gocciole brune, d'onde non appariva segno di cristalizzazione. Se non che, modificando il modo di Ollerare, ottenne una magnifica cristallizzazione in lamine di color giallo-verde, taluuc


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isolate, ma per la massima paite o ramificate od unite a fasci incrociati. ])al cadavere di tre mesi ottenne un alcaloide, che produsse cristalli identici a quelli del precedente col mezzo dell'acido iodidrico iodurato. n p.rof. Vella lo sperimentò sopra un coniglio per iniezione nella giugulare e sulle rane: non si ebbero n è sintomi di a.vvelenamento, nè la. morte degli animali. L'autor~ si riserva di far conoscere ulteriormente meglio la natura chimica e-l'azione fisiologica di tale sostanza.

Sugli alcaloidi d ei catla.veri; dei dottori SF.MU, CASA.Lr e P&sox (Bullettino delle scienze mediche, Bologna, ottobre e nove~bre 1876). Aggiuntisi al prof. Selmi, i professori Casali e Pesci furono l'ipresi gli studii sugli alcaloidi dei c.'tdaveri. Studiarono ancora visceri di cadaveri stati sepolti da un mese; sottoposero gli estratti ottenuti alle più cqmplicnte reazioni chimiche cd ebbero i seguenti risultati sperimentali, che confermano quelli già conseguiti: ; l. Dai visceri dei cadaveri, che stettero sepolti per un mese, si ricl!-vano quattro alcaloidi, tre dei quali solubili nell'etere, ed il quarfo insolubile in esso, ma solubile nell'alcool amilico. 2. Dei tre alcaloidi solubili n ell'etere, uno ne è precipitato dall'acido carbonico e possiede i caratteri, cho sono propri della ptomaina; gli al"tri due ne sono separati col mezzo dell'acqua e dell'acido carbonico. 3. I tre alcaloidi solubili nell'etere hanno in comune parecchie proprietà; la reazione alcalina ben manifesta ; la manc-anza di sapore amaro e la conformità di sensazione pungente e di intorpidimento, che producono sull'apice della lingua; la non precipitabilità col tetracloruro di platino; la precipitabilità coll'acido iodidrico iodurato, formando con essi composti cristallizzabili, ma di forme crista-lline diverse per ciascuno. 4. Dei tre mentovati nessuno si mostrò venefico. :5. Il quarto alcaloide differisce essenzialmente dai precedenti per non essere solubile _nell'etere, per la forma crista-llina del


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composto coll'acido iodidrico iodorato c per essere di aziono ''enefica potente. 6. Nella putrcfn.zionc n. bassa temperatura si svolgono pure alcaloidi, ma dift'crenti da quelli trovati nei cadaveri dissepolti dopo un mese dall'inumazione. lvi pw·e se ne hanno di solubili nell'etere c di insolubili in esso, ma solubili nella benzina. 7. Gli alcaloidi della putrefazione a bassa temperatura S<Hlo alternbilissimi all'ada; quello che è solubile nell'et-ere manirestò proprietà diverse, secondo che fu trattato per averlo separato dal solvente etereo, potendo in un caso JH'eCi!)itare copiosamente col tetracloruro di platino, o non 11recipitare nell'altro caso col detto reattivo. 8. Di quelli, che si estraggono col mcl'.zo della ben?.ina, uno, separabile da essa morcè l'acido carbonico o l'acqua, si assomiglia per le proprietà chimiche agli alcaloirli dci cada':eri diqc::epolti; l'altro, separabile mediante l'aequo. inacidita coll'acido solfolico, si discosta da tutti pella mancanza di reazioni coi reattivi generali degli alcaloidi, sebbene fornito di forte alcaliniht 9 . .Anche gli alcaloidi, che si formano a bassa temperatuta, posseggono in comune il sapore pungente sulla lingua c danno it senso di intorpi,limcnto. Ricercb e SJH~rinlC ittali s ull'ado n e cl elia f ucsin a. intro<lotta n el s nugue e n ello stomac o , eli V . Ft~LTZ c R ITTER . (J cnmwl de Phat~macologie, settembre 1876).

L'nMlisi dei vini venduti a Nancy n.vcndo dimostrato n Rittct· che la fucsina. era impiegata su di una larga scnJa per rialzare il colore dei vini c per mascherare l'addizione dell'acqu~ noi abbiamo stabilita una. serie di esperienze sull'uomo c sul cane J>Cr studiare l'aziono di questa sostanza colorante pzwa, introdotta nell'organismo. Queste esperienze ci sono sembrate tanto più necess:u·ie· in quanto che vi hn.. llivergcnza fra gli autori che si sono occupnti dcll':u·gomento; esse ebbero sempre per testimoni i nostri allievi c molti dci nostri confratelli. A. Uomo. - 1. Un uomo robusto, sulla cinquantina, trangugia a digiuno 200 centimetri cubi divino, contenenti 50 centigrauuni di 0


l'rALLU'fl ED ES'TBRI

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fucsina. Un quarto d'ora. dopo, le oreccl1ie si colorano fortemente in rosso, la bocca diventa pruriginosa; le gengive si ingrossano leggermente ; tendenza ad uno sputamento continuo. Le urine emesse due ore dopo sono fortemente colora.tc dallatucsiua., ncssnna albumina; la colorazione delle mucose e dei tcgmuenti scompare in capo a tre ore. 2.0 Due giorni ùopo, ]a, st.essa dose di fucsina immcdia.tamente dopo U}Jasto; la colorazione delle mucose e dei tcgumenti è meno pronunciata, ma tuttavia abbastanza marcata per colpire gli assistenti. 3~ soggetto dell'esperienza riceve per dodici giorni, ogni mattina, l litro di vino colorato dalla fucsina, acquistato. n.:Nancy. La colornzione suindicata si produce ogni volta in un modo passaggiero: il prurito della 'bocca persiste per tutta la dm-ata della csperie1w.a, e verso l'ottavo giorno il paziente indica. dalla. parte delle ·Orecchie un senso di bruciore mollo incomodo. L 'undecimo giorno, dianea moderata, feci colorate dalla fucsina; il ,dodicesimo giomo, coliche molto •i,·e, seguito da evacuazioni numerose; le urine, rosee durante quasi tutto il tempo dell'esperienza contengono, a partire dal tluodecimo giomo, dell'albunùna scoperta dal calore e dall'acido azotizo. Noi sospendiamo l'esperienza: il paziente è rist!tbilito in ca,po a due giorni. B. OatJi. -1.0 I1zjet:io1te di ftwsina nello st01nc~co. - Due cani, a.i quali si introducono gioma.lmente 60 centigrammi di fJJ.csina in soluzione acquosa, all'm10 pel' 15 giorni, all'altro per 8 giorni, si portano bene apparentemente; tuttavia il loro 11eso diminuic;ce $Cnsibilmente, le urine colorate iJ1 rosso contm1gono ili tempo in tempo dell'albumina in un modo evidente e dei cilindri granulograssosi. Si stabilisce spesso una rliarrea, e in questo caso, le urine sono meno colorate e meno allmminose, gli animali hanno ,un. prnrito molto violento alla bocca e cercano di stropicciarsi .il muso contro terra. Essi hanno molta bava.. 2•: I1~jezione della fucsina nel sangue. - Cingue cani sani sono sottoposti a questa esperienza : il primo riceve 35 centiSl.'ammi. di fucsina in una volta; il secondo l gr. 71 in tre volte; il terzo 45 centigrammi in tre volte, ma. in un giorno; il quarto l gr. 80 in due volte ; il quinto 48 centigrammi in quattro giorni. Tutfi questi animali non .sembrano aft'etti al principio, sebbene

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RiriSTA. DI GIO&XALI

le loro mucose e i loro tcgumenti sicno fortemente colorati in rosso. Rssi perdono ben presto l'appetito, l)CVono molto, ma non hanno febbre consto.tabile al tennometro ; la perdita di peso è assai rapid:t c varia fra 1000 e 1500 grmnmi. n secondo cane è morto dieci gior ni dopo l'operazione; il quinto, il dodicesimo giorno; il terzo è sacrificato dopo vcntun giorni; i due alt.ri vivono. J....c intestina non l)l'Csentano altera.zionc; la fucsina è cionon pertanto eliminata dalla bile; il sistema nervoso non sembra modificato, non era colorato nelle esperienze in cui gli animali sono stati sacrificati immediatamente dopo l'injezione. In questi tutti gli altri organi erano rossi 11er la fucsina, che si trova va precipitata su alcuni elementi anat.om.ici; nel sangue stesso si incontravano dei coaguli colorati. L'alterazione· costante nei cruni che hanno sopra.vissuto un dato tempo è una degeneresccnza della. sostanza corticale del rene, che è spesso visibile ad occhio nudo e sempre facilmente constata.bilc al microscopio. Così si S}1icga. l'apparizione costante, nelle urine di questi cani, dell'albumina e eli cilinclri epiteliali c granulo-grassosi. Questi elementi estranei appaiono nelle urine dall'indomani dcll'injozione c persistono più o meno a lungo variando di quantità. Nei più malat-i dei nostri cani, l'albumina ha variato fra 7 grammi per 1000 e 33 grammi, e ciò molto tempo dopo la sOS})Cnsionc di ogni iujezione. Noi CI'Ccliamo necessario di aggiungere che i cani, prima dell'esperienza, non avevano l'albumina nç;lle urine, c che questo liquido d'~screzionc è sempre stato raccolLo 1lirettamente in: un bièchicre e non estratto coll'aiuto della sonda .

.-ilvvcleuamento co i "frutti di Dattll'a Stt·a m onitun (Pomo S})inoso ): del dottore Wll'ntANN. (Rcvue de TMrapetttique Medico-Chi1'211l'gicale, 15 dicembre 187B) . Una fanciulla dell'età· di sei anni essendosi divertita in calllpagna con diverse pia.nte, in compagnia di altri fanciulli, si lagn'ò al suo 1•itorno di sonnolcn7.a) appena assopita essa si risvegliò per dire, contro il suo solito, ogni genere di bestialità e per ridere senza motivo. Il chimico della fal:ibrica. credette vedere in ciò un avvelenamento e le fece prendere del caffè, dopo l'amministrazione del qRalo essa vomitò delle mater.ie nlimentnri. Essa dor-


ITAiìiANI ED ESTERI

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::mùva agitatissima e fu condotta l'indomani all'ospedale dei fan,..ciulli di Pesth. il suo stato assomigliava completamente ad una i3Ceitazione provocata da bevande alcooliche, stato interrotto da ..all'uqinazioni. La faccia era rossa, le pupille dilatate, lo sguardo fisso, il pplso 64° e Ìlll'Cgolare. Un fatto a,. notarsi, è la sensibi)ità fortissima della regione cervicale della colonna vcrtcbrale ~llo~;chè ·la si premeva. Un clistere prescritto fece trovare negli escre)llenti delle piccole sementi la cui forma corrispondeva completamente a quella che contenevano i frutti di Stra.monio che la f!l,n.ciulla. aveva nella sua tasea. Dopo brevi momenti di lucidità, dura.nte i quali la visione ritornava, la fanciulla.riconosceva i suoi parenti, ma questi momenti furono accompagnati da pianti angosCiosi e da tremiti; i sintomi inquietanti succitati r:htpparivano. Secondo clistere, e verso le 7 ore di sera ammiJ1istrazione di 0,6 !l'idrato di cloralio, s.eguìto in cap~Ht mezzo minuto, da un sonno tran·quillo. Al suo svegliarsi la fanciulllL non presenta,va più che dell'abbattimento. Vauto1:e aggruppa i sintomi osservaLi in 3 categorie: a. Sihtomi' cerebrali ; b~ Sensibilità della colonna vertebrale, impossibilità eli fare dei movimenti. coordinati, e ~~ttività continua senza scopo determinato ; o. Ei.itema della faccia e rallentamento dell'a.zione del cuore. Ne deduee la conclusione che gli avvelenamenti per le solanacee .non- differiscono che di grado.

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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE MILITARE

--l!~same

della, lariuge •btvauti a..i consigli tli lel'ns . del signor VLLLEMIN, medico principale di 1• classe, pi·ofess or~ alla. scuola del Val-de-Gràee (l ).

Le malattie della laringe che causano un'estinzione di voce più o meno completa e durcv:ole, lw,nno per conseguem:a l'escn;:ionc dal servizio militare e spesso anche la rifotma. ~ulla vi ha. di più facile che il simular l'afonia : questo genere di frode non esige n è grande intelligenza., nò grandi sforzi; e perciò lo s'incontra di spesso. In questi casi si è costretti di ricorrere più comunemente all'uso del laringoscopio. Questo strwnento si compone essenzinlme11tc d'un piccolo specchio che si pone nella retro-bocca c su cui viene a dipingersi la immagine clcll:.t cavità la.ringea. Una lente adattata ad mut lucerna manda la luce concentrata sullo specchio che la riflette verso le parti d•l. esaminarsi, rischiarandole. Questa lente non è che un pez;:o accessorio, giacchè si potrebbe all'occorrenza murriinarla colla luce solare; l'apparecchio si ridurrebbe Rllora nl piccolo specchio d'ispet:ione, a cui solo deve essere riservato il. nome di laringoscopio. (1) All'istruziono circa, 1\~sauw ùolL'L facoltà visiva <linanzj ni consig li <li leva <lcl si· gnol' Perrin, elJO pubblieallUllo nel proc(•dcmt.e numoro dGL uostro giornnlo, crediamo ntilo di far sognire ~ riJ>roduzione di f\Uello. sull'"same della laringe dcttat:l dal signor Villelllill che tro•·iamo, eome l'altro, nel Rtcr~eil de mém()ires de 'lllédtCitll, tle chirurgil tl tk pharmt.Jci4 mllittlr'ra, fuse. genMicrfebb1'3iO 1817.


Rn'ISTA DI GIORXALI ITA.Ll.AJ.'IT ED ESTERI

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n laringoscopio che s'adopera davanti ai consigli di leva è un pezzo di vetro stagnato di forma quadrata incassato in un quadro metallico. Un'asta fiessibilc, formante collo specchio un angolo d'apertura di 120 a 130 gradi, è saldato ad uno dei suoi angoli; la sua est.remità libera è ricevuta in un manico di legno J)crfo.rato e munito d'una vite che serve a fissarla. Le scatole regolamenta ri contengono abitualmente tre specchi di 10, 20 e 30 millimetri di dian;~etro.

L'incostanza della luce solare obbliga a ricorrere all'illuminazione artificiale. Questa si effettua mediante una lucema ordinaria, a cui si adatta un apparecchio di concentrazione della luce. Questo consiste in una lente. biconcava o piano-convessa, fissata ad un'asta articolata. Un ce~·cine di rame abbraccia la galleria della lucerna c riceve da un lato il sostegno della lente e dall'altro un por ta-llanùume in cui s:i fissa un pczt.~o eli cartone argentato destinato a pr eser vare gli occhi dell'osservatore ed a rifl ette~;e la luce sulla lente. La lente di concentrazione è sormontata da uno specchio che permette di praticare l'nuto-laringoscopia . Prima di fare l'esame l11.riugoscopico s'incomincia. dal dare al soggetto una postura conveniente. D'ordinario lo si fa sedere (benchè lo si possa fare stare in piedi), colla testa dritta, un po' anovesciata all'indiétro. Apre largamente la bocca, r espira profondamente da quest'apertura e spinge la lingua all'infuori. Questa è ravvolta in un pannilino c mantenuta al davanti del mento dal medico o meglio dall'esaminando stesso. L'osservatore si colloca l'impetto all'inscritto più o meno vicino, secondo lo. sua vista distinta che deve approfondarsi nella retro-bocca.. Il suo capo deve per conseguenza essere un tantino più alto di quello del soggetto. La lucerna, munita della sua lente concentro.t.rice si pone sopra. una tavola stretta tra l'osscnatorc e la persona esaminata) di guisa che il fascio luminoso proiettato dalla lente siegua la direzione dell'asse faringo-bo ccale ed ìllumini la retro-bocca, specialmente l'ugola.. Dopo tutte queste disposizioni l'osservatore lava cd asciuga ostensibil!mente illa.ringoscopio per togliere ogni pretesto di ri- · pugnanza alla per sona che egli si ll.CCinge ad csami1utrc. Lo scal.da quindi ad una temperatura almeno eguale a quella del corpo,


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RIVISTA DI GIORNALI

per impedire che venga appannato dal vapore della bocca. A tal effetto espone lo SJ?ecchio sul caminetto della lucerna c si assicura sul dorso della sua mano o sulla sua guancia· se non è troppo caldo. lllariugoscopio è quindi ~ffenato per l'asta a mo' d'una penna da scrivcro, poscill. introdotto nella cavità della bocca collo specchio rivolto all'ingiù, avendo cura eli non toccare alcuna parte della bocca. Giunto sotto l'ugola lo si pone risolutamente nella posizione voluta, facendogli eseguire un moto di abbassamento, sollèvando al tempo stesso e resj>ingendo iuùietro l'ugola ed il velo palatino. 1'\iesso in sito, lo S})ecchio laringeo deve fnre all'incirca coll'asse faringo-boccale e con quello della laringe (questi due assi incontrandosi d'or<tinario ad angolo retto) un angolo di 4o gradi. Il suo ma11ico è dirotto all'infuori, la sua asta occupa la commessura sinistra delle labbra. I raggi luminosi proiettati dalla lente parallelan1ente alla direzione dell'asse faringe-boccale cadono adunque sullo specchio secondo un'inciden7.ll: di 45 gradi per riflettersi COll Ull angolo di eguole aporttlra nella direzione dell'asse laringco. In tal modo illuminano la glottide la cui immagine si dipinge sul lru:ingoscopio. Variando alquanto le posizioni dello specchio s'illumina e si vedo la faccia dorsale della .lingua., la facci a anteriore dell'epiglottide, lo labbra vocali, le oartilagiui aritenoidi, i ventricoli del Morgagni, ccc. . l\:Ientre il lariugoscopio è in posizione bisogna eccitare il soggctt.o a fare larghe inspirazioni od a pronunziat·e la lettera E in tuono elevato. L'emissione di questo suono dispone la laringe Jlel modo il più vantaggioso per l'illuminazione di essa e per veder be11C il giuoco delle corde vocali. L'immagine riflessa dallo specchio laringoscopico ra-ppresenta la. laringe in unit. posizione arrovesciata dal basso in alto e dall'innanzi all'indiet.I'O. Ma le ,sue rcla~.ioui lv,terali sono le stesse che si scorgono nell'oggetto reale, val<: a. dire che il lato destro si riproduce a destra ed il sinistro a sinistra. L'uso dollaringoscopio incontra corte difficoltà, le precipue delle quali sono l'apprensione dei soggetti, l'intolleranza della faringe che non può sopportar H contatto dello strumento, l'im-


ITALlANI ED ESTERI

4.71

possibi]jtà di aprir largamente la. bo e~ l'ipertrofia delle tonsille o dell1ugola, la deformazione dell'eiliglottìde ·e le sue posizioni viziose, ecc. Quando un uomo si presenta con nJ.tèrazioni della voce bisogna procedere dapprima all'esame estemo, onde assìcw·arsi so non -vi sieno alterazioni eli conformazione o cambiamenti di rapporto dovuti ad ascessi, tumori, cicatrici, ecc., c capaci di modificare le condizioni fisiche dell'organo vocale o d'interessare i 11er:vi laringei. Poi dopo cl'lwer ricercato se non esistono segni attuali "() commemorativi di malattie genernl.i (sifilide, tnbcrcolosi, ccc.) si 11roccdc alle disposi:Gioni necessarie all'esame laringoscopico. ~a di applicare lo specchio bisogna faro nna minuta ispezione della faringe lo cui affezioni sono spesso legate a quelle della la1inge. Le principali affezioni della laringe sono le seguenti : La laringite acuict c cronica, superfiJJiale o prof()n(].a: essa si manifesta per mezzo del rossore e della turgcsccnza della mucosa, della t.osse, dell'espettorazione c di un'alterazione della. voce che può andare sino all'afonia completo.. L 'infiammazione può occupa.re tutta. lo, laringe ma essa è soventi limitata ad alcune parti (epiglottide, corde superiori od infe.tiori, ripicgature ari-epiglottiche, ecc.). Quando la flogosi è profonda c dura da un certo tempo, essa dà luogo a deformazioni. T margini dell'epiglottide s'inb'l'Ossano, quest'opercolo s'accartoccia o prende la forma d'un ferro da. cavallo: le ripicgature inferiori ùiventano r ossastre, convesse; le l'ipicgaturc superiori ricoprono in totalità. od in parte le inferiori, le ghiandole s'ipertrofìzzano : possono mostrru"Si erosioni cd esulcerazioni. Una laringite superficiale e recente è una. malattia ordina.rinmente leggiera. che non può dar motivo nè all'esenzione nè allll. rifotma; quando essa è profonda. e cronica ccl l1a tlctermino.to l'alterazione od alterato i rapporti delle parti della laringe, bisogna chiedere l'esenzione o la riforma, in ragione della dnra.ta indeterminato. e sempre lunga, della gua.rigiono incerto. ed il più spesso impossibile. La. tubercolosi si manifesta sulla laringe sotto diversi aspetti .anatomici: l • l'infiammazione; 2• il tnbercolo; 3• le ulcerazioni.


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RIYIS'fA. DI GIO.RXALI

La laringite nei tubercolosi non presenta sovcnti alcun carattere che la. distingua dalle laringiti catarrali c 1>arenchimatose ordina,rie. Bisogna chiarire la diagnosi mercè !:esame dello stato generale del soggetto. E ssa termina spesso coll'ulcerazionc. I tubercoli dello. laringe risiedono di preferenza alla faccia posteriore dell'organo, sono accompagnati d'infiammnzione più o meno estesa della mucosa e non tardano ad esulcerarsi. Le ulceri tubercolose della laringe hanno i margini dul'i nettamente recisi : vcggonsi soprattutto sull'orlo libero dell'epiglottide, sulla riJ)iegatura entroaritnoidea e sulla commessura delle labbra vocali. I margini delle ulceri sono frequentemente sormontati da piccole vegetazioni. Tutte le lesioni tubercolose della laringe devono far esentare o l'iformare i soggetti che ne sono colpiti. La sifilide della laringe si presenta sotto la forma di accidenti secondari o terziari. I primi rivestono i caratteri d'una laringite catanale o parenchimatosa d'aspetto ordinario oppure quelli della placca mucosa. La diagnosi della laringe sifilitiea non può stabilirsi che col soccorso degli anamnestici concomitanti. Quanto alla. placca mucosa essa ha alla Ja,ringe i caratteri che possiede aUro ve. La gomma si{ililicn fu accertata sotto forma di piccole sporgenze grigiastre o giallognole del volume di un grano di miglio o, di canape. Le ulcerazioni sifìliliche non hanno carattere che possano farle distinguere in modo certo dalle lesioni consimili ùovute alla tubercolosi. Tuttavia esse hanno più particolarmente la forma arr otondata, i margini tagliati a perpendicolo ed il foudo grigiasti'O. Vegetazioni mammiformi si sviluppano talvolta sugli orli o sul fonclo delle ulcerazioni sifilitiche. La sifilide dà luogo a cicatrici la cui retra.zione trae scco varie deformazioni delle parti della laringe. Le considerazioni giuridiche le quali si 1iferiscono alla sifilide in genero s'applicano aDa sifilide della l(tringe. L e infiammazioni croniche, le ulcerazioni, le retrazioni cicatriziali motivano necessariamente l'esenzione c devono dar luogo alla riforma c1ua,ndo cagionarono alterazioni durature della voce. Diverse affezioni come il cancro, l'estiomene, il moccio, pos-


ITALIANI ED ESTERI

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'Sono occasionare manifestazioni speciali sulla laringe. Queste affezioni sono incompatibili col ser vizio militare. I polipi della laringe, peduncolati o sessili, hanno sede abitualmente sulle corde vocali e sugli orli dei ventricoli. Causano non solo disturbi della fonazione, ma, possono imlJedire l'accesso dell'alia al punto di dar luogo all'asfissia. La loro distruzione esigendo una operazione a cui non si potrebbero costringere gl'infermi, siffatte produzioni costituiscono per quel solo motivo una causa d'esenzione. Esse non sarebbero una cagione di riforma che nei casi di rifiuto o di insucesso dell'operazione. L'abolizione della voce può essere la conseguenz<t della paralisi dei nervi laringei. La paralisi dcllaringeo superior e trae con se la paresi o l'abolizione dei moti dei muscoli crico-tiroidei che sono tensori delle corde vocali. Le labbra non vibrano più, la glottide rimane aperta. La paralisi del laringco inferiore trae con se quella dei muscoli intrinsechi della laringe, meno quella dei crico-tiroidei; l'affezione è unilaterale o bilaterale; essa porta più d'ordinario sui muscoli crico-aritenoidci posteriori (dilatatori della glottide); il suo effetto si traduce per l'impossibilitò. della divaricazione delle corde vocali che sono ravvicinate sulla linea medi,ma, la respirazione ò resa meno libera clunmte i grandi sforzi. Quando la paralisi del ricorrente assale i costrittori (cricoaritenoidei laterali ed aritenoidei), il labbro vocale è immobile e deviato all'infuori. L'afonia paralitica può presentarsi come una necrosi essenziale nell'anemia, nella clorosi, nell'isteria, nelle malattie gen.erali gravi, ecc., od in seguito ad uno spavento intenso. Essa può essere sintomatica di un'affezione organica che interessi i nerYi laril\gei come piaghe, tumori di varia natura. Essa è una causa di esenzione o diviene un caso di riforma nelle contingenze in cui si mostra ribelle ai mezzi terapeutici.


VARIETÀ

CONGRESSO PERIODICO INTERNAZIONALE Dl1I11E SCiENZE ~[EDJCHE V S E SSIONE -

GINEVRA.

(Dal 9 al 15 s ellembre 1877.)

Il Comitato d'organizzazione del Congresso periodico interna- zionale delle scienze mediche è composto come segue: P1·esiclente, prof. C. Vogt; Vice-Presidente, dott. H. L. Lo m'bard; Seg,·eta,·io y~nerale, dott. Prevost ; Segret<u·i aggiunti, dottori : D'Espine e F. L. Reverdin; Memb-ri, dottori: Dunant, F'iguière, Julliard, Otlier, Rcvilliod. n programma della sessione e le conclusioni delle r elazioni saranno pubblicati nel prossimo giugno e distribuiti tanto ai membri a{ierenti del congresso di Brusselle, 4• sessione, che ai medici che ne faranno domanda inviando la loro adesione alla. 5A sessione di Ginevra. NB. Tutte le comunicazioni relative a.l congresso devono essere dirette al segrctarìo generale, dott. Prevost, via E ynard, Ginevra. REGOI•.U(ENTO.

Art. L Il Congresso periodico internazionale delle scienze mediche (5a sessione, 1877) s'aprirà a GincvTa la domenica 9 settembre, al tocco, sotto gli auspici dell'alto Consiglio federale svizzero e delle autorità del cantone e della. città di Ginevra.

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VARIETÀ

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Art. 2. D Congresso sarà esclusivamente scientifico e durerà una .settimana, dal 9 al 15 settembre inclusivameute. .Art. 3. n Congresso si comporrà: di membri del corpo medico,

stranieri e nazionali, che si saranno fatti inscl'ivere ed avranno ritirato a tal uopo la loro scheda. Éssi soltanto avranno diritto di prender p!Lrtc a.Ue discussioni. I membri del Congresso dovranno pagare una somma di 20 franchi, in cambio della quale riceveranno un esemplare del Resoconto dei lavori dello. sessi one. Questa somma sarà corris.postn dai signori aderenti nell'atto stesso in cui invieranno la loro adesione ; dai partecipanti nel momento in cui ritireranno laloro scheda. Le .inscrizioni c la distribuzione delle schede si faranno l' 8 settembre da mezzogiorno a 5 ore; il 9 settembre dalle 9 del mattino a mezzogiorno e gli altri giorni clallc 8 alle 9 del mattino, nei locali del Congresso (Università.). Axt. •! . I lavori del Congresso si ripartiranno in sette sezioni (vedi più sotto). Art. 5. Ne~ momento in cui ritireranno la. loro scheda i signori membri si faranno inscrivere nella. sezione alla quale .vorranno appmtencre. n Comitato costituirà gli uffizi ptovvisorii delle sezioni (un presidente e due segretari). Le sezioni eleggeranno il loro ufficio definitivo (un presidente, due vice-presidenti e duo segretari). Art. 6. Il Congresso si riuninì. due volte al giorno : una prima volta poi lavori delle sezioni, una seconda per quelli .clcll'assemblea generale. .Art. 7. Rela.tori designati anticipatamente dal Comitato faranno a.U.e sezioni l'esposizione delle questio1ù elle loro saranno state affidate. Questa esposi?.ione, per quanto è possibile, terminerà con delle conclusioni provvisorie che le sezioni esaminoraMo nell'ordine. adottato .per le relazioni . . Terminato questo lavoto, esse dis}lorranno del tempo che loro rimarrà. per ricevere le comunicazioni che si riferiscono alla specialità di ciascuna c non fanno parte del progranuua.. Le conclusio1ù adottate dalle sezioni saranno comunicate all'assemblea generale.


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YARillTÀ

Art. 8. Le sedute dell'assemblea generale saramio consacrate 1• Alla comunicazione dei processi verbali e delle relazioni delle sezioni, c quando ne sia il caso, alla discussione di queste ultime. 2• A conferenze o comunicazioni s u questioni d'inter esse generale. .Art. 9. I membri che desiderassero di fare una comunicazione sopra un soggetto estra-neo alle questioni del programmo., dovra.nno .informarne il Comitato almeno quindici giorni lll'ima della apertura del Congresso. Il Comitato deciderà ù,elf'opportunità. delle comunicazioni o dell'ordine secondo cui queste verranno fatte: Il tempo aecordato ad ogni oratore sarà limitato a 20 minuti al più. Questa disposizione non è applicabile ai relatori che sono instantemente pregati di stare in questi lin~iti per quanto è possibile. Art. 10. Alla prima seduta il Congresso nominerà il suo uffizio definitivo che sarà composto d'un presidente, di tre vice-presidenti effettivi, d'un nuroe1'0 indeterminato di presidenti onorari, d'un segreta.r io generale e di due segretari delle sedute, Art. 11. Tutti i lavori letti al Congresso, sia nelle sezioni, sia. dinanzi all'assemblea generale, saranno deposti sulla ta.voln dell'ufficio. Il Conùt.ato organizzatore, il quale riprenderà le sue funzioni dopo la. sessione per procedere o.lla pubblicazione aegli atti del Congresso, deciderà dell'inserzione parziale o tota.le, o ·della non inserzione di chtscuno di essi nel resoconto. Art. 12. Sebbene la lingua fran cese sia quella che si parlerà officialmente dai direttori delle sedute1 i membri saranno ammessi ad esprimersi altresì .in altre lingue. I n questo caso, sempre che se ue manifesti il desiderio, il senso delle loro parole sarà tradotto sommariamente da uno dei membri presenti alla seduta. . Art. 13. Gli statuti, i programmi, le relazioni saranno pubblicati in francese ed in tedesco. Art. 14. presidente dirige le sedute c le discussioni secondo il modo adottato nelle assemblee deliberanti in genere. Stabilisce gli ordini del giorno d'accordo coll'ufiizio. .Art. 15. Gli studenti di medicina potranQ.o ott.enere biglietti d' ingresso gratuiti; ma non potranno essere ammessi a prendere In parola..

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VARIETÀ.

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Sezioni adottate daZ Comitato e 1·elazioni p1·evedute. I &•iotlt. -

ìlledicina.

1. Ulccrazioni dello stomaco. Prof. dott. J,ebcrt . .2. .Affezioni pa.rassita.rié della pelle. Dott. Hardy, professore di clinica medica a Parigi. 3. Eziologia della febbre tifoide. Dott. Douchar d, medico degli ospedali, professore aggregato della facoltà medica di Parigi. 4. Cura della febbre per mezzo dei bagni. Dott. Di Cévenville, medico capo dell'ospedale cantonale di Losanna. 5. Della sorte dei tessuti impiantati nell'organismo. Dott. Zahn, professore d'anatomia patologica a Ginevra. 6. Indicazione e valore terapeutico della tracheotornia nel croup. Dott. Revilliod, prof. ù.i clinica medica a Ginevra. 7. Farmacopea universale. Prof. Gille di Brusselle. II &zitmt . -

Clùrurgi•.

l. 1\ietodo emostatico. D'Esrnarch, professore di clinica chirurgica a Kiel. 2. In.fiuer,za dci traumatismi sulla gravidanza e r eciprocamente. Dott. Vcrneuil, prof. eli cliuica chirurgica a l)arigi. 3. Cura dell'ozena. Dott. B.ouge, ex-chirurgo capo dell'ospedale cantonale di Losanna.. 4. Risultati definitivi delle rìsezioni articolari. Dott. Ollier, chirurgo degli spedali di Lione. 5. Galvano-caustica. Dott. Julliard, professore di clinica chirurgica a Ginevra . 6. Baraccamenti da traspor to dei feri ti. 7. Delle fistole del pene. Dott. J. L. Reverdin, chirurgo aggiunto dell'ospedale cantonale, professore di patologia esterna e di medicina operatoria a Ginevra. Ili Sc•wnc. - l'arti, Ginecologia.

l. Soffio placentario. Dott. Rapin ili Losanna.

2. Alimentazione dei bambini della prima età. Dott. Zweilfel, professore d'ostetricia e ginecologia a Erlangen. 3. Anestesia durante il par to. Dott. Pia.chaud, ex-chixurgo capo dell'ospedale cantonale di Ginevra.


478

YARIE1'À.

4. Della. legge d'accrescimento dei" bambini durante il loro primo anno, e delle sue deviazioni fisiologiche c patO>logiche. Dott. Odier, chirurgo capo dell'ospedale cantonale di Ginevra. 5. Dismenorrea pseudomcmbranosa. Dott. Gauticr, medico del• l'ospedale Bulini a Ginevra. IV S&aiono. -

M'adicina pubblica.

1. Influenza dell'alcoolismo sulle malatt.ie mentali. Dott. Ma-

gnau, medico clell'ospedalc di' sant'Anna a Parigi. 2. Influenza dcii'adulterazione dei liquori alcoolici ~ulla salute di. quelli che li fabbricano e ne fanno uso. Dott. Guillattme di NeucMtcl (Svizzera). 3. Q.uestioni eli geografia medica. Dott. H. S. Lombard lli Ginevra. 4. Influenza ùcll'immigra~ione della popola:done rurale nelle città. Dott. D11nant, professore d' igiene a Ginevra.

r. Sez>'o>~ - Seieuzo· l>iologicho. l. Caratteri fisici della scarica elettrica della torpilla. Analogie fisiologiche ùi questa scarica colla contra.zionc muscolare. Dott. J.:[arey, professore al Collegio di: Francia.

2. Localizzazioni cerebrali. Dott. Broadbeut, m:edlco e professore all'ost)edale H. 1\:t:a.ry a Londra.. 3. Della causa del sonno. Dott. Preyer, professore di fisiologia. a Jcna. 4'. Entozoat·i dell'uom'O. Dott. Yogt, professore all'Università di Ginevra. 5. Funzioni della mil'za. Dott. Schifi', professore di fìsiolo.gin. a Ginevra. 6. Istologia dell'uovo-e parte che fa il zoosperma nella fecondazione. Dott. H. Fol di Ginevra. 7. Antagonismo :fisiologico. Dott. Prevost, medico capo cantonale, professore di terapeutica a GinevrCl.. Vl Sezlo11•. -

FJsiologiA, ecc.

l. Indicazioni dell'enucleazione del globo dell'occh io ne' suoi

rapporti coll'ott.almia simpatica. Dott. Warlomont di l3russelle.


479

VARIETÀ.

2. Eziologia e profilassi delia miopia. Dott..lla.ltcnoff di Ginevra. 3. Quali sono i migliori metodi per determinare l'est~n sione delle principali fun1ioni dell'organo '\>isivo : a) acutezza, b) percezione dci colori, c) refra.zio11c c accomodazione, d) campo tisivo (visione indiretta.), e) smobilit-à dell'occhio. Dott. H. Fol di Ginevra. 4. Tenotomia del tcnsore del timpano. Dott. Colladon di Ginevra.

Durante il tempo del Congresso s.arù. fatta un'esposizione di .apparecchi o strumenti nuovi adoperati in medicina, in chirurgia, in fisiologia, ecc. Gli oggetti che vi si vogliono far figurare dovranno essere spediti franchi di porto e di dogana all' indirizzo seguente: Direzione dell'esposizione del congresso medico Dott. J. L. R1wE.anm Piazu del bgo, a GINliTRA.

Bssi dovranno giungere alla direzione prima del 1• settembre pr~ssimo.

I signori espositori dovranno far conoscere il più presto pos· sibile, ed in ogni caso prima del 15 agosto, lo spazio di cui abbisognano per la loro esposizione. Le spese d'esposizione sono a carico degU espositori. Sulle cause del sonno. Relazione presentata al Congresso d~j nat~walisti ad .A:mbu,·go da.l professor PnuER (Jcna). (S.• Pelersburger medizinisce Wochen.scri{t, dicembre 1876.)

Si hwora da secoli per sciogliere il problema delia vicenda. del sonno e della. veglia, c vennero fatte spesso le ipotesi più contradittorie e stnwaganti sulla causa. del sonno. Talora lo si attribuiva all'aumentata, talora alla diminuita secrezione degli iuv.olucri cerebrali; alcuni credettero elie si accrescesselaquantitàsanguignadelcerv.ello; alni cbela.si diminuisse. ÀRGnT-Enros, nella. sua opera, riferì il sonno ad una sottrazione del calore interno; e un medico tedesco sostenne perfino, nell'anno 1819! che l'atto dell'addormentarsi si debba atn·ibuire ad una


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VARIETÀ

scarica. prodotta. dall'equilibrarsi dell'elettricità negativn. o positiva del cervello. .Abbiamo bensì delle buono osservazioni sui rcnomeni del sonno umano; ma l'etiologia rimane ancora in pct·fettn. oscurità. Nessuna delle teorie emesse fin qui tiene conto dci fatti dimostrati; ognuna invece ammette qualche cosa d'ipotetico. L'aÙtorc si è occupato della fisiologia del sonno, c ne presenta una teoria nuova. Egli parte dal fatto innegabile che al sonno naturale precede sempre una stanchezza del sistema muscolare, o del cervello, c clte il som1o comincia quando le estremità. dci nervi sono stanche. Per l'aziono dci nervi del cct·vello c dci muscoli, quincli nel lavoro intellettuale c coq)orale, si forma una serie di sostanze eccezionali, detto sostanze eli stanchezza, le quali dru·antc il riposo non esistono affatto, o soltanto in minime quantih\. Quando l'accumulazione di queste sostanze (sali acidi lattici) abbia raggiunto un certo grado, questi n.cidi sottrarrebbero (poichè sono facilmente ossidabili) al cerrello quell'ossigeno cho d'ordinario viene da. esso cervello adoperato noi processi psichici, c con ciò si reca danno alle sue fll11zioni, provocando il sonno. Dopo che l'ossidazione ha durato un certo tempo, scompariscono per l'influenza. dell'ossigeno le sostanze di stanchezza, e l'ossigeno può riprendere l'inAuenzn. primitiva sul cervello, e prevalendo l'azione della. sostanza grigia, a poco a poco, ne segue il ridestarsi dell' individuo, il ritorno della. coscienza di sè, c l'attività. spirituale, la quale ò impossibile senza la combinazione dell'ossigeno del sangue art,.crioso, con la s0stanza. grigia del cervello. Questa. è l'ide:~ fondamentale della teoria di Prcycr. Per al)pogginrla, egli cerca di rlimostrare prima dj tutto cl1e veramente tali sost.'lnze esistono nel corpo, che possono formarsi c accumularsi sollecitamente e cho esse non soltanto sono ca.pacì di apportare la stanchezza, nH~ anche un tale aumento della st.a.nchezza, da pt·odurrc il sonno. Egli 1:ammenta le osservazioni ili Berzclius, Dubois-Reym<ind, I..iebig, HelmlJ.oltz, o specialmente di Hanke, il quale allat·gc) queste osserva-zioni dci suoi predecessori, c constatò che la creatina e gli acidilatlici si formano nel muscolo durante la. sua azione, mentre cl1e i muscoli che riposano non contengono alcun aciùo lattico. Lo stesso valga per l.a. stanchezza dci nervi. La. sostam:a


481 gri~ia del cervello, la quale,

durante il riposo -mostra ,una rcache fu ill azione, non solo come ver~ aoido (Dubois-Reymond), ma in modo da formare essa stessa un'acidità, proba.bibncnte l'acido lattico, come lo trovò Gscheidlen. Dopo tutto ciò, sappiamo del camùinmcnto della sostan~a. soltanto, che p~·obabilineute nell'attività. spirituale si .formino e. si acèumulino dei prodotti simili a quelli conseguenti alla'Voro muscolai"e. Le sostanze di stanchezza potrebbero nell'intensa attività foxm!lirsi così riccamente e così rapidamente, c sottrane l'ossigeno al cervello con tanta. prontezza, da far sì che il so1mo atrivi istantaneamente, la qual cosa venne confermata dalla osservazione che nelle lunghe corse e nella maggiore spossatezza, i corridori si addormentano subito dopo aver raggiunto la. mota. Per dimosti"are che non si tratta solo di stanchezza, bensì di quella tale stanchezza da cui proviene il sonno, Pr eyer cita. gli esperimenti di Ranko,i quàli dimostrano che si possono stancaJ.·o artificialmente dei muscoli-rigorosi, per mezzo di un'iniezione di quei corpi> formati dnJ.l'attività degli stessi muscoli. Se la soluzione con cui fluono inietttati questi corpi. vien tolta via., il muscolo è nuovamente capace di lavora.rc, essendo allontanato in parte la cans<t della stanchezza artificiale. La stessa azione sonnifera Preyer la. osservò negli 3Jlimali, aJlorchè egli introduceva nel loro stomaco il prodotto dell'azione muscolare, che sarebbe poi la sostanza di stanchezza (acido lattico). Pa,rimenti egli risentì sopra se stesso, dopo l' introduzione dell'acido lattico, non solamente una stanchezza, bcnsl una. sonnolenza quasi invin. cibile. Egli concede che questo risultato nei suoi esperimenti, come in quelli di Lothar Meyer, Mendel, Bergmann, J erusalimski, Bottchern, e altri, non fu costante; credo però che gli esiti sfavorevoli, i quali non ebbero per conseguenza la stanchezza o il sonno dopo l'apprestazione dell'acido lattico, non siano bastanti n far crollare le tesi da lui sostenute, e che si possa erodere piuttosto cb.e l'uso dei preparati non fu correttisSimo, o i prejlarati stessi non erano purissimi, oppure che l'individuo abbia avuto in sè qualche occezjonale particolarità. Per conchiuclere l'autore cstema il dubbio che la m::tncanza, di sonno nei pazzi nasca probabilmente da un processo morboso, p cl ~one neutra, reagisce dopo

13


482

VARIETÀ.

quale venga. scemata la produzione della sostanza di stanchezza, o che l'ossigeno, non potendo essere adoperato per dar luogo a tale sostanza·, abbia un'influenza costantemente cccit.a.nte sul cervello. Non sarebbe improbabile che tale sostanza di stanchezza, venendo introdotta artificialmente attirasse a. sè l'ossigeno, e la· sciasse tempo alle cellule ganglionari di rimettersi, nel qual caso si })otJ.·cbbe ottenere un miglioramento e forse la guarigione dello stato psic.opatico.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

:Statistica sanitaria. dell'ese•·cito prnssiano pe1· gli anni 1870·71-7'2. - Statistischer Sanitats-Beticht iiber die Koniglich Preussische Ar11zee ·wnd das 13n (Koniglich Wiirtembergische) A1·nUJe-Corps (it1· àie J ah1·e 1870, 1871, 1872, zvncl das el'ste Vierteljalw 1873, ausschliesslich des Kriegsjalwes 1870-71. - Becwbeitet von de1· Militair-lJ{eclicinal-Abtheilzmg des Koniglich P.rez~sischett K1·iegs-Ministe?'i'tvms. -

Berlin, 1876.

Statistik cler in dem K1·iege 1870-71 int Preussiscl,en Heere ~14td in den mit demselben irn engeren Ve1'bande gestcmdenen NoYddeutschen Bu;ules-Kontingenten ·V01'fJClcommenen Ve1'·wunclun-

gen tt?ul Toàtungen. -

Von G. FlSCHER Rcclmtcngs-Rath im

J 2Mtiz-Ministei·iu;m. - Berlin, 1876. Verso la fine dello scorso anno 1876 fu pubblicato un nuovo volume della statistica sanitaria dell'esercito prussiano, il quale comprende le notizie relative al primo semestre del 1870, al secondo del 1871, all'intero anno 187·2, ed al primo trimestre dell'anno 1873. I dodici mesi compresi fra il 1• luglio 1870 ed ·il 30 giugno 1871 mancano alla statistica sanitarìa ordinaria, perchè impiegati dall'armata prussiaua nella grande guerra contro la F rancia. Dell873.si riferisce il solo primo trimestre, per•Chè, come annuncia lo stesso rapporto, col l • aprile dell'anno


284

RIYISTA.

medesimo andò in vigore un nuovo. ordinamento statistico informato a più ampie vedute, S}>ccialmente 11er IiSllCtto alle condizioni sanitarie delle valie guarnigioni. Molto importante deve riescirc questa notizia agli studiosi della statistica sanitaria, pcrocchè dimostra quanto interessamento vanno prendendo i governi più illuminati, per tutto ciò cbc ri~uarda le informazioni statistiche sullo sta.Lo sanitario dci rispettivi eserciti, infonnazioni che devono essenzialmente sct·virc di baso c fondamento alle necessarie innovazioni nel campo dell'fgiene milit.a.re. Solo mi sia lecito cspri.mero questo mio tardivo desiderio. Perchè il ministero prussinno non adottò il suo nuovo sistema di staLisLica col priOlo dell'anno 1873? O pcrcbè, se non l'icscì a farlo in tempo per talo data, non aspettò piuttosto a mandarlo in vigore col primo dell'anno successivo? Le gt·andi norme di uniformità.nell e p~tbblicazioni statistiche sono un elemento essenziale per potcrle utilizzare nej confronti, non solo cogli alb.·i esercili, ma anche fra lo diverse epoche d'l1ll esercito medesimo. Raccoglieremo i dnti offerLi sotto tre capitoli, discorrendo nel primo del numero degli ammalati, nel secondo dci riformati, e nel terzo elci morti. I.

.A) Primo semestt·e dell'amw 1870. - La forza media dell'esercito durante tale periodo fu di 267,873 uomini di truppa. Furono llJlllnessi negli ospoda.Ii 53,622, e l15,745 nelle infermerie; si ebbe cosi nn complesso di 199,367 uomini, che rappresentano 1a l)ropor?.ione di 741,3 mnlati por mille uomini di forza media. Tale proporzione era stat.a. di : 625,6 1)01' mille nel l o semestre 1867 8•13,5 " n 1868 701,7 , n 186 9 n nl11llero dei malati fu dunque minore elle nei corrispondenti periodi di tempo dell'anteriore biennio ; tuttavia H rapporto fa osset·vo.re che a spiegare in parte la causa della 1nòrbiditcì o morbosità delle troppe nel semestre io discorso, intervenne una bas-


BIDLfOGRAF'.(CA.

485

sis~im.Q. temperatura durante il mese 4i febbraio (1870), cosl che n_elle provincie orientali del regno, il termometro Rcaumw· disliese a segnare perfino 20 gradi sotto lo zero. La. l'òrza. media dei malati presenti giornalmente negli stabilim(;lnti di cura fu, durante il semestre, di 11,955 uomini, vale a djre og•ù lClOO uominJ eU forza ve n'erano giornalmente mQ.lati in media 44,6 dci quali 21,6 nelle infermerie, e 23 negli ospcùali. trattamento di tutti i malati necessitò iu complesso 2,187,978 g1ornMe eli cura. Su ogni 100 di tali gionuttc se ne consumarono 48 nelle infermet·ie e 52 circa negli ospedali. Nei primi semestri con:ispondenti degli anni Mteriori il rapporto fu sempt·e maggiore per l e giornate consumate negli spedali, c cioè su 100 giornate di cW'a se ne ebbero 73 negli ospedali durante ill867, 64 nel1868, e poco meno di 64 nel1869. Ciascun maln.to. r)coverato nello infermerie consumò in media giornate 7,1 di cura; per i malati curati negli osvedali la. media dnrata della cura ftl di giornate 19,4; complessivmnente fu di giotn~ 10,5 in media. Paragonando la somma delle giornate di cma. dci malati, colla somma delle giornate di servizio delle truppe, si lutnno 22,-t giornate ' di servizio su unn. di malattia., e per ciascun uomo di forza media si hanno giomate 8,2 di malattia. :àia questa proporzione varia notabilinente dall'uno all'altro COJ1>0 d'armata, cosl che mentre nel corpo ùelle guardie non si ebbero cho 6,3 giornate di malattia per ogni uomo, nel 5• corpo se n'ebbe precisruneu~e il doppio. 1 flt frequenza delle principali malattie è segnata dalle seguenti cifre proporzionali : Le Jl!alattie. d'infezione colpiTono 33 nomini su 1000 eli forza. , dci visceri toracici . . 87 , " , degli organi digerenti 125 , , , degli occhi . . . . . . 42 , ", , v·e noree . . . . . . . . 16 , Per azione dirett.a del freddo si proclusscro ben 3264 geloni, ossia si ammalarono per questa causa 12 uomini ogni 1000. • La scabbia ~ curata su 6458 militari, ciò che dà la proporzione di 24 per 1000 uomini Questo rap11orto sembra molto elevato, o tuttavia rispetto agli anni anteri.ol'i segna una notevole

n

•


486

RIYISTA

c progressiva diminuzione; perocchè gli scablliosi durante if 1o sem. 1867 erano stati nella proporzione di 61 per 1000 uomini·~ n 1868 n n 40 n 1869 n n 33 » n B) Secondo semestt·e deU'amzo 1871. TI rapporto dl questo perioqo di tempo si riferisce alle truppe di stanzn, nelle guar·nl • gioni prussiane aun1entate delle milizie mobili c di riserva, e non al 2°, 3° e 10° 001110 con altre truppe complementari, che rappresentavano ancora l'esercito di occupazione in Francia. Su uno; forza media di 267,474 uomini di tr·uppa ammalarono in questo semesto 195,294 individui, ossia 730 per 1000; mentre nel secondo semestre dell'anno 1869, tale proporzione non fu che di 557, e n ello stesso periodo del 1868 fu di 588, c rispettiv(1rnento nel 1867 non fu che di 487. Giornalmente erano presenti negli stabilimenti di cura 52,1 uomini su 1000 di forza, c precisamente 17,6 nelle infermerie o 34,5 negli ospedali. L a durata della cura richiese complessivamente 2,540,52G giorn~te, di cui il 66 per 100 furono consumate negli ospedali cd it 34: per 100 nelle infermerie. I curati nelle infermerie ricevettero in media individualmente giornate 6,6 di cura, c quelli negli ospeùali giornate 21,1. f.Jo giornate eli cw·a negli ospedali dut·a.nte gli anni anteriori nlla. guerra erano appena 19 in media per ammalato. In questo periodo eli tempo adunque non solo fu maggiore il numero dei n1alati, ma fu anche più lunga la durata delle rispct· tivc malattie; cosa che d'altronde trova la sua natw11lissimn. spi~"UZiouo nel precesso periodo <.li fatiche c di strapazzi, nonchè nel grUJ1de numero dei feriti. Si conlò in questo semestre un giorno di malattia su 19 giorni ili servizio, ossi~ con altre parole durante il periodo dei 6 mesi furonyi per tutta l'armata 9,4 giorru perduti al servizio per causa di malattia, mentrechò nei periodi n.nteriori alla guerra non si contavano che 6,3 giomi in medio.. L e cause dello ammalarsi secondo i principali gruppi di malattie, diedero le seguenti proporzioni :


487 Per malattie d'infezione . . . .. ammalarono 48 uomini su 1000 70 , , dei visceri del petto . . . , , degli organi digerenti . . , 150 ," Per ·r eumatismo . . . ,., 40 Per affezioni oculari . , 49 n , veneree. n 45 n Per scabbia. . . . . . , 31 , n tifo iillìerì specialmente nel mese di ottobre e presso 1'11• corpo d'armata. La dissenteria colpì ben 1961 uomini dei q unti 103 morirono. Viene attribuita questa infe?.ionc alla necessità nella quale si trovarono lo truppe tedesche di occupare spesso volte i campi già infetti abbandonati dai francesi, e che }JOScia ritornarono in Germania portando o diffondendo il germe della. malattia. Fra le truppe dte ebbero guarnigione in lVIetz vennero colpiti 514 uomini d:ill.a dissenteria; quasi tutti fra quelli che alloggiarono nella vicinan:r.a della caserma di Chamblère. Questa. caserma giaceva in luogo basso, ed aveva servito come lazzaretto di dissenterici durante l'a.ssoclio . .Anche il cholera. tentò di invadere il campo prussi::mo, essendo stato importato nelle provincie orientali dell'impero dalla Russia. Furono però solamente 115 i casi di cholera, elci quali ben 111 si verificarono nel p"imo corpo d'armata. Ltt morta.lità fu qnn.si del 34 per 100. Si ammalarono anche 799 uomini per vaiuolo, dei quali 35 morù·ono, ossia 4,4.per 100 malati. Relativamente al grande numero dci venerei, che si ebbe a deplorare in tale periodo, il rapporto no accusa la facile ed estesa prostituzione che esiste in Francia, la. quale fece sì che la cifra dei venerei dm·ante tale periodo di tempo si elevasse nell'esercito prussiano a ben 12,15J. O) .Ammalati dm· ante l'anno 1872. - Il rapporto di quest'anno si riferisce ancora al 1•, 4•, 5• 6•' 7•, s•, 9• cd u• corpo d 'o.rmata, alla 25• divisione del granducato d'Assia, all3° corpo wurtemberghese, nonchè al 14• c 15• corpo d'armata. Le altre truppe formavano ancora il corpo d'occupazione in Francia. La forza media. delle truppe, alle quali il rapporto si riferisce, fu durante l'anno di 283,255 uomini. n numero dei malati fu di 343,816, ossia eguale a 121 3 per mille della forza. Tale propo1·)


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RIVISTA

zionc era stata di 1129 pCL' 1000 nell'anno l.867; di 1496 nell'anno 1868; di 1403 nell'anno 1869. Su 100 nuovi ammalati 32 furono curati negli ospedalil c 68 nelle infermerie. Ciascun uomo in media si ammalò una volta. ogni 9 m,esi e 26 giorni. li maggior numero eli malati si ebbe n ei mesi di gennaio c feb braio'(13.6 per 1000 della forza); il nùnor numero nei mesi di settembre (67 per 1000) ccl ottobre {61 per 1000). Su 1000 uomini della forza media _furono giomaJmentc malati in media durante l'ann!> 42; dei qua.li 15,4 ricoverati nelle infermerie, e 26,6 negli ospedali. Ben 4,346,512 furono le giornate impiegate per cura sì nelle infermerie che negli ospedali. La durata media della permanenza dei malati nelle ìnfennerie fu di giornate 6,7; e quella della pennanenza negli spedali fu di giorni 23,3 : P er malattie cl' infezione si ebbero 69 malati su 1000 di forza , ~i petto . . . . . . .. 119 , , , dell'apparato digerente 239 , , , dell'organo visivo . . 69 , , , veneree . . . . . . . . . 45 , , P er scabbia. . . . . . . . . . . . . . 37 " " conLe sole malattie esterne o chirurgiche ùicdero l'enorme tingente di oltre 150,000 malati, ossia il 530 per 1000 della forza, cifra che corrisponde a quasi la metà del totale dei malati. n massimo numero d'i questo malattie è mp1n·esentato dalle escoriazioni ai piedi nei soldati di fanteria, c dalle escoriazioni alle gambe e natiche in quelli a cavallo, nonchè da un numero rilevan te di contusioni, l1istorsioni, ccc. Si consideri inoltre che ancora verso la fine dell'anno 1872 si avevano più di 1000 feriti in cura. Fro, le malattie di petto la tisi fece pure molte vittime. Le in-' fìammazioni del polmone e della pleru-a colpirono 1304 uomini, dei (luali 235 morirono. D) Malati du-rante z1 p1·imo t1·i·rnest·re dell'ctnno 1873. - Su una forza media di 298,689 uonùni di truppa, entraroJlO negli ospccla.li ed infermerie 99,7Gll ossia 334 per 1000 di forza. Di 1000 soldati se ne cont.·wano giornalmente 40,3 malati, di cui 16 ndlc infermm·ie c 24,3 negli ospedali.


BIDtiOGRAFICA

L a somma delle giornate di cura ammontò n. 1,09 7,-170 ; ogni mabto curato nelle infermerie vi ebbe una permanenza. di giorni 5,9 in media; ed ogni malato che ebbe cura negli spednli ebbe 18,7 giornate di cm-a. Si calcolò un giorno di mah\tti~ s u 25 giomi circa di servizio, e per ciascun uomo eli forza, in media giornate 3,7 di malattia durante il trimestre ; ciò che equivanebbc a dire che tutto l'eser cito fu assente dal servizio per malattia per un tempo tli quasi quattro giorni.

II. NUUERO DEGLI USCl TI DAGLI OSPEDALI E DA.LL~: lNFERMERIF. llH"O.IUL\.TI.

.A} Usciti pet· fJIICtl'igione. - L a llroporzione degli usciti guarì ti sul numero dei curati fu :

Dm·ante il l ? semestre 1870 di 93,6 per 100 " 2• ,, 1871 , 91,1 )) , l'intero anno 1872 , 95,0 , il 1• trimestre 1873 , 88,2 , , B) Usciti con seguito d'inabilità a contimtcwe il se1·vù:io. (.Abgang im Folge Dieustuntauglichkeit.) -Durante il primo semestre dell870 uscirono dagli ospedali militari 161 6 uomini inabili a continuare il servizio, ossia 0,78 per cento; e dai corpi di truppa altri 13<-1-9; complessivamente 2965 bassuffici:ùi c soldati, ossia l'li per mille della forza -presente. Per malattie degli organi l'espiratori fur·ono riformati 519 uomini, 457 per malattie degli occhj, 100 per sudore a piedi, c piedi piaLti; 210 per malattie del sistema nervoso, ecc. Durante il secondo semestre del 1871 uscirono riformati dagli ospedali 1758 uomini, e dai corpi 4052, in complesso il 21,7 per mille della forza. Quest.o maggior numero di riforme trom la. s ua .spiegazione nelle fatiche c tlisagi della guerra pregressa. L'Sl per cento (li tutti questi riformati apparteneva acl individtti nel solo primo anno eli servizio. L'anno 1872 diede 3590 dichiarati inabili a servizio dagli ospedali, e ·1619 dai corpi. Complessivamente ful'ono 8209 riformati, ossi\t il 28,0 per mille della forza. L e malattie degli organi


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RIVISTA

respiratoxi prima, e poi quelle (lell'appara.to visivo furono la causa del nutggior numero di riforme. Nel primo trimestre del l873 furono riformati in complesso 2140 uomini, ossia 7,2 per mille della forza. C) Usciti con consegz~em;a di- ?ne;;z(' invalidità. (Abgang int F olge Halbinvaliditat.) - Gli individui riformati in conseguenza di malattie incontrato per ragioni di serviz.io, e quindi con diritto :.t compenso, vengono distinti iu due categor·ie, secondochè sono ancoì·a abili a qualche lavoro proficuo in rapporto alla loro professione o condizione, Ollpurc sono inabili a qualunque h voro. I primi sono detti mezzo-invalidi (Halb-I nvalided), gli ultimi completamente invalidi (Ganz-Invalicled). Sia per la riforma semplice, che per la destinazione alle due categorie degli. invalidi, esistono altrettanti specia.li elenchi di infermità. D urante Hl• semestre del 1870 furono congedati come mezzoinvalidi 75 uomini fra gli ammalati ricoverati n egli OSl)edali, e 263 direttament.e dai corpi di tr uppa.. Complessivamente :338, ossia 1'1,25 per mille della forza . Il massimo numero di questi individui erano sottufiìciali con oltre 12 anni. di grado: il reumatismo cronico fu l'affezione che motivò il massimo numero di queste giubilazioni. . Durante il 2• semestre del 1.871 furono congedati come mezzo~validi 230 uomini fra. i ricoverati n egli ospe(lali e 908 fra. le truppe esterne; complessivamente si raggiunse la cifra di 1138 uomini, ossin il 4,2 per mille della forza. Quasi la. metà di questi individui furono congedati come mezzo invalidi, in conseguenza di ferite riportate durante la guerra, ed una buona parte anche per reumatismo cronico. Mentre nel mezzo anno di cui si parlò antecedentemente 1'89 per cento dei riformati per questo titolo furono sottufficiali, in questo periodo essi non rappresentano che il 59 per cento. Durante l'anno 1872 furono 1240 i congedati per mezza invalidità complessivamente, ossia il 4,3 per mille. Su cento di tali riformati ve ue furono circa 35 per reumatismo cronico, l 7 per malattie degli organi t oracici, e Hi soli (per cento) in conse~ guenza. di ferite ri110r tate in guerra. N el primo trimestre del l873 furono congedati per mezza invalidità 240 uomini: 0,80 per mille.


BIBLIO GRAFICA

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D) Congedi in se,quito cul invalidità completct. - Il numero di .coloro che ottennero congedo per invalidità. completa fu di : 608 nel primo semestre 1870, ossia 2,2 per mille della fon:a. 14,421 durante il 2•. sem. 1871, ossia 53,9 , n 5,569 ,, l'anno 1872, ossia HJ,1 , , 522 , il l • trim. 1873, ossia 1,7 , , e complessivamente 21,120 uomini. È facile comprendere che le grandi cifre del1871 e 1872 sono l'effetto della guerra. Nelle cifre di questi due anni sono compresi oltre diecimila. feriti, f1·a i quali si contano 349 amputati, 11 operati di resezione di capi articolari, e 68 operati di disarticola?:ionc. Si compresero inoltre 1965 ammalati di affezioni l)Olmonari, 1253 affetti da r eumatismo cronico, 645 malati dell'organo della ''ista, 440 con affezioni di cuore, ecc.

III. MOftT,\LITÀ NELL'ESERCITO .

I casi di morte vengono suddistinti in tre categorie ; cioè morti in seguito a malattie, morti in seguito a disgrazie, e morti por suicidio. Durante il primo semestre 1870 morirono : 662 uomini, ossi~ 2,5 per mille della forza per malattia. 56 0,2 , , per disgrazie 11 11 per suicidio 79 , 0,29 , , 1, in complesso 797 , , 2,99 , , Durante il secondo semestre 1871 morirono : per malattia 1111 uomini, ossia 4,15 per mille della for:.:a per accidenti 67 , , 0,24 , 11 per suicidio 75 n n 0,28 " n in complesso 1253 , , 4,67 n , Durante l'anno 1872 morirono : per malattia 1744 uomini, ossia 6,15 per mille della forza per disgrazie 116 , , 0,42 , , per suicidio 177 n 0,62 , , 11 in complesso 2037 , )) 7,19 n • "


402.

RfYISTA

Kel primo trimestre 1873 morirono : 350 uomini, ossia. 1,17 11er mille della forza. 21 , , 0,07 , , 30 , , 0,10 , , 401 , , 1,34 , , Rispettivamente agli ammalati in curn. negli ospedaJi In mortalità fu di 11,23 per mille nell 0 scmestl:e 1870 " 2° , 1871 14,43 15,87 , nell'inter o anno 1872 13,81 , nol 1o trimestre 1873. In questa categoria di morti non sono COJll}Jrcsi, come giustamente arverte il rapporto statistico, quei casi di morte po1· disgrazia o s uicid io, che pure avvennero n egli ostWthùi medesimi. llnmssimo numero delle cause di morte devesi attril.>ui•·e a malattie degli orgru1i respiratori, che rappresentano quasi il 39 p er cento eli tu ~Le le c:ause di mo1te por malattia. Vengono in seguito le malattie da infezione alle quali in complesso deve pure ath·ibuirsi il 3J per cento eli Lutti i morti per malattia. Il tifo solo fece 900 vittime durante i periodi di tempo dei quali si occupa il rapporto statistico. Rispetto ai morti in seguito a disgrazie o'd ncciùentalilà (To~ clesf(tlle d-m·ch Vertmgl·ikkunuen), essi furono, nei 27 JJlCSi s ui quali riferisce il rapporto, beu 260 casi; e di r1uesti 127 morirono per annegamento. Tra i morti casualmente annegati si contano 50 indiv.itlui che andarono a bagnarsi i n l uoghi ove era espressamente }Jroibito; 5 in un tragitto per acqua., e 6 nello stabilimento di nuoto. Per asfissia (Erstioltwng) avvennero 38 casi di morte; c per avvelenrunento o soffocazione da vapori di cm·bone ( K olllendunstintoxica;tion) 32 casi ! Avvennero inoltre l Cftso di morte per esplosione accidentale di fucile, 5 per scoppio di I>.olverificio, 28 'per caduta da un'altezza, \l per dcYiamento di tr eni fenovinri,_e 6 per rissa ( 4. per ferita di coltello e 2 per ferita di baionetta). I suicidi, dm·antc il complessivo pcrioclo lli tempo eli cui parla il rapporto, furono 361. Essi cosi si dist.ribuiscono riSIJetto ' al grnclo :

por mala.ttilt pe1· accidenti per suicidio io complesso


493

nJ llLIOGR.\ FICA

9 sergenti di fantcria(Feld~oebel) 29 sergenti (Sergemttcn) 40 sott.ufficinli ( Unterof{iziet·e) 17 caporali ( Gefreiten) 266 soldati (Gtnneinet•). Secondo il me:.~:.~o impiegato i suicidì cosl sono classificati : 193 pCl' mez:to di arma da fuoco, 90 per aplJiccagionc, 53 per mezzo di ferita da taglio, 4 per n.vvolenamento, 15 con altri me?.zi. n motivo restò sconosciuto in 292 casi; in 37 casi fu il timore della })unizione; in 12la malinconia; in 4 casi l'odio al servizio militare; in 4l'amore sventurato; 2 volte fu in seguito ad ubbriachczza.; ed in altri 10 casi per dh-ersi altri mothri.

Como naturale appendice a quesla rivista faccio seguire lo notizie delle perdite snbìte dall'esercito prussiru1o nella guerrn. del 1870-71, relativo ai morti c feriti, notizie pubhlicate nello scorso anno, dal signor Fischer, consigliere contabile presso il ministero p1•ussiano di grazia c giustizia. È vero cl1c il Gio_male ài 1neéticina milita,·e fin dal 1872 (pagina 528) con lodevole sollecitudine metteva sott'occhio de' suoi lettori alcune cifre preso ùa un giornale tedesco. M:a è a ritenersi che i dati pnbblicnti rlal signor Fischcr siano più conctti. Secondo questa pubblicazione furono 879 gli ufficiali dell'esercito prussiano uccisi durante la guerra, o 3789 quelli feriti. Gli individui di trupJlO. uccisi furono 12,677 o quelli fctiti 71,532. E perciò complessivamente si amlovcrarono 13,556 mo~ti, o 75,321 ferit.i; ed in totale 88,877 uomini fuori di combattimento. Rapporto al grado gli ufficiali cosl vanno distinli : Forlti

Genornli. 13 Ufficiali superiori 51 Ufficiali di stato maggiore 162 Capitani {)56 Ufficiali inferiori 2949 Medici, ecc. 58

bfortì snl ~:&mpo

2

llorti in seg~ito • lle ferito

12

3 9

38

34

117 704 6

95 350 4


494

RIVISTA

Oltre gli 879 ufficiali morti sul c.'lmpo, si devono perciò contare anche altri 495 morti in seguito alle proprie ferite. Degli ufficiali feriti ne morirono quincli il131 per mille. Degli uonùni di truppa morirono in consegnenza delle ferite riportate 4190, ossia il 59 per mille dci feriti. Appare chiaramente che le ferite riportate dagli ufficiali erano molto più gr~wi. Ciò risulta forse ahche pcrchè moltissimi ufficiali, leggermente feriti, non furono registrati dalla statistica., a.vvegnachè si cw·a.vano nel tempo medesimo in cui continuarono a prestare il loro utile servizio alla. patria. La r elazione classifica inoltre i feriti e morti, secondo l'anna. speciale alla quale appartenevano, secondo la. regione del corpo nella quale gli individui ripor tarono le ferite, secondo l'arma che produsse il massimo numero di ferite, secondo il numero delle: ferite riportate dagli individui, ecc. Ma trOl)PO hmgo sarebbe il ripetere tutti questi particolari, per quanto molto interessanti, in una semplice rivista. Dott. G. SomrANI.

Sull'anatomia e fisiologia. <lclht retina deZ p1·o{essore· ]'RANz Dor,L. (Roma, Loescher, 1377). Nel fascicolo precedente a questo esposi alcuno annotazioni sul rosso della 1·etina sopra. le ricerche fatte dal professore Boli. Essendo ora venuto alla luce il lavoro esteso e minuto dello stesso professore col titolo sopra enunciato, credo opportuno di darne un sunto, a compimento di quanto gil\ esposi. Il Boli principia il suo lavoro passando in rivista le vedute degli anatomici e dei fisiologi che con Enrico Miiller ammisero che lo strato per cipiente della retina. fossero i coni cd i bastoncelli: egli però pensa che oltre ai detti elementi anatomici, le unità. fisiologiche le quali percepiscono la luce ell i colori siano organismi anatomici assai complicati, costituiti da un lato dalla riunione dei coni e d_ei bastoncelli e dall'altro dalle cellule del pigmento r etinico, e considera istologicamente questa condizione analoga a quella delle terrninazioni del nervo acustico nell'organO · del Corti.


Bl BUOGRAFICA.

Ricorda quindi la scoper ta di Hannover (1840) sulla. struttura lamellare dei J>astoncelli, e ciò per giungere alla parte che queste lamelle })rendono nella fisiologia della visione perchè è fra esse éhe ha sede il r osso retinico. Già Krohn (1842) accennò ad uno speciale coloramento roseo dei Bastoncelli nei cefalopodi, E nrico l\'Iuellcr (1851) descrisse eguale coloramento negli anfibi~ e Lcydig (1854) notò il coloro rosso nei bastoncelli della rana c giallo in quelli dci pesci, ritenendo quest'ultimo tali colori come particolarità delle relative specie : solo il Boll ultimamente potè stabilire che il coloro rosso retiuico della sostanza lamellòsa dci bastoncelli è proprio di tutti ' gli animali che hanno per organi di percezione i bastoncelli. Qui l'autore entra a parlare del metodo di prcparaziono e delle ricerche da esso compiute sul rosso retiuico reputa. che questo con cona in !)arte, dm·ante la vita alla funzione visiva, da11poicbè il colore rosso decresce e si consuma alla luce, mentre si ri pristina nell'oscurità. Parla quindi dei vari stadi del rosso della retin:1, cui credo su~ perftuo tener dietro, poichè già ne esposi una idea esatta nelle annotazioni pubblicate in questo giornale. (Fase. gennaio, febbraio e marzo). Era ben naturale che dopo aver studiato il rosso retinico, l'autore venisse a dare una spiegazione sulla. essenza di esso. Egli ammette due teorie, la foto-chimica e la. foto-fisica. Per la prima ha creduto di ammettere l'esistenza di un pigmento rosso nelle lamelle dei bastoncelli, il quale pigmento con un neologismo, l'autore chiama. critt op sina da 6(1vr~oç rosso, od oiTf lv vedere. Spiegherebbe poi la seconda teoria, non ammettendo l'critrop· sina, ma il rosso retinico sarebbe invece il risultato di u1i- colore d'interferenza, cioè appartenente a.Ua. classe dei colori così· detti delle lamine sottili. Queste due teorie condurrebbero a concludere che la visione e la percezione dei colori consisterebbero : l • p er la foto-chimica nelle successive combinazioni fisiologiche che subirebbe l'eritopsina. per l'azione della luce. 2• per la teoria foto-fisica) nei cambiamenti materiali pro-


4D6

.RIVISTA

dotti dalle ondu~azioni luminose che colpiscono il sistema delle lamine dei bastoncelli. L'autore si diffonde quindi a svolgere j suoi sperimenti fatti allo scopo di investigare quale delle due teorie sia la più accettabile. Per mezzo di molti re::tgenti chimici ha tentato tU scpo,1'are la et'itropsina dalle lamelle dei bastoncelli, ma non vi è riuscito: h:t ottenuta una solare azione sopra di essi trattandoli coll'acido acetico che trasforma l'eritropsina in colore ginllo d'oro intenso, il quale, esposto all.alnce,impallittiscelentamente, c infmc scompare. La. com1n·essione invece fa scomparire affatto e subito il colore rosso, nella stessa guisa che avviene per la. scomposiziouc-di u.na serie di lamine sovrapposte che danno i colori d'interferenza. L'autore, con modestia pari alla sua dgttdna, dichiara di non avere profondo cognizioni di tisica c di chbnic:-t fisiologica , ma pur tuttàvia ha fatto un esame così ctiligente e minuto da giungere ad una conclusione, cioè, che la teoria. più probabile siu ht fotofisica, e tutt'al più (tenendo calcolo della reazione che dà l'acido acetico) un'azione doppia chimica c fisica. insieme tlci ragg_i luminosi sulla sostanza lamellare dei bastoncelli. Il Boli passa quindi a tonsiclcrare in qual modo l'edtropsina faccia parte del eolorc rosso del fondo dell'occhio illutni.uato, c dopo la descl'izione di molte esperienze eseguite conoludc ilicendo, cl1e il colore rosso del fondo oculare che si osserva all'ot.talmoscopio nei mammiferi vivent.i e nell'uomo è un fenomeno misto, e che a prodttrlo concorl'ono sempre due attori: i vasi sanguigni e l'P.I'Ìtropsina, ai quali onlinru:iameutc s'associa la luce rossa dei comuni mezzi d'illuminamento. l)el' st.ahilit·c l)Oi la proporzione fra questi elementi che determinano il rossore nel fondo dell'occhio, (eliminato quello del mezzo illuminante, l)Oicllè può adoprarsi lncc artil'iciale bianca), nota che la.parto che si deve all.'eritropsitUt e quella ai vasi è varia a seconda che l'occhio ha o no subito. l'azione della lo ce bianca del sole ; fra le tante osservazioni fatte è iJJ.lportantc quella desunta dall'esame ottahnosco1' ieo eseguito sopra animali c sull'uomo, tanto~ ad occhio stancato dalla luce solare, come ad occl1io ripo$ato nell'oscurità. Nell'occhio l:he ha subìta l'azione della luce il rosso retinico è dovut-o più ai vasi, poichè l'eritrop-

\


BIDL!OGHA l!'!CA

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sinn. è in gran parte consumnta dalla luce e nell'occhio riposato avviene il contrario, o anzi si nota. l'eritropsiua di nn rosso int enso spiccare fra. i diversi rami dei vasi. Dopo esposta questa. prima.parlo, l'autore studia l'azione sulla. retina delle differenti luci monocromatic.;he, rossa, gialla, verde, azzurra, violacea, nonchè l'azione dell·oscUiità e della luoo bianca, come già·dissi nello mie annotnzioni. Ol~·e alle osservazioni del rosso r etinic.;o per lo luci monocromatichc, passa a considerare una specialità del pigmento retinico della rana, il quale migra a seconda dci diversi stati d'illuminn.ziene della r elina, fatto che fal'ebbe ammissibile, l'ipotesi della partecipazione diretta dello cellule del pigmento alla funzione visiva, stabilisce rapporti ira lo gocciole d'olio che contengono le cellule di esso pigmento, le quali sarebbero destinate a riformare il rosso retinico che si consuma. Ciò vicue anche dall'ttutore ammesso i'n riguardo al fatto che nccade ordinariamente })er In. reazione chimica dell'acido acetico sul rosso relluìco, e per la presenza in pil1 o meno gt·n.nde quantità di queste gocciole a seconda degli stati fisiologici della retin~. Dopo molte altre considerazioni anatom iche o fi siologiche, spiega i fatti che avvengono nella r ctiml aU'atlo della visione, ammettendo la probabile ipot~si, che la distinzione fra la luco e le tenebre venga trasmessa pel' una initazionc delle cellule di PÌb>mento, mentre le sensazioni dci colori sarebbero percepito per le alterazioni tlcl r osso rctinico. Se i fatti tutti trovati nella rana non t>ossono considerarsi identici a quelli della visione dell'uomo, l)llre si prestano 11er da.r ci nna spiegazione della cecità dei colori. Infatti i raggi Yerùi cagiollando una minore, gli azzurri ed i violacei una maggiore alterazione doll'erit.ropsina, spiegano pcrchè, la maggior par~c dei daltonisti non distingue il verde dal rosso, mentre l'azzurro eli il r osso vengono scambiati soltanto da pochi indìvìclui. ll prof. Boli termina il suo lavoro ragionando del punto nel Ctunle ba luogo la percezione c con l lll esame minuto psicologico . ' vtene ad ammctt~re la teoria dcll'interpctm~ione o' dell'identità: conclude che por l'azione dei ùifforenti agenti (luce c colori, onùe


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RIVISTA

acustiche, calore, sostanze sapide) negli organi terminali dci nervi di senso vengono prodotte alcune altera-zioni obiettive identiche al contenuto delle sensazioni e delle idee subicttive che da esse vengono suscitate. F. Tosr.

J,a infezione mabnica nel comune (l' ,\pecchio , Sl:ttdio clinico-statistico di Nxcow. RusciTTr, dottore in medicina. e chirurgia. Il nome del dottor Ruscitti non riuscirà nuovo ai lettori del

Gioma7e di 1nedicina milital'e, avendo noi n.vuto occasione un'altnt volta di farne onorevole menzione discorrendo d'una s ua memoria sopra un caso di fistola urctro-vaginale. In questo nuovo scritto il dottor Ruscitti s'è mostrato attento osservatore e medico di vaglia, come nel precedente s'era chiarito anat~mico distinto ed al)ile chirurgo. Egli comincia dallo stabilire che le manifestazioni mala.riche che ebbe a curare nel comune d'Apecchio si possono dividere in tre gruppi. Al primo gruppo appartengono quelle che ripetono la loro origine dalle abitazioni antigieniche. Al secondo quelle latenlì da lunga data elle si ridestano per dannevoli influenze. .A.l terzo quelle Llipendenti da infezione contratta nell'agro romano o nella maremma toscana.. Passa quindi a })adare del territorio che costituisce il comune d'Apecchio, e trasvolando sulle nozioni topografiche e ìdrologicbe, accenna appena alle condizioni igrometriche cd a.nemometriche del paese per descrivere minutamente lo case, o per .meglio dire le catapecchie, abitate dai braccianti d'Apeccl1io. Questa. descrizione che mira a giustificare la presem:a nel sudùetto comune d'afl'ezioni mala.richc primitive raggiunge pienamente il suo scopo e ci spiega dove e còme si formino i fo colai d'infezione. · Noi non seguiremo l'autore nella rassegna che fa delle cause che resero insalubre un paese saluberrimo, c deteriorarono c tuttavia deteriorarono la costituzione fisica degli apecchiesi. Entrando quindi in materia il dottor Ruscitti afferma le atrczioni malariche del primo gruppo dipendere dal sudiciume dci


l3IBLIOGR. \FICA

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.co:utadini e .delle loro abitazioni e da.i materiali orgalllCl in put~ef~one conserv~ti in prossimità di esse: specifica le forme Jll0rbo.se a cui siffatte cause danno luogo, e le caratterizza da esperto nosologo e da sagace clinico, mostrandosi in ogni pa.rte all'altezza dei progressi della scienza. Nè f11- prova di minor " discernimento nel regolare la cura ed applicare i rinled~ che ad ogni caso sono più particolarmente adatti. Questa è una qualità tanto 11iù apprezzabile, che parecchi medici. oggidì seguono volentieri in fatto di terapeutica la facile e c.omoda· scuola del nichilismo, la quale dispensa dallo studio della farmacologia e financo .da quello della stessa terapeutica., a cui il medico prudente (secondo i dettami della snmmentovata scuòla)'.non (leve mai 'ricorrere per non guastar l'opera della sapiente natura, la .quale meglio di tutti gl'lppocrati ed i Galeni sa pronedere da sè al riordinamento delle funzioni alterate dall'azione di qualche potenza nociva. Non ci dilungheremo maggiormente sui pregi dell'opuscolo del .dottor Ruscitti, del quale consigliamo la lettum a tutti coloro che nelle cose mediche desiderano trovar chiare:tza, concisione e verit,à,.uon senza fare i nostri complimenti all'operoso autore che fra le fatiche e le tribolazioni a cui è di continuo esposto il medico condotto tr~va il tempo di coltivare con tanto fervore la scienza e di far phrte altrui dei frutti dei suoi studi e delle sue osservazioni, mettendo in pratica i seguenti precetti di Panl-Louis .Courier a cui disgra.ziatamente ben pochi si uniformano. " Ce n'est pas un d~oit., c'est un devoir, étroite olJligation de quiconque a une pensée de la produire et mettre au jour, pour le bien commun. La vérité est tonte à tous. Ce que vous connaissez utile, bon ,à savoir p.our un chacun, vous ne pouvez le taire eu conscie!ice. Jenner qui trouva la vaccine eùt été uu frane scélérat d'eu garder une heure le secret: et comme il n'ya point d'homme qui ne· croie ses ideés utiles, il u·y en a point qui ne soit tenu de les communiquer et répandre par tous l es moyens à lui possibles. Pader l!St bien, écrire est mieux, imprimer est excellente chose ... "carSI. votre ·pensée est bonne, on en prol'ìte : mauvaise, on la cor.r;ige, et l'on profite encore. , (l) Y. (l) P'-lfL·Louis CouRIEl<. Pamphlct des pmnphlels.


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RTVIS'l'A BI-BLIOGRAFICA

Abbiasi adunque ,il clottor Ruscìtti i meritati encomii e possa. il suo ·esempio trovannolti imitatori.

Une ilo-te sur Ies é'tabli.ssèJilents baJnéah·es (le l'al'• Jnée i tali enne, l)ar le clocteur' 1\'IAr.uE.LS. Sotto questo titolo il suddetto dottore, medico aggiunto nell'annata belga, ma.ndato dal sùo governo a fare un viaggio d'ist.:ruzione, ha fatto un breve cenno dei nost~i stabilimenti balnem·i militari, mettendo in rilievo l'immenso vantaggio che da quella preziosa risorsa tera.peutica., come complemento e consolidazione di cura, può ridonùare alla salute degli infermi dell'esercito. Contemporaneamente il dottore Mahiels ha fatto menzione dei bagni marini e dei depositi di convalescenza. Ci piace di riferire testualmente le parole colle quali chiude il suo scritto. " La semplice lettura di questo cenno mostra a sufficienza il bene che si può aspettare da questi diversi stabilimenti. Noi non c'inoltreremo adunque di più nelle considerazioni che in principio sfiorammo appena. Pubblicando quest.a nota è nostro intendimento di descrivere é non d'apprezzare, questo csigereùbe il soccorso d'una esperienza che non possediamo ancora. , Bravo, dottor Mahiels ! que·sta rifl.essioile giusta, quanto modesta, le fa tanto pi~ onote d1e non ·tutti sanno resistere al pr urito di sputar ·sentenze e di criticar pe:r dritto e per r ovescio, immemori clell'afdtismo di Fra.nk " In jttcUeiis fm·e-mUs quarnplzt1·im~t;m medieontrn farnct petiolittw )) e del precetto di l\'Iosè " Non giudicare per non esser giudicato. , Y.

Il Direttore

p. E. M A N A. y R A. Col~>nncUo medico, membro ·acL C:omifl:tlo ili san ittì mi litm·e.

:n Redattol.•c Dr l!'E.OEX{I co T o SI Oavitltno medico

NunNI F EDEltiCo, Gerente.


M O R. I E

ORIGINALI

ALLACCIATURA DELLE

ARTERIE FEMORALE SUPERFICIALE EFRMORALE COMUNE PER

~MORRAGIE SECONDARIE TN SEGUITO AFERITE D'ARMA Dit FUOCO

I.

Un caso di ferita d'arma da fuoco interessantissimo per le circostanze che l'accompagnarono e per gli atti operativi c1ù diecle hwgo, mi sembra degno dell'attenzione dei col· leghi, sia pei'chè valevole acl aumentare la casuistica di queste ferite in una delle loro più gravi complicazioni, sia perehè atto a fornire qualche pratico iusegnamenlo nei casi non infrequenti che richiedono un pronto intervento chinu·gico, quali sono le·emòrragie secondarie. n sergente Biggi Emilio del 4° reggimento bersaglieri, eli anni 21, svelto e di sana costituzione, il giorno 28 luglio 1876, in una esercitazione tattica che aveva luogo al campo di Rosignano (provincia di Pisa), riportava una ferita cl'arma da. fuoco alla gamba destra. Il proiettile, scagliato da ignota mano, non si sa se per errore o per malvagità d'animo da rima1·chevole distanza, colpiva la g;mba a.ll'esterno, nell'n· nione del terzo superiore col terzo medio in direzione del


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ALLACCIAl'URA

perone; e dopo avere oltrepassato il polpaccio, usciva alla parte interna verso la metà della medesima gamba. Vi fu subito intensa emorragia. Dai medici accorsi sul luogo ,·enne constatata la. frattura co mminutiva del perone di cui una scl1eggia primitiva fu estratta, ed un'altra rimase aderollte. L'emorragia fu arrostata cogli stittici e la compressione, dopo di che il Biggi provvisto di solida fasciatura a stecche venne inviato all'ospedale di Li,•orno. Da un'esatta relazione del medico clte l'aveva accompagnato essendo stato informato dell'accaduto e dell'emorragia pregressa, giudicai prudente non rimuovere in quel momento la fasc.iatura che ap1)ariva intatta, e rimisi l'esame della lesione al giorno seguente. Alla. visita mattutina del 2!) trorai che il Biggi areva passato una discreta notte. n ·polso era. un po' frequente ma punto febbrile, le altre funzioni inalterate. Nella località apparivano chiari i segni caratteristici del forame d'entrata piccolo, regolare, proporzionato al diametro di nn proiettile degli attuali fucili, e ùi quello d'uscita ampio, irregolare, a bordi sfra.ngia.ti. L'emorragia ~i era. completamente arresta.ta, e non vi era alcun segno d'edema per disturbo di circolo. Esaminando però con attenzione il sistema rasale di quell'arto, non si riscontrava la. puls(lzione dell'arteria tibiale posteriore nel tratto inferiore alla lesione. Questo fatto unitamente all'anenuta emorragia ed alla direzione della ferita c'indicava probabilissima la lesione dell'arteria nominata nonostante che la temperatura dell'arto apparisse 1t0r· male. Si evitò l'esame diretto del tramite della feriLa per ragioni elle ogmmo può facilmente c<nuprendere., e le due aperture furono medicate a piatto. Si raccomandò il riposo, e si ordinarono delle l1evancle temperanti mag1iesiache. La febln:e t.ranmatica che insorse verso sera corse con uù-


DELLE ARTERIE FEliiORALJ

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tezza marcata e cadde al quinto giorno. La ferita cominciò lentamente . a spogliarsi dl1ll'escare, e la suppurazione era scarsa ma spesso lievemente macchiata di sangue. La mediofWione , cònsisteva in iniezioni d'acqua Paglia.ri e filacce asciutte. Le condizioni generali erano eccellenti. La. sera del 9 agosto vi fn una scarsa emorragia d'avviso. La fasciatura era macchiata di sangue, e si vedem qualche gnuno vicino al foro d'uscita. Rilmova.i la medicazione, apposi una vescica con ghiaccio e raccomandai la sorveglianza. Il mattino seguente, 10 agosto, riscontrai l'ap})arecchio macchiato come la sera precedente. Nel rimuovere con ogni precauzione gli oggetti eli medicatura, dall'apertma interna vennero spinti fuori con veemenza a1cnni grumi dal sangne che abbondantemente cominciò a scorrere a spinte isocrone ai Òàttiti ·cardiaci. L'emorragia seconcla.ria eli cui temevo la comparsa si era già ma.nifestata con qualche imponenza, e tichiedeva pronti sussidi. Nel momento feci praticare la compressione della femorale sotto l'arcata del pube, e sospesa in tal guisa l'emorragia, procedetti 'coll'indice all'esame della ferita. Riscontrai che i frammenti del perone erano distanti tra loro 0irca due cen timetri, e che non vi era adesa alcuna scheggia mobile. In vicinanza al posto di frattura, impigliata ne' t-essuti molli Yi era. una scheggia libera ehe estrassi senza il soccorso di strumenti. Certamente era la mcclesim:t che fu riscontrata aclesa al perone al primo esame, e che si era staccata durante il periodo di snppurazione (scheggia secondaria eli Dllpuytren). Medicai la ferita con filacce imbevute d'acqua Pagliari, ed affidai pel momento la compressione della: femorale agli aiut-anti d'ospedale sott.o la diretta sorveglianza del medico di guardia. . Dietro mio desiderio, clal direttore dell'ospedale, maggiore


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ALLACCIATURA

medico Guidott.i, venne ri,unito un consl_Ilto per le tre pomeridiane al quale presero part~ tutti i medici clelia guarnigione. Esposti brevemente ai colleghi i fenomeni presentati dall'infermo, feci rimarcare l'mgenza di provvedere stabil· mente all'arresto di quella emorragia tanto pitt che la compressione si manifestava insufficiente ad uno scopo emostatico clmaturo, ricomparendo quella appena questa si sospendeva; la difficoltà grandissima di ric01yere secondo i dettami del Guthrie all'allacciatum in sito per la posizione profonda del vaso ferito e l'alt.erazione dei rapporti anatomici, e proposi, secondo i principii clel Dupuytren, l'allacciatura dell'arteria femorale al luogo d'elezione. Gli esempi dei graudi maestri non escluso il Dilhoth, il c1mtlc tra i vari casi occorsigli durante la campagna clel 1870, ne 1iporta uno per natura di lesione e circostanze eventuali poco dissimili (1), non mi lascia.vano alcun clubbio s1ùla scelta dell'atto operativo, che assenzienti t utti i colleghi venne eseguito immediatamente senza a.nestesia, avendola l'individuo rifiutata. Nel praticare l'incisione della cute mi avvicinai per quanto mi fu possibile all'<tpice del triangolo di Scarpa, allo scopo di teuernri lontano da 1ma cospicua collaterale qual è la femorale profonda la quale talvolta ha origine piuttosto bassa. {l ) Riporto per intero dalle (JMrurgisc/la Brwf~ a"s dt~t KriC(IS Laz<tr tfho•t ,.,. WtrssmbW'{f /Cllcl JJfrmnhDI'.n il ca~o citato ù~ll'autore: • Giovalilli .llu\l'Y d'anni 28 dell'So battnglionò cac.cia.lori, fu ferito il 6 agoslo a :Froscbweiler, Colpo ù':u-ma. da. fuoco attm· ''crsantc il p~I"[XIccio c<on scheggiAmento del perone, senu lesione della tibin. n furilo rilw!.so in I.!mbacb fino al 2() a;osto, indi fu condotto a Wcissenùurg, C: iornalmentu prima di <)neat'epoea ern nvvcnnht dnllil ferih forte emorrngill, la qnale fu incitata. tn.lmcn to <laJ. tusporto, elLe Il paziente all'arrivo ero. Qsaurlto, lmmediatnmonte a.llacci•tur~ dell'arteria romornle al muscolo sartorjo. X.e e~ruorragic cessarono per semprc, la gnarigloue progredl benissimo, o !\trono l!!!lralto molte scbeggie OS..."'O. n signor Ooll. Sehln%i{f(lr ebbe 1:> bont.~ di scdvcnnl il 5 novembre. su qneslo ferito <ÙC. Weissenburg tras~ortot·O n. i\lanuhoim, o poi a Scwot>~ingen, obo ln feri!.ll <l'arma da fuoco c la ferito d'allaccìn.hra erano co~plut<\menl.e cicatrizz:.te, o l'in<lh'iduo andava oltoruo collo grucce.


DELLE ARTERIE FEMORALI

Scoperta l'aponevrosi del fnscialata, procedetti colle prescrizioni del Langebeck, cioè alzando una piega colla pinzetta, incidendo colla })Unta delle forbici tenute a piatt-o, ed introducendo da tale apertura la sonda smussata. n processo è forse meno brillante, ma più elegante e sicuro di quello dei chirurgi francesi che procedono con sonda accl.llllinata. Incisi i due foglietti aponevrotici stù margine del sartorio, e, raccomandato questo acl un aiuto, mi si presentò il fascio ner\'eo-vascolare di cui aprii la guaina col solito mezzo. Disimpegnata l'arteria con lacerare per breve tratto la guaina con due pinzette, passai coll'ago di Deschamps un rolmsto laccio composto di tre fìli di refe incerati c posti parallelamente a nastrino. L'arteria, con sorpresO: generale, veune trovata di piccolo diametro; ma annodato il laccio ebbe luogo l'arresto dell'emorragia e la soppressione del circolo principale fino alla pedidia. Il laccio fu assicma:to al eli fuori, l'incisione fu riunita per na di striscia agglutinati;e, e la medicazi{)lle completata dall'apparecchio di Sculteto. I./arto intero fu involto in ttna. coperta di lana e riscaldato mediante cilindri di latta ripieni d'acqua calda. La circolazione collaterale si sviluppò prontamente. Dopo poche ore la temperatura dell'arto si era. uniformemente elevata sino all'estremo delle dita, ed erano seoparse lo chiazze scure manifestatesi all'atto della legatura. 11 giorno appresso sopraggim1se lieve reazione febbrile che :prese il carattere dell'intermittenza e scomparve dietro ri})etute dosi di chinino. Al terzo giorno la fetita de1l'opera2ione si era riunita per prima intenzione agli angoli, e suppurava moderatamente al centro. La ferita primitiva si deterse di nuovo con rapidità, e la suppurazione, che dopo la emorragia era divenuta abbondante, diminnl gradatamente. ll laccio cadde il giorno 23 agost~, 13° dell'operazione. Lo


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ALLI.CCJATU.RA

scopo dell'atto operativo mi pareva raggiunto, o vede-m con soddisfazione il Biggi rimettersi a vista d'occhio nella nutrizione generale ed avviarsi alla completa guarigione, ma v cdi giudizio uman come spesso erra,

il povero sergente era destinato a subire ben più dure prore. n mattino del l o settembre si avverte di buon'ora una nuova emonagia della ferita primitiva. Rimuovo la fasciat ura, e trovo l'emorragia spontaneamente cessata, cd il ca· nale della ferita pieno di grumi. Applico il ghiaccio e sta.· hilisco un sen.Ytio di sorveglianza tra i pilt capaci del 11er· sonalc addetto. Altra emorragia eli avviso si ripete nella notte, a,ltra piil imponente verso le 10 antimeridiane <lel giorno 2 che richiede un'energica compressione sull'arcata del pube. Rendendosi necessario tm al tro atto operativo onde provvedere stabilmente all'emorragia, si riunisce un secondo consulto, che questa volta provoca una viva discussione. Il capita.no medico Giorgini in vista della niuna efficacia manifestata dall'allacciatura precedente, la quale non aveva im.· pedito il rinnovellarsi dell'emorragia al 21° giorno dall'OIJerazione, si pronunziò per l'a.llacciatura in sito dell'arteria primitivamente lesa; ecl alla seria obbiezione che malagevole ed incerta sarebbe riuscita la ricerca eli questa arteria, an· che col soccorso di larga incisione, in mezzo a tessuti infiltrati di sangue, spostati da gran copia di grumi, alterati da lunga suppurazione, propose di mettere·allo scoperto tutto il tramite della ferita, praticando nn lembo nel polpaccio con un amputante ordinario. Io, colla maggior parte dei colleghi, ritenni troppo ardHa una tale proposta, non giusti· fìcata da alcun esempio anteriore, non accettabile dal lato pratico per le gravi conseguenze finali dipendenti da mt'incisione che comprendesse l'intero polpaccio, anche concedendo


DELLE ARTERIE FEllORALI

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mo11:ò favorevole il (lecorso clelia vasta. ferita risultante. T/unico mezzo di salvezza si offriva in una seconda allacciatura. Essendosi l'emorragia rinnovata in seguito allo sviluppo dell:.t circolazione collatera.le per mezzo principalmente della femonle profonda, era manifesto doversi portare il laccio al disopra dell'origine di questa arteria, sia sulla femorale immediatame11te al disotto dell'arcata crurale, sia sull' Hiaca esterna. La quistione dtmque si volgeva SOJll'a un altro campo, cioè sulla scelta del posto di legatura; e tale scelta doveva essere subordinata alle condizioni che meglio ne avessero assicurato l'esito. La vicinanza eli cospicue collaterali come la drcontlessa iliaca, l'epigastrica, la tegumentosa addomimtle essenclo spesso di ostacolo alla forma,ziane del trombo, rende l'allacciatura della femorale sotto l'arcata crurale, secondo il parere di alcuni, pericolosa per le emol'l'agie consecutive (1), e spesso vi si sostituisce quella dell'iliaca esterna (2). Però questa non va. del tt1tto esento eli pericolo ; e la vicinanza del peritoneo, la probabile suppurazione della fossa iliaca nonchè .la facilità dell'ernia consecutiva, ne formano i lati oscuri. Gli opportuni raffronti degli esiti avrebbero potuto recare un po' di luce nella quistione, se ht letteratura chirurgica ci avesse offerto un materiale sufficiente per una statistica comparativa. Ma se clallato dell'iliaca esterna non fa difetto una discreta raccolta eli elementi (3), non si può dire lo stesso per 1'-allacciatma della femorale al posto di necessità., tenuta in un (l) S FJ.llLLOT, Tt·tu'ld ck Nédicillt opcmlot're, vol. 1, pag. 284. (Ediz. 1865.) (2) lù:L'IIln, Compe.ldiodioptrtuioni cltirurgichf, tradutiono it.•liana, Vol. 3, p. 278. (3) Il SJJDJLLOl', l. e. por l'aUaeciatura dell'iliAca esletna riporto dal Norris l• segoe~ti cifre : 118 opcrnti , 33 morii (27,96 "/o). Roincke pure 1.. e. rift!risce le cil're st:~.­ tl$llèhe rnccoltò. dall' Emmèrt, 78 cnsi, 23 morti (20,48 •;.). l l'isnlta ti di Bilh'oth nel 187 0, l. c., 5 albceiaturo, 4 mor!.i, non debbono t1tilizzarsi :per l~ sfavorevole concomitanza della piemia,


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ALLACCIATURA

relativo obblio probabilmente per l'accennato timore della emonagia consecutiva. Posta iu tal modo la quistionc, accennai doversi tener conto nel nostro caso per le probabilità d'esito, di un elemento fa· vorevole, cioè dell'otturamento dell'arteria femorale al disotto dell'origine della profonda, in grazie della precedente allac· ciatura, la qual cosa poteva render possibile l't~pplica.zione del laccio un po' al disotto delle collaterali sopra accennate, non dovendosi temer molto un'emorragia consecutiva del ca1>o inferiore per il maggiore ritardo offerto allo sviluppo del cir· colo collaterale. Seguendo questi criteri non esita.i a pronuuzianni per l'allacciatura della femorale, e tale fu il parere della maggioranza dei collegl1i presenti. L'operazione ebbe luogo alle 3 l>Omeridiane. Cloròformizzato l'individuo, praticai un'incisione che part~ndo dal centro dell'arcata del Poupart, scendeva obbliquamente in dentro pcT circa omoG, in direzione dell'arteria. Allontanati i piccoli gangli linfatici, incisone uno verso l'estremo supel'iore del taglio, ..... anivai sull'aponevrosi che aprii colle norme sopra indicate all'esterno del foro falciforme. Aperta la guaina nerveo-vascolare caddi sull'arteria che isolai per breve tratto colla sonda. smussata, e in modo da rendere agevole il passaggio del laccio coll'ago del Doscbamps ; mi assicurai della mancanza di collaterali per quel tratto, e stxinsi moderatamente il laccio di ctù un estremo ripodai al di fuori. La ferita venne riunita da due punti di _sutura intercisa. Allontanai dopo ogni fasciatura dalla ferita alla-gaml)a e riscontrai interamente cessata l'emorragia. Tolsi con leggiere · pressioni l'eccesso de'grumi che riempivano il cavo del polpaccio immensamente dilatato, abbandonai i residui all'eliminazione naturale, e medicai semplicemente a piatto. L'arto venne riscaldato nel modo usato precedentemente.


DELLE ARTEIUE FEMORALI

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Questa volta l'elevazione della temperatura avvenne con minore rapidità. Verso sera si notava m1 po' di sviluppo nella circolazione collaterale, ma le dita erano ancora fredde. Fu amministrato del broclo caldo e qualche cucchiaiata d'elisire. Nel giorno seguente, ,3, anche le dita del piede sono alla umperatura normale. L'individuo ha riposato per qualche ora ed.è calmo, sebbene un po' spossato. Nelle ore pomeridiane insorge un movimento febbrile alquanto risentito, e dalla ferita primitiva scorre una gran quantità di pus unito a dc~ triti di grumi. Iniezioni con soluzione fenicata. Nel mattino del 4 vi è lieve remissione della febbre. Alla gamba si avverte m1'infìltrazione punùenta verso il basso del polpaccio, alla 'l!uale si proV>ede con una contrapertm·a. Si amministra lm gramma di solfato di chinina, e si continua nell'uso della soluzione fenicata. Nella sera nuora invasione di febbre con brividi. 5, a,Piressia completa. Il pus alla gamba è diminuito di quantità, ed è di buona natm·a. Si propina un altro gramma di chinino e localmente alle iniezioni fenicate si sostituiscono quelle di decotto di china. La febbre più non si ripete. Il 6 si rimuove la medicatura nel posto dell'ultima ope· razione, ove la riunione per prima intenzione non è avvenuta. Si tolgqno i fili di cucitma e si medica a piatto. Fin da questo momento abbiamo notato con dispiacere essere vivissima la pulsazione dell'iliaca esterna e piccolo tratto della femorale proprio fino al posto del laccio, cosa che ci avverte difettare la formazione di un ·tl·ombo di qualche esten~ Bione. Preoccupal).doci del pericolo di emorragia consecutiva da questò punto, di unita al capitano meùico Giorgini, ff. di direttore, ed all'aiutante maggiore dottor Gervasio, abbiamo stabilito un servizio di turno allo scopo di prestare m1a pronta assistenza se il caso l'avesse richiesta. Dne individui dove·

n


510 .ALLA.CCLI.TURA vano esercitare una continua sorveglianza e nel caso d'emorragia comprimere l'iliaca estema. L'emorragia temuta pur troppo a'•venne, e con veemenza, verso l'una antimeridiana del 9 (settimo dell'allacciatura.), nel mentre il Biggi dormiva profondamente. I due individui di ;;orveglianza che, per difetto di personale istruito, erano stati scelti tra i comuni (1), si mostrarono pm· troppo insufficienti allo scopo, ed il povero sergente sa.rebbe immancabilmente perito se, svegliandosi in quell'istante, non avesse, con raro esempio di sangue fre(ldo esercitata da se medesimo una valida compressione sull'arcata del pube, incompleta è vero, ma tale sempre da dar tempo ad un più efficace aiuto. Accorsi subito il medico di guardia, <lottor :!\fassa, e l'aiutante maggiore, praticarono con rislùt~tto la compressione dell'iliaca; e n'era tempo, chè già cominciavano il vomito e i sudori freddi e lo gravi conseguenze di un'enorme perdita di sangue. Sopraggiunti poco dopo io e il Giorgini, si convenne altro scampo non esservi che l'allacciatura dell'iliaca esterna da praticarsi sull'istante. Apprestati i ferri, apparecchiato il cloroformio, che invero a malincuore in quelle condizioni di anemia ci eravamo determinati ad usare por le vive istanze del paziente, si sospese momentaneamente la compressione, onde scoprire la regione su cui cader doveva l'operazione, per sostituirvi la compressione dirett.'L sotto l'arcat.'L crurale. Ma qual non fn la nostra sorpresa nel vedere cessata ogni emorragia? Era per l'incipiente collasso o per l'effetto della compressione che l'enior· ragia s'era fermata? Ed in tale ipotesi sarebbe stato valido un grumo procacciato da solo mezz'ora di compressione? Io (l) Un ah1t~ute e cinqno infcnnieri tnt i migliori cra110 s taLi comanùati olio graoùi

n1auovrc.


DELLE AR'l'ERIE FEi\lORALI

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ne dubitava fortemente e quasi propendeva per l'operaziene, però ascoltai volentieri il consiglio eli sospendere pl:udentemente ogni atto operativo sino alla nuova comparsa dell'emorragia. A tale scopo si organizzò un nuovo servizio di sorvegliam.za, scegliendo all'uopo qualche graduato, oltre ad un turno di presenza tra i capi-ri1ntrto. Nel rimanente della notte il Biggi fn alquanto agitato, ma nel mattino susseguente si trovò più calmo. I polsi erano ancora piccoli e frequenti, ed il pallore straordinario. L'on<lata sanguigna nel posto di legatura sembrava meno risentita. Per quel giorno fu alimentato con latte, torti d'uova, bevande diacciate, evitando con cura ogni sorta d'eccitamento fisico o psichico. Il IO i polsi erano alquanto rialzati e l'individuo si mostrava più sollevato. Si proseguì senz'altro nella stessa ali· mentazione. Nei giorni seguenti il miglioramento nelle condizioni genel·ali progredl g:radatamentc senza ulteriori disturbi da parte dell'arteria allacciata, eù il mattino del 14 ebbi la soddisfazione di vedere colla caduta del laccio assicurata la guarigione del bravo sergente. La ferita alla gamba in questo periodo di tempo dava scarsa quantità di pus e granulava a mel·aviglia, la nutrizione aumentava a vista d'occhio. n 20, dovendo partire per altra destinazione, lo lasciai affidato alle cure del dottor Panara in lodevoli condizioni. La ferita d'allacciatura si avviava a cicatrice, e quella d'arme da fuoco accennava a chiudersi. Solo si notava un certo grado d'atrofia nell'arto. La guarigione non si fece lungamente aspettare, come si può rilevare dal seguente brano di una lettera del maggior medico Guidotti ch'ebbe il gentil pensiero d'informarmi dell'esito finale ....


512 ALLACCIATURA « TI sergente Biggi uscì dallo spedale il l o novembre, gua. rito perfettamente ; rimase in Livorno fino a pochi giorni fa, ora è in licenza di giorni 60 a Piacenza. Io lo vidi ill4° giorno dell'uscita, e lo trovai svelto e rimbellito, lamentavasi solo di non poter flettere il piede come l'altro ; bensì mi assicurò che coll'esercizio continuato sentiva di progressivamente migliorare. L'arto offeso ha ripreso la sua normale nutrizione, ed in confronto dell'altro presenta insensibilissima differenza .... » l i.

Alla nalTazione di questo caso singolare non sarà fuori di luogo far seguire alcune considerazioni sul fatto culminante delle emorragie secondarie, la cui frequenza, in grazia del perfezionamento delle armi da fuoco, diviene sempre piìl inquietante, e di cui il caso presente illustra un punto tu ~ra ·controverso, riguardante i compensi chirurgici di maggiore efficacia in tali emergenze. È noto che le emorragie secondarie nelle fe1:ite d'arma da fuoco avvengono sia per lesione primitiva di un vaso, chiusa provvisoriamente da brani necrotici o dal tromlJo, sia per erosione prodottasi nel periodo di suppurazione. Si ma.nife·Stano dopo alcuni giorni dalla ferita, spesso nella seconda settimana, e qualche volta ancl1e tardivamente dopo parecchie settimane (caso di Porta). Talvolta n'è cagione la feb· bre che incitando l 'azione cardiaca, aumenta la spinta ·del sangue sul recente coagulo ; spesso è la presenza del pus clte esercitando un'azione alterante sulle pareti vasali e sul tromho, impedisce la successiva organizzazione di questo : e non man· cano i casi in cui precipui fattori di tali emorragie sono imo· vimenti rapidi e disordinati del paziente. Le scheggie ossee,


DELLE ARTER~ FEl\!ORALI

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i frammenti di pi'oiettili ed altri corpi estranei in contatto di un'art~ria intat~a possono lentamente procurare l'erosione, ed essere cag1one di emorragie secondarie che in questo caso vengono dette consecutive. Comunque avvengano, formano sempre una ct>mplica.zione allarmantissima a cui è d'uopo pron· tamente e stabilmente provvedere. Tra i mez~ emostatici da impiegarsi in simili casi egli è certe che Fallacciatura offre le migliori garanzie eli risultato, come quella che costituisce l'ostacolo più sicuro e permanente al corso Uel sangue. Gli altri mezzi emostatici, tra cui alcuni frutto di recenti esperienze, se utili in qualche caso spe· ciale, non giovano affatto a sostituire l'allacciatura in queste· emotragie. La lunga serie degli stittici si mostra insufficiente o malsicum, perchè il 'trombo che ne risulta non ha la proprietà di organizzarsi. Ii ago-pressione ecl ago-torsione del Sim;pson riescono utili solo nelle ferite da taglio o ne'monconi d'amputazione·. Gli altri metodi di chiusura temporanea mercè l'appiattimento dell'arteria, siiL che collo Scarpa si circondi con un laccio l'arteria messa a nudo e si comprima sopra un corpo facilmente amo\;ibilc come un rotolino d'émpiastro, ecc., s~a che si stilinga direttamente tra le branche del compres: sore proposto da Billroth (1), sia che si chiuda colla legatura. pe:rcutanea di :Middeldorff, o col processo del Neudorfer, non ra-ggiungono lo scopo eli un'emostasia permariente, perchè se <li troppa durata procurano l'ulcerazione clell'arteria,, e se applicati per J?O!JO tempo non favoriscono la formazione di un trombo qotato di sufficiente proprietà emostatica. n w.etodo della flessione articolare forzata posto in opera, per ~a prima volta da .Malgaigne, e poi esteso da Adelmann pvt.rebbe in qualcP.e caso speciale rendere degli l~tili ser· (l) Cliigw·gr'sclre Bt-iefe, p. 161.


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ALLACCIATURA

Yigi; però la sua a.pplicazione è impossibile nei casi c~m­ plicati da frattura, e talvolta può mancare allo scopo (1), (caso di Bilhoth). La compressiqne cligitale introdotta da Vanzetti nella pratica chirurgica con un corredo di brillanti risultati, non concede tutta quell'azione efficace che dispiega nella cura degli aneurismi per i quali dal chiarissimo ,autore venne proposta. Oltre a.Ue difficoltà inerenti al metodo che ri· chiede il concorso di aiuti numerosi, pratici ed intellige11ti, cosa di difficile còmpito nella pratica militare, la c.om1nes· sione digitale potrebbe permettere la formazione di un solido e resistente trombo nel solo caso che fosse senza in· tcrruzione continuata per parecchie settimane , e ciò riesce praticamente impossibile non tauto pcl grande spreco eli personale, quanto perchè diffl.cilmentc viene a lungo tollerata. Stabilita in tal ~nodo la necessità di ricorrere all'allaccia· tura nelle emorragie arteriose delle membra in seguito a ferite d'arma da fnoco, il pensiero si volge alla quistionc Jella storia accennata, cioè a.l posto in cui dessa de1e c.adere. Valenti chirmgi stùl' autorità del Guthrie propendono per l'allacciatura in sito, e come raccomanda il Roser secondo le norme dell'anatomia chirmgica. Altri seguendo i dettami del Dupuytren adottano in questi casi il metodo di Hnnter (allacciatura del tronco principale). I sostenitori dell'cmo· stasia diretta opi)ongono alle vedu·te degli· · hun teria.ni le gravi conseguenze che talvolta trae seco l'alhtcciatura del tronco principale, l'incert-ezza di un'emosta.sia permanente, la. maggior gravezza nelle emorragie consecutive, il pericolo di gangrena. I propugnatori al contrario clel metodo hunte· riano ritengono esagerati gli incon1enienti addotti dagli (l) L. c. p. 158.


.DEL;LE· ARTERIE E~~lORALT

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-oppositori , e fan rilevare che la mancanza di rapporti anatom.ici tr.a il vaso ferito e i tessuti circostanti maltratta~i. dallJ infiammazione e dhlla suppurazione, rende la. ncm·cà, dei clue estremi dell'art.eria lesa laboriosissima, talvolta incerta non ostante vaste incisioni, spesso malsicura per la fragilità morbosa: delle pareti vasali. E sebbene il Fiseher Iion creda all'alterazione de1le tuniche arteriose e ritenga inf@dato il timore eli emorragia consecutiva (1), pme i fat'ti allegati da chirurgi sperimentati stanno a dimostrare giustissima questa massima del Dnpuytren (2). Per questo lo Stromeyer, il Beck ed il Billroth raccomandano di uon per.clersi in vaui tentativi, e di venir presto all'allaèciatma del tronco principale. Fu sotto' la scorta di tali massime che nel nostro caso pr-aticammo Pallacciatnra della femorale invece di acciDgei·ci alla ricerca del vaso sanguinante. Nè le nostre con· vinzioni :vennero in menoma parte scosse dal ritorno. della emonagi~ della tihiale dopo tre settimane che il circolo principale era; compiutamente intercettato, per la ragione che riténiamo rarissima tale conseguenza, e riferibile nel caso 110stro tanto allo sviluppo pronto di una ricca circolazione collaterale, .per la picciolezza della femorale alla.cciata, quali.to lilla difettosa organizzazione del tromho nella. fedta, di cni la frattura · façev.a ritardare la retrazione cicatriziale; la sola che oppòne·'un permanente ostacolo al corso del sangue in 1lll' eppca })Ìù remota cioè dopo il riassorbimento del trombo o.rganizzatto. Dopo quanto ho esposto non occorre che spenda altre pa_(l) T~a~t.\19 delle ferita d'anna da fuoco (Enciclopedia cln'mrg;ca, redatta. ùa Pitha c Bi!!roth, vol. l, p. 2, sez. 3, p. 47<1) . ti ( 2) À oonfer~ro di. ciò giova citare il Billroth, il quale opernn<lo !m'aneurisma l.ratuna· ,_.Cf).col metodo di A~tillo, trO\'Ò 1'<\rl~ria tahneute indebolita che gli si rnppe sotto il ~•o l


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ALLACCIATURA.

role per difendere la seconda allacciatum a preferenza di una operazione emostatica locale, che primitivamente cd in migliori C@dizioni avevamo rigettata.. J\'[a se da un canto appariva chiara l'indicazione d'intenompere il circolo al di sopra dell'origine della femorale profonda per via della quale principalmente la circolazione si era ripristinata, non si poteva d'altra parte evitare la quistione più grave sulla scelta :in:igliore del posto eli allacciatura. Come ho già accennato, all'allacciatura dell'arteria femorale sotto l'arcata del Poupart da parecchi viene sostituita quella dell'iliaca esterna che offre qualche spazio privo eli cospicue collaterali, e quindi facilità maggiore alla formazione del trombo. Tale opinione, sebbene appoggiata a ragioni anatomiche di qualche rilievo, non mi pare sia stata confermata dall'esperienza. I dati statistici per ora fan difetto, e la quistione per lo meno deve ritenersi come insolnta. Uno degli argomenti priucipali eli cui si valgono i contraddittori dell'allacciatura della femorale sotto l'arcata ~ru­ rale, riguarda la difettosa formazione del trombo in questo sito, e quindi la facilità ·maggioro alle emorragie consecutive. Esaminiamo un po' daV\' iciuo tale obbiezione. Risulta dall'esperienze di Briicke che il sangue si mantiene liquido nel sistema vasale in grazia delle condizioni vitali tlell'intima, nel mentre che il movimento del sangue è necessario a mantenere intatte queste condizioni. Da ciò ne deriva da 1m lato ch'è la rottura o il corrugamento dell'intima la cagione della formazione del trombo, dall'altro che la corrente sanguigna può disturbare o impedire tale formazione. Quindi la massima di allontanarsi nell'allacciatura da una vistosa collaterale allo scopo eli evitare l'emorrogia consecutiva. Ma è solamente ir trombo che procun in ogni caso la definitiva em ost<~si nell'allacciatura?


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DELLE .4:R1'ERIE FEMORALI 1

Il $.ÌC1Ir0 effetto .eÌnostatico di un agO·pressione eli sole 48 ore, pone la; teol'ia del trombo generalmente accettata a dura prova. Se la formazione· .del trombo, dice l 'autore delle dhirur;giche Briefe (1), ha· progredito in due giorni a tal grado da oppol'l'e ~valida resisten11a al corso del sangue in arterie di g1'0SSO éalìò1•o, comé avviene dunque che alla caduta del file anche dopo parecchie settimane dall'allacciatura il trombo non manifesti un completo effetto emostatico? Egli è éhe la quistione dell'emostasia arteriosa, attribuita · al tromho da Petit e M:orand, all'accrescimento del tessuto circostante da Pouteau, Jones, Jolm Bell c Stilling, è stata, UU()V'ameute rimessa in campo in questi ultimi tempi. Agli studi isto~ogici di Zwichi, Virchow, Rindfleisch ecl altri sull'effieacia della trombosi, si sono opposte le osservazioni criti~he di Tschausoff e Rosm-. Il Porta nel suo aureo trattato De'Re aZtemzùmi patologiche delle cwterie pe1· la lega#wa e pressione, assegna un ugual valore alla fonnazione del trombo ed a:li'ispessiruento del tessuto circostante (inviluppo linfa· tico). E dietro 1lavori di Kocher sull'ago-pressione sappiamo c}ìe al ?n011t.en.fo in C'UÌ l'ago :vien 1"Ìtirato emostasia pUÒ esset·e esclusivammite p·roctvratct dalla pct1·ete vasale, non per agglutinamento della medesima, ma pcrchè l'estremità dell'arteria compressa o ritorta, si trova fissa,t a in quella posi· zione dalla 1inia o essudato coagulabile segregato dalla località. In'fìne il Billroth va piìt avanti e ritiene possibile la chiusura definitiva di un'arteria allacciata anche nel caso sfavorevole in cui non esista hracci~L di trombo. Egli afferma che in talune condizioni speciali l'arteria fortemente increspata dal laccio possa esser :fissata nel posto dalla :fibrina, e che alla caduta del laccio le granulazioni possano ritenere

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(~l L. cit. p. 112.

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ALLACCIATURA

e far cicatrizzare l'estremità recisa, nel solo caso però in cui il laccio abbia lentamente diviso l'arteria. Kocker paragona questo processo alla chiusma. ,delle ferite intestinali col metodo di Cooper, in ctù si prendono insieme colla pinzetta pe· ritoneo e mucosa, e si lega al dissotto. Lo spiacevole incidente che pose in forse la Yita del Diggi, voglio dire l'emorragia dal posto di legatura non ò in contraddizione a quanto qui sopra ho esposto , perchè a mio credere tale emonagia dev'essere .attribuita a sfavorevoli condizioni di località che procurarono rapidamente la recisione dell'arteria. L'insufficienza del trombo che nel nostro caso pare abbia concorso all'emorragia, trora. riscontro in altri casi in cui per ragioni di località si trovavano riunite le condizioni pitt favorevoli, e elle nondimeno finirono con emorragia. E ad esempio di ciò qui cade in acconcio ci· tarc il caso numero 24 del Dillroth, in cui al 7° giorno di allacciatura dell' iliaca esterna avvenne nel sonno profusa emorragia che tolse di vita l'infermo. L'esame rigoroso \di questi fatti porta il citato autore alla seguente conclusione che nè pc1· la scelta del posto di legatnm nè p(}r altre con• dizioni che nell'operazione sono nelle nostre mani, s·iamo in g1·aclo eli esercitare WU:b sicura in{lucnzct sttlla (0t·mazi01te del trombo e 11wlto meno Stdla s1u~ lunghezza. Ciò che vi ha di sorprendente in questo f~Ltto e che \·a specialmente notato, è l'anestarsi definitivo dell'emorragia ultima dopo circa mezz'ora di compressione digitale, quando l'esperienza c'insegua che in tali condizioni l'emostasia, quando aVlieno, è soltanto provvisoria, e l'emorragia ricomparisce appena si eleva la potenza del cuore. Quali _furono i momenti che influirono ad impedirne il ritorno? È chiaro che questa emorragia era avvenuta da.l capo superiore dell'arteria incomplctamente recisa, non saprei se per


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DELLE ARTERIE FE:I!ORALI

·imperfetto sviluppo del trombo ed incompleta aderenza del medesimo alla parete vasale, oppure per movimenti disordinati delFinfermo.,A mio giudizio, ~a compressione digitale sull' iliaca ponendo un argine temporaneo al corso del sangue, ebbe a fa.vmire l'accrescimento e r aderenza del trombo, alla cui azione emostatica persistente g-iovò molto l'abbassamento ,dell'azione cardiaca effetto della grave perdita sanguigna. In tal modo l'organizzazione del trombo c la produzione di granulazioni ne' tessuti circostanti poterono progredire ·senza 1ùteriore distmbo. L'efficacia manifestata in questo caso della compressione digitale parla in favore di un'azione sussidiaria che la medesima potrebbe esercitare nell'allacciatura di grosse a.rterie, ,specialmente quando per la vicinanza. di collaterali o altri motivi si ha ragione di temere incompleta la formazione del trombo. L'interruzione soltanto temporanea della corrente sanguigna al di sopra del pl1llto allacciato deve riuscire di grande momento sull'accrescimento del coagulo. Tali criteri però, perchè possano acquistare la voluta importanza, è mestieri che ricevano l1ll maggiore sviluppo da nuoYe ricerche. RAFFAELE DI FEDE Cllpibno-medico.


UN CASO DI MANIA ACUTA l

STUDIATO SOTT O L ASPETTO MEDICO-LEGALE

I casi eli follia vera o simulata, abbastanza frequenti iJt tutti i tempi ed in tutte le classi sociali , sono, massime nell'epoca nostra, frequentissimi nell'esercito. Onde la simul~ zionc di tale malattia è pel medico militare una questione di speciale importanza ; tanto piìt che la soluzione della medesima è sempre irta di molte e svariato difficoltà, anche per chi, più che non possttno i medici dell'esercito, è famigliarizzato cogli studi psico-patici. È vero, come ilice il Boisseau (l), che i progressi della patologia _mentale banno spianato assai la via alla scoperta della frode, ma non pertanto sono ancora non rari i casi in cni alienisti valenti ven nero tratti in inganno da sealtri e~ arditi simnlatori. Codeste c-onsiderazioni congiunte all'interesse che di per sè stesso destava il caso sottoposto alle mie indagini, m' incitarono a farne l'obbietto del presente lavoro. {l) D6s mal~tdies simulécs, tec. - Paris, 1870.


UN CASO l>I MANIA ACU'rA

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Storia clinica.. - P ... G.. , soldato nel 41 o reggimento fanteria, della classe 1854, stato tcstè condannato alla rechi· sione militare, veniva il l o ottobre 1876 inviato all'ospedale .militare di Milano in osservazione per alienazione ment-ale. Egli è un giovane di 22 anni, nativo di Cianciana (Girgenti), di professione falegname. Poco o nulla si sa circa le sue abitudini, il suo tenore di rita, la sua condotta morale anteriormente all'arruolamento. È assai.probabile, a .giudicarne dalla sua indole vivace e buona e daUa tendenza spiegata anche al })l'esente pel lavoro, che sia stato piuttosto attivo e morigP.rato ; è certo poi che dovette :avere un'educazione intellettuale e morale molto limitate, giacchè, da una parto venne affatto illetterato sotto le armi, e dall'altra, tranne nn cer"...o amor proprio, ancor esso male inteso e .falso, confinante troppo colla vanità presunt1wsa e spavalda, non rivela alctm nobile c delicato sentimento. Si 1gnora parimenti se abbia sofferto, prima di essere soldat.o, malattie di qualche importanza, nè se nella famiglia di lui :sienvi state infermità trasmissibili ereditariamente ; è noto però che suo padre è morto da parecchi anni e che ha fi.-atelli e ~Qrelle, i ~ua.li sono insieme colla vedova madre tutti sani. Durante il suo servizio militare il P ... mostrossi sempre 1tllegro, loquace, esnansivo, di carattere conciliante e socievole. Non palesò mai molta proclività alle libazioni alcooliche, uè alla venere. Amante del lavoro, oltre al compiere lodevolmenrte ·n. s.uo serv:izio di soldato zappatore, occupava buona parte del tempo di libertà ad imparare a leggere e scrivere. Serviva volentieri, non mai simulando, nè procm-andosi infer• ·mità od imperfezioni per 'esimersi da alcun servizio; anzi fu :sempre rispettoso .e disciplinato, nè fino al p. p. giugno ebbe punizioni di sorta.


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UN CASO

Al reggimento non sofferse malattie di rilievo, salvo delle febbri a periodo, per le quali ricoverò una volta. nell'ospo· dalo civile di Vercelli, ove è eli stanza il suo reggimento e due nell'ospeclale militare eli Milano; ma vi rimase pochi giorni. Non ebbe mai malattie veneree. Venuta l'epoca del bersaglio, il soldato P ... pare siasi fitto in mente di voler ottenere il congedamento anticipato in premio de' molti punti di tiro. A quanto risulta dalle informa:tioni assai attendibili ricevut-e, pare che egli siasi messo d'accordo, a tale uopo, con altro zappatore suo amico, incaricato di segnare i p1mti, perchè questi gliene segnasse anche quando i suoi colpi andavano fa.lliti. Gli ufficiali e sott'ufficiali della com1>a.gnia non tardarono a rimaner sorpresi degli straordinarii risultati ottenuti dal P ... e, come è natmale, concepirono subito qualche sospetto sulla verità dei medesimi. Epperò, un giorno il comandante la compagnia ordinò che il P ... , il quale era stato sempre il primo della squadra a sparare,' tirasse invece l'ultimo, ed al suo posto venisse collocato UJl soldato, il quale nelle precedenti lezioni aveva costantemente conseguito infelicissimo esito. Il soldato P ... ebbe allora un risultato scadente, ottimo invece l'altro. Da quell'epoca data lo stato di esaltazione del P ... , le man· canze di vario genero da lui commesse, gli accessi di fw·oro minaccioso contro i suoi compagni d'armo, le stranezze di cui ha dato spettacolo. Siffatto cambiamento profondo quanto repentino del carat· lru·e di lui, clelle sue inclinazioni, delle sue abitudini fece temere che fosse per ismarrn·e od avesse già smarrita la ragione; quindi il 5 luglio si prese il partito di mandar)()in osserva.zione in questo spedale militare.


DI MANIA ACUTA

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Ma durante la sua non breve permanenza nel medes:imo, egli essendosi mostrato sempre calmo e docile, senza dar mai segno alcuno di follia, fu dimesso il 2 agosto successivo con dicbilll'azione negativa. del medico presCJivente del riparto cui era stato assegnato. Tornato al corpo, per alquanti giorni non commise atti di violenza: a quando a quando faceva strepiti, gridava, rivolgeva parole minacciose a suoi compagni e gupcriori, e scgnatamente ad un soldato fn.nzionantc da caporal fì.u-icre, come colui .che avrebbe sventato i snoi piani coll' inverti1·c l'ordine nominativo della sqltadra al bersaglio. n 14 agosto, però, armato del proprio moschetto cominciò ad iJ1fm·iare contro un caporale de1la compagnia, c fa.tto un segno di croce sul pavimento del!a camerata in prossimib\ del suo letto, intimò che avrebbe u~iso colui clte avesse osato sorpassal'lo. La causa \lccasionale di ciò sarebbe stato un furto di dieci lire, probabilmente immaginario di cui si dichiarava vittima. Non si sa bene intanto se avesse carica.to o no il moschetto; è certo però che trasse dalla giberna un pacco di cm·tucce e che gliene fu vista lma nelle mani; ma è certo altt·esi che quando, dopo molta. resistenza da lui opposta, venne disarmato e condotto in pligione, dall'ufficiale di picchetto, l'arma fu trovata

scarica. D 17 agosto, perseverando nello stato di esaltazione c di furore, barricò la porta della pligione, e sollevati molti ciottoli dal suolo, se ne circondò col proposito di scagliarli contro chiunque avesse tentato di penetrare nella p1igione stessa. ]J}ya lui, son quasi le gue parole, che comanaava lì de-ntro, e gttai a cl&i avesse osato invadere i sturi aominii! Al capitano d'ispezione infatti, che dalla finestra di una camera attigua tentò di penetrarvi col solo sguardo, lanciò un grosso sasso e con tanta forza, cl1e valse a sfondare la grossa rete di ferro di cui la finestra era munita.


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UN CASO

In seguito a tali fatti, il soldato P ... fu messo sotto giudizio per insubordinazione e deterioramento di oggetti militari, e con sentenza del 22 settembre u. s. venne condannato alla reclusione militare per mesi quattordici. Ma, anche nel carcere continuando ad essere irrequieto, esaltato violento ed a commettere stranezze e disordini d'ogni maniera, previa proposta del capitano medico del distretto militare di 1\filano, :venne nuovamente mandato in osservazione. Tutto ciò circa la st01·ja anamnestica.

Esame dti1·etto. - Venendo ora all'esame diretto, le mol· teplici esplorazioni praticato diedero i risultamenti che sono per esporre: n soldato P .... è di statura mezzana, di temperamento epatico-nervoso, di valida costituzione organica. Ha lo scheletro perfettamonte euritmico, bene sviluppato il sistema muscolare. La cute è piuttosto secca, poco prorrista. di peli c di colorito bianco-giallastro : ha folta c nerissima la capigli\· tura, folte anche le sopracciglia, aperta e sorridente 1a fì.sio· nomia, occhi vivad; lo sguardo è spesso vago ed incerto, talvolta, massime nello stato di esalta-zione, torro e fisso. Presenta assai mobili i wuscoli mil.J.lici: nel parlare gesticola molto, e massime se parla con calore, contrae sovente gli orbicolari delle palpebre ed atteggia .il volto a.l riso. l yarii movimenti della persona di rado armonizzano fra loro e spesso anche non sono in relazione colle idee e coi sentimenti che egli intende di esprimere. Ha incesso ardito, franco, spigliate, porta la t-esta. alta ed immobile sul tronco. Nel complesso il suo aspetto spira una certa aria di noncuranza delle cose e delle persone che lo circondano; è però gradevole e simpatico. Il suo cranio di forma oblunga e schiacciato a parictali (dolicocefalo) ha dato alla misurazione le cifre seguenti:


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DI MANIA ACUTA

centimetri 19.5 Diametro antero-posteriore . » 13.0 " bi·parietale .. » 13.4 .,. bi-temporale .. . ,. 10.5 ,. bi-frontale ... . 16.4 , occipito-bregmatico. » » dal mento al vertice 19.3 » » curva occipito-frontale. 30.5 » 27.0 » >> bi-auricolare. . . » larghezza della fronte . 14.0 » altezza . • . . . . . . . » 5.3 " circonferenza del cranio , 54.0 D reiterato e minuto esame do' suoi .organi e delle principali funzioni dell'economia fu in gran ·parte negativo. Son sani gli organi della digestione o funzionano perfettamente; la milza ed il fegato soltanto presentano 'la loro a1•oa di ottusità alquanto ingrandita, assai probabilmente per effetto dell'infezione palustre sofferta. In generale può afferma;rsi che le funzioni di nutrizione si compiono con regol;irità: il peso del corpo è di chilogrammi 63; la temperatura nel cavo ascellare alle ore 9 antimeridiane segnava 36.7, sotto la lingua 37 .O; la quantità clell'Ul'ina nelle 24 ore varia da 1400 a 1600 grammi o normale ue è la composizione chimica. J;n quanto al sistema nervoso, la motilità non presentò mai alterazioni di sorta : non ehbe nè convulsioni nè· contratture, nè paralisi; circa la sensibilità si è lamentato talvolta di vampe nevralgiche lungo l'al=to inferiore destro, però ricorrenti a lunghi intervalli e di cortissima dura-ta.. 11 sonno è assai turbato : anche ne' periodi di calma dorme poco, e spesso destanclosi siede sul letto o balza giù nella camera prorompendo in urli ovvero in parole inconcludenti ed anche minacciose. ))

))


526 UN CASO 1\fa i fatti anormali più importanti riflettono la sfera. psichica e segnatamente le funzioni intellettive. Appena entrato nello spedale il P ... venne collocato in una camera di sicurezza. Egli mostra,vasi irrequietissimo, eccessivamente eccitato, delirante. Fu impossibile frenarlo : voleva lacerare le coperte e le lenzuola, dar fuoco al pagliericcio del suo letto, mettere la camera a soqquadro ed inveire contro le persone. Si fu costretti a porgli la camicia eli forza. All'indomani, quando io lo visitai per la prima volta, era abbastanr.a tranquillo, mostrossi meravigliato di trovarsi nell'ospe· dale e di vedersi assicurato nel letto, egli che era così sano e docile l Lo feci sciogliere, e non si ò presentato più oltre il bisogno eli reprimerlo, meno negli 1ùtimi giorni di sua, degenza allo spedale. Dagli interrogatotii molteplici e minuziosi cui venne sottoposto, apparisce indubbiamente che il suo perturbament-<r int~llettuale non riveste il carattere di un clisordine generale ed assoluto : egli non ha eli quelle concezioni deliranti\ ed incoerenti, in cui la memoria, la riflessione, il giudizio, la coscienza non si esercitano e non vi prendono parte. Conserva integro il sentimento della propria personalità, abbastanza sana anche Ja memoria, giacchè ricorda e descrive con sufficiente esattezza anche i più remoti fatti della sua vita e racconta minutamente tutte le sue peripezie di questi lùtimi tempi. · Ha bensì delle idee erronee, delle concezioni deliranti, cui succedono giudizi falsi, che l'attenzione debole e clistrat,ta è impotente a dirigere, ma che però mostrano una certa coerenza, un nesso logico. Non è la facoltà della deduzione che manca alla mente del P ... sono le idee erronee che mentre conducono a conseguenze del pari errate, imprimono una direzione falsa agli atti volitivi che perciò risulta.no strani ed inconsulti.


DI MANIA ACUTA

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Fra codeste idee delinnti chiara ne emerge tma fissa., all:t quale per associazione le altre si ranno<lano e dalla quale a mio avviso derivano in gran parte le stranezze e le violenze dii. lui commesse. Questa è l'idea della persecuzione e delln. vendetta; essa si vede spiccare in· tutte le azioni, in tutti i discorsi, ne' sogni, ne' soliloqui che egli fa sovente. Se lo si interroga sopra lm tema determinato, di solito comincia per rispondere adeguatamente, ma presto divaga in idee e gh'ldizi affatto estranei all'argomento, e conviene richia.. marvelo ad ogni istante se si vuole una risposta conclusiva. Se gli si rammentano i fatti che motivarono la di lui condanna, si mett.e a padarne con enfasi e con fervore, si sfoga con minacce e propositi di vendetta, spiegando nella sua più ampia forma quell'aria di spavalderia, cho gli è quasi naturale; anche allora però non perde la sua giovialità consueta. Il dh·gli che è condannato alla reclusioti.e per 14 mesi non gli fa alc\ma impressione perchè ritiene nttlla la sentenza e si crede libero. Non così se gli si ricorda che trovasi all'ospedale per pazzia, allora si ribella e vuole a tutti i costi essere ritenuto di mente sana; anzi ha scritto a' suoi parenti lamentandosi di trovarsi rinchiuso nell'ospedale senza che sia infermo. Ha la parola sempre facile, viva ed immaginosa.; ama le similitudini, le quali sovente riescono espressive ed aggiustate, talvolta strambe e grottesche. È importante però notare come da tutte le sue parole e dai suoi atti spiri la naturalezza e la convinzione, non studio, non riflessione e ne111manco malizia. In quanto alle facoltà morali, la sua volontà non ubbidisce che ai suggerimenti delle idee dominanti ed ai trasporti del delirio. Ciò dà al P .... la fìsonomia morale <li un fanciullQ : guai se concepisce un progetto senza vederlo attuato,


528 se. ma.nifesta un desiderio senza che venga soddisfatw, se gli si fa una promessa senza mantenerla puntualmente. È allora che diventa addirittura infrenabile. Nell'ospedale per contrarietà di tal genere ha fatto o tentato diversi guasti. Una mattina si chiuse nella propria camera inchiodandone la porta, perchè gli si era promesso del vino che non gli fu somministrato; un'altra volta ruppe l'inferriata della fi. nostra e la sen-atura dell:1 })Orta, percbè, avendo chiesto di preparare delle filacce, non gli si erano dati i cenci; 1Ùti· mamente poi a tutti i costi voleva uu lume, e tentò di ab· bruciare il letto pexchè il l ume gli venno negato. Circa le passioni, presenta poco di notevole : pare non abbia grande amore per la famiglia, eli cui pal'la con indif· forenza, asserisce di avere un'ama.nte nel suo paese nativo, ma nemmeno dl lei si ricorda con entusiasmo. Mostra invece molta attività e rifugge dall'ozio: volle nn libro per occuparsi della lettura e domanda sempre ·del lavoro; ama an.che di scrivere e più volte ha chiesto della carta ~ tale . scopo. Senonchè, la sua scrittura scorrettissima e piena di sgorbi non ha molto valore, essendo egli poco meno che il· letterato. Quindi mal si saprebbe distinguere. la parte degli errori e delle irregolarità dovuta all'imperizia da quella dipendente dall'alterazione di mente. Finfl,lmente Tispetto alle funzioni sensoric, non pare vada soggetto nè a false sensazioni nè ad illusioni sensiti\re, solo presentò ·una volta un'allucinazione acustica, perchè affermò di aver sentito la musica del prQprio reggimento e le voci minacciose dei soldati della propria. compagnia. Apche il senso genetico non ha fatto notare nulla di speciale.


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Giudizio m,edico-Zega~e. - Dallo studio dei fatti sopraesposti io ho creduto poter formulare, sotto il punt<l di vista medico-legale, i quesiti seguenti : 1° n soldato P .... è affetto da una malattia organica dei centri nervosi, e specialmente del cc1~vello ? 2° I fatti sopradescritti escono dai limiti dello stato normale? In caso affermativo, a quale forma di malattia mentale sono essi rifel'ibili ? 3° Codesta forma è vera o sùmùata ? 1° ~l primo quesito è di facile soluzione'. Giova però avvertire che colla parola mc~letttic~ organicet non vuolsi alludere a quelle alterazioni materiali microscopiche, oppure sol· tanto molecollU·i o chimiche che i moderni frenologi vogliono trovare in tutte le malattie psichicbe. Io non posso uè devo entrare in questa ardua questione scientifica. Qui s'intende parla1•e di quelle lesioni materiali che cadono sotto il coltello anatomico, di quei processi morbosi del ccn>ello o dei suoi annessi, che possono dar luogo insieme con altl'i fenomeiJi patologici a pcrturbamenti del1e tàcolt.\ mentali. Ora, se noi esaminiamo la storia anamnestica e lo stato attuale del caso coucreto, uon troviamo alcun seguo anche dubbio di atl'ezione' morbosa degli organi centrali dcll"iunervaz:ione. Non è possibile che un tllmorc cerebrale ocl endocranico mgenere, uu'enccfalito, una meningite, una. malattia os.gea del cranio non si annunci con altri tm·bamenti che con quelli psichici. Sonvi bensì dei processi patologici acuti e cronici del cervello e dei suoi annessi che possono produrre siffatti ttu·baroenti, ma con essi si associa necessariamente un complesso sintomatico che colpisce non soltanto tut ti i rami · dell'atti\ità. nervosa, ma ancora .altro svariate funzioni dell'organismo. Se a tutto ciò si aggiunge il corso


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UN CASO

rapido e la forma accessionale de' fatti patologici presentati dal caso in esame, si potrà con tutta certezza escludere una malattia organica cerebrale, 2° Non è pa.rimenti facile rispondere al secondo quesito. Che i fatti snesposti debbano riferirsi ad uno stato morl)oso a me pare e'Vidente. Si attribuisca pure tutta la parte cl1e si vuole alla tempra nervosa ed irritabile del soggetto, alla sua scarsa coltura intellettuale e morale, al disinganno patito nel vedere sventate le sue trame, e deluse le spe· ranze, non si giungerà mai a dar ragione nè delle idee de· liranti nè degli atti inconsulti da lui compiuti. E per fermo, come si pot rebbero, per non citare che i punti pii1 salienti, spiegare altrimenti i fatti del 14 e del 17 agosto; le minacce continue per torti immaginari ricevuti, i Yaneggiamenti, i soliloqui, l'insonnia; quello stato d'ilarità imper· turbabile anche eli fronte al pensiero elella sua condanna alla. reclusione militare ; quel turbinio d'idee disparate e c~fuse che gli frullano per la mente ; quella loquacità istancahile ~ È inutile spenelere molte parole: il soldato P .... se non è un fino simulatm·e è 1.m (òlle. Che se altri medici hanno potu.to d.ichiarado immune da malattia di mente, bisogna rite· nere che in quel tempo la pazzia non aveva ragghmto ancora il grado in cui oggi la vediamo, ovvero cl1e l'individuo fn osservato in un periodo di enforia, in un intervallo lucido. Ma, a quale specie di follia è riferibile la forma morbosa che egli presenta? Ponendo mente all'origine elella malattia, al corso "della m~desima ed ai sintomi più salienti che la. caratterizzano, si potranno senza difficoltà escludere molte forme d'alienazione mentale. Primieramente, non è questione, nel nostro caso, eli una malattia congenita : essa è certamente acquisita, e noi sap-


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piamo anche l'epoca delle sue prime manifestazioni. In secondo luogo, se consideriamo che il fatto cardinale della forma morbosa in. questione è l'esaltazione, il delirio, e che le facoltà affettive, la volontà, gl'istinti, o sono integri, ovvero, se presentano , delle alterazioni, queste derivano dal disordine intellettuale, noi potremo eliminare, oltre alle forme depressive dipendenti da debolezza od annientamento di alcuna o di tutte le funzioni della mente, quelle ancora caratterizzate da pervertimento degl'istinti o delle facoltà morali. E, per verità, in questi due gruppi di affezioni psichi· che, ne troviamo due sole che potrebbero essere messe in discussione : la 1Jazzia motale o mgionante (l) e la clemenza. Riguardo alla prima, si potrebbe forse ranisare nell'in· dole leggera, nervosa, eccìt~bile del P ..., nella proclività sua a farsi trascinare dalle passioni, non moderata e corretta dll.ll'imperfetta educazione impartitagli, un terreno favorevole allo sviluppo di t ale affezione; ma nessuna notizia, nessun fatto della sua vita passata rivelano in lui un carattere originale ed eccentrico : egli sotto le armi si comportò sempre da buon soldat{) e nulla dà. motiYo a sospetti sulla sua condotta anteriore. Oltre a ciò, noi vediamo il delirio e gli accessi di nu·ore come fatti culminanti della storia morbosa ; i quali fatti per sè medesimi escludono la follia ragionante. Parimenti è da eliminarsi la demenza : l'integrità quasi perfetta della memoria, i fenomeni di esaltamento piuttosto che di depressione delle altre facoltà intellettire e degli affetti, la gaiezza, il furore danno ragione eli tale esclusione. Ciò non implica però che la forma morbosa attuale non c~Iiduca in un tempo più o meno lont!tno alla demenza, che è l'esito più frequente di molte malattie mentali. . <1>. V~oA. - Nnova elassiftc•ziono delle ma13tt.ie mentali propost3 alla Società fronc>· Oflc:\ Italiana. -· Milano, 1872.

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UN CASO

Non restano che la nwnomania e la mania atte a spiegare la forma sintomatica del càso in esame. Veramente, se si considera l'origine della malattia, e sopratutto l'idea fissa che spicca sempre nelle azioni e negli accessi di delirio del P... le allucinazioni acustiche, cui talvolta va soggetto, sorge naturale il pensiero possa trattarsi della forma monomaniaca più frequente o più comune, clcllu. monomania di pe1·secuzione. Ma neppur que,sta ba.sta, a mio a\rviso, a dar ragione di tutti i fatti osservati. Innanzi tutto, la monomania di persecuzione è caratterizzata dal delirio triste, da uno stato melanconico: gli ammalati sono concentrati, tacitmni, depressi, amano l'inazione e la solitudine. Nel soldato P ... invece noi osserviamo caratteri tutt'affatto opposti: egli è espansivo, allegro, irrequieto. La monomania, inoltre, non turba in una guisa così estesa, così profonda, così svariata le funzioni .della monte, e per conseguenza gli atti volitivi, le passioni, gl'istinti, come si \ vede nel nostro caso. Senza dubbio l'idea pre\'alent.e nei delirii clell' individuo che ci occupa è quella della persecuzione , ma basterebbe averlo osservato soltanto in questi 1ùtimi giorni, quando il suo delirio continuo ha raggiunto un grado assai elcrato, per convincersi che egli non può essere al tro cl1e un maniaco. Della mania infatti e propriamente della mania acuta presenta tutti i caratteri. Il rapido succedersi delle idee più varie e più strane, la violenza tumulttwsa degli atti, i gesti incomposti e grotteschi, la loqua.cità inestinguibile, la for~a. fisica straordinaria che valse persino a lacerare la camicia di forza, l'insonnia protratta, la fisionomia istessa su cui è scolpita la violenb, esaltazione dei centri encefalici, costituiscono un quadro fenomenico caratteristico della tJumia acztta.


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3° Vengo finalmente al terzo quesito. Ques~ mania è vera o simulata? Quantun~ue la questione della simulazione della follia sia in generale eli• difficile soluzione, pure il caso presente credo fernisca; criteri così spiccati e così convinc~nti che. valgono a diradai·e qualsiasi dubbio. Si:tfatti criterii ci vengono tanto da fatti accessorii alla malattia, quanto, e più validamente, dal corso e da sintomi propri della malattia stessa. Se noi esa;minia:mo la- condotta del P... innanzi eli dare i primi segni di follia, cf si presenta subito una circostanza di fatto valevole ad ingenerare un fondato sospetto di finzione. Questa è..: iZ tentativo di (1·ocle per ottene?·e in p1·entio del ti,-o al bersagl;i() il congeàamwnto antieijJctto. Ciò dimostrerebbe in lui non soltanto la proclivilx1.. all'inganno , ma anche il desideriò di sottrarsi con mezzi illeciti al servizio militare. Vemmente, questa circostanza avrebbe un gran peso se fosse associata ad aJ.tr~ che la sostenessero ed avvalorassero, ma da sola non .rivela altro che la tenclenza, del resto comune a molti soldati, a sciogliersi il piìt presto possibile dal servizio militarè, .ed il basso livello del senso morale nell'animo di lui. Per contrario, egli fece sempre un buon servizio, non ebbe punizioni eli sorta, non simnlò mai malattie. Nè aveva attitudine, si può aggiungere, a ungere una malattia di così diffieile imitazione, com'è la mania acuta, la quale ricl1iede molta finezza, molta intelligenza, ed una conoscenza abbastanza perfetta dei sintonri che la caratterizzano; qualità che ll}anGaYano assolutamente al soldato P ... D'altra parte, se a prima giunta la. ca.usa prossima della malattia -parrebbe giustifica.re il sospetto della finzione, potendo Sl}scit1J,re la voglia di un nu_ovo tentativo di frode, Plll'e, a ben considerarla, essa diventa un valido motivo di 3


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UN CASO

vera alterazione di mente in un soggetto in particola.r modo predisposto alla medesima. Ed infatti chi può dubitare che un forte disinganno, la delusione di una speranza da lungo tempo accarezzata iu un individuo ignorante, poco educato, nervoso cd eccitabile costituiscono una causa morale potente di alienazione eli mente? D'altra parte, qual ragione pote~• a avero il P ..... di tentare una nuoYa prova di frodo assai più difficile e pericolosa della prima, proprio immediatamente dopo che questa gli renne sventata? Valeva la pona di affrontare la collera dei suoi compagni d'arme ed il rigore della legge col lontano sMpo di sottrarsi per soli dieci o dodici mesi al servizio militare ? Nè può dirsi cho siasi :finto pazzo per evitare la condanna alla reclusione, poichè noi sappiamo in modo indubitabile come i primi segui di pazzia li abbia presentati innanzi di essere messo sotto giudizio ; anzi fuxono essi appunto che motivarono la consegna di lui nelle mani della giustizia militare. È assai probabile adunque che, ove mai egli avesse vdtuto anche fingero un'infermità, sarebbe ricorso ad una malattia di più facile simulazione che non sia la forma maniaca. Se poi ci facciamo a studiare la malattia ne' suoi sinton1i e nel suo cor-so, troviamo delle ragioni ancora piìt com·iucenti por escludere la simulazione. Innanzi tutto, checchè ne dica il Tardieu (l ) q\Umdo as· .sorisce che la mania acuta si })resta molto alla finzione, io ritengo col Boisseau (2) e col Gricsioger. (3) essere ess<~ fm lo malattie mentali una delle piil difficili ad inùtarsi. In gene· rale i simulat.ori preferiscono le forme che richiedono l'inerzia, il silenzio, la concentrazione. La mània acuta esige troppa .(l) T.1.unuw, itwll wé<liCO·ItiQCIID ile la folie, T'otis, 187G. (2) Bot88uv, Op. eìt. {3) 0JllllS1NoEn, 'll·artt des ~>1(1/acUtl me>tl<tlts trad. Parli!, 1865.


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.arte, troppo perfetta. conoscenza della forma patologica vera, troppa energia fisica e tenacità di propositi })er essere simulata oon successo. Se poi poniamo mente alla naturalezza con cui si presenta sempre il P ..... , alla pertinacia con cui assevera che egli non è matto e che a torto fu creduto tale, alla nessuna malizia ehe addimostra in tutte le circostanze, troviamo altrettante prove della 'r ealtà della malattia. Ma l'argomento cardinale è fornito da' sintomi. È impossibilè anche ad un uomo famigliarizzato coi pazzi e che co· nosce a perfezione la fenomenologia clclla manìa acuta., riprodurla oon tanta esattezza e così costante spontaneità, quanta ne vediamo nel P .... L'eccitazione straordinaria che egli presenta, l'infaticabile loquacità prolungantcsi per giorni intieri senza interruzione, la rapidità con cui le idee deliranti si succedono, l'enorme forza fisica che egli è capace di spie· gare, la faccia animata, voluttuosa, e sopratutto l'insonnia oosì protratta, stanchcrebl>ero la volontà più ferrea e sma· schererebbero le tramo del più astuto ed intelligen te carattere. CONCLUSIONE

Dopo tutto ciò io credo si. possa senza alcuna esitazione concludere : l o Che il nostro soggetto è a.ffetto da manìrt acuta con prevalenti idee di persecuzione, e con tendenza alla demenza ; 2° Che questa malattia con tutta probabilità rimonta fino all'epoca de' fatti che motivarono il processo giudiziario a di lui carico ; 3o Che la medesima presentando tm corso rapidamente ,progressivo, offre poca o nessuna speranza di guarigione. Io non so quanta importanza meriti questo mio povero la·


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UN CASO DI ì\U.NIA ACUTA

voro; è certo però che il caso per se stesso è dei pilt interessanti sopratutto per noi medici nrilitari. Esso dimostra ancora una volta la grande difficoltà di pronunciare un giudizio esatto e sicuro nelle questioni meclico-legali riguardanti le malattie psichiche e la necessità che il medico militate coltivi, per quanto il tempo eli che può disporre ed il campo vastissimo dei suoi studi gli permettano, altresl quel ramo importantissimo dello scibile medico che è la psico-patologia. In quanto poi agli apprezzamenti da me fatti, pare sieuo stati confermati dall'tùteriore decorso della malattia del P .... giacchè egli, passato :fin dal novembre 1876 dall'ospedale militare di Milano al manicomio della Senavra, è tuttora ricoverato in quest'ultimo stabilimento, e dalle valide informazioni cla me asstmte risulta essere attua.lmente in uno stato di avanzata demenza.

Milano, maggio 1877. \

IM.BRIACO PIETRO tenente medico ncll • 8• l\mtcri•.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA

(}olpo di sole o febbre termica. - Sotto questo titolo il dottor H. C. W o oD pubblicava nel PhiZadeZphia medicaZ Times del 5 agosto 1876 il seguente articolo : Alcuni anni addietro pubblicai una monografia sul colpo di sole o febbre termica, che era principalmente fondata sull'investigazione sperimentale, quantunque avesse altresì una considerevole base di osservazione clinica. Durante la calda stagione , or ora trascorsa, per motivo de' miei rapporti col servizio medico· della mostra centennale e del servizio che prestava negli spedali di Filadelfia e dell'Università, mi si offrì l'opportunità di colmar la lacuna esistente nei primi miei studi sulla febbre termica. Prima di entrare a discutere degli aspetti clinici del soggetto, sarà conveniente di chiamar l'attenzione sulla conferma data dalle necroscopie recentemente fatte nell'ospedale di Filadelfia, come pure ·dalle ultime ricerche tedesche all'osservazione da me fatta primieramente nel 1863, cioè il caratteristico indurimento o la contrazione del cuore trovata dopo morte in chi era stato colpito dal sole. I risultati degli sperimenti mostrano che la pronta coagulazione della miosina del cuore, a cui è dovuto l'in4urimento di quest'organo, dipende dall'alta temperatura. N on è


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RIVIS'l'A DI GIORNALI

tuttavia da aspettarsi lo 511a.smo cardiaco, quando il pazicnt~. muore delle conseguenze dci suddetti risuitati dell'elevata temperatura, il calore eccessivo essendo stato ~tificia.Imentc rimosso dal corpo durante la vita, sia coll'uso esterno del freddo, o mediante un copioso salasso. Inolt.re accadono così rapichtmente putrefaztoni dopo la morte da febbre termica., che se l'autOJlSia non è praticata prestissimo, il cuore, che è stato contratto, si troverà rilassato. In questi due fu.ttori piuttosto che in osserva;doni poco r igorose esiste probabilmente la ragione che il cuore nei resoconti delle autopsie di morte da colpo di sole fu così spesso indica,to come in ista.to di rilassamento. n risnlta.to raggiunto nella mia monogmfia era elle esistono due classi distinte di casi elle furono confusi sotto il nome di colpo eli sole : in una il malato è in l)l'eda al collasso; nell'altra. la temperatura del corpo è eccessiva. Durante l'esposizione centennale s'ebbero in cura parecchi casi della forma di collasso, quasi i primi che io mi avessi mai veduti. l casi gru.vi ncc.'ldtlero principalmente fra persone che avevano dovnto fare qualclle lavoro faticoso in apptwtamenti t·istretti ed eccessivrunontc caldi. Come tipo merita di esser narrato il caso di un uomo fortiss ir~o cho, senza preavviso di sorta, cadde privo di sensi nel reparto delle macchine. Dopo circa quindici a vent,i minuti esso fu portato all'ospedale tuttora inconscio di se stesso, in uno stato di delirio mormorante, da.l qnalc potè essere svegliato quanto bastava per rispondere con una specie di gemito. La pelle era. umida in sommo grado : il polso rapidissimo e debole ; il petto singolarmente freddo, la temperatura della bocca essendo di 95 '/•" F. Vi fu un caso di un capit.auo di potto scozzese, che contTastava col precedente. L 'ammalato era esso pure un uomo di gra.nde sviluppo, robusto, chè svenne nell'edificio priucipalc, e fu portato all'ospedale in istat.o di delirio brontolante, col pol:;>O· rapido e debole, con 11elle asciutta e colla temperatura della. bocca che arrivava di certo a 108•, se non li sorpassava; ben cb è fosse appena di 107 '/~· dopo che era stato per alcuni minuti iu un l>agno di gluaccio. Questo è incontestabilmente provato che· nel vero colpo di sole l'aziorre diretta del caldo è la causa della perdita dei sensi. L'ammalato suddetto fu immerso in un bagno eli ghiaccio e d'acqun in proporzioni pressochè uguali , e grossi


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pezzi di ghin.ccio fm·ono ammucchiati attorno al ca.p o cd al collo di lui, di modo che il primo indizio del ritorno della coscienza di se stesso fu l'impressione che egli era un cadavere incassato nel ghiaccio. Man mano che la temperatura scendeva, la coscienza ritornava pwri passu. Havvi una sol'gente d'errori nello studio dell'azione della temperatura sul cervello, che merita d'esser qui ricol'data. Un inCenno vien trasportato all'ospedale privo di sensi a motivo d'un colpo di sole. L'ardente temperatura vien ridotto. mediante un bagno freddo, ma. non si riacquista Ja coscienza. Sembra poterseno uaturo.Imente dedurre che l'eccessiva temperatura n on fu la (otJs et origo ·mali. È chiaro d'altronde che vi sono due sedi dei risultati cagionati dal calorico - gli effetti immediati ed i secondari. caldo eccessivo produce tutt'ad un tratto la perdita della coscienza, ma se la sua azione continua lungamente, esso cagiona. altresl dei CtlJJ\biamenti nei centri nervosi, che bastano da loro stessi a togliere l'intelligenza. I casi veduti negli ospedali possono essere stati sotto l'influenza. d'un'intensa febbre per molte ore, prima d'essere ammessi nel r eparto, o sebbene la temperatura sia ridotta, la. perdita dei sensi e la morte possono essè~e i soli esiti possibili del male già ordito. Nei due casi or ora. descritti come avvenuti nei locali della mostra centennale, la perdita dei sensi sviluppassi in modo parimenti repentino e fu accompagnata da delirio della stessa fonna. Pare probabile che nel collas~o v'ho. di più d'una semplice sincope, che la tcmpero.tul'O. più bassa, come l'elevato., paralizza la sostanza nervea, che è stata così costituito.'\ da compiere le sue funzioni sotto un certo gt·aclo di calorico. Nei miei esperimenti sugli animali mi riuscl di pt·odurre ogni grado di febbre, mediante il caldo esterno. Esaminando lo. letteratura clinica reJati\11. all'argomento, fui per molto tempo sorpreso di non trovar alcuna discussione di easi miti di colpo di sole. Tuttavia finalmente esaminando gli scritti dei modici dell'India., trovai che essi riconoscevano molto chiaramente casi miti del male di cui si tratta, in cui l'infermo non subiva. la perdit.a dei sensi, ma solamente era preso da febbre di maggiore o minor grado, e nei quali l'esito poteva esser la salute od un subitaneo colpo di sole. Quest'estate, specialmente sul ter·

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ritorio dell'esposizione, io vidi un'abbondanza di tali casi, uomini e donne che si lagnavano abitualmente d'emicrania e sempre di malessere, con polso celere ed una temperatura di 102•, 103•, 104:" o 105°. Fu dimostrato c4e cotesti infermi guarivano d 'un tratto mediante un bagno freddo. Siffa.tti casi devono essere frequenti durante i lunghi periodi di caldo eccessivo, e la.loro vera natura fu senza dubbio spesso osservata in questo paese. Ciò si vede essere più specialmente il caso nei fanciulli. Si può alquanto dubitare che parecchi casi riferiti come casi di colera infantile, d'enterite, ecc., sono in realtà insulti di febbre termica, e si curano come questa. Ciò sembra esser vero specialmente di quei casi in cui la malattia vien detto volgarmente che va alla testa. Casi di questo carattere spiegano abitualmente i loro sintomi cerebrali o con un sommo esaurimento dì forze, che richiede gli stimolanti, o con una. febbre intensa da combattersi coi bagni fl'eddi. Nel Phi.ladelphia meàical Tirnes, volume V, pagina 664, si può trovare un pregevolissimo scdtto del dottor C. G. Comegys, concernente il bagno freddo qual mezzo curativo del mal d'estate dei bambini. Chiunque ha. veduto, come io vidi quest'estate, il fanciullo su cui le droghe avevano cessato d'agire e che era apparentemente condannato a morte, guarire in dodici ore, mercè d'un bagno freddo forzato, ogni tre o quattr'ore, accorderà. al dottor Comergys il credito di aver introdotto uno dei mezzi più acconci a salvar la vita nella terapeutica moderna dell'infanzia. Un sonno dolce, subitaneo, surrogante, dopo il bagno, le notti angosciose ed i giorni irrequieti, è cosa che veduta una volta non si scorda più; ned è certamente men degno d'essere notato l'arrestarsi della diarrea. La diagnosi della febbre termica nell'adulto d'ordinario non offre difficoltà, ma un accesso di febbre mala.rica senza freddo, in un giorno intensamente caldo, potrebbe benissimo essere scambiato con quella. In un solo caso ebbi a sostenere la mia. decisione e vidi altl'i cadere nell'errore. La febbre da malaria, che invade in giornata calda, può esser resa assa:i più intensa dal caldo, e la. temperatura, com'ebbi a vederlo, sali tant'alto da diventar pedcolosa e da richiedere imperiosamente l'uso del freddo.


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La cura ché trovai immediatamente giovevole in ogni caso di conasso che .ebbi a combattere, consiste nell'uso del bagno caldo per ristabilire il calorico e nell'amministrazione interna di dosi moderate di wisky e di ammoniaca e specialmente nell'iniezione ipodermica da 10 a 12 grani di tintura di digitale, nello scopo di rimettere l'azione del cuore. Fregagioni con panni caldi intinti nella tintura di capsicu1n, segnite dall'applicazione di panni caldi asciutti ed il rinvoltamento in lenzuola potranno sostituire il bagno caldo, ma. probabilmente saranno meno efficaci. N ella febbre termica il precipuo trattamento è uno solo. La riuscita. dipende dall'essere esso adoperato abbastanza prontamente ed in modo energico : il più valido mezzo per sottrarre il calorico si è il bagno d'n.cqua ghiacciata. Ho trovato nella pratica ospedaliera una tendenza all'uso empirico di siffatto bagno, l'infermo venendovi tuffato per parecchi minuti. Bisogna attentamente guardarsi da questo andazzo, ogni caso formando uno stadio per se stesso distinto ed il bagno dovendo essere usato per l'appunto a lungo quanto basta per ridurre la temperatura della bocca o, del retto a 100• e nulla più. Dopo il bagno freddo ho trovato parimenti di grande utilità per prevenire l'innalzamento della temperatura, le iniezioni ipodermiche di chinina. È questo un punto capitale su cui desidero chiamar l'attenzione. Dopo l'abbassamento dei primi sintomi vengono in campo dolori di capo, leggiero aumento di temperatura, malessere generale e talora un denso ebetismo di mente. Quest'ultimo io penso sia dovuto ad un profondo grado di flogosi meningea o cerebrale. Certamente ho trovato che essi in alcuni casi cedevano rapidis· simamente all'applicazione di un largo vescicante alla schiena, al collo od alla testa, coadiuvata da piccole e ripetute dosi di merenriali. In alcuni casi il disordinamonto delle condizioni dei visceri addominali tien dietro al colpo di sole : in questi pure giovano grandemente le piccole dosi di mercuriali. Una potente cagione !Iell'cc0essiva mortalità da insolazione nella pratica degli ospedali è la lunghezza del tempo che trascorre fra il mànifestarsi del male e l'uso del bagno. Nell'ospedale di Filadelfia quest'inconveniente fu diminuito in una certa misura col dotare le ambulanze di ghiaccio e con disporre che l'infermo non.appena vi viene accolto sia stropicciato col ghiaccio ..sotto la sorveglianza del medico addetto all'ambulanza.


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Saggio •li patologia d elle ne-vra lgie, di UsPENsn. (Dentsh. Archiv fii;r K lirtisclw Medici?~ XVIII, l, p. 36 e seguenti. - (St. Petet·sbzwger mediz. Wochenschrift, novembre 1876).

n dottor Uspensky attribuisce il dolore nelle nevralgie alla. fo1-nwzione cl'una tal qt~ale quantità eli pt·odotti della sostanza di ricambio nel tess~tto nerveo, ed n.ll'azione di esso. sul ~istema nervoso. In tale senso parlano gli esperimenti di Schifi', di Ranl<e, ùi Heidenbain, e di altri,secOJido i quali nell'eccitamento dei nervi, insieme all'aumento della tem}lcratura, si manifesta pure un cambiamento della reazione chimica per la fo,·ma.zione di acido la;ttico, e di fosfato aciclo di soda, in modo cl1e la reazione sulle fibre nervose diventa almeno neut.ra, e nella sostanza grigia si fa. acida. Le condizioni per questa reazione anomala. sono inerenti, negli individui nervosi e deperiti, ad alterazioni della nutrizione, le quali determinano un aumento della eccitabilità sensit.iva, una diminuzione dell' eccitabilità. motrice, e conseguentemente anche un affievolimento dell'attività vasomotoria. La perioèll"tittì. degli accessi l'autore la spiega dicendo che l'eccitamento sia abbastanza durevole da produrre il parossisroo, ma che però s.ia necessario un accumulo di. questo eccitamento reh~tivo ai prodotti .della sostanza di ricambio. Il primo accesso l'isulta dalla riunione di una data quantità di prodotti eli riduzione in segtùto ad a.ttività indebolita dci nervi vasomotori. Tutto ciò produce più tardi, in modo l!.·ffa.tto indipendente dalla locoJizzazion e, nn cambiamento nel rispettivo centro nervoso, che è come la vera causa fondamentale della nevralgia, e ptopriamente come una modificazione del lume dei vasi. In favore di questa tesi parlano i dolori nevralgici sul principio della tabe, nella qunle i vasi sono più o meno alterati, e la SO!lsibilità delle vertebre che si manifesta nelle nevralgie. (Trousseau). Come ccmsa occasionale diretta agisce l'eccitamento dei ·nervi sensitivi lungamente persistente, sebbene anche poco intenso. L'autore accetta con Vulpius e Anstie come probabile alterazione della midolla spinale l'atrofia. delle cellule nei cordoni posteriori. Egli crede che i fa,tti


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precedenti nJ.la. manifestazione dell' o.trofin abbiano luogo nel seguente modo. Dallo stimolo costante, benchò debole, dei nervi sensitivi vengono eccitato nei cordoni posteriori le cellule sensitive; nel tempo stesso però subentra per corrente riflesso. una contrazione pcristalticu. dei vasi, la quale favorisce l'assorbimento dei prodotti di riduzione. Questo riassorbi.mento, in conseguenza dcll'awnentato eccitamento, viene diminuito e quindi si accwnula. 13. sostanza eccitante del tessuto nervco. Quando questa. è giunta. a nn certo grado ne risulta dn.pprima una contrazione tetani ca. prodotta dall'eccitamento delle cellule nervee sensitive, la quale più tardi si cambia in un rilasciamento paralitico delle pnreti vasali. Col frequento ripetersi di questi processi poi può a.vvcnixe un'atrofia delle cellulencrvee sensitive, c contemporaneamente una modificazione uel calibro dei vasi stessi. Quanto alla tempia delle nevralgie, l'auto•·e osserva che debbono anzitutto essere allontanate le azioni nocivo che agiscono <lostantcmente sui nervi sensitivi (nevrotoroia. e distensione dci nervi, secondo Nussbaum). Quali indicazioni curative del morbo si suggeriscono il freddo, i nurcotici, i tonici negli ammalati esausti, i vescicanti, ma specialmente l'elettricità. La con-ente elettrica spiegherebbe la sua azione tonica meno sul sistema nervoso, che su quello vn.sale. Da ciò emerge che nelle importanti pn.ra.lisi dei nervi vaso motori si debba attendere molto vantaggio dalla conente costante.

Sulla valntazioue d ell'tn·c a nel sangue llDlano, s nta. qnautl~'- e vtniazion e nell'emiplcgi~ pcl signor lvoN, (J"ounw.l de phm·macie et de chi-mie, maggio 1877). La determinazione dell'ru·ea nel sangue umano ò una operazione ben delicata e rimasta. quasi sino nùcsso confinat3 nel laboratorio del cbimico. Pertanto ho voluto mettermi all'impresa di renderla semplice per quanto fosse possibile, sen1.n. molto togliere della. sua esattezza scrupolosa, ed ecco la. modificnziohc del processo classico, al qualé mi sono attenuto. Ro ognora creduto meglio opportuno di praticare l'analisi su


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quantità, di sangue relativamente piccola, cioè suppergiù 30 grammi nel caso di sangue normale e da 15 a 20 grammi quando si tratti di sangue patologico, nel quale la quantità dell'area è certo più considerevole. In queste condizioni si può eseguire più esattamente la lavatura, e si ha il vantaggio di nn minor volume di liquido da :far svaporare, e quindi di una più corta esposizione dell' w·ea alla azione del calore. n sangue è ricevuto direttamente e al momento stesso che spiccia dal corpo in boccetta di bocca larga, della capacità. di 45 grammi e di peso limitato. a un ettogramma. Prima dell'uso è tarata per mezzo di una bilancia sensibile sino a 5 centigrammi, ed ermeticamente turata subito dopo di ayerla empita. È indispensabile sifi'atta precauzione nell'accogliere il sangue, perchè altrimenti la perdita dipendente dalla svaporazione, che può salire sino a l gramma, nuocerebbe altisultato dell'analisi. Si versa il sangue, stato pesato con diligenza, dentro un mort~io di cristallo e si allunga col quadruplo del suo volume di :alcole a 90•; poi si riparte per bene il coagulo fonnatosi, e si pone la mescolanza a filtrare. n liquido alcolico deve passare col\ Wl.a. tinta verdiccia e senza strie sanguigne, quando la quantità dell'alcole sia stata sufficiente. Intanto si lava la boccetta con nuova porzione di alcole, la si versa come la prima sul filtro e si mette da parte il prodotto, corrispondente al sestuplo o al settnplo del volume di sangue adoperato e contenente la .mn.ggior parte dell'urea. I grumi e la carta emporetica del filtro sono triturati con forza nnitamente a 50 grammi di fina argilla, lavata prima con acqua comune distillata, poi con n.lcole e da ultimo calcinata. Quando la loro massima divisione siasi effettuata, si introducono in uo tubo di vetro e vi si lissiviano di nuovo con alcole. Veramente il metodo del lissivio riesce piuttosto lungo, e si può accorciare trattando dapprima con poco alcole i grumi riposti dentro un sacchetto di fitta tela, e ricavandone l'a-lcolito mediante la strizzatura; ripetendo quindi queste due operazioni dieci o dodici volte, cioè sino a quando l'alcole esca perfettamente limpido c più non asporti alcuna materia del sangue. n prodotto è allora filtrato traverso a carta. vegetale del Ber-


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U9--~a11u~~ (1) e fatto svaporare in cassula.

collocata su bagnomaria. SI aggiunge al r esiduo l'alcolito già. messo da parte o proveniente :diJ primo trattamento del sangue, e alla sua volta si sottopone ~~ svn.porazione, favoreggiandola. con un continuo rimesta;Jaento . La materia rimasta, ossia l'estratto alcolico del sangue è fl seguito trattato con poca acqua comune distillata, la ctualo 'tel'Ve a. separare le sostanze grasse, e rifiltmto traverso a carta del Berzelins. Per tale modo si ottiene l'urea in soluzione acquosa e in condizione abbastanza pura per essere analizzata. Prima però cceone di lavare la cassola e il filtro con nuova porzione di acqua distillata, badando che la quantità. totale non oltrepassi il volume di 15 centimetri cubi. In questa soluzione, introdotta nell'orinometro, si determina la. quantità dell'urea, scomponendola per mezzo di ipobromito sedico, e si conseguono dei risultati soddisfacenti, purché si tenga conto della temperatura e della pressione. Infine la quantità dell'azoto farà conoscere il peso dell'arca contenuta nel saggio, e il calcolo la sua proporzione in un litro del sangue. Con siffatto metodo ho praticato parecchie analisi quantitative dell'urea nel sangue normale, e ho ottenuto le quantità indicate dal Grehant, ovvero 180 milligrammi per ogni 1000

srammi. Ecco ora il risultato delle ricerche nei casi patologici : 42 centigrammi di urea trovati in un litro di sangue di nn individuo affetto da febbre tifoidea e morto la dimani dell'tmalisi ehi:mica; Oltre a. 2 grammi della stessa sost.a.nza. e nella predetta quantità di sangue appartenente a un malato di uremia. Nei casi di emiplegia., ho osservato delle variazioni che ben possono essere molto importanti, ma che io espongo senza alcun commento, non volendo enb·a.rc in un campo che non è mio c Insciando ad o.ltri più competenti la cura di trat-rc le opportune conseguenze. Nei sangue degli emiplegici bo adunque ognora rilevato un

...!:2 L:' ~an:a detl4 del Denolius, trotl4 dalli collulosa vogo14le, ò affittto priva. di mi\IIUDeraU Il DOn lucia ceDere nella eombuaUone.

Xolll ®l t.radultorc.


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aumento di urea,. ma con una differenza fm la parte a.tretta c quella sana. Quindi in diversi esempi di emiplegia di vecchia data ho potuto accertare, che il sangue della parte (destra) in istato di par alisi conteneva da 0,195 a 0,539 d'urea, mentre la quantità si trovava da 0,318 a 0,628 nel sangue della parte sana, e in un caso recente (3 giorni) ho riconosciuto, 1come l'aUlllento dell'urea seguissE} in senso inverso, cioè 0,500 nella parte destra pa.ralizzata e 0,467 in quella sinistra e sana. n sangue proveniva da ventose state applicate su duo punti simmetrici e inciSi, e anche da un salasso. ·

Sull'albumina transi toria nell' orin a durante il d.e lirium tremens , e sulla terapia del metlcs iluo, del dottor vVJ!l.UfBER.G. (Bel·. Klin. Wochenschri(t n• 32 - De1dschc medi.zinische Wochensch1·i{t, 28 ap~·ilc 1877). L'autore sopra 156 casi di delirium tremens ne ha osser vati 51, nei quali vi fu la protta coincidenza della durata dell'albuminuria col <lelirium. In nessuno di detti casi si trovarono (orme di elementi patologici che accennassero {L malattie de' r eni.. Non rimase dunque altro modo per spiegare questa transitoria albuminuria che ammettendo come causa di essa un'alterata innorvazione. terapia fu essenzialmente sintomatica: in molti casi si procedette col metodo puramente aspettative. I deliranti vennero isolati, sottoposti a dieta COlToborant~ e secondo il loro stato di nutrizione, si somministrarono leggere dosi di alcool. Si usò il clora1idrato (5,0) in proporzione soltanto del 30 per 100 dei casi. Questo rimedio adoperato nell'ultimo stadio del delirium tremens ebbe quasi sem}>re l'esito desiderato, J>Oichè una mezz'ora dopo averlo preso, gli ammalati si addormentavano d'un forte sonno, si svegliavano con chiara coscienza di sè, e le recidive non avvenivano immediatamente. Per tal modo la cw·a del delirium fu favorevole anche riguardo alla durata, perchè su 60 ammalati essa fu in media di due giorni e mezzo.

La

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Sulla dlvlstone della tempero,tura nel corso •Ielle aalattte febbrili, del dottore L mGr J Aconso:N di Berlino. (Virclww's Archiv, vol. 65, pag. 520).

Sul rappol'to fra la temperatura periferica e la Interna nella. febbre. del dottore \V. ScuiiLETN a Derlino. (Vircl~ow's .Aichiv, vol. 66, pag. 109 einiscl!e W ochenschri(t, 10 giugno 1876).

Deutsclte ?nedi-

Tutti due gli autori sopracitali si propongono di stabilire, per mezzo di conispondenti misurazioni della temperatura interna ed esterna del corpo febbricitante, delle basi razionali per decidere sulle varie ipotesi finora conosciuto intorno alla cura della febbre. D metodo di J acobson merita di gran lunga la preferenza. L a temperatura della superficie estema del col'po viene misurata con grande esattezza contemporaneamente in diversi punti per via termo-eletlrica. SchUlein invece la misura in un solo punto col mezzo del termometro a mercurio. Pur troppo si trova anche per i migliori metodi un piccolissimo numero di sperimentatori. Hankel qualche tempo fa, appoggiandosi a simili esperimenti, basò la tesi, che la differenza tra la temperatura esterna e la interna del corpo decresce durante la febbre. e che essa è poi minima nel periodo freddo dell'intormittente: tesi, che specialmente in quest'ultima parte, contraddice a tutto ciò che fu ammesso fin qui sulla contrazione dci vasi cutanei. Le misurazioni di J acobson c di Schillein afferlllllnO che questa asserzione paradossale è da. considerarsi come erronea. Non esiste una simile xolazione. Il maggior numero delle malatiio fcbbti li (tifo addominale, peritonite, reumatismo acuto articolare, resipolo., ed altre) non mostrano assolutamente, secondo Schillein, alcun rapporto tra le due curve, nè in senso parallelo, nè in quello antagonista. La temperatura esterna. oscilla incessantemente, come nello stato sano; solt.anto il valore medio è alquanto più alto. La differenza tra la temperatura esterna e l'interna si mostra ora maggiore, ed ora minore, come nell'apiressia. Su ciò concor~ano pienamente le tabelle di Jacobson. Per le malattie di questo gruppo non è accettabile nè l'ipotesi


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di uno spasmo vascolare, nò quella d'una paralisi nel sistema vascolare cutaneo. La pneumonia, la. rosolia, e la scarlatina si comportano in diverso modo. In queste la differenza tra la temperatura esterna e l'interna è ragguardevolmente minore, e le rispettive curve presentano un parallelismo molto pronunciato. In tali casi si manifesta. più presto che non si pensi la paralisi dci nervi vasomotori della. cute. Finalmente per ciò che ha rapporto all'intermittente, mentre cresce la temperatura interna nel periodo freddo, si a'bbassa rapidamente quella esterna: le due curve nel paradigma di Schiilein si coml)ortano in modo affatto opposto. L'opinione della. vecchia scuola di Tra.ube sulla contrazione delle arterie della. pelle nell'accesso freddo della febbre è sempre giusta riguardo all'intermittente. La divisione del gruppo suddetto, in causa dello scarso numero delle osservazioni, deve essere accettata con riserva. _

Quantità di zucchero nel sangue in istato fisiolo· logico, del dottor]!{. ATEL&s. (Dedic. Jalwbl~he1· (Stricke}) 1875, fase. 3• - Deutsche medt'.ziniscl!e Wocllenschrift, lO giuguo 1876). L'autore adtlivienc intorno n questo argomento alle seguenti conclusioni : 1• n sangue cù·colante contiene normalmente una. sostanza, la quale dà tutte le reazioni caratteristiche dello zucchero d'uva. Egli potè ottenere la cristallizzazione di questo zucchero come per quello potassico (BrUke). 2• Questo zucchero sussiste in tutto le parti del sistema vascolaro, entro certi confini, in varia quantità.. n sangue arterioso ne contiene in generale qualcosa meno (0,047 °/o) che il vcnoso (0,053 °/o). 3• Il sangue del cuore destro, quello della vena cava. dopo la immissione delle vene del fegato, e quello della vena porta, non presenta alcunn. differenza essenziale nel contenuto di zucchero. 4° L 'improvvisa allacciatura dell'aorta, della vena. porta e della


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vena. cava al disopra del diaframma non ha alcuna influenza rimarchevole sul contenuto zuccherino del sangue.

Le a11"ezloni reumatiche cnrate colla colchicina per uso ipodermico, del medico generale russo O. HEYFELDEn (Berliner kli1~ische Wocltensclwift, 9 aprile 1877).

D dottore Badia, medico spagnuolo, dopo aver fatto nelln Gantte m6dicale de Pm·is del 9 dicembre 1876, pag. 698, tma breve rivista dei giornali medici spagnuoli, pubblica un caso di reumntismo cronico gun1·ito con iniezione sottocutanea eli colchicina.. Non è detto pur troppo se l'ammalat.'l. (una. signora di 50 anni), so1rrisse di reumatismo articolare o muscolare. Siccome l'affezione reumn.tica era durata tre mesi, c in un tal grado da. trattenere in letto la signora, è da credere che si trattasse di una. forma. secondaria. Il caso è descri tto brevemente cosi: Si erano adoperati inutilmente tutti i metodi fin qui in uso. Le iniezioni di colchicina. furono fatte nella dose di due milligrammi. Fino dalla seconda iniezione l':unmnlata potè alzarsi e vestirsi da sola: dopo altre quattro, ess11. era guarita. Pe-r quanto breve ed incompleta. In. relazione, pure il fatto mi parve degno di ulteriore esperimento. I diversi preparati di colchico o.ntunna1e hanno fama già do. lungo tempo por la guarigione delle artriti, dei reumatismi, e delle ischialgle reumatiche, la quale fama non si mantenne cosi generale e cosi a lungo senza ragione. La mia esperienza mi dà luogo di credere all'azione salutare della colchicina nell'artrite. Sembra che la solubilità. eli esso. nell'acqua ne favorisca l'uso ipoclcnnico. N on mi mancarono casi per fare immediatamente degli esperimenti di iniezioni di colchicina; Poichè ebbimo nel dicembre dell'anno 1871 dei giorni straot·dinariamente freddi (20-33•). l risult-ati fw·ono varii, il corso delle malattie non fu così semplice come in quella accennata dal dottore Badia; ma nel complesso l'esito fu sorprendente. Si tratta ora di stabilire le indicazioni che, o tollerano o richiedono la colchicina, affine di non recar danno allo. fuma. del medicamento, genemlizzo.ndone troppo 4


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l'uso, come suol accadere con metodi c rimedi nuovi. I casi da me osservati sono i seguenti: 1• - Tnddeo Boltschunas, soldato del reggimento fnntelia Semeno w L. G., nativo di ICowno, di 2o anni, anno e di statura alla, entrato in servizio nell874, era colto da quell'epocain poi, trn.tto trntto, da ùolori reumatici allo estremih\ inferiori, per cui ricoverò nell'ospedale militare il 1<1 novembre 1876. La diagnosi pret:cdeutemeutc fatta era di reumatismo :uticolnre cronico delle esLl'emità. inferiori. Venne curato con vino e semi di colchico, cou soda salicilica e nitro ; fu sottopÒsto all'uso dci bagni, ùellc frizioni e delle iniezioni sottocutauec di morfina, ma tutto 11.uesto senza risultato. Soffriva forti tlolori alle nrticolnzioni del ginocchio e del piede, non dormivasenonchè mediante l•~ morfina, s'era dimagrato, o l'estremità inferiore sinistra, prc;,a maggiormente dal reumatismo, si mostrava più denutrita. della destra, e flessa. sul ginocchio; le articolazioni erano leggermente gonfie, il corso del nervo ischiatico destro doloroso c sensibile sotto b pressione digitale. La tempemtura di 37,5 non raggiungeva i 38 gro.di neppLu· la sera. Il20 dicembre si praticò al disopra del ginocchio destro la prima iniezione ùi soluzione di colcbi.cina (0,002 sopra 1,0 d'acqua). La seconda fu fatta al disÒtto dolio stesso. Al punto dell'iniezione si manifestò un leggero bruf ÌOre, che cedette dopo cinque ore, c si ebbe mobilità nel ginocclùo. l At notte l'ammalato dormlJ)er la prima volta dopo molto sett!mnne senza. bisogno di morfina. Nel giorno seguente migliora~u~nto stmordinario. Si notò nel punto dell'iniezione, nl di sopt·a del ginocchio, qualche po' di gonfiezza c di rossore. _. II 22, questo cm scomparso del tutto e proseguiva il nùgliora·JilOuto. Alla terza iniezione, al disopra del ginocchio, l'azione del t·i~pecijosi manifestò dopo mezz'ora. L'ammalato fece 30 passi colle ~tamp~Jle, ma senza. dolore. La sera dello stesso giorno, completo benessere con facili movimenti di flessione e di distensione nel .gin,occhio. Il 23 altra iniezione al polpaccio della gamba, dov'era rimasto.:<}un.lcho senso di dolore. n 24, dopo un'iniezione al ùiSOpJ;a qe1 ginocchio, cd una seconda alla pianta del piede destro, l'aJnw,ala~Q stesso ne domandò ullll. t erza. alla. scapola, lu quale era p,r~.a pw-e da. dolori reumatici. Il dolore alla spalla., di fo11nlt


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secondaria., e al piede sinistro, che prima erano stati appena osservati, sono ora per la. scomparsa. di quello a.1 ginocchio destro, notati maggiormente da partO del paziente. ll 26 DUO\':l. iniezione. Facendo astrazione dalla denutrizione muscolare delle ostrcmitl1 e dallo. conseguente debolezza, l'ammalato può dirsi guarito: mangia, beve, dorme, cammina, ed ha l'aspetto sano c vigoroso. Allorchè dopo la liquefaziono del ghia.ccio avvenuta nella sct.timann di Natale, ricomparve il gelo nei primi giorni dell'anno, l'ammalato chiese un'inie;dono u.U'nrticolo.zione del ginocchio destro ed a quella tibiotnrsea sinistra, accusando in tutte c due un lcggeroindizio di dolore. Egli si l'istabilì in salute in dicci giorni, dopo otto iuiczioni di due milligrammi. L'azione curativa del rimedio si o.pp:ùesò inunediato.mcntc c andò man mano crescendo. Il punto dell'iniezione si mostrò tluo volte infiammato, gonfio -e sensibile. L'operazione aveva destato sempre bruciore c dolo l'i moderati. Non si ebbero modificazioni di sorta nella diuresi. ll paziente venne trattenuto a.ucora nell'ospedale in causa di debolezza relu,tiva e del freddissimo invortto. A questo caso somiglia p.iù di ogni altro il seg11ente: 2° - M. Effendi, segretario dell'ambasciata ottomann, giovane di 26 anill, sifilitico da 4 anni, cul'ato con mercurio, figlio di padre che soffriva ili calcolo Ycscicale, fratello ad una sorella colpita da poliartrite, nel complesso di buona costitUzione, con un sistema nervoso indebolito dagli eccessi, partiYa al principio dell'inverno, cioè nel mese di novembre, da Odessn., per recarsi dirottamente a Pietroburgo. La metà infctiore sinistra del suo corpo si trovava vicina allu stufa del vagone; nello scendere alle varie st;azioni, egli si alleggcliva degli stivaloni da viaggio c della pelliccia., contrariamente a ciò che fa la gente del paese, che appunto nello scendere dai ' ·agoni si ricopre completamente come per viaggio. Egli ar1·ivò con un'isclùadc reumatica., la quale si mnnifestnva ad intermittcnzc; nello due prime settimane però non gl'impedì di frequentare ! teatri ed altri luoghi di piacer·c. Il medico curante Jlrescrisse di\•et'lii unguenti per frizioni, c applicò la corrente costante; ma gli ncccssi dolorosi crebbero in intons.ità. I bagni a stufa con zolfo recarono un sollievo momen-


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taneo. Coll'accrescersi del fredtlo invernale (25-30°) aumentarono· i dolori in modo insopportabile, si fecer o costanti1 e disturbarono il riposo nottumo, l'appetito e la digestione. L'S dicembre io vidi il paziente per la. prima volta. Trovai febbre, dimagrimento, eccitabil ità nervosa, sensibilità del net·vo. ischiatico sinistro dalla. sua origine sino alla. pianta del piede, e la gamba flessa sulla coscia. Ogni movimento, ogni pressione aumenta.va il dolore, e le contrazioni spasmodiche che subentravano frequentemente erano pure dolorosissime. Le iniezioni locali sottocutanee di morfina lenivano il dolore e procuravano qualcfìe ora di sonno. Nel r iposo assoluto, ed in lma. temperatura costantemente eguale, scompariva. a poco a poco l'eccitabilità nervosa, subentrava un certo grado di generale benessere, e gli accessi ùolorosi divenivano più rari c meno intensi. n ioduro e il bromuro potassico ap})l'estati per lungo tempo allontamtt·ono la sensibilità e gli accessi <'lolorosi. Accrebbero però il catarro gh\ esistente alle fauci, cosicc!Jè la convaJescenza si protrasse di parecchi giorn.i. Ap· punto in quei giorni mi venne a cognizione questo nuovo rimedio della colch icina. Tre iniezioni a.l 21 c al 23 dicembre ebbero por risultato un forte rossore infiammatorio locale, un rorte gonfiore alla pelle, cd una remissione di parecchi giorni, quantunque il\ freddo salisse a 33•. Dal 25 al 29 di nuovo ioùuro potassico, benessere generale e uso della gamba ammalata, non osta.nte che ùopo le iniezioni di morlina pcrdura.ssero dei punti r ossi simili a. quelli delle infiammnzioni circoscritte dei vasi linfatici cutanei, c clic altl'i punti rossi causa.ti da quelle Ji colchicina non fossero intemmente svatùti. n 29, prima uscita con temperatura moderata.; disturbi di digestione. In seguito a ciò un accesso doloroso il 30 sera, lingua. copertn. e altri disturbi digesti vi. Il 31 assenza di dolori , quindi benessere generale, por cui l'ammalalo potè occuparsi o passeggiare. Il 5 di sera., bagno caldo, e nella. notte ritorno dci dolori, sebbene si fosse fatta un' inie~ionc di· colchicina.. giomo 6 benessere relativo. L'osservazione non è assolutamente dimostrativa; l'esito non è completo, e nondimeno nnche qui la co.lchicina usata per via ipoderlnica cagionò uno dci piìt lunghi intervalli tra gli nocessi dolorosi. 3•- Pietro Akenclief di 32 anni, soldato addetto allazzarctto,

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faceva la guardia di notte con 33• di freddo, e fu colto da. grave ischi!lde reumatica destra. L' intiera r egione glutea destra, il corso dei nervi lllllgo la coscia, nella. cavità poplitea, sopra il polpaccio, fino alla pianta. del piede, molto dolente; i movimenti, cioè la. piegatura del tronco, o il movimento della coscia destra quasi itnpossibili. 1119 verso sera entrò all'ospedale, c il 20 gli praticai un'iniezione di colchicina.. La stessa sera cominciò già a risentire un gran sollievo. Si fecero in tutto 5 iniezioni (il 20, 22, 23, 24, 26) e si raggiunse la perfetta guarigione. n 27l'ammalato nbbandouò l'ospedale, c il 1• e il 6 di gennaio lo vidi io stesso far lo. gual'dia con 15 o 18 gradi di freddo, e constatai che egli non risentiva piil dolore alcllllo, nè c'era pericolo di recidiva. 4"- Fedoro Samarzof di 28 anni, soldato nel r eggimento fan teria Ismailow L. G., conservò, in seguito a traumatismo dell' articolazione ileo-femorale destra, una. certa sensibilità alla. parte, che s'accrebbe sotto l'influenza degli straordinari freddi, ed assunse W. forma. d'ischlnde. l movimenti dell'articolazione ilco-femornle ernno liberi, la lesione del grande trocantcrc appena sensibile, ma il corso del nervo, da.l punto della sua origine, specialmente frn. il trocant.erc e le natiche, nel mezzo della coscia, e dopo la sua divisione alla gamba, ora dolente c sensibile alla. pressione. Passate 4 ore dopo la prima. iniezione di colchicina, l'ammalato si alzò o camminò senza. zoppicare. Dopo la terza lasciò l'ospedale, essendovi rimasto in tutto cinque giorni. 5•.- Giacobbe Kotschkin, di 20 anni, enlrò nell'ospedale militare il22 novembre dopo una settimana di dolori por ischiade reumatica sinistra. Vino con seme di colchico, frizioni, riposo assoluto e bagni vengono adopet·ati senza l'isultato. n 22 dicembre furono fatte due iniezioni di colchicina, una al disopra o una al disotto del ginocchio, di cui la superiore più sensibile, presenta rossore alla cute, insieme a gonfiezza. Passato alcuno ore, miglioramento note.volissimo. Una. terza. iniezione il 22 ebbe per risultato la completa guarigione, e il paziente potè lasciare l'ospedale il 23 dicembre. Questa. straordinaria prontezza di guarigione è tanto più sorprendente percbè avvenuta in giomi di freddo intensissimo (33•). 6•. - Antonio Zidzik, di 24 anni, soffrivo. da 4 anni di dolori


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reumatici alle estremità inferiori, ed ora. all'ospedale dal2 settem-bre 1876. Prescnt.wa una serie di sintomi tnli da far credere o ad nn'ischiado reumatica destra, o ad una coxite, o aù una simulazione. Ambedue le estremità inferiori erano egualmente denutrite e Boscie, o questo poteva dipemlere dal lungo disuso, in cui erano l'imastc; allil. parte destra nessuna contrattura., nè gonfiezza. Tutti i rimedi, e anche le iniezioni sottocutanee di morfina, erano rimasti senza. risultato. Dopo che gli fu accordata una temporanea licenza d'un anno, per cui rimanc>a escluso !"interesse a simulare, gli fu praticata un'iniezione di colchicina, ùallu. quale ricavò tanto poco vantaggio, come dai precedenti rimedi. TI 23 lasciò l'ospedale, non potendosi o.fferma.ro se fosse uu simula.torc, o un cronico ammalato di reumatismo. La colchicina non produsse alcuna manifestazione locale, l'organismo del soldat.o Z. sì mantenne indifferente al rimedio. 7°. - Fe(loro \Voschkin, di 32 anni, individuo debole e mal nutrito, soffriva da. 5 mesi di dolori e di gonfiezze ricorrenti in tutte duo le ginocchia, Ne partecipavano in minor grado le articolazioni dci piedi, ùeiÌe ma~ e delle spalle. Allorcltè entrò all'ospedale il 7 dicembre, il ginocchio destro cm gonfio ; dopo due giorni lo furono pure l'articolazione del viede c il ginocchio\ sinistro. Vino con semi di colchico, frbdoni, fomentazioni calde e asciutte non avevano recato che un debolissimo miglioramento, e due iniezioni di colchicina non ebbero risult.'llo alcuno. Per due giorni continui l'amministrniliono rli soda salicilica, a due scrupoli al giorno, apportò la completa guarigione. In un reumatismo prodotto dal ft'eddo che si ebbe dopo il primo dell'anno, il soldato 'V\r. ebbe una leggera recidiva che si vinse subito usando nuovamente sod:t snlicilica. Egli si sentì poi così bene,. d1e domandò da sò stesso (li andarsene dall'ospedale. La prima conseguenza delle iniezioni di colchicilla fu sempre un bruciore moderato con prurito, che però in M. Effendi si ma-· nifestò in grado molto maggiore, 11enlnranùo non piit d'i mezza. ora. Tre volte, due in "M. Effendi c uno nel soldat.o Doltscbuncs, si protrasse fino alla som. Ne segui per tutti tre i casi una. forte infiammazione cutanea locale, con moderato gonfiore e sensibili t.'\. alla pressione. Su 28 iniezioni di colchicina dn me eseguite ebbi 9 infiammazioni cutauec loca.!i di VllJ"io grado; ciò che equivale


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ad un terzo dei casi. In 1\:I. Effendi si ebbe aumento di diuresi, e due o tre volte una legger11 difficoltà ad orinare. Io consiglierei di avere molto riguardo, e perfino di diminuire In dose per gli ammalati che presentano grande sensibilità cutanea. Negli esperimenti fatti su individui sani si trovò che anche In metà della dose (1 milli.gramma, e l grarnma d'acqua) ha una azione locale eccitante. Inoltre i casi con sintomi infiammatori richiedono1 secondo me, che le iniezioni di colchicina si pratichino in si ti distanti dall11 sede dell' iruiammazione, e si evitino sempre i maggiori vasi lintatici. L'aziqnc immediata e sorprendente dell'iniezione di colclùcina fu constatata, sia dagli ammalati, elle dai medici. n suo uso ipodermico pare sia efficace e salutare· nei reumatismi cronici delle articolazioni, e nelle neyralgie reumatiche. Non sarij. indicato per le sue eccitanti qmtUtà nelle for ti febbri reumatiche e nelle infiammmdoni cutanee. '

....,, lJ,SO i~o(lennico d.ei prC}l~l.r~tti <li ferro. Rapporto del professore HuosNIN ili Znrigo. (Corresponclenz-Blatt).

Nella c)inica medica di Zurigo furono fatte reccntissimamentc accurate esperienze intorno aJie iniezioni sottocuumeo di ferro, il cui soddisfacente risultato, si spera, vorn\ indurre i nosLri colleghi a ripeterle. Queste esperienze vennero eseguite su di un ammal~tto, a,l quale riuscì evidentemente impossibile l'assorbimento dei prepat·ati ferruginosi }Jer vin, interna, essendo affetto da anemia pemiciosa. Qun.ntunque il suo stato fosse estremamente grave, e il pallore c:Ulaverico della pelle, e un forte edema alle esw~mità associato a fen omeni cardiaci, ecc., concorressero a farlo giudicare di quasi impossibilé guarigione, pure dopo poche i niezi911i sottocutanee eli fcl'l'o, egli migliorò, o progrcdi ma.n mano in questo miglioramento, fino n.d entrare in piena convalescen:fa. Fu in questo caso impiegata una soluzione di ferro pirofosforico, con estratto d'ammonio : 10 grn.mmi doll)l'eparato di ferro su 50 d'acqua distillata. Una delle solite sil'inghe di Pravaz cont,ieue, CQll questa soluzione, circa 0,03 eli ferro. Non v'ha dubbio che la <1uantit.'\ di fetTO necessaria per ottenere l'eft'ettQ deve essere molto piccola.. ·

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lJn caso di ematidt·osi. - ( Allgemeine W iener Medizinische Zeit·ung). M. Tittel partecipa. a.l Gen{ra~ Zeitung il seguente caso interessante. Un uomo dell'età di 20 anni, ben fatto, robusto c di sani genitori, che aveva sofferto da bambino la rosolia. e la scarlattina, ebbe a notare nel 12• anno di età la presenza di rosse, e, dirci cosi , acute macchie sul volto, divenuto del resto pttllido in modo singolare ed insolito, senza che ne risentisse però alcuna dolorosa impressione. Alcurù anni dopo, senza causa nota, gli si gonfiò la lingua, che si fece di un colore bleu-nero; la parola divenne incomoda e difficile; le feci acquistarono un colorito nero-verdastro, e l'orina si mostrò fortemen te rossa. Passate otto settimane, durante un fortissimo mal di capo so})ravvenutogli improvvisamente, egli ritornò completamente al suo stato normaJe. Un anno dopo, durante una violenta. emozione d'animo, ebbe ad osservare per la 11rima volta che dalla })elle del dorso della mano sinistra. venivano segregate gocciole di sangue, senza che vi si notassero .lesioni di sorta. \ Questa secrezione sanguigna durò un'intiera giornata, du•·antc la quale egli rimase in uno stato di apatia. Più titrdi questo stesso fatto si ripetè in altre regioni del corpo , come ai piedi, si~chè le calze si trovarono intensamente colorite di rosso. Il relatore di questo caso ha assistito per tre volte a tale emon·agia. Alla fronte, e specialmente alla palma della mano sinistra, }lotè verificare in modo chiaro e sicuro la secrezione .di gocci e di sangue in corrispondenza delle glandole sudorifere ; il qual fatto fu. anche da altri medici pienamente confermato. Fu poi dimostrato in modo evidente con il microscopio la presenza del sangue nel liquido segregato. Ogni qual volta aveva luogo l'emorragia, fin dal principio, il paziente provava capogiro c sonnolenza, c quando le mani e piedi gli si gonfiavano, il polso, già fin da prima molto debole, scendeva, dumnte un tal periodo, fino a 40 battute. Del resto nell'organismo non si ebbe ad osservare alcuna anomalia. Il paziente è già da un anno libero affatto da questa secrezione sanguigna, ed anzi attende al servizio militare·


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Conchlude il relatore citando parecchi altri simili casi registrati nella letteratura· medica.

Sull'auone fisiologica del pilocarpio muriatico, del dottor RoSENKHANZ, Berlino - SchOneberg. ( Deutsche medizinisclte Wochensc,·i(t, marzo 1877). Spinto dalla lettura di varie relazioni mediche (l) sull'azione copiosamente sudorifera del pilocarpio mlll'iatico, e indotto dal signor professor Jacobsou a farne io stesso degli esperimenti, ebbi occasione di osservare in un caso adattatissimo l'efficacia di tale medicamento. Lo amministrai ad una signora che soffriva da anni d'insufficienza della mitralc, e negli ultimi mesi le era sopraggiunta una nofrite parencllimatosa. Dalla comune azione di queste due cause si era formato un notevolissimo edema generale, e una considerevole raccolta di liqtlido nella pleur a e nelle cavità peritoueale e pericardiaca, che, malgrado ripetute diversh~ni sulla vescica, sull'intestino, c all'ultimo mediante gli aghi per edema di Bock, non si riesci punto a diminuire. n 1• febbraio alle 6 di sera feci al braccio la prima iniezione sottocutanea di 0,06 di pilocarpio mnriatico. Quasi immediatamente dopo si manifestò un'abbondante secrezione salivare, viscosa. e attaccaticcia. da principio, e doiJO mezz'ora leggermente scorrevole. A questa succedette la secrezione lagrima.le, che si ebbe poi in tutte le susseguenti iniezioni. Tale sintomo fu. osservato costantemente da Zaubzer. L'ammalata dichiarò di non aver sentito alcun malessere, nè ebbe contrazio1ù all'epigastrio. Io spiego i frequenti accessi di soffocazione dal fatto che, in causa dell'abbondantissima secr ezione salivare, una piccola parte di questa viene a scorrere dietro l'epiglottide, c in tal modo si svilupparono gli accessi di soffocazione.

(l) 8«U'mu'ou~ del pìloca~pio m!lriatico del dottor Ao. Weusn ~ Darmst<Ldt (Oentral-

~~tt ftir ""ul. Wissousch, 44, 187(1). Sullo stosso so~gotto: 11a1'1'orto cUnico doll'O$J>C·

""l<l . 'le d. • Ctot ' Colonia, del dottor E. BAllO~CNitOVVT>.Jt, (Ber/. J(/in. lVocllet.scher , no l , 1877 >· Rda.,'otl4 dd dottor Curclmumn alla tocielà medica di Berlino, B<!duto dol 31 aenno.io 1877.


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RlYIS'rA. DI GIORNALI

Contemporaneamente alla saliva.zione si manifestò un profuso· sudore generale. Il polso della. radiale era, durante l'azione del rimedio, pieno e teso, mentre che di solito aveva pochissima tensione. La frequenza non aumentò. La saliva.zione. e la traspirazione cutanea durarono circa un'ora e mezzo : a questa succedette un miglioramento subbiettivo. n giornò seguente l'orina fu. p.iù scarsa. Stùla diminuzione dell'edema il rimedio non ebbe quasi alcuna. influenzn. ; solo l'ascite era diminuito. La sera. del 3 febbraio alle ore 6 1/4feci una seconda iniezione colla stessa dose. I sintomi furono essenzialmente gli stessi; notai la sola diffcren7.a1 che questa volta la saliva era liqtùda in sul principio, e vischiosa verso la fine. L 'ammalata. sudò ancora abbondantemente dalle 10 alle 2 di notte : per 5 ore; cioè, cil·c<t dopo l'iniezione. n 5 febbr~io alle 3 pomeridiane ripetei l'iniezione, sempre colla stessa dose, c collo stesso risultato. Anche questa volta si ebbero ripetuti accessi di sudore fino a 5 ore dopo l'uso del medicamento. ~on constatai nè dolori di capo, nè pressione rcnalc dopo le tre iniezioni. 11 7 febbraio feci l'iniezione per la. quarta volta, e coll'esito medesimo; questa venne eseguita. a tarda sera, e la malata, '1.1. quale non poteva. mai trov:tre riposo senza un sonnifero, si addormentò tranquillamente. n giorno appresso sentì un miglioramento subbiettivo, ed ebbe più facile la respirazione. n maggior interesse sta nell'aver io, in causa dci gravi sintomi che presentava la malattia, raddoppiata la dose del rimeilio. Fino adesso la massima. dose era stata. quella di 0,03; io inietta i 0,06 senza averne il minimo inconveniente. l)er questa circostanza. si spiega. ht rapida azione ottenuta quasi immediatamente dopo l'applica~ione del medicamento, mentre che Zaubzer (Zttr Wit·bun,q des Pyloem-p. mwriat; Ae1·.za. Intelligenzenblatt, n• 8, 1877), con una dose di 0,03 non l'ebbe che dopo diversi minuti. .Alla generalizzazione di questa forte dose è di ostacolo il prezzo eleva.to del rimedio. La soluzione da mc usata era del t1ieci Jler cento. A pubblicare nuovi cenni aspetto ulteriori eventuali osservazioni.


ITAUANI ED ESJ,JUU

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La difterite cuNtta c oll'acido citrico, del dott01:e CAsp.uu, consigliere sanitario e medico dei bagni a Meinberg. (Deutsche medizinische W ochensch1·i{t, 5 maggio 1877). Fino dalla primavera passata si manifestò a Mcinberg c suoi dintorni, e verso l'autunno anche nella vicina città di Horn, il mio quartiere d'inverno, un'epidemia maligna di scarlatina.. Nei primi giorni della malattia morirono molti bambini per affezioni cerebrali , non che per albuminuria ed altre malattie consecutive. Mentre che nei nove anni del mio soggiorno in que.sta città non erano avvenuti che due soli casi, c assai lcggicri, eli difterite, questa si manifestò poi in quantità straordinaria, sia associata. alla scarlatina, sia indipendentemente da essa. Molti casi se ne ebbero negli adulti e in forma più violenta, quando no11 era una complicazione della febbre scarlatina. La cura ehe feci consistette in molte e ripetute spenncllature locali con forte dose di acido salicilico ; (5,0 sopra 30,0 di gliceiina) e quando il processo difterico non cedeva, vi aggiungevo 1,0 di acido carbolico. In generale posso dire di essere rimasto soddisfatto dell'esito avuto, sebbene non di rado la cura si protraesse per diverse settimane. Sul princi})io di novembre però si ammalarono di difterite senza scarlatina due adulti. La malattia si manifestò subito come assai gt·avc; dopo due settimane t: i ebbe un miglioramento sensibile, ma. il giorno seguente gli ammalati peggiorarono in modo che per la diffusione c la rapida ricomparsa delle placche diftericl1e si temeva seriamente che ne venisse impegnata. anche la laringe. L'uso energico dell'acido salicilico e carbolico non aveva arrec.1.to, dopo un giorno intero, alcun miglioramento; credetti perciò necessario eli modificare n metodo curativo. Dalle solite cauterizzazioni di nitrato di argento poteva aspettarmi assai poco, visto i meschini risultati ottenutine dai medici di qui e di fuori. I{icapitolando i di versi mezzi di cauterizzazione raccomandati nella difterite, mi sov- · venne cbe una volta, molto tempo fa, nn medico della Francia meridionale mi diceva d'aver curato localmente la difterite con sneco di limone fresco, e di non aver mai perduto nessun am.malato. I limoni. fresclti non si potevano trova.rc in quantità bastevole, e sarebbero stati inoltre troppo costosi per gli ammalati po-


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veri. Vi supplii con una soluzione concentrata. di acido citrico, e feci delle spennelln.ture ogni due ore. Veramente gli ammalati si lagnavano della crudezza e del gusto spiacevolmente a.stJ'ingente del rimedio; l'esito però fu brillantissimo; chè dopo 8 giorni tutti e due i pazienti erano pienamente ristabiliti. I n tutti gli altri ammalati di difterite che poi ebbi sotto la mia cura, o che non furono meno di 40, adoperai esclusivamente l'acido citrico come trattnmento locale, ottenendo eccellenti l'isul tnti. Nol periodo più grave della malattù1., quando gli adulti e gli adolescenti facevano dn. sè le spennellature, })l'ascrivevo l'acido cih-ico JlUl'o; nei bambini invece e nei periodi meno gravi della malattia lo allungavo con 10 - 30/100 di glicerina. Degli ammalati di difterite da me curati non morirono che due bambi~ i quali non avevano ancora un anno, e per cui l'uso dell'acido citrico fu sospeso dai loro genitori in causa dei dolori che risentivano. Degli ammalati difterici cw·ati in altro luogo ne morirono parecchi; ma i benefici risultati dell'acido citrico furo11o confer· ma.ti anche dai miei giovani colleghi, i quali avendo trovato inefficace l'acido borico, usarono, dietro min. raccomandazione, quello citrico. Il tro.ttnmento non nocque in nessun modo ~o stato di salute in genere; non ci sono quindi controindica?.ioni di sorta.


RIVISTA OCULISTI CA

Vrittca dei vari metodi d 'inves tiguzlonedella ipe rm.etropin, latente, di ElreRI CH NAoY, (Wiener Medizinisclie Wocltenschri{t).

Non è facil cosa riccrcn.re quanta sia la parte latente dell'ipermetropia poicllè non va scevro da. certe difficoltà abolh'e completamente lo spasmo di accomodazione ovverossia mettere in i stato di rilassat.ezza il muscolo cilia.re. Questo argomento occupò l'attività. di molti specialisti i quali hanno raccomandato diversi metodi nessuno dei quali può dirsi rigorosamente esatto. L'autore si propone di passare in rassegna questi metodi, ed in seguito a proprie esperienze cd osservazioni giudicarne il valore. Allo scopo di pamgona.re f1·a loro i risultati ottenuti c dal paragone trarne le conseguenze egli dovette nei medesimi casi seguire uno stesso metodo. Dopo di avere registrati esattamente i risultati dell'esame ottalmoscopico egli instillò una soluzione (1-2: 100) di solfato di atropina nell'occhio ipermetropo esaminato e dopo alcuni giorni ne determinò ancomla. rifrazione tanto colle lenti come coU'ottalmoscopio. Le istillazioni ili atropina furono continuato fintantochò la. rifrazione manifestava qualcl1e ~mbiamento e anche dopo che ogni oscillazione era scomparsa per maggior garanzia instillò un'altra volta il midriatico. Premessi questi cenni l'autore passa a criticare i vari metodi d'esame.


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1•- Ad abolire lo spasmo d'accomodazione secondo Donders,fra tutti i midriatici corrisponde meglio l'atropina o meglio il solfato di atropina, essendo l'alcaloide solo poco solubile nell'acqua. l'tla non possiamo assicurarci se l'ipcrmetropia. che si rivela dopo eseguita. una volta l'instillazione appat·isca nella sua. totalità, poicbè sappiamo che spesso l'ipennetropia. ci si manifesta sempre maggiore di ma'no in mano che si ripete l'instilla:done. Dobrowolsky, Stilling ed alh·i hanno descritto casi nei quali lo spasmo di accomodazione addimandò l'instillazione prolungata tl'una settimana prima di scomparire completamente, Dobrowolsky spiega codesta contrazione spasmodica mnmettendo che quanto più il muscolo ciliare è sviluppato tanta. maggior res isten;~,a O})l)One alla forza (l'atropina) che tende ad a.nnullare la sua azione; e come nell'uomo il quale molto lavora coi muscoli il sistema muscolare si sviluppa maggiormente si ipert.rofizza e questo maggior sviluppo dà all'individuo una capacità di maggior léworo , così dobbiamo aspettarci che nell'occhio ipermetropo nel quale l'accomodazione è continuamente in giuoco il muscolo cilia.rc sia più forte e più sviluppato. La soluzione di atropina agisce paralizznndo il muscolo d'accomodazione. Dopo eseguita l'atropinazione l'accomodazi<ll'le necessaria per la vista prossima è resa impossibile. Giacchè non conosciamo un apparato addattato all'accomodazione per la. vista remota nè è in nostra fa.coltà di alterare in meno la refm:done che conisponde alla struttura dell'occhio, cosl dobbiamo nnunettere, come è dimostrato, che cseguit{l. l'atropiua.zione sotto la cui influen;~,a vicn paralizzato l'apparecchio accomodatore possa venire determinato il vero stato di rifrazione coll'aiuto delle lenti. Resta la questione se l'atropina possa abolire totalmente la funzione accomodati va. Gli esperimenti relativi rispondono affermativamente. Un occhio bene atropinato ò incapace di accomodazione quanto lo è un occhio senza lente. Un medesimo .occhio ripetutamente atropinato manifesta sempre la stessa rifrazione e le oscillazioni di questa debbono ascriversi ad insufficiente atropinazionc. Molti credono erronea l'asserzione Ili Dobrowolsky sulla necessità d'insistere coll'atropina per giorni e settimane per ottenere un totale rilasciamento del potere accomodativo. Eppure hl


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.esperienza c'insegna che realmente il tempo necessario per una completa. atropina.zione varia nei diversi occhi. Le misurazioni della rifrazione dopo atropinato l'occhio una sola volta non meritano fi.duçia. D'altra parte non si potrebbe accettare la spiegazione dell'autore succitato poi eh è, come osserva I vvanoff, se è probabile che l'occhio ipermetropo abbia un muscolo ciliare maggiormente sviluppato non M venebbe di consegnenza che desso resister dovesse maggiormente al! 'azione ùell'atropina poichè si sa che questo a~caloide non agisce direttamcn te sui muscoli ma bensì sui nervi. .Ad infi.rmare ancor più la suaccenuata ipotesi concorre il fatto che non tutti gli occhi ipermetropi abbisognano di ripetute atropi nazioni. In molti casi ne basta una sola per ottenere un completo rilasciamento. Questo vario comportarsi degli occhi rispetto all'atropina devesi att.l'ibuire ad una causa ben semplice. Ella è cosa dimostr~ta che una sufficiente quantitàcli atropina procura una completa paralisi ; le differenze sopraccenuate possono dipendere da due circostanze : o è vm·iala. suscettibilità dell'occhio per l'atropina, oppure la stessa soluzione agisce diversamente sui diversi occhi a seconda che vi penetra endosmoticamente con maggiore o minor facilità . Suscettibilità è parola vuota di senso e la si usa qua.ndo non ci è possibile dare una soddisfacente spiegazione. L e differenze di endosmosi non dobbiamo soltanto ricercarle nella differente pressione intraoculare, ma anche nella differente consistenza dell'occhio. Quanto più l'occhio è consistente tanto più difficilmente si farà l'endosmosi e quindi tanto minore, tanto più debole sarà l'azione dell'atropina, viceversa nel caso opposto. L'azione dell'atropina è completa quando la rifrazione perdura immutata dopo ripetute instillazioni. Le mis urazioni ottenute colla atropinazione completa devono riguardarsi come autentic~e ed a queste devono essere paragonati tutti gli altri metodi di esame. Nell'atropina noi abbiamo un mezzo sicuro per valutare la refrazione, però è da notarsi che a cagione degli incomodi fenomeni Che produce non si può utilizzare in tutti i casi. 2•- Donders descrive Wl caso di astenopiancl quale contcm-


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poraneamente alla insufficienza dei muscoli interni dell'occhio l'ipcrmetro.pia era quasi latente. n prisma soltanto, non combinato con lente sferica, rese manifesta una gran parte dall'anzidetta. ipermctropìa. Berlin trovò che specialmente negli individui affetti da ipermetropìa latente, il punto rimato è maggiormente allontanato dai prismi, vale a dire la parte latente dell'ipcrmetropia è resa manifesta ed egli opina che il rapporto tra l'o.zione del prism:~. c il grado dell'ipcrmctropia. latente sia così semplice .che con esso noi potremmo calcolare la tot.ale ipermctropia anche senza atropina.zione. Ma quando si consideri che il prisma non potrebbe condurci a scoprire la latente ipermet.Topia in quei casi nei quali nessuna connessione esiste tra la convergenza degli assi visuali e il grado di tensione accomodati va., come è appunto nello strabismo, l'uso del prisma perde molto del suo valore pcrchè sono rari gli occhi ipennetropi dotati di acutezza visiva normale, c per contro molti sono affetti da strabismo. L'autore avrebbe voluto fare est)erienzc in questo senso, ma gli mancarono i casi appropriati e perciò non può suffragare coi fatti questa sua asserzione. Non ebbe nemmeno occasione di vedere se colla applicazione di un prisma per la vista rimota invece dì una lente convessa si possa render palese una maggiore iper- · metropìa; può anzi sostenere che gli individui da lui esaminati vedevano ì caratteri molto più confusi attraverso le lenti colla aggiunta del prisma che senza il medesimo; c lo stesso Berli n h3. constatato che il prisma adoperato pc1· la vista lontana non serve affatto. Per la pratica poi è di ben piccolo valore questo processo il quale }lerciò usa.si solo in singoli casi. 3o -Lo spasmo ili accomodazione agisce soltanto sul punto rimoto portanclolo più vicino all'occhio mentre non esercita influenza alcuna sul punto prossimo. Se adunque noi possiamo misurare il punto prossimo e possiamo sa1Jere con quanta for7.0: llll individuo può accomodare l'occhio, sarà fa.cH cosa ricavare il punto rimoto sottraendo il valore dell'accomodazione dal ptmto prossimo. Secondo le ricerche di Donders, il punto prossimo si allontana continuamente mentre il punto rimoto fino a. 45 anni resta inalterato, o in altre parole l'accomodazione va sempre diminuendo c ad una certa. età della vit.a ha un ben det.er01inato graùo.


