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GLI ALTRI LAGER - I PRIGIONIERI TEDESCHI NEI CAMPI ALLEATI

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James Bacque

GLI ALTRI LAGER. I prigionieri tedeschi nei campi alleati in Europa dopo la Seconda guerra mondiale 1

MURSIA


Titolo originale dell'opera: Other Losses Traduzione dall'inglese di Fulvio Bemardinis e, per gli aggior·narnenti, di Maddalena Mendolicchio

Il nostro indirizzo Internet è: http://www.mursia.com © Copyright 1999, 2004 by Jarnes Bacque First published in Canada in 1989 by Stoddart Publishing Co-Limited

© Copyright 1993 Ugo Mursià Editore S.p.A. per l'edizione italiana Tutti i diritti riservati - Printed in Italy 58701AC - Ugo Mursia Editore S.p.A. - Milano Stampato da Fva-Varese Anno

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All'abate Franz Stock e a Victor Collana


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PREFAZIONE

Alla fine di aprile del 1945, sulla maggior parte del fronte occidentale il tuono dell'artiglieria era stato sostituito dal rumore Ji milioni di paia di stivali trascinati dalle colonne di tedeschi in marcia stancamente verso i campi alleati. Reparti sparsi sparavano qualche scarica prima di sparire nella campagna e d 'essere alla fìne catturati dai soldati alleati. Le rese in massa nell'ovest contrastavano fortemente con le ultime settimane sul fronte orientale dove le unità superstiti della Wehrmacht combattevano ancora contro l'Armata Rossa avanzante, per permettere al maggior numero possibile Ji camerati di sfuggire alla cattura da parte <lei russi. Questa era l'ultima strategia del comando supremo tedesco agli ordini J e] grand'ammiraglio Donitz, che era stato nominato comandante in capo Ja Adolf Hitler dopo la resa all'ovest del maresciallo del Reich Goring. Dal punto Ji vista tedesco questa strategia consegnava milioni di soldati tedeschi nelle mani che essi credevano più pietose degli Alleati occidentali, sotto il supremo comando militare <lei generale Dwight Eisenhower. Tuttavia, dato l'odio feroce e ossessivo del generale Eisenhower non solo per il regime nazista, ma anche per tutto quanto fosse tedesco, questo credo risultava nel migliore dei casi un azzardo disperato. Più Ji cinque milioni di soldati tedeschi nelle zone americana e francese erano costretti nei campi, molti letteralmente spalla contro spalla. Il

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terreno attorno a loro presto divepne una palude di sporcizia e malattie. Esposti alle intemperie, mancando anche delle più primitive strutture sanitarie, sottonutriti, i prigionieri com inciarono presto a morire di fame e malattia. A partire dall'aprile del 1945, gli eserciti americano e francese annientarono con indifferenza circa un milione di uomini, per la maggior parte nei campi americani. Mai erano avvenute simili crudeltà sotto il controllo dell'autorità militare degli Stati Uniti, sin dai tempi degli orrori della prigione di Andersonville, amministrata dai confederati, durante la guerra civile americana. Per più di quarant'anni, questa tragedia senza precedenti è rimasta nascosta negli archivi alleati. Come, infine, questo enorme crimine di guerra è venuto finalmente alla luce? I primi indizi furono scoperti nel 1986 dall 'autore James Bacque e dal suo assistente. Studiando un libro su Raoul Laporterie, un eroe della resistenza francese che aveva salvato circa 1600 profughi dai nazisti, essi avevano intervistato un ex soldato tedesco che era diventato amico di Laporterie nel 1946. Laporterie aveva preso quest'uomo, Hans Goertz e un altro, da un campo di prigionia francese nel 1946 e li aveva fatti lavorare come sarti nella sua catena di negozi. Goertz dich iarò che «Laporterie ha salvato la mia vita perché il 25 per cento degli uomini in quel campo moriva in un mese». M a perché morivano? Fame, dissenteria, malattia. Esaminando il più possibile i documenti dei campi in cui Goertz era stato confìnato, Bacque trovò che era stato uno di un gruppo di tre in un sistema di 1600, tutti egualmente cattivi, secondo i rapporti dell'ICRC negli archivi dell 'esercito francese a Vincennes, Parigi. Presto trovarono la prima seria prova delle morti di massa nei campi controllati dagli americani. Questa prova fu trovata nei rapporti dell'esercito sotto il blando titolo «Altre perdite». Il terribile significato di questo termine fu presto spiegato al Bacque dal colonnello Philip S. Lauben, un ex capo del German Affairs Branch dello SHAEF. Nella primavera del 1987, Mr. Bacque ed io c'incontrammo a Washington. Nei mesi seguenti lavorammo assieme negli Archivi Nazionali e nella George C. Marshall Foundation a Lexington, Virginia, mettendo assieme le prove che avevamo scoperto. 8


I piani fatti ai più alti livelli dei governi americano e inglese nel 1944 mettevano in eviJenza la determinazione <li Jistruggere la Germania come potenza un tempo mondiale, riducendola per sempre a un'economia agricola, anche se questo avrebbe voluto dire la fame per milioni <li civili. Fino ad ora, gli storici hanno concordato che i capi alleati hanno cancellato subito i loro piani distruttivi, a causa dell'opposizione popolare. L'o<lio <li Eisenhower, filtrato <lalle lenti d 'una compiacente burocrazia militare, ha prodotto l'orrore <lei campi non paragonabile a nient'altro nella storia militare americana. Di fronte alle catastrofiche conseguenze di questo odio, la negligente indifferenza degli ufficiali dello SH AEF è il più doloroso aspetto del coinvolgimento dell'esercito americano. Niente era più lontano dai desideri della grande maggioranza Jegli americani nel 1945, che uccidere un così grande numero di tedeschi disarmati dopo la guerra. Una certa idea della immensità di quest'orrore si può avere considerando che queste morti superavano di gran lunga tutte quelle sofferte dall'esercito tedesco all'ovest <lai giugno del 1941 all'aprile del 1945. Nelle pagine che seguono, si toglie il velo a questa tragedia. Arlington, Virginia, 1988

Dr. ERNEST F. FrSHER JR. , colonnello dell'Esercito degli Stati Uniti (a riposo)

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INTRODUZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

Per molto tempo la mia assistente e io non riuscimmo quasi a credere a quanto stavamo trovando. In una soffitta d 'una mairie (municipio), salendo sulle seggiole, tiravamo giù fascicoli polverosi che avrebbero dovuto contenere le liste dei morti, ma non le contenevano. Il fatto che fossero vuoti poteva provare soltanto la scarsità di operatori nel dopoguerra in un certo comune, pe11::;a1111110. Gli occhi imbarazzati d'un prete francese che si contraddisse un paio di volte sul numero dei morti che aveva seppellito nel suo camposanto potevano essere conseguenza dd doloroso argomento dei campi francesi, supponemmo, non di colpa. La lettera di lagnanza d'un funzionario della Croce Rossa che si lamentava che l'esercito non gli dava la benzina per consegnare il cibo ai prigionieri affamati poteva essere una notizia importante, ma lo scarabocchio a fianco diceva «C'est fait», significando che aveva avuto la benzina, pensammo. Poi trovammo un lettera successiva del funzionario che lamentava, nonostante le numerose promesse, di non aver avuto la benzina. Le guardie francesi che erano state nello stesso campo del prete affermavano che le morti erano anche più numerose d i quelle da lui ammesse. A mano a mano che i documenti venivano alla luce, ci trovavamo in una situazione sempre più difficile, convinti, sulla base di prove schiaccianti, che i capi della nostra società avevano commesso uno spaventoso crimine contro l'umanità, un crimine al quale non potevamo credere.

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Ogni giorno dovevamo scegl iere tra l'orribile verità e le belle favole che ci avevano raccontato sulla nostra storia. Finita la prima parte della nostra ricerca francese, che provava oltre ogni dubbio una catastrofe in quei campi, avevamo trovato molte piccole prove della tragedia americana. Decidemmo che dovevamo controllare a Washington, anche se sembrava inutile atten<l<'rsi che l'US Army avesse conservato in archivio le prove delle proprie atrocità. Negli Archivi Nazionali <legli Stati Uniti, in P ennsylvania Avenue, trovam mo i documenti con il titolo Weekly Prisoners o/ War and Disarmcd Enemy Forces Rcport. In ogni rapporto si trovava il titolo «Altre perdite» che d ava statistiche paragonabili alle statistiche francesi. Ciò era convincente, ma solo per noi. «Altre Perdite» poteva solo significare, ma non lo diceva, morti. Sotto il titolo, i numeri corrispondevano a tutto quanto avevamo appreso. Là stava la prova, ma in codice. Come decodificarla? Cercando, arrivai alla porta del colonnello Philip S. Lauben, il c ui nome appariva nella lista <li circolazione dei documenti dello SHAEF (Supreme H eadquarters Allied Expeditionary Force). Era stato il capo del German Affairs Branch dello SH AEF con l 'incarico di rimpatriare e trasferire prigionieri per molti mesi critici, quindi sapevo che egli avrebbe dovuto sapere. Nel suo soggiorno, srotolai le fotocopie dei documenti cercando <li stare calmo. Quello che avrebbe detto nei pochi minuti seguenti avrebbe van ificato oltre un anno <li lavoro o provato che avevamo fatto una scoperta storica importantissima. Lauben e io controllammo i titoli uno a uno, finch é trovammo «Altre perdite». Lauben disse: «Ciò signi fica morti e fughe». «Quante fughe?» chiesi. «Molto, molto poche» <lisse. Come scoprii più tar<li, le fughe erano meno <lello 0,10 per cento. Con questa prova inattaccabile, fu gradualmente possibile mettere assieme le altre informazioni nella forma coerente di questo I ibro. A causa del diffuso insabbiamento e poiché molti documenti dei prigionieri erano falsi quando compilati, il numero dei morti sarà probabilmente sempre in discussione. Molti documenti furono distrutti negli anni Cinquanta o, per usare un eufemi12


smo, nascosti. Molte menzogne sono rimaste celate in profondità sotto la verità. È fuor di dubbio che un enorme numero <li uomini d 'ogni età, assieme a donne e bambini, morì di fame, congelamento, condizioni malsane e malattia, nei campi americani e francesi in Germania e Francia, a partire dall'aprile del 1945, fine della guerra in Europa. Le vittime ammontano indubbiamente a più di 800.000, quasi certamente a più di 900.000 e molto probabilmente a più d'un milione. Le loro morti furono intenzionalmente causate dagli ufficiali dell'esercito che avevano risorse sufficienti per mantenere in vita i prigionieri. Alle organizzazioni assistenziali che tentavano di portare soccorso ai prigionieri nei campi americani era ri fì utato il permesso da parte del! 'esercito. Tutto ciò venne nascosto al tempo e poi si mentì quando la Croce Rossa, «Le Monde» e «Le Figaro» tentarono di rendere pubblica la verità. I documenti sono stati distrutti, alterati o tenuti segreti. E ciò ancora continua. Anche il Canada e l'Inghilterra, alleati degli Stati Uniti e della Francia, catturarono milioni <li prigionieri sotto lo stesso comando SHAEF, perciò cercammo prove <lei fatti anche nei loro campi. Il <lesli11u <lei Le<leschi nei campi inglesi e canadesi non è molto chiaro, ma non ci sono tracce di simili atrocità. Alcune scarse prove da parte degli eserciti stessi, del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) e dei prigionieri indicano che quasi tutti restarono in buona salute, eccetto circa 400.00 trasferiti agli inglesi dagli americani nel 1945. Molti di questi erano morenti quando vennero trasferiti. Quando l'esercito canadese chiese l'importante monografia di Phillimore (sui prigionieri tedeschi in mano inglese) al governo britannico, ottenne un rifiuto, perché era definita «ancora in uso». Praticamente niente sul trasferimento di milioni di prigionieri tedeschi in mano ai canadesi e inglesi in Europa, rimane negli archivi di Ottawa e <li Londra. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa a Ginevra, che recentemente ha aperto i suoi archivi a <lue scrittori che facevano ricerche sui campi nazisti, ha rifiutato di concedermi di fare ricerche negli stessi archivi sui prigionieri di guerra nei campi inglesi e canadesi. L'ICRC mi ha rifiutato ripetutamente di vedere lettere sull'argomento, nonostante le mie 13


richieste fossero trasmesse dall'esercito canadese e dalla Croce Rossa canadese. Sia gli inglesi che i canadesi sapevano quanto si stava facendo nei campi americani. Gli inglesi furono testimoni delle atrocità in almeno un campo. Solo il governo canadese ha protestato una volta. Il valore della vita umana e la difesa <li una libera stampa e di un'equa legislazione sono fra i motivi di questo libro. Devo ringraziare specialmente quattro persone. Senza l'onestà e il coraggio del colonnello Philip S. Lauben, la verità non sarebbe emersa. Al colonnello Ernest F. Fishcr questo libro <leve più che un'eloquente prefa7,ione. Un ex tenente della 101" Airborne, più tardi colonnello dell'esercito, Ernest Fisher, è anche un illustre storico militare, autore dello studio Cassino Lo the Alp5~ scritto mentre era addetto allo United States Army Ccnter for Military History. Ernest Fisher aveva la conoscenza per guidarmi, cosa che ha fatto generosamente. Assieme a sua moglie Elsa, ha speso molte ore esaminando documenti negli US National Archives. È lui che ha trovato il fondamentale documento intitolato Medica! History (o/ the) ETO (European Theater of Operation). Con altri documenti lo abbiamo sLUJiato assieme a Washington, Suitland, Maryland e Lexington, Virginia. Uomo valoroso, saggio e modesto, Ernest fisher oltre a rappresentare un onore per il suo paese, è uno studioso scrupoloso un amico fedele. Per Elisabeth, che non mi ha mai posto limiti e mi ha sempre sostenuto vale il detto: oggi c'è burrasca, ma il sereno è all'orizzonte. Senza dubbio molti studiosi troveranno in questo libro errori, che sono soltanto miei. Ben vengano le loro critiche e le loro successive ricerche, che potranno aiutarci a ristabilire la verità dopo una lunga notte di menzogne. Toronto, 1989

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jAMES BACQUE


INTRODUZIONE ALLA NUOVA EDIZIONE

Il mondo è rimasto sconvolto da questo libro, che mostrava come gli alleati occidentali abbiano commesso un gigantesco crimine di guerra tra il 1944 e il 1946. Oltre 790.000 soldati arresisi sono morti per deliberato abbandono dopo la guerra nei campi di prigionia degli eserciti francese e americano. Un altro mezzo milione risulta disperso/presumibilmente deceduto nei campi sovietici. Quasi 200.000 copie di questo Iibro sono state vendute in tutto il mondo subito dopo la pubblicazione nel 1989. Centinaia di nuove testimonianze nella stampa e alla radio, oltre a sci ore di documentari e programmi di attualità televisivi hanno diffuso la storia tra altri milion i di persone. I critici del libro sono stati principalmente accademici, giornalisti e ufficiali dell'esercito negli Stati Uniti, in Francia, Germania , Regno Unito e Canada. Molte migliaia di sopravvissuti ai campi mi hanno scritto per ringrazia rmi di questo libro. Numerose altre prove sono venute alla luce <lai 1989, in particolare rapporti statistici conservati negli archivi del KGB, che ho visitato nel 1991. 1 Diversi testimoni oculari di parte alleata mi hanno raccontato le loro esperienze attraverso resoconti e interviste televisive. Il più prezioso testimone americano vivente è il maggiore Ji divisione in pensione RicharJ Steinbach dell'esercito degli Stati Uniti. Di recente mi ha affidato le sue

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memorie e mi ha concesso un'intervista televisiva sulla sua esperienza nei campi. Nel 1945 era ufficiale esecutivo Jel generale Ben Lear, vicecomandante delle forze statunitensi in Europa sotto il generale Eisenhower. Una fredda giornata di ottobre, il generale Steinbach (all'epoca colonnello) ricevette l'ordine di assumere il comando dell'amministrazione di diversi campi di prigionia dell'esercito statunitense a Heilbronn e dintorni. Steinbach disse al generale Withers Alexander Burress, anch'egli al comando della Sesta Armata, che l'incarico era «SCOTTANTE, la Settima Armata lo aveva considerato troppo scottante e avevano passato a noi la patata bollente». Gli alti ufficiali evitavano di assumersi quella responsabilità perché già da mesi circolavano voci sulle condizioni orribili <lei campi. Due quotidiani di Parigi avevano appena pubblicato racconti sulle atrocità che l'esercito francese stava infliggendo ai prigionieri. Nelle sue memorie e nell'intervista registrata per la televisione, Steinbach dice che nel corso di un giro d 'ispezione aveva scoperto che le «condizioni erano terribili. La grande maggioranza dei prigionieri non aveva riparo». La maggior parte di loro aveva perso peso, alcuni soffrivano di tubercolosi e «altri stavano lentamente impazzendo». 2 La razione ufficiale di cibo ammontava a 1000 calorie al giorno (e spesso non veniva distribuita). Quando l'ho intervistato nella primavera del 1998, Steinbach non nutriva alcun dubbio sulla causa di tali condizioni. «Erano la conseguenza del piano Morgenthau. [. ..] Morgenthau stava dando sfogo ai suoi sentimenti repressi nei con fronti della Germania lasciando morire di fame quegli uomini [...] [Il suo] obiettivo era la vendetta, piuttosto che la promozione degli obiettivi nazionali degli Stati Uniti. Ovviamente ne era responsabile anche Franklin D. Roosevelt, il presidente che aveva approvato questo piano. Anche peggio della fame era l'inattività imposta a queste persone. [.. .] Ero sconcertato e disgustato allo stesso tempo. Era questo il mo<lo in cui gli americani dovevano trattare la gente, anche se qualcuno di loro avrebbe potuto essere un criminale? [. ..] Certamente no. Ordinai al comandante del campo statunitense di mandare qualcuno al punto di distribuzione delle merci a ritirare razioni supplementari.»

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Steinbach disse che il cibo e l'accampamento <li tende vennero procurati immediatamente dalle scorte di zona, e la cosa è stata confermata a lui e a me da diversi ex prigionieri tedeschi all'epoca detenuti nel campo di Heilbronn. Il generale Burress trovò le stesse condizioni nei suoi campi e Steinbach vide le stesse cose anche altrove. «Ispezionai altri campi e, avendo trovato la stessa situazione, diedi ordine <li intraprendere le stesse azioni correttive. [. ..] Appena tornai al nostro quartier generale, mi incontrai con il generale Burress. Disse che il campo tedesco per i prigionieri di guerra, i cosi<l<letti POW, travalicava la sua capacità di comprensione.» I miglioramenti iniziarono quella settimana stessa e salvarono indubbiamente molte vite. Tuttavia, il generale Steinbach venne trasferito subito all'inizio del nuovo anno, e le condizioni tornarono a peggiorare, stando a quanto racconta il caporale Daniel McConnell. McConnell aveva ricevuto l'ordine <li assumere la direzione di un «ospedale» a Heilbronn verso la fine dell'inverno del 1946. Sebbene non avesse alcun addestramento al comando né alcuna esperienza in campo medico, gli fu assegnata la responsabilità del «Forno n. 4», l'« uspe<lale» del campo, dove venivano condotti i prigionieri moribondi in uscita dal campo principale. In molti campi statunitensi, «ospedali» di questo tipo erano soltanto un conveniente stratagemma per ridurre la fatica di raccogliere i cadaveri. Scrive McConnell: «Un giorno, mentre ero di servizio in un piccolo distaccamento per un carico di carbone [all'epoca era un soldato semplice] , venni convocato nell'ufficio del primo sergente che disse: "Leggo nelle vostre note caratteristiche che sapete un po' di tedesco ... il ragazzo là al campo prigionieri sta facendo pasticci. Mandiamo lei ad aggiustare le cose"». «Dopo un giro di ispezione, ho capito che il Forno n. 4 era un ospedale solo di nome. Non venivano rispettate né erano applicabili nemmeno le norme di pulizia più elementari. Non erano disponibili né detergenti né disinfettanti, per non parlare <li [forniture] mediche e chirurgiche. [...] Il puzzo era insopportabile [...] Le operazioni venivano eseguite senza anestesia. [.. .] Di notte si sentiva lo schiamazzo di una mitragliatrice o lo 17


scoppio di un fucile quando un POW si lanciava contro il filo spinato per scappare.»; Ovviamente i prigionieri morivano in massa, come hanno raccontato molti sopravvissuti, e McConnell vide che venivano sepolti in fosse comuni con i bulldozer. «QuanJo moriva un POW, i suoi resti venivano portati in un sacco di iuta fino a una tenda accanto al cancel lo principale. Lì un ufficiale medico firmava un certificato di morte, cui avrei fatto da testimone. Una gran quantità di corpi veniva portata in una trincea lunga e stretta fuori dal campo per la sepoltura di massa. Se (cosa rara) era presente un parente stretto, un sacerdote pronunciava qualche parola, poi entrava in funzione un bulldozer e copriva i corpi di terra.» McConnell aveva ordine di vigilare sull'operazione senza essere in grado di fare nulla per fermarla. Il senso di colpa non lo ha mai abbanc.lonato. P er cinquant'anni l'esperienza al campo, oltre ac.l alcune altre esperienze e.li battaglia in Corea, è stata per lui un incubo. Dal 1945 a oggi, ha sofferto e.li incubi, sudori d'ansia, depressione, senso di colpa. Per molti anni è stato professore universitario di letteratura, ma le sue conJizioni psicologiche lo hanno fatto ammalare nel fisico. Nel 1996, dopo cure mediche, ha presentato una richiesta di risarcimento all'Amministrazione Veterani (VA). A sostegno d ella propria richiesta, ha citato la prima edizione Ji questo libro, oltre a prove del trauma causato Ja altre esperienze nell'esercito. Nel maggio del 1998 la VA gli ha comunicato che la sua richiesta era stata accolta e che gli sarebbe stata elargita una pensione sostanziosa. La VA ha e.letto: «Abbiamo ritenuto che la conseguente disabilità dipendesse dal servizio prestato. Abbiamo ritenuto il suo stress post-traumatico un Jisturbo disabilitante al 100 per cento». ScrivenJo all'autore, McConnell ha <letto: «Il Suo libro Gli altri lager e la documentazione che ha inviato in relazione ai DEFEIO sono stati di cruciale importanza e hanno contribuito, credo, a un esito positivo della mia domanda di indennizzo». I brevi resoconti di alcune altre unità ospedaliere estendono il quadro tracciato da McConnell a una gran parte del sistema dei campi in Europa, sia prima che dopo la resa della Germania. Nella primavera del 1945 (quando il tasso di mortalità tra i civili 18


nella zona si aggirava intorno all'l,2 per cento) nell'8279° ospedale in Francia il tasso <li mortalità dei prigionieri si aggirava intorno al 7,84 per cento. Nello stesso periodo nell'8275° ospedale il tasso era del 4,47 per cento. L'8049° riferì un 18 per cento da giugno fino alla fine di luglio, e poi, in seguito a un trasferimento in Belgio, un 1,3 per cento. Questo miglioramento del tasso, tuttavia, non tiene conto <li 16 prigionieri morti all'arrivo su un treno sanitario che riportava prigionieri moribondi dai campi francesi nell'autunno <lel 1945. Sommando tutti gli arrivi di quel periodo, il rapporto dell'8049° continua dicendo che «49 pazienti prigionieri di guerra provenivano dalla detenzione francese». 4 Pare che il tasso di mortalità sul treno debba essersi aggirato intorno al 25 per cento in una sola settimana o giù di lì! Diversi prigionieri provenienti da Heilbronn mi hanno raccontato le terribili condizioni di vita testimoniate da Steinbach e McConndl. Tra loro, Anton Pfarrer di Pierrefonds, nel Quebec, che aveva sedici anni quando fu arrestato e imprigionato a H eilbronn. Scrive: «Riesco a ricordare quasi ogni giorno di quella sofferenza, ma io sono tornato, mentre tante altre migliaia <li persone non ce l'hanno fatta. Nella mia gabbia (Al) erano rinchiusi 3000 uomini a maggio, ma alla fine di agosto erano rimasti soltanto in 1500 a rispondere all'appello. Erano morti tutti». 5 In quell'arco di tempo dalla sua gabbia non si erano verificate scarcerazioni. Un giorno <lei 1998 Pfarrer telefonò al generale Steinbach per ringraziarlo di avergli salvato la vita. In seguito il generale disse: «Si agisce secondo la bontà del proprio cuore e senso del dovere, e Pfarrer me ne ha dato merito. Nessuno mi aveva mai ringraziato prima». Il motivo per cui uomini perbene come Steinbach non vedono riconosciuto il loro giusto merito risiede nell'incapacità <li accademici, editori e giornalisti <li pubblicizzare i fatti, sehhene sia ben noto che il riconoscimento pubblico delle sofferenze <li una vittima mitighi le conseguenze di un crimine. Di recente, il giudice Richard Goldstone del tribunale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra e un giudice della Corte Costituzionale del Sudafrica hanno sottolineato la necessità di riconoscimento e riconciliazione dopo aver sentito le affermazioni di una vitti19


ma di violenza in Sudafrica. «Sa, signor giudice, la notte scorsa è stata la prima volta da quando ho perso mio marito che ho dormito tutta la notte e non sono stata svegliata dagli incubi più terribili.» Goldstone ha detto: «In quel momento si è dissolto ogni dubbio che potessi nutrire sull'effetto risanatore di un adeguato riconoscimento pubblico». 6 Questa nuova ed izione di Gli altri lager p1, · r, 1 1 tutto il nuovo e importante materiale sulle morti di massa dei prigionieri e sulla distruzione delle prove da parte dei governi di Germania, Stati Uniti, Francia e Unione Sovietica. Il fondamento di questo libro è l'edizione del 1991 di Gli altri lager, cui ho aggiunto questa nuova introduzione. Parte del nuovo materiale è stato pubblicato in edizioni straniere del volume o nel mio stesso libro del 1997, Crimes and Mercies (Crimine e clemenza). Ma mai prima d'ora era stato raccolto come adesso nel libro più adatto. Sono stati corretti piccoli errori e piccole inesattezze presenti nel testo originale, e le cartine sono state aumentate e ampliate. La bibliografia include nuovi libri, soprattutto resoconti di ex POW, pubblicati a partire dal 1989. Piuttosto che modifìcare il testo originale, ho inserito le aggiunte principali in questa nuova Tntroduzione. La mia esperienza negli oltre otto anni successivi all a pubbi icazione è stata alquanto sorprendente. La maggiore gratificazione mi è giunta dalla grande reazione delle migliaia di ex prigionieri che mi hanno scritto, o telefonato, o che hanno inviato fax o e-mail, o che hanno addirittura bussato al.la mia porta, per ringraziarmi di aver raccontato una storia che temevano sarebbe morta con loro. Mi hanno mandato diari, lettere, agende, libri pubblicati a proprie spese, dattiloscritti di memorie, in tre o quattro lingue diverse, oltre a fotografie, cartine, disegni, quadri e persino alcun i manufatti. Mi aspettavo un vigoroso sbarramento di critica dagli esperti e una diffusa incredulità, e speravo in qualche riconoscimento per l'originalità della ricerca, ma non mi aspettavo l'intensa ostilità, la vituperazione, gli attacchi personali, gli errori, le confusioni e addirittura le bugie diffuse su di me e sul mio lavoro. Credo di avere scoperto perché la critica ha raggiunto tali estremi.

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Seguendo la linea di propaganda degli Alleati della Seconda guerra mondiale, l'odio verso «il nemico» non disting ue tra nazisti e tedeschi. Un libro recente che condannava tutti i tedeschi in quanto assassini antisemiti è stato un bestseller nel Nord America, in Inghilterra e in Germania. I tedeschi <li oggi aderiscono al culto di un sen so di colpa nazionale che somiglia quasi a una religione. Nell'impressionante espression e <li Paul Boytinck, la Germania è diventata Die Canossa Republik, la Repubblica di Canossa:7 l'attuale generazione di penitenti disprezza i propri antenati, aborrisce la storia recente della Germania e reprime freddamente la maggior parte degli sforzi tesi ad ampliare la p ortata della verità tramandata in fatto <li sofferenza post-bellica tedesca o senso di colpa bellico tedesco. Questo senso di colpa è talmente cieco <la oscurare eventi storici estremamente importanti: il fatto che in Germania esistesse una diffusa resistenza, coraggiosa, ben organizzata e di alto livello, è poco noto e non viene mai preso in considerazione da chi in Occidente odia i tedeschi. O vviamente il governo contribuisce molto all'avversione nazionale verso l'ammissione dei crimini alleati e della sofferenza tedesca. Il maggiore Ri.idiger Overmans, che ha denigrato le prove storiche <li questo libro, riveste un ruolo importante nel servizio storico alla Bundesweh r (l'esercito tedesco), e<l è dunque portavoce ufficiale <ld governo tedesco. Pertanto occorre domandare: perché a tutt'oggi il governo tedesco ignora le atrocità inflitte ai suoi stessi cittadini, pur riconoscendosi in piena libertà colpevole di ogni genere <li atrocità commessa dai nazisti? Forse che i tedeschi vengono esclusi dal loro stesso governo dalla protezione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite? Perché sia i tedeschi che gli americani fanno affidamento sulla collana di libri pubblicati da Erich Maschke, un'opera fallace, datata e incompleta che Willy Brnn<lt ha ammesso essere stata censurata dal ministero degli Esteri della Germania occidentale per giovare alla politica estera tedesca. Per gli scrittori tedeschi è difficile - in alcuni casi illegale esprimere opinioni dissenzienti sul tema del senso di colpa tedesco. Pare che uno di loro sia stato incarcerato per aver descritto

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gli orrori dell 'occupazione alleata, senza giustihcarli con qualche riferimento ai precedenti crimini tedeschi. In altre parole, è stato punito per qualcosa che non ha scritto. L'attuale politically correctness è talmente potente che persino brilla nti scrittori dissidenti come Ernst Nolte e Alfrcd de Zayas sono stati spinti le ntamente a ignorare importanti prove storiche. Nel 1948 il cancelliere Kon rad Adenauer scrisse che 6 su 18 milioni di rifugiati tedeschi morirono durante le brutali espulsioni tra il 1945 e il 1948, ma ciò rimase ignoto pe r decenni, persino per gli studiosi tedeschi più preparati, inclusi Otto Kimminich , de Zayas, Richard Matthias Miiller e Nolte, fino a quando non lo hanno letto in Crimes and M ercies. E anche allora nessuno di loro ci ha creduto, fino a quando non hanno consultato le memorie di Adenaucr e non l'hanno visto nero su bianco. Il fatto che Adcnauer stesse citando fonti americane deve essere apparso oggi alle menti dei giovani tedeschi propagandi zzati la fantasia di uno scaltro revisionista. La verità sul revisionismo e sulla storia tedesca è che i revisionisti più validi sono stati i giornalisti, gli ufficiali dell'esercito e i burocrati del governo alleati molto tempo fa - e ancor oggi. Ancor oggi vengono raccontate bugie su bugie per nascondere le atrocità degli alleati, le statistiche vengono distrutte, chi avanza obiezioni imprigionato o licenziato, fino a quando non si fa strada la paura, e restano intimiditi persino i tedeschi che quelle atrocità le hanno viste e subite. Nella più totale assenza di verità le teorie più assurde trovano un'opportunità, perché non c'è nulla da opporre a esse. Ed è lì che vive adesso la maggior parte degli storici tedeschi post-bellici, nella terra d ell'assenza di verità. Ovviamente ci sono alcune illustri e onorevoli eccezioni Ernst Nolte, Otto Kimminich e Franz Seidler. Tra gli inglesi e i nordamericani vanno ricordati anche John Gimbel, Alfred de Zayas, Victor Gollancz, il conte N ikolai Tolstoy e pochi altri. Oggi il massimo revisionista tra gli storici della Seconda guer ra mondiale è Stephen E . Ambrose, che ha scritto un'adorante biografia di Eisenhower. Non sapeva nulla sulle condizioni di vita nei campi di prigio nia francesi e americani fino a quando non ha letto le bozze del manoscritto di questo libro.

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La sua reazione ini ziale è stata quella <li un vero storico - ha lodato le scoperte di Gli altri lager e mi ha aiutato a migliorare il manoscritto. Ha gentilmente offerto molti suggerimenti utili e incoraggianti. Ha scritto: «Lei ha tra le mani una storia sensazionale, per quanto disgustosa, e non la si può più rimuovere [...] Ha scoperto gli altarini di questa gente, ha testimonianze <li persone che hanno visto con i propri occhi, ha l'ampio abbozzo <li una verità così terribile che non riesco proprio a sopportarla [...] Mi fa vergognare più di quanto riesca a esprimere il fatto che senza dubbio Hans [van Luck] fu trattato dai russi in Russia meglio <li yuanto i POW e i DEF tedeschi siano stati trattati dagli americani in Germania [. ..] Non sono tanto convinto quanto Lei che Ike abbia rivestito un ruolo così indiscutibilmente centrale [...] Non sto cercando di assolverlo, era il capo e ha dato le direttive. Ma in quell'epoca febbrile, confusa e confusionaria [. ..] ha fatto meno attenzione di quanto avrebbe dovuto. Forse da parte mia si tratta di totale razionalizzazione [. ..] Ha fatto davvero un'importante scoperta storica, il cui impatto né io né Lei possiamo immaginare completamente [...] Ho scritto mollo Jel suo manoscritto a<l Alice Mayhew, il mio editor alla Simon and Schuster.» Gliene sono stato molto grato, e l'h o raggiunto nella sua residenza estiva <li Lily Lake nel Wisconsin, dove mi sono intrattenuto con lui parecchi giorni a discutcrè dettagliatamente alcuni punti. Dopodiché, abbiamo intrattenuto una corrispondenza sul manoscritto e lui ha proposto i suoi importanti suggeri menti. Mi sono offerto <li ringraziarlo nei Ringraziamenti, ma ha risposto che se lo avessi fatto non avrebbe potuto recensire il libro per il «New York Times», perché la loro politica vieta recensioni di persone in yualche modo legatc all'autore che hanno avuto qualcosa a che fare con la preparazione di un libro. P erciò l' ho ringraziato in forma anonima come Uomo del Lily Lake. In un'intervista andata in onda nel programma serale di attualità di Dan Rather sulla CBS nell'autunno del 1989, Ambrose disse: «Credo che Jim Bacque abbia fatto un'importante

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scoperta storica [. ..] Come storico americano, mi vergogno». In un articolo a tutta pagina, la rivista «Time» ha commentato che «pur non concordando con Bacque su diversi punti, Ambrose ammette che "il libro contiene un'importante scoperta storica [. ..] Come americani non possiamo eludere il fatto che siano accadute cose terribili"». 8 Subito dopo, Ambrose accettò una cattedra allo US Army War College a Carlisle Barracks, in Pennsylvania. Improvvisamente iniziò a contraddire la sua precedente opinione su questo libro e iniziò anche una campagna <li diffamazione contro di me. Nonostante la politica del «Times» avrebbe dovuto, a quanto pare, escluderlo come recensore, la sua recensione apparve sulla «New York Times Book Review». Egli congedò le pesanti prove presentate in questo libro con due righe spassose: «[QJ uando gli studiosi faranno le necessarie ricerche, scopriranno che il lavoro di Bacque è anche peggio che indegno - è clamorosamente difettato nei suoi aspetti fondamentali». In seguito convocò una conferenza presso la sua università per discutere di Eisenhower e dei prigionieri tedeschi, poi pubblicò le dispense in un libro che decora di una danza arabesca il perimetro della dura realtà.9 Speriamo che un giorno Stephcn AmLrrn;e interrompa la danza per fare «le necessarie ricerche». Un'altra, più comune, forma di revisionismo in Occidente consiste nella negazione del piano Morgenthau (si ve<la il Capitolo I). Era il piano per distruggere l'industria tedesca, causando così la morte di 20 milioni di persone, stando a quanto affermato da due membri del gabinetto statunitense. Il segretario di stato Cordell Hull e il ministro per la Guerra Henry L. Stimson pregarono il presidente Roosevelt di abbandonare il piano subito dopo che lo aveva approvato, insieme a Winston Churchill, nel settembre del 1944. Alcuni dei più illustri slorici occidentali hanno sostenuto con forza che questo piano non fu mai attuato. Martin Gilbert, uno stimato storico britannico che ha scritto un'imponente biografia di Churchill, nonché - e ampiamente - sull 'Olocausto, scrisse che il piano Morgenthau era stato respinto dal ministero degli Esteri statunitense.' 0 In un libro di cui è uno dei curatori, Stephen Ambrose, nel tentativo di sollevare· Eisenhower dalle

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mie accuse, riferisce che questi aveva <letto a Morgenthau «che bisognava provvedere affinché i tedeschi potessero g uadagnarsi <la vivere». 11 Dice anche che Eisenhower riteneva un errore pensare che tutti i tedeschi fossero colpevoli. Ambrose lo riporta con solennità, quasi a dire che Eisenhower disapprovava qualsivoglia aspetto letale del piano. Ma stando a quanto riferisce uno degli aiutanti di campo maggiori di Morgenthau, Fred Smith, presente ali' incontro in cui per la prima volta fu abbozzato il piano, l'uomo che aveva proposto il piano Morgenthau era Eisenhower. Purtroppo per Ambrose, Smith riportò per iscritto le esatte parole di Eisenhower dopo l'incontro, pubblicate nell'Epilogo di questo libro. Eisenhower era talmente contento del piano da far circolare copie <lei libro di Morgenthau tra le truppe in Europa. Forse il miglior testimone dell'attuazione del piano fu proprio Morgenthau in persona. Di ritorno <la una visita nella Germania post-bellica, Morgenthau scrisse nel novembre del 1947: «Si è detto e scritto molto sul cosi<l<letto piano Morgenthau per la Germania dai suoi inizi fino a quando non ha smesso di essere attribuibile a un solo in<livi<luo. Poi è diventato parte dell'Accordo di Potsdam, una solc.:nne dichiarazione di politica e avvio dell'azione [. ..] per le tre maggiori potenze <lella terra». 12 Nonostante la soppressione e l'indifferenza ufficiali, molti ex prigionieri hanno conti nuato a indagare e a pubblicare i propri risultati al meglio delle loro possibilità. Un ex POW del campo di Bretzenheim ha scoperto una sbalorditiva lettera proveniente dal quartier generale del generale Eisenhower che informava i civili tedeschi del fatto che da quel momento dare cibo ai prigionieri era un crimine punibile con la morte. La lettera, datata 9 maggio 1945, contraddiceva direttamente la politica concordata dallo Stato Maggiore Supremo (JCS) a Washington. Solo poche setti mane prima Eisenhower aveva <letto allo Stato Maggiore che intendeva lasciare che i civili tedeschi nutrissero i prigionieri, e lo Stato Maggiore aveva concordato (si veda il Capitolo II). Ma poi, tramite «corriere urgente», il suo Governo Militare avvertiva i governi locali tedeschi che minacciava la pena di morte per tutti i civili che 25


avessero raccolto cibo in un unico luogo per alimentare i prigionieri. Dato che quasi tutti gli uomini erano rinchiusi nei campi <li prigionia, gli obiettivi della minaccia erano in larga parte donne e bambini. Le copie in lingua tedesca di quegli or<lini furono ritrovate negli anni Ottanta in diverse città e paesi presso il Reno. 13 Tra questi, Langenlonsheim nelle vicinanze <li Bad Kreuznach. Parte del messaggio diceva: «.. .in nessun caso possono essere raccolti rifornimenti di cibo presso gli abitanti locali per consegnarli ai prigionieri di guerra. Coloro che violano questo ordine e tentano comunque <li aggirare questo blocco per permettere la consegna <li alcunché ai prigionieri si espongono al pericolo <li essere fucilati ... ». Questa è la chiara prova che il generale Steinbach aveva ragione quando attribuiva le condizioni di vita del campo a un piano deciso ad alti livelli. L'intenzione nascosta <lietro l'ordine di Eisenhower era stata spiegata persino ai soldati americani di grado più basso. Al soldato semplice Martin Brech, di guardia ad Andernach nella primavera del 1945, un ufficiale disse «che la nostra politica prevede che questi uomini non vengano nutriti»14 (si veJa and1e l 'Epilogo). Un sergente americano (ha chiesto di restare nell'anonimato), che vide l'ordine originale del divieto ai cittadini di cibare i prigionieri, ha riferilo che era «intenzione del comando dell'esercito in merito ai campi di POW tedeschi nella Zona statunitense dal maggio del 1945 fìno alla fine del 1947 sterm inare il maggior numero <li POW dato che il traffico si sarebbe svolto senza la sorveglianza internazionale». Il sergente X , all'epoca in servizio nell'Intelligcnce militare dell'Esercito <li Occupazione degli Stati Uniti, fu testimone delle letali condizioni di vita inflitte ai prigionieri tedeschi in diversi campi, incluso Regensburg, vici no a Monaco di Baviera. Vide l'ordine indirizzato ai civili in inglese, tedesco e polacco affisso sulla bacheca del quartier generale del Governo Militare dell'Esercito statunitense in Baviera, firmato dal capo di stato maggiore del governatore militare di Baviera. In seguito venne indirizzato in polacco a Straubing e Regensburg, perché in quei campi si trovavano molte compagnie di guardia polacche.

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La carta annonaria ufficiale dell'esercito degli Stati Uniti per l'enorme campo di Bretzenheim, che mi fu data nel 1991,15 dimostra che questi prigionieri ricevevano tra le 600 e le 850 calorie al giorno. I prigionieri morivano di fame, nonostante «ci fosse cibo impilato tutto intorno al recinto <lei campo», stando a quanto affermato dal capi.tana Lee Berwick del 424° Reggimento <li Fanteria, a guardia del campo. 16 Gli ex prigionieri hanno contribuito alla scoperta dei nomi di prigioneri e civili fucilati per aver commesso il «crimine» di far passare cibo attraverso il filo spinato. Donne e adolescenti venivano colpite e uccise a fucilate, e imprigionate per aver portato cibo nei pressi dei campi, sebbene l'ordine di Eisenhower avesse presumibilmente concesso ai singoli comandanti dei campi la possibilità <li esonerare i familiari che cercavano di cibare i propri parenti attraverso il filo spinato. 17 Il prigioniero Paul Schmitt fu colpito nel campo americano di Bretzenheim dopo essersi avvicinato al filo spinato per vedere sua moglie e il figlioletto, che gli stavano portando una cesta di cibo. Il dottor Helmut von Frizberg, adesso abitante a Wildon, vide una guardia americana al campo di Remagen colpire a morte un prigioniero tedesco perché aveva parlalo con la moglie attraverso il filo spinato. 18 I francesi facevano altrettanto: la signora Agnes Spira venne colpita dalle guardie francesi a Dietersheim nel luglio <lei 1945 per aver portato cibo ai prigionieri. Sulla sua lapide nei pressi di Budesheim si legge: «Il 31 luglio 1945 mia madre fu improvvisamente e inaspettatamente strappata a me a causa del suo gesto di bontà verso i soldati imprigionati». La voce nel registro della chiesa cattolica dice semplicemente: «Una fine tragica, colpita a morte a Dietersheim il 31.07.1945. Sepolta il 03.08.1945.». D ell'omicidio più raccapricciante fu testimone il prigioniero Hanns Scharf, che stava guardando una donna tedesca avvicinarsi con i suoi due bambini a una guardia americana nel campo <li Bad Kreuznach, con una bottiglia di vino in mano. Chiese alla guardia <li poter dare la bottiglia a suo marito, che si trovava appena oltre il filo spinato. La g uardia si capovolse la bottiglia in bocca, e quando fu vuota la gettò a terra e uccise il prigioniero con cinque colpi. G li altri prigionieri urlarono, richiamando 27


così il luogotenente dell'esercito statunitense Holtsman di Seattle, che disse: «È terribile. Garantirò una dura corte marziale».19 Durante i miei mesi di lavoro negli archivi dell'esercito a Washington non ho scoperto alcuna prova di corte marziale per questo o simili incidenti. Il capitano Lee Berwick del 424° Reggimento dell'esercito degli Stati Pniti , al comando presso le torri di guardia nella vicina Bretzenheim, ha detto di non aver mai saputo niente di corti marziali per uccisioni a Bretzenheim o a Bad Kreuznach. 20 Ovviamente, c'erano onorevoli eccezioni alla regola tra i singoli americani e francesi, come Brech. Il capitano francese Julien, del Troisième Régiment de Tirailleurs Algériens, che ereditò dagli americani il comando a Dietersheim nel luglio del 1945, vietò fucilazioni nel suo campo, come il lettore vedrà più avanti. A Bad Kreuznach, William Sellner di Oakville, nell'Ontario, vide un giorno alcuni civili gettare cibo oltre il filo spinato mentre le guardie guardavano con indifferenza. Di notte le guardie sparavano a casaccio con le mitragliatrici nei campi, apparentemente per divertimento. A Bad Kreuznach, Ernst Richard Krische, cui è stato amputato un braccio, scrisse nel suo diario al 4 maggio: «Spari selvaggi durante la notte, veri e propri fuochi d 'artificio. Dev'essere la presunta pace. Il giorno seguente 40 morti "vittime dei fuochi d'artificio" solo nella nostra gabbia, molti feriti». 21 I prigionieri sopravvissuti a Bretzenheim hanno descritto l'arrivo lì il 9 maggio 1945. Videro tre file di cadaveri lungo la strada di fronte al campo. Gli americani hanno ammesso la sepoltura il 9 maggio a Stromberg di settantacinque morti provenienti da Bretzenheim e di altri sessanta il 10 maggio. 22 Non tutti erano stati uccisi dal solito male, la fame e l'esposizione alle intemperie. Uno dei prigionieri sopravvissuti a Bretzenheim era un contadino di nome Otto Tullius, proprietario di una parte del terreno dove venne imprigionato. Dopo la chiusura del campo e il ripristino all'uso della sua terra ricominciò a coltivarla, e man mano che arava, continuava a trovare oggetti dismessi dai prigionieri, per esempio fiaschi, fibbie di cinture e piatti di latta. Negli anni Ottanta Otto Schmitt iniziò a effettuare scavi nel

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terreno circostante la casa di Tullius, in cerca di ulteriori manufatti, o addirittura corpi, ma la polizia minacciò di multarlo per 250.000 marchi, perciò smise. Ai tedeschi è stato permesso di scavare nelle fosse comuni dei prigionieri negli ex campi Ji prigionia russi, ma le prove dei maltrattamenti francesi e americani giacciono ancora sepolte sotto la fattoria di Tullius. 23 Anche il paese di Bretzen hei m è stato il luogo di molte nuove ricerche sul destino dei prigionieri. Nel 1985 il signor Wolfgang Spietz di Bretzenheim e sua moglie accettarono la sfida lanciata dal pastore protestante del luogo a preparare una mostra sul campo di prigionia della zona, che era stato sotto il controllo degli americani e in seguito dei francesi. Con il supporto ufficiale del Biirgermeister Griinwald, la cosa si sviluppò fino a trasformarsi nell'attuale centro di documentazione dove gli Spietz hanno raccolto una gran quantità di materiale sulle condizioni di vita e sulle morti nel campo. Gli Spietz hanno fatto una scoperta sensazionale sull'«ospedale» nel 1990, in occasione della visita di Rudi Buchal di Grossenhain, nella Germania orientale, che era stato prigioniero nel periodo di comando americano. Buchal aveva prestato servizio come inserviente medico nd 50° ospedale Ja camµo, Distaccamento B, nei campi di Bretzenheim. Per il primo mese o oltre, l'ospedale ebbe pavimenti di fango, fu privo di letti, di forniture mediche, di lenzuola e distribuì razioni da fame. In seguito alcune scorte furono scroccate a casaccio dalle squadre americane che stavano «rovistando» nelle città tedesche dei dintorni. Mentre gli americani si preparavano a lasciare Bretzenheim a luglio, Buchal seppe dagli autisti della 560" Compagnia Ambulanze, che avevano portato via corpi e prigionieri malati «evacuati», che nei sei campi intorno a Bretzenheim erano morte 18.100 persone nelle dieci settimane di controllo americano. A Buchal non fu rivelata la destinazione dei cadaveri. Sentì la cifra di 18.100 morti dai tedeschi incaricati di redigere le statistiche dell 'ospedale e da altro personale ospedaliero americano. I sei campi erano Bretzenheim, Biebelsheim, Bad Kreuznach, Dietersheim, Hechtsheim e Heidesheim. L'affidabilità di Buchal è stata attestata dall'esercito americano stesso. Quando fu finalmente congedato, Buchal ricevette un documento in cui si affer29


mava che secondo l 'opinione degli ufficiali che lo avevano avuto sotto il proprio comando, «durante il periodo summenzionato (aprile-luglio del 1945) si era dimostrato collaborativo, capace, industrioso e affidabile». 24 Leggendo il rapporto di Buchal sui 18.100 cadaveri in una bozza di questo capitolo, il capitano Berwick disse che «potrebbe essere vero». La cifra di 18.100 cadaveri è confermata in generale dai resoconti di cinque prigionieri sopravvissuti a Bretzenheim. In parecchi riferiscono oltre 50 morti al giorno per un lungo periodo nel solo campo, escluso il cosiddetto «ospedale>>.25 Uno di loro raccontò che, a parte l'ospedale, dal campo uscivano tra i 120 e i 180 corpi al giorno. 26 Inoltre, a casa degli Spietz a Bretzenheim nel 1991 si incontrarono quattro ex prigionieri per parlare delle loro esperienze. Max Miiller di Bad Kreuznach posò sul tavolo da pranzo degli Spietz la carta annonaria originale dell'esercito degli Stati Uniti per Brctzenheim, rovinata dall'acqua, un libro mastro tedesco con scritto a matita sulla copertina rigida, ancora leggibile, il nome dell'impiegato che lo aveva tenuto. Si trattava di Rohert Hughson, 424° Reggimento, 106" Divisione Fanteria. Più tardi, negli Stati Uniti, l'ufficiale agli approvvigionamenti della 106" mi confermò: «Sì, mi ricordo di Hughson». E il capitano Berwick disse: «Avevamo le scorte ammucchiate tutto intorno al campo». Non era in grado di spiegare perché i prigionieri ricevessero soltanto dalle 600 alle 850 calorie circa al giorno, che era la razione secondo quanto riportato da Hughson. 27 E in teoria questi prigionieri avevano lo status di Prigionieri di Guerra, perciò si presumeva che fossero trattati meglio di chiunque altro. L'affermazione di Berwick sulle scorte di cibo discorda non solo con la carta annonaria ufficiale dell 'esercito, ma anche con i resoconti di dieci prigionieri e parecchi civili ricevuti dall'auton:. D escrivono, senza eccezione, le condizioni di fame prevalenti in tutti i 70 e rotti giorn i in cui il campo fu sotto il controllo statunitense.28 Il prigioniero Herbert Peters ha riferito di condizioni di vita simili nell'immenso campo statunitense di Rheinberg: «Persino quando per noi c'era poco da mangiare, il recinto in cui erano conservati gli approvvigionamenti era enorme. Pile di scatole di cartone come bungalow intersecate da viottoli». 2')

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La morte di 18.100 persone in totale, presa insieme al periodo noto di 10 settimane e alla popolazione media nota dei sei campi di 217.000 prigionieri, significa che il tasso di mortalità ammontava al 43 per cento all'anno. Il che è molto di più del 35,6 per cento riportato nella tabella X della Storia Medica del Teatro delle Operazioni Europeo, che mi è servita a determinare i tassi di mortalità generale nella prima edizione de Gli altri lager. Una grande quantità di cadaveri venne notata anche nell'arco di molti giorni da numerose guardie americane al campo. 30 Il capitano Berwick aveva la responsabilità dei capitan i di Lager tedeschi che ogni giorno avevano trasportato i corpi d ei defunti. Berwick calcola che, nel periodo peggiore, durato circa 16 giorni, vennero trasportati fra i tre e i cinque corpi al giorno da ciascuna delle 20 gabbie all'in terno del recinto più vasto. Il che significa che dal campo vero e proprio, escludendo l'ospedale, vennero portati via all'incirca tra i 960 e i 1600 corpi in soli 16 giorni dall a sola Bretzenheim. Berwick non sa dove furono portati. Se aggiungiamo le probabili morti in ospedale calcolate in base al le statistiche per gli ospedali sia di Bretzenheim che della vicina Bad Kreuznach, e ai resoconti medici generali della 106' Divisione, che sorvegliava Bretzenheim e Bad K reuznach, il tasso di mortalità generale a Bretzenheim -nel campo aperto, nell'ospedale interno al campo e tra coloro che furono trasportati in «ospedali di evacuazione» esterni- superò il 40 per cento ali 'anno durante quelle 10 settimane. Berwick ha detto anche che, dato che le guardie si sforzarono di migliorare il campo, il tasso di mortalità calò in maniera molto significativa dopo i disastri delle primissime settimane. «A luglio, il numero di morti era ormai trascurabile», disse. Dalle succitate prove possiamo adesso comprendere che esistevano tre luoghi in cui i cadaveri dei prigionieri ven ivano accumulati. Innanzitutto, all'aria aper ta all'interno dei campi stessi, dove i vivi avrebbero potuto morire di malnutrizione, malattie, esposizione alle intemperie, ed essere sepolti vivi qu ando le loro catapecchie di terra gli collassavano addosso, o annegavano nelle fosse delle latri ne. Molti dei corpi di coloro che erano morti di fame e malattia furono trascinati fino al cancello del campo e portati via sui camion. La seconda zona di morte si trovava negli

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ospedali stessi dei campi, di solito collocati in una tenda interna al campo. La terza nel tratto di trasferimento agli ospedali di evacuazione o al loro stesso interno. I resoconti compilati dai medici della 106" Divisione dell'esercito statunitense e da quelli del 50° Ospedale da Campo aggiungono particolari al quadro dei campi di morte. Per diversi ospedali da campo possediamo resoconti dettagliati. 31 Questi ospedali facevano parte di un sistema di 16 «unità ospedaliere» da campo,-'2 ciascuna allestita di solito in tende all'interno o molto vicino ai campi di prigionia. A pieno regime potevano accogliere circa 14.000 pazienti. A maggio, la loro capacità media era di circa 9500 pazienti. L'occupazione per due ospedali da campo presi in osservazione era del 90 per cento circa.3_i Secondo i rapporti, circa la metà dei pazienti ammessi in queste unità ospedaliere tra il maggio e il luglio del 1945 venne ulteriormente evacuata, in ospedali da evacuazione in Europa, ma lontano dal campo di prigionia. Si supponeva che alcuni di questi ospedali di evacuazione fossero collocati in cx ospedali civili tedeschi, presumibilmente amministrati da pochi tedeschi sotto la supervisione americana. Altri erano gestiti da americani. I rapporti dimostrano che migliaia <li prigionieri malati vennero trasferiti dai campi di prigionia a questi ospedali, e lì scomparvero dai rapporti. Per esempio, dal l O maggio al 10 luglio 1945, 44.646 prigionieri vennero spostati dai campi agli ospedali, inclusi sia gli ospedali da campo che gli ospedali di evacuazione, ma soltanto 12.786 di loro tornarono ai campi dopo le cure. Le morti registrate furono 1392. Non esiste alcuna documentazione sul destino degli altri 30.468 prigionieri. Una traccia rilevante si trova nei rapporti sui servizi di ambulanza del dipartimento medico della 106" Divisione. Dal 1° maggio al 10 luglio, le ambulanze della 106· Divisione trasportarono 21.551 prigionieri malati dagli ospedali da campo agli ospedali di evacuazione. La pagina che mostra gli arrivi negli ospedali di evacuazione presenta una lunga serie di zeri sotto la dicitura «NEMIC0».34 Non può trattarsi di un piccolo intoppo statistico. Innanzi tutto, le stesse pagine di moduli registrano con evidente chiarezza cosa accadde al personale americano: sono riportati arri-

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vi regolari agli ospedali <li evacuazione e partenze dagli stessi ospedali. Inoltre il rapporto della 106" Divisione è organizzato in colonne e intestazioni che definiscono le varie categorie di pazienti inclusi i Casuali e i Nemici (Alleati, civili), nonché truppe statunitensi. Tutte le categorie sono registrate sugli stessi fogli. Soltanto i prigionieri nemici partono per queste destinazioni e non riescono ad arrivare. Soltanto i prigionieri nemici non risultano ritornati «in servizio», cioè nell 'originario campo di prigionia. Non si è verificato un collasso <li prigionieri nemici a causa <li malattie trasmissibili, per numero di morti o per casi chirurgici, sebbene questi collassi vengano riferiti in ogni caso per gli americani malati nei loro ospedali di evacuazione. I tedeschi diventano una lunga serie di zeri. Come abbiamo appreso adesso dal dottor Joseph Kirsch , medico volontario francese che lavorava in uno di questi «ospedali», i prigionieri venivano trasportati fuori <lai campo sui camion, di solito di notte, fino a un lontano edificio sicuro, <love la maggior parte <li loro moriva subito. I corpi venivano sepolti in luoghi in cui oggi nessuno è autorizzato a svolgere ricerche, sotto pena <li multe gigantesche. Una vivida desuizione <li u110 <li 4uesli osµe<lali di evacuazione è data dal loro interno dal dottor Kirsch, che scrive: «Svolgevo attività <li volontariato per il Governo Militare della 21 a regione militare [francese nei pressi di Metz] [. ..] Ero assegnato all'ospedale mi Iitare "francese" al piccolo seminario di Montigny [...] Nel maggio del 1945, gli americani che occupavano l'ospedale di Legouest ci portavano ogni notte in ambulanza barelle cariche di prigionie ri moribondi in uniforme tedesca [. ..] Queste ambulanze arrivavano dalla porta posteriore [...] Allineavamo le barelle nella sala centrale. Per le cure non avevamo nulla a nostra disposizione. Potevamo solo eseguire esami elementari e superficiali (auscultazione), soltanto per scoprire la causa prevista <li morte nella notte [...] perché al mattino arrivavano altre ambulanze con bare e calce viva [...] Questi prigionieri languivano in condizioni talmente pessime che il mio ruolo era ridotto al conforto dei moribondi. Questo dramma mi ha ossessionato fin dalla guerra: lo considero un orrore.>:!5

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Il lettore può valutare quale opinione avessero gli americani <li questi ospedali in base al fatto che o ltre ai pazienti caricassero calce viva e bare_,<, Questo è il genere di prova che non compare mai sul «Times», su «Le Monde» o su libri <li professori. La 106" non era la sola unità a nascondere prove dei maltrattamenti: l'occultamento era una tattica ai massimi livelli degli eserciti statunitensi e francesi. Come vedremo nell'Epilogo, il quartier generale di Eisenhower riferì che 132.262 uomini furono trasferiti in Austria nell'agosto del 1945. L'evento fu registrato nella colonna intestata «Altre Perdite». Gli storici come Ambrose si sono aggrappati a questo come prova che la categoria Altre Perdite rappresentava principalmente i trasferimenti ad altri comandi dell'esercito statunitense. Non si rendono conto del fatto che in Europa non esisteva un altro comando dell'esercito statunitense. li generale Mark Clark non comandava l'esercito degli Stati Uniti in Austria, bensì e ra semplicemente il delegato politico degli Stati Uniti. In ogni caso, Clark in persona non riferì <li alcun trasferimento di questo tipo: gli arrivi complessivi di DEF per l'intero mese <li agosto ammontava soltanto a 17.953 (si veda l'Epilogo). Il generale Louis Buisson, capo del servizio prigionieri francese, riferì che 166.000 prigionieri erano stati ri lasciati in Germania: non riporta da nessuna pa rte che precedentemente erano stati portati nelle gabbie francesi. Così i 166.000 vennero sottratti a un totale che non li aveva mai inclusi. Questo era un modo conveniente di sbarazzarsi <li alcuni dei morti che ammise di avere avuto (si ved a anche il Capitolo IX). Nel giugno <lcl 1945 gli americani dissero ai francesi che nelle gabbie lungo il Reno quasi 275.000 prigionieri erano pronti per essere consegnati. Quando i francesi li contarono, oltre 100.000 non erano presenti. Nel febbraio del 1945 il colonnello R.J. Gill lamentò che oltre 10.000 prigionieri risultavano mancanti da una spedizione. Il genera! maggiore Milton A. Reckor<l lamentò presso Eisenhower gli alti tassi <li mortalità nei carri merci chiusi che trasportavano i prigionieri, ma le vere cifre total i non compaiono nei resoconti statunitensi su quelle morti. E così via (si veda Capitolo II). 34


Dopo la guerra, gli ufficiali tedeschi iniziarono cautamente a frugare nel J estino dei parenti scomparsi. Sotto il primo cancelliere, Konrad Adenauer, i tedeschi portarono a termine un'indagine, in tutte le aree occidentali, con discontinuità nell 'area russa, dimostrando che, stando ai parenti sopravvissuti e ai resoconti postali, non si era mai reso ufficialmente conto di almeno 1,4 milioni di tedeschi imprigionati, che a tutt'oggi risultano dispersi. Nell'ottobre del 1951, il cancelliere Adenauer depositò alle Nazioni Unite il suo elenco nominale <li oltre 1.100.000 nomi di soldati ancora di spersi e presumibilmente prigionieri. Questa cifra non includeva i 271.672 civili catturati dall'Armata Rossa come sostituti dei prigionieri fuggiti o morti durante il trasferimento. L'inJagine e ra completa al 94 per cento circa nelle tre aree occidentali, ma solo al 30 per cento nell 'area sovietica.37 In effetti, diceva che oltre 1.100.000 soldati tedeschi, nonché molti dei paramilitari e dei civili dispersi, erano morti in cattività. Prima del 1989, la propaganda in Occidente sosteneva che soltanto 30.000 di loro erano morti, principalmente nei campi francesi. 38 Dato che le ricerche coprivano solo in maniera incompleta i tedeschi e non includevano altre nazioni, è prudente affermare che nei campi alleati morirono molte altre migliaia di prigionieri rispetto a quanto dimostrato nell'inchiesta di AJenauer. Almeno un milione di prigionieri tedeschi risultavano ancora ufficialmente dispersi nel 1998. La causa deJla morte, l'epoca e il luogo della morte e il luogo di sepoltura sono tutti sconosciuti. Quando il governo tedesco sotto la guida di Adenauer chiese spiegazioni, ciascuna delle parti coinvolte nella Guerra Fredda accusò l'altra di quelle morti. N essuno da entrambe le parti mise in discussione l'accuratezza delle cifre tedesche. Perciò, per oltre 40 anni, gli storici in tutto il mondo hanno concordato su una sola cosa riguardo ai prigionieri tedeschi: oltre 1,4 milioni di loro erano dispersi senza che se ne dessero spiegazioni fino al 1989 (si veda anche il Capitolo XI). Pertanto, l'apertura degli archivi del KGB dopo la caduta del regime comunista ha costituito un banco di prova spettacolare per gli storici: se gli archivi del KGB dimostravano che tanti

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tedeschi erano morti nei campi di prigionia sov ietici, il mondo avrebbe saputo grazie a una sempl ice sottrazione quanti ne fossero morti in Occidente. Ma prima che avviamo il discorso su quel lo che abbiamo effettivamente trovato in questi archivi, il lettore vorrà sapere quanto :, ·;H, n affidabili. Esistono tre metodi principali per verificarne l'accuratezza. Il primo consiste nel giudicarli sui generis - in base alla loro coerenza, alle dimensioni e alla motivazione ufficiale fornita sul fatto che erano stati nascosti così a lungo per poi renderli noti. Il secondo prevede uno studio contestualizzato, che ne mostri il collegamento con le informazioni documentarie che abbiamo ricavato da fonti non sovietiche riguardanti i documenti sovietici. E il te rzo consiste nella valutazione delle opinioni espresse dagli uomini presenti nei campi in quanto prigionieri.

1. Gli archivi sovietici in sé e per sé

Per giudicare la validità dei documenti contenuti in questi archivi, chiederebbe la maggior parte degli occidentali, come si fa a fidarsi dei resoconti sovietici, sapendo che il sisLe rna sovietico si basava normalmente sull'inganno di massa? Proprio questo è uno dei motivi principal i per cui gli archivi sovietici sono affidabili. Praticamente tutte le bugie sovieLich t: avvenivano al di fuori degli archivi. Questi archivi potevano conservare in tutta sicurezza tutti i documenti, a prescindere da quanto potessero essere screditanti, vergognosi o orribili, perché erano top secret, disponibili solo per i più importanti membri del regime. Il KGB produsse milioni di pagine di resoconti dettagliati sui propri prigionieri, dall 'arresto al rilascio o alla morte. I documenti sono ancora tutti conservati in un edificio alto e tetro <li Mosca chiamato Archivio Centrale Speciale di Stato, CSSA. Il CSSA, talmente segreto che la sua facciata è nascosta <la un altro edificio e <la essere accessibile soltanto a pochissimi studiosi e apparatchik, conteneva fascicoli personali di molte pagine su ciascuno dei quattro milioni di prigionieri di guerra, in cui era registrato tutto quanto <li significativo accadeva nel

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gulag del prigioniero. Dopo la caduta Jel comunismo, e dopo che gli archivi d el CSSA sono stati aperti sotto il nuovo regime democratico, ho visitato Mosca nel 1992 e nel 1993. Mi fu permesso <li camminare su e giù per le cupe navate e di tirare giù a casaccio qualunque scatola volessi, per leggerne il contenuto grazie al mio interprete canadese, per fotocopiare i documenti, cosa che feci, e per portarli in Canada, dove adesso ne conservo a decine. Ho trovato regali per Stalin da parte dei prigionieri che speravano di tornare a casa prima adulando il loro persecutore. C'erano striscioni di seta con poemi lusinghieri per il grande eroe antifascista ricamati in rosso e oro, scatole di mogano dalle complicate incisioni, quadri, splendide scatole intarsiate, libri di disegni, cartigli. Girava voce che su uno scaffale i sovietici conservassero i denti di Hitler. E c'erano resoconti estremamente dettagliati sul destino dei prigionieri. I resoconti sovietici sono estremamente precisi anche nel riportare il d estino dei gruppi. Per esempio, i 356.687 morti tedeschi nei campi di retrovia vengono calcolati separatamente rispetto ai morti di etnia tedesca (provenienti, per esempio, da altri paesi europd comt.: la Polonia e la Cecoslovacchia) e anche dagli austriaci. In queste ultime categorie vennero registrati 21.603 morti.-w I morti totali tra i prigionieri di guerra europei tra il 1941 e il 1952 ammontano a 518.480. Su ciascun prigioniero veniva preparato un fascicolo personale, su cui era registrata l'unità militare, il nome, il numero di serie, la data di arresto, e la storia medica e legale. Uno di questi fascicoli includeva la lastra di un osso rotto curato in ospedale nel 1946. Il fascicolo di un prigioniero austriaco, il famoso biologo Konrad Lorenz, è particolarmente voluminoso, dal momento che include le descrizioni <li alcuni suoi lavori scientifici che era riuscito a effettuare nel campo. l fascicoli contavano in media 20 pagine circa a prigioniero. Alcuni erano lunghi oltre 200 pagine. Il tutto fu tenuto segretissimo per decenni, in accordo con la politica di stato. Come ha scritto il generale Dmitri Volkogonov, fu Lenin a dare inizio alla pratica, rigidamente attuata per settant'anni, di conservare i documenti più importanti che 37


riportavano le azioni e le politiche sovietiche, a prescindere da quanto fossero brutali.4° Così il paradosso previsto <la George Orwell divenne realtà: ciò che la gente sapeva non era vero; ciò che era vero non era noto. Questo sconcertante paradosso moltiplicava il terrore dei gulag. Il paradosso non era sconosciuto in Occidente all'epoca del Watergate, del bombardamento del la Cambogia, delle atrocità francesi in Indocina e in Africa, delle azioni di polizia del Regno Unito in Irlanda o della vendita di armi all'Iraq negli anni Ottanta, dei crimini di guerra canadesi in Somalia e via dicendo. E questi archivi dimostrano al di là di ogni dubbio che gli stessi sovietici commisero crimini enormi contro i prigionieri arresisi nelle loro mani. Oltre 700.000 prigionieri di guerra e civili paramilitari provenienti da tutti i fronti morirono durante la prigionia in URSS, in condizioni contrarie alle regole di guerra, alla Convenzione Ji Ginevra, alla costituzione sovietica e persino all'interesse sovietico stesso. 41 Le competenze e il lavoro di tutte queste persone, necessari alla ricostruzione delle rovine russe Jopo la guerra, vennero sacrificati per nulla. Questi archivi sono intrinsecamente coerenti nel senso che qualunque lacu11a apparente in una sezione può essere colmata Jal riferimento a un'altra. Per esempio, il Rapporto Bulanoc per i campi NKVD mostra un totale di morti relativamente ai tedeschi <li 356.687 dal 1941 fino ai rilasci finali alla metà degli anni Cinquanta. Ma chiaramente molte migliaia di prigionieri morirono durante il tragitto dal fronte ai campi NKVD, prima Ji giungere in vista di Bulanov. E anche questi sono registrati, negli archivi dell'Armata Rossa. Ce n'erano 93.900.42 I campi di prigionia per i tedeschi e gli altri europei raggiunsero il fondo dopo la battagli a <l i Stalingrado.43 Dopo la disorganizzazione iniziale a seguito dei fatti di Stalingrado, nel febbraio del 1943, il KGB (NKVD) lavorò in prossimità del fronte, prelevando e registrando prigionieri. Il tasso di mortai ità era ini zialmente molto alto tra i tedeschi e gli italiani catturati a Stalingrado, in parte a causa <lei fatto che i soldati dell'Asse RomaBe rlino erano già moribondi al momento della cattura. Prima di arrendersi, i tedeschi perdevano tra i 400 e i 500 soldati al giorno a causa del congelamento e delle malattie. 44 38


Non appena i sovietici si furono organizzati, passavano soltanto pochi giorni tra la cattura di un soldato e il suo ingresso nei campi del KGB, nonché la sua catalogazione nei registri del KGB, dove veniva accuratamente annotato il suo destino. Questi registri venivano tenuti Jagli ufficiali del KGB, ciascuno dei quali apponeva la propria firma alle statistiche lì contenute. Era responsabile non solo <lei prigionieri, ma anche Jella loro produzione e consunzione. Nell'ottobre del 1944 agli ufficiali di grado più basso venne ordinato di cibare i prigionieri con razioni abbondanti.45 La razione prevedeva 600 grammi di pane nero ogni giorno, spaghetti, carne, zucchero, verdure e riso, il tutto per un totale di oltre 1400 grammi di cibo a persona al giorno. I più deboli, i malati e gli ufficiali ne ricevevano di più, i criminali di guerra meno. Decine di resoconti di prigionieri sopravvissuti mostrano che questa razione non veniva fornita sempre perché gli ufficiali e le guardie rubavano per sé il cibo dei prigionieri. Diversi tedeschi hanno raccontato che, non appena iniziarono a ricevere pacchi di viveri Ja casa, condivisero il cibo con le guardie. 46 Al contrario della politica americana che minacciava Ji morte i civili qualora cibassero i prigionieri, la politica sovietica prevedeva che i prigionieri venissero alimentati adeguatamente. E questa politica era stata stabilita dalla più alta e spaventosa autorità Jell'Unione Sovietica, Stalin in persona.47 Il tasso di mortalità si ridusse drasticamente entro il 1945, principalmente perché i sovietici volevano ricavare <lai prigionieri lavoro utile. Come disse Stalin nel maggio del 1945 a Harry Hopkins, emissario Jel presidente Roosevelt e Jcl presidente Truman, gli piacevano di più i prigionieri tedeschi perché lavoravano più duramente. Tuttavia, la reale produzione era, per i calcoli sovietici, leggermente inferiore ai costi che lo stato sosteneva per mantenerli e sorvegliarli. Il che non sorprende, dato che tutto il paese è stato con ogni evidenza inefficiente sotto zar, comunisti e «democratici». Il valore Jel rendimento degli schiavi prigionieri venne calcolato dal KGB (MVD) tra il 1946 e il 1949.48 Il rendimento J egli schiavi non bastava mai a coprire il loro misero mantenimento. Il rendimento ammontava all'80 per cento circa dei costi

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Ji mantenimento dei campi. Tale era l'effetto della schiavitù su gente, principalmente giapponesi e tedeschi, famosa per l'intelligenza, l'organizzazione e la generale efficienza. Alex AJourian, che adesso risiede a Toronto, ne fece esperienza durante la prigionia in un campo sovietico dal 1945 al 1953. Nel 1949 lc guardie dicevano ai prigionieri che da quel momento in poi sarebbero stati pagati per il loro lavoro. Alla fine del primo mese, l'amministrazione calcolò che i prigionieri le dovevano soldi. Venne loro condonato il debito.49 Nessuno di coloro che hanno lavorato negli archivi sovietici sui prigionieri può credere che siano fa lsi. Gli archivi sono troppo vasti e coerenti. E ricevono il consenso degli archivisti stessi, cosa che almeno uno Jegli archivisti statunitensi non farebbe per i propri archivi militari. 50

2. Gli archivi sovietici secondo i sopravvissuti

Molti dei documenti conservati nel CSSA confermano il quadro sia di una terribile sofferenza, sia di una strana ma sopportabile società prigioniera la cui maggiore pecca era la prigionia stessa, molto simile all'immagine comune di una prigione occidentale. La storia completa <lei gulag per prigionieri stranieri (Gupvi) non è stata ancora raccontata, nonostante Alexandr Solzcnicyn abbia narrato le sofferenze nel rispettivo gulag per i cittadini sovietici . L'impressione generale nella mente occidentale è quella che la vita nel gulag fosse una monotona sofferenza sotto una spietata crudeltà, ma questa non è tutta la storia. Dobbiamo descrivere brevemente il quadro comune, per poi aggiungere altre storie. I prigionieri schiavizzati in un vasto sistema di 6000 campi erano sparpagliati per tutta l 'URSS da Minsk in occidente, a Karaganda nel centro-sud, a Vorkuta nel nord, a Magadan nel nord-est. 51 Magadan era particolarmente orribile. Solzenicyn visitò i resti Jcl campo lungo il cammino Ji ritorno a Mosca nel 1994, per rendere omaggio agli schiavi vissuti e morti al suo fianco. Tra il 10 gennaio e il 22 febbraio 1943, a Stalingrado, l'Ar-

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mata Rossa fece prigionieri 91.545 uomini. Le condizioni di vita anche dopo la cattura erano disgustose. L'ex POW G. Kurtz disse in seguito: «Sono sopravvissuto a Stalingrado, alle marce spossanti, sono sopravvissuto persino al campo <li morte di Beketovka, dove in un paio <li settimane 42.000 dei miei 55.000 camerati morirono di fame e di malattie». 52 Beketovka era talmente peggiore rispetto a<l altri campi che tra il 22 e il 25 marzo venne con<lotta un'inchiesta. I dottori riferirono che il 29 per cento dei prigionieri stava bene, ma il 71 per cento era malato, infestato dai pidocchi, stremato. La maggior parte indossava abiti inadeguati: alcuni erano vestiti con abiti civili. Come si è visto, si provvedette subito per una sistemazione migliore e una maggiore quantità <li cibo. Alla fine della guerra, il campo aveva ormai i propri orti. Già nel 1949 erano talmente produttivi che venivano ven<lute derrate per un valore annuo <li 1.819.000 rubli. 5) Nel 1946, nel sottocampo 12 dei campi di costruzione della linea ferroviaria BAM (Baikal-Amur) a est del lago Baikal, i prigionieri furono condotti fuori in una giornata <l'inverno fino a una foresta dove avrebbero dovuto esaminare gli alberi <la segare per contribuire alla cusLruzio11e Jella ferrovia BAM a est di Baikal fino al fiume Amur. Arrivò un esperto forestale sovietico per marcare con la pittura gli alti alberi da abbattere. Dovevano essere utilizzati per la costruzione di campi di lavoro sulla ferrovia e per le traversine ferroviarie. Dopo circa una settimana che l'esperto sovietico aveva trascorso a marcare gli alberi, i prigionieri vennero condotti all'aperto con le asce. Erano sorvegliati dalle truppe <lell 'NKVD che contavano 10 soldati ogni 100 prigionieri. Le guardie si sparpagliarono per la foresta a grande distanza <lai prigionieri, che pertanto non ebbero inizialmente la consapevolezza <li ciò che stava accadendo. I prigionieri abbatte rono deliberatamente tutti gli alberi storti e inutili. Quando caddero, gli alberi inutili impedirono ogni ulteriore lavoro fino alla loro rimozione. Perciò quel lavoro andò quasi completamente sprecato e il progresso della ferrovia rallentò. I prigionieri non vennero puniti perché finsero che si fosse trattato di un errore. E in effetti avevano abbattuto il loro «minimo di produzione» o norma per quel periodo, perciò la cosa non 41


aveva importanza. Simili episodi contribuivano a mantenere la produzione talmente bassa che i sovietici sarebbero stati meglio senza i gulag. Le statistiche del KGB mostrano che nel 1946 la produzione dei campi (legname, alloggi, carbone, oro, costruzioni di alta tecnologia come per esempio centrali telefoniche) si aggirava intorno al 75 per cento del costo dei campi in salari per le guardie, cibo, abiti, rifornimenti e via dicendo. Già nel 1948 era salito a oltre 1'85 per cento, ma in tutti gli anni di calcolo la produzione non superò mai i costi. I prigionieri erano sovvenzionati per stare lì. In effetti si trattava di alloggio gratis, una vacanza all'inferno. Adesso ci dedichiamo a storie di sopravvissuti di altro genere, giunte da quello che sembra quasi un mondo a parte. Uno dei più fortunati prigionieri giapponesi tornato a casa in Giappone nell'agosto del 1945 era un giovanotto di nome Makoto, originario di un antichissimo distretto di Tokyo, Eddoko. Makoto era stato arruolato all'età di 20 anni nel 1945, e poi inviato senza alcun addestramento militare nell'esercito di Kwantung, in Manciuria. Intelligente, allegro, tranquillo, Makoto se la cavò bene, per quanto assolutamente sconcertato dalla vita da soldato. Fu fatto prigioniero dai russi, insieme a<l altri 640.000 circa, e subito infilato in un vagone chiuso a chiave su un treno che, come dissero le loro guardie, era diretto verso il Pacifico e quindi a una nave verso casa. Makoto occupava la cuccetta superiore di un vecchio vagone prigionieri zarista chiamato Stolypin, dotato di una minuscola finestra. Gridava agli altri ciò che riusciva a vedere mentre il treno brontolava attraverso la foresta russa. Quando giunsero al limitare dell'oceano, ebbero il permesso di correre fino all'acqua. Alcuni la assaggiarono e la trovarono dolce e fresca: si trattava del lago Baikal, a migliaia di chilometri dal mare. I russi risero a crepapelle. Makoto venne poi mandato a Karaganda, nell'estremo occidente, dove fu collocato in un campo di lavoro insieme a molti europei. Makoto lavorava negli uffici del campo, dove notò che uno degli ufficiali russi responsabile dei registri del campo era analfabeta. Makoto studiò russo da autodidatta e ben presto svolse i compiti dell'ufficiale al suo posto. L'ufficiale lo invitò a casa sua per cena e gli chiese consigli per i problemi matri-

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moniali che stava vivenJo. Makoto si prestò gentilmente. Ha raccontato che la vita in quel campo russo era migliore che non nel suo distretto Ji Tokyo durante la guerra. 54 L'esperienza di Makoto somiglia a quella del soldato te<lesco Fred Pichler, rinchiuso in una prigione incredibilmente aperta a Mosca dopo la guerra. Pichler, adesso residente a Grafton, in Ontario, stava camminando per stra<la a Mosca un giorno Jel 1946 con la sua guardia sovietica e altri prigionieri, per andare a costruire case. Venne avvicinato da una giovane russa che gli chiese di entrare in casa sua lì vicino. Pichler chiese permesso alla guardia, che sorrise e disse di sì. L'uomo entrò, e la donna gli mostrò una fotografia incorniciata di una persona che sembrava lui con indosso l'uniforme russa. Stupito, ne chiese la provenienza. La donna spiegò che si trattava di suo marito, che gli somigli ava come fossero due gocce d'acqua. Lo pregò di andare a trovare lei e il figlioletto di due anni, che chieJeva continuamente quando sarebbe tornato a casa il papà. Pichler avrebbe Jovuto fingere di essere il padre del bambino (tra di loro parlavano inglese: la Jonna era insegnante d'inglese, e lui aveva imparato la lingua in Germania prima di arruolarsi.) Fred Pichlcr le fece visita molte volte, dietro autorizzazione, recitando il ruolo Jel papà. La cosa andò avanti per oltre un anno, fino a quando non venne liberato. Pichler aveva diciotto anni ed era molto ingenuo, perciò di sesso non se ne parlava neanche. Da quando ha lasciato l'URSS, ha fatto ripetuti sforzi per trovare la giovane madre, ma senza successo. Ha detto: «Amo questa gente», riferenJosi ai russi. «Li porto vicini nel cuore.» Un ex prigioniero fornisce una sottile conferma del fatto che il miglioramento delle condizioni di vita nel periodo post-bellico significò un calo nel tasso di mortalità. Nel campo Ji Novo Troitsk, a Rudolf Haberfellner fu mostrato l'elenco dei nomi dei morti nell 'arco di Jue anni, tra il 1945 e il 1947. In quanto austriaco, fu in grado di riconoscere 193 nomi che riteneva austriaci. Li ricopiò su minuscole striscioline di carta, che cucì nella fodera del suo cappotto e li tirò fuori quando venne liberato. Da questo piccolo campione - l'unico che abbiamo direttamente da un prigioniero - è possibile stabilire che Jopo la guerra il 43


tasso di mortalità a Novo Troitsk era al di sotto del 10 per cento all 'anno, proprio come sostengono i resoconti sovietici Jal 1944 in poi riguardo sia ai giapponesi che ai tedeschi.

3. Gli archivi sovietici confrontati con altre fonti Possiamo esaminare la storia sovietica confrontandola con prove provenienti Ja fonti non sovietiche? Esistono diversi punti di riferimento, i più notevoli dei quali sono i documenti sul massacro di Katyn. Nell'aprile del 1940, a Katyn, l'Armata Rossa massacrò parecchie migliaia di ufficiali polacchi fatti prigionieri durante l 'aggressione alla Polonia nel 1939. Questo massacro fu tenuto, ovviamente, nascosto alla popolazione locale, nonché ad altre unità dell'esercito e al KGB. I resoconti del massacro furono redatti come di routine e inviati a Mosca. Dopo che i tedeschi ebbero invaso la Russia, i prigionieri polacchi sopravvissuti divennero alleati dei loro aguzzini. Ignaro del destino degli ufficiali dispersi, il generale polacco Anders incontrò Stalin a Mosca. Anders chiese chiaro e tonJo a Stalin di liberarli. Stalin dissimulò. An<lers insisté sulla questione, mandando uno dei suoi ufficiali Ji Stato Maggiore in giro per tutta l'URSS in cerca degli uomini mancanti. 55 Non trovarono nulla di certo, se non vaghe voci inquietanti. Dapprima i polacchi pensarono che fossero stati massacrati all'incirca in 3000. In seguito sospettarono che si trattasse di una cifra più alta, forse addirittura 15.000. Nell'aprile del 1943 i tedeschi ritrovarono fosse comuni nella regione di Katyn. Condussero un' indagine internazionale che giunse alla conclusione che i sovietici erano colpevol i. Quando il governo polacco rifugiato a LonJra chiese alla Croce Rossa Internazionale Ji indagare, l'URSS interruppe i rapporti diplomatici con i polacchi. Dopo la riconquista di Katyn da parte dell'Armata Rossa, i sovietici formarono una loro commissione d ' inchiesta, che dichiarò i sovietici innocenti e i te<leschi colpevoli. Ma le prove tedesche della colpevolezza russa erano così convincenti che sia Churchill che Roosevelt affossarono questa accusa come una questione politica. Ch urchill disse a Roosevelt

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che il massacro era stato compiuto <lai russi, e gli consigliò di mantenere segreta la cosa. Un amico americano <lel presidente Roosevelt, l'ambasciatore Earle, mostrò al presidente le prove della colpevolezza russa, ma, seguendo il consiglio di Churchill, il presidente gli proibì <li pubblicarle. 56 E Katyn fu un massacro <li polacchi, alleati dell'Occidente. Era per difendere queste persone che la Gran Bretagna e la Francia erano entrate in guerra contro Hitler. Al processo per crimini di guerra di Norimberga negli anni 1945-1946, i sovietici presentarono argomentazioni contro i tedeschi talmente assurde, basate su testimoni maldestri che pasticciavano le frasi imparate e su una goffa falsificazione delle prove, che americani e britannici furono in grado di convincerli a ritirarle. Per cinquant'anni i sovietici, <la] più basso al più alto rango, mentirono, ingannarono, dissimularono, accusarono ipocritamente gli altri, offesero gli amici, si fecero nuovi nemici, uccisero chi raccontava la verità e perdeva la faccia mentre il mondo continuava a litigare e gettava sospetti su chi poteva avere ucciso i prigionieri di Katyn. E per cinquant'anni, il documento che ordinava la pena di morte per i prigionieri <li Katyn era rimasto sugli scaffali <legli archivi di Mosca, insieme a kucre e promemoria che ordinavano il successivo affossamento. 57 Nello stesso archivio si trovavano altre carte che dimostravano che nel 1937 e nel 1938 gli ufficiali di partito d'alto rango Molotov e Lazar Kaganovich avevano ordinato insieme a Stalin l'esecuzione capitale <li 38.679 ufficiali dell'esercito, poeti, scrittori e apparatchik. 58 Se mai i sovietici avessero avuto intenzione di falsificare documenti, di sicuro si sarebbe trattato <li questi. Che invece rimasero, intatti, accurati, incriminanti. C'è un crimine di guerra in cui i sovietici collaborarono con i britannici e che fu celato <la entrambe le potenze nel 1945 e per lungo tempo dopo di allora. Infatti, il governo britannico e un ufficiale, Lor<l Al<lington, negano tuttora qualsiasi responsabilità. Nel 1945, i britannici consegnarono migliaia di prigionieri di nazionalità russa, inclusi donne e bambini, nelle mani dei sovietici pienamente consapevoli del fatto che questi avrebbero fucilato i capi e schiavizzato tutti gli altri. Queste persone appartenevano all'etnia russa che, in quanto alleata <lei britannici 45


Jurante la guerra civile, aveva combattuto i sovietici. Erano fuggiti dalla Russia prima che questi ultimi potessero catturarli alla fìne Jella guerra, perciò non erano mai stati cittadini sovietici. Dispersi per l'Europa, si erano uniti ai tedeschi per contribuire a rovesciare Stalin, a cominciare dal giugno del 1941. A loro si erano uniti altri russi, ucraini e cosacchi rimasti nell'URSS dopo che i comunisti avevano vinto la guerra civile. Nessuna Ji queste persone aveva mai accettato il dominio sovietico. Non appena Hitler invase la Russia, costoro iniziarono a disertare in favore dei tedeschi, vcJendo in Hitler un liberatore Jalla tirannia. Stalin non aveva nessun diritto legale su molte di queste persone e nessun diritto moraie su chiunque di loro. Ma gli ufficiali britannici ordinarono ai loro uomini di consegnarli comunque, con l'astuzia e, se necessario, con la violenza. Ben presto i solJati britannici si ribellarono, e i loro ufficiali temettero Ji non essere più in grado di consegnare altri prigionieri. 59 Tutto ciò venne rivelato pochi anni fa in diversi libri e in un opuscolo del famoso scrittore britannico conte Nikolai Tolstoy, con grande stupore e collera degli alti funzionari del governo britannico, che serrarono immediatamente i ranghi contro di lui. Si suppone che il governo Lritauuicu commise o incitò allo spergiuro e sequestrò illegalmente alcuni documenti per aiutare Lord Aldington a vincere una causa per diffamazione contro Tolstoy. Tolstoy fu liberato insieme a pochi altri in Occidente quanJo molti <lcgli archivi sovietici furono finalmente aperti da Mikhail Gorbaciov e Boris Eltsin. Con l'apertura degli archivi dell'Armata Rossa furono rivelati elementi importanti riguardanti il suo caso. Tolstoy volò a Mosca e vi trovò documenti «di centrale importanza» per il suo caso poiché attestavano che nel 1945 Lord AlJington, ex generale di brigata Toby Low, aveva consegnato, in qualità di ufficiale britannico, ai sovietici molte migliaia di emigrati russi che avevano combattuto al fianco di Hitler contro il comunismo. 60 Entrambi i fronti Jclla Guerra hedda si dimostrarono parimenti cinici nelle loro bugie sui prigionieri. Dapprima si limitarono a coprire le proprie atrocità, ma poi cominciarono a fare uso Jei prigionieri morti proprio come un tempo gli eserciti medievali gettavano i cadaveri dei malati nelle città assediate 46


per diffondere la peste. Un tipico scambio si verificò <lurante i primissimi anni della Guerra Fre<lda. Dopo che americani e britannici avevano accusato i sovietici di aver usato violenza nei confronti dei loro prigionieri giapponesi, essi replicarono accusan<lo britannici e americani di avere usato violenza ai loro. I sovietici alzarono la posta in gioco mettendo di mezzo anche accuse contro gli australiani.6 1 In merito ai prigionieri di guerra, il rappresentante per il Regno Unito alla Terza Commissione delle Nazioni Unite, «denunciò che l'URSS non solo aveva violato specifici accordi, ma aveva anche infranto il principio generale che aveva sottoscritto firmando la Convenzione <li Ginevra ... ». Utilizzando cifre decisamente sbagliate, il rappresentante del Regno Unito finì per dire che i sovietici trattenevano ancora quasi <lue milioni <li prigionieri di guerra tedeschi. (In quel momento, secondo i rapporti dell'NKVD/ MVD al CSSA, i sovietici ne avevano ben al di sotto di un milione.) «Una elencazione volontaria realizzata <lai governo della Repubblica Federale <li Germania interrotta nel marzo del 1950 ... » mostrava che 1.154.029 tedeschi occidentali non erano ancora tornati a casa. Allo stesso modo, altri 8972 erano stati registrati in una lista della popolazione Jella Zona di Occupazione sovietica. «Le ultime notizie di circa 923.000 persone incluse in quella cifra erano giunte dall' URSS o <la aree occupate da truppe sovietiche.»62 Così i britannici introdussero nella pubblica opinione la convinzione che gli efferati sovietici fossero responsabili delle morti che invece si erano verificate nei campi Jegli amici della Gran Bretagna, la Francia e l'America. Tra gli elementi rilevanti tralasciati dal rappresentante Jcl Regno Unito c'era il fatto che non erano tornati a casa ben più di 1.154.029 soldati prigionieri, perché l'indagine tedesca era incompleta. Si sapeva che erano disperse altre parecchie centinaia <li migliaia - paramilitari e civili. Ancor peggio fu l'omissione di un fatto cruciale, e cioè che le cosiddette ultime notizie <late dai soldati dispersi della Wehrmacht erano principalmente una finzione antisovietica prodotta dai paesi occidentali a scopo di propaganda durante la Guerra Fredda. Questo malinteso, difficile da Jistinguere da una falsità, è stato ripetuto persino negli anni Novanta. Per esempio, lo sto-

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rico tedesco maggiore Ri.idiger Overmans disse in Eisenhower and the Prisoners o/ War (Eisenhower e i prigionieri di guerra) che «tre quarti degli scomparsi erano stati registrati nell 'URSS o nell'Europa orientale o sud-orientale».(,} Overmans fu smascherato nel 1991 da una delle ricercatrici tedesche che aveva svolto l'indagine, la dottoressa Margarethe Bitter, fondatrice del comitato che iniziò il lavoro culminato nel rapporto del governo Adenauer sui prigionieri dispersi, lL'iusschuj /ur Kriegsgefangenen/ragen (Comitato per la questione dei prigionieri di guerra).(>4 Quando la intervistai, la dottoressa Bitter -disse che non era vero che il comitato avesse individuato la dislocazione dei prigionieri dispersi. Disse: «Non sapevamo dove fossero». La dottoressa Bitter lo ha affermato due volte, una volta al telefono in fra ncese e poi di persona lasciandosi volontariamente registrare su nastro nel suo appartamento di Monaco di Baviera in inglese di fronte a un testimone, nel giugno del 1991.65 Temendo che gli archivi del KGB rivelino quanto accaduto veramente, gli apologisti alleati hanno una sola risorsa: gettare l'ombra del dubbio sull'accuratezza del KGB. Secondo una «stima» del professor Stcfan Karner di Graz, gli 800.000 e più tedeschi dispersi non morirono in Occidente. Morirono invece nel periodo intercorso tra la cattura pe r mano dell'Armata Rossa e il loro trasferimento nei campi di detenzione del KGB nella retroguardia. L'idea è che l'esercito sovietico registrò la loro cattura non al fronte, bensì soltanto nei campi della retroguardia. I prigionieri tedeschi dati per dispersi non sarebbero mai stati, dunque, riconosciuti come prigionieri dai sovietici. A quanto pare, in 800.000 o più scapparono o morirono lungo il tragitto dal fronte ai campi della retroguardia.(,<, Karner non ha un briciolo di prove documentarie per appoggiare ciò che ammette essere soltanto una stima. 67 La verità generale dei resoconti sovietici sugli arresti è confermata in dettaglio dall'esperienza del comandante di panzer colonnello Hans von Luck, collega e amico <li Stephen E. Ambrose. Von Luck scrisse un libro in cui descriveva com'era stato catturato dai sovietici nell'inverno del 1944-45, l'ordine che aveva ricevuto da loro di assumersi la responsabilità di adde48


strare i suoi uomini e marciare con loro nella retroguarJia vicino Dresda. Lungo il tragitto, alcuni tedeschi scapparono, ma, come scrisse von Luck, «le guardie minacciarono di spararmi se fossero scappati altri prigionieri. Ma la cosa peggiore fu che andavano a prendere civili a casaccio nei paesi vicini per ricomporre il numero [. ..] Sfortunatamente non sapevo che il numero di prigionieri da consegnare fosse stato stabilito con precisione».68 La conferma dell'affidabilità di von Luck è data proprio da Stephen E. Ambrose, che scrisse una lodevole introduzione per il suo libro. La pratica usata dall'Armata Rossa consisteva nel comunicare telefonicamente in anticipo i numeri dall'accampamento dell'esercito al campo di retroguardia del KGB, cosa Ji cui von Luck non era a conoscenza. Anche il capitano Harry G. Braun della Marina tedesca utilizzava la stessa pratica. Braun venne catturato dai sovietici nei pressi di Stettin nell'estate del 1945. Fuggì attraverso la foresta, temendo che le guardie sovietiche sarebbero «tornate con una brigata di ricerca, forse addirittura con i segugi. Fu solo molto più tardi che scoprimmo di non avere alcun motivo di preoccuparci. Era pratica comune per i russi recarsi molto semplicemente nel villaggio più viciuo, afferrare i primi corpi caldi che incrociavano e poi arrivare a destinazione con il numero giusto di prigionieri».<·9 Questa pratica dei sovietici fu con fermata anche dallo storico russo capitano V.P. Galitski durante un congresso <li storia tenutosi tra il 17 e il 19 maggio 1996, al Massey College di Toronto. In un libro curato da Stephen E . Ambrose, il maggiore Overmans scrive che gli americani catturarono soltanto 3,8 milioni <li prigionieri tedeschi,70 mentre in realtà il quartier generale stesso di Eisenhower (SHAEF) riferì nel giugno del 1945 che nella sola Europa nord-occidentale c'erano 5.224.310 prigionieri dell'Asse Roma-Berlino - quasi tutti tedeschi.71 Altri milioni di prigionieri erano imprigionati in Nord America, nel Regno Unito e in Italia. Un importante storico dell'esercito degli Stati Uniti ha scritto che il numero di tedeschi nei campi di prigionia statunitensi nella sola estate del 1945 ammontava a 7.005.732.72 Da questa cifra sono esclusi i prigionieri del teatro di guerra mediterraneo, del Regno Unito e del Nord America. 49


La minimizzazione operata da Ambrose e O vermans in merito alla cattura di milioni <li prigionieri comporta la sottovalutazione delle morti per cui l'esercito potrebbe essere ritenuto responsabile.73 Inoltre, limitandosi ai prigionieri tedeschi, i difensori <li Eisenhower e di de Gaulle tralasciano conven ientemente le centinaia di migliaia di italiani, rumeni, russi e via dicendo, imprigionati per lungo tempo in condizioni altrettanto letali. Ne morirono anche tanti di loro. D ai resoconti dei sovietici risulta chiaro che essi, per una parte significativa del periodo bellico, trattennero nei loro campi di retroguardia (MVD) più prigionieri rispetto a quanti i tedeschi ritenevano di aver perso. Questa scoperta distrugge una delle principali fonti utilizzate <lai propagandisti occidentali durante la Guerra Fredda, la collana sui prigionieri di guerra curata da Erich Maschke e pubblicata sotto il controllo del governo tedesco come sommario statistico finale ufficiale. 74 Tipico degli errori di questa colla na è la ricapitolazione di uom ini catturati prima della fine del 1944. Secondo Maschkc, il totale di tedeschi fatti prigionieri dai sovietici prima della fine del 1944 non avreLLe mai poLuLu ammontare a oltre.: 1.108.000. Quando Maschke c urò la collana, non sapeva che i sovietici avevano effettivamente registrato 1.248.000 prigionieri tedeschi catturati prima di quella data. Per le suc argomentazioni è fondamentale l'idea che molti morti erano annoverati tra i prigion ieri non registrati, ma, a quel che vediamo, non esistevano prigionieri non registrati. Un'ulteriore prova dello sbaglio di Maschke sta nel confronto tra la registrazione delle statistiche sui prigionieri catturati/ dispersi effettuate dall'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) e quella effettuata dal KGB. Alla <lata <lel 31 gennaio 1945 il registro <lcll'OKW riportava che i d ispersi sul fronte orientale ammontavano a un totale di 1.018.365, mentre abbiamo visto che un intero mese prima i sovietici avevano registrato 1.248.000 prigionieri.75 Chiaramente le cifre sovietiche sono più accurate persino dei resoconti <li guerra d ell'OKW. Per altri periodi di guerra nell'est, i risultati sono simili. I sovietici coerentemente segnalavano più prigionieri catturati di quanti ne segnalasse di-

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spersi l'OKW. Il significato di tutto ciò è decisivo, perché non può verificarsi nessuna morte tra persone che non esistono.76 Le cifre di Maschke sono sbagliate. Eppure è principalmente su Maschke che gli storici di regime occidentali fanno affidamento per le proprie statistiche. Questo pasticcio di collana viene citato con grande solennità da Ambrose e dai suoi scrittori come se fosse il verbo rivelato sul destino dei prigionieri. Eppure il libro sui tedeschi <letenuti dagli Stati Uniti destina soltanto 75 pagine ai campi post-bellici in cui era detenuto oltre il 50 per cento dei prigionieri, mentre l 'intera collana comprende 22 volumi. L'autore di quelle 75 pagine non aveva mai neanche visitato gli archivi di Washington per consultare la più importante collezione di <locumenti sull'argomento. La base fondamentale dell'opera di Giinter Bischof, Ambrose e altri storici di regime è una singolare patacca storica, non una fonte affidabile.77 Cade in errore anche l'attacco su larga scala di Bischof contro la mia indagine sul campo a Ebensee. Sostiene che la mia teoria è viziata <li «complottismo», che «Ebensee non era un campo POW/ DEF, bensì principalmente un campo profughi» e via dicen<lo. Bischof ci invita ad ammirare la sua ricerca, ma non è riuscito a trovare le prove approfondite che dimostrano che Ebensee era un loro campo di prigionia <lei l'esercito statunitense che nel 1945 ospitava molte migliaia di prigionkri di guerra. Le prove sono le seguenti: il rapporto segreto del generale Mark Clark sulle condizioni di vita dei prigionieri di guerra al campo (si veda l'Epilogo) e un rapporto medico dell'esercito statunitense intitolato «Rapporto di sopravvivenza nutrizionale delle forze nemiche <lisarmate in Austria». In esso leggiamo: « ...furono ispezionati i campi <li Steyr, Munichhalz ed Ebensee. Ospitavano 54.449 degli 80.000 componenti del personale nemico <lisarmato».78 Dalla pubblicazione di Gli altri lager, ho ricevuto resoconti sulla catastrofe di Ebensee da alcuni testimoni oculari tra migliaia di prigionieri, incluso il manoscritto di un diario tenuto dal sacerdote Franz Loidl, che vi amministrava l'estrema unzione. Questo manoscritto è <lepositato presso l'Istituto <li Storia Ecclesiastica <lella Facoltà di Teologia Cattol ica dell'Università di Vienna. 51


Inoltre, esiste la testimonianza oculare <li due ex prigionieri del campo, Al Porsche e il dottor Rudolf Pillwein. Qui basterebbero le prove offerte <la Al Porsche, oggi residente in Pennsylvania. Porsche scrisse a Bischof 1'8 febbraio 1993, per dirgli che il suo articolo era « inesatto». Giinter Bischof rispose a Porsche con una lettera amichevole del 24 febbraio 1993, ringraziandolo e aggiungendo che l'informazione su Ebensee era «estremamente interessante e La ringrazio per le Sue correzioni». Bischof disse che avrebbe «approfondito la questione e se ho fatto un errore sarò il primo ad ammetterlo e a correggerlo. È così che si evolve la conoscenza storica». Bischof ha avuto l'opportunità di correggere il suo errore quando lo sgridai in merito sul «Times Literary Supplement» nel 1994, ma da lui non arrivò nessuna risposta. Adesso, cinque anni dopo, è ch iaro che la conoscenza storica si sta evolvendo benissimo anche senza Giinter Bischof. Un'ulteriore prova dell'accuratezza del KGB è il resoconto sul destino <lei civili tedeschi deportati nel 1945 come schiavi da indennizzo. Durante la Guerra Fredda, il governo tedesco si scoprì incapace di credere ai resoconti del governo sovietico sull 'argomento, perciò effettuò scrupolose indagini tra le famiglie e pubblicò i risultati dello studio civile in otto volumi intitolato The Expulsion o/ the German Population /rom the Territorics East of Lhe Oder-Neissc Line (L'espulsione della popolazione tedesca dai territori a est <lella linea Oder-Neisse). 79 Quest'opera giungeva alla conclusione che i sovietici avevano deportato qualcosa come 218.000 civili nel gulag come schiavi. I tedeschi sospettavano che le morti si aggirassero intorno alle 20.000. Tuttavia, come si è visto prima, quando di recente sono stati aperti gli archivi di MVD/NKVD/KGB sui prigionieri di guerra, i documenti sovietici hanno dimostrato che erano state deportate 271.672 persone incluse in questa categoria, di cui un numero enorme, 66.481 persone, erano morte. 80 Si trattava dell'en nesima atrocità sovietica sospettata in Occidente e confermata dagli archivi sovietici. Il grande sign ifìcato di tutto ciò sta nel fatto che adesso sappiamo che i tedeschi e i sovietici concordano sull'autenticità dei resoconti sovietici in merito ai prigionieri tedeschi.

