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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1940

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Anno 88° - Fase. l

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GI MEDIC NA .MILITARE

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Cum sanifate 'llf;fus in Jlfmis

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Direzione e Ammini strazione Ministero della Guerra Rom a


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G E N~AIO

ANNO 88°- FASC. r

194o- XVlU

G I ORNALE DI MED I CINA MILITARE LEZIONI E CONFERENZE

l.ezione del maggiore medico prof. CoRMDII'O C IACOBBE tenu ta il 30 scrtembre 1939-X\"Il Jlla Scuola Convitto Regi na Elena per Infermiere (Corso di perfezionamento).

Sintetizzare questo grande capitolo dal'assistenza flffidata alla Donna Italiana significa diminuirne il valore, perchè la Drmna Fascist.a che è chiamata ad esplicare la su.a specifica attività itz tale se'ttore così altamente umano e sociale si è rivelata fin dal primo m()'fnento degna di tanta elevata munsione e ha dimostrato di possedere al più alto grado quella sensibilità che: la porta ad effettuare in pratica la sua missione di bene e la: sua opera di c&nsolatrice delle altrui sofferenze e di pietosa sorella,_ sempre umilmente vigilante sugli altrui dolori. Dinamica e. multiforme è - come vedremo -l'attipità della infermiera nella organizzazione sanitaria militare. Già duratzte la passata guerra esse dimostrarono una preparazione spirituale e professionale degna del più alto riconoscimento e furorno pietose consolatrici delle sofferenze umane tanto che vale la pena rileggere insieme quatJto disse di loro Carlo Delcroix per la cdeln·azione dell'('t"OÌSmo sanitario in guerra: « Così nella nostra gratitudine è un senso di am'mirazione per le creature che, mettendo le mani nel sangue e tenendo gli ocihi sulla morte, affrontarono come noi e più di noi l'atrocità della guerra. Simili ai giunchi schietti, che secondando le percosse resistono ai venti sulla deserta riva, noi le vedemmo pi~garsi e rialzarsi sotto la tempesta e raccogliere i nostri lamenti, a sovvenire i nostri bisogni, a togliere le bende ai feriti, a tirare il lenzuolo sui morti. Ognuno di noi che ne serba il ricordo con la lucidità delle ore estreme, quando il poco sangue faceva la mente leggera e il cuore pesante, sa qu.ale dolcezza inaspettata, quafe impro(lvÙa freschezza vemze1·o al nostro affanno, alla nostra sete da una voce, da una mano di donna >l . Sptsso la vita, per la sollecita carità consolatrice della infermiera, ebbe ragione della morte; e anche quando la morte si mostrò Ùlesorabile le sorelle pietose si sostituirono negli estremi istanti alla dolcezza consolatrice delle madri e delle spose. Di esse molte, con la stessa semplicità con cuz avevano

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dato alla Patria tutta la loro fattiva energia, le diedero la vita. Ne è toccante e glorioso dommento la lapide che risplende nel cimitero di Redipuglia: << Fosti con noi nel dolore; resta con noi, Sorella > >.

Non sarà forse inutile - in rapidissima visione attrave<rso i secoli - di rievocare fugacemente avvroimenti e pers01u: che valgo'l10' a testimoniare in modo inequivocabile come spetti proprio alla nostra Italia la priorità di principi umanitari e di benemerenze filantropiche, che dalla primitiva ed imperfetta assistenza ai fen'ti di guerra e ai colpiti da gravi morbi epidemici vanno gradatamente a quelle meravigliose provvidenze oggidì attuate e coordinate dallo Stato Fascista con una mirabile organizzazione unitaria 11ei mezzi e sopratutto nei fini, i quali sono politici, econamici e sociali a·d un tempo. Sin dalle epoche più remote è sempre stata tenuta Ì11 gran conto l'assiJtenza agli infe<rmi ritenendosi che il miglior modo di ontYrare tra tutte le genti la Divinità è quello di beneficarne le creature. L'India, l'Egitto, la Mesopotamia, paesi classici della magia dove il sacerdozio e<ra il supremo freno spirituale e concludeva la più alta sapienza del tempo, legiferarO't10 ab antiquo sul soccorso da prestarsi ai malati e feriti, sull' ospitalità generosa da concedersi ai viandant1 smarriti e a tutti coloro elle, minorati e so/ferenti, avevano bisogno di aiuto umano e frate<rno. Greci e Romani ebbero i11 onore lo studio della medicina e perfezionarono i mez zi e i metodi dell'assistenza agli infermi, che il Cristianesimo poi elevò spiritualmente facrodone una delle sette opere di misericordia corporale. I primi infermieri , al di fuori dell'opera del medico, a quei tempi già perfettamente stabilita e delimitata, si ebbero ad Alessandria agli inizi del I V secolo, mentre in quel torno di tempo ii Co-ncilio di Nicea ordina l'istituz ione presso i monasteri di ospizi per viandanti poveri o malati (infirmariae) e S. Basilio il Grande fonda la Basiliade, il celebre ospedale (che aveva l'aspetto di una città vera e propria) adibito pe<r la cu1·a di ogni sorta di infermità. Atzche i fe<ritì furono ricoverati, assistiti e curati in questo celebre ospedale tra i primissimi che la pietà cristiana elevò in oriente. E' pure questo il tempo in cui le Jonne romane iniziano il loro contribMo all'assistenza dei malati poveri, obbedendo a quello spirito di carità e di amore che il cristianesimo ha santamente infuso nei suoi insegnamenti. Nel VI secolo S. Benedetto, il cui nome è rimasto legato nelle pie tradizioni alla medicina, stabilisce le prime infermerie nei suoi monasteri di Montecassino, Subiaco e Salerno: da quest'ultimo ebbe poi origine la celebre Scuola Sakrnitana, de fu l'unico sicuro centro di studi medici 11el nostro oc...-idente pe<r m olti.rsim o tempo e cioè fino al sorgere dei mwvi centri universitari.


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Con le Crociate s'ebbero gli Ordini Cavallereschi Ospita/ieri, che dal loro primitivo compito di soccorso ai feriti passm·ono poi alL'assistenza degli ammalati e degli indigenti, fondando ospedali, ricoveri, ospizi. Rimangono di questi ordini (estinti i più, diventati ordini cavallereschi gli altri) ed hanno ancora carattere di soccorso il Sovrano Militare Ordine di Malta, l'Ordine dei Monaci dell'Ospizio del Gran S. Bernardo, la Compagnia dei Fatebendratelli e qualche altro. Questi ordini cavallereschi hanno una grande importanza dal punto di vista storico-sanitario in quanto può dirsi che da essi den"vò l'assistenza organizzata nei primi grandi ospedali (Frascara ). Già nel X secolo e sicuramente al principio del XII, secondo ltta Fra.<cara, si ebbero a Parigi e Lione due grandi ospedali. I malati erano assùtiti da monaci e da suore. Queste ultime possono considerarsi cOme le prime infermiere d 'ospedale: il loro serviz io era gravoso e la carità per il prossimo, curato per amor di Dio, suppliva iu esse alla deficienza di tecnica e di cognizioni sufficienti, deficienza propria di quegli esordi della pratica assistenziale. Ma una Santa - a voi particolarmente cara - scelta a Patrona delle Infermiere Volontarie Italiane merita di essere ricordata: Caterina Benincasa (1347-138o), che nel burrascoso secolo XIV in cui visse esercitò una missione di pace e di carità. Santa veramente italiana « sorse e passò - affermò il Carducci - come un sorriso ed ogni atto e fatto di Lei era dimostrazione della Divinità. E l'effetto dell'appan.zione di Lei era che nella terra delle ve11dette ereditarie nessun nemico rimaneva e che nelle battaglie tra contrade e contrade, da torre a torre, di casa in casa ad ogni domanda rispondevasi: Amore ». E con amore Santa Caterina - senza alcuna pausa ed anche senza alcuna fatica - prodigò tutta !C steua - vincendo gli ostacoli dell'età e del sesso - nell'esercizio della Sua tzobife e pietosa missione di carità e di fede. Estenuata dopo una laboriosa giornata di fatiche materiali e spirituali trovava ancora energie per recarsi nelle ore notturne in quell'ospedale d'i Santa Maria della Scala in Siena - che fu centro della sua mirabile ed instancabile attività - onde porgere ancora il suo teiuto agli infermi, assistere e conforta,·e lt> vittime innocenti delle sangui11ose lotte civili, ch'e senza tregua funestarono la città in quei tempi. Questa pia DO'tlna, di squisita e dolce femminilità fu di ardimento eccezionale e - come fa rilevare Casarini - riassume tutte le elette qualità di cui deve essere dotata una infermiera di vocazione: « dedizione assoluta alla sua missione rifuggendo da ogni forma di esibizionismo ed operando in silenzio, cotz discrezione e carità imparziale per tutti i sofferenti a Lei affidati, vedendo in tutti non la creatura ma la stessa immagine di Dio ». l feriti delle J(Uerre e delle rivolte intestine trovarO'tlo in Lei infatti una infermiera amorevole, coraggiosa ed intrepida, senza alcu11 riguardo a tlazionalità o a fazione e salo considerando in loro il lato dolorante della ttmanità.


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E con grande intuito fu la fondatrice delle Suore Domenicane, dette del Terzo Ordine, le quali, dopo essere state teoricamente e praticamente istruite nell'assistenza degli Ùl/ermi, esercitarono la loro missimu: di carità e di amore e di vera abnegazione tanto negli ospedali che nelle case private precorrendo così di circa sei secoli tale istituzione, Cotl attribuzioni non dissimili da quelle disimpegnate dalle attuali assistenti sanitarie (Casari n i: « l piO<nieri Italiani della Croce Rossa )) ). Ed ecco sorgere - · a distanza non mino·re di un secolo - un'altra ec:celsa donna italiana di virtù eccezionali, eh~ can carità ed abnegaziom si prodigò nella pietosa assistenza agli infermi, agli appestati ed ai feriti di guerra : Santa Francesca Romana, che fra le prime regole dettate alle sue religiose raccoma'lldò la visita quotidiana agli ospedali di Roma, cotl l' obbligo di prestare agli infermi anc'he le più umili mansioni. Essa stessa, non contenta di accudire alle cure degli ammalati ricoverati nel suo Osp·edaletto (allestito nelle sale terrene del palazzo Ponziani), andava - pietosa infermiera - continuamente in giro per la città, portando dove poteva il soccorso della Sua assistenza morale e materiale. Fra i pionieri della Croce Rossa - di cui anzi può considerarsi ii vero fondatore - campeggia l'Abruzzese S. Camillo De Lellis (1550-16.14) patrono di tutti gl'infermi ed ospedali del mondo cattolico, l'uomo che da soldato di ventura, uso alla spada e al moschetto, si volse alle opere di assistenza so'Ciale e fondò un vasto ordine di infermieri volontari, la congregazione di Ministri degli infermi che doveva un giorno elevare l'assìste11za1 degli ammalati a scopo essenziale del proprio apostolato. Per primo egli pose come emblema di sacrificio e di bandiera di combattimento sulla logora tonaca il segno fatidico della Croce di Cristo, imporporata di sCNJgue, e trasformò in missione il mestiere altamente umanitario, quanto ingrato ed estenuante, ddl'infermiere e dette ardin.e, forma ed essenza alla grande istituzione dell'assistenza sanitaria in guerra, compe11diata nel fatidico motto: « lnter arma charitas! » . E cosl per la prima volta nei 1596 - per opera di qu~sto gratzde figlio d'Abruzzo- la Croce Rossa ebbe il battesimo sui campi di battaglia. Nel 1833 il Pastore Flicdner creò in Germania, a Kaiserwetk, la prima scuola tecnica per infe·rmiere oue l'insegnamento per i'assiste11za agli ammalati era opportunamente impartito su larga base pratica. In questa scuola o istituto delle Diacot1esse di Kaiserweth si chiuse F iorenza Nightingale, che dall'Italia ebbe il primo sorriso di sole ed il nome gentile, per famigliarizzarsi con ogni segreto dell'assisten za agli ammalati. Quando la morte gettò lo sgomento nelle ambulanze di Crimea esra si imbarcò con 85 donne, scelte con opportuuo criterio, alla condizione espressa che douessero preJtarle obbedienza aHoluta. Appoggiata dal Ministro della Guerra essa pot~ sfidare lo sdegno degli Uffic-iali di Ammiuistrazi011e alle cui fisime regolamentari obirttava pacatamente ma fermamente affe-rmando


5 cc eire il dcrre al malato tutto ciò che gli occorre è assai più importante che

non osservare tutta la filiera amministrativa, crudelmente lenta, ideata per ottenere, per lo più in ritardo, le cose più urgenti ». C011 tali princip1 (fondati su nove anni di studi preparatori) essa potè far precipitare la mortalità dal 22 ~{, al 2,21 %. Rigidissima it1 fatto di igiene, fidente più che nelle medicine nella e<fficacia dell'acqua, dell'aria, del cibo convetJÌente, essa ebbe a perdere una sola delle sue 8 5 compagne, mentre nelle ambulantze francesi mo1·ivano il 19 % dei malati e di 52 suore 30 soccombevano vittime incoscienti e infeconde di un sistema cOndannabile (Giordano). Dall'Istituto delle Diacones:e di Kaiserweth uscirono alcune migliaia di provette infermiere e tale iniziativa ftt seguita in breve dall'America (Filaaelfia) e dall'Inghilterra. Non va però dimenticato che sin Jal 1639 S. Vincenzo de' Paoli istituì una congregazione di carità « per formare buone e pie serventi istruite alla cura dei malati », congregazione che prese poi il nome di Suore della carità. Le donne appartenenti all'a_csociazione fondata da S. Vincenzo de' Paoli non pronunciavano voti, e il loro carattere laicot permetteva loro piena· obbedienza al medico secondo l'ingiunzione paterna dello stesso S. Vincenzo: <' figlie mie, dovete ob/;edire non solo al medico, ma rispettare ed eseguire con scrupolosa esattezza le loro prescrizioni, dovete obbedire ai medici non solo per ciò che tocca i vostri poveri itzfermi, ma anche in ciò che concerne t•oi stesse ». Perciò egli le voleva libere da ogni inceppo monastico, dichiarando loro che « esse non sono in religione, tale stato non essendo convmiente agli uffici della loro vocazione )) . In Italia la prima scuola- convitto fu istituita a Napoli nel r883. La Croce Rossa Italiana - e CO'!t essa altre benefiche istituzioni - rappre.renta una forza permanente al servizio dell'umanità che cCJmpie la sua nobile missione anche in tempo di pace, opera altamente soci'ale accrescendo tJella salute degli individui la forza della Nazione e diffondendo quei smtimenti di carità e di fratellan za per cui l'uomo divmta mt'g;liO"re e si avvicina a Dio. Del corpo infermieristico femminile, che costituisce una delle branche più rilevanti della Croce Rossa Italiana, sia a me concesso in modo particolare ricordare le infermiere volontarie, che tante benemerenze seppero acquistarsi, specialmente durante la nQ.stra grande guerra ( 1915-1918 ), e che con tanto amore pwdigano ogni giorno la loro opera di bme nei nostri Ospedali Militari. Il corpo delle Infermiere Volontarie è posto sotto l'Alto Patronato di S. M. la Regina Imperatrice, prima Infermiera d'Italia, e si onora di avere nelle sue file altre Auguste Donne di Casa Savoia, che simboleggiano le nobili virtù della donna italiana e le sue tradizioni di carità e di abtzegazio11e.


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Non starò a ricordare a Voi come in Italia le prime scuole per ltJfermie,·e Volontarie sorsero nel 1908 e che furono istituite con criteri tab da formare un valido esercito femminile ispira~o ai più alti sentimenti umanitari e civili. Così la Croce Rossa Italiana si è trovata sempre pnmta ad affrontare fino da quell'epoca il suo compito di pO"rtare soccorso nelle calamità pubbliche, 11ei terremoti, nell'epidemte, e di prestare ii suo soccorso nelle opere assistenziali, negli ospedali militari e civili. Nel 1919 il R. decreto Legge 11. 2469 ne consacrava l'opera di fratellat1Za umana « destinando le Infermiere della Croce Rossa a prestare serPiz io, sia in tempo di pace che in tempo di guerra, i11 tutte le Unità Sanitarit: mobili e territoriali dd R. Esercito, della R. Marina, della Croce Rossa Italiana nelle quali occorra l'opera delle Infermiere "· Un nuovo Decreto Legge del 15 agosto 192 5 n. 1832, conferiva il diploma di Stato alle Infermiere Volontarie che avevano prestato servizio durante la guerra, ed il primo di questi diplomi, a firma del Capo dd Gotlt:rno, fu concesso a S. A. R. la Duchessa d'Aosta Madre. Dalla guerra la figura dell'iufermiera volontaria è .uscita disciplinata e tecnicamente istruita, e per essa si è andata delineando una prepara.zione tutta Jpeciale per t1 servizio in tempo di guerra e per quei compiti che le vengono assegnati in tempo di pace. La nobilissima e pietosa missione delle infermiere non deve infatti esplicarsi soltanto in mezzo al fragore della /;attaglia, ma deve anche in tempo di pace e ÙJ ogni circostanza estendere la sua benefica azione. Ed è perciò che oltre ai due anni di corso che si svolgono regolarmente presso quasi tutti gli Ispettorati, le Infermiere Volontarie seguono un terzo :-orso teorico- pratico di specializzazione nelle seguenti discipline: assistenza all'infanzia, ai tubercolosi e predisposti, ai malarici; tecnic~ di labm·atorio; radiologia, radiografia, fotografia; terapia fisica e ginnastzca medica; assistenza in sala operatoria; ortopedia. Questo carso ha la durata di un anno .rcolastico e, superato l'esame, dà diritto al grado superim·e. Le infermiere volontarie della C. R. [ ., con l'ultima disposizione di it'gge del 3 giugno 19 37 11. 1o84, per il p eriodo di cinque anni possono Mtenere, previo esame di Stato, l'ammissione al secondo anuo di scuola- convitto ed al corso per Assistenti Sanitarie Visitatrici; in tal modo viene consetztito, con opportuni accorgimenti, il passaggio delle Volontarie alle Professionali. E' questo itzdubbiamente il riconoscimento più ambito del loro diploma e della loro opera umanitaria, riconoscimento che darà un appo1·to consideretJole al completamer1to dei quadri delle J11 ferm erie Professionali e delle Assistenti Sanitarie Visitatrici. ver~~7en~e. da ammir~re .oggi l'inestimabile opera ~elle Assi~~nti Smutm~e Vtsttatnct, la quale e dn·etta 1lel vasto campo soctale a facdttare le prallche e ad indirizzare i pazienti e le [oro fMniglie veno le innumere-

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voli opere utituite o perfezionate dal Fascismo, per venire insomma i11contro a tutte le esigenze della vita uma,na. Esse arrecano il loro inestimabile contributo tecnico e il tesoro delle loro conoscenze nei dispensari antitubercolari, negli istituti di assistenza all'infanzia, tze/l'assistenza .sociale, nella profilussi antimalarica, ecc. oppure presso i Patronati Rionali che hanno il difficile compito di integrare /'opera assistenziale e sociale con quelle pt·ovvi~ denze che esorbitano dalle funzioni statali e dai singoli Istituti.

L 'opera specifica delle infermiere nell'at·ganizzazione sanitaria militare si compendia nelle seguenti attività: o.rpedali militari in territorio; ospedali della Croce Rossa Italiana; posti di soccorso ferroviari; ospedali da campo; treni ospedali; navi ospedali; protezi011e antiaerea; difesa antigas. Per quanto si riferisce al servizio che esse compicmo presso gli ospedali militari in tenitorio, questo può riassumersi così: assegnatevi alla fine dei corsi regolari esse effettuano un lungo operoso periodo di tirocinio pratico, durante il quale perfezionano la loro preparazione professionale; frequentano per tumo le sale operatorie assisteudo agli Ìtttervmti chirurgici ed esplicando nel contempo mansioni inerenti alle loro attribuzioni. Il beneficio di tale servizio è incommensurahile, perchè, oltre ad acquistare quel semo di orientamento indispensabile per un lavoro proficuo e fattivo, acqui~ rumo una perfetta padronanza delle situazioni che si vengono a creare in una sala <>peratoria ove non mancano talora episodi imponmti streUame11te con~ nessi alla importanza di un intervento a polte richiesto dalla u·rgenza e sol~ lecitato dalia speranza di n"portare alla vita un essere già segnato dalla sorte. Delia stessa importanza è il servizio che esse esplicano nelle corsie di medicina, ove la loro attenzione non · dev' es:,ere meno intensa, perchè devono provvedere a dare attuazùme pratica alle prescrizioni che il capo reparto ha ordinato durante la visita agli ammalati. In ogni loro operaziot~ e.ue devono costantemente portare quello spirito di dedizione e di serenità che le contraddistingue e le specifica al disopra di qualsÙlSÌ altra donna e adattarsi sopratutto a compiere i servizi più gravosi e più scostanti, chè anzi maggiore sarà il loro merito e la esaltazior1e della loro opera sarà in proporzione della umiltà cotz cui esse l'hanno compiuta. E' in tempo di guerra però che le infermiere esplicano possiamo dire in pieno tutta la loro opera. Così una parte di esse piene reclutata dalla Sanità Militare per il servizio presso le unità sanitarie da campo e una forte aliquota resta a disposizione della Croce Rossa e delle altre Associazioni di Soccorso, le quali affiancano il Corpo Sanitario Militare con la istitu-zione dì ospedali contumaciali, di convalescenziari e di mezzi di trasporto dei fe,.iti e dei malati in tem"torio. bz tutti questi posti avanzati di ricovero e di cura sono presenti le infermiere .sempre sprezzanti del pericolo, sempre calme nella esplicazione del


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loro apostolato. Non poche si spingono fino agli ospedali avanzati di guerra e non poche hanno pagato cor1 il sublime olocausto della vita il loro sacrificio e il loro eroismo. Ed i feriti sentono la loro prese-nza vivificatrice e confortatrice; per essi si risolve tutta in bene l'assistenza pietosa delle infermiere c:-rocesegnate. Ecco come Carlo Delcroix si esprime nei riguardi di queste valorose Jorelle: << Ma la donna non portò in mezzo a noi solo il fascino della sua grazia e il conforto della sua bomà; essa partecipò con non minore fatica e spesso con uguale rischio alla terribile faccenda della guerra per l' etemità delle notti vegliate percorrendo infinite distanze da un grido all'alt1·o. Ai posti avanzati, nelle infermerie, nelle amb.ulanze, nei laz-zaretti, sotto la minaccia del fuoco e aJ pericolo del co-ntagio, affaticate ed instancabili esse fecero la guerra, tutta la guerra » . Ma non meno importante e redditizia fr<~ l'opera da esse svolta in territorio, opera che è legata anche per l'avvenire alle loro particolari mami011i; esse costituiscono sopratutto rma forza incalcolabile per fa Nazione impegnata nella guerra, perchè, quale vero esercito, si frazionarzo p-er tutti gli ospedali te-rritoriali, di ·riserva e contumaciali disimpegnando così altrettanto personale maschile più utile per altri impieghi ai fini della guerra stessa. E quale servizio esse compiono presso questi ospedali; bisogna averle viste al lavoro ptr paterne apprezzare in pieno la meravigliosa attività! Anche nelle guerre coloniali le infermiere volontarie e profe/sionalJ Jumno segnato una pagina glo·riosa nella loro stupenda storia di umanità e di patriottismo. Parecchie centurie infatti hanno prestato servizio durante la recente campagna etiopica e durante la guerra di Spagna o imbarcate sulle navi- ospedale o aSJegnate ai centri ospedalieri delle Colonie, all'Asmara e Mogadiscio, e non possotlO rimanere senza rilievo i gratrdi saC?·ifìci compiuti, specie per l'adattamento al clima tropicale, da esse affro11tato con mirabile sprezzo e con la serenità, che è dogma fondamentale della loro opera consolatrice. Altro compito principale ad esse assegnato in tempo di guerra è l'assiste1tza ai fer·iti trasportati a grande dùtanza con i treni -ospedale; servizio nan meno importante e pericoloso, perchè esse si spingo110 coraggiosame11te fino nella zo11a avanzata di guerra, presso i centri ove sono raccolti questi feriti da trasportare negli ospedali in terrùorio; e instancabilme-nte esse compiono questo servizio in pietosa umiltà assicurando così un'assistenza valida, arrtorO.\a, intelligente e sob!:arcandosi a tutti i sacrifici e a tutte le rinuncie pur di assolvere la loro umana miSJione di bene, e, qualora u011 fossero in condizioni ~i poter_ af!ronta1·e tale l~vo1·o ess~ tzr.:n rinunziano a pre.itare la loro opera tn quals~asr settore pur dt rendersr utile alla Patria e sempre con lo stesso spirito di abnegazione, sostano lunghe giornate preSJo i posti di


9 soccorso e di ristoro delle stazioni ferroviarie e delle stazioni di tappa e di smistamento ove numerosi, continuJ, si succedono i convogli ferroviari che portano i fmti in Patria o quelli che risalgono il ten·itorio verso la frontiera che portano i soldati al combattimento e per tutti esse hanno la loro parola buona, materna, affettuosa, che è lenimento a quelli che ritomano e incztamento a quelli che panno e che fanno sentire prese·nte, amorosa, vigile la voce ddla madre o della sposa, caratteristica precipua della struttura sentimuuale o profondamente umana della Donna Italiana.

Arduo e complesso è il c01mpito delle infermiere negli ospedali civili, più complesso ancora in quelli militari, ave si richiede appunto una disciplina direi quasi militare. Il cMattere di severo ma obiettivo fiscalismo che accompagna talvolta l'opera dell'ufficiale medico Ùt alcune particolari contingenze fa sì che la vita ospedaliera militare richieda alle infermiere maggiore segretezza e cautela, che forse potrebbero parere eccessive in luoghi di cura per civili. Anche qui del resto ~hanno modo di manifestarsi le migliori doti dellè infermiere, che mai potranno dimenticare di essere donne pietose, spose, madri e sorelle. La loro opera si rivolge all'assistenza materiale e morale di ammalati, giomzni per lo più, bisognevoli di conforto, di compa-timento, desiderosi di cure amorevoli, avidi di comprensione: ve·rso di essi quindi ha maggiormente modo di esercitarsi il loro istinto materno. L'ammalato spesso entra in ospedale in preda a preoccupazioni vaghe. Non raramente è agitato da ignoti timori, da previsioni fosche, pessimistiche, che in soggetti sensibili possono creare degli stati di orgasmo e di psicosi. Una buona parola dell'infermiera accompagnata da un gesto di carezza sulla fronte, da una suggestiva pressione sulle mar1i, da un sorriso buono e rassicurante avrà spesso la virtù di sollevare lo spirito di questi minorati, di indurii .a speranza, di render/i docili alle cure e all'assistenza sanitaria. Non è q.ui il luogo di esporre tutto il complesso e m'inuto lavoro che in corsia fa così piene le giornate dell'infermiera: dall'ammissione dell'ammalato all'assistenza di esso; dal riordùtamen to della sala .alla somministrazione deUe medicine a quella dei cibi, dall'assùte11Za medica a quella chirurgica, e così via. La soave figura della Dama della Croce Rossa apparve in tutta la sua bellezza spirituale al poeta guerriero, che con versi scultorei ne descrisse gli oscuri eroismi e il sacrificio sovrumano quando << con cuor che trema e man sicura >> assiste ai dolori e alle angoscie del ferro che « i11cide e che recide le carni del paziente ». Di quest'opera ardente di patria carità aveva infatti preseTJtito tutta la bellezza e l'eroica beltà Gabriele D'Annunzio nella ca11zone ad Elena di Francia. Apparve al poeta guerriero la dolce visione della donna regale che


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conforta e benedice, che offre come un calice il suo cuore al sangue per La patria versato! E quegli ch'ebbe stritolato il mento

dalla mitraglia e rotta la ganascia e su la branda sta sanguinolento, e taciturno, e i neri grumi biascia, anch'egli ha l'indicibile sorriso all'orlo della benda che lo fascia, quando un pio viso di sorella, un viso d 'oro si china verso la sua guancia, un viso d 'oro come il fiordaliso.

La Donna Italiana - come abbiamo precedentemente accennato dr"ante la guerra ha saputo dare prove incomparabili di fermezza d,animo c di coraggio. In ogtzi età, in ogni paese, in ogni condizione sociale, si è adoperata con ardore di fede, di fraternità, di solidarietà, in opere multiple e Jvariate, in aiuto di coloro che partivano e che offrivano la loro bella giovi1zezza al fronte di guerra: la gran dama ha unito la sua nipea mano a quella ruvida dell'umile operaia, compiendo o-pera sociale di un valore smisurato. Madre, mogli, sorelle hanno visto partire col01·o che amavano, ma hanno chiuso il dolore in se stesse, e se pure il viso si sbiancava, hanno saputo c·ssere forti ed un lieve sorriso era sulle loro labbra. E so11 rimaste alle case a supplire gli assenti, conscie dei pmpri doveri e delle proprie respomabilità, in mezzo a preoccupazioni e difficoltà morali e materiali. Così Le meno abbienti mpplit·ono gli uomini, che erano a difendere il suolo patrio, negli uffici, nelle officine, nei servizi pubblici, nei campi. Mentre le più fortunate diedero tutta la loro attività nelle opere di assistenza ai feriti, ai malati, alle mogli dei combatt~nti, ai figliuoli dei soldati lontani. E quante altre opere di beneficwza sorsero coo la guerra! l posti di conforto per i soldati nelle stazioni di transito, le visitatrici degli ospedali, i laboratori ove gratuitamente si eseguivarto indumenti p~r i soldati, lavori i1l lana e gli scaldara11ci; gli uffici notizie per i prigionieri, i njdi, gli asili, i ricoveri per i bimbi dei combattenti le opere di assistenza ai profughi, e tante e tante altre cose ancora. Dappertutto vigile e pro11ta: andando avanti nella via dell'immenso bene, senza mai voltarsi, trattenendo il pi{fJ!Jto che poteva deprimere, sopportando la fame per stoicùmo, facendosi forte, se mai la morte le avesse rapito colui che amapa, colui che era il suo sosteg110 e la sua guida, offrendo ii suo puro sacrificio al Dio delle battaglie e delle Vittorie, con umanità, con fede, con .wbìime spirito di Jacrifìcio. L'esperienza delle passate guerre Ila lasciato indubbiameute uu co11testo di prez iosi insegnamenti nel campo sanitario, specie per quel che concerne


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la profilassi epidemiologica e la chirurgia d'urgenza e il trattamento dei grandi fratturati. Anche in questo campo le infermiere hanno seguito il progresso, senza incertezza malgrado la rapidità di esso, e si son messe all'aLtezza dei tempi. ìn guerra e in pace, negli ospedali militari e assimilati, l'infermiera è stata ed è una ben preziosa collaboratrice. Il poknziamento della guerra integrale, totalitario, determinato modernamente dall'avvento nel cielo delle battaglie dell'arma chimica, ultima arrivata, ma ·non per questo meno pericolosa, ha chiesto la messa a punto da parte dei medici delle loro cognizioni sull'argomento e la creazione di una complessa e grandiosa organizzazione sanitaria antigas, della quale è facile comprendere l'importanza e prevedere gli ulteriori sviluppi in un futuro più o meno prouimo. Anche le infermiere debbono quùzdi adeguare la loro preparazione in questo campo e seguire attentamente le varie forme di attività in ordine alia protezione sanitaria antiaerea (P. S. AA. ). Come è noto, co11tro gli effetti delle offese aeree vengono adottati dal punto di vista sanitm·io provpedimenti di protezione a carattere preventivo, provvedimenti assistenziali e curativi per i traumatizzati ed i colpiti da aggressivi chimci, provvedimenti di bonifica degli ambienti e dei materiali contaminati da aggressivi chimici persistenti. Non è questo il luogo per trattare diffusamente degli aggressivi chimici, sui quali esistono una ricchissima letteratura scientifica e numerose opere di t olgarizzazione. Dirò solo che all'infermiera la quale svolge la sua attività 11ell'organizzazione Janitaria militare è d' uopo familiarizzarsi con nozioni sugli aggressivi chimici, noti comrmemetJte col nome improprio di gas asfissianti o gas da combattimento, onde le espressioni ancora corre11ti di profilassi e protezione antigas, con quelle di protezione individuale e collettiva rappresentate rispettivamente dalla maschera antigas e dai ricoveri ermetici o filtranti. Le infermiere hanno, come è logico, larga parte e una delle più importanti nell'organizzazione e nel funzionamento del servizio sanitario di protezione an-tiaerea, specie per quel che concerne il ricovero, la cura e l'assistenza delle vittime dell'aggressione aerea, che possono present4re lesioni traumatiche di varia entità e Lesioni cutanee e polmonari da aggressivi chimici. La Croce Rossa Italiana ha avuto il compito di assumere e organizzare la protezione sanitaria antiaerea in tutto il territorio nazionale fuori della z01za dell'esercito operante. Essa lavora in stretto collegametzto con le altre organizzazioni civili e militari esù:tenti nelle varie prO!tJincie e comuni del Regno, e trae per lo più personale e mezzi dalle risorse locali. La C. R. l. dispone, oltre che del personale maschile, di numerose infermiere volontarie e professionali, la cui opera efficace avrà largo impiego sopratutto nei servizi ospita/ieri e forse anche, qualora le circostanze lo richiedano, nei posti fissi di pronto soccorso, che hanno il compito di prov-


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vedere alla rzcerca, raccolta, cura à'urgenza e pronto allonta11amento dei colpiti. Quando si rifletta che nei reparti ospitalieri destinati al ricovero ed alla cura dei colpiti da aggressivi chimici, il personale adì.bitovi è sovente lo .rtesso personale direttivo e di assistenza che svolge la sua attività normale, in tempo di pace, nei comuni ù tituti ospedalieri, si intende faciimente la necessità che orgatJÌ direttivi e assistenziali si m ettano in grado di ben co11oscere a seconda delle specifiche competenze e attribuzioni la patologia e la chimica degli aggressivi chimici. Con questo studio l'infermiera avrà completato il suo corredo di cognizimzi pt·ofessionali e si sarà messa in grado di giovare al Popolo ed alla Naz ione, segnatamente in tempo di guerra, quando le forze di tutti debbono essere mobilita>te, per raggiungere, in comuuità di intenti e di opere, lo scopo supremo: la Vittoria. L'opera dell'infermiera non può e non deve essere contenuta evidentemente soltatzto 11ell'ambito delle organizzazioni sanitarie ed ospedaliere: anche fuori di esse deve portare il contributo della sua cultura ummza e professiomde, la luce della sua intelligenze;, il fuoco della sua carità. In seno alla sua stessa famiglia , tra gli amici e i conoscenti, tra gli incolti e gl'ignari, la rua parola ammonitrice sarà ascoltata con t·ispetto. Ess(l) potrà compiere a lato del medico, parallelamente, nel silenzio della sua bontà, all' omb1·a della sua modestia opera fattiva di propaganda igienica e sanitaria, illuminando la mente incolta delle masse, fugando pregiudizi e superstizioni purtroppo ancora così profondamente radica·te nel volgo. Anche in questo campo L'infermiera è preziosa collaboratrice del medico e fattore di progresso civile. Questa sua funzione, di elevatissimo contenuto mo·rale, è ampiamente riconosciuta ed apprezzata dal popolo e ha trovato suggello nelle disposizioni lagishr·tive sanitarie che hanno creato le assistenti sanitarie. Come si .vede il progresso realizzato da queste nostre sorelle è grandis~·imo e in continuo divenire; i meravigliosi progressi delle scienze mediche non le hanno trovate in posizioni arretrate. Come noi e con noi esse hanno sentito la poderosa spinta verso l'alto delle scienze medico~ sociali e ci hanno camminato a fianco, franche e disinvolte, leali, sicuré, gentili e fedeli, portando nei noJtri grigi ambienti la luce della loro grazia, il profumo della loro bontà. Vera per voi come per noi sia l'invocazione che Sofocle metteva in bocca al Sacerdote di Giove: << l' ono1·e della scienza è di essere utile agli uomrnr >l . Pa.rsò Giove, altre divinità passarono; ma resta divina la carità. Ad e.rsa dobbiamo infomtare la nostra scienza, poichè la scienza che non conduce all'azione è nulla e l'azione, cui non è regola un alto sentimento del dovere, è men che nulla: è nefasta.


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Queste sono le grandi funzioni della Infermiera ltalùma nella Orgamzzazìone Sanitaria Militare. Come ho detto al principio di questa mia con1/trsazione, sintetizzarne i compiti significa diminuime il valore. La donna fascùta delL'anno diciassettesimo è ptenamente conscia che nel quadro orga· nizzativo della difesa della Nazione il compito che esJa assolve è di importanza capitale t d assurge alle altezze dell'apostolato, perchè al disopra del fattore organizzativo e assùtenzia/e prevale tmo sph-ito di umatla solidarietà che ne sublima l'opera e 11e immortala gli effetti. In pace e in guerra le Infermiere Italiane hanno sempre ben meritato dalla Patria per questo senso altamente pat1·iottico e sociale con cui hanno assolto la loro umana mis.rione di be11e. Chiamate col dolce nome di sorelle esse andarono di letto in letto, di casolare in casolare, quasi ieratiche figure di bette, quasi irreali creature d'amore. La loro opera può e.rsere degnamente sintetizzata in quello che il Duce .ha scritto nella « Vita di Anzaldo )•: •<Egli fu bu.ono z1 che non sig11ifica debole, perchè la bontà è sempre accompagnata dalla più grande forza d'arzimo, dal più ferreo adempimento del proprio dove1·e; il buono n()ln si domanda mai ~·e valga la pena; egii trova che vale semp·re la pena. Socco>rrere una miseria anche se immeritevole, asciugare una lagrima anche se impura, dare una spe·ranza alla tristezza, una consolazione alla morte, tutto ciò significa non considerarsi estranri all'umanità, ma partecipi carne e sangue di essa ». Questo è il programma ideale che deve guidare sempre fopera luminosa, altruistica e squisitamente sociale della Infermiera del Littorio.

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LAVORI ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA NEGLI STABILIMENTI SANiTARI MILITARI DEL REGNO DURANTE IL 19 38 Dott.

A LFREDO CORSI.

tenente colonntllo medico

Le operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il . 1938 sono riunite nella « Tabella A ))' che segue. secondo la sede anatomica, la natura dell'intervento e l'esito~ nella « Tabella B >> secondo gli stabilimenti sanitari. · Nelle «Tabelle », in un gruppo affatto distinto, sono riuniti gl'interventi di minore rilievo, dei quali si è avuta notizia, in tutto 9·741 (9.657 r. el 1937, I r. 784 nel 1936), eseguiti in numero maggiore negli ospedali di Napoli (1.363) e di Roma (917), quindi in quelli di Bologna (598), di Torino (464), di Milano (441) e di Messina (402). Più frequenti furono le incisioni di raccolte purulente superficiali (2.578), le riduzioni incruente di fratture (1.383) e gli apparecchi gessati (1.318), quindi le suture di ferite cutanee (943), le punture evacuative (698), le ablazioni di piccole neoformazioni e di cisti superficiali (588) e le estrazioni semplici di corpi estranei congiuntivali o corneali (548). Le operazioni chirurgiche di maggiore Importanza, elencate nella « Tabella A », furono 9·938 (7.623 nel 1937, 6.5n nel 1936), eseguite in maggior numero negli ospedali di Torino (1.119), di Roma (1.075) e di Milano (945), quindi in quelli di Caserta (556), di Bologna (520), di Firenze (479), di Napoli (454) e di Udine (404). Gl'interventi più numerosi caddero sull'addome, 5.902 (59,4 ry., del totale), dei quali 4.200 sulla parete anteriore, 1.659 sulla cavità addominale e organi intraperitoneali, 43 sulla parete latero-posteriore e organi retropcritoneali: nel 1937 furono 3.885 e, rispettivamente per i tre gruppi, 2.038, I. 799 e 48. L'aumento, quindi, che sì verificò nel 1938, riguarda soltanto il primo gruppo d'interventi, quelli per infermità o lesioni della parete anteriore, consistenti per la massima parte nell e ernie. Infatti, le ernie operate furono complessivamente 4-1'27: soltanto 2.004nel 1937, 1.566 nel r936, r.o83 nel 1935, 1.279 nel 1934, 1.294 nel 1933> 1.408 nel 1932, 1.265 nel 1931, 1.339 nel 1930.


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Col R. decreto del (, marzo 1937-XV, n. 303, fu modificato l'art. 83 dell'elenco delle imperfezioni e delle infermità nel senso, che, mentre prima tutte le ernie viscerali, di ogni specie e grado, unilaterali o bila.terali, erano causa di riforma, ora l'ernia inguinale bilaterale, l'ernia inguinale unilaterale non riducibile e non contenibile e tutte le altre forme di ernie viscerali non riducibili e non contenibili con opportuni apparecchi continuano a essere causa di riforma, ma l'ernia crurale e l'ernia epigastrica e tutte le altre specie dii ernie, fuorchè quelle allo stato di punta, sono considerate soltanto condizioni fi-s-iche di limitata idoneità al servizio militare e quelle allo stato di punta sono ritenute compatibili col servizio incondizionato. In base a queste nuove disposizioni e con la chiamata alle armi, nel I938, dei giovani giudicati Limitatamente idonei in modo permanente al servizio militare, in buona parte affetti da ernia, non pochi chiesero e ottennero di essere liberati da questa imperfezione fisica e in seguito anche i timidi e gl'indecisi, incoraggiati dai risultati da quelli conseguit~, si sottoposero volontariamente all'operazione. Così, con la sola minima spesa os.pedaliera, più di quattromila giovani passarono dai servizi sedentari a quello attivo dei reparti e acquistarono la piena efficienza fisica anche per le neces-sità della vita borghese. Delle ernie operate : 3·995 erano inguinali o inguino-scrotali (96,8 %), delle quali 2.262 a destra, 1.617 a sinistra e n6 bilaterali - u7 con varicocele, delle quali I a destra e u6 a sinistra (in tre casi vi era ernia anche a destra) - 40 con idrocele, delle quali 24 a destra e I6 a sinistra - 19 con cisti del fun icolo, delle quali 13 a destra e 6 a sinistra - 75 con ectopia del testicolo, delle quali 4I a destra, 32 a sinistra e 2 in tutti e due i lati - 1 con ernia crurale nello stesso lato, a sinistra- 84 recidive, delle quali 54 a destra (compresa una strozzata, una con cisti del funicolo e due con ernia anche a sinistra) e 30 a sinistra - 5, a destra, con l'appendice per contenuto erniario - 34 strozzate, delle quali I9 a destra (compresa una recidiva) e 15 a sinistra (compresa una con ernia anche all'altro lato); 62 della iinea alba (1,5 %), delle quali I doppia e I recidiva; 57 crurali (1,4 ~·), delle quali 44 a destra e 13 a sinistra - I recidiva, a destra - I con ernia inguinale allo stesso lato, a sinistra - 3. strozzate, a destra; I~ ombelicali (0,3 %). Monrono per complicazioni sopraggiunte 16 (0,39 % operati di ernia nel 1937 morirono 0,20 %, nel I936 0,32 <,)?>): di ess.i I5 er<~no affetti da ernia inguinale (due con varicocele) e I da ernia inguinale strozzata. , Deg~ 'i~~erventi nella cavità addominale 1.546 riguardano l'appendice, cost suddtvt~I: I 7 aperture di ascesso appendicolare, con 2 decessi (II, 76 %), 301 ap~ndicectomie per appendicite acuta, con 2I decessi (6,98 "){, ), 1.228 per appendicite subacuta, recidivante o cronica, con 6 decessi (0,49 %) : la m or-


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talità complessiva di tutti questi interventi fu di 1,88 %. Negli anm precedenti gl'interventi per l'appendice furono: nel 1937 1.659 con 24 decessi (1,45 %); nel 1936 1.416 con 29 decessi (2,05 %); nel 1935 1.101 con 31 decessi (2,82 •J(. ); nel 1934 904 con r3 decessi ( 1,44 %) ; nel 1933 991 con 17 decessi (1,72 %); nel 1932 822 con 15 decessi ( 1,82 %); nel 1931 6o2 con IO decessi (1,66 %); nel 1930 4I5 con 9 decessi (2,17 %).

Per ulcere, lesioni traumatiche e altre affezioni morbose del tubo digerente addc·mina/e e annessi gl"interventi furono IT3, .:on 2j decessi (23,89 %), raggiungendosi in questo gruppo, come negli anni precedenti, la più alta mortalità. Tra essi si segnalano 6 epatotomie per ascesso o cisti da echinococco, con I esito letale {II nel 1937 cor. I esito letale, 6 nel 1936, 3 nel 1935, 5 nel 1934, 2 nel 1933, 3 nel 1932 con I decesso, 2 nel 1931, 3 nel 1930). Nel terzo gruppo degl'interventi sull'addome sono comprese 39 lombotomie, delle quali I 7 per nefrectomia, con 3 decessi, 5 per nefrotomia, con 2 decessi, 6 per pielotomia, con I decesso, 3 per nefropcssia, 6 per svotamento di raccolta ematica o purulenta perirenale. I per asportazione di schegge calcaree di membrana di cisti da echinococco, 1 a scopo esplorativo, per voluminoso tumore maligno, a esito letale. A Ile operazioni sull ':tddome seguono, in ordine di freq uenza, quelle sul bacino, che raggiungono il numero di 2.084 (21,0 % del totale), delle quali: I 25 riguardano lo scheletro c le parti molli; 15 l'uretere pel vico, la vescica urinaria e la prostata; 813 il retto e il perineo posteriore, con 547 escissioni e cauterizzazioni di noduli emorroidali e 177 spaccamenti, escissi01zi, termocauterizzazioni di fistole anali; 1.131 il perineo anteriore, l'uretra e i genitali, con 452 flebectomie per uaricocele (44 7 a sinistra e 5 a destra), delle quali quattro con eversione della vaginale per idrocele, oltre a 2 resezioni dello scroto e a II legature del plesso vetJOJO anteriore con sospensio?Je del testicolo ugualmente per varicocele, del lato sinistro ; 341 circoncisioni; I84 eversioni della vaginalc per idrocele (102 a destra, 77 a sinistra, 5 a tutti e due i lati), delle quali tre con resezione dello scroto c quattro con fl ebectomia per varicocele, oltre a 6 resezioni della vagina/e ugualmente per idrocele (3 a destra e 3 a sinistra). In questo gruppc di operazioni figurano 2 decessi, uno per flemmone alla regione peno- scrotale e uno per pachimeningite amicrobica da trauma riportato qualche mese prima (esame necroscopico) in operato di varicocele, già guarito dell'intervento subito.


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Gl'interventi sulla testa furono 909 (9,1 % del totale) e, distintamente, mi cranio 229, dei quali 26 riguardanti le parti molli e 203 il cranio osseo e suo contenuto, sulla faccia 68o, dei quali 37 riguardanti le parti molli, 22 le ossa mascellari, 184 la cavità orbitale, il globo oculare e annessi, 20 l'orecchio, 177 il naso, le cavità annesse c il rino-faringe, 233 la lingua, il cavo orale e l'orofaringe, 7 le glandole salivari. Per il cranio si segnalano 177 interventi per mastoidite \89 a destra e 88 a sinistra) e propriamente 163 mastoidotomie, con 6 decessi (3,68 'J{, ), e 14 operazioni radicali, con 1 decesso (7,14 %) : mortalità complessiva 3,95 %. Per la stessa infermità si ebbero : nel 1937 174 interventi con 5 decessi (2,87 'X, ); nel 1936 218 interventi con 6 decessi (2,75 '·'{, ); nel 1935 256 interventi con I 4 decessi (5,47 % ); nel 1934 155 interventi con 13 decessi (8,39 %) ; nel 1933 149 interventi con 4 decessi (2,68 %); nel 1932 170 interventi con 5 decessi (2,94 'X> ); nel 1931 142 interventi con 2 decessi (1,41 %); nel 1930 148 interventi con 4 decessi (2,70 %). Furono inoltre eseguite: 6 cranioresezioni, delle quali cinque per frattura (una con allacciatura della meningea media) e una per asportazione di meningioma angiectasico con vaste emorragie nella regione rolandica di sinistra, a ~sito letale; 10 cra-niotomie, delle quali otto per ascesso cerebrale, con r decesso, una per trombosi del seno laterale, una per lesione dell'encefalo da f. a. f., seguita da morte ; 8 scheggectomie e regolarizzazioni di focolai dt' frattura, delle quali una con allacciatura della meningea media, a esito letale. Tra gl'interventi sulla faccia S·Ì segnalano, per il numero relativamente più alto, 69 asportazioni di pterigio, 74 settotomie sottomucose, 51 turhinotomie, 214 spezzettamenti tonsillari e tonsillotomie. Importante un caso di sarcoma del mascellare superiore di sinistra con distruziÒnc completa dell 'osso e con invasione della base cranica, nel quale però l'intervento si limitò alla sola incisione esplorativa: esito letale. Le operazioni ~.ugli arti raggiunsero il numero di 726 (7,3 o.:, del totale): Je piiù numerose furono le incisioni di ascessi profondi o flemmoni (95), le safenectomie (75), le osteotomie, ra.rchiamenti e sequestrectomie per osteomif'!ite (49), con 2 decessi, le asportazioni t·adicali di unghie incamate (46), le enucleazioni di glandole inguino -crurali (29), le asportazioni di igromi e di borsiti (22), le estirpazioni di gangli (2r), oltre diversi interventi per lesioni traumatiche. Su 9 artrotomie per piartro si ebbe I decesso; un altro caso di morte figura tra le disarticolazioni di dita e falangi delle mani , ma avvenne per osteite vertebrale con paraplegia; un altro tra le disarticolazioni dell'anca per esiti di f. a. f. (completa distruzione del collo femorale, usura della cavità acetabolica e osteomielite della squama dell 'ileo). 2

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Ciornnle di medicina militnrl'.


18 Gl'interventi sul collo, laringe e trachea furono 173 (1,7 % del totale), tra i quali 41 incisioni di favi, ascessi profo11d'i e flemmoni, 37 frenico-exeresi, 33 asportazioni di gozzi cistici o parenchimatosi. Morì un operato di tracheotomia, per cachessia neoplas-tica, essendo affetto da carcinoma diffuso del faringe con stenosi laringea. Seguono le operazioni sul torace, in numero di I43 (1>4 ·~~ dd totale), delle quali 47 riguaràanti le parti molli e la glandola mammaria e 9C la gabbia tor.acica e il suo contenuto. Tra le prime figura I decesso, per grosso favo ai dorso: tra le seconde si segnalano 68 resezÌ01lÌ costali, delle quali 56 per empiemi, piopneumotoraci e seni fistolosi, con 6 decessi, 6 per ascessi polmonari> con I decesso, 3 per osteo.mieliti e carie, r per angioma polmonare, I per ascesso subfrenico, I per ascesso epatico di natura amebica; 6 toracoplastiche con regzio11e costale per tubercolosi polmonare filbro-caseosa cavitaria; I toracotomia e piombaggio per cisti da echinococco polmonare; I toracotomia per ferita penetrante, a esito letale; 10 pleurotomie, delle quali 6 per empiema, con I decesso, e 4 per ascesso o cangrena polmonare, con I decesso; 2 incisioni transpleurodiaframmatiche di ascessi subfrenici. Complessivamente l'echinococco figura come causa d'intervento I volta per localizzazione polmonare, I per localizzazione renal e e 6 per localizzazione epatica (nel 1937, 7 per localizzazione polmonare e 11 per localizzazione epati-ca; nel I936, ripettivamente 10 e 6; nel1935• 3 e 5; nel 1934, 6 e 7; nel 1933, 3 e 2; nel 1932, 4 e 3; nel 1931, 3 e 2; nel I930, I e .3); l'ameba

3 volte per localizzazione epatica, tenendo conto di due epatocentesi con iniezioni nell'asc~sso di soluzione di emetina, comprese negl'interventi di minore rilievo (5 nel 1937, 3 nel 1936). Sulla colonna vertebrale s'intervenne .con la rcsczione delle apofisi spino~e della seconda e della terza vertebra lombare per asportare un frammento di ago. Facendo cenno d ei vari gruppi d'interventi, sono stati a volta a volta i!ldicatJ gli esiti infausti, in tutto IIO (I,II '){, - I,Io % nel 1937, 1,74 % nel 1936), dovuti in grandissima parte alla gravità delle lesioni, pochissimi a com pJ icazi oni post-operatorie. Si riassumono le segnalazioni più importanti fatte d:1i chirurghi capireparto nelle relazioni, c:on le quali hanno accompagnato gli elend1i dcgii interventi. OsPEDALE DI ToRINO.

l reparto di chiru.rgicr: maggiore Tarquini - Segnala il caso di un seminoma a carico delle ghiandole lombo-aortit:he, a testicoli integri, sviluppatosi forse da qualche elemento aberrante. - N egli interven ti per rene mobile ha ottimi risultati con la riduzione ddla lo~gia renale m ediante la sutura della fascia rcnale e con la fissazione dei punti ai muscoli.


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Il reparto di ciJirurgia: capitano Mazzoli. -

Tre casi di tumori maligni: un carcinoma diffuso dei faringe con stenosi laringca, in ufficiale di 45 anni, operato di tracheotomia e deceduto dopo tre giorni per cachessia neoplastica ; un linfoblastoma maligno con proliferazione blastomatosa delle cellule reticolo-endotektli, trovato inoperablle alla laparatomia, in sottufficiale di 24 anni; un carcinoma gelatinoso del sigma colico con metastasi alla sierosa peritoneale, in soldato di 22 anni, ricoverato con sindrome di appendicite acuta e deceduto per peritonite generalizzata. Reparto otorinolaringoiatrico: maggiore Carbone. - Segnala, tra gli altrt, un caso di trombosi della giugulare, in un soldato rL<:overato con diagnosi di sospetta febbre tifoidea (negativi gli esami culturali e la siero-diagnosi, anche per la febbre ondulante: essendo il p. otorroico da quakhe tempo, .,.i esegue l'esame clinico e radiologioo delle mastoidi, ma con esito negativo: alla comparsa del dolore alla regione laterale dei collo, a destra, si sospetta la trombosi e all'intervento di mastuidectomia s1 riscontra una mastoide eburnea e sana, a eccezione di un punto, in alto, in vicinanza del seno, dov'è un piccolo sequestro, sotto il quale il seno appare giallo, quasi floscio e, inciso, si trova occupato da un trombe grigio purulento). OsPED:\LE DI GENOVA.

Reparto di chirurgia: te1z. colon1zello l mperiale. -

In un soldato, che aveva riportato stritolamento della gamba destra da vettura trarnviaria, si esegul l'amputazione al terzo inferiore ùdla coscia a meno di due ore dali 'incidente, ma, essendo sopravvenuta rapidissimamente una cangrena m assiva della coscia, si dovette eseguire in secondo tempo la disarticolazione dell'anca: causa probabile della cangrena l'applicazione di una cinghia da pantaloni alla radice dell 'arto per frenare l'emorragia. Reparto otorinolaringoiatrico: ten. colonnello Martinì. - Nelle otiti medie acute usa largamente, con ottimo risultato, la paracentesi timpanica, seguita da terrnoterapia, quasi permanente, con la lampada di Briinning, accurata detersione con garza sterile asciutta e medicazione con sierovaccini , talvolta con alcool a 90°. Segnala un voluminosissirno polipo antrocoanale sm., operato per le vie naturali con ottimo esito. OsPEDALE DI MILANO.

Segnala un caso di lacerazione del muscolo retto addominale di destra, che simulava per la sintomatologia un 'appendicite acuta. Reparto otoriuolaringoiatrico: 1° capitano Comes. - Ritiene opportuno e necessario, che i medici dei corpi inviino in ospedale per l'atto ope-rativo i portatori di tonsilliti croniche con alterazione dello stato geneI al e, febbricola, risentimento renale.

Reparto di chirurgia: maggiore Calcagni. -


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20 Ost>E.DALE m

VERONA.

Reparto oculistico: 1" capitano Sciortino. - · Segnala il caso di una terita penetrante da piumino di tiro a segno, che era tutto endobulbare e sporgeva posteriormente con l 'estremo metallico. - Asporta i corpi estranei corneali alla lampada a fessura, che, consentendo l'esatta valutazione della loro posizione rispetto ai vari strati della cornea, è sicura e precisa guida dell'ago e permette, in caso di schegge di ferro, di allontanare anche i depositi rugginosj parenchimali. OsPEDALE DI BoLZANO.

Reparto di chirurgia: capitano Caputo. - Fa cenno di due complicazioni post-operatorie: infarto emorragico polmonare post-ernia, risoltosi in breve spontaneamente, senza alcun trattamento speciale, e reumatismo muscolare acuto post-ernia, guarito rapidamente con l'uso del « diartril )) per via endovenosa. - Ha trattato le distorsioni e le fratture articolari col metodo Leriche, con risultati superiori a qualsiasi altro trattamento, ottenendo, con due o tre iniezioni dì novocaina, scomparsa del dolore, rapida ripresa dei movimenti, notevole diminuzione del periodo di degenza. lNFERMERIA PRESIDIARIA DI TRENTO.

Reparto di chirurgia: tenente Bresadola. - Nelle appendicectomie ha eseguito il taglio cutaneo, quando è stato possibile, secondo il metodo Jayle (incisione sopra pubica intrapilare unilaterale destra) per determinare una cicatrice dissimulata. - Nell'intervento per una sindrome occlusiva trovò il diverticolo di Meckel cangrenoso, pieno di pus, strozzante un'ansa dell'ileo: eseguì l'appendicectomia e la diverticolectomia, con esito in guarigione. OsPEDALE DI

UmNE.

Reparto di chirurgia: maggzore Gm·bagni. -

Un militare affetto da !>:trcoma a mieloplassi del ginocchio fu operato di amputazione al terzo superiore:- della coscia e dimesso guarito ; un altro affetto da tumore del palato fu operato di enucleazione e ugualmente dimesso guarito; un terzo affetto da condrosarcoma all'indice sinistro fu riformato, dopo eseguito l'esame biopsico. OsPEDALE DI GoRIZIA.

Reparto di chirurgia: maggiore Lista. - Ha trattato le distorsioni con infiltrazione dei tessuti periarticolari di sc\uzione di novocaina all ' I "{, (me-

l


21

todo Leriche), ottenendo ottimo applicazioni.

ripristino

o tre

OsPEDALE DI TRIESTE.

Reparto di chirurgia: ten. colonnello Adinolfi. - Segnala: un caso di endocardite settica, letale, insorta in quinta giornata in operato per periviscerite (presentava una sindrome addominale acuta: all 'apertura del peritoneo si riscontrò un convoluto di anse intestinali, avvolte completamete da membrane organizzate e fortemente vascolarizzate, che risalivano i l Ì alto fino alla faccia inferiore del fegato, impedendo l 'esplorazione dell'addome destro: desistendo dalla lisi, si applicò un tubo di drenaggio nel Douglas e si suturò la parete a strati); un caso di embolia polmonare in seguito ad appendicectomia, verificatasi in sesta giornata, in pieno benessere (l'autopsia mise in evidenza un grosso coagulo ematico, che occupava tutto il lume dell'arteria polmonare); un caso di cisti da echinococco della piccola ala del fegato (aperto il peritoneo e disimpegnato il globo cistico dal grande amento aderente, si a'Spirarono con la siringa a doppia corrente cc. 300 di liquido cistico e si iniettò uguale quantità di formolo all '1 °1.>, che fu riaspirato dopo cinque minuti; si asportò la membrana cistica al completo, si formalizzò anche la cavità della percisti, che fu svotata, suturata e fissata alla parete anteriore dell'addome, quindi si suturò la parete addominale a strati: guarigione per prima). - Nelle appendiciti acute complicate con peritonite ebbe ottimi risultati con l'irrorazione, previa asportazione dell'organo, della cavità peritoneéÙ-c con siero antiperitonitico e l'iniezione endomuscolare e, nei casi gravi, endovenosa dello stesso siero nel medesimo giorno dell'intervento e nei giorni successtvJ. Nelle distorsioni ottenne cessazione dei dolori e miglioramento dei movimenti e della deambulazrione con l'infiltrazione di novocaina dei tessuti periarticolari alla L-eriche. - Fa noti i grandi pregi degli strumenti costruiti in acciaio inossidabile (metallo antiruggine). Reparto oculistico: 1° capitano Zingale. - Eseguì il metodo di Sa farWeve per distacco di retina, ma non ottenne il risultato sperato, forse perchè il distacco era troppo vasto. Reparto otorinolaringoiatrico: capitano Curiale. - Nelle ipertrofie tonsillari ha sperimentato con ottimi risultati nei giovani militari il metodo di Sluder - Bellanger, comigliato come metodo di scelta per 1 bambini. - Per gli ascessi peritonsillari ha di recente adottato il trattamento dell'infiltrazione di novocaina all'I % della zona perinfiammatoria e d ell'inie~ zione di bismuto per via endomuscolare ai glutei, riuscendo così ad arrestare e a fare regredire il processo morbow e ottenendo la guarigione in pochi giorni (3- 5 al ma'Ssimo), senza incisione (ad eccezione, s'intende, degli ascessi arrivati nel reparto nella fase di completa maturazione).


22

Osvr.uALE . m Bot.oGN A.

Reparto di chiru1·gia : maggiore Soleri. - Segnala: un caso di ernia 1ng uino-scrotale, che all'esame clinico era stata diagnosticata a contt.:nuto omcnta\c, aderente, per la irriducibilità e per la sensazione di noduletti di tessuto g1assoso, e che invece conteneva, aderenti completamente a l sacco, il cieco e l 'appendice, la guale era notevolmente aumentata di vol ume, a p3reti ispcssite e assai vascolari zzate~ dalla forma di corona di rosario (il p. non aveva mai accusato disturbi nelb sfera addomino-intestinale); un caso di appendicite flemmonosa cangrenata e perforata in punta, nel quale in quinta giornata dall'intervento, ad addome lasciato aperto per pcritonite in atto, si manifestò nccrosi in due ampie zone della parete anteriore del cieco, con conseguente formazione di due fi stole stercoracee; un caso di fl emmone urinoso dello scroto, del volume di una testa di bambino, con inizio di neerosi in alcune zone e distruzione d i buon tratto di uretra, che richiede in secondo tempo un intervento plastico, ben riuscito ; un caso di frattura della base cranica limitata al tegmen tympani di sinistra, interessante dal la to fisiopatologico per la fuoruscita dal condotto uditivo di una enorme <iuantità di liguido cefalico (nei primi tre giorni raggiunse ben 750 centimetri cubici ogni 24 ore e si arrestò ~ pontaneam ente e di .colpo in guarta giornata). Repm·to oculistico: ten. colonnello Giallombardo. - In due casi di pterigio, invece di pratjcare il comune processo di escissione della testa e in parte del corpo, intervento che non di rado dà luogo a recidiva, ha invece, dopo dissecata la estrem ità corneale, eseguito la sutura della testa e in parte del corpo nel settore inferiore della congiuntiva bulbare con piccola plastica per scorrim-::nto, orientando in tal modo i vasi, che percorrono lo pterigio, verso la parte opposta. O sPEDALE DI P ADO VA.

Reparto di chirurgia : capitano Mirabella . - Rende noto: un caso di ernia Énguinale strozzata, nel cui sacco ~ i trovò un enorme pezzo di epiploon cangrenato e un 'ansa del tenue, che dopo lo sbrigliamento riacquistò

il colorito e l'aspetto normale; un caso di grosso papilloma vescicaie bilob:lto impiantato con largo peduncolo sulla parete postero-latCiale, a circa un centimetro dallo sbocco urcterale di sinistra, asportato per via cruenta, previa epicistotomia, non essendo riuscita possibile l'asportazio ne con l'elettrocoagulazione; un caso di seminoma maligno in testicolo ectopico. - N elle compliGmze polmonari ha dato ottimi risultati la cc transpulmina »e nei flemmoni , favi, ecc., il << prontosi l >> . O sPEDA LE m

FIRENZE.

l?.eparto di chirurgia : le n. colonnello Magliulo. - (( Per quanto riguarda in ge nerale la parte tecnica di tutti gli atti operativi, particolare attenz ione

'


23 (- stata rivolta alla preparazione dell'operando e all'assi~tenza all'operato per diminuire :i rischi immediati e le conseguenze dell'intervento. In linea di massima gli operandi, dopo rigorosi esami di laboratorio, per accertare la integrità funzionale degli organi principali dell'economia fisica, sono stati sottoposti a riposo assoluto e a dieta idrica nei due giorni precedenti all 'operazione. S'è fatto minore uso di purganti e maggiore uso di clisteri evacuativi, specie, s'intende, negli appendicitici operati a freddo. « Per l'anestesia, trattandosi in massima parte d 'interventi sull 'addome, bacino, organi pelvici, perineo, arti inferiori, si è fatto largo uso della ane~tesia lombare, adoperando, come per gli anni precedenti, una soluzione di tutocaina al 2 %, associata a I cm. 3 di soluzione di adrenalina al millesimo, unita alla prima al momento dell'uso, l'una e l'altra dell'Istituto chimico farmaceutico militare. I risultati sono stati eccellenti non solo dal punto di vista pratico, per la semplicità dell'anestesia e per la riduzione del personale medico, ma anche per la efficacia e la durata dell'anestesia, che permette dì praticare operazioni sull'addome fino a due ore e più dalla puntura lombare. Si sono avuti pochi casi dì lieve collasso di minima importanza, passeggeri, che attualmente vengono evitati, praticando 15 minuti prima della rachianestesia una iniezione di caffeina e di efedrina. Si è avuto un solo caso di paresi lievissima del retto esterno dell'occhio destro, ch e è durata 7 giorni. << La raçhianestesia con stovaina non ha corr1sposto come la tutocaina, provocando !acilmente collasso durante l'atto operativo, nonostante gli accorgimenti di tecnica e le iniezioni di caffeina e di efedrina. " Dopo la rachianestesia è stata usata, specie nei grandi interventi sul· l 'addome superiore, l'anestesia locale con novocaina al o,so % e all'r %. Per i piccoli interventi, oltre al cloruro di etile per i casi settlci, è stata usata in larga scala la stessa anestesia locale negli atti operativi asettici. (( In pochi casi è stata usata la narcosi generale con etere, facendo uso della maschera di Ombredanne. Nessuna narcosi generale con cloroformio. << L'assistenza post-operativa è stata eseguita, rivolgendo attenzione ai disturbi di ordine biochimico con,.;ecutivi all'atto operativo, modificando lo stato di choc e neutralizzando l'acidosi con soluzioni saline isotoniche e ipertoniche specie nelle affezioni dell'addome e in modo particolare nell'addome acuto. « Nelle forme appendicolari cangrenose si è fatto uso di siero anticangrenoso con buoni risultati ». Reparto otorinolaringoiatrico: / capita110 Troina. - Segnala, quale curiosità clinica, per l'eccezionale rarità in Toscana, un caso di mignatta sulla volta del rinofaringe, in soggetto a lungo ricoverato in altri reparti wme sospetto di tubercolosi polmonare per ripetute e frequenti emottisi. 0


~4

OsPEDALE m

LIVoRNO.

Reparto di chirurgia : maggiore Righi. - Rende noto un caso di rene idropiondrotico per idronefrosi determinata da vaso anomalo (ramo della vena emulgente), che con un'ansa circondava e strozzava il colletto della pelvi: non è un caso raro, ma neppure frequente, di questi vasi anomali (arterie e vene soprannumerarie), che con il loro decorso ostacolano la cana~ lizzazione della pelvi o del! 'uretere. OsPEDALE m

R oMA.

I reparto di chirurgia: maggiore Giacobbe. - « Circa l'anestesia, allor~ chè è stato possibile, siamo ricorsi di p referenza a quella loc~regionale nov~ cainica, preceduta, una mczz 'ora prima deWintervento, da iniezione sotto~ cutanea di eroina e sparteina. Abbiamo usato con soddisfazione la soluzione di novocaina al 0,50-1 % (senza adrenalina) recentemente preparata dalla locale farmacia dell 'ospedale. Per in terventi di maggiore durata (stomaco, ad esempio) l'anestesia locale è stata preceduta da iniezione sottocutanea di « dilaudid- scopolamina » e « digalèn ». <c Frequentemente siamo ricorsi alla rachianestesia (con stovaina preparata dall'Istituto chimico farmaceutico militare) preceduta da iniezione di caf~ feina~stJricn ina o di efedrina. Abbiamo dovuto lamentare, solo raramente però, lievi disturbi (vomito, cefalea), che tuttavia non hanno destato preoccupazioni di sorta. « Allorchè abbiamo dovuto praticare l'anest.-:sia generale, siamo ricorsi esclusivamente a q uella eterea, avendo l'accortezza di somministrare agli operati, subito dopo la narcosi, una opportuna dose di ossigeno per malazione; e ciò allo scopo di prevenire o attenuare eventuali complicazioni polmonari post-operatorie. « Per le suture ossee (fratture di rotula, clavicola, ecc.) per ottenere una sicura coattazione dei frammenti abbiamo dato la preferenza al filo metallico, che è stato quasi costantemente rimosso tempestivamente per evitare le note sequeie, delle quali può essere responsabile il materiale metallico di protesi (osteoporosi, ecc.). « Nella cura delle fratture solo eccezionalmente siamo ricorsi al trattamento cruento, di ~uì sono ben noti i pericoll. Costantemente invece, e con vera soddisfazione, abbiamo usato nelle fratture del femore e frequentemente in quelle delle ossa della gamba la trazione direttamente applicata allo scheletro (filo di Kirschner), istituendo nel contempo una conveniente controtrazione. Siamo riusciti in tal modo a ottenere nella maggior parte dei casi la riduzione anche di fratture con notevole dislocamento dei fram~ menti, la cui contenzione, con l'applicazione di stecche gessate e col mantenimento della trazione permanente, è stata agevolmente garantita.


25 «Nelle fratture dcll'omero abbiamo dato la preferenza all'applicazione dell' « aeroplano >> con stecche metalliche di Cramer. « Nelle ferite-fratture ci siamo logicamente preoccupati di un congruo e tempestivo trattamento delle due les.ioni (ferita e frattura). « Frequentemente nelle riduzioni delle fratture sottocutanee siamo ricorsi con vantaggio all'anestesia locale novocainica. « Nel trattamento delle numerose lesioni traumatiche, com'è ovvio, il concorso del gabinetto radiologico ci è s tato veramente di ausilio prezioso e ha confermato la grande e indispensabile importanza di un'armonica collaborazione. « Nelle fratture della base cranica la puntura lombare è stata praticata di norma; contro l'ipertensione sono state constantemente usate iniezioni ipertonicbe per venam di glucosio o di cloruro di sodio; a scopo profilattico, per prevenire la meningite purulenta post-traumatica, siamo ricors.i alle inie·zioni endovenose di urotropina )l . Oltre le lesioni traumatiche, segnala un caso di ascessi multipli amebico-batterici (numerosissimi, grandi quanto un grano di miglio, diffusi) del fegato ad evoluzione rapida e a sintomatologia dolorosa assai spiccata, traducentesi obiettivamente nel quadro clinico dell'addome acuto (dolore epigastrico, difesa muscolare delle pareti addominali). L'intervento è stato quasi esclusivamente esplorativo, perchè non si è sentito autorizzato a fare altro, che isolare la cavità peritoneale tutt'attorno al fegato con lunghette di garza (esito infausto). Segnala inoltre il caso di una voluminosa cisti da echinococco del fegato, il cui contenuto liquido raggiungeva quattro litri e mezzo, e di un 'altra, immediatamente al disotto, di minore proporzione (mezzo litro di liquido), con spiccatissima eosinofilia (32 %). Tutte e due sono state completamente asportate ed è stato praticato il capitonnage alla Delbet: rapida guarigione. « Per l'appendicite non insisteremo mai abbastanza sulla necessità di considerarla come una malattia chirurgica e di non atte ndere quindi, con sorpassata mentalità astensionistica, che si manifestino i segni della peritonite (che sono di solito i segni della pcritonite in fase terminale) per chiamare d ' urgenza il chirurgo l>. Il reparto di chirurgia: maggiore Guido. - « Un caso assai interessante e degno di essere segnalato è rappresentato da· una esostosi post-traumatica del corpo della sesta vertebra dorsale, non messa in evidenza dalle radiografie. La diagnosi clinica e radiologica (a mezzo di lipiodol iniettato nella cisterna magna) era stata di compressione completa del midollo spinale, come da tumore. Con la laminectomia col metodo di Alessandri e l'asportazione dell'esostosi si ebbe regressione della sindrome di compressione ·e guarigione completa. c< Altro caso interessante (ad esito letale) è quello di una occlusione intestinale da diverticolite di Meckel. Il diverticolo, assai lungo ed esile, era


andato a fi~sarsi sulla parete destra del bacino, strozzando parzialmente sotto una briglia aderenzialc un'ansa dell'ileo e provocando il quadro clinico di una sindrome appendicolare acuta. . <<In un altro caso (anch'esso ad esito letale) di occlusione intesti nale si trovò una invaginazione del cieco e dell'appendice nel colon ascendente: l'appendice era cangrenata e prossima a perforarsi, l'ansa invaginata presentava numerose chiazze necrotiche e parecchie perforazioni. « Tra le sei ernie strozzate operate si ricorda quella di un individuo di iO anni, ricoverato per pensione di guerra, al quale durante la notte si era strozzata l'ernia voluminosissima, che portava da moltissimi anni . Fu trovato un enorme saceo contenente circa cinquanta centimetri di ansa intestinale (ileo), flessa a canna di fucile, con un grosso tratto di mesentere assai ispc~sito da pregressi processi di mesenterite (guarigione per prima). Degno di essere segnalato è anche un appendicocele ricoverato con diagnosi di ernia strozzata. « In IO casi di empiema si ebbe buona e rapida guarigione in 8, nei quali l'intervento fu precoce, esito letale in 2, nei quali non si potette interveni re tempestivamente. Non si insisterà, perciò, mai abbastanza sulla necessità d'intervenire precocemente in tale malattia. Nella maggioranza dei casi fu praticata la semplice pleurotomia, seguita da trattamento alla Morelli. << Tra le misure precauzionali va ricordata la iniezione di « stomosina antip1zeumococcica >> durante la stagione invernale per evitare le complicazioni dell'apparato respiratorio ll , SANATORIO D I ANZIO.

Reparto di chirurgia: maggiore PlastÌ1za. - Ha eseguito più frequentemente la frenico-exeresi, per tubercolosi polmonare in soggetti, nei quali il pncumotorace non era eseguibile) o non dava sufficiente garanzia di riuscita per la presenza di numerose aderenze pleuriche; nelle lesioni polmonari ulcerose con t{:ndenza alla fibrosi c con decorso scarsamente evolutivo e nelle forme basali associate al pneumotorace, come coadiuvante e per ottenere una diminuzione dd trauma respiratorio; nelle forme apicali e parailari, se circondate da una zona di parenchima polmonare, che dimostra\·a di conservare un sufficiente grado di elasticità; infine come atto preparatorio alla toracoplastica, sia nella stessa seduta operatoria, che qualche giorno prima. La frenico-excresi fu praticata sempre con il taglio di Félix, un po' più in alto dell'originale, per poter ricercare e asportare l'eventuale frenico accessorio e recidere tutte le anastomosi: l'asportazione di 6- 8 centimetri del nervo si dimostrò sufficiente per ottenere una paralisi completa clefiniti\-a ddl'emidiaframma corrispondente. Nei casi, nei qu:lli era necessario avere una p::~ralisi temporanea dell'emidiaframma fu eseguito il semplice sc hiacciamcnto del nervo frenico. - Altro intt rvento inerente alla


27 specialità fu quello della toracoplastica, eseguita nelle forme di tubercolosi polmonare a tipo escavativo (caverne) e a decorso cronico evolutivo, quando il pneumotorace c la frcnico-cxercsi si mostravano insufficienti. Ne furono eseguite 6: cinque del tipo Monaldi e uno del tipo Mallet- Guy- Desjacques. OsPED.'\LE DI

BARI.

Reparto di chirurgia: muggiore Cassitto. - Segnala un caso di seminoma testicolare. - Nelle algie traumatiche delle articolazioni e nelle frattur-e senza scomposizione dei frammenti continuò ad avere ottimi risultati dall'infiltrazione novocainica dei tessuti circostanti (metodo Leriche). Rep'arto otorinolaringoiatrico: ten. colonnello Donadeo. - Segnala: un caso di otomastoidite di sinistra acuta di Bezold con ascesso profondo del collo, che s'iniziò subdolamente con dolori vaghi alla nuca, senza alcuna sofferenza uditiva o mastoidea, e lieve reazione febbrile, e soltanto dopo circa un mese si manifestò con otorrea profusa e poco dopo con raccolta dietro la mastoide; un caso di esiti di operazione radicale del seno mascellare di sinistra, .:onsistenti in osteomidite c~onica del mascellare superiore e flogosi infiltrativa cronica delle fosse nasali con perforaziOne del setto, di sospetta natura tubercolare. OsPEDALE DI N APOLI.

Reparto di chirurgia: maggiore Squillacioti. - « Ho largamente usato l'anestesia all'evipan sadico, negl'interventi di minore entità e breve durata e qualche volta anche come anestesia basale negl'interventi di lunga durata, continuati con anestesia eterea: non ho mai lamentato alcun incidente e inconveniente, tenendo presente, s'intende, le indicazioni e controindicazioni del metodo. « In casi di ulcere duodenali, molto aderenti o penetranti nel pancreas, ho praticato la resezione escludente secondo Finsterer, cioè una resezione estesa dalle immediate vicinanze dell'ulcera sino al corpo dello stomaco: non ho avuto che a lodarrnene. « Dato il favore, che gode tra i chirurghi americani, ho voluto anch'io eseguire un'operazione alla Yudd per ulcera duodenale, che consiste nell'asportazione di una porzione quadrangolare del duodeno comprendente l'ulcera con sutura trasversale in modo da ampliare il lume duodenale. L'ulcera è recidivata, forse perchè, secondo l'appunto mosso dai chirurghi italiani a tale operazione, essa non abolisce l'antro, che rappresenta la centrale, dalla quale partono gli stimoli fisiologici per la formazione del succo gastrico, e quindi espone alla recidiva. cc D-egno di nota è un caso di gangliectomìa lombare per morbo di Burger, nel quale, seguendo la via paraperitoneale, ho isolato il terzo, quarto e


quinto ganglio del simpatico lombare e li ho asportau ID una col nervo parasacrale. Inoltre, per maggiore sicurezza, avendo scoperto l'arteria iliaca comune, ne ho asportato la tunica avventiziale per un tratto di circa tre centimetri. I dolori violenti e atroci, dai quali il p. era tormentato, sono scomparsi, ma i fatti necrotici del piede persistettero e richiesero l'amputazione. Certo, se la gangliectomia non ha potuto far ricuperare all 'infermo quello che già era perduto, ha per lo meno, col favorire una maggiore irrorazione dell'arto, impedito il progredire del male. « Interessante per la eleganza dell'atto operativo e lo scopo ottenuto è un caso di cinematizzazione di moncone di amputazione di mano, eseguita col metodo del Pellegrini, 1l quale essenzialmente consiste nel creare un tunnel rivestito interamente di cute, che vien fatto passare attraverso un occhiello praticato ad arte nei flessori ed estensori dell'avambraccio, sì che questi, contraendosi, lo sollevano e provocano così l 'apertura o la chiusura della mano protetica speciale applicata. Questo processo di cinematizzazione dei monconi sembra a me il più adatto per i risultati , che ne conseguono ~ia dal lato estetico sia dal lato funzionale. « Un 'artroplastica di gomito alla Putti è stata richiesta da un'anchilosi del gomito per lu~sazione posteriore non ridotta, ottenendo la completa restituzione della funzione. << Nella cura delle fratture degli arti inferiori ho usato largamente la trazione transossea col filo sul letto di Kirchsner, sotto controllo radiologico, ottenendo ottime riduzioni. Ho usato anche il lettino di trazione universale di Ettorre, che ai vantaggi di quello di Kirschner aggiunge quello di poter essere usato anche per l'arto superiore » . OsPEDALE DI CAsERTA.

Reparto di chirurgia: maggiore Massimo. - Segnala: due casi di epitelioma del labbro inferiore, trattati con l'escissione e l'asportazione delle ' glandole linfatiche sottomascellari; un caso di epitelioma del glande) trattato con l'amputazione e svotamento delle regioni inguinali col metodo Yung; un caso di grossa cisti da echinococco della faccia inferiore del fegato, trattato con la formolizzazione e marsupializzazione (per sopraggiunta broncopolmonite si ebbe esito letale circa 40 giorni dopo l'intervento); due casi di epatite necrobiotica colliquativa di origine amebica, trattati e guariti con l'epatocentesi e iniezione nell'ascesso di soluzione di emetina; un caso di diverticolo di Meckcl riscontrato al tavolo operatorio, in individuo che presentava sintomi di appendicite cronica. OsPEDALE m PALERMO .

Reparto di chirurgia: I " capitano Palermo. - Rende noto un caso di ascesso cerebrale con meningite purulenta, ad esito let::llc, in un reduce


29 dalla Spagna, che circa tre mesi prima aveva riportato ferita d'arma da fuoco alla regione parieto-occipitale di destra, con perdita d el tavclato osseo. N ella preparazione dell'operando ha adottato il metodo di svotamento dell"alvo con clistere la ~era prima e il mattino, che presenta il ·vantaggio di non indebolire i poteri di difesa dell 'organismo, mentre assicura una buona pu!Jzia del! 'alvo. OsPEDALE DI CAGLIARI.

R(parto di chirurgia: maggiore Mura. - Segnala alcuni interventi per postumi di ferite d'arma da fuoco in reduci dalla Spagna: cranioresezione per ascesso cerebrale e r itenzione di scheggia di granata nella zona rolandica di sinistra, per lesione riportata quattro mesi prima (pochi giorni avanti il ricovero in ospedale rapida insorgenza di emiplegia controlaterale c frequentissimi accessi di epilessia jacksoniana: guarigione: la toeletta con liquido di Dakin- Carre! diluito si dimostrò sommamente utile); cistotomia soprapubica, asportazione di scheggia metallica e plastica per fistola rettovescicale in un milite ferito da scheggia di granata, la quale, penetrata nel perineo, aveva leso il retto e la vescica, instaurando tra di essi una comunicazione e stabilendo una cloaca (la lesione aveva portato il p. a uno stato settico grave per la cistite inevitabile e per un flemmone urinoso retroperitoneale a sede nello sfondato retto-vescica le: ali 'intervento, scollato il peritonco nelle pieghe del Douglas, fu repertata la scheggia metallica, del volume di un piccolo uovo, parzialmente incrostata di sali fosfatici c :inglobata in una massa purulenta, urinosa c fec-aloide: ricostruzione delle due pareti, vcscicale e rettale, in sfacelo: radicale guarigione anatomica e funzionale); laparatomia esplorativa c svotamento cxtraperitonealc di ascesso rctroperit0neale in un volontario rimpatriato per tumefazione addominale, con periodi saltuari di attacchi dolorosi acuti e febbre alta (all'intervento si rilevò la presenza di una vasta raccolta purulenta per fusione delle glandole lom boaortiche e iliache, in comunicazione con altra raccolta subfasciale dello psoas: ~ua rigion e: anche in questo caso fu vantaggiosa la irrigazione alla Carrel). Ottenne buoni risultati in alcune ulcere tropicali e piaghe torpide da pulce penetrante con l'olio di fegato di merluzzo. Reparto otorinolarÌ1lgoiatrico: maggiore Belle/li. Rende noto un -:aso, ad esito letale, di operazione radicale in un ricoverato per otite puru lenta cronica di sinistra riacu tizzata, senza alcun risentimento mastoideo, che qualche giorno dopo l'ingresso in ospedale aveva incominciato a presenta re convulsioni a tipo jacksoniano : all'intervento furono riscontrate le cellule mastoidee e gran parte della squama del temporale in preda a processo osteomielitico, che non aveva dato alcun segno clinico o radiologico, e fu messa in evidenza una raccolta della fossa cranica media, tra la sostanza c.:ercbrale del lobo temporo-sfenoidale, della grandezza di un uovo di piccione.


jO TABELLA

A.

Elenco qualitativo e numenco degli interventi.

- - - - -- -- -~-

Numero cd cstto ckg li Ìnlcn·cnu SEDE AI'ATO~IICA E J'ATURA DELL 1NTI::RVE:'\TO 1

G.

l M. IT.

( l)

CRANIO

a) PARTI ~il>LLI: Recentazione e rcgo l::trizzazione di f. l. c. l ncisione di ascesso Asporta zione di fistola retroaurico brc Ablazione di neofGrmazionc benigna superficiale Asportazio ne di rumore benigno profondo .

2

2

2

2

_,_- l_

Tota/('

18 l

18

3 l

3

26

•

l 26

-

-- --·-·---

b) CRANIO OSSEO E SUO CONTENUTO: Asportazione di csostosi del ,condotto utliù,·o Scheggectc mia c rcgdarizzazione tli focobio di fratturJ T rapanazionc dell'arca ta orbitaria per fi sto la Craniotomia per lesione dell'encefalo da f. a. f. Craniofomia per trombosi del seno later;tlc Craniotomia per ascesso cerebrale Cranioresczione per frattura Craniorcsczione per frattura c allacciatura della memngca media Cranioresezione per tumore Mastoitlotomia (antroccllulotomia) Operazione radicale (svoramento antro e petro-mastoidco) Totale ToTALE tJEL GRUPPO

T

7

8 l

7

l

l

l

ll s

4

~

l 157

6

163

13 J() .2

14 Il

l 203

~-~' 1229 l

FACCIA

2

a) PARTI MOLLI: Estirpazione di cicatrice e pl:lstica Incisione a scopo esplorativo Incisione di ascesso profondo o flemmone (x) G . = guariti. M. = morti. T. = tot;;~le.

.I O

IO


j i

Segue: TABELL.\ A. - Elenco qualitativo e numenco degli interventi. Numero cd esito tlq:il im<·r,•cnu SEDE ANATOMICA E NATURA OELL' INTERVE1'TO

G. , M.

Asportazione di fistola Estrazione di corpo estraneo Asportazione di neoformazionc benigna superficiale Asportazione di neoformazionc benigna profonda Escissione di tumore del labbro Cheiloplastica .

Totale

T.

4

4 4

4

6

6

2

].

3

3 6

6

36

l

--·- -

l 37

b) OssA MASCELLARI: S<-questrectomia c raschiamento dello zigomatico Asportazione di cisti del mascdbrc superiore Osteotomia e scucchiaiamento del mascellare superiore Asportazione di cisti della mandibola . Scquestrectomia e raschiamento della mandibola Osteosintesi della mandibola

Totale

21

2

2

2

5

5

Il

Il

-

l

1-

I n

:!2

--

--

4

4

Il

Il

9 7

7

9

9

c) CAVITÀ ORBITALE, GLOBO OCULARE E ANNESSI: Recentazione e regolarizzazionc di f. l. c. del sopracciglio Estirpazione di cisti dermoide sopraorbitaria Ablazione di neoformazione benigna palpebrale Sutura paJpebrale Blefaroplastica Operazione per ectropion Operazione per simblefaro Stricturotomia Dacriocistectom ia Escissione di tumore della caruncola lagrimale Asportazione di fistola del sacco lagrimale Sutura congiuntivale I ncisione di sinccchie congiuntivali

.

l l

J

3

Il

l l

2

2

9 2


Segue: TABELLA A . - Ele·nco qualit~tivo e numerrco degli itJterventi. N umero ccl esito dcgla interven ti 1

SEt>E ANATOMICA E NATURA DELL 1N1"E.llVE:-ITO

____.__~-, ~- - M. ~ T.

Pbstica congiuntivale per scorrimento . Ablazione di cisti, papilloma o granuloma co ngiunti,·:~lc .. Asportazione di ptc rig io Tenotomia c :1\'anz:.tmento dei mm. retti per strabismo Sutura sckmle e plastica congiunti,·ale 1 Asportazione di gross:~ scheggia infissa nclb sclcra l ridcctomia Estrazione line:lre semplice di cataratta l.)iscissione di cataratta tr:.tumalic:.t Taglio di Sacrnich per glaucoma . Operazione per Jistacco dclb retin:~ ,, Exenter:nio ,, del bulbo ocubre E nucleazione del bulbo oculare

2

2 IO

7

4 z '

2

4

4

l l

l l

,_ - '- - - - · Totale

d) 0Rt:CClll() . .-\sportnione di neoformazione benigna ùd padiglione .

3

R:~schiamcnro

e ca usticaziont.: di fistola del condono· uditivo . \sportnione di tessuto cic:ttriziale del condotto uditivo . Asportazione di polipo, cisti o g ranulnioni del condotto uditivo

3 2

Totale .

c) NAso, CAVI1".~ \l':-<Ess~::, Rr:-:o-FARI:->GE : Hcsezio nc di cresta o spina d el setto ~lttOtomia sonomu·.::osa . ! )ecorticazione di turbinati Turbinotomia . r\spo rta zione di ncoformazionc benigna dd rino-faringc Etmoidotomi:.t . A pertura ùcl seno frontale Clperazionc r:1d icale del seno frontale

3

i~ l

3

74 6

5l

5l 29

29

2

2

41

4


33

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitatitlo c tJumcrrco degli intcrtlenti. Numero ed esito degli interventi SEDE ANATOMICA 1:: NATURA DELL'INTERVENTO

Apertura del seno mascellare . Asportazione di neoformazione benigna del seno mascellare CJperazione radicale del seno mascellare (svotamento) . Total~

.

l

M.

<J.

T.

2

2

4

4

- ~- -

'77 177 ------ - - --

/) UNGUA, CAVO ORALE, ORQ-PARINGE:

~brigliamento di cordone cicatriziale parte interna guancia destra

Asportazione di ranula . Asportazione di neoformazione benigna Spezzettamento tonsillare e tonsillotomia Asportazione di adenoidi Incisione di ascesso o flemmone faringéo Totale

4

4

214

214

9

9

4

4

233

233

==~=

g) GLANDOLE SALIVARI: Asportazione di calcoli . Asportazione di neoformnione della glandola parotidea

3

3

4

4

Totale

7

7

TOTALE DEL GRUPPO

679

1

68o

~--3

COLLO, LARINGE, TRACHEA Asportazione di cheloide della nuca Sbrigliamento' di f. a. f. al collo Incisione di favo, ascesso profondo o flemmone Apertura, asportazione Ji fistola Asportazione di cisti Asportazione di scheggia dalle parti molli Enucleazione di glandole linfatkhe Asportazione di tumore benigno profondo

3 - Giornak di nlt'dicina militar~ .

r l

l

41

41

IO

IO

16

16

2

2

12

12

12

12


34

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numenco degli interventi. Numero ed esito degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

Asportazione di gozzo cistico o parenchimatoso Allacciatura della tiroidea superiore e di grosst vasi venost per gozzo parenchimatoso Allacciatura della carotide comune Asportazione di tumore benigno della laringe Tracheotomia Frenico-exeresi

33

33

4

4 2.

37

-- -- --. 173

TOTALE DEL GRUPPO

4

COLONNA VERTEBRALE Resezione di apofisi spinose e asportazione di frammento di ago

- - -- --l.

TOTALE DEL GRUPPO .

5

TORACE

a) PARTI MOLLI, GLANDOLA MAMMARIA: Incisione di ascesso profondo o flemmone Spaccamento di grosso favo al dorso . Asporta7.ÌOne di fistola e sbrigliamento di tramite fistoloso Enucle:.1zione di glandol'! linfatichc Estrazione di proiettile o di altro corpo estraneo . Asportazione di neoformazione benigna superficiale Asportazione di lipom:a . Asportazione di fibro-adenoma della mammella Asportazione completa della :nammella

Totale

8

8 l

z l

3

7 3

17

l 7'

4

4

7

_ 4 1__ ~ 46 1 47

r=,~=~~ b) GABBIA 1'0RACICA E SUO CONTENUTO: Escissione di tramite fistoloso da emp•ema Raschiamento e scheggectomia

r

6

6


35

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numertco degli interventi. Numero ed esi t? JcgiJ lll!CJ'\'Cll!i SF.DE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

l G. [ M. T. l Toracotomia per ferita penetrante Sutura della pleura e allacciatura dell'arteria intcrcostale Plcurotomia intercostale per empìem:1 . Pleurotomia imercostale per ascesso o cangrena polmonare . Incisione transpleurodiafrarnmatica di ascesso subfrenico . Toracotomia e piombaggio per cisti da echinococco polmonare r<esezione costale per osteomielite e carie Retczione costale per empicma, piopneumotoracc c seno fistoloso 1\esezionc costale per angioma polmonarc Resezione costale per ascesso polmonare Resezione costale e apertura transpleurodia[rammatica di ascesso subfrenico Resezione costale per ascesso epatico di natura amebica Toracoplastica con resezione costale per tbc. polmonare fibro • caseosa cavitaria

T otale TOTALE DEL GRUPPO

6

[

5

6

3

4

2

2

3

3 56

so

6

5

6

6

6

86

10

g6

IJ2

II

143

- --------

ADDOME

a) PARETE ADDOMINALE A:-ITERIORE,, ERN I E; Estirpazione di cicatrice Incisione di cavità ascessuale . Escissione, scucchiaiamento, sutura di fistola parietale Asportazione di schegge metalliche Asportazione di neoformazio ne benigna superficiale Asportazione di tumore benigno profondo . Muscolorrafia del retto addominale Plastica parictale per laparoccle postopcratorio Sbrigliamcnto dell'anello inguinale per stcnosi postoperatoria Cura radicale di ernra inguinale c inguino-scrotale Cura radicale di ernia inguinale bilntcrale . Cura radicale di ernia ing uinale e varicocele

2

2

IO

IO

2

2

-1

4 6

6

[

34

34

-

2

2

13 36oo II3

3587 TI 3 II2

2

l

[1 4


Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numenco degli i·nterventi. Numero ed csi1o degli intcrvcnli SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

M./ T.

G.

-- Cura radicale di ernia inguinale e idrocele . Cura radicale di ernia inguinale e cisti del funicolo Cura radicale di ernia inguinale e orchipcssia Cura radicale di ernia crurale Cura radicale di ernia ombelicale Cura radicale di ernia della linea alba Cura radicale di doppia ernia della linea alba Cura radicale di ernia inguinale strozzata . Cura radicale di ernia crurale strozzata Cura radicale di idrocele comunicante unilaterale Cura radicale di idrocele comunicante bilaterale .

Totale .

J

---40

19

19

75

-

l

75

54

54

13

13

61

61

33

34

3

3

9

9

2

2

-

- - - -----

b) CAVITÀ AODOMIN ...LE, ORGANI INTRAPEIUTONEALI (n;no DIGERENTE ADDOMINALE Il ANNESSI):

Recentazione e rcgolarizzazione di vasta f. l. c. addominoinguine- crurale Laparatomia esplorati va Laparatomia esplorativa e svotamento extraperitoneale di ascesso retroperitone:1lc . Laparatomia per raccolta purulenta nel piccolo bacino Laparatomia per peritonite acuta diffusa Laparatomia per peritonite tbc. Laparatornia per contusione addominolc Laparatornia per occlusione intcstin:Jle Lapar:~tomia per occlu~ione intestinale, asportazione di omcnto c appc ndiccctomi:~ Laparatomia per occlusiont: intestinale, appendicectomia L::tpararomi:t per occlusione intestinale, asportazione del di\'crticolo di Mcckc.l cangn·noso e dell'appendice Apert ura di ascesso subfrcnico \"isccrolisi Sutura gastrica o intestinale per lesione traumatica

6

6

2

4

2

6

2

2

4 2

2

2

3

2

3

3

l

6


37

Segue: TABELLA A. - Elenco quolitativo e numenco degli interventz. Numero cd esito degl i interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

Sutura di perforazione di ansa ileale da causa non specificata Sutura di ulcera gastrica, pilorica o duodenale Re!ezione gastro - duodenale p~r ulcera Resezione gastrica per cancro Gastroenterostomia posteriore Apertura di ascesso appendicolare Appendicectomia per apj)Cndicite acuta Appendicectomia per appendicite subacura, recidivamc o cronica Appendicectomia per appendicite cronica e diverticolectomia Anastomosi latero - Intera le del tenue per neoplasma Formazione di ano preternaturale per neoplasma del sigma Resezione del stgma e anastomo~t termin<rterminale per ano sigmoideo Enteroplastica per ano preternaturale e fistola stercoracea Epatotomia per ascesso o cisti da echinococco Epatotomia per ascesso epatico pwgeno Colecistosromia Colecistecrom ia Epatorrafìa e nefrectomia per lesioni da schiacciamento Splenectomia Gangliectomia lombare e simparicectomia iliaca . Total~

c) p , RETE LATERO·POSTERIORE1 ORGAN I RETRC>-PERITONEALI (RENE, BACINETTO, URETERE ADDOMINALE) :

Estrazione di corpo estraneo dalle parti molli Asportazione di tumore benigno dors<rlombare Lomboromia esplorativa . Lombotomia e asportazione di schegge calcaree di cisti da echinococco Lombotomia per svotamento d1 raccolta ematica perirenalc Nefropessia

G.

M.

-

l

l

7

4

11

15

3

18

l

t

3 2

24

21

15 280 1221 l l

T.

17

21 6

301 1227

-

-

I l l

l

l

l

-

I

2 5

l

5 l

l

1003

2 I

6

l

I

-

-,l

l

s I (

- = 1- I

5~1 1659

-- -~-


Segue: T ABEL LA A. - Eletzco qualitativo e numer:co degli mterventt. Numero ed esito degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

l

G.

Piclotomia l\:efrotomia Nefrectomia

T.

5

l

6

3

2

14

3

5 17

- --- -36 7 43 - --- - 58231 79 5902 -- - - - -

Totale TOTALE DEL GRUPPO

7

M.

BACINO, ORGANI PELVICI, PERINEO a) p ARETI DEL BACINO (SCHELETRO E PARTI MOLLI): Incisione di ascesso profondo o flemmone . Asportazione di fistola sacro-<:occ1gea Escissione di fistola ~egione glutea. Asportazione di corpo estraneo Asportazione di cisti suppurata regione glutea . Asportazione di rumore benigno regione sacro-coccigea Asportazione di tumore benigno profondo I\.aschiamento dell'osso iliaco e scheggectomia Total~

-

72 t6

-

72 16

2

-

2

5

-

l

-

5

- 26 2 2 - - --26

''

l

(

l

125 -

b) URETERE PELV ICO, VESCICA URINARIA, l'ROSTA TA: Asportazione di corpo estraneo dal cellulare prevescicale Incisione di ascesso prostatico e ?eriprostatico Prostatectomia in due tempi Cistoromia soprapubica Cistotomia soprapubica e a~portazione di papilloma vescicale Cistotomia soprapubica, asportazione di scheggia metallica e plastica per fistola rettovescicale Sutura della vescica per lesione traumatica

l

l

-

125

,. l

3 -

3

2

2

-6 -

6

l

-

I

l

-

I

l

-

l

15 -

15

l ncisione di ascesso perianale .

24 -

24

l ncisionc di ascesso o flemmone dd cavo ischio- retta le

IO

lO

Totale c) RETTO E P.ERINEO POSTERIORE:

-


39

Segue: T A BEL LA A. - Elenco qualitativo e numenco degli interventi. Numno cd esito degli interventi SEDE ANATOMI CA E NATURA DELL'INTERVENTO

G.

Cura di ragade anale Spaccamento, escissione, termocauterizzazione di fistola anale Spaccamento di fistola ischio- retta le o sacro- retta le Ablazione di neoformazione anale Escissione di conditomi perianali e plastica Ablazione di polipo del retto Riduzione cruenta di prolasso del retto Escissione e cauterizzazione di noduli emorroidali Total~

M.

T.

-

36

177 -

177

l 6 -

3

6

4

-

4

547

-

547

15

-

15

36

3 5

5 l

--- -813 813 - - -- --

d) P ERINEO ANTERIORE, URETRA, CENITALI : Incisione di ascesso o flemmone perineale Incisione di ascesso o flemmone periuretrale Incisione di infiltrazione urinosa dello scroto Escissione di fistola scrotale Incisione di fistola uretrale . Asportazione di scheggia periuretrale Uretromia esterna Uretromia interna Uretrorrafia e plastica Plastica del meato per ipospadia Asportazione di cisti del prepuzio Escissione di cicatrice ipertrofica del prepuz1o Riduzione cruenta di parafimosi Taglio dorsale del prepuzio per fimosi . Circoncisione . Escissione di conditomi giganti e di altre neoformazioni benigne .Frenulotomia e plastica del frenulo Amputazione dell'asta Plastica scrotale Resezione dello scroto per varicocelc Flebectomia per varicocele

2

l

3

l

-

l

I

-

l

5 -

5

-

l

3 -

3

2

-

2

l

-

l

l

-

l

l

-

l

l

-

I

7

-

7

l

3 341 -

3

341

-

3

2

-

17

2

-

3 17 I

447

l

2

2 l

448


Segue: TABELLA A. ~ Elenco qualitativo t tzumenco degli interventi. Numero

ro C$ito

degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INT ERVENTO

Legatura del plesso venoso anteriore e sospensione del testicolo per varicocele Eversione della vaginale per idrocele . Eversione della vaginale e resezione dello scroto per idrocele ](esezione della vaginale per idrocele . Flebectomia per varicocele ed eversione della vaginale per idrocele Incisione ed estirpazione di cisti del funicolo e dell'epididimo . Asportazione parziale della parete del condotto peritoneo . vagìnaie per idrocele del funicolo . Esùrpazione di lipoma del funicolo . Estirpazione di ematoma del funicolo . Termoincisione del deferente e degli altri elementi del funicolo per deferentite purulenta tbc. .

Il

Il

177

177

3 6

6

4

4

31

JI

I l

l

T

3

-

Epididimectomia Orchiectomia Asportazione di ematocele Asportazione di semmoma

r

19

l9

Orchipessia

4

4

Il

u

-ll29- --ll3l 2 -- -- -2082 2 2084 - - -- -l

(

(

Totale 1rOTALE DEL GRUPPO

8

G. l M. , T.

ARTI Innesto derm<H:pidermico alla 1rhiersch Plastica per scivolamento Sbrigliamento, estirpazione di cicatrice c plasti<.:a A~portnzionc di dita soprannumcrarie . Plastica per sindatùlia . Recentazione e regolarizzazione di f. l. c. Estrazione di corpo estranro dalle parti molli Incisione delle parti molli a scopo esplorativo Incisione di ematoma . Incisione di ascesso profondo o flemmone

2 2

-

3

2 2

5

3 5

(2

12

IO

IO

34

3~

l

2

95

-

2

95


Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerrco degli interventi. Numero ~d esi to degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

G.

Incisione di patereccio con asportazione di unghia Raschiamento ed estirpazione di tramite fi~toloso Asportazione radicale di unghia incarnata Ablazione di neoformazione superficiale Asportazione di tumore benigno profondo Enucleazione di glandole inguino-crurali Asportazione di i'g'roma o borsite . Plasùca aponeurotica per ernia muscolare Muscolorrafia del quadricipite per rottura Estirpazione di cisti tendo-sinoviale (ganglio) Tenorrafìa Tenoplastica Interventi vari per dita a martello Legatura dei vasi tibiali posteriori Estirpazione di aneurisma Safenectomia Neurorrafia l':eurolid dello ~ciatico popliteo esterno. S1mpaticectomia pennervosa dello sciatico e del femorale Simpaticectomia periva~ale Capsulorrafia Artrotomia per piartro Artrotomia per estrazione di corpi mobili endoarticolari e frar.l menti ossei . Artrotomia per lesione dei menischi e menisccctomia . ~strazione di corpo estraneo dal tessuto osseo Asportazione di osteoma, osteocondroma, o~teosarcoma Ablazione di esostosi, osteofiti Regolarizzazione di callo osseo deforme Anastomosi dei nervi ulnare e mediano Riduzione cruenta di frattura Scheggectomia e regolarizzazione di focolaio di frattura Raschiamento osseo, sequestrectomia, ecc., per esiti di frattura Raschiamcnto e scalpellamento di focolaio osteoperiostitico

M.

T.

10

10

3 46

3 46

7

7

17

17

29

29'

22

22

4

4

21

21

6

6

3

3

'l

2

-

I

2

2

-

75

75

I I (

3

3

3

3 8

l

61

6 18

j

t8

9

1

3

3

4

4

f4

14-

5

5

l

-

l

6

6

31

31

25

2S. l


Segue: T.\ BELLA A. - Elenco qualitativo e numenco degli interventi. ~ u an c n, cd

c)uo

dcg!i intcn·cnti

!·EllE ANATOMIC.~ E NATURA DELL' INTERVENTO

M.

G.

T.

~,

Osteotomia, raschiamemo, sequestrectomia per ostcomielitc Scalpcllamento del gran trocantcrc per carie tbc. con aspo rt:l zionc ascesso ossifluente Regolarizzazione di moncone c.l'amputazione Artroplastica del gomito Osteosintesi acromio- clavicolarc Osteosinte!i delb clavicola Osteosintesi dcll'o m ::ro . . Osteosimesi dcll'olecrano Osteosin tesi del radio c del cubito . Osteosimesi di métacarpo Osteosimcsi del femo re . Osteosinte!i della rotub Riélùzione di lu ~sazio:1c e!.lcm a e fìs~azione della rotula Osteosimesi cl; tibia c pcrone Applicazione d1 filo di Kirschncr . Hesezione del collo del femore Resezione del gi nocchio. Resezione di mctatarso . Astragalectomia Disarticola zione di spalla Di!articolazione radio - carpica Disarticolazione di dita c falangi della mano Disarticolazio ne dell'anca Disarticolazione del ginocchio Disarticolazione di dita e fa la ng i del piede Amputazione del braccio Amput:.zione dell'avambraccio Amputnic nc Ji dita c falangi Amputazic nc ddb coscia Amputazione della gamba Amputazio ne Jd piede . Cinematizz3Zi :. n ~ :~lb Pcllq.rrini Fer ampu tazione mano destra . T orAtE DEL CRUPI'o

-

l

l

,, --

6

6

'

l -

l I

-

l

4

.'

l

l

'

l

4

3 -l - l l

15

-

2

25

3 l

l

15

-

l

I

'l

25

3

3

19

20 2

2

2

6

6

l

r

'31

'3 9 3

9 3

-

I l

-

- -

5

721

1 T OT \L(, CfNI:.RALE

49

2

47

726

= =l-= 9 1!28

1_

1_

110

9938

1_


43

Segue : TABELLA A . - Elenco qualitatiuo e numenco degli interventi.

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

INT ERVENTI DI MINORE RILIEVO Sutura di ferita cutanea . Incisione di raccolta purulenta superficiale Incisione di ascesso odontogeno e fistola dent~ria Incisione di ascesso tonsillare e peritonsillare Gal vano- cauterizzazioni varie Miringotomia . Puntura evacuativa. Epatoceatesi con iniezione di emetina nell':tscesso di origine amebica Estrazione di corpo estraneo sottocutaneo . Estrazione semplice di corpo estraneo congiuntivale o corneale Estrazione semplice di corpo estraneo dal condotto uditivo. Estrazione di corpo estraneo faringo-esofageo . Ablazione di calazio Ablazione di piccola neoformazione e cisti superficiale Estirpazione semplice di unghia incarnata Riduzione incruenta di frattura Riduzione incruema di lussazione Apparecchi gessati Altri interventi TOTALE

943 2578

94

346 111

73

698 2

136

548 22

8 19(5 588

384 1383

9741


44 T ABELLA B. - I ntervroti ripartitt

S E D E

\ \

··- ... ....

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il.

--

l a) l' an i molli

2

-

.

.

l

b) Cunio ou~o e ouo contrnotu

70

-

-

.

4

. .

l

.

.

25

-

-

.

-

. -

-

.

. .

. +4 . Si .

-

l 2

a) Parti molh

2

b) Oasa mucetlari

3

-

<) Cavitl orbital e, globo oculare e 11nntui

Il

d) Orecchio

2

r) ~a!O, ettvità anncsae , rino-fari nge

/) l-ingua, cavo orale , oro-f•rtnl( e

-

32 . .

1) Chndol" nlivari 3

- . . - - - - .

.

. .

. .

2

32 14 2

CoLLO, I .ARL'~CE, TRACHEA

.. - .

Cot.OS'IA \'ERTIBRALI! •

l

-

~

. .

.

.

- -

.

.

.

-

2

2

8

-

l

- - - -

•

TORACI

a) Porti molli, glandola mommor111

l

b) C obbio t orocic a e au o c•mtenuto

3

- J -

J

1

JI)J

Il

22

IJQ

l>

IO

l

5

:t

-

1

.

6 n) Paret ~ addominaJe anteriore-. ~ r nte

IIJ

-U

IS7

.

b) CovuA oddominale , oraani mtraperi toneoh

l l

34

25

-

.

l

2

l

.. - .

..

l

6

<) P arete latero-polttriort, 017an i retroperitonuli

7

7

BAct'IO, OROANI P61.YI CI, PI!IUNl!O l

Jl

a) Paret i d e l bacino

.

b) Urete re pelvico, veacica urinori o, proarau <) Retto e pe rineo poate riore

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OSPEDALE MILITARE E COtO!'IALE DI GONDAR Dircuorc: m~ggiore medico GIOVA:<~ l F .111, u .

Rrparto c!Jirurgico-on opcdico Dircllorc: prof. F. REBAUill

TRATTAMENTO DI DEFORMITÀ DI ORIGINE CICATRIZIALE Uott.

FEO>, RICO R t s .\Col ,

pnm ario c docente c dott.

A:<TOKI!'O

Ml ss<>, assi stente

Le grandi perdite di sostanze dei tegumcnti lasciano gu~s1 sempre delle cicatriCI Jibrose dure .tventi tutte una tendenza naturale alla retrazione progressiva, sopratutto a livello delle pieghe di flessione degli arti: retrazione che produce una difficoltà sempre crescente nei movimenti. Le cicatrici che si vengono formando producono assai spesso delle sbarre fibrose rigide che diminuiscono a poco a poco l'ampiezza dei movimenti articolari producendo una limitazione sempre maggiore. Queste gravi cicatrici prodotte da alterazioni di vario genere sono specialmente difettose in seguito a bruciature di terzo grado: in questi casi è assai difficile impedire l 'accollamento dei diversi segmenti di arto. Le braccia si fissano contro il tronco sopprimendo la cavità ascellare, le dita si consolidano l'uno contro l'altro come sbarre rigide; a volte si può diminuire la gravità di questi accollarnenti secondari applicando nel corso della cicatrizzazione dei trapianti di Ollier-Thiersc. Questi sono sopratutto utili quando queste lesioni colpiscono le pieghe di flessione, giacchè riescono a tener separati i segmenti di arto che hanno grave tendenza all'accollarnento. Purtroppo se questi presidii teoricamente possono essere utili, assai spesso, malgrado la migliore sorveglianza, si vede una lunga e grave cicatrice che r etraendosi sti ra e riduce sempre più l'utilizzazione degli arti. Si può quindi immaginare guaii gravi deformità si siano potute osservare in paesi come questi, dove ogni presidio chirurgico era sconosciuto ed il riposo ad arti flessi era l'unico mezzo di cura esistente. Prima di iniziare il trattamento chirurgico di queste òdormità di origine cicatriziale, trattamento durante il quale chirurgo e pazi ente non devono ]imitare nè tempo nè difficoltà, è necessario esaminare ogni caso molto bene per rendersi conto se la limitazione dei movimenti è unicamente dovuta alla cicatrice e se eventualmente gli arti posseggono articolazioni ancor mobili c muscoli capaci di farli muovere. Alcuni AA. si vaigono durante quest.-:: plastiche anche del tessuto cicatriziale fibroso convenientemente scollato, ma dato che la vitalità eli questo clemt.:nto è minima ed ha sempre tendenza a rctrarsi, è meglio resecarlo e sostituirlo o mediante trapianti a lembo o ottenendo una buona epitclizzazionc per seconda intenzione. Durante il nostro servizio n eli 'Osredalc di Gondar abbiamo avuto occasione di osservare parecchi casi di deformità degli arti consecutive a gravi

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Fig. •. Grave cicatrice da ustione flcuent~ la gamba sulla coscia n l tre l'angolo rello.

Fig. 3· Mostra la profondità c l'estensione dd tessuto cicatri?.ialc. Fig. 2 . La stessa cicatrice vista mcdialmcme.

Fig. 4· Estensione ottenuta e mantenuta in apparecchio gessato c con mezzi di fortuna.


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Fig. 6. i'miziunc erctt:. v;sra di lato.

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Fig. R. l'ic<lc MlliSt:ru accollato alla faccia anteriore della tibia.


49 cicatrici retraenti per bruciature di secondo e di terzo grado avvenute molti e molti anni prima. Purtroppo non di tutti abbiamo avuto la possibilità di conservarne l 'immagine fotografica prima e dopo il trattamento per la naturale tendenza dei nativi ad allontanarsi dai luoghi di cura; il trattamento però è stato per tutti identico ed è risultato veramente buono. In quasi tutti non si tratta.va di semplice forma cicatriziale cutanea~ ma bensì di lesioni comprendenti tessuti sottostanti di grande importanza~ come, ad esempio, muscoli e tendini flessori ed estensori. Ora nei casi da noi trattati e che possiamo illustrare, malgrado che i tendini fossero compresi nella massa cicatriziale, potemmo ottenere una funzione soddisfacente degli arti lesi. CAso PRIMO. - G. lohannes, anni 45· All'età di sei anni subì gra\·e bruciatura alla regione flessoria dell'arto inferiore sinistro. Nessun trattamento medico; guarigione con l'arto flesso oltre l'angolo retto e con voluminosa cicatrice a palmuria riunente la gamba alla coscia (fig. I-2-3). Il 26 dicembre I938 si intervit:ne in anestesia morfio-eterea. (Op. Prof. Rebaudi). Taglio longitudinale lungo l'asse della cicatrice, sbrigliamento dei tendini flessori. Tcnotomia. Capsulotomia. Il fascio vascol0-nervoso inglobato nella massa cicatriziale viene isolato: la sua poca tensione sembra permettere una discreta estensione, che si ottiene gradualmente in apparecchio gessato. Si ricopre la parte cruentata scollando buona parte della cute circostante che si avvicina il più possibile con punti staccati. La porzione rimasta libera da cute in seguito ad excissione del blocco fibroso viene in parte ricoperta con trapianti alla Tierhsc prelevati dalla coscia (fig. 4).

Diario medico: 1° gennaio 1939· A sette giorni dall'intervento si rifà un nuovo apparecchio gessato, in estensione lievemente maggiore; si asportano alcuni trapianti necrosati. 18 gennaio 1939. Si mette l'arto in completa estensione e si inizia il cammino dell'operato. 29 gennaio 1939. Si fenestra l'apparecchio gessato per medicare a piatto la regione poplitea cruentata. Elioterapia. 15 febbraio 1939· Buona parte della regione poplitea è epitelizzata. Si taglia a Yah-e l'apparecchio gessato e si inizia graduale flesso-estensione passiva del ginocchio. 3 aprile 1939. Si toglie definitivamente l'apparecchio gessato. Completa epitelizzazione della regione poplitea. Movimenti attivi possibili di flesso-estensione sino all'angolo retto. Deambulazione facile senza appoggio (fig. 5-6-7).

CoNSIDERAZIONI. - Il lungo tempo trascorso dall'ustione avrebbe dovuto sconsigliare un intervento i cui risultati dal lato funzione potevano essere problematici per le alterazioni che muscoli, tendini e fascio vascolo-nervoso avevano lentamente subito. Procedemmo perciò all'atto operativo con il dubbio di dover dare all'arto una nuova anchilosi in buona posizione. Fortunatamente ormai è stabilito che se non esistono fatti lesivi nervosi o di origine centrale o periferica il muscolo, possedendo un 'enorme adattabilità funzionale, può al ritorno delle normali sollecitazioni riprendere in pieno il suo lavoro; ed è con questa buona speranza, che, riusciti a liberare i tendini flessori compresi nel! ' enorme massa cicatriziale, procedemmo al loro allungamento plastico, procedi4 -

Gioma/~ di

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so mento però insufficiente ai tentativi di estensione del ginocchio, tanto che accertatici della non eccessiva tensione del fascio nervo-vascolar-e, aggiungemmo una capsulotomia posteriore, che ci permise di ottenere senza fatica e senza pericoli una discreta distensione del ginocchio. Nel caso in oggetto, le lesioni che mantenevano la flessione erano sopratutto extra articolari con assenza di quelle aderenze vere e proprie, anche solo fibrose, che rendono sempre difficile la estension-e dci capi articolari. Certamente le cartilagini non presentavano che minime alterazioni provocate dal lungo periodo di sosta in posizione obbligata. Invece muscoli e leg:unènti aveva no finito col perdere la loro elasticità e la loro funzi one. Ottenuta gradualmente mediante successivi apparecchi gessati la posizione in estensione ed ottenuti in tempo relativamente breve la completa epitclizzazione della regione popiitea, sia m ediante trapianti ~1 l b Tierhsc, sia attendendo nei punti necrosati l'cpitelizzazione Sùtto gesso, si presentò il prob lema della completa rieducazione fu nzionale dell'arto in parola . Per questo, sia il massaggio, che i bagni caldi, eliminando l'atrofia muscolare e favorendo il r istabilimento della funzione articolare, furono d1 g rande aiuto ai movimenti attivi e passivi di fl essotstcnsionc, movimenti che ben dosati e ben diretti costituiscono il trattam ento specifico di tutte le rigidità articolari. A volte questi mezzi possono fallire : le lesioni invece di essere i imitate ai tessuti extra articolari interessano uglJalmente l 'interno dell'articolazione ove essi formano briglie e tratti fibrosi più o m~no spessi che creano aderenze:: più o meno serrate tra i fogli della sinovialc e le faccie articolari, limitando così in maniera diversa i movimenù. Nel nustro caso ottenuta sia l 'estensione, dapprima, che il ripristino dci m ovimenti passivi ed attivi, in seguito, ci siamo sforzati di mantenere al m assimo i risultati acquisi ti e posstbilmente di migliorarli, poichè, se i risultati operativi immediati sono più eh~ soddisfacenti, non bisogna nascondere il pericolo delle recidive, che è assai più frequente di LJUanto non si creda con conseguente notevole riduzione dei movimenti in ampiezza inizialmente ottenuti. CAso sEco~no. - G. Lulù, :tnn i 4· All"t:tà di sci m e~i grave bruciatura all 'arto inferiore sinistro. A distan z a di oltre tre anni venne da noi ossen·ato mentre deambulava poggia ndcsi unic~unenre sul calcagno, g iacchi: il piede si ni~rro si presentava completam ente accoll :n o :~Il a faccia an teriore d<>lla tibia con la sua faccia latero-dorsal e. Il blocco muscolo-fì brc.so e ra tale da impedire il minimo mo\'imento tanto da fa r presumere a nch e la scornp:1rsa dci rno,·imcnti nrticobri dcll:l tibio-rarsira e della medio-tarsica (fig. 8-9). li 5 m:.rzo 1939 in a ne~tesia generale clcroformica si inten·iene . (Op. Prof. Rebaudi). Si procedette allo sbrigliamc nto ddla gra,·c cicatrice liberando completamente i tendini estensori ing lobati , e qu indi con m:lllow e manu :~l i si cercò di portare nella massima ~u p in azicnc c nel massimo equinismo il piede già completamente pronato cd accollato alla faccia anteriore della tibi:~. Con sforzo non indifferente pro,·ocato d alle te naci aderen ze ostco-fìhrose si riLtsd :1 ri cond urre il piede nr lla posiz ione volut:l, m:1ntenendovelo con apparecchio gessalO (fig. ro).


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111. Primo gc»o dopo ricondotto il pkclc nella posizione vnluw.

Fig. 9· Blocco muocolo.fìbroso accollante il pkde alb tiHa .

Fig. 11. Dopo tolto !"ultimo gesso.


52 Diario medico: 20 marzo 1939. Si toglie l'apparecchio gessato. I trapianti per scorrimento che avevano servito ad eliminare la breccia cruentata si mantengono vitali, mentre ottime granulazioni affiorano tra i trapianti. 3 maggio 1939. Si toglie l'apparecchio gessato e si lascia il piede ormai ben epiteliz-

zato con un semplice tutore per la notte. Deambulazione faci le; assenza di qualsiasi ten· denza alla retrazione (fig. 1 I-12).

CoNSIDERAZIONI. - L'aspetto ·del piede in questione poteva paragonarsi a quella deformazione che si stabilisce q uando la paralisi colpisce il gruppo dei muscoli postero-interni della gamba: sura e ribialc posteriore. La retra-

Fig . 12. . Blocco muscolo-fibroso scomparso; piede in buonn posizione.

zione dei muscoli antagonisti lungo estensore e corto peroneo finisce per mettere il piede in tale valgo venendo così a prendere quell'aspetto bizzarro c:aratterizzato da un calcagno quasi verticale e che finjsce per scendere molto più in basso dell'avampiede. Sia nel paralitico che nel caso in oggetto la m arcia avviene sul calcagno come su di un pilone, dato che l'avampiede in questi casi è completamente inutile . . Il trattamento doveva essere però diverso poichè se nelle forme paralitiche la tenodesi del tendine d'Achille e i trapianti sul calcagno sono le operazioni più indicate, ucl nostro caso si opponevano alla buona riduzione del piede cute, tendini e scheletro, tanto che iniziammo l'intervento pronti ad eseguire anche una tarsectomia cuneiforme, tanto rigido si manteneva il ii blocco tibia-piede. D'altra parte vi era a nostro favore ~a mancanza di paralisi o di paresi ùelle masse muscolari antagoniste. Inciso longitudinalmente il blocco fibroso·


53 e calloso e scollata la cute sul piede fino al quarto dito e sulla tibia sino a metà della gamba, riuscimmo a liberare completamente i tendini estensori e laterali. E mentre l'estensore lungo delle dita non sembrava produrre alcuna resistenza ai tentativi di rotazione del piede verso la buona posizione, il peroneo terzo andava tendendosi ad arco, tanto che prima di continuare le nostre manovre modellanti ricorremmo ad un allungamento plastico di esso: allungamento che anche nel dubbio di un'anchilosi successiva della tibio-tarsica in buona posizione non ci sembrò inutile. Per mezzo di manovre di riduzione modellanti riuscimmo dapprima a portare il piede in buona posizione intermedi-a, in seguito in lieve var?equinismo per vincere le successive modificaziooi cicatriziali. La brecoa

Fig. 13. Cicatrice c ne comprende la sola eu t<:.

operatori<J. si rinchiuse in parte con una piccola plastica per scorrimento, in parte lasciando che si formasse una epitclizzazione sotto gesso. Il risultato fu ottimo inizialmente: in seguito liberato dal tutore di g-esso si ebbe una lieve tendenza alla flessione dorsale del piede, flessione però subito arrestata. Nel complesso risultato estetico ottimo, funzionale buono. infatti mentre nel caso precedente potemmo ottenere un movimento discreto di flesso- estensione, in quest'ultimo l 'anchilosi della ti bio- tarsica produsse delle alterazioni hmzionali. L'importanza della tibio- tarsica durante la marcia normale è basilare. Durante questa ciascun arto è alternativamente proiettato in avanti, mentre l'arto gemello resta fino al suolo. Quando l'arto in movimento raggiunge il t~rreno questo avviene per mezzo del calcagno ed in seguito grazie al giuoco della tibio-tarsica si produce quel movimento del piede che metterà tutta la pianta in contatto del suolo. Durante questo tempo l'arto che è rimasto al suolo durante la progressione d eli 'altro, lavora lui pure a livello della ti bio- tar sica: dapprima la fissa inclinandosi in :~.vanti, poi la muove nel momento in cui il piede si appresta ruotando, a lasciare il suolo che non tocca più che per la


54 punta. Perciò i movimenti delia ti bio- tarsica permettono: 1° - il movimento che fa poggiare al suolo tutta la pianta del piede; 2" - l 'inclinazione della gamba; 3" - il movimento di apertura in avanti dell'articolazione, che permette al piede di tenere terra con la sola punta. Tutti questi movimenti permettono che i passi godano di tutta la loro ampiezza. Quando a causa di un'anchilosi della tibio-tarsica, questi movimenti sono scomparsi il p. cammina a piccoli passi, oppure c-erca di compensare questo difetto aumentandone l'ampiezza con movimenti del ginocchio. Addotta allora la marcia in flessicne, che perm-ette di portare direttamente a contatto del suolo per intero la pianta del piede invece che gradualmente, poggiando cioè prima il calcagno e poi il rimanente della pianta dali 'indietro ali 'avanti, supplendo in tal modo al mancato movimento della tibio-tarsica. Di più il p. è costretto a supplire, proi-ettando in ~vanti tutto il corpo, alla mancanza di impulso che normalmente vien data dal movimento dell'articolazione tibio- astragalica. Come si vede la lesione della tibio-tarsica influisce .sull'atteggiamento di tutto il corpo, per quanto col passar del tempo la posizione viziosa venga corretta dal perfezionarsi dei movimenti compensatori. Nel nostro piccolo p. una rigidità per quanto incompleta di questa importante articolazione, la regina delle articolazioni del piede, come dice Ombredanne, aveva lasciato quel difetto nella deambulazione che abbiamo ricordato. Siamo però convinti che una persistente cura ortopedica con· mobilità passiva possa ridare gran parte dei moVimenti scomparsi. Ad ogni modo in entrambi i casi, eliminate le deformità cicatriziali, qualsia:s.i rigidità in buona posizione sarebbe stata sempre preferibile alle posizioni antecedenti. Solo quando le cicatrici sono superficiali si può essere sicuri degli elementi sottostanti. Nel terzo caso che riproduciamo, ad esempio (fig. I 3), solo la cute era colpita ed il nostro intervento fOteva permettere una restitutìo ad in te g-rum completa. Bisogna però non dimenticare che qualsiasi briglia cicatriziale, anche la più semplice, può nascondere alterazioni sottostanti che modificano sia il carattere dell'operazione che il risultato. In tutti i nostri casi, sezionate longitudinalmente le briglie cicatriziali, ed eliminate le alterazioni fibro-callose abbiamo tentato di chiudere la breccia con il tessuto a nostra disposizione convenientemente scollato e con autoplastiche per scorrimento. Se la breccia scoperta rimaneva ancora ampia si ricorreva a qualche trapianto alla Tierhsc, in caso contrario si lasciava granuleggiare sotto gesso attendendo l 'epitdizzazione per seconda intenzione. E non possiamo che essere soddisfatti di questo procedimento: al maggior periodo di tempo occorrente per la guarigione corrisponde la sicurezza di eliminare il ripetersi di cicatrici retraenti.


55 RtAssumo. - Si illustrano alcuni casi di gravi deformità degli arti consecutivi ad estese ustioni: il trattamento chirurgico-ortopedico ha permesso a questi pp. movimenti e deambulazione quasi normali.

AUTORI CONSULTATI. 0MBREDANNE: Precis clinique et operatoire de chirurgie infantile. - Paris, Masson e C. POTEL: Traiti pratique d'onhopedie. Paris, Ocra ve Doin. NovÉ - JossERAKD e C.: Chirurgie reparatrice et orthopedique. - Paris. Masson e C.


DIREZIO~E

D I S!\1\'IT.'\' :'IIILIT:\RE DEL Il CORPO D '.\R i\1.\TA - ALESSAKDRIA Dircuorc : colonnello med ico prof. PI ETRO C~MORJ.I:<O

L'ELIMINAZIONE DELL'ANTITOSSINA NEGLI ANIMALI TRATTATI CON INOCULAZIONI SUCCESSIVE DI SIERO ANTITETANICO Dott. G AHI:<O M tL.\XA, capota ne medico c don. c ., RLO c .. I. EkiC

Ramon e Zoell~r avevano richiamato l'attenzione sul fatto che l'iniezione di siero di una specie fatta a un soggetto di altra specie provocava la rapida sparizione delle proteine estranee e dell'anatossina iniettata quando veniva fatta una 2" iniezione. Successivament~ Ramon e Falchet6 hanno tracciato la curva dell'immunità passiva. L'anatossina del sangue dell'animale trattato per via cutanea si mantiene circa sei giorni, poi tra il sesto e settimo giorno si abbassa rapidamente e sparisce in dodicesima-tredicesima giornata. Con l'inoculazione nelle vene la perdita di antitossina raggiungé il 50 - 6o "., dopo 24 ore mentre il resto si elimina lentamente seguendo il corso degli inoculati per via cutanea. I due AA. hanno inoculato poi alcuni conigli con 400 U. L di siero antitossico per via cutanea. Dopo 17 giorni hanno fatto una seconda inoculazione e dopo altri 17 giorni una terza. La 2 " e 3a inoculazione sono state anch'esse di 400 U. L di antitossina proveniente da cavalli immunizzati artificialmente. Dopo 48 h. dalla 1' iniezione l'antitossina nel siero del coniglio inoculato era di r U. I. per cc.; mentre 48 h. dopo la 2 a iniezione era 1 !Io, e dopo la 3" iniezione l'antitossina era praticamente inapprezzabiJe. Hanno poi aumentato le unità immunizzanti della 2 " - 3~ iniezione ~d hanno rilevato che la curva della 2 " iniezione è più alta della prima ma sempre inferiore alla curva dci contro \l i trattati con una sola iniezion~. Abbiamo ripreso lo studio dell'argomento e inoltre abbiamo impiegato per le inoculazioni sieri provenienti dq diversi animali (si~ro antitetanico di bue e siero antitetanico di cavallo). r" EsPERIMENTO. -- Abbiamo inoculato un coniglio con tre iniezioni di siero antitetanico di cavallo (300 U. I.) a 16 giorni d'intervallo una dall 'altra. Un 'altro coniglio è stato inoculato con tre iniezioni di si~ro antitetanico di bue (300 U. 1.) con lo stesso intervallo di tempo tra le varie iniezioni. I salassi sono stati fatti dopo 1-2-4-5-7 giorni dopo ciascuna inoculazione. Per il dosaggio è stato seguito il metodo Anderson - Rosenau. Le curve ddl'antitossina presente nel siero dei conigli trattatl sono riportate nelle tabelle 1 e II.


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59 In questi due conigli trattati con tre iniezioni di siero antitetanico di <.avallo l'uno e di bue l'altro abbiamo avuto due curve quasi identiche. Con la ra iniezicne dopo 24 h. si aveva una buona quantità di antitossina che durava fino al 5" giorno mentre al 7" scendeva al disotto di r/ Iooo di U. I. Con la 2" iniezione l'antitossina riscontrata dopo I-2 giorni era poco meno di quella ottenuta con la I' iniezione, ma si abbassava notevolmente i.n 4"' giornata (tra I/500 e r / IOoo di U. 1.) mentre in 1 giornata era inferiore a 1 l 1000. Con la 3" iniezione di siero l'antitossina era in scarsa quantità (in feriore a 1j rooo di U. I.). EsPERIMENTo. - Con le stesse modalità è stato inoculato un altro coniglio. La r• iniezione è stata fatta con siero antitetanico di cavallo e la 2' e 3" con siero antitetanico di bue. Un altro coniglio è stato inoculato con la I " e 2a iniezione di siero antitetanico di cavallo e la 3• di bue. I risultati sono riportati nelle tav. III e IV. Con questo metodo abbiamo rilevato che con la 3• iniezione l'antitossina era presente nel siero dei due conigli in quantità elevata (r/ro e r / 25 di U. l.) mentre nel precedente esperimento con 3 iniezioni di siero proveniente dallo st-esso animale l'antitossina nel siero dei conigli trattati era inferiore a I f rooo dopo la 3• iniezione. 2°

3" EsPERIMENTO. - Un coniglio è stato inoculato col siero antitetanico di bue. A 15 giorni di intervallo è stata fatta una 2" iniezione di siero antitetanico di cavallo e ancora dopo 15 giorni una 3" iniezione di siero antitetanico di bue. Un altro comglio è stato inoculato con le stesse modalità ma la r• e 3' inoculazionc era di siero antitetanico di cavallo mentre la 2• era di bue. I risultati sono riportati nelle tabelle V e VI. Rileviamo che con la r'" e la 2" iniezione la quantità di antitossina era .pressochè uguale (tra 1 / 5 e I l 10), con la 3• iniezione (di siero omologo a e quello della r• iniezione) la quantità di antitossina era alquanto inferiore ma sempre presente (r/;o- 1/ 500). CONCLUSIONI.

Il nu~ero limitato degli animali inoculati non permette di dare un c~r~ttere ~~ certezza ai risul t<! ti ottenuti, ma solo di segnalazione per ulteno~J esp~nm~nti. Con l'inoculazione dd coniglio con 3 iniezioni di siero a_ntttet~tco dr cavallo a distanza di 15 giorni (tav. I) abbiamo avuto gli stessi nsultatl_ s_e~nalati da Ramon e Falchetti. Non abbiamo avuto differenze apprezzabllt_ m~ulando il coniglio con siero antitetanico di bue (tav. II). In ambedue 1 c~st c~n 3 iniezioni di siero omologo con la l a iniC"".lione si rileva una curva dt antitossina nel siero dei conigli trattati; con la 2A iniezione si


Conij;:'lio inocular o con la ,~ ,. 3a init•t.iurw di ,j(•ro anr ir.·r ani C'n di bue, lr~ :' di ,j,.ro anritNanico di C':l\'allo.

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Coniglio inoculalo con la r• e 3a iniezione di sie ro ::rntitetani co di ca,·allo, i :• 2a Ji s iero antitetanico di bue.


61 ha una curva alquanto più breve; con la 3" iniezione invece non si ha antit ossina in quantità praticamente utile. Con l'inoculazione dei conigli con le due prime iniezioni di siero omologo e la 3a di siero eterologo si ha che l'antitossina è presente oltre che con la 2~ iniezione anche con la 3a in quantità uguale o superiore a quella. avuta con la 2 iniezione. Nel 3• gruppo di conigli inoculati con la r• e 3" iniezione di siero omologo e la 2• di siero eterologo, si ha che con la 2~ iniezione l'antitossina si eleva alla quantità della Ia iniezione ma ha minore durata, la 3~ invece, pur presente in quantità, è alquanto inferiore. Sembra perciò che la eliminazione dell'antitossina introdotta con siero o m ologo avvenga più rapidamente se è trascorso un più lungo tempo tra una inocu iazione e l'altra. Supponendo che anche nell'organismo umano abbia a verificarsi lo stesso fatto, con le iniezioni di siero a scopo profilattico si avrebbe una sufficien te protezione con la 1", minore con la 2" iniezione, nessuna con la 3n· Sostituendo invece nella 3" iniezione un siero antitetanico proveniente da animale diverso da quello impiegato nella r• e 2 " iniezione si avrebbe la presenza dell'antitossina nel sangue anche con la 3" iniezione ed in quantità q u asi uguale alla 2". Rammentiamo che abbiamo considerato solo l 'inocu)azione di siero antit etanico a scopo profilattico che si differenzia notevolmente dall 'inoculazione, a b revi intervalli, del siero a scopo curativo. 1

.,

Gli AA. hanno inoculato conigli con 3 iniezioni di siero antitetanico nJ intervallo di 15 giorni ed hanno ottenuto gli stessi risultati segnalati da Ramon e Fat,chetti, cioè la diminuizione dell'antitossina nel siero del coniglio dopo la z• iniezione c l .assen~a dopo la 3.. inieztone. Inoltre gli AA. sostituendo nella 3" iniezione il siero antttetamco con altro proveniente da un diverso animale hanno rilevato che l'antitossina è presente in quantità elevata anch~ con la 3" iniezione ed in quantità quasi uguale a quella ottenuta con la z" iniezione. RIASSUNTO. -

BIBLIOGRAFIA. G. - ZoELLER : Prèsse médicale, n. 31, 1926. Compt.es r~ndus hébdomadaires, des séance; et mémoire; de la Soczété d~ Biologie, T ome II , T935·

RAMON

RAMON G .. - FALCHETTI F.:


XX OSPEDALE DA CAMFO • ADIGRAT (A. O. l.)

LA SONDA GUIDAFJLO Oon.

A:<ToN•No

01

PRA)fPERO,

tenente medico

Infiggere un filo metallico transcheletrico a scopo di trazione in casi di frattura, può essere non agevole quando la tumefazione delle parti molli renda difficile l'apprezzare alla palpazione la zona ossea di scelta. Mi ha dato ottimi risultati una sonda guidafilo (fig. j ), costituita da un'asta metaJiica di I O cm. di lunghezza e di I cm . circa di larghezza massima, appuntita ad un estremo, ripiegata ad angolo retto all'altro e scanalata per tutta la sua lunghezza.

Fig. 1. Sontb guirlalilo.

Facendo pressione sul padiglione ripiegato ad angolo retto e raggiunto lo scheletro con la punta, dopo aver oltrepassato con questa le parti molli, si cerca la zona di elezione per l'infissione del filo; la punta di questo seguendo la scanalatura si arresterà necessariamente contro l'osso nella zona scelta (fig. 2). La sonda dopo essere stata infissa deve essere affidata ad un infermiere il quale avrà cura di mantenere la posizione di essa e di esercitare una certa pressione in modo che la punta, bene a contatto con lo scheletro, non abbia a subire sposta menti ..11 padiglione offrirà sufficiente presa per evitare l 'inquinamento delle parti con le quali il filo avrà a subire contatti. Non appena pochi giri di trapano avranno infisso, sia pur di poco, la punta del filo nell'osso, la sonda potrà essere rimossa dall'infermiere che la


manteneva in sito, cosicchè si renderà più agevole la ulteriore penetrazione del fi lo stesso. H o notato, dopo avere usato in molti casi questo particolare di tecnica che il trauma è oltremodo lieve, facile il raggiungere lo scheletro sia con

fig . 3· Il liiQ /, infisso, la sonda rimossa .

Fig. 2. Mediante la sond~ si sceglie ia zona ossea di elezione per l ' infissione del filo.

la sonda sia con il filo ed altrettanto facile lo stabilire la direzione di infissione. Sono dovuto ricorrere a questo espediente per poter adottare il sistema della trazione a filo al XX ospedaletto da campo, per indigeni. Avevo a mia disposizione uno strumentario di fortuna ridotto al minimo indispensabile per l'applicazione del sistema della trazione a filo; la sonda ha sostituito la pi nza guidafilo nel modo più soddisfacente e, per quanto ho notato in modo molto semplice.

RIASSUNTO. L'A. descrive la modifica da lui apportata alla metodica dì infìssione del filo transcheletrico. La sonda guidafilo, appuntita ad un estremo, gli permette di scegliere attraverso le parti molli la zona ossea di elezione per l'infìssione del filo. La punta di questo. scorrendo lungo la scanalatura della sonda stessa, raggiunge lo scheletro nel punto voluto. Si dichiara soddisfatto del metodo che semplifica la tecnica della trazione a filo.


PRODOTTI SINTETICI E FITOTERAPIA Dott.

FR.\!'C ESCO

S c ERBO,

ten~ntc

chimico

brmacist:J nell' Infermeria Prcsidiaria Ji Ocssié.

Col progresso della chimica organica veniva sostttutto l'impiego dei medicamenti di origine naturale con le wstanze chimiche pure, dando così un gravissimo colpo alla fitoterapia . Nei laboratori scientifici da un secolo circa s'incominciarono ad isolare dai vegetali sostanze ben definite, di cui si studiò la struttura, si stabilì la formula e si potè per talune indicar-e il processo sintetico di fabbricazione. In seguito da più di un cinquantennio si ebbe la tendenza a sostituire rimedii di origine vegetale con prodotti sintetici con vantaggi senza dubbio per la purezza, composizione costante e dosamento esatto. Si studiarono le relazioni fra costituzione chi mica ed azione fisiologica ed i prodotti messi in commercio, aumentarono ed aumentano tutti i giorni . Da uno sgua rdo generale ai prodotti sintetici si rileva che il primo introdotto in terapia fu la cairina derivato dalla chinolina e precisamente il cloridrato della tetraiodrometossilchinolina, antitermico di effetto incostante e che non ha più che un'importanza storica. In seguito fu introdotto un prodotto affine, la cairolina, che non corrispose nemmeno agli effetti sperati. Un isomero della cairi.na è la tallina, che differisce dalla cairina per avere il metossile in posizione 6 invece di 8 e che ha un 'azione molto simile alla chinina, ma che fu poco dopo abbandonata per i fenomeni dannosi a cui si andava incontro. In seguito furono introdotti in terapia altri prodotti anti:tcrmici derivati dalla chinolina che risposero meglio, quali l'analgene, il diaftolo, la diafterina, il chinosol, l'orexina, anch'essi quasi dimenticati, mentre migliore sorte ha avuto la plasmochinina nella cura del paludismo. Altri antipiretici sono i derivati del pirazzolo; sostanza madre l'antipirina scoperta da Knorr nel 1883, a cui seguirono la tolipirina, il tolisal, l'acetopirina, la salipirina, il tussolo ed altri fra cui è da menzionare il piramidone; prodotti tutti non scevri di pericoli ed il di cui abuso può riuscire dannoso quando la funzione cardiaca sia debole. Sono pure antipiretici i derivati d eli 'anilina: antifebbrina, esalgina, cosaprina, ormai poco usati perchè non scevri di effetti tossici, cd i derivati del paramidofenolo dei quali i più usati ~ono la fenacetina, la fenecolla, la malachina ed il citrofene. Fra i derivati dagli acidi aromatici meritano speciale menzione quelli dell'acido salicilico e ne contiamo un numero ragguardevole. Furono introdotti i.n terapia con lo scopo di somministrare l'acido salicilico sotto forma di eteri, i quali sono saponificabili solo in presenza di succhi alcalini dell'intestino per così evitare l'azione caustica dell'acido salicilico libero, che è stato altresì possibile accoppiare ad altri antisettici. Ricordiamo il salolo ed


il betolo che rispettivamente si ~cindono nell'intestino 10 acido salicilico e ft' nolo o naftolo; il sa\ofcne che nell'intestino anzichè dare il fenolo, prodotto alquanto tossico, dà l'aceti lparaminofcnolo, sostanza innocua che passa . in al te rata ncll 'organismo. Ed ora un accenno ai prodotti ipnotici. I n molti di essi la loro azione è dovuta al radicale etile. Così nei diso\ fon i: sul fonalc, trionale, tetronale, la cui azione dipende dal numero dci gruppi etilici, 11 t~tronale, che ne ha tre. è più ipnotico del trionalc, che ne ha due e del sulfonale, che ne ha uno solo·. Ma pariment~, con l'aumentare de: radicali etil ici, aumenta anche il potere tossico. Altri ipnotici che contengono il g ruppo etile sono il vcronale ed il luminale, che, a dosi elevate, riescono veknosi. Ma fra i prodotti sintetici si hanno altre numerose sostanze di azione farm acologica varia, che sarebbe lungo acc~nnare. Anche l'Italia da circa un ventennio ha dato un rilevante contributo e si può affermare che quasi tutti quelli che hanno maggiore impiego in terapia sono ormai prodotti autarchici. Fra le creazioni di nuovi prodotti sintetici italiani ricorderemo: la tiroxzna, ormone tiroideo esaltante il metabolismo; la diiodo tiroxina, ormone ttroideo deprimente il metabolismo; il derganil, sulfamide imp i~:gata contro g1i streptococchi ed altri agenti inf~ttivi; la /;etacolina, come angiodilatatore nella ipertenzione; la chemiochin, in sostituzione della chinina nella cura dd la malaria; l'adenil, con azione dilatatrice ddl'arteri-::: coronarie; il fenar_,·onc, contro le forme vc::getative e cistiche dell'entamcba hystulica; l'aurodcnil, per la terapia aur.ica della tubercolosi e dell-e pol iartriti; il betasteril (vitamina ~'), contro le nevriti, nevralgie, beri beri; il tioseptale per la terapia s ulfamido piridinica, impiegato per via orale contro le infezioni da pneumococchi, meningococchi e gonococchi; l'androsterone, ormone st:ssualc maschile di azione antiastenica, usato nelle forme di insufficiente sccr-:zione interna t es ti colare; la verocaina, per l'anestesia locale rachidca; l'astoina che ha azion ~ analoga alla cocaina come anestetico lccale, ma non stupefacente; il novarest n Ltrcotico per inalazione. Ma se i prodotti sintetici senza dubbio hanno dato e daranno ancora gr.m~e ~o.ntributo nella cura delle malattie che affliggono l'umanità, non sono s~evn dx Inconvenienti, che spesso non presentano i prodotti v-egetali. .E' s~ato altresì provato che le sostanze derivate dalle piante non hanno quas i mat lo stesso valore farmacologico ddla pianta da cui derivano. L a ragjone della diversa azione esercitata dal principio attivo isolato in confronto a quello .della. sua droga, viene spiegata dalla presenza di gruppi molecolari compl.e~Sl, dat quali gradualm~nte si staccano altri g ruppi molecolari più semphct dotati di attività fisiologica per la quale la pianta viene utilizzata e che s~uggono alle indagini chimiche, e di enzimi e di vitamine, la cui serie non e completamente conosciuta. 5 -

Giornal~ di nudi<'ina milliwr~.


66 Cosl lo sforzo d c i chimici di isolare alcaloidi c glucosiJi , pensando che 50 , 0 a questi era da attribuirsi l'az ione farmacologica, si è visto più tardi in . oran parte errato. Come anche si è potuto constatare ch e pian te, che al!'ana~si dànno di notevole mdi' altro che ~rcs~nza di acido tartarico, citrico, m alico od acide tan n ico, spiegano un 'azione elettiva su l sistema ve noso: cipresso, hamamdis; altri :.~giscono sul tubo gastrico intestinale: ratania, salicari;l. Tali acidi sono comuni nella maggioranza ddlc frutta, che non hanno particolare azione m ~ dicamen tosa; così nella m ela (acido malico), nell'uva (acido tartanco ), nel l i mo ne (acido citrico). Riguardo ai tannini, pur comportandosi allo stesso modo verso gli agenti chimici d'ickntifìcnionc, sapp1arno solo che agiscono diversamente secondo le piante ndlc lluali sono contenuti. Anche l'acido valcrianico, contenuto nel viturnio e nella valcri~1na, spiega azione diversa nelle due piante. Inoltre è ben noto eh~ la magg ior parte delle piante di uso popolare è assai poco investigata. Di quelle, pe r esempio, iscr itte nella nostra farmacopea ufficiale, la cui azione non si può attribuire con sicurezza a nessun principio attivo, è da ricordare : il calamo, l'alt:::a, la coclearia, la cicoria, l'iride, il g1ncpro, il lichene, il luppolo, la n~al va, la melissa, lq kamala, la salvia, il s:lmbuco, il timo, il ti gl io. Di queste e di molte altre h1rono isolate ~olo poche sostanze, ma nessuno può garantire che ess'.:: rappresentano il principio attivo at quale devesi attribuire l'azione med icamentosa. Si impone quindi uno studio piLt accurato delle piante medicinali p-:.·r un pitt largo uso ed una cultura medi ca e farmaceutica nuova, che dovrebbe avere per basi nuovi ind irizzi industriali comprendenti : l la coltivazion(' razionale dc.:lìc piante medicinali; 2° - la stabilizzazionc dei vegct:.1li raccolti; 3° - i] controllo chimico c biologico delle forme farmaceutiche che ne derivano. Ricordiamo con piacere che il Governo Nazionale Fascista incoraggia gli stud i sulla colti Yazione e sono gi3 stati pubblica ti , per cura del Ministero di Agriccltura e dd lc Foreste, i risultati di una prima inchiesta sull~ piante m ~diciml i offìcinali. Ri guardo ::Jila stahilizzazione dei vegetali raccolti ed al controllo chimico e biologico rlcllc forme farmaceutiche dei derivati dovrebbero esservi appositi istituti industriali sotto la permanente vigilanza dello Stato. Fra le form~ farmaceutiche da prcferirsi dovrebbero occupare il primo posto gl i estratti fluidi, molli e secchi la c.ui azione si avvicina di più a quella delle piante c che si prestano meglio ad essere stabilizzati . Già studi sugli estratti sono stati in qu..::sti ultimi tempi iniziati e continuano oggidì in Germania, che, come è noto, eccelle per la produzione d i prodotti chim ici sintetici e dei principi attivi dell e dro<The. Così il prof. Kroebcr di Monaco ha studiato alcun~ piante medicinali indigene, preparandone con opportuno solvente gli estratti flu idi con tutta intera l'attività della droga. 0

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Fra esse notiamo la Ustilago Maidis, la Fumaria Officinalis, il Polygonium hidropiper; quest'ultimo in sostituzione deUa costosa Idrastis Canadcusis nella cura delle emorragie e dei disturbi mestruali. Notevoli studi sono anche stati recentemente fatti dal prof. Wasichi dell'Istituto Farmacognostico della Università di Vienna. Noi Italiani dalle terre fertili, favoriti dal clima che dalla zona fredda delle Alpi va a quella calda della Sicilia e delle nuove terre dell'Impero, dovremmo attivare la cultura e 16 studio di molte piante indigene ed esotiche e dei loro derivati e diffonderne l'impiego per lottare unitamente ai prodotti chimici sintetici contro le malattie. RIASSUNTO. - L 'A. dopo a\er fatto l'esposizione di molti prodotti sintetici, notando taluni inconvenienti che presentano nel loro impiego, fa rilevare che senza dubbio hanno pot tato gran contributo nella cura delle mabttie, ma che bisogna anche intensificare lo stuJio delle piante medicinali ed estenderne il loro impiego, sia perchè la maggior parte di esse è poco investigata, sia anche perchè le sostanze derivate non hanno quasi mai lo stesso valore farmacologico delle piante da cui derivano. Ritiene infine che la cultura medica e farmaceutica dovrebbe avere nuovi indirizzi industriali comprendenti la coltivazione delle piante medicinali, la loro stabilizzazione td il controllo chimico e biologico delle forme farmaceutiche che ne derivano sotto il controllo dello Stato.

S'" -

Giomalc di medicina millitart".


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI M IL/T ARI ELEf\..CO E SOM.\f..tKI OE(;/.1 Af?GO.\fF.NTI 1XITTATI

tpai t'ubali pa~cnwi alla Dircziom· gene m/t di Sanit,ì miluorc nl'l diambrc 1919·X VI/l).

ANZIO (campo s:~n. clim. militare;. Suttotenente medico ALtGJ GAnRn.LLI: Adrt•nulma e sostanze adrenalinosimili.

!b.: Sottotencnte medico FltANCEsco VITERBO: Pseudo caverne polmonari.

L·o. espone le cause che ha nno cre:~to il c:~pirolo delle pseudo-cavernc polmon:~ri. Nota come il concetto delle pscudo-can:rne corrisponda ::~d un:~ entità anatorno-patologica e radiolog ica, piuttosto che clinica. Dopo aver consiJcrato qu:mto la diagnosi differenziale delle pscudo-caverne sia importante anche ai fini prognostici e terapeutici, pass:l in rasse g na le principali cause capaci di determinare immagini che a prima \·ista si confondono con le vere caverne. e si soffcrm:~ sui criteri da tenersi pr(scnti nella diagnosi discriminati va. BEN CASI. C::~pitano medico LuiGI B.~RTOKE: Su due casi di febbre bottonosa verificatisi in Bengasi.

L'O. illustra due c:~si clinici di febbre es:~ntematica soffcrm:mdosi ampi:~mcntc sulla diagnosi d ifferenziale del tifo esantem:~tico e con le :~!tre m::tlattie tifosimili. Descrive in maniera particolare il quadro clinic() della fchhrt:: bottonosa e quindi svolge al lu me ddk p1ù recenti acquisizioni scientifiche il probh:ma dei ra pp<>rti fr:~ febbre esantematica o bottonosa c tifo es:~ntcrnatico. /b.: M:tggiore medico PAsQU.~tE GACI.IARm: cite acuta.

Lo dmgnosi prl'COce dell'appendi-

L 'O. tratta del la sintomatologia dcll':~ppcndicire acuta, sofferm:llldosi spcci:~lmcntc su alcuni segni utili per un:~ diagnosi precoce. GENOVA. T enente medico inc. g. s. ADRIANO CoRDJ:RO: La cht'lnioterapia so/famiJica in venereologia.

L'O., dopo aver tratteggiato b storia d ella chcmiottmpia solbmidica e commentato con dati clinici e spcrimcnt:~li le diverse ipotesi che sono st:~tc enunciate per spiegare il mecca nismo d'a7.ione dci composti solfoorg:l()ici, accenna :1lle v:~rie :~ffezioni batteriche in cui qu<.-sti prepnrati si sono dimostrati particoi:Jrmente efficaci e, soffermandosi sulle applicazion i della nuova tcr:lpia nelle affezioni veneree. riferisce i brillanti risultati con~e~uiti con un nuovo composto di solf:unidopiridina, su oltre 120 ammalati del reparto de rmoceltico. I llustra i considcrc\·oli \·an t:t).!gi tt:rapcutici cJ economico- social i apportati dall'introduzione della chemioterapia solfamidica e conclude affermando che gli inconvenienti registrati in qualche c:~so e dovuti ad effetti tossici che si possono manifestare :1uando 1:~ cura si compia senza son·eglianza medica. no n sono tali da consentire di rinunci:~re ad un prezioso mezzo ter:~peu tico che costituisce un note\·olc progresso fatto dalla lV[edicina in questi ultimi tempi nel campo dcii~ terapia antih::tttcric:J.


6g LIVOR NO. Capitano medi co GiuSEPPE PEPE: Su di un ca.ro di asma bronchiale. L'O. prende lo spunto da un caso di asma bronchiale per tr:Jttare di questO importante argomento. Egli passa rapidamente in rassegna le varie teorie che sono state succcssiv:~mente affacciate per spiegare il problema eziop:•togenetico di questa affezione. Si soffcrma poi a consider:~re le più moderne \'cdutc, e mette in evidenza il contributo apportato dalla scuola italiana per la soluzione di questo importante problema. Passa, infine, a trattare delle varie terapie proposte e dci risultati ottenuti d:~lb loro pratica attuazione. 1\•IESSINA. Capitano medico prd. MANIAO SI:-.II>ONI: Sindromi anomale e reperti autoptici d1 meningite tubercolare.

l"O V ARA. Tenente medico ViTTORIO PtERFEDERICI: Considerazioni sulle fratture del masccllare superiore con speciale riguardo fl quellr: di natura belfh·a. L'O. parla delle fratture belliche del mascelbrc superiore, illustrandone le diverse forme e classificandole in base alla loro entit~• . :~1 loro numero e alla loro direzione. accennando anche alle !ero disposizioni e prognosi e indicandonc la cura immediata e yuella successiva al fine di ridurle e di contenerle. in moùo da ottenere, al massimo possibile, la primitiva forma c 1:~ reintegrazione dell:1 funzione masticatoria. l b .: T enente medico EnoARIJO ScOLAR!: Considerazioni su di un calo di o;;teo-mie/lte ael IV metacarpo.

Dopo aver accennato alla sintomatologia clinica presentatasi nel caso in oggetto, l'O. m ette in evidenza l'importanza dell'esame ;adiografico, il quale ha dimostrato la pre· :;enza di un processo ostcomiclitico delle epifisi del IV mctacarp<), laddove la sintomatologia clinica era incerta. S'intrattiene quinùi sulla ùiagnosi ùiffcrcnziale d:1l punto di v ista radiologico fra l'osteomielite e l'osteoperiostitc tubercolare. PEkUGIA. T enente medico Vn-roRJO To~tMASI: ormomca.

lpcrtrofia pro>tatica e sua terapia

L'O., dopo brc,·i cenni storici sull'ipertrofia prostatica ed una schem:1tica esposiz ione della sintc.matologia di tale affezione, espone le varie teorie eziopatogcnetiche sorte in ordine cronologico e si scfferm:1 sulla teoria endocrina. Riporta quindi i risultati r:.~ggiunti dogli AA. che hanno tentato la ter:1pia armonica dell'ipertrofia prostatica ed inJica il propicn:tto di testosterone come il preparato più effìc.tce, sotto. la cui azione si ha il miglioramento dei disturbi funzionali senza riduzione :;pprezzab1le del vol ume della prestata; ne deduce <]uindi il probbilc meccanismo di azione. L'O. co~cl~de "suggerendo di ricorrere sempre a tale terapia che, specie se istituita in t~mpo: ~a nsultati brillanti eù in tutti gli altri casi migliora lo stato generale e la tunzJona!tta renale favorendo quindi l'intervento operatorio. TRIESTE. T enente colonnello medico FEDERICO BucLIARELLO: Spigolature di terapia c hrrurglca e particolarmente traumatica prtuicata dai Soma/i. L'O. passa in rassegna parte di quanto è stato raccolto circa le pratiche in uso pres~ i Somali nel ~ampo della chirurgia e della traumatologia e dimostra come esse si:~no )'espressione dr un'arte che si ricollcga al passato più Jcmoto, così come si avvicina, :t volte. a quello relativamente recente.


70 1b.: Tenente n"~eòico G u iDo RA~·Auco: Medicina e terap1a soma/a. L'O. riferisce su\le concezioni patogenetichc, nosologiche c terapeutiche degli indigeni della Somalia. Accenna alla loro chirurgia e al rispetti,·o rudimentale istrumentario e si intrattiene sulla conoscenza delle erbe che hanno i Somali e sulle pratiche medicor.1agiche presso di essi in uso. VERONA. Primo capitano medico RAFFAELE FALCONE: Mahuria d1 Pathes o Coxa plana. Prendendo lo spunto da due casi osservati recentemente in ospedale, l'O. espone il quadro clinico ed anatomo- patologico di questa malattia molto frequente che ha inizio nell'età infantile, e che è nota anche sotto la denominazione di « osteocondrite deformante giovanile dell'anca 11 . Ne descrive il quadro radiologico, presentando va ri radi<r grammi, e si intrattiene quindi sulla diagnosi differenziale con la coxite tubercolare, con la quale in passato andava spesso confusa, e lo potrebbe ancora oggi, in mancanza del tipico reperto radiografico. L'O. fa poi osservare come la caratteristica principale della malattia di Perthcs sia il contrasto esistente fra le gravi alterazioni radiogr:1fiche e la compromissione relativamente lieve dell'anca colpita. P::assa infine a fare alcune considerazioni m edico-legali in proposito.

l b. id. : Aspetti radiografici del Morbo di Pott.


RASSEGNA DEL LA STAMPA MEDICA

LIBRI

E RIVIS T E

IGI ENE E PATOLOGIA COLONIALE M. GIORDANO: Patologia e Parassitologia dei paesi caldi. Milano- Roma; 1939.