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Dal punto di vista teoretico parrebbe giusto che valendosi del punto prossimo ottenuto colle misure c dei valori medii stabiliti da. Donders con riguardo all'età si potesse determinare col calcolo il punto rimoto, pure in pratica questo metodo incontrerebbe serie'difficoltà. D punto prossimo non può essere determinato con esattezza. Non è in nostro potere di far perdurare per un tempo sufficientemente lungo l'accomodazione nel suo massimo d'attività; dopo pochi minuti sopravviene la stanchezza, ed ecco che per essere questo periodo di attività oculare troppo corto non si è a tempo per completare le misurazioni. Nemmeno possiamo costringere l'individuo che si esamina a mettere in attività il massimo grado di accomodazione. In oltre abbiamo a lottare con una difficoltà, ed è che non abbiamo alcun oggetto appropriato realmente per determinare il punto prossimo. La misurazione sarà scientificamente e praticamente valida se. noi la faremo sotto un determinato angolo, l)er esempio 5 minuti, con che anche il punto rimoto può essere misurato. n mezzo .che usò Donders di misurare il punto prossimo con un filo sottile teso non ci può dare molto attendibili risultati. Colla diminuzione della acutezza visiva l'occhio potrebbe non veder più i caratteri o i segni che diano un angolo di 5 minuti. Cosa faremo in questo caso? Useremo noi quei caratteri che corrispondono all'acutezza visiva? Nessun resultato positivo dobbiamo aspettarci da questa misurazione I>Oichè 1'c6ccomodaeione altera anche Z' acMtezea visiuct. A parità di acutezza visivà nei singoli casi 'l'aria la gra.ndezza minima di un oggetto che un individuo possa con chiarezza distinguere. l n tutte le prove del'la vista per la misurazione del punto pr ossimo quelle del Burchardt sono le più adattate. Troviamo nel trattato di ottahnologia di Grafe e Lanrlsch r ac-. comandata la misurazione del punto prossimo come controllo dell'esame fatto colle lenti, vi sono però anche accennate le difficoltà che s'incontrano; così vi è detto che la tensione accomodativa. non può durare che llOChi momenti e che in un maggiore angolo visuale, non ostante il circolo di diffusione le lettere si riconoscono anche quando sono al di qua dei loro veri limiti. :. VIau5


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tlmer osserva poi che il risultato molto dipende clalle .buone disposizioni e dall'educazione degli individui, i quali se sono ignoranti non sanno 1ifelire esattamente le loro percezioni. I noltre la misurn.zione deve essere eccessivamente rigorosa poichè la deviazione di una sola linea b!tsta per produrre notevoli di:O:'ereoze. Cer ti dati adunque, dai quali uof dovremmo })render le mosse per calcolare il punto rimoto, non possono essere studiati con quel rigore che il loro impiego pratico renderebbe necessario. l\Ia quaml'anche noi potessimo con precisione determinare il punto prossimo, le medie dell'accomodazione stabilite da Donder s non ci presterebber o alcun sicuro aiuto. L'ampiezza ùi accomodazione è non solo molt o oscilhmte tra individui della stessa, età ma può anche o:ffl'ir ditl'eronza notevole nei duo occhi dello stesso indiYiduo. 4° - Si può inferire il grado dell'ipermetropia latente dalla grancle7.za della ipermetropia. manifesta . Siccome l'ampiezza di accomodazione coll'avanzar degli anni continuamente decresce e questa diminuzione comincia già nei prinli ~nni della vita, così ne conseguita che il modo con cui si palesa l'iper metropia in uno stesso occhio non sia lo stesso in tutti i tempi ma. ne resterà latente una parte tanto più piccola quanto più diminuisce l'!hnpiezza di aceomocln.zione, quanto più decresce la funzione acco- modtttiva, quanto più la lente pei·cle della sua elasticità, cd è però più restia a cambiare di forma. Secondo Dondcrs l'ipermetropia può essere del t utto latent e; a 20 anni se ne rende manifesta la metà, a 4.0 11iù che tre quarti, a 55 la parte latente è cosi piccola che può ritenersi come nulla. Però l'ipermetropia nella sua totalità non si .matùfesta che in età molto avanzata cioè dopo i 70 anni quando l'accomodazione ha cessato completamente. La illerinctropia. latente può solo mancar e o in età molto avanzata o nella completa paralisi. Sembra per ciò cosa molto dubbia se negli individui molto giovani scoprir si possa la totale ipermetl'Ol)ia o anche una gran llat'te di essa. Anche a questo riguardo però non vi è alcuna regola. Ycro è che l'ipermetropia latente può essere tanto più grande quanto maggiore è la potenza d'accomoda?.ione, ma non esiste fra questi due elementi un rapporto fisso . 5• - Alcuni cr edono sia utile determinare il grado d'iperme-


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tropia· dei due occhi in una sola volta, pcrchè, r.ssi asseriscono, coll'esame di un solo occhio, l'alh·o. che vien coperto }JOtrcbbe rivolgersi all'Intorno e per la convergenza degli assi visuali, i quali sono in istretto rapporto coll'accomoda:tione, csporci a degli errori di calcolo nel misurarne la rifrazione. P erciò il Gracfe .cost.ruì il refrattometro c Sneller c L andolt una doppia lente. Questi strumenti però non si possono usare perchè abitua.l~ente la refrazione non è eguale in ambidue gli occhi. Sappiamo Jlnzi cl1e talvolta s'incontrano enormi differenze, come nel caso trovato dall'autore cioè in un occhio H m 1/u, nell'altro M ' / 12 1 c così molti altri. 6• Un altro strumento che è fin troppo usato nella misura della rifrazione è l'attometro diBunow.l\ia desso non può esserci utile nella misurazione della ipermetropia latente, poichè non solo il paziente non cessa dall'accomodare) ma anzi quando sa di avere vicino l'ogget~o fissato, bcnchè abbia un occllio coperto, sforza ancot· più l'accomodazione. Tl'alasciando di parlare di altri meno importanti strumenti misuratori eli r ifTaZ:ione l'autore passa all'ottalmoscopio. 7•- L'ottalmoscopio può essere pure ad011erato per valutare la refrazione ed il suo in ventorc,l'Helmoltz, non solo ha fatto cenno di questa proprietà ma se ne è 11nche sen-ito in pratica. I J)l'Ìncipii sui quali s'appoggia questa proprietà sono i seguenti: I raggi uscenti da un punto della retinn, che cndono s ulla lente c che dopo la loro r efrazione nei mezzi trasparenti escono dall'occhio, hanno la stessa direzione che tengono i raggi riunentisi nello stesso punto della retina provenienti dal eli fuori. Quando l'osset-vatore conosce lo stato di rifrazione dci vropri occhi eù è capace di rilasciare l'accomodazione, oppure conosce il grado di accomodazione propria col q11rtle egli vede disLintamentc ln. retina di un altro, allora quest'osservatore può farsi un criterio · dello stato di rifrazione dell'occhio osservato. l\fa in generale questo metodo è inferior e per esattezza alla misura che si fa con lenti che abbiano una distanza focale conosciuta. Così sostiene Donders, e ciò per i motivi seguenti : a) P er alcuni osservatori è assai difficile} usando l'ottalmoscopio mettere in completo rilasciamento ln propria accomodazione. b) Senza la paralisi dell'accomodazione non potremo ma.i de-


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terminare con sicurezza la rifrazione di un occhio allo stato di riposo. c) Dovendo adopertwe forti lenti talvolta non è agevole distinguere nettamente i vasi rotinici specialmente se lo. pupilla è molto stretta.. d) Giacendo i vasi retinici a profondità diverse dello strato fibroso, essi non costituiscono un oggetto opportunamente situato per una accurata. osservazione. e) Egualmente i vasi retinici non sono oggetti d'osservazione bene appropriati poichè o. rigore non si può sapere se si vedono o no chiaramente. f) L'osservare nel senso dell'asse visuale dovo realmente conviene meglio è d'altra p1wto assai difficile per essere la macchia lutca poco appariscente. Non astante tutti questi appunti l'autore crede che questo metodo sia sempre di una incontestata utilità. e a tutti gli altri superiore, inquantochè esso può essere usalo nei casi nei quali gli altri sono ineili.c:tci come nei bambini, negli amaurotici, e negli alti gradi di ambliopia. Finalmente Dondcrs fa. una importante osservazione cd è che la. mancanza di fissazione in un occhio ipermetropico esplorato' coll'ottalmoscopio è causa che l'accomodazione venga. ognot· più rilassata, con che si fa manifesta. quell.ipcrmetropia che restava latente quando lo stesso occhio si esplorava colle lenti. Secondo Mauthner1 l'ottnlmoscopio è un sicuro mezzo diagnostico delle anomalie di rift•azione anche quando l'accomodazione del paziente non è stata paralizzata coll'ntropinn ; c non di mùo accade che giovani individui affetti di ipermetropia rifiutino di servirsi delle piit deboli lenti biconvesse, sostengano anzi di veder meglio con lenti concave; ecco una prova della insufficienza delle lenti adoperate da sole senza atropina nell'esame dcll'ipermctropia. In tutti questi casi l'ottalmoscopio riesce a rivelarci l::i ipermotropin. In una serie ili casi si determini l'ipcrmetropia coll'ottalmoscopio e l'ipermetropin manifesta. colle lenti, quindi sia atropi nato l'occhio e si ricerchi di nuovo l'ipcrmetropia prima coll'attalmoscopio poscia colle lenti, o si osserverà cho quel grado d'ipcrmetropin che fu rilc1ato coll'ottalmoscopio fu sempre lo stesso tanto


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11rima. che dopo l'atropinnzione o che l'esame fatto dopo l'atro]linazione colle lenti ci dà lo stesso risultato che quello eseguito coll'ottalmoscopio. Da ciò si conchiude che coll'esame ottalmoseopico ci si rivela la ipermetropia. totale. Quando si è convenientemente esercitati si può arrivare a conoscere non solo l'e.sistenza, ma anche il grado delle ametropie. Mauthner dà la preferenza ad un ottalmoscopio di debole riflessione onde non attimr troppo l'at~nzione del paziente. A suo parere lo spasmo sarebbe cagionato da uno. patologica tensione della cavità oculat·e, ma in un occhio ipermetropo rare volto si riscontrerebbe lo spasmo patologico. Nell'occhio ipcrmetropo il muscolo cigliare si rilascia sotto l'esame otta.lmoscopico quando l'occhio mantiene uno sguardo vago e spensierato; al contmrio si metto in contrazione quando il pa.zicnte fissa un oggetto sia vicino sia lontano. Questi dati risgunrdnnti lo spasmo di accomodazione sarebbero in opposizione alle esperienze di Dobrowolskr il quale avrebbe scoperto negli ipcrmetropi un'ostinato ed invincibile spasmo di accomodazione. Ogni fatto, ogni esperienza concon-c a dimostmre che l'ottalmoscopio è uno strumento infallibile nel diagnostico delle ametropie. Stillign sostiene che in molti casi l'accomodazione non Rolo non si rilascia nell'oscurità, ma talvolta si tende ancora più come nell'usuale vista alla luce diurna, dimodochè l'ottalmoscopio può indo.rci in un errore che poi dovn\ essere corretto dalle lenti. Se anche l'accomodazione si rilascia nell'oscurità, si stabilisce poi di nuovo una contrazione dello sfintore dell'iride c clcl muscolo cigliare ad un grado proporzionato alla suscettibilità dell'occhio non a1>pena vi cade la luce dell'ottalmoscopio. La debole suscettibilità dell'occhio ipermetropo può divenire cosi grande per la continua tensione dell'accomodazione che dove anche palesasi una minima ipennetropia manifesta l'esame ottnlmoscopico non ci offre che una immagine diritta molto indistinta. Ma quanto più forte è l'ipermerropia tanto più il paziente t'ilascia la sua accomod!lZione nell'oscurit.-\. Pc•· i più elevati gradi -di ipermetropia da çirca 1/u iu avanti il principio di l\iauthner del rilasciamento del muscolo cigliare nell'oscurità è abbastanza esatto.


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Dobrowolsky trovò invece che nei più elcvn.ti g r~di dell' ipcrmctropia c dell'astigmatismo tanto più forte c pertinace era lo spasmo tanto più a<"Centuati erano i fenom eni dj ij>eremin. del fondo oculnt"c, fenomeni provocati dagli sforzi di accomodazione. Zehendcr ammette che con un continuo esercizio cd attenzione si può raggiungere un certo grado di abilità nell'apprczznrc la re frazione coll'ottalmoscopio, ma. per ottenere utili risultati bisogna assolutamente che l'osservatore non tralasci dj ntt·opinarc tanto il suo occhio ctuan to quello da csam inar,;;i. Anche 'Voinow non ammette l'esattezza che altri vogliono accordare ni risultati ottahnosco}>ici cd opina elle si po~c;.'\no soltanto ricavare dei valori npprossimatii'Ì. n l'ilasciamento ~lcll'ac­ comodazione non av1·iene in totalità all'oscuro, come tatuni credono. Lo stesso osscl'va.tore non è mai libero ù'ogni accomodazione. Si crede che l'occhfo sia in istnto di quiete, eppure hani sempre un leggero graùo di tensione accomodati m. L'immagine del fon do oculare varia ancora sotto uno stesso gmdo d'illuminazione; così un occhio fortemente 11igrncntato assorbir!\ un H\aggior grado di luce che un occhio porero ~ pigmento, e l'immagine offerta clnl primo comecchè meno illwninata apparirà meno <lk. stinta e sforzerà l'osservatore ad avvicinarsi maggiormente. r:esamc della macchia lutcn, è alqunnto difficile c desso, macchia per deficienza di parti ucltarueute delineate non ci olli·irit. un'imnginc spiccata. Dcu altrimenti succede guardnndo In papilla ed i l'tU·Ì. Questi oggetti iu Yero ci si presentano abbastanzn chinri c po~:>­ sinmo suùito trovare la lente che conisponcla alla rifrazione; ma sarà questn lente la più nppr01)riata alla vista dell'occilio csruninato·? .\ questo quesito dobbiamo 1ispoudcre ncga.tirrunente. Xoi dobbiamo inf;ttti per vedere la pupilla far rivolget·c l'occhio all'interno cioè farlo fissare attravct·so acl una por:.~io ne di corneo. che è situnta fuori ùcll:L linea visuale e sa})piamo che in qu.cl punto la cornea possiedo Llll maggior raggio di curvatura che nel luogo ùcll'asse 1'isunle; in tnl modo adunque noi rilcYiamo la ri· frazione dì un punto dal qunle l'occhio non vede, cioè del punto cieco. Mauthner ribatte gli appunti di \Voinow rir,ortando un bmno del trattato di Dondcrs nelle allo-malie di t·ifnuione e di acct>m{Jdazione dove questo autore cosi si eS11rime :


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È noto cbo tutta la curvatura della. retina nell'occhio emmetropo giace alla superficie focale del sistema diottrico e coll'ottalmoscopio, rimanendo inalt~rata l'nccomodn1jone, si vedono distintamente e dùitti gli oggetti tutti della retina; e dagli occhi di conigli bianchi trn.spatiscono por tutti i punti della sclerotica. le immagini degli oggetti lontani e si dipingono in tutta l'estensione della l'atina. Tommaso Young crede che la riunione dei raggi stùla superficie della r etina sia in relazione colla conformazione stratiformo della lente, ed è certo che quella pn.rticolare struttu ra non è senza influenza. sull'andamento dei raggi luminosi. I rapporti costanti dell'occhio, quando si guarda attraverso ad una parte esterna della cornea, non vengono modificati alla maniera che ammette ' Voinow ma si modificano piuttosto in modo che la rifmzione nel luogo della macchia lntea c del punto cieco rimane la stessa, sempre ammesso che l'occhio abbia una costruzione no1·male e sia munito di cristallino. Tutto ciò oh c si è detto finora, sull'esame ott.alruoscopico si riferisce all'immagine dil·ittn. L'immagine Cfil)Ovoltn, come è st!Lto dimostrato da molti, non è adattala })Cl' stabilire misru·e, perchè il punto dove essa si forma non può deternti.narsi con esattezza. I risultati ottenuti dall'autore sembrano no n concordare colle opinioni di D o11ders e colle asserzioni di ~autbner, che qui è opportuno di esatninare. Per giudicare della. refmzione di un occhio col mezzo dell'ottalmoscopio, dice i)!Iautbner, è assolutamente necessario : 1• conoscere esatLnmente la re1'razionc del proprio occhio; 2• essere cnpaci di rilasciare completamente In. proprio. accomodazione, oppure sapere apprezzare il quantitt~tivo di accomodazione spiegato dall'occhio medesimo, J)Cr potcrlo valntnre nel calcolo. Trattasi poi sempre di sapere se si vede distintamente. Non è difficile conoscere l:t 1'efrnzione del proprio occhio, giaccbè colle instilla.zioni eli an·opina possiamo hovare la lente che può correggere l'ametropia, se \'i è, e saremo certi invece di avet·e un occhio normalè se t\\Tcmo la. vista netta. Un po' difficile è sul }lrincipio rilasciare la propria acoomoda1jone. C~loro che sono esercitati a ln.vori nùcroscopici riescono subtto a. vcdcl·e anche nell'ottalmoscopio senza accomodazione.


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In quei casi nei quali l'osservatore è affetto da spasmo di accomodazione di cui non si possa liberaJ·e, fa d'uopo valutarne il grado, ma l'operazione non è punto sicur~ perchè lo spasmo di accomodazione non ha nulla di costante; ciò che d'altronde costringe l'osservatore al noioso lavoro di misurarlo ad ogni nuovo esame; n è è da ammetterai che si possano misurare tutti i piccoli sforzi di accomodazione, e gli esperimenti di Yolkmnnn, di Wundt ed Helmoltz hanno dimostrato che se pure vi si riesce è una pura accidentalità. D'altra parte possiamo benissimo dispensarci di questa operazione, poichè se è possibile rilasciare l'accomodazione, possiamo con molto maggior sicurezza rimpiazzarla con lenti convesse. L'apprezzamento della vista distinta neppure è difficile se fissiamo oggetti a contorni ben delineati; a questo scopo si prestano ottimamente le piccole diramazioni vascolari. Mauthncr asserisce che su qualsiasi punto ùel fondo oculare si voglia intraprendere la misurazione, si ottiene sempre lo stesso risultato, a meno che non vi siano rilevanti alterazioni patologiche, come uno stafiloma postico, perchè la retina iu tutta la sua espansione giace sulla superficie focale dell' apparato diottrico; in questa opinione sono concordi Donders ed Rel:::moltz; e questo fatto, come si è accennato più sopra-, sn.rebbe attribuito alla conformazione stratiforme del cristallino. Partendo da queste premesse, l.Yiauthner ci addita il punto dal quale si può misurare · la rifrazione della macchia lutea e asserisec che la papilla del nervo ottico è un luogo adattatissimo. Non concorda punto l'autore con questa opinione; Mautnher, egli dice, non ha misurato gli assi nelle due direzioni della macchia cieca e macchin lutea; se aYesse ciò fatto avrebbe certamente rilevato una diversità tra la distanza dei due punti suddetti dai punti nodali, avrebbe veduto che questa diversità non è punto costante c che dipende tutta dall'essere l'occlliO eine"tropo, mio1Je od ipermetropo. Inoltre se tutti i rmnti della retina sono buoni per l'osservazione, non si concepisce a quale scopo egli abbia additato il punto da preferirsi. Per queste considerazioni l'autore rigetta il processo proposto da Mauthner, tanto più che l'asserzione di Donders, a cui il Mauthner s'appella-, si riferisce esclusivamente a.ll'occhio emetropo.


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Ammettendo anche che il bulbo dell'occhio presenta-sse una superficie perfettamente sferica, noi troveremo sempre che la distanza del centro di curvatura dai punti nodali è varia nei diversi occhi1 cioè maggiore nell'occhio miope, mediocre nell'emetropo, minore nell'ipermet.ropo; qualche volta ncll'ipermetropia. il centro di curvatura coincide col punto nodale, ed è c1uesto il solo caso in cui tutti i punti del fondo oculare si trovano ad' eguale distanza dal punto nodale st.esso, in tutti gli altri casi le dist-anze variano. Per queste considerazioni devesi conchiudere che se nella direzione dell'asse visuale troviamo miopia, distac-eandoci dall'asse e portandoci verso la periferia troveremo successivamente miopia leggiera, emmetropia ed ipermetropia. Se l'occhio nella direzione dell'ass~ è emetropo, darà un' ipenuetropia sempre crescente nei punti periferici. Queste proporzioni sono in at)erta contraddizione a quelle di Donders il quale stabilisce per principio che tutta la curvatura della retina giace s11lla superficie focale del sistema diottrico, e che in un occhio emetJ'opo con accomodazione inalterata vèdonsi i vari oggetti del fondo diritti e distinti; mentre l'autore sostiene che nelle parti periferiche della retina trovasi iperme- · tropia ed ipermetropia tanto più forte quanto minore è la distanza della retina dai punti nodali. Quale delle due proposizioni è la vera? Per poter decidere in proposito l'autore intraprese l'esame di molti occhi sotto il controllo del professore Schulek, cd ecco cosa avrebbe trovato : È bensì vero che in un occhio emetropo noi possiamo vedere coll'ottalmoscopio l'immagine diritta del fondo oculare con sufficiente chiarezza, e ciò tanto guardando in direzione dell'asse visuale come guardando verso la periferia; ma non è altrettanto vero che questo fenomeno si possa realizzare resta-ndo immutata l'accomodazione. Dei vari occhi emelropi esaminati non uno egli ne trovò che nei punti periferici non manifestasse ipermctropia ed anche ragguardevole, notando ancora che per la maggior parte l'esame fu btto senza previa atropinazione; e questa circostanza è da tenersi in grande conto, poichè l'occhio non atropinato non avrà lasciato vedere i Punti estremi della periferia. In molti casi poi con molta proba-


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bilità il muscolo accomodatore entrava in azione, di modo che alla macchia lutea vedevasi miopia ed ipermetropia ai punti periferici. Ad un maggior grado di miopia, an che quando la. pupilla è ristretta, l'ipermetropia I>eriferica. è sempre più piccola. Di questo fenomeno i1o fa cenno Donders, e, secondo Snellcr e Ln.ndolt, nella miopia proveniente da allungamento del bulbo il difetto sarebbe sempre minore alla periferia che al centro; ma nessuno di questi autori a.ccenna al fatto che, secondo l'autore, è pure incontrastabile che alla periferia di un occhio miope si possa avere emmetropia ed anche un certo grado di r en·azionc ipermetropica. In quei casi nei quali coll'niuto delle lenti si manifestava. l'ipermeti·opia accadeva spesso di Yedere miopia alla. macchia lutea c ipermotropia piuttosto notevole alla parte periferica. del fondo oculare. Quando l'ottalmoscopio in un punt.o del fondo oculare ci fa Yedere un grado di refra<~ione maggiore che le lenti alla maccbi[L lutea, siaJllo· certi trattarsi di spasmo eli accomoda<~ionc . Allorchè Mauthncr asserisce essergli occorsi casi nei quali dopo la. più forte atropinazione, la rifrazione dell'occhio eì:a. sempre maggiore di quella offertaci dall'occhio non atropinato veduto coll'ottalmoscopio, non ci dice alcun che di sh·aordinal'io, dncch.è si sa che la rifrazione alla periferia coll'ottn.lmoscopio ò semvre più debole che nella direzione dell'asse oculare. Secondo l'autore pertanto, Donders sarebbe caduto in un errore a spiegare il quale si possono fare due supposizioni. O che il Donders non esaminò gli occhi emetropi a.Ua 11eriferia, c solo O.Jlpoggiò il suo principio all'esperienza accennata più sopra sugli occhi clei conigli, o la conclusione naturalmente doveva essere erronea, poichè è noto che l'occhio del coniglio è ipermotropo. Oppure avendo egli guardato alla periferia e veduta l'in1maginc egualmente chiara che al centro, credette di veder ciò senza accomodazione, mentre l'accomodazione egli involontariamente la usava. Che la retina poi non si trovi rea.lmentc in tutta la sua espansione stilla SU}lerficic focale dell'apparato diottrico, l'autore crede dilllostrarlo all'evidenza con quest'a.lh·o esperimento.


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Dopo di aver corrotto la rcfra7.ione del pro}wio occhio in motlo da veder chiari e distinti i vasi scorrenti dalla papill<h alla macchia lutea dell'occhio adattato alla vista distante, l'autore faceva entrare il1 azione l'accomodazione invitando il paziente a guardare un oggetto vicino coll'altro occhio; allora nell'occhio ossel'vato si vedevano dei cambiamenti, ma solo in una parte, cioè l'immagine che prima si vedeva netta al centro si faceva torbida, ma quella della periferia restava inalterata. E con ciò S(u'cbbc dimostrata erronea. la proposizione di Donders che cioè tutta la curvatura della retina giaccia sulla superficie focale dell'apparato diottrico. Si prenda ora in esame il principio esposto da Mauthner secondo il quale in un occhio emetropo la r efrazione che conisponde alla macchia lutea non si diffet•onzia punto da quella che manifestasi al }>unto cieco. Supposto che i due punti ora cita.ti stiano ad ugual distanza dall'asse ottico la rcfr~zione sarebbe uguale, ma siccome in realtà non sono equidistanti, naturalmente la r:efrazione deve essere diversa. A maggior sclùarimento eli questo asserto l'autore ci rimanda :il trattato di Donders, pag. 155, dove sono dimostrati i rapporti dell'asse visuale coll'asse oculare e col punto d'ingresso del nervo ottico nell'occhio emetrOllO, llliope ed ipem1etropo. Da. quelle dimostrazioni risulta all'cvidemm che nell'occhio emetropo l~t distanza della macchia lutea e del punto cieco dall'asse oculare è a.p1Jrossil11ativamente eguale, perciò la infrazione tlei due 1mnt.i è quasi la· stessa. All'incontro nell'occhio ome tropo la distanza è diversa, ~io è nella miopin. è la macehia lutea più vicina nll'a.ssc, nell'ipermetropia invece è più ricino al punto cieco. P er conseguenza c·o n'ottalmoscopio si scoprirà alla papilla. upa r cfrazione Pitì debole nell'occhio miope, piit forte nell' ipermetropo in conn:onto tlella rcfmzionc visibile alla macchia lutea. Inoltre questi rat>porti soggiaciono a variazioni individuali. Il gt·atlo della differenza non è costante, maggioro di solito nella miopia, anche. nell'ipermetropiapuò essere rimarchevole. La differenza dci risultati ottenuti dalle osservazioni chc.lVIauthner, Donùers c l'autore fecero coll'ottalmoscopio sull'occhio atropinato può essere spiegata dal fatto che essi fissarono punti diversi della retim la quale in r ealtà presenta diverse rcfrazioni.


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RITIS'l'A DI GIORNA LI

L'asserto di Mauthner adunque non }loggerebbe su di una solida base. N eppure in un occhio emetropo la retina sta sulla superficie fo cale. Sarebbe ancora questione del caso in etti il centro di curvatura del fondo oculare coincidesse col punto nodale, ma anche in questo caso la refi·azione non è eguale alla periferia. Resta infine ad analizzare un altro fatto di capitale importanza, eci è il rilasciamento dell'accomodazione dell'occhio esaminato durante l'ispezione ottalmoscopica. Secondo \Voinow sarebbe impossibile un completo rilasciamento; Stilling avrebbe sempre trovato un leggero spasmo di accomodazione che egli aVl·ebbe calcolato da 1/Go a 1/so, ma la maggior parte della ipermetropia latente potrebbe essere riconosciuta e valutata. Anche H. Cohn non crede che possa ottenersi un completo rilasciamento di accomodazione sia pure dopo lungo esercizio. Dobrowolsky dimos trò · che lo stato d'irritazione del fondo oculare per solito è tanto maggiore quanto più forte è l'ipermotropia e quanto più energico è lo spasmo, l'ottabnoscopio irrita ancor più l'occhio ed accresce . lo spasmo stesso. Se da una parte è dimostrato che lo spasmo di accomodazione spesso non cessa che dopo ri])etute instillazioni ùi atropina, co'ìì1e l'autore ha constatato per molte esperienze, d'altra parte non si può escludere la possibilità che in simili casi Io spasmo abbia spontaneamente a cessare quando il paziente non fissa piit attentamente un oggetto ma ena collo sguardo vago ed indeterminato; e ciò perchè In mancata o insufficiente azione del midriatico non dipende affatto da un'eccessiva invincibile resistenza dello spasmo n.ccomodativo, ma piuttosto da sfavorevoli condizioni fisiche dell'occhio stesso le quali non permettono che venga assorbita. una, bastante quantità di atropina. Del resto l'autore ebbe opportunità di convincersi che un completo rilasciamento dell'accomodazione }lossa effettuarsi anche senza atropina e precisamente in quei casi in cui avendo misumto sugli stessi punti della retin:.t nell'occhio paralizzato non si ma!lifestò ipertrofia in maggior grado che prima dell'atropinazione; ma anche in quei casi il risultato non corrispose alla realtà. Por r egola lo spasmo di acco· modazione non cessa. Le misure prese a pupillo. ris trct,ta non concordano con quelle prese a }mpilla atl:opinata. Non è possibile


ITALIANI ED ESTERI

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stabilire una legge costante di quanto .cede lo spasmo di accomodazione e di quanto diminuisce la ipermetropia ln.tente durante l'ispezione ottalmoscopica, poichè il fenomeno dipende da un fattore incostante quale è la sensibilità della retina. Dal suesposto resta dimostrato che tra i differenti metodi raccomandati per la ricerca e misura della ipermetropia latente, il solo che possa darci un sicuro risultato è l'atropinazione. Ma atteso che l'azione dell'atropina è di lunga dm·atn, per ciò non è dessa applicabile in tutti i casi. Questo quesito non potrà essere risolto appieno che· quando noi riusciremo a paralizzare l'accomodazione con un altro mezzo, la di cui azione sia egualmente sicura, ma pìù passaggera, che quella dell'atropina.

Sulla determinazione obbicttivn (lell'u.cuità visha in cen timetri e diott:rie, del dottor 1\iAsSI:lULLUlO BuncaARDT1 (De~ttsche medieit~ische Wochenschri(t, 31 marzo 1877). Nel fascicolo 3 della D~ttttsche mititara1·ztliche Zeitsclwift dell'anno 1874 cercai di porre in rilievo i vu.ntaggi che risultano, per l'importantissima questione della determinazione obbiettiva dell'acuità visiva, da.ll'esame dell'immagine arrovesciata. in confronto di quello dell'immagine diritta. Le obbiezioni da me fatte allora contro l'esame ad immagine diritta si riferivano alle difficoltà che presenta a molti osservatori l'esame ott.almoscopico ad immagine diritta, all'inesattezza dci risultati occasionati dalla forza accomodativa dell'osservatore, al bisogno di evitare grossolani errori provenienti dalla necessaTia complicazione del ca.lcolo, cd agli incomodi che derivano allo stesso osservatore avvicinandosi soverchiamente al viso dell'esaminando. Tali inconvenienti sussistono tuttora. D'altronde dall'epoca del mio lavoro sul presente ~rgomento, la determinazione dell'acuità visiva (rcfrazione) ad unmagine anovesciata, si rese ancora più facile e sicura.. Le mis~razioni che debbono essere praticate con tale metodo per scrnre di base al calcolo dell'acuita visiva le feci intraprendere da ~n assistente; la qual cosa non venne eseguita con la necessaria esattezza, poichè la mano che teneva la lente convessa ondeggiava tratto tratto. Mediante il piccolo istrumento molto


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RIYISTA DI GIORNALI

adatto del signor prof. Scluniclt-Rimpler, ch'egli descrisse nei numari 4 e 5 llcl giornale Berliner lclinischen W oche?Mclwift di quest'anno, le misurazioni delle distanze della lente convessa dall'occhio dell'esaminando e da quello dell'esaminatore sono l'eso facilissÌllle ed esattissime, c ciò senza l'aiuto d'un n.ssistente. L e lenti a sistema metrico ne agevolarono. di molto il calcolo. Ora voglio dimostrare ancora meglio il modo pcl quale tale calcolo si presenta assai più semplice di quello che non fosse fino adesso. N ello sviluppo delle formolo io l?rometto che (come in generale è necessario n ell'esame ad immagine roveseirLta) la Jeute convessa, di cui la distanza. focale principale possa essere uguale ad f centimetri, si trovi davanti all'occh io atropinizzato da esamillarsi f centimetri. Se l'occhio è di cor ta vistn.' l'immagino della retina illumjnata si formerà tra la lente o il s uo foco principale : se l'occhio invece è miope, allora l'immagine si formerà oltre il foco principale. La distanza- dell'immagine dal foco principale sia Lli 1~ centimetri. Si tratta dunque eli stabilire quale direzione h~mno i raggi luminosi che formarono l' immagine :1lla loro · uscita dall'occhio, percllè il grado della loro convergen7.a o divergenza dà immediatamente la misura della corta visione, o -della miopi a. · La direzione che a.vevm10 questi mggi al loro ingresso nella lenLe si deduce da.Jla logge elci fuochi coniugati. In questo caso la dll·czione dei raggi })Cl' l'occhio di corta vista sarebbe come se si intersecassero ad una distauza davanti alla lente uguaJ.e. a ,_,., cent'Jme t' { ('-:;-; n = (~' ·-:; - f)· cent1motn; por l'occ.: no nnope

.

.

}'

.

~vece come se partissero da un punto situato f (:~") centimetri

= (~ +f) centimetri dietro la lente. Poicbè secondo le

nostre ipotesi la lente è collocata f centimetri davanti o.ll'occhio, così i raggi lumiuosi nella. loro uscita dall'occhio di corta vista. hanno una. ta.Jo direzione come se si tagliassero!:.. centimetri 11 davanti ad esso; noi miopi1 come se provenissero da un punto .situato E.. centimot.ri dietro all'occhio. ·n l' ecu ti'· • L'acuità visiva in ambidne i casi è dunque uguale a -;;-


ITALL\XI EU ESTERI

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metri. II quale valore per l'occhio miope è da considerarsi como negativo. Scegliamo ora per l'esame dell'occhio ad immagine rovesciata una lente convessa di 10 cent. di distanza focale (f = 10 cent.) no tisulta, secondo la formoln. trovata, che l'acuità. visiva ò eguale a ~ centimetri. In altri termini: n La àistan:da (n) elle passa tra l'immagine del f(}nilo dell'occhio

e J1 fuoco pt· incipaZe del7(J le-nte, crùcolat" in centimetri, di~ immediatamente, in dioUrie, il grado delk& corta visione o della miopia. Un esempio renderà più evidente la cosa. L'osservatore che, per mezzo d'una lente convessa rese il proprio occhio di vista tanto corta che il suo punto di dista.nza sia di 12 centimetri, tiene alla distanza di 10 centimetri, mediante l' istrumento ScluniùtRimpler, la lente di 10 centimetri immobile di11auzi all'occhio atropinizzo.to da esaminarsi. Mentre egli nel modo a tutti noto osserva coll'ottalmoscopio il fondo dell'occhio illuminato, si piega con la testa tanto indiell·o 11er quanto gli è possibile, senza che l'immagine della retina cessi di ttpparirgli chin.ra. n nnstro di misurazione fissato con un anello nll'ottalmoscopio gl'indica. che il suo occhio in questo momento è distante 20 centimetri dalla lente. Da tale misura~ione risulta che l' inunagine arrovesciala reale della retina si trova aH:J. distanza dal!:J. lente di 20-12=8 centimetri c quindi eli 2 centimetri dal fuoco principale. Risulta 1 d~nque n= 2 centimetri; l'acuit.à visiva c ili ~ cent. = oO con t.; e il grado di miopia 2 diottrie. In un altro caso, se cioò l'osservatore nel tirarsi indietro il più che gli è l)Ossibile avesse veduto ancora chiat·a l'immagine all<~ distanza eli centimetri 25 1/~ dal suo occhio alla lente com·essa, tale immagine si formerebbe 25 1/a centimetri - 12 ccntimotli, cioè 13 '/• davanti alla lente. Esisterebbe dunque un'ipermetropia di 13 '/t- 10 = 3 •;~ diottrie: in altri termini, il 1mnto di distanza dovrebbe essere = _:_ 100 = - 28 ·;~ centimetri. 3 'a

n processo descritto è molto comodo ed esalto per i gradi picc:olissimi di miopia. Se l)erò la. roiopia è più forte eli 3 o 4 diottrie, sarà difficile eli veder bene l'immagine della retiua e di stabilire esattamente la sua. posizione. Por i gradi più alti eli miopia si l'accomanda di usare una lente convessa di 5 cent. di distanza


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RIVISTA DI GIORN,~LI

focale (20 diottrie). Ad ogui centimetro di cui l'immagine dista da.l fuoco principale della lente corrispondono 4 diottrie, poichè la. formola dcll'acuità visiva J• prende in questo ca~o il valore JZ. . 5~ . .. . 100 • • <l 1-; centm10w'l = ~ centunetn. Per i gradi molto alti di corta. vista., cioè per un'acuità visiva inferiore a 14 cent.,, quando coll'uso della lente di 10 centimetri l'immagine dal fondo posteriore dell'occhio è situata davanti alla lente meno di 3 centimetri, io considero come necessario per determinare precisamente il punto di distanza, di stabilire direttamente la posizione dell'immagine senza l' impiego della lente. Se c'è ametropia, l'immagine sta, com' è naturale, proprio nella distanza focale principale della lento. Dunque n sarà qui = O, e la formula 1 ' assume per l'emetropia nn valore " infinitamcllte grande,. " Voglio ancor far osservare che da ciò che dissi fin qui si deve intendere che la distanza tra l'occhio da. esaminare c la lente non dev'essere calcolata dal ver tice della cornea, bensì dal punto che sta circa 3/~ di centimetro dictTo il vertice di ossa. È certo che mediante l'utilissimo ed ingegnoso istrumento~el signor prof. Schmiclt-H.impler si potranno adoperare le stesse precise formule ili cui si parlò fin ora ed allo stesso modo come per l'esame comune ad immagine arrovesciata. Anche per l'istrumento Schmidt-Rimpler raccomando l'uso della lento convessa 10 centimetri, rispettivamente 5 centimetri di distanza foca.lo. Nello stesso modo negli ottimetri di Hirschberg e simili, che possono servire alla determinazione subiettiva dell'acuità visiva, una lente di 10 centimetri posta nel tubo clell'ottimetro, 10 cent. davanti all'occhio da esàminarsi, faciliterà il calcolo della refr·a-

..

zione dell'occhio mediante la formula ~. se questi istrumeuti permettono di misurare facilmente (in centimetri) la distanza tt dell'oggetto visibile dal fo co principale della lente di 10 ccnt. Conchiudo esprimendo la speranza che pel' mezzo dell'apparecchio Schmidt-Rimpler, coll'introduzione della formula ~: , c con l'uso della lente di 10 centimetJ.·i; l'esame acl immagino arrovesciata per Ja misura.zione obbiettiva dcll'acuità visiva possa propagarsi pi·csto come il J)ÌÌI semplice c sicuro processo.


IT.A.LIA!~I

ED ESl'ERI

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La temperattu•a •l ell'occbio s otto il J.• at)POI'to Il· siologico e patologico , di Dou:-'1lEnG, (St. Petetsbzwgcr mcdi~inisclte Wocltensclwi(t, 4 novembre 1876).

Dobnberg misurò nell'ospedale otta.lmico di Pietroburgo la temperatura nel sacco congiuntivale di molte centinaia. di occhi sani e malati. · Ei portò sotto le palpebre clùuse ·un termometro costruito a tale scopo. Negli occlù sani la temperatura nel sacco congiuntivale fu di '0.58 più bassa che nella cavità ascellare: lisultat.o, che è analogo a quello delle misurazioni di vVreden pel condotto uditivo esterno. Fra i vari casi di malattia vennero scelti quelli, nei quali nn solo occhio cm malato. La temperatura dell'occhio malato fu riscontmtn.più a.lta che uel sano, nello stesso individLw, nelle proporzioni seguenti: nelle congiunti riti 0.52, nelle cheratiti 0.46, nelle il•iti 0.77, nel glaucoma 0.58.


VARIETÀ

TJ:n trcno-ambula•nza iJn{)Cl'iale russo. - (T!teLancet, 2 giugno 1877).

n primo treno-ambulanza ferrovial'io costrutto sotto l'immediato patronato e la sorveglianza di S. lVI. l'imperatrice di Russia, " il primo treno sanitario dell'imperatrice , com'è designato dai giornali r ussi, « lasciò Pietroùurgo per l'armata sul Danubio, seguendo la ferrovia Nicolò, con tutto il suo organamento co'hiIlleto, nel pomeriggio di domenica 6 maggio. L'imperatore, l'imlleratrice, parecchi membri della famiglia imperiale ed i principali dignitari della corte assiste\•auo alla partenza del trono e<l una gran moltitudine era convenuta alla stazione ferroviaria cd in prossimità di essa per essere testimone dell'avvenimento. Prima che la schiera imperiale procedesse all'esame del treno, da un corpo di preti furono cantate 1n·eci pel buon successo dell'impresa. Finita la cerimonia religiosa l'imperatore e l'imperil.trice sottoposero ogni carro cd ilre~ativo corredo a minuta ispezione che prese molto tempo: e si mostrarono altamente soddisfatti degli aggiustamenti. n treno era composto di diciassette carri, undici dei quali erano preparati per ricevere infermi e feriti, c degli altri sei uno (un carro di seconda classe) conteneva lo stato maggiore medico, un altro (un carro di terza classe) le infermiere c la farmacia, un terzo la cucina, un quarto era stato convertito in ghiaccia.ia, uu quinto in lavanderia ed un sesto serviva da bagagliaio e da ma-


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\ARlE'l'À

gazzino. I ca.rri erano attaccati insieme e comunicavano l'uno coll'altro mediante un passaggio centrale secondo l'uso americano (come si vede nei treni di catTi Pullmann sulle nostre lince ferroviarie), sicchè il treno poteva essere fo.eilmente attraversato da una estreiJlÌtà all'altra. Ogni carro da feriti od infermi conteneva sedici letti disposti su due ordini da ogni lato del passaggio centrale. Questi letti formavano anche lettighe facilmente rimovibili e ricollocabiq. sui sostegni che li SOlliJOrtavano, ed egualmente nccouc~ così al pronto tras110rto del paziente nel carro ed nll'esportnzione di lui fuori di questo. I sostegni a cui i letti erano attaccati quando stavano alloro posto nei can-i, erano suf1ìcientemente flessibili per prevenire qualche indebita scossa dci pazienti dal movimento del h·eno. Onde facilitare il collocamento dei malati nei caiTi od il loro toglimcnto da questi, c per ovviare ad una difficoltà che potrebbe sorgere a questo riguat·do dalla strettezza. delle pot·te all'cstrclnità. dei carri, fu costrutta da. ciascun la.to nna. doppia porta sdrucciolante. Ogni letto o lettiga era fornito d'un materasso che riposa sopra un sostegno elastico, di duo guanciali, di un lenzuolo, vci soldati, di una coperta di lana grigia.; e per gli ufficiali, d'una sopracoperta imbottita. La testa di ciascun letto poteva essere alzata. meccanicamente, se era necessario di sollevare il callO o le spalle del paziente, senza dargli disturbo. Una piccola t~vola. pieghevole fissata al fianco del carro era annessa ad ogni letto e ciascun carro aveva un servizio da thè (samovar, cioè bricco russo, tazze, ecc.), ed un servizio da toletta. I cani messi a l)arte !)Cl' ufiiciali malati o feriti differivano nel loro arredamento da quelli . dci grcgarii unicnmcnte sulla biancheria. da letto ch'era di tela più fina.; ogni CUlTO conteneva una piccola libreria pol divertimento di coloro che potevano darsi alla lettura, ed o.l'Cun~ tavolini nddizionali. I can·i destinati allo stato maggiore erano arreda.ti con molto riguardo ed abbondavano d'ogni possibile comotlità particolarmente quello dei medici, sicchè nessuna cura personale si opponga all'attenzione di cui l'infermo dev'esser oggetto. Lo stato maggiore di questo treno-ambulanza consta d'un delegato della società della Croce Rossa in carica (colonnello Pa.ulow) di un ufficiale medico principale (dott. Zeneusco), di due uflì.ciali medici assistenti (signor Spcrk Goditzky 1 di tre suore di

c


584:

VARIE'l'À

carità, di quattro infermiere e d'un dispensiere. L o stato maggiore ferroviario addetto al treno era particolarmente designato a tal uopo. Nulla eli quanto una penso"sa antiveggenza può lWCparare anticipu.tamente ed un accurato studio doll'esperienzadella guerra franco-gennanica intorno alle ambulanze suggerisce pare sia stato trasandato nell'apprestamento di quell'ospedale viaggiante· di 176 letti. treno riccamente provveduto di materiale medicochirurgico c di ogni agiatezza, partì clalln. staziono c si dil·csse verso la R umenia c l'm·mata che op~ra sul Danubio in mez?.o all'entusiasmo illimitato degli .spettatori. Fu un notevole e nobile esempio della maniera completa con cui la società della Croce Rossa in Russia esercita l'o}lera sua. Altri consimili treni .si stanno formando rapidamente c saram10 spediti verso il teatro della guerra non appena saranno allestiti.

n

Studi slllla cori·nzione cle ll'al'in. proclotta clnll'il· lttminazione al'tUlciale, e sulla tliv i sione clell'a· citlo cnl·bonico negli spu,z.i clliusi, del dottor EntslL.\.NN . ( Zeusch:rift {u1· B iologie, vol. Xli, pag. 315.- Deutsclte

•meclizinische Wochensclwi{t.)

'

Nell'anno 1867 Gorup Besanez comunicò al s uddetto periodico Zeitschri(t, ecc. ecc., volume III, una serie di osservazioni sull'influenza clell'illnroinazione artii1ciitlc, e sull<\ qualità della aria negli spazi abitati, in conseguenza delle <1unli, per eccitament9 di lui, vennero fatti degli esperimenti dal dottor Branislavo Zoch. Si cominciò clalJ)I'emetter o che l'acido carbonico che si manifesti\ dalla fiamma, e il prodotto della combustione incompleta st:umo in costanti ra,pporti fra di loro, e si prese scnz'altro il primo come misura per il secondo. Erismaùn all'incontro, nei .suoi esperi menti ammise come as~ solutamente necessa.r io di sottoporr e all'analisi quantitativa, non soltanto l'acido carbonico, ma anche le altre combina.zioni di sostanze carboniche gassose; la qual cosa egli fece col seguente ordine sperimentale. In nn grande spazio eli 10 metri cubi, che non aveva alcuna parete libera, egli bruciò in ogni esperimento una delle quattro fiamme sottoposte ad esame : di gas, cioò, di candele stcaricbe,


585 di olio di ravizzone, e di petrolio; adoperando questi due ultimi in lucerne. Durant~ le 8 ore intiere che durò resperimento, due gra;ndi aspiratori sottraevano in correnti lente e sempre eguali, una quantità. d'aria roisurn.ta cla uno stesso punto; e le aspiravano, l'uno immediatrunente per mezzo di tubi riempiti di acqua di Barith, onde !asciarvi l'acido carbonico; l'altro, }JUl'O con lo stesso mezzo dei suddetti tubi di Barith, ma dopo che queste cotTenti erano passato su dell'oss~do di rame rovente. La sostanza carbonica conispondento fu calcolato, in più dell'acido carbonico trovato nel secondo caso; c, per avere una. misura unico, di paragone, venne confrontata. col gas minerale (c 1t/4). Nello stesso tempo vennero fa.Lte delle osservn.zioni sullo. temperatura a differenti altezze, e controllato esattamente il consumo del materiale. In tal modo Erismnnn potè giungere ai seguenti risultati : L'aria degli spazi illuminati artificialmente contiene SCll1JWC più acido carbonico c sostanze organiche, che quando non c' è illuminazione ; però i suoi rapporti sono straordinariamente variabili, tanto nel paragone dci vari materiali di luce, come pure in uno stesso materiale combustibile, secondo di,·~rsc circostanze. Poichè non fu possibile di fa.re gli esperimenti sempre con la stessa forza eli luce, si dovettero istituiL·e dci paragoni fra i singoli matcrinli illuminanti, e calcolare stùl'eguale cff~tto di luce. Quanto questo sia, ammissibile, il dottor Erismann si riserva di esporlo dopo ulteriori esperimenti in proposito. Dal calcolo o.nnunziato si trova che il petrolio dà la minima parte d'impurità. all'aria: l'olio di ravizzone e il gas si tengono tra loro allo stesso livello, mentre le co.ndelc stearicho comunicano all'aria la maggior quantità. sia di acido carbonico, sia di prodotti di combustione incompleta. Il rapporto tra il petrolio, il gas, l'olio di ravizzone e lo candele stearicho sta come l : 4 : 4: 7. Pur troppo ci mancano finora. tutti i punti d'appoggio per stabilire a quale grado possa giungere l'impurità. dell'aria per l'illuminazione artificiale ; dobbiamo perciò attenerci alla massima: quanto meno, tamo 'meglio. Però dai calcoli di Erismann ne segue indubbiamente che nei grandi spazi, nei quali le persone ~nrtecipano alla corruzione dell'aria, come sarebber o le scuole, 1 teatri, le fabbriche, ecc., si debba usare la ventilazione ar.tificiale.


586 In quale rapporto sticno fra loro le due sorgenti d'aria impura, l'illuminazione artificiale e il processo respiratorio umano, venne studiato da Erismann vonendo nello stesso locale dello esperimento '4 uoinini. Questi diecle1;o all'aria un contenuto di acido carbonico, come se si fossero bruciate nello stesso spazio di tempo 6 candele steariche. Le sostanze organiche prese come c H " corrisporei·o ai prodotti analoghi di una 'fiamma di gas clelia. forza di 6 candele. L'illuininazione artificiale cambia anche la ·temperatura dello spazio illuminato, e ·anzi specialmente gli strati superiori. Il gas e le lampade d'olio di ravizzone innalzano maggiormente la temperatura; le lampade di petrolio e le candele sten,riche, sparse qua e là nello stesso spazio, molto meno. Anche circa il prezzo, il petrolio è il più conveniente. La quantità della luce di 6 candele ordinarie, fatta per 2J ore, con petrolio costa 22 - 32 centesimi; col gas 62 3; coll'olio di ravizzone 70 ·5; e colle cttndele steariche lire 3 40 (1). Qui l'autore cita una serie eli esperimenti sulla dh,isione dell'acido carbonico negli spa:t;i chiusi, e trova che lo osservazioni suddette, opposte apparentemente fra loro, si spiegano con· facilità. " La varia divisione corrisponde ai reciproci rapporti dci •! fattori: l diffusione, 2 differenza di temperatm·a, 3 movimento meccanico e 4 peso specifico, dci quali predomina ora l'nno ed ora Paltro. E t'ismann introdusse nello svazio dove si facevano gli esperimenti, dell'acido carbonico di ordinaria temperatura, c ciò per mezzo d'un ga.zometro collocato al di fuori. In conseguenza del suo peso specifico gli strati inferiori ne rimasero più ricchi (1,2/100) dei superiori (0,9/100). Se però l'acido carbonico nell'entrare _veniva riscaldato fortemente, si trovava che la maggior parte del calore era negli · strati superiori, appunto come nell'illumiMzione artificiale: (sotto 0,8/100; sopriL 3,2/100). La diffusione ebbe talora per effetto, alla fine degli espcl'imenti, che le differenze fra gli strati d'aria si eguagliavano. Oltre a questi pl'iueipa.li risultati, il lavoro di Erismann con· {l) I su<ldcUi calcoli ~ariano n se<>Jnda dei prezzi del materiale Ulumin&nle.


587 liene molti altri partìcolari interessanti, e dà gran(le impulso ad ulteriori studi su questo soggetto. Noi rimandiamo perciò gli studiosi all'originale, anche per le numerose tavole annesse.

Mezzo llratico per <limostrare la presenza dell'mi• sldo di earboJùO n ell'aria <leile s't :uize (Deutsche militai1'ti1'Ztlicl!e Zeitschri(t, 9 maggio 1877). Per dimosti:are la presenza dell'ossido di carbonio nell'atmosfera delle stanze, Bottcher si vale del seguente metodo. Egli adopera una soluzione di cloruro palladioso, possibilmente esente da acidi, nella quale immerge alcune striscio di tela di lino o di cotone, che distende poi in quelle stanze, di cui vuoi esaininare l'aria atmosferica. Quando questa contiene dell'ossido di carbonio, le suddette striscia p1·endono una tinta nera intensa.

Un nuovo m ete<lo tli ventilazione trovato l1al signor ToBrn. (Deutsclte tnecz.izinisclte Wochensclwift.) ~~ metodo del signor Tobin si distingue da tutti gli altri perchè ottiene la ventilazione in senso perpendicolare, e raggiunge in pari tempo lo scopo di apportare un'atmosfera essenzialmente nuova là, dove l'aria è guasta. Quest'aria guastn è costretta ad uscire per la canna del camino. L'aria nuova viene, invece che dall'nlto o da nn lnto, dal disotto. La sala in cui Tobin esperimento. la. sua. invenzione misura circa 650 - 700 piedi quadrati; è molto alta e contiene O letti. Alle pareti di essa si tr ovano otto tubi ad intervalli proporzionati, in forma di un mezzo cer chio, i quali sorgono perpendicolarmente dal suolo, e s'innalzano all'altezza di 3 - 4 piedi. Sotto il suolo trovano un'uscita orizzontale fuori del fabbricato. La densità dell'aria esterna essendo maggiore di quella interna, si determina una colTente nei tubi orizzontali, e una seconda nei verticali, da cui l'aria nuova si espande nella camera. La pressione continua dell'aria estema non produce solamente una colonna d'aria che va all'insù, bensl mantiene questa colonna in direzione verticale, somministra.ndole costantemente una nuova base. La colonna si porta nella camera per circa 5


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YARIET.\

piedi al disopra dell'apertura dei tubi, e ne scn.ccia l'o.ria guasta senza mescolarvisi. La corrente verticale si apre una vio. sua propria e ben distinta fu1o a. cbe si distendo molto al disopra della testa. degli ammalati, distribuendo loro il suo ossigeno salutare. Per avere tnli risultati è necessario assolutamente che i tubi siano verticali, e che l'aria non trovi sul suo passaggio, dalla estremità supe1·iore del tubo in poi, impedimento di sorta, come sarebbe qualche sporgenza nelle pareti, ecc. ecc. Dopo che l'aria nuova si è diffusa negli strati superiori, essa nnturnlmentc si abbassa. poco per voUa e se ne esce attra>erso la canna del camino. Ne risulta per tal modo una temperatura sempre costante. Si possono mettere tanti tubi quanti se ne vogliono, e se ue poh·à pure cliiudere qualcuno, nel caso cbo si avesse troppo freddo.


· RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Patologia c terapia JUC(lica SJlCCi ale redat.ta dal dottor ZIEMSSEN. (Continuazione vetl.i pa,q. 25fJ). Infezioni da malaria del d~tt. HRnTz.

Il dottor Hertz, professore ad Amsterdam, tratta delle infezioni da malari(~. Comincia da.lla diffusione geografica della maIarda, dando all'Italia la triste preferenza sopra tutte le contrade (li Europa che ne sono infeste. Venendo alla etiologia) fa notare come non solo nelle paludi e nelle contrade basse ed umide domini questo miasma, ma talora si sviluppi eziandio in luoghi asciutti eù elevati, e pensa che la spiegazione possa essere eguale a quella data. èlall'llù:sch per le febbri che allignano nelle oasi del deserto di Sall!Wa,in cui uno strato superiore di terreno sabbioso e quindi facilmente permeabile all'acqua, un secondo argilloso e impermeabile ed acque sotterranee cd una rigogliosa vegetazione sono le condizioni dello svolgersi delle febbri, quando 11er fenditure o crepacci del suolo i miasmi vengono fuori e si diffondono per l'al'ia. Esamina qnindil'in:fiuenza. dell'umiditàe degli abbassamenti di temperatura atmosferica. Ammette una specie di latenzanell'n.zione del miasma sull'organismo, e così spiega perchè tal uno è colpito assai tempo dopo aver lasciato il luogo di malaria, e le recidive crede pure possano intendersi come una nuova manifestazione della malattia 6*


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ridcsta.tasi nell'organismo c rcsasi di nuovo attiva per inA.uen?.o speciali (indigostioni, raffreddamenti, cambiamenti di tempc,·atura, ecc.). Accenna poi al difl'ondcrsi della malattia in modo epidemico, tli cui si ebbero non pochi esempi negli ultimi secoli, ctl osse1·va come queste epidemie o pandemie sembrassero avere un rapporto speciale mn tuttavia ignotC? con epidemie di altri morbi, come epidemie di tifo, di colera, di peste, di dissenteria, citando l'cpideuùa ditl'nsa ùel 1558, quella del1678-79, del 1718-22, dc! 1807-12, del 182.!-27 c l'ultima del 18!5-48, tutte precedute o seguite da epidemie tl'a.ltro genero. Intorno la quistione dell'antagonismo fra la tubercolosi e la febbre intermittcnte, fa notare che secondo la sua esperienza, nei distretti palustri clcll'Oland::t c specialmente in Amsterdam, ln. mbcrcolosi c la lisi da pneumonitc caseo::a sono molto frequenti e colpiscono non solo le classi J>Overe, mn, anche le persone agiate, c non rat·nmentc le dette affe7.ioni polmonari lòi associano alla febbre intermittente e alla cachessia. palustre; cd è conn·ario all'opinione di Nicuwenhnis, secondo la quale la. tisi dcconerebùc in Olanda con minore t•apidità che nella Germania. del surl; anzi ei sostiene che al sopravvenire della febbre la tisi è accelarata. nei suoi progressi. D:l. queste opinioni contmddito-rie sul rapporto fra la tisi e la tnbercolosi e l<> affezioni di malal'ia è portato a concludere che l'incontrarsi o no in certi luoghi la Usi non dipemla dalle febbri intermittenti ma da condizioni di clima. Sorvola sulla questiono della natw·a. del miasma palustre, sfiorando appeno. la teoria degli organismi vegetali microscopici (spore o cellule d'alghe), che dice, al pari dello altre, non a sufficienza dimostmta e destituita ct'ogni solido fondamento. Crede che la vi.a più ordinaria. per la. quale il miasma JlOnetra ncll'org(l.nismo sono gli organi reSJ)iratori ; non nega ello possa penetrare anche attraverso il tubo intestinale; tuttavia cmctlc ·ii dubbio che l'acqua putrida non sia propriamente la >era causa dello svilul>PO della malattia, ma che in individui già compenetrati dalla malaria agisco. come causa occasionate, non specifica. Considera quindi ln, pn.tologia di queste affezioni. Ammette il periodo d'incubazione da 6 a 20 giorni, iu media. di 14. Aggiunge essersi più volte convinto che la malattia può anche manifcstal·.si


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immediatamente dopo l'azione dell'influenza noci,·a. Ro.ccontn che essendosi a bella posta esposto a stagni in \ia eli disseccamento, distinti in modo speciale per le loro emanazioni putl'i1lo, già dopo una mezz'ora avvertiva bagliori di vista, su~suno alle orecchie, senso di vertigine, mspamento c bruciore alle fauci, nausea, vomitul"izioni e tendenza nl vomito, brividi e ribrezzo pel coq>o, ed alquante ore dopo un accesso febbrile per lo più solo lieve. Contrariamente a questi, cita esempi riferiti da Blaxall, Pfeiffer, Draune, Fiedler, in cui il periodo di incubazione superò notevolmente quello ordinario anche di più mesi. Dopo ciò, passa alla. descrizione generale dell!1. malattia, distinguendo la intermitteute semplice, la. febbre lru·rala, la perniciosa, la remittente o continua, c terminando con un cenno speciale sulla febbre biliosa cmaturica dei francesi. Parla poi della infezione cronica o cachessia palustre, che non solo è conseguenza del lungo ripetersi della febbre i.ntermittonte, ma sorge anche m:modo primiti,·o, senza. che sia pt·ececluta da febbre, come efetto diretto del miasma. Di questtt infezione cronica primitiva distingue due forme, unn lieve cd una. grave, e d'ambedue offre una minuta descrizione. Dopo essersi Lrnttcnuto sull'anatomia patologica, ed ~:wer dimostrata l'importanza del pigmento che riscontrnsi nel sangue, nella milza, nel fegato, ccn·ello, midollo spinale, reni, cuore, polmoni, glandule Jinfatiche, cute, membrane sierose, ecc., esamina Partitamente i singoli sintomi della malattia, co1niuciaudo c fermandosi specialmente sulla temperatura.. Ei stima che nel parossismo febbrile eù in particolar modo in quello intermittente, il centJ:"Q regolatore del calore sia il punto preferibilmente colpito dal virus palustre specifico; il qual centro disturbato nella sua funzione o momentaneamente o pet' un certo tempo, dia cosi nascimento all'intermitteuto o alla rcmittento. )fella febbre lat-vata crede nello stesso modo colpiti i tronchi nervosi o le loro t·adici Prima del centro regolatore del calore, mancando l'elevazione della telllperatu.ra. È poi d'avviso che il determinare esattamente l'e&c:ezione dell'urea. dw-ante l'accesso dovrebbe sparger luce su tali forme febbrili. Parlando delle altet·o.zioni del sangue, dopo aver notato la diminuzione dei cer·puscoli rossi, ùolla fibrina e dell'albumina, e l'accumulo di pigmento giallo-rosso, bruno ov-


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vero nero, Tiferisce che in alcuni casi con affezione cronica palustre primitiva e not~voli tumori di milza e di fegato potè dimostrare l'enorme piccolezza di tutti i globuli incolori ùel sn.ngne clte in gr~udezza 11011 superavano quelli colorati. Fa poi rilevare la frequenza nelle febbri intermi.ttenti della eruzione erpetica massin1c alle labbra ed al n aso ed altre parti della faccia, circostanza. che può essere importante per distinguere q_uesta malattia dal tifo. Descritto poscia il decorso ed i postnmi1 ed esposta. la prognosi eli queste aft'ezioni, vione alla. tet·apia. Dopo l'esposizione delle norme igieniche individuali e d'ordine pubblico, si volge a considcr(l.l'e la virtù profilattic..'t del chinino, e conclude che le osservazioni fatte da lui e da n.Jtri non mettono in dubbio l'effetto favorevole delle dosi giornaliere di cbinino. E gli ne prescrive mattina e sera 30 o 35 centigrammi, e vuole che si badi ad ogni malessere, ed allora si somministrino la sera. prima d'andare a letto, por 3 o 4 giorni , 60 o 70 centigramm i di chinino. Per combattere la febbre, non approva la prescrizione da molti seguita, di da,re piccole dosi ogni due ore, perchè dice che in questa guisa da una parte l'apiressia termina senza cho l'informo abbia preso una quantit-à sufficiente di cl1inino, c dall'altra 'le dosi d<tte poco prima del parossismo non spiegano la lol'o azione, ed è necessario ur\ maggior numero di dosi piccole per ''incere l'accesso ; ecl afferma ch e non raramen te avviene che le piccole e molteplici dosi non spezzino la intermittente, ma rendano solo gli accessi pil1 brevi e pii1 deboli, e spesso ha avuto occasione di osservare di tali infermi, i quali erano stati per mesi cumti inutilmente in questa maniera, c poi con una dose grande }>l'Ontamente liberati dalla fel,)bre. Quin<li preferisce il metodo di cura raccomandato prima dall\iaillot e più t.'trdi dal Pfenfer, che consiste nell'amministrare duran te 1'!\l)Ìl'cssia una o due grandi dosi Benchè ignoto il modo di agire del chi11ino nelle febbri internutteuti, grandissimo valore attribuisce alla sua azione modificatrice della tempera.tura e del polso. I mportanti considera le ricerche di Binz ed aUri intorno al potere distruttivo del chinino sugli organismi in.fcriori , infusori e funghi riconosciuti come gli eccitatori dei processi di putrefazione e di fermentazione. Am.mette pure che la virtù del chinino nella febbre intermittente


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possa in parte attribuirsi alla sua, aziono stùl'impiccolimonto della milza-, direttamente dimostrato dal :llosler, poichè allri rimedi che esercitano simile azione come l'eucalyptus globttl~ts, la genzia.nina., la stricnina-, l'applicazione dell'acqua fredda, ecc. sono conosciuti come :mtifcbrili. l\1a nota che il suo effétto devo procedere anche per nUra via) poichè le febbri possono cessare anche prima che la milza. diminuisca di volume, c per mezzo del chinino sono portate a guarigione forme fehrili, massime le lar· va te, le quali decorrono senza tumefazione S}Jlenica. AJ chinino fa seguire in efficacia le foglie dell'eucalyptttS globttlus. Ricorda. le esperien~e eseguite sugli animali por lo più con l'olio etereo ricavato dalle foglie, le quali dimostrarono che esso abbassa la temperatura ed impedisce la putrefazione c la fermentazione alcoolica. e, secondo Mces, o.rrestn i mo\'imcnti amiboidi dci corpuscoli bianclli del sangue con maggior forza del chinino. Cita pure le esperienze del Mosler, secondo le quali la tintuxa di eucalyptus, presa. por bocca o iniettata, riduce lo. milza di volume e la fa divenire più dw·a, più consistente, mentre la sua supcrJìcìe acquista un colorito grigio d'acciaio. Quindi l'iferiscc le osservazioni di diversi autori (uvorcroli o contrarie all'efficacia dell'eucalyptus, c concludo che dal complesso di queste osservazioni si può ritenere che l'eucalypt~ts e efficace, como antifebrilc, nella febbre intermittente semplice di qualunque tipo, secondo Keller meglio nelle forme terzane, meno uelle quartanc c a.nche meno nelle quotidiane, cd inoltre nelle recidive ostinato, massime quando il chinino si mostrò già- inutile, e nel tumore acuto o cronico di milza. Dice poi che il rimedio si distingue per la rapidità della sua azione, per nmlarc esente da ogni effetto secondario dispiacevole c possedere un sapore più gustoso del chiDino, oltre avere l'inestimabile vantaggio del mnssimo buon prezzo. Crede che la causo. della dh·ersità. dci risultati sia talvolta derivata dall'esserne state Jll·ese dosi troppo sc::u·sc; ma che pure vi influisco la ttualiu\ del preJlll.l'nto, poicbè le foglie cresciute ove è indigeno l'eucalyptus sono molto più efficaci di quelJ.o proveuionti do.gli alberi coltivati in Europa, e le foglie gio,.ani fresche dànno un risultato supetiore a. quelle secche. Bisogna anche distinguere se la. malat-tia è recente o iuvetel·ata, perchè, secondo le esperienze dell'autore, pare che il rimedio sia


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più efficace nei casi inveterati che in quelli recenti, e cosi spiega anche i resultati negatiYi di Fichter nei casi recenti, e quelli positivi di Groos nelle febbri per lo più inveterate nelle regioni del T ibisco. Enumera quindi altr i rimedi àntifcbrili, facendo special menzione dell'arsenico per le febbri anticlle e spesso recidivate, e dell'n,cido carbolico raccomandato negli ultimi anni e levato a cielo dai primi spcrimentatori, riconosciuto inutile da altri. Emette il dubbio che anche verso questo rimedio i casi recenti possano comportarsi differentemente da quelli inveter:.tti. F a pm e cenno dei solfì.ti di soda e di magnesia che dice raccoma,ndati dai medici americani ed italiani, senza pronunziarsi in loro merito. L oda l'idroterapia e specialmente la doccia fredda, ili cui l\:[oslcr dimostrò ht facoltà di ridurre la milza, come un potente coadiuvante clcl chihino nella cura della febbre i ntermittente. Come ntili succedanei del chinino cita specialmente la pipcriua, il solfato di berberina e il solfato di buxina (alcaloide ricavato dalle foglie e dai semi dei buxus sernpe1·vù·ens) usato con vat1· taggio dal 1\'Ia:.::zolini e dal Casati. Parla in appresso della cma delle febbri larvnte e della CO!l.,Valescenza, e finalmente della infezione cronica paJustrc, dei hlmori della milza e del fegato, in cui oltre l'uso continuato del chinino, dell'ioduro di ferro, dei fiori di sale ammoniaco marziale, ecc., riconosce efficacissimo rimedio i bagni freschi e la doccia a getto nella r egione splenica ed epatica. Dr E. R.

Di nn vasto aneurism a dell'aorta toracica fattosi l'Cl' <lue volte cstet·no c favorevolmente curato c oll'ago clettr o•pnntut·a. - Stm·ic~ e consiilerazioni del cav. dottor FERDINANDO VERARDINI. liuna -Lombcwdia, Bologna, 1877).

(Gazzette~ MecUca -Ita~

È una dotta. :Memoria che lo studiosissimo cd infaticabile collega ha testè pubblicata negli atti dell'Accademia di mcdicii1a di Bologna ed in fascicolo a parte, coi tipi Gamberini e Parmeggiani, in so gra.nde, eli pagine 50 con tavole illustrative. L 'importante lavor o, che tratta d'un a.r gomento (li elettrojatria,


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fU, con molta opportunità e cortesia., dedicato dall'autore o.l no*Stro ·egregio cav. Cinisellì, che, oltre ·essere un distintissimo chirùrgo, è lo specialista. 'più competente per · riguardo all'app1ica%lòne delle correnti elettriche nella. cura degli aneurismi. Abbozzata la storia delle applicazioni elettriche 'in generale ed in ispeèie dell'uso délla corrente galvanica nella cura degli aneurismi - e fatte altresi delle rettifiche in merito a tempi, a fatti ed a Jlersone che si annodano allo sPecialissimo tema., il Vera.rclini tratta del ca~o pratico che lo trasse alla redazione dell'anliunciata S'Ila Memoria. Noi ci limitià.mo a farne un cenno sommario, rimandando 'i chirurghi e gli specialisti al lavoro originale che fu inserito nella serie a•, tomo 7•, delle Memorie dell'Accademia bològnesc cui l'atlt()te appàrtiene. Tro.ttasi d'una donna a 46 anni circa, di condizione povera, là quale dai fenomeni morbosi fisici e razionali risultò affetta da ànettHsma deZl'afco dell'a(}J•ta tm·acica, con e's trinsecazione sul livello toracico a sinistro. del margine dello sterno fra la prima e la seconda costa. Aneurisma che fu giudicato derivare o da strumentale alterazione cardiaca preceduta o da limitata aortite e molto più probabilmente da una condizione ateromasica dello stesso grosso va.sò. Nel settembre 1875 il tumore aneurismatico presentava le seguenti dimensioni: " I mmediatamente sotto la clavicola sinistra l'area di ottusità 'era in larghezza undici centimetri; da.Il'angolò venendo in basso sullo sterno il massimo d'estensione ne raggiungeva sette; l'elevamento nel centro ·aella tumidezza. sorpassava i tre centimetri. " L a condizione morbosa era cosi · grave da mostrar e al vertice del tumore un colorito ceruleo-fosco, assai intenso intomo al punto più elevato del tumore, così da far credere a minaccia di vicina crepatura. Al cospetto di tanta imminente catastrofe si pensò di ricorrere ~·~go elettro-puntura, la quale, in simili circostanze, prolungò l eststenza. e dimiuuì le sofferenze di non pochi aneurislnatici, già inutilmente trattati coh a-ltri argomenti curativi. S'impiantarono in prossimità ai margini della tumidezza due lllìlghi aghi di fino e terso acciaio (muniti in cima di due fili con-


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duttori per ciascuno), in .dil-ezione com·ergente delle loro pttntc c distanti l'uno da1l'altro cinque centimetri, lasciando libero ed n.perto il circolo sanguigno. L'operatore, fatto certo che gli aghi erano penetrati nel centro del tumore, senza toccarsi, ta11to l'el fatto della facilità colla quale gli aghi stessi potevano moversi per ogni senso, quanto perchè abbandonati a loro stessi vedevansi oscillare in forza dell'impulso del sangue, furono posti, mediante l'uno dci fili metallici accennati, in comunicazione con una pila a colonna di Volta, composta di 30 lamine quadrate, rame e zinco, aventi un decimet.ro di la.to, con satura soluzione di sal comune per eccit.ator e. Alla chiusura del cii'Colo l'àmmalata sentì una piccola e fugace scossa, qtùndi un semplice senso di calore. Dopo otto minu.ti si .inverti la corrente, cambiando polo agli aghi. La stessa. opera· zione si è ripetuta in senso inverso un'altro. volta nella stessa seduta; sicchè l'influenza della corrente elettrica in codesto sperimento dut·ò complessivamente 24 minuti (tre volte 8 minuti con due interruzioni). Da una tal pratica (un po' diver~a da quella seguita da Ciniselli, Dc Cristoforis, l\1achiavelli ed altri, che inipiantavano nel tumore aneurismatico tre aghi e non due), l'autore crede che si ottengano i seguenti vantaggi: Di l)Crmettere cbe l'elettrolisi si prolllllghi per un tempo maggiore e il coagulo si fa ccia più consistente; Di rendere più difficile il distacco di qualche i1orzione del coagulo stesso, evitando possibili embolismi ; Di pr odurre un coagulo di forma irregolare, angolosa, a maggioli punti di adesione; Di r endere il grumo più facile centro di consolidamento sanguigno consecutivo. n vantaggio ottenutosi alla prima prova coll'aver reso più sodo . il tumore, meno pulsan te, retratto, e coll'aver diminuito d'assai le sofferenze varie dell'inferma, decise il dottor Veranlini n. ripetere le sedute quando il t.empo edace e il progredire della condizione" patologica c le imprudellze dell'ammalata aggra.va.rono lo stato di sua salute. Si convenne che in taut.a c tale condizione eli cose, l'unico ri-


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medio a tentarsi e ritcntnrsi era l'azione coagulante della corrente elettrica. Una seconda seduta infatti, colle stesse modalità istrumentali ed operatorie, fu fàtta il giorno 13 oLtobrc 1875; quindi una terza n 17 febbraio, una quarta il 18 apt·ile, unn. quinta il 2 maggio 1876. Mentre nella prima seduta l'azione clcth·ica ùurò 2<J. minuti in tre riprese a brevissima distanza, nella seconda l'influenza elettrico. durò 18, nella terza o quarta rlurò 21 minuti : forse a.ltretfanto nolla. quinta c sempre dh'isc in tre tempi eguali. I vantaggi di volta in volta riscontrati furono annotati c coutro1lati debitamente oltre che dal chiaro opera.tore, da vari suoi assistenti e da molti altri distinti sanitari. n caso fu illustrato anche da apposite lìgtu·c sfigmografìchc o dal ritratto dell'inferma, tolto in t!uo diversi a.tteggiameuti per dare una precisa idea delia posizione e delle dimensioni del tumore estrinsecato. n tema in genero dcll'a.pplicazione della con-ente galvanica alla. cura degli aneurismi dell'aorta c del suo nrco '\'enne completato da un interessante QuacZ.ro siMllico di tutti i casi Ycnuti n cognizione dell'autore, operati dallSJ.G al 1876. Sono 47 casi passati in rassegna coi particolari riflettenti gli operatori, gli ammalati, l'importanza c lo. serle della condizione anem·ismatic.a, le sedute cletL-riche aùhisognato, l'apparecchio impiegato, la qualità. della corrente, i fenomeni riscontrati, il risultato ottenuto. L'inferma continuava. a viver bene eù n, lavorare qun,ndo l'autore riferiva. il caso, cioè dopo due ann.i dalla p1·imo. operazione. Esito veramente soddisfaccntissimo o lusinghiero per l'oporntore, il quale fu poscia l)Ortato da' suoi studi a stabilire: Che una. volta di t>iù resta provata la potenza che ba l'elettrico di coagulare il sangue ; Che una volta di piit fu accertata la potenza che lJa l'ago cl<:ttro-puntura. di migliorare le condizioni generali c locnli degli infermi por vasti aneurismi dcll'nl'co dell'aorta; Cbe tale potenza si verifica anche in casi <li recidiva., per cui la. benefica. operazione deve c::;scre coraggiosamente l'ipetutn. n caso MlTato dal Vcrnrdini, lo ripetiamo, è intercssautis-


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simo - ed avremmo però voluto ch'egli, a maggior complemento, ci avesse dati alcuni particolari sulle dimensioni degli aghi adoperati, nonchè sulla intensità dell!l- corrente elettrica misurata ad un galvanometro di nota interna e precisa struttura. Ma dopo tutto, ci pare di poter dire, che ha aggiunto un altro interessante o lodevolissimo lavoro ai giàmolti di cui, laboriosissimo com.'è, ba già do tata la scienza e la pratica ed lta roso un eccellente servizio, nel caso concreto, nlla medicina operativa ed all'elett.rojatri~.

Dott. FELICE DELL' AcQ'l:A.

Il Dirottox•e

p. E. M A. N A y R A Colonnello .,,qdico, memllro d6l Comitl.lto di 1auil•i nu1ita•·e.

:n Redo.tto1•e D• FcoERI CO Tosr Capil(lwJ '"''';"'

~UTINI FEDERtco,

Gere11te.


PRElYIIO RIBERI PBB GLI UFFICIA.LI :UEDIOI D~LL' ESERCITO E DELL,\ MARINA.

A.ggiu4icamento del p1·emio relativo ai venti mesi clccorsi c7al 1° aprile 1875 al 30 novemb·re 1876. La commissione incaricata di esaminare le memorie inviate premio Riberi per l'anno 1875-76 compiva il suo mandato nel p. p. aprile ed affidtwa al colonnello medico cavalier Machiavelli la compilazione del rapporto r elativo all'esito del suddetto CO!lCorso. Qu~sti, il 14 del succitato m,ese, presentava nl Comitato di sanità rlùlita.re la sua rel~zione di cui J>er l)revità riferiremo soltanto le concl1;1sioni, non senza rammentare però che il tema che d<?veva,-qo svolge~·e i concorrenti era il seguente : l " Consiperare le malattie, la mortalità e le riforme nell'esercito italiano a confronto dégli altri esercit-i europei; 2• Indicro;ne nel nostro esercit.o le principali cause e proporre i l)l'Qvve.dirnenti piil opportuni pe\' diminuire gli effetti di queste. ' Le memorie spedit-e in tempo utile furono tre, contrassegnate con un numero d'ordine applicato a ciascuna di esse a seC()Jlda della 'rispettiva data di arrivo al Comitato di sanità militare. . La memoria n• 1, che portava l'epigrafe " Il soldato è Z.a sentmella cwqn~ata della gl'ancleeza clella nweione , fu giudicata una m~~chtnissihi.fl. cosa, come fondo e come forma, e non conispondente per nulla al programma. quella n• 2, che aveva l'epigrafe " A·micus Pla.to, sed 'magis arrl{fc~ veri~q,s ,, parve opera ben concepita, bene svolta ed egreglamente esposta; la parte concernente l'eziologia è redatta con ~olto acume e quella relativa a.ll'igiene non potrebbe essere nè Plà erudita nè meglio appropriata a i singoli casi. La parte di [:ella.. ta~to commendevole memoria che lascia a desiderare è stat1st1ca : i raffronti fra n nostro e gli altri esorcit.i europei sono s~rsi, monchi, imperfettissimi, evidentemente per mancal).za di mezzi, non già perchè l'o.utore non abbio. capita l' importanza che in simili lavori lmnno necessariamente le cifre comparative. dai concorrenti

al


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PR~lmO

RlBERl

, Questo scritto fu reputato degnò di loltc, di speciale menzione e anche di pubblicazione quando non gli COllll)Otesse il premio. La memoria no 3, coll'epigrafe '' We1·e lite lwvs o{ health and of physiolom1 beth'1' mulerstoocl, ltow great would be ihe e{feot 1, se parve in alcuni punti inferiore alla precedente, non si potè dire che non Si!!. informata ai più sani principii del11. scienza moderna. Infatti l' invest.igazionc delle cause vi è trnttata con criterio filosofico, ccl i mezzi curativi, c specialmente i profilattici, sono indicati opportunamente e<l in conformit:\ di quanto insegnano i più a.ccreditati ma.estri. Essa è JlOi così ricca. di tavole statistiche comparativo, di carte geografiche e d'illustrazioni d'ogni genere che non si saprebbe immaginare ~li più, onde mcritamcnte ilrela.torc ha. sentenziato questa p1·eva1ore sull'altra memoria e perciò all'autore di essa spettare eli picn dilitto il premio. Le conclusioni del relatore essendo state rièonosciute consone aUR vel'ità, alla giustizia cd al parere in<lividuale di ciascun membro della commissione fm·ono approvate, aggiungendovi però che ove il premio potesse venir diviso, la memoria n• 2 dovesse averne una pal'te. Dissuggellate Je schede relative alle due memorie prcmiabili, si trovò ehc della memoria n• 2 era autore il capitano rnedico signor UICCL~DI E'.l"l'OUE c eli quella. n• 3 il tenente medico signor SOR:i1Lll\l ca,·. GUJSEPP'E. Not.iticato nll\finistero della guerra. il giucfuio del Comitato, venne da quel superiore dicastero intct-roga.to l' erede clcl t'n prof. Riberi per sentire se fosse disposto a far due parti del premio dn, nggiudi.carsi quest'anno o ciò nell'intento di dare un pro]lOtozionato compenso pecunimio anche al dottore Ricciardi al quale, ilt caso contl'ario, dall'onorevole menziono in fuori, nulla competo va. L'erode SllJ\CCenna.to rispose non poter permettere ora, come non l'aven. permesso in addietro, che si di viùesse il premio; 1mt siccome questo, per un caso eccezionale, era doppio quest'anno, t>.g1i credeva si do,·esse dare 1000 lire all'uno e 1000 all'altro dci rlue conconenti, considerando le due somme come due premi distinti e non còrne fmzioni d'nn solo e medesimo premio. ll.liini stm·o della guerra annuì~ e le 2000 lire vennero di\·ise u r.eqtto fra i due contendent i, ciò che non toglie che it p rirao jJrentio l~ c~bbia 1;inio e{t'etiivamente il cav. f:Jonncmi, ecZ al dottor .Ricoiardt sia toconto il seconrlo. LA DmEzro~c:.


GIORNALE DI

MEDICINA NIILITARE PUBBLICATO DAL COMITATO DI SANITÀ MILITARE ( PER ORDIN E DEL MINI STERO DELL A GUERRA)

Anno XX V - 2° Semestre.

ROMA TIPOGRAFIA DEGLI STABILIMEKTI MILITARI DI PEllA

1877


AVVERTENZA

Era nostt:a intenzi()ne, sin da parecchi mesi addietro, di Ji\'olgere alcune parole ai nostri associati per ringraziarli del ben.e;volo appoggio da loro dato al Gim·nale eli medicina mi· ~itaire, e· per assicurarli che, sempre piil fedeli alle nostre promesse del l o gennaio 1875, ci adopreremmo con tutte le nostre for~e ·onde il nostro periodico faccia specialmente te~ sor.o .di quanto neUa scienza interessa in gnis1t più o meno diretta la salute ed il J;lenesscre del soldato, e può tornare giovevole .a quella o a questo, ma cliverse circostanze affatto indiyendenti dalla nostra volontà c'impedirono di tradurre in atto quel nostro .desiderio. Oggi però le condizioni essendo mutate e l'aprirsi del 2° semestre oll'rendoci propizia occasione all'effettuazione del nostro suaccennato intendimento, 'ilon inùugieremo lÙteriormente e diremo in brevi termini e senza alcuna :fioritura ciò che c'importa di far loro conosc&re. Sarà forsè un'illusione la nostra1 ma ci pare 1 passando a. rassegna le materie trattate nei due anni trascorsi, che ci


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AVVERTENZA

siamo scrupolosamente mantenuti nella via tracciata-ci dalla quale procureremo per quanto è in noi di non allontanarci neppur in avvenire. Imperciocchè nessuno più di noi è persuaso che al pa.ri della nobiltà il titolo di un giomale impone degli obblighi; che ne è come la bandiera a cui si deve fedeltà ad ogni costo ; e che nei limiti del possibile esso dev'essere sempre e costantemente giustificato, perchè rappresenta e compendia tutto un programma. Egli è per ciò che nell'inclicare nélla nostra introduzione all'annata succitata 1875 quali sarebbero stati gli argomenti da svolgersi preferibilmente se non esclusivamente nel nostro periodico, tralasciammo tutti quelli che o non avevano attinenza col servizio sanitario milita.re, o non potevano in alcuna maniera ridondare a vantaggio clelle truppe. Benchè siamo certi che la pluralità dei nostri lettori ~tvrà tuttora presente alla memoria la c1osiguazione delle specialità scientifico-tecniche su cui devono aggirarsi gli scritti <lestinati al Gùmwlc di medicina militm·e, pur tuttavia, siccome il ripetere certe cose è spesso utile, e d'altronde · vi sono gli associati de' due ultimi anni, i quali non possono sapere q·uali siano i fini ed i limiti che il giornale erasi antecedentemente prefisso, gli esporremo di bel nuovo pet: norma degli ignari ecl a maggior edilìcazione degli altri tutti. n Giornale di medicina milif<tre ebbe sempre ed ora pilt che mai ha per mira di favorire lo studio e l'emula.zioue fra gli uffiziali medici, di clilfondere le novihì scientifiche, le sco- . pertc ed i miglioramenti che si riferiscono alla diagnosi o alla terapeutica delle malattie a cui vanno più particolarmente soggetti i militari, ai mezzi di preserrarneli o almeno di attenuarne la potenza micidiale, al modo di agevolarne la cura e di apprestar loro il piìt prontamente possibile i necessari soccorsi.


A VVERT.EXZA.

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Per consegu&nza coloro che bramano collaborarvi devono scegliere per tema dei loro scritti : 1o Le malattie delle armate ; 2° Le ferite d'arma da fuoco e da taglio ; 3° L~igiene del soldato, che abbraccia caserme, a~cam­ pamenti, ospedali, alimentazione, vestiario, bagni, marcie, esercitazioni, profilassi di malattie epidemico-contagiose ; 4° La medicina legale militare a cui si riferiscono le condizioni fisiche d'attitudine e d'inabilità al servizio militare, le malattie od imperfezioni che escludono da siffatto servizio, i casi in cui dànno diritto a pensioni, le malattie simulate e le dissimulate, e i mezzi di riconoscerle ; 5° TI materiale sanitario da ospedale e da campo, i mezzi di trasporto ordinari e straordinari, vetture da malati, barelle, treni fen-oviari, ecc.; 6° La statistica e la geografia medica militare; 7° Per eccezione alla regola si potranno anche accettare quegli scritti che riguardano la parte comune della ·scienza medico-chirul'gica quando essi abbiano così alto valore scientifico che l'esser primo a pubblicarli torni incontestabilmeute a decoro del giornale. Qui ne giova rammentare che il Gi()rnale di medicina militare accoglierà ben volentieri non solo i lavori dei membri del corpo sanitario e farmaceutico, ma quelli altresì di uf:fiziali di qualsiasi arma, purchè concernenti alcuna dolle suenunziate materie, e rimanderà ai rispettivi autori i quali ne facciano richiesta,. quelle memoriè che la Direzione non avesse reputate pubblicabili. D Giwnale riprodurrà inoltre, come fu annunziato nel numero precedente, il bollettino del movimento degli uf:fiziali medici e dei farmacisti, e le disposizioni relative al servizio degli uni e degli altri.


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AVVERTENZA

Ci lusinghiamo che c1neste ampliazioni generosamente consentiteci da chi con tant.'L solerzia >eglia sulle sorti dell'esercito ed intendo a migliorarlo complessivamente e nelle singole sue parti, ci assicUTcranno sempre pilL il concorso dei colla· boratori e il favore degli associati, e che il Gio·m alc di meclici1Ub milita,·e riescirà profittevole agli uffìziali medici di cui promuoverà l 'istruzione, e non terrà indegnamente il suo posto fra i periodici scientifici italiani.

LA DmE7.JOxE.


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CONTRIBUZIONE ALLA

CHIRURGI A CONSERVATRI CE (l) lrf GASI DI ~ERITE D'ARllAUA FUOCO E DI A.lmt& LBSIONI TllAUlh\TlClm . - t -)CI -

A. - Lesioni trarun:ttlcbe della. mano. Storia 1•. - Ferite~ il'a1·ma da fuoco 1Je1-(orante le~ pc,bna dell" mano. Ft•atttwa " s~lteggie della tliafisi del 20 c 3• metatmpeo e strappamento dei tendini estensori den'imlice e medio - I rrigc,. zione con&unua --,- Guctn{Jionc.

Pianori Pietro, soldato nell'8° reggimento bersaglieri, 11. mattina del 2 settembre 1873, in una ma-novra a, fuoco al campo di Somma., mentre sbaclatamente colla palma della mano sinistra. impugna per la sua imboccatura la carabina carica a polvere, per nn urto accidentale l'arma scatta ecl il colpo lo coglie al centro della mano corrispondente. Gli si manifesta tosto una emorragia abbastanza considerevole, che però quasi subitò vione arrestata da fomenti frcclcli e da opporttma medicatl'tra compressiva. (l) Sotto q~~est.o tit.olo ho volnto raggrnppnro nle1mi casi OC(()rsi nel mio eoerehio chirurg,ioo, ntll'ospn<hle militare ,n ~(ilnno iblicenlentc condotti a guarigiono colla. c.nra OObsenatriCà Sia. nspettativa cha opera tiva. d Le OBSer,.,.t ioni, che SOllllllllnO ~ cinqne, si rifcril'cono a lèSioni tranmaticbo della maM, ella gamba o dèl piede.


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CONTRIBUZIO~t:

Apprestati i primi soccoTsi, è dù·etto all'ospedale succtU'sale di Gallarate, ove è Clll'ato colla immobilizzazione c colla 1cscica di ghiaccio fino al giorno otto, epoca nella quale è traslocato all'ospedale di Milano. Qui si riscontra: tumefazione infiammatoria moderata della mano, la quale alla palma ed alla regione dorsale presenta due superficie nerastre corrisponclenti ai })tmti di entrata e di uscita della carica. La. ferita d'ingresso alla palma della mano, è rappresentata da un fomme cli'colare, della grandezza di un centesimo, con margini piuttosto Tegolari; la. ferita di uscita in1oce, al dorso della mano, raffigura un ampio squa.rcio irregobre, crateriforme, esteso e largo quanto è lo spazio occupato dalle diafisi del 2° o 3° osso del ml:ltacarpo. D campo della fetita è interamente occupato da grumi sangtùgni, dei qnali non si reputa opporttmo rimuovere che i pilt superficiali e molli, lasciando in posto i profondi ll(~lla tema di vedere riprodotta la emorragia. Non vi ha febbre e le condizioni generali del ferito sono buone (immobilizzazione della parto mediante doccia metallica; vescica di ghiaccio a permanenza). Nelle successi,·e medicazioni, con sottile filo di acqua. si vanuo ma.n mano togliendo i grumi più fluidi, sicchè il12 settembre essendo quasi interamente sgombrato il vano della. ferita, si riconoscono interamente distrutti per strappamento i tendini estensori dell'indice e del medio, comminuti1amente fratturate le diafisi del 2° e 3° osso del metacarpo, i cui monconi sporgono nella vasta escava.zione ad imbuto scolpita dalla carica nel suo passaggio attraverso la volta metacarpea. D 14 settembre, la reazione locale si fa piuttosto viYa ed il turgore infiammatorio minaccia invadere l'avambraccio: le marcio sgorgano copiose e piuttosto feti de: esisto modct-ato moYimento febbrile.


ALLA CHrRURGL\ CONSERVATRICE

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Essendo cadute le ultime porzioni escarotiche e quindi rimosso il periodo di una emorragia secondaria, si sottopone la mano all'irrigazione continua o si facilita lo scolo della marcia mercè un tubo da fognatura attra-rersante il tramite delia ferita e mantenuto pulito da un sottile gotto d'acqua che entro vi scorre a permanenza. Sotto questo trattamento, continuato senza interruzione sino al 28 settembre, hn luogo una rapida risoluzione del minacciante flemmone, susseguita da suppurazione di buona qualità e dal distacco spontaneo di tre scheggia ossee, allontanate le quali, donmque Yedonsi rigogliose pullulare le vegetazioni oamee o rapido nelle parti periferiche iniziaTsi il la\·orìo di cicatrizzazione. n 10 ottobre, essendo la suppmazione ridotta ai nùnimi termini, viene pure tolto il tubo da drenaggio. n 25 otto· bre quella enorme perdita di sostanza è J:ipa.rata , la continuità delle ossa fratturate è ristabilita, la ferita è compie· t&mente cicatrizzata. n 16 successivo dicembre abbandona l'ospedale. Lo condiz.icmi della mano all'atto dell'uscita dallo stabilimento sono le seguenti: la mano è un po' atrofica, più rossa del 110r· male e facile a farsi edematosa quando l'arto è tenuto penzolone lungo il tronco: la cicatrice dorsale u.d.crisce in qualehe punto limitato alle ossa metacarpee solidamente riunite da callo abbastanza regolare : la cicatrice palmare quasi im· percettibile, è infossata per. circoscritta aderenza all'aponeurosi sottoposta ; il pollice, l'a.nulare ed il mignolo godono dei loro movimenti, mentre invece l'indice ed it medio se ne ltanno duri, stecchiti in permanente estensione per anchilosi delle articolazioni metacarpo-falangec corrispondenti.


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CON't'RfBUZIONE

Storia 2•. - Fe1·iu~ cl'W"'IUt d n fuoco /;m(o1·ante la palma della mano con fretttum r~ scheggia clallc~ diafisi del 3" e 4• metacarpeo : lroncamcnlo completo del tendine estcru;ore del clito medio e JKm:iale strappanumto di gudlo clell'anulcti'C- Irri(Jaziolle cml-

timu' -

Guw·igioue.

Doto Teodoro, zappato1·o nel 7° reggimento fanteria, il mattino del 4 aprile 187~, trorandosi al bersaglio, è gmYemente ferito alla mano sinistra da accidentale esplosione doli:~ propria carabina carica. a palla. Immediatamente tl'aspottato in questo ospedale si riscontra : una ferita a traforo della regione metacarpea corrispondente, con fratt11ra scllegginta. dellfl. dinfisi del 3° e 4° osso l)'letacarpico, troncamento total~ del tendine estensore del dito medio e strappamento parziale di. quello destinato alr anula:re. La ferita d'ingresso, sita al centro della palma della ma.no clestra e l)recisamente fra la plica. cutanea su.periore ed inferiore, ha la forma circolare, del diametro di un pez7.o da tm cenLEl.!limo, mentre la ferita di uscita è rappresentata, da un vasto sc1uarcio clelle parti, con margini ex:tl'oflessi, frastagliati, combusti. Il campo della ferit.'l è occupato da gntmi sanguigni. Immobilizzat.'t la parte mercè una gronda di filo di ferro imbottita, viene immecliaLamcute attivata una irriga-1.ione continua con acqua fenizzata alla. tempera.tura dell'ambiente: due giorni dopo essendo st.'l.ti rimossi i grumi sanguigni dall'incessante sgocciolìo e così allontanato il peticolo eli una emorragia secondar:ia, pol' favori.re lo scolo delle marcie, attraverso la ferita si introduce un ti1bo da .fognatura. Sotto questo sempl ice trattamento continuato senza interruzione per cinquanta giorni senza che mai sia sorta la feb· bre traumatica, senza elle alla località la flogosi reattiva giammai abbia accennato a trasmodare, si ba la soddisfa-


ALLA CHiRURGIA CO~SERVATRICB

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zione di vedere successivamente detergersi la ferita, rendersi libere tre scheggia ossee che vengono tolte colla pinzetta c dovunque avviarsi ubortoso il ptocesso di riparazione, sicchè nel lasso di giorni ottanta quella informe e vasta ferita è felicemente condotta a guarigione e l'individuo inviato a1le terme di Acqui, onde rinvigorire la parte debilitata, promuovere il riassorbimento dell'essudato plastico diffuso nel connettivo sottocutaneo e dissiparo la·superstite rigidità. delle dita. Oggi la maJJo l)rcsentasi in condizioni fisiologiche, sin. rispetto alla nutl·iziono c sanguigna irrorazione, come rispetto alla innervazione ecl alla tcrmogcnesi ; soltanto le dita appaiono doviate sul lato uluare. Le cicatrici, palmare e clor.sale, sono rcgolarmcn.te consolidate ; quest'ultima è parzialmente aderente sulle diafisi clel 3° e 4° osso cle1 metacarpo, la continuit.1. dei quali è riprodotta mercè tm callo abbast.anza regolare. Meno il dito medio che trovasi in pennanente estensione per l'anchilosi retta mctacarpo-fa1angea, tutte le altre dita godono dei loro movimenti e soltanto appare un tal poco limitata l"estcnsiono dell'anulare. Epicri i. - I due casi or ora esposti, nulla. racchiudono in sè di straordinario nè di peregrino: essi non rappresen· tano che clue unità da aggiungere all'attivo già sì dovizioso della chirurgia conservatrice nelle ferite complicate tleJla mano. Infatti già fino dal 1862 il generale medico Cortese, seri· veva: che le ferite-fratturo a traforo del met.'tcarpo occorrono tutt'altro che rare nella pratica e guariscono senza cura amput.1.toria. Questa asserzione rice,·e,·a ampia con· ferma dalle statistiche sì interessanti pubblicate nel 1868 dallo Spillmann , dietro le quali veniva stabilito che nei casi di frattura di una o più ossa metacarllee per proiettili, l<t conservazione deve essere 1>ressochè eli 'regola, dovendosi lo


. 612 CON'rRinUZIONE intenrento della attiva cbirmgia limitare a quei pochi casi nei quali le parti sono talmente squarciate e danneggiate, da togliere ogni probabilità di guarigione. Ora questa. non era la condiziono dei miei malati: noi medesimi l'arcata metacarpea non era distrutta. che parzialmente al suo mezzo, ed il guasto delle parti molli, benchè esteso, non lo era però in modo da distruggere qualsivoglia speranza di evitare il sacrifizio del membro. Attuai quindi la cura conservativa ed i risultati favorevoli ottenuti se· sono una conferma della massima chirurgica suesposta, nello stesso tempo stanno lì l)er dimostrare l'efficacia dell'irrigazione continua, mezzo questo cho dopo di aver goduto un gran favore, oggi .lo si vonebbe ingiustamente bandito dalla pratica. Come è noto, l'uso dell'acqua fredda introdotto nella chirurgia di guerra da Percy e da Lombard ed elevato a metodo dal Bcrard, trovò dei faut.ori appa;ssionati nel .Sanson, nel Velpeau, nel Dlandin, nel Breschet ed in molti altri che concordemente dichiararono essere la iniga.zione continua ·il miglior mezzo nelle lesioni traumatiche delle memln·a per prevenire ogni reazione sia locale che sintomatica. La bontà del metodo venne però formalmente attaccata dal J'obert, dal Sédillot, dal Bégin, e l'Orè, in una sua recente pubblicazione, dichiara la inigazione continua u?~ errore terapeutico, perchè invece di ovviare ai temuti accidenti delle fratture complicate, ne favorisce lo sviluppo. Sarebbe temerità la mia se volessi discutere le due opposte sentenze: però avendo io adoperato con confidenza la irrigazione continua, mi corre l'obbligo di esporre perchè e fino a qual pun.to io sia partigiano di questo metodo torapico. Le accuse formulate contro la irrigazione continua si possono riassumere nelle seguenti:


.A:LLA CBl.RURGIA CONSERVATRICE

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-1o Che l'impiego della medesima, ma.'3sime se la stagione cerre rigida, deve riuscire sempre molesto, spesso pericoloso conducendo a gangrena; 2° che l'inevitabile guazzo del letto è causa di affeziolÙ di petto, di reumatismi ecc.; 3° che sotto questo trattamento, pitL grave si svolge la traumatica febbre e più frequenti appaiono l 'ieorizz.azione del pus, il tetano, l'infezione pm·ulenta e la setticemia. Ecco ora i miei apprezzamen t.i. Che l'irrigazione continua nella stagione invemale, massime se rigida, debba riuscire sempre molest.t e nei casi di fra.cassamenti delle ossa e gravi lacerazioni delle parti molli possa perfino condurre a. gangrena clella parte, lo ammetto e perciò in queste ~ventualità o non farei uso di questo mezzo o almeno vi ricorrerei colla massima circospezione. Sono parimenti convinto che anche coi piì:t ingegnosi apparecchi dello Schymanowki sia inevitabile il guazzo del letto, meno nei casi in c1.1i l'irrigazione è limitat.t all' estremità delle membra; e quindi io vorrei riservato l'iml)iego di questo mezzo esclusivamente nel1e lesioni della · mano e del piede. Fin qui gii appunti sono seri e cxedo meritino tutta la considerazione del chirurgo. Ma quando si niega alla irrigazione continua ogni azione a,ntillogistica e calmant-e locale, quando la si accusa addirittura eli favorire la prÒduzione della febbre traumatica, del tetano e della infezione puru· lenta, allora sono alla mia volta costretto a domandarmi se questa fosca descrizione non è fatta ad arte onde maggiormente mettere in rilievo i vantaggi di una terapia opposta che si vuole far trionfare a scapito della verità. I fatti hanno una eloquenza più incisiva di qualunque ragionamento. Egli è perciò che se nell'avvenire mi si presentassero da curare delle ferite-fratture comminute cl'arma da fuoco alla mano ecl al piede, in soggetti giO\'ani, vigorosi1


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CONTRIDUZIO:\.E

quali appunt~ sono 1 nostri soldati, · e la stagione corresse propizia, io chi.:,derei venia all' Orè, ma senza il menomo scrupolo, ripeterei ciò che egli chiama : 1tn errore te?·apeutico.

B. -

Lesioni traumatiche della gamba.

Storia 3•. - Ferita-fra.ttura a scheggie della t-ibia - Ct(lra conse1·vativa colla occlusilme immediata c l'immobilità - Gna1·igionc se·nza s·upptwazione ossea.

Bertolucci Vincenzo, caporale nel 6° reggimento artiglieria, di robusta costituzione, mai precedentemente malato, il mattino del 4 agosto 1873, riporta un calcio da cavallo sullo stinco della gamba sinistra. Immediatamente trasportato all'oSl)edale, si riscontra una ferita-frattura comminuta della tibia al suo terzo inferiore: la ferita dei. tegumenti trasversalmente diretta, misura 16 millimetri di lunghezza ed è di forma lineare : la tibia trasversalmente n·attmata, presenta un lieve spostamento dei frammenti nol senso della grossezza : il focolaio di n·attura è occupato da grumi sanguigni e da due se:,heggie ossee, mobili ed a:ffatto libero da aderenze. Rimosso il sangue, estratte le scheggie, ridotta la frattura, si pratica la riunione immediata della ferita colla occlusione, mediante listerellc eli sparaclrappo disposte ad embrice e meglio assicurate iu posto mercè un largo intonaco di collodion elastico. L'arto viene collocato in una doccia di :filo di ferro imbottita e sul punto frattma.to si applica a permanenza una vescica di ghiaccio. Il dì successivo insorgenza della febbre traumatica, hce corr;pio il suo ciclo in 7 giorni, segnando la massima ele\'aziono termica (39. 4) il 5° ed il 7° giorno. Nei primi due


ALI.! CHIRURGIA CONSERVATRICE

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giorni la località si mantiene normale; al 3° giorno, rimosse le listerolle di sparaclrappo l)erchè al di sotto geme del sangue corrotto, si riscontra la ferita riunita negli strati profondi e suppurante alla superficie ; al 5° giorno, essendosi presentato un punto fluttuante alla parte interna della gamba, un centimetro circa allo indietro dello spigolo interno della tibia, si pratica un'incisione che clà esito ad una circoscritta raccolta punùenta sotto-a.pononrotica. Onde medicare giornalmente la ferita senza smuovere l'arto fratturato si ricorre alle fascioline separate dello Sculteto, garantendole da ogni soz· zura rriercè una tela cerata assai sottile, aJ)plicata, a ridosso dell'arto: con questo espediente si ottiene di evitare il ca m· bio delle bandelette e eli ÌlUJ?edire la evaporazione della cutanea traspirazione, costi tuendo così intorno all'arto fratturato una benefica atmosfera caldo-umida che rende inutile l'impiego di un cataplasma tiepido, di cui comunemente si fa uso nel periodo supJnuativo delle fratturo complicate. La suppurazione, quasi nulla nella. ferita primitiva, pittttosto abbondante nell'ascesso acuto inciso, va mauo mano scemando ed il processo di riparazione corre sì rapido che il 4 suceessivo set~embre, trenta giorni precisi dopo il riportato traumatismo, le ferite sono completamente cicatrizzf),te e la interruzione della tibia ristabilita. Onde consolidare il callo, si lascia in posto altri quindici giorni l'apparecchio che ·fin qui ha fttnzionato sì bene; al 45° giomo si concede al paziente di alzarsi dal letto e di marciare col sostegno delle grucce. Al 60° giorno, vione licenziato dall'ospedale e diretto in patria con licenza di convalesce1lZa, ultimata la quale riassume in modo regolare il servizio attivo presso la batteria cui appartiene. '


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CO N'l'RIDUZIONE

Storia 4•. - Ferita-(ratt·u w commim,ta trasve-rsale della ga1nba al quarto Slfperiol·e con protn~.~ione del frammento St!1Jeriot·e ccl emorragia midollare - Otwa, conservativ" - Osteo-mielite suppurata circoscritt<z dei frammenti con fenomeni di iniziale infezione punto lenta - Necrosi Jja1·zic~le deZ frammento ù~{erio1·e - Supptwazione spossante - iJfultiple piaghe da decubito - Gum·igionc.

Pavan Domenico, soldato nel 10° reggimento cavallel"ia, classe 1853, eli temperamento sanguigno, di robusta costituzione, il 15 maggio 1874 riporta un calcio da cavallo alla gamba destra. Trasportato immediatamente dalla piazza d'arme all'ospedale si riscontra lilla ferita-frattura comminuta. delle ossà della gamba al quarto superiore. La ferita dei tegumenti, trasversalmente diretta, misura quattro centimetri di estensione: i suoi margini sono cont nsi e pesti: la frattura delle due ossa. è pure trasversale ed i monconi schcggiosi non appaiono denuclati dal periostio, nè il superiore present.a. segni di fessure che si prQlunglrino in alto verso l'articolazione dei g·inocchio. Creclesi ra'liona.le un tentativo eli cma couserYativa e quindi ridotta la frattm:a, frenata la emorrag-ia col liquido emostatico del -Capodicci, l'arto Tiene adagiato in una gronda. metallica imbottita, ccl i frammenti che mostrano tondenz.a. a spostarsi sono c.ontenuti cla.Ua fasciatura dello Sculteto, protetta cla una sottile ceratina che si avvolge direttamente sul punto frattlU'ato, a ridosso del quale viene a pe11na.neuza tenuta nna vescica di. ghiaccio. Nei primi tre giorni le condi.zioni locali e generali si mantengono soclclisfacenti; al 4Q gioi'DO, in coincidenza con una. twuefazione infiammatoria piuttosto diffusa ed assai dolorosa. ana località, si svolge una violenta febbre preceduta da bri~ vido, la qu~Je è accompagnata da insonnia, da viva cefalalgia. da lingua pattinosa, da or)pressione di respiro, da scariche


.ALLA CBlRURGIA. CONSERVATRICE

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ventrali sierosc e sciolte. Nei giorni successivi, compaiono iu scena dei gravi fenomeni bronco~polmonari. (tosse con escreato sangtùgno, rantoli c ronchi cliJfusi per tutto l'ambito toracico, nuclei di respirazione bronchiale) e la febbre, che fin qui continua era decorsa, attingendo la massima elevazione termica (41°) il 22 maggio, assumo un tipo decisamente remittente, segnando m1a differenza di due gradi fra la oscillazione ma.ttutina e vespertina. L'esacerbazione febbrile è segnalata da un brivido e la. declinazione è susseguita da profusi su~ dori e da copiosissima eruzione migliarosa confluente, diffusa sul collo e sul tronco. Frattanto la flogosi reattivfl. locale non minaccia di trasmodare : la. suppmazione locale, comecchè un tal poco diminuita, non è però nè difftueute, nè esala cattivo odore: nel focolaio tli fmttura u,ppaiouo a nudo due SQheggie ossee parzialmente denudate e dai monconi esubera. rigonfio, tuxgido, iperemico il tessuto midollare sotto forma clavata. Al 1° giugno si inizia una graduale e progressira riduzione dei fenomeni morbosi suddescritti, e l'infermo verso la m.et.' del mese ba riacqlùstato il s110 primitivo lmon umore e relativo benessere. n 26 gingno, si svolge un flemmone circoscritto locale che si riconosce 1n·odotto dalle scheggie resesi libere e cho immccliata.monte sono estratto. Contempo~ raneamente si rileva per H tratto di circa dne millimetri necrosat.a in dtle terzi di sua circonferenza l'estremità. libera del moncone inferiore tibia le. Al l u agosto, 110110 ·tanto il tempo trascorso, non si nota avviato alcun lavoro di rista-. bilimento della continuità fra i monconi di frattura: persiste abbondante lo scolo delle marcio. Si nota tenace ln. tendenza del frammento superiore a spostarsi all'avanti ed in alto : ridotto, cercasi mantenerlo in posto e vi si riesce co1la compressione diretta csercitnt.a con uu sacchetto quadrilungo ripieno di sabbia. 2


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CONTRIBUZIOt\E

IL 20 settembre succede la esfogliazione del sequestro superficiale del moncone inferiore della tibia. Al l o gennaio è ristabilita la continuità fra le ossa fì·atttu-ate, quantunque siensi manifestate di1crse piaghe da decubito (capo articolare del perone, cresta. della tibia, malleolo interno). n l o febbraio, essendo cicatrizzate tutte le piaghe da decubito, si concede al paziente di poter alzarsi dal letto e marciare collo gruccie. 11 Parau \' 3. giornalmente acquistando nei movimenti del pìede e dello dita : però il ginocchio ò rjgiùo e la gamba si mantiene edematosa e lirida. Sullì.niro del marzo si iniziano le doccie fredde locali, nello quali si persevera fino al giugno, epoca uella quale il Pavan \'iene inviato alle tenne di Acqui. Al suo ritorno, si rileva : nessun apprezzabile aceorciamento della gamba, nè variazione cl.i direzione : soltanto appaiono i calli assai ,·oluminosi e deformi, rigida la articolazione del ginocchio, facili le odemtt~ie della gamba c del piede. Per tali postumi, suscettibili di ulteriore modificazione vantaggiosa, ma non in modo assoluto, il Paran ,;cne riformato. Epicl'isi. - Qui noi abbiamo due casi prcssochè identici: in entrambi si tratta, di fedta..frattura. della gamba o la differenza sta solo nella diversa. estensione dell:\ ferita dci tcgumenti e della frattura delle ossa. Eppure quale note,·ole divario nel corso di queste dne frattm·e? Nel Bertolucci, la .frattura. procecle senza. accidenti veL-:>0 una guarigione :·apida, completa, comportandosi affatto como una frattura sottocuta.· nea; nel Paran invece, si ottiene pm·e la guarigione e la conservazione della parte, ma attraverso ta.le una serie di g·uai c di pericoli da tlovere confessare ~enz'altro dipendente dalla privilegiat-a tempra del paziente tale soddisfacente successo.


ALLA CBlRURG!A CONSERYA'fRICE

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A. q1,1ale fattore noi dobbiamo attribuixe questa straordinaria divergenza ? Nou Litubo ad asserirlo : al cli.Lfereute trattamento terapico adoperato nell'uno e nell'altro caso. Ragio· 11iamo un po'. Cosa è che ronde sempre gravissime, spesso· mortali le frattme complicate delle membra? Non v'ha chi lo ignori: la comunicazione del focolaio di frattura col mondo esteriore o in altri termini la peaetrazioue in questo dell'a.ria atmosferica, la quale vi determina una flogosi suppurativa delle parti molli, che diffondendosi successivamente al pexiostio, alla sostanza compat.ta ed al midollo dei monconi <lssei, dà luogo ad una acuta o sub-acuta osteomielite, che a norma dei casi o veste una forma benigna ovvero assume 1,1n maligno andamento, determinando allora la così detta csteomielite maligna o putrida così esiziale nei suoi effetti stùl'orgauismo. Il chirurgo possiede egli dei criterii }}Or potere a priori stabilire se l'osteotniolité che con tutta probabilit:\ deve insorgere, sarà })enigna o maligna? Sgraziatamente no : egli .non ha che delle presunzioni più o meno attendibili e quincli di valore incerto c pressochè nnlio. Quello invece che gli consta in modo positivo e che non deve mai dimenticare si è che una ferita piccola complicante l'LDa frattura, espone alla snppuraziono delì'osso e quindi a tutte le sue conseguenze, ossia : fehbl'c trauma Li ca grave, osteoJ1li.e1ite acuta snppura.til'a, infezione purulenta, suppurazione spossant.e, ovvero necrosi e guarigione leuta con nn callo deforme e doloroso. Da quest:L esposizione ne risulta una indicazione netta, limpida, lampante : sottrarre la ferita ed il focolaio della fi:atturç~. al contatto dell'aria, la di c1ù pre::;enza promuovendo la decomposizione del sangue e degli essudati, conduce fatn,lmente alla suppnrazione : indicazi~ne questa aÌia quale non


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CONTRIBUZIONE

si p~lò altrimenti soddisfare se non mediante un tentativo df riunione della ferita per primo innesto, ciò eh~ sarà più probabile di ottenere se la ferita è piccola, se i bordi non sono. troppo contusi, se non v'hanno escare da. eliminare. Tutte queste condizioni esistevano nel Bertelucci, ed è perciò che tolte le scheggia e ripulita la ferita, io tentai la riunione della ferita per prima intenzione mercè la occlusione. Se il coalito clella ferita non fu completo, avendo a.derito soltanto gli strati profondi della medesima, il mio còmpito però era pienamente raggiunto; una barriera era sorta alla estensione delht flogosi suppumtiva alle ossa ; la frattura da complicattt era posta nelle condizioni di una frattura sottocutn,nea, di una frattm-a semplice. Da ciò la rapida guarigi.one e l'assoluta assenza. di tutte quelle gravissime successio1ù morbose che nel Pavan posero a repentaglio non solo la conservazione dell'arto ma ben anco quell11 della vita. Ma qui sento domandarmi : perchè non avete anche nel Pavan impiegato la medicazione per occlusione? Ne espongo tosto i motivi. Qui si trattava di una ferita assai estesa, dove i margini oltre di essere stati gravement-e contusi e pesti dttlla zampata del cavallo, erano pure stati maltrattati dalla fuon1s::ita dei monconi ossei scheggiosi ; si aggiunga la concomitante emorraggia ruido11are. Un tonta· tivo di medicatura. per occlusione sarebl)e stato i.rra zionale e pericoloso : irrazionale, perchè nou ammetteva alcun dato di prohab:ilità per una buona riuscita ; pericoloso, perchè chiusa colla medicatura l'esteriore ferita il sangue e successivamente la marcia infiltrandosi nelle regio11i profonde de)la gamba, avrèbbero eli molto aggravato le locah condil~i oni. Perciò una volta decisa la cura conservativa, non mi rimaneva altro còmpito che moderare la inevitabile :tlogosi suppuratira dei monconi ossei, e attenuare la gravezza delle


ALT,A CHIRURGL'c CONSERVA1'lt!CE

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insorgènze morbose consecutive. E pm troppo i sintomi mi· nacciosi non tardarono a comparire in scena ; contemporaneamente a.U'ostcom.ielite dci frammenti fratturati, noi abl)iamo visto svolgersi una febbre traumalli.ca. assai grave, susseguita da fenomeni di avvenuto inquiuamento marcioso della massa del sangue : piì1 tardi poi abbiamo conshatato, il lento distacco dci punlil necrotici diventare causa di spossaute suppurazione, cbe avrebbe esaurito chiunque non fosse stato come il Pa:van dotato di una eccezionale resistenza. organica. E che realmonte il 110stro paziente debba essere considerato quale un essere priYilegiato, lo dimostra il fatto di avere egli felicemente superato la più nefasta dell.e successioni morbose dell'osteomielitc, la infc:;ione Jmmlentn, che subito svoltasi conduco quasi irreparabilmente a11a. morto. Si rammenti un istante il quadro clinico presentato dall'informo pochi giorni do110 riporLato il tra11ma o noi in quello vi vedremo compendiata in tutti i suoi particolari b forma più pericolosa della pioemia, la forma. toracica.. E qui mi si potrel>hc obbietlare : se voi stesso riconoscete dipendere da 1m fortunnto ed eccezionale concorso di circostanze la. guarigione ùel Pa\·an, percbò colla amputazione p1•ùnitiva non avete addirittura posto il paziente nelle con<fuioni pitt favorevoli per raggiungere la guarigione? Per una unica ragione cd è che nella frattura complicata. presentata dal Pavan, non rinveni,ro gli estremi (fìssuro prolnngantcsi nelle articolazioni del ginocchio, moltiplo scheggia, concomitante lesione di tm'arteria. principale) stabiliti dai migliori chirurghi per addivenire al sacrifìzio clel membro. Si aggiunga che oggid.ì sia nella chirurgia militare come nella civile si nota una decisa tendenza ad abbracciare le ideo conservahici del Guthrie ; che anzi <listinti chirurghi contemporanei, quali il Gossélin ed altri, sono d'avviso che oseglrita nello migliori


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COt."'TRffiUZIONE

condizioni, la amputazione primaria della gamba dia maggiore mortalità della conservazione anche nei casi pitt gravi, e q'1esto appunto per , la insorgenza di qnei danni che si votrebbero eliminati colla ablazione della parte, ossia la febbre trawnatica, l'infczume pm·ulenf.a e la enw1-ra!Jia ccnsccutiva. Mi corre ora l'obbligo di dire alcuno parole int.orno alla preferenza da me accordata alla doccia metallica come mezzo di immobilizzazione dei frammenti, aggiungendovi qualche cenno intorno ai vantaggi che si possono ricavare dalla compressione nei casi in cui v' ha tendenza nei frammenti stessi a dislocarsi. Se v'.ha punto <lella pratica uhirurgica che sii contrO\'cr;;o, gli è certamente quello della scelta dell'apparecchio che meglio valga ad immobilizzare i frammenti OHsei, condizione questa sine qua, 110n per condune a termine una fratturJ. complicata. Cos\ mentre vediamo il Luke, il FiS~:her ed il llillroth proclamare 1:1. f\.1scio.tum gessata. lìuestra.ta, il trattamento migliore delle fratture complicate, nello stel!so tempo noti::tmo che altri non me110 insigni ehiturgbi, quali il Malgaignc, il Dtuttreicher e lo Stromeyer, fedeli al priucipio del No·rcstraint, condannano apertamente L'uso llegli apparecchi initmovibili, e raccomandano Cc'tldamcntc la. dolea e comolln. giacitura del membro frattm·ato. I medici, dice MaJgaignc, quali banno da fare con organi che non possono vedere, esauriscono quanti mezzi la scienza possiede per csploraro l'intimo delle cavi t.\ viscerali : i chirurgi i1wec.e che hanno davanti gli occhi lo lesioni, le nascondono colle fasciature, privaudosi così ili ciò che io volentieri appellerei, l'autopsia del vivente. Io non starò a 1·idire dei vantaggi e piuttosto degli inconvenienti degli a1Jparocchi inamovibili o massime dei ges-


ALLA CB:tR.URGIA CONSERVATRICE

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sa.ti, JJerc-bè troppo noti; aggiungerò soltanto che se sono pe.rsuaso che coll'impiego dei medesimi" si possa nella pluralità dei casi felicemente guarire una frattura complicata

della .gamba, sono però egualmente convinto che il loro uso possa riuscire assai pericoloso, se chi li maneggia non è u1t esperto clinico ed un ocldato epazientenuxlicatO'I·e. Ora siccome io so di essere sprovvisto di questo prerogative, così in una frattura complicata della gamba, piì1 specialmente nel suo perio~o primordiale, non ricorrerò mai alla fasciatura gessata, perchè io sono sicuro di ottenere egualment-e la completa immobilità dei frammenti ossei con altri mezzi più semplici ed affatto innocenti. In questi casi molti pratici, sull'esempio del Chassaignac, adoperano esclusivamente il classico a-pparecchio dello Sculteto e dicono di trovarsene contenti. Però se è posta fuori di dltbbio la utilità <1i questo apparecchio, n_on si può dissimulare cl1c la sna applicazione è piuttosto complicata e che gli spostamenti non sono sempre prevenuti e perchè la contenzione si esercita ÌJ1egualmente sui differenti pumti del membro e perchè il piano su cui l'arto riposa non è 'SUfficientemente solido. Egli è perciò che dietro gli ammaestramenti del Cortese, dell'Orè e del Vaslin, io mi servo <li doccie di legno o di metallo bene imbottite, acloperando a preferenza le gronde di filo di ferro del 1\fa.yor, le quali soddisfano egregiamente al loro scopo, purchè sieno provvedute di piantare e si prolunghino in alto fino a mezza coscia, jn modo da immobilizzare completamente ancl1e la articolazione del ginocchio. Su questa stendo nn Sltfficiente numero di fascioline separate m corrispondenza del punto fi:atturato ed onde evitaTe il loro frequente cambio, le copro con una ceratina assai sottile; che· ripiegata a ridosso dell'arto, impedisce la effusione dellt3 marcie e quindi l' insudiciaruento delle medesime.


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CONTRIBUZIONE

Opportuni legacci, mantengono bene assestato l'intero apparecchio. Io non posso che lodarmi di questo apparecchio, che trovai sempre bene tollerato in tutti i casi nei quali ne ho fatto uso; con questo il chirmgo pu~ ad og1ù istante ispezionat:e l'arto e praticare le opportune medicazioni senza smuovere il membro frat turato; egli dorme tranquillo i suoi sonni perchè è al coperto da qualsivoglia sgradita sorpresa. Questo apparecchio, deve lasciarsi in posto :fino a definitiva guarigione? Se il paziente lo tollera bene e ne è cont:mto, io crederei per lo meno ozioso il rimuover!o : se invece il pa.ziente è ristucco di teuere una posizione obbligata, se si manifestano delle piaghe cla decubito, r~ll01·a non avrei difficoltà a toglierlo ed a sostituirvi un apparecchio inamovibile fene· strato o chiuso, ma questo però in un'e1)oca assai remota e solo quando fosse già moderata la suppura1..ione, avviato il lavorìo di riparazione e rimosso assolutamente ogni tema di locali insorgenze infiammatorie. 'l'utt.o questo accorderei non già perchè creda che colla fasciatura inamovibile la consolidazione della frathua si faccia più regolarmente o più presto, ma pm:cllè gli ammalati si trovano assai meglio, potendo <L loro volontà muoversi nel letto, senza imprimere alla gamùa un doloroso movimento. Ho accennato come nel Pavan vi fosse una continua ten· denza nel frammento superiore a spostarsi 1101 senso dello spessore e come sia riuscito a correggere questa viziosa dire· zione mediante la compressione. Io so bene che in siffatte conti!lgenzc bisogna preoccuparsi più della funzione che clelia forma e quindi limita.rsi acl intervenire soltanto in quei casi nei quali (come pur troppo qualche volta avviene nelle fratture oblique della tibia) lo


ALLA CHIRURGTA. CONSERVATRICE

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spost~Lmento non corretto 11el senso dello

spessore, potrebbe dar luogo ad Wl raccorciamento permanente della gamba. Ciò nl,l].lostante i malati in genere, e sovratutto le donne e gli ufficiali, sono sempre malcontenti di avere un arto <k forme, tuttochè corrisponda bene alle sue funzioni, c quindi se noi non vogliamo venire accusati eli negligenza o eli imperizi11, dobbiamo fare ogni sforzo per arrivare alla guarigione della frat· tru;a della gamba con un callo meno deforme che sia possibile. Ed il miglior mez~:o por raggiungere questo scopo si è la compressione graduale e progressiva ripartita su tutta la lun· ghe~zfl, del frammento spostato, compressione che llÌ ottiene in un modo completo mediante l 'applicazione di sacchetti pie1ù di sabbia, di proporzionali dimensioni e peso. Io non saprei che caldamente raccomandare l'impiego di questo mezzo, cl1e raggiungo il suo scopo egnalmento bene e forse meglio della punta metallica di Malgaigne, la di cui applicazione apporta spavento e doloto al paziente. In questo nostro ospedale, dove la compressione coi sacchetti di arena era assai raccomandata dal colonnelìo medico Maclriavelli, io ho j)Otuto più volte in questi ultimi anni, constatare rle visu l 'efficacia eli questa pratica anche in casi, in cui, per il periodo innoltrato della frattura., erodevo impossibile un felice successo. C. -

Lesioni traumatiche del piede.

& stol'ia clinica. - Ctvric traumatica d~l calcagno destl·o - Seni fistolosi 1nultipli - l•èubre ?ll.arlLW1uttica - R esezione 1>at·::iale dell'apofisi calcaneale poste1·iore col processo eli I.denlut?·tl mocUfì.

cato - Guwrigione:

Falco Pietro, soldato nel 42° fanteria, d'anni 22, nativo di Tigiano (Salemo), il 3 agosto 1876 ricovera in questo

ospedale 'traslocatovi da quello civile di Novara.


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CON'l'RlBUZIONE

Di temperamento linfatico, di buona costituzione fisica., il Falco godette sempre di buona salute, se si eccettuino alcune febbri palustri sofferte nell'infanzia ed 1ma periostite malarc llestra suppurata spontaneamente, svoltasi all'età di anni 15, e della quale ne r:ima.ne a ricordo un'indelebile cicatrice aderente. Racconta egli che nel giorno 22 dello scorso febbraio, essondo incaricato dell' accensione dei lumi, posto in fallo il piede destro nel discendere lungo una scala del quartiere, rilevava una storta che egli trascurò per circa un mese, fin· chè la dolorosa tumefazione della località e l'impossibili t~~ di reggersi in piedi l'obbligarono a ricoverare ncll'osyedale ci· vile eli Novara, dove rimase quattro mesi e mezzo. E-cco le condizioni del Falco all'atto della sua venuta in quest-o ospedale. Qnanto alla località, segmento posteriore del piede enormemente tnmefatto ; la. _superficie posteriore del tallone e dell'estremo inferiore della gamba destra, crivellata. di molteplici aperture fi<>tolose, delle quali alcune spontaneamente effettuatesi, ed altre superstiti ad incisioni futtegli nell'ospedale di Novara., onde dare esito a raccolte marciose lenta mente formatesi: attraverso una di queste lo specillo riscontra largamente denudato c ca:rioso il segmento postero-superiore dell'apofisi calcaneale grande : apparentemente illese le articolazioni tibio-astragalica e<l astragalo-calcaneale. R.:'l.pporto al generale, profondo deterioramento organico, febbre scrotina, sudori notturni, nessun sintoma o segno accennante a tubercolosi poimonale od enterica. Pel momento si reputa conveniente di persistere nel tcn· tati vo di una cura conservativa mediante la immobilizza.zione della parte e la immissione nei tramiti fistolosi di ei· lindretti di azotato d'argento colla modalità Larghi.


ALLA CHIRURGLl CONSERVATRICE

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Questo trattamento però adoperato per due mesi e mezzo non induce alClma modificazione vantaggiosa alla località. Intanto le condizioni generali del Falco si fanno sempre più tristi e minacciose : è urgente di addivenire ad un provvedimento più attivo. lVIa qui si affaccia tosto nn grave. problema : basta limitarsi al risegamento del calcagno, ovvero è meglio addirittura garantire la partita, mediante un'amputazione sopra-malleolare della gamba? È indubitato che appoggiandosi alle resultanze dell'esame, la. malattia è localizzata. sul segmento postero-superiore della grande apofisi calcaneale ; m<t siamo noi certi che l 'articolazione tibio-astragalica sia assolutamente sana, sol perchè coi movimenti impressi alla parte l'ammalato non prova alcun dolore ed il chi.r\U'go non percepisce alcuno sfrcgamento? La malattia non ha forse esordito coi fenomeni di una distrazione dell'articolazioae tibio-tarsica, a testimoniapza della quale anche nella attualità sussista una tumidezza delle parti molli periferiche? Questi miei dubbi però vengono intieramente dissipati dal colonnello medico cavalier Pecco, cui io presento l'ammalato, e gli è perciò che sotto la di lui direzioue, il 19 settembre, addivengo alla parziale amputazione del calcagno, egr€giamente assistito dal signor tenente colonnello medico cavalier Ordile, e colla. cooperazione dei signori tenenti medici dottori lmbriaco e Gonzalez, ai quali tutti mi è caro di rinnovare pubblicamente i miei ringraziamenti. Pria però di procedere alla descrizione del processo operativo adoperato, esporrò i criteri direttivi che mi guidarono nella sua esecuzione. Dagli scandagli fatti mi ero formàta la convinzione che la carie avesse corroso non solo In. superficie superiore dell'apofisi calcaneale posteriore, ma ben anco quel tratto della sua faccia posteriore che sta al disopra dell'inserzione del ten-


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C01l').'RIBUZIONE

diue di Achille. Ciò posto, era mio pensiero di togliere colla sgorbio. o colla sega 111 metà superiore dell'apofisi calcaneale posteriore, lasciando così unita aUe parti molli plantari la sua sezione inferiore che è quella che poggiando sul terre"QO, costituisce il pilastro posteriore del tripode piantare. Se ciò mi fosse riuscito possibile, io mi ripromettevo di ovviare al 1Jiede schiacciato che è 1ma conseguenza inevitabile della to· tale recisione dell'apofisi calcaneale posteriore, spiacevole suc· cessione che rende sgradita alla pluralità dei chirurghi qtte· sta. operazione. Descriverò per tempi l'atto operativo, onde meglio deli· neare le variazioni per la specialità del caso fatte subire al processo del Lienhard del quale me ne servii per guida nel tracciare il taglio deJle parti. molli. l o TEMPo. Incisione delle pm·ti moll-i. - Cloroformizzato l'ammalato c previa ischemia della parte colla compressione elastica Sii vestri-Esm~~rch, con un l)isturì panciuto traccio un taglio a lettem _]_ rovesçiata, la di cui porzione verticale segue il margine esterno del tendine d'Achille pel tratto di sci ceJltimetri e la porzione orizzontale è trasversalmente tesa a guisa dl un ferro di cavallo dall'llllO n.ll'altro marg-ine posteriore dei malleoli, pa-Ssando appena al disotto dell'inserzione del tendh1e di AchHle. Pmticata l'incisione cut-anea e colla. rista e col tatto riconosciuti i limiti del tendine di Achille o dell~t massa mn· scolaro piantare, approfondo il taglio fino all'osso, procedendo con circospezione per non tagliare i tendini dci peronei laterali. 2° 'J'EMPO. F ormazione dei lembi e denudazione dell'osso.

- Strisciando col coltello del Langenbeck sull'osso, eseguisco la sezione prima del lembo triangolare esterno, colla pre· cauzione di proteggere, mediante uncini smussi, i tendini dei


ALLA Cffi~URGIA CONSERVA1'IUCE

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peromen ; quindi eollo staccateudiui separato a piccoli colpi tutw l'in1pianto. del tendine eli Achille e ii-rrovesciatolo all'mdentro insieme colla pelle, procedo alla formazione del ~~~o- ·tuterno, distac.cando le parti molli fino al limite posterim:e della g1:onda calcaneale. Ottengo con ciò una breccia abbastanza vasta, ·attraverso la quale mi è dato riconoscere che la carie occupa realmente grau parte della superiore e qua1ehe ptmto circoscritto della posteriore superficie del segmento postel'iore del calcagno, e che tutte le parti molli circondruJ.:ti la localit?t morlJosa sono foderate da un tessuto eli granula1tione. 3<! T~:w,>o . Bisegamento e s,qorbiatum dell'osso can:oso. - In. tre modi mi si offriva di attaccaTe l'osso malato, ossia eolla sgorbia, col cduterio attuale o galvanico e colla·sega. Preferii adoperare quest'ultima perchè non potendq a pr'io·r i stabilire .fino a. qual punto si ltpprofonclasse il guasto dell'osso, prevedevo. delle difficoltà nel ma.neggio degli altri due m~zri, qnalora avessi dovuto agire entro il corpo del calca, gn6. ·Pr.ima però di. applicare la sega, onde meglio riconoscere e.fissare i confini della carie, stimaì utile di rimuovere il t~ss:uto di grauulazione che si abbarbica sull'osso e ma:: schel'a i confini della carie : nel ciò fare, quantunque procede.ssi con grande circospezione, pratico un occhiello nella sino)'iale ricascant~ dell'articolazione calca.neo-astraga.lica posteriore, accidente però del quale non mi preoccupo gran fatto, sapeudo come questa articolazione non abbi~t comunicazione di sorta colla grande sinoviale del tarso. Quindi mediante la seg1t di Btltcher, con due tratti, oriz, z.ontàle l'n~10 e verticale l'altro, recido la metà superiore clell'a~ofrsi calcaneale posteriore e colla sgorbia escavo un punto màl:ato clie si prolunga entro lo sostanza midollare centrale. Per ultimo procedo alla tonsma del residuale granuloma.


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CONTRIBUZIONE

Compiuto l'atto operativo che riesce relativamente facile e spedito, permettendo la compiuta anemia di potere distintamente riconoscere ·le parti, riunisco la ferita con alcuni punti di sutura metallica, lasciando una sufficiente apertura per lo scolo delle marcie ed immobilizzo il piede mediante quattro briglie, due anteriori, due posterfori, che si saldano su due ::mella gessate poste l'una sull'avampiede e l'altra al al 3° superiore della gamba. L'operazione è susseguita da una calma relativa, ed il paziente si. compiace nel rimirare conservato quel ]Jiede cl1e egli crede\Ta ine-vitabilmente condannato alla mutilazione. Sgraziatamentc questo benessere è affatto tntnsi torio : 48 ore dopo, in coincidenza con un'elevata febbre che si proltmga per sei giorni, si svolge alla località operata un violento flcm· mone circoscritto, che induce la mortificazione dell'estremo inferiore del tendino di AclJille pel tratto eli dne dita tras· verse. Cessata la febbre, delimitata la gangrc11a, si inizia il lavorio di elinrinazione delle parti necrosate, lavorio che nel lasso di 15 giorni è pe1fettamente compiuto, lasciando una cospicua perdita di sostanza. Da questo momento e dall.e parti molli e dalla superficie dell'osso riscgato sboccia,no rigogliose le vegetazioni carnee, siccllè sul finire del novembre successivo quella vasta lacuna è completamente colmata e la cic..'t· trizzazione è pressochè completa. Persistono però sempre diversi dei multipli seni fistolosi sottocutanei prcesistonti all'atto operatilro,_refrattari alle sv:l· riate iniezioni modificatrici attuate e che non si crede conveniente. spaccare onde non arrecare ulteriore oltraggio alla ente, già troppo danneggiata.. Verso i primi di dicembre il Falco, che in questo lasso di t-empo aveva assai guaclagrmto nella nutrizione generale è colto da alcuni accessi febbrili che il chinino tronca 1n·ontamentc, ma che sono su:;seguiti


ALLA CB:illURGIA COXSERVATRICE

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da una prostrazione generale che demoralizza il paziente e lo incita. a sollecitare la uscita da questo stabilimento. 11 28 dicembre è tm·iato in patria con una licenza duratura fino all'apertura delle 'rerme di Acqui, alle quali verrà proposto per la terza muta. Oggidì è scorso troppo poco tempo dal compimento della operazione per poter pronunciare nn attendibile giudizio sul risultato finale e sulla futura attitudine funzionale del piede parzialmente risegato. . In ogni modo onde offrire un quadro delle condizioni lo· cali presentate dal pa.ziente rtll'atto della SLUJ. uscita ch~l­ l'ospedale e delle prerisioni pronostiche dal medesimo scaturienti, mi permetto di stralciare le seguenti conclusioni formulate dal signor colonnello medico cavalier Pecco in una sua elaborata perizia medico-legale : l 0 ll Falco è pressoch6 guarito della praticatagli operazione; le due incisioni dei tessuti molli sono rappresentate da due cicatrici solide, di cui una trasversale ra cht un malloolo all'altro passando dietro al calcagno e l 'altra verticale sull'anzidetta nel lato esterno del tendine di Achille ; 2° Nel ptmto di congiunzione dello clue cicatrici esiste ancora un forellino fistoloso in fondo al quale però non si riscontra più alcun punto carioso ; so StalJilitasi una solida cicatrice fra. il moncone del tendine di Achille ed il calcagno e rimaste integre le giunture vicine, il piede conserva tutti i suoi movimenti e li può eseguire ; 4o Essendosi riprodotto quasi in totalità l'osso espor· f.a.io, il piede conserva poco presso la sua forma normale, eccezione fatta della presenza della 0icatrice; 5o Dietro il malleolo interno ed in corrispondenza della parte posteriore del tendine d'Achille, superiormente al sito


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CONTRIBUZIONE ALLA C:WRURGIA CONSERVATRICE

dell'operazione persistono alcune piaghe superficiali di cui alcune fra loro comlmicanti sotto la cute e postumi di incisioni fatte nei primo.rdii della malattia o di raccolte marciose apertesi spontaneamente; 6° Le condizioni fisiche generali dell' ammalato sono molto deteriOl'ate sia per la lunga degenza negli ospedali, s:ia per sofferenze patite, sia per alclme febbri accessiouali che da tLlcuni giorni lo hanno lasciato.

BoNALUMI dottor GIOVANNI. c•pitano 1nodico.


R1VlSTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA

·Diei ca1•attel'i a.n~ltemiei •leJ sa.ngue nelle anemie. pel signor Hn1':M (Jotwna.l de phwl'·macie et de chimie, giu~10 1877).

Iri questa 11rima nota, noi ci occuperemo solamente dei caratteri istolqgici dei globuli 1·ossi del sa.ngue nelle anemie, i quali S0110 stati stncliaÙ dal punto di vista della dimensione, della form a e (l'el colore. I. Diménsione. - a) Sangue normale: contiene costantemente 'dei globuli di variate dimensioni, donde si possono divider<-l in tre specie: grandi, mezzani e piccoli. I primi hanno in media il diametro di s, ,u 5, ecl alcuni sino 8, 8 (9 in cifra tonda.); i secondi misurano 7, 5; gli ultimi 6, 5 e i più piccoli tli essi solo 6. Si contano d'ordinario su 100 globuli, 12 grandi, 12 piccoli e 75 mezzani, i c1uali porgono in media il diametro di 7, 5. (b Sangue <\egli anemici. Bisogna distinguere l'anemia acuta, proveniente dalla. perdita, subitanea di umt notevole -quantità di sa:ngue,,dalle anemie croniche, le qua.li datano tht un certo tempo

e crescono in modo progressivo. N.ella anemin. acuta, le dimensioni dei globuli si mantengono normali, e così pure .il rap1)0rto fra le varietà di tali elementi. Per contro, nelìe anemie croniche, le quali hanno raggiunta una certa intensità, la media delle dimensioni dei globuli è co3


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RIVISTA DI GIORNALI

stantemente soggetto. a modilìcazioni. Esse r isultano: 1• dalla presenza nel sangue di clementi, il cui diametro non è normale; 2• da una alterazione più o meno apprezzabile nella proporzione delle diverse varietà dei loro globuli. l • n sangue degli anemici contiene quasi sempre un dato numero di globuli a dimensione minore di quella dei più piccoli glo\)Uli del so.ngue uormale. li diametro di questi piccoli clementi varia. da 2 ,u, ~ a 6 i i piccoli globuli che misurino da 2, 2 a 2, 5 sono rari c ognor:1 in ristretta quantità, mentre se ne trovano molti di quelli. i quali hanno il diametro fli 3, 3; 3, 8; ·~ c 5 ,u. I più comuni sono quelli che misurnno da .J: a 5 c 6. Nelle stesse circostanze c suppergiù con eguale frequenza, si notano dei globuli più voluminosi di quelli del sangue normale. Questi elementi, che si potrebbero chiamare globuli giganti, presentano caratteri all'atto particolari. Et>si misurano in media. da. 10 a. 12 ,u, ma taluni sono nncora più larghi, t::tnto da raggiun gere 14 ,u. La loro forma è regolarmente discoiclc, como quella dci globuli normali, però sono meno scolpitamcutc piatti nel centro e molto meno grossi ili quelli del sangue sano. D'altronde i globuli degli anemici, ili qualunque di1ilcnsione siano, !>i manifestano soventi meno scavati dci globuli del sangue nonnalc. 2o I rapporti che dianzi abbiamo detto conere fra i globuli gi'<l.ndi, i mezzani ed i piccoli nel sangue nonnnle, sono, in quello degli anemici, modificati in guis:J. più o meno spiccata. Difatti, quasi sempre in quest'ultimo si accerta un'infrequente abboodauza di globuli mezzani e piccoli, fra. cui esisto una. proporziono più o meno grMde di globuli più piccoli det minimi del sangue nonna! e. La. proporzione dci globuli che abbiamo chiamato !Ji[JaJ~i essondo ognora molto tenue (da '/~ a 4 °/o), ne n.vvien e che ta.li moùificazioui ili diametro danno un risultato importante c in certo modo fondamentale, cui cosl crediamo opportuno di formulare: In tutti i casi di ttnemia cronica tanto o quanto intensa, la. media delle dimensioni dei globuli sanguigni è ognora inferiore a. quella normale. Essa può abba-ssarsi a 7; 6, 8; 6, 5 e sino a 6 Il· Siffa.tta diminuzione della media del diametro apporta un analogo sccmamcnto della mass:~. formata tl!ti globuli, la qual cosa significa che negli anemici, il volume della. massa globulare è, per


lT UIANI ED ESTERI

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un uguale numero di globuli, sensibilmente più piccolo. Non tenendo conto della piccolez?.a dei globuli, .e stabilendo per la grosllewza generale di essi, supposti convessi nel centro, la cift·n di 1, 6, si può ap.Prossimativamente calcolare la diminuzione della massa globulare sanguigna nelle anemie. TI globulo normale colla media di 7, 5 presenta una, massa di circa 66 f.L c. " » 7 ,. » 57 f.L c. ,. " 6, 5 " ,. 49 f.L c. >• » 5 » » 42 f.LC.

Per conseguenza, nelle anemie, la media del diametro dci globuli discende a 7, e 100 di. essi COl'rispondouo iu volume a circa

80 di quelli del sangue normale, c soltanto a 75, quando la media sia abbassata a 6, 5; non equivarranno infine Iliù che a 65, qualora codesto 'diametro (cosa 1)erò rara) misuri puramente 6 f.L. IL Fo1·1na. - Generalmente i globuli degli anemici vanno soggetti a deformittì più o meno notevoli, le quali tendono aù indicare un difetto di consistenza. Esse si mostmno particolarmente nei globuli mezzani e in quelli piccoli. Quando sono poco spi.egate, i globuli lH\ntlO forma ovale allungata invece di quella perfettamente tondn, e quando si fanno più spiccate, comunicano alle ern(l,tie delle parvcuzc svariate e tal volta simili a bastoncelli, a racchettine, oppure a ovicino appuntato aù uno o an.che a. tutte e due i capi. 1II. Oolo1·e (pimmento). - Oltre alle esposte modificazioni, i gJobuli rossi del sangue degli anemici manifestano spesso uno sbiadimento più o meno sensibile. Esso però si estende di rado a. tutti i globuli , ma si palesa eli preferem~a fra quelli che sono sforp1ati o che hanno le dimensioni inegolari . Lo sbiaclimonto è costante e spiccatissimo Jlei globtùi giganti, dimodochè questi appa•·iscono a u 11 tempo voluminosi, sottili e quasi stinti. Di più hanno aspetto fiuamoote gmnclloso, che è indi2io di profonda alterazione. La proporzione dci globuli scolori~i è molto variabile, n, seconda delle pal'ti del sangue. L'alterazione ora apparisce soltanto in taluni globuli, nella proporzione cioè di 10 a 20 °jo, ora nella maggior parte eli essi, in modo d.a rendere rari quelli a colore normale. D'ordinario ·finalmente, nelle anemie anLiclle ed iuteuse, si nota una diminuzione l)Ìù o


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ill'VISTA DI GIORNALI

meno sensibile del pigmento dei globuli, c senza ecce~ione in tutti questi elementi. Le descritto investigazioni stabiliscono co tnpendiosamente che in tutte le anemie croniche ùi qualsiasi origine, i glolmli. rossi del sangue sono alterati nel volume, ucl colore e nella consistenza, e che, in un dato munero eli tali elementi, la massa non è solamente meno considerevole di quella d'un· eguale numero di globuJi eli sangue normale, ma. ben anche più tenue o meno rieca di 11igmento. Diauzi. è detto che, rela.tiv:.uncute al volume, 100 globuli di sang11e eli un anemico corrisponclono per lo -pilt a 75 di quelli del sangue normale; ora bisogntt nggiungcrc ello, tlallato della loro dovizia di pigmento, e!tuiva.Jgono a 50 e solo fiunnc.:o a 25.

Caso eli pnJ•aUsi tlellat laringe in çous cgueuz:\ di tl'ichiiiloSi, ùel dottor :Na.viU'J'LL. (Berliner Klin. Wot:lVJitselwift, 1876, no 21. - .Deutsclut ?nedizini.schc 1-Voahenschri(t, 26 maggio 1877).

Il dottor ~avratil comunica, .Per ciò che concerne l'etiologia della pàralisi delle cOI\le \·ocali, un caso di t.ricbinosi cronica avvenuto in un 'opcrai~t di 44 anni. E ssa soHi·iva di dolori ostco~ scopi, di clisturbi <ligcsti vi, e lliù t.a rùi anc.;l10 di difficoltà di respieo. Nelt'csamillarln. si constatò la paralisi. dclin.llartc sinisLra •lclla lnl'inge, hL cui pntogcncsi non potè essere spiegat!t. L'ammalata lasciò l'ospedale seuza aver migliorato, per tornarvi dO)JO qualche mese in uno stato desolante, presentando gli ste~si fenomeni locali della JH"irna volta. Dopo qualcllC tempo essa morì. Kei muscoli delta. laringe si osservarono all'ctutopsia numerosi punti lJianchlcci, cltc, sotto il microscopio, si vitlc essere delle capsule di trichina cnlcinatc . .Anche 11cUn. lingua c nel sistmna. muscohtre dell"imauente del corpo si trovarono di qttostc trichine : H soJQ cuore ne era esente. L'autore parla dcll<t relftzionc tra le trich ine c la })aealisi della la1·ingo.

Ammessa c consLatltta lo, calcinazione delle lrichiuc, questa irnmcttcnd.o<ii tra il sarcolcnnna e le libro muscolari riesce ili o.sta..-


I1'ALIANI ED ESTERI

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-colo aUa contrazione muscolare, nl punto da indurre nei muscoli o ve ba sede o un'atonia., o una. ]Jilrcsi, o una ·verst pamlisi. Tale opinione conispondcrcbho nlrepcrt.o anatomico più sopra citato: il muscolo crico-rtJ'itnoidco sin istro crl\ totahucntc paralizzato c ripieno eli capsule calcinate ili tl'icbinc. Fcr fare una diagnosi sicura in cusi como quello di cui si traLtn, nel r1onle non c'era ragione alcuna per spiegarsi la. parali~i , bisognrrcbbe procedere, mediante esportazione di minima parte del muscolo affetto, nd tm' osntla o~serva.;:ione microscopica.

Investig a zioni s•ùl'nziooc fisiologica. del rnmc e dci suoi ))rCJ)nraH, JICi dottori V. Hunv o L. Duco:ll, fttrmo.cista. capo n cll'ospedtùo Larihois ièro di Parigi; (Joumul de pharrnacle et de cl1imie, gingno 1877).

Emerge da parec.chi nof-lr i pratici sperimenti che : 1• Il rame e i suoi ossitli (Cn~o, CnO) nmmìnistJ·a.ti n cnni in unione con sostanze aluuminoidi, zucrherine, o grasse non producono un'azione notevolmente noci\11. 11è detetminano degli accid(}nti grM•i, neppure qnando la. closo si trova n. essere in alta proporzione, come sarebbe quclh\ di 8 grammi del primo riòott~ in }JOlvcrc fin n, e di 1 gtammi pc1· l'apporto ai r.;econLli ; ami quegli animali ebbero npponu c in modo cccc?.ionulc, alcuni YOmiti e poca diarre!l., c conSCI'rarono tlllO stato di salute quasi perfetto, con tendenza a ingrassm·c anzi cbc a ~;mngrirc; 2• Il rame in piccola quantità, e allo stato tli accl.ato basico (verderame), ili olca.to, mrwgarato, stcarato, ossia di quei sali che trovansi negli alimenti, i quali hanno nvuto prolungato contnlto con vasi non stagnati, non provoca nei c.'ìni cptegli (l.CCfdeuti immediati e gravi, che gcncmlmcutc si crede produca ucll'nomo; S• l sali solubili dì rmnc mnministrali pure a cani progressivamente dalla dose ili 10 centigrammi a qucll(l. ùi l gramma. in una giot•nata, sono a.gevobncnte sOli)JOJ'tati e d'ordinario non dànno luogo ad acciùenti ; coll'numento della <lose sino a 2, 3 e 4 grammi per giorno, questi animali si mantengono tuttavia in discreto stato di saluto e mangiano la. pann,tella solita a. essere loro ammannita; so venti però e un'ora dopo il pasto rigettano una


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RIVISTA DI GIORX-~LI

parte più o meno g•·antle dell'alimento; nullatlimeno si pokebbo continuare l'amministrazione di 2, 3 e persino di 4 grammi del sale rameico, ma avviene che i cani rifiutano con ostinazione il mangime contenente il rame poi ben MChc la pu.natella che ne sia priva; a tal punto sono travngliati da flusso di corpo, dimagrano rnpidamcnto e t.1luni muoiono in capo n poco tempo, cert() a causa del trattamento, al quale soggiacqucroOndo fissare l'attcn:done dei lettori su quesLa importante partò dci nostri sperimenti, crediamo opportuno di ripetet'C\ che di 8 cani stati sottoposti all'azione dei sali <li rame, 3 morirono, 3 furono uccisi nel tempo cltc erano malati c in istato di dimagramento, c gli ultimi 2 sopravvissm·o, consen'ando l)Oi l'MJ>ClLo ili florida salute, Siamo in grado di soggiunget·e, che 12 cani da. noi sezionati c sem~a ùitfcrcnza fra quelli cui erano stati dati a mangiare i sali di ramo allo stnto solubile oppm·e insolubile, assorbirono una not~vole qunutitù. del metnUo, poicM i loro o•·gani !Janno mostrat.o alla chimica nnalisi spiccatamente le caratteristiche ùclrnmc,

Cessazione degli accessi epilettici mediante le lnJczioni di }l})()JllOl'Jiua, ùeJ dottore E. v_\U.f:~DER Dl Bn.-lt:NVEILEtt - (Berliner klin, Woclumscltri(t, 2 aJH'.ilo 11)77). Riferenùomi n.ll'nrticolo: « OesscLZione degli accessi epilettici , pubblicato in quesLo giomnlc nel no ,11 dello scorso anno dal signor professore dott. Kothnngel, (;redo cosa. ntile di render noti alcuni casi confortanti osse1.·vati da. mc stesso, e nei quali furono tronCt1.ti gli accessi epilettici per 111ezzo delle iniezioni sottocutance eli apomorfinn. Agnese Kliìl:.cl1, contadina di 20 anni, di robusta costituzione, venne colta improvvisamente, nella primn.vcm dell'anno 187fi, da accessi epilettici, che raggiunsero ben presto tale intensità. e frequenza dn. concntenarsi l'uno u.ll'o.ltro pcr parecchie settimane, sia di giorno che di notte, in modo quasi non interrotto. Durante il soggiorno della ragazza. nell'ospedale di Colonia. si giunse ad ottenere nn miglioramento transitor·io. Poco dopo il suo ritorno a casa, tomarono ùi bel nuovo gli accessi, per cui


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l'amrnal@.ta fu portata a. questo ospedale così detto clei cont{ulini p(ì1Jeri. Gli accessi crcsccv(\D.O iu numero ed iutensitì~ di giorno in-giorno, tanto cl1e avean luogo d<1 lO a 15 insulti in 24 ore. Ogni singolo accesso era preceduto da un'mwc~, consistente in uh senso eli èa:lore alla regione dello stomaco, accompagnato da forti dolori. Da1lo stomaco, questo senso di calore si diffondeva in tùtta la parte superiore del corpo, mentre che le estremità inferiori .fino al ginocchio erano fredde. Dopo un libero intervallo di qualche minuto avveniva l'insulLo con grida, perdita dei sensi e ·crampi clonici. Pru:lando per caso col rneclico capo dell'ospedale civile di Colonia, signor dott. Riegel, sui suoi esperimenti di apom.orfina, appresi che in un caso eH epilessia egli nvcva fatta l'iniezione sottocut.anea con questo meclica,rnento, ed aveva veduto eessaro, più o meno completamente, gli assalti epilettici. Tale fatto mi spinse a ripetet·e l'esperimento sulla mia ammalata.. Con una soluzione eli :1pomoriìna. (0,1 sn 10,0) feci difatti una iniezione sottocutanea, durante l'aura, di una mezza siringa di Piavaz. (La siringa contiene 0,80 di liquido con una soluzione di 0,1 di apomorfina in 10,0 eli acqua). In seguito di che, invece dell'ordinario assalto, si manifestò per alcuni minuti uno stato tli cleliqnio con mancanza elci sensi. D'aUora in poi si praticò l' inie;;.ione dm·ante l'am·a, c ciò tante volte per quanto fn possibile, (talora cinqt1e volte in un giorno), ma sempre di un quarto di siringa soltanto, per cui ne segui la nausea, ma. mai il vomito. L'esito fu sempre più couf'ortan te, chè la dnmtn, degli accessi non raggiungeva tnlot·a neppure lo spazio di pochi minuti. Se si omettevano le itùczioui, ritornavano gli il1stt.lti in tutta 1:1. loro violenza. c della durata. primitiva. Passata qualche settimana, il numero degli accessi declinò costan~emente; c anche quando non sj f<tceva l'iniezione durante l'aura)'acccsso si manifestava in modo affatto mdimentalc; finalmente gl'insulti scom,;?a.rvero quasi per intiero, tanto che nello spazio di tre settimane, tre volte solamente si ebb~ un deliquio di pochi momenti, senza che fosse nopput· preceduto dttll'aura. ,Allor<;hè ilmigliorameùto giunse a questo punto, si interruppero l e iniezioni per 15 giorni in ca.usa di particolari circostanze. Il l'isultato fu che gli accessi aumentarono gradatamente in numero


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e violenza, e se verso la fine dell'accennato termino non orauo ancora giunti alla primitiva forza, non si poteva tuttavia illudersi che si fosse ottenuto un qualche vantaggio. Nel riprendere il trattamento sottocutaneo lo. malata tornò subito allo stato di prima; gli accessi scomparvero, e durante 8 settimane non so ne ebbe traccia. Quest'intervallo non lungo in sè, è tuttavia da dirsi tale, in considerazione clol corso tino allora tenuto dalla malo.ttia nella Kliltscb. Sorse il sospetto che l'apomorfina avesse agito solo per la sua influenza specifica che spiega sullo stomaco, poìchè in questo caso, come in quello di ~othnagel, c'era senza dubbio da cercare il punto ili partenza dell'aura nel vago. Che però un'eguale azione si manifesta anche dovo l'aura ha tm'altra origine, lo climoslrttno i due casi seguenti : Elisa Bauss, di 22 anni, figlia di madre epilettica, solTerRe dalla sua fanciullezza in poi di assalti epilettici, cbe dappt·imtt furono t-ari, ma che s'accrebbero in questi ultimi anni. Inquilina dello stabilimento provinciale di lavoro in questa città, veniva colLa ogni giorno da ripetuti insulti, la cui durata era eccessivamente lungn. L'aura, divisa ~lall'aecesso da un minimo inte1·vallo, ma marcatissliua, consisteva in nn senso di cnpogiro. In questo caso era molto difficile di fare l'iniezione al suo vero momento, cioè dumnte l'aura. L'esito non fu eosì evidente come nel caso precedente, J)erò l'insulto si abbreviava di molto ogni ,·olta che veniva prnlicat.a l'iniezione. Poco a poco gli acressi divennero più rari, ed ora, in seguito n una cura di parecchie settimane, uon furono più osservati da uu mese a questlt parte. Apollonia rutz, di 411 anni, pure inquilina dello stabilimento di lavoro, soffti,•a da auni di epilessia. L"aura precodcval'insullo di un quarto d'ora, e consisteva in un senso di puntura, che partiva dal dito grosso del 'piede destro e saliva all' in8ù, associandosi a palpitazione di cuore, c ad un senso di costrizione al petto. Si praticaxono le iniezioni durante l'aura, e l'accesso venne troncato completamente ogni volt.1.. Pur troppo la. mnluta non rimase sotto la ntin osservazione il tempo necessario per constatare qunle influenza avesse la curn sulla violenza degli accessi. Credo utile fare osservare che le iniezioni pmticate al giusto


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momento, cioè duran}c l'itut·a, non rimasero mai senza risultato; soltanto esso fu vario. Nella Put;;;, per la quale fra l'aura c l'insulto l'intervallo ora di cit·ca un quarto d'ora, l'accesso si tronC3\'a del tutto: nella Kll\lsch, in cui qucst'inter"allo era di pochi minu.ti, si nutnifesto;l'a uno stato di deli([uio che ùumm pocllissimo; sulla Bauss, in cui l'aura e l'insulto erano separati da un intervallo minimo, l'esito fu meno buono, sebbene si avesse ottenuta una notevolissima abbreviazione dell'accesso. Dai suddetti ènsi si può dodune : che l'importan~a dell'esito dipende dal fare · l'iniezione nel momento più o meno prossimo all'ncr..esso. È molto rncile il pet'suadcrsi como colla iniezione di apomorfina si J>Ossano troncare i singoli accessi. Deve però sussistere un'aura chiaramente pronunciata, e Jn, inio7.ionc dovrà esser e eseguila durante !t~ stessa. f; più difficile il raggiw1gerc addirittura hL scomparsn degli accessi, nè ciò si otterrà, se non in uno spazio di tempo rclati'tamentc lungo. Oltre la buona volontà. ci vuole da parte degli ammalali una grande nccuratc7.za. E anche coll'aiuto ili questi due fattori passano intere settimane }>rima che si ottenga l'effetto desiderato. Osse1·vo finalmente ancora che fu scm~re iniettato un quarto di siringa, c pochissimo •oltc un terzo; che non so n'ebbe mai un'azione dnnnosn, malgra(lO le frequentissime iniezioni, e che si usò il salo neutro di apomorfimt di :M:erk di Dnrmstadt.

lniezionQ !iottocutu.uen. (li ct~rc. (Correspondenz Blalt, n•·121). Nel collasso d'ogni specie, particolanncnte poi in seguito n forti emorragie, dopo le opcmzioni chinu:gichc, nei parli, ecc., Vcrnenil raccomanda l'iniezione sottocutanca eli etere, che usò sempre con ottimo risultato. Egli mis1.11'n, dapprima la tcruperntura dell'individuo; inietta. quindi sotto llClle, ogni ora., 15 goccio di etere pw'o, por tutto il tempo uoccssnrio a roggiungerc In temperatura normale. Se esso. si abbassa dopo poco, si ripeteranno le iniezioni, la qual cosa si può fare benissimo pcl' nlcuni giomi senza pericolo di sorta. Nella Reuue de Thé1'UJJ. ?ned. chi. ùcl 15 aprile 1877 si citano due casi che ebbero esito felice. Ad un


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fanciullo Verneuil estirpò un polipo nasale; la perdita di sangue in seguito a quesk1. operazione fu così considerevole, che la temperatura scese a 35° centigradi. Prima di usare la trasfusione del sangue vennero tentate Io iniezioni di etere, che dopo vari giorni dettero un risultato favorevolissimo. Il secondo caso si riferisce ad un paziente, il quale, affetto da eruia incarcerata, era entrato all'ospedale con 35° di temperatura, e in uno stato di tale collasso che Vcrneuil non voleva es<? guire l'operazione. In seguito alle iniezion i eli etere l'ammalato si riebbe tanto, che venne fatta l'erniotomia con ottimo successo. Noi compiremo questi dati conl'osscrva:done, che eguali favorevoli risultati ottenuti ùallc iniezioni di etere furono pubblicati do. lungo tempo nella letteratura. medica iu Germania. Fino dalle prime proposte di Hecker, fri lscb confermò i buoni esiti ottenut.i, richiamando specialmente l'attenzione dei medici sulla rapida vitalità avvenuta dopo le narcosi per cloroformio. .Le traccio delle iniezioni d'altronde svanisl:ono il più delle volte immcdifttarnente, con che vicn tolto and1e quel po' di fastidio che ncll:t pratica privata arrecano operazioni di simìle natura . .Anche Maca.n (Dublino) iniettò nel •:ollasso, in seguito adanomia acuta., dell'etere l:On 2,0 per tre volte, a brevi intervalli, c ne ebbe felicissimo esito. Diremo finalmente che nell'ospedale di Basilea si usa dtt lungo tempo per il collasso, pure con gl'ande esito, una soluzione di l:anfora nell'etere (l : lO) per ogni dose, riempiendo all'uopo mcz~a siringa del Pnwaz.

D Jnenispet·mnnt rhuosum. - Ora che la china cd i sali dci suoi alcaloidi sono straordinariamente rincarati, c si stanno investigando con a.lrwrit:ì i mezzi onde supplirli, ogni prodotto delta natum o dcii:\ scienza, il quale riesca alb. cura delle febbri, acquista scu:c::a dubbio un'alta importanza ne\la mcùil:ina. Crediamo pertanto di fùt'e cosa utile, riportando dalla Gaccta de sanidat:t ·militw· di ll:adrid una. nok1. del dottor Giuseppe De Lacallc, medico militare in :Uanilla., sul meniSlJer'fl;tt;;n t·imosttm, una specie di liana. usata quale febbrifugo nelle isole l•'ilippiue.


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"Nella flora delle isole F ilippine, il signor Bianco fa menzione dei buoni effetti medicamentosi della suddetta pianta, conosciuta dagli indigeni col volgare nome di Macabuhay. In varie occasioni noi avevamo gii udito quegli isolani a vantare la sua virtù terapeutica cd efficacia nel tra.ttamento delle febbri intermittenti, c sapevamo ancora che p ochi anni souo erano stati praticati da due medici militari degli sperimenti clinici col decotto dci suoi talli, ma ne ignoravamo il risultato ottenuto, l)erchè gli sperimentatori non lo resero eli pubblic-a ragione. " Bramosi di stabilil'e la verità in cosa di sì grande. importanza, e cogliendo l'opportunità che il nostro egregio c solerte amico signor Botet stava facendo degli studi chimici s ul menispermum, lo pregammo di prepa,rnr ccue un decotto e un estratto, coi quali iniziammo nn corso di speriwenti, amministrandoli a nove malati della nostra sezione nell'ospedale di Z:unboangu. "Erano nove soldati indigeni, giovani, di buona costituzione, i quali softi·ivano eli febbri intcn nittcn ti r ecenti, a tipo quotidiano, e non peranco avev:1.no intrapresa la cura. dci sali di c.!J inina. P er tal e motivo e in conseguenza delle loro circostan?.e Hsiche si tt·ovavnno nelle migliori comlizioni, perchè gli effetti ternpeutici di qualsiasi ngente medicamentoso potessero essere osservati. " Il primo giorno, approfittando dello stato apiretico, facemmo prendere a cbscun infermo un mez.:o bicchiere ogni due ore della decozione, apprestata con 15 g1·ammi del mcnispermum in una libbra (gr·ammi 360) !li ac11ua comune. " Gli effetti fisiologici dcllil. mcdela. non tardar ono a.d appal'Ìre, poichè alla seconda tlose i malati manifestarono dei sintomi di eccitamento allo stomaco, c alb tcl'Z3. due di essi ebbero violenti vomiti accompagnati tla ùolori epigastrici. Nello stesso tempo potemmo accertare in ciascuno di loro un lcggiero numento di calore e un::t alLerazionc canliaca, a.ccusata da,Jht frequenza del polso. Dopo di che i sintomi eccitativi sccma,r o no e i malati poterono seguitare a. prcudere la pozione. " La dimani l'accesso feb brile comparve alla. stessa, ora c con la. eguale intensità del giorno antecedente, dimodochè pitt tardi fu ripresa l'amminisLrazionc tlel farmaco, ma la. si dovette sospen<lere pcrchè provocava dei vomiti violenti. "Il terzo giorno non sollravvcune h\ febbre a quattro dci sotto-


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RIVISTA DI GIO'RNAT.I

posti alla cura del menispermum, che pure occorse di interrompere a uno, cui crasi sviluppata. una gastrite parecchio acuta. " I sette febbricitanti, che continuarono il trattamento, soffrirono senza distinzione un nuovo accesso il qual'to giorno, ma esso coincidette con una notevole diminuzione della temperatura atmosferica e con una grande umidiLà, prodotte da acq ua.zzoni rovesciatisi nella notte, e che certo influirono sulla riappa.Iizione della. febbre. " Il quinto giorno trovammo in due malati dei lcggieri sintomi d'irritazione gastrica, i quali però cessarono colla semplice diminuzione della dose del medicamento. sesto giorno Jlensammo di usare il menispermum nella forma di mollo estratto, che ci aveva apprestato il nostro anzidetto amico . La. dose fu di un gramma da prendersi iu quattro volt-e nol .corso della giomata. <t n settimo, vcdend.o che gli nccessi fe hhrili no n smettel'tttto, stavamo per diffidare della virtù di questo agente, o almeno nutrivamo solo più poca. speranza di un risultato favorevole, quando, l'otta.vo giorno, l'accesso mancò nff<1tto in cinque dci pa.zienti, n è più ebbe a tornare; un altro 'fra. essi gu[u·ì il dodicesimo giorno, e uno solo dovette ricorrere al solfato di chinina. •: (luoste furono le osserval.ioni da noi fatte, che rammarichiamo di nou aver potuto continuare sopra altri febbricitanti, ben sapendo come esse non bastino per risolvere sì rilevante questione ; nulladimeno ci permett.imno di esprimere la nostra umile opinione. " Gli effetti fisiologici del menispermum rimosum sono quelli proprii di un potente eccitante, il quale richiede una certa Jll'Udenza nell'uso, poichè altrimenti provoca. lo sviluppo di violente flegmasie gastro-intestina.li; la dose di amministrazione è la stessa che abbiamo Hsposto, avvertendo di diminuirla tosto che si manifestino dei vomiti o a.ltri sintomi di irri tazione gastrica. " Riguardo ai suoi effetti medicameutosi1 non crediamo che nella cura delle feòbri intermittenti siano potenti come quelli del solfato di chinina.. La sua a.zione terapeutica è, a nostro giudizio, quella di un tonico amaro eccitante, che si può usare con favorevole r isultato in talune febbri e condizioni adinamlche dipendenti da altre malattie; ·anche nelle febbri intcrmittcnti semplici

"n


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e recenti potrà essere prescritto, ma non nelle febbri ribelli, nè in quelle a. carattere pernicioso o larvato, perchè esso agisc~

più lentamente c meno efficacem ente dei sali di chinina. · " Tale è il nostro parere, che forse dovremo modificare dopo nuovi sperimenti, e massime se avremo occasione di provare il principio attivo del menispennum, alla cui scoperta sta attendendo il signor Botet, il quale sin d'ora ha ottenu to ottimi risultati, poichè vi ha trovato un alcaloide dotato di proprietà. non peranco note, sebbene si accostino a quelle della picrotossina (l). Appena il giovane e studioso chimico avrà posto termine al suo lavoro, ci proponiamo di esperimentare il nuovo principio, a1 quale senza dubbio vanno attribuite le virtù terapcutiche della men tovata pianta. "' Il menispcrmum ha ancora altra applicazione di certo effetto, che non possiamo fare a meno di raccomandare, non solo perchè con esso si ottengono 'felici risultati, ma ancora perchè trattasi di malattia assai frequente nelle isole Filippine, in ispecie fra i soldati, la quale malattia richiede sp esso l'uso di medicinali molto cari. Alludiamo al d eco t t.o fatto con i suoi talli, il quale J PPlicato come topico riesce un prezioso agent~ nella cura delle ulcere che, secondo è noto, p igliano quasi sempre ttn carattere atonico, difficile c lento a scomparire ; anche le sne proprietit eccitanti e la sua azione tonica tornano giovevoli a siffatta cura., avendo potuto osservare che l'ulcera, poco dopo il trattamento, da pallida e fungostt assumeva un nuovo aspetto, mentre la granulazione si attivava, progrediva rapidamente c arrossava riempiendo in poco tempo il fondo della piaga che non tardò a rimarginarsi. n

. (J.) La pic.rolossina. CE! lF 05 O il .Princlpio altivo, amatissimo, IH)utro, cri!$t:llli7.z:Lbilo e narcotico dello coccole del Levante, O~Hill dci frutti del mt!li~JIC>·mwn coccodm di Lùuloo. ().'ota dct tradutiorcJ


RIVISTA CHIRURGICA

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Alcune osservazioni snlla ehi rnl'gia. d i gnei·t·a tolte da una relazione clinica del professore dottore N ussuauM, generale m!ldico di stato maggiore. II più grande progresso che da secoli sia stato fatto nella chi-

l'm'gin. di guerra. - ht evacuazione een tr.ift1ga degli ammalati venne iniziata nell'anno 1859 e confermata ùrillantemente negli anni 1866 c 1870. Per molto tempo alcuni medici ritennero una crudeltà il 11011 far rimanere i feriti per mesi i nteri nello stesso letto; ma i risultati dell'evacuazione furono così convincenti e favorevoli, elle ormai ogni chlrurgo ue è entusia.sta. Il ùiscent.ramento è di grandissimo vantaggio durant e la guerra, perchè lascia sempre spazio sufficiente per ricoverare nuori feri ti . I feri ti stessi, che dapprima giacevano ammucchiati in un sito ristretto, fomentavano colle loro esalazioni un te1·ribile veleno, che toglieva la vita a centina.i a di uomini per lliemia e cancrena d'ospedale, degenti su letti catt.iYi fra i dolori, i bisogni o J::t miseria. Per l'evacuazione centrifuga invece i feriti non sono più lasciati cosi lungamente in un dato luogo, da poter sviluppare questo veleno ; essi si sentono ristorati e migliOI'ati dall'aria ti·esca durante il trasporto necessario per la evacuazione, e quanto più lontano vengono portati dal centro alla periferia, t.:.\Uto maggiori sono le favorevoli circostanze cui vanno inconLl'O.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIAKI ED ESTERI

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Mentre che noi nelln, guerra del 1870 cuocevamo nell'acqua di un fosso l'ultima. porzione di piselli conservati per qualche ammalato.grave, chè era questo il solo nutrimento possibile, non certo adatto per simili ammalati, ma sempre meglio che ni011 te; mentre le braccia feri te erano distese su letti cattivi, duri c sudici, esis1evano nella periferia letti comodissimi, buone minestre coll'uovo, .champa,qne (1·appé, gelati, ecc.; insomma mentre che nel centro manCMil. il necessario, la filanLropia .teneva pronto alla periferia il lusso e i migliori ristori. P er questa stu}lenda disposizione le tenihili malattie, che fino dai tempi di Napoleone distruggevano più vite negli ospedali di quello che lo facessero le palle sui campi di battaglia, sono ora ridotte a rarità eccezionali. Nella guerra del 1870-71 su più di 10,000 ammalati, non m.i è capitato neppure un caso di cancrena d'ospedale. In questi ultimi anni si sperimentò un secondo ritrovato, c per esso 1a guarigione delle fcl'ite ha assunto un aspetto affatto diverso. Loro signori conoscono questo gran ritrovato, per mezzo del quale si è constatato che il co1·so infelice della fm·ita non di-

pende dal modo e dalla qttalità. della stessa o dalla condizione

speciale d~Jll'individuo, bensì da,qli agenti esterni e da ragioni che noi ora conosciamo abbastanza per essere in gra.do di combatt~re. n rnetodo antisettico ha ottenuto rca.lroentc in cl1irurgia

degli esiti meravigliosi. Mi venne spesso rivolta la seguente doman da: Come si può attuare in caso di guerra tale stupendo metodo antisettico? Lo1·o signori dubitano che l'apparecchio per detto metodo piuttosto complicato sia adatto pel campo di battaglia., c deplorano che il più gran ri trovato dei nostri tempi non sia utilizzabile per coloro, cui la patria deve ogni sacrifizio, insieme al più grande amore cd alla maggior stima. Mi sento in obbligo di dir loro apertamente c sinceramente, egregi uditori c discepoli, in qu11l modo io consideri questa grande questione, e come pensi di render giustir.i:t alle esigenze dci tempi. Non c'è più dubbio: la cm·a antisettica di Listet è la miglùwe di i~dte per la ctwa delle ferite . .Perfino coloro che la guarda vano con occhio di matrigna, non poterono più combatterla nell'ultimo congresso chirurgico di Berlino.


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Il trattamento 'delle ferite n.Jl.'aria aperta contese per lungo tempo il primato al metodo antisettico di Lister; ma poi pcrdcttc terreno di giomo iu giorno, finchè dovette ritirarsi come completam~nte vin to. Quando col metodo di Lister si fanno senza vcricolo delle la.parotomie, si eseguiscono disarticolazioni, e se ne hanno i più brillanti risultati, il tt·attamento delle ferite all'nrht n.perta non è in caso eli rivaleggiarlo, poichò esso non J)uò, nè deve osare altrettanto; con che gli manca il principale sostegno. Chi inai potè guarire 70 a SO fratture senza UJ1 caso di morte? Chi mn.i ha presentato gli amputati di coscia guariti a. dozzine'? Soltanto il metodo di Listcr può annoYet·arc sitnili risultati. Nella guet'l'a. d'Italia morirono dal 94 aJ 98 per 100 degli amputati di coscia; ed un egt1al numero se n'ebbe nella gncl'l'a di Crimea. Col metodo di Lister invece si conservano in vita quasi tu tti gli amputltti. Considerino, miei signori, ciò che avviene nella nostra cl ini ca. Prima dell'introduzione del sist·~ma Listet· si trovava quasi in ogni letto uuu. resipola; gli ammalati morivano a dozzine pet· piemia, c ogni anuo 1'80 per 100 dei curati era colto dalla cancrena. d'ospedale ; si doveva 1~erciò us::u·o giornnltnente il fetTO ·rovente per combattere questa terribile malattia, temendo sempre che una qualche arteria vcuisse erosa dal \'irus cancrcnos<>, cagionando la morte per emorragia. Visitino ot·a questu. s tes~m eli ni ca, o vedranno che tutto ciò è scomparso come per incanto. 'N on troveranno un solo cal;O di resipola, non uno di piemia, ne una cancrena, e non vedranno mai cunt.re feriLo c tumori col ferro rovoute. Dall'introchtzionc eli questo stupendo metodo noi abbiamo la metà dei morti sullo stesso nume•·o di ammalati. Non muoiono ([Uasi p iù che i vccclti, i tisici c i feri ti gravissimi. :Non mi sorprendo dunque se tutti loro sono entusiasti tli tale sistema, e ripetano così di frequente la dorna.ncla.: come ~i potrebbe applicrtrlo i n guerra? Secondo gli esperimenti f<\tti sin oggi è indiscutibile ~hc colui il quale 11011 vuole caricarsi troppo la cos·cicnza possa. usare tale sistema negli ospedali da guem.t come lo si f1t nelle nostre cliniche. La fasciatura di garza eli Listcr è da preferirsi a tutte


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le a,ltFé modifìcazioni, poichè nessun'altra è così porosa, e nes~un'aÌtra.assorbe tanto presto la secrezione della ferita e la disinf~tta. La seùJI?lificaziona fatta dal professore Thierscll coll'uso den•ovatta salicilica è indubbiamente una buonissima fasciatura antisettica; _.I!la non lo è però tanto quanto la garza di Lister. Quella ovatta résta asciutta e inutile del tutto negli strati es temi, mentre negli interni rimangono accumulate delle masse di materia attaccaticcia; cosicchè la ferita non è mai così netta come quando si applica la garza di Lister. Pur tuttavia, in virtù dei rigorosi pr.incipii da· lui introdotti, questo apparecchio dà favol'evoli l'isultati, nei casi di guerra, specialmente in causa della relativa sempli~ità, pòtrebbe da taluno essere preferito ad ogni altro. Esso di fatti non richiede che· garza idrofila e ovatta salicilica. Egualmente semplice è pure l'altro di jute carbolica di Bardeleben, che si può procurarsi facilmente. Ogn1 apparecchio fatto con sostanze antisettiche può essere accet~.ato con riconoscenza, purchè per esso la superficie della ferita sia .nr.otetta contro il contatto diretto di a-genti esterni per mezzo del taffetà, o della guttaperca., e quando l'apparecchio sia molto ricco di sostanze antisettiche, e possa assorbire la secrezione della férita, disinfet~andola fino al momento della nuova fasciatu1·a. In alcU)li apnarecchi questo è indubbiamente di facile esecu'Zione, e da esso si hanno risultati tanto rapidi e favorevoli di\ destare meraviglia e amrnimzione. n metod~ di Lister invece (bisogna che. lo s'inculchi energicamente) non darà splendidi risultati se non è eseguito con la maggiol'e accuxatezza ; ecco perchè esso è inattuabile sul campo di battaglia. Chi sa ,éome in tempo di guerra si debba lavorare nei granai, nei COl'tili, sull'erba e nei fossi, non può pensare ad un sistema di cosi difficile applicazione; tanto più che, come loro signori già sanno, il primo momento immediatamente dopo il ferimento è appuntQ il più importa.nte. È proprio in quel momento che le condizioni della ferita sono favorevolissime per l'introduzione in éssa di agenti settici che si trovano sparsi nell'aria: In seguito Ià .sua superficie verrà coperta e difesa dall'escara, e più in là, in con.Sèguenza dell'evaporazione dell'acqua, da una secrezione assai

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concentrata, che non dà più nutrizione a quegli agenti che promuovono la putrefazione, essendo dimostrato dagli eccellenti esperimenti del signor professore Nageli che per gli individui che generano la put.refazione la secrezione diventa un veleno tosto che si renda troppo concentrata. Dunque, appunto i primi quarti d'ora dopo il ferimento sono i più importanti pel principio an tisettico. Ed ora naturalmente mi verril. fatta l'altra domanda che lor signori già mi fecero più volte : Come s-i dovrà t1·aUat·e una ferita

s-ul campo di battaglia, ([Uanclo si vogliap1·eset·vcvrla dagli agenti nocivi deZla pt,tt·efazione?

n n ostro distintissimo collega signor professore Esmarch cercò di rispondervi nel congresso dei chirurghi. Egli vorrebbe che la ferita non fosse toccata affatto con le dita sul campo di battaglia, ma che la si chiudesse prontamente con uno stoppaccio antisettico, per preservarla dagli agenti di putrefa.zione, fì.nchè si giunga. all'ospedale, ove solo potrà e dovrà essere sottoposta all'eccellente trattamento di L istcr. A tale scopo il professore l~smarch consiglia delle pallottole di jute sa1icilica involto in gàrza salicilica, e ri tiene che ogni soldato possa portarle scco nella fodera del s uo uniforme. Quando si sa che malgrado i più assidui sforzi, passa.n o spesso delle ore intere prima che si trovi il ferito (il quale d'ordinario sta coricato dietro un albero o in un fosso) e che giunga nelle mani del medico, si deve salutare con gioia la proposta (]i Esmarch, la quale permetto ad un camerata di prestare immediatamento all'altro questo primo aiuto. Il mio stimato collega signor dottore Port, medico di stato maggiot·e, col quale m'intrattenni su tale argomento, fece però delle importanti rifiessionj in contrario, per le quali io quasi inclino a credere che si debba modificare in parte la proposta di Esnmrch. L e giubbe dci soldati vengono bagnate di frequ ente cd asciugate al fuoco, sono sbattute dalla polvere con bacchette, sono lavate e spazzolate senza riguardo ; sicchè l'acido salicilico contenuto nelle p~~llottole, ancorchè queste siono bene impacchettate, non può conservare per lungo tempo la primitivlt sua azione. N on v'è nulla a ridire di certo contro la jute salicilica, nè


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-contro l'ovatta salicilica. involta in garza salicilica. Sebbene ogni soluzione concentratissima sia di · zucchero~ di gomma, ecc. renda impossibile la vita agli agenti di putrefazione, perchè in -essa non trovano acqua sufficiente~ pur tuttavia è sommamente utile e ben fatto di dimostrare elle noi dobbiamo effettuare il riparo delle ferite per mezzo di una vera sos't:mza antisettica. E poichè l'acid·o salicilico conserva la sua forza più a lungo di tutti gli antisettici a me noti, ed è inoltre facile a trovarsi ed eziandio facile ad essere bene impaccato, spetta ad esso la })referenza per lo scopo cui è destinato. 'rali pallottole di Esmarch però piuttosto che essere conservate nelle giubbe dei soldati, ove il principio antisettico può essere alterato, dovrebbero essere consegnate in quantità suffi,ciente ai porta-feriti cd ai medici. Si potrebbe tuttavia trovare un posticino nello zaino di ogni s.oldato per un tampone di acido salicilico? ,Le ferite d'arma da fuoco sono per la maggior parte piccolissime, per cui basterebbero dei piccolissimi tamponi. In tutte le guerre, cui io presi parte, mi rimase come un peso .sul cuore quel punto nero dell'ordinamento sa.nito.rio che io ritengo il più crude! momento della guerra. Ed è la terribile lun.gllezza del tempo che passa.tra il momento della ferita.c l'aiuto medico., Qualche ferito giaeque 8, 10 ore di notte in un posto lontano, e si può attribuire al caso di averlo trovato, quan tunque la compagnia di sanità adempisse il suo dovere con tutte le sue forze .fino ad esserne estenuata.. ~ Quando il ferito è trovato ed è posto sulla barella, finisce la tragedia, poicbè da questo momento in poi gli vengono prodi.gate le più amorevoli cure. Jl tempo precedente invece è la macchia nera delle guerre moderne. La qualità. dei proiettili e il modo come vengono adoperati dànno in breve tempo una grande quant.ità. di ammalati, e non si r iesce, malgrado i grandi sforzi o le costanti fatiche, coi nostri odierni ordinamenti, di sgomberare prontamente il campo di battaglia. Si può sperare cbe anche su questo punto l'av\' eui.re porterà delle migliorie. Quanto più soller:ito viene portato il soc·0?rso medico in una data ferita, tanto più efficace sarà il metodo di Esmarch.


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.Alcuni chirurghi sollevarono contro la proposta di lui l'opposizione che le pallottole di jute salicilica non si possono spingere in ogni angolo della ferita, e credettero che prima di applicar e questi tamponi, si dovesse sparger e, con un apparecchio spolveratore, della polvere antisettica in tutti i cantucci di essa. Ultimamente io feci degli esperimenti in proposito l)er preservare dalle impurità delle ferite recenti. P rima di chiuderle· colle pallottole di Esmarch, sparsi sopra di esse dell'acido salicilico ridotto in finissima polvere. Dovetti però abbandonare tale prova., perchè i miei esperimenti m'insegnarono che questa polvere salicilica non esercita una salutare azione sulla ferita, perchè ries.ce troppo irritante. E me ne sarei dissuaso egualmente trovandola. per lo meno inutile, poichè il tampone di Esmarch soddisfa perfettamente ad ogni esigenza. Ancorchè la ferita sia stretta, angolosa e non possa penetrarvi H piccolo tampone in tutta la sua profondità, l'acido salicilico che contiene venà sciolto egualmente subito dalla secrezione e dal sangue, c disteso in tutti gli angoli, tanto che io credo che la proposta ùi E smarch avrà un brill:tnto avvenire. A tutta prima. essa sembra molto ingenui; pur tuttavia è inn egabile che scaturisce da matura 1·ifiessione, e da.lla riflessione di un .uomo molto lH·atico. Se lo, pallottola no n è riempita troppo strett.amettte, ed è fatta o di ovatta salicilica. o di jute salicilica. in volta in garza salicilica, ossa avr à un'azione utilissima. Dall'azione duratura dell'acido salicilico, per mezzo del trnttamento descdtto, una ferita sul campo di battaglia sarà preservata por molti giorni dagli agenti settici, e qualunque medico di lazzaretto sa.rà felice di curarla in questa condizione. Spesso subentra una specie di guarigione sotto la crosta, e in certe circosta.nze il medico del lazzeretto do vrà la.sciare immobile il tmnpone otturante. lo immagino benissimo tale corso favorevole nelle ferite superficiali, nelle quali non sia penetrato nessun corpo straniero. l\Ia in altri casi il medico del lazzaretto, dopo un'accurata pulizia eli tuLta la superficie c periferia delia ferita, rimuoverà il tampone sotto lo spolveratore, cercherà il corpo st1·aniero, porrà un àt·ainage ed applicherà un apparecchio co) metodo di Listcr. Il corso c il risultato finale la vinceranno di


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;molto su quelli avuti fino adesso. Le statistiche faranno stupire, • e ognuno si stimerà felice di essere curato in tal modo. Io feci pure una serie di esperimenti sull'imballaggio delle pallottole di Esmarch. Come già rammentai, le ferite d'arma da fuoco non sono grandi nella loro supedìcie quadrato.. Io non metterei perciò .;nello zo.ino d'ogni soldato piìt di due to.mponi. Tutti c due insieme non dovrebbero superare la grandezza di un pugno chiuso di un bambino. L'uno dovrebbe essere piccolissimo quanto una. susina, l'altro quanto un'albicocca. Tutti c due i tamponi peseranno insieme all'imballaggio 8 ·grammi, il che non si può dire di certo un peso. Essi debbono esser molli, non riempiti strettamente, per poterli spingere in ogni angolo della. ferita.. Debbono avere 1'11/100 di ovatta o di jute salicilica, ed essere involti nella gat·zn. pure salicilica. Si impaccheranno in carta di pergamena per preservarli dalla polvere e dal sudicio. Lo stagnuolo e l!t carta di guttaperca si Jilostraxono poco opportuni nei miei esperimenti ; una custodia di latta è troppo incomòcla c pesante. Se il soccorso dei porta-feriti e dci medici ~i facesse aspettare troppo, un soldato pot-rebbe, mediante una piccolissin1a manovra, -com'è quella dell'estrazione delle pallottole dallo zaino, rendere .all'altro un servizio molto segnalato ed import.·mte; e con ciò si potrebbero salvare migliaia di uomini che col metodo finora in .uso morirebbero eli setticemia. lo credo d'aver risposto coscienziosamente alle ripetute domande indirizzatemi da loro signori. Se li feci attendere un paio di giol'ni, attribuiscano il ritardo alla circostanza che i miei esperimenti sul modo d'imballare i tamponi di Esrnarch non -erano ancora terminati intiera.mcnte.

L a. m e d icazione d e lle Cel'ite, del dottor RrcJURD D,\vY. (The Britisch. Me!l. Jom"'~. ed i!tmali universali d-i11~-edicina). Tutti sanno quanto il metodo antisettico attirasse l'attenzione dei chirurgi in questi .ultimi anni, e con quanto entusiasmo, uo.mini eminenti d'ogni paese parlassero di tal modo di medicare, e


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come per ciò anche i più riservati nell'accettare le cose nuove,. restassero talmente trascinati dalla con-ente favo revole da adottarlo pur essi. Con tutto ciò nell'Inghilterra stessa, dovo il metodo antisettico nacque ed ebbe i più caldi sostenitori, sorgono già. gli oppositori o quanto meno chirurghi, i quali tendono a dimostrare che cer ti d suUati brillanti ottenut.i dal Lister e seguaci, non si devono tutt'affatto ascrivere al suo modo di medicarione, ma a cause piil complesse. n Davy tra. gli altri, piuttosto clte attenersi al metodo antisett ico, tenne molti dei feriti ed opernti, ricoverati nelle suo sale, colla parte lesa allo scoperto {l } ed i risultati da lui ottenuti sono davvero eccerionttli c soprcndcnti. Infatti nei due ultimi anni egli ba eseguite due r esezioni dell'anca, cinque di ginocchio, una della spaQa, tre del cubito, una del calcn.gno, una dell'astragalo, quattro dell'osso cuboide, ed ha pure eseguite: nna amputAzione della coscia, quattl'o della gamba, cinque di Syme, due di Chopart, una delle dita, tre del seno : in totale 33 operazioni, tra rcsezioni ecl nmputa.z.ioni, ed in tutti i casi l'esito ftt felice. In conseguenza di ciò, ecco che cosa. il Davy scrive in riguardo al metodo antisettico di Lister: " In questi ultimi tempi l'attenzione dci chirurghi fu in mollo speciale attirata sul metodo antisettico per medicar le ferile ciel professore Lister. Ben mi è noto che con questo metodo operazioni dello più serie possono esser fatte con maggiore impunità di prima; per esempio la. libera apcrtun1. delle articolazioni, degli ascessi profondi, dello cavitù. sierose, ccc., c che nell'Infct·meria Reale eli Edimburgo ammirabili furono i risultati ottenuti dallo stesso J,ister; ma. con tuttA la. deferenza dovutA a persona. cosi autorevole, io ritengo che il metodo sopt·o. citato debba. essere adottato con riserva e che un inutile spreco di energia si faccia nelle scuole d'l~ilimbw·go.Vorn\. la. maggioranza dei chirurghi inglesi ammettere che il metodo antisettico ò necessari~ per la teuotomia o per le operazioni di minore importanza della chirurgia? (I) Veggasi Cla&nlo su bi modo di trattare lo ferilo al disse nella R•"•ilfl.& cArwl'!l•"'• aiUlo 18'16.


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u In causa di un'attenzione così positivamente regolata nella medicazione delle ferite, i mezzi dci chinu·ghi minacciano diventar troppo circoscritti ; giacchè la ferita per se stessa non è che un singolo elemento in un caso chinu·gico ; ed in molti casi la quantità di soppurazione è di nessuna. importanza. vitale, lo spauracchio d,eUn. pioemin. dovrà essere vinto daJ.l'igicne, alla cui mancanza. soltanto si dovrà supplire colla medicazione. ,, " Se fosse lecito, io comparerei il metodo di Lister al capo di uno stabilimento che fa. disinfettare i suoi scolatoi; pratica invero la più ottima, mn. non così assolutamente essenziale da render 'biasimevole come immondo c nocivo un ordinario e ben chiuso scolatoio. E nello stesso modo che molti stabilimenti sono ben regolati e diretti senza tali artificiali provvedimenti, cosi pw·e molti casi in chirurgia ponno essere tt·a.ttati in modo soddisfacente senza il metodo antisettico. La mia propria esperienza in questo spedalc mi conferma maggiormente in questa. idea. Egli è certo che il profcssor Lister coi suoi talenti 1J3. dato ai chirm·ghi un forte alleato Cltmnclo tratt.isi eli eseguire operazioni in cui ht morte sin. da temorsi per suppurazioni esaurienti, o pel risultato dell'interessamento colle sinoviali o colle cavità. sierose. Io accenno alln inutilitù. del sistema antisettico nei ca.si OI'dinari·di chirurgia, nei quali veramente " il gioco non vnl la candela , ; e llnchè non sarò convinto che un tn\ttamonto delle ferite allo scoperto non riesca bene, io continuerò ad usal'lo per le seguenti ragioni: 1• I ristùtati nostri, giudicati imparzialmente, sono buoni quanto ponno esserlo usando il metodo antisettico; non essendo avvenuto alcun caso cii morte in conseguenza di pioemia o di suppurazioni esaurienti; 2• n clistul'bo e la spesa. sono ridotti al 'lltù~ùnmn; 3• La maggiore opportunità concessa agli studenti por lo ossevazioni cliniche; mentre col metodo antisettico la. ferita vien scoperta di rado e pe1· bre,issimo tem110; 4• Sopprimendo la medicazione, si sopprime la causa di ec~ citazioni nervose, per rimozione inconsiderata o dolorosa ripetizione della medesima ; 5• L'andamento della. cicatrizzazione sotto cr osta è sollecitato;


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6° La natura contribuisce per sua parte alla buona riuscita e tutta 111 turba delle lozioni e degli unguenti viene a.bbandonn.ta. " È mia abitudine di comparare le medicazioni chirurgiche alle vesti degli individui : i costumi più semplici sono quelli che stanno meglio, i più studiati riescono ridicoli; c come dubito che buona parte della drapperia sfoggiata oggi dì sia inutile c diS})endiosa, h o lo stesso dubbio riguardo a buona parte del contenuto nelle ceste di medicazione. Sopprimendo le eccessive vestimcnta e le soverchie fasciature per le ferite, ci predisporremo meglio al riposo eù al processo riparativo. " Io esposi tuttociò nella. ferma convinzione che molto di quel che si è f1ttto nelle medicazioni chirmgiche era meglio tralasciarlo, non dovendo le medicazioni paralizzare i benefizi della natura riparatrice, ma. usarsi soltanto quando siavi la necessità ed in tal caso devono esser e pulite, disinfettate e di semplice applicazione. , P a1·01tet.

Acido borico usato come antisettic o n e lla mctlicazionc delle fcl"ite o Iliagbe , del dottor B l>b"NO · CnGDll:, medico di stato maggiore nel corpo sanitario prussiauo. (Berliner Kli1~ische Wochens<:ri(t, maggio 1877).

Sono circa quattro anni che si usò l'acido borico nella cura delle ferite, e fu Lister che lo adoperò per il primo. Questo mcdico, n elle sue relazioni scritte sull'apparecchio antisettico da lui ideato, dichiarò ch'egli non si serviva. che dell'acido carbolico, non conoscendo n.lcun altro rimedio · migliore; ma c.lte sarebbe stato utilissimo lrovarne un altro, il quale, possedendo le stesse buone qualità per lo scopo cui si dcstin:wa, non ne avesse le nocive. A tal lì ne egli continuò a fare degli esperimenti c aù esaminare qualunque proposta che gli veniva presentata. In tal modo venne a conoscere nel 1872 il medicamento antisettico molto adoperato nelle fasciatru·e in !svezia dal do ttore Stang di NonTegia, chiamato Ase-ptin, le cui parti attive, esaminate dal chimico Grabn di Upsala, erano rappresentate dall'acido borico. Lister rilevò subito la notevolissima importanza antisettica di questo acido, il quale, benchè per energia fosse inferiore all'acido


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carbolico, non ne po~scdeva però le qualità irritanti e venefiche. Pur tuttavia egli non potè servin~enc, nei suoi apparecchi antisettici, in luogo dell'acido carbolico, per chè essendo difficilmente solubile nell'acqua. fredda (l: 26), impediva per troppo breve tempo, e non a sufficienza, la decomposizione dei liquidi della ferita. Lister non aveva usato l'acido borico che sotto la forma liquida., e di unguento; di questo si servì per molto tempo come mezzo disinfettante, deodorante c per nulla irritante nelle ferite in cui 'non veniva applicato l'apparecchio antisettico. Due anni dopo invece egli stesso pensò di mettere efficacemen te in evidenza l'azione antisettica dell'acido borico, impiegando pe~· lo stesso volume di mezzi da apparecehio molta maggiore quantità di acido di quanta sarebbe stata necessaria per una ordinaria soluzione. E raggiunse questo scopo imbevendo dellaiilaccica in acqua bollente contenente il30 °/o ili acido borico diluito. Questa fìlaccica borica, che consta per metà del suo peso di cristalli d'acido borico ad angoli non acuti, cd a forma di laminette, costituisce un mezzo di meilicatura antisettica che è in grado di preservare l)er lungo tCJlll)O i fluidi delle piaghe dalla putrefazionc, di conservare queste petfettamcnto scevre da odore, e eli initarc cosi poco la loro superficie, che spesso torna inutile l'impiego della protective.· Lister, malgrado quest.c qualità, adoperò nelle ferite t>iù estese il suo apparecchio di garza carbolizzata ; ciò fu in causa. della grandissima differenza in meno di prcz:w. Nelle piccole ferite invece una tale differenza, è minima, in quanto che la medicazione con nlaccica borica è meno voluminosa di quella con acido ca.rbolico; ed oltre a ciò riesce piti facile e comoda ad essere adoperàta. Gli esperimenti e i risultati furono pubblicMi dallo stesso Lister, parlando della soluzione e dell'unguento di acido borico (ottobre 1874). Sull9 stesso soggetto ed in rapporto all'uso della ttlaccica borica scrisse il Sommer (1875) nel giornale The Eancet. Do1)0 cpe io, come assistente alla cJjnica chirurgica di Lipsia, imparai personalmente a conoscer e dallo stesso Lister le qualità dell'acido b,9rico, d'accordo col farmacista dell'ospedale signor lHaser, immisi nell'ovata d'apparecchio un'abbondante quantità di cristalli di acido borico, che frapposi, col consenso di Thiersch, mio stimatissimo capo in quell'epoca, in molti apparecchi car-


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bolici di Listel', affinchè assorbissero maggior quantità di secrezione, e non si dovesse perciò rimuoverli così di frequente. Non furono notati svantaggi di sorta da tale trattamento, fino· a che, dopo molto tempo, in un amputato di braccio si manifestò la piemia. Si ammise come possibile causa di questo fatto la poca. forza antisettica dell'acido borico, e se ne sospesero gli ulteriori esperimenti, abbenchè questo caso fosse il solo che in 10 mesi" abbia potuto essere citato da Thicrsch nei suoi" Rapporti clinici sul trattamento delle ferite di Lister , ; la qual cosa trattenne coloro, che forse lo avrebbero voluto, dall'instituire analoghi esperimenti. Contemporaneamente l'acido salicilico diventò il medicamento universale, ed occupò, fì.uo a poco tempo fa, insieme all'acido benzoico c al timol, C(ttasi esclusivamente il })ttbblico medico : cioè fi no a quando all'acido salicilico venne maggiormente delineato il perimetro della sua azione, e dietro nuove pubblicazioni eli Lister l'acido borico parve ritorna.to in favore. Per quanto io so, la filaccica borica. venne adoperata da circa. un anno, prima. che altrove, in Germa.nia, nella clinica di Nussbaurn, e poi in nltrc che ne seguirono l'esernpio. lo uso la filaccica borica, sia nella min. pratica di servizio che nella privata, dal giugno dell'anno passato. Ebbi molte occasioni di fare opportune osservazioni, c specialmente nell'autunno dell'anno passato, perchè da quell'epoca sono addetto c1ualc medico alla stazione chirurgica dellazzaretto militare, il quale dà il contingente giornaliero di 60-7.0 ammalati in media, che per tre quarti sono all'etti da ferite o piaghe leggere, da ascessi, da furuncoli, ccc. I miei esperimenti, che si riferiscono a più di 100 ammalati, confermano pienamente i rapporti di Lister, e mi hannopersuaso che l'acido borico è un mezzo chirurgico di gr·ande utilità cd impossibile ad essere sostituito. Listcr lo usa in due rna.niere: come rigoroso apparecchio an ti-· settico e come ammolliente, disinfettante e deodorante nelle fe-rite leggere c nelle varie affezioni della pelle, specialmente in quello pa.rti del corpo il cui accesso è difficile e quindi anche difficile il tenerle pulite. Io vorrei aggiungere un terzo uso, che Lister conosce certamente, del quale però non tenne parola, e sarebbe quello della tilaccica borica asciutta per formare unostrato immobile asettico nelle ferite piane e semplici.


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Nell'applicazione della fasciatura antisettica d'acido borico si procede-in guisa che la ferita asettica, o quella che deve essere tale (ciò si ottiene lavando la superfici e piagat.'l. colla soluzione di cloruro di _zinco, l su 8, e la pelle circostante con una simile soluzione di l su 20), viene ricoperta lì n dal principio colla pt·otective, oppure con un pezzetto di garza spalmata con pomata. borica (1). , Questa pomata ha la proprietà di n on appiccicarsi alle lliaghe e di non insudiciarlc, mentre che nello stesso tempo si conserva morbida. Per mezzo di essa viene impedita l'azione diretta sulle piaghe ael contenuto antisettico nella fasciatura, cosi come se vi fosse la pt·otective; ha però la prerogativa di agire, a differenza della prolcctive, disinfettando direttamente la secrezione della piaga. Che anzi, la irritftzionc protlotta dall'acido 1)orico essendo lievissima, si potrebbe risparmiare nelle medicature la p1·otective, quando questa non fosse nwcomanda.ta nel senso che nel levare un pezzetto di filaccica borica alquanto essiccata, si voless~_Pre­ venire un'emorragia o la. lacerazione di fini strati epiteliali di nuova formazi one. Questa rkopcrtura 11rotective, che oltrepassa il bordo ·della ferita di 2 o 3 millimetri, viene alla sna. volta. ricoperta con un altro pezzo di fìlaccic.n. borica molto più largo di essa, il quale, affine di rendere innocui i germi infettivi che potrebbero non essere stati attaccati dall'acido bor-ico non volatizzabile, viene immerso in una soluzione di acido lwrico, carbolico o salicilico. Sop:ra questo primo strato ne viene posto, a norma della sect·ezionc, un secondo c un terzo di filacci ca borica., umida o asciutta., la quale viene occlusa con un piccolo pezzo di sostanza impermeabile, per essere finalmente fissata ogni cosa con una. benda di garza. Poco dopo nella filaccica borica sporgente, che sta. sotto la .sostanza. impermeabile, si mostra la secrezione della feritn, macchiando la fascia. di garza; dopo 48 ore quindi (anche non (l) Si PTOpa.ra l'unguento nel segueoto modo: S i prondo nn:~ Jl"rto <li acido borico In }l()lvere llnissi.ma, una parte di cer. bianca, dno di p<lrAtlìna o due di olio di n>andorlQ, ovvero 4 ili olio ùi oliva. Dopo lo. liquefhiono della cera o della. paraflìn" M-velluto. col riscaldamento, si mescola tutto diligonlemoote in un mortaio etù.do, ltno a che la masaa si sia reso comp~tt.'l. ; indi la Bi porr~ a m ffrcddore. L:L miscela. r&ffreddat4 t\ cosi COnsistente, che se no potranno grdtuggiue delle piccole por·• ioni. Ese& raggiunge la vera consistenza d·ou unguento usuale.


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insudiciandosi quest.a fascia) verrà. rinnovato l'apparecchio con tutte le cautele antisettiche, particolarmente con la polverizzazione di acido carbolico. Quest'apparecchio antisettico ha per lo piccole ferite il vantaggio sopra la garza carbolica di conservarsi a lungo, c permettere che si r iconosca più facilmente il vero odore della secrezione, che viene spesso occultato dall'acido cn.rbolico. Sull'ovatta saliciiica poi, ha il vantaggio di non irritare menomamente la. pelle c di lasciar passare i grossi liquidi senza bisogno di fascia protettiva o di tmguento i nè lascia sulla superficie della ferita delle materie estraneo spesso difficili ad essere allontanate. Il suo più. forte rivale dovt'ehbc essere l'apparecchlo umido di jute carbolicn, il quale permette alla ferita di stare in assoluto riposo dagli 8 ai 15 giorni, c bene spesso anche fino nlla guarigione. Ma in causa del suo volume, del continuo risciacquo, e dell'wnidità. spesso noiosa e nociva, neppur questo la vittce sull'a}lpareccuio di acido borico. In secondo luogo si usano sia la :filaccica borica che l'unguento bodco come semplici apparecchi ili copertura. In questa qualità mi resero ottimi servigi in quei siti in c11i non è facile che l'apparecchio aderisca alla parte malata. Come per esempio sttlle labbra, in seguito ad operazioni emorroidaric, in quelle parti della cute che sono esposto alla iJTigazione, spesso ripetuta o non interrotta, di orina e di pus. La filaccicaò poi straordinariamente comoclao.maueggiarsi, poichè senza verdot·c della sua consistenza, si lascia tagliare in llezzi piccolissimi, c provoca lo sviluppo di granulazioni, non così facili a sanguinare come sotto gli apparecchi di carbolio. Essa. fìlaccica non ha. quasi bisogno di oltrepassare la superficie della ferita; la si coprit·à, volendola tcne•· umettata, con tela di guttaper ca, a.ssicura.ta con una bencln; quando è applicata. asciutta sarà tenutn a posto dalla garza., c)tc dev'essere più grande della ferita, dal coloùion () dal cerotto diachilon. In questi ultimi casi, ricambiandola, bisognerà ammollirla. Non bo mai trovato, usando altt·i apparecchi, l'assenza cosi completa di cattivo odore, perfi.no in quelle parti del corpo che più si prestano a S\'ilupparlo, come colla filaccica borica. Io lO circoncisioni pel' fimosi, che praticai in questo inverno, circondai la ferita con una semplice strisciolina di filaccica borica i vi so-


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vrapposi una compresso. bagnata in acqua pw·a, e sopra. di questa. un pezzo di tela di gutta.perca; ebbene non ho sentito neppure in quegli ammalati ma.Idestri che imbevevano completamente il loro apparecchio di orina, nel cambiarlo giornalmente, che un moderato odore, e non ho mai ossel'Vato la minima alterazione nella ferita. In questo momento ho in cura un ca.so di epispa.dia, cni finora vennero praticate quattro incisioni chirurgiche: anche in questo, le cui ferite vengono ricoperte una. volta n.l giorno con filaccica borica, la pulizia. della ferita si compie normalmente e in pochissimo tempo, c le superficie recenti sono coperte delle }>iù belle gro.nulàzioni. Qui, stante la ineguaglianza. della parte, applicai numerose striscioline di filaccica. borica, che possono essere rimosse assai facilm ente quando sono asciutte, per modo che la medicazione c la pulizia della piaga possono essere fatti dall'ammalato stesso o da qualsiasi altro, perfino dal più inesperto infermiere. Q.uando il fondo delle piaghe o ferite, trattate con l'antisettica, è in via di guarigione, e non esiste più che una superficie granulosa, si raccomanda l'uso della. filaccica borica bagno.ta, omettendo le più rigorose eaut.elc antisettiche; questo però, solo quando si abbia la piena sicm·czza contro un'infezioné, c che la secrezione sia linlitata così como negli apparecchi preccdentemcnt.e applicati. L a terza mnniera per usare la fila.ccica borica atta. o. formare uno strato immobile è da me, nella. mia qualità di medico militare, molto usata. Tutti gli apparecchi asciutti od umidi, gli unguenti, i cerotti, ecc., non rimpiazzano la crosta che la natum forma da Sè nella maggior parte dci casi. Quosto è il mezzo ]liù semplice e più sicuro, sotto di cui la ripnraziono della. pelle, la qunle spesso, come nelle piaghe della. gamba e dci piedi, stenta di molto ad avvenire non ostante i pilì appropriati metodi di cura, si fa rapidamente. Soventi però questa crosta. è crost..'t di suppurazione, formala. al bordo della piaga, c che nnsconde sotto (li essa della secrezione. Volendo quindi ottenere col mezzo della mo~ i catnra borica una crosta secca su t>iaghe piccole, piatte, semplici e poco secernonti, convien faro in modo che vi sia. un intimo contatto

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tra la filacci ca borica e l'intiera superficie delle piaghe, non limitato cioè ai soli suoi bordi, altrimenti la fì.laccica borica viene sollevata, e trattenendo la secrezione della piaga, agisce svantaggiosamente. Perciò, secondo me, la filacci ca borica non deve r:tggiungere i bordi della piaga, giacchè ivi la secrezione è scarsa, ed è di facile essiccazione; former~bb e quindi colla filaccica una crosta fissa e che impedirebbe l'essiccazione dello.. marcia che si segrega dal centro della ferita. Che se poi questa crosta al bot·do non si forma, non se ne ha alcun svantaggio; si può anzi con più facilità rimuovere la fi laccica. In tal modo io ho veduto guarire una superficie granulosa. della larghezza. di un centimetro e ùclla lunghezza di due. Tale processo, dal lato economico, è straordinariamente preferibilc a tutti gli altri. N ella peggiore delle ipotesi SU}Jponiamo di dover adoperare, fino a completa guarigione, un metro quadrato di filacci ca borica per 100 ferite della g1·andezza di un centimetro quadrato. I n ogni singolo C-'.l.So s'impiegherebbero, secondo questa ipotesi, 100 ccnt!m ctri quadrati di fìlaccicu borica, i quali costano duo centesimi, poichè 1j2 metro quadrato costa un :Mnrco, (fabbrica medica di materiali di apparecchio di Max Arnold a. Chemnitz) a cui si aggiungerà in sul principio, per fissarla, del cerott.o diachilon, ovvero della garza con collodion. La filaccica borica si conserv-a con facilità a lungo, c senza altri riguardi pl'evcntivi, che un involto di carta preservati va per evitare la dispersione di troppi cristalli. Ripeto che è relativamente di molto buon prezzo, di facile uso e trasporto c offre non lievi garanzie nel corso regolare di cura delle feri to. Secondo la mia opinione questo recente ingegnoso trovato dei celebri medici di Edimburgo otterrà anche in Germania una grande diffusione.

Regole p e t· gli operai fen·ovial'i e•l altri lavora· to-ri. - Come si arrestano le enlorJ•agie eon o sen.za tubo e lastico. Troviamo nel giornale T hc L ancet, n• 25 di quest'anno, il seguente articolo del dottor Herbert vV. Paga sul modo di fre nare le emorragie col tubo elastico di Esmarch (o piuttosto di Gran-

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<dezzo-Silvestl'i) o senza, che stimiamo utile di riprodune, perchè i nostri cofani ed i zaini di sanità, come pure i zainetti proposti pei portaferiti essendo stati forniti di siffatto emostatico, è bene che i medici militari spieghino ai soldati il modo di servirsene ed insegnino loro, al tempo stesso, quando il tubo non è applicabile, quale altro mezzo. deb~ono porre in opera per arrestare lo .scolo di sangue e prevenirue le funeste conseguenze. LA DlREZIOll"l:.

L'applicazione del torniehetto ordinario fatta da mani inesperte è spesso più dannosa che inutile, e moltissimi chirurghi si sono imbattuti in casi di persone portate all'ospedale dopo lacerazione d'un membro in cui v'era una grave se non fatale emon agia, con su l'istrJimento applicato strettamente ma altr esì in modo poco .acconcio. Uomini che devono essere trasportati a grandi distanze, operai ferroviari lontani dall'ospedale od altro ricovero sono spe·cialmente esposti a siffatti pericoli. Importa pertanto che pei 11iù jgnoranti e male ammaestrati s~avi alcun mezzo pronto e facile . di frenar l'emorragia. Quol mezzo si troverà nel tubo di Esmarch . .Sul principio dell'anno scorso fu necessario di completare e di accrescere il numero ùei tornichetti i n uso da. molti ·anni sulla ferrovia di Londra e sulla Nord-occidentale, e parve bene, sap endo che soventi il tornichetto fallì all'intento, di sostituirvi il tubo elastico. Furono in conseguenza distl·ibmti tubi in gran numero alle diverse stazioni èd opifici attraverso le suddette linee ferroviarie assieme alle r egole r elative alloro uso. Durante una prova di 14 mesi il loro saccesso nelle mani degli operai fu così soddisfacente che se ne fecero lùteriori c più ampie distribuzioni. Unitamente alle istruzioni per l'uso dci tubi vi sono altre r egole semplici per frenare le emorragie, quando i t11bi non sono applicabili. Queste sono uecessarie, perchè non mancano i ca.si in cui una fatal'emorragia sarebbe statà prevenuta mediante una compressione tempestiva o ben diretta. Vi fu JlO lt è gran tempo un amaro commento sui pubblici fogli circa la stupidità. e la spensieratezza d'un operaio che avea lasciato un suo compagno perde~· sangue sino a morirne, perchè non gli venne in mente eli turare la piccola apet·tnra col dito. Harnmcnlo io stesso un caso consimile. Un segnatore era stato ferito da una palla alla coscia:


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fu portatò morto all'ospedale di Londra, senza che fosse stato fatto il menomo tentativo per arrestare il sangue che colava lentamente ma in modo continuo da una ferita che avrebbe potuto essere facilmente o sicuramente tappata coll'indice o col pollice. M'avventuro pertanto a pubblicar le regole nella speranza di trovare pel tubo clastico d'Esmarch, per mezzo della professione, una sfera ancor più larga su altre lince ferroviarie, nelle fattorie, negli opifici dove accadono ad ogni istante accidenti a motivo dello macchine, come il più semplice ed il più efficace dei mezzi nelle niarii di tutti e eli chiunque per arrestare l'emorragia. Le r egole sono le seguenti : Regola 1•- Quando una gamba od un braccio sono gravemente feriti, può non esservi emorragia: in questo caso si sollevi mediante cuscini sottoposti il membro al disopra del livello del corpo, e si lavi accuratamente la. parte ferita. di guisa che il primo sgocciolio di sangue possa essere veduto. l~egola 2• - Allorchè sanguina molto, si }longa il tubo elastico quanto più presto è possibile (V. la Regola 3&); ma quando non si abbht il tubo, si sollevi il membro quanto più alto si può al di sopra del corpo, e si operi nel modo seguente : a) Se il sangue sembra sprizzar vivamente da un punto, mettasi l'indice od il pollice fortemente su quel punto, e si turi il posto donde sgorga il sangue; b) Se non si può vellore donde il sangue spiccia, si ruotoli la pezzuola o la berretta e con quella. si comprima for temente la parte che sanguina., senza scordare eli far tenere il membt:o sollevato. Nota. Nel caso di una leggera emorragia, l'uno e l'altro di . quei mezzi rettamente applicati (Regola :JA, a, b), saranno in generale sufficienti, il membro essendo tenuto sollevato. Regola 3• - Non v'ha alcuna difficoltà nell'applicazione del tubo elastico. Tengasi il membro sollevato quanto più in n.lto si può, quindi spieghisi intieramente il tubo, avvolgasi, mentre si spiega, attorno al membro ignudo, c si congiungano fra di loro gli undni che. ne guarniscono le estremità. Nota. Se il sangue colasse ancora dopo l'applicazione del tubo si può esser certi che non è stretto sufficientemente. Allora sarà. meglio di far rialzare il membro, toglier via il tubo e riapplicarlo più strettamente di prima.


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Regola 4" - Il tubo dev'essere collocato al di soprc1. della parte

ferita, cioè ira questa e il tronco:

a) Quando la gamba o il piede sono offesi si applichi il tubo giusto al disopra del ginocchio : se il ginocchio o la coscia sono feriti a.llora si metta. più iu alto sulla coscia; b) Se la mano od il carpo sono feriti, si ponga il tubo sopra il gomito: se il sangue fluisce dal gomito o dal braccio allora si applichi il tubo più in alto presso la spalla. R egola 5&- Se il membro fosse ferito così vicino "al tronco che non vi si potesse mettere il tubo al disopra, allora bisognerà fare in modo di arrestare l'emorragia con uno dci mezzi mentovati nella Regola 2• . • Regola 6" - Se il ferito dev'essere trasportato lontano, allo spedale od a casa sua., si tenga a mente: a) Di mantcnedo caldo, coprendolo quanto basta; b) Di tenere il membro continua,mente sollevato su cuscini; c) Di cercar l'emorragia; d) Di non dar molta acquavite, specialmente se non si riuscì ad applicare il tubo. Sarebbe bene di aggiungere che queste regole siano stampate a carattere grosso per uso ed istruzione generale e che ciascun tubo elastico sht riposto in una sca-tola di latta sul coperchio d~la qual'e si troveranno le regole.