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Un altro esame <li prova dei documenti sovietici riguarda il destino di circa 640.000 prigionieri giapponesi catturati dall'Armata Rossa in Manciuria nell 'agosto del 1945. Dato che dopo l'agosto del 1945 i giapponesi erano detenuti secondo lo stesso sistema di campi di prigionia del KGB nelle stesse condizioni <li vita e in molti degli stessi campi insieme a tedeschi e altri prigionieri europei, il destino <lei giapponesi deve essere stato molto simile a quello degli europei. Circa due anni dopo la guerra, le famiglie giapponesi iniziarono a chiedere quando gli uomini mancanti all'appello sareb bero tornati a casa. Il governo militare statunitense del Giappone, il ministero degli Esteri statunitense, nonché i governi giapponese, britannico e australiano rimproverarono ai sovietici la schiavizzazione di un milione o più <li prigion ieri di guerra tedeschi tra il 1945 e il 1950. Accusarono i sovietici di tenere nascosto il destino di questi prigionieri perché erano schiavi, oppure soldati schiavizzati costretti a militare nell'Armata Rossa per fare guerra alle democrazie. Giapponesi e americani dissero in diverse occasioni che tra i 300.000 e i 500.000 prigionieri circa erano «dispersi» o «non registrati» nei campi sovietici. Avanzarono la pesauLe ipuLesi che la maggior parte di loro fosse morta. l sovietici negarono rabbiosamente, sostenendo che erano morti soltanto in 10.627.81 Dopodiché rilanciarono l'accusa che circa 100.000 giapponesi e rano morti in campi di prigionia americani, britannici e australiani. I giapponesi produssero alle Nazioni Unite una lista di 253.000 «morti accertati», al che Jakob Malik, ambasciatore sovietico alle Nazioni Unite, denunciò i giapponesi. A Tokyo si raccolsero enormi adunanze, e il generale MacArthur, il comandante americano, disse che i prigionieri dispersi erano «la preoccupazione più seria» che avesse mai avuto nei suoi ann i di governo in Giappone.82 Proprio come avevano mentito al pubblico su Katyn per canti anni, così i sovietici mentirono sulle morti dei giapponesi nei loro campi di prigionia custodendo la verità nel segreto degli archivi del KGB. Tuttavia, interrogando accuratamente per molti anni i prigionieri giapponesi ritornati in patria, i giapponesi stessi stabilirono gradualmente entro il 1960 che dei 640.000 soldati dell'esercito 53


di Kwantung fatt i prigionieri ne erano morti circa 62.000. 83 Eppure, britannici, americani e australiani asserirono con fermezza presso le Nazioni Unite e altrove che erano stati catturati a mil ioni e ne erano morte molte centinaia di migliaia. Dopo la glasnost, i russi che lavoravano negli archivi sovietici scoprirono certificati <li morte e fascicoli personali su ciascun prigioniero. Le morti lì registrate ammontavano a circa 62.000. Il presidente Gorbaciov nell'aprile del 1991 e Boris Eltsin nel 1994 fornirono entrambi la cifra di 62.000 al governo giapponese, accompagnandola con le proprie scuse, e Eltsin allegò una lista dei nomi <lei morti. La lista e la spiegazione furono accettate dai giapponesi con i loro ringraziamenti.84 Nei quarant'anni in cui i missili della propaganda rombarono per tutto il mondo, questi resoconti separati giacquero indisturbati negli archivi <li Mosca, Tokyo e probabilmente Wash ington. E la cosa stupefacente era che questi resoconti concordavano sul fatto che erano morti in 62.000. E per quarant'anni nessuno lo aveva detto. Le statistiche sulle morti contenute nei documenti sovietici si adattano come una chiave nella serratura Ji sicurezza che cu-

sto<liva i <lati sul destino dei prigionieri. L'autorevole libro russo sull'argomento, Soviet Casualties and Combat Losses in the Twentieth Century85 (Vittime e perdite in combattimento sovietiche nel XX secolo) a cura di G.F. Krivosheev dell'esercito russo, dimostra che i sovietici catturarono sul fronte europeo 3.486.206 prigionieri, provenienti da 17 paesi diversi. I tedeschi catturati tra il 22 giugno 1941 e il 9 settembre 1945 furono 2.389.560. 450.600 di loro morirono: 356.687 di loro nei campi di retroguardia sotto il comando dell'NKVD, e altri 93.900 tra la cattura al fronte e l'arrivo nei campi di retroguardia.8(' In aggiunta, 271.672 civili tedeschi furono presi <lurante retate e d efiniti inLernyrovannye (internati): di loro ne morirono 66.481. 87 Il totale <lei morti tedeschi, sia civili che militari, ammonta pertanto a 517.081. Oggi, per la prima volta dal 1945, è possibile conciliare questi resoconti con gli incontestati resoconti post-bellici tedeschi per stabilire il numero di prigionieri tedeschi morti altro54


ve. Sottraendo le morti accertate di mezzo milione di tedeschi nell'URSS dall'indiscussa perizia della Germania occidentale di 1,4 milioni (almeno) di dispersi, vediamo che circa 900.000 persone devono essere morte in altri campi di prigionia, polacchi, jugoslavi, americani, britannici, canadesi e francesi. Dal momento che non sono disponibili resoconti britannici e canadesi, è impossibile affermare quanti morirono in quei campi, ma è chiaro dalle tante lettere e dai tanti resoconti inviatimi <la ex prigionieri che nei loro campi non si verificarono grandi atrocità. Probabilmente la prigionia britannica e canadese non ne uccise più <li 10.000.88 Dato che polacchi e jugoslavi detenevano soltanto 200.000 tedeschi circa, e alcuni sono sopravvissuti, è chiaro che gli altri devono essere morti nei campi americani e francesi. Pertanto le cifre sovietiche confermano interamente le cifre pubblicate in questo libro nel 1989, prima che gli archivi sovietici venissero aperti all 'Occidente. La ricerca contenuta in questo libro ha già dimostrato il totale <li morti in O ccidente indipendentemente dalle cz/re sovietiche. È vero anche, perciò, che le cifre pubblicate in questo libro nd 1989 preannunciavano ciò che sarebbe stato scoperto in quegli archivi qualora fossero mai stati aperti. La previsione si è dimostrata vera. Riassumendo, dunque, questi tremendi archivi riferiscono in dettagli approfonditi il destino nel corso <li 15 anni di tre gradi <li prigionieri provenienti da 25 paesi. Sono i documenti di gran lunga più preziosi, precisi e completi mai scoperti in qualunque altro archivio al mondo sul destino <lei prigionieri nella Seconda guerra mondiale. Sappiamo che sono affidabili perché combaciano con qualsiasi altra prova, spiegano le lacune storiche occidentali, sono supportati da milioni di documenti supplementari e conferm ati da resoconti tedeschi, polacchi e giapponesi. E , cosa più importante, furono te nuti segreti per oltre quarant'an ni perché i leader sovietici li ritenevano credibili. 89 Al contrario, in Occidente gli archivisti e gli storici ammettono che gli archivi occidentali sono stati epurati di materiale signifìcativo?0 Da nessuna parte in Occidente si trovano fascicoli personali su nessun prigioniero. Il governo britannico negò

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Jocumenti come il Rapporto Phil\imore al sottoscritto quando stava indagando sui teJeschi rinchiusi nei campi Ji prigionia britannici.91 Gli archivi canadesi conservano rimostranze inviate dall'ex imperatrice Zita <l 'Austria sul fatto che le truppe canadesi si stavano comportando come n azisti nei confronti dei prigionieri austriaci nel campo di Aurich. Ma non esiste alcun resoconto di indagine, bensì solo un'ordinaria smentita dalle alte sfere contraJdetta da un rapporto dell'esercito canadese mai pubblicato, che riferisce con franchezza di un'«indescrivibile lorJura» nelle latrine, una totale mancanza di utensili nelle cucine, condizioni di «freddo estremo» e «salute scarsa» tra i prigionieri, la maggior parte J ei quali era sequestrata in ospedale.92 In parecchie occasioni la Croce Rossa Internazionale a Ginevra ha rifiutato al sottoscritto l'accesso ai suoi fascicoli risalenti alla Seconda guerra mondiale, pur ammettendo altri tre studiosi. A seguito dei rapporti nel 1991 sulle atrocità nei campi di prigionia francesi nel 1946, i resoconti sulle morti conservati nell'archivio della città di Labouheyre furono vietati agli storici. In preceJenza erano stati Jisponibili per cinquant'ann i. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi di come per cinquant'anni sia stata attuata una falsificazione a livel lo internazionale. A volte gli Alleati hanno mentito in collaborazione con i sovietici, a volte hanno mentito per fomentare l'odio nei loro confronti e a volte hanno mentito pe r coprire i propri crimini. E ancora lo fanno. Tuttavia , adesso è chiaro ch e chiunque desideri mettere in discussione l'autenticità dei resoconti sovietici dovrà prima dimostrare che i documenti frammentari conservati negli archivi occidentali, disinvoltamente lacunosi e schi fosamente evasivi, sono superiori a questi archivi, che ri feriscono a sangue freddo i vasti crimini contro l'umanità perpetrati dai loro capi. Considerato che non sussiste alcun dubbio sulla veridicità dei resoconti sovietici, e nessun dubbio in merito alla veriJicità dei rapporti teJeschi sui dispersi, siamo inevitabilmente portati a concludere ch e gli 1,4/ 1,7 milioni di dispersi tedeschi accertati non morirono nei campi Ji prigionia sovietici come si supponeva un tempo.93 Quando il mezzo milione di tedeschi morti nei campi di POW sovietici viene sottratto dal totale complessivo di 1,4/ 1,7 milioni di prigionieri dispersi ,94 veJiamo che le morti

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non avvenute nei campi di prigionia in URSS devono essere state tra le 900.000 e il 1.200.000 circa. Quasi tutti questi prigionieri morirono nei campi di Stati Uniti e Francia. Tra i tanti editori, scrittori, produttori televisivi e professori in tutta Europa e in Nord America che hanno violentemente denunciato il sottoscritto nel 1989, nessuno mai ha espresso commenti sulle stupefacenti scoperte effettuate negli archivi Ji Mosca.95 È incredibile imbattersi in una così indiscriminata cancellazione della storia. In tutto l'Occidente la storia ufficiale dell'occupazione Jclla Germania a grandi linee procede così: «Responsabili per aver causato una guerra crudele, ingiusta e inutile, i tedeschi furono totalmente sconfitti. I criminali di guerra furono impiccati. Le sofferenze minori dei tedeschi, causate <la loro stessi, vennero ben presto alleviate dal Piano Marshall». Molti milioni <li tedeschi in tutto l'Occidente sanno che questa è un'agghiacciante bugia, ma le loro lettere agli editori, i loro manoscritti rilegati, le telefonate, i film vengono quasi tutti respinti o sconfessati. Questa soppressione è talmente potente che per la disperazione alcuni tedeschi hanno raschiato gli orrori dalle loro coscienze perché il rifiuto raddoppia la loro pena. La storia più straziante sull'argomento giunge Ja un ex prigioniero, Johannes Heising, un tempo abate di un monastero lungo il Reno. Negli anni Novanta pubblicò un libro sulle sue esperienze nel campo di prigionia statunitense a Remagen.96 Dopo la pubblicazione del libro, 1-Ieising parlò con un altro ex prigioniero di Remagen, Franz-Josef Plemper, il quale gli ricordò qualcosa che Heising non aveva descritto nel libro: una notte, gli americani avevano sepolto uomini vivi nelle huche con il bulldozer. Plemper gli descrisse la scena: «Una notte di aprile nel 1945, fui strappato al torpore tra la pioggia e il fango da grida strazianti e forti gemiti. Saltai in piedi e vidi in lontananza (a circa 30 o 50 metri) il fascio di luce di un bulldozer. Poi vidi il bulldozer muoversi attraverso la folla di prigionieri che giaceva in quel punto. Sul davanti aveva una lama che apriva un solco. Non so quanti prigionieri vennero sepolti vivi nelle loro buche. Non era più possibile appurarlo. Sentii chiaramente gridare "Assassini"». E allora H.eising si ricordò.

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GLI ALTRI LAGER


CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI

1939 1° settembre: la Germania attacca la Polonia. 3 settembre: Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Ger-

mania. IO settembre: il Canada dichiara guerra alla Germania. 17 settembre: la Russia inva<lc la Polonia. Inverno 1939-1940 Massacro di ufficiali Jdl'esercito polacco compiuto dai russi a Katyn.

1940 21 giugno: sconfitta, resa e spartizione della Francia. Circa un milione e mezzo di soldati francesi tenuti come POW in Germania.

1941 22 giugno: la Germania attacca la Russia. 7 dicembre: il Giappone attacca gli USA. Hitler dichiara guerra agli USA.

1942 Agosto: rai<l <lei canadesi a Dieppe. I canadesi accusano i te-

deschi di incatenare i prigionieri presi a Dieppe; i tedeschi accusano i canadesi di atrocità simili. Novembre: gli Alleati sbarcano in Nord-Africa.

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1943 Gennaio: Churchill e Roosevelt s'incontrano a Casablanca e discutono della resa incondizionata della Germania. Maggio: le forze dell'Asse si arrendono a Tunisi. La più grande cattura di prigionieri fìno a quella data. Eisenhower si lamenta con Marshall: «È un peccato c he non abbiamo potuto ucciderne di più». Novembre-dicembre: alla conferenza di Teheran, Stalin e Roosevelt brindano alla morte di 50.000 u fficiali tedeschi da fucilare dopo la guerra; Elliott Roosevelt brinda alla fucila zione d 'un numero anche maggiore, dicenJo che l'esercito americano sarà d 'accordo. Churchill esce infuriato dalla sala.

1944 Febbraio: Eisenhower nomina suo assistente speciale il gcnerale E verett S. Hughes. 6 giugno: D-Day, americani, inglesi e canadesi invaJnno la Normandia. Settembre: conferenza di Queb ec. Il piano Morgcnl h:11 , pn distruggere.: la G ermania viene siglato Ja Rnoscvcli t · ( :hur chill. Gli Alleati raggiungono la regione del lknn. I g iu111:il i insorgono contro il piano Morgcn thau. O ttobre: Stalin concorda sul piano Morgentha11 e-on ( :1t11rd1i ll a Mosca. 4 novembre: Hughes consiglia Eisenhowe r Ji tc nt:rl' :;q: rv11 111 11 i g li ordini che riguardano le razioni <lei prigio11ini.

1945 Febbraio: conferenza di Yalta. Rooscwlt, S1;1 lin l' ( :l1111 , l1ill , li scutono dello smembramento della G crm:1111:1 l' , 1,·llt· 1ip:1 raz1on1. 10 marzo: Eisenhower sigla e firma un o rdine cli(', t\·,1il11 1t111.tll· «status DEF» per i prigionieri, viol a ndo l:1 <:P11 ,·,·11 1111111· , li Ginevra. Afferma, in un discorso a Parigi, t lw 1•.l1 ~1.111 l 111 111 osservano la Convenzione di Ginevra . A prile: il CCS approva lo status DEF pe r i prig11111w11 11 1 111 .1 1111 americana, ma gli inglesi rifiutano di fare lo ~11 ·•,·,1 1, I II ilv john riduce le razioni dei prigionieri.

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8 maggio: la Germania s'arrende. Gli Stati Uniti tolgono alla Svizzera il ruolo di protecting power per i prigionieri tedeschi,

contravvenendo alla Convenzione <li Ginevra. Eisenhower dice a Churchill che ha ridotto le razioni dei prigionieri e che può ridurle ancora. Patton rilascia rapidamente prigionieri. Eisenhower ordina ai suoi generali di smettere il rilascio di prigionieri. Le razioni POW vengono ridotte ancora. Giugno: il generale Lee discute duramente i dati sbagliati dei prigionieri che vengono comunicati dal HQ di Eisenhower (2 giugno). Littlejohn si lamenta di non poter nutrire i prigionieri, ora circa 4.000.000. Molti prigionieri vengono trasferiti segretamente al mortale status DEF senza cibo o riparo. Viene proibito ai civili tedeschi di nutrire i prigionieri. Gli stessi civili incominciano a patire la fame. L'ICRC tenta di spedire cibo in Germania, ma i treni vengono rispediti indietro dall'US Army. Il primo ministro del Canada, King, protesta perché viene tolta ai prigionieri tedeschi la protezione d ella Convenzione di Ginevra. Il Foreign Office inglese lo fa tacere. Luglio: molti prigionieri US vengono trasferiti in fin di vita all'esercito francese. Il capitano Julien dice che un campo americano sembra Buchemvald. Agosto: un ordine firmato Eisenhower assegna tutti i rimanenti POW al letale status DEF. La percentuale di morte aumenta immediatamente. Il generale Littlejohn si lamenta, scrivendo a Eisenhower che 1.550.000 persone che avrebbero dovuto avere le razioni dell'esercito americano, non ricevevano niente. L'ICRC è costretto a rendere il cibo ai donatori, perché non le viene permesso di spedirlo in Germania. Settembre: Jean Pierre Pradervand dell'ICRC dice a De Gaulle che un terzo dei prigionieri in mano ai francesi, ricevuti dall'esercito americano, morirà presto se non riceverà rapidamente aiuti. I giornali francesi riportano la storia di Pradervand. Eisenhower e il generale Smith negano ogni responsabilità americana. Il «New York Times» riporta cattive condizioni in campi francesi, niente sui campi americani visitati recentemente dal famoso giornalista Drew Middleton.

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10 ottobre: Littlejohn scrive un rapporto a Eisenhower sottoli-

neando il surplus di cibo nell'es ' rcito americano e suggerisce di rimandarlo negli Stati Uniti. 1945-46. Gli Stati Uniti riducono quasi a zero, entro la fine del 1946, il numero di prigionieri tenuti in custodia. I francesi continuano a tenerne centinaia di migliaia fino a tutto il 1946, riducendone il numero gradualmente a zero verso il 1949. 1947-anni Cinquanta. Molti documenti americani dei campi di prigionia vengono distrutti. I tedeschi stabiliscono che più di 1.700.000 soldati, vivi alla fine della guerra, non sono mai ritornati a casa. Tutti gli Alleati negano responsabilità; gli Stati Uniti, l'Inghilterra e la Francia accusano la Russia di atrocità nei campi. Anni Sessanta-1972. Il M inistero degli Esteri della Germania Occidentale, sotto Willy Brandt, sovvenziona libri che ne gano atrocità nei campi americani. Senatori americani accusano i russi <li atrocità, ma non dicono niente dei campi amencan1. Anni Ottanta. L'ICRC rifiuta di rilasciare documenti esscnzi.1li ai ricercatori che stanno lavorando sui campi americani e francesi e afferma di non conoscere PradervanJ, che era il suo capo delegazione in Francia. L'ICRC consente invece ad altri due ricercatori di accedere agli archivi pe r cercare materiale sui campi nazisti. Il Ministero della Di ksa inglese rifiuta di rilasciare all'autore l'importante rapporto Phillimore, nonostante la richiesta fatta da un funzio nario governativo inglese. Willy Brandt rifiuta di disct1tcrc iI suo ruolo nell'aver censurato e sovvenzionato libri che nasco ndo no le atrocità americane.

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RIPARTIZIONE DELLA GERMANIA NEL 1945

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Gli Stati Uniti avevano circa 200 campi in Germania. A lmeno 5 furono presi in consegna dall'esercito francese quando fu ùtituita la zona francese nell'estate del 1945.

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LA FRANCIA E IL BELGIO NEL 1945

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La Francia aveva più di 1600 campi sparsi nel proprio territorio e nella zona francese in Germania. Molti erano stati rilevati dall'esercito americano dopo la guerra.

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ACRONIMI E ABBREVIAZIONI

ADSEC, Advance Section: Sezione dell'esercito americano più vicina al fronte. ASCZ, Advance Section Communications Zone Belsen (Bergen-Belsen): campo di concentramento nazista scoperto dagli inglesi. Buche: termine gergale francese per «tedesco». Buchenwald: campo di concentramento nazista scoperto dagli amencam. CCPWE, Continental Centrai Prisoner o/War Enclosure. CCS, Combincd Chiefs o/ Sta//ç: capi degli Stati Maggiori Riuniti inglesi e americani. Il Canada era rappresentato dagli inglesi. CIGS, Chic/ o/ the Imperia! Generai Sta// capo del lo Stato Maggiore Imperiale Inglese. Com Z, Communications Zone. Retrovia dell'esercito americano. CRA LOG: acronimo per Council o/ R elie/ Agcncics Liccnscd to Operate in Gcrmany (US). Dachau: campo di concentramento nazista. D-Day: giorno Jcllo sbarco alleato in Normandia, 6 giugno 1944. DEF, DLrarmed Enemy Forces: certi prigionieri in mano all'esercito americano nell'Europa del nord-ovest che non venivano trattati secondo la Convenzione di Ginevra.

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OP. Dirplaccd Pcrson: profughi. E'f'O, l!.uropcan Theater of Operations: termine dell'esercito amencano. ETOUS/1: European Theater of Operations, US Army. Holding Power: la potenza detentrice <lei prigionieri di guerra. TCRC, International Committee of the Red Cross: con base in Svizzera, rappresentava gli ideali della Croce Rossa e assolveva il mandato della Croce Rossa per la Convenzione di Ginevra. }CS ]oint Chiefs of Staff capi d egli Stati Maggiori Riuniti Jegli Stati Uniti. JCS 1067 e 1067/6: direttive impa rtite a Eisenhower rig uar<lanti la condotta dell'esercito verso i tedeschi dopo la conquista. KGB: polizia segreta sovietica. Liinder: stati o province in Germania. M idnight Shi/t: trucco di mezzanotte. Termine coniato d all 'autore per designare il modo in cui i dati dei POW venivano cambiati segretamente per nascondere il loro trasferimento a condizioni peggiori. Military Governar (anche OMGUS, Office of the Military Governor, Unitcd States): governo della Germania esercitato Jagli Stati Uniti nella loro zona, dopo la resa. Eisenhower ne fu responsabile fino a metà novembre del 1945, quando fu sostituito dal generale Clay. Missing Million: il Milione Mancante. P rigionieri eliminati dai registri dell 'esercito americano nel giugno Jcl 1945. MP, Military Police (US). MTOUSA , Mediterranean Thcater o/ Operations: termine dell 'esercito americano. OKW, Oberkommand der Wehrmacht: comanJo generale dell'esercito te<lesco. POW, Prisoners o/ War: prigionieri di guerra, considerati protetti dalla Convenzione di Ginevra. Alcuni documenti usano l'abbreviazione PW. Protecting Power: ai sensi J ella Convenzione Ji G inevra, la potenza (o stato) di cui i prigionieri di guerra erano cittadin i. PWE, Prisoners of War Endosure: termine americano per campo di prigio nieri Ji guerra.

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PWTE, Prùoners of War Temporary Enclosure: termine americano per campo provvisorio <li prigionieri di guerra. SCOFOR: Forze Alleate stanziate presso Brema. SEP, Surrendered Enemy Personnel: termine usato da inglesi e canadesi per quei prigionieri te<leschi che non inte ndevano trattare strettamente secondo la Convenzione di Ginevra. SHAEF, Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force: comando supremo di tutte le forze alleate nel nord-ovest dell'Europa (esclusa l'Italia), fino al 14 luglio. Dopo, l'esercito americano fu organizzato solo come USFET, quello inglese come 21th Army Group (più tar<li British Army o/ the Rhine, o BAOR). SS (Schutzsta/Jeln): reparti di g uardia o unità d 'élite del partito nazista. Tommies: termine slang per soldati inglesi. TPM e PM, Theater Provost Marshal: divisione dell'esercito incaricata degli aspetti legali del personale, prigionieri, ecc. TSfET, Theather Service Forces, European Theater: termine J ell'esercito americano in Europa per le forze in servizio nel teatro europeo d 'operazioni. 21 st Army Group (più tardi Brttish Army o/ the R hine): composto soprattutto di inglesi e canadesi e comandato da Montgomery. UNRRA, United Nations R elief and Rehabilitation Administration. US Army Rations: A erano le razioni normali per le truppe <li guarnigione; B erano un particolare tipo di A per l'uso in transito; Ce K erano versioni da campo Jella A che non richiedevano cottura e 10 in l erano simili alle C, ma confezionate per una squadra di 10 uomini per l giorno. USFE]~ United States Force:i~ European Theater. VE, Day. Victnry in Europe Day, 8 maggio 194.5. WAST: acronimo per orga nizza zione ufficiale di ri cerca, Berlino. Zone (o/ the) Tnterior: termine dell 'esercito americano per Stati Uniti.

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Personaggi principali

Barnes, tenente colonnello Valentine: vice provost marshal, Ad Sec Com Z. Beasley, colonnelJo Charles H., US Medicai Corps, ETO. Buisson, generale: capo del Servizio Prigionieri di Guerra dell'esercito francese. Churchill, Winston S.: primo ministro <lell'Inghilterra durante la Seconda guerra mondiale. Clay, generale Lucius: successore di Eisenhower come governatore <lella Germania nel novembre <lel 1945. Devers, generaleJacob L.: comandante del 61h Army Group, 1945. Donitz, Karl: grandammiraglio, coman<lante della Marina tedesca, capo della Germania <lopo la morte di Hitler. Eden, Anthony: ministro degli Esteri inglese. Eisenhower, Dwight D.: comandante generale dello SHAEF. Riferiva al generale George C. Marshall degli Stati Maggiori Riuniti (US) a Washington. Fisher, colonnello Ernest F.: tenente nella US 101th Airborne nel 1945, poi storico nell'US Army. Dc Gaulle, Charles: capo della Prancia libera, più LarJi presi dente francese. Hitler, A<lolf: Fi.ihrer (capo) della Germania durante la seconda guerra mondiale. Huber, Max: presidente dell'ICRC d i Ginevra. Hughes, generale Everett S.: US Army, amico di Eisenhower. Hull, Cordell: segretario di Stato di Roosevelt. Juin, Alphonse: generale dell'esercito francese. King, William Lyon Mackenzie: primo ministro canadese. Lee, Lt. generale J.C.H.: comandante Com Z, Europa. Littlejohn, generale Rohert: generale del commissariato <li Eisenhower allo SHAEF. Luttichau, Charles von: ex membro <lelle forze armate tedesche, divenuto cittadino americano dopo la guerra, ha scritto libri di storia per l 'esercito americano. Marshall, generale George C.: capo di Stato Maggiore <lcll'esercito durante la Seconda guerra mondiale. Comandante di Eisenhower.

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Montgomery, field marshal Bernard Law: comandante degli eserciti inglese e canadese nel 2l'h Army Group, sotto SHAEF. Morgenthau, Henry C.: segretario del Tesoro americano Jurante la seconda guerra mondiale. Patton, generale George C.: coman<lante della 3" Armata USA. Pradervand Jean Pierre: capo della delegazione ICRC in Francia 1945-46 Reckord, major generai Milton A.: theater provost marshal, ETO. Roosevelt, Franklin D.: presi<lente degl i USA durante la Seconda guerra mondiale. Smith, generale Walter Bedell: capo dello stato maggiore di Eisenhower allo SHAEF e, Jopo il luglio del 1945, USFET. Stalin, Josef: capo dell'Unione Sovietica durante la secon<la guerra mon<liale. Stimson, Henry L.: segretario alla Guerra sotto Roosevelt. Tedder, airmarshal Arthur W.: vice comandante supremo di Eisenhower nello SHAEF. Truman, Harry: presidente degli Stati Uniti dopo Roosevelt. Whitc, Harry Dexter: assistente di Morgenthau nel dipartimento del Tesoro americano.

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CAPlTOLO PlUMO

SI DECIDE IL DESTINO

DELLA GERMANIA

Durante la cena, il maresciallo Joscf Stalin disse che voleva mettere assieme dopo la guerra cinquantamila ufficiali tedeschi e fucilarli. Winston Churchill s'infuriò violentemente. «Preferirei essere portato fuori nel giardino subito per essere fucilato io stesso, piuttosto che macchiare il mio onore e quello del mio paese con una simile infamia» disse con veemenza. Franklin Roosevelt, vedendo crescere l'animosità tra i due cx nemici, suggerì con leggerezza di trovare un compromesso, fucilando 49.000 prigionieri. Stalin, che era l'ospite di yuesto importante incontro con i suoi due potenti alleati, fece diplomaticamente un sondaggio tra i nove uomini presenti a tavola. Elliott Roosevelt, figlio del presidente e generale di brigata nell 'esercito degli Stati Uniti, rispose con un brindisi alla morte di «non solo cinquantamila ... ma anche di altre centinaia di migliaia di nazisti». Churchi ll, sbalordito, lo udì aggiungere «e sono sicuro che l'esercito degli Stati Uniti sarà ben d 'accordo». Entusiasta, Stalin abbracciò il giovane Roosevelt proponendo di brindare alla morte dei tedeschi. Churchill esplose e gridò a Elliott Roosevelt: «Ma sai quello che stai dicendo? Come osi dire una cosa simile?». E uscì violentemente dalla sala del banchetto, passando in una stanza adiacente, vuota e in penombra. La casa che, nel 1943, ospitava l'ambasciata russa a Teheran gli era sconosciuta, era lontano dalle sue truppe e aveva appena voltato la schiena con rabbia al migliore amico americano che gli inglesi avessero mai avuto,

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ma non si di quello che aveva fatto. Poco dopo, sentì un braccio attorno alle sue spalle. Era Stalin accompagnato da Molotov. Il dittatore sorrideva e, Jicen<lo che era stato un gioco, che avevano scherzato, lo pregò di tornare. Churchill rientrò nella sala, ma non credette, né allora né dopo, che «non vi fossero intenzioni serie nascoste Jietro le loro parole». Church ill1 e pentiva Roosevelt non potevano dubitare che Stalin inten<lesse dire quello che aveva detto, perché Churchill aveva già informato Roosevelt Jdle conclusioni d'un tribunale inte rnazionale a Katyn, in Polonia, che aveva accertato che, nel 1940, i russi avevano massacrato molte migliaia di ufficiali dell'esercito polacco Jopo che s'erano arresi. 2 Fino alla conferenza di Teheran nel tar<lo 1943, non s'era prestata quasi attenzione a quanto gli inglesi e gli americani speravano di conseguire con i loro immensi sforzi. Erano state annunciate alcune banalità dopo i primi incontri tra Churchill e Roosevelt, ma non erano niente più che riaffermazioni <li buone intenzioni delle democrazie occidentali. Il solo scopo chiaro degli Alleati era quello <li vincere la guerra. Poi, improvvisamente, Roosevelt aveva annunciato, in occasioue <lei suo incontro con Churchill a Casablanca nel gennaio del 1943, quasi senza consultazione, che le con<lizioni da offrire alla Germania e al Giappone erano semplicemente «la resa incondizionata». Sotto questo termine stava, in agguato come un serpente, il disastro dei campi <li prigionia, perché la resa incon<lizionata significava l'abolizione del governo tedesco e la perdita dei diritti derivanti dai trattati, compresi quelli per la protezione <lei prigionieri di guerra stabiliti nella Convenzione <li Ginevra. Questo termine non piacque a Stalin e i ministri degli Esteri, incontrandosi a Mosca nel novembre del 1943, formarono perciò la Commissione Consultiva Europea per stu<liare il problema del trattamento da riservare alla Germania nel dopoguerra, compresa l'idea Jcllo smembramento del paese.' Nel 1943, ciò sembrava ancora ben lungi da essere urgente, perché i tedeschi occ upava no I'Europa Jall'estremo nord della Norvegia al Mediterraneo e dal confine spagnolo fino al cuore della Russia. Il problema che stava di fronte ai commissa ri laccva parte

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della storia e uropea da quasi un secolo, perché la Germania era così aggressiva che tutti gli altri stati la temevano. Come proteggersi <lai tedeschi? Anche la prospettiva di una Germania battuta spaventava gli Alleati perché potevano pensare a una Germania risorgente dalle ceneri per la secon<la volta in un secolo, per cominciare la terza guerra mondiale. Come evitare tutto ciò? Churchill e gli inglesi pensavano <l'indebolire la Germania quanto bastava per farne un utile satellite contro la Russia.4 G li americani erano <livisi: alcuni volevano una pace a condizioni ragionevoli, altri volevano vendetta. Roosevelt, secondo le occasioni, voleva entrambe le cose. Il primo membro del governo americano a prendere sul serio il lavoro della Commissione, fu il ministro al Tesoro, H enry C. Morgenthau. Durante un viaggio in Europa nell'estate del 1944, Morgenthau scoprì che gli Alleati, agli ordin i del comandante supremo Dwight Eisenhower avevano piani di prim'or<line per entrare in Germania, ma nessuna idea di cosa fare una volta che vi fossero entrati. Il ministro degli Esteri Anthony Eden gli lesse, <lai verbali della Conferenza di Teheran, la discussione sulla proposta di smembramento <lella Germania, ma nessuno in quella sede aveva fatto alcun cenno al modo di realizzarla. Morgenthau non poteva capire il flemmatico inglese. Sapeva che Eden era al corrente di quanto era stato deciso a Teheran, poiché era presente alla conferenza , eppure Sir W illiam Strang, che rappresentava l'Inghilterra nella Commissione Consultiva Europea, non seguiva ancora le sue istruzioni.5 Morgenthau si trovava d 'accordo solo con il comandante supremo Jcl corpo di spedizione alleato in E uropa, il generale Dwight Eisenhower, che, secondo lui, voleva «trattarli rudemente», una volta entrato in Germania.6 Morgenthau riferì a Roosevelt alla Casa Bianca che la Commissione Consultiva Europea invece non stava facendo alcun piano in merito a ciò. «Nessuno sta stu<lian<lo come trattare duramente la Germania secondo le vostre direttive» disse al presidente. «Datemi la possibilità <li parlare mezz'ora con Churchill e io posso correggere tutto ciò.» Roosevelt rispose: «Dobbiamo essere <luri con la Germania e intendo il popolo tedesco, non

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soltanto i nazisti. Dobbiamo castrare il popolo tedesco o trattarlo in tal modo che non possa proprio più continuare a riprodurre gente che voglia comportarsi come nel passato».7 Henry Morgenthau, che, secondo la moglie del presidente, Eleanor Roosevelt, era «l'anima di Franklin», si mise presto al lavoro preparando piani per trattare duramente la Germania. Pochi giorni dopo, Roosevelt invitò Morgenthau a Quebec per parlare del suo piano a Churchill. Morgenthau si trovava in una situazione particolare, quando scese dal treno sotto la pioggia a Quebec, il 13 settembre 1943, per unirsi alle discussioni dei grandi uomini. Contribuiva a formare una politica nei rigu ardi della Germania, ciò che era in realtà compito del Dipartimento di Stato. Ma il segretario di Stato, Cord ell Hull, non era presente a Quebec ed era stato assente anche a Teheran. Non gli erano state mostrate nemmeno le minute della conferenza di Teheran, nonostante ne avesse fatto richiesta. 8 Ciò avveniva in parte perché Roosevelt preferiva trattare personalmente gli affari esteri e inoltre aveva chiesto a Morgenthau d 'intervenire con il suo piano. Morgenthau sospettava d'essere invitato perché Roosevelt non era riuscito, in precedenza, a convincere Churchill a trattare duramente la G erm ania. Roosevelt, non avendo idee chiare su ciò che voleva fare della Germania dopo la guerra, si rivolse alla sua «anima», Morgenthau, per prendere una decisione. Non c'era più molto tempo. La città di Aachen, nella Germania occidentale, si trovava alla portata dei carri più avanzati <lei generale Eisenhower. Gli eserciti canadesi e inglesi irrompevano a nord-est attraverso i Paesi Bassi, quando Morgenthau e Lord Cherwell, primo consigliere di Churchill, s'incontravano per discutere cosa avrebbero dovuto fare gli Alleati una volta varcato il con fine tedesco. L'idea precisa che Morgenth au portava nella valigia e ra quella che la Germania doveva essere «pastoralizzata», attraverso la distruzione delle sue industrie e delle sue miniere. La più avanzata tra le nazioni industrializzate del mondo sarebbe stata trasformata in una enorme fattoria . L'industria tedesca si era sviluppata, in parte, per pagare le importazioni di cibo per una popolazione che non aveva terra sufficiente per nutrirsi. Hit-

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ler s'era proposto di porvi rimedio occupando terre a est per «l'aratro tedesco». La superficie della Germania si sarebbe ridotta ora per le acquisizioni dei russi e dei polacchi, mentre la popolazione tedesca nell'ovest del paese sarebbe cresciuta per l'afflusso dei profughi tedeschi da quei territori. Distruggendo le strutture industriali ci sarebbe stata la fame. Secondo Cordell Hull, «il piano Morgenthau avrebbe spazzato via ogni cosa in Germania ad eccezione della terra, e i tedeschi avrebbero dovuto vivere dei prodotti della terra. Ciò significava che soltanto il 60 per cento del popolo tedesco avrebbe potuto mantenersi con i prodotti della terra , mentre il restante 40 per cento avrebbe dovuto morire». A questo punto Hull parlava della morte <li circa 20 milioni di civili tedeschi.9 Morgenthau e il suo brilla nte assistente, Harry Dexter White, ebbero poco tempo per preparare il loro piano prima che Churchill vi si gettasse sopra. Quella sera stessa, a cena nella cittadella di Quebec City, Churchill chiese di discutere subito della Germania. Roosevelt si volse a Morgenthau ch iedendogli di esporre il suo piano. Churchill fece immediatamentc le stesse considerazioni di Hul I. Secondo White, Churchill disse che il piano era «inumauu, non cristiano e non necessario». 1°Furioso, chiese se era stato portato così lontano per discutere un piano che avrebbe significato che «l'Inghilterra sarebbe stata incatenata a un cadavere». L'ammiraglio Land, della Marina degli Stati Uniti, approvava invece completamente il piano e, battendo il pugno sul tavolo, sostenne vigorosamente Morgenthau. Per quella sera la discussione venne abbandonata. Passeggiando quella sera nel tonificante clima di Quebec, Morgenthau e il consigliere di Churchill Lord Cherwell misero a punto un piano per aggirare la resistenza di Churchill. Durante il seguente incontro, che comprendeva Cherwell, Morgenthau, Roosevelt, Churchill, il ministro degli Esteri inglese Anthony Eden e il suo assistente Cadogan, quando si presentò la questione della Germania, Churchill chiese le minute dell' incontro precedente. Cherwell e Morgenthau, che avevano concordato di sostenere che non erano pronte, chiesero a Churchill di riassumere. Fiero della sua capacità <li parlare a braccio e della sua

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memoria per i dettagli, Churchill improvvisò le minute, assumendo, nel parlare, una linea molto più dura che in precedenza nei confronti della Germania. Questo era quello che Cherwell aveva previsto. Morgenthau sottolineò vivamente che, se l'industria germanica fosse stata distrutta, si sarebbero aperti nuovi mercati per le fabbriche inglesi e la competizione per le risorse sarebbe stata ridotta. Tutto ciò inoltre sarebbe stato valido anche per gli americani e i francesi. Morgenthau contestò che i tedeschi avrebbero patito la fame. Più tardi, nel suo libro Germany Is Our Problem, pubblicato nel 1945 con l 'approvazione di Roosevelt, Morgenthau scrisse che la Germania prebellica produceva il 98,2 per cento dei suoi cereali, tutto il suo fabbisogno di patate e zucchero, il 92,3 per cento dei suoi vegetali, il 96,7 per cento della sua carne e pollame e tutto il suo fabbisogno di latte. Soltanto un 14 per cento di ciò, in media, sarebbe andato perduto a seguito del proposto riassestamento dei confini tedeschi. 11 Gli argomenti economici convinsero Churchill, che passò ora dalla parte <li Morgenthau e Cherwell. Anthony Eden ne fu sbalordito. «Non puoi fare questo!» esclamò. <<Oltretutto, tu cd io abbiamo detto in lJuLLlico esattamente l'opposto.» Dopo una lunga discussione, Churchill fece tacere Eden: «Spero che ora, Anthony, non andrai a parlarne con il Gabinetto di Guerra, se te ne capita l'occasione ... Dopo tutto, si tratta <lei futuro del mio popolo che è in pericolo e se devo scegliere tra il mio popolo e quello tedesco, io scelgo il mio popolo». 12 Morgenthau era «estremamente felice» <lei risultati della conferenza, perché «abbiamo ottenuto proprio quello che eravamo venuti a chiedere». Si trattava delle iniziali WSC e FDR al fondo del memorandum segreto13 in c ui si legge: «Durante un colloquio tra il presidente e il primo ministro a proposito delle migliori misure per prevenire un nuovo riarmo della Germania, si è ritenuto essenziale provvedere a una nuova sistemazione della Ruhr e della Saar. La facilità con cui le industrie metallurgiche, ch imiche ed

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elettriche in Germania possono essere convertite da scopi <li pace a scopi di guerra ci ha già amaramente impressionato. Si deve anche ricordare che i tedeschi hanno d evastato gran parte delle industrie d ella Russia e d'altri paesi alleati, ed è quindi puramente secondo giustizia che questi paesi colpiti avranno titolo a rimuovere i macchinari come riparazione per i danni subiti. Le industrie suddette nella Ruhr e nella Saar saranno perciò necessariamente messe fuori uso e chiuse. Si ritiene opportuno che le due regioni siano messe sotto il controllo di un organismo dipendente dall'organizzazione mondiale che sorvegli lo smantellamento delle industrie e accerti che non ricomincino l'attività con qualche sotterfugio. Q uesto piano per eliminare le in<lustrie belliche nella Ruhr e nella Saar si propone di convertire la Germania in un paese principalmente agricolo e pastorale. Il primo ministro e il presidente hanno raggiunto l'accordo su questo piano. OK

FDR

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16 settembre 1944»

Subito dopo essere stato siglato, questo memorandum fu oggetto di accesi dibattiti all'interno Jel governo americano. Cordell Ilull disse: «Credo che tutto quanto è stato concor<lato a Quebec mi abbia fatto infuriare più di ogni altra cosa avvenuta durante l 'intera mia carriera di segretario Ji Stato. Se il piano Morgenthau trapelerà, come inevitabilmente accadrà , potrebbe facilmente causare una resistenza a oltranza tedesca che costerebbe la perdita di migliaia di vite americane». 14 Il potere della stampa e Jella pubblica opinione si fece sentire immediatamente appena filtrarono le prime ind iscrezioni. Gli oppositori pensarono di avere buone possibilità di far naufragare il piano rivolgendosi attraverso la stampa direttamente all'elettorato, scavalcando Morgenthau e Roosevelt. La reazione del pubblico fu quasi interamente contro ogni vendetta, come Hull aveva pensato. 15 Drew Pearson nel «Washington Post», Arthur Krock nel «New York Times» e molti altri rivelarono

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aspetti del piano assieme a particolari effervescenti dello scontro che in furiava nelle stanze del potere. Il «Pioneer Press» di St. PauJ, Minnesota, distrusse il piano efficacemente in sette paragrafi che cominciavano: «Il presidente Roosevelt ha una tendenza a essere ambiguo e falso nelle sue dichiarazioni, nello sforw <li nascondere gli errori». Il presidente aveva tentato <li ingannare la stampa e il pubblico sul piano Morgenthau, pubblicando una lettera su un diverso argomento che dimostrava che il piano Morgenthau non era la p olitica ufficiale. Il giornale continuava: «Il mondo intero sa che Herr Goebbels [il ministro della propaganda di Hitler] ha fatto in modo che il piano giungesse all'orecchio <li ogni tedesco. Questo, egli ha spiegato, è quanto vi potete aspettare in caso di sconfitta . Q uesto è quanto gli Stati Uniti progettano <li fare della Germania ... E ra più o meno il tempo in cui il generale Eisenhower stava mandando volantini sulla Germania con promesse di non compiere vendette sugli innocenti . La più efficace contropropaganda è arrivata, per mezzo di Goebbels, da Washington». Il giornale concludeva: «Poiché egli ha il potere di nascondere i fatti, la sua affermazione non può essere smentita ... [ma] è stato costretto a ripudiare [il piano]». In California, il «San Francisco Chronicle» commentò ironicamente: «Si è risolto infine, come si sono sempre risolti i conflitti di tal genere in questa amministrazione, ch e continuamente permette interferenze di un ministero negli affari d 'un altro». 16 Roosevelt si dissociò subito completamente dalle responsabilità. Con un sorriso, disse a H enry L. Stimson, suo segretario alla Guerra, che «Henry ha fatto uno strafalcione»,' 7 come se le iniziali sul memorandum assieme a quelle di Churchill fossero H CM e non FDR. Roosevelt tentava di evitare le di scussioni perché stava diventando sempre più debole negli ultimi sei mesi della sua vita. E ra anche terribilmente smemorato. Morgenthau gli ripeteva di solito i punti importanti almeno una volta, per essere sicuro che avesse capito. Ammise che non aveva compreso le catastrofiche conseguenze di ciò che aveva fìrmato con l'amico Churchill a Quebec. Stimson gli lesse le tre frasi , compresa quella «convertendo la Germania in un paese principalmente agricolo e pa80


starale». Roosevelt fu «scosso», secondo Stimson. «Disse che non aveva idea di come aveva potuto fìrmarlo.» 18 Ciò accadeva il 3 ottobre, meno di tre settimane dopo che aveva approvato il piano. Le strane difficoltà di pianificare il futuro d'una nazione straniera furono messe in luce da una singolare dichiarazione di Roosevelt. Egli stava ricordando nostalgicamente i suoi anni felici quando esplorava i profondi boschi della Dutchess County, lungo le rive dell'Hudson, quando disse che «non c'è ragione per la quale la Germania non possa essere riportata indietro al 1810... I tedeschi si troverebbero perfettamente a loro agio, senza però avere alcun lusso».19 Spiegò che stava pensando a «come viveva la gente che portava abiti di lana tessuta a mano» nella Dutchess County ai primi dell'Ottocento. Se i tedeschi si fossero trovati a corto di cibo, disse il presidente, si sarebbe potuto nutrirli con le cucine da campo dell'esercito. A volte era anche irresponsabile nelle sue idee, come quando osservò che sarebbe stato semplice occuparsi del problema del carbone. «Nominerò un comitato di tre uomini d'affari tedeschi per dirigere le miniere <li carbone. Se non estrarranno il carbone, li fucileremo.»20 Stalin fu d'accordo sul piano Morgenthau che Churchill gli espose a metà ottobre a Mosca. Come disse Churchill, «l'intenzione della Russia di portar via i macchinari tedeschi era in armonia con l'interesse dell'Inghilterra a riempire il vuoto lasciato dalla Germania. Era soltanto giustizia». 21 Churchill ebbe maggiori problemi a convincere il gabinetto di Guerra che il piano Morgenthau era buono. Lord Cherwell, amico di Morgenthau e principale sostenitore <lei piano in Inghilterra, fece infuriare Anthony Eden affermando che le sue preoccupazioni sulla fame in Europa erano completamente sbagliate. Churchill dovette impegnarsi personalmente per calmare l'infuriato Eden. Gli inglesi rimasero indecisi sui principali problemi <lei trattamento della Germania, come le riparazioni e lo smembramento, fino al la conferenza di Yalta nel febbraio <lei 1945. A Washington, gli sforzi per l'approvazione di Roosevelt proseguirono fino all'inverno senza una decisione che richiedeva più <li qualche settimana, perché ora Roosevelt tendeva a

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essere d'accordo con l'ultima persona che aveva visto. A volte era pensieroso, a volte diceva d'essere di cattivo umore e deciso a esserlo anche con la Germania. 22 Al momento in cui i capi alleati dovevano incontrarsi ancora a Yalta il problema era diventato d 'importanza cruciale. Notevoli parti della Germania erano in mani alleate e stavano avvenendo su ambedue i fronti le prime grandi catture di soldati dell'esercito tedesco in disfacimento. Molte centinaia di migliaia di tedeschi erano già nei campi di prigionia alleati nell'Europa occidentale. Gli inglesi, i canadesi e gli americani erano tutti firmatari della Convenzione di Ginevra e perciò impegnati pubblicamente a trattare i prigionieri secondo le umane condizioni che avevano sottoscritto. Tali condizioni erano rafforzate dalla minaccia di ritorsioni contro gli ostaggi detenuti d'ambo le parti, circa due milioni di alleati occidentali detenuti in Germania e circa settecentomila tedeschi detenuti dagli alleati occidentali. Le dolorose conseguenze <li questa minaccia furono chia re dopo il raid canadese su Dieppe nel 1942. I canadesi e i tedeschi si scambiarono reciproche accuse di brutalità e incatenarono i prigionieri per ritorsione. Si era deciso che gli eserciti alleati avrebbero governato la Germania in un primo tempo, 1na mancava ancora uoa chiara politica per g uidarli. Eisenhower diceva vagamente che avrebbe «trattato duramente» i tedeschi. Cosa avrebbe significato «duramente» e «rudemente» per i prigionieri tedeschi una volta che gli ostaggi alleati fossero stati rilasciati? Cosa avrebbe significato «duramente» e «rudemente» per l'intera nazione una volta che l'esercito si fosse arreso incondi zionatamente? Questi erano problemi che soltanto i tre capi alleati potevano decidere. Essi lasciarono Washington, Londra e Mosca per incontrarsi a Yalta, in Crimea, nel febbraio del 1945.

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CA PTTOLO

SECONDO

SENZA RIPARO

«Il mio cuore i: rattristato dai racconti delle masse di donne e bambini tedeschi in fuga verso ovest dappertutto, in colonne di quaranta miglia lungo le strade, davanti alle armate [russe] avanzanti. Sono assolutamente convinto che se lo meritano, ma ciò non m'impedisce di esserne rattristato. I ,a miseria del mondo intero mi atterrisce.>>' Winston Churchill

Nel febbraio del 1945, a Yalta, W inston Churchill, pensando che i tedeschi stavano soffrendo il <lesti no che egli aveva temuto per i suoi compatrioti, non era animato da spirito vendicativo, durante l'ultima conferenza <lei Tre Grandi in tempo di guerra. Roosevelt s'era infuriato guardando dall'auto le distruzioni causate dai tedeschi in ritirata e, appena vide Stalin, gli disse che lo facevano sentire «più assetato di sangue che mai verso i tedeschi». Stalin gli rispose che non aveva visto nie nte e che in Ucraina la devastazione era molto peggiore. Roosevelt rispose allora: «[Spero che vorrete] proporre ancora un brindisi alla fucilazione <li cinquantamila ufficiali dell'esercito te<lesco». 2 Quando il giorno seguente, durante il secondo incontro, emerse nuovamente il problema del futuro J ella Germania, Stalin chiese se gli Alleati erano d 'accordo che fosse comunicato un piano per lo smembramento della Germania a qualche gruppo tedesco antinazista favorevole alla pace. Churchi ll disse che non lo riteneva necessario, senza aggiungere che s'opponeva alla divisione del paese. Stalin sollevò ancora l 'argomento verso la fine Jclla conferenza, accusando Churchill <l'opporsi

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allo smembramento perché preferiva trattare con una Germania forte. Churchi ll , che aveva già detto a Roosevelt che egli temeva di trovarsi senza una forte nazione «tra le bianche scogliere di Dover e le bianche nevi della Russia»,3 ribatté che non vedeva alcuna opportunitii di dissanguare la Germania perché sarebbe crollata, come era già accaduto in passato, sotto il peso delle riparazioni. Lo smembramento o il pia11 7\11 , rgenthau, ora temporaneamente sospeso, avrebbero reso le riparazioni ancora più pesanti. Roosevelt suggerì un compromesso: i tre ministri degli Esteri avrebbero elaborato un piano per lo smembramento della Germania entro trenta giorni. Churchill fu d'accordo con Roosevelt. Una volta ancora le più importanti decisioni sul futuro della Germania stavano per essere rinviate, ma Stalin in quell 'occasione impedì che il problema delle riparazioni fosse affidato a un comitato. Parlando con voce minacciosa e stringendo i braccioli della poltrona tanto che le nocche delle sue mani <liventarono bianche, ripeté che la Russia aveva diritto a una riparazione per le grandi distruzioni causate dalla Germania. Durante il volo da Mosca alla frontiera polacca non si poteva vedere una sola casa intatta. Churchill e Roosevelt accettarono con riluttanza di scegl iere la cifra di venti bilioni di dollari come «una base di discussione». La Russia avrebbe avuto la metà di qualsiasi importo concordato. L'atteggiamento di Stalin verso i prigionieri di g uerra, che avrebbero fornito una grande massa di lavoratori forzati per le riparazion i dopo la guerra, era ancora poco chiaro. Interrogato più tardi da Harry Hopkins, assistente speciale di Roosevelt, su cosa stava facendo dei prigionieri di guerra catturati dai russi, egli disse vagamente che pen sava che fossero stati impiegati al lavoro.4 I rifugiati, che avevano richiamato l 'attenzione di Churchill, compresero presto milioni di soldati della Wehrmacht, che, cercando scampo dai russi, fuggivano a ovest per trovare riparo. La Wehrmacht del 1940-41, un esercito arrogante e spietato come mai ve n'era stato un altro, era stata da allora distrutta sul fronte orientale e circa metà dei suoi soldati erano ora ragazzi inferiori ai vent'anni e uomini oltre i trentacinque anni, in fuga in massa verso gli alleati occidentali che, pensavano, li avrebbero trattati meglio dei russi . 84


Durante la guerra, Eisenhower e il suo comando erano responsabi Ii del trattamento e mantenimento di tutti i prigionieri secondo la Convenzione di Ginevra. Cosa realmente egli fece di loro fu determinato in gran parte da ciò che Hitler fece di circa due milioni <li soldati francesi, inglesi, americani e canadesi nei suoi campi di prigionia. Oltre ai soldati occidentali, erano caduti nelle sue mani anche milioni di russi, dei quali molti erano ora dati per morti per le dure condizioni di prigionia imposte dai tedeschi.5 La Convenzione di Ginevra dettava le norme per il trattamento <lei prigionieri, ma il solo modo per imporle era la minaccia di ritorsioni contro i prigionieri. Dopo la vittoria alleata in Nord Africa nel maggio del 1943, Eisenhower si lamentò che alla scuola di Stato Maggiore non gli era mai stato detto cosa fare dei prigionieri in caso <li scarsità di mezzi di trasporto.6 Cercò aiuto dal suo vecchio amico, il generale Everett S. Hughes, che era stato con lui alla scuola di Stato Maggiore a Fort Leavenworth in Kansas. Hughes fu nominato assistente speciale di Eisenhower con ufficio al quartiere generale della Communications Zone (Com Z) a Parigi dopo la sua liberazione, nell'agosto del 1944.7 Qui, egli controllò le sostituzioni <li manodopera, le razioni dei prigionieri di guerra e l'attività del generale J.C.H. Lcc, responsabile logistico per il teatro europeo d'operazioni (ETO). «Nessuno sapeva esattamente cosa facesse, ma faceva un sacco <li cose», disse Buel F. Weare, un ufficiale del quartier generale di Eisenhower. «Faceva parte del giro ristretto di collaboratori del comandante.»8 Hughes era un uomo alto, calmo e taciturno. Eisenhower se ne fidava completamente, perché lo riteneva un uomo di grande integrità e di grandissima capacità. Hughes capiva il modo <li comandare di Eisenhower con poche parole.9 Era anche il benvenuto nell 'intimità della famiglia Eisenhower, dov'era chiamato «zio Everett». 10 Eisenhower aiutò Hughes in molti modi a fare carriera nell 'esercito. Per esempio, nel febbraio del 1944, comunicò al generale McNarney a Washington che voleva Hughes di nuovo al suo fianco allo SHAEF 11 in Europa: «Posso usare molto vantaggiosamente in questo teatro il generale Hughes. Vi chic-

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do di dar ordine di trasferirlo immediatamente».12 Hughes fu immediatamente trasferito in Europa per aiutare Eisenhower. Quindi, secondo le parole di Eisenhower, egli divenne «i miei occhi e le mie orecchie». 13 Eisenhower si fidava di Hughes perché era leale, efficiente e, soprattutto, discreto. La discrezione era importante p er Eisenhower perché non gli piaceva mai «prendere iniziative dirette che richiedessero la sua personale partecipazione quando metodi indiretti potevano ottenere lo stesso risultato». t 4 Questa caratteristica, più tardi descritta <lal suo vicepresidente Richar<l M . Nixon, si realizzò in pieno durante il coman<lo <li Eisenhower allo SHAEF in Europa nel 1944. Il generale George S. Patton vi fece riferimento, in una lettera a Beatrice Patton. 15 Descrivendo quanto fosse <liffìcile riuscire a ottenere una decisione da Eisenhower, che non amava che le persone sapessero cosa pensava dei problemi più controversi, Patton disse: «[È] un inferno condurre la guerra con disattenzione [e] fare conquiste con l'inganno». Come scrisse il nipote David , Eisenhower aveva «l'abitudine di contrastare con scetticismo e un brusco no anche le proposte che sosteneva». Il generale Lucius Clay spiegava che «aveva capito che così scopriva una quantità di persone Jeboli». 16 Questo metodo richiedeva i servi:d <li subordinati abili che sapessero come comandare in<lirettamente. «Anche quando era in condizione <li emettere ordini chiari e precisi, in apparenza preferiva operare seguendo metodi più tortuosi. Si muoveva <li nascosto.»17 A volte i suoi ordini erano così poco chiari che doveva rilasciare precisazioni il giorno seguente. La frustrazione a volte lo rendeva terribil mente furioso. Come notava Hughes, il 21 luglio 1944: «È matto. Non vuol dare ordini precisi. Preferisce <lare pugni sul tavolo e gridare». 18 Hughes aveva grande influenza m a poca autorità diretta. I suoi metodi abili nascondevano l'origine d'un ordine. Per esempio, sebbene le razioni venissero ridotte in maggio per disposizione di Eisenhower,1 9 non è rimasta traccia dell'ordine. G li ufficiali più giovani mostrarono una certa riluttanza nei primi tempi; se avessero chiesto ordini scritti, Hughes non avrebbe potuto darli senza ottenere la firma <li Eisenhower. Questa politica era così consoli<lata che quando, nell'ottobre del 1945,

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fu ordinato cibo speciale per i prigionieri a scopi pubblicitari, l'ufficiale in comando chiese ordini scritti da Eisenhower prima di obbedire. 20 Questa politica veniva portata avanti così, negando cibo essenziale e altri rifornimenti senza ordini scritti. Tutto veniva fatto senza fare niente. Eisenhower aveva reso molto chiari i limiti dell'autorità di Hughes nella sua lettera del 24 febbraio 1944, in cui l'aveva nominato. «Date risalto particolare agli aspetti consultivi d ei vostri compiti, piuttosto che a quelli d 'ispezione. Dopo aver discusso con i comandanti responsabili, portate a me ogni problema che, a vostro giudizio, richieda la mia decisione come comandante di teatro.>> 21 L'autorevole biografo Stephen Ambrose sottolineò che «Eisenhower controll ava Montgomery per mezzo della logistica forse più che in ogni altro modo. Montgomery poteva anche interpretare gli ordini di Eisenhower e seguire le sue proprie scelte, ma non poteva tirar fuori rifornimenti dal nulla. Egli doveva combattere entro la stretta cornice costituita dalla quantità di materiale cht: Eisenhower d ecideva di dargli». 22 U capo dello Stato Maggiore di Eisenhower, Bedell Smith, scrisse che «poiché conosceva le necessità e le missioni assegnate alle varie forze, egli solo poteva avere la competenza di designare le divisioni per le diverse operazioni e di assegnare i relativi rifornimenti». Eisenhower aveva una Grande Considerazione del part:re di Hughes come della sua discrezione. Nell 'estate del 1944, aderì al suo consiglio di riscrivere un ordine importante, sebbene ciò comportasse un'imbarazzante chiarificazione dell'ordine originale rilasciato il giorno prima. Hughes era uno dei pochi ufficiali che riferivano direttamente a Eisenhower, ciò che metteva entrambi in grado di trattare con discrezione i problemi importanti. Eisenhower autorizzò Hughes a «interrogare e consultare gli ufficiali e soldati di qualunque unità, organizzazione e comando dell'esercito americano in Europa (ETOUSA, Europcan Theatcr o/ Operations, U.S. Army). Egli doveva consiglia re gli altri con la sua grande esperienza e dare consigli allo stesso Eisenhower in merito a manodopera, rifornimenti e organizzazione. Con questo mandato eccezionalmente ampio, Hughes poteva andare dove voleva e parlare con chiunque. Chiunque egli inter-

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rogasse doveva rispondere o rischiare di dispiacere a Eisenhower. 23 Molte e delicate erano le materie che Hughes trattava con discrezione: «la consegna di liquori»; Kay Summersby, l 'autista di Eisenhower e a volte sua segretaria, che l'accompagnava nei lunghi viaggi; le indiscrezioni di Patton e le razioni per i prigionieri di guerra. Scrisse <li tutto ciò nel suo diario di allora; la parte <lel 1945 su un quaderno francese donatogli dal generale George S. Patton. Hughes e Eisenhower parlarono di razioni dei prigionieri durante una passeggiata il 4 agosto 1944, presso Widewing, dove si trovava il quartier generale dello SHAEF in Inghilterra. «Ho avuto una lunga conversazione nei boschi con lke, Kay e Tedder. 24 Ho parlato a Ike di rifornimenti, prigionieri di guerra, ecc., per spiegargli il mio disaccordo sull'uso della manodopera fatto da parte di Lee. Si comporta come un rotariano internazionale. Ike vuole che continui il mio lavoro e dice che non si fida <li Lee.» Ciò era importante per il potere sui rifornimenti gestito dallo scrupoloso gcncrale J.C.H. Lee (supra1111ominato Gesù Cristo in Persona) che aveva il comando logistico nel teatro europeo d'operazioni (ETO). Per mezzo dell'assistente speciale Hughes, Eisenhower otteneva l'opinione personale che voleva sulla logistica e molte altre materie. Hughes incominciò a dedicare una speciale attenzione alle razioni dei prigionieri di guerra ted eschi, riducendole costantemente sotto i livelli scelti dagli ufficiali subordinati, che basavano le loro richieste per rifornimenti sulle clausole della Convenzione di Ginevra, che stabilivano che i prigionieri devono essere nutriti e alloggiati agli stessi standard <lei soldati americani. Il 31 maggio 194.3 Hughes notava nel suo diario: «Incontro difficoltà a far tagliare le razioni ai prigionieri di guerra tedeschi». 25 Nell'autunno del 1944, Hughes ebbe un lungo pranzo con Eisenhower, durante il quale parlarono ancora delle razioni dei prigionieri di guerra. Il problema stava diventando un rompicapo per Eisenhower, come egli disse al capo dello Stato Maggiore dell'esercito George C. Marshall, il 18 settembre. «Tra l'altro,

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l'assistenza alla massa <lei nostri prigionieri26 costituisce proprio un problema.»27 Questo non era un problema nuovo né per Marshall né per Eisenhower. Nel maggio del 1943, Eisenhower s'era lamentato con Marshall delle difficoltà di occuparsi <li parecchie centinaia di migliaia di prigionieri tedeschi catturati dagli Alleati in Tunisia. «È un peccato che non abbiamo potuto ammazzarne di più» scrisse in un poscritto a una lettera che è stato soppresso da varie edizioni ufficiali delle memorie di Eisenhower. 28 Hughes consigliò Eisenhower di «non diffondere alcun ordine sul cibo dei prigionieri di guerra e sulla consegna di liquori». 29 Il 24 novembre, Hughes trasmise il messaggio della necessità di segretezza, seguendo l'ordine gerarchico, agli ufficiali subordinati in Europa. Ordinò: «Non dovete scrivere né le vostre opinioni, né quelle del vostro comando sulle razioni dei prigionieri di guerra». Inoltre gli ufficiali non dovevano parlare apertamente di cose simili e, «naturalmente, non dobbiamo fare niente che possa mettere in cattiva luce il TC [Thealer Commander, Eisenhower]». Una settimana più tardi Hughes scrisse nel suo diario: «Colloquio sulle razioni dei prigionieri di guerra nell'ufficio Jj John» (una mano, probabilmenle 11011 Ji Hughes, ha corretto a questo punto <0"ohn» con «Littlejohn», con riferimento a Robert Littlejohn, che come commissario dell'ETO aveva la responsabilità <lei rifornimenti di Eisenhower). «Finalmente, penso d 'aver fatto passare l'idea che i prigionieri di guerra devono esser nutriti di meno e non con quanto i francesi non hanno.» Il lunedì seguente, riferiva direttamente a Eisenhower. «Dettogli della direttiva di ridurre le razioni ai prigionieri di guerra assieme a quella d 'essere prudenti. Sono andato, infine, da Littlejohn.»30 Hughes apprezzò molto Littlejohn, un uomo grande come un orso che viaggiava per la Francia su un suo treno personale. Ilughes fu prudente nel parlargli e fece appello al suo senso di lealtà. Il 18 gennaio osservò, con fastidio, che invece di continuare a scorrazzare nel lussuoso treno di Littlejohn, era costretto a «ritornare in auto» senza incontrare i suoi amici Brad, Hodges e Simpson. «Sette ore con Codman in una Buick», si lamentò.31 «Mi sono fermato a un campo di prigionieri presso

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Stenay. Ilo trovato tedeschi che mangiavano intere razioni B. Sto pensando se mai potrò far fuori questo problema.» Un altro problema che egli stava cercando <li «far fuori» era costituito dallo spreco di uomini che sembrava fare Lee nelle retrovie in lavori di bassa priorità, come la guardia e la manutenzione <lei campi per prigionieri di guerra. Lee, notava Hughes, viaggiava in aereo o in auto, seguito di solito <lal suo treno. Mandava spesso l'aereo in Nor<l Africa a caricare arance per il suo breakfast. Tra le curiose annotazioni di Hughes, che comprendono il sorprendente numero <li prostitute registrate a Reims (3000), il numero <li persone che accompagnavano Eisenhower in licenza a Cannes (dodici), le richieste di Eisenhower di calze di seta per Kay, e il numero di casse di Scotch che era riuscito a rimediare (quindici), compaiono frequentemente riferimenti agli sforzi che stava facendo per ridurre le razioni ai prigionieri. 32 Il ruolo critico che Hughes stava svolgendo per Eisenhower durante queste difficili circostanze era valorizzato <la Eisenhower stesso il 25 febbraio 1944, in un telegramma al generale Somervell che aveva fatto richiesta di riavere Hughes a Washington: «Io non, ripeto mm, <lesi<lcro privarmi dei suoi servizi. Mi disturberebbe molto perderlo in questo momento. Sono spiacente ma non posso esservi d'aiuto in questo problema.»3·i Nel tardo 1944 il trattamento dei tedeschi fatti prigionieri al fronte <lagli americani era così disorganizzato che il generale Bruce Clarke, della veloce terza armata di Patton, non potendo sprecare soldati nella guardia, semplicemente disarmava i prigionieri, schiacciava le loro armi sotto i cingoli dei carri armati e li lasciava liberi <li marciare indietro attraverso la Francia, senza guardie. 34 Molti di questi soldati furono picchiati dai civili francesi. Nel febbraio <lcl 1945, il colonnel lo R.J. Gill si lamentò nell'ufficio Jel capo della polizia militare del teatro d'operazioni che soltanto 7004 prigionieri di guerra, di una spedizione che ne comprendeva in origine 17.417, erano arrivati alla sua unità. 35 In marzo, molte volte le guardie americane, aprendo carri ferroviari di prigionieri provenienti dalla Germania, li trovarono morti all'interno. Il 16 marzo a Mailly le Camp ne furono trovati morti 104, e altri 27 a Attichy.36 90


Eisenhower era irritato di doversi occupare di questi casi, perché significava scusarsi con i tedeschi. «Detesto Ji dovermi scusare con i tedeschi» egli scrisse a Marshall, a Washington, riferendo sulla sua inchiesta in merito alle morti <lei tedeschi che erano morti «soffocati accidentalmente» nei carri merci durante il trasporto. «Sembra che questa volta io non abbia altra scelta.»37 Tuttavia, il timore Ji rappresaglie contro i prigionieri alleati non era sufficiente a fare sì che l'esercito migliorasse il trattamento dei prigionieri di guerra. Molti altri tedeschi morirono ben presto in un altro incidente, per il quale Eisenhower non si scusò, probabilmente perché la guerra era quasi finita e le rappresaglie sembravano ormai improbabili. Il generale di divisione Milton A. Reckord, capo della polizia militare del teatro d'operazioni, che aveva allora la responsabilità della custodia dei prigionieri, avvertì Eisenhower che «[i] due recenti incidenti che hanno causato la morte di prigionieri di guerra tedeschi ... sono derivati da mancanza Ji personale. Questa mancanza è così seria e dura da tanto tempo che è divenuta la preoccupazione maggiore in ogni operazione riguardante i prigionieri di guerra». 38 Reckord aveva già scritto al DiparLimenlo Jella Guerra per mezzo Jcl quartier generale del teatro europeo d'operazioni, avvertendo che il carico Ji prigionieri stava aumentando, ma in più di un mese non aveva ricevuto alcuna risposta. Parte del problema derivava dal fatto che i canadesi e gli inglesi non avevano accettato di assumersi responsabilità per tutti i prigionieri che avrebbero dovuto prendersi in carico dagli americani. Reckord finiva con un duro avvertimento che la possibilità di ulteriori morti «riguarda i più alti livelli di ETO, SHA EF e del Dipartimento della Guerra. Sono possibili proteste e anche rappresaglie che potrebbero intaccare la reputazione degli Stati Uniti <lavanti all'opinione del mondo. Poiché gli alti livelli sarebbero colpiti dal fa llimento,... sembra che gli stessi alti livelli dovrebbero sapere se il personale ... non viene fornito attraverso i normali canali». Eisenhower scrisse in una lettera a sua moglie Mamie nel settembre del 1944 che odiava i tedeschi. Perché? «Perché il tedesco è una belva.» In agosto, davanti all'ambasciatore inglese

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a Washington, egli disse che tutti i .3500 ufficiali del comando generale tedesco dovevano essere «sterminati». Avrebbe compreso nella liquidazione tutti i capi del partito nazista, dai sindaci in su, oltre a tutti i membri d ella Gestapo.;9 Sarebbero state circa 100.000 persone. I suoi ospiti a pranzo fu rono anche d 'accordo che la natura avrebbe avuto il suo corso se fosse stata data mano libera ai russi in Germania dopo la guerra. Eisenhower disse che si sarebbe potuto dividere la Germania in zone, una per ogni nazione che era stata invasa, così sarebbe stata fatta giustizia.40 Mentre gli inglesi e i canadesi combattevano avanzando in Olanda, i civili olandesi intrappolati dietro le lince tedesche incominciarono a essere minacciati dalla fame. Eisenhower chiese l'aiuto dei tedeschi per nutrire gli olandesi. Parlando con Marshall, disse: «Ho fatto male a prenderli alla leggera e se ho trattenuto la mia mano, per non aumentare le sofferenze degli olandesi, se i tedeschi non fanno niente, ho intenzione di punirli seriamente, quando avrò occasione di occuparmi di loro».41 Il suo odio per i tedeschi aumentava quanto più essi combattevano disperatamente e quanto più veniva a conoscenza d egli orrori <lei campi di concentramento, tanto che arrivò a vergognarsi di portare un nome tedesco.42 Il timore che, in Europa, il caos avrebbe fatto seguito alla guerra, provocando rivoluzioni che avrebbero annullato il sacrificio di vite americane o richiesto ulteriori sacrifici, indusse il lungimirante Roosevelt a incaricare il suo vecchio amico Sam Rosenman di studiare la situazione della disponibilità di viveri nel mondo. Roosevelt era particolarmente preoccupato del caos in Francia. Se il paese si fosse trovato alla fame, i comunisti avrebbero potuto faci lmente scatenare quella rivoluzione finale che essi credevano avrebbe distrutto il capitalismo. Alcune fonti autorevoli stavano già parlando del pericolo di una «scarsità mondiale di cibo» che avrebbe creato disordini civili in tutta Europa. Nel febbraio del 1945, il generale di brigata TJ. Davis avvertì Eisenhower che il «pesante impegno di rifornimento derivante dal riconoscere [ai prigionie ri tedeschi] lo status di prigionieri di guerra non poteva essere mantenuto». 4 } Roscnman riferì al presidente in aprile che «la scarsità... nei rifornimenti, 92


piuttosto che nei trasporti,44 sarà fattore di disturbo nel prossimo futuro». Ed aggiunse misteriosamente: «I rifornimenti non potranno essere richiesti e distribuiti dallo SHAEF a meno che ciò non sia necessario per ragioni militari».~5 In questa frase ci sono due misteri. li primo è l'implicazione, precedentemente nascosta, che veramente c'era abbastanza cibo per tutti i civili, tranne i tedeschi. Il secondo è l'espressione «necessità militare» riferita ai civili nella Germania del dopoguerra. Rosenman sta pensando ovviamente, come il presidente e Eisenhower, alla possibilità che la fame avrebbe provocato disordini tra la popolazione civile tedesca, che avrebbero dovuto essere sedati dall'esercito. L e razioni concesse erano già in pericolo, perché tutte le fonti parlano di un massimo di cibo che «sarà di circa 1500 calorie a testa al giorno». Il minimo vitale per adulti che non lavorano varia da 1800 calorie al giorno a 2250, secondo vari esperti.46 La notizia di scarsità mondiale di cibo fu diffusa per la prima volta dal generale Hughes in Nord Africa nel 1943. «Si sta parlando della scarsità mondiale di cibo.» «Ne ho parlato molto tempo fa [sic]. Cominciato in NA [Nord Africa]»47 scrisse nell'aprile del 1945. A qud tt:mpu, e anche in seguito, non c'era scarsità di cibo. Nell'area conosciuta oggi come Germania Occidentale, la popolazione nel maggio del 1945 era inferiore del 4 per cento a quella del 1939, sebbene la popolazione tedesca crescesse ogni giorno per l'afflusso di rifugiati dall 'cst.48 E c'era una maggior quantità di grano disponibile nell'area della Germania Occidentale, Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti di quella del 1939 nella stessa area, perché l'aumento di produzione negli Stati Uniti e in Inghilterra compensava ampiamente le perdite di produzione in Germania Occidentale e in Francia. Il surplus di grano in Canada nei raccolti del 1943-44 e 1944-45 superava i 440 milioni di hushels.49 E negli Stati Uniti avveniva la stessa cosa e c'era anche un grande surplus di mais. La produzione di patate era complessivamente in leggero calo in tutta l'arca a causa soprattutto di una perdita del 30 per cento nella parte occidentale della Germania nel 1945.50 Inoltre in Francia il raccolto di grano del 1944 era di 500.000 tonnellate in eccedenza.51 Come Churchill faceva notare a Roosevelt nel marzo del

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1•1.1·, . 11111 1 c\: n 1 scarsità complessiva di grano, anche se zucchero,

.dc uni grassi erano scarsi per molta gente in Europa. 52 \ u sca la mondialc,53 la produzione <li cibo misurata in calorie pro capite nel raccolto '45-'46 ammontava al 90 per cento della produzione media degli anni 1935-1939, secondo l'US Office of Foreign Agricultural Relations nell'ottobre del 1945.54 In marzo, mentre la Germania veniva schiacciata come una noce tra i russi e gli alleati occidentali, un messaggio firmato e siglato <la Eisenhower propose una prima violazione della Convenzione di Ginevra con la creazione <li una nuova categoria di prigionieri che non sarebbero stati riforniti <li viveri dall'esercito dopo la resa della Germania. Il messaggio, datato 10 marzo, dice: «Sebbene sia stato deciso di affidare la responsabilità di mantenere tutti i prigionieri alleati di guerra [intendendo i tedeschi in mano degli Alleati] e i profughi di guerra alle autorità tedesche, si prevede che nello stato di caos che probabi lmente si creerà ciò risulterà superiore alle loro possibilità e gli Alleati si troveranno di fronte al la necessità di fornire grandi quantità <li viveri durante il loro rimpatrio. Il maggiore impegno <li mantenimento derivante dal dichiarare i soldati tedeschi prigionieri di g uerra che comporterebbe la fornitura Ji razioni in misura eguale a quella delle truppe, sarebbe <li gran lunga oltre la capacità degli ABeati, anche se fossero sfruttate tutte le risorse tedesche. Si dovrebbe inoltre evitare di concedere ai soldali tedeschi razioni superiori a quelle disponibili per la popolazione civile». T prigionieri presi dopo il VE-Day «si dovrebbero ch iamare Disarmed Enemy Forces» (DEF), «amministrati e mantenuti dall 'esercito tedesco durante il rimpatrio e sotto il controllo delle forze alleate». TI messaggio finiva con: «È richiesta la vostra approvazione. Su questa base sono stati predisposti e sono pronti i piani necessari». 55 1 . 11111· t·

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CAPITOLO T ERZO

NESSUNA DICHIARAZIONE PUBBLICA

Il 26 aprile 1945, un messaggia1 dei capi degli Stati Maggiori riuniti ticchettò sulle macchine dello SHAEF a Reims in risposta al messaggio <li Eisenhower del 10 marzo che creava lo status <li DEF (Dùarmed Enemy Forces). l CCS approvavano lo status DEF soltanto per prigionieri di guerra in mano degli americani. l membri inglesi d ei CCS rifiutavano <li a<lottare il piano americano per i loro prigionieri. Le principali condizioni fissate da Eisenhower e rano le seguenti: «[...]

B) l tedeschi hanno la responsabilità di mantenere le truppe tedesche disarmate. C) La procedura adottata non si applicherà ai criminali di guerra né alle altre categorie di persone tedesche ricercate, né alle persone catturate tra le forze armate tedesche e detenute per ragioni di sicurezza. Continuerete a detenere tali persom: come sospette di crimini di guerra o per ragioni <li sicurezza militare e non come prigionieri di guerra. Saranno nutrite, alloggiate e custodite dalle truppe alleate. Le autorità tedesche non eserciteranno assolutamente alcun controllo su di esse. D) Non vi sarà alcuna dichiarazione pubblica riguardante lo status di forze armate tedesche o di truppe disarmate.»

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Con quest'ultima clausola, la violazione della Convenzione di Ginevra era tenuta segreta. La seconda sezione del messaggio dice: «La seguente dichiarazione è aggiunta dal capo di Stato Maggiore inglese ... Se l'Inghilterra ritenesse di richiedere altri prigionieri di guerra ... non comprenderete tale personale nella categoria delle truppe disarmate». L'ultima sezione aggiunge: «Si presume che voi non avrete occasione di dichiarare altri tedeschi prigionieri di guerra dopo la sconfitta ... per veni re incontro alle necessità di manodopera dello SHAEF al di fuori della Germania». Questo rifiuto di concordare con gli american i la politica dei DEF, è una sorprendente deviazione dalla collaborazione che gli Alleati s'erano dati sino ad allo ra reciprocamente. Gli inglesi erano obbligati ad accettare prigionieri dagli americani, per ripartirne equamente il peso. Rifiutare prigionieri in anticipo sarebbe stato pesantemente scorretto se gli americani non fossero stati d'accordo in anticipo che gli inglesi erano giustificati a farlo. Tanto gli americani che gli inglesi sapevano che i tedeschi soggetti allo status DEF non sarebbero certamente stati adibiti al lavoro. Molto probabilmente, essi sarebbero morti. Gli inglesi dissentirono inoltre anche sull'uso del termine americano di DEF per quei prigionieri che sapevano che non avrebbero trattato secondo la lettera della Convenzione di Ginevra. Usarono il termine «surrendered enemy personnel» (SEP) per distinguere i prigionieri catturati dopo la resa dagli altri prigionieri di guerra. Il rifiuto inglese di accettare i DEF degli americani era stato accolto senza commenti dai capi di Stato Maggiore americani ma non dagli ufficiali allo SHAEF. Un messaggio firmato «Eisenhower» lamentava che «gli inglesi con il loro carico 2 minore erano in grado di mantenere standard maggiori, che, in confronto, d anneggiavano la posizione americana». 3 A quel tempo nulla impediva agli americani di trattare i loro prigionieri bene quanto gli inglesi trattavano i loro, perché le scorte americane di viveri, ora integrate da contingenti catturati, erano più che adeguate al compito.4 Non esisteva dissenso a proposito di certi prigionieri ricercati come i criminali di guerra, le spie e gli scienziati, che inglesi

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e americani avevano deciso di tenere in vita. Venivano chiamati «ricercati» per distinguerli <lagli altri che non lo erano. Sia gli inglesi che gli americani precisarono che tali prigionieri non dovevano essere inclusi nella categoria DEF, ma dovevano essere mantenuti e amministrati dalle forze alleate. 5 L'ordine non solo serviva a isolare i sospetti in qualche luogo in attesa del successivo processo, ma li preservava anche dalle condizioni imposte dallo status di DEF, dando attenzione particolare ai criminali più noti, che non avrebbero potuto così essere trattenuti tra i prigionieri DEF. Che le condizioni nei campi dei DEF potessero essere inaccettabili per il pubblico alleato in Europa e in America6 era dimostrato dall'ordine dei capi degli Stati Maggiori a Eisenhower «non si farà alcuna dichiarazione pubblica circa lo status di forze armate te<lesche o di truppe disarmate». Era ben poco necessario dare un ordine simile, perché Eisenhower stava già mentendo al pubblico sui piani riguardanti i prigionieri. Durante una conferenza stampa a Parigi, disse: «Se i tedeschi ragionassero come normali esseri umani, comprenderebbero che gli Stati Uniti e l 'Inghilterra in tutta la loro storia si sono mostrati generosi verso i nemici sconfitti. Noi osserviamo tutte le norme della Convenzione di Ginevra ...».7 La Convenzione che i governi degli Stati Uniti e dell'Inghilterra <licevano ripetutamente d 'osservare,11 prevedeva tre importanti diritti per i prigionieri: di essere nutriti c alloggiati con lo slesso trattamento spettante alle truppe di guarnigione del Capturing Power (USA), di ricevere e spedire posta, e d 'essere visitati dai delegati <lei Comitato Internazionale <lei la Croce Rossa (ICRC), che poi avrebbero riferito in segreto al Protecting Power (il governo tedesco) e alle autorità americane. In caso di abusi, il Protecting Power avrebbe potuto minacciare una denuncia o una ritorsione.9 La responsabilità del trattamento dei prigionieri tedeschi in mano agli americani spettava ai comandanti dell'esercito americano in Europa, soggetti soltanto al controllo pol itico del governo. Tutte le decisioni riguardanti il trattamento dei prigionieri venivano infatti prese soltanto dall 'esercito americano in Europa, con l'eccezione di tre fondamentali, tutte in violazione della Convenzione: la decisione <l'impedire ai delegati della ICRC di 97


visit :m · i rn 111pi americani (il divil·to ~i applicò anche ai campi ing lesi e canadesi); la decisionl' n 111giunta americana e inglese di trasferire prigionieri alla 1:1.111ua come manodopera per le riparazioni, 10 a condizio11l' r hl· l:1 Francia osservasse le norme della Convenzione, e h dvr ision<.: <li inviare alcu ni prigionieri in Russia contro la loro voliu 11 :1. La più importante decisione, pure in violazione dl'll.i ( :rn1v<.: nzione, era la creazione dello status DEF, ideato d:i l·: isl·nhower e approvato dai CCS. li «caos» che, come Eisenhower aveva detto, avrebbe impedito ai tedeschi di sostentarsi, naturalmente stava per essere creato dagli Alleati stessi che volevano smantellare le strutture principali della Germania, comprese le organizzazioni assistenziali. Intendevano inoltre ostacolare o proibire la produzione <li una lista di oltre 500 articoli, come era stabilito nel piano Morgenthau. 11 Eppure il messaggio diceva che l'esercito avrebbe ceduto la responsabilità alle «autorità tedesche». Ma non c'erano «autorità» per farsi carico del mantenimento, una volta che l'esercito, il governo, le organizzazioni assistenziali, compresa la Croce Rossa tedesca e importanti strutture commerciali veni vano abolite. Mentre i soldati americani stavano rastrella ndo i Le<leschi sconfitti nel cumulo di macerie della Ruhr, gli eleganti burocrati di Washington discutevano su quello che doveva fare E isenhower con questi tedeschi. I rappresentanti del Dipartimento di Stato, del Tesoro e del Dipartimento della G uerra si incontravano giorno dopo giorno nella calda e luminosa primavera, decidendo i dettagli del destino de lla Germania che non erano stati decisi dai Tre G randi. La direttiva che stavano scrivendo, JCS 1067, precisava la politica che Eisenhower avrebbe dovuto seguire verso ogni istituzione d ell a Germania. Doveva abolire il governo centrale, il partito nazista, la Wehrmacht, chiudere le scuole, le università, le stazioni radio, i giornali, impedire ai soldati anche di parlare ai tedeschi, se non per <lare ord ini. La direttiva comprendeva gran parte del piano Morgenthau , nello spirito e nella lettera, ed era opera specialmente dei tre rappresentanti del Tesoro nel comitato, H arry Dexter W hite, Frank Coe e Harry Glasser. In aprile, gli Alleati sapevano ch e, tra le fumanti rovine del-

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la Germania, non si n ascondeva il pericolo di un improvviso insorgere del militarismo, ma quello di una distruttiva disperazione che poteva portare a un sopravvento del comunismo. La minaccia atterriva sia Roosevelt che Eisenhower. Ma secondo il governatore militare Lucius Clay, 12 lo spirito <lei la JCS 106713 era proprio quello di creare «una pace cartaginese». 14 Howard Trivers, un funzionario del Dipartimento <li Stato che aveva osservato i tre uomini <lei Tesoro mentre lavoravano allaJCS 1067, osservava più tardi: «Durante le discussioni del comitato i rappresentanti del Tesoro sostennero decisamente e fortemente lo smembramento della Germania e la sua trasformazione da paese industriale a pastorale. Rappresentavano fedelmente le idee di Henry Morgenthau, segretario al Tesoro. Mi chiesi, più tardi, se essi non avessero agito seguendo istruzioni dei sovietici o se non fossero membri di una cellula comunista. A quel tempo, Stalin stava proclamando che i suoi nemici erano i nazisti, non il popolo tedesco, e che lo stato tc<lcscu c la nazione germanica dovevano mantenere la propria unità dopo la guerra. I sovie tici avevano organi:tzato un comitato per la Germania Libera composto di comunisti e prigionieri di guerra e una associazione <li ufficiali tedeschi (prigionieri) che stavano appoggiando le stesse idee per il futuro. Sarebbe stata politica e pratica tipica dei sovietici quella d 'istruire i cumunisli americani a sostenere a piena voce lo smembramento e la «pastorafo:zazione» della Germania e cercare <li spingere la politica americana lungo queste linee. In questo modo, contrariamente agl i americani, i sovietici si sarebbero presentati ai tedeschi come i campioni della causa nazion ale germanica, con lo scopo finale, in un primo tempo, ovviamente nascosto, di creare una Germania "unita sotto il comunismo"». 15 Recentemente, s1 e scoperto che White era un sovversivo che aveva disobbedito alle istruzioni del Senato sulla politica Jel l'oro tentando di rovinare la Cina <li Ch iang Kai-shek. 16 La n otte prima Jella morte di Roosevelt, avvenuta il 12 aprile, Morgenthau si trovava a Warm Springs, in Georgia. Le ul99


time pa role che il presidente gli disse a proposito della politica furono: «Henry, sono con te al 100 per cento». 17 Questo piano che imponeva una pace cartaginese alla Germania rimase, perciò, un importante elemento della politica americana nei confronti dei tedeschi dopo la morte di Roosevelt. Fu adottato e continuato, assieme a tutte le altre scelte politiche di Roosevelt, dal nuovo presidente, Harry S. Truman, che non fece grandi cambiamenti nella politica americana e nel govL 11" r,er molti mesi dopo la morte di Roosevelt. TI 21 aprile 1945, un altro messaggio dello SHAEF firmato «Eisenhower» comunicava a Marshall che i nuovi campi dei prigionieri «non forniranno ripari o altre comodità...». E aggiungeva che i campi sarebbero stati migliorati dai prigionieri stessi «usando materiali locali». I «campi» erano terreni scoperti, circondati da filo spinato, chiamati «campi temporanei per prigionieri di g uerra» (PWTE). Non erano temporanei, ma erano certamente recintati, da filo spinato, fari, torri di guardia e mitragliatrici. Lungi dal permettere ai prigionieri di procurarsi dei ripari «usando materiali locali», un ordine del genio militare, 18 emesso il l O maggio, proibiva specificamente di fornire ripari nei campi. Se il messaggio a Marshall avesse sigllifìcato veramente quello che diceva a proposito di prigionieri che provvedevano a ripararsi «usando materiali locali», l'ordine del genio non sarebbe stato emesso, perché in diretto contrasto con quanto veniva comunicato a Marshall. L'ordine non fu ritirato.19 Le tende, i viveri, il filo spinato, i medicinali scarseggiavano nei campi non perché l'esercito mancasse di scorte, ma perché le richieste d i ri fornimenti venivano respinte. Come dice Hughes, il 19 marzo, dopo aver visitato gli immensi cumuli di ri fornimenti a Napoli e Marsiglia: «[Marsiglia è] Napoli e ancor più. Più scorte di quelle che potremo mai usare. Estese a perdita d 'occhio». E continua due giorni più tardi: «Littlejohn dice d 'essere sotto pressione dagli US e da ETO per aver ridotto le razioni dei POW. Lo consiglio di parlarne al più presto con Ike. Ike potrebbe anche non sostenerlo». 20 Una settimana più tardi, quando Littlejohn non aveva ancora risolto il problema con il Dipartimento di Stato, Hughes commentava: «Penso che tutti abbiano paura della Convenzione d i Ginevra».

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Poiché i delegati dell'ICRC stavano ancora visitan<lo i campi per controllare il rispetto della Convenzione di Ginevra, allo SHAEF vi era, a quel tempo, viva preoccupazione per possibili ritorsioni <la parte dei tedeschi contro i prigionieri alleati nelle loro mani. Eisenhower stesso scrisse un messaggio ai capi degli Stati Maggiori riuniti comunicando che i tedeschi stavano trasferendo verso ovest e sud i prigionieri alleati, per allontanarli dai russi, esponendoli a rischi e durezze eccezionali . «Suggerisco che i governi degli Stati Uniti e dell'Inghilterra facciano proposte al governo tedesco attraverso il protecting power2 1 nei term ini seguenti ... [che le forze tedesche] rilascino i prigionieri di guerra con adeguate scorte di viveri [e].., un registro nominale o una sufficiente <lescrizione dei rilasciati venga consegnato al capo del campo e una copia al protecting power.» Tutto ciò sta a indicare una consumata esperienza con la routine d 'un campo di prigionia e il ruolo delle varie potenze nei confronti della Conven zione di G inevra. Il messaggio fi nisce con: «Il problema è d 'estrema urgenza». 22 Littlejohn ricevette presto da Washington l'approvazione per ridurre le razioni, contrariamente alla previsione di Hughes del 21 marzo. Il <liario <li Hughes non dice sc Eisenhower intervenne <lirettamente a sostegno <li Littlejohn, ma Eisenhower, che chiamava Littlejohn «il miglior quartiermastro che abbia mai conosciuto», non si oppose, a guanto risulta <lai registro dei telegrammi. Il 23 aprile, Littlcjohn ridusse ancora le razioni, e ciò era ancora una volta in linea con la politica abituale dei capi americani di deferire «tutti i problemi nel teatro europeo d 'operazioni al generale Ike», come notava nel suo diario Harry C. Butcher, buon amico <li Eisenhower. 23 «Certamente non c'erano razioni sufficienti a sfamare un così alto numero di prigionieri di guerra», scriveva il tenente colonnello Valentine M. Barnes, vicecapo del commissariato, autore di una storia del commissariato, Jldvance Section, che aveva la responsabilità della maggior parte dei prigionieri. Poiché l'ufficio del capo del commissariato aveva la responsabilità <lei prigionieri, Barnes <leve aver saputo quando scrisse la sua storia che, in realtà, c'era abbon<lanza di tende e di viveri, in aprile, nei depositi dell'esercito americano, ma non dice perché non 101


arrivavano ai campi. 24 Il 22 aprile, l'esercito aveva in deposito in Europa scorte per 50 giorni di razioni equilibrate dal punto di vista nutritivo che davano 4000 calorie al giorno per persona, nonostante le persone da mantenere nella categoria «militare» sommassero a 2.600.000. Erano inoltre disponibili sufficienti razioni non equilibrate per altri 50 giorni. 25 Questo cumulo di rifornimenti per 100 giorni rimase allo stesso livello per tutta l'estate. La Ruhr, secondo il generale Smith, «era rifornita in abbondanza quando fu accerchiata ... C'erano molte muni :tioni ... In alcuni luoghi c'era abbondanza di viveri. In altri la dispensa era vuota». 26 Barnes sottolinea con zelo gli sforzi compiuti dai suoi uomini che «guidarono miglia e miglia sia di giorno ch e di notte» in aprile per portare acqua «a barili» a centinaia di migliaia di prigionieri. 27 Mentre i suoi uomini distribuivano barili d 'acqua, le scorte più importanti tedesche e americane non venivano u sate. C'era abbondanza di tende di scorta per dare riparo ai prigionieri, come pure di viveri tedeschi, medicine e tende. «Rifornimenti tedeschi venivano scoperti in enormi quantità ... [ma] la scoperta di utili materiali catturati non garantiva <la sola che venissero usati per le unità militari o pl.'.r gli Affari Civiii.»2H Gli ufficiali addetti ai rifornimenti sul campo non potevano ottenere c iò di cui avevano bisogno per i prigionieri, perché i comandanti superiori ne rifiutavano la consegna.2'J L'avvl.'.rtimento del capo Jella polizia militare del teatro d 'operazioni, Reckor<l, sembra essere svanito senza lasciare traccia se non negli archivi. Le guardie, l'acqua, i viveri, le tende, lo spazio, il filo spinato, tutto ciò che serviva ai prig ionieri era sempre fatalmente scarso. Il campo di Rheinberg in riva al Reno, che misurava sei miglia di circonferenza, era completamente sprovvisto di scorte di viveri quando fu aperto, il 17 aprile.3 Come negli altri grandi campi chiamati «prati del Reno» e aperti a metà apri le, non c'erano dapprima torri di gu ardia, né tende, né harncche, né cucine, né acqua, n é latrine. Non c'era nemmeno abbastanza filo spinato. L'assegnazione ufficiale di spazio era di 175 piedi quadrati per uomo, ma a Rheinberg e altrove, per un certo tempo, lo spazio era dovunque ridotto da un quinto alla metà.' 1 In alcuni campi gli uomini erano tanto ammassati che non poteva-

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no neanche stendersi. La situazione in un campo era riportata nel modo seguente: «La più alta presenza <li detenuti al campo n. 18, Continental Centra! Prisoner of War Enclosure, era di 32.902 prigionieri di guerra. Si richiama l'attenzione sul fatto che la capacità del campo n. 18, Continental Centra! Prisoner of War, non supera i 6000/8000 prigionieri di guerra».32 Tutto questo avveniva mentre il numero di prigionieri era ben <lentro il limite previsto <li catture. Il 21 aprile, un messaggio firmato «Eisenhower» comunicava a Marshall che le catture avevano «superato ogni aspettativa», ma la previsione, fatta al principio d'aprile,'' che l'esercito avrebbe avuto 2.050.000 prigionieri per la fine del mese, era accurata al 99 per cento. 34 Il 30 aprile, l'esercito aveva 2.062.865 prigionieri. 35 È evidente che c'era stato un gran numero di avvertimenti a proposito dell'enorme afflusso che si verificò in aprilc. 3" Disastroso affollamento, malattia, malnutrizione ed esposizione alle intemperie erano la regola nei campi americani in Germania, a cominciare <la aprile, nonostante il notevole rischio che i tedeschi avrebbero potuto vendicarsi contro i milioni di ostaggi alleati in Germania. Fu pressappoco in quel tempo che le guardie di alcuni campi di concentramento tedeschi accelerarono i tempi delle esecuzioni , per sbarazzarsi <lei maggior numero possibile di prigionieri, prima <l'essere raggiunti dagli Alleati. Se avessero scoperto il piano DEF, i tedeschi lo avrebbero usato per la propaganda prolungando quella disperata resistenza che Eisenhower aveva deplorato. Ai primi d'aprile, le condizioni nei campi americani lungo il Reno, vennero constatate da due colonnelli dell'esercito americano, James B. Mason e Charles H. Beasley: «Il 20 aprile era un giorno tempestoso, con piogge che s'alternavano a nevischio e neve e vento gelato che spazzava la valle del Reno, scendendo dal nord verso la pianura dove si trovava il campo. Stretti l'uno all'altro per riscaldarsi, dietro il filo spinato, terribili a vedersi, c'erano circa 100.000 uomini smunti, apatici, sporchi, macilenti, con lo sguardo perso nel vuoto, vestiti di sporche uniformi grigie da campo, ritti in pie<li con il fango fino alle caviglie. Qua e là apparivano delle macchie biancastre,

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, 111 , 1•,ll' 1111 1 d:1 vicino, si rivelavano per uomini con le teste o

I, I11 , 1< l t. 1 bendate e in maniche di camicia. Il comand ante di d11·1~1< H1c tedesco riferì che gli uomini non avevano mangiato <la .d111cno due giorn i e che il rifornimento d'acqua era un grande problema. Eppure a sole duecento yarde scorreva i I Reno colmo fino agli argini».H La v ista all'interno dei camp i era ancora peggiore. Nell 'aprile del 1945, furono catturate centinaia di migliaia di soldati tedeschi assieme a civili, ausiliarie, malati e amputati tolti dagli ospedali ... Un prigioniero a Rhe inberg aveva ottant'anni e un altro era un bambino di soli nove anni... La fame tormentosa e la sete straziante erano i loro compagni, e morivano di dissenteria. Un cielo crudele rovesciava su Ji loro, settimana dopo settimana, torrenti Ji pioggia ... Nudi sotto il cielo giorno dopo giorno e notte <lopo notte, giacevano disperati sull a sabbia di Rheinberg o morivano di stenti nelle loro buche che franavano seppellendoli. 311

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C APITOLO QUARTO

LA CRUDELTÀ DEL VINCITORE « Lu spirito di Goethe mi ha tenuto in vita.» Prigioniero anonimo

Di notte, i riAettori proiettavano luce accecante sugli uom101 che giacevano in buche nere e, insonni, guardavano le figure oscure che stavano alte sopra di loro nei fasci di luce dei riflettori. Erano uomini che, trascinandosi lungo gli argini scivolosi tra le buche, si mettevano in fila per l'acqua. Charles von Luttichau giaceva in una di queste buche, rannicchiato vicino a uno dei suoi collegh i ufficiali, pensando al modo di farsi rilasciare prima d'essere consegnato ai francesi. Qualcuno gridava nel sonno colto dagli incubi. Decise <li tentare ancora con le guardie il giorno seguente: «Sono mezzo americano» pensava, provando il suo inglese. «Mia madre è ame ricana. lo mi sono consegnato a voi e non ho a che fare con tutto ciò. Sono mezzo americano.>>1 Von Luttichau non era stato catturato al fronte, ma mentre era convalescente a casa, e aveva ceduto volontariamente la sua casa alle truppe americane perché, altrimenti, poteva essere accusato di continuare la resistenza clandestinamente. «Eravamo tenuti in recinti <li filo spinato affollati e all'aria aperta, con un po' <li cibo, distribuito di rado» egli ha detto del suo campo a Kripp, presso Remagen nella regione <lel Reno. «Le latrine erano soltanto dei tronchi gettati sopra i fossi lungo i recinti di filo spin ato. Tutto quello che potevamo fare, per dormire, era scavare una buca con le mani e calarci dentro, stringendoci l'uno all'altro. Eravamo ammassati in uno spazio molto ristretto. Gli uomini ammalati dovevano defecare sul ter-

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Presto, molti <li noi furono così deboli che non potevano neanche calarsi i pantaloni. Perciò i nostri abiti erano infetti come il fango sul quale dovevamo camminare, sedere e stenderci. In un primo tempo, non c'era acqua per niente, tranne la pioggia, poi, dopo un paio di settimane, potemmo avere un po' d 'acqua da un tubo. Ma quasi tutti noi non avevamo nulla in cui versarla, perciò potevamo averne solo pochi sorsi dopo ore di fila, a volte anche per tutta la notte. Dovevamo camminare tra le buche sulla terra morbida gettata su dagli scavi, perciò era facile cadere in una buca, ma molto difficile uscirne. In quella primavera, la pioggia era quasi costante nella regione del Reno. Piovve in più di metà dei giorni e in più di metà dei giorni restammo senza cibo del tutto. Negli altri giorni ricevevamo una razione K ridotta. Potevo vedere dalla confezione che ci consegnavano un decimo della razione che davano ai loro soldati. Così, alla fine, ricevevamo, forse, il cinque per cento di una razione americana normale. Protestai con il comandante americano del campo perché stava violando la Convenzione <li Ginevra, ma egli disse soltanto: "Dimenticatevi la Convenzione, perché non avete alcun diritto"2 «Entro pochi giorni, alcuni degli uomi11i arrivati al campo in buona sa lute, erano morti. Vidi i nostri uomini trascinarne i cadaveri alla porta Jcl campo, dove venivano gettati uno sopra l'altro sugli autocarri che li portavano via. 1 «Un ragazzo di <liciassette anni, che poteva vedere in lontananza il suo villaggio, stava <li solito presso la barriera <li filo spinato e piangeva. Una mattina i prigionieri lo trova rono ucciso da una fucilata , ai piedi della barriera. Le guardie sollevarono il suo corpo e lo appesero alla barriera, lasciandovelo come avvertimento. I prigionieri erano costretti a passare vicino al corpo e molti gridarono "Moerder, moerder (assassini, assassini)!".4 Per ritorsione il coman<lanlc del campo tolse ai prigionieri per tre giorni le magre razioni. Per noi che già eravamo affamati e potevamo a stento muoverci perché ammalati, era terribile; per molti significava la morte.»5 Quella non fu l'unica occasione in cui il comandante tolse le razioni a1 png1onieri per punizione. Il 18 aprile, il soldato H einz T. 6 aveva appena compiuto dirl'no.

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ciott'anni in ospe<lale, quando arrivarono nella sua corsia gli americani. Tutti i ricoverati furono trasferiti al campo di Ba<l Kreuznach. Quando vi fu rinchiuso, assieme a molte centinaia <li migliaia di altri prigionieri, Heinz portava soltanto dei calzoni corti, le scarpe e la camicia. Il campo si sten<leva su una vasta pianura tra una stretta strada di campagna e una fila <li basse colline verso occidente. Qui, egli fu tenuto per settimane senza alcun riparo, quasi senza cibo, poca acqua, niente posta o segno di qualcuno che fosse a conoscenza della sua situazione. Poiché molti degli uomini erano fuggiti dal fronte orientale, non si trovavano nelle unità di cui facevano parte e pochi conoscevano qualcuno tra gli altri. «Gli americani erano veramente schifosi con noi», disse Heinz T. «Al principio, quando c'erano ancora alberi nel campo, qualche prigioniero cercò di tagliare dei rami per accendere il fuoco. Le guardie ordinarono di gettare via la legna. In molti campi era proibito scavare buche per farsi dei ripari. Tutto quello che avevamo da mangiare era l'erba», egli ricorda. Alcuni salirono su un castagno che aveva messo le foglie, per prenderle e usarle come cibo o come tabacco. Spesso volava e girava sopra <li noi un piccolo aeroplano e gli uomini capivano che venivano fotografati per qualche giornale o settimanale americano.» Poiché gli si gonfiavano i piedi, si tolse le scarpe e, quando il gonfiore si attenuò, cercò <li rimetterle, ma non gli calzavano più e le mise, perciò, sotto la testa, durante la notte. Mise dentro una scarpa un sacchetto del caffè che veniva distribuito ai prigionieri dagli americani. Pensava: «Porterò questo caffè a casa, quando verrò rilasciato. A casa saranno tutti contenti». Una mattina, al risveglio s'accorse che le scarpe erano sparite assieme al caffè e pianse.7 Non era il più giovane del campo, perché tra i prigionieri vi erano Jonnc incinte, bambini di sei anni e uomini di più di sessant'anni. Poiché non vennero tenuti elenchi nei campi <lei DEF, e molti degli elenchi dei POW furono distrutti negli anni Cinquanta,8 nessuno sa quanti civili vi furono rinchiusi, ma i rapporti dei francesi rivelano che tra le centomila persone che gli americani trasferirono loro come manodopera, c'erano 32.640 donne, vecchi e bambini.9 Il tenente colonnello Valentine Bar-

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nes, redigendo il suo rapporto su Bad Kreuznach, annotava che il 22 aprile «una donna aveva dato alla luce una bambina nel campo A-3». 10 George Weiss, un meccanico di carri armati, disse che il suo campo lungo il Reno era così affollato che «non potevamo neanche stenderci a terra completamente. Dovevamo passare la notte seduti e stretti l 'uno all'altro. Ma la mancanza d 'acqua era la cosa peggiore Ji tutto. Non ricevemmo acqua per tre giorni e mezzo. Avremmo bevuto anche la nostra orina. Ha un sapore terribile, ma che cosa potevamo fare? Alcuni uomini si misero a leccare la terra per cercare un po' d 'umidità. Ero così debole, che mi ero inginocchiato anch 'io, quando, alla fine, ricevemmo un po' d'acqua. Penso che sarei morto senza quell 'acqua. Eppure il Reno era appena al di là della rete. I soldati ci vendevan o acqua e sigarette attraverso la rete. Una sigaretta costava 900 marchi. Vidi morire migliaia di uomini. I cadaveri venivano portati via con gli autocarri». 11 A quel tempo, a Bad Kreuznach i prigionieri venivano ammassati in un numero triplo di quello previsto. 12 Era estremamente pericoloso stare costantemente ammassati nei pressi della barriera di filo di ferro SlJinalu, perché il suolo e gli abiti erano pericolosamente infetti e gli uomini erano già molto inJeboliti. Nei campi vennero notate alte percentuali Ji morte per setticemia (avvelenamento del sanguc).n Dopo circa un mese a Bad Kreuznach, dove, nonostante le condizioni, H einz T. ebbe l' impressione che non vi morissero molti uomini, egli fu consegnato ai francesi, assieme aJ altri due milioni, secondo le voci. Le voci non erano del tutto sbagliate: i francesi avevano chiesto in origine agli americani almeno 1.700.000 prigionieri e stavano trattando per averne 1.300.000, per aiutare a riparare i d anni della guerra in Francia. Guardando in giro gli uomini affamati, deturpati dall'edema provocato dalla fame, in abiti laceri, sporch i, con facce smunte e passo strascicato, Heinz pensava: «Uno strano regalo da fare ai francesi». Poi, fu caricato su un treno e mandato a Rennes, in Bretagna. Un ragazzo di dieci anni della città di Rheinberg, Herbert Thelen, aveva il permesso di portare cibo al padre nel campo che si trovava a tre miglia a ovest Jclla città. Egli passava il cibo

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attraverso il filo spinato esterno al padre che stava all'interno, seduto sulla strada perimetrale. Thelen non vide mai nessun altro al campo impegnato in simile attività. 14 Uno dei prigionieri avvolse uno scritto a una pietra che lanciò verso la strada che portava a Rheinberg. La pietra fu raccolta da un abitante di Rheinberg che la conservò. Lo scritto, su carta marrone da imballaggio che sta diventando nera, dice: «Caro lettore. Manda a noi due camerati un pacco di patate cotte con sale. Siamo terribilmente affamati. Aspettiamo presso la torre di guardia sulla strada perimetrale. Prego, scrivi sul pacco il nome Sergente Jakob Lohr, Campo E». 15 Un sergente cinquantenne, laureato in filosofia, tenne un diario, scrivendo su carta igienica, a Rheinberg. u, Scrisse: «Camp Rheinberg, 17 maggio 1945 Sto disteso al suolo quasi sempre e, quando fa caldo, mi calo in una buca. Indosso la giacca e gli stivali e porto la bustina calata sulle orecchie. Il mio sacco da campo, in cui ho un cucchiaio e una forchella d 'argento, mi serve da cuscino. Durante un temporale, mi è crollata addosso una parete di terra della mia buca. Ho le calze e la giacca bagnate fradice. Durante la notte vago per il campo senza sosta. Vedo sorgere la luna e odo canlare gli usignoli nei boschi vicini. Recito poesie di Goethe e, per non cadere addormentato, discuto tra di me su "fi losofia e vita Ji Nietzsche". 1 camerati si lamentano della prigionia. Li consiglio di non concentrarsi sulla barriera di filo spinato, ma piuttosto di guardarvi attraverso. Canto spesso 1 pensieri sono liberi, chi può indovinarli... E recito spesso con piacere versi sui prigionieri. A sera, quelli che hanno voglia Ji cantare, intonano canzoni popolari tedesche. Il canto unisce gli uomini. Ogni sera si recitano preghiere cattoliche e protestanti, ma la loro ristrettezza dogmatica non mi soddisfa. Medito sull'argomento "Tecnica di lavoro della mente". Penso di insegnare agli studenti e, forse, di scrivere un libretto intitolato [;officina d'un operaio intellettuale. A casa potrei usare i libri. Qui al campo ho soltanto i miei 109


pensieri e mi affido alla memoria, ma la sola conoscenza dei libri non è sufficiente. Nuovo progetto: scrivere il mio libro personale di preghiere. Ciò che ha valore per me, può significare qualcosa anche agli altri. Ringrazio Dio d 'essere in questo campo. In nessun altro luogo sarei stato così perso nei miei pensieri o avrei potuto vedere gli uomini nella loro totale nudità. Né avrei potuto credere i vincitori capaci di tali crudeltà. Rheinberg, 19 maggio 1945 Preghiere serali protestanti: atteggiamento dogmatico, dobbiamo essere pronti a ricevere lo Spirito Santo. Ho due d ita della mano sinistra infiammate. Un giovane stude nte di medicina avvolge una benda attorno al mio pollice. Se la mano non migliorerà, verrò mandato a un ospedale militare. Discuto con il giovane studente sulla demoralizzazione dei soldati. Le mie ultime volontà per i miei figli: dovranno conservare un forte e vivo rapporto con la campagna. Tutti i miei antenati sono stati contadin i. I miei figli dovranno acquistare terra, se possibile, e imparare a coltivare la terra e a vivere dei suoi frutti. Quelli non adatti a studiare all'università, faranno i contadini. Pensieri sulla mia cara moglie. I nazisti, aviatori, artiglieri e carrisLi, lasciano il campo, probabilmente per essere adibiti al lavoro. Lunga discussione con i compagni su quale sorte sia preferibile, quella di patire la fame nel campo o quella di lavorare fuori con la prospettiva eventuale di guadagnarsi un po' di cibo in più. Alcuni uomini [tentano di fuggire] dal campo. Alcuni vengono catturati, altri riescono a fuggire. Pochi tentano. Uno mi ha detto: "Il 10, abbiamo scavalcato la barriera di filo spinato. Abbiamo fatto troppo rumore e le guardie ci hanno sparato. Qualcuno scappò, altri tornarono indietro. I fuggitivi furono inseguiti. Qualcuno di loro alzò le mani per arrendersi. Furono uccisi senza pietà. Mi gettai a terra fingendomi morto. Una guardia mi diede un calcio, ma non mi mossi. Quando se ne andò, strisciai sotto il filo spinato e ritornai nel campo. La fuga è fallita, ma io sono ancora vivo". Rimpiango di non conoscere più poesie a memoria.