Editoriale « Arte c Storia ))'

Rapidamente esaurita nel giro di pochi anni la prima edizione di questo Manuale, frutto della collaborazione fra il prof. Giuseppe Franchini e il colonnello medico della R. Marina Giordano prof. Mario, quest'ultimo, aderendo anche al desiderio del compianto collaboratore, così presto scomparso, ha voluto sobbarcarsi alla non lieve fatica eli curare questa seconda edizione che per le molte ed importanti aggiunte, pel maggiore sviluppo dato a tanti capitoli, per l'aggiornamento di molti altri in base a nuove e r ecenti ricerche, pel maggior aumento di illustrazioni fra le quali alcune tavole colo rate fuori testo, non può che accogliere il plauso di tutti quei medici che trovansi nelle nuove terre dell'Impero e di tutti gli altri sanitari che si occupano di studi medici coloniali. Ben sapendosi che gran parte, e potrebbe dirsi anche la massima, delle malattie dei paesi caldi, delle tropicali in ispecie, sono di origine parassitaria, sia che il parassita 1 appresenti l'agente Hesso della malattia, sia che ne rappresenti il vettore più o meno obbligato, il Giordano, attenendosi al concetto informatore della prima edizione, tratta a m piamente le prime tre parti del libro: Protozoologia, Elmintologia, Entomologia, in ognun a delle quali sono dettagliatamente ed esaurientemente trattate tutte le cognizioni più im portanti di sistematica, di morfologia, di biologia, e, dove è il caso, fa seguire la tratt azione clinica della forma morbosa prodotta dal parassita indicando le più pratiche nozion i di terapia e di profilassi. Una parte molto estesa è data ai metodi di laboratorio, sia per la ricerca e la d iagn osi del parassita, sia per tutte le altre ricerche biologiche che possono mettere il sanitario in grado, anche con mezzi modesti, di fare qualche studio personale. a Il arga n.do così la cerchia delle nostre cognizioni in materia che se sono abbastanza p rogredite n~n cessano però di richiedere nuove affermazioni e nuovi dati. I n quest1 argomenti è da accennarsi in modo particolare all'estesa trattazione sulla malaria, affezione che, come è noto, è una delle più comuni c gravi delle piaghe tropicali , sulle spirochctosi, sulle tripanosomiasi, sulle leishmaniosi, sulle filariosi , sull'an chil ostomiasi, sulle schistosomiasi; non viene trascurata la trattazione di parassiti d i classificazi.one ancor dubbia, quali le Bartoncllc c le Rickcttsiosi. Un_ 2mpto sviluppo è dato all'Entomologia nella quale viene data larga parte alla sistemattca .e al.la descrizione dci più importanti insetti in rapporto alla patologia. appartenent~ ~gh Ordini dei Ditteri, degli Afanitteri , degli Emitteri, e dei più importa n ti Aracmdt, fra cui in ispecial modo gli Acaridi. Una pa~te del Manuale è destinata alle intossicnioni di origine animale c vegetale, all'Ofidtsmo cioè, all'intossicazione da pesci, e, capitolo nuovo in questa edizione. da vegetali venefici che trovansi nelle regioni tropicali, alcuni dci quali usati dagli indigeni a scopo di difesa e di offesa. Alle parti più strettamente parassitologiche seguono altre do\·c con giusto criterio cJi raggruppamento eziologico c con opportune aggiunte in rapporto alla prima cdi-


zione, ,•engono tratt:ne le mabuie di ongme b:nteric:J, le m:Jiattie ùa carenza, le micosi, !:: malattie da virus indetermin:lti, le neurosi c psicosi. Un'ultima parte è Jesrin::ra ad alcune nozioni di tassidermia e di imbalsamazione, alle qu:Jii fanno riscontro, ~tlìa fin..: dci capitoli riguardanti la parassitologia, utili dati per la raccolta, la conservazione, la spedizione dci parassiti, come anche dc.:gli insetti, cosa \'Crarnentc utile per qut:lla solid:uiet?t di r::tpporti fra le colonie e la madrepatria l:1 quale ultima potrà trovarsi poi, in ::tmbienti più c:1lmi e più forniti di mezzi. larga messe di rn:ncri:~lc per studi e ricerche. Come nclb prima edizione, l'A. h:~ btto precedere un compendioso ma sufficiente ::apitolo d'i~iene coloni:J!e, aggiungendo roi in fine dd Manu:1lc una raccolta delle prin.:ipa li norme lcp;isbti,·e che potrà essere opportun::tmente consult::tt::t dal medicc cc,Joni:•lc, come anche dal medico di bordo, per la profibssi nazionale cd internazion:~lc , polizi::t annon:~ria, tutda igienica dci bvora tori in A. 0., ccc. Riassumendo dobbiamo davvero rallcgr:.rci coll'tgrcgio c valente collcg:1 della R. !vf:lrin:J per questo Manuale interamente ri btto ed aggiornato, corredato da numerose ~>~sen·a7 io ni person:Jii tratte d:1l lungo suo soggiorno in Afric:-~. che non solt:ll1to sad indispcn~ahile ::ti medico colvni:lle, ma che potrà essere consu ltato con molto profitto da rutti i medici metropolitani che ben s:Jnno. coi r:ij>porti fr:1 l'Impero e la madrepatria. tjll:lnto sia neccss:1rio, :1nche in quest'ultim:l, conoscere e vigil:.re. Con tutto il cuore poi. noi che tanta amicizia e tanta stim:t :wemmo pcl collai::Gr:ltore della prim:1 edizione, purtroppo cosl presw scomparso. ci :lssoci:Jmo :1 qu:1nto dice il Giordano nella prefazione dd Manu:1le, nel giusto rilie,·o che egli fa dell'opera diuturna ed :tttiva del Fr:111chini, il quale formò colle sue lci' ioni. alli..:,·i sparsi nei territori C<Jicni:·di in quindici anni di intenso insegn:~mento e coll:1 fede che lo ha illuminato ' Hrso i nuovi destini imperiali fin ' e ..rui<.bto d:1 (jU:Jndo ritornò in Italia nel 1924 per tbrle ciò che ancora m:lnC:l\'a, cioè una scuola di Medicina Tropicolc. E meglio non poteq il Giord:lno onorore !:t memoria dello sccmrarso. al qunlc ha dedicato il libro, che nel curare con tanto :tmore, con tanto diligenza e con t:tnta :o111pt:ten7.a, la seconda cdizione del M:muak. F. T ESTI. R.-JD!OLOG!A

I. C..llRlCr B.~cozzr: A no malie scilelctriche numeriche e morfologichc in sede stìloidea e parasti!OJ'dea ulnare. - << L::t lbdiologia Medie:~ "• \'Ol. XXVI, diccm. 19 \9-XVIII. In considcrnione tlclle notcm li diffìcolt3 che tah·olt;, si incontranc nd i:J interprctnione dei radiog-ramrni ddl'articolazionc r:Jdiocarpica, richic:.-sti per traumi, l'A. prende iu esame le anomalie morfologiche e numeriche in sede stiloidca c parastiloidea ulnarc, e cerca di fi ssare :~lcuni car,ttteri differenziali da tener presenti per giungere al riconoscimento diagnostico. L':•rgomento riveste un'importanza notc\'Gic, rpecie nel c<Jm po mcd ico - lcg;tlc e assicurati \ 'O. Discordi sono i pareri dci \':lri AA. sia su lla rc:1lc esistenza di un osso tri:1ngolare soprannurncrario, sia sulla origine di esso. sia sulla frequenza dell'anomalia, ::tlcuni :tfferm:mdo che si riscontra spesso. :1!tri (Ki.ihkr), che è molw rara, :.Itri ncgantlo a tali forrn:~zioni ossee il signilic:tto di osso ~opran numerario, consickrandde ln\'ecc sempre come esiti di fr:lltur:J dell'apofisi stiloide dcll'uln:~. In base ad nhbondantc casistica, l'A. ha :1\'UlO la rxmibilità di orient:lrsi fra le: rontrast:Jnti opi nioni, così da [}()ter afferm::~re che, nella maggior p::~rtc dci casi, le formazioni ossee in discus~i one debbono anribuirsi :1d e::siti di lesioni traumatiche; m tm numero minore di casi esse de\'ono considerar~i come vere piccole ossa orrgmate da


73 un nudeo acc~ssorio di ossificniune dell'apofisi stiloide dell'ulna, oppure da abozzi cartilaginei anomali, soprannumerari. L'A. divide così in tre g ruppi le anomalie ossee in sede stiloidea e parastiloidea: nel primo g ruppo pone le formazioni ossee di natura s ic uramente traumatica; nel secondo. le formazioni ossee dcri v:m ti da un nucko accessorio di ossii'Ìcazione dell'apofisi stiloidc non saldatosi con l'estremo infer iore :.lc.:ll'ulna; nel terzo gru ppo infine poac ie formazioni ossee derivanti \'Crosimilmente <.b abozzi cartilaginei soprannumcrari, Jh·ersi dagli abozzi norm:tli costituenti il c:tr po, che e \'olvono sino a completo s,·iluppo. Elementi diagnostici che sta nno per gli esiti di fratt ura dell'apofisi stiloidea dell' uln:t, sono rappresentati da una dislocazio ne della formazione ossea in senso ndiale e distale rispetto al processo stiloideo Jcirulna, dovuta alla tensione del legamento collaterale ulnare del carpo, le cui fibre trascinano il fra mmento a\'ulso in b:tsso e bte- · ralmente. E' O\'vio che tbe cssen·i una congr uenza e proporzionalità fra il moncone dd processo stilcidco e .la formazione osservar:!, che sta a rappresentare il frammento sottratto ad un processo stiloidco r.ormalmentc conformato. Elementi radiografici in fa vore dell'ori g-ine da un nucleo di ossificazione accessorio dell'apofisi stiloide, sono rappresentati dalla sede tlella formazio ne ossea nel posto normalmente occupato dall'a pofisi stiloide, dalla sua forma, gencr:Jlmente triangolare o conica c dall'uguaglianza tra volume della formazione anomala e \'Olume del >· rocesso stiloideo del lato opposto, dato che il reperto è difficilmente bilaterale. l caratteri che ci fnnno definir•: come de ri,·a nti da abbozzi anomali, soprannumerari gli ossicini abnormi in sede sttloidea e parastiloidca, sono rappresentati dalla loro forma rotondeggiante o più raramente romboidale, dali:J situazione sull'asse dell 'apohsi stiloide o soltanto lievemente dislocata in senso d istale, dalla contemporanea esisten za di alterazioni morfologiche tleii'estremo inferiore dcll'ulna, con apofisi stiloid~ di aspetto normale. Jn conclusione, non considerando le formazioni ossee di o rig ine traumatica. nella r egione stiloidca e parastiloidca ulnare, si possono riscontrare elementi scheletrici traenti origine da anomalie di ossitìcazio ne. T ale origine è diversa, c può essere ra ppresentata o dalla presenza di un nucleo accessorio dell 'apofisi stiloide dell' ulna non saldarosi con i'apofisi ulnare, o da una mancata rcgrcssione dei nuclei cartilaginei presenti forse in epoche iniziali dello sviluppo embrionale. L'A. ritiene che si debbano in terpretare come veri sopr:tnnume rari , espressione cioè d i un reale aumento degli elementi scheletrici del carpo, quelle form:tzioni ossee, che, rn :'ssenza di pregresse !esioni traumatiche e persistendo un'apofisi stiloide normalrn e nte svilu ppata, sono situate sull'asse Ji questa o solo appena disloc:.te distalrnente; : che si debbono invece definire come ossa triangolari, anomalie di ossifìcnione ùel, ·a pofisi stiloide dell'ulna, esclutlendo ogni carattere di soprannumerario. Tntercalate nel testo sono numerose riproduzioni di radiogra mrni molto dimostr:.rivi. SAt, SANO.

N EURO- PSICHIATRIA

v v ENTURA: Studio 0111ltomo- cltnico di un ctuo di sdero;i laterale amiotrofica dd tipo bulbo - spinale di lunghis.rima durata. -

:< Neopsichiatria », fase. 4, 1938.

La sclerosi laterale amiotrofica - o mabttia di Charco t - è una ben no ta neuropatia ~ar~tteri~zata, fra l'altw, dal decorso piuttosto bre\"c, soprattutto qu:1ndo pre\"~1~ono 1 smtomt bulbari. Il caso illustrato dal Ventura è ~pecialmcnte interessante da to 1 1 suo dec?rso del tutto atipico. Qui l'infermità si iniziò, dif:.tti, all'et:\ di 32 an ni e con una Sindrome a tipo nettamente bulbare, rimasta pura per un settennio: periodo


74 dunmte il quale si fece e si mantenne la diagnosi di p:tralisi lahio-glnsS(}-faringca. Solo verso l'ottavo anno comparvero fenomeni di atrofia e d'astenia a carico dei muscoli degli arti superiori, massime dei segmenti distali; successivamente comparvero analoghi disturbi negli arti inferiori ove, però, non raggiunsero mai una notevole intensità. l disturbi bulbari rimasero sempre prevalenti, tranne quelli a carico della respirazione, comparsi solo nelle ultime settimane di vita del soggetto. Il caso, oltre che per questo decorso discendente del processo, è degno d'interesse per la lunga durata (18 anni) della malattia: fatto eccezionale. tanto più se si tenga pn::sente che la malattia medesima si era iniziata dai nuclei bulbari. L'A. dà poi un'accurata descrizione del reperto istopatologico, anch'esso interessante per parecchie particolarità che non è possibile riassumere. CARLO

P. C. MoNTI: Infezioni focali c otorinologia. -

<< Bollettino

Rrzzo.

d. Istituto sieroterapico

m•-

lanese >>, 1939- XVII.

L'A. tratta in rapida e chiara sintesi di una questione che rappresenta realmente il crocevia di molte specialità, non ultima la neuro - psichiatrica: per il che non sembra inu tile accennarvi, tanto più che l'argomento è !ungi dall'essere ben conosciuto nei suoi vari aspetti. Si parla, qui, delle dannose conseguenze generali prodotte dalle infezioni focal:: conseguenze che possono interessare, in modo elettivo, il sistema nenoso centrale, come aveva posto in evidenza fin dal 1875 un pioniere dell'argomento - Sir G. Sa,·age il quale riferì su tal uni casi di psicopatie guarite in seguito ali 'estrazione di denti guasti. Quasi un cinquantennio più tardi T. G. Graves riprendeva l'argomento dei rar>porti fra sepsi boccale e psiconevrosi e giungeva a lla conclusione che alla base di molti casi di « depressione nervosa >> si potevano trovare foci infettivi cronici, specialmente quelli connessi colla « ora! sepsis ». Dopo altri dati ed esempi tratti dai diversi rami della medicina, l'A. precisa la definizione di sepsi focale per poi soffermarsi particolarmente sui rapporti tra infezioni focali ed otorinolaringologia. Egli passa, così, successivamente in rivista: a) le infezioni focali d'origine nasale; b) quelle d'origine tonsillare: c) quelle d'origine auricolare. Per ciascuno dei « foci>> i' A. ne esamina i vari aspetti anatomici, patologici e specialmente clinici, tracciando un chiaro ed el<><Juente quadro delle principali conseguenze morbose a distanza o generali delle infezioni focali, e toccando altresì dei più moderni criteri terapeutici relativi a quest'importante, anche se per fo più trascurato, aspetto delle discipline medico- chirurgiche. CARLO

RIZZO.

G. CASTALDI : Sulle alterazioni della in11ervazùme lombo- sacmlc da rachianestesia. « Rivista sperimentale di Freniatria », fase. 3°, 1939-XVII.

L'A., prendendo lo spunto da un 'ossen·azione personale (donna che, dopo rachianestesia no,·oc:tinica, ebbe disturbi deficitari scn!o-motori e trofici soprattutto in ccrrispondenza delle radici U- $ 2 di destra: disturbi da lesione parcella re della cauda e stabiliz. zati da parecchi anni) passa in accurata rassegna la questione dei dannosi effetti dell'anestesia rachidea sull'innervazione lombo sacrale. Tale questione imeressa - per diversi Jspetti ed in diversa misura - tan to il ncurologo quanto il fisiol ogo ed il chirurgo, e nonostante la gra n mole di letteratura che


75 vi si riferis.ce è ancor !ungi dall'essere stata studiata e risolta ne~ suoi van punti c aspetti. L'A. giunge alla conclusione che, dato il meccanjsmo d 'azione degli anestetici sul sistema nervoso e data la particolare zona di elezione della rachianestesia, quest'ultima (( non possa essere ritenuta del tutto immune da incidenti inevitabili e imprevedibili >> (anche quando si esduda qualsiasi errore di tecnica). Egli, infine, propugna l'util.ità d1 controlli anatomici della porzione terminale dello spazio subaracnoideo; simile controllo, dandoci l'esatta conoscenza, soprattutto, della specie e della frequenza di varianti inJividuali, gioverebbe ai fini dell'esatta interpretazione di talune sindromi residuali alla rachianestesia, e sulla loro base potrebbe meglio dirsi una parola definitiva sull'utilità o meno della rachianestesia. CARLO RIZZO.

FARMACOLOGIA M. 0ESTERLEIN: La Sulfanilamide. -

<<

Zentralblatt f. Bakt ))' l , Refer. B. 135, 1939.

La s.coperta del Prontosile e del Discptale da parte di Domagk e collaboratori, ha dato luogo ad una enorme letteratura, spesso tumultuosa. Ora che è sopravvenuta una certa calma e maggior chiarezza nelle idee, riesce possibile di riassumere i risultati della chemjoterapia batterica, i pericoli di intossicazione, le modalità di azione, in un quadro

_più semplice e più rispondente alla realtà. CENNI STORICI. - l primi coloranti azoici del tipo del Prontosil rubrum furono sintetizzati da Gelmo nel 1908. Il loro interesse fu però di -carattere industriale. Infatti Horlein e collaboratori che circa vent'anni fa preparavano i suddetti coloranti per l'in.du;tria tessile·, non ebbero il più lontano sospetto del loro valore terapeutico. Jacobs e Heidelberger si erano avvicinati inconsciamente al problema terapeutico quando tra il 1919 e il 1921 provarono l'azione di una vasta serie di coloranti azoici, derivati dalla Hydrocrupein, sulle infezioni protozoarie. Solo una piccola parte di questi preparati fu provata in vitro sui batteri, senza tuttavia che venisse osservata la loro azione litica. I lavori

di Eisenberg sull'azione di questi coloranti, specialmente del Rosso scarlatto sulle crani. c he ulcerazioni e sulle ferite, ebbero scarso seguito. Si doveva arrivare alle ricerche sistemaciche di Domagk perchè tutto l'importante argomento fosse chiarito. DENOMINAZIONI COMMERCIALI. - I preparati sulfanilamidici si possono dividere fin or<! in tre categorie, che hanno per wstanza base la p - Aminobelzolsulfonamide (I). Questa, nei paesi di lingua inglese, ha ricevuto diversi nomi commerciali nei suoi vari preparati: Prontalbin, Prontosil album, Prontylin, Streptocid, Sulfamidil, Stramid. Sulphonamid, Deseptil, n6z F.; la prima categoria abbraccia tutti quei derivati, che provengono dalla variazione degli aminogruppi aromatici (a), come per es. Prontosil rubrum (II), Prontosil solubile (III), Proseptasine (IV), Rubiazol (V), Soluseptasine (VI), Ambesid (VII). La seconda categoria abbraccia le varianti del gruppo amidico: Uliron (VIII), Diseptal B (IX), Diseptal A (X), Albucid (Xl), M e B 693 (XII). Quest'ultimo preparato è conosciuto meglio coi nomi di Eubasinum, Dagenan, Sulfapyridin. La terza categoria infine comprende i derivati dalla variazione di entrambi i raggruppamenti aminici: Rodilon (XIII), Diaminodiphenilsulfon (XIV) ed altri ancora. A ssoRJliMENro ED l!LIMINAZIONE. - I prodotti sulfanilamidici, somministrati per via orale, si assorbono facilmente; dopo un'ora sono già rivelabili nel sangue. Vaste esperienze sul1e modalità di riassorbimento sono state fatte suglm ~nimali da parte di nume1-osi AA. Anche i procedimenti di s.cissione di tali preparati nell'organismo sono stati seguiti accuratamente.


Tossid tà. - Come D om:1gk ha ampiamente dimostr:Jto, gl i effetti secondari del Prontosile, rubrum e soluhile, sono in genere scarsi e non pericolosi , e comunque si possono facilmente eYitare mc.:JiHnt:: aclegu:ne misure. In casi di sc:1rlanina. le alterazioni renali non furono :1ffatto :1ggravate d:1 l Prontosilc. Come lievi sintomi tossici, che possono insorgere per il tr:•tt:Jmento con la Sulfanibmid. sono stati notati: vertigine, nause:t, dolori :tddomirl:l!i, diarrea . perdita dell"='ppetito, debolezza, sensazione di stort:Jmcnto, ciano~ i. eruzi<:ni cutanee. l distu rbi Jell'app:~rato Jigercnte si pos~c no in gran parte e,·itare se si ha l'accortezza Ji somministrare i prcparari dopo i pasti. Gli altri sintomi acccnmti scompaic:no quasi sempre mcdi:lrlte l'inten·cnto terapcutico, e non si rinno,·ano gcnnal mentc piì'1 qu.1ndo si riprendono i preparati. Per misura di prudenza è bene che r:~li pazienti, che m:Jnifcstano sintomi di intolleranza, siano sempre vigilati. ~i n rom i gravi si osscrntno raramente: febbre :t lt:~, shock, ittero. :111emi:1 , leucopenia, aì-iran uloc itosi, nevriti, wlfoem ogloh inuri:~ , formazione di metaemoglobin:J. porfirinuria. l :->fF.Ztn:--~ 1 STKEI'TOcocctcHE. - Secondo lo classificazione di L:lncdiciJ, gli strepto,;occhi emclitici si Ji,·idono in 9 gru ppi. Sul gruppo A la Sulfanibmid c il Prontosil a~iscono ottimamente, nelle prove sugl i animali. Sugli altri gruppi le ricerche non sono ancor:t molto ampie. :.t} EriJipela. - L'cfli caci:1 del Prontosil è evidente. Secondo i d:~ti di Snoclgr:~ss e :\nderson, la mort;,lit;, è c:1d uta J::~ll' t 1, 2 " .. al 3,2,",,. Non meno soddisfacenti sono t isult:Hi nc ll'er i~il'c la Jei l :·tt::~ nti. b) Febbre pucrperale. - Cn giudizio sicuro sul ,·:don: ddla tcropi:l sulfanilamidica ncilc infezioni puerper:di non si può dare sen;;r.'altro, poichè la virulenza del germe ha ctd le notc,·oli rarinic.-ni. Co1ebrook, Purdie, Kcnncy. ~u 199 casi di infC7ionc puerperalc. han no osscrYato una n~cn:dità Jel 5·5 'L mentre nei cinque :mni :Jntcccdcnti alla introduzione dell::~ suddttta terapia, la mort:1lilà era stata dd 22.8 ··.. . Foulis e Barr rifcrisccno di a,·cre :Jvuto un:l mort:Jiità dell' ' ·4 " .. su 70 c:tsi. mentre, ne~! i :mni 1931 -36 , la m or wl it:Ì era swta del 1 :p ":.. Brown dà un :t riduzione dal 2.3.5 °{.. al 6.6 '';~ . La questione del dosaggio è stata ampi:.11nente discussa dal Dom='gk; secondo il suo consig lio. bi.-;ogna inter\'enire subito con Josi molto alte. c) .\ feningite streprococàca. - Dalle osscr\':tZioni di diversi AA. ri~ulr:1 che. dopo l'avn:nto dtlla rcrapi:1 col Prontosil, per \'i:t or;.le e cndomuscobre. la morralit:.ì si è :.t bb:t ssa l:J. c..l) f'c, ifonite. - 11 tr:~tt ~mc nro chemiott:r:tpico non esclude l'intervento operati\'o, "':J lo compkr:t. Sono stati cit:tti esempi di buoni risultati. e) Sctticemi.~. - In complt:sso i risultati sono stati buoni. f) Smrlurtina. - I ri ~ u l t:tti del tratt:Jmt:nto con la Sulfanilam id non sono concord:J.Hi. In gem.n: si csscn ·a un:1 tcmh:nza a un più rapido miglioramento. g) l nftzloni da streptocorclli 11 011 emolitici. - In contrasto coi buon i risultati che si ..:;ttLngono gener:tl mente nelle infezioni da streptococchi emolitici, in quelle da strepto.. cocchi :Jnaemo!itici lìnora non sono st:~ ti notati p:~rticobri \'antaggi.

hFEZtOSI t'SEPMOCOCC ICII E. -- Le in fezioni cb pncumococco si tratt:~nno prima o in 'in puramente sintom:~ti c:t o per me7.zo ddla si e roter::~pi a. fn queste condizioni la morr;dità. per il ripo l si aggira,·:l intorno al 20 ''. : per il tipo Il intorno :.1l 25 °1,; per il tipo III tr:J il 50 c il 100 ".,e per il gruppo l V. che :~bbraccia di\'ersi ripi, dal 5 al 35 % . La sicrotcrapi:. dunguc ha dato buGni risult:Jti quando era in g iuoco il tipo I e per akuni ti pi dd gruppo IV. Le esperienze sugli anim:tli h:1nno dimostrato in genere che il prcp:1 rato dn prefcrirsi è la su lf:tpiridina. a) .\leninglte pneumoa;rrim. - Complessi\'amente i risultati sono stati buoni . b) Polmonite p1:eumororcica. - H eintzclm:tnn c colbboratori, mediante il trattamento d1tmiorcrapico. h:tnno visto .1hbassarsi la mort:~lit~ dal 74 -ilo'":~ al 20 "., . Gli AA.


77 ~mericani vantano

ottimi risultati col Dagenan, prepar:;~to piritlinico. E,·ans e Gaisford su 100 casi tli polmonite, trattati col D.~genan, hanno a,·uto soltanto 8 casi di mone e 6 empicmi; su 100 altri casi Ji controllo si sono ;1\·uti 27 morti c L empierm. l SFEZIONI MENINGOCOCCICHE. :~) Meningite e Jettìcemia. Nclb mcningite menin~<:coccic:~ b Sulf:lnibmid si t- dimostrata molto attiva. D alle esperienze di diversi AA. risulta che i migliori risultati si ottengono dalla combinazione del tr:mamcnto sieroterapico e chem ioterapico. La Sulbnilamid Ya data per via sottocutanea e intraspinale. Nei confronti sull 'efficacia del siero e della Sulf:mibmid si è ,·isto che quest'ultima forni sce risultati migliori. 1\lurez ha osservato che la cura col siero b abbassare la mortalid al 22,4 " .. , mentre la chemiotcnlpia la fa abbassare all'8.9 " ... Sommers, medi:Jntt: dosi quc:tidi:me di gr. 0.5- 1,2 di Sulbpyridin (M. e B. 693) h:~ visto c:1dt:re la mortal ità ol 10 '\•. Anche nelle seuicemic

dn meningococco i risultati sono stari confon:~n ti. J S FEZ IONI GONOCOCCICii E. a) Vulvovaginite. - I risultati migliori sono srati otten uti con l'Ui ircn, con l'A lh ucid e con I'Eubasinum; la Sulf:milamid regi~tra im·ece nun~eros i insuccessi. b) Uretrire. - Sih-er e Elliot hanno potuto compiere una l'asta esperienza su 1625 casi di uretrite nei m~1sch i . c affermano di :-t\·ue ottenuto la guarigione nel 6t:-So ·~... Buoni risultati hanno anche ottenu to Alvea, Daniel e Arris, Grca n, Rcurer. Altri AA. invece non hanno notato p nicobri ,·anr:1gg i. Le ricerche compr:Hi\'t: di .\brinkovitsch su 200 casi , trattati metà con Prontosil ~ lhum, e !'='!tra metà con Uliron e con M. e B. 693. dimostrano che il più efficace e quest'ultimo preparato; in mezzo sta J'lj liron che ha da to il 5(, "., di guarigioni. Schubcrt, trattando 264 do nne e bo uomini col Discptal B ebbe una percentu:llc di guarigioni del 90 ".. . \'onkcnnel e Korth, su 200 casi, rur:Hi con l' Albucid, nello stadio :.cuto. registrnrono una percentuale di p-uarigicn i superiore al 90 ''.,. Molti altri AA. 1":J ntano ottimi risultati coi vari preparati sulbmidici. c) Oftal_mia dei neonati. - Qu3ndo l:r ter:1pi;1 \'iene inizi:lt:J precocemente i ri~ult:lti, ~·ssen·atr da1 vari AA. , sono buoni. b:~ EZIO:-YL STAFILOcocctcii E. -· Mnrcus afferma che il Proronsil album riesce solo cfhcacc in quei c:~si in cui l'infezicne è localizzata (foruncoli, favi). 1\:cll'ascesso polmonare e ncll:J sctticemia. secondo Durr, non si ottiene nessun risuL tato. Sembra che, associando la chemioterapia con l'antitossi na stafilococcica, si possa 1-!lungerc a risul tati più soddisf:tcenti.

. I:->_FE7.10NI DELLE VIE URI:-IAIIIE. - I germi che possono ca usare iniez.ioni delle vie unn:me sono molti; i pareri sull'efficacia della terapia ~ulf:tnilamidica non sono concordi.

I~FE7.IO:-.;I BRUCELLARt. - Mentre nelle espenenze suoli anim::di i risult:.1ti sono stati b uoni. per l'uomo non si ha ancora nessuna si-::urezz:J ~~11:.1 reale efficacia delb chemi~ t eropia coi preparati sulfan ilamidici. MAI.hRIA. - Si può dire che finora non è stat:l osser\"ata nessuna az1one efficace par:1gonabile a quella del chinino o dell 'atebrìn. II'FEZIONI 0;\ VIRUS. a) Tracoma. - Buoni effetti sarebbero ~tatì ottenuti da diversi AA., specre per quanto riguarda le lesioni corneali. ~) Llnfogranuloma inguinale. - l'e~li anim:1lì da esperimento i risultati sono stati buoni ~Mc ~allum e FinAay, Lévaditi, Biir). Nella clinica si registr:mo alcuni hrill:l nti successi. l nsultati, in altre mabttie d:• virus, nr.n sono del tutto ccnccrd:mti.


Mooo o' ~ZIONE. - 11 meccanismo d'azione è stato largamen te studiato sia dal punto di vista biologico- clinico, sia da quello puramente chimico. Tutti sono concordi nell'afferm:lre che in 'itro i ge rmi sono uccisi o arrestati nella ioro moltiplicazione o ;lttcnuati nel potere patogcno. Ma anche in vitro diversi fattori prendono parte all'azione battericida o batteriostatica (natura del germe, temperatura, composizione del mezzo, dose immessa, reazione, ecc.). E' st:lto constatato anche che l'attività dei leucociti contro i germi in vitto è accresciuta. E' stato posto il quesito se l'azione noci,·a sulla cellula batterica derivi direttamente dal preparato o da una trasformazio ne di esso. Secondo Locke, dalla Sulfanilamid nascer~bbe una sostanza a carattere di idrossilamina. che ostacola la catalasi ; a causa di quest'azione impedente sulla catalasi, l'acqua ossige nata, che si forma nel metabolismo, si accumula n:lla cellula batterica e danneggia. in una certa concentrazione, lo sviluppo cellulare, . rendendo quindi i microbi :neglio fagocitabili. La concezione del Locke ha ricevuto conferma dal fatto che la p· idrossilaminobenzolsulfonamid, derivata dalla sulfanilamid, è 100 volte più attiva dci preparato iniziale. Ricerche di altri AA. ~embra che confermino le vedute del Locke; per cui, in conclusione, si può dire oggi che l'efficacia dei preparati sulfanilamidici derivi da sostanze più attive, che provengono da tali preparati Hessi o si formano n eli 'organismo o a spese .:Iella cellula batterica. Che queste sostanze sianc> dotate di particolare attività lo dimostra il fatto che nell'urina degli individui trattati si ri,,ela facilmente circa il 90 "co dd prodotto iniziale, in parte non trasformato, in parte nella forma acetilizzata e quindi inattiva. REITANO.

Qu~sta recensi011e è tratta da un'ampia rtvrsta crtttca sull'argomento che abbraccia 30 pagin~ di usto ~ cìt·ca 400 citazioni bibliografiche (N. del R.).

EPJDEMIOLOGJA DREcuss M .: Ricerche in Ungheria sul Vtru; dell'influenza. -

« Zentralblatt f. Bakt. n.

I, Orig. B. 144, 1939. In questi ultimi due anni l'A. ha isolato in Ungheria 15 ceppi di virus influenzale. che possedevano tutti i caratteri del classico tipo umano. Gli stipiti provenivano da <tmmalati di influenza. Il virus si mostrava costantemente filtrabile su membrane di gradocol, si trasmetteva regolarmente in serie ~ui furetti e sui topini, ve ni,·a neutralizzato dagli immunisicri specifici . Gli stipiti erano stati isolati soltanto durante i periodi di epidemia influenzale; nei periodi intervallari ogni tentativo di isolamento falliva. Mentre questi ceppi di ,·irus er:wo identici dal punto di \·ista immunobiologico l'un l'altro, si notavano invece marcate differenze antigeniche nei riguardi dci virus di provenienza inglese ed americana. Sulla base dci risultati ottenuti su una \oastissima serie d i ricerche, compiute su 342 lufetti e su 40000 topini, l'A. giunge alla conclusione che il virus influenzale rappresenta il vero fa ttore eziologico delle autentiche epidemie di influenza. Le ricerche di controllo permettono di escludere che il virus possa avere origine dagli animali di esperimento. R F.ITA:-;0.


79 SOMMARI DI RIVISTE MEDICHE MILITARI. RIVISTA DI MEDICINA AERONAUTICA. - Ufficio centrale di Sanità. Ministero dell' Aer<>nautica, Roma. Anno II, n. 4, dicembre 1939- XVIII. Lo Monaco- Croce : Influenza della introduzione di uno spazio morto artificiale

sulla respirazione, specialmente sulia tensione dei gas negli alveoli. Talenti e De Meo: La psicotecnica in medicina aeronautica. Margaria: Lo stato attuale della « teoria dell'acapnia » di Mosso. BuLLETIN lNTERNATIONAL ul!s SERVICES DJ. SANTÉ DES AIU.IÉEs DE TERRE, DE MER ET oE L'An. - Pubblicato dall' « Office International de Documentation de Médecine Militaire >>. Liegi. N. II, novembre 1939. V outc: La cura sanatoriale dei mìlilari di carriera. W inter.-: Fasciatura emostatica metallica. Des Cilleuls e Bellon: I recenti miglioramenti apportati all'igiene degli accampa-

menti nell'esercito francese. - La pratica medico- chirurgica negli eserciti. Des Cilleuls : A proposito del Congresso internazionale tlel Servizio sanitario degli eserciti in campagna. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di documentr~zione di Medicina e Farmacia militare: Schede

bibliografiche. Riviste mediche. ARGENTINA.

REVISTA DE LA SANIDAD MILITAR. ottobre 1939.

Ministero della guerra, Buenos Ayres. Anno XXXVIII,

Ruzo: Relazione della Direzione Generale di Sanità per l'anno 1938 (co·n tinuazione). Grosso Soto: Il còmpito del personale di sanità in guerra. Reyes Oribe e Malenehini: Linfomatosi mediastinica simulante radiologicamente un

aneurisma polmonare. Gallac: L'igiene dell'operaio nella prevenzione degli infortuni sul lavoro. BELGIO.

ARCHI VEs BELCss ou SERVICE DE SANTÉ DE L' ARMÉE. Liegi, N. I I, novembre 1939.

Redazione: Ospedale Militare,

Thonon: Reclutamento e specializzazione nell'esercito moderno. Vandt:rvccren: Gli ascessi polmonari. GERMANIA.

Du. DEUTSCHE MILITAAARZT. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 12, dicembre 1939. Kubitzki: La grande nave ospedale; suo attrezzamento ed impiego. Dost: I treni ospedali nd le diverse Nazioni. ?ung_hanns: Significato per la chirurgia di guerra della profilassi antitetanica (con

l'anntossJOa tetanica) e della immunizzazione attiva (mediante l'anatossina tetanica).


8o Toegel: Trattam<:nto della gonorr<:a acuta con l' Albucìd e con I'Uiìron. Denz : T erapia precoce della gonorrea con I'U iiron. Robert: Sui moderni mewòi r~zicnali dì lotta contro la blenorragia. Riihe: L'ìncapacìd bvorativ::t e la v::.lutazio ne dci danni. JUGOSLAVIA. VOJI'O- SANJTF.TSKJ GLAS:-.'IK. -

Ri vista trimestrale di m edicina , farmacia c veteri naria dell'esercito jugoslavo. Redazio ne ed amministr:::zione: ospccblc militare di Belg rado. N. 3, tomo X , 1939. Ruvidic: Lo sgombero degli ospedali militari in tempo di pace.

M ilovanovic: Periti setto ri c iswllazio ni autoptiche. A nagnosti: Considerazioni sull'impiego r:mìco uci posti di medicazione per la fan. terìa al m o mento dell'azione. Linde: Lo scorhuto c il prcscorbuto in rapporto all'alimentazione del soldato. Sm odlaka: Ossen·nìoni medico - sporti,·e fatte in occasione dell'allenamento della squadra militare jugoslava. fetnca: Il tifo es:mtem:nico nel nostro esercito. STA TI UNITI.

T11 E Mu.I TARY SuR<.F.ON. Army Medicai Museum :~nu Lìbrary, \Vashìn gton . V olume LXXXV, N. 5, no,·cmb~e 1939. Card: Indag ini sull:~ s ifilide negli Stati Uni ti. john.•on: La na ve ospedale l< Rclief )). Roaz: Addestramento t:lttico dei reparti di sanìtiì delle brip ate autonome. Ca nby : lnftzioni focal i dell:l bocca in r<>p porto con le m:~l :tttie renali. H ocd1stetter : Un :tpp:lrecchio ptr an:~lizz:,rc l'ossi ~enc oçcorrcnte per l'ossìgen<::t'· rapi:1 da campo. Rodriguez - Molina: A. T. Coopcr c A . G. Oliver. C-zosnyka: Ncuriti periferiche nel diabete mellito. Pollock: L'incide nz a ck llc fratture ne i p rocessi osteitìci. Culliga n: La tecnica delle iniezioni nelle ve ne va rico~e. Fu/ton: Manifestazioni orali de lla tubert'olosi. Macey : Complicazioni frequenti delle fratture comuni. Caru:r: Note sull 'addestram ento in campagna Jelle unit?t sann:me della Guardia N n ionalc. Va n W aJ!OIIer: 11 tra un mento delle l ievi ferite settiche. Rargen: Differenz iazio ne frn i v:~ri tipi di coliti . U:-.!C H ERI A. H oNVÉI)(JRVOS . 1Ì ·

Ri vist:l sci c ntifi c:~ degli ufficiali m edici un~heresi. Bud:~pest. IX Gy:·tl i -

F:~sc. settemb re-o ttobre 1939·

Surgoth: Esperienze con il Ro nin nella terania della gonorrea. J-lr)mory: U n caso d ì av\'clenamento m on a le col bromacctone. Lippoy : Rc~ocon to del V Congrc!so internaz ion:~lc eli pubblica asststenz:~ e pronto ~occor~o .


NOTIZIE

RrcOMPENSE AL VALOR MILITARE coNCESSE AD UFFICIALI nEL CoRPO s.·\ NITARJO. CROCE 1>1

GUERR.~ AL VALOR MILITARE.

BASCAPÈ Alessandro fu Claudio e fu Baldi Rosa, da Rc,·en·alle (Pa\'ia) capo manipolo medico comando divisione volontari « Fiamme Nere ». ~ Medico addetlo ad un conumdo~ si prodigava instancabilmente

per la ,·ura dci feriti portando.<i più volte volonTariamente in linea durante il combattimento. Nelle giomatc di Brihuega, pur non trascurando il jUO speciale servizio, varie volte si offriva per disimpegnare servizio di competenza di ufficiali di al'fna combattente e li portava bene a telfnine. Es em pio di coraggio e d i nobile senso del dovere . - Almadron{'s, Brihuega, Montanares, 8 - 23 marzo 1937-XV. BocAZZI Franco di Federico e di Adelaide Vanucci da Carrara, capomanipolo medico, 2a sezione di sanità. Nonostante l'artiglieria nemica battesse imij·tentenH:nte

r abitato dove era situato il suo reparto di sanità, con a11imo sereno e sprezzo del pfricolo, prestava l'opera propria infaticabilmente ai numerosi feriti, solo preoccupandosi del miglicm:: adempimento della propria missione. Giù distintosi quale ufficiale medico di battaglio-ne nelle azioni per la conquista di Malag:~. - Soncillo, 14-15 agosto 1937-XV. BossoNETTo Antonio di Giacomo e di Genotti Margherita, da Aosta , capomanipolo n1cdico 2 ° reggimento fanteria mista <• Frecce Azzurre >>. - Dirigente il servizio sani-

tario del reggimento, dimostrò slancio, coraggio c valore rtel percorrere più volte. durante più azioni, la linea di combattimento sotto intenso fuoco di mitragliatrici e artiglierie avversarie, per assicurarsi di persona che il servizio sanital'io p,·esso i minori reparti fun zionasse con la massima regolarità. Fiera figura di medico combattente, sempre pronto, incurante di qualsiasi pericolo, a prodigarsi per la sua alta ed umanitaria mis.rione. Sierra Argallen, 12·13-14·18 giugno 1937-XV. COLARIETI Luigi

di Concetto Romolo e di Pirri Amalia, da Rieti, capomanipolo medico II gruppo obici da 100/ 17. - Ufficiale medico addetto ad un gruppo d'artiglieria, du-

mntc più giorni di combattimento dava prova di coraggio e di abnegazione. Già distintosi in precedenti azioni. - Brihuegn, 18 marzo 1937-XV.

DE ANTONJs Antonio di Gaetano, capomanipolo medico 1° gruppo banderas. ~ Ufficiale medico di un battaglione, dando prova di alto sentimento del dovere e di grande sprezzo del. pericolo, non esttava a portarsi sulla linea dei repat·ti avanzati. sotto violento fuoco nemtco, per meglio adempiere il proprio dovere. - Puerto dc Alazores. 5 febbraio 1937-XV. DE A~TONJ~ Antonio, capomanipolo medico bandera « Aqutla " · - Sotto intenso fuoco ~mtco st portava col proprio posto di medicazione nelle immediate t'icinan::;e della linea di combattimento e prestava validamente la sua opera rischia11do la vita. Tentava, se f~r inutilmente, di portare soccorso al proprio comandante ferito mortalmente. Nel npzegamento del battaglione prendeva il coma11do di un nucleo di lrgionari. riconducmdolo ordinatament~ alla seconda linea di 1esistcnza. Brihuega, marzo 1937-XV.


8?. LoDATO Antonio fu Giuseppe e di Maria Valenti, da Capo d'Orlando (Messina) capomanipolo medico comando 470" bandcra. - Ufficiale medico del battagliorJe svolgeva

la SWJ opera umanitaria in circo.<tam:e difficili e pericolose, riscuotendo il plau>o e l'ammirazione di superiori e di camerati. Durante l'assalto per la conquista delle trir1cee nemiche, si port~va in testa ai reparti, accorrendo sotto il fuoco nemico là dove la :rua opera si rendeva necessaria. - Km. 9S strada di Francia, 9 marzo 1937-XV. MAREMONTI Pietro Antonio fu Gaetano e di Ruzzi Francesca, da Salandra (Potenza), capomanipolo medico bandera u Folgore a . - Durante cinque giomi di accanito com-

battimento, pur febbn'citante, prodigava con prontezza ammirevole e calma le sue amorevoli cure ai feriti ed agli ammalatr, nei momenti più duri della lotta e sotto violroto fuoco nemico, dando prova di sprezzo del pericolo, pur di adempiere alla sua missione. Settore di Brihuega, marzo 1937-XV. PELLEGRINO Marco di Avcrardù e di Carolina, da Milano, capo manipolo medico 63oa bandcra << Ardita » . Ufficiale medico di battaglione, in mancanza di feriti da

medicare, lasciava il sicuro posto di medicazione e pastosi coi reparti avanzati, durante l'attacco di una forte posizione nemica. incitava i legionari con la parola e cor1 l'esempio. Almadrones, 8 marzo 1937-XV. ARGENTI Carlo fu Giovanni e di Anna Giulia Ferrera, da Cannes (Francia) sottotenente medico II1 gruppo cannoni IO'j/28. - Durante lo scoppio di un deposito muni-

zioni provocato da una granata nemica, non curante del pericolo, non solo prodigava l'opera di sanitario nella cura dei feriti, ma impartiva ,-on energia le disposi~ioni atte ad isolare l'incendio. DEL NUMERO DEGLI OSPEDALI MILITARI E DELLE INFERME· ... DETERMINAZIONE RIE PRESIDIARIE.

La circolare n. 288 della Gazzetta Ufficiale del 13 dicembre 1939-XVIII determina: Gli ospedali militari e le infermerie presidiarie previsti dall'art. 23, lettera c), del Regio decreto-legge 11 ottobre 1934-XII, n. 1723, sono i seguenti: Ospedali militari 28 Infermerie presidiarie 7 L UITO DELLA SANITÀ MILITARE.

Il 4 dicembre u. s. è deceduto in Alessandria il tenente colonnello m edico in s. p. e. CARLO BRUNO. Nato a Roccabaldi Crova (Cuneo) nel 1885 e laureatosi a Torino nel 1911. entrò a far parte del Corpo sanitario nel 1913. Era stato promosso capitano nel 1916, maggiore nel r928 e ten. col. nel giugno 1939. Partecipò alle campagne italo - turche e alla grande guerra. Percorse la sua carriera tlistinguendosi sempre per le ottime sue quali tà militari e professionali. Alimentato da una viva passione per lo studio, dimostrò particolari attitudini nd campo delb Medicina interna e della microbiologi:t applicata alla clinica. Ora Egli ha terminato il suo ciclo terreno cadendo ne l compimento della sua missione. stroncato da un morbo crudele contratto nella pcricol os:~ e appassionata assistenza d ei malati infettivi a lui affidati. Fulgido esempio d i abnegazione c di assoluta dedizione al dovere, lascia il ricord o cd il rimpianto tra quelli che ne ammirarono b bontà, l'attività e la capacità professionale.


NELL' AccADEMIA m

STORIA I>ELL,ARTE ~ANITA RI.\.

Il tenente generale medico gr. uft. orof. Loreto Mazzetti, dirctlure generale della s~ nità mi:itare, è S(:.1(0 nominato sodo' onorario dcii' Accadcmi:l di Storia dell'Arte Sanitari::~.

- S. E. LuiGI FRANCH I J>RESWENTE nEL co~t rrATO PROV 1 NC t o\LE DELLA CRocE RossA DI T ORIJ\'O. Con decreto del Presidente gener:Jle ùdla Croce Hossa lt:tli:111:1. S. E. il tenente generale medico capo in P. A. ca,·. gr. cr. dott. Luigi Franchi è stato nomin;~to Presidente del Comitato pro ,·incialc della Crcce Rossa di T cr ino. PRIM A

RIUNIONE

DEL

COi\S IGLIO

DIRETTIYO

DELLA

FEDER .\ZI01\E

NAZ IO-

NALE FASCISTA PER LA LOT[A CONTRO LA TUBERCOLOS I.

Si è riunito. in quesn giorni, sotto la presidenza di S. E. il prof. Raffaele Paolucci, il Consiglio diretti,·o della Federaz.ionc nazio nale bscist;~ per la lotta contro la tubercolosi Sono stati esaminati ,·ari argomenti . e in m cdo particolò.lrc le direttive gcncrali della urganizza·z ione c dello s,·olgimento d e ll'i mminente X Camp:1gna n:tzion:1le antitubercolare; la prep:uazionc dei Conn·gni scicntifìcc}·S<Kia li delle Sezicni regionali ddl::t Fcckrazione, e del V II Congresso nazicn:1le , che si tcrr:\ qu est':t nno e nel Cju:tlc s;uanno trnuati diversi temi di carattere biologico, clinico c wcialc di notevole importa nza ai fini del ! :.~ grande azione che il Rq,rimc fermamente combatte in questo st·ttorc Jclb politica sociale ~ascista . Specialmente ampio è smto l'esame del tema : ,, La terapia 1;1\·orJtiva nei s:matOl i "• aHidato a i professori Bocche t ti e P~ rodi. L :.J disc ussione si è conc!u~:t con 1':1ppro' ·:1zionc de l seguente ordine del giorno: «Compiuto il primo decennale dcll'applicazio nc della gra nde kgge tvfussol iniana sul l 'assicurazione obbligatoria contro h tubercolosi, " raggiunta orama i una t:.~ppa notc,·c:lc nel c:tmpo ;;ssistcnzialc sanatoriale, ''mentre si pbudc a quanto il Ministero dell'Interno ha realizzato con le leggi c le direttive date per r:.1ggiungere tutti gl i ulteriori S\'ilu ppi. << si ritiene di dovere : << • • • potenziare al massimo i mezzi per la iniziat:l difesa totalit:u·ia prolil:luica dell'intanzia, sottoponendo :1 visita sistematica clinico-foto-r:tdiogralic:~ quanti hanno contatto con i bambini sia nella casa sia ncll:l scuol;1; « 2• - evitare che b lott:~ seguiti a rimanere incomplt:ta 1x r la manc:tta assistenza post-sanatoriale. per la manc:tta terapia 1:1\·oratinl di collaudo della guarigione r:~l!g i unta m ~natorio per la mancata ri abilitazio ne :~1 i:J,·oro e al guadagno ùel tu hcrcolotico, per 1! mancato patronato d i collocamento dei guariti; (( 3° · che l'Istituto nazionale fascista del!:\ Previdenza Sociale, che t:lnte benemerenze ha acquistato nel campo delrassistcnz:t s::~ na toria l e, superata orm:t i la bse di s~udio e ?i orientamento sul problema. p:1ssi nel settore post-sanatoriale, dalb cnuncia~·one lcg•slativa a quelb esecuti,·a, affìnchè non sia frustr:1to lo spirito delb legge dell :lSSICurn1one obbligatoria creata dal Regime per la lotta inte<•rnle, tota li t;tria contro la tubercolosi e. io difesa sopraruuc dc1 m:~Ìati in quanto sono b~oratori l> . Al _tern:-me della riunione è stato presentato in funzione un num·o :tpp:~rccch io per lz appltcaztonc dell'indagine radiologica ali:: collettivitn, apparecchio che. semplifica enormem~nte la realizzazione Ji ta le ri cerca estesa a nuclei numerosi, riduccndonc il •:osto 3 ctfre minime. Tale apparecchio sarà adoperato prossimamente a Roma per la


nslta di controllo nel personale di scn' IZIO i,·i resi1k1He, recentemente stabilita da dispo· stZioni del Ministero Jeii'Interno. La riunione si è iniziata e conclusa con il ~l'liuto al Duce.

CoNGRESSO DI

MEDICINA l,.EGALE E

DELLE

ASS ICURAZIONI

E

DI

ANTROPO-

LOGIA CRIMI NALE.

In occasione della Mostra Triennale dcii~: Terre lwlianc di Oltremare, che si terrà in Napoli nel 1940. :l\' rà luogo un Congresso di fv!edicina legale e delle Assicurazio11i e di Antropologia Criminah>, la cui organiz~nione ,.a compiendosi in accordo con l'Associazione Italiana di Medicina legale e delle Assicurazioni e con la Società Italiana di Antropologia e Psicologia Criminale. 11 Congresso si terrà in N:~poli nei locali della /vlostra Triennale, nei giorni 3<>-V magg.io e 1° giugno. Si smlgcranno rebzioni e comunicnioni, rcl3ti,·e alle due discipline, riguardanti soprattutto le Terre ltali:~nc d i Oltremare. I temi delle Relazioni sono : 1° - l/ meticciato sotto l'a.<p('!/o biologico, politico e socùde. (Relatore: prof. Nicolò Castellino, Direttore della Clinica delle :0.-f:llauie del L avoro Jclla R. Uni,·ersità di Napoli). 2° - Problemi medico-legali in Diritto coloniale. (Rel:nore: prof. Cesare Gerin, dell'Istituto di Medicina lcg:dc c delle Assicurnzioni della R. Universià J i Roma). 3° · Il rischio di A.(_;icuraziont Vita nelle Tet.,-e di 0/iremarr:. ( Rel:nore : dott. Alberto Starna, dell'Istituto Nnionale delle Assicura7.ioni in Roma). 4° - Studio biosoàologico di condannati nell'Africa Orienta!t; Italiana. (Relatore: prof. Alfredo Lombardi, di Addis Ahch:~). Per informazioni riYolg-ersi al Segretario: prof. Gennaro Punzo - Istituto di Medicina legale della R. Uni,·ersità di Napoli. cc PREMIO

E. PICCININI

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PER UNO STUDIO SUL

PROBLEMA DEMOGRAFICO E

POLITICO DELLA RAZZA.

Presso h R. Uni,·er~ità di P:~,·ia è istituiw llll premio biennale di L. 2.000 (duemila) reddito di L. 20.000 Rcnùira 5 o;, offerte <.bl prof. Prassitcle Piccinini per onorare la memoria della propria m:~dre Elide Piccinini Stramezzi, al cui nome il premio sarà intitol :~to; c che sar:1 assegn:no al miglior contributo inedito su argomenro atti nente al problema demogralì<.:o ed ::~ Ila politi.-a della r:JZza. Al Concorso biennale per detto premio potranno partecip:~rc tutti i laureati da non oltre due anni in una d elle Facult~l delia R. Universid d i P:'l\'ia. e l'::n !l!iudicazionc sarà f:ltta da una Commissione presieduta dal Rettore e nelln quale saran~~ rappresentate le Facoltà di Medicina e Chirurgia, Giurisprudenza. Scienze politiche c Scienze fisiche. naturali. Appt·na ottenute le autorizznioni di legge, il Rettore Mngnifico prof. Carlo Vercesi bandirà il primo Concorso per questo premio che ri;,'1t:Jrda studi del più nlto interesse naz ionale.

!)irl'ftore ,·esponmbtle: Prof. Dott. L oRETO M~~.zztrn, tenente generale medico. Redatt01·c: Pro f. Dott. T oMMAso SARN'EU.J. mJggiore mcd ico. ROMA. FF.BilRA IO 19-JO-XVJIJ -l'Il'. REGIOI'ALJ; - CARLO CA'n'!INEO. 20.


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Anno 88° - Fase. 2

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Febbraio 1940-XVIII

Cum sa.néf.-1te <Virtus in Armés

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Direzione e Ammini s trazione Ministero della Guerra Roma


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TENDE COLONIALI NATf.IUAll PEI ATTEIIOAMEMTO

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MILANO-FORO BUONAPARTE,12.


FEBBRAIO 194o·XVIII

ANNO 88° · FASC. 2

G I ORNAL E D I MEDIC I NA MILITARE

Dott

AsTos r:<o ZAFFIRO, colonnello medico.

Come è noto, i fondamenti giuridici della dipendenza da causa di servizio <Ielle lesioni ed infermità, sono contenuti negli articoli 40 e 41 della legge 5 settembre 1895, n. 603 e nel R. D. 23 novembre 1923, n. 2480. Questi fondamenti giuridici, sono improntati a tale una rigida ristrettezza di termini tanto medi<i che legali, che, ove dovessero applicarsi con i criteri di rigore voluti dalla legge, darebbero adito solo a limitatissime possibilità di risarcimento; forse solo a quelle che si riferiscono al rischio traumatico specifico, contenuto nell'uso dei mezzi propri del servizio militare. La legge, infatti, del I 895, esige, sopratutto, la prova su li 'allegato fatto di servizio causa dell' evento lesivo; richiede che, nel fatto di servizio stesso, sia contenuto, allo stato virtuale, il rischio specifico (articolo 4o); richiede che il nesso di causalità lesiva col fatto di servizio, sia diretto (esclusa <JUindi l'occasione di servizio, articolo 41 della legge); esige che l'evento lesivo, .sia unicamente dipendente dal fatto di servizio (escludendo così la concausa). Gli stessi concetti giuridici, che diremo fondamentali, vengono confermati, riassunti e ribaditi dall'articolo 18 del R. D. 1024 del 1928, per il <JUale, le lesioni e le malattie, perchè siano considerate dipendenti da causa di servizio, debbono derivare unicamente, direttamente, ed immediatamente dal fatto di servizio invocato, ed accertato. Dinnanzi a questa situazione di diritto, è sorta in progresso di tempo, la necessità d'interpretare il concetto giuridico di causa, sotto un punto di

vista meno rigoroso ed univoco. Intanto, è bene tener presente, che la legge militare delle pensioni privilegiate, sancisce l'equiparazione tra ferite, lesioni ed infermità, ed estende. perciò, il beneficio della resarcibilità, non soltanto alla lesione derivata da


86 causa violenta, ma anche alle infermità derivanti da causa lenta e diluita. Lesioni violente e malattie, dànno eguale diritto all 'indennizzo, e la dipendenza da servizio viene uniformemente considerata indipenden temente dalla qualità de\\a causa (si tratti di traumi, fatiche, pericoli, ecc.), purchè insita, nel fatto di servizio. Ma come si fa a risolvere il problema medico-legale della dipendenza alla causa di servizio delle malattie, quando si pretende la causalità unica, diretta ed immediata? Attenendosi a qu~ to criterio, nessuna malattia rientrerebbe nei termini previsti dalla legge, perchè nessuna malattia, a rigor di termini, riconosce un 'etiologia nettamente univoca e un divenire patogenetico diretto ed immediato. Prendiamo ad es. la tubercolosi: se ci si dovesse attenere in tutti i casi di questa infermità, scrupolosamente, alle disposizioni di legge, non un caso di malattia tubercolare potrebbe essere dichiarato dipendente da causa di servizio, tranne i rarissimi casi d'infezione accidentale nelle forme cutanee primitive nel personale sanitario, e in qualche raro caso di manifestazione tubercolare polmonare nel personale specializzato per l'assistenza di reparti di tubercolotici, potcndosi, qui, ammettere che si tratti di infezione o superinfezione esogena per cariche massive e ripetute di bacilli, introdotte nella diuturna assi stenz~ ad ammalati con forme specifiche aperte, deli ' apparato respira torio. In tutti gli altri casi, tratt~ndosi di rcinfezione endogena, non sarebbe assolutamente possibile concedere la dipendenza da causa di servizio, se le disposizioni di legge fos sero applicate ad literam, giacchè la tubercolosi, in queste circostanze, non potrebbe derivare in alcun caso unicamente, direttamente, ed immediatamente, dal servizio. E quel che si dice per la tubercolosi, sì può e si deve estendere a quasi tutte le malattie, per le quali, come per la tubercolosi, non si potrebbe, a rigor di termini , ricono.•cere una etiologia nettamente univoca, diretta ed immediata. E per rimanere sul campo delle malattie d'origine microbica, occorre sempre discriminare quanto spetta per l'insorgenza della malattia all'agente microbico, e quanto al fattore unico o molteplice che potenzia l'efficienza patogenctica dell'agente infettivo specifico; discriminazione che ci porta alla valutazione, non più di una causa unica, diretta ed immediata, ma di una concausa ch e volta a volta, nel determinismo patogenetico di malattia , può <IS~ urgcr e o no al grado di necessaria e di preponderante. Il concetto di concausa, così delineato, veniva, e non da recente, auspicato come necessario nell'apprezzamento della lesività da servizio; quando però, di tal peso, da farl a assurgere a dignità di causa unica, fa~~ ~dola entrare, così, nell o spi rito della legge ai fini medico- legali che la 1sp1rano.


In tal senso un articolo non più dimenticato dell'Avarelli, Consigliere della Corte dei Conti, pubblicato nell'aprile del 1932 sulla Rivista: « La Corte dei Conti » in sede giurisdizionale, venne autorevolmente a confermare che un' estrema rigidezza nell'applicazione della legge non sar~bbe ragionevole. Sempre in tema di malattie infettive, e segn:namente della tubercolosi. Egli dice, come non si può imputare allo impiegato o al militare la mancanza di mezzi preventivi, quando non sia tale da costituire una sua colpa, così non si può negare il beneficio consentito dalla legge se nel soggetto esiste un'insufficiente reJiste11za organica determinata da speciale predisposizione o da urJa infermità late11te. rfì' Questa voce autorevole, che voleva, innanzi tutto, concedere la dipc.:n~~~ ~ <lenza da causa di servizio al tubercolotico malgrado la infezione esistesse •J sin dall'infanzia, allo stato latente, veniva ad aprire la porta alla concausa, ;:~:: che è solo in apparenza contraria alle disposizioni di legge, quando diviene~.,:~;;:!~.; ..· così grave da potersi dire cffi~iente e preponder.ante: . (:'~~, ; ;:,.. La concausa, pertanto, sJa che rappresentl aztone determmante m or- ".:}.-<',.;. bigena sull'evento lesivo, sia quando, unica o molteplice, incida sul decorso ~ e sull'aggravamento dell'evento lesivo stesso, è definitivamente entrata nella giurisprudenza e nella pratica infortunistica, e di essa si avvale la Corte dei Conti nelle quotidiane richieste della Ecc.ma Procura Generale al Collegio medico -legal~ del Ministero della Guerra, supremo Collegio di consulenza tecnico- sanitaria. Quale importanza, poi, abbia assunta l'introduzione del concetto di con causa, per il Collegio medico- legale, si può facilmente dedurre ponendo me n te, che la dottrina stessa, non contemplata dal fondamento giuridico del le disposizioni legislative vigenti circa la dipendenza da causa di servizio i n materia pcnsionistica di privilegio, non viene presa ordinariamente in esame dalle Commissioni mediche di y• e 2• ist.1nza delle Forze Armate, nè dalle Commi~sioni mediche centrali e periferiche delle varie Amministrazioni, le quali, salvo casi speciali, continuano ad invocare e ad applicare, per la dipendenza da causa di servizio, la dottrina della causa unica, diretta ed immediata. Ed invece, non si ~agera affermando, che oggi, la Procura generale della Corte dei Conti, nel richiedere al Collegio m~d ico­ legal e il parere circa la dipendenza da servizio di lesioni od infermità, di r a do omette di soggiungere, <<se da causa o da concausa preponderantc c nec~sana di servizio» avendo definitivamente adottata la dottrina della concaus_a che per .altro, in un primo tempo, la stessa Corte dei Conti, aveva sostan zialmente nconosciuta, ma che, successivamente, col già citato R. D . 23 n ovembre 1923, n. 2480, le si era tolta qualsiasi efficacia, per essere, i n fine, concordemente preconizzata da nostri colleghi, ed autorevolmente i n v oca t~ dal ~onsigliere comm. Avarelli, nella pubblicazione sopracitata. L accresciUto lavoro del Collegio medico - legale per corrispondere a rich ieste sempre più numerose ~d estese dd Supremo consesso ammini-

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88 strativo, esige, assidu atamente, una cnt1ca rigorosa e al tempo stesso serena della reale importanza del fattore concausale, alla cui discriminazione dovrà sempre presiedere coscienza clinica, critica scientifica e valorizzazione dell'esame obbiettivo. La dottrina della concausa, trova larga applicazione nel determinismo della lesività causalistica in materia di tubcrcolost polmonare, appoggiandosi alla prevalenza delle recenti acquisizioni sul determinismo parogenetico della malattia, culminante col concetto di reinfczione endogena. Quest'ultimo, chiarisce, nella grande maggioranza, per non dire nella totalità dei casi, l 'inserirsi delle concause anche nella tubercolosi extrapolmonare (urinaria, genitale, pleurale, linfo-ghiandolare, osteo-articolare, ecc.). La fUS!Sibilità, in fine, J 'invocan:: la cuncau!Sa nella dimostrazione della di pendenza da causa di servizio, specialmente per le infermità, si va a m ano a mano estendendo a malattie di etiopatogenesi complessa, oscura o controversa, e ciò per l'incessante arricchirsi delle nostre cognizioni in materia di etiologia e patogenesi delle malattie stesst:. Basterà a tal uopo tener presente il numero ragguardevole dei quesiti che vengono fatti al Collegio med ico- legale dalla Procura generale e dalla s~zione speciale della Corte d<.:i Conti, quesiti riflettenti la lesività concausale, che trovano il loro fondam ento nd fatto che nelle istruttorie, vengono ad inserirsi vere e proprie perizie sanitarie, redatte da esperti in possesso di cognizioni aggiornate, con piena conoscenza delle più recenti acquisizioni scientifiche in tema di etiologia e patogenesi dei. morbi. Discriminare con critica serena, equilibrata ed avveduta, affermazioni, dimostrazioni e deduzioni, espresse con ampiezza di vedute e di non comune dottrina, <ostituisce, oggidì, il compito più delicato commesso al Collegio m edicolegale, chiamato a tutelare gli interessi dell'erario, senza, contemporaneam-::nte, disconoscere o svalutare, quelli di ricorrenti. E così, in un succedersi incessante di trattazioni ed argomentazioni, che involgono, stimolano ed appassionano il temperamento dei relatori del Collegio, ~ono stati trattati, e si trattano quotidianamente, argomen ti ardui e comple~si, aventi per obbiettivo l 'ammissione o l'esclusione di un fattore o di fattori concausali di servizio, d'importanza preponderante o meno, sull'insorgenza, svolgimento cd esito di malattie, la cui etiologia e patogcncsi, oscure o controverse, ricevono lume e chiarimenti dal progressivo, incessante sviluppo, delle discipline sanitarie. Basta, a tal proposito, citare tra i numcro~i argomenti dal Collegio ripetutamcntc es:uninati, chiariti e vagliati, quelli riflettenti i tumori maligni e benigni di qualsiasi natura e snle; quelli rifcribili all'ulcera gastro duodenale nelle interferenze con la malaria, la tubercolosi c i traumi; delle affezioni vasali e <klle gangrene, SJXCialmentc degli :trti inferiori, nei possibili rapporti con fattori minorativi di guerra o di servizio ordinario (congelamenti, affaticamento, patemi, ccc.); specifiche mabttie dd sangue e


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degli organi emop01ettc1; linfogranulomatosi; infermità dell'a pparato digerente, urinario, locomotore e del sistema nervoso, ed ogni altra malattia sul cui determinismo patogenetico possa e venga ad inserirsi una concausa di servizio, beninteso, quando netta ne scaturisca la sua importanza preponderante e necessaria, così come richiede ed attua la Corte dei Conti, organo supremo di controllo. L'ammissione del concetto di concausa non risparmia neanche la dottrina causalistica delle ernie, argomento relegato originariamente in una torre d'avorio, ed inesorabilmente deciso con la formula: c< ernia da sforzo, .sola dipendente da servizio; ernia malattia, legata a fattori predisponenti e costituziQnali, mai dipendente da causa di servizio ». Questa formula, il Collegio non volle mai integralmente ammettere, ma a volta a volta temperare, tenendo presente che tutte le ernie, hanno un fondamento anatomico di predisposizione; che il trauma o lo sforzo, invece che unico, può essere molteplice ~ diluito nel tempo (ernia profes,s.i onale; ernia collegata a speciali malattie, di cui, qualcuna, legalmente amrn~ssa come dipendente da servizio) (1).

••• Ma giunti a questo punto, naturalmente vien fatto di chiedersi, se, tenuti presenti i progrediti concetti che presiedono oggi alla tutela, al soccorso e all'as.s.istenza del lavoro, e che l'opera assidua del Regime, con illuminata previdenza, va attuando, non sia giunto il momento di modificare il vecchio concetto causalistico di dipendenza dal servizio di lesioni od infermi~à, ~emperandone la rigida esig~nza che la legge, ancora oggi, vuole sta, at fini del risarcimento, unica, diretta ed immediata. Tutto concorre ad affermare, infatti, che una modifica in tal senso, dei già superati fondamenti giuridici del 1895 e del 1928, ha, ormai, i tempi maturi. Ma frattanto si potrebbe cominciare con l'estendere alle Commissioni mediche di y• e 2" istanza delle Forze armate e alle Commissioni periferiche e centrali, dei vari Ministeri, la facoltà di ammettere la concausa di serv~zio, semprechè assurga ad importanza preponderante e necessaria, come eqmvalente alla causa unica, diretta ed immediata. Non è più il caso infatti di far riserva circa la possibilità di un abuso di tale fac~l~ da parte. dei Consessi sopracitati, ed oggi, nulla gius.tifica que~ta prehmmare diffidenza verso il sano discernimento di un personale tecruco specializzato, che nella comprensione delk· proprie delicate mansioni, si può esser sicuri, mai verrà meno ali 'uso corretto ed equilibrato della nuova facoltà concessagli, da tempo concordemente auspicata. (1 ) Col. m~d. A. ZAfFIRO : " L'ernia infortunio e l'ernia mabttia "· Consider:uioni parogcncrichc c d(:duzioni medico.lcga li. - Giom. di m~d . mi/. , cl iccmbre 1938- XVII , fase. 12°.


AuTORtASsumo. - Premessa una succinta disamina dci fondamenti giuridici su cui si basa la dipendenza da servizio d i ferite, lesioni ed infermità ai lìni del conseguimento della pensione di pri,·ilegio, viene illustrata la necessità di temperare l'anicolo t8 del R. D . 1024 del 1928, che esige, per il riconoscimento da causa di servizio delle lesioni o malattie, che le stesse deri,·ino unicamente, direttamente ed immediatamente dal fatto di servizio invocato ed accertato. T enuto preseme, d'altra porre, che la lc::gge militare delle pensioni pri,·ilegiate sancisce, :!Ì fini t 1dla risarcibilità, l'equiparazione tra infermità , lesioni e ferite, vien prospettata la difficoltà di risokere il problema medico-legale della dipendenza delle malattie da causa di serdzio, quando si richieda, anche per queste, una causalità unica, diretta ed immedi:Ha, e la necessità d'introdurre nella giurispr udenza pensionistica, il concetto della concaus:1, beninteso, d i grado preponderantc nel determinismo patogcnetico delle malattie medesime. Ed in considemzione, infine, che la dottrina della concausa, mentre è a<.lottata <.!alla Corte dci Conti in sede giurisdizionale, non viene ancora invoc:Ha dalle Commissioni mediche ospedaliere, da quelle di 2A istanza c dalle Commissioni paritctiche dei vart Ministeri, si esprime il \'Oto, che b dottrina stessa, venga estc~a :.Jic Commissioni predette, nella fondata convin7.ione che in piena comprensione della faccltà loro concessa, ne faranno quell'uso corretto ed equilibrato, quale richiesto dalla dciicatezza del nuovo rompito loro affidato.


SERVIZIO CH IMICO MILITARE Sezione di Tos$icologia presso l' b titu<o di Farmacologia d e lla R. Univc rsi!ll di Firenze:.

Dir cuore: prof. MARIO AtAZZ J

M ., NCJN J.

CONTRIBUTI SPERIMENTALI I NTORNO AL MECCANISMO DELLA 1POTENSIONE DA TETRACLORURO DI CARBONIO Prof. M ARIO :\L,zzt

MA ~c •~ • .

Dott. GJoRc to fR .<KCESCHil" J,

d i rettore.

~l l ie,·o u ftìcialc

medico.

L 'introduzione nella clinica del · CCI. quale mezzo terapeutico di alcune malattie parassitarie intestinali, il suo impiego sempre crescente in :~lcun e applicazioni industriali, nelle quali riesce particolarmente vantaggioso per la sua infiammabilità, e la diffusione della conoscenza di alcuni casi di grave intossicazione, seguiti a volte da morte, hanno suscitato numerose ricerche su li 'azione di questo. Tali studi si sono occupati particolarmente del lato tossicologico d ella quistione, come quello che aveva un interesse immediato in rapporto al s uo impiego in terapia; minor rilievo si è dato invece allo studio delle sue proprietà farmacodinamiche. L'uso poi che, specialmente i francesi fanno del CCI. come estintore di incendi in aeronautica, ha richiamato la nostra attenzione su questo argomento, soprattutto a causa della rapida volatilità cii questa sostanza durante il volo e la conseguente alta concentrazione alla quale i vapori possono essere inalati. Il CCL è un liquido limpido, incoloro, di odore etereo, non infiammabile; ha peso molecola re 154, densità a 20° = r ,594, punto di ebollizione ;6,74°· La sua solubilità in acqua è scarsissima: xoo cc. di acqua sciolgono a oo gr. o,097, a 10• gr. o,o8j, a 20• gr. o,o8o di CCl•. Per le ragioni alle quali si è accennato, noi ci siamo preposti di indagare l 'azione del CCl. sul si.stema circolatorio che, insieme al sistema nervoso centrale, sembra essere il più intensamente interessato negli assorbimenti rapidi di CCI., , mentre come è noto, il fe<Yato è ~ede delle più gravi lesioni negli avvelenamenti lenti. La nostra atten~ione è stata orientata partir.olarmente sul meccanismo della . ipotensione che si verifica costantemente ed inten~amcnte in seguito .ad inalazioni di CCI. a elevata concentrazione. Le prime ricerche sull 'azione cardiovascolare del CCL si devono a Von Ley il quale, · nel 1889, constatava come il CCL sia inalato che iniettato produceva, nella rana, una diminuzione del numero e della forza delle concentrazioni cardiache, fino all'arresto del cuore: effetti analoghi egli osservò nel coniglio; egli escludeva una àzionè centrale poichè anche sul cuore isolato di rana si manifestavano gli stessi effetti.


Kionka dimostrò che nel coniglio, in seguito ad inalazione di vapori di CCI. la pressione cadeva di so mm. di Hg, e risaliva al valore iniziale interrompendo l 'inalazione. Schott notò che 10' di inalazione, di vapori di CCI. i n una cavia portava il numero delle contrazioni cardiache da 304 a 264; tale bradicardia cessava interrompendo l'inalazione, e mostrava analogo comportamento dopo il taglio dei vaghi. Lamson, in collaborazione con altri AA., ha !Studiato l'azione del CCI., sulla pressione arteriosa del cane, seguendo varie vie di somministrazione, Nel cane, in narcosi eterea, l'inalazione per cannula tracheale provoca ipotensione notevole e duratura. L'iniezione nella vena femorale di cc. 0,25 di CCI., emulsionato con soluzione fisiologica, produceva solo lieve ipotcnsione, mentre effetti ben più evidenti si ottenevano iniettandolo puro in un ramo della vena cava o nel capo periferico di una arteria femorale. Minore effetto otteneva l'iniezione in vena porta. Grave ipotensione seguita da morte otteneva con l'iniezione nell'arteria carotide. Gli AA. concludevano che il massimo effetto si otteneva con l'inalazione. Biancalani ha osservato, sul cuore di cavia isolato, una azione inotropa negativa del CCI. emulsionato in liquido di Ringer-Locke; tale azione, reversibile con il lavaggio del preparato, non modifica l'attività della adrenalina e sarebbe in parte attr]buibile ad eventuali impurezze presenti nel CCI•. Sul coniglio l'azione sarebbe da prima ipertensiva e solo ad intossicazione avanzata, ipotensiva con diminuzione della eccitabilità del vago e in grado minore del simpatico. Se si eccettua Biancalani, tutti gli altri AA. hanno attribuito al CCI. una azione ipotensiva, del cuÌI meccanismo non viene data nessuna interpretazione; solo si può osservare che le ricerche di Von Ley, di Schott e di Biancalani dimostrano un chiaro interessamento cardiaco, non modificato (Schott) dal taglio dei vaghi. Nel nostro IS·tudio, riprendendo l'esame sistematico dell'argomento, si è cercato di osservare il comportamento della pressione arteriosa di fronte alJ'assorbimento di CCI. e di determinare il meccanismo di siffatte modificazioni. RicEkètfE sPERIMENTALI.

Riferiremo in primo luogo gli effetti generali del CCJ. sulla presswne _ degli animali ).)Sjlti nei nostri esperimenti~ 1° - AZION E DEL CCI. SULLA PRESSIONE DEL CANE.

Ad un cane, del peso di kg. I3,500, posto tn narcosi doralosica, si incannulano le aa. carotide comune e femorale, connettendo le due cannule con 1 rispettivi manometri per la registrazione delle due pressioni. Il


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CCI. viene wmmtnistrato per l'inalazione, ponendolo in una valvola inspiratoria di Mi.iller; l'aria inspirata è costretta a gorgogliare per lo strato di CCl. caricandosi di vapori di questo. L'inalazione si effettua per cannula tracheale onde escludere ogni riflesso a punto di partenza dalla muccosa nlfattoria. Il tubo che riunisce la valvola inspiratoria alla cannula tracheale porta una diramazione a T, per cui è facile interrompere l'inalazione di

CCI. per fare inspirare aria ·pura.

rig.

1. -

Cauc di kg . •J.6oo in narcosi cioralosica.

Pac = pressione della arter:a ça.rotidc destra. - l'af = pre.<sione della arteria femorale sinistra. Ai tre segni = inalnio ne di va~>Ori di tetracloruro di carbonio intratrachea per la <lurata tli Jue minuti primi. - r = arresto di un •nimrto - 2 = ~rrcsto di due rninuu. Fra B e C arresto d i 4' 30", durante i quali si ctfettu2 il taglio di entrambi i vaghi; fra Re C .trrcsto di 5'. - SV = stimolazione del capo vagalc centrale. con slitta a t r -c m- 4 Vohs della durata di 5" . . 1 = inie?.ionc intravcnc di milligr. 3 di Atropina solfato . Fra C c D arresto di t6'.

L'inalazione di CCI. per la durata di 2 ' produce una pronta e amp1a caduta della pressione arteriosa da 140 a 100 mm. (fig. 1 A); anche la pressione femorale è interessata nella caduta. L'interruzione della inalazione è seguita nel tempO di circa dal ritorno della pressione al normale livello.

s'

2o - AziOKE DEL CCJ. sULI A PRFSSIONE DEL CONIGLIO.

Si è sperimentato con la consueta tecnica, osservando che·-~sione che ~egue all'inalazione non è di una assoluta cottanza come quella osservata nel cane, variando inoltre notevolmente da animale ad animale; talvolta all'inizio della inalazione 0 nel corso di essa si è manifestata una punt.l di ipertehsio~e, che però · non alterava nel complesso l'andamento generale gr~fico. Il tracciato riportato alla fig. 2 mostra evidente una notevole ~poten~10ne , preceduta da un lieve accenno iperten:ivo ; interrompendo la 1nalaz1?~e la pressione torna alla norma (fig. 2 B). St ~ constatato una notevole resistenza degli animali a ripetute e prolungate Inalazioni. Il valore della caduta della ore~ione all'inizio della inalazione rispetto a quella presente ad intos:icazione avanzata.

?el


94 Per osservare l'azione del CCI. per· tmezwne st è fatto uso di una soluzione acquosa.

Fig. 2 . -

Cur \' 3 prr,:.uria di coni glio da k!!· 1 .I>Jfl in n :trensi rloralo<ic1 T = 3". A = Al segno inalazione di ''a por i di tctracloruro di carbonio per z4 secondi (per trachea). · B Pressio ne do po due m i· nu tl che i: ccs,ma la inabzi,)nc.

=

Fir,. 3· -

Cp nigl io d i kg. J .:lOO in nar!:NI clorastica. T empo: 3".

(; .., focc;ucnza card iaca (to no mctro) . . Pac = pressione ancr i<•sa ca ro tidca. :\Il a freccia inic zmnc nel la vena auricni:l rc: di cc. 3 d i <ol uziorlc $:t lura a freddo d i tctr~('!oruro d i car honru.

Iniettando nella vena marginale d eli 'orecchio cc. 3 di tale soluzione, si osserva inizialmente una breve elevazione pressoria che però dà luogo ad una modesta ipotensione (fig. 3). Dosi superiori non hanno effetti più evidenti.


95 '3>

0 -

AZIONE SULLA PRHSIONE DEL GATTO.

L'animale,. preparato con la consueta tecnica, sottoposto ad una inalazione della durata di 45 " , wffre una intensa e ~uratura ipotensione (figura 4); la pressione torna alla norma nello spazio di 8' senza che permangano segni di intossicazione. Ripetendo l' inalazione per r ' ~i ottengono fatti analoghi, ancora ben reversibili.

Fig. 4· -

Gano di kg. 3,510 in narcosi da cloralosio. Tempo : 3" .

P:tc:: Pressione arteriosa carotide a: al seg no in X si inizia la inala ?.ionc di v:tpor: di tetracloruro di carbonio che prosegue per 45". All'inizio di Y cessa h inalazione. Z =sono passa ti i c 30" dal termine della inabzionc.

Accenniamo qui, riserbandoci di parlarne più ampiamente in seguito, che l'iniezione di piccole quantità di CCL sia nel gatto come nel cane preparati secondo la tecnica di Nolf, provoca un aumento della pressione carotidea. Le ricerche fin qui eseguite permettono di poter considerare il CCI. c.ome una sostanza che comunque introdotta nel letto circolatorio (salvo la eccezione accennata), provoca una caduta della pressione arteriosa: il valore di tale caduta è in rapporto al~e do~ i somministrate, ma principalmente alla via di introduzione seguita; si è anche notato, frequentemente nel coniglio, la pre~enza di una breve ipertensione sia sul princ~pjo che sulla fine della wmministrazione del CCL, ma questa ipertensione non ha mai inciso sulla successiva caduta della pressione. . Accertatisi co~ì di questa marcatissima, se non assolutamente costante azwne ipotensiva del tetracloruro, ci siamo domandati con quale meccani-


smo essa si produce:se, e.d abbiamo indagato l'azione del CCI. su ognuno di quei settori ed elementi dell'apparato circolatorio capaci di intervenire nella r egolazione e nella modificazione della pressione arteriosa. Varie sono le vie per le quali una sostanza introdotta nel letto circolatorio può essere causa di un:1 diminuzione della pressione arteriosa, e cioè: r• - per azioni centrali dirette sia nel semo di una inibizione del centro vasocostrittore sia nel senso di una srimolazione del centro vagale; 2• - per azioni riflesse da stimolazione dei chemiorecettori della zona refl~.sogena del seno carotideo; 3• - per azioni periferiche, sia da inibizione cardiaca, sia da una dilatazione del letto vasai e periferico; questa a sua volta può dipendere o da inibizione del simpatico, o direttamente da depressione delle cellule muscolari lisce, ovvero da stimolazione delle terminazioni delle fibre colinergiche. Tutti questi elementi possono, a seconda dei casi, sommarsi od elidersi reciprocamente. Negli esperimenti che dèscriviamo abbiamo studiato l'azione del CCI. ~ugli elementi considerati più sopra. 1° - AZIONE DEL

CCI. SUl. CENTRO VAGALE.

Si è studiata l'azione del CCL, esperimentando su un coniglio e su un cane prima e dopo il taglio di entrambi i vaghi. A) Un coniglio, del peso di kg. 1,730 viene preparato nd solito modo. Si effettua una prima inalazione della durata di 30" : la pressione carotidea diminuisce ma poco, tendendo quindi a risalire con ampie oscillazioni, per discendere decisamente ad un livello inferiore di mm. 35 a quello iniziale, in I' dal termine della inalazione. Una seconda inalazione, effettuata quando la pressione è tornata alla norma, ha i medesimi effetti. Si procede allora al - taglio dei vaghi, e dopo avere atteso il ristabilirsi dell'equilibrio della pres~ione, si ripete l'inalazione di 30"; anche ora la pressione diminuisce di circa 35 mm., a distanza sempre dal termine dell'inalazione. B) Per il secondo esperimento si prepara un cane, del peso di kg. I 3,6oo, adattato per registrarne la pr~sione carotidea e quella femorale. L 'inalazione di CCI., per la durata di 2', produce una rapida e marcata caduta del1e due pressioni; tale caduta, per la pressione carotidea, raggiunge il valore di 40 mm. (fig. I A). Constatato questo effetto si tagliano entrambi i vaghi al collo, ed atteso il riequilibrarsi della pressione, si ripete l'inalazione di CC14 sempre per 2' : questa volta la ipotensione è ancor più manifesta ed arriva a ben 65 mm. (fi g. I B). L 'andamento di questo esperimento dimostra con maggiore chiarezza quanto si poteva arguire dal precedente: l'esclusione dal centro vagale effettuata mediante il taglio dei vaghi, non diminuisce l'azione ipotcnsiva esercitata dal CCL; anzi possiamo


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dire, osservando il grafico riportato nella fig. 1 che, dopo il taglio dei vaghi l'azione ipotensiva del CCL diviene se mai più intensa. Resta dunque escluso che nel meccanismo della ipotensione da CCI, ii centro vagale rivesta qualche importanza. 2° - AziONE SUL CENTRO VASOCOSTRITTORE.

Poichè il CC14 può produrre ipotensione per una azione inibitrice sui centri vasocostrittori bulbari, noi abbiamo studiato la sens.ibilità dei centri vasocostrittori quale può essere rivelata dalla ipertensione che segue ad una breve occlusione della trachea; si provoca così una modificazione ematoçhimica responsabile dell'aumento pressorio. Preparato un coniglio secondo la consueta tecnica, si occlurleva la trachea per un tempo determinato, constatando un aumento della pressione arteriosa; quindi si facevano inalare vapori di CCL e quando la consecutiva j potensione aveva ceduto, ritornando la pressione a livello normale, si ripeteva l'occlusione della trachea. Ecco i risultati conseguiti: A) Coniglio del peso di kg. I,63o.- Occludendo la trachea per 30", la pressione carotidea aumenta di 20 mm., mentre l'ipertensione asfittica effettuata dopo una inalazione di CCI. si mostra inferiore a quella iniziale. Questo esperimento fa presumere una lieve inibizione del centro vasocostrittore. . . . B) Coniglio del peso di k.g. 3,450. - L'ipertensione asfittica che ha mtztalmente un valore di 30 mm., è ridotta a 20 mm. dopo avere fatto inalare CCL, per 30 ". L 'occlusion~ della trachea effettuata dopo una seconda ed una terza inalazione, ha un effetto ipertensivo sensibilmente ridotto. C) Coniglio del peso di k.g. 1 ,500. - L'animale viene bivagotomiz~ za to potendosi e~ eludere, per i precedenti esperimenti, una azione va gale. . Gli effetti già constatati appaiono qui ancora più manifesti: L'ip~rten: stone da occlusione della trachea, a 3' di distanza da una inalaziOne dt soh 30" di CC14 è nettamente ridotta in confronto di quella precedente (fig. 5). Se, dopo avere effettuato una inalazione con CCL si procede ad intervalli, a successive occlusioni della trachea, si può accertare il lento disintossicarsi del centro vasocostrittore, per mezzo del ritorno della ipertensione asfittica al suo valore primitivo. Nella fig. 6 diamo una evidente dimostrazione di ciò: dopo avere (E) graficato la ipertensione consecutiva a 30" CCI.; la pressione cade da 125 a 65: a 3' dalla -inalazione si ripete l'occlusione della trachea (F) che ha un debole effetto. Ad 8' la risposta alla asfissia ha già un valore discre~o (G), pur sempre inferiore a quello iniziale, finchè 13' dopo l'inalazione la nsposta e pressochè uguale a quella iniziale (H).


Concludendo, si può rilevare dalle citate ricerche che il centro vasocostrittore bulbare dimostra, dopo inalazione con CCL., una diminuita sensibilità alla asfissia; tale intossicazione è di durata relativamente breve e appare ben reversibile. Si può dunque affermare che in parte il CCI. diminuisca l a pressione arteriosa per una intossicazione dei centri vascocostrittori bulbari. Gli esperimenti, condotti seguendo altri criteri hanno portato conferma a questa ipotesi : anzitutto si è studiato gli effet'ti del CCL in animali nei quali vennero esclusi i centri nervosi superiori mediante decollazione con l'écraseur H eymans.

Fig. 5· -

Con ig lio di kg. 1 ,500 in narcosi cloroformi ca bivagotomizz~to al collo. Tempo: t".

=

P:1c Pressione arteriosa ototidca . . O fra le due frecce:= occlusione dell~ lflche3 per 1'. · l f ra due fteccc = Inalazione di tctracloruro di carbonio per 30" . Fra P e () arresto di 2' c :;o•·.

In un animale spinale (coniglio di kg. 1,320) in respirazione artiEciale si inietta nella vena giubrulare cc. 3 di una emulsione di CCI.. in acqua . La pressione cade debolmente, in modo di gran lunga inferiore a quanto avviene nell'animale integro. Una successiva iniezione di cc. 4 provoca un più evidente abbassamento della pressione, che discende, accompagnata da iposistolia, fino all'arresto del cuore. Poichè il CCL dà più evidenti effetti per inalazione in un successivo esperimento si è fatto inalare il CCL all'animale, sempre tenuto in respirazione artificiale, inserendo fra il tubo della macchina respiratoria e la cannula tracheale due tubi riunentisi agli estremi; dei due tubi uno è interrotto a mezzo da una valvola inspiratoria contenente CCI•. Si poteva quindi far passare l'aria inspirata per il 'Secondo tubo, ove, passando per la valvola si caricava di vapori di CCI.. Dopo aver dunque preparato un coniglio del peso di k g. 1,820, a vaghi, simpatici e depressori tagliati, postolo in respirazione artificiale, si effettua, ad animale ancora integro, una prima inalazione di CCI. della durata di 30" (fig. 7).


99 La pressione cade rapidamente da 70 a 20: all'interruzione della inala· zione la pressione presenta una brusca punta ipertensiva, dopodichè riassume, in 2', il valore normale. A questo punto si procede alla decollazione sotto occipitale con écraseur di Heymans. Ripetiamo una inalazione di 30": la pressione cade a 30 a 15 mm., poi, dopo una breve punta ipcrtensiva, lentamente torna alla norma (fig. 7 B). Analoghi risultati si ottengono facendo inalare per 1' (fig. 7 C) pur essendo l'ipotensione più duratura. L'animale, resiste a successive inalazioni di 1 ',30" e di 2'; il cuore manifesta una marcata iposistolia, pure suècessivamente riprende il tono primitivò; una ultima inalazione di 4' ne provoca infine l'arresto. Alla fi ne di ogni inalazione si è sempre verificata una punta ipertensiva. Dall'esame dei grafici degli esperimenti sopra descritti ci sembra che la

minore evidenza dell'ipotensione nell 'animale decollato rispetto a quello integro deponga per una partecipazione dci centri bulbari nel meccanismo della '!ipotensione.

'3° - AZIONI RIFLESSE. E' noto come una sostanza possa determinare ipotensione per stimolazione dei chemiorecettori del seno carotideo; .negli esperimenti compiuti su animali vagotomizzati si è potuto escludere un intervento vagale sia per azione sul centro vagale come, logicamente, sui recettori scaricantisi su di esso. Ora si è voluto ,tuttavia indagare, con maggior cura, l'influenza del seno carotideo nella ipotensione da CCl •. Si prepara un coniglio con una consueta tecnica, a vaghi, simpatici e depressori tagliati.

Fig. 6. Cona~-:lio di kg. 1.soo in nar. cosi çloralosica b•vas:otomizzato al collo. La c11rva indica b pre,sio:.ne arteriosa ca· rotidea: fra le fr«ee >i occlude la ttacnca per 30" . • F 3' dopo una inalazione di ICtracloruro della durata di 30". - G dopo la inalazione. - H = 13' dopo h ina lazi,)ne,

=

= s·


IOO

Si provoca il riflesso ipertensivo per occlusione della carotide comune a monte della sua biforcazione, e si effettua quindi una inalazione di CC14; ne consegue una imponente depressione, che cede tuttavia rapidamente. Si ripete

·.

Ftg. 7· -

Coniglio di kg.

1 ,820

in narcosi cloralosica. Vaghi , simpatici c depressori tagliati al collo.

Pac = Pressione arteriosa carotidca. Tempo: 3". - In A (animale intcgru) inalazione di tctrarloruro per 30". • Fra A c B si decolla l'animale. - In B al segno di tctracloruro d i c;ubonio per 30' . · In C al segno inalazione di tetracloruro di carbonio per 1 '.

Fig. 8. -

Conig:w di kg.

2,0)0 in narcosi cloralosica. Vaghi. sirnpa tiri e depressori tagliati al collo. T empo: 3''.

Pac = Pressione nrtcriosa carotidca. - 1 = occlusione • l = ùisoçdusionc della arteri~ ~:tro· tidc comune destra. - 3 i.nalazionc di vapori di tetracloruro di carbonio per 27''. Fra A c D si denervano i >cni carotidei dci due lati completando la esclusione del riflesso mediante pcrcaina.· 4 = inal:tzìonc eli vapori di tetracloruro di carbonio per u".

=

toto la occlusione della trachea che provoca un riflesso ipertensivo non inferiore al precedente; appare dunque che il CCL non modifica la recettività dei pressorecettori (fig. 8 A). Si procede ora alla totale abolizione della recettività del seno carotideo

mediante estirpazione chirurgica dei ramuscoli nervosi c sopprimendo ogni eventuale residua attività sinusoidale ( ?) per mezzo di percaina.


IOI

•.

L'avvenuta escusione del seno carotideo viene controllata con una occlusione che rimane senza effetto (fig. 8 D). Si effettua allora una inalazione con CCI .. : la caduta della pressione è questa volta più intensa, nonostante la minore durata dalla inalazione di CCI., ed il ritorno alla norma avviene in un tempo sensibilmente più lungo. Questo aumento della ipotensione da CCI. è probabile sia dovuto alla abolizione della sensibilità della·· zona reflessogena S<;nocarotidea, la quale, quando integra, tende ad equilibrare la ipotensione, rappresentando questa uno stimolo adeguato per i pressorecettori, dai quali si diparte cosi un riflesso che tende a far risalire il livello della pressione. Questo esperimento non solo conferma L'esclusione dei chemiorecettori nella produzione della ipotensione, ma dice che i pressorecettori tendono ad equilibrare la ipotensione stessa. 4o -

AZIONE CARDIACA.

Accennando alle varie ipotesi che potevano prospettarsi riguardo agli elementi determinanti la ipotensio.ne da CCI., si è detto come uno di questi poteva ritrovarsi in una diretta inibizione della fibrocellula cardiaca. Tale ipotesi trova un conforto negli esperimenti di Von Ley e di Biancalani, sul cuore isolato di cavia e di rana. Per osservare il comportamento delle contrazioni cardiache durante e .dopo la somministrazione all'organismo di CCI. esse sono state registrate mediante un tonometro. Nella fig. 9 si riporta un tracciato ottenuto in un coniglio a vaghi, simpatici e depressori tagliati, inalando CCL per via tracheale. Fino dall'inizio della inalazione il tracciato scende rapidamente per l 'ipotensione che si trasmette al tonometro: il fen omeno più interessante è rappresentato dalla bradicardia e dal diminuire della altezza sistolica che raggiunge il minimo sul finire della inalazione. A questo momento compaiono alterazioni del ritmo cardiaco con formazione di regolari gruppi extrasistolici, documentanti l 'intossicazione: tali alterazioni si mantengono a lungo, ma la alterazione di cui esse sono indive appare reversibile, come è dimostrato dal totale ritorno alla norma della funzione cardiaca. Questo comportamento del cuore di coniglio, quale viene registrato dal t:onometro, è stato constatato in altri numerosi esperimenti. In una successiva ricerca, eseguita su cuore di gatto, per ovviare all'inconveniente causato dalla ipotensione che deforma il tonogramma, si aggiustava via via la penna in modo da tenerla sempre a~lo stesso livello. Nella fig. IO in x si ha un tonogramma normàle del cuore di un gatto; in Y si è alla fine di una inalazione per via tracheale di CCI.; si constata una marcata iposistolia e compaiono alcune alterazioni del ritmo: queste però sono molto più evidenti ad una certa distanza dalla inalazione (fig. 10 Z), ::z _

Giornale di medicina millitare.


1 02

mentre già vi è tendenza all 'aumento della altezza sistolica. Anche in questo caso il ritorno alla norma si è effettuato in modo totale in pochi minuti. Appare dunque come il CCI. possiede verso la fibrocellula cardiaca un potere inibente rilevante, sia a carico d ella ampiezza della contrazione come

della frequenza e del ritmo cardiaco. Queste alterazioni sono totalmente re-

Fig. 9· -

Coniglio da kg.

2,050.

In n~r~osi cl ora losic:t. Va)!hi, ;impatici c depressori wglaa ti al collo.

('un·a rl'gi,lrata con un lnnnmctro . Fra 1 c 2 inalazione di "a pori di tctracloruro per so Fra A c: H arreslo di 30" . - Fra l:l c C arresto eli 1 '. - Fra C c D arresto eli 45". - Tempo: 3"

Fig . ao. -

Ca lto di kJ:. 3.520. Tempo: 3'.

C un ·a ca rd iaca registra w col tonomctro. X = tonogramma normale. - Y =al terminl' di un a inalnionc di tctracloruro della d urata di t' . - Fr:t Y c Z arres to di 2 ' .

ver sibili interrompendo l ' inalaz ione del CCL. In ogni esperimento si è constatato che per ottenere l 'arresto cardiaco è necessario prolungare l ' inalazione per diversi minuti. Possiamo dlinque ritenere che il CCL esercita sulla fibrocellula cardiaca una azione tossica, la quale interviene nel determinismo della ipotensione :uteriosa. La azione cardiaca è di gran lunga più evidente se il CCI.. è inalate. anzichè ini<~ ttato (cfr. fig. 3).


103

c;• - AziONE PERIFERICA.

A) Azione sulle terminazioni periferiche simpat1che. Scopo del nostro esperimento era osservare se nel determinismo della ipotensione da CC14 potesse in qualche modo interferire una sua azione sulle terminazioni simpatiche. Si ammette oggi che il simpatico modifica la pressione arteriosa in quanto la sua stimolazione provoca la liberazione di adrenalina a livello delle giunzioni mioneurali. Ora si può br l'ipotesi che una sostanza possa

Fig.

Coniglio di kg. l ,iOO in narcosi doralo>ica. Vagh i c depressori taglia:i al colto; l'animale è curarizza to cd in respirazione artificiale. Tempo: 3'".

11.

=

J'ac = pressione arteriosa carotidca. • S stimolazione dd ncn·o sci:Hico sinistro della durata dt ro" con. slitta :16 cm . :,cc:\JOJUl:uori di 2 volt:1. • 2=arrcsto del chimo~:rafo per 2'. • l= Iniezione cndo,·cno di 50 gamma di adrenalina cloridrato. . In O :ti segno. - - iniezione e ndo,·cna d i cc. 2.5 <1 1 >oluzionc ;atur:t di tctr:~doruro di c:trhonio. fr" N cd O am :sto <li 6 ' .• Fra O c P arresto di 3'.

agtre come ipotensivo Sia inibendo l 'azione della adrenalina, pur non modificàndone la forma zione, sia inibendo tale formazione a livello delle giunzioni mioneurali. Per studiare l'azione del CCI. su questi elementi si è ricorsi alla tecnica segu~n te . Ad un coniglio del peso di kg. 1,7oo, a vaghi e depressor.i tagliati, si isola uno dei nn. sciatici, e si registra la pressione carotidea. Sappiamo .che la stimolazione del n. sciatico provoca una ipertensione riflessa per stimolazione J elle fibre simpatiche contenute nel nervo stesso. Onde evitare l'interferenza delle contrazioni muscolari l 'animale è curarizzato e posto in respirazione artificiale. Una prima stimolazione del n. sciatico mediante corrente faradica provoca una ipertensione generale (fig. I 1 N) atteso il ritorno alla norma, si iniettano nella v~na femorale so gamma dì adrenalina in soluzione fisiologica; ne consegue un nuovo aumento de:lla pressione arteriosa . Si inietta allora cc. 2,5 di soluzione fisiologica satura di tetracloruro di carbonio e si constata una diminuzione della pressione arteriosa; atteso il ritorno alla norma , a 3' di distanza dalla iniezione di CCL si ripete una eguale stimolazione del n. sciàtico attenendosi uguale risposta (fig. 11 P).


l l

Si può dunque csdudere che il CCL modifichi la formazione di adrenalina. Si ripete ora l'iniezione di 50 gamma di adrenalina e si otti-ene una ipertensione che ha il medesimo valore di quella ottenuta prima della iniezione di CCL: il tetracloruro non attenua nè la ip-ertensione adrenalinica, nè quella da stimolazione dello sciatico. Questo esperimento è stato ripetuto più volte ottenendo sempre 1 medesimi risultati. B) Azi01~e sulle terminazi011i periferiche vaga/i. Esclusa per i precedenti esperimenti una azione del CCI. sul centro vagale sia per stimolazione diretta come per stimolazione dei ch-emiorecettori senocarotidei, rimaneva da prendere in considerazione un'azione sulle terminazioni perife riche delle fibre colinergiche. A questo scopo si è effettuato un primo esperimento su di un coniglio bivagotomizzato. L 'animale è allestito secondo la consueta tecnica. Si inietta nella vena auricolare m gr. I di solfato di atropina e si controlla l 'avvenuta paralisi delk termioazioni delle fibre colinergiche mediante stimolazione del moncone vagale centrdle: tale stimolazione rimane senza effetto. Si fa allora inalare CCI. per vi:1 tracheale per 30" provocando una ipotensionc che è più marcata di quella ottenuta nello stesso animale prima della iniezione di atropina; una successiva stimolazione vaga le dimostra il persistere della paralisi vagate. Tale esperimento, ripetuto con le stesse norme in un cane vagotcmizzato, ha condotto agli st-essi risultati. Dopo avere provocato una ipotensione nell'animale integro, si iniettano endovena m gr. 3 di solfato di atropina facendo quindi inalare CCL per un tempo uguale a quello della inalazione precedente l'i niezione di atropina (fig. I C): la pr~ssione arteriosa presenta una brusca ed evidente caduta, forse maggiore di quella precedente e di più lunga durata: resta quindi :mche escluso che il tetracloruro abbia una qualche azione sulle terminazioni vagali.

C) Azio1te sulle cellule muscolari /lscie. Gli esperimenti condotti fino a questo momento non permettono di definire SI.: nella ipotensione prodotta dal CCL rivesta importanza il collasso del letto vasale periferico in toto od in alcuni settori : infatti si è potuto escludere che il CCI.. alteri la funzionalità delle giunzioni mioneurali simpatiche o stimoli le terminazioni coli nergich-e; non sappiamo però quale effetto abbia sulle cellule muscolari lisce. Per chiarire questo punto ci siamo serviti della tecnica di Nolf, detta anche dei tre manometri, che consiste nel registrare contemporaneamente la pressione carotìdea, la pressione fe morale nd moncone centrale c in quello periferico. Abbiamo introdotta una piccola semplificazione allestendo l'arteria femorale di un solo lato poichè il nostro interesse era limitato esclusivamente al comportamento del letto vasalc muscolo cutaneo d eli 'arto a contatto del


105

quale si faceva arrivare il CCL. Con questa tecnica si sono condotti due esperimenti dei quali riferiamo i risultati : I

0

-

Si prepara un gatto del peso di kg. 3,520, previa narcosi, me-

diante iniezione endovenosa di gr. o,os di cloralosio pro k.g. Quando il preparato è perfettamente allestito, ed atteso il ristabilirsi del circolo collaterale, si inietta nel capo centrale della arteria femoral e cc. 2 di una soluzione di CCI. in soluzione fi siologica. La pressione nel territorio muscolo cutaneo

fig. 12. -

Gatto Ji kg. 3,520 in narcosi cloralosica preparato alla Nolf (('spc· ricnza dci tre manometri).

Pac = pressione .trtniosa carotidca. • Pafln = Pressione arteriosa

femor~Vc

dalla

pane della Iniezione presa sul moncone periferico. Tempo: 3" . . Al segno inie z.ionc nel capo centrale della arl('ria femorale di cc. o. r di tclracloruro di car· bonio puro. · B =Un minuto primo d alla iniezione . • C= 4 '3o" d:.lla iniezione. In f) si veggono delle cstrasistoli molto pronundatc.

del lato iniettato mostra una lieve diminuzione, mentre la pressione carotidea, con un comportamento paradosso cresce, sebbene in misura modestissima. Onde ottenere effetti di maggiore evidenza, si effettua dopo una tmezione .di cc. 0,1 di tetracloruro di carbonio puro, in quantità di cc. o,I. La depressione del letto vasale periferico, che per la prima iniezione era poco accennata, è ora bene evidente e più evidente è l'aumento della pressione carotidea (fig. 12). Tali effetti sono anche molto prolungati nel tempo, e non senza inte: ressamento della contrattilità cardiaca, come viene testimoniato dalla comparsa di numerosi gruppi extrasistolici (fig. 12 D). Lentamente, quindi, le condizioni del sistema circolatorio tornano alla norma. Seguendo la medesima tecnica si allestisce un cane del peso di kg. J,IOo in narcosi cloral.osica. Dopo aver atteso lo stabilirsi del ciFcolo collaterale si inietta nel capo centrale della arteria femorale preparata cc. o, r di CCL (fig. 13). 2° -


106

Immediatamente si osserva che la pr-essione arteriosa del territorio mascolo cutaneo del! 'arto iniettato, registrata dal manometro inserito al capo periferico della stessa arteria femorale, subisce una rapida diminuzione di 30 mm. di kg. La pressione caroti dea permane per breve tempo invariata) indi si nota un brusco diminuire dell'ampiezza delle contrazioni, poi, quando la pressione periferica dell 'arto destro è tornata alla norma, aumenta la pr.essione sistolica e contemporaneamente l'ampiezza d-elle contrazioni cardiache. Tale aumento perdura per un tempo abbastanza lungo.

Fig. 13. -

Cane c.l i kg . 7, 100 in narcosi clora losica preparato ~ Ila Noi[ (<:>pcricnza dci 3 manometri).

Pac = pressione arteriosa ca rotide:. . - Pa fln = pressione arteriosa femorale dal lato della iniezione presa sul monconc periferico. Tempo: 3 ·' . Al sc.,no iniezione nel capo centrale ddb arter ia femorale di 0 ,1 cc . •~ d i tetracloruro di carboni<> puro.

Una seconda iniezione di cc. o,I di CCL è seguita dai medesimi effetti. La t-erza iniezione di cc. o,2, ha effetto sensibil mente inferiore, forse per diminuita reattività del preparato. Lo stesso avviene per una ultima iniezione di cc. o,s. Fino a questo punto non si è verificata alcuna diminuzione della pressione carotidea: questa si produce con una ultima iniezione di cc. 0,5, accompagnata da s-egni di alterata contrattilità cardiaca, per comparsa di extrasistoli. DISCUSSlON.E.

Noi considereremo se l'esame dei risultati conseguiti nelle nostre ricerche soddisfano in parte od in tutto ai quesiti prospettati all'inizio del nostro lavoro. Anzitutto, riguardo alla prima domanda, se cioè il CCI. sia una_sostanza ad azione ipotensiva, non possiamo, per i risultati degli esperimenti conse-


guiti con la tecnica di Nolf, rispondere in modo univoco: se, infatti, l'azione più caratteristica ed efficace del CCI. è ipotensiva, qualunque via di somministrazione si segua, negli ultimi esperimenti si è notato un l~ve ma duraturo aumento della pressione carotidea. Si può pensare che c~ò possa es~r dç~ uto al fatto che il CCL, dovendo passare per il territorio muscolo cutaneo del lato iniettato, giunga nel circolo generale in quantità talmente piccola da dare una ipertensione da stimolazione centrale, seguendo una legge di farmacologia generak per cui, Je dosi in finitamente piccole stimolano, mentre quelle più grandi deprimono. Al di fuori di queste condizioni, il CCI. ha sempr~ causato ipotensione, salvo il verificarsi nel corso della ipotensione di punte di ipertensione, spesso regolari e costanti, per quanto sempre fugaci, per ogni esv-rimento. Riguard<? al proposito di indagare il meccanismo di produzione della ipotensione, ci sembra che le nostre ricerche abbiano portato un certo chiarim-ento. Le ripetute prove eseguite su animali vagotomizzati, hanno escluso che intervenisse sensibilmente un'azione diretta sul centro vagalc come pure una azione riflessa per stimolazione dei chemiorecettori del seno carotideo. Sembra ugualmente lecito escludere una azione sulle giunzioni mioneurali vagali, in seguito alle esperienze sugli animali atropinizzati. D 'altra parte il CCL non modifica nè l'ipertensione riflessa da stimolazione del n. sciatico, nè quella da adrenalina, e quindi, non sembra agire in alcun modo attraverso un meccanismo nervoso periferico. Fra gli ekmenti che intervengono nella produzione della ipotensione si è in primo. luogo messo in luce una inibizione del centro vasocostrittore attraverso due ordini di esperimenti, concordi nel resultato. Infatti si è visto come dopo inalazione di CCI. diminuisce la sensibilità alla asfissia, denotando tale fato una diminuita sensibilità dei centri vasocostrittori. Il riscontro di un minore effetto ipotensivo nell'animale decollato, conforta a ritenere probabile l'azione inibente del CCL sul centro vasocostrittore. Certo non è dato, con assoluta cert-ezza, valutare l'entità di tale contributo, ma la regolarità dei risultati sperimentali conduce a ritenere che non sia indifferente. Molto evidente risulta l'azione su la museola tura vasale dali 'esperimento condotto con la tecnica di Nolf. Esclusa infatti per precedenti esperi menti una azione nervosa periferica, è da ritene~si che l'ipotensione che si verifica nel territorio muscolo cutaneo dell'arto, nel quale si effettua l'ini-ezione trovi la sua origine in una azione diretta sulla muscolatura liscia vasale. La registr.azione delle contr.az~oni. cardiache mediante il tonometro, eff-ettuata in varie condizioni, ha messo in evidenza fatti di alterata contrattilità miocardica, consistenti in aritmie, extrasistoli, bigeminismo, fino all'arresto del cuore in diastole, indici tutti di uno stato di intossicazione della fibrocellula miocardica.


108 R t ASSUNTO. L'azione ipotensiva dd tetracloruro di carbonio ordine decrescente ai seguenti tre fattori : 1° - depressione dei centri vawcostrittori bulbari; 2 ° - depressione della fibrocellula miocardica ; 3• - depressione della muscol:aura liscia ,·asale.

SI

può , riferire

10

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\'Ol.

LIII , 193~.


OSPEDALE MILITA1tE DI BOLOGNA Dircnorc: !Cncntc colonnello modico CoRNELIO R1uo

UN CASO DI ATROFIA GIALLO-ACUTA DEL FEGATO (CONTRIBUTO CLINICO ED ANATOMO-PATOLOGICO) Prof. G ro\'ANN I Ptccou, l~ncmc colonnello medico, capo rcpano ùì medicrna.

Soldato L. Pietro di Angelo, da Castel S. Nicolò (Arezzo), classe 1915, app:~rtencnte al 6" reggimento genio. Anamnesi: Nulla a carico del gentilizio. Non ha precedenti morbosi degni di nota, ad eccezwne di -un'infe7.ione malarica contratta nel marzo 1936 in Calabria ove si era trasferito per essere assunto qu:~le manuale in lavori ferroviari. Dopo sei mesi di cura intensiva, non sofferse più in seguito alcun accesso febbrile. Fu chiamato alle armi il 6 ottobre 1936. Nella seconda metà Jel febbraio 1937, incominciò ad avvertire un certo grado di <AStenia, pesantezza all'epig:~strio dopo il pasto, eruttazioni acide, senso di gonfiore all'addome: l'ah-o era stittico. Fu purgato con solfato di magnesio dal q uale ebbe un certo beneficio. Intanto il 27 dello ~tesso mese di febbraio, mentre si trovava sul fiume Re no p e r la scuola di remo, _essendo ancora poco pratico di -tale esercitazione, nel vogare a ll'indietro, il remo non bene incl inato, non faceva presa sull'acqua, per cui egli veniva colpito con una certa violenza dall'impugnatura di detto remo all'ipocondrio destro, riportando quivi una forte sensazione dolorosa, e in seguito un senso molesto di peso. Venne curato daJI'ufficiale medico del Corpo col riposo e con l'applicazione della borsa di acqua calda nella regione contusa. Essendosi frattanto riacutizzati i disturbi digestivi lame ntati pochi giorni prima, venne ricoverato (3 marzo) all'infermeria reggimentale. Il giorno 8 successivo, gli comparve un colorito itterico alle sclere e alla cute, per cui il giorno appresso veni va trasferito al Reperto Medicina di questo Ospedale Militare con la diagnosi di itterizia catarrale. E. O.: Brachitipo in discrete condizioni di nutri zione c sanguificazione. Presenta colorito intensamente giallo itterico della cute specie alla faccia e al tronco, e delle sclere; pure gialla è la regione sottolinguale ai lati dd frenulo. Non si palpano gangli nelle abituali stazioni linfatiche. Nulla d'importante si rileva a carico dell'apparato respiratorio. L'aia cardiaca è nei limiti normali. I toni nei vari i focolai sono molto deboli: si ascolta un lieve rumore doke di soffio protosistolico nella regione mesocardica. Pols<.- molle, piccolo, ritmico, r ..uo (6o battiti al m'). Pr. mx. = 100; Pr. mn. = 75 (Pachon). Lingua alquanto impaniata, piuttosto arida. Addome normale per forma c volume, ;eggermente meteorico, trattabile, indolente anche alla palpazione profonda. Il fegato è alquanto aumentato di volume: il margine inferiore si palpa sotto l'arca ta costale destra da cui deborda due dita trasversc lungo l'emiclaveare; la consistenza Jel viscere non sembra aumentata: alla pressione digitale, si provoca risentimento doloroso. La milza risulta leggermente ingrandita alla percussione; il margine anteriore raggi unge quasi l'ascc!Jare anteriore, il polo inferiore non è però palpabiJe. Non si osservano lesioni apprezzabili a carico del sistema nervoso. Psichicamente è molto- dep.resso e il sensorio alquanto ottuso. Le unne sono molto scure e piuttosto scarse. Le feci cretacee.


IlO Esa"'e delle urine (del

10

:narzo 1937): Colore lll:lr~al..a scuro; aspetto opalescente:

reazio n e acida; densità = IC2l. Glucosio: assente; Albumina: inalbamento; Urobilina: traccie; Pigmenti biliari: presenti; Sedimento: qualche raro cilindro ialino-granuloso e alcuni globuli ross1 e qualche globulo bianco. Esame delle urine (del Il marzo 1937): Colore marsala molto scuro. Reazione acida. Densità = tOlO.

Fig. 1. Ftgato (obb. 2. oc. 3 Kuri~ti.a). Focnlaio di ~clcrosi c di infiltr~ztonc p.trviccllulare di uno spnio di Kicrn3n in pro~simi1à della capsula di Glisson che t isuha ispessila. Attorno, profonde ahcrazioai nct P>htttlirhc <Ielle ccllul.: dc! parcnchima con cvtclcnziamcnto della 1rama conncuivalc.

Glucosio: assente; Emoglobina: assente; Albumina: inalbamento; Urobilina: traccic; Pigmenti biliari: presenti; Sedim ~nto: q ualche globulo bianco. Esame emocitometnco (t 1 marzo 1937): Globuli rossi: 4.8oo.ooo; Globuli bianchi: 8.5oo; H b: 90; V. Gl.: 0.9~. Formula leucocitaria: Granulociti neutrolìli : 70 <}" ; Granulociti basofil i: o ~ •. ; GraMononucleari gra ndi: 7 '}{.; Li n foci ti : 17 %. nulociti cosinolìli : 6 Nel pomeriggio del giorno t l si pratica una emocoltura ma con esito negativo. Riassunto dei diarii: 11 marzo 1937. - Nella notte i: stato agitato. Non tollera alcun alimento {lane. acqua zuccherata, marmellata, fruna cotta) mmitandolo appena ingerito. Urine scarse. E' apirettico. Il marzo 1937. Scnsorio sempre più ottuso. Ad ogni tanto è preso da viva agi. tazione motoria. Il colorito inerico è divenuto più accentuato. Il polso è più frequente (So battiti al m'), ma sempre molle, piccolo, ritmico. · Pr. mx. = go; Pr. mn. = 65 (Pachonj.

n:.;


III

Non si riesce a palpare più il margme inferiore del fegato sotto l'arcata costale destr:t. Anche alla percussione risulta ::he il fegato non deborda più dall'arco cost:tle-. 13 marzo 1937. - La temperatura è salita nel pomeriggio di ieri a 38°.6 gradi e i] polso .è divenuto molto più frequente (120 barriti al m'), sempre più molle e più piccolo; non si notano aritmie. Perde le urine per paralisi dello sfintere del collo della vescica, in quanto che questa risulta vuota di urina. Si è accentuato lo stato soporoso, intercalato da periodi di vivissima ;1gitazione motoria e psichica.

Fig. 2. Fegato (obb. 7 oc. 3 Xoristka). Spazio di Kicrnan con nuclei in preda a deg~ncrazioni v.uic. FJttÌ nccrobiotict profondi del parcnchima epatico.

Questa mane alle ore 4 gli è comparso il rantolo tracheale e alle ore '5·10' è deceduto. . L 'autopsia eseguita 24 ore dopo il decesro, ha dato i seguenti referti: EsAME ESTERNO. ~ Conformazione scheletrica regolare, nutrizione discreta, colorito giallo zolfo intenso della cute e delle sclere. Non si osservano segni di emorragie. Rigid ità cadaverica non completamente scomparsa. EsAME I NTERNO. Cavità cranica: Calotta di forma e spessore normali. Dura madre liscia, levigata, giallastra, di tensione normale senza segni di emorragie. Seno longitudinale superiore, pervio. Pia madre facilmente asportabile. Il cervello, il cervelletto, il ponte, il bulbo, all'esame esterno hanno forma e consistenza regolari. La rete vascolare è indenne. AL taglio di Flecbsig-Wirchow nulla di notevole è da segnalare, eccetto una forte imbibizione di colorito giallo. Nulla di particolare alle basi del cranio. Cavit~ tQ;a~ca. - Posizione degli organi conservata. Timo involuto. Pleure liber~ , a superfic1e hscta, lucente; cavità pleuriche prive di liquido. Polmoni di aspetto, consJstènza e superficie di sezione normali. Nulla da osservare nel pericardio. Cuore di forma e volume ·fCgOOarh Miocardìo· di col~r rosso grigiastro, di consistenza diminuita. Nulla


112

da rilevare a carico dell 'endocardio e degli apparecchi valvolari. Dall'esofago è st~to esuatto un asca ride della lunghezZ<~ di 25 cm. Cavità addominale. - ·Posizione dei visceri regolare. Diaframma in sede. Peritoneo liscio, lucente; si nota assenza di liquido ascitico. Lo stomaco e l'intestino non mostrano alterazioni degne di nota all'esame esterno e interno. Dallo stomaco e dal digiuno si estraggono compicssivamentc dieci ascaridi della lung hezza di 2o-25 cm. Mesentere e gangli mescnterici, indenni.

Fig. 3· fegato (obb. 7 oc. 3 1\.oristb ). Dwagtiio a fon e ingrandimento per menerc in evidenza b tr:una imcrstiz•ak, oltre a residu i granulari nccrotici delle cellule parenchim ali.

All'esame dcU'ipocondrio destro si rileva che il fegato non deborda dall'arcata costale. Il fegato risulta diminuito di voi urne, di consistenza assai molle, flaccida, appiattito, con margini sottili, capsula rugos~, di colorito giallastro con tratti giallo-rossastri più intensi ai margini. Il peso è di gr. 1 100. Sulla superficie di taglio si notano sul parcnchima parti rosse c parti gialle. E ' scomparsa la ~truttura lobulare, acinosa. Cistifellea c vie biliari pervie. Bile piuttosto densa, di colorito giallo vcrdastro. Se ne è prelevato asetticamcntc una piccola quantità per l'esame batterioscopico e culturale, ma con esito negati vo. La milza è lievemente aumentata di volume, d i colorito rosso scuro, di consistenza un poco diminuita: la capsula è facilmente distaccabile. La superficie di taglio è di color rosso grigiastro. La polpa appare ricca di sangue. Pancreas apparentemente ben conservato. ma di consistenza diminuita. Surrenali di aspetto c forma normali. Reni di volume pressochè regolari; capsula faci lmente .distaccabile. Al taglio sono bene discinti la ·p_:m e corticale e· la p~rte rpidql- . !are. Si nota un colorito itterico diffuso nell'organo. Vescica quasi ,·uota di urina. Vie urinaric pervie.


IIJ EsAwE ISTOLOCICO DEl PREPAR.\TI. - L'esame fu praticato su frammenti di fegato, di milza, di reni, di miocardio, di pancreas. I preparati furono allestiti per inclusione. l metodi di colorazione furono l'ematos· silina-eosina, il \'an Gieson, il Sudan per il grasso, il Bielschowcski per il reticolo fì. brillare. F~gato (v. •6g. ··I, 2 , 3): A pi«:olo ingradimento si not:l che la struttura lobulare è alterata uniformemente su tutto l'ambito epatico. Il parcnchima appare collrquato,

Fig. 4· Milza (obb. 5 oç. 4 Koristka). Foll icolo linfatico con arteria pcnicill:erc in prcd~ a ialinosi. L>ilataziont dci seni splcnici. ipcrplasia pulpare ed inscmcnz:uncnto di pagmento bruno.

ridotto a residui granulari raccolti nelle maglie rilassate dalla rete capillare sanguigna. G li spazi del Kiernan si mostrano in qualche zona ingranditi e ispessiti da un connettivo interstiziale con focolai di compattezza a tipo quasi libro ialino. In altri punti di detti spazi invece, fra i fasci di connettivo si annidano numerosi elementi monucleati piccoli e con nucleo intensamente cromatico. Tali fatti di sclerosi c d'infiltrazione degli spazi del Kiernan interessano tutto l'ambito degli spazi stessi, però si può talor-a riconO!'Cere

con una certa evidenza un addensamento a manicotto attorno ai vasi biliari· le cui pareti si fondono senza limiti netti nel circost::mte connettivo. Fatti di ispcssimento in taluni focolai anche di grado notevole, più accentuato, si osservano inoltre a carico delb capsub di Glisson: aggiungasi poi che nelle zone sonocorticali si osservano con relati va frequenza dei focolai in cui il fegato è stato sostituito da un tessuto 'connettivale più o meno· infìltrato, compatto. Da tali focolai come pure dalla capsula in alcuni trani, si vedono irradiarsi sottili segmenti di connetti vo che entrano nel parenchima epatico circostantt.". Non è possibile aggiungere ulteriori rilievi a carico dci vasi biliari e sopratutto nei riguardi del lume ove si trovano grumi di detriti che con tutU verosimiglianza rappresentano residui di cellule del ri vestimento epiteliale sfaldate c disgregate.


Nei confronti poi dei vas1 sanguigni s1a arteriosi che venosi, non si notano alterazioni abnormi. A più forte ingrandimento, gli elementi dd parenchima epatico hanno perduto completamente le caratteristiche strutturali: essi appaiono disgregati, e solo raramente t: possibile riconoscere qualche cellula con lieve ombreggiatura nucle.are.

Fig. 5· Mi!zt1 (ohb , oc. ;) Koristka), Follicolo alrofico con arteria pcnicillarc m preda a inrcnsa >.:kro<i c ialinosi.

In altre cellule peraltro si possono riconoscere delle grosse gocciole di grasso rac· chiuse nel citOplasma. Con opportuno ingrandimento s1 e ricercato se fra gli elementi d'infiltrazione degli spazi del Kierman e dei focol::ti sonocorticali si potevano riconoscere elementi polimorfo

nucleari : ma ciò non è stato possibile discriminare. In mezzo al parenchima si csscn ·ano infine delle piccole masse amorfe di bile, sia frammiste nei residui cellulari, sia libere in m ezzo allo stroma. Milza (v. fig. 4, 5): Si riscontra ispessimento Jella capsula, in certi punti più ma~i­ festa in altri meno. Iperplasia della polpa ove più, ove meno sensibile. I follicoli appaiono i n gran pane normali per quantità e forma: Jlcuni però sono rimpiccioliti. Nella polpa si nota fitta disseminazione di pigmento bruno giallastro in gran parte libero fra gli splenociti e in mezzo agli clementi linfatici dci follico!i. Qualche focolaio di congestione. Si ossen·a inoltre una cena fibro- ialinosi delle arterie pcnicellari. Reni (,·. fig. 6): Si osservano alterazioni dei tubuli e in particolare modo dei tu bul i contorti che presentano sensibili note degenerative, e qua e là anche di disgregazione, di necrosi dell'epitelio. Sono specialmente colpiti i tubuli contorti di primo ordin~ e in m tnor grado i tubul i contorti di secondo ordine e le anse di H el\le. l tubuli retti sono in gran parte risparmiati. Nei lumi dei tubuli si rilevano blocchetti di pigmento


IIS giallo nerastro, e così nella rete glomerulare. Si nota aumento dci nuclei nel glomerulo, ed ectasia della capsula di Bowmann. · Cuore: Nulla di particolare all'esame istologico del cuore Si nota solo infarcimento mterstiziale di gran uli di bile ed un :~spetto torbido della miocellula. Pancreas: Si nota necrosi totale.

Fig. 6. Rt-nc (obb. 5 oc. 3 Kori1~ka). Dq~cnaazionc c necrobiosi ddl" cpi1clio dci 1ubuli contorti di •• ordine, moho meno cvidculc nei wbuli di 2o ordine c ndl c alhc di Hcnlc. Glomeru lo con l icvc aumcmo dci nuclei.

L 'intenso colorito itterico della cute e delle sclcrc. i pigmenti biliari n elle urine, le feci acoliche, i sintomi cerebrali carattcria~tti da uno stato soporoso alternato da periodi di grave a<1itaz1onc, lo stato di apiressia, il risentimento renale, il modico mgranci1m~nto ùcl fegato verificato nel p. al suo ingresso nel Reparto, fecero formulare subito la diagnosi di ittero grave. Inoltre, il tapidissimo decorso dell'affezione morbosa (tre giorni di degenza nel Reparto e due nell'infermeria reggimentale), l'importante r ilievo del rapido impicciolimento del fe<1atc, an.:he se non fu possibile la ricerca della !cucina e della tirosina nelle ~rine per la perdita di queHe negli ultimi due giorni di mala ttia, autorizzavano a ritenere che l'ittero grave fosse d ovuto all'atrofia giallo acuta del fegato, diagnosi pienamente confermat~, all'esame autoptico e all'indagine istologica del feg~to.. . . . G1a Umber ha da tempo affermato che i quattro segn1 chmc1, quah l'itter?, l_'ot~~tà sempre più accentuantesi del sensorio, la dimostrazione del nmp1cc1011mento del fegato, la leucina e la tirosina nelle unnc, sono


n6 necessari e sufficienti per convalidare la diagnosi di atrofia acuta del fegato, specie per quei rari casi in cui si vuole dimostrare l'avvenuto esito in guangtone. Il concetto di ittero gruve, come quello di epatite parenchimato.•a, o di atrofia giallo acuta dd feguto che ne costituiscono il substrato anatomico, sono -concetti clinico -anatomici, non ·eziologici~ ·in qttanto ch.e questi sono sostenuti da cause molteplici e assai diverse, di natura tossica o tossico infettiva. Si è creduto un tempo che tale affezione morbosa fosse provocata da un'infezione sui get~eris, ma non è. «Questa strana malattia, scrive Umber, è sempre in dipendenza da ciò, che una noxa già esistente nell'organismo, è andata a colpire in via secondaria la cellula epatica . Tuttavia, non ogni noxa che colpisca le cellule epatiche è sufficiente a provocare tale malattia: anzi questa è relativamente cara. Pcrchè la malattia si sviluppi, bisogna che delle noxe speciali vadano a colpire delle cellule epatiche già predisposte ». Infezioni od intossicazioni di vario genere arrivate al fegato per via ematogena o secondo alcuni AA. (Naunyn, Umber, Frankel ed altri) dall'intestino mediante una colangite ascendente, sono state incolpate di provocare l'ittero grave, come pure quello dell'atrofia acuta del fegato che deve considerarsi, ha scritto il Micheli, consentendo nell'opinione di G. Betti, \( la forma grave di varie epatiti ed epatos.i, soprattutto quando concorrono condizioni individuali di speciale vulnerabilità del fegato, csongcnitc o acquisite )) . Tutti gli AA. sono concordi nel dare tmportanza a condizioni predisponenti locali individuali, consistenti in una meliopragia, cioè a dire in una minorata valenza anatomica c funzionale del fegato che trarrebbe la sua origine o da un difetto congenito, da una tara ereditaria, oppure da una riduzione di r~sistenza vitale per fatti morbosi svoltisi in precedenza in detto viscere. Se noi infatti analizziamo i precedenti anamnestici di quei casi di atrofia giallo acuta pubblicati, ci è dato osservare che l'atrofia è stata preceduta, in maggiore o minore distanza di tempo, da condizioni morbose che possono aver fatto risentire la propria azione debilitante sul fegato, c che possono essere considerate quindi come fattori coadiuvanti :lC~Juisiti, quali ad esempio lo stato di gravidanza, specie della gravida non 11upta, per evidenti influenze psichiche (Snapper), la precedenza di lesioni del kgato di n:-atura cirrotica (Hausaltcr e Richon), di natura luetica (Merkd, Antonc lli), o Ji natura angiocolirica (Grcvcs, Robertsun, Gabbi, oss. IIT, Ashhy, \Vc.:tworth). In pass:no, molti hanno ritenuto come causa diretta cd immediata dell'atrofia acuta del fegato, un c:-atarro gastro intestinale a cui su:<sc.:gue un ittcro c:uarrak comune. Alcuni AA. hanno invocato dal punto di ,- i~ta p:ttogcnctico altri fattori ad es. i traumi fisici (Senator), i rr:lllmi psi(hici (Gurschmann, Hanscr, Gabbi, css. I), i disordini dietetici


II7

(Merkcl, 13onome, os:. I e II, W est), lo stato di anemia (Francioni, oss. l e Il, Monti), la tubercolosi (Wentworth ), la porpora (Monti). Ma anche qui si tratta di fattori debilitanti e predisponenti generici, c.: che non ci possono dare una spiegazione plausibile della speciale localizzazione e con-seguente azione degenerativa sulla cellula epatica. A questi fattori predisponenti deve aggiungersi lo stato proh.rngato di denutrizione, attraverso l'impoverimento di glicogene della cellula epatica, a cui è attribuito l'accresciuto numero di casi di atrofia giallo-acuta del fegato in Germania durante la guerra e nel dopoguerra (F. Umber, Benda, Lubarsch, Mink owski, Striimpdl, Beitzke, ecc.). L'esistenza e l'importanza di un fattore individuale predisponente, è dimostrato dal fatto che le stesse cause eziologiche possono causare quadri itterici i più svariati per gravità e che vanno dal benigno ittero catarrale all'infausta atrofia gialloacuta del fegato. L'essenza della malattia consiste in una epatite parenchimatosa nel grado più grave, che alcuni (Dionisi ed altri) hanno chiamato epato.si in quanto che prevalgono in modo assoluto i fatti necrobiotici di origine tossica. Questa profonda alterazione del fegato che conduce ad uno stato ,d 'inr.ufficienza epatica quasi sempre letale, cbme è notorio, può essere provocata da tossici di origine esogena, come ad esempio il fosforo, il clorofor mio dato per narcosi, il cloralio, l'alcool, l'antimonio, il trinitrotoluolo, il dinitrobenzolo, il tetracloroetano, il piombo, l'arsenico e suoi derivati, l'estratto di felce maschio, il veleno di alcuni funghi (specie dell'amanita phalloides) (Betti), i veleni di salumi guasti (ptomaine). In questi ultimi anni sono stati descritti casi di atrofia giallo-acuta del fegato provocata dall'atopha n, e recentemente anche da composti sulfamidici (Cline: « The Jour. An . Med . Assoc. » dic. 1938). Da qualche A. (Stadelmann, Gabbi) si è pensato in certi casi a tossici di origine endogena, a fatti cioè di auto-intossicazione enterogena. Anche tossine di origine batterica sono in grado di produrre la degenerazione acuta del parenchima epatico, come quelle della sepsi, del tifo, della polmonite e in minor grado quelle dell'influenza, dell'infezione reumatica. Così pure certe tossine prodotte da protozoi come quelle della malaria, della febbre ricorrente. Una speciale importanza spetta poi alla sifilide (Engel-Reimers, Fischer, Jkndiz, Gdif, Umber) e alla spirochetosi ittero-emorragica (Pick, H art, Fahr~ Hoesch, Frugooi, Pende). Non si devono dimenticare inoltre certi ultravirus ' come quelli del vaiolo e della febbre gialla. Nel nostro caso in istudio, risulta dall 'anamnesi che il soldato L. Pietro da diversi giorni aveva presentato disturbi gastrici, caratterizzati da lingua impaniata, inappetenza, senso di peso all'epigastrio, nausea. Presentava cioè quella sintomatologia gastrica che suole frequentemente precedere la comune e benigna itterizia catarrale. 3 -

Giornale di medicina militare.


II8

Per molto tempo, secondo gli insegnamenti di Virchow, l'itterizia catarrale è stata considerata di natura occlusiva in seguito a catarro gastro- duodenale. L'occlusione era ritenuta causata dalla tumefazione della mucosa, dell'ampolla di Vatcr e da un blocco di muco che provocherebbe l'otturamento dell'ostio del coledoco. Ma in seguito, per la considerazione che in soggetti affetti da tale forma morbosa raramente manca dd tutto il bilirogeno f::calè (Eppinger) come sarebbe da aspettarsi, per il frequente reperto positivo delle prove di disfunzione epatica (Eppinger, Bittorf, Falkenhauser, Betti), per l'osservazione che un ittero semplice possa, sia pur raramente evolversi improvvisamente in un 'atrofia giallo-acuta del fegato (Eppinger, Kraus), specialmente per il fatto che in individui affetti da itterizia catarrale deceduti per cause diverse, fu riscontrato ali 'autopsia la pervietà delle vie biliari e l'assenza del catarro duodenale, e vennero rilevati invece segni di epatite acuta con degenerazione delle cellule epatiche (Schrumpf, Gaskell e Barber, Rossle, Eppinger, Widal, Abrami, Fiessinger, Loeper, D 'Amato, Lepechene), fu abbandonata completamente l'opinione del Virchow e ritenuta la così detta itterizia catarrale una vera epatite parenchimatosa di origine per solito infettiva. La natura infettiva però supposta, non è stata ancora dimostrata, per lo meno nella maggioranza dei casi. Le prove sierologichc non hanno finora portato alcun dato concreto (Sisto, Bates, ecc.), e non è stato possibile riprodurre sperimentalmente l'ittero. Se non che Eppingcr, all'autopsia di un a ragazza affetta da una tipica itterizia catarrale, e che era venuta a morte per frattura della base del cranio, trovò l'ostio biliare ostruito da un blocco di muco. Per cui oggi diversi studiosi, seguendo l'opinione d eli 'Hurst, ritengono che esistono due forme· di itterizia catarrale e cioè, una itterizia catarrale vera determinata dal blocco del dotto biliare dovuto ad una gastro-duodenite acuta, e una forma mite di nccrosi epatica subacuta. Anche ammettendo però, come primum mQue11s, un catarro gastroduodenale, molti AA. pensano che si verifichi sempre una flogosi delle vie biliari per infezione, resa possibile dalla paralisi della papilla che rimarrebbe beante a causa dello stato catarrale infiammatorio della mucosa duodenal e. Si tratterebbe insomma di un processo di angiocolite infettiva ascendente. Naunyn poi, strenuo assertore della genesi infettiva dell'ittero catarrale, ha coniato il termine di cola11gia per quei casi in cui non si osserva alcuna alterazione anatomica macro!copica delle vie biliari. Ma come si è già detto, in gran parte dei casi, non- è stato possibile riscontrare la presenza di alcun germe. Fclscnrcich c S,ttke hanno di stinn• tr~ tipi fondamentali di itterizia semplice o catarrale: 1 ° - Forme lievi origin ate cb una flogosi della mucosa del duodeno c tumefazione della papi l!:l di Vatcr, in cui predominano i disturbi gastro-


II9 ~nterici, l'itterizia è lieve e di breve durata, con fegato c milza non

ingran-, diti, con assenza di segni di lesione della funzionalità della cellula epatica. 2° - Forme di m-igine angiocolitica in cui l'ittero è spiccato, di durata un poco ptù lunga della forma precedente, il fegato è aument:lto di volume, la milza è alquanto ingrandita, vi è distensione della colecisti con segni di leggera disfunzione epatica. 3° - Forme di tipo epatico per lesione diffusa del parenchima di origine infettiva secondo i detti AA., con turbe intestinali lievi, ittero intenso e di più lunga durata, modico ingrossamento del fegato che sarebbe flaccido però, leggero ingrandimento della milza, accentuata alterazione funzional e delb cellula epatica. Oltre questi tre tipi fondam entali, vi sarebbero poi altre forme mi ste. Nei casi di ittero semplice ritenuto da stasi per blocco delle vie biliari, l'indagine necroscopica, della quasi totalità dei casi osservati, autorizzerebbe ad ammettere che la ostruzione fosse localizzata piuttosto verso le radici del sistema biliare che non nei grossi tronchi, in quanto che le grandi vie sono state trovate pervie. L'esame istologico poi, ha mostrato fatti estesi di degenerazione e desquamazione degli epiteli dei piccoli vasi biliari intrae?:-ttici, un'ostr uzione completa dd loro lume d<~ ma!>se di residui cellulari e detriti amorfi e che ricordano i trombi biliari di Eppinger. Per la stasi biliare che si verificherebbe, si produrrebbe un perturbamento profondo della funzione epatica, per cui la corrente della bile invece di seguire la via normale di secrezione, terrebbe un cammino inverso, e si riverserebbe nelle vie sanguigne (ittero per parapadesi di Minkowski, ittero acatetico di Liebermeister). Per la stasi biliare, oltre all'anormale decorso della bile, si vuole verificare anche un'alterazione del parenchima epatico istologicamente già constatato da Tietze e Winkler in seguito a numerose biopsie di tessuto epatico, eseguite nel corso di operazioni chirurgiche praticate sulle vie biliari. Per il Minkowscki, l'ostacolo meccanico sarebbe ·costituito oltre che dalla tumefazione catarrale della mucosa delle sottili vie biliari, anche dalle modificate proprietà fisiche della bile (albuminocolia). Secondo Rossle ed Eppinger, l'ittero catarrale sarebbe la espressione della cosidetta u infiammazione sierosa)), la quale determinerebbe una << epatite interstiziale sierosa acuta ». Secondo tale teoria, sostenuta validamente da Kaunitz, Popper, Faltischech cd altri, a causa di questa infiammazione sierosa, gli spazi es istenti fra parete capillare e cellula epatica (spazi di Disse) per aumento della permeabilità capillare originata dallo stato infiammatorio, si riempirebbero di essudato siero- albuminoso con scarsi elementi cellulari, quindi si allargherebbero e così pure i vasi linfatici periportali, si provocherebbe così una dissociazione, una disorganizzazione delle cellule epatiche e dci . capillari biliari c:on alterazione dcl!a loro funzionalità con conseguenza del passaggio della bile dai capillari biliari negli spazi di Disse, negli spazi


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\\nratici periporta.\i~ quintli nei capillari sanguigni, onde la formazione del\'ittcro. Questo quadro di epatite interstiziale sierosa sarebbe stato riscontrato al tavolo anatomico dali 'Eppinger in soldati affetti da ittero catarrale, morti incidentalmente durante la guerra. Tale stato di infiammazione sierosa, potrebbe, secondo Eppinger, interessare anche le grosse vie biliari (dotti biliari, coledoco, colecisti) e così si spiegherebbe la dolorabilità talvolta anche a tipo colico nell'itte ro catarrale con assenza assoluta di calcoli, come sarebbe stato già accertato da Eppinger stesso e da diversi chirurghi al tavolo · operatorio. Questo modo di interpretare anatomopatologicamente l 'ittero catarrale, quale epatite sierosa interstiziale .~embra chiaro e convincente al Corclli della Scuola del prof. Frugoni. Egli ritiene però, per quanto riguarda la patogenesi, che tale infiammazione sierosa del fegato e delle vie biliari, possa talvolta essere l'espressione dell'infiammazione allergica e far parte di essa, sostenendo tale suggestiva ipotesi in base :1 dati clinici, anamnestici e terapeuttci desunti dallo studio di numcros.i p. affetti da ittero catarrale, ricordando che nella epatite sierosa d eli 'Eppinger, si riscontrano quei fenomeni che sono la espressione locale dell'infiammazione dei tessuti in cui si sviluppa, e cioè: 1 ° - l'aumento della permeabilità capillare c quindi passaggio negli interstizi dei tessuti di liquido siero albuminoso- essudativo che costituisce l'edema allergico; 2° - lo spasmo della muscolatura liscia se questa esiste in organi in cui detta infiammazione insorge (vie biliari, cistifellea) provocando dolori a tipo colico; 3° - presenza talvolta della febbre che all'iniziò .può essere anche elevata (febbre allergica). Inoltre repressione rapida dci fenomeni con restitutio ad integrum nella maggior parte dci casi, oppure passaggio del processo a uno stadio subacuto e cronico in altri, con organizzazione dell 'essudato, come si verificherebbe nella infiammazione sierosa secondo g li studi del Rossle, Doljansky e ·Roullet, Scuola del Morpurgo. Col fatto d eli 'infiammazione aliergica insorta nel fegato O· prevalentemente nel fegato, '< potrebbe essere spiegato, afferma il Corelli, in un certo n_umero dt casi almeno, il quadrv dell 'ittero catarrale, dell 'epatite, dall 'insorgenza al modo di evoluzione, dai casi semplici sfumati e passeggeri a quelli gravi, acuti, atrofia giallo-acuta, subacuti, prolungati: e quelli con ricorrenza dell 'ittero, dell'epatite, con accessi dolorosi, con cronicizzazione del processo ccc. )> . Anche Schmcngler e Ferenbach . (11 Klin . Wochschr. )>, n. 6, .1939) sono fautori dell'insorgenza allergica di malattie del fegato. Sulla base di alcune loro osservazioni cliniche e in armonia con quanto hanno raccolto nella letteratura medica, essi ritengono che la comparsa di alterazioni allergiche del fegato consistenti fondamentalmente


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m una epatite siero!a sarebbe abbastanza frequente c potrebbe decorrere sia con ittcro, sia senza ittero. Ma oltre all'ipotesi della infiammazione allergica, per spiegare in alcuni casi la genesi deli'epatite interstiziale sierosa e la stasi delle radici del sistema biliare e il conseguente perturbamento della funzione epatica inerente specialmente al mutato decorso della corrente biliare, non mi sembra inverosimile il pen~are per alcuni altri anche a un possibile fatto riflesso nervoso per il tramite del sistema neurovegetativo, r iflesso partente dal duodeno sotto l'azione di stimoli i più diversi di ordine meccanico, fisico, chimico ed anche psjchico. Gli effetti di tale azione riflessa satebbero specialmente spiccati nei soggetti vagotonici. L 'importanza delle condizioni del tono delle vie biliari nel de tem1 inismo della stasi della bile è stata già illustrata sopratutto da E. W estphal, e non è superfluo a questo proposito ricordare che il sistema neurovegetativo tiene sotto il suo dominio anche il meccanismo di chiusura delle vene e patiche (Mautner, Molitor e Pick, Vollmer). Lo studio clinico dei numerosi casi di ittero catarrale che ci è dato osservare comunemente, autorizzerebbe a ritcncrne diversa a seconda dei casi, la eziopatogenesi. Se si pensa infatti che in diversi malati di tale forma morbosa, mancano assolutamente i disturbi gastroenterici iniziali bene manifesti invece in altri, che in alcuni esiste uno stato febbrile, mentre in molti altri la temperatura è normale o al disotto della norma, che m entre in alcuni si osservano segni evidenti di disfunzione epatica, in altri invece tali sintomi mancano assolutamente, che in taluni oltre il fegato anche la milza è ingrandita e in certi altri la cistifellea è distesa e dolente alla palpazione, se si considera che il decorso varia da caso a caso, che nella maggioranza è di due o tre settimane e in alcuni è di pochi giorni e in altri di qualche mese, fa presumere che la diversa sintomatologia, il decorso diverso corrispondano a una eziopatogenesi diversa. Ritornando al nostro caso, volendo cercare d'indagare e precisare i presumibili fattori eziologici predisponenti e determinanti dell'ittero grave improvvisamente insorto, dobbiamo escludere subito in modo certo la 'sua origine tossica da tossici esogeni sia inorganici che organici, e credo che si possano con sicurezza ~eludere anche tossine batteriche e spirochetiche, sia per il carattere e il decorso clinico, sia per i risultati negativi di qualche ricerca batteriologica, da noi fatta come è stato già menzionato. Non si può passare però sotto s.ilenzio il fatto r.hc pochissimi giorni prima dell'insorgenza dell'ittero, !l militare in oggetto riportò un traumatismo all'ipocondri.o destro, che glt provocò una cupa dolenzia in detta regione ~er qualche g10rno, tanto che l'Ufficiale medico ~eggimentale credette opportuno tenerlo a riposo c fargli applicare nella regione contusa la borsa di acqua calda. Allo esterno non risultava però alcun segno del traumatismo sofferto.


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E' noto dalla letteratura infortunistica che traumi al fegato possono produrre lesioni anche di una certa gravità, sebbene esteriormente non si osservino segni del trauma riportato, come ad es. rotture del viscere con conseguenti emorragie (Geill, Amante), modificazioni del fissaggio dei lega menti così da divenire mobile, migrante (Trapp, Langenbuch, Kehr). Talora nelle rotture il dolore può anche mancare se non è stata lesa la capsula, o se l:.t rottura è stata superficiale (Kloble). A traumatismi al fegato, pure di lieve entità, è stata imputata la formazione di ascessi epatici (Rovighi, Roli, Lowenstein, Stern), l'insorgere di diverse forme di epatite, quali l 'epatite interstiziale (Tillmann, Beck), la cirrosi atrofica (Alexander, Senator, Tillmann), l'atrofia giallo acuta (Senator), la cirrosi biliare (H eger, Sand), l'insorgere di fatti di colecistite (Reipschlager, Kehr, Stern, Noack, Berger, Schmith, ecc.). L'ittero nelle ferite sottocutanee del fegato è stato da Edler riscontrato nella proporzione dd 22,2 % (Ciampolini). Nel caso in esame, la necroscopia non ha mostrato alcun segno o reliquato apprezzabile di lesione traumatica sia della capsula del Glisson, sia del parenchima epatico. E' vero però che allo esame istologico si è riscontrato un ispessimento della capsula e segni di iperplasia connettivale nel patenchima. Ma oltre che per il loro carattere anche per il lievissimo tempo trascorso dal trauma, non possono dette alterazioni imputarsi ad esso. Significano però che in passato questo viscere ha sofferto un processo infiammatorio. Poichè alcuni mesi prima, come risulta dall'anamnesi, il soggetto aveva contratto una infezione malarica che suole produrre come è noto una proliferazione connettivale nel fegato, così si può imputare alla malaria l'ispessimento della capsula glissoniana e la iperplasia connettivale riscontrata. A questo proposito non è superfluo ricordare che la malaria viene oggi riconosciuta come un fattore che predispone il fegato a risentire fortemente l 'azione nociva di alcuni tossici, i quali avrebbero invece poco o punto influenza su un fegato sano (Ferro). Però il trauma se non ha prodotto nel fegato del militare in oggetto lesioni anatomiche per lo meno apprezzabili, è molto presumibile che abbia potuto provocare in detto organo un qualche perturbamento funzionale. Ogni contusione violenta esercitata in un organo, produ<:e in. esso un forte scuotimento per il quale si possono determinare fatti flogistici e disordini vasomotori in conseguenza di stimoli irritativi nella compagine cellulare e nelle terminazioni nervose. Ad ogni modo il tra umatismo whito dal fegato, se non si può invocare come causa determinante dell'ittero, lo si può considerare però, con fondata presunzione, come concausa predisponente all'insorgere Ji esso, tenuto conto anche del fatto, che tale organo era da ritenersi in certo qual modo meioprai:,rico per i rcliquati dcll'infc~ione malarica wfferta alcuni mtsi prima.


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Ma un altro fatto importante ha rivelato l'esame autoptico, e cioè la presenza nello stomaco e nel digiuno di parecchi grossi ascaridi. Sono noti gli effetti meccanici che possono essere determinati dagli ascaridi allo stato adulto nello stomaco, nell'intestino (gastricismo, dolori appendicolari, occlusione), e allo stadio !arvale durante le sue migrazioni ai dotti biliari, fegato, pancreas ecc. Sono noti pure gli effetti dell'azione tossica dovuti alla presenza di sostanze elaborate dal verme. Schinamura e Fujii isolarono dagli ascaridi una so~tanza che è un miscuglio di a lbumine e di peptoni: e che iniettata sotto cute o per via endovenos.--:t, determina una sindrome a carattere anafilattico, ed è capace di produrre ad alte dosi negli animali da esperimento la morte dopo quattro, sei ore. Questa so~tanza agirebbe anche come antigene, tanto che immunizzando dei cavalli, si è potuto ottenere un siero ricco di anticorpi. V. Vanni (« Arch. zoologico italiano», vol. XXVI, 1938), ha ripreso re:::entemente in modo sistematico lo studio di t:tle argomento, ed ha potuto constatare che il liquido celomatico degli ascaridi è un allergene. Difatti, utilizzando il fenomeno di Sanarelli e adoperando la tecnica indicata dallo Shwcarzmann, facendo dapprima un'iniezione intradermica di liquido celomatico di ascaridi e 24 ore dopo un'iniezione endovena dello stesso liquido, nel 15 % dei conigli su cui venne fatto l'esperimento, si osservarono fenomeni allergici di varia intensità fino alla morte. Ciò era stato riscontrato anche da Arthus e Chanson. F. Flury con studi chimici ed esperimenti sugli animali, ha potuto constatare che i tessuti degli ascaridi, le loro secrezioni ed escrezioni e i prodotti della scomposizione di questi vermi morti, contengono molte sostanze ad azione tossica, di cui alcune di indubbia natura allergenica. La tossicosi prodotta dagli ascaridi è una tossicosi poligenctica, per cui si spiega la grande varietà dei sintomi che presenta nei soggetti che ne sono affetti: e questa concezione ha delle riprove nel campo della clinica (Edwin, Stanton, Faust). Negli individui infestati da ascaridi, le sostenze tossiche provenienti dall'escrezione o secrezione di qu~ti vermi, o dalla cavità cd~ matica per eventuale rottura della cuticola, o dal disfacimento di qualche verme morte, possono arrivare attraverso i capillari della vena porta nel fegato, ove vengono in parte distrutte, in parte trasformate non senza però aver fatto prima risentire sulla cellula epatica la loro azione nociva più o meno accentuata a seconda della quantità e qualità delle sostanze tossiche, e della durata della loro azione, e così pure è presumibile che le sostanze allergeniche giunte al fegato, producono una graduale sensibilizzazione di questo viscere. Recentemente come si è già dietro accennato, akuni studiosi hanno attribuito una cospicua importanza al fegato nell'insorgenza di disturbi anafilattici e di malattie anafilattiche. Avvenuta la sensibilizzazione di questo organo, è ovvio il pensare come si possa produrre ad un dato momento lo scatenamento di uno schok anafilattico dando origine a una forma


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di epatite sierosa acuta nel senso di Rossle ed Eppinger con success.ìva necrobiosi più o meno accentuata, delle cellule epatiche. Ma di fronte a questa ipotesi eziopatogenetica, sorge il quesito sul perchè della eccezionale rarità dell'ittero grave e conseguente atrofia giallcracuta del fegato, di fronte alla grande frequenza dell'ascaridiasi gastro-intestinale. Si può rispondere, facendo presente che anche gli altri presunti fattori eziologici di tale forma morbosa sono molteplici e non meno frequenti a verificarsi dell'ascaridiasi. · Bisogna considerare inoltre che tra la semplice tumefazione torbida del parenchima epatico e l'atrofia giallcracuta che rappresentano i due gradi estremi, esistono tutte le possibilità di lesioni intermedie. E ciò può dipenden: oltre che dalla qualità, quantità e vindenza dei tossici, anche dal modo di reagire dd fegato ai danni che subisce, rammentando che il fegato a seconda della costituzione, conforme agli insegnamenti di De Giovanni, presenta delle varietà individuali nella sua struttura anatomica e nella sua funzionalità, le quali comportano necessariamente una diversa maniera di ricettività e di reazione dt fronte a cause morbose anche identiche. Perchè poi si effettui, come nel caso in questiope, lo chok anafilattico da noi presupposto, occorre che si verifichino tutte quelle condizioni necessarie e sufficienti per la produzione di tale fenomeno, e cioè che la sostanza allergenica proveniente · dagli ascaridi possa arrivare al fegato per una certa durata di tempO' e in una data quantità mediante il sangue portale. Risogna che sussistano poi delle condizioni speciali individuali atte a favorire o per lo meno a n on ostacolare la manifestazione dei fenomeni allergici, i cui effetti poi saranno più o m eno gravi a seconda deUa durata e intensità del fenomeno, e a seconda della resistenza maggiore o minore presentata da Il'organo interessato. Senza queste ipotetiche condizioni, non si capirebbe infatti il perchè negli esperimenti fatti recentemente dal Vanni col liquido celomatico degli ascaridi, su un certo numero di conigli che si trovavano tutti nelle stesse identiche condizioni di esperimento, solo il 15 <;{> ha presentato lo chok anafilattico. Ciò autorizza a supporre che occorre un quid indispensabile individuale perchè detto fenomeno si p<>ssa produrre. Nel nos.tro caso in istudio, si può supporre per le considerazioni già fatte, che esistevano nel fegato cl el soggetto alcune condizioni, quali i reliquati d eli 'infezione malarica, ma più di tutto gli effetti del recente traumatismo alla regione ,epatica, che potevano avere in certo qual modo minorato la valenza, anatomica e funzionale del fegato, e costituire quindi dei fattori predisponenti atti a risentire più fortemente l'azione nociva dei tossici e delle sostanze allergeniche pro- · dotte dagli ascaridi. Molti AA . hanno sostenuto e sostengono tuttora che la causa della rapidissima distruzione della cellula epatica nell 'atrofia giallcracuta del fegato, debba riccrcarsi in una infezione per parte di germi molto virulenti che invaderebbero il fegato, forse favoriti in ciò dalla preesistente stasi biliare. Ma


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il più delle volte, come si è già detto, non si è potuto dimostrare la presenza di germi. Hartz e Brokmann considerando che i fenomeni che si osservano nel~ l 'atrofia giallo-acuta ricordano quelli di a utolisi, suppongono ch e si formino dei fermenti che scinderebbero il tessuto epatico. Quincke ritiene che tali enzimi possano provenire dal pancreas. Secondo altri tal i fermenti sarebbero costituiti dalle cosl dette epatolisine che si formerebbero in via secondaria, in seguito all'azione delle tossine sulle cellule epatiche che reagendo produrebbero degli anticorpi, delle immune-sostanze. Umber nei casi da lui osservati, non ha però potuto riscontrare queste isoepatolisine nel sangue. Alcuni AA. (Ivannovics, E. P. Pìck e Jacoby) hanno riscontrato delle emolisìne nel fegato di uomini deceduti per atrofia giallo-acuta, em olisi n e che sembravano simili chimicamente agli acidi grassi non saturati, cioè alle lecitine. Jacoby che fece degli studi sulle facoltà fermentative autolitiche del fegato nei casi di atrofia g1allo-acuta, ha constatato un aumento di tali proprietà. I prodotti di autolisi del fegato sarebbero gli aminoacid i, principalmente la leucina c la tirosina riscontrabili anche nel sangue (Fre.richs. Neuberge e Richter) e spesso anche nell'urina (Frerichs, Jacoby) nella quale sogliano riscontrarsì anche degli acidi organici (acido lattico, acetico, ~utir­ rico, succinico) pure prodotti dalla detta autolisi (Magnus, Levy). La degenerazione c la distruzione delle cellule epa6che, si verificherebbe allorquando la resistenza di dette cellule cede di fronte al processo di autolisi, da questo momento la distruzione avverrebbe estesa e rapidissima.

Per quanto riguarda la prognosi, l'atrofia g1allo-acuta <.lei fegato a forma conclamata, è ritenuta sempre infausta. « In parecchie delle osservazioni, scrive l'Umbcr, in cui si sarebbe avuta la guarigione, la diagnosj suscita dei rlubbi >l . Secondo il detto A., la diagnosi può essere considerata come certa solo in quelli in cui nell'urina è stata riscontrata la leucina e la tirosina (Wirsing, Senator, U m ber, Stri.im pell). La possibilità della guarigione può essere dovuta sia a un arresto del processo di degenerazione e rii autolisi, e nello stC!'SO tempo a processi d~ ~·ige­ nerazione che si sono spessissimo ri~contrati all'esame istologico, sparsi qua e là nel tessuto epatico degenerato. Nel nostro non abbiamo osservato alcun segno di processo rigencrativo. Ma in un caso simile pure descritto qualche anno fa dal Bompi ani, si sono riscontrati notevoli tentativi di rìgenerazione tra i residui dal parenchima epatico. « La presenza di gemme sinciziali, scrive il detto A., provenienti da cel lule epatiche preesistenti e rigenerate, e la neoformazione per rigenerazione di vasi biliari, sembra dimostrare che tutti e due i tipi di rigenerazione


del fegato sono possibili. T ale duplice m aniera di rigenerazione delle cellule t:patiche nell'atrofia del fegato, è sostenuta anche da Seyfarth (1921) ». Il Seyfarth, divide i casi di atrofia del fegato in acuti, subacuti, subcronici e cronici, a seconda della durata della malattia. Chiama acuti quelli il cui decorso si compie dall'mizio della malattia in quattro-<:inque giorni; subacuti quelli che d ecedono dal quinto giorno di malattia alla fine della terza settimana; subcronici quelli che decedono fra il principio della quarta ~ettimana fino al 7"-8" mese; cronici quelli che decedono tra i nove e oltre. Il nostro caso appartiene in modo evidente agli acuti, i quali soli meritano la denominazione di « atrofia giallo-acuta» . Le forme di atrofia subacuta, subcronica e cronica presentano un decorso caratterizzato da periodi dì sosta e di riacutizzazione del processo. Queste forme possono terminare come le acute in coma epatico, oppure sono interrotte da malattie intercorrenti, il più spesso la broncopolmonite, che portano al decesso; qualche volta riescono a guarigione anatomica in forma di sclerosi totale o di ipcrplasia nodosa con la sintomatologia di una cirrosi epatica (casi di Umber, Striimpell). In tutte queste forme sono evidentissimi all'esame istologic.o, in sieme ai processi di degenerazione Jelle cellule epatiche, estesi processi di rigencr azione di esse.

L'indagine istologica dei reni, si presta a qualche considerazione dt un certo interesse, su alcune questioni tuttora dibattute. Le lesioni necrobiotiche che si riscontrano nei tubuli renali nei casi di

atrofia giallo-acuta del fegato, e che anche noi abbiamo constatato e descritto, sono giudicate da alcuni AA. (Hansermann, Fahr, Mayer, Kimura, Eppinger, W. Fischer) di natura cadaverica e non attribuibili alla nox.J che ha prodotto la necrosj della cellula epatica. Secondo i detti AA., nell'atrofia giallo-acuta dd fegato i reni sarebbero istologicamente normali e presenterebbero solamente un immagazzinamento di grasso per effetto della lipemia, e da classificare quindi fra le nefrosi secondo Fahr, e tra le nefrodistrofie da alterato ricambio secondo Mayer ed

Aschoff. Minkowcski, ritiene invece che nell'atrofia giallo-acuta del fegato la noxa attacchi contemporaneamente più organi e che le lesioni in essi prodotte si influenzino reciprocamente. Il Versè ha sostenuto pure che le lesioni di detti organi sono l'effetto di una tossicosi generale, il che sarebbe comprovato dai fatti di degenerazione grassa riscontrati frequentemente da questo A. nel miocardio e anche, sia pure meno frequentemente, nella muscolatura scheletrica. Tale opinione

è condivisa anche da E. Pietri; Hanser, Kaufmann, Schmaus- Herxheimer e tanti altri, c in Italia da quasi tutti gli anatomo-patologi.


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Nel nostro caso in esame, a prescindere dal fatto che l 'autopsia è stata ~ seguita solo 24 ore dopo il decesso e che si era in marzo con temperatura ;l ncora fredda, ad avvalorare il concetto che la necrosi si era verificata per fenomeni avvenuti in vita, vi è il fatto che la necrobiosi, ha colpito i tubuli contorti di prim o ordine, e in minor grado i tubuli di secondo ordine, e le :1nse di H enle, ed J1a risparmiato in gran parte i tubuli retti . Tale reperto ~tarebbe a significare che la noxcr ha agito direttamente sopra gli elementi tubulari che sono deputati alla sua eliminazione (De Vecchi). La predilezione dei tubuli contorti, corrisponde del resto ai risultati sperimentali ottenuti da Suzuki. Ad un esame attento del preparato, si può osservare inoltre in alcuni tratti cellule dci tubulr contorti con nuclei scomparsi, o appena tinti dall'ematossilina e in qualche tratto finitimo, cellule con nuclei conservati·, c ~mche taie constatazione farebbe escludere che possa trattarsi dr fenomeni cadaverici. Il Bompiani poi nei preparati del suo caso descritto, ha potuto osservare che in alcune cellule erano evidenti fenomeni di frammentazione nucleare (carioressi), c di picnosi e di scompar~a del nucleo, fatti questi che avvalorano in modo indubbio il concetto di necrosi per fenomeni avvenuti in vita.

RIASSU:-ITO. - L'A. descrive un caso clinico di atrofia giallo-acuta del fegato osserv:Ha in un soldato, e riporta i risultati dell'esame istologico praticato sul fegato, sui reni, sulla milza. sul cuore, ~ul pancreas. Dopo di <Jvere esposto le diverse opinioni e teorie sull'eziologia C patogenesi dell'ittcro semplice C deJI'ittero wa\'C, espone Je ragioni per ritenere con fondata presunzione come la causa cziopatogenctica dell'atrofia gialle-acuta cld feg:no nel caso in esame, fosse dovutJ a una tossicosi a carattere probabilmente anafilattico da ascaridiosi gastro-intestinale, fa\·orita da un. fegato reso meiopragico non tanto da un'infezione malarica sofferta alcuni mesi prima, quanto specialmente da un tr:wmatismo alla regione ipocondriaca destra riportato qualche giorno innanzi.

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Quando il rurale sì affaccia alla vita militare appare come uno dei prodotti razziali le cui caratteristiche fìsico-psichiche deviano così marcatamente da costituire un tipo a sè, ben differenziato da tutti gli altri praticanti diversi m estieri. Questo tipo sul quale hanno, di certo, profondamente influito le condizioni di ambiente, di lavoro e di nutrizione, ha mantenuto - ancora dopo oltre anni dagli studi di Livi c nonostante le profonde perturbazioni sociali subìte dal nostro popolo in tal~ periodo pressochè intatte le sue caratteristiche antropometriche così da permettere di distinguere nettamente nella massa costituente i combattenti, da una parte i rurali , dall ' altra gli altri operai. E' necessario dare uno sguardo a quello che era il rurale qualche decennio fa per l'Esercito. L'importante lavoro statistico di Li vi ci permette trarre qualche dato. Intorno al 1885 la preponderanza numerica dei contadini appartenenti ad ogm regione d'Italia presenti nell 'Esercito era assai marcata: i l massimo apparteneva alla Sardegna col 73,6 %; all'Umbria col 71 o.;. ; agli Abbruzzi col 70 c;-;. ; alle Marche col 67,7 ·'.. ; mentre alle altre o/.>· Percentuali allora r egioni appartenevano una media poco superiore al m olto elevate in confronto a quelle di altri lavoratori, anche perchè il lavoro industriale era ben poca cosa ed il rurale viveva ancora la sua dura ma tranquilla vita ·senza attrazione per i grandi centri urbani ove solo trovava utile inviare i prodotti della terra e le opime rendite, tratte dalla vendita di questi prodotti, ai padroni di quella terra che, solo per il lavvro delle sue braccia, fruttava generosamente. Il contingente era così allora formato, eccetto per la Campania (il che potrà sembrare strano) per più della metà da agricoltori. L a statura media di. questi lavoratori era nell'Italia superiore (per semplicità divido l'Italia m s'llperiore fino al L azio- Abruzzi esclusi ed inferiore) di cm. 164>3 in contrapposto a cm. r65,2 degli altri lavoratori manuali ; mentre nell'Italia inferiore e ra di cm. 162,~ in contrapposto a cm. 162,9 degli altri, cioè non variava sensibilmente. Tuttavia L ivi tenne conto di questi millimetri di differenza dato che le medie si riferivano a circa 300.000 casi e ritenne ch e la differenza di statura nel nord come nel sud dovesse attribuirsi oltre che a condizioni di razza, anche a condizioni di :tmbiente e nutri~ione. Il perimetro toraàco medio era però maggiore nei contadini pur diminuendo dal nord al sud, come la statura, ma non colla stessa esattezza, pcrchè se sulla statura influivano le cause sopradette, sul perimetro toracico influ iva più favorevolmente in genere il lavoro muscolare. Il rapporto fra perimetro e statura era minore negli agricoltori dell'Italia inferiore.