Angioma sot1ocutaneo circoscritto. (Joumal dc Méd. ~t de Chi1·. p1·atiques, aprile 1877). Il dottor 'rrelat ha recentemente asportato in una donna uno di quei tum01i spettanti alla classe dei tumori erettili, descritti solo di corto dal dottor Monod sotto il nome di angioma sottocutaneo circoscritto. Trattavasi in questo caso di una donna di 50 anni, la quale, dopo una caduta. sul gomito, senza che fo sse ben chiaro il rapporto di causa ad effetto, vide svilupparlesi un piccolo tumore in quella regione. Questo tumore grosso quanto una nocciola, da taluni medici era stato scambiato per un li poma o un fìbro-lipoma, di cui aveva infatti tutti i caratteri: la mobilità, la mollezza, la 5


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lobulazione .con ·integrità .della.pelle.; e ·questa era pure alquanto vascolosa. Appoggiato a questo segno il dottor Tt·elat fece diagnosi di angioma sottocutaneo ed asportò il tumore facendo una incisione .unica che permise di facilmente enuclearlo. Diviso esso tumore, apparve di aspetto)pongioso e, guardandolo da vicino, si osservava una trama biancastra. che gli serviva come di base. La diaguosi .di questi tumol'i è di grande .importam:a, poichè, come tutti i tumori erettili, sono soggetti a numerose trasformazioni, possono complicarsi nei loro elementi, prendere nuovi rapporti con le parti vicine, propagarsi, penetrare nelle regioni attigue, ed essere causa d'accidenti che è sempre facile di evitare asportandoli, che è una delle più facili operazioni. È perciò di somma utilità stabilir bene i loro segni clinici, nonostan te la loro grn.nde rarità, poi cb è il dottor Trela.t dice non averne fino ad ora osservati che tre. Clinicamente sono dunque tumori un poco più ·duri dei lipomi , indolenti, ma che hanno un certo colorito azzurr ognolo ed una leggiera vascolosità alla loro superficie. Questi due ult.imi segni bastano alla diagnosi, c quando si osservano in un tumore che per tutto il resto parrebbe un lipoma si può assicurare trattarsi di angioma sottocutaneo circoscritto. Non è un segno costante quello della ma.ncanza di dolore; in uno dei casi osservati dal1'relat il dolore provocato era sì forte che il malato temeva il minimo toccamento sul tumore; nell'ultima malata, il tumore preso nel suo insieme era indolente, ma vi avca un punto doloroso alla pressione. Quèsto fatto che fino n qui non era stato spiegato dngli istologici, si compr ende invece facilmente dopo l'esame di quest'ultimo tumore fatto dal Monod, poichè esso vi ha trovato un fi lamento nervoso che penetrava e si espandevo. sullo in viluppo del tumor e. Fina.lmeute è importante il notare che questi tumori non sembra che sieno congeniti, come lo sono molti altri tumori erettili.

Nuovo termo-canterio, pel dottore PAQUBLIN di Parigi. (J.'he Lancet.) Questo terme-cauterio si compone in primo luogo d'un apparecchio analogo a quello del polverizzatore di Richardson, vale a dire d'una bottiglia chiusa da un turacciolo caoutcllou, attra-


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"Versato da due cannolati, che si continuano all'esterno ciascuno con un tubo egualmente di caoutchou. Ad uno di questi tubi è fissata unp. pompa ad aria, piccola in modo che si può stringere benissimo .nella palma della ma.no. La bottiglia vien riempita a metà della coside~ta neolina, o .a ltrimenti chiamnta essenza miner.l}le o nafta. Questo prodotto della distillazione di petrolio si trova dovunque, e può aversi a buon mercato. In secondo luogo l'istr,umento (!.el Paquelin si compone del cauterio propriamente detto. Questo consta di un manico vuoto, al cui estremo infe-riore si inserisce il secondo tubo (efferente), che parte dalla bottiglia, mentre all'estremo superiore si possono fissat·e parecchi cannolati metallici anche vuoti. Questi ultimi hanno una estremità superiore di platino di varia forma (a coltello, a punta, a bottone, ecc.), pos.sono allungarsi per mezzo d'un pezzo aggiunto, e presentano verso la loro estremità inferiore (che si unisce al manico) un'apertura. Ncll'interno dei cannolati "i è un piccolo tubo metallico, che con un estremo comunica colla cavità · del manico e coll'altro estremo si apre nella cavità dell'estremo superiore dei cannoiati che, come si è detto, è di platino. Ciò posto, ognun vede che premendo alternativamente colla mano lr> pompa, si viene a spingere l'aria pel tubo elastico afferente nella botti:glia; di qui l'aria satura dei vapori di neolina, che è volatile 1 pel tubo elastico efferente penetra nel manico del cauterio, dal manico entra nel tubo interno dei cannolati, giunge nella camera della punta degti stessi, ritorna tra tubo in terno e parete esterna dei cannolati, ed esce finalmente per l'aper tum che è all'estremità inferiore di questi ultimi. Ora il pla.tino ha la proprietà di diventar ad un tratto incandescente, quando dopo essere stato riscaldato fino ad un certo grado, viene a contatto coi r" vapori di alcune sostanze infiammabili e specialmente <:on quello ·~ella ncolina. Basta adunque riscaldare l'estremità eli platino del cauterio ad una lampada a spirito (che è compresa nell'apparec•chio) per non più di trenta secondi, ed allora spingendovi dentro i vapori eli neolina, il platino si arroventa. Secondo la quantità dei vapori che vi si spingono colla pompa, il CaLtterio può al'l'ivnre dal rosso nero al rosso bianco; esso si arroventa per così. dire istantaneamente ed è anche permanente, t.antochè può rima.nere rovente per ore anche nell'actlua, purchè venga spinta- re-


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golarmente una sufficiente quantità di vapori. In caso di bisogno • l'operatore, per mezzo d'nn uncino, che. è fissato alla bottiglìa, può sospeudcrla al suo panciotto. Bisogna badare però a non far djguazzare il liquido, giacchè altrimenti la neolina in contatto col turacciolo tli caoutclwzt lo scioglierebbe. Bisogna anche badare che lo spirito della. lampada sia. puro : in alcuni ospedali in-fatti si costuma mettcrvi del sale per non !asciarlo bere, ora usando quest'alcool, si formerebbe un cloruro di platino e il cau- t erio n on si arroventerebbe bene. Per questa ragione, dopo usato un cauterio, bisogna pulirlo· bene per togliere i sali, dj cui s'incrosta ncll'attra.versare i tes- · suti. L'istromento costa circa lire 120. Fu adoperato dal Gallozzi a Napoli, nella. scuola chirurgica dj Firenze, dal dottore Krishaber, il quale fece una tracheotomia, e da altri, c tutti convengono essere un apparecchio ingegnosissimo ed utile in molti casi, per rimpiazzare il cauterio attuale e gli appa.r ccchi di galvano-caustica.

Ct'tnncllo solido di pietra inl'el'nalc. (Correspondene B latt, 15 giugno 1877). H dottor Schuster eli Aachen scrivo alla B . K. l'V., 1877, n• 10: lo credo di rendere un servigio ai miei colleghi annunziando loro che una miscela di una ]>atte di Cloruro d'argenLo c circa 10 parti eli nitrato d'argento sciolte insieme, danno un cannello solidissimo. Lo ·si prepara come il consueto cannello: si debbono solo pulire molto attentamente le fonne dopo il getto. Questo nuovo cannello resiste anco .a notevoli pressioni, e no n si rom1'e così facilmente. Si può lavorare con lo stesso nel naso e nella cavità della. bocca, senza timore di sorta. Lo si può app untire con facilità, rcudcnclolo sottile come un ago, ed a tale scopo basta una semplice pezzuohna. umid::t, nella quale lo si gira. e rigiro. fin chè la pnuta sia fatta. Così appunti to lo si può infiggere comodamente in noduli di lupus isolati, come pure in altti tessuti patologici di ruolle consistenz<t; duran te le or,crazioni esso si consel'va sempre ap1)untito. La. quulità caustica di questo cannello non è per nulla infe-· riore a quella dcJ solito cannello friabile.


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"Ferito d'arma da fuoco tlel polmone. ( De1etsohe mc-

rlizinisohe Wochet~schri{t, 2 giugno 1877). Queste ferite sono, se senza complicazione, di prognosi favorevole nella maggior parte dei casi. l\falgrado ciò, un caso riportato dal Lomaistro è ccrto.mentc maraviglioso. L'individuo di cui si tratta si era tirato un colpo di revolver nell'addome, e la. pnl.la av~va perforato il diaframma, il polmone destro, la plcura e la parete toracica., per adagiatsi finalmente nel tendine omerale del latissimo del dorso. All'infuori d'una plcurisin., che non l! descritta minutamente, tutto procedette benissimo, e la guari8ione fu completa nello spazio d'nn mese e mezzo.

Guarigione imme din.tu. d e lle emor1·oidi t•e r mezzo dell'ignlpuntura. R. A. RBA v&S. (Delllsche medizinisohe

Wochensclwi{t, giugno 1877).

n dottor R. punge la base delle emorroidi, che tira a sè, con degli aghi che r ende roventi alla fiamma del gas, c cauterizza con gli stessi le fistole e i tnrnorL Le feci vengono trattenute dopo l'operazione da una supposta di morfina. JJa guarigione avviene senza recidiva. Questo metodo ò raccomandato anche per le vene varicose c per i tumori. I vantaggi che si ottengono sono : prontezza dell'operazione; la breve durata della cura (tre settimane), e lo evitat·c il pericolo delle emorragie consecutive, degli ascessi e delle fistole.


RIVISTA DELLE ~JALAT1lE VENEREE EDELLA PELLE

n s istema nervos o in rapporto colle malattie de lla pelle. - Lezione clinica del 10 giugM 1876, del prof. PmTRo GAMB~>RlNI.

Gli antichi dermatologi poco o nulla parlano dei rapporti che esistono in molti incontri fra le infermità della cute, ed il sistema. nervoso; avvenimento oggi illustrato specialmente in seguito agli studi e alle ricerche fisiologico-anatomiche risgua.rda.nti il sistema dei nervi vaso-motori e trofici. Intorno ai quali, se finora non fu detta l'ultima parola, esistono llerò tali e tante cognizioni da permettere sufficienti ragionate conclusioni, che in buona parte si riflettono su varie c disparate dermopatie . .Ad istruzione dci giovani che imprcndono lo studio delle malattie cutanee esporrò succintamente le cose che riguardano l'attuale argomento, valcndomi delle ricerche c degli studi eseguiti tanto dai recenti dermatologi che da me, esponendo anzi tutto quei fatti che confermano gli stretti legami che corrono fra i nervi c le varie malattie della pelle. n sistema nervoso vaso-motore ha suo punto di partenza dal gran simpatico, come risulta dalle osservazioni di Claudio Bernard, del Brown-Sequard e di altri, i quali ebbero a guicla la. sco· porta dello Stilling, il quale vidde dei nervi perdersi nelle pareti vasali, in cui l'Henle trovò degli elementi muscolari lisci. I centri vaso-motori sono locati in parte nel midollo spinale, ma sopr:l· tutto nelle parti cefaliche del cordone midollarc, c secondo Thiry,


RIVISTA DI GIORN-ALI ITALIANI ED ESTERI

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Sehifi' e LudWig·neHacprotubcranza e nei pcduncoli cerebrali. Dai detti centdlpartono dei filamenti centrifughi, che seguono il midollO' spinale, per passare successivamente alle arterie per l'intennedia.rio del gran simpatico. I nervi vaso-motori sortono dal midoUo per mezzo delle radici anteriori dei nei nervi racbidiani; e-per' distribuirsi: alle arterie seguono in certe regioni-dei tragitti inili,Jlendenti, od affettano una distribuzione esattamente calcata sopra quella delle diramazioni a1terìose, od infine, come negli arti, si associano c· si COI\fondono coi nervi dei plessi braccbiali, lombari, ecc., e tale fusione avviene al livello o ad una certa. distanza da questi plessi; per lo ,sciati co un poco prima della sua · sortita dll.l bacino; per i nervi del braccio al livello stesso del plesso bracchiale. Ad onta però degli studi del Beclard, dello Schjff, del Legros, del Vulpian e di altri non ò ancora fissata la natura dci fenomeni vaso-motori: però la patologia del simpatico p'uhblicata da Eulcnburg c Guttmn.nn darebbe ragionate spiegazioni in proposito. Esistouo r ealmente i cosi detti nervi trofici? Alcuni fisiologi li. ammettono, e presiederebbero direttamente ai fenomeni della nutrizione intima, o dirigerebbero nella profondità dei tessuti gli scambi che costituiscono l'assimilazione e la disassimilazione elementare. L'anatomia finora non trovò questi nervi; la fisiologia e la:·patologia non com11rovano sufficientemente la loro necessità: però il Bernard sembra accordare al gran simpatico una funzione del suddetto genere, la qual cosa a mio avviso non favorisce l'esistenza dei·nervi·trofici, che solamente l'anatomia saprà disvelare, se realmente vi siano. Funzioni nervose assai diverse esistono nella pelle prodotte dalle numerose ramifica..:ioni nervose che terminano su quella. Vi sono i nervi centrifughi che adoprano sopra i muscoli lisci, producendonc la contrazione sotto l'influenza riflessa, p. es., l'erezione del capezzolo : i nervi che terminano nelle glandole·per operare la secrezione, come scorgesi chiaramente per le glandole sudorifere. ~e pelle poi è oltremodo fornita di nervi centripeti o sensitivi, ché possono avere delle funzioni generali e difficili a specificarsi Delle loro sedi anatomiche, come p. es., la loro influenza, come via centripeta e punto di partenza del riflesso respiratorio.


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RIV1STA DI GIORNAU

n fenomeno precipuo della pelle è la sua sensibilità, la quale ove è grande, l'epidermide presenta delle disposizioni speciali che stanno in rapporto con questa sensipilità. Le malattie epiteliali influiscono grandemente sulla vita nervosa, ed il Kùss studiando i disturbi che succedono al raffreddamento per troppa evaporazione del sudore, li riporta ad un risentimento nervoso, ad un fenomeno riflesso, che portasi precipuamente sopra i nervi vasomotori dei diversi org~ni. n sudore succede sopratutto sotto la influenza del sistema nervoso, che agisce non solo sui vasi cutanei, ma ancora direttamente sopra gli elementi glandulari: si traspira di spesso per opra di un'impressione, di una paura, di un sapore, ecc., non si conoscono le vie nervose di questi riflessi ; sembra però esserne centro il midollo spinale. Ricorderò i corpuscoli del P acini o terminali elementi dei nervi sensith;, i quali hanno unn. struttura complicatissima; i corpuscoli raggiformi del Krause di una tessitura semplicissima; c questi pure stanno a livello delle ramificazioni terminali dei nervi sensitivi delle mucose e della pelle. Tomsa studiando lo. pelle della mano e la mucosa del glande ha scoperto nell'uomo delle reticelle formate da cilindri-assi che terminerebbero in })iccole cellule analoghe a cellule nervose. Secondo Langerhans i nervi della pelle non terminano tutti nel corion; alcuni filetti nervosi al'rivano nel corpo mucoso di l\'Ialpighi, cammi~ULno fra le cellule epiteliali e terminano a delle cellule ramificate, poste nello strato medio del corpo mucoso. Le fibre nervose printitive partono dai plessi nervosi della pelle, e portansi alla base delle papille sensitive. Le dette fibre sono isolate o riunite in piccoli fascetti microscopi<'i estremamente fini; spesso i tubi nervosi si dividono ad angolo acuto. Le papille del derma contengono le terminazioni nervose; alcune ,Papille }Jerò ne ma.ncano, e non hanno che rcticelle va- • scolari. La pelle è sopratutto la sede della sensibilità, e dove è piìl. .sensibile, l'epidermide presenta delle disposizioni speciali (papille) in rapporto con questa sensibilità. In tal modo le malattie epite· liali hanno una grande influenza sopra la vita nervosa. Le sensazioni generali e speciali della pelle riduconsi a tre, '


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()On tatto o pressione, temperatura e dolor e, le quali secondo alcuni autori non sarebbero che gradi più o meno elevati di un'eccitazione sempre di una medesima natura., locchè però viene contrndetto da. certi casi patologici, i quali mostrano che quelle possono essere paralizzate isolatamente, o dar luogo a sensazioni subbiettive speciali. Tracciata la neurologia cutanea, dirò succintamente le diverse sensazioni fisiologiche e patologiche avvertite dalla pelle, distinguendole in generali e speciali. Le prime oltremodo estese, appartengono a buona parte di superficie cutanea, la quale non rivela le qualità dei corpi imJJressionanti e non manifesta la loro azione se non che mediante impressioni difficili a clefìnirsi, quali sono il piacere cù il dolOt·e, ovvero degli effetti ancora più difficili a precisarsi, che entrano per buona parte nei fenomeni riflessi, come p. es., il solletico. L e sensazioni speciali ci rivelano i corpi esteriori e quindi ci fanno conoscere le loro proprietà. Dal campo fisiologico passando al patologico, ricorderò le precipue sensazioni morbose provate cblla pelle, e prima. Deli»rnrito. - Questa sensazione che in grado assai mite può recare un senso di piacere, facendosi pro nunzia.ta e ·forte è cagione di dolore e di grandi sofferenze locali e generali: anzi il prurito può riguardarsi quale primo passo al facile svolgimento del dolore e sue conseguenze fisiche e morali. L a forforazionc cutanea semplice, che è fine delle comuni dermatosi leggierc, accompagnasi d'ordinario col lieve prurito, il quale poi riesce intenso e doloroso n ella prurigine senile, n el lichene cronico e va dicendo. n prurito in generale spetta alle malattie che interessano l'epidermide, e lo strato pa.pillare superficiale. Se il prurito è lieve, talora è scemato e combattuto dalle leggere frizioni operate colla palma della mano: se al contrario è intenso, l'infermo è costretto ad operare il grattamento, il quale se è forte c protratto od è eseguito con corpi scabri, aumenta, si fa violento e diventa o meglio è dolore, dopo di che non di rado cessa gradatamente e scompare più o meno del tutto la tormentosa sensazione, per riprendere in altro tempo o momento. n prurito se di spesso è compagno a varie dermatosi, talvolta insorge sopra pelle incolume : se non di rado procede da cause esterne, non lo è meno


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causato da circostanze interno. n prurito soddisfatto è argomento non di rado di eruttamenti cutanei. Ben a ragione il Tilbury Fo:t ascrive il prurito alle neurosi della l)clle, aggiungendo cbe i nervi possono determinare quel fenomeno per diversi motivi, quali sarebbero l'elemento reuma.tico, la presenza della bilo o di materiali ru·inosi nel sangue, i disturbi gastro-enterici, il decadime11to della pelle sia per cattiva nutrizione, o pervertita innerva.zione causata da patemi d'animo, eccesso di lavoro e simili. Ad eccezione del prurito senile, il prurito d'ordinario è segno di prossima o di esistente dermatosi. In alcuni casi ho veduto che combattendo energicamente il fenomeno prru·ito, la dermatosi con cui accompagnavasi veniva a. migliori condizioni, od anco più presto a gunrigione. In ogni modo io tengo abitudine e consiglio di osteggiat·e cotale sin torna nella. cura della prurigiue, del lichene e <leU'eczcma, sulle quali dermatosi il prmito tiene il suo impero assoluto e tiranno. Il prof. Kaposi nella sua dotta sct'ittura: Ueber sensibiliWls. Netwos(}n der Haut. - (VieteTjahresscltri(t ftw Derrnat. w~d Byphilis, 3 jaltrg. 1876, 3 Heft.) ragionando int-orno al prurito pone i stretti lcgruui che corrono fra esso e la prurigine: parla. del prurito universale c del locnle1 e dice come di quello sinno ignote le cause occasionali. Sen sazion e di ca1o1·c. - Avviene caso in cui l'infermo dermo-pazientc accusa una viù o meno continua sensazione di calore laddove esiste l'offeso. cutnne:l., ed il medico non riscontra verona ragione obbiettivo. di tale. soft'crcnza. To.le sensar.ione ora è j>a.ra.gonata a quella }lrodottn. <lnl ferro rovente, ora a saltellante scollatura, ora a fiammella che serpeggia, cd ora finalmente acl una corrente di aria riscaldata. Tutto ciò chittramente IH·ocede dal sistema nervoso, ed a mio credere dal vnso-motorio, alterando la funzione circolatorio: o.rteriosa od il perista.ltismo delle arterie, a.llentando o protraendo cioò la contrazione ovvero la dilatazione vasale in diverso tempo c mnniera. Rcl:l.tivamenle alla sensibilità cutanea. in attinenza colle >arie dermopatie a ccetto ili buon grado la classazione posta dnl Fo~ c cioè di sensibilità awmcnt('''~ od iperestcsia., climinuita od ancstesi~, e pervertiM che comprende il prru·ito e simili. Conlinun il . sullodato dermatologo a dire che se l'iperestesia è generale mp-


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presenta nn fenomeno secondario o malattia del cervello o del midollo spinale : talvolta essa è idiopatica, ed in tal caso partecipa. della natura istera.lgica: aggiunge che l'anestesia è infinitamente rara. come malattia. primaria; dessa. ò d'ordinario un sintorna secondario di altre malattie, quali la morfea, l'atrofia cutanea, ccc. n Ti1bury Fox che annette molta importanza al sistema nervoso nella genesi dermopatica, riconosce in quello tre modi principali di agire sulla. pelle, e cioè altct·ando il calibro dci vasi ; incoraggiando forse una. maggiore attività. nella vita cellulare, e finalmente quando havvi debolezza. generale ò diminuilo il controllo nerveo sul te..~uto, non è così attivo il processo di riparazione, e la pelle subisce l'azione morbosa delle influenze esterne. L'ffebra parlando dell':memia cutanea ne pone una. qualità prodotta da anormale inncrvazione, porgendo ad esempio il pallore del volto che consegue al terrore, alla collera, all'angoscia o simili, oppure in seguito al deli<JUÌO la cessa<: ione del rossore che era proprio di una. data dermatosi. n }fichelacci assevera. come le vive c repentine emozioni morali, ed i profondi, concentrati e lungamente sofferti dolori possono motivare delle oru~ioni cutanee. lo credo non essere necessario insistere sull'azione morboso. che possono esercitare i nervi sull'ambito cutaneo, se si riflette come tutti gli atti vitali cd organici sottostauno precipuamente all'influenza del sistema nervoso tanto primitivamente che sccondo.riamonte adoperante. E chcccltè voglia o possa dh·si in contrario, non ò a mio avviso revccabile il fatto come talune imprcs'sioni vivaci avve.uibili in dotmn. gravida abbiano uu riscontl'o frequente sulla cute del portato collo svariate apparenze, di cui la. storia. medica ci fa edotti. Nell'aureo libro dell'Eulemburg c Guttman (Patologia del simpatico) si trova registrato come in vari casi di cfidrosi unilaterale e giocoforza. ammetlel·e la paralisi del simpatico cervicale, in quanto che trattava.si di sudore di nn sol lato della faccia o del corpo: ed a provare l'importanza di cosi fondata supposizione, giova ricordare come il Nitgelnndcl mediante la galvanizzazione ~ttennc uno scemamelito dello. secrezione dol sudore, e come il M'eyer galvariizzariélo il simpatico cervicale .nell'uomo ottenne


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un aumento del sudore, probabilmente eccito.udo il sistema vasomotore. L'abnorme pigmentazione oscura che associasi al morbo dell'.A.ddison, secondo gli studi ed i ragionamenti dci due sumenzionati illustri tedeschi deve essere dipendente, come tutto il coml)lesso morboso, da malattia del sistema nervoso ed in ispecial modo dei grandi plessi n.ddontinali del simpatico ; opinione accolta oggi giorno da nou poche mediche celebrità. Per le quali cose tutte finora discorse chiaramente è adclimostrato il rapporto che in tesi geueralè esiste fm il sistema nervoso ed il cutaneo, locchè poi vertà confermato dall'eSJlOsizione di talune dermatosi nelle quali il suddetto legame è posto in chiarissima luce, vuoi }Jrimitivamente, vuoi iu modo sccondal'io o sint.omatico. Dermalgia. -La. p elle in qualche raro incontro è sode di un dolore doppio, l'uno continuo l'alt.ro intermi UCJJie; il primo allorchè è leggero nou è che un lieve esaltamento della normale sensibilità ; se è forte, il dolore è bruciante, cocente c.ome se il corpo papillare fosse dcuuùato. Il Bcau ci ammaestra che ad ogni mezzo minuto insorge un'altro. specie di dolore, più atroce del precedente e fautore d'incredibili molestie, fino a toglier e il sonno. n soffregamento, c perfino il tocco dei più lievi indtuncnti riescono di spesso intoUerahili. Io ho veduto la ùermalgia apparire in alcuni punti precedentemente pa.r a.lizzati; ora esister e superficiltlissima, ed è il fatto più comune, cd ora alternarsi con dolori profondi. La pelle d'ordinario è imJ.outata. obbiettivamente; talvolta scorgesi un Jeggclissirno rossore piuttosto fugace. La testa e gli arti inferiori sono le località preferite dalla dermf'lgia. La cura è costituita dall'uso dei seclativi cstemi ed interni, oppio, morfina, cloralio, bromuro di potassio, e solfato di veratrina quando la tlerm~lgi a procede da causa reumatizzante, quale snrebbc l' infrcddo.mcnto, locchè costituirebbe il reumatismo ùella cute del Beau. Mcl'ita.uo_ di essere consultati in proposito il Vnlleix1 il Joly, il Piorry eù il Bcau. A.nalgesia c utanea. - L e dermatosi sifilitichc e la lebbra accordansi di soyente coll'analgesia. cutanea1 ossia mancanza o diminuzione della sensibilità della pelle, ordinariamente localiz-


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zata. L'analgesia sitìlitica, talora è un sintomo. isolato, oppure associato a dermopatia a seconda degli insegnamenti del Fournier e del Koh n. L'analgesia nel mentre che di spesso lascia alla. 'pelle avvertire le diverse tempcrn.ture ed i tocco.menti, questi mezzi non sono capaci di eccitare dolore como lo produrrebbero nel sano; c ciò spetta all'analgesia semplice. Trattandosi di sifilide, suole Fann.lgesin. riscontrarsi limitata agli arti, cd iu ispecic ai superiori nel loro lato esterno o di flessione, e f!lU\,Si sempre in rapporto simmetrico, limitandosi alla sola. pelle. Le mucose possono pure subire l'analgesia, ed a prevalenza quella della guancia, della lingua1 della vulva c della congiunliva. Varia è la durata di questo disturbo 'nervoso, ma suole J)Crsistere parecchie settimane, cedendo poi all'uso della cura specific.'\. Notisi Hnalmente, cl1e ad onta di certi guasti materiali cutanei sifilitici l'aualgesia continua, guasti che in altri soggetti non sifilitici accompagnansi con penose sofferenze. Nell'interpretazione dell'analgesia bisogna cercare se l'isterismo, un'aft'czione cercbmle, un intossicamento di piombo siano la causa del fenomeno. Le pri me manifestazioni sifiliticbe cutanee, c non le tnrde, oppure le terziarie, accompngnansi coUa sunicordata ncuropatia. Quale la ragione vera del fatto? l'anatomia patologica non l'ha ancora di svelata. A.uestesin, cutanea. - L'anestesia è la privazione generale o parziale clolla faco ltà di sentire i contatti, lo temJJerature, ecc. Una dermopatia in cu i tale fenomeno campeggia si è la lebbra detta anche morfea, distinta in bianca c nera a seconda del co1o~:e della pollo, ed in tuberosa cd atrofica, ncll.\ qual ultima forma 1' insensibilità cutanea è portata al massimo graùo iu confronto della tubercolare. In queste ncoplastiche alternzioni cutanee dì fòrma maculosa più o meno es tesa, e di varia gmndozza, è .notabile il predominio dell'anestesia di tutta la chiazza, mentre i contorni conservano più o meno la scnsibilitù. nomrnle, che talvolta però si fa esagerata. e molostissima. L'anatomia patologica ba disvclato la ragione mntcrinle del fenomeno. ll Virchow parlando dclln. morfcn. dice cbo i nervi presentano la medesima affezione rinvenutA in quelli dei tubcrcoli dE-lla pelle e delle mucose: la lebbrol anestetica. è istessamcnte tubcr~l.are, solamente che hn. la sua sede particolare nei nervi,


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i quali hanno il processo morboso, ossia proliferazi.one di granuloma, così uniformemente esteso lungo i cordoni nervosi che si p;uò, dice il Virchow, quasi riguard~re come un'infiammazione cronica, perinevrite lebbrosa cronica. È singolare çhe la lebbra o morfea comincia il più di sovente coll' iporestesia e passa in segqito poco a poco a!J'anestesial di modo che in molte parti del corpo esiste l'iperestesia, mentre in altre riscontrasi l'anestesia. La proliferazione neoplastica nervosa in unione all' induramento cutaneo valgono materialmente una compressione che ottunde la sensibilità nervosa. Pigrpenta.zi~nc c u tanea..- Che il sistema nervoso valga a produne una pronunziata pigmento.zione cutanea, è addimomostrato dal fatto raccontato dal Rostan, di una donna che diventò nera in pochi giorni per essere stata condannata alla morte; l'esecuzione non ebbe luogo, rua il coloramento cutaneo durò sino alla morte normale della donna, che avvenne 30 anni dopo. Ciò che succede per l'esagerazione pigmentaria, vale istcssamente per la scomparsa del pigmento; e la storia medica racconta vari fatti dl rapido imbianchimento dci p eH in seguito di spavento e di terrore. Inoltre se il morbo dell'Addison tiene ad una lesione del simpatico, ciò v<J.le una conferma per la genesi nerveo-pigmcntaria tanto accentuata in tale infermità. I nei che non sono altra cosa che uno stato iperh·ofico dci vasi della pelle accompagnato d'ordinario da sviluppo di peli, o da dei)OSito di pigmento (spilli, neo~pigmentario) hanno dato moti vo ad uno studio del dott. Teodoro Simon reso 'pubblico col nome UiJber nerven-naeiJi, ossia nei in correla~ione coi nervi. Riferisce come il Baerensprnng, il Bl::tsius c l'Arnùt hanno a:;critto l'ori. ginc dei nevi a patimento ili alcune sp_eciali dirama~ioni nervose, o meglio hanno rinvenuti dei nei in rapporto anatomico con quelle. n Gerhardt rifesisce tre casi di nei, che denomina pa.pillomi cutanei neuropatici. n Baerensprung conyalida l'attincnz.a. del neo col nervo sottoposto, pcrchè suoi esistere da un solo lato.; perché a})pare sotto forma di macchie o di striscio cutanee rispondcati alle diramazioni periferiche di uno o più nervi spinali; pcrchè l'alterazione cutanea consiste essenzialmente in un' ipcrtrofin delle papille cutanee. A convalidare l'esistenza neo-nervea a~bisognercbbe la. par~la


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deU'auatomia. .patQlogica, che finora manca. I caratteri datici dal Ba8rensprung por comprovare il rapporto del nervo col neo sono al certo di somma importanza; ma vi si può oppoiTe la tlura e semplice coincidenza, anche pel fatto che esistono nei in taluni punti del corpo in cui non stanno attendibili diramazioni nervose. E siccome esistono nei vascolari e nei pigmentari, rimane il punto questionabile, .come i nervi possano generare qucsle due diverse enti_tà morbose. È vero che taluno ivoca il potere dei vaso-motori e dci trofici per ispiegarc il doppio fatto : ma anzi tutto bisognerà porre fuori di dubbio l'esistenza dei nervi trofici, che come di.s.si non si conoscono dall'anatomico. Zooster, zona. - n Baerensprung, Hcbra, Neumann ed altri rimarcano lo s~retto rapporto che esiste fra la zona ed il sistema nervoso, in quanto che que-sta. forma di erpete corrisponde per sede all'andamento dei nervi cutanei, cd ha per sintoma r ilevante il dolore nevràlgico, il quale se per solito nei soggetti giovani scompare allorchè la dermopatia è svanita, suole l'opposto avvenire nel vecchio, il quale ne ha ingrato ricordo pel corso di sua vita; talora in modo in tollerabile, e però di spesso senza risultato a fronte delle più attuose medicaturc. I nervi intercostali, il trigemello, lo sciatico, il bracchiale rispondono d'ordinario al zooster. Secondo il Dacrensprung si ·tratterebbe di ne uri te ossia di infiammazione delle fibre trofiche dei piccoli gangli spinali e l'infiammazione sa.rebbe trasmessa .alla cute. n Thomas ammette che quando la zona è parziale, ovvero sono inferme alcune parzialità nervose, la causa del morbo risi~de nei gangli spinali. L'Eulcnburg ed il Landois rigua.r da.no il zooster come procedente dai nervi vaso-motori, per cui il corso sanguigno aumenta, si allargano le piccole arterie, ed in conseguenza succede il trassuclamento c ,quindi la formazione delle vescichette. L'anatomia patologica tL'OYò in alcuni casi i fenomeni della neuritc~ l' Haight osser vò il r igonfiamento dei nervi, la sostanza midollare rammollita, cd il cilinùro-asse giacente cccentrica.mante, proliferazione cellulare attorno ai ncni. Io credo alla stretta attinenza dello zoostcr col sistema ner:voso, m·a mi r esta il dubbio sul primato et.iologo, vale a dire io sono incline :i riguardare l'oft'esa ncn·osa piuttosto quale conse·


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gnenza della dermite : non potendo armonizzare l'istantaneo sviluppo della zona senza la più che minima precedenza sintomatica nervosa, mentre il patimento dei nervi insorge nel corso del male, e perdura ed incalza cessata la dermopatia. qual mio dubbio è conforLato dall'essersi trovate di frequente illese quelle diramazioni nervose che rispondono alla sede del zooster. Quindi concludo che mentre esiste il fatto anatomico, locchè non può essere ca~uale, resta ancora enigmatica la ragione patologica ossia causale dell'infermità. Che le offese nervo-cutanee siano capaci di svolgere degli eruttamenti vescicolari, ce ne danno prove moltissimi fatti chirw·gici osservati nell'ultima guerra americana, nei quali si potè - rilevare che l'offesa di una data diramazione nervosa potè motivare nella sua, coniS})Ondenza lo svolgimento di chiazze di ec7.ema oppure di erpete, cd anco secondo alcuui dare origine ad uu pemfìgo. Io ho veduto comparir e eruttamenti vescicolari in seguito di trauma che C{)lpl a prevalenza un distinto ramo nervoso. I giomali abbondano di casi di zooster in istretto rapporto colle varie diramazioni tlel trigcmino, il quale dopo l' ili tcrcostale sembra essere prediletto del zooster. n Baerensprung subordina il zooster a quelle infermità le <luali facilmente succedono ai ra.p idi cangiamenti atmosferici, come angina, reumatismo, ecc., e difatto io ho osservato come lR primavera sia l'epoca in cui si riscontra prevalentemente il zoostcr. Se è notabile il fatto che tale dermat.osi è d'ordinario uniln.terale, e vale per taluno a connetterlo con una ragione nervosa, non è parò circostanza a mio avviso di molto pondo, in vistn rlei non r ari incontri eli zono. bilaterale: avvenimento che in sè nulla include di straordinario, gia-echè come ammala un nervo di uu lato può istessamente informare l'altro per l' influsso di una medesima cagione simultaneamente adoperante. Cute ansel'inn. - La pelle d'oca, che al certo non è una • dermopatia, è prodotta come ognuno ben sa dalla. contrazione delle fibre muscolari cutanee, altrove ricordate, e che bisogna. sia dipendente dal sistema nervoso: il quale fJ.tto è coufortato dalle cause che facilmente ingetterano una tale contrn.%ioue, quali lo spavento, i patemi deprimenti , l'elettricità., il freddo ed altro.

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Urtic ària. - Forse non a torto rignnrda.si da ta.luno l'urticaria quale un'infermità circoscritta del sistema vaso-motore, locchè accorderebbesi col carattere snltna1io, temporaneo e ricorrente di qncst.a <lerm:ttosi, il cui fenomeno capitale è l'ipcrcstesia colla fonna di to11nentoso prurito. Prtu·i g:ln c e lich e n e . - Mentre l'Hebra cd il Neumann riguardano queste due dannatosi qunli infiammmdoni delle papille cutanee, c la maggior parte elci trattatisti le considerano avere loro moti\•o e sede nelle dette papille variamente disturbate, sembrer ebbe cbc tali dermopatie avessero fondamentale clipendcnza dall'iperestesia, in vista del capitale loro fenomeno , il prurito. Un tale sospetto a mio avviso sarebbe n.vvalorato (lal fatto che non di rado In. pruriginc è preceduta cla più o meno intenso prurito, sodclisfacenùo il quale per bisogno istintivo col gmttamento, coi soffregn.monti e simili, no viene lo sviluppo del morbo pa.pilln.re, più agevolmente sotlo forma. di prurigine, ma anche benchè di rado con quella del lichene. Questo fatto secondo il Tilbury F ox osscrvasi non di rado Ml pruritus senile, in quello dell'ano, dci genitali c va dicendo. Se l'elemento torapeutico JlUÒ servire a con valida re l'importanza che il sistema nervoso h n. in queste infermità, abbiamo la benefica influenza dci calmanti, dei sedativi e degli anestetici esercitata. contro tali dermopatie ; beneficio che lungamente procurato o sostenuto mi permise di vincere sollecitamente talun caso di prurigine. Are a (Jclsl, otl a l opccin. a reata. - Qu<'sta forma che può essere equivocata colla porrig inc dccalvanle pat-assitaria, ma che per la mancanza dci caratteri obbicttivi dnti dal Bazin, e dci riscontJ·i microsco}Jici, pongono l'area Celsi nel suo wro posto dermopatico, cosptuito cioè da cute sanissima sguarnila. completamente di peli e di pclul'ia, con facile riscontro sull'area. tti sufficiente al\ostcsia, sembra con tutta ragionevolezza promossa e mantenuta da mancato influsso nervoso petifct·ico; criterio fondato anzi tutto sopra. i t'espansi della tcrapculica, la quale coi mezzi locali stimola.tivi, e di soYente coll'elettricità, p uò t.oglicre appieno lo sconcio del cuoi.o capelluto. E che la caduta piena dei peli acconsenta con uno. malattia dci nervi cut!mei, lp nddimostra chiaramente la lebbra maculosa, ilJ cui è notevole il mo.uco completo di ogni elemento pilare. G


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n Baerensprung pone l'etiologia dell'area in un indebolimento della forza nervosa; sentenza che io accolgo in vista del fatto che tale deformità riscontrasi a pt'eferenza nei giovani mal nutriti, nelle clorotiche, ed in coloro che vennero colpiti dai disagi, dai patemi e dalla miseria. I Ì10n pochi casi di area Celsi da me visti c curati risanarono mercè l'uso esterno delle sostanze eccitanti, olii essenziali, rhum, etere solforico, tintura alcoolic.a di cantaridi e simili; prenclendo in pari tempo di mira la causa generale debilitante, impiegando cioè la cura.ricostituente. Det•matolisi. - Ossia pelle rilassata sotto forma di pieghe ora con aùmento di tessuto fibro-cellulare, cd ora con una spinta diminuzione di esso : nel primo caso la sensibilità, cutanea è diminuita, ma maggiormente poi nel secondo, in ispccie se coincide con fenomeni di paralisi centrale. Atrofia della J)Clle . - ll Tilbury Fox dice che quando l'atrofia cutanea avviene in chiazze, dessa è il risultamcnto di qualche lesione nervosa. Per quanto io mi sappia io credo che basti tahrolta l'insufficienza vas colare. A tale guasto della pelle appartiene !!aplasia laminare progressiva, o trofoneurosi di Rombcrg, che ha dato motivo al Lande eli pubblicare una monografia. in proposito, Paris 1876. Un tale gun.sto che ha. sede di predilezione alla faccia lateralmente, vuolsi dal Lande costituita da atrofia degli elementi anatomici della llCllc con integrità del sistema nervoso motore, mentre il Rombcrg lo caratterizza per una trofoncurosi, al quale concetto assente pure il Guttmann. Lo Schott pone la dipendenza di questa atro ~a dal gran simpatico, dettame che armoni%zerebbe in qualche modo coll'idea del Moore, che paragona l'atrofia in discorso con la progressi m muscolare. n Lande che cerca in tutti i modi eli escludere il potere neuro-gcnetico dell'aplasia laminare progrcssira della faccia, de,'e pur confessare che in alcuni casi la sensilJilild cutanea. è anormale; clifatto sopra noYe casi si .notarono d ne con • fenomeni neuralgici, due con ipt-rcstesia, e dne con sensazione lli 1n·urito. Yogliasi pur concedere al Lande l'integrità del sistema nervoso motore, c perciò doYrà escludersi l' intcrrènto ncrreo nella. causalità della suddetta atrofia, quasi che i ucrù non regola~scro le leggi della nutrizione? Questa ntrofì.a. unilaterale della


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faccia non offre i fenomeni dei processi comu1ù distruttivi i comincia una macchia bianca che va estendendosi e deprimendosi, a cui tien dietro l'atrofia cutanea: i peli ora imbianchiscono, ora cadono, ed ora non si sviluppano: la secrezione sobacea è notabilmente diminuita, e la traspirazione il più di spesso è normale. E tutto ciò non accomodasi a pennello con un clisturb.o nervoso? Quando il Lande avrt\ dimostrato come avvenga questa atrofia degli elementi anatomici, e come sia indipendente dal sistema nervoso, in allora si potrà respingere il dettnme del Romberg, del G!lttma.nn e degli altri superiormente esposto. Eritema muliifor.m c d cll'Hcbra. -Esclusa dal Pick la natura parassitaria di questa dermatosi accettata dal Kaposi, io credo siauvi argomenti per ritenere che il suùdetto eritema sia in istretta attinenza col sistema nerveo vaso-motore, quel medesimo che secondo il Lcwin è ragione dell'eritema essudativo, o con tutta probabilità a mio credere dell'urticmia. Eseoriadoni llCI'l'OSC d e l 1Vilson (1). - L'illustre dermatologo inglese con tale vocabolo indica una malattia cutanea avente stretta analogia colla prurigine, costituita da una prominenza o larga papula. con tendenza all'escoriazione ed alla emotragia, prodotta da infiltrazione c congestione i in essa esiste d'ordinatio il prurito ora forte ed ora lieve. È malattia. ostinata, con considerevole mancanza nntritizia della pelle, sulla quale st.a nna pronunziata l)igmentazione. Emerge poi l'irritabilità e la debolezza del sistema nervoso cd in ispecic dei nervi organici, locchè costituisce l'essenza dell'isteria. Tale infermità secondo 'v\Tilson, di cui riporta vari esempi, avrebbe suo classico riscontro nella Luigia Lateau, abitante un villaggio presso Lovanio, c di cui tanto parlarono i giornali cattolici, quale un miracolo, in vista delle stigmate sangu_inanti rispondenti a quelle di Cristo . Era un'csagcro.ta isterica in ctù si svolse la malattia descritta da \iVilson, prevalentemente alle pa.lme, alle piante cd al costato sinistro; con aspctlo di ulcera sanguinante a. vari periodi. La misel'ia~ le privazioni, quinùi l'anemia e pescia il sutTicordato predominio nen·oso, inscgna.no -qaale cura debba essere invoc.a.t a e messa in prati ca.


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Ponendo una conélusione alle cose finora esposte risulta chia-· ramente l'importanza del sistema nervoso in rapporto colle svariate dermopatie, importanza. che ora è schiettamente genetica,, ed ora di un'influenza grandemente attendibile benchè secondaria o sintomatica. Che se taluno esagerò forse l'influenza nervosa,, non è men vero. che altri la disconosce e la diniega: al cospetto di tali due estremi, tocca al medico :filosofo il seguire quella via. che è seconclo ragione, confortata dall'elemento etiologico-terapeutico.

Cura •lell'eczema alle mani e ai pie(li del dottor SESEMAN. (Petersbwr'[f. ]:led. Wochensclwi(t, 1877, N. l - Deutsche mecli.zinische vVochensclwi{t, 24 marzo 1877). L'eczema alle mani e ai piedi si presenta alternativamente, e· quasi sempre in forma mista pustolosa e vescicolare. L'eczema pustoloso si forma, o improvvisamente in. poche ore, o ad intervalli, che possono durare dci mes'i intieri. D'ordinarioesso coglie le estremità simmetricamente. Le pustole si svilup})ano in 12-72 ore, si rompono e si es'siccano formando croste,. sotto le quali perdura la suppura.zione. Le pustole piit grosse hanno sede specialmente nella palma, della mano e nella pianta. del piede. In questi stessi punti si riscontrano anche numerose vesciche. La forma purmnente vescicolare si manifesta d'improvviso, _c. il suo corso è di 15 giorni. L'eczema squamoso è raramente primario; in generale è l'ultimo stadio delle forme precedenti. I dolori sono considerevoli, particolarmente se viene interessata la matrice dell'unghia. Sotto l'orlo di questa si formano delle pustole, delle escoria-zioni e delle granulazioni : si ha quindi la . stessa forma dell'unghia incarnata. Tale affezione è ostinatissima...• Nella forma vescicolare si fa uso delle fomentazioni di a_c qua fl'eclda., ovvero d'una soluzione di carbolio 4,5 p. 0 /o con poca glicerina: con ciò viene scemato il prurito e 11ffrettata la formazione delle vesciche. Dopo due o tre giorni si può esportare colle forbici la maggior parte delle vescichette ; se non c' è recidiva si applicheriì. un unguento ammolliente di caTbolio.


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La forma pustolosa, in causa del dolore che produce e dello -costanti recidive, è molto molesta. Se ci sono delle crosto bisognerà ammollirle; ma prima es1>ortare tutte le pustole. Cessato il sangue, si fasceranno le dita con pezzuole bagnate in carbolio e glicerina e vi si metterà al disopra della carta verniciata. e un gua.n to di cotone. Tale fasciatura deve essere cambiata due o tre volte il giorno, in causa del cat~i vo odore che emana. Se dopo alcuni :giorni il gonfiore diminuisce, si passerà all'unguento di piombo c al cerotto diachilon, a cui si unirà opportunamente dell'acido car.bolieo: (15,0 su 60,0 d'unguento) di questo non bisognerà fare economia. Soltanto quando sia guarita la maggior parte delle esco.riazioni si potranno lavare le parti col sapone, leggermente in sul princi}lio, e in seguito piuttosto bruscamente. .Alla fine si sostituirà all'unguento dell'olio di cade, c alla carta verniciata dei guanti di tela di caoutschuc. Alcune volte l'olio eli cade non è sopportato, in tal caso lo si smette. Per i guanti si userà esclusivamente la tela grigia vulcanizzata di caoutschuc: quelli cuciti sono migliori degli altri che impediscono il passaggio dell'a.ria, perchè con questi la pelle viene macerata. La fasciatura si deve rinnovare due volte al giorno. Nei casi fortunati, la cura si compie nello spa.zio di tJ.-5 settimane; bisogna però nei primi tempi, dopo la guarigione, proseguu·e col catrame c colle lavature, e portare i guanti di notte; la rcsiduale secchezza della pelle svanisce poco a poco ; vi si provvederà. mediante qualche ammolliente. Le granulazioni pnrassitiche della scanalatura dell'unghia. si ·possono far scomparire applicando dei rotoli n i di cerotto diachilon, e comprimerle con striscioline dello stesso o esportarle, usando il sistema per l'ischemia di Es·mc~rch.

::Oen a. e pilessi a p a r ziale d'or i g ine sifilitica.. (Jou1··n al de Méd. et cle Chir. p1·atiq1tes, aprile ·18 77). ll dottor Bourneville pubblica nel P1·ogl'èS raédical le lezioni oche il prof. Charcot ha dedicato a questa affezione spesso non riconosciuta. A parere del sopradetto professore, l'epilessia par:liale o emiplegica è una delle più frequenti manifestazioni della


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sifilide cerebrale. Siccome non sempre si pone mente a questa origine, e la cura è spesso imperfettamente applicata, il pro fes~ so re Charcot ha. voluto dimostrare che in questa circostanza l'opportuna somministrazione degli adatti rimedi, quando è fatt.'l. con risolutezza, secondo un certo metodo, può ta.lvolta vincere in pochissimo tempo tutti gli ostacoli e condurre a. guarigione durevole, pure nei casi in cui i medesimi rimedi somministrati secondo altri principii o più timi<lamente, :wcvano completamente fallito. Ecco, in dassunto, alcuni fatti portati como esempio dal professore: Un uomo che era. seduto a tavolino in atto di sc1·ivcrc, all'improvviso, senza avere anrertito fenomeni precursori immedi nti, scntl o.gitarsi il membro inferiore destro da scosse convulsive ritmiche, molto rapide ed energich e. Questa specie di trepidazione durò pochi secondi, poi il membro inferiore irrigidito si sollevò tutto d'un pc~;;zo e quasi subito il malato cadde a terra senza coscienza. Non riprese i sensi se non dopo circa un'ora. Due mesi appresso ebbe un nuovo attacco molto simile al primo, ma che si estese fino al membro SUJJCrioro; d'allora in poi ne sopraggiunsero altri che alla fine cagionarono un graye deterioramento generale. Quando il prof. Chat·cot vide il malato, questi aveva un leggero indebolimento del lato destro. Inda.ganclo nllorn gli nntecedenti scoprì che dodici anni avanti avevn. avuto un'ulcera indurita, e dopo dicci anni aveva cominciato a provare nna specie di malessere qualificato <la grande prostrazione delle forze, da inettitudine al lavoro intellettuale e da disturbi di digestione ostinatissimi; nel tempo stesso appariva nn certo grado di dimagrimento, uno stato assai manifesto di cachessia ed u11a cefnlnlgia che aveva la specialità di essere cir coscritta ad uno spazio non più grande di una moneta di un fi-anco, in alto del sopracciglio destro verso la tempia; spesso si estendeva oltre questo luogo, senza però lasciare mai il suo centro primitivo, con esacerballioni che si manifestavano ogni sera. Questi caratteri sono appunto quelli della ccfalalgia che incontmsi in molti casi ùi epilessia sifilitica. Cosi, fatta la diagnosi di epilessia. sifilitica, benchè il malato avesse preso da un anno lo iodw·o di potassio, il pro f. Cbnrcot ordinò la seguente cura. : Da fal'si ogni giorno frizioni con cin<JUC o sei gt·am.mi di unguento napoletano; da prendersi nel medesimo. tempo lo iodw·o di potassio alla dose di 6 n S o l O gmmmi in 2.J.


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ore, in parte per bocca. in parte per clistere. Questa cura doveva essere mantenuta, per quanto possibile, in tutto il suo rigore per venti giorni circa., sospendersi quindi completamente per alcuni giorni, e riprendersi poi nella. stessa guisa per tre o quattro volte. Dopo due mesi dal princi1>io di questo. cw·n, le condizioni generali erano notevolmenta migliorate, a la guarigione progredì eù andò consolidandosi. Un altro fatto riferito dal 1n·of. Cha.rcot riguarda un medico straniero cbe da qualcha tempo soffriva eli un ostinato mal di testa, il qual medico, dopo avere desinato si senti il membro inferiore destro scosso da convulsioni ritmicha violente e perdè la coscien~a. Il giorno clopo rwvennc lo stesso })iù volte, ma se11za perdita della coscienza. L'ulcera in <1uesto malato non erasi sviluppata. che diciotto mesi aranti. Fu prescritta la stessa cura che all'altro, ed ebbe il medesimo r esultato. Vi sono anche dci casi nei quali gli accessi di epilessia parziale sifiliticn. sono preceduti da un certo numero di accessi nei quali la perdita delln. coscienza ha luogo repentinnmente, all'improvviso, senza precursori ùnmcdiati, nel tempo stesso che insorgono i fenomeni connùshi, ossia con tutto il qua.clro della epilessia volgare. Solo più tardi l'epilessia pnrtiale si manifesta coi suoi sintomi p1;opri. Le dne precedenti osservazioni riguardano casi in cui le convulsioni attaccarono il membro inferiore. Questo non è il modo ordinn.rio, poicllè di consueto la epilessia. pa.rziale, <J.ualunqucne sia. la causa1 comincia dal membro superiore .A questi fatti possono assomigliarsi quelli nei quali accade improvvisamente la paralisi di moto transit6rio di un membro senza essere preceduta da convulsioni. Il prof. Chatcot citll. a tal proposito l'esempio eli un malato elle da sei settimane sotn·iva di una. cefalalgia permanente, e che aveva di tanto in tanto delle mancanze che duravano appena alcuni secondi. Una sera, durante una di queste mancanze, il malato fu colLo a tlll tratto da paralisi del membro superiore sinisb·o senza alcun altro fenomeno concomitante. II professore prescrisse sobit.o la cura mista. Alcuni giorni dOl)O acco,dde un nuovo accesso di monoplegia trncbiale sinistra, ma fu l'ultimo; la. cefalalgia disparve, lo stato generale migliorò rapidamente c ne segui la completa guarigione.


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RfVISTA DI GIORNALI I'l'ALIANI ED ESTERI

Sui tmnot·i dell~' milza nelle infe'.t.ioni sifiliticlto I'ecenti, (D. A1·clt. f. m. Med. XVII H. 4. ~~. 5) del dott. WEVER1 medico di stato ·~aggiore a Metz. (Deutsclze m.eàizinische Wochensclwi{t, 16 giugno 187'i).

n dottor V\rcvcrosservò, secondo il metodo di Wells (D. AI"C/t. f. Kl. Med. VIII, fascicolo 3°) su 326 uomini, i c1uali entrarono nella se7.ionc sifilitica da lui tenuta durante l'inverno 1874.-75, degl'ingrossamenti vari di milza. Egli constatò in 6 ammalati una gonfiezza della milza, che in rmo si manifestò tra il 55° c 1'85• giorno dopo l'infezione; in un altro tra il 30• ed il 70" dopo la sclerosi inir.iale, ed i11 un terzo tra il 5° c il 10" dopo la manifestazione dci sintomi generali. Negli nltri tre casi non si potè constatare la tmnefazione nel suo esordire. In tutti o sei però ebbe luogo la decrescenza: etei tumore sotto l'uso delle unzioni : in tutti potè essere esclusa con certezza ogni altra causa, cui si potesse riferire il tumore di milza. L'autore ritiene troppo l)iccola la proporzione del 7,5 p. 0/o, giacchè bisogna tener presente che spesso sfuggono all'osservazione i picc,oli ingrossamenti della milza.. Egli considera inoltre il tumore come sintomo di malattia costituzionale, c vorrebbe che venisse ritenuto in pari tempo quale segno diagnostico differenziale, quanùo esistono ingrossruucnti di glandole linfaticltc di dubbia }>atogenesi . .A.llorchè il tumore splcnico si è risolto, non vi è più alcuna ragione per continua.r e il trattamento antisifilitico pei soli tumori glandolari, mentt·o è necessario continuarlo finchè il tumore eli milza non abbia éeduto.


RIVISTA DI TOSSICOLOGIA

Proprietà venefica d ei sali eli t•amc, - Art·elena· ruen1i; suichli; c onclusioni. (J otmud de Métl. et cle Chir. pratigues, maggio 1877). Dappoich ò un uomo accusato d'avere avvelenato due donne eol solfato di rame scontò la pena capitale, le società scientifiche si commossero, l'Accademia. delle scienze ricevette varie comunicazioni su questo argomento, la società di biologia discusse gli effetti fisiologici del rame, e i giornali dal canto loro studiarono lungamente la questione del rame come veleno ; c non solo i giorDal.i scientifici, ma altresì i giornali politici, poichè lo scritto il più completo ed il più interessante su questa materia fu pubblicato nella .R.épubli(l~te lNmçuise; ò vero che si tt·n.tta di un 'appendice scientifica. il cui autore, benehè nascosto sotto l'anonimo, è Dotorio essere il dotto prof. Bcrl. Questo scritto è inteso a dimostrare che il mmc è un metallo calunniato; che non fu che verso il 1700 che si cominciò n credere che l'uso dei vasi di rame fosse pericoloso. l!' ino alloro. era stato adoperato in tutti i bisog11 i domestici ed anche oggidì il loro uso è molto diffuso iu Oriente senza che se ne abbia. alcun incomodo. Nel l 722 Sclmze pubblicò un lavoro nel quale accusava il rame come un veleno. Questa opinione fu sostenuta da un · &'VVocato chiamato Ruy, poi dal Ronelle, e quindi. da un dottor Thierry; finalmente G. G. Rosseau la. ornò col fJscino deUa sua


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RIVIS'i'A DI GIORNALI

eloquenza. A lui probabilmente si deve la pa.rte principale nella.. diffusione di questi timori. Certo è alineno ch'essi presero corpo verso quel tempo e lo stagnare i vasi di rame divenne generale costumanza, senza che ad alcuno cadesse in mente di domandarsi se forse non era piuttosto lo stagno, che spesso contiene del piombo in quantità abusiva o anche dello zinco arsenicale, quello che .avea la maggior colpa negli avvelenamenti coi vasi che vanno perdendo la sta.gnatura. · Il dottor Bert ricorda infatti le osservazioni dell1 elika.n di San Pietroburgo, dei signori Daletzki e Szumowski, i quali fecero · bollire e raffreddare degli alimenti nel rame e non vi trovarono che traccie minime di rame: animali alimentati con questi cibi non ebbero mai il lJiù piccolo cenno di <Wvelenamento. Simili esperienze eseguite dal Ducom e da.l Burg dimostrarono che agli animali possono porgersi impunemente alime_n ti cotti in vasi coperti di verderame. Le pii1 importanti esperienze su tal soggett0 sono state f<Ltte dal Galippe, il quale mescolò ogni sorta di sali cuprici, acetato, solfato, citrato~ lattato, malato con gli alimenti per sommini~ stradi a diversi animali. Osservò che tutti questi sali producevano il vomito senza che si potesse riuscire ìt farne ingoiare una dose veleÌ10sa. E poi il sapore di questi sali è orribile, specialmente quello del solfato eli rame. Se per esempio si aggiungono a un litro ~ di vino 10 centigr-ammi di solfato di rame, questo vino che non avvelenerebbe non sarebbe bevibile. Gli alimenti solidi misti ai sali non solo hanno un sapore ributtante ma prendono rapidamente un colore verdastro, talchè la loro vista non è punto gr~devole e mette in attenzione chi è tentato d'usa.rne. Da queste ra.gioni c da altre osservazioni l'autore dello scritto conclude che trangugiati ad .alta dose o per sorpres1t i sali di rame agiscono come caustici e non posso110 cagionare la morte che per via di lesioni locali. In piccola quantità possono essere assorbiti indefinitamente, il metano accumulandosi nel fegato, come lo ha provato il Galippe senza produrre fenomeni ma.nifesti. Piccolissime quantità mescolate con le .bevande o con gli ali- , menti impartiscono loro un sapore assolutamente ripugnante,.


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tal~hè sarebbe impossibile usa.r li in questa maniera per un{) scopo criminoso·. Sembra dunque provato che se può darsi suicidio, avvelenamento coi sali di rame n on si è dlLto· mai . .Altri autori senza essere cosi assoluti contro la vclenosità del rame, hanno pur presentato Clsservazioni di questo genere. Cosi una comunicazione all'Accademia delle scienze dei signori Fcltz e Ritter concludeva secondo esperienze recenti che l'acetato di rame è molto più attivo del solfato, che è realmente t.ossico, e che manifestazioni di questo avvelenamento era.no l'itterizia e probabilmente dei fenomeni simili a quelli dell'avvelenamento per l'arsenico, per l'antimonio, pcl fosforo e per le sostanze settiche . .Ammetteva però che le bevande o gli alimenti a cui è aggiunto l'acetato di mmc a tlosc velenosa, prendono un tal sapore che è impossibile inghiottirli senza essere avvertiti della presenza, del veleno . .Al Rochefontamé, che sosteneva che il solfato di _rame non può essere assorbito od agire come i veleni, ma che agisce loca.lmcrlte come caustico, il Labordc rispose che con qua.lche artifizio poteva bene farsi questo assorbimento. N ella Tribune méclieale pubblica il resultato delle sue ricerche sulla proprietà venefica dei sali di rame che egli ammette senza esitare. Ha trovato sotto la influenza dell'assorbimento del rame una, alterazione del sangue, delle lesioni della mucosa digestiva, anche quando il rame è statointrodotto llCr la via sottocutanea, delle lesioni dei polmoni. Non bisogna dunque esser troppo convinti della innocniti dci · sali di rame. Due osservazioni pubblica-te nella Ga.zette m6tlieale cle B ordeati·X dal dottor E. Lasàtgnc pare che ne dimostrino la, vclenosità. La prima riguarda il suicidio comprovato di una ragazza che ave·va preso dci cristalli di solfato di ra.me nell'acqua. F u tra-· spo1tata all'ospedale e tosto se ne morì. Ebbe vomiti verdi copiosissimi ed accompagnati da. forte dolore. L'autopsia fece vedere la mucosa stomacale rigonfia c bagnata da un liquido verdastro. La seconda osservazione è relath•a al cadavere di una donna sepolta da cinque giorni, nel cui stomaco fu trovata. una gran quantità eli solfato di' ra.me. Un indi viduo sospettato di aver fatto inghiottire quésto sale di rame fu assolto .


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Da queste osservazioni sembra dimostrato che può succedere l'avvelenamento volontario, ma non che si possa -fare inghiottire a chicchessia; a sua insaputa, una dose venefica di sale di rame. Quindi da tutto quantq fino ad ora è conosciuto, pùò tra.rsi la conclusione che i sali di rame, benchè velenosi, non lo sono che dati in grande quàntftà; che possono essere adoperati da persona che si suicida, ma. un· assassino dovrebbe farli trangugiare per forza. In una perizia il medico dovrebbe pensare più presto al· l'acetato di· r ame che al solfato, P?ichè è più facik acl aversi ed è molto più velenoso.


V A.RI E T À -

- HH-

La nmcillaggine i n cataplasma. - Quel topico magistrale che, col nome di cataplasma e d'bmpiastYo, costituisce uno dei farmachi ordi nari c giornalieri della tera1)eutica medica e chirurgica esterna., può sino a un certo punto essere definito siccome un bagnuolo locale, la cui azione è ta.n to più efficace, q'\l.anto maggiore è la quantità di liquido in esso r accolto c concentrato. 'Pe\: conseguenza le sostanze che racchiudono parecchio succo addensato, viscido, come mucillaggine, olio, sono le più proprie per la composizione e la forma di cataplasma. Finora il primo posto in sift'atta medicatura fu tenuto dal seme polverizzato dol. lino comune (linura ~tsitatissi·mMm), il quale, se colla dovizia di mucillagginc e di olio fi sso fornisce un buon materiaJe mollifkativo, ha poi l'inconveniente di inrancidire, di richiedere e insudiciare molla. biancheria; oltra.cciò di spostarsi facilmente da.l punto dell'applicazione, di abbozzolarsi e assecchire senza lungo andare, di esalare poco grato odore c di esigere la precauzione del bctgno m.a1·i<t per essere bcu apprestato. Un altro prodotto vegetale che, sebbene adattissimo e molto raccomandato, pure mai pervenne a sbalzare c tampoco a collocarsi d'accosto alla polvere rlei semi di lino, è l'altea (althcea ofjìcinalis) delle rualvéc di Linneo. E ssa possiede tanta nmcillaggme, tanto matcria.lc ammolliente, da avere meritato l'etimo greco di alleviat1·ice e il nomignolo itaiiano di 'fiU'lvaviscl!io, e al contributo di amido, di olio fisso a.ggiungc il colore bianchiccio e l'odore lievemente sensibile, punto spiacevole. Ma col progresso della tera.peuticn e della farmacia, la qunlitù. emolliente della mncillaggiue non doveva tanlare a essere ap-


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prezzata e a ricevere l'applicazione, che giustamente le spetta nella clinica esterna. Uno dei pratici che in speciale modo si dedicò a codesta opera è stato il dottore L elièvr e, farmacista in Parigi, il quale con soler ti studi riuscì a dare alla mucillaggine la più bella forma eli cataplasma che fosse éoncesso d'immaginare. . Se non che all'altea fu preferito il fuco crespo (fucus cl"iSiJUs, clumélms cdsp ~ts, L yngbye), il ca·l"l·agaheen degli irlandesi, ovvero sia l'alga dei mari nordici, che è riputata. uno dei vegetali più ricchi (li mucillaggine e contiene una materia grassa, ùel jodo, del bromo e dello zolfo. Per prepn.ra.re i catttplasmi di fuco crespo si l>iglia : Unn falda di cotone leggermente cardato, larga SU})pergiù un metro, In si distende sopra un graticcio piuttosto fìttino e si spalma cli una densa infusione del fuco crespo ; si copre lo strato nmcillagginoso con untt seconda falda di cotone pure lievemente canlnto e di dimensione uguale n.lla prima., c le si fa passare su una. spazzola di setole, in guisa. che la gelatina vegetale riesca giustamente ripartita, e la sua superficie bene agguagliata. Allora l'appru:ecclùo è posto dentro stufa scaldata e mantenuta a 35•, e collo svn.poramento dell' acqua delln. mucillaggine, il principio medicamentoso del fuco passa allo st3lto secco. Così operando si ottiene uno strato omogeneo, bianco, inodoro, pochissimo alterabile, leggiero, flcss ibil'e , che mediante nn cilindro si può ridurre alla grossezza di un cartoncino da biglietto da. visita e dargli la parvenza di carta sa.qrinata, qualo ra all'll.Zionc del cilindro si faccia succedere quella di un rullo picchiettato a J)Unti in rilievo o a incavo. Sotto questa foggiu elegante, at·rot.olati, oppure t:tglia.ti O.J>3rallelogrnmma., i cataplasmi di carrarfctheen sono esibiti dal signor Lelièvre, che ne tiene deposito in Pal'igi nella. farmacitt del Rigollot, il rinomato prcparatore della c::u·ta senapat.a. Il Gionutle di •mecUoina •mitit(we (febbraio 1875, pagina 17•~) segn;:tlara lo. buona prova fatta dn.i cut.aplasmi mucillaggi nosi m parecchie cliniche di Parigi, il pregio dell'applicazione e il vantaggio del loro uso nella marina, in confronto dell'impiastro della farina dci semi di lino, sl difficile a essere conscn••tta a bordo déi bastimenti. 1n.fatti appena ùnmoUati di ac(].ua calda si amniorbidiscono, ~ i . inzuppano c gonfiano parecchio senza espandersi n è spiaccicarsJ; applicati sulla pelle, sono abbastanza adesivi da non sguisdare. e vi rimangono senza accresparsi, nè inseccltire, nè hnbrnttare la hiancltcria. In tale posizione possono essere conservati a lungo o quim!~ togliere il bisogno dì andare rinnovati, solo che si cop1·ano (~I un tes mto impermeabile, quale sarebbe la tela incemta, il taf>


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fcttà di gomma elastica e anche la pergamena vegetale che serve di busta M pacchetto da medicatum in uso presso l'esercito. COme l'impiastro della ·farina dci semi di lino, è attO a riccnre sulla sua superficie e a porgere alla terapentica le sostanze medicamentose, quali illaudano, l'acetato piomboso liquido, l'aleolito di arnica, quello di acido fenico c salicilico, l'enolito vulnérario aromatico, i gliccroliti degli estratti detti virosi, l'acqua del Pagliari 1 occ., ma meglio di quello vale, nella clinica chirurgica, a proteggere la parte dolente dallo sfregamonto degli apparecchi, e a fa1·e le \ CCi di piuroa.cciuolo compresSiVO. Ho scritto rtuesti cenni col fine di richiamare l'attenzione del corpo sanitario militare su di un agente t.erapeutico ben comodo e ben degno di essere accolto n ella borsa da ufficiale medico o nei cani delle sezioni di sanità in tempo di guerra, ma non saprei raccomandarne l'uso negli ospedali permanenti, per causa del prezzo al quale è venduto nel commercio e a cui salirebbe la s~a preparazione in una fn.rmncia militare. Per quest'ultimo caso o per l'interesse della finanza dello Stnt.o, qualora si volesse pone a profitto, nella medicalw·a esterna, la proprietà. nnuuollionte della mucillaggine, c•·eclerei ben più acconcia la radice dell'altea, che dianzi ho nominata, e che cresce rigogliosa nelle cuore dei paduli, sui ciglioni delle fosse e sino attorno alle aiuole dci nostl'i orti volLi n Lt·nmontnna. . Quando poi si avesse intenzione di ricorrere a un museo fucco, mdicberoi il lichene (cclraria islamlica dell'Acbarius), iJ quale copre dei suoi talli mombrauosi, incattricchiati le r oC{:e o le piagge alJ)ine. L. Zucco·rTt

fm·macista 1nilitare. 'Vini con fucsina c 1nocessi di l"iceJ•c u , (Joum. Pha1·m. cle Paris, 4" serie, t.om. 25, p. 12 et 14.). Ancora della colorazione artificiale dei ,.ini. . Alla maniera. colla qunlc si aclopornno molLi chimici francesi, ili.trovare modi facili, spediti e di risultati non llubbi, pe1· scopnre questo colorazioni artificiali, sonatulto con fucsina, bisogna dit·o, che questa frode sia praticata oltr'aJpi su largn scnh1 : artifizio, che non solo costituisce un atto disonesto ed una. ft·ode nlla. confidenza pubblica, ma una frode, che talrolta può essere l 1Crnicinsa a.Ua salute, c che malaventurosamcnLo si prova a mettere radici anche presso tli noi . .Noi abbiamo già riforlo in questo nostro giomnle nrii eli que· sh processi ; ora. ne riportiamo qui nltl'i tre, del signor l•'orùo:-.,


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perchè oltre alla facilità e speditez;r,a di esecuzione, presentano risultarnenti assa.i soddisfacenti, specialmente i due prhni. Il primo metodo riposa sul. fatto, che la seta bianca fissa facilmente su di sè lR. fucsina e si-colora in roseo, mentre non prova alcuna .colorazione colla materia colorante propria dei vini. L'operazione si conduce come segue: Si mettono in un p1~ovino di vetro 10 centimetri cubi di vino, in esame, con 10 goccie od l centimetro cubo di ammoniaca pura.; si aggiungono alla mescolanza lO centimetri cubi di cloroformio, il quale, affinchè venga bene a contatto col vino ammoniacale, si capovolge ripetute volte il provino, di cui si chiude l'apertura col pollice, evitando di agitare il miscuglio, per non emulsionare il cloroformio: si versa successivamente il tutto in un imbuto di vetro a chiavetta, ed alloraquando si è deposto sul fondo il clorofonnio, si apre la chiavetta, lo si sepa-ra dal liquido vinoso, torbido, soprastante, lo si riceve in una capsula eli porcellana, vi si immette una listarella di tessuto di seta bianca, c si scald-a. sopra di un bagno maria. Colla evaporazione del cloroformio la. listarella di seta bitmca resta colorita in roseo, se il vino em fuesinato, per contro si nu~ntiene scolorita, se il vino era na.turale. L!t sensibilità di questo processo è tale, che secondo l'autore, si può svela.r e 1/to di milligramma di fucsina in un litro di vino. L'esperimento che ne abbiamo fatto, ci. ha provato la sua grande sensibilità. L'autore dice, che, verso il fine della svaporart ione del cloroformio, continuando a scaldare, aggiunge qualche goccia d'1wqua, per meglio fissare tutt!t la materia colorante sulla seta, onde rendere l'effetto più mar~ato. Il secondo processo si basa sulla proprietà, che presenta l'acqu-a. di togliel'e la fucsina sciolta nel cloroformio; od in altri termini, secondo l'autore, sulla insolubilit(t della fucsina nel cloroformio in presenza dell'acqua. Questa prova si eseguisce come precedentemente, mettendo i~ presenza l O centimetri cubi di vino, con un centimetro cubo di ammoniaca e 10 centimetri cubi di cloroformio. determinando l'<tzione di contatto nelmoclo e coll'avvertenza pfù sopra citata. Fatt!t questa prima parte dell'operazione si versa il tutto in un imbuto a chiavetta, ed alloraquando il cloroformio si è raccolto in fondo all'imbuto, si apre la chiavetta e lo riceve in un • provino di vetro : si aggiunge un · centimetro cubo di aegua, che vi sta a galla., e si satura il liquido, eh~ è ammonilwale, con un (~ccesso di acido acetico; la fucsina riproclo tta, si separa dal cloroformio e si scioglie nell'acqua, che color:J. in roseo più o meno marcatamente, secondo la sua proporzione. · Il terzo i)roceclimento è molto <malogo al1)recedente, eccolo:,


VARIET1

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Si mettono in un provino di vetro 10 centimetri cubi di vino

con dieci goccie od un centimett·o cubo <li ammoniaca c 5 centimetri cubi di cloroformio : si chiude col pollice il provino c si rovescia a tre o quattro riprese. Alloraguando il cloroformio si è raccolto in fondo a.l provino, si lascia cadere nel medesimo un o nrdue pezzi di acido citrico (nella quantih\ di 2 grammi circa), e si abbandona l'esperimento a sè. Secondo l'autore, a misura che l'acido citrico neutralizza l'ammoniaca e che si fa libera la fu csina, questa colora superficialmen te i cristalli di acido citrico di una bella tinta rossovioletta. Questo effetto, operando come lo indica l'autore, va molto a rilento a prodursi e non riesce sempre ben netto, per nn difetto di esecuzione. In questo modo di saggio l'autore non separa dopo la mescolanza del vino ammoniacale col cloroformio, il vino torbido sovrastante a questo : i pCt7.i di acido citrico, attraversando il vino torbido, si insudiciano, e così mettono maggior tempo a riprodurre la fucsina, ed a colorarsi, ed il coloramento rosso violetto non sorte ben netto. Se per contro si toglie il vino torbido sovrastante al cloroformio come abbiamo praticato noi, i cristalli di acido citrico, che vi si immettono dopo, in breve si colorano in bel violetto, sovratutto sugli spigoli: oppure, se dopo aver tolto il vino torbido, coll'imbuto a chiavetta, si mette un centimetr·o cubo <li acqua sul cloroformio c poscia i cristalli di acido citrico, in questo caso non è l'acido che si colora, ma l'acqua sopranatante, in bel colore roseo.

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Patologia e t erapia m edica speciale redatta dal dottor ZnmssEx. - Versione italiana- Napoli , presso N. Jovene e D. V. Pasquale. (Cm~timtazione vedi pag. 589) . Meningite cerebro·spinale del dott. Zml!SSF.s. Ai morbi per infe~ione da maiaria segue la meningite cerebrospinale epidemica, lavoro dello Zierussen stesso (tradu:tione al pari di quella Llcll'articolo precedente del D. V. Napolitnni). L 'autore annovem questa malattia fm quelle di infe:r.ione, tale addimostrandola la sua comparsa epidemica, ìl suo modo di sorgere, di dift'ondersi, il suo decorso, ecc., e la rassotniglin, con l'Hit·sch, a quelle infezioni ch e, come la dissenteria, si distinguono per la prevalen te locnli zza<~ionc in un tessuto o in nn organo. Dopo la sloria, tocca la etiologia, su cui regna la più grande oscuri tà. Rileva il niuu rttppor to fra le alterazioni armtomiche o gli altri caratteri delln, malatt ia, e come tutto l'avvicini alle malattie per infezione. Esamina la pretesa parentela della mcningitc epidemica col tifo esantematico e colla febbre intcrmittcntc, fa- · cendo vedere come solto il rapporto sintomatico cd anatomico. n ulla vi sia che la rassomigli nl tit'o, e come si disco5ti dalle fe~­ bri intermittenti per i luoghi c le stagioni che preferisce, per la


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irregolarità delle intermittenze febrili, pcl no n c.ostante e lieve tumore di milza onde è accompagnata, per la mancanza del tumol'e di fegato e della melanemia e finalmente per la nessuna effica cia dei sali di chinina. Passato sopra lo condizioni del clima, e del suolo, e accennata la influenza della età, considera quella delle condizi oni esterne della vita., indicando come circostanze che ne favoriscono lo sviluppo, quelle r epugnanti alla igiene, nelle quali tutte le malattie infettive trovano un acconcio terreno IlOr attaccarsi e svilupparsi. Crede poco probabile che la malattia sia contagiosa nello stretto senso della parola, ma è piuttosto inclinato a ritenere chç trngga origine da un germe morbigeno che primitivamente derivi dnll' uomo, ma acquisti potem:a infettiva passando in veicoli intermedi, ove incontri ignote modificazioni. Poi vie11e alla patologia, cominciando dal descriver e la forma morbosa generale della malattia, che distingue in grave o media, gravissima (mcningitc fu lminante dei francesi), abortiva ed intermittente. Quanto a quest'ultima forma ri cordo. che essa non ha di comune con le infezioni di malaria che il fenomeno della intcmnittenza fobrile, e riferisco a vere egli, nella epidemia di E rlangen del 1864, con regolari misure tc rmometriche vel'ificato il fatto che la altemativa delle intcrmittcnze e delle esacerbazioni non è sempre regolare, e quindi sotto tale riguat'do è solo apparente la somiglianza con le intcnuiLLenLi. Per non aumentare la confusione fra la mcningite e le Hll\lnttie tifoidee, rifiuta il nome di ·menin,c;ite cpùlemica tif'oidtJct, usato da taluui 1\lltori, a quei cas i che prolungaudosi vanno congiunti a fenomeni tifoidei, amanùo meglio indicarli con l'altro di mcningite protratta. con infezion-e piiì grave. Discorso dell'anatomia patologica, viene all'analisi dci singoli fenomeni. Indica fri1 i sintomi piit im portanti la ce{(~(ea la cui dimiuuzione nel corso clelia malatti::t, qualifico. come segno favorevolLssirno, e la 1·igidilù della 161tça o torcicollo, il quale impartisce alla malattia una impron ta particolare, trtkhè è questo uno dci nomi coi quali fu volgarmente conosciuta.. Aggiunge· che nella, metà circa dei casi vi si unisce una contrattura. più o meno n otevole di tutti gli estensori della spina raramcute come opistotono, più frequentem ente come o~·tolono. Benchè di rado può talvolta mancare la rigidità della nuca.1 cd egli osserva che questi


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casi, per le alterazioni anatomiche e più specialmente per la diffusione del processo infiammatorio alle meningi spinali, non si distinguevano punto da rruelli in cui questo. t'igidità era statn manifesta. Segnnlo. la comparsa di copioso esantema cutaneo frequente in alcune epidemie, in altre più raro; frequentissimo l'erpete facialc, che in nessuna 1tltrn malattia vide raggiungere maggiot·c estensione che nelln meningite epidemica; fre(juente la coesistenza di più forme eruttive sulla cute; meriterole di atten:done la. simmetria tn.nte volte osservata clelia. comparsa dello esantema nelle due metft. flel corpo. E questa manifestazione simmetrica, come pure la moltiplicità. c fre(tuenza degli esantemi e la iperestesia cutanea che spesso si riscontra chiama in prova. di un disturbo trofico tli innervazione proveniente dal cervello o dal mi-· dollo spinale. Dopo, ricne a considerare la febbre c il modo di comportarsi della temperatura che non è uniforme in tutti i casi. Osscrvn che il polso non è in rapporto con la temperatura c gli altri fenomeni, la sua fi·cquenza variabile rla un momento all'altro, spesso il ritmo irregolare, la sua diminuzione al disotto della normale molto più ram che nella meningite tubercolare. B qui presenta varie curve grafiche della tcmperatum e del polso in casi gravi, lievi ecl intermittenti, da.lle quali ultime apparisce la nessuna influenza del chinino. Passa quindi in ri vista altri disturbi che sono mE' no frequenti, ma pure molto importanti, quali i disturbi del sistema nervoso (convulsioni, spasmi, paralisi) quelli della vista. e dell'udito, dello apparato (ligerente, della nutrizione, dell'apparato minario (poJjuria e melituria) e finalmente degli orgn.ni respiratori che molto spesso presentano affezioni catarrali della mucosa dci bronchi con atclett.asie secondal'ic e bronco-pncumoniti. A vverte che simili alterazioni alle parti inferiori dei polmoni incontmnsi di preferenza negli ammalati che soft'rirono lungamente ·ortotono, c crctlc elle avvenga percl1~ la intensa contrazione degli estensori · delle vertebre rende impossibile tanto unn. sufficiente diluto.zionc inspiratoria quanto una for:tatn. compressione espiratoria delle sezioni posteriori inferiori dei polmoni. Secondo le sue osservazioni, nei malati in cui esisteva semplice rigiditù. della. nuca c non della. spina mancò sempre la in filtrazione pneumonica, mentt·e ÌIJ dieci casi di pronunziata rigidik'\ della colonna v.c rtcbrale esiste-


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vano tali alterazioni nove volte (8 volte brouco-pncumonite', una volta collasso bilaterale dci polmoni). Discorrendo delle complicanze c postumi della meningit.e ccrepro-spinale epidemica torna sui pt·ocessi infiammatori polmonnri, iuilicando come molto pericoloso il sopravvenire di una pncwnonite cruposa alla. meningite epidemica e lo sviluppo cii questa nel decorso della pncumonite o di altra malatt.ia acuta, ed avvertendo essere in questi casi di meniugite complicata i fen omeni della- meningite così poco pronunziati che spesso la dia~nosi è difficilissima. Fra i postumi nota la sordità, i disturbi visi vi, l'idrocefalo cronico e ht mcningite cronica, i distudJi di motilità sotto forma di paralisi o parcsi. Considera particolarmente i disturbi dell'udito che distingue in quelli che partono dll.ll'oreccbio medio c quelli che hanno sede ncllaberin to, o derivano dalla co1~pressione dell'essudato sulle strie acustiche nel quarto ventricolo e sulla origine del nervo acustico. Questi disturbi di ucUto ei li ha osservati e li crede più frequenti di quello non sembri resultare dalle relazioni degli autori, spesso hanno per esito la completa sordità, e, nei fanciulli, come naturale conseguenza. di questa, la sordo-mut,olezza. In ordine alla diagnosi della meuingitc cerebro-spinale epidemica, insegna che la meningite sporadica se ne distingue per la somma rarità di questa, la poca intensità dci sintomi spinali c il decorso meno acuto; la. mcni ngite tubercolare basilare, pc! lungo stadio prodromico, l'origine meno tumultuaria, il decorso piuttosto subdolo, le •·emittenze slraordina.ric, il grande raUento.mento del polso, la irregolarità del respiro, la manca.n:.:a dcll'csa.utema, la disposit.ionc ereditaria alla tubercolosi, i fatti precedenti di scrofolosi c ùi tisi. Accenna alla difficoltà clte si ha talora di distinguerla dal tifo addominale e di ravvisarla tlua.ndo si aggiunge come complicanza alla pneumonite cruposa o ad altre malattie acute, indicando qual segno importante diagnostico nei fanciulli il sollevamcnt.o c la tensione della gt·ande fontanella. Per la terapia raccomanda la profil1l$Si come ncJlc altre malattie infettive. Bencllè cura abortiva non si dia, non vuole che si segua un metodo semplicemente aspettante, potcndosi con una terapia sin.t-<>matica razionale esercitare favorevole influenza sul ,decorso dellll. malattia e su molti fenomeni subiettivi ed obiettivi.


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P erò confessa che nello stll.to attuale non si l>Otrebbe deciderese questa cm·a abbia qualche effetto sulla mort~Utà. Il metodo antiflogistico limitato alle sottrazioni locali di sangue c a.Ua vescica di ghhtccio sulla tésta e lungo la colonna ver tebra!o è quello da cui ha ottenuto i migliori r esultati. Esso diminuisce la ipcremia intraccfa.lica, calmp. la cei:'tlea, l'agitazione, il delirio, induce la quicte' e<l il sonno (1). Nel mercurio raccomandato sotto forma <li pomata cinerea o di calomelano allo scopo di limitare la diffusione della flogosi c la essudazione nello meningi non ha gra.n tìducio., però non lo vuole proscritto in mancanza di l'imcdi yiù efficaci. La cura antipiret.ica con bagni fr eddi c alte dosi di chinino trova raramente indicata perchè 11er lo più la febbre si mantiene ad una media a.Itezza. Medicamento indispensabile della mcningite epidemica chiama. la morfina, per la effica.cia che In\ pronta e sicura contro lo. cefalea, l'agit!Lzione c l'insonnia. Per favorire il riassorbimcnto dell'essudato a stadio inoltrato della malattia raccomanda lo iocluro di potassio.

E. R. Malattie dei nervi cerebro·spinali perifel'lci. Il dottor l'~rb ba tolto a trattare delle malattie dei nervi cerebro-spinali pcrife1·ici. Premette come anche ogg-i sia mestieri attenersi alla antica divisione delle malattie nervose in lesioni funziono.li c lesioni o1·ga.niche, poichè, non ostant.e i progi·essi della lJatologia dei nervi, poco passo h anno fatto fino acl ora le cognizioni anatomo-patologiche, bèncùè però molte delle malattie che già erano disposte nel primo gruppo vadano ora annoverandosi

(1) All'oggc l.t.o tU minor:u-e l~ iporemi• inlriiCrànico vc(lrci volentieri Sl>oriuwntato il , ÙrQlnUrO di pol••~iO ad n] la dose, j] qllaJe, se<:Ondo dimostraTOn<> lo OS\)erieuze dci dottori )Jarlin, Damourotta o P6h·oL ba per effetto di moilcrar& l'••ioue o.iroolatom o pro<lurro <:<>•lrizione dello hmicbo vafl<:<llari, o più p:.rticolarmen w di quelle dei v3si lutraèranici come O>servò il LaYinski mettendo allo scòpe.-lo 11ei cooigli le momhrauc co1·~br;.li. Si sa poi che il bromuro di pot:t..no ~ con mollo vnntaggio usato dl\gli ocnlisti noli:. nevrite Ottica, anche quandO di Orib.jnQ centrale. Ciò pl\riUi j)<)~Fa date Al)ÌmO n farne ]& prova att<;bc nella melliugik


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nel secondo e siOJ spern.bile che in o.vvenire se ne possa fare una sola categoria. Comincia questo studio con le lesio1ù funzionali dei nervi periferici o nem·osi di sensibilità. E innnnzi tutto stabilisce~ secondo i principii fondamentali della nnatomia patologica~ che tali morbose alterazioni debbono manifestarsi in modo analogo à quello onde si esercita la. funzione normale dell'apparato sensitivo. E quindi esamina il modo con cui si produce la sensibilltà normale, e come ne del'ivino sensazioni diverse per qualità ed intensità, e come sulle stesse condizioni etiologiche riposano le alterazioni patologiche clelle nostre sensazioni~ che costituiscono il carattere essenziale delle nen-osi di sensibilità-. Quindi anomalie nella ~tensità delle sensazioni c anomalie nella qualità. Le prime possono procedere 1• ch~UIHt altcra~ionc della sensibilità. dell'apparato sensibile che è aumentata. (ipereslesia) o diminuita (allestesia), e questa alterazione può aver seùc sia presso la estremità erminali dei ner"vi, sia. in un punto qualunque dei ntml conduttori, sia. nell'organo sensibHe centrale; 2• da alt~razi<me della (or sa ckllo sU'molo c ì111iù frequc!ltcmente da (orti stimoli attOI"'nali; e questi ora sono esterni (traumi, freddo, calore, agenti chimici), ora in temi (flogosi, ipercmie, alterazioni di nutrizione, neoplaSlni, ecc.), cla cui si originano quelle sensazioni dette comunemente spont:mee. Le anomalie di qualit-à o pareslesi.e, (sensazione di formicolio, pt w·ito, 1·onzìo agli orecchi, bruciore, ccc.), dice quasi sempre provenienti da stimoli interni, che parimente possono agire sulla parte perifedca centrale o in qualche punto dci rami conduttori. Passa in esame alcune leggi fisiologiche che regolano i processi dello apparato sensitivo, le quali conservano il loro valore anche in condizioni patologiche e possono offrire importanti spiegazioni ; tali la legge delle~ trasmissione isolata, la ler!f!e di pt"Oier:ione eccentricct~ la legue eli simpatia o d'ifradia$ione, finalmente lo. legge di riflessione. Discorre delle sensazioni obbiettive o subbiettive, o quindi si volge alla analisi del•dolot·e. Per dimostrare che il dolore non ò costituito da una deter-minata qlwlità di senscu:ùme ma solo da an det-erminato grad{), cit3. la esperienza che si fa esercitando Ul'la compressione graduale sopJ'O. una parte del corpo o met-·


704 tendo a contatto_di essa un oggetto la cui temperat.ura si elevi fino a cagionare un vivo dolore, da cui risulta che aumentando gradatamente la forza dello stimolo si arriva ad un punto, oltrepassato il quale il processo irritativo è accompagato da dolore, senza che siavi nn limite preciso in 1:ui l'una .sensazione si converte nell'altra. E conchiude che la spiegazione la più semplice che si })OSSa ~are del dolore è di eonsiderarlo come una reazione della facoltà senziente contro ogni processo irritatir o di insolita o soverchia intensità, nò esseni ragione ad ammettere che i dolori patologici abbiano una maniera. di sviluppo speciale diversa. da quella che ci viene moslrata dalle semplici esperienze fi siologiche. I n prova della grande importanza che vuolsi attribuire alla sostanza grigia dell'organo nervoso centrale ricorda le esperienze dello Schilf, il quale ha riconosciuto che le sensazioni t.attili vengono trasmesse al cervello per mezzo dci cordoni bianchi poste riori del midollo spinale, mentre i condutto ri delle sensazioni do lorose risiedono nella sostanza gl'igia. Se .p oi veramente esista una separazione fra i rami conduttori delle sensazioni tatt.ili e di quelle dolorose, o se in vece a causa di st.imoli i ntensi capaci di generare il dolore avvenga nella sostanza. grigia del midollo spinale un particolare mutamento diverso dalla. fa.colttt di trasmissione, è tale quistione da doversi ancora lasc.iare indecisa. Esamina qui di nuoYOle due condir.ioni da cui è destato il dolore che sono l'accresciuta intensità detta

azione stimolante e ìc' esagerate' sensibt1ità dell'appar·ato sensilivo (iperestcsia.). Oziosa chiama a questa ora ogni discussione circa l'essenza speciale dd dolore, che non è JlOSsibile stabilire una soddisfaceute teoria del dolore fi ntantochè non avremo cognizione dci Iliù reconditi processi molccolari a cui questi fatt i sono legati c soprattutto fìntantocllè ci mancheranno i dati uccessa.r i a risol vere i problemi fisiologici che li riguardano. Indica. però come meritevole di attenzione la ingegnosa ipotesi del Gric- • singer che ripone l'essenza del dolore in un disordine di organizzazione del nervo in un qualche punto della sua lunghezza. Ma ancl1e in questo ca.so, osserva, non può trattarsi che di cambiamenti molecolari inaccessibili a.Uc nostre ·investigazioni ; c poichè oggi si ritiene che ogui processo irritativo sia accompa-


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guato da tali cambiamenti molecolari e non è possibile st<tbiliro

una. esatta linea di separazione fm questi cambiamenti molecolarì fisiologici e quei disordini di organizzazioni che sarebbero ìa causa del dolore\ ne deriva da ciò che anche questa ipotesi non fa progredire di un passo le nostre cognizioni. Ed aggiunge' che dess.a non sarebbe pure suffi ciente a dare ragione di certe sensazioni dolorose, nelle quali non è in akun modo ammissibile un disordine di organiz7.azione di una cert.-t durata. Dopo queste disquisizioni stù dolore in· generale\ discorre brevemente del dolore nevralgico\ con che si apre la strada per entrare nell'argoniento delle nevralgie. Comincia dalle nevra.lgie in geuerale. Dimostrato come nel presente stato di cose sia impossibile porgere una esatta definizione della nevralgia,\ e come non sempre sia facile distinguere le nevralgie essenziali o idiopatiche da quelle dette sintomatiche, fissa i caratteri essen7.iali c secondari di queste malattie per quindi passare alla etiol!>gia. Prima fra le cause predisponenti nomina quello stato dell'organismo, ora ereditario ora acquisito, detto disposizione netwoJ!atica, la quale f!t che gli individui che ne sono forniti vadano soggetù nel corso della. loro vita ad ogni maniera di affezioni morbose nel dominio delle funzioni sensitive motorie o psichiche; considera poi la disposizione che muove dalla età dal sesso e quella più speciale della attività sessuale, mostra la influen;~a della educazione, insistendo particolarmente sul danno che deri:va da una falsa e duca;~ione religiosa.. Fra le cause che dis pongono alle nevralgie annovera pure le alterazioni generali di nutds:ime quali l'cmemia, gli stati cachettici che seguono a certe malattie organiche, allo sviluppo dci tumori eterologhi ; la senescenzà precoce c:he spesso tien dietro allo abuso degli alcoolici, o può essere effetto dei patemi d'animo, della miseria, delle eccessive fatiche, ecc. Rammenta fra le cause occasionali particolarmente quelle di natura meccanica o trmtmatica c:he agiscono direttamente sui nervi sensibili e le alterasioni anatomo-patologiche di essi nervi. Osserva che le nevralgie che dipendono da causa puramente meccanica debbono più specialmente la loro origino ad alterazioni degli organi o tessuti limitrofi ai net·vi, e sono esse frequenti nelle lesioni del periostio e delle os;;a, a cagione appunto degli


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intimi l'apporti che i nervi hanno con le ossa. Annorera altri tumori che agiscono in forza della pressione che esercitano sui nervi, gli aneurismi, le varicosità o dilatazioni venose, le ernie. Accenna al modo d'agire scon_osciuto del r affreddamento, cnusa. fre<tuenle di queste malattie, e di certi inquillamenli qello. mnssa. sanguigna, quale principalmente la infezione da malaria. A>vcl'te iJOi che non tutte le nevralgie che seguono :l.ndalUento tipico o cedol\0 al chinino sono di tal na.tura; cosi specialmente le reumatiche che solo quando banno tipo tei-lanario o quartannrio si possono con sicurezz:~ tenere dipendenti da malaria. Anche la. sifilide ò cnusn. di nevralgia , da non confou<lers-i coi dolori osteocopi. l'ra. le intossicazioni speciali ricorda quelle del piombo, tlcl rame c d!ll mercurio, e fra i veleni vegetali l'alcool ed il taha<'CO. Cita come causa infl.uentissima. nello sviluppo delle nevro.lgic le malc~ttic defili ()'I'{J(tni cent1·ali del sis~ma 1tervosn, la cui a~ionc é traSl)Ortata in yit·tù delia. legge di proiezione eccentrica sui ncni conduttori petiferici. E finalmente fa menzione di quelle nevralgie che procedono da. i1·t·itaeio11-i dertli o1·,qani periferici, di cui il modo di agire ò sconosciuto. A questo riferisce le nevralgie che seguitano a soverhio affaticamento della visht, a c.'lrie dci denti, a malattie o iiTiiazioni degli organi genitali cd nltl·i organi o visceri. Scendendo alla anatotuit~ patologica e patogencsi delle nevralgie, dopo avere ripetuto che nulla sappiamo intomo le speciali ed essenziali alterazioni dell'apparato nervoso sensibile nelle nevralgie, che queste il.lternuoni sfuggono ai mezzi d'investigazione che ora pos~'>eùia;mo, e che ~c altcra.zioni riscontt·ato pelloro grnn numero e varict:ì. non possono costit.ure la condizione essenziale della malattia; osset·vn però che, mlllgmdo i rcsultati negati\'i, non può essere certezza assoluta elle in vilo. non abbiano esistito certe alterazioni lievi e pa?segg.iore, como it)eremie, lievi b·nsndamenti cd edcmnzie. nè è affatto insussistente la opinione da. molti appoggiata. che ogni neH:ùgin. abbia per fondarn<'nto uno. lieve nevritc. Dal fatto cb.e i dolori rjsveg_liati in conseguenza di il'l'itazioni dirette sui nervi sensibili ditferiscoJlo essenzialmente dai dolori nev1·algici, trae la conclusione che la neHalgia è qualche cosa di essenziahncnte diverso dalle impressioni sensibili l'i-


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svegliate direttamente cd immediatamente dalla stessa causa che determina la nevralgia. E si ccome i fenomeni principali della nevralgia sono in tutti i casi fra loro ~omi glianti, ne deriva l'ultra. conClusione che sotto la influenza dei più svariati agenti causali l'alterazione che soffre il nervo è sempre una cd identica. Ed ignorandosi veramente in che cosa consista questa. condizione particolare del nervo, bisogna esser paghi a questo che In. nevralgia è una particolm:c c determinata. forma di alterazione nutritiva dci nervi dcll'a11Parat.o sensibile. Passando sopra tutte le altré teorie intomo allo. esscn:~.a delle nevrnlgie, prende in speciale disamina quella. di Anstie, secondo la quale ogni vem. nevralgia avrebbe la propl'ia sede nella radice posteriore di quei nern ove è sentito il dolore, c l'alterazione specifica consisterebbe in una. a.lrofia delle radici posteriori o clcJle fibre centrali ed apparecchi gangliona.ri limitr·ofi. Questa idea gli semllm ammissibile, proba.bilc anche per alcune specie di ncYralgie, ma non appoggiata dn. alcuna com·incentc lH'oYa. E lo stesso dice dell'opinione di Benedict, secondo cui tutte le ncnalgic, almeno le periferiche, sarebbero conseguenza d'una lcggicro. nenite, opinione che per ora non può essct·c complctnmcutc ammosstt nè rifiutata. Tratta. la sintomatologia, presentando un quadro gcneraleùclla. malattia c descriYenclo un accesso nenalgico tipico, per quindi passare alla analisi dei sintomi in particolare, comiuciaudo rlal <Ìlolore. Discute la questione dci punti dolorosi, i c1uali, a l pari di Rombct·g, Schuh, Ha.sse, Eulembm·g, Trousscau., Anstio, ccc., a ssicura che in un gran numero eli casi non è possibile riscontrare, malgrado il più minuto cd attento esame, c quanto al loro valore patologico e alla loro patogenesi, dichiara che siamo tuttora completamente all'oscuro. Esamina le opinioni eli Londcr, Anstie, Eulem~org, e conclude non aversi prove irrecusabili che dipendano più da una che ùa altra causa., essere anzi probabile cbe ora l'una ora. l'altra ''Ì concorrano. Studia poscia. il valore dci fe~~omeni ctmcon~ilcmti, cominciando dai sensibili, primo dei quali In. il'racliazioue del dolore sopra. altri nervi sensibili, che crede non possa spiegitrsi altrimenti se non ammett.endo che le irritazioni delle cellule ganglionari nella. sostanza grigia dell'organo nervoso centrale, in Yirtù delle mol-


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teplici connessioni che queste hanno fra loro, si cliffondano nelle cellule ganglionari non primitivamente affette ~ quindi per la. legge della proiezione eccentl'ica vengano trasportate alla periferia. Espone in questo luogo la dottrina di Kothna.gel, secondo cui nelle nevralgie delle estremità dci nervi si riscontrerebbe 'sP.mpre c sen~r.a eccezione una alterazione della sensibilità cutan ea (iperalgesia o anestesia), e questi fenomeni starebbero iu rapporto con la durata della nevralgia, in pxiucipio iperalgesia, più t.arcli diminuzione della sensibilità. L'autore ha verificRto in generale l'esattezza delle osservazioni di 'Nothnagel, ma pet·ò si è imbattuto iu casi particolari che erano indubbiamente di vem e pura nevralgia, ed in cui, malgrado le più esatte c minute ricerche, non fu }lOSsibile riscontrar e nè ipet·estesin. nè anestesia. I fenomeni mot01·ii concomitanti distingue in· quelli l:he si producono 11cr influenza diretta (nei nerl'i misti) c in quelli per via indiretta o riflessa, gli uni ma.nHestant.isi sotto forma tli fenomeni convulsivi prima, p.iù tardi paralitici; gli altri sempre cQme fenomeni esclusivamente irritativi. I (enom.tmi -vasomotori concomitanti si 111anifestano ugualmente dap}wimu. come fenomeni di eccitamento (spasmo delle tnnicbc muscolari dci vasi, pallore della pelle) c poscia come fenomeni paralitici (rossOl'c e tumcfa:.:ione della pelle e mucose, alterazioui tronche e secrctorie), c panno pure aver luogo 1)er azione diretta o riflessa. La stessa cosa ripete a uu dipresso circa ai (eMmeni .secrelorii ctl ai (enome1~i trofioi concomitanti. In due gmpl)Ì clisLingue le alterazioni trofiche: 1• Alterazioni semplicemente qualitative c quantitative della nutrizione ùci tessuti1 come il cambiamento eli colore e perdita dei capelli, l'aumento del loro numero e grossezza, lo ingrossamento dell'epitelio sulle mcmbi·anc mucose, l11. ipertrofia, l'atrofia di vari tessuti. 2• Altet·a.zioni più complicate per lo più di natura. ftogisti.ca., quali il semplice eritema per paralisi vasomotoria, la cresipela., l'orticaria, il pem6go, l'erpc;; zoster, il quale sembra verificarsi per lo I>iù uclle nevralgie sintomatiche dovute a gravi lesioni dei rami nervosi periferici. Avvolte però che il rapporto fra lo soster e le nevralgie è assai limitato. Soltanto pochi casi di nevralgia sono accompagnati dallo ,


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zoster (in 146 casi l'osservò solo tre volte). ) Ia soggiunge che in tutti i casi di zoster in cui fu eseguito l'esame microscopico si dscontrarono lesioni nei nervi e nei gangli spinali, c perciò conclude che lo zostcr è un fenomeno intimamente· legato a lesioni del .sistema nervoso, ma non carattcristieo nè esssenziale fenoJnéno delle nevralgie. Rammenta come appartenenti a questa SJ>Ccie di alterazioni l'erpete della. conlea, l'oflalmùe neuropam litica., l'irite, ilglmtcoma d'origine nevralgica, la nevt·algict del trigernino. Di queste alterazioni trofìehc non crede facile la. spiegazione. Avvisa. che por molte non si possa fare a. meno di ammettere l'esistenza di nervi trofi.ci, del cui eccitamento sarebbero la. conseguenza. Però non esclude che talun e eli queste alterazioni possano dipendere da. altre ragioni, quali l'a:tione vasomotoria o la. diffusione di processi ncuritici segnalata da Fricdreich. Una spiegazione dei parossismi nevralgici non crede per ora si possa dare; quella che si vuole clerivata dalla stanchena subentrante alla. anormale eccitazione, avere buone ragioni per non rifiutarla. affatto, ma non esse1·e al tutto sufficiente e certamente non applicabile a. tutti i casi. Dopo aver detto del decorso, degli esiti delle nevralgie, si ferma sulla diagnosi loro, riassumendone i sintomi principali o indicando i crite•·i per distinguerle dal reumatismo muscolare, dai dolori dipendenti da intossicamenti cronici per alcool, mercurio, ecc.; dai dolori osleocopi, dalla i1'1·itazume sp inale, fenomeno isterico con dolori nevralgifonni vaganti cd una eccessiva. sensibilità di talune apofisi spinose sotto la pressione. Quanto a stabilire la sede delle novrnlgic, se, cioè, centrale, periferica e lungo il corso del nervo, osse1·va che, allorquando mancano criterii obiettivi e vcrameut.e fondamentali, devesi ccrca.re di tmrre una conclusione dal complesso e indole dei diversi sintomi, dalla presenza o assenza eli taluni altri fenomeni concomitanti, dalla esistenza o mancanza. di sintomi indicanti una contempora-nea affezione degli organi centrali, ecc., e tener conto quanto più esattamente è possibile di tutto il conedo dei fatti che possono fomire materirL a formulare questo giudizio. Molto apprezzabili per ciò la diffu.sione del dolore sopra un ramo isolato o sopra vari rami d'un tronco nct'Yoso ed i feno-meni concomit-


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tanti eli varia natura, specialmente quelli d!ordine motorio o va.somotorio, facendo essi segno che la sede è periferica quando sono circoscritti al distretto del nervo colpito dalla affezione nevmlgica. Conclude che in questa determinazione della sede della malattia bisogna tener conto di tutti i J?OSsibili criteri, quali sono le cause della medesima., i resultati avuti dall'esame obiettivo, i sintomi presi isolatamente, i fenomeni concomitanti, il modo tlelloro avvicendarsi e la loro durata, l'andamento generale ,della malat· tia, ecc. · Per ciò che riguarda la ierarìia, fa molto assegnamento sulla profilassi, che vuole rigorosa in quegli individui che hanno una particolare disposizione per le nevralgie, ed in coloro che ne soffrirono allre volte. Utile la profilassi anche per preservare dai parossismi. Non meno importante il soddisfare aUe indicazioni causali ; come se ne ha esempio nelle nevralgie che derivano do. traumi, da presenza ·di corpi estranei, da tu1uori; in quelle da malattie organiche degli a.p1>ài·ecchi centrali, da ncvri te; o che hanno per movente le cause reumatiche, l'anemia, speciali discrasie o cachessie, principalmente quelle per malaria. Insiste onde combattere energicamente la disposizione neuropatica coi mezzi che tendono a corroborare il sistema nervoso con un acconcio regime dietetico e un convenicn te metodo di vi t a. La indjcazione del morbo' c sintomatica tro,·a pure soccorso nella alimentazione e nel genere di vita, nel moto moderato al· l'aria libera, nelle abluzioni fredde e nei bagni. Quanto ai mezzi curativi proilriamente detti, di cui il modo d'agire è ignoto, fa speciale menzione della elettricità nello sue diverse forme, dei narcotici specialmente usati col metodo ipodermico, e di qnci ri· medi del ti nervini che l'espcriCJV-a ha fatto riconoscere utili in molti casi. E fra questi cita in primo luogo l'arsenico, poi i pre· parati di zinco ed altri composti metaJlici, il fosforo, i marziali, la china, H bromuro di potassio, l'ioduro, ed atcnni rimedi tratti dn.l regno vegetale etl animale, quali l'olio di trementina, la valeriuna, l' assa fetida, il castor o. Pouo fra i più efficaci ed impor· tanti antinevralgici il f1·cddo, eccellente per attutire I.a scnsibi· litù dei nervi, e come antifiogistico. l revulsivi s tabilisce che in


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senerale n on convengono che nei casi lievi o recenti, specialmente di natura reumatica.. Rammenta come uno dci piò preginti ed energici stimolanti cutanei il penncllo cd il moxa elettrico, e fra i rubefacienti le frizioni con l'olio di trementina e la pomata di Yérntrinn. Stima ragionevolissimo provvedimento in molti casi di nevralgie periferiche l'impedi1·e che la eccitabilità dolorosa venga trasmessa al cervello. La compressione da proscriversi come d'azione oltremodo incerta e dannosa nella. maggior parte dei casi, la neurotomia e la ueurcctomia da operat·si esclusivamente sui neL·vi sensibili, benchè anch e nelle nevralgie centrali abbiano talvolta sortito felice risultato, e cita in proposito le os. servazioni di Nussbaum, Schul1, Patruban, \Vagner, Nélaton, Gross, Pedratzi ed altri, i quali hanno questo fatto posto fuoli di dubbio. E credo che il potente stimolo periferico dovuto all'atto operatorio sia la causa dcll'acqnct.ru-si della nen:ùgia, che l'operazione cioè, a guisa. di un forte controstimolo s ulltt pelle, agisca come un energico alterante sul sistema nervoso cd arreC'hi in tal modo, almeno temporaneamente, la guarigione. E così pure spiega. il fatto dì guarigioni di nevralgie successe alla l"Cliezione di alcuni rami nervosi situati in distanza. Dichiara però che la ncurectomia o almeno i più pcl'icolosi processi di essa debbono essere posti in opera. soltanto in quelle gravissim e ne"\Talgie che sono accompagnate da dolori strazianti ed insopport~tbili, ed a cm con nessun altro mezzo di cura abbiasi llOtuto recare alle,·ìamcuto. Fa cenno per ultimo dell'espediente che co nsiste nell'impedire l"afllusso del sangue arterioso alla parte malata, citando le osservazioni di Trousseau cbe con la sczioue dell'arteria tcmpornle ed occipilMc ha più ''oltc ottenuto eccellenti rcsultati iu affezioni neVL"algicbc della testa. Menziona puro la lcgntunt clclln carotide csegtùta dal Kussbaum c Petruban in gravissime ne\'ralgic del volto, e il denudamento c tot·i;ìouc dci uc1Ti )l('riferici invasi dal processo morboso, cou cui da Nusbawu fu guarila, una contrattura doloroso. accompagnata ùn anestesia ùcll'estrrmità inferiore sinisl.t'a, dnl Oàrlner un'antica dolorosa c paralitica contrattura muscolare del bmccio destro, c dal Pctruban una i schialgìa grave e ribelle. An-et·te molto rngìoncvolmeute cbe a


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RIVISTA BffiLIOGRAFICA

questi eroici e pericolosi compensi non debbasi ricorrere che in casi al tutto disperati. Espone finalmente alcune osservazioni generali intorno al piano di cura da seguirsi nel corso delle nevralgie, per poi passare alla descrizione delle nevraÌgie in particolare in cui l'autom non fa, si può dire, che in gran parte ripetere cd applicare ai singoli casi le cose discorse sulle nevralgie in generale. E. R.

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P. E. l\:lA:oAYJtA Colon-nello m edico, t~~tm&t·o dèl Comi/J.<lll di ~tmifrì nu'litare.

Il Scdattorc

Dr FEDER I C O Tosr Capitano medico


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I PRfim TRE MESf DELLA VITA llU1ITARB CONSIDERAZIONI ETIOLOGICHE ED :il~PUN'l'I CLINU')I

I. Allorchè il giovane, chiamato llalla legge a pagare il sno tributo alla patria abbandona la casa paterna. c con essa le abitudini, gli interessi, gli affetti ehc lo legano alla vita di famiglia ed entra nella milizia, egli s'inoltra in un nuovo ambiente, comincia a vivere in un mezzo !lUO\;o, il quale, se da una parte è acconcio a sviluppare le sue forze fisiche, ln, sua. complessione, la sua attitudine al mestiere delle armi, dall'altra è cattsa di molte infermità. che probabilmente non avrebbe incontrate se questo cambiamento tli mezzo non si fosse. avverato. Non è più la vita metodica delle officine, la vita tran· quilla della campagna, la vita pacifi.c.:1. del domestico focolare. È una vita che deve servire di preparazione alla guerra, quindi tutta, artificiale, tutta sforzata cd in questa preparazione che è essa stessa una hmga battaglia, molte difficoltà bisogna sormontare, molte lot~ bisogna sostenere contro nuovi agenti morlwsi, contro uumerose cagioni d'infermità.


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I PRiliH TRE !\!ESI

In questa lotta molte vittime rimangono per Yia, molti abbandonano il campo e ricoverano malconci nella vita domestica c già da qualche tempo la statistica ha segnalato una sproporzione fra le mortalità degli ospedali militari e quella del restante della popola1.ione ...... (1) . A 110i modici militari durante In. l)::tee incombe un o})bligo ~at;rosanto: studiare, indagare sveln..re le cagioni morbose che come subdoli nemici minacciano la salute dci giovani soldati, sceverare quelle inseparabili dal mestiere delle armi·e neutralinabili colla sola abitudine da quelle ch_e sono legate a condizioni transitorie c removibili c che perseguitandole incessantemente si può sperare di vedere un giorno svanite. Nell'esporre il reperto delle tabelle nosologiche di un riparto di medicina dell'ospedale di Livorno durante il P trimestre del l875, farò precedere la relazione delle malattie curatevi da alcune considerazioni etiologiche certamente non peregrina nè nuove, ma che serviranno a richiamare alla nostra mente una verità che non va dimenticata: che doè l 'accomodazione degli organismi nuoYi alle difficoltà della vit.'l militare non si compie con quella colerità. c~e a prima Yist:J. si potrebbe suppone e che so a questa difficoltà di accomodazione si concedesse maggior tempo e studio piì1 accnrato, molte malattie si ·vedrebbero scemare se non scom}Xtrire. I•; per non :por tempo in mozzo comincio la rassegna di questo cagioni morbose della caserma, primo asilo del soldato. ( 1) Secondo le notizie statistiche compilate dal tenente colonnello mc· . dico dottor Baroffio nel h·iennio 1371-72·7l$ e pubblicate dal ! i ini· stero della. guerra, la mor talità dell'esercito sarebbe del 9 : 1000 il nn· mero dello riforme tlel 6 '/, : 1000. Nel 1874 ~ccondo il colonnello medico dottor Cerale, i riformati dei soli soldati anziani arriverebbero nl 12,4: 1000 cd i morti nell'anno aU'11,52 : 1000.


DELf,A \TfA MILT'l'ARE

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Quant)lnque la nostra popolazione nelle ]Jiccole borgate e nelle popolose città sia malissimo alloggiata pure a quell'ambiente è già al.litnata dalla na~cita e non ne risente gran nocumento. Quando poi dalla domestica abita7.ione si passa agli alloggiamenti militari, il mezzo nuovo comincia a divenir molesto e finisce per riuscir penoso. Non si può più aprir la finestra quando si fiuta l'aria corrotta; non si può più chiudere una porta quando una corrente ci ferisce; la stessa copertura non riscalda tutti egualmente; lo stesso Ietto, che è un lusso per quelli clw non l'avevano, è nn supplizio per quelli che l"avevano migliore; l'incerta luce della lampada disturba gli uni, offende gli altri; chi è obbligato ad attraversare lunghi corridoi per recarsi alla latrina e chi l'ha a troppa vicinan7.a del letto; il suono della tromba rompe a molti il sonno prima che le sue forze siano ristorate. E fin qui sono soltanto piccole molestie inseparabili dalla vita in comunione, ma che per tanto cominciano a -deprimere il morale dei giovani c producono un primo rim])Ìanto del tetto natio, che solo l'educazione, la voce del do-vere può far taC(Ire. Disgraziatamente però ad onta della savia disposizione di far presentare le nuove classi ai distretti in due o tre riJlrese, questi non sempre diS})Ongono di caserme adatte ad alloggiarne com·cnientemente neppure una parte, e non sempre il regolamento d'igiene sulla cubatura necessaria alla normale respirazione e sulla' dovuta d.ist.anza. fra letto e letto può essere applicato in tutto il suo benefico spirito. E questa dura contingenza spesso non finisce al distretto -che anzi quando le reclut-e giungono al reggimento rimangono tutte alla sede per un mese o due, e vi riempiono soverchiamente le caserme , :finchè finita 1a vaccinazione e la prima istruzione, una parte di essa non venga spedita ai


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I PRiil.ll TRE )!E:)l

battaglioni distaccn,ti come accade per una buona parte dei nostri reggimenti. Frattanto l'agglomerazione di molti uomini in siti ristretti e mal costrutti produce um~ lenta attossicazionc c~rbonica che si rivela. col dolor di capo al mattino, col facile -romito e con la prostrazione di forzc 1 e<l ecco iniziata una prima disposizione a molte malattie adinamiche. Che diremo poi dei contagi trasportati dalle dire1-se provincie in un unico sito e messi a fermentare in condizioni così opportlme? La riconeuza del vaiuolo, morbillo, scarlat. tina; risipola, ecc., all'epoca dell'arriro delle classi ne ò una prO\"a evidente. Seconda fi·a le cagioni morbose ò il cambiamento di clima elle nella stagione invernale è veramente sensibile. Llt climatologia d'Italia è così fatta, che mentre le liuee isoteri· che sono poco oscillanti fra una pro\'incia. ed un'altra, le linee isochimene hanno sensibilissime escm-siooi. Nell'estate le regioni piil calde sono temperate dalla ricinanza del mare e dove CJ.ltesto manca le diJl'ercnze termiche sono di pochi gradi; ma ne)}'jll\•erno si possono Yedcre individui trnspor· tati da una temperatura di - 10 centigradi (Torino, Alessandria, ecc), -ad una temperatura di + 10 centigradi (Napoli, Palermo) e viceve1-sa. l~ impossibile che coi nostri mezzi di traspo1·to, vagoni (li 3" classe mossi all'a per !.o, copcrt:L dei bastimenti, ccc., non si contraggano numerotle malattie nel trasferimento da una regione all'altra, è impossibile che individui abituati a ripararsi in un modo qualunque dal freddo invernale del paese natio non soffrano per simili cam· biamenti quando tutti i mezzi di difesa sono per lo meno Yariati, quando il genere eli vita è totalmente cambiato o tutte le abitudini radicalmente scosse in un colpo. Ma, si dirà : l'alimento riparatore che si fornisce ad uo-


DELLA. VITA àliLI'rARB

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ntini abituati a cibarsi molto parcamede, l'introduzione di sostanze proteiche nel ritto cti quelli che prima si nutrivano (li cereali poveri di azoto, di erbaggi, ecc., aumentano la re· sistenza organica contro le malattie. Quantunque il capitano Malaguzzi co11 uno studio accurato sull'alimentazione degli eserciti abbia mostrato che quella del nostro non soddisfa ancora le moderne esigenze igieniche, possiamo ritenerla, fino ad ulteriori miglioramenti, se non ottima, appi·ossimativamente buona. Pur tuttavolta, hmgi ·<lal raggiungere lo scopo della snffìcieute riparazione orgaJlica nei primi mesi della. ,~ita militare, è essa stessa una terza ca-gione di malattie. Quel pasto 11niforme e regolare a .cui pochissimi dei nostri coscritti sono abituati, viene divoJ·ato nei primi giorni dai più, trascurato dai meno; ma bentosto la novità stanca, si rimpiangono gli erbaggi delle cam1lagne, si ricorre alle insalate fatte in cantina, a mille stra:ni wmmestìbili venduti nei pressi delle caserme e della piazza ~'arme, la nutrizione cliviene insufficiente, ed a misura che crescono le fatiche si scema la corrispondente riparazione organica. Solo dopo qualche tempo l'abitudine, il bisogno, l'ordine consigliano a riprendere alle buone il gamellino e la marmitta esposta nel cortile per distribuire ai poveri quello che avanza sì abbassa di livello. Ma allora il danno primo è già prodotto, le dispepsie, le diarree, le coliche, i cat~ni gastro-enterici han già diradato le file dei reggimenti per riempiere i letti delle infermerie e degli ospedali. Quell'istesso :vitto che è appena sufficiente per la vita normale del soldato già fatto, non lo è per quello che entra nuovo nella nta militare; non tutti Yi gitmgono con un conveniente stato di nutrizione, non tntti si nutrono egualméu~ dell'istesso cibo. E questa terza cagione morbosa: l'a· limento si complica co~ la quarta più potente dì tutte, l'esa-


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l PR.E\H TRE :.l.fl::8I

gera,zione dello sforzo muscolare ·e respiratorio non semJ)re in relazione coi p1)teri fisiologici e con le abitudini dei singoli individui. Ogni uomo che lavora per un .mestiere qua.lunque, fosse anche quello penoso della vanga., suhordin~ sempre i suoi movimenti alla propria volontù, e senza avvedersene misura, il lavoro dalle proprie forze, e queste ripa:ra con un breve respiro preso a tempo, con un riposo proporzioniLle al consumo di forza viva. Così ogni indiyiduo ha una diversa capa.cità. di lavoro, ed i capi officina i padroni delle terre srmno riconoscel'la con precisione scegliendo gli li.omini adatti a la· vorare a giornata o retribuendo il la.voro 11er la sua quantità e non pel tempo impiega.to. l soldati' entrati in un reggimento ed assoggel;tati agli esercizi militari, sebbene eli diversa costituzione fisica, sono costretti ad un lavoro uniforme che se è tollerabile 11er la. generalità non lo è per molti. Il villano che al ventesimo colpo di zappa si sente ma.ncare le forze si riposa un momento e poi ricomincia. Il giovine soldato che si sente rtllenito dopo un dato numero di passi per riposarsi deve attendere l'alt'. Se lo sforzo muscolare delle braccia congiuui;o a quello della voce nel ma.neggio d'arme a.niva al massimo di tensione non. può smetterlo senza il comando 'Ù~ t·ipos" . (tuaodo c1uesto momento sospirato giunge, se una corrente <l'aria fredcla lo molesta non può schenuirsene, ed il petto affaticato a.spira sovente il gelido soffio di bo\·ea.' Ecco la cagione di molte bronchiti, pleuxiti, polmoniti che trovando alcuni organismi già. deteriorati in parte dalla lentt attossiGtzione carbonica, dal vitto non abbastanza riparatore, trova.ndone altri àhb~tttuti aana miseria antecedente anzichè risolversi assumono un corso protratto e mietono molte vite. 5iemeyer riconosce ù1fatti facili le polmoniti negli organismj


DELI,A VITA :mLI'l'AltE

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affievoliti e Wi.mél.erlich ne accagiona altresì i riscaldamenti e le fatiche eccessire. Anche quell'esagerazione dell 'azione muscolare e respira.toria, che è comportabile col genere eli vita e indumento del soldato, non lo è pel coscritto. L'accomoda.zione degli organismi non: si ottiene nel ln·e.ve tempo concesso a.ll'i1>tnl'l.ione delle reclute, come l'acclimatazione non si compie con la cJlerità del vapore sul (tllale vengono trasportate. Altra cagione di malattie è la gran di;,parità negli organismi di uno stesso reggimento, per la quale riesce quasi impossibile assegnare a coscritti unn, quota di laroro ~,;he dovendo esser eguale per tutti non rie:>ca esorbitante pr·r quelli che son dotati della costituzione organica minima <:olnportabile col servizio militare. Ossen ando minutamente le malattie di una classe iH nn medesimo reggimento, ho potuto rit rarre la sconfortante (tclluzione che le malattie sono .Piit frequenti e· più grad i;1 quelli che hanno un perimetro toraci~ piit ristretto. Ciò vi conferma la verit~\ onna.i ovvia, che l 'inoppol'tnna. ~celta del soldato è twa potente cagione di malattie c di morti. E la cla!;Se 1854, sulla qua.le si aggirmto le scgucuti osservazioni cliniche, era veramente scadente sotto il 1"<1 :lporto clella co:>tituzi.:me fi~ica. A queste cagioni, che sOli Oconnmi a, tntto l'esercito nei primi mesi che seguono rarruolamenio, non se ne devono aggiungere che poche per compiere il qua<1ro etiologico delle malattie che verremo esaminando, e qneste sono: la condizione eccezionale della caserma del ()go ltlnt.eria, angusta, umida, posta fi·a i canali non sempre limpidi che l'isolano <hlht, città., il dominio dci venti di nord, nord-c5t, il pertinace ri · gore della stagione inrernale, l'tA.bicazioae e costruzione dell'ospedale militare.


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1 PR!ùU 'l'RE

m:sr

Quest'ultimo, situato nel centro di una popolosa città, senza cortili int~mi nè giardini, con finestre cl1e sporgono iu ricolotti angusti ed oscuri, ha le duo sale principali, l"tma al primo, l'altra al secondo piano, conformato a martello, C'On tre lnaccia comunican ti in un centro nel quale v'è una unica stufa pressochè illusoria. L'area di ciascuna di queste due sale è capace di 83 lotti, che in caso di bisognn cre~cono a 93 con l'aggiunta di a.ltri l O nel mezzo. n primo, piano destinato alle malattie mediclw, ha 1e finestre quasi presso la volta, ed uno di questi tre bracci è intersecat.o da tre porte, la prima delle quali si apre in 1m loggiato scoperto - unico svario dei convalescenti - ed in una gradiuata. che porta alle cucino, la seconda conduce al piano superiore continuando questa gradina,ta, la terza alle latrine. S'immagini ora quando e come queste tre porte, dnJlc qtm1i spiravano tutti i venti, si potessero tener cl1iuse, ed in qual modo ne venissero offesi quei nou poclù pulmonici che vi capi~arano di contro. Dirimpetto alle latJ.·ino ed in aperta comunicazione cou esse altri infelicissimi locali ricoveravano circa 50 febbricitauti, e per quanto si avesse cm·a. di tenorvi i }liì1 leggeri, eseguendo frequenti cambiamenti, ognuno può intendere quanti l-Ì passassero la prima ed anche la seconda notte. Che dirò poi delle poche ed anguste camerette riservate alle malattie contagiose? Erano alte trè metri cd avevano un'area di sei metri per lato, ed il bisogno ha costretto a ricovcrarvi fin sei mllrbillosi per ciascuna.. Diciotto metri cubici per indi-· viduo! E se non mi avesse soccorso la preveggenza e la con· discendenza del maggiore medico cavalier Guidotti, antoriz· zandomi a tutti quei mutamenti e pronedimenti che da un momento all'aUro si facevano indispensabili, forse sarebbero cresciuto le vittime in quel numeroso ripnrto di medicina,


721 nel quale la forza giornaliera nel l o trimestre 1875 oscillò dagli 80 ai. 110 ammalati. Tra questi ho scelti quelli di qualche entità, ad oggetto della present.e relazione che riassumo nel seguente prospP.tto : DELl'.A Yt'l'A ì\ULTTA.RE

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Polmonite ...... .. .. . 37 29 24 22 5 Pleurite ............. 4 5 s 4 • Epatite . . . . ......... l • 1 • » 5 ' RiSeipola ....• ... ..... 6 5 5 Yaiuolo ......... ... . 8 2 7 2 "> ~Iol'billo............. 6 3 l 3 • Febbre t~toide........ 1 l 1 » l f\rttite.. ... . . .... . . . l l l l " Gardiol'atie .......... • 2 • l >

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II. Polmonitì e pleuriti.

n numero dei soldati anziani si può considerare come triplo dei coscritti all' arrivo della classe; eppure i primi ha11 dato solo 29 polmoniti, mentre i secondi ne han dato 37. Sommando i morti con i riformati che si possono ritenere come perdite sicure per l'esercito e probabili per le famiglie, si avrà. una perdita di !) sui 29 anziani, quasi nn


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I \'RDII TRE 11ESf

sesto, e di 11 su 3 7 coscritti, poco meno di un tel"'l.o, dati ehe militano in favore della maggior resistmna organica degli anziani, dell'imperfetta accomodazione dei coscritti. Le plemiti non seguono l'i stessa legge; perchè? Se disponessi ~ cifre piìt grandi, azzarderei una spiegazione. Le pleuriti primitive furono tutte reumatiche, quindi ul!a sola cagione le proclusse, e questa agì con minor <1i1fereuza uellc due classi d'individui, giRccllè a Yenf auni si è quasi tutti abituati ai raffreddamenti istantanei; mentre per le polmoniti, oltre alla cagione reumatiu.a.nte, bisogna tener couto dell'allenamento, dello spossamento, dell'es<lgerata funzione degli organi del respiro, e contro questi le due classi d"indi l'idni non sono nelle medesime condizioni. Delle 37 polmoniti degli inscritti, 7 furono eviden temente incontrate in riaggio, e riguardo a. quelle prodottesi nell'ospedale le tabelle 11osologiche mi forniscono i seguenti daLi : l" Cap-orale Auda·l'oin del 4° bersaglieri, entrato il .} 0 dicembre per fe_ ùbri palustri conhatte in ottobre, il 10 gennaio fn preso da polmonite de:;trn. che guar'r completamente; 2° Marino P., soldato del 70° fanteria., entrattl il 1° gennaio con bronchite capillare che duram da 6 giorni, il dì 9 fn rreso da febbre e dolore puntorio. Si titevò pleurite sinistra.; fu inriato in licen1.a, di un anno in segui!.o a ras~egna;

3° Troscc~ P ., recluta del 69° fanteria, entmto per scabbia il 20 f~bbraio, fn sorpreso il l o marzo da una pleuro- . polmonite de:;tra, cil'ebbe esito felice ; 4° Tosi G., soldato del u9° fanteria, entrato la. terza volta per febbri miasmatiche il 28 febbra.io, al 5 marzo ebbe i priini sintomi di Lma polmonite destra; guarì e fu inria:{) in licenza;


723 5° Santimouaco G., recluta del 4° bersaglieri, entrato il 19 febbraio per pleurite sinistra ; aJ 2 marzo era apirettieo, al 5 l'essuclato quasi interamente riassorbito, ma sulla se1•a dello stesso giorno una nuova febbre con dolor costale mi !lxvertl d'una pneumonite destra, che passò a gua.rigione; 6° Forlani A., marinaro del piroscafo Mestre, entrato il 16 febbraio per febbl'i intcrmi ttenti recidive, il 25 ebbe <lolor costale che inclicò una polmonite destra., la quale in seguito fatta-si cronica, occasionò la rassegna dell'infermo; 7° Villano JJti., soldato nel 69° fanteria., entrato il 4 marzo rer febbri iutcrmittenLi , il 7 fu preso da dolori costali, ebbe una polmonite sin istra con defervesccnza. ~tl settimo giorno. Da queste malattie prodottesi nell' ospeè~ale si può argomentare l ':infiuenza che quel locale esercitava sugli a.mnu lati di polmonite, nei quali invece di vedere una forma ciclica, si dovè più volte deplorare la successiva estensione di processo, il passaggio alla cronicità, le in'(ì'l tntzioni cascose, ecc. Mi sia: permessa una ra.pida ras:;egna nol>ologica di queste malattie che in un riparto di mcclicina nella st-agione invernale sono sempre le piìt impon~nti c le piìt muncrose. Le polm,oniti furono: destre, 30; sinistre, 22; doppie 14-. Il brivido iniziale sfnggì poche volte alle ricerche anamnestlche; la tosse, la dispnea più o meno grave, il dolor costale e lo spurgo rnginoso non mancMouo mai . Da qne:.;to tùt;imo ho scoperto in due casi la polmonite che, pe'r esser centrale e limitata, nou clara segn i fisici di sorta. Diffidando del mio orecchio, llo chiamato in soccorso Clnello de'colleghi, ma non si è potuto scoprire nè il soffio tnbario, nè il rantolo crepitante, fenomeni comparsi poi al quarto e quinto giorno di malattia; tanto è precisa la sentmrta del J accoud : t'n seu~ ctachat caract6rise lct pneumonie.


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l PRDil TRE i\IESr

In tutti gli altri casi, l'esame fisico mi è stato fida scorta alla valutazione dell'estensione del processo e delle sue complicanze. Per esso l1o rilevato la complicanza di pleurite in l O casi, la pericardite in tre; cosl ho visto come delle 14 IJolmoniti doppie, sci esordirono tali, od almeno lo erano quando gli aiilllll1lnti entravano allo spedalo. Mi atl'retto a dire, a compimento dei dati statistici, che dei 9 morti 8 app~rtengono alle polmoniti doppie, l'altro morì di plemo· polmonite unilaterale con itterizia grare proceduta da febbri palustri. Ed a proposito d·itterizia, io rho rista decorrere gravis· sima, in concomitanza della pneumonite, sei volte. Nel l o caso l 'autopsia rivelò ]Jlem:o-polmonite ùoppia e pericardite essudatira, fegato voluminoso e congesto (noce moscata). Il 2° n.vo1•a sofferto febbri palustri ed una, risipoln recentemente. Morì il decimo giorno di malattia, ed alla necroscopia si rinrenne opatizzazione grigia e pleurite essudatira a destra, congestione ed edema del polmone sinistro, fegato congesto c voluminoso. n 3° aveva so:fl'erto per molto tempo le febbri palustri. Alla prostrazione generale che accompagnò tutto il corso della pneumonite s'aggiunse un intenso coloramento biliare che tingeva pur auco gli escreati. AJrautopsia si rinreDlle infiltrazione completa del polmone destro, eden1a. del l-linistro con congestione basica, fegato noce moscata volumiuosissimo. Il 4°, recluta come i tre precedenti. aveva polmonite ba-. sica doppia, gra.Ye prostrazione di forze. Guatì completamente. n 5° era un soldato del 70° fanteria, affetto da polmonite doppia successiva; guarì anch'esso. n 6° era sotto-brigadiere delle guardie doganali; arerà


Dl:iLL.\ Yrr..l. IDTATARE

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softàrto per tre anni le febbri palustri in Calabria. Entrava con fenomeni di congestione epatica (sporgenza del fegato con dolore ed itterizia); al terto giorno si manifest<> una. polmonite destra che si diffuse molto in alto, e compì il suo corse con perfetta guarigione. Con tre esiti felici su sei non è lecito dubitare sull'asset·· zione del Niemeyer: dipendere ritterizia grave da disorga· nizzazione del sangue prodottn. dall'eccesso della febbre ? Non dovremmo piuttosto ritenere col J accoud questo siJ,tomo ·di· pendente da. catarro gastro-duodenale concomitante, c da epatite diffusa ? I reperti anatomici su cennati rendono più ve· rosimile la seconda spi_cga7.ione. La defervescenza febbrile nelle polmoniti cicliche senza dif· fusione di processo si ebbe una volta nel quarto giorno, l5 ''olte nel quinto, 12 nel sest-o, 12 nel settimo, 9 nell'ottavo, 2 nell'undecimo. In questi casi il ritorno alla salute fu rapido, e il tiassorbimeuto degli e:;sudati an-enne in breve tempo. 11 delirio, alt.ro sintomo diversamente apprezzato dagli an· t.ori, va considerato in mpporto alln. sua entità. Quel vaniloquio che si produce nell'acme dol morbo e che è forse do· vuio ad uu certo grado di auemia cerebrale, nei sci casi in cui l'bo osservato è sempre finito con la comp.lct<t guarigiouc. Non posso dire altrettanto di quel delirio scomposto, eli quelle tendenze degli ammn.lati a. fuggir dal letto, specialmente in coincideuza con un'alta temperatura febbrile. Xon l'ho visto che in due casi finiti con la morte. I fenomeni adinamici han pre,·also sei Yolte : stupore, polsi piccoli, sudori profusi, dispnea grave, espettorazione c tosse mancata, lingua arida, denti flùiginosi. Coinciderano quasi sempre con la polmonit~ tloppia, e l'ascoltazione ha riJcmto che la taru;a risicdera nell'estensione del pl·ocesso ad altre parti del polmone, nel·


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l PRHII TRE ME SI

l'iperomia collaterale, nell'insufficienza polmOJlare produUrice della narcosi carbonica, e della conseguente paralisi. Le epistassi sono sempre state leggiere e benigne, le otor· ree che comparivano alla fine. della ma.lattia, e che per questo riguardo si potevano chiamar critiche, non sempre lo erano nel senso degli antichi, cioè benigne. Le ho viste in 6 casi, in due dei quali si dovettero proporre gl'infermi a rassegna d.i rimando a cagione del corso cronico assunto dalla malattia. Le semplici tisane con un po' di bicarbonato di soda nei cnsi lcggieri, la }JoJigola e l 'ipecacuana in infuso nella clifficile espettorazione, il chinino e la digitale nell'e]erata tem· pcratnra felJbrile, le bevande eccitanti composte di vino di Chianti con elixir di china, con ranisato d'ammo11io, ecc., nei casi di prostrazione e d'adinamia mi hau reso semp;'e benefici effetti. I e iniezioni ipodenniche di morfina adoperate in 10 casi per calmare il doloro puntorio della pleurite con· comitante sono sempre riuscite inutili, cd ho doruto poi ricorrere alle s~tngnisughe ed alle coppette scarificate, mez2i di antica e non smentita efficacia. Tre volte ho praticato il salasso al qnarto giorno contro l'ele'l'ata temperatura febbrile e !"ansietà eli respiro; l'immediato benessere, e l'ulteriore guarigione l'hanno pie11ament.e giustificato. In tre casi la dispnea grarc, l'i}JCremia rollaterale, la cianosi incipiente, i polsi piccoli mi han fa tto ricorrere allo stesso espedient-e, ma r estensione del processo flo,gistico ed il versamento pleuritico piìl o meno co})ioso si opposero ad un risultato farorerole. · In un sèttimo caso il sa1asso f tl abbondante, Slloutaneo, non richiesto da 1enma indicazione. Voglio dire di una re· c1nta del 70° f<tnteria cbe dmante il corso di una limitata pneumonite destra, soffrì tre epistassi copiose ed infrenabili, 11er le quali pcrdè JlOU meno di un chilogram mo di sangue:


.ùEI.LA. VITA ì\llLITAlU::

727

Dopo la risoluzione della polmonite soffrì una nenalgia sopra<>rbit.ale che fu vinta cou l'iniezione ipodermic~ di morfina, poi ebbe una parotite doppia. Dalla defervescenza della pneuinonite al giorno in cui potò essere i.nYiato in licenza di convalescenza passò quaranta giorni in preda ad una estrema debolezza. È da attribuirsi la protratta convalescenza e le successioni morbose alla malattia principale, o alla llerdita di sangue? Quantunque -inclino alla seèonda di queste ip~tesi ritengo che l'efficacia o uocumento del salasso uella polmonite n'OH debba gi1idica.rsi dagli effetti. Le lJOlmoniti sono tanto varie fra loro per l'estensione e per grado che difficilmente si potrà. mai dire : il tale individuo è guarito pel salasso, il tale è morto per mancanza di salasso, e ,-iceversa. Bisogna lasciarsi guidare dall'indicazione del fatto speciale e non dalle ì1edute preconcette che pur troppo in qu.esti ultimi 20 a.nui si contendono il campo. Delle 9 pleuriti 7 a corso ciclico guarirono in breve tempo. Col sanguisugio locale, l'infuso eli digitale, di bacche di gi.Iiepro, e qua1che vescicante si è scmpte ottenuto il com· pl.eto riassorbimento dell'essudato sieroso. Jn due fu copiosissimo, la. febbre che al nono giorno parca decrescere, si riaccese e divenne stazionaria ecl il marasmo progrediva. I, 'un d'essi fu due Yolte operato di toracentesi che diede esito a due chilogmmmi di liquido l)unùeuto e fioccoso. Si ot tenne dal vuotamento del tomce un miglioramento passeggiero, ma l'infermo rimasto in cura al 15 aprile morì lerso la une ùel mese. L'altro YeilllC Dì seguito riformato. 'E1>ntite.

Un unico caso di questa mala ttià merita consideratz.ione pe1 felice Gsito ottenuto con una cura blanda e qnasi aspettante.


728

1 PRIMI TRE MESI

Priore T., recluta del 4° bersaglieri proveniente dal distretto di Foggia aveva sofferto .per 4 mesi le febbri intermittenti nel suo paese. Entrò il 13 febbraio con febbre, dolore a.U'ipocondrio destro che corrispondeva alla spalla o rendeva difficile il respiro ; aveva itterizia, o ness,m segno ftsico di malattia toracica. li 17 vi fu 1m abbondante vomito di "bile verde che esacerbò il dolore e scemò le forze dell'infermo ; il fegato era dolente alla pressione e sporgeva per quattro dita traYerse oltre il bordo costale, le oriue dense e scarsissime. La prostrazione delle fon~e, la tinta. carica della pelle che di ventaya bronzina, il subdelirio, la. lentezza della circolazione destavano serie apprensioni, quando il giorno 22, 10° di malattia, cadde la febbre, il sensorio si ristabilì, ed in seguito il fegato divenne indolente, si ridusso di volume e l'informo f tl inviato il 16 marzo a Monte Oliveto in progredientH convalescenza. Un purgante oleoso, un sanguisugio all'ano, del bicarbonato di socht in decotto eli gramigna e l'unguento di cicuta sulla regione epatica furono i rimedi impiegati. Una simile forma (li epatite non si ha che per cagioni tranmatiche vuoi esterne, vuoi interne (calcolosi), ma a-llora non si risolve così. completamente in qieci giorni. Una. ~em­ plice iperemia assume tale gravezza nello tegioni tropicali, ma per cagioni miasmatiche non si suol vedere decorrere in tal modo. Confesso che questo ca~o mi ha lasciato molte incertezze diagnostiche anche dopo la guarigione.

~ei due casi di cardiopatia che sono nel quadro l'amnnnesi

remota si riporta a reumatismi sofferti. Il soldato Berterelli A., <lel 69° fanteria, sonri\a febbre e t-osse da due giorni q nan do entrò all'ospedale. Il 19 marzo·


DELLA VITA li!ILIT.A.RE

729

aveva rantoli a medie bolle disseminati a tutto il petto, espettorazione sanguigna, soffio sistolico aspro all'apice del cuore, dispnea. Si amministrò l'infuso di digitale che parve ingenerare un po' di calma, ma nella notte del 29 un'ab bondante e ripetuta emottisi tolse di vita rinf0rmo. La necroscopia scovrì spleni~zazioue estesa d 'ambo i l)Olmoni con focolai apoplettici, cuore sinistro ripieno eli grumi sanguigni, con pareti assottigliate e lacerabili, orecchietta sinistra ristr&tta al punt{) da ammettere ap,pena la punta. (lel.mignolo, ventricolo destro dilatato, con pareti spesse e resistenti. ll furiere C. del 70° fanteria, fu due volte curato nello spedale nei mesi di dicembre e gennaio. La. scena morbosa era sempre la stessa, la seconda volta. più prolungata della prima ; pulsazione cardiaca debole sotto il capezzolo, ottusità estesa verso destra, rumore di raspa surrogante il primo tempo con intensità massima all'a.pice, tuono dell'arteria. polmonalc rinforzato, dispnea (edema polmonalt3), insonnia, dispepsia, vomito bilioso, sporgenza del fegato oltre il borclo costale, orina scarsa con abbondm1te albumina. Le sanguisughe all'uno, le pozioni anti-emetiche con clixir di éhina, l'infuso di digitale ed il tartru.to di fimo trionfarono ambo le volte di questi sintomi morbosi compresa l'albuminaria, e ridonarono all'infermo quell'apparente st.àto di salute compatibile con un'insufficienza della mitrale. Morbi d'jnfezioM.

Delle 11 ris1J.Jole facciali 10 guarirono in breve tempo, l'altra complicatasi a morbillo proclusse l'<tscesso paJpebrale, e si riprodusse tre volte, sempre con nuova febbre e delirio : rimase in cura convalescente. n corso fu mitissimo in 6 e durò da 5 a 6 giorni; la cura si ridusse ad un purgante in principio, quindi a be2


. 730

l PRIMI TRE MESI

vn,nde rinfrescanti e spolveratura di amido. Negli altri 4 vi fu estensione al cuoio capelluto, ilùezione alle congiuntive, delirio, febbre alta. Si ricorse a qualche cucchiaio di \'ino, nel.l/idea che il delirio dipendesse da a.nemia èerehra.Ic. ln due casi coprii la faccia con una compressa spalmata di unguento refrigerante. L'origine o meglio il plmto di partenza della risipola, fu quattro volte riconosciuta in escoria:tioni delle narici, U.lla volta era stata preceduta da epistassi, un'altro da odontalgia e stomatite, un'altra da otorrea; in un caso }Jartiva da aJ. cune vescicole d'erpete labiale, e in un'altra da una congiun· ti.vite reumatica. Una sola volta non mi fu dato rinvenire alcuna lesione cutanea apparente. Ma se la risipola traumatica od esantematica che sia, è una linfangioite capillare della cute derivante sempre da in· fezione proveniente o da un focolaio di decomposizione che l'infermo porta in se, o dall'esterno inoculatasi per la via di una lesione di continuo qualunque, come opina Billroth, perchè con tanto com~ercio che c'era fra le sale di medi· cina e quelle di ch.irurgia e venerei non si è mai visto in quest'ultime un sol caso di risipola in tutta la stagione in· vcrnale? Ed ora che in omaggio a tali vedute la nostra statistica classifica le risipole fra le malattie c.hirurgiche, e bisogna quindi curarle nei riparti di chirurgia, non sarebbe prudente il prescrivere che venissero isolate yome si fa in medich1a pel vaiuolo e pel morbillo? D'ileo·tifo due· casi compierono il loro corso in 21 giorno senz'altro presidio terapeutico che il ghiaccio e le limonce . abbondanti. Era.no capitati. molto opportunamente in quel braccio della. sala·. attraversato da correnti aeree in tutte le direzioni,, e


DELLA VITA 1lHLITA.RE

731

ve li lasciai quantunque avessi notato in entrambi una limitata polmonite ipostatica. Uno di questi due nel periodo di convalescenza contrasse un vaiuolo discreto che svanì prontamente. Due infezioni gravi cbe si succedono nell'istesso individuo non sempre finiscono così bene. Degli altri W casi di vaiuolo cbe figurano nel quadro, tre furono contratti nell'ospedale da tre infermi d'altre malattie. Tutti decorsero con molta, regolarità, senza esiti funesti e senza consegltenze; in uno la confluenza giunse a formare delle grosse vesciche sul dorso delle braccia, che bisognava ptmgere più volte. Non fu così benigno il rnnrbillo. Un infermo morì al 5° giorno con febbre altissima, e la necroscopia rivelò polmonite specifica ad ambo i lati, limitata alla base. Quattro soli poterono uscir guariti, gli altri quattro rimasero in cura per bronchite ca1)illare restìa, invadente le vescichette polmonari, con febbre consuntiva, ciò che ratifica la proposizione del profcssor 'l'ommasi. «n morbillo esser grave non • tanto per l'acuta infezione quanto per i processi secondari « d'infiammazione catarrale speci'lìca delle vie aeree. » La cura fu come poteva essere in questi casi, palliativa, la ristrettezza del locale non l)Cl·mise di applicare con tutta energia i dettami della moderna igiene che è tutta la terapia. di tali morbi. Due soli casi eli 'rewnafismo articolare in un inverno così rigido! La predilezione questa volta era per gli organi respiratorii. 'l'icozzi C., recluta del 70° fanteria, aveva sofferto un altro reumatismo cinque anni addietro. Entrò il 7 marzo con febbre e dolore alle articolazioni d'ambo i ginocchi ch'erano gonfie e rosse; fu curato con gli alcalini, e col solfato di chinino


732

l PRiill TRE llES1

ltellc esacerbazioni. il 18 l'ascoltazione del cuore, riusliit.a fino allora ncga.tira., rivelò tm soffio sistolico prolungato. Si pose un vcscicante sulla regione cardiaca. U 25 questo soffio em molto atldolcito, ma era comparso nn soffio diastolico ~he si comunica\"a allo carotidi. lL 28 ambo i soffii erano dolci, l'infermo ttpircttico. Q.ucsto· doppio rumore che I'Urìava d'intensità. e di timùro , f<teeva spcrRro uu progressivo mi· gliorameuto. un rias:;orbimento dell'~""'Udato endocarclico, cd ilrtatti il 31 il soffio sistolico eru. scomparso. Ma ascoltando ùi nuoro il dì 13 aprile rinvenni : soffio aspro c prolungato a secondo tempo con massima intensità alla base nell'arti· colazione condro-sternalc sinistra. che si comtmicaya. all'apice. L'insufficienza delle valvole aortiche era definita, si propose l 'infermo a rassegna. 1'a~io dell'altro che guarì senza postumi .

Il l.

Tra. le cagioni morbose ed i singoli morbi è sempre difficile rinvenire un n&"SO genetico che regga al .rigore logico. Un brusco raffreddamento della pelle cagionerà in tUlO una pneumonite, in un altro nua plenrite, in un terzo tm catarro intestinale, in un quarto un 'artrite, in un quinto una nevTalgia facciale, in dicci individui nulla. L'etiologia medica sarebbe vaga ed indeterminata quando volesse ridmre un unico effetto cd una causa unica o costante. Molto complesso è l'organismo umano, e vario nei d.i\rersi individui per età, sesso, condizione, abitudine di vita, ecc. e lo studio delle cagioni non può esser fatto che in modo com·


D"Ef.Lt, VITA MIUTARE

733

ples$ivo. Così la moderna igiene, col migliorare al contempo molte condizioni di salubl'ità nelle popolazio1ù, ottiene per ristùtato finale la climinuzione nella . cifra delle morti e delle malattie ; così la statistica sussidiando potentemente 1' igiene ne afferma i trionfi, ne agevola il })rogres~o . Se io volessi precisitre quale delle cagioni anno\'erate nel principio di questo laroro abbia contribuito allo sviluppo di oi.ascuila delle malattie csamiuate, imprcnderei cosa ardua, e direi quasi it.npossibile. Ma se u1ostrassi come in seguito alla S'()ppressione od attenuazione di qnelle causo sieno grandemente· minorati gli effetti, divenute meno numerose e JMtl gravi le malattie nei primi mesi della vita militare, la ragione etiologica sarebbe ~;oddisfatta, l'igiene vedrebbe rlLiforzaLi i s uçi priJlcipii. Ebbene, una sequela di fortunate circostanze verificat-esi 11ella stessa città, uogli stessi reggimenti del J)l.'esidio nel l o trimestre del 1876 mi pongono in grado di esporre nn parallelo molto confortante con le malattie curatevi nei primi tre mesi ~ell'auno precedente, e danno speranze di sensibili migliora· meuti per l'avvenire, se le condizioni dell'esercito -potranno sempre meglio uniformarsi ai saggi dettami dell'igiene mi· litate. In quest'anno, il 70° fanteria si è affrettato a mauda1·e al battaglione· distacca,to le reclnte che i' Ì vennero assegnate, G l_?rer quelli del 4° bersaglieri si ottenne nn locale più ampio 6 meno esposto ai venti. La stagione mvemale in quest'anno è stata alquanto 11iù miije, specialmente riguardo ai >enti dominanti, come può rilevarsi dal seguente quadro meteorologico:


734

1 l'RDII TRE IllESI

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Febbraio .

2. 2 756. 12

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o. 3 759.55 ìi.E. E.N.ti. 15 13

Marzo... . 9. 14 16. l

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1• Tl'imostre 1876 l

Gennaio ..

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17.8

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Marzo.... 114. 93 20.4

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Per ciò i trasporti si sou potuti fare senza inconvenienti,. talchè non si son notate che due polmonil;i contratte in viaggio. e seguite da guarigione completa, perci~ l'acclimatazione è riuscita meno difficile per quelli che provenivano dalla Sicilia e dalle coste della Calabria. L'alimentazione del soldato, pur rimanendo ne' quantitativi limiti prescritti, è stata oggetto di studio nei diversi reggi· menti, nei quali l'ordinario venne variato almeno due volte la seWmana. La scelta dei soldati ha dato migliori frutti che non ne die' nell'anno scorso. Sia che la classe del 1854: risentisse delle calamità nazionali in mezzo a cui nacque (guerra di ,


735 Crimea in Piemonte, colèra a Napoli, carestia in tutta Italia), sia che le statistiche dei riformati nei diversi ùistretti e reggimenti pubblicate nel bullettùw 1tf'ficiale al principiar della leva, abbiano meglio illuminati i medici ed i consigli di leva nella difficile opexazione che compivano, è certo che la classe 1855 è di molto superiore alla precedente, e per parlare d<.>l solo 4° reggimento bersaglieri del quale ho raccolto dati precisi, esporrò il seguente quadro comparativo : DELLA VITA MILrrARE

Altezza media Perimetro toracico . . . . . Eliminati mediante rassegna.

1.646

l.G52

0.853

0.897 13

37

E siccome da cosa nasce cosa., diminuito il numero d'eniTati allo spedale non si ò dovuto più ricorrere a quei locali che nel 1875 erano l'unico refugio concesso agli infermi, si son potuti utilizzare i migliori ambienti ed abbandonare gli altri; e così non si son viste malattie contratte nell'ospedale, non recidive pertinaci, nè peggioramenti accagionabili al solo luogo di cura. ;ç. E le malattie minorarono sensibilmente in numero ed in gravezza. Infatti nel l o trimestre 1875 gli ammalati di medicina entrati all'ospeda!e ascesero a 509, nel corrispondente trimestre 187() non fin·ono che 378, e se si scelgono le ma~attie di qualche entità, come si è fatto r)er l':~.nno scor:;o, si troverà il seguente quadro nosologico :


736

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Quali sono ora le cagioni che potra.uuo sparitoe o minorarc d'intensità !asciandoci ln. speranz(L eli veder diminuite le ma· luttie e le morti nelle filo clei coscritti? I;e esprimo in forma di un voto dal qn.al.e mi lusingo che non dissentiranno quanti amano il bene dell'esercito. Speriamo cho i nostri distretti milit..'lri acquistino coll'audar del tempo tale svilul>PO eli organizzazione e comodità di locali, da poter dare alle reclute una pitt lunga. istmzione nella regione che li vide nascere, onde evitare lo sforzo clell'acclimatazi.onc e gl'inconvenienti dei trasporti nel cuore dell' inrerno. A.ugmiamoci che le città d'Italia nelle quali v'è lllla forte guarnigione a disagio, si procurino magari un teatro eli meno, ma una caserma eli più, e sopratutto 11110 speclale cJ1e llOH .cozzi tanto direttamente con le leggi d'igiene; Che nell'istruzione de1lo reclute s' impieg-hi magari un mese di :più, ma che la si possa fare con quella progl'essione che . o


DELLA VfTA hULITAI:tE

737

è richiesta dai differenti organismi per contrane l'abitudine al mestiere faticoso delle armi; Ohe la scelta del soldato continui acl esser accurata come in quest'anno, onde non s'introducano nelle file dell'esercito organismi <lestinati ad eliminazione prossima od a de11criment{). Così la preparazione alla guerra costerà meno vittime, e molte vite rigogliose saranno serbate pel momento della prova, molte ridonate ai campi, alle officine, alle famiglie.

P.\NPIJ.O p AtfA.RA.


IMPRESSIONI SULLA FISICA COSTITUZIONE DEGLI INSCRIT'I'I DEL CIRCONDARIO DI ALESSANDRIA

I,a gioventù del circondario di Alessandria presentavasì in massa balda e volonterosa all'esame definitivo ed arruolamento; nessuno vi fu che simulasse infermità, o se le fosse artifiziosamente procurate, ed appena è se qualcuno senza nè troppo insistere, nè inquietarsi per contraria decisione additava qualche leggiera imperfezione e titolo eli riforma. Questa condizione morale altamente commendevole sta in perfetto rapporto colle eccellenti condizioni fisiche degli inscritti. Statura per la maggior parte superiore ad un metro e 60 centimetri, carnagione castagno-bruna; muscolatura adusta e ben rilevata, stato di nutrizione buono senza prevalenza adiposa, non cachessie, non indizi di deficiento o mal' sarebbero le note generali 'della costituzione • sana vittitazione .fuica della gioventlt di questo circondario. Esse ritraggono la terra, il clima e le condizioni ecoiJomiche della popolazione. La superficie del circondario è per la maggior parte di-:,


IMPRESSIONI SUL FISICO DEGLI INSCRITrl ECC.

739

sposta . a colline sulle quali tutte produconsi vistose quantità di buoni vini ed ottimi cereali, per una minore parte essa distendesi in fertili pianure non contaminate da stagni e presso che tutte coltivate a secco, eccezion fatta di ben limitate estensioni prative. clima 'ri è dovunque tanto temperato che anche nella. invernale stagione il colono per pochi interrotti e brevi periodi di giornate è obbligato a chiudersi inerte nelle abitazioni; è esatto il dire che tutto l 'anno egli continua l'avvicendato lavoro della terra. La proprietà fondiaria vi è cotalmente suddivisa che, mentre non lascia aff~tto luogo a delle agglomerazioni di nulla. abbienti, stimola potentemente i piccoli proprietari alla indefessa e diligente coltura delle loro terre. Quindi ne nasce che questa popolazione è essenzialmente agricola, altro fattore questo molto rilevante del predominare delle robuste fisiche costituzioni. Le eccezioni apparenti dalla m1ita sinossi non infirmano questo apprezzamento , anzi lo mettono maggiormente in rilievo; è in fatti a notarsi che le maggiori note di fisico deterioramento appartengono alla città e che la percentuale· dei riformati per il solo contado si limita alla cifra del 1.4: !. OJo qùando quella ristrettiva ai cittadini sale al 21 ! OJo mentre la complessiva riesce al 16 ~ Ofo. Ed è tuttavia a considerarsi che anche la città stessa di Alessandria considerata sotto questo rapporto con molti altri grandi. centri di popolazione vi farebbe ancora. bella figura, il che però non vuolsi spiegare in quanto in essa facciano difetto le comuni nocive influenze alla vita cittadina, ma bensì perchè ella comprende nella sna circoscrizione manda· mentale una vasta zona popolata di sobborghi agricoli, quali tutti sogliono dare bella gioventù.

n


740

IMPRESSIONI SUL F[SICO ·DEGLI INSCRITTI

Inoltre se si tien conto del numero così esiguo dei gozzuti, dei scrofolosi e di infermità po1mona.ri; della assoluta. assenza di sorclo:mntolezze, cretinismo, artrocaci 1 tigno, cachessie palustri od altre, ben si può infcrirne, che Je non molte xiforme accordate per infermità cacl10ttiche stabiliscono delle vere eccezioni alla generalo robustezza. Ciò detto quanto all'~tpprezz::nnento generale sul1a :fisica idonoità al militare servjzio di queste popolazioni, rimarrebl)ero a farsi dello particolari considerazioni. E per prima lo stragrandc numero clei rifonmtti o rh·edibili della città per gracile costituzione e 1Je1· insufficienza o vizio di conformazion ~ toraci ca, la è invero una cifnt che stabilisce una troppo saliente demarcazione tra le corporature cittadine e le :rmali cl1e dovrebbe impensierire codesta cittadinanza ed indm-la a studiarne le cause. .Ancora a carico dei cittadini vuolsi notare il numero degli abiti scro· folosi delle lesioni congiuntivali e dei mezzi diottrici che mof,ivarono riforme ; mentre nel contado appena quattro riforme fUTono pronunciate per le dette infermità ; circostanza questa che eziologicamente aff!lltto si connette colle gracilità menzionate, anz.i no è il legittimo corollario. Questo corollario, che dico legittimo, costituisce anzi la caratteristica nota delle fisiche costituzioni cittadine, ed in>ero se poniamo mente alle percentuali dei riformati per gracilità ed insufficienze toraciche dei singoli maudamenti nrali, ne troviamo alcuni uguagliare, e superare anche la proporzione dei riformati cittadini., ma quelli po·i a differenza di questi non hanno alcuna lunga sequela, c riroangonsi, come già si è notato, molto al disotto nella cifra com.pù:lsP.iva. Malgrado questa rilevata differenza di robustezza costitu· zionale, si può tuttavia affermare che vera diversità di tipo,·


DEL CtRCOND.\RIO

o' ALESSANDRIA.

741

fisico fra citt.'l. e campagna o tra. regione e regione non e;:;iste, bensì si noktrono dello graduazioni nello s~ilttpl>O corporeo : acl esempio, uomini piccini e secchi ci apparrcro quei di Felizzano, anche 11iccoli ma pall'tltolli e tarcltiati quei di Oviglio, alti e nerboruti quelli di~. Salvatore e dci sobborghi di Alessandria detti della Pruscheta; la più be11a gente poi per forme robltste e muscolose, por cmitmica ben nutrita, e giustamente alta corporatura ci renne dal m:mdamcnt{) di Cassine; ò questa la ragioue cbe ~uole ogni anno attirare l'ammirazione del consiglio di leva. Conchiuùo dicendo che la OSl:iorvata. gioventi1 in massa, considerata per spigliatelza. eli movimenti, intonazione e vivacità di coloriti, bnona nutrizione e molte eleganti corporature ci apparve assai bella., c tale da foruiro un ottimo contingente al1 'esercito. Ho intest-ato q1te:;to scritto " impressioni, » perchè il concetto di esso nacque meno dall;l raccolta. cd allineamento dello cifro nell'uuito quadro, (1uanto clalla mia biennale cd empirica osservazione in <JUalità di l)erito alla leva; se e quanto queste impressioui non riescano ad illusioni, lascio a più competent~ giudizio il sentenziare.

BRF.ZZT

oapilano mo<lioo.


Sinogsl delle deci$i.Qni emanale dal consiglio di leua di Aiessm~>tll'ia in ordine all'abilità fisica degli insct'itti della classe 1856.

r M!>D......I DJ ~U.l!ERO DEGLll:\SCRITTI VISITATI •

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Rii'orm11tl per gracilità . • ristrcttczzn del torace . . . . .. • cattiT'a confonnnzic.ne del torace(gibb<•Sifà) • abito scrofoloso . . . . . . . . . . .

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Rimaudntl nlln seduta COJII!Il othn per l'i~trettezza del torace . . . . . . • ferita recente . . . . . . . . . . . . ToTALI: clei 1'Ìma!ldali alla comz)leliva .

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RIVISTA DI GIORNAU ITAliANl ED ESTERI

RIVISTA MEDICA

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l'il•artizione llei disturbi della. sensibiliUl1 nelht ~.ahe 'lot·snle e (lei suo esame col rnetod.o grafico, del dottore P. O~;LMO~>T. (Gw;ette med. de Paris,

12 maggio 1877, no Hl).

Nel mese di gennaio 1877 feci alcune ricerche sui dis~m·hi delle sensibilità negli atassici; le quali mi sembr·a.no importanti per l'applica.:.~ione che \'i feci del metodo grafico. L'idea non è al tutto nuova, poi ehè 110 trovato in un'opera di Griesinger una tavola in cui erauo rappresentn.te c:on un simile processo, le parti aft'ettc da anestesia nella lebbra tubercolosa. Il Bl·oun-Secjttard nelle sue ricerche sul corso dei conduttori delle impressioni sensitive nella midolla spinale avea gi~ prima usato lo stesso mez:to. J\b niuno aveva ancora adattato questo mcwclo allo studio dell'ato.ssia. Frattanto esso ha il gran vantaggio di porre sott'ocehio, • senza alcuno sforzo, delle lesioni, le quali la semplice descrizione non basterebbe a ritrarre se noli a costo di lunghi o spesso oscuri ragguagli, e di far comprendere a prima vista la topografia delle lesioni in ciascun malato, le loro somiglianze c le loro differenze nei malati confrontati fra loro. Ecco come io procedo. Per ogni malato ho due figure i.n piedi


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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, diseg_nate' rrrecedentemente, delle quali una rappresenta la faccia -antei"iore, raltra la posteriore del corpo. In queste figure disegno le. aree di anestesia con la loro configurazione ed i loro rapporti esatti ed anche con una colorazione speciale che varia col ~rado de)la anestesia.. I gi·adi sono tre, appartengono a un solo modo d-i anestesia, la insensibilìtà al dolore. N'on ho voluto complicare eccessivamente questi disegni, riservandomi acl altre ricerche l'esame degli altri disturbi della sensibilità.. Ho punto i malati con una spilla; notando i diversi gradi della, anestesia, ed ho ottenuto in questo modo per ciascun malato una, vera carta colorata, sulla quale è disegn.ato in rosso la diminuzione o il ritardo della sensibilità, in turchino l'analgesia ; l'iperestesia è figurata. da. un reticolato color piombo, le regioni sane sono lasciRte in bianco. Ho formato queste specie di carte per venti atassici, 11cesi a caso nella clinica del profe~sore Charcot, a diversi periodi di malattia, alcuni con disturbi oculari leggieri e ancora isolati, altri con tutto l'appa.rato classico dell'ata.ssht : e dal confro nto di questi disegni credo di potere dedurre le seguenti conclusioni: l • I disttlfl'bi della sensibilità sono {tequ.entissimi. - N on J>:ar.lo, bene inteso, che della sensibilità. per il dolore; essa non è intatt11 che in tre malati su venti. 2o' I disttu·bi della sensibilità sono este8i a tttUo il corpo. La te!)ta che si credeva godere di tma specie di immunità è essa pure tocca nel ma.ggior nu mero dei casi. Già Duchenne, Cane, 'l;'r.ousseau, verificarono più di una volta l'anestesia del viso o delle mucose ; Pierret ne parla nella sua tesi come eli un fatto frequente senza che però sembri cr ederlo così costante come è difatti. Ora sui miei dieittssette casi, nei quali la sensibilit.i\. è alterata, la testa è immune quattro volte soltanto, tredici volte è attaccata, e otto volte su tredici è inva.sa quasi completamente. Rispetto al tronco, l'anestesia è r egola ordinal'ia, sedici volte su diciassette; quanto ai membri, è regola assoluta, diciassette volte ~u dicìassette. 3• I disttwbi s1~lla sm~sibilità sono si-m·me~1·ici. La testa è la parte in cui questa legge di simmetria sembra meno spesso osserv~ta. E ssa infatti manca nei cinque casi in cui le lesioni di ~ensi~ilità non esistono che nei punti disseminati; non si riscfr:! tra. ilunque che in otto casi su venti. 3


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In oambio, la simmetrià è per così dire costante al tronco c alle membra. Ad un'area di·analgesia. con·isponde sUll'altra metà del .t.ronco o sul membro· corrispondente un'area simile spesso esattamente eguale. Se l'area è sul tronco lungo la linea mediana, si estende presso a poco egualmente sui due lati. Finabnente se j disturbi di sensibilità sono tanto estesi che solo persistono dei Iiiccoli tt•atti isolati in cui la sensibilità è intatta, ovvero meno 'alterata,-questi punti stessi sono ·a un bel circa simmetrici. 1·0 I distiwbi G lella sensibilità occupano certi luoghi di ele.zione. Non solo le parti tocche d'anestesia sono a un dipresso simmetriche, ma alt1·esì la loro distribuzione in ciascuna parte del corpo è sottoposta !t certe regole che semùra soffrano poche ec-cezioni. Verrò esaminandole partitamente in ciascuna regione. Alla testa quando i punti anestesici sono disseminati e piccoli occupano ordinariamente le guance e le regioni sottorbi tarie. . Il collo non è quasi mai a.ft'ctto; tre casi soltanto fanno eccezione. Al tronco esaminerò prima la faccia anteriore e poi la posteriore. 'Nel primo caso, quando le aree di anestesia sono rare, oceupano dapprima le due mammelle, e poi alcuni punti disseminati intomo t'ombellico; quando sono numerose ed est ese lasciano libere lo due regioni inguioali, c una striscia stretta al davanti dello sterno. Nel secondo caso, quando queste superficie sono mre occupano ordinariamente le spalle; ci sono nel tempo stesso punt.i di ipc- · restesia sulle natiche. Quando sono numerose, molto più raramente si estendono al di dietro che al davanti, la iperestesia occupa spesso più spazio della anestesia; questa si limita ordinaTiamentc a due superficie che possono terminare col confondersi, la prima sta fra le scapole, la seconda alla regione lombare. Ai membri superiori la ripmtizione delle lesioni sembra sottoposta alle seguenti regole: l • Quasi sempre hanno si alcune lesioni alle dita. anche .quando non ve ne sono o sono rarissime pel rimallente del membro; 2• L'avambraccio è sempre tocco più o meno gravemente; 3• Al braccio, la lesione è sempre meno estesa o meno ava~­ :zata che all'avambraccio. In sei cast soltanto il braccio è invaso iusino alla spalla;


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4• Sonovi sempre alla piegatura del gomito e alla palma -<della mano dei punti di pelle sani o meno malati . .Ai membri inferiori la distribuzione delle lesioni ubbidis~c a. regole simili : l • L e l esioni sono sempre più estese c più gravi sulla loro superficie posteriore che sulla anteriore; 2• La pianta del piede è sempre alterata; trovasi una ane-stesia di vario gr~do al tallone calle dita, o iperestesia alla volta piantare; 3• Le gambe sono sempre malate. Nel caso in cui le lesioni · ·sono disseminate, le aree di anestesia risiedono ai ginocchi od ai malleoli; 4• Alle coscie le lesioni non si incont.rano mai senza che le "gambe non sieno pure affette; sono sempre meno estese o meno .gravi che le lesioni delle gambe; 5• So vi sono alcuni punti in cui la pelle è sana. o meno profondamente alterat.a, si trovano ordinariamente alla faccia interna delle coscio in corrispondenza degli addutori e alla faccia dorsale del piede, non comprese le dita. Tale, secondo risulta da venti osservazioni, è la rcpartizione negli atassici dei disturbi della sensibilità con la puntura. Questa distribuzione sembra mi speciale della tabe dorsale; non si può ..confondere con la cmianestesia delle isteriche e degli emi}llegici; non si può confondere neppure, se si tien con to dello re.gole generali più sopra. indicate, con l'anestesia della lebbra tubercolosa. Griesinger infatti usando per questa. malattia dello stesso processo gtafico ha potuto dare stùla ripartizione delle a ree anestosiche delle n ozioni esatte che ne fanno risalto.re tutta la differou~a. Nei lebbrosi la palma della mano e la pianta dei })iedi sono onliuariameutc inta.tte; il tronco non è attaccato .che in un caso su sei cd in piccolissima estensione, finalmente la testa è probabilmente sempre libera perchè Griésinger non l'ha rappresentata. Questa distribuzione così caratteristica potrà in certi casi difficili pqrgore un v. ero aiuto alla diagnosi: in due malate di quelle in cui ho studiato la sensibilità, questa nozione mi ba permesso di precisarla. La prima aveva da più anni uno strabismo conver_gente manifestissimo; aveva sofferto più volte dei dolori vaghi


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Teumatoidi ai membri inferiori, si pensava alla ta.be ma si aveva qualche dubbio. Eb1)ene, la topografht delle aree an estesi che mostrava in questa malata l'aspetto che io aveva dì già notato iu altri casi in cui la natura della affezione non era dtthbìosa, eque, sto confronto decise la diagnosi. Nell'altro caso in cui eravì abbassamento della palpebra superiore destra, un esame un po' raIlido aveva fatto trascurare alcuni dolori lancinanti che la malata accusava nei membri inferiori; ma hL carta rlella sensibilità. cutanea aveva i caratteri speciali della tabe; ed infatt.i un interrogatorio più accurato mise fuori di dubbio l'esistenza della malattia. · J

Azione tlella morfina. iu un caso di avvelenamento coi solfa,to di atropina, del dottor HEou:n nr Asc:mmsLE.U EN. (Journal (le pha1·macie et de chimie, agosto 1877.) · Un bambino non per anco bienne, un pomeriggio verso le ore 6, bevette la metà di un liquido contenuto in una boccetta, di cui per mala eustodia erasi impadronito. l!~rano 3 centigl'ammì di solfato d'atrop,ina, sciolti in· 4 grammi di acqua comune distillata. 1 primi sintomi a comparir<~ furono una sbavatura degli sputacchi provocati dall'amarezza del sale alcaloidico. Alle ore 9 o un quarto della sera, il dottor Hedler aecorso alla, chiama,ta non accertava alcun fenomeno morboso, ma verso le dieci osservava delle convulsioni, le quali si avvicendavano a lontani interValli nelle membra superiori e in quelle inferiori; ol" tr:1cciò dei frequenti movimenti di deglutizione, una pttlsazìone di 120 battiti al minuto~ la respirazione alquanto ansante, le pupìllc modcn'ttamcnte dilatate e il viso rosso e accaldato. In mancanza di siringa, il dottor Hedler prescrisse un centigramma dì morfina da amministrarsi in 4: volte, attesa la. tenerissima età del malato. l)oco dopo, le convulsioni divennero di più in più :fitte e violente, c a un tempo toniche e cloniehe, mentre i battiti del polso, elevandosi oltre a 200 per minuto, si rendevano impossibili aù essere contati, e la testa al pari della parte superiore del torace avevano pigliato il rossore della scarlattina. Seguiva una rotazione eostante dei globi oculaTi, senza che Ja. midriasi apparisse più spiccata; la qual cosa combinava colla ben

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mota difficoltà di ottenere una completa dilata7.ione delle pupille ·di un bambino. Poi delle allucina~ioni cosi manifestate: il malato dava in iscoppi di ilarità, faceva l'atto di afferrat·e una boccetta .e eli berne il contenuto, affissava ·un punto della stanza, allibbiva come colto da subitanea paura e ::;i rannicchiava strillando nel .sono di sua madre. Fra le undici ore e la mezzanotte, tutti codesti fenomeni si svilupparono rapidamente, ancorchè il bimbo avesse preso di , quarto in quarto d'orn. le 4 cartoline della polvere di morfina. Allora, proprio nel punto di una crise convulsiva, il dottot" : Rcdler, avuto uno schizzetto del Pravn.7. potè praticare una iniezione sottocutanea, contenente un miliigr:unma di morfina. lu capo a un minuto le convulsioni cominciarono a diminuire, e gli intervalli fra gli accessi, abbenchè poco notevoli, divennero .apprezzabili e poi più staccati l'uno dall'altro. Cinque nùnutidopo il bambino fa.ceva un pisolo di 30 a 50 secondi. Iu seguito a questo risultato, l'Hedler ripetè l'iniezione colb .quantità di morfina. nominata dian?.i, e ottenne uu successo ancora più spiccato e soddisfacente, I>oichè non erano tuttavia scorsi 5 minùti, quando le convulsioni ernno affatto sparite, c il bimbo s'immerse in un sonno, il quale ùm·ò quasi senza interruzione sino alla. ùinmui. Durante tale riposo egli ebbe solo ili tempo .in tem1)0 qualche leggiera contra:tione delle estremità, la quale, a differenza di tutti gli altri sintomi, contintlò nei trù giorni suc.celìsivi. .A.l suo svegliat'Si manifestava ancora la pulsazione a 120> battiti il minuto ed era debole e JH'ivo d'appetito. Riassumendo, si nota che, nel presente caso i sintomi dell'av' 'elenamento comparvero dopo 4 ore e raggiunsero tanto o quanto L. Z. d'intensità solamente in capo a 5 ore. E~iologia dclltl> cn.rci nosi, del do ttore J. SA.t.LE. (Gazette

rnédio. de Paris, n• 23). L'autore ha testè pubblicato sotto questo titolo un lavoro, col quale, egli dice, si è proposto non già. di giudicare una. questione cosi difficile e così complessa, ma solo di riunire alcuni dei molti . documenti che sono stati portati al suo edifi~io; e non ostante i ·quali questa parte della storia delle malattie diatesiche è rimasta , fino ad ora, per la maggior parte, quasi ignota.


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Le conclusioni a cui è anivato il dottor Salle sono le seguenti: l o n c::mcro è una malattia d'ogni età. La sua maggiore frequenza· è fra i 45 e i 55 anni. 2° È più frequente nella donna; essa deve in gran parte questa triste prerogativa ai suoi organi della generazione. 3• La gravidanza sembra rallentare il progresso del cancro, cne è aft'tett.ato da.l parto. 4° La mortalità per cancro varia da 8 a 10 per 100 della . mort.aHt.'\ generale. 5° I .. o stomaco, l'utero, il fegato e le mammelle sono in ordine decrescente gli organi ll più spesso invasi dal· cancro. 6° n celibato, la sterilità non hanno maggiore inftuenza della fecondità sullo sviluppo del cancro dell'utero. Si è esagerata la jroportanza -della età critica; spesso v'ha coincidenza, chè la menopausa e il cancro intervengono alla medesima età. 7• Il cancro si most.ra egualmente a ·destra che a sinistra deL. corpo. s• Non vi ha·alcuna costituzione o temperamento cl1e predi~ponga al cancro o che ne preservi. 9° La eredità hil. un'azione indubitabile. Si eredita ~a predisposizione e non la diatesi. Il numero delle gencraz,ioni pare che aumenti questa predisposizione ereditaria. I suoi effetti non sono sempre immediati, e possono saltare una generazione. 10• I casi di cancro sono più frequenti nei centri popolosi nelle città che in campagna. 11• Sono più frequenti fra le persone agiate che fra i poveri12• Le passioni tristi, le affezioni morali deprimenti sembra. che abbiano veramente impor tanza etiologica. 13• Gli eccessi venerei non hanno alcuna influenza. 14~ L'alimentazione insufficiente non fa che diminuire la.. forza di resistenza dell'organismo e così indirettamente favorisce· la esplosione del male. H)• Gli spazzacamini, i lavoratori di paraffina e i fornaciai sorto,·a cagione del loro mestiere·, soggetti a un cancro speciale déllo soroto. 16• La mortalità nell'esercito è cento volte meno forte pel càncro eire per la tubercolosi.


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l'l• I traumntismi, specialnicnte lenti e prolungati, sono nlt.re~tante cause certe della cm·cinosi. Ma come agiscono?

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18° cancro è più f~;cquente nelle zone temperate cbe nelle regioni caJde e tropicali. S'incontra più facilmente in mezzo ni popoli che sono in migliori condizioni di benessere. 19" L'inverno è la stagione la più sfavorevole ai cancerosi. ~ D conta.g,io del C.'l.ncro è possibilissimo, benché non dimostrato. Oerto è però che non è fà.cil e, c ignote sono le circostanze in cui può effettuarsi. 21• n cancro non ancora inoculato in modo positivo, è con totta_probabilità inoculabile lh1. animali della medesima specie, segnatamente per mezzo dell'innesto. 22~ Esiste un vincolo di JHu·ontela manifesto fl~a l'erpetismo. e il:ca.ncro. Le malattie croniche non agiscono se non debilit-ando l'organismo. 23• D cancro distinto, fino dalla sua origine, non procede dalla..degeneraz.ione di tumori d'altra natm-a. 24~· La possibilità della coesistenza del cancro col tubercol() &innegahllo. 25• Non è forse irragionevole il pensare ad W! rapporto di causalit-l!. fra le due malattie. :Oell~ tnnneuza c,l~Un. JlOSizi<,m c del ept"~O sui reo. s 'oltati dell'esame tlel petto, del dot.t or RoLLET di

"Vienna.. (Gaeette médicale de Paris, 14 luglio 1877 e Deutschl: .beh. fttr mecl. Klinil>, T. x1x.) L~ ricQrche dell'a~tore ha.nno preso di mira i seg_uQnti punti:.

lt0 ~nflurm~a della posieionc st~{ per·bmetr(> d{Jl.tQNOe. Questa. lll~n~ è ragguru;devole, e consiste in questo, che il perimetro

QGL torace misurato a ùifferenti altezze in una stessa persona, è, stando seduta, magg~orc che quando ?! coricata, e quando è co:rj.e&~ J!Ì.l) grande che quando sto. in piedi. 2° Inf!.Utet~(Ja Stflla, rr-obilità,d,el.torace. Le escllr!ìiOI}~ d~l torace hanno la maggioro estensione nella posizione a sedere, la. minore in quelli\ orizzontale. 3• I nfluenza Si'lla capc,cità 1·espiratm·ia. La capacità. respil'atoria è più grande nella posizione in piedi che nella posizione


RlYISrA . DI GIOR~ALI

a :,eJere e nella giacitura dorsale. Questa capacità nclia prima po~ i~ione supera di 150 centimetri cubi quella che corrisponde alla posizione a sedere, e di 500 centimetri cubi quella che cor1'!sponde alla posi~ione orizzontale. 4• Infl~~enza S!tlla pressione respi1·atoria. L'autote· ha potuto stabili1·e che nell'uomo sano, qualunque sia la }Josizione del corpo, la pressione espiratoria è superiore a.Ua pressione inspiratoria, c che tanto l'una quanto l'aUra di queste due pressioni SOilO minori qua.ndo la persona è coricata, che quando è seduta o in piedi. 5• Influenza sul suono ottenuto colla tJercussione. Da molto tempo Gerhardt aveva verificato che il suono n.timpanico del polmone, in ricinanza del fegato, ha un tono più elevato quando !a persona che si percuote sta ritta che quando è corieata. Gcrhal'dt aveva spiegato questo fatto con la maggiore tensione che sopporta il parenchima. polmonare quando il fegato si. abbassa. Rosenbach l'attribuisce invece all'aumento di volume della cavità torncica che accade quando il fegato si abbassa, sen~a che, non essendovi aderenze della pleura diafmgmatica col polmone, la posizione di quest'ultimo sia alterata. P el Rollet, l'elevazione di tono del suono atimpauieo nella stazione eretta. è dovuta a due specie di causo. La prima è che, in piedi, il perimetro del torace assume, come si è detto di sopra, le sue minime dimensioni. Ora l'altez~a del suono che si ha con la p ercussione è inversamente proporziona.le al diametro trasversale del polmone. D'altra parte la maggiore resistenza, quando si è alzati, dalla parete toracìca anteriore fa sì che uno strat{) più piccolo di tessuto polmonare entri in vibrazione; il che deve pure contribuire a elevare il tono. Finalmente non è impossibile, secondo l'autore, che il tono meno alto del suono atimpanico nella posizione dorsale proceda in parte da que.sta circostanza che il torace riposa sul piano r esistente formato dal lotto. Infatti quando si fa risuoMre una cassa armonica, il suono è più elevato quando la cassa è tenuta liberamente nella ma.no che quando riposa sovra uu piano resistente, al quale comunica in parte le sue vibmzioni.


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Orticaria sintomatica tlclle cisti i •la tigcne d e 1 fe~ gato, del dottore D. DrEULAFOY. (Gazette med. de Pa'l"is. 2 giugno 1877, n• 22.)

li dottore Dieul.afoy ha ragguagliato la Società di medicina di Parigi su alcuni inter essanti fatti di orticaria occorsi in persone affette da. cisti idatigene del fego.to. Questi fatti non sono molto rari, ne s:ono stati riferiti in r ecenti scritti, e ilDieulafoy stesso ne ha. potuti osserv~re o raccogliere trentasctte. Il più spesso l'or ticaria comparisce dopo la prima puntura clclla cist.e; in mcdia è così sette volte su dieci. La eruzione non succede quasi mai alle punture seguenti. Al contrario si manifesta molto frc quOlltem.ente quando la cisti s'apre nell'addome : in questo caso è segno di molta gravezza e la morte è ht fine ordinaria. Era importante, per rispetto alla diagnosi, il ricercare se l'orticaria si possa pure sviluppare I>rima della puntura o della rottura della cisti. Il Dieulafor ha potuto raccapczzarne tre casi, osservati uno dal clottore Hnudot, c gli altri due da lui medesimo. In uno di.questi casi l'orticaria pr ecedette di tre mesi la prima puntura e non si manifestò ch e una volta sola. La causa di questo fenomeno è affatto ignota. n dottore Dieulafoy propende ad attribuirla ad una semplice azione t'iflessa. l;o tiene fermo in questo. opinione e lo <1.llontana dil. quella di una alterazione del sangue per assorbimento di una certa qua,ntità di liquido cistico, il peusat'e che la qu:tntità che potrebbe esserne assorbita dopo la puntttra è tenuissima e che in un caso osservò dorto la puntura l'orticaria esattamente limitata. alla linea mediana del corpo. Questa comparsa della orticaria sembra essere un fe nomeno speciale delle cisti idatigene del fegato; poiehè non è stata riscontrata nelle cisti di questa specie aventi un'altra sede anatomica. E d'altra parte la. puntura del fegato per altre malattie non fu mai ~eguita da alcuna eruzione. Per ora dunque è di ragiou,e lo ammettere una stretta relazione fra h natura e la sede della lesione da una parte, e la origine della orticaria d:.tll'altra. Vi ha un altro segno che unit<> al precedente può contribuire a rischiarare la diagnosi delle cisti idatigene del fegato, che è indicato dal do ttore Dieulafoy; ed è un grandissimo disgusto


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per gli aliment.i grassi. Lo ha. riscontrato otto volte in casi di cisti ida.tigena del fegato.

Nuova teoria snll'.o rigine delhl> febbr.e tifoide, del dott. vV. S'l'EWA.RD. (Brit. Med. JOlwnal, 10 marzo 1877Deutsche medizinische Wochenscltrif't, 2 giugno 1877.) Il dott. Steward parte dal fatto più volte constatato, che la, mescolanza. di sangue putrido con l'acqua potabìle sia da considerarsi come causa della malattia tifica. Egli indica le analogie che esistono fra i sintomi del tifo e talone forme di malattie puerperali, che dipendono, pare, dall' introdu~ione nell'organismo di parti di sangue putrefatto; e rammenta gli esperimenti fatti dall'Académie des scien.ces sopra i cani, nei quali in seguito ad iniezioni di sangue putrido, si ebbero fenomeni assai simili ai tifi ci. Egli ammette che sia il siero sanguigno del sangue corrotto quello che apporta il principio generatore del tifo; in conclusione, fa·.provenire dalle deiezioni fluide delle gravi diaree, le quali constano principalmente di- siero sanguigno, la causa della t.ifoide,, e rispettivamente da!Ja mescolanza di queste deiezioni con Pacqua. . potabile. Questa teoria spiega meglio di tutte le altre la prevalenza del tifo nei mesi di ottobre, n9vembre e dicembre, poichè i casi passaggeri di cholera. estivo e le numerose diarree che si hanno dalla fine di luglio al principio di settembre, darebbero abbastanza materia per far salire più in alto dell'ordinario la curva ascendente delle febbri tifoidee.

]}ella sol•(Utl\ come segn.. della mahtttia del Brigb.t, del dottor D IEULAFOY. (France Médicale e (}azette dcs Hopitau.x, 26 aprile 1877, n• 48.) .11 dottor Dieulafoy richiama l'attenzione dei medici sui disturbi uditivi che si manifestano nel corso della malattia del Bright. Infatti in due suoi malati con tutti i segni della nefrite intcrstiziale, ln.malattia avrebbe principiato con dolori violenti al lato sinistro del viso e con l'abolizione completa dell'udito· nel medesimo lato. Pur recentemente il Dieulafoy ha osservato un inde-


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òolimento dell'udito dal lato destro, il quale precedette l'edema in una donna affetta. da questa malattia. Confrontando questi fatti con un caso simile riferito dal Rosenstein, di cui è soggetto una. fanciulla che nel cor so di una nefrite interstiziale fu còlta da sordità dapprima intermittente poi persistente, e che questo autore attribuisce all'edema del nervo acustico, si domanda il clottore Dieulafoy se in questi casi, anzichè di una pura coincidenza non si tratti piuttosto di una alterazione uditiva conseguente alla nefrite albuminosa, potendo il medesimo stato morboso determinare dei disturbi nel dominio del Dervo ottico e dell'acustico.


RIVISTA CHIRURGiçA

-Gtmrigione (li nn n neurisnut della. carothle pri· Initi v:L sin istra m .e tl iant.e l'applit~azione deU:t e lettricità sulla SttJlCrlicie dt~l tum o..-e, del dottor Jozl~ PEuEmA GuBauz, professore sostituto della Scuola di medicina di Rio-J aneiro. ( Gw;ette des Mpitaux, l4. luglio 1877, n• 81.) Un mulatto eli 40 anni di temperamento sanguigno, di robusta costituzione, faccbiuo, entrò nella casa ili salute d(Nos sa Senlwra d'Ajucla il!\ gennaio 1874. Questo mala to aveva nella regione ccr·vicnle sinistt·a un tumoi·e pulsante che si estendeva da 2 1/~ centimetri sopra la clavicola fino al margine superiore della cartilagine tiroide e che per tutti i segni fu riconosciuto come un aneurisma della carotide primitira sinistra. Il dottor Pereira avea divisato di fare la legatura dell'arteria fra il tumore al cuore, ma quando tutt,o era pronto per la. ovemzione, le persone che avevano mandato l'infermo alla casa di salute, lo fecero uscire il 15. gennaio. Il 3 ottobr e dello stesso anno tornò nel medesimo ospi?.io. Il tumore era, considerevolmente aumentato di volume, si estendeva fino al di sotto della clavicola ed era quattro volLe più grosso che in gennaio. Non era possibile, dite J'autore, tentare la legatura, era imprud ente ricorrere alle inieL:ioni coagulanti controindicate negli.


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aneurismi così voluminosi, esitai fra la elettro-puntura c la compressione diretta. Ma. intanto mi occorse alla mente un espediente non ancom, per quanto io sappia, stato consigliato nè provato, voglio dire le scosse elettriche sulla superficie esterna del tumore. Pensai che IJ.UGSte forse produrrebbero l(t coagulazione e per conseguenza la guatigione del tumore: Prima però di pot' mano alla. elettricità, cominciai a fare applicare il ghiaccio sull'aneurisma scnz<'l. che ne avvenisse la più piccola modificazione. Il 25 applicai i due elettro d i di una macchi tut elettrica, collocando alternativamente i poli positivo c negativo sul tumore, ora allontanandoli ora avvicinandoli fra loro . .L'apparecchio aveva a un bel circa la for.:a dell'apparecchio elettro-magnetico di Gaiffc. Le scosse erano applicate con la stessa forza che si suole nei casi di paralisi muscolare, aumentandone la forza insino a che il malato poteva tollerar le. Sotto l'azione della corrente lo sterno-cleidomastirdeo contraendosi fortemente cont.ribuivo. n. far diminuire il tumore. J.,'applica:.~ione durava. dieci minuti, duro.nte i quali si interrompeva. un poco pcrchè il mn.la.to accusava forti dolori cl1e cessavano immediatamente dopo. · Dopo la prima seduta osservai che il tumore era rimpicciolito, che erasi fatto piit dot·o c batteva meno forte. Il giorno dopo sembrava un 11oco più pi ccolo, ma temendo elle si infiammasse non feci la seconlhl. applieazionc clw il giorno seguente, 27. Furono osservo.te le stess e regolo cd ebbersi gli stessi fenomeni. Il 30 ottobre si fece la terza applicazione e il 2 novembre la quarta. Il 3 si osservò che il tumore era ancora maggiormente diminuito di volume; ma la. pelle era rossa, tesa, v'era. dolore e un poco di calore senza però reazione generale. Il ghiaccio fu usato per combattere questo stato infiammatorio che cessò dopo due giorni. Il 6 e l'll si tennero le due ultime sedute di elettricità; nello intervallo delle quali ricomparvero alcuni fenomeni infiammatori che cedettero alla applicazione del ghiaccio. Il tumore andò sempre diminuendo, divenne più duro e batteva lentamente di guisa che il 22 era ridotto a due terzi di volume. Il malato volle allora uscire dallo spcdale, e il dottor Pc-


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RlVISTA. DI GIORNALI

l'eit·n a gmn malincuore lo lasciò andare mccomandandogli ·il maggior riposo possibile. Lo rivide dopo duo mesi e trovo cbe il tumore era completamente indurito, non pulsava più ed eraridotto a quasila. metà del volume che aveva quando il malato lasciò lo spedale. Benchè il u1alato, nonostante l o mccomandazioni fattegli, non si fosse ristato dal portar gravi pesi, il tumore andò sempre più impiccolendosi; tal eh è ai primi dell'anno 1876 era ridotto in forma di un nocciolo duro, appianato, quasi circolare, del volume di una piccola moneta. L 'autore sostiene che la guarigione in questo caso non si può attribuire al ghiaccio, perchè questo, usato sul pdncipio, n on ebbe veruno effetto, c la sua applicazione tùteriore non fu diretta che a combattere la infiammazione piit Yolte rinascent.e. Dunque, soggiunge, la guarigione è oporn della elettricità. Mentro questa agiya sempre si osserYò non solo che il tumore diminui vtt di volume c diventara più dw·o, ma sì pure che queste modificazioni persist<rrano e aumentavano i giorni successivi. Crede cl•e l'al:ioue della elettridtà fosso una azione coagulante, la quale ammette J)UL'e Che debba essei'C stata in parte aiutata dalla compressione fatta dallo sterno-mastoicleo, la cui contrazione destata dalla coiTente facrvu diminuire il ,-olume del tumore. I gru mi poi accesero prolJnùilmentc un processo infiammatorio nel sacco, che a sua volta cooperò alla chiusura di questo.

Influe nza elci clinHt e d e lht t•nzza s ull'anchnuento delle l esioni tralunatìche e la g1·ave-zzn delle operazioni chirm·g iclle, del dottor G. RocH.\ltO. ( B ulletù~ de l'Académie de Médecine, n. 17.) Il dottore Rochai'Cl, ispettore generale del servizio sanitario della flotta, lesse all'Accademia di l\'Iedicina di Parigi uno scri~ to sull'argomento succitato, di cui ecco il riassunto : La geografia medica ha fatto negli ultimi cinquant'anni grandi progressi, a cui hanno non poco contribuito i medici della flotta,; ma. fino ad ora non si emno occupati elle delle malattie .interne. L 'autore si propone di apJ>licare lo stesso genere di ricerche a quelle che sono di attcnroza della chirw·gia. Intanto che sta per


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rtewhlnt•e que13to suo lavoro, ne ha estratto una t>reve uot~t che 'non 1·iguarda elle le ferite. Per avere risultati più schietti, le h:~. studinte sotto le latitu:dini estreme, !).olia regione polare c nella zona torrida. N-ella regione .polare il solo f.l·eddo è da tenersi in conto, e (loesto freddo continuo è dannosissimo al buon andamento delle piaghe. L e erosioni, le ferite lievi h·asudano, si ulcerano, ..~pos~o vanno complicandosi con eresipela eù angiolcucite o spesso si aggiunge l~ scorbuto aù aumentarne la gravità. Il corso -delle piaghe e la loro cicatrizzazione è lentissima. L e perdite di ~ostanza che succedono alle congelazioni impiegano un tempo · lunghissimo a ripararsi. "Però la gunrigiono è la regola ordinaria, le complicn,zioni non sono da temersi, ed il te tano, checchè ne sia stato detto, non è più frequente in queste regioni che sotto le lo.titudini temperate. Ciò che ha dato ansa. all'opinione contraria è -la grandissima fr-equenza del tt·isma nei neonat~ in Islanda. L'autore avvalora la sua opinione con esempi tratti dalle spetlizioni polarl e specialmente da quella ultimamente com}>ita. ..dagli i nglesi. L 'influenza dei climi t011·idi è più complessa; bisogna tenere conto della temperatut·n, delle malattie endemiche c della razza. L'azione di una temperatura elevata è favorevolissima all'anò'.amento delle ferite. Sotto i tropici le piaghe cicatrizzano· pii1 presto, le operazioni chirurgiche riescono meglio che in Europa. L'autore lo prova con esempi Jlresi dalle spedizioni fr·ancesi nel Senegal, da' quelle che gli Inglesi lumuo non. ha guari compito ~ontro gli Ashanti, e dalla guerra degli olandesi contro l'impero d'Atchin. L e complicazioni delle feTit.e non sono le stesse. l 11 Europa i feri ti muoiono il più spesso per infezione purulenta o per accidenti inlìammatorii; sotto la zona torrida pef tetano o }ler emorragia. L 'autore mostra con cif1·e la somma fr·equenza del t -etano nello regioni equatoriali, specialmente nelln. Gua.yna c n ell'India, e cita esempi che provano la frequenza. delle omoJ:-rn._gie. La febbre traumatica vi è mono intensa e dura meno che in Europa. L e erisipele, i fl emmoni difi'usi, l'infezione pm·ulenta ·.s ono rarissimi ; l'autore· però ne ha trovati alcuni casi nei docuJnenti di. cui ha fatto lo spoglio. L'influenza delle malattie endemiche sull'andamento dei trau-


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RfVlSl'A DI GlOR~ALI

matismi aveva per l'autore uno ~peciale interesse per rispetto · alle importanti osservazio1ù fatte in questi ultinù t empi dal professar Verncuil. Dalle sue ricerche ba avuto questi resultati : nelle regioni pttlustri le lesioni traumatiche hanno spesso per effetto <li far ricomparh:e gli accessi di febbre intormitt<mte nei feriti che ne erano anteriormente attaccati. In essi la febbre tranmalica assume spesso qua.lità di intcrmittente. Questi a.ccessi ritardano la cicatrizzazione delle piaghe e d~.nno loro una brutta aJJparenza. La cloroanemia con infiltrazione delle estremità è ancora più molesta. Sotto la sua influenza, le più piccole erosioni alle gambe si cam biano in ulcere che non finiscono mai, ed alcuni osservatori pensano che le ulcere fagcdeniche dci paesi caldi non abbiano altra causa che questa. n dottor H.ochard non è di questa opinione. La dissenteria cronica ind.cbolisce il corpo ed aggiunge i suoi accidenti mortali a quelli del traumatismo. Per rispetto alle malattie del fegato che il Vcrnenil riguarda come letali in modo particolare quanòo interviene una ferita~ i l dottor Rochard non ha potuto trovare nè negli scritti dei medici delle colo11ie fi·ancesi, nè in quelli dci medici dell'India inglese, niuna osser vazione, niuua nota relativa a questo rapporto che il Verneuil avr{L il merit.o <li avere scoperto, ove se ne avvet·i l'esattezza. In quanto alla. razza, l'autore ha limitato le sue osservazioni ai negt·i della costa. d'Africa c delle Antille, ai Chinesi, n,gti A.nnamati cd ai J{anak dell'Oceania. Egli ha. potu to verifico.re un doppio fatto, stato già da tempo indicato da-i medici della ttotta; cioè la forza di resistenza che le razze delle colonie oppongono ai traumatisnù, e la poca intensità della reazione che ne t·isulta.. Relativamente al primo fatto, l'autot·e ha raccolto per tlimostrado, cifre ed esempi. Per ciò che riguarda il secondo, e i pensa che si è troppo trascorso negando l'esistenza della. febbre traumatica nelle razze colorate. Cita delle osserva.zioni nelle quali, la temperatura ascellare è stata diligentemente notata, ed in cui essa giunse a 3()• 8, ,10• ed anche a. 40• 8, e ciò per parecchi giorni. L'autore esternò il suo rammarico di non avere il tempo di terminare questa comunicazione con alcune considerazioni sni l'esultati degli innesti epidermici nei negri, sulla immunità. che


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banno i fumatori d'oppio rispetto al t.etano, e sulla prontezza. con la. quale soggiacciono all'anestesia pel cloroformio.

Ferita pcl' anna da. fuoco. Palla rcstn.ta n el pett-o. Emonagle polmonari ripetute. -(Gazette cles hOpitawc, 16 giugno 1877, n• 69.) È questo un esem1)io strano o rm·o di reitorate emorragie polmonari cagiono.te dalla pl'esenza eli un proiettile nel petto. Un uomo della età eli 6-! anni che ave,·n. servito un(Lici anni negli zuavi rientrò al servizio come volontario al tempo della. guerra prussiana. A Gravclotte, colpito da una paUa nclln. spalla rimase sul campo eli battaglia, dove fu mccolto dai prussiani. Pare ehe la palla fosse penetrata nel polmone obliquamente ,·erso la terza o quarta. costa rasento l'orlo interno della scapola dPstra. dopo a.vere sfiorat-e le vertebre. Sembra pure che al momento clelia prima mcdica.Lura. il proiettile si sentisse bene con lo specillo, ma la esplorazione fu tanto dolorosa. e cagionò tale emorragia. che il cllit·urgo lasciò ogni tentativo eli estrazione. Accadde lo stesso a.ll.o spedalo di Coblenza, o~e il Ilrigioniero ferito era stato primieramente trnsportat<>. Un poco più tardi allo spe(lale rli Dresdn. nel marzo 1871, la ferita. essendo ancora. aperta, accadde una. emorragia che durò quasi due giorni, talmente forte che il malato non aveva più che nn ti lo di vita. Tutta.>ia. si rifece, ma consenò d'allora in poi un certo grado di emiplegia dal lato sinistro. Verso il mese di giugno, siccome la piaga suppnraYa sempre abbondantemente, fu esplorata e con una I>inzetta da medica turo. fu tratto fuori un pezzo di cappotto cb e era stato trascinato dalla palln.; questa però non si pot.è più sentir·o. Non pertanto la ferita, estratto che fu il pezzo di panno, rapidamente si chiuse. Dopo di allora uon ebbe più dolore, uè molestia. al dorso nè al petto. Non mai senso di oppressione, non tosse, la respira.zione liberissima.. Ma ecco che già cinque o sei volte a intervalli irregolari, tutto a un tmtto, quest'uomo perde la coscienza vomilnlldo boccate di sangue che vione dal petto. Si trasporta nllorn in uno spcdalc, dove entra. esangue c 1lovc resta solo pochi giorni, tanto prontnmente si fa in lui la riparazione degli clementi sanguigni; e ben presto riprende apparenza piuttosto eli pletora 4


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RIVISTA DI GIOJUiALI

che di anemia. n petto ascolt~to con la piit grande diligenza in parecchi ospedali è sempre sembrato perfettamente sano. Niuna traccia di tubcrcoli nè di congestione polmonarc. Come dunque spiegat·e queste emorragie pohnonari quasi fulminanti? n dottor Bounlon, nel cui scompartimento fu accolto il malato, pensa che queste emorragie procedano dai l'asi di nuova formazione di quella specie di cìcittrice in mezzo a cui la palla ò rimasta chiusa. Questi vusi si rompono facilmente come quelli delle pseudomembrane conseguenti alla pachimeningitc. A tale riguardo il dottor :Rom·don ricordò la storia di una mnlata, la quale (l.Vendo avuto un 'enorme ca,·erna per cangrena polmonare guarì benissimo, ma d'allora in poi por molti anni provò quasi ogni notte, a causa della lievissima congestione mossa. dal calore del letto, delle emottisi IlOCO abbondanti di cui taholta ella stessa uon si accorgeva se non vedendo il lenzuolo macchiato di sangue·. In essa pure il polmone rimase al tutlo souo dopo la chiusul'a dclln. roverna caugrenosa. Si può dunque affermare con la più grande probabilità. che la esalazione sanguigna·chc si ripetcn·a ogni notte })Or più di dicci anni dcrintsse dui Vttsi della cicatrice. D e lla. ,,s oriasi d e lht lingua.. ( Union ?nédic. e Gaz. des

Hvpitaux, 27 gennaio 1877, n• 1.) Il professore Treia t ha. richiamato l'attenzione dei suoi colleghi della società. di chirurgia sopra un'affezione che denota col nome di psoriasi della lingua, la quale ùopo avere il più spesso cominciato con delle macchie bianche, può assumere lo. forma ulceroS(l. c cambiarsi in tumore epiteliale ocl anche in cnncroicle. In queste due circostanze solo l'asporta.zione delle parti mo.late col ferro tagliente potrebbe procacciare la gum·igioue. lidottor .Devergieha(l.vuto spesso l'occasione d'ossetTare questa malattia a cui ha dato il nome di psori:Lsi, o che riguarda come un'aft'ezione molto meno grave di quello non crede il dottorTrelat. Secondo questo insigne dermatologo, consisterebbe nel suo esordire in una piccola macchia bianca opalina che risiede nell'epitelio della mucosa linguale, indolente sì spontaneamente che toccandola, e non è associata ad alcuno stato infiammatorio, ni: alla circonferenza, nè nello interno del suo tessuto. Quest~ affezione,


ITALL-t~i1

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secondo Dev~rgie, non avrebbe dunque null~ di comune con la. psoriasi della pelle, rnalatti~ qualifica~a dallo ingrossamento o infiammazione ordinariamente cronica della pelle e dalla. produzione o secrezione di una epidermide più o meno aderente. I nfo.tti, nella così detta psoriasi della lingua, non solo non si dislncehercbbe neppure una molecola t!' epidermide, non solo non si osserverebbe quella infiammazione che è costante compagna della. affezione della pelle di questo nome, ma la primn1>otrebbe inoltre assumere due forme gravi che non accadono mai nella pc;oriasi d1c s~ svilup}la alla superficie della pelle, vale a dire la trasformazione di queste macchio in tumori epiteliali c in ca.ncroidi. Per tutte queste ragioni il Dcvergic preferisce fermarsi alla denominazione di: macchie bianche e1Jiteliali della lingua. Relativamente alla cura, che, secondo il dotLor Trelat., vorrebbe la operazione col collello chirurgico, consiste per il Devcrgic nella semplice cauterizzazione delle piastre lattee con il seguente caustico: grammi 8 Acqua stillat11 Protonitrato di mercurio cristallizzato 4 "n Acido acetico 2 Epitelioma tf~ rOIH'aute d e l mascelln re supcl'iore. (Prog. métl. e Gnzette des HO.pitaux, 13 gennaio 1877, n• 6.)

Una varietà. d'epitelioma. del mascellare superiore che non è stata ancora. descritta, o non pertanto sarebbe assai frequento, fu osservata llello scompartimento del professore Yerneuil, che l'avrebbe incontmta. due volte in meno d'un anno. Sarebbe distinta da una cavità profonda sca,·at.a nella grossezza dell'osso e tappezzata. da. globi epiteliali. Stando alle due osscn~azioni raccolte dal dottor Haclus, interno di quello scompartimento, comincerebbe con dolori che sul principio è facile prendere per nevralgie dentarie, od accessi sempre più ravvici11antisi. Poi i denti si cariano, vacillano, e finiscono per cadere lasciando nel posto dell'alveolo una. cavità fungosa bagnato. da un liquido sa.nioso e da pus. Questa cavità non è che una specie ili orifieio fistoloso, poicbè se vi si introduce lo spccillo, passa in una cavità più profonda di cui le pareti tomcntose sono coperte ili bottoni


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RIV!ST.\ DI GIOR)fALI

simili a quelli che orlano l'alveolo. Questi segni farebbero pensat·e volentieri alla periostite cronica., se l'esame delle materie che scolano coi liquidi secreti non permettesse di accertare la. esistenza dci globuli di epitelioma. I dolori non sarebbero costanti perchè non vi erano in uno dei malati osservati dal dottor H.aclus; ciò che non mancherebbe mai sarebbe lo scolo del pus e di un liquido sanioso, talvolta surrogato dalla effusione di sangue puro. Finalmente questi epiteliomi sembrano avere un corso rapidissimo e tendenza a recidivare quasi immediatamente.

IH:r1•cs zona delln. lingua - Glossite parziale, dd dott. Dl~SJ>RÌ>:S . (Gazette cles liopitaux, 13 febbraio 1877, no 18.) Un uomo di 32 anni, robusto, di buona salute, senza antecedenti degni di nota, che non avca sofferto mai nè erpete nè nevralgie, il 2 del mese di gennaio per festeggiare il nuovo anno si ubbl'iacò. Il giorno appresso si accorse, mangiando, che la sua lingua, fattasi troppo voluminosa, non poteva più muoversi liberamente nella bocca. La mattina del 4 gennaio si presentò allo spedale. La bocca semiaperta. lascia vedere la lingua tumefatta di colore rosso vivo: La. parola e la deglutizione sono impossibili, la respirazione è poco angustiata. Kon ha febbre, ma neppure appetito. Il chirurgo fa sommariamente diagnosi di glossite c prescrive subito l'applir.azionc di 6 sanguisughe nella regione sottomasccllare, tre per parte al disotto dell'angolo della mascella. La sera il malato molto sollevato 1mò parlare ed inghiottire un po' di brodo. n 5, il dottor Desprès esaminando la lingua, osserva che la metà sinistra soltanto è malata. n rossore vivace è scomparso c surrogato da. un colore giallastro ; vi sono però in questa parte sette od otto punti rossi in mezzo ai quali si scorge un punto giallastro che è una piccolo. vescicola. Si applicano altre qua.tiro mignatte nel luogo stesso del giorno innanzi. Il 6, si osserva una eruzione distintissim!J. d'erpete labiale sul labbro inferiore del lato destro. Sulla lingua ancora rossa e dolente, ma appena tumefatta. si veggono tre vescichette evidentissime di erpete limitate al lato sinistro. Niuna eruzione sulla faringe che è soltanto un po' rossa, nè in alcun punto della bocca..


Tl'ALIAl\TI ED ES'l'r1RI

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I~ malato par~a bene, p.uò mangiat~e, ma prova ancora difficoltà .ad inghiottire gli a.lim.enti solidi. La metà sinistra della lingua è appena più gro~~a della metà. dritta, riprende il colorito roseo; non febbre, buono appetito. ll 7 ·veggonsì ancora le tracci e delle vescichette d'erpete, vale ,a dire una maccliia rossa nel luogo di ciascuna vescichetta. p'8 nulla v!ha più sulla lingua, la quale ha ripreso il suo vo~ume nor!lla:le ed il suo colore .consueto. L'inghiottire ed il }lar1are si fanno liberamente. Nuova eruzione di due .o tre vescichette di er1lete sul labbro infer.iore del lato sinistro. Il malato comp~~tamente guarito esce dal.l'ospcdale. Q1:1es~o., secondo il dottor Desprès, sarebbe .un caso .di zona su.:IJ.a ~ingu;t. Le vescichette che occupavano una metà della lingua l(} quali non ,uiccrarono ma per così dire terrnina.rono per delitesc~rr,za;, l~e~;p ete labiale che comparve dopo, tuttociò .accad11to qopo !fU di?turbo digestivo depone in favore di questo giudizio.

.Jie<lic~'ttttra

flèlle piaghe eon l'alcool canforato, del d'ottor Dru,Exs. (Gazette 1nédic. da Pcwis, 28 aprile 1877, n• 17.)

·I)t Pletiicatura. delle piaghe con l'alcool canforato ha dato al ~d?t.to.r, Delens nel maggior numero dei cas.i i migliori risultati. In

l)ieci a.mpptazioni di mammella in cui ricorse a questo modo di medicatura non ebbe mai ad osservare sfavorevoli accidcnt.i e Ja cicatrizzazione fu regolare. Una volta soltanto si manifestò lari-&ipolfl. .illl,t o~tremodo benigna. La reazione locale fu nulla e la 1:e~z~one generale l.eggeri~$ima. La tern1)eratura s'innalzò al più a as· nei due primi_giorni per ricadere poi a circa 37•, anche allor,~ quando pure ~a piaga era molto ampi;1. ll .~ottor Delens usa l'alcool sÒtto forma d'acquavite canforata. L'alc,ool ·:vj sta nelle proporzioni del40 per 100. Non bisogna mai. a;ggiung.cre acqu\1. ,Questa medicaturadà i seguenti risultati: Verso i! terzo giorno .dopo l'operazi:one non si osser:va nè rossore nè la t,JJ4lefazione de; margini della piaga. Questa, nei primi dieci o qui~~iq~ giorni è per cosi dire resa immobile. ;È qu~sto ilperiodo :nerico~oso, dur<).nte il quale si sviluppano più spesso le complicazioni. La medicatura non è dolorosa che nel ·primo e secondo


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JUVIS1'A DI

GIOR~..\1.-l

giorno. La suppurazione è scarsissima, ma la cicatrizzazione si fa lentamente. Perciò quando la piag:t è ridotta a I>iccola dimensione si farà bene sostituire l'alcool con altra medi calura. che fa- . vorisca la formazione dei bottoni carnosi.

Della e s tirpazione, conte mezzo (li cura. (le lla l':tnnla, del dottor llircHJ·:r.. (Gazette cles hòpilttzc-..'C, 19 giugno· 1877, n• 70.) Fino ad oggi la estirpazione ò stata poco in uso per curare ln: ntnula; e ciò perchè la maggior pu.rte degli autori fanno consistere questa malattia, fuorchò in qualche raro caso, in una dilatazione dei canali del Warthon c del Rivinus. Secondo il dotun· l\fichel invece i casi in cui la ran ula avrebbe la sua selle nei canali escretori delle glandule sali vari sarebbero rarissimi, 1)er regola qnesti tumori sarebbero prodotti da . cisti di varia provenienza indipendenti da questi condotti. In sostegno della sua opinione l'egregio professore di Nancy ch't contezza di sette casi eli r:mula acuta e cronica, eli cui uno sul cadavere e gli altri sei osservati stù vivente, nei quali il tumore fu estirpato con facilità sem:n. nè emorrttgia, n è lesione dei canali del vVharthon o dei ner vi linguali. In tutti i casi anche, nei" più gravi, cinque od otto giorni dopo l'estirpazione, i malati erano guariti, e niuno di essi anche dopo molti anni, ebl.>e la minima. recidiva. Secondo il dottor l\Iichel, due processi possono adoperarsi pct' la estirpazione della ranula, c la scelta dell'uno piuttosto che dell'altro dipende dalla grossezza dell'involucro cistico. Il primo, che· conviene quando la Ilare te della ciste è sottile, consiste nello incidere prima di tutto con un solo taglio la mucosa e la ciste nel suo grande diametro, vuotame il contenuto, e quindi affenando alternativamente i duo lembi del sacco IH·ocedere alla sua dissezione, al suo enucleamento con le dita ed il bisturi. Nel secondo che è da preferirsi quando l'involucro del tumore è grosso, si incìde con precauzione la mucosa, l)OÌ sollevandola con le pinzette a denti di sorcio, si mette · allo scoperto la parete cistica che si disseca. e si enuclea evitando d'inta.ccarla.


ITAJ.IANJ ED ESTERI

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La cura consecutiva consiste unicamente nell'uso dei g:trgnrismi di acqua tiepida cd acqua vinosa.

Della cura (Iella <lilatal.tione dello stonutco con In. son•la stomneale. (Gazette des .UfJpitaux, n. 52 c fJ3, maggio 1817.) Kussmaul fu il primo ad a,·ere l'idea di ricon-ere all'aspirn.zione per liberare lo stomaco dai liquidi che ne inceppano le contra:&ioni. Niemcycr c Bmtels, poi Licbcrmeister in Alemagna açcetta.rono questo metodo che in Francia fu sperimentato cln. ltaynaud, Charcot, II6l'nrcl e hcn descritto da Louradour Ponteil nella sua tesi inaugurale del 1875. Esso cousiste nell'aspirm·c i liquidi contenuti nello stomaco, col mezzo di una pompa speciale ed anche di nnn. s iringa ordinaria adattata all'orifizio di una sonda esofagea. Se il liquido non è molto, conviene, prima di cercare d'aspirarlo, iniettare nello stomaco 400 o 500 grammi d'acqua, accioccÌtò la mucosa non si addossi ai fori delht sonda, uon succedano laccm?.ioni cd emmTagie, e non vengano ostruiti, essendo il liquido troppo denso, gli orifizi latera.li della sonda. Dopo l'a.spira?.ione si lava la nmcoslt stomar~1le vuoi con acqua. alcalina pura o mescolata. con latte, vnoi con una soht?.ionc di iposolfito o di borato di soda. Si è usato ancora. per distruggere le sru:cine, frequenti in questa affezione, l'acqua con aggiunta. di creosoto. E il Raynaud a quest'oggetto ho. pure adoperato una debole soluzione di nit.rato d'argento. Invece d'una pompa, Jurgensen usava un semplice tubo a guisa di sifone. .Lom·adour Pontcil preconizza lo stesso metodo. Egli si scr \'e, ·o.. tal uopo, di un tubo che termina ad imbuto, di un metro di lunghezza, ed empito precedentemente di liquido, il quale agisce d.n. sè quanclo si rovescia la parte che è al di fuori, dopo che l'altra estremità fu introdotta. fino nello stomaco. Secondo Bucquoy, questo processo, fondato semplicemcnté sull'azione del peso, ha l'inconveniente di essere spesso insufficiente. n dottor Leven riferisce la storia. di uu uomo affetto da una dispepsia cronica antica, r.on enorme dilatazione dello stomaco, con tali sintomi da simulare il cancro di quest'organo. Tutta.Yj!l


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R1VISTA DI GIORt;Af.[

il Leven avendo riconosciuto che trattavasi di una semplice dilatazione, lo sottopose all'azione della pompa stomacale. Estratta cosi una grandissima quantità di liquido, il malato si senti immediatamente dopo sollevato dai suoi patimcnti c domandò da. mangiare. Quest'uomo che da un gran pezilo non poteva l>iù prendere cibo, potè cosi, per qualche tempo, nutrirsi c sostenere gli nlimenti. Ma disgraziatamente lo stato cachcttico era in lui così avanzato, che questo modo di cura, bcuchè sulle prime Io migliorasse grandemente, non potè impedire ch'ci morisse. La necroscopia dimostrò che lo stomaço non aveva. alcuna traccia di cancro nè d'ulccra.zione, Hulla eravi al piloro. Solo fu osservata sulla facci<L posteriore una enorme dilatazione dei vasi, come accade sempre nei casi di dispepsia cron icn. con dilatazione semplice. Il dottor L eren prende motivo da f1uesto caso per anet'!ir(' non essere raro che si lascino morire elci malati che si dicono affetti da cancro dello stomaco, e non hanno cb o la dispepsla. cronica con dilatazione, c che spesso l)Otrebhero es~ere salvati per opera delln, llOmpa stomacale.

La. coca e le s u e apx)licazioui ter~ll•eutiebe, del dottore SC.\.GLIA, medico in capo dello stabilimento idroterapico . di Plcssis-I"alaude. (G(l.zette cles Hopitaux, n. 54, 1877.) Lu coca, di cui non si usano in t.erapeutica chH le foglie, deve la sua azione a dei principii resinosi c ad una sostanza quuternaria, che th isolata., per la. prima volta, da Niemann nel 1850. La cocaina, secondo Hnbuteau, cristalli~za in piccoli prismi senza colore, nè odore, difficilmente solubili nell'acqua, molto solubili nell'alcool, solubilissimi nell'etere. Il primo effetto della coca, quando si mt1sticano le sue foglie mescolate con una polvere alcalina che gli indiani chiamano lUpia, o che si prende allo stato d'estratto, è un'ablJOndante ipcrsecre7.ìone salivarc, alla quale succede, dopo poco tempo, }Jer solito dopo mezz'ora, una grande sect,:hezza delle fauci, accompagnata. da anestesia delle pareti buccali e della retroboce».. Quando la saliva saturata. di coca. è arrivata nello stomaco, si prova una sensazione di calore all'epigastrio. Dopo una. mezz'ora


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~d un'ora, quando la quantità della coca assorbita è notevole, il

polso aumenta di otto o dieci pulsazioni per minuto, la te~pe­ ratura si eleva di circa mezzo grado, l'urea aumenta di 11 per cel).tro, la respù:azione è accelerata, le respirazioni aumentano dn. 16 a 25 per minuto. Su questi (lati sperimentali forniti dn.l dottor Gazeau o verificati dal Rabuteau, il dottore Scaglia stabilisce le iudic:tzioni rn.zionali della coca. La coca è innanzi tutto un tonico ; essa aumenta la secrezione del sugo gastrico e della saliva, ma siccome questa ipersecrezione è momentanea., importa · prendere la coca una mezz'ora prima del pasto o immediatamente dopo, poic!J.è alla ipersecrczio:ne succede l'aridità della mtlcosa, la quale è causa di anestesia; e questa. proprietà che potrebbe giovare in certe afrczioni dolorose dello stOlllaco, sul principio della digcsti.onc sarebbe piuttosto dannosa che utile. J,a coca è principalmente indicata nell'an emia e nella cloroanemia, quando ba colpito organismi molli, linfatici, poco irritabili; nelle persone nervose initabili sarebl)e anzi controindicata a. cagione delle sue qualità stimolanti. .Kell'anemia. relativa. alle affezioni croniche dell'apparato polmonare, nell'anemia associata a "Vivi dolori gastralgici la coca avrà pure favorevole effetto. L e proprietà stimolanl.i della coca possono pure essere mess.e a profitto in qu elli stadi intermedi della salute che non sono ancora l'anemia, ma vi conducono fatalmente, h stanchezza cerebrale dovuta all'eccesso del laxoro o dei piacer i, lo snerva.mento che colpisce gli abitanti delle grandi città p el tenore di vita c per difetto d'igiene. n dottor Fanvel si giovn dell'azione <tnestctica della coca sulle fauci nell'angina granulosa, in cui può sostituire le pennellazioni e le .cauterizzazioni, che spesso sono tanto dannose se usate senza discernimento. La coca toglie prontamente lti malati il ~enso di ardore e di bruciore che è uno dei più molest.i sintomi di questa. ma1attia: La coca ha un'azione stimolante sul sistema nervoso cerebrospinale che non può negarsi, nonostante le esagerazioni dei primi osservatori. Senza ammettere che l)rocuxi le piacevoli allucinazioni che si attribuiscono all' haschih c all'op.pio, bisogna


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RIVISTA DI (HOil.:XA.U

pure ammettere che aumenta fino a nn certo punto l'attività cerebrale e la mnscolnre. 11 suo uso moderato è dunque utile agli uomini di studio spossàti ùal lavoro, ai convalescenti a cui il lungo soggiorno nel letto ha tolto le forze muscolari, ai diabetici, agli albuminurici, i cui muscoli hanno perduto la loro elasticità e il loro vigore.