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Meditazione: Dio è amore, l'amore è Dio; Dio è verità, la verità è Dio; Dio è bontà, la bontà è Dio; Dio è perfezione, la perfezione è Dio (Goethe). Dio è padrone dell'est e regna sull'ovest. Il nord, il sud, ogni direzione si trovano sotto la sua serena protezione. Lo spirito di Goethe mi ha tenuto in vita. Se mai sopravvivrò a questo campo, raccoglierò poesie sotto il titolo Consolazione e Lode. Oggi ho avuto quattro patate. Che ricchezza! Posso immaginare la vita d'un monaco perché povertà, purezza e obbedienza sono facili da sopportare, finché ho abbastanza tempo libero per pensare. I pensieri sono la mia passione. Rheinherg, 20 maggio 1945 (Settimana di Pentecoste) Funzione protestante al mattino, all'aperto naturalmente. Dogmi. L'anima dovrebbe regnare sul corpo. Incomincio a capire il punto di vista del professor Jasper sulla chiesa. Secondo lui il compito della chiesa è di preparare le masse all'assoluto, l'eterno. Forse egli ha ragione, quando dice che la filosofia può essere utile solo a poche persone. Per quanto tempo ancora resteremo senza riparo, senza coperte o tende? Una volta, ogni soldato tedesco poteva ripararsi dal maltempo. Anche un cane ha il suo canile dove infilarsi quando piove. Dopo sei settimane vogliamo soltanto avere un tetto sopra la testa. Anche i selvaggi stanno meglio di noi. Diogene, Diogene, tu almeno avevi il tuo barile. Rheinherg, 21 maggio 1945 Le preghiere devono essere capite dal punto di vista umano e psicologico, non da quello teologico. La mente dev'essere il principio dominante. S'è messo a piovere nuovamente. Disperazione. Ho cercato dapprima riparo sotto gli alberi minuscoli. Sono fradicio. Schiaccio la mia schiena contro un muro crollato che, almeno, ripara dal vento e dalla pioggia da una parte. Il giorno seguente scendo con una scala a pioli in una piccola cella piena di uomini. Dormo per un paio d'ore, sentendomi un re. Poi devo riprendere a vagare per il campo, come un comune soldato.

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Rheinberg, 22 maggio 1945 Pioggia leggera. Rimasto nella buca. Fradicio. La storia della scatola di cartone. Le nostre razioni arrivavano al campo in grandi scatole di cartone, che, rotte a pe;,;zi, potevano servire come letti di fortuna. Il cartone, lungo circa 1 metro e venti centimetri e largo quanto il corpo, forniva un buon isolamento J all 'umidità del suolo. O gni giorno, il medico <lava circa 25 di questi «letti » ai prigionieri che potevano dimostrare di non avere tende, coperte o cappotti. Per l'esattezza io non av rei avuto diritto ad averne uno, perché possedevo ancora una giacca. Alle otto del mattino del primo giorno in cui tentai per la prima volta d 'averne uno, c'erano più di venticinque uomini in fila davanti a me. Il giorno dopo mi alzai verso le 6.30, prima della sveglia. Fortunato me! Ebbi il mio cartone. Felicissimo, lo piegai sotto il braccio e lo misi nella mia buca. Da allora costituì la mia proprietà più preziosa e non mc ne separai più. Wolfgang Tff disse che nella sua se;,;ione di circa 10.000 persone a Rheinberg, venivano trascinati fuori dai 30 ai 40 cadaveri 17 al giorno. Facendo parte della squadra addetta ai seppellimenti, Iff era ben piazzato per vedere quanto succedeva. Riceveva vitto extra per aiutare a trascinare i morti dal recinto alla porta del campo, dove venivano caricati su carriole e portati in grandi baracche di lamiera. Qui Iff e la sua squadra 1i spogliavano dei vestiti, spezzavano a metà le piastrine d 'alluminio, li ammassavano a strati di quindici o venti, vi gettavano sopra dieci palate <li calce viva, ammassando quindi altri strati, fino all 'altezza d 'un metro. Mettevano quindi gli oggetti personali dei morti in un sacco per gli americani e se ne andavano. Vi erano morti per cancrena a seguito dei congelamenti sofferti nelle notti fredde d 'aprile. Una dozzina circa d 'altri, compreso un ragazzo di quattordici anni, troppo deboli pe r tenersi in equilibrio sui tronchi gettati attraverso i fossi come latrine, vi erano caduti annegando. Alcuni venivano ripescati e il sudiciume veniva lasciato su di loro così com'erano. A volte morivano fino a 200 uomini al giorno. In altri recinti di dimensioni simili, Iff vide morire da 60 a 70 uomini al giorno. «Poi gli autocarri portavano via il triste carico. Quale macabra immagine», egli disse.18 Non fu mai detto ai prigionieri

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cosa avveniva dei cadaveri, ma, operai edili tedeschi negli anni Cinquanta, e addetti alle sepolture negli Ottanta, hanno scoperto a Rheinberg resti umani con piastrine d'alluminio dell'esercito tedesco della Seconda guerra mondiale gettati assieme in fosse comuni, senza tracce di bare o pietre tombali. 19 Gli orologi e gli oggetti preziosi tolti ai morti finivano nel vasto mercato nero esistente in Germania, secondo l 'ex procuratore generale degli Stati Uniti, Francis Biddle. Egli visitò il mercato nero di Tiergarten, a Berlino, che, secondo quanto disse a sua figlia, era: «Impressionante ... C'erano varie migliaia di persone che trattavano baratti. Un nostro meccanico ha venduto l'orologio per 400 dollari e cinque stecche di sigarette per 100 dollari ciascuna. La nostra guida ci diceva ieri <l'aver guadagnato 8000 dollari vendendo orologi e d 'aver trasferito indietro il denaro per mezzo d'un membro del Servizio Segreto che si trovava alla Conferenza di Potsdam e che avrebbe comperato una fattoria nel Michigan. Sembra che gli orologi vengano da morti te<lesch i». 20 Per lungo tempo il maggior problema a Rheinberg fu il sovraffollamento. Un recinto che misurava pressappoco 300 metri per 300 doveva contenere 10.000 persone, ma in principio ve ne furono ammassate fino a 30.000. Rimanevano così circa tre metri quadri per persona. Il prigioniero Thelen disse sottovoce a suo figlio attraverso il filo spinato che nel campo morivano da 330 a 770 persone al giorno.21 Il campo ospitava allora <la 100.000 a 120.000 persone. 11 clero di Rheinberg protestò presso il comandante americano del campo assieme al vescovo di Colonia, che si diceva avesse scritto direttamente al papa Pio XII. Il papa, che era rimasto indifferente alla situazione nei campi di sterminio di Hitler, non cambiò politica. Com'era possibile che gli ufficiali di grado intermedio e i medici non mostrassero un barlume d ' interesse e di partecipazione vedendo accadere cose simili? Le loro indifferenti descrizioni e statistiche contrastano in modo sorprendente con i racconti, le proteste, i diari e l'arte <lei prigionieri, con le lagnanze del clero e l'enorme numero di morti registrati come «Altre perdite». È possibile avere un'idea di come si manifestava questo at-

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teggiarnc nto kggcndo i rapporti quotidiani <li un uomo intelligente, ac uto, e preparato a salvare la vita umana. Il colonnello C.H. Beasley, che, con il colonnello Mason scrisse il raggelante rapporto su un campo nella regione del Reno in aprile, descrive Rheinberg il 30 aprile nel modo seguente: «Il campo è organizzato bene e funziona regolarmente. Nelle ultime 48 ore ci sono stati sette morti ... A Sinzig ci sono stati cinque morti, presumibi Imente dovuti ad assideramento».22 La parola «presumibilmente» è rivelatrice. Beasley ebbe le notizie <lai comandanti dei campi, che non avevano alcun interesse ad accusare se stessi <l'aver commesso qualche atrocità. Perché mai, quindi, Beasley doveva usare la parola «presumibilmente»? Sapeva che i prigionieri non avevano alcuna protezione, poiché risulta dalle sue descrizioni che li vide gelare nel nevischio in maniche di camicia in quegli stessi campi. È perciò altamente significativo che egli ritenga non credibile la morte per congelamento, senza specificare il perché. Egli non contraddice il rapporto, ma rifiuta <l'associarsi ali 'accusa in esso contenuta. D efinisce il congelamento «presumibile» soltanto perché non vuole riconoscere alcuna credibilità all 'accusa. Stranamente, in poche righe del suo stesso rapporto, egli più o we nu conferma l'accusa di morte per congelamento, quando descrive i «vecchi e malati inabili a vivere nelle condizioni a cui erano esposti gl i altri. Settecento stanno nelle tende. A Sinzig ci sono anche vecchi, mutilati e malati». È significativo poi che Beasley si riferisca a un nume ro apparentemente grande (700 persone) sotto le tende, senza dire che ve n'erano altre 90.000 senza tende del tutto. «Funziona regolarmente» o «bene organizzato», come diceva abitualmente Beasley, significava soltanto una cosa: che i prigionieri erano stati spruzzati <li DDT per impedire una epidemia di tifo che avrebbe minacciato oltre ai prigionieri, le guardie e tutta la Germania. 2' Beaslcy sembra cercare d 'evitare di dire la verità, per quanto possibile, probabilmente perché deplorava quello che vedeva pur non potendo scrivere accuse contro l'esercito. Beasley dice nel suo rapporto d'aver ordinato 1600 coperte per il 9° ospedale da campo a Linfort, «per rifornire i PWTE

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a Rheinberg». Credendo al medico dell'esercito americano, si può immaginare che a Linfort esistesse un ospedale che ospitava i malati di Rheinberg nell 'intento umano di salvare delle vite. Ma, a quel tempo, non c'era un vero ospedale a Linfort, perché il comandante del campo aveva concesso con riluttanza, e dopo molte insistenze, un'area all'interno del campo con un po' di tende per i malati. Dopo molte altre richieste, egli permise alle signore Greta Schweitzer e H erte Brandt e al sacerdote Borgmann <li trasformare alcune case <li Linfort in un ospedale, purché fosse fornito di personale, di fondi e gestito completamente dai civili tedeschi. Più tardi furono consegnate delle medicine, probabilmente soltanto DDT. Riferendo ciò che aveva sentito al telefono, Beasley forse non sapeva che molti dei cosiddetti «ospedali» dell'esercito americano erano soltanto <lei luoghi di morte dove i malati gravi erano nascosti agli altri e lasciati morire senz'alcuna cura, opportunamente vicini alle loro tombe.24 Beasley subiva enormi pressioni per giustificare, eufemizzare e coprire. I suoi colleghi ufficiali del Corpo Medico che stavano conducendo una indagine speciale e a larga scala sulle morti e le malattie in quei stessi campi, riferirono che le morti sommavano soltanto all'll per cento <li quanto avevano realmente scoperto. 25 Beasley non poteva essere accurato anche se avesse voluto esserlo. La necessità di fare un rappurlo quotidiano, la lunga distanza tra i campi aumentata dalle strade distrutte, rendeva impossibile a Beasley e a chiunque altro visitare i campi ogni giorno. Il suo rapporto del 30 aprile tratta di oltre 250.000 prigionieri in due pagine. Tutto quello che poteva fare era telefonare ai comandanti dei campi che, infastiditi, non mettevano neanche la punta delle loro scarpe lucide nel fango infetto dei recinti. I cancelli di Remagen erano contrassegnati con gli ordini telefonati da Beasley: «Febbre tifoide. Stare lontani». 26 Il dato delle morti per due g iorni a Remagen e a Rheinberg citato da Beasley27 è talmente inferiore a quello citato dai prigionieri, dall'indagine corretta ETO, dal 12° Army Group e da USFET (United States Forces, European Theater), 28 che non

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può conciliarsi. O ha ragione Beasley, o tutti gli altri. Forse Beasley, a questo punto, incomincia a cedere e a coprire ciò che non riesce a modificare con il suo intervento. Sarebbe tentato di rifugiarsi nell'indifferenza perché <leve riferire cose che sa non essere vere. Beasley non è responsabile delle condizioni dei prigionieri e tenta di affrontarle, ma incomincia a disperare. A proposito della dissenteria, che è la principale causa di morte, dice: «Sono necessari opportuni mezzi sanitari di massa. È impossibile anch e solo avvicinare, con i mezzi attuali, lo standard ritenuto necessario». 29 Ma, a quell'epoca, il 30 aprile, egli segue ancora le sue istruzioni e nota di aver richiesto una fornit~ua di medicinali, che, apparentemente, si attende sia consegnata ai campi, sebbene si tratti d 'un palliativo, non di una cura per le cause reali di malattia, fame, affollamento, congelamento. Sembra che Beasley s'accorga presto d 'occuparsi dei sintomi, i campi, e non della malattia, la crudele indifferenza. Dopo due settimane, egli annota a proposito della sua precedente richiesta di coperte per il 9° Ospedale da Campo: «Brande, coperte, cucine da campo e attre7,zature da mensa mancano ancora terribilmente per gli ospedali dei PWTE. Contattato il Quartiermastro che afferma di non avere materiali disponibili». Beaslcy sta cambiando: prima, le atrocità riferite dagli altri erano «presumibili», ora le sospetta lui stesso. La parola dell'ufficiale superiore che «afferma» di non avere materiali disponibili è apertamente messa in dubbio. Sembra che Beaslcy sia conscio della ci nica in<l ifferenza degli «alti gradi». 30 Beasley non protestò, forse perché non poteva capire quale fosse la causa di quanto vedeva accadere. Le persone ch e non conoscono la malattia, raramente la vedono negli altri.

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CAPITOLO QUINTO

UN'ESTATE DI FAME

Il 15 maggio, il generale Eisenhower e il primo ministro Churchill discussero la possibilità di ridurre le razioni dei prigionieri. Churchill chiese di concordare delle riduzioni alle razioni, perché presto avrebbe dovuto annunciare una riduzione delle razioni di carne in Inghilterra e voleva essere sicuro che «nei limiti del possibile, fossero nutriti con quei viveri, <li cui potevamo privarci più facilmente». Eisenhower rispose che aveva già prestato «notevole attenzione al problema». Gli era stato <letto che occorreva un limite minimo di 2150 calorie, ma l'aveva già ridotto a 2000. Disse che la razione dei prigionieri era stata, per qualche tempo, inferiore a quella <lei soldati alleati. (Per le truppe americane era <li 4000 calorie al giorno.) Progettava di studiare ancora l'intera materia per vedere «se era o non era possibile un'ulteriore riduzione».1 Parlava di ridurre le razioni a prigionieri di guerra che già stavano morendo di fame sotto gli occhi degli ufficiali medici americani. 2 Subito dopo questo colloquio le ra:tion i furono ridotte. 3 Alcuni prigionieri conti nuarono a ricevere un po' <li viveri dai depositi americani e tedeschi catturati, ma in misura ridotta. Un milione d 'altri, che fino ad allora avevano ricevuto un po' di viveri per il loro status <li prigionieri di guerra, persero i loro diritti e il cibo quando furono trasferiti segretamente allo status di DEF. Questi uomini ricevevano assai meno delle 2000 calorie

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menzionate da Eisenhower, e, in molti casi, assai meno della 4 metà Eisenhower non disse a Churchill che l'esercito, mentre riduceva le razioni ai POW, non forniva del tutto viveri ai DEF, o forniva loro molto meno delle 2000 calorie al giorno. GI i ordini dicevano: «Le razioni operative C, K e 10 in 1 saranno usate soltanto come ultime risorse. Prima di usarle, si dovrà fare ricorso a ogni altro mezzo immaginabile». A quel tempo, il limite di 2000 calorie era il massimo e doveva essere fornito dai depositi americani solo in mancanza di disponibilità tedesche, come era già successo nell'area della T Armata attorno a Monaco e altrove.5 Gli ordini si applicavano soltanto ai prigionieri che erano riconosciuti ufficialmente «in carico». La riclassificazione DEF dei prigionieri non richiedeva alcun trasferimento di uomini in nuovi campi o una riorganizzazione per ottenere rifornimenti civili tedeschi. G li uomini restavano dov'erano, più o meno senz'alcun riparo. Tutto quanto avvenne fu che, per una riga di scritto, il loro scarso rifornimento di viveri americani cessò. L'armata di Patton fu la sola di tutto il teatro d'opcrazioni a rilasciare.: un consistente numero di prigionieri nel maggio del 1945, salvando molti di loro dalla fame. Bradley e Lee ordinarono entrambi il rilascio dei prigionieri il 13 maggio/' ma il 15 maggio arrivò il contrordine dello SHAEF firmato Eisenhower.7 In conseguenza, lo scrupoloso generale Lee si preoccupò talmente Jcllo stato degli uomini affamati di cui era responsabile che mandò un polemico telegramm a d al suo quartier generale, a Parigi, al quartier generale dello SHAEF, a Francoforte: «Questo quartier generale incontra notevoli difficoltà nel formulare basi adeguate per richiedere forniture Ji razioni per i prigionieri di guerra attualmente a carico nel teatro d'operazioni. T prigionieri a carico sono eccedenti alle previsioni e alle richieste di razioni già fotte alla Zona Interna [gli Stati Uniti]. La presente situazione alimentare sia nel teatro d 'operazioni che nella Zona Interna è estremamente critica. T rifornimenti supplementari di viveri necessari a mantenere le razioni dei prigionieri di guerra a un livello minimo, non possono essere ottenuti dalla Zona Interna senza una ferma e completa giustificazione. 118


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[;ultimo rapporto quotidiano POW dell'US Army Theater Provost M arshal, 2 giugno 1945, che mostra un totale di 2.870.400 prigionieri classificati come prigionieri di guerra, inclusi quelli tenuti dal 6° Army. (US National Archives)

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Primo rapporto settimanale POW del US A rmy Theater Provost Marshal, 2 giugno 1945, che esclude più d'un milione di prigionieri presenti nel rapporto quotidiano dello stesso giorno. (US National Archives)

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Prigionieri (milioni)

-

5,421,860

5,319,312 5

5,224,310

LM

SHAEF ft.Q. G.1

Intona

--

4,368,389

3,878,537

T-

SHAEF ft.Q.G.3

4

clol6glugno 11144 11 2 giugno

lnlon!a

2,927,614

1945

-RIPOR11

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2glu{p-.>

4,387,460

1946

c1o1-.

c1o1..-. POW

2,870,400 In carico .. 12" M1IY

= T-

3 -

1,110,685

3,981,085

2

OAll SETTIIIANAU

-

.. 2 glugnc)

1945

doldol<ampi POW

1,836,000 lnca,lc;O

=

1112"Nfff'/

1;110,6115

6/6/44

•

Catturati in Europa ma non più in forza tl2g1Ugno1945

1

Evacuali o tra.sfuriti (nei POW) 2 Trasferiti (DEF) . - . .

1 • l\ftre pecdile • {DEf) .

' Dimessi daì campi POW e DEF

TOTALEfonti:

353.728

•~-•08 10 1,053

~ .!i&f:i 1.440.775

1. Rlppo,1o ll8llimallale dei POW al 2 go,gn<> nel S8IID<8 del diretlOre dei can,pi POW: Mrapporlo è staio ocello al del l0lJlje glomalìem dato ~ eo~ dsc:r_,,ze riguatdo alle persone In to,za

.,!lf.::'.:=t'°

2. SHAEF Gl WO 2111/145 PRO. 3. Doli doi 12" /vmy G,oup al 2 giugno 1945 (NARS WasN<,glon}. 4. Dati del 12" Armo/ an,.,,p • del 3G SHAEF sui POW e i DEF i-,.,}.

Totale dei prigionieri e degli uomini in /orza in Europa al 2 giugno 1945 (dùcrepanze tra i rapporti della US Army).

Molte richieste sono state fatte da questo quartier generale in merito al numero dei prigionieri di guerra in carico ... in modo che si possano stabilire basi adeguate con il Dipartimento della Guerra per disporre le assegnazioni di razioni. In risposta a richieste di questo quartier generale, lo SHAEF ha pubblicato vari comunicati sul numero di prigionieri a carico nel teatro d 'operazioni.»

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Cita quinJi l'ultimo comunicato SHAEF: 8 «Telegramma... <latato 31 maggio comunica in carico 1.890.000 prigionieri di guerra e 1.200.000 forze tedesche disarmate. Le migliori stime disponibili a questo quartier generale ammontano a 910.980 prigionieri di guerra in Com Z, 1.002.422 nei campi provvisori Com Z e 965.135 presso il 12° Army Group, in totale 2.878.537 prigionieri e 1.000.000 forze te<lesche disarmate in Germania e Austria.>>9 La situazione era incredibile: Lee diceva che nei campi dell'esercito americano in Europa c'era un milione di uomini in più di quanti lo SHAEF riconoscesse. Lee dichiarava 3.878.537 POW e DEF, mentre, nello stesso giorno, il 2 giugno, SHAEF G3 pubblicava la sua prima tabella dichiarando soltanto 2.927.614 DEF e POW «in carico». Ciò vanificava completamente il proposito di Lee di dar Ja mangiare ai prigionieri, perché era questa tabella di SHAEF G3 che costituiva la base per disporre i rifornimenti ai campi. Possiamo realmente vedere i prigionieri sparire tra un rapporto e l'altro pubblicati nello stesso giorno dal Theater Provost Marshal. L'ulLimo rapporto giornaliero del TPM afferma che il 2 giugno c'erano 2.870.400 POW in carico. Il primo rapporto, della nuova serie settimanale, rilasciato lo stesso giorno, dice che ce n'erano soltanto 1.836.000 in carico. Lee stava lottan<lo contro il vento: SHAEF molto semplicemente ignorava le sue scrupolose stime. Non c'era nient'altro che egli potesse fare. Doveva basare le sue assegnazioni Ji viveri sul numero di prigionieri in carico comunicatogli da SHAEF G3, anche sapendo che era inferiore d'un milione.10 G li uomini di questo milione mancante saranno chiamati, <l 'ora in avanti, per distinguerli dagli altri prigionieri, il Missing Million. Questo era un modo per ridurre le razioni. Un altro era attuato per mezzo di una strana contabilità tenuta dall'esercito nei mesi di giugno e luglio, quan<lo uomini con lo status Ji POW venivano segretamente trasferiti allo status di DEF. Nella bizzarra contabilità di USFET Ji giugno e luglio, che era tenuta in periodi settimanali terminanti alla mezzanotte del sabato, il bilancio di chiusura d'ogni settimana, che avrebbe dovuto essere

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esattamente lo stesso d'apertura della settimana seguente, variava invece con numeri scelti a piacimento dal contabile. Dal 2 giugno al 28 luglio, i trasferiti e i rilasciati sommarono a 588.533 più della normale differenza tra i prigionieri in carico a ll 'inizio e quelli in carico al la fìne (si veda l'Appendice Quinta). Questo «trucco di mezzanotte» è fraudolentemente nascosto all'osservatore casuale, perché le tabelle di UFSET non riportano ogni settimana Il bilancio <l'apertura, ma soltanto quello di chiusura e le variazioni che l'hanno prodotto. Perciò l'osservatore ignaro, pensando che il bilancio d 'apertura sia omesso come inutile ripetizione, prende in considerazione stime che non possono mai risultare giuste perché centinaia di migliaia d'esscri um ani sono aggiunti o sottratti a capriccio dal contabile. Soltanto quando le stime sono diligentemente controllate categoria per categoria, settimana per settimana e per molte volte, il trucco, poco per volta, emerge. Non furono i contabili a escogitare questo movimento di uomini, perché non avevano alcuna ragione d'inventare prigionieri fittizi, e non lo fecero. Proprio quando il totale dei DEf saliva, nonostante non si facessero nuovi prigionieri, il numero <lei prigion ieri di guerra in carico scendeva molto più <li quello dei rilasciati, ch e costituiva l'unica riduzione riportata. Durante il periodo 2 giugno-28 luglio, i prigionieri <li guerra in carico si ridussero <li 586.003 oltre ai rilasciati, mentre quelli in carico nei campi DEf salirono <li 588.533 unità. Il trasferimento dal disastroso status <li POW a quello catastrofico <li DEF fu compiuto deliberatamente nel corso <li molte settimane, mantenendo, con particolare attenzione, un equilibrio attendibile nei rapporti settimanali dei POW e DEE La discrepanza tra quanti «trasferiti» dallo status di POW a quanti «ricevuti» nello status di DEF è soltanto del 0,43 per cento. L' inganno funzionò così bene che fu scoperto soltanto diciassette anni dopo, quando i documenti furono disponibili a chiunque nel mondo, compresi gli studiosi tedeschi. L'effetto <li questa politica comunicata verbalmente, senza ordini scritti, era dapprima d 'ingannare, poi di frustrare e infine <li stancare gli ufficiali di medio grado che dovevano affrontare le morti che ne erano le conseguenze. Ciò era chiaramente 123


eufemizzato nell'ufficiale Army History o/ World War 11 con le seguenti parole: «ADSEC (Advance Section Communications Zone) era a quel tempo [primi di maggio] perfettamente consapevole che i normali metodi di approvvigionamento non potevano fornire prontamente il materiale richiesto e che non ci si poteva attendere dalle fonti militari materiali catturati senza speciale richiesta, e comunque soltanto in quantità ri<lotte». 1l Gli ufficiali di medio grado responsabili sul campo dei POW inoltravano dapprima le loro richieste di rifornimenti seguendo la via normale, ma ricevevano in risposta molto meno del necessario per mantenere in vita i prigionieri. Il 27 aprile, il colonnello Smithers della Quartermaster Section of ADSEC scrisse una lagnanza personale al Quartermaster Robert Littlejohn: «Eccettuate le 750 tonnellate ricevute dalla 15" Armata, non abbiamo ricevuto altri rifornimenti, né prevediamo di riceverne. Le [razioni] classe II e IV che abbiamo ricevuto sono state interamente destinate al consumo dell'esercito, per richiesta personale, e sono risultate insignificanti in relazione alle richieste che ci vengono presentate per l'afAusso <lei prigionieri di guerra. Abbiamo usato tutti i mezzi a nostra disposizione per aumentare la disponibilità, ma con risultati trascurabili». JJ Il 13 maggio, il Quartermaster Littlejohn disse al suo buon amico Bob Crawford, Assistant Chief of Staff G4 (rifornimenti): «So che non posso continuare a dar da mangiare a Lrc milioni di prigionieri». Aggiunse anche che non poteva fornire gli abiti e gli equipaggiamenti <la campo necessari come le tene.le, perché il ministero della Guerra non li approvava mai. «Infatti, un gran numero di mie richieste <li rifornimenti è stato respinto». Egli non dice perché non poteva fornire tende dalle scorte esistenti, che erano abbondanti. 13 Egli fece richiesta anche al suo amico, generale <li divisione nell'esercito americano Ray Barker, allo SHAEF, di incaricare un ufficialc di studiare il problema. t 4 II 30 maggio, Barker raccolse la richiesta d 'aiuto, dicendo al capo di stato maggiore di Eisenhower, Bedell Smith, che «il problema del mantenimento e rifornimento di un così grande numero <li prigionieri di guerra e forze tedesche disarmate, attualmente in carico agli Alleati, era diventato acuto». t 5 Quando, a questo punto, Barker si riferisce al mantenimento di tutti i prigionieri,

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non solo i prigionieri di guerra, si può capire come l'evasione di responsabilità per mezzo <lei passaggio di status fosse vista da molti realistici ufficiali come una finzione <la dimenticare. Egli raccomandava tuttavia, non di farsi carico del mantenimento dei prigionieri, ma di rilasciarli. «Il rilascio è necessario tuttavia per le esigenze di manodopera delle Nazioni Unite per lavori di riparazioni fuori della Germania.»16 Mandò quindi un telegram ma ai capi degli Stati Maggiori congiunti chiedendo urgente risposta a uno precedente che non l'aveva avuta. Il giorno seguente, un telegramma firmato «Eisenhower» richiamò il problema dei prigionieri all'attenzione <li Washington, sottolineando che gli inglesi non si attenevano all'accordo di ripartizione dei prigionieri al 50/ 50. Il telegramma affermava che gli inglesi e rano in grado di tenere almeno 935.000 prigionieri più di quelli che già avevano, e forse molti di più. Ma si contra<l<liceva anche nella frase seguente afferman<lo che «gli Stati Uniti hanno tenuto pe r loro una media di 150.000 prigionieri». Il telegramma finisce: «Raccomandiamo urgentemente ... trasferimenti per alleviare parzialmente una situazione molto seria». 17 Il 4 giugno, un altro telegramma, firmato con il nome di Eisenhower, diceva a Washington che «è assuluLameme necessario <lare disposizioni per il primo mantenimento» <li gran numero di prigionieri <li guerra e forze tedesche disarmate ancora in carico in Europa. L8 È difficile capire cosa rese necessario questo telegramma e non se ne trova una ragione controllando l'immenso archivio telegrafico esistente a<l Abilene, Londra e Washington. Solo pochi giorni prima, Eisenhower stesso aveva avvertito Bradley, Lee e Patton di non rilasciare DEF. Lungi <lall 'ordinare a Eisenhower di prendere o trattenere prigionieri, il messaggio <lcl 26 aprile degli Stati Maggiori Riuniti lo sollecitava a non prendere altri prigionieri, neanche come manodopera, dopo il VE-Day. Eppure l'esercito ne aveva presi più di due milioni dopo quel giorno. Non c'era alcun bisogno di chiedere a Washington per telegramma il permesso per rilasciare i prigionieri, perché P atton aveva già rilasciato mezzo milione <li uomini in ventisette giorni. Se tutto l'esercito americano avesse rilasciato i prigionieri con lo stesso ritmo di Patton, tutti i tedeschi sarebbero stati rilasciati entro la fine di giugno. Ma, entro il

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2 giugno, ne erano stati rilasciati soltanto mezzo milione, ovvero il 10 per cento. Circa 2.200.000 furono rilasciati entro 1'8 settembre. Gli altri 3.700.000 (del totale di prigionieri preso dagli

americani in tutti i teatri europei J 'operazioni)19 erano ancora nei campi, o morti, o trasferiti ai francesi e agli inglesi. Il maresciallo Montgomery credeva che gli americani si fossero caricati di un così enorme numero di prigionieri per vanagloria e non per necessità militari. Quando tutta la Germania era virtualmente senza difesa <lavanti a Bradley in aprile, egli arrestò «l'intera forza americana del 12° Army Group per "ripulire" la Ruhr... mostrandosi affetto dalla preoccupazione americana per il numero <lei prigionieri, o prede, come un baldo partecipante a una gara scozzese di caccia». 20 In seguito, Bradlcy scriveva: «Il mio compito più urgente [ai primi d 'aprile] era quello di ripulire la Ruhr. :f ortunatamente, quasi tutte le forze germaniche nella sacca della Ruhr si arresero senza combattere. La caccia totale, entro il 18 aprile, era doppia Jella stima del servizio J 'informazioni: 317.000. La forza tedesca catturata era più grande di quella presa dai russi a Stalingrado o di quella presa da noi in Tunisia». 21 Per il generale Patton, µrenJere prigionieri era un evento sportivo, perciò egli registrava orgogliosamente solo quelli presi in battaglia e non quelli rastrellati in tempo Ji pace, sebbene il loro numero fosse di qualche milione. 22 Il 4 maggio, Eisenhower chiese maggiori rifornimenti Ji viveri;23 quindi, mentre stavano arrivando, chiese il permesso di distribuirli se lo riteneva necessario, per evitare disordini in Germania che potevano essere «di pregiudizio per le attività militari». 24 Fece riferimento a «l'attuale critica scarsità di viveri non soltanto nel teatro d 'operazioni, ma anche negli Stati Uniti, che aveva reso necessaria la riduzione del IO per cento delle razioni per tutti gli ufficiali, personale arruolato e impiegati civili». 25 Si sosteneva che la scarsità mondiale di cibo colpiva ora, non soltanto l'esercito, ma tutti gli Stati Uniti, mentre, al contrario, c'era surplus di frumento e granoturco più alti che mai e la produzione di patate più alta che mai vi fosse stata. 26 La scorta Ji razioni per 100 giorni risultante dal rapporto

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di aprile del Quartermaster in Europa era sufficiente per quattro milioni di persone a 4000 calorie al giorno. 27 Lo studio più importante della situazione, fatto in giugno dal generale A.E. Grasett per lo SHAEF, diceva che «la situazione attuale di viveri nella Germania occidentale è critica. Si stima tuttavia, che l'importazione di 630.000 tonnellate di frumento sarà adeguata alle necessità minime dei civili tedeschi fino al prossimo raccolto».28 Grasett non aveva dubbi che il frumento fosse destinato agli approvvigionamenti . Infatti stava già arrivando, come precedentemente disposto, e continuò ad arrivare in quell'estate, come previsto. L'asserita riduzione del le razioni del 10 per cento era un boccone di propaganda da dare ai creduloni, non agli affamati. Nessuna riduzione nell'assegnazione militare giornaliera di 4000 calorie fu notata dal tenente Fisher, che ricordava come «fatta eccezione per pochi giorni a Bastogne, avevamo sempre abbondanza di viveri, come dimostra il registro G4. 29 Non ho mai sentito parlare di riduzione delle razioni». Come anche il colonnello Henry C. Settle, nel comando rifornimenti della 106" Divisione a Le Havre, che contava 4000 soldati americani. «Avevamo talmente tanto da mangiare che non sapevamo cosa farne» dice Settle. «Il nostro problema era cuocerlo.»30 Il registro generale del commissariato conferma le esperienze individuali. C'era un'enorme eccedenza di viveri" nell'esercito accanto alla fame esistente nei campi. E questo surplus per il personale americano cresceva in realtà nel periodo in cui Eisenhower diceva che venivano tagliate le razioni per il personale militare americano. La quantità di viveri ricavata da fonti americane e locali (tedesche) cresceva del 7 per cento nello stesso periodo. 32 Pochi giorn i dopo la folata di telegrammi comunicanti a Washington che le scorte d i viveri erano a corto, ci fu una riunione delle sezioni economiche dello SHAEF per discutere del problema. Alti rappresentanti dell'esercito e della Croce Rossa americana studiarono il modo per d istribuire ai civili Displaced Persons (DP) le razioni di cibo della Croce Rossa disponibili. Il tenente colonnello Bai ley disse che SHAEF non si trovava «in disperata necessità di cibo supplementare», ma che la situazione in E uropa sarebbe diventata difficile nell'inverno. C'erano 127


13.000.000 Ji pacchi viveri della Croce Rossa in Europa, ciascuno dei quali poteva fornire 500 calorie al giorno per persona per un mese. 33 Inoltre, i francesi ne avevano altri 1.600.000 non computati nel conto generale. Lungi dal privarsi Ji cibo per sfamare le masse affamate in Europa, l'esercito, ai primi di luglio, stava invece togliendo viveri agli europei, compresi teJeschi e cecoslovacchi, ufficialmente per nutrire i prigionieri, ma in realtà per le proprie necessità. I Jati dell'approvvigionamento del commissariato generalc-'4 mostrano che, nonostante in giugno l'esercito distribuisse un numero leggermente più alto di razioni (5000) giornaliere di quello fornito da fonti americane e locali per i POW, in luglio registrava un enorme surplus giornaliero di razioni per i prigionieri. In luglio, l 'esercito prese in carico da «approvvigionamenti americani o locali» 2.500.000 di razioni giornaliere per i prigionieri, in eccedenza a quelle destinate ai prigionieri. In agosto, il numero arrivò a 3.000.000 di razioni al giornd5 La frase «approvvigionamenti locaii» si riferisce alle requisizioni <li viveri fatte dall 'esercito ai tedeschi, che stavano causando pesanti carestie. I profughi stavano patendo la fame in conseguenza, secondo la ICRC. 3(' Il tenente colonnello Bacque, dell'esercito francese nella zona francese della Germania occupata, ricevette uno sdegnato rapporto da una delle sue unità, comunicante che una squadra di saccheggiatori americani aveva preso un centinaio di pecore ai contadini locali.37 Il Dipartimento di Stato protestò presso il Dipartimento della G uerra, in giugno, perché a Domazlice e Hosfoun, in Cecoslovacchia, erano stati confiscati come bottino 100.000 scatole di carne, molte tonnell ate di piselli secchi, zucchero, bestiame e 700 cavalli da riproduzio38 ne. La situazione era riassunta da un osservatore imparziale, M. Layeillon, diplomatico francese che riferiva a Parigi che «le [autorità tra gli] Alleati hanno chiuso gli occhi sulle requisizioni fatte per approvvigionare le truppe stazionanti in Germania ... Le requisizion i ammontano a un totale assai importante».-'9 Lo stesso generale Littlejohn diceva che era urgente e essenziale proteggere «le scorte locali [di viveri tedeschi] che stavano rapidamente esaurendosi, e una seria carestia si fa prevedere per l'inverno e la prossima primavera». ln agosto, Littlejohn ripe-

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teva esattamente ciò che Lee aveva detto in maggio: l'esercito dichiarava meno prigionieri di quelli che aveva. Dopo un lungo giro con il suo treno attraverso le zone occupate dall'esercito, per rendersi conto di quanto succedeva, Littlejohn concludeva, in un lungo memorandum40 indirizzato al comandante delle Theater Service Forces il 27 agosto, che i dati dell'esercito erano così <<imprecisi» che il numero esatto di persone da nutrire era superiore a quello riportato di 1.550.000 unità. «[Essi] sommano a 5.250.000 se aggiunti alla base ufficiale per gli approvvigionamenti di 3.700.000», scrisse. Era necessario studiare come trattenere i POW per le necessità di manodopera nel Teatro d 'operazioni in sostituzione di personale americano congedato. Soltanto allora si sarebbe potuta stabilire una «base autorevole» per richiedere razioni dagli Stati Uniti. Egli «fortemente raccomanda» che i «dati accurati sul numero di POW, tedeschi disarmati, profughi e civili che sono a carico delle forze americane, siano riuniti e pubblicati perché si possa procedere opportunamente all'assegnazione di razioni preparate dal mio ufficio. Ciò dovrebbe comprendere ... un effettivo riconoscimento di quanti sono a nostro carico e sotto la nostra responsabilità». l 960.000 DP nella zona americana «venivano nuLriLi cuu le scorte degli abitanti integrate da quantità di viveri attinte dai depositi civili (che erano anch'essi in parte costituiti con "approvvigionamenti locali")»4 1 Littlejohn esprime preoccupazione pl:r la scarsità di viveri soltanto in Germania; non fa menzione di scarsità prevista o esistente nell'esercito, negli Stati Uniti, o nel mondo. L'esercito aveva tanto cibo che, quando un deposito completo di viveri fu cancellato per errore dalla lista delle scorte, nessuno se ne accorse per tre mesi.42 Il 6 per cento circa del surplus permanente di viveri dell'esercito in Europa avrebbe fornito cibo sufficiente a nutrire per 100 giorni (con 1300 calorie extra al giorno) e tenere in vita 800.000 persone, che morivano di fame nei campi in mezzo all'abbondanza. L'ostacolo che impediva di fornire viveri ai prigionieri era ancora l'inaccuratezza delle stime delle razioni necessarie, sebbene Lee con la sua sfuriata del 2 giugno l'avesse già segnalata, tentando <li correggerla. Il memorandum di Littlejohn, deciso, ben scritto e urgente, una volta ancora raccomanda di verificare le stime. In agosto, come già in giugno,

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questi sforzi J 'alto livello non ebbero alcun effetto sulle razioni nei campi. La percentuale di morti tra i DEF di nuova creazione continuò a salire fino all'8 settembre. Lo squallore dei campi derivava dallo squallore morale che contagiava gli alti gradi dell'esercito. Questi ufficiali erano così cinici verso i prigionieri che, mentre scrivevano i loro ansiosi memorandum, forse per restare esenti da critiche, se mai ve ne furono, 4J i loro sottoposti in almeno sci casi rifiutavano di permettere ai civili tedeschi di portare viveri ai prigionieri nei campi.44 Molte donne tedesche dissero al tenente Fisher che era stato loro vietato di portare cibo ai loro mariti nei campi, presso Francoforte, nell'estate del 1945. A Rheinberg, Herbert Thelen di <licci anni, era il solo civile che aveva il permesso di portare cibo al campo. I prigionieri affamati di tre campi americani presso Dietcrsheim, presi in carico dall'esercito francese nel luglio del 1945, non avevano mai ricevuto viveri dalle scorte locali, che erano abbondanti a quel tempo.45 Il dipartimento della Guerra aveva imposto il divieto più pesante, che riguardava tutti i campi americani, alla spedizione di pacchi della Croce Rossa ai prigionieri.46 11 divieto era esteso perfino alle donazioni che i tedeschi prigionieri negli SLali Uniti volevano fare per contribuire alle necessità dei prigionieri in Europa. Il Segretario al Tesoro, Frc<lerick M. Vinson, proibiva ai tedeschi negli Stati Uniti di indicare che le loro donazioni alla Croce Rossa erano destinate ai campi <li prigionia in Europa.47 Il rifiuto della posta era il rifiuto della vita, proprio come sarebbe stato per i prigionieri alleati dei tedeschi durante la guerra, quando gran parte del loro cibo arrivava per posta aerea dalla Croce Rossa. Lo SHAEF sequestrò i pacchi che la Croce Rossa aveva raccolto tra il surplus di vari paesi. 48 In ogni caso, l'esercito aveva posto un limite alla quantità <li cibo che poteva essere fornita da fonti tedesche agli uomini campi DEE «Gli uomini sono autorizzati a ricevere un massimo <li 50 calorie al giorno per quelli che non lavorano e 1850 per quelli che lavorano.»49 Era l'equivalente <li condannarli a morte in brevissimo tempo, considerando la mancanza di riparo e d 'acqua potabile. La scarsità di beni in Germania era causata in parte dalla proibizione di produrre per il commercio con l'estero, che

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avrebbe potuto riprcn<lcre rapidamente: la Germania aveva infatti ancora in efficienza 1'8 maggio circa il 75 per cento della sua capacità produttiva. La scarsità fu determinata parzialmente dall'imprigionamento di un numero così alto di potenziali lavoratori. Mancava il carbone per la lavorazione dei raccolti che si stavano facen<lo; e così i mezzi di trasporto e la manoJopera. Nel la zona britannica, che era di gran lunga la più devastata e popolosa, i raccolti tedeschi di frumento e avena stavano registrando dei massimi sorprendenti, più del 70 per cento in più rispetto alla norma, soprattutto perché gli inglesi avevano prontamente rilasciato i prigionieri per aiutare nei raccolti, Jurante l'Operazione Barleycorn.50 Il 4 agosto, quando i prigionieri ancora in carico ai campi americani erano soltanto il 50 per cento del totale Ji quelli catturati, a causa delle morti, dei rilasci o dei trasferimenti, un ordine di una sola frase firmato «Eisenhower» li conJannò tutti alla peggiore delle conJizioni . «Con effetto immediato tutti i membri delle forze tedesche tenuti in custodia americana nella zona americana <l'occupazione della Germania, saranno considerati come forze nemiche Jisarmate e non godranno più dello status di prigionieri di gucrra.»51 Non viene data alcuna spiegazione. Per i POW che ora venivano trattati come DEF, la percentuale delle morti qua<lruplicò in poche settimane, dallo 0,2 per cento a settimana allo 0,8 per cento Jdla settimana che finiva 1'8 settembrc. 52 Eisenhower aveva deplorato l'inutile difesa tedesca come uno spreco Ji vite umane. Ma i tedeschi morivano molto di più ora che s'erano arresi, di quanto erano morti in guerra. Nei campi francesi e americani morirono almeno dicci volte più tedeschi di quanti erano morti, dal giugno del 1941 all'aprile Jel 1945, nei combattimenti sul fronte occiJentale in Europa. 53 Una colpevole indifferenza si propagava dall'alto fino a tutto il personale di gu ardia e perfìno agli ufficiali medici destinati ai campi. Mentre enormi ecceden ze Ji viveri restavano inutilizzate, gli ufficial i, nutriti a 4000 calorie al giorno, visitavano i campi, chiedendo particolari sulle morti. Nel rapporto generale e <l 'ispezione i medici specificavano con esasperante precisione le cause di morte, che si sarebbero potute ottenere, in molti casi,

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soltanto con l'autopsia di corpi affamati, puzzolenti e pericolosi.54 Eccetto che nel totale dei morti, questi rapporti hanno un costante carattere d'autenticità, senz'alcuna nota di simpatia, dolore od orrore. Il medici non erano responsabili delle condizioni, ma soltanto di esaminarne gli effetti con odiosa precisione. Notavano la presenza di sintomi minimi come l'angina di Vincent, la scabbia, la gengivite dopo aver visitato i campi che ospitavano 80.583 uomini in maggio. Nei campi lungo il Reno, tra il 1° maggio e il 15 giugno, gli ufficiali del Corpo Medico registrarono un'orribile percentuale di morte, 80 volte più alta di qualunque altra avessero mai osservata in vita loro. Con efficienza, sommarono le cause <li morte: tante per dissenteria e diarrea, tante per febbre tifoide, tetano, setticemia, tutte a percentual i inaudite sin dal medioevo. La stessa terminologia medica era stravolta dalla catastrofe di cui erano testimoni: venivano registrate morti per «deperimento» ed «esaurimento». Le tre maggiori cause di morte erano la diarrea e dissenteria, i disturbi cardiaci e la polmonite. Come dimostra l'ispezione condotta dai medici, altre importanti cause di morte erano quelle direttamente legate alla mancanza di assistenza sanitaria, al sovraffollamento e al congclamcnto. 55 I medici dell'ETO scoprirono che soltanto dal 9,7 al 15 per cento dei prigionieri era morto per cause chiaramente connesse con la mancanza di cibo, come il deperimento, la disidratazione, e !'«esaurimento». Altri morivano per le vergognose condizioni all'aperto, senza dubbio aggravate dalla fame. Come notava il rapporto, «nel valutare questi dati, occorre prestare atten zione ai gruppi d 'età dei prigionieri. Le loro età variano dai quattordici anni a ben oltre i cinquanta. Molti furono catturati in uno stato di esaurimento. Altri erano ex-pazienti degli ospedali. Il congelamento, il sovraffollamento dei campi e la mancanza di cibo e di assistenza sanitaria hanno contribuito assie me a dett:rminare queste eccessive percentuali di morte».56 I medici d'ispezione erano ben consapevoli che «ex-pazienti» come il giovane H einz T. erano stati presi dai loro letti d'ospedale e mandati, ammalati e mezzi nudi, nei recinti di filo spinato a dormire nel fango, mentre migliaia di letti restavano vuoti negli stessi ospedali.57 Nelle statistiche relative ai cosiddetti ospedali, 58 i medici

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<l 'ispezione dell'ETO notarono le percentuali di molte malattie, ma nessun caso di «esaurimento» o malnutrizione. Le più diffuse malattie erano comuni disturbi respiratori, diarrea e dissenteria, e riguardavano 1'85 per cento delle cosiddette accettazioni e derivavano assai più <la sporcizia ed esposizione alle intemperie che da fame. Si deve ricordare che questi dati sono presi da campi di POW, non di DEF, e risulta perciò accertato che fì n dal l O maggio, i prigionieri di guerra, che, in apparenza, erano i meglio trattati, erano esposti a condizioni che li uccidevano in percentuale del 30 per cento all'anno. 59 Non è stato possibile trovare alcuna traccia di indagine sulle cause di morte tra i DEF, ma risulta chiaro dai racconti dei superstiti che le condizioni erano simili a quelle dei campi dei POW esaminati dall'ispezione medica ETO, tranne che erano peggiori quanto ad alimentazione. 60 I medici annotavano laconicamente, «La situazione nei campi era quella tipica <lei campi presso gli altri reparti». 61 Gli altri ufficiali guardavano con indifferenza gli uomini che morivano nelle loro buche. L'ottuso generale I Iollar, Provost Marshal della Advance Section, Communications Zone, discusse la situazione nei campi temporanei per i prigionieri di guerra durante un meeting, il 20 maggio. Aprì la riunione affermando che le notizie dalla 106· Divisione indicavano segni di progressi. «La popolazione totale calerà di circa 25.000 uniLà nel rapporto di quest'oggi a seguito <li evacuazioni, rilasci, perdite, ecc.»62 Tuttavia i rapporti pubblicati dal suo ufficio di Provost Marshal per quel giorno non comunicano alcun rilascio, né evacuazione, e un trasferimento massimo di 1374 unità ai francesi. 63 Il rapporto Jel Provost Marshal è fatto in modo così trascurato che è impossibile dire, face ndovi riferimento, se il calo previsto da Hollar si verificò mai, ma nei quattro giorn i, dal 27 al 30 maggio, non avvenne alcun calo della misura comunicata <la Rollar. Durante la stessa riunione, alla presenza di Hollar, fu riferito che il 27 c'erano state 10 sepolture a Rhcinberg, probabilmente dei morti Jcl 26, 32 a Sinzig, 24 a Bingen (che significava elevare la percentuale annuale del 6,7 per cento al 27 per cento). 64 11 termine «sepoltura» dev'essere stato un eufemismo per sepolture in fosse comuni, perché le stime dei POW morti variano nel

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rapporto del Provost Marshal. Erano sia zero che 191 nei giorni 25-26 maggio, secondo quale pagina Jcl rapporto del TPM (Theater Provost Marshal) ritenete attendibile. Il rapporto fornisce ambedue le stime: ma, al meeting presieduto da Hollar, le sepolture riportate sono 66. Inoltre, nei rapporti dall'ufficio del Provost Marshal, le morti in origine attribuite al giorno 26 in numero di 156, sono subito corrette a sole 60. Il solo commento del generale Hollar a questi turbinanti totali di morti fu: «Mi chiedo se Sinzig ha ricevuto o no il rifornimento di giornali di guerra psicologica in questi due giorni. Volete controllare?». A un colonnello responsabile delle fatalmente mancanti consegne, chiese: «C'era niente al meeting di ieri, G4, che potrebbe interessare in questo meeting?». «Niente d 'interessante» rispose il colonnello Lockett. Un dialogo tra il colonnello Ste<lman e il generale Bollar può far capire quali fossero i pensieri dedicati al problema. Stedman osservò che la 106" Divisione aveva avuto ordine di rilasciare i prigionieri delle categorie che «comprendevano quasi ogni prigioniero di guerra». Egli disse: «Mi sto chiedendo se non stiamo impantanando la Divisione». Il generale Hollar sembra non cogliere nemmeno ciò che Stedman sta Jicen<lo, perché replica che la 106" è stata informata della definizione delle categorie, mancando completamente il punto che era stato già ordinato, apparentemente, il rilascio di quasi tutti i prigionieri. Inoltre aggiunge: «Vorrei che install assero le loro macchine prima di lasciarli impantanare». A questo punto il colonnello Viney aggiunge che avevano anche «un gran numero di civili in carico». Bollar disse che i civili sarebbero stati evacuati appena giunto un rapporto su di loro. Il rapporto non fu mai scritto, né mai fatto, perché i civili, donne e bambini compresi, erano ancora nei campi quando i francesi incominciarono a prenderli in carico in luglio e agosto. Nel bel mezzo del caos, il generale Bollar difendeva saldamente lo status quo. A proposito <l'una visita al campo <li Charles von Luttichau, il tenente R.H. Burbage scrisse che: «L'ufficiale medico capo di Medicina Preventiva è ritornato ieri da una visita di due giorni al REMAGEN PWTE (Prisoner of War Temporary Enclosure). Ha scoperto che un gran numero di prigionieri si è sistemato

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in profonde buche dalle quali non si è mosso per giorni né per chiedere assistenza medica, né per indugiare». Il rapporto prosegue enumerando vari accorgimenti in progetto ma non adottati.65 Le voci sul disastro nei campi corrono nell'esercito, spingendo chiunque a evitarli se possibile. «Ragazzi, quei campi erano disgrazie», disse B.K. Zobrist, un sergente tecnico nel Corpo Medico. «Eravamo avvertiti di starne alla larga il più possibile, perché erano molto male organizzati e mancavano di rifornimenti.»66 La censura imposta da SHA EF dopo il VE-Day era più stretta di quella che c'era stata durante i combattimenti. Il «New York Times» attaccò violentemente questa politica in un editoriale del 27 maggio: «Gli americani sono privati delle notizie a cui hanno diritto... Sembra ancor più inaccettabile ora che non c'è alcun nemico da combattere, che alti ufficiali dell'esercito spendano una gran parte del loro tempo scrivendo ordini pe r limitare i movimenti e le attività dei corrispondenti di guerra».67 Eisen hower parlò francamente <lei problema. «Ho sempre considerato i corrispondenti di guerra accreditati al mio quartier generale, quasi al pari degli ufficiali <lcllu slalu maggiore» 68 disse durante una riunione <li direttori di giornali amcricani. «Non si faceva buon giornalismo», disse Charles Lynch, corrispondente di guerra canadese; «non si faceva assolutamente giornalismo». 6'> Entro la fine di maggio, c'erano stati più morti nei campi americani che per lo scoppio della bomba atomica a Hiroshima. Alla stampa non era giunta una parola.

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CAPITOLO SESTO

GLI AIUTI VENGONO TENUTI LONTANI

Il governo degli Stati Uniti rifiutò al comitato internazionale Jclla Croce Rossa di entrare nei campi per visitare i prigionieri, in Jiretta violazione degli obblighi americani verso la Convenzione di Ginevra. Secondo la Convenzione, l'ICRC doveva visitare i P OW nei loro campi e riferire poi segretamente all'Holding Power e al Protccting Power. QuanJo, verso la fìne della guerra, il governo te<lesco incominciò a disgregarsi, gli Stati Uniti autorizzarono la Svizzera aJ assumere il ruolo Ji protecting power al posto dei teJeschi, 1 assicurando perciò apparentemente che l'ICRC avrebbe potuto continuare a visitare i campi e riferire al governo svizzero dopo la guerra. Ciò doveva essere impedito. Il primo giorno in cui si poteva farlo era 1'8 maggio, il VE-Day, il giorno stesso in cui il governo tedesco veniva abolito. La nota del Dipartimento di Stato2 che comunicava al ministro svizzero a Washington che quel governo cessava d 'essere il protecting power, era datata 8 maggio. Fatto questo, il Dipartimento di Stato poteva informare l'ICRC che non c'era più motivo Ji continuare le visite e non esisteva protecting power a cui riferire. Pochi giorni soltanto dopo la fine della guerra, Marshall segnalava a Eisenhower che «non c'era più alcun protecting power che rappresentasse gli interessi tedeschi. Non era possibile, quindi, inoltrare alcuna notizia riguardante i prigionieri di guerra teJeschi». 3 Nella sua fretta il Dipartimento di Stato stava ignorando il fatto che

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il governo svizzero era già il protecting power a cui l'ICRC stava facendo rapporto. La scomparsa del governo tc<lesco rendeva il ruolo del protecting power più necessario, e non meno, ma il Dipartimento <li Stato non se ne curò. Né fece alcuna menzione della richiesta inglese, così fastidiosa per i francesi, che il governo francese osservasse le norme della Convenzione di Ginevra nei confronti di quei prigionieri che gli venivano trasferiti come manodopera per riparazioni di guerra. Ignorando completamente la Convenzione, il Dipartimento di Stato comunicò boriosamente alla Svizzera che gli Stati Uniti avrebbero continuato a trattare i prigionieri «in ottemperanza alle clausole della Convenzione di Ginevra».4 Questo atteggiamento duplice, che elimina la Convenzione affermandone la vali<lità, era tipico del modo in cui i Dipartimenti di Stato e della Guerra ingannarono l'ICRC e la Svizzera sulla Convenzione nel 1945 e parte del 1946. La politica adottata ebbe conseguenze Jisastrose per i tedeschi. I prigionieri persero il diritto fondamentale <li comunicare a osservatori imparziali come venivano trattati. 5 Ora che i prigionieri alleati erano stati rilasciati, la sola protezione per i prigionieri tedeschi, oltre alla fon<lamentale onestà dei coman<lanti alleati,quello della Guerra e SHAEF oµerarono segretamente e concor<larono di tagliar fuori l'opinione pubblica, sapendo che era molto pericolosa. I resoconti giornalistici dalla Germania venivano pesantemente censurati e influenzati, consentendo <li con<lurre le cose nei campi POW e DEF in una segretezza che fu mantenuta nei confronti di tutti, tranne le vittime, per molti anni. Un altro importante diritto scomparve con la Svizzera, quello alla posta, eliminando la sola possibilità che i prigionieri avevano di avere cibo a sufficienza come pure il diritto di <lare notizie di se stessi e riceverne da casa.6 Nessuna notizia filtrava dai campi per raggiungere osservatori imparziali. Pochi aiuti potevano arrivare . . nei campi. La sola importante protesta <la parte alleata contro l'allontanamento JeU'ICRC, venne dal primo ministro canadese, William Lyon Mackenzie King. Dopo averne discusso con Anthony E<lcn, a San Francisco, durante la conferenza di fondazione delle Nazioni Unite in maggio, protestò, scriven<lo al Foreign

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Office a Londra che non voleva che la Svizzera fosse rimossa dal suo ruolo di protecting power. King sosteneva: «È implicita, nella Convenzione, l'affermazione che i prigionieri guerra devono avere sempre un protecting power al quale poter sottomettere lagnanze e richieste. È vantaggioso per il detaining power che sia un agente neutrale a trattare con i prigionieri... come anche che ci sia un rigoroso controllo che non vengano usate misure arbitrarie <la parte del detaining power». E comunicava al Foreign Office che desiderava che la Svizzera «continuasse a interessarsi dell'assistenza ai prigionieri di guerra tedeschi e internati in Cana<la, finché non venisse costituito un governo tedesco». Continuava chiedendo che, se la Svizzera non aveva interesse prosegui re ufficialmente, distaccasse almeno l'ufficiale responsabile a continuare le ispezioni non ufficialmente. Concludeva <licendo: «Potrei aggiungere che il governo cana<lese è incoraggiato a fare questa richiesta al governo svizzero, dall'incessante interesse che il governo svizzero ha sempre mostrato nelle attività umanitarie e <lallo zelo con cui i suoi rappresentanti hanno continuato a compiere in tutti i paesi, durante gli anni del passato conflitto, le loro missioni umanitarie».7 L'intelligente canadese fu rapidamente ridotto al silenzio dagli inglesi, che pazientemente ricordarono che Unione Sovietica, Regno Unito, Stati Uniti e governo provvisorio francese avevano tutti concordato che il governo tedesco doveva essere abolito. Lasciarne in vita anche una traccia, come una rappresentanza provvisoria d egli interessi dei POW da parte della Svi aera poteva essere pericoloso. Sarebbe stato pericoloso, naturalmente, per i governi francese e americano. Con solenne condiscen<lenza, l'egregio W. St. C. H. Roberts, C.M.G., M.C., del Foreign Office a Londra, faceva notare che tutta la politica da attuare nei confronti della Germania si fondava su «la scomparsa del governo te<lesco», come fosse caduto in una buca, e comportava inoltre l'assunzione da parte <lei governi di Regno Unito, Unione Sovietica e Stati Uniti di «autorità suprema sulla Germania compresi tutti i poteri spettanti al governo tedesco». Ogni diversa posizione avrebbe incrinato l 'accordo, secondo il Foreign Office. «Le ragioni, come vedete, sono <li natura generale e adatte sia alla protezione degli interessi dei prigionieri di guerra

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tedeschi, che d i quelli degli altri cittadini germanici.» Quanto alto veleggiasse sopra la dura realtà il pallone del Foreign Office, è d imostrato a questo punto dalla superficiale presunzione che i canadesi potessero credere che i tedeschi fossero meglio protetti dai loro nemici che <la loro stessi. W. St. C. H. Roberts sembra non rendersi conto di affermare che la rimozione delle garanzie per le vittime avveniva per il bene delle vittime stesse. Considerando ciò che stava avvenendo ai prigionieri a Rheinberg e Thorée, d ifficilmente ci può essere qualche dubbio che queste scrupolose affermazioni di legalità venissero cinicamente avanzate per proteggere gli americani e i francesi, non i prigionieri tedeschi. Robcrts trascurava di discutere con Mackenzie King lo strano fatto che il governo americano, che sosteneva <li ricevere rapporti delle visite ICRC ai prigionieri trasferiti dai campi americani a quelli francesi , aveva assunto il ruolo <li protecting power, mantenendo in vita quella pericolosa traccia del governo tedesco. Pochi mesi dopo, il cinismo della lettera di Roberts veniva rivelato <la una dichiarazione, fatta alla Camera dei Comuni inglese, dal sottosegretario agli Affari Esteri che Jiccva che «la Germania non ha cessato d 'esistere come stato, nonostante l'esercizio della suprema autorità in Germania sia stato assunto dai Poteri Alleati. Il governo di Sua Maestà ritiene opportuno che si continuino ad applicare, nei limiti imposti dalle presenti circostanze, le clausole della Convenzione Ji Ginevra ai prigionieri tedeschi». 8 Incuranti dei complicati imbrogli della Convenzione, gli inglesi e i canadesi rispettarono lo status dei POW trattando umanamente quasi tutti i tedeschi detenuti in Canada e Inghilterra. Gli americani non rispettarono il diritto dei pochi prigionieri che avevano in Inghilterra, Italia e Stati Uniti alle visite della Croce Rossa, ma, generalmente, trattarono bene quei prigionieri. Interrogati dall'ICRC, gli Stati Uniti risposero che non avevano intenzione <li trattare i prigionieri, se non in stretto accordo con la Convenzione.9 Il discorso ambiguo andava oltre, per impedire che gli aiuti arrivassero anche ai civili tedeschi. L'ICRC era davanti a un doppio impaccio: se faceva una protesta pubblica sul trattamento dei prigionieri, o sull 'abolizione del

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protecting power, gli Alleati potevano rivalersi proibendogli di aiutare i POW o altri civili. L'ICRC si limitò a proteste riservate che gli Alleati furono in grado di ignorare.10 Ancora nel febbraio del 1946, l'ICRC, come altre organizzazioni assistenziali, aveva la proibizione degli Stati Uniti a «portare aiuto ai bambini tedeschi e agli ammalati nella zona americana d'occupazione». 11 Secondo Charles Fairman, un colonnello nella sezione legale internazionale della divisione delJudge Advocate General, il dipartimento della Guerra americano, sosteneva ancora «la teoria che la Convenzione di Ginevra è ancora applicabile, sebbene le forze armate tedesche si siano arrese incondizionatamente e il governo tedesco sia stato abolito». Ma Fairman non era soddisfatto. «D'altro canto, il Dipartimento di Stato ha autorizzato azioni che implicano un allontanamento da alcune norme della Convenzione. Il prigioniero di guerra non sta certamente ricevendo una razione "eguale in quantità e qualità a quella <lelle truppe di stanza nelle basi ".» Fairman tenne fede al suo nome, 12 almeno nella sua lettera. Al punto 1_5, concludeva in modo vibrante: «I tedeschi, civili, forze tedesche disarmate e prigionieri di guerra, si trovano ora nelle mani delle na,:ioni alleate. Devono essere traLLati con giustizia e secondo un piano intelligente e concreto. Se, come questa sezione ha sostenuto fin dal principio, non tutte le clausole della Convenzione di Ginevra sono applicabili alla nuova situazione, è vero, nondimeno, che il nostro sistema di controllo deve essere razionale e corretto. La situazione legale al momento attuale è diventata così confusa che risulta difficile dare un parere sui problemi che vengono sottoposti a questa sezione. Si ritiene perciò che l'intera materia debba esser rivista per verificare che le politiche seguite siano giuste, razionali e basate su una solida teoria». 13 Nessuno prestò la minima attenzione a Fairman. Mentre, in primavera, i prigionieri francesi, americani, inglesi e canadesi, in numero <li circa due milioni, lasciavano i recinti di filo spinato tedeschi verso la libertà, la Croce Rossa era presente per dar loro il benvenuto con pacchi <li viveri tratti dai milioni ancora in deposito nei suoi magazzini in Svizzera. I prigionieri rilasciati ringraziarono la Croce Rossa per aver sal-

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vato loro la vita con i pacchi spediti nei campi. Avevano ricevuto dai tedeschi circa 1500 calorie al giorno. Altre 2000 calorie <li vitale importanza arrivavano per posta, soprattutto dalla Francia, dal Canada e Jagli Stati Uniti. Le famiglie francesi avevano fatto sacrifici per anni mandando pacchi al milione e mezzo di soldati francesi imprigionati in Germania. La produzione dei pacchi cessò n egli Stati Uniti nell 'aprile del 1945, mentre era ancora in corso la spedizione dagli Stati Uniti all 'Europa di circa 10.000.000 <li pacchi.14 Una cifra da sola dimostrava l'efficacia dell'aiuto prestato dalla Croce Rossa: più del 98 per cento degli uomini fatti prigionieri stava tornando salvo a casa, secondo i dati comunicati, nel maggio del 1945, dalla Croce Rossa americana. 15 Erano in buona salute non solo grazie ai viveri, ma anche agli abiti e medicine che avevano potuto ricevere per posta. Varie altre organizzazioni assistenziali come l'YMCA, l'Unitarians, vari gruppi religiosi e l'American Friends Service Committee (i quaccheri) stavano tentando di mandare loro delegazioni in Germania. I British Friends e le Red Cross Socictes d 'Inghilterra, Francia e Canada avevano già osservatori e operatori in aiuto dei civili nelle loro zone i11 Germania, ma l'esercito americano informò i gruppi assistenziali americani che non potevano entrare nella zona amcricana. 16 I gruppi americani che si trovavano già in Europa e lavoravano in Francia, Italia e Belgio scoprirono improvvisamente che non era più loro consentito comperare la benzina e pneumatici per i loro autocarri dall 'esercito americano, che aveva venduto loro rifornimenti per tutto il corso della guerra. 17 La zona americana della Germania restò chiusa a tutte le spedizioni assistenziali fino al dicembre del 1945, quando il divieto diventò leggermente meno rigi<lo. 18 Rispondendo alle domande in merito a questa politica, l'esercito americano informò le organizzazioni assistenziali che aveva assunto il nolo di fornitore <li assistenza ai civili tedeschi nella zona americana. Non fu avanzata alcuna domanda sui prigionieri, perché nessuna organizzazione assistenziale poteva sapere qual era la situazione. L'esercito Jisse che, in futuro e sotto il controllo <l'una organizzazione creata dall'esercito stesso, Council for Relief Agcncies Licensed to Operate in Germany

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(CRALOG ), le organizzazion i assistenziali avrebbero av uto il permesso di svolgere il loro lavoro. Nel frattempo, l'esercito avrebbe operato da solo, finché fosse divenuta operativa l'Unite<l Nations Relief and Rehabilitation Agency (UNRRA). Né il CRALOG, né l'UNRRA contribuirono in alcun modo all'assistenza <lei civili tedeschi nel 1945. L'UNRRA operava comunque come una organizzazione dell'esercito americano ed era completamente soggetta al suo controllo. Il 4 maggio 1945, il Dipartimento della Guerra americano aveva proibito19 tutta la posta per o dai prigionieri di guerra tedeschi in mano agli americani, ma, quando il Com itato Internazionale della Croce Rossa, 20 nel luglio, propose un piano per ristabilire la posta per i prigionieri, lo respinse. Mentre veniva proibito alla Croce Rossa <li mandare viveri nei campi americani, come aveva fatto per i prigion ieri alleati in Germania, gli inglesi ristabilivano le comunicazioni postali in luglio-agosto. 21 L'ICRC di Ginevra riteneva, in un primo tempo, che la distruzione del nazismo con la vittoria delle democrazie avrebbe migliorato la situazione di tutti i prigionieri in Europa. 22 Prevedeva inoltre di incominciare ad aiutare milioni di uomini, donne e bambini senza casa nell'Europa centrale, s~ecialmenLc in Germania. Curiosamente, un primo segno sinistro del futuro venne dall'America settentrionale, <la dove una delegazione della Croce Rossa riferì che le razioni dei prigionieri tedeschi erano state ridotte appena erano stati rilasciati i prigionieri alleati. 23 Quindi, nel tardo maggio o ai primi di giugno, il Comitato Internazionale della Croce Rossa caricò due treni merci di viveri tratti <lai magazzini in Svizzera, <love ne aveva in deposito oltre 100.000 ton nel late. 24 Tnviò i due treni, seguendo la via normale prescritta Jal governo tedesco durante la guerra, uno a Mannheim e l'altro a Augsburg (Augusta), entrambe città nel settore americano. I treni raggiunsero le loro destinazioni, dove i funzionari che li accompagnavano furono informati <la ufficiali americani che i magazzini erano pieni e i treni dovevano tornare indietro. Tornarono indietro, pieni, in Svizzera. Perplesso, Huber, il capo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, cominciò a indagare. Dopo una lunga inchiesta, in agosto, Huber scrisse infine al

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Dipartimento di Stato forse la lettera più offensiva che la Croce Rossa abbia mai inviato a una gran<le potenza. Era espressa in un linguaggio notevolmente tollerante, considerata la situazione. Riferen<losi ai treni di viveri della Croce Rossa ritornati pieni in Svizzera, nella primavera del 1945, per ordine dello SHAEF, Huber scriveva: «Quando sono cessate le ostilità in Europa, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha fatto ogni sforzo per migliorare le condizioni dei prigionieri di tutte le categorie il cui status, Jopo la liberazione da parte degli eserciti alleati , era divenuto quello di "ex prigionieri di guerra". Prevedendo le difficoltà che le circostan ze avrebbero comportato, il Comitato sperava di alleviare il più possibile il Jisagio degli ex internati mettendo a punto un piano d'aiuto con le autorità militari alleate che, fornendo aiuti in modo conside revole, poteva anche risultare un modo razionale di liquidare i J epositi accumulati in Svi zzera e altri paesi. [Sottolineava poi le difficoltà poste dal SHAEF sul camm ino della Croce Rossa Internazionale che tentava di aiutare i profughi <lei le Nazioni Unite, cioè tutti non tedeschi.] «Nd frattempo, le numerose comunicazioni dagli uffici ali alleati responsabili <li campi o zone di concentramento dei profughi; i rapporti dei nostri delegati in missioni sanitarie in Germania; e specialmente le tante richieste rivolteci direttamente <lai campi stessi, testimoniano che decine, se non centinaia di migliaia <li profughi in Germania si trovano ancora in pressante bisogno d'aiuto. Da tutto ciò, siamo portati a considerare che le richieste fatte, in base agli accordi anglo-americani Jalle competenti sezioni degli eserciti alleati, non sono adeguate al comune bisogno ... In conseguenza, l'opera umanitaria del Comitato Internazionale rischia d 'essere screditata. 25 La nostra responsabilità per l'uso opportuno dei rifornimenti <li viveri affidati alle nostre cure è incompatibile con i limiti dell'esecuzione <li ordini che ci rcn<lono incapaci di fornire gli aiuti che noi stessi giu<lichiamo necessari. «Le previste forniture o non venivano fatte del tutto, o arrivavano con grande ritardo. Avendo effettuato trasporti con i nostri propri treni in Germania in mancanza di quelli promessi,

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ma mai messi a nostra dispo~izione, dagli eserciti alleati in Germania abbiamo scoperto infine che il personale che li riceveva alle varie destinazioni mancava di adeguale istruzioni per prendere in consegna le nostre spedizioni. Se i depositi fossero stati pieni, i nostri treni sarebbero stati respinti uno dopo l'altro. Che i depositi fossero ancora pieni da traboccare era comunque una prova certa che le distribuzioni, in vista delle quali le precedenti forniture erano state fatte, erano ancora in sospeso. [Esperienze fatte a Mannheim e Augsburg26 •.• L'uso fatto dalle autorità alleate ... delle scorte anglo-americane ... ha mancato di fornire aiuti in proporzione ragionevole con l'ammontare delle scorte stesse e il livello disponibi le di mezzi di trasporto. «L'esperienza pratica dimostrava ... che, in conseguenza della scarsità generale di viveri causata dalle normali requisizioni dell'esercito d'occupazione e dalla dislocazione <lei mezzi di trasporto, gli [eserciti] erano incapaci <li assegnare anche un minimo di razioni ai Baltici, Bulgari, Ungheresi, Italiani, Romeni e apatridi [apolidi] in territorio tedesco. «Perciò, sottoponendo interamente il nostro caso ai governi e alle società della Croce Rossa interessate, desideriamo rafforzare il punto che lo stato di cose sopraesposto non ci lascia alternative, se non esprimere le più gravi preoccupazioni per l' immediato futuro. Restare passivamente in possesso di grandi quantità di viveri di soccorso immediatamente dispon ibili, pur conoscendo che le condizioni di molti campi di profughi di tutte le categorie in Germania diventa sempre più allarmante, non è compatibi le con la tradizione del nostro istituto.»27 Albert E. Clattenburg, del Dipartimento di Stato, raccomandò di passare la lettera di Huber all'esercito senza commenti. Mesi dopo arrivò a Washington una risposta a Hube r piena Ji ralsilà t: frasi evasive. firmata «Eisenhower», in novembre, diceva al capo di Stato Maggiore dell'esercito che l'accordo dell'esercito con la Croce Rossa americana e inglese vietava l'uso di viveri della Croce Rossa per rifornire soldati nemici.28 Nell'accordo non c'è traccia alcuna di un simile divieto. Infatti gli inglesi stavano già dando da mangiare a chiunque, senza riguardo alla nazionalità, ricorrendo alla loro quota di tredici

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milioni di pacchi, ciascuno <lei quali suffìciente a nutrire una persona per una settimana.2'J Riferendosi ai «depositi <li viveri della Croce Rossa in Svizzera che non erano stati ancora richiesti», lo scrittore pretendeva di offrire con magnanimità aiuto all'ICRC che, diceva, era «ansiosa di liquidare i propri depositi in Svizzera», come se la liquidazione d ei depositi fosse lo scopo della Croce Rossa. L'accusa che l'ICRC mancava d'un accordo per operare in Germania era scorretta. L'ICRC aveva un accordo con l'UNRRA, l'organizzazione autorizzata dall'esercito a consegnare aiuti ai non tedeschi in Germania.30 Quest'opera fu riconosciuta dal responsabile per i profughi, Malcolm J. Proudfoot, che scrisse: «Le organizzazioni assistenziali volontarie diedero un grande contributo con l'opera d 'assistenza prestata e la fornitura di viveri ai profughi nelle zone occidentali della Germania e dell'Austria».; i L'autore del menzognero messaggio USFET a Marshall professava inoltre di non essere al corrente delle difficoltà denunciate da Huber, dicendo: «Con riferimento all'affermazione di Mister Huber di non aver ricevuto autorizzazione di usare una parte ddk: scorLe accumulate per le necessità dei profughi cx nemici e i non tedeschi in Germania, non abbiamo conoscenza d'una richiesta in tal senso dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. Se tale richicsla fosse ricevuta, non potrebbe essere accolta favorevolmente poiché l'uso di viveri della Croce Rossa per nemici o ex nemici è proibito dall'accordo». Ciò non era vero assolutamente, perché l'accordo del 15 giugno tra lo SHAEF e la Croce Rossa americana e inglese, specificamente stabiliva che «i pacchi sarebbero stati distribuiti in modo opportuno attraverso... canali militari ai profughi o, in caso d'emergenza, ad altri d estinatari, previa consultazione con» la Croce Rossa. In altra sezione l'accordo dice anche che i pacchi possono essere distribuiti «in caso d 'emergenza ad altri destinatari». 32 Se c'erano altri accordi per non dar da mangiare a persone affamate a causa della loro nazionalità, che andavano contro tutte le tradizioni della Croce Rossa, erano certamente imposti dall'esercito che vietava ogni aiuto destinato ai tedeschi. In ogni caso, il programma d'aiuto inglese era già operante in Germania a favore di 145


persone di quaranta diverse nazionalità, senza escludere i tedeschi.33 Il messaggio USPET andò molto vicino alla diffamazione della Croce Rossa, insinuando che aveva nascosto i viveri alla gente affamata. La lettera di Huber contraddiceva ciò fortemente e precisamente, dicendo che a causa della rigorosa «limitazione a compiere ordini che ci rendono incapaci di fornire aiuti», l'opera umanitaria della Croce Rossa era stata compromessa e si trovava in pericolo <l'essere screditata, perché «centinaia di migliaia di profughi in Germania erano ancora in acuto bisogno <l 'aiuto mentre la Croce Rossa era in possesso di grandi quantità di viveri di soccorso immediatamente disponibili». 34 Huber era costretto ora a restituire i viveri ai donatori originari, perché l'esercito si rifiutava di distribuirli. Ce n'era una tale quantità che sarebbero stati necessari migliaia di carri merci per rispedirla indietro a Parigi e Bruxelles. Egli si scusò di intasare la rete ferroviaria francese con questo lavoro non necessario. Chiese inoltre autocarri supplementari, oltre ai 500 che l 'ICRC aveva già a Ginevra, per trasportare da Ginevra oltre 30.000 tonnellate di scorte accumulate, che costituivano l'ammontare di beni di soccorso non destinati dai donatori a specifiche destinazioni, come i prigionieri di guerra. 35

L'USFET, con la firma di Eisenhower, freddamente ignorava tutto quanto Huber stava dicendo, sebbene egli riportasse le esperienze di gente che non aveva niente da guadagnare e tutto d a perdere, calunniando l'esercito o Eisenhower. L'USFET comunicò a Marshall che «le spedizioni dai magazzini in Svizzera del Comitato Internazionale della Croce Rossa sono interrotte, stante l'insufficienza dei mezzi di trasporto e di spazio coperto per deposito, e la disponibilità di scorte sufficienti in Germania e nelle aree liberate per soddisfare le necessità correnti». 31' Queste sconsiderate menzogne non ebbero alcuna risposta da Marshall, né in altra corrispondenza che sia rimasta. La «Scarsità Mondiale di Cibo» era divenuta ora il Surplus di Cibo della Croce Rossa. Nei mesi cruciali fino a novembre, in cui Eisenhower fu iI governatore militare della zona americana della Germania, l'esercito rese difficile, se non impossibile, far giungere aiuti ai tedeschi. La corrispondenza di Eisenhower con Clarence E. Pi-

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ckett, segretario <lella American Society of Friends (quaccheri), che ha resistito all'epurazione dei documenti negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, dimostra chiaramente come la politica punitiva fosse estesa anche ai civili tedeschi. Pickett chiese il permesso per i quaccheri <li andare in Germania per farvi servizio e lavoro assistenziale, al quale essi erano molto preparati, avendo aiutato profughi comprendenti ebrei e prigionieri politici destinati ai campi dl sterminio all'est. I quaccheri volevano andare in Germania per dar da mangiare ai bambini e riunirli ai genitori, se possibile. Volevano trovare genitori adottivi per i tanti orfani, perché, come sosteneva Pickett, i bambini erano la principale speranza per il futuro della Germania. Eisenhower passò la richiesta, seguendo la via gerarchica, a Marshall a Washington, chiedendo in realtà che gli si ordi nasse di rifiutare il permesso: «Sembra inopportuno complicare l'organizzazione degli aiuti ai tedeschi ponendo certe responsabilità nelle mani di organizzazioni civili americane che richiederebbero il sostegno dell'esercito... Sebbene si sappia che tali organizzazioni, come l'American Friends Service Committee, hanno dimostrato in passato la loro capacità <li occuparsi di simili problemi e <li avere reparti di soccorso <lai personale preparato... Si ritiene che questo compito debba essere affidato a una Organizzazione Tedesca di Assistenza Pubblica».}7 La vendetta assumeva così il nome <lei dovere. Per impedire ai quaccheri di aiutare i bambini, Eisenhower invocava il «dovere» dei tedeschi di fare ciò che era loro impedito <li fare. Le «Organizzazioni Tedesche», di cui fa cenno a Marshall, non esistevano, perché erano proibite o limitate drasticamente nella zona americana della Germania e rimasero tali per oltre un anno. «Strettamente parlando, non esiste Croce Rossa Tedesca, perché è stata abolita dagli Alleati», disse un rappresentante della Croce Rossa a una riunione a Ginevra nel gennaio del 1946.38 Secondo un delegato americano, i tedeschi avevano fatto tre tentativi, tutti falliti, per ricostituirla nella zona americana. Ma nelle zone francese e inglese erano operanti sia l' ICRC che la Croce Rossa tedesca. In ogni caso i tedeschi erano già alla fame con razioni di 1550 calorie al giorno che non ricevevano neanche per intero,39 perciò non potevano trovare abbastanza 147


cibo per i bambini, che fossero o non fossero il futuro della Germania. Quanto al peso sull 'esercito, che contava allora più d'un milione d 'uomini, i quaccheri avevano intenzione di mandare solo poche dozzine d 'operatori. Alla fine del suo messaggio a Marshall, Eisenhower ci dà un'idea di cosa pensa realmente degli argomenti che ha appena esposto, chiedendo a Marshall di tenere tutto segreto. Contrassegnando «Confidenziale» il suo telegramma, egli aggiunge: «Poiché problemi di questo genere possono provocare reazioni nella pubblica opinione americana, sarebbe opportuno avere un documento della politica del Dipartimento alla Guerra da seguire nel trattare questa e altre richieste di simile natura, perché non vi siano dubbi ulteriori». Marshall presentò il messaggio ai capi degli Stati Maggiori Riuniti, che ordinarono ad Eisenhower di tenere i quaccheri fuori della zona americana.40 Eisenhower informò quindi Pickett che «la cura dei cittadini tedeschi era stata affidata alla responsabilità delle organizzazioni assistenziali tedesche sotto la supervisione del governo militare. Veniva rilasciata una direttiva che autori7.7.ava la ricostituzione delle organizzazioni private assistenziali tedesche». Egli esprimeva il suo apprezzamento per l'offerta che era costretto a rifiutare, fìrmamlo la lettera «sinceramente». La lettera fu spedita e nessun quacchero entrò in G ermania. 41 Eisenhowe r aveva ragione di pensare che la p ubblica opinione americana avrebbe disapprovato una simile politica, perché in un sondaggio dell 'autunno del 1945, presso l'esercito in Europa, il 58 per cento dei soldati americani approvava donazioni di viveri d 'emergenza ai tedeschi. 42 Come la Croce Rossa, anche l'YMCA visitava i prigionieri nei campi per tutta la durata della guerra, aiutandoli «senza riguardo alla loro nazionalità, razza e credo religioso», secondo le parole di Tracy Strong, capo dell 'YMCA in Francia nell 'estate del 1945.43 Quando l'YMCA tentò di comperare pneumatici e benzina dall'esercito, come aveva fatto per tutta la durata dei combattimenti sul continente, la richiesta venne respinta. Sconcertato, D.A. Davis del War Prisoner Aid dcll'YMCA di New York scrisse il 9 luglio al Dipartimento di Stato, proponendo di pagare per tutti i materiali ricevuti dall'esercito, in modo che 148


l'YMCA p otesse fornire viveri ai p rigionieri tedeschi nei campi americani in Francia. 44 Il permesso fu rifiutato dall'esercito americano. Com'è il caso <li molti documenti potenzialmente interessanti, la risposta dell'esercito è mancante dagli archivi del Dipartimento <li Stato, ma è chiaro che, sebbene la sezione di Stron operasse in Francia, ca<lde egualmente sotto il ban<lo generalmente applicato a «tutte le organizzazioni assistenziali non tedesche» che chiedevano di operare per «il soccorso <lei cittadini tedeschi». 45 Non ha alcuna impo rtanza che l 'Y MCA stesse già operando Francia; l'esercito era in gra<lo <l'estendere il suo divieto di aiutare prigionieri semplicemente rifiutando i rifornimenti necessari, che a quel tempo non p otevano essere ottenuti altrove. L'atteggiamento generale dell'esercito verso le organizzazioni civili assistenziali che entravano in Germania con l'intenzione <l'aiutare lo gente «sen za riguardo alla nazionalità», risultava chiaro dall'opinione espressa da Stephen Cary, European Commissioner <ldl'American Friends Service Committee che ricordava: «Eravamo molto in difficoltà per il modo oppressivo e restrittivo in cui venivamo trattati». G li American Friends dovevano stare da parte e guardare i loro confratelli di Inghilterra e Francia che venivano a lavorare ne lle zone inglesi e francesi.46 Il successore di Eisenhower come governatore militare della Germania, Lucius Clay, che arrivò nel novembre del 1945, scrisse: «La Germania sarebbe alla fame se non potesse produrre per l'esportazione ... [ma] noi abbiamo non soltanto la proibizione di prendere tali iniziative, ma anche l'obbligo <li fermare la produzione in molti campi, finché non venga raggiunto un accordo nel Contrai C:ouncil, e tale accordo potrebbe veni re bloccato indefinitamente <la un si ngolo veto». G li sforzi che Clay fece per modificare JCS 1067 «ebbero successo solo in grado limitato». Ottenne soltanto il permesso di modificare la politica monetaria per prevenire l'inflazione. «Non c'era alcun dubbio che J CS 1067 prevedesse quella pace cartaginese che dominava le nostre operazioni in Germania durante i primi mesi dell'occupazione». 47 La distruzione della produzione tedesca proposta da Morgenthau privava gli Stati Uniti del vantaggio di scorte locali a

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basso costo e, nello stesso tempo, spingeva i tedeschi affamati a pensare all'alternativa comunista. Gli americani avevano bisogno del petrolio e della benzina tedeschi, delle parti di ricambio per le automobili e gli autocarri catturati, della manodopera tedesca, sia dei civili che dei prigionieri, e di viveri. Quindi lo spreco di vite e manodopera nei campi di prigionia puniva non soltanto i tedeschi ma ancor più gli americani. Alcuni di questi argomenti furono discussi durante un acceso incontro a Washington nell'estate del 1945, tra Morgenthau, il generale Brehon Somervell, capo delle forniture e approvvigionamenti al Dipartimento della Guerra e alcuni membri dell'ufficio di Morgenthau. Il generale Somervell stava discutendo una lista di 500 prodotti , tra i quali il petrolio, che i tedeschi avevano il divieto di produrre. Somervell d isse: «Io penserei che ... lei non dovrebbe preoccuparsi troppo per un prodotto su cinquecento», dopo che Morgenthau s'era rifiutato di consentire che quel prodotto venisse tolto dalla lista dei proibiti. Il dialogo continuò: «Morgenthau. Non mi piace trattare in questo modo. Somervell. P er quanto posso vedere, si Lralla d'un affare molto semplice: lei crede una cosa e noi ne crediamo un'altra. Morgenthau. Non è una questione di fiducia. Pongo ora la questione d 'avere fiducia in me e nel la mia ragionevolezza. Somervcll. Bene, non penso che qui vi sia alcuna questione sulla sua ragionevolezza, ma vi può essere qualche questione su ciò che lei pensa sia ragionevole e ciò che noi pensiamo lo sia. Morgenthau. Non c'è alcuna richiesta del generale Eisenhower per questo ... Somervell. Sono proprio perplesso ... su tutto l'argomento. Hilldring48 mi ha chiamato questa mattina tardi e io gli ho detto che non sapevo di cosa lei stesse parlando. In altre parole, se capisco bene, se il suo comitato vuol continuare questa produzione di petrolio, sono sicuro che noi non avremo speciali punti di vista nei confronti del protocollo che verrà usato per raggiungere questo scopo... La sola cosa che stiamo cercando è un accordo per continuare la produzione di petrolio. Questo è tutto... · Morgenthau. Lei non può tirar fuori il petrolio quando ci

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sono così tante altre cose importanti, un sacco d'altre cose importanti. Somervell. lo penso che saremmo molto trascurati se mancassimo d'utilizzare ogni risorsa di petrolio esistente. Io non vedo come potremmo spiegarlo a questo paese o a qualunque altro... Morgenthau. Ciò mi ha lasciato la bocca amara per quanto riguarda i rapporti con l'esercito. Somervell. Tutti noi ne siamo dispiaciuti ... Certamente non c'è alcuna ragione che vi siano risentimenti per questo. Ma Morgenthau si considerava ormai sconfitto. Frustrato nei suoi tentativi di punire i tedeschi, esplose: «Non capite che ho imparato come stanno le cose. Non sopporterò oltre quest'andazzo. Dirigo queste riunioni da due mesi e, alla fine di tutto ciò, vengono fuori questi articoli. I francesi stanno patendo la fame e il freddo, e io ne sono il solo responsabile, e questo è sbagliato e quello è sbagliato, e Churchill prende la parola al Parlamento e ringrazia Lord Keynes per lo splendido lavoro fatto, e a me non si dedica neanche una riga. Non sopporterò tutto ciò».49 Subito dopo, Harry Truman accettò tranquillamente le sue dimissioni. La perplessità del generale Somervell rappresenta la reazione tipica d'un grandissimo numero <li americani che erano tenuti all'oscuro. Un altro era il generale Hilldring, un sostenitore del trattamento duro dei tedeschi, che nondimeno sottolineava che permettere alcune produzioni era interesse degli Stati Uniti. «Vi è in Germania qualche prospettiva di produrre beni di scambio sufficienti a rimborsare le importazioni dagli Stati Uniti ... A tale scopo, noi dobbiamo promuovere e stimolare esportazioni che non mettano a repentaglio il nostro programma di smilitarizzazione. Vi sarà qualche opposizione in patria; [l'idea] sarà sostenuta dal FEA [Foreign Economie Administration], ma osteggiata dal Tesoro.»50 «Affamare i tedeschi ci danneggia moralmente» era il motto di pochi uomini illuminati, come il giornalista inglese Vietar Gollancz, che visitò i civili nella zona inglese nel 1946: «Vo-

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glia dar da mangiare ai tedeschi affamati e voglio dar loro da mangiare non per ragioni politiche, ma perché soffro per loro. E sono assolutamente certo di non essere il solo» egli scrisse in u n appassionato pamphlet intitolato L eaving Them to Their Fate: The Ethics ofStarvation. 51Gollancz, che aveva sofferto duramente pe r l'antisemitismo dei tedeschi, scrisse: «Se si deve creJere ai nostri uomini politici, si deve pensare che la pietà e la misericordia sono assolutamente sbagliate e che l'egoismo è un dovere etico fondamentale ... Odio l'iJea di epidemie in Ge rmania ... perché sono un orrore per la gente che le soffre». Gollancz pensava che il Field Marshal Montgomery, governatore militare della zona inglese in Germania, sfoggiasse, forse, una falsa brutalità per placare i politici venJ icativi quando diceva: «I grossi tedeschi troppo cresciuti hanno dovuto stringere le loro cinture. Non toglierò viveri agli inglesi per nutrire i tedeschi». Ma fu Montgomery, naturalmente, che raccomanJò al Primo Ministro Clement Attlee di aumentare le forniture inglesi di viveri alla Germania, quando furono aumentate. La politica degli americani e dei francesi comportava una fame ancora più grande che nella zona inglese. Mentre gli inglesi mettevano assieme 1550 calorie al giorno per i civili tedeschi,52 gli americani ne distribuivano soltanto 127553 e i francesi appena 950. 54 Il risultato era, secondo Goll ancz, la fame largamente di ffusa tra i civili nella zona britannica. L'alta percentuale di morte tra i civili, 1'80 per cento oltre quella inglese, che era l'l,2 per cento all'anno/ 5 dimostrava che la fame stava causanJo fino a 220.080 morti all'anno nella sola zona inglese. Era la zona in cui i teJeschi venivano trattati con abbondanza eccessiva, secondo il generale americano Hilldring. Nella zona francese, la razione ufficiale era di poco superiore a quella del campo di sterminio Ji Belsen. Gollancz riassunse l 'atteggia me nto di più d'uno scrittore sull'argomento con queste parole: «Non è stato un piacere scrivere tutto ciò. L'ho scritto con un crescente senso di vergogna, c ui, sono sicuro, molti, oso sperare la maggioranza dei miei lettori, si assoceranno». 56 Le proteste di uomini decisi come Gollancz portarono a miglioramenti delle razioni tedesche nella zona britannica nel 152


1946. Un memorandum del Foreign Office defi niva la situazione nel 1946 «indubbiamente allarmante. Se si dovranno imporre ulteriori riduzioni drastiche dei livelli delle razioni, come sarebbe il caso a quanto risulta al Comitato, considerando la probabilità che le scorte di grano saranno praticamente esaurite entro un mese, ne deriverebbe una catastrofe. La maggior parte della popolazione delle più grandi città tedesche pare trovarsi di fronte a un disastro nutrizionale, l'ampiezza e le conseguenze del quale fanno temere al Comitato che possano seriamente ritardare il recupero dell'Europa occidentale e probabilmente disturbare il suo sviluppo politico». 57 Cominciò ad arrivare grano in maggiore quantità dall 'America settentrionale. Alla fine del 1946, le scorte di grano canadesi erano scese al livello più basso di molti anni, 67 milioni di bushels. I surplus americani ebbero un calo netto simile. 58 Stava cominciando il cambiamento di politica che portò al Piano Marshall.