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Il peso corporeo dei contadini risultava allora mmore di quello dei carrettieri c macellai, pari a quello dei braccianti e muraton, più alto di quello dei sarti, fabbri, falegnami e barbieri. Su un totale di 290.365 casi studiati Livi trovò 166.ooo contadini e 124.337 di altri mestieri e di quelli 144-000 fra 20-22 anni. Di costoro erano stati fatti ri v<:d ibili solo per deficienza di statura 12.019 in contrapposto a 8.216 degli altri m esti eri. Peccato che egli non ci abbia dato le proporzioni per altre cause di rivedibi lità o riforma, comunque un fatto è da fissare: i contadini presentavano notevole percentuale di meno alti (sappiamo quanto la statura corrisponda alle condizioni economiche dei popoli europei); erano di più ampio torace e complessivamente di maggior peso. Ne dobbiamo dedurre che secondo Livi non erano, o sembra che non fossero, i più atti a sopportare le più dure fatiche militari per le quali erano specialmente adatti gli uomini di alte stature.

In questi 50 anni molto cammino è stato percorso; le industrie aumentate notevolmente hanno attratto nei grandi centri urbani l'uomo della campagna col miraggio d'un guadagno maggiore e colla convinzione d'una eJe,·azionc nella scala sociJie. Una parte dci rurali d'un tempo sono diventati operai, un 'altra parte (b minore) è rimastl fed ele alla terra. Le condizioni non sono solo mutate nei rapporti sindacali e quindi nello stato econom1co Jd rurale ma, .seppure non ancora con quella estensione che avrà luogo fra alcuni anni, sono mutate nei fattori igienici, al punto da ritenere che, le migliori condizioni di vita, abbiano potuto influire sensibilmente se non sul mutamento, certo sul rafforzamento dci caratteri tisici. Fenomeno comune cogli altri lavoratori è vero, ma in questi il tipo di lavoro concorre a mantenere quel deficit fisico che vediamo essere caratteristico nel confronto fra i due gruppi. Il vecchio concetto Ji robustezza insito nella statura ha ceduto il posto al concetto morfofisiologico basato sul perfetto rapporto fra le parti, sulla armonia della forma corporea e sulla relativa armonia di sviluppo e di funzione degl i organi interni. Il rurale che oggi si presenta ::dia leva mostra di andare progres~iva­ mente migliorando nello stato fisico generale. Se consideriamo alcune clossi prcscntatcsi nd 1924·25-27·28 e uno recente nel 1935 (le classi 1904-19051907· 1908 e 1915) osserviamo fatti tk:gni di grande interesse. Confrontando la cbssc rurJ.Ic (agricoltori, proprietari, fittavoli, mezzadri, allevatori d':mimali, giardinieri, t.crrazzieri, ccc). con la cbsse operaia (fornai, macellai , mu-


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gnai, meccanici, conciatori, elettricisti, calzolai, muratori, falegnami, ecc.) vediamo che il rurale, per le singole classi di leva sopradette, ha presentato il : Cla.ssi Percentuale . . Contrapposti al:

1904 12,65% 12,82%

J905 13,46 13,77

1907 13,54 14,19

1908 8,16 7,72

1915 10,•11 di riformati 9,87 del gruppo operaio

I rivedibili furono invece per le stesse classi di leva per i rurali li 18,32 - 23,47 - 26,75 - 28,90 - 20,41 ~" e per gli operai il 19,82 - 25,17 27,99 - 30,61 - 20,95 %; e cioè fu minore del numero dei rurali comunque non ritenuti idonei al serviz.io militare. Un certo equilibrio a beneficio degli operai troviam o per la classe del 1915, nata durante la guerra, che ha trovato condizioni di lavoro e di alimentazione più difficili e, per un certo tempo, di miseria maggiore. Ciò nonostante vi è un fatto che deve far sedamente pensare, poichè ancora non accenna a diminuire: fra cause di riforma e cause di rivedibilità scartiamo il 30 ~{, del contingente annuo. Disporre di soli 70 uomini ogni 100, e non si creda che maggiore severità faccia aumentare granchè questa cifra con elementi veramente validi, è indice che ancora c'è molto da fare per temprare la massa. Delle 5 classi suriportate risultano chiamati alle armi 81 r.s 14 rurali c 832.965 operai : dei quali furono idonei a incondizionato servizio 523· r 37 rurali e 486.563 operai. Furono globalmente riformati 94.239 rurali e 108.510 operaii e fatti rivedibili 194.138 rurali e 237.892 operai. Per un numero dunque pressochè uguale di chiamati alle armi i rurali hanno presentato un numero maggiore di idonei . Può riuscire intere~ante osservare anche quale percentuale di malattie presentino i due gruppi durante il servizio. Dalle statistiche delle condizioni sanitarie del R. Esercito negli anni 1933-34 edite a cura della Direzione Generale di Sanità Militare, risulta che 1 rurali offrono !'87,1 "j,. di colpiti per malattie a carattere epidemico (tifo, morbillo, influenza, parotite), mentre gli operai oscillano fra il 72 e il 40 con una media del 53,3 °/no. Per le altre malattie infettive (veneree, malaria, reumatismo, tubercolosi) i rurali presentano solo il 29 °/oo per le veneree dovute più al timore di recarsi nelle case di tolleranza che ad altre cause, in contrapposto ad un minim o del 40 e massimo del 70 "/ "" per le varie categorie operaie; il 17 "jo., per la malaria contro un minimo dell'8 per i tipografi e del 22 per i minatori e carrettieri; il IO 0 /on per le malattie reumatiche contrapposte ad un m inimo del 6 per i carrettieri ed un massimo del 10 per i camerieri e cordai; m entre la tubercolosi è del 3,7 °/oo contrapposto al 4,8 dei camerieri, vetrai, tipografi. Sono in sostanza i rurali più sensibili alle malattie a tipo epidem ico che a quelle infettive a carattere endemico il che è molto probabi lmente da attribuire alla m inor capacità di difesa propria degli individui che vivono isolati dalle grandi comunità.


Basterebbero q u esti pochi dati per dirci che il rurale presenta caratteristiche generali d i robustezza o meglio resistenza fisica diverse dai non rurali .

•••

Voglio però suffragare questo asserto portando il riassunto d'uno studio, non ancora completo, da me fatto sopra 745 militari delle classi 19151916 idonei ad incondizionato servizio dei quali appartenevano alla sanità (2oo) ai bersaglieri (2oo), ai granatieri (200), alla fanteria (145), studio a base antropo-morfologica-funzionale diretta ad individuare il carattere di robustezza del nostro soldato. Quwo gruppo risultò costituito da 302 rurali e 443 operai vari. Il numero dei rurali è del 40,5 ";, ; di certo la continua specializzazione delle armi porta a mettere il meccanico là dove prima bastava il contadino, per cui sembra diminuire come numero operante il rurale nella massa combattiva. Se ciò sarà dimostrato vero da statistiche più numerose sarà da considerare un male perchè - come vedremo - è proprio il rurale che presenta l.e più spiccate capacità di resistenza alle fatiche cui è d'altra parte abituato per ragioni del proprio diuturno lavoro. . La statura è risultata - salvo per le alte stature - sempre più bassa per i rurali ed è più bassa per quelli dell'Italia inferiore. STATURA E PESO. Rurali Italia superiore .. Italia inferiore . . l

Sanità

Fanteria

Bersaglieri

Granatieri

164-56,7 158-58,1

168,9-63,5 166,7-62,2

170- 70,7 166-57,7

18.1-75 178,4-71,4

l

A l t r i mestieri

l

Ita.lia superiore Italia inferiore

.. ~l.

Sanità

Fanteria

B ersaglieri

Granatieri

167,9-61 1642-59,7

169,9-61 166-57,4

140,8-68,2 169,5- 66,5

181-72,9 178,2.69,7

Totali Italia superiore . :Italia inferiore

.-

Rurali 170,9-66/l Rurali 167,6-64

Altri mestieri 172,2-67,7 Altri mestieri 168,8-63,3

Sono specialmente paragonabili fra loro i reparti di sanità e fanteria per i quali sono posti gli stessi limiti inferiorj di statura essendo per i bersaglieri cd i granatieri stabilita una statura minima relativamente più alta, ma comunque risulta chiaro che il rurale conserva - forse accentua - il carattere già messo in rilievo dal Livi di una minor statura in confronto dei ·militari provenienti da altri m estieri. Dovremo ancor oggi invocare condizioni diverse di alimentazione nel senso di un deficit di alcune sostanze che si ritiene stimolino di più i fattori della crescenza? Io credo di sì. In com~penso il rurale pesa di più eccetto per i reparti dii sanità ai quali sono ancora


133

(con concetto errato) passati militari giudicati non idonet ai reparti combattenti, militari che spesso dovrebbero esser senz'altro lasciati ai depositi e non esposti ai contagi negli ambienti ospedalieri . Questo aumento di peso è maggiore per i militari appartenenti all'Italia superiore ed è certo da ritenersi un riflesso delle migliori condizioni economiche. Il perimetro toracico è superiore da I a 2 cm. nei rurali di tutti i reparti e la media complessiva è di cm. 91,4 per i rurali dell'Italia sup. e 90,4 per quelli deli 'in f.; mentre gli appartenenti ad altri mestieri presentano cm. 90 per l'Italia sup. ed 88,9 per l'inferiore. PERIMETRO TORACICO MEDIO. Sanità

Fanteria

Bersaglieri

Granatieri

89,1 88,4

89,3 86,6

93,4 91,8

92,2 91 'l

Rurali Altri mestieri

-

~

Anche i perimetri del braccio destro e sinistro, avambraccio d. e s., coscia e gamba d. e s. sono maggiori nei rurali e sempre più in quelli dell'Italia sup. ma in questo caso troviamo che nei praticanti altri mestieri quelli dell'Italia sup. presentano medie di perimetri pressochè uguali a quelli dei 1 urali dell'Italia inferiore. MEDIA DEI PERIMETRI. braccio avaro br. avambr. coscia coscia gamba gamba , lbraccio d. s. s. d. s. d. s. d.

l

l

Italia superiore : Rurali . . Altri mestieri .

cm.

cm.

cm.

cm.

cm.

cm.

cm.

cm.

28,1 27,3

27,5 26,7

27,7 26,7

25,7 26

53,1 52,4

52,6 52,2

35,6 3'1,7

35,3 34,2

I tal i a inferiore: Rurali. Altri mestieri

27,3 26,9

26,5 26,1

26,6 26,2

25,9 25,6

52,3 51,8

52,3 51,4

34,5 34,1

34,4 34

Mi è sembrato importante riferire anche di qualche dato funzionale: l'escursione respiratoria, che sappiamo essere in rapporto diretto colla statura, si presenta maggiore nei militari dell'Italia superiore esercitanti altri mestieri (cm. 7,6), poi nei rurali dell'Italia superiore (cm. 7,2), poi negli altri lavo· ratori dell'Italia inf. (cm. 6,7) e infine nei rurali dell'Italia inferiore (cm. 6). Minore dunque nei rurali. La capacità vitale aumenta anch 'essa da reparto a reparto colla statura:

!

l

R:rali

Italia superiore cc. inferiore »

,.

l Altri mest. Italia sup. in f. >> l

,.

4

_

,.

GiolfMI~

»

,.

dì m~dicina mil/itart:

Sanità

Fanteria

3433 3319

~970

3662 3868

Bersaglieri Granatieri

T otale

3860

4166 4060

4572 4503

4035 3935

3608 3868

4031 3971

4594 4451

397 1 3979


134 Essa è tuttavia un indice più complesso che non l'escursione respiratoria poichè riflette non la poten.zialità di espansione dei poimoni in rapporto ad una loro superficie di sezione, ma l'ampiezza massima di tutta la superlìce respiratoria. Pertanto la capacità vitale risulta complessivamente più elevata nei rurali de Il ' lta l i a superiore e in genere più nei rurali che nei praticanti altri mestieri. La ventilazione è un indice del ricambio: il fabbisogno di ossigeno f. in diretto rapporto colla superficie corporc:a non solo ma sopratutto col mttabolismo che dipende dal predominio di alcune attività endocrine. Ed ecco che i dati presentano una piccola variazione che la determinazione del solo tipo morfologico col metodo di Viola non ci spiega : la ventilazione cioè più alta è presentata dai militari non rurali dell'Italia inferiore, poi dai rurali della superiore, poi dai rurali della inferiore e infine dai non rurali della superiore. Complessivamente è maggiore nei rurali che negli altri quasi che i rurali abbiano un metabolismo più attivo. Sarebbe interessante indagare la causa di ciò. VENTILAZIONE POLMONARE A m'. Sanità

1,_ _ _ __

Fanteria Bersaglieri Granatieri

Totale '

l

l R~rali Italia superiore cc. »

inferiore

»

l Altri mest. Italia su p. ,. »

>)

in f.

,.

9101 8236

8500 9·14U

9678 9028

10684 9196

9490 8948

8829 9590

!1953 9629

10505 9450

10296 10071

8391 9685

'

Non m eriterebbe di essere considerato il numero di atti respiratori pt:rchè non è il numero che vale sibbenc la loro profondità. Vediamo difatti respirare più economicamente con 19 atti al m ' i non rurali delrltalia inf. che abbiamo detto aver la ventilazione più elevata, e m eno economicamente con 20 atti al m'i rurali dell'Italia sup. che hanno quasi uguale ventilazione . Invece la pressione arteriosa specie sistolica è quasi eguale nei rurali dell'Italia superiore (Mx. 142,5 Mn. 77) cbe nei non rurali (Mx.142 Mn. 75,5) mentre nell'Italia inferiore i valori sono un po' inferiori ma nei due gruppi anche q uasi eguali ( r38,2- 75,7 = 137- 73,5). Sono questi caratteri funzionali da mettere in rapporto col tipo morfologico dedotto secondo il metodo di Viola? O sono una conseguenza del tenore di vita e di lavoro? Di u8 rurali d eU 'Italia su peri ore 79 sono longilinei misti (66,6 ?(,); 22 sono longilim:i puri ( 1 8,6 '% ), 11 brevBinei puri (9,3 %); 2 normolinei puri ( r, 7 ',;,); 4 norme li nei misti (3,4 ?{_,). Mentre di 184 rur:-~li dell'Italia inferiore 76 sono longilinei misti (41 ",. ); 49 brevilinei puri (26,4 %); 25 longilinci puri (13,5 'V., ); 2 1 normolinei misti (n,3 o/.,); IO brevilinei misti (5,4 ;{, ); 4 normolinei puri (2,16 %).


135 Di x8o militari dell'Italia superiore non rurali il 56,8 ~~ è costituito di longilinei misti, il 27,1 % di puri; il 78 % di brevilinei puri, il 9>3 ";, di misti; 1'8,6 % di normolinei misti e infine il 2,7 % di normolinei puri. Il rurale che viene n cii 'Esercito è rappresentato da gran massa di longilinei misti che m entre nell'Italia superiore sono seguiti da longilinei puri, nella inferiore dove la statura si abbassa, sono seguitn da brevilinei puri. Mentre negli ~Itri mestieri tanto per il nord che per il sud piedominano i longitipi puri e misti. Tutti stenici che rispondono bene alle esigenze delia vita· militare perchè uniscono alla destrezza e prontezza, la forza e la resistenza c riescono soldati fÌ5.icamcnte magnifici sopratutto se l'allen.amento è condotto con saggio criterio, ma ancor più resistenti i rurali, fra i quali si insinuano i brc~: i li nei, massicci nei muscoli, capaci di adattarsi a lal'ori di forza e resistenza. I brevilinei misti sono - - per tutte le mie osservazioni - j meno atti a riuscire e li vediamo sparire così dall'ambiente sportivo come ridursi al minimo neJJa massa appartenente a quello militare. I caratteri funzionali che abbiamo rapidamente enunciato trovano dunque in parte spiegazione nei caratteri morfologici, ma in parte bisogna ammettere che su essi influiscano i fattori di lavoro. Ho voluto andare ancora più in là (e confesw che ho chi esto troppo a così piccola statistica che ha corrisposto anche più del previsto) indagando radiograficamente se vi fosse differenza nel volume cardiaco fra i rurali e gli altri, vuoi come conseguenza del lavoro vuoi dei caratteri morfologici. Più ci addentriamo nello ~tudio di quest'organo più osserviamo come non solo si debba tener conto delle eventuali malanje infettive sofferte che possono influire sulla sua grandezza, ma profondamente vi incidano gli stati neuroendocrini, così difficili a sceverarsi, fondamentali però nel determinare il grado di tonicità miocardica. Il lavoro, l 'ambiente d( vita apportano poi quelle modificazioni del volume che wno conseguenza logica della capacità di adattamento di quest'organo alle maggiori richieste lavorative. Usando il metodo Salotti il volume è risultato, nei 4 gruppi di militari tanto maggiore quanto è più elevata la statura ma, così nella fanteria che ne1 bersaglieti e granatieri, maggiore nei rurali. Sanità Fanteria Bersaglieri Granatieri

n

11

825 863

l1

11

934

,,

,,

1080

rurali cc.

non rurali cc. )l

))

))

))

li

))

)l

)l

Dato che i rurali sono di minor statura il loro cuore risulta quindi .' grosso. ancora ptu Io ritengo che ciò si debba attribuire al passaggio da un lavoro profesc;ionale in gran parte automatico ad un assieme di sport a grandi richieste di e nergie quali quelli militari. Se questo fatto sarà dimostrato vero vicn fatto


di chiedersi perchè il rurale sia escluso di solito dall'attività ginnico-sportiva delle nostre organi zzazioni. Forse perchè vive all'aperto e fa già un lavoro muscolare sufficie nte? Concetto che può apparire da questo studio, errato. Se infine consideriamo il comportamento dei due gruppi di fronte ad un uguale prova di lavoro che indichi insieme il grado di allenamento e la capacità di 1dattamento al lavoro, notiamo che dopo s' dalla fine di detta prova (2 m' di corsa sul posto) sono ripristinati polso e ventilazione in 23 rurali dell'Italia superiore su II9 cEaminati, c in 45 della inferiore su 175 ; cioè il 19,3 % e rispettivamente il 25,7 'Yo ; mentre nei non rurali dell'Italia superiore sono ripristinati 34 su 186 (r8,3 ";,) e s6 su 242 della inferiore (23,1 %). Il rurale dunqu e nell'Esercito risulta da questo nostro studio migliorato nelle qualità fisiche rispetto a so anni addietro e differisce per i vari caratteri dai militari che esercitano altri mestieri, dando un minor scarto alla leva, una maggior recettività per le malattie infettive a carattere epidemico durante il servizio, una struttura più solida e quindi una resistenza alle fatiche maggiore dovuta, s-e astraiamo per un momento dalle considerazioni fatte per il cuore, al suo quotidiano tenore di vita lavorativa. Questo implica un allenamento generale ad efficacia stabile legato specialmente ai lavori agricoli abituali, cui bisogna aggiungere quello specifico dato da lavorazioni stagionali che si acquista con rapidità e si innesta su quello generale aumentando il rendimento come sostiene Pieraccini. Aggiungiamo che il rurale presenta qualche lato del carattere psichico diverso: è più mansueto, più ubbidiente, più disciplinato, forse perchè non ha l'abitudine di fare troppe considerazioni ma prenJe la vita come si presenta e vi si adatta con mirabile rapidità traendo frutto da quell'innata filosofia di chi sa cosa significhi lavorare per vivere fidando nelle sole proprie braccia. Lo sospinge tenacia e senso illimitato del dovere, una fede semplice e pura e la convinzione che la vita può essere donata senza sacrificio quando serve a difendere la propria terra ed a potenziare la Patria . Uomini di questa fatta formano la massa più solida <kll'Esercito, il presidio più sicuro della Nazione. RrASSUNTO. L'A. ripona i d:Hi di uno studio statistico rnorfologico-funzionale fra rurali c altri \:!\·oratori recluta ti per il servizio militare. Deduce che il rurale è più piccolo ma più robusto, che però esso va numericame nte diminuendo ed è da considerarsi un cbnno questa diminuzione per 1:\ resistenza richiesta ad una massa di combattenti.


R. ISTITUTO DI CLINICA CHIRURGICA DELLA R. UN IVERSITJ\ ' 01 ROMA i)iretto:e · prof. R.•r f.\F.I.E PAOLI:CCI.

UN CASO DI LIPOMA DELLE GUAINE TENDJNEE Don. FM:<CESCO

] Al)E\'AIA,

capitano medico. :lSSÌ>tcntc militare.

l tumori delle guame tendinee sono affezioni abbastanza rare: secondo le statistiche dei vari AA., che si sono interessati dell'argomento, la loro frequenza è pari al :h -I / i>o rispetto a nltti gli infermi ricoverati in cliniche ed ospedali (Canavero). I tumori connettivali delle guaine tendinee si distinguono in tumori benigni e maligni. Tra questi il più importante è il sarcoma nelle sue molteplici varietà: più rari sono i cosidetti tumori a mieloplassi o a cellule giganti, che ra1amente dànno mewstasi. I tumori connettivali benigni sono dati dal condroma, fibroma e lipoma. La localizzazione del lipoma alle guaine tendinec è veramente eccezionale. Sino al 1922, secondo le statistiche di Strauss, ne erano noti solo 19 casi. A q uesti vanno aggiunti qu~lli descritti da Renfrew Wite (1924), da Br:mdao Filho (1925), da Mannini (1928), da Valdoni (1930), da Canavero (1934) e da Pariset (1938). H o creduto perciò non privo di interesse descrivere questo caso clinico per la rarità dell'affezione. 0

R. A. M., di anni sci, da Roma. Nulla nel gentilizio. Anamnesi personale fisiologica: nata a termine da parto eutocico, ebbe allattamento materno. Dentizione, fonazione, deambulazione come di norma. Anamnesi patologica remota: a 3 anni morbillo complicatosi con bronccrpolmonite: malattie di cui guarì in circa 25 giorni. Anamnesi patologica recente: circa 8 mesi fa la mamma causalmente si accorse che la bambina aveva in corrispondcn7a del dito medio della mano sinistra una tumefazione della grandezza di una noce avellana, alla quale non dette eccessiva importanza sia perchè la bambina non accus~wa alcun dolore sia perchè non erano ostacolati i movimenti di flesso- estensione del dito. La tumefazione è andata lentamente aumentando d i volume fino a raggiungere la grandezza di una mandorla. Il 15 aprik 1939 la mamma conduce la bambina all'ambulatorio della clinica chiruqpca. Esame obbiettivo: l:k.mbina di costituzione scheletrica regolare, normalmente sviluppata in proporzione all'età. Cute e mucose visibili rosee. Qualche piccola ghiandola dura, indolente alla regione laterale del collo. L'esame semiologico sistematico del torace e dell'addome offre un reperto norm:~le. In corri ~pondenza della faccia palmare della prima fal:lnge del secondo dito della mano sinistra si osserva una tumefazione, col ~uo asse maggiore disposto in senso longitud inale, della grandezza di una mandorla. La cute, che ricopre la tumefazione, presenta lieYe reticolo venoso ed è scorrevole w di essa. La massa tumorale alla pres-


~ione è indolente

e

::~l

r:ttto prcst:nt:J una consistenza p1uttosto molle: non s1 apprezza alcuna crcpita~ione nè una lobulazione del tumore. L1 p. compie bene il mo\'imt·nto di estensione del dito mentre è alquanto ridotto CJ ucllo di flessione per l'ostacolo mecc:1nico pr~sentato dalla, tumefazione. 1. m~vimenti non pronJcano alcun dolore. La tumefazione a cino fb:so c alquanto mobile m seuso laterale, mentre a d i t o esteso è più !i ssa: non si nc t::HlO modi ficazioni di :~spetto o di \'Olume. Operazione (22 aprile '?3?): .. , . . Anestesia locale novoca1n1ca. InciSione della cute lungo l asse longttudmalc della tumefazione. Si procede per strati e si scopre il tumore, che ha l'aspetto nettamente capsulato. Isolamento per via smus~a tlel tumore, che si presenta con la sua bcci:1 profonda aderente per circa un ccnrimetro a ll:t guaina dci tendine del flessore super· ficialc. Asportazione dd tumore. Sutura a punti staccati della guaina tendinca e della pelle. Gu:trigionc per prima. Funzionalità dd dito normale. Esame macroscopico. L1 m:~ssa asport:Jta ì:: della grandt"zza e della forma di una gross.1 mandorla, di colorito gi:~llo roseo, a\·volta da una sottile capsula di aspetto lucente. La capsula si presenta fìbros:J nel punto in cui aderi,·a alla guaina tendinea. Il tumore ha una consistcnz:1 uniformemente molle c pastosa: la superficie di sezione presenta i caratteri dei comuni lipomi. Esame microscopico. La superficie di ~ezione presenta l'aspetto areoi:Jre dci lipomi: t· ntro le nuglic t.li queste :1rcolc scorrono i vasi. Le cellule adipose di dimensione assai notevole sono riunite in ammassi a costituire i lobuli grassosi. Tra le grandi cellule adipose si ~corgono piccoli nidi di elementi in cui l'adipe è presente solo in forrn:J di piccole goccioline. In alcuni punti sono evidenti piccoli focolai di nccrosi mentre in altri si nota che numerose cellule :1d ipose in preda a fenomeni regrcssivi si sono fuse a costituire le caram:riHiche cavità cistiche note sotto il n.ome di << cisti oleose "· Il tumore bene circoscritto appare delimitato da una wuile c:1psula connctti,·a.

Secondo Rhomer j) gruppo di lipomi va distinto in due varietà, che molto probabilmente, tranne il nome e l'aspetto microscopico grossolano, non hanno nulla in comune sia dal punto di vista anatomo-patologico sia da quello etiologico e patogcnetico: il li poma semplice e il li poma arborescente. Il lipoma arborescente non deve essere considerato tra le vere neoplasie. Alcuni AA., tra cui Lambert e Kummer, ammettono trattarsi di un processo cronico banale di natura infiammatoria; altri, come Tichoff e Gunther, lo ritengono un'infiammazione cronica di natura reumatica; oggi numerosi AA., tra cui Broca, Cassanello, Valdoni, sostengono che nella maggior parte dci casi di lipoma arborescente bisogna chiamare in causa una genesi tubercolare da germi a ttenuati. Il li poma semplice invece, come il caso descritto, rientra nelle vere ncoplasic. L a varietà semplice è meno frequente di quella arborescente. E' costituito da una massa unica, di forma g lobo~a, di colore giallo, circoscritta da una capsula molto sottile. Scmciologicamente si presenta come una massa elastica, pseudofluttuante, tesa, il che può rendere difficile la diagnosi e far confondere l'af-


139 fezione con l'igroma, per cui si pratica il più delle volte una puntura esplorativa con esito negativo. Raramente la massa tumorale è sede di dolori: anche quando esistono sono lievi. La funzionalità dd tendine sulla cui guaina il lipoma prende impianto è difficilmente lesa. Nel mio caso vi era un ostacolo alla flessione perchè il tumore aveva raggiunto un discreto volume, agendo quindi d:a ostacolo meccanico. La diagnosi di li poma non è facile: dai casi descritti risulta che il più delle volte fu fatta diagnosi di igroma, di affezioni tubercolari: raramente di lipoma. Due sintomi bisogna sopratutto ricercare: la spbstabilità della massa tumorale in connessione con i movimenti dei tendini: in secondo luogo la mancanza della crepitazione, che va ricercata con molta oculatezza. Applicando le dita sulla tumefazione, come per la ricerca della fluttuazione, non si percepisce una sensazione tattile e acustica eguale a quella che prova la mano schiacciando un po' di neve. Il crepitio o rumore di catena (Dupuytren , Michon) è caratteristico delle forme infiammatorie croniche delle guaine tendinee. Sono stati segnalati alcuni casi di Lpomi <:repitanti (Tré)3t), ma sono veramente eccezionali. La diagnosi differenziale va posta sopratutto ·COn la tendosinovite a grani orizoidei, con i gangli, con i tumori maligni. La tendosinovite a grani orizoidei presenta come carattere differenziale i] crepitìo, che, come sopra è stato detto, va sempre ricercato con molta oculatezza, perchè il più delle volte rappresenta il solo dato semiolog1co differenziale. I gangli o cisti sinoviali si sviluppano lentamente, talora dopo una distorsione; preferiscono l'età giovanile e come sede la regione dorsale dd carpo: presentano la fluttuazione e la fissità profond!a. Ancora più difficile è la diagnosi differenziale con i tumori maligni . Per i sarcorni si terrà presente il decorso, che è più rapido, la superficie bernoccoluta, l'aderenza con la cute, la dolorabilità. Con i tumori a mieloplassi la diagnosi differenziale è quas1 impossibile. La prognosi dei lipomi è buona: la funzionalità dopo l'ablazione ritorna perfetta. Per ciò che riguarda la cura gli A.A. sono d'accordo nel consigliare la cura chirurgica che consiste nell'asportazione del tumore, dissecandoEo accuratamente dalla guaina, che va rispettata il più possibile per ricostituirla. I risultati sono sempre ottimi, come lo dimostra il caso descritto. AuTORIASSUNTO. -

L 'A .. dopo aver accennato alla rarità dei tumori connettival i

delle guai ne tendince, descrive un caso di li poma: parla della diagnosi diffcren7i:lle e della cura.


BI BUOGRAFIA.

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OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore: tenente colonnel lo medico StkO F .\ODA .

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA BISMUTO-TERAPIA ENDOVENOSA Dott. G E!<U oso J \ S S ARO:<l . C3pitano med ico . spcciali >t.t in dcrmositilo)!r3 ti~.

L 'interesse destato dalla introduzione dei preparati bismutici nella terapia della infezione luetica nonchè: il numero di lavori comparsi su questo argomento, mi hanno indotto a riferire i risultati ottenuti in una serie di esperienze cliniche, sulla bi~ muto-terapia endovenosa. Non vi è, credo, chi non conosca la quistione, attraverso i vari lavori comparsi, tuttavia ritengo non inutile un breve accenno ai precedenti ed allo svolgimento successivo delle esperienze. Sezerac e L evaditi nel 1921 furono i primi ad esperimentare su larga scala i preparativi bismutici nella cura della sifilide basandosi sui primi successi ottenuti dal Masucci e da Robert. La bismuto-terapia prese sin da allora grandissima diffusione nella cura della lue ed il bismuto venne s.ubito considerato col m ercurio e l'arsenobenzolo il terw grande specifico della sifilide. Già dal tempo rlei primi esperimenti venne tentata la bismuto-terapia endovenma con preparati sciolti in acqua, ma venne presto abbandonata per gli inconvenienti generali cui davano luogo. Galliot, Ducrey, Lacapère adoperarono per i loro esperimenti il bismuto m etallico; mentre Vende ed Alkes adoperarono l'idrossido di bismuto allo stato colloidale; Muller e Preis i vari sali di iodo e bismuto e principalm ente l 'i odo bismutato di potassio. Molti altri AA. invece dettero la preferenza :ti sali disciolti e ad una lunga serie di composti hismutiò complessi vari quali il tartro-bismutato di ~io (Pautrier, D'Amato, Ley, Wei~e ecc.) e i sali benzoici , (Ricon, Dronin, Bianquis ed altri). La posologia delle preparazioni adoperate è molto varia e va dai Ycnti ai cinquanta milligrammi di pismuto metallico per ·l'uomo, ai 7 e 15 milligrammi per un animale da esperimento, due o tre volte alla settimana, c.on l 'avvertenza di non superare tali dosi onde evitare alterazioni renali. Al contrario Benech, Galliot, Pautrier ed altri non hanno mai osser\·ato lesioni renali iniettando anche dosi alte di questi preparati. Infatti Benech iniettò in 20 giorni 1 grammo di bismuto metallico senza not:tr~ nei pp. alcun inconveniente. D ei risultati terapeutici alcuni AA. (Ducrey, Lacapère, Galliot, Vende cd altri) si mostrano soddisfatti, altri invece (Grenet e Dronin) dichiarano che


l'effetto tcrapeutico dd bismuto iniettato per via endovena non è migliore òi quello ow:nuto con iniezione praticata per via endomuscolare. Altri infine (Martinetti, Rebaudi, Varrieux, H endelo, Rabut, Nicolas, Mays) condannano l'uso del bismuto per endovena sostenendo che in tal modo riesce tossico e poco efficace. V cngono segnalati ii1fatti da questi AA. dopo ogni iniezione, albuminuria, senso di malessere generale, sapore metallico, senso di costrizione epigastrica, crisi nitritoidi, vomito, nausee, ccc. Colman ha praticato invece per molto tempo centinaia di iniezioni endovc nos~ di bismuto per vari anni senza aver registrato il benchè minimo incidente, ali ' infuori di qualche leggero choc dentario e di qualche fugace malessere Pomaret, Didry, Mras cd altri riferiscono di aver ottenuto con l'introduzione ndle vene di 2- 5 ctg. di bismuto metallico a giorni alterni, fino alla dose complessiva di un g rammo, effetti più pronti e 6- 8- ro volte più energici di quelli ottenuti adottando la via endomuscolare e senza inconvenienti. Sembra che la reazione Wassermann sia abbastanza influenzata, sen za alterazioni a carico dei dati emocromocitometrici. Secondo alcuni AA. il bismuto introdotto nell 'organismo per essere assorbito deve subi re alcune modi ficazioni chimiche che lo trasformano in un composto solubile tale da poter essere utilizzato dall 'organismo ~ tesso o eliminato attraverso gli emuntori. Sembra accertato che il bismuto venga assorbito non sotto forma molecolare ma sotto forma ionica e che combinandosi con l'albumina circoli ne\ corpo sotto forma di composto organico e come tale venga eliminato. Il bismuto si elimina principaimen te con l'urina e con le feci ma si possono tro,·are tracce anche nell e altre secrezioni d eli ' organismo. N ell e feci il bismuto si trova allo stato di solfuro che si forma per azione dcii 'idrogeno m lfor:1to presente nel\ ' intestino; n eli 'urina il bismuto si trova sotto forma di composto solubile. Le urine contenenti bismuto in notevole quantità lasciano depositare un precipi tato bruno n crastro che secondo Lombardo sarebbe formato da ossidulo di bismuto. L 'eliminazione del bismuto è secondo alcuni AA., due, gu~ttro volte più intensa attraverso il rene che attraverso gli altri emunton . Abbandonano più presto l'organismo, come è facile intuire, i preparati bismutici introdotti per via endovenosa. L'eliminazione di questi infatti inizia già dopo un 'ora dall'iniezione e aumenta fino a raggiungere la massima intensità dopo s-6 ore; poi di minuisce per ridursi in breve a piccole traccie. . Per b dimostrazione del bismuto nelle urine vengono consigliati n u · mcros i metodi basati su principii diversi e dot:tti di sensibilità pure diversa.


143 Alcuni di questi metodi si possono applicare sull'urina in toto (metodo d1 Vanioo Ganassini); altri si applicano :.ul precipitato ottenuto tratta ndo l'urina con determinati reagenti; altri infine con reazioni colorimetnche ecc. Nelle mie ricerche ho adottato il metodo di Vanino Ganassini. TECNICA.

A cc. 2·5 di urina si aggtungono cc. 1 di soluzione di idrato di sodio :ti 2 0 '};, e si agita. Si aggiungono poi o,o5 di una soluzione di cloruro stannoso e cloruro dt piombo in acido cloridrico. Si agita e si lascia in riposo per 30 minuti. La reazione è positiva se dopo i 30 minuti si è formato un precipitato nero. La reazione degli stanniti alcalini mi è sembrata oltre che sensibilissima anche nettamente specifica per il bismuto. • * •

La mia casistica non è numerosa, nè, come vedremo, compieta m ogm sua parte, per varie ragioni: 1° - difficoltà di seguire fino all'ultimo ed a distanza i pp.; 2 n - insufficiente invio di campioni da parte della casa per cui gli <:!>pc rimcnti vennero qualche volta sospesi. Il preparato adoperato per le esperienze è stato un canfo-sulfonato di bismuto sciolto in liquido acquoso e allestito in fiale da 5 cc. corrispondenti a c tg. 2 di bismuto metallico ( 1). P er ogni p. sottoposto a cura, venivano riportate sulle cartelle cliniche i principall quesiti riferentesi all'infezione. Accertata la forma luetica previo contaggio globulare ed ~sami di urina, i pp. vennero sottoposti al trattamento bismutico. Le in ieziom vennero praticate a digiuno e nella dose di 5 cc. a giorni alterni. L 'iniezione endovc;nosa è tollerata senza disturbi; solamente in 2 ammalati insorse un dolore nevralgico alle arcate dentarie, dolore che scomparve dopo pochi minuti senza mai a~sumere carattere di gr::mde intensità. Nessun altro inconveniente è stato segnalato anche in seguito ad un trattamento prolungato (10-15 iniezioni). Le iniezioni non dànno al malato alcun'altra sensazione molesta. Non si sono verificati ri~ entimenti renali. Infatti nelle urine degli ammalati sistematicamente controllati non abbiamo mai osservato comparsa di Le 11.-lc di. deno preparato m i sono ' l:llc gentil mente fornuc dJ l L.1h<•r:1torio Angcli ni c Fcr· r :•n ti .. Anfc ra " eh Ancona. ( 1)


144 albumina, nè all'esame microscopico del sedimento presenza di elementi renali: reperto a ssai frequente a trovarsi nel caso di cure bismutiche intense: n?- alterazioni a carico dell'apparato gastro-intestinale. La crasi sanguigna non ha mostrato modificazioni degne di nota: non si sono riscontrati altri disturbi: non febbre, non dolenzie articolari o mu~colari, non eruzioni cutanee, pruriti, ecc. Al contrario i pp. accusarono sensazione di benessere e aumento dell'appetì to. Venne controllato di tempo in tempo con esami al paraboloide il wmportamento delle spirochete nelle lesiçmi. In genere dopo 3-4 iniezioni si ha la scomparsa delle spirochete. Circa l'effetto terapeutico il preparato adoperato si è dimostrato abbastanza efficace come ~ i deduce dal la riparazione abbastanza rapida delle lesioni cliniche. Ndla maggioranza dei casi le renioni Wassermann praticate prima e dopo il ciclo di cura rimasero invariate; per cui, ottenuta la risoluzione delle ksioni e non appena ul6mate le ricerche che mi interessavano, gli dmmalati proseguirono altre cure. CASIST ICA.

L e mie ricerch e sono state praticate su ve nticmque pp. affetti da luc in vari stadi; ~ precisamente quindici infezioni iniziali con sifilomi in atto; cin<.JUe forme secondarie c cinque forme terziarie con localizzazioni varie. La scomparsa delle sclerosi iniziali è avvenuta abbastanza rapidamente, nello spazio di 8-15 giorni, impiegando 5-6 iniezioni; in un caso dì sifiloma gangrenoso del labbro l'epitelizzazionf si ottenne solamente dopo 8 iniezioni . rl comportamento <.ki sifìl idenni presi in esame è stato piuttosto vario: quelli maculosi sono regrcditi abbastanza rapidamente dopo 5-6 ini ezioni nello spazio di circa dicci giorni. In un caso di sifilodcrma papuloso diffuso su tutto il corpo la rcgressione non si è ottenuta che dopo 1 o iniezioni; si dovette pni proseguire la cura con arseno-benzolo. Le adenopatie sono regredire jn v~ntì, trema giorni, con un numero di 12-15 iniezioni pari a ctg. 24-30 di bismuto, persistendo però più a lun go in forma ridotta. L a cefalea, j dolori ossei articolari e muscolari sono scomparsi abb:astanz:1 rapidamente dopo 3-4 iniezioni. Ecco qualche esempio di quello che ho osservato: F. P. (li anni 23: Sifiloma iniziale del solco balano-prepuziale . . 'ulla si rile\·a a c::trico dci vari org::mi interni. E.<ome del sangue : glohul i rossi 4-)00.ooo, cmo)Zlobina 75 n,. : formula leucocitaria normale, neutrofili 62 ·~:. , cosinofìli 2 ';;, . linfociti 33 % , monociti 3 "6 . Ossf.JtvAZI ONE 1" . -


145 R. W. - citochol - Kann ,.. ...- + . Si praticano a giorni alterni iniezioni endovenose di canfosulfonato di B. da 5 cm 3 . Le spirochete, abbondanti aJ paraboloide prima dell'inizio della cura, dopo le prime iniezioni diminuiscono di numero; si presentano poi immobili alcune, altre ridotte a forme lineari. Il reperto risulta negativo dopo la 5" iniezione. Le condizioni generali sono migliorate. Le iniezioni vengono sopportate bene. Niente nelle: urine e nel sedimento. Si continua la cura con la stessa dose fino ad un numcro complessivo di 15 iniezioni. L 'infiltrato del sifiloma, che rcgretliscc durante la cura, alla fine del ciclo è completa mente scomparso; così pure si riduce ìl volume delle gbndole inguinali. Le reazioni sicrologiche rimangono invariate. !a formula leucocitaria è risultata normale come era all'inizio. Condizioni generali buone. OssEitVAZIO:-<E 2 • . - R. F. di anni 22: Sifiloderma papuloso vegetante ai genitali ed ai contorni dell'ano, placche mucose nella cavità orale. • Non ancora trattato. L'infczicne ris:Jie a circa 3 mesi. Nulla di patologico a carico dci vari organi ed apparati. Esa m~ d~/ sangzu: globuli rossi 4·500.0()(), emoglobina 70 ";,, formula leuccxitaria, ncutrofifi 58 °<,. eosinofifi 2 %, basofili I %, finfociti 34 %. R. W. - citochol - Kann + + + + . Vengono praticate a giorni alterni 12 iniezioni di canfosulfonato di B. da 5 cm.". Lieve reazione di Hcrxheimer alla prima iniezione; leggero choc dentario alle prime due iniezioni (che dura qu:Jiche minuto), poi sopportate bene_ Dopo le prime 5 iniezioni le papule cominciano ad asciugarsi. Il reperto delle spirochcte risulta negativo dopo le prime 5 iniezioni. Le pi:Jcchc della cavità Or:Jie scompaiono quasi completamente alla decima iniezione, n on così quelle dei genitali che pure migliorate sono ancora c\·identi. Le urine ripetutamente esaminate risultano normali. Le condizioni generali del p. sono molto migliorate. Formula lcucocitaria dopo il ciclo, 6o "6 ncutrofili, 3 % essinofili, linfociti 33 %. Le reazioni sierologiche rimasero invariate. L 'ammalato proseguì poi cura arsenobenzolica.

OssERVAZIONE 3•. - N. D. di anni 21: Luetico da due anni. Nel mese di dicembre u. s. durante una cura di arseno- benzolo ebbe infarto della splcnica e intolleranza agli arseno benzoli. R. W. - Citochol . K:Jnn + + + +. Comincia la cura con iniezioni da 5 cm.~ di canfosulfonato di B. a giorni :Jlterni. Si praticano 14 iniezioni. Non si nota nulla di patologico nelle urine. Le condizioni generali migliorano. L'esame del numero dei glo!buli rossi e della formula leucocitaria risulta invariato dopo la cura. Non orletto gengiva le bismutico, leggero choc dentario dopo la 5' iniezione. R. W. · Citochol - Kann invariato. OssERVAZIONE 4". - S. M. di anni 38: Presenta sifiloderma papuloso vegetante perianale placche mucose sulle tonsille. Niente di patologico a carico degli organi viscerali. Formula leucocitaria: neutrofili 6o %, eosinofili 3 °{,, linfociti 34 "~ . monociti 5 o;.. R. W. - Citochol - Kann ~·l + + .


Si praticano a giorni al ternt 12 tmeztont endovenose da 5 cm. 3 di canfosulfo.. nato di Bi. Nulb all'esame delle urine e del sedimento. Le p::tpulc cominci:tno ad asciug::trsi ,lopo la 5' iniezione ed a regredire dopo la w •. Le placche mucose sulle tonsille scompaiono dopo la 1 1" iniezione. Non si ebbero reazioni di H erxhcimcr. La formula lcucocitaria rimase im·ariat::t. Non venne accusato dal paziente choc dentario, lieve orlo gengivale. Le reazioni \V:tssermann - Citochol - K:1nn rimasero invariate. L'ammalato dopo il ciclo prosegue cura arseno- benzolica. OssERVAZIONE 5~. - F. D. di anni 38: Antico luetico in cura saltuariamente da d1eci anni. R. W. - Citochol - Kann + + + + . Formula leucocitaria neutrofìli s8 %, eosinofili 2 ~~ . basofili I %. linfociti 36 ·~... . • n/ monoo u 3 ;., . Glt vengono praticate a giorni alterni 14 iniezioni di canfolsulfonato di Bi da 5 eme. La tolleran za è ottima. La cefalea, i dolori ossei articolari e muscolari che lamentava prima della cura scomparirono alla 4' iniezione. Le condizioni generali migliorano, nessun risentimento renale. Formula leucocitaria invariata alla fine della cura R. W. - Citochol - Kann invariati.

CoNSIDERAZIONI .

D irò subito che la mia cas1sttca non mi permette di trarre considerazioni definitive, ma vuole essere considerata come un modesto contributo allo studio di una quistione sulla quale molti AA . hanno portato ed altri dovranno portare ancora la loro personale esperienza. A mio parere infatti il bismuto endovena può essere utilizzato quando occorre un 'azione terapeutica piuttosto energica e quando sono contro indicati gli arseno-benzoli. Il bismuto endovena potrà trovare attualmente indicazione nelle cure d'attacco solamente quando non si possa ricorrere agli arsenoben zoli o si tema un sovraccarico di bismuto. Così ad esempio nei soggetti cachettici, negli aortitici, nei cardiaci mal compensati, nei discrasici sanguigni, in malati già affetti da stomatiti c da lesioni del tubo gastro enterico ed infine in quei p. nei quali per qualunque motivo non si possono praticare iniezioni intramuscolari. Le iniezioni endovenose di bismuto sono da preferire oltre che nelle forme anzidette anche nei casi d 'arseno-resistenza quando si richieda una azione energica, potendosi con questi preparati praticare dei cicli rav,·icinati di cura senza bi ~ogno di lasciare trascorrere un lungo periodo, data l::t rapida eliminazio~e del metallo. . . . E' da prcfenre la via endovCJlosa moltre anche per 1l fatto che man ifestandosi fenomeni di intolleran za questi ~compaiono immediatamente appena sospes:l la cura.


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Infine tali preparati hanno il vantaggio di offrire una soluzione a contenuto costante per cui vien reso preciso il dosaggio e si scongiura il pericolo dell'ascesso settico e quelli più gravi dell'embolia arteriosa e- Yenosa causata da preparati in sospensione o ~oluzione oleosa. Non v'è dubbio che l'esperimento clinico sarà esteso ed i laboratori di chimica farmaceutica elaboreranno dei prodotti bismutici sempre migliori che alla efficacia immediata associno un'azione più duratura. RrAsSUNTO. L'A. tratta per via endovena venticinque pp. affcui da lue in vari stadi con una soluzione di canfosulfonato di Bi., ne studia 1:! tolleranza, l'el imina·zione, il risultato terapeutico. Egli conclude che tale soluzione è ben tollerata dagli ammalati, dà buoni risultati terapeutici e ne consiglia l'uso specie nelle cure d'attacco quando siano controindicati gli arseno- benzoli. RIBLIOGRAFIA. LAcAPÈRE e GALLIOT: Bull. Soc. Frane. de Derm. et Syph., n. 5, 210, 1922. D ucRI:.Y C.: Il Policlinico (Sez. Prat.), 28, 914 , 1922. PAurRJER: Presse méd., v. 31; 67, 726, 1923. D'AMATo H.: Zent. f. Haut. u. Gesch. 1\.rank. 20, 232, 1926 e 19, 85, 1926. SEr e W. WEISE: Zent. f. H aut. u. Gesch. Krank. 19, 450, 1926. SAMPELAYO J.: Zent. f. H aut. u. Gesch. Krank. 16, 725, 1925. ).tuss10N e PECKER: Bull. de la Soc. Frane. dc Der m. et Syph. 34, n. 8. 75 r, 1927. BARRIO DE MEDINA: Med. Ibera, v. r8, n. 373· 1159, 1924. OvsosKt T.: Zent. f. Haut. u. Gcsch·. Krank. n. 17, 347, 1925. SANTORI: Giorn. It. Derm. e Sif. Yol. l , 531, I9JO. BELTRAM1Nl: Giorn. lt. Derm. e Sif. 313, 1937. De L ucA M.: Riforma Medica, n. 24, 1937.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI EU;NCO

E SO.HMARf DEGLI /11\GOMEN Tf TRATTATI. ( Dai uubafi p~rr,omti alf11 l)ir~:ion~ gcnaa/c di S<~nil.ì mlitt.trc m:/ gennaio '940 ·XV/ff) .

- -- - ··- - BOLOGNA. Maggiore medico VITTUI\10 MI GNA:'-11: Du~ casi delia frattura della cla11icola. L'O. presenta due casi della frattura della c]a,·icola; tratta rapidamente dell'eziologia e dell'anatomia patologtca di t:Jii lesioni c passa quindi ad enumerare · i diversi mctcxli di riduzione e contenzione di dette frattu re, illustrando dettagliatamente i vantaggi del metodo della trazione col fi lo metallico sugli altri, mettendo sopratutto .i n evidenza i risultati ottimi ottenuti, sia dal lato funzionale che estetico, nei casi avmi dal '9.)0- r 939 nel reparto chirurgico dell'ospedale militare di Bologna. FIRENZE. Sottotcncnte medico PI ETRO ddla lebbra.

ZEZZA:

Attuali conoscenze sull'ezioparogenesr

Dopo avere accennato all'odierna diffusione della malattia, da cui risulta che tuttor:l si ammalano di lebbra indil'idui di tutte le razze in tutti i climi, l'O. ricorda le lunghe ricerche che hanno portato alla conoscenza di un vero ciclo evolutivo del bacillo di H ansen. Dopo an:r ricordato i te ntativi sperimentali di riproduzione della malattia negli animali e negli uomini, tentatil'i che hanno dato risultati dubbi, l'O. ricorda quali siano, secondo i più autorevoli lcprologi. i fattcri coadiuvanti il bacillo di Hansen nel dctermimismo della malattia. Dopo aver discusso sull'importanza che possono avere le associnio ni batteriche. gl'insetti ematofogi ecc., conclude che sono soprattutto le deficienze :~limcntari, specie per quanto riguarda il t·omplcsso vitaminico B, che preparano il terreno al bacillo di H :msen. Accenna come delle due vie ammesse per la penetrazione del germe nell 'organismo, b cutanea c la nas.lle, la prima sia l'abituale, ma non si possa escludere del tutto la seconda. Ricorda infine le attuali conoscenze sul'la tra~m issione eredi tll ria della malattia. NOVARA. Tenente medico E:'-lzo MoRm:-;1: Espettorato Koch positivo, ur1ico segno di tbc. polmonare. Ri portando due casi di personale ossen ·a z.ionc. l'O. riassume le varie interpretazioni che sono state date al reperto di espettoraz ione bacillifera in assenza di ogni sintomo clinico -radiologico. Discute le due prc,·alen ti teorie, una delle quali sostiene trattarsi di portato ri sani per i quali la presenza del bacillo di Koch nell 'espettorato non costituirebbe alcunchè di orgn nicarnente p:ttologico, mentre da altri tale presenza viene interpreta ta come segno effetti1·o di tbc. polmonnre. non ri,·elabile, con gli attuali sussidi d iagnostici, come lesio ni apprezzabili de11'::~ppnrato respiratorio. Espone quindi le ragioni c he lo i:1ducono ad ammettere senz'altro Ja seconda interpretazione. Dopo alcuni cenni d'ordine profilattico conclude col br rilevare come l'esame batterioscopi.co de11'espcttornto sia d i somma im portanza anche nei casi di comune osserva· zio ne cl i n ica.


149 NOVARA. Tenente medico Eszo MoROINI : L'aspirazion~ endocavitaria nata taapia dcii~ cav~rn~ tubercolari dd polmone. Dà notizia dei recenti lavori comparsi su tale argomento esponendo con le teorie, le applicazioni pratiche fino ad oggi riferite.

VERONA. Primo capitano medico RAFFAELE FALCONE: Spondilitc tu buco/are. Presentazione di radiogr:ammi relativi ad un caso clinico recentemente studiato, riferentesi ad un militare da pochi mesi richiamato alle armi, affetto da spondilite tubercclare delle X, XI e XII vertebra dorsale con vasto ascesso ossifluente a manicono in corrispondenza delle ultime: ono vertebre dorsali. L'esame radiologico del torace successivamente eseguito mise in evidenza un processo infiltrativo esteso alle regioni sopra e sottoclaveari di ambo i lati con qualche imagine rotondeggiantc ipcrilluminata di sospetta natura cavitaria a destra. L'ammalato non aveva mai accusato disturbi dell'apparato respiratorio e prima del suo ricovero in ospedale aveva subito altre visite per l'ascesso dorso-lombare ottenendo qualche giorno di riposo.

/b. id.: Pionefrosi. Presentazione di un caso clinico, radiologicamente studiato, mediante urografia endovenosa, relativo ad un militare di leva, classe anziana, affetto da un laro da calcolo uretrale, bene evidente (porzione terminale), e relativa pionefrosi e dall'altro lato, da un notevole ingrandimento dell'ombra renale che determina compressione sullo psoas iliaco di questo lato e che con le altre indagini sussidiarie (cistoscopia, cateterismo uretrale, prova della funzionalità renale ecc.) fu diagnosticato anch'esso di natura pionefrotica.

/b. Tenente medico LutcJ D1 STEFANO: Suifamidotcropia: vantaggi ed inconvenienti.

L'O., dopo avere parlato sull'evoluzione della terapia sulfamidica attraverso i vari derivati di tale feconda serie di prodotti chemioterapici, ha riassunto le principali indicazioni di detta terapia, soffermandosi a lumeggiare gli innegabili e talora sorprendenti risultati ottenuti dalla sua applicazione in svariate forme morbose. Successivamente ha riferì to sugli incidenti verificatisi nel corso di tali cure analizzando in modo particolare gli inconvenienti descritti a carico del sistema ematopoietico. A questo proposito ha riportato alcuni dati di due speciali ricerche sperimentali, tunora inedite, riguardo l'azione dei sulfamidici agli elementi del sangue in soggetti sani. Concludendo ha denato alcune norme pratiche ane ad evitare le principali intoller anze ai farmaci sulfamidici augurandosi che nuovi prodotti della serie possano accum un are ad una massima attività terapeutica una ancor minore tossicità.

S -

Giornale di m~dicina millitarc.


RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI

E

RIVISTE

SERVIZIO SANITARIO

Relazione medicostatistica sulle condizioni sanitarie dd R. Esercito nelL'anno 1935. - Roma, Istituto Poligrafico dello Stato. L. 40.

MINISTERO DELLA GuERRA ( DIR EZIO:-<E GENERALE m SANITÀ MILITARE):

Questa relazione sulle condizioni sanitarie del R. Esercito nell'anno 1935 contiene le percentuali dei ricoverati nei luoghi di cura, dei morti dentro e fuori dei luoghi di cura e degli eliminati per provvedimenti· medico-legali. Nei confronti con il 1934 si rileva che nel 1935 vi fu un lieve aumento degli indici di morbosità e di mortalità. Se si tengono però presenti !c speciali condizioni di emergenza dei primi nove mesi dell'anno e di stato di guerra negli ultimi tre, tale aumento acquisisce il valore di una :onferma che le provvidenze e le previdenze prese dal Ministero della Guerra, per la salute dei soldati, furono quanto mai opportune e tempestive. La relazione contiene due nuovi capitoli sulle H malattie simulate; malattie e lesioni provocate », e sulla <<ricerca dci gruppi sani:,TUigni nelle comp~gnie di sanità >1, argomenti di notevole importanza sia nel c<:~mpo pratico che nel campo scientifico. La relazione è ~tata curata dalla Sezione Statistica della nostra Dire-Lione Generale. Un.t parola di lode è giusto rivolgere al Capo Sezione, tenente colonnello Corsi dott. Alfredo, che, per la precisione e per la perizia con cui ha compilato il lavoro. ha fatto giungere alla relazione un vivo elogio da parte dell'Istituto Centrale di Statistica del Regno d'Italia.

Relazione m~dico­ statistica sulle condizioni sanitarie delle Forze Armate nelle Colonie negli anni 1935- 1936. - Roma, Istituto Poligrafico dello Stato. L. 40.

MINISTERO DELLA GuERRA (DIREZ IONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE):

Preceduta da brevi cenni sull'organizzazione del servizio sanitario in A. O. questo volume esami n a le condizioni sa ni t:~rie delle F. A. negli anni 1935- 1936 e cioè nei s<·ttc mesi della guerra ltalo- Ahissina, c in quelli che la precedettero e che la seguirono. Al capitolo ch e ricorda dettagliatamente la forza media presente delle grandi unità in Erirrea e in Somalìa, seguono i c:~piroli sulla morbosità e sulla mortalità. Le numeroo: ta vole che accompagnano la relazione offrono allo studioso dati di notevole interesse pcrchè è possibile da esse rilevare come il servizio sanitario abbia assolto in maniera lo<b·ole i diffìcili e complessi compiti ad esso assegnati per la difesa delle truppe che. tra le insidie delle malattie tropicali e la violenza cruenta delle battaglie, dovevano in brevissimo Yolgcr di tempo d:1 re l'Impero alla nuoYa Italia Fascista. An che questo volume, confortJto da iusinghieri gi udiz.i dell'Istituto Centrale di Statistica del Regno d'ltali:J. è stato compibto dalla stessa Sezione di Statistica, fra non poche difficoltà, incontrate nella raccolta e nell'ordinamento dei dati e superate con giusti criteri. GIANNANTONI.


IGIENE l\. KlRK: Epidemiologia della febbre ricorrente nel Sudan anglo-egiziauo. of tropical med. », vol. 33, pag. 125; 1939.

« Ann:aJs

Dopo una breve introduzione, l'A. dà un quadro delle condizioni del territorio c dei suoi abitanti, di particolare interesse nei riguardi epidemiologici; passa quindi alle notizie storiche, daUe quali si desume che i primi casi di febbre ricorrente descritti in (juella regione risalgono al 1908, e provenivano da El Obeid. Si trattò di una piccola epidemia di una cinquantina di casi. Nel settembre del 1926 infuriò una vasta epidemia originata dallo Tschad, in cui perirono oltre 10000 uomini. La mortalità raggiunse l'altissima proporzione del 70 %. L'epidemia si spense lentamente, e fino al 19.3.4 non si notarono che piccoli focolai, i quali si accendevano qua e là. Nel 1936-37 si verificarono ancora numerosi casi. La malattia proveniva dall'Abissinia, e precisamente per mezzo di individui vaganti, in cerca di lavoro. L 'agente vettore s'è dimostrato essere il pidocchio; le ricerche sulle zecche (Ornithodorus moubata, O. Savignyi, Argas persicus) riuscirono negative. L'infezione, man mano che si diffondeva, aumentava di virulenza; gli uomini aano colpiti nella proporzione del 98 %. Si trattava sempre di individui sporchi e mi sera bili, infestati in larga misura da pidocchi. Verso la fine della stagione delle pioggie. nei mesi d!i agosto e settembre, l'ondata epidemica si accrebbe. L'andamento epidemico della malaria e della febbre ricorrente decorre parallelo; l'insorgere stagionale però non dipende dalle condizioni stagionali per se stesse, ma dal movimento migratorio di taluni gruppi di popolazione che varcano il confine o lo ripassano per ragioni di lavoro. Le epidemie di malaria sono legate invece direttamente alle pioggie. Non si è potuto accertare un qu:~l~iasi rapporto tra tifo petecchiale e febbre ricorrente. Il tifo esantematico sembra sta sconosciuto nel Sudan. La mortalità media è del 12 ~~ ; ma nelle gravi epidemie può raggiungere il 30 % e perfino il 70 ;~ . Ciò dipende anche dalle varie possibilità di soccorso medico, che possono ricevere i malati secondo la località in cui si trovano, mentre non ha nessun rapporto con la razza e col tipo di nutrimento. P oichè solt:lnto il pidocchio risulta essere l'agente trasmettitore, la lotta contro la febbre ricorrente è relativamente semplice. Si rende necessario istituire un severo controllo al confine onde evitare che si formino focolai endemici di questa infezione nel Sudao. REITANO.

MEDJC!N A INTERNA

R ENÈ MARTIN, PANTHIER, NouAILLE c HAMONn: Discussione sull'interesse delle iniezioni di sulfamide per via end01·achidea nel trattamento delle meningiti purulente. << La Presse Médicale ll, 31 gennaio- 3 febbraio 1940.

Fin dal 1937 si è rilevato che i derivati sulfamidici, somministràti péf <>S. :1 forti dosi hanno rappresentato un grande progresso nella cura delle meningiti da streptococchi 'da rneningococchi e talora anche, ma meno costantemente, in quelle da pneumococ~h i. Conviene iniettare la sulfamide per via endorachidea? Gli AA., avendo potuto verificare parecchie volte ciò che avevano dimostrato Fullcr, Marchall e i loro collaboratori, cioè che la sulfamide attraversa le meningi e che la sua concentrazione nel liquor è appena inferiore a quella riscontrata nel sangue, si domandano se v'è un reale interesse nell'introdurre il rimedio ricorrendo alla puntura Iom-


bare, che rappresenta un intervento doloroso e spesso poco accetto alle famiglie. Tut· tavia essi consigliano l'introduzione <.lelb sulfamide per via endorachidea per diversi motivi: anzitutto perchè essa d2t rapidamente una concentrazione elevata del farmaco nel liquor, mentre ricorrendo alla via orale, anche a forti dosi, la concentrazione, sia nel sangue che nel liquor, resta sempre moderata nei primi due giorni e raggiunge il massimo solo nel terzo giorno, restando nel liquor sempre piò bassa che nel san· gue; poi perchè, avendo osservato una sola volta che le meningi alterate sono meno p..:rrncabili alla sulfamide, ritengono che vi sia interesse a portare direttamente il rimedio nello spazio sottoaracnoiJco (su tale motivo però essi non sono molto categorici, poichè la loro osservazione non si è più ripetuta) e infine perchè, non g1udicandosi di secondaria importanza l'introduzione della sulfamide per via rachidea, si evita che molti medici si astengano dal fare una puntura lombare e si limitino a dare per bocca della sulfamide in ogni caso di sindrome meninge:~, la qual cosa provocherebbe molti errori diagnostici r potrebbe discreditare il metodo a causa delle mening1ti tubercolari che sono le più frequenti e non presentano alcun miglioramento coi sulfamidici. Poichè lo studio del liquor ha, nel trattamento delle mening1ti acute, un interesse, oltre che diagnostico, anche curativo e prognostico sicchè la puntura lombare deve praticarsi, almeno all'inizio, ogni giorno, è facile, dopo aver estratto una certa quantità di liquor, iniettare, secondo l'età del soggetto, da 10 a 20 eme. di- una soluzione di sulfamide. · Le prime osservazioni tendevano a dimostrare che la ~ulfamide iniettata nel liquor si diffonde, dopo 24 ore, nell'organismo ristabilendo l'equilibrio tra il sangue e il liguor. L 'esperienza successiva ha dimostrato che la sulfamide introdotta nel liguor non vi resta, ma filtra attraverso le meningi e impregna tutto l'organismo, compa· rP-ndo nel snngue e nell'urin:~. Studiando più attentamente il fenomeno, cioè cercando di precisare per quanto tempo in seguito ad un 'iniezione di sulfamide aumenta la concentrazione del farmaco nel liquor e dopo quanto tempo questo scompare, eliminanJosi dal liquor sresso, gli AA. hanno visto che subito dopo l'iniezione endorachidea la concentrazione della sostanza è fortissima e precisamente più di 20 volte maggiore di quella che si trova :tbitualmcnte quando il prodotto è somministrato per bocca. Il punto interessante consisteva nel precisare per qu:mto tempo persisteva nel liquor una concentrazione così forte e, a tale scopo, gli AA. iniettando ad una bambina meningitica, la quale per tre giorni era stata trattata con sulfamide per os., 20 eme. di una soluzione di sulfamide a o,85 '3{-, previa estrazione di 20 eme. di liquor, hanno notato che, dopo tre ore, la concentrazione del farmaco nel liquor era quasi sestupla di quella del sangue, dopo sei ore era quasi doppia e dopo nove ore era eguale. Qut:sto esperi.mento clinico, ripetuto con gli stessi risultati in un altro ammalato, dimostra che l'mtroduzione della sulfamidc per via endorachidea ne aumenta notevolmepte il tasso di concentra7.ionc per più di sei ore. Ammettendo che l'effetto curativo del farmaco è in rapporto con la sua concentrazione nel liquor, deriva che l'introduzione della sulfamidc per via endorachidca non è da trascurare ndle forme gravi di meningite e che occorrerebbe, nelle forme p:~rticolarmenre gra\·i (specialmente in quelle da pneumococchi), praticarla mattino e sera. L'iniezione intrarachidca di una soluzione neutra di sulfamide a o,85 ~~' non ha mai provocato alcun inciJente, è stata sempre ben tollerata e non ha mai fatto ossen·arc ft:nomeni p::~retici nè turbe deglj sfinteri. Im·ece una soluzione a concentrazione piò forte sarebbe da scartare ;,nzitutto pcrchè la concentrazione della sulfamide all'atto dell'iniezione s::~rebbe così alta che potrebbe produrre lesioni del sistema nervoso e poi porchè le concentrazioni alte possono ottcncrsi solo con degli artifiz.i di preparazione nient'affatto innocui per le meningi.


153 Poichè l'introduzione intrarachidea della sulfamide ne aumenta per più di sei ore la concentrazione nel liquor, poteva domandarsi se la sottrazione di una quantità notevole del liquor e l'iniezione di egual quantità di un liquido che non contenga sulfamide, in particolare di un siero, non possa abbassare la concentrazione della sulfamide e menomarne l'effetto curativo. Ciò interessa nelle meningiti da meningococchi quando al trattamento sulfamidico si associa la sieroterapia specifica. Gli AA. hanno cercato di studiare le modificazioni che l'introduzione endorachidea del siero apporta alla concentrazione della sulfamide nel liquor. Col semplice calcolo può dimostrarsi che in un adulto sottoposto a trattamento sulfamidico l'iniezione endorachidea di 20 eme. di siero, dopo estrazione di altrettanto liquor, provoca una diminuzione di concentrazione di poca importanza e nel bambino la diminuzione, malgrado sia p~ù marcata, non è mai considerevole. Inoltre poteva domandarsi se la notevole quantità di albumina che l'iniezione del siero apporta al liquor non alterasse l'equilibrio tra la sulfamide nel sangue e quella nel liquor, che tende sempre a stabilirsi. Un esperimento clinico !ha dimostrato che l'iniezione intrarachidea del siero fa abbassare in maniera duratura la concentrazione della sulfamide nel liquor. Per evitare ciò è raccomandabile, quando s'inietta del siero per via endorachidea nelle meningiti, aggiungere al siero una piccola quantità di sulfamide, per esempio, dopo estratti 20 eme. di liquor, si potrebbero iniettare to eme. di siero e 10 eme. di soluzione di sulfamide o, almeno, 15 eme. di siero e 5 di sulfamide. Riassumendo: la sulfamide introdotta per bocca passa nel liqu.or in cui il tasso dì concentrazione è appena inferiore a quello del sangue. La via orale resta il modo d'elezione per il trattamento sulfamidico delle meningiti, mentre la via endorachidea n on è che una via coadiuvante la quale ha maggiore importanza all'inizio di un trattamento e nelle forme gravi di meningite. La introduzione endorachidea di sulfamide ne aumenta la concentrazione nel liquor per più di sei ore, dopo le quali si stabilisce l 'equilibrio fra la concentrazione nel liquor e quella nel sangue. Nelle forme particolarm e n te gravi di meningite (da pneumococchi) l'iniezione endorachidìea della sulfamide dovrebbe farsi mattino e sera. La soluzione di sulfamide a o,85 % è innocua e basta ad aumentare per più di sei ore la concentrazione del farmaco nel liquor. Una sottrazione d i li q uor e la sua sostituzione con siero privo di sulfamide abbas:sa leggermente la concentrazione del farmaco nel liquor e, per evitare ciò, occorre, quando si trattano le meningiti meningococciche colla cura mista (siero e sulfamide), aggiungere al siero 5 o IO eme. di soluzione di sulfamide.

Dt GIORGI. CHIRURGIA GENERALE G. A ucr : I traumi addominali chiusi. - Ed. G . Principato, Messina- Milano, 1939. Il volume di 150 pagine, corredato di 3 quadri, 1 grafico e 259 citazioni bibliografiche, tratta uno degli argomenti di maggiore importanza ed attualità della chirurgia d'urgen za addominale. Premesso un accurato studio statistico su 182 casi di tali lesioni raccolti nell'Istituto di Clinica Chirurgica Generale e Terapia Chirurgica della R. Universmtà di Mi!ano, dal 1924 al 19~9, l'A. passa a trattare dei vari meccanismi di produzione del trauma e delle l esiom. Descrive ?iffusamente i vari tipi di lesioni anatomiche che possono prodursi sulla parete ad~omm~le, s~llo. schel~tro e nei vari visceri endoaddomina.ai, facend~ alcu~e interessanti .constderaz•om med1co-legali e riportando alla fine di ctascun cap•tolo, m breve sintesi, alcune delle sue più importanti osservazioni.


~54

S'intrattiene poi sugli svanat1 sintomt che possono riscontrars1 m questi infermi, e sopratutto su quelli che ritiene più importanti cd utili agli effetti di una precoce cd esatta diagnosi di sede e di natura. Tratta quindi della diagnosi e di alcune ricerche diagnostiche sussidiarie. Dopo alcuni accenni alle varie forme clinich.:, alla prognosi ed agli esiti, illustra ampiamente la terapia di queste svariate lesioni traumatiche. L'A. termina con alcune considerazioni sulle cause della maggiore frequenza di queste lesioni, e sulla condotta che i medici ed i chirurgi devono tenere di fronte a tali .:asi. Il lavoro è corredato da un'estesa bibliografia nazionale cd estera sull'argomento (Autoriassunto).

P. BEZZA: Sulla possibilità sperimentale di riparare perdite di sostanza oss-ea nella teco cranica a mezzo di innesti di mucosa vescica/e. - <<Archivio Italiano di Chirurgia >>, p:1g. 403- 429, marzo 1939. Nel 1916 Caucci ebbe occasione di osservare la formazione di trabecole ossee in corrispondenza di una fascÌ:l :1poneurotica trapiantata per riparare una perdita di sostanza delb vescica. In seguito a questa constatazione numerosi AA. praticarono delle esperienze analoghe ed ebbero dei risultati sempre favorevoli. L'A. riprese queste esperienze sui cani, comportandosi nel modo seguente. Dopo aver praticato un'ampia craniotomia, ne sostituì la perdita con pezzi di parete vescicale. Dopo circa 90 giorni potè constatare una neoproduzione ossea tale da riparare per intero la perdita di sostanza. E rilevò anche che « la placca ossea neoformata tende a riprodurre la teca cranica con un tavolato interno ed uno esterno, che racchiudono uno strato spugnoso paragonabile alla diploe ». Jl lavoro è illustrato con 42 figure, oltremodo dimostrative. L'A. conchiude augurandosi che nuovi studi possano approfondire !a conoscenza di questo insospettato potere osteogenetico della mucosa vescicale, per l'interesse pratico che ne potrebbe scaturire. DASTOLI.

NEURO- PSICHIATRIA A. SALMON : Quelqucs remat·quc,- sur la dispa•·ition du diabète hypophysaire au cours des

accès fébriles. -

<< La Presse médicalc )), n. 51, 28 giugno 1939.

Questo nuovissimo lavoro dello studioso fiorentino che è noto soprattutto per i suoi molti contributi intorno alla fisiopatologia ed alla clinica della regione ipofisaria, è una succinta, ma accurata analisi dei rapporti esistenti fra il diabete mellito e i disturbi dell'ipofisi. Numerosi dati clinici e sperimentali, relativi anche ad altre attività pituitariche all'infuori di quella ben nota sul metabolismo dci c::trboidrati, portano l'A. a concludere che - in certo qual modo - vi siano due tipi addirittura opposti di diabete ipofisario. L'uno sarebbe dovuto aù un'iperattività della ghiandola (e costituisce la forma di gran lunga più frequente, cui apparterrebbe anche, per taluni cospicui aspetti, il comune diabete pancreatico). L'altro tipo di diabete dipenderebbe, invece, da una insufficienza della ghiandola pituit:lria: e su questo tipo arpunto potrebbe agire terapeuticamente la febbre, dato che essa - fra l'altro - attiva la funzione dell'ipofìsi. CARLO RIZZO.


155 TOSSICOLOGIA DI GUERRA ]AUBERT, RENAUo e CARBùNNru:

Gli apparècchi rtspirator1 a cit'cuito chiuso. - « Gaz

de Ccmbat. )), n. 4, luglio 1939 e n. 5, settembre I939· I due numeri più recenti del periodico francese « Gaz de Combat » sono in gran parte dedicati alla protezione individuale isolante, con note tecniche di Jaubert, Renaud (. Carbonnier. Il Dott. Jaubert, direttore del giornale, illustra la importanza della questione, rilevando che le discussioni sul \'alore intrinseco rispettivo degli apparecchi antigas filtranti e di quelli isolanti non sono ancora chiuse e che sebbene le maschere moderne siano molto perfezionate, gli apparecchi a circuito chiuso presentano notevole interesse, in determinate circostanze d'impiego. Riassumendo tali circostanze l'Autore ritiene poco probabile l'eventualità della comparsa nel campo della guerra chimica di nuovi aggressivi contro i quali le maschere attuali sarebbero inefficaci, ma richiam:t l'attenzione sul- · l'oss.i do di carl10nio, che non è trattenuto dai normali filtri, e sulla possibilità che nell 'ambiente i comuni aggressivi si trovino in concentrazioni molto elevate, superiori alla soglia di protezione offerta dalla m:tschera. Vi è poi la impo.rtante questione del flusso d'aria nella uni-rà di tempo, per il · q u ale gli apparecchi filtranti sono stati calcolati; la maschera perde la sua capacità difen siva se tale valore è superato, cioè se, ad es., il portatore si mette a correre e chiede, in tal modo, alla sua maschera una quantità d'aria filtrata molto superiore a quella per la quale essa è stata studiata e costruita. Il fatto è da tener presente specialmente nel caso delle maschere dette di fuga, destinate alla popolazione civile passiva. Secondo l'A., il problema della protezione isolante è di grande attualità, tanto che la Germania ha . previsto che quasi tutta la sua popolazione civile attiva sia munita di apparecchi a circuito chiuso. Tuttavia il dott. Jaubert rileva che si tratta di apparecchi costosi e di impiego non facile, che richiede un particolare addestramento. L 'ingegnere chimico Renaud dopo aver accennato alle caratteristiche che de\·e possedere un'atmosfera respiratoria autonoma ed alle condizioni di funzionamento imposte agli apparecchi isolanti, raggruppa questi in 4 categorie, descrivendone in modo particolareggiato le principali realizzazioni,. specialmente francesi. Gli apparecchi ad aria compressa, modelli Mandet e Commeinhes, sono provvisti di una batteria di 2 bombole, della capacità complessiva di otto liitri, in cui vengono compressi x6oo litri d'arìa a 2 oo atmosfere. L'aria espirata dal porta.tore viene emessa nell'ambiente per mezzo di una valvola. L 'appar ecchio Fenzy, a ossigeno compresso e rigenerazionc; ha come elementi principal i u na bombola per l'ossigeno, in lega leggiera; una capsula per la fissazione del CO.,, contenente calce sodata; un sacco respiratorio. Tanto questo che i precedenti apparecch i sono muniti di un dispositivo automatico che regola la emissione del gas com· presso in rapporto al fabbisogno respiratorio del momento. Il modello Griffiths rappresenta una realizzazione ingegnosa di apparecchio a base di ossigeno liquido. L'demente principale è rappresentato da una bottiglia metallica a doppia parete ccrt intercapedlne vuota, che contiene amianto imbevuto di ossigeno 1iquido. Avvicinando più o meno a questo ree i pie nte un blocco conduttore si provoca a volontà un aumento della gassificazione, che può variare da o,r a IO litri al minuto. Altri tipi di apparecchio respiratorio isolante sono basati sulla produzione chimica clell'ossigeno o per mezzo di speciali c:~ndele a dorato di potassio (Inhabad), o mediante perossidi al~aJ ini (Le~oine) .•Q~esti ultimi prodotti hanno anche ·la proprietà di assorb ire l 'an idrtde carbomca del! ana espirata.


L'A. conc\ude che allo stato attuale de-lla questione mentre gli apparecchi ad aria compressa sono i più fisiologici, quelli a ossigeno compresso sono i più perfezionati, quelii a ossigeno liquido offrono incoraggianti prospettive e anche per i tipi a produzione dì ossigeno sussistono possibilità di perfezionamento da ricercare nel campo chimico. Secondo il dott. Renaud sarebbe molto desiderabile di realizzare apparecchi misti, filtranti e isolanti, che mediante dispositivi semplici consentissero un impiego dive-rso, a seconda delle circostanze. L'articolo di Carbonnier, capitano del r-eggimento pompieri di Parigi, riporta essenzialmente dei dati pratici, derivanti dall'impiego giornaliero dei vari tipi di app;arec· chio· isolante. Consideranùo i vantaggi e i difetti dei diversi modelli l'A. esprime il parere che in quelli a ossigeno o aJ aria compressa la erogazione dì gas a flusso costante non sia da preferirsi, perchè 1'0 2 potrà risultare in eccesso per l'uomo a riposo e insufficiente per quello che compie un lavoro intenso. Perciò egli preferisce il flusso pulmo- automatico. Anche i tipi a ossi lite presentano deficienze nella erogazione- minuto dell'ossigeno. La durata del periodo di autonomia di un apparecchio non deve essere inferiore ad un'ora, anche con fasi di lavoro intenso. Nei modelli in cui le munizioni respiratorie esaurite sono suscettibili di ricambio immediato, questo deve potersi effettuare senza sospendere l 'impiego. E' opportuno che gli apparecchi siano provvisti di un dispositivo indicante l'appros;imarsi della fine del periodo di utilizzazione. L'impiego degli apparecchi respiratori isolanti esige nei portatori elevate qualità fisiche e morali, u n organismo sano, calmo, prudente e addestrato. Gli apparecchi pos~ono essere utilizzati isolatamente soltanto in caso di operazioni urgenti e brevi ; le operazioni delicate e di lunga durata devono essere condotte da almeno due portatori contemporaneamente. Prima di ogni impiego l'apparecchio deve essere verificato. Per ciò che riguarda la scelta del tipo, l'A. divide gl i apparecchi in due grandi categorie: quelli da utilizzare nelle contingenze di pace e suscettibili di essere adoperati anche in tempo di guerra; quelli riservati alla difesa passiva. Fra i vari fattori da tener presenti nella scelta, il capitano Carbonnier p rende in esame anche l'elemento economico; da questo punto di vista il tipo di apparecchio preferibile è quello ad aria compr·essa. I nfine l'A. indica quali sono i principali requisiti che deve possedere un apparecchio isolante destinato ai servizi di estinzione incendi. G. FERRI.

SOMMARI DI RIVISTE MEDICHE MILITARI. ANNALI DI MEDICINA NAVALE E CoLONIALE. - Direzione centrale della Sanità militare Ma;ittima. Ministero della Manna, Roma. Anno XLV, fase. IX-X, settembre. ottobre 19_w-XV1I.

Clemente: La roentgen-fotografia. Patti: Intossicazione collettiva. da idrogeno fosforato gassoso a bordo di un som· mcrgibile. Caletti: I mmuno-chemioterapìa della blenorragia e sue complicanze. Guzz i: Considerazioni su un caso di lebbra mista. facobelli: U n caso di mancanza congenita monolaterale dci muscoli grande e p1c· colo pettorale. Clemente: L'aspirazione endocavitaria nella cura delle caverne tubercolari del polmone.


157 Fase. XI- XII, novembre- dicembre 1939 - XVlll.

Lenza: Possibilìtà di impiego del :netodo Stassano per la depurazione dell'acqua di bordo. Giudice: Esame batteriologico dell'aria sul Mediterraneo e sul Mar Rosso. Maxia: Ipertensione acuta endocranica ed ipergliccmia. Caporale: Su alcune complicazioni della blenorragia. Nuove direttive e moderni mezzi terapeutici. Va/eri: Undici mesi di attività del reparto chirurgico dell'infermeria di Augus~. BuLLETIN lNTERNATIONAL DES SERVICES DE SANTÉ oEs ARMÉEs DE TERRE, DE MER ET DE L'AIR. - Pubblicato dall' « Office lnternational de Documcntation de M~decine Militaire ». Liegi. N. 12, dicembre 1939.

Toussaint: Profilassi antitubercolare nell'Esercito. Westerberg: L'organizzazione dell'aviazione sanitaria nella Svezia. Christian: La pielotom~a angolare nella calcolosi del bacinetto con riguardo al campo medico militare. Capek: Misure preventive per la efficienza fisica dell'::tviatore militare. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di documentazione di Medicina e Farmacia m;titare: Schede bibliografiche. Riviste mediéhe. Bibliogr::tfìa medica militare. .ARGENTINA.

RevrsTA DE LA SANIDAD MILITAR.- Ministero della guerra, Buenos Ayres. Anno XXXVIII,

novembre 1939.

Ruzo: Relazione della Direzione Generale di Sanità per l'anno 1938 (continuazùme e fine). Cataldi: Cura della polmonite col Dagenan. Loza: Vaccinazione antiscarlattinosa. Anatossina. Tito: Azione degli aggressivi chimici nell'uomo c negli animali. Magliulo: Aspetti e compiti della chirurgia di guerra (trad. di Barbieri). BELGIO.

ARcHJVES BELGEs ou SERVICE DE SANTÉ DE L'ARMÉE. Liegi, N. 12, dicembre 1939·

Redazione: Ospedale Militare,

Eloy: L'amigdalectomja. Spinoit: Un caso di morbo di Kohler. FRANCIA.

REVUE

DtJ

S:ERVICE DE SANri MILI"rA1RE. -

Direzione del serviZIO di sanità. Ministero

ddla Guerra, Parigi. Fase. V, novembre, tomo CXI, 1939· A d vi~r e M oustardier: Salmonellosi umana. A ujaleu: Profilassi delle malattie epidemiche alle frontiere, 10 pace e in guerra. Pesquier: Il potere colesterolitico. Determinazione.


Maisonnet, Jeanneney, Sabrié e Goumain : La trasfusione di sangue in tempo di guerra.

Schickclé: L 'aviazione sanitaria nell'Africa del nord e nel Levante, nell'anno 1938. GERMANIA.

DER DEUTSCHE MruTARARZT. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina c dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenbliitter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. r, gennaio 1940.

Fikentscher: L'ammirnglio medico capo professore Moosauer. Hippke: Sul trasporto aereo do:i malati e feriti . Tonnis: Il trasporto per via aerea dei feriti e nulati come prcb!ema medico. Schmidt: Il trasporto dci feriti in aereoplano. Kou;a/zig: Il traspono dei feriti pei via aerea per lunghi percorsi e a grande altezz:l. Weyrauch e RzymkottJski: Nuove fotografi~ sulla infezione da goccioline. Misure di profilassi per le truppe nei ricoveri. Riihe: Preparazione professionale dei feriti negli o~peùali. Engelke: Le cure ortopediche nelle provvidenze sanitarie delle forze armate. Kalk: Osservazioni sulla dissenteria in Oriente nel 1939. Ziemam1: Alcuni principi direttivi per una organizzazione sanitaria coloniale. 0/b,·ich: Sull'attendibilità della determinazione dei g ruppi sanguigni ·nelle ricerche seriali secondo i procedimenti finor:1 usati e sull'impiego tlei sieri misti. JUGOSLAV IA.

VoJNO- SANITETSKI GLASNIK. - Rivista tri mestrale di medicina, farmacia e veterinaria del. l'esercito jugoslavo. Redazione ed :unministrazione: ospedale militare di Belgrado. N. 4, tomo X, 1939.

Danic: Ferite addominali in tempo di guerra e loro tr:lttamento. Jarko Milovanovic: Nuovo indirizzo nella terapia della tachicardia parossistica con amine simpaticotonichc. Todor Zivanovic: Contributo al problema del contagio diretto nella tubercolosi . Dukic Nede!iko c Kukavec: L'anestesia col << Cyclopropane >> nella chirurgia toracica. PORTOGALLO.

BoLETlM OA DrRECCAO no SERVlCO DE SAUnE MILITAR. -

Ministero della Guerra, Lisbona.

N. 2 • 1939· Pachéco : I l servizio s:lnitario nell<1 zona dclb retroguardia. Bastos Gonralves: Il t raumatologo in pace e in guerra. Sacadura: Terapia delle ferite di guerra in ~-tener:tle. STA TI l.:NITI.

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Lave: L 'importanza tlclle cartelle cliniche degli ammalati e feriti in guerra ed i dati neccss:tri per la precisa compilazione di esse.


I 59

Tatum, Eiliott e Nesu:r: Tecnica per la preparazione dì un sostituto del sangue per le trasfusioni ai militari in tempo di guerra. Hirschfeld: Periodontitì associate al diabete. Ciii: La ricerca del sangue nell"urina con l'ortodolidina nel metodo Stone-Burke. Mosher: L'importanza della nutrizione nelle periodontiti. Parso-n, Simon e Lebensohn: Trattamento della demenza precoce con schock pro•·ocato da farmaci. Smith: Vene varicose. Complicazioni e conseguenze su 5000 pazienti trattati. Carballeira: Le malattie tropicali viste da un ufficiale medico dell'Esercito degli Stati U niti. Cook: Diagnosi della « Malattia di Reynaud >>. UNGHERIA.

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NOTIZIE

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RICOMPENSE AL VALOR MILITARE CONCESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SANITARIO.

CROCE DI CUERR!. AL VALOR

MILITJ\1\t::.

Rosi Vittorio Emanuele di Bruno e fu Fioretti Luìgìa, nato a Roma il I 0 giugno I901• tenente medico s. p. c del 1° reggimento fanteria coloniale. - Dirigente il servizio sanitt:rio di una colonna, in più fatti d'arme p1·odigava la sua opera ai feriti con alto senso d'abnegazione e del dovere e con spre<:zo del pericolo. In un combattimento rimaneva al ruo pos~o di medicazione, per quanto questo foue prej-o sotto il fuoco di fucileria e di mitragliatrici e vi fossero dei colpiti fra i feriti ed il personale sanita1·io, sereno e trarz· qui/lo, a.rsorto solo nella sua umanitaria missione >>. - Beggì, 2 febbraio 1937-XV. c.~STELLI Orazio di Salvatore c di Anna Certò, nato a Paternò (Catania), il 9 maggio 1<)07, sottotenente medico complemento del 2° raggruppamento arabo somalo, II battaglione. - Dirigente il servizio sanitm"Ìo di un battaglione, durante violento cQmbattimento, cQn grande senso del dovere, ammirevole Sf:renità, ed eccezionale sprezzo d(/ pericolo, prodigava la sua opera umanitaria ai feriti, sottQ intenso fuQco nemico. Uarabilì, 20 settembre I936-XIV.

Ct::RIATI Ferruccìo di Angelo e di Rìcchetti Aida, da Piacenza, sottotenente medico X gruppo da 75/27-91 r. - Ufficiale medico di un gruppo d'artiglieria, durante due giorni di combattimentQ, in terreno scoperto e flagellato dalle intemperie, spesso battuto dal fuoco nemico prodigava le sue cure a quanti di lui potessero necessitare. Rifiutava di ritirarsi, pur avend&ne avttto l'autorizzazione, finchè, investito dallo scoppio di una bQmba di aer~, veniva trasportato più indietro. - Fronte di Guadalajara, II-12 marzo 1937-XV. CoRONATO Luigi di Vittorio e di Lutia Panzella, nato a Pertosa (Salerno), sottotenente medico complemento del V battaglione coloniale. - Per tutta la durata. del combattimento nel quale era impegnato il battaglione, non esitava a portarsi, con continuo rischio, in zone fortemente battute dal fuoco nemico per assolvere la sua mrssrone, cspletandola encomiabilmente. - Monte Bed:~dà, 22-23 settembre 1937-XV. Gumt::TTI Aldo di Alfredo e fu Grasselli Armida, nato il 21 gennaio 1909 a Carpineti (Reggio Emilia), sottotencnte medico complemento dell'n• reparto sanità militare Ufficiale m edico di alte virtù militari. Anche nei momenti più cz·itici del combattimento, sprezzallte del pericolo, abbinava la sua premurosa opem di sanitario a quella di valaroso combattente, animando ed incitando con l'esempio e la parola. - Insarrò. MorcdCacciamà • Selmì · marzo-ottobre 1937-XV. MALOSSINI Emilio dì Luigi e dì Pia Canderbergher, da Rovereto (Trento), sott<>tenemc med ico quartier generale divisione V. L. ~ Ufficiale medico del quartier generale. con nobile entusiasmo si offriva di partecipare alla difficile opera di prima cura e lgQmbero dei feriti richiesta da particolari esigen-ze belliche. Venuto a trovarsi in z ona intensamente battuta da tiri di artiglie1-ia e di mitragliatrici esplicava il propri() compito con calma e spre-zzo del pericolo. - Entrambasmestas, 2o-2I agosto 1937-XV.


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Ntcouzzz Asclepio fu Attilio e di Corvaglia Augusra, nato ad Ugento (Lecce) l'n dicembre I9QS, sottotenente medico delia banda a cavallo. - Ufficiale medico addetto ad una banda impegnata in operazioni di polizia, disimpegnava con cura e passione il suo servizio, con deficien za di mezzi e di attrezzatut·a, provvedendo altresì a numerosi reparti vicini. Unico ufficiale prese11te al reparto, chiedeva ed otteneva di essere impiegato come ufficiale combattente. Al comando di aliquote del reparto medesimo portava a termine con successo numerose missioni e scontri, infliggendo perdite al tzemico e ticuperando materiale bellico, armi e muniziotti. - Zona di Socotà, settembre-ottobre I937·XV. UsuELLI Luigi di Antonio e di Maria Zecchi, nato a Cardano al Campo (Varese), il

5 aprile 1907, sottotenente medico del lX battaglione coloniale. - Medico di battaglione coloniale., durante un combattimento, pur non trascurando le sue delicate mansioni,

in 1411 mcmzento di intenso fuoco avversario, con slancio e sprezzo del pericolo si buttava tra i primi sul nemico, trascinando col suo eJempio quanti gli erano vicitzi. Dengazien, 30 luglio I937-XV. RoMANO Giuseppe d~ Antonino e di Cimino Angelina, da Lentini (Siracusa), aspirante ufficiale medico, 3• artiglieria di corpo d'armata, I gruppo da I<>5/28. - Ufficiale medico addetto ad un comando d'artiglieria, venuto a conoscenza che legionari di altri reparti {'T'ano rimasti feriti da un bombardamento aereo, sensa curarsi del mitragliamento ancora in atto da parte degli aerei nemici, (l.ccorreva presso i colpiti., prodigando loro le sue cure. - Strada di Francia, 12 marzo 1937-X'V. ONORIFICENZE CONCESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SANITARiO.

ORDINI: DEI SS. MAURIZIO E LAZZARO.

Cavalit:re: maggiore medico .ARTURO SABATINI. ORDINe DELLA CoRONA o'ITALIA.

Ufficial~:

tenenti colonnelli medici RAFFAELE CiviTA, CoRRADINO CoRCIONt; maggiori medici GIUSEPPE BERETTA, PAOLO Bucc1, AcHILLE CATTANEO, EGIDIO Picco'ITI, VINCENZO TROMBATORE, PASQUALE VETUSCHI.

Lurn DELLA SANITÀ MILITARE. Si è spento a Bologna il I 0 febbraio u. s. il maggior generale medico a riposo GIOVANNI FRICIERI. Nato a Fiorano Modenese nel r!l73, era entrato in serviZIO effettivo nel Corpo Sanitario Militare nel r90r, dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nella R. Università dì Modena nel 1899. Nel I9II prese parte alla guerra ltal<>-Turca, e successivamente alla grande guerra. Ufficiale distintissimo per qualità morali e militari ebbe una solida cultura professionale. Portò un encomiabile zelo e un rigido concetto della disciplina nell'adempimento di ogni suo dovere. Di carattere franco e l!!ale fu sempre e ovunque stimato da superiori ed inferiori. Per essersi segnalato nel portar soccorsi alle popolazioni funestate dal terremoto calabro-siculo del 1908 fu decorato della medaglia d'argento e ricevette la medaglia com-


162

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memorativa. Nel 1919 fu encomiato per a\·er prodigato tutte le sue belle doti di animo generoso e di medico coscienzioso per alleviare le sofferenze della popolazione dalmata. Era commendatore dell'Ordine Coloniale deJla Stella d'Italia e nell'Ordine della Corona d'Italia. Il nostro Capo ha fatto pervenire ai famigliari i sensi del profondo rammarico di tutto il Corpo Sanitario Militare.

Il 20 febbraio u. s. colpito da violento morbo decedeva, nel pieno rigoglio della sua attività, il Direttore delJ'ospedale Militare di Palermo tenente colonnello medico in s p. e. GIOACCHINO VALENTE. Era nato a Torino nel 1884. Conseguita la laurea in Medicina e Chirurgia in quelJ'Università nel 1910, era entrato a far parte del Corpo sanitario militare l'anno successivo. Fu presente in tutta la campagna li bica e poi alla grande guerra dal maggio 1915 al novembre 1918. Prestò servizio come assistente straordinario alla Scuola di applicazione della Sanità militare, e successi\'amente all'Infermeria presidiaria di Pinerolo, e negli ospedali di Sa"ig:iano, di Alessandria, di Trento e infine di Palermo. Di belle doti militari per il suo spirito organizzativo, per la sua conoscenza di ogni ramo del servizio sanitario, per l'ascendenza che sapeva esercitare sugli inferiori e per l'alto senso che possedevo della disciplina, s'era guadagnato un encomio solenne nella campagna libica anche per il suo conteg no sereno e coraggioso dimostrato in ripetuti combattimenti. Medico coscienzioso e premuroso pose costantemente a vantaggio del servizio la sua bella intelligenza, il suo pronto intuito, !a sua vasta cultura tecnico-professionale. Ehbe animo generoso e buono, carattere serio ed aperto, modi distinti. Il suo diuturno la\'oro fu sempre sorretto c guidato dall'assoluta dedizione al dovere e dalla più cristallina retti tu d i ne. Ai funerali che riuscirono solenni per plebiscito di affetto e di stima, il Direttore Generale della Sanità Militare, che già ;l\'cva fatto giungere alla famiglia l'espressione del più vivo cordoglio suo e dd Corpo Sanitario. fu rappresentato dal Direttore di Sanità Militare ddla Sicilia.

CoRSO DI MALARIOLOGIA PER LAUREATI IN MEDICINA.

Dal 15 luglio al 31 :1gosto p. v. presso l'Istituto dì Malariologia «Ettore Marchiafasa l>, Policlinico Umberto I, Roma, sarà tenuto un corso di Malariologia. L 'importanza del prog ramma che comprende la trnttozione esauriente dell'argomento, dall'ematologia e dalla protozoologia alla ùi:1g nosi, all'anatomia patologica, alla clinica, all'epidemiologia c alla profilassi della malaria, c che sar!i completato da dimostrazioni in campagna. da <.:scursioni nelle zone del l'Agro romano. oggi redento dalla volont3 del Governo Fascista. è accresciuta dal v:tlore indiscusso dei docenti e dei conferenzieri che lo svolgeranno: prof. Bastianelli , porf. Bignami, dr. Casini, prof. Ferrata, prof. Lazzaro, prof. Lega, dr. Morotra, prof. Pampana, prof. Raffaele, dr. Canezza, prof. Cerletti, prof. Del Vecchio, prof. Escalar, dr. Jandolo, prof. L1branca. Per essere amme.~si gli aspiranti devono presentare 1 5 giorni prima dell'inizio òd corso la domanda in carta bo!l<1ta da q\!attro lire, i titoli di studio. La t:lssa d'iscrizione è fissata in L. 100, cui è da aggiungere la quota eli L. roo per le gite di istruzione. Per altre informazioni riYolgersi alla Segreteria dell'Istituto.

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NELL'AccADEMIA DELLE SciENZE DI FERRARA.

In una seduta dell'Accademia delle Scienze di Ferrara alla presenza di tutte le Autorità cittadine è stato conferito in forma solenne il Nummus Auri!Us ad alcune per;onalità della Medicina Italiana. Esse sono il sen. Raffaele Bastianelli, chirurgo, il prof. Francesco Delitala, professore di clinica ortopedica, il ~en. Davide Giordano, chirurgo ed autore di molti trattati di chirurgia, il tenente generale prof. Loreto Mazzetti, direttore generale della Sanità Militare, il sen. Alberto Pepere, professore di anatomia patcr logica, il prof. Vittorio Putti, ordinario di clinica ortopedica. Durante la seduta il Rettore Magnifico dell'Università prof. Calzolari ha rivolto il saluto agli insignì ospiti e il porf. Boschi, presidente illustre dell'Accademia, ha detto delle benemerenze dei singoli nuovi Accademici. Il prof. Quilici , Vice-presidente dell'Aecademia, pronunziò quindi una dotta orazione sulle « prospettive storiche della guerra >> . MANIFESTAZIONI NAZIONALI ANTITUBERCOLARI - ANNO XVIII.

Il Ministero dell'Interno ha disposto la preparazione delle manifestazioni nazionali antitubercolari dell'anno XVIII, la cui organizzazione è stata affidata alla F ederazione nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi. La celebrazione della « Giornata delle Due Croci >> - segnata nel Calendario delle Manifestazioni del Regime dell'anno XVIII - è !;tata fissata per domenica 17 marzo. Essa sarà preceduta dalla « VI Settimana nazionale pe~ la diagnosi precoce >> e seguita dalla « X Campagna antitubercolare del francobollo chiudiletcera >> che si inizierà lo stesso giorno 17 marzo e continuerà fino al 10 aprile successivo, data in cui tutte le manitestazioni, a qualsiasi titolo, saranno improrogabilmente chiuse. Le varie manifestazioni acquisteranno quest'anno maggiore solennità perchè si celebrerà il decennale delle Campagne nazionali antitubercolari e, saranno preparate, come gli scorsi anni, dalla stessa Federazione fascista per la lotta contro la tubercolosi in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e con i Consorzi provinciali antitubercolari. La organizzazione, che sarà condotta così al centro come alla periferia con il massimo fervore e con decisa volontà realizz.atrìce, saprà trarre nuovi e suggestivi motivi di incitamento dalla grande opera di civiltà e di potenza realizzata in ogni campo dal Regime Fascista. Gli obiettivi pratici delle manifestazioni stesse, per cui la maggior parte delle somme raccolte nelle Campagne sarà impiegata nella assistenza dei malati dì tubercolosi inquadrati nelle organizzazioni della Gioventù Italiana del Littorio, assicureranno anche alla imminente Campagna un successo più alto dei precedenti, che starà a testimoniare ancora una volta, e in modo concreto, come il popolo italiano segua e collabori consapevolmente alla grande azione di bonifica sociale intrapresa dal Fascismo. CoNcoRsi A PREMIO.

Il Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere ha bandito, in omaggio alla Fondazione Devoto, il concorso ad un premio di L. xo.ooo per una pubblicazione sulla patologia del lavoro pubblicata dopo il x• gennaio 1939. Il concorso scade il 31 dicembre 1940. Per ulteriori schiarimenti rivolgersi al suddetto Istituto: Via Brera, 28. Milano. Il R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, ha bandito il concorso per il premio Angelo Minich di L. 5000 per un lavoro sul tema « La proteinoterapia nelle infezioni - Ragione della sua azione ». Il termine utile per la presentazione dci lavori scade il 31 dicembre 1940.


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PuBBL1CA7..10NI PERVENUTE.

Sot..Dl At..Bl'.RTO:

Mcmoranda mcdira. -

Zannoni, Editore. Padova. L. 25.

A una raccolta di tabelle, che riportano nozioni fondamentali di legislazione saniraria. di igiene e di fisiolot:,>la, sc~:,rue un formulario dei medicamenti che costituisce del volu· metto la parte più interessante per il medico pratico. E' completato il vade-mecum da un prontuario dei reagenti. La materia è trattata con chiarezza e con ordine, sì che: facile è la ricerca dei medicinali, pur non essendovi un indice analitico di essi. La scelta delle sostanze medicamentose è stata fatta solo in base al loro valore scientifico. La preferenza è data ai prodotti nazionali; e di ciò va data lode all'A. che ha tenuto presente in tal modo le direttive autarchiche del Governo Fascista.

Id.: Leggi Sanitarie. -

lbid. id. L. 15.

Vi è trattata con molto ordine tutta l'ampia materia della legislazione sanitaria italiana.

Agglutinazione <<granulare» c « f/occu/are ,, da antigeni brucei/Jri. Estratto dal vol. XXXI di << Pathologica », 1939-XVII.

FROS1N1

DINO:

Id.: Agglutinine anamnesiche da miceti. -

Ibid. id.

CoMELU UMBERTO: Radiologia c medicina legale militare. - Correlazione a1 tema di Relazione << Radiologia e Medicina Legale ,, X III Congresso Italiano di Radiologia Medica (Bari 29-30 settembre, 1-2 ottobre 1938-XVI). Tip. Alfredo Cressati. Bari, '939· L'et~oluzione dc/la medicina militare in Italia-. -

dal volume III dell'opera <<Un secolo di progresso scientifico italiano: 1839-1939 », edito dalla Società Italiana per il Progresso delle Scienze. Roma.

PELLEGRINI FRANCEsco:

Estratto

Direttore ,.csponsabtlc: Pro f. Dott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. !?cdal/ore: Prof. Dott. T oMMASO SA11NI:.r.t.1, maggiore medico. ROMA, FEBBRAIO 1940 - TIP. RECIO:-IALE - CARLO CATTANEO, 20.


c/~ Anno aa• - Fase. 3

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Marzo J 940-XVIII

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ANNO 88° · FASC. 3

Spedizione in abbonaminto postale (3° rruppo)

MARZO 194o·XVIII

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE LAVORI ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DI SANITA' MILITARE Laboratorio di fisiopatologia.

SU DI UN METODO DI DETERMINAZIONE DELLA CURVA ORMONICA INDIVIDUALE Prof. Uco CASSIXIS, tenente col oundlo medico, direttore.

Il grande valore che sempre più va assumendo la conoscenza dello stato funzionale ddle singole ghiandole endocrine e dei rapporti fra loro intercorrenti così nell'accertamento diagnostico delle forme cliniche come nel giudizio di stato endocrino d'un biotipo, ha spinto alla ricerca di metodi che permettessero di avvicinarsi a questa possibilità. Tra questi ritengo possa esser messo in prima linea quello interferometrico di Hirsch. Se ne sono già occu pari fra noi De Santis, Monacelli, Riccioni,

Davanzo, Sartori, Eietti. Pur avendo più di dieci anni di esistenza è poco noto anche perchè siffatto metodo essendo molto delicato, ha dato luogo a molte discussioni sulla sua attendibilità, sul modo di interpretare le curve ottenute e, solo recentemente si è alquanto perfezionato così da dare affidamento quale ricerca bwlogica. Questa è basata sulla teoria di Abderhalden sui fermenti d1 difesa. Egli ha dimostrato che introducendo per via non intestinale nell'organ1smo sostanze estranee alla sua composizione si provoca la formazione di sostanze capaci di distruggere questi corpi estranei, facendo perdere loro ogni carattere di specificità così da render! i inoffensivi ed assimilabili dali 'organismo. Per estensione egli fu portato a pensare che questi fermenti potessero determinarsi anche contro sostanze che, non facendo parte dell'organismo sano, possono essere presenti nell 'organismo stesso in determinate circostanze. Tali le albumine placentari. Il substrato placentare messo a contatto col siero in esame, in un apparecchio da dialisi, dopo qualche ora di permanenza in termostato dimostrava nel dializzato la presenza di prodotti di decomposizione delle albumine per mezzo della reazione alla ninidrina : la positività stava a significare la presenza nel siero del fermento ricercato ed orientato in maniera specifica alla disint-.:grazione delle albumine placentari.


166 Hirsch pensò di servirsi dell'interferometro per l'apprezzamento delle modificazioni provocate in un determinato substrato organico dalla messa in contatto col siero in cui si suppone l'esistenza di fermenti di difesa verso il substrato in questione. Perciò purificò e standardizzò i substrati fabbricando degli estratti in polvere di organo delipoidati, liberati di ogni prodotto solubile in acqua e perfettamente disidratati.

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Gt:11itali: Surrt:nf::

= ipofisi totale; 2 = ipofi si an t.; 3 = ipofisi post. = testicolo; 2 = ovaio. 1 = surrcne totale; 2 = cotticalc; 3 = midollarc. 1

I o nero le quantità normali secondo l~ cur.va di Le ndd.

Questi chiamò OPZIM (Organ Pulver Zur Interferometrischen Messungen); essi che in acqua sono insolubili, se messi a contatto con un siero, dopo 24 ore di termostato, abbandonando in questo una certa quantità di peptoni, albumose, aminacidi polipeptidi, dimostrano che una parte della polvere è stata disciolta provocando la formazione di peptooi solubili che si aggiungono alle proteine del siero in esame aumentandone la concentrazione. Questa differenza di concentrazione in confronto al siero campione senza aggiunta di polveri è apprezzabil e coll'interferometro, che permette di misurare differenze ài indice di refrazione raggiungenti il settimo decimale. L 'apparecchio è basato su questo principio: una sorgente luminosa dirige i raggi su uno schermo presentante due fessure parallele e verticali; i

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raggi che hanno passato lo schermo raggiungono l'oculare dell'apparecchio a traverso un bagno-maria ad acqua distiillata : la metà inferiore di questi raggi dà nell'oculare uno spettro int~rferometrico invariabile rappresentato da una zona luminosa centrale bordata da due strie oscure; cui seguono così a destra che a sinistra strie sempre più colorate e meno luminose. La metà supenore dei raggi attraversa una camera di cristallo che pesca nel bagno10~rr~~rrT,.-rTO-rrolirrTIIrrTiirTTI~ n4-~++1-~~-r~-rr+~~~~~~r++4~

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maria e contiene nelle sue due parti a destra il siero campione, a sinistra il siero da esaminare trattato con OPZIM. La differenza di concentrazione dei due mezzi provoca una differenza di rifrazione che determina una deviazione dell'immagine interferenziale superiore; occorre riportare quest'immagine a coincidere con quella campione inferiore a mezzo di un tamburo graduato. Il numero delle divisioni del tamburo necessarie per portare alla corrispondenza esatta le due immagini costituisce una cifra che è in rapporto colla concentrazione della sostanza in esame. Con questo apparecchio - e colla tecnica che riassumeremo più oltre (e che è molto delicata) - Hirsch estese la ricerca dei fermenti di difesa alle ghiandole endocrine pensando che i prodotti di queste versandosi in circolo agiscano da albumine estranee provocando la formazione di fermenti dì difesa orientati particolarmente verso i diversi increti.


168 Bisogna però tener present~ che i vari OPZIM o polveri reattive che 'rappresentano un estratto delle diverse ghiandole non rappresentano realmente l'ormone relativo, forse di questo non contengono più traccia; ma constano delle albumine ghiandolari contro le quali sono diretti i fermenti di difesa che sono messi in evidenza coll 'interferometro. W~rr~-r~-r~-r~-rro-rroo-rro-rro-rr~ 19~~+1~+1~~~+1~~-r~-r~~r+1-~44 u ~~+1~+1-r~~+1-r~-r~-r~1-r+~~+; 17+1~+4-r~-r~-r~-rr+~r+~~+1-r~-r~ 16+1~+4-r~~~-r~-rr+~r+~~+1r+~-r~

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= tiroide to tale : 2 = strum:t lu sed o wia na ; 3 = >truma col . loid c: 4

= >truma par.,nchimatoso.

Molte obiezioni sono state fatte al metodo. Rimandiamo ai lavori citati. Bietti e R ubegni si domandano se, ammessa la natura fermentativa del fenomeno, i fermenti di difesa hanno carattere di specificità dato che la diagnostica interferometrica ha per base la specificità dei detti fermenti. Per chiedere la specificità ad un fermento bisogna prima di tutto metterlo a con tatto con un substrato specifico ma in realtà il substrato, coi mezzi di cui disponiamo, in quaiunque modo sia preparato, non avrà mai una specificità assoluta ma solo relativa. L' O PZIM poi per la sua fabbricazione non contiene che albumina denaturata. Per qu~s to è necessario ricorrere ad estratti Handardizzati, com e Hirsch consiglia, per ridurre al minimo le cause di errore già, per m olte ragioni, non scarse. Contro qu~ta specificità si è osservato che il siero di un individuo indipendentemente dal sesso contiene fermenti contro ambedue le ghiandole genitali, testicolo e ovaio, sia pure in quantità ineguale e prevalente per la ghian-

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dola propria del sesso. Probabilmente entra in giuoco in questo caso l'origine embrionaria comune delle ghiandole sessuali. In favore di quest'ipotesi sta anche il fatto che sieri di indiviclui a sesso ben determinato attaccano inegualm e nte le due gonadi a differenza di quelli di individui con qualche carattere comune ai due sessi o con note spiccate di crmafrcditismo. E' certo che questa prova dà, nei soggetti normali, un per-cento delle albumine degradate in peptoni uguale per le stesse ghiandole ma diverso da ghiandola a ghiandola. Nel 1927 difatti Zimmer, Lendd, Fellow trovarono, e tali ricerche ebbero valore di lavoro fondamer.tale, che l'esame di una stessa ghiandola non aveva alcun significato trovandosi in uno stesso soggetto in esami successivi valori diversi, ma che confrontando le 5 principali ghiandole (ipofisi tiroide, timo, genitale, surrene) si potevano ottenere dei valori relativi, e mai assoluti, sufficienti a stabilire una curva << normale n . Si è così ottenuto il cosidetto profilo di Lcndcl nel quale la degradazione dell'estratto ipofisario presenta un valore quasi eguale a quello del surrenale e quello del tiroideo un valore superiore ma eguale a quello del genitale mentre il timo prende una posizione intermedia. Più tardi Hirsch riuscì a preparare anche l' OPZIM per l'ipofisi anteriore e posteriore, per la corticale, la midollare e la paratiroidc così che oggi egli dà con sicurezza le seguenti percentuali della degradazione in peptone: ipofisi totale . ipofisi anter .. ipofisi poster. tiroide timo

9·44 8,63 IO-

17· 14 12,20

genitali surrene totale surrene corticale. surrene midolla re paratiroide

17,87 8,62 99·52 10,40

Si possono avere variaziom m più o in meno da questi valori segno i n dubbio di disfunzione ma non per questo si può ancor oggi parlare con sicurezza di disfunzione in eccesso o in difetto, perchè l'interferometria può solo per ora rilevare una disfunzione. Così nelle malattie dell'ipofisi Lutz, Girard ed altri dimostrerebbero disfunzion~ ipofisaria totale 0 dissociata in accordo colla clinica. Negli stati addisoniani le surrenali sarebbero finora interferometricam en te mute per quanto netta disfunzione surrenal~ abbiano notato alcuni AA. e d aJtri abbiano trovato ora valori alti, ora bassi. Nelle varie forme di adiposità si sono avute indicazioni di disfunzioni tiroidee ~ genitali; in casi di sterilità e dismenorrea indicazioni di disfunzioni ovariche, tiroidee e ipofisarie. Nelle ~~funzioni paratiroidec (morbo di Paget, o~teopsatirosi, .mor~ d~ C1 o u zon) SI e avuta netta disfunzione paratiroid·~a ass1cme ad altn SCJlllll hrt endocrini .


Nel mixedema e nelripotiroidismo si ha nena disfunzione tiroidea, negli ipertiroidismi invece e nel Basedow non si sarebbe avuta indicazione di alterazione tiroidea avendosi spesso valori normal i e bassi che non sembra dover interpretare come i~rfunzionc . Molti AA. hanno consigliato di considerare il gozzo come un tumore quaiunCJue sia la sua natura, e di usare assiem e • ')0

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all ' OPZIM tiroideo CJUello del gozzo colloide, bascdowiano, parenchimatoso. Così abbiamo anche fatto noi e ne riferiremo più avanti. Per l 'applicazione del metodo, bisogna attenersi alk minuziosità prescritte da Hirsch per avere delle prove plausibili. Prelevato il sangu~ (almeno 20 eme.) si tiene in ghiacciaia a temperatura costante per 24 ore; si raccoglie il siero e per impedire contaminazioni batteriche vi si aggiunge una wluzionc al l' 1 :500, in proporzione dd 5 % del suo volume, di una sostanza preparata da H irsch e detta Vuzim. In speciali provette di vetro di jen a si mettono gli OPZIM, uno per provetta, cui si aggiunge mezzo cc. di siero; in altre tre p rovette si m ette mezzo cc. di siero senza OPZ IM quale testo. In tutto 14 provette al massimo o qualora si vogliano studiare solo gl i OPZ IM total i, 8 provette.

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Si mettono in termostato a 3t per 24 ore e si esegue la lettura nell'interferometro successivamente di ogni provetta. Riportando i valori trovati ai valori medi della scala di Lende\, già preparati in grafico, si ha un 'idea dello stato della funzione ormonica in quel momento. La preparazione richiede almeno tre giorni; la lettura non meno di due ore. Fermo restando che per soggetti normali abbiamo trovato valori molto vicini (talora leggermente inferiori,, talora leggermente superiori, talora perfettamente uguali) a quelli di Hirsch, possiamo asserire che, quando la prova è probativa, cioè quando i sieri controllo sono perfetti, si può considerare di ottimo orientamento nella conoscenza dello stato endocrino d'un soggetto. In questa esposizione sintetica del nuovo metodb riportiamo qualche caso fra il molti già studiati, fra i soggetti mandati in esame al nostro laboratorio dai reparti dell'ospedale o dalle Commissioni medico-legali. La fig. I illustra la curva dei valori di degradazione proteica del siero di un soggetto che dopo aver sofferto di epididimite tub. sin. risoltasi in guarigione con atrofia del testicolo andò incontro ad uno stato di marcata adiposità così da raggiungere in. 3 anni I28 kg.. La curva è tutta più bassa del normale ma vi è evidente una disfunzione ipofisario-testicolare-surrene-midollare che può chiarire il quadro dell'adiposità e indirizzare la terapia. La fig. 2 si riferisce ad un giovane figlio di tubercolosa nel quale da 3 anni si era presentato un progressivo deperimentQI fino a stato di magrezza patologica. Il M. B. dette+6o% ed in primo tempo si pensò ad un ipertiroidisrno che non migliorò con alte dosi di antitiroidìna - siero. La pressione art. scese a 90-70, l'adinamia, l'anoressia si intensificarono (nessuna macchia scura sulla pelle), e la curva dimostrò una netta disfunzione tiroideo-surrene· corticale. La cura iniziata da I mese con endocorticalina l. S. M. ha già fatto sparire l'anoressia e fatto guadagnare due kg. di peso. La fig. 3 rappresenta un caso di gozzo cistico (per inciso dirò che il reparto di chirurgia dell'ospedale militare non opera alcun gozzo se prima non ha fatto studiare da noi il metabolismo, lo stato dell'apparato circolatorio i elettrocardiogramma e pressione arter.J e lo stato di equilibrio endocrino con particolare riguardo al gozzo basedowiano, colloidale e parenchimatoso). La curva presentò una leggera disfunzione timo- genitale con eccedenza di disintegrato proteico per lo struma basedowiano. Pur non avendbsi alcun segno clinico di ipertiroidismo il M. B. era + 30% ~ l 'assieme del quadro di laboratorio faceva propendere per un gozzo cistico iperfunzi~n~te. Ci sembra importante notare che in tutti i casi di gozzo fin qui esammatt la curva interferometrica dei preparati tiroidei si è accordata colla prova del M. B. La fig. 4 infine dimostra il modo di comportarsi della curva in un interessante caso_ di ben evidente morbo di Cushing (sul quale r iferirà il magg iore prof. R1zzo del Collegio medico-legale) nel quale in una curva comples-


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sivamcnte molto bassa si palesa una marcata disfunzione (anti-ipofisi) cortlcalc surrenale. In conclusione riteniamo eh~ nonostante i dubbi che talora anche questa prova può lasciare in un campo irto di difficoltà quale quello delle disfunzioni endocrine, sia consigliabile la sua introduzione nella pratica (e lo dimostreremo meglio riferendo su alcuni casi clinici fra qualche tempo) a sostegno della diagnosi clinica ed in aiuto di indicazioni terapeutiche.

RIASSUNTO . L 'A. espone la dottrina e la tecnica d el metodo interferometrico d i Hirsch per la determinazione dello ~ta ro di eq uilibrio ormonico individuale e porta alcuni esempi a sostegno della utihtà del metodo per la diagnosi clinica c l'indiriz:w terapcutico.

BIBLIOGRAFIA. HIRSCH: Deutsche m cd. Wochen., 1914-1917·1925· HrRSCH: Klin. Wochcn., 1929. HtRSCH: H and. d. bio!. Arbeitsmeth., 1935. DAVANZO: Arch. ost. e g in., XVI, p. 519. DURUPT e LAGARDE: Presse med., XL, p. 456, 1932. DuRUPT: L'ìnterfcr. en dìn. - Doin, 1932. LENDEL e BoRNSTIIN: Med. W el t. , VI, p. 837, 1932. MoNACELLI: Il P ohclinico (Scz. med.), 1935· B1ETI1 e RusEGNT: XV Congr. oftalm., 1937.


R. ISTITUTO DI IG IENE DELLA R. UNIVE HS ITA" DI PALERMO D• rettore: prof. M<IUO M AzzEo.

f\1 PORTANZA DELLE REAZlONI SIEROLOGICHE NELLA INFEZIONE TUBERCOLARE <•> Dou.

G1 HI~<TTISTA fi >ICIIELL.\, c.1p11ano m~!lco. assistente milit.m:. c dou. ALFosso A LBI'I. a»rs:<"nl<: mc:mcato.

NOTIZIE STORICHE E BIBLIOGRAFIC HE.

Il problema della diagnosi sierologica della tubercolosi è se~prc viv?. La form azione di anticorpi specifici, sotto lo stimolo del m1cobatteno tubercolare, non è costante o per lo meno non è tale da potere essere valutata quantitativamente, come per altre infezioni. Dei vari anticorpi, quelli ~;,u i quali maggiormente si è fermata l'attenzione degli AA., sono i devianti il complemento. In proposito esiste una vera letteratura. Ma la q uestione più discussa rimane quella dell'antigene, da usare in vitro a scopo diagnostico, e ciò perchè il b. tubercolare, essendo un germe assai complesso nella sua struttura albumino-lipoidea con carboidrati, non è facile potere stabilire a quak porzione di questo complesso chimico, sia da attribuire la migliore proprietà aptenica in vitro, anche pcrchè, secon do Dienes, estratti di bacilli tbc. iniettati in vivo, stimolano la formazione di anticorpi parziali , ben differenziabili, di specie differente) a seconda la loro diversa composizione; anticorpi non tutti utilizzabili a -scopo diagnostico. D 'altro canto, un estratto in toto di bacilli di Koch, contiene sempre una percentuale lipoidea a funzione pseudo-antigenìca aspecifica, che deve senz'altro essere soppressa, se si vuole dare lll'antigene una specifi ci tà più m arcata. &sendo stato però dimotrato, che questa pratica, va in buona parte a scapito della sensibi lità, si è pensato di aggiungere all 'antigene, dopo la sua depurazione, una certa quantità extra di d~terminati lipoidi. Ecco il perchè dei numerosi antigeni adoperati, onde ottenere quelli maggiormente a datti per specificità, facilità di impiego, assrnza di false reazioni positive.

• • • Scorrendo la ricchissima letteratura, ~i rileva come i prim i antigeni :tdoperati furono delle culture omogenee di Arloing, o una tubercolina, ma con risultati non molto incoraggianti. Nel 1906 \\'assermann e Bruk utilizzarono come antigene, una vecchia tubercolina. ( 1)

Nel condurre ~ termine il prcsenl~ lavoro i due AA. h~nno coll~bor~to

10

parti UJruah.


1.74

Besredka nel 1913, introdusse nella pratica l'uso della cultura all'uovo, quale antigene. Neuberg e Klopstock, avrebbero ottenuto buoni risultati, adoperando per le ricerche l'antigene da loro preparato a base di bacilli tbc. uccisi, essicati e triturati, e successivam~nte sospesi in soluzione acquosa di benzoato di soda al 20 n{, . Anche Capuani con detto antigene, avrebbe ottenuto il 92 % di risultati positivi nei soggetti sicuramente tbc.; il 30 % in quelli semplicemente sospetti; il roo cy., di negatività in soggetti indenni da tbc. Mazzero su 64 bambini della seconda e terza infanzia, affetti da diverse forme tbc. cliniomente attive od inattive, con l'antigene di Besredka e Wassermann, ottenne l'8 r,2 % di positività col metodo di Besredka, ed il 65,5 ';{, col metodo Wassermann . I 'Sieri di individui sani, risposero sempre negativamente. Con sieri di luetici si ebbe talvolta reazione positiva. Cantani, dopo le ricerche eseguite su più di 400 sieri, dichiara che la tecnica d'indagi ne sierologica per la tbc., non può fornire allo stato attuale, sufficienti dati di sensibilità e specificità. Tinozzi constatò che, nei casi di tbc. avanzata , il 90 'X, dei sieri, ha reagito positivamente con l"anti gcn~ d i Besredka. Mazzetti, Vanni e Daòdi hanno praticate ricerche, adoperando come antigeni : sospensioni integrali di bacilli di Koch (metodo Petragnani), sospensioni di bacilli di grassa ti, e vari i estratti da corpi batterici medesimi. Dagli esi ti ottenuti, gli AA. hanno concluso che, la deviazione del complemento, è in grado di svelare l'individuo affetto da tbc., ed in alcuni casi, con reazione più o meno positiva, l'individuo sano, solamente allergico alla tubercolina. Pensano che il valore antigene, nel caso del bacillo tbc., non sembrerebbe legato ad una particolare frazione del suo protoplasma, ma sia uniformemente distribuito nei suoi varii partigeni. Goldcstein con l'antigene di Neubcrg e Klopstock, su 197 sieri di soggetti affetti da tbc. polmonare, e dei quali 63 gravi, ha ottenuto il 61,9 % di positività ed il 38,o r o/., di ncgatività . Su 20 .sieri prelevati da sospetti tbc,. 11 reagirono posi tivamente. Piccioli su 210 campioni di sangue, appartenenti sia a pp. sospetti di lbc. (162 casi), come a soggetti affetti dalle seguenti forme morbose: 19 tbc. polmonari Koch positi,e, I3 pleuriti essudative, r4 pleuriti secche, una polisierosite, una pcritonite tbc., ottenne con l'antigene di Besredka il 34 c>;;, di risultati positivi; 139 casi risposero negativamente. Sui 19 sieri di tbc. accertata, solo 5 casi ri ~ posero negativamente. Dci 162 sieri, appartenenti a soggetti clinicamente sospetti tbc., ebbe il 26 % di casi positivi. Satta e Buonomini, su r 32 sieri esaminati dci quali 40 di. indi vidui tbc. o vaccinati con anatuhercolina, e 30 di cavie mfettate sperimentalmente, hanno aciopcr oto come antigeni : anatubcrcolina integrale (vecchia formula),

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175 anatubercolina integrale (nuova formula), il fenolo batterico al 5 <;6 , l'anafenbatt, il fenbattacin (integrale e nella parte liquida), il residuo acetonico derivato dal fenolo batterico. Come controllo han no usato: l' anatubercolina Petragnani, ed in un minor numero di casi anche l'antigene di Witebsckj. Gli AA. sono venuti alle seguenti conclusioni: l'anatubercolina di Petragnani specie la nuova formula di preparazione, ha proprietà di spiccata sensibilità per la deviazione del complemento. Il fenbattacin si è dimostrato di una squisita :sensibilità, posseduta anche dalla frazione limpida. L'antigene di Witebsckj ha dimostrato in raffronto con gli altri, minore sensibilità. Corbia, con l'anatubercolina di Petragnani, su 1 1 2 sieri di soggetti affetti da forme chirurgiche tbc., ottenne risultati differenti, a seconda delle localizzazioni, ed il grado di evoluzione del male. Attribuisce a detto antigene, spiccato potere reattivo specifico. Anche Magi, col citato antigene, ha ottenuto buoni risultati, provan. dolo su sieri di bambini affetti da tbc., od allergici alla tubercolina, ma clinicamente sani, e su lattanti sani.

••• L 'antigene di· Witebskj, Klingstein e Kuhn, che noi abbiamo adope~ rato per le nostre ricerche, è stato anch'esso largamente esperimentato. Gli ideatori di detto (antigene), si sono particolarmente preoccupati di climi~ nare, nella sua composizione, la quota ubiquitaria di aspecifìcità. Essi riferiscono di avere avuto risultati notevolmente positivi, anche in casi di gravidanza, nella lue, nella infezione gonococcica (non però nella lebbra e nella difterite). In detti casi, la aspecifìcità fu limitata al s-6 "... Gabbi su sieri neoplastici, trova una aspecificità del 44 ~.. . Babudieri ed Jacopino in 30 individui sani, ottengono il 17,3 °1o di reazioni positive; fanno però rilevare che le esperienze sono state condotte sul personale di un sanatorio per tubercolotici, ciò che toglie buona parte di valore a queste prove di controllo. Coggi e Groppali, su 141 sieri di gravide, in varii stadii di gravidanza, di puerpere, e di affezioni della sfera genitale, notano solo 7 reazioni posi tive (4,9 % di aspccifìcità). De Gaetani trova il 5 % di posirività aspecifica. Horing ebbe il 4 % di reazioni a!<pecifiche su 525 stcrt esaminati. Kindcrmann e Schramek ebbero pure il 4 % di aspecificità, e così Mino e Angeleri. M oretti, su 100 sieri di individui affetti dalle più svariate forme morbose (escluse le lesioni tbc. polmonari), ha ottenuto il 24>4 ~{, di reazioni specifiche (solo su 16 polisierositi ebbe il 50 0), di positività). ,


Romeo e D'Agostino ebbero il 100 per 100 di positività nella tbc. polmonare, con. bacillo di Koch nello sputo, il 75 % nella tbc. polmonare Koch negativa, solo 3 casi debolmen te positivi, in 22 sieri di soggetti affetti da forme morbose non tbc. Monaco e Ruggero con gli. antigeni dì W. K. e K. e di P etragnaru, su 127 sieri, dci quali 94 di bambini e 33 di adulti, affetti da tbc., o tali fonJatamente sospetti, ottennero quasi sempre reazione positiva, nella tbc. polmonare ed extrapolmonare, e solo in due casi esito negativo. Nelle forme non tubercolari, le reazioni furono costantemente negative. Di Marco con gli stessi antigeni testè detti, su 330 sieri, dei quali 52 provenienti da tubercolotici , c 278 da individui Jffetti da: malattie infettive, neoplastiche, dege nerative, vi attribuisce in pari misura, un alto grado di specificità e di sensibilità, specie nella tbc. polmonarc allo stato di tisi terziaria; ancora un grado spiccato di positività riscontra nella lebbra, indi nella difterite. La infezione melitcnse e la febbre ti foidea, risposero qualche volta pasitivamente. Brandt e Ku tschcra Aichbergcn, espcrimentando l'antigene di W. K. e K. su un numero rilevante di casi di tbc., artriti, pleuriti, e moltissimi sieri controllo, hanno concluso a favore della specificità di esso, e per il reumatismo,· hanno riferito, le reazioni dopo una fase di negatività, possono diventare positive, il che indurrebbe a confermare l'importanza della infezione tubercolare nel reumatismo stesso, ed a giustificare il trattamento tubcrcolinico in detta malattia. Di Lillo su 163 casi di lebbra o individui conviventi con lebbrosi, lue e malattie veneree, soggetti sani, ha riscontrato: sensibilità molto spiccata nella lebbra (4/ 5 di esito positivo) ; una certa positività nella lue, ed in altre malattie infettive. Manteufcl c Demmcr, su 66 casi di effezioni reumatiche, ebbero il 39,4 '';, dì positività, e 9 reazioni pure positive su 17 casi di artrite deformante.

Ai fini di stabilire un raffronto, nei riguardi della specificità o meno sui sit ri di ~a n gue di tubercolotici, e degli altri da noi esaminati, tra la reazione di deviaz ione del complemento con l'antigene di W. K. e K . e la reazione di fl occulazione, abbiamo pensa to essere utile di provare la reaz io ne di Da ranji , la quale, proposta dal citato A. fin dal 1922, si basa sulla varia stabili tà dd siHcma colloidale, cd è una tra le più esperimentate delle rcnioni fisico- chimiche che si conoscano (reazioni di Matefj, Mundcl, Vernes, Costa, Sachs e Klopstock). Già in precedenza Sachs aveva rilevato che, i sieri di sangue di certi m alati, trattati con mezzi fisico-chimici (alcool, cloruro di sodio, riscalda-

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mento a 55'', solfato di ammonio, ecc.), subiscono tali modificazioni, da dare luogo alla formazione di fiocchetti, la quale può essere più o meno accentuata . Detto fenomeno è stato i~terpretato nel senso che, il contenuto delle globuline del sangue, in alcune forme morbose, va incontro ad un aumento rilevante a spese delle albumine, che verrebbero così a diminuire. L 'alterato rapporto tra albumine e globuline, determina, trattando i sieri con mezzi fisico-chimici, la precipitazione delle globuline, sotto forma di fiocchetti. Bonaccorsi dà un certo valore per la formazione dei fiocchetti, anche al grado di dissociazione idrogenionica. Kopacezwschi e Koppa, attribuiscono maggiore importanza, alle moJific.azioni fisico-chimiche dei colloidi del siero. Sachs e Oettingen, fanno rilevare che il fenomeno della !abilità colloidale, sia dovuto, in parte all'aumento delle globuline, ed in parte alla distruzione cellulare, con produzione di tossine, che stimolano l'aumento delle globuline e del fibrinogeno; perdendo in tal modo, i colloidi del sangue, la loro normale stabilità, acquisterebbero tale !abilità, da potere essere precipitati dai diversi agenti fisico- chimici. D ello stesso parere sono Daranji e Starlinger. Duzar e Menciel, considerano la lahilità colloidale, come una wnseguenza dei più svariati processi dell'organismo, i quali dando luogo ad un aumento delle globuline, creano uno squilibrio nella frazione proteica del siero. L'aumento delle globuline, più che la causa della !abilità colloidale, rapprese:1terebbe la conseguenza del cambiamento dt condizioni dell'organismo. In via teorica quindi, esaminando la !abilità colloidale del siero, potrebbe ottenersi un criterio sullo stato umorale, e pertanto sulle condizioni generali , e sui poteri di reazione di un organismo, nei varii stati morbosi. Basandosi su questi concetti, varii sperimentatori ricercarono tale fenom eno nelle più svariate forme morbose acute o croniche, ma con risultati purtroppo assai discordi. Daranji oltre che nella tbc., ottenne reazione positiva nella sifilide con manifestazioni in atto, e nei processi suppurativi cronici ed estesi, negativa nei processi suppurativi acuti, nei tumori benigni, negli individui sani, ed in casi di lue latente. Ione, Wolff e Azerad ebbero reazione positiva nel roo % dei casi di tbc., positiva in r caso di cancro del polmone, ed in 3 di grave asistolia. Tinozzi nella tbc. chirurgica in atto, ed in vario stadio di evoluzione, riscontrò !'85 % di reazione positiva, con una maggiore intensità nelle forme aperte a localizzazione ossea, piuttosto che nelle forme chiuse, a localizzazione ghiandolare. Ebbe reazione positiva nel Morbo di Bant, in 1 caso di sifilide epatica, nel Morbo di Hodgkin. Duzar su 50 bambini lattanti, ottenne in quelli affetti da tbc., sempre reazione positiva di intensità varia, secondo la gravità del processo, ne-


gativa nei casi di controllo (bambini sani), ancora positiva nel corso di vane malattie infettive. Montemartini ha avuto il Joo % di reaztom positive nella tbc. ossea, il 6o % nelle localizzazioni ghiandolari. Anche nel disturbi della nutrizione dei bambini, -sono state nscontrate variazioni della stabilità colloidale (Nassau ed H endelsohm). Pinelli ha saggiata la reazione, non solo nella tbc., ma anche in altre form e morbose acute o croniche. In 105 casi di tbc., nelle sue varie forme cliniche, su sieri prelevati da bambini, ha avuto positività nel 74,2 '%, con una maggiore percentuale positiva (87,5 'Yo ) nelle localizzazioni delle sierose, indi nella scrofolosi (85,7 %), e nelle localizzazioni ossee (75 %). Nella tbc. latente il 69,2 %; nelle localizzazioni ignote il 55·5 %. Nell'unico caso di tbc. pol m onare, la reazione fu positiva. Trattando su altri 73 sieri di bam. bini affetti da malattie varie, ebbe: su 25 casi di eredo-lue, reazione positiva 4 volte, e positiva 10 volte su 18 casi di malattie diverse. Trombiru, esperimcntando la detta reazione assieme a quella di Matefj e Mundcl su 15 bambini sani, sottoposti a vaccinazione con anatubercolina di Petragnani, ottenne nel periodo immediatamente successivo a quello della comparsa dell'allergia cutanea, 13 casi di positività con la reazione di Matefj, m entre con le altre due reazioni, i risultati furono assolutamente negativi (un solo caso debolmente positivo, con la reazione di Mundel).

Particolare cenno vogliamo fare, sull'idea che hanno avuto alcuni studiosi, di adoperare per la sicrodiagnosi della tubercolosi, delle reazioni di flocculazione specifica, con procedimenti van, ma fondamentalmente analoghi, e nelle quali il flocculato rappresenta la combinazione di antigeneanticorpo. Tali reazioni, relativamente semplici ad eseguirsi, e di facile interpretazione, sembrano dare in complesso risultati assai buoni, e su di esse converge attualmente l'attenzione di clinici e di sierologi. Mueller fu il primo a esperimentare tali reazioni, adoperando l'antigene di W. K. e K. sospeso in modo particolare, nella soluzione sodica per la Ballungsrektion per la sifilide. Successivamente Nagcl, adoperava una immuno-reazione per la tbc., e nella quale l'antigene di W . K. e K., veniva unito alla soluzione sodica, per la reazione di chiarificazione alla Meiniche, ottenendo risultati incoraggianti. Uguali buoni risultati hanno avuto con detto procedimento, Haag e Niggemeier, e Garalcwski e Boedicker. Meinicke ha proposto due reazioni per la tbc. (la micro e la macrorcazione), ma con tecnica sostanzialmente uguale. L a macroreazione è stata quella che ha riscosso maggiori favori.


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Verdina ed altri studiosi dell'argomento, attribuiscono alla reazione di Meinicke, una spiccata sensibilità nella tubercolosi polmonare attiva, m entre nei casi di tbc. iniziale, l'esito è talvolta dubbio e assai spesso negativo. Nei soggetti non tbc., la reazione dimostra una discreta specificità. Essa secondo Spinedi, Besta e Bassani, può essere utile come mezzo di controllo della evoluzione tubercolare. RICERCHE PERSONALI.

Da quanto precedentemente è stato esposto, risulta chiaro che è notevole la discordanza sia per ciò che concerne la sensibilità dei vari antigeni, sia per quanto riguarda la specificità o meno deìle reazioni sierologiche. In attesa di potere estendere le nostre osservazioni adoperando più antigeni, abbiamo creduto fermare la nostra attenzione, su quello di W. K . c K. ; inoltre gli stessi sieri adoperati per la reazione di deviazione del complemento, sono stati utilizzati per la reazione di flocculazione col metodo D aranji. Prima di fare alcune considerazioni anche sui risultati ottenuti dai ricercatori che ci hanno preceduto, esponiamo brevemente le nostre Indagini.

• •• Gentilmente ci hanno fornito il materiale umano: l'Ospedale << G. F. Ingrassia » dell'Istituto Fascista per la P revidenza Sociale, l'Ospedale militare, l 'Ospizio marino << Enrico Albanese », l'Ospedale sanatoriale di Bagheria, il Dispensario antitubercolare provinciale. Crediamo nostro dovere, r ingraziare i Direttori dei singoli Enti, con particolare riguardo ai Proff. Nicola Sanguigno dell'Ospedale << G. F. lng rassia » e Luigi Sagona del Consorzio Antitubercolare, appunto perchè essi cj sono stati più )arghi di mezzi. TECNICA ADOPERATA PER LA REAZIONE

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DEV IAZ IONE DEL COMPLEM ENTO.

Per la tecnica dei nostri esperimenti, abbiamo osservato fedelmente que lla suggerita dagli AA. Come antigene abbiamo adoper ato : o la soluzione in benzolo di parti costituenti dei bacilli tbc. con aggiunta di lecitina, o la sospensione in soluz ione di fenolo- glicerina - cloruro sadico, dci componenti dell'estratto henzolico lecitinizzato (Istituto Behring CO. FA. Comp. Farmaceutica S. A.). Del primo antigene, quando si devono fare le ricerche, se n e prende una quantità misurata, si pone in una capsula di porcellana, si fa essiccare a bagnomaria a 00°- 8oo C., indi si riprende opportunamente, con volume doppio di soluzione di cloruro sodico al o,9 %.


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Adoperando invece il secondo antigene, se ne diluisce una quantità misurata con nove parti di soluzione fisiologica al 0,9 % (diluizione: 1 :ro). Essi sono così pronti per l'uso. La tecnica è quella della comune deviazione del complemento con le seguenti particolarità: 1° - Essendo la ricerca di natura quantitativa, si usano quantità decrescenti di antigene. In una serie di 6 provette si mettono cc. 0,25 delle diluizioni : I (antigene pronto per l'uso), I :3, I :9, 1:27, I :8r, r :2.g, ottenute mecliante successive diluizioni di un volume di antigene, con due volumi di soluzione di cloruro di sodio al 0,9 %. Una settima provetta, che contiene soltanto cc. 0,25 di soluzione di cloruro di sodio (controllo del siero), chiude la serie. 2 ° - Il siero inattivato per 30 . m.' a 55" c., ai fini di evitare reazioni aspecifiche, specie nei luetici, viene tenuto anco-ra per 15 m.' a 59- 61 ° C. Esw va diluito 1: 3· Alla serie di provette, si aggiungono cc. 0,25 di detto s1ero. 3o - In una serie controllo, anch'essa di 6 provette (controllo antigene), il siero del p. viene sostituito con cc. 0,25 di soluzione di cloruro di sodìo. 4" - Il complemento (siero fresco di cavia san issi ma), si diluisce r: I5· Di esso si aggiungono a tutte le provette della serie, comprese quelle di controllo, cc. 0,25 per ognuna. su- Le miscele così preparate, vengono poste in termostato, e la permanenza va prolungata per ore I r/2- I 3/4, secondo l'attività litica del siero. 6° - Si aggiungono indi per ogni provetta cc. o,5 di una sospensione di globuli rossi di bue al 5 ··.,, sensibilizzati con una dose quadrupla della minima emolitica di ambocettorc antibue. La lettura viene fatta dopo circa 20 m.' cd ancora dopo ore una e mezza- due, di permanenza a 3t C., in ogni modo quando le due serie di controlli presentano emolisi completa. Le reazioni positive le abbiamo distinte con i segni ( + ), ed a seconda della intensità di reazione nelle varie diluizioni, i segni sono stati 4 +, 3 +, 2 + , I + , ovvero col segno (- ) quando la reazione è stata nettamente negati\'a. Abbiamo ri ~ contrato in molti sieri di thc. cd anche in altre forme morbose, come la reazione avviene talvolta con le dosi più alte di antigene, altre volte con le dosi m ed ie o più basse. TECNICA DELLA REAZIONE Ol I'LOCCULA7.10NE COL METODO DI DARANJI.

La tecnica aòoperata è quel la proposta dali' A. che descriviamo: a cc. 0,2 di siero fresco di sangue in esame, limpido ed inattivato, si aggiunge cc. I,I di una miscela formata da cc. 1 di alcool a 96" + cc. 4,1 di una soluzione Ji cloruro di sodio al 2 %.

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Le provette, contenenti tale miscuglio, dopo essere state bene agitate, vengono immerse a bagnomaria alla temperatura di 6o• C. per 20 m. ' Trascorso detto periodo, vengono estratte, e senza agitarle, vengono lasciate a temperatura ambiente. Per la lettura, abbiamo esaminate le provette su fondo nero, e quasi sempre abbiamo controllato la reazione, servendoci dell'agglutinoscopio di Kuhn- Woite. La positività è ~ndicata dalla formazione di fiocchetti, ed il grado di positività è in rapporto col tempo nel quale i fiocchetti compaiono. Abbiamo ritenuti negativi quei sieri che dopo 24 ore dall'allestimento. della reazione, sono rimasti limpidi, o che essendosi intorbidati, ed essendo poco scorrevoli, non presentavano formazione di fiocchetti.

T ABEL LA N. I. Casi esaminati distinti i1l gruppi.

------------~-N-ume-ro~-------1! L l Diagnosi clinica

dd casi

Nole

esaminati'

J

,Tbc. polmonare Koch positiva ' Tbc. polmonare Koch negativa lnfiltrati : ilare, para-ilare, adenopatie ilari, complesso primano Morbo di Pott dorsale Gonilite . Coxite . Pleurite essudativa Pleurite secca Catarro bronchiale

Bronchite asmatica Polmonite Jobare Febbre tifoide Infezione melitense Amebiasi intestinale Malaria . Itterizia catarrale Soggetti dimcamente sani Totale generale

z -

Ciornalt: di mt:dicina millitart:.

r64

32 15 2

3 2

r8 7 21

3 3 I 1 I

20

9 51

353

Adulti. Adulti.

Bambini. Bambini. Bambini (già guariti). Bambini (già guariti). Adulti. Adulti. .' 7 cast datavano da ptu di 6 mesi. Adulti. Adulti. Adulti. Adulti. Adulti. Adulti. Adulti. Adulti.


1.82

Come rilevasi dalla tabella n. I, abbiamo esaminati i sieri di n. 353 individui, dei quali: 196 affetti da tbc. polmonare, in massima parte Koch p osi tivi (164), 32 di soggetti fondatamente sospetti tbc., 83 appartenen'ti ad infermi con le più svariate forme morbose, e 51 di individui sani, esenti da contro ] l abili infermità. l r isultati ottenuti si leggono nella tabella n. 2, e cioè: sui sieri di soggett: i affetti da tbc. polmonarc batteriologicamente accertata, la reazione di dcv i azione del com plemcnto è stata positi va 142 volte, con 22 casi di negati v ità, non sempre riferibili a soggetti emaciati, od in periodo terminale di pr<><=esso morboso, ad andamento sfavorevole. La percentuale di positività segna una marcata diminuizione nei casi di tbc- polmonare Koch negativa, poichè su 32 sieri esaminati, la reazione è stata positiva 20 volte, con 12 casi rispondenti negativamente. N elle forme sospette tbc. (infiltrato ilare o parailare, adenopatia ilare, comp\esso primario, etc. (15 casi, tutti in bambini della prima infanzia) la reazione fu positiva in 9 di essi e negativa in 6. Ha dato esito nettamente positivo nei due casi di morbo di Pott, del qua\e erano affetti due- bambini; uno di essi di anni 6 e mezzo, aveva inoltre un ascesso da linfoadenite suppurata fistolizzata alla base del collo, lato destro; il secondo, dell'età di anni Io, portava anche una tumefazione purulenta alla regione latero-cervicale destra (ascesso freddo). Su tre goniliti, un solo siero ha risposto positivamente in un bam bino rli 4 anni (forma attiva datante da più mesi), con due casi negativi (appartenenti a soggetti già trattati chirurgicamente e guariti). Così, su due casi di coxite, la reazione diede esito negativo, in un ragazzo di J r anni, operato e guarito fin dal gennaio ult. se. (il sangue fu prelevato ai primi di aprile), ed in un bambino di anni 5, anch'esso operato e guarito da più mesi. Su I8 sieri di plcuritici, con versamento sieroso abbondante, 7 risposero positivamente (le forme morbose datavano da più di 40 giorni), mentre r r casi diedero esito negati,·o (il processo a carico delle pleure, non aveva oltrepassato il 20° giorno dairinizio). Su 7 casi di pleurite st:cca, una sola volta la reazione fu positiva (trattavasi di. soggetto piuttosto deperito, discretamente oligoemico nel quale la mal:tttia era iniziata da più di 40 giorni). In 2 r sieri appancnenti a soggetti affetti da catarro bronchiale, dci <!uali 7 cronici, 5 reazioni diedero esi to positivo. Negative su 3 polmonitici. Debolmente positiva in un caso di infezione mclitense ed in un caso di febbre tifoidc. Ncgati,·a in una amebiasi intesti nale. N essuna reazione positiva su 20 soggetti malarici, alcuni in via di trattamento terapeutico col metodo Ascoli. Un solo caso di positività su 9 itterizie catarrali. Sui 51 sieri controllo, appartenenti a soggetti clinicamente indenni, i quali avevano


negato di aver sofferto alcuna forma morbosa, riferibile ad infezioni tbc., S:: ebbero 2 casi di reazione debolmente positiva. TABELLA N. 2.

Esiti otknuti nelle reaztont sierologiche praticate.

-

iRenionc di deviazione Reazione di flocculazione Numero l dd complcmcmo Diagnosi clinica

.

tki casi t:)a minati

Tbc. polmonare Koch + Tbc. polmonare Koch negativa

164 32

Infi ltrati: ilari e parailari. adenopatie ilari, complesso pnm ario Morbo di Pott Gonilite Coxite . Pleurite essudativa (t) . Ple urite secca (2) . Catarro bronchiale (:~) Bro nchite asmatica Polmonite lobare Febbre tifoidea (4) Infezione melitense (s) Amebiasi intestinale . M alaria Itte rizia catarrale (6) Soggetti clinici sani ( 7). l

l l

l l

l

: l

l

l

l

Totali generali .

15 2 '

.)

2

,g

rcaz . posi1. rc:1z. ncgat.l rcaz. posit. rc.1z. negat.

.

142 20

22 12

138 18

26 14

9

6

5

10

l

-

~

2

7

il

l

6 16

5

3 ..,

-

~

.)

l l

ll

l

l

l

20 l

9 51

.)

l

-

l

-

-

l

3 2 13 6 19 3

l -5 l

2

l

l

-

l

l

-

l

-

-

l

2

J

.

I

'

-

l

20 8

2

49

-

l 9 51 l

174

' 79

-

-

20

---

353

-

2

-

7 21

-

2 l

l

l

.)

-

2

l l

192

161 l

l

Se noi raffrontiamo ora la reazione di dtviazione del complemento, con };, reazione di flocculazione alla Daranji, specie nei casi sicuramente tbc. o fondatamente sospetti tali , ci accorgiamo, che quasi sistematicamente, su ( 1} l çasi posi tivi datavanc) da più di 40 gior ni dall'inizio dd proc~sso morboso. ( 2} Jl c:-oSt> positivo Jatava eh più di 40 giorni d~ II"inizio del processo morboso. (j) 7 casi datavano da più di 6 mesi.

( 4) R eazione positiva debolmen te. (')) R eazione positiva dcbolment~ . (6) (7) Reazioni positive clebolm~ntc.


tutti i sieri trattati, la reazione di flocculazione fu positiva meno volte della reazione di deviazione del complemento. Ciò rilevasi anche dalla tabella n . .~ ove sono riportati in percenntale quasi su tutti i casi esaminati, gli esiti positivi ottenuti con le due reazioni. TABELLA

N.

3·

Distribuzione in pcrceutuali !i positività. :..-

- - - - - - -- - -

-

- - __;:;:...;:;;=..;;;:...___:= - - - - - - -

- - -----=7.

Rcu.i"nc di floccu· Rc.1zÌn1w cl1 dcvi:~z1onc del compkmcmo

Po~ui\'it?t per ~1o

bzionc positivit.:ì

per '!<.

Tubercolosi polmonare Kcch ~ Tubercolosi Folmonare Koch Forme morbose fondatamente sospette tec. Pott d orsale Pleurite essudativa Pleurite secca . [tterizia cat.1rr:1le Malaria Bronchite asmatica Polmonite lobare Soggetti clinicamenre s::tni

56,2

6o

3),3

100

·l

'l

100

j8,8

27·7

•4·2

14·2 c

l l. l

.

E4 1

86-4 62,5

o o o 0.~9

o

v

33·3 o

CoNsiDERAZIONI E coNCLUSIONI.

Da quanto sopra abbiamo esposto, risulta chiaro che : La reazione di deviazione del complemento, coll'antigene di W. K. e K. dà una spiccata percentuale di positività, nei casi di tbc. polmonare Koch + . Meno accentuata in quelli semeiologicamente tubercolari ma Koch - , ed in altre forme fondatamente sospette tbc. In 2 casi di morbo di Pott, la reazione fu in ambo positiva. Nei pochi casi di artrite tbc. saggiati, i risultati della reazione sono stati concordi con i dati clinici. In forme morbose le più varie, può dare reazione di positività in percentuale talvolta discreta, cd in questi casi, oltre ai fattori intrinseci allo Hesso antigene, sono da anunettere anche quei particolari stati di !abilità dci sieri, e che con una certa frequenza sono stati riscontrati da altri AA. nelle più sva ri ~te forme m orbose guaii la lebbra, la difterite, la lue, la gravicbnza, i n1mori maligni, i reumatismi, ecc. Difatti data l'affin ità antigene ·. kl bacillo della tbc. con altri germi infettivi, quali il bacillo della lebbra e quello della di(rcrire, affinità per la quale nel siero dei Iebbrosi e dei difte-


r85

nct si riscontra una quantità di anticorpi diretti in modo specifico contro quelle frazioni del bacillo di Koch, che sono comuni al bacillo di Hansen ed a quello di Loffler, difficile è il compito di allestire preparati che reagiscano unicamente o quasi con i sieri di tubercolotici. Witebsckj e Klingen~tein definiscono le reazioni positive che gli antigeni tbc. dànno in questi stati morbosi, come non caratteristiche, piuttosto che come aspecifiche. Le reazioni di positività nella lue con antigeni tubercolari sono spiegate dagli AA. col fatto che, in detta malattia, esiste una spiccata reattività del siero, nei confronti di antigeni alcoolici non 5pecifici, e che molti degli antigeni tbc., sono costituiti da frazioni alcool solubili del bacillo di Koch. Per quanto riguarda le reazioni di positività riscontrate ancora da altri AA. con antigene tbc. nelle forme reumatiche, vi è un campo aperto di studi coi quali si tende a credere alla unicità eziologica tubercolare di molte forme clinicamente reumatiche. Ancora il tutto è però basato su elementi teorici più che su dati scientificamente constatati, ma è certo che con· viene veramente di approfondire le indagini come e quando in pratica vengono a combinarsi le sindromi morbose reumatica e tulxrcolare, non soltanto nei reumatismi chiaramente atipici o sospetti per eventuale origine tbc., ma in tutti i soggetti reumatici, su forme acute o prolungate, iniziali o recidivanti, con o senza lesioni dell'endomiocardio. Argomento assai suggestivo che ci invita a rivedere, con obbiettività scrupolosa, le idee e le abitudini nella ricerca clinica e biologica sopra una casistica per se stessa cos1 facile e diversa come prima definizione di malattia. L e reazioni negative da noi riscontrate in soggetti affetti da tbc. polmonare) batteriologicamente accertata, non ~apremmo come spieg:Jrle, non sempre potendoci riferire a casi di infermi defedati, cioè anergici ed in periodo terminale di malattia, come comunemente si tende ad ammettere, per la scarsa reazione organica, con scomparsa degli anticorpi dal sangue, nè a forme morbose iniziali, nelle quali non sarebbe ancora comparsa nel siero una sufficiente mas~a di anticorpi, capaci di svelarsi in vitro in presenza degli antigeni specifici. Parecchi di tali infermi erano giovani, ben nutriti , discretamente sanguificati, con lesioni polmonari specifiche datanti da più tempo, attive, nei quali era ben chiara la reazione di difesa organica, contrapponentesi alla infezione bacillare. Forse in questi casi, sarebbe da invocare la complessa struttura biochimica del micobatterio tubercolare, alla quale risponderebbe, con reattività sierologjche contrastanti, l'organismo infetto. La reazione di flocculazione alla Daranji, ci ha dato favorevoli risultati. Il grado di positività nella tbc. polmonare ed estrapolmonare, e nei casi 'Sospetti tbc. è stato piuttosto spiccato. Il fenomeno della flocculazione si è manifestato nei casi chiaramente positivi, tra la seconda e la sesta o setti~a ora, dall'allestimento delle prove. Essa è molto semplice e di facile applicazione.


Anch'essa non è specifica, potendo dare reazione posmva nelle più ~variate forme morbose, ed il grado di positività, sarebbe in questi casi riferibile alle particolarità individuali di un dato siero, dotato in grado maggiore o minore di un altro, di capacità a mantenere il proprio equilibrio colloidale, di fronte agli stimoli i più varii. Dobbiamo pertanto ammettere, che l'accertamento immunologico d ella tbc. è un campo assai vasto, ancora aperto alle ricerche, e richiede probabilmente l'applicazione di metodi differenti da quelli finora adoperati in sierologia. Encomiabile è certo l'affannarsi degli studiosi nella preparazione degli antigeni, e l'avere potuto rilevare frequenti discordanze di risultati, è la migliore dimostrazione della bontà della tecnica adoperata, che ci perm ette di mettere in chiaro differenze di reattività, delle quali talvolta, non sappiamo spiegarci la ragione. I risultati ottenuti dalle nostre prove ci autorizzano intanto, alle seguenti CoNcLustoNI. Il valore diagnostico attribuibile alla reazione di deviazione del complemento, nell'infezione tubercolare, con l'antigene di W. K. e K., è piuttosto discreto; la reazione dà spiccata positività nei casi manifesti di tbc. polmonare, nei quali però glt altri metodi di indagin~, hanno sicuramente dato il loro responso. Nei casi fondatamente sospetti tbc., il grado di positività è diminuito. mentre spesso è in armonia con i dati clinici in atto, nella tbc. estrapolmonare. Il valore di essa è relativamente scosso da una certa aspecificità di molte altre forme morbose. Ai fini prognostici, non crediamo possa attribuirvisi molta importanza, potendo la reazione riuscire negativa anche in soggetti con tbc. polmonare, nei quali per tanti altri dati si è ben sicuri di ammettere la desiderata resistenza organica, alla invasione bacillare e delle sue tossine. La reazione di flocculazione col metodo Daranji, non ci permette nemmeno essa di pensare ad un mezzo sierodiagnostico preciso nei riguardi della infezione tubercolare. Anch'essa è una buona con ferma cli:lgnostica. quando già altri metodi di indagine hanno dato i risultati voluti. Però non si può sperare da detta reazione un lume, nelle questioni dubbie e nei fatti iniziali. Glt AA. dopo la esposizione di una estesa letteratura, con la quale trattano anche alcuni dati elci prohlcma $UIIa produzione degli anticorpi nella infezione tu bercolare, sui fenomeni sicrologici, c sui varii antigeni tubercolari adoperati dagli stu· diosi, con risul tati tah-olta contrastanti, espongono le ricerche da loro eseguite, su un numero rib·ante di sieri di sangue, appartenenti a soggetti affetti da tubercolosi poi· monarc cd extrapolmonare. forme sospette tbc., malattie "arie cd individui sani, prati· RIASSUNTO. -

•


cando la reazione di deviazione del complemento con l'antigene di W. K. e K., e la reazione di flocculazione con il metodo D aranji. Essi vengono alle seguenti conclusioni: la reazione di deviazione con l'antigene di W. K. e K . dà un alto grado di positività nei casi di tbc. polmonare Koch positivi, meno nei Koch negativi e nei sospetti tbc. Nelle forme extrapvlmonari, le reazioni sono spesso in rapporto con i dati clinici. Si può avere reazione positiva anche in parecc~ie altre forme morbose, ed in qualche caso di individui clinicamente sani Ha pertanto discreto valore diagnostico. Ha scarso valore prognostico, potendo dare reazione negativa 10 soggetti con tbc. evolutiva, ma con manifesta buona reazione organica. Anche la reazione di Dara nji non può essere adoperata a scopo diagnostico o propnostico, ma solo a conferma di processi già accertati con altri mezzi di indagini. BIBLIOGRAFIA. Pubblicazioni di carattere generale sull'argomento.

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OSPEDALE MILITARE DI CAGLIARI Direttore : tencme colonnello medico Ev~RISTO CROSICLIA.

TORSIONE DEL FUNICOLO SPERMATICO COMPLICATA CON FLEMMONE DEL TESTICOLO Dott. Do~tE!<lCO DAsTou, tenente medico inc. grado superiore, assistente rcpnrto çhirurgia.

Ritengo interessante la descrizione di qu!:sto caso clinico, per la relativa 1 arità, per il meccanismo di azione della torsione costituito dali' orgasmo sessuale durante un coito e per la grave complicanza flemmonosa, dovuta con molta probabilità ad una pregressa infezione gonococcica non curata. CAso CUNico. - S. A., soldato del 46° reggimento fanteria. nato a Sardara (Cagliari) il 18 novembre 1912. A. F.: Negativa. A. P. R.: Alcuni amni or sono in seguito ad un rapporto sessuale notò modica secrezione uretrale, per cui però non praticò cura alcuna, avendola considerata come un semplice « riscaldo ». A. P. P.: Riferisce che nel pomeriggio del 7 maggio u. s. ebbe un rapporto sessuale, durante il quale non avvertì alcunchè di particolare. Ma dopo qualche ora rientrato in caserma cominciò ad accusare violenti dolori :JIJ'emiscroto destro, che si irradiavano verso il canale inguinale. Ricoverato d'urgenza in ospedale, l'esame obbiettivo praticato subito rilevò: Soggetto di normale costituzione in condizioni di nutrizione e di sanguificazione soddisfacenti. L'esame clinico degli organi cavitari negativo. L 'emiscroto destro :si presenta aumentato di volume; la cute scorrevole è tesa, lucida, iperemica. La palpazione mette in evidenza modico vers.1mento nella vaginale, testicolo dolente, sormontato de:U'epididirno, che appare contratto, ingrossato, dolente. Anche il funicolo è duro e dolentissimo. L 'esplorazione rettale fa rilevare modica ipertrofìa prostatica. Si fa diagnosi di orchiepididimite e si cura sintomaticamente. n quadro clinico si mantiene invariato per alcuni giorni, quindi il dolore si attenua ed il malato sembra migliorato. Ma in quinta giornata compare rialzo termico che si accompagna con bene evidenti fatti infiammatori a carico dcll'emiscroto destro: ghian. dola tumefatta, della grandezza di un limone, aumento del termotatto, colorito rosso: upo, dolore intenso. Ed il quadro morboso continua ad essere dominato dalle dette note infiammatorie; in decima giornata sulla faccia latero- esterna dell'erniscroto compare una ulcerazione a margini arrossati sottominati, da cui geme secrezione purulcnta. L'ulccrazionc progredisce rapidamente e dopo qualche giorno la soluzione di continuo roton: deggiante raggiunge il diametro di sei centimetri. Attraverso questa (come si ril eva dall'annessa fotografia) si notano in un piano anteriore una piccola massa lardacca, cordoniforme che si continua in alto con gli elementi del funicolCJ, !JOSteriormentc una seconda massa rotondeggiante anchr questa di aspetto lardacco. Per quanto notevolmente modificati si identificano nelle due masse rispettivamente l'epididimo ed il testicolo, che si pr esentano in posizione anomala, e cioè rotati su se stessi per prcb:~bilc torsione del cor· done spermatico. Si pratica l'orchietomia ed esaminato il pezzo si conferma la torsione del funicolo di circa 9<>".


L'esame istologico dell'organo dà il seguente reperto: infiltrazione purulenta del testicolo su orchiepididimite cronica sclerosante. Esame urine: filamenti- tracce di albumina. Nel sedimento numerosi leu~iti. Esame secreto prostatico: ricchissima flora bauerica. Esame sangue Wassermann: negativo.

La torsione del cordone spermatico è fra le affezioni più gravi, che colpiscono il testicolo, per ,le alterazioni di circolo, che compromettono

rapidamente la nutrizione della ghiandola. E la vitalità dell 'organo è tanto più rapidamente alterata, guanto maggiore è il numero dei giri di torsione che subisce l'organo. La torsione del funicolo può essere intra - vaginale ed extra - vaginale. Nel primo caso si ha una torsione in toto del testicolo e dei suoi elementi; nel secondo caso si ha la torsione del testicolo sul suo peduncolo. L a seconda evenienza è molto più frequente, mentre la prin~a si può verificare solo in testicoli ectopici. Il numero dei giri di torsione che è stato riscontrato va da un m inimo di ~ezzo giro a due giri; Odasso ha pubblicato un caso con quattro giri di torsiOne.