D e lla enra d e lle e t·nie u·ridncibili col mezzo tlello iniezioni sottoc utane c di Cloroidrat o •H rHor1ina, del dottor PmLIPPE. (Ga:ette de.~ Hupitau:r, n. 67 e 68 - 12 e 14 giugno 1877.)

n dottor Philippe dà notizia di tre casi di enie inguinnli, in cui era riuscita vana la prova del taxis, e rirlotte p oi f1tcilmentc dopo le iniezioni di cloroidrato di morfina. Le iniezioni furono eseguite alla parte saperior e interna della coscia dal lato stesso d ell'ernia : ogni iniezione era di (licei goccie di soluzione (50 centigrammi d,i sale su 20 grammi d'acqua di lauro ceraso). Nel primo malato l'erni1t rientrò con facilità dopo due iniezioni. F in dalla prima iniezione i disturbi locali c gene•·ali migliorarono, la sensibilità del tumore, la sua durezza, le coliche, l'a,nsietà. Dopo un quarto d 'ora di uuove Jllanovre, fu ripetut:~ l'iniezione, e dopo pochi minuti lrt riduzione fu operata f;tcil.mcnte. Nella seconda osserva.zionc i sintomi erano più g•;avi : vomiti, violente coliche, alterazione della fn,ccia, piccole?.:.~a del polso, <:ollasso generale. Occorsero quattro iniezioni alla distanza di 10 o 1.5 minuti, per ottenere la riduzione complet11. Nel terzo malato, un vecchio di 90 anni, con ernia Yolnminosissima, tre iniezioni, rappresentanti 28 gocce (3 centigrammi e mezzo eli sale di morfi na) valsero a scongiurare tutti gli accidenti ed a fa.re rientrare in totalitù. i visceri spostati. Il dottor Philippe fu tratto o.cl usare il cloroidrato di morfina, a preferenza di altri antispasmodici e antiflogistici, perchè ]addove questi agiscono lentamente, l'altro, sotto form a di iniezioni ipodermiche, h a un'azione istantanea come moderatore riflesso del sistema nervoso, ed ha quindi per resultato di r eprimere il sovcrchio eccitamento nervoso ed infiammatorio, di calmare lo


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spasmo ed il dolore e di produrre il rilasciamento di t.utto il COtpO.

Il cloroformio in questo è superiore al cloroidrato di morfina, ma non è senza pericolo, molti vi sono r eft'attari, ed ha un perioçlo di eccitazione che spesso è ·ctifficile il superare. Si potrebbe aggiungere la ripugnanza che non pochi chirurghi hanno ad ado- · perarlo, n1assime nelle campagne. L'azione locale del cloroiclrato di morfina è rapidissima, e si manifesta facendo diminuire la consistenza c la sensibilità del tumore e la distensione degli anelli: e l'ernia diviene anend\)vole, trattabile, i muscoli si rilassano, vien meno il processo infiammatorio destato dalla slt·ettura sui visceri dislocati. Queste osservazioni del dottor Philip])e meritano considerazione, benchè tropJ)O sca.rse per potervi fondare sopra un ponderato giudizio. Notisi ancora clw esse non riguardano che casi di ernia recente, dove proba.bilmente Io strozzamento non era giunto ancora a quel termine in cui il taxis applicato nel modo ordinario assolutamente non basta più. Ad ogni modo il doroidmto di morfina in iniezione 'ipodermica si è rivelato uno dei migliori coadiuvanti per la riduzione delle ernie; solo per ista.bilire il suo valore è necessario che le esperiei1ze vengano più estesamente ripetute.

Delle propriet~'\. digesthre (le lla pancren.t.Ina, del dottor G. GlRAJtD. (Gazettc cles liopitaux, n. 72, 23 giugno 1877.)

n dottor Girard riferisce due storie di malati con antichi e gravi disturbi della funzione digestiva, i quali furono guariti con l'uso della pancreatina. Ad uno di questi mala,ti, curato dal dottor Potain, fu somministrato l'alimento artificialmente digerito dalla pancreatina fuori dello stomaco, nella seguente maniera : Carne cruda 250 grammi, sottilmente tritmata, digerita mediante lO grammi di pancreatina e lO o 15 grammi di acido cloroidrico. Dopo un'ora e mezzo di digestione a '.w•, e dopo averlo più volte ben bene rimescolato, il miscuglio scmiliquido fu passato per fitto staccio, e quindi fatto prendere al malato, condito con sale e pepe. Si aggiunse del malto, della fecnla, dello zucchero e l'olio di merlm~zo pancrcatico.


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RIVIS1'A. DI GIORNALr

Il sugo pancrentico, si sa, non ha solo l.a proprietà di emulgrassi e di agire sugli amilacei, come la saliva, ma fu dimostrato cla.lle esperienze del Corvisart e dello Schuf che possiede pur quella di digerire le sosta.n ze albuminoidi, con egual forza del sugo ga-strico. La pa.ncrcatina si può dunque riguardaJ'e come un medicamento razionalmen te indicato in tutti i casi in cui la digestione gastro-intestinale è difettosa per insufficienz:t o altera:.::ione del sugo gastrico. Questo modo di vedere è poi convalidato dai fatti importanti riferiti dal dottor Langdon D oun alla Clinical Society (li Londra. ncll869, c da una grave comunica:.::ione del uottor .YRn Den Corput di Bruxelles ( UnùJn lJiédicale, 1869). I fatti e le considerazioni precedenti mostrano qual profitto può trarsi dall'uso della pancreatina in tcrapeutica. La pepsin:J. non attacca nè le fecule nè i grassi ed è insufficiente alla digestione degli alimenti azotati. Il sugo pancreatico Jliù attivo sa{;curifica le fecule, rende i grassi assimilabili, digerisce le qutterie albuminoidi, sulle quali la pepsina ha esaurito la s ua azione: Secondo Defresnc, con un grammo di pancrcn.tina possono farsi .digerire simultaneamente 24 grammi di grasso, 30 grammi di albumina o di carne, o 150 gt·ammi di fibrina e 8 grammi di amido, ossia 212 volte il suo peso. L!tddove la pepsiM del codice non disgrega clte 40 volte il suo peso, e la pcpsina amidacea. l O volte il suo peso eli fibrina. La proprietà che ha. il succo pancreatico di emulsionm·e i corpi grassi e rendcrli assimilabili, fa nascere naturalmente l'idea. di associarlo all'olio di fegato di merluz.zo: Defrosne ha infatti introdotto nella materia medica l'olio di fegctto di ?rterlu.zzo pm~­ creatico, che b a l'apparenza di una. biauca crema, in cui è mascherato il sapore proprio del medicamento, o forse anche piacevolmente mo(lifìcato.

·~;ionare i corpi

Nuove ~sservazloni etl el[!pcl'ime n ti sulla m e dica zioue arscnieal~ n ei tu mori d elle gla udu l e Un• f a tiche. (Berliner K linisclte W ochensclwift , 2 luglio 1871.) Come <lggiunta arl un l)receden tc suo lavoro (Med. J alwb-ii-

.-iher 1877, fascicolo 2) iJ dottor Winiwarter rende noti i fav ore-


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volissimi e nuovi ristùtati da lui ottenuti nella clinica di Billroth (sui quali }Jnrlò anche Czerny) e nella pratica privata me.diante l'uso interno e sottocuta.neo di arsenico nei linfomi moJigni. Sotto il titolo: Lin{omi maU{Jni, l'autore comprende l'iperplasia semplice delle glandule linfat.icile, la quale conduce a grossi tum.o.rro a metastasi negli organi interni, che lasciata a se stessa trae a morte sotto a.p parenze cachetiche, mentre d'altra parte ne separa tanto il sercoma delle glandole linfntiche, quanto la.leucemia, nella. quale l'importanza maggiore sta nella modificazione del sangue. Pel' mezzo della medicazione arsenicale si ottiene la diminuzione, anzi la scomparsa dei tumori glandulari, la quale· diffi.cilmentc si può raggiungere con gli ordinari mezzi chirurgici. Che l'azione poi di questa medicazione abbia lunga durata e che per essa si prevengano le frequenti recidive, lo dimostra un caso osservato dall'autore fino dall'anno 1873. Egli appresta con-· temporaneamente l'arsenico tanto per via interna che esterna. Nel primo caso egli an1ministra il liquore del Fowler con parti eguali di ferro pomato etl in dose crescente. Da principio ne fa prendere alla mattina e alla sera, dopo il pra.nzo e dopo la cena 5 gQccie in un cucchiaio di vino rosso. Tale dose viene aumentata, ogni secondo o terzo giorno di una goccia la mattina e di una la sera, fino a che i disturbi gastrici non impediscano di 1)rogredire. In tal caso si diminuirà. poco a poco la dose ma non si sospenderà mai l'arsenico ad un tratto. D'ordinario i sintomi di avvelenamento si presentano dopo due apprestazioni di 25 a 30 goccie clelia mistura suddetta. Il dottor vV. non andò mai al di l:ì. delle ~1·0 goccio. Per le iniezioni invece nelle glandule che si fanno con la siringa di Prava.z, egli adopera il liquore puro del Fowlcr. Se la qualità del tumore Io esige, pratica nei singol.i gruppi glandolari 2 o 3 di tali iniezioni al giorno. L 'assenza del sonno che subentra fl'equcntemente all'uso protratto di tale rimedio verrà combattula prescrivendo la sera della birra, somministrando del bromuro potassico e finalmente diminuendo le dosi del medicamento. Nell'ultjmo congres~o chirurgico anche il professore E smarch constatò i favorevoli risultati ottenuti in alcuni casi di tumori maligni dal suddetto trattamento curativo.


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RIVISTA DI GIORXAU

'l'etano trnumatieo guarito col solfnto di stricnina (!), del dottor G.t~.ocmat. (Journ. de rnéd. et de phcw'm•. de l'Algérie, c Gasette des Hopitaux, 13 genuaio 1877, no 5.} Si sa. cbe in Alged è comunissimo il tetauo tr.uunati~:o, e yi acquista. tale gravità che il dottor Gauchcr medico all'ospedale di Ain-'rémouchent non ha osservnto nella sua pratica che un. solo caso di guarigione, e questo è quello in cui somministrò il solfato ùi stricnina. Si tratta di uu giovane che in conseguenza di due fllrite, uaa. Stù crrmio l'altl:a al ment.o fu a un tratto colpito ùal tetano couferma.to. l?oco solldisfatto del modo solito di curn, il dottor Gaucher 1n·escrissc il solfato di stricnina alla dose di ·l milligmnuui. Sotto l'azione di questo sale gli accessi <wrobbcro di.min uiw.d'intensità o qtùndi sarobl.lero del tutto cessati dopo circa lf> giorni di cura. Una emzione esa.ntematosa e dei foruncoli comp:wvcr(' ltcl tempo stesso che i fenomeni morbosi dilegun.nmo.

F rattura. della. •·otelln. traUata. con una moclificazionc dell'unci no •U Jtlalgaigue, del dott. H.. J. LEWJS, i'iferito da John H. Roherts, :l\L D. (Phlladelplùa, ]l[edical Ti·mcs ; muggio 1877.) !Ilari<\ J . fu ammessa n ell'ospedale di Pcnsilvnnia. l)<'\' ·1'1·attura tra.sn:r$nle della rotella sinistra, i di cui frammenti erano ùi~ t.tnti tra di loro cir ca tm tre qnarti di pollice. Dopo aver tenuto 1'nrto in sospensione per tl.'c giorni coll'applicaz.ione di fomente auodino1 ella fu eterizzata e quindi le si a;1plicò l'uncino ùi :Ma.lgaigne modificato dal dottor Lewis, il quale concorse a port.are i frammenti dell'osso a.d un acetmtto ravvicinn.mento ..L:l modificazione consiste semplicemente nell'avere due paia di uncini semplici, invece di un paio ùcgli uncini doppi adoperati ordina- • riamcnte. Con tale cambiamento l'osso è tenuto molto fisso ; perchè in causa della supcrJice irregolare della rotella, è difficile di far stare esattamente gli uncini doppi. Essi sono come uno. sedia a quattro gambe sopra un pavimento ineguale . .Dopo che farono collocati gli uncini o stretti fortemente con delle viti, si


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applicò dell'olio carbolico e si pose la gamba sopn. un piano inclinato. Gli uncini unirono regolarmente i fmmmeuti c furono tenuti in tale posizione più di cinque settimane; dopo tolti si continuò ad applicare lo stesso 1n·cp:u·n.to SO JWa i punti piagati, c si mantenne il membro disteso. Le due rotelle furono mhuratc attentamente c le si trovarono ùclla stessa lunglt e~za. Si permise a 1\Iaria J. di passeggiare, con una. ~tecca diritta. tnessa nella regione poplitea, c quando questa si portò via., si impressero al ginocchio dei movimenti passivi. Ora, che sono passnLi quattro mesi dalla fmttura, la gamba può essere piega t~ aù angolo retto, c la malata, benchò passeggi a.ncora al(planto ch1udicnttdo, può servirsi como vuole dell'arto. Colle dita si sente ancora un lcggei'Orialzo nel puuto della frattura, ma le due rotelle sembrano della stessa lunghezza.


RIVISTA DI TERAPEUTICA

Aggiunta. di atropina nelle iniezioni Jpodermlehe di mo:rtina, del dott. Cuus (Sachsenberg). (Alltf. Zeitsolw. f. Psych. XXXIII, .5 e 6.) (Deutsche Meclizinisehe Woche1~­ sclwi{t, 12 maggio 1877).

Per rimediare al frequente vomito che suole seguire le iniezioni ipodermiche di morfina il dottore Frickenhaus suggerì di aggiungere a questa dell'atropina. Il dottor Claus, dopo avere sperimentato tale metodo su 20 ammalati affetti per lo più da malattie me'nta.li, ne parla molto favorevolmente. Quegli ammalati cui s'era fatta l'iniezione con la sola morfina, e nei quali s'era manifestato il -vomito, ne furono liberati coll'aggiunta dell'atropina. Si volle fare umt prova su questi medesimi ammalati, iniet. ta.ndo nuovamente della sola morfina, e se n'ebbe la ricompa.rsa del vomito. Perfino in un caso, nel quttle questo era costante ed indipendente da.Ue iniezioni di morfina, esso venne frena.to con la iniezione mista di morfina ecl atropina. L'appetito migliorò nella maggior parte dei casi; nè dall'aggiunta dell:at.ropina si ebbe alcuna influenza nociva sulla desiderata azione della morfina. La dose dell'atropina iniettata fu al massimo di 0,001 sopra · 0,02 di morfina. Aumenta.ndo però la dose della morfina a 0,05 si portò in alcuni singoli casi l'atropina a 0,002. In soli due casi si verificarono, per tale metodo, leggi eri segni di avvelenamento, cioè dilatazione delle pupille e lievi perturbazioni della vista, ma. furono affatto passeggeri.


ITALIANI ED ESTBRI

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Specifico con tro la salivazione m ercnriale. (The Brit. med. Jmtr., 831. - W. M. W. 1877, no 6. - Del,tsclte meàiziniscl~ Wochensclwi{t, 7 luglio 1877.) Julws Stynap raccoma.nda un rimedio eccellente contro la salivazione mercuriale, e di cui si servì nella sua pratica di 25 anni con felice esito. 'l'aie rimedio è lo zolfo da apprestarsi in dosi piccole e frequenti, continuandolo finchò non si manifesti la dunrea. Sarà bene di aggiungervi dell'oppio o della morfina, aftìnchè non venga eliminato troppo dall'intestino. La formala è la seguente : Solfo }H'ecipitato . . 1,5 - 3,0 Cloruro potassico . . 3,0 - 4,0 Cloridrato di morfina. 0,1 Emulsione .d i mandorle . . 280,0 Di questa mistura se ne prende un cucchiaio da tavola ogni tre o quattro ore.

Della terapia tlella tlhl-rJ•ca, di B n uNNEJt. (Berl. Klin. Wochensclwift, settembre 1876 - Movi·mcnto raed. chintt·gico, I , 1877.)

Avendo l'autore sperimentato nell'Asia orientale i benefici effetti della radice d'ipecacuana contro la dissenteria , ed avendola poi trovata utilissima Rnche nella dissenteria delle nostre la;titudini, in qualità di direttore dell'ospedale militare nell'armata d'ispezione intomo a Metz, ne fa miuuta.meute la storia. Questa. J'ndice è stata ad011erata da più di un secolo da.i medici delle Indie inglesi con gran successo nella dissenteria, ma il primo che l' ha usata metodicamente ed esclusivamente contro questa malattia è stato Scott Docker, e su 50 malati ebbe un solo esito letale. n suo metodo era il seguente : dapprima un purgante od un.emetico per ottenere l'eliminazione delle sostanze contenute nell'intestino, poscia un sena,pismo sull'addome ed una dramma (grammi 1,77) di laudano per deprimere l'eccitabilità dello stomaco, e mezz'ora dopo l' ipecacnaM alla dose di grani I O fino a 90 (grammi 0,65 a 6,00) in pillole od in una bevanda. La dose ordinaria è stata di 20 a 30 grani. Se l'ammalato vomitava la prima 5


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RIVISTA DI GIORNALI

dose, se ne dava una seconda fino ad introdurre nello stomaco la qua.ntità necessaria. L 'effetto talvolta n'era sorprendente. Gli esperimenti fatti dagli altri medici militari col metodo del Docker · in Madras ridussero la. mortalità. nella dissenteria dal 7 all'l e 3 per cento. Nel Bengala mentre per 42 anni la dissenteria avea prodotto la mortalità dell' 8,82 per cento, in seguito al metodo suddetto nel 1860 si ebbe solamente il 2,8 per cento. In Francia si sono ottenuti i medesimi risultati colla mcùcsima radice, eù il Brunner ne l1a ottenuto i più splendidi successi. Nei casi di dissenteria non complicata, dopo !) o 6 giorni cominciava. la convalescenza, ed è perciò che proclama l'ipecacuana in gt·andi dosi come la vera panacea contro la dissenteria semplice non complicata. Il metodo di Bt·unner è il seguente: dapprima l o 2 cucchiai di olio di ricino, c nel secondo giorno 5 grani (grammi 0.,32) di radice d'ipecacuana per infuso od in polvere, insieme a mezzo grano (grammi 0,03) di oppio da ripetersi tre volte al giorno. L 'uso degli astringenti l'icsce utile c1uando le evacuazioni non sono più sanguigne e sono finiti tutti i fenomeni infiammatori od ìrritativi. l<'ino a che le fecce non si presentano nelle evacuazioni bisogna insistere sull' ipecacuana, la quale si mostra utile contro i' fenomeni d'irritazione e specialmente il t enesmo. Quando 110i rimangono le ulcerazioni, raccomanda il nitrato d'argento in soluzione. Intorno alla corteccia di Gat·ginia o JJfongostana ultimamente presentata alla esposizione mo ndiale di Vienna c raccomandata come un ottimo antidissentcrico, dice il Brunnet· elle i fatti non hanno corrisposto all'aspettati va, e che agisce solamente come un leggero astringente.

Cnra d elle glandole linfatiche Scl·ofolose, con un caustico elettrolit ico con piccolo dolore .. (.Lancet, aprile, 1877.) Il signor C. H. Golding-Bird dell'ospedale di Guy descrive la patologia e i metodi generali in uso, per la cura e la remozione delle glandole scrofolose linfatiche e ingrossate; cioè col coltello, l'applicazione di caustici, ecc. Il met.odo che propone deriva dalla produzione di cloruro di zinco nei tessuti del corpo a Sllesa.


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<dei cloruri nel siero, che sono generati per la combinnzione con un filo eli zinco spinto al punto dest.innto ad essere distrutto. Descrive l'azione che ha luogo nella. batteria di Smee e osserva che se le lamin e d'argento e di zinco samnno poste ognuna da ogni lat o di. un pezzo di carne, il cloruro di so dio intraprende nei 1luidi la decomposizione parallela all'acido solforoso nella uattcria, formandosi ad un clettrode il cloruro di zinco, e soda l'altro. n resultato è che in poco tempo la carne sotto la lastra di zinco non sarà più rossa, molle e alcalina, ma si com;ertirà. in un materiale grigio friabile, fortemente acido alln. carta reattiva, mentre la; forza della soda sotto la lamina cl' argento può essere provata :per la sua grande reazione alcalina. Per effettuare questo metodo odi cura, il cl!irurgo dovrà provvedersi di nlcune lamine grosse eli argento, di la.mine fine di zinco e di qualche buon filo di mme. L o zinco è tagliil.to in pezzi di giusta misura, come della lunghezza di un pollice, fermati ad un n. estremità e forati da un r)ertugio all'altra. I fili sono passati traverso uno strato di guttaperca o sughero che cleve esser e collocato piar1o sulla pelle e .f.erma~o da fasce dopo introdotti i fili. Ai fili è attaccato il filo di rame da un lato, e all'altro il disco d'argento, che può essere della grandezza di uno scellino. L'ultimo dovrà allora esser posto su di una superficie umida prodo tta da un vescicante, mentre i fili di zinco si don·anno introdurre in un seno, oppure in una puntura f atta col bisturì. Per ogni applicazione sono bastanti in genel'ale .5o 6 giorni. La superficie vescicata si t.roverà allora disseccata, :fortemente alcalina c in par te guar:ita. Nel rimuovere lo zinco si -vedrà una crosta grigia in luogo del tessuto rosso granuloso, e molto acida alla carta r ea.ttiva.. Col tempo questa crosta verrà ·via col 1)ezzo di zinco o si potrà distaccarla colle pinzette.

P rofonde iniezioni dì elot·oformi o u.ella cnra del.la seiaticn. iu.vcte r:t.ta. (Sperimentale, agosto 1877 - Canada L ancet, gennaio 1877.) Ouesto metodo di cura, praticatq in principio da Collins e Bar.tholow, consiste nell' introdun·e un ago siringa.-ipodermico ad ;u.na gran profondità nelle natiche o nella coscia, e l' iniezione da


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RIVISTA. DI GIORNALI

SO a 50 goccie di cloroformio puro; Comns (Schmidt's Jahrbuch,. 18 75) riferì delle cure rapide e definite di sciatica inveterata, che avevano resistito ad una gran quantità di rimedi usuali. Fra. i molti casi, riporta i segnenti: Sciatica; dolore ostinato nel nervo pla,ntarc interno; durata sei settimane, guarita dopo la iniezione di 30 goccio ; sciatica, durata. sei settimane, guarita con la prima iniezione ; un terzo caso, di tre anni di dm-ata, scomparve completamente dopo una iniezione di 40 goccio. il dott. Cercnville ha ripetutn,mentc provato questo metodo con i migliori resultati nei vecchi ca,<>i eli sciatica, che erano stati cm-ati con vcscicanti, ioclio, cd ogni specie di revul- · si vi, anche con il cauterio attuale. Le iniezioni fuTono fatte nelle natiche, coscia c garetto, le guarigioni si ebbero tanto rapicle quanto quelle riferite da Collins, in aJtri casi però, ritorn.ò il dolore. Cereuville notò due fenomeni accidentali a queste iniezioni di cloroformio. In due casi fu osservato la completa anestesia della gamba, che durò due giorni, c la sua scomparsa fu subitanea come il suo assalto. La puntura. era stata fatt.a nella metà post,edore della porzione della coscia, e ht iniezione probabilmente ave,,a penetrato nella gmtina del nervo o li presso. Nel momento che penetrò il liquido vi fù nn dolore intenso. In un altro caso, una iniezione nella parte posteriore del ga.rctto, fu seguita ùa un doloroso gonfiore che cedè alle applict~zioni di unzioni mercuxiali c pomate a.mmollienti. Dal cloroformio non si osservarono effetti genernli nò malesset~e. La precisa quantità iniettata. ogni volta era circa di 50 goccie.

Cura tlella tubercolos i d ci polmoni inducendo hl ca.Jci:ficitzione. (New York liiedioal Reco1·d, 17 febbraio 1877.)

Il dottor Both di New .York, dichiara che questo metodo di cura,re la tubercolosi dei polmoni fu suggerito dall'evento di cer&i casi in natura, ed egli volle provare se la calcifìca,;ione si poteva inùune artificialmente. Cominciò La cura nettando i bronchi c le vescichettc più che fosse possibile, adoperando i muscoli del to.-· race per es11t1ndere il petto c così forzare l'aria nei bronchi e


ITALIA!'<t ED ESTER[

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:nelle vcscicole con l'aspirazione. risultn.to di ciò, è nna tosse lunga o profonda., con crescente espettorazione, che in principio è di un carattere viscoso, muccoso, dopo più denso c c.ttseoso, a volte sanguinolento. I muscoli sono esercitAti in ordine secondo j loro strati e le loro proprie azioni. Non si adoperano nè macchine, nè mazze, n è campane mute, ma solo il peso del corpo l'er aumentare il potere di aspirazione, che diviene grandemente aument.'\to dalla t>ratica e dalla corretta applicazione. Nel caso d i malati etici, con i nervi quasi para1j7.zu.ti, questo metoclo richiede una guida intelligente e accurata per parte del medico; e moltil attenzione riguardo alle condizioni mentali psìchiche c nervose del malato. Troppa forza cagiona la pleurite e l'emorragia; troppo poca è senza effetto sulle parti estreme dci polmoni. Ciò costituisce la cura locale. La cura costituzionale ò più difficile c più complicata. Si dovrà considerare lo stato dei visceri chilopoietici, i prodotti di dec-omposizione nel sangue ossidato per l'uso dell'acido citrico o di altri acidi vegetabili, e la calce o il silicnto liberamente forniti all'organismo dal consumo di vcgetabi1i che li contengono. n valore dci vecchi rimedi di cstmlto di gramigna e album graecum o escremento bianco dei cani, lo attribuisce ai sa.Ji organici di calce che essi contengono. Un'altra pianta che contiene calce ò l'.AchillCiea rm1lifolia. I cardi contengono il silicato, e le piante crescenti nei paduli i solfati. I resultati eli otto anni d'esperienza lo hanno condotto alla conclusione che nessun caso di aO"ezione cronica del polmone sia curabile, a meno che si possa ristabilire la respirazione vescicolnre, e ·che nessun caso è curabile quando esiste un focolaio di pus alla superficie del tessuto polmonare contiguo, sia 1>ure una glandola linfatica, o un ascesso in qualche altra parte del corpo. Il tempo n ecessario per calc.ificare un polmone è circo. da Ga 12 mesi.


VA.RIETÀ

n servizio di ~anit;\ negli esct·citi russi io campngua. - Prendiamo dalla Revue llfiWait·e de l'Et1·an!fer (fiL· scicolo del 9 luglio 1877) i seguenti documenti ufficiali relativi: al seni zio di sanità negli eserciti della. Russia in campagna :

r. Re{Jolaraento dei 1,){wta-(criti app1·ovato dall'imperatore il21 aprile 1877. l • Il servizio dei porta-feriti consiste nel raccogliere feriti: sul campo di battaglia, nel dare ad essi i primi soccorsi necessari, e nel tcasportarli 1\lle stazio11i di medicn.turo.. 2• I porta feriti sono dinsi in due categorie: divisionari e reggimentali (o di battaglione nei battaglioni formanti corpo). I • primi sono addetti agli ospedali mobili divisionali fin dal momento della loro form azione, e vi disimpegnano eziandio le fun· :doni di infermieri di sala. I secondi sono addetti ai •·eggimcnti di fanteria ed o.i battaglioni formanti corpo, come quelli dci cacciatori, dei zappatori, di frontiera, tli riserva, c r estano nelle loro r ispettive compagnie.


VARIETA

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3' I porW.-feriti sono scelti fra gli uomini di tmp11:t forti e ben costituiti èhe fanno parte dei combattenti, o fm gli uomini di riserva clllnmati a completare il reggimento, cb e furono istruiti (lura.nt~ il tempo di pace sul servizio di porta-feriti. I porta-feriti divisioua.li sono scelti in tutti i reggimenti della divisione dal comandante d'accordo col medico divisionale; i porta-feriti reggimentai~ sono scelti nell'effettivo delle compagnie, sotto la sorveglianza del comandante il reggimento e col concot'So del medico di prima classe. 4• I port.t-feriti di\>isiona.li costituiscono presso ciascun ospedale mobile tlivisionario una speciale compagnia chiamata: Compagnia dei poda-feriti dello spedaZe 'mobile cteUa ..... divisione, il cui c:ffettivo è di un ufficiale, nove sott'ufficiali, 200 porta-feriti. I:.'organizzazior:e militare ed amministrativa di ciascuna compagnia di p orta-feriti è identica a quella delle compagnie de.i corpi di truppa. In ciascun corpo di. tmppa vi sono sei porta-fcrit.i reggimentali (di battagione) per compagnia.. Osset'va.eione. - Le truppe dello. circoscrizione del Turkestan essendo sul piede ùi guena a permanenza, e non ricevendo uomini di risen·a al momento dell'aperturo, delle ostilità, avranno costantemente lO porta-fel'iti per compagnia, scelti fra il numero dei combattenti. 5• Se dopo aver completati i cor})i secondo i quadl'i di guena per mezzo degli uomini di riserva, certe compagnie contassero tuttnvia meno di 611orta-feriti, i comandanti di reggimento provvederanno alla mancanza per mezzo di cambi di compagnia. Nel ca.so in cui la deficienza di porta-feriti fosse generale in un reggimento, si provvederebbe a. ciò prenùendoli da altri reggimenti della stessa divisione. Infine quando una divisione non possiede il numero dei porta-feriti necessario per il bisogno del servizio, il medico divisionale è incaricato dal comandante della divisione di prendere le misure necessarie, onde dare l'istruzione di porta-feriti a uomini di truppa. 6• Nei combattimenti impreveduti, negli scontri di poca. importanza ed in una parola tutte le volte che l'ospedale mobile divisionale non si trova nelle vicinanze del campo di batt.-tglia, la cura di raccogliere i feriti, di dar loro i primi soccorsi e di ti:asportarli alla stazione di medicatura è coniidata ai porta-feriti


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TA.RIETÀ

regglfficnta.li presi nello compagnie n seconda del bisogno; eposSO!lO ancho esserne richiesti, se vi ha necessità, ai corpi di truppa che non prendono parto all'azione. Quando il CQmbattincnto prende proporzioni più vaste, o quando la batt.AgHa. ha luogo in seguito a disposizioni prestabilite, il comandante della ilivi;ionc fa avvicinare nl campo di ba~taglia l'ospedale mobile divisionale; in questo ·caso i feriti sono raccolti dai porta-feriti clivisionali, aiutati in caso di necessità dai porta-feriti reggimentali. 7• Quando i feriti sono raccolti e trasportati dai ?Orta-feriti divisionali o rcgghnentnli riuniti, si destinano degli r.iutami medici (felcZscllers) appartenenti allo spedale mobile per sorvegliarE, e la sorveglianza generale è esercitata. dall'ufficiale comandante la compagnia dello spedale. Quando i feriti sono r-acc.olti c trasportati da soli portn-fcriti reggimentali, il commtùante della diYisìone o del distaccamento destino. aiutanti medici c sott'uJficiali del corpo per son ·cgliarli, c se è necessario anche un ufficiale. L'ufficiale ed i sott'ufficiali comandati devono rigorosamente vegliare nffinchè i porta-feriti disoccupati raggiungano immediatmncnte i loro corpi. s• Tutti coloro i quali sono addetti ad ospedali militari temporanei cd a lazzeretti mobili di>isionali p.>1i.ano ai braccio sinistro un bracciale bianco segnato colla croce rossa. I porta-feriti reggimentnli, non che i loro sorvoglitmti, non indossano questo ùraccialc fuorchè nel tempo in cui raccolgono c trasportano i ferì ti; essi lo levano appena rientrati nei ranghi. 9• L 'istruzione sul servizio dei port.a.-feriti è dntn tutti gli anni durante il periodo eli riunione dello brigate e ùei reggimont.ì, in conformità del programma annesso. Sono ammessi n quest.'l istruzione, ma solamente dopo due anni di servizio, i sorregUanti c gli infermieri di sala degli ospedali appartenenti a truppe at.tivc e locali, come puro quattro combn,ttenti per compagnia. 10. Durante il periodo dell'istxuzione i sorveglianti e gl'infermieri di sala ed ospedali sono rurroga.ti nel loro impiego da allievi feldschers. 11. L'insegnamento del servizio di porta-feriti è affidato in ciascun corpo ad uno dci medici o.dùotti, e controllato dal medico divisionale, durante le mano\<~e d'estate. 12. Sullo stato di servizio e sul certificato di congedo degli


VARIETÀ

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uomini di truppa, che hanno imparato l'arte del porta-feriti, sarà inscr~tto il titolo di p01·ta-(eriti 1·e,qgimentale. 13. Al momento della mobilizzazioue dell'esercito e degli ospe· dali, i medici divisionali si nssicura.no che i porta-feriti tornati colla riserva conoscono i loro obblighi. Se si trovano fra essi uomini che abbiano dimenticato il servizio o non ne siano più al corrente, il medico divisionale, se aulorizzato dal com:.mdante della dirisione, prende le misure necessarie per far loro imi>artire la necessaria istruzione.

II.

Prog1·amma per l'i.strueione dei 1>01'/a-fcriti nei corpi di tt·ttppa. I porta-feriti hanno, in tempo Ili guerra, la missione di raccogliere i feriti sul campo <li battaglia, di impartir loro i primi soccorsi e di trnsportal'ii fino nllc stazioni di meùica;r,ione. Cosl la loro istruzione nei corpi di truppa, in tempo di pace, deve so· pratutto consistere nel comunicare loro con metodo }>ratico le principali cognizioni, che ad essi sono necessarie per ben com· Ptendere e ben soddisfare i loro obblighi })OCO coniplicati. Avuto riguardo al bl'e\·c tempo che dev'essere impiegato nell'istruzione dei porta-feriti, ecco le cognizioni elementari che ad essi sono indispensabili : · 1• Organizzazione c struttura generale del corpo umano ; si· tuazionc dei differenti organi; tragitto dei pl'Ìncipali vasi sanguigni lungo il collo, sul tronco ed alle estremità, per modo che i porta-feriti possano dare i primi soccorsi in caso di emorragia. 2• Principali lesioni traumatiche che si riscontrano sul campo di battaglia, accidenti più frequenti c più dannosi che li accompagnano c che esigono soccorso immediato; indicazione dei segni dello. morte apparente. 3• Mezzi i più semplici per riconoscere le contusioni, le fratture semplici e complicate, le lussazioni, e sopratutto le differenti qualità di ferite nelle diverse parti del corpo; fenomeni che le accompagnano.


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VARIET1

4• }'Iatcrialc di mellicatura in uso negli stabilimenti sanitn.ri; militari, come : filaccic, cotone, bendaggi, biancherie, tda verni-ciata, tela cerata, taftas, assicelle, do ccie; ind!cazionc degli apparecchi da impiegarsi nei differenti casi per la prima medicatura. sul campo di battaglia. 5• Fnt. i lavori pratici i più importanti, nei quali devono es-· sere esercitati i porta-feriti, bisogna. comprendére : a) Mez1j i più semplici per frenare le emorragie, vale a dire compressione digitale del vaso leso, ta.mponamcnto (lelle fcritey uso del tornichetto di campagna, ccc. b) Medica.tura semplice delle ferite sulle ·differenti parti del corpo, applicazione delle assicelle e dei sem.ica.nali nei casi di frattura.. c) Trnsporto dei feriti fuori del campo di battaglia ; precauzioni da 1n·cndersi nei casi di ferite grav.i. Soccorso da darsi ai feriti in is,tato da r ecm·si da sè stessi alle stazioni di medicatura; migliori mezzi per trasportare i feriti a braccia o sulle bar elle; collocam~nto dci feriti per il trasporto-nei divet·si casi ,u lesioni della testa, del tronco o dell'estrorrùtà; collocamento dci feriti sulle barelle a ruote, sopra carrette, vetture da viveri, vetture r equisite; collocamento dei feriti nelle vetture della fel'l'ovia; precauzioni a prendersi in queste diverse circostanze ; cure da prestarsi !ti feriti durante il trasporto; sbarco e trasporto dci. feriti al loro arrivo a destinazione. cl) Orga.nizzi\Zione militare dei distaccamenti di por ta.-fcrili; loro suddivisioni in pelottoni, mezzi pelottoni, sezioni e pattuglie ; numerazione delle suddivisioni ; eifi·a degli uomini destinati a trasportare dei feliti a braccia o sulle barelle, e ad attendere a questi durante i lor o trasporti in vettura od in carrozza ferroviaria; esercizi allo scopo di insegnare a.i porta-feriti a caricare, trasportare e scaricare i feriti, secondo i comandi dati, senza precipita.zione e con maniere convenienti e le meno dolo- • rose per gl'infermi. e) Durante le riunioni estive, esercizi sull'applicazione dei tornichet.ti , la costru:-.;ione delle barello, sul montare e smontare le tende appartenenti al materiale dello spechtle mobile divisiona.le c specialmente esercizi pratici concernenti il trasporto dei feriti a braccia e sulle barelle.


VARIETÀ

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III. Jstntzione per i comandanti dei treni sanitari. l • Allo scopo di ma.ntcner l'ordine durante il tJassaggio clr.i treni felToviari destinati al trasporto dei malati c feriti dal teatro della gucn-a nell'interno del paese, lo stato maggior generalé destina dei comandanti speciali dei treni sanitari, scelti fra gli ufficiali distaccati presso le ferrovie per sorvegliare il trasporto delle truppe. 2• Su ciascun treno sanitario sono messi a disposizione del comandante cinque uomini di truppa, appartenenti al distaccamento ferroviario della linea, nella c1uale il treno è prepttra.to. 3• Dopo aver ricevuto, con inventario, dagli stabilimenti o dalle autorità rispettive, tutto il materiale che compone il treno sanitario, il coma.ndante rimette, pure con inventario, al delegato della societ.'\ della Croco Rossa, il materiale medico e di inten/denza. 4• Il comandante veglia alla conser vazione degli apparecchi sanitari in buono stato. Gli uomini di truppa messi a sua dispo·sizione mettono in ordine il materiale sanitario nelle vetture ferroviruie, e riparano i guasti di poca importanza. servendosi degli istrumenti dei quali sono muniti. 5• L e riparazioni più importanti llcgli apparecchi sanitari (Yetture, barelle, ecc.), sono eseguite dietro richiesta. del coma.nda.nte del treno sanitario, dell'ammi.nistrazione d~!lla. linea. sulla. quale le deteriorazioni sono state verificate; la spesa sarà sopportata dal Ministero della guerra, al quale verranno presentate dalle autori tà delle rispettive lince ferroviarie le lettere di fa.tt.ura firmate dal comandante del treno sanitario e colle altre formalità prescritte. ·6• Il comandante del treno sanitario e gli uomini di truppa. messi a sua disposizione sono trasportati secondo quanto strettamente ordinit il regolamento sui trasporti militari. 7• Dopo ·aver ricevuto un foglio di via sia per lo stato mag-


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VARIETÀ

gior generale, che per lo stato maggiore di campagna, il comandante del treno sanitario ha cura di farsi rilasciare in tempo utile una richiesta ~i trasporto dall'autorità. militare, e procura che la cifra r eale degli uomini trasportati sia inscritto nella colonna ad hoc. 8• Il c'omandante del treno sanitario tiene un controllo dei malati che trasporta. 9• Essendo egli sempre presente sul treno, veglia agli ordini ed alla disciplina degli uomini trasportati, ed all'esecuzione di tutte le prescrizioni contenute nell'istruzione per il trasporto dci malati c feriti sulla fen ovia, ma senza ingerirsi delle disposizioni date dai medici per il servizio sanitario. 10• Prima della partenza di un trasporto di malati o feriti il comandante del treno sanitario invia tclegranmù ai comandanti delle stazioni d'arrivo ed ai comandanti militari dei distretti, prcvcnendoli di prender e le necessarie misure per un rapido sbarco dei malati, che dovTanno r estare nella località. 11• Tutti i telegrammi del comandante il treno SaiJitario, relativi al servizio, sono spediti gratuitamente dalle amministrazioni delle feiTovic. 12• n comandante del ~reno sanitario veglia nffi.nchè le vetture, nelle quali si trovano gli ammalati ed i ferit.i, siano eonvcnicntemente rischiarate durante la notte, e riscaldate quando la temperatura lo esige. 13• Egli provvede affinchè gli uomini di servizio del treno siano in numero sufficiente, c regolarmente rilevati cd in tempo utile. 14" Egli si assicura della stretta esecuzione delle prescrizioni del foglio di via, e della sicurezza del treno durante il viaggio. 15• Durante il viaggio dci treni militari sulle linee, si osservano tutte le regole prescritte pei treni dei viaggiatori. 16• In caso di morte di un malato o ferito, durante il viaggio, il comandante del tr eno sanitario consegna il cadavere al sott'nffìciale della gendan neria della più vicina stazione; costui lo consegna a sua volta alle autorità civili per procedere aHa inumazione. Il comandante stende nello stesso tempo l'atto di morte, d'accor do col delegato della società della Croce rossa e col medico in capo· del treno.


VARIBTÀ

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17• Il comandante avverte senza dila.zione col mezzo del telegrafo l'ufficiale incaricnto del trasporto delle truppe su ogni accidentalità sopravvenuta. nel treno. Gli uomini di truppa, cui lo stato della salute impedisca di continuare la strada, d'accordo col delegato della società della Croce rossa, sono affidati alle cure delle autorità locali militari o civili, per mezzo dei comandanti delle stazioni quando ve ne siano. 18• Pervenuto alla stazione. d'arrivo, egli sorveglia che lo sbarco si faccia con ordine, che gli ammahtti siano consegnati a chi di diritto, cd a che le carrozze siano disinfettate, conformemente alle prescrizioni. 19• Una volta che tutti gli ammalati siano sbarcati, il comandante del treno sanit.1.rio indirizza all'ufficiale incaricato del trasporto delle truppe sulla strada fcnata, un rapporto dettagliato intorno al viaggio del treno, ed uno stato nominativo di tutti i militari sbarcati dura.nte il medesimo, indicando le stazioni nelle quali questi uomini sono stati lasciati, le autorità alle quali'essi sono stati affidati, e le cause dello sbarco. S.

La guerra,: suoi aspetti mcdico-sanitarii e la fi· lantro1)ia •lei nostl'i tem1)i. ('l'he L ancet, 26 maggio 1877.) Col progredire della guerra il contra.sto fra la posizione medicosanitaria delle forze nemiche diviene sempre piì1 penosamente manifesto. Un corrispondente del J otwnat de Genève' che scrive da Costantinopoli, dà notizie deplorevoli intorno ai bisogni medicosani tari delle truppe turche. Egli accerta che lo stato maggiore medico non eccede 1 per 1000 della forza, e scrive molto sprezzantemente della specie di uomini che lo compongono. Esso li desc;rive veramente come apprendisti per la più parte dell'arte e della scienza medica, senza cultum e forniti appena ili qualche nozione superficiale di medicina c di chirurgia quale può acquistarsi nella scuola eli Costantinopoli. Durante la guerra di Crimea il servizio medico militare della Turchia fu dipinto come il limbo della medicina. Era formato allora, in aggiunta ai medici ed o.i chirurghi reclutati nelle scuole di Costantinopoli e d'Alessandr~a.


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YA.RIETA

in grandissima parte ili rifugiati e d'avventurieri d'ogni parte del mondo, di pochi ()e'quali si poteva dire che avessero ricevuto una educazione medica qualsiasi. Si clo;Tebbe inrerire, da quanto afferma il corrispondente del Giornale di Ginevra, che le cose mediche non sono · punto cambiate da quell'epoca in poi. Quel corrispondente dice inoltre che le truppe turche abbisognano di medicine, di letti, di barelle e di quanti altri oggetti medico-chirurgici possono occorrere. Egli asserisce pure che fin dal principio della guerra si sollevò la questione: " Come si nutrirebbero le truppe?, Circa i loro bisogni medico-chirurgici, i turchi credono di potere sperare neli'Inghil· terra; ma i viveri, chie.d'egli, da qual parte verranno loro? Havvi troppa ragione di credere che questo quadro, quantun<1ue esagerato ( voglia.mo sperarlo) in varie parti, sia pur troppo r ero nel suo eomplesso. Volgiamoci ora dalla parte dei russi. Qui troviamo un orgauamento medico-sanitario il quale, per quanto si può giudicare prima. che sia interamente comprovato . dalle esigenze del campo e dall'attuale modo di guerreggiare, sembnt completo : mentre l'organizzazione militare è aiutata da sforzi volontal'i del popolo tutto per soccorrere i malati ed i feriti, quasi unici nel loro .genere. I-Ia.vvi una lista di doni a tal uopo (in rubli) fa.tti da varie citt.à e pubblicati dal Me.ssaggierc t··usso tt//iciale : T oula, 25,000; Rybinska, 10,000; Kalonga, 10,000 (per le famiglie dci soldati ·morti sul cam~)O d i battaglia); Cronstadt, 50,000; Kursk, 2~,000; Novgorod, 10,000; Tombov, 14,000; Arzamas, 3,000; Boskbov, 1,500; Ostrow, 1,000; Yossicgonsk, 1,000; Balakhna, 1,000; \re:ronege, 20,000; Viatka, 3,000; Kolom1m, 5,000; Rouza, 1,000; Penza., 25,000, ecc. Le seguenti città hanno inoltre det.ernùnato di costruire c mantenere ospedali pei malati e reriti durante la guerra: Yaroslav ( 400 letti), Saratow (400 letti), Nijni-Novgoro4 (150 letti) , Tver (100 letti) , Tangarog (100 letti) , Tambow (50 letti), Voroncge (50 letti), Kovgorod (10 letti), Rybinska (20 .letti). Aggiungansi ai precedenti ed ai diversi cenni della stessa spe·Cie, già pubblicati nella Lat~cetta, il scgttcnte sommario di rendiconti presentati dalla società russa di soccorso ai malati ed ai


VARIETÀ

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:feriti dell'esercito (società della Croce rossa), in un'adunanza tenuta a Pietroburgo il 13 di maggio. Questo rendiconto si riferisce ai sei mesi ultimi scorsi. Durante quel periodo, la spesa dell::t società pel mantenimento di ambulanze per 16,000 feriti o malati fu di 41034,600 rubli, della qual somma 782,600 vennero spesi nell'organizzazione e n<'llo stabilimento delle ambulanze, 129,UOO in medicinali, 564,520 nello stato maggiore ùi sanità e 115,020 nel trasporto. Nello stesso periodo di tempo fw·ono spesi 210,000 rubli in convogli di sanità.; 600,000 rubli ftll·ono inviati alla rappresentanza principale della società sul Danubio; 300,000 ai suoi precipui rappresentanti presso la retroguardia dell'armata; '300 mila per l'a.r mata del Caucaso; UO,OOO 11er l!l. Crimea ed Odessa, e 140,000 ai molti de))OSiti: in Pietroburgo (60,000), Riscltiniew (30,000), Yassy (30,000) c lluchàrest (30,000) . La grande spesa totale per i sei mesi fu di 4,954,600 rubli. L'incasso e gli assegni della società dw·ante lo stesso periodo di tempo furono i seguenti : Danaro alla mano, 651,764 rubli; riscossioni dal 25 aprile al12 maggio in offerte e sussidi, 365,000 rubli; da.l ministro della guerra vel mantenimento di soldati infermi, 350,000 ruhli; totale 1,347,764 rubli. Dovuto alla società dal ministero della guerra per mantenimento di ammalati, 802 rubli; dal municipio di Mosca uu milione di rubli, c dal muncipio di Pictroburgo pure un milione di rubli; tota.le riscossioni, ccc., 4,159,764 rubli. È da osservarsi da questi rendiconti che la societ.à della Croce rossa ha relazioni definite coll'amministrazione 1nilitare dell'armata, e che mentre da una parte è una grande agenzia per meu:o della quale i doni volontari delle popolazioni sono adoperati a .soccorrere i malati ed i feriti, dall'altro le autorità militari se ne .giovano per facilitare l'amministrazione medico-militare dell'c~ercito, ed è rimborsata dal governo imperiale d'alcune spese di l!lantenimento de'malati c dei feriti. Tutto questo dimostra. che i doveri di essa relativamente all'armata sono definitivamente stabiliti ed autorizzati, e che così ogni urto col servizio medico re_golare è evitato, come pure l'uso spcrperativo e promiscuo dei ·doni affidati alla Società.


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VARIETÀ

Osservazioni p ratiche. s ul mal di mare, del dottore E. LrTTnow. (Rivista Mctrittima, maggio 1877.) A bordo eU una. nave odonsi quasi in ogni viaggio i novizi alla. navigazione rivolgere al ca.pitano od aU'ufficialitr~ le seguenti interroga.zioni : J?otete voi consigliarmi qualche rimedio contro il mal eli mare? Si soffrirà nella traversata? debbono forse tutti subire questo male? È desso pericoloso? ed altre simili innumerevoli domande, figlie del timore di chi è inesperto alle peripezie marittime ed ha spavento del così detto infido elemento. I n questo caso ogni pronostico sarebbe pericoloso per il profeta. Se profetizzasse la più bella calma, e questa poi non si avveri, il falso oratore eone il rischio non solamente eli ricevere degli sguardi ir·ati, ma b en anco delle insolenze . Provatevi invece generosa.mente a prevenire l'inte11'ogantc che probabiùnente gli toccherebbe soffrire o consiglim·lo a non darci importanza ed avvenga poi che egli per eccezione non risenta il malo, siete sicuro di essere deriso e schernito e 0hc sia messa in dubbio la vostra autorità. Al quesito se sia possibile abituarsi al mal dt mare nulla si J>UÒ rispondere di preci::;o. Abituarsi al mare naturalmente è possibile, ma abituarsi al nutl di mare è cosa ben Jll'Oblematica. Coloro che si avvezzano al mar·e debbono però cominciare da giovan i; tuttavia anche a costoro, ove passino ùal bordo di una nave a vela. a quello di una nave a vapore ed anche da un pirosc.'lfo a ruote acl un allro ad eliC<'t, non è dato evitare t.al fiata. ii mal di mare. Anche il muta.r di venti produce di cotali effetti. Evvi cbi soffre terribilmente collo scirocco, e sta benone lorcbè soffia la bora, e chi prova tutto all'opposto. Sui piroscafi, un lamento generale è quello del puzzo che dalle latrine e da'i depositi oleosi della inacchina si es}Jando per ](l. nave. Questa sensibilità. è perQ un sintomo del mal eli mare; chi, non lo soffr e non bada al fetore anzi accennato. Ad alcuni dà noia il rollìo della nave lungo il suo asse, ad altri il ficcare ed il sollevarsi della prua.; i più sentono ripulsione per gli specchi, alcuni non possono sopportare lo scricchiolio dei mobiJi, altri quello dell'alberatura. Il mal di mare è indubbiamente una solferenza assai molesta., ma giammai pericolosa, ra-


VMUETÀ

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rissimi casi eccettuati. n malessere che si sviluppa sul principio e il patimento cbe sussegue, si manifestano con forme diverse. I fumatori perdono subito ogni desiderio del sigaro e della pipa. Molto prima delle sofferenze ad ogni fumata osservano con sospetto il loro sigaro quasi che sembrasse loro d'un gusto diverso del solito. Coloro invece che anuasnno tabacco, ripetono le preso con una specie di furia nervosa finchè sopl'nggiunge il

male. I buongustai c bevitori trovano cattive lo vivande e di pessima qualità i vini. J\.nche in questa gente il male è preceduto da una specie di angustia e da un bisogno di biasimare. I chiaccheroni e gli amanti della. conversazione diminuiscono il favellare; i taciturni al contrario divengono più ciarliel'.i e ciò sempre prima che il male cominci. Nel sesso gentile il male di mare si manifesta in un modo aCfatto pa.rti cola~·e, anzitutto le donne diventano pieghevoli, condiscendenti, non danno più negative, non contrastano. Nella vita coniugale questa condizione, ove non pol·tasse seco alhi. inconvenienti, sarebbe assai salutare e t•iparatricc eli molti guai. Generalmente è dunque preferiùile dire alle donne che tutte possono soffrire il male di mare. Certamente però sonvi di quelle che non soffrono e vincono il mare; nllom le loro compagne ne soffrono doppiamente. 1\fa sono rari i casi. li primo sintomo del male è l'inquietudine, cui succedo un agire espansivo, cordiale, un atteggiarsi mollemente, un soggun.rdare languido che, senza una. diagnosi analitica., può facilmente trarre in errore; si può credere che tutto ciò provenga dal cuore, mentre deriva dallo stomaco: l'al)paronte capitolazione si riduce invece ad una resa. Appena si manifesta un leggero pnllore cd un vivace risplendere degli occh.:i, scorgonsi delle contmzioni agli angoli della bocca, le labbra perdorta il colorito e quauto più il paziente si sforza di pa.droueggiarsi e di mentire il suo stato, tanto più precipitosa è la catnstrore; la pupilla s'ingrossa, gli occhi si socchiudono, la mano tocca ora l:l. regione dello stoms.co, ora la fxonte, finalmente questa si piega e sopravvengono gli sforzi del vomito. n mnlc di mare abbatte straordinariamente il morale di coloro che no sono presi; io parlo per esperienza, ed osservai ciò specialmente nell'occasione eli trasporti di t111ppe. Gli uomini più 6


794 robusti, di un-a costituzione a.Uetica; si lasciarono abbattere come i fanciulli; al contrario gli organismi deboli, dei quali non era

lecito supporre tanto, sopportarono l'agitazione del mare, che · vedevan'O· la prima volta, alcuni•purauco senza riseutirne là minima sofferenza1 Un soldato dèl reggimento d'infanteria. austriaca n• 1, uomo· assai forte, in una bw·rascosa traversata fra Ragus_x ed Ancona; con vento impetuoso di sud, dopo lungo patire, divenne maniaco furioso e dovette essere deposto in Ancona in quello S"IJeda.le dei pazzi, dove gli fu messa la camicia di forza: Questo· individuo sofferse assai; ma non voleva fare cosa alcuna· che a suo sollievo gli era consigliata, ruggiva, imprecava, finchè gli si sviluppò una congestione cerebrale che lo rese mania·co. Quando fu a tetra, dopo J)Ochi giorni risanò completamente ed usci dallo spedale. In Sicilia, a Sira.cusa, vidi un curioso monumento sepolcrale di un principe siciliano, morto in conseguenza di male di mare. Curiosa è l'epigrafe che dice: Obiit attctm·itate maris. Naturalmente per conoscere se veramente sia stato questo un caso di male di ma:re bisògnerebbe sapere appuntino tutto le circostanze; sarebbe però un caso di morte unica~ A bordo, una madre che allattava il suo bambino, perdette improvvisamente il latte, e per la sua esaltazione e pel suo lamentarsi, accoppiandosi al bambino, affamato e piangente, era presso .a divenire demente. Il bambino fu abbastanza quietato mercè latte df mandorle e di noci, ed.- un ma,.rinn.io lo prese sulle braccia, e siccome costui era abituato al ~ovimonto della nave ed a bilanciarsi in mezzo alle oscillazioni, il bambino non si risentiva del moto del bastimento c si addormentò sebbene avess·e ricevuto una debole nu· trizione. Appena sbarcata a terra, la madre si trovò di nuovo in pieno possesso del suo latte, e felice ·di potere offrire alla.sua creatura. • il1naturaie•e benefico cibo. Ho osservato che i l>amliini in braccio di marinai non diventano mai amrrialàtr di malo di mare. Un curioso caso mi si presentò con·.una compagnia di saltatori e cavallerizzi che da Smìrne si i·ecavano ad Alessandiia d'Egitto s opra un piroscafo del Lloyd. Nessuno si aspettava: che costoro, colle loro abitudini di equilibrio corporale c di paUeggiarsi nell'.tria, potessero essere attaccati dal male di mare.


VARIETÀ

795

· n tempo non era burrascoso ma il mare un po' agitato e bastò percbè tutti, dal direttore, che era contemporaneamente atleta; fulo ai clowns, si ammalassero : le donne della compagnia soffersero terribilmente. Due giorni dopo il loro arrivo in Alessandria ~ssi non erano ancora in istato di presentarsi al pubblico ed avèv'ano la testa pesante. Ìtfolto degno di considerazione è il così detto male indiretto, ·ò di rèazione, che non di rado si verifica. In alcuni individui il .soffrire allo stomaco e al capo cessa appena il bàstimento riprende lo stato di quiete oppure appena essi mettohi:i piede a: terra. Allora eglino sentono una gran fame ed il piacère di sa}Jersi ristabiliti fa loro dimenticare tutto quello che hanno patito. Altre persone vi sono che a bordo soffrono assai poco, ma' dopo che hanno abbandonata la nave, per dei giorni parecchi sentono a terra un malessere molesto, onde non si liberano che 11mtamente. Eblii a vedere una signora legata sulla coperta sopportare 1.8" •ot11 di btlrrasca, seduta sulla sua sedia da bordo senza accusare ii più'1pH:colo sintomo di male di mare, e poi, giunta irr por'tò, .ioffrire per due giorni tanto, come se si trovasse a hordo presa1 ·da1 male. Ohi spiega simili circostanze? Nè è certamente più dubbio che' la fa.nt'àsia, l'angustia morale, esercitano grande influenza in ques-ta temporanea malattia., e quand'altro non bastasse è sufficiente 1C dimostrarlo il sopraggiungere di un pericolo a bordo. Se per -èsempiò sorge un grido al fuoco! o di arenamento o di affondarsi della nave, tutti i ma-lati di ma.l di mare sono tosto guariti o con~aLesténti, ed àiutan·o a; lavorare;· a pompare, a salvare, a spe.gnere. Alcun.i in battelli a· remi con mare mosso nulla sofft·ono fì.nchè remano' pur essi, ma: séntono il male appena il battello ritorna: fermo, accusano allora buciilamento d'orecchi e capogiro. Cono.sco un'a signora la quale non: può guat•dare a lungo dalla fìnestt~ un bastimento ancorato che vivamente oscilli nel mare senza· provare gli effetti del mal di mare. Uno dei miei amici, che meco aveva sopportato sopra una·fre..gàta corazzata una piccola burrasca: ed aveva l}ssai pa'tito, dopo \ . . ·yenuto a·terra si fece fotograiate entro una-cabina da' bordo nello·


796

VARIBTÀ

stnto di sofferenza di m:ù di mare, c tnn ta doveva essere in lui l'impressione dei pnlimenti passati da assumc1·e nella posa e nello contra;; ioni del volto l'immagine ))ÌÙ perfetta della realtà. lJn ufficiale, il conto B ..., n,ppena sceso a terra e sentendosi bono, fu invitato a prendere il thè con tutti i passeggicri. ~Ies­ sisi questi n scherr.nro sulle peripezie del viaggio c ad imitare il DlOVÌJllCnto degli oggetti sulla. DO.\C ffiOVCUdO fc SCltanne ed i t:t.VOlini, il conto B. .. di Il a pOCO fu preso da tutti i sintomi del malo, dovette uscire c patire i più violenti assalti del male di nuu·c come se si trovnsse in mezzo allo onde agitate. Consimile caso avvenne a Ragusa dovo una signora che ebbe n soffrire ~tna burrascosa traversata sul maro, l'Cc lunghi mesi non potè più sopportare il viaggiare in carrozza. Vi sono persone che non si abituano mai ::ù mare, fra cui fino vcccl1i ufficiali di marina, i quali ciononostante curano cd adempiono i loro difficili doveri puntualmente o coscienziosamente. Aveva. una volt.~ un collega che, quando montnva la guardia, si porta.va. sempre scco delle mele asserendo che gli diminuivn.no il soffrire, senza evitargli però il vomito, cui egli dn.va sfogo in moflo da non essere veduto dall'equipaggio. Un. altro ufficiale di marina, clre fece due volte il giro del globo o sft l'Oso noto per molte pubblicazioni impor·l:mti soffre dal momento in cui viene lorata l'ancora fino al serrare delle vele in qualche rada; eglj ln.\"orn. pol'ò ugualmente a bordo c dopo ogni viaggio puhblica le sue memorie. Il vice ammit·aglio austriaco D ... , un danese, uomo r!i nutro, incn.nutito nel servizio sulla fiotta., sopra le navi a rela sta.Ya. perfettamente bene collo stomaco, ma sulle navi a vapore con mare alto non poteva evitare di soffrire. L'ammiraglio Nelson pure non potcra resistere al male di mare. All'opposto v'hanno persoM, per fino dci paesi interni c di meschino aspetto, che non se ne risenlono menomamcntc. Uno dei rimedi contr·o questo male vogliono siano le bn.ttiturc · o la paura di quelle, rimedio che del resto ben poco si raccomanda. In tempi passati qncst.'l mcdicatura. drastica. fu atlopernla sui mo:-..,i, e dicesi che di sovente le botte facessero loro sparire ogni tracda di incomodo allo stomaco, bast.ando tnlvolta la sola Jninaccia acl impeùirlo. Kella mru:ina. inglese si ndoperava. questo


VARIETÀ

797

·sistema propriamente nell'intimità dell'amicizia e da camerata, in ispecie fra i giovani cadetti di marina in ca·m.era. cluvrif.atis, perchè nessuno assumeva volentieri il servizio di guar dia col mal di mare, e questa panacea sembra sia durata molt.o tempo. Anche gli animali non vanno esenti da questo incomodo, nemmeno i 4otati dalla natura della massima agilità. ed equilibrio, nemmeno le scimmie e gli uccelli ; soltanto i serpenti niostrano d 'esserne liberi. Al rollìo della nave le bestie sono prese come da paura e mol te cercano l'uomo quasi a propria tutela. La scimmia, che ci rassomiglia ed imita cotanto, sofl're pr ecisamen te come l'uomo. Essa cerca di esser presa in bta.ccio) allora si dimostra contenta e riconoscente con baci e sorrisi. I gallinacci ed i volatili soffr ono assa.i il moto del mare, cUvcntano mclanconici e dimagrano. I galli cessano dal cantare; soltanto le a.nitre continuano a gracchiare a.nche se le onde passo,no lor sopra. Il maiale si manifesta generalmente iudifl'e rcnte e continua. a. mangiare e si irrit.a grugnando allorchè l'agitazione ùella nave ò grande. Gli uccelli cantori cd i pappagalli appesi in gttbbie cessano dal cant-are. I .gatti si spaventano e corrono a nascondersi; i c1mi perdolio l'appetito e diventano nervosi. Gli animali 11iù difficili a domarsi cd a tenersi legati, come i buoi cd i bufali , i quali vengono issati a bordo con i piedi, il corpo c le coma avvinti di funi, appena il mare si mcUe in agitazione tliventano mansueti e buoni, lasciansi avvicinare dall'uomo e gli prendono il mangiaTe dalla palma della mano ; lo stesso s uccede dei cavalli. In un trasporto ili ca.valli costosissimi per la casa imperiale, ebbi occa.sione ili fare delle osservazioni speciali. t catalli arabi, ognuno dei quali aveva la sua stalla, f ut'Olio puliti e nutriti dai loro stessi guar diani arabi. AI di fuori di Candia. ii vapore trasporto Lucia fu assalito dal temporale. Le mo.guifiche·bestie abbassavano le orecchie, muovevano l'occlùo languidamente, rifiutavano il cibo, soltanto si dissetavano più di sovente. l1 guaio fu quanùo pur anco gli inservienti, italiani ed arabi, caddero assaliti dal male di mare. Allora il colonnello Brudermann, capo direttor e di questa spedizione, ordinò che i marinai pulissero i cavalli e li lisciass~ro colle spazzole. Collo spiri to in:ventivo che distingue i marinai, questi presero le giacche ed i fez degli attendenti infermi e con questo stratagemma si a\'-


798

VARIETÀ

-vicinarono ai cavalli, J>ron!-lnciando alcune parole in a.rabo, ch(;l' avevano apprese udendole ripetere giornalmente, ed i ca.va.lli fecero loro la più amichevole accoglienza. Allorcbè la nave, doJ?onove giorni di tra.versatt~, gettò l'an.cota, le bellissime bestie si !liedero a nitrire fortetnente dalla gioia ; quando poi li cala•·ono a terra c sentirono sotto i piedi il terreno sicuro, le loro dimo.s trazioni d'allegria non ebbero limite. · Gli animali selvaggi, come leoni, tigri, iene, pantere, in alto mar e soffrono, ammutoliscono e lasciano av-vicinarè i gunrdia.n i ~enza pericolo. l\ialgrado questi differenti sintomi, malgrado i medici di bordo, che di sovente patiscono essi stessi il mal di mare, nè si sentono Ml caso da d'ar .consigli altruil questa ma.Iattia è pur sempre un indovinello. L'unica teoria accettabile è che per i movimenti. del ~ollcvarsi a dell'abbassarsi della nave, pel suo r ollio come pel suo battere col centro sulle onde succedono nel corpo umano istantaneamente un'anemia ed una ipercmia (concorso repentino di sangue) come avviene ad esempio nel tubo di un barometro da ~ordo, in cui si vede l'improvviso sali_;e c discendere dell'argento vivo quando il barometro non è con ~ura appeso in un doppitr bilanciere c riparato convenie!ltcmente da questa infiucn~a. A favore di questa defìrùzione del ma.le di mare militano le circostanze che più giovano a caJmarlo, come il soggiorno nel centro di rotar.i.one della nave, la posizione orizzontale, oppure il letto 'pendente. Chi non è sensibile a questo repentino salire c discendere del sangue, che in molti si manifesta anche con momentanee forti battute al cuore, non soffre. Spiegare il male di mare colle vertigini com,uni è un cnore,, poichè vi sono individui che sopportano assai bene l'altalena, il barcollio e camminano sui più stretti ponticelli, s'arrampicano éorne caprioli lungo il pendio di una nuda roccia senza temere cs~nza esser presi da vertigine; ed altri che alla Borsa speculano, ~rua.dagnano e perdono senza capogiri malgrado l'agitazione del sangue, ma a ÒOl'dO di Ulll,l. nave cadono subito J'l)a)ati di mal ùi mare e soffrono perfino il più piccolo moto. - Quest'azione diretta sul~o stomaco che toglie ogni appetito è rer noi di certo assai incomoda, sebbene un francese che assi~teva. al nostro pranzo sopra una fregata. in mezzo all'agitata baia.


VARIETÀ

799

di Beirut e che fu poi preso dal male, dopo il rigetto, nel congedarsi mi disse: Voikì les avantages dt' mal de mer, a1' lu'l' <le

(aire ma visite de d(qestio1~, je rends le dtner. Fidenti dunque ed allegri: fuori in mare! La varietà, l'attrat-

tiva, l'affascinante vicenda di luce e di ombra che la vita sul mare ci offre, meritano pure un sacrifizio, compensato d'altronde largamente dalla liberalità e grandiosità dei concetti e delle vedute, onde, accarezzati dalla brezza marina, ci è dato fure tesoro.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Bh•ista di statis tica sanitaria mllit..·ue. - Statistica

sanitcu·ia dell'esercito austt·iaco per l'anno 1873. (Militar-statistisches J ahrbuch fiìr das J alw 1873, II. Theil, \Vien, 1876.)

'

Sulla fine dell'anno 1876 fu pubblicato l'Anmta1·io statistico militare dell'esercito a~tSt1"iaco r elativo all'anno 1873. Da esso ricaviamo le seguenti notizie : Sulla for-za media annuale di 240,662 uomini si ebbero 350,722 casi di malattia, cioè 1457 malati su mille uomini di forza media . Tale rapporto fu inferiore a quello dei due anni anterior i, poichè era stat o di 1825 nel 1870, e d.i 1869 nell'anno 1871. Un diagramma inserito nel testo dimostra che il massimo numero di malati si verificò nei mesi di luglio e d'agosto; il minimo in quelli di dicembre e di febbraio. Riguardo alle armi, sn mille uomini della rispettiva forza media si ammalarono: Cacc.iatori Fanteria Reggimento pontieri Truppe del gen~o .Artiglieria Cavalleria Treno militare . Truppa di sanità

..

,.

1617 1577 1551 1419 1311 1286 1211 890


801

Rl\'ISTA DmLIOGRAFICA.

Ma di tutti questi malati una gran })arte vennero curati nello infermerie, nelle camerate, od al pro}wio domicilio ; solamente 1271220 ricoverarono negli ospedali, cifra che corrisponde alla. proporzione di 528 su mille della forza. Nell'anno 1872 i curati negli ospedali erano stati 603 per mille della forza e nel 1871 furono 664. Classificando gli ammalati secondo la rispettiva nazionalità, si ha la seguente curiosa t~bella di morbilità com11arat~. Fra le truppe : Polacche ammalarono 1736 uomini su mille di for:.~a media Croate 1664 , n " " Tedesche 1593 Il " " " Rumene 1587 n l> " "l! Rutene 1505 " " " Magia.re 1336 l! "n " Czeche 1331 n n ))

"

Quando queste indagini fossero estese anche presso altri eserciti e dessero dci risultati costanti, potrebbero giovare mirabil. mente agli studi etnografici. ~er causa di malattia si consumarono dalle truppe 1,265,840 giornate di cura nelle caserme od a domicilio, e 3,153,353 giornate di cura. negli ospedali. Ogni soldato fu assente dal servizio per causft di malattia in media per la durata di giorni 18 ed un terzo. La mortalità delle tmppe dell'esercito austriaco si elevò nell'anno 1873 alle seguenti cifre effettive: 3809 morti in seguito a malattie 197 morti per suicidio 122 morti in seguito a disgrazie

Totale 4128 La mortalità causata dalle sole malattie corrisponde alla media di 15,8 per mille della forza, mentre nell'anno anteriore era stata. di soli 14,7 e nell871 di 13,6. Si vede adunque che la mortalità


802

RMSTA.

;nell'e~~rcito austriaco ebbe una dccilìa tendenza ad aumentare durante l'accennato tricn nio. Le circoscrizioni militari, che ebbero la maggiore mortalità durante il1873, furono quelle di Buda-Pest (21,7), Kaschau (24,5). Temcsv<\r (27 ,9). Le circoscrizioni che ebbero la minore mortalità, fw·ono : Trieste(S,9), Jlriinn (8,1), Zar~(7,4), Iunsbrnck (5,7). ll comando militare di I nnsbruck fu quello che ebbe la minima mortalità anche nei due anni anteriori (4 per mille). Rispetto alle varie at·mi la mortalità andò così distribuito.:

'

Corpi del treno militare, mortalità 32,4 per mille Truppa di sani tà , 20,9 , Cavalleria . . . , 20,6 , 16,2 Fanteria . Il " Reggimento pontieri H ,O )) " . Tru}lpa. del genio 11,9 , Artiglieria ," 10,1 ., , 9,G , CR.cciatol'i

È singolare il contrasto che, mentre le truppe di sanità offrirono il nùnor numero d'ammalati, el>bero quasi la massima mortalità,; c viceversa i cacciatori, che diedero la massima cifra I>roporzionale di malati, ebbero la mortalità minore. Nei due anni anteriori la minore mortalità era pur data dai cacciatori, dni pontieri c dal genio, la maggiore dal treno e dagli infet·mieri . Vi furono poi dci reggimenti nei quali sp ecialmente la mortalità si elevò nù un alto b'l'ado, cosi, per es., nel 16° reggimento ussari si ebbero 45 morti per mille della forza; nel 37°reggimcnto fanteria, il 53 per mille: e nei primi tre battaglioni del 5° fanteria, il 59 per mille ! I morti furono n.ll'incirca il lO per mille di tutti i malati, compresi anche i curati in caserma. ed a domicm o. Studiando quanta fu la mortalità nelle varie stagioni dell'anno c r apportandoln prima. alla. forza media. mensi~e, indi alla. quantità dei malati, che mensilmente si ebbero fra lo truppe, si dedusse se@ente tabella.

ta.


80!1

BlBLIOGR\FTCA

La mortalità nei mesi di :

Gennaio fu di 1.30 p. 0/oo della forza, c di 10.5 p. 0 jpo malati 1.40 , 13.1 Febbraio " " "n 1.39 n " 12.0 "n Marzo " " " .Aprile 1.20 n 12.0 n Ma~gio

" 1.24: ",., 1.1 0 ,"

Giugno Luglio 1.93 " 2.03 Agosto Settembre " 1.5~1 'Ottobre 0.69 \. ' Novembre " 0.85 Dicembre ," 0.97 ))

,

))

"n

,.,"

,.,

"

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T) ~

", ,

"

" " n

,"

T)

10.1

9.5 13.-t 12.8 12.8

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" ,"

"n

" "

5.8 n 6.8 9.9 "

"

"

n

"

"

Dalle quali cifre si deduce, che la massima mortalità si ebbe in agosto, la minima in ottobre; 1101 qual moso non si verificò che la terza parte della mortalità d'agosto. Rispetto al numero dei malati la minima mortalità si verificò ancoro. in ottobre; la massima nel mese di luglio. Il mese di ottobre rnppresenta adunque l'epoca della massima salubrità JlCJ' l'esercito austriaco; i mesi di luglio ed agosto quelli della minima. U rapporto statistico, che ha già data la tabella di morbilità. etnologj.ca comparata, no offre anche quella di mortalità comparata: I regg. rumeni ebbero la mortalità. di 27.2 p.er 1000 della forza.

, , , ,

polacchi ruteni magiari croati

,

t-edeschi

,

n

22.9

l)

, n

18.9 15.9

,

,

11.6

,

,

10.5

,

czechi e slovacchi 11

8.4

,

n

No)l si osserva vero pnralellismo fra la morbilitàelamortalità. delle truppe di diversa naùonalità. Tuttavia si può cop.eludere che l~ truppe polacche c rumene si trovarono nelle peggiori con~zion,i sanitarie,mcnt1·e le czeche fruirono sotto tqtti gli aspetti delle condi~ioni migliori. La mortalità rispettiva. dei vari gradi militari, e quella delle


804

RIVISTA

tt·uplle nei vari anni di servizio non è data con medie dedotte da proportioni stabilit-e su 1000 uomini di forza mediadeirispcttivi gradi (Charr1en) od anni di servizio (Dienstzeit) ; ma bensì ragguagliando a mille il totale dci morti; e perciò tali medie, statisticamente l)llrlando, sono inconcludenti. Le malattie, cbe più frequentemente si presentaro;1o nei militari, furono le seguenti ; 1:\amero IS!!Oinlo di ammalati

Mabltie

Arllmalatl sn 1000 dello. fona.

Febbri intermittcnti. • 52,160 216.7 139.8 Catarri intestinali acuti 33,659 gastrici 33,363 ' 138.6 n 11 , bronchiali , ll5.4 27,775 Piaghe cd escoriazioni ai piedi 22,901 95.1 Lesioni violente accidentali . 86.3 20,854 Malattie degli occhi . . . . 73.8 17,758 Malattie veneree e sifilitiche . 55.7 13,391 Ecc. La mortalità, secondo Je principali cause morbose, cosi andò ripartita durante il 1878 : Cause di tnorlo

Cholera . 'l'isi polmonare.

Cifra effetti n. dc! morti

Modi por 1000 dell• roru

893 608 575 375

3.7

2.5 2.4 T ifo intestinale Polmonite . . 1.5 Vaiuolo . 262 1.1 Malattie degli organi digerenti\ cd annessi 0.8 185 Pleurite . 0.5 121 Meningite 0.5 119 Malattie del cuore e dci vasi 80 0 .3 Malattie delle ossa 0.1 20 Tifo esantematico 0.1 16 0.1 Neoformazioni . 13 Ecc. Seguono nella relazione pregiatissùni e molto interessanti capitoli\ che dimostrano il modo di comportarsi d'ogni gruppo di malattie sotto l'aspetto statistico. l·~ d'ogni malattia che riescl

.


805

BIBLIOGRAFICA

importante per quantità di malati, od interessante per la sua. gravità, si espone presso quali corpi c comandi militari od in quai i stagioni più infieriva., e quali furono le cause che ne favorirono lo svolgimento, o talora anche quali furono i mezzi messi in opera. per arrestarne lo sviluppo. E cosl si parln. del reumatismo acuto, dello scorbuto, del cholera, del tifo e della febbre tifoide, della. febbre intel'D'rittente, della scrofola, della. tubercolosi, delle lesioni accidentali, degli avvelenamenti, delle malattie del sistema nervoso, degli occhi, delle orecchie, degli organi della respirn.zione, della circola:'.ionc, della. digestione, della uropojesi c degli organi genitali, delle malattie della cute c connettivo sottocutanoe, delle ossa, articolazioni, muscoli, ccc. Troppo lungo sarebbe per nna semplice rivista il riassumere tatto ciò che vicn detto per ogni gruppo di affezioni o per ogni singola malattia. Dirò solamente di qualcuna più importante. Furono attaccati dal clwlera 2493 uomini, il lO per 1000 della forza media. Maggiormente infì.erl nei comandi militari di Kaschnn e di Temesvru.· ovc si arnmn.la.rono di cholcrn. rispettivamente il 37 ed il 23 per 1000 della forza; il minimo numero si ebbe nel comando di Zara. ove un solo cboleroso venne denunciato. Ecco come si distribul il numero degli attaccati c quello dei morti secondo i vari mesi dell'anno : Gennaio . F ebbraio. Marzo Aprile

Ammabli di cloolor~

Morli di eholcro

59 38 43 33 32 50 514

29 18

17 16

Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre . Novembre Dicembre

621 121 72 29

186 37 25

Anno

2493

893

881

9

33 226 291

6


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RIVISTA

La mortalità dei cholerosi éomplessivhmente fu del36.per 1000, ma in alcuni mesi, come nel giugno, fu assai maggiore. La febbre tifoidea, o tifo intostìnale, colpì 19-17 uomini, cioè 1;8 per 1000 della forza; tale rapporto fu dell'li per 1000 nel 1871, e dell2 per 1000 ncl1872. Il niassimo numero di casi sr constatò nel mese dÌ gennaio (223), 11 numero minore (113) in giugno. :rtforirono per questa affezione 575 uomhl.i, di cui il maggior numero (76) in a~osto, ed il minor e (32) in giugno ed ottobre. La mortalità. per febbre tifoidea f~ di 29 su 100 malati della stessa malattia; e fu di 15.1 su cento morti presi comi>lessivamentc. Là mort.alità su 1000 della forza media fu di 2.4, e perciò min'ore che nei due anni anteriori in cui fu di 2.7 nell871 c di 2.9 nel 1872. n vait~olo attaccò 3,989 uomini,ossiail16 per 1000 della forza, di fronte al18 ·per mille nell'anno antecedente, ed all'8 per 1.000 nel 1871. Il comando·che ebbe il massimo numero di vaiuolosi fu quello di Briinn, q-uello che ne ebbe il numero minore fu DudaPest. n treno fu l'arma· la ·più colpita, la cavalleria la meno col· pita. Il massimo numero di vaiuolosi si ebbe nel mese di marzo (673), Uminimo in settembre (79). Morirono per vaiuolo 262 uomini, ossia 1.1 per 1000 della forza, 6.5 per 100 vaiuolosi, e 6.9 per 100 morti complessivamente. L e malattie dell'organo visivo colpirono 17,758 individui, dci quali 10,563 ammalarono per congiuntivite catarrale, e 2,903 per ott.almia granulosa. La massima frequenza dell'ottalmia granulosa fu nel comando di Lemberg, la minima in quelli di Trieste e di Zara. In alcuni reggimenti ricorse in numero veramente imponente. Così nell'H• reggimento asseri furo'no colpiti 189 uomini per 1000 della forza del reggimento, e nel 15° fanteria il 209 per 1000. Pe1· le malattie veneree e sifil.Uiche ammalarono 13,391 individui, il 56 per 1000 della forza, proporzione che era di 62 nell'anno antecedente, e di 69' nell871. Il numero dei malati venerei dunque andò gradatamente diminuendo nell'esercito austriaco. Il romando di Pressburg tiene il primo posto rispetto al numero di questi malati, quello di Innsbruck l'ultimo. Rispetto a!le armi SÌ notarono le seguenti prOl)Orzioni;


BIBBIOGRAFICA r ~e

'

ftfiìfpe.det genio ebbero 70-velierei per tOoti1della! foria: , ,1-

;;

.treno pont1eri fa.n tena

68 66 59' 53

n

n

,; cavallerià· ,; · éacciatori 52 sanit:\ 52 artiglieria 51 , 71 Il numero d~gli scabbiosi andò rapidamente diminuendo nelJiesèrcito austriaèo, cosicchè mentre nel 1871 furono affetti da. .sca'bbje 71 uomi~i su 1000 dellà forza, tale proporzione discese a soli 36· nel1872, ed a 14 per 1000 nel1873·. Cavalleria e fan-teria ebbero il massimo numero· di scabbiosi ; genio, infermieri e JlOntieri .11 nume~o minore. Mentre la prima parte della Relazione sanitaria, che è quella fihorà riassuntà,- si rifidisce alla morbilità (1J:f01·biditat) ed alla mortalità dell'intero esercito, la seconda parte costituisce il rap~ ~orio sur movimento degli ainmalati negli ospedali. · Negli o~pèdali furono ricoverati 139;424 individui, dei quali I2;20Ì nolt lippai·tenenti all'esercito. L'ent1;ata neglì ospedali fu' mas'sìrrui: · iri: agosto, minima in febbraio. Ogni mille iii dividiti usciti·dagli ospedali, il risultato delle cure fu il seguente : 862, uscirono guariti, 108 ,!lscirono' non guariti (cioè traslocati, riformati, inviati . in licenza, ccc.), 30 ,morirono. . La mo~talità der curati negli ospedali (militari e civili) fu adunque del 30 per mille, mentre nell'a.n no 1871 era stata del25 _per mille'·e nel 1872 d·el 2'6 per mille. Tale r~ppqrto pe;rq ·si elevò fino al 61 per mille nello spedate di guarnigione (Garnisons-Spital) N. l di Vienna. La du~~ta media della ,cu),'a dei militari ricov.erati negli ~spe­ dali fu di 25 giorni; essa era stata di 23 giorni nell'anno 1872, e di•22rgiqrfti iieHS7H . lt rapporto èoritinua l'enumerazione di tutte le nra:lattiè clic" 'm t rro' cùrihe ri'egli·osjieìiali, diffondénd'osi a parlare delle principa:Ii ·di esse;- della propòrzidn·er colla quale si Jlilòstràrono · nei' ~et'si èo'ìli~mti,· risjiettiva·men'té al numero coni).ilessivo delle tf

"


808

RIVISTA

malattie presentatesi, e su molti altri particolari; alle quali cose qui per breviUt si passa .oltre. La 3a parte del rapporto si riferisce ai suicidi, alle mutilazioni volontarie, alle ma1atti.e mentali, ed alle morti accidentali. I suicidi furono 197, cioè O. 81 per mille della forza. Nel1872 furono nella proporzione di O. 88, e nel1871 in quelht di O. 82 per mille. Rispetto alle armi, così si ripartirono i casi di suicidio : \

]'anterià O. 89 per mille della forza Cacciatori o. 96 ,, " Cavalleria l. 15 :l Artiglieria o. 38 , 'l'ruppe di sanità o. 65 l) a Treno o. 98 Genio e Pontieri 0.00 ))

,

))

))

"

"

Rispetto ai vari mesi, il massimo numero (26) si notò in luglio, i). minimo (9) in marzo. Il 75 per cento dci suicidi avvenne per arma da fuoco, il 17 per cento per appiccamento. I 197 suicidi furono 15 di ufficiali, 64 di bass'ufficiaii e 118 di soldati. Il numero dei suillidi messo a confronto col contingente dato da ciascuna cù·coscrizione militare tenitoriale dà i seguenti risulta ti : Circoscrizione di Hcrmannstadt Praga . Brunn . " Yienna e Linz " Lemberg c Krakau. Budapest, Pressburg } , Ka.skau e Temesvar Graz c Trieste " Agram. l Innsbruck e Zara

,,

,

))

,

))

3. 84 sui c~idi per mille

3.67 3.06 2.-!2

,., ))

2.13

"

l. 36

,.,

L 02

0.86 0.00

"

",, l)

11 massimo numero di suicidi avvenne in individui nel secondo , anno di servizio. I tentativi di suicidio furono 67. Anche di questi il massimo numero fu di individui nel secondo anno di servizio. Le mutilazioni volontarie (Selbstvm•stumme~ungcn) furono 92.


809

DIBUOGRAFICA

D massimo numero si verificò nei soldati durante il primo anno del servizio. Le malattie mentali si osservarono in 78 casi, O. 32 per mille della forza.. Nel 1872 tale proporzione fu di O. 34, e nel1871 di O. 35. Dunque il numer o dei pazzi ha tendenza a diminuire nell'esercito austriaco. n massimo numero degli alienati si osservò in marzo, il minimo in settembre. L e fonne dell'alienazione presentate furono : L'imbecillità . in 27 casi La melanconia . 13 , " 11 La mania furi osa ", 5 ", La demenza . La monomanìa . 3 , La nostalgia. e mauìa religiosa ,'' 2 , La manìa. di persecuzione n l n

li massimo numero degli alienati era oriundo di Boemia, di Gallizia e dell'Austria inferiore. Le morti che furono conseguenza di disgrazie o di accidentali avvenimenti furono in numero di 122, ossia il O. 50 per mille della forza. n massimo numero avvenne nell'arma di cavalleria. Secondo la maniera colla quale la morte si produsse, essa fu : per annegamento in per me:.:zo d'arma da fuoco per calcio <h cavallo per cadute clall'al t o perferitùla punta e da taglio per soffocamento per avvelenamento da alcool per esplosione di polvere. per omicidio. per altre cause .

n

52 casi

, 17 , 15 ," 13 , , 10 , n 4 , 3 " 3 ", 2 , l)

))

l)

))

3

,

La.4a parte del rapporto si riferisce alle licenze straordinarie p er convalescenza, ed alle l'iforme. Furono inviati in licenza di convalescenza 9,269 uomini, che rappresentano il 38 per mille della ·forza. 7


810

RWISTA.

Su mille inviati in licenza lo furono:

163 in conseguenza di febbri da malaria, 138 per debolezza generalo del corpo, 112 per catarro bronchiale cronico, 57 per polmonite e pleuri te, 56 per scrafola, 55 per tracoma, 50 per adeniti, 46 per tisi polmonare, 38 per fcbbt·e tifoidc, ecc. Furono l'iformati 8,326 indiv idui, il 9 per mille degli uomini iuscritti a mat!'icola. D 48 per cento dei riformati non avevano ancora compito un anno di servizio. Su mille rifonnati ve ne furono : 137 per tisi polmonare, 110 per ernia, 94 llet· gn1cilità e debolez'za. generale, 41 per malattie delle articolazioni, 34 per malattie dell'orecchio medio, 28 pet· catal·ro bronchiale cronico, 27 per scrofola, 22 per epilessia, 20 per vru.ici, 19 per miopia, ecc.

La parte 5• del rapporto si riferisce alla mortalità degli uomini in congedo od appartenenti alla r iserva. T ale mortalità fu, durante l'anno 1873, di 14,059 nomini, ossia il 16 per mille ùella forza inscritta sulle matricole. Tale mortalità era stata di soli 12 uomini 1)er mille uel l872, e di 10 per mille nel 1871 . Esaminando tale mortalità distinta por anni, si nota che quella ùegli nomini che appartennero all'arma di cavalleria è doppia di quella · degli uomini appartenenti al geuio ed ai cacciatori. La 6A parte del rllpporto riassume in nno sguardo generale tutte le perdite naturali dell'intero esercito, per morte, licenza e riforma, sì delle tru})pe sotto le armi che di quelle appartenenti .alle classi in congedo ed alla riserva.


811

BIJJUOGRAFlCA

Ecco un'importante tabella. delle perdite fatte durante l'anno 1873 dagli uomini tutti assent~ti nel 1872, distinta per nazionalità: Riformati

per mille della forza Czccbi 14 T edeschi 18 Croati 27 Magi ari 24 Rulcni 30 Polacchi 33 27 Rumeni

}[orti

per mille della rona 12

lO 16 21 20 23 34

La 7• parte riferisce sulle vaccinazioni esc.,anitc. Furono vac-cinati 11,035 individui, c rivaccinu.ti 46,790. Ebbero esito certo il47 per cento dci vaccinati ed il 33 por cento dci rivaccinati. La s• parte della relazione parla delle operazioni chirurgiche Esse furono 518 durante l'anno 1873, oltre le quali si contano ancora 130 opcra?.ioni di oculistica. Dci 518 operati, 46 7 guarirono, 17 Juigliomrono, 2 non guarirono nè migliorarono, 32 morirono. Le pr incipali opern.zioni eseguito ful'Ono : 3-1 amputazioni degli arti ; 7 disarticolazioni; 17 estirpazioni di carcinomi o sa.rcomi ; 5 trachcotomic o laringotomie; 3 erniotomie. Il massimo numero delle altre operazioni eseguite si riferisce ad opct'a.7.ioni del fimosi, ad estirpazione ili tonsille, ad amputazione o rcsczione di falangi o di metacarpi o metatnrsi. La 9• cd ultima parte si riferisce alle autopsie (obductio1~1~) eseguite. Quelle di carattere semplicemente anatomo-patologico sommarono in complesso a 3,052, c 52 furono quelle eseguite a scopo medico-legale. Fanno seguito ben 22 grandi tabelle numeriche che espongono analiticamente i fatti relativi alle condizioni sanitarie dell'esercito. Vengono per ultimo, come bell'ornamento della. pubblicazione, alcune tavole graliche rappresentanti diagrammi sulla mortalità giornaliera., la temperatura, la pressione l!a.romctrica, noncbè la prevalenza delle varie forme morbose c delle cause di morte in

~seguite negli ospedali militari.


812

. RIVISTA BIBLIOGRAl?ICA

cia.scuno dei 16 comandi generali o militari dell'impero austro-· u~g~rico.

Non posso terminar di pa.rlare di questa pubblicazione senza.;·. emettere un accento spontaneo di lode verso i suoi com1lilatori; senza dichiarare tutta la mia ammirazione per questo grande ed importantissimo lavoro di statistica .sanitaria militare, che da . soli tre anni vede la luce, ma che ha sorpassato tutte quante le altre puhblicaz~oni di questo genere, per vastità., per profondità,_ per chiarezza e 1)er elevato scientifico indirizzo.

D.< ·sonMANr. Patologia e tei·apia medie~l. speciale, redatta dal dottor Znmss.eN. - Malattie dei net;vi cerebr.o- spinc~li peritiwiei,, del dottor EnB. (Conti~~ttazione, vecli pag. G98.)

Anestesie cutanee. Dopo le nevralgie vengono le anestesie distinte in cutanee, mt~-­ scolari viscen~li e anestesie dei sensi. Le anestesie cuta.nee (paresi o paralisi della. sensibilità cuta-· nea.) possono riguardare le sensazioni tattili o le sensazioni gc" n_erali. Sono. eompre.se nel primo gruppo la sensibilità alle~ pt·essione e'la se?Mibilità te:rmJ,ca; nel secondo sens<tzioni di svariata qualità, fra le qua.li le più comuni \lOBO il dolore1 il senso ùi prurito, di solletico, le scnsazie.ni voluttuose c la sensibilità elettrica. Parte della sensibilit.à cutanea è pure la sensibilità locale1 , per mezzo di cui si ha conosce;1za del luogo della cute dove h3.agito lo stimolo, e si distinguono più stimoli sensitivi benchè·sicn,o di egual n~tura ed agisc_a.no contemporaneamente. Ciò premesso il dottor Erb espone come q1,1e.stc varie specie dì sensibilità possono essere per malattia paralizzate, ma non sem-. pre tutte contemporaneamente ed al medesimo grado. Onde: pa-

ml-isi t~tctle della sensibilità e pa1·alisi parziale, pan~l1.'si pa1·ziale· dellq, sensibilità tattile e parctNsi parzicde del sensot·io co·mtune,. paralisi diffusa e cireoscritta, c01npletc~ e incompleta. Fr1~ le paralisi.. par~i~li del sensorio comune rammenta come la più fre-· quente l'abolizione della sensibilità dolorosa·o a11<a?gesic~, la quale:


BrBLIO(}RJlFICA UlUÒ esistere associata a paralisi parziale

813 della sensiòilità tatti! e

10 d·isgiunta da essa.

Dopo ciò viene alla patogenesi ed etiologia. Premesso un ra:pido esame degli intimi processi fi siologi, per opera dei quali si producono le varie sensazioni, considera la sede delle lesioni che sono causa dell'anestesia che può essere nell'apparato terminale periferico (difetto di eccitabilità), nelle vie della trasmissione sensibile che sono le fibre conduttrici periferiche, le spinali e le cerebrali; e finalmente nell'organo centrale che serve alla perce?;ione della sensazione. l • Fra le cause che diminuiscono od aboliscono la eccitabilità degli organi termi11ali sensibili periferici (anestesie periferieh~) annovera principalmente la sott.razione del calorico e lo elevato calore, l'azione 1)rolungata di talune sostanze corrosive, l'a.zione della corrente elettrica, l'azione locale di certi narcotici e disordini della circolazione e specialmente l'ischemia della pelle; 2" ·:Alle cause che impediscono o interrompono la conducibi· lità nei rami nervosi periferici (primo gruppo delle anestesie di condu·cibilità) appartengono pure il freddo, i traumi ed anche la nevrite come causa comprimente. Così osservasi nello Zoster; 3• Quanto alle cause che diminuiscono od interrompono la <:01Idacibilità nel midollo spinale (2• gruppo delle anestesie di conducibilità), osserva essere SOT)'\mamente difficile il voler riportare le anestesie spinali ad alterazioni locali determinate nel midollo spinale, ma essere certo che le paralisi parziali di sensibilità hanno quasi esclusivamente origine da questa causa, cioè da malattie dei cordoni posteriori e in parte dei laterali o deÙa sostanza ,grigia, e pare che per malattia della sostanza grigia si abbiano ~i preferenza disturbi della sensibilità generale, e per malattia dei cor doni posteriori e della porzione lombare dei cordoni laterali di prefer cnza!alterazioni della sensibilità tattile; , 4• Anche intorno le cause che producono la diminuzione o la. interi'i:~zione della conducibilità cerebrale (terzo gruppo delle ~nestesie di conducibilità) esiste la medesima oscurità. Con-chiude che per ora. soltanto si può dire che i rami conduttori sen,sibili possono essere colpiti in tutta la loro lunghezza, dal mi.ciollo allungato fin dentro la sostanza corticale del cervello, che


:814

RIVISTA

Jler lo incrociamento dei rami conduttori sensibili, l'anestesia ac-· cade nella parte del corpo opposta a quella iu cui ha sede la le- · sione cer ebrale; che essa presenta per lo più la fonna emiplegica ·e quasi sempre coesiste paralisi di moto (~miplegia) ecl altri sintomi cerebrali; 5• Le cause che diminuiscono od aboliscono la eccitabilità. degli apparati centrali di percezione (anestesie essenzialmente centrali) sono probabilmente malattie della sostanza, gl'igi§t ,del cervello e segnatamente delle IJarti posteriori del cervello (meningite, encefalite cronica e suoi esiti, psicopatie, ecc.) lì'inalmente l'autore ricorda un'altra serie di anestesie, di ()rigine e sede quasi affatto ignote. Tali le anestesie che accompa-· gnano l'isterismo, nelle quali nel maggior numero dei casi, ìl,si- · stema nervoso centrale è offeso. Tali eziandio le co,sì dette a.n estesie tossiche, queste pure dovute per lo più a lesione centrale. E così pure quelle per gli anestetici; i narcotici, quelle che seguono a malattie acute specialmente al tifo c alla difterite. l)er ultimo cita le osserva.zioni del Fournier sulht analgesia che si manifesta con una certa frequen.za nel periodo secondario della sifilide, la cui sede l)referita è il dorso delle mani ed il petto. Esamina quindi i sintomi dell'anestesia che distingue in subiettivi e obiettivi. Insegna il modo di riconoscere le condizioni della sensibilità, facendo una breve enumera.zione dei metodi che servono per l'esame della sensibilitiì tattilc, della sensibilità alla compressione o del peso, della sensibilità termica, della sensibilità di luogo e della sensibilità generale.' Avverte il fatto scoperto da Tiirck, che la superficie della anestesia appare più estesa. allorchè si procede con l'esa.me daj punti malati della cute verso i punti sani che viceversa. Parla poi dei fenomeni concomitanti e .prima delle parestesie • quindi dei dolori che pure frequentemente accompagnano le anestesie (anestesie dolorose), avvertendo che questi dolori non pos~ sono manifestarsi che nelle anestesie eli conducibilità ed avveJIgono per istimolo di quelle fibre nervose che stanno fra la parte centrale e il punto in cui risiede l'ostacolo alfa conducibilità, i quali sintomi per la legge di proiezione eccentrica sono sentiti come veri dolori alla periferia. J<'a quindi cenno dei fenomeni concomita.nti relativi al moto l paralisi e più raramente movimenti


BIBLIOGRAFICA

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.convnlsivi1 i quali procedono dalla stessa causa che ha dato origine alla anestesia operando sui nervi misti. Mostra la importanza dei movimenti riflessi, i quali nelle anestesie perifel'iche sono al tutto aboliti, e nelle spinali sono aboliti o conservati od anche a.ccresciuti secondo che il centro di riflessione travasi al ili sopra o al di sotto del punto ammalato, e nelle cerebrali sono conservati e spesso accresciuti. Descrive pure i fenomeni d'ordine vasomotorio e le altera7.ioni trofiche che sono frequen tissimi nelle lesioni dei nervi misti, rarissimi nelle lesioni del cervello in cui i diversi rami nervosi sono distanti gli uni dagli altri. Fa speciale menzione della ott:ù.mia nevroparalitica, la quale è costante conseguenza della sezione del trigemello nella cavità del cranio, e mostra probabile la opinione del:M:eisner che nell'interno della prima bra.nca del trigemello si trovino delle fibre esclusivamente trofiche riunite in un fascio. · Poscia descrive la sintomatologia delle diverse forme di :mestesia, quali le anestesie traumatiche, le reumatiche, l'anestesia delle lavandaie, l'anestesia vasomotoria. (ischemica) la. neuritica, le anestesie tossiche, quelle consecutive a malattie acute, le iteriche, la sifiliticn, e termu1a col notare i caratteri distintivi delle anestesie spinali e delle cerebrali. Più particolarmente si ferma .sulla anestesia del trigemello indicando come non sia difficile argomentare la sua sede e la sua origine cent.rnle o periferica ove si tenga· conto della estensione ·dell'anestesia, ~elle lesioni di senso di moto e tronche, non che della esistenza o della mancanza di alterazioni dei nervi del cer vello. · Quanto alla terapia, vuole che si soddisfaccia innanzi tutto alla indicazione causale. Quando non è possibile riconoscere la caus.a della malattia, o questa causa è rimossa deve venirsi al!n. cura diretta della anestesia il cui scopo è ilrista.bilimento della infievolita o soppressa sensibilit.'\ degli apparati sensitivi. Servono a quest' uopo gli stimoli periferici , l'rimo fra i quali la elettricità tanto faradica che galvanica cd. altri irritanti. Nei l'imedi interni, come cura diretta della anestesia ha poca fiducia. Quindi si volge alle anestesie muscolm·i cominciando dal mostrare le incertezze che vi sono sulla esistenza c rapporti anatomici dei nervi muscolari non che stùle condizioni fisiologiche della sensibilità muscolare. Distingue la sensibilità muscoza,·e e


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RIVISTA

il sens'o ·museoZare .o senso dinamieo; intendendo .pér sensibilità muscolare quelle .oscure e iildèterminate sensazio11i che ris'lrè- · .gfiansi nel muscolo allorchè è 'for-temente contratto e quella :che si manifesta per la.faradizzazione dei muscoli (sensibilità elettliomuscolare); e per senso muscola1;e quelle sensazioni per mezzo ·delle quali si possol'lO valutare il peso degli oggetti, le varie resistenze e lo stato della conti~azione muscolare. Da q:ui anestes:j.e della sensibilità muscolare, e anestesie del senso muscolare, il ·quale è frequente conseguenza della degenerazione·grigia dci cordoni posteriori del midollo spinale. .Alle anestesie fa seguire le nevrosi dei nervi dei sensi, solo .qui fermandosi su quelle del gusto e dell'olfatto, rimandando per :le nevrosi della vista e dell'udito ai trattati speciali di ottalmo- · j atri a e otojatria. Nem·osi dei ?~e·rvi del g·usto. -Dopo avere ricordato che le fibre g·nstatorie della parte posteriore della lingua, del palato c delle pareti buccali vengono dal glosso faringeo, e quelle dei due terzi anteriori della lingua dal nel'VO lingua.le e come anche la sezione della corda del timpano produca abolizione o diminuzione del senso del gusto, propone laquistione se tutte le fibre .gustatorie passino dallinguale nella corda del timpano oppure se ·una parte delle medesime rimanga nellinguale, e l'altra se le fibre gusta.torie della corda arrivano al cervello insieme col faciale, o .se, come vuole lo Schiff, queste fibi'e passano di nuovo dal fa(;iale nel trigemello. Egli inclina per questa opinione peréhè la sezione del trigemino alla base del cranio e .Ja incisione del .gran nervo petroso superficiale producono s·ernpre abolizione del senso . del gusto. Però più che gli esperimenti sugli animali valgono le ·Osservazioni patologiche fatte sull'uomo. E queste -hanno rumostrato: · 1 • Casi di isolata e completà anestesia del trigemello in con·Seguenza di l esione della porzione del nervo situata alla base-del' cranio con a,.boiizione contemporanea del senso del gusto nella metà. anteril)re della lingua; 2•'Casi di isolata completa paralisi periferica del faciale con :~boli2ion~ del gusto alla metà anteriore della lingua; 3• Casi di paralisi dcl .faeia.le alla base del cranio, ·al dìsopra <del ganglio genicolato senza alterazione del gusto.


BIBLIOGRAFICA.

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Da ciri·si trae la conseguenza che la maggior parte dello 'fibre gustatorie dal nervo linguale passano nella corda e con questa :nel faciale, da cui si distaccano per rientrare nel trigemino e con questo arrivano al cervello. Iti~icate le regole per le ricerche patologiche sul gusto coi ;quattro sapori fondamentali e con la corrente elettrica, distingue le nevrosi da nervi gustatori in due gruppi, il primo comprende le ipcrestesie e I>a.restcsie, il secondo le anestesie. La ipm·estesia gustatoria si manifesta sotto forma d'una ecces.siva squisitezza del senso del gusto, e come una esagerazione d.el senso di desiderio o di rcpugnanza che suole accompagnare quello ·del gusto. Barestesie sono -quelle spontanee e subiettive sensazioni gustatorie che provano nella metà anteriore della lingua ~erti ammalati di paralisi reumatica del faciale o quelle che si manifestano dopo la ingcstione di certe sostan7.e medicamentose o quelle di cui si lamentano gli alienati, di origine manifes~a­ mente centrale. • L'anestesia gustatoria può avere origine periferica ed essere 1 -J)rodotta da tutto ciò che impedisce alle sostanze saporifere di agire sui nervi del gusto o che deprime l'eccitabilità degli organi ..terminali. Più importanti sono le paralisi di conducibilità dei nervi gustatori, la cui causa può risiedere nel glosso faringeo, nel trigemello, nelliuguale, nella corda del timpano e nel faciale, c forniscono non di rado un prezioso criterio diagnostico per deter~ 'minal·e la sede della malattia di questi ne.rvi. Poco si sa sulle anestesie di conducibilità nelle porzioni centrali delle fibre gustatorie. Però il dottor Erb avverte cl•e si pot rebbe ammettere una anestesia centrale di conducibilità quando esista contemporaneamente anestesia del linguale e del glosso faringeo e che riscontrisi inoltre una qualche anestesia cutanea o muscolare alquanto diffusa. Seguono le nevrosi dei nervi olfattori, a cui pure si riferisce la iperestesia e la anestesia. La iperestesia olfattoria si manifesta come esagerazione della sensibilità. olfattoria o come esagera.zione del senso di piacere o di disgusto che accompagna le sensazioni olfattorie ovvero come sensazioni puramente subiettive. L'anestesia olfattoria o anosmia va accompagnata a notevole


818

RIVl S'rA

diminuzione del scuso del gusto, poichè l'aroma deile vivande è percezione dell'olfatto e non del gusto, i due sensi agiscono con-· temporaneamente e si confondono molto fra loro. E qui l'autore spiega pure perchè può essere abolita la facoltà. di percepire gli odori per la via delle narici, rimnncndo quello. di ricevere le sensazioni olfattotic destate dai cibi c dalle bevande. In tali ca.si la. sensibilità olfa.ttoria. è intatta, è impedito alle emanazioni odorifere eli giungere alla. regione olfattoria. per la via. delle nnric:4 mentre possono giungervi liberamente per lo. via ùclle coane. Distingue anche l'anestesia olfattoria., secondo la sede, in anestesia periferica, in anestesia per difetto di conducibilità. dei nervi olfa.ttori c nel tratto olfattorio c in anestesia o anosmia di origine centt·ale. · E. n.

Rivista delle più recenti pubblicazioni d' igiene. L'igiene è, come la statistica, una di quelle scienze che si coltivano solamente presso le nazioni pervenute ad un elevato gt·o.do di civiltà. E per quanto si trovino cenni d'igiene pubblica in alenne legislazioni eli popoli antichi, pure bisogna venire sino alla. fine del secolo scorso per scntirnc decantare l'utilità, cd è necessario rivolgere Io sglllwdo al nostro secolo, J>Cr vedcda proclamat.a. dall'opinione pubblica, dai parlamenti c dai congressi. Negli csm·citi stanziali o pennanenti, siano essi acquarLicrati in tempo di pace, od a.ccampati di fronte al nemico in guerra, attendati all'aperto o stretti d'assedio in fortezze, in queste ru'Linciali ed agglomerate associazioni cl'uomini e d'animali, il bisogno di applicare i dettami dell'igiene furono assai per tempo sentiti. Ad ogni infrazione, ad ogni trascuranza dei precetti d'igiene conispondcva un terribile gastigo, malattie endemiche od cpidc- • miche decimavano le tmppe, ed i condottieri Ol'ano vinti e ùisfatLi prima dalle offese di un nemico invisibile c contro il quale non avevano preparata difesa, che dalle armi dell'avversario. Ne venne che i medici addetti agli eserciti furono in ogni temJ>O studiosi dcll'igien~ cd è ben noto come sia ricca delle pubblicazioni di medici militati ICL bibliografia di questo rnmo della moderna cultura mc-


BIBLIOO lt,\.FICA

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dica. Perocchè oltre alle grandi c sempre prezioso opero del L·lrrey, del 'Boudin c del classico Lcvy, si hanno pii1 modernament0 le pubblicazioni di Morachc e di J,nvcran, che rua.ntcngono allo l'onore scientifico del corpo sanitario francese, ed in l nghiltcn-a il Parkes ha scritto il più pre1.ioso manuale d'igiene pratica, cd in Germania i due colleglli Roth o Lex dettarono completo e profondo trattato, specialmente per ciò che riguarda l'alimentazione e le abitazioni. Questa scienza estende ognora più il suo dominio, ha sempre nuovi cultori. Comparvero recentemente alla, luce tre nuovo pubblicazioni, le quali, quantunque non siano opere esclusive d'igiene militare, ma bensì d'igiene privata. e pubblica, pure non snrà inutile che ai medici milittui venga esposto un cenno delle medesinlc. Esse sono il ])izional'io di Wintcr Blyth, il Rapporto di Belval ed il 'l~·aU.atO di rrotlSt..

ALEXANDER \ ;vL'fl'r.R BI.\"TU -

,\. Dictiouary

and pnblic H c alU1 -

London, 18i6.

of Bygiene

In questo dizionario d'igiene e salute pubblicn. l'autore comprese anche, come il moderno indirizzo deUa scienza lo esige, gli articoli sulla. chimica applicata alla. scienza igienica, sui principii che devono guidare l'architetto nella costruzione dei fab brica.ti o delle fogue,.sull'adult.erazionc degli alimenti e clolle bevande, sulla legislazione sanitaria inglese. Quest'opera fu scrittt~ sullo stesso piano del gran Dictionnait·e d'Hygiène puUiguc et dc saJ.ttb1·ité del professore Ambrogio Tat·dieu. Ma ben lungi dall'esserne una tradul'ionc, è invece un'opera nuovt~, arricchita di t.utti i modcmi progressi della scienza, e con un'impronta cd un carattere tutt'affatto inglese. Adornano e completano la publ>licazionc ben 140 figure intercalato nel testo, nonchè una. tavola graftca a colori raplwesentante la distribuzione geografica· della salute c delle malattie sul globo. Questa carta fu riprodotta dall'n.tlante di Keit Johnston. L'articolo sulla igiene militare espone io succinto le condizioni sanitarie di alcuni eserciti, facendo il confronto fra i primi auni


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RIVISTA

di questo secolo e l'epoca attuale, nella quale si soi1o tanto diminuite le cifre di mortalità; ripor ta.ndo i dati riferiti dal Levy, dat Parkcs, dal Dalfour. Opina giustamente l'autore, d'accordo cort molti chirurghi militari e scrittori di igiene, cl1e la legge dovrebbe fissar e l'età minima di reclutamento almeno ai 20 anni compiti ; ùifatto nell'ultima guerra franco -prussia.na !!armata della Loira composta di gioyanissime reclute, di cui molte a 18 anni, dimostrò una grande inferiorità di r esistenza di fronte all'esercito }>rnssiano, che nella gran massa delle truppe aveva specialmente uomini dell'età fra i 26 ed i 30 anni, più resistenti alle fatiche, nll'insufficiemm. del vitto, ai cambiamenti di clima. Riguardo al vitto delle truppe, l'auto•·e raccomanda di. moder are la tendenza del soldato inglese per gli alcoolici. Rispetto al vestito, riconosce la necessita di adottare le indumenta secondo il clima e la stagione; che non compriml\no il capo, il petto, lo stomaco ; raccomanda l'uso del sospcnsorio per tutti gli individui o. cavallo, e vonebbe vedere esteso l'uso delle camicie di flanella. Importantissimn è anche la cruestione dell'abitazione del soldato, e sotto questo rap1>orto asserisce, che dopo che furono migliorate ed ampliate le baracche, c lo spazio da assegnarsi ad ogni uomo nel dormitorio elevato a 100 piedi cubici, le eOIHlizioni sanitarie dell'esercito inglese furono di molto migliorate.

Tu. B r.r.nL - EsSaj s ur l'or~n.ilis::ttion générale de l 'hig iè u e publiqne -

Bruxelles, 1876.

L'autore, che fu relatore al Congresso di Bruxelles (1875) sull'argomento dell'organizzazione dell'igiene J)ubblica, in luogo del dottor i)l artin, ricevette, per mezzo del ministero degli affari esteri del Belgio, i documenti ufficiali r elativi alla organizzazione dell'igiene pubblica nei diversi Stati d'Europa, ed anche di alcuni . Stati d'America e d'Asia. Egli tradusse o fece tradurr e in lingua francese tali documenti, li ordinò in modo uniforme, e li pubblicò facendoli seguire da accurate osservazi oni e da una esposizione ragionata delle conclusioni adottate dal congresso medico. Le relazioni dall'autore compilate si riferiscono ai seguenti


BIDUOORAFICA

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Sllati: Baviera, Prussi3t, Inghilterra, Austria-Ungheria, Belgi o, Danimarca, Francia, Olanda, I talia, Portogallo, Russia, Svezia c Norv.eg~a, Svizzera, ~urchia, China, Giappone, Indie inglesi, Persia, Repubblica .Argentina, Brasile,. Chilì, Stati Uniti. Dall'esame di tutti questi docrunenti l'autore riconosce esscro universalmente ed ampiamente ammessa la necessità di premunire le popolazioni contro la loro propria imprudenza. Epperò l'igiene pubblica non ha più bisogno eli essere difesa <ijnanzi l'opinione pubblica, e meno ancora dinanzi ai Governi, i cui atti (dice l'autore) ne fomiscouo la prova manifesta che essi ne conwrendono tutta l'importanza. Il paese nel quale le istituzioni nazionali d'igiene hanno il ma~sil}lo svilullPO e sono sancite da una pratica. antica e radica:te nei costumi del popolo. stesso, è l'Inghilterra. .Anche nel Belgio le leggi relative all'igiene pubblica sono molto estese nella loro attività, sono sancite nella t>ratica da punizioni ai contravv~ntori, e più che tutto sono entrate nei costumi stessi delle popolazioni. Qua~to siamo ancor lontani in Italia dal raggiungere il livello al quale giiì. si sono elevati questi due popoli! Se i. rap1wesentanti della nazione dovranno prendere ad esame il nuovo collice sauitario già appwvatn dal Senato, e Jlortarvi forse nuove modificazioni, non sarà. inutile l'aver sott'occhi il libro di Belva!, per poter fare studi sulle legislazioni sanitarie degli altri paesi, c regalare all'Ititlia una legisln.zione, che possa dirsi la più completa e la più perfetta di tutte, perché seppe abil~ente mettere a contributo l'esperienza altrui.

.A. PRousT - 'J~raité d'higiène pnbJiqne et pdvée Paris, 1877. . Il dottor Proust fu inviato dal governo francese alla conferenza sanitaria internazionale di Costantinopoli nel 1865, cd a cruella di Vienna nel1874. Egli collaborò in qualità di segretario con diverse commissioni scientifiche ed ufficiali incaricate di emettere rapporti o compilare regolamenti relativi all'igiene pubblica. in Franc~a. Egli quindi si trovò in posizione molto favorevole per approfondire le sue cogni:tioni sull'organiz:atzionc nazionale ed


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J.HVISTA

internazionale dei servizi d'igiene pubblica, cosi sapientcmente diretti in Francia dall'ispettore generale Fauve!. Già nel 1873 il signor Proust pubblicò un'opera. d' igiene internazionale, (Essai sur l'hygiène intenudio11ale) nella quale vennero esposte quali e quante siano le misure da. prendersi per limitare cd impedire la diffusione della peste, della febbre gialla. e del cholera. asiatico. Nell'attuale sua pubblicazione tentò l'autore di spogliure la scienza da certe pedanteric di forma, le diede un tracciato svelto, e n e dilatò l'orizzonte. Incomincia col pa.dare doll'antropologiù generale, dell'etnogr-afia, c della demografia. Estende i suoi studi più diffusamente s ulla popola1.ionc della Francia, mtL non trascura. i rapporti colle alt te nazioni, segue ndo nel campo della tlOJ,n.ograf:ia s pecialmente le lince tracciate do. BertiUon. T ennùta lo. parte dedicata a.gli studi demografici con un cnpitolo che riguarda il servizio mìlito.rc. Dopo avei' esposto alcune generalità r elative al numero degli uomini che In Francia può armare in Lcm po di pace cd in tempo dj guea·ra, discute l'importanza di alcuni fattori che intercssa.no egualmente il reclutamcllto c la. demografia. Dice egli pure esser necessario fissare al di sopra dei vent'anni compiti l'età di chio.mala delle classi sotto le armi, a.ucbe iu lcmpo di guerra: " n medico e l'igienista devono proclamare, che pct avere soldati, i quali !lrcsentino il massimo cl'a.ttitudine n sopportare le fati che della gu!~rra, è necessario nspcttarc quell'età nella quale essi hanno acquislillO il loro più completo s,·iluppo fisico. , Rispetto alla staturn. conviene pien:ttnentc colle illee cosl abilmente emesse e llimosh·atc dal Brocn, che la quistione di altezza delle popolazioni è s pecialmente una. questione di raua, c non s.o ltanto di benessere fisico delle popola ~ioni stesse, come !WCvano opina.to Villcrmé e Quctclet. Egli è perciò che s tabilire un minimum di sto.tum uniforme per tutta un n vu.sta. nazione, riesce di a·clativo vantaggio a. quella parte di popolazione, che appartiene a. razza piccola. Vorrebbe pertanto fossero stabiliti vari minimi d'altezza secondo le regioni. Rnccomandainoltrl', che sia presa nota anche del peso del corpo di tutte le reclute, e dell'ampiezza tomcica; e eh o questi dati importantissimi vengano pubblicati nei resoconti annuali per Jnodo, che possano servire agli studi antropologici.


BffiLIOGRA.FICA

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GlLstessi voti innalzano i merlici militari e gli scienziati italiani. aflìnchè anche presso di noi vengano ordinate queste duo jmportanti l'icerche, sul peso del corpo e sr1ll'ampiezza toracica, per tutti gli inscritti che si preseuta.no innanzi ai consigli di leva, come. già si pratica in Inghilterra od in America. IJ'au:tore esaminando altri rapporti del servi2io militare colle ~ondizioni generali della nazione, riconosce che i grandi contingenti che attualmente si mantengono sotto le bandiere cogli eserciti stanziali, clistolgouo dalla sua natumle funzione, per un tempo notevolmente troppo lungo, uno dei più proziosi clementi che concorrono alla r iproduzione della specie, la gioventù ma-schile più sana e più robusta. Onde gli effetti sulle condizioni ilsicJ1e delle popolazioni non possono essere che dannose per il presente e-per l'avvenire. Egli chiede che anche in F1·ancia si limiti a soli tre anni il servizio obbligatorio, essendo troppo lungo il periodo di cinque amù. . Terminata la parte antropologico-demografica, continua l'autore a stndiare l'uomo conshlerato come ~1ulividuo, cioè secondo l'età, il sesso e le professioni. E passando in rivista tutte le ·ma~ lattie speciali alle professioni varie, tocca di nuovo la professione militare, e riconosce la grande importanza ed estensione della igi-Bl\.e rulli tare. Nei successivi capitoli parla dell'aria, deglialimonti, dell'acqua, delle vestimenta, dei bagni, ùclla ginnastica, delle abitazioni. L'undecima parte del libro si riferisce all'igiene delle città .e delle campagne; la dodicesima alla climatologia; la tredicesima. alla eziologia e profilassi ùclle mn.l attie vinùente c mia.smatiche. E qui tratta specialmente delle febbri palustri, delle febbri tifiche, delle febbri eruttive, della meningite cerebro-spinale, della dift.eria, dolio scorbuto c delle zoonosi, indicando con quésto ·nome quella classe di malattie virulente, che si trasmettono dagli animali all'uomo. P arlando del vaiuolo viene naturalmente ad esporre per esteso 1-\ profilassi vaccinica. Rispetto alla quistione tanto dibattuta. oggidi sulla pr eferenza da darsi al vaccino umanizzato od al vaccin.o animale, l'autore si schiera LTa i fau tori del vaccino umanizzato. Egli raccomanda di approfittare con molta :premura del cow-pox naturale, quando si avesse la rara fortuna di imbattersi


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

in esso; ma ritiene che il vaccin de gé"isse inoculato artificialmente, perda alquanto della sua virtù, precisamente come il vaiuolo umano perde della sua forza, quando viene inoculato· all'uomo medesimo. Comunque sia. di c1uesta spiegazione o di altra possibile " le es11erienze effettuate in grande negli ospedali di Parigi provarono la falsità dell'asserzione, che il vaccino di giovenca abbia maggiore efficacia del vaccino J cnneriano, e tutto concorda, , secondo l'autore, " ad attribuire la preferenza alla vaccina umana, quando essa sia metodicamente praticata ,. )~gli conclude, che il metodo della vaccinazione animale' artificiale è " più dispendioso, meno pratico, ed in complesso meno sicuro che la vaccinazione comune. , ' La quattordicesima ed ultima parte del libro, si riferisce alla igiene internazionale; e pm·Ia della profilassi del cholei·a, della.· febbre gialla e della peste. .Pà inoltre le conclusioni adottate alla conferenza sanitaria internn.zionalc di Vicnna; cd il nuovo regolamento francese di polizia sanitaria. mari tti.Iila. Adornano l'opera tre tavole in cromo-litografia, la prima mostra il letto della Senna. che a valle di Parigi è invaso dallo materie depositate dalle fogne ; la. seconda. rappresenta le zone dei climi del globo e le correnti marittime; la terza espone la geografia dci focolai recenti della peste in Cirenaica, in Arabia cd in :ll'Iesopotmnia. Dott. SoRw..NI.

I l Direttore

P. R. MAN A. YRA Oolomadlo t~ttdiCIJ, ll!fuwro dd Camilaltl di St.,.itd onaUII.z.rt. Il l~odatt;ot•o

Dr FEDERICO TOSI Capitano mcdt~o

Nu:r1NI FEDERico ,

Geì-ente.


MEMORIE

ORIGINALI

DELLE OTTALMIE NEGLI ESERCITI DELLA EMERALOPIA SPECIALMENTE EPIDEMICA FRA I SOLDATI STUDI "i\IEDIC I STORICO-CRlTI CI

PAU,TE PRIMA

I.

Avviene talora che alcuni vedono bene o abbastanza bene du:ran'te il giorno, e caduto il sole invece vedono assai poco o nulla. Al presente si elice che questi sono affetti da eme· mlopia.

Vi so1io altri invece che di giorno vedono assai male o nulla, mentre di notte veclono come gli altri di giorno. Al presente si dj.ce che questi sono atl'etti da. nittalopia (1 ). (l) È notevole come siano esistiti c ·llOssano esist.c1:e uomini che hanno la strana facoltà. di vedere bene sì di giorno cl1c nelle tenebre. Fra questi fLtvvi il famoso miln.nese Gerohmo Cardano. « 'l'alune coso furono secondo l'età: imperoccM nella prima, gioventù, come dissi altrove, ed ebbi comune con Tiberio Cesare, appena svegliato nella massima oscurità vedeva. come fosse di chiaN giorno: ma in breve quella forza mi veniva sottratta. Anche adesso c1ualclw cosa vedo tnfl. tuttavil!- non discerno. >> H YEROli'IMI CAHDANr, Mediolanenst:s medici, De rm·mn tm·ietate. Avinione, JIDLvlll, lih. vrr, ca.p. XLJIJ, pag. 412.

•


DEI.LE 01'TAL1HE 826 Queste due condizioni della vista nell'uomo erano conosciute fino dai tempi pHt remoti, ma è solo al presente che vengono . distinte colle dLle accennate denominazioni. Un tempo queste due contrarie affezioni venivano confuse assieme e generalmente riunite sotto l'unica denominazione di nWalopùr,. Nelle opere greche le quali ci rimasero dei componenti la fa:n~;iglia ippocrcttica degli A sclepiacli (l) si trova menziomtttL la sola denominazione di nittalopia, e 11robabilmente sotto il duplice aspetto della vista che fu prima descritto. In fatto nel secondo libro : '' Delle J?redizioni , si trova la de11nizione della moderna nittalopia nel passo seguente : « I -veggenti lc6 notte qttelli chiamiamo nittalO]Ji , (2). Nel libro: « DeZla visione» non trovasi accennato che il vvY.~:c!?.wn:oç, il nittalopo per insegnaJ.' la cura di eui abbisogna, cura. la quale troviamo negli altri autori greci come la conveniente per la moderna emeralopia (3). In a.ltri due punti dei libri : « Dei m.o·rbi epidemici » nel quarto (4) e nel sesto (5) trova usi accennati i nittalopi, ma solamente per induzione llotrebbesi inferirne si trattasse della forma della ememlopia moderna , lJasaudosi alla autorità di GAT~l~NO il quale nel suo libro : ,, InteJ]Jretaz,ione delle glqsse cl'IptJOC?'ette, accenna doversi intendere nelle opere ippocraticl1e sotto il nome di .Nvxr6.J.w1r~o:• « or 1:1)> 1'vx~ò• dJ.c10i, i ciechi eli notte » (G) vale a dire i mo· .

(l) Vedi Srf:EXGEL, Stoda della 1Jileclicinc,. Venezia, 1822, tomo n , pag. 27. (2) 1\iAGNr H rrrOORATIS, etc. Ed, g?'teco-latùtc6 Foesii - Franco-' furti, ~IDCXX, pag. llÙ. (3) Opera citata, pag. 689. (4) Opera citata, pag. 1138. (5) Opera citata, pag. 1193. (6) Cuuoll GAr,ENr, Opci"a 01nnict. Edi:done greco-latina di C. G. Ktihn. Lipsia, 1822, tomo xix, pag. 124.


NEGLI ESERCITI

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derni emeralopi. È da ciò cl1e puossi dedurre che fino da quei tempi tutte due queste condizioni della vista erano conosciute. CLAuDio GALENO da Pergamo ci lasciò documenti chiarissimi che egli conosceva queste due varie anomalie della vista; di fatto nel suo libro che intitolò "Introd'U$Ì01W o il Medico » dà una definizione la qua.le le comprende ambedue sotto l'unico nome di nittalopia: " Diconsi poi nittctlopi ogniqztalvolta eli gi&rno per verità vedano più OSC'twcmu:rde, caduto poi 'tl sole più chiaramente, di wtte 1lOi anche meglio: ovvero al contrario per verità eli giomo (vedano) alcun poco, di sera poi o di notte. niente del t~ttto , (1). Che questa abitudine però invalsa di chiamare con nn solo nome due svariate apparenze morbose fosse un difetto sembra che GALEXO st~sso lo asserisse nel suo secondo libro : " Del metodo eli medicazione ,. dove dice: « Siccome tcmto s1·egolata ÌliiJ.?Osrizione d?; nomi clarJli antich'i & stata gene·rata, e molto più quando {{enominano epinittìdct ecl acrocorclòna e nittàlo1>ct, l' tmo perchè nato di notte, l'altro perch& trovasi sop1·a la, sommità della sug_Jerfìcie della ente, l'altro perchè diviene non 'veggente di notte, ecl aUre molte (denominazioni) facciano per tal gui::w, cletcchè se le enwnemssi ttttie COtTm·ei pericolo d:i sembra1·e sftl,dimmi seguire dò clw ingiunsi di fuggù·e, così per ogni mm~ie1·a deve sforzarsi colui che cerca la verità- di 1·ececlere dalla i1mnaginw:ione di nomi, ma t·iportcwsi allt~ stessa sostanza delle cose e questa soltanto consùlercwe, etc. » (2). Da questo pass? può credersi che GALENO lamentasse che si dicessero nitta.lopi anche i moderni emeralopi. Di fatto nel libro da lui intitolato: " Introduzione o il Medico , dove enumera le malattie " che sono attinenti c~Zla, pupilla , enu{l) GALEKO, edizione citata. t. ~1v, pag. 776. {2) GALE~O, edizione citata. t. x, pag. 84.


828

DELLE O'l•rALMIE

mcra fra le altre «il nittalopo e l'emeralopo » (l) ; denominazione questa ~he per la prima volta comparisce, ed è notevole come 110n abbia usata nella più sopra citata definizione.

II. I greci venuti dopo di lui invece conservarono alla emeralopifl. il nome di nittalopia quantunque ciò fosse poco 1)1:-msibile anche per tm'altra ragione accennat-a da AEZIO DI Amn.l:. Questi nel suo libro settimo dove parla « DcZla nittalopict " al capo xr.vr lasciò scritto che: « cliiamansi nittaZopi q'u,clli che di giorno vedono, più oscuramente però vcclo1w all'occaso del sole, e 1JOÌ di notte non, distingumzo affatto . ... .. .11cl alcuni poi stwccc7e che cl-i notte voclono per ve1·itcì rneg~io c eh giomo jJeggio, e so aJJ)_Jarisce lct ltma vedono'niente. Ma ciò è mro e la prim.a cosa accade a moltissimi » (2). Questa

ragione della rarità dt~lla moderna nittalopia avrebbe dovuto persuadere a non confondere' sotto la denominazione ippocratica l'altra pil1 comune, come persuase tanti altri a non parlarne affatto come fecero ed ÙRIBASIO DI SARDI, ed ALESSA1~DRO DI T RALLE e PAOLO D'EGIXA i quali si occuparono della nittalopia sotto la soht significazione opposta alht ippocratica C(l alla moderna, vale a dire sotto la significazione di emeralopia, portando al colmo la confusione delle denominazioni. Au RELIO CoRNELIO CELSo chiamò con nome latino la cmcra· lopia descrivendola nel modo seguente : « P1•a:ter lime ùnbecillitas oculor'mn est: ex qttct qnidam intordiu satis, 11ocft" (1) GALENO, edizione citata. T. x1v, pag. 168. (2) AEz1o .à.mDEKO. 'festo greco. Edizione .à.ldina. Vcnetiis :uDxxXJv, -pag. 1132, traduzione letterale.


NEGLI ESERCITI

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nihil cemunt » (1). È notevole poi che i meclici del medio evo cbe latinamente scrissero, usarono anche del termine di Lusciositas per delineare la emeralopia. Per esempio il FoESIO nel tradurre IPPOCRATE nel libro « Della visione » si sene delle parole: Lusc'itioso 1·ernetUum per volgarizzare il pv;t7:&4wno> tf>ll.efuxxoP di hù (2). Di ciò però lo critica il CASTELU nel suo L exic01t g1·mco-latinwn alla voce nyctal<>ps comechè accenni alla voce lusciosus che questa corrisponda a quella greca eli fCV(J)l/J- miope, aggiungendo che~lmiope « differt a nyctalope .... quippe qui 1wn natm·a sed ex m01·bo talis evasit » (3). Come pure è da an-ertire che in quei tempi si usò del vocabolo di cOJcitas noctuma per descrivere la emeralopia, come lo dimostrano il CosTEO ed il l\f ONGLO che annotarono il Canone di AVICE::<XA. tradotto da G ERARDO C.RElfONESE e corretto da A NDREA ALPAGO di Belluno, ovvero che la si disse Ammissio visus ab occasu soZis come fece CosTANTINO n'AFRICA (4) ; alle quali denominazioni fa riscontro quella del BoERJIA.AVE che la disse visus dùwnus. La trascuranza di occuparsi della moderna nittalopia accenrutta esser propria di molti greci, è pure propria di molti arabi come RHASES, SERAPIONE, J\1:ESUE i nè ciò è me:r:aviglia dacchè in fine dei conti la maggior parte degli arabi vissero a. spese della scienza greca. AvrcENN.A. , il più meritamente celebre fra di loro, parla però di tutte due le affezioni. Egli definisce la emeralopia nel suo capo « De nyctilopa » nel modo seguente : « È q_uanclo sparisca la vista nella notte e {l ) .A.unEtu C. CsLsr, etc. Edizione Aldina. Venetiis, 1528, lib. Yr,

pag. 98. (2) lPPOO.RATE, edizione citata, pag. 689. (3) L cxicon Medù:u1n gneco - latinum , BAntnotmlu-:r CaSTJ>LLr. Venetiis, l>lDCcxcv, pag. 166 e 103. · {4) -CoNSTAN~nii .AFRJCAKJ. Opera. Basile:e, 1538, lib. u, cap. v, p. 30.


830

DELLE O'rl'ALMIE

(l'occhio) vcàa nel g ionw e si indeboUsca sul (i1w (lello stesso» (l), mentre sqtto il nome di Alihar ci descrive una affezione pella quale il malato « vcc7e nelle tenebl"e d'i giorno c lli notte, e gli si indebolisce la vista alla luce » (2). Che poi gli arabi avessero tutti generalmente uùa distinta nozione eli queste due affezioni lo si desume perchè a loro non manca la relativa denominazione araba per ciascunal di esse. Di tatto se À VICE1TNA ci dà la definizione della nitta.lopia. ippocratica e moclerna. sotto il nome di .A.lihctr (3), SERAPlONE ci. eH~ quello della emeralopia galenica c moderna sotto il nome di Subrucctl i. Egli al capo x tratta « De submcctti » « al è quan~lo gli ttomù~i non vedano affatto nella noti'e » ( 4), definizione questa che è fuori eli ogni contestazione in qnanto a chiarezza. La separazione di denominazioni c il nome galenico di emeralopia dato al morbo in opposizione alla nittalopia ippocratica lo si trova bene stabilito nel secolo decimottavo come pnò vedersi in HEIS'l'F..RO (5), nel Lexicon del CASTEr.r.r gif:t citato, ed in altri. È però prezzo dell'opera accennare anche ad altre denomimtzioni che ricevette, dacchè come ~ i vedrà talune si mmet· tono oltre che alla individualizzazione della malattia., anche (l) AvlC&NN,l~ Canon ex G EnAn.or C ltt-:llO!i F.NSTS versione, etc. EtliLio Juntarum. A. 1595, lib. 3•, fen. 3•, tract. 4•, cap. 5, pag. 561. (2) AncE:iNA. Ediz. citata. Lib. 3•, fen . 3•, tract. •1•, c. 7, pag. 561. (3) A:iDREA AI.rAGO nella Ara.b-icorum nominwn antigua e;cposilio c ho unisce a!lo citate opere di Avicenna, dice : « A.Wtm· ùtest privatio Zwm?!is "· 'l'. Il, pag. 427. (4) P1·actica, Jorul\'NJS SEn.APIONlS. Vcnctiis, )!Dxxx. Ed. Oct. Scoti. 'l'ract. u, C'\p. x, pa.g. 11 retro. In aUra edizione fatta dal GmNT"'• Vcn. =r., si trova. che questo nome è cangiato in Alst~bcham : Ccccita.s visus de 110cte. 'l'mct. 11 , cap. x, pag. 13. (5) L. HEISTsru, Compendi1111t Mecl. Pract. Ven., liOCCXJ.YIII, p. 279·


NEGLI ESERCITI

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àlla sintomatologla della stessa. Fu chiamata cmcitas crepttscolatr-is, àysopsia tenebmrum, acies dtiurna (l) denominazioni che presso a poco non dicono altro che quello diceva la notata denomina.zione del BoERHAAvE di visus cl·i:twnus. Altri L'l disse cwwu,1·osi 1wttuma (2) ovvero anche nictamblio1Jia (3). n Br:;ER la disse N(~chtnebcZ - nebbia della notte, ovvero nacllt-und Halmerblindheit - cecitù della notte e cecità, dci JJOllì(4). EBr,E la disse Sclmeeblindheit- cec-ità clellaneve (5) ; DONDERB, tm·pm·e della r·etinc~ (6) ; SzOKALSKr, ambliopie~ congen-ita (7). Gli inglesi la dissero ~Jwonblindness --:-cecità della lttna (8). Su queste denominazioni verrà occasione di ritornare e climostraro cl1e non invano furono inventato, per cui meritavano di essere ricordate.

HL

Nel sesto libro « Dei -morbi epidemic-i» di IPPOCRA'l'E trovasi scritto che : « D·i bel nuovo avanti l'equinozio a molti nascevano 1·eversioni ... .. acl altri poi le niftalopie special(l) Vedi C.H'PF.I,Lt 'rTJ, Le malattie dell'occhio. Trieste, 1850, vol. 1v, pag. 200. (2) Vedi W. 11-IACJ\EN ZIE , Tmité pndiiJ.t~e dcs malaclies de 7!a;il. Ed. Warlomont. Paris 1857, pa.g . 733, t. H. (3) R-IROFFIO, Campo eli S. Maw·izio - (Giomale l7i 1i1Cd1'cina mililw·e, 1866, n• 8, pag-. 231.) (4) BEER, L eMe vo-n den Augcnkmnkheiten, etc. li. BanclWicn, 1817, pag. 430. (5) E ntE, Die sogenmmte contagiose oder iigyptische mtgellentz·iillu~wng. Stuttgart, 1839, pag. 1. (6) DoNDERS, Annales d'oculistique. T . xvm, pag. 163. (7) SzoKALSI>J, Amwles <l'octtlistiqtce. '!'. m, pag. 115. (8) A. BRYSON, A1Mu~Zes cl'oct~U.~til).tte, 1860. T . xuv, pag. 44 e seguenti.


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DELLE OTTALl\IlE

mente nei fcmciull!i » (1). Questo passo ci ronde testimonianza che pmbabilmente la emeralopia fino da allora fu osservato poter essere comune, eJ.'idemicct. A.Ezro si vide aver detto che essa attaccaYa moltissimi, per cui ò lecito inferire che anche egli l'avesse vista sotto fol:ma epidemica. J~ notizia però di cui non si trovano traccie nè in CELSO, nè in altro greco autore, e neppure in alcuno degli arabi. EBI.E opinerebbe che la epidemia la quale dominò nei diecimila di SENOFONl'.E neìla famosa ritirata da lui stesso descritta, potesse ritenersi al:r:.eno . in parte dovuta alla emeralopia (2). Bisogna giungere molto più tardi per trovare nozioni precise e certe di epidemie corisimili. GuGLmLliO P ISONE, medico olandese, asserisce la émeralopia essere « intcr pTimas noviciorum in Incliis quereZas », e dice averla vista in Europa « Sa!J.Jissime i1~ castris ill~6· strissùni 1Jrincipis Nassaviensis , (3). Queste asserzioni provano che questa malattia oltre essere stata osservata epidemica, lo fu come tale tra le genti di mare e tra i soldati in terra fino dal secolo decimosettimo. VoGEL parlando di essa dice : (l) lPPocnATE, edizione citata, pag. 1193. - Stando alla definizione ippocratica. si può dire solo che probabilmente potesse parlare di emeralopia, dacchè anzi potrebbe padnrc in tale occasione I>roprio di nittalopia o di micl!riasi, comcchè anche al RAMAzzr.n venisse fatto di vedere veramente questa ultima come epidemica fra i fanciulli dei contadini. - Vedi R.mA<:ZJNr, L e malattie degli a?·tefici. Cap. xxxvm, pag. 288 della edizione di Venezia, 1745, dell'abate CruARr. (2) « Per ciò che riguarda. la malattia oculare della quale parla StNo~·o~TE nella descrizione della ritirata. dei diecimila greci dall'Asia superiore, e per la quale acciecavano tanti dei suoi soldati, non è inticI·amonte deciso se ciò sia addivenuto genemlmnnte in seguito di una infiammazione, ovYero per una sola emeralopia ( Schneebll:nàheit ). Come io ben credo ebbero luogo ambedue (queste cagioni) ». EBLE, opera citata, pag. 4, traduzione letterale.

(3) G uGLlELm P1soxrs AltS'l'EL.tP.DAMEKSIS, cle Indice turiusgue re nattwali et medica. Amstcrcla.m, ntDCI.Ylil, apud Elzevirios, pag. 30.


NEGLI ESERCITI

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«q-uesta ambliopia è f.alm·a epicl,fmica come ereditaria» (1) . Cos1 pure il BoiSSIEl~ DE SAUV.A.GES nella sua Nosologi.a metlw· (lica racconta di .una epidemia da lui osservata presso 1\:J:ontpellier in alcuni siti dove « specialmente diventavano emm·alopi i SQldati accampati a ciel seren.o in a.rut 11mida e nebbiosa» (2) per cui l'essere epidemica e specialmente fra soldati è notizia confermata. Da allora si hanno documenti di epidemie militari di emeralopia assai comuni. DUPONT cita una epidemia a Strasbmgo nel 1762 e più tardi un'altra nel 1787 (3). DESMARRES citando lo STOEBER dice che ne fm·ono osservate nei siti stessi accennati dal BOISSIER altre due nol1787 e nel 1832 (4). MACKF.NZIE cita una epidemia nel giugno e luglio del 1834 nata in due battaglioni del 19° fanteria accantonati ad Ehrenbreitstein ed a Pfaffendorf (Prussia) (5). A. BRYSON narra di una epidemia consimile a bordo del brik di S. M. britannica il Grifon in servizio sulla costa occidentale d'Africa (G) , e nella campagna di Crimea noi abbiamo da registrare quella dominata nel corpo di spedizione sardo, fattaci conoscere dal benemerito nostro ex-presidente il maggior generale medico OOMISSETTI (7). È per questa circostaJiza che la emeralopia si

(l) RuDOLPul AuousTHil, VoGtL, etc. Academic~ 1n·a:lectùmes, etc. Gottingre, l!!Dccr.xxn, pag. 475. (2) Nosologia metliodica, etc. auctoro BorssrER DE SAuYAGES. Vcnotiis, llll>ÒCLXXlll, t. 1, png. 383. (3) D uPONT, Mémoù·e~ swr la ooutte sereinc noctw·nc épiclémique ou Nyetalopie. (4) Tra.ité tltéo,·ir.r.uc et pmtiqtre dc.s maladies des ycua;, par L. A. DtsllA.RREs. P a.ris, 1858, t. m, pag. 493. (5) W. li{AOKENZIE, opera citata. Ed. Wnrlomon t, t. rr, pag. 785. (6) A. BRYBON, Annales d'oc1~listiqzu, 18GO, t. XLIV, pag. 44 o

seguenti. (7) Sulle malattie che hanno (lomùwto in Oriente fra le trtbppe

del corpo di spedizione sardo. 'l'orino, 1857, pag. 22.


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DET,LE OTTA:tMIE

mostrò e si mostra epidemica fra le truppe, che essa merita uno studio particolare sotto il punto di vista dell'oculistica militare, c questo mio studio fa seguito ai. precedenti. La · emeralopia però non è sempre epidmnica, vale a dire non comparisce sempre in più individui viventi nelle stesse condizioni, nel medesimo tempo e nel medesimo sito avvegna.chè sia spr>1·adica e trovisi isolata presso qualche inclividuo, come congenita e<l anche eJ·cdita,·ia (VOOEL) presso alcLme famigl ie. La spiegazione di queste varietà sarà fatta chiara dalle cause cui è legato il fenomeno costituente la malattia.

IV.

Il fenomono Costituente la emeralopia merita di essere stucliato nella sua maniera di estrinsecazione in quanto all'entità. G.U,F.NO è il primo che elia notizia sopra questa ricerca; abbiamo visto aver egli detto che gli emeralopi «per vel'ifà eli gi.orno (vcclano) c~l-ewt poco, di sera poi o eli notte niente del tutto » pc~· cui secondo GAT.'ENO gli emeralopi. avrebberl) cattiva vista anche di giorno. Questa opinione era stata già sostenuta da CEL"lO il quale parlando della ùnbecillitas oc~dor~Mn si annotò dicesse : « c~c qua q-uiclam intercliu sat-is, noct-n 12'thìl cernw~t. » Il q~ticlam, ci fa conoscere che egli la conobbe spr>radica più che epide· micct e quindi non frequente; il satis che questi avevano vistc'1 debole anche di giorno. AEzro n' AliiiDA per converso non accenna a questa circostanza dacchè si Yicle aver egli detto : « chiamansi nittalopi qu.elli che eli u~·omo vedono, 1;1iù oscuramente però vedono all'occaso (lel sole, e poi eli notte non clisting·uono affatto. » Sembra che egli ammettesse la buona vista. eli giorno come


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fatto positivo. È da notarsi però che AEzro, come dissimo sopra, forse parlava della emeralopia epidemica attesochè, secondo hù, attaccavct moltissimi « nÀel1n:oe> <tu,u~atv6t . » ORmAsro dice che " si clicono nittalopi quelli che di giomo vedono cMat·amente, ma. avvicinandosi lct nolle distinguono 1n1.;, male» (l) per cui maggiormente accentua che non AE7.10 la opinione che gli emeralopi da lui veduti avevano di giorno una buona vista. PAoLo D'EGINA non si discosta da AEzro e ripete : " nittalope dicono, c6llorchè cwviene 1JCr verità di vedere di giorno, cadendo il sole ve<lasi più oscuramente, fatta poi lc6 notte niente , . (2). Egli pure quindi non fa ~Llcrm a I-imitazione aUn. vista durante il giomo. Fra gli arabi, SERAPIONE sembra quasi copiasse la descrizione precedento clacchè dice: « Subruca.ti è rna.Zattict Zct qncdc avviene a col,ui il qMale vede cl-i gùymo, e quando cade 'il sole ·si indebo'lisce lct vistct eU lui e nella notte non ve(le cosa alcuna., (3). RHASES si limita a dire in proposito : De nictalopis; « vale et dire quelli che dopo l'occaso llcl sole non vedon-o» (4) egualmente che ~{ESUE il quale ripete : «De nyctilo1Ja oculm·um; vale a dire qtrelli che dopo l'occaso del sole non vedono» (5). Nè su questo proposito aggiunge verbo il principe fra gli arabi AviCEK~À comechè dica: De ·nyctilopa; (l) Oeum·es (~' 01·ibase -

tex l'c {!l'CC, etc., p~n· les doctcurs BussE·

~tAR.E~t et CH. D .un::MBERG. P aris,

1873. (2) PAoLo EGJ:-;tu. Edizione greca aldina. Yenetiis, N.v~xvm, lib. m,

pag. 35 retro. (3) GrovA..'iKI SERAPI ONE, Practica. Edizione citata, tract. u, cap. x, pag. 11 retro. (4) Albt,betri Amz·i filii Zachcwi(JJ, etc., per Bor>r.Tu;:.r Loc.vrr.r.r.u~x BER.GOMENSEnr. Yen., 1497, cap. xxvm, pag. 43 retro. , (5) ìlfEsu>E. Opera. Ycnctiis, hiDLxvur. Edizione Giunta. Summn. v, cap. 14, fol. 15.


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DELLE OT'r.A.LMIE

« ~ qt!alm,ente svanisca la vista nella notte e (l'occhio) veda di gùmuJ e si inclebolisca sul fin-e dello stesso" (1). Dagli arabi quindi non si trae notizia più precisa che da.gli ultimi greci. Più tardi, nel scdicesimo secolo il professore di Padova VETTORE T.&INCAVELLA tornò a dire come GALENO e come Cstso che havvi emeralopia «quan-do di giorno vedono abbastanza comodanzente, sùl fm· della sera poi assai 1JOco· od ancl•e niente » (2), per cui la nozione della mala vista anche di giorno era tornata in onore. Fra g-li antichi quindi si riscontrano due opinioni, vale a dire l'uria la quale ammetteva che gli emeralopi vedono bene. il giorno, l'altra che ammetteva potesser? veder.1i poco alla luce del giorno. Il FoRSTER che fu quello fra moderni il quale piìt e meglio si occupasse di questa malattia con ricerche accuratissime conclude: « che di bel gio1·no gli emeralopi godono eli 1.mct v~·sta eccellente, se però non è ~-l caso in cui la malattia sict antica e molto won·unaiata" (3). Qu,esta conclusione quindi conferma le osservazioni degli antichi e mostra che esse non sono senza valore quantunque sembrino contradditorie. Questa apparente contraddizione troverà. la sua spiegazione a tempo opportuno.

(l) AvrcENNA. Opera e luogo citati. (2) Yrc·roms TRIKCAvr~LLU, etc. Opera. Lugduni, 1586, lib. m, cap. 14, pag. 70. (3) Fonsnm, Ubtn· Hemera'/()pie, etc. Breslao, 1857. Conclusioni di questa pubblicazione riportate dal WECKER. T. n, pag. 429, edizione

citata.


NEGI.I ESERCITI

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v. Gli antichi asserivano genericamente che l'cmeralopo non ci vedeva la notte, ma non portavano termine alcuno di confronto in proposito. Piso~E diceva invece che gli emeralopi non vedevano « alla caduta del sole quando si ha meno h1.cc clae è necesscwù~. massùnamcnte al tempo clel plenilunio» (1) col che forse voleva indicare che a luna piena era maggiormente sensibile il difetto perchè meno giustificato, vale a dil·e indirettamente accenna che essi non vedevano nemmeno al chiarore della luna. n BoERHAAYE accennò il caso di un giovine inglese il quale essendo affetto da emeralopia « vecleva quando il sole era sop1·a l'orizzonte, ma aJl' occaso vedeva della nebb,ia dinanzi gli occhi, ctnche nella stcmza da copiose candele illttm1·nctta, come pzwe al chiaro di ltma qttantzmque splendida, (2). Egli quindi accennò che il suo inglese vedeva come fra la nebbia alla luce artificiale od a quella della luna, ma non era cieco del tutto la notte. L AZARO RrvERIO pure accenna che gli emeralopi « sotto l'occaso del sole, auvero di notte al lume di lucerna p oco o nulla vedono » (3). ·Note· vole è nella sua semplicità il parwn aut nihil dacchè dunostra che il vederci assolutamente nulla non è generale ma pa1·ticolare di alcuni casi. Di fatto si trova nelle opere mediche che questa circostanza è propria di casi particolari i

(l) PrsoNE Gl"CLJEL3lO. Opera e luogo citati, (2) BoERUAAVE, De morbis ocu.lorwn p nelectiones publicfe. Gottingre, 1750. (S) LAzAnr Rm.::mr. Opera, ccc. V cnetiis, Mnccxxm, lib. n, Prefa.tio, pag. 202.


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DELLE O'l'TALMIE

quali meritarono di essere raccontati speci.ficatamente. n CA.PPELLBT'l'I dopo aver detto che « gli ammalati vedono ben-is-·

simo clumnte il giomo, ma vrirso sera al tramonto del sole JJerdono la vistct in guisa che di notte non clistinguono gli oggetti nè al chicwote clella hma nè tampoco a luce m·tificiale intensa » aggiunge subito dopo « L ASERRE racconta la stor1'a eli tma 'ragazza la quale di sera ?Wn vedeva neppure la lantem a che le cnt a lJocl!issimct distanza ; ·w l'l"l'KEpa1·la eli zm uomo, il quale non. cl-istingttcva il lume clellct canclela nella Stta stanza ed an<7ava brancolando per t1·ovare il suo letto , (1) . Vale a dire riporta esempi particolari di casi in · cui non solo non erano distinti gli oggetti, ma non erano distinte neppure le sorgenti di luce artificiale. Ql1esti fatti se vennero raccontati non vi ha ragione di negarli, ma, ripeto, che stando ai moderni esperiment.atori devono essere ben rari. Il R EY.MOND racconta con quella esattezza che caratterizza ie sue ricerche iu proposito, di un uomo nel quale il fenomeno della emeralopia si decideva improvvisamente ad una data ·diminuzione di luce, in quanto che quando pell'abbassamento della stessa un occhio sano aveva ancora 8 / 200 eli vistts, egli col suo occhio destro ci stava del pari, mentre qua.ndo il sano era disceso a soli 7 / 200 egli non vedeva coll'occhio medesimo neppme le dita muoversi al davanti degli occhi, segno che la cecità m·a completa ; eppure quest'uomo durante la sua malattia « vede-va però ancora i lwni anche lontani, le stelle specialmente al mattino anzigior?W » (2). Fra i moderni oculisti il FoRsTEit fu il primo che si dedi(l) Opera citnta, pag. 200. (2) Giom<1le della R . Accademia di medicina di Tortno, n• 10; 10 nprile 18'72. Intc'l'prctasione della Emeralopia. Annotazioni. Osser· vazione 2•, pag. 401 c 402.

..


NEGLI ESERCITI

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casse a. questa ricerca con un metodo esperimentale accura· tissimo inventando un apposito fotometro ; in seguito alle sue ricerche egli venne nella conclusione che in quanto alla entità nella emeralopia "il torpore 1·etinico esiste c~ dci gradi varia· bili.ssùni » (1). Il clott. R EYMOND il quale continuò le ricerche del FoRS'l'ER viene su questo rapporto a conclusioni consimili di fatto, non però di interpretazione (2). Le varietà quindi di estrinsecazione del feno meno sono una verità nota così agli antichi come ai modemi; a questi il merito eli averle stu<liate ed illustrate col metodo esperimentale. ·

VI.

Un'altra ricerca degna di atten1.ione è quella che riguarda lo stato della pupilla. Ben tardi si trova che i medici si occuparono dello stato di essa in qliesta malattia quantunque G ALENO avesse avvertito che essa. me1itava eli essere st·ucliata. avendo lasciato scritto nel libro primo : « Delle cause dei sintomi ». « De,qna eli esame (è) la ea·usa pella qt1ale la atnpiezza (eù(lzi~liS') (3) del fomme (pupillare) sia nocevole al vigo·rc del senso della vista, o se la 1·istrettczza {11uv6"17~) non lo sia '' . .. . .. . . ,, Molesta vcmmm'tte (è) Zct 1··ist1·ettezza della lJttJ)illa fuor"i di natura, buona poi la con· genita; la wnpiezzct poi non (è) lmona anche se congenite-'; qztella fuo?·i eli nattwa nepptw essa vemmente (è) lnwna è (1) FonSTEn, Ube~· H em.emlopie, etc. (Breslau, 1857). Conclusioni di questa pubblicazione riportate dal WECKER, t. u, pag. 429, edizione citata. • (2) Fons·rEn ammatto torpor e nella r etina ; R&nto~o lo nega. (3) Voce che il KiiHN traduc.e assai poco correttamente per laxit.as, lassezza.


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DELLE OTT.A.L:r,IIE

f1ltia1Yia anche male minore della 1·istrettezza » (l ). Queste sentenze sono eli una giustezza mirabile })el" un tempo in cui . la fisiologia non era peranco nata. Fu solamente all'epoca della Scuola di medicina meccanica che queste 1·icerclle tornarono in voga. REISTERo nel suo Com.penclium, rnedicinae pract-icae ce ne porge nn esempio. Egli, parlando in proposito della antagonistica coudizione della nittalopia e della emeralopia, si esprime così : « La nittalopic6 trae lct sua orig't1w JJ?"incipa'tmcnte ilalla troppa àilata,p;ione della JW:J.Jilla per modo che _di giorno non posset 1'esf.tùtgersi abbastanza, dal che nasce che l'org[lnO della vista dalla f;rOJYJJa qucmt'ità eli mggi sopraffettto, como nasce ai J11J.Yistrelli, tal()m non ptw vedere. It contrario succede nella emeralopict dove in lttofjo osc-two la p2tpilla t·roppo ?'i· stretta non può dilatarsi abbastanza e qwindi non può vecZere convenientmnente (2). · È l'esempio il più pateut.e come le teorie prestalJilite anche se basate su imm11tabili leggi fisiche possano condurre a deduzioni fallaci qualora non siano queste leggi applicate a proposito. Di fatto 1mpilla larga, maggior luce, abbarbagliamento; pupilla ristretta, minor luce, clefi.cienza eli vista sono termini che presi in sè quadrano perfettamente , ma l1anuo il difetto eli poggiare su un presupposto che veramente in questo malattie la pupilla si trovi nello stato accennato, cosa che certamente non fLl da Heistero ricercata c che in fatto non è vera.. BorsSIER DE S.auvAGES parla con pilt verità, ma pecca dello stesso peccato in quanto cl1e il frutto di una più sana os· sorvazione affoga con . ragioni teoretiche. Egli dice : « In que· >)

.

(4) G,u,&No,, opera citata, vol. vu, pag . 88.

(l) Ht rSTERO. Opera citata, pag. 279.

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NEGf,! ESERCll'l

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sta malattia la p upilla ~ pùì t7ilafata che negli etopti (l ) c<>niiJChè se la insensibilità della retina fosse completa ltt dilàtaeio_ne di queUa, sal'ebbe massima ; siccome però sia diminuita solamente, la àilafaZ'icne della pupilla sia aunumtalfJI verso il 11U!$ZO!JWrno, alla ser a qu an(lo min01·asi la luce si dilatà ancora c7i 1Jiù avvegnachè la natura la dt1ati in (lttella pt·oporzione in Cl'Ì per veclere abb-isogna di maggior quantità di btce, quando lJOi abbisogni della dilatazione llella ptl)>illa in 1·agionc clell.a ù~sensibilità llella 1·ctina c della diminuzione llclla luce segue la rn;isumcli ambecluc (2). ,. Vano riesce cercare quindi prima dei tempi più moderni cosar ne pensassero i mc<lici dacchè le osservazioni loro avevano su tale questione la base di teorie precoucette oramai inammissibili. Fra i pÌll moderni il CAPPELLETTI ÙÌCe che la pupilla. « durante l'accesso è dilatata cà imnwbile nel mentre che tU giorno è m.obile e più contrattct; in m.olti la si tiscon· tra dilatata ccl immobile tanto eli giorno che eli notte » (3). Queste asserzioni vennero pitL tardi esperimentalmente trovate giuste. FoRS'rE& porta uclle conclusioni doi suoi studi la seguente opinione, clJC « le pupille clurante il gionw si contraggono come allo stato normale, si dilatano fortemente allorquando la tJCrcezione (lcgli oggetti comiflcia a divé1~tw· diffiçile » ( 4). n REnlOND pme in seguito al meclesimo genere di studi asserisce che quantunque In pupilla talvolta si (l) ·Aetopes voco aò Aetos aquila et Optomai titleo eos qui aqui1arum insU!r distincte vident, et~. Questa. il la. spiegazione che il BolSSJEJt stesso dà. di questo neologismo. (2) Borssn::R DE S<~.UVAGES. Opera citata, I>ag. 507. (3) ÙAPPELI.ETTI. Op. cit. pag. 200. (4:) Fons·ren. Op. cit . Conclusioni riportate dnl WEOKEn , t. u, pagina 429, edizione citata.

2


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DELLE OTTA.L'.\ITE

ma.ntenga dilatata a.nche di giorno sempre essa si dilata « aZ 1nomento in etti cmnlncia la emeralopia» (1). Il fatto quindi . che maggiormente importa e che è assicurato, è quello che durante l'accesso emeralopico la pupilla è sempre abnormemente dilatata e ciò sta in relaz:ione colle cognizioni fisi ologiche dacchè nella costrizione della pupma lo stimolo incitante è principalmente la h~cc, la quale agisce sulla retina e quando questa non è dalla luce incitata la pupilla non si restring·e. Il fatto di una varietà di apertura pupillare clu.., rante il giorno è fatto in parte secondario e lçgato come veru·eroo alle varietà della emeralopia.. !1a midriasi durante l'accesso emcralopico fu pure constat ata da Fm·rscu nei soldati malati allo spedale militare di Lione (2) nonchè da FUMAGALLI (3), e per mio conto posso dire avermene persuaso la vcritft una attenta e lunga osservazione. Le discrepan7.e sullo stato della pupilla di giorno, <lipendono perchè la emeralopia oltre essere una malattia di per sè è pure tm sintoma anche di altre malattie oculari. Le sue estrinsecazioni morbose non possono a meno di essere diverse ed in apparenza ancl1e contradclitorie come sembra stando alle nude asserzioni degli autori, molti dei quali ltanno forse il torto di partire dalla concessione finora gratuita che la emeralopia come sintoma, sia cla considerarsi eguale sempre ecl egualmente da indagars.i in tutti i casi quantunque causalmente diversi.

(l) Rr.rnOl\ìl. I ntc·rpreiaziO!li dcll!' emc1·alopia, (Giornale clclla. R . .Accademia di Torino, n• 8, 20 marzo 1871). (2) Annali eli ottalmo7ogict, dli·etti dnl prof. QoAGU~o, nnno JIT, pag. 414. (3) .Annali di ottalmologia, diretti dal prof. Qc.\GJ.IKO, anno n, -pag. 472.


NEGLI ESERCITI

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VII. Di interesse capitale torna lo studio delle cause di questa malattia; è perciò che bisogna occu)?arsene con amore particolare. PrsoNE Guglielmo nel render conto della emeralOJ)Ìa da lui ossenata nei campi delle truppe del principe di Nassau ecl alle Indie Occidentali accenna delle cause della stessa e dice: · " I poveri ed i soldati g1·ega-ri si m~t1·ono con aZi· menti sctlati spesso cor1•otti oltrechè con acque stagnanti e vino arclcnte mnciclo e feccioso. A!lgùmgo come quell'intollerabile percussione del sole verticale sul ton·ùlo lito (il guale abbntstolisce non eli nulo le piante dei piedi ai viag· gicdori) la acufc.'òza clcllet vista degli occhi veementemente OSC1lii'Ì e deùil·iti » (1). Egli accenna quindi clue cause chiaro ed esplicite, l'una predisponente: la catti1ra nutrizione, l'altra t'fficiente l'azione del sole. Fu certamente su tale rapporto di molto migliore avriso del suo compatriota GIACOMO Boxzro il quale credeva avvenisse una, congenere malattia ai naviganti verso Amboinn., Banda e le Molucche stando al detto degli abitanti eli colà « dctll(~ comestionc del 1·iso caldo; {li qua è ,, proseg·ctc " che i giavani ecZ i mc~lesi il 1·iso già innanzi cotto ~pongono sempre cla prima all'.<u·ia più fresca ovvero con ·un vcnfaglio ne sventolano il cal01·e » (2). Questa causa di per sè sola certamente riesce piuttosto fi:ivola se pme non la si considera sotto il punto di vista di una (l ) GuoLn:DIO PJSO~E. Opera. citata, pag. SO. (2) JAcoBI Bonn, IIistoriae 1wtttralis et t11edicae I ndiae Orien· talis, lib. rr, c. xvi, pag. 31, Elzevir. Opera pubblic-ata assieme a quella di Pisone.


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DELLE OTI'AL?IUE

poco variata e co~tante alimentazione dove allora non potrebbe venirne aggravamento se presa calda o fì·edda. Il celebre oftalmografo FORTUNATO PtEMPIO quantunque pendesse anche egli alla medicina meccanica accenna al pà1:i di PrsoNE che: c la causa occasionale (procatarctica) della cecità notturna pztò essere il troppo g·~ta1·dar il sole e le cose· bianche q~tal­ mente avviene a chi fa viaggio 1Jer luoghi ?Wvosi; percM queste cause producono ttna t1·oppa costt·izioné della pupilla, (1). Questa idea però che la troppa viva luce del sole e il continuato riflesso dei corpi bianchi possa ledere la ftmzione visiva era già una cognizione antichissima confermata e ripetuta di secolo in secolo. GALENO nel suo « Discorso sull'uso dei memb1·i del CO?'J.JO u.mmw , aveva già la· sciato scritto: « molti desiderando chwante le~ ecclissi fare diligente giudizio del nascente fenonW'JW così cogli occhi f~,SSÌ g~ta?·dando verso clel sole codesti Ì111J.mulenti 11er(ettamente acciecct1·ono. Come anche il {af viaggio attravçrso le nevi quanto sic~ J}emicioso se non credi a Senofonte ti è lecito sapere per tua espe?·ien;;a ,, (2). Il citare SENOFON'rE che fa GaLExo ci conduce a vedere quanto di vero possa essere nella riportata asserzione di EBLE che i diecimila avessero potuto soffrire di emeralopia.A tale int-ento è necessario riportare nella sua integrità H pa.sso di SENOF'ONTE stesso per farvi sopra le opportune considerazioni. Egli dice: « Si lasti.avano indietro poi dei soldati i qual!i 1Jercluti (3) per causa della neve gli occlli (l ) V oPISCI FoRTtrnATI PLEllPJI, Ophtalnwgrapllia. Loyanii liiDCLrx,

pa8.2) 232.

GALENO. Opera citata, ed. Kiihn, vol. m, pag. 775. 3) n testo dice o? ow)&u.Q,uévot ooÌI> 6rpoa'J..,uoÌI> i traduttori latini volgarizzano questa. frase per quom·m corrupti eran.t oculi; l'AMBnosotr la interpreta: ai quali s'ammalctrono gli occhi. Il ow.'f>&ElQ<o però oltre che cori'U?'I!:lJO significa anche perdo,. o credo nel caso· sia più giusto atteuenni a questo che non all'altro significato.


NEGLI ESERCITI

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(ed altri) i quali pe9· il freddo ma1·cite (avevano) le dita clei piedi. ETa poi ?'Ùnedio della 11eve agli occhi se taltmo marciasse ave1ulo qualche cosa di nero dinnanzi gli occhi (rimedio) dei piedi se ialuno si muovesse e 'lluti prenclesst; riposo, e se lct notte si levasse i calza1·i » (l). L'aver messo G ALENO la neve a pari della luce del sole come cause atte acl o:LJ:'endere la vista, lascia supporre lo abbia, fatto intendendo parlare del riflesso d'i luce bianca emanato da essa. Il dire SENOl!'ONTE che a rimedio bastava portare durante la marcia difesi gli occhi da qualche cosa di nero, è circostanza tale che induce a credere fosse proprio per difenderli dal riflesso di essa, daccllè- se fosse stato per difendersi dalla • sua caduta sarebbe .stato indifferente il portare qualunque altra cosa che anche nera non fosse. Di più se tiensi conto delle premesse fatte dal P ISONE quanto valga per incontrare la emeralopia la ma.la disposizione acquisita da cattivo nutrimento c quindi il cattivo stato degli organi digestivi, troviamo che SENOFONTE ci racconta prima di parlare del male degli occhi un'altra circostanza molto rimarchevole in proposito. Passate le montagne dei Cardusci a forza di marcie, di combattimenti e di stenti inauditi, i greci erano entrati nelle pianure dell'Armenia occidentale e là cominciarono ad incontrar la neve é prima che fossero malati cl'occhi narra: « Pe1·ciò poi rncwciarono la seguente giornata intiet·a fra lct neve e n~olti clegli uomini ftwo1w tormentati da u1za fame ingente (èpov?.t,ul(J.(j(J.v) SENO!fOXTE ignorava quale fosse il male de!)li uomini cad·uti incontrati alla retroguar.. dia. Do1JoclW poi allo stesso taluno degli e1npirici dwse cl1e certamente se gli affamati qualclMJ coset mangiassero si le(l) XENOPRO:ITIS, Expeclitio Cy1·i, testo greco, edizione del Teubner. Lipsia, 1873, pag. 118, libro rv, c. v, traduzione letterale.


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DELLE O'ITl1Ulm

vc>·còòcro, ?'CCatosi presso le bestie da soma se veclt'SSC in, qunlchc modo cose cla mangiare (quanto trovò) diede c somministrò cla clarsi agli affctmati, a.gli (uomini) in forrJa da accorrere. Dopochè poi numgiarono qualche cosa si lc~·w·ono e ccnnminarono , (1). Questa circostanza compie di rischiararo ]n, cosa dacchè tro1ransi questi soldati affranti dagli stenti e dalla fame, e stallClo alle parole di SBXOFOSTE, e stando a. quanto ne ar,conna O.nBNO che dissi pone a lato della luce del sole il riflesso della. neve, c che 1mò averlo fatto anche perchè edotto da trn.dizivni orali della cosa c per ess~r greco e JlOCO distante da S I~NOFON'L'I·:, io credo cho la suppol'izionc di EsLE sia giusta e che la malattia oculare sofferta. da quei prodi soldati fosse almeno in gran patte la emeralopia.

VIII. .

n nesso tra la azione cl el depauperamento organico, l'azione della viva luce e la emeralopia velllle confermato anche pill tardi fino ai nostri giorni. Di fatto nella accennata epidemia n. bordo del G?·1[on, A. HRYSON accenna come i marinai che la soffrivano fossero tutti soorl)Utici ; <li pilt raccontn. che questi marinai non vedevano alla notte la luna piena, circoslauza la qtmle fece da essi dare alla malattia il nome di moon·blùulncss o cecità della luua , il che altro non V(lOl dire che iu quell'epoca l 'atmosfera doveva essere serena e qu.indi fa\·orire dumnte il giorno l'azione del sole d'Africa sulle cui coste occiclentali viaggiavano. KuEIIl~ l. (2) (l) Opera o luogo citato, pag. 117. (2) KJU:BEL, H eJ.:ers Amwlen, 18.'M, nov. pag. 201.


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e Fuss (l ) raccontano arer osservata la emeralopia a San Pietroburgo cd a Kronstadt dw-antc la quaresima a causa. delle astinenze rigorose e del genere di cibo poco riparante vegetale cho usa il popolo povero. Certo è cllC in quelle latitudini non può a meno di averne parte il riflesso. delle nevi e dei ghiacci. A comprovare ht loro tesi aggiungono questi autori che tale malattia non comparisco invece nella nobiltà e nel clero, caste le quali si nutrono la.utamente e non ri· sentono l'efl.'ctto delle astinenze che probabilmente non fanno . Su tale proposito bisogna ricorclare che Prso~-s dice milites g1·egarii intendendo di escludere i gnuluati, e dopo di lui è comune la osserrazione di tutti noi medici militari che questa malattia. non è comune agli ufficiali sempre pella ragione medesima del nutrimento equivalente alle fatiche e sano. Più il nostro maggior generale medico ex-presidente COMISSJ~T'l'(, nel render conto clolla pure accennata epitlemia. del corpo di spedizione sardo in Crimea, scriveva : « La ccdtivc6 alimentazione ttnila alle 11rime 1>rove del bivacco dava facile spiegazione dei dissesti <lcll'alvo; come pm·e laposizùme (lcl CCWI)JO su terreno arvallato ÙJ cui concenfravansi i t·aggi solari, ccl il sistema (l'aHendcunento colle tentes·abri, le quali lasciano i sol<lati esposti all'influenza del freddo c dell'umidità clellct notte n:nrlevano ·ragione della emercvlopia. Tuttavia c1·cdo p9·obaùile non fosse estm~wo allrt manifestazione rli quest'ttltinw 1ufcrmilit il cattivo m~i1'Ì­ 'I'nento, etc. ,, (2). n dottor BuMKE racconta che l prigionieri francesi al campo di Lingon (1871) so1l'crsero una epidemia di emeralopie <lacchè dopo aver passato l'inverno nelle (I) Fuss, ]l[ccl. prakti'sch. A blumdl. vM deutsche11 in Russia1v.l kben,l. Aortzton, vol. I, 1835 .Amb. (2) Comss~TTI, op. cit. pn.g. 22.


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baracche andavano sotto un sole splendente a lavorare allo scavo di un canale. Accenna come la luce solare fosse la causa determinante della mahtttia quantunque non clominasse lo scorbuto (1). Nella loro condizione fisico-morale di prigionieri è lecito chiedersi però in quale concli7.ione di fioTidezza e di salute potessero essere. A questo ordine di idee si annettono le ossf.rvazioni di quei medici che la attribuivano a malattie degli orgm1i di· gerenti specialmente del ventrioolo (stati r;as&rici) e del fegato (ost1·uzioni) od alla infezione palustre, allo scorlmto, come ma,lattie queste, lo quali hanno un immediato effetto <li clenutrire e <li guastare la crasi del sangue, impoverirlo, dissolverlo (oligor:mia, colemia). l!'u accennata come causa la verminazione ; anche in questa però le conseguenze sugli organi digerenti e sulla nutrizione sono le medesime oltre di che havvì una lesione di innervazione che non può essere tTascurata in questi casi, sintoma della quale è la dilatazione della pupilla. Fu accennato come causa da CA...'iE l'onanismo; anche in questo caso oltre il depauperamento della nutrizione per perdita <li principii eminentemente vitali , vi ha un indebolimento nervoso generale. DorssiER. la si vide addebitare all'essere accampati i soldftti a cielo scoperto, in aria umiùa e nebbiosa, e quindi occasionarne il fattore reumatico. Questa causa la si può accettare soltanto nel senso coefficiente ~ome fece il ConussETTI a produrre disturbi digestivi e quindi come ipdiretta predisponente. Non sempre però si verifica esser la emeralopia legata a costituzioni generali deperite, chè essa si incontrò in viag· giatori che traversarono pianure coperte di neve o navigarono al polo o passarono deserti; la amena letteratura ne (l) Annali d'ottalmologic~ diretti dal prof. QuAGLINO, nn. r, 11ag . 430.


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porge esempi nelle storie dei. viaggi. Come pure sono noti molti ~i di emeralopia· congenita. ed anche ereditaria, i quali un tempo furono tenuti eli causa ignota, ma che al presente ~i . Sf.!. e~ser legati a malattie interne oculari. Dp. quanto fu esposto si tornerebbe a erodere che in fatto di cause esistono tali cont.radditorie opinioni e tali incertezze da non poterseue cavare conseguenza attendibile quaim1que, ed invece la eziologia antica e moderna di questa. malattia, dopo quanto d può apprendere. la ossen·azione e la. ot talmoscopja, non può r)uscirc pit1 concl"ndente. È bene ripeterlo, essa oltre che una malattia di per sò, è anche un sintorna di altre malattie oculari, ed accompagna accidental· mente malattie generali che ne forniscono la predisposizione. Di quà la varietà dello cause e la ragione delle apparenti discrepanze.

IX. Vi sono poi dello cause che ledono la Yista in modo da simulare una emeralopia, ed anco di queste bisogna tener paroli.J. cpme quelle che possono prestarsi e si prestarono ad em~ri di diagno;:;i in seguito ad un superficiale apprezza· mento le molte volte scusabile. La prima di queste cause contempla taluni opacamenti translucidi della cornea, i quali quando sono doppi, la luce è viva, ledono la vista ma in maniera troppo mite per essere C!J.lcol~ta, mentro quando vi è poca luce, come alla sera, la lesione risulta molto piil spiccata. La ispezione della cor· nea basta a far conoscere l'errore e climostra.re che questa è una psettdo-emeralopia. Vi sono lesioni dell'iride e della conseguente pupilla, le


850 DELLE OTTALmE quali possono produrre il medesimo effetto. •ralora l'iride per causa di infiammazione subita prende de1le aderenze colla capsula anteriore dol cristallino, mentre la pupilla è ristret· tissima durante la infiammazione stessa in modo che questa ristrettezza resta poi stazionaria; in questi casi il campo pu· pillare oltre che piccolo è intorbidato da altd essudati c depositi, i quali intercettano parte della luce e procurano impediment() alla vista. Anche in questi casi quando la. luce è \-iva la lesione è meno sensibile, quando la luce è poca come alla sera essa diventa sensibilissima c di qui lo errore nel credere emeralopo l'individuo. Altra volta la irite dà bcnis· simo per esito questo adereD7.c al momento che la pupilla. è ristretta ma es-se si lasciano stracciare dal midriaLico e heuo spesso i resti delle stesse vengono assorbiti e spari· scono. Talora però t:tluni di que.sti resti non ispariscono più, rimangono in sito in copia maggiore o minore. In questi ca;)i può avvenire che qucsLi resli a. pupilla. ristretta alla htce nva, restino nascosti dietro l"iridc e quindi non intercettino 11cr nulla i mggi che passano per la. pupilla stcss.'l, mentre a pupilla la,rga, a luce fioca. c moderata come alla sera non restino più nascosti dietro l'iride ma intercettino i raggi lu· minosi, proiettino un'ombra dietro di loro e la vist.t riesca cosl bassa da far credere alla esistenza di una. emeralopia. Questi sono casi facilissimi ad essere conosciuLi mediauLc un metodico e~ame alla luce laterale, fatto cioè a pupilla ri· stretta ed a pupilla atropinata, ma sono cttsi che al poco attcuto od inesperto ossenatore possono impone come quelli che in apparcn~a non sono legati a causa apprezzabile. Nè è cla credersi questo sia errore estremamente raro dacchè po· trei narrarne più Clll!i in proposito. :Fra gli altri ricorderò quello di un bersagliere, il quale entrò cd uscì parecchio rolto dallo spedale per emeralopia, il quale fu ptmito per


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disattenzione e mala volontà comechè alla sen'l. nessuno salutasse e facesse pessimamente il suo servizio specialmente di sentinella alla porta del quartiere, c che ad onta eli ciò continuava a. protestare che quantunquo di giorno al sole ci vedesse benissimo, alla sera o nelle giornate buie gli si st.endeva una. nube davanti gli occhi non discerneva bene gli oggetti e quindi non sapen1. distinguere i gradi delle persone e prendeva equivoci risibili, origine questa di ogni sua traversia. Quest'uomo che io vidi nell 'aprile del 1865 perchè mandato allo spedale c~me emeralopo era precisamente in queste condizioni: aveva dei depositi pigmentosi anulari sulla capsula che ora. nascosti dietro l'iride, ora occupanti il campo pupillare a norma dell'apertura della. pupilla apportavano queste Yariazioni nella sua vista. Un secondo pm·e a}Jpa!'tcncnte ad tm reggimento di fanteria cl1e vidi nel febl>1·aio del 1867 aveva aderenze posteriori trabocolate c degli essudati pigmentosi amùari. Quest'uomo stato iu osservazione fu dichiarato. abile; al corpo non prestò mai tm utile ser\'izio alla sera avveguadio allora a,·esse vista imperfettissima; entrato ed uscito dagli spedali como emeralopo mai guarim; pro· posto .a riforma per emeralopia uon ebbe il voto dei periti comandati alla visita di rassegna o continuò nel serrizio; entrato di bel nuovo come emeralO!)O servl di esemplare ad una lozione clinica. Più rare certa.mcnte sono le lesioni del 1itreo che potreb· boro p~estru:si acl un consimile errore come quello che dovrebbero esser doppie; puro Mme aHeune a me di vedere Del settembre 1868 in un soldato di un reggimento di fanteria .Potreb'be darsi la occasiono elle avvenisse ancora. Era un uomo il quale portava in ambedue gli occhi degli opacamonti nel vitreo, i quali furono diagnosticati per vesci-


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chetto di cisticerchi (1). Anche quest'uomo era stato in os· servazione per emeralopia e dichiarato abile ; obbligato ;1l suo servizio, aveva tanto difettosa alla sera la vista che creduto sempre emeralopo andava e tornara dallo spedale senza mai guarire fino a che venne nel mio riparto per tale causa me· desima. Probabilmente l'ombra proiettata sulla reti11a da questi corpi faceva sì che a poca luce la vista difettosa an· cl1e di giorno lo fosse maggiormente la. sera c di quà l'er· rore. I/csamo col semplice specchietto ottalmoscopico serve sempre in questi casi a scoprire questo genere di cause in quanto che la lente cristallina stessa si presta a facilitare la ispor.ìone dei corpi uel vitreo. Tutti questi cas~ dagli antichi non potevano essere conosciuti con precisione o quindi potevano essere confusi co11a vera emeralopia. Ecco semplificate talune contraddizioni stùlo stato della pupilla che abbiamo accennate, dacchè la miosi o la midri~si ne forma in taluni il fenomeno, ma non peUa. causa. dai seguaci della me<licina meccanica accennati. Non è la miosi o la midriasi, ma il materiale impedimento al pas· saggio dci raggi luminosi che ne forma la ragione. Sulle lesioru di refrazione che gli antichi confonderano con la emeralopia, in oggi non mette conto pa1·lame, dacchè nessnuo vi è che potrebbe cadere in orrore. D'altronde ba· starebbe a sceverarle il mezzo che tino clul secolo passato era noto e patrocinato dal grande M oRGAG:\1, il quale suggeriva la proya degli occhiali come quel mezzo utile pelle lesioui refrattive, ed inutile pella emeralopia concludendo : « Igiltt1" td hoc signa quocl ab im~tilitafc conspicillorum

(l) Vedi Gi01'11"lc eli medicina milita1·e, anno 18i0, numero 10, 11, 12, pag. 244.


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deduces et Nyctalopias ab illis duobus affect-ibus Glistingtces (miopia o presbitismo) et nomen clistinguas opo1·i'IJt » (1).

x. A questo punto si trova spianata la ria a far una razionale djvisione delle varietà di emeralopia ed Ult:1 assegnazione delle stesse secondo il èritcrio eziologico. l'nossi dire che vi è una emeralcpia sintomatica ili lesioni cndoctùari, ed una emeralopia essenziale dipendente sempre da abbar· bagliamento, ma favorita o meno da cause generali quindi oomplicata o semplice. Lu. essenziale soltanto si trova e)!Ìdemica, la sintomatica può essere congenita od ereditaria come ac~t•isita. La emeralopia sintomatictt tròvasi legata allrt esistenza della. retinitc 1Jigmentosa. c È q1wst1J in generale il solo sintoma che i "malati accuscmo dm·anie tm certo nttmcro di anni» (2). Siccome l'anda,monto clelltt malattia è lentissimo cosl le macchie pigmentose che ne forman o il sintoma caratteristico devono essere cercate con molt.a attenzione. Questa ricerca deve essere fatta nei casi poco avanzati alla parte più periferica visibile della retina (lft Ctluatorialo) e lungo i vasi che decorrono per essa. mediante la. ottalmoscopia. .A. malattia avanzata vi hanno oltre le macchie pigmentose, le quali si fanno sempre pil"t centrali e pib grandi, altri fenomeni per parte dci vasi rctinici, yale a dire la loro sclerosi e la diminuzione del calibro di essi a segno che si rendono (l) So. BAP-r. M ortGAGXI, De Se(libus et caust"s morborttm, etc. Pat&vii, lilllCOLXY, Epist. xm, pag. 91. (2) WECKER, op. cit. t. n, png, 848.


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appena visibili, nonchè altre eventuali o non costanti lesioni per parte della coroide e del vitreo. Questa a.ffezione appartiene al genere che FoRSTER chiama a settori, o la scnsibi· lità retinoa va minoranclo o sparendo dalla periferia verso al centro, circostanza questa la quale produce una miuorazione della est.ensiono del campo visivo ocl origina una difficoltà di orientamento e quindi lma vista. difettosa anche di giorno. La vista notturna poi varia .a tenore dei casi e dall'essere debole può pMsa.re anche all'essere nulla. Ecco spiegata un'altra clelle apparenti contraddizioni rilevate presso i pas~ sati, vale a dire che vi sono emeralopi, i quali oltre che non vcderci la notte ci vedono male anche di giorno. In questi casi lo stato della pupilla è quello di essere di giorno piutt.o;to to11)ida quantunque mobile, di notte invece sotto l'accesso emeralOJlico ossa è dilatata immobile, o qna;;i, ovvero affetta da. tremolìo, Ippo (1). Questo fenomeno clcl torpore pupillarc io constatai costante in tutti i ~asi che mi fu dato <li vedere. Un tempo non pote,,asi far la diagnosi di questo genere di lesione oculare, allora era natmale la si confondesse colla emeralopia essenziale, al presente è cl1iaro che questi malati non sono soltanto emeralopi ma, piì1 propriamente ambliopici incamminati acl una irreparabile cecità. Anche questa è una circostanza, la quale spiega fra le altre appa.renti contraddizioni come gli anticlù portassero opinione che la emeralopia finisse talora alla cecità. Anche altre malattie cndoculari possono talvolta arrecare una notevole diminuzione di vista alla sera, vale a dire essere accompagnato da uno stato emeralopico. Fra eli queste (l) I ppo o<l IIippus pupillae è il tremolìo della pupilla. • È una. alternativa e sempre ripetutc<t dilatazione e costrizione della. pupilla. " Medicinisch Wiirterbu.cl& von D. KN.I.CliSTEDT. Erfnrt, 1821, pag. 323.


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vanno annotate per esempio la coroidite (sifìlitica e disseminata.), il distacco della retina, l'atrofia papillare (sper:ialmente consec·utiM allct co,·oùlite). Non è però costante e cosl mat·cato il caso come lo è nella retinite pigmentosa. Queste malattie ' hanno anch'esse i loro fenomeni particolari visibili all' ottalmoscopio. Vi sono pure casi di scotomi estesi i quali possono arrecare uno stato emeralopico cd essere congeniti come acquisiti. Un attento e metodico esame del campo visivo può condurre. a diagnosticarli. Un esempio ce ne porta il DoNDERS, unico anzichè raro ingegno che da vivente si acquistò fama imperitura dacchè, fortissimo atleta nel campo dell'oculistica, lasciò monumenti di vero progresso che vivranno fino a quanto vivrà fra gli uomini il bisogno di ricorrere nel un oculista. Egli racconta il caso di un giovane che, per lesione congenita cm emeralopo a segno che, quantunque egli potesse uscire al chiarore della luna, pure nella oscm·ità anche relativa egli piìt non ci vedeva. Aggiungo che lo stato torpido era sopratutto pronunciato presso dell'asse visuale e forse solamente in quel punto, comecchò quest'uomo quando marciava verso un albero o verso un ]alo gli .avvenisse di darcisi dentro perchè non lo vedeva, mentre se lo avesse oltrepassato lo vedeva pella ragione che allora la immagine cadeva su un punto periferico della retina, o poteva essere percepita. Il grande ottalmologo diede a questo genere di lesione il nome eli torpore clellct ?'etina (1). IJ?,utile insistere che in queste varietà di emeralopia sintomatica non havvi bisogno, perchè essa si manifesti, della causa occasiona.le luce, come nella essonzia1e, dacchè il fe(l) A.nuales d'octtlistique, T. xvm, pag. 168.


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nomeno trova la. ragione di essere nella materiale alterazione fLmzionale e nutritizia della retina pel fatto stesso · della malattia. ·

XI. Fra le cmeralopie essenziali se ne osservano di complicate, vale a dire di quelle nelle quali vi è la coesistenza. di lesioni generali clipenclenti cla depauperamento ocl alterazione del sangue. ln queste però l 'elemento luce è la causa efficiente a produrle. La prima causa serve di ptcclisposizione, daccltè il sangue che irrora la retina essendo per sua natura o deficiente o meno stimolante perchè meno riparatoro, questa si fiacca o si modifica. con maggiore facilità nel risentire l'azione sovcrchia dello stimolo luce per modo che lo riesce nocevole. Lo scorbuto, la cachessia palustre, le ostruzioni, gli stat i gastrici semplici e venninosi, la incompleta riparazione sotto fatiche eccessive, l'impoverimenlo dei principii riparatori e l'infìacchimento nervoso per onanismo sono tutte cause che si videro accellllate come concomitanti una tal malattia. In questi casi la anamnesi ed i fenomeni delle malattie in relazione al!e cattse sono sempro reperibili, e la emeralopia è un sintoma accidentale non necessario delle stesse malattie. Il nesso che esist-e fra questi due fatti non era bene apprezzato dagli antichi, ed è appunto da ciò che ne vennero le riportate apparenti discrepanze sulla eziologia. « Si tmtiò di ,·avvicinare la emeralopia a delle altera· zioni clel scmgtte, special!mcnte allo scorlmto ecl alle febbri palustri, e ciò tJcr tcna semplice mgione eli eoincide1~$a tra


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queste cliverse affezioni)> (1). Questa opinione clel WECKER la quale ha molto del vero, non può esser presa in .modo assoluto, dacchò è ben vero che lo seorbnto e la cachessia palustre non danno di per sè quale fenomeno la emeralopia, ma ne costituiscono una potente causa predisponente e facilitante, data. la occasionale dell'abbarbagliamento. È sotto qttesto punto di vista che queste cause generali agisceno in mpporto alla emeralopia, ma non come vere cause efficienti. La esperienza cla P.rso1--TE a noi sta là a provarlo. In questi casi di depauperamento e di alterazione del sangue è possibile trovare un aspett.o eli anemia nei vasi della papilla e della retina, ovvero di stasi venosa, ma esso è legato alla malattia generale a11'zichè a quella particolare della emeralopia, per cui non lo si può dire propriamente fenomeno di quest'tùtima. Si disse che lo era, probabilmente perchè si esplorarono questi fondi ocnlari soltanto al momento che i malati erauo <livenuti anche emeralopi. Questo stato dei vasi della papilla e della retina in generale io stesso ebbi occasione di osservare in ca-si analoghi; anzi quanto arrischierei di aggiungere si è che lo stato eli questi malati può ritenersi per assai grave, cll il fenomeno di assai cattivo augurio, in q11anto che, anche guariti dalla emeralopia, pre~to o tm:di io vidi questi uomini incontrare l'estremo fato. Di sei che no trovo registrati e che tutti corsero la sorte medesima, due appartengono ad uomini deperiti i quali finil'ono per tabe mcscnterica, cd liDO venh·a dopo un anno di pena nelle cm·ceri militari. A mio giudizio, questo sarebbe anzi un criterio diagnostico da utilizzare nei casi consimili q.nche senza vi sia emeralopia per fondare un possibile giudizio di pronostico. (l) WEVKER, Op. citata, T. n, po.g. 428.

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DEJ.LE 01TAL)UE NEGLI ESERCITI

La. emeralopia cssensiale semplice,· come quella che non è legata n, lcsi.oni particolari ondoculari, ovvero connessa ad . affezioni generali, ma dipendo clal solo fatto della troppa viva luce solaro, o dal riflesso continuato di lnce bianca dato da una distesa di novi, o dallo arene dei deserti, o <l::t degli spazi d'acqua, ha pure i suoi fenomeni, ma sopra di questi vi ha disl)arere fra gli ottalmologi. Io passerò ad espone le conclusioni dei miei stncli e l'osiLo delle mie ricerche qualunque osso siano, senza 1n·ctesn come scmm titubanze. (Contimcn)

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RrVISTA MEDICA -Hct -

L 'acblo fenico nella ctll'a d el ''aiuolo. (El cl!n{ìteat?·o anatomico espatwl y ill'abellon?neclico, l\Iadrid 15luglio 1877).

TI dottor Giuseppe Horvas Casudo, medico in Sant'Elena, provincia. di Sacn, scrive che avrebbe creduto di mancare a un dovere di coscicniia qualora., con la lusinga d'in scr~ion e ncll'Anfìteat1'0 anatomico, non si fosse fatta premuta di comunicare il seguente caso pratico occorsogli, il quale, al suo modesto parere, è ben degno di nota c può ridond:we in prò della ' scienza a della umanità sofforcnt.e. Nei primi giorni d'aprile del corrente 1877, il. comune di Sant'Elenu che colle frazioni non novera più di -100 abitanti, fu inyaso dall'epidemia vaiuolosa, la quale travaglbva a un tempo quasi tutta la provincia di Saen. In Sant'Elena non crasi mai svilup}lata aJcuna epidemia, e perciò gli abitanti, facendo a meno dei consigli medic-i, h·ovavansi la maggior parte privi dei mezzi :{lro:filattici, che porgono ognora degli eccellenti resultati prntici. Quindi in meno di 15 giorui si contarono una buona trcnt.jno. di m.alati ùi vaiuolo confl uente, con predominio di quello emorragico e coll'accompagnnmento <li febbre a Upo ncrroso, atassico o


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tifico. Di essi, malgrado le 1>rndenti e metodiche cure prestate, morirono 12, cioè 5 adnlti·e 7 bambini. Al principio di maggio lessi nell'.Anfìleat1·o anatomico spa-· gnuolo, numero del29 aprile, una elaborata memoria del distinto collega dottor Anselmo Ruiz Gutierrcz sulla straordinaria virtù dell'acido fenico e clella glicerina. nel trattamento del vaiuolo, e sul felicissimo successo ottenuto con essi dal dottor Roberto Bcll <li Glasgovia.. In conseguenza pensai di adoperarli subitochè mi si sarebbe presentata l'occasione, la quale veramente non si fece aspettare a lungo. Erano tre vaiuolosi adulti con tutti i sintomi del periodo pl·odromico, Ad essi volsi la prova e, giudicando prudente di seguire a puntino il metodo designato dal Ruiz, prescrissi una so- . lozione di l gramma d'acido fenico in 15 di glicerina purificata. Con essa feci praticare, la mattina c la sera, delle frizioni sulla faccia e all'estremità superiore, continuandole per tre giorni, sin quando cioè comparvero le pustole rosse, indizio del periodo di eruzione. Allora ordinai ùi sospendere le friz ioni e seguii con diligenza ogni manifestazione sintomatica dei tre periodi dell'eruzione, della suppumzionc c dell'assecchimento. Nel loro andamento ebbi a notare: che, quel malessere generale ed indcscrivibile, il quale, verso la fine del pe1iodo prodromico, r3ggiunse costantemente la massima. intensità negli altri va.iuolosi, in questi per contro erasi limitata a poco aumento di calore, a lievi dolori lombari e a leggiera febbre, pure scompn.gnata éla.i forti sintomi n ervo~i, d~lla grave cefalalgia, dalle vertigini., dal vomito o dall'angoscia all'epigastrio; che tali fenomeni si mantennero regolari erl uniformi nei periodi successivi, in dipendenza. certo dell'azione terapeutica e fisiologica di quelle sostanze medicamentose sui tessuti, llromovendo l>Oscia una copiosissima diaforesi, elle i malati si trovarono, nel secondo e nel terzo periodo, talmente sollevati da esprimere ripetutamente il bisogno di mangiare; che all'alimentazione segui una fa·cile cruanto spiccia digestione, e ].10CO dopo una piana e spontanea convalescenza, infine elle in taluni casi e nel perioùo dell'eruzione, le pustole rimasero indul·itc e atrofiche, senza venire a snppurazione n è apporta.re alcuna trista conseguenza. Più tardi, cioè durante l'int.iero rnese di giugno, ho potuto os-


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sen•ru.·o ben 24 nuovi casi e convincermi della bontà. ed efficacia. del glicerolito d'acido fenico, poichè di tutti i vaiuolosi con esso curati (27) soltanto uno morì a causa delle molteplici lesioni pFodotte dal morbo. Fortunatamente l'epidemia sparvc affatto da Sant'Elena e si deve credere che il medicamento adopern.to sia stato l'agente di guarigione ben efficace per via delle sue proprietà antisettiche, disinfettanti e autimiasmati<;he, cui però si aggiuuse la vaccina· ziono e la rivaccinazione da me praticate, malgrado gli ostacoU elevatimi dalla erronea e diffusa credenza, 0he esse, collo smuoyere gli umori, predisponessero al -vaiuolo. Tale errore non taTdò mol to a essere dissipato, come ne fa inefragabile prova il fatto, che in capo a un mese non ~i contavano in Sant'Elena otto persone, le quali non avessero ricevuto il pus vaccino. Dietro il resnltamento riferito, credo mio dovere di raccomanùa.re ai colleghi, cill tocchi di curare tanto malaugurata quanto maligna infermità, perchè con novelle osservazioni dimostrino e sanzionino la virtù c il valore terapeut.ico dell'acido fenico. . Pon ò termine con una breve statistica dei vaiuolosi c con un cenno sulla. mia opinione in proposito della profilassi del vaiuolo, ondo fnr rifulgore l'immensa im}>ortanza del vaccino contro siffatta. epidemia : Bambinì non stati vaccinati c affetti da vaiuolo confluente 37 vaccinati ,, , O 11 Adulti" punto vaccinati . 18 , vaccinati e attaccati benignamente 2 57

Guariti :à'lorLi .

• 44

13 5'7

r

E dunque di assoluta necessità il ricorrere alla celebre quanto

inestimabile scoperta del J cnner, 1wat.icando di frequente la vaccinazione e la rivnccina:tione prima. che capiti il triste malanno, èome sgraziatamente :wvcnne in Sant'Elena, e come potrebbe ;tccadere puranco nella grande maggioranza dei paesi. L'effetto preservativo è, siccome lo dimostra. la scienza, pura-


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RIVISTA DI GIORNALI

mente temporaneo, però sono rari i casi che, nel decennio successivo a una buona vaccinazione comparisca il vaiuolo, e ancoz: meno occorre una rivaccinazione. Ma dopo ctucsto decorso di tempo, s'affievolisce l'immunità c si richiede una. nuom inoculazionc. Emerge quindi l'opportunità cl'asscgnare qual termine ragio· nevolc, il corso di un decem_1io alla vaccinazione, e ili procedere in segtùto alla rivaccinazione, rinnovandòle di dieci in dieci anni. Siffatt.n. operazione, ben lungi dal presentare alcun pericolo anche quando sia praticata al 'tempo della invasione cpiclem.ica, riesce iuveae molto indicata e molto adatta a. rattcnere il morbo e a stremarnc i micidiali effetti.

Dell'aot•tite acuta, del dott. LEGER . (Jounur,l de Jlfédecine et de Cl!imrgie pratiques, settembre 1877). Il dottor Legcr porge di questa affezione poco conosciuta,·ben· chè assai frequente, una descrizione tanto più iuteressantcinquantochè non esiste alcun ln.voro completo su questo n.rgomcnto. Pm· bene intenderne i sintomi, è necessario di indicare quali .sono le · principali alterazioni anatom.iche della malalattia. Questa con~iste in una infiammazione di tutta la grossezza dellll parete rlcll'aorta, di guisa che si trova.uo non solo alterazioni della sna membran.::t interna, come icrcgoln.t·ità, piastre gelatinose, od ecchimosi c forse pure vasi eli nuova formaz ione, mll ben anche altera.zioni ùella membranll ll1.Cdia ed esterna ; e queste ultime si propagm1o tìn.o al pericurdio che è Sl)CSso infi.ammn.to, c fino ai rnmi nervosi tlel plesso cardiaco ; e cosi si spiegano I.Jcne i fenomeni dolorosi della malattia. Finalmente incontrasi n.ncora la dilatazione dell'aorta che talvolta raggiunge dimensioni grandissime, cd· una ipertrofi a di cuoro generalmente considerevole. L'a.ortite acuta non si svlluppa quasi mai senza la precedente esistenza. di alterazioni ateromatosc che sembrano fare come da spina; inoltt·e tutte le cause che pos·sono produrre l'ateroma c1nanclo questo è precoce, agiscono rapidamente, e ciò che non è nel vecchio, nell'arteria del quale esso non desta a.lcnne rcnzioni, queste cause, qna.li sono principalmente l'alcoolismo e la gotta,


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possono concorre1·c alla. l)roduzione dell'aortitc. 11 reumatismo può pure o.girc per propagazione della encloea,rdite. A queste cause predisponenti bisognerà. aggiungere le occnsionali, come la fatica, i raffreddamenti o le violem:e esterne. Ammesse queste cause, la malattia vedesi quasi sempre comincia.re improvvisamente : un uomo ordinariamente nel mezzo del cammino della vita prova a un tratto nn grave senso di oppressione con angos<:ia preconlialc. Questi insulti si ripetono di tratto in tratto lasciando nel lor o intervallo una dispnea continua che rende impossibile qualunque lavoro. Questi disturbi si manifestano rapidamente dopo qualche palpitazione della quale il malato non si e1·a inquietato gran fatto ·inquantochè non aveva mai sofferto al cuore. L'aspetto del malato ò cru:atteristico, il colorito è plumbeo, come terreo o tal\'Olta. di un pallore di cera. Le sue arterie si sollevano cou forza ad ogni battuta del CLlore. Ii polso deprcssibile c regolm.·c non è uguale nelle due radiali, e ricade subito sotto il dito. In niun punto esisto edema. I battiti del cuore sono energici e ottusi, senza mescolanza di soffio ; ma più in alto l'orecchio sente sul corso dell'aorta ora un doppio rumore ora uu soffìo1unico sistolico non aspro che si propaga lungo il vaso. In appresso seguita l'ansietà con terribili rinforzi c sensazione violentissima di br uciatura di lacerazione rctrostomale, . c J.mò accadere che nel mezzo Lli uno ùi questi accessi, talvolta anche in una pausa, il malato subitamente soccomba. Questa è la succinta descrizione che il dottor Leger porge dell'aortite a corso rapido, ma bene spesso oceorrono nell'andamento della malattia notevolissime differenze. Talora il principio n<m è così repentino cd è preceduto da prodromi, come palpitazioni leggere; una certa ansietà, un poco di difficoltà. nella respirazione. Quando la malattia. è confermata, gli accessi possono a.umentaro eli frequenza e ripetersi per la minima causa, altre volte invece gli accessi diminuiscono, ma l'nngoscia persiste scmr)re al medesimo grado, lo stato generale è commiserevole, e la fine è pure la morte improvvisa. Questa però può essere meno istantanea o sembrare che venga a poco a poco per l'aumento progressivo dell'angusta respiratoria. Finalmente la. malattia può progt'edire a tratti, nell'intervallo dei quali il malato è in uno stato r elativamente soddisfacente. Questi intervalli sono alle volte


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RIV!STA DI GIORNALI

assai lunghi da. fare sperare la guarigione; in un caso anche, una. donna.di 77 anni, il dottor Bucquoy la vide ristabilirsi in . 1.110do definitivo. Siccome l'aortite acuta non va congiunta a febbre, così i suoi sintomi rassomigliano molto a quelli dell'angina di petto. La differenza consiste in questo che nell'aor tite gli accessi non scop})iano così subitamente senza· segni precursori nel mezzo della Jlerfetta salute; che gli intervalli fra gli accessi sono molto meno liberi da accidenti che nell'angina di petto. Non pertanto bisogna pul' confessare che .in molti casi i sintomi sono identici, il che procede da ciò che in questi fatti l'angina è sintomatica del)e · stesse lesioni. Il medesimo complesso di fenomeni può ancora riscontrarsi nell'aneurisma dell'aorta; la diagnosi non potrà fonQ.arsi che su gli accidenti di compressione che sono propri delrancmisma., e sopra alcune differenze di ascoltazione. In quanto alla cura, è soprattutto indicato di combattere iL dolore, c così tutti i narcotici e in ispecial modo le iniezioni di morfina sono di grande utilità. Può pure farsi l'applicazione permanente di ghi~ccio sulla regione anteriore del torace, c in certi casi ove apparisca indicat.'\1 l'applicazione di vescicatori, di ventose scarificate e di mignat.te. Finalmente l'ioduro di potassio sembra avere un certo effetto sull'andamento della malattia.

Sintomi principali <lena })Critouite tubercolos:.t , indicati dal dottor BucQuoY. (Journal de Médecine et de chir urgie pratiques, sette1nbre 1877).

n dottor Bucquoy, ricordando i principali sintomi della peritonite tubcrcolosa ba insistito su alcuni di quelli che possono denotare con maggior certezza questa afl'czione che è tal volta di così difficile diagnosi. Le prime manifestazioni sono oscure e vogliono essere ricercate con molto studio. La tumefazione del ventre è il primo sintomo che appalisca. La esagerata sonorità che ne consegue diminuisce o cessa per tempo a motivo dell'addensamento del peritoneo o }lCl'Chè si è formato un versamento : al contrario di ciò che interviene nella peritonite acuta, la sensibilità spontanea


RIVISTà. DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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e quella alli pressione è piuttosto lieve. Taholta. r iscontrasi qua e là in punti isolati una fluttuazione non molto distinta. Ma il sintono l)iù importa.nte è una sensa:.~ione di pastosità e lo svanire di quella morbidezza propria del ventre alla palpazione. Il che è conseguenza della coesione delle anse intestinali poi prodotti infiammatori. I disturbi digestivi, benchè manchino qualche volta, sono però molto frequenti . I vomiti sono rarissimi. La diarrea invece vi è spesso, ma non è permanente. È singolare questa rarità dei vomiti nella peritonite tubercolosa in opposizione con la loro frequenza nella peritonitc acuta. E cosi il dottor Bucquoy insiste su questo fatto: che la diarrea sta. alla pcritonite cronica. come il vomito alla })eritonitc acuta. n corso della peritonite cronica è lentissimo interrotto da. alcuni }Jeriodi di remissioni di vm·ia durata. Il ventre diminuisce ordinariamente di volume a motivo della. retrazione dei -prodotti stravasati che stringono l'intestino, si oppongono alla sua funzione normale e determinano in alcuni casi dci fenomeni ~i strangolo.mento. In sul principio l~ diagnosi è difficilissima. Quando in una persona giovan.e il ventre si tumefà e diviene sede eli dolori vaghi; quando la palpazione dà alla mano una sensazione di pastosità più o meno distinta e che vi sono delle alternative di diarrea e di costipazione bisogna ammettere l'esistenza eli una peritonile t ubercolosa. · Un fatto che merita pure di essere· avvertito nella peritOnite tnbercolosa. è questo, che il pronostico non è assolutamente grave. La peritonitc tubercolosa combattuta per tempo può guarire, pnrchè le lesioni polmouari non sieno troppo avanzate. Le ripetute applicazioni di vescicatori, di tintura di iodo, la immobilitl\ del ventre con una moderata. compressione, un trattamento geRerale vario secondo i casi (olio di fegato di merluzzo, arsenico, tonici) possono non solo produrre dei miglioramenti di lunga durata, ma ben anche delle guarigioni. 1 Quando il periodo acuto è pa,ssato, l'ioduro di potassio a piccole dosi (cinquanta centigrammi) può essere usato con vantaggio.


RIVISTA CHIRURGICA

D'un D;~.Odo fa-eile e pronto per pro"Vl'edet·e al· l'a$fissi:t elle tuinaccia i clot·otòrmi::r;zati tbt• rante la reb·azioue della lingna, del dottore G. DEL Gnr:oo. (Lo Speri·menlale, Fase. 8 - agosto 1877). II dottor Del Greco osserva che uno dci più frcquen ti accidenti della cloroformizbazione è il seguente : 1\'[ cntre la cloroformizzazione apparisce progreilire tranquilla nel suo periodo di tolleranza, a poco a poco...)a fa.ccia del dormiente divien turgida cianotica, tutti i movimenti respiratori si eseguiscono normali per ritmo o per estensione; dessi però sono inani; l'aria non può penetrare i polmoni, stante un ostacolo che trova proprio al tronco dell'albm·o aereo. Egli inclina a credere questo accidente <lovuto anzichè a contrat~ione spasmodica dei muscoli posteriori della, lingna, come pensa il Bilroth, alla paralisi, alla completa risoluzione dell'apparecchio jo-ladngo-faringeo come fu indicato dall'lleineke ; c paragona il clorofonniz:>:ato al cadavere nel quale, come avverte il Pacini, l'apparecchio jo-laringeo si fa. cascante, tende a riposare sulla parete posteriore della. faringe; per cui l'epiglottide tenùe ad applica.rsi su questa pa,rtc. L'autore dimostra come tutti i metodi fin qui pt'Ollosti per operare il distaCCO della. e11iglottide C dischiudere la. glottide non


RIVISTA DI GIOR~AT,I ITALIANI ED ESTERI

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sono nè facili nè pronti, e propone il suo che trova fornito di questi pregi. Ei lo descrive nella seguente maniera : Il paziente giace natuntlmenle disteso sul dorso: appena gli atti rest)iratori divengono inani, il cloroformizzatore (pur lasciando al suo posto se gli ta.lcnta l'apparecchio per l'anestesia) abbrancagli con ambe le ma.ni la. mandibola., in guisa che le ultime quattl'O dita sieno situate diet.ro la branca e gli angoli di le~ e i pollici stie.no distesi davanti agli archi dentari, e risolutamente gli rovescia indietro la testa. Ciò fatto, ht bocca viene ampiamente aperta abbassando la mandibol:J. : a questo punto i due p ollici, per assicurarsi meglio della presa, si fissnno sopwt il rna.rginc libero dei denti; e l'osso è quiniliportato con forza in avanti, nel tempo stesso che gli si fa subire un piecolo movimento d'altalena che tende a portare in bass_Q gli angoli cd in alto H corpo di lui. Dopochù ebbe dalla clinica esperienza l'assicu,nt7.ionc della efficacia ili tal metodo, volle conoscere il modo della sua meccanica, istituendo a tale uopo degli esperimenti sul cadavere. I quali esperimenti lo portarono a concludere: che producendo questa. cotale sublussazioue del masccllare inferiore, in prima t endesi la parte postcr.iorc della fa.ringe, e per conseguenza si fissa la glottide ; quindi in quel che si seguita a portare in alto o in avanti l'apparecchio jo-laringeo, e per conseguenza mettendo nella massima tensione anche la parte anteriore dell'iml1uto fRr ingeo, l'epiglottide è anch'essa trascina~ in alto c in avanti, nel mentre che la glottide si slarga.


RIVISTA DI FISlOLOGIA

D i unn. nuoTa Cunzione del fegnto, del dottor LA.uTE~'BACH . (Ph ilailelpltia Medical T imcs, maggio 1871). Quando la vena porto. di un animale è legata immediatamente prima del suo ingresso nel fegato, l'animale ne risente delle conseguen?.e che rassomigliano a. quelle che succedono all'amministrazione di una dose venefica ~i un qualunque narcotico come la morfina; ne differisce solo in ciò che in esso non ha luogo una diretta. produzione di sonno, ma un'abolizione di sensibilitl~ che predispone al sonno. L'animale rimane in tale stato fino alla sua morte, che avviene sem}lre senza convulsioni, nel cane in uno spa.zio di tempo da mezz'ora a quattr'ore, nel coniglio c nel gntto .anche prima. Generalmente, dopQ morte, la milza si trova enormemente ripiena di sangue, come lo sono anche le vene dello stomaco e degli intestini. n fega.tp all'opposto contiene quasi punto sangne, e si 11resenta molto pallido. La cistifellea è vuota. Alle volte questo ingorgo o è leggiero o manca. del tutto; nei quali casi io trovai semp1·e esistere una comunicazione tra una delle vene della piccolo. circolazione con una di quelle della circolazione generale. In un esperimento, in cui non si trovò tale ingo1·go, la. vena ombelicale (Sclù.ft', Sappey) la. quale esiste in tutta la vita, era. molto S\'iluppat.a, comepure esistevo. una larga comunicazione tra questa. vena cd una della mesenterica, in guisa. da formare una nuora piccola circolazione.


ITALIANI ED ESTERI

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In una serie di esperimenti che, per la maggior parte si fecero col professore Schiff, i o legai circa sessanta volte la vena porta di mammiferi, e sempre ottenni i sintomi che in riassunto qui appresso descrivo: l o Una grande tendenza al sonno, dovuta all'abolizione della. sensibilità generale e tattile; 2° Una diminuita frequenza nei battiti cardiaci, seguita 110i ~a un aumento di essi, prodotto da diminuita pressione arteriosa; 3• Paresi del cuore per cessata innervazione del pneumogastrico, cosl che l'eccitamento dei nervi simpatico e vago non cagionava. più cessazione nei movimenti del cuore. Oltre questi fatti bisogna avvertixe che in segui.to nlla legatm·a avvengono delle contrazioni diafragmat.iche isocrone con il battito cardiaco; t!}ueste contrazioni scompaiono quando il nervo frenico sinistro è distaccato dal pericardio, per ritornare eli nuovo, quando detto nervo è rimesso a contatto del cuore. Io ho frequentemente osservato questi sintomi in animali che furono avvt:llenati con droghe, le quali 1n·oducono paralisi nei nervi che an·ostano i movimenti cardiaci, e dimostrai (l) cht:l questo fenomeno è dovuto ad lUla corrente elettrica sviluppata nei muscoli del cuore, e condotta dal nervo frenico sinistro al diaframma. (TI destro non es~endo in contatto col pcricardio, la sua })resenza o assenza non ba effetto nelle contrazioni); 4° Una grande diminuzione nel numero dei moyimenti respira.torii che diventano stt:lrtorosi. Poco prima. della morte fu notato un curiosissimo sintomo. L'animale per qualche minuto cessò di respirare : non si senti~·ono più i battiti cardiaci, e sotto ogni aspetto l'animale poteva di.l'Si morto: se però lo si voltaYa leggermente col toraCt:l in giù, ricominciava a respirare con frequenza, ed il battito cardiaco ridiventa~a manifesto, per cessare dopo l)arecchi minuti. Se si ricorresse a tale respirazione artificiale il battito del cuore continuel'ebbe indefinitamente. Negli animali a sangue freddo si ottiene un risulto.to differt:lnte. l o estirpai il fegato a più di cento rane e non trovai nessuno di quei sintomi caratteristici che avvengono dopo lc.gat.a la vena (l) P lliladelphia Medical T-imes, 31 marzo 1877, p. 296.


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RIVISTA DI GIORNALI

porta. nei mammiferi; ma1 come dimostrerò più in là., io ottenni una prova abbastanz!~ evidente per dimostrare che l'organismo non rimaneva più per lungo tempo nel suo stato normale. Ciò è anche avvalorato dalla circostanza che in un certo numero ili esperimenti, in cui la. vena. ca.va. inferiore delle rane fu legata, si ottennero risultati simili a quelli che seguivano la stessa operazione nei mammiferi. Avendo visto gl i effetti che produce la legatura della vena porta, rimano ora a ccrcarn6 la causa. Cl1e essi non sieno dovuti all'aumento di sangue nella piccola circolazione, e che ·vi sh~ um~ conseguente ùiminuzioncnell:\ quantità. di sangue IiCl rimanentc .del corpo, era già dimostrato dagli esperimenti, nei quali io legai le vene epatiche ch e portavano tutto il sangue dal fegato alla vena cava, c trovai che ciò nott produceva assolutamente nessun sintomo. . Se la. morte in questi casi fosse do vuta acl anemia, essa sarcbQe preceduta da convu~sioni, la qual cosa io non notai Ì)l nessun caso. Lo studio della r)j'essionc arteriosa dimostra anche che tale t eoria non ò giusta. Yigilando la. pressione sanguigna arteriosa. nel manometro, si trovò che do po la lcgatm·a, la colonn:1 di mercurio si alza quasi ad un'altezza doppia di quello che era prima. Questi sintomi non accadono quando i condotti biliari sono legati, c per cousegucn1-a essi n on possono essere spiegati colla, teoria di unn. ritcnzione di bile. Essi non possono attribuirsi a.llo svilup1)0 di un principio settico nel fegato per av,·enuta deCOillllOSizionc, mentre d'altra parte lo sviluppo tlel setticismo a vvicne in un t empo molto maggiore di quello che corre tra la legatura e l'apparire dei sintomi ; per esempio, il sugo spremuto dal fegato di un animale che fu ucciso legandogli la vena porta, non ha assolutamente alcuna proprietà venefico. ; negli esperimenti in cui la vena porta fu legata, e pcl mezzo di un t ubo si foce 11assarc del sa.ngue dalla arteria rena.le nella porzione della porta sopra. la legatura, supplendo così col sangue necessario al fegttto 1 })Cl' Jn·evenirlo da una. sicura dccomposizione, gli animali morirono anche più rapidamente che quando questo non fu fatto. ' E indispensabile stabilire che la legatura della vena cava n on


I1'ALU.::\'I ED ES'rERI

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produce nessuno dci sintomi caratteristici che seguono la legatura della vena por ta. Avendo confutato alcune delle teorie, le quali possono essere ammesse a spiegare gli interessanti sintomi che seguono questa legatura, non rimane a dirsi che di quelle che ne danno la loro vera spiegazione. Alcuni animali (qualcuno della specie dei serpenti, e molti insetti) segregano normalmente, ed altri (il gatto e il cane in uno stat o idrofobo) solo sotto condizioni patologiche, dei virus velenosi, la presenza dei quali in alcuni animali non fu mai soddisfacentemente spiegata. Non I>Uò la sua spiegazione essere trovata nei risultati dell'esperimento, al qnale io appunto accennai, cioè non possono tutti gli animali avere un veleno formato nel loro organismo, il quale se non fosse sQgeegato como nei serpenti, o distrutto in altri animali, da cer ti organi, li farebbe soccombere sotto la sua influenza ? In questo giornale si darà una prova speciale per dimostrare che i sintomi che seguono la. lega.tura della vena por ta, si debbono all'accumulazione di un veleno nel sague 1 clw in circostanze normali è distrutto dal fegato. Se tale veleno esiste nel sangue di un animale, in cui la vena porta fu lcgo.ta, l'iniezione di una piccola quantitù di questo sangue, benchè naturalmente esso non potrebbe O..VOI'C nessun effetto sopra animali d'ordine superiore, può essere di qual che effetto sopra la ran::t, c specialmente sopra la rana a cui fu tolto il fegato (l'animale operato morendo appena dopo che una accumulazione sufficiente del veleno ha potuto essere iu~l'Oclotto o quindi occa.sionata una cessazione dei processi vitalizi), mentre ncss1ina qualsiasi quantità del suo sangue }JOtrebbe avere un effetto deciso sopra nn altro animale della sua specie o classe. In trentaquattro esperimenti io iniettai da uno e mezzo n tre centimetri cubici di sangue preso daUa vena porta, vena cava, vena ingulare, e dal vcntricolo sinistro di c.ani morti per legatura della >ena porta, dentro ai nsi linfatici delle gambe delle rane, e questi animali presentarono sempre sintomi analoghi a quelli che seguirono la legittura della vena porta negli auimali d'ordine superiore, e quasi sempre morirono entro tre ore. Come controllo di questi esperimenti fu sempre preso del san-


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RIVISTA DI GIORNALI

gue venoso dall'animale la. cui vena porta. era. prossima ad essere legata, e non si ebbe mai a.lcun sintomo da osservare. Sulle rane non fece neppure il})iù leggero effetto il sangue di' animali a cui fu legata la vena cava, o eli animali a cui si pose un laccio attorno alla vena porta senza legarla..