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CAfJITOLO SETTIMO

I CAMPI DELLA MORTE LENTA

«È proprio come a Buchcnwald e Dachau»1 pensava il capitano Julien mentre camminava cautamente sul terreno devastato, in mezzo ai morti viventi in un cx campo americano. Egli aveva combattuto con il suo reggimento, il Troisième Regiment de Tirail leurs Algeriens, contro tedeschi perché avevano rovinato la Francia, ma non aveva mai pensato a una vendetta simile a questo terreno fangoso «popolato da scheletri viventi», alcuni dei quali morivano mentre li guardava, altri nascosti sotto pezzi di cartone che tenevano stretti nonostante il giorno di luglio fosse caldo. Donne, che giacevano nelle buche con le pance gonfiate dall'edema da fame in una grottesca parodia di gravidanza, lo fissavano con occhi sbarrati, deboli vecchi con lunghi capelli grigi, bambini di sei, sette anni lo guardavano con gli occhi cerchiati e senza vita per la fame. J ul ien a stento sapeva da che parte cominciare. Nel campo di 32.000 persone a Dietershcim, egli non poté trovare viveri di sorta. I due medici tedeschi dell'«ospedalc», Kurth e Geck, stavano tentando di curare i tanti pazienti morenti stesi su sporche coperte sul terreno, sotto il caldo cielo di luglio, in mezzo ai segni delle tende che gli american i si erano portati via. 2 Julien mandò immediatamente i suoi ufficiali della 7" Compagnia a ispezionare i civili e gli inabili al lavoro, per vedere chi poteva essere rilasciato subito. Le 103.500 persone nei cinque campi attorno a Dietcrsheim erano considerate parte della ma-

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nodopera consegnata in luglio dagli americani ai francesi per riparazioni di guerra, ma i francesi vi contarono 32.640 vecchi, donne, bambini sotto gli otto anni d'età, ragazzi da otto a quattordici, malati inguaribili e amputati. Tutti costoro furono immediatamente rilasciati. Mentre l'ispezione era in corso, Julien telefonò al suo comando a Neustadt. Il suo superiore gli disse che avrebbe mandato viveri immediatamente, ma di cercare anche viveri nel villaggio.; Il borgomastro di Dietersheim chiamò a raccolta le donne del villaggio, che immediatamente portarono viveri al campo. Quella sera i prigionieri ebbero così una fetta di pane e una prugna. A Hechtsheim centinaia <li persone scheletrite, vestite <li stracci, si trascinavano nel campo, ricor<lan<lo all'ufficiale comandante delle forze d 'occupazione le vittime dei campi <li concentramento. Nel suo rapporto egli chiamò i campi hagnes de mort lente o campi della morte lenta.4 In totale, i francesi trovarono 166.000 uomini, donne e bambini nei campi che rilevarono dagli americani in Germania quell'estate, tutti «nelle peggiori condizioni». Nessun rapporto sul le altre centinaia di migliaia <li prigionieri, che venivano consegnati dagli americani nell'estate del 1945, è sopravvissuto a Vincennes, tranne quello Ji Julien e uno dei delegati <lell'ICRC in Francia (si veda in seguito). Poco dopo cheJulien rilevò il comando da Rousseau, scoppiò una disputa tra lui e il suo collega, causata, secondo il superiore diJulien, <la velenosi attacchi di Rousseau a vari ufficiali della 7" Compagnia. Avendo sentito di quanto accadeva a Dietersheim , Rousseau vi arrivò con il pretesto <l 'informarsi su certa attrezzatura per raggi X che pensava Julien avesse preso <lai I'ospedale di Bingen. Mentre si trovava presso l'ingresso del campo, arrivarono alcune donne tedesche portando viveri e Rousseau schernì Julien, accusandolo di coccolare i tedeschi. J ulien disse 4ualcosa che fece infuriare Rousseau, che immediatamente aprì il fuoco sulle donne con la pistola. A questo punto il rapporto dell'esercito francese5 s'interrompe, ma non c'è prova, nella successiva inchiesta, che Rousseau sia stato sottoposto a corte marziale per aver sparato alle donne. Sono i ricordi di una lite tra ufficiali, che, come cenere vulcanica, conservano il quadro in cui avvenne il fatto, non il desiderio 155


di qualche storico militare francese di registrare la correttezza fra ncese o le atrocità americane. D urante la lenta inchiesta che si protrasse fino all 'inverno, Rousseau riuscì a far divenire la condotta JiJulien verso i tedeschi parte del procedimento. Richiesto di spiegarsi, Julien disse che aveva fornito viveri ai tedeschi «per la missione afiicl · 1111i, non per far piacere ai hoches, che ho combattuto e che hanno rovinato il nostro paese. Inoltre, ho preso anche l'iniziativa di cercare <l 'ottenere donazioni per un buon nutrimento dei prigionieri perché ero continuamente sollecitato a farlo Jalla Divisione Prigionieri dell'esercito. Durante la prima parte della crisi di viveri causata dal caos nel campo, feci un appello ai villaggi vicini, che dovetti anche ripetere, perché la razione ufficiale dell'esercito era di sole 800 calorie al giorno per persona». Questo livello di fame, lo stesso del campo di concentramento nazista <li Belsen quando fu scoperto, era tutto ciò che l'esercito francese assegnava ai prigionieri dalle proprie scorte; tutto il resto doveva essere fornito dai tedeschi. Julien disse d 'essere stato aiutato nei suoi sforzi <la «autorità tedesche» e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa che operava nell'area, che era stata presa in consegna <lai francesi. Entro il l O agosto, il 90 per cento dei prigionieri era riparato in tende. Entro poche settimane, queste misure, assieme, avevano ridotto l'incidenza <lei morti, da circa 30 al giorno qual era quando erano arrivali i francesi, a meno della metà. Ciò che salvò i prigionieri fu essenzialmente il fatto che Julien credeva nella missione che gli era stata affidata, che era espressa nei viveri e nell'assistenza fornita dall'esercito francese, come nei viveri forniti dai tedeschi locali e nell'assistenza della Croce Rossa. Questo era il modo d 'operare necessa rio, e Julien dimostrò che funzionava. Lo stato <lei campi quando vi entrarono i fran cesi d imostrava che questo modo d'operare era stato proibito dall'esercito americano. Nel campo di Kripp, vicino a Dietersheim, Charles von Luttichau lottava, una mattina ai primi di luglio, deciso a tentare ancora di convincere il comandante del campo che egli doveva essere rilasciato e non consegnato ai francesi come manodopera forzata. Von Luttichau era sicuro che il comandante del campo

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fosse profondamente ostile contro tutti i tedeschi per i crimini commessi dalla Germania <lurante la guerra, perciò non aveva molte speranze di successo in quell'occasione. Scoprì soltanto nel 1988 a chi doveva il suo rilascio. Stava per decidere in suo favore l'occhio acuto del colonnello Philip S. Lauben, al quartier generale arretrato SHAEF a Parigi. Lauben, un impaziente, acutamente logico ufficiale, con un cinico senso dell'umorismo, era al comando degli autocarri americani contrassegnati dalla stella bianca che erano impegnati a quel tempo a portare a casa i prigionieri rilasciati. Sugli stessi autocarri, i meno fortunati avrebbero presto attraversato il confine verso una nuova prigionia che sarebbe durata <legli anni. I trasporti iniziarono con lentezza, nonostante l'abile organizzazione di Lauben, in parte perché sembrava che i suoi superiori dicessero la prima cosa che venisse loro in mente a proposito dei prigionieri, senza controllare affatto la realtà. Dopo che un generale americano aveva previsto che i francesi potevano trovare, nella zona della Germania che stavano rilevando, circa 275.000 prigionieri già nei campi americani, Lauben dovette precisare che questa stima, che era stata ripetuta per un pezzo «come verità assoluta» sia dai francesi che dagli americani, si rivelava per la prima volta come una ipotesi fatta <la lontano da un generale francese che non aveva mai visto i campi. In realtà, diceva Lauben, ce n'erano soltanto 170.000 al tempo in cui si doveva compiere il passaggio di consegne. Lauben rivelò anche che la dichiarazione del generale Blanc che l'esercito francese aveva catturato solo 100.000 effettivi «sapeva di furto in scala internazionale», perché SHAEF aveva comunicato precedentemente che i francesi avevano catturato 235.000 prigionieri. Poiché il governo americano basava il numero di prigionieri trasferire ai francesi su quello dei prigionieri catturati da loro stessi, meno i francesi dicevano d'averne catturati e più gli americani ne avrebbero dati loro per raggiungere il numero richiesto, che era ancora oggetto di trattative. Perciò, secondo Lauben, i francesi stavano tentando <li portar via di nascosto agli americani altri 135.000 schiavi. 6 Tutta quest'aritmetica, tipica della confusione regnante tra americani e francesi al tempo del passaggio di consegne, si risolse in favore <lei prigionieri, 35.000 dei quali

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certamente, e forse molti <li più, erano considerati ora <la rilasciare e non da consegnare ai francesi. Pochi giorni più tardi, mentre gli autocarri già rullavano verso la porta del campo, fu detto a von Luttichau che poteva andare a casa. I campi attorno a Dietersheim erano molto simili agli altri presi in consegna dall'esercito francese dagli americani in quell'estate. Al quartier generale dell 'esercito francese giunsero molti rapporti sulle terribili condizioni in cui gli uffìciali rilevavano i campi in Francia e G ermania. Tra i 1000 uomini ricevuti a Marsiglia, 287 erano assolutamente inabili lavoro, anche secondo i cinici standard francesi del tempo. Nel campo di Sainte-Marthe, solo 85 su 700 erano abili al lavoro. Il rapporto dell'esercito francese da Siershahn dichiarava che c'erano più di 500 ragazzi inferiori ai quindici ann i tra i prigionieri, e bambini al di sotto degli otto anni. C'erano anche donne nel campo, e uomini <li più di cinquant'anni. A Erbiseul presso Mons, in Belgio, il 25 per cento <legli uomini presi in consegna dai francesi erano déchets, inabili secondo i rapporti scritti. Di quelli trovati nell'ex campo di H echtsheim, due terzi erano affamati. In quell'occasione, fu il maresciallo dell'esercito francese Alphonse Juin a lamentarsi con gli americani che molti dei prigionieri nel campo sembravano gli scheletriti affamati <li Dachau e Buchenwald.7 Il maggiore dell'esercito americano William H . Haight, furioso per l'atteggiamento duro dell'esercito verso i prigionieri che venivano trasferiti ai francesi, fece, in ottobre, una dichiarazione giurata contro l'illustre briga<lier generai Charles O. Thrasher, comandante dell'Oise lntermenate Section, che aveva offeso i francesi, durante una riunione sul trasferimento dei prigionieri, un mese prima. 8 Haight giurò davanti al maggiore William G. Downey che T hrasher aveva detto ai suoi ufficiali: «Signori, stiamo per consegnare alcuni dei nostri prigionieri di guerra ai francesi». Volgendosi allo stenografo, aveva detto: «Non scrivere questo nelle tue note». Guardando poi attorno, aveva cercato l'uffìciale francese di collegamento. Vistolo, aveva detto con un sorriso: «Bene, signori, lo dirò egualmente. Abbiamo alcuni prigionieri di cui vorremmo sbarazzarci volentieri. Dobbiamo trattenere tutti i prigionieri che sono nelle migliori condizioni, per fare il nostro lavoro senza difficoltà. Scegliendo

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quali prigionieri trasferire ai francesi, vediamo di scegliere i vecchi, i malati e gli inabili al lavoro, tenen<lo i buoni per noi. Spero che mi capirete. Signori, sono sicuro che sapete cosa Jovete fare. Non ho bisogno di dirvi <li più». Sorridendo, egli aveva chiuso la riunione. 9 Sembra che sotto i francesi siano aumentate le fucilazioni a caso, sebbene entrambi gli eserciti cercassero di nascondere i fatti e i dati possano risultare distorti. In ogni modo, il rapporto Jel tenente colonnello Barnes in aprile, «27 morti per cause non naturali»JO era largamente superato in una notte dagli ufficiali francesi ubriachi che, ad Andernach, guidarono la loro jeep attraverso il campo riden<lo e gridando mentre sparavano sui prigionieri con i loro mitragliatori Sten. Le per<lite: 47 morti e 55 fcriti. 11 Un ufficiale francese rifiutò il permesso alla Croce Rossa tedesca di dar da mangiare ai prigionieri su un treno nonostante il rifornimento fosse stato già concordato tra la Croce Rossa e il coman<lante francese del campo. 12 Le guardie francesi di un campo, sostenendo di aver notato un tentativo di fuga, uccisero a fucilate <licci prigionieri nei loro recinti. 11 tenente Soubeiray, del Troisième Regiment <le Tirailleurs Algeriens, scrisse, di suo pugno, una lettera <li protcsla al suo cuma11Jantc, Jenunciando quegli uomini che «con il pretesto d'aver sofferto a causa dei tc<lcschi, mostrano l'intollerabile inumanità dell'Esercito Regolare». 13 Nel 108° Reggimento <li Fanteria la violenza raggiunse tali limiti che il comandante militare della regione, il generale Biliottc, su suggerimento del comandante del reggimento, tenente colonnello de Champvallier, che aveva rinunciato a cercare <li Jisciplinare i suoi uomini, raccomandava che il reggimento venisse sciolto. 14 I treni che trasferivano i prigionieri dalla Germania in Francia erano talmente terribili che gli ufficiali responsabili avevano ordini permanenti di evitare soste nelle stazioni francesi, per timore che i civili potessero vedere come venivano trattati i prigionieri. L'allievo ufficiale Jean Maurice, Jescrisse un convoglio che comandò nel viaggio da H echtsheim.15 Maurice scriveva che era difficile tener conto dei prigionieri perché i carri ferroviari erano scoperti e il tempo era cattivo. Molte volte il treno era costretto a fermarsi nei tunnel, dove i prigionieri fuggivano dai carri. I fran-

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cesi aprivano il fuoco su <li loro nelle gallerie buie, uccidendone alcuni, Maurice non poteva sapere quanti, perché i corpi venivano lasciati sul posto ai cani. A Willingen, Maurice abbandonò un morto e un morente «sulla banchina della sta:r ;one». Un treno che, alla fine d 'agosto, trasporta"" prigionieri al campo di Thorée-les-Pins, a ovest di Parigi, arrivò sul binario <li deposito nei pressi del campo con quattro uomini morti a bordo e almeno 40 che furono immediatamente «ospedalizzati». Gli uomini qui avevano almeno un tetto, un pavimento e dei muri, anche se si trattava soltanto <li scuderie. Costruita originariamente durante la prima guerra mondiale come base per la cavalleria, Thorée era stata trasformata, durante la guerra, in campo di concentramento per i POW, prima tedeschi, poi francesi, e infine ancora tedeschi. 16 Capace d'ospitare 12.000 uomini, ne contenne anche 18.000 in varie occasioni. Molte del le guardie vivevano nel vicino villaggio, perciò le voci locali hanno conservato una notevole e precisa conoscenza delle condizioni di vita al campo. Fu qui che, nel settembre del 1945, l'impenetrabile censura imposta sui prigionieri incominciò a lasciar trapelare qualche notizia. Nella tarda estate del 1945, un uomo di nome Jean-Pierre Pradervand, capo della delegazione d ell'ICRC in Prancia,17 venne a ispezionare il campo francese a Thorée-les-Pins, già conosciuto nei villaggi circostanti come «Buchenwald», dal nome del famoso campo di sterminio tedesco. Una folla di prigionieri vagava attorno alle baracche senza finestre, quando egl i arrivò a Thorée-les-Pins. Alcuni giacevano al suolo, altri stavano appoggiati apaticamente ai muri di cemento. Duemi la uomini erano già in tali condizioni che niente poteva salvarli, secondo il comandante francese del campo, Zalay. Venti morirono quel giorno stesso, mentre Pradervand si trovava al campo. Non vi erano bare disponibili per loro; venivano portati nei campi d'una vicina fattoria e seppelliti. Altri seimila erano talmente malandati che, a meno d'essere immediatamente riforniti di viveri, abiti, riparo e cure mediche, sarebbero morti in un paio <li mesi. Tutti i rimanenti erano denutriti. Molti erano stati appena presi in carico dagli americani, pochi giorni prima, in quelle condizioni. 160


Pradervand decise di rivolgersi <lirettamente a De Gaulle, che poteva essergli grato per alcune imprese di salvataggio compiute dall'ICRC verso la fine <lella guerra. Carl J. Burckhardt, capo ufficiale del Comitato Internazionale <lclla Croce Rossa, aveva incontrato il capo del Reich Security Office, Ernst Kaltenbrunner, per trattare il rimpatrio <li migliaia di civili francesi, compresi molti ebrei e donne, dal famoso campo nazista di Ravensbruck. Si erano incontrati il 12 marzo 1945, a feldkirch, un villaggio austriaco vicino al confine <lcl Liechtenstein. 18 L'incontro, svoltosi in segreto, fu un successo per i francesi: la Croce Rossa riuscì a far rilasciare più <li <liecimila prigionieri da Ravensbruck e altri campi molte settimane prima <lclla fìn e della guerra. Dc Gaulle aveva ringraziato Burckhar<lt e Pradervand, non soltanto per il loro impegno coronato da successo, ma anche per l'implicito riconoscimento che, agli occhi <lei francesi, avevano dato al suo governo provvisorio, non ancora sottoposto al voto. 19 De Gaulle ignorò tutto ciò fre<ldamente, quando Pradervan<l cercò ripetutamente di parlargli al telefono o <li vederlo nel suo ufficio in settembre. Perciò Pradervand si mise in contatto con il Comitato Internazionale della Croce Rossa a Ginevra, chie <lcn<lo che si agisse. Le prime importan ti notizie sulle condizioni dei prigionieri che raggiunsero qualcuno al di fuori <lcgli eserciti alleati, arrivarono su una scrivania del Dipartimento di Stato a Washington, alle 5,05 del pomeriggio <lcl 14 settembre 1945, in forma di messaggio trasmesso «in chiaro» (non in co<lice) da Ginevra, senza firma , ma basato su ciò che Pradervand aveva detto al Comitato Tnternazionale della Croce Rossa a Ginevra. 20 Si trattava d 'un documento sconvolgente: «Com itato Internazionale Croce Rossa riceve dai delegati Francia allarmanti noti:de salute migliaia prigionieri te<lcschi trasferiti da campi americani alle autorità francesi durante luglio, agosto. Arrivati gran numero prigionieri trasferiti principalmente da campi Germania e Mons, Belgio ma anche campi in Francia, come gruppo base Norman<lia, base D elta e CCE 15 Le Croutoy. Stato estrema debolezza campi francesi risultante

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prolungata malnutrizione rendendo perciò impossibile loro impiego come programmato da autorità francesi in compiti lavoro. Conseguenza è sovraffollamento di campi francesi con non idonea mancanza da parte di autorità detenenti dei richiesti mezzi di cura loro salute. Riferendosi memorandum 21 agosto 1945, Comitato Internazionale Croce Rossa preoccupato Governo Stati Uniti dovrebbe prendere urgenti misure emergenza (primo luogo) fornire soccorsi molti prigionieri bisognosi viveri, medicine, abiti, calzature, coperte, sapone, (secondo luogo) raccomanda procedere successivi trasferì menti solo quando garantite adeguate condizioni vita a prigionieri guerra dopo trasferimento (terzo luogo) ottemperanza ordine 29 giugno 1945, rilasciato riguardo prigionieri tedeschi Stati Uniti, aumentare razioni prigionieri in campi americani Europa per ovviare prolungata malnutrizione e generale aggravamento stato salute. Comitato Internazionale Croce Rossa grato Governo Stati Uniti per gentile considerazione questo appello. lntercroix Rouge M976.» Il messaggio fu raggiunto, sulle scrivanie dei funzionari di Washington, dopo un paio di giorni, da un forte documento <li H enry H. Dunning, elaborato sulle notizie fornite Ja Pradervand. Dunning, del dipartimento prigionieri di guerra della Croce Rossa americana, scriveva, il 5 settembre, al quartier generale della Croce Rossa americana a Washington, che «la situazione dei prigionieri di guerra tedeschi in Francia è diventata disperata e in breve diventerà uno scandalo pubblico. Durante le scorse settimane, molti francesi, che sono stati in passato prigionieri dei tedeschi, si sono rivolti a me per protestare contro il trattamento riservato ai prigionieri di guerra tedeschi dal governo francese. Il generale Thrasher, comandante della Oise Intermediate Section, ha chiesto a uno dei nostri operatori di venire a Parigi per discutere con me lo stesso problema. La signora Dunning, ritornando da Bourges, riferisce che vi muoiono dozzine di prigionieri tedeschi alla settimana. Ho visto Pradervand che mi ha detto che la situazione dei prigionieri tedeschi in Francia, per molti aspetti è peggiore che negli ex campi di concentramento tedeschi. Mi ha mostrato fotografie di scheletri umani e lettere di comandanti di campi francesi che 162


hanno richiesto <l'essere sostituiti perché non possono ottenere alcun aiuto dal governo francese e non possono sopportare <li vedere i prigionieri morire di fame. Pra<lervand s'è appellato a chiunque nel governo francese, ma senza esito». 21 I.:esercito americano man<lò allora una copia del messaggio dell'ICRC all'ambasciatore Jefferson Caffery, chiedendo il suo aiuto. Caffery telegrafò a Washington comunicando che aveva chiesto al suo addetto militare di compiere una «adeguata inchiesta», che egli aveva avviato. Il memorandum che il tenente colonnello Andrew P. Fuller preparò per l'ambasciatore diceva che l'addetto aveva parlato con il generale Larkin, che confermava che i prigionieri erano stati effettivamente consegnati. Diceva anche che le «gen erose razioni» ché erano state date loro in passato (nel 1944) erano state così duramente criticate d alle autorità francesi e dalla stampa francese che sono state ridotte a 2000 calorie al giorno; adeguate razioni erano state fornite assieme ai POW, ma erano «sparite» appena consegnati i prigionieri. Risultava che i prigionieri erano stati visitati e accettati dalle autorità mediche fran cesi come in buona salute al momento della consegna, e si sosteneva che «questo rapporto della Croce Rossa era stato siglato <la un loro operaLore che aveva trovato prigionieri in cattive condizioni e aveva raccolto le dichiarazioni esattamente come gli venivano rilasciate>>. C'era poi la copia <l'un successivo memorandum, pure <li Fuller, questa volta al capo di Stato Maggiore di Eisenhower, generale Walter Bedell Smith, che diceva chl: i prigionieri erano bene equipaggiati al momento della consegna, con cappotti, coperte e medicine, in buone condizioni fisiche; che i francesi avevano concordato di applicare la Convenzione di Ginevra; e che gli ufficiali dell'esercito degli Stati Uniti interpellati «ritenevano che l'esercito degli Stati Uniti è del tutto tranquillo per quanto riguar<la i p rigionieri di guerra consegnati». 22 Ma le voci Jdlc pessime condizioni nei campi alleati stavano diffondendosi a Parigi, forse per opera di uno dei quindici delegati che lavoravano con Pradervand. «Le F igaro», uno dei più autorevoli giornali francesi , incaricò un giovane, Ji nome Serge Bromberger, di condurre un'inchiesta.

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CAPITOLO OTTAVO

SI DISTRUGGONO LE PROVE 'l'hou canst noi say Tdid it: Never shake Thy gory lochs al m e...

W. Shakespeare, Macbeth, atto 11

«Le Figaro» pubblicò le notizie mentre erano in corso i festeggiamenti per la vittoria degli Alleati, che le accolsero come il fantasma di Banco. Dapprima incredulo, il giornale era stato convinto dalle testimonianze equilibrate <li persone ineccepibili, come il sacerdote, padre Le Meur, che aveva realmente visto g li uomini morire di fame nei campi. Censurata e fatta di notizie non originali perché il governo francese non permetteva ai giornalisti l'accesso ai campi, la storia di «Le Figaro», pubblicata in settembre, era nondimeno sconvolgente. 11 giornalista Serge Bromberger scriveva: «Le fonti più attendibili confermavano che le condizioni fisiche <lei prigionieri erano peggio che deplorevoli. Si parlava d 'un orribile indice di mortalità, non per malattia ma per fame, e di uomini che pesavano in media 35-45 chili (80-100 libbre). Dapprima noi dubitavamo che fosse vero, ma abbiamo ricevuto appelli da molte parti e non abbiamo potuto trascurare la testimonianza <li padre Le Meur, cappellano generale presso i prigionieri». «Le Figaro» intervistò il generale francese Buisson, comandante <lei campi francesi, che ammise che i prigionieri ricevevano soltanto dalle 900 alle 1000 calorie al giorno. «I medici ci hanno detto che, per un uomo che stia a letto senza muoversi, era appena sufficiente per non morire troppo rapidamente», diceva Buisson. 1 Pur rifiutando a «Le Figaro» l'ingresso nei campi, Buisson fece tuttavia vedere a Bromberger delle fotografie di prigionieri, senza però consentire

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che venissero pubblicate. Bromberger scrisse che «sembravano scheletri». Il generale s'affrettò aJ aggiungere: «Da quando li abbiamo presi in carico, ci sono stati dei miglioramenti». Ma prima «era una catastrofe» nei giorni freddi; «Spero che non sia troppo tarJi» aggiunse misteriosamente «e che si possa recuperarli, senza perdite disastrose». Con circospezione si riferì soltanto agli americani come fonti dei prigionieri consegnati ai francesi, lascianJo sottintesa la causa delle loro condizioni. Bromberger JicJe un energico resoconto delle sue scoperte, anche senza incolpare gli americani. Eppure, intervistando l'elegante e molto sensibile Buisson, Bromberger subisce gradualmente l'influsso dell'uomo e i pregiudizi del tempo. Buisson gli aveva <lato «toutes !es précisions désirables», tutti i dettagli necessari. Buisson ammette astutamente il problema, pretendendo <li Jeplorarlo ed esprime la speranza che sarà presto risolto. Si capiva, naturalmente, che c'era una terribile scarsità di viveri dappertutto. Senza ironia, «Le Figaro» pubblicava l'articolo proprio a lato d'un annuncio delle prossime corse per ben nutriti purosangue all'ippoJromo di Longchamps. Il 26 settembre, il paziente PradcrvanJ tenta ancora di interessare De Gaulle, con una notevole lettera che pone le basi di gran parte della successiva controversia. 2 Pradervand comincia: «Generale, il 3 di settembre vi chiedevo Ji concedermi l'onore d 'una udienza per parlarvi della situazione dei prigionieri di guerra tedeschi in mano ai francesi. Sono oggi 600.000. Duecentomila sono attualmente inabili al lavoro, per i seguenti motivi: a) 50.000 perché dovrebbero essere rimpatriati secondo le norme della Conven zione Ji Ginevra (amputati, ciechi, pazzi, tubercolotici, ecc.) e b) 150.000 perché sono sofferenti per acuta malnutrizione. La situazione di questi 200.000 uomini è così precaria dal punto di vista del cibo, vestiario e condizioni malsane, che si può <lire, senza paura di esagerare, che non sopravvivranno all'inverno. Per illustrarvi la situazione generale, vi parlerò del campo

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a Thorée-les-Pins, presso La Flèche, di cui troverete incluse le fotografie. Il campo di Thorée contiene circa 20.000 prigionieri, dei quali 13.000, sebbene malnutriti, sono abili al lavoro. Settemila sono molto malati, dei quali: a) 2000 sono così malridotti che probabilmente moriranno nei prossimi mesi, indipendentemente dal le cure che vengano loro prestate (anche i medici tedeschi hanno smesso di curarli); b) 2000 sono casi di deperimento per fame che possono essere curati con una giusta nutrizione, e iniezioni di plasma sangmgno; c) 3000 sono gravemente sottonutriti ma possono essere salvati con cibo supplementare. Durante la visita di uno dei miei delegati a Thorée, vi sono stati venti morti, ma non c'erano bare per loro. U campo di Thorée dà un buon quadro della situazione generale, che, per essere migliorata, ha bisogno di azioni urgenti ed energiche. Permettetemi, dal momento che mi sono trovato immerso in questi problemi per più di tre mesi, di suggerirvi le seguenti misure: 1) Sospendere ogni ulteriore trasferimento di png1omen, finché l'amministrazione sia in grado di assorbire regolarmente nuovi conlingcnti. 2) Rimpatriare rapidamente e in accordo con le autorità militari, tutti i prigionieri che vivono nelle zone americana, francese e inglese e non guariscono. 3) Distribuire cibo supplementare ai prigionieri che possono essere salvati e metterli gradualmente al lavoro, per soddisfare la richiesta di manodopera. 4) Distribuire ai prigionieri i viveri e il vestiario che l'amministrazione ha già in dotazione. (I prigionieri dormono generalmente sul terreno e hanno in media una coperta ogni quattro persone.)

Così potrà essere eliminato il costo per l'amministrazione di queste 200.000 bocche inutili e si potrà evitare la catastrofe imminente.

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Il Comitato Internazionale della Croce Rossa è a vostra disposizione per aiutare, per quanto è possibile, con i suoi modesti mezzi, in questo pesante compito. 11 Comitato Internazionale della Croce Rossa dispone di fondi avanzati dalla Croce Rossa tedesca, doni fatti al comitato da prigionieri tedeschi negli Stati Uniti e anche da prigionieri di guerra in mano ai francesi. Il Comitato è pronto a usare queste somme per comperare viveri, vestiario e medicine per i prigionieri tedeschi in carico ai francesi.» Pradervand comunica a De Gaulle che metterà a disposizione del governo francese tre autocarri e una grande scorta di medicine. Chiede benzina, dicendo che ne ha fatto richiesta ripetutamente al ministro della Guerra, ma senza risultato. Fa notare che v'è un gran numero di pacchi di viveri, a Ginevra, appartenente al ministro dei Prigionieri di Guerra, Deportati e Profughi, che il Comitato è pronto a comperare per farne distribuzione ai prigionieri. Il governo potrebbe quindi usare il denaro per comperare vestiario per i prigionieri. Sottolinea infine il punto che gli americani, secondo la legge internazionale, non si sono liberati d'ogni responsabilità verso i prigionieri, consegnandoli ai francesi, fatto che egli ha già messo in risalto presso i diversi governi in un memorandum del 21 agosto 1945. In margine alla lettera dattiloscritta di Pradervan<l, presso gli archivi di Vinccnnes, accanto alla richiesta di benzina sono scritte in calligrafia, non di De Gaulle, le parole «C'est fait». 3 Ma l'ICRC stava ancora chiedendo benzina tre mesi più tardi. Lo scandalo che dilagava sull 'esercito francese minacciava di coinvolgere gli americani da un momento all'altro, perciò tutte le difficoltà con l'ICRC furono spazzate via immediatamente. Il generale Lee ebbe l'ordine di organizzare un rancio pubblicitario per prigionieri in mano ai francesi. Il cibo veniva mandato, disse il generale Lee, perché «la Croce Rossa Internazionale afferma che questi viveri sono indispensabili per salvare vite e impedire sofferenze non necessarie».4 Il colonnello Lauben ricevette ordini, firmati da Eisenhower, di convocare una riunione con i francesi per trattare rapidamen167


te il problema. Il 26 settembre, al numero 41 di rue Cambon a Parigi, Lauben prese la presidenza d'una surreale riunione di 20 alti ufficiali americani e francesi, che fecero a gara nello scambio di ciniche accuse reciproche e in affermazioni ipocrite di trattar meglio i prigionieri. 5 Capo della delegazione francese, era il generale di divisione Buisson, che era stato egli stesso prigioniero dei tedeschi fino a poco tempo prima, ed era direttore generale dei prigionieri di guerra dell'Asse. I francesi rinnova~ono la loro richiesta <li 1.750.000 prigionieri, da impiegare come manodopera forzata in Francia. Da parte sua, Buisson affermò che, approssimativamente, dei 450.000 che erano già stati trasferiti, almeno 50.000 «non possono essere riportati alla necessaria condizione fisica» per lavorare. Questa affermazione stupefacente, che ammette tranquillamente che niente poteva più rendere quegli uomini abili al lavoro, cioè, che erano o morti, o presto lo sarebbero stati, fu accettata dagli americani senza batter ciglio. Il colonnello Lauben sollecitò, in qualità <li presidente, Buisson a promettere di trattare i prigionieri secondo la Convenzione di Ginevra. Buisson chiese che gli Stati Uniti fornissero vestiario per i prigionieri. Laubcn rispose che «gli Stati Uniti si assumeranno la responsabilità» per una prima fornitura <li vestiario. Buisson intese che ciò significava che ora gli americani avrebbero fornito quei materiali che Fuller aveva detto già consegnati con i prigionieri e si sentì rincuorato. Fece un «eloquente appello» all'«amore per l'umanità» degli americani. Pensava che potessero dimostrarlo sequestrando viveri ai civili tedeschi affamati, per dar da mangiare ai prigionieri al lavoro per i francesi. Concludeva il suo appello umanitario, affermando che i francesi non potevano ricavare alcun lavoro utile dai prigionieri se questi morivano. Per gli Stati Uniti, rispose il colonnello Alhrecht, considerato un cinico da Lauben, dicendo che anch'egli «sperava che i prigionieri non morissero di freddo in Francia, perché temeva che ciò avrebbe risollevato la questione di trasferirne un maggior numero». Assicurò il generale Buisson che gli Stati Uniti avrebbero fatto tutto quanto in loro potere per evitare una tale calamità, perché si temeva veramente che i prigionieri potesse-

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ro morire di freddo, cosa non permessa dalla Convenzione di Ginevra. I francesi volevano che fosse ristabilita la posta tra i prigionieri e le loro famiglie, ma Lauben disse che non era stato autorizzato a discutere la materia. Né era stato autorizzato a chiedere alla Croce Rossa tedesca di raccogliere tra i civil i abiti invernali per i prigionieri. Il risultato generale della riunione fu quello di neutralizzare le questioni controverse e rinviare le richieste francesi di maggiori aiuti. Appena un giorno dopo, Pradervand fu improvvisamente invitato a Francoforte per parlare con il capo di Stato Maggiore di Eisenhower, Bedell Smith. Egli consegnò a Smith fotografie prese a Thorée-les-Pins. Smith le prese per farle vedere subito a Eisenhower.c'Pradervand descrive così l'incontro: «Il 28 settembre, nel vostro ufficio, abbiamo tentato di darvi un quadro esatto della situazione, cercando di rimanere entro le stesse dichiarazioni del generale Buisson. Vi abbiamo mostrato fotografie prese al campo di Thorée, che più tardi vi abbiamo mandato, e delle quali abbiamo la ricevuta del colonnello H.E. Kessenger, G 1, in vostro nomc.»7 (Erano fotografie che aveva preso di prigionieri affamati e morenti trasferiti recentemente dagli americani ai francesi. Non sono conservate tra le molte foto di prigionieri nella raccolta Smith ad Abilene.) Pradervand fu grato specialmente per tre iniziative che Smith aveva promesso di prendere, la prima delle quali era quella di sospendere tutti i nuovi trasferimenti, fìnché i francesi non avessero potuto osservare la Convenzione di Ginevra. Si rallegrava inoltre, perché pensava che gli americani avrebbero ripreso i 200.000 uomini che, a suo giudizio, non avrebbero passato l'inverno senza aiuti immed iati. Pradervand pensava così, perché gli uomini erano ammalati a tal punto che dovevano essere immediatamente rimpatriati, stando alla Convenzione di Ginevra. Infine espresse gratitudine a Smith che prometteva di iniziare «un'azione d'aiuto generale» per tutti i prigionieri che gli americani avevano ceduto ai francesi. Gli sembrava di essere

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riuscito finalmente a convincere francesi e americani a trattare umanamente i prigionieri. Di ritorno a Parigi, Pradervand scrisse esprimendo profonda gratitudine a Smith per la sua «umana comprensione e per la prontezza con la quale avete agito perché gli obblighi derivanti agli Stati Uniti dall'adesione alla Convenzione di Ginevra, vengano rispettati». 8 Le speranze furono apparentemente giustificate, a una riunione di ufficiali americani all'ambasciata USA, a Parigi, pochi giorni dopo, durante la quale fu concordato che il colonnello Renfroe avrebbe chiesto al colonnello Lauben di incominciare a trattare il problema delle razioni di viveri extra con il Theater G4, per integrare le razioni francesi, che erano di sole 1006 calorie al giorno.9 Mentre erano in corso queste discussioni, il generale Littlcjohn stava tentando di trovare un accordo sull a destinazione da dare a Il 'eccedenza di «sussistenza» <li cui l'esercito era gravato. 10 «C'è in questo Teatro una sostanziale eccedenza di sussistenza in certi materiali, dovuta al rapido rilascio dei prigionieri di guerra dopo il VE-Day, all 'accelerato spiegamento delle forze degli Stati Uniti, alla rapida diminuzione <l 'impiego di alleati liberati da parte delle forze degli Stati Uniti e alla fine Jella responsabilità di rifornire l'esercito francese. Più di tre milioni di razioni al giorno in meno rispetto a quelle programmate, venivano fornite ... Ho ottenuto ... l'accordo di fermare l'afAusso <li sussistenza [dagli Stati Uniti).» Le razioni s'erano accumulate fino a 39 giorni di scorte, in eccesso a quelle che l'esercito teneva di solito, che erano per 100 giorni. Perciò, nell'ottobre del 1945, vi era un eccesso del 39 per cento nelle scorte, per un totale <li 139 giorni di viveri di scorta nell'intero teatro. Negli Stati Uniti, il surplus era così grande, che Littlejohn poteva notare che «siamo stati invitati ad aumentare le nostre razioni di succhi di frutta e avvertiti che le nostre richieste di uova fresche, frutta fresca, patate e burro saran no soddisfatte da fonti americane». La lettera continua, occupandosi del modo di sbarazzarsi del surplus di scorte, che alcuni ufficiali proponevano di rimandare negli Stati Uniti. Nonostante tutto ciò, i prigionieri continuavano a patire la fame. «Le Monde» pubblicò un articolo <li Jacques Fauvet, che

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iniziava appassionatamente: «Mentre oggi si parla di Dachau, tra dieci anni si parlerà nel mondo intero di campi come Saint Paul d 'Egiaux», dove 17.000 uomini, presi in custodia dagli americani nel tardo luglio, stavano morendo così rapidamente che in poche settimane erano stati riempiti due cimiteri di duecento tombe ciascuno. Alla fine di settembre, l'indice di mortalità era di 10 al giorno, ossia oltre il 21 per cento al l'anno. Fauvet attaccava frontalmente l'argomento della vendetta: «Si potrà obiettare che i tedeschi non avevano molta cura nel dar da mangiare ai nostri uomini, ma anche se essi hanno violato la Convenzione di Ginevra, ciò sembra difficilmente giustificare il fatto che noi seguiamo il loro esempio ... S'è detto spesso che il miglior servizio che possiamo fare ai tedeschi è quello d'imitarli, in modo ch'essi possano un giorno incontrarci dinanzi al giudizio della storia, ma è a un ideale più alto della mera dignità che la Francia dovrebbe restare fedele; è da lamentare che la stampa straniera debba ricordarcelo ... Non abbiamo sofferto é combattuto pe r continuare i crimini d'altri tempi e luoghi»11 Questo fu il solo articolo in cui il giornalista, parlando dei campi, usava il tipo di linguaggio che era stato usato da coloro che vi avevano messo piede, come il capitano Julien. Fauvet aveva ragione in tutto, tranne che per il giudizio della storia che, apparentemente, aveva inizio con le sue parole. Jefferson Caffery, ambasciatore americano a Parigi, era hen consapevole che la situazione era densa di pericoli per il prestigio americano in Europa, per la reputazione di Eisenhower e per l'onore dell'esercito. Mandò un avvertimento al Dipartimento di Stato a Washington raccomandando estrema cautela. 12 Il comando USFET, con la collaborazione dell'ambasciata americana, di Charles De Gaulle e del generale Buisson, e l'incoraggiamento d'una stampa servile, si mise al lavoro per creare preventivamente il giudizio della storia. Il terreno fu preparato con molta cura. Alla fine di settembre, Eisenhower annunciò personalmente che aveva sospeso i trasferimenti ai francesi. Era un colpo doppio, perché lo faceva apparire come il protettore 171


dei prigionieri dai francesi , che, di conseguenza, erano i soli Ja incolpare. Gli americani correvano il rischio di gravi ritorsioni, perché i1 presidente Truman e l'ambasciatore Caffery avevano da poco umiliato il generale De Gaulle, che era morbosamente sensibile all'insulto. Il ministro Jcgli Esteri, Georges Bidault, diceva infatti che «sperava ardentemente che [il governo americano] non prendesse ulteriori iniziative che possano ferire il nostro amour propre. Non metteteci davanti a qualche sgradevole /ait accompli, perché vorrei potervi aiutare». 13 Naturalmente, il solo aiuto che egli poteva offrire agli americani, era quello di proteggerli dalla stampa. Ma, se D e Gaulle diceva la verità sugli americani in quel momento, rischiava d 'esporre il suo stesso esercito a serie conseguenze. La vendetta gli sarebbe costata cara in prestigio, armamenti, viveri e consegne future di prigionieri. De Gaulle aveva sentito la frusta americana pochi mesi prima, quando, alla .fine della guerra, le truppe francesi avevano occupato la Val d'Aosta e altri territori italiani a nord di Niz,m. Truman disse a De Gaulle di ordinare alle truppe di ritirarsi altrimenti avrebbe perso tutte le forniture americane di armamenti, delle quali egli aveva disperatamente bisogno per la sua guerra in Indocina contro H o Chi Minh e per occupare la Siria, togliendola agli inglesi. De Gaulle si ritirò e gli armamenti continuarono ad arrivare.14 De Gaulle si ritirò anche in quest'occasione e assunse una linea moderata nella sua conferenza stampa sui prigionieri. Gli americani, sollevati, elogiarono la sua pazienza. 15 Le armi e i viveri americani continuarono ad arrivare. Il sollievo di Jefferson Caffery è quasi percepibile dalla copia del suo messaggio al Dipartimento di Stato sulla conferenza stampa di De Gaulle. Caffery riferiva: «Interrogato sul problema nel corso Jdla conferenza stampa, D e Gaulle ha risposto in modo piuttosto reticente. Ha osservato che il problema era complicato e, fino ad allora, era stato presentato come responsabilità Jcl solo governo francese. Egli ha negato che sia così e ha detto che "come conseguenza Jclle difficili circostanze che le forze alleate si trovavano ad affrontare, un numero considerevole di prigionieri trasferiti alla Francia erano in condizioni molto

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cattive... Abbiamo ogni ragione di sperare che la buona volontà, dimostrata d'ambo le parti, porterà a una umana e pratica soluzione Ji questo problema"». Caffery ammetteva che «mi è stato detto da fonte attendibile che c'è qualcosa di vero nelle affermazioni francesi e che nella zona <l'occupazione francese molti POW tedeschi di quelli trasferiti ai francesi erano in condizioni fisiche molto cattive. Ritengo che, sia le autorità francesi che le americane, abbiano mostrato comprensione e buona volontà per cercare una soluzione, ma ovviamente non sarebbe d'alcun aiuto se venisse portata avanti una campagna di reciproche accuse. C'è sempre un certo pericolo che la stampa francese possa diffondersi su questo problema. Penso che le nostre autorità militari debbano tenere ciò bene in mente e non tentare di puntare il dito sui francesi ma evidenziare il fatto che, in una atmosfera di mutua comprensione e buona volontà, si sta cercando una soluzion e d 'un problema difficile e complesso». 16 Il telegramma di Caffery nasconde le prove. Era ovvio che, in quel momento, la sola cosa che avrebbe potuto aiutare i prigionieri sarebbe stato proprio un esteso scambio di accuse. Nonostante voglia far credere di occuparsi dei prigionieri con un naturale riferimento a una soddisfacente soluzione secondo «la lettera e lo spirito della Convenzione di Ginevra», Caffery in realtà sta tutelando soltanto il prestigio degli «alti gradi» coinvolti. Difendere questo prestigio è di fondamentale importanza; i prigionieri, invece, non contano niente. Gli americani avevano accettato soltanto di fornire armamenti per l'Indocina, ma non <l'accettare accuse per i campi. L'UFSET piazzò allora un altro colpo pubblicitario. L'esercito condusse un'affrettata inchiesta, che contribuì a gettare acqua sul fuoco. L'inchiesta fu poi pubblicata a firma di Eisenhower, in un testo scrillo duramente che minimizzava l'accusa, facendola ricadere sui francesi. Il documento diceva: «Con riferimento alle accuse dell'lntercross [Croce Rossa Internazionale] che gran numero Ji prigionieri sono stati trasferiti a campi francesi in stato di estrema debolezza risultante da prolungata denutrizione, è stata condotta una estesa inchiesta

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raccogliendo molte prove <la personale americano e tedesco dei campi di provenienza. La conclusione indiscutibile è che l 'attuale estrema debolezza dei trasferiti, compresi circa 2000 casi disperati, risulta da deficienze nutrizionali e assistenziali occorse durante la custodia francese, successivamente al trasferimento dai campi americani. «Tutti i prigionieri trasferiti per lavori di riparazioni in Francia erano equipaggiati completamente di vestiario personale, di due coperte o un cappotto e una coperta, razioni per <lue settimane, medicine per due settimane, e<l erano in condizioni fisiche adatte al lavoro, eccetto per un numero trascurabile come era stato controllato dagli ufficiali americani e francesi incaricati della consegna e della presa in carico». 17 La testimonianza degli ufficiali che parteciparono al trasferimento e a questa o simili «inchieste» dimostra che niente <lei documento di Eisenhower era vero, eccetto ciò che veniva negato. Il tenente Fisher, che aveva fatto parte d'una commi ssione d'inchiesta nella primavera del 1945, era colpito dalle proporzioni dell'insabbiamento. 18 Il colonnello Philip Lauben disse in seguito che i campi americani e francesi nei Vosgi erano talmente cattivi, che «i Vosgi erano un intero grande campo della morte». 19 Persino il capo <li Stato Maggiore di Eisenhower e l'ambasciatore Caffery2° ammettevano, pochi giorni dopo, che alcune delle accuse della Croce Rossa erano vere, ma ciò non impedì all 'esercito <li continuare a negare duramente, né spinse qualche giornalista a conoscenza dei fatti a fare ulteriori inchieste. Ciò che Pradervand pensava d'aver ottenuto <la Smith non fu mai fatto, o annullato prima che potesse avere qualche effetto duraturo. I trasferimenti non furono mai sospesi, nemmeno quando i francesi stessi ne chiesero la sospensione per il freddo. 21 Il 19 ottobre 15.000 prigionieri furono trasferiti dagli americani, da Wi..irzburg a un campo francese. 22 Le condizioni nei campi francesi erano allora le stesse che in passato. Un messaggio firmato «Eisenhower» a Marshall raccomandava la ripresa dei trasferimenti in data 1° novembre, mentre la lettera di Pradervand di ringraziamento a Smith per la sua umana

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comprensione era ancora in viaggio verso Francoforte. Marshall approvò il messaggio USFET il giorno successivo.2-J Il 29 novembre, almeno 20.000 prigionieri tedeschi ebbero l'ordine di 24 trasferimento per lavorare nelle miniere di carbone francesi. Altri 100.000 erano in viaggio entro la fine dell'anno, nonostante la fame e le con<lizioni disastrose esistenti nei campi francesi.25 Anche nel 1946, continuan<lo i t rasferimenti, gli uomini continuarono a morire di fame e di stenti nei campi francesi. Il delegato dell'ICRC in Francia avvertì, nell'ottobre del 1946, il Dipartimento della Guerra della gravità della situazione nei campi francesi, lamentandosi di «assenza di miglioramenti nelle con<lizioni negli ultimi sei mesi». Il rapporto faceva arrivare al Dipartimento d ella Guerra un «serio avvertimento» che «per l'alimentazione ridotta e il vestiario insufficiente ... si poteva prevedere che molti dei prigionieri non avrebbero resistito ai rigori dell'inverno». 26 Il numero degli ammalati <la restituire agli americani prese a scendere, dagli originali 200.000 di Pra<lervand, proclamati ufficialmente, ai 100.000 ammessi discretamente, infine a 52.000 mai Jichiarati.27 Pra<lervand aveva immaginato <li aiulare i prigionieri facendoli tornare ai campi americani, ma avrebbero, in realtà, trovato con<lizioni cattive come quelle <li quando vi erano stati in settembre, e tali sarebbero rimaste anche nel 1946. Erano esposti infatti a un indice di mortalità del 2,6 per cento alla settimana, che era lo stesso dei peggiori campi francesi. 28 L'aiuto generale promesso da Smith risultò essere sapone, polvere p er pidocchi e un po' di cibo. Smith affermò che avrebbe fornito cinque once al giorno, p er 13 giorni, per circa 606.000 uomini,29 ma il generale Lee, che aveva la responsabilità effettiva di distribuire il cibo, disse, il 10 novembre, che soltanto 100.000 prigionieri avrebbero ricevuto razioni extra. Era così <li ffidente per il modo in cui erano stati dati, fino ad allora, gli ordini riguar<lanti le razioni <lei prigionieri, una volta ancora «a cenni», che non avrebbe continuato a <listribuire cibo speciale, come aveva appena iniziato, senza ricevere «or<lini scritti». 30 Nel 1987, il colonnello Lauben ricordava: «Ero piuttosto spaventato per lo stato dei prigionieri, ma non ricordo che sia stato mai distribuito cibo 175


extra». 31 In ogni caso il cibo «extra» non sarebbe continuato per i prigionieri ritornati ai campi americani. Nessuno ne parlò a Pradervand, perché avrebbe significato soltanto prolungare la vita <lei prigionieri per qualche settimana. Poi avrebbero ricominciato a morire di fame. 32 Le notizie del cibo extra erano solo vuote parole. Il cinismo con cui l'esercito americano trattava Pradervand e la Croce Rossa era reso evidente dai depositi militari in Europa che ancora contenevano 13.500.000 pacchi viveri ad alte proteine della Croce Rossa ricevuti in maggio dall'ICRC, e mai distribuiti. Il 17 novembre l 'esercito stava ancora chiedendosi cosa farne. H Ogni pacco conteneva in media 12.000 calorie, perciò c'era cibo sufficiente a dare 1000 calorie supplementari al giorno, per circa otto mesi, ai circa 700.000 tedeschi che stavano nel frattempo morendo <li fame. I soli pacchi dell 'ICRC avrebbero probabilmente tenuto in vita la maggior parte di quegli uomini, fino alla primavera del 1946. Il «New York Times» che aveva tuonato contro la censura in maggio, non fece uso ora della sua preziosa libertà per approfondire, da parte sua, l'inchiesta. Il «Times» la riassunse, suddividendola in quattro arlirnli, a parLin: Jall' 11 ottobre. 34 Una delle penne migliori Jcl giornale, Drew Middleton, incominciò la trattazione di questa importante notizia riassumendo in modo impreciso l'articolo di «Le Figaro». Nessuno del «Timn;» si prese il disturbo di andare a intervistare Pradcrvand, la fonte prima delle notizie. Articoli <la Parigi e Francoforte il 13, 14 e 20 ottobre gonfiarono la storia che era stata creata con l'aiuto di Caffery e Bedell Smith. In ottobre vennero pubblicati articoli da Francoforte, raccogliendo e stampando le storie che gli ufficiali dell'USFET raccontavano al «Times». Nessun'altra fonte venne citata. Questo insabbiamento della verità fu definito come una sequela di «centinaia d'interviste con ufficiali americani, sottufficiali e soldati di tutto il teatro, che rimasero nei campi da quattro a sei settimane dopo il trasferimento ai francesi». La solita «fonte irreprensibile», secondo Drew Middleton, diceva che le interviste erano accompagnate da quelle agli ufficiali e soldati tedeschi. Middleton doveva sapere che milioni di ufficiali e soldati tedeschi si trovavano a breve distanza nei 50 campi

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americani nel raggio di 38 miglia dal suo tavolo a Francoforte, e un altro milione cÌrca era tornato alle loro case in Germania, ma non spiega perché avesse dovuto accettare la parola dell'esercito per ricerche che avrebbe potuto compiere da solo. 35 Middleton riferisce che i fra ncesi avevano rubato i viveri ai prigionieri, ma che gli americani avevano accettato di riprenderne in carico 90.000 per rimetterli in vita con vitto extra. Il «Times» ci informa che gli Stati Uniti, non solo osservavano la Convenzione di Ginevra, ma che l'esercito aveva consegnato al Comitato Internazionale della Croce Rossa «grandi quantità di razioni mi litari» per i prigionieri, «perché il generale Eisenhower e gli ufficiali Jcl suo Stato Maggiore credono fermamente che l'esercito degli Stati Uniti <leve aver cura della salute dei prigionieri che ha catturato». Il «Times» aveva trovato «una fonte» che paragonava le foto <lei le file di prigionieri emaciati nei campi francesi a quelle di Dachau. Con le descrizioni delle fotografi.e che ricordano quelle <li Pradervand e del capitano Julien, appare ora sorprendentemente sul «Times» l'osservazione che un campo americano assomiglia a Dachau e Buchenwal<l, incolpando però, questa volta, soltanto i francesi. Le notizie sono attribuite, questa volta, soltanto a «una fonte». Perché questa fonte è così reticente? Il «Times» non lo spiega, sebbene sappia che «la vista delle fotografie ha esacerbato gli animi all'USFET». Gli ufficiali erano ora profondamente offesi <lalla vista delle schiere di prigionieri emaciati nei campi francesi. «Non è esagerato dire che molti alti ufficiali pensano che I'onore dell'esercito sia stato macchiato dal modo in cui i francesi hanno trattato i prigionieri che avevano catturato.» Il giornalista del «Times» era capace di accorgersi <lei l'onore macchiato nel quartier generale dell'esercito, ma non si accorgeva dei morti per fame, nei campi che diceva <l'aver visitato. Perché Middleton accettò così servilmente le dichiarazion i degli ufficiali dell'USFET? Parlando dei campi, nel 1988, Middlcton disse all'autore di aver visitato due campi nell 'estate del 1945, uno presso Gotha e l'altro a Bad Kreuznach. In un primo tempo, disse che i prigionieri erano nutriti bene. L'autore gli disse d 'aver scoperto che più di mezzo milione di prigionieri erano

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morti nei campi americani e gli propose di leggere il manoscritto prima della pubblicazione, perché potesse difendersi. Middleton rispose: «Non si preoccupi per me». Spiegò che non era sorpreso che l'autore fosse riuscito a «scavare fuori brutte cose da quel periodo di tempo» e aggiunse che non aveva realmente visitato i campi, ma soltanto vi era «passato davanti».36 È notevole che nessuno mettesse in dubbio le affermazioni Ji Pra<lervand. Nei mesi seguenti le sue stime sono citate come assolutamente vere nei telegrammi delle ambasciate e tra i vari eserciti. La sola domanJa era: Ji chi era la colpa? Nessuno fece un'inchiesta per scoprire chi fosse il responsabile. Non l'esercito francese, non la Croce Rossa, né qualche giornalista, né, naturalmente, qualche te<lesco. Pradervand fece la sua breve apparizione luminosa nella storia e quindi sparì. Sarebbe stato facile per un giornalista, dopo le rivelazioni di Pradervand, visitare un villaggio presso qualche campo, in Francia o Germania, e parlare con gli abitanti. Ma nessuno scrisse una riga su una visita del genere, sia per confutare PraJervanJ che per confermarne le affermazioni. Su «Le Monde» e sul «Times» non apparve niente della «irreprensibile fonte» USFET a proposito delle promesse, clamorosamente 11011 ma11Lenute, Ji Smith che fecero morire migliaia di uomini. Entro il 30 agosto, più di due milioni Ji uomini erano stati trasferiti ma, a quanto pare, non una sola intervista era stata riparlala Jalla stampa a ovest del Reno. Nessuno intervistò un comandante di campo, o una guardia, o qualcuno delle migliaia di preti, professori, maestri, pastori protestanti, medici, Jonne e bambini che erano già usciti <lai campi. Nessuno pensò di richiedere i certificati di morte nelle mairies o Rathaiiser (i municipi), dove per legge dovevano essere registrati. Niente cambiò nei 4 3 anni successivi al 1945. Charles von Luttichau, che durante la vicenda Pradervand viveva presso Francoforte, fu tra i milioni di persone non intervistate. E nessun americano credette mai alla sua storia, quando la raccontò più tardi negli Stati Uniti, sebbene egli fosse allora un cittadino americano, scrittore di storia militare per l'esercito degli Stati Uniti. L'opinione creata allora si consoli<lò e divenne storia. In Germania vi erano più di 200 campi americani; nella zona

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francese della Germania e in Francia c'erano più di 1600 campi francesi. Che i campi fossero aree disastrate, era largamente conosciuto in entrambi gli eserciti, ma mai riportato all'esterno, fatta eccezione per la sensazione creata da «Le Figaro» e PraJ ervand e durata tre settimane. La mostruosa atrocità era stata rivelata in embrione. I giornalisti Jovevano soltanto strapparne il velo, per avere la storia della loro vita, ma non lo fecero. Perché questa avversione a continuare questa importantissima storia con la sua vera, irreprensibile fonte? A meno che i giornalisti volessero <lire, come i tedeschi di Hitler, «non lo sapevamo», potevano esserci soltanto due ragioni: non gliene importava niente o erano d 'accordo.

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CAPlTOLO NONO

NELLA CASA DI VETRO «1 campi f rancesi sono come una casa di vetro dove non c'è niente da nascondere.»

Generale di Divisione Buisson

Ispezionando i campi francesi, il Comitato Internazionale della Croce Rossa riportò una volta dopo l'altra, nel 1945 e nel 1946, che le condizioni erano «insoddisfacenti», «preoccupanti», «allarmanti» e, assai di rado, che erano soddisfacenti. Due campi erano ben conosciuti alla Croce Rossa, a La Chauvinerie e a Montreuil-Bellay, dove, nel settembre del 1945, vi erano migliaia di donne e bambini, che erano stati imprig ionati originariamente dagli americani. L'ICRC protestò presso i francesi, perché quegli uomini anziani, donne e bambini stavano morendo di tifo, che si sarebbe presto propagato ai civili francesi dei dintorni. 1 Alla hne dell'ottobre del 1946, il Comitato Internazionale della Croce Rossa riferiva che «la situazione presente è più che allarmante. Più della metà dei POW tedeschi al lavoro sono vestiti in modo insufficiente e non potranno affrontare i rigori dell'inverno, senza correre i più gravi rischi di malattia. In tali condizioni, si deve prevedere un alto numero di morti nel corso dell'inverno». 2 Lo stesso tipo di rapporto veniva fatto nel 1947, con lo stesso grave monito. 3 Ogni notizia di condizioni soddisfacenti veniva di solito da ufficiali dell'esercito francese che venivano interrogati dagli alti gradi francesi per rispondere ad accuse di qualche ente esterno, come la Croce Rossa o l'esercito degli Stati Uniti. Nonostante tutto ciò, l'esercito america-

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no consegnò almeno altri 101.000 prigionieri nella prima parte del 1946 e gli inglesi ne consegnarono 30.000 nel gennaio dello stesso anno. 4 Che gli americani sapessero che stavano consegnando quegli uomini al disastro, risulta chiaro dalle proteste che l'esercito fece durante tutto quel periodo per il mancatorispetto delle promesse francesi di migliorare le condizioni. «A causa della perdurante ine rzia delle autorità francesi nel riparare alle deficienze che sono state continuamente sottoposte alla loro atten zione, si raccomanda ulteriormente» che l'esercito tenti <li ottenere l 'intervento del Dipartimento di Stato per correggere le deficienze nel rispetto degli standard previsti d alla Convenzione di Ginevra e rimpatriare al più presto tutti quelli che erano stati appena trasferiti.5 Il generale John T. Lewis, che scriveva così, deve aver fatto queste raccomandazioni soltanto per coprirsi il fianco, perché non vi e ra alcuna possibilità che i francesi acccttassero critiche dagli americani per mancanze nel rispetto della Convenzione di Ginevra. Né vi era alcuna possibilità che rimpatriassero degli uomini che, come dicevano frequentemente, avevano preso in carico per mettere al lavoro, non per mandare a casa. Lewis cercava soltanto di migliorare l'immagine dell'esercito degli Stati Uniti: stava soltanto ripetendo raccomamlazioni che avevano già fallito. In questi campi di prigionia appare il primo accenno del futuro coinvolgimento americano nella guerra del Vietnam. I francesi affamarono deliberatamente alcuni tra i prigionieri per costringerli a servire «volontariamente» nella loro Legione Straniera. Molti dei legionari che combatterono in Vietnam erano tedeschi consegnati dagli americani ai francesi nel 1945 e 1946.6 Per tutto il 1945 e gran parte del 1946, Pradervand si dibatté nella sempre mutevole rete d ella burocrazia americana, cercando <li aiutare i prigionieri in Francia. Il suo approccio era schietto. Ricordava ai gcnerali e diplomatici i principi di giustizia, decoro, generosità, sottolineane.lo gli obblighi che comportavano e offrendo aiuto per adempierli, sempre con l'attenzione dovuta ai bisogni urgenti dei prigionieri. Timorosi di venir meno ai principi, ignorando le realtà che dovevano amministrare, i diplomatici si disimpegnavano, inventando nuove difficoltà. Sollecitato da Pra<lervand, il presidente del Comitato Inter-

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nazionale, Max Huber, scrisse in gennaio al nuovo Segretario di Stato, James F. Byrnes, di «notare con compiacimento» l'affermazione di Byrnes che la pol itica del governo degli Stati Uniti verso i prigionieri Ji guerra «è in completa conformità con lo spirito della Convenzione di Ginevra, e che il trasferimento è permesso dalle autorità americane soltanto quando vi sono sufficienti garanzie che i termini della Convenzione sono adeguatamente osservati dall'altra Potcnza».7 Pradervand immaginò un semplice piano che illustrò in una lettera a Eldred D. Kuppinger dei Progetti Speciali del Dipartimento di Stato. 8 Egli incominciava dando come al solito agli americani quello che poteva esser chiamato «il beneficio del non dubbio», dicendo: «Come senza dubbio sapete, la situazione dei prigionieri tedeschi di guerra ora in custodia ai francesi è divenuta molto critica». Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, attraverso Pradervand, stava tentando di aiutare i prigionieri, anche usando denaro dato dai prigionieri stessi, per comperare viveri. Era, probabilmente, il denaro più duramente guadagnato nella storia del mondo. Secondo un prigioniero, egli dovette risparmiare per sci mesi per comperare un tubo Ji dentifricio. Le restrizioni monetarie erano un problema per Pradervand. Poteva Kuppinger aiutare a trovare una strada per aggirarle? Pradervand suggerì un modo, promettendo di non considerare ogni agevolazione ottenuta come un precedente per ulteriori richieste. Kuppinger girò la richiesta a Byrnes, che scrisse allora al nuovo Segretario alla Guerra, Robert Patterson, suggerendo che «sarebbe opportuno a questo punto per le autorità militari a Parigi entrare in discussione con le autorità militari francesi per migliorare, se necessario, la condizione di quei prigionieri di guerra già trasferiti...» e così via. Mentre i prigionieri morivano, le discussioni proseguirono fino al 13 giugno 1946, quando Kuppinger, con una giravolta prodigiosa, rifiutò <l 'aiutare Pradervand per il motivo che «le autorità americane non erano in grado di consegnare i beni richiesti dal Comitato contro pagamento in franchi francesi». Continuava quindi: «Si ritiene che, in questo caso, le richieste del Comitato abbiano trovato risposta con l'inclusione nell a Se-

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zione 9» di una clausola che possa permettere o meno ai prigionieri di comperare, in concorrenza con il mercato nero civile, viveri che sono già stati loro assegnati. Il poco cibo francese o americano distribuito ai campi, era rubato <lai ladri, nel percorso verso i prigionieri, e riappariva sul mercato nero.9 Raoul Laporterie, sindaco di Bascons nella regione <li Bordeaux, che aveva dato lavoro a due prigionieri di guerra tedeschi nella sua catena di mercerie, scrisse una pungente lettera al generale De Gaulle sulla situazione nelle Landes, nella regione <li Bordeaux, dove c'erano molti campi di prigionia. Incurante della rappresaglia che sarebbe probabilmente arrivata, come infatti avvenne, Laporterie scriveva: «L'esercito francese stupisce e scontenta i contadini, che pensano che le requisizioni loro imposte non vanno a<l alleviare la difficile situazione nelle città. La spiegazione sta nel fatto che l'amministrazione militare che prende per le sue cosiddette necessità una larga parte delle forniture, esagera largamente l'ammontare delle scorte necessarie, e sembra, <la tutte le prove, che tutto il surplus dell'esercito finisca nel mercato nero». Nel maggio Jel 1946, il Dipartimento di Stato stava ancora considerando cautamente la possibilità di far funzionare il servizio di posta per i prigionieri nei campi americani e francesi. Il sostituto Segretario <li Stato, Dean Acheson, scrisse a Henry A. Wallace, segretario al Commercio, che «vi è una notevole richiesta tra la gente negli Stati Uniti per l'apertura di un canale attraverso il quale poter spedire pacchi di vestiario e viveri». 10 Come aveva scoperto il nobile Acheson questa «notevole richiesta tra la gente negli Stati Uniti» stando comodamente seduto dietro la sua scrivania a Washington? L'aveva saputo da Pradervand, che aveva scoperto e, forse, creato questa, sino ad allora sconosciuta, richiesta. Inoltre, Acheson poteva dire al Segrctario di Stato Byrnes, che i francesi sarebbero stati felici di cooperare per accontentare gli americani. 11 Egli accluse una copia d 'una lettera del maresciallo Juin a Pradervand, che diceva che non c'erano obiezioni alla proposta. E fu così, che più d 'un anno dopo la fine della guerra, i prigionieri, finalmente, incominciarono a ricevere la posta. «La gioia d 'alcuni di questi uomini, che

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avevano aspettato notizie per mesi, era oltre ogni descrizione», disse un osservatore quacchero. 12 I francesi non fecero un grande uso dei loro prigionieri affamati. Nel gennaio del 1946, poco più di mezzo milione di uomini erano nominalmente al lavoro per l'esercito o l'economia civile. Quasi tu tti denutriti, mal vestiti, deboli, lavoravano molto al di sotto della normale capacità. Altri 124.000 erano così ammalati che non potevano lavorare. 13 Quando, durante l'estate del 1945, 600 uomini morenti scesero dal treno a Burglose, presso Bordeaux, sotto gli occhi degli abitanti del villaggio stupefatti, 87 di loro erano in condizioni così cattive che la marcia di due chilometri fino al campo li uccise. Nel campo, i sopravvissuti nei loro cenci indecenti fissarono lo sguardo attraverso finestre rotte e sporche verso i boschi umidi di pini, pensando forse alle belle storie che a Rennes le guardie avevano raccontato loro: «A ndate a sud a raccogliere l'uva». Era facile immaginarsi intenti a tirare giù e gustare grappoli maturi nei vigne ti assolati. Quando l'uva maturò e nessuno venne a chiedere di loro, compresero che erano là soltanto per morire. E molti morirono. A Labouheyre, un campo di lavoro nei pressi, in gennaio, morì di fame , dissenteria o malattia il 25 per cento degli uomini. 14 La dissenteria era così grave che colpì anche i francesi. Il lavoro a Labouheyre era chiamato silvicoltura, ma era una sgradevole farsa del quadro convenzionale degli uomini robusti che abbattono gli alberi. Molte guardie si vergognavano dello stato degli uomini che dovevano condurre al lavoro nei boschi. 15 Molti prigionieri avevano poca o nessuna esperienza e si trovavano perciò in pericolo. Affamati, con pessimi stivali o privi del tutto di calzature, inesperti, subivano spesso infortuni, e feriti, morivano rapidamente. Vi furono molti morti fra i componenti di queste squad re di lavoro. Le guardie erano, per la maggior parte, bravi uom ini reclutati nei villaggi o fattorie circostanti e non pensavano a vendicarsi, nonostante molti di loro fossero stati prigionieri dei tedeschi fino a poco prima. Non tormentavano o maltrattavano gli uomini, ma li lasciavano in pace più che potevano. Qualche guardia portava un po' di cibo da casa per i tedeschi affamati. Due tedeschi dissero che sarebbero morti senza il litro di latte che,

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ogni giorno, portava loro una guardia che viveva in una vicina fattoria. 16 Heinz T. aveva lasciato Ba<l Kreuznach in maggio pensando che il suo treno carico di camerati ammalati e affamati era uno strano regalo che gli americani facevano ai francesi. Stava ancora indossando gli stessi pantaloni corti che aveva quand'era stato catturato in ospedale. Era a piedi nudi. Era allegro. Aveva <liciott'anni. «Stavo con gente che era stata appena operata in ospe<lale, ma non importava niente, ci caricarono tutti. Attraversammo il Reno sul Roosevelt Memoria! Bridge, che era un ponte provvisorio. Ricor<lo d'essermi trovato sui carri scoperti guardando in basso l'acqua che faceva paura, perché il ponte non era molto solido. Era 1'8 maggio e c'era in giro una quantità <l'aviatori americani che festeggiavano la loro vittoria. «Avevo soltanto una carta d'identità con la mia data di nascita nel 1927. Pensando che forse mi avrebbero rilasciato, se mi facevo passare per sedicenne, cambiai il sette in un nove, ma non fece differenza. Non li fermò e fui trasferito anch'io in Francia. Venimmo a sapere che in Francia c'erano campi americani dove i prigionieri erano trattati bene. Si diceva che a Reims i tedeschi controllassero il traffico e richiamassero i conducenti francesi rendendoli furiosi. Andavamo a Rennes, ma fu soltanto due mesi dopo che fummo consegnati ai francesi. «Caricarono dei viveri sul treno con noi e le etichette indicavano 10 per uno, perciò noi pensavamo che indicassero cibo sufficiente per dieci uomini per un giorno e noi eravamo circa 30 uomini. Pensavamo quindi che avremmo viaggiato un giorno. Ma viaggiammo per più di tre giorni, senza uscire dai vagoni, sempre chiusi dentro. Cercavamo Ji guardare attraverso le fessure per capire dove eravamo. A un certo punto qualcuno disse d'aver visto la torre Eiffel, ma senza riuscire a vedere Parigi. Poi, alla fine <lei tre giorni, arrivammo a Rennes. C'erano più di 100.000 prigionieri nel campo, quasi lo stesso numero d'abitanti della città. Nelle baracche c'erano letti, i primi che vedevamo dopo molte settimane, a tre livelli, in legno e senza nient'altro,

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né paglia o altro. Dormivamo sulle tavole di legno. Era la prima volta che avevamo un tetto per coprirci, sin da quando eravamo stati catturati. Avevamo passato tre settimane a Kreuznach sulla terra, senza il permesso di scavare una buca o accendere un fuoco e con la sola occupazione durante il giorno Ji metterci in fila per un po' d 'acqua. Veniva portata dai contadini e versata nei barili, ma non c'era neanche il tempo di versarla che era già finita tutta, perché a volte c'era gente che faceva buchi nei tubi per prenderla prima. AccaJe sempre lo stesso quando c'è carestia. «C'era una vera carestia. Quando arrivavano i piselli, venivano divisi e, una volta Jivisi, ne rimanevano ancora alcuni. Allora ognuno di noi contava e, se ne avevamo av uti sei ciascuno, aspettavamo finché potevamo averne sei e mezzo. «Rimanemmo a Rennes quasi otto mesi. In quel periodo capimmo perché eravamo stati consegnati ai francesi. Avevano grossi problemi in Indocina e in Algeria e volevano rinforzare la loro Legione Straniera. Tra di noi si erano infiltrati agenti tedeschi che lavoravano per i francesi arruolando soldati. «Quando gli americani lasciarono il campo, fecero ai francesi cose schifose. I francesi si vendicarono su di noi. Per prima cosa, gli americani portarono via ogni cosa Jall'osµeJale militare. Ruppero anche le finestre per portar via il sistema Ji riscaldamento. I francesi Ii guar<lavano fare tutto ciò. Presero anche un intero carico di cemento e lo gettarono nel fiume. Gli americani erano dei veri bastardi. I prigionieri che i francesi avevano catturato se la passavano molto meglio. «C'era un altro gruppo di prigionieri che veniva Jalla Norvegia. Erano stati trasportati attra~erso la Germania dagli inglesi e, pensanJo pe rciò di essere mandati a casa, portavano con sé enormi sacchi, ma infine erano arrivati in Francia. Questo avvenne nel 1946. QuanJo arrivarono al nostro campo erano ben nutriti e chiedemmo loro se erano passati per la Germania ed essi risposero di sì, ma che gli inglesi non si curavano se qualcuno scappava, guardavano dall'altra parte e, se qualcuno scappava, tanto peggio. In Norvegia erano ancora armati quattro mesi dopo la guerra. Erano confinati in un'area ma avevano tutte le loro cose. «I soldati che si arruolarono nella Legione Straniera furono

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messi in un campo vicino, dove potevamo vederli e, in un paio di settimane, erano ben nutriti e sembravano più forti, mentre noi diventavamo deboli sempre di più. Potevamo vederli quando giocavano a pallone e cantavano, perché stavamo proprio vicino a loro. «Incontrai un professore universitario di matematica ed egli mi diede lezioni private <li matematica. Avevo preso un pezzo <li straccio in una baracca e potevo scriverci sopra. Scoprii che potevo capire ogni cosa che vi scrivevo, ma che, appena la cancellavo, la cancellavo anche <lalla mia memoria, perciò questo era il primo segno dell'affaticamento, la perdita <lella memoria. Era terribile. Cancellavo e non ero più in grado di ricordare ciò che avevo appena scritto e capito. Ma non ero depresso, perché si trattava soltanto di denutrizione. I miei amici più anziani nel campo scrissero ai miei genitori, quando tornarono in Germania, dicendo che ero incredibilmente allegro e che avevo sollevato i loro spiriti con la mia allegria. Non so come lo facessi. Avevo elaborato una filosofia <li protezione quando c'eravamo trovati in quel campo per l'inverno. Pensavamo che stavamo per essere mandati negli Stati Uniti. Io pensavo che dovevamo restarci per lungo tempo e, poiché ognuno ha il suo sistema di difesa, dicevo a me stesso OK, stiamo facendo un film sulla prigionia e io sono un attore, posso andarmene quando voglio, ma senza paga, perciò resterò finché è necessario. Avendo fatto un po' l'attore in film per la gioventù a Berlino, sapevo qualcosa di come funziona il cinema, e mi dicevo che si trattava di cinema. Una quantità di francesi veniva sulla strada presso la ferrovia a Rennes a guardarci con gli occhi sbarrati, mentre noi guardavamo loro, e infine mi dissi che era come uno zoo, tranne che non sapevamo da quale parte stessero le scimmie. «Alla fine considerai il filo spinato non come qualcosa che c'impediva d'uscire, ma qualcosa che impediva l'ingresso a quelli che non volevamo tra noi. Questi erano piccoIi sostegni. Quando ci si trova in situazioni simili bisogna attaccarsi a qualcosa. Ma più tardi, quando arrivava la vera debolezza e il più piccolo movimento vi fiaccava, dovevate contare le ore da passare. La denutrizione arrivò a tal punto che il più piccolo gesto, fatto troppo rapidamente, poteva farci svenire. La prima volta

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che m'accadde, stavamo seduti al sole, senza niente da fare, assolutamente niente. Mi ricordo d'essermi detto, mentre sedevamo tutti a terra al sole, mancano ancora sei ore alla zuppa, e non ho niente Ja fare, né libri o altro, dissi, se faccio rapidamente questo piccolo movimento con il braccio, resterò svenuto per tre ore, se lo faccio ancora, saranno altre tre ore, che assieme fanno sei ore. Resterò svenuto per sei ore che non conteranno nel mio periodo di prigionia. «Il cibo era così scarso, che la gente era costantemente ammalata e gli ammalati venivano portati all'ospedale. Quelli che venivano portati all'ospedale, non li vedevamo più tornare. Dei centomila prigionieri a Rennes, morì certamente una percentuale tale da fare un grosso numero. Ma non riuscii mai a trovare un cimitero. «Non vedemmo mai la Croce Rossa, né venne qualcuno a ispezionarci, fino a due anni più tardi, quando ci portarono delle coperte. Quella fu la prima volta che vennero e fu nel 1947. Noi stavamo mangiando l'erba tra le baracche. I francesi non erano i soli responsabili per quanto avvenne nei campi in Francia, perché un enorme numero di tedeschi era già malridotto <lal cattivo trattamento ricevuto in Germania. Quando si raccolgono centinaia di migliaia di uomini in un'area senza preoccuparsi del modo di dar loro da mangiare, è una tragedia. «Fummo mandati, poi, in un villaggio come squadra di lavoro. Eravamo circa 20 e uno doveva fare da cuoco, ma, ogni volta che il gruppo tornava dal lavoro, trovava che il cuoco aveva mangiato tutto. Un mattino, la guardia che ci controllava disse che avrebbe cercato di mettere assieme un po' di cibo per noi, ma che c'erano delle patate in una stanza. Ce n'era un grande mucchio nella stanza e noi chiedemmo quante potevamo prenderne e lui disse quante volevamo. Prendemmo perciò due chili di patate ciascuno, le mettemmo nell'acqua a bollire sul fuoco e penso che le mangiammo tutte in un giorno. Quando la guardia tornò e vide che non c'erano più patate, disse che dovevano essere almeno 150 chilogrammi. Tutte mangiate tra noi venti. Non c'era sale, perciò prendemmo della cenere di legno da metterci sopra. Stavamo male e avevamo stomaci enormi, per aver mangiato tanto.

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Giugno 1944: soldati canadesi di Le Régiment de la Chaudière scortano un giovane catturato dopo l'invasione della Normandia.

Migliaia di giovani prigionieri come questo sedicenne portati dagli americani in Francia il 26 luglio 1944 non avevano ricevuto nessun addestramento, arma o equipaggiamento prima della cattura.


8 maggio 1945: prigioniere portate dalla Terza Armata statunitense nei campi all'aperto di Regensburg.

Giovani prigionieri osservano la spartizione di radice di sedano.


_ Primavera 1945. Una guardia belga sorveglia i POW al campo britannico di Ovcrzjse, in Belgio. Le teste vengono rasate e il lavoro viene imposto come punizione per i tentativi difuga. Le guardie dipinsero un bersaglio sul petto di questo prigioniero e gli dissero che gli avrebbero sparato.

In campi come questo di Sinzig, sul Reno, il 12 maggio 1945 la percentuale di morte osservata dai medici dell'US Army era del 30 per cento su base annua.


Un medico tedesco esamina un POW malato a Rhcinberg. In un arco di sei settimane tra il maggio e il giugno del 1945 i medici dell'esercito statunitense ril('varono, nei campi Lungo il Reno, un tasso di mortalità pari al 30% annuo.

Settembre 1945. Il nunzio papale, monsignor Ronca/li (in seguito papa Giovanni XXIII), visita i seminaristi POW tedeschi al campo di Chartres. Alla sua sinistra, l'abate Franz Stock, direttore del «Seminario del Filo Spinato».


Il colonnello statunitense Richard Steinbach, sconvolto dalle condizioni di vita a Heilbronn, ordinò tende e razioni più abbondanti per i prigionieri.

Il soldato semplice statunitense Martin Brech venne minacciato di corte marziale per aver cercato di nutrire POW ad Andernach.

Il Dipartimento per gli Affari dei Veterani statunitense assegnò a D.]. McConnell una consistente pensione per le disabilità causate dal trauma sofferto quando nel 1945 era stato costretto a sorvegliare l' wpedale di un campo di prigionia del!' esercito statunitense in condizioni atroci.


Le code per la poca acqua nei campi lungo il Reno duravano talvolta tutta la notte. (Rheinherg, Archivi municipali)

Il campo francese di Thorée-les-Pins, vicino la Flèche. «Arrivammo intorno alle sei del mattino in una tempesta di neve», dice l'artista. «I morti, sulla destra, sono compagni rimasti soffocati durante il viaggio. Tsoldati statunitensi stanno a guardare mentre veniamo picchiati dai soldati di supporto francesi.» (Dipinto di Kurt Spillman)


I /ari colsero un giovane prigioniero che stava scavalcando il filo spinato di notte. Fu ucciso. Altri prigionieri urlarono: «assassini; assassini». il comandante del campo tagliò le razioni di cibo per tre giorni; causando molte altre morti.


Il generale Louis Buisson, capo del Servizio francese per i prigionieri di guerra, parla ai POW tedeschi: due medici, un dentista, l'ombudsman, e il responsabile del campo, Roman Fabry, al campo di Sorgue5~ in Francia, nel luglio del 1948.

I prigionieri tenevano un meticoloso resoconto giornaliero delle loro esigue razioni. Un ufficiale in un recinto temporaneo scrive il suo diario.


«Quando arrivammo a Rennes, i tedeschi avevano deciso tra <li loro che, poiché la scarsità di cibo era così seria, avrebbero dato razioni doppie ai giovani inferiori ai diciott'anni e, fra i 3000 uomini nel nostro recinto, c'erano circa 150 ragazzi di 15, 16 e 17 anni. Io sono una persona onesta e, pur aven<lo sempre mentito ai francesi e agli americani, non potevo farlo con i miei compatrioti e dissi perciò d 'avere 18 anni. Penso non facesse gran differenza perché il doppio di niente è sempre niente. Tutti i maestri insegnavano a quei ragazzi e tentavamo anche <l 'interessarli alle letture ma, per la maggior parte, non erano interessati. In principio partecipai ad alcune letture, ognuno si alternava nel leggere, ma quando i ragazzi mi ve<levano davanti a loro <loman<lavano: cosa sta facendo qui quel ragazzo? «Dicevo a me stesso che non mi sarei mai arruolato nella Legione Straniera, a costo di morire in quel posto. Dopo esser sopravvissuto alla guerra e sotto i bombardamenti a Berlino, e aver combattuto gli americani in Germania quasi senz'armi, ero così felice <li essere rimasto in vita, che non pensavo mai alla prigionia come a una punizione.»17 11 prigioniero numero 1503477, Werner Steckelings, ha forti ragioni di odiare la Francia e i francesi per il resto della sua vita, che, nel 1945, prometteva d'essere lunga. 18 Trasferito dal grande campo americano di Heilbronn, dove aveva patito una fame in buca nel terreno, arrivò a Rivesaltes, nel su<l <lella Francia, in agosto. L'acqua era scarsa. Una volta il conducente francese dell'autocarro dell'acqua aprì il serbatoio fuori del cancello, riden<lo alle grida dei prigionieri assetati nel campo, mentre l'acqua sgorgava nella polvere. Ogni giorno, tre o quattro o cinque uomini morivano nella sua baracca <li circa 80 uomini. C'erano giorni in egli aiutava a trascinare fino a venti cadaveri all'ingresso del campo. In novembre, egli venne trasferito a Aubagne, nelle Bouches du Rhone Mentre il camion era fermo in un villaggio, Steckelings vide a terra una crosta di pane. Freneticamente la fece notare a un passante, che gliela tese tra le sbarre dicen<lo, «Monsieur, je connais la vie». Il nuovo campo a Aubagne era soprannominato «L'Organo 189


<lella morte», perché le baracche gemevano nel vento. Gli fu rasata la testa, «soltanto perché i francesi ci odiavano. Era odio puro». Era calvo, pesava soltanto 36 chilogrammi (80 libbre) e aveva diciannove anni. Ma aveva conservato il suo senso dell'humour. Un giovane prigioniero analfabeta che aveva ricevuto una lettera dalla madre, gli chiese di leggergliela. Sedutisi assieme, Steckelings incominciò la lettura a voce alta e il ragazzo si alzò e gli coprì le orecchie con le mani. «Perché lo fai?» gli chiese Steckelings e lui rispose: «Non devi sentire ciò che mi dice mia madre». La sua vita fu salvata quando fu mandato a nord con un'altra dozzina di prigionieri per lavorare infine in una fabbrica di fertilizzanti. Qui, egli fu aiutato da una famiglia francese che si prese cura di lui, dandogli cibo, vestiario e am icizia. Fu anche invitato al le nozze della figlia. Lavorò in quel posto per tre anni, finché fu rilasciato. L'esperienza con la famiglia di Sorgues cambiò completamente i suoi sentimenti verso la Francia: «Furono molto gentili con mc. Sebbene i francesi nei campi fossero molto crudeli nei nostri confronti, l'ho dimenticato perché così tanti francesi furono gentili con noi, quando ne uscimmo. In una famiglia :;i può :;coprire che cos'è un paese». Da allora, Steckelings ha visitato molte volte quella famiglia, sempre portando doni e sempre ricevcn<lone. 19 Molti prigionieri passarono dalla morte alla vita, quando per loro si aprirono le porte Jcl campo e ebbero il permesso d'andare presso famiglie o nelle fattorie dei villaggi francesi . È facilmente prevedibile che la maggioranza <lei prigionieri sopravvissuti ai campi francesi, lo debba alla generosità dei civili francesi, principalmente contadini e abitanti <lei villaggi. Nel novembre Jel 1945, i prigionieri in carico ai francesi per cattura o trasferimento da inglesi e americani erano circa 900.000. Di questi, 255.953 non erano più nel conto di novembre, soltanto dopo pochi mesi di prigionia. 20 Nel marzo <lel 1946, appare una nuova categori a nelle statistiche francesi, «Perdus pour raisons diverses», che annovera 167.000 persone. Quale sorte era indicata con quel termine? Le possibilità sono diverse. Una è che quei prigionieri siano stati rilasciati senza contarli, nel caos successivo alla conse190


gna dei campi da parte degli americani. Ma è molto improbabile, perché i francesi volevano tenerseli per adibirli al lavoro. Inoltre, per essere rilasciati, essi dovevano essere trasportati in Germania, organizzando il trasporto, e dovevano perciò essere contati. Un'altra sorte possibile è che gli uomini mancanti siano fuggiti. I francesi citarono un numero di fughe dai treni, cam ion e così via, ma, per la maggior parte, i prigionieri furono consegnati loro, in Francia, molto malandati, senza carte e vestiti di cenci. Non parlavano francese, non avevano denaro, non sapevano dov'erano e la popolazione locale era, dapprima, molto ostile. Il paracadutista Alfred Tappen era uno <li quegli uomini. Catturato a nord di Parigi nell'agosto del 1944, Tappen scappò realmente dal suo campo e vi rientrò poi spontaneamente a rischio della vita. Nell'ottobre del 1944, stava in un campo americano presso Alençon, dove i prigionieri erano trattati bene, ma molto affamati. Con l'aiuto d 'un altro prigioniero, egli scivolò sotto il filo spinato, una sera, lungo un fossato e raccolse mele in un frutteto vicino e quando fece buio ritornò al campo. Lanciò una mela oltre la barriera di filo spinato sul tetto della tenda del suo amico. L'amico sollevò il filo spinato per aiutarlo a scivolare dentro il campo. I suoi pantaloni da paracadutista, riempiti di mele, erano molto più ingombranti di prima e s' impigliarono. Per un momento egli tirò freneticamente per liberarsi, temendo di buscarsi una pallottola dalla guardia che poteva udirlo mentre cercava di passare. Alla fine, la stoffa si strappò ed egli strisciò d entro in salvo. Tappen rientrò nel campo perché «Non vedevo alcuna possibilità <li fuga senza aiuto esterno». 21 Durante la gu erra e dopo, i pericoli nelle fughe erano gli stessi. Credere che un gran numero di prigionieri sia fuggito attraverso la Francia ostile e abbia attraversato un conhne ben sorvegliato, è come esprimere l'augurio che siano arrivati salvi a casa loro, ma non ha alcun rapporto con le reali possibilità. È più probabile che le fughe dai campi francesi, come da quelli americani, siano state statisticamente trascurabili. Un'altra possibilità è quella che siano stati contati male. Juin parla di errori fino al 30 per cento nei rapporti americani, ma

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non dice se gli errori sovra o sottostimano il numero degli uomini che venivano consegnati. Non può esser dato un grande credito a una simile confusione. È anche possibile che, per sbaglio, i numeri siano corretti, se tanti errori si annullano l'un l'altro. L'accordo approssimativo di francesi e americani sul numero dei trasferiti suggerisce che il numero sia giusto. La facilità di contare un così piccolo numero di uomini fermi nei campi fa credere che i francesi li contarono accuratamente, quando arrivarono. In ogni caso, queste stime sono, assieme a quelle americane, non solo le migliori che abbiamo, ma le più attendibili che possiamo avere, perché provengono dalle fonti più alte d'ambo le parti e, approssimativamente, combaciano tra loro. Tra i francesi e gli americani non vi fu alcuna discussione sul numero di prigionieri trasferiti, perché Juin accettò gli errori senza discutere i totali, perciò queste stime hanno almeno una credibilità sufficiente per darci un quadro generale. L'ultima possibilità è la morte. A Thorée-les-Pins la popolazione scese dai circa 20.000 prigionieri osservati da Pradervand nella tarda estate, a 1.5.600 il 10 novembre, come riferito dal comandante regionalc. 22 Nessuno dei 4400 uomini mancanti risulta restituito agli americani. Non è certo, ma sembra probabile che nessuno sia stato trasferito ad altro campo prima del 1° novembre, perché gli americani dicevano, in ottobre, che avrebbero preso indietro i malati , dei quali Thorée aveva una grande scorta. I francesi volevano sbarazzarsi di quegli uomini, non consegnarli ad altri campi. Il comandante Zalay disse in agosto a Pradervand che almeno 2000 uomini erano così malandati che non c'era più alcuna speranza per loro. Una lista tenuta da un prigioniero tedesco documenta i nomi di oltre 400 morti nel periodo da agosto a ottobre in una sola sezione del campo. 23 La guardia Rohert Lmglais di Thorée, che, per sei mesi, fu addetta a scavare tombe a Thorée, aiutò a seppellire una media di 15 cadaveri al giorno, nel periodo da agosto a ottobre.24 Dei 200.000 uomini che, secondo Pradervand, stavano per morire, circa 52.0002 5 furono restituiti agli americani, mentre 148.000 restarono nel campi francesi. Non vi furono miglioramenti nei campi francesi quell'inverno, come sappiamo dagli

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americani, dalla Croce Rossa e anche da alcune fonti francesi, perciò sembra certo che tutti i 148.000 rimasti morirono come previsto. Le deboli oscillazioni della politica francese, tra la vile vendetta e l'ipocrita interessamento, di solito provocato dalla minaccia della stampa, sono tutte rappresentate nella storia di un'unica persona , l'abate Franz Stock, un sacerdote tedesco. 26 Stock era venuto in Francia durante la guerra per assistere i francesi nelle carceri tedesche. Turbato dal comportamento anticristiano dei suoi compatrioti, egli tenne nota segretamente delle circostanze della morte di ogni persona della Resistenza fucilata. Centinaia di morti erano registrate nel suo libro, che, dopo la guerra, divenne un'utile fonte d 'informazioni per le famiglie degli scomparsi. Egli chiese ai tedeschi di migliorare le condizioni dei prigionieri e personalmente portò loro soli ievo e conforto religioso. Mentre gli Alleati cominciavano a vincere e i tedeschi ad affollare i campi di prigionia, prendendo il posto dei loro nemici, egli seguì i suoi compatrioti nella prigionia. Per il suo duplice ruolo du rante l'occupazione, egli non era trattato come un tedesco a pieno titolo, ma gli era concessa libe rtà sufficiente per condurre un piccolo seminario che aveva organizzato tra i POW tedeschi. L'esercito francese permise ad altri cappellani di operare tra i prigionieri, evidentemente pensando che li avrebbero aiutati a morire con decoro. Ma Stock non permise che la sua attività venisse limitata d all 'odio dei francesi o dei tedeschi. Egli non ved eva il filo spinato, ma guardava oltre. I suoi giovani studenti , che presto furono migliaia, ritornarono in Germania per ristabilirvi la cristianità che era stata distrutta. Stock passò tre anni, nonostante il suo cuore malato e le orribili condizioni <li vita <lei campi, insegnando ai seminaristi e facendo tutto il possibile per fare funzionare nuovamente il servizio postale, ottenere cibo migliore e vestiario, esattamente come aveva fatto per i francesi, nei loro anni più dolorosi . Malato, esaurito, morì infine nell'ospedale d 'una prigione in Boulevard Saint-Germain-des-Prés a Parigi, nel 1948. Il generale Buisson, che era il responsabile delle condizioni che avevano portato a morte prematura Stock e tanti altri, arrivò come un avvoltoio al funerale. Monsignor Roncalli, più tardi Papa Giovanni XXIII,

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parlò della forza e della bontà Ji Stock, ma Buisson proibì ai giornalisti Ji riportare anche la sola notizia della morte Ji Stock. Una vecchia, che aveva conosciuto Stock, era presente e ad alta voce ripeteva: «Scandale, scandale». Per anni la fonte delle statistiche sui prigionieri tedeschi in mano ai francesi è stata un libretto pieno di autocompiacimento del generale di divisione Buisson, capo del Servizio Prigionieri di Guerra, che vivacemente Jà il tono a tutto il suo libro con il titolo in cui afferma che il sistema carcerario francese è una casa di vetro in cui non c'è niente Ja nascondere. 27 Spiamo Junque all'interno. Avvicinandoci alla casa di vetro, questa sparisce, lasciando Buisson al suo posto con la sua descrizione. Egli dice che è come una serra aperta (che non possiamo visitare), brulicante di rumorosi giornal isti (anche se non possiamo vederli), che stanno zelantemente intervistando i prigionieri suJle loro scottanti testimonianze (sfortunatamente non disponibili) rese in grato riconoscimento J elle loro confortevoli condizioni, che la Croce Rossa aveva descritto come «catastrofiche», Buisson tende a subire la sua stessa propaganda. Per esempio, doµo aver Jeuo che, nel marzo Jcl 1946, «il numero dei prigionieri Ji guerra raggiunse il suo apogeo, poco oltre gli 800.000», impiega soltanto 39 pagine Jclla sua prosa per dimenticarlo del tutto. Poi ci Jice che «l'ottobre del 1945, segnò il massimo raggiunto dal numero dei prigionieri in mano ai francesi, 870.000». Passiamo altre 174 pagine e troviamo un altro totale nel mese <l'ottobre, questa volta di 741.239. Buisson enumera due contingenti di prigionieri, l'uno di 380,000 e l'altro di 275.000 uomini, che, ci dice, sommano a 638.000. 28 Riduce quindi il numero totale dei prigionieri presi in carico, riducendo cosi anche quello <lei probabili morti che, evidentemente, come incomincia a temere, potrebbe imbarazzare il suo governo. A questo proposito, egli rievoca per noi, a pagina 221, alcuni consolanti totali <li morti. Egli afferma che negli anni dal 1944 al 1948 morirono 24.161 prigion ieri. ConsiJeran<lo che sta parlando di due milioni Ji prigionieri all'anno (cioè un milione per due anni), quest'indice di mortalità am194


monterebbe all'l,2 per cento annuale, che risulta strano per la capacità dei prigionieri <li vivere senza cibo, vestiario, medicine e COSl vta. Ma Buisson non è contento dell'l ,2 per cento e attribuisce 18.416 morti a ferite di guerra, riducendo il totale dei morti non da ferite a 5745. Ne risulta un numero so<l<lisfacente p er Buisson, ma incredibile per ch iunque altro, un indice di mortalità per questi prigionieri non feriti dello 0,28 per cento annuale. L'indice corrispondente per il person ale a riposo <lei! 'esercito degli Stati Uniti era dello 0,38 per cento all'anno. 29 Perciò chiunque creda a Buisson , deve anche credere che uomini affamati, malati, in cenci e senza medicine, lontani <la casa, nella disperazione della sconfitta e senza notizie delle loro famiglie, condann ati a una prigionia di cui non potevano vedere la fine, vivevano più a lungo che i riposati, vittoriosi, ben nutriti soldati americani in tempo di pace. Che lo sconfitto sia il vincitore è un buon soggetto da romanzo contro la guerra. È chiaro che Buisson non è un testimone attendibile, come non lo sono gli scrittori che si sono basati su <li lui, come Kurt Bohme nelle edizioni Maschke, che riproduce molte delle svelte sLaListiche di Duisson, esprimendo qua e là qualche dubbio. 30 Per trovare il totale dei morti nei campi francesi, occorre prima determinare quanti furono i dispersi/non contati/' perché a questo proposito sia i francesi che gli americani sembrano essere stati incauti. Il totale dei prigionieri in carico ai francesi al 1° novembre 1945, è fissato a 280.629 catturati da loro stessi secondo lo SHAEF, più altri 724.442 con segnati loro dagli americani,3 1 25.000 dagli inglesi. e canadesi, per un totale di 1.030.071. Nei Notes Documentaires et Etudes del Segretariato di Stato, il totale <lei prigionieri in carico è fissato a 719.936, lasciandone 310.135 non contati.32 Tra i 30.000 e i 60.000 circa sono stati liberati sul posto in Germania dai campi americani presi in custodia, rimangono quindi tra i 250.135 e i 280.135 dispersi/non contati. Nel febbraio del 1946, il totale cala leggermente per riconsegne agli americani e si fissa a 1.009.629, sommando la ridotta cessione dagli americani e inglesi di 729.00033 ai catturati direttamente. Ma soltanto 770.000 sono i contati a quella d ata,34 fissando il totale dei non contati a 239.629. A questo punto il 195


pamphlet del governo francese, forse inavvertitamente, usa un linguaggio stranamente simile alla fraseologia USFET, perché 167.000 dei dispersi/non contati sono definiti perdus pour raisons diverses, dispersi per varie ragioni. Una buona chiave per decrittare questo perdus pour raisons diverses è la previsione di Pradervand che 200.000, dei 600.000 uomini che egli aveva ispezionato, erano certamente destinati a morire durante l 'inverno, se le loro condizioni non fossero migliorate. È certo che quelle condizioni non vennero sostanzialmente migliorate ed è quindi più che probabile che la previsione di Pradervand si sia reali zzata. Le stime complessive fino al 1948 basate in parte su Buisson, su SHAEF e su Notes Documentaires et Études, indicano che il totale dei prigionieri catturati dai francesi sul campo, più quelli ricevuti dagli americani e dagli inglesi, più i trasferiti dal Nord Africa, ammonta a 1.072.629 e che la differenza con le stime riportate prima è dovuta principalmente ai prigionieri in Nord Africa, presi in carico dagli Alleati dopo la sconfitta tedesca del 1943.35 Buisson afferma che i rimpatriati furono alla fine 628.388 e che 130.000 furono rilasciati con lo status di Lavoratori Liberi. Questo totale di 758.388 lascia ancora 314.241 dispersi/non contati. A questo punto chiunque cerchi di capire veramente che cosa è successo viene bloccato dalla frase astuta di Buisson che tra i 314.241, molte «dozzine di migliaia» furono rimpatriati senza essere contati:16 Questa frase tanto vaga, che può indicare tanto 24.000 che 100.000, toglie ogni credibilità alle statistiche e c'impedisce di calcolare esattamente le proporzioni del l'atrocità. Così veniva manipolata la storia. Fortunatamente, possiamo provare che l'omissione del numero degli uomini rimpatriati ma non contati è volontaria e intesa quindi a nascondere qualcosa. Il numero dei prigionieri era molto importante per i francesi. Dal 1944 in poi, essi chiesero di volta in volta agli Alleati di cedere loro dei prigionieri per le riparazioni in Francia. Ne chiesero dapprima 1.750.000, accettando poi tutti quelli che potevano avere dagli americani. Le relazioni di Buisson, del Chef de Bureau del Ministero del Lavoro, M. Simon, e delle Notes Do196


cumentaires, indicano, un mese dopo l'altro, quanti prigionieri erano al lavoro in Francia, in dozzine <li categorie. I totali sono riportati fino all 'ultima cifra, senza arrotondamenti. Possiamo perciò sapere che i francesi non soltanto erano capaci di contare masse di uomini nei loro campi, ma che lo fecero realmente. Che abbiano mancato di contare, o riportare il numero <lei rimpatriati, che doveva essere sottratto <lai totali che stampavano, e che cercavano sempre d'aumentare a beneficio della Francia, non può essere involontario. La sola ragione per non riportare il totale dei rimpatriati, mentre tutti gli altri totali parziali venivano assiduamente aggiornati, è quella di nascondere i veri totali. E la sola ragione credibile è quella <li nascondere le morti, il cui numero perciò deve essere stato tanto alto, che era meglio nasconderlo. E quindi, sebbene sia impossibile dire con grande esattezza quanta gente morì nei campi, è certo tuttavia che era tanta da causare preoccupazioni e imbarazzo ai francesi. Un'altra prova ci consente <li mettere a fuoco questo quadro in modo più preciso. La tabella seguente mostra in dettaglio ciò che Pradervand aveva scoperto.

Presenti

Morti

Indice (annuale)

Periodo (mesi)

12.000 800

2.520

5-6

450

42% 100%

800

250

37,5%

10

221

37%

12

800

400

100%

G

2.400

1.350

100%

3

Saint-.Paul J 'Egiaux

17.000

400

9,4%

3

Saint-Paul d'Egiaux

17.000

300

21,4%

l

Totali

34.400

5.891

30°/i,

Thorée-les-Pins Marseille (Ospedale) Buglose Laboubeyre Daugnague/Pissus Rivesaltes

600

3

Mortalità in sei campi francesi controllata da James Bacque nel 1986, più uno da «Le Monde» del settembre del 1945.

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Un rapporto segreto del governo francese dice inoltre che al campo militare di Barlin, dove erano custoditi 3000 uomini, l' indice di mortalità era del 17 per cento all'anno. 37 Un gruppo assistenziale di quaccheri scoprì che, nel gennaio del 1946, in un campo di 2000 uomini presso Toulouse i morti erano stati 600 in tre settimane. 38 Comprendendo le due visite <li «Le Monde» a Saint-Paul d 'Egiaux il totale controllato ammonta a 51.400. I prigionieri per anno sono 14.134. 39 Sebbene le d ue visite a Saint-Paul d'Egiaux possano essere usate per l'indice di mortalità, solo una visita deve essere usata per determinare la misura del campione. Secondo quanto risulta, la misura è <li 34.400 o, approssimativamente, il 3,4 per cento del totale dei prigionieri in custodia. La misura del campione di Pradervand della Croce Rossa era di circa 1'80 per cento dei prigionieri in custodia a quel tempo, o ci rea il 60 per cento del numero di prigionieri che si trovava comunque in mano ai fran cesi. L'indice generale di morte ottenuto confrontando il numero di prigionieri per mese (numero dei prigionieri per il numero dei mesi di attività) con il numero Jelle morLi evidenziato, è Jel 41,7 per cento all'anno, o lo 0,8 per cento per settimana. Questi campioni, presi assieme a tutte le altre informazioni sopraesposte, dimostrano, oltre ogni ragionevole dubbio, ch e i campi francesi erano una catastrofe per i prigionieri. Un numero compreso tra il totale d ei dispersi/non contati e il totale previsto da Pradervand, morì in conseguenza della prigionia o a seguito di malattie e deperimento subiti durante la prigionia americana. Seguendo Pradervand e la tabella sopraesposta, possiamo essere sicuri che il totale si trova in una gamma di dati certi: non più <li 314.241 prigionieri e non meno di 167.000 morirono durante la prigionia francese, tra il 1945 e il 1948.

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C APITOLO D ECTMO

GLI INGLESI E I FRANCESI

Alla fine della guerra, inglesi e canadesi si trovarono <lavanti a una situazione sorprendente nel nord della Germania: erano soverchiati dai tedeschi che non volevano altro che arrendersi a loro. Centinaia di migliaia di tedeschi stavano nascosti ne i boschi e nelle cantine, «affamati e spaventati, stesi nei campi di grano a cinquanta piedi d a noi, aspettando l'occasione buona per saltar fuori con le mani in alto». Il capitano H.F. McCullough, del 2° Reggimento anticarro della 2" Divisione canadese, descrive i combattimenti nel nord e il caos al tempo della resa germanica: 1 «Era una strana situ azione perché vagavano per la campagna, senza reci11Li, dormendo nei fienili, nei campi ecc. Nat uralmente noi avevamo case requisite e anche l'albergo di Wangerooge Island. I tedeschi erano molto disciplinati e non c'era ostilità tra noi e loro. Eravamo molto inferiori in numero ma armati, mentre loro non lo erano. Prestavamo loro assai poca attenzione». In queste bizzarre circostanze, McCullough cre deva senza alcun dubbio alla storia che aveva sentito d 'un soldato canadese e uno tedesco armato che facevano assieme la guardia a un deposito di munizioni, dopo il VE-Day. Si diceva che i canadesi pensassero: «La guerra è finita e ciò darà confidenza alla popolazione civile... i soldati non si comporteranno aggressivamente perché hanno troppo dà perdere con la liberazione finale così a portata di mano».2

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Durante la guerra, i canadesi tirarono su rapidamente, per i loro prigionieri, recinti di filo spinato che mancavano di ripari e buone cucine, nei primi giorni. In uno di questi campi, vicino a Dieppe, c'erano, nell'autunno del 1944, «molte migliaia di uomini stretti nei recinti tirati su nei campi». I prigionieri furono nutriti immediatamente, ebbero da bere, e, entro pochi giorni, ebbero le tende. Il tedesco che lo racconta, Werner Heyne di Toronto, dice che non vi furono morti al campo. Dopo un mese furono mandati in campi migliori in Inghilterra. 3 Come gli americani, anche gli inglesi e i canadesi, alla fine della guerra, nel nord della Germania, si trovarono dapprima a corto <li viveri e rifornimenti per l'eccezionale numero di prigionieri della Wehrmacht. Il Field Marshal Montgomery riferì che, in un giorno e mezzo, si arrese al suo 21° Army Group mezzo milione di tedeschi nel nord della Germania.4 Subito dopo il VE-Day il totale dei catturati dagli inglesi e canadesi arrivò a 2.000.000. Il saccheggio, che era già incominciato nelle zone occupate dalle forze canadesi, fu presto soffocato da Montgomery, che ordinò «urgente azione per bloccare questo saccheggio <li viveri e bestiame. Sarà spiegato ai soldati che qualunque cosa prendano ora ai tedeschi, risulterà più tarJi a carico del Regno Unito». 5 Con l'eccezione del campo inglese <li Overijsche (si veda in seguito), i campi inglesi e canadesi fornirono subito ai prigionieri cibo e riparo sufficienti a sopravvivere in buona salute. Sebbene gli inglesi avessero dichiarato che avrebbero rifiutato i DEF dagli americani, essi, in realtà, accettarono centinaia di migliaia di uomini affamati e ammalati dai campi POW americani. Tra di loro, il caporale Helmut Liebich, malato di tifo e dissenteria al campo di Rheinberg_r, Liebich, che aveva lavorato in un gruppo sperimentale antiaereo a Peenemun<le, sul Baltico, era stato catturato dagli americani il 17 aprile, presso Gotha, nella Germania centrale. Non c'erano tende nel campo DEF <li Gotha, ma solo il solito filo spinato attorno a un terreno subito trasformato in fango. Il primo giorno ricevettero una scarsa razione <li cibo, che fu poi ridotta alla metà. Per riceverla, erano costretti a passare le forche caudine, correndo curvi tra due file di guardie che li picchiavano con i bastoni mentre passavano. Il 27 aprile, furono trasferiti in un campo americano 200


a Heidesheim, più a ovest, dove non ci fu cibo per niente, per diversi giorni e poi molto poco. Esposti alle intemperie, affamati e assetati, gli uomini incominciarono a morire. Una notte di pioggia, Liebich vide le sponde della buca, scavata in terra soffice e sabbiosa, franare sugli uomini che erano troppo debol i per uscirne. Tentò <li tirarli fuori, ma erano troppi. Soffocarono prima che gli altri potessero raggiungerli. Liebich sedette e pianse. «Potevo a stento credere che gli uomini potessero essere tanto crudeli verso i propri simili.» Vide dai 10 ai 30 cadaveri al giorno trascinati fuori dalla sua sezione, Campo B, che conteneva in principio 5200 uomini. Vide un prigioniero picchiarne un altro a morte per un piccolo pezzo di pane. Verso i primi di maggio, scoppiò il tifo a Heidesheim. Il 13, Liebich fu trasferito in un altro campo POW americano, a Bingen-Budesheim, presso Bad Kreuznach, dove gli fu detto che i prigionieri erano tra i 200.000 e i 400.000, tutti sen za ripari, viveri, acqua, medicine o spazio sufficiente. Si ammalò subito di dissenteria e gl i dissero anche che aveva il tifo. Con la febbre e il delirio, gli fu detto, tuttavia, di aiutare a selezionare gli uomini secondo il luogo di nascita. Egli notò cbc tutti gli uomini che erano del la regione a est del fiume Elba, venivano mandati ai convogli di autocarri dest inati in Francia e disse perciò alle guardie, alla fine della selezione, d 'essere della Westphalia, che era nella zona inglese. Mise da parte il suo diario a questo punto, perché era troppo ammalato per scrivere. Fu trasferito ancora, semicosciente, su un carro merci aperto con circa 60 prigionieri , lungo i1 Reno, e attraverso l'Olanda, dove gli olandesi, dai ponti, tiravano pietre sui prigionieri. A volte le guardie americane sparavano colpi d'avvertimento per scacciare gli olandesi. Dopo tre notti, i compagni lo aiutarono a scendere barcollando nell'immenso campo americano di Rheinherg, ancora senza riparo e cibo. Quando infine arrivò un po' d i cibo, era guasto. Gli uomini dicevano che, a Rheinberg, avevano avuto «35 giorni di fame e 15 giorni di digiuno assoluto». L'indice di mortalità in campi come quello di Rheinberg, nel maggio del 1945, era di circa il 30 per cento all 'anno.7 In nessuno dei campi che aveva visto c'era un qualche riparo per i prigionieri. In nessuno, Liebich era stato 201


contato o registrato. Gli uomini che tenevano diari, scrivevano solo notizie che pensavano non potessero offendere le guardie, perché avevano sentito che i prigionieri che tenevano nota <li quello che succedeva sarebbero stati puniti. 8 Un giorno di giugno, Liebich vide i «Tommies» (gli inglesi) arrivare tra le allucinazioni della sua febbre. «Fummo contati e ricontati ancora, penso sei o sette volte nella prima settimana. Fui trasportato all 'ospedale, a Linfort.» A quel punto, Liebich che era alto 1 metro e 76 centimetri, pesava 44 chilogrammi. Ricordò per il resto della sua vita con gratitudine, le cure di soccorso ricevute all'ospedale di Brandt, Schweitzer e Borgmann. Egli attribuiva molta parte del buon lavoro agli inglesi. «Era meraviglioso essere sotto un tetto e in un vero letto. Eravamo trattati nuovamente come esseri umani. I Tommies ci trattarono come camerati.» Secondo le testimonianze degli ex prigionieri <li Rheinberg, l'ultimo atto degli americani prima di consegnare il campo agli inglesi, verso la metà <li giugno, fu quello di spianare con i bulldozer una sezione del campo dove c'erano ancora degli uomini vivi nelle loro buche.9 Niente <li tutto ciò si è mai saputo, eccetto che nei racconti J ei prigionieri, che hanno impiegato 44 anni per raggiungere la stampa. È facile pensare, quindi, che nessuno degli ufficiali inglesi riferì il fatto ai giornali. Certamente nessun rapporto sulle condizioni a Rheinberg fu reso pubblico, nonostante il campo fosse stato visitato in maggio da un delegato dell'ICRC. 10 A Linfort, gli uomini ebbero cibo ogni giorno, ma era troppo tardi per molti <li loro. Continuarono a morire anche là per qualche settimana. Nella sua stanza, Liebich fu il solo superstite, sebbene ogni letto venisse occupato tre o quattro volte, durante le poche settimane che egli trascorse all'ospedale. Liebich non pensava che la colpa fosse <lei Tommies. Egli pensò: «con i Tommies venne l'ordine. La differenza era come il giorno e la notte. Essi salvarono la mia vita». Curato, fu rimandato a Rheinberg e quindi rilasciato poche settimane dopo. Gli americani dissero ai comandanti del 21° British Army Group che stavano consegnando un numero di prigion ieri maggiore di quello trovato realmente dagli inglesi nei campi. La

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discrepanza era probabilmente dovuta ai morti che non erano stati contati. 11 Tenendo conto di questa «discrepanza inglese», risulta una modesta variante n ei totali dei prigionieri contati dal 21 ° Army Group, in<licante un basso in<lice di morte nei campi inglesi. Un'ulteriore indicazione in questo sen so risulta dal fatto che i documenti USFET G3 non mostrano un calo significativo <le] numero di prigionieri contati nell'enclave di Brema, occupa12 to dagli inglesi nei mesi di agosto e settembre del 1945. Fatto più significativo in assoluto, i documenti USFET non riportano Altre Perdite, in perio<li nei quali vengono registrate con totali altissimi nei campi americani. Tra due dozzine <li testimoni, soprattutto tedeschi, ma compresi anche molti canadesi che custodirono prigionieri di guerra o SEP (Surrendered Enemy Personnel, prigionieri privi <li status di prigionieri di guerra), tutti, tranne uno, dicono che non vi furono maltrattamenti, cibo sufficiente per vivere, e, dopo i primi due o tre giorni, spazio sufficiente, acqua e tende per coprir! i tutti. L'ex prigioniero A. Bodmar, che vive ora a Markham nell'Ontario, fu trattato bene, ma sentì parlare d 'un campo inglese dove, secondo le voci, erano morti in poco tempo tra i mille e i cinquemila uom ini. 1 ~ Le notizie su questi uomini che morivano di fa me si sparsero non solo nei campi <li prigionia, ma anche a ll'esterno, probabilmente p er mezzo della posta, perché gli inglesi cominciarono a ristabilire nell'agosto del 1945 il servizio di posta per tutti i prigionieri.14 Nell'aprile Jel 1946 , il margravio <li Baden in Germania scrisse al direttore del «Times», Robert Barrington-Ward, lamentandosi per le condizioni nel campo inglese di cui il prigioniero Bodmar aveva sentito parlare. Il margravio diceva: «Vi scrivo perché ho ricevuto le più angosciose notizie sulle condizion i in certi campi sotto controllo inglese. Le notizie si riferiscono a un campo presso Ostenda, <love sono custoditi ufficiali superiori tedeschi e anche a campi di prigionieri politici nel nord della Germania. Sono a disposizione particolari autentici: se venisse fatto un film , potrebbe rivaleggiare con quello su Belsen. La mia preoccupazione maggiore è quella <li salvare delle vite. Alcuni tra i prigionieri possono essere colpevoli, ma certa-

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mente non sono tutti colpevoli al punto di meritare la morte per fame: molti peraltro sono innocenti. Ma io mi preoccupo anche <lel buon nome deJl 'Inghilterra; ne abbiamo bisogno per risanare e illuminare la gioventù in Germania. I giovani ci chiedono continuamente: sono sinceramente cristiani gli Alleati? Rispettosamente BERTI-l<>LD

Margravio <li Baden» La lettera ebbe effetto, soprattutto perché Barrington-Ward fece in modo che avesse ampia circolazione tra i parlamentari inglesi. Il Lor<l Vescovo di Chichester prese la parola alla Camera <lei Lord, chiedendo: «My Lords, mi pregio di rivolgere al governo di Sua Maestà una domanda su argomento di cui ho avuto privata notizia. La mia domanda è: se la loro attenzione sia stata richiamata dalle affermazioni fatte sul la stampa e altrove sulle condizioni in certi campi sotto comando inglese per internali civili tedeschi e prigionieri di guerra, in Belgio e nella zona inglese della Germania; se siano in corso indagini sull'accuratezza delle suddette affermazioni; e se i risultati di tali indagini saranno resi pubblici appena possibile.»