La lesione che si riscontra in queste evenienze consiste in un arresto del circolo venoso, che determina un infarto emorragico del testicolo. Un sintomo importante, messo in evidenza da U ffredduzzi e che riesce importante per la diagnosi, sempre molto difficile, è l'accorciamento del testicolo che risulta tanto più in alto quanto maggiore è il numero dei giri _ d i torsione. L 'azione nociva è anche in rapporto al tempo di durata della torsione. In proposito sono state fatte ricerche sperimentali per stabilire dopo quanto tempo il testicolo perde la sua vitalità. Alcuni ricercatori (Miflet, Enderlen) praticarono la legatura del cordone spermatico, interessando o parte o tutti i suoi elementi, per procedere dopo un certo periodo alla castrazione. L 'esame istologico praticato 48 ore dopo la legatura, fece rilevare infarti emorragici della ghiandola, che, sensibilissima ai disturbi di circolo, reagisce con intensa proliferazione di connettivo. Da ciò l'atrofia ghiandolare. A. A. Chaveau, Vanverts, Tuffier praticarono la doppia torsione del cordone spermatico. Con questa manovra notarono che spesso si determina la rottura dd cordone. La castrazione praticata dopo qualche tempo mostrò necrosi di tutto il tessuto ghiandolare. Se precedentemente alla torsione si iniettava una soluzione ricca di vibrioni, si aveva cangrena, localizzata al testicolo o generalizzata a secondo la virulenza dei germi. Putzu praticò una ricca serie di esperienze sui cani, in alcuni dei quali eseguì torsione unica, mentre in altri torsione doppia. Potè così stabilire che nella torsione semplice, se questa è con spirale molto ampia non si ha la distruzione dell'organo, mentre nella torsione unica con spirale breve si istituiscono dopo 72 ore lesioni tali da compromettere la vitalità della ghiandola; nella torsione doppia dopo solo trenta ore la ghiandola è irremediabilmente perduta. Le osservazioni cliniche confermano le ricerche sperimentali : atti operativi praticati 42 or~ dopo la torsione non sono riusciti a recuperare l'organo. Quali cause predisponenti per la torsione sono descritte (Matronola): 1 ° -l'età (di solito dai 13 ai 26 anni); 2° -l'ectopia inguino-funicolare del testicolo; 3o -l'abnorme conformazione del testicolo (piatto, discoide) ; 4o- assenza del legamento scrotale od eccessiva lunghezza ; So- eccessiva lunghezza della plica ~ritoneale, per cui il testicolo pende nella vaginale come un frutto al picciolo; 6• - anomalie della sierosa (la quale può risiedere più in alto od è più a mpia del normale per la presenza di un versamento. Tra le cause citate gli AA. insistono sopratutto sulla importanza della mancanza del legamento .scrotale, per cui secondo l'espressione di Reclus « il testicolo pende nella vaginale come il cuore nel pericardio ». Infatti non si può ammettere la possibilità della torsione testicolare, se non esiste questa anomalia anatomica.


192

Quali fattori determinanti hanno particolare importanza: l'aumento improvviso della pressione addominale (tosse, def~cazione, vomito), il coito e la masturbazione per l'improvvisa contrazione dei cremasteri. Per il trattamento curativo bisogna essere quanto mai solkciti nell'intervento chirurgico, dati i gravi danni che si instaurano a carico d~Ua ghiandola, anche dopo poche ore dalla torsione. Purtroppo la diagnosi è quasi sempre difficile ed incerta, e nel dubbio è opportuno praticare una incisione esplorativa che consente una giusta diagnosi e la possibilità di salvare un organo così importante, intervenendo precocemente. Nel caso nostro fattore determinante senza dubbio è stato l'orgasmo sessuale nd coito che precedette di poche ore la insorgenza dei fenomeni morbosi; il grave processo flemmonoso trova con molta probabilità la sua giusta causa nella pregrcssa infezione gonococcica, decorsa con scarsa sintomatologia e pertanto del tutto trascurata dal p. AuTORI ASSUNTO. - L'A. descrive un caso di torsione del funicolo spermatico, complicato con flemmone del testicolo. Esposto il meccanismo patogenetico e la probabile ;ausa della complicanza, insiste sulla importanza di un trattamento chirurgico sollecito, allo scopo di tentare il recupero di una ghiandola così imporunte. BIBLIOGRAFIA. FoRcuE: Patologia chirurgica, vol. Il. FoÀc Trattato dì anatomia patologica, vol. I , fase. Il. CHAUVEAU: Necrobiose et gangrène. Étudc expérimeT/la/e su1· /es phlm>mènes de mortification et de putréfaction qui se passc>nt dans f'organisme vivant. - Bull. dc I'Acad. del Mcd. J 873· Ann. 37, p. 520·526. ENDERLEN: Klinischc und experimenu:lle studien fragc der torsion des hodt:ns e/n fati von torsion des karzinomatoes degen, hodcns undnebenho dens. - Deutsche Zcitschr. f. Chirurgie, 1896. Bd. 43, S. 177 - 186. TUFFIER: Cangrène par torsion du cordon.- Paris, Bull . et Mcn. dc la Sociétè de Chir., \', 27, p.. 5)1, 1903. TREVISAN: Un caso di nccro.<i del testicolo da torsione. Ri v. Ven. di Scienze Yfcù .. n. 11 , 15)06. RARDELLA: Neo·osi del testicolo per torsione. - Gaz:t.etta degli Osped:.1li, 1910. PuTZu : La tor.;ione del cordone <permntico. (Studio sperimentale). - La Clinica ChirurgJCa, 19 12.

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O!'PED ALE MILJT.\KE DI L:DI:--IE Don:nore: Colunndlo rnt~l!co G. S".'"o.

TUMORI MALIGNI DEL RENE Prof. S \\' t-. Rif)

VJRGil.U).

n1agg.iorc.·

mnl ico .

CLASSAZIONE.

I tumori maligni del rene sogliano essere distinti , dalla gran parte degli AA., sia pure in maniera grossolana, in: a) sarcomi; b) carcinomi; c) tumori misti. Le .ancora aperte discussioni circa la istogenesi di alcune forme e le difficìli interpretazioni morfologiche che presentano numerose neoplasie cenali, rendono più difficile, allo stato attuale, una precisa e dettagliata classazJOnc. Esce dagli stretti limiti di una rivista intrattenersi sulla num erosa letteratura al riguard o, si può d ire solo che, di fronte alle profonde divergenze circa la genesi di varie forme di tumori renali , non potevano che trionfare le classazioni basate sul criterio morfologico, integrato, quando occorre, dal concetto istogcnetico che chiarisce qualche rapporto, che resterebbe in ombra sul solo dato che può dare la morfologia. Attenendosi quindi al criterio istomorfologico pcrchè il più semplice c il meno suscettibile di profonde variazioni, distingueremo: a) tumori connettivali: sarcomi puri e sarcomi in parte maturi; b) tumori epiteliali: carcinomi tipi, atipici, m isti; c) tumori misti o a complessa costituzione: tumori misti veri c propri, tet atomi. FREQU ENZA.

Molte sono le statistiche eseguite da vari AA.: Pugliatti (Istituto di Anatomia Patologica di Milano) ri scontrò, su 10.400 autopsie, 23 casi di rumori malig ni primi tivi del rene (2,S per mille) e, riferendosi a ISSO tumori malig ni primitivi dei vari organi (riscontrati sempre su ro-400 autopsie), riporta per il rene una percentuale dell ' r,7.

SEsso. Secondo Lubarsch, gli uomini dànno un a percentuale pressocchè doppia delle donne, quando si tratta di carcinomi e di ipernefromi, mentre d i poco più elevata è la pcrce nt1rale degli uomini affetti da s.arcomi, e addirit-


1 95

tura inferiori nei casi di tumori misti. Pugliatti, nella sua statJStJca, ha trovato 4 donne su 22 uomini e precisamente: per i sarcomi uno di sesso fem minile e uno maschile, per i carcinomi 3 donne e 21 uomini.

ET.t La frequenza dei tumori maligni del rene raggiunge rispetto all'età due massimi: uno nell'infanzia e uno nell 'età media dai 45 ai 55 anni. Pugliatti nella sua statistica ha rilevato che i carcinomi atipici e misti sono quasi esclusivi dell'età avanzata e che, s.pecialmente le forme atipiche, si presentano ancora in più tarda età di quelle miste. SEDE.

Non sembra che i tumori renali abbiano una particolare predilezione per l'uno o l'altro rene; nei casi di Pugliatti i carcinomi si sono manifestati in numero perfettamente uguale nei reni, mentre i sarcomi si sono sviluppati uno nel rene sinistro e l'altro in ambedue. CAUSE PREDISPONENTI.

Per i tumori renali veri e propri i pareri sono molti e discordi. Vari AA. banno imputato come causa predisponente i traumatismi, la calcolosi, le nefriti croniche, la infezione banale o tubercolare, l'irritazione causata da alcuni prodotti chimici, e infine la ptosr renale. SARCOMI.

Prima di Virchow i sartComi primitivi del rene non erano conoscmtt; .seguito molti AA . .si occuparono dell'argomento tanto che nel x882 si erano già raccolti 13 casi e ][62 nel r89o. In quel periodo, e anche successivamente, si è forse esagerato nel considerare come sarcomi alcuni tumori che in realtà non lo erano, ed infatti come tali furono clas:s.ificati i primi tumori misti osservati, e da alcuni AA., i tumori ipcrnefroidi. Oggi mo.l ti di tali problemi sono stati risolti, ne rimangono altri come, per esempio, l 'incertezza che regna nel definire alcune forme di sarcomi a piccole cellule rotonde e nell'ammettere o negare la possibmlità di alcuni tipi di sarcomi plastici. Nell'infanzia rappresentano, con i tumori misti, la quasi totalità dei tumori renali; raggiungono il maggior volume, ed infatti non sono eccezionali i casi osservati da Kaufmann, di un sarcoma che superava la grandezza di una testa di adulto in un bambino di due anni, c di un altro di'

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196 4 kg. in una bambina di tre anni; non sono però rari i casi nei quali il

tumore renale si mantiene in limiti modesti ed invece le sue metastasi :tcquisrano dci volumi considerevoli. Sono quasi sempre unilaterali. e, istologicame.nte, presentano come più comune la forma a piccole cellule rotonde, a volte si possono trovare cellule giganti polinudeate isolate o riunite a gruppi, che raramente coHituiscono la caratteristica principale del tumore. N egli adulti i sarcomi raramente sorpassano il volume di due pugni, si possono presentare sotto forma incapsulata o diffusa, spesso molto vascolarizzati, tanto da ricevere qualche volta la denominazione di sarcomi telengectasici. Presentano frequentissime emorragie interstiziali e frequenti neerosi diffuse o parziali, le quali rammollendosi possono dare luogo a formazioni pseudocistiche a vario contenuto, numerosi processi degen<::rativi, fenomeni tutti che servono spesso a dare ai sarcomi stessi una consistenza nria e una superficie di taglio variopinta. l stologicamente possono essere rappresentati dalle forme globo-celi ulari, fuso-cellular'Ì., polimorfo-cellulari. I PERNEFROMI.

Il concetto della loro origine ipernefrogena giustifica una classificazione a parte di questi tumori. Consistono in noduli hlastomatosi di grandezza variabile tra quella di una ciliegia e quella di una piccola mela, presentano ora una costituzione solida, ora una più crstico-papillare e macroscopicarnente, per le forti emorragie, mostrano una colorazione straordinariamente variegata. Per la particolare colorazione giallo-bruna della loro superficie di sezione ricordano perfettamente le porzioni di corteccia surrenale che contengono grasso, e che, ali 'esame microscopico, dimost::ano una struttura parecchio simile a quella del tessuto surrenale specialmente della zona fascicolata di esso. La teoria di Grawitz, che li faceva provenire dai germi surrenali aberrati (iperncfromj), e che, più tardi, comprese anche quelle forme maligne, che sembravano avere molta analogia col tessuto corticale della surrenale, e, precedentemente, descritte come carcinomi o sarcomi, pur dominando per oltre un trentennio, ebbe sin dall'inizio così gravi opposizioni da far sorgere una numerosissima letteratura ora in pro ora in contro del delicato argomento, il quale, anche oggi, non si d eve considerare completamente risolto, date le contrastanti opinioni dei più r ecenti AA. Infatti ·non tutti sono convinti che tali piccole amartie derivino da elementi surrenali già evolu ti c dislocati nel rene, per cui Stoerk e, dopo di lui, altri non ritengono tale teoria dimostrata, e propendono a cons.iderare questi tumori di origine ren~dc , cioè come particolari forme di adenomi ren ~di; Aschoff, prendendo una posizione i ntermedia ammette un'origine disontogenetica, cioè da elementi celomatici abnormemente differenziati.

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197 Gli ipernefrorni wno stati classificati in b enigni c maligni, classificazione empirica, ma molto meno soggetta ad arbitrio di valutazione istogenetica della divisione in forme tipiche e atipich e. I primi si riscontrano più facilmente nell'età matura ed avanzata, appaiono solitamente con un nodo unico di piccole dimensioni con sede nella corticale, ben delimitato da una p ropria capsula fibrosa, che manda sepimenti nell 'interno della neoplasia, e può determinare una parvenza di lobulazione3 caratteristica è la colorazione giallo-zolfo, vi si possono notai'e emorragie recenti, cosicchè, sullo sfondo giallo-carico, si viene ad avere spesso un aspetto assai variegato. Istologicamente si notano cordoni fittamente assiepati di grandi cellule poligonali chiare con abbondante conten uto adiposo e lipoidco nel citoplasma e granuli di glicogeno, stroma scarso e delicatissimo, talora costituito da- soli capillari con emorragie, pigmento ematico e manifestazioni di necrosi. I secondi presentano meno evidenti i caratteri rnorfologici che depongono per la derivazione surrenale; probabilmente non pochi degli ipernefromi maligni descritti sono da cons.iderarsi come carcinomi renali . Istologicamente presentano grande polimorfismo cellulare, differenti rapporti degli elementi cellulari tra di loro, formazioni tubulari, cistiche, papillari con particolare tendenza all'emorragie e alla necrosi. E' notevole la relativa frequenza con cut gli ipernefromi dànno metastasi os~ee. CARCINOMI.

I can:inomi, comparativamente ad altri organi, si sviluppano nel rene con notevole rarità. Di solito unilaterali, compaiono piìt frequentemente nel sesso maschile e prediligono la sede corticale. Variabili ·sono l'aspetto macroscopico e le dimensioni, prevalgono le forme nodose, a volte circoscritte, specialmente all'inizio. Il parenchima neoplastico va incontro facilmente a degener-azioni grasse , nccrosi, emorragie, pigmentazioni (pigmento emosidcrinico), colliquazione e formazione di cavità. l stologicamente si possono avere i seguenti tipi: a) adenocarcinoma : a forma nodosa, può presentare anche strutture papillari o cistiche, nel suo accrescimento espansivo si dirige verso la <:apsula e viene a fare sporgenza sulla superficie esterna del r~nc o verso la pelvi renalc, di solito il tumore arriva all'osservazione del chirurgo o del patologo quando è pervenuto a proporzioni notevoli. Battaglia parla anche di un adenoma ad andamento carcinomatoso (adenoma destruens); b) c. midollar e: consta di cordoni e di alveoli cellulari molto ravvi<:ina ti e con scarso stroma; il tumore ha decorso ed accrescimento rapido; c) c. ~cirroso: il tessuto appare consistente, screziato, e si estende sotto forma di infiltrazioni pianeggianti con accenno. a form azioni nod u1ari ; lo stroma è abbondante ed è in filtrato da zaffi e cordoni di cellule neo3 -

Cio•·nolt: di mdicinu mifitn.-r.


pì:.Jstiche; il tumore inJÌltra la carsuJa e si puÒ estendere alle parti VlCJnC, dà con facilità metastasi a distanza. Per la patogenesi dei carcinomi ren:1li varie sono state k ipotesi avanzate, infatti per molti si originano dagli epiteli dei canalicoli urinari maturi o dagli epiteli dei corpuscoli del Malpighi, per altri dai canaiicoli embrionali aberranti persistenti dopo la vita fetale; Ribert li fa originare da inclusione embrionaria se si trovano in un rene normale, c da germi fibro-epiteliali esclusi se in un rene grinzo nefritico. I carcinomi possono diffondersi a vari organi: a) per continuità, evenienza da alcuni considerata rara, da altri frequente; b) per imptanto, evenienza molto più rara ;

c) per via linfatica, in complesso questa non è da considerarsi molto frequente, ciò si spiega per il fatto che all'ilo del rene non esistono linfoghiandole (le più vicine sono quelle iuxta-aortiche e pre-aortiche), e .inoltre per la valida barriera opposta dalla robusta capsula; d) per via ematica, questa è da riteners.i la preferita, bisogna quindi convenire che la penetrazione di cellule tumorali nella circolazione sanguigna è · la evenienza più frequente per tutti i t11mori maiigni del rene; la penetrazionc s; puo avere anche sotto fcrm::t di un accrescimento neoplastico, per continuità, rielìa vena emulgente. TUMORI MISTI.

I primi casi eli tumori misti veri e propri osservati m letterp.tura sono lJUelli di Ebcrt e Conhcim. Generalmente si originano a livello dell'ilo, ma anche, e spesso, al disotto della capsula, acquistano presto un volume per lo più considerevole e presentano, per quanto riguarda la superficie esterna e di sezione, degli aspetti notevolmente polimorfi. Sono circondati da robusta capsula fibrosa, hanno accrescimento espansivo, non sono rari però i casi in cui il tumore, rotta la capsula, invade, infiltrando, il parenchima renale circostante. Le mctastasi, per alcuni AA. non molto frequenti, si formano più per . . na sangu1gna. Istoiogicamcnte presentano degli aspetti notevolmente differenti da caso a caso, ma caratteristica costante, che fa di questi tumori una categoria a sè, è di presentare, nello stesso caso, associazione di tessuti diversi; freclucnti sono infatti i rep e rti di fibre muscolari striate, e specialmente di liscie, e di c.:lcmenti epiteliali a disposizione per lo più ghiandolare. Su que~ti vari tessuti, che possono essere molto scarsi, domina però una trama sarcornatosa, che dà al tumore caratteri evol uti vi simili ai sarcomi puri .


199 Qualche A. ntH::ne che almeno il 9o per cento dei sarcomt dell 'infanzia si debbano considerare come tumori misti. Quanto alla patogenesi, molto si è discusso, ma e per· l'esito di molte ricerche sperimentali e per la giusta considerazione che i tumori misti si sviluppano nella gran maggioranza nell'infanzia o addirittura nella vita in trauterina, la teoria embrionaria è quella, oggi, quasi universalmente accettata. Non si esclude, sebbene per un ristretto numero di casi, la possibilità di tumori misti di natura non embrionaria, come del resto ha notato Obcrzimmer, secondo il quale, nei giovani, si tratta di adenosarcomi embrionari originatisi da tessuto metanefrogeno, mentre negli adulti di tumori da ritenersi come espre~sione di una rigenerazione abnorme. L'A., per i rumori maligni del rene, rmene più opportuna, allo stato attuale, una classazione basata sul criterio istomorfologico. Esamina le singole forme . P er i cosidetti ipernefromi propende per una derivazione di origine renale; per i tumori misti, è per la teoria embrionaria, mentre molto più rara è la possihilità di iniz io da clementi perfettamente maturi. AuTORIASSUNTO. -


ISTITUTO DI RAOIOLCXìiA MEDICA DELLA R. UNIVERSITA" DI PALERMO

Dircllore : prnf. G. ErtH'<IO

SOPRA UN CASO DI DISCOND ROPLASIA A TIPO FAMILIARE Do n . Gto .\(!Cll t '<O LAr<ERt. cai'Ìt:tnu m ed ico.

L a discondroplasia, altrimenti conosciuta sotto il nome d i cotzdrodùplasia (Cole, Cleveland), di aclasia diafisaria (Keit, Lewin), di ereditaria deformat1te condrodisplasia (Ehrenfried), ecc., ~ stata per la prima volta segnalata da H awkins (1839) e in seguito descritta da Sir James Paget nel 1835, e da Gibney nel 1875 in America. Si deve però ad Ollier (1898) lo studio più completo dell'affezione, e il nome stesso di discondroplasi?. Secondo questo A. la malattia sarebbe legata ad un ritardo dd! 'ossificazione della cartilagine epifisaria e alla permanenza di isole cartilagin ee in sede sottoperiostale o midollare. Dello stesso processo, fa rebbero parte le csostosi osteogeniche. Secondo Ollier sarebbe caratteristica l'unilateralità ddle lesioni. D opo Ollier, la discondroplasia è stata ogg~tto di studio da parte di numerosi AA.; di questi ricordiamo tra gl i stranieri Betzon, Cleveland, Cole, Coon, Ehrenfried, Frangenhcin, H ackcnbroch, Johannessen, Keith, Kienbock, Lewin, Molin, Mul lcr, Recklinngauscn, Voorhceve, Weiss, ecc. e tra gli italiani Alberti, Bertolotti, Busi, Canelli, D'Istria, F erri, Giacomini, Mil ani, Sold i, Talamo, Viviani, ecc. D al punto di vista cli n ico la malattia è caratterizzata principalmente da deformità ossee e da una riduzione dello svi1uppo in lun g hezza delle ossa degli arti. In conseguenza di tali alterazioni si possono sviluppare delle deformazioni secondarie quali valgismo o varismo del ginocchio o del piede, scoliosi, piede equino, incurvamenti o ingrossamenti delle metafisi, ecc. Nell'avambraccio sono state descrilte delle deformazioni del tipo pseudo-Madelung, come con seguenza di esostosi mctaepifisarie sia dcll'ulna che del radio. Quando l'arresto di s viluppo int~ ressa entrambi. gli arti inferiori si può verificare un vero e proprio nanismo; l'individuo cioè ha il tronco normalmente sviluppato e gli arti inferiori corti . Se poi anche gli arti superiori sono scarsamente sviluppati si può avere un as}ntto che ricorda assai l'acondropbsta. All e deformità descritte si può unire la presenza eli esostosi osteooeniche c di -::ncond romi multipli. 1:> Le csos tosi, per lo più multiple, si presentano come tumefazioni a sede mcrafisaria, di. forma varia, ora rotondeggia nte, ora appuntita, a clava, rami-


201

.fìcate ecc. di consistenza dura, fortemente impiantate sul piano osseo, dirette verso la diafisi, indolenti. Anche i condromi appaiono come tumefazioni di consistenza ora dura, ora duro-elastica, localizzate per lo più alle falangi della mano e del piede, ai metacarpi e metatarsi. Grande importanza avrebbe ai fini diagnostici l'associazione di angiomi, e di una emiatrofia del viso (Bentzon).

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Fig. 1.

Tra le complicazioni sono da ricordare i disturbi da compressione dei vasi, dei nervi e degli organi profondi, determinati tanto dalle esostosi ost~o­ geniche che dai condromi, in rapporto alla loro sede e al loro sviluppo. Così, sono stati descritti casi di ed~ma degli arti da compressione vasale, un caso di aneurisma dell'a. poplitea (Mosenthin) casi di piede torto paralitico da compressione del nervo peroneo (Ehrenfried), càsi di compressione ipofisaria con sindrome oculo-ipofisaria da encondroma del seno sfenoidale (Torrigiani, Lupo, Clark, Atwoos, Olscndorf, Viviani) casi di perforazione della vescica o dell'utero gravido da esostosi pelviche. V engono citati anche dei casi in cui si è sviluppata una neoplasia ossea, a decorso rapido e maligno, in soggetti piuttosto giovani (Lenormand e Lecene, Ehrenfried).


202

Poichè lo sviluppo delle esostosi si .mesta col cessare dell'accr~cimento osseo, sono da ritenere assai sospette quelle esostosi che dopo tale fase continuano ad accrescersi (Ehrenfried). Delle ossa, quelle lunghe degli arti sono le più colpite. Le formazioni condromatosi si localizzano principalmente nelle falangi, nei metacarpi e metatarsi. Altre ossa colpite sono quelle del bacino, la

001.5

Fig. 2.

scapola, lo sterno, le costole. Viceversa le ossa del cranio sono abitualmente risparmiate. Assai caratteristico è l'aspetto radiologico tanto dd le alterazioni metafisi-epifisarie, quanto delle esostosi osteogenetiche e dei condromi. ù.: metafisi sono ingrossate, deformate, a contorni irregolari, e presentano una notevole alterazione della struttura ossea, consistente ora in una rarefazione ossea, ora nella presenza di aree trasparenti prive di stmttura ossea, imersec:ltc da linee cpache. Oltre queste aree trasparenti è stata descritta la presenza di strie trasparenti (Bentzon, Johannessen, Soldi) c di strie opache (Voorhaeve, Coon, Ehrenfried, Burchard). La presenza delle chiazze di rarefazione può estendersi anche all'epifisi, le quali tuttavia appaiono meno col pi te delle metafisi.


203

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Le esostosi osteogeniche si presentano all'indagine radiologica sotto forma di speroni triangolari, allungati, etc., a sede metafisaria; a struttura ora cartilaginea, ora ossea - cartilaginea, ora ossea a seconda del periodo di sviluppo, diretti in modo, che sfuggono l'articolazione. A sviluppo ultimato appaiono costituite da sostanza spugnosa nvestita da uno strato di sostanza ossea compatta. ·

Fig. 3·

..

-· (.

Gli encondromi sono rappresentati da formazioni policicliche, lobulate, sepimentate o maculate trasparenti a sede centrale o periferica, rivestite o no da un sottile strato osseo; le ossa su cui sono impiantati appaiono ingrossate, deformate. E' caratteristica la molteplicità di tali alterazioni, le quali rispettano le parti molli circostanti. Circa l'etiologia della discondroplasia ben poco si sa e le opinioni degli AA. sono piuttosto discordi . Secondo alcuni AA. la malattia è da attribuire a un disturbo endocrino e in particolar modo a una disfunzione tiroidea. L 'ereditarietà secando altri AA. sarebbe da prendere in assai sena considerazione. Scarsa importanza si attribuisce tnvece alla lue e alla tubercolosi.


Da alcuni AA. si è pensato poi all'intervento di fattori di origine embrionale, che altererebbero precocemente lo scheletro durante il suo sviluppo. Come si è detto sopra, si tende oggi a fare della discondroplasia, delle esostosi multiple~ degli enconJromi, un'unica affezione per il fatto che ripetono la loro origine da uno stesso ritardo di ossificazione della cartilagine di accrescimento, ricorrono nei soggetti giovani, spesso coesistono nello stesso soggetto, presentano evoluzione e caratteri clinici assai simili.

Fig. 4·

Su questi concetti tuttavia non tutti gli AA. concordano e specialmente per quanto riguarda gli encond.romi alcuni AA. fanno le più ampie riserve, attribuendo ad essi il significato di veri e propri neoplasmi. Questi ultimi AA. appoggiano il loro giudizio ai risultati di alcune ricerche istologiche le quali avrebbero messo in evidenza una sostanziale differenza di comportamento della cartilagine nei casi di discondroplasia e negli endocondromi. Infatti mentre nella discondroplasia le cellule cartilaginee conservano caratteri cii assoluta normalità, negli encondromi presentano caratteri di una certa atLpta. . I noi tre anche. il f~tto che nella discondroplasia la cartilagine subisce un semplice ritardo eli .osstficazione c tende a guarire, mentre negli encondromi non si ossifica mat , sarebbe nna prova delb sostanziale diversità dei due processt.


205

Anche nei riguardi della identità o meno dei due termmt discondroplasia e morbo di · Ollier non esiste ancora un completo accordo tra gli AA. Infatti al termine morbo di Ollier è legato il concetto di unilineralità del processo, concetto come si è visto non accettato da tutti gli AA., e contraddetto da numerose os~ervazioni clinico-radiologiche. Si tende quindi dai più ad attribuire al termine discondroplasia un significato più vasto che

Fig. ;.

comprende tanto le forme unilaterali che quelle bilaterali, riservando il termine « morbo di Ollier )) esclusivamente alle forme unilaterali.

Riassunte così brevemente le principali caratteristiche clinico-radiologiche del~ a discondroplasia, passerò ad esporre un caso capitato alla mia osservaziOne. Giovane d i t6 anni; presentava da un po' di tempo un notevolissimo edema dell'arto

inferiore destro, che si accompagnava a parestesie, a pesantezza dell'arto, e talora a veri e propri dolori e eh: limitava e rendeva difficile la deambulazione. All'esame generale spiccava anche un arresto di sviluppo in lunghezza del giovane, dovuto principalmente a uno scarso accrescimento in lunghezza degli arti inferiori. Notevole era anche il grado di anemia c di deficiente nutrizione.


zo6 '\U'esame dell'arto inferiore dntro si osservn' a una spiccata deformazione: di esso specie alla radice della coscia c un notevolissimo edema diffuso della coscia, della gamba e del piede, accompagnato da sub - cianosi. La palpazione, oltre ad essere un po' dolorosa, metteva in evidenza una netta defor· rnazione c irregolarità del piano osseo specie in corrispondenza del terzo superiore della coscia e del ginocchio. Altre irregolarità del contorno osseo erano palpabili alla coscia e al ginocchio di sinistra, alle braccia e agli avambracci c in alcune dita delle mani.

Nulla si notava a carico degli organi interni sia toracici che addominali. E' da segnalare che il soggetto era stato sottoposto in prcceden~ a cure antiluetiche perchè figlio di genitori luetici. La reazione di Wassermann, l:t Citochol, la Meinicke al momento dell'esame ra· diologico risultavano negative. L'iml:lginc radiologica estesa a tutto l'appar:tto scheletrico mise in evidenza delle notevolissime :tlterazioni a carico tanto degli ani inferiori che di quelli superiori. Anzitutto il bacino (fig. 1) si presenta deformato, ristretto, asimmetrico e present:l lungo i contorni numerose <.~crescenze cssee, srecie a livello delle ali iliache e delle ossa pubiche. . L'estremità pr~si~alc dd femore, destro appare ingrossata e deformata speci~ ~ livello dd la mc::tafìs1; 1l collo femorale c. tozzo, ingrossato e presenta alcune formaZJOill e.<ostosiche, la testa è ingross:na c un po' appiattita, la metafìsi presenta una trasparenza aumentata, una scarsa visibilità e una incipiente disorganizzazione della trabccolatur3 ossea. Anche i contorni dcll:t mctafisi ncn sono regolari per la prcsen:~a di piccole esostosi.


207

Alterazioni simili, per quanto assai meno sviluppate, si osservano nell'estremo prossimale meta - epifisario del femore sinistro; qui vi prevale lo sviluppo di numerose

piccole esostosi che rendono accidentato il contorno del collo e della metafisi, e della porzione iniziale della diafisi femorale. Notevolmente alterate appaiono all'esame radiologico anche la tibia e il perone di entrambi i lati (fig. 2). Sono visibili bilateralmente l'ingrossamento e la deformazione

Fig. i·

degli estremi distali e prossimali di entrambe le ossa, la presenza di a~ree trasparenti metaepifisarie rotondeggianti o allungate, prive di struttura ossea, l'esistenza di numerose esostosi sessili e peduncolate, e infine un evidente ispessimento del periostio a livello della diafisi della tibia e del perone di destra. La tibia destra presenta inoltre a confronto della sinistra un certo grado di eburneizzazione diafisaria; sono visibili inoltre delle strie opache che si alternano con delle strie trasparenti. Assai caratter~stiche e sviluppate appaiono anche le alterazioni degli arti superiori. Il terzo supenore di entrambi gli omeri (fig. 3) e specialmente del sinistro (fig. 4), appare rigonfio, deformato. 3 ccntorni irregolari , circondato da un sottilissimo guscio


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osseo, di trasparenza aumentata, c con struttura ossea disorganizzata e scarsamente ,·isibile. Spiccano specialmente a sinistra numerose esostosi sessili e peduncolati. A g li avambracci (fig. 5) le al terazioni consistono principalmente nella presenza di numerose esostosi tra cui notno!e è quella che si osserva n ella metafisi del radio sinistro. Un certo grado di defo rmazione e un m od ico ingrand imento sono visibili in corrispondenza degli estremi Jiswli met:tcpitis:~ri del radio e dell'ulna di sinistra. Anche olle m;1ni le alterazioni appaio no più evidenti al bto ~i nistro. Accanto :11la presenza di piccole arce tr~1sparcnri centrali nella metafisi di alcune falangi , si nota la deformazione di alcuni metacarpi c Ji alcune falangi specie del primo met:~carpo e delle fal:tngi del dito groS$0 di entrambi i bti: varie esostosi sono visibili in alcune metacarpi e falangi (vedi principalmente b prima f:Jia nge dd pollice destro). Nulla si osscn ·ava a carico ddle ossa della gabbia toracica (fig. 3) e delle ossa della hase e della volta cranica (fig. 6-7). 11 profilo sclbre era regolare per forma. dimensioni c calcificazione.

Il caso descritto si presta ad alcune considerazic ni che possono portare un modestissimo contributo alla soluzione di alcuni punti controversi su questa affezione. 1° - An·litutto, l~ alterazioni avevano l oca! izzazione bilaterale quasi simmetrica, contrariamente all'opinione e alle osservazioni di Ollier e di altri AA. 2 ° - Nello stesso soggetto coesistevano accanto a tjpiche alterazioni discondroplasich~ delle formazioni esostosiche e condromatose multiple, convalidando l'opinione di quegli AA. che tendono a riunire in un'unica entità nosologica le tre alterazioni. 3o - L'affezione del nostro infermo aveva carattere n~ttamente familiare, in quanto, a dire della madre, altri figli presentavano le stesse ddorrnazioni ossee, per quanto meno accentuate, localizzate agli arti ~ alle dita. 4° - l genitori dell'infermo erano dei luetici e il ragazzo stesso er a stato sottoposto a un trattam~ nto specifico. Non può escludersi quindi nel nostro caso un certo rapporto tra lue e discondroplasia. RIASSUNTO. - L'A. rre nclcndo lo ~punto da un caso di discondroplasia con esostosi c condromi multipli capitato alla propria osscn·azione descrive le caratteristiche.. cliniche c radiologichc di questa affezione. BIBLIOGRAFIA. At..sERTI: Le osteodùtrofie giovanrli. (Relazione all'VIII Congresso Italiano di Radiologia M edica). - Firenze, ma!'~io 1928. ALBiRTI: Sulla discondropla.<ia. ( Rad uno cb Radiologi ddi'Alra Italia). - Brescia, ono. bre 19:8 in (l La R;:;Jiologia 1\-IeJica •·, fase. 12, 1928.

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'2LEVELAND:


~X

OSPF.OALE Oi\ CAMPO Il" .\ . O . l.

LE FRATTURE ESPOSTE IN UN OSPEDALE DA CAMPO DURANTE LA GUERRA D'ETIOPIA D o tt. A'-'TO"<ISO nt Po,~IPERO . t<·ncntc mcdoco .

La guerra d 'Etiopia è caratterizzata, dal punto di vista chirurgico, dal fatto che uno degli eserciti era praticamente privo di artiglieria. Chi abbia a considerare tra i J11ostri feriti le lesioni d'arma da fuoco nota la mancan za di traumi gravissimi, come quelli che possono essere causati da scheggie di proiettili di grosso calibro. In complesso dunque tra le nostre schiere le ferite furono causate da proiettili di piccolo calibro (fucile, mitragliatrice, pallottole dum-dum) e da arma bianca. Al 20° ospedale da campo, per indigeni, presso il quale ho prestato servizio, solo raramente giunsero feriti cavitari in condizioni da richiedere pronto intervento cui ~:ra già stato provveduto nelle ambulanze e nuclei chirurgici avanzati; in gran numero giunsero invece feriti agli organi di movimento, non tutti in tempo per essere sottoposti senza pericoli alla riduzione ed immobilizzazione con i mezzi concessi dallo strumentario di fortuna in mio possesso per l'applicazione del sistema della trazione a filo transche letrico. Dal 23 dicembre 1935 al 20 giugno 1936 giunsero al 20° Ospedale da campo I 140 ascari feriti in combattimento : in numero di 410 furono ricoverati e 730 che erano stati correttamente sistemati e si trovavano in buone condizioni generali, furono fatti proseguire agli Ospedali retrostanti. D ei 410 ricoverati in numero di 59 presentarono lesione scheletrica da proiettile di piccolo calibro, dum - dum, arma bianca. La maggioranza giunse dopo I<r-15 giorni, ma non mancarono casi di lesione datante da 3-4, oppure 15-20 giorni. Gli arti inferiori fratturati erano nella grande maggioranza dei casi sistemati nella stecca Thomas, che, hen applicata, può essere considerata veramente l 'ideale per il trasporto di un motu-leso, in quanto immobilizza sufficientemente per evi tare sofferenze inutili. Taluni casi giunsero sistemati 0 in stecche di legno o in apparecchio di gesso che fu sempre rinnovato perchè troppo infarcito di secrezione per dare affidamento di solidità. Nei casi di frattura degli arti superiori il bendaggio dell'arto al torace è stato il più frequentemente usato; raramente la stecca di Thomas per arto ~upenore; mai l'apparecchio gessato. AN,\TOMIA PATOLOGICA.

I frammenti eli frattura si presentarono costantemente sovrapposti e notevolmente dislocati; la ferita o meglio le ferite, foro d 'entrata e foro di uscita, abbondantemente suppuranti, molto spesso letteralmente invase da


larve di mosca, allogate sia nei tessuti s1a fra la cute ed i bendaggi intrisi di pus, ammalato febbricitante, ma solo raramente addolorato, forse perchè l'indigeno sopporta il dolore in modo tanto notevole da lasciare in dubbio se egli si domini con la volontà per uno stoicismo innato o, forse più probabilmente, perchè sente il dolore meno dei bianchi. Solo raramente la ferita era stata drenata, più spesso zaffata da quello che in origine era stato posto con il compito di drenare. Solo i tubi di gomma,

Fig . r. For(> d' usci ta di una pallottola d um-dum. Il frammento prossi. male di frattura del femore sporge nella fer ita.

garza

mai la si dimostrarono adatti a permettere il deflusso della secrezione, condizione di notevole importanza per la caduta della febbre. In casi in cui era stato posto il tubo di gomma non si erano formate raccolte ascessuali, al contrario i bendaggi erano intrisi di pus, spes'So abbondante, appunto perchè la secrezione aveva la possibilità di estrinsecarsi anzichè raccogliersi e perchè, per ovvi motivi, non sempre era stato possibile agli Ospedali smistanti cambiare la medicazione. Dei casi in cui nessun drenaggio era stato posto e che presentarono ferita recente (2-3 giorni) con foro d'entrata e d'uscita occlusi da coagulo, taluni mantennero il focolaio di frattura sterile, durante tutto il periodo del trattamento con la trazione a filo, altri invece presentarono febbre settica e tumefazione manifestamente dovuta alla raccolta purulenta, che incisa e drenata portò alla estinzione del focolaio. Quasi tutti i feriti recenti giunsero con febbre alta, manifestamente dovuta alle condizioni delle lesioni e del pr:egresso trattamento (mancato riassetto della ferita, insufficiente drenaggio, grave suppurazione in atto); non così invece tutti i feriti di v-ecchia data (10- 15- 20 giorni).


2.1'2

Discretamente frequenti furono le complicazioni nervose, più spesso all'arto superiore (radiale, mediano, ulnare). Mai è stata nemmeno tentata la sutura dei nervi, perchè ampia e suppurante la ferita con imponente perdita di sostanza. Accanto alla lesione dei nervi è stata riscontrata la lesione dei vasi, lesione per quanto totale in un territorio, mai tale da determinare l'ischemia dell'arto e rappresentare indicazione d'amputazione. I feriti caduti sotto la

Fig. 2. La ferita c.Ia dum-dum in apparecchio gessato che jn seguito ,a;à fenestrato. 11 bacino è sollevato dal piano dd letto dali"alza. bacino.

mia osservazione con profonde e totali distruzioni dei tessuti molli e quindi dei vasi sanguigni, assicurarono (dato che le parole di un ascari possano essere attendibili) che il laccio emostatico non era stato posto e che l'emorragia ebbe ad essere frenata in seguito a bendaggio compressivo o spontaneamente. Non sembra che al fatto debba essere annessa eccessiva importanza. Dato il relativamente lungo periodo trascorso dal momento della ferita al ricovero nel mio reparto non si notarono casi di raccolte ematiche se si escludono gli emartri d-el ginocchio. Se assente la raccolta ematica, si verificarono invece edemi da posizione incongrua o da bendaggi troppo stretti durante il trasporto in auto-ambulanza: in casi immobilizzati con stecche di legno 0 con mezzi di fortuna era sufficiente . disporre l'arto in atteggiamento opportuno per veder scomparire rapidamente tumefazioni anche notevoli. Solo in un caso fu riscontrata traccia di sutura in seta della cute: posta in qualche unità sanitaria avanzata e rimossa molto opportunamente in seguito in altro ospedale. Troppo ormai è stato scritto perchè si abbia ancora ad insistere che la sutura per primam di una ferita deve essere eseguita in ben scelti casi, da chi abbia la possibilità eli seguire il ferito e non sul campo di


213

battaglia o quasi, in momenti di difficoltà enormi, in luogo ove la sterilità è più che un mito. Durante due anni di pratica chirurgica in A. O. l. non mi fu dato vedere nemmeno un caso di tetano in ferite di guerra, nè in indigeni nè, per sentito dire, in nazionali. Sarebbe presunzione da parte mia attribuire il fatto ad una causa anzichè ad un'altra, certo è che tutti i feriti erano stati antitetanizzati entro le 24 ore, dato questo desumibile dal tabellino diagnostico. Come per il tetano così per la gancrena gassosa : nessun caso si è verificato al 20" Ospedale da campo ove i feriti giungevano dopo qualche giorno dalla lesione, quando ormai il pericolo di tale affezione era scomparso. TRATfAMENTO.

Il trattamento di una frattura da proiettile d'arma da fuoco leggera è logicamente dd tutto diversa da una mutilazione traumatica o da una frattura associata a profonda lesione delle parti molli determinata da proiettili di arma da fuoco pesante. Se il trattamento di queste ultime non può essere stabilito in linea di massima, il trattamento di una ferita da arma da fuoco leggera deve essere considerata alla stregua di una frattura esposta: trazione a filo transcheletrico per poter dominare quanto meglio la ferita finchè sia prevedibile una eventuale infezione gassosa e per poter ridurre ed immobilizzare quando la suppurazione e la febbre abbiano ceduto. E' appunto la ferita da arma da fuoco leggera quella che più di ogni altra tanto è suscettibile di guarigione rapida e soddisfacente se adeguatamente e tempestivamente trattata, quanto causa d'infermità grave ed a lungo protratta se abbandonata più o meno a se stessa nei primi tempi. In complesso dunque la frattura da arma da fuoco leggera deve essere :::onsiderata di gravità intermedia: non tanto da porre il p. in serio ed immediato pericolo di morte come una ferita cavitaria o da scheggia di proiettile di grosso calibro, nè tanto da poter essere considerata così lieve da concedere una prognosi di guarigione in breve tempo e quindi di pressochè immediato ricupero dd combaqente (ferite delle parti molli senza interessamento degli organi importanti). Dopo aver eseguito le medicazioni, deciso del ricovero o dello sgombero del p., redatta succinta cartella clinica prendevo in considerazione i feriti che richiedevano cure maggiori, tra questi i fratturati . Nel trattamento di questi ho cercato di seguire sempre la stessa linea Ji condotta: r• - radiogramma prima di rimuovere i mezzi provvisori di immobi I izzazione; 2° - drenaggio delle ferite suppuranti~ 3" - trazione transcheletriça valendomi del ridotto, ma pur tuttavia sufficiente, strumentario di fortuna in mio possesso: 4

_

(;iomalr di mctlirina mtl!nort• ,


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4o - riduzione della frattura ed immobilizzazione in apparecchio gessato fenestrato; so - radiogramma di controllo; 6o - medicazione quotidiana delle ferite abbondantemente suppuranti e sgombero agli ospedali retrostanti solo in seguito alla caduta delJa febbre ed al miglioramento delle condizioni generali e locali. Sempre è stato possibile ottenere iJ radiogramma chiesto: indispensabile per giudicare non solo l'entità della lesione dello scheletro e dello sposta-

Fig. 3· L'arto è sistemato sul doppio piano inçl inato; il !ilo transchc· letrico, la staffa c la trazione sono in sito.

mento dei frammenti di frattura, ma anche per mettere in evidenza eventuali corpi metallici ritenuti. La presenza di secrezione, febbre t talora tumefazione, mi ha consigliato sempre di porre il drenaggio in gomma passante tra i due fori d 'entrata e d'uscita. Passavo quindi alla sistemazione dell'arto sul doppio piano inclinato ed alla infissione del filo che, assicurato alla staffa, permetteva la trazione a pesi (fig. 3). Con l'aiuto dell'alza-bacino applicavo quindi, dopo 7-10 giorni, a seconda dell'allungamento ottenuto, l'apparecchio gessato (fig. 4); in seguito r.on appena possibile veniva eseguito il radiogramma di controllo e praticate le aperture nell'apparecchio gessato in corrispondenza delle ferite. Se la trazione transcheletrica, anche se lenta c graduale, porta di conseguenza la apposizione dei frammenti di frattura è pressochè costantemente un pericolo, serio pericolo in casi di fratture esposte o c·umunicanti in suppurazione: pressochè tutti i casi anche quelli in cui la secrezione era stata dominata e la febbre caduta presentarono in seguito, e certo causa la trazione. il riaccendersi del focolaio purulento. Il teSsuto di granulazione già formato

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lungo il tragitto della ferita veniva lacerato o comunque leso appunto dalla trazione e non più in grado, quindi, di ostacolare il processo suppurativo. Ho notato come l'unico mezzo di lotta contro la formazione di ascessi, in casi in cui la grave sovrapposizione dei frammenti imponeva la riduzione per quanto contro- indicata dalla talora abbondante suppurazione, fosse rappresentato dal drenaggio passante in gomma. Con questo mezzo il pus raccolto dal tubo defluiva all 'esterno e non veniva a raccogliersi in sacche ascessuali. Per mezzo di una comune siringa a tre anelli lavavo con liquido ste-

Fig. 4· Applic~zione dell'app~recchio gessato: il bacino è sollev.ato dall'alza-ba,ino, il doppio piano iru:linato è: smontato. La trazione è: sempre in sito.

rile (Dakin) il tubo stesso: senza mai estrarlo dalla ferita. Raggiungevo così il doppio scopo, di mantenere la pervietà del drenaggio che trovavo spesso occluso da coaguli e di non diisturbare il tèssuto di granulazione. Seguivo tale metodo anche dopo l'applicazione dell 'apparecchio gessato fenestrato e sgombravo il p. solo quando la secrezione tendeva a diminuire e la febbre a cadere, facendo risaltare in cartella quanto era stato fatto ed ottenuto e consigliando la medicatio rara qualora indicazioni non fossero insorte a consigliare criterio terapeutico diverso. Mai ho sgombrato agli ospedali retrostanti feriti che non fossero in condizioni da sopportare il viaggio e di giunger~ a guarigione essendo i framm enti di frattura soddisfacentemente giustapposti e pressochè cessata la secrez ione ; mai mi è stata data la soddisfazione di sapere se il criterio terapeutico da me seguito aveva dato o meno soddisfacenti risultati ; mai ho avuto notizia dei feriti sgombrati ed in seguito curati in altri ospedali. Quali criteri furono seguiti nel proseguimento della cura ? Quali risultati definitivi si ottennero?


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Se la maggioranza dei casi giunse a miglioramento sostanziale, specie dopo l'immobilizzazione rigorosa in apparecchio gessato, non mancarono casi di morte per setticemia dopo 15- 20 - 30 giorni di deg~nza al 20° Ospedale da campo. Le artriti purulente del ginocchio solo raramente ebbero esito felice: nessun s~gno di reazione organica, liquame fetido di aspetto fecaloide, scarsa febbre. La particolare psiche degli indigeni mi ha concesso un'osservazione non del tutto priva di interesse; all'amputazione pref~riscono la morte, tanto che solo pochi casi e dopo molte insistenze accettarono l'intervento demolitore. Ho potuto così constatare com';! nettamente segnato sia il campo d 'indicazione all'amputazione in quanto non tutti i feriti, ai quali avevo consigliato tale via, morirono: migliorarono e furono sgombrati quelli che presentavano gravi perdite di sostanza ossea, secrezione purulenta abbondante e tendente a raccogliersi in sacche ascessuali, febbre elevata, condizioni generali discrete. Poichè era mio timore che l'organismo troppo a lungo provato non fosse in grado di superare l'inkzione e poichè giudicavo troppo estesa la perdita di sostanza consigliai l'amputazione; perchè rifiutata fui costretto a seguire il metodo conservativo: drenaggio in gomma delle ferite e di eventuali ascessi incisi, grande apparecchio gessato fenestrato, accurata pulizia del tubo drenante ed attenta cura nel favorire il deflusso del pus ponendo l'arto nel più adeguato att';!ggiamento. Se il trattamento conservativo portò un netto miglioramento in feriti presentanti tale sintomatologia, non fu invece sufficiente nei casi privi di reazione organica, in cui scarsa era la temperatura e la s~crezione di aspetto fecaloide, fetida e tendente ad infiltrarsi lungo le guaine aponeurotiche ed i · fasci muscolari. CoNcLusiONI. La mia statistica mi porta a suddividere i motulesi in sei grupp1 a seconda dei dati semeiologici. In ogni gruppo si può stabilire, in linea di massima, la condotta terapeutica eseguita:

I. - Ferita leggera o grave, con scarsa o abbonda11te perdita di sostanza ossea. recente o di antica data ma già adeguatamente sistemata in apparecchio gessato. I feriti di questo gruppo che non presentarono febbre, con secrezione sc;ma cd in buon~ condizioni generali furono senz'altro sgombrati. I casi in cui invece si ebbe a riscontra re febbre suppurati va furono medicati per evacuare la secrezione. Mai fu rimosso l'lpparecchio gessato soddisfacentemente applicato. Dopo mig liorJmcnto delle cond izioni generali e locali furono ~gombrati.


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II. - Ferita recente non suppura1lte, frattura sistem«ta m apparecchio provvuono. I feriti di questo gruppo furono sottoposti a narcosi, alla riduzione im-

mediata della frattura a mezzo della trazione a filo transchcletrico ed all'immobil izzazione in apparecchio gessato, fenestrato in corrispondenza delle feri t e. La temperatura fu quindi attentamente sorvegliata per almeno ~ - r o giorni. La comparsa di febbre settica consigliò l'incisione e il drenaggio della raccolta purulenta talora formatasi.

III. - Ferita di antica data, focolaio purulento e.1tinto, dislocazione dei frammmti di frattura. I fcri ti di questo gruppo furono sottoposti a trazione transcheletrica graJuale, sorveglianza della ferita in cui molto spesso si riaccese il focolaio purulento che fu dominato con accurato drenaggio. Non appena si ottenne la rid uzion e della frattura fu applicato l'apparecchio gessato fenestrato essendo semp r e in sito il drenaggio che fu rimosso in seguito a miglioramento delle cond izioni generali e locali.

IV. - Ferita recente o di antica data . Suppurazione in atto, frammenti dislocati. 1 feriti di questo gruppo furono sottoposti allo stesso trattamento di cui al gruppo III : l'atteggiamento dell':uto posto in trazione lieve rese più agevole la sorveglianza della ferita, la medicazione, il riassetto quotidiano; accortezze, che furono in grado di per sè di avviare la ferita verso la guar igione, anche se la trazione determinò lacerazioni del tessuto di granulazione e q u in d i l'aumento della secrezione e della febbre. V. - F erita con grave perdita di sostanza ossea o delle parti molli, secrezione di buon aspetto atzcl1e se abbondante e JU larga superficie, segni di rea. . zwne orgamca. Ai fe-riti di questo gruppo consigliai l'amputazione, ma avendola essi rifi u tata, furono trattati col sistema cons~rvativo : trazione leggera sul doppio pian o inclinato, medicazione quotidiana, scarico della secrezione, ecc. Giunsero a sod!disfacente miglioramento, non certo nei .r iguardi della funzione.

V I. - Ferita con grave o ande modica perdita di scsumza, secrezione di cattiuo aspetto, non .1egni di reazione organica, .1carsa febbre . Nessuno dei pp. di questo gruppo giunse a guarigione. Le medicazioni cii c u i a l gruppo V non furono sufficienti: l'amputazione, rifiutata, sarebbe sta ta forse l'unica via di salvezza.


218

Lo STRUM.ENTARIO DI FORTUNA P.ER L 'APPLICAZIONE DELLA TRAZIONE A FILO. Debbo alla fortuna di aver incontrato in una officina meccanica di Asmara chi volle aiutarmi nella costruzione dei pochi strumenti indispensabili, se mi è stato possibile mettere in pratica il sistema della trazione a filo transcheletrico in un Ospedale da campo. L 'autorizzazione per l'uso di essi mi fu data da S. E. Paolucci, Direttore dell'ambulanza chirurgica speciale « E », e Consulente d'armata.

Fig. 5· L'alza· bacino (A) - il doppio piano incli nato (B). (Per la spiegazione dei numeri vedi figg. 6 e 7).

Nell 'ordinazione di questi strumenti ho dovuto tener conto delle particolari esigenze ambientali , allontanandomi nei particolari dal tipo a me noto in uso all'Istituto Ortopedico Rizzoli. I. - Smontabilità e leggerezza per ovvi motivi di trasportabilità. II. - Possibilità di adattamento sia ai lettini in dotazione all'Ospedale da campo, sia ai Ietti più grandi. Dopo difficoltà non lievi ho avuto a mia disposizione: alza-bacino, doppio piano inclinato, staffa, fili, trapano, apparecchio per avvolgere fascie gessate, forbici e coltello per tagliare apparecchi gessati. L'alza-bacino (fig. 5 A e fig. 6) era costituito da un basamento fig. 6 1) poggiante sul terreno a mezzo di 4 viti (fig. 6 2) che, indipendentemente graduabili nell'altezza si sono dimostrate poi di grandissima utilità in quanto dispensavano dal porre rialzi adeguati per mettere l 'apparecchio in piano anche sul terreno irregolare. Un robusto braccio (fig. 63 ) bene avvitato al basamento sosteneva l'arco reggi-bacino (fig. 6 ~) a mezzo di una grossa vite (fig. 65 ) comandata da un dado (fig. 6 6), questo avvitato, alzava il reggibacino stesso e permetteva così di svolgere le fascie gessate attorno al tronco del p. sollevato dal piano del letto (fig. 4).

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Per il fatto che tutto l'apparecchio non poteva essere fissato al letto troppo leggero e poco solido, ero costretto ad incaricare un uomo di esercitare adeguata contro- pressione durante l'applicazione dell'apparecchio gessato. Perchè facilmente smontabile (fig. 6) non si è dimostrato ingombrante c, per quanto solido, poco pesante (25 kg.). Il doppio piano inclinato (fig. 5 B), pur esso smontabile (fig. 7) è stato ridotto al minimo necessario a mezzo dei sostegni inclinati (fig. 7 '-2 ) costituiti da tubi in cui poteva scorrere ed essere fissata con delle viti a dado

Fig. G. L· alza · bacino smonta w. (t) il basamento con (l) i pil-<li a viLè; (3} il braccio con (4) l":.t· co rcggt·bacino e (5) sua vite c (6) il dado. (l oumert corrispondono a quelli delb fig. 5 A).

un'asta di ferro (tondino) ripiegata ad U; una per il piano inferiore ed una per il piano superiore. L'arco sostegno di trazione (fig. 7 3 ) fissava i due piani nella posizione voluta, a mezzo di 4 guadrelll forati e portava l'asta di trazione (fig. 7 ' ). La staffa (fig. 8 •) fu costruita con un'asta di ferro robusto opportunamente ripiegata e snodata in un fulcro centrale: il filo transcheletrico passato in due fori all 'estremità della staffa, veniva fissato a mezzo di due viti a galletto. All'estremità opposta ai due fori per il filo di trazione, una grossa vite permetteva di avvicinare gli estremi ddla staffa e quindi di tendere il filo ~ul suo asse (fig. 3). Per filo- di trazione (fig. 8 3 ) mi son dovuto valere di raggi di bicicletta, opportunamente appuntiti « ad elica»: soluzione molto semplicista, ma che pur tu ttav~a non mi ha mai dato inconvenienti; il raggio infatti è di spessore non eccess1vo (1,8 a 2 mm.) di robustezza più che sufficiente, ben nichelato. Difficoltà maggiori ho incontrato nell'uso del trapano per l'infissione 2 (fig. 8 ) : mi sono dovuto servire di un comune trapano a petto da mecca-


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nici che permetteva di dare alla punta del filo la velocità di 6 giri per 1 di manovella. La pinza guida-filo, di troppo complicata costruzione, fu sostituita: una sonda appuntita ad un estremo e ripiegata all'altro, permetteva di scegliere la zona ossea di elezione per l'infissione dd filo, che seguendo la scanalatura lungo tutta l'estensione della sonda stessa, veniva a raggiungere lo scheletro nel punto voluto.

Fig. 7. Il doppio piano inclinato smontaro. 1 - 2, sosreg ni incli nati; 3, sostegno di trnzione ; 4· asra por· tante la rrnionc: 5 • <6, piani orizzontali. (l numeri corrisp<.ndono a quelli della fig . 5 R).

Le forbici per tagliare apparecchi gessati furono costruite mediante due fogli di balestra fuori uso, furono adeguatamente forgiati ed uniti a mezzo di un perno (fig. 8 ~). Comuni forbici dunque, ma molto robuste e di dimensioni notevoli. Con fogli di balestra fu costruito anche il coltello per apparecchi gessati (fig. 8 1). Per l'avvolgimento delle fascie gessate mi son servito di una semplice manovella di ferro (fig. 8 ") ben levigata, che appoggiata a due sostegni mi ha permesso di utilizzare le garze della misura di m. 5 x 1 fornite dall 'I. F . M. Potevo così ottenere le fascie di altezza maggiore di quelle fornite già pronte dallo stesso l. F. M. RISULTATI.

Non dirò dei risultati ultimi ottenuti nd trattamento dei fratturati da arma da fuoco, in quanto tutti i p. furono sgombrati agli Ospedali retrostanti non appena le condizioni local~ e generali avessero loro permesso di sostenere il viaggio e di giungere a guarigione senza ulteriori interve nti.


221

Per quanto di nessuno di questi io abbia avuto poi notizie, pur tuttavia giudicando i risultati immediati posso sostenere che, se la suppurazione del tocolaio di frattura non rappresenta una assoluta contro-indicazione alla riduzione, pur tuttavia rappresenta un pericolo, talora grave pericolo: l'accentuazione della secrezione, l 'aumento della febbre, la formazion e di ascessi; pericoli questi che se dominati in primo tempo durante il pericdo di trazione, vengono a diminuire ed a finire gradat:lmente dopo l 'immobilizzazione in

Fig. 8. Accessori . 1, coltelli per appa1 occhio gessaiO: 2 . trapa no a petto per infissione del fi lo; 3, fili c pinza tagliafili: 4· staffe per t"razione; s. 3ppa rccchio per avvolgere le fascie jtcss~tc; 6, forbice per tag liare appMccchi gessati.

apparecchio gessato e, si può dire, in virtù solo di questo e non delle medicazioni, ct~i solo è devoluto il compito di scaricare il pus talora presente. L'atfrontamento dei frammenti è ~t.:: mpre stato soddisfacente, tale da concedere un buon risultato funzionale definitivo, purchè sufficientemente protratta l 'immobilizzazione ed adeguato il trattamento fisioterapico. CoNsiDERAZioNI E coNcLusiONI.

Quanto mi è stato dato vedere e fare mi porta nell'intima convinzione c~e una organizzazione opportuna grandi benefici potrà arrecare ai fratturati dt guerra. Convinzione sostenuta dall 'aver constatato che: . 1 • - pochi e poco ingombranti sono i mezzi necessari per trattare raztonalmente le fratture da a. da f. in unità sanitarie di guerra: condizione questa di prima ed ovvia importanza; . ~· - è possibile ottenere i risultati mi gliori anche in luogo ove il p iù ptccolo mtervento viene ad essere reso difficile dalle speciali condizioni d'ambiente;


3° _ - le fratture comunicanti od esposte si aggravano di giorno in giorno, dl ora in ora, se non tempestivamente sistemate. L'immediato rias· setto della ferita, l'accurata pulizia, l'affrontamento dei frammenti, comunque ottenuto, e l 'immobilizzazione è sufficiente per mettere il p. in condizioni di essere sgombrato dopo pochi giorni in ospedali anche molto lontani. dal fronte. Vantaggio incalcolabile per il p. stesso e per tutta la pesante, neces· sariamente p esante, organizzazione sanitaria. Se queste le condizioni idleali, forse non raggiungibili perchè ben difficilmente e solo eccezionalmente un fratturato potrà essere sgombrato durante le prime ore in unità sanitarie attrezzate, in momenti difficili e di congestione notevole, t uttavia a queste sarà opportuno informarsi nel progettar-e una organizzazione adeguata. Il servizio sanitario in guerra soltanto potrà dirsi veramente completo 'iuando sarà in grado di provvedere ai feriti allo scheletro.con la stessa sollecitudine con cui è in grado di trattare i feriti cavitari, perchè seppure non :ome questi in immediato e grave pericolo di morte pur tuttavia gravi che richiedono pronto cd adeguato, sopratutto adeguato, soccorso. Sarà però opportuno che non solo si istituiscano centri attrezzati (ambulanze chirurgiche), ma che ognuno sappia, medici ed infermieri, ai reggimenti ed agli ospedali da campo, che il motuleso è da considerarsi ferito grave, che richiede intervento quanto più precoce ed al quale si deve provvedere con tutta sollecitudine. Il servizio sanitario potrà così attribuire a sè l'alto m-erito di aver ricuperati gran numero di combattenti al campo di battaglia alla vita attiva, alla Patria. AuToRIASSUNTO. - L'A. riferisce sull'atti,·ità chirurgica da lui s,·olta al 20° Ospedale c..!a campo per indigeni durante la guerra d'Etiopia. Considera particolarmente le fratture da a. da f. leggera come quelle che pur non ponendo il p. in serio cd immediato pericolo di morte, come una ferita cavitaria o da scheggia di proiettile di grosso calibro, h:mno da essere considerate gravi. Infatti, qualora non tempestivamente et! adeguatamente trattate sono causa di infermità grave ed a lungo protratta ; sono im·ece suscettibili ~li guarigione entro relati va mente breve periodo di tempo se sottoposte fin tbll'inizio a razionale sistemazione. Dopo av.er riferito sull'anatomia patologica delle ferite, descrive il trattamento cui sottopose i fratturati e lo strumentario di fortuna in suo possesso per l'applicazione del ~istcma ùella trazione a filo transcheletrico. Per quanto non abbia potuto controllare i risultati ultimi ottenuti , si dichiara :soddisfano dci risultati immediati e ritiene che una adeguata organizzazione per il trattamento delle fr:mure esposte in gLicrra. si imponga tanto più oggi che il sistema della trnione tr:msossea è nella pratica ci,·ilc di uso corrente. Si augura che !"organizzazione del trattamento delle gravissime ferite cavitarie possa essere esteso anche al trattamento Jelle pur sempre g ravi fratture da a. da f..

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CONFERENZE E DIMOSTRAZION I CLINICHE NEGLI OSPEDALI M/L/T ARI ELENCO E SOMMARI DEGU /IRGOMENTI TI\.ATT.-ITI. (Dai ucrbali prn•cfluti alla Dirt:::.io11c gcllcralt: di SanitiJ mi/trar(' 111:/ /tbhraio ICJ40·XVI/l).

ALESSANDRIA. Tenente medico mc. g. s. MARIO ACCINNr: Gozzo c-alcificato ed ossificato.

L'O. presenta un caso di gotzo calcificato ed ossific:;to, riscontrato m un soldato del 37° fanteria, classe 1918, distretto Ji Brescia. Il p. presenta fin daHa nascita, una ipertrofìa tiroidea che è andata aumentando di volume in questi ultimi anni, e che per il lobo destro ha assunto forma parenchimatosa diffusa, e per il lobo sinistro, a forma nodulare calcificata ed ossifìcata, della grandezza di un grosso uovo. Il p. avverte solo lieve dispnea da sforzo e lieve disfagia, specialmente nella ingestione di cibi duri. Descritta clinicamente la lesione, e fatta la diagnosi differenziale tra le tumefazioni t iroidee ed extra tiroidee che possono ~imubre una forma tiroidea. l'O. si indugia sulla d i a g nosi differenziale delle varie affezioni del corpo tiroicleo, a durezza !ignea e lapidea. Passa alla interpretazione del referto radiologico, dal quale risult~l la fine struttura trabecolare della massa, la spiegazione della disf:lgia accusata dal p., e la messa in evidenza di una ipocinesi dei costrittori faringei da probabile compressione vagale, della frammen tazione del bolo di pasto opaco, e della visualizzazione delle vallecole glossocpiglottiche, riempite di bario. Illustra in seguito la eziopatogenesi delle calcificazioni del corpo tiroideo, comparandone le statistiche delle v;;rie cliniche, cd i reperti istologici dei vari AA. I n fine, accenna alle varie teorie patogenetiche, partendo da quella delle inclusioni embrionarie, per passare a quelle della metastasi per elementi midollari, del cellulare d i Ollier. umorale di Leriche, e a quella ,·ascolare di Giuliani. Conclude che quella di Leriche è oggi la più accettata. T ermina riferendosi alla cura chirurgie:-~, :JIIe difficoltà e ngli inconvenienti che essa presenta. Presenta inoltre un secondo ricoverato dello stesso reparto, affetto da esiti cicatriziali da ,·asta scottatura dell'addome e èella coscia S .• con ponte cicatriziale nella piega dell' inguine S.. Fa cenno ai risultati chirurgici che si potrebbero eventualtnente ottenere; risultati ad ogni modo incerti e di lunga cura; termina trattando il caso dal lato medico.. l<·gale. 'concludendo per la riforma.

ANZIO (campo san. dmm. militare). Maggiore medico LutcJ BoLLA: La pseudo- tu· bercolosi.

L'O. dopo avere fatto rilevare l'importanza della conoscenza delle malattie pseudo.. tubercolari specie ai fini della diagnosi precoce della tubercolosi polmonare, sintetica· mente traccia i quadri cli nici e rad10logici d~lle varie forme polmonari pseudotubcrcolari mettendo bene in rilievo alcune prove biologiche e gli esami ematologici necessari per la diagnosi differenziale di alcune delle suddette forme. Infine si sofferma a trattare particolarmente su tre forme morbcse pseudotubercolari praticamente le più irn port:~ nti: le emottisi non tubercolari, le bronchiectasie e la cisti da echinococco. mcttendone bene


in rilievo la sintommologia clinica obbicuiva e ~ubbiettiva che, se ben raccolta e vagli:ua, ~pcsso c.Ia sola può essere di orientamento alla diagnosi . !b. Maggiore meùico MARIO Pt,ASTL NA: l tumori primitivi del polmone.

L'O. illustra l'etiologia, l:t patogcnesi, l'anatomia p:nologica e la sintomatologia dci tumcri primitivi del polmone. Si sofferma in modo particol::tre a descrivere i vari metodi o per:~tivi c gli ultimi recenti progressi ottenuti nt'lb tecnica operativa. Conclude aiferrnando il principio che ncll'awenìrc l:; chirurgia dei tumori del polmore si albrghcrà s..:mpre più, spectalrncnte risolvendo i problemi che riguardano la preparazione del m~bto e la chiusura del moncone bronchiale. NOVARA. Tenente m..:dico Er-::.to GAsl't\LUI. L'O. presenta ed illustra diverse radiografie concernenti interessanti lesioni in militari ricO\·crati nell'ospeda le. t " - Alcuni radiogrammi Jdla regione cecale si riferiscono ad un operato di appcn· dicectomia, in cui si ossen ·a in modo persistente un 'immagine \'Crmicolare di oltre 3 cm. ascendente. Espone le ragioni per ritenere tale imm;lgine dovuta non a moncone di appendice non asportato, nè a diverticoli dJ trazione per aderenze, ma a btti sp:~sti ci c.Ia peritifl itc. 2 ° - Una lussnione congenita d;~li'anca bibtcralc. in cui le gr:l\·i alterazioni scheletriche più manifeste da un lato sono da attribuirsi ad alterazioni di S\'iluppo per un processo poliomelitico insorto in tenerissima et3. 3• - Illustra quindi i raJiogrammi di un cas(• receme da ferita d'arma da fuoco {rivoltella Beretta) alla regione trocanterica sinistra mettendo in evidenza le ragioni e 1t cunsq.,'l.Jenze del fenomeno <.la scoppio (frattura comm inuta del femore, ritenzi on~ da molte p l ici scheggie metalliche, vasto ematoma da lesioni dci rami collaterali della fcmo· mie ecc.). PERUGIA. Sottotenentc mcd tcO RtCCALWO MollVILl..O: L 'ep.•'feuia c la sua tt'l'apia modcn~tl. L'O. ricord:~ le ultime concczic ni sulb p:nogenesi dell'epilessia di or<.line anatomo · patologico, radiografico, umor;~le, sperimentale. Pone in rilievo l'import:tnza dcll:t diagnosi medico - lcg::tle tra epilessia vera, istcri· smo, epilessia simul:na. Si soffc-rma infine sulla ter:tpia, ricordando sia il regime :tlinlentare che i medicamenti: dai bromuri, cbi preparati bromici, ipnotici all'opotcrapia ghiandolare, all'a utoemo tcrapi:~. Conclude richiamando l'mtcmcione ~ull e ultime acquisizioni terapeutiche con b terapia convul si,·;~nte senza esito, c con la irradiazione profonda veramente efficace ndk forme sia trJumatiche che essenziali. lb. Capitano medico PAOLO PALAI> I :-<o : LinjogranulomrltOsi maligna di Hodgkmg . Paltou/, Stemberg.

Viene presentato un c:1so di linfogranulc,m:nosi mali l!n:t. che data da circa due 3nni. in un riformato dcii ::t classe 19 17· il quale in seguito a ~·isita di re,·isione presso il Consi).dio di Lc,·a, è M:tlo invi:;to in osscr\'azionc.


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Posti in rilievo i sintomi clinici, sono analizzati i dati forniti dalle ricerche complementari $Uile urine, ~u l sangue e radioJogici. Discussa la diagnosi differenziale, vengono infine illustrati gli elementi caratteristici dimostrati dalla biopsia di una ghiandola latero- cervicale. TRIESTE. Capitano medico GIUSEPI'E AmNI: Le sezioni di sanità.

l b. Tenente medico mc. g. s. ANTONIO GEMELLI: Servizio sanitario presso z Corpi. l b. Tenente medico UMBERTO Izzo: Fratture e lo-ro trattamento.

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RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI

E RIV I S T E

IGIENE « Lancet >•.

H. ScHuTZE: Vaccinazione profilatrica durante il periodo di incubaz:im1e. pag. 643, 1939·

Taluni AA. sconsigliano la vaccmaz10ne profibttica antitifìca-paratifica in una cnmunità, durante un'epidemia di tifoide, nel <imore che l'organismo dei vaccinandi si possa trovare in uno stato di diminuita resistenza, dovuto alla cosidetta H fase negativa "· Lo Schutze ha fatto delle esperienze sui topini col Bact. typhi murium allo scopo di portare un nuovo contributo alla dibattuta questione. I topini erano infettati per via sottocutanea, e durante il periodo d'incubazione veniva somministrato il vaccino sottocute. I topini erano tenuti in osservazione per tre settimane, durante le quali l'indice di mortalità era paragonato con quello di altri topini controllo, che non avevano subìto la vaccinazione. In varie prove la quantità di vaccino inoculato è stata diversa, da 1 a JOO volte maggiore di quella usata per la vaccinazione umana, facendo i debiti rapporri di peso del corpo. E' stato dimostrato ancora un:~ volta che la vaccinazione in periodo di incubazione non è affatto nociva, e che anzi può riuscire utile se la quantità di vaccino è stata sufficiente. I risultati sono stati uguali qualunque sia stato il mezzo con cui il vaccino è stato ucciso (cloroformio, fenolo, riscaldamento a 6o0 , a 53°) ad eccezione di un sol caso, in cui il vaccino si era dimostrato particolarmente tossico. Una esperienza col B:~ct. cnteritidis ha portato alle medesime conclusioni. Riportando le prove sperimentali sugli animali all'uomo, sembra che si possa affermare che la vaccinazione antitifica-par:~tifìca non è controindicata durante un'epidemia di tifoide. A questo giudizio sono giunri già in precedenza, come è noto, altri AA .. che si sono occupati dell 'argomento. REITAl' O.

J. A. NoRTON: lttero infettivo acuto. -

« )ourn. Amer. Medie. Assoc. », vol.

113, 19.)9·

In questi ultimi anni sono stati descritti parecchi episodi di ittcro epidemico, che non sono da riportare alla cziologi:J leptospirica nè ai comuni casi di itterizia acuta cosidctta catarrale. Morgan ha ricordato un'epidemia di oltre 200 casi nelle contee cen· trali e orientali dcll'lnghiltcrra tra l'ottobre 1925 e il marzo 1926; Pickles ha descritto un'epidemia di 250 c:1si di Wenslcydale tra l'ottobre 1928 e il nO\·embre 1929; GJo,·er e Wilson circa 300 casi e R:~shford 4!3 c:tsi in giugno c luglio 1934, tra gli impiegati dcll"uffìcio generale delle poste. Nél is e Va n Dcn Brandcn nel Brabante (Belgio) hanno illustrato un'epidemia tra i fanciulli; ed altri AA. ancora si sono occupati della questione. ln questa nota il Norton descrive un 'epidemia di ittero acuto scoppi:Jta tra il maggio e il dicemhre 1938 a Sih·er Pe:1k (Nc,·ada) in un campo di minatori, che lasciava molto a desiderare dal punto di vista igienico. Ventitre indi\·idui. tra i 5 e i 40 anni furono colpiti . Sintomi principali: insorgenza impro\'visa con anorressia. nausea e spesso ,·omito, e quindi d i:~rrca con dolori :Jddomin:tli. temperatura circa 38°, ittcro dapprima alle sclerc c quindi gcncr:tlizzato entro le 4(j ore, feci scolorate e urine scure. Le pro,·e

l


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sierologiche negative verso la Lept. ict. haem. e versc la Lept. canicola permettevano di escludere un morbo di Weil. ln molti casi risultava ev.iJcnte che l'infezione era stata contrattn per contatto diretto con un altro p.; non si è potuto esciudere che il contagio fosse avvenuto per mezzo delle goccioline. Per distinguere questa forma di ittero, ad eziologia ancora sconosciuta, l'A. prop.>ne il nome di (( ittero acuto infettivo >>. .REITANO.

S. Bn.AL: LA sensibilità del/a rana alla tularemia. 1 939·

'' Bui l. Soc. Pathol. exot. >>, n. 9•

Antonoff c Karpof in Russia, Huseyin c Oz in Turchia hanno potuto isolare il

B. tularense dai corsi d'acq4a delle località nelle quali la tularemia era enJemica. Gli AA. turchi non erano riusciti a dimostrare i'csistenza del B. tularense nei ratti d'acqua, che in Russia sono i principali trasmettitori della malattia. Bila!, in collaborazione wn S. Kamil, aveva già messo in evidenza l'importanza dei bufali nel mantenere la contaminazione dell'acqua. Successivamente questi AA. hanno voluto accertare se le rane potesM:ro avere un valore epidemiologico nel mantenere allo stato endemico la tularemia in una data regione. Le conclusioni delle ricerche sono: - La rana (Rana ridibunda) inoculata con un ceppo virulento di tularemia, muore d'infezione tularemica senza prestntare alcuna lesione macroscopica carattestica. 2° - La rana, infetta di tularemia, propaga il B. tularense nelle acque in cui vive. 3° - Le rane normali possono infettarsi per mezzo di un'acqua contaminata da altre rane infette di tularemia. 4 ° - Queste constatazioni possono ~piegare perchè le acque restino continuamente infette di B. tularense; fatto molto importante nell'epidemiologia della rularemia.

t 0

REITANO.

S. BrLAL: Ornithodorus l..Ahorensis, possibile vettore della tula1·emia. Pathol. exot. », n. 9, 1939·

" Bui!. Soc.

L'A. ha voluto ricercare se l'Ornithodorus Lahorensis, che abbonda in Turchia, nutrito su conigli infetti di tularemia, potesse trasmettere la malattia alle cavie per puntura, e inoltre quanto tempo potesse restare portatore di B. tularense. Le conclusioni alle quali è giunto il Bilal sono: 0

- La zecca Ornith. Lahorensis trasmette la tularernia per puntura. L'infezione avviene anche dopo 205 giorni dall'ultimo pasto infettante.

I

L'Ornith. Lahorensis ha conservato nel suo organismo il B. tularense per 552 giorni (ultimo limite dell'esperienza). 2° -

3° - Il B. tularensc si conserva almeno un mese neli'Ornith. morto, rimasto al fresco c nell'oscurità. 4° - L'Ornith. Lahorcnsis, molto diffuso in Turchia, può a\'ere una parte importante nella epidemiologia della tularemia. REITA!'>O.


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CHIRURGIA GENERALE P. BAroccrn: Ormoterapia anteipofisaria wtrafocale in una frattura con persistente ritardo d~· consolidamento osseo. - << Rivista di chirurgia )), n. 1 I - 12, novembre- dicembre 1939. L'A. illustra un caso di frattura comminuti va del terzo medio del braccio destro, consolidato dopo circa 9 mesi di cure numerose, sempre infruttuose, con iniezioni intrafocali di un preparato pre - ipofisario. Il p. precedentemente era stato trattato con iniezioni endovenose ricalcificanti, con crgostcrina irradiata, con preparati vitaminizzanti c con Marconi- terapia, senza alcun risultato. Gli erano state pure praticate iniezioni intrafocali di autosangue ed infine era stato sottoposto ad un intervento operativo: frammenta:z.ione del callo secondo Kirschner. Il consolidamento invece è stato raggiunto solo ed in breve tempo con ormonoterapia intrafocale. Il risultato veramente sorprendente è confermato da una serie di radiogr-ammi molto dimostrativi. T ale terapia è stata tentata per la prima volta dal Bourde, che ne fece oggetto dì una illustrazione alla Società dì Chirurgia di Marsiglia nel 1938, ed anche nei tre cas.i esposti da questo A . i risultati sono stati rapidissimi. L'A. infine riassume brevemente le cause eh: possono ritardare il consolidamento osseo del callo di frattura, i mezzi rerapcutici finora usati, ed accenna ad alcune ricerche sperimentali, tendenti a spiegare il meccanismo di azione di questa terapia. D.o\STOLI.

RADIOLOGIA ~. GroRDANO e L. BRESCI: Ricerche aonometriche in tubercolosi. -

« Annali di Radiologia

Diagnostica ,, dicembre 1939- XVIII. Gli AA. hanno misurato sistematicamente il diametro dell'aorta, a livello dell'arco. in 200 soggetti affetti da tubercolosi polmon:lre, per controllare se effettivamente l'aorta in tali malati ha dimensioni inferiori alla media normale. I soggetti, sicuramente indenni da lesioni dell'apparato circoiarorio, avevano età dai 20 ai 40 anni ed erano rappresentati da 100 uomini e 100 donne. La lesione specifica in prevalenza cr:l 10 forma iniziale o istituita da poco tempo. Per la misurazione dell'aorta, gli AA. hanno fatto uso di molti metodi, e ctoe: I 0 ) dì Kreuzfuchs od aorto- esofageo; 2°) dei fratel li Meldolesi o della misura trachealc; 3°) del secondo metodo di Kreuzfuchs o dei circoli trasparenti; 4°) di Lins o della misura geometrica. Hanno applicati tutti e quattro i metodi, servendosi, per gli ultimi tre, di tde radiogr:~fìe otte nute con 1::! stessa tecnica, c apportando, per il primo metodo di Kreuzfuchs c per gli ultimi Jue, le rebtive correzioni. Di ogni ammalato è riferita l'età, la statura e il peso, e tutti i valori sono riportati in due tabelle. Il confronto dci valori ottenuti coi vari metodi dimostra che quello dei Meldolcsi dà sempre i \·alori più alti fra i quattro metodi; che i valori ottenuti col metodo di Lins si avvicinano alla media degli altri tre; che il metodo dei cerchi trasparenti c quello di Lins, non presentano variazio ni reciproche superiori ai 0,5 mm .. quindi comprese fra le possibili cause di errore. l diversi metodi ci forniscono dati rìteribili :J distinti livelli dell'aorta, c poichè questa ha diametro che va diminuendo via vi:.~ che si distacc:.~no le d1~am:.~zion i arteriose, questo fatto anatomico può essere in parre respo nsabile delle dìfferen:11e riscontrate coi v:lri metodi. Il metodo aono-eso-


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fageo è soggetto a molte cause di errore in rapporto allo stato e alla funzionalità dell'organo c al modo di somministrazione della sostanza opaca. I valori superiori che si ottengono col metodo dei Meldolesi, è da attribuirsi al fatto che nella cifra è compreso anche il valore dello spessore della parete trache:lle. l metodi che corrispondono in ogni caso sono quelli geometrici (metodi di Lins e dei circoli trasparenti), i cui risultati sono quasi sempre sovrapponibili, rappresentando una diversa ricostruzione geometrica di un cerchio, da un arco di cerchio. Per la loro semplicità sono inoltre di facile applicazione. Le medie dei diametri deJI'nrco aortico, im rapporto aJJ'età, dimostrano che nei due diversi decenni (dai 20 ai 30 anni e dai 30 ai 40 anni) si ha un aumento di 1-1,5 mm. dal primo al secondo, e, nelle donne, valori inferiori di 1,5-2 m m. rispetto agli uomini. Inoltre si è visto che le medie sono progressivamente crescenti in rapporto all'aumento del peso corporeo. Considerando il rapporto dei diametri dell'arco aortico con la statura, le medie trovate dagli AA. dimostrano che il diametro dell'arteria varia in modo irregolare ed incostante, sebbene aumenti, nel complesso, con l'aumentare dell'altezza. In conclusione, comparando i dati trovati con quelli ritenuti fisiologici, si rileva che il diametro dell'arco aortico, nei tubercolosi non si discosta in modo sensibile dal valore di quello degli individui normali é non tubercolosi a cuore sano. I risultati delle ricerche contrastano con l'opinione abbastanza diffusa t.he nei tubercolosi si abbia, in una certa percentuale, un'aorta di dimensioni inferiori alla norma. SALSA NO.

J;RQMA TOLOGIA

F. EMAI'U.ELE: Unificazione dei metodi d'analisi delle conserve di pomodoro. - (Relazione presentata al VI Congresso internar.ionale tecnico e chimico delle industrie agricole. Budapest 1939). Dall'« Industria italiana delle conserve », luglio-agosto 1 939• n. 4· L'A. nella sua elaborata e dotta relazione sostiene la necessità di addivenire al più presto all'unificazione internazionale dei metodi per il controllo analitico delle conserve di pomodoro. E' indispensabile non solo essere in possesso di metodi analitici rapidi e precisi per j) controllo dei prodotti durante la lavorazione, ma anche che si addivenga alla loro unificazione in vista specialmente del consumo di questi prodotti in paesi lontani dal luogo d i produzione. Questo problema è stato sentito ed affrontato in Italia già da tempo; fin dal 1930 i competenti Ministeri provvidero ad emanare (.Ielle «Istruzioni provvisorie per l'analisi tlellc conserve alimentari 11 che formano la base delle attuali proposte. Le definizioni ed 1 metodi analitici proposti rappresentano il frutto di studi ed esperienze eseguite in questi ultimi anni dalla R. Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari. L'A. propone le definizioni per i vari tipi di conserve di pomodoro nonchè i metodi analitic i per il loro controllo. Crediamo opportuno riportarli tntegralrnente in vista del grande interesse:: e dell'importanza che tale problema riveste dal punto d i vista pratico. Definizioni. - L'A. fa anzitutto una distinzione tra conser\'e ottenute dal succo di pomodoro, più o meno concentrato, da quelle costituite da pomodoro pei:Jto. Le prime possono essere classificate in vari tipi in base alla concentrazione e la loro qualit;Ì dipende: dal colore, dalla ricchezza zuccherina, datna giusta quantità di acidi, ccc .. mentre le seconde ~sono. essere classificate in base al colore, al rapporto fra poi pa e succo. al conte nuto In peli., oltre al contenuto in zuccheri ed acidità, ecc. 5

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Cio rnale di mcdicin<J millilar~.


Le cara t:terisriche comuni ai due tipi di conserve dovranno essere le seguenti: IA: conserve di pomodoro non saranno commerciabili se presen tano: 1o a) sapore, odore e colore anormale; · b) se contengono zuccheri (calcolato come zucchero invertito) tali che il « mpporto zucch eri )> (zuccheri % .-< 100: residuo ottico genuino "~) sia inferiore a 40; c) se contengono acidità (espressa in acido citrico cristallizzato con una molecola d'acqua) tal e che il « rappo>·to acìdità )> (acidità •y,, x roo :residuo ottico genuino ~. ,) sia superiore a 12; d) se hanno una percentuale di impurità minerali superiore a gr. 0,3 per kg. di conserva; c) se contengono più del 5% di Na Cl aggiunto. 2 o • Per •< residuo owco >> (R. o.) si deve intendere il valore corrispondente all"inòice di rifrazione dato da un normale refr:mametro per zuccheri, quando tra i pnsm1 si pone, in modo determinato, la sostanza da esaminare. 11 <<residuo ottico genuino>> (R. o. g.) delle conserve di pomodoro sarà dato dal residuo ottico, leno al rcfrat~nmetrc, detratto dei cloruri totali (calcolati come Na Cl) e aggiunto dd cloruro sodico ' naturale (che si considera r/ 100 dd residuo). E precisamente: residuo ottico genujno = residuo ottico totale- cloruro ~odico totale + 1, 100 (residuo ottico totale - cloruro sadico totale). #

A) SuccH r E coNCENTRATI 01 POMonoRr. La seguente classifica dei diversi tipi di conserve di pomodoro riguarda tutti i derivati, mentre l'attuale legge italiana definisce solo i 3 principali. 1 ° - Succo di pomodoro. Sotto questO nome s'indica il succo naturale ricavato dal pomodoro, sano c maturo, lavato, convenientemente separato Jalle bucce e dai semi,

con o senza aggiunta di sale, omogeneizzato o no. Il residuo onico genuino del succo varia fra il 4 ed il 1_2 %. 2° - Semi - co11centrato o safs:na di pomodoro. - Si comprende sotto questo nome un succo concentrato di pomodoro avente un R. o. g. non inferiore al 12 " , , . A l prodorro inscatolato si può aggiungere qualche foglia di basilico. 3° - Concentrato di pomodoro. - Si comprende sotto questo nome un succo concentrato di pomodoro avente un R. o. g. non inferiore al 22 <:{, . 4° - Doppio co11centrato di pomodoro. - Si comprende sotto questo nome un succo concentrato di pomodoro avente un R. o. g. non inferiore al 30 'X.. 5° - Triplo concentmto di pomodoro. - Si comprende sotto questo nome un succo concentrato di pomodoro a\·ente un R. o. g. non inferiore al 35 '\,. 6° - Concentrato di pomodori in pani. - Si comprende sotto questo nome un succo concentrato di pomodori avente un R. o. g. non inferiore al 50 •;, .. I succhi cd i concentrati di pomodoro si div idono in prodotti di prim:l e seconùa qualità o qualità corrente. Sono di prima qualità quelli che: a) derivano da pomocloro perfettamente sano e maturo, di colore rosso caratteristico, e che hanno perciò intq.,-rre le qualità organolettiche del frutto dal quale provengo no: h) contengono zuccheri (calcobti come zucchero invertito) in quantità tale che il " rapporto zuccheri '' sia superiore a 48; cd un contenuto in acidità tale che il « rapporto acidità Il sia inferiore a 9; c) all'es.1mc microscopico rilevano prescnz:1 di muffe in non più del 4 o o;, d('i campi microscopici osservati; d) hanno una percentuale di impurità minerali inferiori a gr. o.r per kg. di conserva ( 100 parti per milione). Sono di seconda qualità o qualità corrente quelli che, pur avendo aspetto, colore. odore e sapore normali. non raggiungo no i requisiti fissati per la prima qualit~. mJ rientra no ne i limiti fissati per i prodc tti comm::rciabili.


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R) PoMODORI PELATI. La legge italiana non definisce questo prodotto quindi esso è regolato dalla legisla· z ione generale, la quale stabilisce il cc rapporto zuccheri >> ed il « rapporto acidità ,, per le conserve di pomodoro di prima qualità e per quelle di seconda qualità. L'A. propone la seguente classifica: Pomodori pelati. - Con questo termine si designa il pomodoro intero, privato della pelle, con o senza aggiunta di sale e di qualche foglia di basilico chiuso in recipienti ermetici c sterilizzato col calore. I pomodori pelati si distinguono in « prodotti di prima qualità l> e " di seconda qualità l) o u qualità corrente >> . Sono da classificarsi di cc prima qualità » quelli composti di pomodoro ~ano e maturo, di colore rosso caratteristico, intero, pelato. Il pomodoro sarà ritenuto: a) cc sano,, quando non vi siano parti malate del frutto; b) << maturo )) quando il rapporto zuccheri sia superiore a 48; c) di cc colore rosso caratteristico >> quando il contenuto in rosso sia superiore al 30 %,, ed il -giallo -non··superi il 17 % (determinato col colorimetro-tipo della R. StaZIOne sperimentale delle conserve); ti) « intero >> quando almeno il 6o % del contenuto totale della scatola sia costituito da polpa; e) << pelato » quando la media del contenuto in pelli, determinato su almeno 5 scatole, non superi 1 cm. 2 ogni 100 gr. di contenuto. In ogni sc:ttola però il roptenuto in pelli non dovrà superare il quadruplo del consentito. Infine il pomodoro pelato dovrà rispondere ai requisiti b, c, d, fissati precedentemente per i concentrati di << prima qualità » . M e todi di analisi. - L'A. insiste sulla necessità di stabilire dei metodi di analisi uni formi , rapidi e precisi; metodi convenzionali, che dovranno avere essenzialmente finalità pratiche. Le determinazioni di carattere chimico o tecnico da eseguirsi sull<> conserve, oltre quelle di carattere generale, saranno: per i concentrati: 1") determin:tzione dei caratteri organolettici; 2°) del residuo ottico; 3°) del cloruro sodico; 4") degli zuccheri'; 5°) dell'acidità; 6°) delle impurità minerai i; 7°) esame microscopico e batteriologico; 8°) determinazioni di carattere generale analoghe per tutti i prodotti, quali: la ricerca delle sofisticazioni, degli antifermentativi, ecc.; per i pelati : determinazioni: 1°) del residuo ottico ed eventualmente del cloruro sodico; 2°) del colore; 3") del contenuto in pelli; 4°) del rapporto fril succo e polpa; 5°) oltre alle solite determinazioni di cui ai numeri 4°), 5"), 6"), 7'>), 8") precedenti. C) Succ HI CONCENTRATI. Esame organolettico. - I caratteri organolettici riguardano il colore, l'odore, il sapore, l a manteca, l'omogeneità e la finezza. a) Colore. - Il colore dei succhi concentrati di buona qualità va dal rosso al rosso granato ed al rosso granato intenso man mano che aumenta la concentrazione. Il colore eta solo fornisce un sicuro indizio sulle qualità del frutto adoperato, sulla razionalità della lavorazione e sullo stato di conservazione. Può essere determinato col colorimetro ti po p r oposto dalla R. Stazione sperimentale. Sono stati fissati 4 colori convenzionali; fi ssati i n base ad una lunga esperienza sono stati poi individuati mediante un'analisi colorimetrica . accurata. I buoni concentrati di pomodoro italiani hanno non meno del 4 0 % di .rosso e non più del 10 % di arancione; un eccessivo c~ntenuto di ar~ nci one d ipen de generalmente da pomodoro immaturo o guasto; un eccess1vo contenuto m nero dj pende invec~ .da imperfezione nel procedimento di preparazione. Si tenga presente c h e la composiZione del colore dipende anche dalla concentrazione.


b) Odore e sapore. - Qm:stì due c:~ratteri no n sono purtroppo determinabili se non con i nostri sen si; essi debbono av,·icinarsi :1 quel l i del frutto fresco; per la lo ro valuta· zione si con si g lia l'uso dei se~uentì termini: buono, normale, anormale. c) Manteca. - Con questo termine si Jcfìnisce quel ca rattere dei concentrati di pomodoro c he comprende la viscosità e, sul prodotto lisci:no, la lucentezza e la grana. Essa si ritie ne dovuta ad un complesso d i f:ntorì, dci quali i più importanti possono esser rappn:s<.:ntati dalla qua ntità di sost:~nz:: pectichè c mucilbginose presenti, nclb quantità e ùimcnsioni dei frammenti di cell ulosa, nella ricchezza z uccherin:1. La c, mantec:1 ,, cosù. stituiscc un coefficiente ùi qualità, che può n ettamente ùi fferen zi:~re due prodotti, che in base all'analisi chimica possono non essere diffe re nziabili. d) Omoger1eità e finezza. - Si ùetc rmina no comprime ndo in strato sottile piccole quantità di conserva fra due vetrini porta-oggetti. Si potrà così facilmente notare la presenza cd il numero dei frammenti dd per·i c:~rpìo c l'cs ì sten z:~ di impurità diverse. ANIILISt CH IMICA .

Si esegue il metodo classico per la deter· - Determinazione del residuo secco. nazione ùd res iduo secro; (btc però le incertezze e la lunghezza del procedime nto :ma· lirico l'A. propone come metoJo ufficiale il metodo refranometrico (che dà dei valori prossimi al residuo in stufa) ed al risultato di questo esame propone di dare il nome di c< residuo ottico >•. Anche questo metodo non è esente da critiche, ma dato che sì tratta di un metodo convenzionale molto rapido la sua adozione è molto vantaggiosa ;~ i fini pratici. Il residuo ottico viene determinato nel seguente modo: a) si fa col refrattometro una prima determinazione orientativa del residuo ottico nel concentrato in esame; b) se il Jato o ttenuto è superiore a 22, si !Preleva no 50 h'T· di concentrato, s i diluisce. usando delle apposite tabelle, in mcdo da port:~re a 20" di R. o., omogeneizzando con la massima cura; c) sì filtra su tela, di tipo pelle d'avo, raccogliendo almeno 20 c.c. di filtr:~to; il) si dc:tcrmina sul filtrato il R. o. ri porta ndolo col calcolo alla concentrazione iniziale; e) la lettura al rcfrattometro dovrà essere fatta alla temperatura di 20° . z• - Determina'G.io11e dei cloruri e del cl01·uro sodico aggiuntO' · m/colo dd residuo ottico ge;mino. - Per questa determina zione '' iene riportato il metodo ufficiale già pre· ~cr itto nelle vecch ie norme. Si deve not:~re però come l'A. non abbia tenuto conto delle osscn•azioni fatte da diversi spcrimentalori sull 'inattcnclìbilid dci dati ottenuti col metodo ufficiale e no n :1hhia proposto delle opportune modifiche. E' bensì vero che egli ha tenuto a prccis:1rc. sin d~ll principio ùella su:~ relazione, che i metodi chimici erano pur:tmcnte convcnzion<tli e che non <lndaqno discussi da un punto di vism scientifico. Resta però la constatnìone pratica che il dosamento dci cloruri, così come lo prescrivono i metodi ufficiali, non è praticamente attuahilc. 3o • Determina-zione degli zuccheri tiduttori. - Anche per questa determi nazione viene riportato il met<xlo ufficiale prescritto nelle.: no rme del 1930. Molto opportunamente b quantità di conserva da adoperarsi per il sag)..>ÌO viene ridotta :1 1 o-20 g r. di prodotto n second:1 dcii:~ maggiore o minore concentrnionc. . 4 o • Determinazim1e dell'aciditcì totale: e volatile. - Si seguono i metodi prescritti dalle norme ufficiali del H)30. Per i criteri (]i app rezzamento si tenga presente che nelle conserve in buono st:~to dì conservazione l'acidità vola tile no n supera r/ roo del R. o. g. 't - Determinazione dd/e i m puritù mineruli. - Serve a controllare se il Ja,·a!!gio del pomodoro ·è st:~to f:ttto henc; in conscguenz:~ dell'obbligo sancito dalla le.t,rislazionc itali:~n:~ del )a,' aggio del pomodorn ~ n cccs~:~r i c:> essere in posses~o di un metodo suffi. J0


233 cientementc esatto. L'A. propone a questo scopo un suo metooo basato sulla lc vigazione con acqua di 200 gr. di concentrato spappolati in acqua calda e posti in un :~ppan::cchiu di sua ideazione. Il residuo sabbioso viene raccolto su di un filtro tarato, seccato e pesato. r.~AME MICROSCOP ICO E BATIERIOLOCICO.

Si seguono le norme prescritte Jai metodi ufficiali del 1930. Qualora si ùebba dare un giudizio sulla sterilizzazione delle conserve in scatola, per accert:lre la presenza di ,!!ermi viventi, è buona norma, quale saggio preliminare, mantenere le scatole p e r almeno 8 giorni in termostato alla temperatura di 37'' ed osservare se dopo tale tempo siano intervenute modificazioni nei caratteri esterni Jelle scatole (gonfiore o tic tac) c nel contenuto (fermentazioni, sviluppo di odori c sapori anormali). Si teng:~ presente però che dati gli a ttuali sistemi di lavoraziOne tendente a fornire al consumatore un prodotto ineccepibile dal punto di vista igienico- alimentare, ma non perfettamente s terile (per non alterarne i car:~ttcri organolettici) nei criteri Ji apprezzamento bisognerà tener conto della natura e del numero dei germi. Pelati di pomodoro. ·- Le determinazioni da eseguire per accer tare la qualità dei pebti sono di massima comuni a quelli dci concentrati e precisamente: determinazioni del R. o., degli zuccheri, dell'acidità, del cloruro sedico, ecc. Esse però dovrnnno essere integrate dai saggi seguenti: 1 ° - Determinazi011e dei colore. Il colore sarà dete rmin ato a mezzo Jel colori metro già indicato con le seguenti moJalità: dalla massa messa a sgocciol:tre per la determinazione della polpa si prelevano alcuni pomodori, si tritano con un trit:lcarne e sulla parte così macinata si determina il colore. 2 ° DeterminaziOIIC del contenuto in pelli. Si asportano le pelli presenti, si distendono l'una adiacente all'altra su una lastra di vetro in modo da formare un'unica fi gu ra, n on importa se irregolare: si sovrappone un'altra lastra d! vetro e con un foglio

di carta trasparente si rileva il contorno della figura. La superficie totale può essere esattam ente determin ata a mezzo di un planimetro polare.

3° - Determinazione della polpa. - Si pesa anzitutto il contenuto della scatola e poi lo si versa su un setaccio di 30 cm. di diametro, a maglie di 1 cmq. e filo di 1 mm. man t enendo il frutto a sgocciolare in ragione di Si ripesa e per differenza si ha la polpa.

10 secondi

ogni

100 gr.

di contenuto. Sco:rr1.

TOSS!COLOGIA DI GUERRA K. LrNG, nE FONBRUNE e Rt.YNAL: Contributo allo studio del meccanismo d'azione dell'iprite. - Paris, << Comptes rendus dc l' Académie des Sciences >>, n. 209, '9.39· M olti AA. attri buiscono l'azione vcscicatoria prodotta Jal solfuro di etile biclorurato s ulla cute alla presenza di acido clori drico. Essi ritengono che la membrana cellulare si opponga normalmente alla penetrazione di questo acido allo stato libero, ma che essa si lasci attraversare dall'iprite, la quale subisce una idrolisi intracellulare con liberazione d i HCI , che esercita un'azione tossica sugli elementi Jcl protoplasma, lcgandosi con gli aminoacidi delle sostanze protciche presenti. In opposizione a questa teoria, Kling e Lecordicr spiegano il fenomeno della \'escicazioni da iprite ammettendo che si tratti di un disturbo trofico dovuto a disfunzio ne delle terminazioni nervose del tessuto colpito. Quest:J disfunzione cleri,·ercbbe da un:1 modificazione ~ella idrofilia, che i lipidi dd tessuto nervoso ~ubirebbero a cont:ttto dclJ'elemen t o vesc1cantc. I n tal modo resterebbe spiegata anche la sproporzione esistente


tra \a estensione di una bione da iprite ed il peso di :~ggressivo sufficiente a determinarla. Poichè quest'u l tima teoria mette fuori causa la responsabilità dell'acido cloridrico, gli AA. de\la attuale nota si sono proposti di ricercare direttamente, sopra organismi monocellulari l'azione dell'iprite e quella dei suoi prodotti di idrolisi, acido cloridrico e tiodiglicol, sia presi separatamentc che in miscela fra loro. I prodotti da sperimentare erano qui introdotti nel protoplasma delle cellule mediante una microiniezione, con uno speciale metodo di tecnica ideato e realizzato da De Fonbrune. L'organismo monocellubre utilizzato fu l' Amoeba sphaeronucleus. E' risultato che le cellule di detta amoeba sopportano perfettamente iniezioni massive, anche in quantità superiore al quarto del loro volume, sia di HCl, che di tiodiglicol, che di una soluzione risultante dall'idrolisi dell"iprite, che di iprite in soluzione acquosa satura, che di iprite pura. In quest'ultimo caso, l'ameba lotta per qualche tempo contro la gocciolina d'iprite, ma poi la espelle e riprende la sua vita normale. Perciò gli AA. ritengono che, almeno per quanto riguarda il tipo di cellula da essi sperimentato, nè l'iprite nè i suoi prodotti di idrolisi esercitino azione tossica sul protoplasm:t. Se anzichè iniett:tre le soluzioni sopra citate nel protoplasma delle cellule, si immergevano queste nelle stesse soluzioni, si ottenevano risultati del tutto diversi. E cioè le amebe morivano istantaneamente in seguito alla immersione in soluzioni anche non concentrate di acido cloridrico, mentre si avevano soltanto disturbi p:tsseggeri in presenza di riodiglicol. Le soluzioni contenenti iprite non idrolizzata si mostravano assai noci ve per le amebe. Infatti subito dopo la immersione cessava la cicloci dell'endoplasma; st"guiva ben presto la co:tgulazione del nucleo ed un notevole rigonfiamento del corpo cellulare. Pochi secondi di immersione in soluzioni anche diluitissime di iprite erano sufficienti per provoc:Jre .disturbi permanenti, irreversibili. In base ai dati sperimentali così raccolti gli AA. concludono che, almeno nei riguardi dell'organismo monocellulare da essi preso in esame, sia il solfuro di etile biclorurato che i suoi prodotti di idrolisi (in particolare I'HCI) non agiscono profondamente sul protopbsma, ma la loro azione si porta soltaf!tO sulla superficie esterna della cellub la ..:ui pcrme:tbilità, presumibilmeme, resta modificata. l risultati ottenuti neUe esperienze con iprite non idrolizzata fanno ritenere che questa modificazione della permeabilità s1a legata ad un'azione spec ific:~ dell'iprite e non dei suoi prodotti di idrolisi.

G. FERRI.

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235 BELGIO.

A RCHIVES BELGE.S DU SERVICE DE SANTÉ DE L' ARMÉE. Liegi. N. r, gennaio 1940.

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NOTIZIE

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RICOMPENSE AL VALOR MILITARE CONCESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SANITARIO. MEDAGLIA n'ARGENTO AL VAL.OR MILITARE.

Ù1 C1cc1o Raffaele di Cesare e di Ida Erani, da Popolj (Pescara), sotrotenente medico reggimento fanteria V. L. - Ufficiale medico di un battaglione di primo scaglione, fortemente impegnato in combattimento, disimpegnava la sua opera con calma e coraggio. In primissima linea, sprezzante di ogni pericolo, curava i feriti e più di una volta, incurante dell'intenso fuoco nemico, usciva allo scoperto per soccorrere feriti che nella lotta erano rimasti tra le linee nostre e quelle nemiche. Bella figura di medico- .roldato, che destò l'ammirazione di tutti per la calma, il coraggio e lo sprezzo del pericolo. Km. 18 strada di Torrevelilla, 19-20 marzo 1938- XVI. 1°

MEDAGLIA DI IIRONZO AL VALOR MILITARE.

M oRALES RoMERO Manuel di Manuel e di Regina, da Madrid, tenente medico 1° reggimento

Nere». - Durante un combattimento con sprezzo della vita assistè itutancavilmente i feriti portandosi nelle zone più battute dalle mitragliatrici nemiche. lnterverliva energicammte insieme con ufficiali combattenti per arrestare un movimento retrogrado di un reparto causato dal contrassalto nemico e si lanciava animosamente all'assalto alta testa di essi. - Muela dc Anadon, 9 marzo 1938-XVI. 'c Frecce

CAJtBOm Domenico di Giovanni e di Carbone Maria, da Tortona (Alessandria), capomanipolo medico 7" reggimento CC. NN. - Capomanipolo medico di battaglione. avvertito CM l'artiglieria nemica aveva procut·ato molti feriti che non potevano essere trasportati per l'insistente bombardamento, incuratlte del pericolo a cui si esponeva, ma solo rispondendo all'intima voce del dovere, si pot·tava nella zona furiosamente battuta e, con serena calma, dando mirabile esempio d'altruismo, recava ai feriti la .;ua valida opera di soccorm. - Alcaniz, 17-19 marzo 1938-XVI. Teodoro di Gennaro e fu Rocca Eugenia, da Cirò (Catanzaro), sottotenentc medjco 5° reggimento CC. NN. - Ufficiale medico di un battaglione di camicie tnre, in una giornata di duro combattimento, informato che diversi uomini di una pattuglia giacevano gravemente feriti sotto un trinceramento avversario, volontariamente si portava in loro aiuto, attraversando ampio tratto di terreno violentemente battuto dal fuoco tJemico. Rimasto miracolosamente illeso, medicava i feriti e li tt·ascinava in luogo defilato al tiro nemico, riuscendo infine. al cader della notte, a fat'ii traspot·tare entro le no.<tre linee. - Alcaniz, 19 marzo 1938-XVI. PERRI

TtsALDI Mattia di Luigi e fu Fantauzzi Maria, da SS. Cosma e Damiano (Littoria), sottotenente meruco raggruppamento carrista. - Ufficiale medico di battaglione carri d'assalto, durante l'azione al quadrivio di Valgen quera, conoscendo la situazione critica del battaglione privo tli carburante per un impiego di più ore in terreno difficilissimo, d'iniziativa ne curava il rifornimento a braccia sotto forte reazione dì fuoco avversario che riducer:a a metà il numero dei portatori. Già dis~n tosi per sercnittì, calma e valore person-ale m tutti i f»·ecedenti combattimenti di un mese di lotta sul fronte Aragonese


durante i quali si è prodigato in ogni modo nella sua opera d<i medico sempre nelle primissime linee ed anche a vantaggio di altri reparti. - Quadrivio di Valjrunquera, 26 marzo 1938-XVI. CROCE DI Gt;ERRA AL VALOR MILITARE.

AcosTINELLI Carlo fu Roberto e di Aldcgonda Angclini, da Tolentino (Macerata), seniore medico, nucleo chirurgico, 2" brigata mista << Frecce nere>>. - Sott() intenso bombardamento aereo 11emico. accorreva in aiuto di numerosi feriti che unza il di lui immediato intervento difficilmente sarebbem sopravvissuti. Anche in a/trt~ circostanze dava esempio ai dipendenti di profondo senso del dovere e di sprezzo del pericolo. Muniesa, 14 marzo IflJ8-XVJ. BELLINI Alessandro di Amc<.leo e di Papuccio Adele, da Venezia, capitano medico X l nucleo chirurgico ''Frecce Azzurre >). - Direttore di un nucleo chirUI·gico da lui .cempre voluto 11(:1/t• posizio11i più avauzate per giovare ai feriti il più rapidamente pos· sibile, sotto intenso e ripetuto fuoco d'artiglieria nemica che colpiva le immediate adia· cenze dell'ospedale da campo, con alta valentia continuò per più giorni a compiere numerosi interventi chirurgici con tutta calma, serenità e sprezzo del pericolo, infon· dendo coll'esempio senso di sicurentl e tranquillità ai propri asSiÙtenti. ai feriti ed al personale dell'unità. - Valdealgorfa. 26, 27, 28 marzo 1938-XVI. ALLOATTI Benedetto di Giovanni e di Benedetti Margherita, da Fenestrelle (Torino). tem:ntc medico comando Jh·isione « 23 marzo >). - Sempre primo ove ci fosse da soccorrere, in zone fortemente battute dall'artiglieria e dalla fuciletia nemica, animando t

trascinando col suo esempio i portaferiti, da 0/ieu a Tortosa, fu C01ltinuo f! costatllt esempio di abnegazione e di virtù mi/Jtari. tosa. ' 3 marzo - 18 aprile 1938-XVl.

Andorra - Alc,tniz - Mudefes - Gandesa- T or-

Giuseppe fu Giuseppe e di Cristofari Anna, da Montarso (Vicenza), tenente medico Xl nucleo chirurgico brigata « Frecce Azzurre». - Auistente di un nucleo chi· n<~rgico, in posizione avanzata, battuta intensamente dall'artiglieria nemica, coadiuvò il direttore dd nucleo chirurgico nel ,om pimento di tmmerosi e gravi interventi chirurgici con tutta calma e seretJità, dimostrando sprezzo del pericolo ed alto spirito di sacrificio. Valdt:Jlgorfa, 26, 27, 28 marzo 19_~8-XVI. BuRJN

GALOI'PJ Guglielmo fu Luigi e fu Calogero Rosa, da Vibo Valentia (Catanzaro), tenente medico 2" sezione sanità. - Si offriva volontariamente per accompagnare un nucleo di volonterosi per rcrccogfiet·e dei feriti rimasti senza soccorso nelle primissimt linee, e riusciva sotto intenso tiro di artiglieria nemica a p01·tare a termine la pC'ricolosa T>llsstone. - Alcaniz, 19 marzo 1938 - XVI. NADDEO Vincenzo di Abramo e di Maria Mastrocinque, da Taranto, tenente medico ospedale da campo <<A» brigata (<Frecce Azzurre l> . - Ufficiale medico di un ospedale da campo, in posizione avanzata, battuta intensamente dall'artiglieria nemica, coadiuvò per più giomi il direttore del tiUcleO' chirurgico nel compimento di numerosi e gravi intervett6i c/Jirurgici. Si prodigò ininter·rottamente con calma e se~·enità all'assistenza dti numerosi feriti ricoverati, dimostrando grande spre~zo del pericolo e spirito di sacrificio. - Valdealgorfa, 26, 27, 28 marzo I9J8-XVI.


239 SAVINO Luigi di Salvatore e fu Agosta Maria, da Gibellina (Trapani), tenente medico uucleo chirurgico brigata « Frecce Nere >>. - Sotto intenso bombardamento aereo, cort·eva in soccorso dei numerosi feriti e, noncurante del pt:n"colo, prodigava loro le opportune cu1·e. Restava ft:7·mo continuando ii suo lavoro sotto il mitragliamento ed il bombardamento che gli at:7·ei ripetevano dopo alcun'Ì minuti, dando nobile esempio a tutto il personale diper1dente di abnegazione. spirito di sr;cn"ficio e alto sentimento del dovere. Municsa. 14 marzo 1938- XVI. SEDIARI Demo di Luca e di Erminia Biscarini, da Città di Castello (Perugia), tenente rr.edico I 0 reggimento fanteria « Frecce Azzurre ». - Dùigente il servizio sa11Ìiario di un reggimento, durante tre giornate di aspri combattimenti, spontaneamente prestò la sua opera di medico presso un posto di medicazione di bfittaglione di prìmo scaglione, dislocato in località sottoposta a violenta reazione nemica. lncurar1te di essa si prodigò più volte anche a far raccogliere feriti fra la prima linea <-d il posto di medicazione stesso. Mirablanca, 26- 27 marzo 1938- XVI. Zoi•PI Giordano di Enrico e di Elisa Romanelli, <.la Venezia, tenente medico nucleo chirurgico <t B >>. - Direttore di un mtclt·o chirurgico divisionale, durante un m~se di battaglia sanguinosa e manovrata prodigava l'opera sua con grande attività e valore, t·ispondendo brillantemente a tutte le necessità dd st:7·uizio chirurgico. Noncurante del pericolo, chiedeva ed otteneva di operare q uanto più possibile, a stretto contatto dt:7. uparti avanzati. In zona battuta dall'artiglieria nt•mica e sotto furiosi e ripetuti bomhardamenti at:7·ei, continuava a svolgere la sua missior1e, dando esempio di sacrificio personale, serenità, attaccamento al dovere. DistJ:ntosi nelle precedenti battaglie di Guadalajara c Santander. - Battaglia d'Aragona e dell'Ebro, 15 marzo - 10 aprile 1938- XVI. Ao1PIETRO Filippo fu Alfredo e fu Delponte Rosa, da Pietramalara (Napoli), capo manipolo medico reggimento speciale :nisto 11 18 luglio l\ , - Ufficiale medico di battaglione durante la conquista di munita posizìonc, svolgcu11 la sua missione sanitm·ia per più di un'ora sotto violento fuoco avvenario. lrJ successive azioni svolte dal suo reparto, dava prova di coraggio personale e di profonda dedizione al dovt:7·e. - Valckalgorfa, 20 · 21 marzo 1938- XVI. BoGAZZI Franco di Federico e di Vannucci Aòelaiòe, da Carrara, capomanipolo 4° reggimento CC. NN. - Ufficiale medico di battaglione in più giornate di duri combattimenti, confermava l'ammirevole compm·tamento tenuto nelle p7·ccedenti azioni sui r-ari franti di Spagna. Prestava l'opera ma, fin sulla linea di fuoco, serena, animatrice, soccorritrice senza limiti di rischio e fa&ica. EsempiQ di instancabile dedizione al dovere e di profonda sensibilità professiot~ale. - Alcaniz, 19 - 20 marw 1938- XVI - Gandesa, 2 aprile 1938- XVl. CALZOLARI Mario fu

Emidio c di Paltrinieri Rosa, da Sassuolo (Modena), capo manipolo medico 1° reggimento fanteria lcgionaria " Littorio >>. Durante una violenta azione, saputo che i diversi feriti non potevano essere trasportati al posto di medicazione, ,·a usa l'intenso e micidiale fuoco nemico, incurante del pericolo, attraver.rando terreno intensamente battuto, curava i feriti sul posto, facendoti poi trasportare in lu ogo sicu1·o. - Fendici Est di M. Puig, 4 aprile 1938- XVI.


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ÙNORlFICENZE CONCESSE AD tJFFlC l :\LI DEL CORPO SANITARIO.

0Rll1NE DEI SS. MAURIZIO E LAZZARO. Ufficiale: maggiori generali meù ici FELICE BARILF., MICHELE FIERRO, GIUSEPPE GH•R· ••·\NO, FRANCEsco SECCHI, colonnello ch imico farmacista ALFREDO PAGNJELLO.

ORDINE DELLA CoRONA n 'ITALIA.

Grande Uffìcùzle: tenente generale medico ALFREDO BucciANTE. Comme1rdatore: colonnello chimico farm:1cista ERMEI' EGILoo AccossATO. Ufficiale: tenenti colonnelli medici GIOVANNI PER!Ll.l, GIOVANNI v.~sSALLJ; rr.a~· giori medici VINCENZO TELESE, VINCENZO AGOSTINO . GIUSEPPE GAn·•, NATALlNO T RA:> I, ALFREno VIGGIANo; maggiore chimico farmacista Vno GAROI'ALO. Cavaliere: capitano medico AcHILLE MARMO. RICOMPEJ'\S.'\ AL VALOR CIV ILE :\L SOL.D ATO DI St\NrT.~ ZANOLA GIOVA!'\Nl.

<<Scorto un mulo che, trainando un calesse, si era dato alla fu ga lungo un viale con grav(:' pt:ricolo per i passanti, non esit:wa ad affrontarlo cd afferratolo per le briglie, tentava con tutte le sue forze di fcrm :trlo. CaJuto ed investito dal calesse, sì da ri por· tare una contusione non lieve, tosto si rialzava ed , afferrate di nuovo le briglie, riusciva inflne a fcrmare il quadrupede imbizzarrito '' · Questa è la motivazione con la quale il Ministero dell'Interno ha concesso la medaglia di bronzo al valor ci\'ile al soldato della XII compagnia di sanità, in servizio presso l'ospedale militare di Messina : Zanola Giov:111ni. Il Consiglio d'Amministrazione della << Fon<.lazione Carnegie per gli atti di eroismo •>, in seguito all'interessamento delle Autorità civili della città di Messina, ha deliberato di concedere allo Zanola la medaglia di bronzo c un compenso di lire 1200. L'atto compiuto dal soldato di sanità Zanola Giovanni è veramente eroico, nel più completo senso della parola, non solo perchè alla consapevole7.za del rischio si congiunge la lucidità. d'animo, ma anche e sopra tutto perchè per l'offesa non lieve del corpo tra· volto non vacilla l'animoso proposito ma s'afforza e s'accresce sino al suo compimento L'atto di Zanola Giovanni illumina e conferma le virtù che possiedono i soldati di ~anità, i quali. se ogni giorno, nel silenzio delle corsie ospeJalbe, sanno affrontare le mille insid ie delle malattie, dando continue prove che il coraggio tanto più è ammir:tbile quanto più è utile, ben sanno anche dare testimonianza del loro ardimento nel rischio repentino, fra le grida improvv1se della strada sconvolta dal panico, dimostrando che sempre il coraggio è per essi un alto ed imperioso dovere. Per questo l'atto eroico del soldato Zanola Giovanni è moti\o di profondo orgoglio rcr il Corpo sanitario militare.

LA MORTE DEL PROFESSORE EDO:\RDO M ARAGLIANO. Un gra,·issimo lutto ha colpito la medicina italiana. Il 10 marzo si spegneva a Ge· nova all'età di go anni l'illustre e venerato Maestro Eùoardo Maragl iano, dopo qu:ntor· ùici lustri di ininterrotta. OJ1<:rosa e geniale attività scientifica . Le virt ù prcclnre del suo in gq~no rifulsero sin da giovane. poichè, laureatosi :1 21 :a nni. cominciò ad affermarsi. ri ch i:~m ando !\menziono ùcl mondo scientifico, dopo soli ci nq u e anni, qu:mdo per i suoi st.ud i c per !e we ricerche riuscì vincitore nel concorso per la Cattedra di C l inic:~ Medica neii'U ni-.;ersità di C agliari. Nel r88r ebbe la c!irezio ne delb Clinica Medica di Geno\'a c la tenne per 43 anni consecutivi, lasci:~ndoln nel 1924 per i raggiunti li miti di età. Nè si fermò allora la sua attività. F ondò in


quest'anno una Scuola Libera di Perfezionamento della Tubercolosi, presso gli Ospedali Civili di Genova, e continuò ad insegnare ed a studiare fino ::~gli ultimi g iorni del la sua nobile esistenza. Edoardo Maragliano fu un grande Maestro. Pe r la su::t opera la C linica Medica di G enova conobbe un crescente e meraviglioso splenùore sì che ben presto d ive nne un centro potente ed attivissimo di cultura e d'insegnam ento per italiani e stranieri. A dire del suo amore alla Scuola, della sua virtù dì Maestro valga il ricordo dei grandi clinici ch'egli formò tra i suoi allievi: Queirolo, Devoto, Lucatello, Castellino, )emma, Spiro. Il suo indirizzo nell' in sc~narncnto fu completo perchè l'infermo fu sempre esaminato sotto il duplice aspetto scientifico e pratico. I suoi allievi furono per 43 generazioni costantemente ed ucati :tll'amore pei la ricerca di labor:ttorio c all'i nteresse diagnostico, prognostìco e curativo del malaw. Rivissero nella sua Scuola i nuovi indirizzi i p pocratici, che egli fecondò col suo talento, con l'impareggiabile lucidità del suo pensiero anticipatore. Edoardo Maragliano fu un grande Scienziato. Ben 2456 pubblicazioni originali, un tratta to italiano di patologia in 24 volumi, cui collaborarono tutti i clinici italiani del tempo, testimoniano il suo grande lavoro. Fra le sue opere ricorderemo il volume :;ulle malattie polmonari. le mo nog.-afie sulle nefriti, sulla febbre, sul sangue, sul ricambio. sulla tubercolosi, sull'immunità :mtitubcrcolarc da lui annunziata per la prima volta ne l 1895 al Congresso di ~1edicina a Bordeaux. La vaccinazio ne contro la tubercolosi. cb lui attuata sin dal 1903 e oggi in ,·ia di crescente applic~1zi one in tutto il mondo, è la scoperta cui nell'av venire sarà leg:no il suo nome. nel beneficio che sempre più le s i riconosce. nella lotta che egli soste nne contro l'incomprensio ne, la diffidenza e l'opposizione per dimostrarla e suffrag.1rla continua me nte di lavori e di pubblicazioni. Fu questo, senza d ubbio, il capitolo di patologia in cui il suo ingegno e la sua dottrina rifulsero in particolar modo, gi ungendo a grandi afferma zioni scientifiche, frutto per l'I talia di una incontestabile priorità d i scoperte e di iniziative. E fu prodigo di ogni s ua e nergia anche nel campo sociale, per la difesa dell'individuo dalla tubercolosi. Per i m o lteplici ed alti benefici ottenuti in questa strenua lotta, per il suo apostolato in favore di tanti sofferenti era stato deciso di consegnargli $Oicnnemente la medaglia d 'o ro per i Benemeriti deila S::tlute Pubblica il giorno 10 marzo, nella cerimonia inaugurale della X Campagna antituberrolarc, se nello stesso giorno poche ore prima la morte non avesse troncata la sua vita. Edoardo Maragliano fu un g rande Patriota. Senatore del Regno dal H)OO, nel periodo prcbdlico fu nella Carnera Alta tra i primi nel 1914 a sostenere l'opportunit.à del n ostro intervento. Dic h iarata la g uerra, col g rado assimilato di Maggior Generale Medico prestò servizio nel nostro Corpo sanitario militare dal 1915 al 1920, prodigando nella zona dì guerra e · nelle zone di operazio ni i tesori della sua dottrina, del suo amor ?atrio e della sua fede. Il Fascismc> lo ebbe subito tra i suoi più ferventi c convinti gregari. Fin dai primi tempi fu entusiastico ammiratore del mo,·imento ri\'Oi uzionario c h e alfine rid~wa al volto della Patria le lince della sua nobiltà. misconosciuta c vilipesa dai r inncgatori. Alla grande memoria del Maestro, dello Scienziato e del P:~triota il Corpo Sanitario Militare s'inchina ri verente con i sentimenti più vivi c profondi di ammirazione e di r iconoscenza per la prodigiosa e benefica opera compiuta in fa,·orc della Scuola, della M eù ic ina e dell'Italia.

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V ACC TNAZIONl NELL 'ESERCITO.

Il giorno 2 1 marzo c. :1 . l'illustre professore S. E. Dante Dc Bbsi ha fatto all'adunanza della Classe dì Scienze fisiche, matem:niche e naturali della Reale Accademia d 'Tta l i;~ una Relazione sul tema: cc Le vaccina~ioni ndi'Escrcito >•. L'argomento è sfa to


trattato con q uell':1cume crnaco c he tutti raconos.:ono allo scienziato salentino, \'anto della metlic in:l italiana e, da più di un decennio, della Reale Accademia d'Italia, e con quella particolare conoscenza dell'ambiente: militare che gli deriva dall'aver voluto \'Q.. lontariamcnte prestare ser\'izio nel nos tro Corpo sanitario durante tutti gli anni ddla grande gue rra. La relazio ne. seguita con la più viva atte nzione, ha procurato all'egregio professore le più liete felicitaz.ioni e al Corpo sanitario militare espressioni d i alta e lusingh iera J:imp:lti:l. Si:1mo lie ti d i poter far conoscere :lÌ nostri lettori la brillante ed entusiasric:J chiusa: << Conchiudo dicendo a cuor sicuro che il nostro EsercitO e tutte le nostre Forze Armate sono anche nel campo ig ie nico e proflbttico in posizione d'a\'anguardja; e m i sia consentito di rendere in questo Consesso un omaggio a l Corpo sanitario militare. il quale per mezzo di parecchi suo i ufficiali che sono :1nche valenti ricercatori nel campo scientifico, ha contribuito e contribuisce tenaceme nte :1! potenziamento sanitario di quel glorioso Esercito del quale è parte in tegrale e delle cui virrù è fi eramente partecipe >•R IUNIONE NE UROLOGICA DI BoLOGNA (4 febbraio 194o-XVIII).

L'iniziativa del prof. Ayal:1 di riunire nella sua Clinica i neurolog i d'Italia a llo scopo di iniziare una fattiva collaborazio ne fra quanti si dedicano allo studio delle complesse funzioni del sistema nervoso e di offrire, contemporaneamente, l'occasione ai giovani di esporre i risultati dei loro studi nel campo della specialità, non poteva a\·ere successo più completo sia per numero c auto rità di intervenmi (quasi rutti i Diretto ri di Clinica del R egno, moltissimi di rettori di ospedali psichiatrici, aiuti e assistenti universitari, docen t i, special isti e simpatizza nti della m ateria) si:1 per la vastità degli argoment:l trattati, tutti interessanti e di attualità. Così che non a una semplice << riunione " come modestamente ha voluto chiamarla l'orga nizz:1tore prof. Ayala, ma a un vero w ngresso di neurologia abbiamo av uto il piacere di partecipare. Dopo aver portato il saluto e il ringraziame nto della Clinica agli intervenuti il prof. Ayala ha illustrato brevemente gli scopi del conveg no ed ha accennato agli indirizzi da seguire nello studio della ncuro.psichia tria. Quindi, sotto la presidenza del prof. Putti , P reside della facoltà d i m ed icina di Bologna, c, nel pomeriggio, dagli emeriti proff. Ceni e Donaggio, sono state svolte le numerosissime comunicazioni che per esigenze Ji spazio non ci è dato riportare tutte. Vogliamo tuttavia ricordarne, senza per questo sminuire il valore delle :tltre comunicazioni, alcune che ci sono apparse di più viva attu::tlità. Fiambcrti (Varese) ha esposto i favorevoli risultati ottenuti in 121 casi di demenza precoce col suo metodo della << burrasca vascobre >> provocata mediante iniezioni endovt:na di a cetilcolina ad alte dosi: Porta (Milano), Moru zzi. Colombati e Postell i (Bolog na) hanno ri ferito sulle attività bioelettriche della corteccia cerebrale umana in ra pporto alb loro importanza nella diagnosi d i localizznione di lesioni ne n ·ose ( tu mori. ascessi ram molli menti cerebrali. ccc). c nello studio della patogenesi deg li accessi epilc:ttici:' p~1 risi (Gc noYa) ha parlato sullo ~chema corporeo, sulla immagine di sè e sullo srhcma postur:~lc prospett:tndonc !l va~or~ ncl l~ ~si?patologia n_e rvosa; M~sc h erpa O.,:fi· !ano) ha illustrato con interessanti p roiCZIO ill l utl hta dclb stratag rafla nel! esame radiCIogico del cranio c in quello cnccfalografico; Neri (Bologna) si è intrattenuto sulla descri zione dci criteri clinici c semeiologici nella di:tgnosi di compressione della c<Xb C<luina; Ayab (nologna) chiudcnd~ i ~a,·ori d~ll:1 giorn:1~:1 , h:1 cs~sto i concetti antichi e modern i sulla funz.ione dci fu nacoh poster1on del m1ùollo spmalc umano mettendo in evidenza le bcune csi~tcnti ancora oggi nella loro conoscenza; in hase alle due osservnion i di Kroll c a qudl::l personale di un caso da lui operato, è venuto alla condusionc che la cordotom i:~ nosteriorc non ha alcuna infh.acnz:1 sul tono muscobre c che :~d


243 essa seguono disturbi della sensibilit?ì profonda e discriminativa e pcrsrno della soglia

di sensibilità tattilc e dolorifica. Anche le molte comunicazioni non potute sovlgere per mancanza di tempo presentavano tutte un alto interesse sopratutto clinico e diagnostico. La riunione si è chiusa con un voto di plauso all'organizzatore prof. Ayala e gli intervenuti hanno espresso la speranza che il convegno bolognese segni il brillante inizio di una serie di riunioni da tenere a breve scadenza nelle varie cliniche uni versitarie : speranza che condividiamo pienamente dati i risultati eminentemente pratici che manifestazioni siffattc possono conseguire.

A. CAMPANA. UNA NUOVA CAITEDRA DI TISIOLOCI A.

Il Ministero dell'Educazione Nazionale, con recente decreto legge, ha istituito presso

h R. Università di Napoli una nuova Cattedra di tisiologia, la seconda creata in Italia c:opo q u ella di Roma, che, come si ricorderà, fu fondata nel 1928 pc~: opera di una

generosa oblazione degli industriali italiaOJ ed ha sede nel grande Istituto C. Fodanini. Anche per questa nuova Cattedra dobbiamo segnalare un generoso donator~ nella persona de.l prof. G. B. Nicola, che ha provveduto a destinare una cospicua somma per il nuovo posto di ruolo, favorendo c potenziando in tal modo lo svilupjX> scientifico della medicina italiana. I NCHI ESTA RADIOG RAFICA NELLE SCUOLE DELL' URBE.

Ad iniziativa della Federazione nazionale italiana fascista per la lotta contro la tubercolosi cd in collaborazione con la Direzione delle scuole e dell'Ufficio d·igiene Jcl Gover natorato di Roma, è stata iniziata una vasta inchiesta radiografica nelle scuole dell'U rbe per conoscere lo stato di salute degli scolari ed in particolar m odo le condizioni cliniche d ci torace. L 'esame sistematico polmonare è praticato con un pcrfezionatissimo congegno radiologico col quale è possibile fare ben 300 schermogrammi all'ora, la cui nitidezza e ricchezza di contrasti sono tali da f:~r scoprire le minime lesioni pol mon:~ri . I casi che vengono riconosciuti sospetti sono sottoposti ad ulteriori indagini cliniche e radiologiche. La rapidità con cui si procede agli esami, la meccanizzazionc e la standardizzazione del congegno, il bassissimo costo di ogni schermograrnma che non supera i so centesimi, costituiscono i fattori del successo di questa inchiesta sanitaria, che a cura dell'Ufficio d'igiene di Roma sarà estesa ad altri gruppi demografici del Paese, le cui finalità profilattiche sono preminenti per la difesa della salute del nostro popolo. UNA M ISSIONE MEDICO- CHIRURGICA I TALIANA IN TUNISI A.

E ' partito per la Tunisia il senatÒre prof. Alessandro Guaccero, direttore dell'Istituto di ortopedia di Bari e professore in quella R. U ni versità, inviato in missione dal Ministero degli Esteri presso l'ospedale italiano di Tunisi per un ciclo di lezioni con dimostrazioni pratiche di chirurgia ortopedica. Il prof. Guaccero, che l'anno scorso fu incaricato della stessa missione, è atteso con vivo interesse sia dal Corpo sanitario dell'osped::tle, sia da tutta la popolazione tunisina. Egli durante la sua permanenza in·


Tunisia, opered g ratuit:lmente, come g ià fece l'anno passato, quanti abbiano bisogno itali::tni e stranieri, della sua assistenza chirurgica.

Nuovo PERIODICO. Archivio di psicologia, neurologia, psù·hJatria e psicoterapia è il titolo del nuovo periodico trimestrale che \·iene pubblicato sotto gli auspici del Consiglio Nazionale delle I'icerche e che è diretto dal prof. fr. Agostino Gemelli O. F. M. Auguri.

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Direttore responsabile : Prof. D ott. LoRETO MA'l.ZETT t , tenente generale medico. Redaltore: Prof. Dott. ToM~!ASo SARKELLI, maggiore medico.


Anno 88° - Fase. 4

Aprile 1940-XVlll

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MEDICINA MILITARE Curn sanifa.te v értus in .armis

D i rezi one e Ammini s tra zione Ministero della Guerra R om a


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TENDE C:DLDNIALI NATEIIALI PEI ATTEMDAWENTD

MILANO-FORO BUONAPARTE,12


ANNO 88° · FASC. 4

Spcdizion~ itl abbonamtnto po$talt (3• gruppo)

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GIOR N ALE DI MEDICINA M~<· ·. ,.; ~

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L EZIONI E CONFERENZE

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LE VACCINAZIONI PROFILATTICHE NEL NOSTRO ESERCITO Lezio ne di p ro lu sionc al Corso allievi uffic iali medici tenuta il giorno 8 m .1ggio t93<J- XVll dal ca pi tano med ico prof. GER.•RtXl M F.:<:<O:<I•" . 111sq :nan1c wnl.trc d i ig •cnc tmlttart·.

Eccellmze. Signore e Signori, Colleghi, Allievi! Dinanzi a così alte autorità, dinauzi ai Maestri di questo glorioso Ate1Jeo Fiorentino, ?Zel quale ho comincrato i miei studi universitari e nel quale ho poi avuto la particolare fortU1za di essere accolto nella famiglia spirituale dell'indimenticabile Giuseppe Gardenghi, dinanzi al sig. Direttore ed agli altn insegnanti della Scuola, dinauzi ad un uditorio di tanti giovani meaici, <'he portano in questa Casa Madre del Corpo sanitario militare il lrevito della loro giovinezza e del loro entusiasmo, non senza commozione prendo fa parola da ques~a Cattedra. D a questa stessa Cattedra ho per anni ascoltato la ttoce amata dei miei Maestri di igie11e militare: il gen. med. Grixoni, J! col. med. Romby, il col. med. Bruni. A questi miei predece.isori rivolgo, in questo momento, il mio pensiero di devota riconoscenza. Ringrazio il sig. Direttore della Scuola, generale medrco prof. Giordano, per aver voluto che quest'anno, in questa lezione i11augurale, venùse trattato t-m argomento di Igiene militare. L 'igiene ha guadagnato uegli ultimi decenni un posto di sempre mc~g­ gior rilievo 11ella orgauizzazione del servizio sanitflrio degli E;·erciti, .•ia in pace che in guerra. Nè poteva essere diversamente, pe··chè fin dall'antichità gli Eserciti }w.nno sempre temuto, più delle anni nemiche, co11tro le quali .sc1pevano difendersi, le malattie e le epidemie, contro le quali e.m· 11011 sape[l(ll/0 difendersi. Le / -!'rite di guerra sono .•pes•o rùolutive, in tul JCJJSO o ue/l'altro, mmtr~ le ma/ur/.i'e infettive, valga per tutte l'esempio delle infe-:;ioni tifo-

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paratijoidee, sono invece a lrmgo decorso, impegnano per lungo tempo posti letto, richiedono continua assistenza, permettono il recupero dei colpiti solo a lunga _;cadenza, deprimono il morale delle truppe. Le mcdattie a carattere epidemico sono capaci di influetJzare 11011 solo l'efficienza dei reparti, ma la condotta stessa delle guerre. ln pace le condizioni .canitarie degli eserciti, fino ad un certo punto, rispecchiano le· condizioni sanitarie delle popolazioni civili, i'n mezzo alle quali essi si trovano; ma il vivere di un gran numero di persone i11 modo collettivo, l'omogeneitil della età dei soldati, co1t la conseguenza di una pres;ochè uguale recettiuità vr:rJO quelle malattie de prediligono tetà giovtrnile, lo spostarsi di questi indit,idui dalle zotJe native verso nuove zotJe, caratterizzate non solo da clima diverJO, ma anche da diverse condizioni epidemiologiche, le fatiche stesse della vita militare, le condizioni particolari durante 1:: esercitazioni estive in aperta campagna, costituiscono altrettanti elementi cl1e te-ndono ad accentuare la morbilità delle truppe, specie per le malattie i11fettive diffusibili. In guerra poi, in genere, le condizioui .canitarie. degli eserce·tJti peggiomno per la minore selezione dei contigente, per l' aummtata densità della popolazione militare, per i frequenti spostamenti, per la sosta itz ZO'ne poco ralubri, se le e.iigenze militari lo richiedono, per le ç01~dizioni igieniche non sempre felici, per la costante contaminazione del terre-no, qua11do le truppe sono costrette alla vita di trincea, e per tanti altri fattori, che sarebbe lungo dencare. Nelle guerre passate i morti per ferite n011 rappresentarono che una jraZÌO'ne dei morti per malattie: nella grande armata che Napoleone C01ldruse in Russia, fO'rte di 6oo.ooo uomini, 6o.ooo morirono sul campo o per ferite, poche decine di migliaia 1'Ìentrar01JO in Patria, tutti gli altri, cioè mezzo milioue di uomini, morirono di stenti e di epidemie. E nella campagna deil'lndipendenza italiana (185.9) gli austriaci ebbero 4.6oo morti per ferite e 40.000 morti per malattie. Fin dai tempi remoti si intravidero i lati caratteristici della epidemiologia militare, si misurarono i danni della particolare mO'rbilità dei combattenti, si sentì il bisogno di misure profìlattiche. Gl'italiani sono alla teJ·ta di queJti studi, affrontati fin dal 1685 dal napoletano Luca Autonio Porzio, nell'opera: (( De Militibus in castris sanitate tuenda )) e poi dal g•·ande Rama:::zini, il fondatore della medicina del lavoro, nella sua clam'ca opera: « De morbis artificum >l in un capitolo i11titolato: " De morbis castrensibus n . ll bùogno di norme esecutive fu sentito fin dai primi passi del noJtro (;orpo sanitario: 11el r8s r comparve, per incarico di Carlo Alberto, un trattato di Igiene, compilato da Cm·nevale- Arella, il quale, naturalmente, riJpecchùwa le conoscenze di allora.


Le provvidenze, che nel passato furono suggerite dal buon senso e ven-

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nero attuate contro il diffondersi delle malattie infettive, non risultavano tuttavJa sufficiemi al bùogno. · Queste provvidenze, che, per quel che valgono, sono anclte oggi giustamente in onore, cO'nsÌStevano nel rapido accertamento de/Le malattie diffusibili, 11ella loro dentmcia, mril'isolamento dei malati, nella osservazione dei contatti, nelle operazioni di dùinfezioni concomitanti e terminali ecc. ecc. La strada per realizzare veri progt·essi nella latta contro le malattie infettive fu segnata dalle mirabili scoperte m icrobiologiche di Agostino Bassi (1773 -1856), di Luigi Pastet-tr (1822- 1895), e di Roberto Koch (1843- 1910). Proprio quando cominciavano a diffondersi te notizie di queste grandi scoperte, e cominciavano ad individuarsi ed a coltivarsi i proto/iti agenti causali delle malattie infettive, nel 1883, cominciò a fun zionare questa Scuola di applicazione di Sanitù militare, nella quale, fin dalla fondazione, l'Igiene militare ha costituito uno degli ÙJSegnamenti fondamentali. Questa Scuola ha il grande merito di avet· subito da:to la voluta importanza al nuovo indirizzo microbiologico delia medicina, e di avere, tra le prime Scuole in Italia, istituita una Cattedra destinata all'insegnamento delia Batteriologia (1888). Ricordiamo con orgoglio e c012 gratitudine che tJotz disdegnò di imegnare, da questa Cattedra, per prima, la battériologia ai medici militari un grande Maestro dell'Istituto di Studi superion: di Firenze, Guido Banti, qf(asi ad auspicio di quei vincoli d'i reciproca intesa tra le Università e questa Scuola, clze sono poi divenuti tradizionali. Il Corpo sanitario militare comprese che una efficace profilassi c011tro le malatàe infettive dell'Esercito·, richiedeva una conveniente preparazione batteriologica degli Ufficiali medici preHo questa Scuola, ,percl1è, allora, tale preparazione, tzegli ambie11ti universitari, non si concedeva' che a pochi. Da allora si è fatta strada una concezione più organica della malattia e delle epidemie: lo studio degli agenti causali delle malattie è stato integrato con lo studio del comportamento dell'organismo umano verso di essi. Sono state trovate armi efficaci per modificare artificialmetzte, con modalità diverse, la recettività del soldato verso i morbi, che maggiormente 11e minavano r esistenza. l medici militari hanno largamente partecipato al progresso del nuovo indirizzo dei twstri studi medici, alle applicazioni nel campo umano delle scoperte immunologiche, confermando pienamente la giusta impostazione della attività didattica di questo 1lOstro centro di studi. Col riferire brevemente i primi passi, le prim:e affermazioni, i risultati delle più comuni pratiche di profilassi immttnitat·ia nell'esercito, intendo rmdere omaggio sopra tutto ai vecchi medici militari, che, tra i primi m edici, hanno creduto in queste pratiche, e le hmmo applicate, c011 beneficio non Jolo dell'eserctio, ma anche della scie·nza e della umanità.


Si suo! dire che la pro;ìlassi immunitaria delle malattie infettù;e ha seguìto alla scoperta dei relatù;i agenti etiologici; ma una vera e propria profilassi immunitaria ha preceduto queste scoperte, nella difeJa che l'umauità ha saputo individuare contro il triste flagello dei vaiolo. Alcuni secoli prima dell'era pasteuriana, i popoli orientali avevano o.-servato che i sopratJtli.rsuti ad 1111 attacco di vaiolo, rima11evano preservati dal vaiolo per tutto il resto della vita. Nieute valeva ad impedire t:he il vaiolo mieteue nelle sue ondate epidemiclze e pandemiclze un grande numero di vittime: molti morivano, altri conservavano per tutta la vita le indelebili tracce del male sofferto. Piutto.•to che subirne una forma grave. meglio era ricercare il male, procurarsefo, in forma benigna: nacque co/i fa vaiobzione, che 11ella fine del secolo XVIJI pmttrò anche ùz Italia, mentre in altri pae:·i d' Europa era già penetrata da alcuni decenni. Con la vaiola:zione 11011 sempre si avevano forme benigne: su 300 vaiolati, in meditll, uno mo1'Ìtla di vaiolo ed inoltre, dal punto di vista epidemiologzco, questi vaiolati rapp.,·eswtavano un pericolo, tanto più grave quanto meno erano temuti. In tutti i modi, questa pratica valse a salvare molte vite. Sempre prima della indittiduazione dei viruJ, Edoardo ferzner, dopo 20 anni di pazie1lti ricerche, nel 1798, comunicò al mondo la grande scoperta che l'uomo poteva esstre protetto contro il vaiolo, innestando/o con il virus del t'aiolo vaccino, capace di conferire una refrattarietà contro il vaiolo umana, provocando nella sede dell'innesto una semplice e paSJeggera pustolazione, ad andamento benigno e con esito in cicatrice. Sul principio del 18oo, per merito di alcuni medici e specialmente d ('/ milanese Luigi Sacco, la pratica della vaccinazione cominciò a diffo11de r:·i anche in Italia: da noi venivano allora ogni anno colpiti dal t~aiolo alwue decine di migliaia di persone; ma per quanta propaganda si facesJ·e e per qua1l/o vivo dovesse essere il desiderio di difendersene, venivauo praticate ogni anno poche centinaia di migliaia di vaccinazioni, mentre avrebbero dovuto pratica:rsene milio-n i e milioni: per tanto, il vaiolo con tinuam a t·egnare uel 110.rtro paese. Negli eserciti degli Stati, dei quali allora era costituita l'Italia, uei prim1 deceuni del .recolo scorso, fu praticata, a fianco alla vaiolazioue, anche la L'accinazione col vaccino umanizzato, trasmesso da braccio a bmccio. In un regolamento dell'esercito Sardo dd 1833, troviamo che L'C1JÌca fatto obbligo ai chimrghi 1·eggimentali, di orgallÌ?znre, dirigere, eseguire le tJaccinazioni contro il vaiolo . Le vaccina::.:ioni divwnero obbligatorie, per tutti gli iucorporati nel!' esercito, nel r858.


249 Per molto tempo fu ttJato il Vtu.:cino umanizzato; ma questo, net npetuti pas.wggi da uomo ad uomo, perde[J(l progressivamente la sua vitalità_. e si at;evano pertanto alte percmtuali, jitJ il 6o -70 ·:.. , ai tJiti negativi. Questi esitt erano attentam-ente sorvegliati nell'ambiente militare e 11oi oggi li troviamo 'iportati nelle statistiche del tempo. Inoltre i pochi colpiti dal vaiolo venivano distintamente conJiderati Ì?J due gruppi, il primo comprende11te i casi tra i non vaccinati, iL se(ondo i casi tra i vaccinati. Con l'osservazione di questi dati, si potè accertare che la protezio1Je conferita ai soldati dalle vaccit1azioni, anzichè durare tutta La vita, come a principio si era creduto, aveva una durata tU 6 -7 anni, dopo i quali occorreva rivaccinare, e /Q' rivaccinazione fu adottata 11ell' esercito nel 1863. l medici militari furono convinti assertori ilella utilità di questa pratica: c. h i scorre le prime annate del giomaie medico del R. Esercito rimane meraL i gliato dei lavori accurati ('d onesti dovuti al M ariani ( 1857), al Pecco ( 1857), Arella (1858), al Baroffio. al Manayra (1864- I865), al Costanzo (r87o). Il Pretti, che è poi stato anche Direttore di questa Scuola, dali 896 al I 899, t: bbe, per un suo lavoro sulle vaccinazioni e n'vaccinazioni, il p1·errtio Riberi a el 1 ~72: già allora questo autore concludeva che la vaccinazione è ml titolo ai gloria per l'Esercito; che la vaccinazione è la vem profilassi del vaiolo e la rivaccinazione è il più Jicuro mezzo di lunga prest:rvazio11e. . In quell'epoca era ancora discussa l'opportunità di servirsi della linfa animale, che e1·a stata fin dal 1840 raccomandata dal Negri di Napoli, ed il Preti, pur ammonendo che l'esperimento in c01pore vili non poteva essere per i medici militari, non escludeva un prudente ed oculato progresso e peTtanto suggeriva di tollerare a11zi di proteggere lo sviluppo della vaccinazione con linfa animale. I nterviene qui un altro controllo, che solo iu una collettività disciplinata c ome L'esercito poteva essere praticato; il controllo sul valore profilattico comparativo tra il vaccino umanizzato e il vaccino animale. E ben presto si vide che quest'ultimo era seguito da un altissimo numero di esiti positivi e successivament~· si potè accertare la sua efficacia preveutiva contro il vaiolo . Dopo l'introduzione della rivaccinazione obbligatoria nel 1863, noi poss iamo praticamente considerare che il vaiolo scomparve dalle file dell'esercito; nel frattempo continuava ad infierire nella popolazione civile che era ·sempre solo parzialmente vacci11ata. · Nel 1888 nei 21o.ooo uomiui alle armi si ebbero complessÙ;amente 164 casi di vaiolo, vaioloùle· e varicella con 8 morti; nella popolazione civile se ne ebbero 64.000 con 18.ooo morti. In quell'anno. in conseguenza delle osservazioni, dei controlli, dei bnuni risultati ot~erJUti_ n_ell'e.··ercito, la vaccinazione fu resa obbligatoria ancl1e per la popolazione Cllltl~. Ma per lu11glzìssimo tempo, le vacdnu.zionì non forono ,seguite co11 quel ngore con iL quct!e .ri e.>eguit,allo nell'esercito: e pcrttwlo,

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dopo il r888 il vaiolo diminuì in ltaba, ma vi rimase endemico, con la tendenza a dare, in Utl ciclo poliennale quasi regolare di 9 o 10 anni, vere e P"oprie maifestazioni epidemiche. Nei 25 anni successivi al 1888, cioè dai 1889 al 1913, complessivamente considerati, aggira1ldosi la forza media dell'esercito intorno ai 200.000 uomini, si ebbero in tutto diciotto morti: nello stesso periodo i morti di vaiolo nella popolazione civile assommarono a 63.221. Durante la guerra mondiale il vaiolo tacque nel 1915, 11el 1916, nel 1917, pochi casi se 11e tbtero nel 1918. All'ultima mani/estazio11e epidemica avutasi in Italia nel 1919-20 con 6o.ooo colpiti e 30.000 rporti, tJOn fece riscontro nd nostro Esercito rm ' accentuata morbilità. Un'altra prova la vaccinazione ci ha dato nell'ultima campagna etiopica: il nostro cm·po di Jpediz10ne, pur operando in zone C071 il vaiolo eudemico, pur occupando presidi con casi di vajofo in atto, non ha avuto vaiolo : perchè era stata rigorosamente curata la rivaccinazione di tutti i militari. La minaccia del vaiolo non è scompat·sa: essa è tenuta lorltana da questa pratica profilattica: i paesi nei quali gli antivaccinisti prevalgono pagano a11cora ad e.rso un largo tributo di morbilità e di mortalità. Così è avvenuto anche negli eserciti, quando in essi, temporaneamente, alla pratica si è creduto di togliere la coercitiva obbligatorietà.

Il debellamento del vaiolo non è solo il primo, ma è anche il più grande successo della medicina preventiva: l'importanza di questo successo sfugge ormai aLle nuove generazioni, perchè anche l'eco si è spenta delle :tragi spar;entevoli fatte dal vaiolo nel passato: ricordiamo che nei secoli XVII e XV II I furono colpiti dal vaiolo i nove decimi della popolazione italiam, ricordiamo che nel pas.rato il vaiolo dunneggiò enormemente gli eserciti. Il ttOJ·tro Esercito è stato tra i primi a volere la vaccinazione ed a retider/a obbligatoria, a prescrivere la rivaccinazione, a preferire la linfa animale. L 'obbligatorietà di questa va(:cincrzione nell'Esercito precedette di ben trent'anni la obbligatorietà neLla popolazione civile: questa si è liberata dal vaiolo da circa rs mmi, l'e.rercito .ie ue è liberato da oltre so. Non ho bùogno di insistere .rulla parte presa dal nostro Corpo sanitario militare nella profilassi di q14esto flagello, del quale ancora il Parini poteva cantare:

Tutti la furia indomita vorace, Tutti una volta assale ai pitt verd'anni: E le strida e gli affanni Dai tuguri conduce ai regi tetti: E con la man rap:1ce :Kella tomha condensa Prole d'uomini immensa .


251

Malattie, che ci hanno distut·bato nel passato e che continuano, sebbene in misura minore, a disturbarci ancora, sono le infezioni tifo-paratifoidee: esse colpiscono nella nostra popolazione circa 20.000 persone all'anno, portantJone a morte 2 o 3000. Queste infezioni prediligono i giovani, hanno quindi per le collettività militari una spiccata elettività. l reparti ne sono colpiti in occasiont: dei campi estivi e specialmente in guerra. ln pace, come risulta dalLe statistiche di ttn trentennio dal t88o al 1910, troviamo una m(Jrbilità media annuale del 5 per mille, ed una mortalità di circa l'uno per mille. In guerra queste medie si eLevano notevolmente. Nel nostro corpo di spedizione itz Eritrea, nel breve periodo di sei mesi, dalro dicembre 1895 al 31 maggio 1896, ru una forza media di 12.527 uomini ~-i ebbero 666 casi e 214 -morti di tifo: ossia una morbilità semestrale del 53 per mille ed una mortalità del 17 per mille: la diffusione dell'ileo-tifo fu allora così rapida e violenta che i medici ne rimasero sgomenti. In quel periodo si andavano compiendo i primi passi 11el campo umano di una vaccinazione preventiva antitifica: questa era scaturita, insieme c011 la vaccinazione anticolerica, dalle mirabili osservazioni fatte da Pasteur sulla tmmunizzazione dei polli contro il colera dei polli e sulla immtmizzazione degli ovini contro il carbonchio, ed aveva seguito di poco la scoperta del bacterium typhi da parte di Eberth (188o) e lo studio di esso da parte di

GaffkY (1884).

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Già nel 1888 lavori di Chamtemesse e Widal avevano dimo'Strato la possibilità di immunizzare gli animali da esperim-ento mediante ripetute inoculazioni di batteri uccisi con il calore. Queste ricerche vennero presto confermate da numerosi AA. tra i quali Pfeiffu e Kolle, Wright ecc. e già nel 1890 nella g u erra del Transwaalla vaccinazione fu utilmetJte introdotta nel campo umano. Nel 1899 il Wright raccolse i.dati favorevoli da lui ottenuti nei reggimenti combattenti nelle Indie, ma fino al 1904 Wright e i suoi collaboratori, nonostante i buoni risultati ottenuti, furono i soli a vaccinare ed ebbero molti uppositori. D al 1904 in poi le vaccinazioni antitifiche furono più largamente praticate, dai tedeschi nella guerra contro gli H erreros (1904-1907), nell'esercito americano (1909), nell)esercito francese al Marocco (1912); furono specialmente usati i vaccini tipo Pfeiffer e Kolle, tipo Wright, tipo Vincent e si praticarono abitu~lmen te tre inoculazioni intervallate di una settimana. Con le vaccmazioni antitifiche il numero delle infezioni ebertlliane effettivamente diminuiva, persistevano invece le forme paratifiche: per ope'm di Castellani si addivenne alla introduzione nella pratica dei vaccini associati antittfo-parati[ici.


Il nostro Paese non rimase chiuso a questa nuova pratica profilattica e, specie ari opera di Sclat'O, dal 1905, furo11o 11ella popolaziotJe civile compiuti limitati espet·imenti di vaccinazione antitifica, c011 buoni risultati. Tra i medici militari Ferrero di Cavallerleone, M emmo e Grixoni t·ichiamarono l'attenzione del Corpo sanitario militare sul 1ltiovo mezzo di difesa. Nel 19II la vaccinazione antitifica fu adottata tra i marinai italiani a Tobruch e uella guerra italo- turca, essendosi mauifestata una larga morbilitt"l per tifo, le vaccùzazioni furono rese possibili, ma non jurm1o obbligatorie, tra le rrostre truppe m L ibia: si ebbero co.d reparti con uomini vaccinati e con uomiui 11011 vaccitJati e ftt possibile u11 controllo epidemiologico sulla efficacia delle uaccitzazio1Ji, con risultati molto evidenti: nel periodo dall'ottobre r91 2 di giug110 I ~H3 furono eseguite circa 7000 vaccÌ1un:ioni con il vaccino tipo Pjeiffer e K.olle o con il vaccÌ110 tipo T/incent: ebbene, nei non vaccinati si ebbe tma morbilità del 35,3 "/n, e una mortalità del 7, r "l oo, nei vaccit1ati la morbilità .(i abbassò all' 1 "l"" e la mm·talità si ridusse quasi a zero. Sul principio del 1914 Ferrera di Cavallerleotze riferetulo questi rimltati riconosceva nella vaccinazione autitifica uno dei mezzi più efficaci co11tro la infezione tifoidea, uegava og11i valore pratico alla temuta fase negativa, e faceva voti perchè la v.accinazìone antitifica divenisse obbligatoria nell'esercito. Da qt~esti ristt!tcrti, e da quelii analoghi ottenuti presso gli altri eserciti, scaturisce logica la diffusione della pratica 11ell' ultima guerra mOttdiale. Nei primi temp1 di que.cto conflitto ii tifo si fece minaccioso press·o gli altri eserciti ed. anche p1'eSJO il 11ostro. Nel 191!5 avemmo una morbilità più che tripla rispetto alla morbilità del tempo di pace: il 17,9 "/oo degli uomini alle armi ne f.u colpito. La vacci1lo-profilassi fu Ì!Jiziata con un idrovacci11o antitifico, si videro per.cistere i parati/i e si addivenne ad una vaccinaziorJe antitifo-paratifica. Queste vaccinazioni, già largamente praticate di fatto, furono rese obbligatorie anche per legge il 23 marzo 1917. l risultati furono assai .rìgnificativi perchè ne/1916 la morbilità scese dal I7,9 °/oo al 12 °/ uo; 1leltgi7 dal IZ 0 /oo al 2,6 •;.,.; nel 1918 dal 2,6 "/,,. all' 1,3 •foo, nel 1919 si toccò la cifra più baJSa che mai del 0, 2 "/no. Compartmdo i dati del r915 con quelli del 1919, troviamo t·he .(u u11 milione di combattenti nel 1915 si ammalaror1o tfi tifo 17.900 perso11e , nel 1919 se ne ammalarono 200. Computa11do la letalità nella cifra media del 15 ",. dei colpiti, si posso11o calcolare per og11i milioue di combattenti circa 3000 morti nel 1915 e 30 morti

,,.cl 1919.

PoJSiamo perciò obbiettivnmente attribuire alla vaccinazione decine di migliaia di indit,idui sottratti alla malattia , migliaia di soldati sottratti alla morte. Dopo la g uerra . le vaccina·::ioui antitifiche rimasero obbligatorie in tutti gli eu:rciti.

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)


253 Ma gli idrovacdni presentavano due inconvenienti: la necessità di ripetere tre volte le iniezioni a distanza di una settimana e le reazioni generali a volte intense, che costringevatJO al ·riposo la massa dei soldati, pet· qualche giorno dopo ogni itwculazione. Fu studiato in Francia un nuovo tipo di vaccino, un cosidetto lipovaccino, nel quale i germi uccisi, incorporati nell'olio di vaselina, potevano essere inoculati in grande qumJtità in una sola volta: la lentezza delJ'asJorbimento del materiale antigene, secondo i francesi le Moignic, Pùtoy, Sezary ecc. avrebbe sostituito la ripetizione dello stimolo apportato dalle tre iniezioni di idrovaccino. La stessa lentezza di asso1·bimento attenuava la reaziorze generale. Credemmo ad un progresso e dal 20 febbraio 1920 questo modo di vaccinare contro il tifo e i parati/i fu introdotto nel nostro esercito. Fu un er·rore. Con questo tipo di vaccino la morbilità, che era stata del 0,2 o/ oo nel 1919 e del 0,5 °/no nel 1920 risalì progressivamente fino a riportm·ci nel 1926 alla morbilità media dd ttmpo {J1·e-bellico, quando 11012 veniva praticata nessuna vaccinazione. N on manccrro·no in quegli armi veri e propri episodi epidemici (Camerino, Verona, Moliéres di Cesana ecc.). Nel 1925-26 cominciarono le t·icerche sperimentali sugli uomini lipovaccinati: fu segnalata La ma?Jcata comparsa in essi di quegli anticorpi abitualmente considerati testimoni della stimo/azione di un organismo da parte del vaccino ( Mermonna ), Nel 1927, in base ai dati epidemiologici che cominciavano a conoscersi ed a quelli sperimentali raccolti, fu denuncia·ta l'inferiorità dei lipovaccini rùpetto ugli idrovaccini (Mermonna, Romby, Foce, ecc.). ' La Direzione generale di Sanità militare aveva intanto ordinato lo studio di un nuovo lipovaccino: le ricerche relative furono compiute da Germino, Bruni, Rom by, ed altri, e tutti si pronunciarono favorevolmente alla introduzione degli oli vegetali in sostituzione dell'olio di vaselina (Germino) . Il tema delle vaccinazio,n i antitifiche nell'Esercito fu trattato al Cong resso medicina interna di Parma, nell'ottobre del 1927, da Germino, il quale concluse che i lipovaccini preparati con oli vegetali o di merluzzo o vegetali e di merluzzo imieme, provocavano modiche reazio11i generali e trascumbili reazioni locali, dando luogo alla comparsa delle aggluti11ùze già al decimo gio-rno dalla vaccinazione. Effettivame11te con il nuovo tipo dz: lipovaccino, in olio vegetale, la morbilità si ridusse di molto, senza però portar.ri n~gli armi Juccessivi al di sotto dell' 1,5 "l oo . C o m plessivamente considerati, i lipovaccini usati neL nostro eJercito tra iL 1920 e il 1930, non hanno dato i risultati già oUe11uti con gli idrovacci11i. Credito maggiore non hanno ispirato ueanche i tentativi di entero- vaccinazione, e ci siamo perciò nuovamente onentati ver.•o la vaccinazione cou idrovaccini, cerca11do tuttavia ii modo di atteuuame la tossicità e di ridurre così in limiti più modesti le reazioni generali da eSJi provocate.

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254

Mmtre noi te11tavamo di disimpegnarci dagli iùovaccini, diversi AA. eseguivano ricerche in questa direzione. Fin dal 1919 Levi Della Vida f1()eva richiamato l'attenzione sulla bontà di un vaccino antiparatifico B formolato al 0,5 %. Molti AA. ebbero ugualmente risultati buoni con i vaccùzi farmolati ed il metodo ascese al po.cto di onore nelle ricerche, dopo la scoperta di LOwensteiu, perfezionata e completata da Ramon, sulla disintossicazione delle tossine a mezzo dd formolo (1924). Tra gli altri Alivisatos, Berry e Bowen (1925), M i/ella, Grasset e Gory (1927), Pfeiffer, Simonetti, Werry, Leblanc,. Foshai e Tomas, Lesbre e Granclaude ( 1928) studiarono questi vaccini formo/ati, pronunciandosi favorevolmente. Germino ( 1930) allo scopo di 1·egolare l'azione della formaldeide sui germi utilizzò La scùsiotJe idrolitica della esametilentetramina, favorita dali'azione del calore, con ottimi risultati. Sabena e Patanè (1931) dettero notet1oli contributi: venne da Pata11è: dimostrata che la to.uicità primaria delle salmone/le si riduce costantemente alla terza parte. · Nel 1931-1932 presso l'Istituto Sieroterapico Milanese vennero compiuu 1icerche comparative su i più usati vaccini antitifo- paratifici. Furono preparati idrovaccini semplici, idrovaccini fenolati, idrovaccini formo/ati, idrovaccini urotropinati, idrovaccini all'etere, lipovaccini, co12 gli stessi stipiti e con 1~ steJse cariche batteriche. Dallo studio dtlle proprietà antigene in vitro, mediante inoculazioni a lvtti di animali con le stesse dosi e per le stesse vie, studìandone l'assorbime11to e la tolleranza, ricercando e dosando negli animali inoculati la produzi011e degli anticorpi, studiando infine il comportamento degli animali vaccinati nei singoli modi verso le successive inoculazioni di cariche letali di germi vivi e virulenti, si giun.re alla conclusione che i vaccini formolati e quelli urotropinati realizzano effet/J.vamente la vecchia aspirazione dei ricercatori: potere immunizzante sicuramente rispettato, tos.ricità minima (Mennonna ). Per il concm·de giudizio di altri ricercatori, tra i quali Ottolenghi, Brotzu e Massa, i vaccini formo/ati entrarono successivameute tzella pratica corre11te dell'esercito al posto dei lipovacciui, che ve1tnero abbandonati: e questi vaccini .•ono tutt ora m uso. Le reazioni suscitate dal vaccino formolato sono modeste. La morbilit.à t>egli anni successivi a que,;ta innovazione si è nuovamente abbassata, ridul

•

ccndo.-i alla 4" ed flllche alla 5' pm·te di quella che era nel periodo pre-vaccinale.