A nimale lJn cane 22 libbre

l

Iniezione

,.

R. esculenta e 2 c. c. di san· R. temporaria gne fu inicttato dalla. Ve· na ingul a re in due rane a cui fu tolto il fegato.

R. esculenta e 2 c. c. di sanR. temporaria gne dalla vena iniet tata in due altre rane, a cui fu tolto il fegato

l

Opera.zione

l

Tempo

l

S~1ltOmi

Una benda in· 3l 3, 1877 torno :illa ve· na. porta; non legata.

"

3, 4,1877 10.04

•

11.00 12.00 3. 00

Vena porta le· gata

3. 35

3.45

Nessun sintomo. N cssun sintomo. Nessun sintomo, nìl nel cane, nè nelle rane.

L'animale ò passato in uno stat o di sonnolenza. L'ec· citamento dello pneumogastrico non produce arresto del battito cnrdiaco

•

3.48

,.

3.54

Quando si collocano sul loro dorso le r ane non possono conse~vare la posi~i~ne su~ pina. Tutti i m ovnncntl sono clisorclinnti.

4.22

L 'animale è morto.


ITALIANI ED EST.Eni

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Il sangue di un animale a cui la vena porta fu legata deve contellere un potente veleno, il quale non deve esistere in apprezzabile dose nel sangue di n.nimali allo stato fisiologico, ma si accumula appunto quando la vena porta è legata. Tutte le prove ch'io feci per isohwe tale veleno riuscirono inutili, in causa della sua gL'ande volatilizzazionc c dispersione: sovente è causa sufficiente 1>er far perdere al sa.ngue le sue proprietà venefiche, il riscaldarlo leggermente in un bagno di acqua. Senza dubbio al lettore sarà venuto in mente, come accadde all'autore, che il veleno della vena porta non è il solo veleno che può essere distrutto nel suo passaggio attraverso il fegato. Avendo spesso osservato nei miei esperimenti con uicotina che è quasi impossibile uccidere con nicotina un anim<l.le, da.ndogli tale droga per bocca, pare plausibile clw quello sia il veleno in questione. Nicotina. Avendo determinato che una goccia di questo veleno iniettato nella circolazione generale ucciderebbe anche un grosso cane, l'autore in un certo numero di cani iniettò tale veleno in modo che passasse attraverso il fegato priOla eli entrare nella circolazione genera.le. Questo fu fatto c1ualche volt.a, iniettandolo nell'intestino tenue, e qualche volta inicttaudolo nelle vene spleniclle e mescnteriche. Le seguenti note sono i risultati ottenuti da questo metodo di espelimento. Una goccia di nicotina iniettata nella vena splenica c mesenterica di un c~mc produce sonori, profondi movimenti rcspirn.torii, una accresciuta frequenm e debolezza nei battiti cardiaci, cosi che a volte diventano quasi impercettibili; rotazione del bulbo dell'occhio; ma il sintomo più caratteristico è la perdita di sensibilità sia generale che tattile. L'animale in questo stato rassomiglia ad un animale a cui siano stati tolti tutti e due i lobi del cervello anteriore. Passeggiando, evidentemente esso non deve sentire il pavimento, poichè si riposa sovente stùla superficie dorsale invece che sulla ·plantarc del suo piede : e neanche Ulla forte irrit.azionQ del nervo sciati co con corrente elettrica. non fa dilatare la })Upilla dell'occhio : quest'ultimo sarebbe il segno più evidente per determinare l'assenza di sensibilità. Usualmente in quindici minuti, ma certamente in un'ora, l'animale è risanato ed agisce come un cane allo stato fisiologico. Anche due goccie 4


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RIVISTA DI GIORNALI

eli nicotina possono uccidere un cane, quando sono iniéttat,e dentro una delle vene della circolazione porta, o, il che è poi lo stesso, nell'intestino. Un'iniezione di una goccia di questa dxoga nel connettivo sottocutaneo o in una vena della grande circolazione produsse tutti i sintomi che si osservarono quando l'iniezione fu fatta dentro una vena della circolazione porta, coll'aggiunta di una prostmzionc intensa, tremito, tetano e quimli morte, la qnale accade frequentemente un minuto dopo la iniezione. Questi risultati si vcùranno meglio nei seguenti esperimenti~

Animali

Cane IO libbre Tempo 11. 55

12. lO 12.35

12.40 l. 00 1.50

2. 40 5.07

l

Iniezioni

Sintomi. Respiro 18-21 - Polso 120 Temperatura, 39• 60 c.

Una goccia di nicotina In brevissimo tempo il polso si alzn. nella vena mesente- a 204, il1·cspito si fa frcrJucnte, la. tempemtura discende a 37• rica 97 c., rotazione <lel bulbo del· l'occhio. n enne camminando mostra i sintomi della perdita del senso tattile; cioè trascina i suoi piedi, e sovcnti si colloca sulla. superficie dorsale invece che sulla. . piantare. > Respiro molto forte; polso a 156, debole: lo si sente solo dm·anto le inspin>zioni. Polso 150 i respiro 22; pupilla piccola, che reagisce alla luce. » Polso 23 i respiro 20. » Il c.a.nc si è risbbilito perfettamente. Una goccit> di nicotina Im.meiliatamente dopo l' iniezione nella vena mescnte- polso 37, 86, 25, 22, 19, 15 in rica l O secondi; perdita del senso tat· tile; respirazione frcqu~nte... • Il cane si è nuovamente nstabthto. Una goccia di nicotina Tetano i tdsma; polso 210; re~piro per via ipodcrmica ilifficile; morto in un minuto. nell'estremità. posteriore


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ITALIANI ED ESTERI

~el cane in istato n:onna.le, mezza goccia di nicotina non produce mai la morte, ma nei cani in cui la vena porta fu legata, ·l'autore osservò che avevano prodotto trisma e tetano, e che la morte in generale succedeva rapidamente anche quando era stato in.i ettato un solo quinto di goccia di nicotina. Nelle rane normali sia della, specie esculenta che temporaria, la ,fùiezione di un decimo di goccia di nicotina nella circolaziòne gerre1>ale cagiona sempre morte, con sintomi uguali a quelli osSelw.ati nei mammiferi. Un ventesimo di goccia procluce sempre sintomi rimarchevoli, ma non ma.i morte. Nelle rane però, il di cui fegato fu estirpato, anche un quarantesimo di goccia produce mo;rte, come si vedrà nel seguente esperimento:

.Animale

l

Im:ezione

Opemzione

l

Sintomi

:R. esculenta Un ventesimo dì 1• febbr. 18'77 goccia eli uicotilm nei vasi linfatìci della gmnba ~ :febbr.

1877 9. 14. A. M.

10.00

))

Estirpaz,ìone L'anÌlnale fu leggermente ammalato gato ma si rist!~bill presto.

di tutto il fe-

Ungoccia trentesimo dii dì nicotina nei vasi linf'at\ci

della gamba 10.04

"

Ogni movimento volontario cessa t o. Polso ridotto da 48 a 27. Paralisi del senso tattile.

10.1.6

,.

La rana è morta. Nervi e muscoli irrìt;tti.

Come non l)Ossono questi esperÌlnenti essere in altro modo spiegati se non colla teoria che la llresenza del fegato è necessa-


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RIYIS'rA DI GIORNALI

ria per la dist.mzione del veleno? La parola distru.ziotte, e non eliminazione, è impiegata perchè l'autore troYò che, legando la. cistifellea della rana, non · s'intaccava menomamente la quanti( l\. del veleno necessario a produrre la morte. In un grande numero eli esperimenti, un quarantesimo di goccia di nicotina fu iniettato nelle rane normali senza produrre nessun sintomo. Quattro ore dopo l'iniezione, si tolse loro il fegato, e ventiquattr'ore dopo, essendo stato iniettato nuovamente u n quarantesimo di goccia eli nicotina, gli animali morirono coi sintomi di avvelenamento. Contro questi ultimi esperimenti non sj può dire che, possibilmente, una seconda dose è più velenosa che la prima, come 'io stesso trovai sempre, in animali non operati, i sintomi seguenti molto più rimarchevoli dopo la seconda che dopo la prima iniezione. Un quinto di goccia della droga iniettata dentro l'intestino di una rana produce leggeri sintomi di perdita di sensibilità; ma, se alla rana si tolse il fegato, ed un giorno dopo le si iniettò l::t stessa dose di nuovo nell'intestino, rapidamente si prodnssem sintomi letali. Negli esperimenti ctui appresso notati, il mio scopo fu di vedere se la dose fatale rimaneva la stessa, quando l'attività del fegato era aumentata in seguito nlla provocazione in esso di nno stato ipercmico. Per ridurre il fegatÒ iperemico, l'autore si giovò di una. particolarità anatomica nella rana,: il fegato della rana. non riceYe l'intero sangue venoso dell'addome, ma:solo una parto di esso, per mezzo della vena epatica, mentre lln'altra por1.iollc è apportata direttamente al cuore da una seconda vena cavr!, senza passare attraverso il fegato. Per produrre l'ipercmia dd fegato è sufflCien te di costringere tutto il sangue venoso dell' addome a passare pel fegato : e questo si fece legando la vena cav~t superiore. Qun,nrlo in tale stato si iniettò un decimo di goccht (dose velenosa per una Tana), non furono osservati i più leggeri sintomi; c per di più, nemmeno un quinto di goccia produsse morte. Da ciò noi vediamo che pii1 grande ò l'attività del fegato, maggiore quantità eli veleno viene clislruttn. Il seguente esperimento è il caratteristico tli questa serio di eS}>eriment.i :


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TI'..U.IA.XI ED ESTERI

Animate

Iniezione

l

.IL esculenta Tempo 9.17 11.00

Operaeione

Sintomi

Legatura clelia. seconda VO· na cava Un decimo di goceia di nicotina nei vasi linfatiei del dorso

l. 25

,.

2.00

"

"

3. 00

»

)O

Nessun sintomo !l.il• parve sino a quest'ora. Nessun sintomo. Nessun sintomo.

II seguente esperimento dimostra che nella rana normale un decimo ùi goccia di nicotina produce la morte. Animale

Sintorn:i

R. esculenta Un decimo di goccia di nicotintl. nei vasi linfatici del. dorso

9.03

9.31

Ritardo nel polso, abolizione del senso tnttilc e assenza di movimenti volontari,

"

Morte

Pensands che possa essere p<Jssibile elle il puro contatto intimo colla. sostanza del fegato sia sufficiente a far perdere alla 11icotina le sue qualitù. velenose, l'autore fece molti esperimenti, n1aceraudo il fegato di caJù e conigli, prendendo da tre a cinque goc<'ie di nicotina, e iniettando llOi in cani e rane il sugo sprenn:to dalla massa macerata. Come si vedrà nei seguenti esperimenti i sintomi velenosi non si produssero mai.


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RIVISTA DI GIORNAJ.,I

l o n fegato di un coniglio ucciso ·da poco tempo fu preso e macerato cori dicci centimetri cubici di acqua c tre goccie di nicotina. Il sugo spremuto da quest-a massa fu poi iniettato nel tessuto cellula.re sottocutaneo dell'estremità posteriore di un cane che pesava undici libbre. In breve tempo il cane mostrò i soliti sintomi clal lato della respira7.ioue e del globo oculare, con perdita del senso ta.ttile ; non si osservò nessuno degli a.Uarmanti sintomi narcotici e tetanici; dopo parecchie ore il cane si ristabilì. 2° n fegato di un cane che era morto 38 minuti dopo la le~ gatura della sua vena. porta, fu macera,to con tre goccie di nic~­ tina, ed un terzo clel sugo spremuto fu iniettato in rane senza fegat~.

Dopo 30 minuti apparvero leggeri sintomi velenosi di nicotina che però scomparvero ben presto. Dopo aver riconosciuto che il sugo spremuto di reni macerati non è per se stesso velenoso, l'autore, come esperimento di controllo, macerò i reni di animali sani con due sole goccie di nicotina, e questo sugo produsse la morte di animali c1ù fu iniettato. Da questi fatti l'autore si sente giustificato nel credere che la nicotina contiene due veleni: uno dei quali produce i sintomi non fatali, i quali rassomigli~no esattamente a quelli eli atassia locomotrice. Questo veleno non è intaccato dal fegato . L'altro veleno, che produce i sintomi tetanici e morte rapida, è intieramente distrutto passando attraverso il fegato . I./altra spiegazione che noi possìamo trarre da questi esperimenti è In, relativa assenza di pericolo che c'è tra il masticare il tabacco e l'ina.larlo. Nell'ultimo caso la nicotina entra nella circolazione generale direttàmente, mentre nel primo, dovendo passare attraverso il fegato, solo una piccola pa;rte può entrare nella circolazione. Giusquiamo. - Esaminando gli a.ltri veleni, per trova.rne uno che fosse distrutto interamente nel suo passaggio attraverso il fegato, si trovò che era il giusquiamo proprio quell'uno. Con tre quarti e anche con metà di un grano di questo a.Icaloide si ucciderà semJ)re un cane, quando s'introdurrà nella c.ircolazione ge-.. nera.le, presentando esso i seguenti sintomi: frequenza nel polso; .Paralisi della sensibilità tattile ; J)aralisi delle nbre del cuore,


ITALUNI ED ESTERI

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del pneumogastrico; grande sonnolenza ecl anche coma. Negli esperimenti in cui si iniettò un grano nella circolazione della 'Vena po~'ta dei ca.ni., non si lJrodusse assolutamente nessun sintomo, cioè: una dose più che fatale non ha nessun effetto, quando la si costringe a passare attraverso il fegato, prima di entrare nella circolazione generale. Il sugo spremuto dai fegati eli cani, macerati con due a cinque grani di giusc1uiamo, fu iniet.tn.to nella circolazione generale di .cani e rane, e non si ebbe nessun sintomo. Quando però il rene o la milza di un ca.ue è macerata con llll grano solo di giusquiamo c il sugo spremuto è iniettato in rane e cani, questi animali muoiono sotto sintomi di avvclcna;mento di giusqLtiamo. Nella rana un venticinquesimo di goccia })ròduce morte con sintomi uguali a quelli prodotti dalla droga. negli animali superiori, con l'aggiunta di un pa.r ticolare marcatissimo rallentamento in tutti i movimenti dell'animale. Continuando l'eccitamento dci nervi, passa un tempo assai lungo, prima che i muscoli comincino a contrarsi, e quando sono contratti essi rimangono cosi più a lungo che se la contra.zionc seguisse l'eccitamento dei nervi di un animale non avvelcnMo. Un quarantesimo di goccia produce leggeri sintomi nella rana. Quando però la stessa rana è presa, ventiquattr'ore dopo, e se ne estirpa il fegato per poi inicttarle solo un sessantcsimo di goccia della droga, l'animale mostra sintomi marcatissimi, c muore, provando col fatto che l'assenza del fegato fa sì cbe una minima dose della droga diventa velenosa più di quando questo organo c'è. Il giusquiamo 1n·oduce nella rana senza fegato un sintomo che non si produce nelle rane normali. Se noi esaminiamo una rana, che fu avvelenata da giusctuia.mo dopo elle il fegato fu estirpato, noi troviamo che i movimenti riflessi continuano fin quasi alla sua morte; ma se noi cerchiamo eli irritare il nervo sciatico, noi troviamo che le più forti conenti elettriche non produnanno contrazione dei muscoli. Cioè un nervo, il qnale è ancora capace di condurre l'impulso necessario a produne un movimento riflesso, non è eccitabile per eccitamento diretto. La spiegazione di questo risultato si troverà nella differenza tra i poteri dci nervi di condurre c ricevere.


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RIVISTA DI GIOR::>ALI

Alcuni degli eS})erimcnti fatti da me diedero t ali strani risultati, che parve, come se ci fosse qualche errore. Ripetendoli accuratamente ed ottenendo sempre gli stessi risultati mi convinsi che i miei dubbi erùno infondati. · Tali esperimenti sono così interessanti che nou posso b·nlasciare di esporue almeno uno in esteso. Fu iniettRto un sessantesirno di goccia di giusquiamo nei vasi linfatici delia gamba di una rana di media grandezza c della ' ':trietà esculenta. Un lcggiero rallentamento dei movimenti fu il solo sintomo che se· ne ebbe. Due ore dopo, l'animale ritornò · com'era prima ùclla iniezione. .Alle 4,55 il suo fegato fu tolto, ~ · alle 4,58, solo tre minuti dopo, l'animale mostrò una gramle clebolezz,a nei )llovimenti. Quando le estremità posteriori furono stese in modo da produnc una leggera irritazione, ci volle 8 minuti per rimetterle alla loro normale posizione. Q,uanclo l'animale fu collocato sul suo dorso non potè conservare la posizione supina. I n un'ora l'animale si ridusse senza movimenti, e in tre ore il suo cuore cessava di battere. Dopo morte l' irritazione dei nervi non produsse più a lungo contrazione dei muscoli, ma una diretta irritazione degli ultimi cagionò la loro contrazione. In questo esperimento l'iniezione del veleno 1n·oclusse leggeri siutomi, che scomparirono do110 parecc.hie ore. Un'ora dopo la loro sparizione il fegato della rana fu stra.ppato, quando imme. diatamente e senza alcuna aggiunta di veleno, l'Mimale mostrò sintomi iutensi di avvelenamento di giusquiamo, seguìlo da morte. Per qualche tempo io cercai di tt·ovare una teoria plausibile a spiegare i risultati ottenuti negli esperimenti simili a quello dato or ora. Il giusquiamo era diffuso nel sangue e raggiungeva tutti gli organi che gli era possibile, di toccare, e non in quantità maggior e, mentre che prima dell'estirpazione del fegato, esso solo non ltvrebbe potuto cagionare questi notevoli sintomi. Vi dev'essere stato un altro veleno fornlato nella rana, che, combimtto coUa piccola quantit:1 di giusquiamo rimasta nel sangue, produsse tali sintomi fatali. Questo veleno non può esser stato che quello di cui io parlai nei mammiferi, come veleno della vena. porta, dimostrando così


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clie, qua~1tùnque l'estiqlazione del fegato nelle rane non produca ·sintomi ·m anifesti, pure nell'organismo c'è tuttavia un veleno, elie sa-rebhe tolto dal .fegato se questo non fosse stato estirpato. Noi abbiamo veduto dai precedenti esperimenti che nè l'uno liè l'altro di questi due veleni, da solo (cioè: n è l'estirpa.zione tlelfegato, nè la iniezione di un sessantesimo di goccia di giu;squiamò) può pr odurre tale risultato ; ma deve essere la combinM:ione dei due che produce il fatale risultato prima che l'orga:nismo abbia tempo di abituarsi alla presenza del veleno della 'Vena porta: La grande rassomiglianza negli effetti di questi due velerii è notevole. Il·giusquiamo rallenta i movimenti come lo fa anche il veleno deUa vena porta. Tqtti e due modificano la sensibilità~ ,T utti e due producono una tendenza a.l sonno. · Tutti e due paralizzano le fìbrè d'arresto del cuore del nervo pneumogastrico. Con uno solo di questi veleni i nervi rimangono eccita.bili ancora un pezzo dopo morte; ma con tutti e due insieme, i nervi sono ancora capaci eli condurre im1)ressioni dal cèntro all<L periferia, e produrre movimenti, ma è i1npossibile costringere i nervi a conilune impressioni risentite dal centro. Negli ultimi esperimenti col giusquiamo si trovò che mentre un 'Venticinquesimo di una goccia era fatale a rane nello stato fi'siologico, un cinc1uantesimo produceva sintomi pericolosi nelle rarre ~ cui fegati erano stati ridotti iperemid, tagliando la seconda vena cava. Nel giusquiamo noi abbiamo dunque un veleno 'che viene distrutto dal fegato come lo dimostrano gli esperimenti dell'autore. La coni?u~ è un'altra droga che ha proprietà molto attive, ma Ghe l'autore trovò che possono essere distrutte dal fegato . Siccome gli esperimenti non sono essenzialmente diversi da quelli fatti -col giusquiamo non sarà necessario di riproclurli. Ultimamente per la gentilezza del dottore l\iitchell, l'autore Dtt'ehne uua piccolo, quantità di veleno del sel'pente cobra, con eui f\3ce una nuova serie di esperimenti. Una forte dose di questo veleno iniettato nella vena mesentehea di un gatto non })l'odusse nessun sintomo, però la stessa. dose introdotta nella circolazione generale, qualche ora dopo, uccise lo stesso gatto.


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Una dose, che non produsse nessun cftètto sopra mia rana, uccise la stessa rana quando le fu estirpato il fegato. Una dose fa- . tale non fu più tale quando il fegato della rana si ridusse iperemico lega.ndosi la seconda vena cava. Il veleno clel serpente cobra è pure un veleno le cui qualità attivo sono distrutte dal fegato. Ciò è interessantissimo, perchè spiegherà come i veleni degli animali, quando s'ingeriscono non producono nessun sintomo. Tra le droghe, che l'autore trovò che non hanno il loro effetto modificato clal fegato sono, il CUI'at·o, l'acido p1·.ussico era-

tt·opina

.

Circa Q)testa ultima, può nascere qualche dubbio, giacchè tanto essa che il giusquiamo sono considerati ordinariamente come . uno stesso alcaloide; ma ciò non è, essi differiscono in molti fatti rifcribili alla loro azione fisiologica. Gli OSJ)Crimenti che si fecero climostt·ano chiaramente che alcuni elci veleni organici furono distrutti passanclo nttraverso il fegato, ed è probabile che il numero dci veleni così distrutti sia abbastanza considerevole, essendo noto che molti degli alcaloidi hanno un effetto diverso a seconda che sono amministrati per bocca o per la via ipodermica. Col primo metodo la. maggior parte della droga deve passare attraverso il fegato per arrivare alla 0i.rcola~ionc generale, mentre coll'ultimo entra tutta direttamente nella circolazione generale. Non si deve però credere che qualunque veleno, il quale non produco il suo effetto quando ò dato per la via dello stomaco, sia distrutto dal fegato; può an che essere possibile che essi non siano assorbiti dal canale alimentare. A ciò l'autore attribuì la causa della nessuna azione del curaro e di quella. parziale dell'atropina, quando fu apprestata in tal modo. Prima di terminare tale articolo, bisogna ancora. parlare di un sintomo che segno sovente l'estirpazione del fegato nelle rane, il c(ualc dimostra, che quantunque questa operazione non produca sintomi apparenti. sulle prime, pure si sviluppa un veleno che agisce efficacemente. Goltz, nove anni fa, trovò che quando egli tolse il cervello delle rane, c stropicciò un oggetto piano lungo il dorso dell'an imale, o anche solo qttando lo adagiò sul dorso, esso gracidava ;


ITALIAI'\'1 ED ESTERI

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in modo che non sarebbe di ffìc~le di avere le rane di Aristofane ;. e i fisiologi potrebbero quando vogliono, con piccolo disturbo ' avere un coro di rane per divertimento del pubblico. Io trova i che l'estirpazione del cervello non è necessaria. per produrre tale sintomo, ma è sufficente il taglio di uno dei pcduncoli cerebrali · Nella rana non operata non si produce questo gracidare. Goltz spiega. questo esperimento dicendo. che lo stropiccio eccita per riflesso i centri della voce esistente nel midollo alluugato,.e quando questo non è più influenzato dal crrvello, ne risulta il gracidio, ma quando c'è il cervello presente questo agisce come un arresto di azione riflessa. Molt.e rane che restarono senza fegato per qualche giorno, quando furono stropicciate sul dorso, gracidarono ancor più co stalitementc tli quelle a cui fu tolto il cervello. :Naturalmente nessuno vorrebbe da questo esperimento inferirc che il fegato sia. un moderatore dell'azione riflessa., benchè la sua estirpazione cagioni un arresto dell'attività riflessa della. voce. l\'fa dunque come si spiegherà tale risultato ? Lo stesso sintomo si osservò in rane· avvelenate con giusquiamo. In questi animali lo si può attribuire all'influenza che la droga. ha sulle r egioni motrici del cervello, le cui fibre attrayersano i peduncoli per portarsi ai gangli. La stessa spiegazione vale per i sintomi che si presentano nelle rane senza fegato, cioè : un veleno ò accumulato in quegli animali, e dopo parecchi giorni l)araliz;:a la influenza moder atrice che il cerrello l1a sull'attivit<'t. riflessa. della voce. Gli esperimenti dati precedentemente hanno condotto l'autore alle seguenti conclusioni. l• Una delle funzioni del fegato è di distruggere ce1ti veleni organici. 2• Nell'organismo di ogni animale si forma nn veleno che il fegato ha l'ufficio di distruggere.

Rappodo intorno nlla m etallosco}lia, del dott. BcrttQ, :presentato alla Società di biologia in nome di una commissione composta dei dottori CnAnco·r LuYs c DuMONTPELLmR} l'elatore (Gaz ette med. de Pcwis, 28 aprile 1877 n• 17). Nell'agosto 1876 il dottor Burq faceva domanda a.lla Società. di biologia acciocchè volesse nominare una commissione all'og-


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RIYJ~TA T)J

GTORXALI

getto di studiare gli effetti derh•o.nti dalla a}lplicazione dei metalli sopm la superficie cutanea. l dottori Chnrcot, T_, uys e Dumontpellier furon o designati a faT parte di questa Mmmissione, i quali poi chiamarono in aiuto i dottori Gillé e Laudolt per l'esame degli ot·gani dell'udito c della vista c il signor Regnrtrd per lo studio dci fenom eni fisici. Dal rapporto che ne fece jJ dottor Duruontpcllier togliamo il seguente brano : È già tempo assai che il tlottor Burq nveva riscontrato in talunc malate nelle quali la seus ilJi~tiì. generale c speciale era morbosamente modificata, che questa sensibilità poteva ristalJi.l.i_rsi mediante l'<~pplica.zionc esterna dei metalli. Questi faLli era.no stati scoperti nel J 8l9, e da quel t empo in poi più e piìt Yoltc ebbe occasione di verific..·\rne la costanza. In appresso, avendo il dottor Bun1 notato che non ttttLi i malati erano egualmente impressionati dallo stesso metallo, veru1e nella Mnclusione cl•c ogni malato ha una sua propria idiosincrasia, Yale a dire una disposizione personale a ricevere l 'a:tioue del tale piuttosto cl1e del tal altro metnllo. Il solo .sperimento poteva precisare questa ilisposizione particolare. E la. esperienza era facile; bastava che su di una superficie ane.9tesica si n.11plicassero successivamente cliYersi metalli, oro, zinco, ferro o rame perch.è dOJ)O pocl1i minuti si conoscesse quale era il metallo elle ripristinava la sen ibililà. Finalmente il doLlor Durq avendo notato che le moclificnzioni nella sensibilità tenevano rapporto con tmo stato generale morboso ayanzò In. ipotesi che i metalli, i quali applicati esternamente avevano una nzione locale costante potrebbero forse anche possedere un'azione generale terapeutica oYe si amministrassero intcrnautente. Questa ipotesi parve al dottor llnrq com-alidato. da molti fn,tt,i ; mn., ciononostante, ossa non incontrò alcun favore e le afi'cnnazio11i dell'autore non tromrouo che incrcdulj. Ciò non pertanto dalla riunione ili queste due serie di fatti ; l" rcs ultati ottenut.i con l'a·Pl)licazione esterna dei metalli; 2• resul tali identici ottenuti coi medesimi metalli somministmti internamente, sorse nella mente dello inventore la teoria alla quale si avvisò di assegnare il nome di metalloterapia. Ln vostra commissione ba creduto non doversi occupnrc elirettamente ili questo punto della quistione, ha voluto soltanto, c


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cìò in conformità allo spirito clelia lettera \lel dottor Burq, studia,re i fenomeni che sorgono dalla applicazione dei metalli sulla superficie della pelle nei malati in cui è modiiìcata la sensibilità. 11 p~·ofessor Charcot fratta.nto aveva concesso piena libertà al dottor Bw·q di ripetere nella sua clinica della Salpe!rière, tutte le e~perienze che sarebbero state necessarie per istruire i comppn,enti la conu11issi.one. Allorchè questi si riunirono il4 novembre 1876, alcune tloune delle sale del}li'Ofessor Charcot erano stafie digià sottoposte alla applicazione esterna dell'oro, del rame, del ferro c dello zinco. Sino da qnesta prima seduta il profcssor Cbarcot aununzia,-a l'esattezza delle esperienze del dottor Burq e dichiarava non esservi per lni alcun dubbio che alcune malate completamente a.J\estesìche da più o meno tempo a.vevano ricuperat-o la sensibilità, parte per l'applicazione dell'oro, parte per l'appUcazione del rame. Ed inoltre il professor Charcot ci avvertiva che 'noi osser veremmo dei fenomeni dì clistcsia cagionati dalla. aplllicazione dci metalli, significando con questa J>arola distesù~ i perverti menti della sensibilitù. Segue la descrizione degli esperimenti eseguiti dalla commissione prima su ili alcune donne isteriche ossia su malate nelle quali la anatomia pa.tologica non ha ancora dimostrato lesioni organiche sensibili, c quindi su altre malate affette da emhmestesia conseguente a lesioni cerebrali. Dopo ciò la commissione conclude che nelle malate isteriche o Ìlltero-opilettichc, .in cui un lato del corpo è colpito da anestesia generale e da anestesia dci scusi speciali, l'applicazione di un metallo rmò ristora.re b sensilJilit..'ì. p C!' tm tempo più o meno lu.:ngo dopo ogni esperimento. Dopo che l'anestesia fu accertala in modo da non lasda.r luogo a dubbio alcuno, la prima cosa, cla t'arsi è dj determinare quale è il metallo che ho. una speciale azione. Questo metallo varia secondo le malate, e ciascunn malata ha la sua attitudine metallica, che è quanto dire che la sensibilità può essere ric.uperata piuttosto con uno elle con un altro metallo. È facile verificare questo fatto, basta fìssare su diTerse parti colpi!t,e do, nncstes.ia delle piastre di differenti metalli. Allora, dopo dieci, quindici, venti minuti eli applicazione, si riconosce che ht sensibilità. alla ptmLura, al tatto, alla tem1>erattml non è tomata.


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elle in un solo luogo. I n una malata la sensibilità è i·icomJ>arsa dovo fu applicato l'oro, in un'altra invece dove fu applicato il rame. Queste esperienze devono essere ripetute molte volte c allo. distanza di due, tre o quattro giorni. Sta.bilita che sia la idiosincrasia fisiologica si possono studiare i fenomeni secondari prodotti dalla applicazione del metallo. Dopo dieci o venti nùnuti eli questa applicazione, la malata accusa una sensazione di calore, di intormentimcnto in corrispondenza della piastra metallica; il luogo stesso diviene rosso, la puntura con l'ago diviene dolorosa dove era la piastra ed in una :~:ona più o meno estesn. n.llo intorno. Poi a una certa clistauzo. dalla piastra, si verificano dei fenomeni di disestesia, vale a dire che il ritorno della sensibilità è incompleto e vi ha pe,·vertiJnento . della, sensibilità. Quando si è applicato il metallo sull'avambraccio la sensibilità si estende dopo poco verso la mano, e un termometro l)Osto nella. mano, mostra elle la temperatura vi sale di })iù e più presto che nel lato sano. Nel tempo stesso la forza muscolare misurata con un dinamometro è notevolmente o.umcutata. Nuove punture falte sulle regioni tornate sensibili fanno sg~r­ gurc il sangue, il che non avveniYa prima della applicazione metallica. Questo ritorno tlella sensibilità, della forza muscolare, l'aumento di temperatura. o della attività della circolazione capillare durano due o tre ore dopo la, esperienza. Po'i vi ha insensibilità. di 1'itomo, tale è la espressione usata da Burq; le malate ri ca,~ dono la scm o il giorno appresso nello stato di anestesia in cui si trov::wano innanzi la esperienza; e fi nalmente accusano un senso di stanchezza generale con male di testa c tendenza al sonno. Quanto si è <.letto intorno la sensibilità generale si osserva pure per la sensibilità specinlc. Si dimostra che l'acutezza visiva, la estensione del campo visuale come pure l'aculczza uditiva sono favorevolmente modificate dai metalli applicali sulle regioni frontale, temporale e mastoidea. Ed ugualmente applicando il metallo sovra. un lato deluaso o su di uua metà della lingua si restituisce ai malati il scuso dell'odorato e del gusto. ~el tempo


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stesso che questi organi hanno ricuperato la sensibilità speciale, hanno ricuperato del pari la sensibilità generale. I resultati ottenuti furono passeggieii, scopo della commissione essendo stato soltanto di sta,bilit:c i fatti fis~ologici. Non abpiamo mai cerca,to con applicazioni ripetute a brevi intervalli di ottenere resultati torapeutici. Accertata che sia la validità dci fatti, sarà libero ognuno di farne l'applicazione tcrapeutica. Il dottor Bm·q aveva verificato il ritorno della sensibilità sotto l'azione locale dei metalli nelle isteriche, ma uno dei componenti la commissione, il professor Charcot, volle farne la 1wovn. pure nelle emianestesie organiche. Con gran SOl'}lresa ùella co.mmissjone e del suo presidente si scoprì che due mulnti cmianestesici. in conseguenza di lesioni organiche cerebroJi, ebbero ricuperata la sensibilità generale e speciale per l'applicazione locale dei metalli. E v'ha di più; questi resultati elle erano pa.sseggieri nelle isteriche furono persiste n ti nei malati con cminnestesia organica. n ritorno della sensibilità che durava da alcune settimane quando la coinmissione sospese i suoi lavori sarà definitivo? L'avvenire risponderà a questo quesito, ma il semplice ritonto della sensibilità perduta da più auni è sempre un fatto degno di considemzione. .Alcuni membri della Società di Biologia vollero attribuire l'azione dei metalli a una condizione elettrica mossa <la! contatto dei metalli con In. 1)elle. La commissione, che fino dalla sua prima seduta aveva emesso siffatta ipotesi, istituiva nuove esperienze che dovevano confermarne la validità. Al signor Regnard fu dunque commesso di determinare se i metalli applicati suila Jlellc svolgessero delle correnti elettriche. Le esperienze dirette a questa ricerca dimostrarono che l'applicazione dei metalli sulla pelle dava origine a correnti elettriche deboli che furono misurate col galvanometro di Dubois-Reymond. La commissione trovava inoltre che le correnti deboli variavano di intensità secondo i metaUi. Due pìast.re d'oro applicate sulla pelle davano correut.i tht 2" a 12", laddove le piastre di rame le davano cla 40° a 1.5•. Stabilito questo fatto, era. ragionevole il domandarsi se correnti della. stessa. intensità, fomite da una pila elettrica, dm·cbrebbero risultati simili a quelli ottenuti con l'applica;::ione dci


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metalli. Le es11esienze eseguite in questo sC'nso fecero. conoscere che queste correnti rendevano ni malati anestcsici la sensibilità. generale e speciale, quando esso erano d'intensità eguale a (JUClia. delle corrent i metalliche, che ò quanto d ire elle la tale malata sensibile all'oro richieden. una corrente debole di 2• a 12•, e la tale altra sensibile al rame richiedeva una corrente di 40• a -!5•. Em questo un fatto di molta irupol'to.oza, da cui scaturiva questa conclusione : clw l:t idiosincrasia metallica rivela senz'altro la forza della. corrente elettrica da usnrsi per ottenere eolio. elettricità. resultati sinùli a quelli che si ottengono coll'appl ic:~­ zione del metallo. l\fa uuo>c esperienze molto volte ripetute sugli stessi mahtli·ci rivelarono puL'O che correnti di varia intensità potevano t'ieoudUl·rc la sensibilità. PP.rò queste con-enti non emno atti>e sC' non segnando un numero determinalo di gradi, di moùo che e~iste­ vauo nella scala galvanometrica dei punti neutri al' di sopra c al di sotto dci punti attiri. Finalmente In commissione venne anche a scoprire un ratto spedmentalo nuovo, elle essa nou cercava., cd al qual~~ h n. tftLlo il nome di trasposizione ùella souMbilità. Infatti la emianc:.tc..ia essendo stata ben accertata con mezzi che sarebbero barbari se non fossero applicati su parti prive d'ogni sensibilità, c questa anestesia essendo scomparsa per l'applicazione dei metalli o eli una correnlo elettrica, la conmtissiouo trovò con numerose cspcr.ieuzo che la sensibilità del lato malato parov<t ristabilirsi a speso della sensibilità nonnale del lato sano, c questo nceadev:~o in modo simmetrico, vale a dire che quando em tornata la. sensibilità in una dnta regione, ad esempio, il braccio, l'avambmccio o la gamba, le· regioni corrispondenti del lato sano avevano perduta. la loro sensibilità normale. E d inoltre clto quando l'espel'ien:r.a è più estesa, facendo passare una corrente elettricl~ dalla t esta nl piede del lato anestesico, vedesi ritirarsi la sensibilità. dal lato sano a mano a mano c nella stcssn. direzione che ricompurisce nel lato malato . E cosll1ut'e gli organi. ùci sensi por l'aziono dei metalli o delle correnti continue perdono dal lato sano ciò che hanno guadagnato dal lato malato. Q.uesti fatti sollevano molte quist.ioJù 1 molti. IH'Oblerui, di cui nuove esperienze daranno forse la soluzione.


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Cosa accadrebbe, essendo conosciuto il fatto della trnsposizione della sensibilità, se si applicassero nel tempo stesso sul Iato sano e sul lato malato delle correnti di intensità eguale o differente? La trast)osizir;me della. sensibilità non accadrebbe più, sarebbe ritardata o non avverrebbe che in certe proporzioni? Notiamo ancorn, seguita il relatore della conunissionc, che in UDa malata affetta da croi-iperestesia per lesione organicn. della. midolla, l'applicazione di una corrente debole diminuì notevolmente questa ipcrcstesia. Questa malata era stata tmsportn.tn. in portantina nella sala delle esperien?.e, l)erchè il camminare a.~·ebbo prodollo acerbi dolori nel piede e nella gamba iperestesici. Col più grnnde studio la malata evitava. il contatto d'ogni oggetto, temen1. di essere urtata. dalle sue vicine o dalle persone di sen'izio, non osava fare alcun mo,imento, la più piccola pressione sulla. supcrfide del corpo dal lato sinistro le strappava grida e lagrime. Questo stato clurn.va da cinque anni. Una corrente continua debole fn applicata. per lo spazio di cinquanta minuti sul lato iperest.esico del cot·po. Allora la iperestesia fu modilìcata al punto tale che lo. malata sop})Ortavo. ~:.enza. dolore le pressioni che si esercitavano con In. mano sulla llelle e sui muscoli, c potè restituit'Si a piedi nella sala a cui apparteneva. Il beneficio di questa applicazione metallica ebbe la dura.to. di tre settimane. Quindi il mpporto conclude : È perfettamente esatto elle l'apJ)licazionc di certi metalli sulla pelle dbtermina nei malati ancste;;ici, isterici e in alcuni tli mal attia organica delle importanti modificazioni, delle quali la principale è il r·itorno della sensibilità generale e speciale. È pcl'fcttamcnte esatto che tutti i malati non sono egualmente sensibili allo stesso metnllo, c che l'oro, il ferro eù il ra.me dànno resultnli negativi o positivi, secondo i diversi malati sottoposri .alla cspclienzn. I fenomeni osservati dopo l'applicaziouc dei metalli, si producono nell'ordine stabilito dal dottor Burq, vale n. dire che prima i malati accusano nel luogo ù'a.pplicn.zione dci metalli e in una zona più o meno estesa dci formicolii, una sensazione di calore; quindi si osservn nelle stesse regioni tm rossore, il ritomo della. sensibilità1 l'aumento della temperatuta. dimostrato dal tcrmo-


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metro, e finalmente l'ttumento della forza muscolare éhe si misura col dinamometro. Ed inoltre la commissione cercando di interpretare col metodo sperimentale i fenomeni osservati, è stata condotta : l • a riconoscere l'azione delle correnti elettriche di debole intensità sul ristabilirsi della sensibilità; 2• a scoprire il fatto inaspettato della trasposizione della scnsii.lilità da un l::Lto del corpo all'altro 11er via dell'applicazione dei metalli c delle correnti elettriche continue.

Sulla diu.gnos i d el rosso della r etiun in vita, del dottor Coccrcs , Feslp1·ogt·amrn. Leipzig 1877. - (Deulsche Medizinische "FVoclumsclwi(t, 7 luglio 1877). Il dottor Coccius in questo suo lavoro, che ò della più alta importanza per l'ottalmoscopia espone gli esperimenti da lui fatti per rendere possibile col mezzo dell'ottalmoscopio di riconoscere il rosso della retina nell'occhio vi vente. Tale fatto è tanto più interessante in qnanto che pa'rccchi sperimentatori inchinavano a. ritenere che il coloro rosso visii.lile del fondo dell'occhio dovesse essere considerato non solo como un prodotto della rnemhrano, vascola.re dell'occhio (coroidea) siccome l'otto.lmoscopia insegnò fino adesso, ma principahnent.e come un 'espressione del colorito rosso dei bastoncelli esterni della retina. E poìchè (luest'opinioue avrebbe avuto nat.uralmeute per conseguenza una rivoluzione nelle nostre idee ottahnoscopiche patologiche· cosl era necessario proce<lere a ripetute im estigttzioni. Coccius coi suoi esperimenti è giunto allo stesso risultato come prima di lui DieU e Plenk, cioè che debba negarsi 1u possii.lilità eli riconoscere in vita, in circostanze normali e nelle or(linarie osservazioni ottalmoscopiche la porpora visiva. Coccius già l~ p1·io1·i t' rima che egli se ne fosse convinto sperimentalmente era giunto a questa. conclusione. Egli osserva infatti : " Quando sirifletta che ogni segmento esterno sta perpendicolarmente all'asse del cilindro dci bastoncelli e che raggi di luce (di diversi angoli) vengono sempre proiettati in direzione dell'asse, verso i segmenti esterni, bisogna credere che i raggi ritornando indietro da questi stessi non IlOssono fll.l)presentar e che l'unità di un bastoncello ;


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11è si potrà mai venire nel vero senso matematico ad una. somma. dell'impressione rossa. di detti segmenti esterni. , L'esperimento comprovante questa opinione è il seguente: Si tennero dci conigli a.ll'oscut·o per <1ualchc tempo c por mozzo d'un'apcrtum praticata nel lembo corneale veniva introdotta. una sonda nell'interno del bulbo, che teneva compressa leggermente o sollcvo.lo. la r etina. Questa rotino. così compressa osservata coll'ottalmoscopio appariva come una striscia o una macchia rossa. L'eguale esperimento fu esegnito sull'occhio dci tori. Esso però non riuscì mai quando gli animo.li sui quali veniva praticato erano stati prima alla luce per lungo tempo.

Azione d ella chinin a. sui n c r"i di m oto e di sen s o e sui disturbi fnuziona.U dci n e l'\'i v a.somotor i, del dottore Jsro~to CuRCI (Lo Sperimentale, fase. 7° e 80, agosto c settembre 1877).

n dottor Curci dimostrò l'azione dello. chinina sui nervi eli senso c di moto con esperimenti snllc rane, c ùeùusse quello. sui nervi del gran siropnlico da alcuni casi clinici, che ci rifctiscc particolarmente, i quali presentavano il quadro dei rlistm·bi sensitivi o motori di questo sistema (come sono molti disturbi delle isteriche) ed in cui la chinina spiegò manifesto potere terapeutico. Alia fine del suo lavoro l'autore viene nello seguenti conclus ioni : La chinina: l • Ritarda la velocità della cort·ente eccito-motoria dei neni, ritarda c diminuisce la sensibilità in generale e la tattile c dolorifica in particolare, oltre qualche senso specifico. 2• Ha potere regoli~znlore dei distru·bi vo.so-motori e di altri disturbi sensitivi e motori dci nervi della vita veget.ativa, c quindi ba azione senza dubbio su questi nervi come su quelli della vita animale. 3• n ritardo delle cot'l'enti eccito-ruotoric cd eccito-sensiti\'C non segue per un'azione debilit-ante, ipostcnizzante, ma per uno speciale freno della chinina su dette con cnti c sulla funzionalità; per cni impedisce la facilità degli eccitamenti nella debolezza ac-


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,compagnata da Cl'etismo, combatte la sopraeccitabilitft morbosa e non permette il facile esaurimento. 4• L'azione terapica in certe nevrosi di sensibilitù. e di motilità, fino a nuovi ·studi, ·non 1mò spiegarsi meglio, che mediante questa· sua azione frenat1ice sulle correnti nervose e sulla funziona.lità del sistema nervoso in generale. 5• 1.\. piccole dosi ha azione tonica c ricostituente sui nervi, e ciò pToba:bilmente frenando la funzionalità e moderando un soverchio svilup1)0 ed inopportuno sciupo delle forze.

Snll'assoJ•b.im.ento tlell'acitlo fenico e mcto<lo }lCl' riconoscel'lo nei liquidi oJ•ga.u iei, del dottor laNi\ZIO ToRTORA. (Il Morgagni). Il dottor 'l'ortora per consiglio del prof. Cantani volle sciogliere la questione ancora controversa se l'acido fenico preso internamente è assorbito, e nel caso affermativo quali sono le sue vie di eliminazione. E primtt di tutto si occupò della scelta del metodo da usarsi per rintracciare l'acido fenico nei liquidi orgD,nici, e fra tutti tro'l'ò preferibilc un metodo indicatogli dal professore ReaJe che consiste nel ridurre l'acido fenico acl acido picrico per mezzo dell'acido nitrieo. La operazione si eseguisce trattando a caldo con acido nitrico l'orin1t che contiene acido fenico, facendo svaporare il lic1uido lentamente e tirandolo a secchezza; quindi trattando il residtto giallo così ottenuto con alcool rettificato il quale scioglie l'acido picrico formatosi, lasciando le materie minerali dell'urina. Filt.ranclo passa l'acido picrico che è di un colore gia.llo. Questa soluzion e trattata co11 carbonato di potassa dà un precipitato rosso cupo che è picrato di potassa. L'autore cominciò i suoi esperimenti all'interno con la dose eli 15 centigrammi per volta elevandola gradatamente. Fece anche delle esperienze per via esterna. Da questi sperimenti conclude che l'acido fenico è assorbito come tale dalla mucosa digerente e dalla pelle privata di epidermide, come pure dalle piaghe e ferite, c che viene come tale anche eliminato almeno in buona. parte dall'organismo con le natu-


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ra).i escrezioni, e che la eliminazione maggiore avviene pei reni ed in piccola quantità per le glundule sali vari. Di più si può dire ehe la eliminazione si faccia in un modo piuttosto rapido effettuandosi tutta entro dieci o dodici ore;. come pure che nello amministrare l'acido fenico si può benissimo spingere la dose per lllSO interno anche fino a due grammi, però sempre in moltissima acqua~ badando che sia purissimo.


RIVISTA OCULISTI CA

D c ll'amblioi•hl> nicotinica. Lezione fatta dal dottor GALEzowsiu alla scuola pratica della facoltà di medicina, e raccolto. da FELICE DEsPAGNET. (Le Jl!ouvemmt médical, Parigi luglio 1877). Dopo lo. maravigliosa scoperta dell'ottahnoscopio, l'oculistic:t ha progredito tanto, che certuni spinti all'esagerazione pretesero col suo aiuto definire tutte le lesioni cerebrali. Essj hanno voluto fare la. cervelloscopia c sono scorsi assai troppo lontano. Senza dubbio l'ottalmoscopio giova a definire molte affezioni, ma vi sono poi certi fenomeni pei quali esso riesce impotente, cd in questo caso i sintomi presentati dai nervi c dai muscoli dell'occhio, lo stato della pupilla, delle altre membrane visibili e l'esame dell':-tcuità visiva vengono in aiuto dell'osservatore. Pertanto, 1n·ima di cominchtre lo studio delle lesioni profonde cd nJlparcnti, voglio parlarvi delle atTezioni che producono degli intorbidimenti della vistn. molto spiccati, e per le quali l' ottalmoscopia torna inattiva. Prima dell'invenzione dell'ottalmoscopio, ogni intorbidimeuto della vista derivante da una alterazione dell'interno dell'occhio o delle membrane profonde, era chiamato con nome eguale. Se l'in· torbidimento era leggiero, trattavasi di cvmbliopia; se la cccitìì. si manifestrwacomplcta,cra caso diamam·osi. Oggi, per mezzo dell'ottalmoscopio, si sa che un intorhidamento dipende dall'alterazione


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di una tale membrana, nn altro dalla alterazione di un'altra membrana, e che queste affezioni pigliano, secondo i casi, il nome di r etinite, di coroidite, di atrofia della papilla, ecc. Però i nomi di ambliopia e eli amaurosi sono conserva.ti pei casi rla noi accennati dianzi, per quelli cioè dove i segnali ottalmoscopici punto servono. È della prima di tali rlue grandi classi di affezioni che intendo ora di parla.re. Le ambliopie si dividono, in ragione delle cause che le producono, in: nicotinica alcolica ambliopi<t isterica glicosurica a.l bumi11llrica Riscontransi pure talunc varietà di ambliopie cerebrali, che vanno dovute a qualche tumore del cervello, a tubercoli del tri.gemino, del cer velletto, oppure a lesio1ù le quali producono l'afa sia. 'Vi è ancora un'altra ambliopia. la quale piglia il nome da uno dci principali caratteri' che essa stessa presenta, ed è l'ambliopia con emiopia. Le ambliopie nicotinica c alcolica sono pu'l'anche chiamate am])Jiopie tossiche, e sono quelle più frequenti. Cominceremo dal descrivere la prima di tali form e. Ingcnerata dal tabacco, in qualsiasi maniem questo venga assorbito, ~poco o punto conosciuta, l'ambliopia nicotinica fu lungo tempo negata da molti oculisti. Io stesso la misi in (lubbio, c solo in questi ultimi tempi potei avere delle proye patenti della sua. esistenza.. La. sua. storia si riduce a poca cosa ; però la si t1·ova. per la prima volta descritta dal :Mackensie nel suo Tt·t~ttato delle ·malattie degli occhi. Dopo di lui, Desma.rres padre le dedicò alcune 1ighe nel suo libro e le attribuì dci sintomi uguali a quelli della ambliopia alcolica. Nell'anno 1863, Sichel il vecchio presentò all'.A.ccademia una memoria dove segnala il fatto notato dal Dcsmarrcs, e poi concludendo arriva fino a dire che ogni uomo ll quale fuma gior nalmente la quantità eli tabacco equivalente al costo di 20 centesimi, diverrà necessariamente ambliopico. A questi autori va aggiunto l'I:Iutcl.Jinson, il quale fece un notevole lavoro intorno all'ambliopia nicotinica. In uno degliultimi nunH'l'i


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dell'Hospilal-Reports egli cita ventitre osserrnzio1ù poco prima fatte. Finalmente, nell'anno 1874, il dottore Apostoli, in una tesi sulle ambliopie tossiche, espose parecchi casi ili ambliopia nicotinica. Tutti gli autori, i quali trattarono questa questione, hanno notato che i sintomi dell'ambliopia nicotinica sono a un dipresso identici con quelli dell'ambliopia alcolica. Pet· mc invece esistono dei segni distinti, che mi inducono a di\idere le ambliopie nicotiniche in due classi : 1• Ambliopia binoculare avente parecchi rapporti con quella alcolica; 2• Ambliopia. monoculare. Perchè però gli autori stnbiliscono una t.ale analogia fra le due affezioni? Ciò dipende gonera.lmente da che le persone afrcttc dall'ambliopia nicotinica sono a un tempo dediti al fumare o nl vino. All'abuso del tabacco essi associano l'abuso delle benuulo alcoliche, ed è appunto in questo caso che l'ambliO}Jia riesce binoculare e può andare confusa con quella alcolica semplice. Tuttn.vià havvi un cm·attcro distinto nelle due affezioni capace di clissipnre ogni confusione, ed è lo stato della. pupilla. Mentre nella ambliopia alcolica la pupilla è largamente dilatata., in quella. nicotina. mostra.si al contrario fortemente contratta. Difatti facendo capo agli sperimenti istituiti da Claudio Bornard per dimostrare l'a.zioue della. nicotina, si trova. che essa è violentemente tossica, e che poche gocciole bastano per detcnnina.re la morto di un animale in mezzo allo più violenti convulsioni. Il Vul11ia.n dimostra che la nicotina cser citn.la sua aziono sulla protuberanza annulare, c il Sce aggiunge che essa. attacca. puxanche la midolla allungata. In questi ultimi tempi furono praticati ncl Chilì degli esperimenti sulla nicotina, e il vVilliam pubblicò in proposito un lavoro, ove afferma che la pupilla dci pazienti si contrnssc costantemente in modo spiccato, c paragona l'effetto prodotto dalla nicotina negli occhi degli animali a quello dell'cserina, attribuendole un'azione contrattile quasi eguale. Gli sperimenti fatti sull'azione dell'alcole provano invece la dilatazione della pupilla.. Nell'ambliopia nicotinica binoculare, la vista a distanza s'affievolisce per guisa che gli affetti credono di essere doventat i


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miopi. Siffatto stato può durare più o meno lungo tempo e anche sen2a andare modllica,to, poichè io stesso ebbi ad osservare un caso, ove l'indebolimento rimase stazionario pel corso di 6 mesi. In .seguito c a poco a. poco l'intorbidilncnto della facoltà visiva si fa spiccato al punto da far pa1·ere gli oggetti come avvolli in una caligine bianchiccia. Talvolta questa caligine apparisce gin.llognoln, dimodochè, a detta del Gueniot (l), gli ambliopici vedono gli oggetti come ingialliti, o delle favillo, dei guizzi di lampo loro si parano dinanzi. La congiuntiva è atTossata, l'occhio tutto iniettato, l'acuità della vista diminuita. sino dall'esordire del male, e il campo visivo periferico rimasto intatto. I malati confondono i colori c provano il fenomeno che io ha chiamato contrasto successivo dei colori, e che si spiega. 1>erfcLt.amente per via di una scnsibilìlà esagerata delln retina. Così un quadro, ove siano riuniti tutti i colori, messo dinanzi agli occhi di un ambliopico glie li abbaglia. })er modo che non li distinguo più l'uno dall'altro. Invece un colore, ad esempio il turchino, presentatogli da solo e in maniera che tutti gli altri rimangono coperti, è da esso riconosciuto. Se poi sublto dopo al colore turchino gli si mostra un oggetto tinto di giallo, allora la confusione ricomincia e il colore giallo sarà da lui scambiato con quello verde. Come si potrà spiegare codesto fenomeno, altrimenti che colla sensibilità smodata della retina, la quale ha la sensazione del colore turchino, lo. ritiene per un certo tempo, in dipendenza dello stato anormale, e dinanzi a un oggetto tinto di giallo gli pare di operare la mesticn. e di vcderlo sotto l'aspetto verde? Ecco il fe nomeno che ho nominato dianzi e ho creduto eli chiamare: contrasto successivo dci colori. Gli ambliopici vanno anche soggetti ad emicrania, a vertigini e alle allucinazioni, soffcrendo nello stesso tempo nn notevole indebolimento della memoria. Talvolta l'ambliopià. nicotinica binoculare raggiunge un tale grado, che i pazienti riescono con pena a oriont111·si. La sera. specialmente l'indebolimento è più spiccato, costituendo così un altro punto di ùifrercnza fra l'ambliopia nicotinica e quella alcolica. (l) PrO'Jrh medfc<Jl, 9 Ji"JllO 1817.


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L'ambliopia nicotinica, la quale può durare a lungo, si sviluppa assai spesso, senza però essere così frequente come lo vuole l'Hutchinson, che assevera di averne osservati ben U casi, di cui però mollissimi erano presentati da individui dediti nel medesimo tempo al tabn.cco e alle bevande alcoliche. Nè l'autore inglese ha fatto delle distinzioni, di ma.niera che riesr,e disagevole a stabilire se l'ambliopia fosse dovuto. al nicotiuiswo, oppure all'alcolismo. Dal c:mto mio, io ho raccolta la sta.tistica delle ambliopie nel corso di due anni, e su trecento casi osservati, soltanto cinque non ammettevano alcun dubbio. Si trnttava realmente di intorbidamenti visivi dovuti alla nicotina. Uno dei malat.i ern. un possessore di g•·nnili piantagioni di· tabacco nell'A.vana. ]~gli fuma.va da 40 a. 50 sigal'i per giorno c faceva punto uso di bevande alcoliche. Presentava degli intorbidimenti visiYi molto spiccati, e aveva completamente smarl'ita. In. mcmorin. dei nomi propri. In tale caso non era adunque ammissibile alcun dubbio sulla causa del male. Altro dei malati era un capitano di vascello, pochissimo dedito al bere, ma per compenso fum atore e masti<:atore indefesso. TroYnndosi in alto mare fu preso da nn turbamento e indcboliJnento tale della vistn che dovette a.ffido.re il comando del basti mento al suo secondo. In seguito venne a Parigi e, dopo una cura energic:t, gua.r\ completamente. Tutti cinctne i casi presentarono al più alto grado il segno. che chiamerò patognomonico dell'ambliopia. nicot.inicn, >alc a. dire In. contrazione delle pupille. La seconda varietà dell'ambliopia. nicotinica, cioè l'ambliopia. monoculare, assume una forma diverso. nel suo andamento. n paziente comincia a vedere da un solo occlùo gli oggetti inlorùiditi c coperti da un velo bianco come nell'ambliopht binoculare. Poi l'intorbidnmento aumc1tta progressivamente sino a.lanto che l' individuo, affissando l'occhio affetto in un oggetto rtualsin.si, più uol vede per intero, sibbeno puramente di costa. P e•· lui l'oggetto è I01·dato da ru1a macchia, che si chiama scotomo, e il suo occhio palesa i fenomeni propri dell'emon-agia della mucula. Nell'ambliopia uicotiuica monocularc l'ottnlmoscopio non riesco a dimostra.r e la menoma alterazione. lVfisurando il campo visivo al principio della malattia si trova,


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n el punto dell'aflìssaroento, uua piccola macchia, tonda o alquanto ovale; dieci o dodici giorni dopo, l n macchia è a.ggranditn. p arecchio, e si è facilmente convinti che fa ogni giorno dei nuovi progressi. Finalmente giunge il momento che il campo visivo ò completamento perso c si tratta di un'amaurosi assoluta. Ho I>Otuto osservare soltanto due di qucsli casi, e di cui uno è descritto distesamente dal dott. Apostoli nella sua Tesi s~tlle ambliopu tJeleuose. Coll'esame otta.lrnoscopico ho notnto gli stessi fenomeni in tutti e due i casi, allorcllè avevano raggiunto l'estremo liuùte dinnzi nominato. Dapprima l'occhio par·e normn.le, ma. paragon andolo coll'altro si accet·ta nn po' d'anemia dalla parte estCl·na della papilla c puntn. atrofia, pcrchè questa affezione guarisco perfettamente. Poi, seguendo la linea. dei vasi, si riscontm uno s1>asmo delle a.rlerie. Talvolta i vasi paiono atrofizzati in certi punti e tal'altra, q_uando cioè gli spasmi perdurano, lasciano scorgere una infiltra;r.iono sierosa alla loro periferia. Qualora tutti e due gli occhi siano alterati, l'anzidetta distinzione torna assai malagevole, perchò solamente col paragone tra l' occhio sano c quello malato si può giungere a rilcvarla. Generalmente però, in queste ambliopie, scene da lesioni, occorre senza fallo investigare gli spasmi dei vasi, i quali disagiano la circolazione. Di questo modo si può fn.cilmente S})iegarc che la retina, ricevendo punto o malamente la quantità di sangue occorrentele per la sua nutrizione, va incagliata n ell'esercizio del suo ufficio. Codesti fenomeni hanno una durata ,~ru·iabile. In uno dci due casi stati osservati perdurarono una quindicina di giorni, nell'altra tre settimane. Il primo dei malati fumava 20 sigari ogn i giorno, il secondo 30. A questo punto si affaccia una questione ben difficile a essere t·isolta, ed è quella se tutti i tr1-bacchi siano tossici a uno stesso grado? Essi non contengono per lo più l'uguale quantità di nicotina. In quelli francesi c virginian i può stLlirc sino a 10 por 0Jo, mentre in quelli turchi e avanesi è limitata a 3 per l'identica proporzione. Quindi c a v•·imo aspetto vi sarebbe a fare le meraviglie, che i tabacchi, i quali contengono poca nicotina, abbiano aù essere tossici. Ma bene spesso, negli stessi casi, si vcrilìc:t


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che la quantità di tabacco consumo.tn, supplisce alla. qualità. A dò si potrebbe tuttavia aggiungere la maniera. (concia), colla quale i vari tabacchi sono apprestati. n fumo del tabacco contiene parimenti della nicotina.. Appositi sperimenti hanno clifatti dimostrata l'esistenza ùi l e sino di 2 decigrammi in 20 gramnù di esso. Pertanto le persone che ingollano il fumo del taba.cco corrono maggiore probabilità di diveniJ:e ambliopiche. Nulla di meno, anche attribuendo un'azione più energica alle qualità di tabacco maggiormente ricche di nicotina, non si giunge peranco a bene spiegare la ragione, per cui taluni fumatori risentano più facilmente di altri gli effetti tossici della nicotina. · n pronostico sull'ambliopia nicotinica non si mostra sfavorevole, poichè i sette casi da me osservati, sono stati altrettante guarigioni. H11tchinson però riferisce taluni casi di cecità assoluta, nei quali l'ambliopia si risolse i)1 atrofia. delle papi!Je. li trattamento di tale affezione doVl'à. essere molto energico, e a.l malato, per quanto penoso gli possa riescire, farà. d'uopo l'astenersi dall'uso eli tabacco, nella considerazione che il mjgliore mezzo per debellare gli effetti è quello di distruggere la C.'l.USa.

Oltre a ciò occorrerà seguire e combattere ciascun sintomo in particolare. Cosl si farà uso del solfato neutro d'atropina per la miosi; si ordinerà l'applicazione di vescicauti alla nuca, per calmare la ccfalalgia e i dolori peri-orbitali, e si amministrerà internamente il bromuro })Otassico contro la eccitazione nervosa e le allucinazioni. Nello stesso tempo si prescriveranno a riprese dei vomitivi, raccomandando al ma.lato la maggiore esposizione all'aria che gli sia possibile.


RIVISTA DI TOSSICOLOGIA

.-ropl'ictà tossiche {lena. glicerina. (Jo-rnal dc Pharmacia dc Lisboa, agosto 1877). Su tale proprietà delln glicerina, il professore Dujardin-Beaumetz fece, in unione col signor Andigé, degli studi diligenti ed analoghi a quelli da essi n.llra volta. istituiti per riguardo all'alco1e. Dai loro esperimenti risultano le seguenti conclusioni: quando si pratichi a un cane una iniezione Ìl)Odennica di glicerina in dose superiore agli otto grammi, si vedranno comparire degli accidenti mortali più o meno pronti, a seconda della quantità del farmaco stata adOJ>erata.. Quindi si è potuto stabilire che coll'iniezione di otto grammi e mezzo la morte sopravYiene suppergiù in capo a 24 ore; collo. dose di 10 a 12 grammi, fra le 15 e le 20 or e, e colla quantità inalzata a. 14 grammi, il cane sopravvive tre o quattr'ore e anche meno. I sjntomi osservati nell'lwvclenamento colla glicerina sono : agitamento c qucrulo gagnolio dell'animale poco dopo l'iniezione; più tntdi, inquietudine, tristezza, movimenti c andirivieni in dir orso senso c a testa bassa, emissione di orina sanguigna e conati di vomito. Col progredire del vencficio, gli si asseccbiscono le mucose, producendogli una sete inestinguibilc e un abbassamento della temperatura; l'assale una paralisi tale da rcndergli assai difficile il camminare; cade senza volontà propria, si rivoltola pien tli sonno e indifferente a tutto quanto il circonda; manifesta la tempemtum ogni volt.a più bassa, la respirazione meno frequente, il polso filiforme c muore.


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Da siffatti sintomi, cui si potrebbe applicare il noine di glice?·inisrno, emergono taluni punti, che fermarono l'attenzione del Dujanlin-Dcauroetz in modo da IJO.ro.gonarli con quelli prodotti dal Yeneficio col mezzo degli alcoli mono-atomici. Nella diminuzione della temperatura animale, il glicerinismo segue un andamento diverso da quello dell'alcolismo acuto. In questo si pa.lcsa eia pri ncipio un breve periodo di reazione, al quale succede una (liminuzione della temperatura, che poi aumenta gradatamente sino alla morte del paziente. In quello manca affatto il periodo della reazione, c la temperatura aniniale perdurando im;ariabile durante il primo tempo dell'attossicamento, non comin.cia a. scemare se non dopo un periodo inoltrato, ma senza mai raggiungere il grado che si osserva negli alcoli e che rappresenta la metà della tcmpera.tura, iniziale. Riguardo ai fenomeni nervosi, la risoluzione riesce assai meno spiccata negli animali attossicati dalla glicerina, che in quelli dall'alcole, e per solito si fa solo notare nei periodi inoltrati del veneficio. Però le convulsioni che mancano quando la dose della glicerina è limitata tra gli otto e i dieci grammi, compariscono allora che essa ascende a 14 grammi, assumendo un carattere particolare che le fa somigliare a quelle prodotte dalla stricnina; la qual cosa, uni.tamcnte alle grida convulsive che strappa ai pa7.ienti, prova che la glicerina può anche esercitare un'azione tctanica. Con dosi poi superiori ai H grammi, la temperatura aumenta invece di diminui•·e. Nell'alcolismo acuto il periodo coma.toso si rivela quasi dal principio, contrariamente al glicerinismo, ove esso non apparisce che verso gli ultimi tempi (tcl vencficio. In tutti c due i casi e a una stessa maniera si mostra sin dal principio l'ematuria. l /esame necroscopico degli animali morti in seguito all'avvelenamento colht glicerina presenta, il fegato di color vermiglio cupo e notevolmente ipcremizzato per via del suo tessuto il quale forma la base ili una profonda disorganizzazione, e la mucosa intestinale pur essa. affetta da congestione con accompagnamento di emorragia alla superficie.' Suppergiù gli stessi fenomeni si riscontrano nei reni, mentre i polmoni vanno iniettati di sangue senza però mostrare dci punti di apOIJlcssia.; il cuore gi:we disteso, tutto aggrumato, e il san-


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gue è denso ed annerito. Tutte queste alterazioni sono uguali nell'alcolismo acuto come nel giicerinismo. Quindi il DujardinBea.umetz crede di poter e affermare che l'azione della glicerina è analoga a quella dell'alcole, e che essa attacca da principio e direttamente il sangue e il sistema cerebro-spinale. Le lesioni osservate provengono in totalità dall'eliminazione della glicerina, la quale al pari dell'alcole esercita la propria azione di preferenza sul fegato e sugli intestini. L'analogia che il Dujar<lin-Beaumetz. e l'Andigé trovarono fra il tossicismo degli alcoli morro-atomici e quello dei tri-atomici ricl:ùederebbe che si spingessero oltre gli studi, onde pervenire al punto importante di stabilire se le differenze accertate fra. gli alcoli propilico,' butirrico e amilico, possano pure incontrarsi nel gruppo dei gliccrili. · Da quanto fu detto è lecito inferire cliC la glicerina, se possiede delle virtù tcrapeutiche, ha pure delle proprietà tossiche, e come l'alcole, può riuscire funesta oppure benefica a seconda delle dosi e delle circostanze in cui è amministrata. Pet: conseguenza ogni volta che essa sia prcscrittll. nell'uso interno c la sua amministrazione abbia a prolungarsi di molto, sarà, necessario di badare e in vigilare agli accidenti che possono sopravvenire. Queste riflessioni sono in particolar modo applicabili alle t)rescrizioni della glicerina nel trattamento del diabete. ·· Jl Dujardin-Beaumetz riassume poi così le sue osservazioni : 1• La glicerina chimicamente pura e introdotta, per la via ipodermica, nel corpo di un cane alla dose di 8 a 18 grammi pe1· ogni chilogramma del peso dell'animale, vi determina, nel corso di 24 ore, degli accidenti tossici mortali; 2• I sintomi del vencficio (glicerinismo acnto) presentano molti punti di somiglianza con quelli dell'alcolismo pure acuto ; 3• Le lesioni necroscopiche si manifestano, nel glicerinismo, analoghe a quelle prodotto dall'alcolismo, inducendo così a credere che esso operi quasi nella stessa maniera; 4• Sotto il punto di vista terapcutico toma tanto o quanto pericoloso l'introdurre delle grandi quantità di glicerina nell'or~a.nismo animale. L. Z.


RIVISTA DI ~iEDICINA LEGALE MILITARE

Nuovo l)l'o cesso eli scnoprim.ento clelia simulazione clelia so1·tlità, basato snlha. climostl'azione dei movimenti involoutari di attenzione del s i•

muln.tore, del dottor G ELLÈ. (Gazette mécUcale cle Pa1·is, 24 febbraio 1877, n• 8). ll dottor Boisseau ha detto con ragione che la simulazione della sordih\ completa è una delle più frequenti, perchè non esige elle inerzin. e passività. Ora. lo scoprire che uua persona sospetta simula questa infermità allo scopo di farsi esonerare dal servizio militare è cosa quasi impossibile anche 11onenclo in opera la sol·presa, le minaccie, l'astuzia. La cloroform.izr.azionc sola c la ebbrezza togliendo la coscienza. e la memoria, possono 'concorrere a smascherare il simula toro; ma sono processi non scientifici e poco dignitosi. · Io ho cercato nell'analisi della funzione uditiva le basi di un::t investigazione più attiva, più penetrante, e credo avere trovato nel processo seguente un JJUovo mezzo di riseontrare le asserzioni cloi sordi senza varcare i limiti della scienza e della moralit<ì,

Un animale che ascolta mostra nn aspetto particolare che non JlUÒ inganna.re l'OSServatore; tende la testa, ru'ÌZZ!L le 01'0CChic,

fa silenzio, cessa di pascolare, resta immobile; utl solo dci suoi organi si agita. in senso diretto, ed è il padiglione dell'orecchio, lu

cui conca si volge verso i diversi punti dell'orizzonte che va come


RIVISTA. DI GIOR~lli JT.\!,U.m ED ESTERI

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esplorando ed interrogando. Sicummon te che vedendo questo animale cosi attento, ognuno comprende che esso sente qualche oosa che ascolta. Nell'uomo questa mimica dell'nltenrionc uditiva non ò certo così evidente; l'a.zione del padiglione è ben diversa,. Questa appendice in lui così poco sviluppata, è pure poco mobile; nell'uomo è la testa che si muove c volge i suoi assi uditivi >erso i diversi punti dello S}lazio. M a questi movimenti volontari cessano nel simulatore. Vi ha però una serio di atti e eli con trazioni, di mutamenti dì calibro e di f'onna del canale ueliti vo, eli cui si è affatto inconsap evoli e che l'osserrntorc può raccogliere, i quuli accompagnano la. ricerca, l'oricntazione, l'udizionc, sono movimenti riflessi di attenzione che non possono manetu-c nel simulnlore. Anzi se vuoi fate il sordo, hn tanto maggior ragione di voler sf:mtirc c di ascoltare. L'apparecchio muscolare dei pellicciai che circondano a guisa. di raggi la conca uclith'<1. c il meato uditivo estemo è ancora assai sviluppato nell'uomo, lo è poco c affatto insufficientemente nella donna. li muscolo auricolare superiore specialnH~nlc ha una. certa fo1-za e la sua azione è assai energica.; è (lesso che solle\·::t il padiglione, che apre h conca e allo.rga il condotto cartilagi neo dell'orecchio. Basta collocare il polpastrello dell'indice fm l'orecchio e il cranio all'origine dell'elice t>resso la sua inserziouc anteriore 11er farsi un'idea della. estensione cd energia. di questo movimento tli elevazioM del mo.rgine supcl'iorc dello. conca quando l'auricolare si contrae. Ora, col mezzo del mio apparecchio possiamo ,·edere che questa azione dei pellicciai auricolari si estende anche al condotto uditivo che è manifest-amente dilatato cù 3.ltmenta di calibro negli sforzi di attenzione uditiva. E cco la disl>Osizione della esperienza, che è voi semplicissima: Un tuuo ad U ha nel suo braccio 11iù lungo attaccato un tubo di caoutcl1ouc che con l'altra estremità Ya ad adattarsi all'orecchio della persona da csnminat-si. Kel lubo cut'vo si versa un liquido fin chè sfioriillivello del braccio viù corto. Questo è munito di un galleggiante incnrìco.to eli trasmettere i movimenti uclliquido ad un lungo ago di alllllllÌlÙo che amplificalo spostamento l\Cll':l.l)POrto di l : 20. Cosi per esempio l'ascensione del galleg-

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giante di un millimetro sa.rù indicato da un movimento di abbassamento dello. punta dell'ago di alluminio di 2 centimetri; un 1/z millimetro segnerà sul quadrante uu centimetro, e così via discorrendo. È dunque uno strumento sensibilissimo e graduato. I o rho chiamato cndotoscopio ad ago, perchè mi ha servito a stucliarc i movimenti della membrana del timl)ano c la circolnzione dell'ada. nell'orecchio medio. La estremità. libera del tubo di caoutchouc si introduce nell'or ecchio della. persona da esplorare. Ma bisogna. a.vcre un' avyertenza: è indispensabile che il piccolo imbuto con cui termina questo tubo e che penetra nel meato sia abbrtstanza voluminoso perchè lo chiuda completamente ed anche percM non si possa introdune che di alcuni millimetri soltanto, avendo riguardo che non tocchi la porzione ossea del condotto. Kon bisogna infatti dimenticare che ciò che vuolsi r endere manifesto c all'occorrenza misurare sono le modificazioni di cn.libro del condotto cartilagineo che è il solo fornito di mobilità. Tutto ben disposto, il nostro sordo, fattolo sedere col dorso rivolto verso la tavola sulla quale è collocato lo strumento, è avvertito JI Cl' iscritto, o in altro modo, che si sta per sottoporlo ad un principio di cura della sua infermità. Si parla a voce bassa, c gli osservatori si comunica.no i loro pensieri, eH modo che l'attenzione del falso sordo è vivamente ~ollecitatn e senza accorgersene eseguisce la serie dei gesti auri_ colari dell'attenzione uditiva. L' o.pparecchlo li scuopre immecliatruncnte. L'orecchio si muove, la conca si dilata., l'orifizio del condotto uditivo si slarga (bisogna guardare che la bocca sia tenuta chiusa, il minimo movimento delia mascella inferiore ò accompagnato da una manifesta. dilatazione del mcato), finalm ente il condotto stesso aumenta di calibro. In conseguenza di questa opcra:~.ione, la colcnna liquida del tubo ad U oscilla, c l'ago segna lo spostamento. Praticamente i rcsulta.ti nell'uomo adulto sono sembrati decisivi, ed io credo che il medico chiamato a. scuoprire. una sordità simulata trova qui vi un mezzo nuovo basato sopra un fatto fis iologico positivo, che non è da. disprezzarsi di fronte alla penuria. che abbiamo di processi scientifici di investigazione. In una seconda esperienza l'osservatore potrà solo accertarsi


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dell'azione isolata do! muscolo auricolare superiore. Basta modificare leggermente la disposizione della prima estlerienza per ciò che riguarda il modo di accomodare il soggetto. Un anello formato di nn tubo di caoutchouc :>. pareti molto sottili e flessibili è avvolto stt·ettamente intorno la inserzione dell'orecchio fra H padiglione e il cranio, ed ò unito al tubo dell'apparecchio. La minima contrazione del muscolo slarga ilpednncolo dell'orecchio; l'aria. coutenuta nel tubo avvolto è compressa e sfugge verso il tubo dell'apparecclùo, il quale indica. nel solito modo questo spostamento. Le stesse conclusioni scatul'iscono da questa esperienza.


VARI E T À

I l se•·vizio s auit.arlo tu•·co i n gncrrn, (Gc~cetct de sanidacl miUta1· espanola, giugno 1877 - Dentsclw milittil·ar-

zliche Zeitschrift.) Il servizio sanitario t urco forse sufncicnto nel tempo eli pace, non· risponde in nessun modo :li bisogni della guerra, poichè In. Turclli:t, fedele alle sue credenze fa talistiche, n!Jlmndonn. i malati e i feriti di buon grado alla. sorte (Kismeth), piuttosto che affidarli alle curo di esperti medici, ai quali generalmente non si ricorre, e poichC, per quanto paia strano e inYerosimile, sono penetrate Jc mode d'Europa prima della mcùicinn in quel paese semiasiatico. Sino dal 1838, il Moltke, in un suo libro ben conosciuto, SCI'ivova in proposit.o ùcll'assc~lio di nn (l. città kunl(l.: " B veramente cosa. vergognosa l'inviare 3000 soldati in guerra con un solo e ignorante barbiere per tutto il servizio medico c chirnrgico. Sono otto giorni che un artigliere è stato malconcio da. uno. ruota, e non pcranco si sa. se tra.ttisi di rottum, di slo'gamcnto o di semplice contusione della gamba, mentre il povcretto segue a giacere sotto alla tendo. privo di qualsiasi assistenza. Spero di poter conferire c chiamare l'attenzione di Hafiss pascià sopra tale miserevolo stato della sanità milita re, perchè credo che in C[11 Cstu occasione, piìt che in f.lUalunque altra, possiamo noi volontari servire a (!Ualchc cosa.. ,


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(Siffatto slancio di nobile e generosa compassione annun:tiava. il grande avvenire di quell'ufficiale. Infatti è stato notato in mille occasioni la premura dedicata alla salute del soldato dai militari di carattere magnanimo e da tutti i condottieri di vaglia). Nell'ult-ima campagna d'Erzegovina fu anche messo in chiaro lo stato elementare, nel quale si trova il servizio sanitario turco, tli mpdo che il Danzer, scrivendo nel Wien. Mediz. Woehenscrift, n• 11, 1876, sullo stato delle truppe tw·che al principio dell'anno 1875, riferisco come non vi fossero ospedali pei feriti, come nude e calcaree rocce servissero da letti ai malati o come barbie1i europei facessero da medici. · Anche nella campagna dell'anno 1876, almeno nei primordi, eravi tanto nell'esercito turco quanto in quello serbo una deficienza di personale sanitario mai risconh·ata in nessuna guerra. moderna ; e i pochi medici che ne facevano parte, possedevano me:tzi di medicatura sì scarsi, che, malgrado la migliore loro volontà di tornare utili, non riuscivano ad ottenere se non risultati poco soddisfacenti· (vedasi la llf.ecl. P1·esse di Yienna, a. 18761 pagina 1101). Difficilmente si potrebbe stabilire se la colpa di un tale stato di cose sia del capo della sanità militare ottomana, 1\'Iarc pascià, oppure del su•> rappresentante in campagna., il tenente colonnello meclico dello stato maggiore, dott. Malunud bei, un tw·co il quale mai ha diretto un ospedale. Ben colpevole invece emerge il capG sanitario, addetto al ministero della guerra, Sihie · :Medschlisi Davi Chonra, il quale oltremodo tenero di ogni questione di forma, mostravasi poi apata in quanto riguardasse i progressi scientifici di tutte le nazioni civili (Wùm. Mediz. Wochenscti(t, n• 7, 1877). Però ammettendo le gl"a.vi mancanze della direzione, conseguenti da trascuratezza oppure da ignoranza, è pur dovere di dil·e che le principali cause del deplorevole servizio sanitario turco provenivo.no dalle difficoltà locali del teatro della guerra, e massime dalla deficieuza di ambulanze bene orgtmizzate. Aggi)lngasi che, in considerazione dci buo1ù ospedali di presidio esistenti nelle provincie del regno, non pareva vero ai comandanti turclù, che i battaglioni avessero ad essere provveduti dell'occorrente, onde impiantare e mantenere pel corso di tre mesi od anche di maggior tem1)0, una infermeria di 25 letti là dove fosse richiesta dal bisogno (Feldcwzt, 11° 18, 1876).


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Seguivano ciascun battaglione una cinquantina circa tra muli c cavalli carichi di bagagli, di tende, di munizioni, c ta1uni pure di sostanze alimentari e di acqua potabile, la quale era contenuta in specie di otri, ma in sl ristretta proporzione che spesso mancava. Iltlifctto di traini debitamente organizzati, era supplito da fila di carri tirati da buoi della Bulgaria e deputati al traspol'to degli oggetti più pesi; essi l)erò erano insufficienti pel numero c disadatti pel traino su per strade montagnose. Come di salmerie, le truppe attive difettavano dei mezzi onde trasportare i m~1lati. Quindi si vedevano gli stessi soldati a procurare il miglior trasporto possibile dei loro commilit.oni feriti, adagiandoli sopra carri, sul dorso di muli o di cavalli (TVien. Mediz. Woclwnscrift 187G, pagina 1491). Il trasporto dei feriti è benanco pessimamente organizzato nei punti ùi stazione, poiçbè i miseri soldati, pieni di abnegazione nelle loro sofferenze, con le membra. rotte e senza salde fasciature, giacevano sopra carri persino privi di paglia, esposti alla n eve, alla pioggia, al gelo e alla sizza e trainati da buoi su per stra(le le più ripide e scoscese. Per conscguenzo, da Nisch furono sconsquassati sino all'arrivo nell'ospedale di Cheirkoi (1), vale a dire durante 36 ore. Nè quei poveri malati, ammit·evoli esemt)i eli pazienza, profferirono in mezzo alloro dolore altre parole all'jnfuori di: Pculischa hùnis sag holsc~, ossia, Salute al nostro sultlmo! In Cheirkoi erano medicati, rifasciati, non che rifocillati, c secondo i casi ricover::tti nell'ospedale militare, oppure inviati, sotrto la. custodia di medici, qualora creduta necessaria, a Sofia, a Andrinopoli c financo a Costan tinopoli. n matel'iale negli ospedali pei fmiti trovavasi in armonia coi mezzi di trasporto dianzi descritti, gia.cchè l'in ti ero personale sanitario dell'esercito principa.Ie, ascendente a circa 200 tra medici e chirurghi (Dierc' e l 1'imcwdjis) aveva alb sua. disposizione unn. sola. cassetta di strumenti chirurgici ed ancora logori tl.nl lungo uso ( Wùm . 111ecti/. "Wocltenscrif, 1877, n• 7) .

(l) Cheirkoi è probabilmente il luogo indicato nelle carte g~ogralì· che col nome di l)irot.


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Più tardi dir~mo dell'eccessi~o numero di malati ricoverati in ciascun ospedale, ma senza maggiori particolari si può formare un giudizio cir ca la loro organizzazione ed il servizio. Ovunque in tempo· di guerra occorre transitoriamente di dover empire · gli ospedal( di mnlati, ma specialmente in Turchia a causa della 'insufficienza dei mezzi di trasporto. I turchi da remotissimo tempo v edono negli ospedali una manifestazione di sentimenti umanitari e sovenli dedicano a questo scopo benefico delle cospicue somme. Perciò gli ospedali di gua-rnigione sono molti e ottimamente costrutti, alla pari delle caserme che si possono dire magnifiche, e anche tluando non fossero sufficienti, si potrebbe con (acilità rimediare, occupando gli altri luoghi di beneficenza, ma sembra che in tempo di guerra tutte queste vantaggiose circostanze siano dimenticate. Osser~ando attentamente la situazione degli ospedali si rileva .che o si sono trascurati i dettami della. scienza o che questa è stata male interpretata, poichè quasi dappertutto si è attuata. la idea., sotto un punto di visla. esclusivo o solttmto giusto per metà, che dove il vento batta con maggior veemenza, là sia il miglior punto per erigere un ospedale. Cosi tLd esempio, l'ospedale centrale della 1nima divisione si eleva sopra il poggio eli Maltepè a Costantinopoli e travasi esposto alla rigida tramonta,na. L'ospedel Seraschicrato si erge nel punto culminante di Stamboul, e mt altro sul promontorio di Se'itin-Bouruem nel mar di Marmara. a ponente della citti\. Gli ospedali dell'artiglieria sono tutti fabbricati in meno allo correnti d'aria più sottili del Bosforo in Bumasch Soujon, in 1\onteli, iu Kavek , mentre quello ùi Stayes di I!n.ydar pascià lrovasi nell'estrema parte meridionale di Scutari e sulla riva del mare, dove soffiano con maggiore intensità i venti del. sud. Nell'occuparci degli ospcda.li turchi per i feriti, dobbiamo anzitutto mentovarc quello di Viddi no, deputa.to pcll'esercito del Timok e diviso in due locali contenenti tra tutti e due 350 letti. Di esso ha scritto alcuni ragguagli nel giornale The J;ancet, numero del 14 ottobre 1876, il dottore Mac Cormac, chirurgo inglese, noto per la campagna fatta nella guerra franco-prussiana. Secondo il predetto sanitario, quell'ospedale non era ben assettato, nè abbastanza pulito e aerato, c ricoverava circa 400


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soldati quasi tutti feriti leggermente o convalescenti .. Aveva la mortalità nella proporzione di 2 1/2 per 0/0, ed era diretto dal colonnello medico Ariz bey, attorniato da un numeroso stuolo di })ersonalo ~ubordin~to. . · L'ospedale turco per feriti, più importante e immediato al teatro d'operazione dell'esercito principale, era quello eretto nella fortezza dì Nisch e anch'esso in condizioni t utt'altro che salubri. Colà accadde il caso, corto senza esempio, di trovarsi accumulati sino a 8000 feriti in una volta sola., c 4000 in varie altre volte. n Hl di settembre, data dell'anivo del dottor MacCormac, i feriti erano 3000 compresi 2000 entrati in quello stesso giorno. A onore del vero bisogna dire che si 1>ensava senza })OSa a traSJ)Orto.rli in altri ospedo.li, giacchè si prevedevano i pericoli conseguenti da una sì grande riunione di malati. L'estensione degli ospedn.li di Nisch era. assai vasta, ma i loro locali si mostravano ben poco adeguati. Quello principale era un'antica e sucida caserma di cavalleria., capace di 1500 letti, ma con poche stanze assettate c adatte a ricoverare non più di 115 malu.ti. Oltre a questo edificio, vi erano sci capannoni o meglio depositi, come scrisse il giornale Tlle L ancet di Londra nel numero 6 gennaio 1877, ridotti all'uso di infermeria solamente alla fin e di settfJmbre. Però, siccome servivano a un tempo da ospedale c da. caserma, così non pot.cvano essere buoni luoghi di salute. D'altronde notavansi delle pecche e anche delle contraddi?.ioni nel loro modo di costruzione. I muri erano rozzi, non arricciati, ma semplicemente rh·cstili di un intriso di fango e di pnglia trita. E di terra argillosa era pure il suolo di ciascun locale o stanzone, poveri d'aria e di luce poi 240 1otti che contenevano. Naturalmente i medici si opposero all'accettazione di siffa.tti ospedali, ma non fu dato retta alle loro rimostranza. La prima stazione del feriti trasportati do. Nisch alla volta di Oriente, era Che1rkoi, ove erasi impiantato il servizio di ospedale in parecchio capanne bulgare capaci in tutto di 500 malati. Ne era direttore, sotto gli ordini del comandante armeno, il mcdico capo, dottor Gormidas effendi, primo medico della pubblica. igiene in Costantinopoli. ll dottore :Mac Cormac giunse a Chelrl,oi por ln strada di Nisch, e vi trovò solamente quaranta malati di ferite. Da Chelrkoi alla prima stazione d'importanza


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(Sofia) occorrevano 48 ore per trasportare i feriti, mentre la posta. eon buon tempo ne impiegava puramente la me'tà.. Sofia, Friaditza in bulgaro, sede del l o corpo di esercito turco nella campagna di Serbia, e una delle antiche capitali della Bulgaria, sorge su di nn poggio all'altezza di 600 metri dal livello del mare. È circondata da. una magnifica catena ùi monti, che si stendono in un circolo ili 13 leghe quadrate (lega lineare tedesca, composta di 7,770 metri), irto di punte svariate e talune elevantisi sino a 2500 metri, e imbianchito da strisce di neYe, come tutte le giogaie dei Balcani. Il paese è largamente percorso da torrenti di ottime acque, che si precipitano dai monti e gorgogliando vanno a riunirsi al nord nell'Isker, e nella Maritza al sud. A Sofia e nei suoi dintorni sonvi parecchie polle che elevano la termalità sino a 70 gradi e servono, nell'estate, alla cura dei malati rumeli. Le variazioni dei venti sono continue, dominando particolarmente i fortunosi del nord, e 1·affreddando, nell'inverno, talmente la temper~tura, da fo.lrla spesso abbassare sino a 30 gradi. Il suolo, coperto di acquitrini, torna eccellente alla vegeta;:ionc, c la. fcrtilozza n'è accresciuta dalla laboriosità. dei contadini bulgari, i quali vi raccolgono buoni frutti, riso e varié qualità di civaie. Siccome punto di partenza delle quattt·o strade che traversano i Balcani, Sofia ha una speciale importanza strategica, già ben riconosciuta dai Romani. Difatti a soli cento passi dalla città, al nord-est, s'incontrano taluni ruderi dell'antica fortezza latina di Sardica. Per quest.à. sua posizione, in tempi men lont.ani, Sofia fu la residenza dei principi che regnarono nella Dulgaria (lVùm. Medi.z. Woche1~scri{t, n.• 8, 1877.) ll dottore 1\Iac Cormac giunse in Sofia il 17 di settembre, e vi incont.rò il collega Takvorian, che rendeva servizio in un ospedale di 100 letti (in quel tempo tutti occupati), non distinto da. disposizioni speciali di ventilazione, Illll. assettato e comodo. Fra i feriti non trovavasi alcuno il quale inducesse a sospettare di essersi mutilato da so medesimo, siccome avremo a dire nel trattare dei serbi . In Sofia, il colonnello medico dottor Fano bey dirigcvn. un ospedale chiamato di Hirsch dal nome di un barone austriaco, appaltatore delle strndo ferrate turco-rumele, il quale l'aveva


914. fatto erigere c lo manteneva a sue spese. L'ospedale ·era abbondevolmen te provveduto di tu tto, ma1 come gli altri, riboccnute di malati. Usavnsi tenere aperti gli usci delle sue stan~e, e invece chiuderne le finestre ; dimodochè sitava il marciumc. Il dottore l\1ac Cornmc fondò in Sofia un ospedale inglese di riserva, spendendo 200 lire sterline pel fitto del locale e per l'impianto di 60 letti completi. Per la cura dci malati poi propose tre medici inglesi, che il governo turco r~tribul con 350 e 400 liro mensili, incaricandosi pure del mantenimento a s ue spese dell'ospedale. Oltre all'ospedale inglese, cravi in Sofia (almeno nel cliccmbre· dell'anno 1876), nella case1·ma di cavalleria, una infermm·ia di 4000 letti, divisa in sei scompartimenti, dei quali due per le cliniche mediche c quattro per C[UClle chirurgiche. Al servizio s~tnita­ rio di questa grande infermeria, che per solito era depu tata ai malati gr01.vi e contava una considerevole mortalità, attendevano 4 medici e tre cllirurghi. L'ospedale civile di Sofia, contenente 80 letti, era riservato di Jlreferenza agli invalidi e ai convalescenti. Da ultimo dobbiamo far menzione dcll'ospedo,le di Adrianopoli cl1e conteneva 300 letti, solo per metà occupati all'arrivo del dottore fflac Connac1 cioè vm·so la fine di settembre. A mano a mano che si faceva sentire il bisogno di prestare assistenza ai feriti e agli altri malati, cresceva l>enanche in Tu r~ chia l'idea eli fondare delle $0Cietà, le quali si ùedica.sscro volontariamente a tale scopo. L a iniliativa fu presa dal giornale d i Costantinopoli il W<,kit1 col seguente appello : " Le signore di Pietroburgo si sono costituite in società. per soccorrere 1noslTi nemici! Non faremo noi altrettanto pei nostri fratelli feriLi!, L:~ conseguenza ftt che la moglie di l\Iidhat pascià e la nuorn. del gran maestro di cerimonie Kiarmil si posero alla testa di u1Ht società ili soccorso1 collo scopo precipuo ili provvedere materiale eli medicn.tura ngli ospedali. N è la filantropica iniziativa rimase lì circoscritta, poichè il governo, scuotendo l'abituale sua incuria, si volse ai medici stranieri e per mezzo del suo ambasciatore in Vicnna offcrsc le seguenti condizioni ( Wiener m.eclizinische P1·esse, 1876, pag. 1076) a quelli che sar ebbero entrati nel servizio sanitario militare turco :


915 1• Obblig.o di servire il governo della Porta per l'intero corso di due a.nni, senz:J- diritto nè domanda di licenzt~; 2• Obbedienza al Darì Chourah (capo di sanità) di Costantinopoli e al generalissimo_dell'esercito turco in t.utto c per tutto, accettando gli incarichi e le destinazioni assegnate; 3• Punta occupazione di politica e rispetto alla disciplina militare turca ; 4• Paga mensile da capitano (kol aghassì) dell'esercito turco, in ragione di 180 fiorini austriaci, ossia 450 lit·e italiane, e una razione giornaliera d'avena per un cavallo; oltmcciò il viaggio a spese del governo ottomano, da Vienna a CostanLinopoli e il ritorno dal teatro della guerra.. Fuori della Turchia pochi accorsero a.l sollievo del suo esercito; e la sola nazione che le manifestò qualche simpatia. fu l'Inghilterra, la quale sino dal mese di luglio dell'anno 1876, ebbe costituita, secondochè emerge ùa una. lettera indirizzata alla Nazùm,al Zeitung, una società di soccorso ai soldati turchi, sotto la presidenza di una signora inglese. L'associazione londinese della Croce rossa decise di man.dare 20,000 lire sterline in soccorso dei feriti nella guerra contro la Serbia, e il 25 agosto trasmise da ·w oolvich a Costantinopoli una ragguardevole quantità di oggetti da medicaturn, acquistati dal governo inglese. Sullo scorcio dello stesso mese d'agosto prcset·o scrv.i'l.iO nell'esercito turco una ventina di medici inglesi (giornale The Lancet, 23 dicembre 1876) c furono ripartiti fra gli ospedali militari di Kisch o Niscik, di Novibazar, di Viddino e di Larissa. D giorno 10 di settemb..re giunse, come già fu detto, dalla Serbia a Vidclino il dottore ~:ruc Connac uccompagnato da altri 4 medici e scortato da parecchio materiale medico. Fra gli altri incarichi esso aveva. dal Comitato di soccorso di Londra quello di stabilire in Sofia un ospedale di riservu. Gli sforzi riuniti della Turchilt c dell'Inghilterra pervennero ad alleviare tanto o quanto la miserevole condizione dei- feriti , turchi; difatti fino dal mese d'agosto si scriveva al giornale di Londra, il Levant-Hemld, che i turchi contavano venticinque ospedali militari sul teatro della guerra, sci dei quali erano considerati ospedali centrali, conteneuùo ciascuno da 300 a 600 letti, e gli altri appartenevano alla. seconda. categoria siccome capaci


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VARIE"Tl

di 100 a 300 letti. Questi particolari combinano coi ragguagli dati dal Wien. Medie. Wochenstri{t nel n• 7 del mese di decembre 1876, sulla capacità degli ospedali turchi in Romelia e nei Balcani. Pertanto nell'anzidetto mese Nisch contava 5 ospedali con 1500 letti Adlie l 250 n ' 350 n Viddino 2 ," 1tustciuk 80 , l n " Sofia 4 660 , n Talar-Bazardschik " , l 40 Il " Chch·kOi , l 500 " Urkub , l 100 ," Kourchounlou , l 100 n n Filippopoli l 150 n » n Adrianopoli 2 , 500 , " Varna l 80 "» Schoumla 2 ," 400 " Virnawa l 40 " l) l)

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Totale .... 4750 Ietti L'assistenza volontarià degli inglesi, i loro soccorsi ai feriti turchi, tanto favorevolmente accolti dalla nazione ottomana e anche avvalorati dai benefici accordi della convenzione di Gineyra, ebbero un violento contrasto nella condotta delle truppe del sultano coi serbi. Ogni giorno infatti i giornali di tutta l'Europa na.r ravano le atroci crudeltà e gli atti di vandalismo commessi sinanco sui cadaveri di quei nemici. P er averne una idèa approssimativa basta ranunentare il seguente passo della nota. diretta. dal ministro di Stato della Serbia a.i gabinetti europei: " I ferit i serbi che non si possono raccogliere e mettere in salvo vengono mutilati e spogliati di quanto posseggono, poi uccisi dai barbari moderni conosciuti sotto il nome di basci-buzuk e di circassi

(Jfriegerheil, n• 40). , Sembra adunque che questi gregari siano stati nella. campagna della Serbia, tanto fero ci come li descriveva. il Moltke nell'anno 1830. Così, per esempio, il Danzer già mentovato scrive nel ll!ilitair 1-Vochenblatt, n° 96 dell'anno 1876, che essi sul campo di


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b.attaglia (fatto d'arme del18 agosto 1875) tagliavano la testa non soh>. ai morti ma benanche ai feriti e pigliavano pai'te a que~ sta sorte di supplizio alla maniera di orde rapaci e Mide. di sa~ ziare a u11 tempo la cupidigia e l'istinto crudele (1). Il soldato regolare non giunge però mai a sì barbari estremi ; ess.o ha relativamente avuta una educazione militare, e solo si permette talvolta di camminare frammezzo ai feriti e ai cadaveri dei nemici vinti, lanciando a chi una pedata e a chi uno sputac~ chione. Occorre pèrò dire che i sentimenti filantropici di personaggi mgguardevoli turchi, come per esempio di alcuni generali, porgev~no· uno spiccato contrasto colla barbara condotta delle truppe, e che il governo ottomano, malgrado la severità usata con. i ;ribelli, procurava di contenere le orde indisciplinate nei l<Tro Qrribili eccessi, come pure mostravasi disposto a riconoscere, per rapporto alla guerra serba, la convenzione di ·Ginevra. Vari altri fatti dimostrano che molte autorità militari turche non partecipavano alla barbarie dei soldati. A tale riguardo si ~ita ' in particolar modo il generale in capo Abdul Kerim pascià, uom() di nobile cuore, al quale esclusivamente _va dovuto l'assettò soddisfacente dell'ospedale dì Nisch sino dal principio della guen'a serba e la filantropica provvisione degli oggetti più essenz.ià1i; oltracciò gli ordini più severi onde impedire le att:acità da parte degli arnauti, cosa che, malgrado ogni buona volontà non potè ottenere. A lui pure è da tributare il merito di avere preso in Widdino e di concerto col dottore Sandwith, inviato dal governo rumeno, le disposizioni acconce a fa.re scambievolmente rispettare e a proteggere la croce rossa , decretando la pena di morte 'a chi oltraggiasse tlttesta nobile istituzione, cui dette inefra:gabili }Jrove d'ossequio c di fi clucia. È innegabile che con tali opere filantropiche i grandi uomini immortala.no la loro memoria e che l'affettuosa tenerezza verso i soffcrenti è segno sicuro di 11obiltà ·d'animo. (l) ~_on. si saprebbe dire quanta autorità vi sia per affermare simili atti; ma è però vero che in una piccola campagna contro i Kurdi si <lava Turchia, nell'anno 1838, una ricompens<t di 50 c sino di 100

in

:piastre a chi recava nna tesb o solo le orecchie di ·'1111 nemico.


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Anche Osman pascià figura di essere stato uno dei capi dell'esercito turco meglio forniti di nobili sentimenti, dacchè sin dalle prime avvisaglie che ebbero luogo nel principio del luglio 1876 accordò di buon grado al colonnello serbo Lescbjanin col quale si trovava alle prese, di mandare i suoi soldati infermieri sul campo di battaglia onde raccogliere i feriti e i morti, e trasportarli al proprio campo. Oltre eli ciò permise· a quei nemici di inoltrarsi disarmati nell'accampamento dei turchi c di trattenervisi dalle 11 ore del mattino sino alle 5 pomeridiane, collo scopo di dare sepoltura ai loro morti cogli onori consueti, mentre dal canto suo ebbe cura che molti feriti serbi fossero ricoverati in ospedali tm·chi e quivi trattati con piena considerazione. Finalmente il governo ottomano il 24 agosto (NationaZ Zeitung , 1• settembre, 1876), in conseguenza forse della domanda della giunta pei soccorsi, la quale era presieduta dal dottor . :M:arco pascià c sino a quel punto non aveva esistito eh c di nome, promulgò alcune istruzioni generali relative all'esercito, con cui ordinava che i prigionieri serbi ferit.i avessero a essere trasportati negli ospedali turchi e curati con impegno. Nello stesso tempo e al medesimo proposito la Porta rispondeva a un richiamo fattole· da.l gabinetto di Vienna, che sebbene si trovasse in grado di promuovere delle r est.rizioni circa la convenzione di Ginevra e per riguardo alla campagna .contro la Serbia, tuttavia avrebbe disposto che la croce r ossa fosse in ogni caso rispettata. L. Z.


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Die ~eld-sani"t.il.t, letture del dott. Vf. D.enBr.ICfl. Col titolo Die feld-sanitat abbiamo due letture tenuto alla . adunanza scientifico-militare in Lomberg dal dottor vV. Derblich maggiore medico dell'esercito austriaco. L'autore si propone di rispondere aJ quesito: quali risorse e quali mezzi può l'arte medica in guerra contrapporre agli onori delle guerre moderne ora divenute tanto micidiali. Ed è per rispondere a questa dimanda che egli vuol mostra.r e dapprima cosa fu e cosa è attualmente la medicina militare sul campo di battaglia; riconduce indietxo l'uditore nella storia del suo passato, dà uno sguardo sulle sue attuali condizioni, c da questo studio trae argomenti a prevedere quale sarà il suo sviluppo avvenire.

I. Nelle grandi guerre dell'antichità la storia ci fa menzione di ogni sorta di armi offensive e difensive ma non una parola di mezzi di cura e di trasporto dei feriti. L'antico testamento, per esempio, è ricco di dctt..'l.gliate descrizioni di sanguinosissime lotte. n racconto delle battaglie di Gerico, di Ai, eli Gibea non


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potrebbe essere più completo; vi si descrivono i preparativi, la. zuffa, l'esito, vi si contano i morti, ma non ci si dice come erano soccorsi i feriti. · I greci dei tempi eroici non possedevano veri medici; vi erano bensì uomini che avevano qualche cognizione sul trattamento delle ferite, ma comandavano truppe e combattevano essi stessi. L'arte medica d'allora era prerogativa degli Dei. poichè ci narra Omero che Arete ferito sotto ·Troia dovette s~tlire all'Olimpo per farsi medicare da}l'immortale Peone. Alessandro il Grande e Ciro conducevano seco dei .medici ma esclusivamente lJer la loro persona e non per i soldati. Gli eserciti di Cesare, Tiberio e Traiano avevanò medici i quali erano schiavi. La sola cosa che facessero tanto i greci che i romani in pro dei feriti ·era eli portàrli come meglio potevano, sui carri, sugli scudi, sui cavalli fuori dalla linea di baLtaglia. Nel secolo nono l'imperatore Leone organizzò nel suo esercito un corpo dip01·ta-{e1·iti. Per ogni frazione di truppa di 400 uomini venivano scelti 10 uomini disarmati che seguivano la truppa al combattimento, e per poter più facilmente trasportare i feriti essi avevano la loro sella munita a sinistra eli una doppia sta.ffa. Solo quando la polvere si introdusse nell'arte del guerreggiare si sentì realmente la necessità di speciali istituzioni sanitarie. SulrJrincipio tanto i profani come a.nc~he gli uomini dell'arte restarono esterrefatti dinanzi alla terribile potenza di questo nuovo mezzo di distruzione, tanto che i suoi effetti erano creduti opera diabolica dagli uni, avvelenamento dagli altri. .Ad Ambrogio rareo (l) spetta il merito di avere introdotto per il primo un ra~ionale e semplice trattamènto delle ferite d'arma ùa fuoco, e in lui abbiamo un esempio eli quanto possa influire sul morale dei soldati la fiducia nel loro medico; è noto inf<ttti come questo valente chirurgo colla sola sua presenza nei casi più diS}Jerati basta.sse ad infondere coraggio ai combattenti. {l) Ptima eli A. Pareo, l'ibliauo EarU!Iommeo l\Iaggi, professore a. Bologn<~, si era levato CQntro l'errore allora. domin:mto clte la ferite d'arma cla fuoco fussero uste e a>l· '"ctcnalt1 dimosf.t~ando cho erA.no solo c;ont.use -;_ E'i comha.t.teudo i J)le?.zi com}l~icati e b!\r· ùari che si us;w•no per me<licM·la si foce propugnatore eli quel metodo semplioo o fucilH che poi clivulgato e feeomlato dal genio di Parco, formò gran parte Mlla gloria di questo (Noi(t delli1 fledazùmt). ìllust.re ehlrurgo degli eserciti Jraucesi. 1


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I l primo ospitale d~ campo fu fatto eriger e da Enrico IV all'assedio di Amiens (1597) e da quest'epoca nei vari Stati di Europa. cominciò a lentamente svilupparsi il servizio sanitario militare. Una vera riforma fu inaugurata da Giuseppe II, il quale oltre atrer fatto erigere stabilimenti sanitari fondò l'accademia medica. che da lui prese il nome c decretò un regolamento saniL'l.rio. Le sanguinose guerre napoleonice fecero vedere pur troppo che tutto quanto si era fatto fino allora era ben al disotto dei bisogni. I rapporti dei medici militari d'allora sono pieni delle p,iìt strazianti descrizioni sullo stato miserando dei poveri feriti e ammalati. Tra queste r elazioni quella del dottor Reil al barone di Stein dopo la battaglia di Lipsia racconta cose da far raccapricciare d'oiTorc. Soldati feriti con gravi fratture alle membra accatastati sui carri senza paglia. Feriti che si trasportavano via dal campo sette giorni dopo la battaglia sopravvissuti per miracolo alla. fame ed al freddo. 20,000 tra ammalati e feriti non avevano nè letto nè camicia, e in mezzo a tanto abbandono, a tanta nudità le ferite si facevano cangrenosc ed il tetano compieva la strage. Molti feriti non si medicavano mai, moltissimi non tutti i giorni, le bende erano fatte colla rozza tela dci sacchi e colle tavole dei tetti si facev:1no le ferule. Molte amputazioni erano eseguite da barbieri con coltelli non affilati. Mancanza assoluta d'infermieri, i feriti marcivano nelle loro stesse immondizie e per compire la lagrimevolc scena i cadaveri ammonticchiati nei cortili servivano di pasto ai cani ed ai corvj. Somiglianti grida di dolore si facevano sentire da altre nazioni c i rapporti dei medici inglesi, russi e francesi sono poco dissimili da quello sopracitato. Le guerre che si accesero nel 4• e 5• decennio di questo secolo fecero comprendere a quasi tutti gli Stati quanto le sanitarie istituzioni fossero tuttora manchevoli non ostantc quello che si era già fatto . Gli è certo che in quelle guerre le maggiori perdite non erano causate dal piombo e dal ferro nemico, ma. dalla mancanza di ogni mezzo di soccorso, dal difetto di personale. La belligera Francia nel suo esercito in Crimea di 108,000 nomini aveva 80 medici c 9/s ogni 1000 uomini, e I::t. mancanza di medici 7


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nell'esercito inglese della stessa spedizione provocò una discussione in Parlamento che durò una settimana. Si stava già per mettere in pratica quelle migliorie che tante dolorose esperienze ci avevano additato quando scoppiò la guerra del 1859. Il libro di Duuaut intitolato Le souuenù· de Solferino ha messo in tanta evidenza il djfetto del servizio sanitario, in quella guerra, ha commosso tanto gli animi colla descrizione dello stato miserando dei feriti che da esso scaturì la prima idea della convenr.ione di Ginevra. In quel libro sono tratteggiate orribili scene di dolori e di miserie. Sul campo di Solferino coperto da 10,000 morti c feriti Dunant ne trovò cento sfiniti dalla sete e dalla fame, mille che soccombettero per emorragia ed altri che furono sepolti in tutta fretta ancora viventi (!) Le miserie ed i patimenti a cui furono esposti i feriti nella gnetTa del 1859 scossero di nuovo i governi e li incitarono alle riforme del servizio sanitario. Prima a darne l'esempio fu l'Amel'ica elle operò con meravigliosa celerità. Ncl1861 la sua armata contav!t 31,500 uomini, a.Ua fine della gnena civile stava in armi un milione di soldati, c colle stesse }lroporzioni si era.no aumentate le istituzioni sanitarie. Infatti allo scoppiar della guerra l'esercito non aveva che 107 medici c nessun grande ospitale, nessun corpo d'infermieri ; un anno più tardi i medici militari erano 500, oltre 2000 medici borghesi arrolati volontari. I grandiosi stabilimenti militari che sorsero in allot·a come per incanto sorpassarono per comodi e salubrità. tuttociò che si potesse desiderare. I . due grandi ospitali del campo di Filadelfia contenevano da 3000 a 3300 letti e sul teatro stesso della guerr furono erette 224 baracche per 1341000 uomini, e tutto o quasia tutto fu fatto coll'aiuto di volontarie offerte la di cui somma totale fu di 212 milioni di dollari. :Ma al sopravvenire di ogni nuova guerra si scoprivano miserie sempre maggiori. Così fu nella guerra del1866. L'organizzazione aveva sempre gli stessi difetti, il personale medico sempre insufficiente, tardi c pesanti i mezzi di trasporto, senza. istruzione i porta-feriti, gli ospitali troppo distanti e per di più poveramente provvisti; le ambulanze col loro materiale diventavano bottino del nemico. Quali furono i risultati in vantaggio dci feriti? Essi non furono diversi da quelli delle altre gucne. Per convincersene


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basta leggere il rapporto del dottore Brauer che in compagni~ della signora Sirnon si recò sul campo di battaglia pochi giorni dopo il fatto di Koniggratz. Il paese ed il castello di Horenover erano del tutto abbandonati dagli abitanti ed occupati unicamente dai feriti. Ogni spazio il più piccolo, persino i gradini delle scale da terra fino al tetto coperto di feriti. 600 di questi ·· si trovavano nel castello, nessun soccorso, nessun ristoro, l,lemmeno un lume ; in mezzo ad una densa oscurità non si sentiva che risuonare l'acre di grida, di bestemmie, di preghiere,.di ran.toli di moribondi. Il dottor Brauer, che aveva visitato Rosznitz, dice che quello che ha veduto in quel paese non gli si cancellerà mai dalla memoria. Egli trovò colà 650 feriti, tra i quali 31 ufficiali, che giacévano nelle stalle, nei fenili, in mezzo a moribondi e cada.veri, e da sei giorni giacevano da tutti abbandomLti in mezzo ai loro p-ropri escrementi. Nè si creda che le condizioni dci feriti avessero a migliorare quando venivano accolti negli ospedali prussiani. Leggasi su questo proposito il rapporto che il capo medico, dottor Heder, fa al professore Dumreicù.er sull'ospedale in Ofestar. Egli trovò colà 72 feriti giacenti su paglia imputridita, che venivano visitati solo ogni due o tre giorni. Si è calcolato che a Koniggri1tz 26,000 fra prussiani ed austriaci feriti rima.sero senza s'occorso e senza n utrimento. Vediamo ora come stavano le cose nel1870-71 durante la guerra franco prussiana. Un testimonio imparziale c competente osservatore, il professar Pirogoff, ci informa abbastanza nel suo rapporto sugli stabilimenti sanitari militari della Germania, Alsazia e Lorena nell'anno 1870; anche i feriti della guerra franco-prussiana non furono meno disgra.ziati di quelli delle altre guerre. Per la maggior parte, dopo parecchi giorni di abbandono, essi venivano raccolti e soccorsi dai privati. Dopo la battaglia di Saarbriicken, gli abitanti per due giorni di seguito continuarono a portru· via feriti dal ca.mpo, perchè mancava il distaccamento di sanità. ln Remilly furon o raccolti io,ooo feri ti provenienti dalla battaglia di Gravellotte, e per questo enorme numero di feriti vi erano quattro medici. Riguardo ai francesi, il professore Mundy non ci racconta.


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cose più consolanti. A norma del regolamento sanitario, nell'esercito. francese in campagna ad ogni cento soldati è a~segnato un medico, ma in realtà durante quella guetT:t si poteva contare un meùico ogni 1500 uomini. I porta-feriti (brttncacliers) formavano due piccoli battaglioni della forza di 100 uomini per tutto l'esercito. Il dottor Hasenkampf racconta in una sua memoria che se una. gran parte dei feriti francesi non fosse caduta in mano dci tedeschi, essi francesi sarebbero stati esposti a miserie e privazioni da non credersi. Dopo di averci additato tanti fatti dolorosi che tornano a ' disdoro dell'uman genere e che formano i punti neri della st.oria, contemporanea tutta progresso e civiltà, l'autore si domanda se dobbiamo starcene colle mani alla cintola davanti all'apparente impossibilità di rimedi efficaci; oppure se dobbiamo ancora cullarci nell'idea della pace eterna ed universale; questo progetto della pace universale non è nuovo, e vi furono dei fila.ntropi utopisti che tentarono di ravvivarlo ora senza pensare che ogni tentativo fatto fino adesso andò completamento a vuoto; nè devo essere altrimenti. Lo hanno tentato inutilmente e monarchi e filosofi ed umanisti, il piano che Enrico IV di Francia. a.Yea fatto per una lega europea, le proposte di Kant; gli scritti di tanti dotti e di tant~ società di amici della. pace, sono tutte prove della. vanità di simili sforzi. E giacchè la vita stessa è una lotta, -vive,·e est militare, dice Sencca- pensiamo invece ad essere sempre pronti alla guerra. Ora un esercito non è il meglio allestito quando abbia soltanto le migliori armi, ma bensi quello che oltre avere buone armi, soldati istrnit.i, sapienti condottieri, possiede ancora un corpo sanitario il più possibilmente completo. Le menti in generalo si sono già capacitate di questa verità che le istituzioni sauitnrie formano uno dei più important.i fattori della potenza d'un esercito. La salute c la robustezza sono le più vantaggiose condizioni di un esercito per combattere il nemico, ed il soldato che alla propria patria sacrifica la salute e Ja vita, ha il sacrosanto diritto di essere soccorso a dovere quando cada ferito od infermo. Popolazione e governo si sono entrambi accordati a ricono-


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scere il principio che fa d'uopo attivare quelle misure che si riconoscano più efficaci a pareggiare ogni differenza tra i mezzi di distruzione ed i mezzi di conservazione. A questo scopo de,·onsi avere in vista le seguenti massime: l • D personale medico de\'e essere educato in modo tutto speciale per l'esercizio· della medicina militare, famigliarizzato con tutte le condizioni della vita delle armi, dotato di 11restigio ed autorità. 2? Il personcLle a~tsiliare (porta-feriti, soldati di sanità, infamieri) deve essere costituito da soldati scelti e distinti per ogni riguardo, dotati di coraggio e generosi, debitamente instr uiti ed iu numero sufficiente. La loro educazione deve farsi in tempo di pace. Ciò è tanto più necessario in quanto che colla celerità delle guerre moderne il soldato non ha il tempo necessario in esse per istruirsi. S• Un serio studio deve farsi sui migliori mezzi di trasportare i feriti dal luogo di combattimento agli ospedali. 4• In tutti i luoghi di soccorso, in tutti gli ospedali da campo il materiale dev'essere nelle migliori condizioni tanto per la qualità ·che per l'abbondanza, c nessun risparmio deve essere fatto quando tratta.si del sollievo per il soldato ferito. 5• Il sistema di spa.rpagliamento dei feriti deve essere perfettamente organizzato ed energicamente messo in attività. 6• I soccorsi spontanei della popolazione devono essere sorvegliati e diretti da uomini integri e animati da amor patlio. Ora. si dimanda l'autore so queste idee si sono fatte strada nelle menti dei suoi concittadini, e quindi se le loro istituzioni sanitarie sono preparate a far fronte a grandi eventuali guerre. Se il difensore della Jlatria potrà esser sicuro di essere messo in sa-lvo iu caso che cadesse ferito, che i suoi dolori sieno alleviati e cùe egli stesso venga protetto da nuovi guai, se la tecnica medica militare del suo esercito corrisponde ai moderni dettati dell'arte, della scienza, dell'umanità,; se il loro corpo di ufficiali sanitari ha fatto lo stesso progresso che negli altri eserciti, se si sono infine aperte le vie a tutte le indispensabili riforme reclamate dal moderno spirito scientifico. Le risposte a tutt-i questi quesiti formano il tema del suo secondo discorso.

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II. L'autore in questa sua conferenza accenna dapprima allo cagioni dallo quali scaturirono lo rifonne sanitarie nell'esercito austro-ungarico, ed ai loro principali fattori ; cioò alla convenzione di Ginevra e al congresso di Bruxelles, allo esposizioni industriali, alle società private e compagnie di soccorso instiLuitesi in tutti i paesi civili. 1\fa la vera e radicale formazione delle sanitarie istituzioni in Austria ha principio colla creazione della com·enzione ùi Ginevra, e il primo passo fu segnato dalla formazione della commissione d'inchiesta, nella quale sedevano gli uomini più competenti ed autorevoli, quali Arlt, Billroth, Dumrcichcr, Pit.ha ed altri dello stato maggiore o del genio. Le basi d'organizzazione fondate ùa. questo primo comitRto furono elaborate da un nuovo areopago, e ne uscirono le Disposi:Gioui organiche e l'Istruzione p et· il servi2io sanitario in guerra. Senza dilungarsi in ulteriori esami di questo statuto, meritano speciale attenzione l'organizzazione dèl personale medico ed ausiliare, inoltre i miglioramenti inLrodotti nel materiale di trasporto e <li medicazione. Per ciò che concerno ai medici militari, principio fondamentale della riorganizzazione fu che che i medici militari dell'esercito austro-ungarico fosser o tutU medici laureati . Contemporaneamente però fu soppressa l'accademia Giuseppina. Questo fatto diede una specie d'allarme; fu causa di una sospensione nel reclutamento dei medici, e quindi cominciò a farsi sentire una mancanza. nel personale sanitario. In realtà però l'accademia Giuseppina non aveva più ragione d'esistere una. volta che si ora proclamato in legge il servizio militare per tutti senza eccezione, poichè quella legge fa si cb e buon numero di allievi medici, di assistenti sono arrnolati nella riserva. Se i giovani medici militari sono in posizione più vantaggiOS.'\ dei medici civili, manca però a loro una cosa essenziale ed è l'educazione medico-militare. ~ assurdo il dire, come si suole da molti, l'arte medica è una sola. tanto per il militare come per il civile; che ogni medico può anche essere medico militare. n medico militare ha invece una ben diversa missione e per conse-


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guenz~ deve avere altre e più estese cognizioni, essere dotato di

qualità morali e fisiche ben diverse che i suoi colleghi borghesi ; 110n fa bisogno di spendere parole per dimostrarlo percllè chi ha

veduto l'attività del medico militare sul campo ili battaglia, dur ante e dopo il COJnbatt.imento, è convinto di questa verità. Esiste però una scuola medico-militare dove s'insegt1a la medicina, la chirurgia, h statistica e l'igiene militare e il giovane medico laureato all'università vi trovn un compimento di educazione come un ufficiale alla scuola di guena.; e checchè ne dicano i suoi detrattori, questo corso medico militnre è utilissimo pcrchè 'Vi si insegnano certe applicazioni della scienza che per il medico :milit&"c sono della massima importanza e che all'università non sono· studiate che :~.ssai superficialmente o anche trascurate del tutto; così la chimica applicata alle ricerche sull'acqua, sull'aria, sul terreno e sugli alimenti. L'igiene si svolge specialmente sulle abitazioni, sull'alimentazione, sulle occupazioni del soldato. Le esercitazioni chirurgiche Jumno per obbiettivo principale i metodi di fnscin.tura., i mezzi di trasporto, ecc. L'utilità di questo corso fu così generalmente riconosciuta che esso fu introdotto in quasi tutti gli Stati civili, cioè Germa.nia, Svizzera, Belgio, Inghilterra, Russia, cd è così che il giovane medico provvisto d'una completa educazione scientifica, penetl'ato del più profondo sentimento per il doppio carattere cl1e rivesto 1a sua missione, animato da patriottico affetto per il suo esercito, saprà procacciare alla sua })Osizionc cd al corpo cui appartiene una sempre crescente stima e prestigio. A qLtesto felice risultato che si prevede certo in non lontano avvenire avrà contribuito senza dubbio il grado effettivo accordato ai medici uùlitari e l'essere loro stata affidata l'intera direzione degli stabilimenti sanitari. Nell'esercito austriaco il medico militare non tiene il comando sul personale ausiliare, porta invece tntta la responsabilità sul òuon servizio c sull'abilih\ del medesimo. In uno col peso dci doveri dovrebbero crescere di pari passo anche i diritti, e questo atto di equità è sperabile non si farà molto aspettare. Dopo il medico militare, unn. parte molto importante nel soccorso ai malati e feriti in campagna è sostenuta dal personale ausiliare, costituito dai porta-feriti e dai soldati di sanità.


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Il porta-feriti ha una missione cosi seria ed importante che deve possedere qualità d'animo e di corpo non comuni. Egli deve essere in modo eminente robusto per poter portar via a qualche distanza un commilitone ferito, deve essere inoltre valoroso, risoluto, umano, compassionevole, paziente, ma dovrebbe ancora avere conoscenza delle distanze, non essere estraneo alla topografia e ciò per condurre sollecitamente i suoi feriti al posto opportuno. È bensì vero che il numero dei porta-feriti è sempre al dissotto del bisogno nella maggior parte dei casi, ma a questo difetto si può rimediare in parte col far sì che ogni soldato porti seco un piccolo pacchetto da meùicazione onde soccorrere alla meglio il suo compagno finchè giungono i porta-feriti. Ma il vero corpo ausiliare tanto in guerra che in pace è quello dei soldati di sanità. Anche questo corpo deve essere scelto e non fa bisogno di spendere parole per dimostrare l'essenziale aiuto che può dare al medico un istruito, robusto e intelligente soldato di sanità. È già inteso nello spirito stesso del regolamento sanitario austrhtco che non abbiano ad essere arrolati nella sanità che giovani di buona tempra fisica, capaci di coltura e distiutL I rozzi, gli ignoranti, la plebaglia non dovrebbero mai far parte di questo corpo. L'esercito austriaco in guerra conta 262 ufficiali c 13,738 uomini del corpo sanitario, inoltre 520 uomini appartenenti all'ordine dei cavalieri, in tutto all'incirca 15,000 uomini di sanità. Onde ottenere una perfetta istruzione di questo corpo è neces- · sario che le scuole di sanità siano tenute da insegnanti dottissimi e sperimentati, e le esel'cilcu:ioni di S(l-nità ù~ campo devono essere in tempo di pace frequentemente ripetute. In tempo di pace le truppe di sanità trovano una eccellente scuola nelle ma,novre. A questo riguardo il distinto colonnello di stato maggiore 1wussiano, Verdy, esternava un semplice desiderio di una cosa che per l'esercito austriaco è già un fatto compi uto. Verdy du Vernois domanda che il comandante la divisione nelle disposizioni che impa1'te alle varie sezioni combattenti, non trascuri quello da darsi pel soccorso ai feriti, e i dettagli delle medesime faccia conoscere al medieo divisionale. Tutto ciò è già. stabilito nelle disposizioni organiche per l'esercito austriaco in campagna.


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n corpo sanitario ausiliare·viene potentemente coadiuvato da due altri clementi, cioè dal soccorso volontario e dal sistema di dispersione dci malati e feriti. In quanto al soccorso volontario, l'autore non teme che in grazia delle belle qualità delle popolazioni austt;achc, in qualsiasi occasione non verrà meno e abbisognerà di ben piccolo impulso pe1• svilup.parsi ovunque in grandiose proporzioni, sostenute spcçialmente dal concorso filantropico dci cavalieri Mariani e delle colonne sanitat; e degli ordini tedeschi. Mercè questa nuova grandiosl~ organi7;zazione di soccorso, il servizio sanitario uflicia;le riceve un cospicuo incremento e precisamente si accresce di l caporale e 12 soldati di sanità, di un carro di materiale, 4 carri da malati per ogni ospedale divisio~ario. Alla fine del 1875 il numero dei Mariani era di 1507 ed erano provvisti di 160 carri da feriti, 1000 barelle a mano. n sistema di dispersione dei malati e dei feriti trova un ostacolo nella difficoltà di pÒrtar via sollecitamente i feriti dal campo di battaglia agli ospedali di 2• linea. Dietro ogni grande battaglia segue sempre un accumulo di feriti che è impossibile di sgomberare il campo prestamento col solo personale c materiale disponibile. Quello è il momento in cui il soccorso volontario può rendere servizi eminenti. n sistema di dispersione h:l. poi il vantaggioso effetto di rendere gli ospitali da campo più mobili, licenziando quegli individui resi incapaci a combattere i quali volontieriritornano alle loro case. Le evacua.zioni su grande scala sono adunque nell'interesse della tattica e dell'umnnità. , Un'altra risorsa per il trasporto dci feriti si ha nei vagoni merci che nell'anno 1866, furono. ridotti ed usati per trenispedali. Ultimamente, dietro inchiesta del ministero della guerra, l'ordin~ dei cavalieri di Malta dichiarò di intraprendere in parte il fìervizio di evacuazione dei feriti in guerra per mezzo delle ferrovie.. A tale scopo esso ha già allestito un treno-spedale per servire di scuola al personale nei luoghi di grandi concentramenti di truppa. Questo treno di sanità è costituito di 10 ambulanze, più .quattro carrozze (per il comandante, medici, cucina e magazzino). Ogni vagone può contenere 10 ferit.i ed il personale è formato di 10 infermieri, 2 cuochi, 2 medici e 2 cavalie1; dell'ordine.


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Saranno inoltre allestiti altri dodici treni eguali al suddescritto forniti di personale stipendiato a spese dell'ordine. Secondo i calcoli del prof. 111uncly i dodici treni dell'ordine malt.ese potrebbero trasportare mensilmente 7680 tra feriti e malati. La quistione sul servizio dei treni-spedaU sulle ferrovie fu molto ventilata dalla conferenza internazionale di Vienna nell873 e furono colà dettati precetti saggissimi il cui valore fu riconosciuto da tutte )e nazioni. La stessa conferenza di Vienna. si è occupata anche dei mezzi di trasporto a mano sul campo eU batta.glia ; questione importante e vitale poichè quanto più presto e più sicuramente il feriLo vcnà portato all'ospedale, tanta ma.ggio1· probabilità avremo di conservarlo in vita., e gli saranno tanto più abbreviati dolori fisici e morali, poichè tutto quel tempo che il ferito passa dal momento che cade colpito dal ferro nemico a queUo in cui raggiunge la sospirata ambulanza è per lui il più tertibile ed angoscioso. A questo proposito l'autore si compiace di osservare che in caso di guerra l'Austria può mettere in attività un sistema ili trasporto a n1ano eccellente sia per il personale come per il ma~ teriale. La barella è leggera (pesa 11 1j2 chilogrammi), solida, comoda e fatta di legno leggero ad un tempo e consistente. Essa fu ideata dal medico maggiore dott. ~Iuhlwenzel . Tuttavia anche in Austria si continua a studia.ro e sperimentare nuovi modelli dei quali nno ha in modo speciale attratta l'attenzione dei pratici, quello inventato dal dott. Neudorfer. Vi sono altri mezzi di trasporto per feriti come barelle a ruote, 1etti a reticclla, sedie, ccc., ecc., tutto cose buone per gli ospedali, ma pieni di inconvenienti se si vogliono usare sul campo. La conferenza più volte accennata di sopra ha fatto studi ed esperimenti anche sulle carrozze per feriti, dietro i quali studii lta stabilito delle norme di costruzione, sulla capacità (di 8 o 10 posti al più) sul diametro delle ruote, sul sistema di sospensione, ecc. I cani per feriti dell'esercito austriaco corrispondono molto davvicino n1 modello dato dalla conferenza. L'Austria possiede già 2000 ruotabili e ne costruisce di nuovi sui modelli più moderni. Però davanti a questa abbondanza. di materiali, di appa-


BmUOGRHICA.

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rati che l'umanità e la scienza immaginarono in pro del soldato ferito, la mente ricorre sempre allo sconfortanto pensiero che molti feriti soccombono alle emorragie e che anche quelli che sono tolti immantinenti dal campo di battaglia, nuovi e più terribili nemici trovano negli ospedali La maggior parte dci feriti non soccombe già sul campo, ma negli ospedali po1· pioemia, risipola, tetano, gangrena nosoconùalc. E qui sorge naturalmente la dimandn: perchè non s' impediscono le morti per emorragia sul campo di battaglia; quali mezzi abbiamo da mettere in opera contro lo malattie d'ospedale? Si può dare a questo quesito la consolanto risposta che molto si è studiato in proposito e che finalmente siamo anche qui avviati sulla buona strada. Prima di tutto sembrn un po' esagerato il timore di emorragie immediatamente mortali per ferite sul campo di battaglia. Ce lo dice la statistica che ci dà. la proporzione di 1 /~ a 2 per 0/o di emorragie mortali, c ciò per le note proprietà. anatomiche dei tessuti c della natura speciale delle lesioni che avvengono per arma da fuoco. Ma non ostante il piccolo numero di queste emorragie, sarebbe necessario che ogni soldato riconoscesse il modo di ancstare momentaneamente un'emorragia. su di sè stesso o sugli al~ri; un potente mezzo emostn.tico provvisorio supcrio1·e alla compressione digitale, ai tornichctti, è il tubo di gomma elastica inventato da. Esmark il quale può essere applicato anche da persone ignare dell'arte. Si è pensato anche al me?:zo di richiamare in vita. il morente per grande perdita di sangue col rimettervene di nuovo, cioè colla. trasfusione, che quando sarà perfezionata nel suo atto operativo e liberata da ogni incertezza. di discussione diventerà una preziosa. risorsa per il medico militare. Un potente ausiliare per combattere le malattie consecutive alle ferite, noi possediamo già. nel metodo di Lisler, un metodo che può dirsi una vera. c grande conquista della scienza moderna. Il metodo eli Lister consiste in ciò che tutti gli agenti ili decomposizione che si trovano nell'aria dell'ospedale come infusorii, monadi, bacterii, micrococchi, son tenuti lontani dalle ferite o distrutti. Le manunlità che questo metodo richiede sono lungbt>, minute.


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RIVISTA

Ogni ferita-recente vien dapprima lavata con una-soluzione di cloruro di zinco all'8 ppr 0/o. Le operazioni e fa"3ciature son praticate in una atmosfera di acido fenico; a tale scopo si polverizza una soluzione di quest'acido all'l 1/t per 0/o. Gli !strumenti sono spalmati di olio fenicato, le ferite son cucite con minugia (catgut) che por lungo tempo fu tenuta in un bagno di olio pure fenicato. Immediatamente sulla ferita si pone un tessuto di seta preparata, sopra il medesimo 6 o 7 strati del cosl detto velo di Lister, sopra questo il tessuto impermeabile impregnato di acido fenico, sopra. ancora alcuni strati dl velo e finalmente si ferma il tuLto con cerotti o benda; questa medicazione, è uu lavoro lungo faticoso, ma il medico è Iru·gamente compensat~ delle ·sue pene col grande beneficio che ne risente l'infermo. Colla scoperta di Lister gli ospedali hanno cessato di essere luoghi d'orrore. L'autore accenna quindi di volo a. certe altre moderne invenzioni e scoperte nel campo della chirurgia che trovano tante J)reziose applicazioni nella chirurgia militare sul campo, tali, per esempio, la costruzione delle baracche c delle tende; l'uso del cloroformio, gli apparecchi gessati e col silicato ili potassa. Fi1tisce questa sua seconda lettura col condwn l'immaginazione dell'uditorio sul cam1'o di una grande battaglia, descrive colle più vivaci e poetiche immagini tutte le fasi della mischia. sanguinosa c in mezzo ad essa fa muovere ed OJ)Crarc in tutta la sua benefica attività la eletta e generosa legione di saniLarii nel disimpegno della loro sacra missione.

Dall'egregio professore Giovanni Polli tli Milano riceviamo nn opuscolo scrillo in francese, il quale tratta dello proprietà anlifcrmcntative dell'acido borico e ùollc sue o.pplica:tioni alla terapeutica. Siccome noi chirun:unmo altra volta l'attenzione dci nostri lettori sull'efficacia dell'acido borico u~ttto internamente ed esternamente contro diverse affezioni e scgnatamonlc contro parecchie malattie parassitario e facemmo conoscere i risullati ottenuti con esso nella cura delle piaghe dal dottore Leonardo Caue (l), siamo oltremodo lieti di I'Oter fnr loro conoscere lo (l) V. Gr(mwl# di mfllicitl4 nuliklrt, punbb di gillJBO ISiil, p3~. f>SS e •eg.


.BIBLIOGRAFICA

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conclusioni che sulle qualità dell'acido borico parve al prefato professore, appoggiato alla. propria ed all'altrui esperienza, si potessero legittimamente formulat·c: " Ammesse ed accertatele proprietà antifennentaUYe dell'acido borico, la sua perfetta innocuità, la tollerabilità di esso da parte dell'organismo animale, la sua inalterabilità all'aria, l'estrema. motlicità. del suo prezzo di costo, questo prorlotto chimico tutto italiano merita di atti1·are l'attenzione dei medici o d'incoraggiare i loro sforzi affine di an·iccbire la mn.terin. medica d'unA nuova conquista. Le esperienze da me c~poste o discusse nel corso di questo fascicolo mi sembrano aver rivelato in questo agente una efficacia terapeutic:l quanto importante altrettanto innegabile. ,

L'indefesso quanto erudito professore Cesare LQmbroso, ci manda nn nuovo suo libro Sldla tnedicina legale del cadavere, secotulo gli ultimi stttdi di Germania e d' Italict. Finora egli non ha svolta che la parto fisiologica e tecnica della tanntologio. riservandosi di trattare della patologica e dell'embriologica in un altro volume. Questo lavoro dotto e coscienzioso come tutti quelli acui pose mano l'insigne professore, ha poi il merito speciale d'essere eminentemente pratico. I giovani medici vi troveranno una ricca suppellettile di nozioni interessantissime cd utilissime, mcrcè le quali 110tranno guidarsi con sicurezza e precisione nelle difficili o pericolose indagini necroscopiche e nella. compilazione della relazione di perizie medico-legali che possono venir loro richieste. Noi crediamo che con questa sua nuova opera il professore Lombroso abbia colmata. una lacuna da parecclti deplorata nella nostra letteratura medica. Gli studiosi devono pertanto sapergli buon grado d'essersi sobbarcato o.ll'ingratn fati ca di rovistare nei vari scritti più o meno da YÌcino attinenti alla. materia, nostrani e forastieri, per estrarne tutto il buono o formarne un corpo di dottrina omogeneo e còmpleto. Noi }>artigiani dell'eclettismo c d el cosmopolitismo della scienza non lo biasimeremo certo di es-


~34

RIYIS'l'A

sersi valso anzi tutto delle pubblicazioni e degli studi di Virchow, di llofmn.nn, di Casper-Liman e di Kilhne: il merito vuol essere rispettato e riconosciuto ovunque si trovi: ma lo ringrazieremo di cuore di non aver trascurato 'le ricerche dei De Crecchio, dei Ranieri-l3ellini, dci Selmi, dei Casali, dei 1\Ioriggia, dci Battistini, dei Tarcllini Bonfanti e dei Cape?.zuoli, le quali })l'OVano che se in fatto di tanatologia gli italiani non sono pcrauco duci e maestri eli coloro che sanno non sono neppure quegli ignoranti che taluno vol1'ebbe dare ad intendere che siano; e che se persevereranno un a.ltro poco nella via in cui si sono messi, neppure in questo ramo dello scibile avranno cosa alcuna da iuvidhtre alle più colte c labotiose nazioni.

Giacchè sto parlando di libri ricevuti in dono mi si permetta di render grazie al cavaliere dottol' Luigi Chiminelli, regio mcdico commissario delle fonti minerali, che mi favorì la recente sua memoria intitolata: La stagione rU cura neU'anno 1875 a 1lecoa·1'o. In essa l'autore ba consegnate parecchie osservazioni diligentissime dalle quali emerge· sempre più incontestabilmente che le acque di Recoaro sono vantaggiosissime nelle affezioni croniche del basso ventre; che esse si mostrarono giovevoli in un caso di cefalea dispe-ptica, contro un dolore da, catarro gast1·ico al cardias, in più casi di anoressia; in un caso di spaST(tOclia del ventricolo: in più casi di ccttat·ro-gasf;rico intestinale, d'iperemia epatica, di coliche biliose; in tre casi di ittmoti del fegato; in altre malattie dello st.csso organo, in vari disturbi del circolo, e dello stesso sistema. nervoso; in alcuni casi di bronchite catarrale e persino in tre casi d'ambliopia amaurolica. Forse a molti parrà quasi incredibile che le acque di Recoaro tornino proficue in tante e si svariate forme morbose sviluppa.n t isi per soprasscllo in persone diverse fra loro di temperamento, d'abito e di costituzion e, e sarebbe opportuno di qui entrare in qualche particolarità per ispiegare come collo stesso agente tera.peutico si possa ottener la guarigione di mali che a primo aspetto sembrano d'indole affatto opposta, c perciò non curabili con uno stesso cd unico rimedio. Ma non a.vctidolo fatto il dott or Chiminelli, noi farò neppur io, per non darmi l'm·ia d'essere


BfBLIOGltAFICA.

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più realista del re o più cattolico del papa ; e chiuderò questo breve cenno rìpetendo coll'autore, che la stazione eU cm·a di R ecoaro merita 0t·1nai di occziJJa'·e wt posto pt·eminente ft·a le più, celeb1"i d'Europa.

D'un altro opuscolo vorremmo tener parola c quello sarebbe

Il tet·so contr·ibuto alla stot·ia clinica <lellle cli{te1·ite, basato sui casi osservl'ti in T<unisi nel 1875-76, del dottm· O.iovanni JPe·rt·ini. Ma per mancanza di tempo e di spazio dobbiamo !imitarci ad annunziarlo, senza analizzarlo e porne in rilievo i pregi, cosa. d'altronde non assolutamente necessaria, il dottor Ferrini essendo abbastanza vantaggiosamente noto ai nostri lettori, perchè questi, senz'altro incentivo, corrano come le l~pi al miele al libro di lui pubblicato testè a Milano coi tipi dei fratelli ltechiedci.

Il ca.pitano medico dottor Isacco Scgre, ha trasmesso a questa. direzione una sua memoria sulla conservazione della carne~ pubblicata recentemente dal tipografo Gaetano Lougo di Venezia. Mentre ci facciamo un dovere di ringraziare l'autore della sua cor tesia, consigliamo la lettura di quello scritto a coloro che coltivano gli studi igienici e segnatamcnte i bromotologici, poi quali la memoria del dottor Segre riescirà senza dubbio molto interessante.

La soler te ditta Druker e Tedeschi ha pubblicato i "olumi 3• e 4• della sua collezione diamante destinata più specialmente agli studenti ed ai medici l)l'atici. TI 3• volume è il Trattato di elettt·oterapia, del dottor R. A. Pierson, tradotto dal tedesco dal dottor B. Luzzatto. il 4• è l'Id·1·ologia medica, del dottor Plinio Schivardi. Non entreremo a parlare del merito di queste due opere d'altronde già favorevolmente conosciute, noteremo bensì che è una felice idea quella degli editori di comporre la loro collezione di trattati concernenti i vari metodi e mezzi curativi presentemente in onore.


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RIVISTA BIBLIOGR-AFICA

Crediamo di non andar errati affermando che se ia suddetta collezione comprendesse anche le più accreditate opere di medicina c di chirurgirt militare essa diventerelJbe facilmente la biblioteca degli ufficiali medici, ài quali la èassetta regolamentare n on consente di trasportare che pochi volumi e di piccola mole.

P. E. :M.

Per l'avvenuta promozione del capitano me(lico cay, FedericGTosi al grado di maggiore medico e la di lui nomina all'ufHcil) di segretario del Comitato di Sanità ltiilitare, ei· cessa •Iall' in• - carico di Redattore del Giornale di Medicina Militare, a. cui è stato destinato il capitano medico Ettore Ricciardi. LA DillEZIONE.

Il Direttore

P. E. MANAYRA. Calon>~cllo medico, mcm~ro del Oomil<do di sam'tà m•'lilare.

ll R edattore ETTO RE Rr cClARDI Oa-piltmo m6dico

NUTINI FEDERico,

Gerente.


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EMOR I

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DELLAEMERALOPIA SPECIALMENTE EPIDEMICA FRA I SOLDATI ST UDI

~lEDIOI

STOR.!CO - Cil.ITIOI

PARTE SECONDA

XII.

n modello n° 3 bis della statistica sanitaria militare del riordinamento 10 marzo 1866 portava nel quadro statistico del movimento degli ammalati gli ottalmici divisi nelle tre categorie di comuni, granulosi, emcralopi; segno certo che alla emeralopia si dava una grande importanza, forse per istorica tradizione. Compulsando i quadri statistici di mia particola~e memoria nonchè le mie annotazioni, trovo che nel mio riparto nel corso di otto anni ebbi occasione di osservare 276 casi di accusata emeralopia, che possono essere così suddivisi per epoca, numero, qualità e yarietà secondo il seguente quadro :


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Anno 1865 l SGG » 186'7 ~

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In questi casi, fu · mio costante metodo di ricercare in tutti : l o Lo stato generale per escludere ogni lesione cui potesse essere complicata la malattia; 2° La maniera di condursi della pupilla così alla luce del giomo che a quella artificiale di nn cerino la sera ; e questo esito di indagine farlo notare dai signori medici di guardia in a.pposito stato ; 3° JJo stato esterno degli occhi. c quello del fondo ocmlare in tutti all'entrata ed aìl'uscita; 4° Negli emeralopi veri l'attitudine della retina a parcepire i colori in una stanza resa buia col solo soccorso di lume artitìciale e vetri colorati, e quindi anche la acutezza relatiYa della vista in questa circostanza. Delle ultime tì'e ricerche è necessario occupa.rsi partita-

mente. Nei simulatori la pupilla ftl sempre riscontrata normale nella sua azione, così di giorno che di sera, così alla luce

bianca . del sole che alla colorata artificiale. Nei veri emeralopi la pupilla di giorno era sempre mobile e sensibile. In t altmi alla luce viva si faceva miotictt, ed essa arrecava


NBGLI ESERCI1'I

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anzi un qualche senso di noia, tanto più cl1e asserivano perdere relativamente della loro acutezza di vista nel successivo passaggio in un sito poco illuminato. Alla sera, alla. luce di un cerino, la pupil~a era sempre midriatica, tarùa e talora tremola (iJJpo) e qua.lche \'Olta quasi perfettamente immobile. Il condursi della pupilla por siffatta guisa durante l'accesso emeralopico fa constatato..senza dhrersità altro che di grado tanto negli emeralOJli per lesione encloculare pigmentosa, quanto negli altri affetti da emeralopia essenziale complicata o semplice. i~ soltanto nella diurna ossenrnzione della pupil1a che vi ha differenza fra casi c casi. Nella emeralopia sintomatica notai già che può aversi la dilatazione ~nche di giorno, come nella emeralopia essenziale complicata, mentre nella essenzia.le semplice la pupilla è o naturale o miotica a tenore che la luce Tiva del giorno aneca. o meno del disturbo. Per 'mio conto, dopo tante ricerche seguito tutte da costante risultato, fiancheggiate dalle osserrazioni di FoHSTBR e di ltEnlOND, oserei asserire che la torpidità della pupilla e Ja midriasi durante l'accesso emeralopico formano il sintorna oggettivo non simulabile della malattia, e direi quasi patogoomonico. Nella emeralopia essenziale semplice io devo confessare can·didamentc che· nessun sintoma ottalmoscopico mi fu dato ·di osservare come caratteristico, e di avere osservato sempre il fondo oculare nelle medesime condizioni tanto all'entrata quanto all'uscita di questo genere di emeralopi dal riparto. È però argomento che . merita di essere discusso, comecchè costituisca argomento di controversia fra gli oculisti moderni. Il distinto professor (~UAGLINO in molti casi di emeralopia dà lui osservati viùe « una speciale torbidezza della pupilla


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DELLE OTIALYIE

che si estende sfumando a f~ttla la superficie n:tinica sotto l'aspetto c7.i 1m vc7o bimzco-,qrigio p iù visibile ai lati dci grossi vasi, uno stato di congestione,. delle vene, le quali so1w htrgide, torhtose, gonfie anche ai t·ami seco11rlarii e terziarii e piene di un sa11gue oscw·o e nerastro che 1vi semb·m stagnante : spesso una clet:isct iperemia anche clei vas-i della pa1>illa sulla superficie della quale si intreccia110 formando talvolta tm circolo a zona 1·ossa vascola1·e; il ftdfo asst'emc della 1·etina 1>are alquanto sollcmto e(lematoso. Insomma si 1·iscontrano tutti i caratteri anatomici che rappresentano il1Jrimo stadio della 1·etinite assodata l?robab·ilmente acl wt essttdato sietoso interstizù'tlc. In a7cu1l'i casi gravi, oltre a queste alterazioni, si ,·iscontrano delle J>icwle em.orragie della ,·efina e dellct wroirlr ,. (l ). Qucst.a lesione fu pure detto essere stata veduta da REDIOKO c cla altri. Non è possibile dubitare quincli si tratti eli illusione in persone cosl rispettabili c così pratiche. Non può a. meno di esservi una ragione che spieghi la discrepanza. A mc pare esista essa jn quanto accennai parlando doi fenomeni della pupilla, cho la emeralopia come sintoma 110 11 è da consiclerarsi eguale sempre, ed egnalmrnte da indngarsi in tutti i casi, quantunque causalmente dirersi come sinora si fece senza darsene troppo pensiero. E di fatto vcdansi le osservazioni del citato dottor Rr.nroxu e si potrà a\'erno una prova. La ossetTazione 5& riguarda una epidemia di emeralopia in un gran numero di scolari di un collegio-convitto, i quali attribuivano la loro malattia alla insolazione, ma che egli prosegue « itdfi prese-t~tavano o lo scolommCilfo clorotico (?elle geng1've o la tumefazione con esulcerazione elci (l) Giom,ale d' Ottalmologia italiaiiO. Anno 1\", fascicolo s• c 4•, marzo-aprilo 1861, pag. 69.


NEGLI ESERCITI

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margini gengivali; in quasi t~'tti n:scontrm· una tHmcfa· sione pronunciata cl"m1o dei lati della glauclola ti1·oidca ed un leggier grado cl"eso(falmia nel lato corrispomlenie. Non pochi soffrivano ài pa~JilaEione di C1tore nei movimenti ?"a pidi e viclcnti del corpo. Se deL:O p restar fede alle in[ormazicni oflenute, in questi malati l'aslinenz(' della carue era osservata in modo quasi assoluto in tulfo il tempo della quaresima. In quet tenq>o indfre essi dovevano fare studi J»·oltmgati ecl assidui per sosfenm·e gli esami ai quali erano sott&posti ù~ tal e11oca .... .. b t tuili questi emeralopi ho con· sf.atato in tm graclo più o meno elevato le lesioni ~·etinee ac· cennate dal1>ro(esso1· Quaglino , (1). Questa egli ht dice emeralopia endemica od effimera; secondo il mio mollo di vedere, essa è una emeralopia essenziale complicata, ed in questi <·asi accennai io pure di aver visto delle stasi Yenose e dei facili essudati. - La osservazione 2" riguarda invece un uomo che, affranto dalia f<tme dopo un lunghissimo viag· gio sotto un sole cocente, fu preso da emeralopia. In questo caso l'autore dice : « quest'infermo, nel quale non aveva ?"ÌSC01tfrato nè lesioni 1"f'l>el'ibili all'otlalmoscopio all'infuori di un coloramento forse inferiore al normale nella coroide, nè delle lacune nel cam1J0 visivo, era n·sanato completamente dopo 5 giomi ,. (l ). Questo caso senza lesioni ottalmoscopiche è di quelli che appartengono alla. emeralopia essenziale semplice anche eziologicamente, di quelli cio~ iu cui la insolazione produce la malattia oculare con più facilità, perchè trova l'uomo nel quale il dispendio della forza. non è compensato momentaneamente da riparazione nutritizia ba· stante, fatto il più comune fra i soldati da quelli di SENO-

(2) Giornale della .R. A ccademia di Torino, n• 10, 10 aprilo 1872.


DELl.E OTTAL:.UIE

FONTE a quelli di PISONE ed ai nostri che vedia'mo tuttogiorno. Il dottor ANGELO M ANZONI, che pure è partigiano di questa pÙologica apparenza endoculare, racconta aver interpellato il G IRAUD- T EULON cd il PERRIN a Parigi sopra nn tale argomento e di avere da loro avuto per risposta << clAc fede apparenza torbiccia clella ntina da me c1·cclufa segno clell' emeralopùt possc~ 1·invenirsi eli sovente in occhi molto 1n'g· mentati e normali » (1). A questo pro.posito aggiungerò che a me fece talora. impressione il vedere 'fo ndi ocula.ri in molti degli italiani meridionali, i quali avevano per l'abbondanza

del pigmento un riflesso cinericcio totale del fondo oculare da contrastare troppo marcatamento contro le fìgme ammanniteci dagli atlantisti di ottalmoscopia come copie del colore del fondo naturale di occhi sani. Non fu che col tempo · e con lo studio di confronto fra uomini sani espressamente scelti che ho potuto sorpassare l'idea che il fondo aranciato sia solo e sempre il normale colore dell'occhio sano, dacchè il fondo cinericcio o grigio-torbiccio può essere un fondo altrettanto sano e comune nelle popolazioni specialmente me· ridionali del nostro paese. :fu quindi da usare attenzione in esami consimili dacchè dove i fenomeni sono di grado poco marcato piìr facile è seguire una idea preconcetta atJzichè constatare 1m fatto veramente esistente. Il colonnello medico BAROFFIO cav. FELICE accennò aver visto « un a.Uro fenomeno costante ed essenziale .. .. ... le p a1·venze cliottt·iche dell'ipennetropia (immagùze distinta i!eZ fondo senza lente - immagine virtuale - movimen to delle immagini omonimo alla testa clell' osservatore) » (2). An(l) Della EmeraW.pia, studi del dottor AKGJLo MASZONJ, Bologna• 1867, pag. 21. (2) Giomale di lVIeclicina :Militare, anno Ylll, 1870, pag. 776.


~EGLI

ESERCITI

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·che a questo fenomeno io per mia parte non posso portare opT,losizione diretta qualsiasi, quantnnque non lo a.bbia constatato nè costante nè essenziale; esso però merita delle riflessioni. Dissi che nel vero emeralopo sotto l'accesso emeralopico havvi la midriasi ed in taluni casi la immobilità della pupilla ; questo fenomeno fisiologico denota che la retina in quella condizione non agisce. È naturale pensare che in taio occasione alla midriasi vada congiunta. la astenopi~ o la mancanza di accomodazione; sarebbe allora spiegabile come quest'occhio inerte, in tutti coloro i quali si accostano alla ipermetropia, possa dare e dia. l'accennata parvenza; ma se questa è la vera ragione, è naturale si possa anche vedere la immagine del fondo oculare senza lente ad immagine capovolta nei miopi, e si abbiano le opposte parvenze della miopia. - Questo fatto della difficoltà di accomodamento sotto l'accesso emeralopico, accesso che può essere artificialmente provocato anche di giorno in una stam.a a luce artificiale scadente, è un fatto già notato da A. GRAFE H quale accenna anzi come non sia raro trovare negli individui di organismo affievolito oltre la astenopia accomodativa, anche quella muscolare. Questo fatto fu pure notato dal REY~WND stesso. Quindi nelle cmeralopie sintomatiche con molta lesione di vista periferica, in quelle essen-z-iali complicate con deperimento organico, è facile che il fenomeno di parvenza diottriche di ipermetropia e di miopia. si verifichi ed abbia anzi un valore caratteristico pilt che nei casi di semplice emeralopia endemica essenziale. Le macchie particolari sulla. congitmtiva di colore biancastro e di argentea lucentezza viste da HuBuENET (l) e da BITTOT (2) io non le ho mai riscontrate negli emeralopi in (l) Um"on Médicale, n• 124, 1861. (2) Uni01t Médicale, 30 avril 1863.


914

DlìLLE OTTALMIE

discorso, il che è in relazione con quanto dice ii 1\umm, uno degli ottalmologi più moderni, che esse " non so?w o che àclle coincidenze, o 1:l, ?·isultato clellet medesima ca·usa che procl.uce le~ emewloll'ta (anemie~, ecc.) » (l), vale a dire che nelle emeralopia essenziali è fenomeno o del tutto accidentale, o non ha ragione di esistere. Un uomo affetto da emeralopia, introdotto di giorno in una stanza scarsamente illuminata da luce artificiale, si trova ordinariamente in uno stato di vista difettoso. Il desiderio di sapere quanta lJarte sia da farsi nel difetto a11a quantità ùella luce e quanta alla qualità, è naturale. Subordinata a questa ricerca è l'altra di sapere se egli abbia o meno una alterazione nel percepire le varietà dei colori. n REYi\IOxD su tale rapporto si esprime così: (( Non ho constatato Jifferenzct nel moc7o col quale l'cmem]opia. si metm'festa sotto le~ luce cliversanwnte colorata, oppttre presentcmclo all'osservazione dei ccwatteri di stampa eli diversi ~lari. Il momento iniziale e la gravità (lcll' emeraloJn·a si mosiretno ùzfluenzetti tmicamente dall'intens-ità assoluta maggiore o 1ìànore della illumina3ione Tichiesta dal coloramento della luce o degli oggetti. Confrontando in identiche con· elision-i degli occhi sani con occhi emcralo1Jici, non potei tro· vcwe d1lferenzct notevole nei 'risultati degli esperimenti enun· eietti più sopra c fatti colla luce del giorno o collct luce artificiale orrlinw·ia. In qtumto alla, 1Jcrcczione maggiore o mino,·e dei vari colori nelle varie 1·egioni ilella 1·et-ina, essa

mi par11c sem~Jre -in 1mc~ correlazione fìsiologicct col grado di intensità assolute~ delta luce e col g1·ado di to1~1'Jo1·e delle 1·egt"oni 1·etinee imp,-essionate. In alcuni casi però di atrofie (l) :Dfr.VER, Tt·aité pratique des maladies des yeux, Paris. 1873, pag. 330.


NEGLI ESERCITI

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diséendenti cl(~lla pupilla, trovai l'abolizione della_ percezione di qualche colore fondanu:ntalc » (l). Queste asserzioni che non sono assolute mi pare confermino la tesi altre volte espressa che la emeralopia deve essere considerata c differenziata a tenore del rapporto causftle. Io pure mi occupai di . tali ricerche ed in esse trovai sempre una grave differenza di risultati tra emeralopia sintomatiche specialmente dipendenti da retinite pigrocntosa . ed emeralopia essenziali semplici. NHUe sintomatiche a me parve esistesse deficienza costante nella facoltà di distinguere taluni colori, nonchè una differenza di quantità dì visus soLto luci dirersamente colorate. Fra i colori fondamentali, il rosso ftt quello che mi presentò il maggior numero di varianti, e fi·a le.lnci quelle che si prestavano a risttltati gra.<luali di maggiore a minore potenza di visus furono la luce Yercle, la bleu, la aranciata, la violett!L. Nei casi di emeralopia. esseazialc se complicata trovai pure risultati alquanto analoghi, mentre nella semplice la percezione clei colori la trovai sempre intatta, e solamente talora la potenza di m'sus mi parve minorata sotto la. luce rossa. n FonstER asserisce che « 1lCll'em.~ralol'ia anche la facoltà di cUstinguerc i colori diviene più o meno ottusa , (2). Secondo Ja mia opinione, quesl;a asserzione sarebbe da pren· dersi in senso limitato a tenore dei generi ùi emeralopia. Queste ricerche incontrano delle difficoltà presso i soldati e per la naturale grossezza di ingegno di molti e per quel misto di diflldenza e malizia che li 1)orta a mentire sotto questi esami, sperando farsi credere più gravemente malu,ti (l) RE YMOrw . Gio1·nalr: della 11. Accademia eli T o·r ino, n• 8, 20 marzo 1871. (2) FuRSTilR, Op. cit. Conclusioni riportate dal '\VECK ER. T. u , pag. 429, edi7.ione citata.


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DELLE OTTALì.\IIE

che non sieno, sulla speranza di essere almeno teinporariamente licenziati. Il dottor F u:uAGAr.LI (l) trovò che aìcnni emeralopi, guardando alle tavole colorate, confondevano il blw col nero, il giallo col verde. Su tale o.rgomento vi hanno quincli delle positive discrepanze le quali mostrano che esso non è ancora esaurito e che merita di essere studiato sotto il punto di vista da me accennato della separazione dei casi secondo le varietà causali e secondo la ricerca della percezione dei colori eli giorno, nonchè della quantità di visus a luci colorate od artificiali o naturali.

x nr. Discorse queste cose, è forse possibile il tentativo di metterle a contribuzione per ispiegare la essenza del fenomeno emeralopia. In talune lesioni organiche della retina vi ha una mutazione materiale di tessuto la quale può prestarsi ad alterare la funzione della stessa, per cui non vi ha bisogno del fattore luce per produrre emeralopia. Nelle emeralopia essenziali la cosa sembra correre di \'ersamentc. Chiunque passa rapidamente da un sito assai illuminato acl un altro poco illuminato, è momentaneamente nella condizione dell'cmeralopo e non distinguo perchè trovasi abbarbagliato. Per lui però questo stato cessa ben tosto e riprende la possibilità di distinguer~ ancbe al bnio. Questo.fatto ci insegna che la retina, sotto l'influenza di una viva luce, può restarsene abbarbagliata e momentaneamente incapace di percepire le sensazioni luminose meno (l) Annali eli. ottalmologia diretti dal profcssor QtJA.CLIKO. Anno n, pag. 473.


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-vi :ve. L'abbarbagliamento può succedere più facilmente ed essere più duraturo, se la retina è in condizione di poco conveniente nutrizione, daccbè con pil1 facilità in questo stato sottentra la stanchezza negli elementi retinici scossi dalle vibrazioni della luce. Come pure se la luce colpì continuJttamente e vivamente una retina anche sana, può giungere momento in cui succeda che essa resti abbarbagliata per ist anchezza dei suoi elementi sensitivi specifici. Questa condiziono di indole dinamica non ci è nota che per fenomeni di indole dinamica, e non per fe nomeni anatomici distinguibili materialmente. Ecco percbè la midriasi ne è fenomeno incontrastato sempre la astenopia in molti casi; l'alterazione nella percezione clei colori e la impressionabilità varia alle luci colorate sono fenomeni meritevoli di stu· dio, nel mentre l'ottalmoscopio riesce muto d'ogni manifestazione. In forza di ciò, è credibile che in ogni emeralopia non solo sia da credere efficient-e causa a manifestare il fe· nomeno la sola debole quantità della. luce, ma sì anche la sua qualità. Le esperienze di LAMANSKY proverebbero cho l'occhio varia di sensibilità pei diversi colori e la sensibilità aumenta colla chiarezza; per esso l'ordine di sensibilità pei vari colori andava decrescendo dal verde al bleu, al"violetto, all'aranciato, al rosso. Secondo esso, " la sensibilità clell'ocehio pel ve-rde, giallo e bleu è maggiore che pel bianco, ecl è minore pel violetto, aranc·iato, e rosso ,, (1}. Ciò concor· derebbe coi risultati delle mie esperienze che l'emeralopo, alla luce artificiale aranciata, contenente sempre molti raggi rossi, trovasi con vista più indebolita. Lasciando da parte le opinioni che collocano la causa della (l) Annali di' ottalmologia diretti dal professor QuAGLI NO. Anno J, pag. 551.


948 DELLE OT1'A.Ll!IE emeralopia nel cervello ovvero in lesioni di vascolai·ità o retiuca o coroidea, ovvel'o nello stato della accomodazione, ecc., restano a fronte le due opiilloni del torpore della retiu.l. . (Fonsi'ER) o dei mollcplici punti ciechi o scotomi occupall li i dintorni della macula lntea (RBYMON!J) . Il F!inS'l'ER colle sue esperienze sanzionò· una legge che : all' illuminazione cleficienfe si supplisce coll'aumento dell'angolo visuale. Negli emeralopi ::m·iene che ad un dato grado di illuminazione questa logge noH è pilt applicabile, da ciò l'opinione del R EYr.roxo sugli scotomi, opinione ingegnosa ma tale che noa mi sembra fuori di controrersia. J,a minorazione della quantità di luco por un occhio emeralopo c por un occhio sano clccon~ con eguali risultati fi no ad un certo punto e non piì:t in là, punto che varia e nel quale veramente comincia lo stalo omeralopico. È in questo punto cho può considerarsi como e::;anrito ogni sfot-zo della retina per distinguere gli oggetti (punto che è variabile per grado di luce) perchè ogtù suo elemento è giunto a tale stato di stanchezza (torpore), da non potere agire uUol'iormente, e non già pcrcl1è fossero solamente taluni di ossi anche prima inerti (scotomi). L'idea dol torpore retineo soddisfa a mio credere maggiormente che non quella degli scolomi che d'altronde sono snpposti ma non chiaramonte dimostrabili. !testa sempre che l e bSperienze, se non sono separate per nrietà causali di emeralopia, non sarauuo mai abba:ltauza concluclenti. .Amwtazione. - l i presente lavoro fu scrit to e mandato alla direzione del giornale nel novembre 1876. Per cause indipendenti dalla >olontà dell'autore, come da quella della direzione non potè essere pubblicn.to primtL d'ora. In qu esto frattempo venne a. comparire la scoperta del professore B OLL sul t·osso c7ella visùmc (Sehrofl•). Questa interessante sco-


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pert.a sembra possa serrire di suffragio alle idee espo~te in questa parte del lavoro. Di fatto se la luce bianca altera, distrugge, consuma. il 1'osso della visione, è naturale possa per troppo viva e prolungata azione rendere improplia. la retina a temporaneamente funzionare, e cha vi sia bisogno sottentri un equivalente tempo di oscurità perchè la retina possa ritornare allo stato di impressionabilità normale. Di più se la. luce rossa lascia c quasi inalterato il colore fondamentale della 1'etina , (1) ed alla. luce gialla la retina « si compoda come neZ caso della luce 1·ossa" (1), non è fnor di luogo supporre che questo luci, basi fondamentali delle lnci artificiali degli ordinari mezzi ùi illuminazione, avendo poca facoltà di alterare il rosso della visione si prestino poco alla buona visione in una retina già. alterata. Da ciò forse può dipenderc la spiegazione del perchè il ·vero emcra1opo sotto l'azione della luce artificiale abbia un grado di visus molto debole, O'l'rero lo. sua retina alterata risponda poco allo stimolo di quosto genero di luci. Questo consideTazioni port.ano a suffragare la credenza che nella emeralopia oltre la questione della quantità vi sia anche quella della qualità della luce per produr1a. XlV.

Se tante confusioni, contraddizioni ed opinioni direrse si riscontrarono riguardo i fenomeni e le cause della emeralopia, non è da meravigliare so altrettante se ne trovano sulla cnra della stessa. Dirertente oltre che di interesse risnlta lo studio in proposito. (l ) St•l col01·c rosso della retina (Stliroth). Annotazioni del dottor T osr. G1'ornale di medicina militare, 1877, pag. 74.


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DELLE OTTALltiE

Gioverà dividere i rimedi generali proposti dai rimedi locali e da quelli che si credettero specifici, per conservare un qualche ordine nell'accennarli e valutarli secondo il loro merito, atteso il loro numero e diversità. :rviEsu.e ci porge questa separazione d.i indicat.ioni e di indicati in un modo secondo lui naturale e che giova seguire. Esso dice : L-:t cura eli questa mctlattia 1·iguarda qua/lro incticazioni. La p rima è la 1·cgolctzione della ·uita. La seconda è la sottrazione di materie. La terza è l' aster sione di quello che ebbe a fluire. L a quarta è la con·ezione di ciò che avviene n.ello spù·ito (visibile) (l). » In altre parole, secondo Mzsu8 abbiamo quattro punti di cura, vale a dire: 1° l'igiene i 2° i rimedi evacuanti ; 3° i rimedi loca1i o collirii i 4° i rimedii che si credeva avessero proprietà diretta di rinforzare la vista o specifici. S.eNOFOX'l'E vedemmo avvertire elle nel marciare sotto il soverchio splendore riflesso dalle bianche nevi, tenendo dinanzi gli occhi qualche cosa di nero era un rimedio preservativo ( r:oi): o~?.'Ja?.,uoidnt>touf?1J,ua). (2) Osservazione questa la quale fa onore alla perr:llicacia dei suoi valenti .soldati, dacchè il pre:;ervativo deve riuscire ut-ilissimo. .A.msTO'l:E18, istruendo il re Alessandro Magno , ingiungova : « dopo aver defatigati gli occhi, cntra1·e in casa oscura ma non tenebrosa e guarrlare p er finestre nelle quali vi sia alcun che di verde, ovvero guardctrc dell'acqua verde e sommerge?·e gU occhi in essa (3). Questi precetti sono in gran

parte compresi nei vetsi di GIOVANNi DA MILANO, il quale ci conserrò i dettati della scuola Salernitana :

(l) 1\'hm:, Op. cit. Clp. 14, pag. 15. (2) SF.NOFOl\TE, Testo grec~, ed. citata, pag. 118. (3) Passo rip<lrtato <ln 1\!EsuE. Op. cit., cap. l, png. 11.


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NEGLI ESEKCITI

Fons, speculum, grn111on, baec d an t ocnlis rcl.:,•amen ; Mano igitnr monte~, sub scr~m inquirilo fontcs. (l) lVIBSUE trattando poi propriamente della

emeralopia, di-

ceva : « La ptima inclicazione quindi soclclisfa la comud-

Slvrarzione nei sci generi di cose, (2) e prOJJtiarnente con al· leviazione di comesiionc e col tralasciamcnto della ceua. E sicno i c~bi obbedienti alla digestione, di quelle c.ose cJ,c sai. E si elia a bevanda, avanti il cibo e dopo la sua di-scesa nello stomaco, vino vecchio buono p uro, dopocM avrai pt·opù?ato avanti di esso quel suffuf resenigi di cui c7i1·emo 2Joi (3). ,. A YENZOAR ci istruisce sopra questo argomento più distesamente ancora, e dice : " La cum di questo (nictilopo) è mcmgiare continuamente ova di colombe cotte con le mpe; ovvero mangia1·e col sale tuorli d' ova rli gallina allessi nell'acqua. E d anche in questo caso conferisce mangitwe i pulcini (pullos) delle colombe selvcttiche senza teste c coZZi, cotti coZZe mpc. E sono convenienti ùt i(tl caso anche le galline colte coi predetti pulcini e 1"a)IC, senza 1. colli e le feste, percM le teste eli questi (animali) si p1·ova auer 1J1"0l>rictà, di arrecare la cecità, vale a di1·e di 11on vederci lJer nullr~ dopo la caclltia del sole: come i cervelli dei medesimi dicono avere la p1·op~·i!tà di aumentare c molt-iplicare l'intelletto. (4) , Questo (1) Scllola Salemitana a.uct ore JoAI\)(E DJ:: 1\h;oiOJ,A:-o, etc. Hoteroda.mi, YDCL\'11 1 pag. 18. (2) J,e sei cose impropriamente dette non naturali dagli antichi er:lno : l • circ!ml(usa, 2• adplicata, 3• ingesta, 4• cxcreta, 5• gesta, 6• pe1·cepta. (3) J\f RSUF. loco cit11to. - Suffuf voi sufi'ufet snnt pulverizntn quro in os projiciuntur et post ea aliquid bibitur. - At·abico-rum 11omi'»l'm A. Expositio. Avsor.NNA, t. u, eù. ci t. pag. 436. Di questo rimedio in polvere poi Mr.suE non sembn~ piò. che ne parli, per cui resta ignoto cosa veramente f~>sse. {4) Aano:.u;nox Asv!'ZO.t.R etc. Vcnettis, a. !4nxsv, pag. 6. - Felice l'umanità se quest'ultima circostanza fosse ,·era.


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DELLE OTTAL;\!IE

passo così frirolo b apparenza, racchiude ammaestramenti della più alta. entità filosofica che in parte auemo piit tardi da- rilevare. P ISONE che si sa a·ller dato una eziologia. giustissima. della emeralopht (N. viii) prescrh'e regole igieniche altrettanto sane o valevoli. Egli dice : « Primicrwnente interdetN/ quegli alimenti i quali, a lwn,qo 1·acchit~si nei d&posit-i (li viperi, con-

trasse1·o mtttfa ecl oclore cattivo, si sostif'wiscono in lm·o l·uogo temjJemtctHUJnte i recenti, i secchi, percliè gl'l: spin:ii vison:i facilmente vengono infetti da enianazioni cn1sse e vaporose. I1wltre si schùxt tanto il calore clùtrno che ogni oggetto i1·0)>).JO forte come il freddo noltunw clw1·ier1tpie il capo. (l), La ragioncvole1.za della eziologia e della cura di PlsoxE contl·asta coll'opinioue del suo compatriotta BoNzro il quale, c.redendo causa di cecità il riso mangiato caldo, ci avverte che a cura igienica « i navigatori co-nu~ndano ai prop1·i mcwinai, sotto qualche penct eli non mangia1·e il 1··iso caldo. (2) » Il •rmNCA\'ELLA pme al pari di PISONE, insegna di curare questa. malattia « jJrimicramente coll' amministra.zione di cibi che generano otti11w sangue (3) , , e dopo ricorrere alle eme locali dell'occhio. I moderni non andarono presso a poco più i n là. dell'opinione di questi autori antichi, per modo che ricorr:ere alla rassegna degli stessi sarebbe un ripetersi.

xv. « Compie la seconda indicazione il salasso dalla cefalica,

se conoscerai siavi abbondanza di sangue, e se la necessità, (l ) GuLrELMl PisoNJs, etc., op. citata, pag. 30.

(2) JA COB t BoNm, etc., op. citata, pag. 31, (3) VICtoms TarNcAvt.LLH opera. Ed. ci t., li b. m, cap. 14, pag. 70.


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lo ®manda dalle vene lag'rimali e dalle nctrici. Se poi sanì ild f(J!rsi evacuazione pm· g1·ossezza di ttmo·r i, la si faccia colla hie1·a picra (l ) e colla hiera colocyntidos e colle pillole cochie (cochiis) (2) e coi gargarismi e cogli stermdatorii (caputpurgiis) di quelle cose che sai, ecc. (3). » Fra i rimedii generali evacuanti })timo al solito quindi a comparire presso · gli antichi è il salasso. Esso era già stato consigliato da t h·r.ENO (4). AEzro pure curava gli emeralopi « se fossero d.i buona costituzione, col salassa dal cubito, come);nt1·e dagli angoli degli occhi. (5) >> Fra gli arabi altri ancora oltre MEsu;e: ricorsero al salasso, come RHASE, SERAPIONE ed AVI· CENNA.. RHASE però lo conservava al rovescio di AEzro pei casi estremi, dacchè disse : « Se poi ciò non fosse sufficiente, si sciolga il vent?·e e si minori il sangue dalle due cefaliche e dal fronte. (6) » Questo mezzo fu pure consigliato an· c'be in tempi più recenti : di fatto il BOI$SIER dice: « p1·emessa l'una e l'alt1·a flebotomia (7). » Non va dimenticato che il LARREY incominciava la cura mediante l'applicazione di parecchie coppette alla nuca oppure alle tempie. Ai nostri giorni trovasi ripetuta la massima d'AEzro anche dal C.&PEELLETTI, il quale non si peritò di avvertire : " che il sàlasso dov1·à precedere la ctwa quando t'r attasi di un in-

(1) Hieta est nomen solutivi rectificantis. AviCENNa, op.cit., t. n, pa.g. 283. (2) Cochiwn est animal marinum cujus virt us est propinqua castoreo. Arabic. Nomz·n. A . Exp. A v., t. 11, pag. 430. (3) 1thsvE, opera c loco citato. (4) GALENO, De anatomia vvvon~m attributus liber, ed. Giunta, l!DXLI, spur., pag. 56 A. {5) AEZIO AliliDENO, op: cit. e loco citato.

(6) ALBUBETIU ARAzi, etc., op. e l. c. (7) .BoiSSIER DE SA.UVAGEs, Nosologia metlwdica, l. c.

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diviiltto JJletmico. (l) » Al presente però non credu vi sia alcuno che volesse ricorrere a mezzo consimile. Gli a,ntichi se lo preconizzarono e lo trovarono utile taluna volta fu solo P,erchè confondevano il fenomeno emeralopia con altre malattie che anche al dì d'oggi forse riéhiederebbero qualcha sottrazione sanguigna. Subito dopo il salasso vengono i purganti. Potrebbero credersi anzi il sussidio più antico. Di fatto trovasi che lPPOCRATE nel' suo libro Della visione dice : " Il nittalopo p1·enda ~·imed,io JJu1·gante il ventre e mondifi,chi il caJ70 (2). » Dop() questa aforistica ingiunzione dell'Asclepiade, la maggior parte dei medici ripetè il precetto stesso. Fra greci AEzro e PAoLO hanno la prescrizione medesima al pari di quasi tutti gli arabi venuti dopo. Venute in onore le dottrine umorali, questa indicazione trovò una più larga applicazione. « Avendo poi insegnato la moltepUce esperienza sanarsi cla q'uesta (malattia) queZli ai quali si evacuava il stt.perfluo sim·o dalla massa sanguigna, per mezzo dei catat·tici, degli emetici, dei diu1·etici, dei vesicafo,·ii e simili, ecc. (3). » Così si esprimeva il BorsSIER sulla epidemia di l\fontpellier, allargando il numero degli indicati. L'immortale ScARPA fu quello che cementò col suo sufiì·agio la :fiducia nell'emetico (4). Questi mezzi però bisogna riflettere d1e erano dati a cura di altre malattia confuse colla vera emcralopk, como dissi più sopra, e che perciò solo essi giovavano. Dopo questi rimedi venivano gli starnutatorii, ed AEZIO

(1) CAPPELLETTI, op. e J. C. (2) MAGNr H rPPOCRA.11S. etc., cd. Foesii citata, pag. 689. (3) Borssr&R DE S~ouvAGES, Nosologia methodica, l. c. (4) ScARPA, Saggio, etc. Pavia, 1801, cap. xrx, pag. 259.


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:ee ne dà persino la ricetta di uno nel quale faceva entrare e pepe e senape, al quale .può dirsi ben magro sostituto il tabacco in polvere delle nostre privative. A questi si aggiungevano dei gargarismi i quali erano in uso fino dal tempo di ' CELSO. Oltre i vesicanti preconizzati dal BoiSSIER, la moxa, il setone formano pur parte di questa classe di sussidi e tutti 'furono da molti autori raccomandati. Era d 'altronde precetto antichissimo ippocratico dacchè l'AscLEPIADE dopo aver pre-Scritto il purgante diceva : "'- Ancom incidi qua-nto mef!lio la cervice e premi alla hmga (1) » col che certamente vo.leva indicare una c1ualche medicazione congenere al setone.

XVI. «

Cmnpiono la tet·za indicazione i conirii eli fegcdo e le

instillaz~·oni negli occhi e propriamente di ciò che scola da

fegato di becco e di capra quando lo si ta,qli in molte J.1arti. (2) , Qui vi ha la famosa questione del fegato e det .suoi preparati. Questo rimedio era per tale ma.lattia presso .gli antichi una vera panacea, e gli riconoscevano una arcana azione base alla sua fama non peranco estinta del tutto. A. CoRNELIO CELSO parlando della emeralopia dice: « bì.sogna ungere i malati di questa guisct coll'tmw?·e raccolto dal fegato del becco, se rnanca (si minus) della cap-r a, dove lo si c2tcini a1·1·osto. (3) , L'uso del feg$),to fu così generale anche dopo, che lo si adoperò in maniere svariatissime a rin..: .forzare, come dicevasi, gli spiriti visorii. DroscoRroE accenna (l) 11hGNl HlPPOCRATIS etc. ed. cit. e l. c. (2) Af~SUE, op. e l. C. (3) A. C. Cr.Lso, op. cit. pag. 98.


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DEI,LE 01'TALMIE

che la capra deve essere silvesti·e alro> oi dyqlCJ.> (l). ttALEN() fu il primo che insegnasse le fumigazioni. Egli lasciò scritto : « Alcttn-i poi a'rrostendo il (e,qato della capra, quindi raccogliendo la scmù scolante, (la) adoperano pei nittalopi. P1·escrivono anche (di) t·icevere cogli occhi ape?· ti il vapore àel meclesitno (fegato) allessato. (2) » ln altro luogo insegna. le cautele che devonsi osservare in quest'ultima operazione,. dicendo : " Ovvero allessanclo il fegato della ·cCI!pra prescrivi ad essi (nittalopi) tutto all'intorno copm·ti (il capo) (7ttet>w'At>!/JCJ.P-ivov>) eli gua-rclCI!re cogli occhi aperti nell'olla e 1·iceve1·e negli occhi il vcqJore. (3) » Questft cautela nel secolo passato fu data dal DuPONT quasi come un novello trovato nella epidemia di emeralopia da esso osservata a Strasburgo. Di più ancora GALlmO insegna in altro libro altri due mezzi e dice: «Ovvero 1mgi (col) succo dello stm·co d'asino (fJvùJa) recente, mangi poi bietola; ovvm·o · ar-rostisca -il fegato dell' avvoltoio, ovvero ungasi col fiele eli esso. (4) >> Il modo di usare del fiele invece del fegato ci viene insegnato da Ar,ESSANDRO DI ·rRALLE, il quale dice : " Ungi il fiele di becco assienie col miele; toglie (il male) in pochi giorni. (5) » Questo tempo da GALENO è quasi perentoriamente stabilito in dodici giorni (Jo&xtbs) (6). Questa ma(l) PEDANIUM D10scommm etc., ediz. Kuhn, t. 1, pa.g. 220. (2) GALENO, Della mistum e della fm·za dei medicctmenti semplici, lib. xr, cap. 11, ed. Ktihn, vol. vm, pag. 336. (S) GALENO, Dei (med·icamenti) di facile prepam2ione, lib. r, cap. 5, ed. Kiihn, t. xxv, pag. 350. · (4) GALENO, Della composizione dei medicamenti secondo i l~wghi,. lib. IV, C. 8, ed. Kiihn, v. XIT, pag. 803. , (5) ALEXANDRI TRALLIANI, etc., ed. greco-latina di G. G. Ander· nac. Basilero, li!DLVJ, cap. 6, pag. 146. - Traduzione letterale. (6) GALENO, Dei (med1:came-nti) di facilept·epamzione, lib. u, ed. c. Jlag. 4U3.


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niera di usarlo col miele ci viene indicata anche più completamente da RHASE il quale dice : « o il fiele cap1·ùw assieme col miele; si mescoli in tm bricco (curcuma) sopm del fuoco; poi si immetta nell'occliio lo specillo (radius) ba· gnato con esso. (l ) » La varietà degli animali dei quali si riteneva utile il fegato ovvero la 1Jile, non si limitava })erò a così piccolo numero. AEzro a.ggiuuge : « -il fiele di pe1·nice, ovvero di caJ.n-a silvest·re, ovvero di becco ; assai g1:ova anche ungere col fiele della sògliola (~ob1,J.wrrcrov) (2). »Vediamo

comparire già oltre un altro uccello, la pernice, anche un pesce, la sògliola. A questo proposito giova accennare quanto scriveva PI ETRO n'ABA~O : " Le cose etpposte a. queste cc;nstwvano e dànno poi la sanità e la forza degli occhi; epro· priamente i colliri-i cmnposti cla tuzia, cmtùnonio, succo eli finocchio e di granato. E dal fiele degli uccelli S'ilvest'r i ra· paci e delle pernici e della ccqJra e clei pesci, massimamente del Sabet esposto al sole più caldo per cinquanta giorni. (3) » Dal momento che il fiele di ogni uccello di rapina poteva fornire un collirio utile, è naturale si trovi accennato quello di avvoltoio da G..tLENO, quello di aquila da DwscoRIDE (4), quello di cuculo da A. VICEN~ A (5) ed altri ancora. Al riguardo

del fegato di pesce deve notarsi como vadano aggiunti quelli « eli scotpione ma'rino, pesce eletto CalHonirno, e della testuggine marina» accennati da DroscoRIDE (6), come quello · del Sabot o Sabut «pesce che t1·ovasi nel. fiume detto Fom

(I) ALllt:llETRI AnAzi etc., op. e l. c. (2) AE?.IO, testo greco citato, pag. 132. (3) CoriCILLI.TOR, Petri .Aponensis etc., ed. O. Scoti, Ven. 1521, pag. 177. (4) PEDAI>IUM DwscoRTDEl! etc., ed. Kiihn, t. 1, c. xcvi, pag. 220. (5) AVICEN,jA, Op. C. t. J, Jib. 3• fen. 3•, tr. 4•, cap. 3, pag. 560. (6) Pedan·i mn Dioscoridem etc., l. c.


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DELI.E OTTALli!IE

1u}lla Persia (l), accennato d<L AviCENNA, pesce che è .i'l Sabet riportato da PrE'rRo n'ABANO ; come quello menzionato dal BONZIO a cura della cecità moluccana con queste parole : In qt~esto male luwvi tm medicamento specifico comprovato dal frequente uso,. il fegato del pesce Lamia, mangiato cntdo col sale, il qual tJesce in linguct belgica diciamo Een Haye, ùwlf.re la, oleosdà da esso destillante sotto il sol~, in linguct belgù:a Traen, inst-illata (inuncta) negri occhi tiensi per 1·imeclio istantaneo. (2) » Questi pesci meritano una illustrazione. Il callioJ1imo secondo le annotazioni del KiiHN è un pe· sce abbastanza comune nel mare :i\1editerraneo lo Uranoscoptts Scaber, ed aggiunge : « n~·xenmt eum piscem et gn:eci T{,w;(!oxoi~l" et xl.in~1 ., q1-~,ùz interdiu dormiat, nocit~ vero pncdam qumrat , per cui sarebbe un rapace notturno. Il pesce citato dal Bonzio sotto il nome belgico di R~ye (il Haai del modenw linguaggio olandese) altro non è che uno squalo o pesce cane (Requin dei francesi), pesce fra .tutti vo· racissimo. Da ciò sembra che la rapacità a\'esse anche nei pesci come negli uccelli un valore per attribuire alloro fegato una qua!che virtù particolare sopra delia vista. Questa idea della rapacità non è trascurata pure nei quadrupedi, dacchè fra questi sceglievasi il fegato della iena. secondo DrosCORIDE (3), quello dell'orso, del cane, del gatto, secondo AYICENNA (4). , Viclesi GALENO aver raccomandate le fumigazioni del fegato allesso, ma ALESSANDRO DI TRALLE andò pilr innanzi e lasciò s0ritto : « presm·ivi eli 1·1:cevere acl occhi apeTii il va-

(l) Ambicont?n Nominurn Interpr. op. di AVICENNA, t. JI, p. 422. (2) J.ACOlll Bo:-~m etc., op. cit. pag. 30. (~) PEDA:iiUM DrosconiDEM etc., l. c.. (4) AvtcE!'lNA, op. c., t. r, pag. 560.


NEGLI ESERCITI

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,pore 1~?gli occhi (del fegato arrostito). (l) » Questa pratica fn consigliata poi anche dagli arabi, di fatto Sempione scrive: \ « ~uando q·uindi il fegato fu an·ostito, prescrivi aZl'infe1'mo che\ si ctwvi sopra lo stesso cogli occhi aperti, onde riceva il vapore che si eleva da esso e poi ?nangi il fegato. (2) » L'aggiunta di mangiarlo dopo la fumigazione è comune anche a MESUE, ma di essa diremo pHt tardi ; ciò che ora in· teressa è rilevare come si credesse il su:ffumigio coi vapori del fegato potesse riuscire vantaggioso in qualunque maniera fosse cotto. Queste fumigazioni furono sostituite pitt tardi dalle eva.po· .ra~ioni del sale ammoniaco (2) e dello spirito di vino (3), . le quali sono dovute allo spirito teoretico di portare uno stimolo locale atto a svegliare l'assopita forza della facoltà vi· !!iva. ToHRESINI alle fumigazioni di fegato di bue allesso ere· .deva potesse essere sostituito il vapore dell'acqua bollente, avendo constatato che il fumo che esce da una decozione di fegato o·di bile non contiene traccia di sostanza organica (4). Il più diretto e potef!te mezzo per portare una scossa locale fu proposto da l\1. RoussiLHE, chirurgo dell'ospedale eli P.astelnaudary, il quale proponeva la cauterizzazione del contorno della cornea (5), mezzo che fu a nostri giorni imitato da COINDET (6). L'antichità adoperava anche altri coÙirii, ma inutile sarebbe rammentarli, come quelli che non furono ma,ntenuti in uso nei secoli posteriori e tanto meno nel nostro tempo· (l) ALEXANDRI TnALLIANI, ediz. cit., pag. 415. (2) ScARPA, op. cit., pag. 252. (3) S. YvES, Traité des maladies des ywx, cha.p. 27, 28. (4) Gazzetta )J{edica Ital. Lomb., 8 febb. 1858. (5) V . Enciclopedie médicale, t. vu, pag. 435. (6) V. Giornale di med. milit., anno xvm, 1870, pi\g. 776.


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DELLE OTI..U.lliE

XVIli. « Soddisfa la qua1·ta indicazione la somminù;trasùme delle medicine elle assottigliano ed illust,·ano gli spù·iti visorii. (l) » Tale effetto prima di ogni altra cosa si credeva

fosse apportato dal fegato degli animali, per cui lo si dava da mn.ngiarc. Nel libro D ella Visione di lPPOC.RATE leggesi che dopo prescritto il purgante ed il rivulsivo alla cervice, egli insegna : « Dà Jm, (quando il male) t·eceàe, da divamr·e deZ fegato di btee ctuclo tma volta' o dtte quanto 1Jiù si possa ( fdrun:ov 6J> ?ì.v rJuvncxt ). (2) » Più tardi si tralasciò di prescriverlo crudo e lo si consentì anche cotto ; di fatto GALEXO dice : « e tuttavia mangiato anche cotto dicono giovare per tali 111-alattie. (3) » Gli arabi pure lo consigliarono cotto, come fecero hlESUE, A..VICBN~A, SERAPIONE; essi però lo vollero arrosto e condito con sale e pepe lungo, per guisa. che se vi era stazionarietà nell'arte. medica, così non poteva. dirsi in quella del cuoco. Questa medicatura e questo progresso si mantenne anche più tardi, daechò il PLE~fPIO nel secolo decimosettimo diceva : « Dant jecur assum et cum sale comeclendum. (4) ,. Gli antichi, oltre che nel fegato, ebbero fede, per tale scopo in molti semplici, quali il finocclOO, il granato, l'eu· frasia, il maratro, la noce moscata, la- chelidonia, ecc. Qu1~TO SERENO cantava : (l) Mr.sss, l. c. (2) MAGNI HrP.POORATTS, ediz. cit., l. c. (3) GALENo, Della composizione c della (01 za dei medicamenti semplici, lib. XI, cap. H , cd. Kiihn, vol. vur, pag. 336. (4) PLElll'JO FoRTCSATO, Ophtalmograpllia.. pag. 232.


NEGLI ESERCITI

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Si t enebras oculis obducit pigra senectus, Expressre maratln:o guttre cum melle liquenti Detergere malum poterunt : vel rulturis atri F ella, chelidonioo fueriut quis gramina mixta : Hrec utiam annosis poterunt succurrexc morhis (l).

La fiducia in queste medicine andò sempre piì1 decrnscendo, cessata la cieca reverenza per AviCENNA e per gli antichi, l)Br modo che è ben da tempo che sono tralasciate. Esposta questa numerosa serie di mezzi stati altre volte adoperati contro l'emeralopia, si viene alla conclusione che una r>arte di e3si basa:ra sopra un concetto in parte erroneo delle cause, e che altri basarano sopra la superstizione. La iiducia degli antichi snll'azione del fcg<Lto, fiducia la quale si mantenne cosl a lnngo, e che non pnossi })eranco dire estinta del tutto, ha delle ragioni originarie interessanti. La superstizione, che ne forma il fondo, ùasa sopra idee religiose dei·iyate come le chiama il VoGr. «Per tutte lenaeioni selvagg1:e e primitùJc il C01]JO e l'animCb dell' 'Uomo, come q'ttelli degli animali, non formano che un t·utto inse· j Ja1·abile. Ciascuna 2Jarte del corpo ha clclle q·ualità e fzmzioni spù·ituali proprie, e queste qual-itù sono tutte così ben legate a queste pw·t·i, come la vista all'occhio o l'udito all'01·eccMo. Una conseguenza necessar.ia di questa idea fondamentale..... è che tutti i selvaggi considerano la cont-imta.zione della v?;ta dopo la mot·te..... non come le~ conftinua.zione di un essere ideale, ma come quella di ttn essere materiale provvecluto eli tm corpo 1·eale e avente tufte le sue pa1·ti con le q~.(,aldà che vi si t1·ovr.mo cdtaccate. Secondo q~testa maniera di vedere, le qualità spù·ituali che può jJossedere (l) .Qun1n

.di Celso.

SERE~I, lJ{edicirna, cdiz. aldina 1528, unitt\ all'edizione


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DEJ,LE OTTALMrg

l'individuo sono intimamente legate, dm·ante con;e dopo la 1Jifa, a cm·te pm·ti del C011JO, e ciò si intende cost dPgli twmini come degli anùnali, pe1·chè questi ~~ltimi, sotto qt~esto rapporto sono considerati assolutamente e,r;uali agli uomini: Queste qualità, intimamente legate ctlle differenti pm·ti del corpo 1Jossono dunque essere distaccate con queste pm·ti, ~ incorpomte ad ttn altro individuo per il alto della. digestione. (l) " Premesse queste filosofiche considerazioni del celebre VoaT, agevole riesce rispondere secondo il loro spirito :.

r

l 0 perchè gli antichi scegliessero a medicina della eme·· ralopia il fegato ; 2° perchè scegliessero quelle specie eli animali che hanno. scelto da estrarvelo. Gli antichi ritenevano ~ho vi fossero nei corpi animali duespecie di spirito. L'una la dicevano <lv,wpur:oç ingenito veramente ùnpiantato cd era quello cl1e restava nei corpi stessi dai primi principii della loro generazione. L'altra specie la. dicevano influente ed era quella che emanava da altronde, e si immetteva a fomentare e conservare lo spirito ingenito. Questa seconda specie di spirito la credevano di triplice qualità. che dicevano natwrale, vitale ed animale. Lo spirito naturale credevano si generasse dal fegato e mediante la sua circolazione pei vasi influisse in tutto il corpo e provvedesse che le facoltà tutte naturali debitamente si esercitassero. La facoltà visiva era q1,indi subordinata ecl ù1{luenzcda dallo spirito naturale emanante dal fegato. Lo spirito vit.ale credevano si generasse nel cuore dallo spirito naturale ed avesse facoltà di conservare il calore e tutelare la vitR. Lo spirito animale poi si generasse dal vitale nel cervello ecl influisse (l) Co1l[)1·ès international d'antliropologie et d'w·chéologie lJI'é-

liistoriques. Session 1871 ÌL Bologne. Compte·Nnclu, pn.g. 308.


NEGLI ESERCI1'I

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per mezzo dei nervi ad esercitare le funzioni animali di tutto il corpo. Da questa teoria emanava la lJersuasione che le parti organiche di ogni corpo animale si dividessero in due classi nle a dire in parti principali o meglio principesche ed in parti ignobili, ponendo fra le prime il fegato, il cuore, il cervello. Tanta era la preminenza data al principato del fegato dagli antichi che alla ittm·izia dav<tno il nome eli morbo t·egale o mo1·bus 1·egù~s. Ora quale meraviglia che il fondo di qlleste cognizioni avesse servito fino dai tempi più remoti secondo le idee del signor Vogt a fa.r scegliere il fegato per essere mangiaw e prescritto quale una medicina, dai sapianti di quelle epoche primitive i quali erano sacerdoti (Asclepiadi) onde aumentare nel malato la quantità e la forza dello spirito naturale facendogli assimilare pol fatto della digestione la parto dell'animale dove esso si produce? Non . era dallo spirito naturale del fegato che era influenza ta la facoltà naturale della vista? E che questa fosse una idea religiosa derivata basterebbe a provarlo la storia di Tobia che leggesi nella Bibbia, la cura del quale si credette insegnRta dallo stesso Dio; e la riflessione che fu un sacerdote (un Asclepiade) il primo a prcscriYere di dirorare crudo il fegato del bue, e, notisi bene, in quantità quanta maggiore si potesse. Non credo poi possa far meraviglia che queste aberrazioni dell'umana intelligenza primitiva si perpetuassero nella società, subito che si rifletta alla potenza delle t radì· zioni cl1e inconsciamente ci conduce a perpetuare certi atti pella natmale transazione che di taluni riconosciuti non buoni nel compimento materiale, se ne conserva la idea fondamentale in uu simbolo il quale li sostituisce, simbolo che se non è chiaro ai volghi è conosciuto dai sapienti. Auche oggi che caddero tutte queste teorie, e che nella conoscenza in partìcolaro di questa malattia si abbandonarono gli errori


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DELLE 01"1'ALMIE

degli antichi, non si conserva forse la prescrfzi·orie di somministrare l'olio di fegato di merluzzo a titolo di ricostituente? Ma e perchè quest'olio in confronto di tanti altri più validi mezzi del genere? l~ forse che inconsciamente si obbedisce a questa forza tirannica dell'abitudit)e e si sosti- . iuisce un simbolo al fatto materiaie? La scelta degli animali da cui si estraeva il fegato per rinforzare gli spiriti visorii dipend.enza dello spirito influente naturale generato nel feg~to stesso dipendeva dalla medesima .sorgente d'idee. Gli animali rapaci erano scelti come queili che sono dotati di una vista acutissima della quale ne formano prova e l'aquila e l'avoltoio. Altri furono scelti come ~acciatori notturni come l'uranoscopo in mare, la iena in terra, il cuculo in aria, e quindi come animali che avevano facoltà di vedere la nott.e; la speranza di assimilarsi colla digestione questa loro qualità conduceva alla loro scelta. Anche altri a.nimali pil! innocenti ma perchè si credeva pos· sedessero questa qualità furono pure prescelti, come le capre « eo quod diccmt~(!r non mimts noct~t cet·nere quwn interdùt , (1). Per converso annotai, cosa ch.e prova la tesi stessa, che AYENZOAR 1n·escriveva di non mangi1tre il collo e la, testa dei pollami, per timore che queste parti non aYessero a produrre la emeralopia e ciò solo perchè « Gallinae amblyopict crepuscolctri labomnt, ~mde non nisi magnct luce, 11~inuta qu.ibus vescumtur gr·ana conspiciunt, et sic. ad e1·e· puscubtm otioscte donnùmt , (2); circostanza che fece dare dai tedeschi il nome di Hanerblindheit o cecità dei polli alla ,emeralopia (Beer). Altra ragione poi esiste eli questa scelta. Fra gli antichi (1) FoR'fUNATO PLEMPIO, Ophtcdmogmphia, pag. 232. (2) BorssrER DE SAUVA&Es, Nosolog·ia JYiethod?àl-, pag. 383, V· I.


NEGLI ESERCITI

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era questione se la vista si esercitasse ext•ramittenclo a~tt suscipien,do (1), vale a dire se la acutezza clella vista consistesse nell'emettere cogli occhi una maggiore o minore quantità eli spirito visorio, ovvero col ricevere le impressioni dal di fuori. La prima ipotesi comecchè era quella sostenuta da ARISTOTELE era la più antica e creduta. Siccome moltis$imi animali hanno la proprietà di riflettere dal tappeto la luce che penetra nei loro occhi, vale a dire presentano il fenomeno del gatteggiamento, così quelli doverano credersi dotati di maggiore quantità di spirito visorio. Ecco perchè essendo appunto fra questo genere d'animali fossero scelti il gatto da AviCENNA (2), il bue da IPPOClU.TE, animali d'altJ.·onde comunissimi nel consorzio degli uomini , e nei quali era pil't facile fare la accennata osservazione, e quest'ultimo sempre fra' piedi dei sacerdoti sacrificatori i quali erano i depositari della scienza. I collirii di fegato e di bile, la comestione del fegato quindi basavano sopra argomenti superstiziosi; le fumigazioni del fegato alesso si mantennero in onore por un equivoco e ciò or ora ~edremo.

XVIII. Al giorno d'oggi la questione della emeralopia è molto semplificata. Essa è .fenomeno di retinite pigmentosa ed allora è spesso ereditaria, facilmente riconoscibile e dalla ottalmoscopia pelle macchie pigmcntarie depositate snlla retina. (l) V. PIETRO o'AnAxo, opera citata. Differenza. 74. (2) AvJCENNA, opera citnt.a. •r. I, Lib. 3•, Fen. 3•, 'frat. 4:", C. 3• pag. 560. '


DEI.LE OTTAiMIE

dalla periferia al centro, e pel fenomeno della ·limitazione del campo visivo, e pella torpic1iU~ di pupilla alla poca luce. Per essa non è ancora conosciuta una valevole cura ad ar· l'8Starla e tanto meno guarirla. La emeralopia è fenomeno eli altre lesioni retinee acciden- . tali o congenite od acquisite, diagnosticabili coi mezzi stessi, la ottalmoscopia cioè e l'esame della funzionalità retinea, e queste lesioni possono talora essere suscettibili di cura adequata.. Ovvero è fenomeno dipendente dalla troppo viva luce che abbarbagliò la retina o in individui i quali ne risentirono troppo facilmente l'azione per uno stato di debolezza dipen· .dente da scarsa sanguificazione per malattie esistenti o pre· gresse, ovvero in individui sani per la prepotenza e diuturnità della causa lu.ce bianca. Nel primo caso l1anno da es· sere esaminati i fenomeni della malattia generale, e la terapia deve prima di tutto esserè diretta alla cura della stessa. In questi casi la ottalrnoscopia può rilevare uno stato di anemia o di stasi venosa nei vasi retinei, e può essere const~tabile la astenopia accomoclativa e muscolare. Nel secondo caso la emeralopia è una malattia essenziale l}ervosa, dovuta alla sola azione della luce, è un semplice abbarbagliamento, e la ottalmoscopia riesce negativa. rranto nel primo come nel secondo caso l'esame della pupilla durante l'accesso dà risposta positiva dacchè è sempre torpida se non immobile, e il confronto dell'azione delle varie luci artificiali colorate può riuscire di utile studio ehe merita essere continuato ed illustrato. In questi casi quando abbisogni, la cura generale in genere è la tonica, la indicatissima ed utile. La .locale non consiste che nella semplice cura igienica di riparare l'occhio abbarbagliato obbligando il malato a vivere ad una. mezza luce od all'oscuro. Questo mezzo previsto già da AR!· STOTETJE come ebbesi occasione di accennare ttvvegnadio egli


NEGLI ESE:RCITI

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~onsigliasse

di entrar~ in una casa oscura ma non perfettaJ,nente buia post oc·ul-i clefatigcr.tionem fu trovato utile dal W:aARTON (l) e negli ultimi tempi richiamato in onore dal ·NE'ETER (2). Questa semplicissima cura che riesce sempre utile (LIGNIERES) (3) è causa dell'equivoco perpetuatosi sul vantaggio delle superstiziose fumigazioni clel fegato di bue, .(li arcana potenza, dacchè nel riguardo in Ctli si tsngono i malati in una clinica, in uno spedale, in casa, durante la cura, sta tutto il segreto della guarigione. Tenuti lontani i malati dalla causa d'abbarbagliamento durante il tempo ne~essa.rio alla cura de1le fumigazioni, il fenomeno sparisce anche senza eli esse. Se dipende la emeralopia da causa più grave (1·etinite pigmentosa) questo mezzo è impari alla le· .sione e riesce inutile; eli qua la OlJposizione che gli si faceva (ScAitPA ). Gli studii e l e prove del bravo collega capi· tano medico cav. VIOLIN, che trovasi contento in tali casi (lell'uso locale e generale della calabarina., meritano di essere continmtti ed illustrati comechè questa sostanza che .agisce sul ganglio ottalmico potrebbe avere un'azione refies.sa .sulla retina in tali circostanze la quale finont nè è conosciuta, nè da altri apprezzata. A titolo eli storia merita di essere ricordata la opinione 1ÌeJ RousrAN ('i) che pretenderebbe curare la emerolapia

(l) WRARTON, Amcric. Jozwn. of llied, Scicnce. :Mai 18·10, p. 93, (2) N&TT&R, Gctzette Médicale de Pa1·is, 1862, n• 47. . (S) Giornale di meclicina militare, anno XI, 1863, pag. 545. 11 Ligniercs fu mio medico dì reggimento al49• fanteria dove comiu-ciai la mia carriera. A lui mi lega riconoscente affezione cd amicizia, ~nche al presente che gode del meritato riposo dopo una vita onorevolmente spesa pel bene del servizio e del paese, dacchè sono sempre memore come egli mi trattasse da fratello e da padre più che da superiore. (4) Annali di Ottalmolog1:a, diretti dal P. QuAGI.n;o, Anno IV, •

1875, pag. 248.


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DELLE OTTALl\UE

colla ottalmoscopia; sarebbe un mezzo , dì indole quasi omeopatica. È mezzo però sulla efficacia· del quale non me ne sono accorto mai nelle molteplici occasioni in cui ebbi ad usarlo a scopo di indagini senza credere eli praticare una medicazione.

XIX. Riportai un quadro statistico frutto della mia pratica, il quale si presta alla considerazione del medico militare. Il1 esso vengono notati 276 casi sui quali 186 erano simulati e 90 veri. Queste cifre mostrano come al solito qualmente nel numero dei soldati malati ci entri in gran pa.rte la disciplina e la oculatezza del medico. Era un tempo ed ancora non è tolta del tutto l'idea che non esistendo fenomeno alcuno coll'aiuto del quale si potesse diagnosticare la emeralopia, bisognasse credere sulla parola al soldato che si annunciava come emeralopo. Di là. non solo un aumento di malati specialmente in talune circostanze, e la .cementazione di un'erronea credenza nei medici di ritenere più estesa e l)ÌÙ frequente che non fosse la malattia, ma la perpetua· zione della tradizione nei quartieri di avere sempre a disposizione una malattia simulabile che non mancava di con· durre allo spedale. In tempo di pace e nelle circostanze ordinarie la emera· lopia non comparisce che in qualche isolato individuo ca· chettico il quale si espone all'aziono di un sole troppo vivo, specialmente nella primavera. Io ne ebbi dei casi nel riparto stesso di ottalmici da ma diretto e potei consta.ta.re come taluno affranto da lunga permanenza invernale e deperito · generalmente, incontrasse nella primavera la emeralopia quan ·


969 do il sole usciva splendente e fulgido come lo può sotto il nostro bel cielo ·deopo una lunga serie di giornate oscure. In tempo di guerra i patimenti, la mala ed insufficiente nutrizione in proporzione delle fatiche, c il riJlesso Llella tt ce sono cause che possono farht svih1ppare epidemica· como avvenne in Crimea. In ogni caso il medico del corpo se ha la attenzione di sm-vegliare alla sera i proprii malati pressso la infermeria t'icercanclo l'a,z<ione c7el7rr, lo-ro lJ?I!pilla, avrft il mezzo di sce· vel'are con precisione il vero dal falso, e spa.rirà la fi·equenzn. dei casi. Nel 18G3 al c:tmpo del Ghial'(10 io ricordo come presso il mio reggimento da principio molti fossero gli annunziati per tale causa, e come una sola sera di penna· nen7.a di essi alla infermeria fosse ralerolc a scerera.re il falso dal vero per modo che cessò la affluenza, mentre nel reggimento di destra dove tutti venivano m:111dati allo spedale, la affiueJiza si mantenne grandissima. Lo idee confuse, le cose credute talora poco spiegabili arrecano difficoltà talora piì1 immaginarie che vere; le idee preconcette partoriscono applicazioni pratiche talvolta. nocive. Così accadde della emeralopia la. quale fino agli ultimi tempi sembrava quasi un'incoguita comechè relegata sempre fra le malattie nervose, vale a. dire fra qnelle di cui o nulla si sa, o ben poco. I moderni progressi dell'oculistìca e delln fisiologia, ecl i frutti fatti maturare allo stesse dalla perti· nace e continua oss~rrazione permettono di parlarne ora con ma.ggiore cognizione eli causa. Se questi miei studi e questo lavoro avranno avuto facoltà di apportare una novella contribuzione al vero, io avrò il più largo compenso alle mie fatiche nella intima soddi· sfazione di opera onesta bene compiuta. NEGLI ESERCITI

Bologna, novembre 1876. FRA~CESCO NOB . :i\IARL~I capitano medico.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RI"VIST A MEDICA

Sull'etiologia e la JU'ofilassl del colpo dl sole, del dottor ULLMA.NN, medico capo di stato maggiore a Niiremberg (BerUner Klinische Wochensclwi{t, G agosto 1877).

Sebbene il colpo di sole, malgrado le crescenLi cure che si hanno per la salute del soldato, abbia ancora una parte importante e pur troppo triste nelle nostre armate; sebbene già da. molLi anni la nostra direzione militare, richiamando espressamente l'attenzione di tutti gli addetti all'esercito su questa spada di Damocle, che pende sul capo dei soldati, l'abbia allontanata in parte, pure mancano ancora, specialmente nella letteratura medica militare tedesca, quelle osservazioni particolareggiate che sono necessarie a rischiarare l'oscurità che domina sulla natura. di questa malattia. La causa della deficienza ùi singole storie sta in gran parte nel fatto, che le circostanze che nccornpagnano tali casi, si osservano nelle marcie, durante le quali il gran numero dei malati e degli sbandati per stanchezzn esigendo maggiore attività nel medico, non gli rende possibile un'accurata analisi c la descrizione dei relativi fatti. Inoltre la pubblicazione di essi dovendo essere scientificamente completa sotto il rapporto etiologico, non dovrebbe trovare ostacoli ed inconvenienti relativi al


RIVISTA DI GIORN,~LI I'l'A.LIA.NI ED ESTERI

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~ervizio. Ciò premesso, mi 1)ermetto di pubblicare senza ulteriori ,giustificazioni il seguente caso di colpo di sole. Il dì 8 giugno 1H76, una compagnia di aspiranti sot.t'nfficiali Jn numero di 60 faceva le sue esercita,zioni di campo a Nuremlierger. La compagnia era divisa in due sezio11i, e tutte due marciavano senza clrno e senza zaino; l'una in veste di traliccio, l'altra, cui apparteneva il nostro ammalato, in panno. Le condizioni atmosferiche di quella giornata erano, secondo i bollettini meteol'ologici pubblicati dai giornali di qui, le seguenti: alle 7 matt-ino alle 2 poroerid.

alle 9 di ser~

325,2{)m 324,36m 323,01m Barometro · 20,3• 15,1• T emperatura R. 15,3° 5,6"' 6 11m ·:Pressione atmosferica 6,1"' nuvoloso 2 leggenn. coperto Cielo sereno Direzione dei v-enti N. O. 1 N.O. 2. I giorni 6, 7 e 8 giugno c'era minaccia di temporale, che però non scoppiò. L'aria, specialmente 1'8 giugno, era straordinaria·:mente opprimente e sciroccalc. Il 9 però, cioè il giorno appresso .a quello in cui avvenne il caso che riferisco, ci furono dei temJlOrali fortissimi, che durarono dalle cinque e mezzo della sera fì:no alle undici di notte. Una delle due sezioni suddette si pose in marcia alle 5 45 antimeridiane, dopo a.ver bevuto, come il solito, il cat!è; e l'altra, -cui apparteneva il nostro ammalato - Giorgio Hofler - alle 6 30 antimeridiane. Faceva.no parte delle manovre faticose eser-citazioni di combattimento a fuoco; il caldo era soffocante c non spirava un soffio d'aria. Alle dieci della stessa ma,tLina gli eser-cizi erano finiti; si fecero riposare i soldati all'ombra, e poi si ritornò alla caserma. Alla prima sosta la truppa bevette dell'acqua fresca. Lo stesso I-Iofler, come si seppe poi, dopo la prima -ora di marcia, non camminava più a pari cogli altri suoi compagni, ma rimaneva indietro; e alloro invito di tenersi in riga, ade- rivà di malavoglia. Finiti gli esercizi egli aveva confessato a pa·recchi dci suoi camerati di sentirsi poco bene; non volle però piegarsi, per amor proprio e per sentiment-o di dovere, al cons-iglio loro, di darsi 1)er ammalato e di uscire dalle file ..A.lle 12 tutti i soldati cominciarono a mostrarsi stanchi; non se ne udivano più gli allegri canti : si fecero muti e ma-rciarono senza lena. All'3


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lUYISTA DI GIOHNALI

12 35 si fece un'altra sosta ili lO minuti, poi si proscgtÙ la mar cia verso la città, fìnchè si giunse alla caserma al tocco e mezzo. Nello sciogliersi dalla compagnia, il soldato Hofler cadde privo di sensi nella corte della. caserma., vomitò un liquido bilioso, cominciò a dimenar mani e piedi, e in tale stato venne trasportato in una camera della compagnia. Alle 2 e mezzo io trovai l'ammalato agli estremi: ·egli era stato assistito fino allora dal dottor Bestelmeyer. L'anamnesi non accennò ad alcuna predisposizione . alla malattia. Giorgio IIoflor di anni 20, nativo di Furth, di costituzione vigorosa, era sempre stato sano fino dalla sua fanciullezza. Dall'ottobre dell'anno passato fu sempre in servizio, senza aver mai sofferto il minimo male, nè aver fatto disordini di sorta. .Al mio arrivo l'ammalato era pallidissimo, con ambedue le pupille dil~­ ta.te ed inerti; i singoli muscoli del volto, particolarmente gli orbicula.ri delle palpebre, l'elevatore del labbro superiore e della pinna nasale, i zigomatici presi da convulsioni quasi costanti. Era privo di sensi, e richiesto più volte come si chiamasse, disse il Ilroprio nome, che ripeteva come unica risposta a qualsiasi domanda gli fosse indirizzata. La lingua era asciutta, ma non impaniata; il paziente gesticolava molto con le mani, e dava talora coi piedi dei colpi da furibondo , speciamentc quando si cercava di tenerglieli fermi, essendo preso contemporaneamente da un tremito negli arti inferiori; non si ebbero paralisi delle estremità; Yomitava del liquido bilioso verde, ed evacuò involontariamente nel letto materia liquida; la temperntur~ della pelle era alta. Questa fu misurata più tardi, perchè non si aveva. pronto al momento il termometro. Il polso era piccolo, a 128 ba.ttiU ; l'esame obiettivo degli organi del petto non presentò alcuna anomalia; le facoltà digestive difficili , non però abolite. Terapia : fom cnta:doni ghiacciate al capo, ghiaccio internamente, senapismi al petto. L'ammalato rientrò in sò per qualche momento: alle 4 e mezzo il polso era piccolissimo e frequente, difficile a contare; la respirazione puro molto frequente .e superficiale: assenza completa dei sensi, aspetto cianotico; la temperatura nell'ano 42• C.; evacuazione alvina involontaria. Si passò all'inviluppo freddo, alternato con bagnature fredde; internamente, dei cucchiai di vino di Bordeaux, e ghiaccio; respirazione a.rtificiale, la quale fu


IT.A:LIANI ED ESTERI

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'COntinuata con lievissime interruzioni sino all'ultimo: imeziOni sottocutanee, di chinino secondo la formula seguente: Pr. sÒlfato .drinico 0,6, acqua distillata 8,0, acido solforico diluito q. b. Se ne· iniettarono quattro siringhe di Pravaz in una volta. Alle. 5 e mezzo aumento nell'irrequietezza generale e nella convulsione dei muscoli facciali; dilatazione delle pupille con completa inerzia; il polso impercettibile alla radiale, percettibile J>oltanto alla crurale; chiaro il battito del cuore, i suoni di esso :pure chiari e nitidi. Temperatura: 41,5. Alle bagnature fredde seguiva qualche reazione e qualche leggerissimo segno del ritorno dei sensi. Poco dopo subentrò un completo sopore, durante il ·{!uale però fu continuato il vino a cucchiaiate..A.ll'aspetto cianot ico era succeduto un colore pallidissimo del volto. Alle 6 la temperatura era eli 39,3; alle 7 di 38,3. La respirazione sospesa. Alle S e mczz6 avvenne la morte per paralisi ca.rdiaca. ~l risultato dell'autopsia fatta 20 ore dopo la morte fu il seguente: forte costituzione, i muscoli assai bene sviluppati. Rigi-dità cadaverica molto pronunciata, e moltissime macchie cadaveriche. Cavità del cranio: seno longitudinale vuoto; sulla convessità del cervello lungo il gran solco, alcune alterazioni circoscritte e pressioni all'aracnoide (di vecchia data), con siero torbido recentemente raccolto negli spazi suùaracuoidei; moderata iperemia venosa nelle meningi; la dura e pia madre un po' ingrossate, ma. di facile rimozione anche nei punti accennati; il cervello di consistenza normale senza aumento di sangne; i ventricoli laterali in alcuni punti ~uft'usi di sangue, e contenenti moderata quantità 4i siero sanguigno. Cavità del petto: il polmone sinistro contenente aria, molto :ricco di sangue, inciso in vario senso si mostrava di colore rosso .mattone, e frammezzato da isole più o meno grandi color rosso :scuro,, da cui scaturiva abbondante sangue scuro e liquido; il :polmone destro nelle stesse condizioni del sinistro, con la differenza che il lobo posteriore-inferiore era della grossezza di circa <Un centimetro, e il color rosso scuro molto diffuso; come pure la infiltràzione iposta.tica assai pronunziata. Del resto il polmone ~o nteneva aria dappertutto, e dalle singole incisioni gemeva .del liquido sanguigno spumo so: il pericardio non conteneva siero.


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RIVIS'l'A DI GIORNALI

Cuore: il ventri colo sinistro dru·o e fortemente corrtratto; il destro resistente; ambidue vuoti, le valvole normaJi. Il sangue in tutto il corpo era scuro, molto fluido e senza traccia di coaguli. L'esame microscopico presentò i globuli rossi increspati, frammisti a numerosi globuli bianchi di grandezza normale con contorni acuti, contenenti molti granuli di colore scuro. Cavità addominale : il fegato un po'iperemico, la milza piccola e tesa, i reni molto iperemizzati. La mucosa dello stomaco alquanto rigonfia, mostrando in prossimità del piloro parecchie ecchimosi; la vescica o.rinaria vuota; la muscolatura del torace di colore scuro e asciutta. Si dovrebbe dedurre tanto dalla storia della . malattia, quanto dal fo.tto nnatomo-1)atologico t.mttarsi di colpo di sole. Sotto l'aspetto anatomo-patologico sono manifesti i segni caratteristici della rapida decomposizione: l'iper emia polmonare, la contrazione dçl venh·icolo sinistro del cuore, la fluidità del sangue, e la sua r icchezza di globuli bianchi, da Obernier {l) riscontrata in due simili casi; come pure il colorito scuro e l'asciuttezza della musculatum. Sotto il rappor to etiologico mi limito di ricordare i bollettini metereologici accennati. La temperatura a mezzodì del giorno 8 giugno era, all'ombra di 20,3 R; circostanza, che st:4 in opposizione con quanto si è det~o da vari scrittori sulla condizione metereologica, nella quale avviene ordinariamente il colpo di sole; ia qual cosa non è certo . di lieve importanza per la profilassi. Steinkiihl nei suoi lavori sul colpo dì sole fa notare, che la temperatura nei giorni 7 ed 8 lugìio, nei quali appunto avvennero i casi da lui osservati nei dintorni di Fmncofor te sul Meno nell'anno 1818, era giunta all'altezza inaudita per quei paesi di 33,8-35° centigradi (2). Riccke scrisse parlando dell'insolazione (3), che essa avvenne sempre quando la temperatru·a era giunta ad un'altezzanon ordinaria; nella Germania settentrionale arrivava abitualmente al disopra di 24• R. I qu!tttro casi raccontati da Obernier ebbero luogo sotto una.