Gli rispose Lord Nathan, come sottosegretario parlamentare alla guerra: «Per quanto riguarda i campi <li prigionieri di guerra in Belgio, sono state disposte indagini appena sono state pubblicate notizie di irregolarità. Una Corte d'Inchiesta è ora all'opera in Belgio, sotto gli auspici del generale comandante in capo deJl'armata inglese del Reno, e ... si prevede di ricevere in breve tempo un rapporto». 15 Era successo che le razioni in un campo erano state ridotte a un livello disastrosamente basso per un errore burocratico. 16 «Almeno» 200 uomini morirono in poche settimane, secondo l'osservatore deJl'ICRC, M.E. Acberhard, che visitò alcuni campi SEP inglesi in Belgio, trovandovi «condi zioni molto penose», 17 particolarmente a Overijsche nel dicembre del 1945. 18

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Sollecitati dalla Camera <lei Comuni, da quella <lei Lord, dal «Times» e <la alcuni articoli sull'«Observer», gli ufficiali conclusero le indagini. Le accuse del margravio <li Baden furono confermate pubblicamente, sebbene un ufficiale definisse il suo confronto con Bclsen un nonsenso. Veniva rivelato ora che le razioni erano state riportate a livello normale prima della pubblicazione delle notizie e che le morti erano cessate in un mese. La Croce Rossa riferiva: «Dopo il nostro intervento, abbiamo il piacere di notare che le autorità britanniche sono intervenute energicamente, ponendo riparo alla situazione nella seconda settimana di dicembre del 1945».19 Non ci fu alcun insabbiamento perché non ce n'era bisogno, secondo il colonnello Henry Faulk, che, durante e dopo la guerra, e ra il responsabile della rieducazione dei prigionieri di guerra tedeschi, nei campi inglesi in Inghilterra. Faulk è certo che i comandanti dei campi inglesi in Belgio e in Germania tennero i loro prigionieri in buona salute. I rapporti dell'ICRC sui campi inglesi in Belgio lo confermano in generale, con qualche notevole eccezione. f aulk cita nel suo libro un racconto dello scrittore tedesco A. Mitscherlich in cui i prigionieri tedeschi si lamentano amaramente delle pessime condizioni <li vita in uno o <lue campi alleati in Belgio, che probabilmente comprendono uno dei campi inglesi che fanno eccezione: «[I prigionieri] considerano un'ingiustizia, un crimine contro l'umanità il fatto d 'essere trattati inumanamente, di morire di fame in pessime condizioni di vita e d'essere maltrattati... ciò li mette sullo stesso piano delle vittime <lei campi di concentramento. E ciò porta alla conclusione che Gli Altri fanno le stesse cose per le quali essi sono biasimati.»20 La pubblicità che circonda il caso del margravio <li Baden rende assai poco probabile che i campi SEP fossero il luogo <li altre morti non necessarie, oltre a quelle di Overijsche. Non c'è ragione <li credere che la censura variasse da campo a campo, perché la posta era consentita liberamente. È certo che il margravio <li Baden venne a sapere di Overijsche attraverso una lettera d 'un prigioniero. 21 Non occorreva la pubblicità per far

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muovere gli inglesi, come dimostra la lettera Jella Croce Rossa: la situazione era stata riportata alla normalità prima che fosse presentata l' interrogazione parlamentare alla Camera <lei Lords. Tutto ciò dimostra che i membri inglesi dei Combined Chiefs of Staff rifiutarono, in aprile, Ji accettare prigionieri tedeschi <lai campi DEF americani per non mettere in con<lizione i loro prigionieri di patire il congelamento e la fame che erano inevitabili nei campi DEF. Se, in aprile, gli inglesi avessero inteso tenere i loro SEP nelle condizioni prescritte per i DEF americani dai messaggi di Eisenhower Jel 10 marzo e negli ordini successivi, non avrebbero avuto alcuna ragione di rifiutare di ricevere prigionieri soggetti alle stesse condizioni. In altre parole, gli inglesi avrebbero preso in carico dagli americani , senza discutere, dei tedeschi morenti se avessero avuto l'intenzione di maltrattare anch'essi i prigionieri. Il modo in cui trattarono il caporale Liebich e migliaia d'altri a Rheinberg Jimostra che, anche se furono costretti ad accettare teJeschi morenti dagli americani, non continuarono a trattarli nello stesso degli americani. La politica inglese non nasceva da pura devozione a principi umanitari, o dalla leale difesa d'un valoroso nemico sconfitto. Preservando la forza dei tedeschi, ora soLLu il comando alleato, gli inglesi agivano soltanto per cinico interesse. Gli inglesi sapevano, come iI generale George S. Patton, che avrebbero potuto trovarsi nella necessità d'allearsi essi stessi con i tedeschi, contro la Russia, nella prossima guerra per l'Europa. E, come Patton, che liberò alla svelta i suoi prigionieri tedeschi nel maggio del 1945,22 gli inglesi fecero lo stesso con i loro, finché ne rimasero soltanto 68.000, nella primavera del 1946.23 Gli inglesi agirono ancora una volta come Patton: per molti mesi mantennero intatti nelle loro formazioni, e armati, da 300.000 a 400.000 tedeschi catturati in Norvegia. Stalin protestò per questo con Churchill, a Potsdam. 24 Falsamente, Churchill Jisse di non saperne niente. Subito Jopo, alcuni di quegli uomini furono trasferiti, in treno, ai campi inglesi nella Germania del nord e ai campi francesi in Francia. Come ha detto Heinz T., nonostante il loro status di SEP, erano in buona salute e ben nutriti, quando arrivarono tra gli sparuti resti del loro esercito, nel campo francese a Rennes in agosto. 25 A Jifferenza degli americani, gli inglesi curarono costante206


mente che i loro SET ricevessero viveri dalle fonti tedesche in quantità e qualità eguali a quelle dei prigionieri di guerra, che erano già adeguate. Fornirono anche, per decisione politica, 26 spazio sufficiente, tende, acqua e altre cose necessarie. 11 colonnello Faulk confermava che questa politica era molto chiara, anche al suo livello. «L'Ufficio della Guerra pensava sempre alla prossima guerra. Perciò erano molto, molto attenti a non fare niente che potesse costituire un precedente per maltrattare i POW inglesi nella prossima guerra. Questa è la ragione per cui si sbarazzarono così presto dei SEP.»27 Governando milioni di civili, dal suo isolato quartier generale nel caos desolato della Germania post-bellica, Montgomery abbandonò presto il suo slogan di guerra «distruggiamo gli Unni». In ottobre, egli telegrafava a Londra: «Desidero essere certo che l'Ufficio Controllo abbia tutte le notizie sulle ripercussioni future della situazione viveri. Penso sia mio dovere farlo. Non ho direttive per i Le<leschi, tranne che avranno un trattamento umano e che dovranno stringere le loro cinture. Ma non penso che dobbiamo fornire razioni inferiori a quelle di Belsen.»28 La politica inglese suscitò profondo risentimento nel generale americano Hilldring, che era capo della Divisione Affari Civili al Dipartimento della Guerra. Egli disse al Dipartimento di Stato, in data 4 settembre 1945, che «in diretta violazione degli ordini dei Combined Chiefs of Staff [Stato Maggiore congiunto], gli inglesi sono gen erosi nell'uso dei rifornimenti, particolarmente viveri, nella loro zona». E sosteneva che, per evitare una gara a quattro per superarsi l'un l'altro nel lo sfamare i tedeschi, «gli americani devono assicurarsi che il cibo comperato negli Stati Uniti» sia controllato dall'esercito. Si preoccupava che gli inglesi acquistassero credito per il buon lavoro fatto nella loro zona, perché avevano il carbone della Ruhr con cui pagare le importazioni di viveri. «Il generale Clay vede in ciò un

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grande pericolo per la posizione dell'esercito degli Stati Uniti in Germania.» Continuava, sostenendo che gli americani non dovevano dare mano libera agli inglesi nella distribuzione dei viveri in Germania: «Condivido molto energicamente il punto di vista del generale Clay». 29 Una valutazione obiettiva della politica inglese era fornita al generale De Gaulle da un diplomatico francese che, nel dicembre del 1945, riferiva che i civili tedeschi nella zona inglese «apprezzavano la ferma ma umana politica inglese. Nella città di Amburgo, sebbene la popolazione sia cresciuta di 400.000 persone negli ultimi tre mesi, la situazione viveri è più che buona». 30 Poiché inglesi e canadesi erano affaccendati a<l accumulare una riserva <li 500.000 tonnellate di grano canadese contro possibili carestie, l'esercito degli Stati Uniti mise in dubbio come e se una carestia di quelle proporzioni potesse mai verificarsi. Non poteva avere una risposta. Il generale Hilldring diceva: «Sono assolutamente convinto che solo le autorità del Governo Militare degli Stati Uniti hanno qualche sincera inten zione di tenere le razioni [dei tedeschi] a un livello ragionevolmente basso». Hilldring riteneva il problema di natura politica e non giustificava il suo aLLeggiamento con la scarsità mondiale di viveri, perché ammetteva francamente con il Dipartimento di Stato che negli Stati Uniti c'era un surplus di farina. All'inizio dell'occupazione inglese, i soldati Jel 21 ° Army Group temevano il lavoro amministrativo civile, pensando che sarebbe stato noioso e frustrante. Il loro atteggiamento cambiò rapidamente quando tentarono, come Gollancz, di alleviare le sofferenze che vedevano attorno a sé. Dimostrarono molto chiaramente a uno Jei massin1i e più autorevoli esperti in materia, S. V. Donnison, che «al tempo in cui la loro relazione con il governo militare stava cessando, essi erano arrivati a capi re che si trattava del lavoro più gratificante che avessero mai fatto». Uno di loro, un uomo di profonda onestà e <li severi principi, con un curriculum di valoroso servizio alle spalle, scriveva che egli, «personalmente e in tutta onestà lo aveva semere considerato l'unica cosa di valore che avesse fatto in vita sua». E difficile credere che un lavoro che offriva una tale gratificazione e tanta soddisfazione fosse qualcosa <li diverso che un lavoro fatto bene e valido?

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CAPITOLO U NDICESIMO

MITO, MENZOGNE E STORIA What may noi be, can not be.

Christian Morgenstern

Le masse fanno la storia. Nella storia è protagonista la folla, in arte il volto. Nell'arte, la persona singola è sufficiente per animare un quadro, una commedia, un film, un libro; ma nella storia, l'indivi<luo è importante soprattutto come parte d'una massa. Senza il Grande Numero <lei morti nei campi, non si poteva fare la storia dei campi. Tutto ciò che dovevano fare gli americani e i francesi era cancellare il Grane.le Numero, per evitare che la conoscenza dei loro crimini si diffondesse e <liventasse storia. Ed era una cosa facile da fare, pe rché erano i soli a conoscere il Grande Numero. E così fecero. Avendo cancellato il Grane.le Numero, gli americani e i francesi dovevano poi fornire qualche altro numero, perché era incredibile che nessuno fosse morto o che non vi fossero stati conteggi, a meno che vi fosse una forte ragione perché non si facessero conteggi, una ragione che poteva essere stata soltanto quella del numero mostruoso che non doveva venire alla luce. Perciò essi fornirono il Piccolo Numero. Un numero talmente piccolo che nessuno, con una elementare conoscenza d 'aritmetica e della comparazione degli indici di mortalità, potrebbe crc<lervi neanche per un momento. Per <legli uomini che egli stesso aveva <lescritto come morenti di fame, Buisson denuncia un indice di mortalità inferiore a quello dei soldati ben nutriti in tempo di pace. Gli americani fornirono alle autorità citta<line

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di Rheinberg il numero <li 614 per i morti nel campo, meno di una trentesima parte del totale valutato nella loro stessa stima segreta delle Altre Perdite. I tedeschi accettarono il Piccolo Numero perché si sentivano colpevoli dei loro campi, o della guerra, o perché il Piccolo Numero riduceva il peso della loro umiliazione. Inoltre i tedeschi non volevano offendere il conquistatore, specialmente dopo che era divenuto loro alleato. Una delle molte maniere d'accontentarlo era quella <l 'accettarne le menzogne su qualcosa che, in ogni caso, non si poteva più cambiare, anche se la discussione non avrebbe, naturalmente, consentito d 'assolvere i tedeschi dalle loro responsabilità per i campi <li concentramento nazisti. Entro pochi anni, dubitare Jcl Piccolo Numero era diventato un implicito tradimento, perché ogni buon tedesco che dubitava degli americani diventava ipso facto un nemico di entrambi gli stati. Perciò gli americani venivano in realtà assolti, senza essere stati accusati. Molti tedeschi credevano all'esistenza d'un Grande Numero, ma non lo conoscevano e, conoscendo il Piccolo Numero, non vi credevano. Questa ambivalenza che distrugge ogni credo è tipica di molto pensiero tedesco. Non essere capaci di dire la verità sulle aLruciLà americane riecheggia misteriosamente l'ignoranza <lei campi nazisti. Un generale che conosceva bene Eisenhower scriveva, nel 1945, che egli stava usando contro i tedeschi «praticamente metodi da Gestapo». Il suo nome era George S. Patton. 1 La perdurante ambivalenza tedesca si manifestò a Rheinberg, nel corso d 'una conversazione sui prigionieri di guerra. Visitando il locale Rathaus (municipio), parlavo dei morti con il direttore e molte altre persone. Mi dissero che il totale era <li 614. Dissi che non vi credevo e mi risposero che nemmeno loro vi credevano. Chiesi: «Perché l'avete pubblicato allora?». Ed essi risposero: «Dovevamo pubblicare qualcosa». In questo caso, rispondere falsamente alle domande, non è esattamente mentire, perché la veri tà è sconosciuta. La gente <li Rheinberg raccontava una storia per spiegare un mistero. In altre parole stava creando un mito. Una delle funzioni del mito nel ventesimo secolo è quella di glorificare i capi che tradiscono i nostri ideali. Più grande

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il tradimento e più grande il mito costruito per nasconderlo. Il colpevole Hitler si nascondeva dietro la grande menzogna; gli immensi crimini dei gulag erano nascosti dietro il ritratto sorridente di Stalin, dipinto su superfici alte come palazzi di sei piani. I leader che, nel 1945, tradivano gli ideali della civiltà francese e della generosità americana erano evidentemente protetti da molti miti, comprendenti i nobili scopi <li guerra degli Alleati espressi nel Patto Atlantico, la scarsità mondiale dei trasporti e la scarsità mondiale di viveri. Riferito alla Germania, il mito risultava composto <la molti aspetti. Non c'era una fatale scarsità di viveri nel mondo occidentale, tranne che in Germania. La scarsità in Germania era causata, in parte, dagli Alleati stessi, con le requisizioni di cibo, la scarsità di manodopera derivante dall'imprigionamento di operai e l'abolizione della produzione industriale per l'esportazione. Sebbene il mito avesse lo scopo di spiegare perché gli Alleati non avevano potuto dar da mangiare ai prigionieri, la maggioranza delle morti nei campi erano causate non dalla fame, ma dalla fatale scarsezza di beni a disposizione e servizi, come il filo spinato, le tende, l 'acqua, le guardie, la Croce Rossa, la posta e così via. 2 Ma nessun messaggio attraversò l'Atlantico portando 110Lizie di una scarsità mondiale di tende, o di filo spinato, o della Croce Rossa, o di guardie, spazio, acqua, o posta. Non solo la quantità di viveri nei magazzini alleati, ma anche la sbalorditiva ricchezza del Nord America, specialmente degli Stati Uniti, avrebbero reso assurda la notizia di fatali scarsità. Alla fine della seconda guerra mondiale, il Canada, terzo produttore industriale nel mondo occidentale, era così ricco nonostante la sua ridotta popolazione, che fece all'Inghilterra enormi doni di viveri e denaro, ammontanti ad almeno 3.468.000.000 dollari, circa 6 miliardi di dollari in valuta del 1945.3 Negli Stati Uniti, che nel 1945 erano il paese più ricco mai esistito, il prodotto nazionale lordo era cresciuto del 50 per cento durante la guerra. Gli Stati Uniti avevano più della metà delle navi di tutto il mondo, più della metà della capacità produttiva mondiale, la più grande produzione agricola e le più grandi riserve auree: 20 miliardi di dollari, quasi due terzi del totale mondiale.4 La generosità americana verso l'Inghilterra raggiunse la sbalorditiva somma di 25 miliardi di dollari.5 211


Secondo i messaggi SHAEF, gli Alleati non potevano osserva re la Convenzione di Ginevra, soltanto a causa della scarsità mondiale di viveri, e non per altre ragioni. Se il loro intento fosse stato quello di usare il trattamento più umano possibile, risparmiando nel contempo i viveri <legli Alleati, perché quelli che erano stati derubati per anni dai tedeschi venissero sfamati per primi, non ci sarebbe stato bisogno <li negare ai prigionieri nient'altro che la libertà, e anche per breve t ·mpo. Gli Alleati non avevano bisogno di imprigionare i soldati Lc<leschi più di una settimana o due, per identificare i criminali di guerra, ma, nel gennaio del 1946, gli Stati Uniti avevano rilasciato soltanto dal 36 al 40 per cento dei soldati della Wehrmacht catturati.6 Una volta creato il mito della scarsità mondiale di viveri, le piccole quantità di viveri che raggiungevano i campi francesi e americani potevano ben essere definite come il massimo possibile nelle «caotiche condizioni d el tempo». Quanta poca attenzione fosse data ai prigionieri, anche dopo le rivelazioni <li Pradervan<l , è dimostrato dal fatto che nessuno annotò la sopravvivenza nei campi inglesi e canadesi, sebbene avrebbe dovuto apparire miracolosa, se la scarsità di viveri fosse realmente esistita. Il significato nascosto Jel miLo aLLribuiva ai tedeschi la colpa della loro stessa morte, perché, se essi non avessero fatto tanti danni, non ci sarebbe stata scarsità di viveri nel mondo. Quando le storie propagandistiche sui campi di fonte fran cese e americana raggiunsero la stampa tedesca controllata, le famiglie tedesche, angosciate per la sorte <lei loro uomini, furono tentate di credervi. In assenza di notizie dirette dai prigionieri, era duro resistere alla tentazione di credere a ogni briciolo di notizia confortante, anche se da fonte sospetta. C'era quindi un desiderio di buone notizie e una forte ragione per fornirle. Una volta, però, che gli uomini mezzi morti vennero rilasciati, sorse il conAitto tra le testimonianze oculari e la propaganda. Ma le testimonianze persero credibilità perché venivano ripetute soltanto oralmente. Mancando dell'autorità della stampa, furono ritenute soltanto dubbie dicerie di individui risentiti. Si può capire cosa significasse quell'autorità leggendo il seguente rapporto, ricevuto 1'11 agosto 1945 dal colonnello Lauben:

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«Questo è un reportage del giornalista al campo Schalding in Germania. "Che vita a Schaldi ng! " Ventimila PW tedeschi stretti assieme su un piccolo prato ai bordi d'una piccola città bavarese. Qualche recinto, qualche tenda, il primo nucleo di PW intenti a chiacchierare tra loro. Nessuno pensa al passato. C'è u na sola richiesta, p roprio una sola parola: "Rilascio". Alla fine è giunto il 17 giugno 1945. I primi mille PW tedeschi lasciano il campo e vanno a casa. Ogni giorno nuove tende, nuovi uffici. Ogni giorno arrivano nuovi uomini <la tutto i I territorio occupato dalle forze americane, ma non vi sono ostacoli. Gli autocarri partono, uno dopo l'altro, dal campo, carichi di prigionie ri rilasciati. ln quattro settimane ventimila PW tedeschi sono stati mandati a casa. Poi, in mezzo a tutta questa confusione, trasferimento a Schalding presso Passau. Il nuovo campo è installato con tutte le possibili comodità, grandi baracche con un letto per ciascuno dei duemila uomini. I servizi igienici sono stati costruiti <lai PW stessi, che hanno lavorato bene e con entusiasmo. Un buon cuoco (già all'Hotel Adlon <li Berlino) si occupa di fornire una alimentazione sufficie nte e variata agli abitanti del campo. Gli amministratori americani e tedeschi <ld campo :;Launo cercando di rilasciare ogni PW al più presto possibile. Quelli che non possono essere rilasciati al momento e mandati alle loro famiglie, vengono liberati sulla parola e mandati a lavorare presso fattorie locali o altri importanti luoghi <li lavoro, dove vengono "ospitati".»7 Il vago riferimento al «giornalista al campo Schalding in Germania» e lo strano inglese fanno pensare che il brano sia stato scritto <la qualche servile tedesco per uso locale. Si univa al coro anche «The Stars and Stripes», il giornale dell'esercito. Sotto il titolo «7 GI e un colonnello comandano 2.000.000 PW», il 20 novembre 1945, il redattore Na Deane Walker racconta allegramente che occorrevano solo due minuti all'Ufficio Informazioni Prigionieri di Guerra per trovare un prigioniero: «Abbastanza drammaticamente, il giovane ex sergente al comando della sezione PWIB "Ricercati" è un ebreo tedesco la cui intera famiglia è stata sterminata dai nazisti. Helmut Ste rn, cittadino americano nato a Francoforte, ha concluso positivamente lari213


cerca degli assassin i dei suoi genitori ordinando l'arresto <li Jue sospetti». Walker dice che «il risultato delle ricerche è buono, 1'80 per cento di tutti i testimoni e criminali indicati come ricercati nelle liste <la G2, dal giudice competente, Jalla Commissione Crimini di Guerra e dal Central Register of War Crim inals and Security Sùspects (CROWCASS) vengono trovati nello schedario principale PWIB di 2.000.000 Ji PW. Altri 500.000 prigionieri verranno ora riprocessati perché i francesi li stanno restituendo alla custodia americana». Non si può credere a nessuna di queste notizie grossolanamente sbagliate. 8 L'esercito non conosceva i nomi, né tantomeno le storie di tanti prigionieri nei campi DEF. Lo stesso Uf hcio Informazioni Prigionieri di Guerra lodato da Na Deane Walker aveva appena riferito al Dipartimento di Stato che non aveva alcuna idea dell'identità di oltre 5000 morti recentemente seppelliti nei campi. L'ufficio comunicava alla Divisione Affari Speciali di Guerra del Dipartimento di Stato che inoltrava il rapporto del seppellimento di 5122 persone tedesche sconosciute perché «non era stata trasmessa la lista dei deceduti d ato che la loro identità era sconosciuta. Il rapporto viene inoltrato al vostro uffìcio che ha la funzione Ji protecting power degli interessi tedeschi».9 Un primo modo di nascondere la verità era quello di limitare la conoscenza delle notizie al livello più basso possibile. Come potevano essere nascosti dei fatti così importanti che coinvolgevano milioni di persone? Il campo di Rheinberg era costeggiato dalla strada principale che porta a Linfort. Il filo spinato si stendeva per nove chilometri. Al suo interno si trovavano, per la maggior parte del tempo, 100.000 uomini. Gli uomini rilasciati <lai campo, o consegnati ai francesi o agli inglesi, potevano diffondere le notizie di quanto vi avveniva. Era chiaro che le notizie dei campi non potevano essere nascoste ai tedeschi, ma ogni discussione pubblica sul la stampa era proibita. Nel vuoto che si creava così, l'esercito faceva circolare il mito. Eisenhower o i suoi ufficiali controllavano ogni cosa in Germania, perciò la censura era molto più facile. I giornali, le stazioni radio, gli editori, perfino i cinema dovevano avere l'autorizzazione per operare nella zona americana. Per lungo tempo, non ebbero alcuna libertà, ma molta propaganda gratuita. 214


L'esercito controllava le notizie così bene che Jean Pierre PradervanJ , capo delegazione dell'ICRC in Francia, scoprì soltanto nel 1989, parlando con l'autore, che c'erano campi american i in Francia, alla fine del 1945. Nel maggio del 1945 quei campi rinchiuJevano più di 750.000 prigionieri. L'esercito teneva d'occhio strettamente ciò che la stampa pubblicava. Frequenti, meticolose e riguardanti argomenti vari, le cronache militari riflettono l'interesse Ji Eisenhower e dei suoi ufficiali per il trattamento riservato dalla stampa alla loro reputazione. Le cronache, suddivise con le intestazioni «favorevoli» e «sfavorevoli», circolavano largamente. Patton ricorJava alcune osservazioni di Eisenhower su ll'argomento durante un pranzo con i suoi generali: «Ike ha fatto la sensazionale Jichiarazione che, finché erano in corso le ostilità, le uniche cose importanti erano l'ordine e la disciplina, ma ora che sono finite, la cosa importante era d 'andare apparentemente d'accordo con la pubblica opinione mondiale, sia giusta che sbagliata». 10 Patton scriveva, inoltre, nel suo diario che Eisenhower era molto chiaro anche sul genere Ji lealtà che s'aspettava dai suoi ufficiali, se fosse stata avanzata la proposta di una indagine pubblica sull 'e sercito. «Dopo il pranzo, il generale Eisenhower ci ha parlato molto confidenzialmente della necessità d'essere solidali, nel caso che qualcuno di noi sia chiamato davanti un Comitato del Congresso... Ha parlato ... d'una forma d'organizzazione. Nessuno di noi era del tutto d 'accordo, ma si trattava comunque d'una cosa non così contraria ai nostri principi, da impedirci di sostenerla in generale.»' 1 Il timore d'una inchiesta del Congresso è una spiegazione logica della falsificazione della verità che avveniva perfino all 'interno del quartier generale dell 'esercito. I documenti falsificati del quartier generale SHAEF-USFET erano tutti contrassegnati «Segreto», perciò la falsificazione deve aver avuto lo scopo d'ingannare le persone che avevano accesso a quei documenti nonostante la loro classificazione. Erano persone Ji due tipi: americani con alto livello d 'accesso ai documenti e posteri.

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Chiunque fece tutto ciò, aveva certamente lo scopo Ji impedire agli americani che avevano accesso ai documenti segreti, discoprire quello che succedeva. E non solo il Congresso doveva essere ingannato. Certi ufficiali devono aver rappresentato anch'essi un rischio per la segretezza, per esempio il generale Patton. Egli rappresentava bene, in tutte le sue convinzioni, l'onore dell'esercito e la fondamentale generosità del popolo americano. Lo dimostrò molto chiaramente in una risposta al Pubblico Ministero del Tribunale Militare del Teatro d'Operazioni: «In tutti i discorsi [alle truppe] ho esaltato la necessità d'un corretto trattamento dei prigionieri di guerra, sia delle loro persone, che delle proprietà. Questa era la mia affermazione abituale...: "Ammazza tutti i tedeschi che puoi, ma non metterli contro un muro per ucciderli. Ammazzali finché dura il combattimento". Dopo che un uomo s'è arreso, egli deve essere trattato esattamente secondo le regole del Land Warfare, e proprio come voi sperereste d'essere trattati, se foste tanto matti da arrendervi. Gli americani non danno calci nei denti ai nemici dopo averli sconfìtti». 12 Patton deplorava apertamente la politica antitedesca Ji Eisenhower: «Quello che stiamo facendo è distruggere completamente l'unico stato semimoderno in Europa, in modo che la Russia potrà inghiottirlo in un boccone». 13 Il generale Buisson completò il suo insabbiamento dei campi francesi di prigionia, nel 1948, con il suo resoconto finale dei prigionieri di guerra dell'Asse. Circolando discretamente nel governo francese, il rapporto diceva che gli uomini del servizio di custodia «avevano compiuto un lavoro di altissimo valore economico e della più grande umanità. Avevano avuto una pesante responsabilità, a volte un carico schiacciante, perché erano così pochi. Ma non avevano mai perso di vista il loro addestramento di soldati... Perciò era stata loro resa giustizia, da coloro che li avevano criticati un tempo, ammettendo che il Servizio Prigionieri aveva onorato l'esercito francese». Egli dice, come una agenzia pubblicitaria, che il servizio aveva ricevuto dai prigionieri molti non richiesti ringraziamenti per il buon trattamento ricevuto nei campi. 14 Gli americani fornivano lo stesso genere d 'amenità, diffondendo la storia che alcuni loro comandanti di

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campi in Germania dovevano mane.lare via i prigionieri rilasciati, che tentavano di rientrare di nascosto nei campi per avere cibo e riparo. Gli amministratori civili che credevano nella libertà di stampa e nella democrazia, invece che nella censura e nel governo totalitario, assunsero una diversa linea nei confronti <lei tedeschi sconfitti . Robert Murphy, che era consigliere politico civile <li 15 Eisenhower, quando fu, per pochi mesi, Governatore Militare, «fu sconvolto nel vedere» durante la visita a un campo, «che i nostri prigionieri erano tanto malridotti e emaciati quanto quelli che avevo osservato in un campo <li concentramento nazista. Il giovane comandante ci disse tranquillamente che aveva messo deliberatamente i prigionieri a razioni da fame, spiegando che "questi nazisti stanno ricevendo una <lose della loro stessa medicina". Egli naturalmente pensava d'agire correttamente, tanto che noi non ne discutemmo con lui. Dopo aver lasciato il campo, il direttore medico mi chiese: "Quel campo rappresenta la politica ameri.cana in Germania? ". Risposi che, naturalmente, era contrario alla nostra politica e che la sua situazione anelava corretta immediatamente. Quando descrissi le cond izioni del campo a [generale Lucius] Clay, egli trasferì discretamente l'odioso giovane ufficiale».'(, Lasciare ai general i il governo d 'un paese è stupido quanto lasciare ai politici il comando d 'un esercito. Dopo il 1945, uscirono in Germania centinaia di biografie, ma non fu scritta una storia. Divisa in quattro zone, la Germania aveva una storia frammentata dalle divisioni politiche, dalla censura, da coperture e dal ti mo re di criticare gli Stati Uniti e la Francia. La puhblica opinione non ebbe modo di conoscere l'argomento e di farsene un'idea perché non era consentito parlarne. L'occupazione della Germania generò una mentalità da occupati, che tentava di imporre una disciplina irragionevole alla ragione. Era cosa facile da imporre, a causa dell'indiscutibile tendenza a credere all'autorità cui i tedeschi erano addestrati. Il poeta bavarese Christian Morgenstern fa della satira brillantemente su quest'atteggiamento in una poesia in cui si parla <l 'un robusto cittadino chiamato Korf, che veniva urtato da un'auto mentre

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passeggiava lungo una strada. Korf, stordito e pesto, barcollava fino a casa, chieJendosi che cosa fosse successo. Avvolto in panni umidi, studiava i suoi libri di legge, dove scopriva che è proibito il transito al1e auto in quella strada. Korf decideva allora che non era stata un'auto a colpirlo perché «ciò che non può essere, non c'è», e diceva a se stesso che era stato un sogno. Perciò i tedeschi, convinti, come lo eravamo noi, che non potevamo fare cose simili, credevano, come credevamo noi, che non le avevamo fatte. Nella confusione generale seguita all'occupazione, gli inglesi incominciarono una campagna contro le voci incontrollate. Durante una riunione tenuta per discutere l'importanza della campagna, si alzò un borgomastro tedesco per dire: «Herr Oberstleutnant, io ho la soluzione del problema. Si debbono pubblicare smentite ufficiali di ogni voce sul "Neue Hannoversche Kurier" e sul "Nachrichtenblatt". Il governo militare darà ordine che la gente deve leggere le smentite».17 Quindi il governo militare deve dare ordine che la gente deve credere alle smentite. Dopo l'abolizione delle zone d'occupazione e della censura palese, la situazione non era molto migliorata, perché gli atteggiamenti formatisi sotto quel regime erano già entrati a far parte della storia del µoµolo. Nonostante tutto, mogli e mariti, fratelli e sorelle, figli e genitori volevano scoprire che cosa fosse successo ai loro congiunti, di cui mancavano ancora notizie nel 1947. Nei mesi di giugno e luglio, i tre Uinder della zona americana d 'occupazione della Germania meridionale cercarono di fare il primo censimento generale dei POW tedeschi ritornati in patria. Raccolsero i dati dei prigionieri ancora internati, registrati come morti, dispersi o rilasciati. 18 Il censimento rivelò che aLneno 2.107.500 persone nate nella Germania anteguerra non erano rientrate in patria. Circa mezzo milione erano i prigionieri di guerra, il resto era costituito semplicemente da dispersi. Sembrava che il 90 per cento dei dispersi fosse stato visto per l'ultima volta su] fronte orientale. Ma c'erano alcune importanti inesattezze nel censimento. La stima dei dispersi era soltanto una proiezione relativa a tutto ]'esercito, basata sulle stime parziali raccolte nella zona americana, che era patria solo di una piccola minoranza dei tedeschi anteguerra. 19 Inoltre nessuna delle stime era tratta

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dai documenti di guerra, ordini dell 'esercito tedesco, Kriegstagebuch (diario di guerra), <lai quali risultava la disposizione di tutte le unità militari tedesche fino all'aprile del 1945, sebbene questi documenti fossero in mano all'esercito degli Stati Uniti. La ricerca era basata soltanto su risposte volontarie agli avvisi esposti nei luoghi pubblici della zona americana, come gli uffici postali, e principalmente sulle ultime notizie <lei disperso ricevute dalla famiglia, che potevano essere vecchie di mesi quando ricevute, su notizie fornite da compagni <l 'armi che, naturalmente, non potevano dire che cosa fosse successo <lel disperso, dopo l'ultima volta che l'avevano visto. Né c'era una comparazione tra l'ultima volta che il disperso era stato visto e il tempo trascorso da allora alla resa dell'unità militare a cui apparteneva. Il censimento rafforzava tra i tedeschi, divisi ora dalla guerra fredda, la convinzione che la maggior parte dei dispersi erano morti in prigionia in Russia, o erano ancora nascostamente tenuti prigionieri nell'Unione Sovietica. Questa convinzione non s'accordava con la realtà esistente alla fine della guerra. L'OKW (Comando Supremo della Wehrmacht) aveva avuto ordine dal grand'ammiraglio Donitz, successore Ji Hitler, di tenere il fronte orientale con il minor numero possibile di uomini pe r consentire al maggior numero possibile di arrendersi a ovest. 20 Durante la guerra, complessivamente circa 9.000.0002 1 di tedeschi vennero raccolti nei campi degli Alleati occidentali, più di 7.600.000 vennero contati come prigionieri di guerra, forze nemiche arrese o disarmate catturate in Germania e Europa del nord , mentre i russi riferirono d 'aver catturato soltanto da 1.856.983 a 2.040.744 prigionieri.22 Gli americani, inglesi e francesi, accusando i russi d'aver catturato molti prigionieri più di quelli che dichiaravano, insinuavano che quegli uomini erano morti. I russi vennero criticati per le loro politiche verso i POW nelle riunioni Jel 1946 e 1947n <lell'Allie<l Control Council, alle Nazioni Unite e al Senato americano negli anni successivi. 24 Gli americani cercarono, in un primo tempo, di deviare il biasimo sulle larghe spalle dei francesi. Il senatore Knowland, parlando al Senato degli Stati Uniti, nel 1947, andò molto vicino alla pericolosa verità, quando, parlando dei campi francesi, dis219


se: «Se non stiamo molto attenti, potrà arrivare ad imbarazzarci nei prossimi anni, una situazione in cui si potrà vedere come i prigionieri catturati dalle forze americane venivano trattati non molto meglio dei prigionieri che venivano gettati nei campi di concentramento della Germania nazista». 25 Il senatore Morse citò poi un articolo della famosa giornalista Dorothy Thompson, che pure esprimeva sorpresa e orrore per la situazione dei campi francesi: «Quel paese, con il nostro consenso o la nostra connivenza, e sfidanJo la Convenzione di Ginevra ha usato [prigionieri] come manodopera coatta proprio nello stesso modo in cui fu usato da Herr Sauckel (che fu giustiziato) a Norimberga ... ». Pochi si curano di ricordare che il presidente Roosevelt diede una specifica garanzia al popolo tedesco nel settembre del 1944: «Gli Alleati non trafficano in schiavitù umana». Poi chiedeva incisivamente: «Solo poche persone riescono a vedere che se, dopo aver sconfitto la Germania, accettiamo noi stessi i metodi e le regole di Hitler, risulta che Hitler ha vinto?». Il Dipartimento della Guerra informò furbescamente il senatore Knowland che 2.216.000 prigionieri erano stati rilasciati, mentre ne rimanevano ancora in custodia 24.834 nel 1947. Altri «600.000» erano stati trasferiti ai francesi. Nel suo discorso, Knowland non parla del vero totale dei prigionieri, probabilmente perché il Dipartimento della Guerra non glielo aveva detto, per non rischiare di rivelare il numero totale dei morti. Anche l'ICRC aveva <lato informazioni fuorvianti che portavano i tedeschi fuori strada. A seguito delle richieste delle famiglie tedesche, l'ICRC aveva chiesto all'esercito degl i Stati Uniti documenti sui dispersi, ricevendo in risposta la comunicazione che erano stati presi soltanto 3.500.000 DEF e circa 600.000 POW. 26 Questi <lati trascuravano circa 1.800.000 prigionieri catturati dagli americani durante la guerra. Assieme a quelli dell'indagine del 1947, creavano un sospetto mortale che andava a cadere come pioggia radioattiva sui russi. Per dare a questa menzogna l'aspetto di verità, la lettera originale all 'ICRC fu fotocopiata dagli americani e mandata, assieme ad altri «documenti», in dono al Bundesarchiv a Coblenza, dove ancor oggi è presentata al pubblico come verità. Così si diffondeva a Knowland, al Senato americano, all'ICRC

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e al mondo, l'impressione che gli americani avessero catturato da 1.800.000 a 3.100.000 prigionieri meno del vero totale. Nessuna organizzazione aveva il coraggio <li sfìdare questi numeri. Sembrava che tutti avessero paura di parlare <lei dispers1. Ma le famiglie dei morti parlavano. Dopo la costituzione del governo della Repubblica federale tedesca, la loro voce collettiva cominciò a farsi sentire. Nel 1950, il cancelliere Konrad Adenauer fece una dichiarazione al Bundestag sull'argomento. 1.407.000 sol<lati risultavano ancora mancanti dalle loro case nella Germania occidentale dopo la guerra e la loro sorte era sconosciuta. Adenauer disse che c'erano «1.407.000 persone registrate come prigionieri di guerra o dispersi, 190.000 civili dispersi e 69.000 prigionieri <lichiarati ancora in mano agli Alleati nei campi per criminali di guerra». 27 Mentre, negli anni 1950, cresceva il clima della Guerra Fredda, <liventava molto più importante l'occultamento compiuto originariamente <lagli ufficiali di SHAEF-USFET. Seppellite le colpe nazionali assieme a quelle personali, Francia e Stati Uniti potevano ora rovesciare le loro atrocità sui morti dei gulag russi. E cresceva allora la convinzione che la maggioranza <lei dispersi era da attribuire alla responsabilità dei russi. Come scrisse Arthur Smith nel suo libro Heimkehr aus dem Zweiten Weltk rieg, in Germania, «il mistero sulla sorte dei POW tedeschi cessò d 'esistcre».28 Naturalmente, non ci sarebbe stato alcun mistero, se francesi e americani avessero detto la verità sui loro campi. Nel 1972, il senatore James O. Eastland prese la parola al Senato accusando i russi d 'aver tenuto segretamente milioni di POW tedeschi in condizioni «orribili». A seguito <lclle ricerche compiute da Samuel C. Oglesby, esperto di politica estera nella biblioteca del Congresso, Eastland virtuosamente denunciava i comunisti: «I documenti sul trattamento sovietico dei POW nella secon<la guerra mondiale e quello cinese-coreano durante la guerra di Corea sono molto più orribili del vergognoso primato stabilito dai comunisti vietnamiti». Secondo Oglesby, l'URSS «stava trattenen<lo o non dava conto di 1.952.000 POW tedeschi nel 1950».2 'J Se vero, ciò avrebbe comportato il 100 per cento di morti e <lispersi tra i POW che i russi <licevano di avere. 50

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Le polemiche della guerra fredda non interessavano alle famiglie tedesche e agli amici che ancora volevano trovare i loro congiunti o amici, o almeno conoscerne la sorte. Il governo sosteneva la collana di libri pubblicati da Erich Maschke, che dovevano rispondere a tutte le domande. La collana era finanziata dal governo tedesco occidentale d i Willy Brandt e censurata d al Foreign Office. Nell'aprile del 1969, una dichiarazione di Brandt al Bundestag ne illustrava gli scopi: «Dopo la pubblicazione dei primi due volumi, s'è deciso, con l'approvazione del foreign Office, di stamparli [i libri] con il timbro d 'approvazione del FO... per evitare malintesi con una pubblicazione modesta ... e non provocare una discussione pubblica in patria e all'estero... [che avrebbe] aperto vecchie ferite e non sarebbe stata utile agli sforzi di riconciliazione della politica estera della Repubblica Federale».-31 Faceva parte della collana il libro Die deutschen Kriegsge/angenen in amerikanischer Hand di Kurt W. Bohme che citava la dichiarazione dell'esercito americano d 'aver catturato in tempo di guerra un totale di 3.761.431 prigionieri, più di 2.000.000 meno di quelli realmente catturati dagli americani in Africa del Nord, Italia e Europa Jel Nord. L'esercito degli Stati Uniti dichiarava inoltre all'autore che a Rheinberg c'erano stati 438 morti nelle otto settimane in c ui il campo era stato sotto controllo americano,32 il che significa che l'indice di mortalità era di circa il 3,16 per cento all 'anno nelle stesse settimane in cui i medici americani accertavano che le morti nei campi POW vicini sommavano al 30,6 per cento all 'anno. TI pregiudizio dell'autore risulta evidente dal fatto che cita vari «indici» di morte di varie percentuali per sei campi, senza menziona re il periodo di tempo. Poiché il periodo di tempo, anche se mai esattamente definito, era molto meno d'un anno, da questa affermazione risulta un indice falsamente basso __n Così l'autore ci porta alla sua conclusione che «sebbene non si possa calcolare esattamente il numero dei morti, non c'è assolutamente alcuna ragione di credere a uccisioni di massa». Poche righe più avanti, si contraddice citando una percentuale complessiva nel suo sommario della situazione generale: «Raffrontata all'est, dove morirono i quattro quinti d ei POW, all'ovest la percen-

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tuale fu soltanto dell'uno per cento. Conclusioni: non vi furono eccidi in massa all'ovest, dichiarazione confermata dalle amministrazioni locali». I francesi cooperarono con i tedeschi in quella che era una seria propaganda da Guerra Fred<la.34 TI generale Buisson dichiarava a Bohme che, entro il 1948, i francesi avevano contato tutti i prigionieri presi in custodia. L'affermazione veniva riportata fedelmente nel Iibro pagato dalla Germania alleata della Francia, mentre non si diceva niente del rapporto del Secrétariat d 'État, <lei marzo del 1946, da cui risultava che, nel febbraio del 1946, il totale dei prigionieri persi per ragioni varie (Perdus pour Raisons Diverses) era già arrivato a 167.000.35 Bohme si permetteva una triste domanda sulle assurde statistiche di Buisson: «Qual è il numero dei dispersi che non furono contati perché fuggiti?». Naturalmente non trovò risposta. Perciò, come il libro di Buisson, la collana di Maschke non era fatta per infiammare il pubblico. Gli scrittori tedeschi non videro, né udirono niente durante il loro viaggio nei campi <lella morte. Fu pubblicata una «semplice edizione» e furono vendute soltanto 431 copie, principalmente a università e biblioteche di ricerca. Non fu suscitata alcuna Jiscussiu11e. Anche nei libri americani furono cancellate le verità imbaraz;::anti. Il poscritto di Eisenhower a Marshall nel maggio del 1943, che diceva «è un peccato che non ne abbiamo uccisi <li più» riferendosi ai tedeschi, veniva tagliato, probabilmente per ordine del Dipartimento alla Difesa, dalla versione delle lettere data alla stampa nell'apparentemente autorevole Papers o/ Dwight David Eisenhower. La frase era cancellata anche dal libro di corrispondenza di Eisenhower con Marshall intitolato Dear General.36 In una grossa biografia del generale Eisenhower, il nipote David Eisenhower scrive: «La situazione in Germania era orribile. Eisenhower espose i fatti: le riserve di viveri erano scarse. Occorrevano 175.000 tonnellate <li grano e farina al mese... I prigionieri di guerra tedeschi erano un caso speciale. Per la Convenzione <li Ginevra i POW avevano diritto alle stesse razioni date alle truppe di stanza nelle basi e ai civili, che potevano essere legalmente ridotte dalle 2000, alle 1500 calorie al giorno. Le 1500 223


calorie al giorno erano inadeguate, secondo Eisenhower, perché le truppe erano sottoposte a pesanti fatiche». 37 Mentre il lettore scopre con sorpresa che Eisenhower era un'autorità in materia di nutrizione umana, la sua attenzione viene allontanata dalla spiacevole circostanza che la misura americana di nutrimento, che doveva servire <la base per calcolare, secon<lo la Convenzione di Ginevra, le razioni dei POW, era di 4000 calorie al giorno, come quelle date alle truppe americane di stanza nelle basi, e non 2000 o 1500. Il nipote aggiunge a ciò la fedele annotazione che il generale Eisenhower migliorò, in qualche mo<lo, quelle stesse razioni che a Churchill aveva <letto d'aver ridotto.' 8 La fabbricazione del mito fu spinta ancora più avanti dal professor Arthur L. Smith, che descrive in un libro le condizioni <lei prigionieri tedeschi di ritorno dalla prigionia. Lamentando la mancanza di un protecting power per i te<leschi, egli l'attribuisce al «grande numero di partecipanti alla Seconda Guerra Mondiale». 39 Egli segue perciò Maschke, e non cita la decisione del maggio del 1945 del Dipartimento di Stato che toglieva quel ruolo al governo svi7.7.ero. In una lunga trattazione delle difficoltà <li avviare nuovamente il servizio postale in Germania, egli non ricorda che gli inglesi l'avevano già ristabilito, perfino nei campi, nel luglio-agosto <lcl 1945. Né, apprendiamo <la lui, che la mancanza <li posta nei campi americani derivava dal divieto imposto dal Dipartimento <li Stato. Lodando la generosità e la correttezza americane, Smith ritrova queste qualità perfino nella politica <lei DEF, che definisce una «benedizione mascherata»40 perché significava un rapido ritorno a casa per molti prigionieri e non nota che il 60-64 per cento <lei prigionieri erano ancora in prigionia o morti nel gennaio del 1946. Nel suo libro, si possono ritrovare facilmente le colpe dei francesi e dei russi, ma non quelle degli americani. Niente vi appare delle spaventose condizioni dei campi americani, sebbene alcune notizie fossero apparse perfino nei tranquillizzanti libri di Maschke. Mancando della verità, i ted eschi incominciarono molto presto a credere ai miti. Uno era quello che la fame, che in ogni caso era non intenzionale e causata dal caos e dalla scarsità di cibo, veniva alleviata il più possibile dai generosi americani, che facevano del loro meglio in condizioni impossibili. Uno storico

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e archivista tedesco diceva all'autore che gli americani non avevano cibo sufficiente per loro stessi, ammettendo però di non aver visto alcun libro o documento in materia. 41 Quando si tocca oggi questa particolare cicatrice sulle ferite tedesche, la rea:àone è, di solito, quella di rabbia colpevole. «Guardiamo a quello che abbiamo fatto noi durante la g uerra», è la comune risposta. Come la cieca vendetta aveva sostituito la giustizia nei campi di prigionia, così ora il senso di colpa prendeva il posto della giustizia nell'animo dei tedeschi. Un altro errore di molti tedeschi diversamente responsabili è l'idea che sia più importante evitare di incoraggiare il minuscolo partito neonazista, che pubblicare la verità su cose come i campi della morte francesi e americani. Secondo questa curiosa analisi, che è stata ripetuta all'autore a Toron to, Washington, Zurigo, New York, Londra e Parigi, come in Germania, il pericolo del nazismo è così grand e che dobbiamo d ifendere le nostre menzogne, senza badare a ciò che nascondono. Questa bizzarra idea, che prevede l'esisten za <l'una verità scomoda e una comoda, comporta che una delle caratteristiche della verità sia quella d 'essere definita a proprio vantaggio. A tal punto la guerra corrompe ancora la nostra mente. Il solo aspetto utile di tutta questa creazione di miti è stato quello di in seri re profondamente nella coscienza tedesca un senso di colpa per il male fatto da quella nazione. Ma il senso di colpa per i campi nazisti era inevitabilmente associato, nella mente dei tedeschi, con l'odio per i campi d egli Al leati. I tedeschi che sapevano com'erano quei campi, per esservi stati, trovarono le loro giustificazioni in ciò che faceva no gli americani e i francesi. Accettando che gli Alleati fossero giustificati nel punirli per i loro crimini, giustificavano se stessi, cercando vendetta per i crimini di guerra impuniti degli Alleati. Questo desiderio di vendetta è impossibile da soddisfare e cerca perciò dei capri espiatori, manifestandosi nel neonazismo e nell'antiamencamsmo. Molti tedeschi pensano oggi che i campi non furono una giusta punizione dalla quale impararono una dura lezione, ma piuttosto una ingiusta punizione contro la quale non osarono protestare. Francesi e americani non ne avevano neanche l'in-

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tenzione, perché, se anche cercavano qualcosa di più che la cieca vendetta, volevano punire i tedeschi in modo tale che non ripetessero i loro errori. «Gli altri [gli Alleati] fanno le stesse cose delle quali i [tedeschi] sono incolpati», dicevano i prigionieri che tornavano dai campi alleati. «E questo crimine contro l'umanità, molto spesso, è considerato, non solo imperdonabile e denunciato come truffa e ipocrisia, ma serve anche a discolparli dai complessi di colpa. Essi non dimenticano l'ingiustizia sofferta, e molti di loro non desiderano dimenticarla. Ma s'aspettano che gli altri dimentichino le loro colpe. Quest'atteggiamento negativo, al quale essi sono attaccati con tutte le forze, si spingeva tanto avanti che rifiutavano persino di ascoltare le letture fatte da tedeschi sui fatti di casa [cioè, quello che i nazisti avevano fatto ai civili nei campi di sterminio].» 42 La politica punitiva tradiva profondamente la volontà del popolo americano contraria alla vendetta indiscriminata, che s'era già manifestata nella condanna del piano Morgenthau. Le dimissioni in massa dei comandanti dei campi francesi, come la gentilezza delle famiglie francesi verso i prigionieri che uscivano dai campi, sono lJruve evi<.k:nti di un atteggiamento simile largamente diffuso in Francia, sebbene i francesi avessero sofferto incomparabilmente di più. Inoltre la politica punitiva contraddiceva se stessa. La segretezza comportava che i giovani tedeschi non imparavano pubblicamente la lezione che si diceva venisse impartita ai loro anziani e nessun rispetto era possibile per gli insegnamenti del conquistatore ipocrita, sia francese che americano, che, dal fango dei suoi campi, condannava i campi della morte tedeschi. Deve essere stato evidente anche per gli ufficiali più vendicativi, che, sebbene rischiassero l'onore e la sicurezza dei loro paesi dai campi non veniva alcun vantaggio né all'America, né alla Francia. Soltanto i loro sentimenti personali sarebbero stati placati: nessun altro avrebbe assaporato il gusto della vendetta. I campi non insegnarono alcuna lezione utile, tranne quella d 'essere inutili. Nessuno impara la giustizia dalla crudeltà. Ma sia i campi che la loro copertura sono stati pericolosi per gli Alleati. Gli ufficiali responsabili erano incontrollabili, atip.ici e 226


profondamente pericolosi per la sicurezza e l'onore d egli Stati Uniti e della Francia. Come il sergente Zobrist che era stato avvertito di tenersi lontano dai campi se poteva, perché erano orribili , molti uomini valorosi nell 'esercito americano furono mandati a casa con il timore di conoscere la verità sui loro capi. Può qualcuno esser certo che q uesto segreto abuso di potere non fosse connesso con qualche tentativo senza precedenti di cricche di ufficiali e ufficiali superiori di sovvertire i loro governi negli Stati Uniti e in Francia negli ultimi 40 anni? Anche in Germania, la copertura delle notizie era stata un successo. Se un ricercatore tedesco viene a conoscenza di atrocità in qualche campo da testimoni, egli trova negli archivi tedeschi prove difficili da confutare, che gli americani o osservavano le norme dell a Convenzione di Ginevra o cercavano di farlo. È possibile credere perciò, dopo una visita a Coblenza, che il racconto dei testimoni può anche essere corretto, ma che anche se le percentuali di morti da loro riferite sono distribuite proporzionalmente sull'intero sistema di campi americano e francese, suggerendo quindi uccisioni di massa, gli americani e i francesi non erano responsabili, perché la politica ufficiale registrata nei docurm:nti d el tempo, conservata negli archivi nazionali, confermata nei Iibri e mai smentita, era quella di trattare i prigionieri il più correttamente possibile, nelle circostanze dolorose create principalmente dai tedeschi stessi. Sembra quindi senza scopo proseguire la ricerca anche a chi crede che ci sia stato un disastro.~3 Se i tedeschi non potevano fare questo lavoro, c'erano pure francesi, americani, inglesi e canadesi. Mentre ven ivano pubblicate decine di libri esaltanti D e Gaulle cd Eisenhowe r, questo lavoro non venne mai fatto per così tanto tempo, svelando la verità della brillante frase di Lewis Lapham: «Olt re l'incessante mormorio della stampa serv ile, il modo di sentire è triviale e crudele».H Gli scrittori, che artificiosamente incoronano d 'aureola le teste degli eroi, non possono dire la verità senza distruggere il significato del loro lavoro. Senza eroi, questi scrittori non sono niente, perché la verità non significa niente per loro. Elias Canetti commenta il modo in cui gli storici considerano i con227


quistatori: «La verità qui non ha Jignità. È vergognosa quanto distruttiva».45 I morti erano stati «massacrati per niente, assolutamente niente». Nemmeno la vendetta era una spiegazione sufficiente per gli assassini che nascondevano, vergognandosene, ciò che avevano fatto, senza potersene vantare né poterne provare perverso piacere. Canetti Jiceva «Il terrore che il potere vuole suscitare, quel potere è realmente legato, è relativo alle masse <li vittime... La fama [del generale] e il suo potere cresce con il numero di morti. Nella storia tutti i famosi conquistatori si comportano allo stesso modo. Più tardi vengono loro attribuite virtù d 'ogni genere».

«È un peccato che non abbiamo potuto ucciderne di più.»

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CAPITOLO DoDJCF.STMO

A CENNI E MEZZE PAROLE

Queste morti furono causate volontariamente, o era proprio impossibile per gli Stati Uniti e la Francia salvare le vite dei prigionieri? Se era impossibile, perché non li rilasciarono immediatamente? Il messaggio DEF del 10 marzo 1945 dimostra che la politica americana era pianificata in anticipa1 e ben prima che venissero catturare le grandi masse Ji prigionieri. Privare i prigionieri di riparo e delle razioni militari appena finita la guerra era una scelta politica dell'esercito americano. La privazione di cibo, acqua, tende e così via era incominciata settimane prima della fine delle ostilità, come notavano con sgomento Beasley e Mason. Già il l O maggio si costruivano i recinti per prigionieri PWTE senza ripari, sebbene ci fosse un grande surplus di tende militari americane,2 e i primi prigionieri venivano privati dello status <li POW il 4 maggio, quattro giorni prima del VE-Day. In maggio si generalizzò la politica di privare i prigionieri di guerra del loro status e quindi del cibo che stavano già ricevendo. Fu una scelta politica quella che privò del loro status i rimanenti prigionieri, il 4 agosto, e fu ancora politica quella che impedì alle organizzazioni assistenziali civili di aiutare i prigionieri di guerra, i DEF e i civili in Germania.} Fino al 14 luglio, tutte le decisioni sull'assistenza ai prigionieri nei campi americani, vennero prese nel quartier generale dell'esercito degli Stati Uniti allo SHAEF e, quando, il 14 luglio,

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lo SHAEF fu sciolto, l'esercito degli Stati Uniti rimase sotto lo stesso comando cui era stato sottoposto fino ad allora. Eisenhower, che aveva tenuto due comandi, uno come Supreme Commander dello SHAEF e l'altro come Commanding Generai delle forze americane nel teatro europeo d'operazioni (USFET), aveva ora solo il comando americano. Egualmente il generale Smith, già capo di Stato Maggiore allo SHAEF e capo di Stato Maggiore di Eisenhower all'USFET, continuò soltanto nel secondo ruolo. C'era quindi continuità di comando nelle forze americane in Europa, anche dopo i cambiamenti del 14 luglio. Sia l'organizzazione dello SHAEF, sia il modo in cui Eisenhower la comandava, come più tardi l'USFET, rendono assai improbabile che qualche decisione importante potesse essere presa o che potesse essere attuata qualche scelta politica importante senza la conoscenza del comandante supremo. «Eisenhower e il suo stato maggiore sono tranquilli e fiduciosi e svolgono con efficienza superlativa un lavoro di incredibile ampiezza e complessità», diceva il generale George C. Marshall, che sapeva valutare l 'efficienza.4 Certamente poche cose sfuggivano alla sua attenzione o a quella del suoi subordinati che erano fedeli e efficienti. Eisenhower si prendeva cura di dettagli come l'organizzazione di danze per i soklati5 e quale marca d 'auto dovesse essere usata, da quali ufficiali c in quale area. 6 Leggeva tutti i telegrammi, se non li scriveva o abbozzava lui stesso. Quando rientrava in ufficio, leggeva, tra le prime cose, il registro dei messaggi in uscita e arrivo, che conteneva il testo dei messaggi, non solo gli appunti degli argomenti.7 Una volta finita la guerra, tutti gli Alleati decisero di trattenere i prigionieri e non solo per poche settimane. Niente costringeva nessun esercito o governo a tenere nei campi un gran numero di tedeschi, tra i quali molte donne e bambini. I francesi in particolare avrebbero potuto trattenerne un numero adeguato a quello che potevano usare utilmente. Risulta chiaro da tutto ciò ch e gli eserciti non erano affatto sommersi dai prigionieri. Senza dubbio i DEF morirono in gran numero soprattutto a causa della fame, ma furono la mancanza di assistenza sanitaria e il sovraffollamento che causarono il maggior numero di morti

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tra i DEF e i POW. Una perce ntuale relativamente piccola, circa

il 10 o il 15 per cento, morì per «esaurimento o deperimento», mentre un numero molto alto per malattie direttamente associate con le condizioni malsane e il congelamento, come polmonite, dissenteria, diarrea, malattie respiratorie e così via. Cosa può spiegare il rifiuto di fornire beni e servizi prontamente disponibili che avrebbero potuto evitare tutto ciò? Due o tre importanti decisioni politiche prese dagli Stati Maggiori Congiunti, come il trasferimento a<l altre nazioni, e l'abolizion e della protezione dell'ICRC togliendo alla Svizzera il ruolo di protccting power, non condannavano tuttavia i prigionieri a morte prematura. L'approvazione dello status DEF, sebbene fatta nella convinzione che i tedeschi probabilmente non potevano nutrire i prigionieri, comportava l'accettazione d'un alto rischio di fame, ma non <li morti in massa per congelamento, dissenteria o a seguito di sovraffollamento. Nessun messaggio varcò mai l'Atlantico ordinando all'esercito di eliminare masse di prigionieri. Le uccisioni in massa non possono essere state decisioni politiche del Dipartimento della Guerra o del governo, altrimenti sarebbero morti en masse anche i prigionieri tedeschi in Italia. I capi di SLaLu Maggiore americani prevedevano certamente che i prigionieri sarebbero stati deboli, ma non c'è prova che prevedessero niente di peggio, quando gli ufficiali sul posto in Europa comunicavano in molti messaggi che la situazione nei campi era «critica» e «molto seria». È difficile vedc.:re una ragione diversa in questi messaggi da quella che gli ufficiali avevano voluto documentare il fatto d 'aver avvertito i superiori del pericolo d 'un disastro. Difficilmente quegli avvertimenti possono essere stati sinceri, visto il fatto che i rifornimenti necessari erano tutti disponibili. Niente è stato ancora scoperto per dimostrare che il Dipartimento della Guerra o i capi di Stato Maggiore ordinavano all 'esercito di non usare per i prigionieri le scorte di rifornimenti disponibili. Infatti i Quartermaster Reports suggeriscono il contrario, perché, in realtà, i viveri mandati da Washington o «procurati» in Germania, venivano nascosti dall'esercito, andando a creare un surplus nei depositi. Forse l'esercito stava soltanto risparmiando viveri per dar da

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mangiare ai civili affamati in Europa? In questo caso, i prigionieri sarebbero stati rilasciati immediatamente, o sarebbero state distribuite loro le tende, assieme a<l acqua potabile e medicine, perché la mancanza di cibo è molto più pericolosa per uomini che sono esposti alle intemperie o fiaccati <la malattie. Un modo molto migliore di risparmiare k.: scorte di viveri dell'esercito sarebbe stato quello <li rilasciare rapidamente i prigionieri, ma al 1° gennaio 1946 soltanto dal 36 al 40 per cento del totale <lei prigionieri catturati dagli americani, ammontante a circa 5.900.000 nei tre teatri J'operazioni, risultava rilasciato.8 I rimanenti erano nei campi francesi, o morti, o in campi inglesi o ancora in mano agli americani. L'esperienza dei 291.000 prigionieri tedeschi in mano all'esercito degli Stati Uniti, comandato dal generale Mark W. Clark, in Italia, dimostrava che era possibile, nel 1945, per i comandanti americani in Europa tenere in vita i prigionieri senza «maltrattarli».9 Nessuno ha mai denunciato maltrattamenti di quei prigionieri che, pesati in un campo americano in Germania subito dopo il loro ritorno dall'Italia, non risultarono sottopeso, mentre quelli tenuti in Germania «erano tutti sotto peso».' 0 L'esperienza inglese e canadese dimostra che era possibile tenere in vita milioni di prigionieri in Germania, nel 1945. Non è stata mai citata alcuna atrocità in tempo di pace contro gli inglesi e i canadesi, fatta eccezione per la fame, a quanto pare non causata intenzionalmente, di circa 400 prigionieri, nel campo inglese di Overijsche, in Belgio, nel 1945-46. L'indice di mortalità dal 3,5 al 5 per cento tra i civili 11 nel la zona britannica, nel 1945-46, raffrontato al 30 per cento o più dei campi americani nello stesso periodo, dimostra che i prigionieri dei campi americani avrebbero avuto una sorte molto migliore, se rilasciati tra la popolazione civile. È chiaro che l'esercito in Germania era responsabile come è chiaro che non si trattò d'un incidente. Chi dunque era responsabile nell'esercito in Germania? li responsabile era Eisenhower. Solo l'esercito aveva il compito di imprigionare, mantenere, rilasciare e trasferire i soldati tedeschi. Le iniziali DE sul registro dei telegrammi allo SHAEF provano che egli conosceva dall'inizio la politica DEF e probabilmente l'aveva elaborata. 12

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Eisenhower usava spesso il suo potere per controllare le razioni , come vediamo nei suoi messaggi e ordini in prima persona, come quello del 16 maggio che dice: «In vista della critica situazione dei viveri in Germania, mi risulta necessario pren<lere tempestive azioni per fare fronte a condizioni d'emergenza». Chiedeva il permesso di distribuire viveri importati «in Germania» senza ulteriori autorizzazioni dai capi, «se, a mio giudizio, la situazione lo richiedesse». Non si trattava di viziare i tedeschi, ma di prevenire disordini per la fame in Germania che potevano «risolversi in condizioni pregiudizievoli alle operazioni militari». Il permesso fu accordato il 6 giugno.13 In seguito alle <lomande del presidente Truman sui profughi, Eisenhower dispose una sua inchiesta che gli permise <li dire a Truman: «Recentemente ho elevato a 2300 le calorie giornaliere per tutti i profughi negli appositi centri».'~ Il generale Littlejohn era davanti a un dilemma, quando scriveva la sua lettera del 27 a proposito di l.550.000 persone denutrite nei campi. Dicendo troppo, minacciava i suoi colleghi, mentre dicendo troppo poco avrebbe costretto la gente a morire di fame inutilmente. Forse voleva semplicemente proteggersi il fianco, o forse anche correggere la situazione; in ogni caso per Littlejohn la soluzione <lei problema viveri era semplice. Tutto quello che l'esercito doveva fare per avere maggiori quantità di viveri per gli affamati, era chiederle. Non c'era alcuno scopo di fa re una simile raccomandazione, se non era possibile ottenere viveri agli Stati Uniti. Che fosse cinico o since ro il suo memorandum sulla necessità <li nutrire gli affamati, Littlejohn voleva comunque lasciare l'impressione <li aver cercato sinceramente di fare qualcosa . Non avrebbe lasciato un'impressione del genere raccomandando una soluzione del problema che chiunque nell'esercito, nel governo e nella stampa sapeva che non avrebbe funzionato. Littlejohn non accenna mai a trovare il responsabile del disastro, ma si limita a criticare i dati dell'esercito perché «imprecisi». Nessun accenno a inchieste, responsabilità, disciplina o corte marziale. Certamente, se Littlejohn avesse sospettato che degli ufficiali subalterni avessero agito contro la volontà del Commanding Generale, danneggiando l'esercito e creando le

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condizioni per disordini civili derivanti da scarsità di viveri determinate dalle non necessarie requisizioni militari, egli avrebbe ordinato un'inchiesta. Non facendo niente, Litdejohn dimostra forse di non preoccuparsene, perché ne era già a conoscenza e, quindi, parzialmente responsabile lui stesso, o, forse, sapeva che chiunque fosse il responsabile era troppo in alto. In altre parole si trattava di Eisenhower. Tuttavia, l'esercito <legli Stati Uniti in Europa era ancora enorme, con molti compiti difficili, compresi alcuni per i quali non era mai stato designato, come dar da mangiare a grandi masse di civili. Era possibile che, in qualche modo, una cricca di ufficiali inventasse e portasse avanti un simile piano senza la conoscenza e l'autorizzazione di Eisenhower? Questa teoria non regge, fin dall'inizio, per vari motivi, in primo luogo perché Eisenhower conosceva certamente e probabilmente aveva elaborato la politica DEF in marzo. Nel suo messaggio ai CCS egli prevedeva esattamente che i tedeschi non sarebbero stati in grado di nutrire i DEF. E sapeva anche che i CCS avevano approvato la politica, anche se gli inglesi avevano avanzato gravi riserve. Se questa cricca esisteva, doveva comprendere Hughes che.: era così interessato alle razioni dei POW. Deve aver compreso molte persone, perché la lista di circolazione dei rapporti SHAEF-USFET che usava l'eufemismo «Altre perdite» per registrare i prigionieri morti ogni settimana mostra che tre generali, quattro colonnelli, tre maggiori, un capitano e nove capi dipartimento non nominati ricevevano regolarmente questa informazione incriminante. Inoltre, Smith, Littlejohn, Hughes, Barker e Crawford dovevano sapere tutti cosa stava succedendo. I generaii comandanti delle armate devono aver saputo, perché era dai loro comandi che le prime liste di Altre Perdite arrivavano allo SHAEF. Un minimo, perciò, di 23 ufficiali sapeva. Se avesse agito solo, o con questa cricca, Hughes avrebbe dovuto sapere che stava creando un terribile rischio per il suo amico e contro la sua volontà. L'avrebbe fatto soltanto per sua soddisfazione personale. Avrebbe tradito la fiducia che Eisenhower riponeva chiaramente in lui, una fiducia che Eisenhower continuò a mostrare a Hughes anche dopo che i campi erano

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stati descritti <la Jean Pierre Pradervand, «Le Figaro» e «Le Monde». La cricca doveva anche assicurarsi che gli ufficiali responsabili dei materiali <la campo non consegnassero tende dai loro grandi depositi.15 I genieri, che sapevano che c'era fi lo spinato a sufficienza, e legname, tubi per l'acqua, pompe e così via, Jovevano essere avvertiti di non consegnarli. Il corpo medico doveva essere convinto o ricevere l'ordine di non allestire sufficienti ospedali da campo. Qualcuno doveva assicurarsi che i prigionieri ammalati non raggiungessero quei letti vuoti. Qualcuno doveva impedire alla posta di partire e arrivare. Qualcun altro accertarsi che i viveri tedeschi non raggiungessero molti <lei campi, compresi i tre nel complesso di Dietersheim scoperto dal capitano Julien del Terzo d'Algeria, uno a Kripp, uno a Rheinberg e uno presso Gotha. Si dovevano tenere i giornalisti fuori <la tutti i campi. Si dovevano controllare e distruggere documenti, nel 1945 e, più tardi, a Washington. Qualcuno allo SHAEF, di nascosto a Eisenhower, doveva fare in modo che il Dipartimento della Guerra chiedesse al Dipartimento di Stato <li accertarsi che il Comitato Internazionale della Croce Rossa non visiLasse i campi. Qualcun altro coordinava tutto con gli inglesi, che mettevano a tacere le proteste del primo ministro canadese. Erano necessari «sforzi strenui» secondo Littlejohn, che in ottobre si congratulava con i subalterni per il buon lavoro fatto nel ridurre «il carico sulle risorse di viveri degli Stati Uniti, eliminando il più possibile le rese di razioni». 16 La teoria che, non Eisenhower, ma qualcun altro nell'esercito era responsabile, comporta anche che, dopo le rivelazioni di Pradervan<l, Eisenhower ordinò un'inchiesta che non scoprì la verità, ma pubblicò una serie di menzogne, che Eisenhower non sapeva fossero tali. Ancora inconsapevole di quello che stavano facendo i suoi subordinati, Eisenhower deve aver lasciato proseguire le cose come prima, perché risulta chiaro da molti rapporti che la fame e l'esposizione alle intemperie continuavano in molti campi in Germania. Eppure, nel suo libro Crusade in Europe, molto tempo dopo la guerra, Eisenhower scriveva: «A quel tempo [primavera del 1945] avevamo una organizzazione logistica e amministrativa capace di gestire un gran numero di

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prigionieri e questi interferirono solo raramente con le offensive e le manovre delle truppe». 17 E tutto ciò sarebbe dovuto acca<lere sotto il comando <li un uomo che il generale Douglas MacArthur aveva definito «il miglior ufficiale <lell 'esercito americano». Poiché i capi degli Stati Maggiori congiunti avevano approvato la decisione DEF il 26 aprile, non può esserci dubbio che Eisenhower credeva di eseguire <legli ordini di non dar <la mangiare ai prigionieri. 18 I CCS erano indubbiamente responsabili assieme a Eisenhower della politica DEF. Né vi può essere dubbio che Eisenhower abbia scritto quegli ordini <li sua iniziativa e quindi li abbia fatti eseguire per sette settimane prima di ricevere 1'approvazione. Eisenhower non era il solo a pensare che le razioni dei prigionieri si dovevano ridurre. Il 15 maggio, durante una riunione alla presenza di Churchill, il capo dello Stato Maggiore imperiale, Sir Alan Brooke, diceva: «Nelle presenti condizioni, sapendo dell'esistenza <l'una generale scarsità di viveri, potrebbe essere sbagliato dar da mangiare ai prigionieri tedeschi di guerra quanto ai soldati inglesi e americani. Se si voleva evitare una fame generale, era essen ziale che le raziun i <lei soldati nemici venissero ridotte a un puro min imo». Nella circostanza, egli notava che «il livello di nutrizione per i civili tedeschi sotto il Governo Militare Alleato era di 1550 calorie». 19 Ovviamente la differenza tra i campi inglesi-canadesi e quelli americani non derivava soltanto dal migliore nutrimento fornito nei campi inglesi-canadesi. È virtualmente certo, anche se non provato, che l'alta percentuale di sopravvivenza nei campi inglesi-canadesi era dovuta a fattori che non avevano niente a che fare con la scarsità mondiale di viveri. I prigionieri nei campi inglesi-americani avevano riparo, spazio, acqua potabile sufficiente, migliori cure mediche e così via. I prigionieri nei campi americani cercavano ancora di lanciare di nascosto, durante la notte, messaggi avvolti ai sassi chiedendo da mangiare, mentre quelli nei campi inglesi già ricevevano la posta regolarmente. L'esercito canadese permise ad almeno una unità tedesca di tenere tutto l 'equipaggiamento telefonico e perfino di continuare a usare una radio trasmittente. 20 Dopo 236


pochi mesi, i prigionieri dei campi inglesi e canadesi ricevevano visite. 2 1 In tutti questi dolorosi documenti, la sola cosa importante che manca è la prova di chi fosse il responsabile del divieto ai civili tedeschi di <livi<lere con i prigionieri le loro magre razioni. Abbiamo visto che i civili ne avevano il divieto e non è sorprendente che non troviamo un ordine al riguardo, visto il diffuso e persistente insabbiamento che continua ancor oggi. Tuttavia, i campi stessi forniscono le prove che l'ordine veniva dato <la 4ualcuno. La colpa di tutto ciò va principalmente a Eisenhower, assieme a Hughes e Smith. 22 Solo concedendo agli ufficiali subalterni <li ricevere ciò di cui avevano bisogno dai depositi, avrebbe consentito <li salvare molte vite. Permettendo la distribuzione <lei 13.500.000 pacchi viveri della Croce Rossa <lestinati ai prigionieri, si sarebbero tenuti in vita per molti mesi, forse più <l 'un anno, tutti quelli che morivano di fame. Un solo ordine di rilasciare tutti quelli non necessari come manodopera, avrebbe ridotto rapidamente la percentuale dei morti da oltre il 30 per cento all'anno a quella <lei civili del 3,5 per cento. Concedere il permesso alle organizzazioni assisten:.:iali di visitare i campi, avrebbe portato a una tempesta di proteste pubbliche contro le atroci condizioni, suscitando nello stesso tempo la volontà politica e operativa necessaria ad alleviarle. Si può difficilmente dubitare che sia stato 4uesto il motivo per cui non venne concesso il permesso. È assolutamente certo, dai documenti citati, che Eisenhower, aiutato da Smith e Hughes, svolse il ruolo principale, impedendo che tutto ciò avvenisse. Le condizioni mortali, come diceva Littlejohn, venivano create con «sforzi strenui». Il generale Littlejohn sapeva già in agosto, e probabilmente anche prima, cosa stava succedendo, ma fece poco per impedirlo. 11 generale Lee sembra abbia fatto tutto quello che poteva, allo scopo di conservare il suo posto. 11 generale Patton sembra aver fatto tutto quello che poteva per liberare i morenti, nonostante le difficoltà poste sulla sua stra<la. Morgenthau fece tutto quello che poté per punire i tedeschi. Hull, Somervell e Stimson, in diverse maniere, cercarono rimedi più costruttivi per il problema tedesco. Roosevelt, imperscrutabile perché tan237


to incostante, sembra non aver avuto una politica precisa alla fine dei suoi giorni, tranne quella di impedire a Morgenthau, Hull e Stimson di discutere inutilmente su un nemico sconfitto. Niente è emerso sinora dai documenti a indicare che Marshall e Truman fossero a conoscenza di tutto ciò. Entrambi erano tecnicamente responsabili, ma è probabile, anche se non provato, che nessuno <lei <lue sapesse cosa stava succedendo. Nel suo libro, Buisson si assume l'intera responsabilità dei campi francesi. Le sue affermazioni che i campi venivano condotti come meglio possibile in tempi difficili, dimostrano che la sua non era una ammissione di colpa. I documenti del ministro del Lavoro Simone del Ministère <les Affaires Etrangères hanno concorso a smascherarlo inavvertitamente, perché i burocrati dovevano basare il loro lavoro sui fatti conosciuti e non sui sogni <l'innocenza di Buisson. Sembra inoltre molto probabile che De Gaulle fosse a conoscenza <lei campi, prima che Pra<lervand gli scrivesse il 26 settembre 1945, non solo perché era il comandante dell'esercito, ma anche perché conosceva Pradervan<l e lo ricordava per l'aiuto datogli durante la guerra nei negoziati per il rilascio <li civili francesi da Ravensbruck. Come capo Jcl governo e comandante dell'esercito, De Gaulle deve aver discusso il problema con il suo capo di Stato Maggiore, il maresciallo Alphonse Juin , che era bene informato sulla pietosa situazione dei campi. De Gaulle, informato da Juin, rifiutò d'incontrare Pradervand; e, informato <la Juin, rilasciò, in ottobre, la sua dichiarazione pesantemente reticente alla stampa mondiale sulla situazione nei campi. Era la dichiarazione lodata dall'ambasciatore americano Caffery, per il suo riserbo verso gli Stati Uniti, non imprevedibile in un uomo che dipendeva completamente dagli americani per le migliaia di tonnellate di materiali bellici e viveri che arrivavano ogni giorno. Questo riserbo si trasferiva in una campagna per estendere il controllo sulla Francia turbolenta e recuperare tutta la gioire coloniale persa nel 1940. Questa e ra la missione di D e Gaulle. Il destino d'un milione, o circa, di prigionieri tedeschi era solo un piccolo particolare. Juin registrava tutti i rapporti dell'esercito sul la situazione, 238


nell'autunno <lei 1945, ma pochi ne restano a Vincennes. Non è sorprendente che tutti riferiscano che i campi stavano migliorando, che si stavano facendo grandi sforzi, eccetera. La maggior parte dei campi, nella ventina di distretti militari esistenti in Francia, restano non citati, in particolare l'«unico gran<le campo della morte» dei Vosgi, descritto dal colonnello Lauben. Juin non cercava, per principio, la vendetta sui tedeschi, secondo il generale George S. Patton. Pensava, come Churchill e Patton, che i tedeschi fossero utili. «È proprio una sfortuna», disse Alphonse a George durante una cena a Parigi, nell 'autunno del 1945, «che gli inglesi e gli americani abbiano distrutto il solo paese sano in Europa, e non intendo la Francia, tanto che la strada è ora aperta per l'avvento del comunismo russo.»23 La maggior parte dei prigionieri nei campi francesi, probabilmente tutti, avevano un tetto sulla testa, ma molti erano in cenci, nell'autunno del 1945, in conseguenza della loro esposizione alle intemperie nei campi americani. Alcuni ebbero un po' <li vestiario durante una piccola campagna organizzata da De Gaulle, in Germania, verso la fine del 1945. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ebbe il premesso di ispezionare sulu pochi campi, ma non tutti i 1600. Dai pochi ispczionati24 riferì che la fame e la malnutrizione proseguivano, mentre la Francia recuperava, fino al 1947. C'era cibo per gli uomini che morivano <li fame, ma veniva venduto per la maggior parte dagli ufficiali al mercato nero in Francia, con sorpresa e dispiacere degli uomini onesti come il sindaco di Bascons Raoul Laporterie, che rischiò la sua carriera criticando Dc Gaulle e ne pagò di persona le conseguenze. Perciò, in un certo senso, tutta la società francese era colpevole. Certamente la maggior parte dei francesi sapeva delle sofferenze nei campi e non fece nulla. La protesta sui giornali era niente in confronto alle torture nei campi. La resistenza a questa oscura atrocità non era assolutamente sufficiente a infiammare la coscienza della nazione che si compiaceva della propria mis-

sion civilisatrice. De Gaulle avrebbe potuto impedire molto facilmente tante morti , smettendo d 'aggiungere nuovi prigionieri a quelli che già stavano morendo di fame. Juin avrebbe potuto persuaderlo. 239


Buisson, in qualche modo, fu una vittima, insieme con i suoi prigionieri, d'una politica futile e perversa imposta dai superiori. E questi erano De Gaulle e Juin. Ad essi la gloria, a<l essi la vergogna. Le regole del Land Warfare, la Convenzione di Ginevra, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la generale correttezza dell'enorme maggioranza dei popoli americano e francese, l'onestà dei canadesi e degli inglesi, la stampa libera, tutti fallirono. Fallirono perché uomini che per noi erano degli eroi usarono segretamente il potere di morte su gente che era senza difesa nelle nostre mani. I loro ufficiali superiori non riuscirono a fermarli e non parlarono pubblicamente. I loro pari o subordinati non dissero niente. La stampa francese disse poco o mentì. La stampa americana non disse niente, o mentì. Inglesi e canadesi rimasero a guardare. I soli a parlare, quand'era il momento, furono Jean Pierre Pradervand, Jacques Fauvet e Victor Gollancz. Queste e poche altre persone, come l'abate Stock e il margravio di Baden, continuavano a credere agli ideali tanto cinicamente sfruttati dagli altri. Credendovi, conobbero il loro valore, come l'anonimo soldato inglese che aveva te::muto il lavoro d 'assistenza ai tedeschi, ma, una volta finito, diceva che: «Era la sola cosa veramente importante che avessi fatto nella mia vita». Compiendo le loro atroci vendette e nascondendole a tutti, i comandanti americani e francesi sprofondavano verso quel male che tutti avevamo pensato di combattere. Tra tutti gli uomini considerati di buona volontà e corretti principi, non c'era quasi nessuno per proteggere quelli nella cui carne morente stava la nostra mortale ipocrisia. Mentre celebravamo la vittoria della nostra virtù in pubblico, incominciavamo a perderla in segreto.

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EPILOGO

I sopravvissuti ai campi hanno smesso di soffrire fisicamente, ma vengono ancora torturati psicologicamente da coloro che negano che abbiano mai sofferto. Il risultato <lell'insabbiamento è che i loro compagni morti continuano a giacere in tombe non segnalate, a perenne accusa: Ci avete dimenticati. Circa 2000 sopravvissuti mi hanno scritto o telefonato, i miei e<litori e la stampa, quasi tutti per esprimere profondo sollievo perché la verità sulla loro sofferenza è stata finalmente pubblicata fuori dei confini della G ermania. I bambini che prima non credevano ciò che i loro padri raccontavano adesso sanno. Sapendo, comprendono meglio i loro padri, e noi. Le guardie nei campi francesi e americani si sono tolte un peso dalla coscienza. Quasi tutti i nuovi testimoni o i sopravvissuti che si sono fatti avanti hanno espresso accorati ringraziamenti perché la verità è venuta alla luce. Nessuno ha chiesto vendetta. La resistenza opposta alla prima edizione di questo libro è stata feroce. Il governo francese inviò due agenti segreti a Mont de Marsan a perseguitare il signor Raoul Laporterie, di novantatre anni d'età, Cavaliere <lella Legion d 'Onore, chiedendo di vedere i documenti segreti che mi aveva mostrato e che rivelavano l'esistenza dei campi di morte francesi. L'esercito degli Stati Uniti e il Dipartimento <li Stato hanno rilasciato comunicati stampa pieni di informazioni inesatte ignorando le pesanti

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prove sulle brutali condizioni di vita nei campi contenute nel Iibro. Un rappresentante del Pentagono, alla disperata ricerca di un modo per discolpare Eisenhower, ha cercato <li spostare parte della colpa su un altro generale americano, che in realtà si prese buona cura dei prigionieri. In Canada, Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito, gli accademici hanno censurato il libro con una ferocia inarrestabile di fronte a qualsiasi prova schiacciante. Uno <li questi accademici, un professore dell'Università e.li York a Toronto, disse alla rivista «Time» che «i dati di Bacque sono totalmente falsi». Il mio editore gli scrisse immediatamente chiedendogli quali fossero gli errori e di fornire le sue correzioni. Questo accadeva nel 1989, e non è ancora arrivata nessuna risposta. La maggior parte degli autori emersi dalla pubblica stroncatura sostengono di essere stati recensiti senza essere stati prima letti. È spesso vero. L'autore di una recensione su «Le Figaro» ha annunciato con orgoglio a un mio amico di essere stato in grado di censurare il mio libro sulla sola base della fascetta editoriale. «Perché non lo ha letto?» ha chiesto il mio amico. «Non ne ho avuto bisogno. Sapevo che non poteva essere vero», ha risposto il recensore. Nel maggio del 1990, lo scrittore francese Jean-Louis Cremieux-Brilhac scrisse una lettera a «Le Monde» per dire che il mio libro, Morts pour raisons diverses, era falso. Per il tramite <li un amico, ho ottenuto una copia della lettera prima della pubblicazione. Nella mia risposta ho citato c.locumenti dell'esercito francese e americano a dimostrazione del fatto che CremieuxBrilhac si stava c.lecisamente sbagliando. La mia lettera arrivò via fax tramite il mio amico a «Le Monde», insieme a un'annotazione per cui, se la lettera di Cremieux-Brilhac fosse stata pubblicata, la mia avrebbe dovuto essere sul fronte. Alla fine «Le Monde» non mandò in stampa nessuna delle due. Chi può spiegarlo? Si finisce per presumere che, letta la mia, CremieuxBrilhac abbia ritirato la sua da «Le Mene.le». Il mio editore francese mi ha riferito che, dopo di allora, nel giornalismo francese gira voce che anche solo accorgersi di Morts pour raisons diverses non è «bon pour la carrière», non giova alla carriera. La reazione è stata violenta perché il mio libro sembra at-

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raccare un mito cui tutti abbiamo partecipato per d cccn n i. CI 1 americani del nord e gli europei occidentali credono che una delle prove della nostra virtù sia il fatto che abbiamo ucciso il demonio di nome Hitler, vincendo su un'orribile tirannia che poi è riapparsa n ella figura del nostro ex alleato. Zio Joe Stalin, il nostro sorridente alleato contro il male, è diventato egli stesso il male. Le democrazie che avevano lottato per liberare il mondo da Hitler si unirono di nuovo contro il russo minaccioso, che, come adesso ammettevamo, usava la polizia segreta, enormi eserciti permanenti, campi di morte e una dittatura monopartitica per mantenere il suo impero del male. Gli immensi crimini da noi commessi contro i tedeschi dopo la guerra erano smaltati dell'ipocrisia <li chi si crede nel giusto. Il nostro senso della virtù veniva segretamente alimentato con l'odio. 11 che era un male più profondo dell'ipocrisia, perché la virtù non viene nutrita bensì indebolita dall'odio. Man mano che i comunisti iniziavano finalmente a liberarsi dalla loro stessa schiavitù negli ultimi anni, noi stessi ci siamo liberati maggiormente. La Cortina di Ferro è stata sollevata, il Muro di Berlino è caduto, sono state rivelate dolorose verità in Russia, Polonia e Cecoslovacchia. Nonché nell'Europa occidentale e nell'America del nord. Se la verità deve renderci liberi, allora dovremmo essere ben presto la generazione più libera. Chiunque controlli la stampa sostiene che sia libera. Coloro cui questa libertà è negata non hanno mezzi per negarla. Per tanti anni in Russia gli editori hanno sostenuto che la stampa fosse libera. Soltanto attraverso la stampa clandestina, la samiszdat, sapevamo che non lo era per tutti. E sarà sempre forzatamente così fintanto che la stampa sarà soltanto per alcune delle persone nella società al cui servizio teoricamente si pone. La vera libe rtà della stampa non è posseduta <la qualcuno. Non è divisibile. Non è negabile. Appartiene a tutti noi. Qual era la situazione in Germania dopo il 1945? All'inizio, la stampa era direttamente autorizzata e censurata dai vincitori. Dopo che gli alleati ebbero affermato un governo clientelare, giornalisti, scrittori, artisti e accademici, tutti appoggiarono «l'Occidente». La cosa fu espressa con un certo eufemismo da

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Willy Brandt al Bun<lestag, quando spiegò le ragioni per cui il governo si era assunto la responsabilità della cura, del finanziamento e della pubblicazione della serie di Erich Maschke sui prigionieri di guerra tedeschi in mano agli alleati. 1 Era l'insabbiamento di una grande ferocia scaltramente sfuggita a un'importante legislatura occidentale, e non si era affacciata la benché minima protesta da parte dei cigni senza ali dell'accademia. Di conseguenza, questa stampa clientelare aveva fatto en1,~rgere una piccola, semi-clandestina samiszdat (che alla lettera significa «autopubblicata»). Decine di libri e opuscoli pubblicati in piccole edizioni da editori locali descrivevano la sofferenza individuale dei sopravvissuti Jcl tale o talaltro campo. 2 I tedeschi clienti, posti al controllo dei potenti media nazionali, condannavano la samiszdat in quanto irresponsabile o ispirata al nazismo. Perciò tutto questo rimase ignoto in occidente. Solo se un temerario scrittore a ovest del Reno prendeva l'iniziativa veniva pubblicato qualcosa di veritiero, e perciò rivoluzionario in questo contesto. Per esempio i libri dello studioso americano Alfred De Zayas, che vendette centinaia di migliaia di copie in Germania, perché raccontava verità che i tedeschi non avevano ancora visto sulla carta sLampaLa. Qucsti libri, Nemesù al Potsdam e The Wehrmacht War Crimes Bureau, 3 descrivevano deportazioni, furti, omicidi, atrocità che condussero a milioni di morti, commesse dagli alleati nei confronti di milioni <li tedeschi, principalmente donne e bambini, in tempo di pace. Respinti circa ottanta volte negli Stati Uniti nell'arco di dieci anni, ma infine pubblicati negli Stati Uniti, in Canada e in Inghilterra, questi libri vennero ignorati nelle recensioni di tutti i principali media e accademici di lingua inglese, che tuttavia avevano un sacco di spazio o <li tempo per tornare a esporre, centinaia di volte, i crimini dei tedeschi già catturati e puniti. Fintanto che la Germania apparteneva all'occidente, la stampa tedesca non era libera; fintanto che i tedeschi erano liberi, non appartenevano ali 'Occidente. Ma non era soltanto in Germania che la stampa deludeva, o restava delusa. L'esercito degli Stati Uniti ha mantenuto la sua propaganda saldamente seppure furtivamente dal 1945. Gli au-

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tori di vari libri di storia hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per minimizzare i danni alla reputazione dell'esercito degli Stati Uniti modellata dalle politiche di Eisenhower. Ciò viene accennato timidamente dall'autore di un articolo di medicina preventiva per prigionieri <li guerra, apparso nella storia ufficiale della Seconda guerra mondiale dell'esercito degli Stati Uniti.4 L'autore, il generale di b rigata Stanhope Bayne-Jones, descrive le difficoltà che aveva affrontato nel tentare di ottenere statistiche accurate sul numero di prigionieri di guerra trattenuti dall'esercito. Sostenendo di aver fallito miseramente (sebbene io stesso ho trovato la cifra fondamentale nella sua ricerca iniziale del 1986), giunse alla conclusione che non era possibile ottenere quella cifra: «Sebbene l'autore abbia trascorso molto tempo a esaminare diversi rapporti nel tentativo di armonizzare [. ..] discrepanze, e sebbene parecchie spiegazioni siano state fornite personalmente da ex capi della polizia militare, non è stato in grado di scoprire tutti i motivi delle disparità. È giunto alla conclusione che cifre corrette non esistono e che non è possibile effettuare adattamenti in base ai resoconti Jisponibili.» Il suo tentativo di discolpare l'esercito dall'insabbiamento <la lui appena delineato, pur evitando egli stesso di aggrovigliarsi, è un capolavoro di stupidaggini storiche: «Conclusi, inoltre, che per gli scopi di questo capitolo, le grandezze, reali e confermate da tutti i testimoni oculari, sono tutto ciò che conta. Poco si guadagnerebbe per la comprensione dei problemi medici e igienici <li tali moltitudini di prigionieri di guerra con un'opera di miglioramento Jelle statistiche fino al punto dell'accuratezza numerica.» Questo è il genere Jj enorme sciocchezza costantemente utilizzata <lagli apologeti fino a oggi. Quando gli fu chiesta la fonte della sua cifra <li «circa 50.000 morti Jj fame», l'apologeta dell'esercito Stephen Ambrose perfezionò l'idea che l'«accuratezza numerica» non è importante. Ci dice che la sua fonte 245


è un'ipotesi.5 Nessun voltafaccia così tendenzioso esiste negli scritti suoi e Ji altri storici rispetto al grande numero di soldati statunitensi impiegati nel teatro di guerra; l'accuratezza viene cercata e trovata tra milioni di masse in movimento di DP e prigionieri di guerra alleati reimpatriati all'epoca, molto più difficili da rintracciare perché molti di loro si limitarono a tornare liberamente a casa sulle proprie gambe. La spiegazione dell'incapacità di Bayne-Jones Ji credere nell'«accuratezza numerica», per quanto avesse riportato tassi di accettazioni ospedaliere fino alla seconda cifra decimale, viene confusamente accennata nella sua conclusione: «Sebbene la data finale della storia ufficiale del Dipartimento Sanitario dell'esercito statunitense nella Seconda guerra mondiale sia il 31 dicembre 1945, l'autore di questo capitolo ha la sensazione che sarebbe meglio terminarla intorno al 30 giugno 1945 dopo l'introduzione dei resoconti di alcuni episodi necessari a completare brani di un resoconto in corso. In effetti, dopo il VE-Day, il giorno Jclla vittoria in Europa, 1'8 maggio 1945, tecnicamente parlando non c'erano più prigionieri di guerra tedeschi ud Lealro Jel conflitto europeo. I resti dell'esercito tedesco vennero classificati come personale militare arresosi o forze nemiche disarmate (non senza distorcere le disposizioni della Convenzione di Ginevra). Nonostante queste persone siano state scarcerate e disperse quanto più rapidamente possibile, fu necessario un anno o più per completare il processo, durante il quale tanto dello squallore all'interno dei recinti, precedentemente descritto, venne ripetuto. Un altro volume [...] sarebbe necessario per registrare gli eventi nell 'immediato dopoguerra relativamente agli ex prigionieri di guerra.» Bene, bene. L'accuratezza, che sia numerica, storica, storiconumerica o numerico-storica, è adesso così trascurabile che i sei mesi durante i quali le condizioni Ji vita erano al loro minimo, i decessi al loro massimo e l 'argomentazione di Bayne-Jones la cosa più importante possono essere gettati alle ortiche senza alcuna ragione. Se non fosse per il fatto che fa sentire meglio Bayne-Jones.

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Il generale di brigata congeda con disinvoltura la trasgressione alleata alla Convenzione di Ginevra. Dice che la Convenzione è stata «distorta», senza rivelare che era stata unilateralmente censurata sia dai britannici che dagli americani per le proteste del Canada. E poi, nel 1991, gli americani e i loro alleati chiedevano opportunamente che la Convenzione <li Ginevra venisse applicata ai loro prigionieri in mani irachene. L'equità è soltanto un mito se la Convenzione che lo racchiude viene trascurata ogni volta che conviene farlo. Bayne-Jones ammette che una delle cause del disastro nei campi era il fatto che i prigionieri venivano privati delle loro attrezzature mensa di modo che il cibo non poteva essere cucinato o distribuito adeguatamente. «È tuttavia palese che la mancanza di queste attrezzature e agevolazioni veniva frequentemente causata dal fatto che gli approvvigionamenti statunitensi non potevano rifornirli nelle quantità necessarie. Quali che fossero le ragioni, numerosi resoconti e fotografi.e attestano queste privazioni.» Poi racconta un aneddoto su due generali statunitensi che avevano fatto del loro meglio per gestire le masse di prigionieri di guerra in arrivo nell'aprile del 1945. Un generale dice che una proposta di resa tedesca dovrebbe essere accettata solo se i tedeschi possono portare con sé le «proprie cucine e prendersi cura <li [se stessi]». Citare la cosa altro non è che una supplica bigotta in favore dell'esercito, come possiamo vedere <lai fotto che Bayne-Jones non rivela informazioni che è facilissimo scoprire: che l'esercito statunitense si impadronì e trattenne, ma mai distribuì, vaste quantità di attrezzature mensa per cucinare. Sotto la classificazione «attrezzature mensa tedesche» alla fine di agosto del 1945 nei magazzini dell'esercito statunitense c'erano ancora 778.000 articoli, più 2.106.000 articoli di attrezzature per le pulizie, 99.000 set da mensa personali, quasi sei milioni di articoli da toeletta e 227.000 articoli <li equipaggiamenti <la caserma. Questa sorta di lrompe-l'oeil sta ancora continuando. Nel 1987 il colonnello Philip Lauben mi disse <li non dare il suo indirizzo a nessun giornalista perché «quando questo libro uscirà, scoppierà un puttanaio». Eppure la British Broadcasting Corporation riuscì a procurarsi il suo indirizzo - non da me - e 247


la sua autorizzazione a lasciarsi intervistare, dopo che Lauben aveva ricevuto istruzioni per l'intervista da un rappresentante del Pentagono. In questo incontro, Lauben fu messo in guardia sul fatto che non aveva compreso le sue stesse esperienze. Il rappresentante del Pentagono gli spiegò tutto di nuovo. In seguito la BBC sarebbe finita a condurre un' intervista in cui lui negò tutto. Secondo il professor Ambrose, il produttore della BBC sostenne successivamente che Bacque aveva intimidito Lauben perché dicesse cose che non intendeva dire. Neanche Lauben in persona disse una cosa del genere. È cosa bizzarra che nel 1990 un rappresentante del Pentagono che non era stato sullo scenario di guerra nel 1945 fosse in grado di spiegare a Laubcn le sue stesse esperienze. Lauben era capo del ramo della SHAEF per gli Affari Tedeschi. Era l'ufficiale incaricato del rimpatrio e del trasferimento che dava una mano per la preparazione dei moduli in cui era utilizzata l'espressione «Altre Perdite». Era andato in Norvegia a organizzare il ritorno di centinaia di migliaia di tedeschi. Aveva scritto dettagliati memoriali dimostrando con intelligenza che i francesi stavano tentando il «furto» cercando prigionieri cui non :ivevano diritto. Era stato incaricato da Eisenhower a presiedere un delicato incontro con i francesi nel momento in cui la Croce Rossa e la stampa francese stavano minacciando di raccontare il disastro dei campi.<, Lauben aveva lavorato regolarmente con i documenti settimanali su PW/ DEF, e quando ne discusse con me durante la nostra intervista del 1987, disse che «Altre Perdite» significava morti e fughe. Non fui io a suggerirglielo. Non fui io a «spiegarglielo». Fu lui a offrire volontariamente queste informazioni con la sua conoscenza diretta.7 Ovviamente è comico pensare che uno strano scrittore straniero possa entrare nel soggiorno di Lauben e rargli mostrare prove contro la sua volontà in presenza di sua moglie per la pubblicazione in un libro che dimostra che lui e il suo esercito hanno commesso un'enorme atrocità che non si era mai verificata. Ci sono altri elementi da considerare. Lauben mi diede il permesso di registrare l 'intervista e, per sicurezza , mi ripeté una seconda volta che «Altre Perdite» significava decessi e fu248


ghe. Diverse settimane dopo, nella sua casa e lontano dalla mia presenza, firmò una trascrizione di questa affermazione e me la inviò. Oltre un mese più tardi, e sapendo che il colonnello Ernest F. Fisher era stato uno storico dell'esercito, Lauben disse a Fisher che «A ltre Perdite» significava decessi e fughe. Lauben offrì il commento secondo cui «i Vosgi non erano altro che un immenso campo di morte». Mi scrisse una lettera augurandomi tanta fortuna con il mio libro. Lauben era stato intimidito sia da me che dal colonnello Fisher? Lauben disse all'ingenuo intervistatore della BBC che il rappresentante del Pentagono gli aveva «spiegato» che l'espressione «Altre Perdite» significava principalmente trasferimenti ad «altri comandi dell 'esercito statunitense» e perciò non poteva significare molti decessi. Quest'idea si basava sul fatto che sotto l'intestazione «Altre Perdite» per il rapporto su PW-DEF del 4 agosto 1945, 132.262 uomini vennero indicati come «restituiti» alle Forze statunitensi in Austria. «Avevo commesso un errore», disse Lauben. Nel suo Rapporto Mensile del Governatore, Eisenhower dice anche che questi 132.262 prigionieri DEF indicati sotto «AlLre Perdile» erano slali <la lungo tc.:mpo trasferiti dalla Germania all'Austria. Tuttavia, il delegato politico statunitense in Austria, il generale Mark Clark, aveva promulgato un rapporto nel novembre del 1945 in cui indicava il numero dei DEF entrati in Austria nell'agosto del 1945.8 Il numero <li DEF trasferiti <lalla Germania all'Austria nell 'agosto del 1945 ammontava a 17.953. Eisenhower dice che erano stati trasferiti; Clark dice che la maggior parte <li loro non era mai arrivata in Austria. Centoquattordicimila uomini non si trovavano più in Germania, non erano arrivati in Austria e non potevano essere fuggiti tutti. Esiste un solo modo per lasciare un posto e non arrivare mai da nessun'altra parte, ed è morire. Non esiste altra possibilità. Perciò <la Eisenhower e da Clark ricaviamo la prova che persino la speciale categoria di trasferimento indicata da «Altre Perdite» nascondeva un'enorme percentuale <li <lecessi. In questo caso, era deceduto 1'87 per cento dei «trasferiti».9 Lauben era stato persuaso a cambiare i<lea attraverso false informazioni <lifficili <la <listinguere da una bugia. La spiegazio-

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ne originale fornita da Lauben per cui «Altre Perdite» significava decessi e fughe è adesso confermata dalla smentita di Clark rispetto al «trasferimento» di Eisenhower. È vero anche che, a parte Eisenhower, non esisteva altro comando dell'esercito statunitense nel teatro delle operazioni europeo responsabile dei prigionieri. Il generale Eisenhower era comandante dell'esercito degli Stati Uniti nell'intero teatro di guerra europeo incluse le forze in Austria. I prigionieri trasferiti in Austria erano ancora sotto il suo comando. Il generale Clark era subordinato a Eisenhower in tutte le questioni che riguardavano il controllo dell'esercito, inclusi gli approvvigionamenti, che erano stati assegnati a Eisenhower dal JCS (i l collegio dei capi di Stato Maggiore) nel giugno Jcl 1945. 10 Se l'esercito aveva ragione nella sua «spiegazione» a Lauben nel 1990, allora i rapporti settimanali per quei 132.262 uomini avrebbero dovuto essere stati emessi da Clark. Ma non esistono rapporti settimanali su PW/ DEF separati su un qualsiasi prigioniero in Austria. Sono semplicemente scomparsi.Il Non che un trasferimento avrebbe fatto tanta differem:a per questi uomini. I campi austriaci erano di per sé talmente spaventosi che nel settembre Jel 1945 una speciale indagine sulle condizioni di inedia sul posto venne condotta sotto il comando del tenente colonnello Herbert Pollack, che trovò gravi problemi di malnutrizione tra molti prigionieri.12 Se la «spiegazione» data a Lauben nel 1990 è corretta, i cam pi in Austria rientravano sotto il comanJo unico del generale Clark, che arrivò sul posto per assumere il comando il 12 agosto, dopo una breve visita preliminare in luglio. La storia dell'esercito presuppone che ciò che Clark trovò al suo arrivo in Austria furono prigionieri in campi abbastanza ben gestiti senza un tasso di mortalità eccessivamente alto. La storia dell'esercito intende dire che Clark ordinò immediatamente che venisse imposto il sovraffollamento e l'inedia in quei campi, un tempo ben gestiti sotto Eisenhower. Ciò deve essere accaduto in conseguenza di un totale cambiamento di carattere in Clark, dato che quando si trovava in Italia aveva trattato le sue centinaia d i migliaia di prigionieri così bene che quando erano stati sottoposti a esame al momento del rilascio erano tutti normopeso.