Alla vaccinazio11e antitifo-paratifìca, con i mezzi dei quali oggi dùponiamo, 110i non chiediamo di far scomparire del tutto il tifo dalle fila dell'esercito, ma chiediamo di ridurre notevolmente il numero dei casi, d). confe,·ire a/la malattia un andamento benigno 11ei vacci11ati che ne sono colpit1, sopratutto di impedire che si accendano focolai epidemici.


255 Noi riteniamo, /asciandoci sopratutto guidare dalla progressiva dimi?Juzione degli anticorpi circolanti, che la protezio1ze indotta dalla vaccinazione antitifica non duri più di un anmo, e che pertanto dopo tale periodo occorre 1·ivaccinare e così facciamo. Gli anticorpi dimostrabili non ci dànno tuttavia la misura della immunità: essi sono solo testimoni della stimolazionè dell'organismo· da parte del vaccino come da parte dell'infezione naturale; ma questa stimo/azione determina cet·tamente modificazioni biologiche assai complesse, con eJpressioni profonde, legate a processi intimi cellulari ed umorali, in gratz parte .rconosciuti e di difficile valutazione, accompagnati da espressùmi grossolane e facilmente accessorie, quale la comparsa di a·m icorpi specifici dimostrabili in -vitl·o. Possiamo perciò credere che anche oltre la scomparsa della dimostrabilità degli anticorpi in circolo, la recettività degli individui vaccinati per le mfezioni tifo-paratifoidee sia sempre di grado minore di quella prevaccinale: n egli anni Juccessivi alfa guer-ra mond'iale fu notata una minore morlilità degli uomini adulti, in' confronto con le donne . della stessa età (Mortara, Bayla ). Questo fatto fu interpretato come comprovante che l'efficacia protettiva della vaccinazione antitifo- parati fica va al di là dell'anno da noi pnedentemente accettato come termine, dopo il quale pratichiamo la rivaccinazione. Una recente convalida della efficacia p~:otettiva della vaccinazione antitifo- paratifica l'abbiamo avuta nella campagna Etiopica; su mezzo mi/i()tle di italiani, si sono avuti, nà 7 mesi delle crperazioni, complessivamente 825 casi e 257 morti per queste infezioni: 40 anni prima, nel 1895-96, si era avuto un ammalato di tifo ogni 19 soldati ed un morto di tifo ogni 58 soldati, nella recente campagna si è avut()l invece t-m malato di tifo og,-Ji 6oo soldati ed un morto di tifo ogni 1946 soldati: questi risultati 11o•n vogliono comme11ti. Dieci anni dopo la promulgazio12e della legge circa! l'obbligatorietà della vaccinazione antitifica nell'esercito ( 1917), un'altra legge dello Stato ha esteso questo obtligo ad alcune categorie della popolazione civile, ed ha dato facoltà ai Prefetti di rendere obbligatoria questa pratica profilattica trelle popolaz ioni di zone particola•rme11te colpite. La vaccinazione antitifo-paratifica facendo evitare il prodursi di epidemie, le infezioni tifo- paratifiche hanno perduto il terreno che precede ntemente avevano negli eserciti, in pace e specialmente in guerra.

Dopo le infezioni tifo - paratifoidee dobbiamo accennare al colera, che nel passato, se ha disturbato poco gli Ese1·citi in tempo di pace, li ha 1Jotevolmente disturbati in tempo di guerra, specialmente in Colonia. N el~a ca~pagna di Crimea tutti gli eserciti che vi parteciparono ne furono deczmatr: la morbilità ascese al 15-25 °~ della forza e la letalità fu del


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47 ·;o det colpitt. Nel nostro corpo di .rpedizione sardo vi furono 2728 colpiti e 1230 mo·r ti ( Comissetti ). Un piccolo focoLaio epidemico si accese tra le nostre truppe in Eritrea nel 18go. Il colera doveva temem in og11i poSJibile guerra: in questa Scuola di Sanità fin dal 1886 furono istituiti corsi di addestramento per lo ..-tudio etiologico ed epidemiologico di questa malattia. Questt corsi ebbero notevole importanza: i medici militari, che potettero frequentarli, spesso furono, su richiesta delle autorità sauitarie civili, impiegati nelle campagne antiepidemiche che Le frequt1tti epidemie di colera nella nostra popolazione civile rendevf1'nO necessarie. Anche nell'inizio della gut"rra !taio- Turca , nell'autunno del 1911 , tra le truppe sbarcate a Tripoli si ebbero 1080 casi di coLera con 333 morti. Nella guerra mondiale il cole1·a fece la sua comparsa (1914) in Gallizia f' verme portato aai prigionieri di guerra in· Austria- Ungheria. Alla fine del 1914 ea al principio del 1915 il colera infierì specie in alcuni campi di prigionieri, si estese poi nell'ese-rcito serbo ed auche all'italiano: Tra l'estate del 1915 e il principio del 1916 noi avemmo 16.027 casi di colera con 4322 modt (letalità 26,9 ",, dei colpiti). Nella guerra mondiale la vaccinazione anticolerica, che era stata praticata per la prima volta dal Ferran a Barcello11a nel 1885, poi da Haffkin-c in India nel 1894 e che aveva giiì dato al Cantacuzéne buoni risultati nell'Esercito rumeno nella guerra balcanica del 1913, fu lc11·gamente adottata: con essa le epidemie di cokra furono vinte da tutti gli eserciti. N el/'ultima nostm campagna coloniale furono pratica t~ le vacci11aziom associate antitifo- paratifi- colera: il risultato fu clte- non si ebbe rm Jolo caso di infezione colerosa. A parte il colera che in pace non ci disturba e per il quale quindi noi ùz tempi normali non praticlliamo vaccinazio11i, verso il vaiolo abbiamo ottenuto una completa vittoria, verJo le infezioni tifoparatifoidee abbiamo ottenuto buoni risultati, portando la morbilùà ad rm quarto, un quinto di quella che era nel periodo prevacciuale, impedendo del tutto il comparirt di focolai epidemici. Analoghi a questi riwltati so11o quelli da noi ottenuti episodicame11U amtro la dissentaia bacillare ( Mazzetti e Ge-rmino), contro la meningite cerebrospinale epidemica in Co/ouia (Massa e Mem1onna) ecc.: il valore dclla profilassi immunitaria attiva delle malattie infettive epidemico-contagiose non potrebbe avere una migliore documentazione di questa che vi-ene fornita dali 'Esercì to. Le po.csibilità dì questa profilassi so1JO as.cai vaste: ad essa è affidaJa ancl1e una parte di primis.,ima impot·tanza nella difesa contro l'eventuale tuo dell'arma batteriologica da parte del nemico.

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In un altro settore è richiesta l'attività igienico-profilatti.ca: nella pret:enzione delle complicanze tossmfettive delle ferite di guerra. In questo J·ettore di carattere tipicamente militare una ben inte.'a sinergia dei m ezzi nnmunitari e dei mezzi chirurgici può ottenere un larghissimo rùparmio di VIte umane. Già Pirogof aveva definito le guerre « epidemie di traumatùmi >> : con l'aumentata potenza di tutte le armi, questa definizione oggi corrispond(• perfettame11te al vero: nell'ultimo conflitto mondiale vi furono 22 milioni di feriti su 65 milioni di mobilitati. Le feàte delle guerre modeme sono prevalentemente ferite da schegge e sono caratterizzate dalla profondità delle lesioni, dalla larga devitalizzazione dei tessuti, da facile imbrattamento: tutte condizioni fa·vorenti l'attecchimento degli a11aerobi, dei quali txo·i temiamo quello ael tetano e quelli della gangrena gaJSosa. Nelle guerre del ptwato il tetano complicò dal 1o al 15, e secondo Tizzoni, in certe zone particolarmente tetanigene, fin il 30 per cento delle ferite. Tra le guerre del pas.iato e le guerre moderne è interve-nuto un altro grande progresso della medicina: la profilassi immunitaria pauiva del tetano mediante l'inoculazio11e ai feriti del siero antùos.sico ottenuto da Bchring e Kita.sato con l';mmu11izzazione dei conigli (189o) e da Tizzoni e Cattani con L'immunizzazione del cavallo (1~2). l risultati di questa profilassi sono stati brillanti: su oltre IO milioni d1 feriti che si sono avuti ne1 tre ej·erciti italiano, francese e tedesco, i casi di tetano dichiarati sono stati poco più di 10.000: inoltre molti di questi tetan1 .ci sono av:uti a principio della guerra, qua11do, dato L'altinimo numero dei feriti , la scorta di siero antitetanico esistente nei vari paesi fu insufficiente per i bisogni. Comunque, se aveue dovuto conservarsi la proporzione del passato, nei tre eserciti ricordati, le compJicaàoni tetaniclze at1rebbero dot1 uto essere non ro.ooo ma un milione ed anche più. La sieroprofil«.isi antitetanica ha senz'altro avuto un grande succes.•o nell'ultima guerra, r:· neJSUtJo pensa a non servirsène anche per il futuro. Ma, la sieroprofilassi si accompagna ad alcuni Ì11C01Wenienti: per una grande guerra i quantitativi di siero richiesti sono semplicemente wormi e si è costretti ad immobilizzare un gran numno di cava/li; con le grat1 i ferite tnoderne il trattamento j·ierico deve essere intemo e ripetuto; la protezione apportata dalla sieroprofilassi non oltrepaJSa la .<econda Jettimana dall'ultima tniezio11e ,: nelle guerre moderne il combattente che ha riportato una ferita 11011 mutt!ante ritorna in trincea: Gìni e Livi hanno calcolato che alla fine della guerra di 1000 feriti, 70 lo erano stati 2 volte, ro erano stati feriti 3 volte, un minor numero di uomini at'tva riportato 4 ed anche 5 ferite: tutte le volte che si ripreJ·enta il pericolo del tetano bi.iOgna ripetere il trattamento


sieroprofilattico. La portata e la durata della protezione addetta dal siero, a parità di unità antitossiche inoculate, la seconda volta so·n o mù10ri della prima, e la terza volta sono mmori della seconda: occorre perciò un maggior quantitativo di siero e un maggior numero di iniezioni per ottenere il risultato desiderato. Più aumentano le dosi del siero, più sono facili a comparire le complicazioni del trattamemo sierico: non parlo dei fenomeni anafilattici, che sono evitabili, ma delle svariatissime forme di malattie da siero, rapide ad insorgere, lunghissime a risolversi e che rendono pertanto il ricupero degli uomini assai più lonta11o di quel che comporterebbe la sola ferita, ciò che dal putJto di vista militare è di grande importanza. Inoltre vi sono tetani ad iucubazio11e ritardata, che si manifestano anche dopo tm regolare trattamento sierico: sono quei tetani che Vemo1li ha chiamato postsierici, caratterizzatt a volte da siutomatologia scarsa e finanche inizialmmte muta. Per ovviare a questi incoupenienti si è tentato, da tempo, di ottenere nell'uomo una immunizzazione attiva co11tro il tetano, trattando/o con la tossina in piccole dosi o variamente manipolata: ma, la tossina tetcmica produceva danni nell'uomo che ìa riceveva ed il trattamento et·a pet·ciò pericoloso. Finalmente, nel1924, una grande scoperta, legata ai nomi di Lowenstein e di Ramon, rende possibile e fac·ile ciò che prima sembrava irrealizzabile: la tossina tetanica, come qu.ella difterica, addizionat(J) di poche gocce di formolo e ·lasciata per aLcune settimane alla comu11e temperatwa di termostato, si arrende: perde comple·t amente il potere tossico e conserva il potere antigene; inoculata nell'uomo, senza danneggiarlo, è capace di stimolare la produzione di antitossine. Nel 1928 a Bologna Grixoni, Bruni e Bardelli sperimentarono f'anatoJsivaccinazione in un gruppo di soldati, e misero in evidenza la comparsa delle antitossine in circ·olo e la loro durata . I .w/dati francesi erano disturbati dalla difterite: Ramon e Zoeller imrodussero l'anatoHivaccinazione contro la difterite e questa malattia è scomparsa dall'esercito francese. Sucu:ssù,amcnte gli stessi AA. hanno cominciato a vaccinare gli uomini oltre che con l'anatossina difterica anche con l'anatossina teta1lica, studicmdone a11che le dosi e gli intervalli utili. Per merito del nostro generale medico capo prof. Mazzetti, dall'an11o .icorso abbiamo cominciato ancl1e noi a vaccinare i nostri soldati contro il tetano, inoculando complessivamente 50 Uf. di anatossina divise in tre succe.uive iniezioni intervallate di 15 giorni. Qualche tempo dopo la 3 ùzoculazione, nel siero di sangue dt questi anatossi-vaccinati si poJsono mettere in evidenza antitossine in quantità sufficiente a proteggere contro il tetmzo: le antitossine tendono a diminuire dopo un an11o e si rende allora opportuna una rivaccinazioue con due i11ie:::ioni di anatossina (iniezioni di richiamo). 11


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Così operando noi otteniamo nel soldato un attivo potere antitossico, una imm unità attiva antitetanica, che non ci irueressa in pace, ma ha valore per /'eventualità di una guerra. Questa anatossivaccinazione varrà a ridurre le indicazioni della siero profilassi antitetanica, alla quale sarà riservata u·na funzione solo complementare od addizionale, con modalità pratiche che già si intravedono e che sono attualmente oggetto di studi e di ricerche. Quante volte, dinanzi ad una piccola ferita, noi medici rimaniamo itlcerti se inoculare o meno il siero antitetanico? L'anatossivaccinazio·ne per· mette di sostituire alla sieroprofilassi, da praticarsi volta per volta, una immun izzazione preventiva Ì1J tutti i soldati. L'anatossiv~ccinazione costituisce un altro grande progresso nel cam-

mino già così fecondo di risultati nella profilassi immunitaria delle malattie.

In questo stesso cammino un'altra meta ci è ancora lontana: la difesa imm unitaria dalla gangrena gassosa. Il polimicrobismo anl1'erobico di questa grave affezione, le possibili associazioni con svariati aerobi, ha reso difficile la produzione di un siero polivalente antigangrenaso, abitualmente rivolto solo contro le tossi11e del bacillus perf1'igens, del vibrione settico di Pasteur, del bacillus Novyi: le stesse difficoltà si incontrano nella individuazione e rrella combinazione delle tossine dei vari agenti, per otteneme anatossine e poter così procedere ad una immunizzazione antigangrettosa. Speriamo che questa nuova meta prefissaci possa essere p1'esto raggiunta.

D ifesa dal vaiolo, difesa dalle infezioni tifo paratifoidee, ed eventualmente dal colera, difesa dal tetano, e sperabilmmte a11che dalla gangrena .gassosa . .. quante mai pratiche profilattiche nel nostro soldato, quante inoculazioni, quante reaziotli locali e generali, quanti periodi di riposo, quanto disturbo per i Comandi, specie in guerra! l Nella realtà, oggi, tutte queste pratiche profilattiche sono applicate con semplicità: dopo l'associazione di più componenti microbici, per esempio contro il tifo, il parati/o A, il paratifo B, il colera, suggerita da Castellani, siamo passati, da pochi anni, ai vaccini misti di Ramon e Zoeller: si è sperimentalmente provato che l'anatossina stimola meglio alla produzione di antitossine ·se si accompagna a mate1-ia~e proteico: ne'Ì cavalli sieroprodutto•ri si ùwc:ula l'anatossina insieme a della tapioca; nell'uomo noi accompagniamo l'anatossina con il materiale proteico costituito dai coìpi batterici uccisi del tifo e dei paratifi: ciò è estremammte facile poiclzè da qualche anno i nostri vaccini microbici sono idrovaccini formo/ati al o,4-o,5 per cento e le anoto!'· sine, an_ch'e~se,_ non sono che tossine formolate al 0,4-0,5 pet· cento. L'inte·rtJal[o dt qumdzci giorni richiesto dalle tre inoculaziatzi di anatossina è utile


anche nelle vaccinazioni antitifo paratifir,·he. In questi vaccznt mtStt e.;istot/0 due diversi gruppi di antigeni, un gruppo di antigeni microbici ed un gruppo di antigeni anatossici: dal punto di vista sperimentale si è già dimostrato che non vi è limite al numero dti componenti mìcrobici, come non ui è limite al numero dei compo11enti anatossici. Il gruppo dei componenti microbic:i norz disturba il gruppo dei componenti anatossici e viceversa: ne rintlta anzi utJa 1·eciproca smergia. Siamo così di fronte a due sole pratiche vaccinanti: la vaccina-=io11e Jemteriarra e questa vaccinazione mista antimicrobica ed antitoSJica: queste due pratich e· so110 anclz'eSJe, tuttat,ia, avvicinate nel tempo. Il primo giorno della incorporazioue delle reclute sotto le armi pratichiamo fa vaccinazione Je1111eria·na e la prima inoculazio11e sottocutaru:a con il vaccino misto, ora da noi dc·tto << T. A . B.te »; dopo 15 giorni pratichiamo la seconda inoculazione con il vaccino misto e dopo alt,-i r5 giomi la terza ed ultima inoculazioue con lo stes.•o vaccino: al trentesimo giorno dalla incorporazi011e tutti qMesti trattamenti, nella grande maggioranza degli uomini tollerati senza particolari disturbi, :ono fitliti. LA rivaccinazione antitifo paratiftca antitetanica, che si pratica d()po un a1wo, richiede due i111ezio111, quindi solo quindici giorni, ed è anche meglio tollerata. Per tutto il resto dell'anno, i comandi hanno a loro completa disposizione questi soldati, nei quali, in così breve tempo e con così lieve disturbo, noi abbiamo utilmente modificato fa recettività ve-rso le più temibiiJ malattie: qu.ello che fino a 50 an11i fa appariva un sogno, è realtà!

La medicina prcventit'a militare è caratterizzata da due elementi: da una tJarte l'obbligatorietà delle applicazioni pro filattiche, dall'altra la possibilità di controlli seve-ri: i medici miLitari, dedicandosi a qJteste applicazi01zi ed a questi controlli, hanno raccolto esperienze, hatmo osservato fatti_. clze oggi sono p{lltrimonio fondamentaLe della m-edicina. Grandi sono stati i ber1efici apportati al nostro EJ·ercito da questi trattame11ti immunitari nelle ultime guerre: ho già indicato diversi dati relativi alla c011/lagrazioue mondtalc del 19J4·19I8. Nel 1935-r936 ilnoJ·tro corpo di spedizio11e in Aft·ica, il più grande che la storia ricordi, ha potuto portarsi, risiedere, combattere e vi11cere in zone calde e· funest<rte da tante insidie morbose, senza eSJ"ere affatto dùturbato dalle malattie epidemiche: questa vittoria sa?Jitaria è stata ammirata dal m oTIdo intiero ed hCL re..-o più brillante il successo delle nostre armi. /Jn ç ora più recenteme11te, udla terra di Spagna, (: stato versato generosamente eroico sangue legionario: non abbiamo notizia di epidemie nel nostt·o corpo tfii tmppe volontarie. La proli lassi dd le malanic infctti,·e nell'esercito costituisce certo la

conquista più bella dc.:l corpo sanitario negl i ultimi decenni.

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Mo<lto si è ottenuto, ma ancora molto vi è da ottene'Ye. In molti campi il nostro potere contro le malattie ha preceduto• il nostro sapere : la vaioiaztone e l'innesto vaccinico harmo preceduto addirittura lo studio dei vir.us: questi non erano ancora conosciuti e il vaiolo era domato. Abbiamo ottt:nuto tma immuniz zazione attiva degli uomini verso alcune malattie diffusibtii e verso alcune tossinfezioni, ma non sappiamo ancora ÙJ che cosa effettivamente consista la immunità. Col progredire del nostro sapere si perfezioneranno anche i sistemi di prevenzione: progressi sono ancora certo possibili ndle modalità di preparazi&ne dei vaccini, poichè noi ci avviciniamo se'm{J're più alla conosce11za dèi microorganismi, nei quali già ric01wsciamo tutta una complessa architettura antigene, prima imospettata; progressi sono possibili nei dosaggi e, come nella difterite, potremo tropare utili testi di immunità per altre malattie; la dottrintf della' iperrecettività e della ipersensibilità alle infezioni, Legata al nome di Zironi, apre al nostro sguardo nuovi vasti orizzonti, dei quali occorrerà approfondire la conoscenza; forse battendo strade completamente divene da quelle battute da 50 anni, e com·e gtà da alcuni si sostiene per l'azione dei batteriofagi di d'Herelle, e delle Pettenkoferie di Kuhn e Sternberg, (estinzione dell'epidemie potrà anche essere raggiuma indipenderuemente dalle vaccinazioni ... Tanti sono ancora i lati oscuri della epidemiologia e della immunologia; ma essi sono ormai attentamente scrutati attraverso tU$te le branche della medicina moderna. Sono questi lati oscuri che affascinano la mente dello studioso, sono questi lati oscuri che devono stimolare voi, giovani allievi, a perseverare nelle pazienti, difficili, spessrJ insoddisfacenti ricerche sperimentah, dalle qua[j ancora tanta luce si attende la medicina preventiva., che si orienta a divenire sempre più medicina biologica e sociale. Voi portate l~ vostra vocazt'one, il vostro anelito di bene in una via già luminosa di conquiste e di successi: saprete esser degni delle tradizioni del Corpo .ranitario militare. Qu-este tradizioni si sono sempre ispirate alle alte idealità àella classt professionale, dalla quale noi Ufficiali Medici deriviamo, ed insieme alle alte idealità dell'Esercito, che noi Ufficiali Medici, sertzza eccezione, ci 01lo,·iamo di servire. Dai vostri studli, dalla vostra educazione, dal clima spirituale nel quale voi siete cresciuti, sapete già che queste idealità consistono nell'amore alla scienza, nell'amore all'umanità, nella dedizio11-e completa di noi stessi alla causa della Patria.

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Giornale di nlt'dicina militarr .


LAVORI ORIGINALI

ISTITUTO Dl PATOLOGIA CH IR URG ICA E PROPEDEUTICA CLINICA DELLA R. UNIVERSITA" DI SIENA

INDIRIZZO CONSERVATIVO NELLA CHIRURGIA DI GUERRA E NELLA PRATICA CIVILE Prof. G. A. Cwnr:o. conwle medico. clircttore.

Lo ·scopo di questa nota è quello di riepilogare ciò che ho detto nelle mie precedenti pubblicazioni sull'impiego della pomata all'olio di fegato di merluzzo in guerra e di dimostrare di aver perseverato con tale sistema anche nella pratica civile, in clinica, nelle varie lesioni da agenti fis ici, oltrechè traumatici, anche termici (ustioni), nelle lesioni torpide come nelle fistole, dopo trattamento o senza, nelle piaghe, nelle soluzioni di continuo in ge· nere, in certi processi infiammatori ed infine nelle osteiti e osteomieliti acute e croniche. La pomata all'olio di fegato di merluzzo· usata in clinica sulle superfici ustionate ci ha dato vantaggi ed ottimi risultati pratici con la precoce demarcazion e delle zone necrotiche e col rapido processo di guarigione. Un fatto importante si è notato in questi pazienti, così trattati: il dolore -subito si calma e poi scompare; è interessante notare, specie per le scottature di III grado, l'assenza di cicatrici deformanti. Ma un al tro elemento mi spinge a comunicare questa nota e cioè la constatazione di un nuovo dato clinico : con il trattamento per os con l'olio di fegato di merluzzo raffinato si sono ottenuti ottimi risultati in p., affetti da uJcere gastro-duodenali che sono stati controllati clinicamente e radiologicamente per un lungo periodo in clinica prima e dopo la cura. D apprima però voglio r ichiamare brevemente l'attenzione sui benefici risultati, tratti dall'uso ùi questo metodo conservativo in un ricco materiale d i ferì ti di guerra. !0

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CHIRURGIA DI G UERRA NON DEMOLITRI CE.

Come principio terapeutico in guerra ho sostenuto l'indirizzo chirurgico. conservativo. Era logico che il trattamento dovesse stare in rapporto alla varietà delle fratture cd al decorso. La più alta pccentuale delle ferite in guerra è a carico degli arti (6570 %). Data la facoltà con la quale si stabiliscono delle complicanze settiche nelle fratture e per evitare delle amputazioni, la parte più importante d el problema tcrapeutico sta nella scelta dei metodi più appropriati per i sin-

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goli casi. Per i franurati si tratta della riduzione scrupolosa, giacchè frequentemente giungono delle fratture incompletamente ridotte nelle prime formazi_oni sanitarie per ragioni ovvie d i insuffià: nte attrezzamento e, talora, per Incompetenza. Insisto, a questo proposito, sull'importanza capitale che ha la prima sistemazione del fratturato per l'esito definitivo. La riduzione graduale a pesi, con trazione diretta sullo scheletro, mi è sembrato il miglior metodo di riduzione e di immobilizzazione delle fratture esposte. A proposito della cura delle ferite di guerra è doveroso ricordare che al XXV Congresso della Società Italiana di Chirurgia (I9I7) fu Ruggi a sostenere la necessità dell' « immobilizzazione nel modo più completo possibile della parte malata non solo, ma dr tutto l'arto colpito e della rara medicazione » . Ma su questo ritorneremo nel nostro trattato d i prossima pubblicazione. Per le fratture da pallottola con lievi lesioni delle parti molli, la riduzione rapida e con trazione a filo metallico, prevalentemente in casi di accavallamento notevole dei frammenti, seguìta da confezione di apparecchi gessati, h a dato ottimi risultati. Per le fratture esposte si è dimostrata efficace la revisione ampia e tempestiva a cielo scoperto del focolaio di frattura, possibilmente dopo l'esecuzione dell'indagine radiografica sul segmento dell'arto in due proiezioni, e l 'asportazione delle sole schegge libere e facilmente aggredibili con la pro~crizion e assoluta di qualsiasi drenaggio nel primo tempo. Di primaria importanza, però, in questi casi è stata l'applicazione sistematica della trazione a pesi applicata sullo scheletro, previa confezione di apparecchi gessati, combinata al trattamento con vaselina all'olio di fegato di merluzzo. E' bene qui accennare che tra i metodi di chirurgia conservativa, impiegati specialmente nella guerra di Spagna, merita particolare menzione quello all'ofm. T ale metodo è stato da noi usato per primi su larga scala in guerra, associandolo alla trazione con filo metallico. L'immobilizzazione, di frequente, era fatta in apparecchio gessato con o senza fenestrature. Inoltre la incisione delle infiltrazioni purulente con ristagno, con opportune fenestrature del gesso, si sono dimostrate sufficienti per la terapia delle complicanze settiche durante il decorso. L'immobilità intesa in senso assoluto, con la attuazione di ogni intervento al letto stesso del malato, ci ha messo in condizione di evitare, spesso, quelle com plicanze generali derivanti dal focolaio di frattura. Di grande uti lità ci è stata la trasfusione del sangue per il ristabilimento rapido ddla crasi sanguigna del p. E' doveroso ricordare nelle cause occasionali delle infezioni delle ferite, che tutte possono essere causa di pcnetrazione e di attecchimento di germi , ma specialmente le ferite di guerra lacero-contuse, le quali, per l 'altcr:tta vitalità dci t(:ssuti, per le anfrattuosit~ e per le ;1lterazioni vasali, offrono


le condizioni favorevoli allo sviluppo dei germi e, specialmente, degli anaerobi. Sui seguenti fatti vogliamo richiamare l 'attenzione e cioè: sulle condizioni di predisposizione locale, rappresentate dai maltrattamenti e dall 'insufficiente sistemazione dei fratturati, da tutti quegli elementi che ostacolano la normale circolazione dell'arto, e, particolarmente, dal laccio elastico, cui spesso si ricorre a scopo emostatico e che purtroppo ha dato, anche nelle guerre di Africa e di Spagna, degli inconvenienti gravi, come era già stato riscontrato nella grande guerra. Infezioni e gangrena gassosa. - Nei miei ospedali di guerra (A. O. l e Spagna) ho osservato vari casi di gangrena gassosa, specialmente in Spagna, come complicazioni di ferite di guerra (in certi casi favoriti dal laccio emostatico male applicato). Anche in questi casi gravi abbiamo evitato per quanto è stato possibile, di giungere all'amputazione, usando come sistema l'intervento precoce ampio con spaccature generose ed asportazione di tutte le parti necrotiche, arrivando sino al tessuto sano in estensione ed in profondità, facenòo abbondanti lavaggi di acqua ossigenata, sommin_istrando in certi casi, per bocca o per iniezioni, prontosil e siero antigangrenoso (Behringwerke) sino a 6o cm.\ pro die, finchè erano dominati i fatti acuti. La maggior parte delle complicazioni gangrenose si è verificata nei casi di fratture esposte comminute del femore, della tibia o del perone con ritenzione del proiettile. Ho osservato un unico caso di gangrena gassosa della parete addominale. A proposito della gangrena gassosa, ricordo il sistema, tenuto dopo la dominazione del processo acuto gangrenoso o dei fatti suppurativi infettivi: 1 - 4 giorni dopo la fase acuta si applicava il trattamento alla LOhr; abbiamo osservato così nella guerra di Spagna, su un grande numero di feriti, dei magnifici risultati immediati ed a distanza. Quindi si applicava l'apparecchio gessato chiuso, dopo infiltrazione di olio di fegato di merluzzo in tutti i meandri della ferita, in unione con la trazione a filo metallico con staffa di Kirschner fissata al calcagno oppure alla regione sopra-malleolare, in caso di fratture delle gambe. Ci siamo trovati in questo modo molto bene in casi gravissim i di spappolamento delle parti molli, muscolari ed ossee, nonchè in ferite d i guerra comprendenti cavità articolari come il ginocchio, l'articolazione tibio-astragalica, riportando dei successi, non solo dal punto di vista generale, ma anche della restituzione dei tessuti periarticolari. Secondo le nostre esperienze, possiamo dire che l'olio di fegato di merluzzo ha avuto una influenza ·straordinaria sul tessuto di rigenerazione c di granulazione, ha favorito l'eliminazione delle parti necrotiche e mortificate, contribuito alla rigenerazione della sostanza os~a, mancante nelle fratture, favorcnJo la formazion e del callo ed impedendo, molto spesso, quella dei sequestri.

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Trallamento delle fratture esposte e dei monconi d'amputazione. Un problema di importanza contingente in guerra è quello del trattamento delle gravi fratture esposte con ampie soluzioni di continuo delle parti m olli, fratture che dànno la più grande percentuale di complicanze settiche. Molti c.·. hirurgi degli ospedali da campo hanno ancora oggi la tendenza di suturare le gravi ferite ed i monconi di amputazione, nonostante la nota tendenza a li ' in fezionc di tutte le lesioni di guerra. In base ai farti da noi constatati, abbiamo usato in tali <:asi il trattamento con la pomata all'ofm. Grande utilità deriverebbe dal trattamento all'olio di fegato di merluzzo col bendaggio gessato applicato già in vicinanza delle linee di combattimento a tutti i monconi di amputazione poche ore dopo il ferimento. In questo modo il bendaggio gessato sostituirebbe la sutura chirurgica dei lembi e realizzerebbe condizioni favorevoli di immobilizzazione per i trasferimenti dei feriti fratturati, in considerazione anche che la riduzione è più semplice all'inizio e può essere eventualmente corretta poi . Abbiamo osservati che si evitano così complicazioni locali e generali, e si riduce al minimo la p-ercentuale delle amputazioni degli arti, evitando per lo più degli accorciamenti. Ci si può immaginare in quale vantaggio si troverà il sanitario che d eve sistemare dei feriti che non sono stati controllati, rimedicati, toccati e ritoccati nelle diverse tappe, prima di giungere negli ospedali specializzati di chirurgia. La frattura grave esposta potrà così essere considerata come chiusa, non si arrecherà dolor-i inutili al p., si ridurranno al minimo k mc::dicaturc. dato che il rinnovamento del o-esso viene fatto dopo 2-3 settimane, e grande vantaggio si avrà perchè il p~ potrà essere seguito mediante esami radio\~ gici che non portano nessun nocumento. Il metodo dell'olio di fegato d1 m ed uzzo associato all'appa-recchio gessato riunisce in sè tutti i principi basilari del trattamento delle ferite: wmpleta immobilizzazione dell 'arto malato e della ferita, « la regolarizzazion~ del deflusso della secrezione c l'ottima formazione delle condizioni di rigenerazione mediante l'azione ipcre~izzante d~ll 'apparecchio gessato chiuso, nel senso di Bier, in unione all'ol~o dt fegato d1 merluzzo, con la produzione lenta di un processo infiammatono attenuato e dì una continuata riparazione con rigenerazione massima del t essuto di granulazione>> (Lohr). Il m etodo realizza una serie di fenomeni fisici e biochimici nei tessuti loca li, di facile controllo. L 'olio di fegato di merluzzo, dice Lohr, penetra nelle anfrattuosità, imbibisce i tessuti necrobiotici o necrotici che soccombono rapida~ent~ alla liquefazione autolitica. In linea gene;ale si ottiene un a raptda n pulitura del focolaio, che corrisponde al\ 'azione del l 'olio nei primi giorni~ la quale provoca una spiccatissima essudazione, proporzionJle alle ma sse tJSSurali distrutte. La secrezione purulenta fuoriesce dal b parte prossimale del bendaggio gessato; quindi iniziano stimoli notevol issimi che


z66 favoriscono i processi riparativi di granulazione, sia degli ele~enti mc.senchimali che di quelli epiteliali. Quando ho usato all'inizio in guerra - non con tutta fiducia - il metoùo all'olio di fegato di merluzzo, con grande sorpresa ho notato immediatamente nei p. un miglioramento dei fatti clinici in rapporto alla temperatura, ai fenomeni generali e specialmente al dolore. Secondo le nostre esperienze, dobbiamo affermare che deve essere tentato tale trattamento, in qualsiasi lesione sia delle parri molli che dello scheletro, indipenù~nte­ mente anche da lesioni o meno dei vasi arteriosi, perchè si potranno avere dei successi sorprendenti. Con tale metodo possono essere conservati arti, colpiti da lesioni gravissime (stritolamenti), che una volta venivano senz'altro demoliti. Giustamente il Prof. Perez al XXV Congresso della Società Italiana di Chirurgia, 1917, insorgeva contro le eccessive mutilazioni di guerra, che egli avrebbe \'Oluto limitare alle gangrene e ai flemmoni gassosi, e per questi anche con riserva. Noi siamo stati intransigenti in questo concetto chirurgico conservativo c ci siamo trovati molto bene. A proposito, il metodo LOhr è certamente il più adatto di fronte alle gravi lesioni da arma da fuoco degli arti per l'utilità dell'abolizione di ogni drenaggio e di qualsiasi irrigazione antisettica, e, soprattutto, perchè permette di soprassedere quasi sempre alle amputazioni precoci, costituendo così il miglior sistema di medicazione biologica di attesa. Quando i metodi sopracitati saranno sistema curativo in guerra, si può essere certi che sarà diminuita enormemente non soltanto la mortalità dei feriti in guerra, ma anche ci sarà una diminuzione del numero dei mutilati, it che rappresenterebbe una delle più importanti conquiste della chirurgia di guerra. Non voglio maggiormente addentrarmi in questa parte terapeutica; per ~piegazioni più dettagliate rimando ai miei lavori pubblicati n egli anni 1936- 37- 38- 39 negli « Atti delb Società Italiana di chirurgia >>, negli ,, Atti della R. Accademia dei Fisiocritici di Siena », nel « Bollettino della Società Tosco- Umbra », sul « Policlinico », nella « Chirurgia degli Organi di Movimento ll , sulla cc Ricerca Scientifica ))' negli « Atti del Congresso Internazionale d'Infortunistica e delle Malattie dd lavoro», ecc . 2 ° - EsPERIENZE sUGLI ANIMALI.

Su gruppi di diecine di animali (cavie, conigli) sono state condotte nd mio Istituto, indagini sperimentali per dimostrare il meccanismo dell'azione biologica del trattamento e l'assoluta idoneità dcll 'ofm. come terreno particolarmente inaclatto alla vita dci germi.


Le esperienze, in parte ultimate ed in parte in corso di studio, sono state divise in vari gruppi; un primo gruppo di animali è stato trattato per ferite, per ustioni e piaghe. Un altro gruppo di ricerche viene espletato col trattamento di lesioni prodotte da sostanze chimiche, comprese le lesioni da gas aggressivi di guerra. Un terzo gruppo di esperienze riguarda animali trattati, oltrechè per lesioni delle parti molli, anche dello scheletro per fratture espostè. Un altro gruppo di ricerche riguarda gravi lesioni delle parti molli e ossee (spappolamento e stritolamento) con l'introduzione nelle ferite di corpi estranei (pezzi di vestito, terra, schegge, ecc.) seguite da trattamento chirurgico dopo un certo numero di ore (toeletta del focolaio) associato al bendaggio gessato, previa imbibizione della ferita di pomata all 'ofm. Infine un ultimo gruppo di esperienze si sta facendo sugli animali per lesioni gravi delle parti molli ed ossee, infettate con germi, onde creare condizioni simili alle ferite di guerra; trattamento chirurgico conservativo susseguente dopo eventuale sviluppo di processi infettivi. Lo scopo del nostro studio non è soltanto quello di vedere l'importanza delle vitamine sull'azione cicatrizzante e cheratoplastica della pomata, ma osservare anche, se altri componenti della pomata hanno importanza ed in quale misura. N eli 'azione dell 'ofm. si tratta di un sinergismo dei diversi componenti dell'olio. Tale azione, secondo LOhr\ sarebbe prevaientem~te locale sui tessu ti. Quale importanza ha la proporzione dlei diversi elementi: vitamina A, D , gli acidi grassi insaponificabili, la colesterina, il ferro ccc. ? Si sa che la pomata proouce un leggero processo infiammatorio che porta alla guarigione. Quali sono gli elementi che producono l'iperemizzazione dei tessuti? La caratteristica di questa infiammazione è di manifestarsi in forma attenuata e continua, senza effetti dannosi . . Tutti questi quesiti devono essere studiati. 3° - TRAITAMENTO DEI PROCESSI ULCERATIVI GASTRO-DUODENALI.

Moltissimi sono i metodi terapeutici sperimentati e suggeriti in questi ultimi tempi per la cura dell'ulcera gastro-duodenale. In base alle nostre esperienze e quelle degli altri studiosi, si è constatato la proprietà cheratoplastica, cicatrizzante e stimolante sull'intero tessuto mesenchimale dell'olio di fegato di merluzzo, e perciò ho voluto provare l'effetto dell'ofm. nei p. affetti da processi ulcerativi gastrici e duodenali. Le istillazioni dell'olio di fegato di merluzzo e di pasta vitaminica sono state t:entate con buoni risultati, secondo Martin, nelle cistiti ribelli e nelle infezioni viscera~i dopo insuccesso dei vari trattamenti specialmente nelle forme tubercolan o nelle forme croniche da causa indeterminata.


268 L'ofm . è stato anche usato nella colite ulcerosa con risultati soddisfacenti, confermati all'esame radiografico. Abbiamo somministrato per os l 'olio di fegato di merluzzo raffinato in quantità di quattro cucchiai al giorno a distanza dei pasti. Mi limito per ora a riportare qualche dato clinico di alcuni pp. sottoposti a questo trat· tamento. Si tratta di due malati : uno, B. Q., di anni 46, di Rosia, che soffriva da 5 anni di disturbi gastrici (senso di peso, pirosi, conati di vomito, inappetenza, ecc.), di diminuzione di peso, ed il quadro radiologico aveva dimostrato un 'ulcera prepilorica con peripilorite e nicchia al versante duodenale con periviscerite stenosan te; il 'Secondo, F. S. di anni 6o, di Rapolano, sofferente da oltre un anno, ed il quadro radiologico aveva dimostrato segni diretti di ulcus (nicchia) della piccola curva medio-gastrica. Fino dai primi giorni di cura in questi p. si sono notati evidenti segni benefici di questa terapia: la scomparsa delle sofferenze gastro-intestinali, dell'acidità, del senso di rx:so allo stomaco, dei conati di vomito, la ricomparsa dell'appetito, un senso di notevole benessere e, soprattutto, un aumento di peso. Dopo circa un mese di cura, si è osservato oltre la scomparsa della fenomenologia clinica sopradetta, un aumento in peso dei p. dai 4 ai 6 chilogrammi, e l'esame radiologico, praticato come controllo, ha messo in evidenza la scomparsa della nicchia, rilevata radiologicamente. I pp. sono stati controllati alla distanza di 2-3 mesi dalla cura e si è visto la continuazione del miglioramento dello stato generale, dell'aumento di peso e della scomparsa delle sofferenze, notate prima della cura. Indubbiamente il contenuto in vitamine dell'ofm. agisce sul sistema neuro-vegetativo, favorendone e regolandone l'equilibrio ed agendo nella terapia dell'ulcera gastrica come un catalizzatore che è capace di eccitare i processi biocellulari. In corso di stampa sono dei lavori sugli argomenti suddetti, fatti nell 'istituto, che sono suffragati da dati clinici, statistici e radiologi ci riguardanti la guerra e la pratica civile, e corredati da gruppi di ricerche sperimentali. L ' A. riferisce sull'uso della pomata all'ofm. nella chirurgia di guerra c nella pratic:J civile in clinica. Ricorda poi il trattamento all'olio di fegato di merluzzo usato nei pazienti a ffetti da processi ulcerati vi g astro · duodcn:~li. RrASSUNTO. -

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OSPEDALE MILITARE l>I PIACENZA Dircnorc : Q t'l'<rtLIO V , ~ -.:neo. tenente cnlonncllo m cÙICO,

LA LEISilMANIOSI CUTANEA NELL'AFRiCA ORIENTALE ITALIANA Dott. Cll'SEPPE LoRF.NZISI, capitano medico, spçcialìsta in clinica d crmo~i lilopa tica.

La leishmaniosi cutanea è una malattia ancora poco sntdiata nell'Africa Orientale Italiana. Ad eccezione dei pochi casi segnalati nell'Eritrea e nel Tìgrai che attualmente fa parte del governo dell'Eritrea, nessun 'altro caso è stato finora descritto nei rimanenti territori dell'Impero, neppure in Somalia. Se questo fatto ci può fare ritenere che la leishmaniosi cutanea in A. O. l. sia poco diffusa, ci fa anche dubitare che talvolta la malattia sia passata inosservata o sia stata scambiata con qualche altra dermatosi molto simile, cosa n on difficile verificarsi, dato il suo notevole poliformismo clinico che ha talvolta tratto in errore anche dermatologi molto esperti. Ritengo perciò che non sia inutile, ricordando il bottone d'oriente con tratto da me a Gondar, di richiamare l'attenzione dei nostri medici coloniali dell'A. O. I. su questa dermatosi che deve spesso esser tenuta presente di fronte a forme nodulari ed ulcerose. Il bottone d 'oriente è caus..'lto, come è noto, dalla lcishmania tropica l a cui scoperta è stata attribuita al Wright nel 1903, sebbene Borowski l'aves~e sommariamente descritta nel 1898; si tratta di un protozoo tanto simile, s1a j n vivo ch e nelle culture, alla Jeishmania Donovani e alla leishmania della bubas brasiliana che alcuni AA. anche oggi ne sostengono l 'identità. E ' pe~ò più probabile, come· ritengono altri autorevoli AA., che si tratti di tre specie b e n distinte, anche se non sono microscopicamente differenziabili, sia perchè tre distinte forme cliniche come il Kala Azar, il bottone d'oriente e la bubas brasi liana non è possibile che siano date dallo stesso agente ed anche perchè in m odo differente reagiscono ai nostri medicamenti. I parassiti, che si trovano numerosi nelle manifestazioni recenti di lcis hman iosi cutanea, si mettono facilmente in evidenza al microscopio alles tendo strisci con materiale prelevato dal centro della lesione, se questa è oncora c h iu sa, o dalla periferia se è già ulccrata, e colorandoli con il Romanowsky-Giemsa; il protoplasma del parassita viene colorato in bleu pallido c i du e caratteristici nuclei in rosso vivo. Con il progredire dell'età della malattia i parassiti vanno sempre piò diminu e ndo finchè dopo il secondo anno talvolta non sono più dimostrabili. ~. ~~l~ttia colpisce di solito regioni abintalmente scoperte e presso ~ popol 1 ctvdt m modo speciale la faccia e le mani, mai il cuoio capelluto. N e1 paesi caldi e presso i popoli che usano portare scoperti gli arti sono in modo


speciale col p ite le gambe. T al voi ta però si hanno localizzazioni anche in parti abitualmente coperte .. I bambini vengono colpiti con maggior frequenza. La malattia si presenta di solito con una sola localizzazione ma non sono rari i casi a localizzazioni multiple che possono superare le cento ed anche cento e cinquanta manifestazioni. Il modo di trasmissione della malattia è ancora poco noto; poichè il parassita fuori del l 'organismo, sia nelle culture che negli insetti ematof.agi, assume la forma fbgellata, che scompare nell'uomo, si è pensato che abbia bisogno di un ospite intermedio nel quale compiere il suo ciclo di sviluppo. Siccome Adlcr, Theodor cd altri hanno constatato che il parassita nel corpo del flcbotomus papatasii compie un ciclo evolutivo ben definito trasformandosi in un giorno o due in leptomonas e raggiunge la parte anteriore dell 'apparato digerente dell'insetto verso il 4o giorno, ritengono molti che il flebotomus sia l'ospite intermedio della leishmania tropica. Però con le punture di flebctomi in cui il parassita aveva raggiunto questo stadio di sviluppo non è mai stato possibile trasmettere la malattia. L 'i nfezione si ottiene invece facilmente schiacciando l'insetto così parassitato contro la ferita fatta dalla sua puntura. L ' infezione si ottiene anche molto facilmente portando direttamente su una lesione della cute materiale infettante proveniente da un'ulcera leishmaniotica. Tenendo presente questa possibilità si può ritenere che molti in~tti, speci::~lmente mosche, posandosi inquinate di materiale infettante su ferite della rute possano diffondere la malattia com~ semplici vettori meccanici. Se non l'unico questo è certo uno dei modi più frequenti di diffusione della mala ttia. Gli inJigeni dell'Eritrea chiamano la malattia ghesoà dal nome di una farblla forse perchè anche loro ritengono che una farfalla sia in qualche modo incriminata nella diffusione del male ; ma il nome potrebbe anche derivJre dal fatto che la lesione talvolta colpendo il naso e le guancie simmetricamente assume una caratteristica forma a farfalla come illupus eritematoso. L 'incubazione varia da un mese a due. Nella forma tipica la malattia si manjfesta con una piccola papula, rosea poco pruriginosa che lentamente aumentando assume la forma di un nodulo delle dimensioni di un pisello o eli una nocciola, di consistè'nza pastosa, indolente, spostabile sui piani sottostanti. La superficie è coperta da squame biancastre molto aderenti perchè presentano dei fittoni cornei piriformi che legano la squama ai tessuti sottostantt e che da Beh d jet sono state paragonate a suola di scarpa che si stacc h i con i suoi chiodi ( ond·e chiodo di Biskra). Dopo alcuni mesi la lesione va lentam ente ulccrandosi, con una s~c rczione scarsa, densa, giallastra, che dà luogo ad una crosta nerastra. I margini dell'ulcerazione sono induriti, tagliati a picco o sottoscavati; la lesione è indolente spontaneamente e poco alla pressione, circondata da tessuto lievemente edematoso. I gangli Jinfatici non sono interessati che quando sopravvengono infezioni secondarie, ciò che accade di rado.


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Dopo uno, due o più anni la lesione volge spontaneamente a guangione lasciando una cicatrice indelebile ed immunità. Questo fatto è ben noto anche agli indigeni che nelle regioni endemiche infettano i bambini con materiale prelevato da ulcere di bottone d'oriente in parti abitualmente coperte per preservarli dall'infezione del viso. Ma non sempre la malattia si presenta con il suo quadro tipico, anzi più frequentemente assume caratteri clinici molto diversi dal normale e che bisogna esaminare attentamente per poterla riconoscere, tenendo presente che nelle lesioni di vecchia data l'esame microscopico può riuscire negativo per le leishmanie e metter in evidenza invece, come notarono Del !amare e Gatti, numerose forme fuso spirillari. Quasi sempre la malattia resta localizzata alla regione dove il germe è stato inoculato, solo eccezionalmente può assumere il carattere di un'affezione generale. Higoumenàkis recentemente ha descritto due casi, i.n uno dei quali, dopo 15 giorni dalla comparsa della prima localizzazione, si erano manifestati altri 5 focolai in varie parti del corpo e nell'altro la malattia aveva colpito un bambino con febbre alta ed un esantema caratterizzato da numerose lesioni vaioliformi nelle quali il reperto fu positivo per leishmar.ie. Queste forme di infezione generalizzata sono del tutto eccezionali. In alcuni casi il bottone d'oriente può restare allo stato di papula, coperto da piccole squame biancastre e ricordare un focolaio di psoriasi (l. cutanea psoriasifurme); i caratteri delle •s quame molto aderent.i, non cerei, con i caratteristici fitton i cornei ci faranno escludere la psoriasi. Il sifiloma iniziale si differenzierà dalla leishmaniosi per il decorso più rapido e per la pleiade ganglionare. Quando le lesioni di leishmaniosi cutanea non sono ulccrate e colpiscono il viso si può facilmente confonderle con il sarcoide multiplo benigno con il quale hanno in comune la forma, il colorito, lt dimensioni, la consistenza, le sedi di predilezione, la superficie squamosa e la leucocitosi nel sangue. Ci farà orientare verso il sarcoide di Bech la simmetria dei focolai, la compartecipazione dei linfatici e della milza. Ai tropici sarà necessario differenziare la leishmaniosi cutanea da una manifestazione primaria di framboesia quando questa assume la form a di un tumoretto ulcerato a margini infiltrati che colpisce preferibilmente i bambini alla faccia. Nella framboesia la lesione è molto pruriginosa, non coperta dalle caratteristiche squame, accompagnata da risentimento gl'tiandolare; Wasserman spesso positiva. La cosidetta framboesia delle foreste (Forest Yaw) non è che una forma, di Ieishmaniosi cutanea con numerosi focolai che la .fanno in tutto rassomigliare alla framboesia. In questi casi, mancando mezzi di laboratorio, si praticheranno a scopo diagnostico alcune iniezioni di neosalvarsan che faranno rapidamente migliorare le manifestazioni di framboesia lasciando immodifìeate quelle di leishmaniosi cutanea. Quando le lesioni di leishmaniosi colpiscono gli arti in fe riori presso gli indi-


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geni e si manifestano con estese ulcerazioni molto sanguinanti, ::11 m argm1 poco infìltr:ati, coperte da croste nerastre è difficile distinguerle dalle ulcere tropical i. La scarsa dolorabilità e la cronicità del decorso sono comunj alle due forme e se le lesioni sono molto vecchie neppure l'esame microscopico risolve la questione poichè allora le leishmanie sono assenti e si possono trovare invece le for me fuso-spirillari. In questi casi si potrà precisare la diag nosi con la intradermorcazione usando un antigene preparato da culture di leishmanie come ha potuto fare Gasperini. Il metodo serve per la diag nosi generica di leishmaniosi non per la diagnosi di specie. Le forme di blastomicosi framboesioidi e gommose che colpiscono il viso e le estremità con nodu li ulcerati !-'lOSsono simulare la leishman iosi cutanea. Anche in questo caso, in mancanza di mezzi di laboratorio, si potrà ricorrere ad un trattamento con ioduro di potassio che influenzerà le lesioni

blastomicotiche e non quelle da leishmania tropica. La bubas brasiliana quando inizia con un nodulo cutaneo non si può distinguere nè clinicamente nè microscopicamente da un bottone d'oriente. In seguito invece quando ha prodotto estese ulcerazioru che oltre alle p arti molli intcres!'ano anche lo schdetro no n è più possibile confondere le due malattie pcrchè b kishmania tropica non arriva mai ad estese ukerazio ni intacc:mdo le ossa. Se la malattia inizia con una lesione mucosa la diagnosi differenziale sarà subito fatta perchè la lcishmania tropica non ini zia m ai da una mucosa ma a questa arriva per contiguità. N elle forme di leishmaniosi cutanea descritte in Egitto e nel Sudan che in modo speciale possono ricordare la tubercolosi verrucosa si potranno distinguere da q uesta per la mancanza dei caratteristici piccoli ascessi . In tutti i casi di kishmaniosi cutanea sarà sempre necessario che la diagnosi sia confermata con l'esame microscopico; le reazioni di Brahmachari e di Chopra non hanno nessun valore diagnostico in questa malattia. Risultando negativo l'esame microscopico si potrà utilmente ricorrere all'intradermo. .' reaz1onc come e' stato p1u sopra accen nato L 'esame :~na tomo patologico del granul oma nelle forme recenti m ette in evidenza le caratteristiche e grosse cellule delle Wright, spesso· conten enti parassiti, numerose plasmacellulc, linfociti e monociti. N ell 'epidermide paracheratosi c ipcrcheratosi. In un periodo pi ù tardivo l'aspetto istol ogico è quello di un -granuloma tubercolare. Vi si not::t.no i noduli di Lcishman che hanno lo stesso significato dei noduli dati d :·ll bacillo Ji Koc h, tJnto simili a questi <:be è q uasi impossibile differenziarl i. Le lcishmanie, che in un primo tempo ~i trovavano nelle cellule d el granuloma. in un periodo più tardivo scomraiono del tutto. Per la cura di questa mabttia fL~rono usati i più svariati rimedi ma ben pochi hanno dimostrato una sicur;1 efficacia . Fra i medicame nti us:ni in passato diede i migliori risul tati il tartaro stibiato che nel 1913 diede brilbnti risultati a Vianna e Michado nel la cura dell a bubas brasiliana e che


273 fu con ottimo successo usato l 'anno dopo da Di Cristina e Caronia nella leishmaniosi viscerale. Ma nel bottone d'oriente i risultati non furono così lusinghieri come nelle altre due malattie. Si tratta di un medicamento molto tossico che spesso dà fenomeni gravi a carico dell'apparato respiratorio e digerente per cui spesso è necessario sospendere la cura prima di aver ottenuto qualche risultato apprezzabile. Anche i preparati più recenti dell 'antimonio~ pur risultando meno tossici, non dimostrano maggiore efficacia del tartaro stibiato. L'asportazione chirurgica non è consigliabile perchè dà frequenti recidive. L 'emetina proposta da Photinos è molto dolorosa, poco efficace e dà spesso forti infiammazioni e cicatrici deturpanti. Ottimi risultati si ottengono col radium e con la roentgenterapia che fa scomparire la lesione dopo una o due applicazioni. Si tratta però di rimedi ai quali il medico coloniale difficilmente potrà ricorrere. Flarer nel 1938 ha proposto un nuovo metodo di cura con l'atebri~, n Il a dose di grammi o,os-o, 10, sciolto in pochi centimetri cubi d'acqua ~~­ stillata usato per iniezioni locali attorno e nell'interno del granuloma, m modo che tutto il tessuto ammalato ne resti inlìltrato. Con questo metodo Flarer ha ottenuto lusinghieri successi. Nel r939 Canova in Transgiordania ha ottenuto pure dei brillanti risultati con la cura dell'atebrin per iniezioni l ocali. L'iniezioni sono del tutto indolenti, non dànno nessun disturbo di .carattere generale; provocano solo un modico edema nella regione che scompare dopo due o tre giorni. Le iniezioni devono essere distanziate di cinque o sei giorni una dall'a l tra. Con questo metodo ho curato la mia malattia ottenendo un risultato mol to soddisfacente.

Caso personale. Nel settembre 1938, trovandomi a Gondar da otto mesi, notai nella regione posteriore del polso sinistro una piccola papula che in quattro o cinque mesi assunse l'aspetto di una neoformazione fibro-lip<r matosa, indolente, coperta da cute lievemente arrossata, spostabile sui piani sottostanti, circondata da tessuto normale. N essun risentimento ghiandolare, nessun disturbo generale. N~l ~a~zo 1939, essendo rimpatriato, la lesione che aveva assunto le dim ensJ.on! d1 una nocciola, andava coprendosi di squame biancastre, molto aderenti; 1! nodulo aveva perduto i suoi contorni netti e presentava all'intorno una breve zona edematosa. La superficie del nodulo tendeva ad ulcerarsi aJ centro. La lesione si manteneva sempre del tutto indolente.

Ric~rch~ di ~ratario. L'esame microscopico eseguito nella Clinica Dermosifilopatica d1 Padova, che allora frequentavo, mise in evidenza nu-


274 merose leishmanie. Preparati microscopici molto chiari e dimostrativi ottenne il capitano medico prof. Taddia che provvide alla regolamentare denuncia. L'esame del sangue diede: emoglobina 90, globuli rossi 48ooooo, globuli bianchi 86oo, valore g lobulare 0,90. Formula leucocitaria del sangue prelevato dal polpastrello del dito: iinfociti 48, neutrofili 43, monociti 7, eosinofili 1, basofili 1; formula leucocitaria del sangue prelevato dal granuloma: linfociti 59, neutrofili 34, monociti 4, eosinofili 2, basofili r. Reazione di Chopra negativa, Wasserman e Meinike di chiarificazione nega6ve. La biopsia mise in evidenza un infiltrato cos6tuito da cellule linfocitoidi, plasmacellule e cellule endoteliali. Bene evidenti i noduli di Leishman. La superficiale abrasione iniziale si era intanto trasformata in una estesa ulcerazionc sia per effetto della biopsia c sia perchè i colleghi della Clinica consideravano la mia malattia come un ricco e comodo serbatoio di leishmanic e venivano frequentemente ad at6ngere materiale per allestire strisci. In queste condizioni iniziai la cura con l'atebrin, consigliatami dal prof. Truffi. Praticai una _iniezione locale di gr. 0,05 e tre di gr. o,I o, distanziate di sei giorni, avvalorando la cura con tre pastiglie di atebrin al giorno per ònque giorni. Dopo la seconda iniezione non fu più possibile mettere in evidenza le kishmanic nella lesione. Durante le prime quattro iniezioni la lesione era molto migliorata ma non con la rapidità che :speravo. Sospesi la cura per un mese e· intanto la lesione non dimostrava tendenza a chiudersi. Ripresi poi la cura con dosi doppie di quelle proposte dal Flarer, praticando due iniezioni di gr. 0,20 in due cc. di acqua distillata, distanziate cinque giorni l'una dali 'altra. Dopo la seconda di queste iniezioni la lesione guarì completamente in circa due settimane lasciando una cicatrice appena visibile. La formula leucocitaria era tornata normale.

Considerazioni. 11 c:~.so sopra descritto è il primo segnalato n el Governo Amara; nello Scioia, Galla Sidama, Arrarino e Somalia la malattia non è stata ancora segnalata. Siccome quindi la leishmaniosi cutanea, almeno nel Governo Amara, certamente esiste, praticando frequenti esami microscopici in casi sospetti probabilmente in quelle regioni la malattia risulterebbe più frequente di tluanto attualmente non si creda. La notevole linfoc.itosi con diminuzione di neutrofili, più accentuata nel sangue prelevato dal granuloma che in quello periferico ha dimostrato come questo sintomo, sul guale Truffi ha richiamato l'attenzione, sia molto costante ed abbia notevole valore diagnostico. La cura dcll'attbrin ha risposto perfettamente. Le dosi proposte dal Flarer potrebbero in qualche caso essere raddoppiate, ritenendo che qualche insuccesso riferito da Canov:1 possa attribuirsi ad insufficenza di dosi.


275 Con dose di gr. o,2o avevo cominciato a trattare, nel dicembre u. s., un soldato abruzzese, effettivo al Distretto Militare di Parma, affetto da bottone d'oriente al labbro inferiore con reperto microscopico ricco di leishmania. Il miglioramento è stato molto evidente dopo le prime iniezioni, ma non è stato possibile seguire l'ammalato a causa di un trasferimento. Il nuovo metodo di cura con l'atebrin costituisce anche l'unica e più efficace:: profilassi della malattia poichè facendo subito scomparire i parassiti dalla lesione sopprime la sorgente di infezione. Per quanto riguarda il vettore dell'infezione, ricordo che una sera in casa ho avvertito nel punto dove più tardi si è manifestata l'infezione una puntura molto dolorosa di un insetto che non ho potuto individuare ma che non era certo un flemotomo; ritengo sia stata una mosca. Se quella puntura foss e stata la causa dell'infezione l'incubazione sarebbe stata di circa un mese.

Dal caso mio e dagli altri seguiti nella letteratura ritengo di poter concludere che l'atebrin costituisce oggi il migliore e più pratico medicamento per la cura del bottone d'oriente a disposizione del medico coloniale specialmente nei presidì più interni dove per ora non vi è certo da sperare nelle risorse della radium e della roentgenterapia. AuTORIASSUNTo. - L'A. ricordando una infezione di leishmaniosi cutanea che ha contratto a Gondar, descrive la malattia soffermandosi sulla diagnosi differenziale con form e simili che si possono incontrarre in Colonia. Ritiene l'atebrin per iniezioni locali uno dei migliori e più pratici rimedi per la cura di questa malattia a disposizione del medico coloniale. BIBLIOGRAFIA. AnLER e THEODOR: Ann. Trop. Med. a Parassit., 23, 1 , 1929. AnLER e THEODOR: A nn. Trop. Med. a Parassi t., 23, 19, 1929. AnLER e THEODOR: Brist. Med. Joul., 1931. ALs.ERT: Revue Mcd. Frane. et etrang., 3, 62, 1929. BEHDJET: Derm. Wochenschr., 94, 138, 1932. BEHDJET: Turkiche Derm. Ges. Rif. in Zbl. F. H aut und Gesclechhts krags, 44,, 526, 1 933· RoROWSKJ: Woienno Mcd., 2, 925, 1898. CANOVA: Rassegna Internazionale di clinica e terapia, 3, 1939. CARn:R: Brist. Med. Joul., 1922, 1876. CARDAMATIS e MELrssims: Soc. de Path. Exotiquc, 2 , 7• 1911. CVNNINGHAM: M em. of Mcd. of thc Armi of India ' I ) 21 li 18::5 .., • Dll AMICIS: La Sezione Dermosifil. dell'Ospedale della Pace, 1931, 32 (Giannini, Napoli). DE UMAIRE e GATTI: Bouletin de la Societé de Par. Exotique, 141, 932. Dt.n>oNT: Ann. de Dermat., 453, 1930. DUPONT: An n. e Dermat., 453, 1930. FALCI-H: Giornale Italiano Dermat. e Sifil., 73, 14 88, 1932. FERGUSSON- RtcHARD: An n. Trop. M ed .. 4, 51 , 1910. Fr.ARER: Il Dermosifilografo, 6, 1X>9, x93 T.


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SCUOLA DI API:'LICAZIONE DI SANITA ' MJUTARE D irettore: colonnel lo medico pr of. ALFR~DO GER~II:<O. ISTITUTO DI TRAUMATOLOGIA E DI CHIR URG IA Dl GU ERRA Direttore : tenente colonnel lo mcdiw prof. A t.Fo:<so MAc u u1.o.

LA LUSSAZIONE SOTTOGLENOIDE A DELL'OMERO ACCOMPAGNATA A FRATTURA DELLA GRANDE TUBEROSITÀ Dott.

G IACOMO GALL ETTO,

capi1nno medico, insegnante aggi unto.

La lussazione sottoglenoidea dell 'omero, associata a frattura della grande tuberosità, sia completa che parccllare, rientra nel quadro generale delle lus-sazioni della spalla con frattura. La sua importanza pratica è principalmente dovuta alla sua relativa frequenza ed a:l fatto che essa, ove non sia tempestivamente diagnosticata, può condurre a reliquati capaci di compromettere seriamente la funzionalità di tutto l 'arto. E ' per ciò che, dietro suggerimento del ten. colonnello prof. Magliulo, non ci è parso dd tutto inutile riferire su due casi di questo genere, occorsi alla nostra osservazione presso il Reparto chirurgia dell'Ospedale Militare di Firenze, e cogliere l'occasione per riassumere i termini dell'argomento, specie in rapporto alla cura ed in vista dell'importanza di questa lesione nell 'infortunistica in generale ed anche in quella nostra militare. Diciamo subito che è stato l'avvento della radiologia a dimostrarne una maggiore frequenza permettendone nello stesso tempo una migliore conoscenza, e, soprattutto, a dare ragione sia delle non infrequenti difficoltà di riduzione che dei disturbi funzionali, dovuti, le une e gli altri, precisamente alla concomitanza della lussazione colla frattura della grande tuberosità e dell ,inadeguato trattamento. Per quanto riguarda la lussazione sottoglenoidea diremo che essa, ordinariamente, viene considerata come una varietà inferiore, assieme a quella « eretta » ed a quella << infratricipitale », secondo le classificazioni di Follin e Duplay, Panas, BouiHy. !'er Petrignani e Stewart, invece, essa appartiene piuttosto alla varietà antenore, bassa, od infero-interna. Anzi, secondo lo stesso Petrignani devesi considerar~ co.~e tale ogni lussazione, in cui, all 'esame radiologico, la testa omerale nsultt tmmediatamente al di sotto di una linea passante pel bordo inferiore della cavità glenoide. Bohler ·]'annovera tra le lussazioni ascellari. Per quanto riguarda la frattura tubcrositaria essa è una frattura extracapsular~ la quale può essere completa o parcellare, isolata od accompagnata a I ussazJOne. 3 __ Giornal~ di mdicino militare.


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L'associazione della luHazionc sottoglenoidea colla frattura della grande tuberosità dell' omero è stata m::ssa in luce soprattutto da Malgaigne il quale, nel suo trattato sulle fratture e lussazioni ( 1835), ne parla a proposito dd le lussazioni scapolo- omerali complesse, cioè delle lussazioni associate a strappamento od a schiacciamento della grande tuberosità, a schiacciamento de\la testa omerale, a frattura del collo anatomico od a distacco della testa om erale, infine a frattura della cavità gknoide. Data la inesistenza dell'esam e radiologico egli ha dovuto avvalersi soltanto dei reperti autopsici od operatori esprimendosi, circa le fratture parcellari ùella grande tuberosità, nel modo seguente: << Non mi pare possibile fare una tale constatazione sul vivente, salvo in circostanze eccezionali, cd ignoro ugualmente quali ne possono essere le conseguenze dopo la riduzione >> . Gurlt, che ha raccolto nella letteratura tra la metà del XVIII e la metà del XIX secolo, 42 casi di frattura del tubercolo !;11am,TÌore associata a lussazione, ne parla diffusamente nel suo trattato sulla dottr ina delle fratture e si intrattiene in modo speciale sul suo meccanismo di produzione basandosi, però, anch'egli esclusivamente su reperti autopsici ed operatori. Oltre a Malgaigne ed a Gurlt si sono interessati dell'argomento anche v. Thaden, Smith, Stimpson, H amilton, Pitha, Jossel, Reuss, Konig, Blumhardt, Maisonneuve, T anton, Banknhcuer , Wohlgemuth, Deutschlander, Hoffmann, Grassn-::r, Dollinger, Goebel, Delbct, Riedl, Poirier e Maucbire ccc. Il nostro Loreta, nelle sue conferenze cliniche sulle lussazioni traumatiche (1874), ne descrive un caso con molta ricchezza di particolari prenden do anche in considerazione la eventualità di una concomitante frattura della grande tuberosità, quale causa d i maggior riservatezza prognostica; com<.: pure in un altro caso di lussazionc, da lui minutamente descritto e nel quale trattavasi del ripo intracoracoideo che, secondo lui, si accompagnerebbe frequentemente non solo a frattura della granJc tuberosità, di cui sarebbe quasi patognomonica una vasta ecchimosi della parete anteriore dell'ascella e della faccia interna del braccio, ma anche a lussazionc dd tendine della lun g:~ porzione del bicipite, egli dà grande importanza alla frattura tuberositaria. ·Verso il 1900, Tuffìcr e Forgct hanno richiamato l'attenzione sull'importanza delle fratture parcellari, sconosciute, della testa omerale e specialmente di quelle d eli a grande tuberosità quali responsabili delle impotenze funzionali della spaHa che conseguono frequentemen te alle lussazioni e eh<.: allora si era soliti ad ascrivere invece ad una P': riartrite scapolo-omerale posttraumatica. Ed all'Ospedale Militare di Val de Gdke, ove tutti i trauma· tismi della spalla venivano sottoposti, già sin d'allora, all'esame rad~o:logico~ si dovette riconoscere che molti amm:-tlati, pei quali era stata fatta diagnosi di pcriartrite, prcscntav::mo in v·~cc delle fratture totali o parziali della grande tuberosi tà (Poutrin ). Occorre, però, qui richiam::Ire l'attenzione sulla somiglianza de1l'e" oluzione, delle fr::Itturc, non diagnosti cate, dell'estremo prossimale dcll'omero


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con quella della contusione e ddla periartrite scapolo-omerale ed inferirne che, parlando deJI'una, non si può fare astrazione dall'altra. Così pure è d 'uopo insistere ancora sull'importanza che la radiografia ha avuto nello svelare tutte quelle fratture dell'estremo superiore dell'omero, un tempo sconosciute, e fra le quaJi appunto un posto preminente spettava a quelle della grande tuberosità. E' così che, nel 1903, Buisson prendeva come oggetto della sua tesi di laurea « l'utilità della radiografia in certe fratture sconosciute dell'estremo superiore dell'omero » concludendo che l'esame radiologico è molto uti/~ per la' diagnosi delle fratture parziali, indispe-nsabile per quella delle fratture parcellari ed esse11z iale per il trattamento, al quale deve fornire gli elementi fondamentali. H ennequin e Loewi, nel loro trattato : « Le lussazioni delle grandi articolaziO'ni. - Loro trattamento pratico » (1908) distinguono le lussazioni della spalla in anteriori, inferiori e posteriori. Le inferiori le distinguono, alla loro volta, in sottoglenoidee, dirette e trasformate, e considerano frequente la concomitanza dello strappamento della grande tuberosità colla lussazione. In epoca più recente l'argomento è pure passato al vaglio dei più eminenti chirurghi e traumatologi quali Magnus, Matti, Jones e Bohler. In Francia se ne è interessato anche recentemente Petrignani portando un ragguardevole contributo personale alla questione. Da noi in Italia, non sembra esistano lavori in cui sia stata diffusa mente studiata tale lesione traumatica. In Germania, oltre a molti lavori sull 'argomento delle fratture - lussazioni ddl'omero in genera1e ne esistono anche proprio sulle lussazioni dell'om ero associate a frattura del tubercolo maggiore. DESCRI Z I ONE DEI CAS I. 1 ° CAso. Maresciallo C. M., di anni 39- Nulla nel gentilizio. Anche l'anamnesi personale r emota è muta, fatta eccezione per le comuni malattie dell'infanzia. Nega lues ed altre malattie veneree (anche la R. W. c le altre reazioni sul sangue per la sifìlidc son o risultate negative). Fumatore, modico bevitore. A no"! nesi_ personal~ prossima: il 16 maggio 1937 cadde di bicicletta, lungo un percorso tn d•scesa e venne immediatamente ricoverato in Ospedale m ilitare. Dal racconto delJ ' i ~cidente si desume che la caduta è avvenuta sul fianco sin istro, a braccio :1bdotto ed •peresteso, cioè in atteggiamento istintivo di difesa. La sensazione di fissazione del braccio fu immediata e così pure il vivo dolore alla spalla e la necessità d i sorreggere l'arto sinistro, leso, con quello sano. E. O.: Soggetto di sana e robusta costituzione fisica. Masse muscolari bene sviluppate, to niche e tronche. Cute e mucose visibili bene irrorate. L'esame d ei vari appara ti organici n~n ri vela alcunchè di patologico fatta eccezione per quello sch eletrico a carico del qua le s1 n?ta : spalla deformata a spallina non molto accentuata, e lieve colpo d'ascia al terzo su penore dell'omero. Il braccio sinistro è fisso in lieve abduzione e rotazione esterna e l'avambraccio è sorretto dall'arto sano. L 'arto superiore sinistro risulta apparen tem~te all un~ato di circa 2 cm. Mano cadente, io flessione palmarc. Impossibili tà di_ compterc ~ov1me~ti attivi. Movimenti passivi limiratis~i mi e ~1~lto dolorosi. Sensaz ronl' soggl'tttua persrstente di addormentamento di tutto l'arto sm rstro. Mano fredda.•


zBo lievemente edematosa, insensibile al tatto. Molto limitati sono i movimenti di flesso · estensione delle dita. Alla palpazione si apprezza la resta omerale subito al di sotto c al davanti della cavità gienoide. Non ecchimosi. Esame radiografico (fig. 1): Lussazione sottoglenoidca sinistra con due frammenti ossei della grande tuberosità. Riduzione in ebbrezza eterea sotto il controllo radiografico: la testa omerale è rientrata nella sua sede normale; i distacchi parcellari della grande ruberosità sono sempre

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Fig. '·

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evidenti, solo essi hanno ~guito la testa omerale ma sono sempre in prossimità della grande tuberosità, sebbene ancora assai discosti da essa. Applicazi011e di un apparecchio di Pouliquen in abduzione. Lo schermo radiografico ha dimostrato che, con questo apparecchio, e cioè con arto in abduzione presso a poco di 90°, i frammenti tuberositari si sono avvicinati alla grande ruberosità cui appartengono. Ciò che invece persiste nonostante l'applicazione dell'apparecchio e l'immobilizzazione, è l' impossibilità di compiere movimenti attivi colla mano e specie colle dita mentre si è ripristinata la sensibilità tattile e dolorifica. L'esame neurologico ha rivelato la paralisi del nt:rvo radiale senza reazione elettr ica degenerativa muscolare con ipoeccitabilità del nervo mediano ed un accenno a reazione elettrica degenerativa nel territorio da esso innerv:lto (eminenza tenare). Per tale lesione nervosa, dopo circa 25 giorni, si toglie il Pouliquen e si applica una d~ci.a gessata. per braccio cd avambraccio, ad angolo retto ed in supinazione con mano ~n .Ipcresten~Ione per correggere la persistente flessione palmare e si praticano massaggi a1 .muscoli d el braccio e trattamento elettrico. A due mesi circa di distanza dal trauma SI esegue un


secondo esame neurologico dal quale risuita: ipoeccitabiiità faradica generalizzata tronculare e muscolare; con forte intensità di corrente si ottiene però l'eccitazione di rutti i tronchi; alla galvanica ipoeccitabilità nel dominio del radiale ed in grado minore anche dei mediano. Nei muscoli della eminenza tenare la contrazione è meno vivace con carattC're di reazione degenerativa parziale. Un ulteriore controllo radiografico rivela (fig. 2-3) che la testa omerale è nella sua sede normale e che i frammenti tuberositari sono ormai ben saldati alla grande tuberosità; se ne apprezzano ancora parzialmente le linee di saldamento. Il p. non può ancora abdurre l'arto ~i no all'angolo retto (fig . 4 - 5). Viene dimesso con licenza di convalescenza. continuando le cure ambulatoriamente, munito sempre della doccia gessata con posizione della mano in flessione dorsale. A distanza ùi sei mesi rimane ancora difficoltà nC'i movimenti atti vi delle dita , sebbene diminuita.

Fig.

2.

Dopo circa un anno e mezzo dall'incidente, il 1; . non è ancora del tutto capace a stringere ben e il pugno sinistro essendogli rimasta· una certa difficoltà alla flessione delle ultime falangi. Tale è l'esito che può dirsi definitivo e stabile della lesione traumatica nervosa.

2° C Aso. C. N. B. R., di anni 32. Anamnesi familiare negativa. Anamnesi perse nale remota: oltre alle comuni malattie dell'infanzia non ha sofferto per nessun'altra malattia degna di nota. Nega lues cd altre malattie veneree. Fumatore, modico bevitore. Anamnes_i ~~sona/e prossima: il giorno 4 maggio 1938 cadeva dal predellino di un automobtle m movimento. urtando direttamente sul moncone della spalla sinistra. Trasportato al vicino paese, il medico civile provvedeva alla riduzione eli una lussazione di sp alla, sottoglenoidea. Dopo alcuni giorni fu fatto ricoverare nel reparto chirurgico dell'Ospedale militare di Firenze. E. O.: Soggetto di sana e robusta costituzione fisi ca. Masse muscolari molto bene ~\·i luppa tc, toniche e trofìchc. Scarso pannicolo adiposo. Cute e mucose visibili bene Irrorate. Nulla di pat~logico si rile\'a a carico dei vari organi ed apparati, fatta ~cezione per q uello scheletrico a carico del quale si constata: spalla sinistra, nessuna modzficazion~


di forma e volume, eccettuato un lieve aumento in toto in confronto a quella sana, specie in senso anteroposteriore; notevole ecchimosi in corrispondenza della metà inferiore del solco deltoideo- pettorale sinistro estendentesi anche in avanti, sul braccio, ed in addietro. Impossibilità di compiere movimenti attivi di qualsiasi genere. Quelli passivi sono limitati e dolenti. Atteggiamento dell'arto: addotto lungo il tronco. Viva dolorabilità diffusa alla pressione sul moncone della spalla. Nessuna alterazione del plesso brachiale. Sensibilità integra su tutto l'arto.

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Fig.

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Esame t·adzografico (fig. 6 -7): distacco ?arcellare della grande tuberosità dell'omero sinistro. Escoriazioni multiple sul lato sinistro del corpo. Anche qui si applica un apparecchio di Pouliquen per arto superiore in abduzione di 90° col quale si ottiene un maggiore affrontamento dei frammenti tuberositari al troc~ite. 25 giorni dopo il p. rientra al corpo con guarigione clinica perfetta.

l Per poter meglio spiegarci alcuni rilievi etiopatogenetici ci sembra utile rievocare alcuni dati d'ordine anatomico e fisiologico dell'articolazione della spalla. Per essere brevi più che è possibile ci limiteremo a quelli di maggiore interesse ai fini della nostra esposizione. Di particolare importanza nel determinismo della lesione in oggetto è la funzione dei m.uscoli rotator-i esterni (sopraspinato, sottospinato, piccolo

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rotondo) le cui inserzioni sulla testa omerale hanno valore fondamentale: le fig. 8-9 fissano questi richiami e precisazioni anatomiche. Dei muscoli rotatori inu:rni, antagonisti cioè dei precedenti, come è noto il principale è il muscolo sottoscapolare, che prende inserzione sulla piccola tuberosità dell'omcro. Dei legamenti ha soprattutto grande importanza nella fisiologia dell 'arricolazion~ della spalla, quello c&raco- omerale o legamento sospensore

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Fig.

4·

della testa omerale, esteso dal processo coracoideo alla grande tuberosità, e quel l i glettQ-<Jmerali superiore, medio ed inferiore il cui andamento risulta chiaramente dalla fig. ro. L'importanza di questi legamenti è evidente: colla frattura della grande tuberosità, specie se completa, vien meno, oltre al resto, anche la superficie d'attacco, all'omero, del legamento coraco-omeraJe o sospensore della testa omerale. Quanto ai legamenti gleno-omerali essi sono piuttosto delle vere e proprie porzioni ispessite (Testut e Jacob) della stessa capsula articolare soggette ad essere lese con essa nelle lacerazioni per lussazione. Per quanto riguarda la capsula artico/a,re, oltre alle suddette porzioni ispessite c costituite dai cosidetti legamenti gleno-omerali, essa è formata da fibre dirette in tutti i sensi ed è rinforzata (Testut e Jacob) dai tendini dei vari muscoli che vanno ad inserirsi alle due tuberosità e che si fondono del tutto con esse. A questo proposito non è fuor di luogo riportare quanto Poiri.er ha scritto intorno ai tendini di tali muscoli: egli ha detto che « una cuffia muscolo-tendinea ricopre la parte superiore e posteriore della articolazione della spalla. Là ove la capsula è raddoppiata dai


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tendini, essa si assottiglia e sparisce; là ove essa non lo è affatto ci appare, mvece, ispessita e rinforzata. Questi tendini sono dei veri legamenti attivi ». Oltre ai precedenti elementi anatomici vanno presi in considerazione borse sierose e soprattutto quella sottoacrdmiodeltoidea, posta fra il tendine del muscolo sopraspinato e la faccia inferiore dell'acromion ed estendentesi ancbe sotto il muscolo deltoide, fra questo e la grande tuberosità. Questa borsa sierosa è molto importante ai fini della meccanica articolare. Di essa avremo occasione di riparlare più estesamente .

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Fig. 5·

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Ma oltre agli elementi muscolari, legamentosi, capsulari e sierosi è necessario tener presente alcuni particolari anatomici della testa omerale e cioè le sue faccette di inserzione muscolare-tendinea (vedi fig. 8-9) e le sue due tuberosità, grande e piccola. Degno di menzione è appunto lo sviluppo e la costituzio:ne anatomictJ.. Dicendo sviluppo ci riferiamo ai tre punti di ossificazionc, dalla cui saldatura risulta poi la compagine compatta della testa omerale. Essi sono uno per la testa pro~ria~ente detta ed uno per ciascuna delle. due _tuberosità. Quanto alla cosntuzwne, nel 1928 il Fiorentini ha messo m eVIdenza un particolare sistema di trabecole <c trochino- trochitiche » che rappresenterebbe un mezzo per rendere solidali le due tuberosità le quali sono invece rispettivamente sottoposte ad azioni antao-oniste e cioè da una parte p er opera del muscolo sottoscapolare e dall'al:;.a per opera dei muscoli rotatori esterni. E ciò è tant~ pi~ significativo in quanto, secondo For~et, la facili~ della frattura tuberos1tana starebbe invece in rapporto con la differente archttettura della testa omerale e della grande tuberosità: il punto debole dell'estrtemità !Superiore del,l_'omero sarebbe .la grossa tuber~sità, c~me q_uella che sopporta da sola lmserzione dei tre muscoli rotaton esterm, cortl ma


robusti. Questa asserzione di Forget è basata su quanto ha constatato Poirier .e cioè che il tessuto della grossa tuberosità è poco duro; che per lungo rempo essa è molle, depressibìle sono le dita; che piuttosto presto (35-40 anni) il tessuto spugnoso si rarcfà al centro dove appare una cavità che si riemp1e di midollo; tale cavità è separata, in primo tempo, dal canale midollare, per mezzo della lamella che segna la sutura diafìsaria; coll'andare

Fig. 6.

degli anni questa lamella scompare ed il canale midollare si prolunga alJora sino alla grande tuberosità restando coperto solo da una semplice crosta ossea. Le osservazioni di Fiorentini rivelerebbero, dunque, un tentativo di ovviare a questa debolezza, di rendere più solida l'architettura della testa omerale collegando saldamente assieme le due tuberosità. EnoLOGIA.

Frequenzr~,

della lussazione so·ttoglenoidea associata a frattura della grand~ tz:kerosità. I dati percentuali relativi alla frequenza colla quale le lussaz10ru m parola sogliano accompagnarsi a fr:ntura della grande tuberosità non sono concordi presso i vari AA.


286 Così Bardenheuer su 48 lussazioni della spalla ne ha studiate 24 (so %) complicate a frattura del tubercolo maggiore. Hoffmann ed Hofia dànno il 39 %; Goebel il 46 %, Gubler invece, su 252 lussazioni di spalla, dà soltanto il J,I % e Lexer il 18 %. La diversjtà di questi dati percentuali sarebbe dovuta, secondo W elcker, al fatto che essi si riferiscono ad un materiale spesso troppo scarso e nel quale il caso può trovarsi a giocare un ruolo decisivo mentre esso non ha alcuna influenza sulle statistiche più numerose e

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Fig.

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raccolte col lungo andare del tempo. Lo stesso W elcker, su di un materiale di 155 casi di lussazione di spalla, dà una percentuale del 12,9 % che si avvicina di più a quell a di Gublcr, il quale, su di un materiale di 252 casi, ebbe il 7,1 'X, . Così pure Lexer, E. W. su 379 fratture dell'omero n e annovera 13. Noi, pur non potendo riferire dati :statistici della frattura della grande tuberosità associata a lussazione opiniamo che, fra le cifre percentuali elevate dei prjmj e quelle piuttosto basse dei secondi, vi è posto per dati intermedj che hanno una maggiore attendibilità. In questo senso parlerebbero i dati di Zanoli che su 184 lussazioni di spalla, ne ba trovate 49 accompagnate a frattura della grande tuberosità, cioè il 26,6 %; di questi 49 casi 29 erano lussazioni sottocoracoidee e 20 lussaziotlÌ sottoglenoidee (r). Bnhler su IJ6 casi ne ha trovati 28 (cioè il 25,45?(,) di lussazione della sprula ( r) Qu~ndo già il la'•oro era ~lato conscgn:uo in Rcdnionc siamo venuti a conoscenza di un1 mnnografia rcccnu"im:t d r C . t\ustnni ,, Sulle fr:Hturc clcll"cstrcmilà superiore dcll"omero " nella qullt , icn r ifcrilo sul m ateriale della clinica chirurgica di P:tdova dcll'ulrirno decennio, cioè su 263 fr.tl· ture dd l"omt·ru. di cui il Jfl_ ".,:t carico clcll"<.·strLmità !ur><:r iorc. 11 13 % a carico della diafisi etl_ il 47·9 ~' a carico clell"cstrc mo infcno~t·. Le: fra ttu r~ ddla grande whcro,i tà vi figurano col 37 "b nspctto :3.11 3


<Jssociata a frattura della grande tuberosità. Recentemente, R. Watson Jones su di un materiale assai numeroso, cioè su 216 lussazioni da lui raccolte, dà circa il 30 % e Petrignani, che si è occupato diffusamente dell'argomento, apportando un più recente contributo casistico, ritiene molto frequente la lussazione della spalla associata a frattura della grande tuberosità, ma non porta cifre nè la sopravaluta. Così pure Marchant in una statistica riguardante le fratture dell'estremità superiore dell'omero accompagnate a lussa-

PI«OJ.O II.OTONOO

..... zione, non dà un posto a sè a quelle della grande tuberosità. Tuttavia egli le am mette come molto frequenti ; inoltre, come risulta dalla statistica stessa, vi figurano quelle cervicotrochiteriane che, della sola frattura tuberositaria, possono <:onsiderarsi una varietà più estesa nel senso cioè che ad esse partecipa anche la porzione cervicale omerale secondo una linea di frattura che altro non è che la continuazione della line.a di frattura trochiteriana stessa (vedi fig. 11). S/altistica di Marehan t: Lussazioni della spalla con : . fratture del collo chirurgico !34 CIOC fratture del collo anatomico 102 )) fratture cert~ico-trochiteriane l 7 )) fratture al 3o sup. della diaf. 6 )) fratturr comminuti ve: . . 5 )) \.

totalit~ delle fr:uture dcll'e.s tremo supc:riorc e di ess~ be n il 45·9 % figura come complicazione d.i una luss:JZ JOnC dell:l spall.a t-d •1 37.8 % come frattura isolata mentre il '3·5"3{, si è presentato assoctato a frattu ~a . collo chtruqp~o. Degno di ril ievo , ai lini del nostro lavoro, è poi anche il btto che le lus~az t.o nt _ d1 spall a Còmpl!cate da frattur3 del!:t grande tuberosit:ì, r:•pprcscntano il 3~ .6% delle luss.,zlnm d t s palla çomplcsstVamcntc osservate dall'A. nel decennio.

?d .


288

)'

Recentissimamente Pohl ha reso noti i risultati del trattamento di 26o lussazioni di spalla, osservate alla r• clinica chirurgica di Vienna, di cui r9l} non complicate e 64 complicate da altre lesioni . Di queste 64 complit:ate ben 51 era11o accompagnate da frattura della grande tuberosità, 12 da frattura della grande tuberosità e da paralisi, per compressione nervosa, ed una da frattura della cavità glenoide. Interessante il fatto che le paralisi erano il risultato di una contusione a carico del nervo ascellare, nella quasi totalità dei casi, riflettentesi quindi sulla funzionalità del deltoide ed in un solo caso a carico invece del nervo radiale. Come si vede pur non essendo rare le wmplicanze nervose, rare sono invece palesemente quelle più particolarmente a carico del nervo radiale, come è avvenuto nel nostro primo caso. Molto dimostrativa e praticamente utile, specie ai fini medico-legali e quindi Jnche nei confronti dell'indennizzo, è la seguente tabella che noi riportiamo integralmente dal sudd~tto chirurgo vicnnese:

• Casi compJica~i

C2s i non c::om plicat i

Autore

N. dei cas i visitati a dist'lOZ:\

f

.

normo:lc

hmitata

4 = 30 •:,

9 =70 %

l = 16 %

5 = 84 %

Kiittuer I908

S<l

7 = 13 ~~

,H = 87 ~.

Go bel I9Q9

24

8 = 43 %

3 = 27 %

Lexer 1909

46

15 = 37,5 ~..

Schmidt 1910

27

22 = 82 ~•.

Scheid 1914

31

79 = 64 •..

De Marbaix 1913 .

157

140 =

89 ~.

17 = 11%

Seiffert 1926.

34

26=80 %

8 = 20 %

Wette 1928

31

21 = 67,7 ~ ..

10 = 3~,3 •.

Biebi-Bohler 193 5

116

77 = 96 ·~

3 = 4%

20 = 56 ~..

16 = -l-l ••

Pohl I939 ·

182

134 = 95 %

7 = 5%

34 = 81 %

7 = 19 • ..

~

l

fu~z~onoJir. ,. a funzionalità l a fu.nzi onalita

a funzio nalilà l a normal e lun llata

l = 25

l

62,5 ~.

l

5 = 18 % 12 = 36 ~.

MECCANISMO PATOGENETICO.

Molto discussa è stata per il passato la questione deUa patogenesi di queste lussazioni associate a frattura: secondo Goebel i meccanismi di produzione di tali fratture tuberositarie complicate a lussazione sarebbero tre: 1° il distacco della grande tuberosità o dj suoi frammenti, dalla testa omerale per mezzo dell 'urto della medesima contro il margine glenoideo superiore, a braccio iperesteso; 2 ° la rottura della medesima per urto o caduta (molto rara); 3o lo strnppamento per forte rotazione interna e per l a con-

l


temporanea tensione dei muscoli rotatori esterni nel momento della lussazione. Gurtl ritiene, dal canto suo, che i tre potenti muscoli sopraspinato, sottospinato e piccolo rotondo, dotati di robusti tendini, in parte fusi as-sieme, vengano più o meno interrotti in tutte le lussazioni antera-interne ed inferiori senza che per altro sia sempre necessario che si addivenga allo strappamento di tutto il grosso tubercolo colle tre inserzioni muscolari sopradette. Più spesso si strapperebbe soltanto una di queste inserziont e, quando st tratta di quella dal muscolo sopraspinato, allora questo muscolo .. : ........

l

l J Fig. 9·

si ritirerebbe, per così dire, col suo attacco tendineo ed osseo, sino al di dietro dell'acromion. In qualche caso però il frammento distaccato può essere rotto in più pezzi e talvolta anche sfracellato e conficcato nel tessuto spugnoso deJla testa omerale. Per Magnus la grande tuberosità rimarrebbe appesa, per così dire, al tendine lungo del bicipite dal quale verrebbe fratturata. In realtà, in presenza di fratture tuberositarie, non associate a lussazione, cioè isolate, vien fatto di pensare che, al momento dd trauma, si sia già giunti ad uno stato dì sublussazione vale a dire di ipertensione della capsula articolare alla quale, come si è. ricordato, si inserisce il tendine del muscolo sopraspinato (che viene ad avere così anche funzioni legamentose oltre che motorie) contribuendo a mantenere aderente alla cavità glenoide la testa omerale. In questo caso essendo, però, mancata la condizione più importante perchè si realizzi c si stabilizzi la lussazione sottoglenoidea (braccio abdotto ed iperesteso) trattandosi di semplici fratture isolate, la testa omerale ritorna alla propria normale sede (azione dei superstiti mu-


Cu

avvo1gente · e) de 11 a cosz·de tta •muscolO-tendinea scoli rotaton· csternz . << n ffia trovzamo, al rnoinento>> dell'esa l 001 l fr e stessa cos!cc · h' ia testa omera _e N lno caso invece che SUssista anche la anme,j. tuberosJtana e l z che la so a attura · d iperesteso, a dei "'""" d detta condizione l E ttura tu rosttan e la conseguente c . disinserzionc dci mu: scolo sopraspmato, vcrrc allora, ar. a ra bbe a mancare la zorza adeszva c

dell'artobeabd?tt~ae

lllo~nento sopramcnziona~

- -. .

--· Fig.

( (

10.

o~erale,a~uzionc

llecitata in un atteggiamento già di per sè molto incline ed ipcrestensione) passerebbe allora da uno stato la testa Qu1 •alla lussaz1one .o ne( a g uell o di lussauonc, dm . questo casoh sottoglenoldea. . di sublussazi m bbc parte anc e dctermznata dalla · sare bL LX: dunque preceduta l c berosltan la !ussaz 10ne . ·a predisponente. ·a la qu:rlc a sua vo ta sare prccedut> da una sublusfrattura tu . anstton ·, · , . 1 L tr f sazionc . .,, della gra.tdc tuberoma, CIO< non associate alle lussaratture rso · f · · d· u1 · . d Il' omero so b . bd . , c 11 no ben note e assa1 requcntl: esse m 1cano t<norziom e . trauma non agisca a rncc1o a otto cd 1pcresrc:so ne conmente. che, di un v1o cnto sforzo pcl lancio di pietre, . 11 palle · f di neve (Pitha) · per sista m . sforzi nel trattenere un cava o 1n uga ccc., ma m un colpi dz frusta, oncone ddla spalla, in tal caso non si ha per lo più !a . Dal a pos1zz lussazwne. trauma duetto lsu m. ·one del braccio al momento del trauma dipe11de dun-

l

l

~

~vel

'7'

l

l

•

l


q~« pu la -mtMsima parte se alla frattura precede la sublussazi&ue e segt«

la lussazione. Crediamo utile; a questo punto, accennare che, recentissimamente (1939) Dehne di Vienna, in un lavoro sulle lesioni della grande tuberosità dell'omero c di altri punti ossei dell 'estremo prossimale omerale e della cavità glenoide, ha creduto di poter stabilire che, relativamente e limitatamente alla frattura '

-"~-

........ .

Fig.

11.

tuberositaria, il meccanismo di produzione si presupporrebbe composto di tre fattori e cioè: 1° la fissazione del cingolo scapolare al torace ; 2 ° l 'abduzione del braccio; 3o la distorsione del braccio. A seconda poi che la violenza si esercita piuttosto nel senso dell'abduzione o della torsione, D~hne distingue cinque gruppi di lesioni tipiche le quali però hanno in comune il fatto che i frammenti, in un primo tempo, sono spostati distalmente e soltanto in un secondo tempo lo sono prossimalmente per effetto d ella tensione muscolarè . Vacchelli, a proposito dei traumi da sci della spalla, si è di recente espresso, per quanto riguarda quelli in questione, in favore di un duplice m~cca nis~o di ~ercussione e df strappamento ed ha messo in rilievo che, n e t traumt da sct della spalla, e il trauma diretto ch e giuoca un n10lo prcponderante.


Infatti questo tipo di lussazione complicata a frattura è particolarmente frequente nelle persone che cadono da un veicolo in corsa e che perciò tentano di arginare la caduta stessa o di attenuarne le conseguenze gettando istintivamente, come si suoi dire, avanti le mani. Così è che, n ella caduta, gli sciatori battono, prevalentemente, direttamente sul moncone della

-· ;,.

9-------..

Fig.

--.~..-

12.

spalla, precisamente a causa della ritardata, istintiva difesa delle braccia vtncolate ed impigliate nei bastoni degli sci (Vacchelli). Nel primo dei nostri due casi il meccanismo di produzione è stato indiretto; nel secondo caso, invece, è stato diretto come testimoniavano anche le abrasioni cutanee riscontrate sul moncone della spalla. Sempre a proposito delle cadute degli sciatori, rileviamo ancora che, secondo Vacchelli, al momento del trauma entrerebbe in giuoco l'azione costrittiva della capstùa e del tendine sopraspinato il quale si troverebbe in istato di tensione difensiva mentre Colombani ritiene più probabile e più preponderante il meccanismo dello strappamento, nella produzione della frattura tuberositaria, vedendo di ciò appunto la conferma nel fatto che questa frattura si accompagna molto frequentemente con lussazioni scapoloomerali nelle quali il trauma diretto sulla spalla non è irt giuoco. Orbene,


293 appunto, nella contrazione brusca ed improvvisa, difensiva, dei muscoli rotatori esterni e piò -specialmente di quello sopraspinato, risiede da una parte la causa stessa dello strappamento tuberositario e dall'altra la mancata lussazione (per lo meno completa) della testa omerale in primo tempo. Occorre, qui, infatti ricordare che la testa omerale è bensì, per così dire, sospesa al muscolo sopraspinato che è quello più alto dei tre e che proviene quasi a perpendicolo dall'alto, ma non bisogna nemmeno dimenticare l'esistenza degli altri due muscoli (sottospinato e piccolo rotondo) i quali possono an-

l

1 Fig. 13.

cora da soli contribuire a mantenerla in posto. E che un tale fatto possa avvenire ci pare anche confermato dalla constatazione che le fratture parcellari_ delJa grossa tuberosità omerale sogliono, per lo più, accompagnarsi colla v~:Jetà so~oglenoidea delle lussazioni di spalla, la quale varietà sarebbe pm propnamente da considerarsi come incompleta e precisamente come un _ti~o di . transizione verso la vera lussazione completa infraglenoidea. Zanoh 1~fatt1 su 49 lussazioni di spalla associata a frattura della grande tuberos_ttà ha contato ben 20 (circa la metà) lussazioni sottoglenoidee. C1rca ~a questione, già sopra accennata, se la lr45sazione precede la fra_tt_ura o vrceversa gli AA. non sono concordi. Reuss, Konig, Wohlgemuth, Pomer, ~auc~~ire e Forget ritengono che la lussazione preceda la frattura. Smtth, ]ossei ammettono prima la frattura, poi la lussazione. V. Thaden, am~ette che avvengono simultaneamente. Schetd~er non si pronuncia, al proposito. . Per not,_ come s'è visto, la frattura sarebbe preceduta da una sublussa1.\one e segutta dalla lussazione. 4 -

Giom olr di mrdiàna milùar~ .


294 Quanto al meccanismo di produzione della frattura, della grande tuberosità, completa ed incompleta, essa è stata da alcuni spiegata come dipendente dall'urto contro il margine glenoideo inferiore (Goebel), da altri dall'urto contro il suolo, ed infine anche collo strappamento oppure con l'urto contro l'acromion. Melchior ha infatti osservato, concomitante, la frattura d eli 'acromion. Nel caso che l 'acromion non resista a quest'urto, può aversi allora sia la lussazione (esterna od interna) che la frattura della

. •

clavicola. A questo proposito vedasi la fig. 12 riferentesi proprio ad uno di questi casi, da noi osservato, nel quale la caduta sul moncone della spalla ha provocato un frammento parcellare tuberositario ed una caratteristica lussazione acromio-davicolare. Le fratture parcellari, che sono piuttosto dei veri e propri strappamenti della cortica!e tuberositaria, conseguono più spesso ad una contrazione riflessa, istintiva e di difesa, violenta e brusca dei muscoli rotatori esterni alla quale si può associare, ulteriormente, una violenza diretta. W elker parla infatti di << trazione più trauma vero e proprio >> nel determinismo di queste fratture, specie parcellari, associate a lussazione di spalla. R. Watson Joncs, in una sua recente pubblicazione relativa ad un periodo di attività traumatologica che va dal 1929 al 1934, riferisce sulle lesioni traumatiche della spalla e su 2r6 lussazioni ne annovera ben 62 complicate a frattura della grande tuberosità oltre ad altri I I casi di lussazione con .rtrappamento del muscolo sopraspinato. Questi ultimi casi hanno in verità una importanza del tutto particolare perchè lasciano intravedere e


295 supporre più e meglio la çompartecipazione e quindi il ruolo giuocato da questo muscolo anche nella maggior parte dei casi di fratture tuberositarie con lussazione. Le figure schematiche (fig. 13-19) servono a meglio dimostrare precisamente: 1" - il comportamento del muscolo in questione; 2° - il comportamento della testa omcrale rispetto all 'estremità inferiore della cavità glenoide, la quale si i11castr{l> nella depressiom: corrisponde11te alla por-

''

. .... ~

,

fig. 15·

z~·one, più o meno grande, di tuberosità mancante, aV~endosi così la lussaZIOne sottoglenoidea, che è appunto da ritenere incompleta o di transizione ; 3o - la possibile frammentazione della grande tuberosità.

(continua).


SCUOLA DI APPLI CAZ!OI'E DI SANITA' MILITAR E D.rcuorc : colonnel lo mcd•co proL A L~R toO G u~m:o. Laboratorio di lgit:ru: .- Baueriologia Direttore dd lnb<mnono: C3pitano mtdico prof. G<R~RDO MENNONSA.

CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELL'AZIONE BATTERICIDA DI UN'ACQUA CATADINIZZATA SUL BACTERIUM COLI Don.

AL f.SSANDRO

Ruocco , capitano medico.

Negli ultimi lustri, ha d~.::stato interesse ed è stata oggetto di studio l'attività oligodinamica dci metalli, i quali - come è da tempo noto - venendo in contatto con un liquido esercitano un'az~one in parte inibente ed in parte uccidente sui germi contenuti nel liquido stesso depurando tale Liquido e conferendo ad esso, nello stesso tempo, proprietà battericide. Questo principio ha trovato la sua pratica applicazione nella depurazione delle acque destinate ad uso potabile. A tal fine l'argento ed il rame, con il tallio ed il cadmio, sono tra i metalli più attivi; la preferenza che si dà ali 'argento è dovuta al fatto che, con le cariche abitualmente usate, non si raggiungono mai nelle acque depurate concentrazioni tali da essere nocive all'organismo umano, come invece potrebbe verificarsi se al posto dell'argento si usasse il rame. La scoperta dell'attività oligodinamica dei metalli (così detta per indicare la sproporzione che esiste tra la piccolissima quantità di metallo attivo, che passa nel liquido, e la notevole intensità dell'effetto battericida che ne deriva) è dovuta al botanico Naegeli (188o) il quale tro-vò che pezzi di argento, rame o altri metalli messi in recipicn6 con acqua dànno a questa la proprietà di impedire lo sviluppo di un 'alga, la Spirogyra, che normalmente vegeta nell 'acqua. Interessa rilevare, per quanto è oggetto di questo contributo, che lo stesso Naegeli notò che l'acqua, già tenuta a contatto con il metallo, manti~ ne la proprietà inibente lo sviluppo dell'alga anche se trasportata in altro recipiente. Naegcli ritenne che queste << forze oligodinamichc n, come egli le chiamò, fossero dovute a tracce di sali metallici disciolti nell'acqua. Nel 1894 il Vincent, in Francia, propose al Ministero della Guerra di sfruttare il potere battericida d eli 'argento per l'epurazione delle acque da sommini strare alle truppe in campagna conservandole in recipienti argentati. Venti anni dopo, durante la guerra mondiale, Saxl sperimentò e sostenne l'uso dell 'argento, del rame e de: mercurio per la sterilizzazione dell'acqua da bere. Fu Kra use che nel 1928 elaborò il procedimento « Katadin ,, (termine che risulta dalle due espressioni: catalitica ed oligodinamica). Egli infatti,


297 ~dlo scopo di aumentare la superficie attivante del metallo, adoperò un argento

spugnoso (catalitico) il quale, immerso n~ll 'acqua, libera gli ioni argento aventi una certa carica elettrica; questi venendo a contatto con i batteri ne determinano la morte, causata appunto da uno spostamento di cariche elettriche. Inoltre Krause perfezionò il procedimento associando alla semplice l'effetto eletazione di contatto dei metalli - lenta e poco intensa trolitico di una corrente a bassa tensione (1,5 ..;- 2 volts) su elettrodi di arg-ento, sicchè il passaggio di ioni metallici in soluzione avvenisse rapidamente ed intensamente (metodo << elettro- Katadin »). La esatta interpretazione del meccanismo di azione delle « forze oligodinamiche >> è ancora oggi non ben definita; vi è infatti chi pensa ad una azione fisico- elettrica e chi ad un'azione chimica. La Cava, in uno studio diretto a chiarire questi dubbi (r), sperimentando con pezzi d'argento in vario grado ossidati e tenuti in agarculture trovò che l'azione antibatterica dell'argento nelle culture è dovuta al passaggio di ossido d'argento, allo stato colloidale, nel mezzo di cultura ed ammette che il colloide argento penetri per azione ionica nel protoplasma batterico producendone la morte. Basati· sul metodo elettrocatadin esistono oggi in commercio diversi tipi di apparecchi depuratori di varia portata, per uso individuale e collettivo e taluni opportunamente muniti di un filtro in modo da rendere preventivamente limpida l'acqua da depurare. In questi apparecchi l 'argento riveste la superficie di due elettrodi i quali, venendo a contatto con l'elemento liquido da depurare, chiudono un circuito nd quale si genera, per lo più da una pila a secco, una debole corrente elettrica che libera gli ioni argento; è necessario perciò che. l'acqua abbia un certo contenuto di sali, chè, se così non fosse, non si avrebbe corrente fra i due elettrodi e mancherebbe quindi la liberazione dell'argento allo stato di ione dalla superfice degli elettrodi, come avviene appunto se si opera su acqua distillata che non contiene sali o su acqua piovana che ne contiene una scarsa quantità. . Il procedimento « elettro Katadin » relativamente economico e di se;nP!Ice esecuzione non modifica il gusto dell'acqua nè riesce nocivo all'organismo, essendo minime le quantità di sali d'argento che passano nell'acqua. Presso di noi la pratica applicazione del metodo ha meritato l'interessamento e l'approvazione di molti ricercatori tra i quali ricordiamo il colonnello medico Bruni di questa Scuola, Bertarelli, Casagrandi, Castelli, Gozzi, Puntoni ed altri (2). L'acqua sottoposta all'azione oligodinamica dei metalli non solo diviene pot~bile, ma ~cquista e conserva per un certo tempo proprietà battericide. Ciò ~ dt ~otev_ole 1mportanza poichè se in un'acqua già trattata giungessero germi 1 ~qum~nu, per esempio dai recipienti adibiti al trasporto, essi verrebbero dtstruttl: Se_con~o talu.r1i quest"acqua dalle proprietà antisettiche potrebbe trovare unpteght vari come per gargarismi, pulizia dei denti, detersione di


'

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.

ferite, igiene della donna e del neonato e poi ancora per il riempimento di piscine natatorit;; (come in quelle di Francoforte sul Meno), per disinfezione di condutture e tubature, stoviglie e recipienti vari, per fabbriche di ghiaccio, per disinfezione di sostanze alimentari quali ortaggi, frutta ecc. ecc. Prove sull'azione battericida dell'acqua catadinizzata furono eseguite nel 1932 in Germania da Ruge (3) d egli riconobbe a quest'acqua proprietà sterilizzanti sul b. coli, sulla eberthella typhi e paratyphi B e sul b. dysenteriae Shiga. Piazza, nel corso di ricerche condotte presso questo laboratorcio sulle proprietà depuranti di una bottiglia Katadin (4), controllando l'attività battericida dell'acqua trattata con questa bottiglia, trovò che un acqua attivata per 15' e poi inquinata con I b. coli per cc. si rende sterile, a temperatura :tmbiente (18°), nel tempo di un quarto d'ora; mentre un acqua cat:adinizzata per sei ore e poi inquinata con diecimila b. coli per cc. si depura completamente, a temperatura ambiente di r8o, dopo due ore. Nel 1936 Bertarelli, in collaborazione con Caserio e Peragallo (s) trovò che l'acqua catadinizzata con 260 gamma argento per litro (gamma è la milionesima parte del grammo) con gli apparecchi collettivo g. o.o,5 e tascabile 3 a temperatura di 20° ed inquinata dopo quattro ore con 50-100 mila b. coli per cc. si rende sterile dopo un'ora. Successivamente Perini (6) sperimentò l'efficacia dell 'acqua catadinizzata nella disinfezione di ortaggi e molluschi e concluse per un 'azione disinfettante buona, ma che richiede un tempo di permanenza nell'acqua catadinizzata di cinque ore per gli ortaggi e frutta e di otto ore almeno per i molluschi. Schioppa (7) trovò che l'acqua, trattata con un comune appar ecchio Katadin tascabile, esercita un'azione ostacolante e battericida la cui intensità aumenta progressivamente con l'aumentare dell'attivazione in gamma argento e raggiunge il suo massimo intorno al valore di 26o gamma per litro. Inquinando quest'acqua attivata al massimo, con vari germi (b. coli, . b. typhosus, b. paratyphosus A e B, b. dyscnteriae Shiga, v. cholerae) e con una carica di mezzo milione per cc., egli constatò un'azione battericida completa dopo un'ora. Per l 'igiene militare ha sempre notevole interesse tutto ciò che si riferisce al problema del! 'approvvigionamento idrico ed ai mezzi di depurazione ùell 'acqua destinata alle truppe; sono perciò attentamente seguiti tutti i progressi, specie nel campo dell'applicazione pratica, di questo nuovo metodo di potabilizzazione. In questi ultimi tempi, presso il nostro laboratorio, abbiamo avuto occasione di sperimentare l'azione depurante di un nuovo apparecchio elettrocatadinico il << Som 500 M » della Soc. An. Robinetterie Riunite di Milano. Esso è trasportabile al segu1to delle truppe, essendo sistemato in dUie colli


299 someggiabili ed è di facile uso. L 'acqua, aspirata da una pompa, viene prima filtrata a pressione attraverso candele porose; quindi passa nell'attivatore elettrocatadinico ove, a contatto con due elettrodi di argento, si carica di ioni argento in quantità varna a seconda della intensità di corrente adoperata. Per una perfetta attivazione dell'acqua bisogna adoperare una corrente il cui amperaggio sia in relazione alla maggiore o minore rapidità con cui l'acqua passa attraverso l'apparecchio; è possibile nel « Som 500 M » ottenere correnti da un minimo di uno ad un massimo di 200 mA: per il rendimento medio dell'apparecchio, che è di circa soo litri orari, è consigliata una cor-. rente di 38 mA. La sorgente dell'energia elettrica è rappresentata da una pila a secco collegata con l'attivatore mediante un circuito sul quale sono inseriti un reostato che gradua la corrente, un milliamperometro che la misura ed un'interruttore-<:ommutatore che, oltre ad aprire e chiudere il circuito, serve anche ad invertire la direzione della corrente e ciò allo scopo di evitare il rapido tSaurirsi di uno dei due elettrodi. L'acqua dall'attivatore, mediante un tubo di erogazione,. passa nei recipienti per la distribuzione. Essendo già stata controllata in precedenti esperimenti, condotti presso il nostro laboratorio, l'azione depurante di questo apparecchio suli 'acqua artificialmente inquinata, ci è parso importante constatare anche la capacità battericida dell'acqua attivata con l'elettrocatadin « Som 500 M ». Abbiamo creduto inoltre interessante sperimentare se è possibile rendere più intensa e più sicura l'azione sterilizzante dell'acqua attivandola con un amperaggio :;uperiore a quello normalmente usato ed osservare anche se l'acqua catadinjzzata conserva le sue capacità battericide per uno o due giorni dopo l 'attivazione e cioè per un tempo che, prc;sso a poco, corrisponde a quello che normalmente intercorre tra la catadinizzazione ed il consumo dell'acqua. . Nei miei esperimenti mi sono servito ddl'acqua della conduttura di Ftrenze che ha i seguenti caratteri chimici: . Jone ammonio assente; jone nitroso assente; jonc nitrico tracce infinitestrne; sostanze organiche espresse in O attivo per litro gr. o,ooo2; residuo fisso a 18oo C. e per litro gr. o,371; durezza totale espressa in carbonato di calcio per litro gr. 0,257; durezza permanente c. s. gr. o,o6r; durezza temporanea c.~· gr. o,rg6; alogeni totali espressi in jone cloro per litro gr. o,o43i Jone. solfon~o per litro gr. o,o56; jone calcio per litro gr. o,o86; jone magnesto per .h.tro o,ow; jone ferro tracce; jone manganese tracce (dati gentilmente forrutt dal Reparto Chimico del Laboratorio d 'Igiene e Profilassi della Provincia). . In 9u~ste ricerche grande importanza si dev~ attribuire alla com posiz.wne chimtca dell'acqua. Dal citato lavoro di Bertardli, Caserio e Peragallo, nsu~ta che nelle prove di 'orientamento praticate sull'acqua dell'acquedotto di Pavta, contenente tracce di idrogeno solforato e di ferro, anche con tratta-

:


300

mento di 400-600 gamma per litro, non si ottenne che una parziale, se pure discreta, diminuzione del numero dei b. coli. Liberando l'acqua in -esame dell'idrogeno solforato e dell'idrato di ferro, i risultati dell'esame mutarono per intero, divenendo ottimi. L'acqua della conduttura di Firenze è stata fatta passare attraverso il catadinizzatore con una velocità media di soo litri orari e quindi è stata raccolta in recipienti di vetro comune sterilizzati . La temperatura ambiente, durante le prove di filtrazione e catadinizzazione, è stata di 19°- 20° C.; a detta temperatura sono stati conservati i recipienti con l'acqua attivata prima e dopo l'inquinamento. Ho svolto una serie di prove con diversi campioni di acqua variamente attivata : indicando n egli specchi SJ::guenti il milliamperaggio avutosi nelle singole esperienze. con velocità m ed ia di deflusso dell'acqua in 500 litri orari, ~i può facilmente calcolare la carica di gamma argento per litro, in base alla legge di Faraday per cui una corrente elettrica di I mA ora dissocia gr. o,004 di argento e quindi gamma 4000, e in base all 'osservazione pratica, riferita anche dai costruttori di apparecchi che, a cagione della resistenza delle pareti, il rendimento effettivo debba calcolarsi a circa il 50 % di quello che d eriva dalla legge di Faraday. Quest'acqua variamente attivata è stata poi artificialmente inquinata, ad intervalli di tempo vario dall 'avvenuta catadinizzazione, rilevando per ciascuno di essi la rapidità e la intensità della caduta d ella carica batterica iniziale. Gli esperimenti eseguiti sono stati i seguenti:

\

'

r• - Esperimento con acqua filtrata, ma non elettro-catadinizzata, che

:

.

' . l

ho inquinato subito con una dose di circa Io.ooo b. coli per cc. E ' stato 1 questo un controllo onde rilevare, in un acqua non attivata, la caduta della carica batterica iniziale per paragonarla quindi ai risultati ottenuti con l 'acqua filtrata e e1ettro-catadinizzata. 2 ° - Esperimento con acqua filtrata e catadinizzata a 38 mA ed mqmnata subito dopo la catadinizzazione. 3° - Esperim ento con acqua filtrata, catadinizzata a 8o mA ed mqmnata subito. 4" - Esperimento con acqua filtrata, catadinizzata a 38 mA ed inquinata 24 ore dopo la catadi nizzazione. 5" - Esperimento con acqua filtrata, catadinizzata a 8o mA ed inquinata dopo 24 ore. 6" - Esperimento con acqua filtrata, catadinizzata a 38 mA ed inquin ata 48 ore dopo la catadinizzazione. Esrerim~n to con acqua filtrata, catadinizzata a 8o mA ed inquinata 48 ore dopo .

t -

Per l'inquinamento mi sono servito di un ceppo di b. coli di recentissimo isolame nto, da agarpatine di ventiquattro ore, e, come già altri SfY.!ri-


301

mentatori, ho dato la preferenza al b. coli perchè questo germe presenta rispetto alla maggior parte degli antisettici una resistenza pari. e forse superiore a quella del b. tifico, prossima a quella del b. dissenterico e superiore a quella del vibrione colerigeno. Dopo l'inquinamento ho pr~duto per ciascun'acqua a cinque prelevamenti: uno subito e poi gli altri rispettivamente ad 1, 2, 6, 24 ore dall'inquinamento. Per ciascun prdevamento ho fatto varie semine in piastre di agar semplice con quantità scalari dell 'acqua in esame; ho lasciato le piastre in termostato a 37" per 24 ore contando poi le colonie sviluppatesi. Le cifre che riporto rappresentano la media delle colonie sviluppatesi sulle varie piastre di ogni prelevamento, rapportate sempre ad un cc. dell'acqua in esame. Non ho tenuto conto di eventuali germi preesistenti n ell'acqua prima dell'inquinamento perchè l'acqua di F irenze, come è noto, ha uno scarso contenuto microbico che del resto si può ritenere eliminato dalla filtrazione che, nell'apparecchio da me usato, precede la elettro- catadinizzazionc. Ed infatti delle semine in agarpiastre eseguite con i vari tipi di acqua catadinizzata, prima dell 'inquinamento col b. coli, ne hanno dimostrato la sterilità. Ed ecco i risultati ottenuti: EsPERIMENTI I - II - III

(carica b. coli: 10.000 per cc.) Colonie sviluppatesi per cc. di acqua Ì1l esame. Acqu• fiJt-rau e '" e le ttro- catndinizzaua

Acqua fi ltrar• e non elettro-catadinin:tta inquinata subito

o ~8 mA

8850

8490

7530

ora

3730

2105

1450

Dopo 2 ore

3480

274

133

Dopo 6 ore

1140

40

11

Dopo 24 ore

130

o

o

Prtle:vamenti e stmint

Subito Dopo

l

l

a 8o mA

inquin at a aubito

L'andamento dei risultati di queste prove fa rilevare che, per l'acqua filtrata e non attivata, la carica di germi riscontrata subito dopo l'inquinamento (8850 per cc.) si riduce dopo una e due ore a meno della metà ed a circa r/ 8 dopo la sesta ora senza però raggiungere la st~rilità completa alle 24 ore. Questi risultati fanno pensare alla possibile inclusione nelle candele filtranti di elementi catadin: nell 'interno d~ Il e candele sono infatti contenuti dei corpi, dei quali le istruzioni annesse all'apparecchio non specificano la natura nè la funzione.


302

Quest'acqua filtrata c non elettrocatadinizzata viene in certo modo influenzata, nel suo potere microbicida, dal semplice passaggio attraverso le candele filtranti del l 'apparecchio. Per l'acqua invece catadinizzata a 38 mA b caduta delle cariche di germt è rapida: se ne riscontra I/4 dopo un'ora e 1/ 30 dopo due ore, l'azione battericida è completa dopo 24 ore. Ancora più soddisfacenti sono i risultati ottenuti con l'acqua catadinizzata a 8o mA.: alla seconda ora la carica di b. coli riscontrata subito dopo l'inquinamento è ridotta a 1j6o, l'azione battericida è quasi completa alla sesta ora, completa in modo assoluto dopo 24 ore. IV e V (carica b. coli: 5.ooo per cc.) EsPERIMENTI

Colo11ie svilup patesi per cc. di acqua ùz esame.

-

l

:\cqu.o filtrMa c c:lt:ldin• z zat:J

Prelevamcnti ~ •~mine

n 38 mA

l

n 8o m ,\

inquìnnt ::. dopo 24 ore

Subito Dopo

I

.

ora

Dopo 2 ore

Dopo 6 ore

l

l

Dopo 24 ore

4310

2100

. 1450

745

675

321

18

10

o

o

l l

'

l l

l

Questo secondo gruppo di esperienze di mostra che l'acqua catadi nizzata conserva dopo 24 ore quasi inalterate le sue proprietà sterilizzanti. La caduta nei due tipi di acqua è tale che la carica di germi, riscontrata subito dopo l'inquinamento, si ri.duce a 1/3 dopo un'ora e ad 1l 7 circa dopo due ore ; divicn~ più intensa alla sesta ora e si riscontra sterilizzazione completa alla \'entiquattresima ora. EsPERIMENTI VI e VII (carica b. col i: 10.000 per cc.) Colonie sviluppatesi per cc. di acq-ua in esame. ~= Prèlc\'nmc nli e s •· m ine

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Il

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Subito

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• 7 tH a l·· Acqua cnltrata f' ca ud1 niZ --------------~------------- -----; _ "_ J_S_m_A_________,________•_ Ro_ :n _ ._• \ - - - ---Il

inquinata do po .S o re

7200

3560

Or:l

1396

575

Dopo 2 ore

318

292

Dopo 6 ore

161

113

Dopo 24 ore .

o

o

Dopo

l


Anche dopo 48 ore l'acqua catadinizzata conserva la sua proprietà battericida che, come si rileva confrontando i risultati di questi esperimenti con <juelli delle prove precedenti, è appena ritardata sino alla sesta ora; ciò nondimeno si riesce ad ottenere l'azione battericida completa entro le 24 ore. E· sempre evidente la maggiore attività dell 'acqua trattata a 8o mA rispetto a quella catadinizzata a 38 mA. Le conclusioni delle esperienze compiute sono le seguenti: 1° - L'acqua di Firenze attivata con corrente di 38 mA. dal « Som 500 M » e poi inquinata subito con ro.ooo b. coli per cc. ha un'azione battericida che si manifesta già dopo una, due ore; non è completa alla sesta ora, ma lo diviene dopo questo tempo e lo è con sicurezza alla ventiquattreSlma ora. 2 ° - Detta acqua conserva, dopo uno o due giorni dall'attivazione, le sue proprietà sul b. coli; in tal caso l'azione battericida è leggermente att~.:­ nuata e rallentata, ma comunque tale da manifestarsi completa entro le 14 ore. 3o - Costantemente più intensa si è dimostrata l'azione battericida dell'acqua attivata con un amperaggio superiore a quello normalmente usato. L'uso pratico della elettrocatadinizzazione richiede preventivi saggi chimici neli' acqua da trattare. Con acqua dalla composizione simile a quella di Firenze, il potere battericida assunto dall'acqua nel procedimento di elettrocatadinizzazione è certo notevolissimo, e di abbastanza lunga durata, ma è accompagnato da effetto sicuro solo a distanza di molte ore dal momento della contaminazione. Non si può perciò sempre contare su q uesto potere mi.crobicida, quando si tratta di raccogliere le acque elettrocatadinizzate in recipienti non sicuri dal punto di vista igienico, a meno che la permanenza in questi recipienti, prima dell'uso, non possa prolungarsi a lungo e possibilmente un giorno. Abbiamo sperimentata l'azione battericida dell'acqua di Firenze attivata e poi inquinata con quantità non rilevanti di germi (s-ro.ooo b. col i per cc.) poichè in pratica capita difficilmente che acque già trattate cori un qualunque sistema depurante possano successivamente inquinarsi in modo massivo. Ma è ovvio che l'azione battericida di un'acqua catadinizzata è in rapporto, oltre che con la composizione chimica e con l'attivazione, anche <"On la concentrazione di germi: ulteriori ricerche sono in corso nel nostro laboratorio onde sperimentare l'intensità di questa azione nel caso che un'acqua già attivata venisse in contatto con quantità di germi maggiori di quelle adoperate negli esperimenti riferiti in questa nota. RIASSUNTo. - Ricerche praticate con l'acqua della conduttura di Firenze elettroc;n;J dinizzata con l'apparecchio << Som 500 M )), per metterne in evidenza l'azione microhicida sul b. coli, hanno dimostrato:


che questa azione è notevole anche a distanza di 48 ore dalla elettrocatadinizzazione su cariche di 5- 10.000 b. coli, per cc.; 2° - che essa è relativamente più intensa con l'attivazione di 8o mA che con quella da 38 mA.; 3° - che nell'un caso c ncil'altro - tuttavta - tale azione microbicida sul b. coli òiventa assoluta solo dopo la sesta ora. 1° -

BIBLIOGRAFIA. ( t) LA CAvA: Azt011i oligodinan11che dei metalli sui batteri. -

Annali d'Igiene, fase. 9•

I93L (2) Estratti di atte.<tm; e scritti scientifici sul Katadin. - Milano, S. l. M. A. « Katadin » . (3) Archif fur Schiffs und Tropen - Hygicne, \•ol. 36, n. 4, 1932. (4) PIAZZA: Azi011i oligodinamiche dei metalli. 1934·

Giornale di Medicina Militare, fase. I V,

(s) BERTAI\ELLJ, c.~sERto c P ERAGALLO: Ricerche sulla potabilizzazione delle acque col metodo « Katadin ». - Annali d'Igiene, fase. 10, 1936. (6) PERINt: Ricerche sperimentali sulle possibilità pratiche dell'acqua catadùzizzata nella disinfezione di sostanze alimentari. - Annali d'Igiene, fase. rr, 1936. (7) ScHtoPPA: Ricerche sperimentali m/l'azione dell'acqua catadinizzata sui batteri. Annali d'Igiene, fase. 11 , 19.36.

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MI L/TARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI. (Dai verbali pt:rvt:nuri allo Dirt:zionc genera/l' di SanÌtÌJ militar~: nd marzo 1940· X VI/l) .

ANZIO (campo san. clim. militare). Maggiore medico ERNESTO MtLETTI: Tmtativi e risultati di en-apia locale nella tbc. polmonare (iniezioni sclerosanti intrapar~chimail). L'O. accenna alla storia del metodo che non fu ignorato da Ippocrate, fu tentato dal Baglivi, dal Barry, da Richter, dallo stesso Forlanini prima della applicazione del p. n. x., fu attuato dal Breccia, dal Gasbarrini fin dal 1916 e poi ripreso dallo stesso con soluzione diversa dalle precedenti, e recentemente dal Montanini con i sali di bario. Esamina le diverse vie d i introduzione proposte, le loro indicazioni, i loro inconvenienti ed i diversi medicamenti adoperati. Riferisce sui risultati clinici ottenuti dai vari AA. e sui controlli anatomo- patologici eseguiti. Sottopone a critica severa le: conclusioni del dott. Carnielli, che ha esperimentato c trattato su larga scala, nelle diverse formt di t. b. c. polmonare, la soluzione Gasbarrini (salicitato di sodio, glicerina e silicato di sodio) e senza condividere in pieno le ottimistiche conclusioni del Guarnieri, afferma che il metodo non va rigettato per le idee preconcette, ma largamente esperimentato per la sua tollerabilità, la facilità di applicazione e l'innocuità. La sclerosi da esso provocata influenza infatti, sicuramente, l'andamento delle lesioni, specie, di quelle torpide e circoscritte, coadiuva efficacemente la terapia sanatoriale e generale in quelle più diffuse, antiche e cavitarie, può sostituire, almeno in parte, gli interventi non attuabili per estese aderenze pleuriche e per rigidità polmonare ed, a suo parere, può completare efficacemente il metodo Monaldi della aspirazione endo-<:avitaria delle caverne. /b. Tenente medico inc. g . s. GREcORto STELO: l reumatismi anicolari cronici.

L'O. espone l'argomento sintetizzando le opinioni attualmente dominanti ctrca la etiopatogenesi e la sistemazione clinica delle artriti croniche. Si sofferma specialmente sulle ricerche scientifiche e sugli sforzi compiuti in ogni tempo dagli studiosi per chiarire l'etiologia tuttora incerta, oscura ed assai controversa di questo gruppo di malattie. Seguendo la classificazione dei più autorevoli patologi e clinici italiani, l'O. parla delle manifestazioni e decorso clinico delle varie forme di artriti croniche: reumatismi articolari cronici primitivi a tipo infiammatorio (poliartrite cronica primaria progressiva, morbo di Stili, spondilite cronica primaria anchilosante) e a tipo degenerativo (osteoartrosi primaria deformante, spondilosi deformante); reumatismi articolari cronici secondari di varia natura (reumatismo cronico secondario alla poliartrite acuta, reumatismo tubercolare, sifilitico, blenorragico; mal di Perthes, 1° e 2° mal di Kohler, mal di KienbOCk. nodi di H eberden, artrite uratica, alcaptonurica, emofiliache, artropatie neuropatiche). Accenna poi brevemente i criteri terapeutici comunemente seguiti nelle varie forme suddette. 111ustra infine un caso di pseudoreumatismo tipo Grocco- Poncet occorso in un ricoverato del suo reparto affetto da tubercolosi a tipo nodulo-sclerotico della sezione polmonart: superiore destra.


NAPOLI. Maggiore medico SALVATORE VITALE: Indicazioni operatorie delle mauotditi at·ute. Esiti opt'ratori. Dùamina dei provvedimemi medico- legali. L'O., dopo a \·cr fatto notar..: l'importanza della esatta interpretazione dci farti che si osservano in clinica otoiatrica, espone in sintesi rapida le cause c l'evoluzione delle otomastoiditi acute e le varie complicazioni che da esse possono derivare. Indi si sofferma sul momento più opportuno per intervenire in un 'otomastoidite acuta a seconda dell'età del soggetto e della multiforme simomatologia che in ciascun caso può essere osservata: poichè per ogni infermo vi sono sempre fatti nuovi e quindi bisogna considerare le varie circostanze, lo stato generale, le minacce di complicazione e la decisione operatoria matu ramente riflettuta. Molto aiutano dice l'O. il corteo sintomatico e gli es:~ mi accessori, ma ciò che deve sostenere l'operatore nella sua decisione intervenzionista è l'esperienza fonmtasi attraverso il lavoro quotidiano, poichè spesso i casi più allarmanti in apparenza sono quelli che richiedono di temporegg1are, mentre nelle forme torpiJe l'astensione poLrà lasciare che si manifestino complicazioni gravi. Riguardo agli esiti operatori l'O. ricorda una grandissima verità dei più celebri otoiatrici: cc E' più difficile mediCJre che operare una mastoidc >l c purtroppo solo chi non ha medicato una mastoidc operata può non confermare questo giudizio scaturito da decenni di esperimento. I provvedimenti medico- legali, conclude l'O., richiedono molta oculatezza per valutare nella giusta misura, gli esiti ~pecie a carico della diminuzione del potere uditi vo. poichè nella pratica quotidiana si osserva di frequente, che ciò che riferisce l'ammalato, specie durante l'esame con la voce di conversazione, non risponde a verità. ]';OVARA. T enente medico CAKUl ALBEkTO P ozzoLO: [A carie dentaria. L'O. ha esaminato il problema della carie dentaria dal lato etiopatogenetico, soffcrmandosi specialmente sulle cause interne predisponenti pre e post-natali e sulle cause locali. H a esposto poi i risult:tti dei più recenti esami batteriologici sulla microflora respon· sabile del processo. Dopo l'esame anatomo - patologico delle lesioni C:Jriose c delle loro complicanze (osteiti, granuloma apicale, cisti radicolari, infezioni focali, ecc.), ba esposto brevemente la sintom:uologia e la cura delb lesione.

l b. Capitano chimico fa rmacista FEDE.ntco RoLFO: LA ucrilizzazione in farmacia. L 'O. ha passato in rassegna, in una succinta esposizione, i vari metodi di sterilizza· zione dei medicinali sia nelle tarmacie sia nei gabinetti di chimica soffermandosi per ultimo sulla sterilizzazione dei principal i prodotti iniettabili, la cui prepara zione rien tn r urc nelle possibilità di lavoro di una farmac ia sufficien temente attrezzata.

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RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

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IGIENE Sul tratwrnento delia dissenteria da bacilli di Flexner- r co11 siero antidissenterico polivalente. - « Der Deutsche Militararzt n, n. 2 , febbraio 1940.

BRiiNIG E. e ScHLOSSBERGER H.:

1 risultati della cura della dissenteria bacillare con siero antidissenterico, durame la grande guerra furono poco soddisfacenti. T aluni AA. vantarono dei brillanti successi, ottenuti usand~ grandi quantità di siero antidissenterico, anche in casi di dissenteria da bacillo di Shiga- Kruse. Ma .la più g.ran ~rte dei . medici non re~tarono a Han~ c~nvin~ della sicura efficacia della Sleroterapla. L mefficac1a o almeno l mcertezza de1 nsultau non era però da attribuir~. al p~~edime~t~ ~ se stesso, ~a ~Ila scarsa quantità di antitossina e di anticorpi anumfettlvl, che 1 s1en allora preparao contenevano. Da allora a oggi l'industria siero~ogic~ ~ed esca. s.i è anche preoccupata di allestire dci sieri con un alto titolo di anticorpi anudJssentenct_ Gli AA. hanno. avuto l'opportunità di saggiare l'efficacia terapeutica del siero polivalente dissenterico antitossico- aotiinfettivo in un campo di prigionieri di guerra in Polonia nell'ottobre del 1939. La diagnosi clinica di dissenteria fu confermata dalle ricerch~ di laboratorio, che misero in evidenza i batteri di Flexner- Y; in totale vi furono 8!J casi. Accanto a quelli lievi si osservarono dei casi gravi e complicati da influenza, bronchite, broncopolmonite. In 39 pp., in cui l'infezione si presentava con sintomi gravi, fu impiegato, oltre il comune trattamento, anche il siero in quantità di 10 e talvolta di 20-30 c.c. in più volte_ L 'efficacia terapeutica del siero polivalente è stata evidentissima, specialmente quando il trattamento era iniziato subito; dopo la prima o la seconda iniezione di 10 C-C. di siero, diminuivano le scariche, si attenuava il tenesimo, scompariva il sangue, e l'ammalato si a vviava ad una rapida guarigione_ I b uoni risultati balzano più netti dai confronti fatti con i casi leggeri non trattati con ii siero; qui i sintomi della ·malattia scompari vano assai lentamente. Su 39 casi curati col siero vi fu un solo decesso, dovuto alla complicazione di una broncopolmonite. Le iniezioni di siero sono state ben sopportate; in un solo paziente, trattato tar divamente con ben 5 in~zioni, si notarono sintomi della malattia da siero. REITANO.

G_ BLANC e M. BALTAZARD: Longevità dei virus dtl tifo rnurmo nelle deiezioni rle!le pulci infette. - cc Bull. Soc. path. exot. », n. 1, 1940.

Ch. _N.ico~le, ~·. Blanc e C. Consci l, sin dal 1914, avevano dimostrato la ,·irulenza delle detCZJOm de1 pidocchi infetti di virus del tifo epidemico, e avevano anche insistito sull'importa nza che tali deiezioni virulente avevano nella trasmissione della malattia; il virus. penen:ava attraverso le piccole lesioni prodotte dal gratta mento e non JXr puntura dei ptdocchl. Nel 1923, Arkwright <' Bacot (quest'ultimo vittima di un'infezione di laboratorio) dimostraron o la conservazione del virus tiFico allo stàto secco nelle deiezioni dei pidocchi;


fatto questo in contradizione con la nozione, generalmente ammessa, della rapida distruzione del virus fuori dall'organismo vivente, e di grande importanza dal punto di vista epidemiologico. Ma queste ricerche furono presto dimenùcate e il dogma della trasmissione del virus tifico per puntura continuò a sussistere. Le ricerche di B. Fcjgin e poi quelle di Starzyk, rimisero il problema all'ordine dd giorno, con la precisa dimostrazione della straordinaria sopravvivenza del virus dd tifo esantematico storico delle deiezioni dei pidocchi, in condizioni naturali. Anche per il Yirus dd tifo esant. endemico (murino) Dyer e collab. nel 1931 dimostrarono la virulenza delle deiezioni delle pulci infette e la non trasmissibilità per mezzo della puntura delle pulci. In una serie di ri..:crche sperimentali, all'Istituto Pasteur del Marocco, gli AA. han jX>tuto dimostrare la sopravvivenza del virus del tifo endemico, contenuto nelle deiezioni delle pulci allo stato secco, per 255, 275, 453, 651 giorni. La titolazione del virus ha ~r­ messo di determinare che t/ IOo di mgr. induce a colpo sicuro l'infezione nell'uomo nel roo % dei casi (di cui 90 sono forma di malattia apparente e 10 in forma inapparente). La sensibilità dell'uomo al virus secco è almeno 100 volte maggiore di quella della cavia. Il virus secco, dopo 651 giorni, è ancora attivo alla medesima dose di I/too di mgr. come al primo giorno della raccolta. Le deiezioni virulente sono essiccate in presenza di CaCh per 48 ore e poi conservate in ampolle di vetro neutro, nelle quali è stato fatto l' vuoto lino a 1/ roo0 di millimetro. Questo virus, così stabile, può essere utilizzato praticamente per almeno due anni ('Cf la preparazione del ,·accino, senza che si renda necessario il controllo della sua virulenza. L'alto potere infettante, la grande diffusibilità di questo virus io polvere, la possibilità di penetrazione attraverso le mucose, la non trasmissione per puntura dell'insetto. la conservazione lunghissima anche i n condizioni naturali, sono tutti elementi che ten· dono a far modificare le nozioni epidemiologiche sul tifo murino e sul tifo epidemico. La sopravvivenza del virus nelle deiezioni serve a spiegare sia l'endemia del tifo mon· diale, sia ia possibilità di trasporti ectopici del virus stesso a distanza, anche senza l'intervento di ectoparassiti.

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REITANO.

TRAUMATOLOGIA. OsERST Duss:

La chirurgia sul campo nel servizio sanitario militar·e svizzero. - Zurigo,

" Morgarten - Verbg ''• pp. 332. 1939.

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Molti sono gli articoli eh~ l'A. di questa << guida » ha scritto in passato sulla chirurgia di guerra e sull'organizzazione del servizio sanitario talchè il suo nome è oggi largamc:nte conosciuto anche fuori d~i confini del suo Paese. E le aspettative di un libro riassuntivo sono st:uc oggi molto ampiamente superate. Esso, infatti, sebbene sia in parte destinato alla Patria dell'A., tuttavia risveglia l'interesse di tutti i chirurghi e medici militari. Veramente incisivo è il modo col quale vi sono descritti i rapporti tra organizzazione e ch irurgia di guerra così come vi sono riportati gli insegnamenti della grande guerra. Non avendo Dubs la personale esperienza della grande guerra, ha dovuto attingere, con criterio critico. ali~ fonti dci vari p:~csi. Gli AA. tedeschi vi ocwpano un posto prcmin~nte. N d I capitolo: <' Introduzione :~1\a storia della chirurgia d i guerra e del servizio sanitario \), noi trovi:~mo un eççel\ente riassunto storico orientativo che manca compie· tamente nei moderni come nei più antichi tr::mati di chirurgia di guerra e che perciò è di interesse tutto particolare. Nel debi't<l conto svno, tra gli altri, tenuti anche gli italiani Giovanni Vigo e Bartolomeo Maggi.


A parte, Dubs Jà un breve sguardo d'insieme allo s,·iluppo di alcune importanti parti della chirurgia di guerra, c precisamcnt.: si occupa singolarmente dclb tmpaml· -zione, della amputazione, dell'anestesia e dello .illilttppo della tra,;fusione del sangue. Segue un'ampia disamina dello svilu ppo delb chirurgia di guerra e del servizio sanit:1rio rnilirare in Is vizzera. l singoli capitoli riguardano: II c:1pitolo: ,; L'attività chirurgica nel sen·izio sa~1it:1ri~ militare, secondo le esperienze di guerra, coi seguenti sottocapitoli: 1°) Luoghi e sfera eh svolgimento dell'attività chirurgica nel servizio sanit:trio militare (posto d i medicazione di battaglione, posto di medic:tzione reggimentale, ospedale da campo); 2°) La chirurgia in campo nella guerra di posizione cd in quelb di movimento; 3o) L:a chirurgia in campo ed il trasporto '' · - III capitolo: <'Chirur g ia di guerra c chirurgia in campo " · - IV capitelo: « Il nuovo ordin:trnento Jel servizio chirurgico nell' Arm:J.ta '' · - V capitolo: u Importanti capitoli nel campo della chirurgia di gucrr:1 e del med ico nllc truppe " · LA CHIRURGIA DI GUERRA E LA CHIRURGI:\ SUL CAMPO. - (n un primo SOttOcapitolo Dubs tratta delle condizioni generali di cotesta chirurgia, in un secondo tratteggia la figur:l del chirurgo sul campo dì battagl ia dicendo, fr,l l'altro, "che egli de,·c avere senso per le cose essenziali, per ciò che è:: importante e semplice. De,·e saper portare soccorso ed improvvisare in tutte le situazioni. Così non so no chirurghi sul campo quei signori, av\-czzi ad oper::~rc in s:tle o perawrie mag nifiche e bene :.mezzate, con angoli bene arrotondati. E' il solo senso pratico e lo sguardo aèuto e pronto che riesce decisivo, in primo luogo, non già la grandezza e gli attributi scientifici >) . A questo sottocapitolo ne segu e poi uno dedicato :~ll'operare sul campo di battaglia, sq,ruito da un alr ro dedicato alle esigenze cui deve corrispondere l':tttività del chirurgo in campo. Il c::~ pìtolo termina c.on un '5° sottocapitolo dedicato alle équipe chirurgiche. Nel complesso dobbiamo far rìle,·are che, in tutto questo importante ::apitolo, la rn:lteria è più che altro ricavata da <.JU::tnto è stato scritto e farro in Francia ed in Germania dato che il ser"izio sanitario ~,· izzero più che avere una decis:l fisionomia propri:~ è andato modellandosi su quelli dci pre detti due P:~esi confinanti. ()RGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO CHIRURGICO ~ELL'ARMATA 'V!ZZERA. -

Di nU0\'0 ci sono

le ambulanze chirurgiche il cui numero i:: presso a poco simile a quello delle comuni autoambulanze (6o). Ognuna di tsse h:1 7 medici e forma 2 équipe chirurgiche ed è prov'\.'ed ura di un apparecchio mobile per sterilizzaz ione e di un apparecchio radiografico rr:~­ sportabile. Suo scopo è quello di raggiungere gli ospedali dn c:~ mpo più prossimi al fronte. Cotesti ospedali da campo, in numero di 1 rer ogni brig:H:l alpina e per og ni òivisione, e di 2 per ogni Corpo d'armata cd Armata, hanno dunque una finalità del tutto particolare rispetto agli altri ospedali d:1 campo i quali sono assegnati in numero di 1 per Corpo d'armata e di 2 per Armat:-r. Lo sgombero è regolato dai cosidetti <• po.<ti di conggna " di nuova costituzione, i quali sono collega ti il più possibile col luogo o,·e sta l'ospedale chirurgico. Interessante è il fatto che ogni ~czione di sanità, ogni ambulanza ed ogni sezione di formazione ~:mitari:t militare è fornita di uno special~ di~tacc:1n1ent:o per gassati. Allo speciale scr\'izio ~·a nitario in mont:tg na è dedicato un capitolo a parte . CHJRURGIA IN CA MPo E CHIRI!RCIA m GUERRA. - Come s'è già accennato Dubs stabilisce una differenza tra chirurgia sul campo c chirurgia di guerra. Quest' ultima compre nde tutta qua~ta l'attività chirurgic.1 ri,·olt:a ai feri ti di gucrm a partire d:~llc prime linee s ino al terntorio n:1zionale. La chirurgi:~ ~ul campo cessa al di là dell'ospedale Ja c..tmpo ch_ir,urgico: è una chirurgia contingente che richieòe, al chirurgo in campo, spec i a li qualrta che Dubs enumera in modo molto impressionante c con un certo sarcasmo ed umorismo. L'interessato trova qui risposta a tutte le questioni che riguardano in modo

5 -

(;iornale di mdidna milit·•r w (" .


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speciale la tempeslivit?!. cd a qudle. ancora di indole chirurgica, più dibattute essendo dedicato ad esse uno speciale capitolo. Così a proposito della t rasfusione di Jangw: egli dà la preferenza a quella indircua c raccomanda a tal fine l'apparecchio di Mani; per quella indiretta raccomand:J. in\'CCe il metodo semplice della siringa secondo Muff. Dubs ì: dd parere che la trasfusione di s;1ngue possa essere praticata soltanto ecce:::ionalmc:m( ul/a Sezione di Saniuì, du,·c tro,·ar.o migliore impiego in,·ece i liquidi, cosidetti sostituti\'i dd sangue.: (olofusin, tutofusin ecc.). A proposito dell'anestesia Dubs cn:d~ che non si debba ancora ritenere superfluo. nelle tormazioni s:JOitarie :J\'anzatc.:, i l cloroformio. Dd resto dc.:bbono essere messi a disposizione delle formazioni sanit:uie :mchc tutti g li altri anestetici facendo però di>tinzione fra gli stessi posti chirurgici di pronto soccorso c fra settore e settore. Del beudaggro gessato all'olio d.i fegato dt mer/ur;zo secondo Lohr egli dice che è possibile che esso acquisti una grandissim;t importonza in caso di necessità, sebbene le esperienze della 1-!rande guerra abbiano apportato <.ielle limitazioni in ropporto agli svantaggi dei b~:n­ daggi gessati. In modo molto marcato Duhs si occupa, sotto tre diversi aspetti, nel suo libro, della qunrione dei miglio1·i apparecchi di jissa~ione e di trasporto cd arriva alb conclusione che la stecca di trasporto :1d estensione dev'essere considerata come l'apparecchiatura di trasporto e fissazione migliore c più moderna ndle fratture per arma da fuoco degli ani. La stecca costruita da Dttbs è stat:J introdotta quale modello per l'Armata, in s,·jzzcra. ed ha dato le migliori prove. Degne di nota sono le s11e massime sulla fissazione, sul bendaggio e sul trasporto delle fratture per a. da f. specie del femore. Nella statistica delle fratture del femore per a. da f. Duhs ha riportato, dai dati germanici, la mortalit!l del 51 ~· · secondo Franz. Occorre qui però dire e mettere in chiaro che lo stesso Franz, più tardi, ha corretto la cifra portandoia al 23,3 % a\·endo riconosciuto di essere occorso in un errore. Per quanto concerne.: l'escissione d!!lle fer:re Dubs insiste sul fano che questa può a,·cr luogo soltanto da 6 ad 8 cd eccezionalmente da 12 a 24 ore dopo ed è molto rimar· dtc,·olc anche quanto segue e cioè che la accurata escissione delle ferite, nd senso di hiedrich, occupa tuttavia un posto assai più esiguo di quanto si ammette e che la toilette delle ferite, nota da più vecchia data, giuocherà un ruolo bcn maggiore. Con ciò resta chiarita anche la questione della sutura primitiva come quella che entra in scena solo nel caso deii:J vera e propria cscission::. Al contrario dovrà trovare un impiego ben più esteso che un tempo la sutura ritardata senza nuovo cruentazione, dopo 3-5 giorni. e la sutura secondaria con cruemazione in un tempo più lungo. Circa il trauame11to .<l·condario delle ferite Dubs si sofferrna da una parte ~ull a medicatura· rara, già raccomandata dal Larrey, e dall'alt ra, nelle ferite con forte· secrezione, sul trattamento aperto. In quanto :Jllc ferite articolari egl i è favore\'ole alla chiusura immediata dopo escissione. Nelle fratture intrarticolari dev'essere presa in considerazione, secondo Dubs. la rcsezione primitiva. Nelle infezioni articolari gravi anche Dubs è per la resezionc secon· daria precoce, quale drenaggio cli elezione. Nei confronti dell'indicazione per le tlmput(Jzioni si ass<>cia al punto di vista di FrJn7. e cioè che, in guerra, non si deve essere troppo conservativi. Le ferite consecutive ad :.mputazionc non è necessorio che ~i3no su tur:Hc primitivamente:. Per le f. d'a. da f. del cranio, del torace e dell'addome: e~li s::gue i pri ncipi" che oggi sono uniYersalmentc riconosciuti e che egli formula in n-:odo 1110lto istruttivo. Con molta ampiezza egli d tscutc il rendimento delle singole formazioni sanÌttii'/C e la questione dd tra.• rono nei suoi importanti 1 apporti col soccorso chirurgico. Nel t~sto sono intercalate molte: tabelle di ,-ario tipo, cune chiaramente dimostrative. ln appendice poi ne sono riport:lte ancora altre rica,·ate dalla statistica chirurgica della grande guerr.l sia dn parte tedesco che francese : cJ è appumo qui che Dubs riporta amplissimamente


3II ~ nche i dati italiani ricavati dal M:.mganaro, specie

pu quanto riguarda i calcoli delle

perdite e degli sgomberi ed i tempi dei trasporti. Molti dati bibliografici sono raccolti in fine di ciascun capitolo. GALLETTO.

RADIOLOGIA

G. FREGOI'ARA: Tempia Islllmlllica dell'ulcera ga.<trira e duodenale. dica », anno XXX, ,·ol. Il, n. 50, dicembre 1939.

'' Minerva me-

L"A. ha seguito clinicamente c radiologicamentc 23 pazienti di ulcera gastrica c clucx.lenale, sottoposti a rcrapi<~ istaminica. In tutti i pazienti la diagnosi clinica era stata c::mfermata da un controllo radiologico. li metodo di cura fu il seguente: iniezioni quotidiane da 2 cc. di soluzione istaminica contenente 10 gamma = a mmgr. o,o2 di istamina per 12 giorni e 5 giorni di sospensione, ripetendo la serie tre o quattro volte. Nessuna altra cura medicamentosa è stata contemporaneamente praticata, limitanòo le prescrizioni dietetiche alla sospensione di qualche alimento troppo evidentemente nocivo, e ciò per potere meglio controllare i risultati terapeutici. In tutti i casi presi in esame si ottenne la scomparsa della sintomatologia soggettiva e clinica. Radiologicamentc scomparsa dei segni già rilnati attest:loti la lesione ulcerativa, in qualche caso anche con totale " Restituùo ad integrum )). La ricerca del sangue nelle feci dopo 12 iniezioni od al masimo 24 fu costantemente negativa, mentre prima ddla cura era stata fortemente positi,·a. Le condizioni generali dei pazienti ebbero un notevole miglioramento, in rapporto olle condizioni gastriche normalizzate. DA STO LI.

N EURO- PSICHIATRIA

13. D 1 T uLuo: Antropologia crimtnale. -

L. Pozzi, Editore, 1940.

Scienza puramente e tipicamente italiana, l'antropologia criminale, nata con i classtudi del Lombroso, evolutasi con quelli del F erri, Sergi, Patrizi, Carrara, Saporito, De Sanctis ed altri illustri AA. italiani, si sviluppa nella epoca attuale con indirizzo costituzionalistico- biotipologico, sorto nella scuola romana, allo scopo di applicare i rri n ei p l ed i metodi della dottrina costituzionalistica e della biologia ed ortogenesi umana del P ende allo studio del delinquente. Per opera dell'A. tali principi sono ~tati introdotti, deci;arnente nella criminologia, i o sehruito ad accurate e lunghe osservazioni su migliaia di delinquenti le quali dimostrarono che l'importanza dei comuni fattori della criminalità era sempre subordinata a q uel complesso di caratteri funzionali, morfologici, psicologici, che non sono altro che b costituzione individuale. Di qui il geniale concetto della costituzione delinquenziale col quale l'A. intende affermare l'esistenza di una cc predisposizione costituzionale ali:! delinquenza in genere conseguente ad una particolare struttura della personalità del delinquente ed alla presenza in essa dj particolari caratteristiche fisio- psichiche capaci di favorire lo sviluppo di reazioni criminose in occasione anche di circostanze e di stimoli <:steriori insufficienti in quanto ancora al disotto della soglia operante sulla massa degli individui ». Come esistono costituzioni neuropatiche, psicopatiche, uricemiche, che, in particolari condizioni, evolvono verso le corrispondenti malattie. così l:l costituzione delinquenziale (che non deve essere mai intesa come malattia) dà luogo ad una predisposizione verso S tel


atti criminosi che si ri,·cla ~otto l"intlucnza degli altri fattori d el ::~ criminalit~ c che agi ~cono scnsibilizzando t::~lc prcdisposizionc. E cco pertanto la nccc~s ità di inJI\ iùuare, nello studio del delinquente, tJic coswu 'lione. se ci si vuole rcmkr conto Jdla gravid del reato, c della pericolosid c della cor regibilità del delinquente: e di utilizzare. per tale studio, l'indirizzo costituzion:Jiisticv. hiologico, unimrio, che.:, considcrantlo la personalità nei suoi rapporti ereditari cd am· bient::~li, ed in tutti i suoi ~~~petti: fisico, psichico, biologico, morfologico. ccc. mediante l'es:Jrnc eseguito con i comuni metodi rispetti·,.i, è l'unico ca pace di mostrare intcgr:~l­ mcnte la personalità dd delinquente c di orientare il giudice nl il perito nelb soluzione dci quesiti meùico - lcg:1li rigu:m.lanti la applic:1zionc dcii:~ pena. 1:~ ,·:Jiutaz.ione deiiJ rt'· sponsabilittà e la prevcn:tionc della delinquenza. I n questo bel lihro l"t\. ~\olge in maniera ampi:l, complct:J, ed esauriente la tr:llla· 'lione delle c:~usc del delitto, nei loro aspetti generici e ~ pccirici: facendo rib·arc ~li m~· portanti rapporti che con c~so h anno la erc.:dità criminale e psicopatica, e le strunure ~: le funzioni, sia fisiologi che che patologiche dd sistema nervoso e specialmente dci lohr frontali che tanta parte, come è noto. hanno ne lla intcl!t:nu:tlità c nella cap:tcit3 ini bnoria. Dopo :tvcre es:-eminaw la patogcnesi - se così si può dire - del del itto. os~ i:t il rmxlo nel qu:tlc i fauori biologici predetti lo provoc:tno, ed il meccanismo di s1·iluppo dei fenomeni criminosi, l'A. tratta l'cs:une della pcrso nalit1t dci delinquenti n o ncht: l'in· dirizzo da seguire nelle 1·arie indagini (morfologic:J, funzionale, neuropsichica. htc>~rafica) e li classifica •n: t 0 • occasionati; 2° • costituzionali; 3° • pazzi e pazz i tldin· quenti. Particolarmente intcrcss:tntc per la sua geni:tlità cd origin:tlità è la classificazione dei criminali del secondo gruppo che l'A. Ji,·ide in due ~ottogruppi . e pr ecisamcnu: quello dci « delinquenti costituzionali comuni » affini ai " criminaloidi 1• descritti tf..IIJ scuola di Antropologia Criminale ltali:ma ed ai psicoJegcner:Jti con i quali hanno m comune molti caratteri psicologici, ma da cui si differenziano per la gra,·e di~moralit't che. in particol:tri circostanze, li spinge all'nionc criminosa ; e quello dei '' delinquenti rostituzionali diffcrcn zati "· Questi comprenùono: r" • i d. c. ad orient:tmcnto ipocn> lutivo (delinquente nato del Lombro~o); 2'' · i cl. ç. ad oricnt:tmcnto ncuropsicopatu:o (tpilcttiforme, isteriforme, ncurasteniforme, e lor() varietà: epilettoide, convulsi,·o nw· torio. convulsivo psichico, eretistico, depressil o): f . i d. c. :td orientamento p~ico­ J':Itico (defìcit:trio, su b • o~scssi1·o. fX1r::tnoide, schizo idc, cicloide. instabile); .( • i d. c. ad orientamento misto. Questo conceno di " ()rÌI:n t:unenro" ,.a inteso nel semo che: in tali delinquenti cosu tuzionali la predisposiz ionc al dclitto. oltre che da :mom:~lie del carattere ipocvoluti,·o. i: sostenuta anche da an om:1lic, rispettii·:Jmcnte ncuropsicopatiche, o psicopatiche. c che bisogna perciò distin g uere d:ti comuni ncuropsicop:ttici con episodi di criminalità occa· sionale. Di particolare in tc rc, ~c per la maggiore pcricol c~ ità, c più gra,·e dispcsizi(: nc :~l delitto è inline il d. c. ad ori<:ntamcn to misto pcrchi: in esso, ai car:-~tteri dell'orient:l mento ipocvoiutivo si .:.~soci:mo quelli d::ll 'oric ntanwnto ncuropsicopatico o psicop:HÌl'u. E' questO gr:~nd e gruppo dci del inquenti costituzio nali. nelle sue ,·arictà moltt.: plk•. che corrisponde ai co,idetti d elinquenti abitu:lli , ai professio nali c " per tendenza " co,ì definiti nel nuo\O Cod•cc Penalc h aìian:) mentre i " prim:tri ,, cd i " recidivi " m·I!C' stesso Codice sono compresi fr:t gli occasion:Jii dalb chssifica:t ionc dell'A .• il qua le. nc:1 1iguanli si:t degli un i che de)!! i altri, tr::mJ. !n un particolare capitolo. il delicato pro blcma dd loro trattnmcnto pcn:~le c medico-leg:tlc. Mentre i delinquenti ccca~i onali r. on possono non c~serc giudicati imputabili o re ~ronsabili, i costitut.inn:tli, ~ccondo l'A .. òc1ono cs,crc rig uard::tti diversamente a scconJJ che si tratti di d. c. comuni, o di d. c. con orientamento sintom:ttologico clinico. Pokh~


primi possiedono una sufficiente capacità Ji intendere l'azione intimidati,·a ddlc leggi, nsi sono, al pari degli occasionali, imputabili, mentre i secondi, pur non potcndos1 n• nsiderarc al momemo del reato, in stato di infermità mentale, presentano guasi sempre turbamenti neuropsichici che incidono sulla capacità di volere e quindi ne risulta che 1.1 loro responsabìfità è molto incerta. Per questi egli ritiene, d':1ccordo con altri criminologi e con J'Escobedo, che debbano applic::trsi pron-cdimcnti preventivi e correttivi e cioè esclusivamente misure di sicurezza, rispondenti ai criteri della rieducazione e della mra. della eliminazione a tempo indeterminato c della difc~a sociale. Circa i delinquenti in fermi di mente, l'A. è del parere che, riguardo ai criminali pazzi - ossia a coloro nei qual i l'infermità mentale aggra,·a la pericolosità già insita nella loro costituzione del inquenziale - il giud izio medico-legale consiste nell'inòicare b misura di sicurc1.za più opportuna; riguardo in,·ece ai pani criminali, cioè a quei crirninali che delinquono rer effetto della malattia ment:tlc, e che possono considerarsi perciò dci delinquenti occasionnli la cui pericolosità è legata esclusivamente alb n:ttura della malattia stessa, può essere upportuno conservare l'istituto della seminfermità, limitatamente però agli anormali psichici ed ai neuropsicopatici e psicopatici lie,·i. 1n fine a coloro che delinquono per psicopatie acute c croniche sono da applicare le m isure di sicure7.za (internamento in Ospedale psichiatrico) pcl solo periodo dcii::! malattia c solo se questa dia luogo a fenomeni di pericolosità, mentre l' A. considera ingiusta l'appl icazione di una misura di sicurezza per coloro che compirono il delitto solt:lnto perchè colpiti da accesso di pazzia e che, cessato questo. to rnarono normali. Si potrebbe obbiettare. che questo concetto è giusto unicamente per le forme amenziali e confusionali tossintettive; le quali si esa~riscono e guariscono con la scomparsa della causa infettiva o tossica che la pro,·ocò; poichè, non si può dire altrettanto d i episodi acu ti c psicopatici msorti, ad esempio, nell'epilessia o nella mdanconia (i cosi-

j

detti raptus), i quali pur cessando, lasciano l'individuo norm::IIe, ma non guarito, e pertanto sempre suscettibile di rcciòi\'e. Del p:1ri l'internamento nell'Ospedale psichiatrico, nel caso precedente di delitro c()mmesso per psicopatia, acuta o cronica, sarebbe sempre opportuno c non soltanto se b psicopatia dia luogo a fenomeni di pcrit.:olosità, costituendo il delitto stesso un t.sponente di tale pericolosità. Molto interessante è il c:~pitolo dedicato alla protilassi della criminalità. nei rapporti con l'eugenica, con la sterilizznione, con l'ortogcnesi, e nelle sue varie forme (J'articolarmente quella minorilc) ed ambienti, specie nell'Esercito. Giustamente l'A. afferma a tale proposito, che per l'adattamento incondizionato e completo alle esigenze della ,·ita milit:-ere, quanto mai complesse e delicate, è necessaria i:.t totale integrità lisio- psichica, specie della moral ità 1ec:riw- pra1ica, Jdb intelligenza. del carattere, e pertanto si impone la climin.tzione, attraverso una accurata cssen ·azione, &gli anormali psichici, dci psicopatici latenti o iniziali che spessissimo ri,·elano tali disturbi psichici solo solto l'influenz:1 della disciplina militare. Quante volte la schizoirenia, infermità a decorso subdolo e lento all'inizio si m:1nifesta sohanto, e spesso per ì ungo periodo di tempo, con stranezze del contegno o con vere reazioni criminose! E 'ìuanta importanza hanno gl i equivaknti, quelli psichici, in specie della epilessia! Chi non ricorda il soldato Misdca? M::1 pur senza giungere ad episodi psicop:uici, vi sono individui, che per il loro com purt:unento gravemente indisciplinato, inadattabile, sono da considc:r:1rsi dei predisposti 31la criminalità. degli anormali dellu sfera etico· semimemak. e d:~ : egnab re come c.:Jcmenti non idonei moralmen!e al servizio militare. N e li 'ultimo capitolo è trattata ampi:-~ mente ed in modo, come se 11prc. c:sauriente c ct.mplcto, la 1erapia della crim inalità, la ricducazinne dci ,.:1ri tipi di Jellll<JUCnti. il H'n· izio sanitario carcer:1rio ed i vari problemi nd esso connessi. All'antropologia crimi-


naie, conc\udt.: l'A., al quale ci associamo incondizionatamente, spetta c spetterà sempre il compito nobilissimo c.l r contribuire alla eb·azionc materiale e spirituale degli indivi<lui e delle masse, <.li precisare i criteri per migliorare l'individuo, e preparare quindi con lo sviluppo dc\l:t civiltà J'~IV\'CiltO di una urmnità migliore.

DER/H O - SIF!LOGR A FIA.