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(1) Il colpo di sole, Bonn 1867, pag. 19. (2) Htt(elanel's Journal fiir p1·act. Heilkunde XLIX, fascicolo 5,

J>ng. 35. (3) La IIWtle pt·ovocata àal colpo di sole. Quodlinburg 1855, p. 13.


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temperatura di 25,•!• R. a mezzogiorno, per cui egli consiglia di sospendere le marcie di esercitazione quando il termometro segni &l'ombra 30-31• centigradi; e aggiunge che anche una temperatura più bassa può diventar pericolosa quando le fatiche corporali sieno eccessive o che l'aria sia sciroccale e opprimente (l). I casi osservati da Thurn (2) acc~tddero tutti in una temperatm~ di 25,6•R., .24,9•R., 25,9•R.; mentre che la sua indicazione metereologica di 40• centigradi in una marcia nelle manovre dell'anno 1868 lascia dubbio dove sia stata fa.ttaquesta misurazione se all'ombra o al sole. Jacobascb riferisce che nell'estate dell'anno 1868 nella sola armata prussiana ci furono 30 casi di morte per insolazione e aggiunge che nei giorni in cui avvennero il termometro aveva toccata o appena superata a mezzodì l'altezza di 25•R. all'ombra (3). All'incontro le osservazioni dci medici inglesi e americani come Oho.pple, Barclo.y, Taylor, Longmore, BuUer, Baxtcr c altri amm(\ttono ~ome causa necessaria una più alta temperatura (4). Tenuto conto di tali esperimenti è importantissimo di constatare nel presente caso se la temperatura a mezzogiorno non abbia superata l'altezza di 20,3•R.; e bisogna considerare che tra la temperatura all'ombra e al sole cui sono sottoposte d'ordinario le truppe nelle marcie, non vi ha un rapporto costante. Io stesso potei fare altre ana.loghe osserva.. zioni che espongo qui appresso. Il 1• settembre 1867 partirono da Augsbm·g, per un grande accampamento a Lechfcld, due battaglioni del 3• fanteria. Uscirono dalla caserma dopo le 6 antimeridiane; la via da Augsburg a Lechfeld si calcola a 6 ore di cammino e non è punto ombreggiata. Faceva un caldo assai opprimente e sciroccale e il cielo era minaccioso da. vari giorni. Il reggimento ebbe lungo la via un gran numero di sbandati per stanchezza, e di ammalati per esau-

(l) L. c. pag. 107. (2) Il colpo eli sole quale consegtlcnza diretta di mat·cie {aticosé. Berlino 1872, pag. 34 e 39. (!3) D eutschc 1J!ilitèi1·iiretlichc zeitsch1·i{t. 2 Jnhrgang, pag. 466. (4) Hmsou. Patologia storico-geogmfìca. Erlang~u 1860 fluo al 1864, tomo n, pag. 597 fino 615.


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rimento di forze. Oltre molti casi di flussione cerebrale che furono mandati in osservazione a.llazzarctto, ve ne furono accettati parecchi di colpo di sole, di cui la maggior parte guarirono. D'un caso io mi rammento, il quale ebbe per conseguenza una. nevrosi caratteristica del vago, che consistette nell' accell'ramento straordinario della respirazione, senza che, anche dopo parecchi mesi, si fosse mnnìfestata qualche alterazione, sia dogli organi del petto che nello stato generale. Il soldato dovette essere riformato. Un altro caso finì con la morte. Io lo espongo rilevandolo da.lle note incomplete che potei raccogliere allora nella ressa del lavoro. Il solda to Ketterle della 2• compagnia, arrivnto all'accampamento cadde improvvisamente privo di sensi, e alle 2 dopo mezzogiorno fu portato al lazzeretto. Stato presente: ''i.so pallido, asciuttezza e colore br uciante della pelle, congiuntiva fortemente iniettata, pupille ristrette, vomito, lingua abbastanza netta, polso molto n·equente e piccolo (140.-160), e più tardi si fece irregolare intermittente e frequentissimo ; r espiro superficiale, impossibilità d'inghiottire, secrezione urinaria r epressa, convulsioni in tutte le estremilà, opistotono, evacuazione alvina involontaria. Bagnature fredde e fomentazioni ghiacciate. Più tardi soporc; respiro lento, stertoroso; pupille dilatate, le pulsazioni della radiale imP.ossibili ad essere numerate. All'una dopo mezzanotte avvenne la morte per paralisi cardiaca. Sezione cadaverica, 15 ore dopo morto : cada,•cre ancor caldo. (Sfortunatamente non si pot.è misurare la temperatura, n è in vita nè dopo morte). Le macchie cadaveriche molto pronunziate. Il seno della dura madre r iboccante di sangue, so tto l'aracnoide scarso essudato, il cervello duro, molte punteggiature sanguigne alla superficie delle incisioni praticatevi, tutti due i polmoni inzuppati di sangue aereato c stridenti al taglio. Le sole regioni anteriori si erano conservate intieramente allo stato fisiologico. I bronchi colmi di liquido spumoso sanguinolento. Cuore : il vcntricolo dest1·o rilasciato ripieno di abbondante coagulo sanguigno nero, il ventricolo sinistro vuoto, le valvole imbevute di sangue ; il sangue tutto scuro e fluidissimo. Nell'atldome, moderato spandimento sieroso. "


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Le osservazioni metereologiche della spccola di Monaco diedel'o il giorno l • settembre 1867 il seguente risultato : {l ) alle 8 mattino

alle 2 dopo mezzodì alle 6 sera

318,16m 318,04.m 317,85m Barometro Temperatura R. 17,~t· 19,2• f0,60• Pressione atmosferica G,G'" 7,2'" 7,1"' Cielo leggermente nuvoloso. P er il 2 settembre dopo mezzogiorno era annunziato un temporale in direzione ovest. Infatti esso scoppiò fortissimo a Lerchfeld e cadde un fulmine su una tenda da ufficiali. Intorno alle suddette indicazioni non posso a meno di osservare che probabilmente, se si fossero .misuratc in quello .stesso giorno le condizioni atmosferiche di Lerchfeld, avrebbero dato un risultato diverso. Ancorchè il risultato delle osservazioni meteorologiche s.vecialmènte nel primo caso contrasti con le solite indicazioni, concorda però in ambedue i casi con gli esperimenti generali di quasi tutti gli osservatori in qualunque clima., dai quali ris ulto. che sebbene il colpo di sole avvenga soltanto sotto un'alta temperatura esterna, ctiologicamente parlando, la qualità sciroccale e opprimente dell'atmosfera, satura di vapori acquei <:he non permette una forte sottrazione di calorico pet·l'evaporazione del sudore, ha, in diverso modo, una parte ancora più importante. Un altro caso d'insolazione, che, sotto il rapporto della esterna condizione atmosferica, somiglia molto al precedente è questo : Il soldato Carlo Gcl>hanl del 14m• reggimento fanteria, di 2 1 anni, maestro di scuola, di fortissima costitu:::ione, da 10 giorni chiamato al servizio per sei settimane, r acconta che egli fino dal suo settimo anno di vita, nel quale ebbe una· casuale ferita al capo vi solì'erse ricorrenti dolori e che riescl con gran fatica a diventar maestro di scuola. Egli era pure anda.to soggetto fino a due anni prima a frequenti deliqui. Il giorno in cui cadde annualato non si consegnò per tale; sebbene avesse risentito una forte oppressione al petto. L e condizioni atmosferiche ùi quel giomo, 14 ·luglio 18'76, furono le seguenti:

(l) Aerzliches Intelligenzblatt. J al1rgang 1867.


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alle 7 ant.

alle 2 pom.

alle 9 sera.

Barometro 325,89m 325,50m 325,10"' T emperatura 15,2° 21,4° 17,4° 5,6m 5,9m Pressione atmosferica 5,9m Cielo leggermente nuvoloso nuvoloso nuvoloso 3 Direzione del vento calma ovest l Alle 4 pomeridiane c'era minaccia di temporale che non scoppiò e si ebbero solamente poche goccie d'acqua . In quel giorno Gebhard faceva gli esercizi in una caserma esposta al sole in tutte le ore e durarono dn.Ue 6-9 della mattina e dalle 3-5 1/t do po mezzodl. Alle 5 ·;~, essendo libero, entrò nella camera della compagnia e si fece portare délla birra. ma ne bevette poca. Dalle 6-7 di sera ebbe esercizi di ginnastica, fin iti i quali si diresse alla propria camerata e si pose a letto perchè si sentiva poco bene; sentiva oppressione al petto c gmvezza alla testa. Non potè prender sonno benchè ne avesse disposh:ionc, e vomitò; per In qual cosn verso le 9 fu chiamato il medico. Lo si trovò mezzo assopito, tratto tratto senza memoria, e le domande rhc gli si facevnno, rimanevano senza risposta; il <:olore del volto era, oro. rosso ed ora pallido, tutte due le pupille molto dilatate e non reagenti, il respiro st:perlìciale e assai frequente, il polso piccolo 120, assenza di convulsioni, la temperatura nell'ano 40,2. F omentazioni fredde, inviluppi freddi, senapismi e vino di Bordeaux con dell'acqua. Alle 10 io viddi l'ammalato : il colorito del viso come sopra, la pupilla si era alquantò ristretta, l'ammalato era sonnolento, n on però privo di sensi ; non riconobbe subito le persone che gli stavano intorno, ma lo fece poc() dopo; il respiro era molto superficiale, e l'ammalato respirava con la bocca molto aperta; lo si sarebbe potuto di•·e affamato d'aria. Per i forti continui movimenti del torace, dovuti alla. grave condizione del respiro, non si prterono esaminare nè il polmone, nè il cuore. Il polso 112 e piccolo; l'ammalato sputava continuamente catarro bianco e spumoso, senza però tossire. Questo stato andò decrescendo poco a poco fino allu. mezzanotte: allora il respiro si fece più tranquillo, l'ammalato rispondeva a qualunque domanda e poteva fm·c profondo inspit·azioni. Il polso 100, la tempcra.tnm 40,0. La. notte la passò tranquilla, era sonnolento, però senza vero sonno. Il 15 luglio di mattina sebbene


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ancora sonnolento, si svegliava facilmente e da va risposte chiare ad ogni domanda. Si lagnava ancora di pesantezza al capo c di oppressione al petto; le pupille normali, la lingua netta. L'esame opiettivo del polmone non presentò alcuna anomalia. Il cuore non era ingrossato, H secondo suono polmonare rall'orzato. Il fegato e la milza normali. Il polso 92 e piccolo i la r espirazione a 36 c ancora superficiale. Dal momento in cui si ammalò non aveva. più orinato. L a temperatura alle due notte 39,3; alle 8 di mattina 39,4 i alle 2 dopo mezz6~lì 40,0 i alle 5 di sera 39,6. Fomentazioni fredde sul capo, bagni freddi, mistura eccitante. 26 luglio. 11 paziente si lagna di dolore e pesantezza al capo i tre lcggierc evacuazioni alvine; l'orina molto scura, sedimentosa, senza albumina. Il sedimento consiste in sali eli acido urico leggermente misti a sangue. Il polso 80, il respiro 2·1, la temperatura alla mattina 38,6; alle 7, 38,4, e alle 7 di sera 39,3. 27 luglio. Il capo ancom sofferente, ìl polso piccolo e regolare; due leggicre evacuazioni alvine; la temperatura della mattin a 38,5; la sera 40,0; dopo il bagno 39,0. Paresi degli arti superiori e inferiori rappresentata dalla difficoltà nei movimenti del gino cchio, dalla diminuita elevazione del braccio, il quale non a.rrilra a formare col tronco che un angolo eli 45 gradi; dalla limitazione nei movimenti di flessione c di estensione della mano; dalla scemata sensibilità tattile, per modo, che mentre sono sentite le punture di spillo sulla pelle, non Io è la palpazione. Questo fa.lto è più Slliccato nella estremità inferiore destra ; la pressione sulla metà sinistra della ft·onte riesce dolorosa.. 28 luglio. L'a.mmalato si lagna di debolezza e di leggero dolore nella regione frontale i respirazione superficiale, pupille normali, sensibili, un'evacuazione di materia liquida, urina più chiara. Il polso 80, piccolo, t·egolare; temperatura 38,4-39,0. 30 luglio. Temperatura 37,9-38,6; orina scarsa e sedimcn tosa. · Il s edimento consiste in sali di acido uri co senza mescolanza di sangue. 31 luglio. Temperaturn. 37,6-38,5. La mobilità del braccio si fa più normale; orina 600 grammi, sedimentosa come il giorno precedente. l o e 2 agosto. Cessato il male al capo, temperatura normale, giornalmente 2 evacuazioni di materia molle. Mobilità del braccio.


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normale; all'incontro le estremità inferiori allo stato di paresi ; sensibilità cutanea fisiologica, respiro e polso regola1·i. Dal 4 agosto in poi si ebbe un importante miglioramento anche nella mobilità delle estremità inferiori. Il 9 agosto lo evacuazioni alvine si fecero normali, e normale lo stn.tb geuern.le, persistendo però un grado altissimo di debolezza nelle estremità inferiori. 1119 agosto l'ammalato potè camminare con l'aiuto di due bastoni; il 21 non gliene abbisognò che tmo; camminò lentamente, però senza fatica, e il 27 agosto il primo giorno nel quale andò da sè, senza n.lcun sostegno od aiuto. n 1° settembre fu licenziato dall'ospedale completamente ristabilito. Due casi perfettamente simili ai due precedenti avvenuti nelle stesse condizioni atmosferiche esterne furono osservati da Siedamgeotzky a Danzica (1), di cui nn o letale accaduto il 19 giugno, e l'altro con fausto esito il 12 giugno 1876. Ecco il risultato d elle osservazioni metereologiche fatte a Danzica in quel giorno : Termometro R. aU'011hrn

Ridu1iono dello stato Umidi!;Ì blNmetrieo io liaoo tOllltotb ull'w

li 10 giugno alle 8 mattina n )) alle 12 ant. il 12 giugno alle 8 mattina n , alle 12 ant.

1816 334,95 60,0 22,4 334,84 47,0 19,2 335,62 62,7 19,2 334,81 55,7 Circa al secondo caso avvenuto con una telllj)Oratnra di soli 19,2 gradi R. è da osservare che l'ammalato era un cannoniere rientrato in servizio allora, prov~nien te da congedo di convalescenza ottenuto dopo una infiammaziolle polmonare della durata di sei settimane. Quanto alle regole profilattiche nelle marcie per evitare p.ossibilmonte l'insolazione, esse sono contenute nelle istruzioni uffi.ciali per tutto l'eser cito (2), e vi sono trattate con sufficiente estensione, nè ci sarebbe nulla da obiettare contro la loro opportunità dal lato scientifico. Non posso però a~tenermi dal fare q ualche osservazione sulla pagina 7 di queste istr uzioni dove è (l) Berline1· klin. Woche,nsclwi(t, 1876, 29. {2) n CO"ljlO di sole nelle mal·cie. Berlino, 1873.


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dotto : " Quando la temper:ttura mattutina ascende all'ombra. a 20 gradi R. sarebbe desiderabile di dividere qualunque maroia estiva in due parti, atfìnchè i soldati arrivino al quartiere tra le 8 ele 9 della mattina, riservando l'altra metà alle ore della sera., Siccome nelle nostre concli?.ioni climatologiche tedesche nelle ore mattutine, almeno all'epoca in cui si fanno le marcio per esercitazioni, la temperatura all'ombra potrà arrivare di raùo a 20 grac.li R.; così il seguire letteralmente la accennata prescrizione non potrà seconda.ro sufficientemente lo scopo. Dopo quanto fu detto sin qui, è importante di constatare, che non è possibile di stabilire dei limiti termometrici, nei quali esso si possa manifestare, a meno che non si voglia attenersi a ciò che dice Thurn {l) che, cioè, solo nell'atmosfera fredda non si hanno casi d'insolazione. Ed infatti percbè questi aV't•engano, oltre allo stt'tto atmosferico banno grandissima infiuen1.a altri momenti cioè : prcdisposizione individuale, eccessi precedenti, alta pressione di vapori atmosferici, aria sciroccnle opprimente, fatiche corporali, il corpo sovcrchiamentc carico, vestiti gt·e,•i e abbottonati, il marcinrc senza. regole e la mancanza di bibite. Se si vomì col tempo conoscere con precisione le condizioni esterne che determinano l'insolazione, è assolutamente necessario che si facciano nell'estate delle os!lervazioni tormometricbe e igt·ometrichc non solo nello guarnigioni, mn. anche durante le marcie, dai medici che accompagnano le truppe. Non ne mancherà. certamente il tempo nelle soste eli riposo (2). Dal risultato

(1) L. c., pag. 8. (2) Sulla proposta. degli uffici:\li sanitari dell'armata france~c furono ordinate fino dall'anno 1864- in t utti gli ospedali militari della Francia, dell'Algeria c delle t~rnmtc da campo, dello osservuzioni baroulOtriche dietro un piano conforme, c vengono fatte in presenza. dci mcdici capi. (Recrteil dc m.ém. de médic. milit., 3 settembre, XI; 1• gennaio 1864 - Schm .. jalwb. 1867, II - Jtichte1·'s Bericht iLber Klimatologie unà Meteorologie). Ogni ospednle ebbe n tale scopo i necessari barometri, termometri e igrometri. SuH' uso e sulla guida delle t.'lbcllc prescritte, c sul modo con cui sono dispost~ le nJ.tre osservazioni metoroologichc, lo opere citate dlmno chinre e precise indicazioni.


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·obiettivo di queste misurazioni termometriche ed i~ometriche, il medico troverà adatta garanzia per le proposte l)rofilattiche da lui suggerite al comandante delle truppe. Dopo tutto quan to più sopra è detto, non occorrono ulteriori dimostrazioni per provare: l • che le sole misurazioni eseguite prima che i soldati si pongano in marcia, non sieno sufficienti; 2• che, dalla temperatura del mattino non si possa trarre una sicura conclusione rispetto a quella del mezzogiorno ; s• che sieno necessarie altre misurazioni durant-e la m'arcia, anche sotto l'influenza delle condizioni speciali, locali e del terreno,

Ne 1·-isulta dunqtte come assolutamente neoessa1"io ch~J il termo'meiro e l' igromet1·o durante le 'marcie, t~ella stagione calcla, deb bano essere pa1·te indispensabile dello eaino d'ambula'ltza.

L 'insolazion e, osservazioni del dott. L.&.cASSAGNE (Gaeette des Hopitau.x, 6 e 13 ottobre 1877, n• 116 e 119) Il l • luglio ebbe luogo n elle vicinanze di Parigi una grande rivista militare. Qua.rantamila uomini erano stati riuniti in quel punto dopo una marcia più o meno lunga al sole. Era una giornata. magnifica ed eccessivamente calda. Il giorno appresso, in uno solo degli scompartimenti clinici del Val-de-Gril.ce entrarono diciassette uomini colpiti da insoll\7.ione a diversi gradi, e i giomi seguenti molti medici militari che assistevano alla rivista trasmettevano alloro collega numerose relazioni di casi simili. Con questi fatti alla mano il dottor Lacassagne ha intrapreso un nuovo studio sugli effetti e i carntte1·i della insolazione; e da questi studi è stato condotto a distinguere in ragione della loro gravezza, i colpi di sole di primo, secondo e terzo grado. Primo grado. - I diciassette soldati entrati nel suo scompartimento nella sera del 1• luglio, tutti giovani robusti ed in buone condizioni di salute, che avevano al più tre anni di servizio presentarono il primo grado, ma con tre forme diverse : 1• Forma asfittica('~ casi). - Questa forma comincia con stanchezza, debolezza negli arti inferiori; si aggiungono dolori al petto, la respirazione diventa difficile; quindi dispnea, impossibilità di stare in piedi, senso di soli'ocazione, poi sopraggiunge la


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sincope, apparisre la. schiuma alla bocca, il volto è congestionato, i vasi cutanei tul'gidi; è un principio d'asfissia. 2• F orma sincopalo (10 casi). - In questa forma che fu la più frequente, l'uomo cade a terra tutto ad un tratto e talvolta anche nel bel mezzo di una conversazione. T aluno di essi dopo essere stato rialzato riprende il suo l)OSto nelle file, poi ricade una sèconda volta. Vi ò allora dolore al petto, ma non tosse, non espettorazione, poca dispnea, pallore estremo del volto, grave abbattimento . 3• Forma mista (3 casi). - Stanchezza, dolore di testa ; l'uomo ha sete d'aria, la bocca asciutta, a momenti gli pare di S'l'enire, il baga.glio lo impiccia sempre più, lo zaino gli sembra oltremodo pesante, si sente oppresso. Questi tre malati ebbero precisamente questo sto.to vago c indefìnibile della sincope minacciante. Condotti all'ambulanza e spogliati del loro bagaglio e dei loro vestiti subito migliorarono. In tutti i casi quando i malati possono godere un po' di sonno, questo è sommamente ripara,tore. Quattro malati ebbero un vero dolore epigastrico, tutti prova.vauo gran bisogno d'orinare. La t emperatura del corpo non fu presa. Secottdo grado. - ll dottor Lacassagne non riferisce che due casi del secondo grado, uno accaduto sopra un medico del Valde-Grà.cc, la cui storia fu compilato. in parte dal dottor Lacassa.gne stesso ed in parte dal dottor Lagarde che gli dette le prime cure; l'altro sopra un alunno della scuola poli tecnica assistito da questo stesso medico. In ambedue l'azione del sole si fece sentire sull'encefalo; e queste due osservazioni mostrarono l'estrema gravezza. dei fenomeni del colpo di sole al secondo grado, o.llorchè incolgono organismi di una grande impressionabilità nervosa. In nno di questi casi seguì per alcuni giorni una febbre vivissima con ost.inata costipa:.~ ione . Terzo g?·ado. - N cl colpo di sole al t erzo grado, i sin tomi furono subito gravissimi e successe la morte rapidissimamente in du e casi. L 'autopsia di questi due uomini fece trovare : nel primo una ·congestione polmonarc molto intensa ed una estesa congestione delle meningi con focolai apoplettici nel tessuto cerebrale ; nel l'altro simili ttlter azioni, congestione polmona.re e congestione


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encefalica con focolai apoplettici disseminati, ecchimosi sulla pia. madre e punteggiatm·o. Oltre questi primi effetti sul cervello, il dott. Lacassagnc, considern. i disturbi consecutivi al colpo di sole. Tali sono la costipazione, ovvero i vomiti o numerosi disturbi nelle secretioni delle glandole intestinali. Frequentemente si manifesta come conseguenza. della insolazione, uno stato febbrile passeggicro, delle epistasi cd anche delle emottisi, delle congestioni polmonari. In quanto al modo d'agire della insolazione, il do tt. Lacassagne distingue r azione gencmle del c-alore e gli effetti diretti dci raggi solari o in altri termini il co'lpo eli caldo o il colpo eli solo. Egli pensa che lo. insolazione operi direttamente e primitivamente sui centri nervosi. D colpo di sole riscalda. l'encefalo, e, vuoi dirottamente, vuoi per azione riflessa, esagera, diminuisce o disordina. l'aziono trofica centrale. l\fa è pure da tenersi in gran conto, seconçlo il dott. Laca.ssagne, l'element~ individuale, la impressionabilità del sistema nervoso ed l temperamenti; cd ha altresì molta importanza lo stato eli circolazione cuta ne a, poichò ogni modificazione della circo la~ione capillare dello esterno intcgumento e specialmente un rapido c prolungato raffreddamento senza reazione tendono a produrre congestione delle parti profonde c ad aumentare gli effetti della iperemia provocata dall'adiretta del sole sui centri nervosi. Finalmente molte altre circostanze che occorrono aHc truppe in marcia spiegano la maggior frequenza. su di loro del colpo di sole ; come le vesti strette, il grave bagaglio e principalmente il riscaldamento che si produce, massime al centro della massa in movimento }>el fatto di questa riunione di uomini serrati gli uni contro gli altri. I n quanto alla cura, il dott. Laccassagne, consiglia nel colpo di solo al primo grado l'applicazione del freddo sulla testa, il riposo in un luogo fresco e all'ombra, in qualche ca.so dare una. pozione cordiale. Contro le lipotimi.e i rinfrescanti e i corroboranti. Contro la sincope aspersioni d'acqua fresca, frizioni sulla regione epigastrica, titillamenti alle fauci. Contro il coina un salasso locale o generale.


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False intermittenze o intermitten1;e del polso, del dottor Fn.u..,çozs F.tt.t.NCK (Gazette méd. de Paris, 8 settembre 1877, n• 36). Spesso accade che manchi una pulsazione arteriosa senza che il cuore abbia pari intermittenza: la sistole cardiaca che non riuscì ad elevare la pressione nel sistema aortico è una sistole abortita; ma la ragione per la quale questa sistole si mostra inefficace non è sempre la stessa. L'autore distingue tr e categorie di sistoli abortite che designa in ragione della causa da. cui procedono con le seguenti denominazioni : l o sistoli abor tite per riflusso mitrale; 2• sistoli abortite per difetto di replezione del ventricolo (sistoli anticipate) ; 3° sistoli abortite per difetto di energia. l o Sistoli abol'tite per riflttSSO mitrale. polso dei malati di insufficienza mitrale presenta, come già. fu dimostrato dalle ricerche sfigmografiche, inegua.li pulsazioni che si succedono a intèrvafi.l regolari spesso separati da grandi intermittenze. L'onda sanguigna spinta dal ventricolo sinistro si divide fra l'aor ta e

n

l'oreccbietta, e la consueta piccole~~a delle pulsa~ioni arteriose procede da questo reflusso anormale attrave~;so l'orificio auricolo vent.ricolare sinisLro. Quando accade una intermittenza del cuore, il \entricolo si ingorga di sangue, e l'ondata voluminosa. che poscin manda nel sistema arterioso vi produce rapidamente un grande aumento di pressione. Ed allora la sistole seguente trovando molto maggiore resistenza dalla parte dell'aorta che dalla parte della. orecchiett.a. versa in questa tutto il sangue che conteneva il ventricolo, manca in questo momento la pulsazione a1·teriosa, e la..sistole ventricolare inefficace a superare la pressione aortica costitnisce ·la sistole abortita per riflusso mitrale. Il professor Marey ha pure verificato l'anno scorso delle sisto!i inefficaci della stessa specie so1n·a un apparecchio schomatico della circolazione, nel quale la, valvola mitrale incompletamente tesa diveniva periodicamente insufficiente ogniqualvolta la pressione aortica era aumentata. In questo stesso appa.recchio ho ot tenuto la soppressione delle pulsazioni arteriose aumentando la. pressione nell'aorta, la valvula mitrale essendo insuLncicnte. 2° S istoli abortite per difetto di replezio"e <k lventricolo. 4


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Alcune sistoli sono inefficaci perchèìl ventricolo si contrae prima. di avere avuto il tempo di ricevere il sangue dalla orecchietta. Queste sono sistoli raddoppiate, anticipate che intervengono dur ante la fase di rilasciamento rapido del ventricolo subito o quasi subito dopo la fine della sistole precedente. Ma frequentemente accade che restando anticipate, queste sistoli si producono ad istanti assai lontani dalla sistole precedente, talchè una certa quantità di sangue abbia. avuto il tempo di penetrare nel ventricolo. Allora il ventricolo manda nell'aorta. una ondata più o meno forte secondo il suo grado di replezione1 ma sempre inferiore alla ondata normale. In uno stesso malato è spesso facile di tener dietro a questa serie di sistoli di meno in meno anticipate, e per conseguenza di più in più efficaci. a• Sistoli abortite per difetto di energia. - Oltre le sistoli abortite per riflusso mitrale e per difetto di precedente replezione del ventricolo sono da ricordarsi quelle che accadono a tempo o poco.prima del momento normale, ma non cagionano il vuotamento del ventricolo nè nell'aorta, nè nella orecchietta ; vanno pure congiunte ad intermittenzc nelle arterie, ma questo mancato vuotamento del ventricolo procede da insufficiente energia di contrazione. Infatti è difficile di assicura-rsi che la pressione intraventricolare non raggiunge allora il valore manometrico della pressione aortica e non può per conseguenza sonnontare questa ultima che mantiene chiuse le valvule sigmoidee. Siccome d'altra parte la valvula mitrale resiste, il ventricolo dà un battito abortito, una semplice scossa muscolare senza effetto utile che si rivela sul tracciato con una curva arrotondata : durante questa sistole i diametri del ventricolo si sono repartit.i diversamente, l'organo è divenuto globuloso, e da questo semplice cambiamento di forma è risultato l'urto percettibile al dito e che agisce sull'istrumento esploratore. Spesso si veggono queste sistoli abortite avvenire in modo ritmico alternando per esempio con delle si stole efficaci; talvolta si succedono per gruppi, e allora abbiamo questo fenomeno paradossale di un abbassamento rapìdo e considerevole della pressione arteriosa sonza la minima oscillazione di origine cardiaca, mentre il cuore non solamente continua le sue battute ma le precipita. Queste sono fasi di vere palpitazioni durante le quali il cuore oscilla durante. una sistole


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permanenfe e presenta una specie di tetano a scosse dissociate (ànimali cloralizzati). Un fatto molto notevole e che sarà: l'oggetto di ricerche speciali si è che tutte queste irregolarità del cuore sinistro si· ritrovano simultaneamente nel cuore destro; la dissociazione funzionn:le dei due ventricoli non si incontra; una causa che agisce .esclusivamente su di uno provoca identici disturbi su tutti e due. In niun caso abbiamo potuto riscontrare questa mancanza di sineronismo di cui hanno parlato alcuni autori. Le sistoli abortite dell'ultima specie stanno fra le sistoli deboli elle producono un aumento di pressione arteriosa di niun momento e le intennittcnze complete del cuore. Si osserva infatti che questi diversi gradi di.irregolarità funzionali si succe,dono, si sostituiscono a vicenda in una stessa osservazione o in un1). stessa esperienza. Per questo rispetto la intermittenza del cuore ordina~iamente considerato a parte come un fenomeno speciale potrebbero comprendersi con altri disturbi, di cui non sarebbero che la manifestazione più spiccata. In altri casi però la intermittenza del cuore non è che un fenomeno secondario dovuto alla produzione troppo affrettata della sistole precedente. Sgesso abbiamo osservato la pausa prolungata del cuore non succedere se non dopo una sistole anticipata; di guisa che nel totale nulla era cambiato al cuore; la qual cosa 1 torna in appoggio della legge sulla uniformità di lavoro del cuore formulata dal professor Marey.

;Dell'anemia detta, perniciosa, del dottor RicKLIX (Journal des conna'is. med.-ch. e Gazelte des Ropitaux, n• 114, 2 ottobre 1877). Col nome di anemia perniciosa, Bienner, Quincke all'estero, Lepine e Ferrand in Francia hanno descritto un complesso di sintomi qualificato dall'anemia spinta al più alto grado con o senza dimagrimento, con debolezza che arriva fino alla sincope, con rumori di soffio cai·dio-vascolare che risiedono talvolta anche alla punta del cuore con anoressia e atonia delle funzioni digestive. Oltre questi fenomeni ve ne ha altri che non sono tanto fre~


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quenti : l'edema delle estremità, versa-menti sierosi di oghi specie, ecchimosi e in particolare emorragie retinicho simili a quelle che si osservano nella malattia del Bright, nella leucitemia e pseudoleucitemia. La composizione del sangue è profondamente alterata; diminuita la massa totale del sangue, diminuito assolutamente il numero dci globuli rossi o relativamente aumentato quello dei globuli bianchi. . Costantemente riscontrasi all'autossia la degenerazione grassa. del muscolo cardiaco; meno spesso tale degenerazione del fegato, dei reni, dei vasl e delle emorragie retiniche. Il dottor Ricklin (Tesi di Parigi) ha fatto su questa malattia degli studi coscienziosi ed ha attentamente esaminato in modo da poterle criticare con piena scienza, le numeroso osservazioni pubblicate in Francia e fuori. Ricorda innanzi tutto lo riserve fatte dal Bienner sulla anemia perniciosa considerata come malattia essenziale. Secondo questi la denominazione di anemia essenziale non dovrà essere conservata se non in quanto non possano nei quadri della patologia trovar luogo le osservazioni di anemia mortale; secondo l'Immerman, sarebbe una denominazione destinata a colmare una lacuna creata, dalla nostm ignoranza. Dopo avere ordinato o distinto i casi pubblicati di anemia. detta perniciosa., il dottor Ricklin mette da parte i casi che guarh·ono; quelli nei quali la morte ebbe per causa la inanizione o la miseria fisiologica cagionate da ripetute gravidanze e da accidenti puerperali aggravati da questa stessa debolezza; come puro le osservazioni nelle quali le lesioni anatomiche bastavano a spiegare la morte. Altri appunti il dottor Ricklin muove ai fatti cosi detti dianemia perniciosa, domandandosi: le autossie sono state complete e studiate a sufficienza? Cosi, egli dice, i reni sono spesso alterati nelle osservazioni di anemia perniciosa, ma gli esami sono stat,i incompleti, ed è probabile che fenomeni di nofrite interstiziale fossero passati inosscnati. È lo stesso dei casi di leucocitemia, nei quali la midolla degli ossi era unicamente o quasi unicamente attaccata. Ora la rassomiglianza del sintomo dell'anemia perniciosa con la nefrite albuminosa e con la leucitemia dà subito ne-· gli occhi.


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D dottor Ricklin conclude da queste considerazioni che gli esempi di anemia perniciosa pubblicati non possono per nulla m eritare il nome di anemie essenziali. La denominazione di anemia perniciosa progressiva deve essere, secondo lui, rigettata non solo come superflua, poichè è stata applicata a casi che non e scono per la maggior parte dai casi conosciuti di patologia, ma anche perchè include l'idea della essenzialità, cosa che non è -esatta e può essere causa di una cura sconveniente.

Pericoli d e i m e<licamenti energici nelle lesioni renu.U, del dottor CuA.UVET (Union nuEd. e G-azette méd. de Paris, 25 settembre 1877, n• 37). Il lavoro del dottor Cbauvet completa le l'icercbe del Bou-chard e conferma la sentenza da lui pronunziata che le p1alattie dei reni rendono tossici i medicamenti attivi somministrati anche a piccola. dose. La impermeabilità del rene affetto da malattia del ::Bright agli odori (asparagi, trementina), fu dimostrato da Halm, ·Guilbert, Raver. Nel1858 il dottor Bauvais faceva di questa per"(}ita della facoltà di espellere le sostanze odoranti un segno esclusivo patognomonico della malattia del Brigbt.. Questo era troppo -e il dottor Duchworth provò che allora pel solito non vi ha impermeabilità completa, ma solo ritardo più o meno lungo nella comparsa di questi odori. Lo stesso è per i medic:tmenti. Sono stati raccontati molti ca·si ·di avvelenamento nella malattia del Bright per piccolissime dosi di oppio specialmente sotto forma di polveri del Dower. Due ossen·nzioni di Bouchard confermano il pericolo del mercurio in questi malati e le sue esperienze h anno dimostrato il ritardo che le lesioni renali recano alla separazione del solfato di chinina. Dopo il solfato di chinina col quale ha ottenuto gli stessi re·sultati del Boucha.rd, il dottor Chauvet ha studiato il bromuro di potassio. Il primo osservatore aveva fissato la durata massima. di questa espulsione a. venticinque giorni. Chauvet ha trovato del bromo nelle orine di due affetti da malattia del Bright, una volta fì110 al trentesimo giorno e l'altra. fino al trentacinquesimo. L'io duro di potassio si separa molto più presto; nelle persone


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sane, l'autore trovò che esso è espulso completamente à opo uno o due giorni; nei malati di affezione renale, questa separazione durò una volt.a. quattro giorni, una volta cinque sette e dodici giorni. Simili a questi sono i resultati ottenuti con l'a.cido salicilico. Quindi segue che in tutti i casi di malattia renale, i fenomeni di avvelenamento compariscono sollecitamente, doventauo prestissimo gravi e sono tardi a dileguarsi.

Della tempe ratura palmare , del dott. CouTY (Ga~ette méd. de Paris, 8 settembre 1877, n. 36).

ll dottor Couty, dopo aver fatto una rapida critica dei rcsultati contradditori ottenuti recentemente da diversi autori tedeschi, che attribuisce all'essere stati usati apparecchi termo-ga.lvanici, dà contezza dei risultati delle sue ricerche esegui te mediante il termometro. Ha preso più di 800 temperature palmari nelle condizioni normali, e da queste conclude : 1• Oìascuno hn una temperatura palmare speciale costante, che varia entro limiti determinati, per ta.luno da 24 a 29, per altri da 34 a 36 8; le medie nelle diverse persone essendo differentissime. 2° Le vnriazioni della temperatura palma.re che mostra la stessa. persona, procedono da. cause, di cui alcune, come il riposo, la temperatura esterna, ecc., possono essere studiate. Il dottor Couty ha poi confrontatò circa 3000 wmperaturc palmari e ascellari in diverse malattie febbrili, ed ha. trovato che : 1• La temperatura ascellare e la temperatura palma.re in tutti i malati si avvicinano durante l'acme, non differendo fra loro che di alcuni decimi, ed il più spesso essendo affatto eguali. 2• Durante la convalescenza, la temperatura palmare cadeva. a 34•, 32• e 28•, e quindi differiva grandemente dalla temperatura ascellare, solo in certe malattie, quali la. polmonite, la pleurite, la febbre tifoido, ecc. La defenescenza palmare ha. accompagnato o preceduto la defervescenza ascellare. Ed al contrario in certe altro malattie a manifestazioni cutanee, reumatismo articolare, eresipela1 morbillo, ecc., la. temperatura. pa.lmare non è discesa. n 34•, 32•, se non molto tempo dopo che nell'ascella è tornata a 37•.


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Altre misurazioni fatte al piede, nell'uretra, bencbè meno num erose, bastano a provar e che queste parti si comportano come la mano. In conclusione durante la febbre l'aumento di calore è più grande nelle parti periferiche, e la temperatura di tutte le parti del corpo tende a pareggiarsi.

D e lla llntòrragta brouc ldtt.le, del dottor H EUROT (Gasette médicale de Pa1·is, 15 settembre 1877, n• 37). Le conclusioni di questa importante memoria del dottor Heurot letta al congresso di llavre sono le seguenti: l • Nel corso della pneumonia, e probabilmente anche in quello della pleuritide, può prodursi una complicazione, qualificata dalla. f.>rmazione, nei bronchi affetti, di concrezioni leucocito-fibrinose, non tubulate, compatte e picchiolate di vescichelte ripiene d 'aria. Queste concrezioni derivano da un essudato fibrinoso e da una dinpedesi dei leucoc.i ti del sangue, oppure della linfa, traverso alle pareti estremamente sottili dei vasi capillari e dei piccoli bronclJi. A siffatta complicazione, la CJ.uale porge sintomi e andamento assolutamente distinti, noi proponiamo di dare il nome di linforragin bronchiale. 2• La linforragia o leucocitorrogia bronchiale va distinta: a) da. dispnea non corrispondente al grado di estensione della malattia primitiva; b) da nodi di tosse intensamente affannosi c prolungantisi sino alla espulsione del secreto; c) da. accessi di soffocazione, accompagnati da. angoscio. ai precordi e da principio di cianosi; d) dalla risonanza ottusa, da diminuzione e in seguito dall'abolizione totale del mormorio vescicolare; · e) da. rumori, simili a. quelli prodotti dal movimento di una valvola, che si odono ora. nei due tempi della respirazione cd ora soltanto nella espirazione; oltracciò da un rumore di qttac-quac. Questi rumori sono passeggieri; f) dall'espettorazione di concrezioni non c.analiculate, sottilmente ramificate c cosperse di bollicine d'aria, senza che per altro dimostrino alcuna tendenza. a una organizzazione; !J) finalmente dalla soppressione istantanea dell'ottusit:'1


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della risonanza e dalla istantanea ricomparso. del mormorio vescicolare, in dipendenza dell'espulsione dei secreti fibrinosi. Quest'ultimo segno è assolutamente patognomonico per la linforragia bronchiale. 3• Il fatto clinico che emerge in maniera indiscutibile dallo studio suindicato, si riassume in questo : che l'ingombro dei bronchi, per via delle concrezioni leucocito-fibrinose, cagiona una risonanza ottusa tanto notevole, e l'abolizione del mormorio vèscicolare ta.nto completa quanto quella del più manifesto versamento pleurale, e che quindi la toracentesi, a rischio di offendere il polmone, non deve essere intrapresa se non quando si è certi che siffatti segni non derivano da concrezioni, sibbene da liquido nella pleura.


RIVISTA CHIRURGICA

Est~rptt-zione completa (}Cl laringe, del dott. KosiNSKI

prof. a Yarsavia (Centralblat filr Chi1·u·rg. e Giornale della Àc~ademia di ]}[edicina di TM·ino, n. 8.) Il 9,ottor Kosinski ha operato la decima estirpazione della laringe in una donna affetta da degenerazione cancerosa di quest'organo. V esame della laringe estirpata mostrò che l'a.ngolo anteriore delle corde vocali era completamente otturato da tessuto canceros0. Le corde vocali erano totalmente degenerate; fu trovata. intatta la mucosa della superficie posteriore della laringe. La degenerazione cancerosa giungeva fino al margine inferiore della cricoide ma non intaccava la trachea. La neoformazione si era colla distruzione e perforazione del pomo di Adamo aperta. la via verso l'esterno e cresceva fuori come un tumore fùngoso. n microscopio mostrò che la neoformazione constava prevalentemente di cellule epiteliali cilindriche. L'esito della operazione fu favorevcle. Durante le prime quattro settimane si nutrì la malata per mezzo della sonda eso'fagea o per mezzo di clisteri. Quando potè prendere cibi per la vià naturale si destò l'appetito, le forze crebbero rapidamente, e nella settima.settimana la malata potè essere presentata davanti la Società di medicina di Yarsavia munita dell'apparato vocale di. G:ussenbauer col quale parlava a voce abbastanza alta e chiara.


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L'autore aggiunge su questa operazione le seguenti considerazioni: l. "rn tutti i casi finora conosciuti di estirpazione del laringe. questa fu praticata per neoformazioni maligne di quest'organo (cancro, epitelioma, fibroadenoma carcinomatoso). A mio avviso questa difficile operazione può solo essere indicata appunto nei detti ca.si patologici conducenti a stenosi. Non trovo conveniente praticare una estirpazione parziale (risezione} con posteriore applicazione dell'apparato vocale per una condrite od una pericondrite che produca stenosi (Hei'ne). In simili casi ci dobbiamo contentare, io credo, della tracheotomia, poichè i vantaggi della parola non son compensati dagli inconvenienti dell'apertura del la.ringe e del faringe. Nessuna modificazione dell'apparato 1:enderà mai superfluo il pulirlo dal muco; appena è un po' s1Jorca la lingua metallica, è impedito il parlare. Anche il1Jiù perfetto laringe artificiale si distingue dal naturale appunto per l'inconveniente, che deve essere assolutamente pulito. Poicbè il cancro del laringe si presenta fortunatamente di raro, ne viene che anche l'estirpazione completa di quest'organo non troverà. mai grande applicazione. 2. In tutti i casi finora descritti l'estirpazione del laringe venne eseguita in quello stadio della malattia, in cui la neofoTmazione si era solo estesa nell'interno del laringe. Il caso osservato da me è il solo in cui il cancro abbia perforato la cartilagine e la pelle, e sia sporto fuori in forma di un tumore .fungoso. 3. Finora l'operazione fu praticata solo su uomini. Il caso descritto da me è il primo eseguito su una donna. Ciò perchè si presenta piìt spesso tale malattia nel sesso maschio, ciò che forse può avere il suo fondamento nell'uso del tabacco. Questo momento po t~à forse nell'avvenire essere preso in disamina per una accurata statistica. 4. La. tracheotomia deve essere assolutamente praticata un paio di settimane prima del giorno destinato per l'estirpazione, per rendere possibile una solida adesione della trachea colla pelle e così diminuire la possibilità che il canale aereo fugga in basso dura.nte l'operazione. È di più l'estirpazione stessa perciò facilitata; anche l'emorragia è di molto minore. Pare utile avvezzare prima gli ammalati al tampona.mento della trachea..


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5. L'operazione è notevolmente facilitata dal tamponament<> e consecutiva narcosi cloroformica. (Finora. solo Bottini ha operato senza cloroformio). D'accordo con l\'Iaas ritengo necessaria. l'espQrtazione dell'epiglottide (anche quando non sia intaccata. dal proéesso morboso), poichè questo facilita notevolmente l'in-· traduzione dellat·inge artificiale.

Del v alore ehe ha la legatu1·a tl.e lla earothle })ri · mitivauellelesiouitrn:umatiche etl auatomo-pa~ tologiehe d e lla· carotide esterna, memoria del dottore GIUSEPPE RuoGI (Amu6li Univers. ,u Medicina, Rivista di settembre 1877.) L e varie opinioni dei chirurghi intorno alla pratica da seguirsi nelle lesioni traumatiche ed anatomo-patologiche della carotide esterna, spinsero il Ruggì ad istituire alcuni esperimenti sul cadavere, onde stabilire la norma più sicura per la scelta del processo operativo di dette lesioni, e stabilire in modo indiscutibile le strade tenute .dal sangue per passare nel tratto superiore della. carotide comune ll'gata, c nelle sue diramazioni secondarie. Le conclusioni a cui ne viene l'autore sono le seguenti : 1• Le anastomosi tra le carotidi di un lato e quelle del lato opposto esistono ed assai considerevoli; 2• Queste anastomosi possono, là dove sia legata la carotide primitiva, determinare una corrente retrograda suppletoria, che ora,si manifesta istantaneamente ed ora dopo alcuni secondi o dopo alcuni minuti primi-; 3• Per· riguardo alle carotidi esterne la corrente passa dall'una all'altra assai lentamente ed in poc~ copia a cagione della. rete sottilissima, traverso la quale deve filtrare, e che viene costituita. dalleultime terminazioni delle arterie di un lato; che si imboccano con quelle del lato opposto; 4• Finalmente per riguardo alla carotide interna, passando per il circolo del vVillis (che è costituito da vasi di ca.libro cospicuo), dà luogo ad una corrente più intensa, tripla o quadrupla. di quella che può attenersi dalla carotide esterna. Collegando tali risultauze sperimentali coll'osservazione, l'autore dichiara col Velpeau, che la legatura della carotide primitiva nella pluralità dei casi non può essere mezzo sufficiente a frenare


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un'emorragia per lesione di uno dei rami della carotide facciale ed interna, mentre collocando un laccio sopra una o l'altra. delle due carotidi secondarie si interrompe assolutamente qualunque circolazione nrteriosa, e deve di necessità godere della massima efficacia. Onde confermare tutto ciò riporta poi il seguente fatto. Un tale entrava nello spedale del Ricovero per nevralgia del nervo dentario inferiore sinistro, di natura periferica. In base a questa diagnosi stabili di escidore il medesimo nervo, scegliendo il processo consigliato dal Paravicini. Dopo 10 giorni dalla oper azione, l'infermo ebbe ripetute ed abbondanti emorragie dalla bocca. Senza poter stabilire il punto d'uscita di tanto sangue, tuttavia fu sospettata una rottura della mascellare interna cagionata dal processo ulcerativo, che si era stabilito lungo il tramite della ferita. L'ammalato trovavasi a mal partito, aveva il volto da1 lato sinistro enormemente tumido c pallido, il polso piccolo, intermittcnte, le estremità fredde, la voce fioca. Ad evitare il pericolo di una prossima perdita dell'ammalato, il Ruggì determinò necessaria la legatura deila carotide esterna, come appunto fece a 2 centimetri e mezzo dalla sua origine, appena dopo aver data la tiroidea superiore, sulla quale fece pure cadere un altro laccio. L'emorragia non si riprodusse, come pure non si manifestò alcun fenomeno d'impor tanza. Lungo il decorso della mascellare esterna e della. temporale superficiale del lato sinistro mancava ogni indizio di pulsazione. L'ammalato lasciò l'ospedale perfettamente guarito della nevralgia e di tutte le ferite.

Del solfuro di carbonio nella cnra delle ulcera• zlonl scrofolose, del dottor OuarsrER (Bordea'll.X médic. c Gaeette des Hopitaux, 18 settembre 1877, n• 108). Guidato da un lavoro pubblicato nel Jot~rnal de thérapeutique dal dottor .Guillaumet intorno all'ospedale Saint Lazare, il dottor Obrisier ha avuto il pensiero di usare il solfuro di carbònio in una malata che aveva al viso una ulcerazione di natura scrofolosa. Questa donna era di costituzione eminentemente linfatica e la scrofola aveva dato origine su di lei a numerose manifestazioni :


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ulceraiioni in diverse regioni del corpo, adeniti cervicali, carie degli ossi del tarso, ed aveva inoltre alla guancia sinistra una perdita di sostanza tondeggiante della larghezza a un bel circa di una moneta di cinque lire, a margini staccati e violacei, a fond0 'bianco grigiastro di apparenza lardacea, priva di })J>ttoni carnosi; 1a suppurazione era smodatamente abbondante e fetidissima. I gangli sotto-mascellari erano ingorgati e leggermeate dolorosi, 'l~ salute generale molto deperita. Q.uesta ulcerazione, a detta della malata, aveva cominciato con una. pustola del volume di una piccola lenticchia che presto si era ·coperta di una 'crosta, poi questa si era distaccata lasciandosi dietro· una perdita di sostanza che era andata aumentando rapidamente. Unitamente ad una conveniente cura generale fu fatta una cura. locale che consisteva. in lavande con macérazionc di cllÌna ed 'una medicaturà con una miscela di glicerina ed alcole fenicato, e questa cura fu proseguita per nove giorni senza che apparisse niun miglioramento. Si sostitui per due settimane con una soluzione di clorato di'cloralio nella proporzione di 3 grammi per 100 grammi d'acqua; ma il risultato non fu migliore. n dottor Obissier ricorse allora al solfuro di carbonio che prescrisse nella seguente maniera: Solfuro di carbonio ......... . 16 grammi ., Tintura di i odo. . . . . . . . . . . . . 4 Essenza di menta . . . . . . . . . . . 4 gocce La prima medicatura fu fatta ill6 marzo; fino dal 20 cominciarono a manifestarsi notevoli cambiamenti; la suppurazionc diminui; lQ piaga prese un buon aspetto; la cicatrizzazione si fece rapidamente e il14 aprile l'ulcerazione era completamente acomparsa. Am~otazione. - .A taluno potrebbe venire il dubbio che il rapido miglioramento di questa phga fosse dovuto anzichè al solfuro di carbonio alla tintura di iodo di cui è antico l'uso nelle piaghe scrofolose. Converrebbe perciò ripetere la esperienza semp1ici.zzandola, cioè non servendosi che del solo solfuro ; perché P?tesse fax·si giusta stima del suo valoro terapeutico in questa sorta di malattie.


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Modo speciale •U puntura nell'e(lema degli arti i nteriori, del dottor MrcHELON ( UtJion méd. e Gazette cles H6pitau.x, n• 108). Il dottor Michelon consiglia di usare contro l'edema degli arti inferiori allo scopo di liberarli della sierosità che contengono il seguente modo usato in Inghilterra. S'immerge nei tessuti edematosi un tre quarti esploratore, di cui si ritira posda l'ago come se si trattasse di pungere .un vero tumore. Subito dopo esce la sierosità goccia a goccia dalla cannula dello strumento. Questo scolo presto diventa continuo, e per evitare di sporcare la biancheria del malato si aggiunge a lla estremità libera della cannula un tubo di caoutchouc che si lascia pendere fuori del letto, ponendovi sotto un vaso per ricevere il siero che sgorga. Una sola puntura basta per ciascun membro. Questo processo avrebbe il vantaggio sulle punture fatte con un ago, di fornire una maggior quantità di liquido, e di non provocare quelle escare che complicano frequentemente lo stato dei malati, di non moltiplicare le punture, e finalmente di stabilire verso l'esterno una rapida corrente capace fino a un certo grado di ristabilire l'equilibrio circolatorio interrotto. Sarebbe di più poco doloroso c benissimo sopportato dai malati.

Intorno all'nso dell'azotato di piombo in alennc mn.Iattie cbirm·giehe, del dott. CALLETTI (Il Raccoglitore medico, 30 settembre n• 9).

In una lettera che il dottor Calletti dirige al cav. Casati direttore del Raccoglitore me1lico sono riferiti tre casi di epitelioma. e due d'ulcer e callose curate con l'applicazione della polvere di nitrato d'argento con ottimo successo. Gli epiteliomi dopo più anni dalla cura non si erano riprodotti, fuorchè in un caso che ebbe una prima recidiva dopo più di un anno e che fu pure vinta col nitrato di piombo, ed una seconda dopo tre anni che ebbe il medesimo resultato. Dopo altri due anni l'epitelioma non si era ancora riprodotto.


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Sul~a oUguria e la poliuria pe1· azione riflessa

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origine testicolare, del dott. NEPVEu (Ga~et. médic. de Paris, 8 settembre 1877, n• 36). Ecco le conclusioni di questa memoria : l~ Il testicolo può essere in certe condizioni anormali (inie.2ione iod'ata nella vaginale affezione dolorosa dei testicoli) il punto di partenza di azioni riflesse che agiscono sulla secrezione urinaria ; 2• Questa azione riflessa specialmente nel caso particolare dell'idrocele trattat~ con la iniezione iodica determina nella secrezione urinaria delle oscillazioni in senso inverso: oligtll'ia per .alcuni giorni, poi poliuria e finalmente ritorno allo stato normale; 3• La operazione della iniezione iodata nella vaginale deve riguardarsi come una vera esperienza fisiologica sull'uomo, che meglio delle esperienze sugli animali può servire a stabilire la r ealtà dei rappor ti fisiologici fra la secrezione renale e le irritazioni portate sui plessi spermatici.


RIVISTA OCULISTI CA

Principali opinioni moderne sull'ottalmia g:rraunlosa., del dott. G. GAYAT1 di Lione (Gazette des Hopitaux, n• 29, settembre e 2 ottol)re 1877). Nelle due missioni che ci furono successivamente affidate dal ministero dell'istruzione pubblica noi abbiamo incontrato un tipo predominante e quasi unifot:me di malattia oculare. Che la si chiami ottalmia d'Algeria, d'Egitto, d'Africa, ipertrofia papillare, tracoma, congiuntivite linfatica, malattia granulosa della congiuntiva., oppure ottalmia militare, delle armate, ottalmia contagiosa delle scuole, granulazioni e linfomi della congiuntiva, si ha sempre da fare con una malattia tipica che noi proponiamo di designare unicamente colle parole con.qi~mtivite grarmlosa nella lusinga di semplificare la quistion~ la più intricata della patologia oculare e di cui la precedente sinominia rivela la confusione. Onde portarvi l'ordine e la luce, noi dobbiamo aÌiontanare dal dibattimento le pubblicazioni antiche e, fra le moderne, quelle che si ripetono copiandosi. Con grande mio rammarico non potrò utilizzare gran fatto i numerosi e notevoli lavori messi fuori durante il congresso di Brusselle nel1857 come 1mre vari eccellenti lavori classici, ed il dottor Caffe, col quale fummo in corrispondenza su questo soggetto, non ci avrebbe rimproverato, mentre era ancora in vita, di passar sotto silenzio la sua relazione sull'ottalmia regnante nel Belgio (missione del 1838) relazione

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in cui, a pagina 38, egli dice conformemente alla sua epoca che la membrana dell'occhio è sprovvista d'epitelio, la base essenziale pei moderni di ogni secrezione. Il tipo di malattia oculare che avemmo missione di studiare in Africa noi l'avevamo incontrato prima in quasi tutte le contrade d'Europa. Koi ne seguimmo la continuità _nella Valle del Rodano, sulle le sponde del Mediterraneo, mediante la costa di Spagna fino adOrano, e attraverso all'Italia sino a )l'apoli, Salorno, Amalfi, in prossimità. della Sic:ilia e dell'Africa. Vediamo quale ne è il carattere a.natomico, quali ne sono le particolarità cliniche. La congiuntiva dell'uomo rinchiude allo stato normale ghiandole linfatiche che non sono apprezzabili nè alla sempliee vista, nè al tatto ; e che in parecchi casi non sono visibili neppure col microscopio. Queste ghiandole o follicoli linfatici contengono un liquido biancastro in cui l'analisi microscopica scopre elementi cellulosi arrotondati, ialini che presentano i caratteri generali dei corpuscoli bianchi del sangue, della linfa., e per questo stesso fatto quelli dei globuli del pus. Avvenendo che il corpuscolo linfatico s'ingorghi o che il suo contenuto entri in proliferazionc, allora le ghiandole si manifesteranno alla vista ed al tatto mediante una sporgenza sferoidale al di sopra della mucosa congiunti vale, e questa è la granulazione. Rivoltando la palpebra superiore ed abbassando l'inferiore, ognuno può riconoscere queste granulazioni le quali in questo periodo e massime nel seguente presentano grossoh'\u;tmente lo aspetto del tapioca cotto, delle uova di rane, dei chicchi di sa.gù, ecc. Giunto a questo punto di sviluppo, il follicolo linfatico non vi si mantiene sempre ; diventa spesso sede della trasforma.zione caseosa talvolta dcll'incrostazione calcare ; il più sovente la rottura della sporgenza sferoidale si produce, e l'atrofia cicatriziale della congiuntiva al punto ch'essa occupava completa la serie delle fasi di rcgrcssione. Ma il tessuto delicato della mucosa. cougiuntivale Jlella cui gr ossezza si trovava il follicolo non rimane indifì'erente alle sue diverse b·asformazioni .


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Le modificazioni che la mucosa subisce secondarinmeute consistono : 1• In un cambiamento di colorazione dovuto all'iniezione del suo reticolo vascolare ; 2• Nello sviluppo d'una secrezione che essendo prima di muco-pus può divenire prettamente purulenta; 3• Nella reazione che si produce sulle papille delle congiuntive queste s'ipertrofizzano alla loro volta al punto di nascondere gli stessi corpuscoli linfatici e aumentano considerevolmente la grossezza delle palpebre. All'esterno, le granula.zioni che risiedono sull'orlo delle J>alpebre le irritano e ne producono l'ulcerazione (blefariti cigliari); all'interno l'infiammazione s'estende alla cornea che si copre d'un velo, si ulcera e si perfora troppo sovente (panno, st.afiloma, irido-coroidite). Noi non pretendiamo d'aver data con questo un'esvosi;:ione clinica completa della malattia. con tutte le sue divisioni e suddivisioni; noi cerchiamo d'evitare la confusione pur appoggiando i dati precedenti SU · fatti d'osservazione, giacchò in mezzo ad opinioni estreme, come quella della scuola belga. e quella recentissima, ed affa,tto oppost3. del signor Gosselin, fra la dotn·iua del virus granuloso speciale e la teoria delle cellule germinative venute dall'esterno snlla congiuntiva, havvi posto per idee più saldamente stabilite e meglio in rapporto coi progressi recenti dcll'istologia e della spcrimcntazione. Ora qun.Ii sono questi fatti? Il dottor Morano ha pubbli.cato in lingua italiana nei fascicoli secondo c terzo (1874) degli Annali tli oltul1nologia, diretti dal nostro amico il dottor Quaglino (di Pavia), un lavoro intitolato: Dellil~foma. d.ella congumtiva.

Rigettando l'esistenza allo stato normale delle ghiandole linfaticbe della congiuuth·a, Morano considera. la granulazione ed il linfoma congiuntivale, secondo la sua es1>ressione, come " una nuova produzione che risulta dall'ipcrplash~ degli elementi anatomici preesistenti nello stroma della congiuntiva. " Koi dimenticheremo pel momento le recenti teorie del professore Ranvier sul sistema li nfatico in generale: esse. ci permetterebbero di rispondere vittoriosamente al nostro confratello italiano: d'altronde non vogliamo prenderlo alle sue proprie trap-


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polc obiettaudogli le contraddizioni pubblicate nel suo lavoro. Ljmitiamoci o.d accerto.re ch'egli è il solo a negare la preesistenzn. del corpuscolo linfa.tico rumostrata da Krause ed Henle, ammessa daSchweigger, Brudenell-Carter, .A. Sichel, ecc., e raccomandiamo ques ta memoria da cw torremo tosto ad irnprestito altre nozioni. Da parte nostra, rifiut:mdoci a considerare la granul:vtione .come una nuova formazione, un neoplasma, come dicesi, incontriamo un'opposizione vivissima, e una volta potentissima, nella pluralità dei nostri confratelli belgi. :Ma noi stiamo sovro. un terreno solido in compaguia dei più m_oderni osservatori ai cui lavori la questione deve la sua chiarezza. Infatti non è assolutamente necessario che Bonaparte riconduca dall'Egitto le sue truppe per regalare la congiuntivite gmnulosa a tutta l'Europa. La:r rey ha rischiarato questo punto con tutta la sua .osperienzo. e l'ha puntellato colla sua potente autol·ità. A.. Sichel, li~ollin, secondo Simon Duplay, credono parimente ch'essa esisteva prima di questa circostanza e che i movimenti e le agglomerazioni di grandi masse d'uomini durante le guerre della repubblica e del consolato fecero scoppiare il malo in uu modo anteriormente sconosciuto. Per la scuola moderna non occorrono il pus granuloso, nè gli elementi granulosi di un primo caso, per ispiegare lo sviluppo d'un secondo caso di granula7.ioni D'o.ltronde quando parleremo delle cause della con_giuntivite granulosa c dello studio serio che ne hanno fatto i medici d'una scuola recente, emergerà evidentemente un accordo unanime di cui l'igiene pubblica e la colonia algerina in particolare si gioveranno. Brudencll-Carter (di Londra) ha pubblicato un lavoro sulla ottalmia contagiosa. dello scuole. Vl ho trovo.to sulla natum della gr:mulazione c sul modo di conto.gione idee troppo impor tanti jler non darne degli estratti, giusta la mia traduzione. " E gli è così che l'esistenza dei chicchi di sagù diventa una pietra di paragone e come una prova delicata circa lo stato sanitario d'una scuola, d'un reggimento o d'un'alt-ra simile località. 11 N all'armata si osserva che le granulazioni si mostrano nelle giovani reclute preferibilmente che negli uomini più maturi; si suppone adunque che le comunità di rago.zzi siano più atte a .contra1Te queste granulazioni delle comunità di adulti. Ma in un


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individuo, e per conseguenza in una comunità, queste granulazioni possono. scompu.rire ·senza produrre alcun male. Infatti esistono copiose sorgenti d'irritazione degli occhi, e quando queste cause di irritazione agiscono su palpebre ove preesistevano i chicchi di sagù, spesso ne risulta l'ottalmia contagios;t. Perciò è rarissimo che una comunità o ve i chicchi di sagì1 sono molto diffusi stia lunga pezza senza un'invasione dell'epidemia. " Si cercò quindi di determinare la natura di questi chicchi, e solo da due anni in qua ciò si è potuto fare. Parlando in modo generale essi possono essere considerati come ghiandole iz;ertto-· fizzate, analoghe alle ghiandole inrJo?·gate dei t·agazzi deboli o serofolosi. Voi sapete che queste ghiandole sono elementi normali che nello stato sano non possono esser riconosciute nè· colla vista, nè col tatto, ma che in certe condizioni di cattìva. salute si manifestano per mezzo di sporgenze dure sul collo e sovra altre parti del corpo. " È possibile che questi tumol'i restino inattivi o che scompariscano, ma possono anche .subire mut trasformazionè morbosa, infiammarsi e produne ascessi. , (Nel The Lancet, numeri del 20 e 27 dicembre 1873.) In Inghilterra lo spirito pubblico si appassionò ad un tratto per questa quistione a cui il Times aprlle sue colonne; d'allora in poi fu ancora trattata, e noi citeremo fra tutti il lavoro di :Xcttlcschip (nel Br#. and Pore~qn 1ned. chir. Review, ottobre 1874 e gennaio 1875) SttZla malattia ,qntm.tlosa della congiuntiva e snll' ottalm,ia contagiosa. Noi abbiamo subordinato tutti i fenomeni clinici osservati nel corso della congiuntivite granulosa alla presenza delle ghiandole linfatiche, rigettando appunto per quello la classificazione delle granulazioni in false ed in vere; le false essendo per noi l'ingorgo e l'ipertrofia degli elementi papillari della congiuntiva, fenomeno abitualmente secondario. E per rispondere a quelli che ci opporrebbero dei casi d'otLalmia purulenta sopravvenuta di sbalzo e terminata con vere granulazioni, senza che si fosse precedentemente osservato lo sviluppo di queste, noi diremo che le ghiandole linfatichc sono state nascoste dalle papille ipertrofizzate, come fu veduto e scritto molto tempo prima di noi. Passiamo aH'esame delle cause.


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Noi non tenteremo di stabilire la contagiosità della congiun·tivite gru.nulosa. La sua dimostra~ione fu il risultato il più durevole del congresso di Bruxelles nel 1857, ma; il modo e gli .agenti di contagio hanno cagionato per lungo tempo divergenze fra i dotti. Oggi, in opposi~ione ai medici belgi, la rnu.ggior parte -dei -clinici ft·ancesi, tedeschi ecl inglesi ammettono che non h avvi J>US granuloso speciale nè materia gt·,anulosa propria nell'interno -delle granulazioni. La. secrezione della congiuntiva gramùosa., ·se~ondo essi, non genera fata.!mente un'altra congiuntivite gra.nU,losa., ma più spesso un'infìmnma.zioue catarrale o purulenta <lella congiunLiva inoculata, una congiuntivite t1·attmatica, second0 Sichel. Per noi, in principio, ogni secrezione congìuntivale è inocula_b ile e produce infiammazioni piìt o meno a.naloghe, secondo la r~cettività dell'individuo (Carter), e secondo le cause cosmiche a cui è sottoposto. Come conseguenza si ammette quasi universalmente oggidì : che non è yià lct grc~;mtlcu:ione _per sè stessa che è -co1itagiosa, -ma beJ~sì il catcwro conghmtivctle che l'ctecMnl)a!JJUt se,mpre. Come si produce questo contagio? Per tutti i mezzi enumerati in patologia generale. Il signor Carter fa passare la. secrezione -congiuntivale per le vie lagrimali fino alle narici, d'onde essa è -espulsa nell'aria ad ogni moto dì espimzione. È permesso di far ·delle riserve circa (1uesta marcia cotanto dev.iante, ma non v'è naturalista il quale non conosca le vecchie sperienze di Eìselt .()be trovava coll'aeroscopo i globuli di pus liberi nell'atmosfera :d'una sala eli ospeda.le. Nessuno ignora le belle ricerche di Tyn.d all sui corpi st.ranieri dell'n,ria, nè i risultamenti incontestati cdei lavori di Pasteur, epperciò sia}UO sorpresi di vedere uno dei ·nostri confratelli attenuare l'importanza di questo contagio per mezzo dell'aria, e preferirgli il trasporto del pus congiuntivale mediante la tromba o le zampe di mosche, le quali si porterebbero da. un occhio malato ad un occhio sano (Ottuhnia d'Algeria -del dottor F. Co!GXJ:rr, l • parte, pag. 77). Perchè il nostro confratello di Lilla nel suo commendevolis, .simo lavoro fa appello al trasporto per mezzo delle mosche di .questo polline affatto speciale, quando riconosce con noi che le ·dieci dita dei bambini, l'estremità del grembiule o del btwnot~s -dei paren'ti trasportano fLOcchi di muco-pus?


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S'è veduto ciò che pensa il signor Carter della causa prima delle granulazioni. Lasciamo ora la parola sullo stesso soggetto al nostro amico A. Sichel : " L'ingorgo delle cellule linfoidi può . essere provocato da tutte le cause che tendono a diminuire la. resistenza di tutti i tessuti in genere, e per conseguenza di quello della congiuntiva: il cattivo nutrimento, la cattiva igiene, il sudiciume, l'accalca.mento, l'esposizione ad esalazioni miasmatiche, la fame, la guerra, l'umidità, la m.iseria. Da c.iò ln, più grande frequenza di quest'affezione nelle classi inferiori anzichè nelle classi elevate della società, d'onde pure il suo sviluppo in · tutti gli stabi!imenti, ovè tutte o parecchie delle cause suenuruerate trovansi riunite, quali sono le caserme, gli asili, gli orfanotrofi, gli ospedali, le prigioni, le scuole, i dormentorii o gli appartamenti in cui un gran numero di persone sono raccolte in condizioni igieniche spesso dubbie ( At·ohives de 1nédecin~, t. u,. 1874, pag. 432). Secondo Morano, illinfoma congiunti vale, la gra.nulazione, secondo noi, riconosce per causa uno stato generale: il professore Adt di Vienna ammette pure la tubercolosi. Per ]\forano i corpi stranieri intervengono come pure le polveri; egli cit!1 un caso in cui vide formarsi granulazioni sparse in un vecchio, in seguito ad instillazioni ripetute di solfato di soda in polvere, fatte nell'intento di render meno opaco un leucoma della cornea. In un lavoro stampato or son quattro anni (Corpi stmniel'f della coitgiuntiva e della oomea, Delahaye 1872, p. 30), emisi l'idea che i corpi stranieri polverulenti dell'aria avevano una gran parte nello sviluppo della congiuntivite granulosa. Io parlava conformemente alle mie osservazioni fatte nelle steppe dell'Ungheria e sulle strade dell'Italia meridionale. Quant.o vidi in Africa relativamente agli efretti dello scirocco non fa che eonfermare la. mia prima opinione.' L'esperimentazione mi viene ancora in a.iuto e prendo ad imprestito, riassumendoli, i curiosis-· simi particolari che fanno seguito ad un lavoro di microgrofia. scritto in tedesco da P. Blumberg di Tiflis (negli Arohi:v-fwrophtalm., 1869). " Le ghiandole linfatiche della congiuntiva furono primitivamente osservate negli animali all'angolo anteriore del loro occhio che corrisponde aH' angolo jnterno dell'occhio umano. Si è in que-


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sto punto che vista l'esposizione costante degli animali alla polvere ed al vento, le particelle proiettate nell'occhio soggiornano in modo continuo. Si è parimenti nel porco che fu segnalato il maggior numero di ghiandole linfaLiche, e l'autore lo S}>iega avvertendo che il porco frugando sempre col suo grugno introduce costantemente negli occhi dei corpuscoli stranieri. , Nel suo lavoro già citato Morano, si fonda su ricerche analoghe: fa.notare la riduzione di volume e di numero delle ghiandole linfatiche del porco durante l'inverno, e spiega questa differenza mediante l'effetto d'una nutrizione generale dei tessuti minori nella suddetta stagione. N oi poi con altrettante ragioni e più di Morano diremo che nell'inverno il maiale fruga in un suolo più umido e meno polveroso. Ed ora, nessun africano si formalizzi del riavvicinamento, ma noi abbiamo udito da. loro venti volte al giorno, che l'inverno porta un alleviamento alle ottalmie, senza dubbio pel fatto dell'assenza delle polveri, per la diminuzione del caldo e dell'intensità della luce. Mi si dirà che le autorità che ho citate non hanno osserva.to in Africa.·Terminerò pertanto col citare il dottore H attute, medi co capo all'ost>edale di Forte-Napoleone, che fornì le note della rimarchevole opera Kabilia ed usamre kabile dei signori Letourneux e Ha.nnoteau. Il kabilo, dice il signor Hattute, è adunque posto nella sua abitazione in mezzo alle condizioni le più sfavorevoli alla conservazione della salnte. I vapori ammoniacali della scuderia mescolandosi al fumo del focolar e che non esce che lentamente dogli interstizi del tetto, costituiscono un'atmosfera delle più infette e delle meno proprie alla respirazione. Se si aggiunge a queste circostanze il rinnovamento insufficiente dell'aria, l'assenza della luce, l'umidità, l'accalcamento, si completerà la lista delle cause le meglio riconosciute del detel'ioramento delle più robuste costituzioni, dello sviluppo di alcune affezioni generali, quali l'anemia, la scrofola, gli accidenti locali, come le ottalmie ecc. (T. I, p. 341). Vi son ben pochi kabili, poveri o ricchi, sui quali non si trovino traccie di ottalmie che hanno alterato a gradi variabili sia il globo dell'occhio, sia le palpebre. Il contagio si opera nelle


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abitazioni per mezzo della promiscuità degli ess'e ri che vi sono ammontati ed accaleati in uno spazio stretto ; esso si fa per mezzò delle carezze, dei contatti scan1biati fra t.utti i membxi d'una stessa famiglia, uQrnini, donne, ragazzi che dormono uno accanto all'altro sulla medesima stuoia, per mezzo di vestimenta sudicie, impregnate di lagrime o di }>Us, vestimenta dei parenti .su cui si fregano le faccie dei bambini (T. I, p. 358 e seg.). Ciò che scrive il dottor Hattute della gran Kabilia potrebbe applicarsi suppergilt a tutta la popolazione mussulmana dell'Algeria, eziandio ai nomadi, ai marocchini, ai t uni sini, nonchè alla razza israelita che da lungo tempo visse costà presso di loro. Finora la pluralità dei coloni europei hanno nelle loro abitudini generali un 1mnto di ra-ssomiglianza colle popolazioni indigene: e quest'è un 'insufticienza di risorse che rassomiglia molto alla miseria.. Sicchè tutto se ne risente: l'inst.allamento è maisano, il nutrimento scarso, la biancheria rara, la nettezza ·è cosa sconosciuta.. Il contagio può adunque esercitare presso di loro tutte le sue stragi ed estenderle in modo indefìnito col favore delle influenze cosmiche yroprie del clima.

Disturbi visivi consecutivi all'avvelenamento col solfuro di ca•·bonio, del dottor GuEzowSKl (Recueil d' ophtalmologie, aprile 1877).

Spesso gli O}lerai che lavorano alla preparazione del caoutchouc sono colpiti da fenomeni di avvelenamento che hanno per cau11a il solfuro di carbonio che è la sostanza della quale si servono principalmente per isciogliere lo caoutchouc. Fra questi fenomeni ve ne sono alcuni relativi all'organo visivo, stati osservati e descritti per la prima volta dal Delpesch nel1856. I fenomeni di avvelenamento generale, secondo la descrizione del Delpech sì presentano sotto forma acuta e cronica. La prima comincia ad un tratto, il pa.ziente è colpito in mezzo al suo lavoro da una _violenta cefalalgia con vertigini, senso di debolezza generale, ronzìo negli orecchi seguiti da vomito e disturbi della visione. Nello avvelenamento cronico, Delpech distingue due periodi, un periodo di eccitazione e un periodo di languore.


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I disturbi visivi si manifestano specialmente nella forma cronica. Il dottor Galczowslci distingue questi disturbi nei seguenti : 1o Disturbi visivi funzionali senza lesione; 2• Paralisi dell'accomodazione; 3• Ambliopia carbo-solfurica; 4• Perinevrite ottica; 5° Atrofia delle papille. 1• Distt!rbi visivi funzionali s~nza lesione. - Questi disturbi si osservano di preferenza nel periodo di eccitazione, ma possono manifestarsi in tutte le fasi della malatLin. I fenomeni più frequenti sono quelli della visione colorata, i malati vedono gli oggetti colorati in verde, in rosso, in violetto. Questo fenomeno è effetto della eccitazione della retina pel principio tossico che è penetrato nel sangue. La visione colorata non è costante, nè permanente, spesso è sostituita da mosche, da. lampi ed anche dalla. diplopia. Questa diplopia è pure passeggiera., ed è probabilmente conseguenza. delle contrazioni spasmodiche nei muscoli dell'o~­ cllio, simili a quelle che si osservano in altre pnrti del corpo e .specialmente nelle braccia e nelle gambe. Di regola questi sintomi luminosi c colorati non sono che fun:Gionali e non esigono altra cura cl1e quella di allontanare l'operaio dal fomite di infezione. 2• Paralisi dell' c~cconwd<tzione. - Si manifesta. nel secondo periodo, in quello di languore come una stanchezza per il lavoro, .accompagnata da dolori periorbitali, foto fobia intcusa e lagrimazione. Quindi il lavorare c specialmente il leggere e lo scrivere divengono impossibili. Non vi ù.a la minima alterazione endoculare; la vista a distttnza è sufficientemente buona, i malati non accusano che una lieve nebbia. Applicando una lente convessa del n• lO è facile assicurarsi che non è che una semplice paralisi di accomodazione. 3• A·rnbUopia ccwbo-sol(iwica. - In alcuni malati si manifestano fenomeni di ambliopia che non dipendono da paralisi d ella accomodazione, le membrane interne degli occhi essendo perfettamente sane o non avendo presentato che una semplice congestione papillarc sent~u. importanza. Il Galezowski cita a q uesto proposito due casi: uno pubblicato dal dottor Huguin, l 'altro dal Delpech, il primo dci quali guarì dopo aver durato più .di quattro anni, col cessare di r espirare i vapori di solfuro di


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i:arbonio, e l'altro mediante la cura col fosforo, che, sècondo leesperienze del Delpech, è un potente antidoto del veleno solforoso. 4• Perinevrite ottica. - n Galezowski ne riporta un caso os-· servato da lui stesso, nel quale il disturbo della vista si era manifestato in modo rapido, restò poi stazionario per assai lung•> tempo e non trovò giovamento se non quando il malato lasciò il lavoro e fu sottoposto all'uso del fosforo . 5• Atrofia clelle papille. - Non si trova rammentata da.. nessun autore. Però il Galezowski assicura n,vere osservato uno di questi malati attaccato da atrofia delle papille a forma progressiva e senza traccia di nevrite; la quale non avrebbe potuto ad altra causa attribuirsi fuorchè all'lwvelenamento pcl solfuro di carbonio. La cura di queste ambliopie consiste nel collirio di eserina per combattere la paralisi del muscolo dell'accomodazione (acqua stillata 10 grammi; solfato neutro d'eserina 0,02 centigrammi),· nel riposo assoluto degli occhi, nell'uso delle conserve affumicate c nel trattamento tonico, c secondo il consiglio del Delpech, nel fosforo o fosfuro di zinco. La elettricità a corrente continua si mostrò utile nelle mani del dottor Onìmus.

Sulla cura (fe l (Ustacco d e Ua retina e pau·ticola r •· mente sul tn•océsso tU aspirazione, del dottor GAI.E· zowsKI (Gazette méd. de Pat·is, 21 luglio 1877, n• 29). Premesso che fra i diversi distacchi di retinn. vi sono notevoli differenze tanto rispetto alla etiologia come pel modo loro di svolgimento; notato che alcuni distacchi che accompagnano la. miopia. progressiva con grave alterazione della coroide sono ribelli ad ogni cura ; che ve ne ha alcuni pochi, di cui porta tre esempi r ecenti, che possono guarire senza alcuna operazione e colla sola. cura antiflogisticn. ed i forti derivativi; ed in altri che sono consecutivi a un processo glaucomatoso parziale, lo. iridectomia è uno dei rimedi più efficaci; passa ad esaminare una quarta varietà. di distacchi, e sono i più comuni, che si producono negli occhi affetti da miopia progressiva con notevole distensione del globo oculare e dei vasi coroidei.


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• I versamenti che resultano da questa condizione sono generai-· mente progressivi, e tutte le cure usate fin qui p er arrestarne il progresso sono rimaste senza. effetto. Contro questi disk"\cchi il dottor Galezowski propone un nuovo metodo di cura che consistenell'aspirnre il liquido versato col mezzo di una siringa fatta costruire dal signor Collin sul modello di quella di Dieulafoy. Graefe e Bouman usarono già. da tempo un processo che consisteva nel vuotare una parte del liquido versato e nello aprire una comunicazione fra la. sacca sottoretinica e la cavità del corpo vitreo.. Ma questo modo di cura non avendo dato buoni resultati, dovette essere abbandonato. Il processo del dottor Galezowski ha, secondo esso, un vero vantaggio sul precedente, poichè mediOJtte questa piccola siringa si aspira tutto il liquido versato e la r etina torna immediatamente al suo posto a cagione del vuoto cherisulta, e riprende le sue fun zioni. Questo metodo è stato applicato sei volte; in due casi non fu ritirato alcun liquido e il r esultato fu pet· conseguenza negativo. Negli altri quattro la riuscita. fu quasi completa., poichè la vista fu migliorata notevolmente c il campo visivo di molto in-grandito.

Delle alterazioni della. vista nelle febbri tifoitlee~ del dottor GALEzowsJU (Union méd. e Gal!:. des H f>pitau.x, 11 settembre 1877, n• 105). Quattro varietà di alterazioni oculari possono prodursi, secondo. il dottor GalRzowski, durante o dopo la febbre tifoidea. 1• L'ulcera e l'ascesso della cornea. Queste lesioni possono mostrarsi nel corso della malattia tilica o nel periodo della convalescenza.. :r.:t:a non sono sempre della stessa natura. Laddoveinfatti durante la convalescenza dipendono dallo stato di debolezza cl1e è proprio di questo periodo, le ulcere che fanno la lorocomparsa nel corso della febbre tifoidea sarebbero conseguenza della infiamroa.zione del quinto paio quando è intervenuta nei tifosi una complicazione di meningite. Da cui queste ulcere o ascessi della cornea a forma di nevrosi che Trousseau spiegava, non co'me Galezowski, pel difetto di innervazione del quinto, ma perla occlusione incompleta delle palpebr e per tutta la durata. della.. malattia ;


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2• La seconda varietà di alterazioni oculari nella: febbre tifoidea è relativa alle trombosi e alle embolie dei vasi dell'orbita. o della retina. Avvengono }n-obabilmente in conseguenza delle affezioni cardiache cagionate dalla malattia stessa, inquantochè, secondo le ricerche del dottor Hayem, la febbre tifoidea produrrebbe spesso delle alterazioni nelle valvule cardiache; 3• La terza varietà è ,quella che si mostra sotto la forma di ncvrite o perincvritc ottica. Queste lesioni assai ~are si producono specialmente nelle febbri tifoidi adinamiche o atassiche maligne, nelle quali predominano i sintomi ccrébrali; 4• Finalmente incontransi alcuni disturbi visivi nelle person~ convalescenti o })ienmnente guadte della febbre tifoidea, ma non sono che una semplice coincidenza. Consistono più particolarmente in certe fo!·me di astenopia che rassomigliano molto alle paralisi del muscolo della accomodazione. Il dottor Galezowski riferisce due fatti di tluesto genere; in uno dei quali la stanchezza, la debolezza della vista procedevano da una ipermetropia ante~ riore alla febbre tifoidea, ma che fino allora era rimasta allo stato latente; nell'altro l'asteno})ia era di natura reflessa provocata da denti ca.riati, da dove la irritazione si propagava ai nervi ciliari del muscolo della accomodazione.

Sulla termometri~.., nelle malattie degli occhi, del dottor GALEzows.Kr (Gaz. méd. de Paris, n• 35, 1• settembre 1877). Il dottor Galezowski osserva che la temperatura del corpo diminuisce normalmente nelle parti che sono meno coperte. La temperatura dell'occhio è generalmente })iù bassa di quella della regione ascellare. Essa aumenta di 1•, di 2• c di 2• 5 nella congiuntivite catarrale grave, nella. irite plastica e nella irido-coroidite. l..a temperatura normale dell'occhio varia fra 36• 5 e 36• 7. Nelle affezioni infiammatorie la temperatura aumenta di 2• e 3•. Così nelle congiuntiviti catarrali ha trovato 38, 38 6 e 38 8. In certi ascessi della cornea la tem})eratura salì a 38 6; in altri, al contrario, la temperatura era normale od anche un poco abbassata.


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· L'esame della temperatura. generale del corpo nelle affezioni degli ·occhi è molto importante; poichè può farci riconoscere la esistenza di una causa generale in una congiuntivite o qualunque altra malattia oculare di cui è difficile ad ottenersi la guarigione. Allora operando preferibilmente contro la causa generale potrà la guarigione compiersi, laddove con i soli mezr.i locali ciò non era possibile.


RIVISTA DI FISIOLOGIA

Termometria eerebt·ale ( R étme scienti{iqt~e dft la France et de l'ét1·anger, settembre 1877). Il dottore Broca pose :fine alla seduta del 30 scorso agosto al Congresso di scienze mediche in Havre con una importantissima comunicazione sulla termometria cerebrale, c sulla parte che essa può avere nella diagnosi delle malattie dell'encefalo. Per ottenl:'re tale temperatura, l'illustre professore si vale di termometri, il cui serbatoio (globetto) si applica, da uno dei suoi lati, sulla scatola cranica, mentre l'altro è tenuto avvolto in una specie di camicetta coperta di faldelline di cotone. Di questa guisa la temperatura esterna non può esercitare alcuna influenza sul mercurio contenuto nel globetto del termometro. D'ordinario il Broca adopera una mezza dozzina . dei lJredetti termometri, che dispone, a guisa di corona, intorno alla scatola cranica, per ottenere così la temperatuxa su sei punti diversi e .simmetrici da ciascun lato. L'apparecchio è così fatto : i due termometri anteriori sono posti direttamente dietro alle apofisi or bitali esterne; i due mediani al disopra dell'orecchio nella regione temporale, e i due posteriori sull'occipite. Per la. brevità del dire, egli ha pensato di applicare un nome, o più giustamente una sigla. a ciaschedun termometro, cioè :F {frontale), T (temporale) ed O (occipitale) a. quelli da collocarsi


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:alla parte sinistra del cranio; F', T', O' a quelli designati per la .Jlarte dritta. Sommando le cifre espresse da ciascun termometro >e dividendone il totale per 6, si ottiene la media della temperatura, perocchè ogni termometro indica la temperatura del punto -eu.i è applicato, in modo che si può paragonare la cifra da esso :segnata con quella degli altri termometri. Questo paragone è il solo che porge degli indizi importanti. Gli sperimenti, sui quali il Broca chiamò l'attenzione dei medici, furono cominciati verso l'anno 1865. 1\ia è specialmente nell'anno 1873 elle egli ha applicati i suoi studi alla eliag nosi delle affezioni cerebrali. Egli comprese elle per avere una base fissa era necessario di conosc.ere le temperature delle diverse regioni del cervello allo stato fisiologico. Pertanto si valse dei praticanti esterni e degli assistenti alla sua clinica, i quali .avevano a un dipresso eguale l'età e lo sviluppo intellettuale, e in ogni suo esperimento })rocurò di operare, per quanto gli fu possibile, in condizioni identiche. Il suo scopo em quello di stabilire la media. della temperatura del cervello, la temperatura dell'emisfero destro in confronto con quella dell'emisfero sinistro, e ancora la temperatut·a dei lobi di ciascun emisfero, vale a dire : il frontale, il temporale e l'occipitale. l\'Ia a questo punto sorge un'abbiezione. L'appnrecchio è, come si disse, applicato sulla scatola cranica e, per conseguenza, separato dalla sostanza dell'encefalo per mezzo di strati, i quali hanno una grossezza variabile. I termometri segnati colle sigle F cd F' e posti sulla parte anteriore della fossa temporale, vo.nno divisi dal cervello puramente da uno straticino muscolare e dallo stesso suo osso, le eui lamine sono poco considerevoli. Quelli indicati da T e ùa T' incontrano nessun muscolo, un esile osso, ma hanno a che fare con i capelli (i quali però si tirano da pal'te per quanto riesce possibile) riconosciuti siccome cattivi conduttor i. Finalmente quelli distinti dalle sigle O ed O' hanno pure l'inconveniente dei capelli c la grossezza dell'occipitale, che è superiore a quella della fossa temporale. Nnlladimeno t utte queste cause di errori . sono veramente troppo esigue per spiegare i notevoli sbalzi dì temperatura, che occorrono tra le diverse regioni surammcntate. Le medie di temperatura sotto descritte sono state rìlevnte su 12 tra praticanti esterni ed assistenti interni dell'ospedale delle


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IUVISTA DI GIORNALI

cliniche, i qm~li si trovavano a essere, almeno per quanto si potè,, in condizioni fisiologiche consimili, mentre i termometri non fu-· rono in ciascun sperimento levati dal loro posto se non in capo a più di 20 minuti. Il massimo della temperatura del cervello fu .r iscontrato essere 34• 86; il minimo 32• 80; e 33• 82 quindi la. sua media. 1\'Ia. confrontando i termometri F, T, O posti alla sinistra con quelli F", T'e O' di destra, si riconosce in modo costante che la temperatura segnata a manca è .sensibilmente più alta di quella indicata alla destra. Pertanto la media della temperatura dalla parte destra è di 33• 90, mentre quella della parte sinistra sorpassa alcun poco il 34• grado. Yi è clunque, nelle condù:ioni n01·rnali, 1t.na te·mpet·a.tum tJii't elevata ~~ dù·itta che a sinist1·a e ciò nella proporzione di cù·ca '/•o dig,·rtclo. 1\ia, cosa ben notevole, siiì'att.a incguaglianza si riscontra soltanto a.Uo stato di riposo. Quando il cervello trovasi in azione, l'equilibrio della. temperatura tende a stabilirsi, cf due emisferi segnano una cifra eguale. E quindi il caso di ammettere col Broca che l'emisfero sinistro è meglio irrigato e che esso riceve una maggiore quantità di sangue. Quando poi il cerveilo è in azione, siccome l'emi. sfero dest.ro per essere in condizione meno propizia e più (lisadatta deve fare maggiori sforzi, la chiamata del sangue vi è più notevole, e l'equilibrio tende a farsi tra i due emisferi cerebrali. Il llroca non si è limitato al descritto esperimento, ma, dopo di avere confrontato l'emisfero cerebrale destro con quello sinisuo, volle puranche paragonare fra di loro i diversi lobi di uno stesso emisfero, e riconobbe che la temperatura del lobo occipitale saliva a gradi 32• 92, quella del lobo temporale a 33• 72, c infine a 35° 28 quella del lobo frontale. Si'può quindi da queste cifrc.desumere come l'attività di funzione del lobo frontale sorpassi quella del lobo occipitale e temporale. Tali sono i resultamenti ottenuti dal chiarissimo professore su cervelli in riposo, i quali, allorcbè si trovano in azione si comportano ben altrimenti. E ra cosa difficile lo stabilire pei diversi soggetti dello sperimento un lavoro identico e non penoso più all'uno che all'altro. Lo spcl'imentatore scelse perciò una lettura che riescisse a un modo famigliare a tutti o almeno a tutti gli studenti di medicina, ed ecco l'esito da lui avuto: la temperatura del cervello allo stato di riposo che segnava 33• 92, era sa-


I'rALIAN! ED ESTERI

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lite. sino a 34• 23 quando quello si trovava a essere nello stato di azione. Ne f/lnerge dtmque urw. differenea di quasi 1/2 grado pel cervello che lavora. Un altro resultato conseguito dal Broca, e qui già ricordato, è l'equilibrio della temperatura che tende a stabilirsi fra l'emisfero cerebrale destro e quello sinistro. Qu::mdo nel passaggio dallo stato di riposo a quello di azione, la temperatura dell'emisfero sinistro s'innalza di 22 centesimi, aumenterà in quello destro di 34. Gli sperimenti clinici, istituiti dal Broca, non riuscirono meno importanti, poichè egli pervenne a stabilire, per mezzo della termometria, un segno certo di embolia cerebrale, e a determinare nel medesimo tempo la parte del cervello privata dell'irrigazione sanguigna. Già da remoto tempo egli avea dimostrato che nelle embolie dei membri avvengono dei fenomeni curiosi di temperatura.. In altri termini aveva segnalato quello che doveva essere a priori presentito , vale a dire che la temperatura generale del membro abbassavasi, ma che allivello stesso del punto ove succedeva l'obliterazione vasco1ar.e, aveva luogo un aumento di temperatura. Si era voluto, nei casi di ligatura, spiegare codesto fatto di apparenza paradossale, col serramento dei nervi che circondp.no l'arteria; se non che siffatta spiegazione punto si attaglia al caso in cui la obliterazione è spontanea siccome avviene nelle embolie, non potendo i nervi che s'intrecciano sopra l'arteria essere in nessuna maniera offesi dal coagulo sanguigno. Il Broca ha spiegata l'elevazione locale della temperatura allivello dell'embolia per mezzo della cir<~olazione collaterale che viene ristabilita, il sangue non potendo passare traverso ai vasi profondi p enetra. in quelli superficiali dilatandoli, e la circolazione perifer ica riuscendo più attiva fa sì che la temperatura s'innalzi. Il massimo della temperat·twa nelle mf/lnbt·a si troverà dtmq~'e al liv eUo dell'embolia. Nell'encefalo tale fatto non può avverarsi perchè i vasi della circolazione collaterale non sono sufficientemente abbondevoli. Nel caso di un'embolia del cervello, sette volte su dieci il grumo sanguigno penetra nella. sinistra arteria del Silvio, e o l'oblitera tutta intiera ovvero occlude uno solo dei suoi tronchi. Che cosa teoricamente accade allora? Il sangue non fluendo più nel domi6


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RITh>"TA. DI GIORNALI ITALI.:UU ED ESTERI

nio di quell'arteria farà abbassare la temperatura del corrispondente termometro, ma nello stesso tempo la irrigazione sarò. più attiva nel lobo frontale c in quello dell'occipite, dove si formerà un afilusso di sangue compensatore. La temperatm·a s'innalzerà. perciò nei termometri collocati sulla regione occipitale e su quella frontale. Or ecco i dati riguarda.nt.i la termometria cerebrale, che il Broca ha r accolti in due osservazioni cliniche. I n una di esse si trattava di una donna, che affetta da reuma fu di picchio colpita da emiplegia con ptrdita della favella. Nell'applicazione della termometria si riscontrarono : :Nell'emisfel"o sinistro

Nell'emisfero destro

Al lobo frontale. . . 35 2 Allo bo frontale . . 34 8 , t emporale. . 34 3 , temporale. . 34 8 , occipitale . . 35 6 , occipitale .. 32 9 Da quest.o prospetto emerge che l'abbassamento della temperalUl'a è spiccatissimo allivello del lobo temporale sinistro, ove il sangue perviene dalla arteria del Silvio: la temperaturn. del lobo conispondente a destra è più alta, contrariamente a quanto avviene nello stato normale; infine che la temperatura del lobo frontale e di quello dell'occipite (e massime eli quest'ultimo), è ben superiore a quella che si osserva ordinariamente. La teoria e la clinica si accordano dunque }>erfettamente in questo caso, e noi dobbicvrno ammettere che al punto dell'embolia: su.ccede tma àimirntzione di temperatura. All'appoggio di siffatta opinione, il Broca add uce la seconda sua osservazione, ma essa somiglia troppo alla prima perchè noi crediamo opportuno di trascriverla. Vi si riscontra che il termometr o, applicato al lobo temporale, sinistro, segua una temperatura meno nlta di q•lella del termometro posto sul lobo temporale destro, e che il grado indicato da.! termometro messo sul lobo frontale e occil>italo sinistro si manifesta sensibilmente più elevato di quello che è allo stato normale del cervello.


RIVISTA DI JdEDICINA LEGALE MILITARE

Descrizione di due nuovi processi per riconoscere l ' amaurosi e l' ambliopia simula.to, del dott, BA.UDON (Recuei7, d'ophtc~lmolo,qie, luglio 1877). Il do~tor Baudon, penetrato della insufficienza dei processi fin qui posti in opera per scuoprire la amaurosi c l'ambliopia simu1ate ne propone due nuovi che gli sembrano molto meglio conducenti allo scopo. " Comincio, ei dice, dal prendeTe due prismi di cirea lo gradi, munito l'uno di lente turchina e l'altro di lente rossa, c li a.pplico, colla base al di fuori, su ciaschednn occhio mettendomi alle spalle del paziente, che non può vedere il colore delle lenti e sta affissando un lume acceso. Avviene che la luce percepita dall'occhio destro passa a sinistra e viceversa ; quindi siccome, ciascuna luce ha Cùlore diverso, così, ricambiando più volte i prismi dall'uno all'alh·o lato, si l'iescirà a fuol'\'iare il simulatore e a sCOJJrirne la frode. A modo di esempio, supporrò il caso di un coscritto scdicentesi cieco dall'occhio destro. Per r iscontrare la verità della sua. asserzione, gli copro l'occhio affetto Cùn un prisma turchino, con 11no rosso quello sano, e nello stesso tempo gli pongo davanti, alla distanza di uno a due metri, un lume acceso. Se il coscritto vede da tutti e due gli occhi, scerncrà due immagini, cioè l'una turchina dalla parte sinistra e percepita dall'occhio destro, l'altra.


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RIVISTA DI GIORNALI

r ossa dalla parte destra e ricevuta. dall'occhio sinistro. Ma egli ammetterà una sola immagine, quella situata a manca e da lui veduta dall'occhio sinistro, mentre in verità sarà stata percepita dal destro. Questo processo viene sopratutto in taglio quando l'amaurosi è assoluta. Nel caso di ambliopia o di diminuzione della facoltà visiva, ricorro ad altro sperimento basato sugli stessi principii, ma che richiede il concorso di un piccolo apparecchio foggiato a binoccolo e da me fatto costruire (1). Esso consiste essenzialmente in due tubi lunghi da 25 a 30 centimetri, il cui oculare è munito di prismi a 20 gradi a base esterna, e l'oggettivo si compone di tavolette mobili. Per riconoscere se un occhio sia realmente amaurotico, si principia dal mettere in luogo d'obiettivo degli oggetti grossetti e facili a essere distinti, come sarebbero delle crocelline, delle figure di carta da giuoco, però differenti da dritta a manca. Poi si fa rigua.rdare il coscritto, che, a simiglianza del caso riportato dianzi, alleghi cecità dall'occhio destro, traverso al cannocchiale, e coll'addurre di vedere dalla parte sinistra gli oggetti da lui percettibili solamente dall'occhio destro ci rende manifesta la frode. Ponendo parimenti per oggettivo delle tavolette, le quali rappr esentino le scale dello Snellen e del Gira.ud-Teulon e seguendo lo stesso processo, si potrà puranche stabilire l'acuità dell'occhio, che si pretende affetto ùa amaurosi. Siffatta ricer ca dell'acuità torna molto importante, perocchè un occhio può servire male alla vista anche senza essere a.manr otico. (1) Il binoccolo è stato costruito dall'ottico Roulot, che tiene officina. al n• 8 della via delle Vielles·Handriettes in Pa.rìgi, ma potrebbe bena.nche essere sostituito con duo tubi dì canna, ~nuti insieme saldi da un congegno trasversale. Una delle loro estremità. (l'oculare) è munita di prismi, e l 'o.ltra (l'oggettiva), da un lato, <li un filo trasversale, dall'altro lato di un filo verticale. l\li sono valso, nei miei esperimenti, dì siffatto apparecchio, gentilmente apprestatomi dul signor Billot, medico aiutante maggiore, dietro le indicazioni da me fornitegli.


l'l'A.LB.NI ED ESl'ERI

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Non sono difatti rari i casi di soldati colpiti da miopia oppure da ipermetropia monoculare molto acuta , oppure ancora da astigmatismo, le quali affezioni rendono loro un occhio improprio al vedere. Ho avuto una sola occasione di provare i miei due processi. Mi fu pòrta da un soldato del 3° r eggimento corazzieri, il quale iu licenziato dal milit.are servizio, perchè in tutte le prove dimostrò la vista di un solo oggetto, quello cioè per lui visibile soltanto dall'occhio sinistro, il quale era sano.

:Nnovo segno della morte reale, di LAROHER (Jotm~al d'Hygiène, del dott. De Pietra Santa, 10 gennaio 1877). Oltre all'assenza prolungata dei battiti del cuore, alla r igidità cadaverica, all'abolizione della motilità muscolare sotto l'influenza della corrente elettrica, ai fenomen i di putrefazione, che sono i segni ricoposciuti della morte reale, l'autore scopri che uno più sicuro e più pronto di tutti è l 'imbiMzione cadave-rica deZ globo dell'occhio. Nella sclerotica si osserva una macchia nerastra, dapprincipio poco pronunciata, ma che va facendosi sempre più cupa. La macchia è rotonda o ovale, qualche volta triangolare, più di rado lineare, che si mostra dapprincipio sul solo lato esterno del globo, più tardi egualmente verso l'angolo in temo. Una volta che questa macchia nerastra, o di colore castano cupo, si è mostrata sull'occhio di un cadavere, essa non iscompnre più e forma per così dire, lo stimma della morte per la constatazione civile e giudiziaria. dei morti. L'autore volle assicurarsi con nuove osservazioni raccolte nell'ospedale di Pa.mmatone di Genova dell'esattezza e della frequenza del nuovo fenomeno, e i risultati ottenuti sono: l o Che men tre la rigidità cadaverica si mostra 28 volte sopra 80 nelle prime ore dopo la morte, la macchia. oculare appare nel medesimo genere di casi 25 volte (l'occhio più declive è generalmente la sede primitiva di quest'alterazione). 2° Che si sarebbe potuto constatare più sovente la presenza. della macchia. oculare, se si fosse esaminato il cadavere in momento più vicino delle 24 ore dopo la morte.


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RIYISU DI GIORNA.LI l'rALYANI ED ESTimi

s• Che si riscontra 13 volte prima dell'apparizione' della rigidità. 4• Che si constata un'ora, due ore, tre ore dopo la .morte, quando l'occhio è ancora nello stato fisiologico (1). Per conseguenza il medico incaricato della verificazione del decesso mancherebbe alle esigenze <lella scienza se trascurasse di prendere in considerazione una simile alterazione, che costituisce il più sovente uno dei primi fenomeni cb e appaiono dopo la morte reale. (l) L'imbibizione cadaverica del globo dell'occhio è dunque nell'ordine

d'apparjzione il primo seguo certo clelia morte reale, poichè è al tempo s tesso il primo segno clella pulrefazione. Per il professore Stroh.l è un segno da vel·ifical·si e da studiare con più ]!articolarità.


VARIETÀ

Lnngo la via per il teatro della guerra, del dottore O. 1IEYFEL'DER1 medico capo dell'ospedale di guerra n• 40 nelarmata del Caucaso (Berli1~er m&~isclle Wochensclwi(t, numeri 28, 31, 32). L ETTERA I.

Nella piccola città di Klin, una delle ultime stazioni per giungere a Mosca, ci incontrammo coi prigionieri turchi; primo segno visibile della guerra, penetrata fino nelle più nordiche estensioni del r egno. A Mosca c'erano non meno di tre convogli sanitari, che attrassero la nostra attenzione, specie in alcuni punti. L'uno, il convoglio n• l di S. M. l'imperatrice, il quale cinque settimane prima era partito da Pietroburgo verso Kischenef destando un generale interesse, si tro~ava allora alla stazione di Kursker con 75 ammalati, quasi tutti ottalmici, e un solo ferito, e venivano dalla Rumenia per essere ricoverati nel lazzeretto della. Croce Rossa a Mosca. Questo convoglio aveva fatto già tre volto il viaggio dal teatro della guerra, sul Danubio, a Pietroburgo. Delle disposizioni provvisorie prese nei primi momenti riguardo al servizio, all'allestimento ecc., alcune furono conservate, altre modificate, e lo saranno più ancora in breve. Il treno in ogni suo viaggio a. Pietroburgo fra l'intervallo di una. nuova partenza, dopo aver sottoposto alla sua alta protettrice i bisogni e le mo-


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VàRIETÀ.

dificazioni necessarie, subiva i relativi miglioramenti. Esso è costituito di 22 canozze di 3• classe, che, in Russia, come tutti sanno, sono vetture di tra,nsito. Se ne tolsero le panche, e alloro posto, si misero dei letti lungo le pareti secondo il sistema Sovadovsky e Gorodevsky. Col sistema però di quest'ultimo, i letti venivano scossi così fortemente, che si dovettero fissare alla parete con funi. Gli spazi destinati alle suore di carità sono ristretti e a guisa di kajiUta; ma questa sarà una delle prime modifìcazioni da introdursi. Dietro questo convoglio ce n'era un secondo, pronto a partire per Jassy emendato e ultiq1ato a seconda degli esperimenti fatti. Esso è il convoglio sanitario n• 5 del comitato delle signore di Mosca, sotto la presidenza della principessa Trubezkoi. A capo delle signore e delle suore che viaggiano con esso c'è la principessa Dolgorucki. Ora che è dipinto tutto a nuovo, ha l'aspetto di una fila di camere comode, belle ed allegre. T anto il numero delle c:l.lTozze, che il principio sul quale ne è basato l'ordinamento sono eguali a quelli del convoglio accennato. C'è ll apparecchio meccanico per la ventilazione ; tutto l'occorrente per una sala di ammalati secondo le moderne vedute ; comunicazione telegra1ica. dei singoli vagoni, e un numeroso e ricco equipaggiamento. Oltre alle signore, ç'è un comandante, che è un ufficiale, un medico coi suoi assistenti, e in ogni carrozza dol convoglio, un infermiere. Un vero modello è il convoglio sanitario n• 2 di S. A. I. la principessa Ccsn.rewna e che sta sulla linea Rjasan-Mosca.. La genesi di esso è la seguente. La compagnia ferroviaria Rjasan:Mosca decise poco più di un mese fa in una riunione genetalc di spendere 5000 rubli per allestire un treno sanitario, e di porne 15,000 a disposizione dell'imperatrice corae presidentessa della 8roce rossa. Il secondo 1>ensiero era quello di provvedere da sè al r elativo allestimento, sottoponendone l'esecuzione alla scienza e all'esperienza dei propri impiegati, prendendo nel tempo stesso le opportune intelligenze coi tecnici della capitale. In questo breve spazio di tempo fu dunque organizzato un convoglio composto di un v:1gone per 20 persone, e due carrozze da trasporto. L'amministrazione del personn1e sanitatio, la farmacia, il telegrafo e la cucina stanno alla metà del convoglio; il laboratorio e


'VARIETÀ

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la carrozza-magazzino, alla fine. Il servizio vi ene fatto dal centr o ve1'so ambedue gli estremi, cioè dal principio alla fine del .tr eno p er mezzo d'un liber o transito nella sua lunghezza. Il carico degli ammalati si fa per larghe porte laterali che vengono aperte .a]positamente quando ce n'è bisogno ; ma abi tualmente restano ch iuse del tutto, come le vedemmo all'esposizione di Bruxelles nel treno sanitario maltese, nella sezione austriaca. Le cano:.~ze sono ben riparate dall'aria, dipinte a olio con colori chiari, hanno i pavimenti coperti d'incerato1 e nel passaggio per lungo, delle sti·iscie di tela di canapa, facili a pulirsi. Sono provvedute di dOJJpio tetto, di cui il superiore a forma di ombrello, dista dal.l'inferiorc per parecchi pollici, l'arh~ interposta fra i due tetti fa sì, che quello immediatamente sopra la carrozza, venga garantito dal diretto riscaldamento dei raggi solari. Fra i due tetti non ci sono che dci sostegni uniti n:a loro ùa un r eticolato di ottone, in modo, che durante il virtggio, gli strati d'aria fra i tetti si rinnovano continuamente. ~ello stesso tempo parte dal tetto un tubo centrale d'aria, che finisce nella carrozza, dove viene chiuso con.delle molle di metallo. Se queste si lasciano aperte, si ha un continuo ricambio d'aria esterna ed interna. Occorrendo purificare, rinfrescare, o disinfettare l'aria del vagone, si colloca in un angolo d'ogni sala d'ammalati un apparec-chio di ferro, il quale, per mezzo d' un tubo da cal)lino girevole e mobile, mette in comunicazione delle colonne d'aria esterna. con l'atmosfera interna. Nell' interno della cassa di ferro, da cui sbocca questo tubo si trova un vaso di latta ripieno di ghiaccio naturale, o in mancanza di questo, di solfato di soda, dj salnitro e di cloruro d'ammonio, divisi in parti uguali. Con tale miscela l'atmosfera J>UÒ discendere ad 8 gradi sotto zero. Un altro appar ecchio assorbe l'acqua c provvede l'aria di umidità, o assorb endo della soluzione di acido carbolico la disinfetta; cosicchè Paria che penetro. nella carrozza è umida e disinfettante. Come aiuto al metodo rinfrescativo accennato di sopra serve anche 1llla siringa d'acqua, la quale stando fra due carrozze viene .adoperata per inaffiare i tetti. Al disopra di ciascun letto è posto un campanello telegrafico. Un apposito meccanismo fa che tutti i fili percorrano insieme l'esterno della carrozza, e indichino il numero del letto da cui


1026 partì il suono. Questo convoglio ha comune con gli ·altri vari utensili, come dei bicchieri appesi alla parete in prossimità dei letti, a tale altezza da poter esser presi facilmente dagli amma~ lati; un termometro, un -registro, una tavola da pranzo, dei samowa1·, un asse da piatti con un· arnese da risciacquo, e una macchina da filtrar l'acqua.. Ciò però che lo distingue, oltre alla ventilazione e al doppio tetto (principe Chilkof), è la sospensione e la. costituzione dei letti. I letti in ferro escono dall'officina della casa San Gallo di Pietroburgo, e offrono nel modo il più semplice, il miglior letto da viaggio e il più moderno. Sono costituiti secondo le norme dei letti militari r egolamentari svedesi e dei table-combatte belgi di Stevens, e possono formare, coi loro materassi mobili e divisibili in più parti, un letto ordinario, una chaise longue, o una poltrona a sdraio. In quasi tutte le sale si trovano tutte tre queste forme l'una presso l'altra. Il cambiamento avviene senza la minima fatica ripiegando e dividendo le singole parti dei ferri. Il piano dove posano i materassi rappre-. senta delle striscie di ferro incrociate tra loro. Quando si forma la chcdse longtte, gli oggetti letterecci vengono legati in un pez7.o di tela cerata, e posti sull'asse da piede di quello che vi stà seduto. Dei sei piedi del divano, o del letto, alcuni finiscono in forma acuta, ed altri, cioè quelli che sono all'estremità dei forti sostegni di ferro, con un bottone, che viene poi fissato nelle piccole incavature fatte in una forte asse da piede. In una delle carrozze del convoglio ci sono sei letti comuni sopra uno strato di tali assi, e in ogmma di quelle da piede, vi è una piccoht incavatura. Sotto il letto ci sono quattro grosse ruote di caoutschouc, che, compresse dal p·eso delle tavole, e del letto, non possono fare alcun movimento rotatorio; neutralizzano però ogni scossa. d'un corpo duro contro un altro egualmente duro. Questo ritrovato così semplice è dell'ingegnere della ferrovia di Rjasan, il principe Chilkof, .il quale accompagna pure il convoglio come in~ gegnere. Esso venne applicato ad un gran numero di letti da viaggio di diverse specie, e fu riconosciuto utile, e assai apprezzato. Una o due sale da letto hanno i letti secondo il sistema Gorodevski, e tali li ha pure il convoglio n• 5 delle signore di 1\'Iosca. Sopra fili o piastre di ferro ripiegate sopra sè stesse come nelle slitte, viene incastrata una barella colletto, che si


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VARIET1

eleva pochissimo dal suolo, e subendo pochi dondolamenti torna. molto opportuna allo scopo. A due piedi e mezzo al disopra delle più alte ripiegature ci sta una seconda bttrella. E poichè questa, simile ad up.a culla, ondeggiava in tutti i sensi, come si vide negli esperimenti fatti sul convoglio n• I, il giacervi divenne insopportabile, e fu necessario fissare questi letti alle pareti con funi . Hanno però il vantaggio che l'ammalato può entrare e uscire dalla ca.r rozza senza la minima scossa. Il treno sanitario veniva da Pietroburgo, dove era stato presentato alla sua ·alta. protettrice la Cesarewna (1). Fra pochi giorni partin\ per il sud. Oltre il treno sanitario, vidi anche il deposito centrale della. Croce rossa, giacchè essendo 1\'f osca la città più prossima al Cauéaso, essa divenne il punto più centrale per gli approvvigionamenti della Croce rossa, e fu perciò necessario stabilire particolari rapporti. Vidi il corredo per 200 letti e per un piccolo lazzaretto temporaneo destinato al Caucaso, e stabilii con i delegati e i m edici che lo accompagnavano di viaggiare con loro. Osservai la biancheria straordinariamente bella, i Ietti comodi, una piccola macchina da bucato, sei grandi samowa1', gli strumenti chirurgici eccellenti, provvisti in parte da Schwabc di Mosca, e in parte a Vienna, e tante altre cose destinate per la · partenza. I n tutto il rimanente l'aspetto del convoglio era eguale a quelli veduti a Berlino, al Reno, a Harz, a Basilea, a Parigi e a Lilla. Un maneggio serviva da magazzino; una villa da laboratorio, dove ragazze e signore illustri, professori e impiegati, insieme ad operai, preparavano la biancheria e le bende, conteggiavano, bollavano, impaccavano e registravano. Dovunque il segno della Croce rossa., dovunque l'instancabilità del lavoro patriottico. LETTERA

II Wladikofkas, 11!29 giugno.

Dalle belle città di RJ tisen e vVoronescb, che sono vicine a Mosca, c che posseggono la loro compagnia e il loro deposito centrale della Croce r ossa, dalle lande fiorenti e profumate so( l) La principessa ha. provved uto il convoglio di undici suore di carità., cui regalò l'intiero corredo.


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pra il Don ricco di uccelli acquatici, attraversando le due città di Rostof al Don, e di Nachitschen, e volando quasi sulla ferrovia, giungemmo all'ullimo tratto ferroviario Rostof-vVladikofka s, che possiede dei vagoni magnifici, e i conduttori llortano il costume cosacco. La popolazione anch'essa è altamente caratteristica. .A. Novatscherkesk tutto è cosacco, a Rostof tutto tartaro, c in tal modo si mescolano qui i tipi e i costumi degli abitanti dei monti caucasici. Rostof sul Don è il punto più basso: da qui in su la ferrovia ascende a poco a poco verso il Caucaso i il numero dci viaggiatori europei andava perciò disperdendosi. Da noi infuori, che eravamo diretti al teatro della guerra, e le per.sone che occupavano i posti di terza classe i no n c'era lliù nel convoglio che degli ammalati avviati a Pjatigorsh-Schefàssnowodsk (1). Con questi scomparvero alla stazione di Miecrlwasses gli ultimi nostri compagni di viaggio non militari, e non addetti al servizio ; scomparvero le signor e e i bambini. Le cime delle montagne coperte di neve, che ci erano apparse qua e là dietro i verdi monti, s'innalzavano sempre più riunendosi in una catena, e chiudevano la ferrovia presso vVlailikofkas. Questa bella. e fiorente citià possiede un ospedale militare, una guarnigione non indifferente, una via postale molto frequentata e un rispettabile corpo cittadino di impiegati e di negozianti, al quale ultimo, come in tutto l'impero russo, sono frammisti alcuni distinti oper'a i di provenienza tedesca. Il sospirato bagno nel fi ume Terek, la speranza di passare la notte in un letto, rimasero anche questa volta un desiderio per noi; proseguimmo instancabili verso il teatro della guerra. Poche or e dopo giunsero due medici, un ufficiale, un farmacista e un giovane signore di Tifiis, coi quali par timmo verso l'Oriente, collocati sopra due tt·oike. Alle 10 di sera del venerdì percorremmo la cosi detta $t1·ada militm·e geo1·gica che è tra i monti; e seguendo questa magnifica via, ora sopra, ora sotto, quando lungo il Terek rumoroso, quando fra le sporgenti roccie, e intorno acl esse,, ammirammo quest~ meraviglia dell'arte, eseguita sotto il principe ( l ) Pja.tigorsh è una città. ricca di sorgenti sulfuree, e Schefa.~s­ nowodsk di acidule-ferruginose, le cui sorgenti, che sono non meno di 18, variano dai 7 ai S!l gradi di cal•>re.


VARIETÀ

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Benjatinski, 1857-61, e che può stare degnamente a pari di quella che c'è nell'impero chinese sopra Ortles. Essa è d'un incalcolabile valore strategico, è l'arteria di comunicazione tra Tifiis e Wladikowkas, tra il Tra-nscaucaso e la Russia. Vi transitano lunghe file di a;rba tirate da buoi e do. bufali, che trasportano le merci del commercio europeo, ed ora anche il materiale spedito dalla Croce rossa passava questi antichissimi monti per arrivare al Transcaucaso. Ci sentimmo commuovere vedendo delle casse e dci cofani dipinti con la Croce rossa in questi deserti, disposti su quei lunghi carri a due ruote tirati da quattro buf!di. Incontrammo anche nn certo numero di soldati leggermente ammalo.ti che giacevano sopra. questi m·ba. Accompagnati da un chirurgo di campo, erano stati evacuati da Tifiis nl I>iccolo ospedale di Anamur, una stazion e sulla via dci monti. La speranza delle città. di Kasan, Nowotscherkosk, Vvoronesch, ed il loro zelo spiegato nell'erigere e nell'allestire riccamente degli ospedali militari hanno di mira la istituzione di stazioni sanitarie e di trasporti sanitari fatta razionalmente su questa strada militare grussinica, lunga circa 220 werste e a.lta molte migliaia di piedi, per avere poi i loro ospedali ripieni di ammalati e di feriti pl'ovenienti dal teatro della guerra. N elle due notti dal venerdì al sabato e dal sabato alla domenica si dormì alcune ore; del resto si viaggiò senz'altra fermata, arrivando la domenica alle 3 nelle brucianti vie di Tiflis. In questo viaggio, attraversando contrade inospiti e solitarie stazioni, che non avevano altro da offrirei fuorchè del pane e del vino del Caucaso, aJ)prezzai grandemente un sacco da viaggio con cucina portat-ile, inventato da un fabbricante di Pietroburgo e che costa 65 rubli. Una cassettina di legno foderata esternamente di pelle sta in una custodia pure di pelle, che può assumere per mezzo di corregge la forma di una. borsa a mano. La custodia l1a una ta.sca anteriore per riporvi un po' di biancheria; due tasche laterali che contengono un apparec'chio d'illumina-zione, e una piccola farmacia·; in un'altra sopra-tnsca riposi il mio nécessai·r e da. toilette, gli asciugamani, i miei libri da viaggio e l'occorrente da scrivere. Nella cassetta di legno stanno molto bene combinati fra. loro in cassette di latta di varia grandezza : un trepiede, una


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scatola da the, una da zucchero, una da caffè, una da sale, una da pepe, una bottiglia da.vino, una bottiglia da cognac, una da olio, una da aceto, due piatti di latta, due di porcella.na, due })Osate, due bicchieri, un turacciolo e una lampada a spirito (la spugna è sotto un r eticolato di metallo) e dello spirito in un vasetto di latta: un apparecchio da cucire con tutto il bisognevole, ed al tre conserve. Questa c1tisine ù la minute e nécessai?·e dtt voyagem· è raccomandabilissima per i viaggiatori che vanno in paesi inospiti, c agli ufficiali sul campo. Gli oggetti sono ordinati con tanto discernimento, in parte con nasL!'i clastici, in parte con turaccioli sovrapposti o in parte per l'abile maniera con cui si collocarono fra loro, che io arrivai qui con la mia roba intatta, quantunque foss imo corsi di gran galoppo sulla nostra postclga. Il solo zucchero, in causa del forte sfregamcnto, si ridusse in polvere, mentre era stato impaccato in pezzi quadrati. Tiftis, 20 giugno/l• luglio 1877.

La fortuna volle che il primo giorno del mio arrivo a Tifiis potessi assistere ad una seduta della Croce rossa. Il presidente aiutante generale principe Orbelioni, i segretari, il dott. Remcrt e il generale Steroselsky, il capo del corpo sanitario militare, quatLro signore, di cui due nel costume armeno nazionale, i membri del comitato qui presenti e come ospiti, il dott. Tilling, il medico capo della sezione olandese, tre chirurghi di Kasan, ed io componevamo la compagnia. Il dottor Remert, ispettore del cor1)0 sanitario borghese, era stato il plcnipoten~iario della Croce rossa a Kars, e riferiva sugli stabilimenti e le fortezze di quella città, come pure sui bisogni c i desidcrii relativi. Si domandò della biancheria c dei vestiti per i convalescenti tanto amici che nemici, furono chieste delle suore di carità armene per il teatro della guerra per far da interpreti presso i turchi. Io feci noto esserci dei medici americani, belgi{} t edeschi pronti ad entrare al servizio della Croce rossa ; richiamai 11erò l'attenzione sulla dWicoltà che conoscessero la lingua russa e le altre occorrenti, armena, grusia, araba c turca. Udimmo che l'ospedale militare turco, il quale per la presa di Ardahan era caduto nelle nostre mani, venne trovato molto ben provveduto ed allestito secondo i moderni principii.


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D dottor Tilling il quale era stato provveduto dalla comunità olandese di Pietroburgo di un eccellente materiale sanitario, si trovava assieme a molti studenti di medicina di Dorpat, che lo accompagnavano come assistenti, e con il suo ospedale temporaneo di 20 letti, in questa città, per fare gli ultimi apparecchi per la continuazione del viaggio . Egli parte cogli ordini e cogli aiuti della compagnh della Croce 1·ossa di Tiflis per andare a Kars sul teatro della guerra. Egli dovette rinunciare all'idea di comperare là il materiale per l'impianto delle baracche, per<;hè il paese manca affatto di alberi, o di condurlo seco da qui su carri tirati da bufali. Egli ha già per il trasporto del suo materiale assolutamente indispensabile una quantità di carri a sua disposizione, e il viaggio diventa molto lungo per la sua lenteilza. Egli formerà il suo ospedale con tende. Anche dalla Finlandia è annunziata una sezione di sanità di 50 letti, che venà. pure diretta a Kars, 1\-Iagra. ed Erivan. È in via proveniente da lVIosca un lazzaretto di sanità diretto dal medico capo dottore Arsehief. Da. qui partirà un medico, il dottore Govielko, con un chirurgo di campo o col materiale sanitario per .A.lessandropoli. I tre chirurghi dell'università di Kasan, comandati qui telegrafi camente dal comitato centrale della Croce rossa, e giunti senza istruroenti, senza bende, letti, tende e assistenti, sono ancora qui senza ordini e inoperosi. Si conferma sempre }>iù la verità che solo le colonne di sanità completamente organizzate riescono utili. Qul è molto difficile trovare il personale di servizio. E quand'anche i russi, i tedeschi, o i finlandesi abbiano trovato con gran fatica, molto denaro, e buone parole, alcuni armeni e grusiani, come fece il dottor Ti lling, pure questi sono incapaci di tutto, non intendono la lingua, nè comprendono la necessità della pulizia e della sollecitudine nel loro servi:.~io. Finalmente fu approvato uu carro d'ambulanza a 2 ruote su molle elastiche per due feriti gmvi, o per qunttro leggeri, eseguito sul modello degli .Lb·ba che qui si usano. Esso fu costruito da un fabbricante tedesco di carrozze, signor Cottini, qui stabilito, dietro indicazione del capitano d'art.iglieria Kargaruof e del dottor Remert. È coperto di tela e provvisto di ventilatori. Invece di lastre ba una fine rete di metallo per riparo dalle mosche e dalla luce. I lett,i vi sono introdotti facilmente.


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LETTERA. III.

Suran, 21 giugno{Sluglio 1877.

L e baracche sotto il segno della Croce rossa hanno fatto la. loro via dal lontano Occidente all'Oriente, dall'Ame.rica all'Asia. A 120 verste dalla cittt\ principale sulla ferrovia Tiflis-Poti giacciono fra ameni monti la stazione e il villaggio di Sura.n, proprio come un villaggio nella foresta della Turingia. Ci fermammo qui, e fin da lontano scorgemmo il bianco stendardo colla croce rossa, che ondeggiava sulle case e sulle tende; vedemmo le baracche i a lavoro, le signore vestite in grigio coi grembiali bianchi, colla. croce rossa, occupate in vari lavori, scomparire entro le case e gli ospedali. Qui c'è illazzaretto impiantato a proprie spese dalla. nobiltà di Mosca, bene equipaggiato, provvisto del necessario personale, e spedito sul teatro della guerra. Il dottore Rosanof, medico di l\'Iosca, mio vecchio conoscente ne è medico direttore. Egli mi ricevette in questo villaggio armeno, tra i monti del Caucaso, con cordialità di collega. Cinque giovani medici, Bruns~ \Vladigin, Sobolewsky, Maldt'inevitsch, Salza, sono i suoi assistenti, aiutati alla loro volta, da tre studenti di medicina, e dn. due chirurghi di campo, tutti di Mosca.. Sei suore di carità, quindici donne di servizio, e come direttore e direttrice generali, il conte e la contessa Schcrcmetief. Non essendo ancora state erette le ba.racche, gli ammalati stavano in numero di 110 in baracche e tende provvisorie. Qul ci sono pure quei grandiosi e splendidi padiglioni russi, ciascuno con 12letti soffici, come si videro a vVilnn., e come li ebbi io nell870-71 a Lilla e a Neuwied. Pareva che nulla. si fosse mutato, fuorchè il suolo su cui erano piantati. Vennero ridotte con molto buon senso due caserme per ammalati; se ne rinnovarono i pavimenti, si disinfettò il sottosuolo, si a.bbatterono i tetti, si ingrandirono i balconi, e si ridussero per mezzo di cortinaggi in tende-baracche secondo il sistema Stromeyer, e vi si installarono gli ammalati. Nelle case vicine abitano i medici c le infermiere; vi sono pure la farmacia, la cucina e la lavanderia.. I nove ufficiali feriti furono portati in case di contadini di un'ammirabile pulizia. I n una modestissima. casetta male ammobigliata abita la nobile coppia che compie con serietà c abnegazione, in-


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sieme alla maggiore semplicità, il dovere che si è imposto volontariamente. Vidi molte ferite delle estremità inferiori, la maggior parte leggier e. Di mor ti non ci fu che un ferito al capo, cd un altro er a da considerarsi come grave per ferita tangenziale pure del capo con asportazione di sostanza ossea: i movimenti del cervello erano visibili. La feri ta molto trascurata fino allora, cominciò a migliorare sotto un trattamento razionale; la secrezione però era ancora fetida; l'estremità superiore sinistra paralizzata; lo sta to generale buono. Un altro ferito al ca1)0 1 o piuttosto ammalato per contusione e commozione cerebrale era rimasto assopito 48 ore di seguito, per risvcgliarsi poi di buonissimo umore. Un paio di amputazioni alla dita furono le sole operazioni intraprese. I feriti erano stati inst.allati da. soli tre giorni prima che io li vedessi ; quindi io fui tra i primi forestieri che visitarono il tazzaretto di :Mosca. Quando saranno pronte le baracche che si stanno .impiantando con tutte le regole dell'arte e della scienza, ammir er emo a Sur<tn un vero spedalc modello. Poichè, oltre la gt·an ricchezza nel personale, i preparativi c l'equipaggiamento sono all'altezza dei tempi, e corrispondenti alla opulenza del fondatore. 'I'iflis, Z<l giugno!6 luglio 1877.

Anche quì c'è un ospedale militare stabile e grandioso di 1200 let ti, distante dalla città alcune verste ; occupato per ora da soli ammalati. Vicino a questo ce n'è un altro di guerra temporaneo a bancche, posto sopra un poggio arioso c soleggiato, privo però di alberi e di acqua. Le baracche fatte di gran fretta non conispondono intieramente all'ultimo modello di questa specie di fabbricati. In 16 baracche sono divisi 500 letti, i quali sono ora occupati da feriti, di cui la metà gravi. Fino all'installazione del mio ospedale, io funziono qnì come consulente. .Alle 8 del mattino comincia la visita per evitare il caldo del giorno. Il medico capo di questo ospedale è il dottore Kaslovsky, medico capo stabile dcllazzarctto militare di Wladikowkas, ordinatori, i signori dottori Davidof armeno, Finkelstein di Pietroburgo, Schmatolief dì Mosca, .Akimof di Kiew. I eri feci un'amputazione della gamba al ter zo superiore per frattura della tibia da arma da fuoco con suppurazione delle pari i 7


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molli: feci pure l'estrazione delle ossa del tarso e di un sequestro dell'ulna. Oggi, una rcsczione dell'ulna del tarso, cioè l'asportazione del cuboide e dci tre cuneiformi, nonchè della metà nnteriore del calcagno e di un bordo dell'astragalo. Tutte queste opet·azioni furono eseguite su soldati russi; una amputazione della coscia J)Cl' frattura. complicata d'arma ùa fuoco del femore, con suppurazione, in un turco forte e robusto.

Aspetti mediél d ella gncrra (The Lancet, 29 settembre, 1877).- Veniamo informat.i ùal Caucaso che il sistema ili tende-ospedale introdotto dal professore Pirogow è stato riconosciuto eminentemente vantaggioso. Non è pienamente chiaro se gli ospedali di cui qui si tratta sono formati di tende ta1-tare come consigliava il dottor Pictrovsky (Y. The Lancet, 28 luglio 1877, p. 129), ma crediamo che sia infatti così. Dal 26 aprile al 13 luglio il numero dci feriti in cura nell'armata russa alla sede della guerra in Asia era di 2700, e di questi 79 soltanto morirono. Il materiale di ospedale provveduto nel Caucaso per l'armata ascendeva a 13,000 letti, di cui 8,000 sono ripartiti in 3·1 ospedali temporarii da 210 a 400 letti ciascuno. È da notarsi particolarmente . che se gli ospedali militari propriamente detti non sono provveduti di quelle cose di lusso che i feriti ~d i malati possono trovare in certe ambulanze speciali, nulla vi manca di quanto occorre per il benessere degli infermi. In aggiunta alle ambulanze della Croce rossa funzionanti in Asia, havvi quella organizzata dalla nobiltà di Mosca (120 letti), l'ambulanza. inviata dalla Finlandia, l'ambulanza olandese e l'ambulanza della granduchessa Olga Teodorowna {160 letti). !Iavvi pure il corpo san.itario formato a Dorpat e diretto dal dottor Reyher. Questo corpo è incaricato dell'accampamento della Croce r ossa ad Alessandropoli dove sono solamente ricevuti i feriti gravi. Un corrispondente della National Zeitung di Berlino descrive in termini elogiasi la disposizione di quest'ambulanza. E ssa consiste per la massima parte in grandi teude d'ospedale, suscettive d'essere intieramente e liberamente ventilate, e contenenti ogriuna 13 letti; le lettiera di ferro, le materasso di crine di cavallo, i guanciali imbottiti di piume e le lenzuola d'nn'inap-


. 1035 ]lUntabile bianchezza. La stessa biancheria usata. pci feriti eccita l'ammirazione del corrispondente dal Jato dell'estrema sua nettezza; nè si mosn·a meno soddisfatto degli alimenti, delle bevande e dei dìvertimenLi (quando sono I>rnticabili) dci malati, esst>ndovi provvista di libri, Labacco, ecc. Nessuna risorsa chh·urgica fa difetto all'ambulanza, e le c~utelc igieniche di cui si circonda lo ammala.tb nell'intento di prevenire la pioemia od il tifo sono portate al più alto grado. Le ferite sonc lavate invariabilmente con una nùstura d'acido carbolico o d'acqua, o si ha una particolare cura della ventilazione delle tende. La cura degli ufficiali differisce da quella de'soldati pel solo fatto che i primi sono in minor numero nelle singole tende. Sembra essere adottato come regola che siano riservate agli ufficiali tende più picccole da due letti ciascuna. Gli assistenti in quest'ambulanza, tanto masclù che femmine, come in parecchie dello altre, sono in gra.n pltrte persone appartenenti a famiglie nobili e ricche. Il corrispondente osserva che il gregario curato in questi ospedali tro"a un lusso di mezzi che non ebbe mai a sognar e, ed il contrasto deve invero essere grandissimo fra le o.mbulanze organizzate in tal. guisa e l'ambulanza militare ordinaria. :Ma. almeno l'ambulanzn. descritta va immune dal rimprovero del professore Pirogow, perchè tutto il lusso elci suoi app1·ovvìgionamonti è riservato unicamente pei soldati e per gli ufficiali gravemente feriti. Lo stato maggiore della Società russa delht. Croce rossa in Rumcnia. consta. di 2 ufficiali medici principali, un oculista, 14 mcdici, 16 studenti di medicin:t (9 maschi e 7 femmine), 2 assistenti chixurghi di prima classe e 13 di seconda, insieme a 10 assistenti chirurghi (donne) o 21 suore di carità. Il governo turco ba. fatto pubblicare la seguente notizia: L'ambasciata. imperiale oltomana. essendo stata consigliata n.d an·uolarc ancora. venti chirurghi inglesi per l'armata otLomana ed avendo già assicurnto il servizio per dodici di loro, per questo mozzo notifica che i signori medici inglesi bramosi dì occupare gli otto posti tuttora vacanti, si devono rivolgere personalmente all'imperiale ambasciata ottomann, 1, Bryanston-Squarc, prima del 30 di questo mese. Eccettuati i lavori degli sta.ti maggiori delle diverse società di soccorso inglesi, presso l'armata turca, poco favorevoli sono le


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YARIE1'.À.

nlazioni circa lo stato dei malati e dei feriti al mezzodì dei Balcani ed in Asia. n commissario della società nazionale di soccorso riferisce che la divisione del dottor Lestic fece un lavoro molto duro a Scipka: la divisione del dottor Crookshank era. coi turchi davanti a Popkoi e durante la settimana che terminava il 1° settembre medicò 495 malati e feriti. La divisione del dottor Hopc è al quartier generale di Dcrvish pascià, presso Batum, col suo spedale di tende pieno di feriti. Un gran numero di feriti vengono trasferti a Costantinopoli, dove la società della :Mezzaluna rossa lavora indefessamente a prevenire i loro bisogni ed a soccorrerli immediatamente. Da questa società fu stabilito un grande ospedale unitamente al comitato di Stafford House, nel palazzo del sultano a Beylerbey. Una gian cucina da minestre stabilita dal signor Barrington Kenet pei fe1:iti che percorsero lunghe distam:e è riuscita grandemente benefica. Dal dottor Crookshank, il colonnello Loyd Lindsay ha ricevuto il 25 del presente mese il seguente telegramma: "Varna, 24 settembre. Combattimento tutto il giorno, i turchi hanno attaccato la posizione russa. Piantato tende-ospedali sopra un largo spazio libero in un villaggio presso l~ montagna. Sbara.zzata. la moschea, due grandi case: riempiuto di paglia un vasto granaio. Mcad giunto oggi stesso dopo mezzogiorno. Durante la notte abbiamo ricevuto 527 feriti. Lavorammo senza posa due giorni e due notti,.ne evacuammo 300: il rimanente l'abbiamo in cura ; 21 amputazioni e più ancora. I malati ricevono mattina e sera una. grande scodella di brodo caldo di montone. 25 giunto a Varna: ammalato dicci giorni di febbre enterica. n L ord Blantyre ci favorì le seguenti lett-ere ilei dottori Butlcy e Feathcrstonaugh :

" Alessandt·o Ralph Btttle.IJ et lorcl Blantyre, < campo presso Ra~crola, s seticmùre 1877.

" Avreste dovuto ricevere mie notizie prima d'ora, ma sonostato molto occupato durant~ l'ultima quindicina, e quando ne avrei avuto l'opportunità, mi mancavano i me?:zi per scrivcrvi. Sono lieto di poter dire che la nostra tenda fu rizzata or ora e che avremo una giornata tranquilla. Noi credemmo sarebbe me--


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glio unirei a qualche divisione dell'armata c moverei con essa; qosì Lake ed io ci associammo a quella di Nedj id pascià a Rasgrad. La società nazionale di soccorso c'imprestò una tenda. Noi eravamo là da alcuni giorni, quando fummo raggiunti dai signori 'ìVattie e Boyd. " Da Rasgrad ci recammo a Spazelen, dove vi fu ogni di qual-che scaramuccia, non bastante però a sovraccaricar-ci di malati. Ci compiacemmo di trovare che i malati venivano a visiturci in numero considerevole. Abbandonammo Spazclen il 30 agosto con Nedjid, il risultato del giorno essendo stato l'occupazione delle posizioni russe a Karahastan : senza dubbio voi l'avrete veduto .descritto per inti01·o nei giornali. Noi avemmo in quel giorno 250 feriti e molti di più nel mattino successivo; abbiamo un'ambulanza di una ventina di .vagoni del paese che ci è molto utile p el trasporto a Rasgrad. Dopo tre giorni a Karahast.an, procedemmo oltre, ed anche il giorno segwmte, sempre combattendo, fino al sesto giorno in cui la battaglia fu seria. I russi furono respinti 'Circa dieci miglia c sino all'opposta riva del Lom. Essi fecero grandi perdite. Mi compiaccio di dire ch e noi ci trova.mmo presenti al combattimento fin dal primissimo mattino e facemmo, se non m'inganno un buon servizio. Medicammo ed assistemmo i feriti finchè ci potemmo vedere c dormimmo come potemmo in mezzo all'orzo coi feriti attorno a noi. Questi soffrirono terribilmente perchè la nott~ fu umida, fredda, inclemente, proprio orribil0'. .All'apparir del giorno, ve ne rimanevano ancora molti ùi più da medicare, giacchè il tem1Jo era stato pessimo per loro. Avendo terminato là, ci portammo alla retroguar dia e ne trovammo 200 in un villaggio che non avevano avuta alcuna assistenza, mentre altri nuovi casi vi aflluivano. Vi ci stabilimmo, e ieri giunse il signor Pratt con due chiruTghi. Essi ora sono là, e noi arrivammo a questo campo la notte scorsa ond'csser pronti per u n attacco (turco) aspettato questa mattina. La posizione dei russi sul finir del giorno era fortissima, e par quasi incredibier ·che se ne sinno ritirati, ma sembr a elle ciò sia così. Sembrano demoralizzati: ed i turchi naturalmente sono di molt•l buon umore e sani; speriamo di avanzarci maggiormente verso Biela oggi o d omani. Siamo giunti adesso a far entrare un po' d'ordine nel lavoro, quantunque vi fosse dapprima un inconveniente grandis-


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simo nel ritardo delle provvisioni provenienti dall'Inghilterra a· la pregevole collezione di strumenti sia andata nelle mani del dottor Oanes bey a Rustciuc. Pare a mc chesn.t·ebbe stato meglio se ogni chirw-go fosse stato provvisto d'una. cassa di strumenti come quella che vien data ad ogni chirurgo d'armata. che lascia l'Inghilterrn; come pure che ogni brigata avesse seco una. cassa ordinaria di medicamenti od una cesta di modello regolamentare. Per tal modo si sarebbe risparmiata molta spesa e si sarebbe r esa inutile la. domanda. ,di droghe in Costantinopoli, olt.rechè una tal misura riusciva più conveniente nei casi di mosse subitanee. Il signor Pratt ci ha prestata tutta l'assistenza che era in suo potere e naturalmente non fece distinzione alcuna fra. noi od i chirurghi di Stafford House. St.ia.mo tutti bene e lavoriamo insieme amichevolmente. u Conti do che vorrete scusare questa lettera scritta in fretta ma una buona parte di questa è da attribuirsi agli apprestnmenti per la prossima battaglia a cui dobbiamo attendere, battaglia che può aver luogo da nn momento all'altro. Aspettiamo oggi il signor Pratt. , l u S~qnor Fratherstoncmgh a lorct Blantyre, • 30 miglia preci~i all'eSL D'Erzerum, 28 agosto 1$77.

" Vedete dilla clat~ suesposta. che ho lasciato per pochi giorni Erzcrum. Domenica mattina, quando appunto avevo finito di medicare tutti i miei mala.ti nel nostro ospedale, ricevetti una nota. dal signor Zobrab che mi invitava a venir qua subito, perchè il con·ispondcnte del Times era gravemente ammalato. Venni immediatamente lasciando al dottor Guppy di visitare i nostri infermi d'Erzcrum, niuno dci quali presenta molta. gravezza, gin.ccl.Jè da qualche tem1>0 llOU VÌ venne alcun !\UOVO ferito. J.,o trovai affetto da insolazione che gli cagionava un gran freddo. Per fortuna io aveva portato meco alcune coso necessarie, oudo ho il piacere di annunziarvi che questa sera l'infermo s t~ meglio. Spero di ritornare in br eve ai feriti tw·chi. Qui si parla cl'una gran battaglia avvenuta al campo di l!Iouktar pascià venerdl scorso. Ilo fiducia ello i dottori Castan e B11kby siano in temp(}


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a prestar qualche soccorso. Dei corpi che stanno avanti non ci giunse un ferito recente da oltre tre settimane, e presentemente non abbiamo più di 100 uomini all'ospedale. L'ultima mia operazione andava benissimo domenica quando lasciai l'ospedale. Il battersi pare molto greve dall'altra parte. Veggo dal T imes del lO che il comitato di Stafford-House sta ordinando spcdali. Come voi dite sempre, si ho. difetto d' uomini che sappiano far qualche cosa. come chirurghi: grazie ai vostri sforzi ne sono stati mandati molti cb e faranno più bene di mille lire di provvisioni, quantunque anche di queste s'abbia bisogno. Non ho tempo di scrivere di più 1J.ucsta sera, spero di potcrlo fare la settimana ven-

tura. n

Congress o lnfernazlouule JUC<lieo dl Ginen·a. (Dalla Ga.e. med. de Paris, u• 39). Questo Congresso fu aperto il 9 settembre. Più di 300 medici fra nazionali c stranieri vi presero parte. n presidente, il professore Vogt, augurò loro il benvenuto con parolo calorose. Poscia. ebbe la parola il consigliere federale delegato dall'alto consiglio federale svizzero, signor Numa Droz, facendosi interpetre dell'affetto che questo gran corpo politico po1·ta alla scienza medica e al Congresso con venuto da tutti i paesi per tenere in certo modo al fonte battesimale la gio\·nne facoltà di mcdicin:~. di Ginevra. L'oratore aggiunge: " Il legislatore, l'amministratore pubblico, l'economista, l'uomo di guerra, il filantropo, il pedngogo tutti invocano il concorso delle scienze mediche. Ad esso sta il preparare la soluzione di tutti i grandi problemi che agitano la nostra (\poca; ad esse lo scrutare le piaghe sociali e studiare le condizioni di esistenza delle classi lavoratrici e i mezzi di migliorarle, ed i grandi fenomeni della nutrizione dei popoli, della riproduzione e della mortalità. I loro consigli debbono essere la base di ogni sistema di educazione privato e pubblico, e dopo avere lavorato a edificare la feljcità. dell'uman genere, sta pure ad esse il riparare per quanto è possibile ai guasti, applicandosi ad alle'\oiare i mali cagionati dalla guerra, dal delitto, dalla depravazione e dalla ignoranza. n


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ì'.illiETA

Il signor A.. Cartet·et consigliere di Stato delegato dal consiglio di Stato della repul)blica e cantone di Ginevta e il signor Rivoire, presidente del consiglio amministrativo della città di Ginevra, salutano a nome del cantone e della città di Ginevra i membri del Congresso. Parlò quindi il prof. Vogt, presidente del Congresso, <limostra.ndo che la medicina deve tendere ad avvicinarsi sempre più a.)! e scienze esatte e ad uscire dall'empirismo; propone p el futuro Congresso dell879, come importante argomento di studio, quello sull'insegnamento medico. " Questo insegnamento, ei dice, deve essere riformato e posm·e affatto sopra una base scientifica. , Snlla proposta del prof. Har dy il seggio provvisorio è diclliarato definitivo. presidente ringrazia l'a-ssemblea e designa come presidenti onorari i professori Esmarck e L ebert per la Germania; il dottor Scbnitzler per l'Austria.; i dottori de lliboix e Warlomont pel Belgio; il dott. ·Colucci pascià per l'Egitto; i dottori Seguin e 'Mnrions Sims per gli Stati Uniti; i professori Bouillaud, Gosselin, Yemeuil, Hardy, Ollier, L éiévaut per la Francia; ì dottori Critchett, vVillilnson per le isole britta.nniche; i professori Palasciano e Baccelli per l'Italia; il dott. Aschmann pel Lussemburgo ; il dott. Cbacon per il Messico; i dottori Van Capelle e R. Carsten per i Paesi Bassi; il pro f. Bergmanu per la Svezia; il dott. Sonderegger per la Svizzera. 11 giorno appresso ii Congresso cominciò i suoi lavori divisi in sei sezioni: I medicina; II chirurgin; Ili ostetricia e genicologia; IV medicina pubblica; V scienze fisio logiche; VI ottalmologia, otologia e laringoscopia. Queste sedute per sezione avevano luogo la mattina, tutte alla stessa ora. Dopo il mezzogiorno si riunivano in assembloo generale. Finahnente furono fatte alcune sedute straordinarie per il dott. Bouchut: " sulltt diagnosi tlella meningile per mez110 delle' ottaintoscr>pù' con dimostrazioni ottiche , e pel dottor IIayem " sui p1·ocessi cla esso usctti per l'esame del sang1M. , Il Congresso si chiuse ill5 settembre con una seduta generale, nella quale fu nomino.ta la commissione incaricata di pres"entare al 6• Congresso un rnpporto sulla farmacopea uni versale e la ;miformità in medicina. Questa commissione è·composta dei si-

n


1041 gnori vVilkinson (?lla.nchester), :M:arions Sims e Eduardo Seguin, membri della A1net"ic{m medical association; Gubler (Parigi), Critchett (Londra), Pacchiotti (Torino), e dei fannacisti signori lVIéhu (Parigi), Gille (Bruxelles), Maùsen (Copenaghen), Brun (Ginevra). l<~u eletto Pacchiotti presidente, Brun segretario. A sede del prossimo Congresso del 1879, dietro proposta di Warlomont, fu scelta l'Olanda.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

I fattori della statura ttmana, del dottor Lurar PAGLIANI.

Sotto questo titolo il dottor Luigi Pagliani pubblicava negli

At·cMvi d·i statistica (anno I, vol. IV) c riproduceva in opuscolo separato coi tit)i della }!;lzeviriana di Roma una sua pregevole memoria, la quale per l'argomento di che tratta strettamente legato con quello della cerna militare e per il pregio ·del lavoro merita d'essere in special modo ad.ditato all'attenzione dei medici militari. Quantunque le conclusioni nelle quali è venuto il dotto medie0 torinese non sieno diverse da quelle che, dopo gli studi del Boudin e del Braca, furono accolte da tutti gli autori che si occuparono di questa materia; dalle sue misurazioni però e d1tl confronto con quelle prese in Italia e fuori e principalmente con quelle delle nostre leve militari, ha dedotto dei corollari che sotto il riguardo fisiologico ed igienico non ci sembrano privi di speciale interesse. Egli ha trovato ragione di confermare anche per l'Italia., come già il Lombroso, il princil)ÌO stabilito dal Broca che la questione della statura è principalmente una questione di razza; ma che si danno circostanze che contribuiscono più o meno potentemente al suo più rapido o lento accrescimento. Il sesso è una di queste cause; resultando dalle tavole statistiche comparative da esso


RIVISTA BIBJ..IOGRAFICA

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prodotte che nel sesso femminino i maggiori aumenti avvengono più presto che nel maschile ; che per le femmine l'aumento si produce quasi contemporaneamente in qualupquc condizione sociale ed etnica, mentre invece per i maschi si nota una maggiore precocità in Italia che presso le na-zioni più nordiche; ed una certa precoèità nella classe rnista in confronto con la povera, e finalmente che se nel sesso femminino si fanno molto forti gli aecrescimenti prima del 14• o 15• anno per diminuire r apidissimamente dopo o cessare affatto, nel maschile invece si continuano ulteriormente con molta attività. E quindi afferma che " esiste un momento di maggior e attività nel processo di sviluppo " umano in statura il quale avviene più presto per la donna che " per l'uomo, e che mentre la prima fa la sua maggiore cresciuta " ·in modo rapido innanzi e durante questa. epoca, e quasi si com" pisce ; il secondo la fa più lentamente e la protmc per un tempo " anche più lungo. , Dal confronto delle misure prese su persone di ambo i sessi della classe povera e della classe mista a diverse età ha riconosciuto che dal buon r egime di vita e conveniente nutrimento è accelerato lo sviluppo della stn,tura, ma che i limiti di questa. sono rigor osamente imposti dalle ragioni sessuali ed etniche, o in altri termini che durante l'attività di accrescimento il trovare individui che ad una data età superino i loro coetanei, benchè lasci qualche probabilità a crederlo, non vuol però dire ancora che al termine degli accresdmenti i rapporti saranno sempre gli stessi c non si invertiranno. E poichè all'età di 20 o 21 anni nella quale si effettua la leva, l'a.ccrescimento del corpo non è a~cora compiuto, sembrngli molto prudente fino a prova contraria fondata su misure prese su individui a termine di accr escimento il considerare come almeno molto probabile che le grandi differenze di st-atura dei coscritti notate fra provincia e provincia di una stessa regione o fra circondario e circondario di una stessa. provincia non tanto dipendano dall'essere i loro rispettivi abitanti di media statura finale diversa, quanto anche dal più o meno avanzato grado di accrescimento reso più o meno rapido dalle loro speciali condizioni locali. Ed in questa maniera soltanto la statura degli abitanti crede possa essere considerata come un misur atore della ricchezza e salubrità del paese.


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RIVISTA

Ciò posto, per la ricerca dei fattol'i della statura finale dell'uomo, dovendo l'autore sei'virsi delle misure prese sui coscrHti ha pensato che non potrebbe rettamente posare questo giudizio se non sulle medie fornit.e dai grandi scompartimenti territoriali; ed a ciò si è servito dei dati statistici dell'Italia, Austria, Francia ed Ola.nda.. E dal confronto di questi dat.i ha rilevato esservi in Europa una larga zona di territorio in cui è minimo il numero di esenzioni per bassa statura-, e questo accennare " ad una " impronta lasciata nella sua immigrazione da una famigli!t ariana " d'alta statura forse anche dalla stessa cimbrica riconosciuta da " Broca nel nord-est della Francia. La quale famiglia cacciaLa " dalle coste nordiche del mnr nero, percorrendo la riva destra " del Danubio, e traversando forse la Bulgaria, la Serbia c la " Bosnia si sarebbe estesa in Dalmazia, Croazia, Illiria, Veneto, " 'l'oscana ed Emilia, per progredire poi maggiormente a seltcn" trionc, nel Tirolo c nella Boemia e riversarsi sulla riva destra e " sinistra dell'alto Reno, invadendo cosi il nord e nord-est della "Francia., Dai suoi studi il dottor Pngliani ha inoltre trovato maggiormente conferm ato il p!'incipio che stabilisce la poca o niuna influenza sulla statura dell'uomo della latitudine e longitudine, c così del clima, della elevazione del paese, della posizione continentale o marittima del medesimo. Finalmente seguendo le traccie del Bertillon e raggruppando le diverse stature dei coscritti in Italia in ragione della loro frequenza, e questi dati rappresentando graficamente, ha costruito una ta.Yola, da cui apparisce che il maggior numero della. statu1·a in Italia può essere accolto sotto tre tipi di 1 60, 1 !32, 1 65; la prima delle quali stature dovrebbe spettare al gruppo di Sardegna, Sicilia e Napoletano ; la seconda al Lazio, Umbria, Marche, Liguria, Piemonte e Lombardia; la terza finalmente alla Toscana Emilia e Vcneto. Chiude poi il suo lavoro con questa conclusione : " Spetta ùunque all'influenza etnica la ma.ggior importanza come fattore della statzwa fìnctle dell'uomo, per quanto ,altre influenze possano esercitare un'atione efficace amodificarne il processo di sviluppo. E tutti gli sforzi che si sono fatti in questi ultimi anni in Italia, per dimostrare che tale o tal'alt.ra delle sue provincie si trovi ri-


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BIBÙOGRAFICA

spetto a:lle consorelle in uno stato di fisico deterioramento, pel solo fatto che abbia più esentati per difetto di statura, cadono in presenza dei dati statistici più costanti. Gli stessi dati inoltre ci insegnano che, mentre sm;ebbe inutile ogni tentativo diretto ad inna(zare artificialmente la statura di una razza piccoht, quando non si possa per lunghissimo tempo incrociarla con un'altra molto alta, si può tuttavia, coll'applicazione dei migliori mez7.i igi·e!OOi, favorire un più rapido sviluppo dci suoi individui, così che più presto raggiungano la loro compiuta statura. Ad ogni modo non potrebbesi trovar ragionevole di stabilire un limite u-nico di statura per la coscrizione militare in un tJacse come l'italia, composto di razze diverse per altezza, giacchè per questa guisa si favoriscono le sue popolazioni basse a danno delle alte, esoACra.ndo dal servizio molti piii, in pt·oporzione, delle prime che non delle seconde. ,

La diSJH~psia- è ml.'entiià moJ•bosa o piuttosto un sintonto contnnc a g1~a-n numero di uutlnttie '! per .A. DE Sn.vt~STRI - Torino tipografia, editrice G. Candcletti, via Rossini, no 3 (Estratto dal G-iornale di medicina veteri1uwia · praUca, 1877).

È questo un opuscolo di 19 pagine in risposta ad un altro del dotto1· D. Levi, intitolato: Della diSJJepsia del cavallo. Scopo delfautore è combattere il concetto che la dispepsia possa considerarsi. come malo.ttia speciale, c dimostrare che essa non è che un sintomo dil·etto di tutte le malattie del tubo ga.stro-enteric:o ed indit·etto di tutte le affezioni febbrili e discrasiche o di alcune n evropatie. E.R

Il Dil.•ettore

P. E. MANA.YRA.

O<Jl<JJmelVJ me(lt'co, memb~·o det. Oom.ila{;() di sani/ii. m.itrtarc.

Il

r-:cdt:Ltto~·e

ETTORE RICCIARDI Capitt.mo medico

NuTINI FEDc:rnco, Gerente.


NOTIZIE SANITAR IE

Stato sanitario di tutto l'esercito nel . mese di luglio 1877 (Giornale milita?·e ufficiale, parte 2•, n• 30). Erano negli ospedali il l•luglio (l) . . . . . . . . . . . . . . . 6362 E ntrati nel mese .......................... ; . · 10423 Usci ti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9971 Morti . .... . . . ...... . ... . ......... .. .... : . 109 Himasti il l• agosto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6705 Giornate d'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104544 Erano nelle infermerie di corpo il 1• luglio .. .. . . . . . 1895 E ntrati nel mese ............. . .......... .. . . 10633 Usciti guariti ..... . .......... . ... .... .. . .. . 9384 , per passar e all'ospedale . ... .... . .... .... . 1491 1\'lorti . . ............ ..... ... .... .. .. . . ... . l 1652 Rimasti il l" agosto . ... . ...... , .. . .. .. . .. .. . . Oiornate d'infermeria ........ . ..... . ......... . 62096 Morti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo . . . .Totale dei morti ... . ... . . . .. .. .. ..... ... . .. .

32 142

F·l)rza media giornaliera. della truppa nel mese di luglio .. 20,! 079 E ntrata media giornaliera.negli ospedali per 1000 di forza 1,66 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infe-rmerie di corpo llcr 1000 di forza (2) ............. . 3,09 Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e 41 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza_ . . .. .. . . 0,70 Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza Morirono negli stabilimenti sanita.ri militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) n• 83. - I ,e cause delle morti furono: meningiti ed encefaliti 6, mielite 1, bronchite acuta 1, bronchiti lente 4, polmoniti acute 2, polmoniti lente 5, pleuriti cd idro-pio-toraci 9, tubercolosi polmonali 13, vizi organici del cuore e dei grossi vasi l, malattia del fegato l, ileo-tifo 19, dermo-tifo l, })eritoniti 3, febbre da malaria 1, cachessia palu-


NOTIZIE SANITARIE

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stre l, cachessia per anemia l, resipola l, tumore maligno 1, ascessi lenti 3, periostite l, carie l, artrocaci 3, annegamento 1, ferita da arma da fuoco 1, precipitazione nell'interno dell'ospeda.le 2. Si ebbe l morto sopra ogni 178 tenuti in cura, ossia 0,56 -per 100 (3). lYiorirono negli ospedali civili n• 27. -Si ebbe un morto sopra ogni 100 tenuti in cura, ossia 1,00 per 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari o civili per malattia 17, per annegamento 3, p er sparo accidentale di fucile 2, per ferita alla manovra del cannone l, per caduta in servizio l, .Per suicidio 8.

:Stato sanitario di tutto l'eset•eito nel mese dl agosto 1877 (Gio1"1~ale militare ufficiale, par te 2a, n• 33). ~rano negli ospedali il l" agosto (1) . . . . . . . . . . . . . .

6705 Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9667 U<;citi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9812 llorti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 108 Rimasti il 1 o settembre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6452 Giorno.te d'ospedale .......................... 183152 Erano nelle infermerie di corpo il l o agosto ........ . Entrati nel mese ........................... . Usci ti guarì ti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , per passare all'ospedale .......... . ...... . ltforti .................................. . . Rimasti al 1o settembre ...................... . Giornate d'infermeria ........................ .

1652

9377 8102 1476 l

1450

58732

Morti fuori degli ospedali c delle infermerie di corpo .. . 42 Totale dei morti . ............. . ............. . 151 Forza media giornaliera della truppa nel mese di agosto.. 203905 Enti·ata. media giornaliera negli ospeda.Jj per 1000 di forza 1,53 Entrata medio. giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) .............. . 2,78 J\'Iedia giornaliera di ammnlati in cura negli ospedali e 38 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza . ...... . Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,74


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NOTIZIE SAN11'AfUE

l\1ol'irono negli stabilimenti sanitari militn.ri (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) n• 87. Le cause delle morti furono: apoplessia 2, meningite 1, paralisi 11 bronchiti acute 2, bronchiti lente 2, polmoniti acute 4, polmonite lenta. 1, pleuriti cd idro-pio-toraci 2, tubercolosi polmona.li 24, altr(,) malattie • degli organi respiratori l , gastrite l, peritoniti 2, malattie del fegato 2, ileotifo 25, meningite cerebro-spinale-epidemico. l, scarlattina 1, miliare 3, febbri da malaria 3, dissenteria 1, cnchessia scorbutica 1, avvelenamento l, resipola. 1, tumori maligni 2, ra:gadi l, ascessi lenti 2. Si ebbe l morto sopra ogni 155 tenuti in cura, ossia 0,65 per 100. Morirono negli ospedali civili no 22. Si ebbe l morto sopra ogni 130 tenuti in cura, ossia O, 77 per 100. Morirono fuori di sl3bilimenti sanitari militari o civili per malattie 21, per caduta da cavallo 2, per ferita da arma da fuoco casuale l, per ferite in rissa. 2, per annegamento 7, per suicidio 9.

(l) Ospedali militari {principali, succursRii, infermerie di presidio e speciali) e ospedali ci ,·ili. {2) Sono dedotti gli ammalati passati aglì ospedali dalle infet·merie di corpo. {3) SOI10 dedotto le morti pe1· causa violenta.


MEMORIE

OR I

GIN A

L

I

L A.

CURA IPODERMICA ANTISIFILITICA NEGLI

OSPEDALI MIL ITARI

I.

La frequenza delle affezioni sitilitichc nei militari, malgrado le rigorose misure profilattiche che oggidì pone in atto la polizia sanitaria, rende per noi interessante tutto

quanto si riferisce a tali malattie e specialmente al trattamento curativo di esse. Ond' è che crediamo di non fare opera del tntto inutile, se dopo di aver raccolto un discreto numero eli osservazioni intorno allo iniezioni sottocnta.nee di calomelano nella cura delle manifesta.zioni sifìlitiche, ci siamo decisi a farne noto il ristùtato ai nostri colleghi. A ciò siamo stati in particolar modo incoraggiati dalla considerazione che il metodo ipotlermico porta con sè la pitt valida garanzia contro i facili artifizi ed i tentativi d' inganno elle di frequento s' incontrano, massime nei nostri ammalati di sifilide; giaccbè, mercè sua, possiamo essere sicuri della introduzione del rimedio nell'organismo non solo, ma fissarne altresl , fi no acl un certo punto b. dose. D'altra parte, la durata notevolmente più breve della cura ed il rislJarmio economico che promette nn tal metodo, sono


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I.A CURA IPOùER.l\fiCA ANTISIFILITICA

vantaggi di cui non si può disconoscere l'importanza, quando si pensi che ricoverano ogni anno migliaia di sifilitici nei nostri ospedali. Epperò, un trattamento curativo il quale ne accorci anche di pochi giorni la permanenza e porti soltanto un debole risparmio sul costo del rimedio consumato, si raccomanda per ciò solo, altri vantaggi a parte, all'attenzione ed all o studio dei medici dell'esercito. Intanto, ci preme di dichiarare che non fu nè è nostro intendimento di portare una contribuzione all'ipodermoterapia antisifilitica, ricca oramai di risultati clinici brillanti ed assicurata alla scienza per opera di tanti valéntissimi sifilografi ; se ciò fosse, non· avremmo ritardato di -tanto la nostra pub· blicazione. La redazione del nostro lavoro fu anzi a bello studio procrastinata, affinchè sbollite le passioni e calmati i facili entusiasmi ed i subitanei sconforti che sogliono quasi sempre accompagnare, sul loro nascere, le innovazioni scientifiche, ci riescissè meno difficile il valutare se e fìno a qual segno la nuova terapia meritasse di venire accettata nella. pratica degli ospedali militari.

n. C~;NNI

STORICI.

Il metodo ipodermico, do110 el1e il Wood lli Edimburgo ne ebbe pubblicato nel 1855 i primi tent~1tivi, fece in pochi anni così rapidi progressi in molte e svariate malattie e salì in tanta rinomanza, che non poteva tardare a lungo l'applicazione sua anche alla cura della sifilide costituzionale. I preparati di mercurio i quali, malgrado la guerra accanita mossa loro in tutte le epoche (la uomini autorevoli nella scienza, sono stati e sono i pilt efficaci, se non gli unici


NEGLI OSPED1U MILITARI

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1imedi contro siffatta malattia ; non vanno esenti da seri inconvenienti, da incomodi e da pericoli gravi, ciò che s'ihtenderà di leggieri, se per poco si ponga mente alla grande influenza che il mercurio esercita sull'attività vegetativa dell'organismo ed all'azione sua eminentemente displastica snl sangue e sui tessuti. Determinare quindi con una certa precisione la quantità del prepamto di cui si voglia far uso, renderne meno incomoda l'amministrazione, allontanare le influenze noch'e che i preparati d' idrargirio sogliono esercitare sull'economia organica (cachessia, idrargirosi) e sugli O·rgani della digestione (ptialismo, catarro gastrico 1 dispepsia); abbreviare la durata della èura, rendendo meno sentito il bisogno di tutte quello rigorose cautele igieniche eli cui i metodi classici vanno necessariamente circondati: ecco i principali vantaggi che i cultori di clinica sifiloiatrica domandavano al metodo ipodermico. Il primo ad adoperare in Italia le iniezioni s6ttocutanee eontro l' infezione celtica fu, come è noto, il prof. Scarenzio, il quale fin dal 1864 (l) pubblicava. le storie cliniche di otto casi guariti con t.ali iniezioni; egli si valse del calomelano preparato a vapore e sospeso nella glicerina. Già, prima di lui, Carlo Hunter ed Hebra avevano fin dal 1860 esperite con successo le iniezioni di cloruro mercurico; ma siffatti tentaLivi non furono resi di pubblica ragione che nel 1864 per opera dello Zeissl (2) precisamente 11ell'epoca st.essa in cui lo Scarenzio pubblicava le sue prime -osservazioni. Degli otto casi del l)l'Of. Scarenzio sette ottennero guarigione pronta, perfetta, stabile, senza alcun ac-cidente conco(l) Annalt Untl)cr<s_ <li lUeclLc-, fa.sc- agosto e settembre IS64. (2) ZElSSL, LclleriJnhCI~ de1• constituttonelten syphilis- .I::rlangen, ISM


1052

U

CURA IPODEmriCA. ANTISIFILITICA

mitante o consecutivo, tranne un ascesso acuto circoscritto alla sede delle singole iniezioni. Dopo codesti risultamenti, non tardarono i pratici a rispondere all'invito fatto loro dal siftlografo lombardo. Primo l'A.mbrosoli di ~mano pubblicava lG casi curati col metodo ipoclermico (l) ii1 sette dei quali aveva usato il calomelano, in cinque l'ossidulo del Moscati, in quattro il mercurio solubile dell'Hanhemann. Ottenne 14 guarigioni con 3 recidive. I due insuccessi non seguirono alle iniezioni di calomelano. L'Ambrosoli dopo tali esiti divenne, al pari dello Scarenzio, sostenitore del metodo, dando anch'egli la preferenza al protocloruro di mercurio. A queste prime provo vennero dietro numerosissime osserv-azioni di medici italiani e stranieri. In Italia, per qua.nto è a noi noto, si raccolsero finora non meno eli 524 casi di sifilide costituzionale curati colle sole inie'tioni di calomelano. Fra i tanti osservatori vanno specialmen te segnalati Scarenzio e Ricordi, i quali nel 1871 pubblicarono un' interessantissima memoria sull'argomento, ricca. di casi clinic.i e premiata, dall'Accademia reale di Bruxelles ; e fra medici militari, Maffioretti e Porlezza, i quali insieme con Fiorani, il primo, e col dott. Pirocchi, il secondo, resero di pubblica ragione (2) molte importan ti osservazioni, coronate tutte da. felice successo (3). Fm sifilografi esteri giova far menzione in ispecial modo del Liégois in Francia (18t37), del Berkeley Hill a Londra. (l) Giornale ital. delle malattie veneree, lSG(l, vol. t•, pag. 9i. (2) Gtor-n. delle malattie veneree, annate 18711-7?. (3) Al!li fra i fautori del metodo ipollermico a.nlisifiliiico che J>Ubblicaronn osscrv<l~ion i il1 propos ito, sono: Appianl e H:Lg~1~1.oni, Prevital i, QuaglirW , Harer, De-Magri, Monteforte, Padova, l\Iora, GOtti , (>etreni

e Valle.


NEGLI OSPEDALI :mLI'fARI

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(1866), del Le\Yin a Berlino (1868) , del Ma.x-Ynn-lVIons nel Belgio, di cui i primi tre adoperarono il sublimato, l'altro il calomelano. A questi poi tenne dietro una gran folla di nltli osserYatori, come Staub, Henselmaon, Grfmfeld, Stohr, Michelsky, i quali tutti seguendo lo orme del Lewin e di Liégois csperil·ono le iniezioni di clormo mercurico e ne preconizzarono l'efficacia e l'utilità. Però, accanto ai fautori esagerati \'Odiamo sorgere i detrattori c gli scettici. n Lasigne (l) senza alcun pratico fondamento sparge dubbi sui risultati conseguiti dallo Scarenzio, Thiry incolpa il metodo ipodermico di impoverire il sangue o di favorire la cachessia, Waldenburg nega al calomelano, perchè insolubile, l'attitudine all'assorbimento mediante le iniezioni sottocutance, ed il Reder vuole già consegnare il nuO\'O metodo alla storia della scienza. In Italia pil1 cl1e i veri oppositori non mancarono gl' indifferenti, i paurosi e gli increduli. 11 Cas~Lti di Forlì, fondandosi sopra un caso a lui occorso, nel quale alla prima iniezione successe una stomatite cnngrenosa violentissima, rigetta. addirittura il metodo. 11 prof. Taoturri non ne disconosce l'efficacia, ma vi ricorre nella. sua clinica con parsimonia e con poca fiducia. Il Profeta eli Palermo ha anch'egli I>oca. simpatia per le iniezioni mercuriali; le ha adoperate bensì con risultato favorevole in 17 casi (2); non di meno crede che esse diano luogo agli insuccessi, alle recidive, all'idrargirosi, ed allo p~ialismo non meno dci metodi ordinari. · Essendo a questo punto la questione della cura ipodermica antisifilitica, il dottor Bonalumi spinto dal pensiero

(l) A>·cht1:cs uénér. Clc ml<lecttle, 1800. (2) Ved.i O:m:r~:atot·e medico di J'alermo, 1372.


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LA CURA. IPODERMICA ANTISIFILIT~CA.

della grande utilità che tale metodo potrebbe arrecare, ove meritasse di venire introdotto. nella pratica medico-militare, e favorito da.Ua opportunità di avere a sua disposizione ua gran numero di sifilitici nell'ospedale militare di Milauo, raccolse in questi 1.1.ltimi anni ottanta osservazioni colla cooperazione de' suoi assistenti dottori Vasselli, Corti, Besia ecl !mbriaco. Noi, lontani dall'elevarci a giudici od a critici nell;a quistione, riferiremo siffatte osservazioni così come le abbia.mo raccolte, cioè senza prevenzioni e senza spirito di parte, e ne trarremo quelle conclusioni, che i fatti stessi ci detteranno in i·apporto specialmente alla convenienza o meno del nuovo metodo nella pratica medico-militare. Frattanto, prima di procedere alla narrazione delle storie cliniche gioverà dire qualche parola sulla scelta del preparato e sulla tecnica operatoria, nonchè sulle metamorfosi cui il preparato medesimo deve andar soggetto per esere assorbito e messo in contatto degli organi e dei tessuti.

III. PREPARATO MERCURIALE PRESCEX:rO, SUO MODO D'ASSORB.IMENTO E D'AZIONE.

Vennero esperiti quasi tutti i preparati di mercurio : due .ossiduli del Moscati e dell'Hanhemann (An1brosoli, Sca· renzio), il fosfato, il bisolfato, il cianuro (1), il biioduro (Scarenzio, Ricordi, Gamberini, Labbi) ; il ioduro doppio di mercurio e di soclio (Lauri, Petroni) ; il bicloruro di mer· (l) Recentemente il professore Sigmund ha speriment<tto per iniezione soU.ocutan ea, e con Yantaggio nelle forme semplici c lcggiere di si!ilitle, anclte il hiciltrHU'O di mercurio. v. Gio•·nal e di i~li!dtotna Jfilita•·e, a prile luaggio 1877.


1055 curio col cloruro sedico (Brichetau, Stern, Profet.a) ; il clo· ruro mercurico allo stato di · soluzione cloro-albuminosa (Staub); il bi-bromuro di mercurio (Ma.chiavelli, ospedale militare di Milano). I due preparati però che si contendono il primato nella cura ipodermica. sono il sublimato corrosiro ed il calomelano. Senza prendere in disamina gli altri J)reparati, i quali non uscirono mai dai limiti di semplici tentativi, noi, fra il calomelano ed il sublima.to corrosivo, })referimmo il primo. Esso è quasi esclusivamente adoperato in Italia, ed è ' quello anzi che ha dato il nome al metodo Sca.renzio. E per verità, malgrado le lodi che segnatamente in Germania ed in Francia vennero tributate al cloruro mercurico, questo non regge nella cura ipoclermica al confronto del suo rivn.le, il cloruro mercurioso. ll sublimato anche a yiccole dosi, seconàochè affermano gli stessi suoi fautori, produce spesso l'escara, sempre poi un nodulo indurito e dolente nel tessuto connettivo sottocu· taneo ; il calome~ano invece dà luogo bensì costantemente aJl'ascesso, ma limitato e non in relazione colla quantità del rimedio adoperato. Oltre a ciò la medicazione col cloruro mercurioso è facile, comoda e eli pronto e sicuro effetto, bastando due o tre, al massimo quattro iniezioni per ottenere la guarigione ; il cloruro mercurico richiede numerose iniezioni (1), le quali turbano e stancano gl'infermi e non sempre conducono al desiderato effetto. In ultimo, il calomelano essendo assorbito lentamente, non produce mai, qualunque ne sia la dose, fenomeni di avvelena· NEGLI OSPEDALI MILITARI

(l) lticordi in un c~so ne fece 112, in tntti poi non m;ti mellO di 30. T.iégois ne pr;~ticò in media os rer ogni infermo.


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LA CURA IPODERllfiC,'\. , AN'l'ISIFILITICA

mento, e solo eli rado idrargirosi. Il sublimato, per contrario, diede al Lewin 37 °/o d'idrargir.osi (l). Anche le recidive s:;trebbero, giusta i dati statistici, più frequenti ; Jjewin stesso ebbe il 25 °/0 , mentre il calomelano darebbe assai meno. Queste consiclerazioni ci sembrano sufficienti a da.r ragione della preferenza accordata al protocloruro eli mercurio. In quanto a.l modo d'assorbimento, perchè questo possa avvenire, è necessario clJe il calomelano si trasformi in un composto chimico solubile. Lo Scarenzio e con lui quasi tutti i segu.a.ci del nuovo metodo appoggiati all'autorità di chimici valenti come Proust, Dumas, Petenkofer, 1\'Iialhe, AlJbene, 'l'acldei, ritennero che 'i l protocloruro si cambiasse in bicloruro di mercurio in contatto dei cloruri alcalini contenuti · nel sangue e negli umori dei tessuti : ciocchè avverrebbe, del resto, di tutti i preparati mercuriali per qualtmque via fossero introdotti nell'organismo. J,)e areole del connettivo in cui mediante l'iniezione viene deposta una certa quantità eli cloruro mercurioso, sarebbero .come un serbatoio del rimedio, il quale a poco' a poco verrebbe trasformato, introdotto nell'alveo circolatorio e messo in contatto dei tessuti e degli organi. , Una delle virtit più salienti .anzi del metodo ipoclermico consisterebbe appunto in questo lavorio lento e reg·olare, che non sarebbe possibile se la sostanza medicamentosa venisse amministrata per altra via. Veramente, secondo la teoria dianzi accennata, il calomelmlO non si trasformerebbe tutto in sublimato, ma una parte di esso si ridurrebbe anche in mercurio metallico. II sublimato, mediante le sostanze alcaline degli umori organici e (l) Secondo i dati raccolti dal professor Profeia, il calomelano ii.vt·ebbe dato il 9 •l• di slo:n:tl.il.e rnercuriale.


NEGLI OSPEDALI MILITARI

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sopratutto il cloruro sodico, si cambierebbe alla sua volta in bicloruro sodico-mercuriale cd in contatto dell'albumina contenuta negli umori stessi e 11el pus, in albuminato di cloruro mercurico, e come tale sarebbe assorbito ; il mercurio metallico entrerebbe nei vasi assorbenti e nel circolo a.Uo stato di vapore (1). Secondo poi più recenti studi, s'incline· rebbe ,a ritenere che il calomelano si trasformi direttamente in albuminato di mercurio, senw. cambiarsi prima in sublimato (Cattanei, Blombus, Husemann, Buchkeim). Checchè si voglia pensare di codeste teorie, l'assorbimento del calomelano è un fatto certo, perchè oltre alla prova terapeutica, ba in suo favore l'esame chimico del pus dell 'ascesso, e quello della saliva. Il pus esaminato dallo Sca.renzio e dal Ricordi non rivelò qualche traccia di mercurio che col solo sensibilissimo metodo elettrolitico dl Smithson ; l'esame iuvecc della saliva fatto sui cani e sui conigli cui si erano prima praticate delle iniezioni ipoderroiche da Lakawisky e da Eulemburg, e sui malati dai pref~Lti Scarenzio c Ricordi mediante il cateterismo del condotto stenoniano, rivelò una certa quant ità di metallo in quasi tutti gli esperimenti. Dopo ciò noi non ci fermeremo sull'azione terapeutica del calomelano, la quale è certamente identica a quella dello stesso rimedio e degli altri preparati di mercurio, in qual· siasi modo vengano introdotti nell'economia organica. Senon· cbè, taluno avrebbe manifestata l'opinione che nelle iniezioni sottocntanee si debba tener conto altresì dell'azione rivulsil·a degli ascessi e delle piaghe consecutive, come coadiuvante l'azione specifica del rimedio; la. quale azione rivellente po· trebbe essere analoga, come ben dice il Profeta, a quella della sifilizzazione curativa e dei vescicanti multipli di Cullerier. (I) CA~1'ANr, ilfatc1·ia med ica e tel·a}>eutioa, pa.g. 110;>.


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LA CURA Il'ODERMICA. ANTISIFILITICA.

IV. 'l'ECNICIS:\!0 OPERA'l'IVO.

La tecnica operatoria non varia gran fatto da quella descritta dal professor Scarenzio ed adottata poscia da tutti i seguaci del metodo di lui. Nondimeno, avendo noi fatto subire alcune varianti a tale tecnica, che riconoscemmo per utilissime nei nostri ca.si clinici, stimiamo conveniente farn e una particolareggiata descrizione. Vistnunento adoperato fu la siringa di Luer, collo stant~tfo a sfregamento ecl avente la montatma in gomma. Il eilindro di vetro di questo strumento ha un calibro mi poco maggiore dell'ordinario ed è capace di un gramma e mezzo di liquido. L'ago-cannula è di acciaio ed al pari del cilindro di 1etro più grosso e eolla scannellatura più ampia. Siccome è accennato innanzi, si adoperò costantemente il calomelano a va.pore, sospeso in una soluzione acquosa di gomma arabica. Noi non abbiamo creduto di valerci in nessun caso della glicerina come veicolo del calomelano. Già, questa fu usata poche volte d<Lllo stesso Scaren~io , e poi non ha alcnn vantaggio sulla mucillaggine gommosa ; anzi forse facilita lo sviluppo della reazione flogistica sia per essere sostanza etereogenea all'organismo, che per la sua azione t-opica alcun poco irritante. Le iniezioni furono sempre fatte sull'arto superiore, affinchè il soggetto, portando il braccio fisso in una conveniente posizione, non fosse obbligato al decubito in letto. La sede preferita fu la regione esterna e propriamente in conispondenza dell'impronta deltoidea dell'omero. Qui vi la cute è meno sensibile ed è scorre\'Ole sull'aponeurosi sotto· posta, perciò anche facilmente sollevabile in grandi pieghe


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e poco s)ggetta agli stiramenti. Oltre a ciò, mancano in quella reJione vasi e nervi importanti che possano venir compromessi nella. reazione flogistica eonsecu ti va. Noi non sapremmo approvare la pratica da taluno consigliata d'inoculare il calomelano al 3° inferiore esterno del braccio. Perchè fare le iniezioni in vicinanza di una. grande articolazione, quando si sa che ne è conseguenza inevitabile un flemmone, di cui niuno potrebbe a priori designare i limiti e la intensità? I,a esperienza secolare non ba forse insegnato che il punto più opportuno per l'applicazione dei cauteri e dei topici irritanti di ogni natura è quello corrispondente all'impronta deltoidea? Il wiscuglio da i~iettarsi noi lo prepariamo sempre estemporaneamente, ed eseguiamo l'operazione nel modo che segue: Pesati trenta centigrammi di calomelano e deposti in una piccola capsula di porcellana., si riempie la siringa di liquido mucillagginoso e si scarica nel medesimo recipiente; posc!a 1m assistente con un bastoncino di legno, di vetro od ancho con un dito agita la miscèla per sospendere convenientemente il preparato mercuriale nel suo veicolo gommoso, e quindi ne carica colla massima sollecitudine la siringa stessa. Nel medesimo tempo l'operatore, sollevata una larga piega cutanea nella sede innanzi nominata, infigge per circa due centimetri e mezzo l'ago·cannula alla radice di tale piega, dirigendo lo strumento dall'alto al basso o dal basso all'alto, secondo che gli torna più age,Tole, indi lo ritira per quasi un centimetro e mezzo, aYendo cura d'imprimervi dolci movimenti di. lateralità per iscolpirc uel connettivo sottocutaneo una piccola fovea, destiuab. a contenere il materiale d'iniezione. Ciò fatto, l'assistente che l1a già caricato il cilindro di cristallo ed ha avuto l'anertenza di scaccia.rne


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LA CUHA IPODEHMICA ANTISH'ILITICA

l 'aria e di agitarlo continuamente per impedire che il calomelaho si depositi, porge il cilindro all'operatore, il qnale lo innesta con prontezza all'ago-cannula e spinge i'isolutamente lo stantuffo per isvuotare in un tempo solo tutto il f contenuto. Ritirato l 'ago, si fa scomparire il tumoretto fra le areole del tessuto connetti vo con fregagioni piuttosto forti e prolungate, eseguite colla palma della mano, ovvero anche col polpast~ello del pollice o con quelli dell'indice e del medio insieme. . Qui non sarà inutile notare che porzione del rimedio resta inevitabilmente aderente alle pareti dell'istrumento od al fondo del recipiente. 'ra.le porzione, dalle misurazioni ·quantitative fatte, risulta conispondere a circa un terzo della dose impiegata: cosiechè il calomelano veramente introdotto nelle maglie del tessuno .connettivo fu in tutte le nostre iniezioni soltanto di circa 20 centigrammi. In quanto alla medicatura consecutiva, seguendo l'esempio degli altri sperimentatori, nei primi casi applicammo ancor noi nn generoso strato di collodion sul punto dell'iniezione, e sopra una larga zona circostante, fissa-yclo poi l'arto al petto dell'infermo con un fazzoletto triangolare. 1\Ia presto ci accorgemmo degli inconvenienti che traeva seco questa pratica, poichè, se il collodion veniva spalmato su troppo larga esten&'Ìone, comprimeva le vene superficiali od ostacolando la cir. colazione refl.ua, cagionava l'edema dell'arto, so poi limitavasi ad una zona ristretta, tornava insufficiente acl attenuare la reazione flogistica, e falliva lo scopo. Con tutta facilità, inoltre, lo strato collodico dava luogo acl escoriazioni ed a. flittene sulla superficie cutanea che ne limitava i contorni; le quali complicazioni spesso lo rendevano intollerabile e ne necessitavano la rimozione nelle prime Yentiquattr'ore.


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Per tali motivi noi sostituimmo al collodion la fasciatura esplllsiva, che trovammo sempre assai vantaggiosa. Questa fasciatura veuiva applicata a tutto l'arto, e lo fasce erano sempre bagnate previamente nell'acqua fredda. Di solito n<•n era rimossa prima del terzo giorno. Se insorgevano fen omeni di viva reazione fiemmonosa, si applicavano fomenti ghìac· ciati o di acqua vegeto-minerale, e non si toglieva il ben· daggio che quando rendevasi insopportabile a1l'infermo per il turgore della. parte infiammata e per il dolore che uecessariamente era esacerbato nella medesima dalla compressione. Ecco ora l'esposizione sommaria dei casi clinici.

v. STORIE CT.IN!CHE .

Osservazione 1a - Sifilide maculosa e papulosa; iper· plasie glandulari. Quattro inie:doni ipodermiche di calomelano ali~ dose di 30 centigrammi ciascuna. Guarigione in 47 giorni. - T... Raffaele, soldato nel 9" artiglieria, classe 1847, nati\•o di 1'raetto (Caserta) è di tempra robusta e ben nutrito. Nel marzo scorso ebbe un ulcero nel solco ba· lano-prepur.iale, di cui guarì con un trattamento soltanto locale, assai semplice. Entrato nell'ospedale il 7 aprile 1874, presentava i fatti seguenti : roollieplici ragadi alla regione anale secernenti pus; alla regione perineale, allo scroto, alla faccia anteriore, superiore ed interna delle cosce molte placche mucose, secernenti anch'esse materia sierosa purulenta. No· tavasi inoltre un indurimento residua.le nel solco balanopreJmziale, sede dell'nlcero primario ; ingorghi ghiandolari mtùtipli, indolenti agl'inguini; macchie eli color rame ico sparse per tutto il corpo.


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l i CURA IPODERMICA A~"TISIFDJTICA

25 aprile. Praticasi la l " iniezione di calomelano al braccio sinistro e poscia. una larga spennellatura di collodion, immobilizzando altrcsl tutto l'arto mediante .una pezzuola. triangolare. 28 aprile. Reazione piuttosto viva, elle si cerca eli limitare con fomenti ripercussivi di acqua-vegeto minerale. 30 aprile. Apertosi spontaneamente l'ascesso C()DsecutiYo alla iniezione, insieme al pus venne fuori un grosso cencio di tessuto connettivo mortificato. Si pratica una seconda iniezione al braccio destro. 8 maggio. Si incide la raccolta purulenta, dando esito insieme al cencio di tessuto connettivo mortificato , a circa 20 grammi di pus sanguinolento. Si esegue la dilatazione digitale forzata dello sfìntere anale, perchè l'infermo si lamenta. di dolori insopportabili massime nell' atto della defecazione. 10 maggio. Placche mucose, impicciolite notevolmente~ scemata la secrezione punùenta; cessati i dolori spasmodici all'orifizio anale. 13 maggio. Terza iniezione ipodermica al braccio sinistro. Continua il miglioramento progressivo; è assai diminuito il sifìloma residuale sulla corona del glande. 25 mnggo. Incidesi la raccolta purulenta consecutiva alla 8& iniezione e si pratica una quarta iniezione al braccio destro. 2 giugno. Si apre rultimo ascesso con uscita di circa SO grammi di 1ms ed estrazione di un grosso cencio. 11 giugno. Il soggetto compiutamente guarito è messo in uscita. Osservazi()ne 2" - Sifilide papulosa e pnstolosa. Alopecia - Tre iniezioni jpodcrmicho di calomelano alla dose di 30 centigrammi ciascuna. Guarigione in 81 giorni - C. Cataldo, soldato nel go fanteria della c1asse 1850, nativo di


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Palermo è di valida costituzione organica e eli temperamento sanguigno. Nel 1867 contrasse per la prima volta ulcere al pene, non seguite da sintomi generali. Nel febbraio 1874 ebbe nuovamente ulcere nel solco balano-prepuziale alle quali dopo due mesi tennero dietro manifestazioni secondarie di sifilide, che l'obbligarono a ricoverare nell'ospedale il 25 aprile 1872. All'esame si riscontrarono : papule mucose ai dintorni del· J!ano, sullo scroto e sul prepuzio, sccernenti abbondante quantità. di materia purulenta: pustole d'ìmpetiggine sul cuoio capelluto i caduta dei capelli. 27 aprile. Si pratica la l a iniezione eli calomelano al braccio sinistro. Poscia si fa una laJ·ga spennellatura di collodion e la fasciatura immobilizzante. 3 maggio. S'incide la raccolta marciosa facendo uscire circa 20 grammi eli pus ed un grosso cencio. Viene eseguita una seconda iniezione al braccio destro. 11 maggio. Apertura dell'ascesso a destra. Si pratica la 3• iniezione al braccio sinistro. Scomparse le pla,ccbe e guarite le esulcerazioni consecut ive al prepuzio. Alla sa iniezione seguì UJl flemmone piuttosto vivo ed esteso, che però fu limitato dai fomenti freddi d'acqua vegeto-minerale. 19 maggio. Incisione dell'ascesso con uscita di circa 50 grammi di pus cremoso ed inodoro e di un grosso cencio di connettivo mortificato. 26 maggio. Il soggetto comJ)iutamente risanato è fatto uscire dal nosocomio. Osservazione sa - Sifilide paptùosa e tubercolare; iperplasie glandolad i tre iniezioni di calomelano alla dose di 30 centigrammi cadauna. Guarigione in 44 giorni. - 1 ... Giuseppe soldato nel 9° fanteria della classe 1847, natiro


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di Sondrio, di tempra robusta e ben nutrito non ebbe mai malattie di rilievo. Nell'agosto 1869 si accorse di un indu-· rimento circoscritto sul prepuzio, seguito da ulcerazione, il quale indurimento svanì, al dire dell'infermo colle semplici bagnature d'acqua di malva. Nell'aprile 1873 si manifestaTOno numerose ulcere sulla cute del pene. Entrato nell'ospedale il 4 maggio 1874 presentava: eruzione pa.pulosa diffusa sul tronco e sulle estremità inferiori di colorito rameico e senza prurito; pleiacli ghiandolari agli inguini ed al collo; molteplici tumoretti a mo' eli tubercoli, sparsi sul pene, sngli arti e qualcuno anche sul tronco. 5 maggio. Praticasi la l" iniezione ipoclermica eli calomelano al braccio sinistro, e contemporaneamente l'escisione e cauterizzazione de' tumoretti piil spo\·genti. 13 maggio. Si fa l'incisione dell' ascesso consecutivo alla iniezione e nello stesso tempo una seconda iniezione al brac. cio destro. A tale iniezione tien dietroreazione fiemmonosa. vivissima, che vien combattuta coi fomenti d'acqua vegeto minerale. 20 maggio. Incisione della pelle in corrispondenza, dell'ascesso, da cui si estraggono circa quaranta grammi di pns ed un grosso cencio. L'eruzione papulosa è notevolmente diminuita, i tubercoli sono in via di involuzione regressiva. l o giugno. Si pmtica la terza iniezione di calomelano al braccio sinistro, essendo guarita la piaga risultante dall'ascesso. 12 giugno. S'incide la raccolta purulenta dando esito ad una grossa lacinia di tessuto connettivo necrosato ed a circa. 30 grammi di pus. , 19 giugno. Guariti tutti gli ascessi e scomparse intieramente le manifestazioni sifilitiche; non restano che alcuni


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nodtùi ghiandolari al ·collo ed alle regioni ·inguinali. Il soggetto è messo in uscita dallo speda-le. Osservazione 4"' -:- Sifiloma residuale al pene. Iperplasie gbiandolari, roseola, ulcerazioni successive, placche mucose. Due iniertioni di calomelano alla dose di 30 centigrammi ciascuna. Guarigione in 20 giorni. - S... Giovanni, soldato nel 9° fanteria della classe 1850, nativo di Salerno, è dì valida costituzione fisica e ben nutrito. Non ebbe mai ma· lattia d'importanza; nel febbraio ultimo scorso contrasse un ulcero a base e bordi callosi nel solco balano-prepuziale,·del quale fu curato coi soli rimedi loeali nell'ospedale militare di Cava. · Ritomato alla sede del reggimento, stette bene fino alla fine dello scorso maggio quando cominciò ad avvertire malessere generale, dolori vaganti nelle articolazioni principali, difficoltà di deglutizione. Ricoverato nell' ospedale militare di Milano il4 giugno 1874 presentava: roscola sifilitica diffusa, assai confluente nella regione addominale, papule mucose ulceratc alle commessure delle labbra, papule sul velo palatino e sulle tonsille con ipertrofia delle medesime ; placche mucose ulcerate all'ano con contrazione spasmodica dello sfinterc: pleiacli inguinali e cervicali. 5 giugno. Si pratica la dilata1jone digitale forzata dello sfintcre anale e la prima iniezione ipodcrmica di calomelauo ~l braccio sinistro. 10 giugno. Viene eseguita la 2" iniezione ipodcrmica al braccio destro. 12 giugno. Essendosi aperto spontaneamente l'ascesso cagionato dalla prima iniezione con un'incisione si dilata la apertura, dando cosl esito a circa 15 grammi di pus ecl al cencio. 18 giugno. Inciclesi il secondo ascesso. Intanto è scom2


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LA CURA. lPODERMICA Al.'iTISIFILI1'lCA

parsa la roseola, impicciqlite le paptùe e talune anche svanite, guarito perfettamente lo spasmo anale. ' 24 giugno. Guariti gli ascessi e dileguatesi tutte le manifestazioni sifilitiche, il soggetto è messo in uscita dali() spedale (1). VI. CONSIDERAZI01Tf PRATICHE.

Dalle riferite storie cliniche risulta che le forme di sifilide sottomesse al trattamento ipodermico furono molteplici, predominanti però quelle così dette secondarie, e fra queste la forma papulosa. Non avemmo in cura nessun malato di sifilide ossea e nemmeno degli organi parenchimatosi. Sopra ottanta casi si può dire elle non fuvvi alcun insuccesso, se pure non si voglia tener conto di un infermo in cui si dovette troncare la cma per motivi indipendenti dal trattamento curatiYo medesimo. È vero bensì che in parecchi casi le iniezioni ipodermiche furono coadiuvate da altri presidii tcrapeutici sia interni che topici, come ioduro potassico {oss. 35a, 5fP, 72:),); olio di fegato di merluzzo (oss . 15"); spennellature di calomelano in polvere su quasi tutte le placche mucose; cauterizzazioni delle ulcerazioni secondarie; asportazione delle produzioni tubercoliformi (oss. 3"); dilatazione forzata dello sfìntere anale, (oss. 1a e 4•); applicazione wpiea di atropina in due soggetti affetti da irite; ma tuttociò non infirma menomamente l'efficacia delle iniezioni, nè la verità del no~tro asserto. {l) Seguono nel m:moscl'itto alt re settantasei osseJ·vazioui, le quali la. Redazione ad evitare inutili ripetizioni e spreco di spAzio lla creduto SO))}JJ'imere, non comprendendo esse che il nome del malato, una breve desrrizionc della forma morbosa e l'esito della affezione, e nulla aggiungendo a lht econom ia ed alla intelligenza del lavoro.


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La durata media della cura non oltrepassò i 35 giorni. Le iniezioni vennero sempre praticate sulle braccia; le avremmo fatte altresì sugli arti inferiori o sul tronco, se·ci fosse stato imposto dalla necessità. Di solito ne eseguimmo tre per cadaun infermo, spesso soltanto due, raramente quattro; ma l'ultima venne quasi sempre fatta quando le manifest.azioni erano già totalmente o quasi scomparse; quindi il pil1 delle volte non ebbe che n significato eli una inie%ione coroplementmia. Pertanto il totale delle iniezioni fu di 222, la media per ciascun individuo di 2,8 all'incirca. Di recidive ne avemmo soltanto quattro; tutte })l'ima di un anno dalla primitiva gual'igion.e: un caso venne curato di bel nuovo col metodo ipodermico, gli altri tre col metodo ordinario. Intorno alle recidive però è necessario trattenerci alquanto. Fu: detto e sostenuto che le recidive sono in ragione diretta della rapidità. con cui scompaiono le manifesta.zioni e che anzi queste si dileguano solo transitoriamente senza che la infezione genel-ale venga in alcun: modo combattuta o modificata; l'ipodermia mercuriale insomma sarebbe una cura effimera, nient'altro che un trattamento palliati\TO. Mossi da .questo principio, rnolti hanno· abbandonato il nuovo metodo, anche fra coloro che furono una volta suoi caldi propugnatori. Noi no11 vogliamo entrar giudici in codesta questione, nè i•l potremmo, perchè, convien confessarlo, dai nostri casi non s1u:ebbo lecito trana all'uopo un coscienzioso giudizio. È noto infatti che le recidive della sifilide non v.engono tanto :presto e che soventi volte passa110 degli anni prima che ~ompaiano nuovi fenomeni. Ora noi innanzi tutto abbiamo solo fino ad un certo punto tenuto dietro ai nostri infermi .aopo la loro guarigione; e poi, per la natura speciale di


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tale ricerca. e per le circostanze istesse che accompagnan(} il servizio sanitario militare, e.ssa non è tanto facile quanto è potuto sembrare a taluno (1). I cambi di guarnigione dei corpi di truppa, il regola.re licenziamento delle classi di leva, l'avvicendarsi del personale tecnico nel servizio dei vari riparti ed altrettali circostanze, impediscono spesso di tener d'occhio gl'individtù per il tempo che sarebbe necessario, dopo la loro uscita dall'ospedale. Malgrado ciò, si può ritenere che nei nostri ottanta casi le recidive non dovettero essere nè molte nè gravi, poichè, tenuto pur conto degli anzidetti ostacoli, fu sempre assai esiguo il numero dei rientrati nell'ospedale per la riproduzione della malattia. In ogni modo, il giudizio sopra riferito sulle iniezioni sottocutanee mercmiali ci pare troppo rigoroso. Tutti i sifilografì convengono che la infezione ceitica in qualsiasi moclo cmata, in un tempo più o meno lontano, si ripresenta per regola, colle stesse o con altre sue manifestazioni; vi è anzi chi ritiene inguaribile la malattia e soltanto i suoi sintomi capaci di essere da.Ue cure combattuti; a noi basterà citare sul proposito l'autorità. incontestahile di Barensprung. Orbene, se le recidive sono tanto fi·equcnti, quaJsiasi il metoclo con cui venga curata la sifilide, qual meraviglia che si presentino altresì dopo la cma ipoderrillca? D'alt.ronde, non vi è ragione per cui il preparato mercuriale introdotto nell'organismo mediante le iniezioni, spieghi un'azione diversa da. quella cl1e eserciterebbe amministrato altrimenti. Epperò, o la sifilide è veramente tale infermità che sfugge all'azione. curativa, ed i preparati di mercurio non sono che rimedi ' (l) Pmoccllt ·e PoRLEZZA, Gto•"Tia~e tt. delle malattie -r:eneree, anno1872, J)ltg. 3M.


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sintomatici, ovvero questi esercitano tm'azione radicale, ed il clomro mercurioso per via ipodermica agisce come per qualsiasi altra venga messo in contatto degli organi e dei tessuti. Che am:i, se è giusto il principio che un metodo di cura è tanto più efficace quanto è maggiore la sollecitudine con cui i fatti morbosi scompaiono, il nuovo metodo dovrebbe essere il più attivo di tutti. Ora ve-niamo agli accidenti, propri dello iniezioni di calomelano. . L'ascesso va notato in prima. linea. Esso è costante, si .svihllJPa assai presto, ed è preceduto da dolore tensivo nella parte, da turgoro e da rossore della cute. Talvolta il rossore prende l'aspetto di una vera risipola fiemmonosa od al turgore si associa l'edema dell'arto. Ancor quando però insorgono tali fenomeni, presto si delimitano ed al quarto o quinto giorno la flogosi reattiva vedesi circoscritta attorno alla sede della fatta iniezione, ove si sente già ben distinta la fluttuazione. PiLt raramente, almeno a giudicarne dalle nostre osservazioni, l 'ascesso si forma senza incomodi e quasi senza dolori. Invoco in pa.reccl1i casi, massime quando non avevamo messa in pratica la fasciatura espulsiva, si sviluppò :un vero flemmone (oss. 1a, :2"', 8", 10", 3fP) che minacciò d'invadere tutto il braccio e che forse si sarebbe esteso fino al cavo dell'ascella od all'antibraccio, se non avessimo adott ato prontamente un'energica medicazione ripercussiva. L'ascesso lasciato a se stesso si apro spontaneamente fra <loclici o quattordici giorni ; noi però nella maggior parte l'icorremmo all'incisione, ed in quelli ne'quali il pus erasi fatto strada all'estemo mediante apertura spontanea, allargammo sempre la breccia di uno o due centimetri. Appena svnota,to il cavo del pus raccolto vi, il quale oscilla di solito fra i venti od i trenta grammi, ed estrattone il cencio <li


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LA CUR.l IPODERMICA ANTISIFllJT!CA.

tessuto connettivo necrosato, l'ascesso guarisco rapidamente. nè a noi occorse mai di ravvisare nella soluzione di continuità della cute i caratteri di un'ulccrazione specifica. La marcia è giallastra, cremosa, inodora: il Yero 1m.s bommt et laudabile dogli antichi; qualche volta contiene una striscia biancastra di calomelano non trasformato, che è impigliata. nel cencio, c nou di rado anche del sangue. Un'altra complicazione, o meglio un postumo delle iniezioni fu la contrattura clol muscolo bicipite che noi osservammo in clue casi. Tale retrazione possjbilmente fu cagionata da accidentale interessamento dell'aponeurosi brachiale nell'atto dell'iniezione, a ctù poi seguì infiammazione dell'aponeurosi stessa e del connettivo interstiziale ed involgente le fibre muscolari. Ma pru·e più probabile, massime nel caso iu cui S\'iluppossi uu Yero flemmone, sia dipesa da diffusione del processo flogistico agli elementi connettivali del muscolo. Forttmatamentc, in entrambi i casi, la l'etrazione non fu che transitoria, e si riptistinò pcrfett.amente la ftrnzionc del muscolo e dell'aTto. In ogni modo, il fatto, benchè raro, non manca d'interesse, tanto più cho fu notato anche da altri osservatori. In quanto agli effetti nocivi diretti del mercurio, l'id rargirosi e lo ptialismo che è il 1n·imo indizio dell'attossica· mento mercuriale ci dettero poco pensiero. È vero che si ebbe sempre molta cura della nettezza della bocca e che al primo insorgere di qualche fenomeno di stomatite si ricorse a frequenti coll utori di una solu~ione concentrata, di clorato potassico o di allume; nondimeno, l'aver avuto solo cinque casi di salivazione mercuriale è un'altra prova che davvero le iniezioni sottocutanee dànno luogo assai di rado a questo incomodo e disgustoso accidente. Non Yogliamo tacere in ultimo che non tutte le manife-


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stazioni dell'infezione celtica cedono con pari celerità alle iniezioni di calomelano. Noi \'edemmo a scomparire sempre con sollecitudine la roscola ed i dolori rcumatoidi, abbastanza presto anche le affezioni oculati e le forme cutanee pnstolose (impetiggine, cctima); ma dovemmo notare fra le pitt restie le forme. secche : la psoriasi e le papule. Gl' ingprghi ghiandolari poi diminuiscono ·quasi sempre, ma una. vera c perfetta riduzione non ci venne fatto di osservarla quasi in nessun malato.

vn. VALUTAZIONE DEL METODO IN RAPPORTO ALL...\. PR1TICA MEDICO-MILITARE.

Da quanto abbiamo innanzi esposto chin.ramente apparisce che il vero punto vulnerabile deU'i)Jodennia m~tisifilitica è costituito dagli accidenti concomitanti e consecutivi al trau· matismo operatorio : tutti gli altri apptmti o non sono serii o restano schiacciati dai brillanti risultati che costantemente si consegnirono. Fra tutti codesti accidenti primeggia l'ascE\sso, c noi siamo convinti che so si ricscissc a scongiurarlo, il metodo Scarenzio prenderebbe un posto definitivo fra le conquist~ tera· pcutiche moderne; è desso, che, a nostro avviso, ha fatto scemare assai il primitivo entusiasmo pcl nuovo metodo anche nella LombarQ.ia, ove nacque, o ello ne impedirà la diffusione. Gli sforzi, infatti, di quasi tutti gli sperimenta· tori furono appunto dire~ti a trovar modo di evitare l'ascesso, il quale disturba sempre e mette in apprensione gl'infermi, e sp·esso anche il medico per le conseguenze che non in tutti i ca~i si possono precispre, nè combattere. Per il riposo


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LA CURA IPODERMICA ANTISTFIT,ITICA

inoltre, a cui necessariamente dev'essere condannato il braccio che fu sede dell'inoculazione, l'ascesso toglie indirettamente il lavoro ed il pane ad un numero considerevole di infermi, quali gli operai ed i contadini. Se queste circostanze valgono ad opporre un forte ostacolo a che la terapia ipodermica antisifilitica venga generalizzata nella pratica privata, non hanno invece un gran valore negli ospedali o specialmente in quelli militari, i quali ultimi potrebbero veramente essere il campo più propizio alla sua applicazione. Dappoichè le iniezioni ipodermiche assicurano in modo regolare ed esatto l' introduzione del rimedio nell'organismo, abbreviano la durata della cura più che ogni altro metodo; sono di facile, pronta, spedita esecuzione, e promettono altresr un'economia di spesa non dispregevole. Finalmente, quel che è pure importante, lo condizioni speciali in cui si trovano gl'infermi rendono nulli tutti quegli ostacoli che potrebbero provenire dagli effetti locali delle iniezio11i, giacchè noi possiamo affermarlo per esperienza, i nostri malati, una volta convinti dell'efficacia dell'ilJoclermia, non solo non sollevano difficoltà, ma tante volte reclamano anzi l'applicazione, percbè è in generale meno lunga, meno noiosa ed ancùe meno incomoda dei metodi ordinari. Con tutt<> ciò, non è nostra opinione che le iniezioni sottocutanee si possano elevare a metodo generale nemmeno negli ospedali militari. E per fermo, senza tener conto delle contro indicazioni che potrebbero derivare da tahmi morbi infettivi c contagiosi come la. risipola, la cangrena nosocomiale, l' infe'tione piemica, p~rcbè accidenti rari ed in ogni caso transitori, sono le stesse conseguenze possibili dell'ascesso che anche nei nostri ospedali oppongono i più seri ostacoli ad una grande estensione del metodo che ci occupa. A noi sembra che dagli sperimentatori siensi finora fatti

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degli sforzi per attemw.re e ridurre ad insignificanti proporzioni gl'inconvenienti pr01)ri dell'inevitabile flogo5i reattiva. È verissimo che nella pltlralitrt dei casi riesce possibile dimi-. nuirne Fintensità e circoscriverne l'estensione, ma la possibilità non è certezza, e gli effetti di un flemmone diffuso del braccio sono troppo gravi p.ercbè non debbano meritare la più seria considerazione del pratico, anche quando siffatta complicazione non sia, siccome non è davvero troppo frequente. · Che se noi fummo abbasta.uza fortunati da poter anche nei casi minaccivsi fàre abortire od almeno ridurre in istretti ponfini H flemmone, ci consta, ecl abbiamo anche potuto ocularmente riscontrare nella pratica altrui delle suppurazioni diffuse del connettivo sottocutaneo, le quali necessitarono aperture e contro aperture con tutte le loro conseguenze_ ·Inoltre, nelle osservazioni n° 10 e 60 noi vedemmo manifestarsi la flessione involontaria dell'avambraccio sul braccio .per contrattura del bicipite: ebbene, qualunque sia la causa di questo accidente,· è certo éhe sarebbe sta,to dispiacevolis,Bimo se invece di essere transitorio, fosse stato permanente ed invincibile. Riassumendo adtmque il risultato delle nostre osservazionj, e dei .nostri studi, crediamo eli 110ter formulare i seguenti coroUari, specialmente in riguardo alla convenienza o meno dell'ipodermia antisifilitica negli ospeda.li militari. VIII. CONCLUSIONI.

l o n calomelano è il preparato di mercurio più adatto alle iniezioni sottocutanee.


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LA CURA IPODERlliCA ANTISIFILlTICA

Si.tratte iniezioni sono seguite quasi costantemente dalla scomparsa delle manifestazioni sifìlitiche sieno esse precoci o tardive, ed in un tempo assai più breve che non con qualsiasi altro metodo di cura. Nè le recidive dalle osserva1.ioni finora. raccolte risul ta sieno più frequenti, pih precoci e pitt gravi che in seguito ai metodi ordiJiari. 2° La dose del rimedio più comunemente usata e piit conveniente è dai 20 ai 30 centigrammi per cadauna iniel'ione; ma può essere spinta a 40 o 50 senza tema di suscitare perciò una reazione locaJe più viva o di cagionare sintomi di avvelenamento. Ordinariamente non è bastevole una sola. iniezione, ma ne occorrono dne o tre, e talvolta anche quattro. 3° L'idrargirosi e la stomatite mercuriale sono ineontestabilmente più rare che coi metodi classici. 4° J~ costante invece un ascesso acuto nel luogo dell'iniezione, che di solito è circoscritto, non è accompagnato in \ seguito da complicazioni gravi e guarisce con prestezza, senza che la piaga risultantene assuma quasi mai l'aspetto di una ulcerazione specifica. Tante volte però all'iniezione succecl c un'intensa ed estesa infiammazione flemmonosa, che può dar luogo a sintomi gravi ed a serie conseguenze. Uno degli effetti del traumatismo òperativo, può essere altresì la retrazione dell'aponeurosi brachiale e del muscolo biéipite. 5° Quantunque sia fuori dubbio l'efficacia. del metodo ipodermico, pure noi non crediamo che come nella pratica civile, così negli ospedali militari possa essere elcmto a metodo generale di cnra, sopratutto per gli accidenti locali ai quali dà luogo, e di cui a 1wiori non si possono prevedere i limiti e le conseguenze. 6° Esso è il più indicato e può rendere utilissimi servizi in molti casi speciali, come : nei casi di sifilide a corso rapido e grave, in cui è compromessa la vita., ovvero minac-


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dano esiti pericolosi; nei soggetti deboli e cachettici; in quelli sofferenti di affezioni delle vie digerenti o che non tollerano la. cura int~rna; in coloro la cui pelle è sede di eruzioni così confluenti c gravi che impediscono le frizioni c le altre applicazioni topiche; nei casi, infine, che si mostrarono ribelli agli altri metodi di cura. Milano, 12 settembre 1877.

l liBRl.I.CO Pu:TRo, tenente medico, 8• fant. Box.uu~n GIOvA..x;sr, capitano medico.


RIVISTA DI .GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RfVISTA_ lVIEDICA

Snlln trasmissione tlei suoui ath·avcrso i li<tnhli CIHloplcnl'ici di (lHI:e1•ente natut·~t. Seconda contribuzione alla diar;nosi differenzùde dei versCJ;menti. -Lezione clinica del professore Gumo BACCELLI (Gazzetta ·medica di Roma, numeri 17, 18, 20 e 21 1 anno 1877).

Il professore Baccelli torna in questa lezione sull'argomento che formò soggetto due anni or sono eli una sua importante pubblicazione " sulla trasmissione dei suoni attraverso i liquidi endopleurici di differente natura ,, della quale torna in questo luogo a riportare le conclusioni che sono le seguenti: 1• La vibra.zione sonora in un fluido procede in ragione inversa della densità, della corpuscohtzione e della eterogeneità; 2• La densità giudicata alla stregua degli areometri non concederebbe p otersi attribuire soltanto a ben lievi differen:te di peso così diversa facoltà conduttrice; 3• I~a facolt.à conduttrice si estingue massimamente per la eterogeneità morfologica e pei· la corpuscolazione; 4• La eterogeneità del fluido si misura dalla quantità di detriti di false membrane, dì za.flì fibrinosi ed albuminosi, e massimmnente dalla presenza di organismi elementari cioè: leucociti, cellule epitelioidi, pioidi, purulente; 5• I caratteri esterni di un fluido: colore1 spessezza, opacità,


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"VoiscosiÙì., non ne rivelano sempre fedelmente la. intrinseca natura, la quale deve essere posta in luce dall'analisi micro-chimica; 6° L'alta viscosità di un liquido sino a renderlo straordinariamente filante non iscema in modo notevole, in grazia clelhtsua omogeneità, la trasmissione dei minimi suoni. A dilucidazione del secondo · corollario riporta il risultato delle ricerche del lVIéhu " sui liquidi versati nella pleura , cla cui si ihferisce : 1° Che l'aumento della quantità. della fibrina non influisce in modo notevole sull'aumento della densità ; 2o Che l'aumento delle sostanze organiche influisce grandeinante sull'aumento della densità. Questo resultato, fa osservare l'egt·egio professore, è perfettamente consono ai risultati acustici, nei quali la grande quantità della fibrina e del fibrinogeno non altera notabilmente l'intensità d~lla trasmissione della parola. E per converso la intensità della trasmissione è massimamente .rido tta nella parte inferiore dell'essudato, dove si adunano per legge di gravit<'t. i mat<~riali organici con tenuti nella raccolta. I qua.li materiali organici, siccome resulta dalle tavole dell\'Iéhu sono quelli che colla quan tità loro accrescono la densità ed il peso specifico. ' I pesi specifici ottenuti dal professore Baccelli coincidono esattamente coi fatti esposti da.ll\:Iéhu e coi principii che se ne possono dedurre. In quanto agli essudati purulenti1 essi quasi scevri di fibrina e sostanza fibrinogena presentano i pesi più alti all'areorhetro p er la maggior densità che li distingué su qualunque essudato siero-fibrinoso, eccettuati quelli che contengono molta quantità di albumina. In quanto dunque al peso specifico o alla densità, le combinazioni sono le seguenti: l o Che il peso specifico o la densitit maggiore è condizione contraria alla trasmissibilità delle menome vibrazioni ; 2° Che la densità sta in rapporto massimo con la cMy;uscolazione dei Uquidi (leucociti, corpuscoli purulenti, globuli sanguigni); go Che la densità sta in t·appm·to 1'/teclio con le sostanze ot·!JCl;1tiehe e l'cdbttmina;


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4• Che la densità sta in 1·appotto m.inimo con la {ìb1·ina ~

sostanza fiòrinogena. E con ciò è pienamente confermata la verità e l'esattezza del primo corollario relativamente alla. densità come ostacolo alla trasmissione dellt' ·voce sono1·a ed vnsonat'('. E se liquidi ricchissimi di fibrina e fibrinogeno sono capaci eli trasmet tere abbastanza bene la più delicata. ribrazione, ciò è perchè, contrariamente alle apparenze, la quantità della fibrina .e fibrinogeno non accresce nota.bihnente la densità del liquido. Cura principale dell'illustre clinico è di indicare un modo semplice e facile per l'a})prczza.mento non solo t otale della tra<~ smissione della parola afonicamente silla.bata (tt·en-ta-t1·e); ma singolaregginta, come egli ilice, sulle sillabe e sulle lettere che compongono la parola. Nelle sue numerose ascoltnzioni era.si accorto che la riduzione della vibrazione fil.cevasi da un liquido all'altro per determinabili gradi ed in modo costante. O-ra: egli ha stabilito più esat.ta.mente questi fatti cd è giunto alla. conclusione che quando riducasi per gradi la tmsmissione della parola tre1~ta-tre afonicamente sillabata, avviene : . l o Che la prima lettera che si perde è la,.; la parola quindi si trasmette così : ten-ta-te. 2° Che la seconda lettera che si perde è la t; la parola quindi si trasmetterebbe così : en-a-e. 3• Che in seguito si perde la n rima.nenc1o le sole voc.ali e-a-e; 4• Che scampaiono anche le vocali, trasformandosi il suono in una vibrazione. motol'ia che potrebbe imitarsi con una specie di polso labiale, sospingendo una piccola quantità d'aria contro le labbra serrate e poi ritmicamente disserrandole; 5° Che finalmente cessa anche clel tutto questa trasformazione del suono in movimento sensibile e più nulla si ode. Allorquando si tratta di un liquido tenuissimo (trausudato sieroso) la })aroln t1·en-ta-tre afonicamente sillabata, non soltanto si trasmette in ogni sua lettera con una fedeltà piena ed intera, ma l'ult.ima vocale par che termini in un eco p1·olungato (t?·en-

ta-tre-e-e-e). Anche nelle pleuriti in cui è copiosissima la quantità del fibrinogeno, come nelle schiette pleuriti reumatiche, il liqui.do trasmette con chiarezza sufficiente la parola afonicamente sillabata.


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La più grande quantità di fibrinogeno non giunge mai a sottrarre nem.meno una lettera alla parola, ma giunge solo ad abbassare la "'i.,suona~za. toracica come se la trasmissione della voce, limpidalnente fatta., paresse venir da lontano. In queste congiunture può accadere talvolta che la trasmissione della parola soffra una vera riduzione. E ciò deve attribuirsi alle stratificazioni fibrinose più o meno polpose ed umide che si trovano quà e là sulla pieura, le quali agis-cono nello stesso modo che un corpo straniero applicato sopra una superficie risuonante. Potrebbe in questi casi accadere che fosse giudieato ])er siero-pus un liquido siero-fibrinoso. :Ma questo. orrore sa.rà ~vitato ascoltando con molta accuratezza nello spazio compreso tra le due linee parascellare anteriore e posteriore, dove il torace è sprovvisto dei grandi muscoli e d'onde la voce si trasmette,"più. che iJ1 c1ua.lunque altro pun.to, chiarissima. Se quivi uno strato cruposo travisi applicato sulla interna })arcte toracica. non potrà ap}lOrtare troppo gl'audi modinca.zioni sulla. trasmissione della voce per la compensante sca.rsezza del panno muscoloso. Olt.re a ciò è da notare che le soprara.mmentate stratificazioni non si fanno mai in un modo uniforme; e quindi facilmente interverrà che la trasmissione- della voce afona si abbi.a in punti diversi d.ello stesso lato toracico or limpida ora confusa. Ecl aggiungasi ch.e ove il punto in cui si trasmette lim1)idamente la.. voce trovisi -v.erso la base toracica, questa circostanza avrà un grandissimo :valore a.d escludere l'essudato purulento.. La esistenza però di questi strati cruposi grossi polposi ed umidi è tutt'altro che frequente; seppure può avvenire in tal uni casi e nei primi stadi di ·un })roeesso pleur1tìco, in generale è rara,. massime a corso.avanzato della mala.ttia. Quindi il d.otto professore conclude che sotto il riguardo fi,o;icochimico la quistione si riduce così: tutte le volte ehe. tm esstcc.lt~to

sieto-fÌbl'inoso si trov,i 1·acchiuso tla raemb1'ane atte a convi~ hrcwe, coteste rae·mb1·ane per sè stesse non intJu.cono almma condizi<me assolutamente COJ~tmria al trasmetl~t1'Si della voce ~ meglio della parola afonicamente sillabata. 1ìette le voUe cM ·~m essudctto siero-fibrinoso si trovi 1·aceMuso da memb1·ane rwn atte: a convib;J"are, coteste 1nemb1'ane per sè stesse sm.ouano f}1·adata1nente èa intensità fonetica in moclo però tmi{orme su.