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In realtà, la verità su Clark è radicalmente diversa dalla storia fornita dal Pentagono. Quando Clark arrivò in Austria,13 rimase inorridito dalle condizioni Ji vita che vi trovò. Prese l'insolita iniziativa di tenere un memo «per fascicolo». Forse per discolparsi di fronte alla Storia, senza mettere in imbarazzo il suo ufficiale in comando, il generale Eisenhower. Clark scrisse: «Quando sono arrivato per la prima volta in Austria dall'Italia, il generale Keyes mi parlò delle deplorevoli condizioni di vita esistenti all'Ebensee Camp, dovute per lo più al sovraffollamento e alla mancanza di una corretta alimentazione. Mi disse che stava prendendo provvedimenti [...] Io [...J mandai a chiamare il colonnello Lloyd, mio Ispettore Generale, e gli dissi Ji effettuare un'ispezione in quel campo. In seguito è entrato il generale Hume con un dettagliato rapporto che mostrava la situazione critica lì presente. Immediatamente ordinai il rilascio dei prigionieri in eccedenza e feci aumentare il valore calorico delle razioni fino a 2800 calorie circa. Non sono sicuro di avere l'autorità per fa rlo, ma lo farò comunque perché bisogna intraprendere qualche azione immediata. Ciò che mi stupisce è il fatto di non ricevere informazioni su questo campo <lai miei ufficiali.»14 È chiaro che gli ufficiali subalterni di Clark tacquero inizialmente sugli orrori di Ebensee 15 perché ritenevano, come Clark, che il campo fosse ancora responsabilità Ji Eisenhower, come lo era stato fino ad allora. Ed è proprio perché il controllo e l'approvvigionamento di questi campi spettavano a Eisenhower che Clark scrisse: «Non sono sicuro di avere l'autorità» di occuparmi del razionamento al campo. Non menziona alcun problema nel trovare lo spazio extra, il riparo o il cibo necessari. Tutto ciò avrebbe potuto essere fatto mesi prima, sia in quel campo che negli altri 200 campi in Germania. 16 I prigionieri che erano stati rilasciati in buone condizioni da Clark quando era comandante in Italia ven nero nuovamente imprigionati dagli ufficiali sotto il comando di Eisenhower e mandati ai lavori forzati in Francia. A tutti i mille uomini della

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spedizione <li prigionieri dall'Italia alla Baviera, tra cui Werner Waldemar, caporale di un'unità della Croce Rossa, fu <letto in Italia che sarebbero stati rilasciati al loro a• rivo al campo in Baviera. Tutti ricevettero i documenti per la scaru:razione. Tutti erano in buona salute. Ma soltanto 1'8 per cento - i più anziani, i più giovani e i disabili - venne effettivamente rilasciato. Il 92 per cento dei prigionieri venne messo sui treni e mandato ai lavori forzati in Francia. 17 Ancora una volta, la Convenzione <li Ginevra era stata tradita, Jal momento che vietava esplicitamente i lavori forzati. Ciò avvenne probabilmente perché gli ufficiali di Eisenhower non riuscivano più a trovare nei propri campi prigionieri adatti a soddisfare i requisiti minimi per il lavoro in schiavitù in Francia. Il presunto trasferimento austriaco è segnato <la un'annotazione in calce per distinguerlo dal resto delle cifre nella colon na. Lungi dal contraddire ciò che il colonnello Lauben mi ha detto inizialmen te, questa nota a piè di pagina in realtà conferma le sue parole. I pochi effettivamente trasferiti sono annotati in calce, perché sappiamo che i contabili dell 'esercito distinguevano chiaramente tra trasferiti e altri destini sotto «Altre Pe rdite». 18 Perciò, nelle colonne «Altre Perdite», tutte le cifre non indicate come trasferimenti devono essere state qualcos'altro. E stando al Lauben del 1987, non rieducato da u n rappresentante del Pentagono, quel qualcos'altro era la morte. 19 Un'altra prova della correttezza dell'iniziale interpretazione data da Lauben sta nel fatto che i decessi tra i DEF non sono indicati se non sotto la classificazione «Altre Perdite». 20 La versione riveduta di Lauben comporta un nuovo totale d i decessi, fornito dall'esercito e <la Ambrose: 1 per cento. La stima di decessi all'l per cento produce un enigma: come può essere che non compaia un numero di morti tra i 50.000 e i 60.000 mentre compaiono trasfe rimenti ammontanti solo a un paio di centinaia? E perché tutte le altre categorie di perdite per il sistema mostrano totali continui e la categoria Jellc «Altre Perdite» invece no? La «spiegazione» fornita dall'esercito degli Stati Uniti è scorretta, indimostrata e non credibile. Tenta <li spostare la colpa su un coraggioso ufficiale. È spregevole.

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Una delle difese proposte dagli apologisti <li Stati Uniti e Francia sostiene che gli uomini in alto non sapevano cosa stesse accadendo nei campi perché erano troppo impegnati a costitui re il governo militare in Germania o a rischierare i soldati. Tale affermazione racchiude in se stessa la prova della sua insensatezza. Era loro dovere sapere, e allo stesso Clark, che non era nemmeno responsabile, fu detto nel giro di poche settimane di assumere il comando in Austria. In ogni caso, Eisenhower sapeva e non fece nulla. Lo sappiamo attraverso il promemoria di un colloquio tra un interrogante dell'esercito statunitense e il dottor Konrad Adenauer, in seguito divenuto cancelliere della Germania. 21 Tale documento, ritrovato alcuni mesi dopo la prima pubblicazione di Gli altri lager, riporta una conversazione condotta nel giugno del 1945 <lall 'esercito degli Stati Uniti con il dottor Adenauer, che deplorava i campi <li morte statunitensi lungo il Reno con termini molto forti. Disse: «Alcuni PW tedeschi vengono trattenuti in campi con modalità contrarie a qualsiasi principio umanitario e palesemente contrarie alla Convenzione dell'Aja [e di Ginevra]. Lungo tutto il Reno, da Rcrnagen-Sinzig a Ludwigshafcn, i prigionieri tedeschi sono stati rinchiusi per settimane senza alcuna protezione dalle intemperie, senza acqua potabile, senza cure mediche e con solo poche fette <li pane da mangiare. Non potevano neanche distendersi sulla [nuda] terra. Erano molte centinaia <li migliaia. Dicono che la cosa valga anche per l'interno della Germania. Queste persone morirono a migliaia. Stavano in piedi giorno e notte nel fango con l'acqua alle caviglie! Le condizioni di vita sono migliorate durante le ultimissime settimane. Ovviamente una delle cause di questa situazione è l'enorme numero di prigionieri, ma va notato che, per quanto ne so, ci sono volute moltissime settimane per migliorare almeno le condizioni peggiori. Ciò indebolì fortemente l'effetto sui tedeschi della pubblicazione dei fatti sui campi di concentramento. Naturalmente non si verificavano vere e proprie crudeltà nei campi per PW (sic), ma la gente comune dice: "Chiunque tratti i PW in questo modo non è molto migliore <lei nazisti". So che nell'inverno <lei 1941-1942 i prigionieri russi erano stati trattati malissimo dai 253


tedeschi e avremmo dovuto vergognarcene, ma ho la sensazione che non d ovreste fare la stessa cosa. Anche i prigionieri tedeschi nei camp i mangiavano erba e foglie staccate dagli alberi perché avevano fame esattamente come è sfortunatamente accaduto ai russi [. ..] Vi prego di permettermi di asserire in tutta franchezza che nelle questioni molto importanti [...] gli alleati hanno usato gli stessi metodi che, sfortunatamente, usavano i tedeschi. È vero che nell'utilizzo di tali metodi non si sono spinti fino agli stessi estremi, ma i metodi sono gli stessi.» La straordinaria descrizione degli uomini «in piedi giorno e notte nel fango con l'acqua alle caviglie» mentre morivano a migli aia corrisponde perfettamente alle descrizioni date dai sopravvissuti e e.la tanti testimoni american i, inclusi i colonnelli Beasley e Mason, che descrissero più o meno con le stesse parole la loro esperienza in un campo sul Reno ad aprile. 22 La lista di distribuzione di questo memoriale include l'ambasciatore Robert Murphy, principale consigliere politico del generale Eisenhower. Questo era esattamente il genere d i in formazione che Murphy avrebbe raccolto e passato a Eisenhower: e non è un rischio scommettere che lo fece. Insieme all'esperieuza di Clark e alle prove fornite in precedenza in questo libro, tale documento dovrebbe porre fine alla speculazione sull'eventualità che Eisenhower sapesse o meno. Malauguratamente, né Murphy ne l suo libro Un diplomatico in prima linea (ed. it.: Mondadori , Milano, 1967, traduzione di Bruno Oddera) né Ac.lenauer ne i suoi anni di servizio resero mai pubblica tutta la verità. 23 Lo stesso generale, poche settimane dopo che Adenauer aveva denunciato le sue politiche, presentò un rapporto al collegio dei capi e.li Stato Maggiore per riassumere il destino dei pri gionieri.24 Al .31 luglio lo status dei PW e e.Id personale DEf nell'Area statu nitense si presentava come segue: «Scarcerati .......... 2.046.575. Trasferiti .............. 922.566. Disponibili .......... 1.80.3.696.»

TI generale non evidenzia il fatto che il totale di cui rendeva 254


conto ammontava a 4.772.837. Sottratto dal totale di 5.224.310 <li prigionieri catturati dalle forze statunitensi al comando SHAEF dato al 10 giugno 1945 dai suoi stessi ufficiali, restano esclusi 451.473 uomini, donne e bambini. Pe r questo periodo nei campi statunitensi il numero totale di decessi stimati in questo libro, pubblicato un anno prima Jella scoperta di questo documento, ammontava a 472.366.25 A meno che questa «Lacuna Eisenhower» di quasi mezzo milione di persone non sia giustificata dalla morte, non ha altra spiegazione ragionevole. Scarcerazioni e trasferimenti sono già stati dati. L'unico destino concepibile per questo numero enorme <li dispersi è la morte. Il totale di prigionieri più affidabile che abbiamo-i 5.224.310 prigionieri riferiti a Eisenhower 1'11 giugno 1945 - era basso di molte centinaia di migliaia, se possiamo dare credito a un confuso e sospetto memoriale inviato al Dipartimento di Stato dal Dipartimento <li Guerra in due parti, datate 1946 e 1949. Questo memoriale, che riassumeva la situazione dei prigionieri, fornisce analisi che mostrano che gli Stati Uniti catturarono forse 7.200.000 o forse 5.539.862 prig ionieri. Se una delle due cifre è corretta, i prigionieri Dispersi/ Non Calcolati in diverse date sarebbero <li gran lunga più numerosi di quelli dati in questo libro, che nasce Jalla cifra di base di 5.224.310 prigionieri. L'analisi delle cifre del Dipartimento per la Guerra al 15 dicembre 1946 diceva che 3.054.667 persone erano state rilasciate senza documenti «perché non avevano uno status militare riconosciuto; 2.397.588 erano state o t rasferite in altre zone per essere scarcerate o erano al momento distaccate in altri paesi, 15.285 erano morte per ferite o altre cause durante la prigionia di guerra; e 72.322 erano detenute dalle autorità militari statunitensi». 26 La cifra di 15.285 decessi implora un riesame. È l'unica cifra generale mai scoperta fornita dagli americani. Prendendola così com'è, cioè come l'ammontare <lei decessi al 15 dicembre 1946 tra tutti i prigionieri catturati dagli americani in Europa e nel teatro di guerra del Mediterraneo, significa che il tasso <li mortalità era del 5 per cento annuo, inclusi i morti per ferimento. 27 Questo è al <li sotto del tasso di mortalità di civili in Europa nel 1945, e soltanto dell'l per cento superiore al tasso di mortalità

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tra i soldati statunitensi al campo base. Il che è incredibile, come l'affermazione che l'esercito rilasciò oltre .3.000.000 di prigionieri senza documenti, contrariamente ai suoi stessi ordini. Come vedremo nell'Appendice 11, gli ufficiali subalterni dell'esercito non disprezzarono il rispetto degli ordini per .3.000.000 di volte tra il 1945 e il 1946. Per quanto non possa essere considerato affidabile in ogni suo dettaglio, questo memoriale del Dipartimento di Stato delinea una raccapricciante verità: molte persone sono state detenute nonostante non avessero «uno status militare riconosciuto». Sappiamo grazie ad altre prove che l'esercito radunò in questi campi centinaia di migliaia di civili, inclusi donne e bambini che non avevano mai combattuto. Molti detenuti erano uomini anziani della Volkssturm, la Milizia Popolare, stando a uno degli ufficiali statunitensi che condusse la sua unità verso Chemnitz nella primavera del 1945: «Non incontrammo molti soldati tedeschi. Quando ci sparavano addosso, spesso si trattava della "guardia nazionale" [Volkssturm] formata da uomini molto anziani che rinunciavano dopo aver sparato pochi colpi ritardatori [...] ne catturammo molti[. . .] non abbiamo mai saputo cosa ne sia stato di loro. Ci siamo limitati a continuare il nostro cammino». 28 ln molti campi statunitensi esistevano settori riservati alle donne, molte delle quali accompagnate da bambini piccoli. Ad Attichy, la cosiddetta «gabbia dei bambini» ne conteneva 10.000 alla volta, mandati lì su camion e treni in durissime condizioni. Un ufficiale anziano dell 'esercito che comandava un campo statunitense in Francia, il tenente colonnello H enry W. Allard del Corpo della Polizia Militare, scrisse un rapporto, scoperto di recente, sulle condizioni di vita tra i prigionieri di guerra nei campi statunitensi in Francia dalla fine del 1944 al maggio del 1945. 29 Questi uomini furono prigionieri al tempo in cui le condizioni di vita nei campi statunitensi in Europa erano al loro meglio. Stando ad Allard, gli unici rifornimenti dell'esercito inviati a questi campi erano razio ni di cibo. Qualunque altra cosa - medicinali, vestiti, carburante, set da mensa, forni da cucina - era negata. Le condizioni di vita in questi campi erano talmente pessime che Allard, che si trovava a Thorée les Pins, era inorridito: 256


«Dal mese di ottobre del 1944 al giugno del 1945, lottarono per essere all'altezza <lei problema quoti<liano <li gestire i PW con un numero insufficiente di uomini e ufficiali, ma anche contro il fatto che, a parte limitati rifornimenti <li cibo, non c'erano altri approvvigionamenti per i PW. Gli standard dei campi per PW nella Com Z in Europa risultano solo di poco migliori, se non alla pari, <lelle con<lizioni di vita nei campi per PW giapponesi di cui ci parlano i nostri uomini, e sfavorevolmente rispetto a quelli dei tedeschi. Quanto alle condizioni di lavoro e al trattamento, i nostri campi facevano un ulteriore sforzo per trattare i prigionieri come esseri umani al meglio delle proprie capacità.» Come sempre, il problema era la carenza di rifornimenti, una politica imposta dall'alto, per la quale i ranghi inferiori non potevano fare nulla. Dopo la guerra, ovviamente, le condizioni di vita peggiorarono moltissimo. Martin Brech,30 una guardia americana che si trovava ad Andernach durante la primavera Jel 1945, <lisse che i 50.000 o 60.000 uomini presenti stavano morendo di fame, vivevano senza alcun riparo in buche nel terreno, cercando di nutrirsi di erba. Quando passò loro un po' di cibo di nascosto attraverso il filo spinato, venne fermato da un ufficiale che, ricorda, disse: «Non dargli da mangiare, la nostra politica prevede che questi uomini non vengano nutriti». In seguito, Brech portò loro altro cibo, venne sorpreso e si sentì dire dallo stesso ufficiale: «Se lo fai di nuovo, ti spariamo». Per «sport», alcune guardie aprirono i cancelli in modo che i prigionieri impazziti per la sete si precipitassero fino al Reno per bere. Vennero colpiti da raffiche <li mitra mentre correvano. Brech vi<le corpi uscire <lal campo «a camionate», ma non gli fu mai detto quanti fossero, o dove venissero sepolti né come. Andernach era nel Settore Avanzato dell'esercito, le cui condizioni di vita sono state descritte dalla Storia Medica dell'ETO come tipiche di tutti i campi statunitensi in Europa (si ve<la l'Appen<lice 2). 1 ricordi di Andernach tormentarono così tanto Brech che, dopo la guerra, cercò di raccontare ad altri in patria la sua esperienza, ma nessuno gli credeva, anche se era professore di filo-

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sofia in un piccolo college <li New York. Dopo che il rubricista Patrick Buchanan descrisse le rivelazioni di Gli altri lager, Brech scrisse una lettera al «New York Post» per confermare ciò che aveva visto. Ricevette immediatamente telefonate <li minacce, la sua cassetta della posta venne distrutta per due volte e la sua auto subì atti vandalici. Brech ha continuato coraggiosamente a parlare fin da allora, ma le sue lettere al «New York Times» sull'argomento non sono state pubblicate, anche se è stato ritenuto credibile <la parecchie reti televisive, che hanno mandato in onda interviste con lui in Inghilterra, Germania e Stati Uniti. Un'esperienza parallela fu quella di Merrill W. Campbel\, che scrisse una lettera alla rivista «Time» per descrivere l'atrocità di massa di cui era stato testimone nella Germania meridionale. Il Time ridusse la sua lettera a un paio di frasi: «Ho assistito al trattamento crudele praticato contro i prigionieri tedeschi dagli americani in Germania nella Seconda guerra mondiale. In qualità <li sergente degli Stati Uniti, vidi un soldato americano uccidere un ufficiale tedesco perché non voleva consegnare il suo orologio e la sua fede di nozze». Sottoposero questa versione a Campbell, il quale concesse loro <li pubblicarla, comprendendo poco l'importanza storica della alterazione che gli slavauu imponendo. Sfortunatamente, Campbell non conservò una copia della lettera originale, però mise per iscritto come segue la sua esperienza per questo libro: «[C'erano] 10.000 prigionieri tedeschi o più in questo campo all'aperto, in piedi gomito a gomito. Veniva giù pioggia, grandine e un po' di neve. Questo gruppo di prigionieri, [rimase] lì per tre giorni, forse più , senza cibo né acqua né riparo. Si preoccupavano poco per questa gente. Non [c'erano] civili tedeschi in giro. Quanto a cibo e acqua, personalmente penso che avrebbero potuto fornirgliela. La maggior parte delle guardie aveva modi molto brutali. Dato che non ero responsabile <li questo campo, c'era poco che potessi fare. Al mattino i prigionieri vennero spostati fuori, la mia compagnia ricevette l'ordine di partire e di andare a Garmisch dato che la mia compagnia stava lasciando la zona. Mi voltai a guardare nel punto in cui stavano portando fuori i prigionieri, con il fango profondo fin 258


dove riuscivo a spingere lo sguardo. Teste, braccia e gambe dei morti fuoriuscivano dal fango. Rimasi disgustato e mi venne da vomitare. In altri campi <love [sono stato] i prigionieri venivano trattati piuttosto bene.»51 Un ufficiale americano che chiese di rimanere nell'anonimato per timore <li rappresaglie disse: «Le condizioni di vita che ha descritto così adeguatamente erano esattamente le stesse di Regensburg, Moosburg e altri campi in tutta la bassa Baviera e in Austria. La morte era l'ordinario trattamento bestiale riserva32 to dalle guardie polacche agli ordini degli ufficiali americani». E nel dicembre <lei 1945 un altro ufficiale, il capitano Frederick Seigfriedt, venne assegnato come ufficiale prigioniero a un Distaccamento Generale per Prigionieri di Guerra scarsamente attrezzato nei pressi di Zimming, nella Francia orientale, dove si trovavano circa 17.000 prigionieri, tutti sospettati di aver militato nelle SS. Stando a Siegfrie<lt, il precedente comandante era stato sollevato <lal suo incarico a causa <li problemi psichiatrici. Un amico <li lunga data di Siegfriedt, il capitano I,., era ufficiale sanitario del distaccamento. Scrive Siegfriedt: «TI capitano L. è stato per tutta la vita un gran lavoratore estremamente coscienzioso. Era evidente che si trovasse sotto profondo stress nd cercare di gestire le condizioni di vita al CCE 27 senza ricevere alcuna collaborazione, aiuto, o comprensione, era impotente e non aveva neanche qualcuno con cui parlare. Fui in grado di contribuire a soddisfare [l'ultima] necessità. Mi spiegò che la maggior parte degli uomini avevano la dissenteria e soffrivano di malnutrizione. Alcuni uomini nelle gabbie defecavano sangue qualcosa come 17 volte al giorno, disse. Mi portò in una delle ex caserme francesi che fungevano da ospedale. C'erano ottocento uomini distesi ovunque, tanto sui freddi pavimenti <li calcestruzzo quanto sui letti. Ti si spezzava il cuore, a guardarli [...] Quasi senza eccezioni gli altri ufficiali (statunitensi) vennero riclassificati per alcolismo o problemi psichiatrici [...] L'operatività del CCE 27 sembrava tipica dell'intero sistema. Quando un recinto accoglieva un gruppo di prigionieri <li cui non sapevano cosa fare, o che non potevano utilizzare altrimen-

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ti, li inviavano senza preavviso a un altro recinto [...] Non ho idea di come tanti morissero (o) dove venissero sepolti. Sono sicuro che gli americani non li seppellissero né possedessero qualcosa di simile a un bulldozer. Posso solo presumere che li seppellisse un reparto <li PW tedeschi. Ero in grado di guardare fuori della finestra del mio ufficio e dire se il corpo trasportato fosse vivo o morto in base al fatto che c'era o meno un quinto uomo al seguito con gli effetti personali dell'uomo. Il numero poteva andare dai cinque ai venticinque al giorno. La mensa ufficiali si trovava in una delle palazzine francesi a due piani. Il personale era composto da quarantadue [prigionieri] compreso il maitre della nave <li lusso tedesca Europa. Sebbene <li solito non ci fossero più di sei od otto [ufficiali] alla volta a cena, c'erano sempre almeno altrettanti camerieri in uniforme. Non si portava una sigaretta dalla tasca alJe labbra senza che ci fosse già la fiamma in attesa. Il complesso era stato interamente ridecorato, cioè ridipinto di murali per ogni occasione speciale, per esempio il Natale, l'Anno Nuovo, il giorno di San Valentino, la festa di San Patrizio ... Per pranzo tra i quattro e i sei musicisti suonavano musica da camera e per cena un coro formato dalle quindici alle venti stelle dell'Opera <li Monaco e Berlino. Insomma, il personale [americano] era molto più interessato a vivere un'esistenza di lusso che all'operatività dei campi di prigionia.>>'' Siegfriedt tentò <li alleviare le condizioni <li vita dei prigionieri corrompendo con le sigarette i francesi del posto che montavano la guard ia ai depositi di veicoli in eccesso così da poter usare i loro camion per scroccare un po' di fieno al vicinato «in modo da sollevare i PW <la terra. Quando la temperatura si riscaldava, nelle gabbie si sprofondava dentro il fango fino alle caviglie. Individuai una pista di grelle perforate e grazie a un convoglio di camion me la portai dietro per tirare gli uomini fuori dal fango. Queste, però, erano provvedimenti temporanei per problemi grossi che nessuno sembrava in una posizione tale da risolvere, né sembrava importare a nessun altro». Il capitano Siegfriedt conclude così la sua lettera: «Era evidente che noi dell 'esercito statunitense non [eravamo] preparati

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a gestire così tanti prigionieri nemmeno quando arrivai sul posto nel dicembre del 1945». Il capitano Ben H. Jackson disse che quando si avvicinò a uno dei campi di prigionia lungo il Reno «riuscivo a sentirne l'odore a un miglio di distan za. Era una barbarie».34 Il luogotenente Arthur W. von Fange disse di aver visto circa dodici carri merci pieni di uomini chiusi con i lucchetti fermi su un binario di raccordo nei pressi di Remagen nel marzo del 1945. Sentì provenire grida dall' interno, che pian piano scemarono. «Credo che non siano durati tre giorni», ha detto. 35 Un'altra argomentazione in difesa delle condizioni di vita nei campi sostiene che la Germania si trovasse in un tale caos alla fine della guerra che una simile sofferenza era inevitabile. Per «caos» si vuole far intendere, tra l'altro, che il sistema dei trasporti era distrutto e la maggior parte della produzione industriale interrotta. In realtà, la produzione industriale in Germania nel 1944 ammontava al 140 per cento del livello mantenuto nella prospera annata del 1938. Persino agli inizi dell'inverno del 1945 rimase alta , probabilmente intorno al 105 per cento di quella del 1938.36 Il sistema di trasporto su ferrovia era «in gran forma» quando gli alleati entrarono nel Reich, stando a quanto afferma il colonnello Walter Duno, responsabile della rete ferroviaria al seguito della Terza Armata di Patton. «Era in condizioni di gran lunga migliori di quanto ci aspettassimo.» Potevano trasportare qualunque cosa ovunque volessero in qualsiasi momento volessero. «Se qualcuno moriva di fame, non era la conseguenza di una mancanza di trasporti.»37 La produzione industriale crollò effettivamente dell'85 per cento circa nell'autunno del 1945 principalmente a seguito delle politiche alleate di smantellamento e risarcimenti. Tutto ciò era il risu ltato di una furtiva attuazione del piano Morgenthau. L'originario propugnatore del duro trattamento previsto da questo piano fu il generale Eisenhower, come sostiene uno dei partecipanti a una riunione tenutasi al quartier generale di Eisenhower in Inghilterra. Fred Smith, assistente del ministro del Tesoro, scrisse:

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«Il 7 agosto 1944, intorno alle 12.35 in un accampamento <lcll'Inghilterra meridionale, nacque il piano Morgenthau. In realtà, fu il generale Dwight D. Eisenhower a lanciare il progetto [. . .] L'argomento si affacciò inizialmente a pranzo nella mensa del generale Eisenhower. Eravamo presenti io e il segretario Morgenthau, assistente del segretario H arry D. White. White parlò della Germania, che ormai era certo sarebbe stata sconfitta[. ..] White disse: "Ritengo che dobbiamo dare all'intera e conomia tedesca l'opportunità di stabilizzarsi prima di prendere qualunque iniziativa in proposito". A quel punto Eisenhower divenne scuro in volto e fece l'affermazione che diede la scintilla della vita al piano di patimenti tedeschi. [Smith osserva a questo punto che "questo materiale è tratto <la appunti stesi immediatamente <lopo l'incontro".] Disse: "Non mi interessa l'economia tedesca e personalmente non mi farebbe piacere rafforzarla. Se q uesto dovesse mai rendere le cose più facili per i tedeschi". Disse che secondo lui i tedeschi meritavano una punizione: "I capobanda e i soldati delle SS dovrebbero essere indiscutibilmente condannati alla pena di morte, ma la punizione non dovrebbe finire lì ". Aveva la sensazione che la gente [corsivo nell'originale] era colpevole di aver appoggiato il regime e questo aveva fatto di loro una parte in causa per l'intero progetto tedesco, e lui personalmente avrebbe gradito "vedere le cose farsi belle toste per loro per un po"'. Sottolineò che i discorsi sul perdono verso la Germania <lopo essersi occupati dei pezzi grossi li facevano quelli che temevano la Russia e volevano rafforzare la Germania per farne un potenziale bastione contro qualunque voglia potesse sviluppare un giorno la Russia [. ..] Il generale asserì che non capiva a che pro trattare gentilmente un "paranoico" e che !'" intera popolazione tedesca è un paranoico artificiale. Per tutta la sua vita a quella gente è stato insegnato a essere paranoica nelle azioni e nei pensieri e deve esserne tirata fuori con i denti. L'un ico mo<lo per farlo è essere belli tosti con loro. Di sicuro non vedo alcun motivo per rafforzare la loro economia o per prendere un qualsiasi provvedimento per aiutarli ". White osservò: "Potremmo sentire il desiderio <li citare le 262


sue parole in merito al problema della gestione del popolo tedesco". Eisenhower rispose che poteva essere citato. Disse: "Lo <lirò al presidente di persona, se necessario".»38 Verso la fine di novembre lord Keynes, l'economista britannico, chiese al presidente Roosevelt se stesse pianificando «un'economia agricola completa» per la Germania. Sebbene al popolo americano fosse stato detto che il piano Morgenthau era stato abbandonato, in quel momento Roosevelt rispose in gran segreto a Keynes che il piano sarebbe stato attuato. L'economia tedesca sarebbe stata ridotta a un livello «non proprio» completamente agricolo, disse. Il piano «si spingeva alquanto» verso la de-industrializzazione della Ruhr e l'eliminazione di tante fondamentali industrie te<lesche.39 Quando si trovava in Germania nel 1946, l'ex presidente Herbert Hoover riscontrò tra gli uffi ciali statunitensi molte bugie sulle condizioni di vita in Germania. Stando a quanto affermato in un rapporto dell'intelligence statunitense consegnato a H oover, «Le cifre sulla produzione economica possono essere ritenute credibili solo per un quinto - il reslu è alterato per fare una buona impressione presso i pezzi grossi. Tra il personale di rango più basso abbonda la gente Morgenthau». 40 Questa politica significò la fam e sia nei campi di prigionia che in generale tra la popolazione civile. Lo Statistisches Bundesamt di Wiesba<len ha cautamente calcolato che morirono 2,1 milioni di civili tedeschi dei 15 milioni di persone, principalmente donne e bambini, espulsi da Prussia orientale, Pomerania, Slesia, Sudetenland, Polonia, Cecoslovacchia, ccc., dopo la guerra.41 Tanti altri morirono tra i civili tedeschi non deportati. Per quanto la diffusa carenza di cibo del 1946 influì sul resto del mondo, è chiaro che per oltn.: un anno a partire dal maggio del 1945 le politiche alleate ostacolarono deliberatamente i tedeschi nel loro tentativo di alimentarsi e nei loro tentativi <li esportare per pagare le importazioni di cibo. E inizialmente non era permessa neanche la carità. I governi di Svezia e Svizzera cercarono di inviare cibo di emergenza alla Germania nel 1945. Ricevettero entrambe il veto.42 Gli alleati stessi, che per tutto il tempo

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si erano lamentati per le carenze e i costi eccessivi, inviarono grano ai tedeschi. Per niente sufficiente a compensare il valore delle fabbriche smantellate. Nemmeno sufficiente a impedire la diffusione di morte per fame. Appena sufficiente a evitare una rivoluzione comunista. Di sicuro è ora che le congetture e 1<.. ,11cnzogne finiscano. Di sicuro è ora di prendere seriamente ciò che i testimoni oculari da un lato e dall'altro stanno cercando di raccontarci della nostra storia. In tutto il mondo occidentale sono note le bestiali atrocità contro gli armeni, gli ucraini e gli ebrei. Solo le atrocità contro i tedeschi vengono negate. Forse che i tedeschi non sono persone ai nostri occhi? Nessun beneficio giungerà mai dalle stragi di massa del ventesimo secolo fino a quando non impareremo a vedere i buoni tra i disprezzati.

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APPENDICI


APPENDICE PRIMA

ALTRE PERDITE NEI CAMPI AMERICANI

L'eufemismo è il primo passo verso l'atrocità. Nei rapporti sullo stato <lei POW e DEF la fame diventava esaurimento, le morti <li massa Altre Perdite.1 Gli americani non usavano la parola morte in nessuno dei loro rapporti sui DEF, come se si potesse credere che nessuno <lei milioni di DEF morisse durante i molti mesi di cattività. Solo quando i tedeschi incominciarono a chiedere, anni dopo, perché non c'erano tracce <li milioni di persone, gli eserciti alleati fornirono le loro statistiche in cui l'eufemismo scivolava dalle parole ai nume ri. Vi sono perciò statistiche di due generi: quelle eufcmizzate Jcl tempo e le menzogne dette in seguito ai tedeschi. Questa Appendice tratta soltanto le statistiche del tempo. Le statistiche tenute dagli americani falsificano i totali dei morti o dei prigionieri in carico, e, quando necessario, ogni cosa che possa rivelare le probabili cause <li morte, come l'imposizione <lei letale status di DEF. Generalmente i dati come quelli del totale dei prigionieri, trasferimenti ad altri paesi e rilasci sembrano adeguati, ragionevoli e precisi per quanto riguar<la gli americani, meno per i francesi. Tuttavia, mentre i documenti più importanti restavano ancora segreti, gli Stati Uniti cominciarono a pubblicare, negli anni Cinquanta, falsi dati sui prigionieri, che deviarono i sospetti dai loro campi verso quelli russi. Per quanto riguarda i vari documenti in cui sono presenti i dati, si vedano anche le altre Appendici, specialmente la 3 e la 4.

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Esame dei documenti

In questo libro prendiamo in esame soltanto le statistiche concernenti la morte <li uomini catturati dalle forze americane nell 'arca SHAEF (Europa del nord-ovest). Restano esclusi i circa 660.000 prigionieri catturati in Italia o Sicilia o durante la campagna in Africa del nord. I documenti restanti sullo stato <lei POW e DEF2 iniziano dal D-Day (6 giugno 1944) e continuano fino alla vittoria (8 maggio 1945) e al l O gennaio 1946. Questo periodo di tempo può essere suddiviso in sei parti. 1. Dal D -Day a circa il 1° aprile 1945. I prigionieri ricevevano cure adeguate e non morivano in gran numero. I morti erano registrati dal Theater Provost Marshal (TPM). I dati dei morti del TPM sono di solito così contrastanti con altre attendibili fonti, che non vengono riportati. Nessun prigioniero trasferito allo status DEF in questo periodo. 2. Dal 1° aprile all'8 maggio (VE-Day, Victory in Europe Day, il giorno della vittoria). Il TPM teneva una documentazione dettagliata, ancora non <legna di fiducia, sul totale <lei morti. Il 4 maggio veniva imposto ufficialmente lu status di DEF a molti prigionieri. 3. Dall'8 maggio al 2 giugno. Molti uomini venivano trasferiti dallo status di POW a quello di DEF durante questo periodo, ma la documentazione precisa DEF inizia soltanto il 19 maggio e soltanto con il 12° Army Group. Non sono disponibili altri documenti precisi sui DEF. (Il TPM continuò la documentazione <lei POW durante questo periodo, ma i dati sui morti non sono affidabili e non vengono citati qui, o in ogni altro periodo di tempo trattato in questo libro.) I docu menti <li SHAEF e USFET sono deliberatamente alterati per nascondere un milione Ji prigionieri, che abbiamo chiamato

Missing Million. 4. Dal 2 giugno al 4 agosto. Il 2 giugno la divisione G3 dello SHAEF incominciava a tenere precisa documentazione dei POW e DEF, compresi i totali dei rilasciati e dei POW e DEF in carico nei campi americani e inglesi e continuò a farlo fino al 14 luglio, quando l'USFET rimpiazzò lo SHAEF e gli in-

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glesi incominciarono a tenere la propria documentazione. 3 Non vengono riportati trasferimenti (compresi quelli al fatale stato DEF) o Altre Perd ite nei documenti SHAEF o USFET. Calcolando il Missing Million, il dato totale dei prigionieri in carico agli americani coincide con le altre statistiche dell'esercito degli Stati Uniti e con il totale dei morti pubblicato in questo libro. Quanto agli inglesi, il loro totale dei prigionieri in carico al 14 luglio cresce rapidamente per l'aumento <lei prigionieri in loro custodia, apparentemente in conseguenza <lei trasfe rimenti dagli americani. Poi questi <lati calano, apparentemente mostrando che i campi ricevuti dagli americani non contenevano tanti uomini quanti quelli dichiarati dall'esercito degli Stati Uniti (si veda l'Appendice 9). 5. Dal 4 agosto all'8 settembre. L'USFET, subentrato allo SHAEF il 14 luglio, incominciò a tenere documentazione <lei prigionieri solo nei campi american i, compresi i trasferiti e le Altre Perdite, sia dei POW che dei DEF. 6. Dall'8 settembre 1945 al 1° gennaio 1946. Questo periodo è documentato solo con qualche parziale documento che registra i tota Ii dei prigionieri in carico, di quelli trasferiti ai francesi e di quelli restituiti <lai francesi. Per calcolare i totali dei morti è stato necessario trovare delle stime per colmare le lacune esistenti negli enormi numeri di prigionieri in carico, in condizioni paurose, in assenza di documentaàone di Altre Perdite. Queste lacune si verificano d al l 0 aprile al 2 giugno, per i POW, e dal 2 giugno al 4 agosto contemporaneamente per POW e DEF. Infine si sono fatte stime per il periodo 8 settemhre-1° gennaio. Per le morti che avvenivano fuori dei campi, ma che derivavano dalle condizioni esistenti nei campi, si dà una tabulazione separata. l nostri calcoli <ld reale numero dei morti sono stati fatti in <lue modi. Per alcuni periodi abbiamo sommato le Altre Perdite, che sono i totali delle vittime comunicati dall 'esercito e registrati per i DEF e i POW in certi periodi. Per gli altri periodi, abbiamo calcolato il numero dei morti applicando l'indice di mortalità ricavato d alle statistiche dell'esercito per un altro periodo al numero conosciuto di prigionieri in carico.

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Do t.achmmt. arul AUanUc

Dota.cbotont.

Il dato ufficiale della cattura totale all'll giugno per lo SHJlEF si applica alle /orze alleate nel nord-ovest dell'Europa, escludendo l'area mediterranea e l'Italia. La nota a mano in basso dice: «Colonnello Kessinger, dopo molti tentativi; siamo giunti a ritenere che questo sia il dato ufficiale di PW per le operazioni.

S. May [o Nay]». 271


In carico L'8 maggio, VE-Day, i prigionieri in carico in Europa erano 2.874.897.4 Dal 4 maggio in poi, come già detto, molti cx POW venivano trasferiti allo status di DEF e molti nuovi prigionieri venivano classificati DEF. Non vi furono altre catture dopo il 2 giugno, quindi il totale dei DEF e POW catturati, <la quel momento, era stabile. Il 2 giugno è anche il giorno in cui il rapporto quotidiano del Theater Provost Marshal [TPM, in terminologia della US Army è il capo della polizia militare] diventa settimanale e lo SHAEr G3 incomincia a rilasciare le statistiche dei POW e DEF in carico e di quelli rilasciati nei campi americani e inglesi. La prima statistica SHAEF G3, riportando il totale <lei prigionieri in carico al 2 giugno, dice inesattamente che vi erano 2.927.614 DEF e POW in carico a quella data. Una lettera Jcl generale G.C.H. Lee corregge questa stima a circa 3.878.000.

Aumenti non spiegati in agosto-settembre

Le statistiche settimanali USFET dei DEP e POW (periodo 5) mostrano un aumento in agosto-settembre <li 331.016 prigionieri senza dare spiegazioni sull 'origine di questo aumento. Non venivano dagli Stati Uniti, perché i trasferimenti in larga scala dagli Stati Uniti incominciarono solo nel novembre.5 Né vi erano abbastanza uomini nei campi dell'esercito americano in Italia (MTOUSA [MTO = Mediterranean Theater of Operations]) per fornire tutti quelli che venivano registrati in arrivo nei campi americani in agosto-settembre e i campi MTOUSA avevano solo circa 291.000 prigionieri in giugno. In ogni caso i trasferimenti programmati dall'Italia sommavano a circa 30.000 uomini nella prima metà di luglio, ed erano tutti rimpatriati, cioè rilasciati. 6 Perfino questo numero non era realmente rilasciato. Quanto alla Norvegia, i prigionieri sono soltanto 301.729.7 La possibilità che l'aumento venisse dalla Norvegia è ridotta anche dal fatto che alcuni, o forse tutti i prigionieri in Norvegia, erano già inclusi nei totali SHAEF sotto la voce SCOFOR che rappresentava l 'enclave di Brema (si veda l 'Appendice 4). La sola fon272


te conosciuta per quest'aumento non può che essere il Missing Millirm. Per la distribuzione d ei documenti, il destino degli altri 600.000 o circa che contribuirono a formare il Missing Million resta sconosciuto.

Contabilità

Perché l'esercito si preoccupò di tenere una contabilità, se era così menzognera? Non soltanto vi erano negoziati ancora in corso con altri governi per il trasferimento di prigionieri come manodopera, ma l't:sercito stava anche usando i tedeschi come manodopera per i suoi scopi.8 Da 400.000 a 600.000 prigionieri venivano usati, nel 1945, per vari scopi. Era anche importante conoscere i totali dei prigionieri in carico perché i trasferimenti potessero essere ordinati. Le falsificazioni americane nascondevano le morti a tal punto che le statistiche dei prigionieri in carico sono ancora utili. Per esempio il Midnight Shz/t nascondeva il modo in cui venivano ridotte le razioni e negate le tende, lasciando inalterato il numero dei prigionieri in carico. Nel1'Europa del nord-ovest fino al 2 giugno 1945

Stati Uniti Francia Inghilterra/Canada

5.224.310 280.62';) 1.739.900

In Italia-Austria fino al 17 maggio 1945

Inghilterra/Canada Stati Uniti

1.134.000 2';)1.000

In Africa del Nord Inghilterra/Stati Uniti (principalmente negli Stati Uniti) Totale degli Alleati in tempo di guerra

371.000 9.040.839

Totale dei tedeschi catturati dagli Alleati durante la Seconda guerra mondiale.9 273


Altri, in numero compreso tra 100.000 e 400.000, erano tenuti in Canada, Norvegia e Inghilterra. Poiché i documenti non sono completi o abbastanza dettagliati, non ne teniamo conto, qui, per evitare doppi conteggi. Totale dei prigionieri catturati dagli americani nell'Europa del nord-ovest

5.224.310

Totale <lei prigionieri catturati dagli americani durante l'intera guerra contro la Germania 10

5.886.310

Prigionieri di guerra catturati

Tra il 6 giugno 1944 e 1'8 maggio 1945, il 12° Army Group catturò 3.486.153 POW, secondo il generale Bra<lley11 del 12° Army Group. Secondo il Theater Provost Marshal, il 6° Army Group (pure dello SHAEF) catturò 684.128 prigionieri hno all'8 maggio 1945 per un totale di 4.170.281. Al 2 giugno, il totale dei prigionieri ancora in carico, per effetto di morti, rilasci e trasferimcnti ad altre categorie o altri paesi, era sceso a 1.816.929 e stava calando rapidamente. Dopo il 4 agosto, tutti i POW erano trattati come DEF, anche se, inesplicabilmente, continuavano a venire registrati separatamente come POW. L'8 settembre, l'ultimo giorno per il quale abbiamo statistiche USFET, il totale in carico è sceso a 678.641. Poiché nessun POW mantenne il suo stato dopo il4 agosto, solo quelli già rilasciati a quella <lata, 372.496, sono stati trattati tutti durante la loro prigionia come prigionieri <li guerra, anche se 4.170.281 hanno incominciato il loro viaggio come tali.12

Disarmed Enemy Forces raccolte/trasferite dallo status POW

I DEF, i peggio trattati fra tutti i prigionieri tedeschi, variano enormemente in numero da zero al 4 maggio, quando i primi POW erano dichiarati DEF, a 2.126545 in carico (più rilasciati, più trasferiti, più Altre Perdite) al 2 giugno. I numeri oscillano tra luglio e agosto, stabilendosi infine attorno ai 378.555 in carico 1'8 settembre. La maggior parte <lei DEF era tenuta in 274


Germania e tutti i DEF di cui si parla in questo libro erano tenuti dal 12° Army Group, ma è chiaro che il 6° Army Group, che aveva preso in carico 684.128 POW dal 10 maggio, deve anche aver tenuto molte centinaia <li migliaia di DEf (si veda Il Missing Million, qui sotto). Inoltre, le condizioni nei campi austriaci0 erano molto cattive alla fine del 1945 e si può desumere quindi che molti prigionieri nel 6° Army Group fossero tenuti in stato <li DEF. Per questo libro, la data in cui i primi prigionieri furono considerati DEF è fissata all'8 maggio, per facilità di conteggio, anche se la data del primo trasferimento 4 alla categoria DEF fu, in realtà, il 4 maggio. Il numero <li DEF1 dichiarato dall'8 maggio al 9 giugno non è usato per calcolare la percentuale di morte per il periodo, perché l'esercito fece un conto complessivo sotto la voce Altre Perdite.

Il Missing Million La terza categoria è costituita d al Mùsing Million, che comprendeva sia POW che DEF. Si trattava quasi certamente dei prigionieri del 6° Army Group cancdlaLi semplicemente dai documenti il 2 giugno, durante il cambiamento del rapporto del TPM da giornaliero a settimanale.

Spiegazione dei dati dell'indice di mortalità

L'indice di mortalità nei campi <lei prigionieri di guerra fu controllato rigorosamente da ufficiali del Corpo Medico degli Stati Uniti in campi che contenevano 80.583 POW, a maggio e ai primi di giugno del 1945. 15 L'indice era del 30 per cento all'anno o del 2,6 al mese (si veda l'A ppendice 2). Anche la percentuale osservata in agosto-settembre e riportata come Altre Perdite dall'esercito era del 2,6 per cento al mese. Si è qui desunto che durante la maggior parte del periodo tra il 9 giugno e il 28 luglio, per il quale l'esercito non riferisce Altre Perdite 16 nei campi <lei prigionieri di guerra, l'indice di mortalità continuava costantemente al 2,6 per cento al mese. Per il periodo 1° apri-

275


le/8 maggio e per il periodo 8 settembre 1945/1° gennaio 1946, la percentuale è stimata in questo libro allo 0,3 per settimana, calcolando per difetto. Assieme alle Altre Perdite che erano riportate <lirettamente dall'esercito (più 28.585 del periodo 1° aprile/ 8 maggio come indicato sotto) questo calcolo pro<luce un totale di morti per il periodo 8 maggio/8 settembre di 145.208, 23.459 dei quali erano contati direttamente dall'esercito. Questo particolare prova che la percentuale <lei morti nei campi era alta. Charles von Luttichau ha <letto che circa metà dei cento uomini della sua sezione del campo di Kripp morirono durante la primavera in cui rimase prigioniero. Egli crede che il suo campo perse meno uomini del normale perché molti degli uomini e rano ufficiali tra i venti e i trent'anni e si aiutavano molto reciprocamente. Crede inoltre che la percentuale di morti nel resto del campo di prigionia POW fosse molto superiore al 10 per cento, durante il periodo in c ui vi si trovò, cioè dal 5,5 al 6,9 per cento al mese. Vari altri testimoni hanno fornito stime basate sul numero <li corpi che avevano visto portare fuori o che avevano aiutato a portare fuori. La media quotidiana osservata era quindi con frontata con il numero dei prigionieri nel campo come riµortato nei documenti dell'esercito americano. A Bad Kreuznach, campo POW, la percentuale era dal 4,2 al 5,4 per cento al mese. A H eidesheim, secondo il capitano Julien dell'esercito francese, che rilevò il campo dagli americani, era <lei 3 per cento per mese; al campo POW di Remagen, tra il 5,5 e il 10 per cento; al campo POW di Rheinberg dal 3 al 15 per cento per mese. 17

Calcolo dei morti nei campi POW

La media dei prigionieri in questo periodo era <li circa 1.755.198.18 Il Theater Provost Marshal riferisce 2.397 morti nello stesso periodo, il che indica un indice di mortalità dell 'l ,3 per cento all 'anno, numero non credibile per uomini affamati, ammassati e esposti alle intemperie, com'erano i prigionieri. Né coincide con le percentuali di morti riportate dai medici militari nell'indagine ETO che inizia il 1° maggio.

276


I numeri evidenziati in neretto nella tabella seguente sono presi direttamente dai documenti militari americani. Gli a ltri sono stati calcolati applicando la percentuale di morti riportata dall'esercito al totale dei prigionieri in carico riportato <lai I'esercito, eccetto dove notato Jiversamente. 19 Dal 1° aprile al/'8 maggio (VE Day) Per 1.755.198 prigionieri tenuti per 38 giorni allo 0,3% per settimana, il totale dei morti è 28.585. Dall'8 maggio al 9 giugno Per 1.742.388 prigionieri tenuti per 32 giorni allo 0,6°/c, per settimana (<lato <lella Medical History ETO), il totale <lei morti è 28.585. Dal 9 giugno all'8 settembre Giorno

In forza

Altre Perdite (calcolate sulla base della percentuale di decessi <lel 6%)

Al 16 giugno Al23 giugno Al 30 giugno

1.462.032 1.399.794 1.271.567

8.772 8.399 7.629 24.800

Totale parziale

Al 7 luglio Al 14 luglio Al 21 luglio Al 28 luglio

850.630 836.117 849.621 892.354

5.104 5.017 5.098 5.354

Totale parziale

20.573

Dall'agosto al settembre (Altre Perdite il cui totale è ricavato dalle cifre USFET)

23.459

Totale dal 9 giugno atl'8 settembre

68.832

Totale <lei prigionieri deceduti nei campi dal l O aprile all'8 settembre 1945 (28.585 + 47.791 + 68.832)

145.208

277


Morti nei campi per Disarmed Enemy Forces (DEF)

Tra i DEF, le morti erano riferite anche come Altre Perdite dall '8 maggio al 10 giugno dal 12° Army Group, anche se questi non erano inclusi nei rapporti SHAEF. Nei rapporti del 12° Army Group la percentuale di morte era del 2,6 per cento per settimana. L'esercito incominciò a riportare ancora Altre Perdite nella settimana dal 28 luglio al 4 agosto, quando la percentuale era del 2,9 per cento per settimana. In agosto-settembre la media era del 2,15 per cento a settimana. Per il periodo 11 giugno-27 luglio, quando non erano registrate Altre Perdite, la percentuale del 2,6 per cento a settimana denunciata dall'esercito per il periodo maggio-giugno, è stata usata per calcolare il totale delle morti. Applicata ai totali conosciuti <lei DEF nei campi, questo significa un totale di morti, d all'8 maggio all'8 settembre, <li 310.992, dei quali 192.502 con· tati direttamente Jall'esercito.20 Dall'8 maggio all'8 settembre

Il numero di morti evidenzialo i 11 11erellu deriva dai totali fatti dall'esercito degli Stati Uniti. Altri sono calcolati da li 'autore usando le percentuali di morti e i totali dei DEF dichiarati dall'esercito. I numeri dei prigionieri evidenziati in neretto sono presi da documenti dell'esercito degli Stati Uniti. Tutte le percentuali di morti sono calcolate (e arrotondate) da documenti dell'esercito durante e dopo il periodo.21 G iorno

In forza

Altre perdite

Al 9 giugno Al 16 giugno Al 23 giugno Al 30 giugno

849.688 709.463 609.102

22.092 18.446 15.837

Totale parziale

Totale in%

127.286

2,6 2,6 2,6 2,6

56.375 (continua)

278


(sef..ue)

Giorno

In forza

A ltre perdite

Totale in %

Al 7 luglio Al 14 luglio22 Al 21 luglio Al 28 luglio

684.467 601.134 568.192 535.251

17.796 15.629 14.773 13.917

2,6 2,6 2,6 2,6

Totale parziale Al 4 agosto Ali ' 11 agosto Al 18 agosto Al 25 agosto

62.11 5

885.951 754.090 388.799 368.808

26.064 5.129 3.949 10.700

Totale parziale Al 1° settembre All'8 settembre

2,9 0,723

45.842

359.452 378.555

6.323 13.051

1,0 2,9 1,924 1,8 _3,4

Totale parziale

19.374

Totale generale

310.992

2 ,7

Morti compresi nel Missing Million

Il Missing Million sparì il 2 giugno, quando il rapporto giornaliero del TPM fu sostituito da quello settimanale. Il numero che sparì dai d ocumenti del TPM era 1.042.537. Il numero di prigionieri in discussione il 2 giugno tra lo SHAEF e il generale Lee era di 950.923, ed è il <lato iniziale usato qui per il Missing Million per il periodo dal 2 giugno al 4 agosto.

Dall'8 maggio al 2 giugno Non è chiaro quale fosse la percentuale di morte nel Missing Million dall'8 maggio al 2 giugno, quindi non se n'è tenuto conto. Trattati come DEF sotto la gi urisdizione del 12° Army Group, in quel periodo di quattro settimane sarebbero morti 104.000 prigionieri; trattati come POW sarebbero morti in 24.000. 279


Dal 2 giugno al 4 agosto

Poiché non sappiamo se i prigionieri del Missing Million fossero annoverati tra i POW o i DEF, dal 2 giugno al 4 agosto, periodo nel quale erano assenti dai documenti, si deve ritenere che la stessa proporzione del Missing Million si trovasse sia tra i DEF registrati da SHAEF-USFET, che tra i prigionieri trattati come POW. Abbiamo perciò dedotto che la percentuale complessiva di morte per il Mining Million fosse la stessa. Dal 4 agosto all'8 settembre

Dalle statistiche USFET dei POW e DEF di questo periodo non risulta chiaro quanti prigionieri del M issing Million fossero dichiarati come aumenti del numero totale di prigionieri che veniva dichiarato, così non conosciamo quanti del Missing M illion fossero ancora mancanti all'8 settembre. P erciò non ci sono morti del Missin?, Million compresi nei dati di questo periodo. I morti esclusi qui ammontano forse a 10.000 in agosto-settembre. Il rapporto medio in questo perio do tra POW e DEf è 60-40, basato sulla stessa distribuzione registrata tra i pri g ionieri dallo SHAEF G3, a partire dal 2 giugno. Dopo il 2 giugno, non esistono rapporti per i POW e i DEF tenuti dai comandi, tranne che dal 12° Army Group (cioè principalmente il 6° Army Group), sebbene il 6° Army Group dipendesse dallo SHAEF e più tardi da USFET. Perciò si presume qui che il 60 per cento dei prigionieri del Missing Million (circa 570.554 persone), morì nella percentuale dello 0,6 per cento al la settimana che è la percentuale di morte dei POW, mentre l'altro 40 per cento (ci rea 380.369 persone), nella percentuale di morte del 2,6 per cento per settimana dei DEF. I morti tra i POW del Missing M illion allo 0,6 per settimana per nove settimane sono 30.810. Tra i 380.369 DEF al 2,6 per cen to per nove settimane il totale dei morti è 89.006. Il totale dei morti è 119.816.

280


Morti nei campi dal1'8 settembre 1945 al 1° gennaio 1946 e morti dopo il rilascio o il trasferimento

Dalle testimonianze del capitano Julien e di Jean Pierre Pradervand apprendiamo che la percentuale dei morti rimaneva alta per molte settimane dopo il rilascio, perché gli effetti della prigionia non scomparivano subito dopo il miglioramento delle condizioni. Tra i sopravvissuti del campo nazista di BergenBelsen,25 molti dei quali furono attentamente curati in ospedale dagli inglesi, tra il 35 e il 40 pe r cento moriva in poche settimane dopo il rilascio. Nel maggio del 1945, l'ospedale militare canadese n. 7, a Bassum, in Germania, aveva curato 556 civili rilasciati dai campi di concentramento, molti dei quali sofferenti d 'estrema denutrizione.26 Nonostante tutto quello che i dottori canadesi potevano fare, 35 di questi morirono in 25 giorni. Ciò significa il 5,6 per cento del numero di sopravvissuti del campo di concentramento o il 6,8 per cento di mortalità per mese. Pradervand dice che un terw dei prigionieri trasferiti ai francesi dagli americani a Thorée-les-Pins27 era già così malato che non poteva lavorare e probabilmente sarebbe morto presto. La µerce11Luale Jei morti era superiore al 40,5 per anno o .3,4 per cento per mese. 28 Erano così ammalati che Pradervand riteneva che sarebbero morti durante l'inverno se le loro condizioni di vita non fossero migliorate immediatamente. Durante l'autunno del 1945, gli americani presero indietro dai francesi 52.000 uomini in tali condizioni. Si deve ritenere che, tra di loro, alcuni <lei più ammalati siano morti. Si deduce qui che solo metà degli uomini previsti da Pradervand morì, aggiungendo quindi altri 26.000 al totale. Da vari rapporti di condizioni di fame nei campi americani nel 1945-46,29 è chiaro che né i prigionieri né i DEF ricevevano molto più cibo durante l'inverno di quanto ne avevano ricevuto precedentemente. Numerosi rapporti condannano singoli campi; una lettera di un funzionario del Dipartimento di Stato, confermata da un funzionario del Comitato Internazionale della Croce Rossa, stabilisce inequivocabilmente, nel gennaio del 1946, che «le condizioni sotto le quali i POW tedeschi sono stati tenuti nel teatro europeo d 'operazioni ci espongono a gravi ac-

281


cuse di violazioni della Convenzione di Ginevra». Il colonnello Tom F. Whayme, 30 visitando i campi Continental Centra! nel gennaio del 1946, riferì che erano «enormemente sovraffollati e nelle condizioni ideali per epidemie». L'ICRC riferiva dalla Francia, e l'esercito riferiva dall'Austria e Berlino, che i prigionieri in mano agli americani morivano di fame. Tra 1'8 settembre e 1'8 ottobre, il numero dei prigionieri in carico restava stabile e le condizioni nei campi restavano invariate; perciò si può desumere che i DEF e i POW continuavano a morire nella stessa percentuale che in agosto-settembre. Il totale delle Altre Perdite, per le quattro settimane dall'll agosto all'8 settembre, era di .34.02.3; quindi un numero simile deve essere aggiunto per il periodo dall'8 settembre all'8 ottobre. Per il periodo dall'8 ottobre al l O gennaio, quando il numero

Resa speciale dai francesi - settembre-ottobre in campi americani - ottobre-gennaio in campi americani Tra i POW rilasciati

Totale

26.000 34.023 90.000 67.200 217.223

11 conto finale:

POW (al settembre 1945) DEF (al settembre 1945) Missing Million (POW) 2 giugno-4 agosto Mùsing Million (DEf,') 2 giugno-4 agosto

145.208 310.992 30.810 89.006

Totale parziale

576.016

Morti attribuibili al trattamento nei campi (dal settembre 1945 al gennaio 1946)

217.223

TOTALE dei morri

793.239

Totale dei morti attribuibili al trattamento nei campi dell'esercito degli Stati Uniti (escludendo tutti i trasferimenti ad altre zone dell'esercito americano o di altre nazioni.) 282


dei prigionieri era «superiore al milione»,' 1 si desume con stima prudente che la percentuale <li morti mensile era dimezzata, al 3,2 per cento. La stima del 3,2 per cento porta a un totale di 90.000 morti. Anche i prigionieri rilasciati morivano per gli effetti della prigionia. 32 Si desume qui che le morti continuavano per un mese dopo il rilascio al 3,2 per cento al mese. Il totale di questi morti, tra i circa 2.100.000 rilasciati all'8 settembre, dovrebbe essere perciò approssimativamente 67.200. Non vi sono compresi i morti tra il milione e più di prigionieri trasferiti ai francesi, agli inglesi e altri alleati.

283


APPENDICE SECONDA

LA STORIA MEDICA DELL'ETO

Molti accademici e apologisti <lcll 'csercito statunitense hanno attaccato Gli altri lager per aver detto che i Corpi Sanitari dell'esercito statunitense avevano registrato <lati che indicavano un tasso di mortalità superiore al 30 per cento l'anno nei campi <li prigionia lungo il Reno nelle sei settimane precedenti al 15 giugno 1945. Nuove informazioni, oltre a una presentazione più completa d ei documenti originali, hanno gettato nuova luce su Il 'argomento. Uno dei documenti principali è la «Storia Medica, Teatro Europeo <lcllc Operazioni (ETO)», voi. 14, Capitolo 16, RG 332, Box 166, Archivi Nazionali, Washington D.C. Le tabelle qui contenute si basano su un'ispezione effettuata precedentemente <lai Corpi Sanitari dell'esercito statun itense nel teatro di guerra europeo tra il maggio e il giugno <lel 1945. La difesa americana era stata formulata <lai <lottor Albert E. Cowdrey dell'esercito statunitense, il quale asserì che 3,56 per cento è il tasso di mortalità annuo tra i prigionieri di guerra come mostrato nella Storia Medica del Teatro Europeo delle Operazioni citato sotto Altre Perdite. Può essere esatto? Il dottor Cowdrey suggerisce che il tasso <li mortalità ammonti al 35,6 ogni mi lle annuo (3,56 per cento) perché quella ci fra compare nella tabella IX (riportata nella pagina a fronte). Tuttavia, la semplice aritmetica basata su altre statistiche della tabella mostra che quel tasso di mortalità può essere corretto

284


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Dattiloscritto della Essential Technical Medica! Data Section della History Theater of Operations scoperta dal colonnello Fùher negli archivi nazionali dell'esercito americano a Washington. Esso contiene i calcoli basati sulla stima dei POW nei campi americani sul Reno effettuata in maggio-giugno.

285


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11

Nella tabella X della EuenLial Technical Medica! Data Section della H istory Theater of Operations viene dato il numero dei mori( suddivisi per cause principali di morte, tra gli approssimativamente 80.583 prigionieri durante le sei settimane del!' indagine.

solo se il totale <li prigionieri su cui la tabella si basava fosse stato Ji 700.000. Nel preambolo <lella tabella, il totale <li prigionieri è dato due volte, come segue: «settantamila (70.000)». (Questo metodo di registrare nu meri nel testo viene osservato in tutto il rapporto, per garantire l'accuratezza.) È chiaro che non si tratta di un semplice errore tipografico, come ha suggerito il dottor Cowdrey. Ulteriori p rove <lei fatto che il totale <lei prigionieri non potesse ammontare a 700.000 sono fornite da altri documenti

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dell 'esercito statunitense che dimostrano gli effettivi totali nei campi ASCZ utilizzati per la ricerca. Nel corso Jelle sei settimane in cui fu condotta, il numero me<lio di prigionieri nei campi in esame ammontava a 570.948. 1 Chiaramente, 700.000 non può essere stato l'ammontare della popolazione utilizzata per stabilire il tasso di mortalità. P erciò, tale tasso deve essersi basato su un campione di 70.000 come affermato nel rapporto. Ciò dimostra che il tasso <li mortalità era in realtà del 35,6 per cento annuo. 2 Nell'effettuare quest'opera di indagine attraverso le scappatoie del rapporto dell'esercito statunitense sui prigionieri <lece<luti, l'autore ha trovato utile esaminare le conseguenze dell'accettazione <li questa o quel la interpretazione <legli eventi. Una conseguenza dell'accettare la tesi del dottor Cowdrey sta nel fatto che crea un conflitto inconciliabile tra le cifre <li mortalità totale della Storia Medica e le cifre riportate <lal capo della Polizia Militare per l'intero teatro delle operazioni di guerra europeo. Quel totale generale di decessi in Europa riportato dal capo della Polizia Militare per k sei settimane coperte dall' inchiesta era di 4540 tra 2.241.000 prigionieri.3 Dato che il totale generale di decessi include l'area ASCZ riportata nelle tabelle della Storia Mc<lica, dobbiamo sottrarre i 2868 <leccssi nell'ASCZ <lal totale di 4540, per trovare il tasso <li mortalità per i rimanenti prigionieri non inclusi nell 'indagine. Ci restano 1672 decessi tra il resto <lei prigionieri in Europa di cui riferisce il capo J ella Polizia Militare. Sottraendo dal totale i 700.000 presunti prigionieri esaminati del dottor Cow<lrey, vediamo che i restanti 1672 decessi si verificarono tra i restanti 1.541.000 prigionieri (in me<lia) che costituiscono le detenzioni nel resto del teatro delle operazioni <li guerra europeo. Così, nello stesso periodo in c ui il tasso di mortalità tra i presunti 700.000 prigionieri nei campi ASCZ ammontava apparentemente al 3,56 per cento annuo, il tasso di mortalità nel resto del teatro delle operazioni di g uerra europeo deve essere stato deHo 0,9 per cento all'anno. Ma la Storia Me<lica dice a pagina 90 che «La situazione nell'ASCZ era tipica dei recinti in altri comandi». È impossibile che il tasso di mortalità in una sezione tipica del totale fosse quattro volte superiore alla sezione restantc.4

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Quali sono le conseguenze se si accetta un tasso di mortalità del 35,6 per cento? La più importante riguarda i decessi dei prigionieri nell'ETO per il periodo che va dal 1° aprile al 31 luglio. Il tasso di mortalità del 35,6 per cento significa che la morte di almeno 300.000 prigionieri non deve essere stata registrata nella media di deten zioni di circa 2,7 milioni per i quattro mesi precedenti al 31 luglio. Ciò rientra di molto nei limiti del possibile secondo lo stesso Eisenhower. Il generale dimenticò di rendere conto di 451.473 prigionieri nel suo Rapporto del Governatore Militare per il 31 luglio 1945 (si veda pagina 254). La seconda prova al riguardo si fonda sul perché l'esercito non elencò gli effettivi decessi se il tasso di mortalità ammontava a un innocuo 3,56 per cento. Perché non sono segnalati insieme ai detenuti, acquisiti, scarcerati e trasferiti? Le cifre mostravano molti trasferimenti, scarcerazioni e acquisizioni di solo poche centinaia a settimana. Omettere i decessi avvenuti in una percentuale del 3,56 significava omettere totali di decessi accum ulati, per esempio nell'agosto del 1945, di oltre 30.000 persone. Perché l'esercito ne avrebbe omessi 30.000, riportando, come fece, Altre Perdite di 274 prigionieri di guerra per la settimana che terminava l'll agosto 1945? Non c'è una risposta, a meno di dire che l'esercito non fornì i totali dei decessi perché erano di gran lunga superiori al 3,56 per cento. Infine, come abbiamo visto nell 'Introduzione (si veda p. 31), il tasso di mortalità osservato nei sei campi ASCZ coperti dalla ricerca della Storia Medica dell'ETO, era in realtà superiore al 35,6 per cento. Il tasso osservato dagli autisti della 560" Compagnia Ambulanze ammontava al 43 per cento. Anche la prova circostanziale è avvincente. Credere all'improbabile teoria del tasso del 3,56 per cento basata sull'impossibile teoria dei 700.000 significa anche screditare migliaia di testimoni oculari sia tedeschi che americani che hanno descritto gli orrendi tassi di mortalità nei campi. Dai soldati semplici come Brech e Campbell agli alti ufficiali come Steinbach, Allard e Clark, passando per gli ufficiali di medio rango come Berwick e Siegfriedt, i testimoni oculari americani hanno descritto condizioni di vita del tutto incompatibili con il basso tasso di mortalità del 3,56 per cento. Tutto ciò è ampliato e confermato

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ovviamente dalle migliaia Ji tedeschi che hanno scritto libri, articoli e lettere che dimostrano oltre ogni dubbio un alto tasso di mortalità. Chiaramente la teoria del 3,56 per cento del dottor Cowdrey è rilevante per il suo revisionismo piuttosto che per il suo realismo. Adesso il realismo necessario è stato fornito dalla scoperta delle statistiche sovietiche sui prigionieri, che offrono una seconda dimostrazione dei decessi di massa nei campi statunitensi e francesi. Nulla se non i d ecessi Ji massa classificati sotto I'eufemismo Ji Altre Perdite spiega la maggior parte <lei «Dispersi/Non Calcolati» nelle cifre stesse dell'esercito. Nulla coincide con le contemporanee descrizioni dei campi date da osservatori obiettivi. Nulla coincide con le scoperte e le azioni dei generali Clark e Steinbach. In nessun'altra classificazione l'esercito potrebbe aver camuffato i decessi che non riportò da nessun altra parte. Niente altro completa il quadro: qualunque altra cosa lo offusca ulteriormente. Nient'altro combacia con il buon senso.

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APPENDTC:E TERZA

I RAPPORTI DEL PROVOST MARSHAL

Questi documenti sono intitolati PW Status Reports e pubblicati dal quartier generale <lcl Provost Marshal in the European T heater of Operations. Sono giornalieri fino al 2 giugno, poi settimanali. Segnalano un crollo <lei prigionieri di guerra (non DEF) <lal D -D ay (6 giugno 1944) al 25 agosto 1945. Sono rapporti molto dettagliati, ma lontan i dall'accuratezza, specialmente quando riportano le morti. Il totale <lclle morti dei POW riportato è <li 4500, e in seguito, fino al 25 agosto, altre 4790. In questo periodo di sei settimane, me ntre gli ufficiali <lel Corpo Medico americano stavano trovando 2868 morti in campi POW <li circa 80.000 uomini, il Theater Provost Marshal riporta solo 4540 per più 1.700.000 prigionieri in me<lia. La percentuale di morti trovata dai medici dell'indagine era superiore al 30 per cento per anno, ma la percentuale riportata <lal Provost Marshal era pari allo 0,36 per cento all'anno per pochi giorni in maggio, con una media circa del 2,4 per cento. Più tar<li, nell'estate, quando i dati USFET dichiaravano una percentuale di morti <lcl 30 per cento all'anno sotto la voce Altre Perd ite, i rapporti del Theater Provost Marshal mostravano percentuali che andavano di settimana in settimana, a partire dalla fine di luglio, a circa 1'1,8 per cento per anno e corrispondenti allo 0,36 per cento per anno. Consi<leran<lo che la percentuale di morte per il personale a riposo dell'esercito americano in tempo <li pace era dello 0,4 per cento, ciò non è credibile. Quasi la stessa situazio290


ne risultava in marzo, con una percentuale riportata dello 0,75 per cento e ancora in aprile con uno 0,67 per cento per anno. Un'altra strane7,za si trova nel fatto che i trasferimenti alla zona americana sono esposti assieme a quelli della zona inglese e della zona russa. Ma la zona americana stava ncll'ETO, quindi i prigionieri non venivano affatto trasferiti. Che cosa può significare? Perché i prigionieri venivano elencati come in uscita Jai campi di prigionia, come quelli trasferiti? È facile pensare che «trasferiti alla zona americana» era un eufemismo per morti, perché i totali assomigliavano molto alle Altre Perdite nei rapporti USFET. In questo libro n essun dato sui morti è basato su questa supposizione. L'omissione, senza spiegazione, d'un milione Ji prigionieri il 2 giugno, è tipica J el modo in cui venivano usati questi rapporti per dare una falsa immagine a qualsiasi ispettore Ji Washington, conservando nel tempo stesso l'informazione utile all 'esercito. Nel caso del Missing M illion, l'esercito, già fornito in abbondanza di manodopera coatta, aveva una riserva segreta di un milione di potenziali lavoratori, che potevano tornare utili ma non era necessario fossero conosciuti come un'orda di miserabili. Molti altri errori si trovano in questi rapporti. Il generale HollarJ, ufficiale superiore nell'ufficio del Provost Marshal, Ad Sec, durante una riunione, parla d 'un rilascio Ji oltre 20.000 uomini, in un giorno in cui i rapporti del TPM indicano un totale Ji meno di 2000. Per il 25-26 maggio, due diversi totali per i morti sono d ati , in pagine diverse, dei rapporti Jel TPM. Entrambi sono in conflitto con il totale per quel giorno, dichiarato dal generale Hollard nella sua riunione. La trascuratezza del conteggio cresce più passa il tempo, al punto che i <lati sono vecchi d 'un mese quando riportati e per le ultime due settimane mancano addirittura i totali. In generale, i dati sono molto difficili da interpretare, perché la forma e itermini usati cambiano spesso senza spiegazion e, perché i numeri per una data settimana sono incl usi in totali per una diversa settimana, e perché dati come basi (cioè da non cambiare una volta dati) sono, in realtà, retroattivamente cambiati senza spiegazione. Nei dati dei campi che si trovano in due aree diverse,

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lo stesso numero <li uomini ricoverati in ospedale viene esposto per giorni diversi (per esempio, 2 giugno, poi ancora 9, 16 e 30 giugno). Ciò è difficilmente credibile. Compilare questi rapporti <leve essere stato un affare vertiginoso, almeno per quanto riguarda i dati deJlc morti, perché gli addetti alla statistica in servizio il 9 maggio dovevano aggiungere un totale parziale di 478 Ji una certa area di campi, agli altri morti del resto <lel teatro d 'operazioni per ottenere un totale di 375. Questa abilità d 'ottenere un totale inferiore a uno degli addendi è tipica della magia che l'ufficio Jcl Theater Provost Marshal ha usato con ufficiali d'alto livello. Non fu neanche un effetto dell'euforia Jcl VE-Day, perché questo genere di cose continuò per tutta l'estate.

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APPENDICE QUARTA

I DOCUMENTI SHAEF-USFET

I documenti SHAEF-USFET comprendono una serie di rapporti quotidiani del 12° Army Group accompagnati da varie lettere di genera li comeJ.C.H. Lee e Omar Bradley sui POW e DEF, che danno le Altre Perdite per DEF nel periodo 8 maggio10 giugno, lasciando un vuoto fino al 4 agosto, quando vengono comunicate Altre Perdite per POW e DEF nei rapporti settimanali POW-DEF Jell'USFET. Il vuoto giugno-luglio è riempito parzialmente dai documenti SHAEF, trovati sia nel Pubi ic Records Office a Londra che ad Abilene, Kansas, che non comunicano Altre Perdite ma riferiscono totali in carico, trasferiti e rilasciati, per inglesi-canadesi e americani. I rapporti SHAEF per i campi inglesi-canadesi, assieme alle testimonianze degli ex prigionieri dei campi, suggeriscono che non c'erano morti di massa in quei campi. Questa idea è avvalorata <lai fatto che i DEF SCOFOR, che si trovavano nell'enclave di Brema, in mano agli inglesi, non denunciano perdite nella categoria Altre Perdite in agosto, quando queste apparivano invece nei rapporti USFET settimanali per POW e DEF. L'importante rapporto di contestazione Jcl numero dei prigionieri e DEF del maggiore May, datato 11 giugno 1945 (qui riferito al 2 giugno), appare in questa serie di documenti, la maggior parte dei quali si trova in NARS , Modem Military Records a Washington. È fra questi documenti che è stato trovato il nome del colonnello Lauben.

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APPENDICE QUINTA

LA DISCREPANZA DEL 2 GIUGNO: SHAEF G3 E I GENERALI LEE E LITTLEJOHN Lee aveva ragione affermando, il 2 giugno, che c'erano 3.878.537 prigionieri in carico nei campi americani nell'area SH AEF delJ 'Europa, perché nel rapporto dell'Army Chief Historian del 194t si vede che il 18 maggio c'erano 4.000.101 POW e DEF in carico nei campi del 12° e del 6° Army Group. Ancor più evidente che Lee aveva ragione, risulta da una diversa divisione SHAEF, la divisione Gl, che, 1'11 giugno 1945, dichiara che il totale <lei prigionieri catturati dalle forze americane era di 5.224.310. 2 Sottraendo il numero di uomini già morti, trasferiti, rilasciati o evacuati al 2 giugno, in altre parole catturati ma non più in carico al 2 giugno, dal numero totale dei prigionieri catturati, si dov rebbe ottenere il numero dei prigionieri in carico. I prigionieri già contati al 2 giugno sono 1.405.881. Sottratti dai 5.224.310, restano quindi in carico 3.818.428, numero molto vicino a quello di Lee. La prova decisiva che Lee aveva ragione si trova comparando il bilancio ini ziale al 2 giugno del SHAEF G3 per gli uomini in carico, col bilancio di chiusura ddl'USfET 1'8 settembre. Al bilancio d 'apertura di 2.927.614 in carico al 2 giugno si aggiungeva un aumento di 331.016, perciò il totale dei prigionieri nei campi che deve essere calcolato era di 3.258.630. Ma l'esercito diceva, 1'8 settembre, d'essersi già occupato di 3.694.513 prigionieri, numero superiore di 435.883. Il solo motivo per cui l'esercito poteva aver avuto a che fare 1'8 settembre con più uomini di

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quanti diceva d 'aver avuto in giugno, era che, in realtà, aveva avuto il 2 giugno più uomini di quanti ammetteva, come diceva Lee. Tutto ciò è confermato dal rapporto già citato, del generale Littlejohn, che diceva, in agosto, che l'esercito era responsabile Jel mantenimento di oltre l.500.000 persone oltre a quelle che aveva già in carico. 3

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APPENDTC:E SESTA

DISCREPANZA NEL NUMERO DEI PRIGIONIERI DAL 2 GIUGNO ALL'8 SETTEMBRE 1945 I prigionieri in carico al 2 giugno corri spondevano in numero a quelli che l'esercito dichiarava in carico all'8 settembre? POW in carico al 2 giugno Totale dei prigionieri in carico Aumenti nel periodo 2 giugno-8 settembre Totale dei prigionieri da contare

1.816.929 1.110.685 2.927.614 .3.31.016 3.258.630

Contati tra il 2 giugno e 1'8 settembre: Altre perdite' In carico all'8 settembre Rilasciati2 nel periodo Trasferiti·' nel periodo Totale dei contati

125.758 1.055.078 1.560.587 953.090 3.694.513

Totale da contare Totale dei contati Surplus <li uomini contati

3.258.630 3.694.513 435.883

DEF

Ciò significa che, se i dati del conteggio sono esatti e il dato finale dei prigionieri in carico è corretto, l'esercito aveva in custodia 435.883 uomini più di quelli che diceva d 'avere. Dovevano venire da qualche parte. Per la risposta (che il 2 giugno c'erano nei campi più uomini di quanti l'esercito dichiarava) si veda la sezione dell'Appendice 1 che tratta del Missing Million (p. 275).

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APPENDTC.E SE'1TlMA

MIDNIGHT SHIFT

Nella particolare contabilità SHAEF-USFET, il bilancio <li chiusura di una settimana, prodotto dai movimenti nella settimana, non porta necessariamente al bilancio <l'apertura della settiman a seguente. Analizziamo la tabella riportata nella pagina successsiva. I dati <lei prigionieri in carico nella colonna di sinistra sono tratti dalle tavole SHAEF-USFET per i DEF in carico all'inizio dell a settimana considerata. Così, per esempio, nella settimana dal 16 al 23 giugno, il totale di 849.688 prigionieri in carico all'inizio della settimana, è ridotto durante la settimana da 262.411 rilasci, con un resto di 587.277 prigionieri in carico alla mezzanotte del sabato. Tuttavia, un secondo più tardi, il numero <leve essere stato 709.463, se le operazioni durante la settimana seguente producevano il risultato dichiarato nelle tabelle alla fine <lella settimana. Perciò a mezzanotte deve essere stato aggiunto il numero 122.186 (differenza ottenuta sottraendo 587.277 da 709.643 ), altrimenti il dato dei rilasciati sarebbe risultato sbagliato. L'esercito non aveva interesse a falsificare i dati dei rilasci per far figurare meno rilasciati di quanti erano in realtà. Scegliendo fra le tre restanti possibilità per spiegare il Midnight Shi/t, che i dati dei rilasci erano sbagliati per errore, che gli uomini erano aggiunti dal Missing Million o che venivano

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Midnight Shift dal 2 giugno al 28 luglio Com'erano inseriti nei dati DEF A

e

B

D

E

F

1.110.685

356.934

753.751

849.688

95.937

Giu 2-J6

849.688

262.411

587.277

709.463

122.186

Giu 16-23

709.463

152.153

557.310

609.102

51.792

Giu 23-30

609.102

104.383

504.719

684.467

179.748 Giu30-Lug7

684.467

115.605

568.862

601.134

32.272

Lug 7-14

601.134

172.481

428.653

535.241

106.598

Lug 14-28

Totale dei presenti e non contati

588.533

Legenda A = dato settimanale iniziale <lei prigionieri in carico B = rilasciati nella settimana C = risultati che avrebbero dovuto apparire alla fine Jdla settimana D = risultati reali ottenuti alla fine Jella settimana E = aggiunti nel Midnight Shift F = settimana

Com'erano sottratti dai dati POW POW in carico al 2 giugno, tabelle SH AEF H Q G3

1.816.929

POW in carico al 28 luglio

892.354

Differenza

924.575

Meno i rilasciati dichiarati nel periodo

338.572

Dispersi o non considerati (passati allo status DEF)

586.003

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<la qualche altro campo, si preferisce la terza ragione <li sparizione di prigionieri di guerra. La sparizione di POW dai loro campi ammonta a 586.003 nel periodo dal 2 giugno al 28 luglio. Questo numero è così vicino ai DEF arrivati nei campi a mezzanotte (588.533) che viene qui adottato. Inoltre, i rapporti del Quartermaster1 in luglio dicono che alla fine del mese c'erano 900.000 prigionieri in meno da nutri re e non più a carico delle forze americane. Il rapporto non diceva che essi fossero stati rilasciati. Ciò significa chiaramente che essi erano ancora nei campi, ma non venivano più nutriti. Devono essere stati quindi POW che una volta avevano ricevuto cibo.

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APPENDTC:E 01TAVA

LA DISCREPANZA INGLESE

I 456.408 uomini che i dati dei prigionieri americani SHAEF dicono trasferiti agli inglesi, apparentemente non risultano tra i prigionieri Accounted For dagli inglesi per il periodo dal 16 al 23 giugno. I dati inglesi sono i seguenti: Totale !lccounted For al 2 giugno

1.978.521

Riferiti come Missing al 9 giugno 16 giugno

2.447.849

23 giugno

2.171.343

30 giugno 7 luglio

2. 187.146 2.195.985

Tra il 2 e il 16 giugno c'è un aumento di 469.328, apparentemente dovuto al trasferimento ricevuto dagli americani. In maggio e ai primi di giugno, i dati <lei DEF del 12° Army Group mostrano un calo nei prigionieri Accounted For esattamente di 456.408, con l'annotazione che erano trasferiti agli inglesi. Perciò sembra che in quel pe riodo il 12° Army Group abbia trasferito tutti questi 456.408. Ma l'aumento nel totale inglese degli Accounted Far al 16 giugno è di 469.328, al 23 giugno <li soli 206.304, rimanendo poi molto vicino a questo numero. Come abbiamo visto, il dato degli Accounted For, di

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regola, non avrebbe dovuto variare se non <l 'una singola pe rsona. Perché varia? Una spiegazione è quella che i dati mostrano soltanto gli On Hand, quegli uomini <li cui gli inglesi ritenevano di dover realmente rendere conto. Questo è un <lato vitale, più importante di qualsiasi altro, tranne i morti, perché naturalmente è il numero per stabilire le razioni, come anche il numero per il quale essi avrebbero potuto essere tenuti responsabili dalla Croce Rossa, dall 'opinione mondiale, d alla rinata Germania o dai loro stessi comandanti. Se risultava che gli inglesi s'erano sbagliati e n on erano responsabili per uomini che non avevano mai ricevuto in carico, essi non potevano dichiararli semplicemente trasferiti o rilasciati, perché ciò avrebbe voluto <lire che, in un certo tempo, li avevano avuti, il che non era. La cosa più semplice da fare, una volta che avevano capito che i campi non contenevano tanti uomini quanti credevano, era, alla fine della settimana, di ignorare il numero degli uomini che si supponeva fossero in mano loro, e iniziare la nuova settimana con un bilancio <l 'apertura basato sul numero più basso. Il bilancio d'apertura non viene mai esposto nella contabilità SH A]jF Vi compaiono soltanto le operazioni della settimana e i risultati. E ra facile perciò aggiungere operazioni in più o in meno e difficile scoprirle. Non occorreva fare nient'altro. Il dato vitale era così corretto. I dati americani erano inaffidabili per le morti o qualunque cosa relativa alle cause <li morte, mentre i <lati inglesi per gli Accounted for almeno, sono approssimati all'l per cento dal 23 giugno in avanti. Perciò il numero degli uomini trasferiti realmente, dichiarato di 456.408 , è dubbio. 11 dato inglese sembra il più affidabile, in parte perché i prigionieri sopravvissuti hanno detto che gli inglesi li contavano frequentemente, in particolare a Rheinberg, subito dopo la consegna di giugno . Come abbiamo visto attraverso gli occhi di H err Liebich a Rhei nherg, i campi americani erano in terribili condizioni, con uomini prostrati morenti nelle buche, ammalati, giacenti sulla terra nuda e così via. Il caos era tale che è ragionevole pensare che gli inglesi non contarono accuratamente gli uomini al momento della consegna, ma semplicemente fecero qu ello che potevano per salvare le loro vite, come ha detto H err

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Liebich. Probabilmente gli inglesi accettarono i <lati americani e li usarono finché non ebbero i loro propri dati. È a questo punto che appare la discrepanza chiamata la Discrepanza Inglese. Questa potrebbe spiegare l'improvviso calo da 2.447.849 Accounted Far al 16 giugno a 2.171.343 al 23 giugno, quando, si sa, gli inglesi fecero il loro conto dei prigionieri nei campi. Questo calo nel numero degli Accounted Por è lo stesso del calo inspiegato nel numero degli On Hand. Per la settimana del 16-23 giugno, gli inglesi avevano all'inizio della settimana 2.363.226 prigion ieri. Non rilasciarono nessuno durante la settimana, quindi all'inizio della settimana avrebbero dovuto dichiarare lo stesso numero On Hand. Ma il numero On Hand è in realtà 2.033.788. Questa è la differenza tra i dati dei documenti americani e quello che poteva essere il conteggio degli inglesi. Se gli americani non avessero consegnato meno prigionieri di quelli dichiarati nei documenti, non avremmo spiegazioni per l'improvviso calo nei dati inglesi. Per tutte queste ragioni, i dati complessivi inglesi sono da preferire. Qual è il dato esatto inglese per il trasferimento? Con la media delle ultime tre settimane, si ottiene un totale di 2.184.825. Questo dato viene preso come la base Ja cui soltrarre il bilancio iniziale del 2 giugno, di 1.978.521, risultando così che il conteggio inglese rilevò una differenza di 206.304. Un'altra domanda attende risposta. Se le cose stanno così, che cosa è avvenuto dei 250.104 uomini che costituivano la differenza tra i 456.408 e i 206.304? Dov'erano questi uomini? Probabilmente in parte erano morti e in parte si trasformarono nel Missing Million, a partire dal 4 agosto.

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APPENDTC.E NONA

EVASI DAI CAMPI DI PRIGIONIA FRANCESI

D opo la prima pubblicazione di yuesto libro, sono venute alla luce nuove in formazioni che hanno permesso di osservare più da vicino i decessi nei campi di prigionia francesi . Nel suo libro, Kurt W. Bohme dice che, stando al generale Buisson, oltre 80.000 prigionieri sfuggirono alla vigi lanza francese tra il 1944 e il 1948. Al contrario gli americani affermarono che soltanto 1191 prigionieri circa fuggirono dai loro campi nell'arco di un periodo di o ltre un anno: questi campi statunitensi accolsero in quel periodo una med ia di circa 2.000.000 di detenuti. Molti di questi prigionieri si trovavano in campi di Francia e Germani a affidati a Buisson. Pertanto, dopo che l'esercito francese ebbe assunto il comando, Buisson sostiene che tra questi stessi campi e detenuti, la yuota di evasi aume ntò approssimativamente di 260 volte. L'affermazione di Buisson è affidabile? Buisson non era l'unica autorità francese responsabile che faceva rapporto sui prigionieri evasi. Nel 1946 l'ufficio del ministero del Lavoro guidato da M. Simon, presentò rapporto sul destino degli evasi.' Simon fornì una classificazione dei prigionieri che si trovavano presumibilmente al lavoro. Nella sottocategoria di quelli non disponibili a lavorare per i francesi, dà una categoria chi amata «!es évadés repris depuis moins de 3 mais, !es punù, /es indésirahles... 25.000», «gli evasi ricatturati da meno di 3 mesi, i puniti, gli indesiderabili ... 25.000». È chiaro dal ter303


mine ricatturati che questi uomini erano tutti a disposizione nei campi alla fine del periodo di riferimento, ma non avevano lavorato per una parte di questo periodo o per la sua totalità perché fuggitivi. Il rapporto del marzo del 1946 <li M. Michel, il delegato del CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa) in Francia, include una categoria simile che indica 6102 prigionieri come «Fuggitivi (meno di tre mesi)». 2 Dato che questi evasi temporanei erano elencati come potenziale manodopera, sappiamo che il governo si aspettava di ricatturarli tutti o quasi tutti. Di sicuro, se gli evasi fossero stati 80.000 come disse Buisson, sarebbero stati inseriti in questi rapporti del ministero del Lavoro e della Croce Rossa come categoria a parte, ma così non fu. Non può essere un caso che sia il ministero che il CICR, entrambi dipendenti dall'esercito per le cifre, riferissero del recupero <li prigionieri temporaneamente assenti ma non la loro perdita permanente. Non compare una sola registrazione nei rapporti del CICR, in quelli dettagliati dell'esercito statunitense o in quelli del ministero del Lavoro, per i decessi o le fughe permanenti. Tutte le altre possibili sottrazioni permanenti dalla manodopera sono annotate, inclusi gli inabili permanenti al lavoro, i rimpatriati, il p ersonale medico protetto dalla Convenzione di Ginevra e così via. Ciò dimostra che la differenza tra evasi e cattura di evasi era statisticamente trascurabile. Cosa sign i hca «statisticamente trascura bi le» in questo contesto? Significa, ovviamente, una categoria talmente piccola da non essere riportata. Pertanto, una simile categoria deve essere più piccola della più piccola categoria riportata. Nel rapporto del CICR, questa categoria era «Donne in attesa di rimpatrio», ammontanti a 44 , e nel rapporto del ministero del Lavoro era «Génie rural», «ingegneria agricola», ammontante a 987. Dunque, i prigionieri che non solo evasero ma rimasero fuggitivi per oltre tre mesi, quasi certamente ammontavano a meno di 1000 per il periodo <li riferimento (di tre mesi sia per il rapporto del CICR che per quello di Simon). Perciò, sia il buonsenso che i rapporti dell'esercito francese ci portano a pensare che il motivo per cui non si riferì sugli evasi fino al 1948 sta nel fatto che erano piuttosto trascurabili. Ma 304


a partire Jal 1948, questa categoria divenne improvvisamente molto allettante come sistema per nascondere i J ecessi. Per questo libro, si è supposto che gli evasi siano stati statisticamente irrilevanti - come lo erano nei rapporti degli eserciti francese e americano. Ciò significa meno di 1000 ogni tre mesi, o al di sotto dei 4000 l'anno per i due anni in cui si verificò la maggior parte dei decessi. Così, prendendo Perdus pour raùons diverses (Dispersi per varie ragioni) come riassunto di d ecessi ed evasioni, è ragionevole trarre la conclusione che morirono tutti tranne 8000 Jei 167.000 Perdus pour raisons diverses. Ma probabilmente persino quel totale è molto basso, perché l'esercito francese non diede mai conto J i un numero molto più alto di prigionie ri sotto nessuna categoria. Il numero dei Dispersi/Non calcolati varia a seconda di quale gruppo di statistiche francesi si sceglie e p otrebbe arrivare ai 250.000 oltre i 167.000 PPRD. È probabile che morì la maggior parte di quei 250.000. Così la conclusione tratta nel Capitolo 9, secondo cui la gamma di certezze andava J ai 167.000 ai 314.241 morti, dovrebbe adesso essere revisionata in modo che il limilc superiore sia di 409.000 teJeschi morti sotto la prigionia francese.

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APPENDICE DECl MA

ALTRE CERNITE: COME ALCUNI CRITICI HANNO INTERPRETATO LE PROVE Q uesta appendice include un sommario Jelle obiezioni avanzate a questo libro da va rie agenzie governative statunitensi. Tratta anche <lell 'effetto del tentativo condotto dall'esercito statunitense per sviare il colonnello Philip Lauben verso una parziale ritrattazione delle sue precedenti affermazioni a me rivolte sul fatto che l 'espressione Altre Perclite significasse principalmente decessi ed evasioni «molto, molto secondarie». Il primo trio di obiezioni venne espresso <lal Pentagono, dal Dipartimento di Stato, <lai Centro per la Storia Militare dell 'Esercito Statunitense e dal professor Stephen Ambrose, che disse che Altre Perdite sign ificava svariatamente (a) trasferimenti e ntro il comando di Eisenhower in Europa, (b) trasferimenti ad altri comandi statun itensi in Europa, e (c) rilascio anticipato di Voi ksstu rm (Milizia Popolare) senza formale scarcerazione. Questa appendice prende in esame anche alcune spiegazioni proposte <lalle stesse persone alle mie interpretazioni <li d ue tabelle riprodotte nell 'Appen<lice 2 tratte da lla Storia Medica del Teatro delle Operazioni di guerra europeo.

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Spiegazioni alternative delJ'espressione Altre Perdite

Tra4erimenti entro il comando di Ez'scnhower in Europa Furono effettuati alcuni grossi trasferimenti tra gli eserciti entro il comando di Eisenhower, come quelli indicati nei documenti sui DEF nel maggio del 1945, in cui il numero di prigionieri trasferiti, aJ esempio, dalla Settima Armata venne accuratamente defalcato da quella Armata e altrettanto accuratamente addebitato, per esempio, alla Terza Armata. Parecchi <li questi trasferimenti erano indicati sotto Altre Perdite ma annotati in calce come trasfe rimen ti. E ovviamente, dato che i prigionieri trasferiti erano addebitati a un altro esercito entro il comando <li Eisenhower, il numero totale <lei prigionieri trattenuti dal suo com ando restava invariato. Questo libro non includeva e non inclu<le nessw10 di questi trasferimenti come decessi. Soltanto le cifre totali d i Altre Perdite nel comando di Eisenhower non indicate come trasferimenti sono state utilizzate come fondamento per determinare i decessi. D ato che alcuni trasferimenti erano registrati sotto Altre Perdite e annotati in calce come trasferimenti, è chiaro che qualunque cosa indicasse lb lJressione Altre Pe rdite, non era no trasferimenti. Altrimenti perché aggiungere la nota in calce? Perciò questa «spiegazione» fu presto abbandonata in favore di un'altra...

Trasferimenti ad altri comandi (non sotto Eùenhower) in Europa La spiegazione successiva si basava su una registrazione nei Rapporti Settimanali su PW/ DEF al 4 agosto 1945. In quella <lata, il coman<lo di Eisenhower riportava il trasferimento in Austria di 132.262 DEF, ma come abbiamo visto nell 'Epilogo, non esiste va un comando separato in Austria, né ci fu tale trasferimento. Pertanto, anche questa spiegazione è oggi att ualmente abbandonata a favore di un'alt ra...

Rilascio anticipato di Volkssturm senza formale scarcerazione La spiegazione d el Volkssturm 1 si basa su un rapporto del governatore militare di G ermania, il generale Eisenhower, valido

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per l'agosto del 1945, emesso il 20 settembre 1945. In questo rapporto, Eisenhower definì parzialmente le Altre Perdite. L'allegato sulla Forza Lavoro al rapporto include l'affermazione: «Un ulteriore gruppo di 663..576 [prigionieri] è elencato sotto "Altre Perdite", consistenti in larga parte Ji membri del Volkssturm rilasciati senza formale scarcerazione [cifre valide per il 4 agosto]». 2 Ciò solleva numerosi interrogativi. Il più importante è: cosa possiamo ritenere credibile nei rapporti di Eisenhower e J ei suoi ufficiali riguardanti i decessi Jci prigionieri di guerra? Abbiamo visto che era inesatto il rapporto di Eisenhower e Jei suoi ufficiali nel 1945 e il rapporto degli apologisti del suo esercito nel 1990 sul trasferimento austriaco del 4 agosto 1945. D ato che ciò lascia intatta l'affermazione di Lauben sul fatto che Altre Perdite significava ampiamente decessi, l'affermazione di Eisenhower secondo cui significava principalmente rilasci di Volkssturm è ampiamente screditata. Pertanto, le persone indicate <la Eisenhower come Altre Perdite a settembre devono essere considerate probabilmente decedute, a meno che il rapporto del governatore non sia confermato da prove schiaccianti supportate da una chiara documentazione proveniente da persona autorevole al di fuori del comando di Eisenhower. L'affermazione di Eisenhower significa che dobbiamo chiedere: se Altre Perdite non significava principalmente decessi, <love sono elencati i decessi dei prigionieri? L'esercito non riferisce di alcun decesso tra le Forze Nemiche Disarmate. Per i prigionieri <li guerra, il capo della Polizia Militare riferisce così pochi decessi, e contraddetti <la così tante prove, da non essere credibile.' Per esempio, il generale Eisenhower riferì al generale Marshall il 18 marzo 1945 che il 16 marzo a Mailly-le-Camp, 104 prigionieri tedeschi erano stati trovati morti soffocati nei carri me rci dell'esercito statunitense. Il capo della Polizia Militare non registrò alcun d ecesso per quella data. Il totale di decessi riportato dal capo della Polizia Militare dal 9 al 20 marzo ammontava a 80 prigionieri. 4 Ancora una volta, se i 4540 decessi registrati dal capo della Polizia Militare per il periodo critico che va <lal 1° maggio al 15 giugno vengono applicati al totale di prigionieri riconosciuti nei rapporti del capo della Polizia Militare, allora il tasso di mortalità 308


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Rapporto sullo stato delle forze nemiche disarmate, addizionale del 12° gruppo di armate, dal 1° al 10° giugno, che mostra come le Altre Perdite siano in totale 1.38. 136. Il numero di DEF on han<l per il 12° Army Group partiva da zero all'8 maggio fino al numero

qui esposto. La maggior parte dei rilasci qui esposti erano stati /atti dalla 3" Armata di Patton.

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Questo documento, ritrovato negli archivi statunitensi; riporla in testa Rapporto sullo stato Jelle forze nemiche d isarmate, aJJizionale del 12° gruppo di armate, come il documento alla pagina precedente. Le definizioni date per A cquisiti; Tra;;feriti e Altre Perdite vennero inserite tramite copia a nastro dopo che le statistiche erano state registrate in copia carbone sul modulo originale prestampato. La casella indicante RG 332, ecc. venne scritta nel 1991 e fa riferimento alla /onte archivistica del documento.

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tra queste persone affamate cd esposte alle intemperie ammonta soltanto allo 0,9 per cento annuo, il che è incredibilmente basso in simili condizioni di vita. 5 Per tutti i suoi milioni di prigionieri, il capo della Polizia Militare riportò soltanto 10.532 decessi dal giugno del 1944 al 25 agosto 1945.6 I rapporti sui decessi del capo della Polizia Militare sono incredibili, ed è incredibile un tasso di mortalità zero per i DEF, eppure dobbiamo credere che entrambi siano veri se Altre Perdite non significa, in linea di massima, decessi. Le domande continuano: perché mettere «Altre Perdite» e «Scarcerazioni» l'uno accanto all'altro se entrambi significano la stessa cosa? Perché il Collegio dei capi di Stato Maggiore (JCS) nel settembre del 1945 inizia improvvisamente a ricevere notizie sulle scarcerazioni dei Volkssturm che si presume siano state note dall'8 maggio in poi? Perché improvvisamente il JCS riceve le prime notizie della categoria Altre Perdite a settembre, anche se quella categoria veniva utilizzata dal mese di maggio? Il lettore accorto avrà notato che la frase non dice effettivamente che i Volkssturm venissero rilasciati, ma soltanto che erano «elencati come» Altre Perdite. I totali per altre categorie sono dati con vivacità e baldanza nelle normali modalità dell'esercito, come per esempio «POW e DEF scarcerati dalle forze statunitensi il 4 agosto in numero di 2.083.500», mentre la notizia sulle Altre Perdite viene presentata con le ambigue parole: «un gruppo aggiuntivo ... è elencato come "altre perdite"... ». Ciò non compare nel testo principale del rapporto, bensì in un allegato. È come se il compilatore del rapporto stesse avvertendo Washington di non indagare a fondo sulla cifra.7 Questa supposizione è supportata dall'affermazione molto particolare secondo cui questi Volkssturm venivano rilasciati senza formale scarcerazione. Il che può significare soltanto una o entrambe tra due possibilità: che venivano rilasciati senza essere contati, e/o che venivano rilasciati, contrariamente agli ordini, senza documenti di scarcerazione. Se vennero rilasciati senza essere contati da maggio fino a tutto agosto, Eisenhower avrebbe potuto non sapere a settembre quanti ce ne fossero. Ma disse che erano la maggioranza delle 663.576 Altre Perdite - pertanto deve aver saputo che am-

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montavano almeno a 331.789. A stento avrebbe potuto sapere che erano più di un certo numero, senza sapere quanti fossero effettivamente. Ma non lo dice a Marshall, anche se non c'è motivo di nascondere tale informazione. È inoppugnabile la prova che non poteva ~apere quanti Volkssturm ci fossero. Rilasciarli senz::1 documenti <li scarcerazione andava contro gli ordini stessi <li Eisenhower. Come era stato chiarito negli ordini di Eclissi per lo scioglimento <lelle Forze Armate tedesche, nel momento in c ui abbandonava la cattività ciascun p rigioniero doveva ricevere documenti di scarcerazione. La cosa era stata ampliata e rafforzata dalla direttiva di scioglimento n. 1 di Eisenhower, che aggiungeva ai requisiti d ella documentazione originale la clausola secondo cui «il modulo di iscrizione dei POW sarebbe stato completato da tutti prima della scarcerazione». 8 Eppure nel settembre del 1945 Eisenhower riferisce disinvoltamente al JCS che centinaia di migliaia di prigionieri venivano rilasciati a quanto pare senza alcuna documentazione. La difficoltà di identificare i Volk.uturm

I Volkssturm erano civili neanche accorpati all'esercito tedesco. Erano sotto il comando di civili locali, di solito Gauleiters del partito nazista, gerarchi a capo <li un d istretto. Non possedevano documenti a dimostrazione che fossero Volkssturm, né piastrine di identificazione, né uniformi <la Volkssturm. Il loro unico tratto identificativo era una fascia al braccio indossata sopra abiti civili, che potevano essere abiti borghesi o un'uniforme che indicava l'occupazione, per esempio poliziotto, macchinista, g uardia forestale. Gli americani non avevano mo<lo <li individuare i Volkssturm tra queste persone, a meno che non indossassero la fascia, incoraggian<lo l'arresto. «Non c'era modo d i identificare i tedeschi che incontravamo», ha scritto il capitano Frederick Siegfriedt del l'esercito statunitense. «La maggior parte <li loro sosteneva <li non conoscere l'inglese e la risposta consueta senza eccezioni a qualsiasi domanda era "Io no nazista". Non avevamo idea di cosa accadesse alle migliaia di persone che stavano migrando verso occidente. Sono sicuro che la nostra intelligence di reggimento e <li divisione non fosse equipaggiata per interrogar-

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li, né processarli.»9 Persino un anno più tardi, nella primavera del 1946 in un campo statunitense in Francia, l'esercito non era ancora in grado di interrogare i suoi prigionieri, stando a quanto racconta il capitano Siegfriedt. «Il MIS [il servizio di intelligence] aveva in suo possesso un libro pieno di nomi di tedeschi che stavano cercando. Interrogare 17.000 uomini era un'impresa talmente impossibile che gli interroganti del MIS addestravano i PW a interrogarsi tra loro.»10 Dato che una procedura talmente ridicola era ancora in uso nel 1946 per dare la caccia ai criminali, non è credibile che nell 'estate del 1945 l'esercito individuasse effettivamente semplici Volkssturm, per definizione i meno pericolosi di tutti. Né l'esercito era preoccupato per gli aspetti diplomatici derivanti da questi civili paramilitari: niente è stato scoperto sui Volkssturm durante l'approfondita perquisizione al Dipartimento di Stato e agli archivi diplomatici di Washington, anche se erano una strana categoria che richiedeva uno speciale riconoscimento secondo la Conven zione di Ginevra. Un ufficiale dell'esercito tedesco che aveva esaminato 3000 Volkssturm per eventuale servizio sul campo nel marzo del 1945 dice che per loro non c'erano armi; si limitò a dir loro di andare a casa, cosa che fecero. Sentiva che non correvano alcun rischio, perché nemmeno un ufficiale dell'esercito tedesco era in grado di capire che quegli uomini fossero disertori agli occhi dei tedeschi, nd momento in cui si toglievano la fascia dal braccio per andare a casa. Come avrebbero potuto capi rio gli americani? Qualunque Volkssturm a rischio <li cattura avrebbe potuto gettare via la sua fascia e qualsiasi arma in suo possesso per tornare a essere un civile. 11 Obbedendo a un ordine dell'esercito statu nitense, qualunque mostrina di reparto veniva immediatamente strappata via ai prigionieri appena entravano nelle gabbie; e chi aveva tenuto la fascia al braccio aspettandosi lo status <li prigioniero di guerra secondo la Convenzione <li Ginevra veniva reso immediatamente invisibile tra la folla degli altri civili. Una persona in tali condizioni non aveva alcun interesse a confessare poi agli americani che aveva combattuto. Nel caso si possa immaginare che, nonostante tutto, l'esercito riuscisse in qualche modo a individuare i Volkssturm, è bene ascoltare i prigionieri stessi. Paul Kaps, un soldato tedesco che

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si trovava al campo statunitense di Bad Kreuznach, ha scritto un'eloquente descrizione di come venisse mantenuta l'identità nella sua gabbia: «Al nostro arrivo al campo, gli ame ricani ci avevano tolto tutti i lasciapassare e altri documenti personali. Ci dividemmo in circoli e ci dicemmo l 'un l'altro il nostro cognome, nome, reparto, numero di casella di posta militare, e indirizzo di casa. Ci interrogavamo continuamente l'un l'altro per capire almeno in quella piccola cerchia chi non avesse superato la nottata. Era l'unica possibilità che ci era rimasta almeno per comunicare ai nostri parenti se era accaduto il peggio [. ..] Nella nostra gabbia c'erano circa 10.000 POW e civili. Peggio di noi erano messi quelli che gli americani avevano fatto trasferire dagli ospedali per ragioni a noi sconosciute [. . .] soldati cui era stata da poco amputata una gamba e adesso giacevano impotenti nel fango senza stampelle o si spostavano strisciando sulla pancia, camerati ciechi con la testa ancora avvolta in un turbante di bende che erano stati condotti lì p er mano. [...] Nella Gabbia 9 si trovava dal più giovane di 14 anni al più anziano di 76. Cosa ci facevano lì? In u na sola notte, 1'8 maggio 1945, 48 p rigionieri vennero uccisi a colpi di arma da fuoco nella Gabbia 9.»12 Nel suo Rapporto di settembre sul mese di agosto, Eisenhower finge di conoscere il numero <li Volkssturm scarcerati per quella data, ma il suo rapporto di agosto, valido per il mese di luglio, non nomina nemmeno i Volkssturm, sebbene venga fornito il nume ro esatto di Scarcerati, Trasferiti, Disponibili, quelli promessi ai francesi, e via dicendo. Eppure il numero <li Volkssturm rilasciato deve essere stato noto in agosto, se lo fu in seguito a settembre, d ato che i totali successivi dipendono dai precedenti. Se il totale di luglio e ra noto ad agosto, perché non viene fornito? Come era possibile che un esercito che contava letteralmente i set da toeletta d ei prigionieri fosse tanto trascurato da non sapere ad agosto che era venuto meno ben oltre mezzo milione di uomini alla vitale manodopera? Questa manodopera era in quel momento oggetto di pagine su pagine di analisi da parte di Eisenhower in quegli stessi Rapporti del

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Governatore, e stava suscitando una seria controversia intcrnazionale in Francia, Svizzera e Stati Uniti. Gli uomini anche solo lontanamente in gra<lo di lavorare scarseggiavano al punto che per soddisfare la quota promessa ai francesi, Eisenhower stava radunando prigionieri sani già scarcerati dall'Italia 13 dal genera14 le Mark Clark. li rapporto che non fornisce ad agosto il totale di Volkssturm di luglio specifica però che 5.579.000 utili articoli da toletta del nemico prigioniero erano disponibili nei magazzini dell'esercito statunitense.