F'.: Contrihlllo sperimentale allo .;rndio dd m t:ccanù mo d'a~ione drglt arsenobenzoli e dei compo.ai cii'Om atià d : arsenico pcntavalente. - t• Il D.:rmosirÌ· lografo H, marzo 194cJ-;\VIII , n. 3·

SERRA G. c GAGN.\

Il 3" fascicolo di questa importante fi\'Jsta è dcdic:no csdusi,·arm:nte all'i ntc:ressantc lavoro del prof. Serra e del don. Cagna, eseguito nell'Istituto d i igiene e di microhiologra dcii::! R. u ni,·crsità di T orino, sotto la direzione del prof. Azzi Azzo. Gli AA. ricord ,m o anzitutto le numerose ricerche spe rimentali succcdutcsi in molli lustri dal 1874 ad oggi sui 2 grandi gru ppi di composti arsen icali aromatici: Gruppo dei deri v:.~ti ùcll'ocido ;;rsenico ( As O ,). nclb cu i molecob il met:.~ll oide ha funzione .Ji atomo penta,·a lente ( dcri,·ati dell 'aciJo pa r:r-am i no-fenil-arsenico), e Gruppo dei <.kri· vati ddl'::rciclo arsenioso (As~ O, ), ner qu:rli l'arsenico si comporta come elemento tri,·:tle nte (arseno - benzoli). Gli AA. p:rssano poi ad illustrare i vari tentativi di applirazic nc terapcutica dci diversi farm:lci, rif:tcendosi alle prime origini della chcrnioter::~pia arsenicale e :.~1 suo fondatore P:10lo Erlich , sia nelle infc:zioni provocate che nelle malottic trasmesse all'uomo da rripanosomi c spirochetc. Riferiscono quindi circa i risultati da essi ottenuti in seguito ad alcune serie di esperienze pcrsonnli, condotte non solo in ·:itro ma in vi,·o (coniglio), al fine ùi contribuire :lllo studio del meccanismo di azione dci composti arsenicali pcntavalcnti c tri valenti cci allo scopo di determinare i vant:tggi e gli inconvenienti dei vari prcparari ed il valore tt:rapeutico dei due gru ppi nelb pratica clinicn. G li AA. furono trani alle loro ricerche. iniziate fin dal 1934. dagli eloquenti risultati di numerose ind::~gini eseguite dalla Scuob del prof. Azzi sugli equilibri delle d ifese immunitarie nelle infezioni sperimentali, sia in condizioni normali, sia in seguito a fattori ù i perturh:Hnento delle resistenze organiche, ::Jtti a causare una stimolnione o una inibizione, p:.~rz.i J ie o totale. delle naturali re;tzioni di difesa . Dalle cspericnu personali degli AA. è risultato che gli arsenobenzoli (Sakrrs:~ n - 6o6 - e Ncos:.~h·a r s:m - 914) sono dotati di un evidente potere battericida in vitro sullo staffilococco piogcno aureo. noncht: di una considerevole attività tossica in vitro sullo stnffilococco piogcno aureo, ~u l B::tcterium prodigiosum, sul Bact. pyocyaneum e sul Bact. coli , attività esaltantesi in misura cospicua per effeuo dell'aggiunta di sangue o di cstrJtti d i org:tni freschi di coniglio alle miscele S(1luzioni arsenobenzolica c sospensione battcric:t. E' risult:Ho inoltre che l'azione micruhicida è dirett:rmcnte proporzionale alla ron ct·mrnione dell'arsenobenzolo e al tempo di m:rtur:rzione delle miscele anzidette in tnmostato, a 37'', prima dell'allestimento <.Iel le piastre. 111\'CCe, per i prcpar:ni pcnt:walcnti (:ttoxyl. sto\'arsnlo sod ico, arsam inol , :~cc tiiJr­ sano) gli espcrimentatori non h:rnno riscomra to nè in vi,·o, nè in vitro (contrariamt·ntc a <1uanro :-rffcrmarono di aycr constatato Lcvaditi c l:1maouch i con l'atoxyl sulle spirotccht' c sui trip~rw:.omi) . alcun potere b:ltterici(b sulle specie batteriche considerJte. Gl i AA .. pcrt.r nw. in base :~i risult:lti ddlc proprie ricerche. affacciano l'i potesi .:h.: !!! i :1rscnobcn7oli ::~gis..:ano tcr:rpcuticamcntc per cfft'tto J i un:~ attivit:l p:~rass itutm)',l


315 diretta, mentre gli arsenicali penta,·alenti, al contrario.• agiscano soltanto per via indirerra. t·splicando, in ragione del loro elevato cqntributo d':.~rsenico, un'::tzione trofìc:1 generale $ugli organismi infett:.~ti, che per tal modo vengono ad essere stimolati ndk naturali reazioni difensive. Queste ipotesi troverebbero, secondo gli sperimentatorì, come del resto secondo altri AA., una conferma nella pratica clinica, così come si verifica per esempio nella terapia della sifilide. E' acquisito infatti che in tale terapia gli arsenobenzoli agiscono energica· mente e, soprattutto, rapid<lmenre nelle infezioni recenti do,· ute a setticemia treponemica dando clinicamente l'impressione dì agire direttamente con potere battericida mentre gli arsenicali penta\·alenti tro,·ano la più clas.5ica ed efficace indicazione nelle furmc tardive della sifilide, e più precisamente in quelle della neurosìfilide per l'azione tronca generale (Vcrrotti, Braun, L:~ Mensa, Melle), e scarsa o nessuna atti\'ità nelle manifestazioni recenti della infezione luctìca (Schild, Las:Jr c W :H:Isch, Sow::~de, Blaschko, ecc.). ConcluJenòo, i ricercatori si rifanno al concetto wstenuto Jaii'Erlich , secondo il quale è i nJìspensabilc stabilire una netta distinzione fra la grande attività poss~.:duta dai r·rcpara ti arsenicali tetra,·alenti (arsenobenzoli) c quella scarsa manifestata dai composti arsenicali pent;:w:Jienti (atoxyl e Jeri,·ati). TRIFILETT!.

A. CoLARUsso: La psoriasi come malattia del metabolismo dc•i !ipoidi. forma Medie:~ "• n. 9, marzo 1940.

N:~poli, '' LaRi-

L'A. accenna allo st:no di oscurità in cui ancora si dibattono l'eziologia e la pat<r genesi di qucst::t dermatosi, peraltro bene conosciuta nelle sue manifestazio~i èste~iori e nel suo decorso. E lumcggia l'importanza di una giust:.1 interpretazione d •:~ gnost1ca tra le innumereYolì ipotesi più o meno brillanti - ai fini di una terapia efficace: causak e radicale. L'A. si rifà pertanto alle ricerche degli ultimi decenni, esperite in seguito :1 fre<.JUenti constatazioni di lesioni psoriasìche in soggetti uricemici e dell'influenza benefica ~i trattamenti terapeutici mcdificanti l'alterato ricambio. La concomitanza della psoriasi col diabete, l'ereditarietà delle due malattie nella linea maschile in più generazioni, la comparsa alternata di q ucllc malattie in famiglie di psoria.sici, l'iperglìcemia riscontr:Jta in alcuni psoriasìci (onde la tentata cum insuliuica) hanno mosso vari ricercatori ad indagare i rapporti intercorrenti tra il metabolismo dei vari componenti organici e minerali dell'organismo e la psorìasi. Ed oltre al metabolismo dci proteidi e dci carboidrati è stato esaminato anche quello dei grassi e dei iipoidi . Le proYe hanno avuto per base b ricerc:1 della colcsreri n cm ìa e delb colcsterini:J (che è data dal "/,11, di colesterina contenuta nelle produzion i cutanee; squame. croste ccc.). Per lo studio del metabolismo dci lipìdi è stata :>Ùottata la prova di carico con gr:JSSi, indicata da Buerger e fiabs. L'A. p:~ssa in rassegna i risultati delle ricerche dei \'ari spcriment:Jtori; risultati che non coincidono e che sono talora addirittura. contr:ldditori. Infatti Puby c La.cro ìse, Lort:JtJacob e Blasi hanno trO\'ato ìpercolcstcrìncmia e ipercolesterinìa nei psori:1sicì. mentre Bernhardt c Zalewiki hanno rìsccntraro ipocolesterinemi:l. Marguardt ha notato uguale comportamento dei valori lipcmici sia nella psoriasi che in casi di eczema, orticaria, dernutiti tossiche, ecc. L 'A. cita infine le esperienze fondamentali di Gruetz e Rucrgcr. che sono partiti da un caso di un diabetico cnn lesioni psorì:.siche c xantom:nose, in cui l'esame iswlogico


degli elementi psoriasici puri ha fatto constatare tu:lle papille dermiche, in nctnanza dei vasi, abbondantissimi granuli lipodei extracellulari, migranti fino agli strati epidermici superiori, e nei sangue iperglicemia, iperlipidemia totale, ipercolesterinemia, iP"Crfosfatidemia e innalzamento della curva lipemica da carico grasso. Fatti simili gli stessi AA. h:mno riscontrato, esaminando 21 psoriasici e 32 sogg~~tti sani, e cioè che il contenuto medio del siero in grasso totale, colesterina totale e fosfatidi è nettamente più alto nei psoriasici che nei sani. Inoltre hanno rilevato: J 0 • che le localizzazioni della gotta lipoidea sono assai simili a quelle della J•sonast ; 2" - che in entrambe le affezioni entrano largamente in gioco fattori costituzionali; 3'"' - che entrambe le malattie sono fa,·orevolmente jnfluenzatc da una dieta povera di grassi; 4° - che la regrcssione delle manifestazioni p~oriasichc permane solamente fino a quando gli infermi osservano la dieta poverissima di grassi .

E' s tato inoltre rilevato (Marchionini, Manz é Huss) èhe nc:i psoriasici, sui tratti di '

\

pelle clinicamente sana, non esiste un disturbo dei grassi, come ì: stato riscontrato dagli stessi AA. nello stato seborroico. Riepilogando, l'A. rileva che i vari ricercatori non sono pervenuti a risultati uniformemente concordanti, ma attribuisce queste discordanze, oltre che alla diversità dei metodi impiegati per il dosaggio delle varie frazioni lipidiche, anche alla diversa età dei soggetti presi a trattare e al diverso tipo di alimentazione. Ciò premesso, l'A. conclude concordando con Bruergcr e Gruetz nel considerare la rsoriasi non più una malattia di puro interesse dermatologico, ma una ,·era c propria sindrome da alterato metabolismo dei grassi, e da classificare. tra le lipoidosi colesrerinicM. TRIFIL.ETTI.

CHIMICA.

J. BucHI: Determinazione della formaldeide in presenza di esametilentetram zna. " Phar. Act. Helv. H, 13, 132· 137, 1938. L'A. nell'intento di studiare le alterazioni che subiscono le soluzioni di esametilentetramina per effetto della sterili zzazione e della conservazione, ha messo a punto un metodo per la determinazione della formaldeide in presenza di esametilentctramina, metodo che permette di dosare esattamente gr. o,ooo15·0,oo4 di form aldeiJe in 20 cc. di soluzione di esametilentramina. La tecnica del metodo è la seguente: in una provetta da centrifuga, munita di tappo a smeriglio, si pongono 20 cc. della soluzione di esametilentetramina (al 1o-2o-3o-4o ~..) e si addizionano di 5 cc. di una soluzione d i iodomcrcurato di potassio; si mescola bene, si lascia in riposo per 5 minuti c quindi si centrifuga per 10 minuti alla velocità di 3500 gm. Dopo centrifugazione si versa il liquido limpido soprastante c lo si sostituisce con 20 cc. di acqua, centrifugando di nuovo; questo lavaggio viene ripetuto due volte. Dopo il lavaggio con acqua si aggiungono nella pro\'ctta da centrifuga cc. 5 di acido acetico ::zN e 5 cc. d i una soluzione N /10 di iodio, che discioglie il mercurio precipitato. L'eccesso di iodio si titola con soluzione N / w di ipcsolfito di sodio usando la salda d'amido come indicatore. 1 cc. della soluzione N / 10 Ji iod io corrisponde a gr. o.oo15 di formaldeide. ScoTTI.


317

J. BucHI: Ricerche sulla sten"lizzazione e la conservazione dei/e soluzioni di csametilentetramrna. L· A. ha studiato l'azione dei diversi procedimenti di sterilizzazione sulle soluzioni acquose di csametjlcntetramina (al to-20-JD-40 'l"o) e<.l è arrivato alle conclusioni seguenti: 1 o • Le soluzionj preparate a fre<.ldo c Jopc qualche tempo della loro conser\'azione contengono piccole quantità di formaldeide: trarce di questo composto si trovano quindi ~ep-1 p re in tutte le soluzioni di esametilentetramina. 2 o - l procedimenti di sterilizzazione a caldo favoriscono la decomposizione della molecola della esametilentetramina : la l)Uantità di formaldeide che si libera è tanto maggiore quanto più elevata è la temperatura di sterilizzazione. 3 o _ Non è possibile sterilizzare le soluzioni <.li csametilcntetramina in autoclave o con vapore fluente per le notevoli quantità <.li formaldeide che si formano. 4 o - Le soluzioni di esametilentetramina si al terano tanto più facilmente quanto più son o diluite. 5o _ Nelle soluzioni di esametilcntetramina conservate dopo sterilizzazione si osserva che i prodotti di de~omposi~ione (formaldeide c ammoniaca), formatisi d urante la sterilizzazione, si combmano dt nuovo. 6° - Si possono ottenere soluzioni inieuabili di csametilentetramina al 40 ~t. (preparate asetricamente, filtrate e ti ndalizzate) che non contengano formaldeide più di quanto ne conten gano le fiale di « Urotropina Schering ». Scorri.

TOSSICOLOGIA.

J. DELGA: Azione del ret~tlivo di Nes;ler sui solfuro di etile bictommto (yprite) e sulle ~~ . cLorovinilarsine (lewwte) Ùt soluzione ac quo.sa.- « Journ. Pharm. Chi m. l> , 1, 5, 1940.

l'el corso di alcu ne ricerche l'A. ha notato che la ricerca dell'ammoniaca col reatti vo di Nessler (soluzione alcalina <.li io<.lomercurato di potassio) nelle acque potabili viene ostacolata dalla presenza nell'acqua di yprite o lewisite. Infatti a seconda Jella natura dell'aggressivo varia il tipo eli reazione osservata per aggiunta del Nessler: con l'yprite si ottiene un precipitato bianco, che diventa leggermente giallastro per concentrazioni sensibili Jell'aggressivo nell'acqua. Sulla natura e composizione di questo precipitato l'A. ha in corso ulteriori ricerche. L'importanza di questa reazione Jal punto di \·ista pratico consiste nel fatto che i p rodo tti d'idrolisi dell'yprite (acido cloridrico o tiodiglicol), i quali non presentano prop rietà vescicator~e, _non. dànno col reattivo di ~essler alcuna reazione e, ~e mai, per scn:;ibili conccntraz10nt, danno una debole coloraziOne g~alla . Con le clorovinilarsine si ottiene una colorazione, che si evolve lentamente e che non 5 1 s tnbilizza se non dopo un tempo variabile con la concentrazione dcll"aggressivo. Nella maggior parte dei casi si forma prima una colorazione, che vira appena 5 1 forma un precipitato. Questa reazione è molto sensibile. P er mettersi nelle condizioni praticamenre realizzabili l'A. ha adoperate) per le sue ricerch e dell'acqua esente da ammoniaca (assenza constatata col reattivo di Nessler) che ha a gitato con yprite e lewisite tecniche. Quindi ha filtrato per filtro bagnato per elimina re le goccioline di aggressivo ncn disciolte ottenendo così un filtrato limpido contenente l'aggressivo cd i suoi prodotti d'idrolisi. L 'A . afferma che i migliori risultati li ha ottenuti aggiungendo goccia a goccia e<.l ::!.gi tando a 10 cc. di _filtrato, posti in tubo ?a saggi~, 2 cc. d.i reattivo di Nessler. Realizz~ n do queste condtzJoni l'A. ha ottenuto 1 scguenrt nsultatl: 1 o - C~n acqua ypritaul. Formazione quasi immediata di un precipitato giallastro ancora visibile per una concentrazione <.li gr. o,o7 per litro cl'yprite.


C<Jn acqr«l contenente i prodotti d'rdrolisi dell'yp~r'te. Nessuna reazione per una <"Oncentrazione inferiore al 6 ".;' di aggrcssi,·o. Al disopra di questa concentrazione si ottiene una lieve colorazione giaU:1. 3" - Con acqua inquinato con iervisire. Lo specchietto seguente riassume l'andamento della rc:~zio ne. Ll concentrazione tlc l l':~ggn:ssivo viene esprcssa in funzione tlcl suo w ntcnuto in :~rscnico, che l'A. ha determinato col metodo di Fleury dopo c::•lcinazione. 2° •

Arsenico Reazio1:e i •r g1·. per litro Precipitato bi:~nco. che diventa gng1o 1n 2 minuti. 2 ·93 Idem idem. 1,47

0,293

Precipitato prima marrone e poi grigio.

0, 14 7

Colorazione giallo-a t ancio, che vira, in seguito, al m:Jrrone. Dopo SI forma un prccipit:~ro gr i gi:~stro. Idem idem. Colorazione gi:J!b, eh~ vira, in seguito, al marrone; dopo s1 forma un

o. 05s 0,0293

prccipit:~to.

\

0.0097 Colornione gial l o-p:~ll i d:~ lirnpidJ. Dopo 3 minuti si forma un inrorbidJmento e la color:~ zione vir:1 al rosa. 0.0<>29 Colorazione gi:d!o-venl:>stra p<xo intensa :~!l'inizio. ma che si accentua col tempo. Reazione nncora nettamente sensibile. 0,001 Il reattivo di Nessler può quindi essere :1tloperato non solo per la ricerca dell'3mmoniaca nelle acque, ma anche per es:~mi tossicologici.

L'acqua ypri tata dà col rcatti\'O di !'Jl:sslcr un

prcc i pit:~to

bianco :1ncora pcrccni-

biic per una concentrazione di gr. o.o7 di yprite per litro di acqua. Con acqua contenente lewisitc si ottengono <.lei precipitati o delle colorazioni variabili a seconda della concentrnione dell'aggressivo. La reazione è ancora sensibile per una cr ncentraziune di mgr. 1 <.li arseni<"o per litro. ScoTTI.

SOM:'vfARl DI IUVISTE MEDICHE MILITARI. ANN.~LI 1>! MEt>tct:o~,,

N.w .~~.;E E COJ.n:-o:JALE. Direzione ce JHr;~ lc ddla Sanità militare Marittima. Ministero della M:1rina, Roma. Anno XLVI. fase. l - Il. gennaio - fclr br:Ho 194o-XV!Jl.

Mirra: La prognosi medico - legale della pleurite essudati1·a primaria ::tcut:l neli'Jmhieme mi lit.1re marittimo. Gw::::i: I deri1·ati dello zolfo ndb cura ddb ~) l cnorr:~gia. Rellecci: La reazione di W cii - f-el ix nei libici tracomatcsi Scotti: Acido nicotinico c a ~glutinine specifiche. A-/a/tace R(IJO; Cisti congenita suppurata del polmone. Andrw:::zi: Storia. sviiup:lo e stai t' :mu:~lc d<>!b ,-accinazionc contr0 il tifo cs::Jn· tem:nico. B t: tl.f.1 J;o.: 1:-o:TER:\ATIO -..:AJ, ll l!o S l R\' ICES r>E s ,\l'T É DF.S i\RMÉES Ul n .I\RE, O E MlR ET r>E l'AI R.

- Pubblicato tl:!ll' " O ffict· fnternation:tl de Documentalion dc Médecine Milit:.tire '' · Licgi. K. 2, fcbhraio 19-1 0. Des Ctllelll.; : Appron· i g i un:~ mcnto itlrico delle truppe in gucrr.t. l?ivùta iutemazionule .


• 319 Ufficio internazionale di docuiiiCiltazione di Medicina e Farmacia m ili m re: Sched;e bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia m edica milit:rre. ARGENTINA.

REviSTA DE LA SANIDAD MILITAR. dicembre 1939.

Ministero della guerra, B·ucnos Ayrcs. Anno XXX\'Ill,

Errecart c T o/osa: Contributo :-.Ilo studio dei polipi delle coane.

A ndrada c ùucalea: Polmoniti e :tffczioni polmonar i acute. Considerazioni tera· pcutiche. Bejarano c Romano: Sulla diagnosi di difterite. Nores: Etiopatogencsi dd lo shock nei feriti da proiettili . Palac-io c Vernengo: l. Complicanze oculari nella febbre •• urlian:~ ,, : Il. Coroiditc rpbcrcolarc trattata con antigene metil1co. Slmchez: Localizzazione radioiogica dei corpi e~tr:mci. BELGIO.

ARCHIVES BELCES ou St:.RVICE DE SA~TÉ OE L'AKMÉf.. Liegi, N. 2, febbraio 1940.

Retbzione: Ospedale Militare,

Godeau: Il morale del sokbto. Riems: Su di un caso di precoma diabetico. URASILE.

c

Ht:.vtsTA DE MEOICIXA MtLITAK. - Pubblicazione trimestrale. Direzione c :unministrazione: Directori a de Saùde do Esercito. Rio de Janeiro. Fase. 4, ottobre- dicembre 1939.

Guimaraes Fernandes da Si/va : Di qual i risorse dispongono b clinica e il bl:or:norio per formulare fondatamente la diagnosi d i tubercolosi. Ribeiro Dantas: Tumore dermoide nel limbo corneale. M age/la Bijos: Ricerche chimico- cliniche dd sangue (Determinazione del fosforo). Martins: Morte senza cadavere. De Oliveira: Gas di combattimento (Considerazioni clinico- terapeu tichc). Conca/ves: C ure da aversi nelle formazion i s:lnit:Jrie :wanzate con i feriti oculo- pal. pebr::~li e orbita· oculari. De Castro Carvalho: Considerazioni generali sul m:ltet:'i:Jie s:JOÌt:Jrio in guerra. GERMAI'IA . DER DEuTsCHE

MlUTAJtARZT. ··- RiYista mensile per gli ufficiali dclb Sanità milit:1rc del· l'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinisch en Rcferamenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 3• marzo 1·)40.

Panning: Constata7.ione degli effetti delle armi da fuoco sulle popobzioni di nnion alità tedesca assassinate in Polonia. Guleke: Trattamento delle iesioni del cranio e del cervello. Stier: Osservazioni neurologiche durante la g uerra in Poloni:J, Heim: Sull'importanza delle fratture del femore da arma da fucco 10 gue rra. Reichold: Esperienze Eane da una sezione di s11 nità in Poloni:1 . Moritsch: Notizie sull'inst:tllazione di un osped:tle da campo in Poloni:t. Franke: Notizie sull'attività chirurgica di un ospedale di risen·a nel '939· Haecker: Stecca e fasciatura particobr! per la frattura d'arma da fuoco del ginocchio c del femore in guerra.


320

Rohrer: Principi per il tr;llt.llncnto delle lesioni ùcll..: mascelle e del vtso fino :~1 ncovero del paziente nell'ospedale: specializzato. Saltncr: Sulla terapia delk lesioni cutanee da freddo nell'ambiente militare. Walthcr: Risultati ddb seduta dei medici consultnti il 3 e 4 gennaio 1940 presso I ':JcGtdem i:~ di medicina militare a Berlino. PERV. R~>,· t ,'I'A

nJ; SA:<:IJ>AO i\ht11'AH. -

1--.lini~tcro

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hTJTUTO SA!'Z JTÀ PL'BBI.ICA: N.endinnll. (Vol. II, Parte 111, 1939- XVIII).- Roma. Viale Regina M;~rghcrit:J, 2yg. l'u!'T0:-:1 Vt·rroRtO: Elemt'nti di Lahomto,.io per medici pratici c swdenti, con 83 figu re e 3 ta,·olc ;.1 colori. - Roma, Studio Editori:tie Libreria lnternnionale degli lstituti Uni 1·ersitari, 194o-X VIII. L. 28. Pi cc:t:-:t~ l PR.~ssnELE:

-

Unit,erJÌid ital111ne nella Jtoria delle .>cicnze mediche. Conkrcni'.a. t\li l;Jno, Ufficio Stamp:~ !llcdic:1 h.tliana, 1940 • X\'111.

c~UTI ER l CoLl.ATINO : /)t,;tcrmie 1/l'/11'0('1/docrine e febhricolc tuberrolari.

Estratto tb ll.l " J\:lssegna Jntc rnaz.ion:~ le di Clinica e T cr:.pia , , \'ol. XXI, N. 2-3, ' 9-lo - X\'111.

Id.: l.Jn caso di sf'ii'OI'ht'losi ittero - emorragtca e tifo ttddomuurle dinicam ~ntc dim o.•mao e btolugicamente accertato. Estr:ttto d:~ " La ({i forrna Medie:~ 11, A. LVI , N. 5· t ~J4<>· X\'Jil.


NOTIZIE

RICOMPENSE AL VALOR MILITARE CONCESS E :\D l:FFICIALI DEL CoRPO S.\l\"11' \RIO.

CROGE 01 GUERRA Al, VALOR MILITARE. CoRr-;ELL Riccarclo fu Samuelc e eli Manzi Carolina, Ja LiYorno. copomanipolo medico t " rcggim::nto fnntcria lcgionari::t V. L. - Ufficiale medico di battaglione. dinintoJ·i per !u sua ÙJfaticabile opera intesa come apostolato, accorreva, sprezzante ogni pericolo e sotto intenso fuoco avversario, a medicare feriti e a porgae la sua parola di fede e di c·onforto lcì dove si rendeva nece.<sario il J·uo intervento. - P::auls, 3 - 10 aprile 193S- X\'1.

DE NICOLA Vittorio di Viwngelo e Ji Dc Rino Angela da Monte Silvano (Pescara). ~apomauipolo medico 1• reggimento misto u Frecce Azzurre"· - Ufficiale '!'dico d~· un battaglione impegnato in sanguinosa lotte per la conqt•Ùia di una muntta postzwne, c:m amm irevole sprez zo del pericolo, accorreva a pre.<tare l'opera sua, non solo ai J~ritt: del suo reparto, ma anche a quelli d1 reparti laterali, rimasti momentaneamente pnv1 d1 a.·sùten::a medica. Collocat·a il poJ·tc di medicazione. durante le varie azioni, cui il suo buttaglione prese parte, in localaù che, pur sotto il tiro nemico, pamettevano all'opem di soccorso di svolgersi il più mpidamenre po.<sibile. - Mir:tblanca, 26-27 marzo 1938-XYI. LA GtoiA OsvalJo Ji Vincenzo e Jì Caterin::t !\:arali. da Taranto, capomanipolo medico raggruppamento artiglieria P. C. - Col posto di medicazione in critiche condizioni di funzionamento. pe1·ch~ comvolto nel IÌI'o nemico di controbatterie, provvedetta con ~mmirevole m/ma alla medicazione dà numerosi fel' ;ti. sdegnando per sè ogni ri~am . •'>l po-rtava poi spontaneamer11e sulla linea dei pezzi fortemente battuta, per med1care alcuni feriti leggeri senza distoglierli dal loro compito, cor.tribuendo così a mantenere le u1uadre dei pezzi nella migliore efficenza possibile durant:- la battaglia. - Fronte di Alcaniz (tratto Alcaniz - S. Barbara), 1y marzo 1938- X\' l.

LAvò·oLA Giuseppe eli Gennaro e fu Andreotti Maria, d:J Neopoli (Potenza), c:tpo-. manipolo rnedico 2° battaglione mitraglit'ri "Fiamme Nere "· - Ufficiale medico d 1 battaglione.. durante quaranta gJ<n·n1 di, operazioni, si prodigò sen.za posa ndl'asnstenza dei ferui, non esitando ad esporre la propria 11ita col recar.·i sulla linea di combattimento. dove, per ~erenità, J·aldezza d'animo e noncuranza del pericolo, fu co..-tante e;empio ai (ombarte n ti . - Aragona - C:n:dogna, 5 marzo- 25 :~pril{' t938- X\'J. MASSERA Luigi di Gujdo e eli !'\ella I.histrocchi , da Bussetto (Parma), caponunipolo medico raggruppamento artiglieri::. P. C. - Ufficiale m edico di un gruppo da 75· per tre volte consecutive si portava 110/ontariamc:nte pre,·so altro gruppo vicino conlrob!Jttuto tia,'/'artiglieria avversaria, prodigandosi con perizia ed instancabile zelo a curare i ferift, malgrado c he il posto di medicazione fosse continuamente esposto ai tiro di gmnnu: nem;che. - Km. 23 strada Ganc.les~a- T ortosa, 16 aprile 1938- XVI. M uTOLO Pietro fu Pietro e eli Troj::t Rosalia, da T orretta (Palermo), capomanipolo 5" reggimento CC. NN. - Ufficiale medico di bauaglione, durante una dura azione, vùto <fldtre gravemente ferito un legionario, usciva allo scoperto dal posto di medicazione. portandosi fin dove ~iaceva il colpito. apprestandogli le prime cure•. mentre il r~·mo intorno veniva fcn·ternente battuto dal fuoco nemico. - G:'lnclcsca, 2 apnlc 1938- X\ L


322 LGTI'O DELLA SANITÀ MILITARE.

Il w marzo u. s. dopo breYe e ,·iulcma malattia dcccdc\'a ndi'OspeJale militare di Roma il maggiore medico in s. p.. e. Luc1o MATARAZZO. Nato a Castellabate, in pro,·incia di Salerno, nel 185)6, s'era laureato in Medicina e Chirurgia nella R. Universit3 di Nop<Jll nel 1921. Entrato a far parre t.lel Corpo sanitario militare nel 1922, era stato promosso .:apitano nel 1925 e maggiore nel 195). Aveva partecipato alla grande guerra nncor stuùcnte uni versitario, e nel E935 • 36 :~Ila guerra italaetiopica come direttore di un ' Ambulanz:1 r:~ùiologica prim::t c di un Ospcd:~le "da campo po1. Ufficiale di spiccate ,·irtù militari diede C\'unque continue e brillanti prove d':~mor patrio e d'abnegazione al dovere. D 'i ntelligenza vi,•ace ebbe tratto disùnto, carattere gionale, :~nimo gc.:neroso. Di Yasta cultura professionale fu particolarmente Yersato in lbdiologjo, nella quale disciplina era riuscito ad ottenere, con l'appassionato studio e con la larga esperienza, una capacir3 tecnica sicura e pronta, per cui fu sempre preziosissimo il suo rendimento in sen·izio. L'immatura ed improvvisa morte, che l'aveva colto nel pieno rigoglio della sua attiYità, ha destato in quanti oveYano avuto il piacere di conosce.rc e di apprezzare le sue elette ,·irtù d'animo c di mente il più profondo cordoglio. Il Direttore generale dello Sanità m iiir:ue, rendendosi commosso e fedele interprete. ha wmunicato alla ùesolata madre le più ,·ive condoglianze di tutto il Corpo sanitario militare. M. G. ONORE AL .MERITO.

Recentemente la Gazzett:z Ufficiale ha pubblicato un elenco di ricompense :.1] ,-alor civi le in premio di coraggiose e filantropiche azioni compiute. T ra i decorati con medaglia ~l'argento è il collega FELICE DIA:o;A, benemerito tlella sc1enza c dell'umanità, con la seguente monvaz10ne:

''Medico primario rad1ologo dell'o.< pedale civile di Alessandria, attendendo, durante lunghi anni, con alto >·pirito filantropico alle applicazioni di t·adium e degli appat·uchl wdiografici per la cura degìi infermi e particolarmente dei mncerosi. riportava graviuime ltsioni alle mani, tali da costringere ù numerose e gravi amputazi<mi. Il conti11uo progredire del male 11011 arre.<tava peraltro la .cua atlivitc1, svolta ad alleviare i mali dell'uma· mtà soffcrmtc ed al progre.cso della scienza».

Nuovi PERIODIC I. In sobria cd elegante ,·este tipografica è uswo il primo numero della Rivista Medic,t Tropicale c Studi di Medicina indigeni (Rom<!, S. A. Edizioni scientifiche, Via Nomentana, 216), che prende il posto dd Giornale Italiano di Clinica Tropicale. ed è dirctt:.l d:tl maggiore medico prof. Tommaso S:1rnclli. Segnaliamo ai lettori questa nuo,·a RiYista per l'importanza che essa viene ad assumere e per il programma che intende svolgere ~ per il momento, particolarmente adatto. in cui essa inizia b suo atti,·ità. L'Italia, divenuto una " Potenza tropicale di ampio re~piro ,> trova un compito molto vasto nella difesa della salute delle popolazioni che compongono il suo l mpero ed Jl suo territorio coloniale. E' giusto e ancor più è nect·ssa rio che le questioni inerenti a questo compito siano prospettate, studiate. ed agitate dalk pagine di questa Ri,·ista, che vuole: essere :~nche ::tlta affermazione di quanto i medici


323 i tal i ani hanno fatto e ,·anno facendo per accrescere il patrimonio scientifico della MeJicina tropicale, nonchè vi,·o centro di raccolta di quel che: negli altri paesi si studia e reali:t.za e di diffusicne ,·erso i paesi caldi di ogni progresso e di ogni conquista nostra. La seconda parte della Rivista si occupa degli studi della Medicina degli indigeni, rialJacciandosi così all'opera iniziata nel ~ccolo XVI d:1 Prospero Alpino, la cui immagine è fer mata sulla copertina, in segno di sempre fresca ammirazione per gli studi ch'egli con sagace attenzione fece delle malattie e dei medici dci popoli orientali e a ricordo del pri mato che egli assicurò all'Italia nel duplice cnmpo della Medicina Tropicale e della .M eùicina Indigena.

M. G.

UNA VISITA DEL GEN.

BERTI :\L CENTRO DI

CRlOPATOLOGIA DELLA CLINICA

MEDICA.

Il generale Berti, comantlame del Corpo d'Armata di Genova, accompagnato dal colonnello medico don. Manganaro, direttore di Sanità del Corpo d'armata, ha nsltato venti alpini affetti da congelamento degli arti di Yaria gravità, ricoverati nella R. Clinica M ed ica, diretta dal prof. Sabatini. Questi militari sono stat1 cono;ntrati a Genova dai vari Corpi d'armata distribuiti lungo la cerchia alpina, per essere curati dal Centro di Criopatologia. Il Centro, fondato nel 1.937 dai professori Sabatini e Cignolini, con l'incoraggiamento della Direzione Generale di Sanità militare, si propone lo studio di tutti i problemi curativi profì!auici e diagnostici riguardanti le lesioni da freddo, e specialmente i congelamenti e gli assideramenti. La novità curativa di maggiore interesse è la marconitcrapia, giacchè il prof. Cignolini, radiologo della Clinica Medica, ha dimostrato che le onde corte sono di grande efficacia nei congelamenti; sono inoltre sperimentate le cure con iniezioni saline ipertoniche, estr atti ghiandolari, vitamine, ecc. Da questi trattamenti si stanno deducendo concetti di interesse pratico per la profilassi dei congelamenti nei soldati c negli sporti,·i. Il generale Berti si è interessato ai problemi prospettatigli ed ha ricordato episodi Jc:lla grande guerra c della recente campagna di Spagna che illuminano l'importanza mil i tare delle ricerche eseguite.

XXIII CONGRESSO ITALIANO DI PSICHIATRB. La Società Italiana di Psichiatria (presieduta daJ prof. E. Donaggio) terrà il suo

XX Ill Congresso in Firenze dal 6 al1'8 giugno. E ' all'ordine del giorno la relazione: « L'ciettroencefalografìa (applicazioni alla rlinica neuropsichiatrica) >> ; relatorc il professor Mario Gozzano, della R. Università di Cagliari. Il prof. Fiamberti ha dichiarato di non aver potuto e di non poter attendere, per circostanze superiori alla sua volontà. allo svolgimento del tema assegnatogli: « Le tossinfezioni nella etiopatogenesi delle psicosi acute >> ; il Consiglio Direttivo ha preso atto di tale dichiarazione e dei motivi addotti: pertanto tale relazione non potrà aYer luogo, rimanendo tuttavia il tema oggetto di comunicazioni Coloro che desiderano svolgere comunic:ozioni, sono pregati di darne avviso, im·ianoone il titolo, alla segreteria del Congresso, presso !a Clinica neuropsichiatrica di Firenze, S. Salvi, n_on oltre il 31 maggio. Le comunicazioni devono essere consegnate, dattilografate, p~tma dello svolgimento e in principio di seduta, con un breve riassunto che non supen le Venti righe di stampa.


V ADUNATA DEI GRANATIERI . Nei giorni 1 - 2 . 3 del prossimo giugno avrà luogo a Genova la V Adunata dei Grl· natieri. E' desiderio del Comando Nazion:.1le del Reggimento Granatieri di Sardegna (Associazione Nazionale Granatieri - Roma, Via dell 'Umiltà, 83- a) che numerosi ,.'in· t.L:rvengano g li ufficial i medici che hanno prestato servizio nei Regg imenti Granatieri, in guerra e in pace.

FoNDAZIONE << PAoLo CRovERr )) PER GLI sTuDI suLLE MALATTIE TROPICALI.

Gli assistenti c gli amici del compi:mto prof. Croveri hanno pres:1 l'iniziati,·a di una Fondnione che consenta ai g iovam di ;xosegu ire sulla ,·ia da lui tracciata e segnJtJ. La Fondazione dovrà raccogliere la somma necessaria per una Borsa di Studio da mettersi a concorso fra i neo- l:lureari in Clinica delle Malattie Tropicali. Le offerte vanno im·iate :~ l Banco di Roma, sedi di T orino. Milano, Roma, Messina c al Banco di S. Geminiano c S. Prospero (Modena).

BoRsA DI sTuoro <<CARLO FoRLANINI 11 .

La Fondazione <• Carlo Forlanini >l bandisce un Concorso per una Borsa di Studio da conferire ad un g io,·ane m edico per ricerche sulla tubercolosi. Essa ,·errà assegnatJ con decisione inappellabile dal Consigiio Direttivo della Fondazione. La domanda di partecipazione al Conco rso, nella quale dovranno essere indicati il programma del le ricerche, !"istituto italiano o ~traniero prcscelto e tutti quei dati che il concorrente riterrà utili per dimostrare al C onsiglio Diretti,·o della Fondazione b suJ preparazione e 1:1 sua capacità ad espletare il programn•a del le ricerche proposte. dovr~ essere recapitata alla sede de lla Fondaz ione " Catio Fodanir.i " (Clinica Medica ddb It Università di Milano - Via F. Sforza, 35) entro il 30 g iugno 1940. Posso no p:1rtccipare a l Concorso solt:trHo i laureati in Medicina. che si::mo cittadini italiani e di razza ariana; su richiesta dci Consiglio Direttivo della Fondazione t• Carlo Forlanini » ogni concorrente sar21 tenuto a da re proYa d i tali condizioni, con documenti c certificati da presentare nel tempo assegnato. L'ammontare delb Rorsa si aggirer3 sulle L. 15.0<)() (quinJicimila) che il Consiglio Direttivo ddb Fondazione si riserv.1 di aumentare o di diminuire a second:1 della natura delle ricerche. della lo ro durata c delle particolari esigenze ::;mbientali in cui esse si s\'olgeranno. Le modalità di versamento ve rranno ~.tabilitc dal Consiglio Direttivo in base ai programma prcscnt::1to. Il vincitore si obbliga: a presentare anzi rutto al Consiglio Direttivo delb Fond3· z.ione una relazio ne finale dattilogr:~fatn sui risult:lti conseguiti: a non fare alcuna pub· blicazione sulle ricerche condotte con la Borsa di Stud io senza il beneplacito del Con· siglio Diretti\'O della Fondazione stessa: :1 inse rire inoltre in ogni bvoro pubblicato sulle ricerche condotte con la Borsa di Stud io l'indicazione: « }'{icerchc sussidiate con l;1 Ror~a di Studio "Carlo Forlan ini" )) ed a consegnare infine alla Fondazione stessa t-:. 2'i <:str:ltti dci predetti lavori.

Direuore tY:spomabile: Prof. Dott. L oRETO MAzZETTI. tenente generale medico. Redattot·e: Prof. Dott. To~{~iASO SARNELLI, maggiore medico. ROMA, AI'RII.E

1940 - TI!•. R~.G IO :"ALE - CARLO CATTANEO, 2<1.


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(V 1.7 Anno 88° - Fase. 5

Maggio J 940-XVIll

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum saniiate cvirtus in afmis

Direzione e Amministraz i one Ministero della Guerra Roma


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TENDE DA CAMPO M~TERIALE PER CAMPEGGIO

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~-· ~~ ...~~ MILANO- FORO BUONAPARTE 12

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ANNO 88° - F ASC. 5

Spodltlonc In abbonamwto postale (3• gruppo)

MAGGIO 1940-XVIH

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE LEZIONI E CONFERENZE - - - -··- - DIREZIONE DI SANITA' MILITARE D EL CORPO D'ARM ATA DI G ENOV A

IL SERVIZIO SANITARIO DIViSIONALE

I critici militari a più riprese, in quest'ultimi tempi specialmetzte, vanno dimostrando come l'arte militare dalla grande guerra del 1915-1918 ad oggi abbia subito una così gratJde evoluzione nei concetti tattici e nell'impiego delle armi di offesa e di difesa, che il voler fondare previsioni o prendere sicuri punti di riferimento sulla esperienza, pur angolare di ieri, sarebbe errore di valutazione oltre che di intuito. Questa en11nciazione teorica in realtà si è venuta affermando sopratutto in seguito alla esperienza delle tre guerre assai recenti: Etiopia, Spagna e Polonia, che per quanto siamo tra loro diverse per finalità, pure sonO' state ccmdotte con uno stesso concetto tattico cioè con celerità di azione: ciò che in fondo dovrebbe costituire la caratteristica dominante di una guerra moderna. Queste tre grandi azioni belliche ci hanno dato infatti un saggio abbastanza istruttivo, su quello che può essere non solo l'attuazione dei nuovi concetti tattici, ma ci hanno fomito altresì una preziosa guida sul processo orga-nizzativo dei servizi al seguito delle Grandi Unità opera11ti, la cui imp&rtanza non può sfuggire a quanti si occupano diretUPmente od indirettamente di f1rte militare. E' intuitivo del resto che nuove concezioni tattiche·, le quali implicano impiego di nuovf:l e più perfezionate armi di offesa, debb&no avere un notevole· rifkrsO sui servizi in ge·nere e su quello satJitario in particolare. Sarà pertanto di un qualche interesse esaminare alla luce delle nuove ~sperienze, i coti'Cetti pratici informativi sulla org(lqJizzaziorJe sanitaria di prima linea della grande Unità base, ch'è la divisio11e, allo .rcopo dì aggiornare: le nostre acquisizioni prrrticlze ed adeguare la nostra attiuit,ì di medici militari, alle nuove esigenze tcrttiche che una guerra moderna impone.


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Ma prima di passare ad esporre i nuovi m'ientamenti che sono scaturiti dall'esperienza della guerra di Spag·na sul servizio tanittwio divisi<m(lle di prima linea, fa d'uopo che io ricordi in pa:rticola:r modo ai colleghi di complemento, quale sia la nostra dottrina di guerra che viene ad imprimere la sua particolare caratteristica al complesso organizzativo dei servizi. E' orrnai noto, e non se ne fa un mistero fuori dei confirn, che la teoria di guerra italiana, la quale ormai ha avuto un favorevole collaudo nella guerra di Etiopia e in quella di Spagna, sia per « la guerra decisiva », a carattere spiccatamente fascista, cioè a rapido corso. Le recenti manovre dell'anno XVII hanno dato del resto un largo saggio su quello che possa essere la guerra del domani. Ne viene di consegue!}za che i nostri organismi sanitari nrm poss011.0 ejsere considerati elernenti relativamente statici o a movimenti limitati e c'lze possono contare sul fattore tempo e comodità sia p-er il delicato funziomzmento di essi, che per l'ubicazione, l'impianto ed il ripictgamento, ma deb-bono necessarriamente adeguarsi agli spostamenti rapidi, ad attrezzarsi co·ntro l'incursÌ01'le aerea, nuovo elemento di offesa, a seguire alla minore distanza possibile, consen~ta dalle c:ircostanze tattiche e dal terreno, le truppe operan•ti, a tenere sempre nella massima efficienza il materiale sanitario·, infine a predisporre nelle fasi di eventuali crisi pe1· tutti i mezzi di fortuna che il caso richiede. E' quanto è stato applicato nel campo pratico, nella guerra di Spagna, e in modo mirabile nell'azione di Santander, definita, rfon a to.rto, dai critici militari stranieri « tipica battaglia moderna >> . ATIUAZ!ONE DEL SERVIZIO SANITARIO NELL ' AZIONE DI G UADALAJARA.

Ragioni di spazio ci vietano di poter riportare integralmente la parte riguardatJ.te la prima fase di organizzazione precedente l'azione di Guadalajara. Tuttavia è d'uopo far rilevare come circostanze di tempo e di luogo, n(JTlchè la neceuità di dover occultare ufficialmente la spedizione volontaria in Spagna, posero l'Unità, che in primo tempo aveva l'organico di una bri~ gata, in condizioni di seria difficoltà, a causa sopratutto dell'affrettata mobilitazione e parteuza per la nazione am1'ca. L'insufficienza quantitativa e qualitativa dei quadri sanitari, natzchè la scarsezza dei mezzi, misero infatti a dura prova il Comando e l'organo tecnico divisionale nell'affrontare in soli 30 giorni il no1z agevole /aporo di organiz::::aziotze e di as!estamento degli organismi sanitari, onde riuscire ad assicurare il fun zionamento del servizio per l'entrata in aziornc suJ fronte di Guadalajara. Giova precisare che le unità sanita'rie assegnate aNo Divisione, relatictamente efficicnti nel materiale di dotazione, furono: 1 sezione di sanità su 3 reparti autocarrcggiati, 2 ospedali da campo, di cui uno della C. R. l., ed


327 1 nucleo chirurgico. AutoambuLanze a disposizione dell'Ufficio Slllnità durante

l'azione: tzume-ro 6 non del tutto efficienti. Esigenze tattiche imposero ai comandi superiori di dover disporre la dislOICazione delle unità sanitarie nel settore operativo, servito da un'unica strada di comunicazione (la « carrettera di Frcmcia »), in base ad un criterio ustrittivo sull'impiego dei mezzi: ciò che portò comt: conseguenza, dopo il 3o giorno di combattimento, ad aJLungare La distanza fra /'ospedale da campo di base, ch'era affiancato al nucleo chirurgico, e la Linea. Talchè il servizio sanitario incominciò ad entrare in crisi, quando al 4° giorno di azione, raggiunta una profondità di circa 25 km., i combattimenti si fecero più aspri e si ebbe un notevole numero di feriti, mentre tre elt:r:zen!i erano. in nostro sfavore: la distanz~ cons~derevole dalle, unità sani~..t"t tane dt base (crrca 40 km.), una sola strada dt transzto battuta daJl arma aerea, ;.~ la deficenza degli cmtomezzi di sgombero e l'afflusso sempre più numeroso \~\·i dei fen'ti, in conseguenza specialmente degli intensi bombardamenti e mitrah_. . ...-<~(') ~ gliamen~i da parte degli aerei nemici. ~,.._~'( ~ L'insistente richiesta dell'Ufficio di Sanità di trasferire di urgenza il Nu- =<~~ , eleo Chirurgico in prossimità della linea ed in sito adatto per il suo funziona~~"' mento ebbe esito negativo per gravi esigenze d'ordine superiore. ••.... Pertanto non rimase che far funzionare la Sezione di Sanità presso un piccolo ospedale civile di' Briguega, appena attre·z zato per un numero limitato di letti, impiant<lre con mezzi di fortuna una infermeria sussidiaria per i meno gravi, e richiedere dalle basi di partenza l'filtro ospedale da campo ripiegato. facendo nel contempo sgomberare i feriti, oltre che colle poche autoambulanze efficienti, con automezzi di fortuna, sottopone1zdo così forzosdmente i feriti revisionati ad un tragitto di circa 40 chilometri. La situazic;ne fu assai critica dal 13 al 14 marzo, in etti a causa di improvvisi bombardamenti e mitragliame'nti aerei, i feriti aumentarono di numero, mentre le continue richieste di autoambulanze solo in parte potevano e.rscre soddisfatte, anche pcrchè diverse di queste si resero inefficienti lungo la strada. Pur tuttavia durante l'azione di Guadalajara, dove gli elementi più sfavorevoli vennero a contrastare il delicato funzionamento del servizio sanitario, i feriti furono sgomberati, nella quasi totalità. dalla Sezione sugli Ospedali da campo, tempestivamente e se ritardi e cottztrattempi vi furono essi erano da imputare a fattori estranei alla organizzazione tecnica del servizio. Valida, efficace e costante fu l'opera di p-ropulsione spiegata dal Comando Divisione, il qttale prontamente interveniva nei problemi di maggim·e ed urgente interesse, dando così modo all'Ufficio Sanità di poter superare tempestivamente situazioni contingenti di ordine logistico.

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---.. -----m PROSPE'ITI STATISTICI.

Feriti e morti sul campo della Il Divisione Volontari « Fiamme Nere>> dall' 8 al 24 marzo 1937-XV ( ivi compresi i reparti aggregati alla Divisione). UfficiAli

Toule

Trupp•

% d e i ferili rispetto oJIR f on:•

% dei mort i riap etto a i f eriti

Feriti .

36

603

639

7%

15.8%

Morti sul campo

6

97

103

-

-

Feriti, deceduti, lesionati ed ammalati accolti dalle utJità sanitarie della Divisione dal/'8 al 24 mar·zo 1937-XV. U nid. ennitnric

Ft:riti accolli e smistntl

Dec~duti

o e-iunti cadaveri

L~aionati

Ammalati

,,

60

.

-

638" Sezione di sanità

305 ( o)

12

21

Ospedale de lla C. R. I. o. 3•

635

44

-

Ospedale da campo N. 1 •

100

8

14

.

84

52

l•

.

l

N ucleo Chirurgico della C. R. I. affiancato nell'Ospedal e O. 31

l ntervt"nt i

R3diogra6e oaeguite

73

60

é '

-::'

lO

••

'•

( 1) A qucst1 nn no aggiunti ahri 350 feriti circa passati per la Sezione non reYÌSiOillltì nelle m<"<loc.ozioni. m 1 sm i~ta ti uireuamo:mc sui due ospedali da campo.


Feriti rìcoilerati nell'Ospedale 0,31, secondo la sede della lesione, durame L'azione di Guadalaiara. \

l

Addome

l

l

Art i inf.

Fr rit ~

l

l

l

S r di non 1 esatta?'entr preciSat e

Testa

Torace

58

18

17

216

202

66

7

95

(9.9 %>

(3.08 %)

(2.9 %>

(37A %>

(34.4 %>

(11.3 %)

(J.l %)

-

Arti eu p.

l

multiple

Baci no

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iJ

Percentuale: di mortalità gmerale presso le unità sanitarie. 6J8" S •z1o ne d1 unità

l

l

Osped•l~ .d a campo Oo pcdo lr da caonp<1 d~llu C . R. l. l' . 1 o. 31

=-:uct<o Ch.rur~rtro (mo rta tuA opcrou)

13.7%

6.4%

3.8%

ÙRGANIZZAZIONE

l

ED

ATTUAZIONE

DEL

SERVIZIO

SANITARIO

l

Medio ato bale

5.8%

NELL'AZIONE

DI

SANTANDER.

.f :

:-·

.

lA riorganizzazio11e del servizio satJitario dopo l'azione di Guad'alaiara, poggiata su nuove basi, fu metodicamente preparata ed attuata con criterio tecnico e tattico adeguati alle particolari esigenze clze la g.z~rra manovrata imponeva in terrra spagtwla. · !l lavoro di riorganizzazione sanitaria seguì di pari passo quello dell'intera Divisione, le cui trasformazioni (quadri e reparti) richiesero un'attività indefessa che obbligò tutti gli ufficiali del Comando a moltiplicare le ore di lavoro con rinunzia a quelle di libertà. Furono durante tale periodo completati i quadri degli t4ficiali e sopratutto dei dirigenti sanitari di gruppo banderas, furono diramate a tutti gli ufficiali, a cura dell'Ufficio Sanità, delle «norme riassuntive di massima, sul servizio sanitario in guerra '>; fu provveduto alle visite collegiali per tutti i legionari proposti dai medici di reparto, furono eseguite le vaccinazioni prevmtive prescritte per tutti quelli risultanti ancora non vaccinati, fu pro·vt•eduto alla profilassi anticeltica, fu revisù:mato il materiale sanitario di dotazione e integrato con quello mancante, furono infine date le istruzioni necessarie per l'addestramento dei reparti di sanità. Vazione di Santander in complesso ebbe una preparazione curata in ogni singolo d~taglio e l'esperienza dell'azione precedente, clze per 11oi costituiva la prima del genere, molto ci giovò nel prevenire lacune e parare


330

difficoltà, niediante un piatzo organico sui servizi opportuttamentc stabilito dal Comando, su istruzi01ze dell'Intendenza C. T. V. Lo spazio di tre mesi di lavoro preparatorio, nonchè la permanenza di circa due mesi sul fronte di Scmtander a C01Jtatto con la linea nemica, furono indubbiamente per la nostra divisione un campo addestrativo proficuo, permeato daJla dura e inflessibile volontà di raggiutzgere la mèta che il Duce dalia Patria ci aveva additato categoricammte. In tal senso il Comando Divisione, agli ordini del sigtzor ge-nerale Frusci, spiegò un'attività superlativa riuscendo ad assicurare un perfetto coordinamento dei servizi, che r;alidamente contribuirot10' ad « alimentare la spinta offensiva » e a conseguire la vittoria. La disponibilità limitato di spazio ci impone di sacrificare nella presente pubblicazione la parte più interessante, dal punto di tJÌSta tecnico- femzionale, relativa all'attuazione del serpizio sanùario nella fase operativa: criteri di dislocazione degli organismi sanitari sul fronte di attacco, collegamenti da e per la linea, · criteri d'impiego della sezione di sanità, sgombero dei feriti dalla prir:za li11ea, futzzionamento delle unità sanitarie ùz rapporto a_lh esigenze tattiche, compiti assolti dall'Ufficio Sanità Divisionale durante la fase operatwa. E' quanto ci riserviamo di ripOIJ'tare dettagliatamente in una· monografia a parte, corredata di grafici e cartine dei settori operativi, la quale darà modo a quanti hanno interesse a consultarla, di esaminare lo svolgimento del servizio sanitario tJclle varie fasi operative. Qui ci preme di mettere in evidenza più che altro i dati statistici relativi alla grande azione, concepita genialmente dallo Stato Maggiore italìano ed assecO?Zdata dal valore dei legionari, allo sçopo di s.tabilire utili comparazioni e trarne alcune consid~razioni cn.tich>e, che potranno essere, forse, di utile apporto, ai fini pratici, nel nuovo orientamen-to sul m·vizio, sanitario divisionale su una futura guerra di motJimento. PROSPETTI STJ\ TfSTICI .

Totale dei feriti e caduti sul campo dell'intera Divisione ( ivi compresi i reparti facenti parte temporanea di essa) durante l'azione di Sa11umda (13-27 agocrto r937-XV). L1ffici•li

Truppa

l

l

Totale

ro dei feriti

l

ris-petto alto forz•

l

% dci morti raspetto ai fe rili

Il, 1

l

l Feriti

46

Morti sul campo

12

l

776

818

165

177

l

9.3%

17.7%

-

'

l


331 Quadro riassuntivo dei feriti deceduti e ammalati, accolti dalle unità sanitarie dal 13 a/ 27 agosto 1937-XV. Uni t"

l

l

Ammalati

846

20

9

879

39

30

71

5

17

F -;oriti

Operoti presso il N uc leo Ch irurgico

lmrrventi

l

Mort~ l itl

l

638" Sezione sanità Ospedale o. JI

Morti o giunti cadaveri

c. R. I.

Ospedale da campo N. I .

10 (t)

79

Specchio delle percentuali dei morti e feriti gravt constatak presso le ut.ità sanitarie della Divisione « Fiamme Nere>>duratzte l'azione di Santander.

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638" Sezione sanità

672

85.4%

114

14,6%

20

2.5%

9

1.01 %

Ospedale C. R. l . 0. JI

697

75%

221

25%

39

4.2%

30

3.2%

Ospedale da campo N . I

47

69.1 %

21

30.9%

s

7.3 %

17

2.5%

Specchio delle percentuali dei feriti accolti dalle unità sanitarie m rapporto .zlla sede della lesione, durante l'azione di Santander. Sede dt:lla lesione

l

63~•

l

Presso l'ospedale

Pressn l'ospedale da campo N. 1

37.1%

36.6%

34,4.%

21.8%

22.2%

14.9%

9.8%

10%

14.5%

8.8% 6.4%

4.7% 12,8%

8.2% 8.2%

6.3% 5.3%

10.1% 6 .1%

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5% 5.9 % 1.07%

0.3%

0.3 %

-

Presso la Sezione di sonitl

C. R. l.

o. Jl

l Arti inferiori Arti s uperiori . Torace . Addome Sedi multiple . Faccia . Cranio . Collo

.

Genitali

l

( t ) Rd:nivamcntc al tempo di degenza presso l'O>pcdale O.J!·

4%


332 Specchio delle percentuali dei feriti accolti dalle unità sanitarie secondo l'agente vulnerante, dm·a11te l'azione di Santa11der. 638• Sezin n~

Age nti ,·uln,ranti

sanitl

l

Ospodole C. R. l . O. JI

l

'Japedolo do campo N . 1

l

M~d••

global<

Pallottola Artiglieria

69.8 %

83A%

5 1~.9%

69.3 ••

17,9%

10.3 %

30.4 %

19.5 ~.

nombe d'aeroplano Scoppio di mine

7.5%

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4.8%

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Pcrcmtuale degli interventi eseguiti dal N uc/eo Chirurgico secondo la sede delle ferite. l nt.:n•e nri N. 7fJ

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l

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Sul IOrDCt' c addom ...

5.05

1.2

6.2

l Percentuale mortalità degli operati secondo la sede delle ferite.

~-~m<

T••r.u:e

T o roce addome

20 %

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Cran•o

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10 ~.

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Speccltio riassuntivo delle percentuali dei feriti gravi operati e dei motti o giunti cadaveri presso le tmità sanitarie della divisio11e, rispettivamente nella azione di Guadalajara e di Santatzder. -==

Azi on~ d i

l,;ni• ' SJtnitnrie

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Ospcda le o. 31 di ~u e rra Ospcda le da campo N. l Nucleo Chirurgico .

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638" Se zio ne di sanità

Az1onc di S:tnundtr

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ponunl rC\'JSionc, presso I'O~pc<Lllc Un1vcrsuarco hlhano. 11 Nucko Chirurgico Chiurco •·


333 CoNSIDERAZIONI CRITICHE SULLE ~TATISTICHE RIPORTATE.

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Questi dati statistici raccolti e redatti dopo un minuzioso controllo, assumono un notz trf1'..scurabile interesse sopratutto per il possibile raffronto con le precedenti statistiche di guerra, dal quale sarà utile trarre alcune considerazioni di ordine tecnico e logistico, in rapporto alle mutate condizioni belliche moderne. Un raffronto va fatto anzitutto con le sommarie statistiche dell'azione eli Guadala;ara, nella qu.ale gli 01·ganismi sanitari della Divisiotte, benchè incompletamente assest(]Jti e scarsamente efficienti, sia nel materiale che nei quadri (come già si disu~), per la prima volta venivano a cimentarsi tzella dura lotta, affrontando il difficile collaudo della guerra moderna. Dalle statistiche riportate è possibile rilevare come sia la percentuale dei feriti in rapporto alla forza che la percentuale dei morti sul campo sui feriti, segna tzelle due grandi battaglie differetJze non irrilevanti, mentre la differmza risultò abl:astanza setuibile nella percentuale dei mo-rti o giunti cadaveri presso Le unità ed in quella dei feriti gravi operabili. Lo specchio comparativo riportato, mostra infatti u11a più alta percentuale di mortalità, nell'azione di Guadalaiara presso le unità sanitarie e negli s~ssi operati presso il nucleo chirurgico, mentre solo apparetztt!mente la percentuale dei feriti gravi risulterebbe maggiore rispetto a quella constatata nell'azione di Santander. A quali fattori attribuire questi esiti nelle due gratzdi battaglie le quali si susseguirono a dista1lza di 4 mesi l'una dall'altra ed in cui il numero dei feriti non si differenziò di molto? N on v'è dubbio che fattori tattici, logistià, meteorologici ebbero il loro riflesso suJ servizio sanitario, duran~ l'azione di Guadalaiara, sopratutto nella sec011da fase della battaglia quandO' già la Divisione aveva raggiunto ctrca quaranta chilontetri di profondità dalle basi di partenza ( Siguenza ). LA maggior percentuale dei feriti operati presso il nucleo e la maggiore mortalità dei feriti e giunh cadaveri presso le unità sanitarie durante l'azione di Guadalaiara, deve mettersi it1 stretto rapporto verosimilmetzte oltre che con la gravità delle ferite, colla deficiente dispotzibilità nei mezzi di sgombero e sopratutto con la notevole distanza del Nucleo Chirurgico dalle prime linee (specie nell'ultima fase aperativa ). Superiori e giustificate esigenze d'altra parte imposero alla Direziotzt' di Sanità di C. A. di trattenere fino a battaglia ultimata il Nucleo Chirurgico alle basi di partenza, per cui la tempestiva richiesta dell'Ufficio Sanità di spostare detto nucleo o di inviare chirurghi specializzati nelle vicinanze della linea, come già si disse, non potè effettuarsi, nè a11cora i due ospedali da campo per ragioni d'ordine tattico, durante la fase più critica, poterono attuare una ~mpestiva dislocazione in avanti.


334

Da ciò un maggior tragitto dei feriti, non sempre sgomberati con mezzt ttdatti e quindi un maggior ritardo nell'itztervento. Ma se questi fattori sfavorevoli, imputabili alle circostanze in pr(cedenza accennate, inciserO< sulla sorte dei feriti, in modo del resto non rilevante, non così può dirsi 1lei rigua:rdi della raccolta ed assistenza dei feriti, i quali pur nei momenti più difficili ebbero le cure più premurose ed utz'assùtenza ttcnica, degna della missio11e che affratella nel sacrificio e nel pietoso dovere il personale della Sanità. Infatti è precisamente all'assistenza tecnica espletata dagli organismi sanitari con cor.1Pete11za e doveroso sacrifizio satto il vigile controllo delt organo direttivo di C. A . e di Divisione, che si deve, se, pur di fronte alle gravi difficoltà non si ebbero a verificare 11ella suddetta azione forme complicflote postume nei feriti, come infezioni tetaniche e cancrenose facili ad osservarsi nei feriti di geurra ( 1). Ciò è dimostrato daLle stesse statistiche le quali chiaramente ci dicotw nei confronti della guerra passata, c()me il recupero dei ferùi sia stato non mferiore a quello verificatosi nelle gra11di battaglie di essa. Per quanto rigùarda la morbilità per malattie comuni abbastanza sensibile risultò la diOere11za sull'ind~ce di essa nelle due azioni: la marcata sup<>riorità dei ricovertNi per malattie presso le unità ne/l'azimze di Guadalajara, trova la sua legittima giustificazione oltre ch'e nel duro cima2to di ben 17 giorni di continuo combattimento (fatto che inevitabilmente d0t1eva portare ad un logoramento fisico nei meno attz), sapratutto alle sfavorevolissime condizioni atmosferiche, le quali furono la causa determinante di forme acute e di riacutizzazioni di forme pregresse. Tuttavia facendo i confro-nti degli indici di morbilità da noi registrati, con le statistiche riportate dai medici militari nella gramk guerra, possiamo constatare un' evidente inferiorità nelle nostre percentuali che qui riassumiamo: Indice ·di morbilità (da riferirsi solo ai ricoverati nelle unità):

azione di Guadalajara (7-23 marzo) 1,6 % rispetto alla forza; azione di SantatJder (13-27 agosto) o,s. % rispetto alla forza; T ali percentuali sono da intendersi globali per l'intera fase operativa e non giornaliere. Volendo fare u1za comparazione sul consuntivo statistico dei feriti delle due azioni in rapporto alle statiStiche registrate dai medici m~"litari nella guerra passata, basterà riclziamarsi agli specchi statistici riportati, dai quali potranno farsi deduzioni e considerazioni non solo ai fini statistici, ma anch~ agli effetti di una valutazione re.trospettiva sul funzionamento del servizio sanitario divisionale . . (1) Il Mcmmo ripona nella statistica dd la grande gucna in fatti il o.s% di infezion i tet:~nic:bc cd al ~1:1ng:•naro deva la cifra :~1 o,o8 'J'o .


335 Un primo raffronto va fatto con. la percentuale dei feriti rispetto alla forza. La media delle perdite generalmente ammessa dai nostri medici militari, in base alle statistiche della guerra del 1915-18 si aggira intorno al 20 % (pur sapendo che vi sono state battaglie assai cruente, in cui tale perce11tuale è stata raddoppiata e superata). Le nostre percentuali invece hanno toccato rispettivamerlte il 7 % nelL' qzione di Guadalajara ed il 9,3 ·;~ 1lell'azi01Je di Srmtander, con una media globale cioè de/1'8 <X, . Ma mentre l'indice delle perdite nell'ambito della Divisione, come appare evidente ha raggiunto cifre inferiori alle statistiche della grande guerra, non così può dirsi per i feriti gravi operabili, il cui indice ha superato più del doppio (azione di Guadalaiara il 10,7 "G, azio1ze di Santander 8,6 %) quello ammesso come m~dia pn:mnta nella guerra dV movimento e cioè iR 4 o, (Manganaro). A queste cifre fanno rùcontro i dati comparativi inerenti agli agenti vul1leranti. Nella guerra 1915-18 il Memmo t·iporta (per gli anni 1915-16) le seguenti percentuali: ferite per armi portatili 39,1 %, per artiglieria 54 %. Le nostre statistiche regùtrano invece notevoli differenze e cioè 69,3 % per armi portaNli, il 19,5 °~ per artiglieria, il 7,8 % per bombe di aeroplani, il 7,8 •"'., per scoppio di mine. · Subordinatamente agli agenti vulneranti dovranno essere presi in considerazione i dati riferentisi alle Jedi delle lesioni, che assumono importanza sia dal punto di vista strettamente tecnico che dal punto di vista dei mezzi di sgombero. Le statistiche del Memmo per gli anni 1915-16 dànno i seguenu· indici: Je.rta e collo r8,4o 'Y> e 21,92 ·~ , torace: 10,95 % e 12,83 %, addome: 6~.~'5 % e 8,8o %, arti superiori .34,80 % e 27,52 'Yo , arti inferiOri: 28,92 % e 35.>75 '1~ . Facendo un esame comparativo con le nostre percentuali risulterebbe evidetJte un indice maggiore tzelle lesioni agli arti inferiori, mentre per quanto riguarda il torace e l'addome, lt· percentuali presso a poco si equivalgono. Qualche considerazione meritano gli indici di mortalità: la percentuale media dei morti sul campo generalmente ammessa da alcuni medici mifitari (per quanto non si abbiano statistiche esatte da nOt) sarebbe del 15 ';~ di tutti i fen'ti; nella nostra Divisione l'indice è stato, nell'azione su Santander del 17,7 "{, ed in. quella di Guadalajara del 13,8 ":, (e-sclusi i dispersi). Si ha avuto quindi una media del 15·7 % che non si discosta da quella surriferita. Per quanto riguarda la percentuale di mortalità dei feriti ricovet·ati presso le unità sanitarie di primo sgombero, non si hanno purtroppo indici di riferimento che in parte. Nelle tre unità sanitarie alle dipende11ze della DiviJione Volontari « Fiamme Nere», si hanno rispettivamenk come media generale, rzell'azione


di Guadalajara: il 5,8 ~,, ed in quella di Santander il 4,6 % con una media globale quindi del 5,2 'ì~ rispetto a tutti i feriti ricoverati. Il col. Manganaro nel suo pregevole volume « Il Servizio Sanitario in guerra » riporta la cifra del 4 %, riferentesi però ai gravissimi intrasportabili ed ai moribondi p-resso la sezione di Sanità. Un accenno va fatto per quanto riguarda i feriti civili e nemici accolti dalle unità sanitarie. Abbiamo omesso di riportare negli specchi statistici i dati riferentisi alla azione di Guadalajara pet·chè incompleti, ment-re crediamo opportuno di riferire quelli inerenti all'azione di Santander, controllati con ogni possibile esattezza. li nwmero dei feriti ne'miei accolti dalle nostre unità si compendia nelLe seguenti percentuali: presso la sezione d i sanità il 2,1 % di tutti i feriti accolti, presso l'Ospedale 0,31 il 4,3 %, presso l'Ospedale n. I l'r,2 ~o . Cifre queste che si discostano di molto da quelle ge•neralmente ammesse specie nelle guerre matJOvrate (10-15 %). Per quanto riguat·da i jfriti civili le percentuali si mantengotJO al di rotto delle precedenti con una media globale nelle tre unità sanitarie del1'1,9 %. Però fa d'uopo rilevare che la popolazione civile solo in scars-o numero era presente nella zona operativa vera e propria. Nei quadri statistici non sono registrati nè congelati nè gassati. Nell'azione di Guadalajara effettivamente il numero dei congelati, benchè tJOn riportati nella statistica fu relativamente esiguo (in tutto ur1a cinquantina guariti ÙJ, pochi giorni) ed a quanto risulta dalle relazioni delle ringole unità rratttiVasi di fo-rme lievi con assenza di complicanze. Analogo rilievo va fatto per i gassati i quali durante l'azione di Santander furono in numero di tre, forme del tutto leggere e causate esclusivamente da qualche veçç/zio proiettile di artiglieria nemico con carica a gas. Opportuno rilievo meritano gli iudici di mo·rbilità per malattie comurzi (relativa ai ricoverati), ·verifica tosi sia durante le due azioni che nei periodi di sosta al fronte ed in ZO?Ja territoriale. Meutre nel marzo del 1937 durante l'azione di Guadalajara si registrarono rispettivamente presso la 638" Sezione Sanità, Ospedale da campo 0,3 I ed Ospedale da campo n. I: il I9,6 %, il 13,7 %, il 52 % di a:mmala-ti per ogni cento feriti (con. una media globale quindi del 28,22 %); in quella su Santander (13-27 agosto 1937) si ebbero nelle tre rispettive unità il o,6 %, il 3,2 %, il 25 % con una med~a glol·ale del 9· 7 %. Tali cifre vm1no intese per tutto il periodo delle singole azioni e pertanto se noi le rapportiamo alla forza effettiva della Divisione tzoi avremo degli indici di m orbilità assolutamc71te minimi e as;ai l0rntani dalle statistiche della vecchia guerra. Altrettanto favorevoli (se si eccettua il periodo immediatamente successivo all'azione di Guadalajara, in cui fu necessario di operare utza revi-

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sione generale dei meno atti alle fatiche di guerra) furono gli indici di morbilità durante le soste sia in linea che in zo12a territoriale: dai calcoli desumi dagli specchi settimanali redatti dall'Ufficio Sanità, risulta che nel mese di febbraio 1937 si ebbe l'indice più alto del 20 per mille, metltre nei mesi di maggio, giugno, luglio e settembre toccò la cifra più bassa del 6 per mille. Da questo consuntiuo statistico e dai dati fin qui esposti sarebbe eccessiua pretesa voler trarre illazioni d'indole generale .cui nuovi on.entamenti che il servizio sanitario divisionale potrà essere chiamato a compiere nelle future guerre di movimento. Non. a noi spetta tale compito ma a ben altra competenza. Tuttavia riteniamo che possa essere utile per quanto modesto contributo il porre in rilievo alcune osservazioni tratte dall'esperimza perso'nale acquisita nella guerra di Spagna, quale capo ufficio sanità della Divisione c< Fiamme Nere)>. Due sono i pumi essenziali sui quali crediamo di poter sofferma.re maggiorm.ènte la nostra attenzione, in rapporto ai nuovi concetti tattici della Divisione, collaudati dalla guerra di Spagna: i mezzi di sgombero dei feriti ed il servizio chirurgico di prima linea. I nostri sforzi dal punto di uista tecnico, pur uniformamdosi alle moderne esigenze tattiche che impo11gono' nella guerra di movimento, rapidità di spostamento e mellezza nei serth.zi, senza dubbio debbono tettdere a· ridurre, fin dov'è possibile, il tasso di mortalità dei feriti presso le unità sanitarie. « La tecnica e la clinica - giusto come dice con appropriata espressione il ,·o/. Manganaro - debbono sempre dominare il funzionamento dei servizii sanitari di guerra » . Orbene è in nostro potere ricuperare oltre un certo limite vite umane vulnerate dalle armi nemiche? L'esperienza ci ha dimostrato che a tale sforzo due grandi fattori, che chiameremo preventivi, concorrono nel portare un vaiido aiuto alle nostre capacità tecniche: i mezzi di sgombero dei feriti ed il Sf'Ytlizio chirurgico di prima linea. E' su di essi che a nostro avviso debbono convet·gere gli sforzi dei tecnici militari perchè prevalga il concetto che fin dove è possibile, occorre potenziare ogni mezzo sia diretto che i·ndiretto, perchè si possa realizzare il principio umano e sacrosanto di ricuperare il maggior numero di vite umane possibili, mediante un tempestivo intervento. Rimanendo sempre nel campo del servizio sanitario divisionale, l'esperienza di due grandi battaglie, tipicamente di movimento, ci 'ha dimostrato che i m,:zzi di sgombero dei feriti in base alle dotazioni previste non sono del tutto adegt4ati alle nuove concezioni tattiche che imporlgono, come già st disse, rapidità di movimento ed elasticùà dei servizi. Pur stando al compito teorico che in una Divisione di w.ooo uomitJi impegnati per tre o quattro giorni, siatzo il 20 o/n i feriti previsti da sgomberare e che di questi soltanto il 50 '}{, dev'essere tmsportaio in barella, le dotazioni


assegnate a ciascun reparto in base a questo criterio Ìt~ pratica si è addimostrato· inadeguato, non tanto in 1·apporto al numero dei feriti (ch-e nel nostro caso si è mantenuto al disotto del 20 %) sebbene in rapporto alle circostanze tattiche le quali in guerra di movimento impongon,o lo sgombero quasi immediato dei feriti dalla prima linea, che in poche ore può divenire zona arretrata. La pratica ci ha edotti ùzfatt.i che si è lontani dal presupposto che per un viaggio di andata e ritorno per un barellato, sia wmpatibile con le csigmu ttf>ttiche l'impiego di 50 minuti (non sempre del resto sufficientz) e che una stessa barella possa compiere con i relativi porta-feriti, durante una giornata di combattimento tm numero di viaggi sia pure di 10. Nell'aziot~e di Santander si è dovuto constatare in qualche gruppo Banderas operante lontmzo dalla direttrice di mat·cia, su terreno mo11tuoso e senza strade, come iltwmero delle barelle in dotazione e quelle sussidiarie inviate dalla Sezione Sanità, benchè di fronte ad un numero non molto rilevatzte di feriti, non· riuscirono sempre a coprire i fabbisogni immediati, talchè fu giocoforza far trasportare qualche volta al posto di medicazione i feriti a spalla, allungando il tempo di trasporto e di sgombero e dimin·u.endo così la capacità di resistenza dei feriti. Co1weniamo pertaflto co11 il col. Manganaro, di non poter sempre Ùz pratica accettare alcuni presupposti teorici in guerra manovrata ed aggiungiamo che nessun utile assegnammto .;i può fau sull'improt1 visazione dei mezzi di sgombdo, in quanto le circostanze di tempo e di luogo riducono a[ minimo, in guerra di mOtJimento, tale possibilità. Da ciò si ravvisa l'opportunità di potenziare al massimo i mezzi di sgombero presso la Sezione di Sanità, onde questa sia in grado di fronteggiare ogni situazione in qualsiasi evenienza. In pratica succede, ed è di facile constatazione per chi presenzia agli sgomberi durante un cotrJbattim,e nto, che non sempre è possibile effettuare C(m regolarità lo scambio delle barelle fra un organùmo e l'altro, per cui si giunge ad un momento in cui il numero delle barelle a disposizio11e si esaurisce fra le richieste dei reparti e quelle occorrenti per il trasporto dei feriPi agli O'spedali da campo ed è necessario quindi attendere le barelle di ritomo o le altre che vengono cltieste all'Intendenza, con contrattempi facili ad immaginarsi durante un'a·done tumultuosa. Ciò può accadere anche quanpo ogni piano di organizzazione sia stato previsto e studiato nei mi11uti particolari dagli organi direttivi prima dell'azione. l! problema però che assume :ma maggiore importanza in gz~erra di m0t1imento e che per il servizio sanitm·io di una Divisione rappresenta il fulcro dell' orgm1izzazìone stessa, sono indubbiamente gli automezzi di sgombero. L'assegnazione iniziale di dieci autoambulanze per il servizio sanitario divisionale, per un'azione che abbia la durata di dieci- dodici giorni, pur facendo assegnamento sul numero suppletivo di autoambulanze che volta


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p(T volta può essere inviato dall'Intendenza, in seguito a richiesta dell' Ufficio Sanità, in pratica si è addimostrato criterio inadeguato perchè diversi fattori vengono ad in.firmare il computo teorico, secondo il quale tale numtro di aut<mzezzi previsto dqvrebbe ritenersi sufficiente per le esigenze del servtzto, Riteniamo che non sia superfluo prendere in. esame tali fattori: Possibilità di rendimento degli autom~zzì: le autoambula:nze tipo SPA date in dotazione agli organismi san.itari, benchè abbiano effettuato un ·servizio superiore alla stessa potenzialità delle macchine, durante le due grandi azioni si sono rilevate di rendimento inadeguato alle esigenze, sia per la velocità orario che per le distanze da coprire. Sul funzionamento di esse non ~·i poteva in genere fare un sicuro affidamento poichè diverse furono le autoambulanzt! dichiarate fuori uso, per guasti, specie in contingenze di maggior bisogno. 1° -

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Viabilità: in una guerra di movimento se unica è la strada dove

t~iene conpogliata una intera Unità (come è

stato nell'azione di Santander e in grande parte in quella di Guadalajara) il traffico che ne deriva è tale che le autoambulanze che debbono effettuare numerosi viaggi di andata e ritorno da e per la linea, vengono inevitabilmente a subire soste el ritardi, da annullare a volte ogni computo previsto, specie quando (come spessissimo è accadwo), lo spost4mento in (l)Uanti è stato rapido e i numerosi ponti interrotti dal 11emico obbligano le colonne a soste prolungate per il passaggio rallentato e difficoltato sui ponti in riparazione o sulle deviazioni stradali costruite temporaneamente dal Genio militare.

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3"- Frazionamento dei mezzi dì sgombero: è que~to un fattore da tenere nella massima considerazione, in quanto lìesperienza ha dimostrato nella guerra di Spagna che a misura che i Centri di racc.olta dei feriti si distanzìan() dalla Sezione di Sanità e questa è obbligata a sàndere i reparti nel settore operativo, la quantità di autoambulanze a disposizione. viene necessariamente a frazionarsi e quindi di conseguenza minore ne risulta il rendimento totale. 4° - Condizioni metereologiche: specie durante la stagione invernale

il freddo , la pùJggia, la nebbia sono coefficienti da c(J!tl.Siderarsi in genere sfatJorevoli per il funzionamento delle autoambulanze per lo sgombero dei feriti,. per cui ad un obbligato rallentamento nello sgombero occorre provvedere nella guerra di movimento con un numero di automezzi, superiore per lo meno di un terzo a quello previsto, 5" - Distanza fra gli organismi sanitari e terr~no operativo: le dista:nzc fra i vari organismi sanitari (posti di medicazione, centri di raccolta dei feriti,.


rfparti della sezione sanità, ospedali da campo) nonchè la configurazione del terretzo, le vie di comunicazione per il trasporto dei feriti dalia linea alla Sezione e da questa agli ospedali da campo, incidono non indifferentemente sul rendimento dei mezzi di sgombero ed hanno indubbi rtflessi sulle modaiità e sul tempo di sgombero, con ripercussioni anche dal punto di vista tattico sull'andamento generale dei servizi. Tale importante fattore non può pertanto essere trascurato nel computo dei mezzi di sgombero da assegnare ad una divisione. 6., - Esigenze immediate per lo sgombero di feriti da arma aerea: una colonna in marcia che viene smpresa da aerei nemici (come avvenne sullà

strada di Selaja il 15 agosto 1937 durante l'azione di Santander) oppure dà reparti di riserva o di rincalzo che si trovano nei pressi della linea e che vengono individuati da numerosi apparecchi nemici, nel momento Ù1 cui la nostra aviazione non può intervmire (caso ve7ificatO'Si durante l'azione di Guadalajara tl 12- T3 marzo 1937) porta di conseguenza, com'è facile immaginare, un numero piuttosto tzotevole di feriti e di morti, che una ristretta rzserva di automezzi non riesce a fronteggiare e d'altra parte le richieste sia pure immediate di autoambulanze alla direzione di sanità di C. A. non ci mette sempre in condizioni di poter effettuare l'urgente sgombero, il quale, .•pecie su una strada i1J movimentato tra71sito, si impone avf!enga in tempo brevissimo. · Da ciò ne consegue che quasi sempre tale sgombero debba effettuarsi in gra•n parte con automezzi ordinati, con inconvenienti facili ad immaginarsi sopratutto per i feriti gravi. Questo insieme di fattori che l'esperienza della guerra di Spagna ha dimostrato di presentat·si con una certa frequenza, deve indurre sempre più gti Organi Direttivi Superiori a tener presetzte- quanto afferma opportunamente il col. Man ganaro e cioè che il cardine dell'organizzazione «è costituito dalla larga disponibilità dei mezzi di sgombero e dalla completa autonomia per il loro impiego, e deve essere dato in ogni caso agli organi direttivi del tervizio sanitario u . · Assegnare un'efficiente sezione di autoambulatJZe alfUfficio Satzità di Divùione si rende più che nece.rsario, a nostro modesto avviso, nelle nuove coucezioni tattiche della guerra di movimento, poichè l'autonomia e l' efficienza dei mezzi, nelle varie contingenze belliche di una divisione, sono coefficienti di eJtremo iuteresse, non solo per il funzioname-nto tecnico del servizio, quanto per gli obbiettivi tattici cui il servizio ste-sso deve urli/omzarsi. A.ltro punto sul quale i medici militari non sono del tutto. concordi è: il .servizio chirurgico specializzato. Pur tenendo nel mo giusto valore le concezioni teoriche che dominano in tal campo, la nostra modesta espe1·ienza attraverso il vaglio della pratica, ci fa schierare dalla parte di quelli che conside1·mzo quale funzione premi-


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nmte del Nucleo Chirurgico, l'intervento precoce presso la Sezione di Sanità o presso un ospedale da campo il più prossimo alla linea. Abbiamo già dimostrato al Lume delle nostre statistiche che quanto minore è la distanza del nucleo dalla linea tanto minore è l'indice di mortalità dei feriti ricoverati e degli stessi oP,erati. Se consideriamo che la guerra di movimento è legata a due grandi fattori: le strade (quali direttrici di marcia) e la rapidità di spostamento, noi possiamo agevolmente comprendere come ogni concetto il quale ammetta una certa stabilità al Nucleo ed tma relativa sicurezza di esso da parte dell'offesa nemica, viene ad infrangersi di fronte alle imperiose esigen-ze di un tempestivo intervento sugli operabili, per cui a misura che la distanza aumenta fra la linea e il nucleo la funzione di questo viene a perdere del suo valore. Piuttosto discutibile sarà la modalità d'impianto di esso in rapporto al suo funzionamento. E qui è neces!at·io tener presente una giusta obiezione e cioè che l'impianto della baracchetta operatoria o l'allestimentO' dell'intero nucleo per il suo funzionamento, come il suo stesso ripiegamento, richiedono u.n tempo indubbiamente superiore a quello corrente per un reparto della .(ezione di Sanità. Due soluzioni è possibile prospettare a nostro parere, di fronte alle esigenze di em precoce intervento dei gravi operabi'ti : o che l'impianto del Nucleo sia da affiancarsi al reparto più a terga della sezione sanità (posto che la dislocazione di questa avvenga sulla direttrice di marcia a reparti distaccati) o che pure la dùlocazione di esso avvenga presso un <Yspedale da campo, che disti dalla linea, a una distanza tale da permettere a tutti i feriti aperabili di essere trasportati in tempo utile per l'intervento. Migliore soluzione sarebbe in pratica qualo•ra il gruppo potesse scindersi in due reparti così da garantire la continuità del servizio alternandosi nel funzionamento, col sistema di dislocazione a scavalco. Ad integrare il servizio del nucleo sentito è pertanto il bisotgno da parte dell'organo direttivo divisionale di poter sempre disporre, su richiesta, di gruppi chirurgici di riserva, onde fronteggiare improvvise esigenze, nei casi di numerosi interventi da eseguire nello stesso giorno. Questa necessità è tanto più imperiosa quanto più u·na grande unità dovrà affrontare un ciclo operatiuo, la cui prevedibile durata vada al di là di una settimana eà in cui le offese aeree maggiormen-te si faranno sentire nella retrolinea. Concludendo ai fini di una maggiore precisazione possiamo sitttetizzare nei seguenti paragrafi quanto abbiamo fin qui esposto:

x• - L'organizzazione e l'assestamento dell'intero set·vizio sanitario divisionale che per ragioni contingenti dovè completarsi in !spagna, no1t senza gravi difficoltà e nel ristretto spazio di tempo di un. mese, permise ai vari organismi, mediarzte un opportuno coordinamento, di pote~· affrontare l'azione 2 -

Ciornalt: di mdicina milittJI~.


342 di Guadalajara, in circostanze tattiche difficili e con risultatti da ritenersi soa'disfacmti dal punto di vista strettamente tecnico. 2° -Gli organismi sanitari pur nella poca efficienza di quadri, di mate-

riale c di automezzi c con le dislocazioni imposte dalle esigenze tattic/ze, durante la stessa azione, compirono ogtJi sforzo e furono in grado di assolvere il loro dovere con perizia ed abnegazùme. Oltre 900 furono semplicemente i feriti curati attraverso gli organismi sat;itari in detta azione con una mortalità globale del s,8 %.

3° - Il servizio sanitario riorganizzato e potenziato dopo l'azione di Guadalajara ebbe durante l'azione su Santander, pur nelle sue difficoltà, rm più favorevole successo che le statistiche dimostrano e l'elogio dell'lntendetJza convalidò ad azione ultimata, mediame un ordine del giornq, diretto alla Direzione dt. Sanità dell'Intendenza stessa ed estensibile a tutti i dirigenti dei servizi sanitari. Il numero dei fe1'iti medicati e curati dai vari (Jrganismi sanitari durante l'azione di Santander superò il migliaio con una mortalità globale pt·esso le unità sanitarie del 4,6 %.

4o -Le statistiche ed i dati t·iportati permettono di poter fare un esame retrospettivo sul funzionamento del servizio nelle due azioni ed offrono la possibilità di stabilire alcuni indici comparativi ai fini statistici.

5o - L'esperienza di due grandi battaglie ci induce a porre in rilievo l'opportunità di rafforzare e potenziare sempre più nella guerra di movimetlto due p1·evemivi per eccellenza, per i feriti in genere e per i gravi in particolare: i mezzi di sgombero ed i nuclei chirutgici nelle retrolinee.

6° - L'esperierzza tattica della guerra di Spagna lza dimostrato inoltre che l'a Divisione, rappresentando la Grande Unità basilare colla quale si famJO le battaglie, come tale ha bisogno per i servizi di aut0110mia e di larghe dispo. tzibilità di mezzi. Il servizio sanitario divisionale, or·gauo assai delicato che sta a salr~<7guardia dell'efficienza fisica della t1·uppa, e per il ricupero del materia/( umano vulnerato dalle armi nemiche, maggiormente esige tale bisogno, perchè possa assolvere attÌt;amente, secondo le neces.iità ta'ttiche e tecniche, la sua importante fun zione.


LAVORI ORIGINALI

COMANDO SUPERIORE FORZE ARMATE AFRICA SETTENTRIONALE ISPETI"ORATO DI St\NITA' • TRIPOLL

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE LIBICHE DELLA LIBIA OCCIDENTALE NELL'ANNO 1938 Dott.

ALFREDO I NCRA\' ALLE,

magg. g<:nernlc medico

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Nelle tabelle che seguono sono r accolti i dati statici sulle condizioni sanitarie delle truppe coloniali della Libia Occidentale durante l'anno 1938. Nella tabella l sono riuniti, distinti per mese, e sia per le truppe metropolitane che per le truppe mussulmane, i dati riguardanti: le giornate di presenza; la forza media presente; i ricoverati in luoghi di cura m cifre assolute e in cifre proporzwnali a 1000 della forza media; morti nei luoghi di cura e fuori e 1 morti per 1000 della forza media ; i trasferiti in stabilimenti sanitari territoritali; gli eliminati temporaneamente e definitivamente per motivi di salute:; le giornate di cura e quelle per 1000 di presenza. Nella tabella II sono indicate, distintamente per ufficiali, sottufficiali e militari di truppa metropolitani e per militari mussulmani, le malattie che causarono il ricovero in stabilimenti di cura e, limitatamente ai ricoverati, il numero dei morti per le singole cause morbose. Nella tabella III sono raggruppati i militari morti, partitamente metropolitani e mussulmani, secondo le cause della morte, l'arma, il grado, il m ese ed il luogo dove morirono. Nelle tabelle IV, V e VI sono classificate, distribuite per malattie, }.e perdite che ebbero per trasferimento in ospedali territoriali e per eliminazione temporanea e definitiva. FORZA MEDIA E GIORNATE DI PRESENZA.

Ufficiali: 467 presenti, con 170.464 giornate. Metropolitani (si intendono con questa dicitura, nel corso della relazione, i sottuffìciali e militari di truppa nazionali): 3.651 presenti, con 1.332.829 giornate. Mussulmani: 7·579 presenti, con 2.765.317 giornat~.


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124

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114.360

468

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2

116

5

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-

0,26

15.376

123.960

496

3.999 11

165

22

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2

l

-

Giugno

14.490

107.370

483

3.579

l

135

2

38

-

2

-

- -

Luglio

14.384

113.026

464

3.646

4

125

9

34

l

-

l

l

Gennaio

U.880

115.320

480

3.720

Febbr:tio

13. 94l

106.736

498

Marzo

14 . 260

127.255

Aprile

11.040

Maggio

-

- -

l

l

-

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2 2,01 0,50

l

2

-

- - ''l

0,56

- -

l 4,31 0,27

2

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l

Agosto

13.702

110.019

412 3.549

l

164

3

46

-

l

- - l

-

l

-

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0,28

'

13.440

101.130

448

3.371

5

131

11

39

-

Ottobre

13. 578

103.447

438

3.337

3

135

7

40

-

2

-- -

2 -

0,60

- 1-

Novembre

13.800

99.930

t60

3.331

3

112

7

34

-

l

-

2

-

0,60

- ·- l ~'i

Dicembre

14.570

110.267

170

3.557

2

91

4

26

-

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0,28

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Settembre

2

170.464 1.332.829

467

-

3.652 41 1.587

l

2 2,23 0,59

1

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2

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345

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2 0,25

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6 4 .076 18

l

6 0,80

- -

10 4 .066 17

176 23 4

l

5 0,65

- -

4

4.090 18

39

2.191

3

19 239.568

7.728

195 25

l

-

l

- -

2 53

l. 635

4

15 225.876

8.067

217 27

2

-

8

2.194

1

17 232.593

7.503

1801 24 5

12

1. 671:1

l

l 15 229 .980

7,666

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TRUPPE:

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.Eli mi n• ti pC'r motivi di salute

I.

TABELLA

- -

- -

.... -

-

l 253

2.172 16

18 254 .696

8.216

149 18 4

2

6 0,73

-

-

8

3.332 13

-

-

5 18

1.938

18 229.800

7.660

134 17 2

l

3 0,39 -

-

4

2.492 11

4

l

l

-

3

-

8 65

). 88·!

5

17 230 .609

7.439

134 18 3 -

3 0,40

- -

7 2.767 12

-

3

-

2

9

2.558

l

23 242.161

7.831

166 21 4 -

4 0,51

- -

2 3.391 u

-

l

79

2.381

6

22 225.570

7.519

178 24

l

-

l

-

-

l

- - -

l

36

2.478

3

24

218 .395

7.045

189 27

2

-

2 0,28 -

-

9 3.283 15

--

-

2

- - 30 2. 156 2 22 212.610 7.087 171 21 5 -

- - l- l - - ·- -

0,13

5 0,7 1

- - 7 3.723 18

- - - - - -- - 12 - 23 650 25. 287 ot- 19 2.765.317 7.576 2.052 271 36 5 41 5,41 - - - -~- --l

r----

48

2.022

3

111 222.859

7.189

163 23 3

-

3.183 H

3 0,42

4

3.341 15

7~

41.984 15

-


IL

TABELLA

Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno I9J8-XVll.

l

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HICOVERATI MORTI 1 --~---- 1--~---­

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S onufficiali

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MALATTIE

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l

Leggeri stati di malessere febbrili od afebbrili.

l

54

38

2

Febbri infettive di breve durata: a) reumatiche

4

169

209

3

Souulliciali e militari di truppa

militari di trup pa ç

o

b) di natura indeterminata

2

Infezione tifoide e paratifoide: a) febbre tifoide

5

b) paratifì 4

Dermotifo

5

Febbre melitense

6

Febbre ricorrente .

8

Varicella

lO

Morbillo

14

Influenza: a) senza complicazioni

-

-

-

-

l

4

-,

l

-i

l 3

l

2

4 l

6

.

l

b) con complicazioni respiratorie

3

l

9

15

-l

l

l

16

Meni ngite cerebro- spinale epidemica

18

Parotite epidemica

4

21

Dissenteria : a) amcbica

5

b) di origine non accertata 25

Lcb~a

30

Tetano

31

Congiuntivite tracomatosa

34

Blenorragia e sue complicazioni (escl usa la congiuntivite) : a) infezione curata per la l .. voi ta nelle Infermerie od ospedali dopo l'incorporamento o dopo il richiamo . .

4~

- l l

.

2

l

Da ri ponarc

16

68

2 107

52

9

449

379

-

l

2


347 segue TABELLA Il.

Malattit: dalle quali erano affetti i militari ricoverati c qudli morti durante l'atmo 19]8-XVl/.

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RICOVERATI

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Sottufficiali e milit ari et i truopa

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MORTI

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Riporto .

9

379

.

e militari di truppa

u

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6 .. c:

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Sott uffici al i

1!3 ;:>

449 1 -

l

2

b) infezione curata per la 2• volta ed ol-

tre ecc. 35

_

.

,

Ulcera vene.rea e sue complicazioni:

a) infezione curata per la x" volta ecc. . 36

5

.s -

12

IO

-

14

6

-

Sifiloma iniziale:

a) infezione curata per la x• volta ecc. . 37

39

l

a) infezione curata per la x• volta ecc. b) infezione curata per la 2" volta ed ol-

11

tre ecc.

3

l n fezione malarica acuta (casi di stazione) .

2

7

9

rn fez ione malarica acuta (casi di recidiva) .

22

133

41

Infezione malarica cronica e cachessia palustre .

2

9

49

Reumatismo articolare acuto

5

8

SO

Tu ber-colosi dell'apparato resptratono

Il

29

5 1 Tubercolosi delle meningi e dd sistema nervoso centrale . . . 5 2 Tubercolosi del peritoneo e degli organi dige-

51

58

Tubercolosi degli organi genitali

.

l

l

l

l

"'rubercolosi delle ossa e delle' articolazioni "'rubercolosi dd sistema linfatico

11

l

l

.

l

l

-r'ubercolosi di altri organi . . Da riportare .

l

l

renti 55

-

manife-

1•

40

54

-

S i fil i de secondaria:

a) infezione curata per la x• volta ecc. 38 Sifilide terziaria:

39

-

2 12

504

702

-

2

15


uguc TABELLA 11. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati c quelli morti durante l'anno 19]8-XVII.

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HJCOVERATI

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e militari di truppa

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Riporto

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12 504 702

59

T ubercolosi gencraliz7..ata

2

60

Forme tubercolari sospette

2

68

Debolezza di costituzione e deficienza del perimetro toracico 2

68bis Oligocmia c deperimento orgamco

69

Anemie gravi e anem1a perniciosa progressiva

70

Leucemie c pseudolcucemie

74

Reumatismo articolare cronico (artrite deformante, ecc.) . .

'

21

2

15 2

19

2 2 2

5 l

77

Diabete zuccherino

78

Morho di Flaiani - Bascdow

l

79

Altre malattie della tiroide

l

85

Orticaria

2

-

-

85his Altre malattie generali (comprese le anafilattiche

e le reazioni generali da siero)

··

2 l

87

Emorragia cerebrale

89

Encefalite (esclusa la epidemica e la tubercolare): ascesso del.J'e.ncefalo.

2

90

Meningite (non tubercolare e non epidemica). .

l

5

96

Altre forme di frenopatie

2

2

97

Nevrastenia

7

98

Isterismo

l

"

99

Epilessia

9

5

101 102

Altre forme di nevrosi.

l

l

Nevralgia e nevritc ischiatica

7

u

-

-

-

105

Paralisi periferiche

l

,,

-

-

-

Da riportare .

2

3

l

------1 14 570 77 1

6

23


349

segue TABELLA IL Malattie dalle quali erano affetti i militari ricotJerati e quelli morti durante l'anno I9J8-XVII .

....

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l

RICOVI!RATI

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Sot tuflk ial ì e militari di truppa

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MALATTIE

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Sottufficia li e militari di truppa

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Riporto .

14 570

771

106

Altre malattie del sistema nervoso periferico .

107

Malattie delle palpebre

5

2

109

4

27

110

Congiuntiviti (esclusa la blenorragica, la difterica, la tracomatosa) . . Cheratiti

l

18

111

lriti ed irido- cicli ti

l

115

Glaucoma

116

Cataratta

117

Altre malattie dell'occhio

24

118

Malattie dell'orecchio esterno

lO

119 121

Malattie dell'orecchio medio

12

11

Mastoiditi

2

l

123

A.lt:re malattie dell'apparato uditivo.

l

125

Riniti e sino-faringiti 127 Epistassi 128 Sinusiti

6

23

l l

12

lO

.

l

.

Al t.re malattie del naso e dei sem

130

Sto:rnatiti

133

23

l

. -

129 131

6

3

l

9 3

A..f-fezioni dei denti e delle gengive (compresi gli ascessi gengivali e dentari)

14

11

60

16

"I"<>nsìllo- faringiti (compresi gli ascessi tonsillari c peritonsillari)

. . .

l

134

I f>ertrofìa delle tonsille c vegetazioni adenoide

30

4

135

Al tre malattie della bocca e delle fauci

3

3

139

Vizi valvolari

140

Nevrosi cardiache

4

2

Da riportare .

15 762 891

-


350

segue TABELLA Il. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno 19]8-XVl/. u

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RICOVERATI

So t tullic tal i

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MALA TTIE

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.., 15

762 891

-

-

-

-

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142

Altre malattie del cuore

-

l

145

Flebiti

l

146

Varici ed ulceri vancosc

-

148

Linfangioiti

149

l

-

l

l

2

-

Linfoadeniti (escluse le tubercobri c le veneree)

11

20 -

150

Altre affezioni del sistema liofatico

-

2

l

152

Laringi ti non specifiche

-

-

l

-

153

Catarro bronchiale acuto

-

74 175

-

154

Catarro bronchiale cronico

-

8

155

Congestione polmonare

156

Broncopolmonite

-

3

157

Polmonite e pleuropolmonire .

-

2

32 -

158

Ascesso e cangrena polmonare

-

l

3

159

Pleuriti: a) sierosa e siero-fibrinosa

-

15

b) purulenta

.

164

Altre malattie degli organi del respiro

165

Affezioni dell'esofago

166

Imbarazzo gastroenterico

!67

Catarro gastroenterico acuto

168

Catarro gastroenterico cronico

. .

.

-

Ulcera dello stomaco e del duodeno

170

Malattie da parassiti intestinali (esclusa l'anchi. lostorna e l'echinococco)

Da riportare

9 -

64

18

14

-

-

-

-

-

-

-

-

1

-

4 l

-

- - - -

- 18 l 3 -

-

48

-

13 l

-

-

69

-

-

-

-

3

23

-

37 -

l

6

-

58

l

168bis Nevrosi gastriche c intestinali . 169

-

2 l 8 8 -l l -

-

c) altre forme

2

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- -

-

l

e'j -;,:i Et "E e

18

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Riporto

di truppa

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Sottufficiali e militAri

-

ì

-

3 3 --- - 18 1044 1349

--

-

- -

l

-7

28 1


35I seg~ TABELLA Il.

Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno I9J8-XVII.

.

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RICOVUATI

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Sottullìcioli e militari eli truppo

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MALATTIE

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Sottufficiali r militari di truppa

.....·l

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"E e Riporto .

171

Appendiciti e periappendiciti

172

Occlusione intestinale

173

Emorroidi

174

Ascessi anali

18 1044 1349

-

l

24

-

l

-

23

22

-

l

2

-

3

4

-

l

174bis Ragadi e fistole anali

•

M ORTI

.

<l8

7

175

Ernia inguinale

23

9 -

176

A!tre ernie visceral i

3

5

177

Ernia strozzata

l

178

Altre malattie dello stomaco e dell'intestino .

16

7 -

179

ltterizia catarrale ed angiocolite

16

17

180

Calcolosi biliare e coliche epatiche

5

8 -

18 1

Epatiti ed ascesst epatici

183

Cirrosi epatica

184

Altre malattie dd fegato (escluso l'echinococco)

2 -

185

Peritonite (non tubercolare)

l

187

Albuminuria

4 -

Calcolosi renale e coliche renali .

lO

6 -

Nefrite acuta

l

9 -

Nefrite cronica

l

l

Pielonefriti

8 -

194

Calcolosi vescicale

4 -

195

Cistiti non specifiche

16

2 -

196

Altre malattie dei rent, degli uretri e della vescica

2

1-

Malattie della prostata

1

197

2

28

-

-

-

2 -

l

.

.

Da riporlilr~ .

l

l

l

-

l

l

l l l

-

24 12331 1471

lO

l

33


352 s~gue TABELLA

II.

Ma/atti~ dalle quali erano affetti i militari ricoverati

e quelli morti durante l'anno I9JB-XVII. c. r •

MORTI

RICOVFIIATI

.,~

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So ttufficiali e 1nilitari di truppa

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Ripono

So t tuffici • " e miliuri di l ruppe

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..

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-;· ... ~ E E

;;l

.

-

Rcstringimenu uretrali

199

Fimosi e para fimosi congenite

200

Conditomi ac um inati

201

Balanopostite semplice

202

Orchiti ed cp idi di mi ti (esclu se le gonococcichc c le tubcrco lari)

.

:>E

IO

33

-

-

-

-

-

l

24 1233 l4il

198

fo ~ ..._ .,_ Eg,

l

-

-

24

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3

l

-

-

-

10

12

-

-

l

3 -

-

-

-

-

-

l

203

ldrocde .

20'

Varicocdc

-

205

Altre affezion l degli organi ge nitali

-

14

5

-

-

207

Ulccrazioni e piaghe

-

7

136

-

208

Ascessi (comprese le idrosadeniti)

36

40

-

209

Flemmoni supc rficiali e profondi

7

11

-

210

Foruncoli

11

15

-

212

Paterecci

3

3 -

213

Unghia incarn ata

-

3

-

-

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215

Eczema .

-

4

15

216

Acne volgare

2

217

Impetigine .

-

218

Psoriasi

220

Altre dermatos l : a) a carattcre infiammatorio

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b) a caratte re trofo-neurotico .

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221

Scabbia

222

Altre: dc:rmatos l da parassiti animali

223

Tigna

224

Tricofiz ic

Da riportort

17

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33


353 segue TABELLA II. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'amw I9JB-XVII .

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Altre dermatosi da parassiti vegetali

226

Anomalie di secrezione delle ghiandole cutanee (comprendervi le varie forme di disidrosi e la cisti sebacea)

26 1407 1750

2

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5

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33

-

227

Altre malattie della pelle e degli annessi .

7

16 -

228

Reumatismi muscolari (lombaggine, mialgie, ecc.)

13

12

-

231

Ernie muscolari

l

232

Tenosinoviti: gangli

l

l

-

233

Pierostiti (escluse le specifiche)

2

5 -

234

Osteiti ed osteomieliti (escluse le specifiche) .

235

Sinoviti ed artrosinoviti (escluse le specifiche)

236

Borsiti

237

Altre malattie delle ossa, delle articolazioni, dei muscoli e dei tendini

238

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15

16 7

-

-

Postumi delle malattie comprese nella r• e z• classe, quando non consistano •n una delle

forme morbose sopra specificate 239

Tumori benigni

2

240

Tu mori maligni

l

l 249 Avvelenamenti acuti da sostanze alimentari

l

l-

250

Altri avvelenamenti acuti

l

252

Morsi di animali

3

253

Scottature ed usuoni :

-

a) avvenute in occaswm di incendi

1 -

b) avvenute per altre cause .

2

Da riportare

-

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12

34


354

segue TABELLA I l. Malattie- dalle quali eranQ affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno 1938-XVII.

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34

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l 253bis Causricazioni da cause chimiche, radioattive e fotiche

l

255

Contusioni

3

21

64

-

256

Escoriazioni

l

l

l

-

257

Rotture muscolari c tcndinee

l

258

Distorsioni

3

8

259

Lussazioni

8

4 -

260

Fratture

28

55

261

Rotture di organi cavitari cd emorragie interne

l

3

26 3

Commozione viscerale

264

Ferite lacero-contuse

26 6

Ferite da taglio:

5

2

l

12

28

-

-

-

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a) ferita d'arma da taglio . 267

268

Ferite da punta: a) ferite d'arma da punta

l

2 -

b) altre ferite da punta

l

2 -

l

l

Ferite d'arma da fuoco: a) da proiettile di pistola, fucile, mitragliatrice

-

270

Corpi estranei nell'occhio

l-

271

Corpi estranei nell'orecchio

l

i' 272

Corpi estranei in altri organi

274

Postumi di lesioni violente :

l

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-

a) complicazoni tardive dei traumi a canco delle ossa c delle articolazioni (periostite, osteite, artrosinovitc, ccc.) Da ,.;portare

2

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4

14

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355

segue TABELLA IL Malattie· dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno 1938-XVIT.

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41

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b) complicazioni tardive dei traumi a canco degli occhi (cheratite, irido-ciclite, cata-

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-

-

-

di altri organi (orchi te, ecc.)

-

-

l

-

-

d) altri postumi di lesioni violente

-

-

2

-

-

17

-

-

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41

ratta, ecc.)

c) complicazioni tardive dei traumi a carico

278

Malattie o lesioni allegate e non riscontrate

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ltOTALB GENERALE

41

34

-- -- - - - - 1587 2052

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4

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La forza media subì oscillazioni minime nei confronti con l'anno 1937. Nel numero degli ufficiali si ebbe un leggero aumento (467 con~o 459 presenti nel 1937)~ invece nella forza media delle truppe metropolitane e mussulmane vi fu una piccola differenza in meno (metropolitani 3898 nel 1937 e 3.651 nel 1938; mussulmani 7.617 nel 1937 e 7·579 nel 1938). MoRBosiTA'. Per mille presenti furono ricoverati nell 'anno: a) ufficiali 88, con una media giornaliera di degenti del 3,81°/r.o; b) metropolitani 435, co~ una media giornaliera di degenti "del 19°/oo; c) mussulmani 270, con una media giornaliera di degenti del 15 °/oo; Nel 1938 la percentuale dei ricoverati fu sensibilmente inferiore a quella del 1937 (metropolitani 43,50 % della forza media nel 1938 contro 54 % nel 1937; mussulmani 27 % della forza media nel 1938 contro 38,40 % nel 1937) ma la differenza di ricovero tra metropolitani e mussulmani fu approssimativamente contenuta negli stessi limiti proporzionali del 1937.


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Militari m~tropolitani morti, classificati suondo la causa, ;

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52

Tubcrcolosi del peri tonco

69

Anemia perniciosa

89

Ascesso ùcll'encefalo

!58

Ascesso polmonare

J 85

Peri ton i te

188

Calcolosl re naie

l

-

191

Ncfrite cronica

l

-

240

Tumore maligno

l

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253•

Ustioni di 20 e 30 grado l

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357

II I.

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Militari mussulmani morti, classificati se•co1Jdo la cam .~«

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70 77

87 90

156 157 172 181 183

185 190

25Jb

261

261

266

Febbre tifoide Meningitc cerebro-spinale epidemica Malaria cromca e cach~­ Sia palustre Tubercolosi polmonare Tubercolosi ossea Tubercolosi generalizzar;:~ Leucemia Diabete zuccherino Emorragia cerebrale Meningite Bronco-polmonite acuta Polmonite Jobare Occlusione intestinale Ascesso epatico Cirrosi epatic:~ Peritonitc Nefrite acuta Scottature estese di 2° e 3° grado da inc. latta benzina Frattura della base cranica d::t incidente automobilistico Frattura della base cran1 ca da incidente paracatudistico Ferita d'arma da punta e taglio penetrante in cavita alla reg. sottoclav. c sottoioidca Totale

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359

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IV.

TABELLA

Militari mctropolitacrli trasferiti m Stabilimcuti sanitari territoriali .

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S ottufficiali e militari

Ufficio h

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TABELLA

V.

Militari metropolitani eliminati pC>r motitti di salute.

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Debolezza di costituz.ione Lues cerebri . Tubercolosi polmonare 14 Tumore a sede prob abile prefrontale con segni di compressione chiasmatica 24 Malattie organiche del sistema nervoso centrale e perif. e lor-o esiti 27 Cerebropatie . 28 Nevrastenia 35 Malattie della cornea, d ella sclera, ecc. 36 Miopia 46 Congiuntivite granulos a 50 Otite media purulenta cronica con cane 54 Imperfezioni e malatt le del naso 73 Malattie croniche dell' apparato respiratorio 83 Ernie ingujnali 85 Malattie croniche dei r eni 2 8 11

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TABELLA

VI.

Militari mussulmttni elimiunti per motivi di salute .

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3

7

Malaria allo stato di cachessia

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Tuborcolosi polmonarc

14

14

11

Tubercolosi extrapolmonarc (peritonitc)

3

12

Lebbra

l

13

Linfo • adcnosi

1

20

Malattie croniche delle ossa e delle art. princ.

4

4

22

Deformità ossee ed articolari

lO

lO

24

Malattie organiche del sistema nervoso centrale e peri fcrico e loro esiti

2

2

27

Cerebropatie

4

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Cecità in 0.0. (esito di congiunti\', gonococcica)

46

Congiuntivite granulosa

8

8

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Otite media purulenta cronica con cane

2

2

73

Mai:lttie croniche dell'apparato respiratorio

4

75

Vizi valvolari c rganici del cuore .

5

5

80

Malattie di un viscere addominale

l

l

83

Ernie inguinali

3

3

92

Enuresi

l

l

93

Esiti f. a. f. al braccio destro con amputazione chirurgica del braccio .

l

l

ToTALE.

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1


Il numero degli ufficiali ricoverati fu molto più elevato che nel 1937 (54 nel 1937 ed 88 nel 1938) e ciò che nella tabella I risulta evidente è la sproporzione di ricovero nel mese di maggio (u) rispetto agli altri mesi. Il fattore principale di questa sproporzione è da r1cercare quasi unicamente in incidenti occorsi durante un breve ma intenso ciclo di esercitazioni di lancio con paracadute compiuto da un battaglione paracadutisti costituito presso il campo d'aviazione della Mellaha, con concorso di numerosissimi ufficiali di tutte le armi, in occacione delle grandi manovre in Gdara. M o RTALITA'.

Decedettero durante l'anno: 4 ufficiali (8,56 ol oo della forza media), 14 metropolitani (3,83 o l oo) e 41 mussulmani (5,40 °l oo). Degli ufficiali: 3 decedettero per inci.dente aviatorio e I per malattia. La mortalità nelle truppe metropolitane fu di poco superiore a quella dell'anno 1937: 3,83 o l oo nel 1938 contro 2,5 °/co nel 1937, mentre nelle truppe mussulrnane si mantenne molto al di sotto: 5,40 o l oo nel 1938 contro 9,45 of.,o nel 1937· Questa differenza in meno nelle truppe mussulmane trova spiegazione sia nelle migliorate condizioni igieniche, sia nel fatto che nel decorso anno parecchi ascari decedettero per lesioni e malattie riportate durante la permanenza in A. O . L TRAsFERITI IN OSPEDALI TERRITORIALI.

Ufficiali : nessuno. Metropolitani: 2 (0,54 oloo della forza media). Mussulmani : nessuno. ELIMINATI.

Temporaneamente: ufficiali: nessuno; metropolitani 12 (3,28 o/ oo della forza media); mussulmani nessuno. Definitivametzte: ufficiali: nessuno; metropolitani: 23 (6,3 "l oo della forza media); mussulmani 74 (9,]6 ot~o della forza media). L'eliminazione maggiore si ebbe nei militari metropolit~ni, per congiuntivite granulosa (6), per malattie dell'orecchio med.io (5), per malattie dcii 'apparato respiratorio (4); nei militari mussulmani, per tubercolosi polmonare (14), per deformità ossee ed articolari (ro), per congiuntivite granulosa (8), per malaria allo stato di cachessia (s) e per vizi valvolari organici di cuore (5). M ALATTIE PIU' IMPORTANTI CHE CAUSARONO IL RICOVERO.

Febbri reumatiche di breve durata. Dettero luogo al maggior numero degli ospedal izzati. Furono ricoverati : ufficiali 4 (R,sn o l oo della forza media): metropolitani 169 (46,28 °/uo); mussulmani 209 (27,57oloo).


Febbre tifoide. Si ebbero 5 casi (1,64 • l 9o), dei quali uno sçguito da morte (0,27 •l oo), nei metropolitani e 4 ( 0,53 ol oo), dei quali uno seguito da morte (o, 13 ol oo ), nei mussulmani. Dermotifo. Un wlo caso in militare mussulmano (o,I3vf,,o della forza media). Febbre melitense. Ne ammalarono 3 militari metropolitani (o,82 •foo) e 2 mussulmani ( 0,26 o l oo). · Febbre ricorrt:11tc. 4 casi nei mussulmani (0,53 •foo della forza media). Morbillo. Ne ammalarono 6 militari mussulmani (0,79 "loo) . .Tnfl~nza. Furono ricoverati per influenza senza complicanze 1 ~tffi­ ciale (2,14 "loo), 3 metropolitani (o,82"loo) ed un mussulmano (o, r3 ~/•1 ·•); furono invece ricoverati per influenza con complicanzè respiratorie 9 metropolitani (2,46"l oo) e 15 mussulmani ( 1,97 • /o o). Meni11gite cerebro-spinale epidemica. Fu presente con un solo caso (0,13 °/oo), seguito da morte, in un mussulrnano. Parotite. Furono ricoverati per parotite 4 militari metropolitani (1,09 • / oo) e 44 mussulmani (5,8 °/nq). Disse11teria amebica. Ne furono affetti I ufficiale (2,1 4 •1.,..) e 5 metropolitani (1,37 •j oo). Lebbra. Due casi (o,26 "l.,.), in militari mussulmani. Congiuntivite tracomatosa. Furono ricoverati r6 metropolitani (4,38 •fo•) e 68 mussulmani (8,97 "foo). Malattie celtiche. Furono ricoverati per la prima cura complessivamente il 6,42 ·1·10 della forza media degli ufficiali, il 34,23 •joo della forza media dei militari metropolitani e 1'8,84 ol6o della forza media dei miìitari mussulmani . I casi curati furono, distintamente : negli ufficiali 2 (4,28 •foo) di blenorragia, 1 (2,14 "/ oo) di lue primaria; nei militari metropolitani 107 (29,3 "loo) di blenorragia, 5 (1,37" loo) di ulcera venerea e 12(3,28 •;oJ) di lue primaria ; nei militari mussulmani 52 (6,85 "loo) di blenorragia, 5 (o,66°/ oo) di ulcera venerea e 10 (1,32 "1.,.) di lue primaria. Malaria. Furono ricoverati: per prima manifestazùme: 2 ufficiali (4,28 "/. o), 7 militari metropolitani (1,91 °/oo) e 9 militari mussulmani (1,18 °/ oo); per recidiva: 22 metropolitani (6 ·•/ ~1) e 133 mussulmani(r7,55 •l oo); per malaria cronica: 2 metropolitani (0,54 "/oo) e 9 mussulmani (1,18 •foo). Dei 9 militari mussulmani ricoverati per malaria c10nica ne decedette 1 (0,13 °/uo della forza media). Reumatismo articolare acuto. Furono ricoverati 5 metropolitani (1,37"/ oo) ed 8 mussulmani (1,05 •l oo). Tubercolosi. Per tubercolosi polmonare e generalizzata furono ricoverati I I militari metropolitani (3 • l oo) e 31 militari mussulmani (4 •/oo). Per tubercolosi degli aLtri organi furono ricoverati 3 militari metropolitani (o,82 •foo) e 6 mussulmani (o, 79 •l oo).


Decedettero per tubercolosi 1 militare metropolitano ( 0,27 •/ oo) e 14 mussulmani (1,84 •joo). M alattie dell'apparato reJpiratorio. Furono domplessivamente ricoverati r ufficiale (:!,14 ' / , ..), 115 metropolitani (31,49 "/o~) e 324 mussulmani

(42,74 °/oo). Prevalsero le bronchiti, con ricoverati: 82 metropolitani (22,45 •foo) e 239 mussulmani (31,53 •l o()). Seguirono le polmoniti, con ricoverati r ufficiale (2,14 •foo), 7 metropolitani (1,91 ''/,.,) e 59 mussulmani (7,78 "/""), e le pleuriti , con ricoverati 25 metropolitani (6,84 "l oo) e 25 mussulmani (3 ol•o). Morirono: I metropolitano (0,27 •Juo) per cangrena polmonare e 5 mussulmani (o,66•joo) per polmonite. Catarro gastro-enterico acuto. Tra le malattie dell'apparato d igerente fu guella che dette il maggiore numero di ricoverati : 69 metropolitani (18,9 °/oo) e 48 mussulmani (6,33 •l oo).

Ulccrazioni e piagllc. Furono rappresentate da 7 ricoverati (I ,88 ol oo) nei militari metropolitani c 136 (17,94 ol oo) nei militari mussulmani. Lesioni violente. Furono ricoverati complessivamente per lesioni violente : ufficiali 12 (25,6sl •; oo), metropolitani 77 (21,09 "/oo) e musmlmani

16sl (22,29 •f..). Esse per la massima parte furono costituite da contusioni, fratture e ferite lacero-contuse. Morirono per lesioni violente: ufficiali 3 (6,42 •l oo), metropolitani 3 (o~82"/oo) e mussulmani 8 (1 •loo). Malattie allegate e non riscontrate. Furono ricoverati 34 metropolitani (9,31 °/oo) e 17 mussulmani (2,23 •1 oo). Co?>:cLusiONJ. Uno sguardo d'insieme alle diverse tabelle ci fa concludere, che durante il 1938 le condizioni sanitarie delle truppe metropolita ne e mussulmane del R. C. Truppe Libiche della Tripolitania furono buone. Prevalsero forme mediche e chirurgiche comuni e la percentuale dei ricoverati, pur contenuta .i n limiti inferiori a quella del 1937, m antenne, anche guest'anno, lo stesso dislivello proporzionale di ricovero tra metropolitani e mussulm:-.ni (43,50 % dei m etropolitani contro il 27 o,{., d ei mus· ~ulmani). La maggiore percentuale rli ricovero nei metropolitani è da far risalire quasi unicamente a fattori climatici ed ambientali; è notorio infatti il dis::~gio dci metropolitani, in guesta zona, durante il periodo di acdimatamcnlo cd è notorio anche lo sforzo, che l'organismo deve subire per adattarsi convenientemente ai bruschi cambiamenti di temperatura, con alternative di pwgg1a c di vento, fino al caldo-afoso, talora nello spazio


di poche ore, fenomeni normali in questa regione. Non rare risultano, specie durante il periodo di acclimatamento, le scns:1ziom subbiettive di malessere con leggere alterazioni della temperatura, che, in taluni, culminano nel quadro della malattia, anche se lieve e di breve durata. Si notino in proposito le febbri reumatiche, che hanno dato il maggiore numero di ricoverati. Le malattie epidemiche risultano rappresentate da casi sporadici di tifo addominale ed esantematico, meningite cerebro-spinale epidemica, febbre ricorrente, morbillo, parotite ecc. E su questo esiguo numero di forme epidemiche non poca parte ebbe la lotta tenace ed assidua, che svolsero gli ufficiali medici dei corpi, i quali applicando con precisione e costanza le norme igieniche generali e quelle speciali, dettate di volta in volta dalla direzione di sanità, riuscirono ad avere ragione di varie e temute infezioni; di dermotifo, ad esempio, ammalò un solo ascari, mentre varii focolai della malattia serpeggiarono tra la popolazione civile mussulmana. Anche durante il periodo delle grandi manovre in Gefara molti furono gli accorgimenti dettati per evitare che malattie infettive penetrassero fra le truppe: prime fra tutte l.e disposizioni emanate per affrontare il problema dell 'acqua, scarsa e di dubbia potabili t~ nella zona delle manovre. Anche qui le provvidenze igienico-profilattiche furono coronate da successo. Le malattie celtiche dettero un numero di ricoverati di prima infezione abbastanza limitato (metropolitani 34,23 °/oo : mussulmani 8,84 u/ •1•) e, comunque, inferiore a quello dello scorso anno (metropolitani 42,fh ~/oo , mussulmani 19,03 o/ IJo). Anche in questo campo la lotta fu condotta con tenacia e perseveranza e la massima parte del successo va attribuita sia all'azione educatrice svolta dagli ufficiali preposti alla salute cd all'igiene dell~ truppe, sia alla costanza, da parte di queste ultime, nel seguire le norme prescritte. Conferenze, visite sanitarie periodiche e di sorpresa, Jjmitazione della libera uscita per tutto il periodo della presenza di manifestazioni contagianti ai militari ammalati e denunzia delle infezioni alle autorità civili competenti furono i mezzi di lotta usati con .indubbio vantaggio. Contenuto in limiti normali fu il numero complessivo dei ricoverati per malattie dell'apparato respiratorio (115 metropolitani e 325 mussulmani). Esse furono rappresentate per la quasi totalità da bronchiti. Nelle truppe mu~sulmane è degna di rilievo la diminuzione di ricovero per queste malattie nel 1938 (42,74 %o) in confronto con quello del 1937 (65,62 °/oo): ciò è probabilmente in relazione all.e migliorate condizioni igieniche ed alla eliminazione, avvenuta lo scor~o anno, di molti elementi tornati dalla campagna in A. O. I. in condizioni organiche fortemente deficitarie. Limitato fu il numero dei ricoverati per malattie dell'apparato digerente e di non lieve importanza fu, a tale proposito, l'intensa campagna svolta da questa direzione per far conoscere i principi del sano vivere in


colonia : a prova del successo sta la forte differenza in meno rispetto ai ricoverati per catarro gastro-enterico nell'anno scorso. Non molto alto fu il numero dei ricoverati per ulcerazioni e piaghe ai piedi (metropolitani 1,88 °/ oo, mussulmani 17,94 °/oo). Non priva di interesse è la evidente diminuzione rispetto allo scorso anno (metropolitani 4,ro o; oo, mussulmani 33,31 ol oo), diminuzione da mettere in rapporto oltre che alla migliorata forma del sandalo anche, e principalmente, al maggior -stimolo alla cura della propria persona. L 'eliminazione per motivi di salute fu relativamente limitata e net mussulmani di gran lunga inferiore a quella dello scorso anno (74 eliminati nel 1938, contro 243 nel 1937). Questa notevole differenza nel numero dei mussulmani eliminati è dovuta unicamente al fatto che, dopo la selezione operata col rientro della divisione Libia dall'A. 0 ., oggi le truppe libiche sono composte di elem enti validi, ben nutriti ed equipaggiati, nei quali si va facendo strada .quel concetto di elevazione civile, che è la più bella realizzazione italiana . . .

m queste provmcte.


SCUOLA Ul APPLICA~IUNE DI SANITA' MILITAI\ E Dircuorc : tenente colonnello medico prof. :\'J.fuoo GERMINO. ISTITUTO DI TRAUMATOLOG IA E DI C li!RURG IA D I GUERRA Direttore: tenente colonndlo mt.Uico prof. Au·o~•o M,c ,, n·Lo .

LA LUSSAZIONE SOTTOGLENOIDEA DELL'OMERO ACCOMPAGNATA A FRATTURA DELLA GRANDE TUBEROSITÀ Dott. c,,,COMO G.\LLETIO, capitano medico, inscgn:llltc aggiunto.

(Continuazùme e fine).

AN.'\TOMIA PATOLOGICA.

Il quadro anatomo-patologico delle lussazioni sottoglenoidee associate a frattura della grande tuberosità si compone essenzialmente del focolaio di frattura, da un lato, e delle lesioni dei muscoli, dei tendini, della capsula c delle parti molli dall'altro lato. Il focolaio di frattura è costituito dalla grande tuberosità fratturata e da sangue stravasato e raccolto tra le rime della frattura la quale pu9 essere completa od incompleta, unica od a più frammenti. Trattandosi, spesso, di fratture per strappamcnto si hanno più frammenti che qualche volta si limitano a semplici distacchi della corticale ossea, a fratture sottoperiostee con o senza spostamento; le fratture sottoperiostee con spostamento unilaterale sono dette anche a cerniera (Dehne). A proposito dello spostamento occorre anche ricordare che i frammenti ossei, quando sono molto dislocati, perdono la loro nutrizione e possono andare incontro a rarefazione per riassorbimento. E che, nel caso delle fratture della grande tuberosità, vi possano essere notevoli spostamcnti dei frammenti è facile capire specie quando si tratta di fratture per strappamento. Il versamento ematico, che sarà più o meno cospicuo a seconda della entità della frattura, si fa strada, oltrechè nelle linee della frattura anche negli spazi peri e paraostei e la superficie di frattura ne risulta ricoperta di coaguli sanguigni. Si possono avere così delle emorragie sottoperiostee anche molto estese, se pure non proprio degli ematomi sottoperiostei e midollari specie nel caso che tutta la grande tuberosità sia stata asportata. Assai prossime alle lesioni osteo-periostee sono quelle capsulo-legamentose; la capsula è rotta nella parte inferiore, e, dati gli accennati intimi rapporti tra i tendini dell'articolazione della spalla e la capsula articolare, si può avere piuttosto spesso anche la rottura, parziale o totale, del tendine del muscolo sopraspinato o di quello del capo lungo del bicipite il quale può, però, essere anche lus-


sato. Non meno importanti sono poi le lesioni dei nervi che si possono distinguere in una contusione semplice, le cui manifestazioni cliniche vanno dal formicolio, più o meno intenso, alla paresi e che regrediscono completamente, ed in una lesione tronculare o radicolare, per lo più anch'essa benigna e piuttosto rara. La gravità della lesione nervosa occorsa nel nostro primo caso era probabilmente legata ad una forte contusione subita dal nervo radiale ed in parte anche dal mediano.

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Fig. 16.

A questo proposito torna opportuno riferirsi alle recenti conclusioni cui è pervenuto Mastromarino circa i rapporti intercorrenti fra nervi periferici e callo osseo. Noi ci riferiamo semplicemente alla sua constatazione sperimentaie secondo la quale gli è stato possibile dimostrare che, infliggendo ad un nervo un trauma e )asciandolo nelle parti molli, nel nervo si ripristina la funzione e nè clinicamente, nè elettricamente, nè istologicam-ente residuano alterazioni apprezzabili da imputarsi all'azione traumatica sofferta. Conseguenza di questa importante constatazione sperimentale sarebbe dunqu~ che le azioni traumatiche in genere e le contusioni in ispecie, poco o punto varrebbero a spiegare i fenomeni deficitari a carico dei nervi presumibilmente traumatizzati. D 'altra parte che nel nostro primo caso possa piuttosto invocarsi il callo osseo quale responsabile della grave lesione nervosa non è ammissibi le sia pcrchè di callo osseo vero e proprio vedremo più avanti


non potersi neppure parlare, sia perchè i fenomeni deficitari nervos1 hanno seguito quasi immediatamente l'azione traumatica. Quanto alle parti molli, queste sono più spesso lese direttamente dal trauma esterno non essendo da prendere qui m considerazione la possibilità di una lesione dovuta allo spostamento dei frammenti ossei. Così si hanno, a seconda della intensità del trauma, delle semplici contusioni oppure delle ferite lacero-contuse, delle ecchimosi (veramente frequenti ed importanti nel caso di frattura tuberositaria) e, certo molto raramente, anche degli ematomi. Infine non va trascurata, sebbene trattisi di evenienza addirittura eccezionale, la costituzione di un aneunsma falso traumatico.

Fig. 17.

Sintomatologia: occorre prima di rutto distingu~re una sintomatologia propria della lussazione ed una in rapporto più specialmente alla frattura tuberositaria. Circa la prima, trattandosi come si è visto, di una lussazione per così dire incompleta la sintomatologia è essa pure per lo più incompleta. Vale a dire che non si ha intanto una abduzione netta dell'arto (si pensi i n vece ali'estrema abduzione caratteristica de Il'altra varietà di lussazione infero-anteriore della spalla, cioè di quella eretta) sebbene in realtà essa esista e sia soltanto mascherata dal movimento di basculaggio dell'omoplata (Petrignani) in seguito al quale la cavità glenoide che, in condizioni normali, guarda all'esterno ed in fuori, in avanti ed in alto, qui invece guarda in fuori ed in basso e più la testa omerale si alza rispetto al bordo glenoideo inferiore contro cui: si fissa, più si accentua questo movimento di basculaggio dell'omoplata e si realizza cosl quello che è stato chiamato, appunto,


370 il blocco scapolo- omerale. Così pure le caratteristiche deformazioni della spalla, proprie delle altre lussazioni, non sono qui, spesso, che appena accennate. Ad ogni modo sono sempre meno evidenti: il deltoide è lievemente spianato, l'acromion fa prominenza all'infuori, ma la cosidetta deformazione a spallina non è molto pronunciata, come non è molto spiccato il colpo d'ascia in corrispondenza del terzo superiore dell'omero. D 'altra parte la spalla è considerevolmente più ampia in senso antero- posteriore, i muscoli sopraspinato e sottospinato non sono tesi ma flosci cd il

-···

·-

Fig. 18.

grande pettorale è teso al davanti della testa lussata, il braccio è allungato, apparentemente, di 2-3 cm. talvolta. Nel cavo dell 'ascella non si palpa la testa omerale, ma la diafisi. Più caratteristiche sono l'aboliziotze della rotazione esterna attiva, la dolorabilità molto marcata dei m(1(1Ìmenti passivi tanto d1 rotazione esterna come interna, e ciò perchè nel primo caso i muscoli rotatori esterni non sono del tutto disinseriti, ma bensì parzialmente lesi e perciò doloranti, nel secondo caso perchè il punto in cui avviene la frattura urta contro il bordo della cavità glenoidea; infine L'impossibilità a compiere il movimen~ di abduzione poichè esiste una tendenza alla caduta in adduzione accompagnata da vivissimo dolore. Da aggiungersi a questi sintomi fondamentali quello della possibilità di imprimere qualche movimento alla testa omerale, nonostante essa sia lussata, e ciò quando si realizza il duplice fatto della disinserzione dei muscoli rotatori esterni e della mancata tensione del legamento coraco-omerale.


37I Per quanto riguarda la frattura della grande tuberosità molti segni 5ono stati descritti e messi in evidenza. Riferiamo solo i più comuni. Essi sono: I dolore spontaneo, diffuso, alla spalla, netto dolore alla pressione del tubcrcolo (dolore non più prov<Xabile se si riesce ad abdurre l'arto sì da · fare scomparire il tubercolo stesso al di sotto dell'acromion); 0

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Fig. 19.

crepitazùme, apprezzabile specie coi movimenti passlVl, prudenti, di rotazione esterna ed interna. Secondo Welcker, molto spesso maggiore è l'ampiezza e minore il dolore nei movimenti passivi in confront<r a quelli attivi; 3o - apprezzamenJo, alla palpazione, del tubercolo fratturato ; 4o - i' ecchimosi tardiva lungo la guaina del capo lungo del bicipite· (Sénèque). Di questi sintomi ha particolare valore quello relativo alla impossibilità dei movimenti attivi di rotazione esterna ed alla dolorabilità di quelli passivi, pure di rotazione esterna, nonchè la difficoltà e dolorabilità nell'abdurre il braccio e l'impossibilità di mantenerlo abdotto attivamente. L'ecchimosi tardiva lungo la faccia antero- esterna del braccio e per alcuni anche lungo il solco deltoideo- pettorale, sarebbe indice stcuro· di frattu ra tuberositaria. 2° -


372 DIAGNOSI.

La diagnosi generica di lussazione non presenta di solito grande difficoltà. Le difficoltà insorgono nella diagnosi della varietà di lussazione specie se si tratta di quella in questione. Solo l'esame radiografico permette~ di solito, quell'esattezza diagnostica che è indispensabile ai fini del completo ripristino funzionale. Non a torto Malgaigne ebbe a dire che, c la lussazione o la frattura, non viene diagnosticata perchè solitamente una sola delle due è sufficiente per spiegare al chirurgo i sintomi principali cosicchè egli, praticamente, è portato a non indagare oltre. In verità, ai giorni nostri, le cost> non vanno più cosl, almeno nella grande mag-

Fig. 20.

g10ranza dei casi, perchè un esame radiografico completa sempre quello clinico quando addirittura non lo precede. La diagnosi di lussazione as5(}çiata a frattura della grande tuberosità dell'omero è, dunque, specie per quanto riguarda quest'ultima, appannaggio dell'esame radiografico il quale pertanto non deve mai essere omesso. A questo proposito occorre aggiungere che non sempre è sufficiente la radiografia comune, assiale, per svelare le lesioni in atto. Basti pensare alla impossibilità di abdurre il braccio per capire che Pesame radiografico assiale, in tali condizioni, poco o nulla spesso può dire, mentre è la stereografia che ci può pienamente soddisfare anche nei casi in cui tutti i movimenti dell'arto sono impossibili. Citiamo ·qui quanto scrive Stehr secondo il quale, nell'ambito della spalla o dclJ'omero, una esatta diagnosi di lussazione e frattura spesso è soltanto pos~ibile mercè l'ausilio della radiostereografia. Conviene però anche ricordare -che, qualche volta, può trarre in inganno l'ombra delle calcificazioni periarticolari che alla spalla si producono con notevole frequenza e facilità. Ma di esse parleremo più diffusamente fra breve. EvoLUZIONE CLINICA.

' lussazione sottoglenoidea associata a fratL'evoluzione clinica della tura della grande tuberosità è legata più alla frattura che alla lussazione e


373

,. dipende anche moltissimo dalle eventuali complicazioni cui può dare luogo, prima fra tutte quelle nervose. Per quanto riguarda la frattura essa, per solito, se convenientemente trattata, evolve in guarigione : la durata del processo di guarigione è varia. Dchnc la valuta in media a 19 settimane. Nel nostro primo caso essa si è protratta oltre le 70 settimane a causa della grave lesione nervosa periferica sopravvenuta, mentre nel secondo caso essa è stata presso a poco di 12 settimane. Per quanto riguarda più propria-

Fig.

21.

mente la frequenza delle lesioni nervose consecutive a lussazione di spalla ed il loro decorso, accenniamo ad una statistica di Biebl e Bohler dalla quale esse non appaiono nè molto frequenti, in quanto le lussazioni ascellari con frattura della grande tuberosità e paralisi vi figurano appena col 6,3 %, nè molto gravi limitandosi esse, nella grande maggioranza dei casi, alla distensione e solo eccezionalmente allo strappamento del nervo. Di preferenza sono colpiti il nervo ascellare, il nervo radiale, il cubitale ed il mediano. La lesione nervosa del nostro primo caso, consistente principalmente nella paralisi vera e propria del nervo radiale e nella ipoeccitabilità del mediano, costituisce dunque un' e\·enienza molto rara e perciò meritevole di essere stata segnalata. E che si sia trattato di una lesione veramente grave, specie del nervo radiale, stanno anche a dimostrarlo il prolungato decorso e lo sfavorevole esito definitivo funzionale delle dita della mano. Circa la durata della guarigione, cui .abbiamo fatto cenno, essa, secondo lo stesso Dehne, starebbe in rapporto col tipo della lesione. Così le lesioni nelle quali la capsula è pressochè indenne (primo e secondo gruppo), avrebbero una durata di circa 14 settimane, le fratture del tuber-4 -

Giorno/~ di mdicina militar~ .


374

colo maggiore associate a lussazione durerebbero 19 settimane, quelle con lesioni capsulari (f gruppo) od articolari (5n gruppo) durerebbero all'incirca rispettivamente 32 e 59 settimane. Ma, oltre alle lesioni nervose, possono turbare la normale evoluzione clinica di queste lussazioni associate a frattura la periartrite scapolo-omerale e, sebbene più di rado, anche le ossifìcazioni muscolari post-traumatiche. Quanto alla così detta periartrite scapolo-omerale vogliamo far menzione de lla distinzione clinica e sintomatologica fatta recentissimamente da Kraer- Fcrguson di Filadelfia, di una borsite acuta traumatica, di una borsite acuta con calcificazione, e di una borsite cronica con o senza calcificazione, di una borsite cronica adesiva od obliterante ed infine dell e rotture del tendine sopraspinato. Tale distinzione clinico- sintomatologica vien fatta dall' A. in rapporto ai dolori della spalla ed ai disturbi funzionali dovuti appunto alle lesioni della borsa sottoacromiale e del tendine del muscolo sopraspinato. Ecco così richiamata l' attenzione non solo sull'importanza della borsite sottoacromiale, in sè e per sè, . quale complicanza delle fratture - lussazioni in questione, ma soprattutto messa in maggior rilievo la compartecipazione di quel muscolo sopraspinato le cui rotture (come si è già visto in addietro e come ulteriormente hanno insistito Mallet- Guy e Fricch) giuocano un ruolo di notevolissima importanza non solo nella sintomatologia e nell'evoluzione clinica ma anche nel determinismo stesso della periartrite scapolo-<>merale. Un concetto del tutto originale e che perciò non può essere affatto trascurato a questo riguardo è quello di Bron ner, secondo il quale ia pcriartrite scapolo-omerak sarebheuna affezione della «articolazione sottoacromiale », cioè di quello spazio posto al di sotto dcll'acromion che Pfuhl, l'anatomico di Francoforte, ha piuttosto contraddistinto come un'articolazione complementare della spalla costituita da una porzione della capsula articolare, dai tendini dei muscoli sopra- e sottospinoso c sottoscapolare c dal legamento coraco- omerale. In conseguenza di ciò l'a rticolazione della spalla dovrebbe essere considerata come costituita da due rime articolari distinte. L'importanza di una così fatta conc-ezione anatomica e funzionale nei confronti delle lussazioni della spalla in generale e specialmente di quelle associate a frattura della grande tuberosità, ndl!.! quali gli ekmenti costitutivi di questa nuova entità anatornofunzionale giuoc:tno un così grande ruolo, non può sfuggire a nessuno anche ~ merita ulteriori osservazioni e conferme di ordine pratico- clinico. Infine , per Glatthaar la pcriartrite scapolo- omerale si inizierebbe ai tendini dci muscoli sopra e sottospinato e soltanto secondariamente colpirebbe la borsa sottoacromiale cosicchè, per lui, la pcriartrite scapolo- omerale e la horsa sottoacromialc non dovrebbero più essere poste su di uno stesso piano. Le ossificazioni muscolari po..;t- traumatiche sono relativamente fret:JUCnt i anche nei muscoli della spalla c fra di essi uno dei più prediletti per


3/.5

la formazione di questo gen-ere di ossificazioni etero -tipiche è appunto il muscolo sopraspinato che a noi qui interessa più degli altri per le ragioni sopra dette. Magliulo ha portato un considerevole contributo a questo argomento trattandolo diffusamente ed esaurientemente anche dal punto di vista etiopatogenetico in un lavoro originale al quale noi pertanto rimandiamo chi volesse approfondirsi su tale argomento. PROGNOSI.

L 'associazione della frattura della grande tuberosità con la lussazione della spalla l'aggrava di molto (Sommer) per k complicazioni cui essa può, specie se non tempestivamente diagnosticata, dare luogo e che sono: 1"- l'irriducibilità della lum~zione: sia pc:rchè il tendine del bici pide, in conseguenza della frattura del tubercolo maggiore, si può lussare all'i ndietro opponendosi così alla riduzione della testa om erale che verrebbe a tovarsi incastrata fra i due capi del bicipite stesso, sia pe.rchè il trochite, divelto e trascinato dai rotatori esternj, si va a porre nella cavità glenoide riempicndola e rendendo con ciò impossibile la riduzione; 2° - lesioni 11ervose: in certi casi, come in uno dei nostri, esse possono costituire un serissimo ostacolo alla completa ripresa funzionale; 3o- tendenza alla forma reddiuante : la mancanza totale o parziale

del punto d'attacco pei muscoli rotatori esterni fa sì che prevalga l'azione di quelli antagonisti o rotatori interni (principalmente del sottoscapolare) risultandone favorito il ripetersi della lussazione (Forget, Sommer). Mi.iller (citato da Sommer) pensa che, in altri casi, la re trazione dei rotatori esterni può portare (date Je intime connessioni reciproche) all'ampliamento, alla distrazione e forse anche alla parziale lacerazione della capsula e quindi alla disposizione alla lussazione abituale ddla spalla (fig. 20); 4o - periartrite scapolo- omemle (fig. 21) : descritta per primo da Duplay, è diventata di constatazione sempre più frequente specie in rapporto alla lussazione con frattura tuberositaria. Come è noto alcuni la chiamano anche «borsite calcarea sottodeltoidea (Kni.ipper) o « peritmdinite calcarea» (Sandstrom e \Vahlgrem). La prima denonimazione è la più giusta trattandosi in verità d i una affezione eminentemente periarticolare alla cui costituzione, secondo alcuni, concorre da una parte un disturbo del metabolismo calcico locale con riassorbimento osseo nelle vicinanze (testa omerale), depositi calcarei nella borsa sierosa e nei tendini circostanti (Jung e Brunschwig) e dall'altra i tre seguenti elementi ·(Goldmann): a) il tendine del muscolo sopraspinato, come quello che più spesso è colpito dal proc::sso calcareo e che giuoca un ruolo predominante nella autoregolazione funzionale della capsula; b) la borsa sottoacromiole, di grande importanza per la meccanica articolare; c) il tcndme del bicipite: la contrazione del muscolo sopraspinato assieme con quella


del deltoide, ha un valore effettivo nella abduzione del braccio e produce, nel contempo, lo scorrimento del tendine stesso del bicipite nella sua doccia rosicchè quest'ultimo dipende funzionalmente più dal movimento dell'omero rispetto al cingolo scapolare che non dalla sua stessa contrazione. Secondo altri AA. avrebbero invece importanza fattori reumatici mentre, infine, secondo Kni.ipper, giuocherebbero un grande ruolo le turbe endocrine de\ ricambio calcico, senza far esclusione dell'importanza dei traumi; s• - pericolo dell'anchilosi. CuRA. La precedenza deve essere data, come è ovvio, alla lussazione, che, tranne i casi cui s'è fatto cenno, è riducibile manualmente in istato di ebbrezza eterea. D 'altra parte il trattamento della frattura è, solo in parte, assicurato quando si è opportunamente ridotta la lussazione concomitante. Esso esige cure particolari, perchè, se non è adeguato, trae seco conseguenze funzionali molto gravi. Si pensi che nonostante il più adeguato trattamento il periodo di incapacità al lavoro è stato calcolato a due -tre mesi, secondo Petrignani, a tre e sei mesi secondo R. Watson Joncs. Nel nostro 1° caso ci siamo aggirati sui 3-6 mesi. Il mancato o difettoso od abnorme saldamento della grande tuberosità fratturata alla testa omerale rapprescnt~ la principale causa di mancato ripristino funzionale. A questo proposito si deve tene r presente che il processo di guarigione, nelle fratture del tubercolo maggiore, specie nei di~tacchi parcellari, non avviene per vero e proprio saldamento osseo: la consolidazione è sem{J're o quasi sempre soltanto connettivale (Welcker). A questo riguardo ci sembra che potrebbero avere una certa importanza le lesioni capsulari nel senso che la capsula, interessata sia direttamente (lacerazion'~ in rapporto alla lussazione) sia indirettamente (sofferenza del tendine del muscolo sopraspinato le cui connessioni con la capsula sono state rese note) ed avendo anche una funzione nutritizia per la testa omerale potrebbe, venendo meno od essendo insufficiente questa ultima, disturbare il normale processo di formazion e del callo osseo e dar luogo ad una connettivizzazione. Più che utile è dunque conoscere il trattamento vero e proprio della fram1ra .tubcrositaria associata a lussazione. Se il frammento impedisce la riduzione della lussazione, per le ragioni suesposte, in tal caso si impone il trattamento cruento. Le vie di acc-esso all'articolazione della spalla !>ono, secondo Basset e Miaillaret anteriori, posteriori, esteriori, superiori, inferiori od ascellari. La t'ia posteriore (Duplay, Kocher) e quella inferiore (Bazy, Sabadini) sarebbero le più indicate. Se il frammento invece non disturba minimamente la riduzione qucst:t deve essere: effettuata in ebbrezza cloretilica e, secondo Biebl. col metodo di Ippocrate. Avvenuta la riduzione si fa la immobilizzazione


377 Jell'omero, in abduzione di 90" ed in rotazione esterna pure di 90• sotto controllo radiogràfico: è questo il trattamento più efficace e razionale. L'apparecchio immobilizzante che a noi ha corrisposto bene in questo senso è il Pouliquen per arto superiore, tipo ospedaliero. La durata media del trattamento, secondo Biebl- Bohler, nelle lussazioni ascellari, associate a frattura del!a grande tuberosità ed a paralisi è in media di I I I giorni: oltre a ciò debbonsi cominciare al più presto possibile i movimenti attivi af.finchè la ripresa funzionale sia la più rapida e completa possibile. Lo stesso Dehne, cui ci siamo più sopra riferiti, dà la massima importanza alla immobilizzazione in abduzione seguita, al più presto possibile, da movimenti attivi e passivi. Nel caso sussistano complicazioni quali paralisi e paresi, calcificazioni od ossi.ficazioni muscolari, il trattamento deve naturalmente tenerne conto ed uniformarsi a seconda dei casi. Il trattamento elettrico ed i massaggi muscolari hanno spesso ragione delle complicanze nervose: nel nostro primo caso ciò non è avvenuto probabilmente data la gravità della lesione. Per quanto riguarda la periartrite scapolo- omerale o peritendinite calcarea conclamata, il trattamento per lo più consiste nelle irradiazioni Rontgen ripetute e prolungate, mentre per qualche A. (Delitch) dovrebbe di prderenza identificarsi coll'intervento e coli'asportazione operatoria. Mallet- Guy e Frich propendono invece per l~ infiltrazioni locali anestetiche e, soltanto ove queste falliscono, consigliano il trattamento chirurgico. Circa le ossificazioni muscolari post- traumatiche esse vanno trattate a seconda del periodo di evoluzione del processo morboso: le misure tera.peutiche vanno perciò dalla semplice immobilizzazione e dalle applicazioni locali ftedde (x• stadio) al massaggio prudente (2~ stadio) ed allo intervento ·chirurgico, cioè ali' asportazione (J0 stadio), che deve essere tuttavia vagliata caso per caso (Magliulo). Stefanini distingue, invece, un trattamento profilattico ed uno curativo vero e proprio; fanno parte del primo l' infiltrazione anestetica, secondo Leriche, la radioterapia preventiva e l 'immobilizzaziOne immediata, rigorosa dell 'articolazione traumatizzata associata ali'artrocentesi, ove è possibile; al metodo curativo appartengono la immobilizzazione e la radioterapia. CoNsiDERAZIONI.

La lussazione sottoglenoidea associata a frattura (totale o parziale) della grande tuberosità è un '.evenienza tutt'altro che rara. Di essa occorre tenere specialm ente conto, ogni qual volta ci si trova di fronte ad una lussazione infero-interna della spalla. Il meccanismo di produzione di questa lussazione infero-anteriore è. nella maggior parte dei casi, indiretto. Circostanza essenziale è che la caduta


o l'urto in gcner.-; agiscano in modo che il braccio si trovi in abduzione e(J ipereszemio1le nel momento del trauma. Non è escluso che· essa possa avverarsi anche per meccanismo diretto (2° caso descritto). Anatomopatolog1camente c procedendo dalla superficie alla profondità, nella lussazione sottoglcnoi<.lea dell' omero accompagnata da frattura ddla grande tuberosità si hanno, abbastanza frequentemente, dell-e cospicue ecchimosi deltoidee - pettorali: così è avvenuto in uno- dei nostri casi. Con una certa frequenza si verificano lesioni muscolari specie a carico del muscolo sopraspinato che può risultare interrotto del tutto o solo· in parte nella sua continuità. Lo stesso dicasi per i legamenti e per la capsula articolare: nei casi nostri è dato rit(:ncre che non vi sia stata interruzione vera e propria, clinicamente apprezzabile, del muscolo sopraspinato nè di altro muscolò della spalla ed è lecito supporre che lesi siano stati invece tanto i legamenti (glenoomerali) quanto la capsula articolare essendosi trattato di vere iussazioni infero-interne dcll'omero controllate clinicamente e radiologicamente. Inoltre dalle proporzioni assunte, in entrambi i casi, dalla spalla traumatizzata si può pure dedurre che il focolaio di frattura sia stato cospicuo specie nel primo caso ovc, nei primi giorni, si ebbe un discreto edema dd monconc della spalla quale espressione in superficie delle alterazioni più profonde in sede di frattura. Per quanto riguarda più precisamente la frattura della grande tuberosità, nel primo caso l'esame radiografico ha messo da un lato in evidenza un frammento piuttosto cospicuo, accompagnato da altri di più piccole dimensioni, e dall'altro lato una corrispettiva mancanza di sostanza ossea, in corrispondenza della grande tuberosità, nella quale si è incastrata la porzione inferiore della cavità glenoide. Questo fatto, molto bene evid~nte nella radiografia n. I, merita di essere preso in particolare considerazione perchè conferma l'asserzione che la lussazione infero-ìnterna dell'omero o sottoglenoidea sia in realtà una lussazione dì transizione, od incompleta: l'arresto dovuto all'incastro sopradctto contribuisce a far sì che la testa omerale non prosegua più oltre verso l'ascella, al di sotto o al di là deLl'apofisi eoracoide come più spesso avvtene. Nel secondo caso la frattura tuberositaria era rappresentata, invece, da un solo frammento, di medie dimensioni, cd aveva tutto l'aspetto di una frattura per strappamcnto, vaie a dire si trattava piuttosto di un distacco parccllare, corticale, della sostanza ossea tuberositaria. Nei confronti della grave complicanza nervosa apparsa nel primo cx;o non si può fare a m·::no di considerare l 'eventualità di una forte conntsionc responsabile di alterazioni anatomiche nervose vere c proprie. Infatti non altrimenti si può spiegare il mancato totale ripristino della funzionalità dell'arto leso e specialmente delle dita de:: lla mano. La precocità cplla quale si sono inizi:tti i movimenti attivi -ed il trattamento elettrico ci permettono di t'scluderc: la sovrapposizione di manifestazioni atrofiche neuromuscolari.


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379

In rapporto ai sintomi che possono far sospettare una lesione ossea, aggiung~ntesi a lussazione, dobbiamo ricordare che, nel nostro cJso, a partire da 24 ore dopo il trauma, è campana appunto quell'ecchimosi in corrispondenza della doccia bicipitale oltre che nel solco deltoidec-pcttorale cht, sebbene non del tutto veram'.!nte tardiva, tuttavia crediamo di poter identitìcar.e con quella che alcuni AA. hanno ritenuto per un indice quasi sicuro di frattura tubcrositaria. Quanto aglt altri segni che contraddistingunebbero questa dalle altre lussazioni e che, principalmente, sarebbero capaci di farci diagnosticare anche la frattura tuocrositaria, dobbiamo confessare che, almeno nei nostri soli due casi, non ci è stato dato di poterli constatare. La diagnosi di una tale duplice lesione traumatica della spalla, spetta in primissimo luogo ail'es:1me radiografico eh~, pertanto, non deve essere mai trascurato prima di accingersi alla riduzione di una qualsiasi lussazione, specie in ambiente ospedaliero. Nei nostri due casi è stato appunto l'csam~ radiografico che ci ha .permesso di fare la diagnosi e non è qui fuor di luogo osservare, obbiettivamentc, che la radicgrafia assiale è stata sufficiente a dimostrare la lesione ossea anche nel 1° nostro caso, nel quale l'abduzione era del tutto impossibile all'atto del ricovero in osrxdale. Con questo non si intende affatto togliere valore all'esame stereografico eh:, specie in determinate lesioni traumatiche articolari, può rendere dei preziosissimi servigi. Ma, indipendentemente dali' esame radiografico, si può presumere la possibilità di una compartecipazione ossea alla lussazione specie se coeststono importanti disturbi deltinnervazùme dell'arto. Tale è il nostro primo caso nel quale non solo le turbe nervose sono state precocissime, ma, soprattutto, esse sono state ostinatissime e si sono trascinate a lungo inducendoci a pensare ad una grave J.~sione sofferta dal plcsw brachiale in conseguenza della frattura- lussazione. Il decorso clinico può assumere delle caratteristiche peculiari sia per la concomitante frattura della grande tub~rosità come specialmente per le complicanze nervose. Essenzialmente esso è più lungo che nelle lussazioni non associate a frattura od a paralisi. La prognosi delle lussazioni sottoglenoidee. associate a frattura · l ella grande tuberosità, è, in generale, buona; quella delle lussazioni ~ottoglenoidee associate, oltrechè a frattura della grande tuberosità, anche a paralisi è invece molto seria e grave. f postumi di questa lussazione - frattura sono in funzione del trattamento adeguato in modo che si tenga conto così della lussazione come della frattura, e delle complicanze a carico dei nervi d eli 'arto. Ad un attento esame locale di tutto l'arto deve dunque aggiungersene anche uno neurologico, sol che si presuma in qualche modo cointeressata anche l'innervazione dell'arto. La cura consiste prima di tutto n-.:-lla riduzione precoce della lussazione, in genere in abbrezza eterea, oppure con l'anestesia locale e intrarticolare. Com'è naturale, la riduzione deve avere la precedenza e, subito dopo, ovc


non siano es1st1te difficoltà alla sua esecuzione, nel qual caso devesi spesso far ricorso alla riduzione cruenta, bisogna provvedere colle maggiori cure alla sistemazione del o dei frammenti tubcrositari, sempre con l'ausilio radioscopico. Nei nostri due casi ci ha reso ottimo servigio l'applicazione dell'appar-ecchio immobilizzante di Pouliquen. Con esso, infatti, si è ottenuta in ambedue i casi la perfetta consolidazione dei frammenti tuberositari nella loro sede normale. Il trattamento elettrico, combinato a massaggi muscolari ripetuti, ha contribuito efficacemente al miglioramento dei postumi nervosi, piuttosto preoccupanti, del nostro primo caso; esso, nelle complicanze nervose, deve essere continuato per molto tempo anche se il miglioramento non ci appare proporzionato e progressivo: insistendo per molto tempo, come è stato tatto nel nostro primo caso, si possono portare, anche le lesioni nervose più gravi, ad un grado di miglioramento funzional-e della più grande importanza pratica. RIASSUNTO. - L'A. descrive due casi di lussazionc sottoglcnoidea dell'omero associata a frattura della grande tubcrosità e coglie l'occasione per riassumere i termini dell'argomento specie in rapporto alla cura e all'importanza di dette lesioni nel campo dcll'infortunistica.

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DISPENSARIO DERMOCELTICO COMUNALE D! ,\REZZO PER LA PROFILASSI E LA CURA DELLE MALATI.IE VENEREE Oircuorc : l'rnf. F. Sr. s ''TIA~I.

IMPORTANZA DELLA SIF lLJ DE NELL' ULCERA GASTRO-DUODENALE Dott.

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L e manifestazioni cliniche della lues dell'apparato gastroenterico sono multiformi e possono spesso mettere il medico in dubbi diagnostici, potendo simulare forme morbose varie. Pertanto è sembrato interessante riferire sopra un caso di sifilide a localizzazione iuxta- pilorica, prestandosi ad utili considerazioni cliniche e rivestendo una certa importanza per gli insegnamenti che da esso possono scaturire, specialmente per ciò che riguarda la terapia . Si tratta di un giovane di 32 anni, M. C., nativo di Arezzo, il cui padre morì di broncopolmonite influenzale all'età di (lo :1nni, mentre la madre è vivente e gode buona salute. Il p. ha 3 fratelli e 3 sorelle sposate, con figli vi venti e sani. A 17 anni soffrì polmonite crupale della quale guarì dopo 8 giorni. Da quell'epoca non ha avuto più malattie degne di nota fino al 1931, nel quale anno contrasse sifi lide, che si manifestò con ~ilÌloma del solco balano - prepuziale, insorto dopo un rapporto sessuale di 25 giorni. La ricerca della spirocheta in situ, eseguita a mezzo del paraboloide fu positiva, come pure fu positiva la R. \V. e la Meinickc (M. T. R.) nel siero di sangue. Per 2 anni consecutivi il soggetto si è curato regolarmente con preparati bismutici, arsenobcnzolici, mercuriali , icdici, dimostrando tollerabilid ai v:tri medicamenti e tutte le prove sierologiche eseguite in questo periodo, sono state costantemente negative. Non si sono avute recidive di manifestazioni sifilitiche. Nel I934 contrasse matrimonio con donna apparentemente sana. Da questa epoca non si è più presentato al dispensario con la puntualità degli anni precedenti. Nel '935 ha avuto un figlio, nato a termine, di regolare sviluppo wmntico non pres::ntante nessuna ~tigmata luetica. Nell'anno 1935 il p. cominciò ad avvertire, a distanza di 4 · 5 ore dai posti, senso di pesantezza e spesso do!cri vivi alla regione epigastrica, dolori che che si esageravano con la pressione sull'epig~strio e con movimenti del corpo. che si irradiavano verso la regione epatica ed erano frequentemente accompagnati da pirosi. A tale sintomatologia dolorosa, dopo qualche mese si accompagnò nausea, anoressia. 2stenia pronunciata, deperimento generale, insonnia. E. O.: Soggetto di costituzione scheletric:t regola re con cute di color paglierino, masse muscolari ipotoniche ed ipotrofichc. Nulla di notevole al capo. Micropoliadenopatia latero- cervicale. Il cuore è nei limiti fisiologici, i toni netti su tutti i focolai di ascolta. zione. N ulla di patologico all'apparato respirJtorio. Organi addominali: Fegato e milza nei limiti. Con l!' palpazione si ris\·eglia lieve dolore in una Z{)na a circa due di ta tr:-asverse al disopra dell'ombelico. a destra della linea mediana. Esame ot•:ne: Reazione acida. Peso sptcifico 1020. Alhumin:t, glucosio, mucina, acetone, sangue: assenti.


Scdtmento: Qualche lcucocito e cellule di desquamazione vescicale. Reazione Wassermann - - -; Reazione Meinickc (M. T. R.)---. Esame radiologi co del tubo gastroenterico: Dopo la somministrazione di pasto opaco si nota: Esofago normale. Stomaco: forma ad uncino, normale per volume e tono. La regione pilorica è pervia, ma non si riempie mai in modo perfetto. Anzi a piccolo riempimento si nota un piccolo segno di nicchia persistente e dolente vicino all'impiamo duodenale. Lo svuotamento è normale (3 ore circa).

Radiografia in data

' 3 giugno r 936-X l V.

Duodeno normale in tutte le sue porzioni. Digiuno- ileo: Normali. Grarso: Normale in tutte le sue parti. Conclusioni radiologiche: segni di piccola ulcerazione iniziale iuxta-pilorica. Per quanto gli esami sierologici furono tutti negativi, credemmo doveroso intraprendere subito la cura specifica, sia per il precedente luetico e dato anche la nicchia persistente vicino all'impianto duodenale, rilevata ::tll'esame radiografico: nè si è intrapresa altra terapia onde rendersi esatto conto delln natura dell'ulcerazione iuxta - pilorica. Sottoposto il p. pertanto a cura arsenobenzolica, dopo 5 iniezioni endovenose a dosi progressive si notò subito un miglioramento generale: scomparve l'astenia, scomparve la sindrome gastralgica sì da permettere al p. di mangiare qualsiasi cibo, tornò il colorito e l'appetito. A fine cura le condizioni generali del p. divennero ottime e si mantengono tuttora.


Le radiografie eseguite in data 1° maggio 1939 hanno dato le seguenti conclusioni: l:Sotevole miglioramento delle condiz.ioni locali del p. perchè: I 0 - non è più visibile il segno della nicchia, 2° - non esiste dolorabilità alla pressione manuale, 3° - il passaggio nella regioné piioro - duodenale è fugge,·ole come di norma.

Radio~rafìa in d ata

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rnag)\t'> ' 9.W·XVIl .