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tt~tia la pm·ola sensct 1·itlm.,.e singola1·me1'le nessuna · delle let-

i,ere elle la compongono. Le condizioni che rendono le membrane atte a convibrare sono la tensione elastica c l'asciuttezza, e per conseguenza nelle condizioni opposte, nella. po~Josità inelastioa e nella umidità., sono i veri ostacoli alla trasmissione delle vibrnzionL Seguono a corredo c complemento eli questa lezione alcune importanti osservazioni di versamenti pleuritici occorsi quest'anno nella clinica, le quali spiegano, illustrano c valgono mirabilmente a confermare con la prova dei fatti il sommo pregio Jlrati.co del nuovo segno obiettivo scoperto e divulgato dallo illustre clinico di Rollla. Le due ultime storie rigm~td ano cnsi di versamenti emorragici, i quali il}H'elodato professore giunse con nutravigliosa sicurezza a riconoscere appoggiandosi al fenomeno della mancante trasmissione della voce afonica, che significava la esistenza di un versamento corpuscolare, nel tempo stesso cite mancavano gli altri fenomeni, specialmente quelli relativi allo stato febbrile, che sono propni ttci versamenti purulenti. Quindi porge, pet· la diagnosi dci versamenti emorragici, i seguenti criteri: a) Presenza di un fatto insolito e della natura di quelli, coi quali si lega bene l'essudato emorragico (pleurite tubercolosa, caMerosa, scorbuto, profonda infezione palustre, malattie del rene, del cuore, ecc.) ; b) La mancanza del quadro classico, d!tl quale si suole deSulneJ·e, indipendentemente dall'ascoltazione, il giudizio della purulcnza del liquido; c) La cliutm·na immanenza nello statu quo inalterata; cl) La sensazione della vibrazione o grandemente ridotta od anche estinta; c nel primo caso ridotta coi caratteri che qualificano la modificazione della Yibrazionc sonora per dato e fatto di un liquitlo corpp.scolato.

Dci tènomcni c;l.l'(liaei nella. itte rizia., lezione del dott. A . F A.IlRE1 raccolta dal dott. AuDIBER'r (G-az . cles Hopit., n• 119, 4 ottobre 1877). Nel 1875 il dottor Gandolphe sostenne una tesi sul nmwre di soffio mitt·al.e nell'itterizia, in cui riferiva avere in questa affe-


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:zione riscoùtrato un rumore di soffio sistolico alla punta che il più spesso coincideva col rallentamento del polso, e che giuclicava procedere dalla atonia del cuore con paralisi dei muscoli papillari. · Il dottor Fabre esaminò d'allora in poi il cuore di tutti gli itterici, e in molti di loro trovò ora il fenomeno indicato da'l · ' dottor Gandolphe, ora altri disturbi cardiaci. Egli ossena innanzi tutto che, contrarìamente a quanto occorre nella clorosi, di rado nella itterizia, si mostrano i fenemeni subiettivi come palpitazioni e dolori, e che i primi segni sono quelli obiettivi che si desumono dalla ascoltazione. E questa crede essere la ragione perchè i fenomeni cardiaci dell'itterizia sono poco conosciuti c passano per lo più inosservitti. Questi segni consistono principa.lmente in un rumore sistolico alla JlUnta che sta a dimostrare la. insufficienza mitrale. Spesso il primo suono normale alla, punta ha minore forza ed intensità; in ta.luno si ode in quèlla. vece un soffio dolce e limitato al di sotto del capezzolo. Altra volta si ha come una sensazione mista che sembra resultare dalla combinazione del tono normale attenuato con un rumore anormale leggermente soffiante. Due volte riscontrò lo sdopiJiamcnto del primo rumore alla punta. Spesso, ma non sempre, si nota un leggiero rinforzo del secondo rumore normale in corrispondenza e un poco al di sopra del capezzolo. In oltre qualche volta si osserva l'abbassamento della 1mnta del cuore, con lieve aumento della ot_tusità l)recordiale, l'aumento di estensione della impulsione carcliaca, fenomeni che stanno acl attesta.re la dilatazione del cuore. Però questa dilatazione è un fenomeno incostante e come accessorio. La insufficìenza mitrale è quella che tiene il primo posto in ordine eli frequenza e d'importanza. E cb ciò il dottor Fabre deduce che questa insufficienza non può derivare che da deficienza tli a-zione dei muscoli papillari, chè solo così può spiegarsi come accada la insufficienza senza che la cavità ventricolarc siasi dilatata c la punta del cuore abbassata.. In questo l'autore trova somiglianza coi fen·omeni della miocardite; e poichè dall'Haycm fu nell'itterizia anatomicamente dimostrata la miocardite, egli è perciò d'avviso che appunto dalla miocardite, da una a.lterazione granulosa dei muscoli papillari procedano i rammentati fenomeni e non già dalla 3


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semplice atonia muscolare con allungamento delle fibre e quindi da1lft dilatazione ventricolare, come il dottor Gandolphe era inclinato a credere. Questo stato, secondo il dottor Fabre, può svolgersi in tutte le forme della itterizia, sì nella itterizia semplice, come nelle forme più gravi, forse però in queste con }JÌil forza che nelle altre. Nessun rapporto poi ha osservato fra la intensità~ di questa alterazione e il coloramento della pelle e lo scolorimcnto delle mat~rie fecali. N el tempo istesso o prima dci fenomeni cardiaci ha osser vato generarsi dei disturbi nella circolazione capillare, stasi, piccole emorragie puntiformi sottocutanee, emorragie dalle mucose e specialmente epistassi. ...<\.nche la circolazione arteriosa è disturbata. Il polso non sempre si rallenta, talvolta diventa frequente e piccolo. L'autore ha raccolto tre specie di disegni sfigmografici: l o Una linea dì ascensione brevissima, che è segno della debolezza della contrazione cardiaca e quindi, con ogni prob1tbilità., della alterazione granulosa del cuore; 2° Una linea di ascensione rapida c lunga che indica la dilatazione cardiaca; 3° Una linea di discesa lunga e quasi orizzontale che significa la difficoltà con la quale si vuotano le arterie; d'onde proviene la lentezza della circolazione capillare e in conseguenza il rallentamento del polso. Però la miocarclite degli itterici non avrebbe, generalmente pa.rlando, gra.vi conseguenze. Il rallentamento della circolàzione, l'anemia, l'aglobulia che spesso si osservano negli itterici si produrrebbero indipendentement e dalla miocardite. La malattia. prima agirebbe guastando il sa.ngue e ra.Uentando la circolazione capillare c appresso sul cuore alterand.one le pareti e per conseguenza la sua funzione. Ricercando poi il modo onde si proclnce questa miocardite degli itterici, il dottor .I!'abr e dimostra che non può addebitarsene il calor e febbrile, poichè la temperatura o resta normale nella itterizia o non è che mediocremente aumentata, non avendo mai superato nei suoi casi 39,2. Egli crede dunque che causa " ne sia la lesione epatica, la quale egli afferma sussistere non


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solo nelle itterizie gravi, ma sì pure in quelle leggiere che si chiamano catarrali. Fra le une e le altre, a suo dire, non vi è che differenza di grado; comuni sono le cause ed i sintomi; e fra quelle nota principalmente l'alcoolismo, fra questi l'alterazione del processo nutritivo c i fenomeni di avvelenamento per intop}lO del mo,•imento di eliminazione. E a conferma riporta le osservazioni del dottor Garcin, il quale trovò diri1inuita. anche n ella itterizia catarrale la separazione dcll'urea; e lo inquinamento sanguigno dimostrato nella itterizia grave dalle emorragie è nelle itterizie catarrali fatto nperto da quel piccolo punteggiamento petecchiale che si osserva quasi sempre qunndo si ricerca, massime alla })arte anteriore del tronco. Crede poi ch e l'altera.zione epatica non operi nel produne la. miocardite per altra via che per quella dello inquinamento del sangue, escludendo però l'azione delle materie coloranti c della colesterina che la esperienza fisiologica e la osservazione clinica hauno dimostrato essere pressochè senza effetto sull'ot·ganismo. Sarebbero dunque gli acidi ed i sali biliari la cagione di questi morbosi eiTetti; cd invero fu già dimostrato che l'avvelenamento l>er i suddetti acidi produce la degencra;~,io negranulo-grassosa dei visceri, c la. miocarditc è appunto un effetto della degenerazione granulo-grassosa del cuore ; c oltre a ciò le esperienze del Groll emund dimostrarono fin dal 1869 che gli acidi biliari Ol>Crano sul sangue generandovi effetti simili a quelli della itterizia grnve. Da queste considerazioni di fisiologia patoligica muove l'autore }>er fissare una terapia ra:tionale dei fenomeni cardiaci della itterizia., per la quale stabilisce tre indicazioni: l o Combattere il sintomo, cioè sostenere il cuore indebolito dalla infiammazione e che è sul pendio della. degener azione. E · questo r esultato si raggiu.llge con dosi moderate di china, d'alcoor e di cafl'è; 2" Neutralizzare i principii che ln'Oducono l'avvelenamento rendendo impotenti gli acidi biliari. E a questo si giunge svincolando questi acidi dalle loro combinazioni mediante un a.cido minerale energico, l'acido solforico, che forma solfato di soda 1 e gli acidi rimasti liberi si decompongono rapidamente nell'organismo ; 3° Agire sullo. alterazione epat.icn : nel periodo di congc-


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stione, quando vi ha aumento del volume del fegato, con le ventose sulla corrispondente regione; più tardi coi mercuriali sin. per frizione, sia sotto forma di calomelano, associati oppur al rabarbaro; e nel periodo atrofico col fosforo il quale, a detta dell'autore, a dose ternpeutica, avrebbe effetto opposto a quello d ell'avvelena,mento fosforico, frenando nel suo principio la degenerazione granulo-grassosa.

no

"Un cu,s o di poliurht senza polidi})Sia, del dott. G. K. TRR GrttGORIAJ>Z ( Mediciniskoje Obostenje, 1877, vol. 2• - S. Petersbtwger JJ!edieiniseh.e Wochenscrifl, 6 ottobre 1877).

In un uomo di 58 anni si sviluppò in conseguenza di abuso eli alcoolici prolungato e costante per vari mesi, un eccessivo aumento nella secrezione ur.inosa ; tre mesi dopo gli si associò la.. tosse, e il paziente dimagrava ra.pidamente in tulto il corpo; malgrado l'appetito, che conservò sempre. Non ebbe mai nè febbre. nè sudori notturni. L'esame del petto dimostrò all'apice e in due punti dei lobo inferiore del polmone sinistro,:difficoltà eli respiro, e crepitazione secca; al destro, la respirazione vescicolare con rantoli crepitanti a picc-ole bolle. n fegato e la milza erano ingrossate e dolenti. La polim-ia dopo aver continuato per 2-3 settimane cessava JlCr circa una settimana e mezza, durante la quale la quantità di w·ina diminuì tanto da essere meno del normale, per crescere di nuovo improvvisamente. Nel tempo della polinria. la quant)HI. giornaliera dell'urina giungeva in media a 4500 grammi; era ùi r eazione debolmente acida ; del peso specifico di 1,005 e non conteneva nè albumina, nè zucchero. La sete dlwcvnte la polùtrict· non ent &resciuta. Ter-Grigorianz dietro acurati c.'llcoli potè stabilire con sicuIezza che il paziente prendeva ogni giorno non più di2680 grammi d 'acqua. Se si prende anche solo la met.à di quanto Pettcmkofer e Vogt n.mmettono negli individui sani quale media secrezione per rue;~,zo d ei polmoni e della cute (912), cioò 451 grammi, la secrezione media giornaliera per mezzo dei reni dei polmoni c della cute importerebbe nel caso accennato 4500 456 = 4956 grammi. Lo

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ammalato introduceva perciò in 2·! ore, circa 3000 grammi di .liquido e ne emetteva di.1rante la poliuria eit·ca 5000. L'autore cìta questo caso come una prova del fatto post6 tante volte in dubbio : se la poliuria possa esistere anche senza là • polidi})Sia. L'eccedem:a del liquido emesso in confronto di quello introdotto viene spiegata dall'autore con Niemeyer e Trousseau per la formazione di acqua nell'organismo proveniente dalla abbondante alimentazione specialmente di sostanze idro-carboniche che il paziente dell'accennata polifagia prendeva in maggior quantità. Allontanata la causa (abuso di alcoolici) egli guarì senza altra cura.

Lo stt'Ol)i.Cciamento nena. cura del ct·anl})O degli scl'it~o.l'i (Jowmal de 'tnéd. et chù·. p1·ctt., ottobre 1877). Il dottor Douglas Gra.ham riferisce nel Meclical Becorcl di New Yorlc diversi casi osservati da lui stesso o raccolti dai giornali tedeschi, nei quali questa maniera di trattamento aveva avuto una. completa riuscita. Il primo riguarda un malato di }}2 anni che era arrivato al punto da non poter più scrivere per niente, 110tendo appena sostenere la penna benchè la mano e le braccia apparissero in istato al tutto normale. Fu curato con lo stropicciamento che era fatto due volte per giorno ed eseguito con forza sui muscoli delle eminenze tonare ed ipotena:re, sugli inte1•ossei ed i lombricali. Nel tempo stesso 11ercuotevansi i muscoli del pollice e del minimo con un cilindro di legno e tal percussione era pur fa.tt.<t sui muscoli dell'avambraccio c più particolarmente sui flessori . Dopo una settimana di questa cura era manifesto un notevole miglioramento; si feccl"o anche delle iniezioni sottocutanec ùi stricnina (10 o 12 gocce di una soluzione centesimale) e dopo quattro settimane il malato era in istato affatto soddisfacente. Un altro fatto è quello di una. signora di sessanta anni che da otto anni soffriva il crampo degli scrittori ed aveva nel teinpo istesso delle contrazioni dolorose nel braecio e nell'avambraccio. :Molti modi di cura. erano stati provati, ma inuWmente, qua.li la elettricità, i bagni; le crnbroceazioni, ecc. Avuto rkorso.a.llo stropiceiamento, dopo due mesi, senza il sussidio di alcun altro espe-


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diente, la malata potè scrivere e fare qualunque lavoro senza fatica. · Finalmente un'altra donna tribolata da nove anni dalla stessa. malattia fu guarita dopo trentasette sedute eli stropicciamento. Il tlottor Graha,m ste.sso ha ottenuto eccellenti e ra.pidissimi risultati con lo stropicciamento. Un vecchio che difficilmente poteva tenere la J)enna dopo avere scritto poche parole, fu guarito dopo essere stato sottoposto allo stropicciamento due sole volte. In molte altt·e circost:mze simili, il resultato fu identico ed ugualmente sollecito.

Albuminuria d'origine nm·vosa (Joum. de 'rné1l. et chi1·. prat., ottobre 1877). Il dottor Teissier da Lione pensa che IJiù spesso di quello che non si cxedc si produca l'albuminuri8, per una lesione dci ~entri nervosi. Cita cinque osservazioni nelle quali accidenti cerebrali seguiti dalla comparsa della albumina nella mina hanno confermato la esperienza di Claudio Bernard, il quale hceva a volontà COJlll)ttrire lo zucchero o l'albumina nell'urina irritando punti differenti del quarto ventricolo.

D ella atrofia muscolat·c eons ecuti''"' alle malatttc d elle tu:ticolazioui. Conclusioni del dott. V ALTAT (Gaz. des Hcìpitaux, 25 settembre 1877, no 111). Nello. maggior parte delle malattie articolari, la nutrizione del sistema vnscolare è fortemente compromessa. Fino dai primi giorni in quasi tutte le fo.rmc d'artrite succede l'atrofia e la. pamlisi più o meno manifesta eli certi muscoli segnatamcntc di quelli che vanno alla articolazione malata. Questa atrofia non può essere effetto nè della inerzia nè della. infiammazione dci muscoli, dci nervi o della midolla. Molto probf.l,bilmente si produce nello stesso modo dci fenomeni che si dicono rcflessi. È importante sotto il riguardo del disturbo della funzione, aumenta. orclinariamcnte fin chè dura la malattia articolare, c se talvolta è passcggiera, nella gran<lissima maggioranza dci casi persiste dopo la guarigione dell'artrite, cd allora costituisce il solo ostacolo al


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ripristinarsi clei movimenti. Generalmente dura lunghissimo tempo ed ha poca tendenza alla guarigione spontanea. Alle volte i muscoli col solo esercizio possono riacl}uistare la loro forza ed il loro volume, mo. questo esito fortuno.to è raro, sempre lento a succedere, ed il più spesso incompleto. Queste lesioni n.trofiche guariscono con facilità c prontamente con l'applicazione delle correnti continue deboli e permanenti cd ancor meglio combinandole con la faradizzazione.

Sulla. comparsa d e lla melanenlin·, del professore F. MosLER (Vù·cltow's Arch. tomo 69, pag. 369 - Dentsche medizinisclu~ W ochenscri{t, 14 luglio 1877). Da molte osservazioni anntomo-patologiche Ar nstein trasse la conclusione che, contrariamente all'idea di Virchow-Frerich, la melancmia rappresenti lo stato primo.rio, benchè assai passaggero, nella febbre intermittente, al quale fa seguito la melanosi della milza, del fegato, e della midolla delle ossa. Il dottor Mosler osservò un ammalato, nel quale la melanemia durò per uno spa.,io di tempn abbastanza lungo. Durante l'accesso febbrile furono trovate numerose cellule e zolle pigmentrui, liberamente nuotanti nel sangue, le quali andarono ma.n mano scomparendo: se ne osservarono però alcune anche nei giorni di apiressia. I globuli bianchi del sangue non crescevano di numero durante questo periodo ; aumentaro'no invece moderatamente dopo 15 giomi. Il pigmento aveva In forma di zolle scure non contenute nei globuli bianchi, c di cui S·circa potevano essere contate nel campo visìYo.


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Caso di l ussn.z ione e fraitut·a •Iella 6• e 7* v erteJn·a cervicale, collegat:.. ad uno EOtraot•diluu·io :1.bbassnul<~nto di tem}H~t·atura, del dottor liANs Jh: YNOLD, medico assistente all'ospedale di Zwickcn (Berliner Kli-

nische Wochensch1·i(i, 2-1 settembre 1877). Il seguente caso merita per doppia ragione l'interesse generale : in primo luogo 11ereltè si tratta d'una lesione rara, la qua.Ic , anche dal lato fisiologico, può for nire degli schiarimenti c delle conferme; c in secondo luogo, pcr chè si osservarono nell'ammalato di cui nan iamo la storia ta.Ii abbassamenti di temperatura che si riscontrano molto difficilmente nella letteratura medica. Il ferito, u n uomo di 30 anni, montanaro, fu portato il 22 marzo 1877 alle 3 pomeridiane all'ospedale. Dalla stessa sua relazione e dal racconto dci suoi compagni, si seppe che egli era caduto col cnpo in giù da un'altezza eli 8 metri. Il paziente aveva pieno possesso dei sensi, ma non era in caso di muoYersi; si lagnava d'un senso di soffocazione c provava continuo bisogno di pigliar fiato ; i movimenti della lingua erano lenti, e stentata l'art.icolazione delle parole; aveva forti dolori specialmente nella, r egione delle spalle. L'ammalato conserv::wa. la stessa posizione in cui fu posto,·domandava però di n·ec1ucnti che lo si cambiasse senza. per questo risentirne vantaggio. Nel sollevarlo pareva che il respiro minacciasse di arrestarsi; le bra.ceia erano allontanate dal tronco in modo dà formare con esso un angolo di 30°, r oteate un po' verso l'interno; (in questa dire-


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zione era possibile un movimento appena percettibile), l'avambraccio in pronnzione e flessi une forzate : le dita piegate non pero aggomitolate. Il paziente è di statura alta c di forte musculatura; la pelle è 1>nllida e fresca. Nelle parti capellute del capo si trovano 5 ferite, in Yaria direzione; 2 della lunghezza di 7 centimetri. Le ferite sono in parte profonde fino all'osso, che in alcuni punti è scoperto. Un'altra ferita della pelle lunga 4 centimetri segue la direzione delltt branca discei1dcnte della mo.scella inferiore. Le J>upille sono molto ristrette, ma si contraggono dinanzi acl una fortè luce; le palpebre si muovono liberamente; l'asse visivo normale. n volto ha un'espressione penosa, che si aumenta visibilmente per la difllcile respirazione; l'ammalato grida di continuo: " uccidetemi, uccidetemi perchè non posso l)ÌI't sopportare tanti dolori. , I muscoli facciali non sono punto paralizzati, nè scorre sangue dalle orecchie; la lingua si muove liberamente ed è asciutta e rossa. Dtirantc l'esame della colonna vertcbrale il paziente venne cloroformizzato e coricalo sul ventre. La. nuca mostrava due profondo pieghe trasversali come si riscontrano solt.a.nto negli individui molto pingui e di c~llo corto; la nuca stessa sembrava raccorciata, il capo era passivo c molto mobile. Nei movimenti e nella accurata palpazione della regione cervicale si trovò una leggera crepit~zionc in corrispondenza della G• vertebra, molto }liù sensibile però verso la / n. Dall'alto al basso, lungo i processi spinosi, si rilevò un improvviso abbassamento. Dalla 7~ vertebra cervicale in giù proseguiva l'ordine non -interrotto dei processi spinosi, e dovendo perciò ammettere la possibilità. di una lussazione si fecero tentativi di riduzione per mezzo eli forti estensioni del capo e contl'oestensione del tronco; però semm risultato. Lesioni esterne non se ne tl'ovarono~ nè al collo , nè al tronco. Il torace era largo ed abbassato; delle dimensioni di un uomo molto forte; era poco mosso nella respirazione e gli spazi intercostali affondati. La respirazione irregolarissima e poco profonda in modo che non si poteva enumerarne lu frequcuz:a ; i suoni cardiaci molto lenti con una. pausa chiara tra il 1• e il2° suono; frequenza 40 - 44. Il basso ventre teso, non gonfio e in ogni parte con suono timpanico. n pene or<\ in istato di erezione ora di senti


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erezione. In cotTispondcnza del mento orinario un po' di liquido mucoso bianchiccio (sperma). Le estremitìì. superiori sempre nella posizione sopradescritta. I nsieme ad una piccolissima rotazione nell'articolnzione della spalla fu possibilE> una lieve escursione attiva dell'avambraccio c delle dita. 'l'rmto queste che quello ern.no anestetiche; in tutte due le braccia si aveva. nncora w1n leggera sensibilità alla 111111tura. dell'ago. Al tronco le punture d'ago alla parte anteriore c dall'alto al basso sino all'altezza dci capezzoli erano sentite; più in giù completa anestesia. La sensibilità del volto era normn.le; i movimenti tli deglutizione si compivano }Jerfcttamentc c l'am· malato r ispondeva allo domande con precisione e chiara pronuncia, Lo estremità inferiori completamente paralizzate sia nel moto che nel senso; il paziente non r isentiva la esistenza t! elle brnccia nè di tutto ciò che sta dal capezzolo in giù. Sotto lo l1llnturc d'ago npplicat.e nello. parte interna della coscia, s'inna17.ava. qualche poco, ma molto poco, il testicolo della parte con-ispondente ; cosl pure le stesse punture noi pene provocavano in esso insignificanti movi111enti. Non si obbe vomito, nè immctliu.La· mente dopo la caduta, nè fino al termine dell'esame. Nessuna evacuazione nhrina e punta. orina.. L'esame c l:l. fasciatura delle ferite del capo, come pure la pulizia dell'individuo occupnrono più di un'ora, nello. quale egli giacque nudo su di una tavola rivestito. d'uno. coperta di lana. nella camera d'accettazione, riscaldata. fin dal mattino. Alle 5 fu r iportato in letto, e misurata nella caviuì. ascellare l'infermiere indicò una temperatura. di 30• 8 Celsius. Sorpreso per ta.lc bassa temperatura, mi recai subito clal paziente, il cui stato non ora. cambiato. Sotn·awenivano solo t.alora delle convulsioni clouiche nelle estremità superiori. Collocai il termometro con ogni cautela nella cavità nscellare, c osservai per 15 minuti consecutivi la colonna di mercurio : la temperatura ora di 30• 9; ìl polso 41. I n· trodussi il termometro nell'ano allo. profondità di 7 centimetri : (l) Le mìsu1·nzioni furono rsc~uitc con un tormomel ro Lceper ùi Li p~ i a , e per ass icut·a r rni se l'istnune nto <n·<~ ]JI'eclso, lo con ft·ontai con ullrl , e lo ll·ovai gi usto. l' t·e~ai il signor medico as~ìstonlc dollor Ualmer e il m;>clicC> caodiùaw Grùue di verificare il fatto. de$ìdl'rando di avere un testiruOIUO che constatasse Io straordinario abbas.•amento di temperatura.


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la temperatura fu di 31° 8 (1). Di mano in mano misurai la temperat ura delle diverse parli principali del corpo, al tronco, allo estremità superiori e inferiori; e ciò col mezzo di d ne termometri cutanei a larga base, e ne ebbi delle temperature fra. i 30• O o ao• 5 cent. La temperatura della. cavità clelln. bocca sall durante la misurazione di un quarto d'ora a so• 8; cadùc però verso la fin e a so• 4. I1 sensorio liberissimo: medicazione - O 02 morfina internamente, ed altrettanta alle 9 e 10 minuti per via ipodermica.. Alle 9 la teropemturo. alla cavità ascellare ern di 300 6, al retto 31• 8. T utte le temperatur e misurate nella cnvit:'t. ascellare fino al momento delia morte vengono riportate qui appr esso, aflìnchò si possa o.verle subito sott'occhio : 22, alle 9 di sera, SO• 6; alle 11 sera, 31o 8. 23, ad un'ora, 31o 8; nlle 3, 31o 6; aJle 6, 31o 8 i alle 10, 34• Oi alle 11, 34' 2; alle 12, s..t• 6. Ad un'ora llom., 34° 8; alle 2, 34° 8; alle 3, 35• O; alle 4, 35° 6 i alle 5, 35• 6; alle 6, 36• 8. Alle 8 <li scrn, 37•; alle 10, 37° 4; nllc 12, 38• 4 . 2':1:, alle 6 del mattino, 88•, 6. A)lo 7 c SO minuti, 39•. Morte. L a. mattina. del 23 marzo (il giorno dopo la ferita), il paziento si sentiva. un po' meglio; aveva preso nlcuni cucchini di zuppa c chiesto da bere. "Verso sera ebbe qualche accesso di tosse; non fu però in grado di espettorare il catarro. Il scnsol"io em perfettamente libero, la massima frequenza. del polso, di giorno, di 48 battiti. (TAl. sera O 02 morfina. ipodcnnicamcnte). La sera si estrasse l'orina col cnt.eterc. L'ori na era rossn. color mn,ttonc, senza albumina n è zucchero; la quan tità fu di 1,100 cent. cub.ici. Il paziente passò la notte abbastan;:a tranquilla; ver so mattinr\. s'accrebbero ln. difficoltà del respiro e il rumore trachealc; alle G un accesso di sotrocnzionc; il respiro si fece però più libero, dopo preso O 02 morfina. Alle 7 30 avvenne In morte per soffocazione e paralisi del cuore. La sezione caùavel'icn. fu fatta sei ore dopo la morte: le estremità. rigide, i muscoli dorsali mobili. Le due pieghe nlla nuca, già osservate in vita, si mostrarono larghe e profonde. n processo spinoso della 7• vertebra cervicale molto sporgente. Al capo e alla mascella superiore le ferite già accennate. Aperta la cavittì addominale, se ne trovarono i visceri nella loro posizione nor-

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male ; gli intestini molto tesi per gas. Il pericardio ricoperto di grasso, contenente poco liquido sieroso. Il cuore sorpassavlt in grandezza il pugno chiuso dell'individuo; la metà. sinistr a, era. contratta, la destra rilasciata. Il ventricolo destro contcneYa sangue scuro c scorrevole, e cosi pure l'orecchietta destra: in ambedue queste cavità si riscontrò un piccolo coagulo grassoso. · J:orecchict ta sinistra conteneva J)OCO sangue; il ventricolo corrispondente era vuoto. Nè nella sostanzà muscola.rc cardiaca, nè nelle valvulc non si trovò nulla di anormale. I due polmoni erano ripieni ili sangue nelle r egioni posteri6re ed inferiore ; il lo l'O apice pallido cd alquanto edematoso. I reni c la milza molto ingorgati ili sangue; nel tubo intestinnle nulla di notevole. Aperto il cranio, si riconobbe che nessuna delle ferite aveva prodotto frattura delle ossa ; la J)ia, madre era molto iniettata, c il cervello non punteggiato, nè nella sostanza grigia, nè nella bianca. Non si osservaTono stravasi nel cervello, nè n_el cet·velletto e nepptu·c nel midollo allungato. Aspor tati i bronchi, l'esofago, la laringe, le clavicole, e le prime costole, si rilevò nella colonna vcrtebralc una notevole prominem:a, che corrislJOndilva per grandezza, e posizione alla sesta vertebra cervicale. L'ult eriore preparazione delia colonna vcrtebra.le nella parte posteriore fece riconoscere tm'estesa contusione dei muscoli. Il processo spinoso della sesta vertebra cervicale era in parte fratturato, c il corpo della, settima vertHbra totalmente spaccttt@; la ses ta vertebra completamente lussata sul davanti cou lacerazione dei ligamenti laterali. Dalla par te posterior e, dopo l'asporta.zione delle parti muscolari e tlelle schcggie ossee, si vedeva la midolla spinale colle sue membrane St!Operta per un centimetro e mezzo. L~t dura madre molto arrossata e con stravasi sanguigni. !ucisa. questa membrana si trovò una massa spappolata rosso-grigi a, che l:orrispondeva alla midolla spinaJe ; tolta la quale, si trovarono numerosi coaguli sanguigni suUa tlura madre tra la terza e la quarta vertebra cJors~tle. Sezionata la midolla spinale si rinvenne la sostanza grigia, in corrispondenza della terza. vertebra. cervicale, di colore rosso sanguigno, il quale diminuiva in estensione gradatamP.nte fin verso la settima vertebra cervicale, do1c ogni struttura e1·a ::;comparsa. Il preparato anatomico sta soliclifica~dosi in una soluzione di


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· ~romato pot.assico depurato, e a suo tempo, se il caso offrirà interesse, si pubblicherà il risultato dell'esame microscopico.

lJua. fel'ita d'an·ma (la fuoco alla gamba sin istt·n. Contt·ibuto alla chirtwgia conser·vat1'ice del dottor E. SouRIER, medico principale in ritiro (Gazeile cles Hopitcmx, 13 ottobre 1877).

n 26 dello scorso luglio, il contadino C... ventinovenne, dimorante in .A.boncourt (dipartimento della 1\fosa e ~Iosella) ebbe la gamba sinistra fratturata da un mortaletto che esplose a lui vicinissimo. Fu chiamato in fretta. il medico del vicinato, il quale in vista di t~nto male credette opportuno di, chiedere il consulto di un collega, ove di concerto venne decisa la pronta amputazione della coscia. n ferito, angoscioso per l'alternativa della mutilazione che rovinava la sua; condizione di agricoltore, o pure di morte presso a poco certa, e non sapendo punto mssegnarvisi, due giorni d(lpo il fatto mi fece chiamare, porgcndomi cosi l'occasione di visi tarlo insieme col medico curante. La lesione appar iva ben srave e le tuberosità. della tibia quasi asportate per intiero, mentre al di dietro verso il cavo popliteo null'altro eravi rimasto fuorchè un'esile lamina della parete posteriore. Il pr.ronèo però si mostrava intatto. J,a piaga ossea cominciava a 2 centimetri e mezzo al disotto dcll'interlinea articolare, ed aycva la superficie di 4 centimetri nel senso verticale, di 6 in quello trasversale e la profondità di 5. Il tendine rotuleo andava in parte salvo e cosi pure la vena safena interna, non vi era emo1Tagia. Si estrassero alcune schegge mobili dal membro, che trovavasi intorpidito, alquanto freddo c in istato di stupefazione . Strisciando il dito sopra le protul)eranze formate dai frammenti ossei s'incontravano delle cavità profonde, o le carni comparivano lacerat~ c livide. La gamba era gonfia, il dolor e lievissimo, la reazione tenue, il polso a 85 c soddisfacente lo stato ·generale del malato. Che si aveva a fare di fronte a dati di problema chirugico tanto diffieile a essere risoluto? _lo n cadeva dubbio per riguardo alla


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necessità di operare, sia conservando la gamba, che sacrificandola coll' intendimento di salvare il resto; e ancora. occorreva operare sollecitamente, perocchè l'amputazione consecutiva ha esiti tanto funesti. l\ia conservando la gamba, quanti accidenti a temersi c quanti pericoli p el povero paziente! Basti l'enumerare il delirio net·voso, il tetano, lo sfacelo, la putrefazioue nosocomiale, la pioemia, l'osteomielite diffusa e consecutiva alln ripercussione del traumatismo su di tma larga superficie; da ultimo la fenditura ossea, che può estendersi n.Ua. prossima articolazione e cagionare una ostcite epifiso.ria, non che una piaga penetrante. D'altra parte la lesione ci pareva semplice malgrado la sua estensione, e la frattura si manifestava incompleta. Di più il per oneo, rimasto illeso, assicurava l'immobilità del membro, c la piaga superficiale e declive !)l'Ometteva un facile scolo dci prodotti dell'infiammazione suppurativa, ancora meglio di una piaga ristretta ed internata in carni tumefatte, la quale, sfuggendo ai mezzi della terapeut.ica, avrebbe vietata una grande azione. La natura poi del tossuto poroso, traversato dal})I'Oiettile, induceva a supporre che non vi fosse irradiazione verso la giuntura, che era libera ed indolente, e la pressione esercitata sulla rotula non facevo. rifinire verso la phtga i liquidi che la infiammazione avrebbe dovuto accumularvi. Aggiungasi la forte costituzione del ferito , la gioventù ognora considerata quale un aiuto alla. guarigione, il suo abitare alla campagna, talune ragioni di famiglia e della condizione e, per ult'imo, la speranza di una reazione morale salutar e, la quale avrebbe secondatì i nostri sforzi. Tutto questo riuscì a scuotere la nostra perplessità e a determinare la conservazione della gamba. Dopo tutto, l'amputazione di una coscia segna un fatto abbastanza grave per trattenere il chirurgo meglio convinto. Dietro a siffatta decisione e alla matura ponderazione di ogni sua conseguenza, veniva il 11roblema di superare il periodo della infiammazione tanto irto di pericoli, di aiutare il duplice lavoro elimiuatore e riparatore, di stabilire, in una parola, un sistema di cura che si informasse alle seguenti indicazioni: Prevenire una reazione troppo violenta; semplificare la piaga; agevolare lo scolo della suppumzione; sostenere le forze nella 1nevitabile loro spossatezza.


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A tale fine furono applicate alla. parto postedore della. gamba. delle assicelle, le quali. oltre a rendel'la immobile, riescivano a. preserva.rla benancho da. una consecutiva frattura. Poi si curò la piaga rimasta scoperta con bagnuoli non interrotti pel corso di 15 giorni, e si asportarono le schegge mobili, lasciando però quelle che erano adcsc c dovevanCl servire alla. rigenerazione ossea. Pr osciugare i prodotti dell'infiammazione, riposti nella. cavità della piaga, allo scopo di impedire l'assorbimento ; eccitare tutta la superficie suppurante, col mezzo di topici detersivi, e coll'intendimento di accelerare lo sviluppo della granulazione cellulosa .e vascola.re. Ecco il metodo di cura istituito nel nostro consulto, lasciando nella mente del malato il convincimento di una guarigione che a noi stessi pare·va ben problematica. Invece le cose volsero in meglio, poichè dodici giorni dopo trovammo il ferito in liete condizioni, cioè senza reazione n è brividi nè calore anormale, e col polso a 75 battute, colla lingua netta, con appetito c con disposizione al riposo. La piaga imbevuta d;acqua mostravasi scialba, bigerognola e come macerata.. Dopo d'avere estratta una scheggetta. staceatn,, notammo una leggiera gonfiezza nella. gamba elle trovavasi intormcntita ed alquanto fredda, e prescrivemmo elci bagnuoli di alcolite di canfora fenicato, nonchè dello sciroppo d'idrato di clol"ale come profilattico. 11 .28• giorno ritrovammo il ferito in ottimo stato. La superficie ossea era coperta dijuna membrana sottile, morbida e rosea, sulla .quale cominciava a spuntare la germinazione cellulosa e vascolare, vale a dire il primo delineamento, sempre ben delicato, di una cicatrice nascente. La suppm·azione seguiva in proporzione esigua c la periostite plastica univa, con un corso parallelo, la .cicatrizzazione delle parti dure con quelle molli. S'impressero dci leggeri movimenti di flessione alla gamba, col fine di iml)edire un inrigidimento articolare del ginocchio. Il 40• giorno, il ferito mi scrisse che principiava a camminare .coll'aiuto delle grucce, ma che però la gamba gli si era intormentita e dgonfia (senza dubbio per effetto di edema), mentre il .suo stato generale continuava a essere soddisfacente.


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Il15 settembre, cioè 50 giorni dopo l'accidente, il C... venne a trovarini in legno, che noa lo aveva punto scomochtto. Con sommo piacere mi feci capace che la piaga eta ridottét alla dìmensione di una noce, e che il mio cliente piegava senza stento la gamba., potenclovisi reggere sopra. e -fra poco tempo anche C:.timninare. La guarigione si poteva dunque dire completa e definitiva. Nel pubblicare questa memoria, abbiamo avuto soprattutto l'intenzione di dimostrare, come le indica.zioni riferentesi a una amputazione non siano mai assolute e si debbano va.riare a seconda delle loca.lità, delle assuefazioni, della cost-ituzione dell'individuo, ecc. Si sa., difatto, quanto riesca potente la tempeutiéa nelle· campagne, coi robusti e rubesti contadini, i quali vivono in mezzo all'aria aperta e ossigen.a ta e sono rinforzati dalle fatiche gravissime. Stùla. Clll'a dei tumori maligni ntedhtJlte la elettrolis-i, ciel dott. NEF'rEL (New-York). (Vù·ch. Arch.LXX, pagine 172-182). - St. Petersbe.wget· lJieclizinisce Wochensch1·i{t, 20 ottobre 1877).

L'autore riferisce gli ultimi esperimenti e miglioramenti sui primi metodi di elettrolis.i, e ne cita due. Il primo consiste in questo : durante la narcosi viene infisso nel tumore un a.go anode, e chiuso · il circuito con debole intensità di corrente con una la.stra catode a qualche distanza dal tumore stesso. L'intensità della corrente s'aumenta poi fino a 30 elem. di Siemcns ;. si lascia stttzionaria per alcuni minuti, poi si cambia la direzione della corrente col commutatore e si porta la sua intensità fino al numero di elementi sopra accennato, e anche eli piit verso la, fine. La durata della corrente sarà, secondo la grandezza del tumore, di 10-30 minuti ; l'elettro de catode verrà spinto dopo che fu tenuto fiss.o per qualche tempo, in altro posto, fino a che abbia circoscritta l'intera circonferenza del tumore. L'autore non usa che aghi di platino, poichè gli altri si ossidano e si rompono facilmente. Con tale metodo s'arriva alla necrosi parziale e perfino totale


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del tumore; la qual cosa, dietro l'opinione dell'autore non può che affrettare la scomparsa del tumore. Questo accidente però non è la parte essem;ial~ del metodo, e il tumore scompare anche senza suppurazionc c nccrosi. Scomparso che sia, si dovrà applicare ancora per qualche tempo delle deboli correnti sulla località; s'intende da sè che le parti residuali del tumore dovrani10 essere trattate con aghi dì platino. Questo metodo è usato da Keft.elnei piccoli tumori, in mancanza di assistenti, e quando l'anestesia è controindicata. Ora ecco l'altro processo : Per compiere le due indicazioni del trattamento con l'elettrolisi, di distruggere, cioè, tutto il tumore e la sua, capsula Neftel procede nel seguente modo. Durante la narcosi l'ago anode eli platino viene infisso perpendicolarmente nel centro del tumore fino aJla sua base, conficcando poi tre, quattro, o cinque aghi del catode a breve distanza l'uno dall'altro intorno la periferia del Lumore stesso nel tessuto connettivo che lo circonda. Si chiude il circuito c si porta repentinamente la corrente alla massima forza d'intensità (40-50-60 olementi di Siemens ; trascorsi da cinque a dieci minuti, si estraggono gli aghi del catode l'uno dopo l'altro, e dopo il riposo di qualche minttto tornano a conficcarsi in altri punti, fino n che il tumore sia minato in tutta la periferia. Poscia s'introducono gli aghi del catode intorno la base stessa. del tumore, mentre l'ago anode rimane sempre nel centro del tumore ; quindi si estraggono tutti gli aghi del catode indebolendo gradatamente la corrente, e infine si estrae anche l'ago anode. L'operazione ùurn, secondo le circosta.nze, da mezz'ora a una e mezza., e può considerarsi come finita, quando tutto il tumore muta colore c si necrotizza.. E ssendo cosa nota ch.c l'ago anode si attacca molto fortemente ai tessuti elettrizzati bisogna che l'ago anode, o sia introdotto a circuito aperto in posizione c profondità giuste, e solo allora si chiude la catena metallica, o si infigge, invece dell'ago anodo uno catodc, e si chiude la corrente percutanea.mente con l'anocle piano. Quando l'ago catode si trova nella vera posizione, si cambia la direzione della corr ente e così l'anode divien catoùc e viceversa. Nella maggior parte dei ·casi la reazione è leggerissima, la. massa necrotica del .tumore si discioglie a poco a poco; il vuoto rimasto verrà tl'at4


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tato con deboli correnti, e si applicherà il catode ignudo a bottone direttamente sulla SU}Jerficie granulante facendo scorrere sulla cute l'anode. all'ingiro della soluzione di continuo. Anche dopo la cicatrizzazione si dovrà contin\lare Iler qualche temp() la cura con leggere correnti. Due casi descritti minutamente illustrano i metodi suddetti. •

AI,I•licazione (Iella elettrolisi in a..J.cune Jnalat:tie chit•urgicbe , del prof. ONnrus (Ga,,.. 'mU. de Pa1·is, 3 novembrè 1871, no 44 e Gaz. des [{op . 3 novembre, n• 127.) Il prof. Onimus riferisce avere ottenuto in un giovane, mediante l'azione clottrolitica di una corrente applicata sulla i)ellc, la completa guarigione di un varicocele voluminosissimo. In un altro caso in un uomo robusto che a.veva un grossissimo va.ricocele provò dapprincipio la applicazione esterna delle correnti, ma dopo due o tre sedute il resultato fu nullo. Sci mesi dopo si decise di affonda.r e di contro alle vene, ma senza tenta.rc di penetrar vi, un ago elettrolitico comunic1mte col polo positivo, mentre il polo negativo era a contatto con la pelle. D01)0 la terza seduta si formò un coagulo c la guarigione presto fu compiuta. Il prof. Oninms preferisce gli aghi di ucchtio agli aghi d'oro o di l)latino, 1)erchè quelli penetrano più facilmente e pcrchè non danno occasione a conenti secondarie che andando in senso inverso diminuiscono la forza della corrente prindpale. La miglior vernice è quella di gomma lacca, la quale non si conserva sul polo negativo, ma si conserva bene sul polo positivo. Ed è un vantaggio poichè il polo positivo è quello che è in contatto coi tessuLi. Però talvolta, specialmente in caso di tumori (lipomi, ecc.) il polo negat.ivo è più ~tile del positivo. Il prof. Onimus cita diversi casi in cui con la elettricità vide scomparire 1riccoli tumori lipoma tosi. Un uomo affetto da atrOfia del braccio e che aveva anche su diverse parti del corpo alcuni piccoli tumori di questa na.tura, fu sottoposto alla elettricità ; a poco a poco scomparvero i tumori sul braccio elettrizzato, laddove gli altri rimasero affatto immutati.


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DcJlc cor•·cnti continue nella cura tlc lle ulcere c4l in particol;n·c tlclle ulcere atoJaic lle. Osservazioni del dottor STxF.s-DnurE (Bull. ·méd. clu No1·cl e Gaz. de IIop., 18 ottobre 1877, 11° 121). Le 'due seguenti osservazioni del dott. Staes-Brame confermano il resultato delle esperienze del prof. Onimus sull'azione delle correnti costanti sulle piaghe. La prima riguarda un uomo ·di trcnt'ann i ché da due anni .aveva alle gambe delle vaste ulcere atoniche, una delle quali éon adatta e lunga cura, riposo assoluto, regime tonico, topici ado.ttati, com}wessionc, fu portata a completa guarigione ; e l'altra 110tevolmente migliorata. Quella della gambn destra era ridotta a una piccola !)\aga di appena un centimetro eli diametro, ricoperta in gran parte ili una. sottile pellicola cicatrizia quando, in meno di ventiquattro ore senza. alcun motivo tutta la superficie primiti,·a dell'ulcero. si spogliò della sua epidermide, colorandosi in rosso vivo e lasciando sgorgare siero sanguinolento. Contro questa complicazione inaspettata venne in mente al dott. Staes eli porro in opera le correnti continue. .A.pplicò sulla piaga una piastra di metallo che potesse cuoprirla tutta e la pose in comunicazione col polo negativo dell'apparecchio, l'elcttrode positivo essendo applicato alla coscia. L'apparecchio usato fu quello di 1\'Iorin a bisolfato di mercurio, eli cui non fm·ono posti in azione che 10 clementi. Dopo dieci minuti la 11iaga era divenuta paUiclissima, la dimane era diminuita più della metò.. Fll applicn.ta. la corrente per dieci minuti cd il giorno appresso lo. guarigione era compiuta. Soggetto dell'altra osservazione fu un operaio, che dopo avere ricevuto una gr an quantità di acido solforico sopra un piede, se gli produsse un'escara, la. quale, quando cadde, lasciò un'ulcera profonda, contro cui fallirono tutti gli ordinari argomenti di cm·a. Il dott. Stacs volle allora provare le correnti continttb o.plìlicando come la 1)rima volta il polo positivo sulla piaga, ma con maggior numero dì elementi, da dieci a venti. Con questo procedimento l'ulcera che aveva la grandezzo. di una moneta da cinque lire, a margini tagliati a picco, a fondo biancastro, che secerneva appena una sanie giallognola, prese buon colorito, l'edema delle


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parti circonvicine si dileguò, si stabilì francamente la suppurazione e dopo undici applica.zioiii1 ciascuna di dieci minuti, In. piaga em comvletameùte cicatrizza-ta .

Estirpazione <lel t·ene sinistJ.·o, fattet. ditl Jlrofessore LANGE:lo'llECH di Berlino . (Berl. KUn. e Mouvement médicctZ, n• 41, 13 ottoln·e 1877). Una donna trentaquattrenne si presentò un giorno alla clinica def professore Langenbech, nell'ospedale di San Lar.zaro in Berlino, onde essere liberata da un dolorosissimo tumol'c alla regione lombare sinistra, che, a suo dire, avern. cominciato ad affUggcrla da un anno e mezzo addietro. n tumore non era percettibile all'occhio nudo, sibbene colla palpazioM che strappo.,va dei lamenti alla paziente. Accertatane la presenza, ftt riscontrato duro, liscio, l ungo suppergiù 8 centimetri. poco mobile c apparentemente situato nella massa dei muscoli lombal'i. n chirurgo credette da principio di aver a che fare con un cancro del rene, ma l'esame dell'orina non gli dimostrò alcuna modificazione. .Allora gltttlicò che si trattasse di un tumore maligno situll.to nel tessuto connettivo intermuscolare della regione. Quindi l'operazione venne riconosciuta d'urgenza, non che necessaria, cd ecco qual ne fu il metodo scguìto. Ill)l'Ofessore Langeubech praticò una incisione dal margine della. dodicesima costola sino alla. cresta iliaca e parallela alla. colonna vertcbrale. Dopo di avere diviso il tessuto cellulare sot'tocut:aneo e gli strati superficiali della massa. muscolare, egli incontrò la estremità del tumore, ma soltanto con difficoltà e coll'aiuto delle unghie pervenne a separare tluesta porzione del tess uto che la attorniava. J?iù profondamente, l'aderenza era tu,}c che l'operatore dovette ricorrere al bisturì c alle forbici onde }loter isolare il tumore. Apertolo,.dopo d'averlo ottenuto completamente libero, gli si trovò nel centro un ilo formato da ttU funicolo bianco c grosso quauto la earotidc primitiva. La profondità alla quale qt,est'ilo trovn.vasi situato ne rese d.iflìcilc e fn.ticosn ln. legatura, che ebbe poi a slacciarsi, quando l'opemtorc cercò di esplorare il fonclo della piaga, allo scopo di assiclll·arsi se nessun }Jczzetto vi fosse rimasto del tumore. In tale accidente però n~n


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s i produsse alcuna. emorragia, siccome era. a tcmersi. Dopo ciò si scopri la bocca di un canaletto, vacuo e a. parete grossottn, in cui si potò ùnmcttere una ca.ndeletta. c spingcl'la. sino quindici centimetri innanzi. Questo era l'm·ctere, e il tumore, st~to asportato, il re ne sinistro degenerato. L e conseguenze della, ope•·azio11e furono benigne, e la pa:t.iente potè uscire dnH'ospedale in capo a un mese, COill}lletamente guarita.

An.enrisma poJ•lUeo, gu::adf,o c olla fascinttna •l c l · l'Esm arcl.: dul dott. TntrtJ,r,, (CMlmlblatt tn1· chir. e Mr>ltvement méclical, 13 ottobre 1877).

n dottor Tyrrel narra il seguente clinico co.so1 a lui occorso e che noi l'iportiamo in compendio. Certo signor X .... , uomo scssuagena.t·io, un di, nell'atto di volersi inginocchiare, ebbe a provare ad un tratto una specie di torpore e una estrema difficoltà di movimento del ginocchio sin istro. Il dolor e si fncova senLirc vivissimo ltl cavo popliteo sinistro, con r ipresa nello. notte. Al tlimnnc, nell'alzarsi da letto, egli scorse un piccolo tumore nella regione poplitea, il quale ad intervalli c soltanto di tempo in. tempo gli pt•oducen\ delle lcggicrc fitte. Un mese di poi, notò ch e esso era cresciuto di volume ed appar iva lustro e cedevole, mentre le pulsazioni si manifestavano d'ora in ora piit forti. Il tumorctto cm lungo 16, e largo 12 a a ccntimett·i. ~ello stcRso tempo le \'One superficiali della gnmba si most.rava.no parecchio dilatate, o non si sentivano al tnsto le nrteric tibiali anteriore e posteriore. Dopo averne alquanto allevinto il dolore col mezzo di cloridrato di morflna, il dottor Tyrrcl r an:isò opportuno di ricorrere alla fasciatura dcll'Esmarck. Pcrta.nto l'applicò dalle dita del piede smo al punto dell'aneurisma, avvolgendo il tumore co11 giri allentati. Poi fece passare uno dci capi al (lisopra, strir1genòolo con forzo., c fermò l'altro in sulla fascia senza annodarvelo. L'operazione causò bensì degli spa!>imi al paziente, ma nulln.dimeuo fu sopportata per bene. Circa un'ora. dopo, l'operante fece levare la fasciMut·n, raccomandando però che, in ,·ia di precnuzione e pel corso di un paio d'ore, si praticasse la compressione digit<llc, e si apponesse, nello. notte, un compressore.


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La dimani, il malato dichiarò di non risentire piit alc.un dolore; il tumore si era assodato e procede.va bene; l'arteria. tibiale nnteriore compieva soddisfacentemente le proprie funzioni, e le J>Ulsazioni si manifestavano regolari. In capo acl alcuni giorni il signor X ... era completamente guarito e lasciava l'ospedale. .Nuovo metodo di cura tlegli anenl"ismi dell'~tot•t,a~ del professar BAccELLI (OOITesponclenz-Blatt (tw Sohw.Aei·zte, 11° 22, 1877.)

Il professor Baccelli fece, al Congresso medico di Ginevra, una comunicazione in latino sopra un nuovo metodo di trattamento di alcuni aneurismi dell'aorta, che consiste nello introdurvi per mezzo di un tre quarti una molla da orologio. La spirale rapidamente si arruginisce e si riduce in piccoli frammenti, ognuno dei quali diviene il centro di un solido coagulo. Ei nè sull'uomo, nè sperimentando sugli animali osservò mai secondariamente alcuna trista conseguenza c sempre una minima perdita di sangue dalla 1mntura. Questo metodo non è applica.bile che.negli aneurismi ad ampolla, nei quali sempre manca l'ipertrofia di cuore. II dottor Zawcrthal testificò avere osservato due casi operati .con questo metodo e ne fece grandi elogi.


RIVISTA OCULISTI CA

DclPambliOilia alcoUca, lezione fatta. dal prof. GALEzowsi...-r alla Scuola pratica di medicina e raccolta dal sig. Fr.LICE DESPMNEl' (Mouvement médical, Parigi, 1+. luglio 18 77). L'alcolismo cronico esercita una trista azione sull'organismo jn generale, e ben sovcnti altern,, in pa.rticolat·e e in modo aitatto speciale, l'organo della vista. I ttu"bamenti da esso }n'adotti si dividono in : 1• A.mbliopi<t doppia., la quale attacca a uno stesso grado i due occhi; 2• Amblopia con emiot)ia, che somiglia molto a.i turbamenti visivi ca.gionati dall'isterismo ; 3• Ambliopia con scotoma centrale ; 4• Atrofia della papilla. L'ambliopia alcolica si n,ppalcsa generalmente con sintomi sì sva.riati che alcuni ottalrnologi descrissero dci turbamenti speciali de.lla vista, ca.usa.ti dallo sviluppo smodato di taluno di essi sintomi. Con siffatti dati però non si può stabilire un~ vera e razionale classificazione, perchè in ogni caso di ambliopia alcolica c secondo i malati si osserva infallibilmente il predominio di questo o di quel sintomo, il quale non è riscontrato in altri, 01)pure si mostra in modo meno spiccato. È cosa ben important.e di conoscere i turbamenti della vista cagionati dall'alcolismo, perocchè sino dal principio possono


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essere confusi con altri provenienti da ottahnie molto più gravi come, ad esempio, l'atrofia progressiva della papilla. L'ambliopia alcolica è a.ssai frequente. Essa si manifesta in tutti i paesi, senza che però sia molto conosciuta, a giudicn.me almeno da quanto è stato scritto al suo riguardo. Nei trattati inglesi e tedeschi sulle malattie degli occhi si trova appena accennata. Il Hyeger e il '\Vecker, per esempio, llicono poche parole sulla sua semiotica ; nè il M:ackcnzie si è diffuso maggiormente, avendo pubblicato il suo lavoro ben prima che si fosser o praticate le principali ricerche sui turbamenti della vista eli natura alcollca. Nell'anno 1837, Sichel padre, fn il primo n. trattarne a lungo nel suo libro Sulle amatwosi, ovc descrive un caso di ambliopht alcolica prodotta dal deU?·iu·nt trernet~s. Dopo eli lui ebbe a dirne il Desmarres padre, nella. propria opera, il Dagucnet ne ha scritto una monogra.fia e l'Apostoli h:1 fatte molte osservazioni intorno ad essa nella su:J. tesi Stlll e ambliopie. Or fanno sci anni, l' Hirschler rese eli pubblica ragione, negli archivi del Gracffc, una bellissima memoria sull'ambliopia alcolica. Dal mio canto, le ho dedicato un capitolo speciale nel mio Tr·attato sulle ·malattie degli occhi, c ho presentato all'Accademia, di medicina una nota sul suo soggetto. Nella prima forma dell'a.mbliopia alcolica, vale a dire nell'ambliopia binoculare pé alcolismo, si osserva dapprima. un indebolimento della 1•ista in distanza. L'ambliopc si lamenta d'a.verc dinanzi agli occhi una caligine piit o meno densa, la cui caratteristicn è il colore violacco, di modo che vede le }1et·sonc e gli oggetti come se fossero violetti e sinanco ncreggianti. Tutta.vht il colore di ta.lc c:J.ligine non è costante, c a volttt pare bianco_ Nello stesso tempo che a1)pare, si affittisce rapidamente, e cinque o sei giorni dipoi la malattia si f:t tale, che il p:1zicnte più non clistingue nettamente alcuna cosa. L'acuità visiva scema 1mre molto presto e la malattia si palesa assai violenta sino dal principio, costituendo così un giusto segno diagnostico differenziale tra essa c l'atrofia della pupilla, nell:J. quale il principio è lento cù insidievole, c tutte le manifestazioni seguono un andamento progressivo. L'acume della vista diminuisce gener:J.lmente di 1/ 5; talvolta1Jerò :tvverasi il caso in cui il malato non l)cr v.ienc tamopoc a leggere il n• 12 dell"" scala tipografica. l'la codesti casL


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.sono molto rari, e la. maggior parte delle Yolte i malati leggono il no 6 e sino il 5, la quale cosa può quasi considerarsi come un segno patognomonico dell'ambliopia alcolica. Gli ambliopi binoculari in dipendenza dell'alcolismo vanno anche soggetti alJ)ervortimento della facoltà cromatica, che non stabilisce veramente un sintomo costante, ma nulla.climcno assai ft·equcnte. n 1\fagnan, il quale ebbe ad osserntre un gran numero di ambliopie binoculari alcoliche, nega il claltonisrao nella sua relazione, ma io credo che prenda sbaglio. A vero dire, il daltonismo non è un sintomo assoluto nella ambliopia alcolica e soprattutto non è permaneu te ; tuttavia esso ricone so venti e appar~sce e scompare successivamente e 1\ intervalli. Un sintomo freCluente è il fenomeno che chiamasi contrasto successivo dei colori, e che io ho spiegato nella lezione sulla ambliopia nicotinica. In siffatti ca.si (quelli che d'ordinario fanno ricorrere a.U'oculist:~.) si nota che il ma.lato confonde con somma. facilità le monete d'oro con quelle d'argento, la quale cosa però si spiega esattamente. Oltre il colore non riescono a stabilire il valsente ne il peso delle monete in conseguenza del clelirium~ t1·emens, che Ii pone nella impossibilità di poter valuLare sì lieve differenza di peso. Altro fenomeno non meno notevole è quello di non saper determinarele distanze. Di fatto quando un ambliope affissa, durante un certo tempo, qualche oggetto, soprattutto se sia minuto, comincia dallo scernerne la giusta distanza, poi crede di veclerlo altcrnativn.mente avvicinarsi c allontanarsi, fintantochè giunge il momento in cui piì1 non lo distingue. Nello stesso tempo a. lui sembra che ora s'ingrossi, ed ora si impicciolisca. A volte notasi benn.nche la diplopia, ma limitata agli oggetti minuti e poco discosti l'uno dall'altro. È dubbio se tale fenomeno provenga piuttosto dalla contrazione elci musc.oli r etti esterni, da spasmi, oppure da tremito del muscolo dell'accomodazione. Le osservn~doni ùa me fatte tendono a farmi propendere per quest'ultima ipotesi, perocchè il muscolo dell'accomodazione, al pari tli tutti gli altri muscoli dell'organismo, va soggetto a tremito, il quale riesce a. spiegare il motivo per cui i malati vedono gli oggetti ora. lontani, ora ravvicinati, ora a.ggt·anùiti ed ora impiccioliti. Nulla però vi è assodato su tale riguardo. La diplopia, allorcbè .esiste, si rivela molto tenace, e talvolta è sina.nco accompagnatn.


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dalla poliopia. Aggiungendo a tutti codesti fenomeni il turbamento cerebrale, solito nello persone affette da alcolismo, si avrà una spiegazione delle allucinazioni elle incolgono agli ambliopi Q · che consistono nel far loro veder e ogni sorta. animali gironzanti per la stanza e fino salienti sul loro letto. Lo allucinazioni sono soprattutto frequenti al mattino, o tra luce e buio. L'illusione accompagna pure l'allucinazione, ma non va confusa con essa, perchè mentre questa è un'invenzione dello spirito, quella è una tra,sformazione della percezione. Ho fatto su questo rigua.rdo degli studi in compagnia del dottor Voisin, persona competentissima nelle malattie cerebrali e nervose, e ci siamo potuti capacitare che in ogrù caso l'allucinazione accompagnata da turbamento della vista era il risultato di una lesione cerebrale. Per contro l'illusione doveva esser·e attribuita ad una conseguenza di perturbazione della fa coltà visiva. Nella parte esterna dell'occhio si notano pochi cambiamenti. A volte scorgesi una leggiera congestione delle congiunti l'C, la cui causa è dovuta all'insonnia che n.flligge quasi sempre i malati di alcolismo. Un segno ben importante e che certo non deve passare inosservato è la midriasi, ossia la dilatazione della pupilla, la quale non si manifesta in modo eguale nei due occhi. Al contrario l'Hirschler, eli cui già rammentai il lavoro intorno all'ambliopia a.lcolic<t, segnala la miosi, ovvero la contra~io nc delle l)upille. Ritengo che egli abbia preso sbaglio ed avuto a che fare con degli ambliopi per nicot.inismo, od ancora meglio abbia trovato, nei casi da lui osservati, insieme congiunte le due cause del male, vale a dire l'abuso del tabacco e quello delle bevande alcoliche. Talvolta la pupilla è inegolare od ovale, e presenta l)uranche delle aderenze, le quali somigliano in modo preciso a delle sinechio che poi non si osservano alla luce obliqua. Siffatta dilatazione pupilla.re, che lascia penetrare nell'interno dell'occhio una luce troppo viva, è causa di bagliori e spiega di tale guisa il perchè tra lume e buio, e massime la notte, quando il chiarore è debolissimo, i malati provino un sensibile miglio1·amento, scn:ta che perciò la loro acuità visiva siasi accresciuta. Tutti i sintomi descritti si riscontrano in eguale grado in tutti e due gli occhi, porgendo così un indizio preciso per distin-


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guerla dalla atrofia papillare progressiva, nella quale la perturbazione visiva non raggiunge mai lo stesso grado nei due occhi, salvochè nell'ultimo .periodo, cioè quando l'amaurosi è assoluta. Con l'esame ottalmoscopico sul principio non si riscontrano lesioni. La retina appare sana e la pupilla normale, diguisachè nella maggior parte dei casi si potrebbe asserire che non vi è punto lesione delle membrane interne, specie nel principio della malattia. Tuttavia quando l'affezione dura parecchio, si osservll. un'anemia parziale della papilla, molto simile all'atrofia incipiente. l\fa anche in questo caso si hanno dei segni che giovano a stabilire delle differenze. Dopo quattro o cinque mesi di durata, l'~mbliop ia rimane stazionaria per altri mesi interi, durante i quali c secondochè il malato si abbandona ad eccessi, oppure si mantiene in un prudente riserbo, si nota che l'affezione progredisce, ovvero migliora. (~ùesti due co..ratteri non si osservano mai nell'atrofia, ma nulladimcno occorre essere guardinghi, pcrchè la confusione riesce molto facile. La meùì. esterna della papilla apparisce completamente bianca.; p'crò esarnina.ndola con gra.nde attenzione, vi si distinguono puranche i vasi, benchè, siano divenuti filiformi, e se allora. si comprime l'occh.io con forza., si vede la papilla di botto arrossare vivamente c mantcnervisi per tre o quattro minuti. Anche nell'atrofia si osserva uguale fenomeno, ma esso dura soltanto pochi secondi. Ciò dipende, nel primo caso, da che i vasi sono semplicemente rappicciolW per via dello spasmo, nel secondo addirittura atrofizzati. Adunque nell'ambliopia alcolica, si manifestano delle contra7.ioni spasmodiche del cervello, della retina, c talvolta, quando cioè la malattia perdura da un certo tempo, anche delle infiltrazioni sierose nei vasi. Ho notato benanche due casi, nei quali insieme con tutti i sintomi dell'ambliopia alcolica vi era apoplessia della ret.ina. Dif:~tti l'alcolismo predispone alle emorragie, che derivano dalla stasi del sangue. Il Tardieu c il Magnan hanno riscontrato questo fenomeno, ii quale però non costituisce un fatto lJCrmanente ed è allZi molto raro. Ecco la prima delle due osservazioni da me . fatte : n signor ~r. B., uomo di 40 anni, il 10 luglio 1871 presentavasi allLt mia clinica per un consulto. Egli lagnavo.si di perturba-


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zione della vista nei due occhi, incoltagli tutto in un tratto una quindicina circa di giorni prima. La, sera avanti, sotto una sizlla assai pungente, ci si era addormentato sui bastioni e verso la mezzanotte aveva sentito un generale intorpidimento del capo. Al dimani nello svegliarsi la sua vista. era come offuscata da caligine. Otto giorni dopo lll. mia visita quella caligine non erasi punto diradata, e il M. tornava a consultarmi. Hiscontrai la visione in lontananza eli molto indebolita, il campo periferico nor~ male e l'acuiti visiva uguale a'/~ . Il paziente vedeva i colori tutti foschi, non distingueva il gill.llo, e mi r iferiva che la notte la cali·gine era meno fitta. Le sue pupUle apparivano all'occnio nudo dilatate in modo clisuguale; all'ottalmoscopio la pnpilla apparisce alquanto biancheggiante, e le veno tortuose e spasmodiche nei due occhi. Kotavasi aRcora una piccola macchia emorra.gica sulla. retina dell'occhio sinistro e' precisamente nella parte interna e inferiore della pupilla. Kon trovai antecedenti di sifilide o d'affezioni di cuore, nè glicosio, oppure albunrina nell'orina. Per compenso appresi che sino dal principio della guerra fl'an co-prussiana il lVI. aveva fa,tto grande consumo di bevande alcoliche Q pochino di tabacco. Non cadeva. quindi dubbio che si trattasse di un attossiccamento alcolico, poichè a conferma di tale diagnosi stavano uno spiccatissimo deliTittm~ tremens, violento male di capo, avversione al l:ibo c vomiti mucosi, riconenti parecchie volte tutte le mattine. Pertanto prescrissi il metodo di cum contro l'ambliopia della. quale fra poco avr ò a dire. Il 20 gennaio la caligine che offuscava la vista dell\'I. si era. }) OCO diradnta, c l'acui tà visiva })Crdunwa. senza modificazione, a, differ enzn dell'effusione sanguigna, la quale appariva meno estesa. L'arteria centrale cl1e formava un angolo retto col punto della. macchia sanguigna, pareva sensibilmente rist,retta. Un mese di poi la cura, scorgevasi un sensibile miglioramento, specie nell'occhio destro, ove l'acuih\ visiva era. ridivenut.1. suppergiù normale. Nell'occhio sinistro iurece l'offuscamento era completamente dissipato, ma rimaneva tuttavi!\ l 'effusione sanguigna che non sparve se non dopo quattro mesi, ossia quMtlo l'occhio era tornato nllo stnto normale. n M:. interamente guarito poteva leggere con tutti c due gli occhi il n• 1• della scala tii>Ografica.


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N el caso descritt.o io non ho txovat.o la menoma traccia di una affezione costituzionale cui potessi attribuire l'emonagia r ctinica. È quindi evidente che rammentanclorni delle osservazioni fatte dal Tardieu e dall\1agnan, io dovessi accagi.oname l'alcolismo; e !JUCst o con maggiore diritto, dacchè la macchh~ sanguigna era piccola. e sola in tutta l'estensione della retina. La seconda osservazione ha molta analogia con quella che precede. Tutte e due però stabiliscono una infima minoranza nei 393 casi stati da me osservati c si potrebbero quasi chiamare due eccezioni. Perciò prima di trarre alcuna conclusione, io credo sia OP})Ol'tuno aspettare che altri fatti consimili siano studiati. Quando l'ambliopia dura a lungo, e pcrsi.ste per conseguenza l':memia della })apilla, può avere delle compl!cn7.ioni molto serie e rcsultnrne l'atrofia della papilla. ·Ma auche in questo caso si noteranno dci caratteri speciali e vnlevoli ad escludere la confusione con altre atrofie. La papilla è bianca, i vasi hanno conservato il carattere Sl)asmodico descritto dianzi c il campo visuale s'indebolisce, ma non si nota l'istringimento periferico. Di più: siffa.tta, atrofia non ha un andamento celere quanto quello della atrofi~t progressiva, non n.ppare tutto in un tr·atto ed è semplicemen te la conseguenza d'una ambliopia di lunga durata. Talvolta questa affezione va complicata con fenomeni cerebrali che producono una nevrite ottica accompagnata da amaurosi completa. Il Magunn ne cita due casi. OlLracciò si può ancora presentare un altro fenomeno straordinario che a me è occorso una sol v'a lta, ma che il predetto Magnau afferma di avere osservato due o tre volte. Esso è l'emi-wne-

stesia. Dopo le indagini del Oltarcot si sa che l'emi-anestesia non si manifesta solamente nelle donne isteriche di cui ognora preferisce il lato sinistro . Egli ha dimostrato che in tn.luue affezioni del cervello l'emi-auestcsia può sYilupparsi sl a destra come a sinistra, c ill\fagnan le assegnò, nell'alcolismo cronico, il lato destro ecl in questo caso si osserva la perdita della metà del campo periferico ma senza l'accompagnament-O di alcuna. alterazione ottalmoscopica.. Si nota ancora. un'altra forma di perturbazioni della \ista, cau sate dall'alcolismo, ed è l'ambliopie~ con scotoma.


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Questo persiste in tutta la durata dell'affezione e si mantien.e costà.ntemente nello stesso grado. Nei nicotinismo, invece, aamenta sino a produrre la cecità assoluta. Fu osservato iù un solo e nei due occhi a un tem})O. Il pronostico dell'ambliopia alcolica non è grave, specie nel 11rincipio del suo sviluppo. Ma occorre sottoporre il malato a.d un severissimo regime, che sarà più o meno lungo, ~eco n do la durata dell'affezione e le alterazioni già manifestatesi. Non entrerò in lunghi particolari a questo riguardo, poichè si 11otrà seguire il metodo di cura indica.to per l'alcolismo in generale e descritto per intero nei trattati di patologia. Ma esporrò i consigli che soglio dm:e ai malati, trattando ciascun sintomo in 11articolare. · Procmisi di dù·adare l'offuscamento derivante da una luce t.rOl)PO viva, che abbarbaglia la vista del malato, col prescrivere l'uso di occhialì appanna.ti (affumicati). Combattasi la. midriasi e la contrazione dei vasi della retina col.mezzo dell'eserina che, oltre di eontrarre la pupilla e dl dilata.re le arterie, 1)roduce la congestione dell'occhio tendente a farsi anemico. La dose dell'e· serina ossia del suo solfato sarà di due centlgramnii sciolti in un decagramma di acqua comune distillata, di eui si instilleranno nell'occhio due gocce tutte le mattine, onde eccit!tre ltt contrazione della pupilla lungo la giornata, di guisa che ne possa provare i suoi buoni effetti. Badisi però di vigilare la sua azione, la quale avviene molto rapidamente, cioè a un circa cinque minuti dopo la instillazione, e ciò perchè sono frequenti i casi di individui che non vossono sopportarla. Ne ho visti taluni incolti poco dopo da fortissimi dolori peri-orbitali, 11erduranti sin quattr'ore; ed altri ancora assaliti da vomito. In seguito si faranno applicare dei vescicant.i alla nuca. per alleviare il male di capo, causato cla stasi venose sotto il cervello, e si freneranno i catarri, le nausee e i vomiti coll'uso di pm·ganti. Per calmare l'eccitazione del sistema nervoso sono ·vantati il bromuro di potassio e l'oppio, già riguardato siccome l'antidoto dell'alcolismo. Delle osserv!tzioni da me fatte mi hanno però provato che esso non approda. Invece ho accertato ripetutamente i buoni effetti del bromuro potassico, la eui superiorità nella cura .dell'alcolismo è pure riconosciuta dal Gubler. La sua-llrescrizione

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sarà fatta progl'essivamente alla dose di due a quattro gi·ammi y,et giorrto. Negli ambliopi, in cui l'anemia della papilla ha raggiunto un .alto grado, e in cui si sono manifestati dei fenomeni di encefalopatia, rivolga&i direttamente la cura aUa midolla spinale, facendo ,a,pplicare delle ventose lungo la colonna vertebrale e prescrivendo delle doccie fredde, perchè nell'ambliopia alcolica, come in ogni altra ma.lattia, occorre combattere dapprima le cause IJer distruggerne gli effetti. Debbo soggiungere che non sono punto fautore delle mezze misure, vale a dire del sistema misto di cura, vantato da taluni autori. A che pro, difatto, permettere, sia pure in proporzione esigua, l'uso di bevande alcoliche a un ambliope! Autorizzato a bere un bicchiere di vino per giorno, egli, trascinato dall'assuefazione, ne prenderà due, tre, quatt.ro e tornerà co.sì. aglì eccessi di prima. Bisogna dunque operare in maniera energica e radicale, e })l'Oillire ad ogni costo l'uso deUc bibite che contengano dell'alcole: Solta.nto di questa guisa si giungerà a fa.re .séemare i sintomi dcll'ambliopi<t alcolica, e ad ottenerne una proJ.!ta e completa guarigione.

Sul glancom~t. Comunicazione del prof. MICHELE DEL lVIo:11n:

(Il ]fovimento medico-chinu·.c;ù::o, numeri 28 e 29, del 3 novembre 1877). Il professore Del Monte presentò al congresso della " Assodazione oculistica italiana " radunatosi in F irenze nel passato settembr e un occhio glaucomatoso stato da lui enucleato il quale mostrava le seguenti alterazioni: Osservato esternamente apparivano nella regione equatoriale quattro prominenze ettasiche, la 11upilla aveva un diametro di 3 mill. e mezzo, il cristallino era .catemttoso, ]a camera a.nteriore ristretta e l'iride alquanto scolorata. L'occhio fa conservato c1uattro giorni nel liquido eli 1\'Iitllcr e quindi ta.gliato in due metà passRndo attraverso il nervo ottico ·e l'apice corneale. Dal centro della cornea, alla papilla ottica il bulbo misura 22 mill. c mezzo e nel suo maggior diametro trasverso ne conta invece 22. Il corpo vitreo è chiaro e di consistenza sciropposa ; i processi ciliari hanno perduto in parte il loro pigmento, sono molto piccoli cd anche la sclerotica pare .un.


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po' piet sottile di quello che è ordinarbmento. Il margino pupularo dell'iride è anche nn po' decolorato ed il tessuto irideo alquanto rigido aderisce per circa un mezzo millimetro alla faccia. posteriore della cornea. La r etina. è esattamente addossnta alla. coroidea, solamente è da. notare che esso 1~on ha seguito le accennale eltusie sclerali, invece è tesa. sulle stesso. Ln coroidea è normale, solo nel sito dell'ettasia sembra che abbh perduto un poc() del suo pigmento. La pn.pilla ottica. presenta una not-evole escavazione a forma di scodella. ~elle regioni dell'ora serrata la jaloidea è solidamente aderente alle parti sottoposte. L'esame microscopico fa vedere che i processi ciliari sono molt<> piccoli e con tessuto il quale ha acquistato un aspetto fi broso cott scarsi elementi cellulnri. Al tlisopra del pign1ento dci processi ciliari notasi la porzione ciliare della retina solidamente aderente agli stessi. Il muscolo ciliare è ridotto molto esile, non si vede traccia del canale di Schlemm. L'iride è aderente per un buon tratto alla superficie corneale interna, o true ade1·enza è siffattamento intima che allorquando si nllontann per forza. l'iride, resta attaccato alla mernbmuo. del Doscemet uno strato di pigmenLo. Alla. superficie anteriore dell'iride si osserva unn. piccola stria di tessuto connettivale nooforma.to; nessuna traccia di ligament() pettinato. Merita speciale consideraziono uno strato di connettivo che si è frapposto fra l'epitelio e la membrana del Bowmann, il quale è una continua~ionc del cellulare pcriscleralo ed in cui si osserva. qua.lche piccolo cn.pilla,·e a pareti sottilissime quali appunto sogliano avere questi va.si in via. di sviluppo. Per uu tratto delln. periferia comealo la membrana del Bowmann è scomparsa c non si osserva che il connettivo neofonnato. Questa alterazione, quantunque finora non stata descritta, il Del Monto crede cbo siasi altre volte prodotta nel glaucoma, c se è sfuggita ad aUri osservatori, ciò si debba al fatto che fino ad ora gli oculisti non vi rivolsero la. loro attenzione. Dopo questa descrizione, il Del Monto tocca la quistionc della origine del glaucoma; o lasciando da po.l'tc le duo dottrine ello fino nel ora si contesero il campo, quella i11(wmmatoria e l'altra. che ritiene il glaucoma. come una newosi secretoria, llnJ)fCnde a discutere quella. stata ultimamente posta in campo, la quale fa. cons!stere il glaucoma in una progressiva occlusione delle rie


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per le quali si effettuala diffusione dell'acqueo dalla camorn.anteI'iore. A tal proposilo osserva col VVeber che il non essere sempre ostruito il canale di Schlemm, como aYve1tc il Pngenstechcr, e il n on essere avvcnutv vero e proprio saldamento tra la periferia dell'iride e la cornea non è prova che la. diffusione dell'acqueo dalla camera anteriore si faccia liberamente, mentre al primo apparire di un 11rocesso gla.ucomatoso, illigamento pettinato considerato come una rete di SJJnzi linfa.tiei dallo stesso Pagenstccber, attraverso la quale si effettun la diffusiono dell'acqueo, si mostra retratto, onde questa. diffusione se non è abolita è certamente inceppata. Etl oltre a ciò vi sono le belle esperiem:e del vV cber il quale con le iniezioni di olio nella camera anteriore del coniglio giunse n produrre il glaucoma acuto. Non ost.antc però tutto questo, il Dell\tontc non è persuaso che l'aumento della pressione endoculare nel glaucoma sia efl"etto dell'accumulo nell'occhio dell'acqueo e in generale elci liquidi che llall'occhio dovevano usèire, imperocchè, così afferma, la cli11ica ci fon~isoe prove sufficienti per t·itencre clw nel glaucoma Za occlttsione delle vie di diffu si<me p,.ocedc di pari pc~sso co1~ una. dimimu:ioue nelk' 1Jrodzuzone dci liquidi 1nedesimi. Il glaucoma che si osserv:t nell'uomo, secondo lui, è diverso da quello che artificialmente 1>i produce nel coniglio con le iniezioni di olio nella camera anteriore, o neppw·e rassomiglia del tutto a. quello che Stilling giunse a produrre leganùo strettamente il nervo ottico, perchè con questa lcgatw·a si genera stn.si c stravaso o rigurgito di linfa. nel corpo vitreo e quindi l'aumento della pressione endoculare; laddove nel glaucoma umano se pare ammissibile la stasi, non può ammcttersi però l'a.umcnto di volume del ·vitreo. ùosì nell'occhio presentato cranvi ettasie sclernli in cui la retina non si era infossata, come a\'l·obbe dovuto succeclet·c se l'aumento delb. pressione endoculare fosse stato conseguenza dell'aumento di pressione del vitreo; e il distacco eli retina che tal volla incentrasi nel glaucoma ne è altra significantissima prova. Clinicamente affermata. è la diminuita produzione dell'acqueo dalla lentezza con la. quale si ristabilisco la camera ant-eriore dopo la iri(lettomia negli occhi glaucomatosi ; ed anzi notasi in alcuni casi ùi glaucoma cronico dw·ato per anni occcrrere parecchi giorni prima che sia ripristinata la camera anteriore ed assor5


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bito un })Ò di sangue st.ravasato dopo il taglio dell'iride. Da qui l'autore conclude che l'essenza del glaucom:1 non può consiste?·e nfdla altenda fu.nzione di end0$1/tosi eà esosmosi e molto meno nelle~ mcmcctnza eli filt1·azione deU' acqtteo dalla camer(t. anter io1'1~. Il clreJwggio quindi e la cicctt1·ice a fdtrazione non possono ltrre-

cm·e Za gucwigione della malattia. L'anatomia patologica, a opinione del Del Monte, rischiarer ebbe molto la c1uistione, palesando cla un lo,to un ))l'Ocesso iperplastico nella for.mazione di quello strato connettivale tra l'epitelio corneale e la membrana. del Bowmann e dello strato fibroso che si osserva a.Jla superficie anteriore dell' iriéle e da.ll'alt.ro un processo atrofico nel corpo e muscolo ciliare e nel pa.r enchirna.. dell' iride, ed ambo questi processi concorrebbero a. detcrminar·e un indurimento nella metà anteriore del bulbo. Il glaucoma quindi consisterebbe nella sclerosi del tratto uveale anteriore o della cornea, processo che lentamente avanza ed al quale si associano eli tanto in tanto accessi infiamma.torii. Queste alterazioni poi conducono ad ammettere nel glaucoma l!t produzione di stasi, le quali anche nelle altre parti del corpo sono la c<1usa della sclerosi dei tessut.i e delle neoformazioni connetti vali. Però il Del :i\'Ionte esclude contro il \:V eber la, stasi sanguigna., poichè nelle stasi sanguigne endoculari non è aumento della, tensione del bulbo, ma. sibbene diminuzione, come osservasi nel corso di lente fiogosi del tra.tto uveale. Resta. per conseguenza la stasi nel circolo del liquido perivascola.re, il quale se non è proprio linfa (mancando quasi del tutto gli elementi. cellulari) è certamente a.d essa affine. L'accumulo di questo licJuiclo, la stasi linfatica.,principalmente nel tratto uveale anteriore (iride c processi cilia.ri) sar ebbe dunqne la causa dell'aumento della pressione cndoculare c di tutto l'apparato sintomatico del .glaucoma. ll Del lVIonte paw,gona l'accennato processo di sclerosi a quello che interviene in altre parti del corpo in causa di una. stasi linfatica, come nella elefantiasi, e l'accesso glaucomatoso acuto rassomiglia a.ll'edMIUt linfcdico del Virchow. Le cause del glaucoma. sa.rebbero d'accordo, secondo l'autore, con questa teoria, come sta a. dimostrare il glaucoma frequente nella et.à avanzata, in cui il sistema linfatico diventa a poco a poco atrofico, e così quello che succe(le a processi locali special-


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mente stabilitisi nell'iride e processi ciliari e quello finalmente che accade in alcuni casi di ostacoli alla circolazione linfatica sia. per tumori linfatici del collo o per disturbi generali.

P0rpora visiva .in un a tnaurotico, c oss~n·vazioni sul colo:m.·e ottalmoscopico tlella ma-culn. e del fon(lo }lOSterioi·e deU'ocellio, del dottore SàUDr Rnnl'LER (Centrcdbl. f. med. Wissensoh.1877 W . 28 - St. Pete1'Sbu?·ger Meclicinisohe Wochensoh?·i[t, 20 ottobre 1877). Ambedue i bulbi d'un individuo amaurotico rnorto per tumore al <:ervelletto nella clinica ottalmica di 1\farburgo furono aperti 8-9 ore dopo la sua morte, in camera intieramente oscura alla luce del sòdio. Aperti i bulbi e tolto il corpo vitreo, la metà posteriore di un occhio fl,l rivoltata., in forma di fungo, intorno al neno ottico; la metà dell'altro occhio fu !asciaLa a posto. Di più esciso un pezzo di retina e distesa sopra un vetro, questa si mostl~ò, alla luce diffusa del giorno, di color arancio, ma si scolorò poco dopo. La retina di quella metà dell'occhio lasciata a posto dava a tutto il fondo di esso una certa tinta color noccioia; la macula lutea dell'altra metà dell'occhio rivoltata a forma di fungo, era del colore limone sem1a p01"J.Jm'ct visiva: il color giallo d'altronde è uno dei fenomeni cadaverici. L'essersi riscontrata la pol'pora visiva in tutti i punti della retina, ad eccezione della macula lutea, fa credere all'autore che la macchia gialla non contenga porpora visiva, e che questa contribuisca in parte alla colorazione rossa che osserva-si conl'ottalmoscopio nel fondo posteriore dell'occhio.


RIVISTA DI FISIOLOGIA

Con·enti e1eUl.·iehe tlel cervello, del dottor C.auN di Liverpool. (B1·it. Mecl. J mwn., 5 maggio 1877, citato nel giornale O{ ner,v. and ment. disec~se, luglio 1877, pa.g. 616-617. Saint Petersb~wget· Medizinische Wochenschri(t, 22 settembre 1877). L'autore sperimentò su 40 animali (scimmie, gatti e specialmente conigli), valendosi del gal vano metro a riflessione di Thomson e degli elettrodi non pola.rizzati di Dubois-Reymond; questi tlltimi vennero fissati al cranio mediante spranghe a vite. Ei giunse ai seguenti risultati: 1o Fatti concernenti le Cl»'1'enti elettriche del cer·veUo.

a) Tutti i cervelli esaminati diedero segni evidenti dell'esistenza della corrente elettrica; b) La conentc che va daJ..la superficie del cervello alla grande scissura perpendicolare è forte; la superficie rappresenta, rispetto a quest'ultima, il polo positivo; c) La corrente è più debole se tutti e due gli elettrodi sono applicati sulla superficie del cervello, o uno su questo e l'altro s ul cranio; cl) La forza della corrente muta d'intensità secondo i vari :punti de).la superficie del cervello ; e) La corrente è costante ; l'ago segna un numero basso,


RIVISTA DI GIORXALI ITALIA.XI ED ESTERI

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20-25• della scala: lt1 forza della corrente aumenta durante gli sforzi muscolari o gli eccitamenti degli animali. · 2• Osserva-$ùmi sul rapporto tn& le con·enti elettt'iclte nel cer-

vello e le sue funzioni: a) Un tale rapporto sussiste di fatto , poichè frequentemente accadevano mutamenti nella intensità della corrente; quando il coniglio si destava dal sonno, quando era anastesizzato, o moriva : in quest'ultimo caso la corrente discende ·fino a O• ; b) Le varie zone motrici furono esa.minale isolatamente nelle loro correnti elettriche. In due conigli su sci fu riconosciuta una corrente positiva MI centro di Fcrrier, in seguito a rotazione del capo verso il Iato opposto a quello esaminato ; c) Il centro che presiede o.i movimenti di masticazione fu esaminato su undici conigli e due scimmie. In quattro dei primi e in una delle seconde si osservò lo sviluppo della corrente dunmte il pasto; gli altri animali rifiutarono il cibo; cl) In due conigli' si scopri nel fondo del centro che presiede alla masticazionc un piccolo punto dove sviluppavasi la con·cute al,. momento in cui si }Jresentavn loro il cibo, c che era probabilmente collegata al fiuto di esso ; e) Sci conigli vennero esaminati per riconoscere se esistesse un nesso tra lL\ sensibilità generale dello. pelle con qualche 11unto dell'emisfero del cervello. La pelle venne eccitata a tale scopo con con entc del>ole cd interrotta. Si trovò che solo le correnti dei centri che presiedono alla masticazione sentivano la influenza dell'eccita.mento delle lo.bbra c delle guaucie ; f) L'esame di possibili influen ze di for ti suoni sulle correnti d el cervello diede un rcsultato negativo; 9) In tre su sette conigli, t\i tluali si illuminò la retin::t con luce molto Yiva, si osservarono oscillazioni nella corrente della superficie posteriore c laterale del cervello 'Gli insuccessi nella metà degli animali sottoposti agli esperimenti sono attribtùLi dall'autore alle difficoltà che si h·appongouo all'esame pel rigonfiamento e ln. congestione del cervello denudato, appunto come nelle emorragie. Egli rimane fedele all'idea che esista una connessione tnt. le funzioni del cervello e ~e sue correnti, c che sarebbe solo da perfezionare ln tecnica sperimentale per ottenere risultati positivi.


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RIVISTA DI GIORNAU

Snlle funzioni della milza, del professor ScUIFF (CO!Tespondenz-Blatt, 1• novembre 1877, n• 21).

TI professor Schiff fece, al Congresso medico internazionale di Ginevra una com unicazionc sulle funzioni della milza, riassurnendola nelle seguenti proposizioni: l • La estirpazione della milza non ha alcuna durevole influenza sulla quantità assoluta o relativ~ dci globuli bianchi o rossi del sangue; 2• Subito dopo la operazione si osserva un notevole aumento dei globuli bianchi del sangue con o sen7.a aumcnt.o dei rossi. Queste alterazioni non dipendono daUa mancanza della. milza, ma sono un eft'ctto dell'atto operatorio necessario per la · estirpazione, ecl infatti esse intervengono ugualmente, se si effettua soltanto l'operazione preparatoria senza che sia seguita dalla estirpazione della milza; 3• Dopo l'estirpazione della milza è una mera eccezione se si producono gonfiamenti nelle glandule lìnfatiche od aumenti di volume di altre g~andul e. Le così dette milr.e supplementari non. si trovano sviluppate neppur dopo un anno e più dalla fatta operazione, anche quando questa fu eseguita nelle prime settimane appresso la nascita.; 4• I gonfiamenti delle glandule mesenteriche, che accadono raramente, sembmuo procedere da una peritonite parziale èhc qualche volta tien dietro alla operazione; 5• Dalla quarta fino alla settima ora. di una abbondante digestione stomaca.le sembra che la milza aumenti di voltune; G• Durante l'assorbimento stomacale della materiil. pcptogcna, la milza prepara un fermento che })enetra col sangue nel tessuto del pancreas, ed ivi trasforma una sostanza probabilmente albuminoide che è in questa gianduia in paucreopepsina o tripsina, sostanza che digerisce energicamente le materie albuminoidi; 7• Dopo la estirpazione della milza il succo pancreatico perdo completamente e per sempre ogni azione sulle materie albuminoidi, conservando le a.ltre qualità digestive; 8• La sostanza destinata a formare la pancreopP.psina dopo la estirpazione della milza., si accumula in parte nel pancreas, e


ITALIANI ED ESTERI

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do110 la morte è trasformata in un fermento pancreatico in forza della putrefazione; 9• La milza si aflloscia dopo la distruzione dei suoi nervi; i ~uoi vasi dapprima si distendono passivamente, essa diviene presto atrofka, come accade di tutti i tessuti erettili, i cui vasi sono completmnente paralizzati.

Infletcnzn c.lclla. cas trazione sullo svilnpt)O 'lcllo sclac lctl·o, ùcl dottor Poxcr.:T (Gasette àes hOpitauz, 25 settembre 1877, 11° 111). Il dottor Po.ncet csegul nel labomtorio del dottor Chauveau un certo numero di espcl'ienze su questo argomento, doncle risult.'l. che le ossa degli animali stati castrati sono Jliù forti e specialmente più lunghe di quelle degli nnimali stalloni. Questa differenza è più che ait.ro spiccata per certe parti del'o scheletro ed in particolar modo per i femori, le ti bie, il sacro, l'osso iliaco. Questo aumento di volume degli ossi lunghi proviene SJ>Ccialmen tc dallo ingrandimento del cannle midollal'e. li'inalmentc H dottot· .Poucet ha pure verificato che gli ossi degli anirnali castrati sono più diritti e non hanno le normalijncurvature.


VARIETÀ

DeJlc {lisposizicHù l'nssc conceJt•ncnti il ti·~LSJ)Ost~ <lei ma-lati c dci fel'iti dal campo di b:tttaglia n ell'inLei·no dello S tni.o (The L ancet, 3 novembre 1877). Quando si scriverà la storia medico-sanitaria della gucn·n. presente, nessuna par~c di essa riuscirà interessante cd istruttiva c1tw.nto qnclin, che si riferisce alle disposi7.ioni della Hussia per la disseminazione nell'interno dell'impero dei malati e dci feriti delle armate che stanno in campo. lVtercè quelle disposizioni gli infermi ccl i feriti sono continuamente trasportati dai teatri della guert·a in Bulgaria c nell'Asia. ·Minore nell'interno, c sono sptu:pagliati in numerosi siti su tutta In supcrlìcie della Russia EurO}l Ca dalle coste del Baltico ad occidente del Volga sin verso il levante, e dalla riva. nordica. del mar Nero a mezzogiomo sino alle Jliù distanti provincie settentrionali . ~on è penmco noto quale propon:ione di malati e di feriti siasi potuto esportare dalle secli della guerra, ma dai pochi fatti che tratto tratto potemmo a.ddurrc intorno a questo soggetto sì 110trà infcrirc che, se 11on giovò considerevolmente siffatto trasporto, costituì per lo meno un sensibilissimo alleviamento del peso che s'ebbe a sopportare, e che sarebbe stato d'ìtltronclc soverchio per le disposizioni medico-sanitarie e specialmente per quel che riguarda. l'impianto d'os11edali sul teatro della guerra. Il giornale di Pietroburgo dà.


VARIETÀ

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un sommario delle norme, giusta le quali l'esportazione dei feriti e degli infermi " eracuazione e trasporto n è apparentemente la frase ufficiale in uso, dal teatro della guerra viene ora. effettuata. .Attingiamo alla suddettn sorgente quan to segue. Queste norme vennero poste in pratica dal 13 ottobre in JlOi. 1° Disposizioni generali. - L'evacuazione ed il trasporto dci maJ.ati c elci feriti nelle provincie dell'impero e h~ loro distribuzione negli stabilimenti sanitari eli esse provincie sono sotto}>osti alla suprema. son·eglian;:a dello stato maggiore del qua.r ticr generale (§ l). I soldati malati e feriti saranno ripartiti negli ospedali temporanei c !)Orrnanenti del dipartimento della guerra, negli ospedali civili o negli stabilimenti sanitari della societì~ della Croce rossa. Gli stabilimenti sanifal'i impiantati da corpora\olioni e persone private come pure indiridui privati sòno autorizzati a 1icevere feriti o malati cd a prcndcrnc cura coll'appt"ovazione delle autorità locali militari o civili o della società della Croce rossa che rispetto alle istituzioni private ed a:gli individui privati deciùerò. so il ricovero offerto a,i. mala.ti ed ai ferit.i sia convenevole (§ 2). Le seguenti regole generali governeranno l'evacuazione dci malati o dci fmiti dal teatro della guerra. a) I malati cd i feriti saranno distribuiti in primo luogo negli stabilimenti sanitari posti lungo le ferrovie (o per tutto il tempo che la navigazione rimane apcrt.a) lungo i fiumi ed i c.anali; b) Ad impedire l'ingombra.mento in queste prime stazioni vi ftl orgattizzo,to un servizio permanente rli cvn.cuuzione da questi atl nltri stabilimenti sanitari imj)iantati ad tmn maggior distanza. dalle fctToYie e dalle acque nav.igabili; c) In caso ili necessità c, come misura cccc;.:ionalc (un'evacuazione stra.ordinaria), i malati ed i feriti saranno rimossi dagli ospedali di seconda categoria e tras}lortati ad altri a maggiore dista,nza nell'interno. 11 tenitorio dell'impero è diviso in " r egioni d'evacuazione , in ciascuna delle quali fu stabilita una commissione permanente. cl'cmcuazione (§ 5). JI. L'evacu.azume etl il t·ra.spm·to dei soldati infer·mi e feriti nerJli ospedali st<ibilili sulle linee fen·oviarie e sul co;·so d'acque navigabili.- La commissione eli e>acuazionc stabilita a Jassy


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VARillTA

d'ordine dell'armata dol mezzogiorno continuerà a regolare la distribuzione dei malati e dei feriti che vi arrivano dal teatro della guerra negli ospedali stabiliti lungo le strade ferrate nei distretti militari ùi Kicv (la cit tà di Kicv eccettuata), Odessa c Kharkov, ad eccezione nell'ultimo distretto nominato degli ospedali situati sulle linee di !tosto v sul Don-Voronegc-Kozlov-Tambov-Snratov (§ 6). La commissione d'evacuazione installata a Rostov sul Don, continuerà sino a nuovo ordine a regolare la ripartizione dei feriti c dei maJati dell'armat.a del Caucaso negli ospedali sulla ferr ovia. di Rostov-Vorouege-Kozlov-Tambov-Saratov, come pure negli stabilimenti sanitari sulla strada fer rata di Griazi-Tsaritsync (§ 7). In aggiunta a queste commissioni ne furono organizzate due nuove, una a Kiew, l'altn1: a Mosca. L'azione della prima (Kiew) s'estende a tutti gli ospedali stabiliti in prossimit.'\ delle ferro,•ie dei distretti militari di 'Voxst'Lw e di Vilna e della porzione mcridiona.le della strada ferrata di 1\:Iosca,, nonchè delle li.nee Smolensko-1\fosca-Vladimir-Nijni-Novgoroll. La città eli Smolensko è sotto la sorveglianza della co~mìssione di Kiew. La commissione di Mosca . comprende nella sua sfera d' operv.zione la. parte settentrionale del distretto eli Mosca ed il distretto militare di Pietroburgo. Fa d'uopo qui notare peraltro che gli spcdaJ i civili delle due capitnli, ad eccezione di alcuno di essi lasciato aptlOSitamente disponibile per tale scopo, non ricevono nè ferit i nè malati pr ovenienti dal teatro della guerra. Altri istituti stmitari in Pietroburgo, e gli ospedali eli l)eterhof, eli Tsarskoé-Selo, di Pavlovik, di Oranienbaum, di Gatchina e di Krasnoé-Selo ricevono esclusivamente feriti (§§ 8 e 9). Le sezioni da 10 a 16 del regolamento provvedono che i capi degli spedali tengano informa,te le commissioni d'evacuazione del numero di letti vacanti. Quest'informazione verrà. clata una volta allu settimana, per mezzo del telegrafo. I"e commissioni dall!Lloro parto dovmnno notificare ai capi d'ospedale l'epoca della pttrtenza. dei treni sn.nitnri diretti ai loro stabilimenti, o se il treno ha da. passare nel distretto d'un'altra commissione, qnnndo questo. commissione ne debba essere informata, le spetterà la responsabilità di trasmettere gli ulteriori cenni relativi ad esso. Inoltre


VAlUETA.

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ogni· commissione è obbligata di riferire telegraficantente ogni gi~rno al quart.ier generale: l o il numero dei malati e dei feriti che sono giunti nei loro distretti dura.nte la- giornata da.lla sede della guerra o dal distretto della commissione vicina; 2° il numero dei malati e dei feriti evacuati durante il giorno ed i luoghi ove furono inviati; 3° il numero di quelli che rimangono a carico della commissione. Ciascuna commissione deve altresì mandare settimanalmente al qua.r tier generale una lista completa degli ufficiali malati. e feriti che furono distaccati da. questa o cla quell' altra parte, indicando il luogo verso il quale furono avviati. UI. La 1"ipct?·tizùme dei ·malati e dei feriti ne,qli stabilimenti sq.nitari sitz~ati a distcmz~t dalle linee f'er·r ovùwie o di ?wviga.zione. -Per regolare questa ,parte del servizio d' evacuazione è noJ.ninata una commissione in ogni provincia, sotto la presidenza del governatore. Questa commissione è. formata di rappresentanti dell'amministrazione civile, di delegati del Zemstvo e del comitato locale della società della Croce Rossa, d'un mellico militare e d'un ufficiale designato dal dipartimento della guerra. Nell'intento di evitare l'accalcmncnto n egli ospedali che primi ricevono dal teatro della guerra i malati ed i feriti, l'evacuazione ed il trasporto di essi negli ospedali di ·seconda categoria avrà luogo continuamente, di modo che gli ospedali (di prima categoria) posti lungo le linee ferroviarie siano se1i1pre tenuti in conllizione di ricevere nuovi drappelli di malati e di feriti. · A tal fine i capi degli ospedali eli seconda categoria devono settima.nalmente avvertire per mezzo del telegrafo i capi degli ospedali di prima categoria (capi gerarchici), e questi anche il qllarticr generale dello stato (come occupazione) dello stabilimento ch e dirigono. l)er facilitare l'evacuazione clegli ospechtli si son formate presso i depositi militari " compagnie di convalescenti. , Queste compagnie ricevono quei convalescenti infermi o feriti che lasciano l'ospecla.le, inabili tuttora al servizio attivo, ma che non abbisognano piìt a lungo di cura nell'ospedale (§ ·26). In aggiunta al modo d'evacuazione seguìta secondo le n orme ordinarie (evacuazione perrmmente ), si riconerà a speciali misure c1'evacuazione (evacuazioni straordina.r ie) in caso d'urgenza, i malati ed i fer.itì venendo allora disseminat.i in località che per


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YARIETÀ

la loro distanza restano all'infuori delle opernz!om ordinarie delle qua.LLt·o commissioni d'evacua7.ione. Fra queste località va specialmente notato il distretto militare di Kagan ed il gran ducato di Finlandia (§§ 9 c 27) . .Alle norme di cui quanto precede è uu sommario, Ya unita una istruzione secondo la quale tutti i malati e i feriti inviati nell'interno della Russia so n dhisi in otto gruppi come segue: 1° Infermi che senz':wer una malatt.ia definita soff•·ono di esaurimento generale di forze. Questi sono inviati nei distretti militari di Odcssa c di Kiov per esservi ripartiti fra le compagnie di conYalescenti addette ngli ospedlÙi cd alle a.mhulanzc. I mcdici della commissione d'evacuazione eli Jassy sono avvertiti, nell'assegnare il luogo di destinazione per questi infermi, di avere riguardo al grado di esamimcuto dell'ammalato, o ili tmttencre })l'Osso il teat1·o della guerra coloro che promettono un pronto ristabilimento. · 2• Gl'infermi elle soffrono eli fchhre acuta, dì flogosi degli organi del respiro e della digestione e di reuma acuto saranno trasporto.ti agli spellati posti vicino alht frontiera rumeno., nominaUvamente a quelli di J\iscl1enc\-, Dcnder, Tiraspol, ecc. 3• I malo.li col1)i~i da tifo, febbre terzann e dissenteria Yerranuo spediti agli stl\bilimenti sanitmi collocati sulla ferrovia da. Birsoultt o. Kllarkov donde, in caso di bisogno, potmnno essere manrlati verso levante sino a Sla.viansk inclusimmentc, c verso settentrione sino n Koursk inclusirnmcnte. 4• I malati d'ottalmia. semplice o pumlenta saranno imiati negli ospedali organizzati speciahuentc per qncsta classe di mali nelle provincie del distretto militare di Odessa. 5• I sifìlitici saranno ripartiti fra gli ospedali. dei distretti militari di Ollcssa, llicv c Kltarkov. 6• Gl'infermi che so:frrono d'u11 qualehe mn.lc cronico verranno mandati a Kicv c ùisscminati per cura della commissione d'emcnnzione di quella città. negli stabilimenti sanitari del paese circostante. 7• I feriti c quelli che fm·ono operati e che sono incapaci di sopportare un lungo viaggio saranno trasportati a. Klscltcnov cd Odcssa, o susseguentcmente, se la salute dei pazienti fosse per ricava1· vant.aggio da un clima più mite o dall'aria marino., vcr-


VARIET.~

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mnno trasportati a ponente où a mezzogiorno, preferibilmente in Crimea, })er mezzo della ferrovia. 8° I feriti capaci eli sostenere nn più lungo cammino saranno mandati dapprima a Kicv, d'onde, secondo le loro con dizioni~ ven-anno ripartiti dalla commissione ivi I'isiedente fra. gli spedali del distretto militaré di vVarsaw, Mosca, Vilna, Kharkov e Pietroburgo. Nel fare tale ripartizione le commissioni di Kiev e di ~losca dovra,nno regola,rsi in guisa elle i feriti, per quanto è possibile, siano inviati alle loro provincie native e che i malati i cui casi esigono una cura chirurgica eypcciale, siano mandati alle due capitali ed alle città sede di università. Riflessioni. - Non si può negare che le norme surriforite siano informate ai }>iù savi priucipii scientifici ed umanitari, e sarebbe desiderabile che tutti i governi imitassero la Russia e prevedentlo, com'ella lm fatto, le varie eventua.littì della. guerra., ne riproducessero nei loro regolamenti sul servizio sanitario in campagna i provvedimenti relativi all'esportazione dci malati c dei feriti ùal campo di battaglia, ed alla successiva e non interrotta evacuazione degli ospedali situati lungo la li ne a di tappa, ond'cvitare l'accalcamento e le sue funeste conseguenze, cd esser sempre in grado di · dat·e ricovero ai nuovi infermi che vi potrebbero essere repentinamente inviati. Per conto nostro facciamo sopratutto voti perchè sì utili ammaestramenti non vaçlauo perduti per noi che stiamo appunto ritoccando c cercando di migliorare quanto più è 11ossibile l'organamcnto del. nostro esercito, c ra.mmentiamo a chi dovrà dettare le disposizioni concernenti l'allontanamento dal teatro della gucrrn dci feritì e dei mn.lati, che un ben inteso sistema di trasporto ed una giudiziosa C(l opportuna disseminazione dci medesimi costituiscono la migliol' profllnssi delle malattie infeziose e possono salvar più vite che noi facciano i meglio accreditati sistemi terapeutici. Però !:1. d'uopo non dissimulare che, mnlgra{lo le snaccenno.te disposizioni pel t.msporto e lo sparpagliamento dci malati c ùei feriti, quel servizio non procede orùinataroente, con esattezza cd a seconda dell'intenzione di chi le emanava e lascia tuttora molto a desiderare, come risulta da un gran numero di corrispondenze le quali, siccome sono unanimi nel loda1·e le norme relative al servizio suspecifìcato, cosl concordano nell'affermare che nel porle


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IARIETÀ

in 1n·atica s'incontrano difficolh\ grandissime e talora insuperabili. Tant'è vero che dal detto al fatto ci corre un tratto, o che in guerra c nei provrcdimonti ch'essa reclama bisogna sempre fare una lo.rghisshna parte all'impreveduto. I n Russia (scriye il dottor Lucas-Championnière nel numero di novembre del J ozw·MZ <le médecine et cle chirurgie p1·a.tiqucs), il sistema medico cophtto in parte dal sistema tedesco era ben organizzato e sufficiente in apparenza pel campo tli battaglia c la Russia rifiutò a tutta p1·ima alle società eli soccorso l'acces~o ai campi di battaglia. A parer nostro essa ebbe ragione. In vece la società di soccorso nazionale fu autorizzata a. prestar la sua opera. in seconda linc:1, acl organizzar trasporti c ad assicumr le cure ai feriti nelle ci t là. Tutto ciò funziona meno regolarmente a motivo della prodigiosn nffiuenza dei malati e dei feriti. Il terreno su cui manovrano i russi è favorevole allo sviluppo delle epidemie. Teneni <l 'allu~ionc, marnzzi da attraversare, pioggie diluviali, variazioni enormi o brusche di tempcrn.tura, faliclle estreme, le conilizioni le più cattive si riuniscono contro la salute del soldato, ed infatti è fuor di dubbio cho anche prima che cominciassero le ostilità l'armata avc,·a già molto soO'crto. Presentemente vi sono dci reggimenti i1t cui l'azione del tifo, della dissenteria, della febbt·e lta. per cosl.dil'e annullato l'eO'ettiYO. Quanto alle ferite esse oltrepassarono ogni previsione. Questa. lotta, dice un corrispondente inglese, non è già un t~ guernì. ma. un eccidio gigantesco, segnato d'ambe le parti dal più perfetto disj)rczzo clelia. vittt mnann offerta in sacrifizio in opemzioni Jhilit.ari senza alcun possibile profitto. Si direbbe, aggiungo il corrispondente inglese, che ogni armata. faccia seguire un successo da. un tentativo di suicidio che i1t forza. degli errori commessi c del sangue sparso rimette tutto in questiono. Eppcrciò le evacuazioni ùi feriti oltrepassano i trasporti che attravet"so.no lt1. Romania, ove le crudeli perdite dell'armato. t'nmena aggiunsero alla mnssa delle \ittime la cui ciit:a. non si può per verun Ilatto determinare. Le società di soccorso chicggono rinforzi dapperLtttto c sussidi cd uomini più particolarmente. Un, numero bashmtemente considerevole di giovani fran cesi sono in Romania, e noi senza dubbio avremo presto notizie più precise intorno ai loro lavori.


1127 Già la. Tribuna medioa.Ze conteneva r ecentemente una lettera del signor Henriet, JH'osettore di Clarorut, scritta da Turnu-!1Iagurelli1 piccola. città sul Danubio, in faccio. di ~ico.polL Il nostro confratello s'estende lungamente sull'insalubrità di quella situazione, sull'assoluta insufficienza dei mezzi di trasporto e su quelle ambtùan.ze sacre all'ingombramcnto cd al disprezzo d'ogni igiene. Prima. nulla era in pronto per tali soccorsi; l'approvvigionamento è insufficiente; il personale è genenùmente poco istrutto nella chirurgia di guCITa. TuLlavia si dove confessare che in grazia dell'attivi tà sviluppa.ta dal nostro confratello, il dottor Ka.leudero di!'eftore generale del serrizio sanitario rumeno, quella piccola stazione vicina. o. Plevna rappresenterà nei soccorsi una parte importante. Si dice che in Germania un gran numero di medici dell'armata. ottennero congedi per poter andare a servire nelle ambulanze llell'a.nuata russo.. Ciò. sarà uua.1H'eziosa scuoht pei giovani , giacchè il lavoro non manca. Intomo a quanto a v'l'iene in Turchia. al1bin.mo maggior copia tU nozioni e di particolari dalle n umerose corrisponùenze.dirctte <~l Tlw L a,v;et e specialmente al Britishmedical J onmal, dal quale noi prendiamo ad imprestito quasi tuttj i nostri documenti. Qui nessuna misura. I:Iavvi, parrebbe, in Turchia un servizio sanitalio, ma appena sufficiente !)Ci bisogni in tempo ili pace. Qui l'igiene non esiste : le truppe scelgono i più cattivi teneni; marciscono nel fango in mezz.o alle ùci czioni d'ogni specie; i morti e gli a\·auzi degli animali sono appena sotterrati; la fame vi è completa. L'armata è in predn. al tifo ed alla ilissentetia, senza che i turchi se ne preoccupino gran fn.tto. In mezzo al disoriline delle istituzioni r egolari, s'è formata una società (li soccorso che funziona sotto la protezione d'una band iera dalla. mezzaluna rossa. Sarebbe stato impossibile il fare a.ccettare alle tt·uppe ottoruane una croce rossa, emblema che circola costantemente fra 101'0 1 }Joichè quell'emblema è per esse il nemico perpetuo.; onde, per quanto concerne le ambulanze russe, esse considerano spesso come un dovere di tirare sulle croci r osse che le proteggono. La società della mez?.aluna rossa funziona coll'aiut o d'un personale di nazionalità straniera. Sono specialmente numerosi gli


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VARIETi

inglesi, mandati con 'grande spesa dalla società della Croce rossa, dal comitato Stafford. Alcuni sono immedlat.amente in prossimità del campo d'azione per organizzare il meglio che possono ambulnnr.e volanti in vicinanza del coml>attimonto ed in mezzo ai focolal'i dell'epidemi..'l. Parecchi già son morti, dicesi, e uno ili loro portava un nome dei più onorati, il signor di lVIeri.c. Organizzano inoltre convogli eli feriti per ricondurli verso CostantinopoU, ed uno dei lavori importanti dei medici consiste nel nutrire i loro ammnlati, ai quali, l>isognosi di tutto c prima d'ogni altra cosa di nutrimento, essi danno minestra. Finalmente altri in ospedali tempora.ri fa.Jlllo una chirurgia. attiva e tanto pii1 utile che i turchi non la vedono posta in oper~ da.i loro connazionali che !tssai di rado. Do>unque gl'inglesi, come fecero d'aLtronde nella guerra. franco-germanica, portano con loro in al>bouda.uza. medicamenti, provvigioni d'ogni specie, coperte, vestimenta, d:maro, ciò che è la più utile maniera di soccorrere i poveri malati c feriti, ai quali manca sempre tutto questo più aneora del personale di assistenza. Gl'inglesi portano questi soccorsi anche in Roma.nia ed in Russia, dove sono accolti con riconoscenza. È da notarsi che la ma.ncanza di cacolets è di sommo pregin· dizio ai feriti : l combattimenti di montagna r endono necessario questo modò di trasporto cosl cattivo in pianura, e le armate russa. e t urca ne avrebbero gencrnlmentc bisogno . Dalla parte dci tmchi la nùsel'ia è ancor più grande nell'Asia Minore, se ciò è possibile. Pel trasporto dci soldo.ti malo.ti e feriti, ti ice un corrispondente del B1'itish meclioal Jou?'1tal, non.s'è mai pensato. Dopo una zuffa il ferito si trascina, ·se può, sino alla })l'OSsima città, che può essere distante, per esempio, ventiquattro chilometri. È incomprensibile come quegli uomini riescr~no così a trascinarsi a (listanze spesso considerevoli. L'Ilo veduto fare, })Or citare un caso, da. un soldato a.ffetto da. frattnnt clell'a.rticolazionc tibio-tnrsea. L'iden. di aspettare sul campo di battaglia. dci porta-feriti non passa nenunen loro per la testa. Ed a rn.gionb. In compenso si vedono camern.ti portare sul loro dorso dei feriti per lunghissimi tratti di strada. Gli approvvigionamenti ufficiali sono condotti con una noncalenza incredibile : è impossibile ili aver sul luogo alcun che ili viveri o di medicina.!i. ·


YARlETl

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Gli ospedali a Kars ho.nuo tale un n.spetto che sembra pericoloso il mandarvi la più piccola ferita d'arma da fuoco, e puro vi si accalcano gli uomini senza nocessità.~Appena vi sono, vengono confinati nel letto, poichò si ritirano loro le vestime11ta, qualunque sia. la loro fcl'ita... A giudicarne dalla quantità ili funerali, è evidente che quelli ospedali sono più micidiali tli qualsiasi più sanguinosa battaglia dell'Asia.. Essi sono atiollnti al di là d'ogni ragione e spesso i pazienti non ricevono nlcun nutrimento : cd un giorno aveano persino passata l'intiera giornata senza che loro fosso stata distribuita a cqua. l\Ialgrado questo miserevole stato di cose, le autorità. turche pretendono di non accettare elle con benefizio d' inYentario i medici inglesi chiamal.i do.lle società 11i soccorso, come ri.lovasi dalla seguente corrispondenza riferit-a dnl numero succitato del

T/te Lcmcct. " Il corrispondente S}>eciale del Ti·m.es a CostnuLinopoli, scrivendo da Terapin, in dnta. del l G ottobre, annunzia il subitaneo ammalarsi dei dottori Cnsson e Ducklcy !11 Armenia- l'ultimo di questi signori (ce no informa lord Dlnnt)To) essendo stato preso cln febbre tifoiden. a Kars. Due chirurglti (dottor Giacomo D eumiston e dottor Giovn.nni P omberton) crn.n.o giunti il 12 a Costantinopoli o destinali dalla, nobile generosità. di lord Bla.ntyre n. sostituire i clottori Casso n c Buckley ; ma l'uffizio medico del dipartimento della guerra turco fmvposc ln.nti ostacoli al loro ulteriore viaggio per Erzcrum, che essi furono trattenuli a CostnntinO})Qli. Fra gli impedimenti ingegnosnmonte sollevati dall'uflh:io medico, v'era che i chir urghi inglesi sarebbero assoggctt.ati ad un esame onde riconoscernc In. capacità. medica o chirurgica.! I nformazioni posteriori t~i fanno sapere elle quei signori partirebbero por Erzcrum verso il 19 di ottobre.

Lmago la via ))Cl' n teatt·o tlcll:' gncrt·a, del ùottorc O. HEYFELDER (Berlit~e1· K linische JVochensclwi(t, 18 agosto 1877). LETT EIIA IV. Delidj:m, J Hl luglio tm.

Tiflis, come grande città e centro amministrMivo, offre molti \antn~i per collocn.rc c curaro nmmalati c feriti ; ma hn il grande 6


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YARIETÌ\.

svantaggio igienico di essere troppo calda. Dopo aver Ia.vorato parecchie ore nelle ba.racche, si credeva di svenjre; gli amma.htti lungo la notte sedevano dinanzi all'ospedale e passeggiavano intomo ad· esso in cerca d'un po' eH fresco refrigerante, dormendo invece dura!lte il giorno. I medici movevano dalla città, in ca.rrozza, a.Ue '7 del mattino, per visitare gli ospedali, tutti molto lontani, e J)Cr giungere a far quella strada. polver osa e senz' ombra prima del gran caldo. Gli stessi abitanti fuggono , dalle lO alle 2, le loro vie soleggiate : })eri nordici poi, addetti al governo russo, 'l'iflis è quasi insopportabile. Come nel Caucaso lungo la stra,da lÌlilita.r e georgica, così. anche lungo quella · postale Tifiis-Alessandropoli, t.m i monti armeni, si trovano degli ospedalì militari. Il primo acl Akstafà, io· non ebbi l'opportunità di vederlo, perchè le nostre fermate nelle varie sta.zioni si regolavano, più che a nostra scelta, a sec;onda del cr~ldo giornaliero, della possibilità di aver cavalli e di non viaggiare a not te tarda. Debbo anzi all'impossibilità di trovar cavalli la possibilità di conoscer e Delicljan, c di potcrne parlare. S'immagini un'alta valle alpina, simile a quelle della, Svizzera, ricca eli boschi frondosi, tli fresche sorgenti, di campi di segala e di. frumento, di villaggi e borghi, ove si cela il villaggio di Delidjan, che si potrebbe chiamare piuttosto città. ll quale seguendo le inclinazioni delht valle c della via campagnuola, gira lungo e stretto intorno a.Ue pendici dei monti e le supera. Se le botteghe asiatiche e gli opifici non fossero aperti, se non vi si trovassero i militari russi, e non si vedessero i costumi degli armeni e dei tartari, il gentile e simpa.tiGO villaggio quasi non si distinguerebbe da tanti altri simili dell'J;;uropa occidentale c meridionale. Dopo le lande s9litarie della pianura, il lieto aspetto dell'attività vivace degli agiati coloni rallegra le silenziose r occic dei monti. Il g~merale ispettore del corpo sanitario del Caucaso, dottore Brosclrnjewski scelse questo sito sano ecl ameno per collocn.rvi tre ospedali ntilitari costituiti in parte da fabbricati nel paese stesso, in 1)arte da tende; contengono in tutto 600 letti ; formano un'eccellente stazione sanitaria, e un tutto insieme che realizza il sistema di sparÙagliamento. Nel villaggio stèsso, un l)O' al di SOlH'a del livello proprio della valle si trova il principale fabbricato, dove c'è il club. Una sala e una camera al primo


VARIE T.il.

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lliano 1 con ringhiera di legno all'ingiro (come nelle case svizzere) e due camere più piccole 4.1 pianterreno dànno ricetto a 50 am).nalati. Nella casa vicina c'è la farmacia c l'amministra<~ione; i medici alloggiano nel villaggio, in case d'affitto. .A. questo locale è annessa un'altra casa, quasi della stessa grandezza, con u110 scompartimento per gli ufficiali (per om non -contiene che 4 feriti) ed uno p~r i soldati. Nella parte superiore del paese, in 20 tende e 1 ltibitke stanno 200 ammalati. Questa, lo.calità al .pendio del monte, esposta all'aria libera, ma riparata alle spalle ; con la bellissima vista del paese, clei dintorni, della valle c delle ,al ture circostanti non poteva esser meglio scelt1t. Sebbene ci si stesse nelle ore cal(le, dalle w · an e 11 antimeridiane, il caldo ci pareva sopportabilissimo perchè l'aria è mossa e r espirabile. La lribitka, tenda dei tartari, è fatta di feltro, ha la, forma di un al·veare, ed è eietta sopra un palco di legno e di giunco. Alla sua .cinHt ha un foro rofondo con coperchio ; per cui, durante il giorno, vi è una perfetta ventilazione, e durante la notte, o se -piove, l'a,pcr tura si chi1.1de mediante il coperchio. N ella pa,rte in:terna della circonferenza inferiore vi è, come intorno ad una .aiuola di fiori, un reticolato di giunchi, sul quale si adagia la. se.zi one inferiore della tenda, e sollevandosi il feltro, l'aria .ùlltra d.a tutte le pa.rti, senza che vi sia riscontro d'ari:a.. vi si poss-ono collocare da 4 a 6 letti' di ferro. L 'unico inconveniente della k ibitka si è che chiudendosi le porte e il coperch io dell'apertura superiore e lascia.nclo abbassata la sc:.~ionc inferiore della t enda, J>i rimane senza luce. È da osservttrsi però che il feltro ripa.r a assai pi ù dai cocenti raggi solal'i che non la semplice tela. Le forme mo1~bose erano assai poco variate c di lieve import~nza. Non si ebbero che diarree, qualche dissenteria, pochi tifi addominali ed alcune leggiere malattie ocula.ri. Dclidjan essendo un punto centrale fra le strade Tiflis-E riYan, Tiflis-Alessandropoli ed Erivan-Alessa.ndropoli, i guariti si r estituiscono p er ques te tre dir-ezioni ai rispettivi corpi. J sifìlit.ici vennero evacuati da. Tiflis e dintomi sul Caucaso, verso \ Vla.dikowka.s; e con ciò il sistema di sparpagliamento fu messo com- :pletamente e r azionalmente in pratica.


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V.1RIETÀ

4<\d Alessanchopoli c'è il quartiere generale, e presso questo, l'ispettore medico del Caucaso, consigliere aulico dottor Broschnjcwsky, non che il chirurgo capo dell'annata del Caucaso, consigliere eli Stato clotto1· Minkjewitsch . La fortezza è poco distante dalla città c vi abitano il pl'ittcipc llfichcle Nikolajewitsch e Ja principessa sun. moglie, il loro figlio maggiore, il comandante, il plenipotenziario della Croce rossa conte Tolstoi. Vi è poi un ospedale permanente c la corrisponclente trn1)1la di guarnigione. Questo ospedale, che contiene fi no a 600 ammalati, può anche ricoverare nel suo ombroso giardino (ciò che è · una grande mrità per Alessandropoli) col mezzo di padiglioni c di l;:ibitkc, un altro buon numero eU ammalati e feriti . La. se.l.ione· chirurgica, propriamente dett-a, occupa cinque grandi sale della caserma costruite ad uso di casèmatte. In prossimità della fortezza, nella sua parte postel'iore, è accampata la tmppa, e il quar· tier generale sta in padiglioni. Il confine turco fonttato dal fiume Arbatshei dista appena mezz'ora dalla fortezza e un'ora d:~l11. citlà. C~uesta giace a 4000 pie(li sopra il livello del mare, cu·condata lla un largo cerchio eli alti monti, di cui l'altissimo Allagoss (occhio di Dio) è coperto di eterne nevi, ed è vicina all'Ararat, la cui cima. è la. più alta di questo paese tanto ricco di monti. La città, per la s ua elevah\ posizione e per la vicinanz1~ di catene di monti, ha nn clima moderato specialmente in paragone di Tlflis ed Erivau ; ed avendo il suolo sassoso senza avvallamenti nè acque stagnanti, è una città sana senza malattie epidemi che od endemiche. Verso il tocco si alza un forte vento che solleva vorlicosamente b. polvere delle vie non lastricate e che riesco , incomodissimo agli occhi e ai bronchi . Fortunatamente però si l1D.1mo rtuasi ogni giorno dci temporali, che rinfrescano l'arit\ e colle loro pioggia spengono la polvere. Parlare di precetti igienici in una città asiatica, sarebbe una -conl1'CuUotio ·i n addecto: La fortezza però, la. quale non è asiatica, mn. russa, si distingue per esatta a.mministra.zione c per ordiuamenti sanitari cd igienici. I pozzi neri vengono disinfettati regolarmente, cpperciò non danno il minimo incomodo per esalazioni


\AIUETÀ.

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n ocive; cosi pure i suoi ospedali militari, in numero di dicci, che circondano la. cHt<.\ formando un largo semicerchio, sono disposti e amministrati esemplnrmcnt~ sotto ogni riguardo. Prima però di descriverli, accennerò nd altri stabilimeut.i della città. Lo spcdalc degli ufficiali ò formato di due sezioni c dipende dallo spcda.J.e militare permo.ncntc. In u n fabbricato d'un solo })inno si trovo. la cucina, la farmacia e lo scompartimenlo degli ufficiali ~n 50 letti. Alcuni reumatismi, qualche catarro intestinale, una febbre tifoidea e alcuni sifilitici, in tutto 28 individui, lo occupano .presentemente. Dirimpetto c'è una sontuosa cas<t privata di due piani, t utta iu pietra, con ginrdino e corte che venne appigionata. per la sezione di chirru·gia. per gli ufficiali, la. quale è provrisoriamente nel club cittadino, fino a che non sia ordinata e disposta ogni cosa. relativa nella suddetta. caso. (l). Qui ci sono : 23 ufficiali feriti, di cui, due per ferite d'arma da fuoco l>Crforauti il torace; l'una. con frattura della clavicola, l'altra con lesione della scapula1 ambedue in via di guarigione; un altro per contusione del ca.po associata. a fenomeni CCI'Obmli, che datano g iù da sei settimane : un turco con nove feriLe al cranio, di cui 2 penetranti1 con esfoglin.zione di sequestro, suppumzione di buona quo.tità cd assenza di qualunque fenomeno cerebrale; una ft·attura complicata del collo del femore sinistro (drenaggio cd eslcnsione)1 una ferita d'arma da fuoco al lnrso, associata a scbeggic c periostitc; perdita di sostanza delle parti molli al p olpaccio della gamba, prodotta. da schcggic di granata. Trn. questi feriti c'ora il capitano eli cavallorin. Natjef, proclamato eroe dni giomali russi, che nvevn delle contusioni alla tosta cagionate da colpo tangenziale di fucile e alle coscio da scheggia di granata. Egli appartiene ad una delle più nobili ed antiche famiglie grusie; nacque il l • gennaio dcll820 cd era, dapprimt\ imp iegato civile; ora èsoprnnnomìnato " il valoroso , dai suoi compatt·iotti. Fece tutte le campagne del Cnucaso, c sebbene giubilato, si poso nello scorso dicembre alla. testa di una sotnia (centinaio) di volontari o. cavallo. Illll luglio, bcnchè ferito in una ricognizione, continuò a tenere il comando, finchè r idusse il nemico alla fuga. (l) Una parte degli nffictali fu encnata a Bot·shorn nel magnifico palazzo della. 1>rincipessa, dove essi hanno oat~i sortn di oomro,·t.


1134 ..Allora soltanto egli smontò da cavallo c si fece medicare. Da pochi giorni solamente dichiarato guarito è tornato a Tiflis presso la sua famiglia. I feriti appartengono per la minor parte alla categoria dei feriti graNi; nondimeno i due giovani chirurghi J acobson e·Forsh ebbero occasione di fn,re pn.recchie resezioni delle articolazioni con felice risultato. -·Ula casa si sono aggiunti dei tavolati e dci tetti di riparo; si fabbricarono dei cessi, dei bagni, una cucina. del tutto segregata c alcuni padiglioni isolati (uno di questi per sala da operazioni). Questo speciale è p,erò sempre provvisorio, e non può stare a confronto con gli ospedali da campo eretti tutti in padiglioni. In un locale a pianterreno si ebbero due casi di cangrena in fer ite semplici ; in conseguenza di che esso locale fu evacuato e n on sarà più occupato.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

N o ve tesi etiologic1..te e pro:filatti<ìhe tratte d:>tlle l'ehtzioni um.ei:tli sulle et)idenaie dJ. cole.s:a nelle Jn(liC orieuta.Ji e negli Stn.ti uniti d'A:m.el•ica, del dott. Th'LI.x voN PETTENKOFER. Questo recente ed importantissimo lavoro fu pubblicato nel dicembre dello scor!?O anno dali'csimì.o professore d'igiene nell!t Università di Monaco. Il giovane medico signor Galassi, che ne pubblicò la traduzione italiana, è degno di encomio per avere fafacilitata la diffusione di un'opera., che tanto davvicino interessa l'igiene pubblica (1). Io ne darò un sunto, mettendo specialmente in rilievo le idee dell'autore sulla moderna teoria localistioa del colera. Li. - Relazioni ùu~icme. - Le relazioni sul colera nelle Indie fm·ono ,pubblicate per 12 anni sotto la direzione del dottor Cnninghanl, commissario di sanità presso il governo delle Indie. Egli ed i suoi collaboratori hanno atteso soprattutto nei primi auni allo, raccolta dci fatti, senza, idee preconcette, e solamente nella relazione per l'imno 1873, il dottor James Cuningha.m, formtùò le sue vedute c riepilogò le sue conclusioni teoriche nei seguenti nove teoremi: P Il cornme.rcio fra gli uomini ha. una. influenza secondaria sulla diffusione del colera; .. (i) L'opuscolo tradotf.o è stato }J11blllicaio in Roma dalla tipografi<\ R omamt, piazza s. Silvest.ro, 15. - 1877.


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RIVIS'l'A

2" La quasi costante immunità degli infermieri e molti altri fatti parlano contro il contagio diretto della malattia; 3• È dimostrato chti fatti il1sussist.ente l'opinione che fa dipendere le el)idemie di colera ch~llo inquinamento delle sorgenti d'acqua potabile per mezzo delle deiezioni dei colerosi; '1" Non è provato dai fatti che il virus coleroso si moltiplichi nella, p el'sona che ne fu infetta, nè che il coleroso generi qmtlche veleno specifico, o sparga un tale veleno p er le evacuazioni intestinali o per altre elimina.zioni ; 5• Il colera nell'India sembra dipendere da. condizioni finorn, p oco note dell'aria o del suolo, o d'ambedue insieme ; 6• .Queste condizioni sembrano essere molto localizzate, gì nel territorio o dominio delle endemie che delle epidemie, come è dimostrato dal carattere molto locale delle singole irruzioni epidemiche ; 7• Il gran pericolo sta appunto nell'esporsi a queste condizioni loeali e non alle emanazioni· derivanti dalle evacua.zioni dei malati ; · 8" Anche se la natura. contagiosa del colera potesse esser dimostrata, un si.stermt di quarantena così rigoroso come sn,rebbe indispensabile per riesci.re efficace, sarebbe imr)raticabile cd arrecherebbe piuttosto danno che utile; go Le grandi precauzioni contro il colera sono i miglioramenti nelle condizioni igieniehe delle loealìtà e delle popolazioni; miglioramenti nel sistenut delle cloache, delle abitazioni, delle acque potabili. Rispetto a queste poi è da avvertire che noh solo esse devono essere al sicuro dalle evacuazioni dei colerosi e dalle infiltraziolù delle fogne, ma anche da ogni altra impurità. :Nella relazione per il1874, il Cuningham fa espressamente notare che ltnche la storia clei fatti raccolta per tale anno appoggia e conferma le n ove tesi SOl))'a èspressc. !/ultima relazione l)OÌ, che si riferisce a.l 1875, contiene una serie di prove così evidenti, che il Pettenkofcr si chia.ma in dovere di r ichi.a.marvi sopra l'attenzione dei medici e clegli epidemiologi. Durante l'anno 1875, morirono per colera nelle I ndie quasi quattrocento mila persone; l'endemia di ta.le anno fu assai più grave cd estesa che quella dell'anno antecedente.


DIBLIOGRAFICA

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I casi di colera anche nell'anno 1875 non si distribuirono uniformemen te nei diversi distretti e localitiì dell'India, n è si diffusero da luogo a luogo seguendo le vie de.l commercio. Una pa.rte dell'India centrale fu interamente libera dalla epidemia quantunque essa sia attravet·sata da.llc principali lince ferroviarie, mentre il colera infierì in alt.ri distretti che non hanno ferrovie e fl unsi nemmeno strade. A precisare maggiormente i fatti, il Cuningham raccolse i ma- . teriali della statistica sanitaria delle truppe inglesi nell' India. Sopra 67 frazioni di truppa tutte più o meno invase cbl colera, non ·si potè climostnue il fatto dell'importazione; anzi molte volte un militare, che era recentemente giunto da luogo infetto, ammalò e morì di colera in una guamigionc, senza che successiva.mente altri casi si manifestassero. I 67 presidi avevano ciascuno il proprio ospedale pei colerosi, ma il personale di servizio di tali spedali ha veramente goduto di una quasi immunità. per il colera. Di fatto in 59 spedali nessnn caso di colera si manifestò ft;a gli infermieri, in altri sette si verificò appena qua.lche caso. Il solo spedale di Dharmsala diede 11 colerosi, ma in tale paese infierì moltissimo il colera. I nfatti su 1073 uomini della guarnigione ammalarono 86 per colera, ossia 8,01 per cento. Ora nel personale dello spcùale su 127 uomini ne ammalarono 11, ossin. 8,66 per cento. Non vi fu dunque una differenza, rilevante a danno degli infermieri in confronto dei soldati alloggiati nelle caserme. Il Cuningham si domanda se mai tale immunità. potesse dipendere dalle disinfezioni; ma ricercando in documenti c storie trova che l'immunità degli infermieri non è un fatto· nuovo n è t·ecente nell'India c che i vi era conosciuto anche quando nessuno pensava ancora alle disinfezioni. Sulla immunità degli infennieri, ripor ta l'autore altri fatti degni eli fede narrati da testimoni oculari, quali sono i dottori Bruce, Port, Vogei, ecc. Narra il medico militare inglese, Druce, che nella epidemia del 1848 in Kampfur, nell'ospedale dei colerosi, durante i cinque mesi in cui funzionò, nessun infermiere e n essun medico fu attaccato neppure clai più leggieri sintomi eli colera. Il dottor Port, nella relazione sulla infermeria militare <li Monaco durante il 1873-74, asserisce che gli infermieri hanno pii1 a temere dai malati di tifo che da quelli di colera. Narra il


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RIVISTA.

fatto di uu infermiere, che 'essendo stato imbrattato dalle deiezioni d'un coleroso in modo da rimanerne i suoi abiti tutti fradici, quantunque egli non abbia pensato di cambiarli, m·o. li tenne sul corpo finchè asciugarono e le parti solide delle deiezioni si staccavano sotto forma di sostanza polverulenta, tutta,via non fu Jlunto attaccato dal colera. Di tali fatti se ne verificano ogni giorno nei lazzaretti di colerosi. Le relazioni indiane riferiscono i buoni risultati, che le emig~.·azioni fatte in tempo opportuno e verso luoghi adatti produssel'O allo scoppiare delle epidemie. Ma esse provano l'inutilità delle quarantene e delle limitazioni al commercio. Nell'anno 1$61, una commissione creata dal governo indiano com1Jilò le norme da tenersi dai corpi di truppa aUo invadere del colera. In tale regolamento fu lascìnta libertà ai meclici militari ed ai comandanti delle guarnigioni eli adottar e o no la quarantena. Onde nella epidemia del 1875 alcuni presidii adottarono il sistema delle quarantene ed altri no. Le stesse misure quarantenarie ricscirono varie nei diversi luoghi, ed ove più ove meno rigorose. Furono 29 le guarnigioni bengalesi in cui erano state fatte delle limitazioni nelle comunicttzioni, e 25 quelle nelle quali nessuna. Iilllitn.zione fu imposta. Ebbene 20 delle prime furono affette da colera, e talune assai gr·ayamente, mentre appena qualche caso si verificò in poche delle guarnigioni della seconda categoria. E facile il pensare che probabilmente le guarnigioni che aclottarono la quaranteun, si trovavano pel maggior numero in distretti nei quali il colera si presentò colla maggiore violenza, mentre tale misura non fu tentata ove il colera era meno diffuso e quindi minori le rq1prensioni. Ma anche ad onta di ciò restò costante e dimostrato che colle quarantene non si potè lottare contro il morbo. Anzi il Cuningham asserisce, che l'immunità di nove fra le guarnigioni nelle quali fu atlottata, la quarantena, non si può ritenere come risult.ato di questa misura; perocchè in quelle guarnigioni il colera n.veva fatto pochissime vittime anche in antecedenti epidemie. A questo proposito il Pettenkofer fa. notare che anche a :l:lfonaco nella epidemia del l 873-74 le truppe allogghtte in tlue ca.serme non ebbero colerosi, mentre quelle ùi tre altri quartieri furono colpite dal colera. Or dunque se le due ca-


BIBLIOGRAFICA

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serme Salita<fel e llfax "II fossero state cir condate previ,amep.te da un cordone samtario, si sarebbe di poi facilmente supposto, - che la loro immunitf't fosse dovuta alla quara.utena, mentre invece Ja qùarantena vi sarebbe stata almeno superflua. Colla statistica, che il dottor Bryden compilò per tutte le ,divisioni dell'esercito indiano e per una lunga serie d'anni, dimostra iL Cnningham la inutilità di quei sistemi eli quarantena, che siriferiscono non alle località ma agli infermi di colera. Il rapporto del Cuningham così riassume le misure che i fatti dimostra.rono essere realmente efficaci contro il colera. 1• Le truppe si devono accampare fuori delle città,· dei villaggi, dei bazar, nei quali domina il colera. Recarsi in una località ove si trova il colera, è lo stesso che esporsi al colera medesimo·; 2• L'allontanamento dalle località infette fu generalmente accompagnato da buo1ii effetti nel limitare i casi eli malattia; ma tut.ti.i tentativi 11er allontanare il colera, per mezzo di guardie, cor.doni sanitari e c1uarantene, andarono a vuoto; 3° Tutta la. storia dell'epidemia indica che i pericoli risiedono nelle località per la presenza, di una, o più cagioni ignote, le quali sebbelie e'stese sopra ampio tratto di paese, si localizzano in certo qual modo sopra alcune determinate regioni. Lo indagare che. cosa siano. queste cause locali del coléra, sarà oggetto di ulteriori ricerche. · B. - Relazione americana. - Un singolare contrasto colle rel az.ioni indiane. ofì're l'opera: The Oholera Epiclemie of 1873 in the Unitecl States, nel1875 a vVashington pul>blicata· a spese del governo, e sotto la direzione del dottor \Voodwortb, soprintendente chirurgo generale e medico· capo degli spedali di marina, colla colhtbarazione del dottor 1\'Iac Clellan,,medico militare, e clei dottori Peters e Billings . .Anche il dottor Woodworth presenta nove tesi, le quali, secondo che egli stesso afferma, non sono altro che una semplice· serie di contlu.sim~i, che S01'{fOno clalla i?nrnensct quantità eli 1nate1·ùtle seienti(iòo t·accoìto faticosamente in ambedue gli emisfet·i, dct U4~ g?'a?'b mnnero eli stwliosi sul colera. Ecco le nove tesi americane : I" Il colera epidemico vicn causato dal. penetrare di uno


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RIYIS'rA

speciale veleno organico nelle vie digestiYe, il quale virus si sviluppa spontaneamente solo in alcune parti dell'India (Indostan); 2• Questo veleno (fuori dell'Iudostan) è contenuto nelle escrezioni (vomiti, feccie, orina) eli individui già infetti dulia malattia; 3• Perchè questo veleno spieghi la sua attività si richiede un certo tempo di incubazione, da uno a tre giorni1 in presenza ùi miscele alcaline. Una temperatura ed un grado d'umiditlì. che fa"\•oriscano le decomposizioni1 nouchè un liquido di manifesta reazione. alcalina atrrettano il processo ; condizioni opposte lo ritardano; 4• Condizioni favorevoli alla propagazione del virus si tr ovano: a) nell'acqua potabile che contenga sostanze organiche c carbonati ttlcalini; b) nelle sostanze animali c vegetali in decomposizione con reazione alcalina; c) nel contenuto alcalino dell'intestino; !5• Il tempo dell'azione morbifìca del veleno sotto favorevoli concli?:ioni si svilnppa dopo tre giorni1 ed è caratterizzato dalla presenza· dci batterii i quali scompaiono poi quando cessa il}Jeiiodo dell'attività morbigena. In altri termini una deiezione colerica, od una sostanza elle ne contenga1 è innocua tanto l>rima dell'apparire dei batterii quanto dopo la loro scomparsa, ma è virulenta nel tempo della lbro presenza. Non si asserisce con ciò che il virus colerico consista. nei batterii medesimi, poichè essi trovansi di egual forma anche in molti altri liquidi in fermentazione, ed anzi, secondo Lebert, i ba.ttcrii stessi potrebbero essere i distruttori del virus. 6• Nelle evacuazioni coleriche disseccatesi durante il periodo d'incubazione il veleno può conservare la sua efficacia per un tempo indeterminato. 7~ Le particelle disseccate di virus coleroso possono essere trasportate a grandi distanze col mezzo eli oggetti di vestio.rio, o colla bia.ncheria del letto, ecc., e quindi rese libere possono entrare nel canale intestinale o direttamente 1)er l'aria1 per la quale ~sse sono portate nella bocca c nelle fauci c vengono poi inghiottite colla saliva, od indirettamente insieme colle bevande e coi cibi; s· n virus può distruggersi naturalmente o perchè manchino


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BIBLIOGRAFICA

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1e condizioni dèl suo sviluppo, o per il contatto con acidi, cioè ; a) per: quegli acidi che si trovano nel suolo o nell'acqua; b) pei gas acidi dell'aria; c) per gli acidi che si trovano nello stomaco; ga Esso.può anche esser distrutto. artificialmente: a) trattando cogli acidi le evacuazioni coleriche o gli oggetti che ne sono imbrattati; b) svolgendo gas acidi per disinfettare l'aria impura; c) producendo una ditttesi acida nell'organismo eli colui che già ftt infetto dal veleno. Paragonando le nove tesi del Cuningham con quelle del \iV oo.dworth, s1 vede che le due opposte teorie sulla, natura e sul modo d'estendersi del colera, cioè la Zoòalistica· e la c01~tc6gionistica, non possono spingersi più oltre; cd è venuto il tempo in cui una delle ·due teorie deve assolutamente trionfare sull'altra. E qui il Pettenkofer fa seguire delle gravi considerazioni aprioristiche sul valore relativo delle due opposte relazioni, e sulla fiducia che si rncritanp pel modo col c1uale furono raccolti i fatti e dedotte le conclusioni. l\'rentre il Cuningham attese lunglù anni prima eli dedttrre poche teorie, \Voodwoorth e Mac Clclhtn invece scrissero.illoro lavoro in un tempo brevissimo, sulle osservazioni raccolte di un solo anno e con gran fretta per ordine dei ministeri delle finanze e della guerra. lVIa. pèr quanto i signori vVoodwoorth c Clellan SÌl).llO sta.ti Io~ dati dai ministri delle finanze e della guernt e dal presidente della repubblica tJet· cwet· portato a compimento in ~m tempo così bt·eve ~m'opera così gt·ancle (di circa 1000 pagine), quesbt deve ora presentarsi, dice severamente Pettenkofer, avanti ad un altro tribunale, quello della critica, scientifica, dalla quale non si l1ada al tempo in cui un lavoro è stato fatto, ma solamente a ciò che si è fatto c concluso. Le nove tesi americane mostrn.no la pretesa d'aver sciolto il problema sulla natura del colera e del suo espandersi, nonchè quello della sua llrofilassi igienica. Tale profilassi richiede gran dì limitazioni al commercio, e la spesa di molti milioni. È dunque interessante l'indagare se 11er tale via si avrà speranza od almeno possibilità di vittoria. Se le nuove tesi di vVoodwoorth fossero vere sarebbero false quelle di Cuningham. Ma i fatti riportati da quest'ultimo, spe~


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RIYISTA

tinlmente l'immunit:\ degli infermieri , ed il non propagarsi del

<:olera pce le vie del commercio, dimostrano che le teorie ùi 'Voodwoorth sono in parte nèvcre, nè verosimili. ln alcune epidemie si è bensì dimostmto che esse si estendemno lungo il corso dci fiumi, ma non t>erché tali fiumi fossero vie di comunict~zionc. di commercio, ma perchè le rive dei. fiumi si possono considerai'O come regioni ricche di fogne . Sotto questo 1mnto di vista il Pettenkofer fece ricerche sulle epidemie di Bancm neJ 185-1, ed il dottor Reinharcl fece gli stessi stu<li sulle epidemie di Sassonia, Ambedue concludono nell'ammettere come causa della diffusione dol colera più lo condizioni geognosticbe e fisiche del terreno, e le regioni fluviali, che non le ne di commercio. D Nac Clcllan, nella parte dell'opera da. esso redatta sulla etiologia, del colora, tentt1 di difendere lo nove tesi di \Voodwoorth con altre setto sue pro}>Osizioni, dolio quali il l)ctteukofcr si int rattiene por esaminarle diligentemente e per condannarle. Ecco le sotto tesi di :Mac Clelia n : lA tesi. - Il colera è una maln.ttia contagioso. proveniente da un veleno organico, il quale, pencLl'ato nel canale alimentare agisce primier:unentc sull'epitelio intestinale c lo distrugge. n Mac CleUan concede che fin ora non siasi tJ·ornto lo speciale veleno del colora, ma no deduco la csi::;tcnza dai reperti anatomici. l\IIa come mai da rrncsti })UÒ U:nrsi argomento per un virus organico specifico? I n ogni diru:rea cbe può essere prodotta da raflì·cdd:uncnto o dalle iniezioni sottocutance {li crotontiglio o dal taglio di alcuni norri, si ha uno stato anntomo-patologico speciale dell'intestino. Iuolt.re tutti i sintomi ùcl colera si p ossono riprodurre per mez~o dell'avvelenamento coll'arsenico. Un malfattore dUt·:mte un'epidemia. colerosa potè compiere a )[agdoburgo una serie di an<clenamenti che furono tutti giudicati co.si di colera. SolamenLc qnu nùo nlcuue società d'assicurazione sulla vita s'accorsero, cùo un certo numero di persone assicurate poco tempo prima da un medesimo indiriduo erano tutte morte, furono disseppelliti i cadaveri e si riconobbe in essi la presenza dell'arsenico. Dunque nò i reperti ano.tomo-pntologici, n è la sintomatologìa proyano l'esistenza di un ,·irus specifico. 2 t~i. - Gli agenti attiri nella ùift'usione del Yeleno colerico 3


BIDLIOGRA"FICA

1143

sono le evacuazioni di persone afl'ctte dalla. malattia in qualunque stadio. In questo evacuazioni esiste una sostn,nza organica, la quale ad un certo periodo di suo. decomposizione. è in grado di riprodw·re la malattia penetrando in un organbmo. Se il contagio è quella sostanza illfettivo. contenuta nelle secrezioni dei malati e che può riprodurre la malattia per inoculazione negli individui sani, tale prova non è ancora stata <latt~ per riguardo alla sostanza infettiva. ùel colera; prova che riesce così fadle in altre malattie, come nel carbonchio c nel valuolo. Fin ora non si è trovato nlcun animale suscettibile del colera; gli stessi cani che coabitano coll'uomo non soffrirono di colera durante le epidemie, nemmeno quando inghiottirono (come nelle spe1ienze L'\tte dal dottor Lewi:; a Calcultn) sostanze reiette da colerosi. Negli esperimenti fatti da Thicrsch c Sa.ntlcrson a :Monaco i topi bianchi morivano se si daYa loro della carta. asciugante imbovuta di deiezioni coleriche; ma. il Ranlce àimostrò che gli stessi topi non morinmo se ingoiamno le sole deiezioni senza carta, c morivano invece se mangiavano 11. carta asciugante senza. deic:tioni. Ern dunque h cartu c non le deiezioni lo. co.usn della loro morte. Sugli uomini non si possono praticare esperimenti; mn è però noto che i medici e gli infCl·mieri non vanno soggetti n maggior mortalità che gli altri incliviùui; cd inoltre ò provato ch e lo autopsie dci colerosi sono del tutto innocue. A Monaco il})ersonale addetto alle sezioni ed alla cuotoclia. dci cada-reri dei colerosi sofi'rl cosl poco ùl colera, che si l)Otrebbe quasi ritenere tali occupar.ioni riuscire piuttosto di difesa che di pcl'icolo. È dunque illogico il voler cercare una r elazione causale fra due M 'VCnimenti per la semplice loro coincidenza, quando tale coincidenza. non è regola, ma eccezione. 3&tesi. - Le evacuazioni dei colerosi che vengono in contatto colle vestimenta, colle biancherie e con altre surt)elletlili ed ivi si essiccano, possono con serrare per un tempo indefinito la loro forza infettint. Per tal modo si può compiere il trasporto dell'infc~ione colérica a. grande distanza dalla sede originaria. Ma.c Clcllan appoggia. la sua. tesi nIla seguente sentenza approvata. ad unanimità alla Conferenza. di Vienna ncl l 874: " Il colat-a. può esser traspot·ta.to nelle robe delle persone che vengono


1144

RIVI S'l'A

dai luoghi infetti, specialmente se tali oggetti servirono ai ma~ lati di colera, c se furono chiusi in modo che in essi non penetri aria., Il Pcttcnkofer che fu un membro della Conferenza ed approyò <1ucsta conclusione, non si accorda però colla tesi americana. Nell'opinione d~ Pettenkofer, che si schiera apertamente fra i lo~ calisti e contro i contagiohi.sti, il IJ.I.ticZ igMtwn traspor tato colle robe dei malati non proviene dalle deiezioni dci colerosi, che egli ritiene per affatto ·innocue, ma da un principio di ignota natura che sorge clalZtt località, nella quale regna il morbo. Di tale prin~ cipio ignoto non importa che sia trasportata una grande qnn,n~ tità, ma per la sua diffusione è necessario ·che sia portato. in località faYorevoli al suo sviluppo, come sono le località ricche di materiali organici in decomposizione. Tanto è vero questo, che il colera può essere importato anche da persone sane, e ciò è ammesso pure dai contagionisti. Se il germe coleroso è più spesso trasportato dai malati che dai sani, egli è soltanto perchè i primi provengono più spesso dei sani dalle località infette. I o stesso, dice il Pettenkofe1'1 J:1er ?noUo te,mpo ho creduto allct teoria contagionistica, specialmente pcrchè essa si presta facilmente a molte spieg;.1.zioni. I o· allora, 23 anni or sono, mi chiedeva.: Ohe cosa porta con sè l'·uo-mo col comraercio personale? e credeva di poter rispondere sicuramente : Le m·ine, le feccie e le att,re sue escrezioni. Qua.ntunque a molti questa risposta sia sembrata Jllausibile, pm·e le ulteriori ricerche sui fatti spinsero lo stesso Pettcnkofer a convertire la teoria contctgionistica nella localistica. Dopo di aver sottoposti al crogiuolo di una fina e severa analisi i fatti Mrrati da Mac Clellan, e sui quali egli appoggiava la sua terza tesi, li dimostra insuflìcienti, ed incapaci di resistere ad una critica fondata. Ed instituendo poscia un parallelo sul modo di comportarsi del colera e delle altre malattie d'infezione, sia per lo stadio d'incubazione che pel modo di manifestarsi sulle navi, trova che il colera ass~miglia assa.i più alla febbre gialla ed allo febbri da malaria, malattie essenzialmente locali, che- non al vaiuolo, alla scarlattina od alla sifilide, malattie essenzialmente conta.giose. 4" tesi. - Il veleno specifico che produce il colera nasce solnmente nell'India., e vien propagato nelle altre parti del globo

J


1145 dalle 1>crsoue o sostanze infette. F in ora il colera non è mai apparso nell'emisfero occidentale senza che la sua emigra.zione pes lilenziale sia cominciata nell'orientale; ed il suo awarire sul continente americano fu costantemente preceduto dall'arrivo di navi che trasportavano ma.!ati di colera od emigrati colle loro robe infette da regioni appestate. I ntorno a questa tesi il Pettenkofer non ha obiezioni. Anche egli ammette che l'espandersi del germe coleri co si faccia da luogo a luogo per il commercio umano, e solo combatte l'opinione che questo germe si produca e si sviluppi dai colerosi. 5• tesi. - Gli organi della respirazione c della digestione sono le vie per le quali si compiono le infezioni; il colera si comunica spesso per mezzo dell'aria; anche l'acqua può essere ilHJ.uinata dal veleno per mezr.o dell'atmosfera stessa che ne tocca la superficie, o per mezzo dci canali di spurgo, cloache e cessi ; e l'uso d'acqua cosi infetta produce lo scoppio della malattia. I fatti riportati dal :i\:Iac Clellan, dal Mac Xamara, dal Blanc in appoggio a questa tesi sono gravemente 'infìrmati dalle stringenti obbiezioni del Pettenkofer. Del resto egli riporta in opposizione a r1uelli altri fatti che dimostrerebbero precisamente il contrario. n dott-Or Port nell'ultima epidemia a Monaco ha distinto i casi di colera nella gua-rnigione a seconda delle camere occupate dai militari , e gli risultò che le camere poste presso alle latrine presento.rono il minor nu mero di casi . Douglas Cuningham osservò il seguente f[j,tto a Radschmnhal nel Bengala dul'ante illSGS. Questa città. giaee sopra un n,fi1ueute del Gange, cd è formata cb duo parti Kassimbazar <~ Kay<•baznr, la qtmle u ltima è a circa un miglio di distanza do. Kas;iw, ccl a vallo sul fìuruc. Ebbene, un::t. violenta epidemin. attaccò Kassimbazar, ma r isparmiò affatto Xayabazar, qu:tntunque gli abitanti di quesla non bevessero altr'ncqtta che quella llcl fiume, e gli ahilnnli di l(asssim non solo si bagnassero e lavassero nel fiume, mn. vi gettassero anche i cadaveri dei colerosi, secondo il rito indiano. Lo ammettere 1:1 diffusione del colera per mczw dell'acqua n on è altro che un'idea teorica senza fonrlamcnto. Qua.ndo si ha un'idea preconcetta, e succedono dei fatti che in appnrenzn. l:t appoggiano, d'ordinario non si cerca più oltre, e si adoperano quei fatti per sostencrla., dimen ticando molto facilmente di ricercare se mai 7


1146

RIVISTA

non vi fossero anche fatti che vi si oppongono. ilia così ragionando si cade troppo spesso nell'errore. Ed il pregiudizio che si divulgò per ciò che riguarda il colera, 11011 è più grave di quello che pur si ammette generalmente rispetto alla tmsmissione del tifo e dcl.J.a febbre tifoidea. Nella guarnigione di Wiirzburg sul 1\feno n el 187,1-75 si manifestò unn, epidemia di tifoide, limitata alle trnppo alloggiate n ella fortezza di i\farienl>erg. U na inch iesta fatta sul luogo volle attribuire all'acqua della Bergquclle, della qu:ùe si servivano le truppe della for tezza, la causa della infezione, poichè si scoprirono deiezion i nella vicinanza della stessa fonte. Qua.ntunq no Pettenkofor, da.U'esarue di qupll' acqua fatta nel suo istituto igienico, non abbia }lotuto scoprire .alcuna. impurità, pure fu ordinato che la fortezza fosse fornita di quella. acqua medesima che serviva l)er le caserme nelle quali non oruvi stato alcun caso eU febbre tifoidea, abbando nando cornpletmnen le la Bergquelle. Ma, acl onta di ciò, nel successiYO anno 1875-76 scoppiò nella stessa fortezza di Marienberg, e solamente in essa, una nuova epidemia eli tifoiclc anche più grave cl1e nell'anno lUltecedente. Allora facilmente tutti si persuaser-o che l'acqua. da bere non poteva essere la causa dell'epidemia, c si videro costretti a ritenere infetta la locali!:\ senza badare all'acqua, Se insieme al Cuningham io dico (soggiungc il Pcttenkofcr) che le epidemie del colera non sono prodotte da evacuazioni coleriche che llcnetrano nell'acqua da, bere, non dico per questo che si possa bere impunemente acqua impura, o che l'acqua pura non abbia un valore igienico n. questo riguardo. Io anzi pongo questo valore molto più in alto che i fautori per l'infezione dell'acqua. da l>ere, gio.cchè io sostengo che la })U rezza dell'acqua è uua esigenza delln, nostl'a sanità, non solo nel tempo del colera, ma in ogni tempo. 6A tesi. - La. virulenza dell'epidemia, di colera, quando il contagio penetra in una localitù, dipende dalle contlizioni igieniche di una popolazione, c non dallo stato geologico del suolo sul quale essa vivo. Sulla influenza delle condizioni igieniche e della disposizione individuale anche il Pctl.cnkofer è d'accordo col Mac Clellan ; ma la seconda parte dell<l· tesi contraddice manifestamente alia teoria loc:ùist.ica. Come spiega il 1\Iac Clellan che il colera in


BIDLIOGRAFICA.

1147

.America. si fermò e concentrò specialmente negli Stati del Kentucky e dcll'Dliuois, mcutre nou giunse a Now-York legata per tante linee di comunicazione colle località infette, e cenlro di tante ferrovie ? n doLLot· 1fac Clcllnn mostrò di non conoscere i bvori di Bryden c di Cuningham sulle Indie, qucllì di Pottcnkofer sul colera di Lione e di llo.vient1 t1uelli ili Rcinha.rd e del Uunther intorno alla Sl\Ssonia, del rfeifl'er nella Turingia, del Burkart nel \VUrtembcrg (Zcitsclwifì' filr Biologie, vol. XII), del Dacaisne sopra Lione, Yersnilles o Parigi (La ihéol'ie telluriquc d1t cltolért~, etc. - Annalcs cl'Hggiè;~e 1875). Secondo la più model'!lo. teoria. localistica il commercio umano spande solo poche scintille del virus coleroso, le qunli possono produrre effetti -gr-andemente dannosi solamente lt\ doYe si è già a.ccnmnlato materiale esplosivo locale; mentre ovc manca questo materiale le predette scintille a poco o. poco si spengono. 'l'alo mntcrinlc esplosivo non si deve cercare nell'uomo, ma nelle condizioni locali, come nel clima, nel suolo, c negli altri agenti esteriori. La gro.v.it:\ delle epidemie non dipende dalltt dispersione dei germi <:olcl'ici, che è generalmente uguale dt\llllel'tutto, cosi che nessuna località ne potrà ruai essere sufficientemente protetta. per mezzo delle quarantene nuche le più rigorose. Per accendere una mina bastn unn solo. scintillo., ecl essa esplode collo, stessa violcn~:~. come se fosse stn.tn acceso. con mille; perciò anche fermate c spente 999 scintille, qmmdo una sola ci sfugge, la calamit.'\ resta ugualmente forte come se si fossero lasciate libere ·tùtte mille. 7• tesi. - L'aver subìLo una volta il colera. non conferisco immunità futura contro la malattia; sembra anzi che succeda l'opposto. Questa tesi è approvata anello da Pettenkofer. Oltre queste sette tesi di :i\Iac Clcllau simili allo primo sette di vVooùwoorth, vi sono ancora le due ultime di questo autore, che si riferiscono nlln natura alcalina. dell'agente colerico ed ngli acidi come antidoto infallibile. \ero autore di questa tesi è il :\[ncKamara, ma anche per qnestn.,i pochi fatti recati in suo favore, me·glio esaminati, non conducono n. conclusioni più solide dello o.ltre. Or dunque quali snrcbbel'o le mism·e pro filattiche da. sostituirsi a quelle attualmente in vigore? Se le quarantene ed i cordoni


1148

RlriSTA.

snnlt~wi non sono atti a limitare la diffusione del veleno colerico, ~e la causa clelia diffusione di una epidemia sta. nelle condizioni

locali, quali saranno lo misure adatte a combattere tali condizioni speciali'? Anzi dovremo l imitarci a stu(lìare prima quali siano ed in che consistano tali aondiziorti, che sembrano l.cmporo,nee c suscettibili eli qnil.lche m'otlificazioM, ma che finora non sappiamo in che cosa. consistr.no. I casi sporadici indicano bonsì che il germe è ampiamente sparso; ma le epidemie di notano inoltre che una. gran fJMJltit:ì di combustibile fu accumuhtto in. una ùat1t località, che la mina fu cm·icltta cou una gran qua.u ~itù, di polvere. Dal punto di vista pratico è dunque più importante lo scoprire la polvere locale distribuita, ·nelle mine, affinchè ossa poss~t essere nnportnt.n o distruttet prima che la scintilla le si avvicini, piuttostochè seguire le singole scil1tillc trasportate. dai molteplici modi eli commercio, e t,cnta.re eli estiJ1gucrlc unn. per una per impe(lirc che la mina scoppi sotto i nostri piedi. Molte sono lo circostanze, fra le qua.li alcune indiS}Jensabili altre accessorie, clte deV'ono intervenire por costituire una. utina 'colerosa ; la pì.i1 pmt e eli esse ne soao nncont ignote; una però è già conosciuta come circostanza essenziale, ed è la contaminazione del suolo }lCl' mez7.o delle fogne. Tale condizione è soltanto un elemento flelh località colerica, at•.LJtmto come il carbone è uno dci co.stitueuti dclln. poh'cre da fucile; con ctuesto solo costituente no11 si potrebbe ottenere la minima azione esplosiva, quan.tunque esso :;in indispensabile por fommre la polvere. La polvere locale rkl colcm fot-,c non è di composizione così semplice come la. pòlverc da fuoco, ma in ambedue è pur necossal'ia. Ulla mistura definit[vn t1ei componenti, nonchè altre condizioni di temperatura, di umidità, ecc. "1.nchc nelln.}lCl'Cnne pa.tt·ia del colera, nel Bengala inferiore, le condizioni per l'epidemia non esistono sempre ; talvolta lo zolfo, ilnitro od ambedue mancano per nn certo tempo, quantunque il sud iciume, ci.oè iJ carbone, c la micci:• di alcuni casi di colera siano sen1prc pre::;enti. (PYa.ctitionm· for May 1876). SCI\1bm che in ta.luni luoghi si presen~i no dit1ìcilmonte insieme tutte lo necessarie condizioni; come p. e. in Lione. Le munerose epictcmic che llnl 1830 in poi infestarono :2\farsiglia e Parigi introdussero senr.a Ltllo per mezzo dci fuggitivi nulltorosi germi di colera iu Liono, ma una. sola. epidemia si verificò in quella città, 1


BIBLIOGRAFICA

11 49

e fa nell'anno 185-!. In tale anno aveYa preceduto una stmordinarin. siccità che crn durata molti mesi. Anche in questa epidemia. ]>Crò solamente alcuni flu:trticri della. c'iilil. furono inrasi, mentre altri quantunque sudicissimi ed abitati dngli :~rtigiani, come quello di Croi.xrouge, non ne fu1·ono toccati; ma si osservò che tutti i quartieri, che in tale occasione furono risparmiati dal colera, sono situati sopra elevazioui granitiche. È vet·issimo però che le teorie localistiche, ancora molto incomplete c nel buio sui pnrticohwi, lascinno l'igienista quasi impotente cont.ro il colern. E di fatto il Ouningham esclama nella sua nona l'elaziolle (Ninlh annual Beporl o{ the Sanila1·y Commissionel' with lhe Govcrnement o( I ndia 187,2) : «Dov'è la prova. " che i miglioramenti r;an itnl'i abbiano realmente .allontanato il " cole m? Y' è alcun fallo in tutta !:l sto rh\ dell'ultima epidemia " il quale mostri che i luoghi più puliti siano stati rispettati dal" l'epidemia, c che i più sudici più ne abl>io.no soffct·to? _\.1 con" trario non è forse vero che le tntppe provenienti dall'Europa, " c.he nllozgiano in buono uascrwc, soffrirono molto più dei po" veri indigeni ammon( ic.:chiati uolle cnpnnne, e viventi in mezzo " al sudiciume ? , A questa ultima domanda si risponde non potersi disconoscere l'influenza di razzt\ sul propagarsi <h•lln malattia; nm per ciò che riguardi\ l'influenza della pulizia bisogna pur convenire elle In. clistlibuzionc del colera non hn. purrto relnziono colle condizioni di ncLtczza. Spesso località. vicine cd in eguali couclizioni rispetto alla nettezza sono vari:uueute }Jrovate dalla lnedcsimn. epidemia.. Ciò che però sembra. potersi oru dimostrare si è questo, che i miglioramenti igi enici 110ssono dare buoni cfl'ctti rispetto alla. violenza cù alla. csten"ionc Ù('lic irr11zioni coleriche. Le stesse località, che mcntt·c si lroYa.vano ill ratth·e condizioni igieniche ebbero notevole numero di colpiti c di morti durante le epidemie colerose7 dopo introdotti grn.ndi miglioramenti igienici ebbero Mlle suècessirc opit1Clnic un nnmc1·o di mnln.Li o di morti uousiùcreYOÙJl('nte llllnore. Cosi risultò nelle prigioni delle Indie settentrionali, ed in quelle di Madras. Qualunque opinione adunque si possa avere sulle questioni teoriche, la grande opera profilo.ttica. da compiersi sta nel diffondere cd applicare con sempre c1·esceute studio tali miglioramenti igienici,


1150

RIVISTA

non solo nelle prigioni e nelle guarnJgioni, ma specialmente nelle famiglie e nelle case del. popolo. D.r SoRli(ANJ.

Mortalittì. ueU'esei•eit.o itaUauo, st·ttdi tU statistica sanita?"ia e eli geografl,a 1neclica· presentati dal dottor SoRMANI cav. Gws1~PPE 1 capitano medico alla Giunt.a centrale eli statistica (estratto dagli Annali del ]finistero eli ttg?'icolt~wlt, industria e co1wmm·cio) ; Roma, 1877, tipografia Eredi Botta. Il nome dell'autore, già chiar•l per severi studi ed altre opere· egregie di statistica medica, ci dispens<t dal raccomandare alla attenzione dci nostri colleghi questo suo nuovo lavoro, dal quale riportiamo le seguenti noti:dc che ogni medico militare av-rà interesse di conoscere. Lo scritto è diviso in tre capitoli. Il capitolo I tratta della mortalità generale dell'esercito distinguendo la mortalità nelle truppe, la mortalità degli ufficiali, la mortalità dci malati. I clat.i che vi si riferiscono f~u·ono desunti dalle Relazioni dellct Di1·eHione ,t;enerale delle .Leve e Tr-uppa, cllt quelle sulle corulif;ioni scmitarie dell'esercito dci colonnelli Cerale e TI!troffio e da quelle ancora sull' a1n-min-istmzione clellct Guen·a dei generali retitti e Di Revel, e dal Giornale Milita1·e ufficiale. Mor talità nelle tntpp@. - Un primo quadro comprende la mortalità dal l • gennaio 1860 a.l 30 settembre 1876 tanto degli uomini sotto le armi, come in congedo illimitato. Nel quadro seguente è registrata la mortalità, nel medesimo periodo di tempo, degli uomini sotto le a.rmi, ed il rapporto di questa 1p.orta.lità pet ogni mille della forza. Il terzo quadro tien conto dei morti chtl 1863 al 1876 11er le Ctmse ordinarie (malattie, disgrazie, suicidi), dedotti perciò i morti in guerra, che qui riproduciamo tale e quale, avvertendo che le cifre che vi si riferiscono furono prese <(1allc note relazioni dei generale Torre: militari (l)

. Mortali t~ per 1000 dolla forza (dedotti i morti in guerra)

1863-64 . 1864-65. 1865-66.

17.4 16.3 11.8

.Anni

(1) T:ant.r·re chiama anno 11·~-llltm·e il periodo dal l• ottobre d'un <HlllO at 30 seLtembre dell'anno successivo che è qnello :;u cui souo fondate le ~elazioni annuali del gene m le Torre.


1151

BIBLIOGRAFICA Anni militui

:llorWil!l. per mille della forz~ (<lotlolti i morti in guerra)

1866-67. 1867-68 . 1868-69 .

23.6 13.1 11.6 10.0 10.5 11.3 12.1 12.4 13.3 11.3

186~-70.

1870-7-1 . . 1971-72 . . 1872-7·3. 1873-74 . 1874-75. 1875-76.

Da quéste cifre l'autore trae le seguenti conclusioni: " L'anno di massima· mortàlità per il nostso esercito (nel periodo 1864-76) fu l'anno militare 1866-67, nel quale parte della. mortalità fu conseguenza delle ferite riportate in guena e del cholera che inficrì piil che negll altri :inni. Anche una parte della morta1ità 'dei due anni ànteriòri 'è ciovtita al cholcra. Nessun documento è a mia cognizione che ricordi il numero preciso di vittime che in tali anni fece nelle file dell'esercito questo flagello. 1\Ia dalle indagini fatte sull'argomento giunsi ad acquistare il concetto che il cholern abbia tolte all'esercito approssimativamente 1600 vite, di cui : 300 circa nel 1864-65 400 " 1865-6() 800 n 1866-67 1873. 100 n " L'anno di minima mortalità fu il l 870, anno per l'Italia sotto tutti gli aspetti for tunatissimo. " l\'Ia dopo ill 870, fin verso ill875, la mortalità ebbe un movimento gradatamente ascendente; e lentamente, mf1 di continuo, a umentò da 10,16 fino a 13,27, cioè di 3,11 per mille in più. Fortunatamente però nel successivo anno 1875-76 si accenna eli nuovo a diminuzione..... · " È dunque dalla statistica., e quindi con solido fondamento, constatato che la mortalità nell'es@rcito ·ital.inno da.ll'cmno 1870


RIYIST:A.

alla (me deZ 1875 anelò g1·aàatame~~te e costante·menta cmmen~ tanclo. ,

Mortalità degli ~tflidaU. _: Qùesta mortalità è rappresentata dalle seguenti proporzioni per"ogb.i mille della forza; Anni militari

1863-6·1 11.1 1864-65 13.6 1865-66 19.7 (l) 1866-67 9.0 1867-68 6.7 1868-69 1869-70 7.0 . 7.5 1870-71 1871-72 8.6 1872-73 7.6 1873-74 8.2 ... 1874-75 8.i 1875-76 8.6 Da questa media l'autore deduce: " 1• Che la mortalità, degli ufficiali sotto le armi negli anni 1863-64 e 1864-65 oltrepassò nella media biennale il 12 per mille. " 2• Che nell'anno 1866 tale mortalità si elevò a quasi 20 per mille, essendovi compresi 105 ufficiali morti in guerra, ed 8 nei fatti luttuosi di Palermo. Laoncle dedotta questa parte della mot'talità., che dipese da cause eccezionali, il numero degli ufficiali morti. nel 1865-66 resterebbe di soli 187, cifra che corrisponde ad una mortalità di 12 r)er mille della forza. " 3• Il biennio sommario 1866-68 diede una mortalità media del U per mille. L'anno 1868-69 fu quello che diede la minima. morta.lità assoluta degli ufficiali, presentando la sola media di 6, 7 per mille. Questo fatto è dovuto al gran numero di ufficiali che in tale anno si trovavano in aspettativa per riduzione di corpo, posizione della quale approfittarono specialmente coloro che er~mo malati o soft'erenti.

l

(l) Compresi i mort.i in guerra.


1153

BIBLIOGRAFICA

'' 4• Nell'anno 1869-7:.0 la mortalità cominciò a crescere, e crebbe, sebbene.non ·regolarmente, fino all'l.umo 1876. u 5• Si possono quin'di stt1bilirè i· seguenti quattro periodi di varia mortalità negli ufficiali dell'esercito italiano, ossia : 1863-66 mortalità. degli ufficiali 12 per mille di forza 1867-68 id, 9 id. 1869-71 id. 7 id. id. . 1872-76 8 id. u 6" Resta adunque constatato, che anche negli ufficiali la •mortalità in q·uesti 2clti?ni armi anelò uumentrmdo di qutLlche poco, invece di continuare nel senso della diminuzioné. " 7• La mortalità degli individui di t ruppa superò sempre quella ~egli ufficiali, fuorchè nell'anno di guerra 1866, nel quale la mortalità, sia compi·endendovi i morti per ferite, sia escludendQli, fu maggiore nell'ufficialità che nella truppa. ,, Mortalità degli a·ntmtLlati. - Questa mortalità si calcola facendo il rapporto fra il totale dei morti e degli usciti (guariti o riformati od avviati in licenza) ed il numero dei morti. Dal 1867 al1875 risultarono le seguenti medie: Morti per millo fra usciti e morti

1867

1872 1873 1874

14.08 13.21 11.31 9.80 11.79 12.55 13.63 16.17

1875

17.96

1868

1869 1870 1871

Da queste medie apparisce: u Che la mOI-.talità de'i militari negli ospedali andava diminuendo dal1867 al18701 anno questo in cui tale mortalità toccò jl suo minimo ; " Che dal 1870 al 1875 la mortalità dei medesimi andò gradatamente1 regolarmente ed incessantemente aumentando, ed a.nche con una, certa rapidità. Scemò un poco nel 1876. "


1154

RIVIS'U.

Il secondo capitolo ha per oggetto la:

Gcog1·afia della modalità nell'esercito.

Per gli anni 1864 e 1865 sono presi a fondamento per· la distribuzione della mortalità. i 7 dipartimenti militari, nei qQali era o,l!ora diviso il Reguo d'Italia, e pel triennio 1874-76 .le 16 divisioni militari, più le isole di Sicilia e di Sardegna. Dai prospetti che presenta relativi a questa distribuzione, l'autore trae le seguenti deduzioni : " l o Che i climi della media Italia, i quali hanno per loro carattere distintivo una eccessiva variabilità atmosferico, una grande escursione termometri ca diuma, e fonti abbondanti ed estese di miasma palustre, sono quelli che si mostrano più nocivi alla popolazione militare; " 2° Che il clima del Vcneto ha di comune con quelli della media I talia molti camtteri e quindi anche i relativi effetti perniciosi; " 3• Che l'alta Italia essendo difesa dalla catena delle Alpi, ed avendo maggiore uniformità di condizioni meteorologiche, c scarse le località infette dal miasma 1)alustrc, è ill. condizioni relativamente buone rispetto aHa salubrità; i danni in quelle regioni settentrionali provengono massimamente dalla fredda. temperatura invernale; . " 4• Nelle provincie meridionali, nelle quali la natura ha profuso a larga mano i suoi favori, l~ell~ sicilia specialmente che ha otto mesi di primavera all'an~o, in guei paesi fortunati nei quali 1ioriscono gli aranci, ad onta ~el\e l?tt~ co,ntro il brigantaggio ed il malandrina.ggio la mortalità delle nostro truppe è minore che al trovo; è quello il clima meno dan~oso alla salute ; " 5° La Sardegna, che fa porte della divisione eli Roma, è in condizioni meno favorevoli de!la !3ic.ili~, non tanto per le circostanze meteorologiche, quanto per la estensione c la forza della. malaria che vi ha domicilio. " Un'n,itra origine di mali alle truppe della media Itali-a proviene, a mio giudizio, anche da questa circostanza, che nell'epoca in cui le reclute vengono trasferit,e dai distretti ni rispettivi r eggimenti, la media Italia. serve di transito a tutti quelli che dalle provincie settentrionali si recano nelle provincie meridionali o .viceversa. È quindi sommamente facile che in tali epoche si dif-

J


BIBLIOGRAFICA

1155

fondano i germi del vaiuolo e specialmente quem del morbillo, prima fra le truppe dei distretti, indi fra quelle dei reggimenti, che trovansi di guarnigione a Genova, Bologna, F irenze, Livorno, Ancona. Ed è precisamente ciò che d'ordinario succede. L e re~ clute invece che dalle estreme provincie meridionali si recano n elle più settentrionali c viceversa, quando vi giungono hanno già subìto durante il viaggio una sp ecie di quarantena. depu~ r atrice. " Appr esso esamina quale sia stata nel detto triennio ed in rap~ porto alle varie r egioni d' ltalta la mor talità dell'esercito : l • per malattie degli organi.r e$piratorii e per tubercolosi; 2• per febbri t ifoidee e tifo; a• per infezione acuta o cronica da mala.ria. Su 100 morti dei qun.I.i fu nota la causa della morte durante il tricnnio 1874-76 furono 27 i .morti per affezione degli organi respiratorii, 15 per tubercol.osi, comJ>l.essivamente42 su 100 morti. Su 1000 della forza la mortalità per queste cause riunite fu di 4.25 pcl 1874, di 5.14 nel 1875, di 4.57 nel1876. RisiJetto alle r egioni d'Italia, la mor talità per queste affezioni durn.nte 'ii 187-1: fu mo.ssima nella divisione dì -Perugia, durante il 1875 nelle divisioni di Bologna e Firenze e pel 1876 nella divisione di Chiet!. Come si vede fu sempre nella media l k'Llia. che le malattie di petto fecero il maggior numero di vittime. La minima mortalità per queste malattie sì verificò durante il 1874 in Sardegna ed in Sicilia, nel 1875 nella divisione di Dari ed in Sicilia ancora c nel 1876 di nuovo in Sicilia. La Sicilia è adunque la regione d'Italia in cui è minima la mor talità per malattie degli organi respiratorii nella popolazione militare. È considerata poi questa mortalità rispetto ai diversi mesi dell'anno e trattane questa conclusione : che tanto la mortalità com}llessiva per tutto le cause, come quella per le sole malattie di petto, fu massima nei mesi di marzo, aprile e maggio, minima in quelli di gennaio, n ovembre e dicembre. E qui fa notare come la grande mortalità per ma.lattio degli organi respiratorii nella stagione primaverile coincida col tempo delle prime istruzioni impartite alle nuove classi. Per febbre tifoide o tifo su 100 morti se ne contano all'incirca 17. Il t.ifo però si manifesta in limitatissime proporzioni;


1156

BIVISTA.

non sono cbe pochi ed isolati i casi di tifo sporadico, senza importanza numerica. Al contrario il numero dei casi di febbri tifoidee andò aumentando nel nostro esercito specialmente negli ultimi anni; come può vedersi dal seguente prospetto : Anni

1867. 1868. 1869. 1870. 11:171. 1872. 1873. 1874. 1875.

Amm~lat.ì per millo

J\t~•·ti per millu

della forza

dclln for ..

2.2. 3.8 . 2.9. 3.6 .

0.9 1.3 1.0 1.1 0.9 1.0 1.3 1.2 1.5

.

2.6.

2.5. 4.0 . 4.4. 5.1.

La mortalità degli infermi di tifoide negli OSl)edali militari fu, durante il novennio 1867-75, di 32.8 per cento malati. " Durante l'anno 1874. la massin~a. mortalità per ileo-tifo si ebbe nella divisione di Pakrmo, ove prese quasi le proporzioui di un'epidemia. Anche nelle divisioni di Padova e nelle provincie calabre della divisione di Messina si manifestarono nel 1874 numerosi casi mortali di ileo-tifo. Nel 1875 invece questa. causa di morte p~lesò la sua maggiore attività nella divisione di Torino, c durante il 1876 in quella ùi Pa.lermo. La minima mortalità per febbre tifoidea fu pc! 1874 nella divisione ùì Milano, pcl 1875 nella divisione di Firenze e pel1876 nella divisione di Alessandria. , La mortalità maggiore per febbre tifoidea è nei mesi di agosto, settembre e ottobre, quando ai grandi calori estivi tien dietro il periodo umido delle pioggie. " In quanto alle malattie per infezione palustre il numero dei malati c morti, all'opposto di ciò che avviene per la febbre tifoidea, per la meningite cerebro-spinale c per alcune altre malattie, va ogni anno diminuendo nel nost.ro esercito. Il numero dei malati che nel 1868 era di 126 per mille della forza, discese nel 1875 a 63, e quello dei morti da 6 per diecimila di forza si ridusse a 3 soli.


BIDLIOORAFICA

1157

" Il massimo assoluto di queste malattie si osserva n~lla. Sardegna o nella provincia di Roma. Dopo queste vengono la Basili:cata e le Ca!abrie, indi la Sicilia, e le Puglie. Nell'alta ItaHa la divisione ùi Padova ha il primato, quelle eli Milano e di Torino hanno il minimo assoluto. , Il terzo capitolo rncchiude il confronto della mort~1lità del nostro esercito con quella dei JH'incipnli eserciti europei, il quale termina col seguente riassunto : Prussin. (1867-69) nwrt:tlità mcclia 6.4 por millo (Iella forza ,. Sassonia (1868-69) 6.4 Prussia (1872) 7.2 "» "» Inghilterra (1871-74) 8.4 Francia. (1872-74) » 8.7 Inghilterra. (1860-70) !).5 F mnci:J. (1862-69) 10.1 » Belgio (1870-74) 10.7 " Jt:J.Iia. (1870-76) 11.6 Portogallo (1861·67) 12.7 Belgio (1867-69) » 12.8 » ,. Russia (1871-74) !> 14.7 p Austria (1870-73) 15.3 " :0 Rttssia (1862-71 15.4 15.5 Francia (corpod'ac~upatlone aRoma) (1362-69) l) Italia (1864-69) 16.8 Belgio (1862-66) • 20.3 •

QuincU ne deriva la. dolorosa conclusione che l'Italia in questa. statistica comparat:t si trova dopo la Prussia, la Sassonia, l'Inglùltena, la Francia, il Portogallo ed il Belgio c solo innanzi all ' Austria e all'Inghilterra.. 1' È troppo lieve conforto, con queste savio parole il dottor Sormani èhiude il suo lavoro, il snperc che vi è qualcuno che sta p eggio di noi. È duopo spingere lo sguardo innanzi e cercare con ogni sforzo di emulare quegli allri Stati che hnnno fatto maggiori progr essi c che hanno sancito con la. pratica le norme consigliate dall'igiene ; perocchè igiene e progresso si trad ucono appunto in un'ultima formula sintetica, in uno dei più invocati resultati pmtici: la minore 'm01·talitù. ,


1058 Finalmente corredano ed illustrano.quest!t esposizione due tavole grafiche e quattro tavole colorate, che r appresentano alla .vista ad un sol tempo i principali dati statistici comparativi, talchè con un solo sguardo possono comprendersi ed appr ezzarsi. N ella prima delle tavole grafiche è tracciata con linee di diverso colore la mortalità della truppa, degli ufficiali e quella complessiva e la mortalità pure dei malati del nostro esercito; nella seconda la mortalità comparativa dei diversi eserciti europei. Le tavole colorate raffigurano l'Italia divisà secondo la circoscrizione militare del regno, e rappresentano con tinte di diverso colore e gradazioni la distribuzione geografica deJJa rt1ortalità complessiva dell'esercito italiano, la. distribuzione geografica delhx mortalità per malattie degli organi respimtorii e tubercolosi, quella per tifo e febbri tifoidee e quella per febbri da. malaria e cachessia palustre. E. R. :i~tml~ §Ull' la tailie, le J)(Wimétl'~ {le b. p@.it.l'ine

et le pGid.f; ~l es l.'CCll'a.lles. Obscrvations faites par AuGUSTE 2• classe. Bruxelles 1877.

J.t\.NSEN1 médecin dc regiment de

Le savie considerazioni che il dottor Ja.nsen svolge in questo suo opuscolo le quah possono benissimo in gran parte attagliarsi alle nostre condizioni1 ci hanno invogliato a porgerne un saggio ai nostri lettori. Il dottor Jansen comincia dal deplorare, ciò che anche noi deploriamo, che l'arma di fan~cria sia riguardata. generalmente (:Ome la meno faticosa ed accolga il rifiuto delle altre anni. Con -molta maggior ragione nell'esercito tedesco sono assegnati a.lla .fanteria gli uomini piil vigorosi della cerna. Il regolamento tedesco (l) è cosi concepito: 1' Il soldato di fanteria deve essere un 'Uomo vigoroso, S<ino, dai solidi lombi, dalle larghe spalle, dal ,petto· rilevato, armato di nerboruto braccio, di mani abili e di -piedi perfettamente sani. La cavallena ha, sotto molti riguardi 1 senizìo meno penoso 1 e taluni giovani poco atti alla fanteria

(l) Fnst,•uction (i~r ;ntutai•• Aerz:te .ZCU>' unter·suchw~g ~md Beur thetl ·u nu der· Dienstb?·auchùa1'7lelt ~~1'Ul Unb·>·auchòa4•heit ecc. , w>n 9 de-

.:em ber l85S.


Dll!LIOGRAFICA.

1059

possono essere dichiarati idonei a scnire nella cavalleria sol che abbiano forza bastante ed agilità per maneggiare la scial)ola. , A questa saggia disposizione è da ascriversi la sonm1a attitudine che tutti riconoscono nel fante tedesco p e~· la marcia., la faciliti con la quale porta il suo cn.l'ico, la possibilìtà fi nalmente di attender e dopo le })Ìù r udi tappe al scnlzio di guardia c di sicurezza. E non r esulta ch e per questo le qualità della cavalleria leggiera ne sieno punto diminuite. Il dottor Jansen lamenta quindi che i consigli eli revisione in cui, come sono costituiti nel Belgio, prevale l'elemento civile, impongano ogni anno un gran numero di uomini di costituzione ma1rifcstamente troppo mediocre, ma.lgrarlo il parere con trario del medico e dei membri militari, fonda11llO il loro giudizio su questa considerazione che un uomo debole si fortificherà certamanta nel servizio. Ma per modificare lo stato di salute di un soldato·, ossernt molto a proposito l'autore, bisognerebbe collocarlo in condizioni igieniche favorevoli, graduare e moder a,rc per lui le esigenze del servi7.io 1i1ilitate, c ciò ò r aramente p ossibile. Oli uomin i imposti n el 1874, eccetto quelli che compier ono la loro istruzione militare alla scuola reggimentale e divennero presto sott'ufficiali c quelli che entrarono nella musica, gli altri, dopo essere stati a enrico delle finanze per più o meno tempo, dovettero essere rimandati alle loro case notevolmente indeboliti e taluni anche rovinati dalla tisi. L'autor e si fa quindi a svolgere alcune considerazioni sull'importanza del r ap1Jorto fm il p erimetro toracico, il peso e lo, statura come indice della forza vera del corpo umano. Anertc che queste valutazioni non esigono molta perdita di tempo essendosi egli assicurato che per pesare, misurare la statura c la circonferenza toracica basta un minuto quando vi sia un sott'ufficiale o una persona intelligente ehe aiuti. Meritano pure di essere qui riferite le sue ricerche circa la influenza della vita milita1·e sullo sviluppo del torace. Duecentotrenta militari della classe 1874. furono misurati nell'ottobre 1876, e fu trovato che in media il loro torace si era iagl·andito di metri 0,02-J:. Per i ca.p orali e soldati la media era inferiore a questa cifra


1060

RIVISTA. BffiLIOGRAFICA.

(metri 0,022); per i sottufficiali (metri 0,031), musicanti (metri 0,032) e trombettieri (metri 0,033) era superiore. I caporali e soldati sono nelle condizioni più sfavorevoli. In 32 di loro il petto non si allargò od anzi si ristrinse. Ùolti dei sott'ufficiali erano di costituzione piuttosto gracile, c non ostante poterono far bene il loro servizio. :M:a, essi alloro an·ivo al corpo furono tosto ma,ndati alla scuola r eggimentale, c non tornarono al reggimento ch e come sergenti. I sott'ufnciali che fecero molta ginnastica e scherma guadagnarono tutti da. metri O,OJ a metri 0,08. Ai musicanti ed ai trombettieri con torace bene sviluppato lo eserciào polmonare fu molto fa.vorevole. E. lt.

Il Db.•ottox•o

l'. E.

C<»lomu.ll~

l\{ A X.\ Y ltA. J»t(l/co, m•m!.lrD dd (;(};n;Wt'J d i SUJaitd miii i!.J1•1.

I l Re<l attorc ETTO R~

RrcciAnor

Ca piltmo mc-Hco

:K uTI~I Fwr:Rico, Ge;·ente.


lY.I:ElY.I:OR.IE

OR IGI NAL I

CONSIDimAZIONI

SULLE CAUSE DELLE PERDITE PER MALATTIE DELL'ESERCITO ITALIANO

I.

L'esercito nostro, per causa di malattie od altri accidenti dolorosi, soffre annualmente delle perdite molto rilevanti. Un tal fatto non è certamente nè speciale all'armata italian:.t, nè nuovo, nè soltanto adesso avvertito ; ma non per questo cessa di esser meritevole della piìL seria considern,'zione. Indagarne alcune delle ragioni più riposte e meno comuuerpente avvertite, mi apparve argomento degno di studio, cd osai tentarlo. Non fu confidenza in me stesso, non speranza nemmanco lontana di lodevole riuscit.·l- che mi indusse a far questo, ma vivo desiderio soltanto di educarmi la mente alla. rigorosa interpretazione dei fatti che pil1 interessano da vicino il benessere dell'esercito. Ed ceco in breve espressi la tesi ed il movente di questo lavoro. Prima di ogni altra. cosa, per intraprendere con ordine lo stndio che mi sono prefisso, occorre farsi un esatto criterio


1162

CONSIDERti.ZIONI SULLE CAUSE

del valore delle perdite rammentate, esamìnandole quali esse furono realmente durante un discretù periodo di tempo di recente trascorso, dorante il quinquennio 1871-75. Principiamo cla1le morti. , (N. 1)- M ortalità d e ll'esercito dur.?.nto il quinqu enni o 1871.-1875. (l)

F orza media

P er 1000

delresercito

Numero dei morti

1871 1872

189,281 183,829

2413 2479

13,48

18 i 3 1874

191,684

2822

14,72

193,663

2231

11,52

1875

. 200,524

2662

13,28

-

-

Anno medio

191,798

2521

13,14

Anno

della forza 12,75

-

Come si vede da questo specchio, nel quinquennio 187175, l 'esercito subì l)erdite annue per mortalità che oscillarono fra 1'11,52 per 1000 della forza, verificatosi nel1 874, l'anno più fortunato del periodo lustrale, ed il 14,72 per 1000 avuto3i nel 1873, nel quale comparve anche fra i soldati una mite epidemia colerica, le di cui vittime, in numero di 64, non posi in calcolo trattandosi di morti avvenute per causa troppo eccezionale. In media poi nel quin·

(t) 1 rlati di que~t.o quac.lro sono loll l : per gli anni t87t , IS72, 1873 dalle N ott:lc st~lla ~tatlsttca .~anita1·ia aeu'cser clto nel triennio 18 71·73, com-

pilai<:' da l tenente colon nt'llo medico B.illOFFJO, e t>cr gli mmi 1574 e 1S75 da lle due l lelaziorn Merticllc .~uue coTUluiont scuiUa;·ie dell'e$t!.·c<to 1JtW ou anni 18 74 e 18 ì 5, com)lil:•te €\nl colonnello medico CERAL E, d i1•etwre d~ll'ullici o di statistica presJ~o il comitato di saai ti1 militaJ·e.


DELLE PERDITE PER MALA'l'TIE

1163

;quennio si ebbe la proporzione del 13,14 annuo di morti su 1000 uomini sotto le armi. (l) Per rilevare viemmeglio la elevatezza di questa mortalità, 11.0n sarà ozioso riprodurre qui sotto qualche notizia su quella .di altri esercìti. (N. 2) -

Mortalità. dei principali eserciti stranieri. (2)

Morti

Periodo d'osservazione

per 1000

Esercito francese all'interno........... . 18132·1872 (3) b » » in Algeria........... . 18130·18138 inglese all'interno . .......... . in totalità ........... . 1871

10,24 17,07 9,51 12,08

1846-1863 1867 1868 1869 1869 1869 1861-1867 1869 1869 1862-1871

H,05

ESERC ITI

•

· ptnssiano.............. .. ... .

»

austro-ungarico .............. . belga ........... . ........ _ ~ . !lOrtoghese....... ..... ...... . degli Stati Uniti (truppe bianche) » » (truppe di colore) russo ................•......

»

"

di forza,

6,02 6,09 6,01 11,58 12,8~

12,07 13,00 18,00 15,45

Volendo stare semplicemente alla lettera di queste scarse notizie, e torle a termini di confronto, se ne ricaverebbe una impressione scoiifortantissima. Per mortalità il nostro esercito comparirebbe di g-ran lunga più sventurato di tutti gli .altri fra i più ragguardevoli d'Europa, e solo apparirebbe (l) Secondo il Sormani l a media. della mortali.tà nel pel'i<>do 18'70-76 fttll.(l.

.

w

(2) Dali tolt i d.al LAYElUrc Matad'ies et. epti/(m~te àes a.t·mée. Paris, 1875. (3) ~<>n comp l'eSi gli anni 1871 e 1872.


1164

CONSIDERAZIO~I SULLE CAUSE

preferibile, per tal riguardo, a quello russo, alle truppe francesi dell'Alge1ia ed alle nere degli Stati Uniti d'America ! Ma, benchè il Mantegazza abbia asserito altra volta in Parlamento che, dopo la Rmsia, il paese ove più si muore in Europa è l'Italia; benchè la mortalità del nostro esercito, quale si fu nel quinquennio 1871-75 sia stata veramente grave e tale da sembrar li fatta a documento giustificativo di quella asserzione, pure tutta la sentita inferiorità che, per tal fatto, assegnerebbero alla nostra armata le cifre riprodotte di sopra, non è da ritenersi per vera quando si voglia considerare più specialmente, che dette cifre si rife. riscono ad epoche diverse da quella cui si rapporta il calcolo sulla mortalità dei nostri soldati, che esse sono il resultato di procedimenti. statistici disparati, nonchè l'espressione di fatti, i di cui generatori, i vari eserciti, si prestano pochissimo per mille ragioni ~tcl un equo confronto. Aggiungi poi che non sempre ci si può indurre a risguardare come fedele specchio della realtà le ottime proporzioni esprimenti la mortalità di alcuni eserciti stranieri prhilegiati, le quali farebbero comparire troppo grave, al paragone, la morta.lità del nostro. Inquantochè, per esempio, mentre si ricava dai documenti ufficiali che per l'esercito prussiano, dal 1846 in poi, la mortalità si fu del 9,5 e .meno pet· mille dell'effettivo, rist1lta poi da altre fonti attendibilissimo che nel medesimo esercito, per la sola tisi polmonare vi morirono talora annualmente 3,10 su mille uomini, e che la mortalità per tal morbo vi stette alla generale come 25 : 100 (1). Ora questi ultimi dati valendo ad esprimere una mortalità generale per l'esercito in discorso del12,40 per mille, (l) Vedasi la memoria del (lottor FF.DERrco TOSI Sttlla (requea::a della t!S'I polmoncwe nell'cse,·ctto italiano, Bologna 1872.


DELLE PERDlTE l'ER MALATTIE

1165

110n renderebbero, per lo meno,

discutibile la. veridicità della auree proporzioni offerta a tal proposito dalle statistiche uffieia.Ji prussiano? lYia se, seguendo l 'esempio del colonnello-medico Cerale, compilatore delle tùtime statistiche mediche milita::i, nonchè di altri scrittoli, pongo a confronto la mortalità dell'esercito, quale la dimostra il quadro numero l, con la morta"lità. della intera popolazione maschia italiana da 20 a 30 anni, meglio apparirà tutta la gravezza della prima. Vediamo anzitutto quale si fu la : (N. S) - Mortalità. d ella popol a zione maschia italiana d a 20 a. 30 anni durante il qu inquennio 1.871-75 .

ANNO

1871 1872

1873

Popolazione maschi<\ do. 20 a 30 anni

l

l 2,214,623 (2)

1874 1875

Numero dei morti (l)

Per 1000 ;lello. popolo.zione

22,993 24,653 2.3,197 22,369 22,569

10,38 11,13 10,44 10,10 10,1!.)

-

-

-

-

Anno medio

2,214,628

23,15G

10,4G

(l ) Mo1,imento acuo stctto ci•:lle 11er g li a nni 1$71, 1872, l87a, 1874 e lS75. (2) Censinwnt'o 31 dicemlwe :11>71. Qc;<:Orre appena notare c:omo l'ad t>ziouc di qucsm unica cifra. ufficiale qual e hase del o:tlcolo della mot·talitit nella pOl)()lazione maschia da 20 a 30 anni pet· ciascuno dci oiuque suaccennali. ::;ia senza dubbio sot·gente di im1n-ccisioni. :\la non a,·endo modo di polcrm i JH'OCUJ'are la cifr:1 e~all<t rli l~ le popolaz ione per ciascheduno dei detti pet·iodi di tempo, dovetti adoWtru pet· l.ltlti l'unica SO(H'a accennala, conforta ndomi cl'altt·onde 11el pcnsicJ•(> ultc le oscillazioni. an nuali elle può 1were t·calmcnte s uhi l.o il numero dei Hlaschi da 20 a 30 an tli nel quill<1tLCn nio 1871-75, d ed ttccndo ùall'andamcato della popolaz ione generale, non possono essere slalc tali da valere ad ing('net·are cifre proporzionali troppo diverse da quelle che lo specchio procura.


1166

CO:NSIDERAZIONI SULI.JE CAUSE

Da questo specchio ne emerge che la mortalità della popolazione maschia italiana da 20 a 30 anni, mantenendosi annualmente fra 1'11 e frazioni ed' il 10 per mille, ascesein media nel quinquennio al 10 1/ 2 circa per mille individui.. Ora stabiliamo il confronto col seguente (N. 4)- Specchio comparativo fra la mortalità dell'esercito e quella della popolazione maschia da 20 a 30 anni, durante il quinquennio i87i-75. Mortalità per 1000 ANNO

nell'esercito

1871 1872 1873 1874 1874 Anno medio

(l)

l popolazione nellamaschia.

Differenza a discapito dell'esercito

da 20 a 30 .mmi

~ 10,38

12,75 13,48 14,72 11,52 13,28

11,13 (Z) 10 44

(10:10 10,19

2,37 2,35 4,28 1,42 3,09

-

-

-

13,14

10,46

2,68

L'esercito adunque, stando ai çalcoli relativi al quinquennio· 1871·75, subirebbe perdite per morti molto maggiori che non la popolazione maschia del regno da 20 a 30 ann;i etanto che la differenza fra la mortalità annna media di quello e la mortalWt eli questa ascenderebbe al Z 1/ 2 circa per mille. Questa differenza a discapito dell'esercito, anche astratkmente considerata, pa.nui abbastanza eloquente.· Ma non è certamente così riguardata, che essa dimostra tutta la gra.vezza d.el fatto. Quando si pensi invece che la mortalità dell'esercito è quella di una speciale popolazione di gio\~a.ni (l) Cifre pt·or>orzion<tli ciel qnarlro n• l. (2) Cifre· proporzionali del qu àdro n• 2.


nELLE PERDITE PER MALATTIE

1167

scelti per triplice ispezione, e secondo norme rigorose, mentre la mortalità. della popolazione masclùa da 20 a 30 anni si è quella di una popolazione presa quale è, con i suoi nani, gobbi, rachitici, linfatici, scrofolosi e malaticci nati d'ogni risma, allora sì che quel 2,68 'per mille di morti a discapito dell'esercito comparisce insufficiente a dare una esatta idea del quanto realmente in questo i giovani trovino maggiori proba.bilità dì morte che non nella vita ordinaria del loro focolare. Io stimo che raddoppiando, triplicando anche quella cifra, non arriveremmo ancora ad averne una che traducesse fedelmente questo fatto sconfortante ! E questa asserzione, per quanto azzardata essa sembri, potrehbesi sempre clifendere dall'accusa di esagerata, qualora entrando per un momento nel campo della ipotesi, si volesse tentare, come il V ALLIN in Francia (l), di calcolare a quanto ammonterebbe la mortalità del nostro esercito, ~e ipoteticamente costituito di giovani cho non avessero subìto la trafìla della scelta accurata. innanzi ai Consigli di leva e presso i distretti ed i corpi. La mortalità di un esercito sì stranamente costituito salirebbe tant.o alto, analogamente ai calcoli del citato scrittore, che l'asserzione che sopra apparirebbe, anzichè ardita, timida supposizione. Nè sono solo le morti che rappresentano le gravi perdite che subisce l 'esercito per gravi malattie. I riformati, anche più numerosi dei morti, costituiscono annualmente ·un'altri compatta falange di giovani, i quali , benchè accorsi alle bandiere con l'aspetto di perfetta salute e di buona costituzione, amma1arono sifl'attamente militando, da rendersi assolutamente inatti alle armi, di peso a loro stessi ed alle famiglio e soyentissime volte prossima preda della. morte. (l ) Veda si il LAVERAI<, Op. cii., pag. 5.


1168

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

Ma esaminiamo un po' più da vicino quest'altra serie di perdite: (N. 5) - Ca.sl di riforma. avvenuti n ell'esercito du rante il quinquennio 1 87 i - 75. (l)

AliKO

1871 1872 1873 1874 1875

Numero

Per 1000

dei riformati

della forza

139,281

3584

183,829

8073 2903

18,96 16,72

Forza media dell'esercito

191,684 193,663 200,524

2494: 3231

15,14 12,40 16,11

-

-

-

-

Anno medio

191,798

3058

15,94

Dal qua'Je computo si rileva che le perdite annue dell'esercito per riforme, dura.nte il quinquennio, oscillarono fra il 12,40 pot mille della forza avutosi nel 1874, ed il 18,96 per mille verificatosi nel 1871. Annualmente in media poi si ebbero nel quinquennio 15,94 xiformati per mille degli individui sotto le armi che di fronte ai 13,14 per mille di morti ne risultano anche pii1 copiosi del 2, 73 per mille. Però, malgrado che il nostro esercito dia un numero mag· giore di riformati che di morti, non trovasi ancora, a tal proposito, in identiche condizioni della maggior parto dogli altri eserciti europei, nei quali, in genere parlando, ilnnmoro delle riforme soverchia di assa.i più che nel nostro il numero dei deceduti, come può vedersi dal seguente dettaglio, i di cui scarsi dati tolsi dalla bella opera del L AYERAN già di sopra citata. (l) I dati di f(Ucsto specchio sono attinti alle stesse sorgenti elle <JUCll dello Stlecchio n• l.


1169

DELLE PERDITE PER MALATTIE

(N. 6) - R apporto che corr3 fra. le riforme e le morti in alcuni eserciti d 'Europ a..

Esrnct'l'r

Esercito italiano.......

--

Esercito francese .... .. ,. belga ........ ,. prussiano ..... austro-ungarico ing-lese (interno) » JlOrtoghcsc ....

.. .

Periodo Per 1000 della forza. Rapporto deUe di rifor111c osservnzionc Riforme l\Iorti alle 111orti

l

1871-75.

15,95

13,14

-

-

-

-

6,80 8,50 20,00 20,82 36,00('?) 17,00

10,24 12,88 6,90 11,58 9,51 12,70

40,: GO 40: GO 74:26 64:36 79:21 57:43

1862-72 18Gll 1868 1869 1860-GD 1861-67

55:45

A.d eccez~one adunque degli eserciti fi·ancese c belga nei quali, stando almeno a quello che ne dicono le statistiche, il numero delle morti soverchierebbe di non poco quello delle · riforme, in tutti gli altri di sopra considerati si ve:-ificherebbc il fatto inverso, ed in una misura molto più rimarchevole elle non nel nostro. Questa prevalenza vistosa delle riforme sulle morti nella ma.ggior parto degli eserciti stranieri, mentre spiega plausibilmente la minore mortalità che essi vant-ano in confronto di quelli ove le riforme scan;eggiauo, è da ritenersi la manifesta.zione di due fatti degui , a mio credere, della. maggiore considerazione, e cioè: di una cura più assidua che ri domina nel rimuovere per tempo dalle file quanto accenna a divenirne l'ingombro, e di lm maggior interesse che Yi si sente per la sorte eli quei giovani srenturati , clJe furono colti da irreparabili malori. Inquautochè, se è ·vero che, riguardo al bilancio numerico di un esercito equivale ad una perdita tanto tma morte che una riforma, questa però è sempre da.


1170

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

Jlreferirsi a quella, tanto dal lato fìnarrziario, perchè anzichè un peso rappresenta un disgravio, quanto dal lato umanitarior perchè, se bene spesso non può ridonare la salute a chi ne fu menomato di tanto da esser giudicato non più idoneo alle armi, gli può procurare almeno il sommo conforto di tornarsene al proprio focolare a trovarvi, nelle cure dei congiunti e nell'aria natia, i migliori e più graditi balsami per le sue sofferenze. Questi fatti volli specialmente notar~ anchè per potere aver appiglio a formulare un mio voto ardente, che si è quello, che nell'esercito nostro, tributando maggior fede a quanto ne insegna la scienza diagnostica fattasi oggi sì oculata ed esatta, si inclini una volta a riformare con pl.ù larga misura e più premurosa sollecitudine, per certi mali segna'tamente, che, se anche incipienti, l'esperienza diuturna accennò non suscettibili che di progresso costante e fatale. Conosciuto cosl anche questo . secondo gruppo di perdite dell'esercito, potremo renderei conto della loro totalità, sommando le cifre proporzionali esprimenti le morti e le riforme, per 1000 uomini tlella forza, verifìcatesi appunto durante lo stesso periodo di tempo preso in considerazione. (N. 7) - Perdite per morti e riforme subite dall'esercito durante il quinquennio i871-75.

Per l 000 della forza AliNO

' lVforti

Riforme

Perdite

1871 1872 1878 1874 1875

~ 13,48

12,75

31,71 30,20 29,86 23,92

13,28

18,96 16,72 (2) 15,14 12,40 16,11

13,14

15,94

29,08

Anno medio

l

(l) 14,72

( 11,52

(l) Vetli quadro n• 1. - (2) Vedi quadro n• 5.

29,39


DELLE PERDITE PER illi.LA'l"l'IE

·un

13,14 per 1000 di morti, 15,94 per 1000 di riformati, in tutto 29,08 di perdite per 1000 della forza effettiva; ecco adunque in brevi parole il doloroso bilancio di quanto, stando ai computi istituiti per un quinquennio di recente trascorso, l'esercito nestro perderebbe annualmente per malattie dei suoi giovani scelti e di robusta apparenza accorsi d'ogni parte di Italia a costituirlo.

II.

Trovandosi a fronte di un fatto che impressiona, niente df più naturale che insorga in noi il desiderio di conoscerne la ragione. È l'istinto del pm·chè che invade allora e conquide~ e tanto maggiormente quanto più quel fatto è di natura da affermarsi grave. Nè quell'istinto, sì ferace per le menti piit elette, risparmia le più umili, chò anzi le tortura davantaggio nell'impotenza in cui si trovano t. correr sicure alla ragione. desiderata. Ed è appunto che così torturata si trova la mia mente ora che, compresa la grave iattura che l'esercito snbisce per malattie o giavi accidenti, corre difilato a domandarsi : e percllè tanto spreco di quei giovani eletti ? Quali le cause eli tanti danni? Non vi è libro che tratti delle malattie e delle mortalità.. speciali agli eserciti, o dell' igiene più acl essi appropriata, nel quale non si discorra anche della serie di cause più comt1ncmente ritenute capaci di ingenerare quei mali. Insalubrità de'luoghi di guaniigionc, cambiamenti repentini di clima, cattivo impianto delle caserme, difetto in esse di ventilazione e di pulizia, sovercbio agglomeramento d'uomini in' luoghi <li capacit.t insufficiente, acque potabili malsane, alimentazione.


1172

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

inadeguata c monotona, vestiario e copertura del corpo troppo spesso inappropriati alle esigenze della stagione, grave equipaggiamento individuale, esercitazioni e servizi faticosi, disStgi, rigori della. disciplina, ecco ad un dipresso il novero delle 1)riucipili di quelle cause morbose. Esse sono, non v'ha dubbio, grandi fattri ci di mali, ed i pareri degli scrittori sulla materia sono uniformi e copiosi, ed io mi vi subordino completamente. Ma sono esse rea.lmente lc sole, od almeno le precipue cause che rendono la vita militare, almeno fra .noi, sì perigliosa? È forza dnbitarne seriamente, quando si consideri un fiìtto, la di cui eloquenza a me pare stringente. Questo si è che, mentre tanti giovani militando, o pagano zelanti il tributo .della loro ferma a patto di stenti inauditi, od ammalano, e più volte nel corso della loro vita militare, e fino da rendersi incresciosi frequentatori d'ospectali, o si logorano al punto da morirne, o da reclamare il grave especliente della riforma; tanti altri soldati invece, pur soggiacendo come i primi ano influsso delle stesse cause morbose, attraversano incolumi il duro periodo del milita.re servizio, e se ne tornano ai proprii paesi più vigorosi di quando ne partirono. Orbene se quelle cause di male, comunemente ritenute 11iù speciali della vita militare, fossero realmente le sole . e vere efficienti di ogni danno alla salute de' soldati, si potrebbe osservare una sì netta differenza? A me sembra che, per lo meno, essendo sole ad agire, dovrebbero danneggiare in più equa proporzione ogni classe eli soldati, perchè fermo rimane sempre l'assioma, che le stesse cause producono identici effetti, e non mai diversi e contrarii. Ma non bisogna mai dimenticare che a1la produzione di un fatto morboso due generi di cause.quasi sempre c()ucor·rono, e cioè le efficienti e le predisponenti. È tropp.o nota in.

,l


DELLE PERDITE PER lfALATTIE

1173

patologia la potenza di queste; preparando il terreno alle prime, e solamente a tal patto rendendonc possibile tutta la potenza malefica, occupano un posto cospicuo nella etiologia <li gran parte dei morbi piìl gravi ; nè spenderò èerto parole od esempi a confortare questo asserto. Orbene, sni giovani più conquisi dalla vita militare agirebbero, per avventura, cause predisponenti morbose poco avvertite, ma intense, capaci di renderli tanto pitl suscettibili degli altri, che militano illesi, eli risentire tntta l'azione delle note ca,use efficienti di mali speciali ttlla vita del soldato? Quei giovani sfortunati porterebbero in sè predisposizioni ad ammalare di preferenza cl1e gli altri? Tentiamo d'indagarlo.

III. Consultando le due Relazioni mediche sulle condizioni sanitarie dell'esercito per gli anni 1874 c 187.5, compilate dal colonnello medico Cerale, e piìl specialmente là dove vi si fa lo studio delle cause di morte e di riforma dei ·militari sotto le armi, tre fatti colpiscono tosto l'attenzione, e cioe: A) che le perdit.e per maJattie si verificano pil! copiose fra i soldati appartenenti a certe armi che non fra quelli appartenenti a certe altre; B) che i militari nel primo anno di servizio subiscono assai maggiori perdite per le stesse cause, cl1e non quelli che ne scontano i successivi anni; G) che le morti e le riforme si verificano in maggior numero fra gli individui provenienti da certe regioni cl' Italia, che non fra quelli appartenenti a certe altre. Questi tre fatti, scandagliati con la scorta dei dati statistici offerti dalle due ricordate Relazioni, ed interrogati a


1174

COXSIDERA.ZIOXI SULLE CAUSE

dovere, credo possano porre in evidenza le principali fra le di sopra. Principiamo ad esaminare il primo fatto :

~ause predisponenti sospettate

A) N ell'esercito le 1m·clite 11er malattie si vetificano JJiù copiose fra i militari appartenenti a cette a·rmi, che non fraquelli appartmumti alle alt1·e. Lo specchio elle segue, più che ogni altra dimostraziaue, l)Ol'l'à in evidenza questo fatto. I dati di esso sono tolti dalle due Relazioni piì1 volte ricordate. (N. 8) - P erdite p er m orti e riforme subite, annualmente in media, dalle varie a rmi dell' esercito, durante il biennio 1874-75.

THform at i

Forza annuale metUa )for ti AR~I l

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20,3381 20,3;;2 20,370 186 100 117 131

C: enio ....... . .

4,130

t1 ,2là

31

29

175 1S6

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33

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Ca r abinieJ'i ...

4,300

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Dct·saglieri ...

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156

009

301

19,S6

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19.063. 19.612 19,337 181 2S3 16;) 221)

855

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1!2, 13

Cn ,·alle l'il\ ....

16,2621 19,160 17,716 193 1$2 216 245

836

41S

23,60

,,33

216

23,S1

7 135

3563

32.13

Corpi ,-at·i .. . .

15,:1~W

~),09311),02$ 0,060 110 l OS 02 123

Fanteria (.<<H.r<~ bersag/ùr i) , .. IO.S,ì99 113,29'J 111,046 13.';3 l~ l i .33 231i

l

Esncito . .....

- -

-

-

193,M3jzoo,;;.:~.tl tm,oos 2'231 i602 219-1 3231

- - - - -10,6}()

5309

20,93

Da questo quadro numerico si vede clliara.mcnte come i corpi di fanteria sono qucllì che subiscono perdite sensibilmente maggiori, in confronto eli tutte le altre armi dello esercito partitamente prese, od insieme considerate.


117~

'DELL'E .PERDI'l'E PER MALATTIE

A rendere più palese una tale evenienza varrà meglio il seguente q.ua.dro completivo del precedente, nel quale sono -espresse le (N . 9) - Differenze fra le perdite subite dalla fanteria, e quelle subite d alle alt re armi, durant e il bien nio 1 874-75. ~3

Annualmente in media nel biennio

ARm

Forza Altre

l

l

Perdite

,

·a

Alice

• Sii(!lieri} . . . • • . .

111,046

»

»

•

l

3;568

Cttrabinieri. ....

20,370 4,215 15,349 19,337 17,716 9,060

.,.

312

•

,."

63

"

Ganio . . .... ...

"

:Bersaglieri ... . .

» '

..Artiglieria ..... C avallcria. . .. ..

»

/

Corpi vari . . .. .

" •

Totali . .. . .. 111,046, 36,047

))

,.

• ---

-

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32,13

304 428 418 216

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della forza

Fantori•J armi

A~

ann1

»

l

,.

15,26 15,18 19,80 22,13 23,60 23,84

- -

--

•

" »

d

N·-

Pel' 1000

:.