Livelli di resoconto sui prigionieri Conosciamo cinque livelli per riferire le statistiche sui prigionieri nel 1945 e uno nel 1947: (1) per tutto il 1945, i rapporti venivano redatti nei campi, che erano la base dei rapporti da parte d i (2) un comando superiore, di solito il QG del 12° gruppo <li armate. (3) Anche i rapporti del capo della Polizia Militare si basavano su questi. (4) I riassunti di tali rapporti venivano redatti al QG SHAEF-USFET. E (5) Eisenhower in persona riferiva a Washington nel suo rapporto del Governatore Militare. Nel 1947, (6) un altro rapporto veniva redatto <lallo Storico dell'Esercito. Al livello elementare del campo, i rapporti ven ivano redatti su mo<luli prestampati che includevano spazi bianchi per i decessi come possibile fonte di per<lite. 15 Volkssturm non è una delle categorie incluse da compilare. I diversi mo<luli utilizzati al livello successivo, il QG del 12° gruppo <li armate, non prevedevano categorie per i decessi dei Volkssturm; le categorie stampate erano Data, Acquisiti, Scarcerati, Trasferiti, Altre Perdite, Compensazione. Al successivo livello di rapporto, nell'ufficio del capo della Polizia Militare sul Teatro delle Operazioni <li guerra, la morte è una categoria nel terzo, diverso, gruppo di moduli prestampati, ma non lo è Volkssturm. 1<· Nel quarto gruppo <li moduli prestampati, utilizzati al superiore livello <lcl QG SHAEF-USFET, né la morte né i Volkssturm costituiscono una categoria. Al massimo livello, il rapporto del Governatore militare di Eisenhower, nessuna delle due categorie viene citata nel rappor-

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to di agosto sul mese di luglio, ma improvvisamente, a settembre, Volkssturm compare senza ci/re. I decessi non sono menzionati. Più avanti, nel 1947, nel rapporto del Capo Storico dell'esercito, in tutte le 20 pagine sui prigionieri catturati, trattenuti, trasferiti e scarcerati, non sono menzionati né i decessi né i Volkssturm. Il rapporto non nomina mai alcun rilascio senza scarcerazione formale. Sono citate decine di categorie, i metodi di cernita vengono forniti con le sottocategorie a livello di campo e a livello di «concentramento», ma non si fa parola di Volkssturm né di scarcerazioni informali. 17 Però è stata ritrovata una copia carbone di un gruppo di moduli prestampati compilati per il Quartier Generale del 12° gruppo di armate. Questi moduli riferiscono di transazioni per pochi giorni fino alla data del 6 giugno 1945. Vi sono state inserite tramite battitura a macchina nuove definizioni di Trasferimenti, Scarcerazioni e Altre Perdite - non su copia carbone come le altre cifre, bensì direttamente sul nastro della macchina per scrivere dopo che gli spazi originali erano stati compilati. 18 La definizione di Altre Perdite dice: «La colonna mostra tutte le perdite diverse dalla scarcerazione o dal trasferimento alla custodia di altra nazione; cioè normali logorii, diserzioni, rilasci senza scarcerazione di personale Volkssturm e civili». Sappiamo che i Volkssturm non venivano conteggiati a live llo di campo e che l 'altra informazione in questo rapporto giungeva dai rapporti a livello <li campo. Perciò sappiamo che questa definizione aggiunta successivamente non poteva essere utilizzata. E ciò doveva essere noto a chiunque avesse ordinato l'aggiunta <li quella definizione. Era inutilizzabile, non veniva utilizzata, ma era stata battuta comunque a macchina. Più ava nti vedremo perché. Dato che i Volkssturm non venivano registrati all'unico livello in cui veniva realmente effettuato il conteggio, allora tutti i rapporti su di loro al livello superiore o non hanno una fonte a livello di campo oppure sono fitti zi, se non del tutto inventati. Riassumendo: da nessuna parte in nessuno dei sei livelli di rapporto vengono dati numeri di «rilasciati», né viene fornito alcun numero <li rilasciati senza formale scarcerazione; il rapporto del Capo Storico dell 'esercito mostra che i mo-

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duli di scarcerazione erano obbligatori appena iniziarono le scarcerazioni; nessuno sapeva quanti Volkssturm fossero stati catturati, d eten uti o rilasciati, ed era contrario agli ordini rilasciare chiunque in ma niera informale (senza Jocumenti). I Volkssturm «rilasciati senza formale scarcerazione» erano un numero inconoscibile.19

Altre Perdite e Volkssturm Le Altre Perdite vennero riferite e definite al JCS per la prima volta il 20 settembre 1945, con un grafico indicante che il loro numero era stato registrato da molto prima del 30 luglio, quando ammontavano in totale a circa 500.000. 20 Sebbene le Altre Per<lite fossero un'importante sottrazione dalla manodopera che iniziò a essere registrata a metà maggio nei rapporti giornalieri sulle forze nemiche Jisarmate, proprio come le scarcerazioni e i trasferimenti, furono soltanto le Altre Perdite a non essere riferite al JCS. 21 Perché? Le Altre Perdite, che stavano arrivando rapidamente alla cifra di circa 500.000 alla data del 31 luglio, venn ero trascurate per oltre quattro mesi, nonostante le scarceraziuui <li soli 358.112 prigionieri e i trasferimenti Ji soli 209.084 Ji loro venissero indicati quando avvenivano. Nei rapporti a Washington, solo le Altre Perdite non venivano riferite quando avevano luogo. Visto che nessuno sapeva quanti Volkssturm venissero rilasciati, perché Eisenhower presentò un rapporto su di loro? E perché li registrò sotto Altre Perdite? Non aveva alcun significato per Washington quante delle Altre Per<lite fossero Volkssturm. L'unica sottocategoria coperta dalla nuova definizione di Altre Perdite aggiunta ai Jocumenti dei prigionieri del 12° gruppo d'armate che rivestisse una qualche importanza per Washington erano i trasferimenti ai francesi. Ma i 562.000 traderiti ai francesi entro il 30 agosto non vennero riferiti a Washington sotto Altre Perdite nel rapporto di settembre del Governatore militare. Vennero riportati separatamente, senza alcun riferimento aJ Altre Perdite, mentre gli insignificanti Volkssturm sono specificatamente nominati come in partenza nella colonna delle Altre Perdite. Eppure si suppone che 317


entrambe queste perdite venissero riportate sotto Altre Perdite secondo la nuova definizione aggiunta ai documenti del 12° gruppo d'armate. Sapendo come sappiamo noi adesso che questa definizione aggiunta non poteva essere utilizzata quando venne battuta a macchina, e non venne usata in seguito, ci chiediamo: perché mai fu inserita? E perché Eisenhower volle far credere a Washington nel settembre del 1945 che il numero di Volkssturm « rilasciati» superava un certo livello, quando in realtà il loro numero era ignoto? È questo il punto: il numero di Volkssturm era ignoto. Era necessaria una categoria informe come copertura per nascondere il numero dei morti. I Volkssturm divennero quella copertura.

La minaccia della pubblicità Mentre questo rapporto di agosto del Governatore militare veniva preparato per la distribuzione il 20 settembre, una tempesta di terrificante pubblicità si stava scatenando intorno al quartier generale dell'esercito statunitense a Francoforte. Abbiamo già visto che il Comitato Tnternar.ionalc della Croce Rossa, il Dipartimento di Stato statunitense e la stampa sapevano o sospettavano tutti ormai che i tedeschi stavano morendo per l'esposizione alle intemperie e la fame nei campi <li prigionia statunitensi. Ad agosto, Jean-Pierre Pradervand del Comitato Internazionale della Croce Rossa aveva scoperto con suo grande orrore che i campi di p rigionia francesi erano pieni di uomini malati e affamati che morivano nei loro stracci come mosche. Sapeva che la maggior parte di loro era stata trasferita di recente da campi di prigionia statunitensi. Pensando che non gli avrebbero creduto senza prove schiaccianti, iniziò a fotografare i prigionieri. Erano talmente sfiniti che i delegati di Pradervand gli misero i loro vestiti sulle spalle e tornarono a casa con la sola biancheria intima. 22 Mentre accadeva tutto questo, l'esercito degli Stati Uniti conservava nei propri magazzini in Germania 13.000.000 di partite di cibo per i prigionieri <li guerra fornite dalla Croce Rossa. Avevano anche abiti ed equipaggiamenti personali per 1.294.000 persone, oltre a quei 5.579.000 articoli da toeletta e 920.000 metri <li tessuto per uniformi. Conservavano anche

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oltre 19.000 tonnellate di attrezzature e rifornimenti sanitari,23 tutti equipaggiamenti sequestrati ai tedeschi. A Parigi, deci.ne di persone sapevano cosa stesse acca<len<lo, e due grossi quotidiani si stavano preparando a pubblicare racconti importanti. La pubblicazione di questi fatti avrebbe distrutto la reputazione di Eisenhower. Il 14 settembre colpì il primo fulmine, nella lontana Washington. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra trasmise apertamente (non in codice) al Dipartimento di Stato le accuse francesi secondo cui gli americani stavano lasciando morire di fame i propri prigionieri, per poi rifilarli ai francesi.24 Il Comitato Internazionale della Croce Rossa era «ansioso» che gli Stati Uniti nutrissero i loro prigionieri. Qualcosa doveva essere fatto, e in fretta. Questo era sicuro: la congettura su ciò che accadde agli inizi di settembre è sottolineata in corsivo nel paragrafo seguente. Smith e Eisenhower si rendono conto del pericolo e si consultano per stabilire come possono nascondere quei decessi. Nessun decesso può essere aggiunto ai totali delle future scarcerazioni perché è già stato deciso di sospendere per il momento le scarcerazioni. Né i prigionieri deceduti possono essere inseriti retroattivamente nella colonna delle passate scarcerazioni, perché anche quelle cifre sono già state inviate a Washington. Sono state inviate anche le cifre dei trasferimenti. Tnoltre, avrebbero potuto essere controllate <lai p otere ricevente. Anche il totale dei Disponibili è noto a Washington, perciò non può essere arbitrariamente ridotto all'improvviso. Quel che serve in tutta fretta è un'altra vaga categoria per occultare i morti. Altre Perdite è già stata usata per coprire i decessi nei rapporti interni inviati dagli eserciti a maggio e ai primi di agosto. M a tutti al quartier generale dell'esercito, per esempio il colonnello Lauhen, sanno che significa decessi, perciò bisogna dare una nuova definizione per fornire una spiegazione, o escogitare una storia di copertura più plausibile per i leali ufficiali che potrebbero essere interrogati. Vengono date a un dattilografo istruzioni per l'inserimento di una nuova definizione di Altre Perdite che includa i Volkssturm nei rapporti del 12° gruppo d'armata a indicare le transazioni di DEF alla data del 6 giugno. Questi tira fuori la copia carbone dei

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rapporti esistenti del 12° gruppo e si limita a batterci a macchina la definizione. PradervanJ è invitato a f rancoforte e rassicurato. Le sue fotografie scompaiono nell'ufficio di Eisenhower, fino al momento in cui ricompaiono come prova delle atrocità commesse nei campi francesi per i prigionieri di guerra. Poi scompaiono per sempre. Cessano i rapporti settimanali su PW/ DEF e quelli Jcl capo della Polizia Militare nel teatro del le operazioni di guerra con i loro dettagli rivelatori. La stampa mondiale pubblica un comunicato che scagiona l'esercito statunitense. I prigionieri continuano a morire. L a falsa definizione di Altre Perdite

Tuttavia, una serie interessante di rapporti sui DEF del 12° gruppo d 'armate è sfuggito agli ufficiali che occultavano i decessi nel gruppo di moduli datati 6 giugno. Quest'altra serie, preparata presso il QG del 12° gruppo d 'armate esattamente sullo stesso genere di moduli prestampati <la compilare e inviata al QG SHAEF-USFET, fornisce cifre fino al 10 giugno, quattro giorni <lopo. Era stata battuta a macchina dopo i muJuli cun la nuova definizione di Volkssturm che terminano al 6 giugno, perciò costituisce un altro banco <li prova delle intenzioni della persona che ordinò che venisse inserita la nuova definizione <li Altre Perdite nella serie datata 6 giugno. Se tale definizione era autentica, cioè finali zzata a essere utilizzata per comunicare in formazioni numeriche, quella definizione deve essere apparsa su tutti i documenti successivi che riguardavano i prigionieri a questo livello. Ma non compare in questa serie successiva del 10 giugno. Nessuna delle nuove definizioni compare in questa serie (si vedano pp. 267 e ss.). La nuova definizione di Altre Pere.lite era inutilizzabile, non venne usata e non comparve in documenti successivi dove avrebbe dovuto essere qualora fosse stata autentica. Svelato l'inganno.

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Eisenhower disse la verità?

Forse yuesto lavoro è troppo burocratico. Forse dovremmo mettere da parte i dettagli per un momento. Dunque ci troviamo di fronte a una semplice domanda: possiamo credere al fatto che Eisenhower, lottando contro agghiaccianti accuse che avrebbero rovinato la sua reputazione, disse la verità sui decessi dei prigionieri a settembre? La risposta si trova nel rapporto di Eisenhower. Innanzitutto, nel rapporto di agosto emesso il 20 settembre non fa menzione di decessi, anche se il capo della Polizia Militare aveva già riferito dei decessi di oltre 10.000 prigionieri di guerra. A causa del numero molto più alto di DEF, devono essersi verificati almeno 15.000 ulteriori decessi tra loro. Ma Eisenhower, l'uomo che scrisse «è un peccato che non abbiamo potuto ucciderne di più», adesso esamina la scena e non vede morti. Riesce a vedere 1694 prigionieri vivi e al lavoro nell 'enclave di Brema, riesce a vedere 7632 casi ospedalieri in Germania , ma non vede morti. Nel marzo Jcl 1945 a Parigi disse che gli Stati Uniti stavano trattando i propri prigionieri nel risµetto Jella Conven zione Ji Ginevra. Ciò non era vero. 25 In un discorso davanti al Congresso americano del gennaio del 1946, disse che l'esercito statunitense sotto il suo comando aveva «rimpatriato i DP con comprensione e alto rispetto per la natura umanitaria del problema». Ciò non era vero: l'esercito aveva fatto spesso ricorso alla violenza nel restituire i cittadini russi alla Russia. 26 Per due volte i suoi ufficiali anziani falsarono il numero dei prigionieri con la conseguenza che le razioni vennero ridotte, il che portò i generali Littlejohn e Lee a lamentarsi per iscritto dell'inaccuratezza Jei dati riferiti sui prigionieri. 27 Seguendo il consiglio del generale Hughes, non firmò nessun ordine che riduceva le razion i dei prigionieri, pur dicendo allo stesso tempo a Winston Churchill di aver ridotto le razioni. Tale conversazione non è riportata in nessuno dei fascicoli conservati alla Eisenhower Library di Abilene, perciò la cosa avrebbe potuto non essere mai resa nota se lo staff di Churchill non avesse riportato la conversazione in un memoriale copiato in seguito al Dipartimento di Stato. 28 L'or321


dine non scritto per l'esercito di Eisenhower secondo il quale i prigionieri dovevano ricevere razioni da fame era talmente forte che quando il generale Lee ricevette l'ordine orale di aumentare alcune razioni a scopi pubblicitari nell'ottobre del 1945, chiese che gli venisse inviata conferma scritta dell'ordine. Nessun ordine del genere è mai stato ritrovato, ma le razioni vennero aumentate per breve tempo, stando a quanto affermato dai prigionieri stessi. Che motivi aveva Hughes di raccomandare che Eisenhower non mettesse per iscritto tali ordini? Perché non ne restasse traccia. Perché non lasciarne traccia? Perché era probabile che sarebbe tornato a perseguitarlo presso i suoi superiori o presso l'opinione pubblica. Nel suo rapporto di agosto Eisenhower disse al JCS che era stato fornito un riparo ai prigionieri. Il che non era vero: i ricoveri erano stati vietati per ordine della Sezione Ingegneri della Divisione Avanzata dell 'esercito il 1° maggio 1945, e dal generale J.C.H. Lee nell'aprile del 1945. 29 Per tutta quella estate i prigionieri morirono per mancanza di un riparo; per tutta quella estate l'esercito ebbe in magazzino 58.000 tende sequestrate ai tedeschi che, come le partite di cibo della Croce Rossa e tanti altri articoli necessari, mm vennero distribuite. 30 11 suo comando tenne nascosta alla Croce Rossa la prolungata esistenza dei campi di prigionia statunitensi in Francia dopo la guerra, stando a quanto afferma Jean-Pierre Pradervand. 51 Per il tramite del generale Bedell Smith, suo capo di stato maggiore, Eisenhower disse al governo francese, ai suoi stessi superiori, al Dipartimento di Stato e alla stampa che le centinaia di migliaia di prigionieri trasferiti ai francesi entro il settembre del 1945 erano in buone condizioni con razioni di cibo, pesanti cappotti e coperte per due settimane. Niente di tutto questo era vero. 32 In seguito, quando venne accusato di aver ricoperto un ruolo chiave nell 'ignobile piano Morgenthau insieme a H arry Dcxtcr White, Eisenhower negò il suo ruolo. Il che era falso. 33 Per due volte aveva riferito al JCS che 132.262 prigionieri erano stati trasferiti dalla Germania all'Austria. Il che non era vero. Difficilmente questo può essere il resoconto su un uomo cui si vuol credere quanto alle accuse di sterminio di massa avvenuto sotto il suo comando. Considerate le altre prove già note sulle

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scarcerazioni dei Volkssturm, è impossibile fidarsi dell'affermazione fatta da Eisenhower nel rapporto di agosto.

Tassi di mortalità

Gli storici nazionalisti come Stephen Ambrose che difendono Eisenhower sono tutti carenti di informazioni e deboli di argomentazioni. Hanno sostenuto che il tasso di mortalità tra i prigionieri tedeschi in mano americana ammontava all' 1 per cento.34 Prendendo il normale significato medico di questo termine come percentuale di una popolazione nota che produce un certo numero di morti in un determinato periodo, possiamo calcolare il numero di persone che sarebbero decedute secondo questo tasso nelle 16 settimane del rapporto del generale che terminava al 25 agosto. l rapporti settimanali de ll 'esercito su P W/ DE:r dicono che i campi detennero in media 2.117.000 prigionieri nelle 16 settimane ch e terminarono il 25 agosto. All'l per cento annuo, fa un ammontare di 6514 decessi per 16 settimane. Tuttavia, a settembre, il Dipartimento per la Guerra di Washington riferì al Dipartimento di Stato decessi di persone non identificate n ei campi statunitensi per prigionieri di guerra in Germania per un ammontare di 4123 in 17 giorni, d al 20 agosto al 6 settembre. Inoltre, il Dipartimento per la Guerra aveva appena riferito'5 allo Stato il 20 agosto un totale <li ulteriori 5122 decessi di tedeschi sconosciuti. E questi 9245 morti erano soltanto non identificati. È chiaro che, dato che i soli morti non identificati superano il numero totale di decessi stimati, la stima è errata.

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NOTE

Introduzione alla nuova edizione 1 li KGI3, la poli:lia segrela, era succeduto all 'MVD nel 1954, che aveva a sua volra succeduto l'MGB nel 1946, successore dell 'NKGH nel 1943. I prigionieri passavano dall'Armata Rossa ai campi gestiti <lai Ministero degli Interni passando per la polizia segreta. Per amore di semplificazione, in questa edizione si fa normalmente riferimento al KGI3. 2 Memorie del generale Steinbach, inedite, in possesso dell 'autore e presso il generale Steinbach, p. 167. li nastro dell'intervista televisiva amplifica ed estende i rirnrc.li. Enfasi nell'originale. 3 Daniel McConnell, Dichiarazione a .wstegno della rivendicazione nei confronti del ministero per !!,li Affari dei Veterani di Guerra degli Stati Uniti, numero di file VA 13 752 785, firmato e presentalo il 21 agosto 1995. Copia presso !'aurore. ·• RG 112, Ufficio dell'Ispettore <lei Ser vizio Sanitario Militare/Esercito WWTl Rapporti Amministrativi 1940-1949, 319.1 Rapport i Annuali di Unità, Box 440. ' Lettera all 'autore, marzo 1998. Tutti i campi statunitensi erano suddivisi in gabbie <li filo spinato, di solito con una capacità nominale di 10.000 persone. Alcuni campi come quello di Hcilbronn potevano accoglierne oltre 100.000 a pieno massimo. 6 «Globe and Mail», 24 luglio 1998, p. A3. 7 Nel 1077, a Canossa, re Enrico TV rimase per tre giorni in ginocchio nella neve per supplicare papa Gregorio d i togliergli la scomunica. Paul I3oytinck, di Lcwisburg in Pennsylvania, ha girato e stud iato in Germania negli ultimi anni. 8 James L. Graff, Shamljul Secn·t, sulla rivista «Time» (Internazionale), 2 ottobre 1989, p. 29. ' Sono in debito con Alfred de Zayas per questa frase impressionante, che in origine aveva applicato alla versione uflìciale sovietica della loro occupazione <lella Germania nel 1944 -45. 10 Martin Gi lbcrt, Tbe Koad lo Viclory, Stod<larl, Toronto, 1986, p. 995. 11 Gi.imer Bischof, Stephcn E. Ambrose (a cura di), Eisenhower and thc German POWr, Louisiana State Univcrsity .Prcss, 1992.

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12 llcnry Morgcnthau Jr., nel <<New York Post», 24 novembre 1947. Con i ringraziamenti al professor Ralpb Raico, State Un iversity of New York College di Buffalo. u La prima, ritrovata da Jakob Zacher, si trovava negli archivi di Langcnlonsheim. Copie disponibili nella Dokumentationsstelle, Kriegsgefangcncnlagcr Bretzenbeim, am Sportplatz 8, 55559 Brctzenheim/ Nahe, direttore Wolfgang Spietz. "CollO(Jui con l'autore, 1990-1991. Andcrnach si trovava nella zona di C:omunicazioni Sezione Avanzata dell 'esercito, le cui condizioni di vita vennero descritte dalla Storia Medica dell'El'() come tipiche delle condizioni in tutti i campi di prigionia statunitensi in Europa, ad eccezione di pochi piccoli campi dove i prigionieri erano destinati ai lavori forzati. 15 Da Max Mi.iller di Bretzenheim, a casa degli Spictz nel 1991. Mi ha gentilmente regalato una copia rilegata dell'originale, che include il nome di Hughson scritto a mano sulla copertina. 16 Intervista con l'autore, 1991. 11 Questo esonero era inutile, perché i prigionieri non vennero registrati per nome per molti mesi, perciò nessuno al comando statunitense, tanto meno un civile tedesco, poteva scoprire chi si trovasse all'interno. Solo sbirciando per caso auraverso il filo spinato una donna poteva trovare il marito o il figlio. Un'eccezione al rigido ordine di non consentire ai civili di procurare cibo sembra esserci stata al campo di Emmcring nei pressi di Fi.irstenfeldbri.ick, quando nel maggio del 1945 gli ecclesiastici e i civili del posto raccolsero approvvigionamenti dalle loro misere scorte cd ebbero l'autorizzazione di consegnarli ai prigionieri. Si veda 3. Folge in una serie di articoli sul campo di prigion ia nell '«Emmeringer Gernein<le Spiegel», marzo 1986. '" Lettera all 'autorc, 18 agosto 1997. 19 Tlanns Scharf della California, intervista con l'autore, 1991. 0 ' Berwick ha sostenuto di non aver mai ordinato a nessuno di sparare a un prigioniero. " Tagf'hur.h con l'autore. ,, C:ittà di Rad K reuznacb, post 60, fascicolo n. 6754 06 WASt: liste delle Tombe di Guerra del 1954 e del 1963. (Stadtverwaltung Bad Kreuznach, Amt 60, AktZ: 67_5 4 06 WASt, K riegsgriibcrliste 1954 u. 1963). Citalo anche in G. Maria Shuster, Dic Krieg.rgefangenenlager Galgenberi und Bretzenhcim, Stadtverwaltung Bad Kreulznach, 198_5. ii Interviste dell'autore al signor Tullius e al signor Schmitt a Bretzenheim, luglio 1991. 2 • Trascrizione dell'intervista registrata con Buchal effettuata da Walter I lartz di Weinbobla, in Germania, e Paul Boytinck della .Pennsylvania. Lettera di raccomandazione, 8 luglio 1945. Firmata dal luogotenente Roy D. Schneider, Dispensario 11(), Distaccamento Il, 50° Ospedale da campo degli Stati Uniti. In possesso di Rudi Buchal, di Grossenlrnin, in Germania. C:opie dei documenti, lettera e nastri presso l 'autore. ,; Paul Bastian, intervista con l'autore, 1991; Konrad Schildwachtcr, lettera, novembre 1990. 26 Citato in Menschen in Lagern in der Niihe und im Hunsriick, «PZ-l nformation 8/86», Paedagogisches Zentrum, Bad Kreuznach, 1986, p. 46.

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27 Il capitano Berwick ha detto all 'autore: «Non sono d'accordo con i resoconti di morte per fame al C ampo A6 (Bretzenheim)». Ogni giorno incontrava i capitani dei lager tedeschi (capi di ciascuna gahbia entro la recinzione) e non ricorda alcuna lamentela sul fatto che il cibo fosse insufficiente. Intervista con !'aurore, 1991. 28 l nomi dei prigionieri sono Paul Bastian, Konrad Schildwachter, Paul Kaps, Waiter Drechscl, Erich Werner, il dottor H erbert Bolte, Rudi Sauer, Gerhard Wolter, Winfried P under e Rolf Preyer. I civili che espressero commenti sul campo erano Frau GriinwaJd, Frau Bastian, Frau Lambert e Frnu Blank, tutte di Bretzenheim. 29 Lenera di H erbert Peters d i Hilden, in Germania, a suo fì.glio. ln possesso dell 'aulore. 0 ' Altri soldati statunitensi al campo, Bill Dodge, Tiller C:arter e Frank Rorbely, dissero tutti che le cifre del capitano Lee Berwick sul campo erano, secondo loro, probabilmente accurate. 31 La maggior parte dei resoconti cui si fa riferimento qui sono archiviati sotto llQ 106th l nfantry Division, Office of the Surgeon, APO 443 US Army, Annua! l{cport Medicai Activities 1945, firmato da Belzer e datato 18 settembre 1945. Provengono dal Record Group 332 nel Box 18 o dintorni, altri dall'RG 112 nel Rox 313 e dintorni. 'fotti si trovavano a NARA Suitland prima del recente trasloco a College Park, nel Maryland. 32 Il numero variù durante quel periodo, che durò dalla metà di aprile circa fino al 10 luglio 194.5. I recinti effettivamente in uso variarono durante quel periodo dallo zero <lei 14 aprile ai forse 17 all a fin e di maggio. Alcuni campi comparivano come progettati nei rapporti ma mai <lati per contenenti prigion ieri. A131 maggio ne vengono mos tral i 16, d i cui 14 uccuµati. Si lruvavauu lulli uell'ASCZ, lungo il Reno o dintorni. I[() Adscc Com Z , Office of tbc Surgeon, Reporr. ;_, Stato <lei Med Service P WTF. l{cport, llQ , Adscc, Office of rhe Surgcon, <la aprile a giugno del 1945, RC 332 Kox 15 , College Park. Anche la carta annonaria ufficiale <li Rohert Hughson per Kretzenhcim, nella Dokumcntationstelle di Bretzenheim, che elenca gli ospiti in ospedale, oltre alle razioni e al numero di POW nel campo. Copia in possesso dell'autore. 14 106.i, Medicai Report, p. 17. I resoconti sui pazienti american i sono incredibilmente completi, dato che mostrano, per esempio, che le ambulanze <lei 106° fecero 2434 uscite, coprendo circa 311 milioni di chilometri eJ evacuando 21.5.51 prigionieri negli «ospedali di evacuazione» da maggio fino al 10 luglio. Le statistiche dell 'unità ospedaliera del Rapporto Medico della 106' Divisione riguardava tutti i campi americani lungo il Reno, incluso Bretzenheim dalla fine Ji aprile del 1945 al 10 luglio 1945. ·" Dottor Joseph Kirsch, citato in Ces prisonniers allemands «morts pour raisons divcr.w:.rn, su «Le Repuhlicain Lorrain», Mctz, 3 giugno 1990. Articolo di Gerard Ostreicher. 16 È possibile che alcuni degli «ospeJali <li evacuazione» trattassero effettivamente bene i propri pazienti. Il p rigion iero Werner Borrmann Jel Q uebec raccontò di essere stato mandato in un piccolo ospedale nei pressi Ji T<lstein, poi a Bad Schwalbach, dove i dottori e le infermiere tedeschi lo trauarono bene. Korrmann crede che questi osped ali fossero sottoposti alla supervisione americana; tuttavia, i francesi stavano assumendo il controllo della regione agli inizi di

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luglio, perciò la responsabilità avrebbe potuto essere loro. L'ex infermiera tedesca Anneliese Punk, che prestò servizio agli ordini del personale medico tedesco nel Reservelazaratt I (Kalmenhof) a Idstein dal 1941 fino .11la fine di settembre del 1945, ricorda bene le terribili condizioni degl i uomini che arrivavano da I3retzenheim e da Bad Kreu;mach. «Polmonite, edema, ferite aperte alle gambe, ulcere e malnutrizione erano all'ordine del giorno, al punto che avevamo anche morti da piangere.» Lettera di Anneliese Punk, da Idstein, all 'autore, 1° marzo 1992. 37 Per completa si intende il 100 per cento delle fami glie nell 'arca sottoposto a indagine. Per ulteriori dettagli, si veda p. 49. 38 Nei campi britannici e americani non morì nessuno. La cosa è stata sottintesa dagli storici occidentali per molti decenni. Dopo la pubblicazione nel 1989 di q uesto libro, che ne mostrava l'assurdità, vennero frettolosamente raffazzonate nuove cifre, oscillanti tra i 5000 circa e i 50.000 circa sul fronte americano, secondo Ambrosc. 11 fatto che questa cifra elastica che poteva allargarsi del 1000 per cento fosse guardacaso appoggiata da Ambrose e alLri, sen~a alcuna prova documentaria, dimostra quanto poco oggi gli storici comprendano le statistiche. 30 Lo storico militare dell'esercito ru sso Andrei Kashirin giunse anche alla conclusione che queste cifre provenienti dall'archivio CSSA erano in genere correlle. Secondo lui , le morti di soldati ammontavano a un to tale di 423.168. 40 Dm itri Volkogonov, l,enin, Free Prcss, New York, 1994, p. 29. Volkogonov mi raccontò cose simili anche durante un'intervista a Starya Ploshschad a Mosca il 17 maggio 1993. 41 Andrei Kashirin e Alexandr Bystritsky, Spravka, preparato per l'autore, gen naio 1993. Gli autori sono entrambi ufficiali e storici dell 'esercito russo. Le morti erano più numerose tra tedeschi , giapponesi, italiani. ungheresi, rumeni e polacchi. 12 G.G. Krivoshcycv (a cura di), Soviet Casualties and Comhat Losses in the Twentieth Century, Grccnhill Books, 1997. Pubblicato originariamente con il titolo (tradotto) Without the Seal o/ Secrecy, Mosca, 1993. '" Intervista con V.P. Galirski, Radisson Hotel, Mosca, 16 maggio 1993; interprete Martin Rccsink. 44 Articolo di V.P. Galitski sul «Military Historical Journal» del 1993, n. 2, TsKhIDK, F. lp, op..34a, d.2 , t.1, 1. 10. (Tscntre Khraneniia Istoriko-Dokumentalnikh Kolletskii, 3, Vyborgskaya St., Mosca, direttore V. Bondarev.) 45 Documento E , ordine NKVD del 18 ottobre 1944, «Per migliorare la produzione», CSSA. L'o rdine specifica maggiori razioni per i deboli e i malati, minori per criminali e categorie da arresto automatico. 46 Konrad Adenauer, Erinnerungen, 1953-1955, p. 451. 47 Si potrebbe obiettare che non si pu<Ì credere a questi resoconti perché l'esperienza dimostra che i resoconti degli Alleati occidentali su razioni adeguate per i prigionieri post-bellici raramente erano veri. Sia i francesi che gli americani hanno riferito ufficialmente che venivano fornite ra~ioni adeguate a prigionieri che in realtà stavano morendo di fame. Tuttavia, questi resoconti francesi e americani sono stati divulgati e depositati negli archivi nazionali della Comunità Europea come per esempio il Bundesarchiv di Coblenza. La differenza sta nel fatto che i resoconti sovietici vennero tenuti segreti per quarant'anni negli archivi del KGB in quanto costituivano parte di una serie di documenti che presi tutti insieme rivelano una grottesca atrocità. Questa informazione non fu mai rivelata

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dai sovietici intanto che furono al porere. I n genere questi documenti sono affidabili. 48 lnrervista dell'autore al capitano V.P. Galitski, Mosca, maggio 1993. 49 lnrervista dell'autore a<l Alex Adourian, Toronto, gennaio 1993. "' Intervista dell'autore a<l Anatoly S. Prokipenko, vicepresidente del Comitaro per gli Archivi del Governo della Federazione Russa. Si veda anche la nota 65. 51 Capitano V.P. Galirski, «German POWs and tbe NKVD», tesi <li master, inedita, per l'Accademia Russa delle Scienze Militari. L'amministrazione dei campi per i POW e gli internati era separata da quella del gulag. Era il GUPWT. Pochissimo è stato scritto su questa amministrazione in confronto a quella del gulag. Per eccellenti resoconti diretti dei prigionieri tedeschi in mano sovietica, si veda Ernst H. Segschneider (a cura di), Jahrc im Abseits: t!.rinnerun?,en an dic Kriegsf!.e/angenschaft, Bramsche, 1991, e Dietmar Sauermann e Renate 13rockpahler, «liif!.entlich wolltc ichja al/es ver?,essen»... Erinncrungen an die Krief!.Sf!.e/angenscha/t 1942-1955, Munster, 1992. 52 Dall'articolo del capitano V.P. Galitski su «VIZh» («Voenno-lsroricheski Zhurnal»), 1993, n. 2, p. 18, che cita un colloquio tra G. Kurtz e Karl-lleinz Friser. >-' TsKhDlK, F. 47p, op.22, <l.1, I. 97, Mosca. Si veda anche Galitsk i, V.P., in Voenno-frtoricheski Zhurnal, 1993, n. 2, p. 22. 54 E<lwar<l Norbeck, «Eddoko, A Narrative of Japanese Prisoners o[ War in Russia», Ria· University Studies, voi. 57, n. 1 (inverno 1971), p. 19. " W. An<lers, An Army in Exile, Macmillan, London, Ml9819. 56 Louis Fitzgihhon, Katyn, a Crime Without a Parai/e/, Torna Stacey, Lon<lon, 1971, p. 183. 7 l Minute Jcl Politburo, 5 marzo 1';140, fa,<:irnlu 11. P.13/144, Archivio del Presidente della 1:ed erazione Russa. Con i ringraziamenti a Dmitri Volkogonov, che l'autore ha intervistato a Mosca nel maggio del 1992. '" F-2, Op.I, D.259, nell'Archivio <lei Presidente della Federnàone Russa, a Mosca. Con i ringraziamenti a Dmitri Volkogonov. 9 ' Nikolai Tolstoy, 'l he Minister and the Ma.uacres, Ccnrury Hutchinson, London, 1986, e anche Victims o/ Yalta. Si veda anche Elfrieda e Percr Dyck, Up /rom the Rubble, Scott<lale, Pennsylvania, e Heral<l Press, Waterloo, Ontario, 1991), p. 266. 60 In conversazione con l'autore, 1993 e 1994. 61 William F. Nimmo, Rehind a Curtain o/ Silcnce, c-;reenwood Press, New York, 1988). "' Yearbook o/ the UN, 19.51 , p. 564. La cifra è inferiore rispetto al numero <lei dispersi utilizzato altrove in 4uesto libro (1,4 milioni) in parte perché l'indagine continua ha rivelato un maggior numero di prigionieri dispersi <li quanto si pensasse al momento della presemazione alle Nazioni Unite, e principalmente perché il governo tedesco ha calcolato i quasi 300.000 civili prigionieri separatamente rispello ai soldati, .LI vero totale dei te<lesch i dispersi era pertanto superiore agli 1,4 milioni. 61 A p. 159. 64 La donoressa Bitter era fondatrice dell'A usschuR fiir Kriegsgefongenenfrage, che, sotto l'autorità <lei tre Uinder tedeschi, indagava sul destino dei prigionieri tedeschi dispersi. Biner avviò quesra inchiesta nel 1947. Quando il governo

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fe<lerale la prese in carico nel 1950, la dottoressa Bitter continuò i suoi contributi. Una copia <lei rapporto finale del governo federale venne depositata dal governo tedesco presso le Nazioni Unite a New York (si veda la Biblioteca delle Nazioni Unite). La versione in possesso dell 'autore gli venne data dalla dottoressa Bitter. Si intitola German Prisoners o/ War and M issing Members o/ the Wehrmacht (Second World War), Part 1 Volume 1, Third R evised and Completed Edition, 30 giugno 1953. 6 ~ Interviste dell'autore con Bitter nel 1991, per telefono e di persona. Nastri e trascrizioni presso l'autore. La dottoressa Bitter continuò a d ire: «Non sapevamo esattamente dove fossero. Avrehhero potuto trovarsi in qualsiasi campo. Avrebbero potuto essere morti. Si trattava più o meno Ji calcoli teorici [. ..] Il perio<lo trascorso Ja quan<lo una persona dispersa era stata vista per l'ultima volla avrebbe potuto essere <li molti mesi prima della fine <lella guerra. Sì, certo. Avrebbero potuto trovarsi in Russia [.. .] e avrebbero potuto trovarsi anche tra coloro che erano stati oggetto di una cattura speciale da parte degli americani e per i quali non esistevano campi d i prigionia. Vede [. ..] li mettevano in mezzo ai campi e li lasciavano LesitazioneJ [...J in pessime condizioni per qualche mese e così morivano in tanti e via dicendo ... ». E in un'altra conversazione con l'autore, d isse: «C'est pas certain que !es prisonniers disparus étaient en mains russes» («Non è sicuro che i prigionieri scomparsi si trovassero in mani russe»). Per un ulteriore esempio, si veda Arthm L. Sm ith, uno dei maggiori propositori della teoria dei «morti nell 'est» in Die «vermiflte Million»: Zum Schicksal deutscber Kriegsge/angener nacb dem 7.weiten Weltkrieg, Mi.i nchen, 1992. Secondo un membro del Volkshund der Kriegsgraherfi.irsorge, l'agenzia tedesca responsabile del ritrovamento e del mantenimento delle tombe di guerra tedesche in Russia, il libro di Smith non offre «contributi di ricerca rilevanti». Lettera a Lotte Borgmann di Rheinberg, luglio 1994. Concentrandosi così come hanno fatto soltanto sui tedeschi dispersi, gli apologisti occidentali ignorano milioni di prigionieri provenienti da Ungheria, Italia, Austria , Romania e dicci altri stati europei che combatterono insieme ai tedeschi. Molte migliaia di loro non tornarono mai in patria dai campi alleati. li libro C esucht wird di Kurt W. Bohme mostrava che oltre il 62 per cento degli ultimi recapiti postali dei tedeschi dispersi era stato registrato nel 1944, o addirittura già nel 1943. Data la fuga incontroll ata dei tedeschi verso Occi<lente alla fine della guerra, evidente nella ci fra to tale d i arresti tra gli Alleati, questi «ulti mi recapiti» non hanno alcun valo re. Gli Alleali occi<lentali arrestarono un totale <li circa 8.000.000 di soldati e civili te<lescbi in confronto ai circa2.600.000 te<leschi catturati <lai sovietici. Pertanto gli Alleati occi<lentali avevano arrestato circa il 73 per cento dell'intera preda tedesca, di cui avevano registrato fino a quel momento solo 24.000 morti circa. Stavano accusando i sovietici del 99 per cento dei presunti morti (o «dispersi»). M Il professor Stefan Karner dell'Università di Graz, in Austria, ha detto che forse 800.000 dei tedeschi dispersi sono presentati come «scomparsi» tra la cattura al fronte e l'arrivo alla base del campo di prigionia. Egli stesso ne parla come d i una Scbiitzunf!,, cioè una stima. («Die Schiitzung von mindestens 800.000 vor dcr Rcgistricrung vcrstorbcncr dcutschcr Kricgsgcfangcncr basicrt auf Erfahrungcn mit dcr von mir durchgcfi.ihrten Erhebung èiste rreicher, luxemburgischer Si.idty-

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roler und fram:osischer Kriegsgefangener».) in Vierteliahrshefte fiir Zeitgeschichte, 42 Jahrgang Heft, 3 luglio 1994, p. 449. 67 Karner in Viertcljahrshcftc fii, Zcitgcschichtc, Tm Auftrag des Tnstituts fur Zeitgeschichte, Munchen, luglio 1994. Nell 'ottobre del ·1994 senti i anche la tesi difesa dal professor Brian Lori ng Villa dell'Università di Ottawa, che ammise di non avere alcuna prova documentaria in merito. Come abbiamo visto, però, esiste prova documentaria a dimostrare che i prigionieri morti durante il tragitto ammontavano a 93.900, secondo Krivosheyev, op. cit. "" Hans von Luck, Panzer Commander, con una introduzione di Stephen E. Ambrose, Praeger, New York, ·1989, p. 214. 69 Capitano Harry G. Braun, Of Tslands and Ships, Alameda, California , 1991, p. 101. 70 Bischof e Ambrose, op. cit., p. 144. 71 SH AEF, Gl, Totali dei Prigionieri di G uerra catturati e delle Forze Nemiche Disarmate arrestate, 11 giugno 1945. Rapporti Militari Moderni, USNA , College Park, Maryland. 72 «Nel V E -Day, 7.005.732 POW tedeschi erano detenuti dallo SHAEF», stando a quanto sostiene Oliver J. Frederiksen in The American Military Occupation of C:ermany 1945-.1953, Divisione Storica, HQ, US Army Europe, 1953, p. 89. Dato che Frederiksen parlava solo delle detenzioni dello SHAEf nel VE-Day, non incl use l'Italia, dove i detenuti erano molte centinaia di migliaia. La sua opera è confermata da A.T. Lobdell, ufficiale in comando sui prigionieri tedeschi in Iowa , Minnesota e nei Dakota, il quale scri sse che gli Alleati occidentali catturarono circa 8.000.000 di tedeschi. Promemoria per il governatore Dwight Griswold , 9 gennaio 1947, iu RG 260 OMGUS, Duu<lesarchiv, Coblenza. li significato di rutto ciò è che dimostra che Overmans si sbagliava di molti milioni , secondo i resoconti stessi degli storici dell'esercito statunitense. È possibile che sia Lobdell che Frederiksen parlassero dei prigionieri dell'Asse piuttosto che <lei soli tedeschi. Se così fosse, tra i 700.000 e il milione sarebbero efferrivamente non tedeschi. 73 Overmans dice anche che all'inizio del 1945, l'esercito statunitense deteneva 300.000 prigionieri tedeschi, ma non fornisce alcuna fonte dell'esercito .rtatunitense in merito. La fonte massima dell'esercito statunitense, il generale capo della polizia militare sul teatro di guerra, riferì che al 27 dicembre 1944 il 12° e il 6° Gruppo dell'esercito avevano catturato insieme oltre 400.000 prigionieri tedeschi nella campagna europea dal 6 giugno 1944, più altri 229.000 e oltre in Tunisia. Il LoLale ufficiale americano ammontava pertanro a oltre il doppio del numero riferito da Overmans. 74 Kurt W. Bi>hme, Die deutxchen Kriegsgefangenen in amerikanischer l land, a cura di Erich Maschke, Verlag Ernst und Werner C.ieseking, Munchen, 1973. 75 Da Martin K. Sorge, Thc Othcr Price o/ Hitler\ War, Greenwood Press, Wesrport, Connecticut, 1986, p. 63. Per i dispersi alla data del 31 marzo ·1945 (1.281.285), si veda anche Kricgslagcbuch des Obcrkommando.r der Wehrmacht, Band l V, a cura di Percy Emst Schramm, Bernard Griife Verlag, Fran kfurt am Main, 1961, p. 1515. 76 Come possiamo spiegare il fatto che i sovietici riferivano più arresti di

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quanti l'OKW pensasse fossero i Jisper ;i? La differenza sta in parte nelle perdite tra forze navali e aeree, che ammontavano a 256.388 per il periodo dal settembre del 1939 al gennaio del 1945 su tuLLi i fronti (Sorge, Jhe Other Price o/ Hit!er's War, cit., p. 653). Dato che la maggior parte delle perdite tra le forze aeree e navali si era verificata in Occidente, la componente orientale era probabilmente al di sotto dei 100.000. ll resto erano forse uomini considerati morti dall'OKW, ma in realtà vivi e sotto arresto. 77 Masehke dice che i sovietici trattenevano ancora 5) .1. ,-;~ tedeschi vivi alla fine del 1944. Ha stimato inoltre che alla fine di aprile del 1945, circa 549.000 <li tutti i prigionieri detenuti a quella data erano morti. Sommando le due cose, vediamo che secondo Maschke non è possibile che i tedeschi catturati entro la fine <lei 1944 superassero il 1.108.000, mentre i sovietici registrarono in realtà 1.248.000 tedeschi cattu rati. O vviamente, non tutti i 549.000 che infine morirono, secondo Maschke, erano morti entro la fine del 1944. Per il nostro scopo, cioè illustrare l'impossihilità delle stime di Maschke, considereremo una stima di 300.000 morti per la fin e <lei 1944. Su questa base, il vero confronto per la fine del 1944 dovrebbe ammontare intorno agli 859.000 tedeschi catturati, secondo Maschke, contro il 1.248.000 effettivamente caLLurati, secondo i sovietici. Il totale di tedeschi catturati è stabilito nel modo seguente: alla fine Jella guerra, i tedeschi costituivano <:irca il 68 per cento della preda totale sovietirn d i prigionieri dell'Asse (Rapporto Bulanov, 28 aprile 1956, Archivi del CSSA, Mosca). l n Soviet Casua!ties Krivosheyev riferisce che la preda totale fascista alla fine del 1944 ammontava a 1.836.996. T te<les<:hi detenuri dai sovietici perciò ammontavano a circa 1.248.000 alla fine del 1944. Si veda anche Maschke, BanJ XV, pp. 194 e 224. 7 "

Rapporto firmato dal luogotenente colonnello Herbert Pollack e datato 26 seLLembre 1945. Tn RG11 2 lfox54.B. 79 P. 65. Titolo origina.le: Dokumentation der Vertreibung da Deutxchen aus 0.l"t-Mittel Europa, Bonn. "" V.P. Galitski , «German l~OWs and the NKVD», tesi Ji master, e Andrei Kashirin, Spravka. 81 Nimmo, op. cit., p. 96. 81 Nimmo, op. cit., p. 95. 81 Lettera di William Nimmo all'autore, gennaio 1993. 84 Rapporto MVD datato 1950 nell'Archivio della Rivoluzione di Ottobre, a Mosca. Citato pubblicamente da Boris Eltsin e da Mikhail Gorbaciov in seguito alla ricerca loro fornita da Alexei Kirichenko, Capo Settore, Accademia delle Scienze dell 'URSS, Istituto di Economia Mond iale e Relazioni internazionali a Mosca. 8 ' Grecnhill Books, London e Stackpole Books, Pennsylvania. Pubblicato originariamente in russo con il titolo Senza z1 sigillo della segn·lt'.·zza. 86 Krivosheyev, op. cit., p. 390. 81 TI capitano V.P. Galitski della Marina Russa comunid1 queste cifre in una relazione presentata a un convegno presso il Massey College dell 'Università di Toronto il 19 maggio 1996. 11 capitano Galitski ha serino la sua tesi d i master sull'argomento. Un rapporto Jell 'NKVD firmato dal colonnello .Bulanov riferisce che _356.687

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soldati tedeschi morirono nei campi MVD della retroguardia, ad eccezione di quelli che morirono durante il trasferimento. (Rapporto del Capo del Dipartimento Prigioni, NKVD, datato 28 aprile 1956, nel CSSA.) 88 li normale tasso di mortalità per i giovani del tempo era hen al di sotto di 12 ogni mille all'anno. Circa 50.000 prigionieri passarono per campi hen tenuti in Canada, e il passaggio (quant ità) nei campi britannici e canadesi in Europa si aggirava intorno ai due milioni, la maggior parte dei quali venne rilasciata nel giro di un paio di mesi dopo la fine della guerra. Circa 400.000 erano detenuti in Gran Bretagna per lavorare parecchi anni in buone condizioni di vita. Tutti i numerosi prigionieri che mi hanno offerto i loro racconti hanno detto di essere stati trallati hene dai britannici e dai canadesi. Ma ci furono troppe morti nel campo di prigionia hritannico di Ovcrjsche in Belgio, e pessime condizioni nel campo canadese di Aurich per alcune settimane. Il passaggio totale per questi campi fu probabilmente inferiore ai 10.000 prigionieri. Inoltre, un ufficiale medico dell'esercito canadese molto affidabile ha riferito che in Normandia le truppe canadesi uccisero i tedeschi dopo che si erano arresi. Forse ammontavano a meno di 100. 89 interrogata sulla possibilità che a un certo punto i resoconti dell'NKVD fossero stati falsificati, la specialista capo sui prigionieri presso il CSSA, Ludmilla Nosyreva, disse che non credeva fossero stati falsificati. Anatoly S. Prokopenko, vicedirettore del Comitato per gli Archivi di Russia e consulente politico sulla legge per l'archiviazione per il presidente russo 13oris Eltsin, ha detto che non ritiene che i resoconti dell'NKVD siano stati fal sificati, sebbene sia probabile che una parte - la registrazione della causa d i morte sui certificati - venisse a volte alterata per fa rla sembrare più «naturale», o meno vergognosa per i sovietici. 90 S<:condo Eddy lleese, uno degli archivisti au~iaui dei Rapporti Militari Moderni del NARS statunitense a Washington, subito dopo la guerra, e mentre i tedeschi guid ati dalla doLtoressa Bitter stavano indagando sul destino dei loro prigionieri dispersi, «tutti i documenti sul campo che non fossero resoconti vennero distrutti». '" Cinque anni dopo la pubblicazione di Gli altri lager, il Public Records Office ha dichiarato che il resoconto era d ispon ihi le. 92 Rapporto di T. dc Faye, maggiore facente funzione di comandante, 4° Reggimento, Winnipeg Riflcs, alla Brigata <li Fanteria canadese HQ 2/7, 23 novembre 1945. In RG 24, Voi. 10,976, Fascicolo 260C7009 D1 9, Archivi Nazionali del Canada. 93 Agli 1,4 milioni di tedeschi dispersi bisogna aggiungerne alcuni che morirono, ma le cui famiglie non sono sopravvissute. L'autore li calcola intorno ai 300.000. Morirono anche altri 100.000-200.000 prigionieri di altre nazionalità. 94 l.:indagine incompleta istituita dalla dottoressa M. Bitter stahiliscc approssimativamente una cifra di 1,4 milioni di dispersi. Era coperta la maggior parte dei tedeschi che vivevano a ovest della zona sovietica, ma era coperto meno del 50 per cento nella zona sovietica. In proporzione alla popolazione, erano probabilmente dispersi altri 300.000 circa senza che i ricercatori della dottoressa Bitter ne fossero informati. ln aggiunta, vennero catturati quasi 300.000 prigionieri civili/ paramilitari . Si veda l'Appendice Seconda. 95 Si potrebbe pensare che il professor Stefan Karner dell'Università di Graz in Austria abbia scritto sull'argomento, ma in realtà Karner si è limitato a conge-

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<larle senza indugio considerandole inaffidabili. Preferisce le proprie «stime» ai reali <locumenti sovietici. "" Questa storia fu portata alla m ia attenzione dal professor Richard Muller di Aquisgrana. È riferito nei dettagli nel resoconto d i franz-Josef Plemper all'autore del novembre del 1991. Heising aggiu nge: «Non sono sicuro se avevo rimosso quell 'evento crudele dalla mia mente o se lo vedevo in ombra o con gli occh i del mio amico [. ..] Cercavamo di non vedere la sofferenza in extenso e i compagni moribondi». Lettera all 'autore <lei novembre 1991.

Capitolo Primo 1

Aneddoto di Teheran citato da Winston S. Churchill, Closing the Ring, voi. 5 <li Thc Hùtory o/ the Second World War, H oughton Mifflin, Boston, 1951 , p . 330; e <la Elliott Roosevelt, As He Saw .lt, Ducll Sloan and Pierce, New York, 1946, p. 190. 2 L'Unione Sovietica, allora alleata di H it ler, attaccò la Polonia nel 1939. 3 Ciò diede origine alla J ivisione della Germania nelle quattro zone d 'occupazione alleate, russa, inglese, americana e fra ncese. Cfr. Churchill, Closinr, the R inr,, cit., p. 265. 4 Bernard Law Montgomery Papers, 87-1, «Notes on the Occupation of Gcr· many». 5 Presidential Diary, Morr,enthau Papers, voi. 6, 19 agosto 1944, Franklin Roo· sevclt Library, H yde Park , New York. 6 John Morton lllum, Roosevelt and Morgcnthau, Houghton MifAin , Boston, 1970, p. 591. 1 Presidential Diary, Morgcnthau Papers, vol. 6, 19 agosto 1944, cit. 8

Ib1J.

9

The Memoirs o/Corde!! Hull, New York, MacMillan . 1948, p. 1617. Memorandum <l i Harry D. W hite per l'arch ivio del Segretario, Presidential Diary, Quebec Box, 13 settembre 1944, Hy<le Park. 11 Hcnry C. Morgenthau, Germany I.1 Our Prohlem, Harper and Brothcrs, New York, 1945. 12 Blum, R oosevelt and Morgenthau, cit., p. 596. 13 È ristampato in H enry L. Stimson e McGeorge Bun<ly, On Active Service in Peace and War, H arpcr, N ew Yo rk, p . 576. 14 The Memoirs o/Cordell llull, cit., p. 1614. i ) «TI grosso della stampa attaccava fortemente Morgenthau», Stimson e BunJ y, On Active Service, cit., p. 580. 16 Entramhi i documenti sono del 30 settembre 1944 e riprodotti in H opkinsSherwoo<l Papers, Box 333, fascicolo 1, llydc Park. 17 Stimson e Bun<ly, On Active Service, cit., p. 581. 10

18

Ibid.

19

Blum, Roosevelt and Morgcnthau, cit., p. 590.

20

lbid., p. 621.

21

Churchill a Stalin, durante una conversazione a Mosca il 17 ottobre 1944. Rife rita in Martin G ilbert, Road lo Victory, Winston S. Churchill 1941-1945, llcinemann , London , 1986, p. 1024.

33 4


22 Memorandum di Convermziom.·, D ipartimento di Stato, 15 novembre 1944, in RG 43, Wor!J War Two Conferences, Box 3, State Department Archives , Washington.

Capitolo Secondo 1 Churchill a Clementine Churchill, da Yalta. In Gilbert, Road to Vi'ctory, cit., p. 1167. 2 Tutto questo paragrafo è basato sulle minute della Conferenza di Crimea, 4 febbraio 1945. I n RG44.3, World War 1wo Con/erences, Box 3, p. 1. National J\rchives ofUniteJ States, Wash ington. 'Presidential Diary, Morgenthau Papers, voi. 6, 25 agosto 1944, p. 1391. 4 Robert E. SherwooJ, Roosevelt and Hopkinx, Harper anJ Row, New York , 1948, p. 905. ~ Report o/ the ICRC on its Activitics During the Sccund World War, Ginevra, maggio 1948. 6 Dwight D. Eisenhower, Crnsade in Europe, Da Capo Press, New York, 1983, p. 386. 7 Biografia di Evcrett S. Hughes, al 9 settembre 1946, Dipartimento della Guerra, Library of Congress. " Citato in All ied High Command Papcrs, 1943 -45, Recl Vive of David l rving Papers, raccolto per Tht· ì-Var Between the C enerals. Disponibile presso Microform Academic Puhlishers, East Ardsley, Tngh ilterra. 9 Piers Brendon, hiografo inglese di Eisenhower, ha detto che il suo metodo di comando era «la strategia del solterfugio, il comando a cenni e mezze parole». Piers Rrendon, Ike, I larpcr and Row, New York, 1986, p. 178. 10 David Eisenhower, cisenhower at War, Random H ouse, New York, 1987, p . 299. 11 Supreme H eadquarters Allied Expeditionary Force: comprendeva le forze americane, francesi, canadesi e inglesi al comando di Eisenhower in Europa. 12 Lettera personale al generale McNarney firmata «Eisenhower». Da l·:TOUSJ\, 10 febbraio 1944, NARS. Il Eisenhower a Marshall, 3 marzo 1944, in Eisenhower Papa.i· (cit. alla n. 21), p. 1760. 14 Richard M. Nixon, Six Criscs, W.H. Allen, London, 1962, p. 161. Un altro esempio di questo modo indiretto d'affrontare le cose si trova in uno scambio di lettere avvenuto nel 1944 tra Eisenhower e Hughcs. Ai primi d'agosto, un giorno o due dopo che I lenry C. Morgcnthau aveva parlato a Eisenhower della politica che riguardava i tedeschi, Eisenhower chiamò urgentemente Hughes per avvertirlo Ji usare cautela nella missione segreta negli Stati Uniti che gli aveva affidato. Hughes si riferì alla conversazione in una lettera cifrata:

«Caro lke, il tuo avvertimemo telefonico di usart: cautela non ha trovato orecchie sorde. Prima di chiedere il permesso di tornare nt:gli Stati Uniti , avevo già pensato all'intero problema, decidendo di essere t:stremamente cauto. Sto lavorando per te e so che, provocan<lo discorJie, non farei tutto ciò che deve essere fatto. Hai detto di non aver ricevuto lagnanze sul mio lavoro. Mi

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sentivo sicuro che era così, perché tutti gli interessati sapevano che non avevo interesse personale e stavo facendo del mio meglio per finire presto il lavoro. Sembra che Bradley, Patton e Lee mi credano. Lcc sa che io l'ho aiutato e non sto lavorando per me stesso. Perciò, per guanto riguarda gli Stati Un iti, puoi stare tranquillo. Ho valutalo il problema e ho promesso che non imorbider<Ì le acque. Spero e desidero vederti prima di partire per finire di parlare sull'argomento. Nel caso non vi riesca, questa lettera ti chiarirà il mio pensiero. Sinceramente Evcrett» Questa lettera straordinariamente circospetta dimostra quanto attenti fosse ro Eisenhower e Hughes nelle loro comunicazioni scritte. Probabilmente Hughcs slava proteggendo se stesso e il suo capo non dai tedeschi, ma dagli americani. (Da Hughes Papcr.r, ms. C:ollection, Library of Congress.) " Patton a Beatrice Patton, 3 settembre 1944. I n Martin Blumenson, "/'he Patton Papers, voi. 2, Houghton Mifflin, Boston, 1974, p. 538. 1 ~ Eisenhower, Eisenhower at War, cit., p. 640. 17 Brendon, lke, cit., p. 178. 18 Da Hughes Diary, cit., Library of Congrcss. 19 Si veda il Capitolo Quinto. 20 Si veda il Capitolo Ottavo. 21 The Papers o/ Dwight David Eùenhower, a cura di Alfred D. Chandler e Stcphcn E. Ambrose, J ohns Hopkins University Prcss, Baltimore, 1970, voi. 3, p. 1748. H ughes aveva un notevole potere d i decisione, anche senza ricorrere a Eisenhower, come dimostra il Lrallamento da lui inA itto a Bradley e Lee nell'eslale del 1944. Egli parlò a Bradley della vanità di Lee e mise fine, con un breve ordine scritto, alla missione speciale del Dipartimento della Guerra affidata al generale Henry S. Aurand, che era anche amico dell'importante generale Smith . Hughcs era così polente che Aurand non protestò nemmeno presso il suo potente amico Smith per l'umiliante trattamento subito. Così finì la missione Aurand. 12 Stephen E . Ambrose, '/'he Supreme Commander: The War Ycars o/ c;encral Dwir.bt D. Eisenhower, Doubleday, Garden City, 1970, p. 512. 23 24 febbraio 1944. Eùenhowa Papers, cit., voi. 3, pp. 1748, 1760. 24 Il maresciallo dell 'aria inglese Arthur W. Tcdder era il vice comandante supremo di Eisenhower. 25 Questo e altri brani dal diario di H ughes fanno parte della trascrizione fatta dall'autore e dal colonnello Fisher <lai brani originali in Hughes Papers, Manuscripts Division nella Library of Congress, Washington. Microfilm (David lrving Papcrs) disponibile presso Microlilm Academic P ublishcrs, East Ardsley, Wakefield, WF3 2JN, West Yorkshire, Inghilterra. 26 l I totale dei prigionieri nelle sue mani al l O ottobre era di 205.337, cifra corrispondente a circa il 6 per cento dell'esercito sollo il suo comando in Europa. 21 Dear Cenerai: b'isenhower's Wartimc Letters to Marshall, a cura di John Patrick Hobbs, The John llopkins Press, I3a!timore, 1971, p. 205. '" Questa annotazione dattiloscritta appare sulla copia carbone deli 'originale d 'una lettera del 25 marzo 1943 di Eisenhower a Marshall, Marshall Correspondence, Abilene e George C:. Marshall 1-'oundation,. Lexington, Virginia. Si rife-

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risce alla difficoltà di trasferire i prigionieri alle basi arretrate. È stata soppressa almeno da due edizioni delle lettere di Eisenhower. Si veda il Capitolo Undicesimo, nota _35. 2<! Hughe.1· Diary, cit., 4 novemhre 1944. 0 ' Nel diario non risulta chiaramente chi diceva d'essere prudente e a chi. 31 I suoi amici erano i generali Bradley, Simpson e Hodges. Charles R. C:odman faceva parte del comando di Patton. 32 Le note sugli aneddoti divertenti sono tratte tulle dal diario di Hughes, in varie date dell'inverno 1944 -45. 33 J:,isenhower Papers, cit., p. 2497. ,.. Tntervista de!J 'autore al generale Clarke e al colonnello Pisher, Washington, 1987. " Colonnello R.J. Gill a TTQ Contincntal Advance Section, 17 febbraio 1945, il RG 331 Box 2(,_ -•• History of Provost Marshal Section, Ad Sec Com Z, maggio 1945, firmata tenente colonnello Valentine M. Barnes Jr.; in NARS, 332 8ox 22, USNA , Washington. 37 Eisenhower a Marshall, 18 marzo 1945. In RG 38.3.6/10, 3U,, NARS, Washington. 38 Major Generai Milton A. Reckord, Theater Provost Marshal, US Army, a Gl ETO, 20 marzo 1945. In RG 331 Box 26, NARS, Washington. 39 Secondo l'ultimo censimento tedesco in tempo di guerra, c'erano 63.343 Rathauser (municipi) entro i confini della Germania anteguerra, quindi almeno altrettanti sindaci. La Gestapo contava decine di migliaia di membri. '° Capitano TJarry C. Bmchcr, My "lhree Years With fasenhower, Simon and Schuster, New York, 1946, p. 610. 41 Lettera personale di Eisenhower a Marshall, 27 aprile 194.5. Tn Eisenhower Library, Abilene. 42 Riferito da Stephen E. J\mbrose, durante una conversazione con il dottor Ernest F. Pisher, Washington, dicembre 1987. 43 Hrigadicr Generai T J. Davis a SHAEF, 1° febbraio 1945. In RG 331 Box 26, NARS, Washington. 44 Nella primavera del 1945, più del 93 per cento dei binari ferroviari era in funzione in Francia. Minute di riunioni da Roscnman Rcport, Box 30, Hyde Park. Stampate dal governo americano ad uso del comitato parlamentare per gli Affari Esteri. I rifornimenti che altra versavano la Francia settentrionale vicina all a Germania , nel maggio del 1945, richiedevano soltanto il 70 per cento della capacità di rrasporto delJ'esercito americano disponibile in febbraio. In altre parole, diminuiti con la pace i consumi militari, enormi capacità di trasporto rimasero inutilizzare nell'esercito. Daily Tonnage Reports, HQ di Ad Sec Com Z, 1.3 maggio 1945. In RG 332 Box 25, NARS, Washington. Cfr. anche Bykofsky e Larson, The Technical Services; 'Jhe 'J"ransportation Corps Operations Overseas. Nella collana «The Un ited States Army in World War 11», Dcpartment of the Army, Washington, 1957. Nel ·1945 c'erano in mare molte più navi di quante ne fossero mai esistite al mondo. I costruttori alleati di navi, soprattutto americani, vararono più navi, in quindici mesi del 1942-43, di quante ne affondarono i tedeschi in tutta la guerra.

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Lloyds Rcgistry 1939-19401941, 1945-46; e Samuel Eliot Morison, The Battle o/ the Atlantic, Atlantic Litde Brown, Boston, 1961 " Roscnman Rcport al Presidente degli Stati Uniti, 26 aprile 1945, Hyde Park. 46 «Gli esperti di nutrizione umana ritengono generalmente che siano necessarie 1800 calorie al giorno per mantenere in vita un a<lulto <li 20-30 anni, del peso <li 70 chilogrammi. Il dato è soggetto all 'influenza <li vari fattori, come la temperatura amhientale, l'attività, l'esposizione alle intemperie, il vestiario e lo stato <li salute generale.» Dottor A.H. Miller, D epartment of Preventive Medicine and Biostatistics, University of Toronto, durante una conversazione con l'autore. 47 Hughes Diary, cit., li aprile ·1945_ 48 La popolazione complessiva delle zone inglese, francese e americana, al 1° gennaio 1946, era di 40.311.000 persone contro le 39.351.000 del 1939. D opo 1'8 maggio 1945, erano arrivale 2.493.000 persone come profughi. Perciò, nel maggio del 1945, la popolazione era <li circa .37.818.000 persone, ovvero circa 1.533.000 (4 per cento) meno che nel 1939. Malcolm J. Prou<lfoot, /;uropean R efu[!.ees 1939-52, Faher and Fabcr, London, 1957, tabella 40. 49 Bushcl: misura di capacità per ari<li, pari a circa 36 litri. 0 ' Nel 1945, la produzione di frumento nelle aree citate era complessivamente superiore a quella del 1939 di 12.100.000 tonnellate. Questo aumento era quasi tre volte la carenza annuale nel 1945 in Germania. Le ecce<lenze citate erano riportate dopo che tutti gli europei occidentali erano stati riforniti di viveri. Quanto al granoturco (mais) l'aumento complessivo era cli 7.400.000 tonnellate. Il calo franco-tedesco nel raccolto delle patate, nel 1945, di circa 17.000.000 di tonnellate (1939 meno 1945) era parzialmente compensato <lall'aumento nordainericono e inglese <li 7.000.000 tonnellate. I dati della produzione sono tratti da H. R. Mitchcll, lnternational Historical Statistic.r: 1 he A mericans and Australasian, MacMillan, London, 1983; e da Mitchell, European Historical Statistics, 17501975 (M acMillan). l dati per le ecce<lenze <li frumento sono tratti da lnternational Wheat Council, Haymarker House, Haymarket, London, 1955. " TI generale McShcrry, SHAEF, al giu<lice Rosenman, 15 marzo 1945. ln Roscnman Papers, Tlyde Park. Nel 1944, il raccolto belga di frumento era normale. " Churchill a Roosevelt, C911, 16 marzo 1945. In Churchill and Roosevelt, 'Jhe Complete Correspondence, Princcton University Press, 1984, voi. 3, p. 570. " Per un'ulteriore discussione sulle razioni alimemari si vedano i Capitoli Sesto e Onavo. 54 I dati sui viveri nel mon<lo sono tratti da J ohn C. Campbell, Thc United States in World A/fairs 1945-1947, Harper and Brothcrs, New York, 1947, p. 32.3. 55 Eisenhower a Combine<l Ch iefs of Staff, lO marzo 1945. In RG331 , NARS, Washington, e SHAEF Registro Cahle, Ahilene. Questo messaggio si trovava nel registro cablc SHAEF siglato DE.

Capitolo Terzo 1

Registro cable STl AEF, 26 aprile 1945. In Abilene, siglato DE. A yuella <lata, gli inglesi e canadesi, che costituivano circa il 29 per cento della forza d'attacco SHAEF, avevano circa il 19 per cento dei prigionieri. L'I I 2

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giugno, finito il rastrellamento dei prigionieri, inglesi e canadesi ne avevano circa il 29 per cento, gli americani circa il 68 per cento e i francesi il resto. Anche gli inglesi e i canadesi avevano compiuto grandi catture di prigionieri alla fine della guerra. Al principio di maggio, in un giorno e mezzo, catturarono circa 500.000 png1omen. ' Eisenhower a Marshall, 21 aprile 1945. 1n RC 331, SHAEF, C4, Exec. Sec. 38.3,6 POW voi. 4, NA RS, Washington. ' L'esercito aveva un surplus di tende, oltre a un surplus di viveri per cento giorni. ' CCS a Eisenhower, 25 aprile 1945. Tn RC .3.31387-4, NARS, Washington. Anche in Registro Cable, Abilene, siglato DE, ricevuto il 26 aprile. 6 Tra le altre denunce della politica <l'occupazione americana si trova u n discorso del senatore Hemick Shipstead, nel 1946, che denuncia: «li monumento eterno alla vergogna dell'America, il piano Morgemhau per la distruzione del popolo tedesco» (Congressional Record, Senare, 15 maggio 1946, p. 5039). 7 8utcher, My Three Years With Eisenhower, cir., p. 789. 8 TI Segretario di Stato (all'epoca facente funzioni) Dean Acheson comunicava all 'TC:RC: che anche i DEF venivano trattari come POW secondo la Convenzione <li Ginevra. «È politica di questo governo che a tali prigionieri (DE!-' e SEP) sia riconosciuto lo stesso status dei prigionieri d i guerra... Vengono fatti i passi opportuni per garantire a rutto il personale nemico ... il trattamento previsto dalla Convenzione di Ginevra.» Acheson a E. Gloor, ICRC, Ginevra, 17 marzo 1947. In 740.00114 EW/2 -1447, State. 9 Treaty Series n. 846, Prisoners o/ War, Convention bl'lwecn thc Unitcd State.i· o/ America and O ther Powers. Firmata a Ginevra, 27 luglio 1929. Unite<l States Printing Office, Washington, 1932. 0 ' I francesi chiesero in un primo momento 1.750.000 prigionieri , ma ne ri cevettero soltanto 730.000 circa (forse 886.000), quasi tutti dall'esercito americano. 11

Si veda Morgenthau Diary (Cina), voi. 2, Da C:apo Press, New York, ristampa 1974. Ristampa dell 'edizione originale d el US Government Printing Office, ad uso del Comitato Giustizia del Senato americano. Cfr. anche Capitolo Sesto. 12 Clay sostituì Eisenhower nel novembre del 1945. 13 Lucius D. Clay, Decision in G'ermany, Doubleday, 1950, p. 19. " I.:accordo di pace imposto dai Romani a Cartagine fu la distruzione rotale. Sparsero sale su lla terra perché non si potesse produrre più nulla. 15 Trivcr.1· Papcrs, Box I, Truman Library, Tndependence (Kansas City), Missouri. Laurealo a Harvard, dopo aver studiato a H eidelberg, Trivers fu destinato al Dipartimento di Stato nel 1941. Lavorò con W hite e altri al JC:S !067. Parti del JCS 1067 furono portate a Potsdarn d a Truman per essere usate come hasi per le proposte americane. Trivers non era il solo a pensare che White fosse comunista. Anthony Kubek, Chairman dcll'History Department all'Università di Dallas, nella prefazione a 'Jhe Morgenthau Diaries, Committee on the Judiciary, U.S. Senate, U.S. Government Printing Office, Washington, 1965, diceva: «Recentemente, s'è scoperto che M r. White era un agente comunista». · Riferendosi al suo rovesciamento della politica americana (si veda più avanti) verso la Cina, il professor Stephen Amhrose ha scritto di White: «Non c'è dubbio

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che egli fosse un comunista. Ma non concorderei mai ... che egli causò il collasso della Cina nazionalista ... Che egli voleva che ciò accadesse, nessun dubbio; che egli fece tutto quanto poteva per contrihuirvi, nessun dubbio; che quanto fece avesse un effetto, nessun <luhbio; che White facesse cadere Chiang tutto da solo è ridicolo... ». Lettera all'autore, ottobre 1988. 16 rhe Morgenthau Diaries, voi. 1, con prefazione di Anthony Kubek, p. IV. 17 Presidential Diary, 11 aprile 1945, lmage 1503, H yde Park. 18 Priorità nella costruzione diPWTE , 1° maggio 1945, llQ of Ad Sec Com Z, Engineer Section, US Army. In RG 332 Box 12 , NARS, Washington. " Tra gli ordini per molto filo spinato, Priority Six dispone, «Non sarà fornito alcun alloggio nei i>WTE (Prisoner o/ War Temporary Enclosurc)». HQ Ad Sec Com Z, Engineer Section: Ordini aventi oggetto Priorità nella costruzione di PWTE, 1° maggio 1945. Sia Eisenhower, che il generale J.C.H. Lee, precisarono in <li verse occasioni che «un riparo non è essenziale» per i te<leschi. Un rapporto <lei Provost Marshal dichiarava a metà dell 'estate che «meno <lei 20 per cento dei prigionieri era al coperto». 20 Hughes Diary, cit., 21 marzo 1945. 21 A quel tempo, la Svizzera agiva da protecting power in rappresentanza <lei governo te<lesco. 21 Eisenhower Papcrs, cit., p. 2485. 21 Butcher, My Three Yean- With Eircnhower, cit., p. 639. 24 «Al VE-Day... venivano richieste tende solo per il 50 per cento delle truppe di terra e i rifornimenti erano abbondanti.» Will iam Rosse Charles Romanus, The Quartermaster Corps: Operalions in thl· War Against C ermany. Nella collana «The United States Army in Worl<l War II», The United Statcs Army, Washington, 1965. Purono prodotti in Europa, per l'esercito americano, oltre 6.000.000 di iat"de di telu nuova di cotone impermeabile e furono consegnate, tra 1'8 maggio e l'agosto 1945, 40.000 tende nuove. Tn Progrcss llcports, TSFET, agosto 1945. ln Abilene. " Le razioni erano quasi tutte razioni A standard dell'esercito ameri cano. Metà erano razioni già preparate secondo corrette proporzioni <li proteine, legumi, farinacei, e l'altra metà con gli stessi contenuti, ma non dosati equilihratamente. Quartermaster Reports, Status ofRations on Continent al 22 aprile 1945. A p. 70, Sezione 1, Progress Reports, apri le 1945. Lo stesso surplus di cento giorni viene rilevato nei Quartermaster Reports per giugno e luglio. DDE Papers, NARS, Abilene, Kansas. 26 Walter Bedell Smith, Eisenhower\- Six Creai Decisions, Longmans Green and Co., New York, 1956, p. 172. 27 ETO Medica! History, NARS, Washington. Si veda l'Appendice Prima. 28 Rosse Romanus, The Quartermaster Corps, cit., p. 537. 2<J U generale J.C.H. Lee ha detto, il 7 aprile 1945, in un ordine generale riguardante i campi, che per i POW tedeschi «i ripari non sono essenziali». In RG 3.31, 383,6 8ox 156 NARS, Washington. 0 ' Heinz Jansscn, Memoires o/ a Time o/ H orror, Città di Rheinberg, Rheinherg, Germania, 1988. " Hùtor-y o/ the Provost Marshal, 18 maggio 1945, p. 4. In RG 3.32, Box 22, NARS, Washington. ; i Provost Marshal Report (relazione del responsabile della polizia militare), senza data. In RG 332, Box 22, NARS, Washington.

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u Questo messaggio d ice a Marshall che la stima SllAEl; delle future cacrure entro il 30 maggio era di 1.150.000, il che avrehbe prodotto un totale di circa 2.500.000, menlre invece il Theater Provost Marshal aveva previsto al 9 aprile che ci sarebbero slali 3.500.000 di p rigionieri in custodia americana al .30 maggio «se le truppe sul fronte o rientale scdgono di arrendersi alle forze americane». Q uesto già avveniva, naturalmente, in tale misura che i russi più Lardi sospenarono un complotto degli Alleati per usare i tedeschi contro di loro. 34 Colonnello R.J. G ill, Ufficio del Theater Provost Marshal, Gl, a Eisenhower, 10 aprile 1945. In RG 331 383,6, Box 26, NARS, Washington. 3 ~ Daily PW Report, TPM (T heater Provost Marshal), 30 aprile. 36 ); esercito americano aveva, al 2 giugno, molti meno prigionieri considerati POW dei 3.000.000 o 3.500.000 previsti in aprile. Gli ufficiali SH AEF avevano detto a Eisen hower in aprile che ci sarebbero stati tra i 3.000.000 e i 3.500.000 p rigionieri di cui occuparsi alla fine di maggio, secondo le d imensioni dell a fuga all'ovest. Nella zona europea SllAEF, che non comprendeva l'Italia, il totale d ei prigio nieri di guerra (escludendo i DE F) in carico al 30 maggio era 2.879.874. Rapporti sellimanali PW e DEF SHAEF G3 e TPM, NARS, Washington. n Report o/ a visit lo a US Army priwn camp /or German Pri.wners o/ War del colonnello J ames B. Mason e del colonnello Charles H . Beasley, relazione contenuta in Medicai Arranf!.emenl /or Prisoners o/ War en Masse, pubblicato originariamente nella rivista «The Medicai Surgeon», voi. 107, n. 6 (dicembre 1950), p.437. 38 U einz Janssen, Kriegsge/angene in Rheinberf!., Città di Rheinberg, Rheinherg, German ia, 1988, pp. non numerate.

Capitolo Quarto 1

Von Luttichau, che rimase tre mesi a Kripp, si trasferì poi a Washington. H a scritto libri di storia mil itare per l'esercito degli Stati Uniti. 2 lnterviste dell'autore 1987-88 con von Luttichau di Washi ngton D.C. ' La dichiarazione d i Charles von Luttichau di Washington, fatta all 'autore nel maggio del 1988, è confermata da molti altri p rigionieri. La piovosa p rima vera viene confermata da un diario d i guerra dell'esercito canaJese ch e incluJe anche i rapporti meteorologici della German ia del Nord per quel periodo. Il rapido in izio della mortalità è confermato dallo studio ETO in US Army Medicai H istory per maggio-giugno (Appendice P rima). Lo spazio assegnato viene confermato da numerosi rapporti dcll'US Army sul sovraffollamento nei campi sul Reno, nel1a p rimavera del 1945. Luso di fosse comuni viene confermato dalle prove scoperte nel dopoguerra. Si veda la nota 16. 4 Gertrude Maria Schuster, Die Kriegsge/angenenlager Calgenberg und Bretzrnhàm, s.e., Stadt Bad Kreuznach, 1985, pp. 40-41. ' Schusler, op. cit. 6 lnLervisLa dell'autore con H einz T. assieme a Mavis Gallane, Parigi, giugno 1986. Il cognome d el prigioniero è stato omesso a sua rich iesta. 7 Ibid. 8 «Tutti i documenti sui campi non registrati sono stati dislrulli nel 1950 » ha

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riferito Eddie Reese, archivista responsabile, NARS, Washington. Intervista con l'autore, 1986. 9 Rapporto del capitano Julien del Troisièmc Régiment des Tirailleurs Algériens. Si veda il Capitolo SeLLimo. 10 History of Provasi Marshal Scction, Advance Scction Com Z, di Valentine Barnes. l n NARS, Washington. 11 Intervista dell'autore con George Weiss di Toronto, 1988. 12 Rarncs, op. cit., p. 4. 13 Si veda tTO Medica! Survey, cit., Appendice Prima. 14 Tntervista con l'autore, 1987. " Janssen, Memoires o/ a "lime of llorror, cit. " Il prigioniero chiese d i non essere nominato. Estratti del suo diario sono apparsi in Kurt W. Bohme, Die deutschen Krief!.Sf!.efangenen in Jranzijsùcher Hand, Band 13, Dic dl·ut.rchen Kriegsge/angenen des Zweiten Weltkrieges, Verlag Ernst und Werner Gieseking, Miinchen, s.d. 17 C'erano 10 o 11 campi contenenti circa 10.000 persone ciascuno, secondo Thelen. Intervista novembre 1987. 18 Da un'intervista con Tff, novembre 1987. Anche in Janssen, op. cit., p. 468. 19 Fonte: conversazione dell'autore a Rhcinbcrg con l'archivista della città H einz Janssen e, inoltre con l'addetto al cimitero locale. E ancora leLLera all 'autore del WAST, Berlino, che comprende una fotocopia d'una lettera del 7 gennaio 1966 del segretario comunale di Rheinherg che informa il WAST che sono stati trovati tre scheletri umani, uno a pochi centimetri dall'altro, in una fossa senza nome profonda solo un metro nel luogo dove si trovava il PWTE di Rhcinbcrg. 10 Francis I3iddlc Paper.,, Notes on Conkrence, lnternational Military Tribuna] Papers, Georges Arents Research Library, Syracuse, New York, nota del 2 ottobre 1945. La data dimostra che i morti tedeschi non potevano essere morti in battaglia. Comun4ue i morti nei campi americani e francesi a quella data erano da otto a dieci volte quante erano state le perdite della Wehrmacht sul fronte occidentale nei precedenti quattro anni di guerra. Si veda il Capitolo Quinto, nota 53. 21 I ntervista dell'autore con Thelen. Rheinherg, novembre 1987. 22 Daily PWTE Situation Report, .30 aprile, colonnello C.H. Beasley, US Army Medicai Corps, RG 332, Box 17, NARS , Washington. 2J l:kaslcy e alrri, nei loro rapporti, riferiscono varie volte di aver spruzzato di DDT i POW. Si veda anche Medica! History ETO: «Nei campi dei POW, la prevenzione delle malattie era compiuta soprattutto spruzzando i prigionieri con DDT». Riferimento alla fonte in Appendice Prima. 24 U dottor Siegfried Enke di Wuppertal ha descritto all'autore le sue esperienze negli ospedali dei campi americani e francesi in Francia, dove si occupava dei malati. Negli ospedali francesi e americani era la stessa cosa: in più d 'un anno di prigionia, lavorando con uomini molto malati, non aveva mai visto un morto, perché i morenti venivano portati via dall'ospedale e trasferiti «all'ospedale». Non li vedeva più. Non gli fu mai chiesto di fare un'autopsia, né di firmare un certificato di morte. L'informazionc sull'«ospedale» di Linfort è tratta daJanssen, op. cit. 25 Si veda l'Appendice Seconda. 26 Bozza di PWTE Situation Report, 30 apri le, Beasley, NARS, Washington. 27 Producono una percentuale dello 0,3 per cento per anno per i due campi,

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che è inferiore allo 0,4 per cento rilevata nelle truppe americane dal 1° maggio al 15 giugno 1945. Quest'esempio è naturalmente troppo piccolo per fare una proiezione annuale: è citato qui come una percentuale così bassa che avrebbe meritato una osservazione da parre di Beasley, che non la fece. Non è un esempio isolato: numerosi altri rapporti indicano µercentuali di morte incredibilmente basse considerate le condizioni riconosciute dai rapporti stessi. 18 Titolo ufficiale dell'eserciro in Europa. Comandato da Eisenhower, faceva parre dello SHAEF disciolto il 14 luglio 1945. 19 Beasley, op. cit., 30 aprile. Jo Beasley, op. cit.

Capitolo Quinto 1 Minuta dell'incontro tra Church ill , Eisenhower e il Ficld Marshal Sir Alan Brooke, GTGS, 15 maggio 1945. In RG 59 740.001199, C:ontrol Germany, 161445, Box 3666, State Department Archives, Washington. Le virgolette sono usare per evidenziare citazioni dalla minuta. La minuta preparata dallo staff del P rimo Ministro Churchill, riassume le parole dei partecipanti. Il Field Marshal Brooke, commentava che in vista della «scarsità generale di cibo, sarebbe sbagliato nutrire i prigion ieri di guerra tedeschi nella stessa misura del le truppe inglesi e americane. Se si voleva evitare che la fame si diffondesse, era essenziale che le razioni dei soldati e dei civili nemici fossero ridotte al minimo essenziale», che, egli intendeva, era di 1.550 calorie, la stessa razione che avevano i civili. Ciò trascura il fatto che la razione uffi ciale di 1550 calorie, appena inferiore al livello di sussistenza cli HllJlJ, riguardava i civili che erano almeno liberi di integrarla attraverso amici in campagna , mercato nero, avanzi o provviste familiari. Prigionieri e DEF naturalmente non avevano questa possibilità. Più tardi, nel 1945 , nella zona americana la razione civile ufficiale era di sole 1350 calorie. È chiaro dalle politicht: nei confronti dei OEF che Eisenhower non li includeva nelle misure sopraespusle. 2 Si veda ETO (European TheaLer uf Operations), Appendice Seconda. L'US Army Medicai Corps riteneva che il minimo assoluto per mantenersi in vita per un adulto normale, in buona salute, ben vestito, riscaldato e al coperto, non impegnato nel lavoro tranne che per badare a se stesso, era di 2000 calorie giornaliere. lnvestigation ofTreatment of PWs by the US Forces, 7 gen naio 1946, RG 332 383.6/10, NARS, Washington. 1 Quartermastt:r Reports, luglio 1945, Abilene. 4 La consegna media di razioni ai POW nei campi dell'US Army il 2 giugno riguardava solo il 54 per cento degli uomini riferiti presenti nei campi, che contenevano in realtà molto più del numero riferito. History of the Quartermaster C:orps in tbc ETO (European Theater of Opcrations), p. 335, NARS, Suitland, MD. Da metà giugno, l'esercito stava dando da mangiare a circa 2.900.000 soldati americani, più circa 650.000 civili cht: comprendevano anche arabi, fran cesi e russi. La massa di prigionieri riportata nella lista delle razioni era di soli 1.421.559, anche se il rapporto SHAEF G3 ne riportava più di 2.300.000 on hand in aggiunta a un altro milione non dichiarato (si veda il Capitolo Quinto). Perciò

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la razione di 2000 ca lorie giornaliere che Eisenhower aveva <letto a Churchill che i .POW stavano ricevendo, se rapportata all 'intero numero <li 3.300.000 on hand, risultava di circa 840 calorie giornaliere. Quindi f u ri<loLLa. ' Brigadier Generai R.B. Lovett, By Command of Gcneral Eisenhower, 20 maggio, 383.6/2. Cfr. anche il generale Bra<lley: inoltrato a SHAEF, 16 maggio. 383.6-4, NARS, Washington. 6 Telegramma <lei 12° Army Group a tutti gli interessati. 13 maggio, in 383.64 NARS. 1 Da SHAEF Main , fir malo «Eisenhower», al 6° Army Group, in 6th Army Group Recor<ls, NARS. Secondo Martin Blumenson, «È ragionevole desumere» che Patton, bene informato sulla situazione nei campi, rilasciò un gran numero di prigionieri, contro la volontà degli ufficiali SH AE.r con lo scopo di salvare loro la vita. I ntervista dell'autore con 13lumenson, 1988. " Il 19 maggio SHAEF diceva: «Ci sono 2.880.000 prigionieri nel Theater e l.000.000 disarmed German Jorces». li dato successivo dello SllAEF datato 29 maggio stabilisce 2.090.000 prigionieri di guerra e 1.208.000 disarmed Cerman f orces on band. Lee a SH AEF, si veda la nota 9. 9 Lee a SH AEF, inoltrato 2 giugno 1945. 1n RG 331, STT AEF Gl Admin Sec, 383.6 1/ 2, NARS, Washington. 10 I Quartermaster Reports di giugno (pub blicati in luglio) mostrano gli effetti della riduzione nel numero dei POW ottenuta dallo SHAEF G.3. Le razioni d istribu ite sono diminuite di 900.000. QM Reports, luglio 1945, Abilene. Altra prova che Lee aveva ragione, si vede nel totale <lato <lai rapporto settimanale del Theater Provost Marshal <li 2.870.400 POW al 2 giugno, che aggiunto al toralc dei prigionieri tenuti d al 12° Army Group <li l.110.685 DEF al 2 giugno, arriva a 3.?81.085, molto vicino al dato d i 3.878.537 di Lec. Anche l'Office of thc Army Chief Historian a Francoforte sul Meno d iceva, nel 1947, che c'erano stati approssimativamente 4.000.101 prigionieri on band in Europa il 18 maggio 1945. 11 William F. Ross e Charles F. Romanus, 'Jhe Quartermaster Corps: Operalions in the War Ap_,ainst Germany, p. 634. 12 Smithers a Linlejohn, 27 apri le 1945. I listory of ()M Ad Sec, pp. 36-37 (citato in Ross e Romanus). Il «Dal VE-Day,,, venivano richieste tende per solo il 50 per cento delle truppe di terra e i rifornimenti erano ahbondanti» (Rosse Romanus, p. 634). 14 Littlejohn a Crawford e/a SH AEF, 23 maggio 1945 (NARS, Washington). is Major Generai R.W . Barker a Smith, .30 maggio (NARS, Washington), 16 T francesi chiesero in un primo tempo 1.750,000 prigionieri, La loro richiesta scese poi a circa 750.000. I tedeschi usati dagli Alleati come manodopera non pagata per lavori <li ricostruzione non superarono mai il 1.900,000. 11 Eisenhower a Marshall, in copia ad AGWAR, 31 maggio 1945. In RG 333 = Box 30. '" Eisenhower a CCS, 4 giugno 1945, (SH AE.r, Registro dei telegrammi, Abilene.) 19 Si veda l'Appendice Prima, 1 " Nigel Hamilton, M onty, Hamisb H amilton, Scerpte Edition, London, 1986, p, 462. La sintesi è di Hamilton. 21 Omar N . 13radley, A G'eneral's Li/e, Simon e Schuster, New York, 198.3, p, 423 ,

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" George S. Patton jr., War As T Knew Tt, Bantam Books, New York, 1980, p. 314. 23 Eisenhower a C:C:S, 4 maggio 1945. In SHAEF, Registro dei telegrammi in partenza, Abilene. 24 Eisenhower a CCS, 16 maggio 1945. In SHAEF, Registro dei telegrammi in partenza, Abilene. 2 ' Eisenhower a Marshall, 31 maggio 1945. In RG 333, Box 30, NARS, Washington. 26 Si veda il Capitolo Secondo, nota 54. 27 Quartermaster Reports, aprile, Abilene. 28 Grassett a Smith, 8 giugno 1945. Grassett nota inoltre che la Germania prebellica era autosufficiente per i viveri, all '85 per cento, e che le zone che costituivano ora la Germania dell'ovest erano approssimativamente aurosufficienti al 60/70 per cento. Poiché la dieta quotidiana anteguerra in Germania era di circa 3000 calorie giornaliere, ciò sign ificava che con la stessa popolazione (era leggermente più bassa nel maggio del 1945 ), la Germania dell'ovest avrehhe potuto appena mantenersi in vita con 1800/2000 calorie giornal iere per persona, u na volta tornata normale la produzione. In 4uella primavera, era coltivato circa il 97 per cenLo della superficie normalmente coltivata nella Germania occidentale. Considerando l 'esperienza inglese del! 'operazione Barleycorn nel 194 5 valida per rurtc le tre zone occidentali, la Germania occidentale produceva circa il 70 per cento del normale nell 'estate del 1945, o circa 1260/ 1400 calorie al giorno. I n moire città con più di 50.000 abitanti la razione ufficiale era di sole 700/1190 calorie al giorno. «Perfino queste misure non potevano sempre essere osservate», aggiunge Grassett. Tn Smitb Collection, World War 11, Box 57, Abilcne. 29 Si veda Quartermastcr Progrcss Rcports, aprile, Abilcnc. 0 ' Intervista con l'autore, ottobre 1987. 31 Quartermaster Progress Reports, aprile, maggio, giugno, luglio 1945. Ogni rapporto mensile mostra un grande surplus ammontante a più di 100 giorni in carico per l' inrero esercito. Rapporti tutti a Abilene. 32 Quartermaster Rcports, 30 giugno, Abilene, p. 81. JJ Documentazione dell'incontro G5 di SllAEF, a Parigi, il 13 giugno 1945, con vari rappresentanti della Croce lfossa. J n NA IIS, Washington. J-I Littlejohn a Eisenhower, 10 ottobre. In RG 92 , Office of the QMG, Generai C:orrespondence, Subject File 1936-1945, Box 587, NA RS, Washington. ,, Littlejohn a Eisenhower, fonte citata. " «In seguito alla scarsità generale di cibo, causala dalle normali re4uisizioni dell'esercito J 'occupazione e dalla dislocazione dei trasporti, i tedeschi sono incapaci di dare anche una minima razione ai baltici, bulgari, ungheresi, italiani, romeni e apolidi (senza patria) in territorio germanico.» Max Huber al Dipartimento di Stato, 30 agosto 1945. (Ricevuto 27 settembre.) In 800.142/9-2745, State, NARS, Washington. 37 Guiliano a Bacque, 7 settembre 1945. l n 11 P 60 (anche 11 P 165) Vincennes. 38 Oipartimenro della Guerra a SHAEl:, inoltrato 9 giugno. ln registro cablc STIAEF, 9 giugno 1945, Abilcnc. -'" Series Y Internationale ·1944-49, Y59-2, voi. 363, novembre 4_'5-maggio 46, p. 169 (ottobre), Quai d 'Orsay, Paris.

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''" Littlejohn a CG, HQ TSFET, 27 agosto 1945. In QM Rernr<ls, NA RS, Washington. 11 • QM Reports, ETO, giugno, luglio 1945, Abilene. 41 RG 332, file 333.5/20, NARS, Washington . ., TI generale Everett S. Hughes, amico di Eisenhower, Jiceva nel suo diario, il 28 mar.w 1945, riferendosi a certi ufficiali che s'opponevano a ridurre le rm:ioni ai POW: «Penso che ahhiano tutti paura della Convenzione di Ginevra». Hughcs Diary, Manuscript Division, Le, Washington. 44 Ernest F. Fisher all 'autore, maggio 1988. Ciò fu detto all'autore anche <la tedeschi a Rheinherg e parzialmente confermato dal professor Peter Hoffmann dell 'Università McGill, che viveva a Ulm nel 1945, presso un campo americano. Egli vide i soldati americani bruciare Jel iheratamente avanzi di cibo delle loro mense proprio ai margini del recinto dei prigionieri. «Era risaputo tra i tedeschi che la Croce Rossa non poteva fare niente per i prigionieri», ha detto. Non vide mai tedeschi portare cibo al campo. " Si veda il Capitolo Settimo. 16 ' Descritto da E.W. Meyer, Delegato ICRC a Washington, lettera a Edwin Pl itt, Dipartimento di Stato, 26 luglio 1945. In 711.62114 MAIL/7 -2645, State. Si veda il Capitolo Sesto. 47 Vinson al Segretario d i Stato, 28 novembre 1945. In 740.62114/ 11-2845, State. •• Dunning di Amcross a STT AEF Gl , 29 maggio. In 383.6/6 Box 27, NARS, Washington. Si veda anche Tluber a State, fonte citata. 49 Memorandum a Littlejohn, 20 luglio 1945, che descrive la reale situazione nei campi riferita da un ufficiale le cui iniziali sono R.F.C. e cita uno stu<lio del culunndlu W. Griffith, Office of the Chicf Surgcon, e del capitano C.R. VcrMurlcn. RG 332, ETO Historical Division, Files USFET, QM Section, Ops Reports, 13oxcs 586-599, NARS, Washington. '° F.S.V. Donnison, Civil Af/airs and Military Govcrnment North-West liurof>e "/944-1946, 11.M. Stationcry Office, London, 1961, p. 338. I <lati sulla produzione in c;crmania sono tratti da Morgenthau, Germany is our Problcm, cit. 1 > Eisenhower a CG dei Distretti Militari E st e Ovest, 4 agosto 1945. Tn RG 332 US Theater ofWar, World War 11, SGS 370,01 NARS, Washington. >2 Rapporti settimanali USFET G 1 su POW e DEF. Sebbene il cibo per i POW, definiti con il nuovo nome di DEf, fosse ridotto, come ordinato, e come l'in<lice <li mortalità d imostra, per qualche ragione non visibile nei documemi USFET, gli ex POW continuano a essere registrati nei documenti come POW, separatamente dagli ex DEF. Si ved a anche il Capitolo Undicesimo. 1 ' Charles von Luttichau informava l'autore che dal 22 giugno 1941 al 31 marzo 1945, data in cui cessava la documentazione tedesca, morirono 80.719 tedeschi nei combattimenti sul fronte occidentale. Fonte: Percy E. Schram m (a cura di), Die Krief!,· stagbuche des Oberkommandos der Wehrmacht (OKW War Diaries), voi. 8, p. 1515. ,,, Si veda l'Appendice Seconda. " Si veda l 'A ppendice Seconda. 6 ' Medicai I listory HTO, cit., p. 91. >7 T letti vuoti erano 1062 nel 9°, 12°, 28°, 50°, 61°, 62°, 78° Ospe<lale <la campo e nel 77° Ospedale d'Evacuazione; oltre a 391 letti vuoti (40 per cento <lei letti vacami) al 180° Ospedale Generale a Francoforte in giugno. Nei cosiddetti

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«OspeJali Ji so ccorso a PWT E», in giugno vi erano 16.229 lcrri non occupati. Daily Ad Sec Report, 18 giugno 1945. RG 3_32 Box 15, NARS, Washington. 58 Si veda la testimonianza del Jott. Enke di Wuppertal , Capitolo Quarto, nota 24. 59 Si veda l'Appendice Seconda. 60 Da Medicai llistory J]TQ, cit., interamente trattata nell 'Appendice Seconda. Si deve ricordare che, come dimostra l'Appendice, questo rapporto era destinato a nascondere molti dei peggiori dari dei campi, compresa l'alta percentuale d i affamati, e perciò non è affidabile completamente. Per esempio la fame è eufemizzata come «deperimento e disidratazione» o «esaurimento». La mancanza di riparo appare come «esposizione a intensa luce solare». Ma poiché non c'è niente di dannoso nel ripartire le cause di morte, accertato che la percentuale di morte stessa è tenuta bassa, il rapporto serve al proposito come un'utile guida, non essendo, molto probabilmente, falsificati i suoi dati. 61 «La preven zione J elle rnalanie nei campi dei POW era attuata soprattutto spruzzando i prigionieri con DDT.» Il DDT serviva a p reven ire il tifo, che si sarebbe potuto propagare ai loro uomini. Voi. 14, Medica! History ETO, NARS, Washington. Citato anche in Stanhope-Bayne Jones, Special Ficlds, voi. 9 a cura del colonnello Robert s. Anderson, Preventive Medicine in World War II, Department of the A rmy, Washington, 1969. ,., Note Ji Conference 1-'WTE, 28 maggio, rra }-!oliar e vari. RG 332 Box 22, NARS, Washington. 1 • Daily PW Report, TPM. ,,.. La percentuale annuale viene data solo perché il lcrrore possa confrontarla con le altre statistiche. (La percentuale d'un g iorno non può essere raffrontata di norma a quella annuale.) "' Molti tedeschi riferiscono di tombe comuni. Si veda il Capitolo Quarto, nota 19. '"' Il rapporto, datato 10 maggio 1945, è inritolaro «Daily Acrivities Report of the HQ AJ Sec C:om Z, Office of the Surgeon». NAllS, Washington. 7 '' Intervista con l 'autore, 1988. Zobrist è ora direttore del la I larry Truman Library, I ndepend ence, Mo. 68 Citato in Philip Knightley, The First Casualty, H arcourt Brace Jovanovich, New York-London, p. 315. 69 Citato in Knighdey, op. cit., p. 333. Ripetuto in una conversazione con !'aurore, feb braio 1988.

Capitolo Sesto 1

RG 59 State Decimai File 1945-49 740.581112a/1-146 e 740.(,21114/6-445 13ox 59. Anche in 740.62114/3 -2045. 2 Srare Dep. ad ambasciata americana a Parigi, 12 maggio 1945. In 740.621 14/5445. State. Si veda anche il memorandum del brigadier generai R.W. Berry al vicecapo di Stato Maggio re, Dipartimento della Guerra, 9 maggio trova in fotocopia, Ree! 370, Item 5369, a Lexington. TI memorandum di 13erry riassume un consiglio preceJeme di Herrick, Special War Problems of State.

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3

Marshall ad Eisenhower, cahlc, ricevuto 17 maggio 1945. NARS, Washington. Si veda la nota 2. 5 Secondo la Convenzione, il delegato TCRC in visita avrebbe dovuto parlare, privatamente con un rappresentante dei prigionieri, quindi scrivere un rapporto sulle condizioni del campo, che avrebbe dovuto presentare al protecting power (il governo d'appartenenza dei prigionieri) e al capturing power, il governo dell 'esercito che deteneva i prigionieri. Nessun altro vedeva i rapporti. Nel 1988 l'lCRC rifiutava ancora d i presentare questi rapporti ai ricercatori privati. 6 Si veda la nota 23. 7 File 916 1219. l n Public Rercord Office, Kew, London. " Mr McNeil , rispondendo a una domanda, 5 novembre 194.5, Hamard. Citato in Achilles to State Dep., 7 novembre 1945. In 740.62144/ 11-745. State Dep. " Tra tanti esempi, è fondamentale l'assicurazione data dal Segretario di Stato James F. Byrnes a Max 1 Iuber, presidente dell 'ICRC il 4 ottobre 1945, cui Huber rispondeva, «Apprendiamo con soddisfazione che la politica del vostro governo è in completa conformità al la lettera e allo spirito della Convenzione di Ginevra.» Huber a Byrnes, Ginevra, 9 gennaio 1946. State. (Si veda anche RG 59 Box 3971, NARS, Washington). Tra gli altri, il segretario d i Stato Dean Acheson affermava che gli Stati Uniti osservavano la Convenzione d i Ginevra. 10 Tra tante proteste private ignorate dagli americani, risalta la lunga lettera del 30 agosto 1945 di Huber a State. In 800.142/ 9-2745, State. (Si veda anche RG 332 Box 7, NARS, Washington.) 11 R.A. Haccius, ICRC, Ginevra, al maggiore T.R. Crawford, War Office, London, 15 febbraio 1946. In FO .371 /557.38. 11 Fairm(ln significa in inglese «uomo giusto». (N.d.r) 13 Fa irman al generul., Betts, 28 maggio 1945. ln 338.6/ 3-4 imagc Hì 0979, NARS. 14 Fonte esatta mancante, ma probabilmente in, o presso RG 112 Box ·1r,7, NARS, Washing ton. TI documento è intitolato «Packaging Centers» e riguarda il lavoro della C:roce Rossa americana. Copie mandate a State, 1945. Si veda anche il rapporto del capitano americano Hurdick (in o presso RG 112 Box 167) che dice che la sua vita fu salvata dai pacchi viveri in glesi, canadesi e americani mentre si trovava in prigionia dei tedeschi. " Questa era la percentuale riportata dal War Oepartment (nel 1948, diceva che la percentuale di morte era l,26 per cento. A RG 407 AG055, 26 agosto 1948) e dalla Croce Rossa. In SHAEF Papers, NARS, Washington. Si veda anche l'articolo di Maurice Pate di Prisoner War Relief, American Red C:ross, compreso in lettera di Gilbcrt Rcdfcrn della Amcross, 9 maggio 1945, a Kuppinger e/o State Dcp. 16 « );esercito americano rendeva difficile l'assistenza.» Gl i Amici non furono accolti in Germania fino alla primavera del 1946. Intervista dell 'autore a Stephen Cary, Commissario Europeo del AFSC, 1986. 11 Lettera di Tracy Strong al maggiore H .G. H yde, 3 luglio 1945, telegramma di Paul Anderson a Strong, 30 giugno 1945 e lettera di D.A. Davis dell 'YMC:A a State Department, luglio, tutti in State Department Archives. 18 Ven iva data la spiegazione che le spedizioni di generi d 'assistenza potevano portare alla negazione della politica di riduzione dei livelli di vita tedeschi alla media delle contigue nazioni eu ropee. (Earl) f. Zicmke, The US Army in Occupation of Germany, Washington C:enter of Military H istory, 1975, p. 410. 4

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,. Descrillo Ja E.W. Meyer, Delegato IC RC a Washington, lettera a Edwin Plitt, State Departmenl, 26 luglio ·1945_ Tn 711 .62ll4 MAlL/7-2645 State. 20 E.W. Meyer, ICRC, a EJwin Plitt, State. Si veda la nora 18. 21 FO 939 ltems 448 e 469 PRO LonJon. 22 Huber a State, 30 agosto 194.5. Si veda la nota 10. 23 «li cibo era molto soddisfacente, fino verso il maggio del 1945, quando furono date disposizioni a tutti i comandanti di campo di ridurre le razioni.» Rapporto sulle Attività del ICRC negli USA. In ReJ Cross Archives, State Department, NARS, Washington. 21 liuber a State Dep., 30 agosto 1945. " La voce comune in una parte della G ermania era che «la Croce Rossa non può fare niente» per i civili e i prigionieri. (l nrervista dell 'autore nel 1988 a Peter Hoffman , che nel 1945 visse presso un campo in Germania. li Professor Hoffman vive ora a Montreal.) 2 • Huher fa riferimento agli incidenti avvenuti in queste due città. 27 Huber a State Dep., 30 agosto 1945. 28 Eisenhower a Marshall, 2 novembre 1945. RG 332 Box 7, NARS. 29 ln Statement of Policy Regarding Disposition ofRed Cross Supplies, datato 15 giugno 1945, tra SHAEF da una parte e la Croce Rossa americana e inglese dall'altra, si dice che i pacchi viveri della Croce Rossa «in caso d'emergenza possono essere distribuiti a persone» diverse dalle Displaccd Pcrsonx, categoria che includeva già i profughi tedeschi. Questo è il solo accordo tra l'esercito e le due Croci Rosse trovato negli archivi. Si accorda, in generale e in dettaglio, con la Jescrizione data in risposta, fìrmata «Eisenhower», eccetto per le falsificazioni notale. Originale visto in American Hed Cross Archives, Washington, RG 200 Box 1017. Disponibile in fotocopia RG 200, Records of the AllC, (,19.2/ 01 da NA RS. 30 «Fino al 31 luglio, le seguenti sette organizzazioni d 'assistenza volontaria hanno approvato accordi con l'UNRRA, la Croce Rossa Internazionale (e altre sei).» MalcolmJ. Proudfoot, European Re/ugees, l'J3'J-l'J52, p. 187. ;i Proudfoot, ibtd. 32 Da Memorandum llegarding Disposition of Surplus Prisoner of War Supplies, 15 giugno 1945, tra BRC, A RC e SllAEF, disrribuito (riservato) a ARC , BRC e 13 SHAEF. In RG 200 Records of the American Red Cross, NARS, Washington. 13 Minute <l'incontro informale di delegati di tre Croci Rosse, Ginevra, 14-15 gennaio 1946. In RG 200, Box 1016, NA RS, Washington. 34 Huber a State Dep., .30 agosto 1945. 35 «l mezzi di trasporto usati esclusivamente nel trasferimento dei materiali lCRC, consistono in 211 autocarri francesi e 56 belgi, essendo impegnate le due sezioni nel trasporto da Ginevra a Parigi e da Ginevra a Bruxelles per riportare ai rispertivi proprietari i materiali d'assistenza 11011 appartenenti all 'associazione.» Prevedendo una settimana per andata e ritorno, per due mesi, questo porta a 2136 carri merci carichi. 1.luber a Srare Dep., 30 agosto 1945. ·'" Eisenhower al War Departmenr, 2 novembre 1945. RG 332, Box 7. 37 La corrispondenza, dal 13 luglio, conrinua tra P ickett, Eisenhower e Marshall, fìno a metà settembre. Per coloro che merrono in dubbio un coinvolgimento personale di Eisenhower in decisioni che immaginano possano essere state prese dal suo Stato Maggiore, una Jelle copie negli archivi NARS è firmata da Eisenhower stesso. Tutto in NARS, Washington.