Riassumendo : ci siamo trovati dinanzi ad un soggetto luetico, insufficientemente curato, con una sintomatologia gastro- duodenale e in cui l'esame radiografico - come si è visto - ha messo in evidenza segni di ulcerazione iuxta- pilorica. Si doveva ammettere una coordinazione patogenetica fra lues pregressa e riJievi attuali o una semplice coincidenza? I dati anamnestici accuratamente raccolti in cui predominava il prece-dente sifilitico, l'insorgenza della sindrome gastroenterica a circa quattro ""wni di distanza dall 'infezione spirochetica, e cioè quando i fenomeni ter-


z1an possono già apparire, i risultati della cura antiluetica che furono ~·osì sorprendenti fino alla scomparsa totale dei disturbi a carico dell'apparato digerente, ci facevano propendere nettamente per la prima ipotesi, ma di . ' accenneremo ancora. c1o •

Le attuali nostre conoscenze circa il problema della sifilide dell'apparato gastroenterico si sono in questi ultimi tempi arricchite grazie al contributo portato da AA. italiani e stranieri (Benassi, Sebastiani, Milian~ Baumecker, Davicovic, ecc.). Quasi tutti gli AA. sono d'accordo nell 'affermare come il quadro della malattia in parola sia piuttosto raro. Lo dimostra il fatto che Keìdel, ad esempio, nel 1924 su 412 autopsie di sifilitici ne ha trovati solo due casi, lo Schrumpt su 414 casi di sifilide viscerale ne trovò un solo caso. Soltanto il Chiari su 243 autopsie ne avrebbe trovati tre casi. Fournier e Fioupe descrivono iì caso di un paziente venuto a morte in seguito ad ematemesi ed in cui la necroscopia, insieme a lesioni luetiche nelle vertebre e nel fegato, mise in evidenza una netta ulcera gastrica di natura luetica. Il Robimarga, in un suo completo lavoro, descrive un caso di ulcera gastrica guarito completamente con la cura antiluetica. H Sehastiani, in un accur::lto snulio sulla sifilide duodenale, òescrive un caso riferentesi ad una paziente, affetta da vari anni da turbe duodenali e che, curata in un primo tempo per ulcus duodenalis senza alcun beneficio, c sottoposta poi a cura bismutica, risentì immediato miglioramento sino alla completa cessazione delle turbe intestinali. Il Gallowais asserisce essere frequente in Cina la localizzazione gastrica della lues ed Aoyama ha potuto stabilire che il 4 "/oo delle resezioni gastriche da lui eseguite erano dovute a sifilide dello stomaco. -Tralasciando gli altri casi di sifilide gastro- duoden:tle (casi di WilePappenheimcr - Bokus e Bank, Dieulafoy, ecc.) ricordiamo il lavoro ultimo (febbraio U ·. s.) del Davicovic dal titolo « La Syphilis gastrique >> in cui le deduzioni cliniche a cui l'autore giunge sono ampiamente suffragare da indubbi reperti istologici nonchè da ottimi risultati curativi. Accanto alla rarità della forma morbosa, dobbiamo tener presente le difficoltà che si incontrano per un esatto giudizio diagnostico. Già lo Strauss aveva affermato che nessun segno clinico può autorizzarci a porre con sicurezza la diagnosi Ji lucs dd tubo digerente, ma è solo da un insieme di sintomi estremamente variabili che noi possiamo sospettarla. Si tratta, in verità, di un quadro clinico oltremodo polimorfo, senza caratteristiche nette. Si sono infatti descritti come facenti parte di esso il dimagramento, l'anemia, la anoressia, l'ipoacidità, le ematemesi ecc. Alcuni AA., fra cui Eustcrmann, p:1rlano di lucs del tubo g:1stroenterico in quei casi in

l


cui si verifica un cert.o miglioramento dopo una cura antiluetica. E fonda la sua asserzione sullo studio di circa 96 cas.i, nella maggior parte dei quali l'esame istologico mise in rilievo lesioni infiammatorie croniche a tipo luetico. Diciamo subito che tuttavia il criterio terapeutico può forse autorizzarci ad un preciso criterio etiologico, tanto più che oggi i fatti di ulcus possono migliorare con trattamenti particolari (pepsina, benzoato, istidina, ccc.) quando si tratti di vera ulcera peptica, ma non ricevono alcun beneficio se la malattia è luetica o tubercolare. D 'altra parte poi a proposito dell'anatomia patologica della lues gastroenterica in genere, ed in particolare modo di quella gastrica, sono stati descritti numerosi e vari reperti i quali non possono sempre avvalorare il nostro diagnostico clinico, appunto per il polimorfismo morfologico. Infatti anatomopatologicamente, dalla classica ulcera luetica, a bordi sopraelevari, a fondo caratteristico, superficiale o interessante gli strati più profondi fino a tutta la parete gastrica, sono state descritte come localizzazioni luetiche dello stomaco, la gastrite diffusa, la linite plastica luetica, le neo- formazioni gommose, ecc. le quali ultime sarebbero le più frequenti e localizzate, nella maggior parte dei casi sulla faccia posteriore. Gebert ha descritto tre casi di tal genere in cui clinicamente dominavano il quadro morboso i vomiti ed i dolori. Sifilide gastrica a tipo di linite plastica sono stati descritti da BirfeldStaumler ecc. Ed a proposito della linite plastica luetica, qualche A., il Konietzny, ad esempio non crede che tutti i casi pubblicati sotto questo nome possano dirsi tali, poichè non è possibile, a suo modo di vedere una netta distinzione tra essi e lo stato ultimo del flemmone gastrico. Questo non solo per la !inite plastica luetica ma anche per tutte le lesioni infiammatorie croniche dello stomaco. Alcuni AA. ritengono estremamente difficile anche per un anatomopatologo, affermare la loro natura luetica. Così tutte le alterazioni endoarteritiche descritte come specifiche, non sarebbero affatto caratteristiche. Una diagnosi istologica soltanto probabile, -~econdo Kaufmann, dovrebbe essere rappresentata da un'endoarterite e da forti accumoli di plasmacellule. Non è il compito di que!>ta nota entrare più diffusamente nello studio dei processi istologici della sifilide gastroenterica. Ci basti di avervi accennato solo fugacemente.

• •• Nel nostro caso, in considerazione di quanto sopra e anche del fatto che la cura delle sindromi gastroduodenali, fino a pochi anni or sono, ha avuto un aspetto soltanto sintomatico, s'imponeva una terapia antiluetica1 la quale


secondo me non ha avuto az10ne puramente sintomatica, ma addirittura curativa specifica. Ora la cessazione dei disturbi, il miglioramento dello stato generale, ecc. nel nostro caso ci possono autorizzare a parlare di guarigione dopo la cura antiluetica? Il fatto è che il nostro paziente da circa 4 anni non ha avuto più disturbi. E' bastevole questo periodo di tempo per affermare la guarigione completa? Purtroppo noi sappiamo che l ' ulcera gastroduodenale ha decorso eminentemente cronico e che a periodi eli esacerbazione della malattia si alternano periodi di remissione anche lunghi. Parlare pertanto di vera e propria guarigione clinica sì, perchè la sindrome è scomparsa e la radiologia non mette più in evidenza le alterazioni, ma circa la guarigione anatomica è evidente che nessuno può asserirla o negarla assolutamente. Concludendo: l'osservazione di ulcera iuxtra - pilorica venuto al mio esame mi permette di asserire che sebbene la sifilide gastrica, abbia una sintomatologia clinica delle più varie, assume talvolta le parvenze cliniche e ratliologiche dell 'ulcera peptica che pone il medico in seri dubbi diagnostici. Nei casi in cui l'anamnesi è muta nei riguardi di una lues pregressa è doveroso da parte del medico, date queste eventualità pratiche, completare gli esami anche con le prove sierologiche per la lues. E naturalmente quando i'anamnesi è chiara per questa, anche di fronte a mutismo sierologico, la cura oltrechè sintomatica, deve essere anche specifica, vale a dire si devono abbinare cure antiluetiche a quelle che oggi si sogliano praticare come veramente cicatrizzanti dell'ulcera e a cui ho accennato nel contesto. L 'indagine circa l'eventuale ·presenza della lues ndl'ulceroso deve essere con più diligenza portata a termine, quando i sintomi clinici sono tali da imporre un intervento chirurgico, perchè in ques,to caso la cura antiluetica può liberare il paziente dall'intervento stesso, il quale se non è dannoso è per lo meno inutile. Dato che qualche osservazione simile alla mia .è segnalata da altre parti, credo che da ora innanzi la mentalità del medico debba assuefarsi a pensare anche alla lucs di fronte ad un ulceroso dell'apparato gastro- enterico, come abitudinalmente egli tende a sospettarla in certi casi, per esempio, cefalee insistenti, salvo poi ad escluderla quando le varie ricerche, gli esami clinici c di laboratorio, lo autorizzano. AuTORIASSUNTO . L'A. dopo la descrizione di un caso clinico di ulcera gastro · ducr dcnale, clinicamente guarita con una curo antiluetica. passa in rassegna la letteratura sull'argomento, c richiama l'attenzione del medico sul fatto che in tema di patologia W•Slrocnterica, nella disamina delle sindromi a decorso lento, la sifilide deve essere post:l sempre in discussione perchì: si può correre il rischio di affidare al chirurgo pp. suscettibili di guari gione con cure :~ntisifìlitiche.


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'

.. 5 -- Giomalc rli medirina militorr.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI EtENCO E SO.\IMARJ DEGLI ARGOMENTI TRATTATI. (Dai wr!mli pervenuti alla Dirc·zionc gt:nc:rolt: di Sanità militare nrl/"aprilt: t940 ·XVIII).

ALESSANDRIA. Capitano medico LEONARDO DE LoRENZO: L'O. presenta: - Un caso interessante di mico~i cutanea a focolari vasti e multipli, a decorso eminentemente cronico, che, con alterne vicende, dura dalla prima infanzia, mostrando esiti cìcatriziaii definitivi e lesioni tuttora in atto, con carattere di formazioni nodulari. L 'O. discute ampiamente dei più importanti processi granulomatosi: interpreta il risultato degli esami istologici praticati; li armonizza colle altre ricerche di laboratorio; e conclude per un'eccezionale forma di micosi, localizzata esclusi vamente all'ambito cutaneo senza interessamento di organi viscerali e senza comprom1ss1one dello stato generale. - Un caso di pseudo - bmriomicoma del labbro inferiore impostandone la diagnosi differenziale ed esponendo il risultato terapcutico ottenuto con l'elettro- coagulazione. - Un caso di assenza totale di peli, di atrofia completa simmetrica delle lamine ungueali delle mani e dei piedi, con onicorrexi, di depigmentazione del fondo oculare, in una recluta che presenta segni evidenti. di deficienza psichica e di profonde alterazioni funzionali th:ll'<•pparato genitale, morfologicamente ben svilu ppato. Inquadra la sintomatologia in una sindrome di ipotiroidismo frusto c ne detta il più opportuno tratt:lmcnto terapcutico. - Un caso di chcratoma benigno ereditario palmare c piantare, sottolineandone la negatività delle cure e l'ine\•itabihtà di un prov\·cdimento medico - legale eliminatiYO. - Due casi di tipica (( tigna '' favosa, rimontanti all'infanzia e persi~tenti in adulto - Un caso di sicosi tricofìtica e un caso di kerion tricofìtico del polso, mettendo in rilievo le espressioni semeiotiche relative, illustrandone la diagnosi differenziale sotto l'aspetto clinico, microscopico, culturale, terapeutico, e conclude indicando i pro\·vedimenti medico - legali che ne conseguono per O)!ni illustrazione clinica. PERUGIA. Maggiore medico RAHAEJ.LO P EPE: Dip~ndenza da causa (/li .<ervt'i:to d:-lle l~sioni e delle malauie, nella infortunistica civile e militare.

L 'O., dopo aver accennato agli scopi cd al le modalit~ d'applicazione della circolr~re 354 G. M. 1928, riferisce dci differenti criteri dì valutazione delle malattie e delle lesioni. agli effetti di eventuale indennizzo, nella infortunistica civi le ed in quelb militare, mette in rilie,·o come ndla prim:~ \"cnga data particobre importanza alle concause. ciò che non avviene nclb seconda. Illustra il suo esposto con esempi tratti dalla pratica quotidiana insistendo nella necessità, quando si deve c mcuere un giudizio di dipendenza da causa di servizio, di malattie o lesioni, di ben stabilire l'esistenza di una rcbzione netta c precisa cd immediata tra causa ed dfetto. ROMA. Primo ~pitano medico ANTONIO SPEZZAFERIU: Servizio d'igiene e profilaui per

l'E.rercito. Compiti e modalità di funzionamento. Organi direttivi ed es~cutivi. L'O. ha trattato in rapida sintesi i cenni stOrici del servizio di igiene e protìlassi presso i vari eserciti . risalendo alle antiche guerre.


391 H a parlato del servizio igienico- profilattico della passata guerra e dd servizio organizzato durante la recente guerra Coloniale per la conquista dell'Impero. Ha passato jn rassegna tutti gli organi direttivi ed esecutivi del servizio d'igiene in guerra, fissan· eone i compiti e ribadendo il concetto che è necessaria una stretta correlazione con le autorità ra nitarie civili rimaste in territorio, per assicurare al Paese le più efficienti condizioni igienico- snnitarie. Ha infine esposto i criteri profilattici da adottare nella eventualità di emergenza di una delle grandi malattie a carattere sociale, richiamandosi a quanto è stato fatto nelle ultime recenti guerre. TRENTO. Dott. VrrroRro BRESAOOLA: Appendicite. Considerazioni clinic-o - terapeutiche. L 'O., dopo aver rapidamente riassunto la patologia dell'appendicite cecale, tratta del problema della diagnosi e della cura delia malattia. Sostiene l'esclusiva pertinenza chirurgica di tale affezione. Insiste nella precocità dell'intervento e sulla costante collaborazione fra medico e chirurgo.

/b. Maggiore m~ico FILENO TATIONI : Coliti. L'O., dopo aver accennato alle varie cause patologiche delle coliti, ne tratteggia le più comuni forme, ed espone in rapida sintesi le forme terapeutiche più in uso.

/b. id.: Febbre tifoide. L'O., dopo aver passato in rassegna le variecl cliniche dell'affezione, comprese le forme aùfiche, espone diffusamente ìl decorso, la terapia e le misure profilattiche della malattia stessa, intrattenendosi sul pericolo derivante dai portatori di germi, specie nella comunità. TRIESTE. Capitano medico prof. CARLO ALBERTO LANG: Spumi di patologia ematica. L 'O. espone la moderna classificazione delle malattie del sangue secondo criteri patogenctici. Include l'anemia perniciosa fra i processi rigenerativi riparatori. Indi si sofferma, a proposito di processi iperrigcnerativi reversibili sull'angina monocitica e sulle febbri ghiandolari. Infine tratta della agranulocitosi, delle sue varie forme e dei rapporti recentemente invocati tra questa forma morbosa e le leucemie. VERO N A. Primo capitano medico RAFfAELE FALCONE : Sarcoma dell'osso iliaco. L'O. presenta un caso clinico, relativo ad un graduato di classe di leva, affetto da sarcoma dell'osso iliaco di sinistra. Illustra la diagnosi formulata in seguito all'esame radiologico eseguito dall'O. stesso e confermata dopo dall'intervento chirurgico. l b. id.: L'esplorazione radiologica del torace 11ella tubercolosi polmonare.

L'O. :.i intrattiene estesamente sull'argomento c presenta una vasta iconografia di numerosi radiogrammi.


RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI E RIVISTE

!GlENE'. H.

BtELlN:

Batteriologia e sierologia dell'edema gassoso. -

<• Der

Deutsche Milita·

rarzt >1 , H. 2, febbraio 1940. Le indngini dottrinali sull'edema gassoso e la tecnica scientifica sulla preparaziont m grande di sieri antitossici contro i vdeni dei bacilli dell'edema gassoso, han fatto m questi due ultimi decen ni grandi progressi. G li agenti eziologici dell'edema gassoso dell'uomo e degli animali si possono con~idcmre

oggi come conosciuti ; tuttavia non è forse inutile dare uno schema dei vari

generi di tali germi, specialmente per quanto riguarda la formazione di tossine e di fermenti, che valgono spcsw a differen:ziare le varie specie. Il. Bieling li divide in . . nnquc grupp•:

AGENTI D ELL 'ED EMA GASSOSO

Specie dei bacilli

l

Tossina

~--·----;ermenti

l. - 1 " B. della gangrena gaf.sosa uma. Alfa H. N. A. no (Frankcl - Welch. Perfrin gens). Zeta A C: come III. - 3"· D come III. - 2" 2" hacillus agni ovin. Alfa H. N. A. Beta N. A. Ypsilon N. A. Beta N. A. 3° Bacillus paludis ovin. Gamma A.

Proteinasi: 1° Collagenasi. 2° Anaerobiasi. 3" Altre sconosciute.

Dr:lta A. 4" Bacillus D. ovin.

Alfa H. N. A. Y psilon N. A.

5" Bacil. Ovitoxicus 0\·in. Il. - Parar:JUschbrandbazillus sc: pticus).

(Y ihricJ H. N. A.

III. - 1" bacillo dd!' edema maligno Veleno dell'edema A. ( Bacillus oedcmatiens). 2" Bacillo del bradsot ( Bacillm Veleno dell'edem:1 A . g igas ovis). Emotossina B. 3'' B<Jcilio ddl' emog lobinuri;l (13. Emotossina B. Hacmolit. bo,·is). Tossina C.

JV. - B:~cillus histo lyticus.

Tossina speciale.

\·. - l.hcillus saprotoxicus.

Tossin a spccia le.

l

Di e Mono-arnino - polipcptidasi. r.

l

l l


393 Presenza dei bacilli dell'edema gassoso nelle ferite di guerra. Questi germi così diffusi nell'ambiente esterno, si trovano generalmente nelle ferite di guerra. Le diffcrenzt: regicnali della morbilità per edema gassos0 non sono st:ae ancora complet:m1ente chiarite. Attecchime11to dei bacilli dell'e. m. 11elle ferite di guerra. L'attecchimento c la moltiplicazion~ degli anaerobi dell'e. m. avviene per opera di corpi estranei nella ferita, per la morùficazione dei tessuti e specialmente per le lesioni dei muscoli. La toilette chirurgica ha lo scopo di togliere ai bacilli il terreno nutritivo. Produzione di toSJina e sviluppo dei bacilli dell'e. g. nelle fet•ite. Man mano che si moltiplicano i germi avviene la produzione di tossina, che si accresce in maniera straordtnariamente rapida. La sua azione sui vasi della circostante muscolatura porta alla formazione dell'edema, nel quale penetrano a miriadi i bacilli, provenienti da! sito di primo :Htecchtmento. E così il focolaio di produzione della tossina si allarga e il veleno estende il suo raggio di azione. Riesce difficile distinguere quali siano i limiti fra la pro.fìlassi e la terapia precoce; il momento propizio per un'eflìcace profilassi è quello in cui non è ancora avvenuta la produzione di tossina, vale a dire che il tempo, che intercorre fra lesione dei tessuti e attecchimento degli .1naerobi con conseguente formazione di veleno. (· straordinariamente corto. D'altra parte il tessuto muscolare, colpito dall'edema, è solo capace di rigenerazione fino a tanto che la circolazione non è completamente spenta. (Vaste e scaricanti incisioni nei muscoli colpiti). lA gangrena gassOS((. Dopochè l'azione delle tossine ha condotto alla necrosi muscolare, la distruzione dei tessuti, sotto l'azion..: dei fermenti, raggiunge il suo punto culminante. Tossiemia. L'assorbimento della tossina dal focolaio primario c da quelli viciniori ,·iene agevolato dalla mancata form;,zÌone di trombi vasali e dal fattore dì dìffu~ione di Mc Clean, prodotto dagli stessi germi dell'e. g. Un rapido ed efficace intervento esige l'introduzione di antitossina per via endovenosa. Batteriemia. I bacilli, rapidamente moltiplicatisi, passano i n circolo, ma non dànno iuogo tuttavia ad impianto di metastasi negli organi sani; dopo la morte invece i bacilli si sviluppano ovunque. Se i bacilli pervengono in altre partj di tessuto muscolare leso, allora possono attecchire facilmente. P oichè il bacillo dell'edema gassoso agisce per il suo veleno, che sr forma soltanto su1 tessuti ' morti, si consigliano le seguenti misure: 1° - Pr~fìlassi precoce. Nelle

prime quattro ore dopo la ferita, iniezione di almeno medicazione).

20 cc. di siero antigangrenoso per via sottocutanea (al posto di

2 ° - Profilassi tardiva.

Iniezione endovenosa di roo cc. di siero antigangrenoso dur ante la revisione, in narcosi, delle ferite mu~colari gravi particolarmente sospette di eventuale infezione gassosa (all'ospedaletto da campo).

3• - Terapia. Ripetute infusioni di siero nei tessuti edematosi ampiamente aperti. l te~ ta tiv~ pc~ lo sviluppo di una chemoterapia dell'edema gassoso (antisepsi profonda con V u cma,. ~mprego perorale di preparati tipo Prontosil, come la Mewdin) debbono essere rrosegultl. REITANO.


394 MEDICINA LEGALE. ~- Mm.TE:-<1:

Valore in patologia ( medicina legai~ d~/ trauma nel d(termin ìsmo dell'ulcera duode11ale. - Mil::no, '' La Medicina Corporativa », nn. 1 L e 12, 1939 e nn. 1 e 2, t !J40.

L' A., illustrando un caso di ulce ra duodenale traumatica, analizza dal punto di vista clinico - patologico il valore del trauma quale possibile fattore determin:mte la produzione di un 'ulcera peptica traumatica. All'uopo pass.1 in rassegna le teorie ctiopatogcnetiche più impo rtanti, dell' u. g. d. raggruppandole a seconda del fattore comune in esse predominante: Fattore infettivo (da ge rmi per via Jinfatica o ematica o da ifomiceti con i cibi); Fattore costituzionale eTJdocrino (pc!r squilibrio ormonico); Fattore ar.afilattico (per rca?.ioni :t focobio verso S<lSt:tnZt: cnzim:niche); Fattore circolat01'io (per instabilità vas~niò­ toria e consecuti vo a nomnlo metabolismo dcll:t mucosa gastrica); Fattore neU1·ogeno (cspres.. sinnc di malattia generale per disarmonia dd sistema neurovegetativo); Fattore chimico (da ipasccrezione acida con alterazio ne del muco o carenza di alcuni aminoacidi e di anti. pepsina); e infine Fattore traumatico (per trauma sull'adtlome, che agisca, o localmente per la contusione diretta o, eccczion:tlmente, per via nervosn riflessa- vasocos tri zione c contratti lità muscobre). Nel fattore traumatico sono compresi anche le semplici azioni meccaniche prolu ngn te (ptosi, lordosi, viziose posil'. ioni di mestiere, ecc.), onde difficol· t:Jto passnggio del ciho c piccole lesio ni di continuo (microtrauma Jel Baggio). Così pure

sono esaminati dall'A. i piccoli e ripetuti traumi esterni nella regione gastrica, nonchè i traumi interni per in gestione di corpi estranei (particelle di metallo, vetro, legno, os~o. ecc.). L'A., però, cìta in proposito alcune prove sperimentali che dimostrano la fac ile e rapida guaribilità delle lesioni provocate ad :me dai tr:tumi anzidetti, senza quindi produzione di u. p. t. L'A. fa, poi, notare che in questi ultimi tem!>i la grande maggioranza degli studiosi si è orientata verso una concezione tot::~litnria, ecclctticamcnte più vasta di quella dei precedenti osservatori e secondo la quale tutti gli svariati fattori anzidetti possono provo(:lrc delle lesioni solo in quanto e perchè :tgiscono su un terreno speciale, particolarmente l:1bilc per inst::tbilit:t dell'equilibrio del sistema ncuroveget::ttivo (rappresentato sia <bi simpatic.o c parasimpatico. che dall'equilibrio ionico e ormonico). Considerato, quindi, il mecc:Jnismo del trauma nei confronti delle teorie etiopatogenetiche più accrcditnte dell'ulcera gastro· duode nale, l'A. ne deduce che per ulcera pcptica - tr:Jumatica devesi intendere quella lesione che si manifesta gradatamente dopo un tr:lllma unico, circost:mziato, che ha contuso lo stomaco o il duodeno senza provoc:trc lesioni cavitarie. Sotto l'aspetto medico - lcg:1le si può attribuire al trauma, non un signilìcato etiopatogcnc tico assoluto, ma un valore sc:nename, rompente cioè quell'equilibrio instabile cncle, pd mancato sincrgismo di molti fattori, è resa possibile l'insorgenza dell'ulcera. Mol ti AA. moderni pur aderendo di m:1ssima a tale concetto, restringono però con :Jlcuni criteri descriminativi la possibilità di ammettere il valore medico - legale di un:• azione traumatica in quanto causa ,Jella m :~la nia u. p. t.; e ta[i criteri possono essere: 1" - a n:.mncsi bmili:1rc (a~se n za di p:Jrticolari discrasie predisponenti alla formazione di una u. p.); 2 " - an:~mnesi pe rsonale. acccrt:tmento delle re:~li condizioni di salute del soggetto rrima del trauma (assenza di turbe dispeptiche); 3" · nccenamcnto ddl:l reale ricorn:nza del tr:wma. della sua entità e del rapporto cronologico e anatomo topogr<~fico di esso (st> grave e in sede epig:~strica);


395 4° - accertamento della diagnosi di ulcera (insorgenza subito dopo il trauma, tipiclra fenomenologica gastrica di migliorie c recrudescenze, raggi X, ecc.). Molti di questi criteri sono però alquanto elastici e pertanto, secondo l'A., cc la cosa più importante rimane la dimostrazione ùi chiari e precisi sintomi intermedi, cioè l'esistenza di quel ponte fenomenologico dal trauma alla constatazione della malattia )). Per tutto quanto precede l'A. conclude che, se non si può negare l'u. p. t., tuttavia essa deve ritenersi evenienza molto rara, poichè si verifica solo quanùo esiste come fattore essenziale tutto quel complesso di condizioni individuali predisponenti alla formazione dell'ulcera ste~sa, quelle identiche condizioni, cioè, che determinano lo sviluppo spontaneo della malattia. TR!FILETTI.

TRAUMATOLOGIA. l r. BRACCI: Traumi delle vie biliari extra- epatiche. -

Perugia, Grafìca, 1939 - XVIII.

Scopo di questa succosa e lucida monografia è di richiamare alla memoria le nozioni esatte sulla anatomia dei visceri della regione, il quadro sintomatologico ed i mezzi diagnostici atti e svelare tali lesioni, oltrechè la fisiopatologia del formarsi e del raccogliersi di un versamento endoaddominale di bile e la terapia chirurgica, che è possibile attuare. Nel parlare delle lesioni sottocutanee è fatto riferimento di un caso dall'A. osservato di cole-peritoneo da rottura traumatica del dotto epatico, che, per molti aspetti interessante, ha dato modo di fare, tra l'altro, importanti rilievi in rapporto alla d;ecalcifìcazionc progressiva, cui va incontro lo scheletro nella derivazione esterna della bile. Le ferite delle vie biliari extra -epatiche, alle quali la guerra mondiale ha portato un notevole contributo, molto raramente sono isolate. Le conseguenze sono diverse, se vengono coint~ressati visceri cavi od organi parcnchimali. In quei casi, nei quali l'intervento è possibile, questo deve essere eseguito prima che insorgano processi peritonitici. Alle rotture sottocutanee ed alle ferite sono da aggiungere le lesioni chirurgiche, le quali in alcuni casi si sono rese necessarie, per portare a compimento interventi anche su altri organi vicini. Quello che naturalmente più importa in simili circostanze è di riconoscere la lesione, per porvi un rimedio immediato. Ben lontani oramai dalle teorie ippocratiche, che facevano del fegato e delle vie biliari qualche cosa di intangibile, con il progredire della chirurgia biliare in genere doveva affermarsi anche quella dei traumi delle vie biliari extra- epatiche. Se ancora in alcuni casi sarà provata e tentata la paracentesi, preconizzata e sostenuta dal Coun·oisier fin dal 1892, la laparatomia precoce è diventata oggi metodo di elezione per tutti i chirurgi. Le suture dirette capo a capo, le anJstomosi bilio- intestinali, le plastiche, i trapianti e tutti i mezzi di protesi, che sono stati messi in opera per la ricostruzione delle vie biliari sono chiaramente illustrati anche con opportuni disegni schematici, intercalati nel testo. P. PALADINO .

DMtTRIEV

I.: A proposito delle condizioni, indicazioni c caratteri dell'intervento chirurgico

nelle ferite d'arma da fuoco del cranio in tempo di guerra. n. 4, 1939·

Russia, << Chirurgija l) ,

All'inizio della grande guerra valeva la proposizione fondamentale che le ferite d'arma da fuoco del cranio dovev::mo essere operate precocememe ed il più vicino possibile al fronte. Generalmente si è proceduto in tal modo, tuttavia un certo numero di questioni sono rimaste in discussione ed ancor oggi non sono solute. Cosl il momento w cui si deve ('raticare l'intervento chirurgico, l'uso della toletta primitiva della ferita e della


sutura pnmitiva, il luogo dove l'intervento deve essere effettuato, il tipo dell'intervento chirw·g1co stesso. Circ:t il tempo l'A. ritiene che non ci si debba riport:tre :td un criterio strettamente cronologico non essendo po~sibi l e giudicare in precedenza l'estensione c la virulenza d i un'infezione, tenuto conto che ogni ferita d'arma d:l fuoco in guerra deve essere considerata già come infettata sia tblla prima medicazione che dal trasporto medesimo. Altrettanto dicasi dci notissimi l:l\·o ri di FrieJrich ai quali non si dovrebbe accor· dare v:~ l ore, almeno per quanto rig uarda le condizioni di guerr:~, trattandosi di << ricerche di labomtlÌrio in ferite di laboratorio »; così pure per le esperienze detratte dalb pra· tica giornaliera chirurgica di una grande città perchè i,·i sono in atto buone :Jttrezzaturc pel primo soccorso ed il trasporto che troppo si scostano da quelle attu:~bili in guerra.

L'uso della revisione e suuu·a primitiva nelle ft>rite d'arma da fuoco del cranio in guerra. fatte le debite eccezioni, no n è dal l'A. ritenuto ad arto per b generalità dei casi sia pcrchè egli non giudica possibile, all'atto pratico, fare distinzione tra tessuto vitale e non vitale e dccrct:Jre che, dopo la revisione, la ferita è detersa cioè pronta per la sutura primitiva, sia perchè l'operazione è molto complicata cd esige un lavoro veramente radicale. Secondo lui anche ciò che viene denominato sbrigliamento e che appare a molti come un 'operazione as~·ai più semplice della vera e propria revisione radicale è invece un vero atto oper:ui,-o difficile e delicato. Quanto al luogo ove il cranioleso de,·e essere operato l'A. si esprime in favore di un trasporto il più rapido possibile (via aerea!) in un ospedale molto lontano dal fronte. Solo se esiste ipertensione cerebrale ed emorragia

si impoflf: un ir1tervento anche nelle forma zioni sanitarie più avauzatt>. A proposito del tipo di intervento si ricava intanto, da ciò che l'A. ha detto circa le precedenti questioni ancora controverse, che la revisione e sutura primitive della ferita non sono affatto la regola nel trattamento di questo genere di ferite d'am1a da fuoco. Egli si pronuncia invece incondizionat:Jmente in favou del trattamento aperto. Alla fin fine, d ice Dmitricv, è sempre all'esperienza cd al senso clinico del chirurgo che si deve fare unicamente affidamento perchè soltanto lui capace di giudicare. da c:1so a caso, adattando il trattamento alle esigenze dell'ambiente, delle ferite e dci feriti. Inoltre egli insiste anche sulla necessit3 che, sin dal tempo di pace, si provveda alla for· mazione di chirurghi esperti nella chirurgia craniocerebrale i quali non siano legati J dci dogmi fissi ma sappiamo agevolmente destreggiarsi quando sono chiamati ad operare m:Ile peculiari condizioni di guerra. GALLETTO.

A. TvooR: Ferite di guerra c lesioni dct combattimenti aerei. Chim rgia di g11crra in Spagna. Trattamernto delle ferite settiche. - (( British medicai Journal ••. n. 4091;

l-JAR1',

19.39·

Il trattamcnlO ha subito, dall'epoca della guerra mondiale, un completo _cambia· mento. I bvaggi hanno soltanto ancora un valore meccanico indipcnde~te dal u_po del: 1':1ntiscttico us:-tto; secondo l'A. essi hanno fatto il loro tempo. All'ordme del gwrno c oggi invece il trattflmCnto chirurgico delle ferite con succcJsiva immobilizzazione (elevaz ione) cd assenza di medicazione. Per poter fare ciò è ideale il trattat~ento aperto delle ferite Per 1':-tllcmtanamento dci tessuti necrotici le larve di mosca sono msuperate. Ma, 10 <Ju:ll;hc caso, anch'esse non giova no: si _pratica~o a~lo~a d_ell~ ampie controapcrture c si drena ma solo per pochi giorni. l dolon sono zl m1glzor md1c~to1'~ della bontà o m~n~ del trattamento. L'A. ha somm inistrato frequentemente sulfamlam1de ma senz:1 spcn:~ll su.:cessi; tuttavia ne raccoma n<.b l'uso in determinati casi ma in grandi dosi, sino :l q gr. nelle 24 ore. Gangrena gas.<osa. La gangrena massi,·a che conduce :1 morte in poche ?r~. . non ha m·uto riscontro. Tndic:~ta è la profilassi. Ad e.-sa conduce spesso la sutura pl'!nllt/Va fatta


397 riti/e amputaziom. In gut'Tra dunque quando si praticano ampu1<1zioni non >i deve suturare primitivamente, specie se il p. non rimane sotto l'occhio dell'operatore per un lungo tempo. Un se<:!>ndo coefficiente della gangrena gassosa è l'ischcmia. Per timore di provocarla non si suole praticare un apparecchio ges~ato subito dopo l'operazione; ciò ~ errato. Basta mantenere il p. sotto il proprio diretto controllo. L'A. si intrattiene poi sul diverso grado di tossicità dell'infezione edemogassosa. In alcuni casi si hanno grandi :.scessi senza manifestazioni settiche, mentre in altri processi locali, senza gangrena gas~osa massi va, si può avere ugualmente la morte in 5-8 giorni con ittero e broncopolmonite:. Vicn ricordata la frequenza delle mctastasi per cui (; necessario, se non si vuole

far correre grave pericolo al ferito, amputare subito un arto specie se vi è stata una gra,·e emorragia. Inoltre egli insiste sul fatto (taciuto anche dai molti trattati) che nelle gravi infezioni anaerobiche è cointuessatu anche l'osso, anche se si tratta di pure e semplici localizzazioni limitate alle parti molli. Le amputazioni sono indicate solo nella gangrena massrva. Esse debbono essere praticate entro mezz'ora. Altrimenti si finisce col dover praticare amplissime incisioni ed asportazioni di parti necrotiche. La mortalità per gangrena gassosa, nell'ospedale Odena in Madrid, è stata del 15 ",, ivi è stato fatto uso di siero endomuscolare tutt'attorno al focolaio infetto. Il decorso della gangrena gassosa all'arto inferiore è stato sempre più gr:~ve che all'arto superiore. Trattamento c&nservativo degli arti superiori: l'amputazione non trova alcuna indicnione sino a che è conservato il bscio vascolo- nervoso anche se lo sfracellamento osseo è molto considerevole. Nelle pseudoartrosi si possono fare dci trapianti ossei. Sono invece indicate la revisione operatoria della ferita, l'immobilizzazione e !"elevazione, senza alcun bendaggio della ferita. Si deve fare uso soltanto di garza sterile. Se non c'è febbre, se non wmpaiono dolori il bendaggio gessato può rimanere circa due settimane e precisamente applicato a partire dal deltoide sino alle articolazioni delle dita e del carpo; la posiziooe deve essere elevata allo scopo di pre,·enire l'edema e ischcmia. Questo modo di procedere noo è attuabile nei posti avanzati di raccolta, lo è invece negli ospedali attrezzati purchè i fratturati vi arrivino entro le prime dodici ore. E' quindi naturale çhe si abbia conoscenza particolare del bendaggio gessato: e prima di tutto devesi fare uso di doccie gessate e soltanto in secondo tempo si debbono applicare apparecchi circolari. Per le esigenze di guerra l'A. propone una larghissima dotazione di stecche di Cramer. Trauamento conservativo delle ferite d'arma da fuoco degli arti inferiori. L'appar.,ecchio che ha dato i migliori risultati è stato quello di Braun- BOhler. Altrettanto dicasi,. per la trazione col filo secondo Kirschner con pesi non inferiori ai 10 kg. iniziali : il letto deve essere sollevato di so cm . dal fondo. E' necessaria l'abduzione, fatta eccezione per le fratture del terzo- inferiore del femore. Da notare che le fratture d'arma da fuoco del femore, con cui ha avuto a che fare l'A. (67 casi con 5 moro), sono state provviste di stecca di Thomas e trasportate in un ospedale speciale per fratturati entro le 12 ore. Quanto alle fratture della gamba }'A. si dice favorevole alla doppia applicazione della trazione per le prime 3 · 6 settimane, sostituita successivamente dalla trazione con cerotto. Ferite d'arma da fuoco della articolazione del ginocchio: l'A. ha avuto successi sorprendenti, specie nei casi con fratture dei condili femorali, attuando l'escissione delle ferite, la sutura primitiva e l'estensiom:, con 2 kg., su apparecchio di Braun. Se:: esiste,·a infezione veniva applicato il drenaggio laterale, nel primo stadio, che però spesso ha fallito allo scopo specialmen te nelle fratture intrarticolari. In questi casi è neces~aria la rcsezione radicale. GALLETTO.


CHIMICA. ]. D ne A : Una nuova reazione cromatica del domro di fcnarsazina (adamsitc). nal dc Pharm. et Chi mie l>, n . .2, 73-76, febbraio 1940).

<< Jour-

L'A. ha applicato per la ricerca del cloruro di fenarsazina o « Adamsite )>, tossico molto irritante. la reazione di C:mòèa e lvLtcowsky. Secondo questi AA. le amine arom:'ltiche, in sol uzione acetica diluita, dànno delle reazioni cromatiche per aggiunta di persolfato di :unmon io: la reazione è catalizzata dalla presenza di ioni Ag. Il rea~ttivo di Candé.a c .M~.cowsky non è che un:'l modificazione del rcattivo di Lauth, il quale impiega quale ossidante il biossido di piombo. L'A. però ha constatato che il cloruro di fenarsazina dà con questo reatti,·o solo· una colorazione rossa fugace soprattutto a caldo; trattando invece l'adamsite in soluzione ~.cctica con solo AgNO~ si ottiene a caldo una colorazione stabile giallo· verdastra. Per le sue ricerche l'A. ha adoperato un prodotto puro, ottenuto da quello tecnico purificato m::.Jiante ripetute cristallizzazioni dal CSz ed accuratamente essiccato nel 'uo to fosforico. L'A. ha controllato la purezza dd prodotto sia col punto di fusione ( r88°.5 . 189°), sia determinando le percentuali di As, N, Cl, le quali corrispondevano a quelle de) prodotto puro. Il reattivo proposto dall'A. ha la composizione seguente: Soluzione AgN0 3 al 10 "(, cc. 25; Acido acetico glaciale cc. 25. La tecnica della reazione è la seguente: Si pone in un tubo da saggio una piccola quantità di cloruro di fenarsazina e vt si aggiungono 5 cc. di reatrivo. Quindi si mantiene il tubo da saggio per IO minuti in h. m. bollente. In presenza di piccole quantità di adamsite si forma una colorazione giallo - eh iara, che di venta leggermente verdastra e poi rossa stra allorchè le quantit.ì di tossico aumentano (lieve analogia con le solu7joni di fluorescina). Nella tabella sotto riportata sono ri:lSSunti i risultati delle esperienze eseguite dall'A. L 'A. esegue la reazione introducendo in un rubo da saggio una soluzione di Adam~ite in alcool a 95°, evapora poi l'alcool a b. m. bollente e al residuo secco ottenuto dopo raffreddamento, aggiunge il reatti\'o aceto · argentico nella quantità indicata. Quantità di Adamsite pura adoperata nel saggio (in mgr.) 0,02

0,04

o,o:;

Risultati Cdorazione appena visibile. Lieve colorazione gialla. Reazione nettamente positiva.

0,07 0,2

Colorazione intensissima.

Il limite di sensibilità della reazione è compreso tra o,o2 e 0,04 mgr. Per controllare la specificit:ì delb reazione l'A. l'ha applicata a ll'esame di numerosi derivati organici ddl'arsenico (mono- e d imetilcloroarsine, mono- e dietilcloroarsine, acridarsine, acidi fenilarsìnici, ossidi di fcnilarsina. mono- e d ìfen ilcloroarsine sostituite o tneno, ~ · clorovinilarsine, cacodilato di sodio. arhcnnl). Nessuno di questi prodotti ha dato reazione positiva. Con i derivati clorurati si ottiene un precitato bianco cascoso di cloruro di argento. Solo il cloruro di p· nirroft:n:~rs:l7.ina scmbll'a che dia una reazione analoga a quella dell'aJamsite. La sua solU7,ione acetica si colora infatti in giallo col reattivo, ma questa colorazione non aumen ta col riscald:uncrHo della soluzione anche in presenza di nill':Ho di argento. La djfenilamina, impure7.za costante dcll'acbmsite tecnica, dà ugualmente col reatti"o indicato, una colornione \'Crdc r.porco. che passa poi al nero. Si potrebbe quindi


399 pt>nsarc che la reazione sia dO\·uta a mtntmc tracce di questa sostanza, che rimangono nel prodotto purificato. Il che non è in realtà perchè questo prodotto non dà la reazione caratteristica (colorazione azzurra) nell'acido nitrico con la <.lifcnilamina in ambiente sol · Corico. Inoltre la colorazione ottenuta con adamsitc tecnica è del tutto simile a quella (,ttcnuta con la stessa quantità di adamsite pura :.ddizionata nelle stesse proporzioni di difenilamina. Ricerca dell' adam!Ù1! nell'acqua. Per questa ricerca non si può utili zza re il reattivo indicato perchè Yerrebbe diluito dall'acqua. L'A. consiglia perciò di operare nel modo seguente : Si disciolgono, agitando, in tubo da saggio gr. 0,25 di nitrato di argento cristallizz:~to in 5 cc. dell'acqua sospetta. Si aggiungono quindi 5 cc. di acido acetico glaciale e si porta a b. m. bollente per ro minuti. In presenza di adamsitc, cd a seconda deOe quantità, si otterrannò le colorazioni già indicate. Sensibilità · della reazione: t / 125.000.

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400

Anno XXXIX, febbraio 1940. Bacigalupo: Affezione bron(opulmonare da flagdlati. Squirm: Piopncumotorace maligno (complicanza postpneumotoracica). f.AJg!eize: Piclografia discendente c ascendente nella tubercolosi rcnale allo st:Jtc. i:1izialc. Pasqualini: Della iperten~ione ;;neriosa. Carrcm: Contributo allo studio della sulfapiriJina. Fan·e/1: Istruzione della truppa in monta1:,rna. V cga Herrera: La guerra chimica (c011tinuazione e fine). l.lELGIO. ARCHIVES BELCES DU SI::IWJCE DE SANTÉ DE L'ARMÉE.

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NOTIZIE

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RICOMPENSE AL VALOR M ILITARE CONCESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SANIT.'\RIO . .

CROCE DI GuERRA Al. VAl.OR MILITARE. O.RtANI Giuseppe fu Giovanni e di Biscuola Teresita, nato ad Adria il I6 marzo I9Q3, capo manipolo del I 0 reggimento fanteria coloniale. -Medico di un battoglione ìndigem, durante aspro combattimento, incurante dei fuoco avversario. si prodigava irutancabilme1Jte nel soccorrere e curare i feriti, che affluivano Ù1 uumero T'ilevante ai posto di medicazione, sitmlto in prossimità della linea di fuoco. Esempio di calma ed abnegazione. -- Bcggi, :2 febbraio I937 - XV. PisCHEDDA Raffaele di Antioco c di Pinna Maria Angela, da Chiranza (Cagliari), capo manipolo medico 2 ° reggimento fanteria volontari del Littorìo. - Ufficiale medico di un battoglione di fanteria , durante un inriero periodo operativo dette ripetute prove di coraggio personale e di altissimo spirito di sae1-ijìcio. Durante un contrattacco TIOitumo nemico, malgrado la violenta reazione avversaria, 110n esitava a p01·tarsi fuori delle linee per ricuperare la salma di un collega caduto. - Torrecilla de Alcaniz, 19 - 20 marzo 1938- XVI. ZAuu Bruno di Domenico e di Songìorgi Elvira, da Ancona, capo manipolo medico 4" reggimento CC. NN. - ufficiale medico al comando di reggimento, in una giornata in cui L'artiglieria avversaria batteva irllensamente le nostr·e poJizioni, si prodigava con ummirevole serenità e cosciente coraggio nella cura di nu·merosi feriti. In giorni successit1i disimpegnando la sua opera presso Utl battaglione impegnato in dura lotta, ri~teva l'ammirevole comportamento senza limiti di rischio e di fatica. - Alcaniz- S. Barbara, 16-21 marzo 1938- XVI. ARRtOLA NAVEA Jaime d i Ccle<.lonio e eli Bianca, da Ondarroa (Vizcaya), alfercz 2 ° reggimento « Frecce _ ere)). U fficiale medico di battagliane in più o,·casitmi, dava CJt:mpio di serenità e calma, portandosi presso i reparti avanzati per accudire i feriti. Nonostante che il posto di medicazione fosse sotto il tit·o violento di artiglietia r:emica che colpiva gli stessi feriti,. procedeva deciso e sereno alla medicazioM dando esempio di corttggio e di mirabile senso del dovere. - Torrevelilla, 20 ~arzo 1938-XVI, quota 675; Valjunquera, 27 marzo 1938-XVI. BIANCHI Ott::~vio fu Giuseppe e di Pieri Ros:J, da Cesena (Forlì), sottotcnente medico 4° gruppo artiglieria divisione « 23 marzo ». - Vista insufficiente l'opera del medico nella cura dei feriti, sotto Ù1tenso fuoco d'artiglieria nemica. che aumentava contirlllam.e nte le vittime tra fanti ed artiglieri, incurante del perV.colo a cui si esponeva, con spontaneo e coraggioso slancio, accorreva alla linea dei pezzi, prodigando l'opera: sua preziosa nella medicazione degli artigliet<i colpiti da fnro nemico. Raro esempio di dediZIOne assoluta che non traccia limiti al pt·oprio dovere. - Fronte di Aragona, 9 marzo16 aprilo 1938- XVI. CAMPANA Cbudio Ji Rcnvenuto c di Molinari Giuseppina, da Mantova, sottotcnente medico 7° reggimento CC. NN. - l.if{icitJ!e medico addetto ad un con~ando di reggtm.ento, mentre un forte contrattacco nemico produceva parecchie perdite, sotto intenso fuoco nemico, si recava fino alle primi linee per portare con maggiore cderità la sua preziosa opera ai legior.ari feriti. - M. Mudcfes, Fronte d'Aragona. 1° aprile I93R-XVL


ONOR IFICENZE CONCESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SAN ITARIO.

ORDINE. l>E.I ss. MAURIZIO E LAZZARO.

Cavaliere: tenente colonnello medico ANTONIO PICAZto. ORDINE DELLA CoRONA n'ITALIA.

Ufficiale: tenente colonnelli medici ANTONIO MI.WONNA, TuLLIO RArrAzZt, ANGELo AROMANDO, FRANCEsco PAOLO C.'\SSITTO, CAMILLO MAZZOCCONE, GtusE.PPE PALUMBo; maggiori medici FRANCEsco DE NuNzio, ANGELO MEssiNA, ALFONSO PACILLI, fu.PIDIO SPERA· PANI; maggiore chimico farmacista LEONARDO FoRTUNATo; primo capitano medico PA<>LlNO ALESSIO. Cavaliere : maggiori medici GwsEPPF. FtuBEK., CARLO P AN ARA, MtCHELE PAPACNO; capitani medici MICHELE CERNICLIARO, GIUSEPPE !AccARINO, LEo TADDIA. PREMIO DELLA

« F oNDAZIONE FERR.ERO Dl

CAVALLERLEONE PRO UFFICIALI

~EDIC I DEL R. ESERCITO IN s. P. E . )) PER IL QUADRI ENNIO 1937- 1940·

Si porta a conoscenza degli interessati che il 26 agosto p. v. scade il termine prescritto per la presentazione dei titoli validi a poter concorrere al premio «Fondazione Ferrero di Cavallerleone pro ufficiali medici del R. Esercito in s. p. e. ))' istituito con la rendita d el quadriennio 1937 • 1940 dclb fondazione medesima. I titoli di cui sopra dovranno riferirsi unicamente a pubblicazioni od importanti scoperte di carattere medico- scientifico, edite o compiute da ufficiali medici in s. p. e. nel quadriennio anzidetto, ed essere inviati, entro il sopra cennato termine, alla Direzione Generale di Sanità militare, presso il Ministero della Guerra. IL CAMBIO DELLA GUARDIA ALLA CROCE RossA ITALIANA.

Il Duce ha ricevuto il Ministro di Stato sen. Filippo Cremonesi che, dopo dodici anni dedicati con viva passione e con larga competenz a alla C. R. 1., lascia per compiuto periodo, la presidenza generale di questa istituzione. Il Duce ha espresso il suo compiacimento al s:en. Cremonesi elogiandolo per l'opera sagace assiduamente svolta per il potenziamento dell'Ente e si è riservato di chiamarlo in altri incarichi. Succede al sen. Cremonesi il sen. Giuseppe Mormino, nominato con sovrano provvedimento. Il nuovo presidente del la C. R. I. è nato a Sutera, prc vincia di Calta.niserta. Cvmpiuti gli studi giuridici entrò nell'amministrazione degli Interni. Nell'ottobre 1922 par-

tecipò alla Marcia su Roma. Prefetto nello stesso anno, veniva, dopo undici anni di ~ervizio presso varie

Prefetture, de~tinato al Ministero dell'Interno r.ome Capo di Gabin etto. E' senatore dal 1933. IsTITUZIONE DEL PREMIO << R. D ALLA VEDOVA».

Con atto stipulato il 9 marzo c. a. il direttore della Clinica Ortopedica della R. Università di Roma, prof.. Riccardo Dalla yedova •. ha istituito un premio quinquenna~e di L. 25.000 per l'incremento delle discipline ortopediche donando una cartella di rendita di L. 100.000 per la costituzione del capitale corrispondente. Il premio sarà messo a concorso ogni cinque anni e verrà assegnato indivisibilmente a q uel laureato in medicina presm una Università del regno che sia di razza ariana e


iscritto al P. N. F. o aJ un G.U. F. c che <1bbia apportato con i suoi lavori un apprezzabile contributo alla <<Ortopedia e traumatologia dell'apparato motore». Il rettore potrà tutt:wia prescindere dal concorso sentito il parere delle altre Autorità accademiche, e attribuire il premio ad un medico italiano ::he, per opere e scoperte, sia Yenuto in fama di singolare perizia tra i cultori della materia. E, qualora il premio non fosse aggiudicato, il suo importo rimarrà diviso in cinque parti uguali costituenti altrettante borse di studio '' Riccardo Dalla Vedova 11 da mettersi a concorso una per anno tra i laureati in medicina da non più di quattro anni in Roma, che vi abbiano frc::quentato l'intero corro universitario conseguendo nell'esame di laurea i pieni voti legali. PREMIO « CARLO FoRLANINI ». (CoNcoRSo AD uN PREMIO DI L. 3o.ooo PER uN · LAVORO SUL TEMA: t< LE REA~l ON I IMMUNITARIE AL VIRUS TUBERCOLARE 11).

La Fondazione << Carlo Forlaniui 11 bandisce un Concorso per un premio non divisibile di L. 30.000 {trenta mila}, da conferire al miglior lavoro inedito sul tema: << Le reazioni immunitarie al \•irus tubercolare "· T lavori presentati verranno giudicati con decisione inappellabile dal Consiglio Direttivo della Fondazione cc Carlo Forla11ini 11 . Le domande di p<~rtccipazione al Concorso, nella quale i concorrenti dovranno dichiarare di essere autori del lavoro e dare anche assicurazione che questo non venne mai presentato ad altro Concorso. nè sussidiato, nè pubblicato, ed il lavoro, in sette copie dattiloscritte. dovranno essere recapitati alla Sed~ della Fondazù>ne « Carlo Forlanini >• (Clinica Medica della R. Università di Milano - Via F. Sforza, 35) entro le ore 12 del JI dicembre 1941. Le domande ed i lavori, sia pure inviati a titolo di sostituzione od aggiunta, che pervenissero dopo la chiusura del Concorso, pc[ qu.alunque motivo, compresi i casi fortuiti o di forza maggiore, non saranno presi in considerazione e pertanto ai fini del Concorso figurer3nno come non presentati. Potranno partecipare al Concorso soltanto i laureati in Medicina, che siano cittadini italiani, di razza ariana; su richiesta del Consiglio Direttivo della Fondazione « Carlo For/anìni JJ ogni concorrente sarà tenuto a dare prova di tali condizioni con documenti e certificati da presentare nel tempo assegnato. Al vincitore del Concorso verrà corrisposto, a un me~e dalla conoscenza dell'esito del Concorso, la metà del premio in denaro; l'altra metà verrà corrisposta soltanto dopo la consegna alll} Fondaziom cc Carlo Forlanini », da parte del vincitore, di N. 25 copie a stampa dell'opera premiata, entro un termine massimo da fissare da] Consiglio Direttivo della Fondazione <c Carlo Forwnini ) l e comunque non inferiore a sei mesi dalla comunicazione dell'esito del Concorso. TI Consiglio Direttivo della Fondazione << Carlo Forwn-ini )) si riserva la facoltà di erogare sussid i ai lavori non premiati, a titolo rifusione di spese. I la,·ori dei concorrenti esclusi dal Consorso e quelli non premiati dovranno essere ritirati, a cura e a spese dei concorrenti, entro due mesi dalla comunicazione dell'esito del Concorso; trascorw tale termine diverranno di proprietà della Fondazione: ad ogni modo non incomberà alla Fondazione :tlcuna rcsponsàbilità di custodia.

Direttore responsabile: Pro f. Dott. Redattore: Pro f. Dott. ROMA, MACC I O

MAZZETII, tenente generale medico. SARNELLJ, maggiore medico.


f.1f. JJ Anno 38° - Fase. 6

Giugno J940-XVIII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <Virtus in •rmis

Direzione e Amministra,zione Ministero della Guerra Roma

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ANNO 88° • F ASC. 6

Spcdtdonc io abbonamento po:~ta.tc (3° eruppo)

GI UGNO 1940· XVIII

.G IORNALE DI MEDICINA MILITARE

LA GUERRA DELLA SUPREMA INDIPENDENZA Nella solenne adunata di popolo del giorno Io giugno il Duce ha pronunciato la parola che l'Italia attendeva: la dichiarazi01ze di guerra alla Francia e all'Inghilterra. Come sempre la parola ha fedelmente interpretato il sentimento nazionale perchè essa alfine ha proclamata l'ineluttabile necessità di risolvere una buona volta problemi di fondamentale importanza per la vita stessa dell'Impero Fascista. La guerra contrò le potenze plutocratiche è stata dichiarata perchè in nessun modo s'è riusciti ad evitarla. Per 18 anni a nulla è valsa una costa11te politica di pace che, se si ispirava agli interessi nazionali, aveva eme/te limpida la visione degli interessi gem<rali dell'Euròpa. Inascoltate sempre s0110 state le proposte che volevano una politica di collaboraziorzc pacifica, che cercavano di equilibrare le posizioni, di avvicinare le distanze, di costruire nuove e più umane relazioni fra i popoli. Il revisionismo mussoliniano è stato sempre oggetto di gretta e meschina ostilità c persino1di scherno da parte delle potenze democratiche. L'Italia è ricorsa alla forza perchè sempre· e dovunque le è stata opposta la forza quando ha fatto appello alle ragioni della giustizia, della logica, della storia, quando ha adoperato gli argom~ti del buon senso e della sotidarietà fra popoli civili, quando ha ricordato gl~ impegtli solenn~­ nemente presi, k promesse fatte, le illusioni coltivate. Se il nostro intervento può esser considerato come una fCl'talità storica, deve anche esser giudicato come ii frutto di una de'Cisùme virile, di un atto di volontà creativa, di una libera scelta di rischi e di sacrifizi dietro i quali tutti vedono una realtà largamente compensatrice, la nascita, cioè, d'un mondo nu0t1o, d'un mondo migliore. L'amarezza per l'onta ancora scottante delle inique sanzioni, per il cotltegno ostentatamente altezzoso ed ostile delle due potenze occidentali contro la nostra Patria, rinascente sotto i segni del Littorio, il giusto rancore per l'odio e il disprezzo costantemente scagliati contro il nostro popolo, la piena chiarOtJeggcnte comprensione dell'importanza storica dell'ora presente, il dovere morale proveniente da un'alleanza concepit~ in termini espliciti, accet"

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tata e confermata da ambo le parti i1J piena libertà e in piena buona fede, l'inderogabile bisogno di mantenersi nel novero delle grandi potenze, sono i complessi e molteplici motivi umani, etici, politici che dànno alla nostra guerra un contenuto d'imperiosa giustizia. In questa lotta per la suprema indipendenza l'Italia è pronta negli animi e nelle armi, come non mai.

• Il Corpo Sanitario Militare ha la coscienza del compito complesso e difficile che gli è serbato su tutte le fronti della g.uerra. E si sente pari all'alta i m presa per le previdenze e le provvidenze di carattere tecnico da porre in atto per la tutela della salute dei soldati e per l'opera d'amore e di pietà da svolgere per accrescere sempre più la nobiltà della sua missione. Questa salda coscienza, questa fiera consapevolezza d'essere pari all'evt'tlto gli deriva sopra tutto dal ricordo, vivo e pre'Sente, dei suoi morti, delle sue tradizio·ni, delle .rue glorie antiche e recenti. Effulsit, ergo effulgebit.

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LAVORI ORIGINALI UFFICIO DI SANITA' MILITARE DELLA LIBIA ORIENTALE - BENGASI

STATO SAN!T ARIO DELLE TRUPPE COLONIALI DELLA LIBIA ORIENTALE NELL'ANNO 1938 Dou. Gtiloo StNtst, colonnello medico.

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TABELLA N. I.

Le condizioni sanitarie delle truppe nel 1938 furono molto buone, migliori di quelle dell'anno precedente. Gli ufficiali ammalati furono 7 con 41 giornate di degenza su un totale di 54016 giornate di presenza: si ebbero, quindi, 0,75 giornate di cura per mille di presenza, cioè circa un quinto dell'anno 1937. Deceduti nessuno. I militari metropolitani ricoverati furono 703 con 9185 giornate di degenza su 625612 di presenza: si ebbero, quindi, 14 giornate di degenza per mille di presenza. Un militare metropolitano decedette in luogo cii cura (su 8 dell'anno scorso); perciò nella proporzione di 0,58 per mille della forza media ( 171 2) e_ o,oo1 per mille delle giornate di presenza. I militari mussulmani ricoverati furono 1570 con 17707 giornate di degenza su un totale d i ~2676 giornate di presenza: su 1000 giornate di presenza 19, quindi, furono di degenza. I militari mussulmani deceduti furono 23 (meno della metà dell'anno precedente); nella proporzione di 9,41 per mille della forza media (2444) e o,o2 per mille delle giornate di presenza. Io militari ' nazionali furono trasferiti in stabilimenti sanitari territoriali. r8 militari nazionali e 121 mussulmani furono eliminati per malattie varie. TABELLA N. 2.

Tanto nei militari metropolitani che nei mussulmani predominarono nella stagione invernale i malesseri febbrili ed afebbdli, le febbri reumatiche, i reumatismi muscolari, le tonsilliti, i catarri bronchiali lievi. Alquanto numerose furono le affezioni gravi riguardanti l'apparato respiratorio: nei militari nazionali si verificarono tre casi di broncopolmonite, due di polmonite, sei di pleurite essudativa, tutti con decorso favorevole, un caso di bronchiettasia con piopneumotorace spontaneo seguito da

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408 Stato sanitario delle T R UPPE

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Maggio

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Giugno

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Luglio

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Agosto

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Settembre

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Ottobre

3.844

47.523

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Novembre

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410 TABELLA 11.

Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati nei luoghi di cura .

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Febbri infettive di breve durata:

a) reumatiche 3

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Leggeri stati di m alcsscre generale febbrili ed

2

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Infezione tifoidea e para tifoidea:

a) febbre tifoid ca

b) paratifi 8

Varicella

18

Parotite epidemica

21

Dissenteria:

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2

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11

7

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-

-

a) infezione curata per la t" volta ecc.

-

-

10

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-

b) Infezione eu rata per la 2" volta ed o ltre ecc.

-

-

3

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-

-

a) amebica 31

Congiuntivite traco ma tosa

34

Blenorragia e sue complicazioni (esclusa la con-

o

l

giuntivitc):

a) infezione curata per la I a volta nelle infcrmerie od ospedali dopo l'incorpora· mento o d opo il richiamo

b) infezione eu rata per la tre ecc. 35

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Ulcera venerea e t ue complicazioni: l

Sifiloma iniziale:

a) infezione curata per la I" volta ecc. 37

l

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a) infezione cur ata per la t" volta ecc. 36

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Sifilide secondaria:

Da riportar~

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-- - - - - - 455 - -

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Segu~ TABELLA Il.

Ma/atti~ dali~ quali ~ano aff~tti i militari ricov~ati nei luoghi di cura. ~IOIITI

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Sifilide terz•ana: a) infezione curata per la 1• volta ecc.

14

b) infezione curata per la 2 • volta ed oltre ecc.

l

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Infezione malarica acuta (casi di recidiva)

41

Infezione malarica cronica e cachessia palustre.

49

Reum atismo articolare acuto

4

13

50

Tbc. dell'apparato respiratorio .

4

Il

5

52

Tbc. del peritonco e degli organi digerenti

l

l

60

Forme tubercolari sospette

74

l

Il

. .

68b;• Oligoemia e deperimento org:mico

81

3

2 .

27

9

Reumatismo articolare cronico (artrite deformante, ecc.) .

2

85

Orticaria

l

96

Altre forme di frenopatie

3

98

Isterismo

l

99

Epilessia

3

102

Nevralgia e nevrite ischiatica

107

Malattie delle palpebre

108

Malattie delle ghiandole e delle vte lagrimati

109

Congiuntivite (esclusa la blenorragica, la diften ca, la tracoma tosa)

6

-

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35

118

Malattie dell'orecchio esterno

12

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119

Malattie dell'orecchio medio

5

2

120

Malattie dell'orecchio interno

l

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319

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Da riportare

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Ma/atti~ dalle quali ~rano affetti i militari

ricoverati nei liwghi di cur~.

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Tonsille- faringiti (compresi gli ascesst tonsilla-

.

n c peritonsillari)

-

-

-

-

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139

\'izi \'alvolari

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Nc\'rosi cardiache

H2

Altre malattie dd cuore

145

Flebiti

119

Linfoodeniti (esclme le tubercolari e le veneree).

152

Laringiti non specifiche .

153

Catarro bron~;hiale acuto .

-

55

159

15 ~

Catarro bronchiale cronico

-

l

155

Congestione polmonare .

156

Broncopolmonite . . . .

3

l 22 -

157

Polmonite e pleuropolmonite

2

3

- -

159

Pleuriti : 6

5

-

.

.

c) altre forme

.

160

Asma bronchiale

164

Altre malattie degli organi del respiro

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a) sierosa c fibrinosa. h) purulenta .

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Da nportare

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Segue TABELLA Il.

Malattie dalle quali a-ano affetti i militari ricwerati nei luoghi di cura.

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3

422

Imbarazzo gastro- entenco .

l

975

-

37

-

-

91

-

-

-

~

-

-

-

16 l

167

Catarro gastro~ entenco acuto

168

Catarro gastro~ enterico cronico

169

Ulcera dello stomaco e del duodeno .

-

l

-

171

Appendiciti e periappendiciti

19

3

-

173

Emorroidi

.

IO

5

174

Ascessi anali

l

174b•

Ragadi e fistole anali

~

175

Ernie inguinali

IO

5

178

Altre malattie dello stomaco e dell'intestino .

-

179

Itterizia catarrale ed angiocolite

l

181

Epatite ed ascessi epatici .

l

183

Cirrosi epatica

l

187

A.lburniouria

190

Nefrite acuta

195

Cistiti ooo specifiche

~

197

Malattie della prostata .

l

199

Fimosi e parafimosi congenite

19

l

200

Condilomi acuminati .

20 1

202

l

31 l

l

19

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

6 3 -

-

-

-

2

-

-

-

3

-

-

-

l

-

-

- l

5

-

-

-l

-

-

-

-

1

2 -

-

Balanopostite semplice.

lO

l

-

-

- l

Orchiri ed epididimiti (escluse le gonococciche e le tubercolari)

l

13

-

-

l

-

-

-l -

l

-

-

-

3 -

3

-

-

-

203

Idrocele .

201

Varicocde

206

Escoriazioni, vesciche, ecc., prodOtte dalle marce o dalla sella . . . . . . . . . .

1

Da riportare .

~

560

-

l

-

-

13 l - .._ j jnsJ - ,-1-::-


l Scgr« TABELLA IL Malattie dalle quali erano affetti i militari ricot~~rati nei luoghi di cura. MORTI

RICOVERATI

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Riporto

4

Ulcerazioni e piaghe .

9

89 -

208

Ascessi (comprese le idrosadeniti) .

18

63 -

209

Flemmoni superficiali e profondi.

l

13 -

210

Foruncoli.

22

38

-

211

Vespai

l

-

213

Unghia incarnata

2

9 -

215

Eczema

l

9 -

216

Acne volgare

2

217

Impetigine

218

P sori asi

l

22

3 2

220. Dermatosi a carattere infiammatorio . 221

Scabbia

222

Altre dermatosi da parassiti animali

.

228

Reumatismi muscolari (lombaggine, mialgie, ecc.).

229

10

-

1

-

-

29

-

Miositi

I

-

234

Osteiti cd osteomiditi (escluse le specifiche)

l

-

235

Sinoviti ed artrosinoviti (escluse le specifiche)

237

Altre malattie delle ossa, delle articolazioni, dei

24

muscoli c dci tendini

l

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6 -

3

6

238

- -

560 1181 -

207

l

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2

5 -

l

I

3

16 -

_

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-

Postumi delle malattie comprese nella prima e seconda classe

239

Tumori benigni

253

Scottature ed ustioni:

l

2 -

a) avven ute in occasione d'incendi

1-

b) avvenute per altre cause. Da riportare

l

7

651 1485

'

-

l

22


415

Segue TABELLA Il. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati nei luoghi di cura.

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HICOVE!tATI

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MALATTIE

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MORTI

Souufticiali e militari di truppa

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651 1485 -

l

22

255

Contusioni

-

15

19 -

256

Escoriaziom

-

12

9

-

- -- -

258

Distorsioni

-

3

13

-

-

-

259

Lussazioni

-

l

2 -

-

-

260

Fratture

l •l

21

-

-

264

Ferite lacero - contuse

-

l

-

-

-

-

-

l

-

-

-

-

268 . Ferita d'arma da fuoco da proiettile di fucile 270

Corpi estranei nell'occhio.

-

3

273

Altre lesioni violente

-

2

274

Posrumj di lesioni violente:

5

-

-

l

-

a) complicazioni tardive dei traumi a carico 2 - 278 Malattie o lesioni allegate e non riscontrate - - 14 - - - - -- -- -- - - -TOTALE 23 1 7 703 1570 . -- -- -- -- -- -

delle ossa e delle articobzioni

-

decesso; nei mussulmani, invece, si ebbero ventidue casi di broncopolmonite con otto decessi, tre di polmonite seguiti da decesso, cinque di pleurite essudativa. Il reumatismo articolare acuto causò il ricovero di tredici mussulmani e di quattro metropolitani. Le affezioni a carico dell'apparato gastro-intestinale (gastriti, catarri, imbarazzi gastrici, enteriti, ecc.) furono maggiormente frequenti nella stagione calda. Le forme eberthiane si mantennero rare e si manifestarono in metropolitani con un caso di tifoide e un caso di paratifo b.


La di~sentcria amebica comparve pure m metropolitani con due soli cast, di cui uno recidivo. Alcuni casi di affezioni epatiche si verificarono sia in metropolitani che in mussulmani: precisamente, uno di ascesso epatico ed uno di cirrosi epatica nei primi, nei secondi tre di ascesso epatico (post-amebico) con due decessi. Di appendicite si ebbero tre casi in mussulmani, uno seguito da decesso. Si manifestarono ventiquattro casi di parotite epidemica, quattro in metropolitani, venti in mussulmani; due casi. di varicella in mussulmani. I casi di congiuntivite tracomatosa in totale furono quarantatre, di · cui soltanto tre in metropolitani. La tubercolosi fu meno frequente dell'anno precedente: in totale diciotto furono i casi, compresi i sospetti; i mussulmani vennero maggiormente colpiti e dì ess1 sei decedettero. La malaria fu riscontrata solo in militari mussulmani contagiatisi in A. O. I.; si ebbero ottantuno casi di recidiva, undici di malaria cronica e cachessia con un decesso. Per la bonifica, oltre il chinino, furono adoperati la Surrenasi Serono (secondo Ascoli) e l'M 3· Le malattie veneree si aggirarono quasi nelle proporzioni del! 'anno precedente; in totale si ebbero 276 casi di prima e seconda infezione. Rare furono le affezioni del sistema nervoso: tra esse da segnalare un caso di meningite di natura luetica in un mussulmano, seguito da decesso. Le lesioni traumatiche si ebbero in numero ridotto rispetto all'anno precedente e dettero un solo decesso. T ABELLA N.

3-

Militari nazionali deceduti: I

per bronchiettasia con piopneumotorace spontaneo.

Militari mussulmani deceduti: per ascite tubercolare, 8 per broncopolmonite, 5 per tubercolosi polmonare, I per meningite luetica, 2 per ascesso epatico, 3 per polmonite lobare, 1 per infezione malarica cromca con cachessia, 1 per appendicite, 1 per frattura del fronta le sinistro e ferita lacera contusa. I


1 ABELLA N. 4· N. 10 militari nazionali (fra sotrufficiali e truppa) furono trasferiti in stabilimenti sanitari territoriali sia per ulteriori accertamenti e conseguenti provvedimenti medico legali, sia per proseguimento di cure (sanatoriali specialmente): 5 per forme rubercolari accertate o sospette, 4 per malattie del sistema nervoso, I per cirrosi epatica in soggetto luetico. TABELLA N.

5·

Anche nel 1938 nessun provvedimento di eliminazione, sia temporaneo che definitivo, fu preso nei riguardi di ufficiali del R. Corpo. Furono eliminati diciotto, invece, tra sottufficiali e militari di truppa, di cui nove definitivamente e nove temporaneamente. TABELLA N. 6.

Nessun militare mussulmano fu trasferito m stabilimenti sanitari territoriali. TABELLA N.

7·

Definitivamente eliminati per motivi di salute furono 121 militari mussulmani, la maggior parte ascari reduci dall'A. O. L: di essi diciassette per malaria cronica, ventiquattro per esiti notevoli di f. a. f., trentadue per affezioni tubercolari acute e croniche dell'apparato respiratorio, i rimanenti per malattie varie come dall'apposita tabella. Il servizio sanitario si è svolto quest'anno con vivo impegno da parte del personale (ufficiali medici e truppa di sanità, nazionale e mussulm~ma) e perfetta efficienza. Particolare cura i dipendenti ufficiali medici posero nell'applicazione delle norme igieniche collettive e individuali della truppa, rivolgendo la loro attenzione al vitto, agli alloggiamenti, ai bagni, alle misure di pulizia personale e del vestiario. Mediante conferenze furono divulgati i capisaldi, su cui poggia la profilassi anticeltica, allo scopo di preservare la truppa dal contagio, ottenendo buoni risultati. Tutte le volte che si verificò qualche caso di malattia infettiva a carattere diffusivo, vennero attuate subito provvidenze atte ad isolare il focolaio ~d a spegnerlo al più presto. Speciale cura fu posta alla bonifica dei malarici cronici, reduci dall'A. O. I., con risultati soddisfacenti.


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Militari morti, classificati secrmdo la caMa,

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TRUPPE

106

Bronchiettasia con piopneumotorace spontaneo

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TRUPPE

23

Tubercolosi polmonare

25

Ascite tubercolare .

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-

5

4

l

l

34 o Sifilide acquisita

l

l

- - - -

38 a Cachessia malarica

l

l

- - - - - - -

107

Broncopolmonite

8

2 l

108

Polmonite lobare sinistra

- - - - - - l l l - - - - - - 2 l l - - - - - l - - - l - - - -

...

3

l

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3

l

'

121

Appendicite

125

Ascesso epatico .

186

Frattura del frontale sinistro

- - -' - l 23 14 3 - 5 - l l - ' ' - -

T OTALE

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l'arma, il grado, il mese e il luogo della mortç. G R A D o

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T ABELLA

8

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3

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2

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23

-


420 TABELLA IV.

Militari metropolitani trasferiti zn Stabilimenti sanitari territoriali. ~c c.,

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MALATTIE

Uflieiali

SouutliA:iali e militari di truppa

Tubercolosi polmonare Infiltrazione specifica lobo inferiore polmonare destro Infiltrazione polmonarc di sospcna natura Lubercolare Sindrome n euro - psicoastenica Cirrosi epatica in soggetto luetico .

-

2

-

2

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so 50 60 96 183

TOTALE

-

l

-

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-

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TABELLA

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Militari metropolitani eliminati per motivi di salute. u c:·-

TemporA-

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Totale

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2 Debolezza di costiwzione gra,·e 3 Deperimento organico . 7 Malaria cronica 21 Ci fo - scoliosi 22 e 34 Esiti gravi di frattura della base del cramo c delle ossa frontali con disturbi oculari 36 Refrazione rniopica in O. O. con visus in O. O. inferiore ad r/xo 46 Tracoma. 73 Postumi di pleurite basilare sinistra 75 Vizio organico di cuore 76 Di&turbi funzionali del cuore 96 Sudore fetido dei piedi, abituale. copioso e ma. cerante. T OTALE

3

3

3

3

l

l

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2

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8

18

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421 TABELLA VI

Militari libici, ~ritr~i ~ somali eliminati P" motiui di salute.

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MALATTIE .ED IMPERFEZIONI

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7.

3

Kotevole deperimento orgamco

6

6

7

Malaria cronica recidivante

17

17

8 e 75

Lues. Insufficienza aonica

2

2

11

Tubercol05i polmonare (forme accertate) .

4

4

11

Tubercol05i polmonare (forme sospette)

3

3

11

Artrite ginocchio sinistro di natura specifica

l

l

16

Ulcera regionale surale gamba destra .

l

l

20

Malattie croniche delle ossa e delle articolazioni

9

9

22

Esiti di frattura dell'estremità inferiore della diafisi e del mal· !eolo tibiale sinistro

l

l

22

Deformità ossee e articolari consecutive a traumi (esiti f.a.f.).

17

17

23

Anchil05i e rigidità articolare da f.a.f.

4

4

24

I potrofia muscolare coscia destra e disturbi della deambulazionc (da presenza di proiettile a. f.) . .

l

l

lschialgia sinistra recidivante

2

2

l

l

3

3

24

.

28 Sindrome isterica 29

Epilessia

.

33

Mancanza di un globo oculare (esito f.a.f.) .

2

2

34

Ferita della cornea e della sclera con erma dell'iride e fuoriuscita di liquido endoculare in O. S. con visus = O.

l

l

34

Ambliopia in O.D.; O.S. visus = ~

l

l

35

Panoftalmite destra e oftalmite simpatica O. S.

l

l

35 Cataratta O.D. 35 Opacità corneale O.D. e leucoma aJerente O.S. 36

Miopia m 0.0. inferiore ad correttive

1/ 10

non migliorabile con lenti

Giomalt' di mt'dicina mi/it.gre.

l

2

2

-

l'

l

l

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l

Da riportar·~ .

2 -

-

81


Segue TABELLA VI. Militari libici, eritrei e somali eliminati per motivi di salute.

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MALATTIE ED IMPERFEZIONI

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Riporto .

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81

81

Tracoma m 0.0. con panno ·corneale m occhio D. e notevole diminuzione v1sus m 0.0.

6

6

52

lpoacusia biJaterale

l

l

73

Malattie croniche dell'apparato respiratorio

24

24

l

l

46

.-

73-8-3 Bronchite cronica diffusa; sifilide terziaria; deperimento organico 75

Vizii valvolari del cuore

4

4

78

Esiti flebite arto inferiore sinistro

2

2

-

l

l

.-

l

l

51 e 34 Ycrtigini e refrazione ipermetropica m 0.0. (esito contusione

.

alla testa) 88

Fistola urinosa alla base dei corpi cavernosi con vasta infiltra· zione . .

.

----1-

ToTALE

121

121

---- ~


IJtrctlore:

OSPEDALE MlLlTARE DI ROMA colonnello medico Prof. VtRCII'IO DE BERNAROISIS,

l Reparto chirurgia Capo reparto: magg. medico prof. CokRADtNO GtACOI>BE.

L'ERNIA CRURALE PREVASCOLARE INTRAVAGINALE Dott. fRANCEsco !ADE\'AIA, capitano medico , assistente.

L 'ernia crurale prevascolare è una affezione molto rara: rappresenta quasi sempre una sorpresa operatoria. Credo opportuno, dopo aver riferito un caso accorso alla mia osservazione nel primo reparto chirurgia dell'ospedale militare del Celio, trattare particolarmente di questa :1ffezione, che è necessario conoscere per essere preparati a praticare una cura chirurgica adatta. CAso CLINICO. - M. Luigi, di anni 78, ufficiale in congedo. Nulla di importante nell'anamnesi familiare. Il p. ha sofferto a 30 anni polmonite destra. No111 lues nè altre affezioni veneree. Ammogliato con prole. Modico bevitore e modico fumatore. Il p. riferisce che circa IO mesi fa notò casualmente alla regione crurale sinistra una tumefazione della grandezza di un piccolo mandarino, indolente. A dire del p. la tumefazione scompariva durante la stazione orizzontale per ricomparire nella stazione eretta. La tumefazione è aumentata a poco a poco di volume senza però dare mai disturbi degni di riHevo. Il 2 luglio 1938 il p. chiede ricovero in ospedale per le opportune cure. E. O.: soggetto in discrete condizioni generali. L 'esame clinico dell'apparato respiratorio fa rilevare scarsi rantoli e ronchi alle basi. A carico dell'apparato cardio-vascolare 2° tono aortico accentuato. Polso. ritmico, di frequenza normale. Pressione M:u6o : M n. 8o. Addome di forma e volume normale: tratt:~bile, indoEente. Organi ipocondriaci nei limiti fisiologici. All'ispezione della regione crurale sinistra si nota una tumefazione della grandezza di un arancio, di forma rotondeggiante. con diametro orizzontale e verticale quasi eguali, ricoperta da cute normale. La tumefazione è di consistenza molle elastica, facilmente riducibile. Anzi la riduzione è tanto facile che basta la posizione orizzontale per vedere -;comparire 'la tumefazione, che ricompare subito nella stazione eretta. Con una palpaziooe accurata si rileva che la tumefazione è situata al davanti dell'arteria femorale. Nessun disturbo circolatorio a carico dell'arto inferiore sinistro. Esame urine: tracce minim·.:: di albumina. Zucchero assen te. Nel sedimento scarse

cma7,ie ben conservate. Il 4 luglio 1938 con diagnosi di probabile ernia crurale prevascolare s. il p. viene sottoposto ad atto operativo. Operatore: maggiore medico Giacobbe prof. Corradino. Anestesia locale novocainica al 0,50 O;~ ' previa iniezione di dilaudid - scopolamina. I ncisione longitudinale lunga circa 8 cm.: ricerca del sacco: isol:Jtolo con molta cautela ~i nota che .ha una larga base di impianto. Sollevatolo in alto si osse(va che i vasi· femorali restano al <li sotto di esso del tutto scoperti. Apertura del sacco a pareti fibrose: ridu-


zione in cavità del contenuto cosmuno da un'ansa intestinale. Si constata un oritlcio erniario largo che permette il passaggio di due dita. Resezione, previa legatura, del sacco. Per la plastica si precede in questo mcd o: dapprima si sposta in fuori il fascio vascolare e si passano tre punti di catgut robusto tra il ligamento di Cooper e l'arcata crurale : si sposta in dentro il fascio e si passano due punti tra l'arcata e l'aponevrosi del m. psoas. Dopo tale sutura si nota che i vasi femorali non subiscono alcun strozzamento. Punti staccati nel sottocutaneo: cute maglie metalliche. Decorso post - operatorio normale ad eccezione di lit:vi rialzi termici dovuti a fatti catarrali polmonari. Guarigione p.p. Non si notano disturbi di circolo a carico dell'arto inferiore sinistro. Il 15 luglio 1938 il p. viene dimesso. Rivisto dopo un anno dall'atto operativo si è notata cicatrice chirurgica bene organizzata, indolente: non recidiva. Nessun disturbo a carico della circolazione dell'arto. Il caso clinico da noi riferito rappresenta uno dei casi tipici di ernia crurale prevascolare. La diagnosi prcoperatoria fu solamente supposta, perchè, come diremo in seguito, tale diagnosi non è sempre facile: l'atto operativo confermò tale varietà di ernia.

L 'ernia crurale è stata oggetto di studio da parte di moltissimi AA., tra cui hanno il primo posto gli AA. italiani. In nessun genere di ernia come in quella crurale, fa osservare il Camera, esiste tanta varietà di terminologia. Senza tema di esagerare si può dire che ogni A., che si è interessato dell'argomento, ha creduto di dare una classificazione la più adatta. Tale ricchezza dipende sopratutto dal fatto che vari sono i criteri di classifica, basati alcuni sulla porta erniaria, altri sul tragitto dell'ernia, altri sul suo sviluppo, altri sul nome dell'A. che per prima ne aveva descritta la varietà. Sarebbe troppo lungo ricordare solamente le varie classificazioni. A noi pare che la più esatta e la più completa, perchè basata sul criterio anatomico della porta erniaria, sia quella di De Florio completata dal Camera. D etta classificazione è la seguente: A) Ernie della loggia muscolare. al di fuori della guaina (ernia vasolacunare extravaginale), B) Ernie della , al di dentro della guaina (ernia vasolacunare inloggia vascolare travaginale, distinta in esterna, interna, anteriore e posteriore, a seconda dei rapporti che assume la porta erniaria con l'arteria femorale). C) Ernie della loggia linfatica, distinta in interna e esterna. Le ernie della loggia linfatica costituiscono nella varietà esterna le ernie crurali comuni; nella varietà interna l'ernia di Laugier, che si fa strada attraverso il ligamento di Gimbernat. A noi interessano le ernie della loggia vascolare. Tali ernie, come si è detto, vanno distinte in extra ed intra vaginali. Delle ernie vasolacunari intravaginali esistono 4 varietà: 1° - ernia vasolacunare intravaginale esterna: il sacco fuoriesce tra la guaina vasale e la parete laterale dell'arteria;

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ernia vasolacunare intravaginale anteriore o prevascolare: tra la guaina vasale ed i vasi; 3o - ernia vasolacunare intravaginale interna : tra la guaina vasale e la faccia mediale della vena; 4° - ernia vasolacunare intravaginale posteriore o retrovascolare: dietro i vasi dentro la guaina vasale : varietà rarissima. Circa la frequenza di tali varietà di ernie gli AA. non sono concordi. Moschcowitz le ritiene molto rare. Donati non crede che siano tanto rare: nel suo trattato di chirurgia dell'addome dice di averne personalmente osservati 7 casi : 3 volte in uomini e 4 volte in donne, di età variabile da 34 a 66 anni. Secondo Camera rappresentano l' 1,1 % delle ernie crurali. De Florio pensa che l'eseguità è dovuta a difetto di osservazione o ad indolenza da parte del chirurgo. Il caso clinico da noi descritto rientra nella varietà intravaginale anteriore, chiamata anche prevascolare secondo la denominazione adottata per prima da Moschcowitz. L'ernia crurale prevascolare fu descritta per la prima volta da Arnaud nel 1768; nel 1912 si interessò dell'argomento Moschcowitz. Diversi AA. italiani hanno fatto degli studi molto importanti: fra questi bisogna ricordare per la loro importanza quelli di De Florio, di Borelli, di Serafini e di Camera. La etiopatogenesi delle ernie vasolacunari intravaginali in genere e dell'ernia prevascolare in specie è molto difficile a stabilirsi, come lo è per tutte le altre varietà rare di ernie. Per la loro giusta comprensione è necessario ricordare brevemente alcune particolarità anatomiche della regione crurale e principalmente la disposizione anatomica della fascia transversalis, del peritoneo parietale e della guaina vasale. La fascia transversalis, lamina connettiva o fibrosa, che tappezza la faccia profonda del muscolo trasverso, in corrispondenza dell'anello crurale si unisce dapprima al margine posteriore dell'arcata crurale: poi continuando il suo decorso discendente incontra i due vasi femorali e si fissa alla loro periferia, contraendo così, specie con la vena, intime aderenze. Medialmente alla vena la fascia transversalis lasciando il ligamento inguinale si porta in basso e occlude a mo' di diaframma lo spazio libero riservato ai linfatici e si fissa al pecten pl!bis, costituendo così il septum cruralis. Il peritoneo parietale si estende abbastanza regolarmente sulla faccia posteriore della regione inguino- addominale: giunto sulla parte inferiore della regione, si riflette per tappezzare la fossa iliaca interna. La riflessione del peritonco, però, non si fa allo stesso livello dell'angolo diedro formato dalla riunione della fascia transversalis con la fascia iliaca ma a circa mezzo centimetro più sopra. Risulta così dietro l'arcata crurale e sotto la riflessione della sierosa, l'esistenza di uno spazio, detto di Bogros, contenente connettivo adiposo, in cui si trovano le linfo- ghiandole epigastriche ed iliache interne, i vasi epiga2" -


strici inferiori, i vasi iliaci esterni nel tratto in cui stanno per divenire vas1 femorali. Sulla costituzione della guaina basale gli AA. non sono d'accordo. Alcuni AA., fra cui il Tillaux, negano l'esistenza di una guaina vasale come formazione anatomica indipendente, affermando che i vasi femorali, come in ogni altra regione, sono avvolti da una guaia cellula- adiposa, che divide la vena dai gangli linfatici posti medialmente. Altri AA., invece, fra cui Thompson, Testut e Jacob, affermano che i vasi femorali, nel canale omonimo, sono separati fra loro da connettivo lasso più o meno ricco di tessuto adiposo. Il tessuto connettivo, talvolta, specie n egli erniosi, si scompone in due lamine, che dividono l'arteria dalla vena e questa dai linfaùci, venendosi così a costituire tre scompartimenti: uno laterale o arterioso, uno intermedio o venosa e uno mediate o linfatico. Moschcowitz ritiene la guaina vasale come una propaggine della fascia transversalis. Il De Florio, che si è occupato diffusamente dell'argomento con numerose preparazioni anatomiche, giunge alla conclusione che non esiste una vera guaina fibrosa intorno ai vasi crurali. Secondo questo A., è più giusto ammettere che i vasi femorali sieno forniti di una guaina cellulare, rinforzata da espansioni più o meno fitte, provenienti dalle fascia iliaca, trasversale, femorale, petrinea, che le dànno l'apparenza di una vera guaina, sulla quale

è riconoscibile il più delle volte un sottile tramezzo cellulare tra la vena e l 'arteria. Molto importanti sono al riguardo le ricerche embriologiche, istologiche ed anatomiche del Donati. Questo A. per stabilire i rapporti della guaina vasale con l'arcata inguinale e con la fascia transversalis praticò nella guaina, alcuni centimetri al disotto dell'arcata inguinale, delle iniezioni di paste semiliquide diversamente colorate. Con queste ricerche il Donati potè osservare che l'iniezione fatta entro la guaina si arrestava per opera della fascia transversalis; che la pasta iniettata a livello della vena non si mescola mai con quella iniettata nell'arteria; che la guaina venosa è più ampia e più distendibile di quella dell'arteria; che la pasta si dispone in maggiore quantitativo al davanti e lateralmente ai vasi, in minima parte al di dietro di essi. Da queste ricerche si può dedurre che le ·ernie intravaginali più frequenti sono quelle anteriori: più rare quelle laterali e quelle mediali: rarissime, anzi da alcuni negate, quelle posteriori. Esistono delle condizioni anatomiche predisponenti alla formazione dell' ernia prevascolare ? Secondo il De Florio ed altri AA. una grande importanza bisogna dare nello sviluppo dell'ernia prevascolare ai rapidi dimagrimenti di soggetti cç>n notevole distensione deIl'addome. L'ipotrofia dei muscoli addominali produce un rilasciamento dell'arcata crurale con conseguente allontanamento dei vasi dell'arcata stessa e formazione


di una specie di tasca a fondo cieco in cui facilmente si possono insinuare dei visceri. Altra causa predisponente sarebbero i traumi capaci di produrre una distensione a livello della linea d'intersezione addomino- crurale. Molti AA., fra cui Moschcowitz, Camera, dànno molta importanza al trauma destinato alla riduzione incruenta della lussazione congenita dell 'anca e ne dànno la seguente spiegazione. In seguito al movimento di abduzione per riportare la testa femorale nella cavità cotiloidea, si ha una distensione del ligamento inguinale: distensione, che può divenire permanente dopo lungo periodo di immobilizzazione in apparecchio gessato specie in individui a pareti muscolari ipotrofiche e ipotoniche. Altri AA. ammettono quale causa predisponente l'infiammazione delle linfoghiandole retrocrurali anteriori, che per il processo infiammatorio pos· sono agire determinando delle trazioni sul peritoneo e sulla guaina vasale. Tale meccanismo è ritenuto molto raro (Serafini- Desbonnets). In complesso si può dire che l'ernia prevascolare, come le altre varietà di ernia vasolacunare, deve essere considerata un'ernia di debolezza, forse congenita, dell'arcata crurale (Berger, Donati). Questa conclusione sarebbe convalidata dalla frequente consistenza di altre ernie sugli individui con ernia vasolacunare. Le caratteristiche anatomo- patologica delle ernie vasolacunari è quella di avere una porta erniaria molto larga, di forma ovale, appiattita in senso antero- posteriore. DJta questa larga base di impianto non sj ,ha un vero e proprio colletto: ciò spiega la loro facile riduzione e il rarissimo strozzamento. il sacco erniario è normalmente voluminoso e il contenuto può essere dato da tutti gli organi addominali. La sintomatologia è molto importante a conoscersi per una diagnosi esatta in rapporto specialmente all'atto chirurgico. All 'ispezione si nota alla radice della coscia sotto l 'arcata crurale una tumefazione quasi sempre vvluminosa a diametri verticale e orizzontale quasi eguali, di forma a sfera o a semiluna. Molto importante per la diagnosi è la notevole facilità e rapidità di riduzione, che il più delle volte avviene spontaneamente per il semplice passaggio dalla posizione eretta a quella orizzontale (Barelli, De Florio). Il tumore erniario è situato al davanti dei vasi femorali: per la diagnosi di varietà, d'altra parte molto difficile, è importante stabilire il rapporto del tumore rispetto ai battiti d eli'arteria. Difficilmene si osservano fenomeni di com·pressione vasale a carico dell'arto inferiore: meno rari sono nella varietà interna per il fatto che la vena è più comprensibile. Quando esistono sono rappresentati da edema, cianosi, indolenzimento dell'arto. Un sintomo molto importante in queste varietà di ernie è, secondo alcuni AA., un fremito vasale percepibile lungo il decorso della vena safena alla coscta, facendo tossire il p. in decubito orizzontale. Pallestrini lo spiega am-


mettendo che « il rapido aumento di pressione endoaddomenale provoca un subito· impegno dell'ansa nel sacco erniario: questo per contiguità trasmette l'impulso alla vena femorale e ·in questa e nei grossi rami affluenti si determina un arresto nella corrente sanguigna se non addirittura una breve corrente reflua ». Nel caso da noi descritto i sintomi che ci fecero porre diagnosi probabile di ernia prevascolare furono la facile e rapida riduzione, i rapporti del tumore erniario con l'arteria femorale. Non esistevano nè fenomeni di compressione vasale nè era percepibile il fremito venoso. La cura dell'ernia prevascolare è chirurgica. Circa la tecnica operatoria i metodi sono molteplici: dai più semplici ai più complessi. Da alcuni AA. è ritenuta sufficiente in casi di ernia di modico voJume la escissione del sacco per evitare una recidiva. Quando si tratta di ernie voluminose è necessario chiudere la porta erniaria: il che può attenersi con metodi d iversi. Nel nostro caso abbiamo ottenuto tale scopo passando dei punti di catgut tra l'arcata crurale ed il ligamento di Cooper all'interno della vena femorale, tra l'arcata crurale e il muscolo psoas all'esterno dell'arteria: bisogna essere molto accorti a non produrre uno strozzamento dei vasi. Tale metodo, praticato anche da altri AA., ha dato buoni risultati anche a distanza di tempo. Nel nostro p., rivisto dopo un anno dall'intervento, non si notavano recidiva nè disturbi circola~ri dell'arto. . Un metodo più radicale ma di esecuzione più compless~ è quello proposto da Camera : consiste in sei tempi. Si ricostituisce la guaina vasale me~iante· sutura. La chiusura della porta erniaria viene ottenuta suturando il muscolo trasverso e la fascia transversalis prima preparati, al piano aponevrotico esteso dal bordo mediano dello psoas al tubercolo pubico in modo da lasciare una apertura appena sufficiente per il passaggio del fascio vascolare. , Con lo stesso atto operativo viene praticato una plastica alla Bassini per la regione inguinale. Con tale metodo si ottiene quindi non solo una consolidazione dell'astio della lacuna vascolare ma anche un rinforzo di tutto il piano di intersezione addomino- crurale con notevole vantaggio pre_ventivo circa eventuale insorgenza di altre ernie. AuTORIASSUNTO. - L'A. descrive un caso di ernia crurale prevascolare intravaginalc, ne espone la parte serniologica e clinica ed illustra il meccanismo patogenetico dell'affezione: BIBLIOGRAFIA. ARNAUO: Mémoir~ sur la herni~ crurale, 1768. BoRELLI : Su una vari~t;1 rara dell'ernia crural~. p. 377·

Il Policlinico (Sez. Chir.), fase. VIII,


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ISTITUTO DI RADIOLOGIA MEDICA DELLA R . UNEVERSITA ' DI PALER MO Direttore: prof. G. EPIFA:-:Io.

SUGLI ASPETTI RADIOLOG ICI DELLA CISTI DA ECHINOCOCCO DEL POLMONE Dott. G•o., ccJu:<o L A:>IERI , capitano rr.cdico, assis tente volontario.

La cisti idatidea del polmone è una affezione, la cui diffusione è diversissima nelle diverse regioni. Sin dagli antichi studi la malattia è stata messa in rapporto, e con ragione, all'allevamento· del bestiame, però anche le condizioni igieniche hanno sicuramente grande importanza. Da quanto detto risulta che ndle regioni ove più fiorisce l'allevamento del bestiame, ivi la malattia è necessariamente più diffusa. Con questo ci spieghiamo come, consultando le statistiche più re.cenri ed accurate, rileviamo in esse a volte cospicue differenze di dati. Così la statistica dì Devè, basata su ben 2727 casi, dà 1'8,50 % di localizzazioni pol-

monari. Madelmg ll,9 % Lavillat il 15,7 %, Grifi. il 22 %, Marogna 34 % ctrca. In Italia troviamo la malattia in diverse regioni, ma, per quanto abbiamo sopra esposto, essa è particolarmente diffusa in Sardegna, meno in Sicilia, Calabria, Abruzzi, Lazio, Maremma, Dalmazia. L'età più colpita sarebbe secondo Stern, quella dai 20 ai 30 anni, e questo potrebbe mettersi in relazione al fatto che in quella età, per motivi di lavoro più frequenti sono i contatti con gli animali. Assai più rare appaiono le infestioni al di sotto dei 6 anni, per quanto logicamente si potrebbe pensare che nella prima infanzia, per il solo fatto che i bambini per camminare sì aiutano anche con le mani e che per di più, hanno il viz~o di portare queste spesse volte in bocca, l'affezione dovrebbe ricorrere con maggiore frequenza. A favore di ciò starebbe l'opinione di Devè e Stanel. In quanto al sesso, è colpito più frequentemente il sesso maschile. Per la sede, tutti gli osservatori sono d 'accordo nell'ammettere che la localizzazione più frequente sia il lobo inferiore del polmone destro, e questo per il comportamento anatomico dei bronchi e dei vasi di destra. Patogenesi. La questione dell'echinococcosi polmon'are secondaria è stata ampiamente sviscerata per opera specialmente di Devè e collaboratori. Altrettanto non può dirsi invece per la echinococcosi polmonare primaria, su cui varie teorie sono ancora in contrasto. La più nota , e, secondo noi anche la più convincente1 è quella della via digestiva. Secondo questa teoria l'embrione esacanto, pervenuto nel tratto digestivo, è ivi liberato per l'azione dei succhi digerenti dal guscio chitinoso. A questo punto l'embrione può s•.::guire due vie, a seconda che, nel perforare


43I la parete, viene a cadere in un vaso sanguigno o in un vaso linfatico. Nel primo caso va a finire nella vena porta, poi nella rete venosa epatica, dove secondo A. Businco, i capillari epatici col loro calibro dai 7 ai 15.0 Il possono anche non costituire un ostacolo al transito dei germi, le cui dimensioni oscillano tra i 25 e i 36 !J.. Dal fegato, per le vene sovraepatiche e la cava inferiore l'embrione arriva al cuore destro e da qui viene lanciato al polmone attraverso l'arteria polmonare.

hg. t.

Nel caso invece in cui l'embrione cade in un vaso linfatico, per il dotto toracico arriva alla succlavia e poi al cuore destro da dove passa nei polmoni. Quest'ultima teoria ha trovato un valido assertore in Neisser. , Per completezza di esposizione si potrebbero citare altre numerose teorie, più o meno plausibili. Devè per esempio, per citare quello che più degli altri si è interessato del problema, emise l'ipotesi che l'embrione a livello del duodeno come anche del colon e del retto (tratti questi che per essere in diretto rapporto con la parete posteriore dell'addome, hanno anche una circolazione indipendente dalla portale) venga dalla corrente sanguigna convogliato al sistema della cava e quindi al polmone. Altri AA. e altre teorie potrebbero ancora citarsi, ma noi ci limiteremo a ricordare i nomi di Chachereau, Douglas, Fayrlej, ecc.


432 Recentemente si è ripresa la vecchia teoria di Bird (1877) secondo cui un'altra via di entrata potrebbe essere la respiratoria. Devè l'ha dimostrata possibile con l'esperimento; ma in Italia, il nostro Antonucci, ha avuto risultati negativi in proposito. Però è da tenersi in considerazione il fatto che in natura ciò si verifica verosimilmente di rado. La sintomatologia dell'echinococcosi polmonare è quanto mai varia e capncc10sa.

Fig . 2 .

Spesso essa è assolutamente muta e !"echinococco si è non raramente scoperto per puro caso in ammalati che si supponevano affetti da tutt'altra malattia. Quando essa esiste è chiaro che è legata, per così dire, allo stato in cw si trova la cisti. Così alcuni AA., a seconda dei si ntomi presentati, si sono affrettati a fare delle classificazioni, che noi non esitiamo a dichiarare perfettamente inutili e, potremmo dire, anche dannose in quanto possono generare confusione. Si è voluto così distinguere una forma pseudotubercolare, una emoftoica, una pseudopleuritica, ecc. ecc .. Arnenuille e Bordet, basandosi sullo studio evolutivo ed anatomico della cisti, hanno distinto diversi periodi, e cioè: 1° - periodo di latenza; 2 ° - periodo di stato; 3o - periodo delle complicazioni.


433

Guimbelliot, a sua volta distingue una fase di accrescimento, una fase di evacuazione ed una fase finale di caverna idatidea. Si può obbiettare che non tutte le cisti seguono per forza tale evoluzione. Tuffier e Martin con più semplicità distinguono una fase della cisti chiu-

sa e una fase della cisti aperta. I sintomi in genere sono :

.

a) tosse: precoce ma non costante.

Fig. 3·

Masci fa notare che può trovarsi con le stesse caratteristiche ne1 tumori maligni; b) dolore: variabilissimo nei suoi caratteri, assai spesso assente; c) dispnea: può arrivare a volte fino all'affanno. Pontano la nega e, secondo noi con ragione, in quanto il polmone, essendo la cisti a lento sviluppo, ha sempre il tempo e la possibilità di instaurare larghi compensi; d) espettorato: secondo alcun i si ha una bronchite concomitante; è mucoso~ attaccaticcio, a volte misto a sangue i e) emottisi: per Lavillat manca raramente. Marquio l'ha ritrovato nel 50 % dei suoi casi; f) febbre : può mancare, specie quando la cisti è asettica.


434 L'embrione arrivato nel polmone, si sviluppa in cisti e come tale si rende visibile all'indagine radiologica. Tralasciamo per brevità di parlare sistematicamente della anatomia patologica, macro e microscopica, ed entriamo subito nel capitolo che più ci interessa, cioè quello della radiodiagnostica della cisti da echinococco polmonare.

••• Se ci mettiamo sott'occhio diverse radiografie di cisti polmonari, noi rileviamo subito che tra un caso e l'altro ci sono, a volte, delle differenze abbastanza notevoli. Tale diversità di comportamento noi potremo spiegarci tenendo presente che ndla cisti del polmone bisogna considerare diversi, molteplici aspetti. I caratteri di tali aspetti sono alcuni inerenti alla stessa presenza della cisti, o delle cisti, altri invece sono inerenti all'ambiente in cui la cisti stessa . . vtene a trovarst. Quindi due sono i fattori fondamentali del nostro problema: cioè cisti e polmone. Essi si influenzano a vicenda, l 'uno potendo modificare in vario modo l'aspetto dell'altro, non solo . nei vari casi, ma perfino nell'evoluzione clinica di uno stesso caso. Vediamo ora quali sono i caratteri inerenti alla cisti. Anzitutto bisogna ricordare il numero delle cisti e la dimensione, potendo, l'uno e l'altro variare entro limiti a volte estesi. La forma della cisti, di norma è ovalare o rotondeggiante, in quanto la forza del liquido che sottende la capsula centrifugamente e con eguale intensità nelle varie direzioni, non trova serio ostacolo nel tessuto molle ed elastico del polmone, tranne quando non incontri per esempio delle briglie connettivali, precedentemente costituitesi, oppure bronchi e vasi, che riescono a deformare il normale aspetto. La sede della cisti è da tenersi, secondo noi, in grande considerazione, in quanto, per esempio, se la cisti è superficiale, cioè a contatto immediato con la pleura, può determinare delle pleuriti reattive, che ne modificano il quadro più o meno intensamente. In quest'ultimo caso interviene il secondo termine del rapporto << cistipolmone». Ancora c'è da considerare i limiti della cisti. Si suole dire che la cisti viene ad essere limitata nettamente dalla zona polmonare circostante come da una linea tirata col compasso. Da molti tale espressione viene riportata bene spesso nei propri lavori, ma a noi non soddisfa pienamente, ed eccone la rag10ne. La cisti agisce sul polmone con diversi fattori e cio·è con la sua presenza cli corpo estraneo, con la forza del suo liquido, interno, tendente a sposwre tutt'intorno il parenchima polmonarc, e in ultimo con le sostanze che elabora.


435

Ora è chiaro che questi stimoli abnormi dovranno per forza risvegliare un'attiva reazione pericistica nel polmone, col risultato definitivo della formazione della cosidetta membrana avventiziale o pericistica. Tavernier ha negato la presenza di tale membrana mentre è noto che le brillanti e accurate ricerche di Delitala l'hanno ormai definitivamente accertata sebbene dal solo lato istologico.

Fig. 4·

Ancora c'è da dire che, secondo alcuni, all'intorno della cisti pure come segno di reazione polmonare, c'è una zona di broncopolmonite, dello spes'iore di un mezzo centimetro (Tavernier). Ora è chiaro che sia la membrana pericistica, come anche tale zona di broncopolmonite, debbano necessariamente tradursi nella lastra radiografica tn ombre, per cui secondo noi, non sempre la cisti è delimitata nettamente


come da una linea tirata col compasso, ma il suo limite presenta molto spesso . le tracce di una, più o meno lieve, sfumatura. Sfumatura a volte più, a volte meno, accentuata a seconda l'entità della reazione broncopneumonica destata, dato che non tutti i polmoni reagiscono con la stessa intensità ad uno stesso stimolo.

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Fig. 5·

Però c'è da dire che a volte l'instaurarsi attorno alla cisti di un enfisema meccanico, ne mette in maggior risalto l'opacità. Tale opacità, come ha fatto ben notare il Gallavresi, non è omogenea in tutte le parti, perchè trattandosi di un corpo sferico, si capisce che nei punti in cui i raggi X arriveranno tangenzialmente, ivi ci sarà un minore addensamento di ombre. Ma, ancora, tale opacità può apparire diversa secondo la sede, superficiale o profonda, in cui si trova, può presentare aspetti vari a volte anche nelle


437 diverse incidenze sotto cui sì esamina e può. darsi il caso che la sua forma sì riveli non più sferica, ma fjnanche ovak. Ouspinsky in un suo interessante lavoro arriva ad affermare perfino che la forma ovalare o elìttica è altrettanto frequente come la sferica. Tale concetto ormai è accettato dai più e spiegato col fatto che la cisti, durante la sua evoluzione, incontra ad un dato momento l

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Fig. 6.

delle resistenze, come sdoppiamenti pleurìcì, tronchi bronchiali di un certo calibro, ecc. che ne ostacolano lo sviluppo in determinate direz~onì. Se poi si considerano tutti i vari aspetti che può assumere la cisti nella sua spontanea evoluzione, come, per esempio, calcificazione della membrana, svuotamento per vomica, e, quel che è più grave, suppurazione del suo conter.uto, si resta più che mai convinti della molteplicità di aspetti, che radiograficamente possiamo riscontrare nei casi di cisti polmonari, quando specialmente coeS:Stano, io dipendenza o no, altri processi, polmonari concomitanti. Vogliamo citare qui incidentalmente un caso osservato nella clinica medica di Palermo. Si trattava di un giovane con echinococco al polmone; in seguito a puntura esplorativa era insorta bruscamente tutta la sintomatologia di una vera 3 -

Giornale di m~dicina militmr.


1 e propria polmonite, controllata anche ai raggi X e allora si diagnosticò tale polmonite di origine anafilattica e come tale quindi curata. Riassumendo, la cisti da echinococco si presenta all'esame radiologico come una opacità ovalare o rotondeggiante a limiti regolari leggermente sfumati, a tinta dolce e uniforme, di grandezza variabile da una nocciuola a una testa di feto, circondata da tessuto polmonare normale (fig. 1 - 2 - 3).

Fig. 7·

E' questa l'immagine classica della cisti centrale, quale ci appare nella maggioranza dei casi, localizzata spesso nel lombo inferiore del polmone destro. Ben diverso è, come s.i è visto, l'aspetto della cisti quando ha sede diversa, e cioè sede apicale, parailare, mediastinica, corticale, ecc.; in tali casi la cisti non potendo espandersi uniformemente in tutti i sensi plasma la sua form a allo spazio disponibile. Per tale motivo la cisti dell'apice assume la forma approssimativa di una t'misfera, la cisti rnediastinica appare generalmente allungata dali' alto in Lasso, la cisti corticale si presenta come una opacità di forma ovalarc, schiacciata, la cisti sopradiaframmatica assume l'aspetto di un segmento di sfera. In quest'ultima .evenienza la diagnosi di sede, se sopra o sotto-diaframrnatica. può offrire non poche difficoltà, non sempre superabili con il solo esame diretto, sia pure eseguito in varie proiezioni e un responso sicuro altrimenti non può attenersi che meòiante l'aiuto di un pneumo diagnostico (v. fig. 4-5).

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439

Nella letterantra radiologica si trovano poi descritti i più atipici aspetti di cisti a localizzazione varia (Mugnai, Blefari - Melazzi, Airale, Fiorenzi). La forma della cisti varia naturalmente quando essa va incontro a regressione spontanea per la morte del parassita o si mette in comunicazione con un bronco e si svuota attraverso l'albero bronchiale. Nel primo caso perde la sua forma rotondcggiante od ovalare per assumere una forma irregolare

Fig. 8.

schiacciata; 1 margmt diventano ondulati, come afflosciati, i contorni meno netti, le dimensioni si riducono notevolmente, l'opacità perde la sua uniformità per l'intervento di fenomeni di sclerosi e di calcificazione. Nel secondo caso la penetrazione di aria in seguito alla vomica può dare luogo a una immagine iperdiafana o idro -aerea. E' possibile, per quanto assai raro, osservar-e dopo lo svuotamento del liquido cistico nei bronchi o nella pleura, il distacco della cisti dalla membrana limitante pericistica, e l 'afflosciamento della cisti stessa ndla cavità. Casi del genere sono .stati descritti dal Cumbo, Mugnai, A!lioni. In un caso capitato alla nostra osservazione (fìg. 5-6) la cisti era stata svuotata per errore, avendo il medico, ignaro di un precedente accertamento radiologico, creduto di trovarsi di fronte a un versamento pleurico. L 'esame radiologico praticato subito dopo, dimostrò il completo afflosciamento della membrana cistica, e il suo distacco dal pericistio.


A svuotamcnto del tutto ultimato, non rimane altro della cisti che una piccola opacità, d'aspetto fibroso, a contorni irregolari, incistata talora da sali di calcio, che difficilmente potrebbe essere riconosciuta come tale senza l 'aiuto dei dati anamnestici e dci precedenti reperti radiologici. 11 succedersi di queste varie fasi, dall'inizio dello svuotamento alla fase della cicatrizzazione, può seguirsi agevolmente nei casi di cisti sottoposte alla cura pneumotoracica, come è dimostrato nel caso illustrato dalle nostre fig. 7' 8, 9· La fig. 7 dimostra la presenza di tre cisti, di cui due nel polmone destro e una nel sinistro. La collassoterapia rjuscì ad avere ragione di questa ultima che nel radiogramma n. 8 appare già svuotata. La radiografia successiva (fig. 9) mostra la cisti raggrinzita, in istato di fibrosi; questa opacità si è man

mano ridotta, ristretta; sino ad assumere dimensioni ridottissime, come si potè constatare con successivi controlli radiologici.. Lo svuotamento della cisti può essere preceduto dalla sua suppurazione. In tal caso l 'opacità diventa più intensa e meno omogenea, i contorni appaiono notevolmente sfumati e irregolari. Presto anche la forma della cisti si modifica e diventa assai irregolare anche per il sopravvenire di una reazione flogistica p.Jeuro-polmonare pericistica. Si forma co~ì un quadro radiologico che si identifica quasi con quello del comune ascesso gangrenoso. Se lo svuotamento anzichè nei bronchi avviene nella pleura per la sede corticale della cisti, si può istituire il quadro di un versamento pleurico. Nella grande maggioranza dei casi la cisti è unica, ma non è eccezionale osservare la presenza di 2-3 o più cisti, distribuite in uno o in entrambi i polmoni. Così in un caso da noi studiato (fig. Io-n) si notavano due cisti una a destra e l 'altra a sinistra e in un altr·o caso (fig. 7 - 8 - 9) le cisti erano tre, due a destra e una a sinistra. Nell'echinococcosi mestatatica il numero delle cisti raggiunge cifre notevolissime. Si rivelano in tal caso numerose ombre opache, più o meno rotondeggianti distribuite in entrambi i polmoni della grandezza di una ciliegia o di una noce; l'ombra cardiaca appare spesso deformata per l'ingrandimento della sezione destra (Devè, Masci, Airale, Maccone). Ricordiamo qui, prima di chiudere la nostra descrizione, la grande importanza che ha l'accertamento della sede della cisti ai fini del trattamento. Infatti le cisti addossate alle pareti toraciche sono facilmente aggredibili dal chirurgo, le cisti attaccate all'ilo possono svuotarsi nei bronchi spontaneamente o con l'aiuto di un pneumotorace artificiale, le cisti della base possono beneficare della frenico - exeresi . Diagnosi differenziale: Il quadro radiologico della cisti da echinococco a parte i casi atipici, è abbastanza caratteristico, ma non patognomonico da metterei al riparo da eventuali errori. Tra le affezioni che possono riprodurre gli aspetti radiologici della cisti d a echinococco ricordiamo i tumori primitivi e metastatici, l'ascesso palmo-


441 nare, i versamenti pleurici saccati e interlobari e poi anche la sifilide, gli aneurismi sacciformi de!l'aorta, le localizzazioni mediastiniche del linfogranuloma, ecc.

Dei tumori primitivi ha importanza sopratùtto il sarcoma, mentre negli altri, quali la cisti dermoide, il neurofibroma, i condromi, la frequenza è scarsi.ssima e la loro importanza ai fini pratici quindi minima.

Fig. 9·

L'affezione che spesso mette a dura prova l'abilità diagnostica del radiologo è indubbiamente il ~arcoma primitivo. La grande maggioranza degli errori che si commettono riguardano appunto questo tumore, e l'errore può

consistere tanto nello scambio di un tumore con una cisti (evenienza più frequente) quanto nello scambio di una cisti con un tumore. Secondo la maggioranza degli AA., i caratteri radiologici del sarcoma sono i seguenti: forma rotonda, limiti netti, opacità intensa, sviluppo rapido, assenza di deformazione durante i profondi atti respiratori (Finocchietto, Nemenow), riduzione in seguito a irradiazione roentgen. Ma se questi segni ci soccorrono c ci fanno. luce in un certo numero di casi, dobbiamo confessare che in alcuni altri il problema diagnostico non viene da essi risolto. Ad avvalorare questa affermazione qui voglio ricordare un caso assai istruttjvo studiato nella clinica medica di Palermo e comunicato e discusso sotto il titolo « una diagnosi sbagìiata >> in uno dei raduni radiologici.


442

I fatti erano andati così : in un infermo ricoverato in clinica si era diagnosticata la presenza di una cisti di echinococco polmonare. Affidato il paziente al chirurgo, questi prima di procedere all'intervento aveva creduto opportuno fare una puntura esplorativa. Questa anzichè ad acqua di rocca diede luogo a sangue. La diagnosi di cisti venne quindi scartata e sostituita con quella di sarcoma primitiv9.

Fig. IO.

La comunicazione fatta al raduno radiologico tendeva a dimostrare come in alcun.i casi il sarcoma possa presentarsi con tutti i cara~ri radiologici che si descrivono quali caratteristici della cisti da echinococco. Molti si interessarono al caso e qualcuno anzi disse che la diagnosi di sarcoma si sarebbe dovuto imporre subito in base ai dati morfologici dell'ombra ..... L'ammalato fu dimesso dali 'ospedale, inviato a casa, e compianto per la sua prossima, immancabile fine. Passarono alcuni mesi e grande fu la sorpresa quando si rivide comparire l'infermo che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto da un pezzo non essere più di questo mondo. Era in ottime condizioni generali e veniva per informare che in un violento accesso di tosse aveva eliminato il suo sarcoma, di cui mostrava alcuni campioni , sotto forma di membrane cistiche.


443 Per concludere possiamo dire che i soli dati radiologici e una sola osservazione non possono in alcuni casi permetterei di fare la diagnosi differenziale tra cisti da echinococco e sarcoma primitivo del polmone. Occorre seguire l'ammalato, studiare radiologicamente il decorso dell'affezione, giovarsi ai fini diagnostici di tutti i dati anamnestici, semeiologici, di laboratorio, ed eventualmente del criterio ex adiuvantibus. Ciò che si è detto per il sarcoma primitivo, vale anche per la cisti dermoide e pe.r i tumori secondari metastatici. La cisti dermoide, assai rara, ha come caratteristiche la sede paramediana, e l'opacità non uniforme per la presenza di uno o più nuclei opachi (denti, isole ossee). I tumori secondari metastatici possono andar confusi con le cisti da echinococco multiple. Queste ultime in genere sono meno numerose (2 -· 3- 4) e possono raggiungere dimensioni assai notevoli. E' decisiva naturalmente per la diagnosi la individuazione di un nodo neoplastico primitivo. Lo stato generale degli ammalati e la presenza o no di sofferenze locali contribuiscono insieme con altri dati a districare la complessa matassa diagnostica. L'ascesso polmonare può presentarsi con caratteri morfologici assai simili a quelli della cisti da echinococco. Nella maggioranza dei casi se ne distingue perchè l'opacità ascessuale; prima della vomica, ha forma e contorni poco regolari, densità più intensa e non uniforme. Si accompagna spesso a notevole reazione pleurica e a segni di un catarro bronchiale diffuso. Dopo l'apertura nei bronchi, l'ascesso può dare una immagine idro- aerea, o esclusivamente iperdiafana. In tal caso il cercine è assai spesso irregolare, non lineare e inoltre appare circondato da una notevole reazione pleurica e polmonare, quest'ultima a tipo broncopneumonico. Tutto ciò a parte gli altri decisivi caratteri clinici tra cui la febbre, i caratteri d eli'espettorato, e spe- , cialmente il fetore che permette al clinico di diagnosticare a distanza l'affezione. Quando la cisti da echinococco va incontro a suppurazione viene a mancare, come è facile intendere, la possibilità di una distinzione con l'ascesso polmonare. I versamenti pleurici interlobari assumono aspetto sferoidale; l'esame in proiezione obliqua o laterale ci mette subito sulla buona strada, dimostrando la sede interlobare dell'opacità, e il suo carattere scissurale. L'aneurisma sacciforme dell'arco, potrebbe in qualche caso far pensare alla cisti da echinococco. & ne distingue per la pulsatilità a tipo espansivo dei contorni, che in caso di dubbi potrebbe essere esplorata e messa in evidenza mediante la radiochimografia ; per il wncomitante ingrandimento del cuore e dell'aorta; per la impossibilità di dissociare con gli esami in proiezione obliqua l'ombra dell'aorta, da quella della formazione patologica.


444 La gomma sifilitica del polmone, a parte la sua grande rarità, presenta caratteri che permettono di differenziarla con una certa facilità dalla cisti da echinococco. La gomma gen-eralmente ha forma meno regolare, limiti poco netti, dimensioni non molto notevoli, si accompagna spesso al caratteristico

Fig. 11 .

ingrandimento ilare, e al rinforzo della trama interstiziale, infine si modifica rapidame nte in seguito ad un trattamento antiluetico. Le manifestazioni mediastiniche del linfogranuloma potrebbero in qualche caso riprodurre aspetti simili a quelli della cisti da echinococco. Se ne distinguono per l'aspetto policiclico, per la sede strettamente mediastinica, per la precoce e frequente bilateralità; a questi segni vanno aggiunti naturalmente tutti gli altri segni clinici, ematologici, ecc. che permettono di superare faci lmente le difficoltà della diagnosi differenziale.


445

Altre affezioni potrebbero ancora ricordarsi tra cui l'infiltrato di Assmann, alcune caverne tbc., l'actinomicosi .ecc., ma a noi pare che j} problema djagnostico differenziale con queste formazioni patologiche solo di rado si presenta nella prarica. RussuNTO. - Sulla scorta di un'ampia caSJstlca personale, l'A. descrive gli aspetti radiologici, comuni e rari, della cisti da echinococco del polmone, e ne illustra la diagnosi differenziale.

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OSPEDALE MILlTARE Dl GENOVA Direttore: colonnello medico GIUSEPPE INDf.l.Jcno .

CONTRIBUTO ALLA TERAPIA DELLA POROADENITE INGUINALF. CON UN NUOVO COMPOSTO SULFAMIDOPIRIDINICO Dott. ADRIANO CoRDERO tenente medico i. g. s., specialista in d ermosifilopatia e venereologia , capo rcparco dermocdtico.

Fra i vari metodi terapeutici che sono stati adottati per la cura della poroadenite inguinale (terapia chirurgica, fisica, chimica, biologica), nessuno ancora si è affermato per costante e sicura efficacia. In questi ultimi anni però, l'introduzione dei preparati solforganici nella terapia venereologica, ha portato a sperimentare questi ultimi anche contro la malattia di Nicolas e Favre, con risultati degni di rilievo. Levaditi, studiò il potere terapeutico dei composti solforganici sul virus della poroadenite, sperimentando sui topi bianchi. Egli osservò che la paraminofenilsolfamide, la quale <( in vitro » (12) non possiede qualità virulicide molto evidenti di fronte all'agente etiologico del L. i., « in vivo» (1 1) invece è molto efficace. In topi che erano stati inoculati con materiale linfogranulomatoso per via intracerebrale e successivamente trattati con i composti in parola, ottenne in molti casi una completa sterilizzazione del cervello. In clinica, la chemioterapia sulfamidica del L. i., è stata largamente sperimentata in questi ultimi due anni. In un primo tempo, gli AA. non vollero abbandonare del tutto la terapia classica ed associarono i sulfamidici ai preparati di antimonio. Così Gjuric (5), somministrò questi ultimi per via parenterale e, contemporaneamente, paraminafenilsolfamide per la stessa via, per os ed anche per applicazioni locali. Con tale trattamento cc misto », l'A. ottenne l'arresto dell'evoluzione della malattia, la cui durata così veniva ad essere notevolmente abbreviata. Anche Diaconescu, Costantinescu e Colombau (2), riferirono di 16 casi di L. i., portati rapidamente a guarigione associando la cura solfamidica a quella con preparati a base di antimonio. In seguito, si moltiplicarono i tentativi clinici di curare la malattia con i soli preparati sulfamidici, i quali, in altre affezioni veneree, nelle streptobacillari di Ducrey specialmente, avevano dato buoni risultati. Buona parte dei composti solforganici in commercio, sono stati sperimentati contro la malattia in parola. Sibirani (18), comunicò alla XXXI Riunione annuale della Società Italiarta di Dermatologia e Sifilografia i brillanti risultati ottenuti in 5 ammalati di poroadenite. I pp. erano già stati precedentemente curati con salicilato


di sodio senza che si fos se ottenuto un sensibile miglioramento. Trascorso un periodo di I5 giorni dalle precedenti cure, furono praticate iniezioni endovenose da 10 cc. di p. aminofenilsolfamide all'I % senza ottenere però risultati molto evidenti. Successivamente e per circa I5 giorni, furono somministrate per os Io compresse al giorno di paraminofenilsolfamide, ottenendo in I5- 20 giorni la rapida regressione di ogni manifestazione clinica. Anche Gjuric (6), in 37 casi di L. i., potè constatare una rapida e definitiva guarigione, usando esclusivamente preparati sulfamidici. Questi, si dimostrano particolarmente efficaci nei casi recenti: i dolori scomparvero rapidamente e non si rese più necessario l'intervento chirurgico nè l'applicazione della Roentgenterapia cui prima si ricorreva. Da notare poi, che gli ammalati potevano praticare la cura ambulatoriamente ed attendere alle proprie abituali occupazioni. Shaffer, Loreo e Arnold (22), impiegarono i sulfamidici in 46 donne negre affette da poroadenite e riscontrarono rapida guarigione sia di casi recenti che di quelli di vecchia data. Lepinay, Grevin e Donon (10), descrissero 9 casi dì L. i. (di cui alcun i già trattati precedentemente, ma senza alcun vantaggio, con preparati antimoniali), nei quali ottennero un evidente e rapido miglioramento. La tumefazion e scomparve in I - 2 settimane e le fistole si chiusero pure assai rapidamente. H almiton (7), su 15 casi di poroadenite trattati con sulfamidici, ottenne una rapida guarigione clinica in 13. Pantoppidan (17), osservò un caso di L. i. guarito molto rapidamente, in seguito alla somministrazione di I5 tavolette al giorno di sulfanilamidc per due giorni consecutivi e di 9 per tre giorni, senza che il p. avesse a risentire alcun disturbo. Sezary ( 19), curò un poroadenitico che aveva febbre molto elevata, somministrandogli 6 tavolette al giorno di solfamidocrisoidina per otto giorni: l'adenite si ridusse molto rapidamente e la febbre scomparve in due giorni. Weissenbach, Bocage c Temine (23), videro detumefarsi rapidamente la adenite inguinale, in 4 pp. affetti da L. i. e trattati per alcuni giorni con solfamidocrisoidina e paraminofenilsolfamide. Midana (r4), avendo trattato 21 casi di L. i. con p. a. fcnilsolfamide, osservò un arresto nel l'evo!uzionc delle lesioni, e queste rcgredirono rapidamente. Afferma pertanto che l'efficacia terapeutica dci solfamidici sulle manifestazioni linfoghiandolari della poroadcnite, è nettamente superiore, più rapida e più costante, di quella degli altri mezzi finora usati. Maggiulli (13), in un caso di L. i. curato con aminobenzolsulfonacetomidc, ha ottenuto la cicatrizzazione delle lesioni e conseguente guarigione, in una ventina di giorni.


449 Sezary, Friedmann e Bouwens (21), che ottennero successo brillante in alcuni casi di L. i., affermano che la sulfamidocrisoidina somministrata per os, agisce molto più rapidamente di ogni altro medicamento. Secondo questi AA., l'influenza della chemioterapia sulfamidica sulla malattia di N. F., si nota già dopo 2 - 3 giorni: il pus assume dapprima un aspetto sieroematico e poi si riassorbe assai rapidamente. La durata della malattia è notevolmente abbreviata. Montel e Nguyen - Van- Tho (15), in tre successive comunicazioni sulla cura delle manifestazioni precoci e tardive della malattia di N. e F., confermarono anche recentemente l'effetto sorprendente della chemioterapia sulfamidica nel L. i. e la ritengono di gran lunga più efficace di tutti gl'i altri metodi terapeutici sino ad ora conosciuti. Knight, Alva e Vernon (9), pure recentemente, confermarono gli AA. precedenti illustrando due casi di L. i. i quali presentavano gravi manife~tazioni tardive e nei quali gli altri medicamenti, preparati di antimonio compresi, erano rimasti senza effetto. Anche nelle forme genito- ano- rettali, di lunga e incerta cura con gli altri medicamenti, vaccini e con la Roentegenterapia e per .le quali si è costretti in molti casi a ricorrere ali 'intervento chirurgico, i preparati sulfamidici sembrano si siano dimostrati molto utili. Con solfamidocrisoidina Sezary e Walther (2o), avrebbero ottenuto la guarigione in due casi di stenosi retta! e linfogranulomatosa e, Mouloguet e Mouzon ( 16), in un altro caso simile, hanno ottenuto lo stesso successo con il medesimo preparato. Hille_mand (8), riporta cinque osservazioni di restringimento rcttale con reazione di Frei positiva, condotti a guarigione mediante l'uso della nuova chemioterapia. Recentemente, proseguendo gli studi sui composti sulfamidici nell 'intento di creare preparati i quali, ad una sempre più spiccata azione chemioterapica, unissero una scarsa tossicità, vari nuovi prodotti sono stati provati anche contro la poroadenite. Tra questi, un composto della formula « 2 (paraamino -benzene- sulfonamide) p iridina >l (cui fu dato in Inghilterra il nome di « corpo M. B. ~3 ») risultante dalla sostituzione di un atomo di idrogene del gruppo SO, NH2 della paraaminofenilsulfamide, con la base piridinica

C..,HsN. Con questo preparato, dimostratosi di tossicità inferiore ad altri composti sulfamidici e di notevole efficacia contro infezioni batteriche diverse (da pneumo, stafilo, strepto, meni ngo e gonococco), sono stati ottenuti risultati assai buoni anche nel L. i. [Earle (4), Durel, Linglin e Desmazes (_~), Weissembach e T emine ( 24), Hillemand (8), ecc.l. Questi risultati, secondo gli AA. citati, sarebbero superiori a quelli conseguiti con altri preparati organici di zolfo.

..


450

Personalmente ho avuto già occasione, presso la Clinica Dermatologica della R. Università di Bologna, diretta dal Prof. L. Martinotti, di osservare i buoni risultati ottenuti in alcuni ammalati di poroadenite trattati con para-

aminofenilsolfamide. D 'altro canto, ho recentemente usato il nuovo composto solfamido- piridinico in una abbondante casistica di affez:oni gonococciche e streptobacillari (r), con risultati a mio avviso superiori, specialmente nelle forme gonococciche acute a quelli constatati da me e dagli altri AA. con l'uso d'altri composti solfoorganici. Ho voluto perc!ò impiegare la solfoamidopiridina anche in un gruppo di ammalati di L. i., per rendermi possibilmente conto, fra l'altro, se l'efficacia da me constatata per questo prodotto sopratutto nelle infezioni gonococciche, si mostrasse superiore anche per la poroadenite, nei confronti della p. a. fenilsulfamide.

Per le esperienze, mi sono servito della sulfamidopiridina preparata dalla Soc. An. Farmaceutici Italia- Gruppo Montecatini (Tioseptale), la quale mi ha gentilmente fornito il prodotto. Per le dosi, mi sono attenuto a quelle consigliate per le affezioni batteriche. Iniziavo perciò la cura con 3 gr. (6 compresse) somministrati a dosi refratte nelle 24 ore per i primi tre giorni ; dal 4o al 6o giorno somministravo con lo stesso sistema 2 gr., e, per altri tre giorni, 1 gr. 'Non ho praticato alcun 'altra terapia generale !imitandomi, per quella locale, a semplici misure di pulizia e disinfez:one superficiali. Riassumo brevem ente le cartelle cliniche dei tre ammalati trattati. CASO n. 1. -

Sergente C. Mario, a. 27 (Div. « Frecce Verdi )> O. M. S.).

Manifestatasi nel luglio scorso una tumefazione alla regione inguinale sinistra con i caratteri della malattia di N. F ., fu sottoposto all' incisione dell'adenite. Dopo una decina di giorni, durante i quali le comuni medicazioni lasciavano invariata la lesione, venne ricovera to in Repa rto. All'E. 0., si nota una tumefa zione irregolarmente ovoidale, del volume di una grossa pera, disposta longitudinalmcnte sopra l'arcata inguinale c non molto sporgente. ricoperta da cute violacea, edematosa, infiltrata, :tderente ai piani sottostanti. L ':tpcr tura chirurg ica mostra bordi in filtrati , fo ndo giallo - rossastro, secernente poco pus misto a sangue. Al disopra della ferita, si nota un piccolo oriiìzio fistoloso circondato da alone di colorito viob ceo più intenso e dal quale fuoriesce sca rsa secrezione siero · puruk nta ed ern:nica. Alla p:1lpazione, tutta la regione appare infiltrata da un piastront: profondo, dolente, non sposrabile sui tessuti circonvicini. Al !n fossa i liacà sinistra, si palpano alcune linfoghia ndole iliache pro fo nde, notcvolme nt<! ing rm:sate, dure e indolenti. R. W. c R. K.: negative. L'intradermoreazione praticata con antigene di Frci, ha <leterm inato la formazio ne di 1.ma papu!a rossoviolacea di un cm. circa di diametro, infilt raw, circondata da alone eri tematoso, ben evide nte do po 2 giorni c non ancora riasrorbita dopo I o giorni. Il 13 agosto il paziente inizia la cura con sulfamidopiridina. D opo 4 giorni non accusa più alcun dolore e, dopo 9 giorni dall 'inizio della cura (sono stati somministrati r8 gr. di medicamento). la tu mefazione si prese nta notevolmente ridotta di volume e ricopen .1 da

( 1) TI Ja,·oro riferentcsi a q uesta casistica è in corso di pubblicazione.


45 t cure non più edematosa, di colorito violaceo meno intenso. Sul fondo della ferita sono comparse numerose granulazioni, mentre l'orifizio fistoloso si è chiuso. Ripresa la cura dopo una settimana (somministrando il medicamento a periodi di Jue giorni per ogni due giorni per ogni dose anzichè di tre), al 6" giorno di trattamento (gr. 12), la tumefazione e l'infiltrazione si presentano ulteriormente diminuite, mentre l'arrossamento della cute si è ristretto :..d una piccola zona attorno ai bordi della ferita e dell'orifizio fistoloso. • Ai primi di settembre, la tumefazione inguinale è completamente risolta e, in cor~rispondenza della ferita chirurgica, non si nota più che una piccola soluzione di continuo della cure, la quale si presenta solo in quella breve zona ancora leggermente arrossata, ma senza alcuna infiltrazione. CASO n. 2 . -

Soldato R. Ernesto, a. 22 (31° regg. fanteria - Napoli).

Verso i primi di luglio, circa un mese dopo un coito sospetto, fu ricoverato per adenite inguinale subacuta S. al reparto chirurgia di un altro Ospedale, ove subì incisione che diede esito a pochissimo pus misto a sangue. In seguito, mentre la ferita si ripar:;va lentamente, la tumefazione ghiandolare andava aumentando di volume e la cute sovrastante si faceva in alcuni punti sottile, tesa, lucente, dando luogo alla formazione di tre orifizi fistolosi, gementi poco pus misto a sangue. Pertanto (2 mesi circa dopo l'incisione), venne nuovamente ricoverato in Ospedale. · Il w settembre, data di ingresso in Reparto, presenta, alla regione inguinale di sinjstra, una tumefazione di forma irregolarmente triangolare, della dimensione del palmo di una mano, disposta parailelamente alla piega inguinalc e a limiti non ben definiti. La superficie è mammellonata, ma non molto sporgente sul piano cutaneo circostante ed è ricoperta da cute iperpigmentata specialmente verso il centro. Quivi, al disopra di una piccola cicatrice trasversale (pregressa· incisione), si notano, al centro di altrettante zone di rammollimento, tre piccoli orifìzi fistolosi. Questi sono circondati da cute di colorito violaceo scuro e gemono una scarsa secrezione sieropurulenta mista a sangue. La cute appare infiltratata, aderente alle sottostanti ghiando[e, le quali appaiono aumentate di volume, confluenti, di consistenza duro -elastica e non sono spostabil i tra di loro nè sui piani profondi. Mentre la R . W. e la R. K. risultarono negative, la reazione di Frei diede un esito intensamente positivo, con la formazione di una grossa papula sormontata al centro da una vescico- pustola. TI 14 settembre, inizia la cura con sulfamidopiridina . D opo 6 giorni, essendo ~tati somministrati complessivamente gr. 15 di medicamento, il paziente non avverte più aicun dolore; la secrezione sieropurulenta è cessata e si nota la chiusura di un orifizio fistoloso. Vengono somministrati altri 3 gr. in tre g1orni, dopo i qu:ali appaiono notevolmente ridotti il piastrone d'infiltra7jon:!, l'adenite e lo $fato di iperemia della cute. Nel frattempo, anche gli altri due orifizi fistolosi si sono chiusi. Si sospende la somministrazione del medicamento. Nella settimana seguente, si assiste all'ulteriore riduzione di vol ume della tumefazione ghiandolare, mentre ia cute, riacquistato il colorito normale tranne nelle piccole zone attorno alle soluzioni di continuo cicatrizzate, non appare più nè infìltrata nè aderente ai piani profondi. Ripresa la cura con un secondo ciclo di sulfamidopiridina, dopo sci giorni di trattnmento, la tumefazione ghiandolare è scomparsa e la cute è tornata d 'aspcuo normale. pur rimanendo violacea nei punti suddescritti. Il paziente, rivisto alla distanza di una quindicina di giorni, non mostra alcuna ricomparsa di fenomeni infiammatori. Viene nuovamente praticata la reazione di Frci, la


452 quale questa volta dà luogo semplicemente alla focmazione di una piccola chiazza eritema tosa ( - -). _ CASO n. 3· - Marò S, Giovanni, a. 21 (R. Cannoniera F, Di Bruno - Sampierdarcna). Verso i primi di agosto notò la comparsa di una piccola ulcerazione sul foglietto interno del prepuzio, la quale guarì spontaneamente in pochi giorni. Alla fine del mese, insorse adenite inguinale S., dolente, per cui venne ricoverato in Ospedale. Il 5 settembre, data d'ingresso in Reparto, presenta alla regione inguinale S. una tumefazione irregolarmente ovalare di circa cm. 3 x 6, bernoccoluta, sporgente per circa 2 cm. sui piani circostanti, ricoperta da cute di colorito normale. Alla palpazione, si <tpprezza la cute: infiltrata, in parte aderente alle linfoghiandole sottostanti, le quali :tppaiono leggermente dolenti alla palpazione, aumentate di volume, di consistenza dur~­ elastica, non spostabili fra di loro nè sui pjani profondi. Nulla si mette in evidenza çon la palpazione delle fosse !li;~çhe, La R. W. e la R. K. risultano negative, mentre la reazione di Frei è positiva. Iniziata la cura con ~ulfamidopiridina il 20 settembre, gli vengono somministrati gr. 18 di medicamento in nove giorni, al termine dei quali l'adenite appare notevolmente diminutta di volume, indolente alla palpazione, ricoperta da cute non più infiltrata nè aderente. Sospesa la cura, nella settimana seguente si nota un'ulteriore diminuizione di volume dell'adenite, Da quale si riduce ad una massa compatta e dura, grande quanto una noce, ricoperta da cute normale. Il 10 ottobre, riprende la cura (2° ciclo a periodi di 2 giorni per dose) e, dopo 6 giorni, alla regione inguinale non si rileva più che una piccola ghiandola del volume di una nocciola, dura, libera, indolente. Il paziente v.iene trattenuto in reparto ancor~ per una decina di giorni, durante i quali il reperto obbiettivo rimane invariato. Si ripete la reazione di Frei con esito negativo.

Riassumendo: in tutti gli ammalati il trattamento con sulfamidopiridina somministrata per os ha determinato una rapida regressione della sintomatologia soggettiva ed obbiettiva sino a guarigione. Il volume e l'estensione delle adenopatie si sono ridotti in misura notevole sì da assumere proporzioni irrilevanti in un periodo di circa 15-20 giorni, mentre i fenomeni infiammatori, il rossore della cute e la ~ecrezione sieropurulenta, diminuivano rapidamente. Anche gli orifizi fistolosi si sono chiusi con notevole rapidità, mentre tutta la cute della regione riassumeva aspett<> normale. Questi risultati si sono dunque ottenuti in un periodo di tempo assai inferiore a quello che sarebbe occorso molto· probabilmente con gli altri metodi terapeutici comunemente usati. La dose complessiva somministrata per ogni ammalato è stata di gr. 30, ma è da notare che gli effetti terapeutici si erano già ottenuti col primo ciclo, il quale può ritenersi già di per sè sufficiente (gr. 18 - 20 in media) a dare la guarigione. Il 2° ciclo è però opportuno, per evitare eventuali riprese del processo morboso che non possiamo ancora considerare biologicamente estinto. Per quanto riguarda il confronto con i risultati conseguiti con gli altri composti solfoorganici da me precedentemente adoperati, un giudizio com-


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parativo è difficile, dato lo scarso numero di casi trattati e il diverso sviluppo e acutezza delle alterazioni presentate dai singoli ammalati. Ritengo però che la sulfamidopiridina, come risulta più efficace contro le infezioni gonococciche, sia maggiormente attiva della paraaminofenilsolfamide anche contro il virus della poroadenite. La chemioterapia sulfamidica abbrevia comunque notevolmente la durata della malattia rispetto agli altri metodi di cura e porta a guarigione senza provocare in genere disturbi notevoli, purchè venga opportunamente controllata. A questo proposito, debbo segnalare che durante e dopo la cura con sulfamidopiridina, non ho notato nei casi da me osservati alcun disturbo da intolleranza tale da dover sospendere il trattamento, ma solo qualche lieve cdalea o gastralgia che scomparvero dopo i primi giorni di cura. Gli esami morfologici di sangue, praticati prima e dopo la cura, non hanno mai fatto constatare alcuna modificazione degna di nota del tasso leucocitario. Anche !'esame delle urine, ripetutamente praticato, non ha messo in evidenza segni di sofferenza renale. Un fatto degno di nota da segnalare e che sarebbe desiderabile approfondire ulteriormente, è quello che riguarda il comportamento dell 'allergia in quanto, come già Sibirani (18)? anch 'io ho constatato la scomparsa o per lo meno un affievolimento delle reazioni all'antigene di Frei, dopo il trattamento solfoorganico. Dalla maggioranza degli AA . è ammesso che, quelle modificazioni umorali e tissurali dell'organismo le quali - espressione di uno stato allergico di difesa e di sensibilizzazione - si determinano anche nella poroadenitt inguinale e vengono messe in evidenza dalla positività dell'intradermoreaziont di Frei, persistono generalmente anche dopo parecchi anni dalla guarigione della malattia. Per contro, Chevalier e Bernard (z), ritengono che questo stato di allergia può cessare, una volta avvenuta la gu~rigione. Questi AA. infatti, hanno osservato due casi di L. i. nei quali, mentre la reazione di F. si era mantenuta positiva durante il decorso della poroadenite, diventò negativa dopo la guarigione. Gli stessi AA., hanno segnalato anche un caso nel quale la reazione, da positiva che era all 'inizio, divenne negativa durante l'evoluzione della malattia. S.econdo Sibirani (18), l'anergia cutanea all 'antigene di Frei nei casi trat · tati coi solfamidici~ starebbe ad indicare che l'azione terapeutica di questi avrebbe agito non solo sui fenomeni clinici locali, ma anche inibendo la reattività cutanea generale. Sarà interessante assistere ai risultati lontani di questo trattamento contro la poroadenite inguinale. Ma già i risultati clinicamente apprezzabili, come lo spegnersi dell'iperergia all'antigene .specifico, fanno ragionevolmente sperare in una efficacia duratura. e definitiva del nuovo metodo. Non è inutile sottolineare, infine, che i preparati solfamidici, abbreviando notevolmente il decorso della malattia e diminuendo quindi sensibilmente il 4 -

Giornale ài m~dicina militar~.


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numero delle giornate di degenza in ospedale, apportano vantaggi non trascurabili nella economia e ndla rapidità di sgombero degli istituti di cura. Questo vantaggio, maggiormente evidente nel caso delle affezioni gonococciche e streptobacillari (di gran lunga più frequenti della quarta malattia venerea), non è neppure trascurabile nei riguardi della poroadenite, infermità che sino a poco tempò addietr•O era considerata molto rara, ma che in questi ultimi anni è stata osservata con discreta frequenza anche fra i militari reduci dall' A. O. e dai porti mediter.ranei. AuTORIASSUNTO. - L'A. riferisce sopra tre casi di poroadenite inguinale rapidamente guariti in seguito al trattamento con un preparato di solfamido- piridina. Ritiene tale preparato maggiormente efficace della paraaminofenilsolfoamide, oltre che nelle altre affezioni veneree, anche nel Linfogranulona inguinale. L'A. ha notato anche l'affie. volirsi dell'iperergia specifica all'intigene di Frei, dopo il trattamento. BIBUOGRAFIA. Bull. Soc. Frane. Derm. 39, 7&), 1939. (2) DtACONEscu, CoNSTANTINEscu e CoLUMBAU: Rev. San. Mil. (Bucarest), 37, 909, 1939. (.~) OUREL, ~INCLIN e OEsMAZES: Bull. Soc. Frane. Derm., 46, n. 1, 31, 1939. (4) EARLE: T]le Laneet, IJ g85, 1939. (5) GJURic: Med. Pregi., 13, 110, 193!l. (6) GJURIC: Areh. f. Dermat. 178, 194, 1.938. (7) HAMILTON: Mil. Surgeon, 83, 431, 1938. (8) HtLLEMAND: La Presse Medieale, 66, 1267, 19.3.9. (9) KNtCHT, ALVA e VERNON: J. Amer. Med. Assoc., It2, 527, 1939. (IO) LEPINAY, GREVIN e DONON: Ann. Mal. Vener., 33· s8s, 1938. (u) LEVADITI: C. r. Soc. Bio!. Pa.ris, 128, 875, 1938. (12) LEvADITt: C. r. Soc. Bio!. Paris, 129> 490, 1938. ( 13) MACCIULLI: La Riforma Medica, 22, 1939. (14) MmANA: Minerva Medica, n. 28, 40, 1939· (15) MoNTEL e NcuYEN- VAN·THO: Bull. Soc. Frane. Derm., 46, n. 2, 83, 1939. ( t6) MouwcuET e MouzoN: Are h. cles mal. App. digest., 28, 632, 1939· (r7) PANTOPPIDAN: Vgeskr. Laeg. (Danimarca), 1205, 1938. ( 18) StBtRANt: Atti Soc. !tal. Derm. e Sifil., l, 4g8, 1938. (19) SEZARY: Bull. Soc. Frane. Dermat. 45, 8, 1668, 1938. (20) SEZARY e W A.LTHER: Bull. Soc. Frane. Der m., 45, n. 8, 1666, 1938. (21) SEZARY, FRIEDMANN c BouwENS: Bull. Soc. Frane. Der m., 45, n. 9, 1844, 1938. (22) SHAFFER, LoREN c AR~OLD: Arch. of Dermat., 38, 705, 1938. (23) WEtSSENBAcH, BocAGE e TEMtNt: Bull. Soc. Frane. Derm., 45, 166g, 1938. (24) WETSSEN~ACH e TEMI NE: Bull. Soc. Frane. Dermat., 46, 3, 307, 193'1· (t) CHEVALIER e BERNARI>:


OSPEDALE DA CAMPO 77 - ASMARA Direttore: tenente colonnello medico CRISTO!'ARO Puu:rrt.

A PROPOSITO DI UN CASO DI LIPOMATOSI DOLOROSA Dott.

ALICI

CossiO, sottotcncntc mcdiw

Le alterazioni del metabolismo dei grassi, portanti ad anormale localizzazione del tessuto adiposo, formano uno dei capitoli più interessanti -e nel contempo più oscuri della patologia. Pertanto, avendo avuto in osservazione all'Ospedale da Campo 77 di Asmara un caso di lipomatosi accompagnata da sintomatologia dolorosa e presentante alcune particolarità degne di rilievo, ho creduto opportuno pubblicare la presente nota. Le indagini di laboratorio dovettero limitarsi alle possibilità del luogo c del momento. Preziosa mi fu la collaborazione del dott. Fargno! ~, ufficiale sanitario del Comune di residenza del p., in quanto potè raccogliere e controllare i dati anamnestici, come pure seguire l'ammalato stesso dal rimpatrio dall'A. O. I. ad oggi. M. Basilio, d'anni 29, nato in provincia di Frosinone, camicia nera, entra in Reparto il 22 dicembre 1936 per accertamenti diagnostici. I genitori viventi sono affetti da malaria cronica; la madre non ebbe mai aborti ed è portatrice di voluminoso lipoma alla regione ipogastrica; il nonno materno è deceduto per carcinoma gastrico; ha tre fratelli viventi e sani; negli ascendenti e colla.terali non vi sono tare manifeste di lues. Nato a termine da parto normale, ebbe allattamento materno ed uno sviluppo somatico e fisico regolare ; sposò donna sana che gli diede tre figlioli sani e floridi, che non ebbe mai aborti; attese sempre ai lavori agricoli ; non è mangiatore, nè bevitore, nè fumatore. Non sofferse alcuna malattia degna di nota ; abitò in regioni malariche senza, a sua detta, contrarre infezione palustre; nega la lues e qualsiasi malattia venerea. Sbarcato in Colonia il 5 novembre 1936, accusò ripetutamente disturbi intestinali caratterizzati da alvo diarroico e dolori all'addome. Circa un mese fa, com.inciò a notare dolori diffusi, a tipo gravativo, agli arti inferiori, con esacerbazioni notturne ed al diminuire della temperatura ambiente. Tali accessi di non grande entità, prevalentemente a carattere di parestesie moleste, si diffusero in pochi giorni anche agli arti superiori. Il M. riferisce a questo periodo la comparsa di una facile stancabilità e di un seqso continuo di spossatezza. Dopo un breve periodo di tregua, sopravvenne una ripresa della sintomatologia dolorosa, particolarmente accentuata alle mani ed agli avambracci


456 ed in rapporto, specie, ad i contatti con l'acqua. Contemporaneament<::, avvertì la comparsa nel sottocute degli arti di masserelle dolenti alla pressione. Non accusò mai cefalea; Pappetito è conservato; l'alvo è regolare; la minzione è spontanea, normale; avverte lieve e diffuso dolore agli arti ed asserisce un profondo senso di stanchezza; la memoria è integra; si nota tendenza alla malinconia. E. 0.: Individuo a costituzione macrosplancnica, a tipo picpico (Kretsch.mer), in buone condizioni di sanguificazione e di nutrizione, senza eccessivo sviluppo del pannicolo adiposo. Sistema scheletrico regolare. Nel sottocute degl i arti, del petto e dell'addome, si osservano numerose masserdle, del volume variabile dal seme di pisello ad una nocciola, di consistenza duro -elastica, non Jolenti spontaneamente, ma alquanto alla pressione, non aderenti aUa faccia profonda del derma, scorrenti sulla fascia superficiale. Libero da tali formazioni è il sottocute della faccia, delle mani, dei piedi e del dorso. Nessuna alterazione apprezzabile al sistema linfatico superficiale. Al collo non si avverte, colla palpazione, alcuna modificazione volumetrica o di consistenza della tiroide. La milza non è palpabile, benchè alla delimitazione percussoria appaia leggermente aumentata specie a carico del margine lienale antero- superiore. Non si riscontrano segni apprezzabili· di lues congenita od acquisita. Polso variante fra gli 8o ed i 90~. a seconda delle ore della giornata. Tempe· ratura 36°,8. Pressione arteriosa (al Pachon): Mx. 140 e Mn. 95· Si asportano, dalla gan1ba destra e dall'avambraccio sinistro, due masserelle, di consistenza elastica, abbastanza <ielimitate dal tessuto sottocutaneo circostante, libere dai piani sopra e sottostanti, dall'aspetto macroscopico di normali lipomi.

Esame oculistico: Motilità oculare integra; mezzi diottrici trasparenti; riflesso fotomotore diretto e consensuale, all'accomodazione ed alla conver· genza presente. Fondo oculare normale. Esame neuro- psichico: Nulla a carico della motilità e della sensibilità; ipereccitabilità dei riflessi rotulei ed achillei; non riflessi patologici ; accenno al clono all'arto inferiore destro; non disturbi della stazione eretta e della deambulazione; non disturbi della paro!~ e della scrittura; netto dermografismo misto; non è possibile mettere in evidenza il dermografismo bianco;

memoria normale; tendenza alla malinconia. Saggi del sistema neuro - vegetattvo: Prova di Euben negativa; manca la bradicardia nella respirazione profonda; riflesso oculo- cardiaco non apprezzabile; prova di Tschermak positiva; prova di Loewi nettamente positiva. Con l'iniezione di un mmgr. di a,drenalina sottocute si ottiene un aumento del polso da 84 a 130 ed anisocoria. Con l'iniezione sottocute di un ctgr. di pilocarpina si ha , dopo un 'ora, intensa salivazione ed un aumento del polso da 90 a roo. Esami di laboratorio : Orina torbida, lattiginosa, a reazione anfotera, ricca di fosfati, senza traccia di zucchero ed albumina, a sedimento negativo.


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Sangue: Hb· 8 %; formula leucocitaria normale; gl. rossi 5.5oo.ooo; gl. bianchi 8.ooo; indice cromatico 0,72; non alterazioni a carico della serie rossa e di quella bianca; glicemia o,81; curva glicemica normale. Liquido c. r. normale per pressione, aspetto e composizione chimicofisica e citologica. Reazione di W assermann sul siero di sangue positiva su due antigeni. Reazione Citochol di Sachs - Witebsky sul siero di sangue positiva. Reazione di Wassermann sul liquor negativa. Esame istologico: Tessuto adiposo. In nessun punto esistono alterazioni di natura flogistica o necrotico - degenerativa. Normali i vasi ed i rari filuzzi nervosi percettibili (Laboratorio d'Igiene e Profilassi del Governo dell'Eritrea Dott. Pistoni). Esame radiografico del cranio: Negativo. Quantunque il p. desiderasse rimanere in Colonia, venne rimpatriato con diagnosi di lipomatosi dolorosa. Tornato al paese natale, riprese le normali occupazioni dei campi e solo saltuariamente, accusa lievi e fugaci dolori agli arti, unitamente a modica astenia. Tale sintomatologia va però facendosi sempre più attenuata, mentre i numerosi noduli sottocutanei sembrano rimanere pressochè invariati nel loro volume e consistenza. La Reazione di Wassermann, ripetuta in Italia, a distanza di tempo, senza alcuna cura specifica praticata, è stata negativa. Dal suesposto, risulta che ci troviamo di fronte ad una malattia ad andamento periodico, iniziata con dolori, nel cui decorso vennero via via aggiungend<?si neoformazioni nodulari lipomatose sottocutanee, parestesie, astenia, lieve modificazione del carattere. Se passiamo brevemente in rivista le varie sindromi presentanti sintomi riferibili al presente caso, dobbiamo escludere anzitutto la lipomatosi semplice, in quanto tale manifestazione neoplastica benigna è rappresentata da pochi noduli disseminati, non simmetrici, a lento sviluppo, senza alcuno degli altri concomitanti sintomi presenti nel nostro caso. Non si può chiamare in causa nemmeno la lipomatosi simmetrica del Crémieux, malattia che sembra in rapporto ad alterazioni trofiche delle terminazioni nervose periferiche e che si manifesta con tumefazioni simmetriche, mal delimitate, costituite da · tessuto adiposo confondentesi con il circostante cellulare sottocutaneo, anche queste mai accompagnate da sensazioni dolorose. Dobbiamo pure scartare la lipomatosi simmetrica non dolorosa, avente i medesimi caratteri della precedente, però con netta delimitazione dei noduli. E' da escludersi il morbo di Recklinghausen, anche nella sua varietà a degenerazione adiposa dei fibromi (che alcuni AA. considerano quale una associazione di Dercum e neurofibromatosi), in quanto nè i noduli ne hanno le caratteristiche istologiche, nè i tumoretti si presentano distribuiti lungo il decorso dei tronchi nervosi, nè coesistono le peculiari pigmentazioni ed alte· razioni trofiche della ·cute.


Così pure, dato l'esame istologico e la disposizione topografica, dobbiamo eliminare l 'adenolipomatosi simmetrica, malattia identificata nel 1B98 da Launois e Bensaude, consistente in una degenerazione grassa ganglionare e periganglionare che ha sede il più delle volte nella regione cervicale, benchè possa talvolta invadere, sotto forma di noduletti di grasso, tutto il sistema linfatico superficiale. Tale malattia, notevolmente rara, e della quale Michon descrisse alcuni casi presentanti caratteristiche famjgliari, è sempre consecutiva a processi cronici degenerativi o flogistici delle stazioni ganglionari !infatiche ed è perciò istologicamente sempre ben determinabile. Ugualmente, in base ali 'esame istologico ed alla diffusione della manifestazione, dobbiamo escludere le atrofie con proliferazione del tessuto adiposo. T alvolta, in sede di necrosi primitive o secondarie del tessuto grasso, di emorragie, contusioni, traumi, celluliti, noduli reumatici, ecc., possono formarsi dei processi a tipo atrofico delle cellule grasse, con secondaria proliferazi9ne più o meno atip!ca (Wucheratrophie del Flemming). Tali proliferazioni possono determinare la formazione di noduli di tessuto grasso di volume relativamente cospicuo e di numero variabile, ma sempre in esse è evidente al microscopio la ioro origine infiammatoria. Sono pure fuori causa sia la lipomatosi simmetrica dolorosa del Miquel, sia il complesso gruppo delle lipomatosi atrofi zzanti e quello delle pseudoipertrofie da distrofie muscolari tipo Erb o tipo Curschmann, che qui ricordo per avere in comune i due sintomi del dolore e dell'ipertrofia dell'adipe. Non possiamo, infine, attribuire il nostro caso ad una forma d i lipomatosi discreta di Roch e Bard, per il numero dei noduli e la presenza degli ;:I tri sintomi, in quanto in tale forma i noduli oltre ad essere di piccolo volume, non sono mai accompagnati da disturbi psichici, dalla astenia o dat dolori. Un'ultima manifestazione morbosa merita d'essere ricordata a proposito di questo nostro caso. Voglio riferirmi alle forme di lipomatosi nodularc, che si riscontrano negli amm;1lati di artrite cronica reumatica e, specie, in quella varietà detta deformante. Non è una degenerazione dci noduli reumatici, ma sono veri e propri lipomi nodulari, che si formano nel cellulare sottocutanco, prevalentemente al dorso, all'addome ed agli arti, con esclusione della faccia, delle mani e dci piedi. I noduli varii di numero, ma generalmente numcrosissimi, compaiono durante gli attacchi di artrite, sia febbrile che no. Durante la poussée articolare, possono essere d~lenti, tanto alla palpazione che spontaneamente; sono indolori nei periodi liberi. lstologicamcntc hanno la struttura dei normali lipomi , senza alcun segno di flogosi acuta, !iolo raramente si potrà osservare qualche polinucleato o qualche monocita. Questa forma reumatica che da poco ha attirato l'attenzione dei clinici (sopratutto in Francia) è interessante sia per se stessa sia per la sua analogia con quella forma di lipomatosi che dal Dercum venne chiamata adipositas dolo-


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rosa. Nel nostro caso, però, mi sembra che sia da escludere per la mancanza di qualsiasi evidente manifestazione articolare. Unica diagnosi possibile, rimane, dunque, quella di lipomatosi dolorosa del Dercum nella sua varietà nodulare. Abbiamo infatti un quadro completo: andamento periodico, astenia, disturbi psichici, noduli lipomatosi dolenti nei periodi di esacerbazione, parestesie. Ma se esaminiamo ad uno ad uno i varii sintomi, vediamo che i dolori possono imputarsi a mialgie reumatoidi, molto diffuse nell'altopiano eùopico; l'astenia può trovare spiegazione nei normali disturbi d'altopiano; la lieve tendenza alla malinconia può avere origine dallo stato psicologico del p. (lontananza da casa, stato di malattia, ecc.). Il solo fatto indiscutibile e veramente obbiettivo, è la comparsa dei numerosi lipomi. E quale ne fu la ragione del loro sviluppo? Molte sono le osservazioni dei medici colonialisti sulle influenze che subisce l'europeo dal clima tropicale. Vennero chiamate in causa la forte illuminazione diffusa (con la presenza di tutte le onde dello spettro), le considerevoli variazioni dei campi magnetici e dello stato elettrico, la notevole ionizzazione della atmosfera, ecc. Comunque si sia, è accertato che il clima tropicale induce negli europei facili alterazioni del sistema vago-simpaùco, in modo che l'individuo reagisce contemporaneamente nei due campi, ma con maggiore intensità in quello per il quale è costituzionalmente predisposto. Il D'Ignazio conclude in un suo recente lavoro (e tali osservazioni collimano con quelle numerose di molù medici fatte durante la campagna italo -etiopica), che i soggetti in squilibrio sia pur latente del sistema endocrino, in conseguenza alle sfavorevoli condizioni di clima e di vita, divengono veri ammalati con effettive sindromi endocrine o neurovegetative. Dobbiamo inoltre aggiungere le frequenti alterazioni umorali, che si ripercuotono sull'equilibrio del rapporto acido- base (alcalinizzazione progressiva delle orine c progressiva diminuzione della riserva alcalina), impoverimento del tasso calcioemico, ecc. Date queste considerazioni, ritengo che sia lecito prospettare lo sviluppo della lipomatosi nel nostro p., come una manifestazione dello squilibrio :tpportato dal clima nel sistema neuroendocrino di un organismo già tarato, e che ha reagito con alterazioni in senso oncologico del tessuto adiposo. La positività della Reazione di Wassermann (che in Italia si rifece negativa), credo sia da attribuirsi ad una alterazione transitoria del plasma sanguigno, tanto nella sua costituizione chimico- fisica (acidosi), quanto nella sua struttura colloidale (in rapporto al contenuto serico in lipidi ed in globuline). Tale punto di vista, riguardo alla interpretazione della Wassermann positiva e circa lo sviluppo della lipomatosi, viene suffragata dai dati anamnestici familiari (neoplasia gastrica nel nonno materno, lipoma voluminoso nella


madre, malaria cronica nei genitori) e da quelli pérsonali (costituzione, soggiorno in regioni a paludismo endemico, :1ssenza di qualsiasi segno di lues nel p.). RI ASSUN1'0. - Esposto un caso oss~rvato all'Ospedale da Campo 77 di Asmara, di li pomatosi dolorosa, viene passata in rassegna la sua diagnosi differenziale, concludendo per la definizione della manifestazione morbosa nella sindrome di Dercum. Eziologica· mente si ritiene che tale malattia si sia sviluppata per azione del clima e delle condizioni Ji Yita, io indiYiduo creJnariamente c costituzionalmente predisposto alle alterazioni del tessuto adiposo ed a labile equilibrio neuro- endocrino.

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI /JRGOMENTI TRATTATI.

(Dai v~rbali p~rv~rmti alla Dirl!zion~ generale di Saui11ì militare ud maggio '940·XVI/l).

LIVORNO. Sottotenente medico ENRICO V m: Profilassi dell'infezione rabbica. L'O. riassume le comuni misure sanitarie contro la rabbia fissando la linea di condotta in caso d'animale morsicatore abbattuto e rispettivamente non abbattuto. Discute alcune norme di legislazione sanitaria inerenti alla rabbia, caldeggiando la soppressione d'ogni animale venuto a contatto con altro animale rabbioso o morsicato da animale sconosciuto e l'abrogazione dei lunghi periodi d'osservazio ne del morsicatore. Si enunciano le misure da applicarsi al cane morsicatore e a quello morsicato. L'O. indica tutte le circostanze incriminanti il cane morsicatore agli effetti del trattamento vaccinico _nell'uomo morsicato, dando particolare risalto al caso del cane catturato sano e tale mantenutosi per 10 giorni con l'omissione della cura vaccinica che ne consegue. Passa in ampia rassegna i principali metodi. di vaccinazione antirabbica, da quello Pasteur ai metodi italiani di Fermi e di Puntoni e ne fa la valutazione dei rispettivi vantaggi e danni. Condanna con motivazione l'impiego di virus fissi fre$chi. Fa una particolareggiata descrizione della posologia e dell'indicazione Jei vaccini del metodo italiano c prospetta le conclusioni tratte da Fermi dalle esperienze col suo metodo. Ricorda infi11e la ricca fioritura di lavori italiani sull'agente patogeno, sulla Jiagnostica microscopica, sul modo di propagazione del virus. sulla rabbia intestinale, sul trattamento coi vaccini fenicati. N A POLI. Maggiore medico FERNANDO ARENA: Calcolosi ,-enale con dilatazioni cistiche

calcificate e pionefmsi di difficile diagnosi.