16,87 16,95 12,33 10,00 8,53 8,29

- -

3,568 1,74;0 32,13 20,22 11,91

La differenza adunque fra le perdite su mille della forza sarehbe stata annualmente in media, nel biennio 1874-75, fra la fanteria da un lato e le altre armi dall'altro, dcll' l 1,91 per l 000 a discapito della prima. In al tri termini, le altre armi anebbero subìto, in confronto della fanteria pilt che 1/ 3 meno di perdite per malattie ed altri accidenti. Alla influenza sinistra delle comuni cause di male inerenti àlla vita militare, pa.rmi non possa addebitarsi esclusivamente umt tanta diversità di effetti, anche quando si vogliano considerare esse partitamente ed in rapporto delle diverse anni dell'esercito. Infatti le caserme, l'alimentazione, la copertura del corpo,


1176

CONSLDERAZIONI SULLE CAUSE

prese tali e quali sono, con i loro pochi pregi ed i loro molti difetti, sono comuni presso a poco a tutti i soldati del1e diverse· armi del nostro esercito, salvo poche eccezioni troppo esigue per infirmare questo fatto ; l'insalubrità dei luoghi di guarnigione, l'agglomeramento, i cambiamenti di clima, i rigori delle stagioni, quando si verificano, non sono di tal natura, astrattamente considerati, da valere ad inveire più sul fantaccino, che sull'artigliere, il carabiniere od il bersagliere, solamente perchè quello è più umile gregario di questi ; i rigori della disciplina rimangono sempre il morso uniforme per tutti i soldati, e le fatiche, i disagi, i campi, le esercitazioni sono le loro quotidiane faccende, bencbè di diverso genere, sempre per tutti gravissime. Se comprendo adunque facilmente quanto queste cause di male speciali ai militari possono aver facoltà. di ammalare pitl i giovani sotto le armi, che non le cause comuni morbose i giovani nella vit.a civile, non vedrei ancora sufficiente ragione perchè dovrebbero inveire più sull' umiJe soldato di fanteria che non slù soldato appartenente agli altri corpi, qualora cause predisponenti potentissime non preparassero loro il terreno piuttosto nel primo che nel secondo. Ma una appunto di tali cause predisponenti la additano palesemente le cifre dei due specchi precedenti. Nel primo di essi si vede infatti cbe la cospicuità delle cifre proporzionali esprimenti le perdite subìte dalle diverse armi dell'esercitO> sta in ragione inversa della sceltezza dei giovani che le compongono, e dal secondo no appa.re che la differenza fra lo 1mdite subìte dalla fanteria da un lato, e quelle subìte dalle· altre anni dell'altro, sta in ragione diretta della sceltezza dei soldati ascritti a costituirle. Orbene, queste due manifestazioni, che si illustrano e si completano a vicenda, valgono ambedue ad esprimere il fatto, che i giovani che meno corrono il pericolo, militando,.


r

l)EI,LE l'ERD!'TE PER MAT.A.'l"fiE

i 177

di ammalare gravemente, o di morirne, o di dovere· essere riformati, sono · i meglio scelti, e cl1e per lo converso quelli che più comunemente corrono quel rischio ed ingrossano di più il numero delle perdite dell'esercito, sono appunto·i menò accuratamente recluta.ti. Infatti, secondo i quadri sun:iferiti,·i carabinieri, gli. scelti fra gli scelti tanto fisicamente quanto dal Iato intellettuale e morale: col genio, arma dì artieri robusti ed intelligenti, offrirono nel biennio 187 4-75 delle perdite meravigliosamente esigue dì fronte a quelle delle altre armi, e dell'esercito in complesso; perdettero di giovani, annualmente in media, metà meno dell'anna di fanteria, e l'll e· frazioni per mille' della forza in meno che non l'esercito preso nel suo insieme. Voglio ammettere che la loro gì.·an parte in questi lmoni risultati l'abbiano anche la vita meno da gre· gario, le- incumbenze più lusinghiere, la maggiore istr\lzione ed il più grande amor proprio dei giovani d! quelle due' armi, nonchè le maggiori ·comodità della vita che si possono talora procurare in confronto degli altri soldati; ma per me sta sempre che la loro eccellente scelta rimane nonpertanto uno dei' potentissimi fattori della immunità relativa che essi. godono per le cause speciali di male, cui vanno esposti i giovani sotto le ai: mi.· · Vengono in seguito i bel'saglieri per minoranza di perdite in causa di malattie ed accidenti ; queste furono per tal corpo, nel biennio 187 4-75, annualmente in med:ia; 19,80 per mille della forza; minori cioè del 7,13 · per· mille di quelle dell'esercito in complesso, c del 12,33 per mille di quelle subìte dai rimanenti corpi di fanteria. Ma se vi ha soldato nell'esercito uostro la cui scelta sia veramente conforme alle esigenze della vita disagiata e faticosa che deve con'durrè, se vi ha soldato che anche ai profani di cose di .guerrn. 2


1178

CONSIDERAZIONI 'fULLE CAUSE

possa rammentare il tipo del bel militare, quello è senza dubbio il nostro bersagliere. Scelto di media statura, dalle membra muscolose, dalle larghe spalle, dal torace ampio, dalla costituzione lodev?le, dal portamento spigliato, non può non essere resistente al lavoro, ai disltgi, alle cause di male di ogni·sorta, alle quàli purtroppo, per il genere della sua instituzione, viene esposto forse più di frequente che ogni altro. Dopo i bersaglieri, per minoranza di perdite, fanno· seguito gli artiglieri reclutati fra i giovani che offrono maggiore aspetto di robustezza. !falgrado che nel 1875 abbiano àvuto un anno eccezionalissimamente esiziale, essi, nel biennio ricordato più volte cd annualmente in media, pcrdettero per malattie 10,00 giovani per mille meno della fanteria. E non sarà a dirsi che l'esiguità delle fatiche possa esser quella che procura loro il gran bene di ammalare tanto meno degli altri soldati, chè se v'ha corpo nell'esercito eh~ fatica seriamente, è appunto quello dell'artiglieria. A proposito poi di questi robusti ed indefessi lavoratori, più che dei soldati di ogni altra arma scelta, cade in acconcio il notare come, con la loro marcata immunità rela· tiva per le cause di male inerenti alla vita militare, stiano a provare che anche una delle maggiori fra queste, e la più comunemente lamentata - l'alimentazione, vo' dire, in parte difettante e male apprestata - può rimanere menomata, per la piena vitalità di corpi prescelti e robusti. Per una data quantità e qualità di vitto ritenuta scarseggiante e male apprestata, per la comune ra.zione del nostro soldato (1),

(l ) A g iustificazi one di mHt tale ardita asserzione potrei citare molti. ed autorevoli par eri, rnr,, pe1· a1nore di brevità, piacemi !imitarmi a citare soltanto la seguente pubblicazione: Del t-rattamento ali-mentcvre det sol· dato nei ·m oderni esei"Citi e/,f,J•opei, pel' CARLO i\L\.t.,\GUZZI, Cltpitano di s tato magg·io1·e. Roma, 18ì4.


DELLE PERDITE PER MALATTIE

1179

-è evidente che dovrebbero risentire più nocevoli effetti i

giovani grandi, robusti e lavoratori, quali gli artiglieri, che non i più piccoli, i meno forti cd i meno capaci di intenso lavoro, quali, per esempio, i soldati di fa.nteria, come noi li reclutiamo in gran parte oggidì. Ma una organizzazione più perfetta e vigorosa nei primi compensa in part.e il di· fctto relativo del vitto, procurandone una più completa ed ·efficace assimilazione che non nei secondi ; e così la detta causa di male perde della sua potcnz~ sinistra per quelli appunto per i quali ogni astratta considerazione l'avrebbe fatta ritenere maggiore. È l'identico caso, a me sembra, di una stessa quantità di combustibile adoperata per un grande ed un piccolo generatore di vapore. In quello la data quantità di carbone, considerando il caso in astratto, dovrebbe apportare effetti minori ed anormali di più che non in questo. Ma qualora una ben acconcia struttura del primo apparecchio ci assicuri una combustione più completa del carbone, .che non nel fornello in qua.lche parte difettoso del secondo, gli effetti potranno otteuersi eguali per i due generatori, od anche pii1 vantaggiosi per quello che, per le sue dimensioni maggiori, gli aveva fatti temere più scarsi. . All'artiglieria fa seguito la cavalleria per minoranza di perdite subìte; essa nel biennio 1874-75 perdette de' suoi soldati, annualmente in media, 1'8,53 per mille meno della. fanteria. È anche questa una differenza notevolissima subor· dinata pur sempre, a mio avviso, alla scelta piì1 accurata che si fa. dei giovani cavalieri, che non dei giO\'ani desti· nati alla fanteria. E ciò è vero tanto, che, volendo analiz· zare piì1 oltre, nella cavalleria stessa se ne trova pure la conferma; inquantochè, dal primo quadro generale numerico annesso a ciascuna delle due citate relazioni del Cerale, si ricava : che i primi 10 reggimenti di cavalleria subiscono


1180

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

assari minori perdite dei secondi l'O pel solo fatto - è- da;, ammettersi - che i giovani destinati a quelli si scelgono-.. con maggiore accuratezza che i giovani destinati a questi.. Niuna altra ragione più plausibile potrebbe spiegare la disparità delle perdite ora segnalata, iuquantochè l'identità det servizio e di · ogni altra. circostanza: capace di amma,.lare sussiste esatta per tutti i 20 regg.imenti di cavalleria. I corpi vari sono i più prossimi alla fanteria per numero,. di perdite. Nonpertanto, malgrado ve ne siano fra i medesimi dei malamente reclutati e sofferenti di perdite vistose, come le compagnie di sa1ùtà, in complesso possono ritenersi ancora meritevoli di occupare l'ultimo posto fra i corpi scelti dell'esercito. Nel biennìo in esame questi corpi vari ebbero, annualmente in media, fra mor.ti e riformati, ancora 1'8,29 per mille meno dei corpi di fanteria; differenza questa rispettabile che giustifica sempre il posto di preferenza assegnato loro in questi computi, rispetto all'anna. di linea:. Ma di fronte a questi vari corpi scelti delllesercito si· trova la fanteria. propriaménte detta col 32,13 per mille annuo di morti e riformati; proporzione questa che supera: del 5,20 per mille quella delle perdite dell'esercito in com··· plesso, e dell'l'l 91 per mille quella delle altre armi precedentemente passate in rassegna. Se la fanteria pero è di gran· lunga pil1 decimata percausa di gravi malattie, è anclle quella, fra le varie armi dell'esercito, la meno curata in riguardo alla scelta dei suoi' componenti. Basta avet presenziato qualche volta le commissioni assegnatrici che siedono presso i distretti per la repar"tizione degli inscritti ai vari corpi; basta dare una occhiata: a· tanti di quei giovani soldati che compariscono ai reggimenti di linea per esservi incorporati, per entrare nella do:. , lorosa convinzione elle, almeno per adesso, quanto di piilL


DELLE PERDITJ~ PER MALATTIE

1181

scadente i consigli di leva comanclano alle armi, o la vin"cola~a iniziativa dei 11eriti non può esimere da. fare il soldato, viene assegnato senz'altro alla fanteria, a quell'arma appunto per la quale occorrerebbero, se non giovani prestanti della persona c di proporzioni vantaggiosa, giovani sempre indubbiamente sani e eli robusta struttura. Non è nè di bello aspetto, nè intelligente, nè volenteroso per i carabinieri, nè artiere vigoroso per il genio, nè complesso, svelto, di statura mcdi<L per i bersaglieri, nè robusto per l'artiglieria, nè svelto, di bella apparenza, di buona in· forcatura per farne un cavaliere, nè adatto, nè voglioso di essere ascritto ad altri corpi dell'esercito, mettiamolo achm· que nella (anfe1·ia, si dice del lJrutto toliicone, o dell'omi· ciattolo cui, per disgrazia., non si trova uè un articolo dell'elenco da applicare, o per il quale il perito non ba un .argomento sostenibile con la legge alla mano presso i profani per poterlo far dichiarare eli costituzione non adatt.a aUa vita del soldato ; mettiamolo nellct fanteria, si dice, sa1·à almeno un ~tomo, 'Una bctionetta di l)ÌÙ. Se ogni Yolta si dicesse invece: mandiamolo a crtsa, sarà un morto, un 1·iformato od un sorcio d'ospedale di meno, io credo che le grandi penlite della fanteria si deprimerebbero non poco, e .con esse quelle dell'esercito intero, e l'Italia non per questo J?ericolerehlJe di rimanere senz~ chi la guardi e la sostenga ]n tempo di paco. In tempo di guerra poi muta caso; c'è da fare per tutti, ed anche i poco fo rt~, esclusi per l'esercito .IJermanente, potrebbero trovare allora un còmpito utile da disimpegnare a. profitto della patria comune. E che alla cattiva scelta dei giovani, più che ad ogni altra causa morbosa, si debba attribuire la grave prepondeo ranza delle perdite nei corpi di fanteria su quelle degli altri .COl]>i dell'esercito, si rende indubbiamente chiaro poi, quando


1182

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

si pongano a confronto le proporzioni dei morti e rjformati; di quell'arma con quelle dei morti e riformati che si verificano fra i bersaglieri. Questi che per natura della loroistituzione, per il genere di servizio, di esercitazimù e di fatiche militari, per lo stesso grave fardello che sono astretti a portare, nonchè per qualunque altra circostanza sfavorevole cui_:possono essere subordinati, possono riguardarsi come il corpo piit affine alla fanteria, ne diversificano poi sommamente por la proporzione delle perdite che subiscono permorti e riforme. Infatti, come fu accennato più sopra, durante il biennio 1874-75, mentre per la fanteria la proporzione di quelle perdite ascese, annualmente in media, al 32,13 per 1000 della forza, per i bersag1ieri si limitò al 19,80 por 1000 ; ciò che equivale a dire che quella perdette per malattie il 12,33 per 1000 pilt di questi. M1t la. ragione di un tal fatto così saliente, che invano si raggiungerebbe accontentandosi di ricercarla nel limitato otizzonte delle comuni cause di male inerenti alla vita del soldato, trovasi ampia ecl intiera nella seguente consiclera.7-ione. 11 soldato di fanteria, in massima parlando, scelto dirò così negativamente, la cede <li troppo per resistenza fisica di fronte al bersagliere dal corpo armonico, robusto e· prestante. Questo rappresenta la macchina eflìcace per in· tenso lavoro, in tutto proporzionata e salda tanto da render vani, o meno esiziali gli oltraggi che pOSSOllO venirle dal difuori; quello invece ricorda. troppo spesso l'vrdigno sbagliato in qualche pezzo, o dai membri esili ocl arrugginiti, meno adatto a lavorare intensamente, e piit suscettibile di risentire avatie per scosse inopporttme o soverchio maneggio. Dal .fin qui detto aùnnque se ne può concludere cho i corpi di fanteria propriamente dett.a, che rap}Jresentano nell'esercito nostro corpi di sc.elta imperfettissima, subiscono


DELLE PERDITE PER MALATTIE

1183

J>er morti c riforme perdite assai più rilcranti degli altri corpi c110 vengono costituiti di giovani molto piil accuratamonte reclutati. Se sceltezza poi significa nei soldati robustezza di corpo e buona costituzione, piuttosto che assenza. di una qualche imperfezione o malattia detcrmiuata, occorre concludere ancol-a che, oltre alle tante cause efficienti di male per i nostri soldati o acl essi estrinseche, una predispoHcnte ed intrinseca a molti di loro agisr,c potentemente a prepararne la perdita, e che questa causa è appunto la poca robustezza, e la fiacca e Yiziata costituziono fisica. A confortare poi queste conclusiotù non ~ariJ. superfluo ri· produrre qui sotto una dimostrazione più dettagliata del quanto l'arma costituita di gio\•ani meno scelti - la fanteria - subisca maggiori perdite in conf1·onto delle armi meglio· scelte, in ca,usa delle varie ma.lattie ed accidenti, o cause prossimo delle morti c riforme. n quadro seguente è compilato a tale scopo, e si riferisce al solito biennio 1874-75. I <lati di esso sono scrupolosa· mente dedotti dalle note duo relazioni clel colonnello medico Cerale por quei due anni, e precisamente da dove vi si fa lo studio delle cause (prossime) di morte e di riforma in riscontro delle varie armi dell'esercito.


1184

COKSIDERA.ZIONI SULLI!l CAUSE

(N. 10)- Perdite subite, annualmente in m e di:)., durante il biennio 1874-75 da.ll' E"'ca·cit-o in ccmple,sso, n onchè dalle .t.Fmi

non t~celte e dalle At•mi HccUe pa.rtHa m onte considerate, poste a riscontro d ello cause prossime che le determinarono. ,:;----;;

EsBHCJ:ro

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CAUS E I'H.O SS ii\fE DELLE l'i::JUII'ff:

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0,76 Esantemi .......... . .......... . 1,90 Tifo c fcbbl'c tifoidea ......... 0,9;:) ~!alattie da iufl~zione pnlns!.re o,g!) Affezioni ccn:lii'O-s pi n:di .... .

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(0\u.<e <li morte e riformo)

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123 208 liH 12.2 2,:l7 ~r:tl.• acute dcll'I\J!!}Jll'. respir. 353 » » 7,93 :l!al.c croniche 1096 J,Ss :ll:tnifestazioui sct•ofolose ..... 2.;8 =~.oo Altre mal.• di c:u·attere ruedico 4Z'J

0,97 2,12 1,22 0,07 2,87 S,GS 2,0J. 3,31

0 ,75 ~lal.c di caratlct·e chirut-gico.

123

0,71 Ernie........ ............. ..... 0,17 ~Jalattie oculari ...... . .... . .. 0,76 Accident.i (Lra uul i, sorlllners.i) 0,33 Alteraz. delle racollà mentali 0.27 Stticidi ... .. .. . •.... .. ... .. .... a,6s Cause varie od igao~e (:l), . .•.

12:) ! ()!)

0,97 0.00

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Po1·za annua mcrlla ... .. .. ..

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(l ) Corpi di fa n~erta inclus i i bc r·saglieri. (2) c awtb inicri, genio, nrt.iglieria, cavalleria, corpi va t•i. (3) SoLto questa t'ttbl'iea so no comprese Ltttte quelle cattse di morte o di

rif(Jr ma \'ct·amentc non conOtic:iute, o delle quali, per la loro impo1·tanza secondaria, ritenni supcrlluo i'ar·e speciale menzione. (4) 1 hersaglieri conteggiali in questo c1uadro - im•N·samcnlc che nei preccdcnli - con la fametia, cd !!sclusi pet· consegucma dalle arl\li scel!R, col numero mediocrissi mo dell e 'oro morti c riforme, è OHio comprendere com e (lC\IJbano aver reso in q11eslo quadro alquanto diverse da <ruelle d('i <ruadri pr P,ceden li le cifre p ropor·zionitli esprimenti lo pN·d ite dei. due gruppi . di armi; o <:ioè mino1·e quella ucllc perdite della f:tt\lc r·ia, m1lggi.ore <!L\clltl. delle perdite delle rn·mi 8Celte (altl'è armi) c con~egnenlc me n te minore ltt dHferenza fra le 1>crdile dei du e gt·uppi. A contcggia t·e così i IJersaglieri in questo quadro fui aslt·etio dali;~ circostanza, elle nelle tavole delle relazioni del colonnello medico Cera le, tlalle quali tolsi i dati, non è fatta' la · distinzione fra. quel corpo c la fanlcria, quale disliJtzione credei giovcvolissim o fare nei compnti pr<'Ccllenli.


DELLE PERDrrE PJ.;R MALATTIE

1185

Da questo qua~lro si scorge chiaramente che ogni causa prossima di perdite proclusse costantemente maggiori guasti nelle truppe non scelte, che non nelle scelte, ad eccezione solo degli accidenti e dei suiciò.ì che si Yerificarono in maggiore proporzione in queste ultime. 'l'raducendo ora in linee tutto quanto accenna il qua<lro s u.esrJosto qnel fatto si parrà anchè con maggiore evidenza. (V. la.vola A).

Infatti la linea punteggiata di questa, rappresentazione grafica, che rappresenta le perdite delle armi non scelte (fanteria), decorre sempre più elevata della 1)iena e grossa che sta ad indicare le ·perdite dell'esercito preso in complesso, e pii1 tmcora della IJiù sottile che indica quelle delle arllli scelte. La elistanza poi fra la prima c l'ultima linea non è che lo specclùo fedele delle differenze notate nell'ultima colonna del quadro. Tuttociò r.apprescnta adunque materialmente quanto i numeri ne accennarono, la tanta maggiore jattura cìoò che, per causa delle varie malattie, gra-rita. sull'arma di fanteria in confi·onto delle altre armi dell'esercito meglio reclutate di questa. Inoltre la mutua posizione delle dette tre linee fa vedere anl:he chiaramente quauto il ragionamento consenti va di ammettere, e cioò che le perdite dell'esercito in complesso figmano elevate applmto per ca1tsa delle gravi dei corpi di _ fanteria. r,a linea grossa infatti, che qtlOlle rappresenta, de· corre sempre molto piì1 prossima alla. punteggiata deJle per· dite della fanteria, che non alla sottile indicante le perdite degli altri corpi. D11e gruppi soli di cause prossime eli morti e riforme fanno eccezione, come avvertii di sopra e come la traccia delle linee accenna, alla regola generale, procurando perdite più vjstose nelle anni scelte, che non in quelle meno accurata-


1186

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

mente reclutate; e queste sono gli accidenti (traumi, sommersioni) ed i suicidi. Una ta.le eccezione de\'e ritenersi il resultato di mera casualità, ossivvero contraclittoria alle conclusioni cui venni di sopra? Io credo che no, e poche riflessioni sulle cause di questa invertita preponderanza potranno dimostrare anzi, come essa trovi pme la sua ragione nella sceltezza delle truppenelle quali si verifica. Infatti, per quel che riguarda gli accidenti, è ovvio comprendere · come questi prevalga.no nelle armi scelte, come quelle che includono l'artiglieria, la cavalleria ed i carabinieri, che sono corpi che per le loro esercitazioni e per il loro servizio, si trovano troppo più esposti degli altri a quel gruppo di cause eli morti e riforme. F1·a i suicidi poi avvenuti nelle armi non scelte, e quelli veri6catisi nelle scelte esiste una tale marcata differenza che non può certo attribuirsi al caso. I carabinieri (risulta dallt:l relazioni del Cerale) sono quelli che dànno un numero maggiore del doppio di snicid1, in proporzione della forza, che non le altre armi. Ma questi sono anche i soldati che possono ritenersi ti pici per scelta tanto fisica che intellettuale, c nei quali, per instituzioni più rigoroso ed istruzione più accurata, i sentimenti del dovere e dell'amor proprio signoreggiano maggiormente. Ora quest-a coincidenza così spiccata venendo a dimostrare che il suicidio, più che dei fiacchi e dei deboli di spirito, è più proprio dei forti e di quelli educati a sentimenti severi, renderebbe ragione appunto del come nell'esercito esso alligni con più frequenza fra. i soldati meglio reclutati, e per cui pii1 robusti ed intelligenti, che fra quelli il di cui requisito a militare non è, trO}Jpo di sovente, .che l'assenza di palesi difetti fisici contemplati dal· l'elenco B.


1187

DELLE PERDITE PER. i\ULAT1'IE

B) Le perdite per malattie od accident! si verificano nell'esercito in molta.11w,ggior copia f'ra i militari nel primo anno di ser·vi:&io, che non fra quelli che ne vm·cm·ono tm ta~e periodo. Questo è il secondo fatto che ferma l'attenzione tosto chesi constùtano le rammentate relazioni del colonnello medico Cerale, e specialmente quella che si riferisce all'anno 1875, questo è il fatto che giova ora interrogare per proseguirecon profitto le ricerche incominciate. Una eloquente espressione del medesimo trovasi senza. dubbio nel seguente quadro che riguarda l'anno 1875. Duolmi di non aver potuto usare di dati che riferiscano acl un più lungo periodo di tempo; ma precisi e completi non li riscontrai che in quell'ultima relazione e eli essi solamente· dovei accontentarmi. La differenza però che questo specchio· mette in chiaro è così sensibile, che quasi fa dimenticare la scarsezza dei dati da cui emerge, e mostra apertamente clw·. non può rappresentare la sola accidentalità. di un anno, ma bensì il fatto costante di tutti. (N. 11) - P erdite subite dall'esercito italiano durante l 'o.nno 1875 1 distinte secondo oh e avvennero n ei militari durante il primo od i successivi anni di servizio.

Epoca di servizio

l

Forza annua 1\fortil media

Per 1000 ~~~~~- !Perdite della forza

1301 1291(1) 2593

Primo anno di servizio ..

65,000

Successivi anni di senrizio

135,82.4 1360 1940

39,89

3300

24,35

Differenza a discapito dci soldati nel primo anno di servizio..

15,54

I soldati nel 1° anno di servizio ebbero a~clunque nel 1875, 39, 89 per 1000 di perdite, mentre quelli nei successivi (l} Esclusi i riformati per rassegna speciale.


1188

COXSIDERAZIONI SULJ,E CAUSE

-anni ne ebbero soltantO il 24,35 per mille. In altri termini i primi ebbero il 15,54 per mille della forza in più di perdit-e che non i secondi, le di cui perdite perciò stettero a quelle dei soldati novelli nel vantaggioso ra.pporto di 100: 164 (1). Senza accontentarsi della nozione che anche negli altri eserciti, eccetto l'inglese, si verifica pure un fatto consimile, o che, almeno per adesso, è da ritenersi quale loro comune sciagura, credo meriti davvero indagarne gli occulti movimenti sinistri. 1\![a cosa è, di grazht, il soldato nei primordii della sua vita militare di diverso dagli altri? Cosa trova in questa la recluta da valere a giustificare la tanto maggiore mal· sania che la coglie ? La recluta, ardisco asserire, è un uomo sopraffatto dal 1\UOI'O, dalla negazione di tutto quanto fu per lui familiare fino a che una legge, della quale troppo spesso non comprende lo scopo, non lo spinse lontano dall'ambiente in cui aveva vissuto fino dalla nascita ; la recluta, giungendo alle bandiere, vi trova d'improvviso la dura necessità di rinunziare al libero arl)itrio in onore della disciplina, della quale non capisce ancora nè lo scopo, nè le precise esigenze ; a

(l) Occorre notare però che la differenza di 15. ~ sopra accennata, o conseguenlemenle il disquilil.ll'iO di due termini del J·apl'Orlo indic;t!.o, diminuirebbero un poco qualora, per maggiore esattezza, ~;i volessero ·e~clurlere dal computo gli ulliciali, con le loro perdite molto rneno sen~i­ bili di quelle della truppa; i I]Uall, gravitando tutti, come è i.1cile .comprcncllm:, fra i ~oldat.i dopo il pri mo an no di •crvizio, J•endono la proporzion e òelle perdi le di qucsl a classe di militari più m ite di quello che realmenl.è sa1·ehhe, qualora fosse essa costituita di soh~ 'lruppa come la cla$se de'solda li nel pr·imo anno eH servizio. La diminuzio ne però che SLtl.lircbbo quella differenza con la cor1·czione ora acceunatn (che non potei fare perchè In J'elazionc Cerale 1875, non ne offre i mezzi e la trascura) non sarebbe che piccola c tale da non valere a dist=ruggere la signiflcanlissima. cospicuità della dill'erenza. medesima.


DEJ~LE PERDITE PER ~IALATTIE

1189

quel libero arbitrio che lo guidava nella -rita civile ad abbracciare il suo meglio ed a fuggire il sno danno. La re~' cluta, in altre parole, può considerarsi un adulto rit.ornat<f d'improvviso bambino, poichè anche questo, poi in f6ndot può riguardarsi come un'essere sopraffatto dal mwvo che da poco lo attornia, c privo ancora di quella volontà che condnce sicuri nel sentiero della vita. E come il bambino che non sa e non vuole, anche il soldato novello, ne1la condizione in cui è posto d'un tratto di tutto dovere apprendere e di non dover più volere, tro~ vasi nella necessita di aver costantemente bisogno dell'opera altrui, per poter procedere rucno a tentoni e schi\'are i peri· coli nell'arduo cammino da poco intrapreso. Necessità questa che accomuna, a mio crcclere, pii1 ch·e ogni altra circostanza, la condizione di quei due esseri sì apparentemente disparata e che, come per il bambino è provato essere la condizione patentissi ma. della. sua grave mortali tà. (Quetelel), deve ritenersi influire· anche sinistramente sulla salute del soldato novello che più del pro,retto vi è subordinato. Nella specialità ad1mque della condizione biologica cl1e i primordii della -vita militare preparano ai giovani che accorrono alle bandiere, pa.rmi possa. riguardarsi riposto un altro sinistro movente che pnò predisporre i soldati nel primo anno di servizio a subire perdite tanto mai pìi1 Yistose, che non i soldati che, col varcare quel periodo fatale della vita militare, se ne resero adulti, dandosi a.ppunto ragione di quanto di nuovo gli affascinò sul principio od adattandosi a far gitto del proprio volere solo in quella giusta misura che la. disciplina richiede. Ma, si obietterà, e le grandi fatiche che le reclute incon~· t rano per l'istruzione al loro giungere alle bandiere, ed i cambiamenti· di clima e di abitudini, e la mutata alimen-


1190

CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE

iazione, e la pena del distacco da quanto è per loro più caro, e mille altre cause efficienti di male, non conteranno più nulla per la spiegazione del doloroso fatto preso ad esaminare? Che il cielo mi guardi dal giungere acl una simile conclusione. A. tutte queste cause morbose attribuisco anch'io il valore che meritano, ma mi riesce troppo più facile comprenderne tutta l'azione malefica, quando la riguardo subordinata ad una validissima causa predisponente quale è quella ammessa di ~opra, che non quando la considero indipendente da qualunque altro agente nocivo. Inquantochè, se poi ben si considera, quelle cause morbose non sempre possono ritenersi come nuove del tutto per la gran parte de'giovani soldati, nè capaci di rappresentare tutta la ragione plausibile della grande malsania che li coglie. La gran massa dei coscritti non è forse costituita di pastori, di agricoltori, di braccianti di ogni sorta, che per fatiche c disagi del loro mestiere non la cedono per nulla ai soldati? Non v'ha forse una gran parte dei coscritti, che venendo sotto le anni si nutrisce e -veste forse meglio di quel che non facesse nella vita civile, e trova nelle caserme luoghi di dimora meno infelici di certi abituri di cui l'Italia è si ricca? E per quel che riguarda i cambiamenti di clima, non si vedono forse nell'inverno, appena giunte le reclute ai corpi, .ammalare gravemente e morire, e presso a poco nella stessa misura, quelle stanziate nelle più dolci latitudini d' Italia accorsevi dal settentrione, e quelle stanziate nelle regioni del nord e provenientivi dalle provmcie meridionali ? - Questi fatti che sono i salienti e tanti altri che tralascio per brevità, come si adatterebbero in favore della tesi, che le precipue cause delle gravi perdite dci soldati novizi siano esclusivamente le efficienti sopra rammentate, e non altra? :Ma prescindendo anche da questi fatti, un aUro saliente


DELLE PERDITE PER. MALATTIE

1191

panni che militi in favore della causa predisponente ammessa di sopra. Attribuita esclusivamente alle cause morbose .efficienti ricordate la potenza di prodtme tanti guasti nelle reclute, dovrebbe resultarne, cbe quelle che, per intelligenza, sentire più squisito, condizioni migliori di vita civile, sì ir<>vano le preferite, dovrebbero più comunemente risentire -della malefica influenza dei primordii della vita militare, che non le reclute che versano in opposte condizioni. Ma chi fu un qualche tempo fra militari, e tenne d'occhio alla jattura crudele dei giovani inscritti, avrà potuto notare cho invece, quanti fra questi per intelligenza, sentimento, condizione di vita, trovansi all'infimo della scala sociale, quelli appunto sono cl1e offrono il contingente maggiore alle perdite dei soldati nel primo anno di servizio. Non esistono dati statistici con accuralie'tza raccolti con i quali si possa rigorosamente affermare questo fatto, ma, sarebbe desiderabile si andassero raccogliendo ; essi lo confermerebbero, credo io, molto luminosamente. Fatto eloquentissimo quest<>, a mio credere, che venebbe a riprovare quanto fu ammesso di sopra, accennando come una condizione privilegiata di vita, che sembre· rebbe tale da predisporre i giovani maggiormente a risentire delle offese eli tante c~mse di male che incontrano accorrendo alle bandiere, possa riuscire a proteggerneli in parte, appunto perchè valevole a salvarli da quel eomplet<> disorientamento tanto esiziale, cui non possono sfnggire i coscritti più oscuri e poveri di spirito e eli mente. A confermare il fatt<> delle maggiori perdite subìte dai soldati nel primo anno di servizio, piacemi ora, come pel paragrafo precedente, esaminare le medesime in rapporto delle mrie malattie ed accidenti, o cause prossime che le determinarono. Il quadro che segue, compilato a tale scopo, referiscesi


1192

CONSIDEMZIONI SUii:OE OAUSE

alF_anno 1875 soltanto, ed i suoi dati sono scntpolosa.mente ricavati dalla l'elazione del colonnello"'llledico Cerale sulle condizioni sanitarie dell'esercite> in q,uelÌ'anno, nella quale solo è insMtuito lo studio dèlle cause eli- morte e d! riforma: dei· soldati in riscontro della loro anzianità di servizio. tN. · i2) - Per·lite sub':te partitamente, nell'esercito italiano, da!. soldati nel JU·imo anno di seh· izio e da quelii nei snccc.."'h'i' anni t!i• SCl'\'izio, duran't e 11ànno 1.8'75, poste in riscontso delle causo prossime che ie determinarono. CAUSE PRO S SD1E DRJ,LE l'ERDITE

(Cause <li morte c ril'nrma)

Esantemi . .. . ...........•.. •.. . ..... . .. Tifo e febbre tifoidea. ............ . ... Malalti e ùa infezione palùstre .... . .. A1re~ioni cerebro-spinali ....... . ..... Malattie acute dell'apparàto respirat. 1\lalatt:ie croniche Manifesi.azioni scrofolose . . .. .. . .... . . Altre malattie ai carattere medico ... .Malat.tie di ca.r~tttere chi rurgico .. .. . . Ernie .. ..... . .. . ... . ........ · ··· · .... · • M:;~l<tttie ocu':;wi... . .. . . . .... . .. . . . .. .. Accidenti (traumi, sonnnersirni) . . .. . Al terazioni delle faeoHà. mentali . . .. . Suicidi . .. . ..... ........... . .. . .. .. .... . Gracilità c clifct.ti i.oracici .... .. ... . . . Cause varie ed ignote ................

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(V. la tavo1a grafica B riferentesi ai f~ttti accennati in questo quadro.) Da· questi dettagli numerici e·'graficì si dca va ·come tutti


DELLE PERDITE P.ER MAU'rl'IE

11 !)3

i gnl})pi di malattie, salvo due, procurano fra i soldati nel l o anno eli servizio perdite sensibihuento maggiori, che non fra i soldati che ne scontano gli anni successivi. Le affezioni tifoidee ed esantematiche eme-rgono specialmente in questo fatto, come lo accennano chiaramente le ·elevazioni della linea punteggiata della ·figura, di fronte a questi due gruppi di malattie, tanto maggiori di quelle della linea piena. Ma la disparità si palesa poi massima per le malattie acute di petto. Di fronte a queste la ~liversità fra le perdite dei soldati novelli e quelle degli anziani si è real· mente cospicua, come lo accenna la distanza fra le due linee della figura, maggiore in questo punto che ovunque. Ond'è che, per queste resultanze, credo se ne })OSsa dedurre che i tre gruppi di malattie ora rammentati sono da ritenersi come i veri caratteristici dei primordii della vita militare. E tralasciando di dilungarmi più oltre ad analizzare il predominio meno significativo delle perdite nei giovani soldati per gli altt·i singoli gruppi di mali, prima di por fine a tal proposito, voglio notare un fatto importantissimo che i dettagli sopra lnstituiti rilevano, e che se appare strano di bel principio, meglio considerato è suscettivo di plausibile spiegazione e di utile ammaestramento. Alla legge comune della maggiore proclività dei coscritti alle varie malattie, si palesa una rilevante eccezione per riguardo alle affezioni croniche di petto ed alle manifestazioni scrofolose. Qnesti due grancli gruppi eli canse prossime eli morti e riforme fanno più strazio dei soldati già provetti, che non di quelli esordienti nella vita militare. Or bene a spiegare l'evenienza singolare credo che valga il ricordarsi, che quelle malattie, nella gran maggioranza dei casi, più che in una potenza morbosa subitanea ed estrinseca agli organismi, trovano la cagiono prima del loro svolgersi lento 3


1194

CONSIDERAZIOJ\TI SULT,E CAUSE

in prcdisposizioni congenite od acquisite nei primi anni della. vita, quali, mascherate anche soventi volte da apparen;r,e fisiche lusinghiere , richiedono sempre un lasso di tempo discreto p\31' ~·ivela.rsi e convertirsi in malori irreparabili negli organismi di poca resistenza per le fatiche ed i disagi. D'onde l'ammaestramento, ch'io trovo espresso nella relazione del colonnello-medico Cerale per l'anno 1875, che "nella scelta del c soldato è debito tener gran conto di tutto che nella costi" tuzione geuerale, ed in special modo nell' impasto orga« nico, si allontana da quel complesso di condizioni fisiche « indispensabili per elidere, o scemare di molto, l'influenza "' che i1 nuovo genere di vita non può a meno di esercitare « sull'individuo chiamato sotto le armi. ,. G) L'ultimo dci tre fatti presi ad esaminare, e posti in rilievo dalle 11ltime statistiche sanitarie d~ll'esercito, si è quello, come già clissi, che le mat·ti e le riforme, le perdite insomma per malr,tttie, si verificmw in maggior copia fra i giovani provenienti cla certe regio-ni d'I talia, che non fo·a quelli appat·tene:nti alle altre. Un tal fatto, che sta acl indicare chiaramente minore tolleranza nei primi di quei giovani, e maggiore nei secondi per la vita del soldato, se, entro dati limiti, apparirebbe cosa ben naturale ed inerente alle condizioni cosmotelluriche ed etnografiche diversissime di un paese come il nostro. :\fa spingendone oltre l'analisi , quello che salta subito agli occhi si è, che mentre nella pluralità delle regioni d'Italia quella toller:1nza dei giovani per la vita del soldato varia entro certi dati limiti non troppo disgitmti dalla media, in poche altre regioni invece riveste quasi i caratteri di una vera intolleranza. Tutto questo si parrà meglio nel quadro seguente e nella rappresentazione grafica dei fatti che il medesimo accenna.


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DELLE PERDI'l'E PER MALATTIE

'{N. 1 3) - Perdite subite, a.nnuo.lmente in m edia, nel biennlo1874-75, dai giovani d elle diverso regioni d'Italia incorporati n ell'eser cito, mosse a. riscontro d ella popolazion e di queste. (!) ta:·

REGIONI

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Milano .... .. . •. ... ...... verona ........ .. .. ...... Padova .. ......... ...... . J~ologna ............ .. .. .. J•"ire u:t.e . ... . ......•.. •.•. l'crugia .. . .. ... .....•. .. Ron:Hl. (sonza ln Sardegna) .. Ch ieU .................. . !Jarj .. .... . . . ... .. . . . .... Napoli ..... ... . . ...... ... salerno ..................

2,2"23,662 .2,144.310 1,912,209 1,8SS.,o:>3 2,14.2,525 1,262,016 830,701 1,121,778 1,7:35,100 2,212,<151 1,492,7<1!1

1$6 14S 85 Hl!l 171 222 237 242 192 94 1:;a 165 235

206 531 4.71 799

268

653

Mcs~inn { Cal<.t~J·ia. · • · · ·

765,8~1

156

461 479 473 362

(1>1VI810Nf ! IILITAlll)

o

Siclh<L ..... .. 1,210,9·19 l':ùerrno ....... .......... 1,373,150 ~ar·dcgna (divis. di Rom~). 636,GGO

"' ~

7!)

1S2 156 JS2 200 210 157 63 104 llO

161 89 52 l il!

160 105 63

172

lGG 171 20-l

23S 2:S6 235 209 176 200 70 69 Il() 128 101 115 16? l!j$ 209 108 120 162 115 121> 61 100 112 72 so 133 SI 92 86 22.)

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20,71

421 247 695

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OiO

335

846 918

4..93 459 <148

896 734

Jtaua . ......... . ... 26,ll01,154 2231 2.1!).1 266213231 1 10,618

36ì 14::1 Z60

236 399 329 230 239

15,54. 1-1,5$ 15,65 15,02 22,12 24,31 20,91

29,08 17,60 23,71 13,22 18,03 22,04 30.03 19,7:3

2:~7

17,26

181

23,58

5309

19,80

(V. la tavola grafica O rappresentante i fatti 'accennati in questo quadro). Da questi dettagli numerici e grafici si scorge prima di tutto quanto diversa sia nelle varie parti d'Italia la tolleranza alla vita militare. La disparità delle cifre proporzionali {l) J dali di questo specchio sono dedotti al solito dalle due relazioni più volle rilmmentat~ nP.l lavoJ•o, c precisarnt>nte da lh do,•e vi si considera. le cause prossime di riforma e morte in riscontro delle regioni (divisioni militari) cui appartengon o i rifornHII.i ed i deceduti.


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CON'SJD~~RAZIONI SULLE CAUSE

che si leggono nel quadro, e che rappresentano quanti giçvanr per ciascheduna regione muoiono sotto le armi e tornanO> riformati alle loro case annualmente in media su 100 mila abitanti, nonchè le sentite oscillazioni della linea costrutta. con quelle cifre provano luminosamente quella diversità.. Però se bene si esamina la traccia che sopra, si scorge tosto che, mentre la. pluralità delle sue oscillazioni possono comprendersi entro limiti comuni, tre ne evadono straordinariamente ad indicare grande intolleranza alla vita militare, e corrispondono alla divisione militare di Perugia, alle due estreme Calabl:ie ed alla Sardegna. Le quantità rilevanti che i gionmi di queste tre contracle danno sotto le armi annualmente fra morti e riformati sono da risguardarsi verament~ eccezionali, rispetto all~ quantità. delle perdite subite dai soldati provenienti dal resto d' Italia. 11 calcolq che segue lo dimostrerà più esattamente. {N. i4)- Confr on to fra le perdite (r iportate a. i OO ,OOO della popolazione) s u bi t e a nnu almente i n m edia n el bienni o 1874- 75

dai soldati proveni enti d alla. division e m !ll.ta.re di Perugia., dalle due estreme Cala.brio e dalla. Sardegna da. un l a to, e d all'I talia , eccetto quelle tre r egioni, dall'altro lato.

l'er HìO,OOO

REGIONf

l l

Popolazione Perdite

dell~

popolaz10nc

Divisio11i milita.l'i di Perugia, Messina (Calabria), Sardegna ..... ·. . . . . . . 2,664,555

778

29,20

Italht, senza le tre suddette regioni.. 2'1,136,509 11531

18,77

Diftbreoza. a discapito delle tre prime regioni...... . ..• ,

10,43

La differenza adunque fra la tolleranza alla vita militare dei giovani dell'Italia in complesso, senza contarvi le tre Iegioni eccezionali, e la tolleranza di quelli provenienti da queste è veramente sensibile: 18,77 rappresentando la prima,.


DELLE PERDITE PER :ltAU'J.'TIE

1197

29,20 la seconda e 10,43 la diversità fra queste due cifre, se ne può concludere che dei giovani provenienti dalle regioni di Perugia, Calabria e Sardegna se ne perdono sotto lo armi oltre un terzo di più che non di quelli derivanti dal resto d'Italia. Da questo fatto eloquente abbastanza. panni se ne possa dcdune, che un'altra causa predisponeule, oltre le due sopra studiate, pub rendere certi soldati di gran lunga piit suscettibili di gravi malori, e per consegucnzn. molto più proclivi che tanti altri ad ingrossare il numoro delle pordito dcll'eserciLo, e questa cu.usa si ò lu loro pL'OVenienza da speciali regioni nelle quali i gioraui crescerebbero troppo più intolle· ranti della Tita disagiosa del soldato, che non nella pluraiità. delle altre parLi d'Italia. Queste regioni )fortunate, mi piace segnalarlo ancora, secondo i compuLi ora instituiti, sarebbero :più specialmente quclln. che abbraccio. la divisione milit11ro eli Perugia, la parte calabrese della divisione militare di }fcs· si11a c la povem Sàrdegna. Comprendendo ora nella rappresentazione grafica tutte le oscillazioni della linea, salvo le tre eccezionali, fra due J>arallelc, che rappresenterebbero i ]imiti estremi della ordinaria tollentnza alla vita militare in Italia, e fissando il livello della media generale di questa in 18,77 come restùta dal calcolo ora insiituito, si giungerà. a dividere la figura in tre distinte zone elle rappresenteranno molto adeguatamente Lre diftèrenti gradi eli tolleram~a degli italiani alla vita del soldato. Le due zone inferiori, egnali fra di loro o comprendenti le. oscillazioni moderato clella traccia, potranno chiamrnsi: la più bassa, zona di maggiore tolleransa; la più alta, sona di mùwra tolleranza,· la superiore poi, che comprende le tre sole oscillazioni eccezionalmente elevato, potrà dirsi zone d'i ccce:tionale it~tollcranza alla vita militare.


1198

CONSIDE'RAZIOY! SID,LB CAUSE

Ecco ora quali regioni restano comprese in ciascheduna delle dette tre zone : l• ZONA

~'ZONA

83 ZONA

(DI ll<\M10I<i: 'tOW.EJ!A.• :t.>)

(Olli1SOR2 TOJ,J;&Jl.<XU)

(01 ECCE1:10NAJ.E ll<l'OLJ.ER,INU}

Divisioni militari di Alessandt·ia.; » Milano; ,. Verona; » Genova; " Ronw.; Napoli; ,." Bm·i; Palermo.

Divisioni militari

.

di 'l'o1·ino;

Padova;

"» Bologna; Fireu~c; »

CllieU ;

.."

Sale1·no; Messiu11.

Divisioni militari di Perugia;

, (:\fessiua) Calabri a; ~

(Roma) Sardegmt.

"

Còn questi dati mi fu possibile preparare la seguente carta che pongo volentieti qui a dilucidazione eli quanto ebbi a dire })iìl sopra. (V. la Carta posta in fine della memoria.) Non ò scopo di questo lavoro indicare le ragioni tutte della accennata disparità; di più questo computo, a svilupparlo adeguatamente, oltre che conclnrmi troppo ol tre, richiederebbe in me un tesoro di cognizioni sul vero e.ssero dell' I talia e degli italiani, ch'io sono ben !ungi dal possedere, per cni vi debbò passar sopra. Una deduzione sola però credo poter trarre agevolmentedall'esame della carta ora prodotta, e non posso a meno di formularla. Pilt che il clima, la razr.n. od altra circostanza generale influente sulle organizzazioni umane, parmi risulti dalla carta stessa inRnire in Italia a prelJarare giovani resistenti, o meno, alla vita militare, lo stato orografico del paese. Infatti, mentre si osservano delle regioni fortunate e sfortunate a quel proposito, tanto quasi sotto ogni latitudine d' ltl).lia, quanto nelle parti abitate da popola;,ioni di vario tipo, od aborigeno, o gallico e t~utonico (celtico), o greco, o


l

DELLE PERDITE PER MALATTIE

1199

\saraceno, e distinte da altre fonclamentali prerogati~e, si vede p oi che la maggior t-olleranza alle armi risponde con certa esattezza alle regioni piane o meno montuose del paese, inentre Ja minore tolleranza collima con le parti più collinose od alpestri. Cosi il cuore dell'Italia settentrional e, che risponde in massima parte alla grande vallata padana od ai fianchi alpini centrali interrotti dai laghi ridenti, il Lazio pianeggiante, la regione Campana o della pianura tirrena, la regione Pugliese o della pianura adriatica, e la parte ad occaso della Sicilia, che ne è la meno alpestre, stanno distinte sulla carta col colore della maggiore tolleranza alla vita delle armi. Coi colori in vece che accennano m~nore toJleranza, o q11asi intolleranza a questo genere di vita, sono segnate tut te l e altre parti d'Italia, dalle regioni piemontese o dell'alto Po e veneta o transpadana orientale a ridosso degli estremi della catena alpina, alle regioni etrnsca, umbra, abruzzese e ca-

labrese dalle maggio•·i giogaie appenniniche, sictùa orientaJe dal gran sistema dell'Etna e sarda dal terreno eminentemente accidentato.

IV. Riassumendo ora in brevi parole i resnltati delle indagini instituite in questo lavorctto, credo possa asserirsi con qualche reale fondamento : l o Che le gravi perdite che subisce annualmente l'esercito nostro per causa di malattie ed altri accidenti, oltre che dalle comuni e più conosciuto cause efficienti di male inerenti alla vita militare, sono preparate da potenti cause predisponenti inerenti a molti dei giovani che accorrono alle bandiere;


1200

CO'NSIOERAZ!Ot-'1 SUJ,LE CAUSE

2° Che di queste cause predisponenti tre sono le principali e più temibili, e cioè : a) La imperfetta sceltezza di gran parte dei giovani destinati a fare il soldato; b) La speciale condizione biologica in cui versano i medesimi nei P.1imordii della vita militare i c) L'origine loro da certe date regioni del paese meno atte che certe altro a crescere giovani resistenti per quello S11ccialissimo genero di vita. Sono quegte tre cause di tal natura da potere sperare che vengano facilmente rimos:>e mercè adattati provvedimenti ? Una risposta ::tdcgnata a questo quesito mi si presenta còmpito troppo arduo e yasto, percbè io possa sperare di tentarla i e poi mi porterebbe trorpo fuori dei modesti limi ti prefissimi per questo saggio destinato solo a mettere in evidenza alcune delle cause pitt riposte delle gra,,i perdite dell'esercito. Non pertanto non sapr.ei terminare senza. a.vere espresso il mio povero parere a tal pro.Posito. Parmi che delle tre cause sopra rimarca.te la meno removibile debba essere l'ultima, comecchè legata a condi~ioni stabili, anche pitt che di clima o di razza, tli orografia del suolo italiano. Si potrà infittire moltis..c;imo sulle popolazioni mouta.nare con edttcarle cd istruirle, col toglierle dal lvro speciale stato di isolamento, solcando di strade le regioni montuose che occupano, ma non credo che tali provvedimenti varranno a cancellamc tot::tlroente lo stampo special e, cd assimilarle del tt1tto alle popolazioni delle grandi vallate e dei grandi bacin.i flu\iali. Non potrei però dire altrettanto delle aUre due cause in questione. Se il coscritto ammala e si perde troppo pilt frequente-


DELLE PERDITE PER MALA'l'TIE

1 201

mente del soldato anziano, perchè trovasi più di questo in una. condizione di disorientamento tale da. ridurlo, come il bambino, eminentemente più bisognoso che altri di guida, di consigli, di assidue ctu-e, io credo che moltiplicando questi in larga misura, si potrà giungot·e a rimuorore da lui, almeno in parte, la maggiore jattura che lo coglie. Il Di.!: AMICIS, là dove; ne'suoi Bo.~zetti milital'i, tratteggia maestrevolmente il coscritto nel suo indcscrivihile stato 'di imbarazzo, ed il benevolo ufticialo di picchetto che adopra· ogni fraterna cura per ritrarnelo cd inspirurgli fiducia e conforto, parmi che accenni in modo, poetico se yuolsi, ma efficace tanto, quello che occorre di fare perchè quel po,·ero fanciullone possa sollevarsi dallo stato di smarrimento in cui cade, e pericoli meuo della salute nell'arduo cammino de1l<L nuova vi.ta. Quando poi a quel coscritto, divennto a stento fiducioso del supel'iore sì buono, il DB A MICIS fa, dire : « Si sa, siamo (1:

\'cnuti apposta por imparare, e bisognerebbe ch'e aressero

c un po' pH1 di pazienza, mi pare. " Egli compendia in breve cd eloquente espressione i bisogni dci giovani soldati, che non sempre sanno od ardiscono esprimere. Pazienza nel glùdarli, pazienza nel consigliarli e farli persuasi del loro >et·o essere, pazicn?.a, ed illumiuata pazienza, nel tributar loro le cure piit assidue che ogni momento reclamano, ecco quanto, a mio avviso, può spiegare una .-era efficacia nell'assottigliare lo grn.ndi perdHe che subiscono annualmente i nuovi venuti alle handiere. Riguardo poi alla imperfetta scelta del soldato, che è la prima dello cause poste in rilievo, ritongo che un saggio provvedimento in ispecial modo potrebbe neutralizzarla in grandissima parte. Se il nostt·o soldato non viene sempre accolto sotto le armi opportunamente resistente alla vita militare, non è certo perchè


1202

CONSIDER.AZIO:\'I SULLE CAUSE

esso porti in sè malattie od imperfezioni fisiche ben determinabili. Per la apprezzazione del valore di esse, i periti e quanti sono preposti alla cerna dei giovani inscritti, trovano nell'elenco B una guida sicura ed efficace che può salvarli dall'errore, almeno nella grandissima maggioranza dei casi. L'imperfetta sceltezza di molti dei nostri soldati deriva quasi sempre dal fatto che al momento d'accettarli non si interroga. rigorosamente j} vero essere della loro costituzione fisica, m:tncando nelle norme per il nostro reclutamento disposizioni precise che possano agevolare questo còmpito, il più arduo nella scelta del soldato, e limitare la latitudine so\·ercbia concessa a tal riguardo alle apprezzazioni inùividuali. Una costituzione fisica debole e suscettibile troppo di infrangersi per fatiche e disagi insoliti, spesso si rivela, è vero, per gracilità, difetto di statura o di sviluppo, per la deficienza. del perimetro toracico, per l'aspetto malaticcio od altro ; ma non sempre ha. questi indici palesi e salienti contemplati dall'Elenco. Soventi volte si nasconde invece sotto parvcnze illusorie cbo possono d:tre appiglio ad apprezza.zioni individuali meno che gh1stc di giudici inesperti od interessati, o trarre nell'errore anche i più oculati e diligenti scernitori cui non sia imposto interrogare altri indici c:he più fedelmente possono rivela.rla. E qnesti indici della costituzione, che tornerebbe pilt utile e piì1 pratico intenogare nella scelt:1 di giovani inscritti, sarebbero, secondo l'avviso di tanti autorevoli scritt~ri, la statura, la misura del perimetro toracico ed il peso del corpo, non separatamente considerati, ma valutati nella loro reci1H'OC(J, p·oporzionalitit. Dal lato della attitudine al servizio militare, dovendo adattarsi a riguardare il corpo umano come una. macchina capaco di un dato lavoro, è ben naturale che la proporziollalità. reciproca di quelle tre importanti misure che ne stanno


DELT.E PERDITE PER 1\IALATTIE

1203

a provare la saldezza e la consistenza debba riguardarsi come un pregievole segno di buona costituzione fisica. Già l'Inghilterra fa tesoro da tempo di questi espedienti per il reclutamento speciale delle sue truppe; già molti ed autorevoli scrittori stranieri quali il Vincent, l'Allaine, il R obert, il. B ernarcl, il ll1orachc in Francia, il NettclOrfcr in America, il Parkes, il B al(our in Inghilterra dimostrarono l'opportunità di questi mezzi eli indagine per apprezzare più rettamente ]a buona costituzione delle giovani reclute e ne caldeggiarono l'adozione, e fra noi pure non mancò chi perorasse con autorevole parola in favore della innovazione innanzi al 6° congresso della Associazione medica italiana. Dunque mano agli studi per attuare il nuovo temperamento, quando questo, come è parere di tanti illuminati competenti , può segnare davvero un reale progresso nel reclutamento de'nostri giovani soldati. Ed ecco un voto mio col quale l'o punto. Bologna, marzo 1877.

D. M AESTRELLI Tenente medico al 100 reggo. fanteri a


RIVISTA DI GIORNALI ITALIAf~l ED ESTERI

RI"VIST A_ NlEDICA_

§nlia tCI·mometria comparativa 4lelle ascelle e le flogosi unilaterali •legli o1•gani toracici. Nota del prof. LuiGI CoNcuo (Rivista clitnù;a di .Bologna ottobre 1877). Il prof. Concato trae motivo da una pubblicazione del dottor vVegscheider sui valori termici nelle malattie febbrili per render conto di alcuni suoi studi, sullo stesso argomento, intrapresi alcuni anni or sono e ripresi nell'anno corrente. Premette che le ricerche sulla temperatura dell'uomo saJlO banno messo fuori di quistione che il calore delle ascelle nello stato di salute è nella maggioranza assoluta del ca,si differente. Ricorda quanto su tal proposito pubblicava nel suo libro Sttl1·eltmatisnw articolare a corso 1·apicZo, edito l'anno passato, notando che moltiss.iroe termometrìe praticate nelle diverse sta.gioni ed in vari periodi della giomata davano la temperatura delle ascelle eguale nel21,66 °/o e le disuguaglianze poi ripartite come segue: ·dilferenze di 1/s nel 68,33 °/o, di 2/& in 21,66 1 di 3/& in 2,22, di '/• in 0,86. Temperatura più alta all'ascella destra 71,11 °/o, nella · sinistra 29,89. Il pro f. Concato distingue le sue osservazioni in due }JCriodi; inchiudendo nel primo quelle fatte prima del 1870, nel secondo ,quelle di qucsfann.o. I malati del primo periodo sottoposti alla termometria comi?a-


RIVIS'l'A DI GIORNALI l'l'AUAXI ED ESTERI

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-rativa. delle ascelle erano stati trentatrè; sei dei quali, tre maschi e tre femmine, tra i 18 e 60 anni, colpiti da pleurite ad essudazione prevalentemente sierosa, e ventisette, qua,ttro femmine e ventitrè maschi, tra 18 e 70 anni, da. pneumonite primitiva con essudato fibrinoso. In complesso furono prese H36 termometrie, in media 10,18 per ciascun malato, media risultante dal concorso dei fattori più variati da l a 50. Avuto riguardo poi alln. forma della maJattia, la. media per i pleuritici risultò di 8-9, e di 12-13 per i pneuroonici. Ed eccone i risultati: 1° Un primo còrnrmto fatto indipendentemente dall'orgnno malato (pleura destrtt o sinistra, polmone destro o sinistro), c dalle qualità della malattht, ecl escluse le pneumoniti doppie (7 termometric) diede: Temperatura delle due ascelle eguale 42,55 °/o ; differente 57,40 °/o; ciò che farebbe in certa guisa supporre, che lo svolgersi della flogosi in una parte del torace diminuisce il numero delle differenze normali, portando poco meno che al doppio la cifra delle temperature eguali. 2• Medesimamcntc l'infiammazione da una parte ùel torace modifica, ma non muta ìl ra1)porto normale della frequenza maggiore di temperature più alte dalla parte destra : Temperature più alte a destra 65,86 °/o; a sinistra 34,14 °fo. 3• La portata della. differenza. termica tra una ascella c l'altra risultò in complesso di un quinto e mezzo, con estremi di l • 1/s c di mezzo quinto. Orclinatine i vari gradi secondo la frequenza loro, risultò : Differenza di 1/ 5, 62137 °/o; di 2/ 5 1 26,37; di 3/s, 8,94; di '/G , 0,55; di l 0, 0,22; di 2° ed oltre, 0,86. 4• Distribuite le temperature pii1 alte, secondochè si riscontrarono dalla parte sana o dalla ma.lata., si ebbe un paTeggio quasi completo, cioè di 50,57 a 49,43. 5• Il grado della febbre non avea influito punto su quello della differenza: nell'apiressia, come con temperatura, di •10° e 41°, se ne riscontrarono tutte le graduazioni; anzi noteremo un fatto curioso, cioè che le più forti differenze trovaronsi tra i 37° e 39°. 6• Delle due forme di flogosi unilaterale dell'apparecchio respiratorio, la pneumonite è quella che presenta maggior numero di differenze (60,44 °/o), e la pleurite invece di eguaglianze; in quc-


120G

RIVISTA DI GIORNALI

sta poi una volta su tre la temperatura più alta fu dal lato pleuriticol laddove, come fu detto diauzil nella pneumonite non occorreva quasi divario tra i due lati. Venendo ora ai risultati delle tcrmom~trie ascellari comparative prese nel corso dell'anno attuale, premetterò che i malati che vi furono sottoposti sono iil grande minoranza rispetto a quelli del periodo antecedcntel riducendosi a c1uattro maschi ed una femmina. Questa, sessagenaria, era affetta da pneumonite unilobare tlcstra SUlleriore ad essudazione fibrinosa; quelli, persone tra i lG cd i 35 annil offrivano due pleuritil una dal lato sinist.rol l'altra di tutti due i lati, complicata da. pericarditel ambedue ad essudazione siero-fibrinosa (1), una febbre continua. semplice ed un ileo-tifo (2). Le termometrie prese da questi malati in complesso superarono Tclativamente di molto la cifra di quelle pertinenti al primo periodo; furono in tutte 244l vuol dire in media. 49 tcrmometrie giuste per ciascuno dei cinque malati, sui quali singolarmente c secondo l'ordine suniferito se ne presero Sl 25l 35, 113 e 63. Otto termometrie prese sulla pncumonica davano tre volte temperatura più alta a. destra ed altrettante a sinistra; due risultarono eguali; la massima differenza (0° 3) fu dalla parte malat..'ll la minima (0•1) d<Llla sana, la media non sorpassò 0°2. La malattia si LroYava nello stadio tra la opatizzaziouc e la risoluzione, ma. più verso quelL'l. che gucsta: la tempcratw·a assoluta non oltrepassò i 39°, e scese anche fino ni 37. Nella pleurite sinistra quattordici Yolte il calore si riscontrò più alto dalla parte sa,na, cinque dalla maln.ta. c sei eguale; la. media del di\'ario no11 a1Tivò ai due decimi (0°,18)l c il massimo (dal lato pleuriti co) fu 0° 5) il minimo (dallaLo sano) 0°1. Tranne quattro osserva?:ioni in cui la termometria si prese con febbre di

(l) La pc•·icardiie non sì diagnosticò al lnme dei segni fisici, mn sulla straot·dinaJ·in. frequenza e piccolezza dei polsi, che app:u·ve prima e persistette dopo la formazione della ple urH.e cles~ra. Più che primitiva, la pe1·icardile po tò consider!LI'Si quale propagazione lentlt e successiva d~lla tlogosi dalla pleura sinisu•a. all'in tero pe•·i ed epicardio. (21 Distinguo con l'epit.cto di continua. semplice una forma tli febbre, che non istà bene con nessuna di tutte le altre febbri che vengono genericamente dette da infezione.


IT~i

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oltre t.L0° o di 39° a 38°, nel resto questa si mosso tra questi ed i fiuaran ta. Nel malato di pleul'ite doppia le osser vazioni comparative si imprescro solamente dopo apparsa la J>leul'itc destra, e 22 volte il calm·o più forte fu da questa parte, sette dalla. sinistra e sei p ari. Tnt il massimo ed il m.inimo il divario fu di 0° 5 (0° 61 0°1), il primo per una volta dal lato sano, il secondo dal sano e dal malato, ma ivi con minore frequenza: anche in questo malato la media differenza non rnggi.unse i due decimi (0°16). Le ll3 tel'mometrie sul malato ùi febbre continua semplice si rJpartirono, secondo che vi fu isoLcrmia o difl'oron:w. di calore tra le ascelle, nella proporzione seguente : Differenze tra un'ascella e l'altra 87,60 °io Isoternic , , , 12,-.lO , La cifra delle differenze si scompose poi nello altre dello t emP eratlll'e più alte, frequenti più a destra od a sinistra: Temperatura più alt.a a destra .. 69,91 °io , , ,, a sinistra . 17,69 ,, In media il divario fu tli 0°15, l'estremo mnssimo segnò (una volta soltanto) sei decimi, il minimo uno; nessuna relazione tra il grado della differenza e quello della febbre. :Ucrita poi }Hu·ticolare menzione, che ln. differenza dei sei decinù coincise con moderatissima febbre 37° 4 e 38° G), Ju.ddove quella di un decimo si riscontrò tanto nell'apil'essia, quauto con febbre di 39° gradi " c più. Finalmente il malato d'ileo-tifo ; sopra 63 tcrmometrie comparative, dava: Difl'erenzc di calore tra un'ascella e l'altra 82,53 °io l sotermie , , , 17,47 , Temperatura più alta a destra .... . 66,66 , , , , a sinistra .. .. 15,87 , Tra questo e l'antecedente co.so non v'ebbe di particolare che il massimo della differenza tra le due ascelle, che nel pl'imo salì al grado, e si osservò dalla parte destra per una volta. tanto; ed il grado della febbre, la quale nel malato di febbre continua di rado oltrepassò ì 3U0, laddove nel tifoso, l.rmme quattro o cinque terntlcrature sotto i 39°, si mantellllC sempre tra 39" e 40°4.


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Considerando ora nell'insieme codesti fatti, per r affrontarli primamcnte con quelli verificati in persone s:me, si conclude : l o Che anche le osservazioni del secondo periodo, il quale comprende pure febbri d'indole genÉrrale, confermano la regoht della frequentissima ineguaglianza di calore dell e ascelle, modificandone però la relazione colle isotermie, sicchè la cifra di queste ristùta d.i 4,72 °/o sotto la normale. 2° Egualmente le dette osservazioni hanno mostrato, occorrere molto più spesso temperature più alte all'ascella destra, mn. con modificazioni che sono senza influen~a sulla ripartizione prOl)Or,zionale delle cifl'e (77,45 a destra e 22,55 a sinistra). 3• Tra le due ascelle il divario complessivo r isultò di sei o sette decimi inferiore al medio normale; degli estremi il massimo oltrepassò il normale stesso (0°80) di 0°20; e quanto alla varia froquenza delle singole differenze, si ebbe la stessa serie decrescente dal minimo al massimo come nelle per sone sane. Messi quindi n:riscontro i risultati avuti dalla. seconda. serie di osservazioni, coi ricavati da.lla prima., ne risultò: l • Che nella seconda serie la proporzione tra isotermie e differenze di calore tra le due ascelle risultò inversa a quella delle pri me osservazio1ù: in queste la cifra delle isotermie si raddoppiava, in quelle si riduceva sotto la norma., mo. con forza di mo·vimeuto quattro volte infol'iore. 2• Questo movimento inverso avea. pur luogo nella ripartizion e delle temper!tture più alte in destt·e c sinistre, giacchè le osservaziOJù del secondo periodo accrebbero dell2 °/o il numero di temperature più alte occorse dalla parte destra. 3• Differente dal risultato della prima serie di osservazioni fu quello della, seconda, in quanto che risultò superiore il divario complessivo tra. il calore delle ascelle, come superiore ne fu pure il massimo, mentre nella ripartizione delle differenze secondo il grado, le discrepanze furono pressochè incalcolo.bili. 4° Alle due serie di osservazioni fu comune la vnriabilitìì. estrema dei rapporti t1·a il grado delle differenze e quello ùeUa. febbre. Di codesta variabilità dà un'idea il seguente specchio, cavat.o dalla seconda serie : Differenza di 0°10.


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Nell'apiressia, 20; con febbre da 37° a 38°, 5,11; da 38° a 39°, 12,51; da 39° a 40°, 10,71; da 4.0° cd oltre, 10,00. Differenze di 0° 20. Nell'apiressia: con febbre da 37° a 38°, 11,45; da 38° a 39°1

4,61; da 3\J0 n. <10°, 7,08 ; dn, 40° a 41°, 0,00. Differenze di 0° 30. Kell'apiressia : con febbre d:l. 37° a. 38°, 14,29; da 38 a. 39°, 0,00; da. 39° a 40°, 1,42. Differenze di 0° 50. Nell'apiressia: con febbre da 37° a. 38°, 0,00; da 38° a. 39°, 0,00; da 39° a 40°, 0,71. Diil'erenile di 0° 60. Nell'apiressia: con febbre da. 37° a 38°, 0,00; da38° a. 39°, 3,8. 5° Escludendo dal calcolo le malattie febbrili semplici del secondo periodo, si ricava, che nolla prima serie di osservazioni, parte sana e malata ebbero pressocbè pari il numero di temperaturo più alte dalla loro, laddove nella. seconda. la pat·te sana ne avrebbe avute in più 7,41 °io. u• Le pleuriti della seconda serio mostrarono un numero di disuguaglianze di un quinto inferiore alle pneumouiti, questo ris ultato, per sè poco attendibile causa la pochezza delle osservazioni fatte nella pncumonite, acquista nullameno importanza. dall'uniformarsi all'altro ottenuto dalla. prima serie. E quan to alla pleurite considerati~. iu sè, è singolare, che questa. seconda. serie di osservazioni, contrariamente alla 1>rima, dassc il nume•·o ùolle temperature più. alte dal lato non l)lcuritico (in raglono di 27 a 22). Hest.a per ultimo che separando dalle altre le malattie febbrili generali semplici, od almeno non complicate da flogosi primitive unilaterali degli organi respiratori, vediamo a che si l"iesca, poucndoue i risultati termometrici comparativi delle ascelle a confronto di quelli ottenuti nelle mala.ttic flogistiche del petto. Anche in ·qtleste fòbiJri semplici ì gradi della clifl'erenza tra le, due ascelle non s'attengono per niente 3. quelli della febbre esistente all'atto stesso della termometria: differenze massime si ebbero con temperature febbrili assolutamente o r elativamente minime, e viceversa. ln complesso, la. portata delle differenze {0•19) risultò la intermedia di quelle estratte dalle osservazioni 4


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pertinenti al primo e secondo })eriodo ; superiore n. quella delle seconde, inferi.ore !l quella delle primo. Altrettanto è a dirsi dell'estremo massimo, laddove il minimo fu lo stesso per tutti i casi. Poco o nessun divario offrirono i vari gradi delle anzidette differenze, ordinati secondo la frequenza: i più bassi apparvero stare ai più alti come 4 1/2 ad l, precisamente nella relazione di quelli delle mahttie del petto. Ris1>etto alle proporzi oni tra. isotermie e diseguaglianze, le febbri generali banno dati risultati ana1oghi a quelli avuti dalle osservazioni del secondo periodo, anzi il numero delle egua~ glianze scese a,ncora viù sotto (14,81 °/o), e quello delle tempera~ ture più alte a destra giunse alla cifra di 80 °jo. Si poteva credere pertanto che l'ingt·ossarsi di questa cifra del secondo periodo, in confronto della normale e di quella del primo periodo, fosse dovuto esclusivamente alle febbri semplici, nè mancherebbero argomenti da portare innanzi a prò di quosto. credenzo., e precisamente nel cadavere del tifoso si riscontrava. dalla parte destra la pneumonite ipostatica, scoperta nella sua forma<::ione itntm vita·m. Ma più numerosi e più forti sono gli a.rgomenti contrari. Primieramente l'accrescimento dovuto al fatto re delle malattie febbrili semplici (1°,24 °io) è di gran lunga inferiore a quello risultante dal concorso delle malattie locali; in secondo luogo nel cada-vere non fu verificata solamente la. pneuroonite ipostatica destra., ma benchè più limitat:.1., la si trovava J)ure a sinistra; e per terzo il tifoso, a confronto del malato di febbre continua semplice, nel quale i polmoni erano rimasti sempre normalissimi, presentò, precisamente dalla parte destra, un numero minore di temperature più alte. Le conclusioni che scendono dai fatti esposti sono facili a modo che non varrebbe la pena di fonmùarle. Imperocchè, considerando che nello stato eli salute tra una ascella e l'altra si hanno più frequentemente differenze che eguagllan:te di cal ore, e che le più alte di qt1elle, forse per la ragione ùel prevalente sviluppo, occorrono sette volte su dieci dalla parte destra, ed il massimo può raggiungere il quadruplo delle viù ordinarie nel caso di malattie flogistiche clegli organi respiratori ; considerando che, data flogosi unilaterale del polmone o della pleunl., le' temperature più alte or::~. sono in egual numero dal lato sano e


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<dal malato, ora prevalgono da questo o da quello, e che differenze minime e massime riscontransi d'ambo i lati indipendentemente dal grado della febbre; considerando per ultimo che nelle febbri generali semplici, od almeno non complicate da flogosi primitive degli organi respiratori, la. termomctria comparativa delle ascelle ha forniti, nè più nè meno, i risultati ottenuti su persone sane e nei predetti stati morbosi del petto, non vi sarà chi non veda il nessun frutto che se ne potrebbe trarre a vantaggio ùella scienza e della pratica. Noi vogliamo concedere che molto più frequentemente di quanto ci permette supporre la cifra (610) delle nostre osservazioni, si verifichino nelle flogosi unilaterali del petto, tra un'ascella e l'alt1·a, differenze di calore 1)ari a quelle ossen·ate da Johu Duval (0•4-2•8). E che perciò? ne andrebbe per avventm·a più sped'ita la ricognizione del lato colpito dalla flogo si? riescirebbe più ovvio il distinguere se l'organo infiammato è il polmone o la pleura? o meno difficile il <le terminare la composizione dell'essudalo, sieroso semplice o sierofibrinoso, o fibrinoso schietto o purulcnto? No di certo. Perc:hè riguardo al primo quesito i segni fi sici o dir etti che provengono dalle alterazioni che l'infiammazione induce nell'organo in cui si forma, hanno per sè stessi valori così decisivi, da non abbisognare di al.tro aiuto ·per d iagnosticarle. Nè le dift"erenze dl temperatura tra le due a.scelle meglio sovverrebbero, se fosse il caso, come spesso interviene, di dover distinguere la parte invasa dalla flogosi, il polmone od il suo involucro. Imperocchè si disse già che nelle pneurnoniti il numero delle temperature lllte occorse dal lato malato eguagliava o stava per eguagliare quelle del sano, e nelle pleuriti il grado più forte di calore ora risuUa prevalente a destra ed ora a sinistra. A questo aggiungasi che H medio divario tra pleurite e pueumonite non olt,repa.ssa i 0•4, e se ne arrà d'avvantaggio per persuadersi che la termometria biascclJare non offre daLi per la so lu~ione dell'indicato problema. Finalmente qual profitto si può trarre dalla totlnometria compaTativa delle due ascelle per determinare la compo.sizione dell'essudato? Risulta già da ciò che il quesito tiene o suppone dimostrato qiò che u.ncora non è, vale a dire, che la composizione o natura delle materie essudate, con altre parole, la flogosi piogenica., e quella ad essudazione fibrinosa o siero-fibrinosa, produ-


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eano nel forma1·si un d.ifferente gra;lo di calore. Io non so se un: giorno si giungerà con istudi sperimentali od altramente a scio-· gliere questo problema rilevantissimo per la teoria sulla genesi dclht febbre, ma la mia esperienza clinica mi sembra contraria. alli). soluzione affernuttiva. (lui non è il luogo di addurne le prove statitiche, onde mi limiterò a soggiungere che in una parte mi stanno pronte nella.memoria pleuriti accom1)a.gn1tte da febbre di 40•, il cui prodotto era siero semplice citrino, diafano, che estratto dal torace, col riposo ed a contatto dell'aria, lasctava precipitare grosso strato di fì.brinogene; e dall'altra, raccolte marciose pleuritiche enormi, che decorrevano senza febbre o per lo meno con febbre moderatissima.

Sulle conseguenze •lello spavento (The Lcmcet, lO no-· vembre 1877). Il dottor Reibel comunicò, sopra questo argomento, aUa.-so-· cietà medica del Basso-Reno u11 interessantissimo articolo ci-· tando casi avvenuti durante il bombardamento di Strasburgo nel 1870. Egli dice. d'essere stato addetto ad una delle ambulanze ivi stabilite allora per i feriti, e che i casi descritti furono da lui stesso osservati. A suo dire, l'esercizio della professione medica,. in quel periodo, non era certamente un'occupazione invidiabile; perchè oltre le medicazioni nelle ambulanze i chirurghi dovevano visitare almeno, una volta al giorno sotto una })ioggia di palle· quelli che erano feriti nelle loro case. Oltre i molti casi interes~· santi di traumatismi1 osservò una serie di malattie interne ca-· gionate indubbiamente, come in seguito· ne ebbe le prove, dallo spavento prodotto in parte dal terribile rumore delle bombe in parte dall'emozione per il pericolo incessante; in parte dalla.. continuazione del fuoeo, e in parte dal perpetuo frastuono e dalla. triste condizione dei feriti. Il primo caso di cui parla è quello del dottore Teinturier,, molto noto fra i medici di Strasbnrgo, la cui casa. fu incendiata. da una bomba. Spaventato, egli corse in istrada, ove fu assalito· immediatamente da una specie di delirio nervoso con. allucina~· zioni; gli fu prodigata ogni cura possibile ma all'agitazione ed a.U'insonnia, succedettero coma e paralisi elle furono seg)lite:


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>da collasso e quindi da morte dopo cinque giorni dalla scossa tremenda. Un altro caso notevole che rammenta le cont'U.sioni p er colpo d'a1·ia degli antichi scrittori avvenne in un fanciullo di dieci anni che attraversando la piazza d'.Austerlitz fu colpito da fischio d'una palla che gli rasentò la testa. Molto allarmato corse a casa. dove r accontò d'aver avuto un grande spavento. Mostrò desiderio di coricarsi perchè aveva. un forte tremito alle gambe. Lo si pose a letto : ebbe un brivido seguìto da vomito c più tardi da deliriO e COllVulsioni : ht morte SOpravvenne dopo Cill(lUC ore. In un terzo caso una paziente soggetta all'emicrania e perciò di -complessione probabilmente nervosa, soffcrse frequenti mali di t esta durante gli ultimi giomi dell'assedio. Un mese dopo gli assalti divennero intermit.tenti c cedevano a.l solfato di chinino. Nondimeno il suo appetito diminuiva; a poco a poco si fece più debole; ebbe sudori, eruzione di sudomina e altri sintomi simili a quelli di una febbre lenta. Nel corso di un altro mese sopravvennero insomma agitazione e delirio, seguito da coma : la morl.e ebbe luogo evidentemente dopo nn assalto di meningite. Un caso .simile accadde in una donna IJiù vecchia che visse per sei settì.mane in continui triboli cd ansie e che fn tutt'ad un tratto colpita da connllsioni epilettiche e da morte dopo pocl1e ore. Una aJtrn. donna trasportò il suo denaro nella cantina dollt.~. propria casa che fu bombardata c messa a fuoco eù ella do~cttc fuggire per salvarsi. Fu colt.a. poi da delirio in cui l'idea predominante era di essere caduta in miseria, ciqè che in realtà non era punto. Sussegui a tale stato un attacco apoplettieo con emiplegia cui tenne dietro un secondo ed un terzo; la morte la colpì quando era già caduta in uno stato di grande debolezza e di pazzia. Il dottor lteibel parla di un gran numero di altri casi di affezioni nervose in cui la mala.ltio o la morte erano in modo diretto o indiretto dovuto all'esplosione di bombe. Fra essi si notano : cillque casi di apoplessia cerebrale, sette di paralisi del midollo spinale, quattro di convulsioni isteriche, due di gozzo esottalmico ed uno di forte nevralgia della mammella. Oltre tali affezioni del sistema nervoso il dottor Reibel osservò un caso di pncumonia, uno di angina pcctoris, uno di diabete, uno di porpora, molti casi di malattie del fegato e due di cancrena svilupputasi con straor.dinnria rapidità e tutti collegati più o meno al terrore e all'agi-


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tazioue provocati dall'assedio. Il caso. di pneumonia accadde itr. una signora di 50 anni convalescente della stessa malattia. L.a. paziente s.traordinariament~ spaventata senti una. improvvisa oppressione al petto, l'infiammazione polmonare ritornò con forte. violenza ed ella morì in dieci ore.

Sulle parnlisi ntro1lche ( l!l})inali) aeute negli adulti, del. dottor ~L I3J>RNIURDT (A1·ch. f. Psyeh. ~t. Nervenkr. Tomo VII, fascicolo 2). L'autore riferisce sopra due casi di paralisi atrofica (spinale) acuta. Nel primo caso si tratta d'un uomo di 43 anni, che in uno spazio eli tempo relativamente breve diventa paraplegico in mezzo. a vivissimi dolori della regione lombare e delle gambe, procura-· tisi per raffreddamento. Nel corso di alcune settimane, durante.. le quali non si ebbero n è decubito, n è disturbi nell'orinare e nell'evacuazione (non vi fu che un poco di ritenzione d'orina nei due primi giorni), i fenomeni della malattia presentarono dei miglioramenti; rria si manifestò gradatamen.te una notevole atrofia di determinati e circoscritti gruppi muscolari, la quale nello spazio di un anno e giorni non decrebbe punto. Nondimeno lo stato generale ritornò alle condizioni normali, e solo una volta fu disturbato in modo ricorrente da una paresi di un .muscolo octùare, la. quale però scomparve presto. N el corso di tutta la malattia gli organi psichici e del senso rimasero intatti, come pure le estremità superiori; nè si osservarono disturbi obiettivi di sensibilità nelle estremità inferiori paralizzate, nè ci furono lamenti sull'indebolimento della potenza virile. In considerazione di tutto ciò il I3ernhardt si crede autorizzato a detinire il caso come una paralisi spinale atrofica subacuta degli adulti, e la ritiene quale espressione d'una infiammazione primitiva da ambo i lati dei cordoni anteriori nella sezione superiore lombare della midolla. Nel secondo caso si trattava di una malattia cronica di molti. anni in un uomo di. 37 anni, di professione fabbro ferraio. Egli softi'iva da lungo tempo di così detti dolori reumatici nelle estremità inferiori, che tratto tratto si esacerbavano, e comparivano e scomparivano alternativamente, e di paralisi dei muscoli ocu.-· lari che pure ·andavano e venivano.


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Nel nono anno di malattia subentrò improvvisamente una tale debolezza nelle gambe da far cadere l'ammalato per istrada e obbligarlo a tenere il letto per alcune settimane. Nel corso degli ultimi anni cominciarono le estremità superiori, rimaste illese fino allora da qualunque affezione, a parteciparne anch'esse, e si manifestarono delle sensazioni subiettive di formicolio, di sordità da ambo i lati, ma specialmente al destro; si ebbero i fenomeni di progressivo disturbo nella coordinazione dei movimenti, specialmente del braccio destro; le parestesie obiettive esistenti da anni (nn abbassamento del senso dolorifico alle estremità inferiori, che obiettivamente fu constatato fino .dal primo esame) aumentarono d'intensità nelle gambe; il torpore alla pianta dei piedi si fece più forte, la stazione eretta, e la deambulazione (specialmente ad occhi chiusi, o all'oscuro) sì resero sempre più diffi cili; la potenza virile diminuì, si aggiunse la. difficoltà d'orinare, e le pupille, prima uguali, divennero disuguali; in breve si sviluppò una fonna. che, se fosse stata senza alcuna complicazione, si sarebbe potuta senza alcuna difficoltà quali1icar e per una degenerazione grigia acuta e progressiva delle corde posteriori della midolla spinale (tabe). Questa complicazione che turbava la. schiettezza della forma morbosa consisteva, secondo il Bcrnhardt, nella comparsa, relativamente sollecita, d'una notevole debolezza motol"ia di ambedue le estremità inferiori, e nell'atrofia puramente circoscritta al grup110 dei muscoli della coscia sinistra. n fatto che si può dire tipico della iucolumità di singoh muscoli (lungo supinatore) nelle pnmlisi saturnine, e in un caso di depressione ·per causa traumatica del processo spinoso della prima vertebra dorsale, dipende, secondo il Rema.k , da questo: che i tubercoli dei nervi, che vanno ai muscoli delle cstrenùtù, giacciono nei rigonfiamenti cervicale e lomba,rc della midolla spinale in determinati piani orizzontali, r espettivamente accanto c gli uni sopra gli al~ri, cosicchè la lesione di questa sezione trasversale della midolla può avel'e per conseguenza la paralisi motoria e l'atrofia di muscoli che topograficamente sono separati e sono provveduti da Lronchi nervosi differenti. Bernhardt si a~~ eia a questa idea, e tiene le paralisi saturnine come subacute par alisi spinali degli adulti, con la riserva però che, fino a tanto che l'origine esclusiva Sl)inale di ambedue le malattie non sia


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stabilita fermam~nte da fatti più numerosi c da esatte osservazioni microscopiche, possa l'origine periferica, così d~lla paralisi atrofica acuta degli adulti, come della paralisi saturnina, essere giustificata egualmente bene.

La stricnina come 1.roiilattic o <Ielle febbri dt~ malaria, del dottor C. \V. Waylen ('1'/te Lancet, 3 novembre 1877).

IJ d0f.t0r C. W. \'TayJetl 1 già chirurgo della COmpagnia delle strade ferrate 'delle Indie orientali, scrive all'editore del giornale inglese 'l'he Lancet per informarlo dei buoni risultati ottenuti in molti anni di prova, come egli afferma, dall'uso della stricnina, nella profilassi delle febbri da malaria, nei più insalubri distretti del Bengala e nelle provincie nord-ovest dell'India. Avendo prima provato l'a~ione curativa della stt'icnina in molti casi di febbri periodiche ostinato, in cui l'ordinario periodico, la chinina; aveva fallito nei suoi benefici effetti, producendo però tutti i disturbi accidentali gcnemli che le son proprii, egli fu indotto ad usarla come profilattico, ed i resultati su11erarono di molto la. sua aspettativa. Egli usava somminislrarla alla dose di 1 fu di grano, combinata con 1/ • di grano d'oppio, ogni mattina, ed assicura che fra coloro che perseverarono in questa precauzione, i casi di febbre furono pochissimi e molti miti. Verso la fine dei grandi lavori della strada ferrata delle provincie del nord-ovest fu materia di grande importanza il mantenere, durante la stagione delle febbri, la salute di molte migliaia di lavoranti radunati in vari punti lungo la linea, ove negli anni precedenti le febbri erano state così generali c violente da cagionare un vero panico fra i coolies. Fatta somministrare la dose preventiva di stricnina, i rapporti medici dimostrarono una proporzione di malati minore del 2 per cento. " Io potrei moltiplicn.re simili esempi, ove fosse necessario cosl termina il dottor Waylen- per dimostrare che noi abbiamo nella stricuina. un preventivo di inestimabile valore contro le febbri palustri.


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.Note e l'idessioni su dne casi di tliabete zuc~he·' rino con nlte1·a.zioni (lei I>.anci•eas, del dottor ,LANCERAUX (Gaz. med. de Pa1·is, 10 novembre 1877, U0 45).

L e osservazioni e i pezzi anatomici presentati dal dottor Lanceraux alla Accademia di medicina di Parigi mostrano che il diabete zuccherino è, per lo meno in talunì casi, accompagnato da ( una grave alterazione del pancreas. Una consimile alterazione si incontra in alcuni dei casi già conosciuti di diabete zuccherino, ed in questi com~ in quell,i del dottor Lanceraux, la malattia, il cui corso è generalmente rapido e la fine letale, si rivelò con la polifagia e la polidipsia, dimagramento estremo, abbondante glicosuria, a dir brevemente con tutti i caratteri del diabete magro. . • D'altra parte gli animali ai quali si estirpa e si distrugge il pancreas doventano voraci, dimagrano rapidamente e presto muoiono. Ora prendendo a considerare da nn lato i ca.ratteri speciali del diabete zuccherino nei casi di alterazione del pancreas, dall'altro i fenomeni osservati negli animali in cui quest'organo è stato distrutt.o, il dottor Lanceraux è indotto a concludere che un rapporto causale esista fra la alterazione pancreatica e questa forma di diabete.zuccherino. La quale andrebbe qualificata dal repentino comparire, dal corso rapido, da.l gravissimo dimagramento con eccessiva polifagia e polidipsia e finalmente da'i caratteri delle deiezioni alvi ne. n pronostico di questo diabete sarebbe dei ·più gravi. La indicazione terapeutica consisterebbe nella soppressione degli alimenti che sono digeriti dal succo pancreatico o nel nutrire il malato con alimenti, la cui digestione si compia nello stomaco.


RIVISTA DI TERAPEUTJCA

D ella cura <lell'ambliopia coll'azotito amilieo ~ del dott. Svanzy (Cronica o(tavrnologica di Cadicc, 12 settembre 1877). L'efficacia dimostrata. dall'azotito (nit1'ito) d'amile in parecchie affezioni di origine nervea centrn.le, indusse il. dottor Swanzy a sperimentndo nella cura dell'ambliopia. Scegliamo, fr::~. i quattro casi da lui osservati, quello pòrto da nn guardacoste, uomo sulla cinquantina, il quale, a causa di lunga esposizione al riverbero di una. luce molto viva, ebbe la vista offuscata con accompagnamento di grave dolore alle tempia. Curato col cloruro mercurioso, provò un notevole migliorn.mento a un occhio, mn. riespostosi a luce troppo viva, ricadde nello stato di prima. In tale circostanza il vide lo Swnnzy c accertò come l'occhio destro giungesse a scerncre il numero delle dita appena alla distanza di quattro piedi, e quello sinistro avesse l'acuità ridotta fra 1/a e 1/• · Quanto ai caratteri di stampa, sembravano al malato irregolari e come spezzati. Il campo visivo poi appariva di poco ristretto, a differenza della percezione cromatica, che trovavasi di molto diminuita, specie rispetto al color verde, limitato a. un piccolissimo disco torno torno al punto affissato.


RJVIS1'A DI GIORNAJ,I ITALIANI ED ESTERI

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Tornata inefficace l'applicazione di una mignatta artificiale, lo Swanzy pensò di ricorrere all'azotito amilico, facendolo aspirare all'ambliope nella dose di 10 gocce, versate su di un bioccoletto di cotone, e quasi subito seguite da altre 10. In capo a 5 minuti, il malato si trovava megliorato nella vista si da poter distin-' guere, alla distanza di 14 piedi, il numero VI della scala dello Snellen e leggere agevolmente il numero 4 '/2. Nello stesso tempo i caratteri di stampa gli parevano più regolari e meno confusi di prima. Al dimani, sebbene il miglioramento continuasse, lo Swanzy prescrisse ancora due ispirazioni dell'azotito, che.permisero all'infermo di decifrare il numero 3 1j2 della scala dianzi nominata. Due giorni appresso questi trovavasi in grado di leggere· il numero XXX alla distanza di 14 piedi, il numero III a quella di 8, e all'ottavo dl la sua vista aveva Taggiunta la metà dell'acutezza ordinaria. Nuove inspirazioni dell'etere amilazotoso e financo delle iniezioni di un sale stricninico furono tuttavia praticate, ma senza aver ottenuto alcun altro esito. In seguito avendo il medico riscontrato soddisfacente lo stato della vista, massime riguardo alla percezione dei colori turchino e rosso (quello verde. seguitava ancora a essere poco distinguibile), il guardacoste potè uscire dall'ospedale. Senonchè mese dopo, ognora per influenza dei raggi del sole, vi fttceva ritorno con ·una. ambliopia gi·ave quanto la prima. Due inspirazioni dell'azotito furono bastevoli per rimettere la sua vista nello stato in cui si trovava quando lasciò la prima volta la cliniea dello Swanzy. Le altre tre osservazioni, occorse all'autore, variano dal caso· qua su nan.ato solo in quanto che le cause della malattia furono· l'abuso delle bevande alcoliche e del tabacco. Gli ambliopi avevano la percezione dei colori molto confusa e l'acuità visiva ab-· ba.ssata a 1/i. Con tale diagnosi e col criterio ehe l'affezione consistesse in un difetto di nutrizione della sostanza nervea del cervello, lo Swanzy, dopo di a.vere adoperata invano la migoatta artificiale, prescrisse sci centigrammi di fosforo sotto forma di tre pillole.. In capo a un mese il malato provavlt un notevole meglioramento .. È buono avvertire corpe siffatto esito sovente si consegua anche senza ricorrere a mezzi più energiei, sottraendo gli ambliopi aJl'influsso malefico dell'alcole e del tabacco, e la nutrizione·

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RIVISTA DI GIORNAU

{iella loro sostanza nerveo-cerebrale, di molto impoverita, ristabilendo per mezzo del trattamento igienico. In tutti i casi, gli occhi non mostrarono all'osservazione dello ottolmoscopio alcuna lesione cl1e fosse notevole, sì rispetto a.i vasi della papilla come alla retina. Lo Swanzy sperimentò ancora l'azotito di amile in due casi di avanzata atrofia dei nervi ottici e in altri due di neuro-retiuite, ma senza approdare ad alcun esito. Egli spiega gli effetti dell'eter e amilazotoso coll'alimento della circolazione vascolare nei centri n ervosi, e colla dilatazione dei vasi capillari, che esso induce 1)aralizzando i nervi vaso-motori del capo e del collo.

Dell'id.rato di erot.onclo••alo (C01·~·espondenz-BZatt., 1" settembre 1877). Il dottor Schroeter usò l'idrato di crotonclorale in moltissimi .casi, a.doperandolo in alcuni puro, in al.tei misto all'idrato di clorale, ma sempre con favorevoli risultati. Cosi avvenne in una meningite in un ragazzo, al quale con 0,4 grammi del rimedio proc1U'ò un sonno continuato di otto ore. Schroetcr osservò nell'idrato di crotonclorale una maggiore rapidità d'a<~ione insieme nd una minor durata in. confronto a quella del cloralio in dose eguale. Egli non ne' ebbe mai un'azione nociva, c neppure incomoda ; chè anzi non si verificò per esso neanche quel leggier .grado eli stordimento che produce qualche volta l'uso del cloralio. Questa potrebbe pure essere la ragione per la quale i s~oi ammalati prendevano molto più volontieri l'idrato di cr otonclornle, che l'idrato eli cloralc. La miglior formnla dl prescrizione è la seguente : Idrato di crotoncloralc 15,0 Glicerina . 30,0 Spirito r ettificato . 10,0 Acqua distillata . 90,0 Sciroppo di corteccic d'arancio 10,0 lVL da prcudersene l o 2 cucchiai.


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La segale cornuta. nelle malattie di cuo re. Comunicazione del prof. M:A.SSJNI alla Società medica di Basilea (OorreSiJOndenz-Blatt, l o novembre 1877). Il professor Massini comunica i suoi studi sull'uso dei preparati di segala cornuta nelle malattie di cuore. Dal risultato dei suoi espel'imenti egli può raccomandarla S}Jecialmente nelle semplici ipertrofie di cuore e degenerazioni, le quali, nonostante l'uso pr.otratto della digitale, non migliorarono punto; e la propone come surrogata a questo rimedio osservando però che non si può prolungarne l'uso se non intermezzandolo a lunghi. intervalli. Nei veri vizi valvolari l'effetto fu assai minore. La formula è la seguente: infuso 6-12 in 200 d'acqua ovvero l'ergot.ina Bonjean; \ egli raccomanda particolarmente la macerazionc. Circa la lctten\tura sull'ergotina il relatore fa notare che, ad eccezione d'un cenno sulla forza dci movimenti cardiaci nei bambini apparentemente morti, mancano ancora del tutto osservazioni e r elazioni corrispondenti.

Azione (lcHa t•iloc~upiua sugli occhi, del dottor GALr.zowsKI (Gwt. des Hopita.ux, 6 novembre 1877, n• 128). D dottor Galezowski ha posto in chiaro che l'alcaloide dello Ja.borandi ha un'azione miotica delle più potenti. Esso si usa. sotto forma di nitrato, ed alla dose di 0,20 centigrammi per 10 gra.mmi di acqua distillata, una goccia instil!ata in un occhio affetto da midriasi produce UM tale contrn.zione della pupilla, ello al termine di mezz'ora questa ha appena lln millimetro di diametro. La contrazione dum da 8 a 10 ore; resultato che è stato verificato in un gran numero di malati, c oramai può dirsi, afferma il Galezowski, che la pilocarpina non la cede punto per l'azione miotica alla eserina ; ed ha di più il vantaggio di non provocttre àlcuna irri tazione, la.ddove l'uso prolungato dell'ese-· rlna può esser cagione, secondo il Galer.owski, di dolori perior-· bitari, di nausee e di una. intensa congiuntivite.


RIVISTA CHIRURGICA

Delle ft·atture tlel tèmot•e e tlel lot·o trattamento con ht estensione continua, del dottor HENNEQUIN" (Revue mens1,elle de medécine e de chiru,·gie, n• 11, novembre 1877). Nella cura delle fratture del femore uno dei più gravi c dei più difficili problemi della terapeutica chirurgica., la persistenza. del raccorciamcuto consecutivo al consolidamento è r imasta la pietra d'in'ciampo di tutti i metodi propostidalppocrate, il quale credcYa che questo raccorciamcnto potesse sempr e essere corretto fino a Malgaigne che nega perfino la IJOssibilità di questa correzione. La maggior parte dei chirurghi partecipano oggi dello scetticismo di Malgaigue, e se è vero che in medicina come in chirurgia la ricchezza dell'arsenale terapeutico è in ragion diretta · -della miseri<!- dei risultati ottenuti, è d'u0110 confessare che <tuesto scetticismo non è privo di fondamento. Non astante i cattivi successi riusciti fino ad oggi, non astante il giudizio scoraggiante del 1\:lalgaigne, il dottor Hennequin si è da più anni dato a dimostrare che questo metodo di cura modincato con una più logica applicazione dci principii della meccanica rimane ancora quello a. cui devesi accordare la maggior fi..ducia. Oggi egli pubblica i r isultati della. sua pratica in un grosso


RIVISTA DI GIORNALI ITALIAKI ED ES'l'ERI

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volume che più che una semplice esposizione di fatti costituisce un vero trattato di fratture del femore. La parte più importante c veramente originale del lavoro è quella che tratta del modo di cura applicato dall'autore. " Il mig lior modo di cura delle fratture del femore, dice il dottor Hennequin, specie di quelle che hanno sede al di sotto del trocantere è la estensione continua., ponendo l':u'to inferior e in abdu.zione moderata c in rotazione esterna, la coscia su di un piano orizzontale e la gamba piegata circa ad un terzo. Con la estensione continua così eseguita il raccorciamento sempre notabilmente diminuito, è abolito nella metà dei casi, le defonnità sono corrette. Con questa posizione del membro si restringe la forza di trazione necessaria a vincere la resistenza muscolare, si favorisce la coattazionc dei ti·ammenti e si evitano le rigidità nrticolari permanenti. n Per l'autore il solo ostacolo alla estensione continua ò il dolor e, e perciò la prima. indicazione è di cercar modo di rendere to]Jerabile una trazione capace di neutralizzare l'azione muscolare. La soluzione di questo probl ema sta }lCr una parte nella posizione dell'arto, per l'altra nella. scelta dci punti di appoggio. Poichè infatti il dolore elle resulta da una pressione è in ragion diretta ùella forza di questa pressione cd in rngionc inversa della estensione d ella superficie compressa, se aumentasi il numero, aumentm1do la superficie, dei punti destinati a sopportare la estensione e la controestensionc , si comprJ ndcrà. di leggieri che il dolore dovrà. essere reso molto più facilmente tollerabile. Tale resultato appunto il dolt. Henncquin si è })roposto di raggiungere con il suo apparecchio. Applicando la estensione sui condili del femore e la faccia posteriore del llOlpaccio, la. controestensione sulla tuberosità ischiatica., le branche ori?.zontale e discendente del pube e la fossa iliacn esterna, moltiplicando così i p un ti d'appoggio si è assicurato la facoltà eli trasportare la pressione alternativamente su uno o l'altro· punto c così fare che l'apparecchio sia più facilmente tollerato. L'apparecchio meccanico che il dottor Hennequin ha fatto costruire su questi pt'incipii essendo assai complicato, egli ha cercate di semplifical'lo, per quanto è possibile. Ecco come costruisce quello ch'ci chiama. il suo apparecchio.


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RIVISTA DI GIORJUIJ

modificato. L'arto è collocato nella posizione testè indicata, i punti d'appoggio sono quei medesimi. Dopo avere circondato il piede la gamba e il quarto inferiore della coscia d'una fasciatura ovattata compressiva, si appone la parte media di un asciugama.no piegato a cmvatta. sulla parte anteriore della coscia, immediatamente al di sopra della rotula., ed i suoi due ca1)i si fanno passare nella cavità poplitea dove si incrociano, riconduceudoli poi sulla faccia anteriore della parte superiore delln gamba e qui si annodano insieme. Si ha così un otto in cifra che comprende in uno dei suoi anelli i condili del femor e, nell'altro la parte posteriore del polpaccio che sono i punti di appoggio su cui è fatta, la estensione. Sui lati del• nodo della gamba è allacciata una piccola corda elle va a riflettersi sulla spalliera d'una seggioht o su di una carrucola all'uopo accomodata, ed ha nella estremità libera un corpo pesn.nte sospeso. Nello stesso modo si operD~ la contro estensione, facendo che un altro asciugamano pure piegato a cravatta. abbracci la radi ce del membro, con la parte media nella piegatura glutea, i due capi ricondotti in avanti ed incrociati al disopra delligamento del Falloppio. Alle due estremità è nnuodatn. una corda che comprende nella sua anso, la spalliera del letto. Così assicurate la estensione e la controestensiouc, la. coscia si fissa in una doccia di filo di ferro con una larga finestra in corrispondenza della cavità popliteu. e· tenuta sospesa per mezzo di una fascia attaccata al cielo del letto. A sostegno di questo suo modo di trattamento, il dottor Hennequin riferisce scssantadue osservazioni raccolte nelle sale dei dottori Gosselin, Verneuil, Guyon, Panas, Desormeaux e Labbé. · Dai rcsultati conseguiti, e·i crede poter con chiudere : l o Che nel trattamento delle fratture del femore co ula esten- . sione continua eseguita secondo le regole da. lui indicate, non solo si può r endere al femore la sua lunghezza, all'arto la sua posizione, ma avere ancora un allungamento assoluto; 2• Che la estensione continua sa.rà tanto meglio sopportata quanto più numerosi e più estesi saranno i punti di appoggio, c quanto più lentamente c gradatamente sarà applicata la forza di trazione.


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Sulla commozione gcnernle nelle estese lesJoui traumatiche c nelle operazio11i chiJ:urgiche, C(l osservazioni sulle laparatomie, del prof. NusSllA.U)t ( Aeretl. Inteìlige1zzbtatt, 1877, n" 11 - Deutsche medicit~ische Woclumsclwif't, 23 giugno 1877). Col progressivo sviluppo della scienza medica il numero dci morti per commozione generale (Shok) e per le susseguenti acute paralisi cardiache, andò sempre più scemando. L'anatomia }latologica ha dimostrato, che qualche caso di commozione paralitica, si manifestava in futto come una setticemia acuta. Qunnto rapidamente la materia putrida che distrugge la vitalità delle cellule e pttralizza l'azione del cuore possa essere assorbita, lo prova nel miglior modo la sorprendente e rapida capacitiì. d.i assorbimento della superficie peritconiale, recentemente dimostrada da vVegener; poichè essa eguaglia approssimativamente in estensione l 'intera superficie de1 corpo, e con le boccucce aperte nell'endotelio ha dei condotti opportuni all'assorbimento. Non è raro d'altronde che si confonda la commozione con una smisurata perdita di sangue, specialmente nei vecchi, ai quali, per alcuni giorni di seguito dopo l'operazione, pa.r e di sentirsi bene, fino a che improvvisamente sono colti da collasso impossibile a vincere. Secondo l'opinione di Nussbaum, la morte, dopo le perdite di sangue, non può essere impedita, se non col succo putritizio che imbeve i tessuti, ii quo.lc è da considerarsi come un elemento di nutrizione frapposto fra il sangue c il contenuto delle cellule. Se questo è consumato e la rigidità delle membrane non permette per l'indebolita pressione sanguigna il suo risarcimento, allora s ubentra la morte. Un simile improvviso collasso rapisce talora anche dei giovani, i quali, per sforzi ,violenti o per subita operazione, abbiano sofferto una notevole lesione delle ossa. C1.erny osservò due casi di morte dietro una semplice frattura. dei canali ossei. Quale causa <1i questo esito letale viene indicata. da Virchon, Bergmann, Czerny, Wegener, Busch, un'embolia grassosa nei polmoni, da .attribuirsi a piccoli frammenti di midolla ossea. Finalmente, dopo gli splendidi esperimenti di \Vegener, pare 5


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RIYIS'I'A DI GlORNAL[

molto probabile, che nelle opera:c:ioni della cavità. addominale un for te raffreddamento del perito neo ritenuto J)er choc (urto), abbia 1n·odotto la morte. Nella grande superficie del peritoneo la sottrazione di calore sot.to l' influenza della congestione, che si forma necessariamente dopo la soppressione della sovrabbondante pressione intraddominale e della. rapida evaporazione del siero pcritoneale, deve essere, come è molto facile capi rlo, assai importante. J)a.pplicazione del freddo sull'intestino messo allo scoperto provoca, per esperienza fatta., un improvviso arresto dei moti del cuore. All'incontro "\Vegencr potè ritn,rda.ro di 7 a 8 ore la morte negli animali, di cui si serviva per e~perimeuti , :l.venti l' intestino scoperto, con l'aiuto di vapori caldi. Contro il marasma senile e l'embolia grassosa si può contare terapeuticamepte su qualche esito favorevole ; abbiamo anche .imparato a tener lontana la setticeuùa, c possiamo anzi aggiungere altri studi a quelli già fatti per ottenere elle, il raffreddamento del peritoneo, nelle operazioni dello stesso, non conduca alla morte. Si d~vrà. eseguire l'opora:c:ione con la maggior possibile sollecit.ucline, non tagliare inutilmente nessun'ansa intesti·nale, usare coperture calde, lavora.re in luoghi pure caldi, e non adoperare n è spugne, nè istrumenti e soluzioni 11ntisettìche fredde . .Mentre si riteneva il peritoneo per uu tessuto molto vulnerabile, abbiamo ora imparato a riconoscere il contrn.do, potcndosi praticare in esso profonde incisioni. La proporzione per cento delle guarigioni nelle ovariotomic ha raggiunto da molti anni una cifra notevole. ~ussbaum ritiene di poter fare frequenti laparatomie, e così non lasciare ai soli anatomici il merito di scoprire la causa delle occlusioni intestinali. Egli eseguì una lapa.ratomia in un giovane che aveva sof- · ferto una doppia ctni:t ingainale diventata dopo la reposizione ili un processo alquanto doloroso, cui segni un ileo, che durò 1.2 .giorni. I rimedi usati essendo ri11sciti inatili, Nussbaum ricorse n.ll'operazione, attenendosi al più rigoroso metodo di Lister. Egli . trovò in corrispondenza. dell'ombellico l'intestino tenue fortemente incarcerato in una laccra:c:ionc avvenuta nel riposto sacco ernioso, c lo liberò con lo sbrigliamento dell'anello incarcerato, mediante un tcnotoma ottuso. Dopo ciò egli introdusse nell'angolo inferiore ferito un tubo di drenltggio fino allo spazio Douglas ,


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<:hiuse la. ferita posta nella. linea. alba, con cucitura, e vi applicò la fasclatura. di Lister. Il paziente rimase come per incanto senza dolori e guarì perfettamente. Concl1ìudendo, Nussb!tum esprime la speranza., che d'ora innanzi anche i tumori del bacino potranno scomparire, e si eseg uirà una radicale operazione delle ernie, mediante cucitura ·dall'in terno del collo del sacco erniario.

Sulla. cura delle pseudoa.rtrosi, JUCtlh,nte l' introduzione tli JHlltte tl'avorio. Breve cenno del dott. Ar..FREDO BmnER, di l\'Innnheim ( A·rchiv fii?' lclinisch~ chi1·t"·gie, tomo 20•, fascicolo, 1•). È oltre un anno elle io facendo degli espcrimenbi sugli animali esaminava la tolleranzn delle ossa vive per le punte d'avorio (tomo 18•, pa.g. 625-626 di questo stesso Archivio), espressi la opinione essere forse molto opportono di lasciare in sito le punte d'avoTiO usate nelle operazioni delle pseudoartrosi umane, nel caso però che non siano troppo eccitanti} r ecidendolc al livello delle ossa, aftlnchè si saldino del tutto in esse, invece di estrarle dopo poche settimane. Ora veggo che il signor E. Bergmann, di Dorpat, nel febbraio di quest'anno pose in atto sugli uomini con ottimo esito questa 11roposta a modificazione dell'operazione di Dieffenbach, e ne fece pubblicare la r elazione nella Pele1'sblwger · ·med. Wochen-

schrift. Considerato l'interesse della cosa, credo utile di riferire qui il caso aecennato in modo ancora più succinto. Si trattava di un uomo di 33 anni, il quale aveva una frattura semplice al ten~o inferiore della tibia, provenien~ da caduta da una scala. 1\Ialgrado tutte le cure, non si formò la consolidazione, e sebbene non ne fosse avvenuto nè accorciamento, nè difformità, e la mobilità nel pilllto fratturato fosse minima, tuttavia il paziente camminava con grande stento. Usando tutte le cautele antisettiche di Lister, s'introdusse il 16 febbriaio 1816 una punta. di ..avorio nelle ossa, c si recise al livello della superficie ossea; quindi si avvicinarono i lembi della piccola ferita cutanea. Rimosso l'apparecchio il 22 marzo, si trovò che tutto era cica.triz-


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zato. J_,a punta d'avo1io si saldò, si formò il callo e dopo poco iJ paziente venne licenziato, guarito del tutto. Egli non ebhe mai febbre. ~on è dunque molto fncile per gli animali soltanto il saldamente delle punto d'avorio nelle ossa, ma lo è pure negli uomini, anzi come si velle dal caso esposto, esso è ancora più praticabile, e meno pericoloso che in quelli, potcndosi in questi sicuramente prevenire con accurato trattamento c con l'uso del metodo di Lister ogtù fatale infiammazione. Io sono d'accordo in generale colle osscnazioni che Reyher fa seguire t~lla descrizione dell'operazione; un n, frase sola mi colpi. Egli dice, parlando della punta d'avorio: si salda e viene assorbita fra un anno e giorni. Quest'ultima idea non mi sembm esatta, n è indiscutibile, non essendo stata ancora dimostrnta tale dagli esperimenti fatti sugli animali, jn precedenza di CI nelle dn. farsi sugli uomini, sui quali non vennero ancora praticati. Io lasciai nella tibia d'un coniglio la punta d'avorio non oltre un n.nno, ma un anno por l'appunto, e non trovai la cil·co11ferenza. d('Jia stessa noteYolmente diminuita. Conservai il preparato perchò sia esaminato da quelli che se ne interessano. Non mi è noto che lo punte d'avorio si sieno lasciate più di un anno nelle o ·sa. da altri sperimentatori e che si abbia potuto constatare il completo assorbimento delle stesse . Un importante assorbimento della punta d'avorio ha luogo, come io posso asserirlo dai miei proprii esperimenti, soltanto nelle forti infiammazioni, mentre che d'altra parte l'assorbimento all(} esame microscopico è appena. apprezzabile, o manca. interamente, nel caso che la reazione del tessuto osseo ferito sia. lcggiera C> scompaia prùsto. Ciò deve ammcttersj che accada quando, come nella citata storia, le ferite dello ossa c della pelle guariscono • senza reazione di so1·ta.

Sperime nti sulhl. estir1•a zi onc tl c Uo stomaco , riferiti dal prof. BrLLROTu (Cat't'espotuiens· Blatt, 14 ottobre 1877). Il professar Billroth presentò all'ultimo congresso tedesco di chirurgia una importante relazione sugli ultimi esperimenti intrapresi dai suoi assistenti riguardo all'estirpazione dello stomaco. Si sa che Winiwartcr potò dimostrare sul cane la prova


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'Sperimentale doll'escissione della. parte pilorica. dello stomaco, della avvenuta guarigione per prima intenzione mediante accurata cucitura, e del nessun danno a.rrecato alla nu trizione dell'mumale da questa parziale resezione dello stomaco. Ultimamente, dice BH!rotb, venne esciso iu un cane l'intero stomaco. Il ca.r dias e il piloro furono uniti insi~e, e, tutte le ferite guarh·ono }JCl' prima intenzione. n cane sta bene, e la nutrizione non ne sofù·e minimamente. La estensione di questi esperimenti non può essere consi!lcrata, riguardo a1 carcinoma ll!Mtuo, che come u na. semplice speranza, finchè non avremo ottenuto con gli studi i mezzi necessari per la ùiagtlosi di esso. Tutto dipende dal riconoscere il carcinoina nei suoi })l'itnissimi stndi ùi sviluppo. Negli ultcdori stadi, quando il tumore è già sensibile all'esterno del ventre le adesioni dello stomaco cogli organi vicini sono, or<linarin.mente, così estese, che i pericoli dell'opent?.lone si rendono maggiori. Il nostro còmiJito avvenire deve essere quello di pensare ad un processo .che constati l'eso.me preciso per ispezione o palpazioue dire~ta. della parete in terna. Trovato questo, l'applicazione della gastrotomia sarà. indiscutibile.

DeliA. secrezione (~el stulore neUe malnttie delht. pelle, del dottor At:DERT (0a%etle des Mpitaux, 25 settembre 1877, n• 111). Prim:l. di tutto l'autore ha dovuto studiare la secrezione normale, e questa lut fatto col seguente processo : applica un J!ozzo di ca.r tit sulla pelle in conispondcu~a di ognuno degli orifìzi glandolat·i, il sudore b<~gna. la IJClle; ma siccome la tl'accia che vi !a.scia, è invisibile, per renderla manifesta bisogna ricorrere a qualche espediente, il migliore dei qu:tli consiste nel passare sulla carta un pennello imbevuto nel nitrato d'argento, il quale agisce sul cloruro di sodi o del sudore e fa sì che una, punteggiatura violetta. comparisca sulla carta, ognuno dei punti corrispondendo all'orificio di una gianduia sudori para. Con questo processo il do ttor Aubert ha potuto studia;·e le modificazioni della. secrezione del sudore nelle malattie della pelle, nè i mat.erni, macchie vlliose, ictiosi, eresipcla) scabbia, lupus, erpete semplice, erpete cincin nata, psorlnsi, ecc., ecc.; ed in tut.ti i casi ha verificato que-


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RIVISTA DI GIORNAU ITALIANI ED ESTERI .

sta legge generale che le irritazioni della pelle sopprimono completamente la secrezione del sudore, e pur dopo che la. irritazione è ce11sata, occorre un certo tempo prima che la secrezione ritorni. Nel tessuto di cicatrice una grandissima quantità di glandule sono distrutte, ma quelle che rimangono hanno una secrezione esager::1ta.

Gnal'igione (l'nn vohnn.inoso igt•oma pt•et·otuleo nte(liantc la galvano puntn1·a, del dottor MART.Voor.r" di Eisleben (Oentralblatt f. Ohintrgie, no 9, 1877 - Deutsche meclii!inische Wochenschri{t, 21 luglio 1877). Il dottor 1\'Iart. Vogel dopo aver usato diversi rimedi esterni,. che rimasero senza effetto, riuscì a guarire l'idroma colla corrente costante. Un ago d'or o in comunicazione col polo negativo yenne infisso nel tumore, ed una piastra unùda in comunicazione col polo positivo fu posta in vicinanza del tumore, vi si attuò una corrente di 7 elementi di una batteria di Rema.k per lo spazio di 7 minuti. Poche sedute bastarono a far scomparire, l'igroma.


RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE •

Sull'escisi one (Iella. scle•·osi siliittiea tntzlale, del prof. AusPI'l'z, di Vienna (.At· ch. f. Dermat. u. Syph., 1877, fascic. 1° e 2°- Deutsche ·medicinische lVochensch1'i{t, 27 ottobre 1877). L'autore volle riprodurre gli esperimenti già fatti altre volte c poi dimenticati, dell'escisione degli indurimenti nella sifilide costituzionale; e in 33 individui così trattati non ebbe risultati sfavorevoli. Furono scelte le sole sclerosi veramente caratteristiche, che poterono essere facilmente e nettamente esportate con le pinzette e le forbici: In alcune si cucirono i lembi della ferita; in altre, si applicò un apparecchio di ovatta salicilica.. Dobbiamo accontentarci di riferirne con tutta brevità i soli risultati più import~nti. Sottratti 10 casi per varie c.'\nse, rimasero 23, di cui 4: ammalarono di sifilide generale, mentre gli altri ne furono esenti. Quei casi, nei quaJi, ftlb sclerosi precedette un ulcero venereo molle, non furono colti dall'infezione generale dopo l'escisione. Benchè in quasi tutti i cnsi si fossero manifestati dei buboni ingninali indolenti, mancarono però costantemente ingrossamenti delle altre glandule linfatiche. Quei casi, nei quali, dopo l'escisione, non si manifestò alcuna sclerosi loc.'\le ripetn~, furono libel'i, in genera.le, da sifilide. In


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RIVISTA DI GIORXALI

ogni modo l'opinione, che dopo l'escisione della sclerosi si manifesti un nuovo indurimento, è decisamente falsa. Il fagedenismo che sopravviene dopo l'escisione non ritarda la comparsa dei fenomeni gencrn.li; ma non è neppure da riguardarsi come il messaggero dell'eruzione sifilit.ica. La sclerosi iniziale non è la prima espressione dell'kfezionc generale ; bensì il primo deposito del veleno alla soglia dell'organismo. I buboni indolenti iuguìnali, che si sviluppano da principio, non debbono essere confusi coll'ingrossamento delle glandule linfatiche nella sifilide generale; poichè quasi tutti i casi, nei quali la sifilide non comparve, ebbero in quell'epoca le glandule inguiuali evidentemente ingrossate. I"a sclerosi recidiva è da considerarsi come il risultato d'una influenza locale della sostanza d'infezione (cscisione insufficiente, esteso cambiamento nel circuito). L'escisione è da raccomandarsi, quando si tratti di sclerosi r ecente, la cui sede è favorevole all'opera~ione; come·sarebbero : la pelle esterna del membro, la super(icic esterna ed .interna del prepuzio, ma non il solco coronario.

Esantem a i n sc:.;uito all'uso •Ici cl11inino (The medical Record, 22 settembre 1877 - PhiladeiJ.>hia Medical Titnes, 13 ottobre 1877). Il professore Kobner di Breslau riferisce il caso di una donna forte c robusta, dell'età di 28 anni, la quale veniva colpita da sintomi molto somiglianti a quelli della febbro scarlattina, ogni volta che pr01ideva, anc.he in piccola dose, il chinino. Questi sintomi consistevano: in un brivido, che qualche volta si ripeteva in un senso di peso alla regione precoriliale, nausea, vomito, intenso ma.l di testa, forte febbre e angina. Poche ore dopo il brivido compariva un'eruzione eritematosa sul viso, che rapidamente si diffondeva a tutto il corpo. Essa era accompagnata da intenso bruciore, da prurito, d1t nn leggero edema della faccia cd iniezione della congiuntiva. Il suo colore scompariva per un momento sotto la pressione. Quest'eruzione una volta coperse completamente il corpo intiero, un'a\Lra fu confluente nella parte superiore del corpo, discreta alle gambo. In que-


ITALIANI ED l~STERI

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-st'ultima manifestazioue l'eruzione alle gambe fu sotto forma di })iccole papulc; il margine inferiore della parte confluente non e1·a netto, ma degradante a poco a poco verso la pelle sana. Dopo un diverso spazio di tempo, relativo alla diYersa quantità del chinino preso, i sintomi scemarono e cominciò In desquamazione. I.'angina invase solo lu. paret.e posteriore della faringe, rimanendo il palato molle e i pilastri nello stato normale. Tre volte, nel corso di cinque mesi, la paziente fu colpita da.gli stessi attacchi. La prima volta l'esantema comparve dopo la presa di tre grani c mezzo di chinino. Essendo stata fatta una diagnosi di febbre scarlattina, il cl!inino venne continuato Jler otto giorni, e quell'eruzione continuò per lo stesso spazio di tempo. Indi cominciò la desquamazione che continuò per sei settimane, cd !tlla pianta dci piedi per nove settimane. La febbre era forte e persistente, e la prostra~ioue grandissima. Tre mesi dopo l'esantema riapparve in seguito all'amministrazione di due grani e un quarto di chinino. Il periodo dell'eruzione durò quattro giomi, e la desquamazione tre scWmane. La. tcnw. volta l'eso.ntema comparve dopo la dose di un solo grano e mezzo di chinino. Il periodo dell'eruzione fu di soli due giorni c mezzo, e lo. desquamazione durò qnat.tordici giorni. La malattia ebbe questa volta. un corso più mite e più breve che nelle precedenti. Il dottore Von llensinger di J\iarburg asserisce che egli ebbe due casi nei quali occorsero sintomi perfettamente eguali o. quelli descritti ora, e che erano prodotti anche da una piccolissima dose di chinino. In C[uesti due casi però l'eruzione era limitata al solo viso. Le pa:.d enti erano amberlue donne. Una di esse non er a capace di prendere chinino senza qualche inconveniente.

J>omnta di iodo.l òrJlle n ella. CJ~id.it'Umite blC.U@l'• ragica ('l'he Clinic, 22 settembre 1877 - l 1hiladelphia MedicoJ. Times, 13 ottobre 1877). Il dottor .A.lvares di Palma (Maiorr..a) ebbe a curare quattro <:asi di cpididimite con pomata. di iodofonne c da queste esperienze ne trasse le seguenti conclusioni: 1• Il iodoforme calma il dolore della orchite blenorragica


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meglio di qualunque altro rimecfio topico. Tale risultato si ottiene dopo una o due ore; 2° Il iodoforme esercita una manifesta azione risolvente ecl 1HJ. il vantaggio sopra l'unguento mercuriale generalmente adoperato di non cagionare nessun dolore quando è assorbito; 3° La cura dell'iodoformio abbrevia molto la durata dell'orchite e previene il consecutivo indurimento dell'organo; 4° È necessario di adoperare la pomata più o meno satura di iodoforme a seconda dell'intensità dell'infiammazione, cioè da uno a due grammi di iodoforme in trenta di sugna lavata.

SUilhle })Olmona.J•e (Deutsche llfedizinische Wochensdwi(t, l o settembre 1877). · Il dottor Goodhard comunica. pa.recchi casi di sifilide polmonare. I dati a.natomici che, secondo lui, la caratterizzano sono, in tutti i casi, l'ingrossamento del setto lobulare frammisto in ) parte a fasci, ammassi di cellule granulose, ingrossamento dei vasi e dei bronchi ; gli stessi fenomeni cioè che si manifestn.no n elle pneumonie croniche. Differisce però da queste in quanto che vi,mancano i tubercoli; ed inoltre il processo non procede dall'apice, è meno diffuso, ed è sempre simmetrico in tutti due i polm oni; esso :finalmente non mena allo stato cascoso, bensì alla Mngrena.


- RIVISTA DI FISIOLOGIA

Sulla fluorescenza (Iella retina n ell'occhio rt· v e:n te. \V. v. B.ezow e G. ENGt i,JlARDT (llfiinchner akcul. Sit~ungsber. Math-phys. kl., 7luglio 1877, pag. 226-233). Potendo la scoperta della porpora visiva mettere in dubbio la Ì111portanza fisiologica clelia fluorescenza osservata nella retina morta prima da. Helmoltz c poi da Sctschenow, g!i autori qui sopra accennati cercarono il mezzo per dilnostrar e la fluorescenza della retina anche nell'occhio vivente. Essi concepirono l'idea di osservare con l'ottalmoscopio l'imagine retinica d'uno spet.tro. La soluzione di questo problema non si mostrò difficile, e si riuscì prcstissimo.(dapprima col prisma di vetro e con l'illuminazione artificia.le; poi con la luce sola.re e col prisma di quarzo) a produrre dallo spettro un'imagine r etinica da poter, per la massima parte, essere veduta contemporaneamente; c ciò si ottenne riunendo sullo specchio i raggi colorati uscenti dal prisma in forma di ventaglio. (Le osservazioni furono fatte sempre ad imagine arr ovesciata ingrandita). L'imagine r etinica d'uno spettro offre un aspetto straordinariamente bello. Mentre il fondo della retina mostra l'imagine dello spettro nel modo ordinario, i vasi si presentano in tinte svariatissime: sul fondo r osso banno soltanto un colore alquanto più carico; nell'arancione l!llUSi non si riconoscono, c nel verde appariscono meravigliosamente delineati in color nero carbone; nel celeste, di tinta giallo-bruno scuro, la quale nel violetto passa bruno-rosso scuro. Nell'arflncio risaltano così poco, che si· potr ebbe crederli pieni d'acqua,; all'incontro sul cominciare del verde si fanno all'improvviso così neri come se contenessero inchiostro ; e questo passaggio dall'una all'altra tinta è tanto ac-


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RIVISTA DI OIOBS.A.LI I'l'ALlAXI ED ESTERI

centuato, che scmbr:mo quasi tagliati. Il g(allo puro, com'è noto, non si i:iconosce affat to negli spettri debolmente illuminati; si sa 11erò dagli esperimenti sull'assorbimento del sangue, che esso comincia nella regione della linea D, e precisamente verso il da' ' a ll ti. Ne segue aa ciò, che i vasi illuminati con luce di sodio si yeggono in nero. l<'ino al verde il fenomeno descritto si collega conseguentemente con quello che si può ottenere dallo speth·o di assorbimento del sangue. :Nel celeste però, e precisamente nella regione della linea 1<', la cosa cambia. Se si trattttssc solo dei fenomeni di assorbimento, i vasi dovrebbero esser e marcati come nel color r osso, cioè per semplice differenza di luce, ancorchè un po' più Ù1tcnsa, e si dovrebbe aspettarsi vasi celesti più scuri sopra un fondo moderai:.uneute più chiaro. Invece essi haÌlnO una t illta giallognola bruna, che ricorda il giallo eU terra fosco, mentrechè nel violetto mostrano uno stacco deciso verso i11·osso, presso a poco come un ferro arrugginito. (~uesta tinta particolare bruna e bruno-rossa dci vasi :della ret ina, nelle parti celeste c violetto dello spettro non si spiega, nè con l'ammettere un fenomeno eli contrasto, n è con la presenza di una luce dift'usa nell'occhio; bensì, e solta.nto, per la fluorescenza clella retina giacente sul di dietro; e si dovrà cercare il suo prin- · cipio al punto 'stesso nel quale fu trovata da Hcllnholtz nella retina morta, cioè uella regione dei bastoncini c dci coni. Per la esistenza della fluoresceuza nella retina. vivente, i vasi 1·eiinei offrono U più squisito mezzo di esame. Gettando poi sulla r etina, intercettato l'intero spettr o visibile oltre il margi ne pupillare, ht sezione spcttrale ultra violetta, i vasi retinici apparivano di tint-a rossiccia decisa su fondo grigio-bruno. È dimostrato adum1ue che ancl1e la retina vivente ha. una fluorescenza. r en.le, c precisamente sotto l'influenza degli stessi raggi che J:Ielml10ltz ha riconosciuti come provocauti la fluorescenza. nella retina morta. Dalle O!;Servazioni riportate si ha la prova che il color rosso del fondo oculare distinguibile ~on l'ottalmoscopio, è da porsi in seconda linea per ciò elle riguai'da il colore sanguigno; chè alt rimenti lo spettro dovrebbe mostrn.re le striscio dell'emoglobulina.


Snlla Tla tlcl teatro tlclla gncrra , del dott. O. HEIFELDER (Berlinet klinisclte Woche~Jsclwift, 8 ottobre 1877).

VI. Oltre i già descritti stnbilimenti sanitari ci sono ad Alcssandropoli, cio6 vicinissimi a questa città nn buon numero di ospedali da campo ciascuno eli 200 letti. Essi sono collocati nei noti padiglioni russi di pianto. pnrnllelogrammicn a doppio tetto. n trattamento chirurgico cbe predomina ò il co-nservativo. ii met~do di Lister è usato da Reyher, da. 'l'illing c da. mc; quello all'aria aperta. da Pelilcnn, dai chirurghi dell'ospedale n• 8 c da. Reyher. Io non potrei prcndem1i il còmpito di fnr le lodi di ogni cosa. Le circostanze possono talora rendere arùuo e diflìcile il biasimo; ma nn relatorc non può c non deve astenersi int.icrnmente dalla critica. Le vecchie cattive tradizioni debbono cessare una. voUa. per sempre e contro esso si hanno da usare tutti i mezzi possibili. Non è certo necessario che ogni chirurgo militare renda omaggio esclusivo a Listcr, o a Duro w; mu. l 'assoluta nct.tczza richiesta dalla chirurgia. moderna e l'accurato allontana.monto dei capelli, del sangue, della. marcia c dei residui di cerotto dni con-


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YARlETl

torni della ferita non 1Jo'ssono essere Lrascm:ati dal medico che .si dedica alla cura dei feriti. Noi abbiamo parlato d'una serie di resezioni che riescirono felicemente; fra cui ne ricordai una pa1·ziale dell' articolazione del ginocchio eseguita da l'elikan: una della spina della scapula .da me, e molte·rcsezioni del gomito fatte da Badraschewsky, da Tilling, da Reyher c da Berg. Il professor Grube, di Charkow. il quale mi portò la notizia che i miei operati dl Tiflis progredivano verso la guarigione fece qui unaresezione parziale della clavicola. Noi evitiamo per quanto è possibile le resezioni dell'anea e dell'articolazione clel ginoc.chio, invece io ne feci molte nell'articolazione tibio tarsea, dell'om.ero e del gomito. Dove riesce fRttibilc mi limito a dilatare e pulire il tragitto dell'osso ferito da arma da fuoco e ad estrarre il pro~ett.ile dRll'escavazione cagionatavi; la qual cosa col trattamento Lister, dà assai di frequente degli splendidi risult.a.ti. Nell'ospedale n• 5, il quale si distingue per il suo allestimento e per l'ottima posizione furono eseguite con felice risultato molte resezioni c amputazioni. Il chirurgo capo dell' armata del C1mcaso dottor lVIìckiewitsch praticò tanto sul campo di battaglia come a Kuzuk-Dam e quì, un buon numero di amputazioni, le quali per la maggior parte ebbero esito favorevole. L'ospedale che attrae . più degli altri la generale attenzione è quello di Reyher, docente privato a Dorpat che si trovò dinanzi a Kus , e che ha anche presentemente una sezione nel quartier principale di Karajali. Esso fu allestito dalla Società della Croce rossa ed è i:na.ntenuto dalla stessa. È eretto a padiglioni come i lazzaretti da campo ed ·è ricco specialmente di casi gravi ed interessanti. Reyher, un· anno fa, si trovava nella Serbia ed aveva quasi tu~ti gli assi. stenti che ha ora; da ciò, il grandissimo vantaggio di avere un Jlersonale su cui I>UÒ contare eon piena fiducia, istruito da lui. stesso, e 1watico in guerra.. L'eccellente organizzazione e l'azione cumulativa di tutte le forze hanno un immenso valore tanto nell'utile operosità sul luogo di medicazione, come nei favorevoli risultati delle OJ>erazioni e delle cure. Vidi molte fratture com_plicate della coscia e !Mlte resezioni trattate Coll'apparecchio di Listcr e il loro corso fu felicissimo. Due casi di estirpazione del rene eseguite da Reyher ebbero esito letale; diedero però testi-


VARIETÀ

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.monianza della relativa facile esecuzione dell'operazione e della possibilità d'.un eventuale buon risultato. Tutti due i paziénti .sopportarono l'operazionesorprendentemente bene; tutti due su})erarono le 'complicazioni inevitabili nella nefrotomia, ,le. quali non peggiorarono le loro condizioni. Nel primo caso l'autopsia dimostrò un~ lesione del midollo spinale; nel secondo UJla lesione dell'a01:t.a. La 11efrotomia causata da ferita d'arma da fuoco po.trebbe per qualche circostanza diventare un'operazione molto .problemati:c~; poichè, d'ordinario, una ferita d'arma da fuoco è quasi sempre complicata con altre gravi lesioni degli organi interni. Ricordo in proposito la nefrotomia pratica,ta da Bruns nel 1871. Reyher offre la prova fino a qual punto ed a quale grado si debba .servirsi della scienza sul campo di battaglia. I buoni risul- ' tati che ottenne gli procura.rono la fiducia generale in modo che ·non pochi ufficiali cercano di farsi curare da lui. Il generale prindpe Tschwtschewdse, il luogotenente colonnello principe Balja.tinslty, feriti ambedue ill3 agosto, vollero entrare nell'ospedale di R.eyher. L'ospedale olandese provveduto c allestito dalla Società ohÙ1dese di Pietroburgo ha, come quello di Reyher, soli feriti, e, per la maggior parte, gravi. Allorcl..tè, dopo il mio viaggio, feci ritorno al corpo di Targakatoff, assunsi temporaneamente oltre alle mie funzioni come chirurgo consulente degli ospedali superiori milita.ri di Alessandropoli e dei l)ltcsi· circostanti la direzione dell'OSl)edale olandese, in luogo del dottor Tìlling ammalato di tifo. Esso si distingue per la si1a ricchezza per la celebre pulizia olandese e per la buona amministra.zione.

J,etto•lettiga-lH)ltroua .Zoccbi. - Il signor Augusto Zocchì, orologiaro meccanico in Fq.briano, autore d'un letto così ben congegnato che permette dì solleva,re totalmente o parzialmente l'infermo, di pulirlo, di medicarlo, di mutargli la biancheria senza spostamenti o scosse, che gli eagionino dolo1;e o pregiudichino il buon andamento della cura. (V.là nota a pag. 2HO, 291 flcl JJ!fcmMle di ohinwgùL eli gttelYCL del dottor O. Heyfelder, tTadotto cd annotato dal dottor 1\lauaym), inviava poco fa al direttore di questo giornale una tavola. rappresentante un nuovo


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· vARij!:TÀ

ordigno di una sua invenzione, combinato in modo che può servire dì poltrona, eli lettiga e di letto·. L'ingegnoso inventore di questo letto-lettiga-poltrona è per-· suaso che esso possa tornar utile sul campo di battagHa, e specialmente nelle ambulanze ed ospedali di prima linea, ta.nto 1)iù che si presta al trasporto dei feriti sì in carrozze ferroviarie che in navi; ed a noi pa.r e che quella sua persuasione non sia priva. di fondamento. Non ci creclimno però in grado di pronunziare sull'argomento un giudizio coscienzioso e basato su criteri abbastanza saldi, perchè non avemmo finora l'occasione di vedere il letto-lett.iga-1wltrona in opera. I precedenti del signor Zocchi ci autoriz.zltno a tener per fermo che il nuovo suo trovato possegga le qualità eire deve avere, onde corrispondere conv:Uientemente allo scopo a cui è destinato, e che l'autore gli attribuisce. Facciamo voti perchè l'esperienz-a confermi le previsioni dell'abile artefice a maggior lustro dell'arte italiana ed a maggior Tisparmio di patì menti ai feriti ed agli infermi dei quali il signo1' Zocchi si rende co' suoi studi cotanto benemerito.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

La. m alaria e•l il clima di Roma. Osscrmzioni ed esperienze dei dottori MATTEO LAN7.l e GuaLIEL)fO T.ERRIOI. Roma, 1877. Sotto questo titolo riprodussero gli autori rivedute e corrette le due memorie da essi presentate al xr congresso degli scienziati italiani, nell'ottobre 1873, ed una comunicazione fatta alla A ccademia medica romana nella seduta del 28 maggio 1876. Per molti anni questi due solerti osservatori dii·essero le loro indagini al medesÌlllo scopo, quantunquf' per vie diverse, onde sorprendere il segreto della malaria e scoprire in quale sostanza o prodotto organico sia riposta la causa ignota generatrice delle febbri palustri. Nè ad essi sarebbesi potuto ofthre più adatto c propizio campo, che la città c provincia di Roma, nella quale la mnlaria ho. sì esteso dominio. Con indefessa alacrità gli autori cercarono c quasi persegtlital·ono il miasma palustre nell'acqua, nel suolo, nell'aria, n el corpo degli animali che servii·ono di esperimento, nei visceri degli individui morti per febbre perniciosa o per cachessia da ma-laria. Quando il Salisbury attribuiva la causa della malaria alla Pal?nella gen~iasma, il Balestra ad un'alga filamentosa, gli americani Saft'ord e Bartelett all'Hyd1·ogastnvm gt·cmulatu1n, il dottor Archer al Ohtonoblastus ~ruginosus ed il Burgellini alla Palmog lett macrococca, non videro che una parte del fenomeno, limitarono lli troppo l'obbiettivo delle loro ricerche. Lo stesso dottor 6


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RIVISTA

Lanzi, che alcuni anni or sono opinavo. doversi attribuire lo. malaria alla esistenza di un.'alga, la MoniliaJJ enicillata, attuo.lmentc l"itiene non doversi assegna.re troppa import.anza. alla presenza. di alcune alghe in pruticolare, ma crede invece che la malet·ia i"{ettante sia di sua natum solubile, e tale tta sfuggire a qualsiasi incZaghw microscopica. I vegotnli cellulari, le erbe, lo graminacee specialmente, quando per naturale processo vengono a. morire, e restano esposte da una certa umidità. e ad una tempemtw·a superiore ai 20 gradi subiscono un processo lento di fermentazione per cui si JH'oduce uno. sostanza albuminoide, cho resta · aderente ngli altri r esidui vegetali o Hlinet·ali, cd il cui st.nto molecolare è simile a quello distinto ùa Graham col nome di stato colloidale. l'ale so'itanza o. somiglianza del muco rimane dura cd inalterata quando è secca, e può divenire mollo e pastosa coli"' umidità, essendo solnbile nell'acqua. I minuti frammenti vegetali che ritornano al suolo c vi costituiscono l'humus, mantengono per lungo tempo aderente alle proprie molecole delle particelle della accennata sostanz::t albuminoide, e quando i >enti sollevano la parte più sottile clol tcniccio vegetale e lo trasportano in o,lto ed a distanza, avviene rh c il pulviscolo inspirato coli.:aria aderisca nlla mucosa della bocca, fauci ed albero bronciale. " In il ralore " animalo c l'umidità della membrana mucosa somministm ai " corpuscoli vegetali rlttL~nto bo.sLa pcrchè In sostanza albumi" noide gitì pervertita o rimasta aderente ad ossi 1•cnga disciolta, " assorbita, messa in circolo insieme al sangue, ed infet.ti l' or" ganismo. " Questa sostn.nza., che è una specie di pl'odotlo cwù~­ verico 1Jegetetle, lascio. come ultimo residuo della sua fermentazione, sì nel suolo cito nell'organismo animale, una. materb carboniosa (pigmento vegetale), la quale in fondo alle acque st.a.gnanti va a costituire gmn parte del limo e nel suolo asciutto il teniccio. Grimnlì carboniosi. di slmile aspetto rir.1vonnoro gl'i autod non solo nella. tona palush·c, ma ancora nell'aria facendole attra.vcrsru·c acqua distillata con apparecchio aspiratore a pompa. E ne rinvennero maggior copia in Ostia c nelle Paludi Pontino che in Roma; più nei mesi di agosto c ~:~cttembre e nelle ore crepnscolnri mattutino e Yespcrline che in altre circoslan~e di tempo. È noto pure per osserrazionc concorde di tutti gli ano.tomo-


BIBLIOGRAFICA

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-patologi, che granuli pigmeutali (li color nero giallastro, inegolannente tondeggianti, isolati o riuniti da sostanza incolore si trovano nel fegato c n ella mih::a di coloro eh è morirono per infe zione pa.lustrc e specialmente in seguito a. in·otratta cachessia. In casi più rari si videt·o ta.ll masse pigmentali circolanti col sangue essere trasport:1te dalla sua onda in organi più lontani. Ora il rnicroscopio di mostra una grande analogia tra lamclaoina splcnicoepatic-a degli affetti da cachessia palustre con i granuli pigmentari esistenti isolati o conglomerati nelle c-ellule degenemtc delle p i.m1te palustri. Di più gli autori ripeterono tanto sul pigmento vegetale quanto su ll'animale le indagini di chimica microscopica già indicate dal Dressler, dal Berzelius, ccc., e dal modo di comporta-rsi con i dLversi r eagenti, i vincoli di analogia uella cllimica. composizione si manifestarono sempre più stret.ti. T uttavht non si può ancora accertare che jl pigmcuto vegetale e la melauina siano la stessa cosa, quantunque abbiano comuni le proprietà fisiche e chimiche sopracccnnn.te, nè d'altra. parte sembra ragionevole lo auimettere che l'incriminato })igructlto vegetale costituisca da solo la materia infettante. È molto probal>ile che esso non sia altt·o che il mezzo p~·iucipale onde ''iene tl'asportata, comunicata od inoculata, quella. speciale sostanza infettante di nnlura albuminoide, solubile, amorfa, impercettibile c ct~pace in min ime quantità di determinare morbose Hlotlifìca:.::ioni in alcuni principii costitutivi del sangue e dei tessuti. E tali altet·azioni emat.iche sono pur :u:compagnate o susse-guile dal fenomeuo lisico dcU'ostrnzionc dei capillari per ctTetto dci granuli di lligwento vegetale. e della melanina. Praticarono gli autori val'i e mnucrosi esperimenti sugli animali, sia iniettando limo delle paludi n elle vene o nel connettiYo sottocutaneo, sia costringendoli a respirare per alcun tempo n.l'ia impi'egnata dalle emanazioni del limo o di vegetali in putrefaziione. Gli. animali (specialmente qllelli appartenenti agli erbivori) p1·csentarano durante la vit.a fenomeni febbrili e rapido dimagramento, e quando venivano uccisi si riscontmnmo alterazioni nel sangue, nel fegato c nella milza in tutto simili a quelle degli inclividui ntorti ller infezione Jnalarica., mostrauclosi costante la presenza del pigmento nell'albero saugtrigno e nei visceri addominali


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RIVISTA

Questi esperimenti sono molto importanti per il metodo severO> col quale furono condotti e per l'omogeneitiì e la evidenzo, dei risultati. Altre esperienze praticarono gli autori onde ricercare qu:ùf sostanze meglio si oppongano alla fermentazione palustre, e meglio distruggano i suoi nocivi prodotti. Provarono pertanto l'azione, delle seguenti sostanze : fiori di zolfo, bisolfato di chinina, iposolfito di sodio, acqua di calce, clornro di cnJcio, acido fenico,. solfato di ferro, arseniato di potassio, permanganato di potassio,. cloralio, acido solforoso, acido arsenioso, a.cido salicilico, acitlo borico, idroclorato di a.Uuminio, solfito di calcio, solfito di potassio, clorato di potassio, solftu·o di met·curio, solfato di mercurio,_ vapori mercuriali ed ozono. Da una lunga cd accurata serie di esperienze ed osser vazioni. dedussero alcune importanti conclusioni pratiche. ·n cloruro di calcio e la calce sono i migliori ed i più pronti disinfettanti delle paludi e dei terreni pa-ludosi. Oltre all'azione· che questi due agenti manifestarono sulle alghe e sulle fermentazioni del limo, più sicura e decisa che quella di tutti gli altri tlisinfettanti sperimentati, essi si raccomandano anche perchè si possono acquistare a prezzo conveniente, ed il loro uso non danneggia l'agricoltura. Per quelle paludi adunque, che non sarà possibile distruggere o colla colmata o col clrcnaggio, o procurando un facile scolo o.Ue acque, si potrà r endere meno nociva e· forse anche innocua la loro presenza, gettando in esse nna sufficiente quantità di calce. Questa sostanza togliendo all'acqua l'acido ca.rbonico , indispensabile alla. vita delle alghe, le uccide,, fa precipitare sul fondo tutti i vcget:1li acquatici, arresta la ferment.'lzione. La quantit.1. di calce necessaria. sarebbe di 4 chi-logrammi ogni metro cubo di acqua. L'acido solforoso poi risultò il miglior disinfettante clcll'aria,, onde " poco zolfo bruciato nell'interno delle case o capanne sarà. valevole a portare un effetto deciso sugli ambienti. " Anche il cloralio appalesò una ma-nifesta azione contro le feJ:'mentazioni vegetali c la prolifcrazioue delle alghe, c però non è·· senza qualche fondamento il Cl'encre, che questo corpo possa. acquist.'l.re un posto importante nella. terapcutica delle febbri da. malaria.


BIDLIOGRAFICA

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L·etiope minernl e p l'eser vativo e •l a n tidoto •lel eol e t·a . Studi del professore SooRATE CADET di Roma. Dacch è il oolern superando le sponde del suo nativo Ga.ngc si diede, viaggiatore indefesso, a percorrere le varie parti del mondo portando lo spaven to e la morte fra le popolazioni da esso visitate, l'attenzione dei medici d'ogni paese si rivolse, come ero. ben naturale, a quel nuovo e micidialissimo nemico dell'umanità e tutti gareggiarono nel cercare mezzi che valessero a prcvenirlo od a combatterne la funesta potenza.. Tutta la farmacologin. fu messa a contribuzione per siffatto inton to, e non v'ha rimedio, cu1pirico o razionale, non antidoto prcconizzato da riarla.tano da.-trivio o da insigne professore di università che non abbia vantato partigiani ed operato per alcuni giorni i suoi miracoli. Noi non ci dilungheremo ad enumerare gli s\·ariati e spesso eterocliti anticolerici, proposti da persone dell'arte, serie e competenti in materia, perchè a nostro credere quello sarebbe un lavOI'O improbo che non farebbe fu.re il menomo pns~o alla terapcutict~ del colera, nè gli stro.pper cbbe dall'unghie una. sola vittima.. È faciJe d'altronde il comprendere che essendo ignota la natura del morbo, s'apriva nlle ipotesi ed alle teo1·ie de' medici, un campo sterminato che ognuno era libero di sfruttare a seconda. del particolar suo modo ùi vedere, delle dottrine scientifiche· di cni era seguace e, diciamolo senza perifrasi, anche un tantino della suo. vanità gradevolmente solleticata dalla gloriola di voùor il proprio nome stampato su tutti i giornn.li o di figurare almeno per una, settimana presso il volgo come salvatore dell'umanità (1). Fra le molte opinioni emesse circa la pa.togcuesi del colera, non ultima fu quella che siffatta malattia traesse origine dalla Jn·eseuza di elminti, onde parecchi pratici uollo diverse località. in cui scoppiarono epidemie coleriche raccomandarono l'uso ùci vcmtifughi e segnatamcntc del calomelano e dolln. santoniua dai (l) Ci ricordiamo d'ave•· letto suli'AIIcUte mt'cllcalc del 1851, ch(l un m edico f•·;u1cese avea raceo•naudaw come prescrv;tth·o del colera l'uso rlcl wnaeco da fumo, pere h~, ùiceva c~H. non s·era 111aj dato il CMo ello nn fumatore fosse stato cOlJlilo dal colera mentre ;we\·a tra le labbra il ll!i.pro o la pipa. Ri.fu;;• teneatis amtcll


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RIVISTA

.quali pretendevano doversi ricavare ed aver ricavato numerosissime guarigioni. Pet·ò, g.io\ra confessarlo, le medie statistiche dei pratici che ricorsero agli antelmintici non furono gran fatto più brillanti di quelle di coloro che contro il colera adoprarono gli. antispasmodici, .gli antiflogistic-i, gli eccoprotici, gli emetici o -i diaforetici. Sicchè, in conclusione, resterebbe sempre il dt~bbio se nel colera, la presenza dei bachi sia causa, od effetto, o mera coincidenza, e se nei casi in cui furono a.mnùnistrati la sa-n tonina, il calomehtno, il tanaceto, la corallina od altrettali farmaci, la guarigione, quando si ottenne, sia da attribuirsi alla azione antelmintica, anzichè ad ·alcun'altra loro spe,cia.le virtù medicamentosa. Le nove tesi etiologiche e profìlattiche del colera, r ecentemente pubblicate dal dottor lVIax von Pettenkofer non rischiarano puntola questione patogenetica del male che ·voi"rebbero farci ·meglio cpnoscere, onde più sicuramente preservarcene; e circa ai ·mezzi curativi ci la.sciano a-1 buio quanto e più di prima. Sicchè, ad .ont:a. dei limghi studi, delle pazienti indagini e delle sterminate discussioni scientifiche, si può dire che siamo ridotti a combattere oggidì il colera come si combatteva al suo primo apparire in Europa ed a !imitarci a quella cura sintomatica., co.sì ben delineata dal nostro Tommasini (1\ quarantacinque anni fa. Sarebbe pertanto desiderabile che si chiarisse fondata l'idea d-el Yallisneri fatta rivivere e sostenuta con fede inconcussa e perseveranza instancabile dall'egregio professore Socrate Cadet, di Roma., che cioè, le malattie pestilenziali dipendano da ema.tozoi e possano per conseguenza debéllarsi mediante l'etiope minerale, il qua.!e possiede in sommo graclo la proprietà di distruggere i nernatoidi ecl altri protorganismi (sviluppatisi primitivamente od introdotti nell'animale ecGnomia). È vero purtroppo che finora non si sa se il miasma-colerigeno sia di natura animale o vegetale, 1)erchè mentre pan c:?.hi osservatori, fra cui il Pacini, lo fanno consistere nei vibrioni, altri vogliono che consti invece di sporule d'a.lghe al pari del miasma (l) v. Su~ c:ole;·a ?IWrb1bS, nozion.i storiche e t.e1•apeut-i che ed istruzioni saniJarie del profe:;sor GIACO)IO 'l'o:vi~iASIN!. Bologna, per Dall'Olmo eTlocchi, 1833.


BIBLIOGRAFICA

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pa.lustre, ed il signor Cadet lo asserisce prodotto veramente da funghi speciali. Ma siccome al postutto poco monta il conoscere con certezza a quale dei due regni summenzionatj appartenga · quel funesto principio, quando si possieda un mezzo antifermentativo egualmente infenso a tutti i germi organici, il nostro autore ebbe ragione di non annettere gt·ande importanza alla,prima parte llella questione per fermarsi e diffondersi più particolarmente sulla seconda. In una serie eli scritti (I), il pro f. Cade t, ha dimostrato che il solfuro di mercurio è antiparassitario per eccellenza, siccome quello che fece ottima prova nella verminazione, nella sifilide, nel vaiuolo, nell'ileo-tifo dell'uomo, nonchè nel farcino, nella li1orva e finauco nella ·tisi polmonare del cavallo e n ella pesto bovina. Partendo da tali premesse, ìl surricordato professore, non poteva non ammettere l'utilità. dello stesso rimedio nel colera, poichè sta in fatto la sentenza del prof. Maggiorani: "Se l'indocolera è prodotto proprio da parassiti uon v'ha medicina più razionale che il solfuro nero di mercurio per oppugnarlo , ed il prof. Cadet è l)rofondamente convinto dell'origine parassitaria del morbo. L'opinione del professore Cadet merita tanto più d'esser pre.sa in considerazione dai colleghi, che essa è il frutto dell'osservazione e dell'esperienza, e ch'egli non si arroga il titolo d'inventore del sistema tcrapeutico da lui raccomandato, ma aspira modestamente a far vieppiù nota ed a maggiormente d~ffondere una pratica che nelle mani altrui e nelle sue diede in varie epoche ed in diversi paesi i più splendidi risultati. (l) Nuovi studi sul cotrwa asiatico. li solfuro nero di mercurio pl'Oposto per preservare l'Italia da quel terribile flagello, dal signor dotto•·e SOCRA'l'E ÙADWl'. Roma, 18ì2.

lruonto l'efficacia, :P1Wticola1·,ncnte antioote1 ·ica del sol{1'-1'0 ne1 ·o 1ll ine,·ctwlo. DiSCOI'SO dellato per l'Xl congresso degli scienziati italianidal dottor SOCRA.TE CADE1". Roma, 11>7•1. Q1.~ale possa essere tl {at•·maco metJliO OIJ1?0I't·uno tanto a 111·evenire, qlM.nto a C01?tl/attere i mrwòi pestaenz·ial'l. Lcl.tera rlel dottor Soctun~

CADET all'onorandissimo dottor ~L\LUA."O S.e~mOLA. ltOilla, 18U.

Ese>npt com,provantt t't~so tntenw det so~tosol{ato àt mercut·io ed

ese1npi conco,·renti a. C01'J1.PI'OVM'e l'effi,cacla anttll1'1tiCa. del sol{l.e.ro net·o di esso. Lettera al direttore della Oo>">'isponden:ra sotentìj'lca di Roma, signor El·asmo Faùbri-Se<•rpdlini, del dottor SocRATl: CAnJ<:•r. Roma, 1815.


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RIVISTa

Pnmi a servirsi dell'etiope minerale nel colerà. sarebbero stati, secondo lui, i dottori Pietro Galli e Raffaello Luchini, medici primari dell'arcispedale di S. Spirito, nel 1837, anno in cui i l suddetto morbo fece la sua prima irruzione in Roma. I prefati clinici lo adopera.rono in 7 casi assai gravi, dei quali due sol tanto campa1·ono h vita. Il signor Cade t avverte che i due pnttici valénti non hanM tem~to qz~esto ùt gran conto, mentre tem~ero in g1·an conto ciò, che la 1·eazione fn nei due suaccennati assai ·mite, nè acco·mpa,qnala dct alc~m si?~tomct imponente. Può darsi che andiamo errati nei nostri apprezzamenti, ma a noi sembra che i dottori Galli e L uchini non potessero considerare l'etiope minerale qual vero nntidoto ùel colera, quando su 7 infermi a cui lo avevano amministrato ne erano morti 5, cifra che corrisponde· al 70 °/o, vale a. dire al massimo della media di mortaliti del colera grave. Discorrendo del signor Scrres, il quale precedentemente avea conseguito ottimi e·ffet1i dall'uso del solfuro eU mercurio nella febbre tifoide, il professor Cadet ci fa sapere che nella primavera del 1849 il medico summen:.::ionato amministrò lo stesso rimedio a 12 dci 16 colerosi che ebbe a curnre nell'ospedale della Pietà di Parigi, dei quali, stando alla rela-zione fattane all'Accademia delle scien:.::e di colà, alcuni erano guariti, altri convalescenti ecl uno solo rimaneva tuttavia iniormo. Accenna quindi a 22 guarigioni, su 22 casi, ottenute in Roma durnnte l'epidcmin colerica dal 1854 al 1856, da un medico che egli non nomina, ma che potrebbe essere egli stesso, il quale ricorse al solfuro di mercurio fiu dai primordi del male, ed aggiunge le testimonianze di parecchi altri medici di Roma e dei dintorni, nonchè di varie parti d'Italia, c del dottor Baldassare Ferri di Tunisi, i. quali, mercè l'uso del surripetuto preparato, conseguirono 79,45, 87,09 e più generalmcntn il 100 °/o di guarigioni. Noi non non faremo commenti intorno a queste cifre che superano ogni più ambiziosa ed audace aspettativa, e solo chi9der emo come mai nei paesi ove si raggiunsero que' cosl straordinari risultamenti, tutti i medici non abbandonat·ono i vecchi metodi. cura. ti vi coi quali si salvavano a malapena 50 malttti -su 100, per a}Jpigliarsi a quello propugnato dal signor Caclet?


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Però ci sia permesso di notare di volo e senza intendere di scemare menomament~ l'importanza cd il significato dei fatti allegati dall'esimio professar Cadet nei diversi suoi opuscoli, che il modo con cui si interpretano (requentemente le cifre della statistica non ci rassicura pienamente snlla legittimità delle deduzioni che se ne traggonò. Così, })er esempio, qunnùo chi curò tre malati e li gLtarì tutti tre afferma di aver avuto il 100 °/o eli esiti felici, scmb~·a a noi che stiri più del giu~to la verità e la gonfi come i ragazzi gonfiano col cannello la goccia d'acqua saponnta che cresce a vista d'occhio smisuratnmente e si riveste dei colori dell'iride. Ora a maggiormente invogliare i pratici a ricorrere in caso di epidemia colerica al solfuro di mercurio, riprodurremo le ragioni addotte dal signor Cadet per dimostrare la verità della tesi da lui propugnata, che cioè il solfuro nero di mercurio od etiope minen~le sia il migliore ed il più infallibile degli specifici contro il colera.: " l • Il solfuro di mercurio, dice il prefato professore, impedì come l'abbiamo provat.1 la moltiplicazione, l'accrescimento ed. anche lo svilupparsi dei germi colerici negli individui che ne aveva.no fatto uso; Il 2• Perchè in tre località, almeno per quanto ci consta, riuscl ad arrestare ipso facto fin dal suo primo apparire la. marcia del colera; " 3• Perchè, mediante il solfuro net·o di mercurio, si potè, in diversi luoghi, non solo conservare la vita acl uomini colpiti dal :flagello, ma ciò che ha ancora maggior valore, vederlì I'ipl'istinati 11elle condizioni fisiche in cui si trovavano prima. di esserne ~ffetti.

" Forse queste cose non saranno facilmente credute da tutti i contemporanei, ma !<L posterità, a fronte ùei risultati che non mancheranno di prodursi più numerosi c più decisivi ancora in avvenire, sarà beue obbligata a prestarvi fede. " 4• Non v'ha, nè vi può aver dubbio sulla. natura essenzialmente parassiticida dei due elementi che lo compongono; " 5• Nondimeno nessuna condizione dell'organismo si oppone a che se ne faccia uso contro la peste; " G• Il solfuro nero di mercurio non turbando in alcun modo


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l e funzioni, può essere preso a. giuste dosi durante un lungo periodo di tempo come rimedio preventivo; " 7• Essendo perfettamente inoffensivo e le dosi anche esagerate non potendo recare il menomo pregiudizio, può essere affidato a chiunque per essere amministrato ai poveri, ai servi, ecc., poichè nelle malattie pestilenziali è necessario di amministrarlo immediatamente a tutti quelli che ne sono colpiti, perchè in simil caso, il periodo di tempo veramente opportuno per trionfare del morbo è, per così dir e, istantaneo (~ xat~òr NV> Ippocrate A.fo1'iSmi, sezione l a, aforismo l •) ; " 8• L'esperienza ha dimostrato che può essere preso col tam:trindo, col sugo di limone o con quello d'arancio senz'alcun timore che siffatta miscela possa esser dannosa ed anche nociva; " 9• La ben nota. innocuità dell'etiope è cosi grande che persino nel caso in cui sarebbe amministrato per enore a. persone non affette da coler a ·quest'ultime non saprebbero risentirne alcun effetto pernicioso; " 10• L'azione dell'etiope minerale distrugge radicalmente in. noi i germi colerici parassitici; " 11• Preso in tempo opportuno non solo sa.lva la. vita dei colerosi, non solo previene le malattie, e segnatamente il tifo, che sono le conseguenze abituali del colera, ma, ciò che è ancor più notevole, arresta ad un tratto tutti i sintomi del male senza. dar luogo ad alcuna reazione ; " 12• Amministrato nei casi gravi ed in tempo meno opportuno, può tuttavia non solo salvar la vita a molti colerici, ma. impedire eziandio che l'organismo resti sotto l'impressione di qualche grave malattia capace di produrre talvolta anche la morte; " 13• Amministrato nei casi disperati, se riesce talvolta al di là d'ogni speranza, serve sempre a rendere la morte più tranquilla cd a. risparmia.re al morente quegli atroci patimenti che, come diee benissimo il cav. Cesare Persichetti, testimonio oculare dell'ultima invasione colerica in Ancona, sono peggiori dello stesso male; 11 14• L'etiope è il più efficace di tutti i rimedi, perchè distruggendo i germi pe.stilenzia.li nei malati impedisce questi ultimi di essere un focolaio di contagio per gli altri;


BIDUOGRAFICA

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" 15• Conseguentemente l'uso di esso rende scevr e d'ogni pericolo le evacuazioni coleriche; " 16• Risulta dalle interessanti sperienze fatte in Olanda da Deimar, Paats, van Troostwyck e Lauwerenburg, verso la fine dell'ultimo secolo, speriem:e ripetute or son pochi anni dal signor lloussingault, che l'emana.zione dello zolfo neutralizza pei grandi vegetali l'effetto cosl pernicioso per essi pure delle ema.nazioni mercuriali. Risulta del pari dalle SJ1erienze del dottor Abéille, che il vapore umido dell'etiope minerale può essere aspirato con immenso vantaggio in tutte le malattie in cui i bambini sono minncciati di soffocazione e specialmente nel croup. E queste spcrienze sono stat e confermate dal dottor Caroselli di Roma.. Quel vapore l)Ot.rebbe ·adunque essere utilissimamente impiegato a disinfettare gli animali domestici e forse l'uomo lui stesso : ed il vapore secco potrebbe essere destinato a disinfettare un gran. numero d'oggetti che si sospetta.sse contengano germi colerici; " 17• L'etiope minerale avendo un peso specifico notevole, basta prenderlo a piccole dosi per ottenere l'effetto desider ato; " 18" Non esala alcun odore c non produce alcuna irritazione. alla membrana mucosa del naso e degli occhi; " 19• Non nvendo alcun sapor particolare non saprebbe eccit ar il disgusto dell'infermo ; " 20• Per inghiottirlo non è necessario di ridurlo in pillole o di ricorrere a qualche spediente proprio a farlo più facilmente J)ell.Ctrare nella gola, come un pezzo di cialda, ecc., è sempre fa·Cilissimo a prendersi e si può all'occorrenza spargerlo direttamente sulla lingua del malato senza aggiungervi nè acqua, nè zucchero, nè siroppo, ecc. " 21• n sulfuro nero di mercurio si trova in tutte le farmacie . per quanto mal provvedute esse siano; " 22• Ed ammettendo pure che non se ne trovasse che una . piccola quantità presso il farmacista, questi può prepararne prontamente la. quantit.à necessaria; " 23• Essendo preparato presso di noi c costando }loco, è da credersi che non venga falsificato; " 24• In ogni caso sarebbe semJ)re fucilissimo di riconoscere se è di cattiva qualit-à; " 25• I pratici sono tutti d'accordo su questo fatto che invece


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lHVISl 'A

d i perder col tempo la S!la efficacia pamssiticitla, l'etiope minerale ne acquista una ancor maggiore ; c: 26° È il solo parnssiticida. che si porta facilmente seco andando a ftu·e le proprie faccende, senza s ubir Ja menoma alterazione; " 27• l!'inalmonte è un farmaco che costa tn.uto poco che è accessibile alle persone le più povere ed a tutto lo commissioni di soccorso. "Pare che i miei colleghi abbiano accolto f<l,·ore>olmente il mio metodo relativo alla preparazione clell'otlope minerale, il quale consiste nella triturazione a parti eguali del magistero di zolfo e del mercurio vivo. , Dopo d'aver così esposti gli argomenti del prof.1ssor Cadet, dell'importanza e va-lidità. dci quali lasciamo giuùici i lettori, altro n on ci resta a far o fuorchè raccomtmdar ni colleghi. che, prosent.andosene roccasione, non manchino di sperimentare l'etiope min erale che riuniice tutte le qualilà che si richiedono perchè un medicamento diventi veramente popolare, ed oltre ad essere il profilattico e l':tntidoto del colera, giova contro tutti i mali contagiosi erl epidemici, come emerge ineluttabilmente da dire1-si <>puscoli del più volte nominato professore c da una lettera del dottor Al'istide Cadet nl cavalier Erasmo Fabri Scarpellini pubblicata, il lO settembre di quest'anno sulla GoJTisponilenza, scienlifwa in Roma. L a dose del rimedio sarebbe IJCr un nduJto, come proHlattico di grammi 0,20 al giorno; come cw·ati>o di grammi 1,50 ogni ora. Del resto coloro che amassero di essere più ampiamente edificati sulla materia discorsa, si procurino gli scritli del signor Cadet, c se dopo d'averli letti nou rima.rrnnno pienamente persuasi che egli sia realmente in tutto e per tutto dalla prute del vero, son certo che nOI\_ ri mpiangeranno il tempo speso nelleggcrli, perchè vi avranno trovato almeno copia non comuno di nozioni utili, esposizione logica e d'una chiarezza insuperabile e quella eloquenza semplice e calorosa ad un tempo che vien da un profondo convincimento e dal desiderio di giovare all'umano. famiglia. P. E. l\I.


,BlBLIOSRA.FlCA.

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Annotazioni chlrurgicbe del dottol' FRANCEsco PARONA. Milano, Fratelli Richiedei (dagli Annali universali di medicina, vol. 239). Questa memoria è interamnnte dedicata dall'autore alla t erapia. di alcune malattie dei vasi in base agli studi fatti ed ai casi occorsigli nell'ospedale :ìlfaggiore di Novara. Si diffonde sull'idrato di cloralio o specia.lmente sulla 1)r oprietà che p ossiede di provocare ìl coagulo del sangue, e si marnsiglia. che questo recente trovato del Porta, dopo i felici risultati ottenuti dallo scopr itore non che dall'autore, dallo Scarenzio, dal VaJerani e dal Pellizza.ri, non sia tenuto nella do\'uta considerazione. Se noi prendiamo ad esaminare, dice il Paxona, i mezzi pro-· posti ed impiegati nella." cura delle varici, restiamo sorpresi deila.. moltiplicità. e disparità loro; e sc.bbeue tutti mirino acl ottenere la clliusura del vaso, i risultati non sono egualmente pronti ~ sicuri adoperando ora l'agopressione, ora la legatura elastica, ora la scopertura. semplice della vena, ora le iniezioni coagulanti. Per quest o l'autore ritiene che sia da preferirsi quel metodo che, meglio d'ogni altro risponda ai dettami dell'anatomia patologica, ed in appoggio sce11de all'esame anatomico delle vene della. gamba come quelle che a preferenza richiedono l'intenento chll'Urgico. Cita l'opinione del Verneuil, il quale stabilisce .essere l'ectasia. delle vene superficiali u~a conseguenza della dilatazione primitivamente avvenuta nelle profonde, e si appoggia agli studi del Giacomini in proposito, per via dei quali è noto che l'ecta5ia si estende dalle vene profonde alle superficiali, per mezzo dei yasi anastom.otici le cui va.lvole avendo la convessità rivolta all'esterno, r esistono dapprima alla pressione sanguigna. La varice si rende appariscente all'esterno solo quando l'allungamento e l'allargamento hanno provocato lo sfiancamento e l'insufficienza.. valvolare. D Parona dietro uno studio anatomo-patologico su molte gambe varicose, viene a da.r e grande importanza alle vene intramuscolari nella produzione dolle varici. Tali vene fur ouo costnntemcnte trovate dilatate spesso insieme alle superficiali e spesso senza che vi partecipassero le profonde. Egli spiega la dilatazione clelle vene int1·a-mtc.scolcuri del polpaccio colla scarsezza e,


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picciolezza degli sbocchi delle medesime nelle profonde e col ristagno che vi accade nel frequente lavoro (deambulazione, stazione eretta, ecc.), a cui sono chiamati i gastronem~ed il soleo, ristagno che favorisce lo sfiancamento delle medesime, ed il ri.gurgito verso lo vene superficiali. Ritiene quindi col·Giacomini insufficienti tutti i metodi dì cura fin qui adoperati perchè prendevano in considerazione le vene superficiali lasciando intatte le profonde, e solo il metodo del Porta logico e razionale, . perchè lliù proprio ad ottenere l'obliteraziono degli sbocchi venosi ac.cennati. Dopo varie considerazioni sulla bontà di tal metodo preferìbile a tutti gli altri fin qui proposti ad ottenere il coagulo, per l'innocuitt\ del medesimo e l'efficacia che sempre dispiega, come per altro si può rilevare da c~rca cinquanta casi finora pubblicati, l'autore scende ad OPJ>Oitune avvertenze riguardanti sia l'atto operativo, sia l'esame del soggetto le cui condizioni fisiche (profonda emnciazione poca pla.sticità del sangue, distensione eccessiva ed assottigliamento della vena) potrebbero costituire un ostacolo acl un buon.risultato. Il cloralio dev'essere perfetta1ì.1ente puro e sciolto in egual .quantità d'acqua distillata. Per mezzo della stazione all'impiedi, della compressione alla coscia e d'interrogazioni sul luogo di prima manifestazione egli stabilisce il punto d'anastomosi tra lo strato superficiale e il profondo delle vene, e qui vi pratica due o tre iuiezioni. In una seduta non iniette in complesso più di un grammo di cloralio. A distanza di 3 a ,1 giorni f:l. seguire altre iniezioni nei punti in cui il bisogno si mostra maggiore. Raccomanda il riposo e le pezzuole lt'acqua fredda nel posto cl'iniezione. A conferma delle sue asser?:ioni il !>arona ripor ta un caso che qui brevemente compendiamo, pcrchè più che ogni parola vale a raccomanclnre l'eccellenza di questo metodo. Si tratta di un certo Galardini, di nnni 21, di Novara, di mestiere pizzicagnolo, riformato dal servizio militare per vadci alle gambe. Questi oltre la dilatazione della sa.fena interna della gamba sinistra presentava una vnrice voluminosa che occupava tutto il cavo popliteo; la vena era cosi assottigliata e sfìaucata da costituire un tumore di .centimetri 17 di lunghezza e 8 di la-rghezza alla parte' superiore.


BIBLIOGRAFICA

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"Vi era lieve perifiebite in basso, e In. pelle mostravasi sottile, tesa ed a7.zmTognola in alto. L'autore con un grammo di cloralio pratica tre iniezioni in tre diversi punti del tumore. Andamento regolare per tre giorni, quindi per avere l'infermo lasciato prematuram.eute il letto, sviluppo di fenomeni flogistici nella località accompagnati da febbre. Dopo pochi giorni si distaccano le escarette di due 1mntllre, e vicn ftlOl'i della sierosità mista a sangue imperfettamente rappreso. Nondimeno la suppurazione non ebbe gravi conseguenze o la varice si corrugò presti.ssimo, ta,nto che dopo c1uattro settimane si ebbe la guarigione sen.z a ripetere altre iniezioni. Il Parona è stato parimeute fortunato in un caso di aneurisma. traumatico delht tibiale antcri ore curato colle iniezioni di cloralio. Un contadino di GaJliate si ferì accidentahuente colla punta di una f(dce alla parte antera-superiore dello. gamba destra, ed ebbe discreta. emorragia che arrestò con fll.Sciatura circolare c con acqua fredda.. Una fasciatura espulsiva e gli astringenti adoperati in seguito giovarono per la clctumcfa;:ione dell'arto, ma non valsero ad impedire la formazione eli un aneurisma fals o circoscritto alla regione superiore ed antel'iore della gamba. Appena entrato l'indivicluo nell'ospedale di Novara si praticò la compressione diretta non che l'indiretta al triangolo d.i Sc;wpa., ma senza fru tto. Il Parona volle allora tentarne la cura col cloralio idrato, c mediante 5 iniezioni. di un grammo esegt1ite nell'intervallo di 3 o 4 giorni l'esito fu completo ; l>oichè l'anemisma si obliterò per successive strati!icazioni, e senza inconvenienti locali c gent:rali, meno un mite effetto ipnotico consecutivo ad ogni iniezione, che però si clilegua.va prestissimo. Dietro un consiglio contenuto nella memotia del Porta., il nostro autore ha teutato le iniezioni del cloro.lio a poche gocce per ·volta in due casi di angiect.a.sia venosa alla faccia in due bambini, con risultn.to· soddisfacente; I>erò egli. confessa che la guarigione i n questi casi si deYe meno all'azione coagulante clel cloralio che alla flogosi insorta la quale nel secondo proclusse un piccolo fo <:olaio di suppurazionc. In due casi di varicoccle inta,nto l'autore non fu sedotto dai consigli e dall'esempio del Porta, e uon volle ricorrere alle iniezioni sia per la difficoltà dell'atto operatiro, sia pel timore di un


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processo di .suppurazione in quella località. Adoperò invece la. legatura con filo elastico rivestito d(reticella, passato con un a.go al di sotto del fascio delle vene contenute in una piega dello. scroto e ripa.ssato poi al di sopra delle stesse colla cruna in avanti in modo di abbracciare le vene in una semplice ansa. In ambo i casi la C[l.duta del laccio ebbe luogo all'otto.vo giorno, ed una soddisfacente gùarigione in tre settimane circa. Lo. memoria finisce colla citazione di due casi di macchie vinose alla faccia curate col metodo dello Squire con risultato insignificante. Annotazioni. - Tra, i casi citati quello di guarigione dello o.neurìsma traumatico ci sembra importantissimo perch è apre la via, ad ult.eriori studi sull'azione coagulante del cloralio anche in alcuni aneurismi sponto.nei in cui per r agioni di località o per l 'inefficacia della compressione si sia costretti ad un atto operatiro piuttosto grave come l'allacciatma, alla quale spesso i !):lzicnti si mostrano riluttanti. Più adatti per l'esperimento sa.rebbero gli aneurismi sacciformi e cirsoidi di un volume discreto, molto meno i fusiformi, cilindroldi, o quelli di gro.n volume ove una suppurazione potrebbe avere delle conseguenze funeste. Il concetto della. legatura elastica 1>er l'obliterazione delle vene varicose non è nuovo ed è stato usato pel primo dal Grandesso Silvestri (1) sulla safcna e sull'intero cordone spermatico, ed in seguito racconta.nclato dallo Scaren:tio. L'atto operativo seguito dall'autore nei due casi di varicocele è precisamel)te quello del Gagnebé, raccomandato dal Yelpeau e dal Malgaigne; JlCrò nel mentre riteniamo abbastanza felici i risultati ottenuti, ci per mettiamo di elevare qualche dubbio rapporto alla durata della gua.rigione. Il laccio clastico ha sulla legatura comune il vantaggio non dispregevole della facilità e prontezza di r isultato; ma non può esercitare n.lcuna influenza sull'andamento consecutivo e sulla disposizione alle recidive, che in massimo grado, e con tutti i processi fin qui adoperati, si nota nella varicosità delle vene del cordone spermatico. (l) V. Enciclopcclia. '1'/UlCllC4 ltalicm.a, articolo" Legatura elastica in chirurgia. •


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BIBI,IOGRAFICA.

Di nn nuovo al)l)al'eechio contentil'o delle ossa, del dottor FRANCEsco PARONA, lVIifa.no, fratelli Rechiedei. (Estratto dagli An-nali universctli di raecUcina, vol. 239.) L'autore evita la rassegna oziosa di tutti gli ap1Jarecchi ideati a mantenere ridotte le ossa fratturate, e viene acl un esame critico degli inc~movibili che considera, e in mpporto all'epoca in cui vengono awlicati, e in riguardo alle complicazioni della lesione, e in relazione a.llc condizioni di luog_o e di circostanze in cui ne avviene l'a.pplicazione. Rapporto al tempo in cui tali apparecchi devono essere posti egli si schlera tra i fautori dell'applicazione tardiva, e conforta la sua opinione coi ·pa1'eri del Malgaigne, del Laugier, del Houx e del Du1mytren, ch'egli ria.ssume da una tesi del Lambotin. A conferma ,di ciò ricorda vari casi disgraziati d'imperfetta o viziosa consolidazione dci 'frammenti, e di gangrena dell'intiero a.rto, narrati dai sumentovati scrittori e riferibili all'applicazione di un apparecchio contentivo a primo tempo. Anche nelle fratture complic-ate da ferite, l'apposizione immediata dell'appa.recchio consigliata da Larrey, Seutin, Velpeau c Billroth, è contrastata da Ma.Igaigne per il timore della flogosi e dello strozzamento. Noi IfOn seguiremo il nostro .a utore nelle numerose considera-zioni alle quali scende in sostegno della sua tesi, e verremo alla terza riflessione cioè alle difficoltà in mezzo alle quale l'apparecchio può essere applicato per circostanze di tempo e di luogo come sarebbe un campo di battaglia. D Parona, ,n el menti-e riconosce in questo caso l'utilità di un apparecchio contentivo a primo tempo perchè valevole a risparmiare spostamenti e lacera.ziOI\i nei successivi trasporti, pure dubita che })Ossa essere eseguito con l'accuratezza necessaria nella ressa del lavoro; e l)Oi mancando talvolta un'esatta diagnosi è mestieri che l'appaTechio venga aperto onde determinare il posto preciso in cui devono cadere le finestre. Pel medico di campagna infine le difficoltà sono spesso maggiori per la deficienza sia di mezzi a-p propriati, sia di aiuti, sia anche della necessaria pratica. Preoccupandosi delle accenate difficoltà l'autore ha ideato un congegno abbastanza semplice, ch'egli giudica meglio adatto dei 7

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R!Th)'TA

primi ai bisogni della pratica. Desso consiste in due ferule di cuoio alle quali sono collegate due aste di ottone per ciascuna, fissate Jlarallelamente ai margini. Egli prende il cuoio della spessezza di 4 millimetri, ne taglia due ferule di lunghezza e larghezza proporzionate all'arto che devono :J.bbra.cciare, impianta sul cuoio dei bottoni a vite in di.rezioue dei margini e fa passare attraverso ai fori che ciascun bottone presenta due aste di ottone in modo che restino parallele e discoste dalle ferule. Queste vengono fissate al membro fratturato da due o tre cinghie di tessuto elastico, affibbiate da una parte. È evidente che la pressione la quale si esercita solamente in dLLe o tre punti sulle aste di ottone, viene ugualmente rlparti.to. in tutta le ferula. Il cuoio può adatta1·si alle varie località, può venire ampiamente fenestrato ed anche interrotto in caso di ferite suppuranti. Per evitare l' insudiciamento l'autore lo rivolge in una sottile tela di gomma. Nel fissare poi queste stecche non occorre mettervi sotto altro che qualche !unghetta di tela e un po' di bambagia nei punti che soffrono maggiore 1n·essione. I pregi che il Pa.rona riscontra nel suo apJ)arecchio si riferiscono: alla semplicità e comodità del medesimo; alla facilita di applicarlo a primo tempo ed in qualunque condizione di complicanza della ferita; alla poca spesa ed alla facilità di costruzione. Sul timore però· che la pressione conti;tua possa causare l'atrofia dell'arto, verso il 15• giorno toglie queste ferule, e vi sostituisce un'apparecchio inamovibile al silicato di potassa. L'autore illustra il suo pregevole lavoro co.n 4 casi p,rat,ici, di cui il l • di frattura obliqua dell'omero, il 2• di ferita di schioppo carico a pallini all'articolazione del gomito sinistro con frattura a scheggie del capo inferiore dell'omero, il 3• di frattura a scheggie dell'avambraccio con Jacerazioni estese e denudamento delle oss<\ (lesione causat-a dal morso di un asino) ed il 4• di frattura della gamba sinistra al quarto inferiore avvenuta per il passaggio di una ruota, frattura complicata da fuoriuscita del frammento superiore la. cui punta venne asportata per render facile la riduzione. In tutti questi .casi adoperò a primo tempo l'apparecchio descritto conformato secondo le singole località, ottenne l'immobilizzazion-e dei frammenti, e la guarigione relativamente rapida nei primi tre, ed una guarigione tardiva ucll'ul-


BIBLIOGR~FICA

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-tjmo in cui le Qomplicazioni insorte obblig?-rOl)O il curante a rimuovere ogn~ apparecchio. L'autore chiude il suo scritto coll'avvertenza che gli appl).i'ecchi da lui proposti sono stati giudicati favorevolmente dal ,giurì dell'esposizione medica ch'ebbe luogo in Torino nell'autunno del 1876. AnnotaziO?~i. - L'uso del cuoio negli apparecchi per fratture non fu sconosciuto agli antichi ; ma non possianio convenire coll'autore che sia stato totalmente dimenticato, quando lo vediamo raccomandato dal Billroth, Heincke, ed: Heyfcldcr per la costru.zione di apparecchi provvisori. II merito del Parona non istà nell'aver fatto rivivere, com'egli cr ede un mezzo utile alla provvisoria immobilizzazione di ossa fratturate, ma nell'avervi adottato le cinghie elastiche, merito che ùivide col Desprez. La superiorità; di un tale mezzo sugli altri di natura provvisoria non è stata confermata 'da un'estesa pratica; quindi è per lo meno ·dubbio che debba avere la prevalenza sulle rcticelle metalliche o sulle ferule di gutt:1perca tanto raccomandate dall'U:ysserhoever e dai Langenbeck,le quali si possono ridurre facilmente alla forma, volma pei: Ja proprietà che possiede la; guttaperca di rammollirsi nell'acqua bollente, e d'indurarsi quindi in pochi minuti. Del resto, l)a.rtigiani come ci professiamo dell'al)plicazione a primo tempo degli a})parecchi inamovibili, tenuto conto delle debite eccezioni, riteniamo che il congegno del Parona non offra le garanzie sufficienti a fàr menomare la generalizzazione -degli .apparecchi gessati. I rimproveri diretti da distinti chirurgi agli aJ>parecchi gessati, e specialmente alla loro appllcazione immediata, non sono abbastanza giustificati dalla pratica giornaliera; e gl'in con ve· 1lienti lamentati debbono ascriversi in grandissima parte ad imperizia o a difetto di sorveglianza. (l) Il tempo poi non troppo (l) .C!1e gli apparecclliges~ati tutelino meglio, cd in molLi. Cil;Si rendano po~slblle il trasporto de1 fer~Ct dal carnpo d1 ))attaglla alla .sez10ne eh saluta, o <l(t. questìt all'ospedale da campo, è .'!n fatto lllJJ!lgab1le ; !fl:t elle la lol'O applwaztone in pri,no temiJO vada unmune eia mcom•ement1 è Wl asserto lmpugnal.lilissirno cont,ro cui protesta l'esperienza. r·e1"1MJ- ma,-

.uist,.·a.

Negli o,spedali, nella pratica J:n-ivata l'appl icazione degli apparecchi gessat.J polr<l, essere vanta15giosa percM l'ammalato essendo costantemente sotto ~l! ecclli del me<! tep, questi pot.rà facilmente prev_enire i danni d' Ut:J<l, sovercuta ~trettura. i'v~a '.n chtrurgta d1 guerra e massnne quandç> l ferttt devono slm:e. parecclu g\Orm ut nagg10 1 s uddett1 a p parecchi diventano


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RIVISTA

lungo che vi s' impiega è compensato dal vantaggio di render· facill i trasporti dei feriti, benefizi i> inestimabile nella chirurgia. di guerra.

DI FEDE Capitano metlico.

Dell'one otomia negli ascessi profou•li dell'av=un-br a ecio, nota del dottor F RANCEsco PARON.-... Milano, 1876_ (Estratto dagli Annali tmiv~n·sali di Medicina, vol. 237). In questo breve scritto l'autore comincia dal dimostrare l'importanza dell'argomento derivante do.lln. fi·e_q uenza, gravità. e difficoltà dì cura che presentano gli ascessi profondi dell'avambraccio, la cui rapida diffusione alla regione palmare è ia singolar modo favorita dalla disposizione anatomica degli strati muscolari c dalle aponevrosi. Egli osserva che la diagnosi non sempre n'è· facile, e l'oncotomia quando a.n che praticata a tempo opportuno,. se eseguita col metodo consigliato da Néhtton e comunemente in uso, dà luogo a serii inconvenienti. Tale metodo, com'è noto, consiste nell'incidere la pelle all'intorno e parallelamente al tendine del gran palmare, nello spostare in dentro il nervo mediano. (punto di ritrovo) p(}r aprirsi una strada fhro al flessore profondo,. e .quindi nell'incidere l'aponevrosi spostando in dentro il fascio dei flessori per mezzo dello dita. TI Parona, appoggiandosi all'autorità del Gasselin ed alla propria esperienza, ritiene che l'esecuzione n'ò difficile e pcricolos::t per l'emorragia a cui può dar luogo talvolta, che lo scolo del pns riesce malagevole anche ado-· facilmente dannosi, siccome queW che si oppongono all'espansione degli eutrostanti tessuti, la qunlc tien necessariamente dietro ai gravi traumatismi, ed in ispecial modo alle ferite tl';n·rrw. da fuoco accompagnate da. fratt.um comnun ut.iva d' uno o di più ossa. O'allroJ1de basta riflettere che la chirurgia militare Hn dallo scorcio del secolo passato t~.veva messo in uso il gesso, l'albume il'uovo cd altri consimili mezzi per dar maggior solidità. agli app<trecclli contentivi dei membri fraum·ati e gli abbandonò perché riconobbe che nelle 1>rime medicazioni delle fet·ite complicate di frnllm·a i\ precipuo precetto a cui si deve soddisfare è quello di non stl'ln{Jtll'C te pa_>·tt ot(cse. . . . . . Supponet>do che la gessatura quale s1 pt·uttca ogP:tdt Sta meglto Intesa di quelht d'un a volta e segni \Hl vero pt·ogresso defl' arle nostra; supponendo che l'appn.recchio sw. applica.to sct·upolosamente secondo le regol& e non sia stata dimenticat-a la sl risciolin a che ùa per missione d'indicare il grado di costri~ione dell'apparecchio stesso. noi avvertiremo che, se l'appaJ-ecr.hio vuole essere elltcace bisogna che abbracci esattamente il membro; e che, abbracciandolo esattamente fin dai primi giorni, impedirà il gonfiamento delle parti solito a veriticarsi non appena si man!festa ht re<J ziouc o darà luogo a fei\Omeni gr;wissimi. Onde, così. stando le ·cosc, c senu~ punto pretendere d'imporre altrui il nostro modo di vedere su questo argomctll.o, noi siam di parere. che !e fasciature gessate aP1'licate !n p1·imo tem110 debbano esset·e m clurut·gta. di gue1Ta l'eccezione anzi che la regola.


1261

BIBLIOGRAFICA

perando tubi da drenaggio, e che spesso alla guarigione restano superstiti delle rigidità parziali provenienti dal tessuto di cicatrice che involge i flessori superficiali e profondi. Accenna alla O}linione del Dolbeau, il quale ritiene che gli ascessi profondi di quésta regione provengono dall'~nfiammazione del tron'CO linfatico che scorre col fascio dei vasi Slm guigni c combatte vantaggiosamente il consiglio di ques to autore, di aprire cioè questi ascessi lungo il decorso delle ar terie ulnare e radiale, perchè le r accolte ivi formatesi facilmente si aprono una strada all'esterno. Nelle vere raccolte profonde l'operazione riuscirebbe laboriosa, difficile e pericolosa. L 'autore, per mezzo dell'esame anatomico delle parti e per una serie d'iniezioni di materie coagulanti praticate tra il fascio dei flessori ed il pronatore quadrato, ha trovato che lo spessore dei tessuti diminuisce sui lati, all'esterno dei vasi. Sul margine radiale, a 6 o 7 centimetd dal capo articolare del ra.dio vi è uno spazio per via del quale, incisa l'aponevrosi, si potrebbe penetrare al disotto dello strato profondo dei flessori; ma la ristrettezza di tale spazio e la presenza del nervo radiale rendono poco adatto questo punto. Dal lato ulnare invece incidendo parallelamente all'ulna, un po' in avanti e due centimetri in sopra del capo articolare di quest'osso, si può penetrare tra i flessor i profondi ed il pronatore quadrato, dividendo solo gli strati aponevrotici, e procurando avvicinarsi più all'osso che al muscolo cubitale anteriore. Tale processo, spedito e di facile esecuzione, presenta, secondo l'autore, il vantaggio inestimabile di evitare i fasci nerveo-vascola,r i, di render facile lo scolo del pus c di preYenire le rigidezze ed imperfezioni superstiti. Egli appoggia il suo giudizio a due casi in cui operando in tal guisa. ottenne completa guarigione nel primo in soli quindici giorni, e n el secondo in diciotto ; infine fa speciale menziono di un terzo caso avvenuto in una donna di sessa.nt'anni, sana ma molto denutrita, in cui tal metodo apportò la guarigione nonostante le gravi complicazioni eli una risipola e di una linfangioite suppurativa al dorso della mano, alla regione dorsale inferiore dell'ulna, ed alla superficie palma.re dell'autibra,ccio. Il DirottONJ 1

I>. E. lYIA NA YUA

Coùmne!lo mcii-leo, -mem~>·o tlel Oomit!lto di sat~it<i milita>·c.

Il R e datto re ETTOR E RrcciARDI Capitano mtdico

NuTL'ir FEDERico,

Gerente.


NO T IZ I E SANI T ARI E -

Ht-t-

Stato sanUario dl tutto l'esercito nel mese d i set· tembre 1 8 7 7 (Giornale rnilita1·e ufficiale, parte 2\ n• 38) . Erano negli ospedali il l • settembre {l) . . . . . . . . . . . • 6452 Entrati nel mese .... . . ....... · ........... ·. . . . 9694 Usciti . .... . ... . . .... .. .... . , . . . . . . . . . . . . . 9871 Morti ...... . .... ....... ........ , . . . . . . . . . 131 Rimasti il l • ottobre. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6144 Giornate d'ospedale ...... . . . .. .... ... . ...... . 191832. Erano nelle infermerie di corpo il l o settembre . . . . . . 1450 Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7612. Usciti guariti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5967 , per passare all'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 59 1f1orti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 Rimasti il l • ottobre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1930 Giornate d'infermeria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47197 Morti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo .. . Totale dei morti ............. . ......... .. .. .

43 180

F orza media giornaliera della truppa nel mese di sett embre . ......................... ... . .. . . 202250 Entrata media giornaliero. negli ospedali per 1000 di forza . 1,63 Entrata media giornaliera negli ospedali c nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) .. . ........ .. . 2,72. Media giornaliera di ammalati in cul'a negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. ... . ... . 40 Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,89 Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infer-· meri e di presidio, speciali e di corpo) u• 117. ·- Le cause dello morti furono: iperemia cerebrale 1, apoplessia cerebrale 1, me(l} Ospedali militari (principali, succursali, inCermerie di presidio e speciali) e ospedali civili. (2) Sono dedotti gli ammalati passati agli ospedali dallo infermerie di corpo.


NOTIZIE SANITARIE

1263

ningiti cd encefaliti 4, nevrosi 1, bronchite acuta 1, bronchiti lente 5, polmoniti acute 3, polmonite lenta l, plem·iti ed idropiotoraci 4, tubercolosi polmonali 14, vizio .organico del cuore e dei grossi vasi l, gastriti ed enteriti 11, epatite lenta 1, peritoniti 3, reumatismi articolari 2, ileo tifo 42, difterite 2, migli are 3, febbri da malaria 4, dissenterie 3, adenite I, piaghe l , ascesso lento 1, cistite l, periostiti ed osteiti 2, commozione viscerale l, ferita da arma da fuoco 1 1 suicidio l, altre malattie chirurgiche l. Si ebbe l morto sovra. ogni 113 tenuti in cura, ossia 0,88 per 100. Morirono negli ospedali civili n• 20. - Si ebbe un mort~ sovra ogni 146 tenuti in cura, ossia 0,69 per 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari o civili: per malattie 29, per annegamento 6, colpito da un fulmine 1, per accidente in felTovia l, per caduta. 1, per suicidio 5.

Stato sanitado di tutto l'esercito nel mese di otto· b1·e 1.877 (Giornale mz"liitwe t'fficiale, parte 2\ n• 53).

Erano negli ospedali al l • ottobre (l) Entrati nel mese . . . . Usciti. . . . . . . . . . . Morti . . . . . . . . . . . Himasti al l o novembre . Giornate d'ospedale . . . Erano nelle infermerie di corpo al l o ottobre Entrati nel mese . . . . . . . . Usciti guariti . . . . . . . . . . , per passare all'ospedale Morti . . . . . . . . . . Rimasti al 1• novembre . . . . Giornate d'infermeria . . . . . Morti fuori degli ospedali c delle infermerie ùi corpo . Totale dei morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

6144

7869 8317 128 5568 1-76279 1930 8813 7229

1368 2

2144

67205

35 165

(1) Ospedali militari (principali, succu rsali, infermerie di presidio e SJ)eciali} 41 ospedalì civili.


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NOTIZIE SANITARIE

Forza media giornaliera della truppa nel mese di ottobre 20156 Entrata media. giornaliera negli ospedali per 1000 di forzà 1,30 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) . . . . . . . . . . . 2,50 Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e 10 nelle infermerie ])Ct' l 000 eli forza . . . . . . . . . . . Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,82 Morirono negli stabilimenti sanitari milital'i (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) n• 85. - Le cause delle morti furono : meningiti ed encefaliti 3, bronchiti acute 4, bronchiti lente 3, polmoniti acute 4, polmonit'i lente 4, pleuriti ed idro-pio-toraci 7, tubercolosi polmonali 7, vizi organici del cuore e dei grossi vasi l, endocardite 1, gastriti ed enteriti 6, malattie del fegato 3, reumatismo articolare 1, ileo-tifo 30, dermo-tifo l, febbri da malaria 2, dissenteria 1, altre malattie da infezioni 31 cachessia per anemia 1, flebiti l, periostite l, artrocace l. Si ebbe l morto sopra ogni 13!) tenuti in cura, ossia 0,72 per 100. l\:Iorirono negli ospedali civili n• 45. - Si ebbe l morto sovro. ogni 48 tenuti in cura, ossia 2,08 per 100. Morirono fuori di stabilimenti sanitari militari e civili, per malattie 30, per calcio da cavallo 1, per suicidio 3, per ferita l. {2) Sono dedoUi gli ammalati passati agli ospedali dalle infermerie di corpo.


INDICE MEMORIE ORICINALI. A J.VARO GIUSEEPE. -L'ernia

nei milit.ari, considel·azioni sopra gli articoli 69 dell'elenco B e 67 dell'elenco C approvali con regio decreto del 17 settembre 1872 . . Pa(). 289 BT.tEzzr. - Impressioni ·sulla fisica costituzione degl'insrritti del ch·condal'io di Alessandria . . » 73S l30NALUMI GIOVANNI. - contribuzione a.lla chirurgia conser vat.rice in casi di ferite d'arma da fuoco e di alt.re lesioni. traumatict!e » 607 COLASAN•rr GIUSEPPE. - La formazione dell'acido urico (osservazioni . » 59 sperimeÌltali - comuni.cai:ione preventi \'à) • DI .F EDE RAF'F,u::J.E. - Allacciatu.r a delle arterie femorale superficiale e femoral<l comune, per emorragie secondarie in seguito . ,. 501 a ferita. d'arma da fuoco FRANCJllNI EUGENIO. - Relazione sull'esito .della cura dei bagni marilli nei militah iriviati a. Civita vecch ia. n ell'estate 1s··o . • » 340 G-OTTA RDI. - n rosso retinico scoperto dal prof. Boli . . ,. 0<1 rNBRIAco. - Un caso di mania acuta s tudiato so tto l'aspetto medicoleg<ile . o ·,. 520 I:'I!BltiACO P . e BÒNALU)Il G. - La cura ipoderrilica ant.isi1ìlitica negli ospedali militari . " 10·19 11AESTmllol..l DO)iENICO. - Considerazioni sulle ca1~se delle perdite per ma1attie dell'esercito italiano . " 1161 MARINI FRANcr::sco. - Delle ottalmie negli eserciti : Dei mali d'occhi e delle .sinmlazion.i in r elazione alle oLlalmle granulose . " 3 » - Delle ottalmie negli ese·r ctti: Della emel·alopia specialmente eQidemica fra i soldati. Studi medici storico-r:l'H.ici . 8.25, 937 PANARA. PANFILO. - t ploirni tre mesi della vita milita re . . " 713 ];>BRACCA. - Cenni idrologici sulle acque termo-minerali d'Ischia e sui risuliat.i che ·dal loro uso ne ottenneJ'O i rnìmari del regio esercito nell'anno 1876 • » 3.21 Tosr FEl>Eltrco o - Sul colore rosso della reLina (sehroth). o » 70 ZuccoTTI Lurat. - Le cartine cantari(Jate nella terapeutica medica milit.are • • 315

RIVISTA DI CIORNALI ITALIANI ED ESTERI. JtiYIS'tA DI ?t!EDICINA.

Acido fenico nella cura del vaiolo o , 859 AlblllUÌlllll'ia d'Or igine l.l()l'VOSa (TE!SSIER) . » 1085 Albuminuria transitoria durante il delirium tremens • 5-13 Anemia perniciosa (RICKLESI). » 987 Aneurisma dell'aorta ascendente (M.EXA~llER). ~ 14.3 Aortite acuta (LF.OER) "' 862 Atrofia mu scolare consecutiva a lle malat.~ic <lellearticolazionj (VAL'tAT)» 1086


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INDICE

caratteJ•i an atomici del s<tngue nell'anemia (HAYE:u) Pag. 633 Carmiosi - Sua etiologia (ISAI.~:) » 74 9 Catarro deglr organi resph·atori (m. Clioavrz) » 107 Colpo di sole o iebbre termica (H. c. WOOll) » 537 Conseguenze dello spavento (REIDEL) . » 1212 Diabete zuccherino con alterazioni del pancreas (LA::{CERAUX) » 1217 Difterite curata con l'acido ci~rico (CASPARI) . » 559 Ematidrosi (M. TI'I:TEL) . » 556 Empiema trattato con l'aspirazione (G. JENKINS) . » 140. Epidemia itterica (!Ù)HNJ:IOI\N) · » 3(H Epilessia - Accessi epilettici curati medìaute le inie~ioni di apomorfina (~. VALLENlli~R lll BRAUNVAILE!t) » 633 Etere per iniezione sottocutanea. " Ml Etiologia della carciniosi (I. SALLE) » 719 Etiologia_ della. mahwia . » 145 ·Etiologia e profilassi del colpo dì sole (ULMANN) . » 970 False intermittenze (F. FRANCK) • .. 985 Febbre intermittente cura t.a mediante la salicina (w. 'I'HO)tSON) .. 379 Febbre termica (H. c. Wooo). » 537 Febbre tifoide- Nuova teoria della sua origine (W. STEWARD) » 7M Fenomeni ca1·diaci nell'itterizia . » 1080 Ferro - Uso ipodermico dei suoi preparati (HUGENIN). • 553 lnie:~:ioni sottocu(anee di etere , 641 Influenza. della posizione del corpo sui resultati dell'esame del pett.o (ROI.LET} • . » 751 Ìnsolazione (LACCASSAG!\'E) . ,. 982 Jtt.erizia catarl•ale (E. KRULL) . » 385 Linfo-glicerina pet• innesto vaccinico (NATH) » 145 , 991 Linforragia bronchiale (HBtrRE'r} MalaJ•ia - Sua etiologia. » 145 Melanemia (i\fosLER} . "107$ lifenispermum r irnosurn . , 6<12 Morfina nell'avvelenamento col solfato d'atropina » 74.8 Muco - Sua insussistenza nell'orina (11{. C. ll:fEIW) » 134 Nevralgie (USPE!\'SI>:Y). » 5-:1·2 Orticaria sintoma(.ica delle cisti idatigi'ne del fegato (D. DIEULAk'OY) , 353 Paralisi atrofiche (specfali} acute negli adulti (BERNllARDT) . » 1214 Paralisi. della la ringe in conseguenza di trichinosi (NAVRATEL). » 636 PaJ·alis i l'espiratoria (F. R.I &GEL) » U2 Pericoli dei medicamenti energici nelle lesioni renali (CIIAUv};T) }) 98ù » 864 P eritoni te tubercolosa (DucQuov} Pilocarpio muriat.ico - sua azione fisiologica (NoSENKRA.U'Z) » 557 Pneum onia - Sua cura 1lluslrallt da alcuni casi recenti (JonsoN}. " 1.22 PoliUl'ia senza polidipsia (G. H. 'l'EI\-GRIGORLANZ) » 1084 Puntura d'ape- Me~zo s emplice e pronto i)eJ' prevenir·ne gli ell'elti . * 146 Rame - Azione fisiologica dei suoi preparati (V. BURY e L. DuooM). » 637 H~azione speciale dell'orina gli.cosica (Ktin} . » 389 ReumaUsmo cur aLo con la colchici na per 1lSO ipodermico (0. IIEY. l'ELDER) » M9 Sordità con~e segno della malattia del Drig!J t (DmULAl' OY) » 754 Stricnina eorne pro(ìlat.Lico -delle febbri da malaria (VAYLE!\') • 1216 Subcon t.inua t.ifoide (G. BACCf:LJ,J) • • " 78


1267

HWICE

Sudoro - Fisiologia della sua sec rezione (AJJAMIUEwrcz). T'a(J. 391 'l'abe dorsale - Suo esame col metodo gralìco (P. OUMOULT) • " 745 Temperatura nelle malattie febbrili (L. JACOBSON e W. SCHULEIN). • 547 Temperatura palmare (COI\TY) . • . • . . " 990 Termometria ~omparativa clelle ascelle e le ilogosi degli organi toracici (GON'CA TO) . » 120<! Tetano consecutivo ad iniezione ipodermica di morfina (BURFOnt> NOR:UAN) • . . . . . . . . . . . . . . . . . • ,. 116 'retano guarito col eloralio (A. AaELOSTAs) . . • . . . . . . . ,. 119 Timbrome~ro per determinare il limite degli orga ni interni {l<'ORJET). ~ 391 Tisi polmonare - Diagnosi nel primo st,adio (FtscnL) . . • 3SS T.rasmissione dei suoni allraverso .i liquidi endopleurici di ditrerente uat\n'n (BACCf.lr..t.r) . . . " 1076 Urea - Sua quanlità nel sangue, sua quantità e variazione nella emiplegia (Ivox) . • . . . ,. 543 Zucchero nel sangue allo srato fisiologico (M. Sn:LES) . . . . • ,. 548 T ERAPI~IJ"f!CA.

Ac1do CI'Omico nelle alfczioni sifilitlcl'e • ,. 451 Acido lattico come sonnifero (LAUFUANER) " 450 Acne l'OSìlcea - sua. cura. (NEU111ANN) ,. 4ii3 Aitante glandulosa (GIRAtfD) . . . . . ,. "4'J6 Albuminato di ferro (LA!'ll.,\I>K) • . • • " 4!10 Arsenico nelle malattie della pelle (DuNcAx, BULKJ..EY). » 436 Atropina nelle iniezioni ipodermiche di morfina (CLAUS) • 776 Azotato amilico nella cura. deUit ambliopia (SVANZ.Y) ,. 1.218 Calcificazione come cura della tubercolosi polmon<tre (JURES STYNAt>} ,. 7"11 Cannelli revulsivi (LIMousrn) . . . • . . . . ,. 44.2 caustico elettrolitico nella cura. delle glandulc linf<ttiche scrofolose (GOLDING-Glll.D) . . • . . . " 773 Cinconldina come sostituente la ch inina (.J. F. t. LlOT HowARn) ,. 434 Coca e sue applicazioni terapeutiche (SCAGI,IA) ,. 763 Cretone adenastt·o (G rm:NEz.) . » 4-13 Dianea - sua terapia ( OllUNNER} " 777 Di ssenleria ~angtùgna (BJWN:-iER) ,. 448 Eliotropina (BALLANDIER) . . . • 44·1 Éserina in ottalmojatria (WJ>CKER) . ,. 449 Fistole - CIII'!~ incruen(a (Hf: IDENHAIN) " 453 Fosfuro di zinco conl.ro le paralisi . . » 439 Filocarfenia - sua azione negli occhi (GALEzowsKI) " 1221 Idrato di crotonclorale (SCRYEETBR) . . . • 1220 Iniezione sottocutanea di bi cianuro di mercurio nella sifilide (SroMUND)" 447 In iezione sottocutanea di liqu,idi antivinllenti nel carbonchio (Ìt.AI~tll!(RT)

•

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Iniezioni di c1ororormio nella cura della sciatic.1. inveterata • s egale cornuta nelle malattie di CllOre (~>!Assr;-;t) . Varici - cura radicale mediante le operazioni (ftrs&L).

•

4-43

.. 779 • 1221 • 452

C!IIRUR GIA.

Acido borico usato come antisettico in chirurgia (13 Es1-!o AEnÉ) . ,. 656 Aneul·isma della carotide primi t.iva si nistra C\n·a.ta. con In elei.l.ricit.ò. applicata sulla superficie ùol tumore (JosÉ-PEn&nu-Gu1MAREz)• 756


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INDIC.E

Aneuri.>mi dell'aorta - n uovo -metodo di cura (BACCELLI). ,. • J>ag. 1102 . Aneurisma popliteo . 147 e 1101 An.etU'isma popliteo doppio (MACKENZIE) . ,. 158 ,. 665 Angioma sotlocut.aneo circoscritto . Apparecchio mobile silicatv (KAPPELER e HO~'Tf:~t) >> 169 » 393 .Appm1ti critici into.r no il metodo di Lister . Asfissia dei cloroformizzati - modo facile c pronto ])er provvedervl (DEL Gru:ço) . . » S!ì6 Azotalo dl piombo in alcune malattie chirurgiche (GALLETTI) » 998 Cannello solido di pietra infernale . » G6S Collo - sua lussazione cagionata da un colpo (ORTON) • . . » 168 Commozione generale nelle estese lesion i t.J:aumatiche e nelle operazioni chirtirgiclle ed osserva:tio.n i sulle lapa.r at.<>rnie (1\ IJSSJlAt!M) » 12.25 Correnti continue nella cura delle ulcere atoniche (STAES-BRAME). » 1099 .Cura della dilatazione dello stomaco con la sonda st.muacale . » 767 Diagnosi· dill'erenziale della fra!.tura del collo dell'omero e della lussazione subcoracoidea (ScHULLER) . » 171 l)ilatazione dello stomaco - cura con la sonda s tomacale , 76·7 Edema degli arli inferiori (MICHELON). .. oos Elettroli,si nella cura dei tumori malig11i (l\El'TEL) » 1091) Elett.ro'isi in alcune malattie chirurgicl1e (AuNtus) » 1093 Emorroidi cm·ate con l'ignipuntura (REAVES) . » 669 Epitelioma t.erebrante del mas<:ellare superiore (VEnNEUIL) . " 763 Ernia curata col metodo inverso della sutura sottocutanea (GREENVILLE BOWEL) . . » 413 l>rnie h'l'iducibili curate con le iniezioni sotLoculanee di cloroidt·at.o di morfina (PHIL!l>PE) ,. 770 Erpete della lingua - Glossite parziale (DESPRÈs) ,. 764! Esti r pazione della laringe (COMLSL,t) . ,. 953 Estirpazione del rene sinist.ro (LANOENDECK) » 1100 Estirpazione della ranula (.MICREL) . " 766 Estirp<JZione dello stomaco (BlUltOTII) » 1~2S Ferita d'arma da fuoco in!er·essanle il nervo muscolo-cutaneo (.OWE:-1),. 409 Ferita d'arma d<~ fuoco - emol'!'agie polnwna ri ripet.ule {Tt~f;LAT) » 7()2 Ferila d'arma da fuoco del polmone . • 669 Ferita. d'arma da f uoco alla gamba. sinistra (SoUR.IER) . » 1Ò93 Frattura della rotella (R.. J . LEwis) ,. 774 l?ratlnre insolite (CLELAK!l l.AMMlAN) . » 164 Fratture del femore e loro trattamento con la estensione continua (HANNEQUIN) . l » 1222 Ignipu nt\tra nella (•ura. delle emorroidi (R.EAvEs). . » 661} igroma prerolttleo g uarilo median te la galvano puntura (VoGEL) . ~ 1Z3!) Influenza del clima e della razza sull'andamento delle lesioni traumatiche (G. RocaAnJ)} • 75S Legatura della carotide primitiva- suo valore (Ruooi) » 99:> Uster - appunt.i erit.ici sul s uo metodo di medicazione ,. 393Lussazione del collo cagionata da un ç:olpo (G. ORTO:-~) ~ 163. Lussazioue e frattura della G• e 7• vertebra cervicale con straordinario ,abbassamento di temperatura (HAUS HEYNOLD) • » 1083 .Medicatnra delle piaghe con l'alcool ca nforato (DELENS) • . • 765 Medicazione arsenicale nei tumori deHe glandule linfatiche {WENIWARTER) . . » 7i2:


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INDICE

Medicazione antisettica nella. cbtrurgia di guerra (F. ES)IARcn) Pa{l. 1·17:Medicazione df!lle fe rite. (R.rcnAno~DAVY) . . ,. 653 Oliguria e poliuria per azione r iaessa ai or igine Lestlcolare (NEPVlW) • 999 Osse rvazioni S\Ùia cllirurgia di gueJ•ra (KussBAU~t) . . . . . . ,. CH6 PseudoaJ·trosi - lor o cura media nte la i ntr oduziOJ1e di pnnte d'<Worio (BIDDER) . . . . . . . . . . . . » 1227 Psoriasi della lingua (TRELAT) . . . . . . . . . . . . " 762 Regole per gli operai ferr oviari ed altri lavoratol'i come si arrestano le emorragie con o senza tubo elastico . • 662 Solfuro di carbonio nella cura delle u lccrazioni scl'Ofolose (OnntsCER) " 996 Secrezione del sudore n elle malattie del•a p elle (A tiln:RT) . . » 1229 Tenno-cauterio (PAQUEL!N). . . . . • 666 Tetano tr au matico guar ito col solfato di stricnina (HAUCHER) , 77,1 Tumori maligni curati con l'elett rolisi ("EFTSJ.) . " 1096 Ulcere atoniche . . . . . . . . ,. 1009 U1cerazioni scrofolose (ORntscER) . . • Ot\9 RIVISTA DI OCULISTIC.A .

Albugo doppia (GUERIN) . . . . . ~ 210Alterazioni della vi$ta nelle febbri tifoidee (0ALE1.0WSRI) . • 1008 Arnam·osi monocular e - nuovo segno (GAL~:zows111) » 207 Am òliopia. alcolica (G.u.szowsul) ,. 1103 Ambliopia J1 icotinic<t (GALEzowsm) . . . . . . » 894 Cau t.erizzazionc ignea della. cor nea (GAYETr . » 213 Determinazione obietti"a dcll'acuità visiva e della refrazione in eenli met.ri e diottr ie (DURCllARDT) . . . . . . . . . . . » '3ì7 · Determinazione obietliva della miopi1~ e della acuità visiva nel servizio mili tare (SEGGEL) . . ,. 212 Dis tacco della reti na - cura con l'aspirazionA (GAI.mzows ut) . . » 1018 Disturbi visivi consecutivi all'anelcnamento col solfuro di carbonio (G.\L EZOWSHl ) • , • • • • • » 1008 Esame della visione davanti ai consigli di leva (PEl\RtN) . » 174 Eserina - suoi usi nella terapeulica oculare (WECKER) ,. 205 Glaucoma (DEL :!.fON'l'E) • • • » 1111 Ipermetropia latente (E. ::-.IAcv) . . . . . . . ,. 501 Miop ia funzionale rapida e grave (C1HONF.T) " 209 Ottalmia prodo tta da inoculazione del vaccino (CRI'l'CJ!E'rT) , 213 Ottalmia. granulosa - principali opinioni moderne su questa malattia (GAYA'r).

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attometro dei signori P el'l'in e i\!ascart . . . . . . " 172 P1·ocesso fotochimico sulla retina (GAMOEE). . . " 200 Porpor a. visiva in u n am aurotic:o e osservazloni sul colore ott.altnoseopico della maculn del fondo posteriore dell'occhio (HDIPI.J::R) » l 115 Stricnina n ella ternpeu tira oculare (AVrE;-;lion-) . . . . • . . ,. 190 Stricnina. - sua. azione sull'occh io sano e stùl'occl1io ~n alato (fiiPI'EL) " 21,1 Tempemtura dell'occhio sotto il rap1>orto fisiologico c patologico (OOllNRERO) . . . . . . . . . . . . . . » 5Sl Termometria nelle malattie degli occhi (GALEzowsHI) . . • 1012 MALATTIE V8NJ::REE E DELLA PELT,E .

Eczema alle mani e ai piedi, sua cura (SESEllA-") E 11ilessia p arziale d'or igine siJìlitica . . . . . .

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1270

L'\DICE

Esant-ema in seguito ~~n·uso del chinino (I\OBN.&R) Pau. 1232 » l2"JI Escisione della sclerosi s itlll tica iniziale (Aust•tTZ) • 1233 Jodoforme nella cpididilllite blenorngica (ALYARES) • 1234 Sifilide polooonare (GooonARD) . . . . . • . Sistema nervoso in rappOJ'tO alle mal attie della pelle (GAlltDERINt). » 670 Tumori della milza nelle infezioni siJllitiche recenbi " 638 FISIOT,OGU.

Assorbimento dell'acido fenico e modo di riconoscexlo nei liquidi Ot•gao.ici (C. TORTORA) . . . . . . . . . . • . • 892 Azione della chinina sui nervi di moto e di senso e sui disturbi fttn,. 891 ?.ionali dei nervi vasomotori (A. Cuncr) . . . . . . Correnti elet.triche del cervello (CATAN) . . • . . • • • • • " JllG Castra'l.iOne - s n:t intluer)za sullo SYil\tppço dello scheletro (PONCET) ,. lll9 Fegato - sua nuova furu.ione (LAULt:MRACH) . . . . . . . . ,. 868 Fluorescenza della •·etina ncll'occbio vivente (BEzOLD e El\OELHARDT) .. 1235 » 883 Metalloscopia del dottor 13URQ • • • • • • ,. lllS .Milz!l - s ue fun?.ioni (ScntPF) . . . . . . . ,. 800 Retina - diagnosi del ros~o della retina in vita (Coccws) » 1014 'l'errnometria. cerebrale (Bnoc.-) . . . . . . MBDlClNA liF.GALE.

Amaurosi e ambliopia silnulate - due nuovi processi per riconoscerle (DAXOON). . . . . . " 1019 Esame della laringe davanti a i consigli di leva, (Vrl.l.EMIN) . . . ,. 463 Segno <lCillt morlc reale (L,\ ttc rum). . . . . » 1021 Sordità - nuovo processo di scuop•'imcnto della simula~ ione della sordità basato sulla dimostrazione dei movimenti involontari di attenzione del siooulatore (Gm.d:) . . . . . . . . • ,. 004 TOSSICOLOOIA.

Alcaloidi dei cad:l\'el'i (dottori S.:r.~u, C ASAC.I e PESCI}. . " 463 Avvelenamento coi frutti di datura stramonium (Vr r.ut,\i:>N) . . . • 468 AzioM della fucsina introdotUt nel sMgLre e nello stomaco (V. FELTZ

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Ptom::Un:t o p rima alcaloide dei cad:tveri {SELi\11). . . . . . . ,. 462 Velenosilà natm·alc dell'estratto del cada,•ero umano (:\IOtUGGIA e' BATTISTINI)

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Velenosltà naturale del cadavere umano (MORIOGTA) • • • • • • 462 Velenosi là dei sali di rame- anelen:unenti- suicidi - conclusioni • 689 Velenosità della glicerina. . ,. 901 TECNICA\ E SERVIZIO ::\IEDICO l\trr,n:,utE.

Aspetti medici della guerra . . . . . . . . . • 1034 Disposizioni russe concernenti il u·asporto dei malati e dei feriti da l , . • 1120 campo di battaglia nell'interno dello stato . . . La guert·n - suoi aspetti rncùico sanitari e la. lllantropia dei nostri tempi . . . . . . . ,. 789 Lungo ht via per il teatro della guerra (fiEYFELDE R) . . 1023, H29, 1237 Letto-lel.tiga- poJtronaZocchi . . . • 1239 Ritlessìoni st~lla sl.atut·a sul peso del corpo e sul perimetro toracico (ANDRES Y CEXALA)

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230


INDICE

servizio sanitario degli eserciti russi in campagna SeJ·vizio sanitario turco in guerra . Un treno cl'ambulanza imperiale russo .

1271 J>ag . 782 ,. 008 • » 5Sll

STATISTICA.

lllortalità nell'esercito italiano . " ll50 statistica sanitaria 'dell'esercito austriaco per l'anno IS73. " soo Statistica sanitaria dell'esercito prussiano per gli anni ISì0-71·72 . .. 4S3 Statistica medica dell' esercito belga . » 676 Stato sanitario di tutto l'esercito. • 1046, 1047 Y.\,RIETÀ.

Cause del sonno (PREYJ::R) . . ,. 479 Mezzo pratico pe1· dimost.rarc l<~> prosenza den·ossido di ca•·bonio nel· t'aria delle stanze (llOTTCllER) >'> a87 Mucillaggine in cataplasma (L. Z~;ccOTTI) . " 693 Nuo-vo metodo di ventilazione {TODI N) . » 5$7 Osservazioni pratiche sul mal di min-e {E. l.l'fTnow) ,. 791 Studi sulla. corru~ione dell'aria prodoUa dalla illuminazione ;~rliJlciale (ERIS:\IANN) . » 5$.1 Vini con fucsina. e processi di J'icerca. . » 695 BillLIOGRA.FIE. » 819 BI.YTH - a Dict,ionary of Hygiene and public Health DllLVAL- Essai sur l'organisalion généralede l'hygièue publique . • 820 , 4114 Bo1.L - s ulla anatomia o fisi ologia della retina . ;O 124.5 CADET - L'etiope minerale, preservativo e antidoto del colel·a. .. 934 Cm::.11NELl.I - la sta~ione di cura nell'anno 1875 a Recoaro . DF.HDLICH - Dic felcl-snnitiit . ,. 919 Dx-SJLVESTRI - r.a. dispepsia è un'entità morbos:\ o piuttosto un . • IQ.l5 sintomo comtme a gran numero di malattie1 . FRln<ANil~>z - Consi deracion~~s sohrc las cnfermerhtdes ùe los ojos . » 269 obscrvadas en la isla de Cuba . Fll~RI)\1 - Un caso di tetano h·aumallco curato e gnarito coll'idrato eli c:loralio e col .iaborancti con a lcune cons iderazioni cliniche su questi farmaci . . " 2SS - Il terzo contributo ali•~ storia clinica della difleri1e basato sui casi osservati n l'unisi nel 1S75-7G . . ,. 935 JANSEX - De l'usage et de l'abus des alcooliques ùans l'armee . » 243 - Etudc sur 'a Laille, le périmètre de la poi trine et les poids de recrues. . » 1133 JERvis - Guida alle acque 1ninerali d'Italia (.(ll'O\'incie meridionali) » 272 LA~zr e 'rERRio c - I .a malaria ed il clima di ftoma . . ,. 12-11 LOl\!BRoso - Sulla medicina legale rlel cadaveJ•e secondo g li ultimi studi di Get·mania c d'Italia . . " 933 liiAHIELS - Une note sur !es établissements balnéuires cle l'armée ilalienne . . " 500 Nolice sommaire sm· les lr:waux de la Senne et le réseuu général de~ égou ts de l:t ville de flrltxelles . . • 2.32 Ons - Storia chirurgica della ribellione degli dcp-li stati Uniti di « 219 America (continuazione e fine) . PAoLIANC - I fatl.ori della statura umana . " 10.l2

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1272

INDICE

PETTENROF~>:R

- Nove tesi et.iologiclle e proftlatticlte tratte dalle 1·elazioni utficiali sulle epidemie di colora nelle Indie Orientali e negli Stati Uniti d'A_merica . . Pao. 1135 PnousT - Traité d'hygiènc publique et privée . . ,. 821 PAROXA - Dell'oncotomia negli ascessi profondi dell'avambraccio. Annot-azioni el1irurgiche di un nuovo' apparcccl!io conteutivo delle ossa . 1253, 1257, 1260 RusciTTI - La infezione malarica del comune di Apecchio. . ,. 498 SJ<ORE - Sulla conservazione della c-arne • . ,. 935 SOlUJANt - Mortalilà nell'esercito italiano, studi di statistica sanitaria e di geografia medica . . n 1150 Tuncnr - Dell'Italia igienica e principalmente della pretesa degenerazione della razza latina . . . ,. 23S VERARDII'I - D'un vasto aneurisma dell'aorta toracica fattosi per duo volte esterno c favorevolmente curalo con l'ago-elettropuntura . . . " 594 ZIEMSf:l'N - Patologia e teJ•apia medica speciale . . 256, 599, 69$, 812 CONCORSI E PltE~U.

Premio Riberi per gli ufficiali medici dell'esercito c della marina

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5W

CONGRESSI bn:DIC1.

Cong1·esso internazionale di igicuo e salvamento in nruxelle~ nel 1876 ('I'osr). • ,. 215 Congresso periodico internazionale delle scienze mediche » 474 • 1039 congresso internazionale medico di Ginevra .


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