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Js Minute di una riunione informale di dclegari della Croce Rossa americana, francese e inglese, Ginevra, 14 gennaio 1946. Discorso di Mr. Dayton della Croce Rossa americana. •• Molle fonti confermano questa dieta ufficiale a proposiro della quale il rapporto <li Paul R. Porter pu<Ì essere il più oggettivo. «Nel distretto di Essen, venivano date solo 900 calorie al giorno ai minatori di carbone.» In Papers of Paul R. Porter, Independence, MO. 40 Joint Chiefs of Staff a Eisenhower, 3 settembre 1945. Tn RG 332, Box 37, (SGS USFET file n. 312) NARS, Washington. 41 Eisenhower a Pickett, 19 settembre 194.5. Manca fonte esatta, ma probabilmente con altra corrispondenza citata per questo argomento in RG 332, Box .37, NARS, Washington. 42 Tn RG 332, Box 19, NARS, Washington. 'J Strong al maggiore G.H. Hyde, US Army, Special Services Division, .3 luglio 1945. Tn 740.00114 EW/7-945, State. 44 Davis a State Dep., 9 luglio 1945. In 740.00114 EWn-945, NARS, WashingLon. 0 Generale Lucius C:lay a War Ucpartmcnt, 30 ottobre 1945. In RG 332, Box 37. Reference .383 .7/ 11 NA RS, Washington. "' lnLervisLa <lell'autore con Stephen Cary, novembre 1947. 47 Lucius D. Clay, Decùion in Cermany, Doubleday, New York, 1950, pp. 18-19. 48 Il Major Generai J.H. Hill<lring era capo della divisione Affari Civili del Dipartimento della Guerra americano <lai 1943. 49 Morf!.enthau Diary (Cina), ciL, voi. 2, p. 1529 sgg. Tutte le citazioni di Somcrvcll, Morgcnthau e ahri sono tratte dal Morgenthau Dùry. 0 > Hilldring a State Dep., l{G 59, 3726A, NARS, Washington. '' Questa e le altre frasi da Gollancz, incluso il riferimento a Belsen, proveng<mo dal pamphlet di Victor Gollancz, Leavinf!. Them To Their Fate: The Ethics o/Starvation, Victor Gollancz, London, 1946. Tutte le sratistiche sulle razioni e i morti Le<leschi in questo capitolo sono tratte da Gollancz. 2 ' Donnison, Civzl Affair.1· and Military Covernment, cit., p. 338. " JCS Memoran<lum 1662 al Presidente, 27 aprile 1946. I n RG 260, l3ox 16, Clay Papers, NARS, WashingLon. 54 Reparations from CurrenL Pro<luction and P resent Economie Policy, RG 332, 13ox 22, NARS, WashingLon. 55 Gollancz, op. cit. 56 Gollancz, op. cit. H ro 1050, in Public Records Office, Kew, Lon<lra. )S Usurplus nordamericano, alla fin e del 1945, era di 173.000.000 <li hushels, circa 5.140.000 tonnellate, dopo che tutte le necessità europee erano state sod<lisfaue. Tnternational Wheat Council, llaymarkcr House, Haymarket, Lon<lon , 1955. Per mantenere una razione prossima alla fame, il deficit stimato in Germania <lagli inglesi nel 1945 (coincidente con la necessità d'importazione), era di circa 4.440.000 LonnellaLe per l'anno che va dal settembre del 1945 al settembre del 1946. Ciò era !'80 per cento del surplus nor<lamericano. I{_ Mitchc!J, lnternational llistorical Statistics, McMillan, Lon<lon, 1983.

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Capitolo Settimo ' Rapporto del capitano Julien d el Troisième Regiment des Tirailleurs Algériens, Box 11, P 60, Vincennes. Nel capitolo, tutto il materiale di Julicn viene da questo rapporto o dal Box 11 P 65, Vincennes. 2 Una unità francese al comando del capitano Rousseau rilevò Dictcrsheim il 10 lugl io, 17 giorni prima che vi entrasse Julien. Rousseau affermò che il campo era peggiore quando vi arrivò. Gli inglesi e gli americani consegnarono circa 860.000 prigionieri ai francesi, la maggior parte tra il luglio e il settemhre <lei l 945. Tfrancesi li avevano richiesti come manodopera per riparazioni <li guerra. Inglesi e americani furono <l'accordo, a pano che i francesi osservassero strettamente la Convenzione di Ginevra. Molti dei POW in mano agli americani si trovavano in cinque campi nella parte di Germania che divenne zona francese nel luglio del 1945. La maggior parte degli altri si trovava in campi americani in Francia, come Thorée-les-Pins. Il numero esatto del totale di prigionieri consegnati, varia di circa il 10 per cento secondo i diversi documenti francesi e americani. 3 Box 11, P 65, Vinccnncs. 1 • Rapporto del tenente colonnello Dc La Jfossc, Troisième Regiment des Tira illeurs Algériens, a1suo CO, TI Corps, 15 settembre. [n Box 11 P 60, Vincennes. AncheJuin a Lewis, copiata in Despatch n. 3470, 15 ottobre 1945, Caffery a State Dep., NARS, Washington. 5 Rapporto <lel tenenLe colonnello Sury, Troisième RegimenL <les Tirailleurs Algériens, 31 dicembre 1945. Box 11 P 60, Vincennes. " Memorandum al generale Paul, 7 luglio, <la Lauben. NARS, Washington. 7 Tutti questi rapporti di malattia causata dal maltrattamento americano sono indiriz,.ari a Juin ecc., da vari uffìc ial i, in n ox TIP 165, 7 P 40 e 11 P 60, Vincennes. Traduzioni d ell'autore. TI reclamo <li Juin al generale Joh n T. Lewis, USFET Mission in Francia, datato t I ottohre, si trova in State Department Archives, Letter 3470, Caffer y a State, NARS, Wash ington. " Nonostante l'ordine <li Thrasher, vennero prese delle note, secondo la d ichiarazione fatta da Hight e dal maggiore William G. Downey. In RG 332.6-1 Box 50, NARS, Washington. 9 In RC 332 383.6/1 l3ox 50, NARS. 10 Barnes riportava ciò il 18 maggio. (H istory of Provost Marshal Section, Ad Sec, Com Z; in RG 332 Box 22, NARS.) 11 Rapporto ùel tenente colonnello Gohillar<l al Governatore Militare <li C:ohlenza, 27 agosto 1945. In Box 11 P 60, Vincennes. 12 Lettera del tenente Himmeu r al capitano comandante <lei Troisième Regimem <les Tirailleurs Algériens. Settembre 1945. In Box 11 P 60, Vincennes. " Lettera <lei tenente Soubeiray <lei Troisième Regiment des Tirailleurs Algériens, 3 settembre 1945. In Box 11 P 60, Vincennes. 14 11 30 agosro 1945, Billottc al Dcuxièmc Bureau, Parigi. Attribuzione non chiara, ma sia in Box 11 P 60, che 11 P 165, Vinccnncs. 15 Resoconto di Maurice, 14 agosro 1945. Traduzione dell'autore. Vinccnnes. 16 Attualmente è un centro d'addestramento dell'esercito. Percorrendo la stretta strada che, lasciata la strada principale, porta all'ingresso del recinto di filo spinato, si attraversano i hinari della ferrovia. A sinistra si trova la sede del

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comandante del campo. Oltre si stendono le file di baracche senza finestre in cui vivevano i prigionieri. 17 Jean Pierre Pradervand era il capo della delegazione lCRC in Africa del Nord, nell'agosto del 1944, quando Parigi fu liherata. Fu nominato capo della delegazione ICRC in Francia, posizione che assunse nel gennaio del 1945. Restò in Francia come capo delegazione fino al gennaio del 1946. A quel tempo era la più grande delegazione nazionale impegnata nei problemi della seconda guerra mondiale e, nel 1947, contava 112 persone. Il rapporto su Thorée è contenuto in una lettera di Pradcrvand del 26 settembre a De Gaulle. In Box 7 P 40, Vincennes. 18 André Durand, From Sarajevo to H iroshima, History o/ thc Tntcrnational Committee o/ the R ed Cross, l lcnry Dunant l nstitute, Ginevra, 1984, p. 593. 19 Durand, op. cit., p. 593. 20 Questo telegramma e gli altri documenti usati in questo passaggio, sono tutti tratti dagli State Dcpartmcnt Archivcs, NARS, Washington. 21 Dunning a State, 5 settembre 1945. Citazione esatta mancante. In State Department Archives, Wash ington. 12 Caffery a State Dep., 25 settembre 1945. l n 740.62114/9-2545 CS/LE. State Dep.

Capitolo Ottavo 1

«Le Figaro», 22 e 29 setlembre 1945. Pradervand a D e Gaulle, 26 settemhre 1945. Tn Rox 7 P 40, Vinccnncs. 1 Che non fosse di mano di De Gaulle è confermato dal professor M.R.D. Font di Londra, che ha letto la fotocopia d'una lettera in possesso dell 'autore. 4 Lee a USFET Ma in, 10 novembre 1945. RG 383.6/ 1 NARS, Washington. ' Minute di Conferenze, USFE'l' Mission, Paris, tra esercito francese e american<1 su trasferimenti d i zona di prigionieri tedeschi di guerra, 22 settembre 1945. In Box 7 P 40, Vincennes . Tutti i riferimenti a Laubcn e altri sono basati sulle minute di questa riunione. • Durante la riunione egli «consegncì al generale Smith delle fotografie che aveva preso di alcuni campi PW. Il generale Smith ricevette le fotografie per il generale Eisenhower». Minute di Conferenza, Chief of Staff, Gt , 28 settembre 1945. Copia in Caffery a State, 740.62114/10-.545, State. Le fotografie non sono negli Archivi della Croce Rossa. Il Comitato della Croce Rossa Internazionale non ne ha le copie. Né vi sono copie allegate ai fascicoli degli archivi dell'esercito francese a Vi ncenncs, o in quelli dell'esercito americano a Washington, o nell'Eisenhower Lihrary ad Abilcnc. M. Pradcrvand ha confermato il fatto all'autore nel giugno del 1989. 7 Pradcrvand a Smith, 23 ottobre, Paris. In 383.6/1, NARS, Washington. 8 Pradcrvand a Smith, 23 ottobre. 9 Memorandum al Major Generai A.W. Kenner, Chief Surgeon, US Army, TSFETT HQ, 4 ottobre 1945. ln 383.6/1, NARS, Washington. 10 Littlejohn a Eisen hower, 10 ottobre. ln RG 92, Office of QM Generai, Corrispondenza generale, Subject File 1936-45. Box 587, NARS, Washington. 11 «Le Monde», 30 settembre-1° ottobre 1945. Bibliothèque Nationale, Paris. 12 Caffery a State, verso 7 ottobre. NA RS. 11 Caffery a State, 5 ottohre 1945. Tn 740.62114/10-55. State. 2

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14

Da fonti varie, principalmente Charles De Gaulle, The Complete «War

Mnnoirs, 1940-1946», Simon anJ Schustcr, New York, 1955.

" Caffery a State, 13 ottobre 1945. In 70.6211/ 10-1345. State Department Archives, NARS, Washington. 16 C.affery a State Dep., 13 ottobre 1945. 17 Eisen howcr a AGWAR, ottobre Jel 1945 (data non chiara). Trovato in Bundesarchiv, Cohlenza. 18 lmervista con l'autore, 1987. 19 Colonnel lo Lauben all'autore, novembre <lei 1987. 20 Caffery a State, 13 ottobre 1945. 21 Serie Y, Internationale 1944-49, voi. 604 , p. P000062, ()uai d'Orsay. 22 l bid. 23 Marshall a Eisenhower, 2 novembre 1945. Marshall Library, T,exington. 21 • Lee a USFET Main. In .38.3.6/ 1, NARS, Washington. 25 Generale I3uisson, Historiqu e du Service des Prisonmà.1· de Cuerre de l~xe, 1943-48 (Paris, Ministère de la Défense Nationale, 1948). 26 Delegato .LCRC in Francia citato in memorandum al generale McNarney, 12 novembre 1946, l{G 332 DF 383.6, NARS , Washington. Anche in Secret Report, Office of the Chief of Staff, File No. 383.6/ J voi. 1, dal 1° gennaio 1946. In RG 332 Box 120. 27 K. Royall , Acting Secretary of War, al Presi<lente Truman, 31 dicembre 1945. In White House Centrai File, lndependence, MO. 28 Si veda l'Appendice Prima. 29 l viveri menzionati ammontavano a 1212 tonnellate. Smirh a Pradervand, 19 ottobre 1945. ln RG .38.3.6/1, NAl{S, Washington . Jo Lee a USPET Maiu, 10 novembre 1945. Tn 383.6/ 1, NARS, Washington. " Lauben in una conversazione con l'autore, 1987. " Lewis a Eisenhower, 13 ottobre 1945. In .38.3.6/ 1 di SHAEF Papers, NARS, Washington. L'TCRC cliceva più tardi che «il comanclo americano» aveva messo a d isposizione oltre 3000 tonnellate di viveri, senza specificare la data. Le eccedenze devono essere state delle scorte della Croce Rossa già esistenti, sequestrate da SHAEF e distribuite in seguito ai prigionieri. DuranJ, From Sarajevo to Hirol'hima, cit., p. 645. 33 ETO USFET A<ljutant Section, Decimai Files, 194.5, Boxes 430-442. 17 novembre 1945 , NARS, Washington. P recedentemente, un ufficiale SllAEl-' aveva dichiarato 13.000.000 <li pacchi. I 500.000 extra erano stati probabilmente restituiti ai depositi, poiché i militari alleati che stavano tornando e ai quali erano destinati, non ne avevano più bisogno. •• «New York Times», 11, 13, 14, 20 ottobre 1945. ln New York Public Library. " L'articolo d i Middlcton, datato <la Francoforte, venne pubblicato sul «Times», nell'ottobre del 1945, come citato sopra. 6 l lntervista con Middleton , New York, giugno 1988.

Capitolo Nono 1

Series Z, Europe-Atlemagne 1944-49, Prisonniers de Guerre, voi. 22, p. 3, 18 settemhre 1945. ln A rchives du Minirtère des Af/aires Etrangères, Quay d 'Orsay,

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Paris. Anche rapporto lCRC citato in memorandum a colonnello Whittcd, Unite<l States Army, 765041, Coblcnza. Anche rapporto <lei generale Lewis, Paris, onobre <lei 1946. Tn RG 332 DF 383.6, NARS, Washington. ' Rapporto generale TCRC su prigionieri di guerra, Paris, 31 ottobre 1946. Tn RG 332 DF 383.6, NARS, Washington. 1 Memorandum <lei colonnello americano Whittcd della riunione del Liinderrat Main Committee sui prigionieri <li guerra, Stoccarda, 28 novembre 1947, che cita rapporto da Mr. Meyer <lell 'ICRC:. Tn Bundcsarchiv, Coblenza, Germania occidentale. Questo documemo, fotocopiato come molti altri forniti al Bundesarchiv dal governo (o esercito) americano, riporta serie critiche dei campi francesi. L'autore non ha trovato nessuna critica dei campi americani tra i documenti trasferiti dagli Stati Uniti alla Germania, sebbene ve ne sia un'abbondanza negli archivi dell'esercito francese a Vincennes. 4 Series Y, lnternationale, 1945-49, cit. , P000149, Quai d'Orsay, Paris. ) Si veda la nota 1. 11 generale John T. Lewis a Commanding Genera! US Forces, European Theater. • «Nel 1946, circa il 60 per cento dei 20.000 uomini della Legione erano tedeschi.» Arthur L. Smith Jr., Warrior Without Honor: Germany's War Vi'ferans 194549. Dal capitolo 2 del manoscritto inglese, a p. 70. Pubblicato in tedesco come Heimkehr au.1· dt-m Zweiter Weltkrieg, D cutsche Verlags-AnstalL, Stuttgart, 1985. 7 Huber a State Dep., 9 gennaio 1946. In RG 59 Box 3971, NARS, Washington. 8 Tutte le lettere citate tra Pradervand, Kuppinger e altri sono in State Department J\rchives, NARS, Washington. Nel File 740 alle date indicate. 9 Raoul Laporterie al generale De Gaulle, giugno 1946. Nell 'archivio privato di Raoul Laporterie, Greua<le-sur-l'Adour, Landcs, Francia. 10 Achcson a Wallacc, 1° maggio 1946. In 740.62114/4-234(,, State. 11 Acheson a Ryrnes, 23 aprile 1946. In 740.62114/4, State. 12 Roger c. W il son, Quaker R elief, George J\llen an<l Unwin, London, p. 156. "Notes Documentaires et faudes, No. 270, 26 marzo 1946, p. 7, in Quai cl 'Orsay, Paris. J\lla fine <lei 1945, c'era ancora circa un milione di prigionieri in mano agli americani in Europa, più alt ri 400.000 negli USA o in rotta verso l'Europa. Di questi, circa 400.000 stavano realmente lavorando per l'esercito americano in Europa come operai, autisti, scaricatori, carpentieri , tecnici, sostituendo il personale americano che tornava in patria. (La maggior parte dei 400.000 negli Stati Uniti era al lavoro in campi, fores te e miniere.) Se si comprende anche il mezzo milione di prigionieri-lavoratori tedeschi in mano agli inglesi , c'erano circa 1.900.000 tedeschi impiegati a riparare parte dei danni causati dalla guerra o rimpiazzando parte dei beni rubati dai tedeschi mentre erano al potere in Francia. 1-1 Detto all'autore dal prigioniero Hans Goertz cli Ronn, nel marzo del 1986. 15 Tnterviste delJ'autorc nel 1986 con varie guardie, M. Cazaux, Raphael Conquère, e i sigg. Labat e Mare (a Labouherye, Buglose e zone circostanti). 16 l mervista con Raphael Conquère di Buglose, 1986. 17 Intervista con Heinz T. condotta da Mavis Gallante dall'autore. 18 Da interviste dell 'autore a Werncr Stcckelings a Straelen, in Germania Occidentale, 1986 e 1988.

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19

Prima di concedere un'inrcrvista all'autore, Steckelings disse: «Sto per dirle delle cose brutte e delle cose buone. Lei deve promeLLermi di pubblicare le buone come le brulle». 20 l3uisson, Historiqul' (cit. alla n. 27), pp. 37-41. I dati di Buisson confermano pressappoco i dati dell'esercito americano sul numero dei prigionieri trasferiti nel l 945. Al 9 ottobre, risultavano circa 724.000 tra~feriti secondo l'esercito americano. Tenendo conto dei 30.000 rilasciati tra donne, bambini, malati e anziani nei campi aLLorno a Dietershei m in luglio, più i 70.000 ammalati restituiti ai campi americani secondo Buisson, più i 638.000 rimanenti in novembre secondo Buisson, il numero dei presi in custodia dai francesi deve essere stato di circa 738.000. Tuttavia, l'affermazione di Buisson d 'aver restituito oltre 70.000 uomini ammalati è contestata dalia dichiarazione di Royall a Truman (nota 25) che i restituiti ammontavano a circa 52.000. ln questo esempio, si è usato il dato più basso, che comporta il più basso numero di morti. 21 Il giudizio di Tappen provò che egli aveva ragione. Fu aggregato a un battaglione di lavoro a Cherbourg dove fu trattato bene dagli americani fino al rilascio, quartro giorni prima del Natale del 1945. lnrervista dell'autore con Alfred Tappen di Toronto, 1';188. 22 Rapporto d'ispezione del tenente colonnello Sarda de Caumont, 10 novembre 1945, al ministro della Guerra, Vincennes. " La lista è negli archivi comunali di Thorée-lcs-Pins. Non è chiaro quanta parte del campo fosse compresa nella lista, ma non può trattarsi di tutto il campo, perché non denuncia, in agosto e settembre, neanche un giorno in cui siano morti più di dodici prigionieri, mentre Pradervand dice che, nel giorno in cui era presente, ne morirono venti. 2 ' Intervista dell 'autore, Thorée-lcs-Pins, 1986. " Acting Sccrctary of War Kenneth C. Royall al presidente Truman, dicembre del 1945. In Whitc House Centra!, lndependence. 26 La storia di Stock, come qui raccontata, proviene da varie fonti stampate, particolarmente da Erich Kock, J;A bbé Franz Stock (Paris, Castcrman, 1966). " Buisson, Hùtorique du Service des Prisunnù:r.1· di· Cuerre de l~xe 1943-48, Ministère de la Défense Nationale, Paris, 1948, µubblicazione riservata. 28 l3uisson, op. cii., p. 41. 29 Medicai History ETO, voi. 14, NARS, Washington. Si veda l'Append ice Seconda. 30 Si tratta d'una collana di libri curata dall'editore Erich Maschke e pubblicata in Germania nei µrimi anni Settanta, nella quale vari autori tentano di ritrovare la storia e la sorte dei prigionieri di guerra tedeschi nelle due guerre mondiali. TI titolo della collana era Zur Geschù:hte der deutschen Krie?,S?,e/angenen des Zweiten Weltkrieges,Verlag Ernst e Werner Gieseking, l:liclcfcld. * Nell'originale missing/not accounted/or, cioè dispersi, persone di cui non si dà colllo o spiegazione (N.d.T). 31 Smith, 9 onobre; tahelle USFET e Juin, 27 ouobre, tutti citati in precedenza. 32 Notes Documentaires et Etudes, cit., 26 marzo 1946, Secretariat d 'Etat, Paris. ln Archives du Ministère des Affaircs Etrangères, Quay d'Orsay, Paris. 33 Buisson, Historique, cit., p. 48, e Kenncrh C. Royall a Truman, .31 dicembre 194.5. Tn Whitc llouse Centrai Files, Confidential File, Harry S. Truman Library, lndependence.

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" Notes Documentaires, p. 8. 35 Sembra che gli inglesi abbiano trasferito altri 30.000 prigionieri ai francesi nel 1946 e gli americani altri 101.000. Poiché mancano tanti documenti, è impossibile <lire se, in parte o tutti, questi prigionieri sono compresi nel totale di quelli in carico ai francesi . La stima usata sopra è la più bassa tra le molte possibili. ,. Buisson, Hùtorique, cit., p. 240. Si veda anche la sezione generale, per tutte le statistiche nelle Appendici. 37 Series B, Amérique, 1944-52, J.::tats-Unis, voi. 79, pp. 78-79, Q uai d'Orsay, Paris. 38 Wilson, Quaker Relief, cit., p. 154. 39 Per Tborée, il testimone Langlais ha d etto che morivano tra 18 (al giorno) per 180 (giorni) e 12 (al giorno) per 150 (giorni), ovvero da 1800 a 3240. La diffe. rcnza tra il dato della Croce Rossa di 17.000/20.000 presenti nel campo e i 12.000, che costituiscono il <lato francese, è causata probabilmente dalle morti previste da Pradervand. Può anche essere determinata dai trasferimenti all 'esterno <lei campo. Rivcsaltcs: il testimone Werner Steckelings di Tssum, Germania occidentale, ha d etto che da tre a cinque uomini morivano o gni giorno nelle baracche di 80 uomini. lla detto anche che in molti giorni morivano venti uomini. Il numero esposto è di 15 per giorno per tutto il campo, moltiplicato 90 giorni, uguale 1350. Marsiglia: il testimone Hubert Heyer <li Diissel<lorf ha detto che morivano <la .3 a 6 al giorno, mentre lui si trovava là. La percentuale quindi è basata su 5 al giorno. Le informazioni per Labouheyre e Daugnague/ Buglose sono state raccolte dall 'autore da guardie, documenti locali, liste Ji sq.>ulture e un sopravvissuto. Saint-Paul d 'Egiaux. Il rapporto in « Le Monde» è apparso il 30 settembre e il 1° ottobre 1945. (Fine della bobina 2, microfilm «Le Monde», in Bibliothèque Nationale, Paris.)

Capitolo Decimo 1

Conversazione con l'autore, Toronto, 1987. Lettera di H .F. McCullougb <li West Hill , Ontario, all'autore, marzo 1988. 3 Intervista di Wcrner Heyne con l'autore, aprile 1988. 4 l n Hamilton, Monty, cit., voi. 3, p. 523. ' Montgomery a Commander, 1st Canadian Army, 2nd Canadian Army, 22 marzo 1945. Tn RG 24, voi. 10 651 , 215.C, Ni\C, Ottawa. • Tulle le esperienze del caporale Liebich sono tratte <la un ' inter vista con l'autore a Rheinberg, nel novembre del 1987. 7 Si veda l'Appendice Prima. Secondo un sopravvissuto, era molto più alto del 30 per cento all 'anno. 8 I ntervista con Herr Liehich condotta dall'autore e dal suo assistente ricercatore, novembre 1987, RJ1einberg, Germania o ccidentale. 9 i ntervista dell'autore con Heinz Jansscn, capoarchivista di Rheinherg, assieme al segretario comunale, Herr W. Hucklekemkc, e l'assistente i\nja Kiech le, novembre 1987. 2

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Lettera di Françoise Perret, ICRC, all'autore, 12 giugno 1987. L'ICRC ha rifiutato all'autore di ve<lere questo rapporto. Gli archivi del US State Department non hanno copia del rapporto. Tali rapporti ven ivano sempre spediti al protccting power secondo la Convenzione di Ginevra. 11 Si veda l'Appen<lice Nona. 12 Rapporti settimanali USFET su PW e DEF, in RG 331 Box 26, 383.6/1-.3 NARS, Washington. " Questa storia di morti in massa in un campo cana<lese o inglese è la sola trovata <lall'autore in due anni <li ricerca, incluse interviste con più di cento persone, guar<lie, sopravvissuti, un prete e un comandante di campo, che si trovavano in campi americani, inglesi, canadesi e francesi in Europa. 14 Alfred Nutt, un soldato della Wehrmacht che era in un campo a Krcis Stare, vicino ad Amhurgo, scrisse alJa madre in luglio. La lettera fu ricevuta in agosto. Parecchie settimane più tardi egli fu rilasciato «in buone condizioni». Intervista con il fratello di Nutt, Hans, a Edmonton, Alberta, dicembre 1988. " FO 916/1433 PRO, Lon<lra. 16 «Gli ufficiali superiori inglesi subiscono tutto il biasimo per le condizioni nei campi in Belgio. Come risultato, i campi non furono riforniti come si sarebbe <lovuto. Le conseguenze (furono) descritte più tardi da un rappresemante del War Office come un'imper<lonabilc mancanza inglese nell'applicazione <lella Convenzione di Ginevra»: citato <la fax del colonnello H enry Faulk all'autore, 4 aprile 1989. Si veda anche H ansard, 2 luglio 1946. 17 Questa visita costituisce una delle poche eccezioni alla generale esclusione dei delegati ICRC dai campi inglesi sul continente nel 1945. 18 Rapporto ICRC a Forcigt~ Office, Londra, gennaio 1946. In FO 916, Picee 1433, PRO (Pul,lic Rdations Officer), Londra. '" Lettera lCRC al sottosegretario di Stato, 17 aprile 1946. In 1:0 916, Piece 1433, PRO, Londra. 10 Mitscherlich llaas e Seeman, Rericht iiber einc Bc/ragung heimkehrcndcr Deutschcr Kriegsge/angener (YMCA). Citato in Henry Faulk, Group Captivcs, Chatto an<l Windus, London, 1977. Faulk non crede che le opinioni dei prigionieri si riferissero ai campi inglesi. 21 il margravio <li Radcn non menziona la sua fonre, che deve esser stata o un prigioniero rilasciato o una persona interna al campo. Poiché omettere la fonte poteva portare al <liscredito della sua lettera al «Timcs», è ovvio che il margravio aveva una forte ragione per nasconderla. La ragione più probabile era che si trattava della lettera di un prigioniero ancora in un campo e che poteva temere rappresagl ic. 22 TI 2 giugno 1945, la J' Armata di Patton, che faceva parre del 12° Army Group, rilasciò 406.906 (89 per cento) dei 457.985 DEF rilasciari dal 12° Army Group. Tn Sl l AEP Gl DEF Reports, RC 331 Box 26, .383.6/3-17, NARS, Washington. 11 FO 371/55742. 1.n PRO, Londra. Nella primavera del 1946 gli inglesi avevano circa 400.000 prigionieri di guerra al lavoro nelle isole inglesi. 2 ' Minute <lella Conferenza di Pots<lam, in RG 43, llox BA, NARS, Washington. 25 Intervista con Heinz T. Si veda il Capitolo Quarto. Il colonnello Laubcn, che rappresentava lo SHAEF, andò in Norvegia per organizzare il trasporto di questi uomini.

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26 Una rivista politica ufficiale inglese affermava che l'articolo 11 della Convenzione di Ginevra riguardante il cibo era «appl icabile, fatta eccezione per la quantità di cibo. PW e SEP si trovavano nella stessa misura prevista dal War Office». (; eccezione veniva fatta perché gli inglesi non avevano abbastanza cibo per mantenere la razione prevista dalla Convenzione di Ginevra, che era molto più alta <lei necessario per il manlenimenlo in vita. Come risulta evi<lenle <lai la buona salute <lei POW, la loro razione era sufiicieme a mantenere in buone condizioni anche i SEP, nonostante il trattamento inferiore. Appendice X a GHQ CMF. Lettera 6 luglio 1946. In FO 371/55742, PRO, Londra. 27 In conversazione con l'autore, aprile 1988. 28 Bernard Law Montp,omery P(1pers, BLM Papers, 127/54, Imperia! War Museum, Londra. 29 H illdring a State, 4 settembre 1945. In RG 59, 3726A, NARS, Washington. 30 Series Y lnternationale, Y51-1, novembre-d icembre 1945, voi. 283, p. 241. Direction Générale des Etudes et Recherehes, Ministère des Affaires Etrangères, Quai d 'Orsay, .Paris. 31 Donnison, Civil Affairs and Military Government North West Europe 194446, cit., p. 465.

Capitolo Undicesimo 1

Martin Blumenson, "/he Patton Papers, s. indicaz. ult. Secondo Medicai Hùtory ETO. Si veda l'Appendice Prima. ' La va riazione dipende dalle incertezze nella contabil ità dovute alla generosità rnua<lese. H. Durn:au Hall, Nurth A merium Supply, H .M . Statiuuery O[lìu:, London, 1955. 0 Paul Kennedy, The R ise and f allo/ the Great Powers, Random House, N ew York, 1988, pp. 461 -475 in fonta na Edition. 1 H all, North American Supply, cit. 6 Rapporto settimanale PW e DEP 8 settembre 19'15. I n RG 331 Box 26, 383.6/ 1-3 NA l{S, Washington. Al dato totale Sl I A EF all'l 1 giugno di 5.224.310 prigionieri catturati , si deve aggiungere una cifra ulteriore di circa 400.000 tenut i negli USA ma catturati nel Mediterranean Theater, più i 291.000 catturati e tenuti in Ttalia. Gli Stati Uniti avevano ancora in Europa nel gennaio del 1946 più di un milione di prigion ieri, come nel settembre del 194.5, perciò il numero rilascialo <lev'essere stato lo stesso <li allora, quando rappresentava il _36 per cento <ld totale <lei prigionieri caLturati. I prigionieri ritornati <lagli USA in E uropa <lai gennaio (pochi in verità) erano più che compensati <lalle centinaia <li migliaia <li prigionieri tenuti dapprima in Italia e trasferiti nei campi americani in Austria e Germania a partire dal luglio del 1945. Questi prigionieri non sono comunque compresi nei totali generali di questo libro. 7 In RG 332, 383.6.10 Box 51 NARS, Washington. 8 «The Stars and the Stripes», 20 novembre 1945, RG 332, NARS. 9 Tenente colonnello H.N. Kirkman, direttore dcll' Enemy Prisoner of War lnformation Bureau , a Stare Dcp., 20 agosto 1945. In 711.62114/8-2045, State, Washington. Nessuno dei .5122 rapporti di sepoltura è rimasto negli archivi dello State Department. 2

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00

Blumenson, Patton Papers, cit., p. 784. Blumenson , Patton Papers, cit., p. 702. La frase che incomincia da «egli sottolineò una forma d 'organizzazione» fino a «sostenendolo in generale>> è tratta dal diario stesso, 10 maggio 1945. 12 Blumenson, Patton Papcrs, cil., p. 732. 13 13lumenson, Patton Papers, cit., capitolo 40. 14 Buisson , Historique, cit. l } li generale Lucius Clay sostituì Eisenhower nel novemlm: <lei 194_ 5. 16 Robert Murphy, Diplomai amon?, Warriors, Doubleday, New York, 1964, p. 294. 17 Citato in Donnison , Civil Af/airs and Military Government, cit., p. 240. " Smith, Warriors Without Honor, cit., capitolo 3. 1 • Smith, Warriors Without Honor, cit., ivi. 20 Charles B. MacDonald, The Lai"! Offensive, Washingron United States Army, O ffice of the Chief of Military History, 1973. Anche forrest C. Pogue, 'J'he Supreme Cornmand, Washington DepartmenL of the Army, Office of the Ch ief of Military History, 1984, pp. 472-73 e seguenti. Anche maggiore L.F. Ellis , Victory in the West, voi. 2, London, H .M. Stationery Office, 1968, p. 3.39. 21 Si veda l'Appendice Prima. 22 Dato delle catture SHAEF già citato. Si veda anche Bohme, Dil' d l'ul.\"lhl'n Kriegsge/angenen in Amerikanischer lland , voi. 15; E. Maschke (a cura di), Zur Gc.l"chichte der deutl"chen Kriegsge/angenen des Zweiten Weltkrie?,es, dove risulta che l'Unione Sovietica, nel gennaio del 1947, ha 1.019.155 prigionieri on band. Aggiunti agli 837.828 accettati dagli alleati nel gennaio del 1947 (si veda la nota 23) come dati validi per i rilasci, si arriva a una catwra russa romlc, all'8 maggio 1945, di l.856.983 . 2 J l russi dicevano, in un meeti ng d ell 'Allied Contro! Authority (ACA) nel gennaio del 1947, che avevano rimpatriato 837.828 prigionieri a quella <lata. Dato accettato e riportato dagl i altri alleati a quel tempo, anche se altre dichiara~ioni dei russi erano state discusse nell' incontro, non accettate e non riportate nel seguente comunicato congiunto. ACA meeting, gennaio 19'17. FO 371/64154 131432 PRO. 2 ' Year Book of the Unite<l Nations, 1950, p. 565 e Communist 'l'reatment o/ Prisoners o/ War, USGPO, 1972. 25 Congressional Record-Senate, p. 1675 (1947). 26 Tenenre colonnello A D. Poinier, GSC, US Army, Germany, al Dottor e;_ Hoffmann, ICRC, Berlino, 19 marzo 1948. 765041, Coblenza. " Dichiarazione di Adenauer al Bundesrag, 5 maggio 1950. Citata in Helmut M. Fehling, One Great Prison, The Beacon Press, Boston, 1951, p. 138. '" Smith, Warriors Without Honor, cit., capitolo 3. 2? Communùt Treatment o/Prison ers o/ War, 11 llistorical Survey, US Government Printing Office, Washington, 1972. 0 ' Stalin diceva a Hopkins, a Mosca, nell 'estate del 1945, che i russi aveva no circa 2.000.000 di prigionieri adibiti al lavoro. Stalin non aveva bisogno, a quel tempo, di ridurre il dato vero, perché ogni parte stava tentando di ottenere la maggior parte possibile del credito della sconiiua <li Hitler. Tuttavia, un articolo citato da molti scrittori americani e attribuito alla Tass, senza <lata o citazione precisa della fonte, si diceva attribuisse ai russi una cattura totale di 3.000.000 11

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Ji prigionieri. Se ciò fosse vero, usando il dato di 837.828 di rilasciati, accettato Jagli Alleali nel 1947, risulterebbe che i russi hanno mancato Ji «Lener conto», che, nel linguaggio Jella guerra fredda, significava liqu idare, circa il 73 per cento dei prigionieri in mano loro in tempo di pace. 31 Bohme, Dic deut.rchen Krieg.1gefangenen, cit., pp. 33 e seguenti. 32 Bohme, Dic dcutschcn Kricg.1ge/angenen, cit. La fonte di 13ohme era US Army Archives a Washington negli anni 1960; il dato precedente più alto, riferito a Rheinberg, era fornito dal coman<lo US Army nell'area, nel 1947. 33 1n questo libro, viene citata la percentuale <li morti nel campo di Rheinberg perché si sa per quanto tempo il campo fu sotto amministrazione americana, 61 giorn i fino al 15 giugno 1945. ,,, Ruisson, llistorique, cit. " Notes Documentaires, cit. '" Uno degli assistenti curatori di The Papers of Dwight David Eisenhower, Joseph llobbs, ha suggerito all'autore, durante un'intervista, nell'agosto del 1988, la possibile origine della soppressione. (L'originale della lettera si trova in George C. Marshall Research Library, Lexington, Virginia. Dear Generai, <li Joseph Patrick Hobhs, venne pubblicato dalla Johns Hopkins Press nel 1971.) 7 ' Eisenhower, Eùenhower at War, cit., p. 810. '" Minuta di Churchill a Eisenhower, 15 maggio 1945. Si veda il C:apitolo Dodicesimo. 39 Smith, Warrior.1· Without Honor, cit., p. 22. 40 Ibid. , p. I. 41 Intervista con l'autore, 1987. TT nome del tedesco è omesso perché l'autore non intende criticare l'uomo, ma il suo atteggiamento. 42 Mitscherlich ed altri. Si veda il Capitolo Decimo. 13 Avvenuto all'autore e al suo assistente <lurante la visita a C:oblenza. Mentre investigavamo sulle atrocità nei campi francesi, non pensavamo che gli americani avessero fatto cose simili. Avendo trovato sufficienti indizi dell 'esistenza dei campi della morte americani, decidemmo di andare a Washington, che è relativamente vici na a Toronto, dove trovammo i documenti intitolati «Altre perdite». 44 Lewis Lapham, Money and Clan in America, Weidenfeld and Nicolson, New York, 1988. 5 • El ias C:anetti, The Coscience o/ Words, tradotto da .Joachim Neugroschel, André Deutsch, London, 1986, pp. 21-22.

Capitolo Dodicesimo 1

J..:originale del messaggio è siglato DE. Priorità nella costruzione di PWTE, 1° maggio 1945. In RG 332 13ox 12, Washington. ' «Nessuna organizzazione assistenziale volontaria tedesca aveva il permesso di operare nella zona d'occupazione americana a beneficio dei cittadini germanici.» Da OMGUS, firmato Clay, a WARCAD 30 ottobre 1945. Clay chiarisce nel paragrafo che inizia: «Solo programma fatto dal generale Eisenhower» che sta spiegan<lo una politica generale già stabilita da Eisenhower. In RG 332, NARS, Washington. 2

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4

Marshall a Roosevelt, citato in Ambrose, The Suprem,, Commander, cit., p.

424. ' 'J'he 1:,'isenhower Papers, ciL, p. 1750. Eisenhower Papers, cit., p. 2529. ' Ambrosc, The Supreme Commander, cit., p. 592. Anche Pogue, The Suprt·me Command, cit., p. 63: «Molta corrispondenza preparata per la firma del Supreme Comman<ler veniva fatta dal capo di Stato Maggiore, senza essere passata a lui. Per essere certo che il generale Eisenhower fosse informato di rutto, il segretario dello Stato Maggiore (Smith) teneva un regisLro speciale delle comunicazioni in arrivo e in partenza che gli veniva mostrato quoLi<lianamente». 8 Rapporto seuimanale PW e OEf, G l USFET, 8 settembre 1945. Jn J{G 331 Box 26 383.6/1-3 NARS, Wash ington. 1l resto (sopra) si riferisce ai tedeschi catturati in tutti i teatri <l'operazioni e tenuti dagli americani sia in Europa che negli USA. Del totale di 5.900.000, circa 2.200.000 erano staLi rilasciati al principio d 'ottobre. Poiché il totale on band in Europa era lo stesso nel gennaio del 1946, e praticamente nessuno di quelli negli USA era stato rilasciato (Smith), è assai probabile che, fino al gennaio, sia sLato rilasciato in realtà solo il 36 per cento. Tutti, Lranne pochi criminali, erano stati rilasciati entro il gennaio del 1947. ,, Colonnello Erncst F. Fisher, From Cassino to the Aips, Center for M ilitary History, Washington, D epartment of tbe Army. io Rapporto del tenente colonnello Herbert Pollack, MC a llQ TSFET. Chief Surgeon, 31 agosto, p. 348 di QM History. fo NARS, Suitland, MO. 11 Gollancz, Leaving 'J'hem to Their Fate, cit. 12 Eisenhower Papers, cit., p. 2208. ll CCS a Eisenhower, 6 giugno. ln registro SHAEF telegrammi in arrivo, 6 giugno, Abilenc. 14 Eisenhower a Truman, ottobre 194.5, citato in 1.iisenhower Papers, ciL., voi. 6, p. 416. "«Dal VE-Day... le rende furono richieste solo per il .50 per cento delle truppe <li terra e il riforn imento era abbondante.» Roos e l{omanus, The Quarterma.1·ter Corps, àt., p. 634. 16 Littlejohn a Eisenhower, 10 ottobre 1945. RG 92, Offìce of thc QM Generai, Generai Correspond ence, Subject File 1935-45, Box 587, NA RS, Washington. 17 Eisenhower, Cru.wde in Europe, cit., p. 386. 18 Molti ufficiali americani lamentavano , in maggio, che le loro richieste «al Diparrimento della Guerra» per ri fornimenti essenziali erano state respinte. Non è chiaro chi le respingesse, ma <leve esser stato qualcuno allo SHAEF a Francoforte o al Diparrimento di Stato a Wash ington. " Minuta del meeting tra Churchill, Eisenhower e Brooke, 15 maggio 1945, <la PM a Eisenhower. l n RG 59,740.00119, Box 3(,66, State. 20 Tenente colon nello B.W. Grover, 1st C:anadian lnfantry Division, 13 maggio. In 142.J 1009 (D2), Canadian Army HQ, Ottawa. 21 Maggiore B.J. Guimond, 2/7 Canadian Infantry Brigadc, ln 142.11009 (D2), Cana<lian Army TTQ, Ottawa. 22 Quanto Eisenhower apprezzasse i servizi <li Hughes era espresso dal generale stesso, il 25 febbra io 1948. Egli scriveva: «Caro Everett, questa non è una lettera d'addio. So che la tua amicizia dure rà finché vivremo e so anche che, se mai avrò bisogno d'un buon consiglio e d 'u n lavoro fatto bene, io non potrei fare 6

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di meglio che chiedere il tuo aiuto. Voglio esprimerti il mio apprezzamento per il tuo devoto e prezioso servizio. Durante le campagne dal Nord Africa alla Germania sono stato molto fortunato ad avere, come mio rappresentante sul campo e uomo di fiducia, una persona della tua abilità professionale, giudizio e carattere. Non potrò mai ringraziarti abbastama per il peso che hai tolto dalle mie spalle durante questi an ni difficili. Ti auguro salute e felicità in futuro e successo in tutto ciò che intraprenderai. Meriti il meglio d'ogni cosa». Da Hughes .Papers, LC:, Washington. " Diario di G eorge S. Patton. 18 agosto 1945. 24 Il delegato TCRC in francia ha d etto di aver visitalo «circa» 60 campi per un totale di 70 volte, nel 1945, oltre a tre osped ali. Sei campi <l'internamento per civili nazisti furono visitati. Nel 1946 c'erano state 100 visite per 80 campi. Lettera di Françoise Perret, JC:RC:, all'autore, gennaio 1987.

Epilogo 1

Si vedano pp. 215-217. T itoli e autori di molti di questi resoconti sono stati aggiunti alla bibliografia di questa nuova edizione. 'Entramhi i volumi sono stati pubblicati dalla University of Nebraska Press. 4 Dipartimento sanitario, Esercito degli Stati Uniti, Volume IX, Campi Speciali, Ufficio del G enerale Sanitario, Washington, 1969, pp. 341 -95. Articolo di Stanhope Bayne-Jones. ' Ambrose all 'intervistatore, programma televisivo della BBC «Timewatch», trasmesso nd settembre del 1990. Disponibile su videocassetta dellu BBC, Londra. 6 Si veda l'Appendice Decima. 7 Si veda l'Appendice Decima. 8 Come abbiamo visto, Clark non era responsahi le dei campi quand o ebbe luogo questo presunto trasferimento, ma era incaricato del controllo a1confine, e perciò avrehhe dovuto sapere e riferire il numero di auraversamenti dd confìne statunitense da parte di varie persone. Rapporto del Commissario degli Stati Uni ti, Governo Militare Austria, novembre 1945. The Citadel, Charleston. Gentile concessione di Jane Yates, archivista. 9 Dato che il Milione Mancante era collocato in A ustria e nei suoi dintorni , è possibile che si sia dato conto dei morti tra loro con quel «trasferimento» del 4 agosto. I morti tra il Milione Mancante calcolati in questo libro per il periodo precedente al 4 agosto sono 119.816. Ttrasferiti del 4 agosto mai ricevuti da Clark ammontavano a 114.309. Nel suo Rapporto, Clark notò anche che «le autorità americane hanno collocato circa 360.000 DEF... » fìn dall '8 maggio. Questa collocazione era avvenuta principalmente tramite scarcerazione, lavoro, reimpatrio e « un piccolo numero di decessi e fu ghe». È stato molto attento a d issociarsi dalle cifre d i questo sommario, che non erano sua responsabilità. Stava semplicemente citando ciò che gli era stato detto da Eisenhower. Ricordò al JC:S che i campi erano sotto il comando dcll'USFET sottoposto a Eisenhower, e pertanto da loro p rovenivano le statistiche. Per esempio, fa riferimento alle «autorità americane» che avevano fatto ciò e non a qualcuno sotto il proprio comando. Il n ume ro di prigionieri nei campi austriaci era sempre piccolo: quando Clark notò per la pri2

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ma volta il disastro di Ebensee, erano presemi soltanto !07.561 png1onien 10 tutta l'area statunitense in Austria. Questa cifra ammontava a circa il 6 per cento <li tutti i detenuti statunitensi. Clark sottolù1ea anche il fallo che a novemhre era iniziato un nuovo programma di registrazione dei prigionieri nei campi «come diretto <lall'USFET», ovviamente controllato da Eisenhower. Tulle le statistiche, e dunque l'annotazione su «decessi e fu ghe», sono responsabilità di Eisenhower. 10 «In 4uanto generale al comando delle forze statunitensi nel teatro di guerra europeo, [Eisenhower] comanderà e rifornirà tutte le forze statunitensi ad esso assegnate o collegate e delegherà al comandante in capo delle forze di occupazione statunitensi in Austria raie controllo operativo delle forze statunitensi in Austria a seconda delle decisioni del generale Eisenhower.» A Clark fu assegnata la responsabilità delle questioni politiche relative all'Austria e dell'ammin istrazione <lei governo mil itare in quell'area, per soli scopi <li occupazione e amministrazione. Collegio d ei Capi di Stato Maggiore a Eisenhower, 28 giugno 1945. USNA. 11 TI Capo Storico dell'esercito scrisse nel 1947 un resoconto che ripartiva i prigionieri detenuti dagli Stati Uniti al mese di ottobre del 1945 secondo sottosezioni in rapporto all'area geografica. L'Austria viene citata di frequente in quanto parte dell'intera area considerata, ma i prigionieri ivi trattenuti non vengono indicati separatamente, perché sono inclusi nelle statistiche generali per l'ETO (p. 46). Perciò il Capo Storico dell'esercito presume che i prigionieri trattenuti dagli Stati Uniti in Austria fossero inclusi nei rapporti emessi <lall'USFET sotto il comanclo di Eisenhower. Ufficio del Capo Storico, Frankfurt am Main , 1947. 12 TI problema dei totali sbagliati notato per la prima volta da Lee esisteva ancora, perché la cifra annotata dal colonnello Pollack, <li 80.000 prigionieri, era il doppio di quella annotata dal generale d i brigata E<lgar Erskine Hume, il lJUalc rift:rì al ge11erale Clark 4uello stesso giorno d i sertcmbrc del 1945 che in Austria erano rimasti soltanto 41.000 prigionieri. È più probabile che abbia ragione I lume, perché stava organizzando il trasferimento in patria di queste persone, mentre l~ollack stava semplicemente raccogliendo informazioni dai comandanti dei campi in merito al numero di presenti in ciascun campo, che per allora erano stati seriamente svuotati dalla morte. P ensando al trasporto per i prigionieri, Hume aveva tanto un'ottima ragione quanto i mezzi per ricavare la cifra giusta, mentre Pollack, in quanto ufficiale sanitario, no. Questo 41.000 rappresenta soltanto il 3 per cento circa di tutti i tedeschi allora prigionieri degli Stati Uniti cioè il 4 per cento circa <li Lutti i p rigionieri trattenuti in Europa. " Tecnicamente Clark assunse il comando in Austria a luglio, ma vi trascorse solranto pochi giorni prima di prend ere un volo per il Brasile per una visita, da cui ritornò solo in agosto. 11 Memoriale dettato dal generale Clark per fascicoli, -30 agosto 1945. Gentile concessione di Janc Yates, archivista, Archivi <li Cita<lel. 1' Per ulteriori informazioni su Ebensee, si veda l'Introduzione alla nuova edizione. " Clark avrehhe potuto con tinuare a rifornire di nascosto i campi che si trovavano sotto il controllo di Eisenhower. l prigionieri politici scarcerati dagli americani da un campo a Bezirk Gricskirchcn , in Austria, nel gennaio del 1946, erano rutti ben nutriti e « integ ri», stando a quanto racconta il colonnello C.C. Sloanc, che fece rapporto a Clark il 14 gennaio 1946. Archivi di Citadel, per gentile concessione dell'archivista Jane Yates.

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Testimonianza di Wcrncr Waldcmar di Toronto. Intervista del dicembre 1990. '" Ciò non accade soltanto una volta nel resoconto, ma anche precedentemente, a maggio, yuando la stessa intestazione, «Altre .Perdite», compare nelle somme totali yuotidiane dei DEF. Tn questi documenti (mostrati in Appendice Prima), la distinzione è data da una nota a piè di pagina, che dimostra che nelle menti degli archivisti dell'esercito, yualunyue cosa stessero registrando •to «Altre Perdite>> era del tutto distinta dai «trasferimenti entro l'ese rcito statunitense» dati in nota. A maggio il trasferimento da un esercito all'altro venne adeguatamente segnalato come una perdita per un esercito e un guadagno per l'altro, lasciando così invariato il totale sotto il comando di Eisenhower. Sono i totali sotto il comando di Eisenhower ad aver fornito l'ammontare dei decessi per yuesto libro. Ambrose ha supposto che io li abbia inclusi come decessi. II lettore può farsi un'idea generale dell'accuratezza della critica di Ambrose esaminando il totale delle Altre Perdite date per ciascuna settimana (Appendice Prima) per vedere se include il «trasferi mento» austriaco d i 132.262 persone indicato al 4 agosto. 1 '' Si veda nota 16. 20 Alcuni decessi tra prigionieri che si ritiene rientrassero nella condizione di PW vennero registrati dal capo della polizia militare sul teatro di guerra (TPM). Q uesti decessi sono ben lungi dalla verità. Le cifre del TPM indicano soltanto 7.534 decessi per t re mesi entro la fine di agosto del 1945, mentre i fascicoli presso il Dipartimento di Stato a Washington sono resoconti di sepolture di quasi 10.000 sconosciuti appartenenti all'organico tedesco. li secondo rapporto su circa 4. 500 sepolture di personale tedesco sconosciuto era stato redatto soltanlO due settimane dopo il primo. 21 Rapporto n. T 264, opinioni di Konrad Adcnaucr, 22 giugno 1945. RG 226 (OSS) OSS R&A, XL 12708, USNA, Washington. Gentile concessione del professor Pctcr Hoffman, McGill University, Montreal. 22 Si vedano pp. 103 -104. 23 Si veda la nota 20. Si veda anche la descrizione dei campi forn ita da Murphy in I In diplnmatico in prima linea, cit., pp. 149-150. Murphy toccò anche il tema del trattamento dei tedeschi nella sua premessa all 'autorevole NemcsiI at Potxdam Ji Afred De Zayas (cit. alla n. 41). 24 Dipartimento per la Guerra, Ufficio per le Relazioni con il Pubblico, comunicato stampa, settembre 1945, Archivi nazionali del Canada, Ottawa. 25 Totali al 28 luglio: PW 121.749; DEF 245.776; e Milione Mancante 104.841. Si veda l'Appendice Prima. 26 711.62 114/9-1246, Archivi, Dipartimento di Stato. 27 Gli Stati Uniti detennero una media d i ci rca tre milioni di prigionieri per un anno in Europa, Africa e Nordamerica. Anche se l'ammontare dei decessi riguarda soltanto i prigionieri statunitensi in E uropa tra il 1944 e il 1946, il tasso di mortalità è inferiore ali ' l per cento. 28 Lettera del capitano Frederick Siegfriedt all'autore, luglio 1990. 29 Memoriale, «Handling of the Prisoners of War in the Communications Zone», dd tenente colonnello H.W. Allard, giugno 1946, Archivi, Fort Lcavcnworth, Kansas. Allard, ferito due volte in servi.do con la Seconda Divisione Armata, comandò un campo di prigionia statunitense in Francia durante la guerra. ;o Non viene fornito alcun indirizzo di Brech o di una yualunyue altra guar-

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dia per il pericolo di molestie. Gli studiosi interessati possono scrivere alle guardie per nome, inviando all'attenzione dell'editore o dell'autore. , , Campbell all'autore, marzo 1990. La lettera al «Time» risaliva all 'ottobre del 1989. L'edizione internazionale del «Time» pubblicò un esteso articolo di una pagina su Gli altri lager, equo ed equ ilibrato, t ranne che per un solo madornale errore. L'edizione americana ridusse enormemente l'articolo e ne alterò il tono in modo che il libro sembrasse meno affidabile. ,i Colloq ui con l'auLore, 1990. ll Lettera del capiLano Siegfrie<lt all'autore, giugno 1990. Il numero di decessi calcolato da SiegfriedL Lra i 5 e i 25 al giorno coprono una gamma che va da un tasso di mortalità del 53,5 per cento annuo al 10,7 per cento annuo, cioè una media del 32 per cento, approssimativamenle il Lasso annotato nel rapporto dei Corpi Sanitari dell'esercito statunitense nel giugno del 1945 per i campi <li prigionia sul Reno. 31 ' Conversazione con !'aurore, 1989. " Conversazione con l'autore, maggio 1990. 6 ' Michael Balfour, Four-Power Contro/ in Germany and Austria 1945-1946, Oxford University Press, London, 1956; e Gustav Srolper, German Rea!itù:s, Reynal and HiLchc:ock, New York , 1948. 17 Conversazione con l'autore, 1990. ,s Fred Smith , Unill'd Natiom World, marzo 1947. Disponibile presso la UN Library di New York. Precedememenle Smith era stato uno dei curatori della rivista. Nel 1947 fu nominato dal presidente Truman a capo dei rapporti con il pubblico per la Labor Management Conference nazionale. 9 J Memoriale di conversazione, lord Keynes, 26 novembre ·1944_ NA RA. ,o Conversazione con A. TT. Graubart, caµ itanu, lu1dli14c11u.: della Mariua

statunitense, Berlino, rapporti Lochner, Com. di emergenza per la carestia «Herberr Hoover», Bibliolec:a «Herhert Hoover». " Alfred de Zayas, Nl'ml'sÙ al Potsdam, University of Nchraska Prcss, Lincoln-London, 1989. 2 ' De Zayas, op. cit.

Appendice Prima 1 Nei campi francesi inanirion (fame) diventava cachexie (estrema debolezza), mort (morLo) diventava perdu (disperso). 2 Le sLime che seguono sono prese dai documenti citati nelle Appendici 2 e 3. ' PRO non ha questi documenti. • TPM, RG 112, Box 316, NARS, Washington . j Smith , H eimkehr, ciL. 6 Ficld Marshal i\lexander a SHAEF Fwd 9 giugno. .38.3.7/4. NARS, Washington. 7 SllAEF Gl, Rapporto quotidiano DEF per 26 maggio WO 291/1451, PRO, Londra. " Documenti SHAEP- USFET luglio-settembre, come citali. '' Fonti: settore N W fiurope; SI l AEP Gl , 2 giugno, fonte citata; settore ItalySouth Austria: Fid<l Marshal Alexandcr a Sl l AEF; in registro in arrivo, 8 maggio

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e 17 maggio 1945, Ahilene. Per quanto riguarda i tedeschi negli Stati Uniti, si veda Daniel Costelle, Le.r Prironniers, Flammarion, Paris, 1975, p. 208. 0 ' Tutti i dati in 4uesta sezione sono tratti da fonti citate precedentemente: cioè P rovost Marshal Reports, SHAEF G1 e G3 Rcports, rapporti settimanali DEF e PW SH AEF-USFET,Mcdirnl History ETO. La cattura totale di 5.224.310, secondo il dato ufficiale SHAEF nel rapporto finale <li cattura, è datata 11 giugno 1945. ln questo libro, questo dato si applica al 2 giugno perché è chiaro che non vennero fatte catture impo rtanti tra il 2 giugno e l'll giugno. Non include, perché lo SI IAEF non li includeva, i prigionieri catturati in I talia e Nord-Africa. T,e catture totali nell'area SI JAEF erano probabilmente pin alte di 5.224.310. Il generale Bra<lley, 12° Arrny Group, riferiva che fino all'8 maggio aveva catturato .3.486.154 prigionieri <li guerra. Entro il 25 maggio aggiungeva altri 834.057 DEF sicuri, più un numero stimato di 231.350 rastrellati. ll 6° Army Group sotto Devers aveva canurato, all'8 maggio, 684.128 POW. 'fotti assieme questi fanno un totale <li 5.235.689, che conferma il dato ufficiale STTAEF. Devers catturò probabilmente anche parecchie centinaia <li migliaia di DEF, ma nessuno è compreso qui. In aggiunta, il XVIII Airborne Corps ne catturò circa 400.000 che erano di competenza US, dice una nota scrilla a mano sul messaggio di Bradley del 25 maggio a SHAEF HQ. Questi non sono qui inclusi, perché alcuni possono essere stati compresi tra i prigionieri riportati sotto il titolo di SCOFOR-Bremen Enclave. 11 In RG 331 383.6/ 1-2 NARS, Washington. 12 Tutti i dati nel paragrafo precedente sono tratti da STTAEF Papers, Gl, R6 331, Box 26, 383.6/1-3, NARS e da SHAEF HQ G.3 Papers, Ahilene e da Office of the Provost M arshal Reports per il periodo, RG 112, Box 316, registrazione 383.G NAllS. " Il tenente colonnello Pollack riferiva del «grave stato di fa me» nei campi US in Austria, 26 settemhre 1945. Tn RG 112, 54 B e 36, NARS; il maggiore W.F. Ashe riferiva della fame a Berli no, il 24 novembre 1945, in RG 11 2, Box 615, NARS; l'ICRC riferiva «condizioni allarmanti » in due campi US in Francia nel 1946. In 740.00114 EW 1-146-3047, Box 3624, State. 14 I dati dei prigionieri DEF in custodia, <lai 9 giugno in poi, sono tratti da documenti di SHAEF Gl , Abilene, e USFET, NARS, Washington. 1 ~ Medicai 1-Jistory ETO, NARS, Washington. Per una spiegazione dei dati di questo rapporto, si veda l 'Appendice Seconda. 16 ll termine «Altre perdite» significa prigionieri morti e fuggiti. Ciò f11 stahil ito <lai colon nello Laubcn, nel marzo del 1987, durante un'intervista con l'autore, q uando Lauhen e l'autore esaminarono le fotocopie dei documenti citati immediatamente sotto. Lauben, che leggeva gli originali dei rapporti settimanali nel 1945, conosceva bene questi dati dei quali ha aiutato a preparare alcuni totali parzial i. L'autore è in possesso d 'una trascrizione dell'intervista. Presso l'autore si trova anche la registrazione su nastro. TI colonnello Lauben ba ripetuto la sua dichiarazione anche in una intervista con il colonnello Fischcr. l documenti in cui appare il titolo «Altre perdite» sono i rapporti settimanali DEF e POW di USFET dal 28 luglio all '8 settemhre 1945, in NARS, Washington. Il termine era usato anche nei rapporti DEF <lei 12° Army Group nel maggio-giugno 1945. Le fu ghe dai campi di prigionia delle Unite<l Forces in Europa, dal 6 giugno 1944 al 7 gennaio 1945, erano 1191. Le perdite totali per fughe in tutti i campi US

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J\rmy in Europa erano 141 uomini, da aprile a maggio del 1945, secondo il Provost Marshal. È chiaro che, come ha detto il colonnello Lauben, le fughe erano «molto, molto ridotte». Le ho considerate statisticamente irrilevanti. l dati sulle fughe sono tratti da P rovost Marshal Progress Reports (maggio del 1945), NARS, Abilene, Kansas, p. 205. 17 lntervista dell'autore con G eorge Weiss, di Toronto, che ha d etto che a Baci Krcuznach, durante il periodo di tre giorni , in maggio, quando i prigionieri non avevano acqua del tutto, «morivano come mosche». Tn quel periodo, morì circa il 10 per cento degli uomini d ella sua sezione. La fonte per Heidesheim è il capitano Julien. Rapporto 11 P60, Vincennes. A Remagen, Charles von Luttichau <li Washington aveva osservato le morti nella sua se~ione per tre mesi. A Rheinberg, Wolfgang Iff di Francoforte, aveva osservato le morti nei campi che misuravano 300 metri quadri e contenevano da 900 a 1000 persone, secondo la settimana. Morivano da 30 a 50 al giorno. La variante è tra il 3 e il 15 per cento al mese. La media è il 9 per cento. 18 Desunto dalle cifre del Theater Provosr Marshal dal 1° all 'll aprile e dalle cifre dcll'S maggio del 12° Army Group e SHAEF Gl. 19 li totale dei POW e DEF in questo periodo viene tratto da varie fonti, in particolare SJ JAEF Papers a Washington, in Provost Marshal 's Reports, Ahilene, nei rapporti G3 SHAEF Abilene Kansas e nei rapporti sellimanali Gl PW e DEF in USFET NARS, Washington. Per la tabella <lei totali, si veda l'J\ppen<lice Sesta. 20 Il capo archivista E<lwar<l Reese <lei National J\rchives a Washington ha <letto all'autore, nel settembre del 1986, che molti documenti dei campi erano stati distrutti negli anni Cinquanta. Molte copertine che elencavano i documenti contenuti portavano l'annotazione «materiale non registrato, d istrutto nel 1947». T titoli <li questi documenti mostrano che molti contenevano dati sulle morti <lei prigionieri tedeschi. Tutti i documenti relativi delle unità di MP che controllavano i PW e DEF mancano dagli archivi. 21 Oliver J. Fre<leriken, The Amt:rirnn Military Occupation of Germany, l'J45l'J53, Historical Division HQ US Army, Europe, 1953, p. 29. 22 Le stime per il periodo 7-28 luglio sono state calcolate dall'autore. Prese tutte assieme, coprono esattamente la differenza tra il 7 e il 28 luglio come risulta dai documenti dell'esercito. 23 Le apparenti inesattezze nelle stime d ella percentuale di morte sono dovute agli arrotondamenti . 24 Media. 2> Michad Markus, The Holocau.l'/ in H istory, Lester and Orpen Dennis, Toronto, 1987; e F.S.V. Donnison, Civil Affairs and Military Government in North\Vc.l't Eurupe, 1944-46, H er Majesty's Stalioner's Offit.:e, Lon<lon, 1961. M W.R. Feasby (a cura <li), Officiai H istury uf the Canadian Medicai Services l'JJ'J-45, vol. 1, Queen's Printer, Ottawa, 1956. 27 La percentuale di morti a Thorée-les-Pins è del 40,5 all 'a nno, se ricavata dall'osservazione fatta da Pradervand d'un singolo giorno, in cui morirono venti persone. Normalmente l'esempio d 'un solo giorno è ben lontano da essere sufficiente per fare delle statistiche, ma viene dato qui perché confermato da altre osservazioni (per esempio quelle che si riferiscono ai campi francesi nel C:apitolo Nono). Ed è anche confermato dalle osservazioni parallele nei campi americani.

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28 La percentuale di morti nei campi francesi, tra i 148.000 rimasti dei 200.0000 di Pradcrvand, è il 100 per cento. Ciò perché i campi francesi, sebbene fo rnissero un tetto, davano solo poco cibo o niente, per lunghi period i di tempo. I 52.000 prigionieri restituiti agli americani incominciarono a lasciare i campi francesi molte settimane dopo che Pradervand aveva fatto la sua previsione. Considerata la percentuale d i morte esistente a Thorée-les-Pins tra la previsione e la data reale dell 'inizio dei ritorni , è certo che, probabilmente, almeno il 20-30 per cento dei rimanent i 148.000 era già morto in mano ai francesi, prima che inc.:ominciassero i ritorn i, I n tutti i calcoli deJle morti francesi, occorre ricordare che molte erano conseguenza unicamente della negligenza americana. 29 Mare Peter del ICRC a Bailey, SPD State 14 gennaio 1946. I n RG 59, Box 3971, NARS, Washington. 30 l3. Gufler, Special War Prohlems Division , State Department, Lettera dell 'll gennaio 1946. In RG .59, Box 3457, NA RS, Washington. Si veda anche il rapporto a USFET H Q 8 gennaio 1946 del colonndlo Tom F. W hayne, in RG 332,383.6 Box 51. 31 Memorandum del major generai Evans, 4 ottobre 1945. Dice: «Questo Quartier Generale ha in custodia attualmente 1.000.024 prigionieri di guerra e Disa rmed Enemy Porces, nella zona americana <l 'o ccupazione in Germania e in Francia». ln Box 32, 3176-2/10 a 2/13, Bun<lesarchiv, C:oblenza. 32 George W. Garand, Uniteci States Army Med icai Department, «Medica] Care For Prisoners of War», manoscritto in preparazione, pp. XV-84.

Appendice Seconda ' Le cifre uti lizzate per determinare la media effettiva dei campi ASCZ sono le seguenti: per il 30 aprile, il totale nei 17 campi ASCZ nell'area del Reno era di 506.000 slaudo alla Storia ciel capo della Polizia Militare della 106" Divisione, firmata VaJemine Barnes, giugno 1945, in RG 332, llox 22, NARS. Per il 16 maggio, il totale era <li 765.000 riportato da ()(;, AdSec, ispettore del servizio sanitario militare. (RG 332 Box 15, USNA). 2 Nella versione originale <l i Ocr geplante Fod, il tasso di mortalità era dato al 30,9 per cento, sulla base dell ' idea che esistessero due modi di falsific are il tasso di mortalità nella tabella, e l'autore ha usato la prudenza di scegliere il metodo che conduceva aJla stima più bassa di decessi in generale. 11 primo metodo possibile di fa lsificazione consisteva nel dividere l'effettivo tasso annuale per d ieci. !;altro metodo consisteva nell'utilizzare la proporzione per sei settima ne come tasso di mortalità annuo, una minore riduzione. Adesso sono convinto che la tahella venne probabilmente fa lsific ata con il primo metodo. Adottare questa interpretazione per q uesto libro fa rebbe salire la stima di uomini deceduti di poco più del dieci per cento. Altre ricerche recenti hanno indicato che prob abilmente questa cifra si avvicina d i più alla verità. Dal momemo che q uelle ricerche non sono state completate prima della pubblicazione di questo libro, sono state conservate le stime precedenti. È evidente che il tasso del 35,6 per cento mostrato nella tabella IX sia inesatto. La virgola del decimale è collocata nel posto sbagliato. 3 Ovviamente, come abbiamo visto, questo totale stesso era falso, dati gli im-

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brogli srarisrici al QG SJ LA EF, lamentat i dal generaleJ.C.H. Lee e descritti alle pp. 118-122. Se viene utilizzato il vero totale, allora si rafforza la dimosrrazione che la tesi di Cowdrcy è inesatta. 4 t impossibile anche che il tasso di mortalità per i campi nelle condizioni riferite dal generale Stei nhach, dal colonneUo AUard, dal soldato semplice Brcch e dai colonndl i Beasley e Mason possa essere staro soltanto dello 0,9 per cento annuo. Il normale tasso Ji mortalità per i civili nei paesi occidentali avanzati, nd 1945, era dd 30 per cento più alto di queUa cifra.

Appendice Quinta 1 Disarmament and Dixhandment o/ thc German Armed Forces, Office of the Chiefl Iistorian, Frankfurt am Main, 1947, p. 39. Fotocopia in possesso dell'autore, per cortesia del prof. Art Smith, California State University, Los Angeles, CA. ' Per la settimana 2-9 giugno, i numeri delle nuove catrure non sono dati da ogni reparto del SHAEF o TPM, ma è chiaro da ccrrc indicazioni , non ultima il tempo passato, che le catture più importami erano tutre fin ite molto tempo prima. I dati degli aumenti DEF per il 12° Army Group erano d i 104.584 nella settimana, ma probabilmente si trattava dei POW che erano stati trasferi ti allo status DEF. ; Littlejohn al CG, HQ TSfl~T, 27 agosto 1945, in Quarterma.\"tcr's Rccords, NARS, Washington.

Appemlice Sesla ' Si tratta delle Altre Perdite comare dall'esercito, non dall 'autore. I rilasciati ammontano al totale dcll'8 sctrembre di 2.090.174 meno il totale Ji 529.586, cioè 1.560.588. ; La rabella USPET che dichiara 199(, POW all'8 settembre, più 68.832 DEF, pit1 il trasferimento speciale del agosto all'esercito americano in Austria, di 132.262, dichiarato come perdita, porta a un totale Ji 953.090. 2

Appendice Settima 1

11()uartermaster è l'ufficiale responsabile della sussistenza.

Appendice Nona ' L'emploi des prisonniers de guerre, Conferenza tenuta nell 'ottohre Jd 1946 dal signor Simon, capuffìcio. Quai d'Orsay, Paris. 2 Rapporto del ClCR d i Ginevra, Sezione PW, Ddegazione francese, in RG 332, DF 371-383.6, Archivi Nazionali statunitensi, Washington. L'originale è in lingua inglese.

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Appendice Decima ' Il Volkssturm era formato da civili precedentemente esentati <lai servizio militare a causa <lell'età, <lell'occupazionc o di un'infermità. Vennero frettolosamente distaccati nei mesi conclusivi della guerra per la difesa in extremis. 2 Rivelato e commentato da Stephen Ambrose a un incontro dell 'A merican llistorical Association, New York , <licembre 1990. Nella Eisenhower Library, Abilcne. 3 Rapporti del capo della Polizia Militare <lei Teatro delle operazioni di guerra, 1944-45, NARS, Washington. 4 QG ETO, rapporti del capo delJa Polizia Militare <lei Teatro delle Operazion i <li guerra , marzo 1945. RC 112.383.6 Box 316, Suit.lan<l. 5 Per il periodo che va dal 1° maggio al 15 giugno 1945, il tasso di mortalità t ratto <lai 4.540 d ecessi effettivamente registrati dal capo <lella Polizia Militare p er i prigio nieri d i guerra ammonta all 'l,7 per cento circa annuo. T rapporti sui decessi <lei capo <lella Polizia Militare avrebbero potuto essere intesi come inclusivi soltamo <lei prigion ieri di guerra, ma la cifra generale per i <leten uti (inclusi i DEF) effettivamente trattenuti compare altrettanto in tali rapporti. I n ogni caso, non ci sono resoconti di decessi separati tra i DEF, a meno che non si includano anche le colonne delle Altre Perdite nei rapporti sellimanali su P W e DEF. Per lo stesso periodo nelle stesse con<lizioni in una sotto-categoria della stessa arca per la quale il capo delJa Polizia Mi litare stava redigendo il rapporto, la Storia Medica dell 'ETO riportava un tasso <l i morta lità del 3,56 per cento. Era falsamente basso, ma anche così è alto più <li <lue volte il peggior tasso di mortalità dato dal capo della Polizia Mi litare. 6 Si ve<la nota 4. 7 Ciò è suggerito anche dal fatto che il totale di Altre Perdite riportato a Eisenhower <lai rapporti setti manali su PW/ OEF alJa data del 4 agosto ammontava soltanto a 138.136, mentre il totale che Eisenhower riferì al JCS per lo stesso giorno era di 663.576. 8 Messaggio a]JCS e ai capi <li Stato Maggio re britannici fi rmato da Eisenhower, 3 giugno 1945. RG 331, da 383.6/l-l a 383.6/3-17, Box 26. 9 Lettera del capitano Fre<lerick Siegfriedt all 'auto re, luglio 1990. 1 ° Capitano Siegfriedt, corrispon<lenza con l'autore. Si veda anch e l'Epilogo di q uesto volume p er u lteriori informazioni s u Siegfriedt. 11 Intervista dell'autore a Wolf von Richthofen, Toronto 1990. " Pau l Kaps, . . . und tiiglich sanf!. Zarah Lcandcr, «D ie Rheinpfalz», 171, 27 luglio 1985. 13 Teatro delle Operazioni di Guerra nel Mediterraneo, Esercito d egli Stati Uniti (MTOUSA). 14 Esperienza di Werner Waldemar di Toronto. Intervista del <licembre 1990. 15 Estratti dai rapporti <lella Polizia Militare, luglio 1950, NARS. 16 Il capo della Polizia Militare riferì per tutta l'estate del 1945 su sette d iverse categorie (p er esempio le donne, gli ultracinquantenni, i m inatori delle cave di ca rbone) senza menzionare i Volk ssturm . Vengono nominati e calcolati Marina , Esercito, Fo rze Aeree, SS, W affen SS, Corpi motorizzati del

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partito nazista e altre categorie militari e paramilitari del genere, ma non i Volkssrurm. 17 Esercito degli Stati Uniti , Coman<lo europeo, «Disarmo e scioglimento delle 1"orzc Armate te<lesche», Francoforte sul Meno, Ufficio del Capo Storico, 1947. Gentile concessione <lei professor Arthur Smith. 18 Rapporti <lei 121110 gruppo di armare, RG .33 1 Box 26, fascicolo 3, numero di file .383.6/1-3, NARS, Washington. ,., Qualsiasi Volkssturm rilasciato prima della fine di luglio del 1945 deve avere incluso molti rilasciati nel periodo tra 1'8 maggio e il 10 giugno, quando oltre 600.000 persone vennero presum ibilmente scarcerate. Eisenhower dice che le Altre Perdite (principalmente Volkssturm) alla fine di luglio ammontavano a 500.000. Ma fu esattamente in questo periodo che tedeschi di ogni genere - donne, bambini, pazienti di ospedali, an ziani, disabili e amputati - vennero radunati per essere collocati nei campi. Vista sotto questa ottica, l'interpretazione di Eisenhower significa che molte migliaia di Volkssturm vennero radunare e poi rila.1àall' .\'enza alcuna prova che fossero state rilasciate. Così, dopo il rilascio si trovavano nella stessa condizione legale di prima, e erano pertanto passibili di essere nuovamente catturati. Ma l'esercito era così ansioso di rifare lo stesso lavoro <lue volte? «Ero palesemente incinta quando gli americani giunsero a Bad Harzburg e dovetti ottenere un permesso speciale per porer uscire a ricevere assistenza medica a qua lunque ora <lei giorno e della notte», mi disse Gisela von Richthofcn nel 1991. Nessuno poteva ricevere cibo senza tessere annonarie autorizzate dall'esercito statunitense, e si poteva ottenere quelle tessere solo esibendo documenti a dimostrazione del fatto che non si apparteneva a un campo di prigionia. Perciò com'era possibile che i Volkssrurm o chiunque altro potesse essere scarcerato senza documenti? 0 ' In sei mesi di avida caccia ai rapporti sui PW in tanti archivi, l'autore non ha mai visto queste cifre su 1mese <li luglio riportate a lur,lio. 21 La categoria «Altre Perdite» venne creata per i DEF a metà maggio (p. 267). 11

Pradcrvand ali 'autore nel corso di una conversazione, Svizzera, 4 ollobre

1989. n Tnventario <lei materiale di guerra nemico a lunga scadenza. Rapporto del Governatore militare, agosto 1945, Abilcnc. 24 Si vedano pp. 161-162. " Si vedano pp. 97-98. 2 " Mark R. Elliott, Pawns o/Yalta, University of Illinois Prcss, pp. 93 e 107. 27 Si vedano pp. 121 e 227-228. 2~ Si veda p. 117. Quando informai Ambrose di questa affermazione di Eisenhower riportata nelle minute dello staff di Churchill, il suo commento fu: «È alquanto incriminante». 29 Si vedano le note l.5 e 25, Capitolo Terzo. 30 Si vedano pp. 100-101. Molti prigionieri sopravvissuti hanno detto di aver rirato avanti per tutta l'estate senza un riparo, cioè ben oltre la <lata in cui Einscnhower lo disse. Quantità di tende proveniente dall'inventario del Materiale di Guerra Nemico Utilizzabile nel rapporro del Governatore Militare dell'agosto 1945, Abilene. " Conversazione con !'aurore, Svizzera, 4 ollobre 1989.

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" Si veda il Capitolo Quarto. " Fred Smith, The Rise and Fall o/ the MorP,enthau Pian, «United Nations World», marzo 1947. '"' Il professor Stephen Ambrose, parlando a un seminario dcll'American llistorical Association, New York, dicembre 1990. Stava citando il dottor Albert E. Cowdrey dello United States Army Center for M ilitary Tlistory, di Washi ngton. 35 H .N. Kirkman dell'ufficio del capo della Polizia Militare, Dipartimento per la Guerra, per Speciali problemi di guerra, Stato, 6 settemhre e 20 agosto 1945. Stato.

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ARCHIVI VISITATI

Abilene, The Dwight Eisenhower Library, Abi1ene, Kansas: il registro dei telegrammi riporta i telegrammi in arrivo e partenza in un registro speciale preparato per Eisenhower dal suo Stato Maggiore. Buglose: archivi municipali di Buglose, a Saint-Paul-le-Dax, francia. Centrai State Special Archive, Mosca. The Citadel: documenti del generale Mark W. Clark, Charleston, South Carolina. Hyde Park; The Roosevelt Library, Hyde Park, New York. Independence: The Harry Truman Library, Independence, Missouri. I.WM.: The Imperia! War Museum, Londra. Koblenz, The Bundesarchiv, Koblenz (archivi nazionali della Germania occidentale). Labouherie: archivi municipali di Labouherie, Francia. Laporterie: archivi di Raoul Laporterie, Grenade-sur-l'Adour, Francia. LC: The Library o/ Congress, Washington. Lexington: The George C. Manhall Library, Lexington, Virgmia. NABS: National Archives and Records Service (di solito a Washington, talvolta a Suitland, Maryland). Ottawa: archivi na~ionali del Canada.

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PRO: Public Recordç Office, Londra (archivi nazionali inglesi). Quai d'Orsay: archives du Minùtère des Affaires Etrangères. State: archivi del Dipartimento di Stato, Washington. Syracuse: The George Arents Library, Syracusc, New York. Thorée-les-Pins: archivi municipali Thorée-les-Pins, Francia. Vincennes: Archives de !Armée de 'l 'erre, Paris.

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RINGRAZIAMENTI

Molti sono gli amici, e gli amici Jegli amici, che ci hanno aiutato a Grenade, soprattutto Raoul Laporterie e sua moglie Laure, sua figlia Irene e il genero Roger. Dominique e Nicole Houdy sono stati buoni amici in molte occasioni. Jack McClelland di Toronto mi ha offerto un contratto e un consistente acconto in momenti molto brutti. A Charlcs von Luttichau, come anche a Martin Blumenson e EJ Cowan Ji Washington, i miei profondi ringraziamenti. Ai miei amici John F.M. Hunter e Michacl Marrus e a mio cugino Alan G. Watson di Toronto, un grazie per i preziosi consigli. La mia gratituJine all'onorevole Douglas MacArthur di Washington per la sua critica costruttiva. Molti ringraziamenti al personale Jegli Archivi Nazionali di Washington e degli Archivi dell'esercito francese a Vincennes e Jell'inestimabile Public Records Offìce di Londra. Grazie anche a Lisa Dillon e al dottor Norman Hiilmer Jella sezione storica del Canadian Army, per aver trovato documenti a Ottawa e per l'aiuto nel cercare di trovare documenti in Svizzera e a Londra. Grazie a Naomi Roberts di Ottawa, che mi ha prestato i suoi preziosi libri. E a Charles Israel di Toronto per la sua speciale conoscenza della Germania del 1946 e per la sua grande cultura. A Tom Summerville, Noreen e Charles Tylor grazie per i pazienti consigli di tanti anni. AJoanne Collie, M.R.D. Foot e Brian Griffi.th la mia gratitudine per tante utili conversazioni, per l'ospitalità e l'aiuto. Al colonnello Henry Faulk di Glasgow e a Roy e Ria McMurtry Ji Londra e Toronto,

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che mi hanno aiutato in vari modi, i miei ringraziamenti. Sono particolarmente debitore al professor Arthur L. Smith di Los Angeles per gli utili e sinceri pareri di cui è stato prodigo anche se sapeva che le mie tesi contraddicevano il suo scritto. Similmente, David Irving mi ha consigliato, anche sapendo che io sono profondamente ostile alle sue teorie sull'Olocausto e ad alcune sue idee su Churchill. Eric Koch mi ha generosamente aiutato con consigli e traduzioni, anche se contrario ad almeno uno dei temi maggiori del libro. Ringrazio il professor Peter Hoffman per l'esperto aiuto e la seria guida accademica. Mi ha anche incoraggiato e ha creduto nel libro, quando non era così facile farlo. A Hans Goertz, che inavvertitamente ci ha spinti nei primi passi del nostro cammino in Europa, Danke schon. E così Petra Post e Martina Rassmann di Francoforte, dottor Siegfricd Enke e signora di Wuppertal, Werner Steckelings, Klaus Birkenhauer e Anja Cieche di Rheinbcrg e dintorni, e ai tanti prigionieri tedeschi e alle guardie canadesi che mi hanno dato i loro nomi nelle interviste. La mia gratitudine al mio agente tedesco, Corry Theegarten-Schlotterer, alla mia cara am ica Ruth Liepmann di Zurigo che mi ha aiutato, anche se 11011 era facik:. A Lori Thicke e Mavis Gallant di Parigi, mille /ois merci. Grazie anche a Ben Zobrist e Jane McClain di Independence e a Marlenc Campbell di Abilene. Ho ricevuto molti buoni suggerimenti da persone genti li presso gli editori Stoddart a Toronto e Ullstein a Berlino. Speciali ringraziamenti ai dottori Anthony e Rick Miller e Christy e Ben Bacque per validi aiuti nella revisione del manoscritto. E , per questa edizione, i miei ringraziamenti vanno a John Fraser e Robert Rosenblat di Toronto, Jane Yates di Charleston, Henry Baessler e WiJli Pohl di Montreal, e allo scompa rso Hamilton Fish di Cold Spring, New York. Per evitare che vengano importunati, alcune persone sono identificate con il nome o nomignolo, senza indirizzo: «Chip», Martin Brech, Fred Siegfriedt, Walter Dunn. Mi hanno scritto così tante guardie ed ex prigionieri che non posso ringraziarli uno per uno; ma sono loro grato per il loro incoraggiamento e le loro informazioni.

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INDICI


INDICE DEI NOMI E DEI LUOGHI

Aachen 76 Acheson Dean 183, 339n, 348n, 354n Adenauer Konrad 22, 35, 48,221 , 253,254 Aeberhard M.E. 204 Alhrecht, colonello 168 Allard, tenente colonello Jlcnry W. 256, 288, 369n Ambrose Stephen E. 22-25, 34, 48-51, 87, 245, 248, 252, 306, 323, 328n, 331n, 339n, 364n, 371n, 372n Amburgo 208, 357n Andernach 26, 159, 257, 326n Attichy 90, 256 Attlee Clement 152 Aubagne 189 Augsburg 142 Bacque, tenente colonnello l28 Bad Kreuznach 26-3 1, 107, 108, 177, 185, 201, 276, 314, 32811, 367n Barker Ray 124, 234 Barlin 198

Barnes, tenente colonnello Valcntine 70, 101, 102, 107, 159, 337n, 34211, 351n, 368n Barrington-Ward Robert 203, 204 Bascons 183, 239 Bassum 281 Bastogne 127 Bayne Jones, brigadier generale Stanhopc 347n Beasley Charles I. 70, 103, I 14116, 229, 254, 342n, 34311, 369n Berlino 113, 187. 189, 213, 243, 260,282,366n Berwick Lee 27, 28, 30, 31, 288, 326n,327n Bidault Georges 172 Biddle Francis 113, 342n Billotte, generale 351n Bingen 133, 155, 201 Blanc, generale 157 Bodmar A. 203 Bohme Kurt W. 195, 222, 223, 303, 330n, 331n, 360n Borgmann, padre 115, 202 Bourges 162

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Boytinck Paul 21, 325n, 326n Bradley, generale Omar ll 8, 125, 126, 293, 336n, 33711, 366n Brandt Herte 21, 64, 115, 202 , 222,244 Bran<lt Schweitzer e Borgmann 21 , 64, 115,202,222,244 Brandt Willy 21, 64, ll5, 202, 222,244 Brech Martin 26, 28, 257, 258, 288,364n, 369n,384 Bretzen heim 25, 27-31, 326n328n, 341n Bromberger Serge 163-165 Brooke, generale Sir Alan 236, 343n Bi.idesheim 27, 201 Buglose 197, 356n Bui sson, maggiore generale Louis 34 , 70, 164, 165, 168, 169, 17 1, 180, 193-196, 209, 216, 223, 238, 240, 303, 304, 355n Burbage R.H. 134 Burckhar<lt Carl J. 161 Burress, generale Withers Alexander 16, 17 Butcher Harry C. 101 Byrnes James F. 182, 183, 348n, 354n Cadogan Alexander 77 Caffery, ambasciatore Jefferson 163, 171-173, 176, 238, 351n, 353n Campbell Merrill W. 258, 288, 338n, 384 Canetti Elias 227, 228 Cary Stephen 149, 348n, J50n Casablanca 62, 74 Chemnitz 256 Cherwell, Lord 76-78, 81

388

C hichester, Lord, vescovo <li 204 Churchill Winston 24 , 44, 45, 62, 63, 70, 73-78, 80, 81, 83, 84, 93, 117, 118, 151, 206, 224, 236, 239, 321, 343n, 344n ,37ln Clark generale Mark 34, 51, 232, 249-251, 253, 254, 288, 289, 315, 362n, 363n Clarkc, generale Bruce 90, 337n Clattenburg Albert E. 144 Clay, generale Lucius 68, 70, 86, 99, 149, 207, 208, 217, 339n, 359n, 360n Coblenza 220, 227, 338n, 360n Coe Prank 98 Cowdrey Albert E. 284, 286, 287, 289,369n, 372n Crawford Robert 124, 234, 348n Cremieux-Brilhac Jean-Louis 242 de Champvallier, colonncl lo I 59 De Gaulle, generale Charlcs 50, 63, 161, 165, 167, 17 l, 172, 183, 208, 227, 238-240 Dachau 67, 154, 158, 171, 177 Daugnague 197 Davis D.A. , 148 Davis, brigadier generale T.J. 92 Dieppe 61, 82, 200 Dietersheim 27-29, 130, 154-156, 158,235, 351n, 355n Donitz, gran<l'ammiraglio Karl 7, 219 Donnison F.S.V. 208, 350n, _367n Downey William G. L58, 351n Dunn, colonnello Walter 261, 384 Dunning H enry W. 162, 34611 Eastland, senatore James O. 221


Ebensee 51, 52 , 251, 363n Eden Anthony 70, 75, 77, 78, 81, 137 Eisenhower David 86, 223 Eisenhower, generale Dwight D. 7, 9, 16, 22, 24-27, 34, 49, 50, 62-64, 68, 70, 71, 75, 76, 80, 82, 85-101, 103, 117, 118, 124127, 131, 135, 136, 144, 146150, 163, 167, 169, 17 l, 173, 174, 177, 206, 210, 214-217, 223, 224, 227, 230, 232-237, 242, 245, 248-255, 261 -263, 288, 306-308, 311 , 312, 314, 315, 317-323, 335n-337n, 340n, 341n, 343n,344n, 346n, 349n 352n, 359n -364n, 370n, 37 ln Erbiseul 158 Fairman Charlcs 140, 348n Faulk Henry 205, 207, 383 F:wvet Jacques 170, 171, 240 Feldkirch 161 Fisher, colonnello Erncst F. 9, 14, 70, 127, J30, 174, 249, 285, 336n, 337n, 36611 .Fuller, tenente colonnello Andrcw P. 163, 168 Gilbert Martin 24, 33511, 348n Gill, colonnello RJ. 34, 90, 337n, 341n Gimbel John 22 Glasser Harry 98 Goebbels Josef 80 Goethe Wolfgang 105, 109, 111 Goldstone Richar<l 19, 20 Gollancz Victor 3, 22, 151 , 152, 208, 240 Gorha 177, 200, 235 Grasett A.E. 127

Haight William H. 158 Hechtsheim 29, 155, 158, 159 Heidesheim 29, 201, 276, 367n Heilbronn 16, 17, 19, 189, 325n H einz T. 106-108, 132, 185, 206 Heyne Werner 200 Hilldring, generale 15 1, 152,207, 208 Hitler A<lolf 7, 37, 45, 46, 61, 70, 76, 80, 85, 113, 179, 2 11 , 219, 220, 243, 33411, 35911 Hollar, generale 133, 134, 34711 H oltsman, tenente 28 Hoover Herbert 263 H opkins Harry 39, 84, 334n336n, 359n H osfoun 128 Huber Max 70, 142-146, 182, 345n, 346n, 348n, 349n Hughes, generale Everett S. 62, 70, 85-90, 93, 100, 101, 234, 237, 321, 322, 335n-337n, 346n, 361n Ilull Cordcll 24, 70, 76, 77, 79, 237, 238

lff Wolfgang 112, 367n Jackson, capitano Ben H . 261 Juin Alphonse 70, 158, 183, 191, 192, 238-240, 351n Julien, capitano 28, 63, 154-156, 171, 177, 235, 276, 281, 342n, 3.51n, .367n Kaltenbrunner Ernst 161 Kaps Paul 313 , 327n Karner Stefan 48, 330n, 331n, 333n Katyn 44, 45, 53, 61, 74, 32911 Kessenger, colonnello H.E. 169 Keyes, generale 2.51

389


Keynes, Lord 151, 263 Kimminich Otto 22 King William Lyon Mackenzie 63, 70, 137-139 Knowlan<l, senatore 219,220 Krische Ernst Richard 28 Kripp 105, 156,235,276, 341n Krock Arthur 79 Kuppinger Eldred D. 182, 348n La Chauvinerie 180 La Flèche 166 Le Havre 127 Labouheyre 56, 184, 197, 356n Land, ammiraglio Emory S. 77 Langenlonsheim 26, 326n Langlais Robert 192, 356n Lapham Lewis 227 Laporterie M. Raoul 8, 183, 239, 241, 383 Larkin, generale 163 Lauben, colonnello Philip 8, 12, 14, 157, 167-170, 174, 175,212, 239, 247-250, 252, 270, 293, 306, 308, 319, 352n, 357n, 366n, 367n Lear, generale Ben 16 Lee, generale J.C.H. 27, 28, 63, 70, 85, 88, 90, 11 8, 122, 125, 129, 167, 175, 237, 272, 279, 293-295, 321, 322, 327n , 336n , 340n,344n,352n,369n,393 Lewis, generale John T. 181, 227, 354n, 360n Liebich Helmut 200-202, 206, 30 I, 302, 356n Linfort 114, 115,202,214, 342n Littlejohn, generale Rohert 6264, 70,89, 100, 101, 124, 128, 129, 170, 233-235, 237, 294, 295, 321,346n,393

390

Lloyd, colonnello 251 Lockett, colonnel lo 134 Mannheim 142, 144 Marscille 197 Marshall, piano 57 Marshall, generale George C. 8, 62 , 70, 88, 89, 91, 92, 100, 103, 136, 145-148, 153, 174, 175, 223, 230, 238, 308, 312, 336n, 337n , 34ln, 345n , 349n Maschke Erich 21, 50, 51, 195, 222-224, 244, 331n, 332n, 355n Mason James B. l03, 114, 229, 254,36911 Maurice Jean 159, 160, 348n, 351n Mayhew Alice 23 McConnell Daniel 17-19 McCullough, capitano H .E. 199 McNarney, generale 85, 335n Middleton Drew 63, 176-178 Mitscherlich A. 205 Molotov Vyacheslav 45, 74 Monaco 26, 48, I 18,260 Mons 158, 161 Mont de Marsan 241 Montgomery, maresciallo Bernard Law 69, 71, 87, 126, 152, 200, 207 Montreuil-Bcllay 180 Moosburg 259 Morgenstern Christian 209, 217 Morgenthau llcnry C:. 16, 25, 71 , 75-81, 84, 99, 149-151, 237, 238, 262 Morse, senatore Wayne 220 Mii ller Richard Matthias 22, 30, 32611, 33411 Murphy Robert 217, 254, 364n


Napoli 100 Nathan, Lord 204 Neusta<lt 155 Nixon RicharJ M. 86 Nolte Ernst 22 Oglesby Samuel C. 221 Overijsche 200, 204,205,232 Overmans Ri.idige r 21, 48-50, 331n Patton , generale George S. 63, 71, 86, 88, 90, 118, 125, 126, 206, 210, 215, 216, 237, 239, 261, 309, 337n, 344n Pearson Drcw 79 Pfarrer Anton 19 Pickett Clarence E. 146-148, 349n Pionccr Prcss 80 Pissos 197 Pra<lervancl Jean-Pierre 63, 64, 71, 160-163, 165,167, 169, 170, 174179, 181-183, 192 , 196-198, 212, 2 15, 235, 238, 240, 281, 318, 320, 322, 352n-355n, 367n, 368n ProuJfoot Makolm J 145, Quebec City 77 Rather Dan 23 Ravenshruck 161 , 238 Reckord , maggiore ge ne ra le Mii ton A. 34, 71, 9 J, I 02, 337n Regensburg 26, 2 59 Reims 90, 95, 18'5 Remagen 27, 57, 105, 11 5, 253, 261 , 276, 367n Renn es 108, 184 -189, 20(, Rheinberg 30, 102, 10..J, 108 11 5, 130, 133 , 139, 20() 202, 20(), 210, 214, 222, 235, 2 /6, >O I , 330n, 342n, 3'5(111 , ~(,011

Rivesaltes 189, 197, 356n Roberts W. St. C.H. 138, 139, 383 Roncalli, monsignor 193 Roosevelt Eleanor 76 Roosevelt Elliott 73 Roosevelt Franklin D. 16, 24, 39, 44, 45, 62, 70, 71, 73 -81, 83, 84, 92 , 93, 99, 100, 185, 220, 237, 263, 334n,335n, 338n Rosenman Sam 92, 9.3, 337n, 33811 Rousseau, capitano 155, 156, 35111 Saint Paul d 'Egiaux 171, 197, 198, 456n Sauckcl Fritz 220 Scharf Hanns 27, 326n Schweitzer Greta 115, 202 SeiJler Franz 22 Sellner William 28 Settle Henry C. 127 Shipstea<l Henrick 339n Siegfriedt, capitano Frederick 259, 260,288,312,313, 365n,384 Simon, ministro 23,196,238,303, 304, 33711, 344n, 369n Sinzig 114 , 133, 134, 253 Sm ith Arthur L. 221, 224 , 330n Smith Fred 25, 261 , 262, _365n Smith, generale Walter Bedell 63, 71, 87, 102, 124, 163, 169, 170, 174-176, 178, 230, 234, 237, 319, 322, 336n , 352n , 361n Smithe rs, colonnello 124 Somervell , generale Brchon 90, 150, 151, 237,35011 Sorgues 190 Spira /\gnes 27 Sr. Paul Minnesota 80 Sta lin Jusef 37, 39, 44-46, 62, 71,

391


73, 74, 81, 83, 84, 99,206,211, 243, 359n Stcckclings Werner 189, 190, 354n-356n, 384 Stedman, colonnello 134 Steinbach, colondlo Richard 15-17, 19, 26, 288, 289, 325n, 369n Stimson Henry L. 24, 71, 80, 81, 237, 238, 334n Stock, abate Franz 3, 193, 194, 240, 3.5511 Strang Sir William 75 Straubing 26 Stromberg 28 Strong Tracy 148, 3.50n Summersby Kay 88 Tappcn Alfred 191, 35511 Tedder Arthur 71, 88, 336n Teheran 62, 73-76, 334n Thelen llcrbcrt 108, 109, 113, 130 Thompson Dorothy 220 Thoréc-lcs-Pins 160, 166, 169, 192, 197, 256, 35111, 355n, 367n, 368n Thrasher Charles O. 1.58, 162, 351n Tolstoy, conte Nikolai 22, 46 Toulouse 198 Trivcrs Howard 99, 33911 Truman Harry S. 39, 71, 100,

392

151, 172, 233, 238, 339n, 35511, 365n Tullius Otto 28, 29, 326n von Baden, margravio 203 -205, 240,35711 von .Fange Arthur W. 261 von Frizberg Hdmut 27 von Luttichau Charles 10.5, 134, 156, 158, 178, 276,341n,346n, 367n Vincennes 8, 155, 167, 239, 345n, 351n,352n, 367n,383 Viney colonnello 134 Vinson Fre<lerick M. 130, 346n Vosgi 174 Waldemar Wcrncr 252, Walker Na Deane 213,214 Wallace Henry A. 183 Wangcroogc Tsiand 199 Warrn Springs Georgia ')') Weiss Gcorge I08, 367n White Harry Dcxter 71, 77, 98, 99, 262, 322, }34n, 33911, 340n, 35511 WilJon 27 Zayas Alfred de 22, 244, 325n, 364n Zimming259 Zobrist B.K. 135, 227, 347n, 384


INDICE GENERALE

Prefazione .................................................................................... 7 introduzione alla prima edizione ............................................... 11 Introduzione alla nuova edizione ............................................... 15

Gu ALTRI LAGER Cronologia degli avvenimenti .................................................. 61 Acronimi e abbreviazioni ......................................................... 67 Capitolo Primo Si decide il Jestino della Germania ......................................... 73 Capitolo Secondo Senza riparo .............................................................................. 83 Capitolo Terzo Nessuna dichiarazione pubblica .......................... .................... 95 Capitolo Quarto La crudeltà del vincitore ........................................................ 105 Capitolo Quinto Un'estate di fame ......................................................... ........... 117


Capitolo Sesto Gli aiuti vengono tenuti lontani ............................................. 136 Capitolo Settimo I campi della morte lenta ........................................................ 154 Capitolo Ottavo Si distruggono le prove ........................................................... 164 Capitolo Nono Nella casa <li vetro .................................................................. 180 Capitolo Decimo Gli inglesi e i francesi ............................................................. 199 Capitolo Undicesimo Mito, menzogne e storia ......................................................... 209 Capitolo Dodicesimo A cenni e mezze parole ........................................................... 229 Epilogo ................................................................................... 241 APPENDICI

Appendice Prima Altre Perdite nei campi americani ......................................... 267 Appendice Seconda La storia medica dell 'ETO .....................................................284 Appendice Terza I rapporti del Provost Marshal... ............................................ 290 Appendice Quarta I documenti SHAEF-USFET. ................................................ 293


Appendice Quinta La discrepanza del 2 giugno: SHAEF G3 e i generali Lee e Littlejohn .......................................................................... 294 Appendice Sesta Discrepanza nel numero dei prigionieri dal 2 giugno all'8 settembre 1945 ................................................................ 296 Appendice Settima Midnight Shift ........................................................................ 297 Appendice Ottava La discrepanza inglese ............................................................ 300 Appendice Nona Evasi dai campi di prigionia francesi .................................... 303 Appendice Decima Altre cernite: come alcuni critici hanno interpretato le prove ..... 306 Note ......................................................................................... 325

Archivi vùitati ......................................................................... 373 Bibliografia .............................................................................. 375 Ringraziatnenti ........................................................................ 383

indice dei nomi e dei luoghi..................................................... 387


TESTIMONIANZE FRA CRONACA E STORIA

Libri per non dimenticare

Albertetti P. -Bertolotto S.-Orecchio N., Storia partigiana. La guerra, la deportazione, la liberazione nelle memorie di Giorgio Ferrero Caleffi P., Si/a presto a dire fame Campione A., Il ragazzo che fuggì da Vienna. Memoria di un sopravvissuto antinazista Cantaluppi G., F'lossenhurg Carrassi M., Sotto il cielo di Ebensee. Dalla Resistenza al lager (settembre 1943-maggio 1945) Coslovich M., I percorsi della sopravvivenza Coslovich M., Storia di Savina D'Angelo M., Nei tunnel delle V2 Di Luzio G., li disubbidient e Ducci T., Bibliografia della deportazione nei campi nazisti Josephs J.-Bechhofer S., La figlia di Rosa Klein D., Vivere e sopravvivere Konig J., Sfuggito alle reti del nazù mo Langbein H., Uomini ad Auschwitz Leitner I., Frammenti di Isabella Mantelli B.-Tranfaglia N ., It Libro dei deportati. Volume I. I deportati politici. .194 3-l'J45 Massariello Arata M., TI ponte dei corvi Mayda G., I dossier segreti di Norimberga Mayda G. , Norimberga, processo al Terzo Reich Melodia G., Di Là da quel cancello


Melodia G., Non dimenticare Dachau Morpurgo G., Il violino liberato Morpurgo G., Il violino rifugiato Pappalettera V., Nazismo e Olocausto. Dalla democrazia alla dittatura Pappalettera V., Nei lager c'ero anch'io Pappalettera V., Tu passerai per il camino Paulesu Quercioli M., I:erba non cresceva ad Auschwitz Perotti B., La notte dei cristalli Picciotto L., Il libro della memoria Poli G.-Cakagno G., Echi di una voce perduta. Incontri e conversazioni con Primo Levi Prior I., Il clown e la cavallerizza Rende M., Il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia Ruzzenenti A., I:astuccio rosso Sassoon A., Il segreto di Agnes Shenhav H., Aiutatemi a dimenticare Slama C., Lacrime di pietra Sterpellone L., Le cavie dei lager. Gli «esperimenti» medici delle SS


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GLI ALTRI LAGER - I PRIGIONIERI TEDESCHI NEI CAMPI ALLEATI by Biblioteca Militare - Issuu