L'O. riferisce su di un interessante caso di calcolosi rcnale e pionefrosi con dilatazioni cistiche calcificate, di assai difficile diagnosi differenziale da sarcoma renale, come da valorosi clinici e chirurgi era stato diagnosticato. Dopo una sintetica serrata relazione basata su tutti i Jati di fatto anamnestici, semiotici, di laboratorio e clinici, nonostante la negatività dci referti radiografici, ha dimostrata la logica diagnosi detrattane armonizzando clinica e ricerca sperimentale, ed ha esibito il rene nefrectomiuato con tutti i suoi caratteri an atomo - patologici di dettaglio ed 1l g rosso calco!~ in esso contenuto. NETIUNI A (campo san. eli m . militare). Maggiore medico LuiGI BoLLA: Lùzfogranulomatosi maligna a localizzazione scheletrica.

L'O., dopo aver descritto in linea generale il quadro clinico del linfogranuloma maligno, discusso sui probabil i fattori etio-patogenetici, delle varie ricerche ematologiche, siero diagnostiche, biologiche, radiografiche, istologiche necessarie per le varie diagnosi differenziali, dopo aver accennato .11 polimorfismo della malattia ormai ben dimostrato dal contributo di tanti osservatori, illustra un caso di linfogranuloma maligno a localizzazione glandolare lìnfatica e scheletrica (4 11 vertebra lombare) osservato e studiato nel proprio reparto sofferma ndosi particolarmente sulle varie ricerche praticate.


NETTVNIA (campo san. clim. militare). T enente medico CARMELO ARAGONA: Il ba·

cillo di Koch. L'O. espone sinteticamente le caratteristiche morfologiche e culturali del bacillo di Koch soffermandosi sulle recenti numerose ricerche di laboratorio eseguite con parti· colare fervore dalla Scuola Italiana che in questi ultimi .tempi ha dato largo contributo di preziose esperienze con notevoli ripercussioni pratiche nel campo terapeutico della t.b.c. Illustra infine alcune osservazioni sulle modificazioni morfologiche e biologiche indotte sul bacillo di Koch da alcuni medicamenti usati sulla cura della tubercolosi polmonare. NOVARA. Tenente medico EnoARI>O ScOLARI: Coxa plana nel giovane adulto. Il reperto della coxa plana nel giovane adulto è abbastanza frequente. In un mese di esercizio radiologico presso l 'Ospedale Militare di Novara l'A. ha potuto osservar ne tre casi. La coxa plana è conseguenza di una osteo- condrite giovanile, nella quale per processi di guarigione spontanea, vengono fissate in modo definitivo le alterazioni morfologichc dell'osteocondrite primitiva. Dopo aver passato in rassegna, le teorie eziopatogenetiche ed i rapporti fra osteo · condrite, osteoartrite cd artrite deformante giovanile, l' A. si sofferma ad illustrare le radiografie dei tre casi accennati. PERUGI A. Capitano medico ENRICO CANCELLOTTI: Un caso di linfogranu/oma inguina/r

(malattia di Nicolas - Favre) e un caso di pemfigo vegetante. L'O. presenta un caso di linfogranulomatosi inguinalc sub - acuta o malattia di NicoDopo la descrizione del quadro clinico, discute la etiologia della malattia e fa cenno alle prove allergiche cd alla terapia che chiede un lungo e paziente trattamento. I n quanto alla cura chirurgica (ablazione dei gangli linfatici) conclude che questa deve essere evitata per l'elefantiasi dell'arto inferiore del lato operato e tlello scroto che ne può derivare. Presenta poi un caso di pemfigo vegt·tantc:. a rapido c grave decorso, in un altro militare del presidio di Perugia. Parlando sulla etiologia e patogenesi della malattia, mette in rilie\'O il concetto che il quadro clinico fa pensare ad una malattia infettiva, e a questo proposito fa menzione al bacillo che il Radacli ha coltivato per la prima volta nel 19o6 dal midollo osseo di due individui morti per pcmfìgo. Anche questa teoria però deve essere accettata con un certo riserbo c de\·e essere convaliclata da ulteriori ricerche. 1;-~s · Favrc in un militare del presidio di Perugia.

TRENTO. Primo capitano medico GrusEPPE CRtSTOFOLINt: Sopra un caso di dermaron

pigmentaria progressiva di Schomherg c sopra un caso di morbo Daricr (psorospermosi follicolare vegetante). L'O. presenta un caso assai raro di dermatosi: la dermatosi pigmentaria progrcssi\·a di Schomberg caratterizzata da reticolo venoso sotto cutaneo cctasico alle gambe, con presenza di macchie color rosso fui vo- porpureo, estesa al dorso dci piedi. alla regione malleolare, con confluenza delle pigmentazioni. Tratta della etiologia (ancora ignota) dei tentativi di cura (infruttuosi) e della cur:l pr:~ticata in infermeria.


Presenta poi un'altro caso di malattia della cute assai raro: Psorospermosi follicolare ,·egetante o morbo di Darier. Anche qui tratta della etiologia, si sofferma sulla sintomatologia dell'affezione, sulla

sua anatomia patologica e sulla terapia (sinora poco nota). In ultimo con la presentazione di numerosi (otto) casi di psicosi volgari ed altre affezioni da stafilococchi cutanee, espone le vedute moderne delle affezioni in parola, che si presentano numerose all'osservazione del medico militare e che spesso non vengono adeguatamente curate. Accenna alla varietà delle lesioni, alla sintomatologia e specie alla terapia delle stesse. mettendo in evidenza i benefici effetti avuti :Jssociando alla terap:ia locale l'uso della anatossina e dei sulfamidici.

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RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI

E RIVISTE

IGIENE. B. WALCH- SoRCDRAGER: Leptospiro.ci. -

<• Bullet. Organis. Hyg. Soc. nat. ,,, vol. 8°, '939·

Si tratta di un'ampia monografia di 243 pagine, con abbondante e aggiornata bibliografia, che rappresenta una messa a punto sulle più importanti questioni relative a\le icptospire e alle lcptospirosi, che in questi ultimi anni hanno attirato un crescente intc· resse in tutte le parti del mondo. L'A. inizia la sua trattazione con l'epidemiologia della lcptospirosi ittcro-emorragica con particolare riferimento all'Obnda, in cui questa infezione, dal 1924 in poi, ha segnato un notevole aumento. La distribuziont: del numero dei casi varia nei diversi distretti dell'Olanda; a Dortrecht la frc(lucnza della malattia si dimostrò dovuta all'inquinamento da p:trt<' dei r;mi eli· una piscina. In gencrt' è il contatto con le acque che determin:t l'in· {czionc (91 % dci casi). Su 972 individui. c:1tluti accidentalmente nei canali di Amsterdam. tra il 1928 e il 1932, 13 contrassero la malattia. La parte clinica ha un notc\'ole sviluppo; ~ descritta la sintomatologia dci casi tipici cd atipici con molti dettagli, specialmente per quanto riguarda i casi osservati nei Paesi Bassi. Il periodo medio di incubazione è di 6 -9 giorni sia nei casi con ittcro sia in quelli anittcrici, nei casi lievi o in quelli gravi. Il trattamento col siero immune non porta a risultati molto soddisfacenti; tuttavia l'A. pensa eh:: possa avere qualche favorevole azion~, aspecifica, se il siero si inietta nei primissimi giorni di malattia. Tra le forme cliniche della leptospirosi è descritta la meningitc lcptospirica, la febbre da fango, dovuta, come è noto alla !ept. typho - gripposa; e le altre forme che si osser· vano in Giappone, nelle Indie olandesi, negli Stati federati malcsi, nelle isole Andaman. in Australia sono anche discusse. L 'A. si intrattiene a lungo anche sulla parte sicrologica. che ha assunto tanta importanza per la clcterminnionc dci vari tipi c dei vari stipiti di lcptospira, c sulle ricerche negli animali. In una tabella, di utile consultazione, sono elencate le varie forme di leptospirosi umana, vi sono riassunti i caratteri clinici, l'epidemiologia, le varietà delle lcptospire, la recc:uivirà ùc:gli anim<di, l'ospite vetture.

In altre tabelle sono riassunti le leptospirosi dei ratti c di altri animali, i vari ceppi di leptospire tro\'ati nei ratti c i risultati delle prove del potere patogcno. Un capitolo speciale è dedicato alla lcptospirosi dei cani. . In sostanza si tratta di un lavoro che è frutto di una lunga cd accurata osservazione e di originali studi su questo importante capitolo della microbiologia, e che costituisce pertanto un notc,·ole contrihuto ~d una più esatta conoscenza delle lcptospirosi. REITANO.

MEDICINA LEGALE. L. AMBROsro: Sui rapporti fra trauma e leucemie. 1940.

Roma, « L'Assistenza Sociale », n. l,

L'A. , fissato il concetto di leucemia traumatica col definire traumatiche quelle !eu· cernie in cui si può ritenere. esservi stata (<assenza di leucemia apparente prima di un traU· m:Jtismo n p:~ssa in rassegna il numero sempre crescente dci casi riportati dalla letteratura


(trauma unico - più comunemente sulla regione della milza - successione Ji traumi, fratture e contusioni ossee, irritazioni continue di distretti ghiandolari, ecc.). Soffermandosi sui casi degni di particolare rilievo, l'A. ne deduce che le vedute attuali in tema di trauma e leucemie non differiscono molto da quelle che si avevano una cinquantina d'anni fa; e ciò perchè sono tuttora assai scarse le conoscenze, che si hanno sulla intima, vera etiopatogencsi delle leucemie. Così si spiegano, quindi, le varie opinioni esistenti: alcuni AA. (Miche!;, Leoncini, Diez) negano, infatti, al trauma qualsiasi valore nell'etiologia delle leucemie, ritenendo che in tutti i casi sinora descritti s'ignora lo ~tato anteriore del soggetto, nè si è praticato un esame del sangue. Invece altri AA. (Stefanem, Martinelli, Bani, nonchè Herman, Sabrazès, Bideau, Gineste, ecc.) attribuiscono al trauma, ~ia esso unico e diretto - trauma sulla milza (Facchini) - oppure ripetuto e indiretto - trauma generale (Stiénon) - un fattore indiscusso della leucemia; cd altri ancora (Castellino, Chapelle, Stempel) ammet· tono che esiste una certa relazione tra causa ed effetto. L'A. riporta, poi, circa il meccanismo d'azione del trauma nel determinismo delle manifestazioni leucemiche, le vedute di alcuni AA. (Sebrazès, Bide:tu, Manzè, Giuste e l)iez), secondo i quali molte cause tossiche infettive poswno provocare una leucemia, in quanto il midollo osseo, leso in seguito a trauma da un processo tossi · infettivo e solle· citato a reagire in successive riprese, finisce per acquistare capacità razionali tali da riavvicinarsi alle iperplasie neoplastichc, per cui il trauma :tssurnc un valore etiologico non trascurabile. Dal lato medico - legale l'A. fa .rilevare che, se in molte J elle leucemie denunci:tte come sicuramente traumatiche il nesso etiologico possa non resistere :ti vaglio dì una acuta ~('ffata critica, in molte altre - data, fra l':tltro, la brevità dell'intervallo cronologico fra trauma e malattia - è innegabile una certa relazione fra causa cd effetto, pur se la fon· datezza di tale asserto non risulta, per alcuni (Sebrazès, Bideau, ecc.) sperimentalmente provata, ma solo clinicamente dimostrata. L'A. conclude dichiarando che, allo stato delle attuali conoscenze, occorre in infortunistica tener presente la possibilità di una leucemia post - traumatica, poichè non si può non ammettere l'esistenza di un rapporto fra trauma e leucemia in alcune particolari condizioni: quando, cioè, il trauma agisca in un soggetto predisposto per peculiare confor· mazione morfologica unita a deficit costituzionale (ipoplasia scheletrica ed iperplasia !infatica generale), e, soprattutto, quando il trauma sia stato molto grave, l'anamnesi ed un preeoce esame ematologico siano stati negativi c le manifestazioni leucemiche abbiano seguito la scomparsa dei segni del trauma dopo un intervallo di tempo non troppo lungo. TRIFILETTI.

.\.fEDICINA INTERNA.

M. MEsSINI: Trattato di terapia clinica. - Ed. U.T.E.T., 1940- XVIII. Questa noi} vuole essere, per i lettori del nostro giornale, una presentazione del veramente pregevole trattato del prof. Messini, che ha già avuto la lusinghiera presentazione del Maestro, prof. Frugoni. E' una segnalazione per tutti coloro, tr:l i medici pratici, .:he sentono il bisogno di una fonte di consultazione in tema di terapia clinica, purtroppo trascurata nella nostra produzione libraria. Il medico pratico che nelle scuole cliniche, eccettuate poche, sente parlare di terapia solo negli ultimi 5 o Io minuti di lezione, impara presto specialmente agli inizi della sua vita professionale, quanta verità contenga l'aforisma che una diagnosi esatta è un lusso inutile senza una terapia adeguata. Invano egli avrà cercato fino 3 ieri un libro


, che rispondesse ai numerosi quesiti di terapia che giorno per giorno è costretto a proporsi. Molte volte sarà rimasto assillato da un problema terapeutico non facilmente risolto. Questo trattato del Messini, completo e nello stesso tempo sintetico viene ìncontro a questa necessità del pratico offrendogÌI una fonte, viva e ricca, di nozioni e di consigli che alleviano la sua fatica terapcutica. 11 più gran bene che di questo libro potrà dirsi sarà sempre· inferiore al bene veramente grande che: esso porterà nella cultura della classe medica italiana, con vero granJe van taggio della salute dei malati. Già nei primi 15 capitoli di questo primo volume, ora apparso in buona veste tipografica della U.T.E.T ., è chiara b fusione armonica delle qualità di clinico e di farmacologo dell'A. Egli ha diviso il suo lavoro in una parte generale ed in una speciale. La parte generale si compone di dieci interessantissimi capitoli. Il primo (Esame Jcl malato e prescrizione terapeutic:t) stabilendo i rapporti reciproci tra stato obiettivo Jel malato e risorse terapeutiche, crea quell'atmosfera nella quale la terapia, assurgendo a vera arte clinica, può dare i resultati più fecondi. II secondo capitolo (Tqapia generale) pone le fondamenta scientifiche dell'eJificio terapeutico. Le tabelle annesse, di grande praticità e di facile consultat.ione, rendono veramente interessante questo capitolo importante di sintesi farmacologica. Una felice sintesi sono anche il terzo capitolo (Dieteùca) cd il quarto (Ter:tpi:t fisica). Quest'ultimo v:. veramente studiato e meditato dai medici militari per le numerose forme morbose, frequ\!nti in ambiente ospedaliero militare, che dalla Roentgen · terapia, oltre che dalle altre forme di terapia fisica, possono ritrarre non lieve beneficio. 11 capitolo quinto, di Idrologia medica, è veramente magistrale. L'A., titolare della cattedra di questa disciplina nell'Ateneo dell'Urbe, vi profonde tutto il suo amore per questa giovane scienza, alla quale egli ha portato · un contributo notevol<: t>rrchè uscisse dal suo primitivo empirismo. Il mt:dico pratico, che talvolta rimane perplesso sull'indicazione di una piuttosto che ùi un 'altra stazione termale troverà in queste pagine le preziose notizie che gli permetteranno ùì far partecipare i suoi malati ai benefici di questo magnifico patrimonio naturale del nostro paese. I capitoli sesto (Climatologia meùica) e settimo (Psicoterapia) mettono alla portata di tutti problemi che prima • esulavano dai comuni manuali di terapia. Infine gli ultimi tre capitoli della parte gene· r.1le mostrano già nei loro titoli (T ecniche terapeutiche usuali. · T erapia nella donna, nel bambino, nel vecchio. - Sintomi e sindromi) quanto grande sia la praticità di questo trattato. Le tecniche terapeutiche sono espost.: in modo così semplice e piano, che anche un principiante si senùrà capace di praticarle con la stessa sicurezza di un terapist:t provetto. La parte speciale contiene, in questo primo volume, già cinque importanti capitoli sulla terapia delle malattie del sangue e degli organi emopoietici, dell'apparato respiratorio e del circolatorio, dell'apparato uropoietico, delle articolazioni delle ossa e dci muscoli. In questi capitoli appare chiaro l'indirizzo clinico pratico che l'A. ha voluto dare a questo suo trattato. Le note ùi diagnostica, che in ogni capitolo precedono la trattazione della terapia, rendono completo il quadro clinico che il terapista non deve mai perdere d'occhio nella cura dei malati. Questo libro completo e pratico, sintetico e di facile consultazione, sarà utilissimo al medico militare, che è chiamato ad assistere infermi e curare nelle condizioni più disparate, nei climi più diversi e sotto diverse latitudini, oggi che anche noi abbiamo un Impero. Nelle più difficili situazioni questo libro potrà dare il consiglio più sicuro per risolvere un arduo problema ter:lpeutico. I medici militari, specialmente i giovani, possono essere grati al prof. Messini che ron questo trattato di terapia clinica appresta anche a loro, che spesso sono tenuti lont:mi dai centri di studio per le esigenze del servi7.io, 1:! possibilità di allarg:~re e aggiornare le loro nozion i terapeutiche e di curare i malati con più tranquilla coscienza.

R. IM PALLOMEI-'1.

l '


TRAUMATOLOGIA. Sul trattamento delle f~ite da br>mbe a~ee in un ospedale territoriale, secondo le esperienze faUt sul teatro di guerra dnese. - << Der Chirurg. "• H eft 6, l940.

REtMERS C.:

Reimers precisa anzitutto la situazione che egli occupava rispetto ali:: operazioni militari, vale a dire ritiene giustamente della massima importanza sapere e far sapere se !"attività chirurgica viene svolta in prossimità del fronte oppure nelle retrovie. La sua attività si è svolta in condizioni del tutto particolari perchè, pur trattandosi di un ospe· dale territoriale, tuttavia, dati gli incessanti attacchi aerei del nemico, egli ebbe a che fare anche con moltissime ferite « fresche », ossia recenti, cosl come se fosse stato in vera e propria zona di operazioni. Le ferite riportate da personale militare in seguito a bombardamenti aerei e da lui curate vennero così suddivise: ferite da bombe aeree n. 75, ferite da azione indiretta delle bombe aeree: fratture 26, contusioni e compressioni 15, scottature elettriche 4, causticazioni da acidi r, ferite da proiettili antiaerei 3· Circa il numero dei morti e dei feriti (in seguito aJ att:~cchi aerei) in seno alla popolazione civile, riportiamo da un altro precedente lavoro dell'A. (apparso sulla " Miinchene.r Medizinische Wochenschrift ))' N. 38, 1938 dal titolo: Lavoro d'ospedale e attac·du aet•et) i ~eguenti dati ufficiali molto utili ed opportuni per dare un'idea della intensitò dell'attività aerea contro le popolazioni civili cinesi nel perioJo Ji tempo comp~so tra il 31 agosto 1937 ed il 7 giugno 1938. Ben 1400 furono gli attacchi aerei effettuati in questo periodo, Ji cui 8oo sopna Canton ed i suoi dintorni. In tutta la provincia furono lanciate 10.392 bombe e furono Jistrutte 5027 case. Le perdite nella popolazione civile ammontarono a 4595 morti ed 8555 feriti. Le bombe di maggior peso si aggirarono sui 250 kg. Mentre i primi bombarda· menti ebbero luogo con lanci isolati di bombe, gli altri furono fatti con lanci in massa: così, ad esempio, in un bombardamento effettuato sulla città di Schek - Lung, ben 30 bombe di grosso calibro scoppiarono contemporaneamente in un limitato spazio. A questo proposito è degna di rilievo la constatazione che tali scoppi in massa non producono effetti molto importanti se avvengono sul terreno mentre sono addirittura catastrofici se hanno luogo in spazi chiusi ed in avvallamenti ristretti e profonJi. Inoltre per aversi b distruzione di edifici è necessaria l'azione diretta, lo spostamento d 'aria c lo scuotimento del terreno non hanno un tale effetto, neanche se si tratta di costruzioni esili, come sono per lo più quelle cinesi. Quanto poi al rispetto che i bombardieri aerei possono e debbono avere per le costruzioni sanitarie l'A. fa giustamente osservare che l'esperienza gli ha dimostrato come molto spesso gli aerei da bombardamento sono costretti a scancare a casa.:cio il loro carico di bombe per isfuggire all'attacco dei caccia avversari. Il trattamento delle ferite da bombe aeree viene estesamente descritto e discusso dall'A. il quale richiama anzitutto l'attenzione wl laccio emostatico che, secondo la sua esperienza, è, nelle ferite d'arma da fuoco degli arti, la staffetta dell'infezione gangrenosa alla quale fa purtroppo da veicolo. Ne raccomanda pertanto un uso molto, molto limitato e prudente. L'immobilizzazione provvisoria dei fratturati fu f:ltta specialmente con stecche di legno di Cramer; sporadicamente Rcimers ha visto qualche :;pparecchio di trasporto ad estensione, applicato da medici americani, ma non è id grado di dare un giudizio in proposito. Solo rileva di avere constatato frequentemente dei decubiti. Molto accurata fu l'organizzazione ospedaliera per l'accoglimento dei feriti e le ulteriori provvidenze di carattere medico- chirurgico in loro favore. In sala operatoria si disponeva sempre di una corr~nte elettrica sussidiaria, proveniente da una dinamo azionata da un motore a scoppio, rivelatasi preziosissima dur:tnte le interruzioni elettriche per attacchi aerei.


All'anestesia venne accordata molta importanza e si fece uso preferenziale di quella locale, con tutti i suoi vari tipi come si può vedere dal seguente specchietto: Interventi chirurgici

Interventi chimrgici

N. 129() (1937)

N. 1972 (1938)

.

Ol

Anestesia locale

45·4

Rachiancstesia

2 5·4

Anestesia per condu7.ione.

2.3

Ebbrezza

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Narcosi eterea

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1,8

annotazione

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Le ferite d'arma Ja fuoco sono suddivise dall'A. nel modo seguente: f. d'arma da fuoco con pericolo d'infezione primitiva; f. d'arma da fuoco con pericolo d'infezione s<:· conciaria; f. d'arma da fuoco con pericolo di grave infezione primitiva e secondaria. Per il destino del ferito egli dà importanza decisiv:t :ti grado della lesione muscolare. Una suddivisione a seconda delb regione del corpo colpita gli ha Jato i seguenti risultati: F::~c­ da 5,8 %; Cranio 7,6 % ; Colonna vertebra le: e dorso 6,2 %; Torace 3,2 ":,; Addome 2,4 <;{,; Bacino 5·9 %; Arti superiori 34 %; Arti inferiori 34•9 'X, (Arti superiori ed inferiori . 68,9 < •' ) . ~ssteme ,., Nei confronti del tipo delle armi i d:tti statistici furono: ferite per pistola e fu. <·ile 49,7 •;;, ; ferite per armi d'artiglieria (hombe a mano, mine c bombe d'aeroplano com. prese) 47,7 %; altre armi 2,6 "!;, . Interessante l'applicazione dd laccio emostatico, che egli raccomanda, allo scopo di delimitare e circoscrivere l'estensione dell'infezione g:~ngrenos..1. contro cui egli ha avuto molto frequentemente da lottare. Quanto al trattamento delle ferite, Reimcrs si esprime ccmtro l'escissione e la sutura primitiva in guerra, di cui riconosce gli indiscuribili vantaggi quando è appropriat::t· mente effettuata. Egli pertanto non ritien:: decisivo per l'andamento della ferita il tem po trascorso dal ferimento, ma quasi soltanto !e pcculi:trit3 della ferita, vale a dire 1:1 sua c~tensione, specie in profondità, le anfrattuosità più o meno numerose, l'intcressamcmo minore o maggiore del tessuto muscobre. L 'escissione, oggigiorno, è stata estesa anche alle ferite molto ampie e complicatl': 1\eimers lo ritiene un errore capace di condurre, il più spesso, all'infezione della ferita stessa. Orbene, egli dice, non è tanto dal proposito di evitare a tutti i costi un'infezione c di poter suturare che ci si deve far guidare nel praticare un'escissione, ma piuttosto dall'idea di scongiurare il pericolo della gangrena gassosa per cui occorre dare in primo luogo la massima importanza all'entità della lesione muscolare ed in secondo luogo alb distruzione cutanea, tenendo ben presente che l'emorragia, lo shochk, la deficienza cir· colatori a e le lesioni vascolari ,·algono come · fattori adiuvanti. I limiti dell'escissione sono imposti dall':anatomia: l'A. ne ha praticato infatti di ampie nelle ferite dcl.la coscia, di econom iche in ferite della gamba e di limitatissime in ferite dcll'avambr:accio. Le ferite d'arma da fuoco del bacino hanno dimostrato una t•:ndenza minore alle infezioni gassose e maggiore :1 quelle settiche. Sorprendente è parso oli' A. che, nella letteratura, si parli tanto spesso di una sutur:J primitiva della capsula nelle feri te d'arma da fuoco delle articolazioni, quando si è


costretti a riconoscere che, all'atto pratico, si dispone sempre di poco tessuto capsulare

cosicchè non è possibile effettuarne la sutura. Qualche altro rilievo Reimers fa infine a proposito delle commozioni generali e delle scottature elettriche, che sono abbastanza frequenti nei bombardamenti aerei. Le prime sono di difficilissima diagnosi e conducono per lo più a morte; le seconde vengono curate nel miglior modo, anch'esse, col tannino. GALLErro.

RADIOLOGIA. F. P ERUSSIA: Per un'equa valutazione dd reperto radiologico in medicina legale. Atti del XIII Congresso lt. di Radiologia Medica, 1938.

Bari,

Se l'apporto di dati e di documenti fornito dalla radiologia alla medicina è incommensurabile, va tuttavia evitato con ogni attenzione di cadere nell'eccesso di una sopravalutazione del reperto radiologico. Purtroppo capita spesso che questo avvenga, non solo da parte di periti interessati, ma anche per una naturale tendenza dello stesso giudice a riconoscere valore di certezza sopratutto a quanto sembra documentato in modo ineccepibile dalla radiografia. L'A. fa notare poi quante possibilità di errore, di trucco, di interpretazione tendenziosa possono celarsi dktro l'apparente obbiettività di un reperto radiologico. Senza contare che jnfinite sono le varietà anatomkhe dello scheletro che possono prestarsi a coonestare un giudizio di lesione traumatica, mentre poi, appunto in traumatologia. si dànno situazioni morbose che non sono suscettibili di alcuna constatazione radiologica, mentre possono compromettere la validità dell'infortunato molto più di altre, ad evidente dimostrazione radiografica.

Tanto la positività come la negatività del reperto radiologico non hanno valore assoluto, ma devono essere equamente valutati nel complesso quadro clinico. La negatività sopratutto è spesso infìrmata dal fatto che non siano stati espletati tutti gli accorgimenti tecnjci, a volte complessi e costosi, che solo possono dare una certa garanzia della mancata esistenza di determinate alterazioni, sospettate clinicamente.

DE ANDREIS. NEURO · PSICH/ATRfA. P. Co!-:siGLIO: Eugenica e profilassi morale nell'esercito italiano. 1° Congresso internaziona!e di Criminologi:~.

Roma, Relazione al

L 'A., antico, sagace ed appassionatissimo studioso dei problemi neuropsichiatrici e forse più - della loro applicazione nel vasto campo delle forze armate, ha dedicato questa sua recente e cospicua fatica al medesimo, appassionante argomento. La profilassi morale nell'Esercito, alla quale han no atteso con intelletto d'amore -- dal Riberi in poi - quasi tutti i migliori esponenti del Corpo Sanitario Militare, deve al generale medico Consiglio una messe di contributi teorici, pratici, organizzativi davvero imponente, come l'A. stesso rivendica 3 buon diritto. Una severa selezione preventiva nelle visite d'arruolamento (per cui si ottiene, in definitiva, fino al so % e più di soggetti preliminarmente eliminati), e - d'altro canto una sempre più razionale organizzazione neuropsichiatrica ha fruttato in non molti anni il sollecito allontanamento dalle file dell'Esercito, in maniera sempre più totalitaria, degli 5 -

(;iornai~

di medicina militare.


l

470 individui psicamente cc anormali». Sicchè costoro (che l'A. defenisce motivatamente u il grande tarlo degli aggregati umani >J, e che comprendono i deficienti mentali, gli istero- epilettici, gli anomali morali, ecc.) sono andati molto sensibilmente diminuendo, e diminuì di pari passo il numero dei reati, per una percentuale o~cill;mtc dal 30 al 50 secondo la qualità dei reati stessi. Il generale Consiglio tocca, da par suo, numerosi altri punti del complesso e importante prohlema profilattico da lui abbordato, ma è impossibile riportare, anche solo per sommi capi, i suoi argomenti eJ i suoi rilievi: arruolamento, disciplina educatrice della -:ollettività militare, utilizzazione razionale degli anomali in guerra, rne2zi di preve nzione, percentuali dei malati di mente negli stabilimenti militari di pena, sono altrettanti punti nodali della Rebzione Consiglio che si conclude nobilmente con un com mento biologico c psicologico di quel triplice comandamento: Credere, Obbedire, Com i;attere, sul quale si impernia e si impernierà sempre la multiforme vita civile e militare della nostra Nazione. CARLO Rtzzo. D'lcNAZtO, LoMBARDI e D'ARCANGELO: L'esame del liquido afalo- rachidiano uantematico. - « Minerva Medica», n. 4• 28 gennaio 1940.

nel tifo

Gli AA. hanno praticato in A. O. I. alcune ricerche cliniche ed anatomo-patologich,. sull'asse cerebro- spinale di 23 ammalati di tifo esantematico, indottivi dall'importanza che, in tali infermi, assume la sindrome neurologica, la quale costituisce la più frequente causa della morte. In questo primo lavoro essi esaminano il valore diagnostico, prognostico c curativo dell'esame del liquor estratto con puntura lombare. E' nota la frequenza, nelle malattie infettive, delle rc:1zioni mc ningec che possono andare dalle semplici mcningiti sicrosc alla mcningitc purulcnta settica c a manifestazioni encefalitiche. Nel tifo esantematico, poi, l'interessamento del sistema nervoso è addirittura abituale e domina il quadro clinico della malattia, manifestandosi, all'esordio, con cefalea, vertigini. agitazione, sonnolenza o inson nia, prostrazione ge nerale, debolezza e dolori agli arti, poi con segni di meningismo (rigidità muscolare, contrattura della nuca, iperestesia cut:mca. segno di Kernig, iperreflessia cutanea, attenuazione o abolizione frequente dei riflessi tcndinci, ccc.) che, presenti nel 50 ~{. dei casi dopo tre- quattro giorni dall'inizio. si riscontrano in m::~ggior numero di p. nella seconda settimana c che spesso si accompa1!nano, specie nell'acme, a segni di encefalite e di neuritc a tipo periferico, o a lesioni del primo ncuronc mowre o di alcu ni nervi (facciale, ottico, oculomotori, acustico, vestibolare, ulnare, pcroniero). A tale qu::~dro clinico non raramente seguono il coma e la morte. Considerando tale sindrome neurologica, che è tanto complessa, costante e pre-

coce, si comprende l'importan?.a diagnostica, prognostica e curativa dell'esame del liquor rstrauo mediante la puntura lomb::~re, tanto più che sull'argomento esiste una letteratura rei ati va mente scarsa ed i d:ni riferì ti dai vari AA., che vengono esposti minutnmeme nel l:tvoro e che concernono le moclil-icazioni dei caratteri del liquor, come limpidezza. colorato, pressione, qu::~ntità del glucosio c dci cloruri, modificazioni citologiche, reazioni per le globuline. esam i h:Hteriosropici, sono spesso contradittori ed incompleti. Per tale considerazione cd anche per l'impc rtanza della sindrome neurologica, nonchè per la convinzione che l'esame Jcl li(lliOr avrebbe fornito numerosi rilievi importanti e che l:t puntura lombare s:1rcbbe riuscita nssolutamcnte innocua, gli AA. hanno pensato di ese1!uin:, nei loro 23 infermi. esami sistematici del liquor nei riguardi della pressione. dei caratteri citologici, dclb quantità di albumina, delle varie reazioni delle globuline. del comportamento del glucosio e dei cloruri. del significato cur<~tivo della puntura lombare a scopo di decompressione e di drt"n:Jggio, mettendo tali dati in relazione col period o della malattia, col quadro neuro-psichico degli infe-rmi e col quadro anatomo-parolopìco

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471 di alcuni di essi. Tali esami hanno indotto all'impostazione dello studio di vane que· stioni subordinate che formeranno oggetto di lavori successivi. Per valutare esattamente i dati pressori del liquor nel tifo esantematico gli AA. hanno prima determinato, in nazionali sani residenti in altOpiano da non meno di s-6 mesi e tn indigeni, i valori medi normali, trovando cifre medie di 25-30 mm. nei primi e di 20 - 28 mm. nei secondi. Tutti i valori pressori sono ~tati rilevati in posizione seduta c col manometro di Claude. Dai dati clinici e liquorali relati vi ai .!oro 23 infermi nonchè da quelli anatomici riscontrati in 3 di essi, gli AA. deducono che il tifo esantematico è caretterizzato da una sindrome neurologica che, dalla corioependimite e dalla leptomeningite, può arrivare alla meningo-encefalite emorragica e che, nel liquor, è rappresentata da un'ipertensione che si inizia all'esordio della malattia e si protrae per 2-3 mesi dopo la defervcscenza, con ... alori medi, sia nella fase febbrile che in quella afebbrile. di 48-so che, dopo estrazione di 12-14 cc. di liquor, scendono a 35-40 nel periodo febbrile e a 25-30 in quello della defervescenza. Il quoziente rachidiano, secondo la formula di Ayala FxV: I = Qr, è di ro nel periodo febbrile e di 8 in quello successivo alla defervescenza. L'abbassamento postpuntorio dell'ipertensione persiste per un paio di giorni dopo la puntura lombare per scomparire dopo. L'ipertensione è parallela alla gravità del decorso clinico. L'aspetto del liquor è, di solito, nel maggior numero di infermi, limpido come acqua di roccia, e, in ogni caso, è sempre limpido nella prima settimana del periodo febbrile e in convalescenza, mentre, nella seconda settimana del periodo febbrile, specialmente nei casi a decorso grave, è leggcrmcnt..: torbido a causa di uno stato di pleiocitosi. Nel 20-30 % degli infermi, in cui il decorso è grave c specialmente nei casi mortali , il liquor diventa, in dodicesima· trediccsima giornata, nettamente emorragico e in quelli che sopravvivono diventa successivamente xanwcromico. La quantità di albumina oscilla g e neralmente fra le cifre minime (o.2o "lou nella prima scttiman:~) e massimc(o,40-o,so •fon alla fine della seconda settimana del periodo febbri le e nella prima settimana della defervcscenza) della quantità normale, mentre nel 20-30 ~~ dci pazienti, cioè nei casi a decorso clinico molto grave c in quelli letali, l'albumina può salire, verso la dodicesima giornata di malattia, a o,7o · o,90 •fon· Le globuline risultano assenti alle rcaz.ioni di Nonne· Apclt, \Veichbrodt, Pandy e Baveri nel 6<>-70 % degli i nfcrmi. Nel 2o-3o % dei casi, cioè in quelli molto gravi e mortali, in cui è aumentata l'albumina e la pleiocitosi, si ha un aumento delle globuline, svelato dalle reazioni di Pandy, Nonne-Ape! t e Boveri che, nella seconda settimana del periodo febbrile, diventano positive, mentre la Weichbrodt resta costantemente negativa. In tutti i pazienti csistt: una costante pleiocitosi che, lieve v di modico grado nel maggior numero d'infermi (dai 10 ai 40 elementi per mmc. di liquor), raggiunge cifre molto elevate, come I0<>-20G-JOO elementi, nei casi a decorso c! inico molto grave c in quelli ad esito infausto. La pleiocitosi è data dalla presenza di polinucleati specialmente ncutrofili, linfociti e cellule monocitiche (cellule endoteliali, r a ri monociti e rare ceilule di Turk). Nel periodo febbrile Jclb .~abttia prevalgono i polinuclcati neutrofili, che possono arrivare a costituire il 70-80 % di tutti gli clementi, per poi diminuire progressivamente nella dcfcrvcsccnza c sono quindi l'eprcssione del periodo acuto della !eptomcningite; mentre nelle prime 3-4 settimane del periodo postfebbrile aumentano particolarmente i linfociti che aumentano pure, ma in minor misura n e l periodo febbrile e sono quindi l'espressione della fase subacuta c di quella di risoluzione del processo infiammatorio. Le ccilulc monocirichc, che compaiono gi3 nella seconda s ettimana della fase febbrile, aumentano ancon nella prima - seconda settim:ma del per iodo post-febbrile. Sia i polinuclcati neutrofili che i linfociti c le cellule endo tel i:~li si r·resentano quasi sempre integri. La pleiocitosi presenta costantemente un parallelismo con l'aumento dell'albumina e dc::Ile globuline. A proposito del reperto citologico va notato <J n chc la comparsa durante il periodo febbrile, di globuli rossi che, rari nei primi 10


472 piorni di malauia (3-4 per mmc. di liquor), in cui vnnno considerati come l'espressione citologica iniziale del processo infiammatorio acuto in atto, aumentano rapidamente e progressivamente - s(}o6o per mmc. - verso la dodicesima giornata fino ad arrivare, nei casi molto gravi, a cifre elevatissime nei giorni successivi, tali da conferire al liquor un aspetto macroscopico nettamente emorrat,rico. Questo aumento di emazie va considerato come l'espressione deila comparsa di petecchie nella sostanza cerebrale, negli spazi ventricolari e in quello subar~cnoideo. I cloruri e il glucosio sono in genere normali n d 70 % degli infermi, mentre nel restante 30 %, rappresentato da quelli a decorso clinico grave o ad esito infausto, si nota, durante l'acme dell'infezione, una diminuzione dci cloruri che si abbassano fino al s-6 °/oo ed un aumento della glicorachia fino al 0,70- O,f)O of00 • L'iperglicorachia si spiega con la frequente presenza, in tali infcr-mi, di ematorachia che consente il p;lSSaggio, nel liquor, del glucosio del plasma sanguigno; inoltre non può escludersi che l'aumento dello zucchero ed anche quello dci cloruri dipendano da un 'eventuale sofferenza dei nuclei vegetati vi della base dell'encefalo e del tronco mesencefalico. L'esame batterioscopico del sedimento del liquor è risultato costantemente negativo. Clinicamente, dal punto di vista neuropsichiatrico, sono stati riscontrati quadri di ~t'mplicc, episodica, lieve confusione onirica, comuni alla maggior parte delle malattie: infettive acute. Il reperto neurologico è stato rappresentato da meningismo più o meno diffuso e tutto il quadro neuropsichiatrico ha seguito l'andamento della pressione dlel liquor, persistendo dopo la dcfervescenza o l!>vancndo prima di essa, quando le ripetute punture lombari l'avevano normalizzata. In non pochi casi si sono riscontrati sintomi meningitici cd anche encefalitici, pur essi armonizzati col reperto del liquor. Le loc.alizzazioni meningitiche hanno interessato prevalentemente i plessi ependimali e la volta, quelle encefalitiche, che di soìito seno state tardive e si sono protratte lungamente nella convalescenza, si sono verificate a carico dei nuclei sottocorticali. Nei casi in cui le localizzazioni encefalitiche sono state più precoci, più diffuse e più gravi, il liquor ha sempre avuto carattere emorragico c l'esito è stato quasi sempre letale. Dopo l'acme febbrile cd in avanzata convalescenza sono comparse delle neuriti multiple, quasi sempre unilaterali, a carico degli ulnari e dei peronieri che si sono aggravate sempre più e qualche volta hanno raggiunto tardivamente gravità e diffusione notevoli, senza corrispondenza con l'impegno del sistema nervoso centrale, rivelato dall'esame del liquor.

Passando a valutare l'importanza clinica diagnostica, prognostica e curativa dei rilievi fatti a carico del liquor, gli AA. affermano che, sotto il riguardo diagnostico, l'ipertensione del liquor, pur non essendo specifica del tifo esantematico, poichè si riscontra in molte altre malauje infettive, può riuscire utile per la diagnosi a causa della sua prccocità ed intensità. Anche la polinucleosi non è specifica, mentre il carattere macroscopicamentc emorragico del liquor verso la dodicesima giornata di malattia, che può considerarsi patognomonico delle ::11anifcstazioni petecchiali a carico dell'asse cerebrospinale, non presenta nessuna importanza pratica dtagnostica, non solo perchè si riscontra so! tanto nel zo-30 'X, degli infermi ma anche perchè compare a malattia già avanzata, quaudo esistono già altri dati netti. tanto clinici che sierologici, per la diagnosi. Questo «spetto emorragico del liquor ba, invece, note)•ole valore dal punto di vista prognostico, tt·stimonianùo una grande gra vità della malattia, cosl come lo stesso valore, per una prognosi sb\·orevole. hanno l'aumento eccessivo dei polinucleati neutrofili, quando superano il 7(}o8o % di tutti gli elementi, la pleiocitosi, quando arriva a 6o-xoo elementi r•er mmc. e, in minor misura, l'iperalbuminosi, quando supera i o,7o"/ 00 , l'aumento ~Ielle globuline, l'ipertensione eccessiva del liquor, la diminuzione dei cloruri e l'iperglicorachia. Sotto il riguardo tcrapeutico la puntura lombare con estrazione di 10-12 cc. di liqu-or, specie se ripetuta nel periodo febbrile a giorni alterni o anche quotidianamente.


473 ha un grande valore curativo, arrecando agli infermi un notevole giovamento per il miglioramento della sindrome neurologica dipendente dall'ipertensione. La rachicentesi agisce mediante la decompressione ed il drenaggio. Essa è utile anche nel periodo consecutivo alla defervescenza poichè abbrevia notevolmente la durata dell'ipertensione residua, che generalmente si potrae per due-tre mesi, e ne attenua l'intensità.

Dx GIORGI. OFTALMOLOGIA.

L. BARDELLI: Il tracoma (contributo alla diagnoli, cura e profilaw). -

Firenze, Casa

Editrice Marzocco, 194o-XVIII. Libro atteso da oculisti e da medici generici, cioè da tutti coloro i quali, ogni giorno, nell'esercizio della loro professione provano le difficoltà diagnostiche eh::: si incontrano t<mto spesso nell'identificare il tracoma nel suo stadio iniziale, cioè quando la terapia tempestivamente attuata offre ogni possibilità di successo, e la profilassi va imposta con sicurezza di finalità . L 'A. che ha vissuto tanti anni nel travaglio di queste precoci identificazioni cliniche Cl fa gran dono della sua esperienza e della sua scienza. Il tracoma non deve essere diagnosticato quando vi è il panno corneale o guando si riscontrano le cicatrici, ma bensì quando manca guesta sintomatologia che costituisce u11a forma già tanto av~nzata del male, e si notano invece sulla congiunti\·a i granuli tracomatosi, sulla cui importanza, per la diagnosi precoce, l'A. richiama più volte l'atte n z ione. Quanta confusione si è fatta c si fa tuttora, nei trartati, tra follicoli, g ranuli c papille. Il Bardelli fa sue per il tracoma le parole dette dal Lumiere per la tubercolosi: « Noi crediamo utile proclamare che i trattati non sono evangeli e ciò che insegnano non è sempre esatto », e risalendo a cognizioni di anatomia, anatomia patologica c patologia generale, squarcia la caligine del predetto confusionismo sintomatologico e diagnostico con la luce viva delle sue parole e delle sue classifiche, a cui noi possiamo riferirei in ogni m omento della nostra attività professionale. Nel libro sono trattate ampiamente le complicazioni del tracoma e la cura ne1 varii stadi della malattia. Particolare importanza è data al capitolo della profilassi nazionale ed a quella specifica per l'Esercito, la Marina ed il R. Corpo Truppe Coloniali. L'opera è anche fornita di una interessante Mappa Mundi Trachomac, e di uno stereoscopio per la utile visione delle bellissime figure contenute nel testo. Assai accurata la veste tipografica. T ESTA.

z. NtzETIC: Lo sviluppo e lo stato attuale della plastica corneale. -

Stuttgart, «Bucherei

des Augenarztes l•, vol. 7; ed. Enke, 1940.

La cheratoplastica passa decisamente d:Jl campo teorico a quello pratico, e cominciano ad essere più frequenti gli studi sull'interessante argomento e sempre più fitta, sebbene a n cora esigua, la schiera degli operatori che con questo delicato intervento tentano ridare la vista a chi l'ha irreparabilmente perduta per estese cicatrizza7.ioni corneali. L'A. porta il largo contributo della sua conoscenza sull'argomento e stabilisce che la cornea fresca di cadavere è adatta quanto quella del vivente per i trapianti corm:ali e che il metabolismo corneale è ancora ottimo dopo dieci giorni dalla escissione del tessuto.


474 Tratta tutte le questioni tecn iche riguardanti il delicato inten ·ento descri\'endo i metodi di trapanazione, l' uso di un suo speciale coltellino adatto a proteggere l'iride cd il criswllino durante l'intervento , la g randezza d el tra pianto ed il metodo mig liore per essere certi d i averlo fissato. A llo scopo poi di riconoscere te reali condizioni dell'iride, dclb pupilla c del cristallino per stabilire circa l'o pportuni tà o meno dell'intervento, l' A. propone di escgu1re fotografie cli questi clementi ocu la ri con i raggi infrarossi. La inreress:lnte pubblica;r.ione ~ pure correclata c.b una completa bibliografia. TESTA.

DERA•/0 - S!F!LOGRAFIA. E.

MARZOLLO:

Sindromi tos>iclze da derivati sulfamidobenzolici. -

<< Il Dermosifilo-

gr afo», n. 5, m:-~ ggio 1940. Al dilag are del l'entusiasmo sull 'azio ne curativa d ei preparati sulfamidici nelle p iù ~v:-triate infezioni è seguita la inevitabile reazione. Autorevo li assertori d egli inconvenienti e dci pericoli cui si va incontro con l'uso inconsidcrato dei dcriva6 sulfamidici sono stati. in Italia, il compianto scn. prof. Saranclli e il prof. Marfori con altri, c, a ll ' Estero, molti r icercatori tra cui il Witty e il Snoclgrass. Recen temente il Marzollo ha pubblicato un suo studio sulle: Sindromi tou iche da derivati sulfa midobc11ZO!ìci, riferendo su gli inconvenie nti o «accidenti n seguiti :-tll'uso dci noti composti Streptosil c Uliron in indivic.l ui affetti da infezione gonococcica. Le esperienze furo no pr:HiC;"t te in 64 ammabti di sesso maschile dai 20 ai 45 anni. G li esami furo no diretti soprattutto a scoprire alterazione del sistema emopoietico IS. E.); e guei soggetti, che nell 'esame anamnt'stico o in quello clinico ed ematologico presentarono segni di alterazioni prcgresse o in atto a carico del S . E., vennero cscl u~i d:1ll'csperimenro. L'esame ematologico fu praticato in ge nere 4 volte: prima del trattamento. dop.:: 4 giorni di cura, a lla fine di essa c 10 g iorni d opo la sospension e della somministrnione del preparato; talo ra l'esame fu praticato più volte, e cioè quando si notavano alterazioni d el S. E. L 'A. ha potuto osserv are che nel 12 °[, dei casi esaminati i proclotti sulfamidici esplicarono un 'azione tossica sul S. E., azione che colpiva isolatamente o simultaneamente i tre sistemi dell'emopoiesi (S. e ritropoictico, S. leu~opoi e ti co, S. trombopoietico). Le alterazioni più costantemente notate furono costituite da: leucopenia associata a ncutropcnia e scompMsa degli eosinofì li; altcrn ioni più gravi, ma assai più rar:~mente, furono osscn·ate a carico della serie eritropo ie tica (eritrope nia con anisocitosi e poichilocitosi senza segn i di rigcncrazionc) c t:tlora a carico della serie trombociùca {tromhopeni:J). La relativa scarsa enti tà del le alterazioni fu dovuta :~1 fatto che non furono adoperate òosi troppo cb·ate nonchè al fntto che furono esclusi i soggetti con segni di m ~iopr:1gi a . costituz ionale o acquisita, del S. E. Altrimenti - come Ì; ~ta to rilevato da altri AA. si sarebbero av ute azio ni alt:tmente tossiche sul S. E., quali agranulocitosi, . anemia apbstica, panmielotisi. L 'A., pertanto, crede d i poter g iungere alle seguenti conclusioni: 1° - T composti sul fa midici possonc:- essere anno\·er:~ti tra le sostanze capaci di esercitare - con d izi on:~tamente - un 'azione tossica sul S. E. 2° - I fa.ttori che ren dono tossiche le sostanze normalmente ben tollerate sono quasi sempre ignoti; però si ha motiv~ di ritenere che tra essi è meritevole di considr·

l


475 razione il fattore alle·rgico, quaJe (attore capace di rendere « obbligatamente >> tossiche per determinati inùividui akunt: sostanze chimiche che ùi massima sono ben tollerate. T R l Fl L.ETTI.

STORIA DELLA MEDICINA.

F. PELLEGRINI: La clinica medica padovana attraver;o i secoli. (Pn:bzione prof. A. Ga. sbarrini). -

Verona, La tipografica veronese, 46 tavole, 1939 - XVIII.

DaJ dominante dogmatismo che teneva inchiodato il pensiero medico sul finalismo galenico la riscossa si iniziò sopratutto quando la corrente cc unitario sintetica >> ebbe col Morgagni il primo impulso allo studio naturalistico. Attraverso un periodo di dualismo e di interferenze, tra le tendenze ;tnalitiche e dogmatiche della scuola galenica, e quelle sintetiche a fine positivo della concezione i ppocrauca sorse la nuova affermazione morgag nana .:h e l'analisi dci fatti può solo essere il mezzo per giungere ad una sintesi che ci consenta la comprensione elci fatti vit:1li. La Scuola Medica eli Padova era tra le più importanti dove il pensiero mc:dico ebbe le magt-,riori affermazioni. Sorse così in Paùova nel 1764 la Caucdra di Medicina Sperimentale abbi natasi a quella gi3 esistente di << Medicina teorica » divenuta cosl Scuola ùi Patologia :Vfcdica. Alla Clinica .Medica si affiancarono le nuove discipline che sul terreno pratico .1pplicano le fondamentnli nozioni eli biologia e fisiologia vicendevolmente perfezionandosi sulla guida ippocratica del << principio >> e del « meto<.lo '' · Così partendo dai nuovi concetti sulla irritabilid e dagli studi ùel Brown di Rnsori di H eller, ecc. si giunge al tìsiosperimentalismo del secolo XIX. E c.bl corrclazionismo fonclamcnta l:mcnte ippocratico di Concato, attraverso la bn:vc fase di positi,·ismo mcccanicista di Wirchoff, si .arriv:~ ~ti neoippocratismo oggi dominante nelle ùottrine costituzionalistiche e che nella Clinica Ylcdica di Padova ebbero con Dc Giovanni il più razionale c concreto impulso. Benchè il proposito dell'A. sia quello di illustrare la Storia ùclla Clinica Medica di Padova, tuttavia la sua vasta competenza eli storico gli consente di mettere in rilievo l'evo. i u z ione del pensiero medico dnll'antichità a oggi con una particolarità c chiarezza che invogliano nlla lettura dell'i nteressante libro. GRIFI. SOMMARI D! RIVISTE MEDICHE MIL!T ARI. A:o-~NALI

m MEDICINA NAvALE E CoLONIALE. -

Direzione centrnlc della Sanità militare Marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLVI, fase. III-lV, marzo- aprile 1940- XVIII.

Andrenelli: Le malattie croniche dell'apparnto respiratorio nei militari della R. Marina.

Cuscianna: Lotta an ti venerea c ambiente militare marittimo. Pace: La morbilità tra la gente di mare in rapporto al !:l divisione del lavoro. Guiso: Sul trattamento locale nel pronto soccorso degli ustionati in combattimento navaJe. RIVISTA 01 MEDICINA AERONAUTICA. - Ufficio centrale di Sanità. Ministero dell'Aeronautica, Roma. Anno III, n. 1, marzo 1940. XVIII.

Gemelli: L'orientazione prossima nel volo. - I. Introduz ione c piano delle ricerche. Lo Mcmaco - Croce: I nfluenza della depressione barometrica in ambiente di 0 2 sulla pressione arteriosa.


BRASILE

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NOTIZIE - -- ··- - RICOMPENSE AL VALOR MILITARE CONCESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SANITARIO. MEDAGLIA o'ARCENTO AL VALOR MILITARE.

CAMPISI Baldassare di Calogero e di Ciaccio Vincenza, nato l'n ottobre 1884 a Sambuca Zabut (Agri gento), m:-tggiore medico s. p. e. della divisione «Laghi >>. - Ufficiale

medico di vasta cultura e di alto valwe profeuicmale, diretto1·e dei servizi sanitari di una grande unità operante in A. O. nella lontana ed Ì11ospitale regio-ne dei laghi. dava alla complessa organizzazione del funzionamento dei servizi stessi tutta la sua fervida attit•ttà e la sua sicura competenza, attenendone risultati pt:t· regolarità di ritmo e perfezione di rendimento. In sanguinosi combattimenti, ai posti di medicazior1e delle linee più avanzate, esposti spesso a violento fuoco nemico, si prodigava pers011almente c0'17 ammire·vole calma e greno .~prezzo del pe1·icolo, alla cura dei feriti. - Ciclo operativo della Divisione speciale Laghi, g iugno 1936-XIV- febbraio 1937-XV. c.~ IAM ERI Gemis <.li G i:1como, nato a Tonorici (Messina) il 6 luglio 1908, sottotencnte medico comple mento della R. Residenza di Burié. (Alla memoria). - A ddetto all'am-

bulatorio civile di una residenz a, premleva volonta1Ù1mente parte ad un'operazione di poli::ia compiuta da un reparto del presidio. Incontrate forze ribelli molto superiori, che 1t1pidamente accerchiavano il reparto stesso, sprezzante di ogni pt:t-icoloJ n0'17 solo a/tetideva alla sua opera dì sanitario, ma coadiuvava l'unico ufficiale c&mandante nell'opera d; disperata dife:m . Fù1ite le munizioni ed OCC07'1't:ndo aprirsi r1 varco C0'17 le baionette, si sùwciava alla testa degli ascm·i, facendo olocausto della sua giovane esistenza in quej·to supremo sforzo. - Gusciabbni, 29 agosto 1937-XV. TIPALDr Mattia di Luigi e fu Fantauzzi Maria , da SS. Cosma e Damiano (Littoria), sottotenente mc<.lico r:1ggrupp:m1c:nto carristi. - Ufficiale medico di provato valore, diri-

gente il servizio sanitario dì un reggimento carri d'assalto, durante una furiosa lotta nella quale erano impegnati i carri. incurante di qualsiasi rischio o fatica ma sospinto .'olo da generosùsimo spù·iro di ab11egazione, si po,·tava spontaneamente c·d instancabifmt·nte là dove maggiore era il pericolo e, pt:t·cìò,. più necessaria /'opera sua. Soltamo cosl rituciva a dare ai feriti del suo reparto il conforto immediato della sua parola e della ma perizia e ad adoperarsi anc/Je e/ ficacemt•nte in favwe di altri repm·ti impegnati, .ruscitando generale ammira zione. Fulgido esempio della più assoluta dedizi0'17e al proprio dovere. - Alfes, 25-26 dicembre 1938-XVII. MEDAGLIA DI BRONZO Al.. VALOR MILITARE .

MoRELLI Mario fu Giuseppe e di Giuseppina Innocen ti, da Firenze, magg iore medico comando brig::na '' Frecce Azzu rre l> . - Capo ufficio samtà di brigata mista.. in 15

mesi dì guerra dava reiterate prove di dedizione al dovere e cwaggio pt:t·sonale. Sempre presente sul campo di battaglia, mentre si svolgeva la lotta, onde manovrare i pochi mezzi di sgombero a seconda delle perdite. Nelle giomate più sanguinose di un n'do di grandi operazioni ertJ co.rtretto a po-rre il posto di caricamento dei feriti sulle auroami>ultw z e nelle immedmte vicina11;;;e di un quadrivia tristemente famoso per esst>re ini11ter· rottamente bersagliato dall'artiglieria c fucileria nemica. C&17 serenità pan allo spiccato fC!lSO del dovere, vi dirigeva personalmente per ore ed ore lo smistamento, costringendo

l l


479 con la sua presNiza animatrice ii personale dipendente all'assolvimento del suo compito pietoso, in condizioni di immanente grave rischio. - Estremadura-Ar:~gona-Cata­ logna, aprile 1937-apri le 1938-XVI. SONNA1'1 Silvio di Pietro c di Catc:rina Salverni, n:~to il 1" settembre 1902 a MontalCi no (Siena), tenente m edico complemento del III reparto somcg).,riato di sanità. (Alla

memoria). - Uffiàale medico di colonna improvvisamente attaccata dai ribelli, combatteva serenamellle come un fante. Visto cadere al suo fianco un sottufficiale, lo soccot·reva prontamente, ma colpito mortalmente, si abbatteva .rullo sksw ferito durante la ~ua opera di umana solidarietà. - Scitol Motovié, 21 agosto 1937-XV. SoPRANI Antonio fu Giust:ppe e Eu V:~ndoni Benvenut:~, Ja P:1dov:~, tenente medico battaglione d 'assalto (< Folgore». - Medico di un battaglione d'assalto con calma e

,ç prezzo del pericolo in ogni contingenza medicava con serenità i suoi arditi. Saputo che dei militi del battaglione t"rano feriti fuori della linea, volontariamente ji t·ecava a mccogliergli ed a medicar/i. Esempio di attaccamento al dovere e di cosciente arditismo. Fronte di Aragona, 19 m:~rzo - 10 :~pril e 1938- XVI. ANTuo:-~o Guglielmo fu Luig i e di Arcangelina Cipriano, da Te:~ no (Napoli), capomanipolo meuico 2° reggimento « Frecce Nere '' · - Dirigente il servh;io sanitario di reg-

gimento, si portava in primisjima linea pa l'immediato sgombero dà feriti, sotto intenso fuoco nemico, e in situazione particolarmente critica. Vista la lù:ea ripiegare sorto intenso c:ontratracco nemico, non sì smuoveva dal suo posto e con calma e serenità ammirevoli continuava la sua missione. Infondeva co.d, in tutti quelli. che gli erano vicini e particolarmente nei fen"ti che per l'elevatissimo numero non potevano euere prontamente sgomberati, serena fiducia, pur es.•endo C011scio del gmve pericolo che incombeva. Bell'esemrio di nobile crnnpimento del dovere c di alto spùùo di abnegazio-ne. - Torrevdilla, 20

marzo 1938-XV I.

G tovACCHJNI Pic:rro di Simc::o ne e eli Orsob Lodigi:wi, da Can:llc di Verde: (Corsica), capo manipolo medico raggruppamento artig lieria M. C. del C. T. V. - Ufficiale

medico di un gruppo da 149! 12. in po.<izione avanzata e battuta efficacemente da tiri d1 artiglieria nemica, anche durante incursione aerea che spt·zzonava e mitragliava, soccorreva feriti del proprio gruppo e successivamente quelli di un battaglione di fanteria che fra le vittime aveva avuto am:he il medico. Calmo serena confortava i feriti con la i ua arte c c011 la sua parola, prodigandosi per oltre ventiquattro ore, scarso di mezzi ed i11 difficilissime condizioni. Chim·o esempio, nella ma funzione, di alte virtù militari c morali. - Fronte di Viver, 21 lug lio 1938-XVI. Agostino fu Luigi e di Bcllati Giulia. da Carpi (Mod~:na), capom:~nipolo medico IV gruppo artiglieria u F iamme Ne re )) _ - Ufficiale medico di un TARABINJ

CAsTELLANI

gruppo di artiglieria someggiata, sotto intenso fuoco del!~ artiglierie nemiche, si prodigava accorrendo nei tratti più battuti per medicm·e i feriti.. portando ad ogn11110 la sua parola di cOTJforto, di entusiasmo, di fede. Colpito da una scheggia di gmnata. mentre era intento alla cura di tm ferito grave, pur dolomnt~ per la ferita, continuava nella sua l"olerte o-pera di bene• .-ifiurando di provvedere alla propria medic-azione fino a che non t'ide sgombaati tutti i numerosi fetùi. - C astelseras, 17 marzo 1938-XVI. T RIGAR1 Mario, da Mondovì (Cuneo), capomanipolo medico 3• reggimento fantt>ria legion:~ria. -

Magnifica figura di ufficiale medico per capacità professionale, alto senso dd dovere e spirito di sacrificio, dura11tc un lungo ciclo operativo s'imponeva all'ammi·


razione pet· e.rscre sempre e pronUlmente a soccorrere i fmti nelle zone più battute dal fuoco nemico. In violent.o e sanguinoso combattimento, in cui era difficile lo sgombero dei. ft:riti, per portare soccorso ad alcuni di es.ri che necessitavano di immedìato int"ttento, organizzava una squadra di audaci che guidava personalmente, riuscet1do ad assolvere in pieno ii getm·oso compito. - Gandesa Tortosa, Quota 138, 8 aprile 1938-XVI. ARGENTI Carlo fu Giovanni e Ji Anna Giulia Ferrero. da Cannes (Francia), sottotenente medico r:~ ggruppamento artiglieria M. C. del C. T . V. - Quale ufficiale medico, durante le azioni di Bilbao, Santander, lucra e durante trenta giorni di battaglia sui fronte di Teruel, vincendo gmvi difficoltà di mezzi e di ambie11t:e dava continue e n011 comuni protlf! di brillante capar-itt> professionale, di sereno ardimento, di elevatissimo ,·enso di altruismo e di militare abnegazio11e. -· Fronte di Teruel, 28 gennaio 1938-XVI. FoLLESA Giuseppe di Elisio, nato a Onori (Cagliari) il 14 gennaio r9<J6, sottOI:cnente medico complemento dcll'11° b:~ttaglione arabo-somalo. - In tre successivi com· battimenti, prodigò con alto Jenso dei do ver~ le più coscienziose cure ai feriti del batta· glione, non esitando ad aumversare zo11e prese di mira dal fuoco nemico pt:~· l'adempimento della propria missione. In aspro comba11ime11to contro nemico numeroso ed agguerrito, alla testa dei conducenti le salmeric, coinvolte nell'azione, fece coraggiosamcnte fronte alla minaccia, c011 brillante contmuacco che contemJe e sgominò gli auac,·anti.- Banisc, 14 ottobre 1936- Sadè M. Cocessi. 20 ottobre, 12 - 28 nowmbre 1936-XIV-XV. MAGLI Pietro di Antonio e di Mari:~ Vitali, da Bologna, :sottotenente medico 1° reggimento artiglieria d'assaltc <c Littorio ». - Ufficiale medico assegnato ad un gruppo di artiglieria someggiata sotto violento ed intenso fuoco di artiglieria avversaria, resosi difficile il tra.<porto dei feriti al po.<to di medicazione, si trasferiM sulla linea dci pezzi, prestando con serenità d 'animo c sprezzo dci pericolo lunga opt:ra di socco1·so male· riaie e morale. Magnifico· esempio di elevato senso del dovere. di abnegazione, di ptms· simo c convinto slancio legionario. ·- Q. 21 Monte Fosca, 31 dicembre 1938-XVll. MARA Luigi di Enrico e di Piga Teresa, da Han Manana (Tunisi), sonotenente medico raggruppamento carristi. - Ufficiale medico di un raggn4ppamento, si prodigat'c p01·tandosi in motocicletta a socc011·ere feriti gravi in z011e intensamente battute dtJI fuoco nemico. Ferito egli stcs.<o da schegge di proietto anticaT'I'O, proseguiva ii suo com· pito., destando ammirazione ed entusiasmo. - Pine! l - Mora Ebro, 3-6 novembre 1938-XVII. PERRI T eodoro di Gennaro c fu Rocc:t Eugenia, da Cirò (Grosseto). sottotenente mcdico 2° reggimento CC. NN. - In quamntasei giorni di opemzioni, dava, quale ufficiale medico di battaglione, alto t'Sempio di sprezzo del pericolo e di umana pietà, portandosi costantemente coi reparti più avanzati c spesso partecipando all'assalto per poter soccorrere con la massima prontezza i numerosi feriti. Sempre sereno, costantemente nei luoglzi più esposti, fu sempre di fulgido esempio alle CC. NN. confermando in ogni combattimento le magnifiche tradizioni di eroismo dei sanitari combntrroti. Già distintosi in numerose precedenti operazioni di guerra per eccezionale sp1·ezzo del pericolo e per bril!aTzti t;Ìf·tù militari. - Catalogna- Sierra Grosa- Coguli · q. 802 di S. Coloma ·q. 200 di Vidreras, 23 dicembre 1938-4 febbraio 1939-XVII.

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P O LIMENO Antonio di Lcon:~rdo e di Maria Portaluri, nato a Cutrofiano (Lecce) i] 3 agosto 19QS, sottotcncntc medico complemento del X II battaglione arabo som:~lo. -

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Ufficiale medico di un baJtaglione indigeni, partecipava a tutta la campagna ed alle successive operazioni di polizia coloniale dando reiterate prove di slancio ed alto senso dt:/ davcre, prodiga11dos-i insta!lcabilmcnte nella cura c nel trasporto dci feriti, attra-

versando terreno insidioso e battuto da! fuoco nemico. Incurante del pericolo si portava sulle linee dei fucilieri per megiio as;o/vere la propria missione, curando e difendendo i ferùi più esposti. Esempio di abnegazione e spirito di sacrificio. - Herertà- Auasc, ro gennaio- 19 marzo 1937-XV. ToscANO Angelo di Teodoro e di Gressi T eresina, da S. Lazzaro Parmense (Parma), ~ottotenente medico 3° reggimento fanteria legionaria. - Ufficidle medico di battag/io11e, in due giorni di duri combattimenti, va/01-osamente si prodigò nel curm·e i /enti dove più aspra ferveva la lotta. Volontariamente pcrrtecipava con ì legiona1j del suo baJtaJ!Iione all'attacco di munite posizioni nemiche, dimostrando sprezzo del pericolo e coraggio personale. - Alto Torres di Pina, 18 luglio 1938-XVI. ONORIFICENZE CONCESSE AD UFF ICIALI DEL CoRPO SANITARIO.

ORDINE DEI SS. MAURIZIO E LAZZARO.

Cavaliere: magg10re medico ALFREDO CAPPELLI. ORDINE DELLA CORONA D1TALIA.

Commendatore : colonnelli medici GIUSEPPE BAssi, VINCENZO CARBONE, SILVIO CtARr..o, FAusTo CosTA, StRo FADDA, GrovANNI GALLOITJ, CARMELO MANGANARo, NrcoLÒ MAUGERI, PASQUALE PETITI, PIETRO RAMPI, ANTONIO RoMBOLÀ, RosARIO StcNORINo, lctNo J· oRTt; colonnello chimico farmacista MANLIO LoMBARDI. Ufficiale: tenenti colonnelli medici CESARE CASETTA, ARTURO GALLo, ALESSANDRO MALICE, ZEFFERINO ScANAVINO, EPtFANto CASTELLI., Gutoo FELJCIANGELI, Muzto FERRUCCIO FIORINI, CoRNELIO Rrzzo, ANTONIO Rosst; tenente colonnello chimico farmacista GAETANO VtTA; maggiore medico GuGLIELMO DEL FATTORE.

IL CORPO SANITARIO MILITARE NELL'ANNIVERSARIO

DELLA SUA FONDAZIONE.

Il 4 giugno u. s. il Corpo sanitario militare ha celebrato la sua festa ricorrendo il !OJ0 annuale della sua fondazione. Le cerimonie sono state impromate ad austerità solenne come si conveniva all'ora storica che la Nazione viveva nella sua vigilia armata. A Roma, nella suggestiva. Cripta della chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli, è stata celebrata una messa in suffragio dei nostri caduti. Presso l'Ospedale militare, dopo il• riverente omaggio al monumento che ricorda i morti gloriosi del Corpo, il Direttore di Sanità, colonnello medico prof. De Bernardinis, con efficacissime parole ha rievocato la nobile missione del Corpo sanitario militare, le ~ue glorie antiche e recenti ed ha confermato, nell'imminenza degli eventi che attendeva la Patria in armi, le nobili virtù, lo spirito di sacrifizio che sempre e dovunque continueranno ad animare il Corpo sanitario. Dopo le brevi e vibranti parole del Direttore di Sanità ha avuto luogo la premiazione di alcuni soldati di sanità, particolarmente distintisi durante l'anno per zelo e per abnegazione nell'assistenza dei malati. La sfilata in parata della compagnia di sanità, dinanzi al palco delle autorità, ha dimostrato l'efficienza fisica, la preparazione militare dei soldati, pronti a compiere intero il proprio dovere per la suprema indipendenza dell'Italia.


Il sal uto ::~1 Re Imperatore e al Duce, ord inato dal generale medico Casella, ha chiuso la cerimonia. Anche negli altri stabilimenti sanitari le cerimonie si w no svolte in forma raccolta c sobria, piena d i consapevole fierezza dell'ora storica nazionale, di fermi propositi per l'imminente destino delb Patria. L 'Eccellenza il Sottosegretario per la Guerra, generale Soddu, ha fatto pcrventre al Direttore Generale della Sanità militare il seguente augurale mes~aggio: '' Nel fausto annuale della sua costituzione, il Corpo Sanitario Militare ricvo..:a, con legittima \·ibrante fierezza, le innumernoli prove di abnegazione e di eroismo <·ffcrte a fianco dei fratell i combattenti lungo le tappe del loro cammino di gloria. <<Non vi fu infatti cim~:nto che non vide scendere a schiere, sul campo dell'ono re e del sacrificio, i medici militari e i generosi soldati d i sani tà, pronti sempre a confortare ~ a soccorrere, ansiosi di prodigarsi - oltre ogni limite per il conseguimento della vittoria. << Esprimo l'incrollabile c.ertczza che se la voce della Patria chiamerà ancora a raccolta il popolo in a rmi per ia difesa dei suoi supremi diritti, un così alto retaggio sarà fi eramente custodito cd accresciuto di nuovi scrti >>. L'Ispettore della Fanreria S. A. R. OmGerto di Savoia ha telegrafato nc1 seguenti termini: << Al scn-.z10 sanitario che oggi rieYoca cd esalta suo glorioso passato l'Arma di Fanteria invia suo cordiale saluto et l'augurio di nuove sicure fortune >>. Fervide parok hanno fatto giungere anche le LL. AA. RR . il duca di Bergamo c il duca d i Pistoia e il Maresciallo d'Italia Rcdolfo G raziani. M. G. LIBERA DOCENZA.

Jl ten. colonnello medico in s. p. e. Malie:: Alessandro è stato abi litato alla lilxra docenza in :matomia chirurgica c corso di opcrnioni per un quinquennio. S. M. IL RE IM PERATORE VISITA L'IsTITUTo m

SANITÀ P u BBLICA.

L1 M:.~està del Re e Imperatore ha visitato il 29 maggio l'Istituto di Sanità Pubblica. Il Sovrano è stato ricevuto dal Direttore Generale dell'Istituto Prof. Marotta e da questo è stato accompag nato nella dsita ai vari laboratori. Il SoHano ha ,·isitato così l'impianto di alta tensione per l'ottenimento di sost:Jo?.e radioattive artificiali; gl i nn pianti specializzati del Laboratorio di Chimica; la bbbricnione dci ,·accini e del siero antipoliomielitico; i controlli biologici; gli impianti dd L1hor:~tnrio di 1\,f;li:lriolo!,.ri;'l cd infine ha visitato l'anfiteatro dove è stato accolto dal $aiuto ro mano delle numerose allic\·c infermiere della Croce Rossa Italiana. che stJvano ivi a k·zionc. Il SoHano che si è fermato a d iscorrere con i tecnici dell 'Istituto sulle ricerche in corso nei vari L.1horatori , ho espresso il suo alto compiacimento per la orga ni:n::l7ione c per il proficuo l:n·oro. L E PI CCOLE ISOLE ITALIANE ASSISTITE DAL

C(

CENTRO RADIO - MEDICO )) .

n " Centro Radio-1\ledico l nternnionalc: ''• sotto la Presidenza ùi S. M. la R<-gina '

Im pera trice, h;.~ este~o la sua opera di bene. Nella sua ultima seduta il Consigl io Dirct· tivo dell'istitu zio ne it:11i:ma ha Habil ito di prestare assistenza agli abitanti delle piccole


isole italiane lontane dalle costte, considerate come na VJ m alto mare, che, secondo il giudizio della Direzione Sanitaria del « Centro» abbiano bisogno di assistenza me'dica. Così il medico dell'isola, in caso di malattie che presentassero una certa gravità, potrà richiedere consiglio al C. I. R. M. che ha alle sue dipendenze valorosi medici di tutte le specialità. Tutti i Ministeri hanno dato il loro appoggio alla benefica iniziativa, e quello dell'Aeronautica ha già concesso l'uso dei mezzi aerei civili ne1 casi in cui occorra inviare un chirurgo oppure trasportare rapidamente l'ammalato al centro ospedaliero vicino, o inviare speciali prodotti medicinali che si rendessero assolutamente necessari per salvare Yite umane in pericolo. Il Comando Generale della R. Guardia di Finanza ha autorizzato il « Centro " ad usufruire delle proprie motovedette e motoscafi per gli stessi scopi. S'intende che tali mezzi verranno adoperati nei casi del tutto eccezionali, qualora la Direzione del ,, Centro» sarà per ravvisarne l'opportunità. Com'è noto, il servizio è completamente gratuito. La Direzione Gen. di Sanità ha dato l'autorizzazione per questa iniziati,·a, che rappresenta indubbiamente un altro ~rande progresso nel campo ddl'assistenza sanitaria specializzat:l in un particolare settore della popolazione italiana. Tale nuova assistenza darà così la possibilità alle molte migliaia d'italiani sparsi nelle isole del Mediterraneo, di poter ricevere, quando la necessità lo richieda, tutti i consigli, le norme curative e l'assistenza. diretta e disinteressata da parte di illustri clinici italiani. In tal modo il C. l. R. M. - istituzione tipicamente fascista - prosegue arditamente ;t potenziare ogni giorno più la sua nobilissima provvida azione di solidarietà sociale. BANDO DI CONCORSO PER liL PREMIO « ELIDE PICCININI STRAMEZZI ll .

E ' istituita presso l'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria la Fondazione « Elide Piccinini Stramezzi » allo scopo di premi2re studi inerenti alla storia delle scienze mediche e delle arti sanitarie in genere con particolare rigu.ardo alla parte spettante all'Italia, studiata mediante ricerche originali ed inedite. Il premio biennale in corso, è costituito da L, 2.00o lorde, pari agl'interes~i di due annate del capitale di L. 20.000 (rend. 5 ";.) che costituisce la Fondazione. Il premio può essere divisibile. Il giudizio della Commissione csaminatric:: è map· pellabile. • • I lavori dovranno essere in~viati alla Segreteria dcii' Accademia, in triplice cop1:1 dattiloscritta contrassegnata da un motto. In unita busta chiusa, corrisponderà il nome del concorrente ed inoltre, in carta legale, i certi(icati: di appartenenza alla razza ariana, di cittadinanza italiana e iscrizione al P. N. F. entro il 28 ottobre 194 1-XIX. L'esito del concorso sarà reso noto Ja sc:conda domenica del gennaio 1942 - XX. Per ~chiarimenti rivolgersi alla Segreteria dell'Accademia. BANDO DI CONCORSO PER IL PREMIO (( M. PICCI NINI )) .

E' istituita presso l'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria la Fondazione « M. Piccinini >> per le rivendicazioni inedite italiane nel campo delle scienze sanitarie a tutto il secolo XIX. Il premio per l'anno in corso, è costituito da L. 3-000 lorde, pari agl'interessi di 3 annate del capitale di L. 2o.ooo (rend. 5 ~;.) che costituisce la Fondazione. Tale somma è divisibile in 3 premi da L. r .ooo lorde.


I !avori dovranno essere inviati alla Segreteria dell'Accademia, in triplice copia dattiloscritta contrassegnata da un motto a cui, in busta chiusa, corrisponderà accluso il nome del concorrente ed inoltre, in carta legale, i certificati: di appartenenza alla razza ariana, di cittadinanza italiana e di iscrizione al P. N. F. entro il 28 ottobre c. a. L'esito del concorso sarà reso noto la seconda domenica del gennaio prossimo. PREMI DELLA

FoNDAZIONE CtRINCIONE - CrnoNio.

La l:ondazione Cirincione- Cidonio, costituita a favore degli studi oftalmologici e della Clinica Oculistica della R. Università di Roma, bandisce per i lavori dì oftalmologia i seguenti premi che saranno assegnati nel Congresso del 1942: J 0 - Premio Cirincione di L. 20.000 (Internazionale) da conferirsi ad una memoria originale del campo oftalmologico compiuta negli anni 1940 e 1941. Il lavoro deve essere inviato in lingua itaJjana, dattilografato in tre copie, non più tardi del 31 agosto 1941. Non sono ammessi lll concorso i Professori titolari e coloro che abbiano oltrepassato il 45• anno di età. Questo premio viene assegnato al primo riuscito nella terna; mentre al secondo e al terzo viene conferita una medaglia d'oro. 2° - Premio Cidonio di L. 7000 (Nazionale) per la mjgliore memoria compiuta negli anni 1939 c 1940 da un oftalmologo italiano. Limite di età 45 anni. Il lavoro deve essere inviato, con le modalità del precedente, ma non più tardi del 31 maggio 1941. Per gualungue infor mazionc rivolgersi al prof. Ca vara, Direttore della Clinica Oculisti ca della R. Università di Roma o al Segretario della Società Oftalmologica Italiana, prof. Lconardi, Ospedale Oftalmico Provinciale, Piazzale degli Eroi, Roma.

Vi rettore responsabile: Pro f. Dott. LoRETo MAZZETII, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. T oMMASO SARNELLI, maggiore medico.

ROMA, GIUGNO 194o-XVIII · Tll'. REGIONALE · CARLO CAITANEO, 20.


f.if. J.j

109.~

Luglio t 940-XVIII

Anno 88° - Fase. 7

GIORNALE DI

Direzione e Amministrazione Ministero della Guerra Roma


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TENDE DA CAMPO M~TERIALE PER CAMPEGGIO

l.


ANNO 88" - F ASC. 7

Spedizione In abbonamento postoalc (3" cruppo)

LUGLIO 194o·XVIII

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE LEZIONI E CONFERENZE

- - -··- - SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA' MILITARE Direttore: prof. ALFREDO GaMINO, colonnello medico.

PROBLEMI SANITARI NELLA GUERRA MODERNA Lezione inaugurale tenuta dal prof. EDOARDO LAM Pis , tenente colonnello medico, per l'apertura dell'anno accademico r94o-XVI11.

Parlare t/Jei problemi sanitari di una moderna guerra cQstituisce un'impresa non facile, quando l'argomento debba essere contenuto nei limiti di tempo aswlutamente discreti. Il trattamento sarà pertanto sintetico o, meglio dire, gli elementi del tema saranno selezionati in base alla maggiore emergenza che acquistano ad una osservazione panoramica del tema stesso propostoci.

••• Nuovi problemi sanitari di guerra esistono in quanto esistono nuovi problemi di guerra che- li determinin·o. Ogni guerra raggiunge e supera i limiti delle possibilità previste: in cotlfeguenza l'opera del medico di guerra non è mai compiuta, ma è permamntemente costruttrice perchè di continuo nuovi lembi dell'imprevisto vengono a discoprirsi e, quindi, ad imporne lo studio e la soluzione.

E questo incessante evolversi anche delle cose di guerra è frutto della così detta « cit1iltà moderna ». La civiltà moderna mena vanto dei mirabili progressi della sua scienza e della sua tecnica che innalzatzo l'uomo a con,dizioni di vita sempre meglio t:orrispondenti all'ideale che persegue: nel contempo crea, per opera della sua stessa scienza e te-cnica, i mezzi più potenti di distruzione. Si potrebbe pensare che le nazioni civili ricerchino, con passione diabolica, il possente veleno che le porti tragicamente al suicidio. Simili considerazioni, d'altronde, sono vane e, forse, errate: la guerra si palesa una realtà istintiva ddl'umanità, è una attività ricorrente della storia. Vi dovrebbe, intanto, essere un diritto di guerra, pot'c'h'è ogni fut~zione umana


.. ha il suo diritto e ogni diritto i suoi Limiti. Ebbene nessuno rispetta i limiti àeL diritto bellico, se pure ben definiti nella gi.urisprudenza internazionale. La tecnica di guerra ha oggi un metodo integrale: spinge l'offesa al

massimo potenziale e la porta dovunque è spazio: non esistono angoli morti. Lo scopo è unico: vincere! Si vince con il distruggere tutto ciò che potenzia il nemico. La distinzione fra esercito combattente e popolazione civile, così detta inoffensiva, è oggi superata perchè l' in.tera 1tazi011e, senza esclusioni, opera per la guerra, tutPi pat·tecipano in qualche misura al caraf,tere militare della guerra. In mezzo al quadro catastrofico delle conflagrazioni spicca sempre più la figura del medico: egli è e rima11e un concreto elemento dell'umanità ideale, il simbolo vivente della possibile continuazione della vita, in quanto è l'avversario implacabile della morte. Non potrà combattere ad armi pari, ma la disparità non lo porta alla rinuncia. Anzi lo indurrà ad aguzzare l'ingegno perchè i suoi mezzi di lotta ne c01ztrastino il passo ovunque sarà possibile. E per vero, ovunque dovrà il medico apprestare il suo poJto di lavoro: sui campi di combattimento, sulle tolde delle navi, nei centri industriali, nelle piazze delle città. · « Noi p(Jrremo l'assedio alle fortezze della Francia )) disse utz generale tedesco nella Grande Guerra. Un tempo si aJsediavano le città fo1'tifìcate, oggi si stringe d'assedio tutta la nazione. Medici militari e medici civili costituiratmo un corpo unica, dato che il nemico sarà in condizioni di portare l'offesa in ogni dove; e vi dovrà essere solidarietà di intelligenze e disciplina di (]<flimi perchè ard.ua sarà la fatica.

A?Jcora una volta il movimento, la rapidità degli spostamenti qelle unità combattenti assurge a caposaldo dell'arte bellica: è sempre vero il detto del Maresciallo De Saxe: '< il segreto delia guerra è ndle gambe dei soldati ,, se consideriamo che oggi il soldato non si muove con le proprie gambe ma con le ruote degli automezzi. IL segreto della guerra, dunque, è nelle ruote degli automezzi. Necessità politicl1e, militari, economiche impongono, alla nostra Nazione, ia impostazione di una dottrina orientata vet·so una guerra di movimento. E al pari della regolamentazione tattica, dovrà essere inspirata a tali principii anche quella logistica, per e:ui alla guerra di movimento dobbiamo uni· formare i 110stri ordinamenti sanùari, e con gli ordinamenti il nostro spirito. Il tiro d'artiglieria a lunga gittata, il bombardamroto con proietti a ga..o incendiari- che lwnno effetti di larga estensione - il pericolo aereo sempre imminente, la potenza e la celerità dei mezzi bellici, modificando profandameiJte il carattere della guerra, crea11o per il nostro servizio rischi più forti e, quindi, obblighi di gran lunga più severi.


Non solo, ma la tecnica della guerra determina quella del servizio sanitario, il cui funzionamento esclude ogni possibilità di imprQVvisazione. Anzitutto dobbiamo osservare che i mezzi di offesa variano e si moltiplicano. Vi sono le armi tradizionali: quelle di ferro. Ma oggi vi è anche l'arma incendiaria, l'arma chimica, e, forse domani, l'arma batterica ed altre oggi inso.cpettate. La proteiforme genesi delle lesioni di guerra, moltiplicandone la natura ed il carattere, obbliga il medico e militare e civile a non più adagiarsi sulla genericità delle sue cognizioni ma ad approfondire e raffinare la sua coltura nei confronti delle nuove acquisizioni scientifiche di medicina bellica in guisa che, domani, entrino esse, senz'altro, nel dominio della pratica di guerra. l concetti odierni della profilassi chirurgica sono. scaturiti dallo studio della biologia delle ferite e alla profilassi chirurgica dobbiamo oggi i risultati favorevoli nella guarigione dei feriti; con l'impiego e la tecnica delle trasfu.rioni si cercherà di arginare le mortali conseguenze del dissanguamento dei feriti che, nella Grande Guerra, uccise il 40- 50 % dei colpiti; l'estensione t.'l l'intensificazione delle pratiche vaccinati innalzano barriC1'e sempre più solide ~ alla insidiosa attività dei germi. Pmblemi questi, ed altri, che sono tutti all'or( dine del giorno nei laboratori e nelle cliniche. ;_...; Taluni opinano che la preparazione profe_ssionale del medico di guer~,...... e1 ·;''~~ debba iniziarsi all'università. ·~,,"' .<-, ~ _Do~biarr_zo p~rò :itevare che l'integrazione ed i~ comolid~mento_ ~egli ~~ studt unrvemtart, m szffatto campo, possono effettuarst soltanto zn un tstttuto ~\ .rpecializzato quale è la Scuola d'applicazione di Sanità militare, cwe il medico · affina, 11on solo l'intelletto nelle discipline tecniche, ma p.ur l'animo nelle virtù militaJri. E la claS!e sanitaria italiana molto attinge a questa Scuola ove le file degli allievi si infittiscono di a11no in anno sempre più. l corsi informativi sui servizi sanitari in guerra hanno richiamato, nei diversi centri cittadini, folle di medici civili. Queste prese di contatto sorzo utili e possono essere intensificate perchè i risultati siano ancor più confortevoli. Non vi può essere una minoranza di medici particolarme11te preparati, ma l'intera classe sanitaria deve possedere una sufficiente idoneità tecnica. Lacutze ed incertezze si elimineranw; con il deporre la talvolta brillante .d, ma spesso pericolosa imp1·ovvisefzione 110stratna che scaturisce nei supremi momenti. E' evidente che non si diventa medici di guerra al p-rimo co~po di can~ none che a11nunzi l'inizio delle ostilità. La relazione sul servizio sanitario nella guerra di Spagna pubblicata da un osservatore obbiettivo - Bertrand d' Allard - s.u « La France mi/itaire >' palesa lo scempio commesso sul <1 materiale uomo >> per causa della impreparazione di tecnici e mezzi sanitari 11elle armate rosse.


La validità fisica dei contingenti di truppa clze dovranno costztuzre le grandi unità diÌ guerra richiama fortemente l'attenzione dei comandi. Sosterremo eventualmente la nostra parte con diversi milioni di mobilztati. lA politica sanitaria della N azione concepita con razionale criterio e applicata a mezzo dell'educazione sportiva della giaventù, con l'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, cotz la sorveglia-nza e protezione del lavoro, con la previdenza ed assistenza tzelle malattie sociali, ha tolto di mezzo molté preoccupazioni. Da un popalo giovane, sano, gagliardo sorte un esercito forte ed agguerrtto. Ma la redenzione fisica totalitaria di un popolo è una chimera. l milioni di mobilitati devono subire una rigorosa selezione perchè te ne tragga il migliore elemento per le uttità di linea, cui spettano i compiti più duri della guerra. Il giudizio della piena idoneità di ogni cittadino all'atto della mobilitazione riesce talvolta fallace al semplice esame sommario dell't4ficiale medico perito. Se il giudizio avesse l'inestimabile confarto di un documento di altissimo valore quale p01trebbe essere una scheda sanitaria impiantata all'ùzizio della frequenza delle scuole e ininterrottamente aggiornata, le cause di errore verrebbero molto ridotte e si patrebbe forse precisare meglio la responsabilità personale del medico quando arruola soggetti colpiti da tma evidente affezio-ne, che testimonia una negligenza manifesta nell'esame compiuto. Quali i vantaggi di un giudizio esatto? 1° - Eliminazione dei pericolosi depauperamenti delle unità di linea pet i'alta morbilità.

Riduzione del gravame finanziario sullo Stato per risarcire i male selezionati del da1lno allegato. Si calcola che il 75 % degli eliminati nelle visite mediche succes.cive all'arruolamento, riguardi infermità o imperfezioni precedenti l'm-ruolamento stesso: tale indice è significativo tJei confronti di quanto abbiamo detto. 2° -

L'igiene e la profilassi in guerra sono i due pilastri che reggono la sanità degli eserciti. Le gigantesche masse di combattenti, all'atto dell'incorporamento, det'Ono essere messe in condizioni di poter impunemente affrontare un pericolo ~ quello delle malattie epidemico~contagiose di cui è inutile rilevare la gravità per gli eserciti in guerra in quanto ha oramai una solare evidenza.


Studi e ricerche odierne sulla profilassi dei morbi contagiosi epidemici tendono ad allargare e semplificare il campo d'applicazione della terapia preventiva. l vaccini associati - come il tetravaccino antitifico-paratifico-antitetanico in uso corrente nell'Esercito - rappresentano un progresso. Occorrerebbe spingere a fondo le ricerche per il trionfo dell'unicità della vaccinazione preventiva: alle malattie infettive resiste a volte meglio no11 l'uomo più robusto ma l'uomo meglio immunizzato. Un settore importantissimo di terapia preventiva riguarda i feriti di guerra: l'incognita delle grandi infezioni catzgrenose ed, in genere, delle complicazioni infettive delle ferite deve e.~sere affrontata. Una nuova vittoria in questo campo - e già se ne hanno gli indizi nell'efficacia dei sieri pentavalenti anti-anaerobici - fomirà benefici di misura incalcolabile sia agli effetti della sicurezza operatoria dei chirurghi, sia nei riguardi della possibilità di sgombero dei feriti a grande distanza dal campo di battaglia. Tarneremo su questo punto. Sappiamo che le leggi della profilassi cO'ncorrono a condizionare, oggidì, le sorti degli eserciti in guerra, ma è deplorevole c_he segreti e riserve creino, fra le nazioni, dei veri compartimenti stagni anche nel settore degli studi e scoperte di medicina preventiva. Diceva Pasteur: « Non si chiede ad un soffertmte di che paese sia e quale sia la sua religione. Gli si dice: tu soffri, e tanto basta. Tu mi riguardi ed io ti allevierò » .

• •• Nelle varie campagne di guerra dal periodo napoleonico al 1865 si ebéero, secondo i dati raccolti dal Manganara, morti per ferite 1.5oo.ooo, per m-ala~ 6.ooo.ooo. Durante la grande guerra - e le cifre sono del Gilchrist - i morti furono 7-120.000 per ferite e 1.423.000 per malattie. Il flagello mortale è invariato, anzi più grave: epidemia non di .morbi infettivi ma di feriti. Ha mutato solo l'attributo. Comunque, si è avuto un assoluto capovolgimento delle proporzioni: nel secolo scorso le guerre uccidevano quattro uomini per malattie ed uno per ferite; nelL'ultima grande guerra cinque per ferite ed uno per malattie. Sano stati i Giapponesi i primi ad invertire la formula nella guerra del 1904-1905 sostenuta contro i Russi, e la Grande Guerra confermò tale evento in mmiera che si potrebbe dire clamorosa, per vtrtù della perfetta e grandiosa organizzazione della difesa profilattica nella zona delle operazioni ed in quella territoriale. E con non minore compiacimento possiamo ricordare il successo nella recente campagna itala-etiopica o-ve mezzo milione di cambattenti fu , può dirsi totalmente, preservato dai mO'rbi epidemici che avevano forteme11te in-


490 ciso sull'efficienza dei corpi di spedizione in precedenti guerre coloniali di altre potenze in Africa. l uostri apprestamenti igienico -pro filattici in una futura guerra non saranno certo infe-riori nè per mezzi nè per ordinamento. Sappiamo che essi imbrigliano corpi e repa;rti e controllano tutti gli eleme-nti che co-ntribuiscono alla tutela della salute delle forze operanti, ma una gue-rra di movimento imporrà co-mpiti gravi, considem11do che le misure igierziche nei CO'nfronti di unità combattenti caratteristicamente mobili diverranno precarie, soprattutto quando dovranno inoltrarsi in territorio nemicrJ pieno di incognite. E sono incognite dCf< risolversi pro·n tamente poichè il soldato si disseta a tutte le f0'11ti, ed ogni suolo è buo11o per il suo giaciglio e stringe contatti più o meno i111wcui chè, in guerra, gli allettamenti della vita sono più sentiti. Forse non risulta superfluo mantenere, anche in guerra, presso le direzioni di sanità di corpo J' armata il medico igienista, sentinella avanzata degli nrgani igienico- profilattici d'armata; e .utile anche aggiornare, fra l'altro, i laboratori d'analisi da campo alle nuove esigenze, rendendoli più completi e fO!rse più mobili sì che dive11tino, ovunque, vigili e sollecite scolte delle grandi unità che vengonO' a' stabilirsi itz territor1nuovi.

Tra i comandi delle unità e gli organi igienico· - profilattici la collaborazione deve essere stretta più che mai. I co-mandanti hanno compreso che l'attuazio-ne delle norme d'igiene e dei provvedimenti profilattici è una necessità ineluttabile ed inderogabile, se pure possa: talvolta condizionare e limitare l'impiego delle unità. Solo con ordini diretti e categorici dei comandanti intere.rsati le aisp~ sizioni sanitarie divengono concreta realtà, da cui non si può decampare specie quando utz focolaio epidemico imorge. Arginare un'epidemia è vincere una battaglia e di una battaglia sono Le proporzioni dei mezzi. Le cifre persuadorJo più delle parole: 100.000 postiletto di ospedali contumaciali che ospitarOno 1.30o.ooo malati, e 2 .180.000 esami batteriologici praticati costituirono la barriera difensiva e vittoriosa dell' epidemia colerica minacciante la zona ava11zata nord- orientale del no.ctro fronte, durante la Grand'e Guerra. Sono cifre che rivelano, anche ai profani, uno dei tanti aspetti della nostra ÙJtema attività sanitaria in guerra.

Un· altro problema che ret1de pensosi e che è stato tema di molte relazioni nei nostri congressi internazionali è il servizio di primo soccorso, smistamento, sgombero e trattamento chirurgico dei feriti durante una battaglia in guerra di movimento.


491 Dobbiamo distogliere il nostro sguardo da quella gigantesca organizza· zione che abbiamo creata, durante la Grande Guerra, anche nei settori avanzati, co-nsentita dalla stabilità delle linee. Le formazioni sanitarie non potranno più godere di alcuna sicurezza e quelle avanzate correratzno il rischio di fun z ionare con grandi disagi o di non fun zionare addirittura nel corso delle operazioni. Il contrasto tra le esigenze delle unità combattenti e quelle del servizio sanitario sarà ancora più striàetJte: il soldato, combattendo, avanza; il medico, curando, si ferma. Le funzioni dei servizi sanitari divisùmaii, sopratutto, costituiscono una serie di incognite non facilmente risolvibili. La divisi011e, nella complessa e formidabile formazi01te degli e.rerciti modemi, è l'unità tattica fondamentale della batta glia: « la battaglia, dicono le nc;rme di combattimento, si vince a colpi di divisione >> . Questo significa c'he taiune divisioni saranno- impiegate per l'urto e la penetrazione, altre per l'avvolgimentò e lo scardinamento dei tro-nconi della fronte nemica, altre ancora per il completamento e lo sfruttamento del fuccesso . Le divisioni di fanteria avranno pertanto l(ll po.ssetJte collaborazione delle divisioni speciali: celeri, motorizzate, corazzate. Avvicinamento, schieramento, sostituzioni, sovrapposizioni, scavalcamenti, avanzate decisive e prCY{o-nde: ecco lo svolgimento dinamico di una bat~glia che deve essere combattuta « a colpi di divisio-tle >> . Gli organi sanitari dei corpi e le sezioni di sanità sono parti ituegranti della divisione e non potrebbero 11011 esserlo. Se vi sano, dovranno pur funZIOnare. Il pronto soccorso dei feriti è un compito non solo imprescindibile, bensì indi/azionabile. L o spirito del combattente resta integro dinanzi ad un caduto, ma può vacillare al lamento inascoltatO' del ferito. Questo ufficiale medico di battaglione, in mezzo all'imperversare del fuoco, nella ristrettezza e precarietà del suo posto di lavoro, nella difficoltà di valersi del materiale sanitario dinan zi alla ressa dei feriti, deve pur avere un mù1imo di protezio-ne se non vogliamo che incroci le braccia e attenda fatalisticamente il suo destino. ll rimedio a questo stato di cose imposto da una battaglia manovrata no-n è facile. T àluni harmo suggerito l'idea del posto di medicazione semovente appreJtato in un carro di soccorso blindato. Il colonnello MangarJaro ha descritto una particolare cc autovettura sanitaria » . Non si può avere una opinione precisa in riguardo all(ll praticità dell'impiego di tali mezzi, mimetizzanti quelli delle grandi unità moderne di combattimento. Ma se particolari condizioni di terreno, - e non è il caso delle 11ostre frontiere alpine - non offrono una protezione naturale, sarà categoricamente


492 necessario trovare tale protezione con mezzi artificiali, meccanici, preordinati che rispondano realmente allo scopo. L'ingegno umano crea tanti mirabili mezzi di morte: si adoperi per crearne u11o di tlita!

La tempestività del trattanutzto chirurgico dei feriti è lo scopo ideale che si persegue nei servizi sanitari avanzati. I medici preposti allo smistamento e allo sgombero tendotJo sempre ansiosamente verso tale obiettivo. In linea teorica il trattamento chirurgico dovrebbe essere compiuto lontano dal terreno della lotta, nella tranquillità dei luoghi di cura. Ma la realtà delle cose umane ccmzplica sempre i problemi. Ogni ferito ha il suo tempo di tolleranza, trascorso il quale l'opera dd chirurgo è vana o insufficientemente benefica. Le emorragie, lo choc nervoso, lo choc tossico, la diversa resistenza dei tessuti organici, lesionati e quindi devitalizzatti, all'azione deleteria dei germi della cangrena, della putref(/'zione e della suppurazione, condizionano l'ora dell'intervento. Un emorragico, un addominale deve trovare il chirurgo a pochi chilometri, un craniobo non schoccato lo può anche a 100 km. La tempestività del trattamento chirurgico è, quindi, assicurata dalla tempestività dello sgombero e lo sgombero è rigorosamente regolato dallo smistamento. Smistamento, sgombero, trattamento chirurgico: tre anelli di una sola catena. Lo smistamento e lo sgombero sono due compiti precipui, come è noto, della sezione di sanità, compiti già per se stessi onerosissimi in tempo d'azioni belliche. Nessun'altra funzione le spetta e tanto meno la chirurgica, che ne bloccherebbe quelle essenziali. Un ferito, Ùzoltre, trasportabile, dopo l'intervento diviene intrasportabile e richiede l'immediato ricovero cui la sezùme non può provvedere. La sezione di sanità de11e essere un organismo agile, mobile, a fun ziona· mento diuamico come lo è la grande unità di cui fa parte e di cui segue la sori<. I nuovi ordinamenti hanno ridotto il numero dei reparti della sezione di sanità divisionale, ma hanno assegnato anche al corpo d'armata una seziotu completa che manderà i prop1·i reparti ad affia11care quelli divisionali in caso di bisogno. Rappresenta forse tm ulte1·iorc vantaggio per la maggiOtre snellezza d'ei servizi divisionali. Ciò porta ad UtJa più stretta connessione tra corpo d'armata e divisione e 11asce l'obbligo che gli organi direttivi del corpo d'armata sieno sempre più protesi verso le necessità della divisione tmche nei riguardi del Jervizio sanitario.


493 Questa necessaria plasticità dei nostri organismi sanitari alle esigenze delle grandi unità di linea può essere·assicurata con una propria dotazione permanente di automezzi per il trasporto e del p-ersO'flale e del materiale. Per servire truppe rapide occorrono mezzi rapidi. Mettiamo ora utz dito su un punto nevralgico della sezione di sanità: i mezzi di sgombero dei feriti. Occorrono due premesse: Prima premessa: le guerre manovrate offrirebbero il vantaggio di una riduzione del numero dei feriti, ma il perfezionamento delle armi, l'accresciuta potenzialità e volume del fuoco la possibilità di portare offesa su largo raggiu cancellano indubbiamente tale vantaggio. Seconda premessa: i combattimenti, Ùl una guerra ad amdamento dinamicamente risolutivo, sano più che mai intensi, i campi di battaglia mobili, le roste del fuoco minime. Dunque: numero ancora ingente di feriti con maggiore estensione nello spazio e maggiore intensità nel tempo a cui dC'tlono corrispondere potenzialità. intensificazione e acceleramento degli sgomberi. In parole più concrete, l'organo di sgombero, cioè la sezione di sanità, deve avere larga dotazione d't mezzi di sgombero ed ampia possibilità di vie di sgombero, tali da evitare, in m ado decisivo, l'intasamento dei posti di medicazùme e della stessa sezione di sanità, CO'fltrattempo deprecabile e dal lato tecnico e dal lato morale. Povertà e lentezza di sgombero elevano la mortalità dei feriti e deprimono lo spirito delle unità combattenti. l

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Abbiamo detto che lo .rgomlero è regolato· dallo smistamento. Lo ~mistamen to è compito tecnic11ttnente delicato: decide in molti casi del destino dei feriti, poichè il giudizio riguarda la misura del tempo entro cui l'intervento deve essere eseguito ed è, quindi, fondato sulla valutazione clinica delle ferite, la quale non può essere compiuta se non da un chirurgo esperto. Da ciò la imprescitzdibile necessità della presenza di un siffatto chi,·urgo pressa le sezioni di sCPnità. Molto bene l'hanno inteso i francesi che ·hanno stabilito un turno di chirurghi presso il loro organo di smistamento. Io penso poi che, in guerra di movimento, allo>rqua·n do la battaglia assumerà proporzioni campali che portano seco perdite ingenti e fluttuazione delle ttnità combattenti, lo smùtamento presso le sezioni di sanità dovrà ridursi ad una estrema imperiosa semplicità: ossia selezionare, con intelligente sollecitudine, i feriti per i quali il trattamento è inderagabile ed avviarrli, con precedenza, alle formazioni chirut·giche avanzate, mentt·e la gran massa dei feriti che non richiedonu un trattamento immediato sia trasferita ad un centro di smistamento secondario, più arretrato e quindi meno precario, cui sarà dato di assolvere tale compito selettivo con criteri di maggiore rigorismo tr:cniro.


494 Verrebbero così a conciliarsi il rapido sgombero imprysto dalla condotta della battaglia e l'osservanza dei canoni fondamentali della chirurgia di guerra.

Come si provvede al servizio del trattamento chirurgico dei feriti di. prima urgenza? Quando il ferito non può andare verso il medico, il medico deve andare verso il ferito. Da~ ciò il bisogno di creare unità chirurgiche mobili e tutte le nazioni vi si sono accinte con maggiore o minore fortuna. Noi possediamo gli organi sufficientemente adatti: i nuclei chirurgici e gli ospedali da campo. Sono due unità non pesanti, in determinate contingenze anche someggiabili, facilmente impiantabili e, accoppiati, potenzialment-e capaci: requisiti preziosi per le formazioni sanitarie avanzate. Questi ospedali da campo, impiegati per la chirurgia di prima urgenza, dovrebbero avere un personale prettamente specializzato e un armamentario chirurgico forse un po' più ricco del consueto. L'accoppiamento funzionale di questi due organi avrebbe, anzitutto, L'impareggiabile vantaggio di due gruppi di operatori che possono altemarsi, nella dura e pressatzte fatica, al tavolo operatorio. Dinanzi a feriti per cui urge l'interpento non vi possono essere soste e l'impre-scindibile avvicendamento de-D chirurghi assicura la continuità del servizio. E se l'andamento fortutJato della battaglia esige anche l'avUJnzata delle formazioni chirurgiche, riuscirà facile al nucleo disancorarsi dall' ospedale oramai fissato al terreno dagli infermi operati, e accorrere presso quell'altro ospedale da campo tempestivamente spinto ed impiantato più avanti. N on d'Obbiamo illuderci circa lfl'- sicurezza di queste· formaziotzi a petto delle offese nemiche dirette: dato il loro compito specifico non devono essere distanziate dalle sezioni di sanità più di 12- 15 chilometri, quanto basta perchè possano essere almeno sottratte agli effetti dei tiri nemici d'imerdizio!le fd alle fluttua zioni immediate d'el combattimento. Invocare nei loro confronti il rispetto delle convenzioni internazionali ~ auurdo: siamo ancora troppo vicini alle linee di fuoco e, quitJdi, in un setto" che pulsa incessanteme11te del traffico dei rifornimenti e del movimento delle unità di rincalzo. Se una dura necessità impone a queste particolari formazifmi l'alea di una devastazione, occorrerà preservare le altre unità ospitaliere allontanandole molto dalle linee del fuoco. Nella guerra di movimento l'ospedalizzazione deve spostare indietro il suo centro di g ravitazione. Per i feriti gravi ma 11011 di prima urgenza, alla distanza di 100- 150 km. dalle linee, ai limiti della zona dei corpi di armata con l'armata, dovrebbero funzionare raggruppamenti di o.Jpeda/i da campo. Impiantandoli irz punti

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495 appartati e sufficienten:zente discosti da comandi, depositi e formazioni avettti scopi bellici, con segni giganteschi di neutralità, potrebbero forse godere dell'impagabile beneficio della itwiolabilità. Fin dove è possibile si dovrebbe dar tregua al dolore dei feriti e urenità all'opera umanitaria del medico. Si è iniziata urJ'altra guerra sul suolo d'Europa ed il problema delle zone sanitarie neutrali, posto or non è molto a Ginevra da Monsignore il principe Luigi Il di Mcmaco, viene relegato negli archivi dei pii desideri. Ancora più in qua, ai limiti della zona di guerra o, meglio, nella retro_(ta7Jte fascia di zo11a territoriale devono sorgere i grandi centri ospita/ieri specializzati che accoglierebbero tutti i feriti non gravi ed anche coloro notl più gravi in seguito al trattamento e soggiorno presso le unità chirurgiche antistanti. Grandi formazioni ospitaliet·e, dunque, molto distanziate dalle linee ma che potrebbero essere racc01·date alle zone antistanti con una razionale organizzazione di rapidi mezzi di trasporto: convogli automobilistici adeguati per le vie ordinarie, convogli di littorine debitamente attrezzate per le vie ferrate, teleferiche da campo sui costoni delle nostre Alpi. Talvolta gli sgomberi assumotJo proporzioni impressionanti: il servizio sanitario dd/a Terza Armata, nel maggio 1917, sgomberò 56.ooo combattenti. hz conclusione, nei confronti dello sgombero e trattamento dei feriti in una guerra di movimento si dovrebbe: 1° - alleggerire e semplificare al massimo i servizi di primo soccorso chirurgico in avar1ti; 2° - creare solide ed ampie basi ospitaliere molto addietro; 3° - avere a dìsposizione razionali, rapidi e doviziosi mezzz di sgombero.

Il 22 aprile 1915 venne eseguito il primo attacco di gas asfissianti, nel Belgio : da quel giorno l'arma chimica continua a progredit·e sollevando opposizioni ed allarmi sempre più rumorosi. Quanalo apparve l'i11venzione della polvere da sparo e se ne fece il primo uso, i clt1J"mori furono uguaim('nte alti. Molti opùza1zo che i gas di guerra costituiscono un'arma al pari di un'altra; dicono di più: l'aggressivo chimico sarebbe r arma dei popoli intellettualmente superiori. L 'unico rimedio è mettersi nelle migliori condizioni di difendersene e ricambiar/i generosamente. · E' sorprendente lo scarso effetto letale dei gas di combattimento nella guerra mondiale: su r oo morti 1 per intossicazione da gas. Eppure il quantitativo della produzione complessiva di aggressivi chimici da parte delle 11azioni belligeranti non fu lieve: 100 mila tonnellate. Il biologo Flury ci fa conoscere che xoo.ooo tounellate aurebbero dovuto uccidere 100 miliardi di u,omini: non 11e perirono più di 70 mila. In comeguenza, per uccidere un solo


soldato si è consumato un quantitativo di aggressivi con cui si sarebbe potutq uccidere un milione di uomini. Si potrebbe concludere che l'azione stermùzatrice dei gas bellici a largo raggio non risponde a realtà e che, nei confronti delle altri armi, quella chimica potrebbe essere quasi considerata arma umanitaria. Eppure la tecnica ultra moderna potrebbe dare delle sorprese. Si è parlato di gas superlativamente tossici e talmente diffusibili che u11a parte di essi sciolta in IO milioni ài parti d'aria divengono irrespirabili. La « lewisite » che gli americani chiamano << la rugiada misteriosa della morte >> potrebbe, per la sua diffusibilità e tossicità, determinare distruzioni immet1se senza molte possibilità di difesa. E se questo micidiale aggressivo chimico viene affidato all'aviazione, si può essere sicuri che il problema della difesa diventa ancora più arduo, specie nei confronti delle popolazioni dei grandi centri industriali che sono le piìì esposte al pericolo. E Vot vedete come, in questi tempi, i velivoli scorrazzino alla leggera sul territorio delle parti avverse, se pure non tinti con le misteriose vernici trasparenti al cromo che dovevatzo render/i invisibili e se anche privi del tzon meno misterioso silenziatore rotativo che doveva rendere la navigazione si/e1zziosa! Occorre comurzque prepararsi alla difesa e non abbandonarsi ad un fata~ lismo di pessima lega. Tutte le nazioni si sono occupate e vanno tuttavia febbrilmente occupandosi della sistemazi01ze del territorio a difesa antiaerea. l ricoveri, anche e specie nei confronti degli aggressivi chimici, valgono in quanto sono costruiti e attrezzati razionalmente: in caso diverso possono costituire delle trappole. l ricoveri veramente razionali sono castosissit:zi: da calcoli fatti ris.ulta che oggi occorrerebbe sostenere una spesa di circa duemila lire per ogni individuo da proteggere. In conseguenza, città come Roma, Milano, NapoLi, richiederebbero somme di due miliardi ciascuna. Uno dei mezzi più pratici è creare il vuoto nelle città - il Duce l'ha avvertito - poi disorientare gli attaccanti con il mascheramento e soprattutto, di notte, con l'oscuramento assoluto. Nelle ore diume e nel plenilu11io accentuare la vigilanza dei proposti alla difesa attiva, la quale dovrà essere fulminea e micidiale come un 'aspide. La mascilera antigas è ùuoJtituibile: non basta posseder/a, necessita farne tm

oggetto di comune impiego, abituar.ri ,ad essa come al porto delle, giberne nei militari e all'uso dell'ombrello nei civili. E' d'uopo, inoltre, plasmare la così- detta coscienza chimica di guerra onde opporre al proclamato terrore, che fa parte d'ella strategìa depressiva del nemico, una padrona11za dei propri nervi di fronte ad un pericolo, per scongiurare il quale si possono creare mezz i adeguati.


497 Il trattamento di soccorso per i colpiti da gas, sui campi di batta;glia, pt·esenta un'accentuata analogia con il trattamento chirurgico dei comuni feriti e, al pari di questo, costituisce un problema irto di difficoltà e di incognite. Facciamone una breve disamina. Se pure utz numero e11orme di composti gassosi a scopo bellico esista nella Grande Guerra i francesi ne studiarono 3.000, gli americani più di 4.000 - pur tuttavia essi possono essere raggruppati in 4 categorie: tossici, soffocanti, vescicatori e irritanti. Il gas tossico generalmente uccide. L'impiego di questo gas non è pratico perchè la rapidissima diffusibilità all'aperto ne attenua assai l'efficacia aggresswa. Il gas soffocante attacca i polmoni ed il cuore: gli effetti non sono immediati sicehè il soggetto. appena colpito può camminare, può correre, ma a suo rischio e pericolo in quanto il movimento raccorcia il periodo di latenza ed .esalta l'azione micidiale del gas. N e consegue che deve essere sollecitamente sgomberato in barella anche se egli possa camminare. Il trattamento consiste riposo, calore, somministrazione d'ossigeno, sa/asso, iniezioni cardiocinettche. Dove apprestare tali non semplici misure? Non al posto di medicazione la cui situazione è del tutto precaria, e purtroppo nemmeno ai reparti di sanità divisionali cui non deve ,e n011 può competere il ricovero, come si è detto, anche nei confronti dei feriti. Così il soffocato, analogamente al ferito di prima urgenza in una guerra di movimento, terminerà la sua via crucis a livello degli ospedali da campo più avanzati, sempre quarndo il temuto edema polmonare non lo immobilizzi anzitempo. In caso di sopravvivenza, nel giro di diversi giorni, il soffocato è trasportabile a grandissima distanza. Il gas vescicatorio ~ L'iprite ne è il paradigma -aderisce, si diffonde, penetra in profondità, propagando la sua azione corrodente ad ogni contatto. Il colpito può considerarsi un temibile infermo contagioso e, come tale, d'avrà essere sgomberata con modalità che preservino gli altri. Il danno è minore quanto prima viene neutralizzata l'azione persistente del gas. l contagiati in punti circoscritti del corpo posso11o essere soccorsi sollecitamente con il materiale antivescicatorio in dotazione presso i posti di medicazione e presso le .)·ezioni di sanità: si tratta di tma semplice medicazione. Penosa può essere la sorte di quelli che sono estesamente colpiti: il loro razionale soccorso è presso il nucleo b(mifica gassati che non riusciremo mai a spingere presso la linea di fuoco, ma dovrà essere affitmcato qualche volta alle sezioni di sanità e quasi sempre - in una guerra di movimento - agli ospedali da ca m p<; più avanzati. Sarà spesso un soccorsa tardivo poichè l'ag· gressivo avrà di già lasciato sul corpo umano le sue orme indelebili e micr:diali. Comunque l'ipritizzato, .re ha potuto beneficiare della bonifica, sarà sgomberato lontano, sui grandi centri ospita/ieri: non dobbiamo indugiare perchè possono sqpravvenire complicazioni polmonari cke renderebbero intrasportabili i bonificati.

1


Il gas irritante non preoccupa, salvo casi ecceziorzali di forte concentrazione: i colpiti ricevono il soccorso ai posti di medicazione e possono rie11trarr. nei ratzghi. Il parallelismo tra gassati e feriti è, dunque, evidente: solo i soffocati, al pari dei feriti di prima urgenza, non possono essere sgomberati lontano e devono essere ricoverati e trattati presso gli ospedali da campo fun ziotzanti subito a tergo delle sezioni di sanità. Tutti gli altri, compresi gli ipritizzati dopo la bonifica, siano sollecitamente allontanati a grande distanza. Nelle guerre di movimento 1wn si possono applicare mezzi termini: se il ferito o il gassato è in cot1dizioni di no11 subire danno reale e concreto da uno sgombero, raggiunga i centri ospitolieri lontani; le formazioni avanzate sono riservate esclusivamente agli intrasportabili. L ' ospedalizzazione, ripeto, di una guerra manovrata deve spostare molto indietro il suo centro di gravitazione. 6

ltz una modema guerra può essere impiegata anche l'arma batterica?

Questo punto interrogativo aspetta ancora una risposta precisa dai tecnici. Gli stati maggiori militari di talune tzazioni pare abbiano contemplato l'uso anche di questa sottile arma, e certe recenti pubblicazioni scientifiche fa:nno intravedere l'efficacia del suo uso pratico. Tuttavia i batteriologi - che sono quelli che più ne sanno - concordano quasi tutti nel ridurre l'allarmismo alle pr~orzioni dovute in base a semplici considerazioni scientifiche. Infatti il problema va impostato dal lato essenzicdmente pratico, nd sr.nso, cioè, che si r·iesca o no ad inserire e a propaga-re efficacemente mztr epidemia nel paese nemico. Da noi la questione è stata più volte discussa ed uno dei migliori chiarificatori mi è parso il collega Reitano. l microbi, anzitutto, non sono prodotti chimici ad effetto costante, ma sono esseri viventi con il loro ciclo biologico, che tzon può essere av.ulso dai fattori ambientali, quale l'umidità, la pressione, la tensione elettrica, le correnti d'aria, le emanazioni terrestri ecc. Anche germi potenzialmente virulentissimi si inaridiscono se non favoriti da quelle specifiche condizioni ed impulsi che costituiscono il così detto « genio epidemico ». Anche in questo campo l'aviazione rappresenterebbe un mezzo posmue in qua11to 1'ÌUJcirchbe a pmdurre al disopra delle città le così dette << 11ebbie bacillifere» altamente aggreHive. Tahmi asseriscono che queste nebbie bacillifere cariche di bacilli specifici della peste facilmente determinerebbero, 11ella popolazione agglomerata, casi di polmonite pestosa di prodigiosa contagiosità. I rzostri batteriologi per contro


499 affermano che anche le nebbie pestebacillifere non possono sottrarsi alla influenza delle condizioni d'ambiente e di clima, tanto più che il b. pestoso non è fra i germi più resistenti. Altri puntano sui microrganismi che dam10 origine alle epidemie d'origine idrica per la loro diffusibilità su largo raggio. Emissari di fiducia pro•vvederebbero ad inquinare le sorgenti e gli acquedotti dei grandi centri. Ben si comprende che il successo di tali tentativi è fondato sulla dabbenaggine e corruttibilità del personale addetto all'approvvigionamento idrico deLle città. Particolarmente pericoloso riuscirebbe il provocare le epidemie nelle zone di operazioni nemiche poichè vi sarebbe la riversibilità, ossia l'offesa di rÙ(Jrno, ed in ispecie in una guerra di movimento che accresce i contatti tra eserciti avversarz. Salvo però che il nemico posses.<ore dì un aggressivo batterico ignoto non possedesse anche il _vaccino immunizzante con cui mettere al sicuro le proprie truppe dall'offesa di ritorno. In tutti i modi l'uso dell'arma batterica resta un {'unto interrogativo. L'organizzazione pro filattica degli stati moderni ha la possibilità di proovedere alla difesa passiva, elevando barriere quasi sempre sufficienti contro il pericolo epidemico: la individualizza.zio?le rapida dì eventuali focolai infettivi, gli iso/amenti contumaciali, le pratiche disinfettanti e disinfestanti, le vaccinazioni, la vigilanza sistematica delle acque e degli alimenti costituiscono i capisaldi delle barriere difensive. Ma la difesa passiva nòn basta. La creazione di centri di studio e di centri _(perimentali potrebbe fornire ottime armi per l'eventuale contrattacco, che ,-appresenta sempre la difesa più efficace.

Un'organizzazione inefficiente dei servizi sanitari di campagna incide gtatJemente sull'economia della guerra. Considerate che, nel conflitto mondiale, il 90 % degli sgomberati furono ricuperati; che di tutti i feriti più della metà ripresero le ·armz e circa un quznto le ri{'resero ben quattro volte! Si può affermare che L'ltalia ha vinto la sua Grande Guerra anche con il ritor1w in campo dei suoi ferzii. Non si può dubitare che a questi magnifici risultati abbiano concorso il valore tecnico e lo spirito di sacrificio dei medici di guerra. Se l'Italia sarà chiamata ancora alla grande {'rOVa, il Corpo sanitario militare saprà confermare la sua tradizione.

·--· .


LAVORI ORIGINALI

ASSISTENZA E PROVVIDENZE TERAPEUTICHE NELLE LESIONI MAXILLO-FACCIALI SUL CAMPO DI BATTAGLIA (LIMITI E POSSIBILITA' DI ASSISTENZA Al POSTI DI MEDICAZIONE DI COMPAGNIA, DI BATI AGLIONE, DI REGGIMENTO E POSTI AVANZATI DELLE SEZIONI DI SANITA'). (Comunicazione alla riunione di Bologna pu le frauure mosce/lari di gut:rraì Prof. StL,.JO PAL.•:tzt, della R. Università di Pa,•ia. Primo capitano medico.

Il servizio sanitario nelle prime linee di combattimento è serviZIO di importanza fondamentale che fa parte dei più vitali servizi logistici indispensabili alle truppe in campagna. Tanto nella guerra mondiale, quanto nelle recenti guerre di Etiopia e di Spagna c nella guerra tedesco- polacca il servizio sanitario delle prime linee fu servizio prevalentemente bellico, che del combattimento subì tutte le alternative. Tale servizio (ed alludo particolarmente al servizio dei medici di battaglione e di compagnia, sia con truppe d'assalto, reparti d 'arditi e bersaglieri ciclisti o con unità di alpini fan teria, o con altre truppe di linea, o con formazioni moderne costituite da armi ed armamenti d'assalto) è ognora missione di guerra. I medici di questi reparti pertanto debbono comportarsi secondo le direttive loro impartite dai comandanti di riparto; a loro è precipuamente deputata la funzione di costituire ambulanze avanzate entro lo stesso raggio d'azione della fucileria e delle mitragliatrici. Nella guerra moderna, la linea del fuoco ha una notevole profondità, si può dire che tutta la zona retrostante la linea del vero e proprio combattimento di fanteria, per una ventina di chilometri all'indietro è sottoposta ad un intenso bombardamento di artiglieria, di aviazione, di mortai da trincea, di obici di linea, di tutta l'artiglieria, insomma, che è oggi presidio delle truppe d'attacco. D ove è possibile, i posti di medicazione di compagnia, di reggimento e di battaglione sono ricoverati in casolari od in angoli morti dove almeno è possibile essere al riparo dal fuoco di fucileria, dai proiettili secondari delle granate e delle bombe da aeroplano, dai vari proiettili di artiglieria che si abbattono sul la zona del combattimento. Questi ricoveri però nella guerra di movimento sono del tutto precari, del tutto transitori in quanto che il medico di battagli one deve spingersi in avanti non perdendo mai contatto con le truppe impegnate, cosicchè il medico di battaglione ed il suo servi-


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zio subiscono tutte le sorti dd reparto combattente e per conseguenza il servizio è sottoposto alle fasi della battaglia. . · Per quello che riguarda lo struméntario, durante le azioni di guerra · di movimento con truppe in marcia, l'esperienza della guerra mondiale ha dimostrato che le grandi casse (cofani da battaglione) non potevano servire in tali contingenze e prevalse il concetto, per lo più per iniziativa degli ufficiali medici dei reparti, di abbandonare al reparto car reggio tutto il grosso bagaglio sanitario, munendosi solo dello zaino di sanità, di alcuni sacchetti a terra ripieni di medicinali, pacchetti di medicazione, tintura di iodio, acqua ossigenata ed altri antisettici di uso comune, garza sterile, bende, !iquori, iniezioni varie (morfina, caffeina, olio canforato), stecche per fratture, etc. Le cose sono un po' diverse nella guerra modernà di movimento con truppe autotrasportate, ma l 'instabilità e la precari età dei posti di prima linea permane sempre ed anzi aggravata. Ciò che nella passata guerra preoccupò molto i medici di battaglione durante queste azioni, fu sopra tutto lo sgombero dei feriti . E' par ticolarmente da notarsi che generalmente nella guerra di movimento mentre i mezzi di trasporto funzionano in modo efficace verso l'avanti contro il nemico, male funzionano invece verso l'indietro ed è opportuno radunare i feriti nei posti di medicazione costituendo veri e propri « nidi di feriti », che poi, con l'avanzare delle unità sanitarie retrostanti possono venire curati t' ricoverati negli ospedali di corpo d'armata e di tappa. Si aggiunga inoltre che per l'affluire delle unità di rincalzo, dei mezzi meccaniei e dei mezzi di artiglieria, la guerra di. movimenro congestiona k strade, in modo da non poterle usufruire per lo sgombero verso l'indietro, premendo sopratutto di portare truppe, munizioni, viveri, armi d'assalto Yerso l'avanti. Nella guerra passata infatti prevalse il concetto, durante le azioni. di movimento, di lasciare un ufficiale medico al << nido dci feriti >> mentre un altro seguiva le truppe. Dati questi concetti sul servizio medico delle prime linee, si comprenàe come varii molto il servizio stomatologico e l'assistenza e le provvidenze terapeutiche delle lesioni maxillo -facciali, sul campo di battaglia, sia che si tratti di guerra ferma o di guerra di movimento. Se si tratta di guerra ferma i mezzi di trasporto verso l 'indietro sono ben organizzati e noi abbiamo visto anche nella guerra mondiale sul nostro fronte come i feriti della notte, già la mattina successiva potevano essere ricoverati in ospedali da campo. Più complesso fu questo trasporto durante la guerra eùopica per le difficoltà di sgombero per la mancanza delle strade e nella guerra tedesco- polacca data la celerissima avanzata delle truppe. Appunto per questo noi dobbiamo distinguere le assistenze e le provvidenze in caso di guerra manovrata e mossa, assistenza e provvidenze in caso di guerra di posizione (veggasi il grafico). 2

-

Giorno/~ di m~dicina

milirarr.


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I servizi stomatologici nelle recenti guerre etiopica, spagnola, tedesco polacca hanno dato insegnamenti proficui sui quali possiamo basarci per svolgere un complesso di criteri e di concetti che possano valere per una guerra futura nella quale dovesse essere impegnato l'onore dell'esercito italiano. In tale contingenza gli stomatologi italiani devono essere preparati. I servizi stomatologici nelle recenti guerre soprainrucate, guerre di movimento, e quelli della guerra mondiale (guerra di posizione) hanno avuto particolari caratteristiche. Per quanto riguarda la guerra etiopica e la guerra mondiale posso esprimere convincimenti basati sull 'osservazione di dati di fatto; per guanto riguarda la guerra tedesco-polacca, mi attengo alle uniche due pubblicazioni fino ad ora rese note, quella del Prof. Rcichenbach, dirigente del servizio stomatologico di una armata e consulente nella stessa, e del Dr. Flohr, specialista in chirurgia mascellare di un ospedale da campo. I servizi nelle zone arretrate possono, tanto nella guerra di movimento, quanto in quella di posizione, essere considerati sullo stesso piano (ma di questi parleranno altri colleg hi), mentre i servizi della zona avanzata e particolarmente della zona del fuoco e in quella delle operazioni delle fanterie e degli armamenti d 'assalto, variano profondamente. Durante operazioni con rapido movimento di truppe, si comprende che l'assistenza ai fratturat i di mascellari, nelle zone d1 combattimento, deve avere particolari caratteristiche. N ella guerra tedesco-polacca del settembre 1939, guerra di movimento classica e brillante per eccellenza, durante la quale i corpi e le divisioni celeri corazzate .tedesche compirono incursioni in territorio nemico fino a 200 c più chilometri in una sola giornata, allontanandosi quindi notevolmente dalle basi, lasciando ruetro di· sè un terreno sempre malsicuro, per i collegamenti con le zone retrostanti, sono scaturiti dei concetti del tutto nuovi, per cui si può concludere che questo tipo di guerra è completamente diverso dalla guerra di posizione sul Carso e sul Piave quando le unità sanitarie a piena organizzazione stavano a breve distanza dalla zona del fuoco. Quindi differenza fondamentale dell'assistenza ai fratturati dei mascellari, dati i mezzi, le condizion i eli luogo e di tempo nell'uno e nell 'altro tipo di guerra. N ella zona di combattimento e durante le operazioni di sfondamento del fronte nemico, il servizio stomatologico nelle prime lince deve essere eseguito con mezzi semplici ed avere caratteristiche di vera e propria terapia di urgenza. Rifcrendoci ad episodi della guerra mondiale, diremo ad esem· pio che dalle ore II alle ore 16 del solo giorno 20 agosto 1917, sulla linea Monte Fratta - Monte Semmcr durante l'azione che portò alla conquista dtll'altopiano della Bain sizza, affluirono ad un solo posto di medicazione (quello del I 0 battaglione del 25SO re~g imento di fanteria: brigata T ortona) ben 216 feriti gravi. Si comprende che un medico solo o due, in così brc,·e tempo, con così g rande affluenza di fe riti , non può dedicarsi a cure particolari per quanto rig uarda le lesioni dci mascellari. Tuttavia è importante


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far notare che come si presta un 'assistenza parti colare in casi gravi per ferite degli arti ed altre parti del corpo, così è dovere del medico di battaglione dedicarsi anche alla terapia d 'urgenza delle lesioni mascellari. Quando un ferito viene portato ad un posto di medicazione di compagnia o di battaglione, durante la guerra di movimento si dovrà anzitutto procedere ai primi e più necessari interventi, atti :~d eliminare cause di morte immediata degli individui. Gravi ferite che si sono osservate sia per schegge di granata, sia per proiettili esplosivi o proiettili deformanti, sia per veri e propri particolari tragitti di proiettili da fucile e da mitragliatrice che traversando le guance, le ossa mascellari amputarono in parte la lingua, portarono ad una retrazione verso l'indietro del moncone residuo con pericolo di asfissia; in questi casi la fissazione della lingua mediante fili di seta o di catgut o di bronzo è. un intervento di importanza fondam entale. Così per un intervento tracheotomico: quando vi siano o per il sangue, o per particolari lesioni, ostruzioni delle vie respiratorie, la tracheotomia si impone. Intervento questo che può essere eseguito anche nelle peggiori condizioni di tempo e di spazio, perchè tutti i cofani di battaglione contengono cannule da tracheotomia, e lo strumentario adatto. Per ciò che riguarda l'intervento della fissazione della lingua si comprende che basta un portaghi, un grosso ago curvo e filo di bronzo o del filo di grossa e robusta seta. Un altro intervento di notevole importanza è l'accostamento precoce dei lembi nelle ferite lacere. Le grandi schegge di granata che colpiscono le regioni del viso, o anche l'azione di pallottole deformanti od esplodenti, portano talvolta a vere e proprie larghe brecce con lembi ciondolanti. E' molto opportuno che in un primo tempo, prima ancora che intervengano fatti infettivi, i lembi vengano avvicinati. Il ravvicinamento può essere fatto con tecniche diverse. I lembi possono essere tenuti vicini mediante striscie di cerotto, o con strisce di cerotto (fig. 4) e l'aiuto di punti di sutura. Naturalmente non è possibile procedere immediatamente alla sutura permanente specie nelle lesioni gravi con probabile inquinamento di germi patogeni, poichè l'infezione che può sopravvenire deve essere dominata. Comunque bisogna insistere sulla neces-sità dell'avvicinamento dei lembi, sia perchè meno facile è. l'infezione secondaria, sia perchè i medici che dovranno ulteriormente curare i feriti avranno un compito meno disagevole. Flohr secondo l'esperienza nella recente campagna tedesco-polacca insiste sulla necessità di una precoce teJ·apia nelle parti molli e consiglia caldamente le applicazioni di olio di fegato di merluzzo, già pure da Bugliari studiato nella nostra clinica e classificato come ottimo medicinale in questi casi. Non è il m omento di soffermarsi lungamente sulle tecniche da impiegare per una toeletta della breccia, ma daremo a questo proposito tutte le cognizioni necessarie sulle ferite ed i mezzi perchè facilmente arrivino a guarigione. Oltre alla toeleua delle parti molli, ha notevole importanza ]a riposizione dei frammenti di frattura e la loro fissazione. I cofani di


battaglione e gli zaini di sanità non contengono strumenti speciali per l'applicazione di ferule di fo1 tuna o per legature di fortuna nelle fratture mascellari. Tuttavia è possibile con gli strumenti in dotazione nei cofani di sanità e nello zaino da battaglione, avere uno strumentario che può servire altuopo. Basta una pinzetta emostatica Pcan, un tenagliolo universale, del filo di bronzo (di cui sono muniti tutti i cofani di sanità), una pinzetta chirurgica: con questo semplice strumentario è possibile fare una buona legatura e tenere in giusta posizione una frattura. Se poi sia possibile pro-

Fig. '·

curarsi del grosso filo di ferro crudo (fig. 5), facilmente modificabile con un tenagliolo, è possibile anche costruire una ferula di fortuna. Però nei posti tli medicazione avanzati: battaglione, compagnia, nei posti reggimentali, è difficile poter trovare il tempo per applicare una ferula di fortuna che nella migliore delle ipotesi esige anche tempo. E' possibile al lora poter fare una riduzione provvisoria delle fratture applicando una legatura in corrispondenza dci denti superiori, e fissarla agli inferiori. Eseguita una legatura in corrispondenza di due denti superiori, attraverso un anello formato col filo si fa fassare o un filo di bronzo, o un robusto filo di seta, il quale, legato ai denti inferiori, permetta di tenere in giusta posizione .la frattura. Si comprende che si tratta di un mezzo dei tutto provvisorio, il quale però permette al ferito di essere trasportato senza particolari sofferenze. Si sa infatti che in generale le fratture che vengono anche parzialmente ridotte possono mettere il ferito nelle condizioni di sopportare i dolori che dalla ferita gli provengono, mentre al contrario quando i rnonconi non siano tra loro fissati, anche primitivamente, i dolori che intervengono per stiramcnti di nervi o per altre cause, sono notevoli. Anche la legatura di Hauptmcyer (fig. 1) può essere perfettamente prati-cata nei posti avanzati di medicazione; è una legatura che viene fatta con un


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filo di bronzo o d'acciaio il quale, partendo con la sua parte _centrale in couispondenza dell'ultimo dente destr<:ì o sinistro, manda un capo del filo in corrispondenza della superficie palatina o linguale dei denti, mentre

l'ig. 2.

l 'altro filo passa per gli interstizi sopra e so!to il filo palatino linguale, ritornando nello stesso interstizio alla zona vestibolarc e via di seguito; ciò permette una provvisoria fissazione, ma efficace, dci monconi di frattura.

Fig. 3-

Naturalmente questa legatura deve essere fatta in corrispondenza di tutto jJ mascellare. La vecchia legatura ippocratica ad otto è superata da questo tipo dt legatura di H auptm eycr che si è dimostrata, anche per esperienza mia personale diretta, particolarmente efficace.


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Sulle prime linee di conseguenza (posti di compagnia, di battaglione e reggimentali) i mezzi di riduzione di frattura e di contenzione che abbiamo dato sono gli unici che si possono applicare. Si completerà il trattamento del ferito con l'applicazione del capistrum simplex o duplex o della gran fasciatura del capo o della mitra ippocratica nei casi in cui ciò sia necessario (figg. 2- 3). Si conoscono questi tipi di fasciatura dei quali è superfluo parlare. Altri interventi da eseguirsi sulle prime linee sono le legature dei vasi e particolarmente dell'arteria mascellare interna e dei suoi rami, dell'arteria caro-

Fig. ~·

tide esterna, dell'arteria temporale, dell'arteria mascellare esterna o facciale, e dell'arteria linguale. A proposito delle lesioni dei vasi ricorderemo che gli ematomi perifaringei e del pavimento della bocca possono portare a disturbi rlel respiro per pressione meccanica sulle vie respiratorie, onde la tracheotomia di cui già abbiamo parlato od in quei casi di caduta all 'indietro della lingua, quando essa sia gravemente lesa e il moncone anteriore del tutto perduto. Abbiamo parlato dei mezzi di fissazione e naturalmente dobbiamo riferirei a soggetti nei quali vi siano dei denti; nei soggetti in cui non vi ~ono denti bisognerà nelle prime linee accontentarsi delle fasciature (capistrum simplex et duplex). Diamo un elenco dello strumentario indispensabile per la terapia primitiva e terapia d'urgenza nelle fratture mascellari: f~scie da 6 a 8 centimetri, triangoli per fasciature della testa, cerotto da 5 a 5 cm.; pacchetti di medicazione, cotone, garze sterelizzate, tenagliolo, forbice, fili di bronzo, pinze emostatiche, pinzetta anatomica, seta da legature, pinze da avulsione. Con gli interventi di cui si è parlato finora, si può dire che un traumatizzato dei mascellari possa agevolmente essere trasportato all'indietro :ienza gravi sofferenze. Cessata l'emorragia, riposti i lembi delle lesioni delle


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parti molli, riposti e contenuti, sia pure in modo primitivo, i monconi di frattura, asportati gli dementi dentari nel focolaio, il fratturato può subire un viaggio anche di qualche ora, dopo il quale potrà essere sottoposto a una . .' . terapta ptu prectsa. Quando dai punti di raccolta di feriti o attraverso i posti di mcdica7-Ìone di battaglione e di reggimento, il ferito arriva alla sezione di sanità, zona in cui vengono fatti generalmente gli smistamenti per gli ospedali da campo, di divisione o di corpo d'armata, altri interventi possono essere

Fig. 5·

praticati. Per quanto la sezione di sanità con i suoi posti avanzati o col ~uo nucleo centrale si possa considerare ancora entro la linea del fuoco (tutì.avia in un ambiente notevolmt nte più traquillo nei confronti del lavoro che si svolge sulla linea del combattimento) è possibile eseguire altri interventi. PotraJUlQ t:Siae fatte delle ferule di fortuna e dci blocchi di fortuna. Non mi diffondo largamente a descrivere questi tipi di ferule e di blocchi; ho già parlato anche in questo giornale di questi mezzi terapeutici e particolarmente a proposito dei mezzi di fortuna che sono stati adoperati durante la campagna etiopica. Qualora nei pressi della sezione di sanità esista un nucleo chirurgico (oggi i nuclei chirurgici motorizzati possono avanzarsi notevolmente nella zona del fuoco, fino ad avvicinarsi alle zone di combattimento) allora si potranno fare interventi un po' più precisi data l'organizzazione di questa unità sanitaria. In generale però, dopo le prime cure che sono state prestate, è opportuno che il ferito :venga trasportato all'indietro per essere messo in reparti od in ospedali da campo specializzati per fratture di mascel1ari, per poter quivi avere interventi all'uopo, interventi di chirurgia mascellare, terapia delle lesioni, riduzione perfetta delle fratture, contenzione di esse.


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Questo argomento esorbita però dal nostro tema ed è trattato da altri colleghi. Alla fine di questa mia comunicazione esprimo la certezza che gli stomatologi italiani in tempo di guerra, sia sulla linea del fuoco, sia nelle zone arretrate degli ospedali di corpo d 'armata o della zona delle tappe, saranno all 'altezza dei loro compiti con la migliore volontà e con la più completa dedizione al dovere ed al sacrificio; e come nelle passate guerre, ognuno al suo posto di combattimento o di lavoro, porterà il suo contributo di energie c di volontà per la vittoria e per il trionfo dell'onore e del prestigio deli 'eserci to italiano. RtASSlfNTO. - Dopo aver esposte in sintesi le provvidenze d' urgen za che si possono mettere in opera per i soccorsi ai traumatizzati- dei mascellari per proiettili di armi da fuoco nelle zone del le prime lince, l'A. espone le sue vedute sulla possibilità di realizza zione di cure adegua te, concludendo che fìn dalle prime ore dopo il trauma bisÙgn3 realizzare tutto quanto è possibile per la ri duzione e contenzione di frattu re c per iJ ra,·vicinamento dei lembi sgombrando poi in reparti specializzati, nei quali i traumatizzati possono avere cure protetichc, ortopediche e plastiche quali n ecessitano alle loro cond iz ioni.


CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E ME:-JTAL.I R. UN!VERSI1"A" DI BOLOCNA Dirr.ttorc: prof. G. A r AJ.A.

CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEI MEDULLO-BLASTOMI DEL IV VENTRICOLO

Ogni osservazione per quanto modesta di casL di tumori cerebrali e rispettivamente di quelli della fossa cranica posteriore, non dovrebbe essere trascurata, se si considera la frequenza di queste ultime forme morbose e la difficoltà della loro diagnosi e, sopratutto, il fatto che ogni caso può presentare, come difatti avviene, particolari caratteristiche la cui valutazione può rischiarare maggiormente i problemi ancora vertenti su questo capitolo della neuropatologia. C. Luciano, di anni 13. Entrato in Clinica il 24 marzo 1939. A11amnesi: I nonni paterni sono morti in tarda età (oltre i 70 anni), il nonno di polmonite, la nonna per cardiopatia. Il nonno materno è mc rto a 49 anni in seguito, sembra, ad ascesso epatico. L'l nonna materna ha 68 anni ed è sana. Nei collaterali non vi è alcun dato patol<r gico degno di rilievo. I genitori sono viventi e sani. Il p. è terzogenito di 6 figli; la sorella maggiore conta ora 18 anni e presenta una forma di matronismo con deficienza psichica; gli altri 4 fratelli godono buona salute. Il p. nato da parto eutocico, allattato al .seno materno, ha avuto regolare sviluppo somatico e psichico. A 2 anni fu affetto da morbillo. Successivamente stette sempre bene fino a due anni fa, epoca nella quale per circa un mese, accusò episoJicamente qualche modica cefalea che non gli recava però eccessivo disturbo. Sempre di carattere buono e generow, con qualche spunto di irritabilità che facil mente domava. Frequentò fino alla .,. classe elementare con notevole profitto. A 1 1 anni, terminate le scuole, s'impiegò come fattorino. Nell'ottobre 1938, in seguito all'estrazione di un dente mqlare, ebbe un'emorragia che ad intermittenze durò per tutta la notte seguente. Verso Natale dello stesso a nno cominciò ad accusare senso di astenia e dimagramento. Alla fine di gennaio comparve per la prima volta verso il mattino vomito biliare, contemporaneamente accusò cefalea, sembra generalizzata a tutto il capo. I vomiti di poi si fecero più frequenti comparendo anche dopo i pasti. Tuttavia potè continuare nel suo lavoro, salvo brevi interruzioni, sino alla fine di febbraio. L'::tstenia e il dimagramento aumentarono gradatamente. L'l cefalea nel fehhraio divenne intensissima e localizzata sopra tutto alla fronte. alla regione fronto- pariet:Jie D. e alle orbite, con carattere a volte accessionale (crisi della durat:l di due o più ore) a volte continua; essa era ribelle ai comun.i sedativi e per lo più accompagnata a vomito, il quale era divenuto piuttosto &equente, da comparire a volte persino nel sonno, pr<r vocando il brusco risveglio del p .. STORIA CLINICA:

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In tutto questo periodo non si ebbe mai febbre. Frattanto le condizioni del malato peggiorarono sempre più, per cui il 3 marzo 1939 fu fatto ricoverare nel locale Ospedale Maggiore. La madre afferma che nei primi giorni di degenza, il ragazzo, nonostante i disturbi vegetati\·i su detti, riusciva ancora a mantenersi nella stazione eretta; in essa però avver· tiva vertigini e nella marcia sensazione di una spinta a deviare di lato, prevalentemente verso S. Anche in Ospedale non fu notata alcuna elevazione termica. Le condi7joni del malato sembra abbiano subito un ulteriore aggravamento dopo una rachicentesi praticata il 15 corrente. La madre insiste sul fatto che iJ malato giorno e notte si lamentava continuamente della intensa cefalea, episodicamente accusava diplopia specie nella visione laterale d'ambo i lati; giaceva sul letto abitualmente in decubito laterale S., mantenendo le coscie flesse sul bacino e le gambe sulle coscie; negli spostamenti in letto, quando passava dal decubito lat~rale S. a quello laterale D. o seduto, veniva colto da conati di vomito. Non fu praticato un esame neurologico sistematico, ne formu· lata diagnosi. Viene trasferito in questa Clinica la sera del 24 marzo. Status all'ingresso: il p. appare as~ai sofferente, la fisionomia è improntata a espres· sione di dolore, emette gemiti continui e invoca la mamma, mantiene gli occhi chiusi; invitato ad aprirli afferma che la luce gli fa male. Nel complesso lo stato generale è di ..' gravita. Esame generale: Soggetto di costituzione scheletrica regolare, di taglia apparente· mente adeguata all'età; il colorito della cute è pallido tendente al terreo, il pannicolo adi· poso è assai ridotto, le mucose visibili sono ro~ee assai pallide; agli inguini, alle ascelle e <•l collo si palpano pacchetti di linfoghiandole dure, non aderenti alla cute, non dolenti. Apparato circolatorio: Itto della punta al V spazio intercostale, area apparentemente non ingrandita, non si palpano fremiti; su tutti i focolai i toni sono deboli e le pause libere. Ritmo a frequenza regolare (So· 90). Pressione arteriosa: Mx. 110, M n. 6o. Apparato respiratorio: Non deformazioni del torace; esiste polipnea (30 al m' in media); l'ascoltazione, la palpazione e la percussione non rivelano dati patologici. A pparato digerente: Lingua arida, impaniata, fuligginosa; alito fetido; stipsi osti. nata. L'addome è avvallato (a barca); le pareti addominali sono in stato di tensione per· manente, tanto da non permettere la normale trattazione dell'addome. Alla percussione timpanismo iperfonetico su tutti i quadranti. Sfinteri .nulla. Esame neurologico: In posizione di riposo l'O. D. si presenta leggermente deviato Jll'interno; non si ossen'ano fenomeni ipercinetici. L 'oculomozione isolata è associata in alto e in basso è possibile e completa; nei mcr vimenti di btcralità si nota invece un deficit, più marcato a D., reso manifesto dalla permanenza da una piccola zona di sclera all'angolo palpebrale esterno. Nello sguardo laterale, wprattutto verso S., compaiono scosse nistagmiformi ad ampia e~cursione che dopo breve tempo si esauriscono. Non esistono asimmetrie facciali; con le prove atte a saggiare la motilità del VII non s1 mettono in evidenza deficit. I movimenti di masticazione sono completi. La lingue g iace mediana nel cavo orale e, protrusa, appare non deviata; non s1 osservano tremori fìbrillari. Le ::trcnte p::~ latine sono poste alla medesima altezza, l'ugola non è deviata: il p. non ~ disfagico ne disfon ico. Il capo si presenta in atteggiamento di estensione. Procedendo alla mobilizzazionc passiv;l del capo sul tronco si mette in evidenzn uno stato di contrazione tonica dei


SII muscoli estensori del capo; cercando dì fletterlo ~~ suscita una reaziOne dolorosa e st determina la comparsa del segno dì Brudzinskì superiore. Il p. giace in decubito laterale, per lo più S. con gli arti inferiori flessi e il tronco ruotato in modo da poggiare con le spalle sul piano del letto. Ogni tentativo dì correggere questa posizione degli arti in flessione provoca dolore. Arti superi~">ri: Gli arti superiori sono notevolmente ipotrofici, non pre~entano di~rurbi trofici della cute nè vasomotori. Sono mantenuti in atteggiamenti di semiflessìone dell'avambraccio sul braccio e della mano sull'avambraccio. Le dita sono semiflesse. Di tanto in tanto si notano nelle mani movimenti carFologìcì.

Fig.

t.

Nel saggiare i movimenti passtvt sa mcontra una resistenza inferiore alla nonna; a quest'ipotonia subentra bruscamente una contrazione, se si imprime all'arto un'e~cursione a più ampio raggio. I movimenti attivi sono tutti eseguiti con interasità adeguata allo sviluppo muscolare, ma con una certa limitazione precauzionale, giacchè qualsiasi dorzo riacutìzza la cefalea. Comunque non è dato di cogliere segni di deficit cinetico. Non si nota ipermetria, non adiadc:ocinesia, non artimocinesìa. Pel motivo suddetto non si può provare il Gordon • Hòlmes. Arti inferiori: Si presentano di volume ridotto sia per riduzione delle masse mu· scolari sia per dimagramento dei tegumenti; rimangono come si è detto in costante atteg· giamento di flessione della coscia sul bacino e della gamba sulla coscia come nella posi· zione «a cane di fucile». La mobilizzazione passiva fa rilevare una ipotonia bilaterale, ogni movimento è possibile in modo completo, tranne la flessione dell'arto inferiore e~tcso sul bacino. In tal caso si provoca la comparsa di una reazione di difesa con positività del segno di Laségue.


512

Il p. muove volontariamente gli arti ma con limitazione nell'intensità del mo\'Ìmento. Non si osserva dismetria nella prova calcagno- ginocchio. Stazione ~etta e deambulazione : Non è possibil:: esaminarle dato lo stato di gravità del p. Riflessi: Mandibolare e masseterino: deboli. Bicipitale, tricipitale, stilo- radiale, cubito-pronatore: debolissimi a D. e S. Costo- addominali, medio · pubico: presenti, vivaci. Patellari: deboli d'ambo i !ati. Achilleo, medio piantare: vivaci D. S. con lieve tendenza al clono del piede.

Fig. 2.

Riflesso contro-laterale degli adduttori: presente a D. debole a S. Riflesso congiuntivale vivace D. S.; Faringeo: presente. Addominali: assenti. Plantari: in flessione a S., con ventaglio a D. Oppenhcin: per stimolnionc a S., si ha estensione a D. Sensibilità: Date le condizioni psichiche del p. non è possibile procedere ad un accurato esame della sensibilità. In linea di massima tutte le forme di sensibilità (superficiale e profonda) sono intatte, però le sensibilità superficiali, in specie la dolorifica, si presentano piuttosto esaltate su tutto l'ambito. Dermografismo: Rnpido con fenomeni vasomotori !abili. Esame oftalmoscopico (Prof. Gabardi · 25 marzo 1939): Papilla da stasi bilaterale. leggermente più rilevata in O . S., ~on numerose soffusioni emorragicht' e con focol:Ji di essudazione peripapillari. Nor. lesioni corioretiniche nel rimanente ambito retinico. Pupille leggermente anisocorite O. D.> O. S.; rifles~o fotomotore diretto assai torpido in O. D.; presente bilateralmente il riflesso all'accomodnionc e alla convergenza; tali disturbi pupillari wno riferibili ad ambliopia dell'O. D. Esame urine: Negativo. Sangue: azotemia gr. 0,30 per mille. Esame radiologico (eseguito ali'Ospedale Maggic rc di Bologna il 24 marzo 1939): Torace: accentuazione d ~gl i ili c delle strie parailari. Cranio: note di aumentata pre~­ sionc endocran ica.


513 Note psico/ogzche: Il p. è orientato rispetto alle persone; non rispetto al tempo e al luogo. Dà le generalità giuste. Risponde a tono alle domande e fornisce notizie abbastanza esatte sul suo stato di salute. L 'attenzione è scarsa ed esauribile. Processi ideativi torpidi e stentati e disturbati <'nche dalle sofferenze fisiche (cefalea, vomito), il p. chiede di esser curato, ma non si rende conto della gravità del suo male. Puntura lombare (eseguita all'Ospedale Maggiore di Bologna il 15 marzo 1939): Pr. I. 50 (Ciaude, posizione orizzontale). Dopo estrazione di cc. 8 di liquor uscente a getto, la pressione diminuisce rapidamente. Pr. F. 28. Q. R. 4>4-

Fig. 3·

Esame chimico: albumina 0,33 °/000 R. Pandy, R. Nonne negative; sostanze riducenti normali. R. Benzoino colloidale 0001222222200000. R. Wassermann e Meinicke negative sul siero di sangue e sul liquor. Status: al 27 marzo 1939· La notte, circa alle ore I , il p. accusa violenta cefalea, viene somministrato qualche analgesico, poco dopo muore improvvisamente senza mo strare alcuna manifestazione che possa richiamare l'attenzione dei parenti veglianti nella camera. Obductio. Soggetto dall'ap'parente età di 13 anni; rigidità cadaverica conservata, ipostasi nelle parti decombenti, cianosi sotto- ungueale. Costituzione scheletrica regolare, pannicolo adiposo discretamente sviluppato. Capo mesocefalo, cuoio capelluto integro, calotta cranica sottile; dura madre forte· mente tesa, liscia, lucente, si lascia svolgere senza alcuna aderenza o sinechia; seno lon· gitudinale posteriore ripieno di cruori sanguigni. Le leptomeningi non presentano nulla d i abnorme. Emisferi cerebrali: tutte le circonvoluzioni sono fortemente appiattite, solchi molto a n gusti in tutti i lobi sia nella faccia dorsale che ventrale dell'emisfero.


Estratto l'encefalo si constata a carico della base cranica una dilatazione della sc:Ha a tipo secondaria, assotigliamento della lamina quadrilatera. A carico della base dell'encefalC> si nota quanto segue: In corrispondenza dell'incisur:t cerebello- bulbare (fig. I) una massa neoplastica ~viluppatasi al disotto dell'aracnoide nella cisterna magna, di colore biancastro, di durezza clastica del diametro antero- posteriore di cm. 3,5 e del diametro trasver~o di cm. 3,4 di forma irregolare che nella sua parte mediana porta un solco che è la continuazione del solco rctroamigdaloidco, la quale sposta in avanti il bulbo, lateralmente gli emisferi cerebellari c in alto c indi::!tro il verme inferiore.

Fig. 4·

La massa neoplastica non infiltra nè bulbo nè cervelletto e s'incunea nella valccula e nel IV ventricolo. Tutto il tronco dell'encefalo è spostato in avanti sicchè il bordo anteriore del ponte ricopre la fossa interpeduncolare posteriore. Appaiono appiattite: anche le piramidi e le ulive bulbari specie a S. In un raglio orizzontale degli emisferi cerebrali a livello del nucleo caudato si osserva: dilatazione considerevole, simmetrica dei ventricoli laterali in tutte le loro varie parti. Staccato il tronco dell'encefalo a livello dci peduncoli cerebrali si osserva: la superficie dorsale del cervelletto è pianeggiante, il monticulus è poco sollevato dal fianco dci lobi quadrilateri (fig. 2). In un taglio sagittale nella linea mediana attraverso il rombencefalo ri ossen·a che la massa neoplastica occupa interamente il IV ventricolo e infiltra il verme inferiore e 1•recisamente la sostanza midollare e corticale della pyramis e del culmcn, dorsalmente sposta in alto c riduce tutta la sostanza dcll'arbor vitae c tutte le lamelle del verme superiore. Misura: diametro a ntero - posteriore di 55 m m., verticale 50 m m. La superficie è gr:1nulo!:a rosea, in altri punti presenta vacuoli e zone di necrosi. Consistenza molliccia. La pvramis del verme si continua insensibilmente nella massa neoplastica che poggi:~ sulla' fossa romboidale senza infìltrarla; anche sulla volta del


5IS

veatricolo le infiltrazioni sono molro limitate. Il resto dell'autopsia non rivela nulla di particolare a carico degli organi respiratorio, circolatorio, fegato, reni e milza. Riassumendo si tratta di un grosso tumore del IV ventricolo apparentemente originatosi dal verme inferiore; non è un ependimoma, nè è originato dai plessi corioidei, quindi è forse un medulloblastoma.

Esame istologico. Nei preparati allestiti con i comuni metodi di colorazione a pie. colo ingrandimento si constata che il neoplasma è quasi esclusivamente cellulare, costituito da elementi con nucleo rotondeggiante o leggermente allungato ben colorato in generale e con citoplasma scarso che in alcuni tratti può vedersi continuare con delle fibrille sottilissime disposte longitudinalmente che delimitano delle catene di nuclei e dànno l'aspetto di una disf<>sizione fascico~are (fig. 3). In alcuni tratti queste cellule sono addossate le une a!Ee altre senza una disposizione particolare sicchè il citoplasma 1·isulta nel complesso quasi mancante, in altri tratt! invece gli elementi si dispongono lungo un vaw e attorno ad esso formando una specie di guaina cellulare molto irregolarmente distribuita (fig. 4). Solo raramente le cellule sono disposte in modo da ricordare le rosette tipiche dei gliomi. Il limite tra neoplasma e le lamine cerebellari non è ben netto, gli elementi neoplastici infiltrano con deUe gittate più o meno robuste il parenchima cerebellare. Lo stroma di questo tumore è costituito quasi esclusivamente da vasi c da qualche fibrilla di tessuto collageno molto scarsamente rappresentato e specialmente dove le cellule · sono molto più addensate. In complesso si tratta di un tumore prevalentemente cellulare, infiltrante, costituito da elementi con i caratteri dei medulloblasti. Diagnosi anatomo- patologica: Medulloblastoma della linea mediana (cerebello ven. tricolare). EPICRISI: Si tratta di un soggetto di 13 anni, la cui anamnesi è negativa,

il quale due anni prima dd ricovero in Clinica cominciò a soffrire di modica cefalea di breve durata, che non lo molestava, tanto che potè continuare nelle sue occupazioni per più di un anno e mezzo. Dopo questo periodo di relativo benessere, si manifestò astenia generalizzata ed un notevole grado di dimagramento. Poco dopo ebbe per la prima volta vomito che si ripetè per lo più di notte e che man mano si fece sempre più frequente. La cefalea intanto si andò accentuando ; da prima generalizzata andò via via localizzandosi alla fronte, alla regione parietale S. e alle orbite, solo divenne più accentuata alla nuca. Successivamente comparvero vertigini, lateralizzazione d ella marcia a S., conati di vomito determinati dai mutamenti di decubito. Mai elevazioni termiche nè altri disturbi a carico degli apparati della vita vegetativa. Queste notizie anamnestiche facevano pensare ad una sindrome d 'ipertensione endocranica esponente o di un tumore o di una di quelle affezioni che favoriscono l'aumento del liquido cefaJo- rachidiano, quali le meningiti in genere e la meningite sierosa in specie. L'esame obbiettivo giustificava questa alternativa diagnostica. Difatti mise in evidenza un gruppo di sintomi (iperestcnsione del capo, rigidità della nuca, ventre a barca, arti inferiori flessi, strabismo, fotofobia, segno di Brudzinski superiore, Laségue) che dirigeva l'attenzione verso le meningiti. Però


contro l'ipotesi di una meningite stava l'assenza di elevazioni termiche, che in queste forme non mancano mai, dell'ottundimento del sensorio che nel nostro caso era integro. Ma il reperto che offriva criteri certi differenziali era dato dall'esame del liquor (pressione, comportamento di esso, reazioni umorali). La rachicentesi ci portò a constatare: un abbassamento rapido della pressione dopo estrazione di appena 8 cc. di liquor (come si verifica appunto nei tumori), il Q. R. di Ayala di 4,4 (nei tumori è piuttosto basso al disotto di 6), la reazione benzoino colloidale positiva con precipitazione nella zona mediana considerata dal Guillain come zona tumorale. Inoltre era da considerare il peggioramento postpuntorio in contrasto col beneficio almeno subbiettivo che invece apporta nei processi meningei. La sintomatologia suddetta con probabilità si doveva porre dunque come esponente di reazione mcningea dovuta ad un processo che dall'insieme di altri sintomi rilevati (segni d'ipertensione, papilla da stasi, reperto radiografico, reperto liquorale) doveva considerarsi di nan1ra tumorale, la localiz-zazione del quale restava a stabilire. L'esame obbiettivo praticato negli ultimi giorni di vita del p., mise in evidenza astenia, ipotonia diffusa agli arti, insorgenza durante gli esami di contrazioni muscolari involontarie degli antagonisti, senso di vertigine, lateralizzazione della marcia. Se tutto ciò doveva interpretarsi come esponente di compromissione della via cerebello- vestibolarc appare verosimile la diagnosi di tumore della fossa cranica posteriore. Il precedente esame del liquor faceva d'altra parte escludere anche una mcningite sierosa ventricolare a tipo pseudotumorale, che può dar luogo a sintomi focali spesso a tipo cerebellare, da indurre facilmente in errore. La localizzazione era inoltre avvalorata da alcune caratteristiche dci ~intomi d'ipertensione che acquistano valore particolare nei tumori subtentoriali per la precocità della loro comparsa, costanza e intensità (Ayala, De Martel e Guillaume). Riferendomi al nostro caso la cefalea continua parossistica, seguita da vomito a digiuno o dopo i pasti, la papilla da stasi precoce e di grado elevato potevano ritenersi quasi patognomonici. Inoltre erano da tenere in considerazione alcuni altri sintomi di maggior valore localizzatorc e dovuti alla compressione delle formazioni conte· nute nella fossa cranica posteriore e in principal modo quelli appartenenti alla si ndrome cerebello-vestibolare (attitudine particolare della testa, disn1rbi delle coordinazioni, ipotonia, vertigini). Un altro segno ti.pico inerente ai tumori subtentoriali fu la morte improvvisa. Ma quale dell e form azioni anatomiche della fossa cranica posteriore era particolarmente sede del tumore? Indubbiamente vi era una compromissione del cervelletto. Sappiamo che i segni cerebellari sono omolaterali e quindi la I..Iteralizzazione della marcia a S. doveva far ammettere una lesione di questo


517 lato. Ciò spiegherebbe d'altra parte l 'insorgenza di fatti piramidali a D. per una compressione indiretta sul fascio piramidale non ancora crociato. Ma il predominio e la gravità dei sintomi generali d'ipertensione insorti rapidamente e fra i segni cerebellari, il prevalere dei disturbi atassici agli arti. inferiori in contrasto con l 'integrità dei disturbi cerebellari cinetici, rappresentavano elementi essenziali di una sindrome cerebello- tumorale mediana. Per questa localizzazione, di particolare importanza era l'insorgenza d i conati di vomito negli spostamenti del capo. Difatti si sa che in alcuni casi il tumore che si espande nel IV ventricolo coi suoi spostamenti (determinati dallo spostamento del capo) può stimolare direttamente i centri vegetativi sottostanti nel pavimento della fossa romboidale. Tutto dunque autorizzava nel nostro p. a ritenere che si trattava di un processo neoplastico che sviluppatosi dal verme e forse nel verme inferiore (per la maggiore mobilità di cui godrebbe in questo caso) si estrinsecava nella cavità del IV ventricolo ed ingenerava per stimolazione indiretta segni di menmgtsmo. Circa la natura del neoplasma, il decorso relativamente tumultuoso, la giovane età del p., la regione in cui si svolse, ed il notevole dimagramento, si era indotti a pensare che si trattasse di un medulloblastoma ovvero di un tubercoloma. Però contro questa ultima ipotesi stava la normalità del reperto liquorale. Alla necroscopia si trovò un grosso tumore che sviluppatosi al disotto d ell'aracnoide nella cisterna magna, s'incuneava nella valecula e nel IV ventricolo che occupava interamente, infiltrava il verme inferiore (pyramis e culmen) spostando in ayanti tutto il tronco dell'encefalo. In conclusione trattavasi evidentemente di un tumore che interessava il IV ventricolo. Macroscopicamente il tumore si presentava di color biancastro, di consistenza dura elastica, di forma irregolare, alla superficie di taglio di colore roseo- grigiastro con vacuoli e zone di necrosi, di consistenza molliccia. Detta massa neoplasrica poggiava sulla fossa romboidale senza infiltrarla. Così la diagnosi clinica di un medulloblastoma trovava conferma nel reperto anatomo - patologico. Difatti i medulloblastomi sono tumori molli (per la loro struttura quasi esclusivamente cellulare) di colore rosso vinoso o biancastro, sembrano nascere dalla faccia profonda del verme che è sovente più o meno invaso, si accrescono rapidamente. nella cavità ventricolare che ne rimane ben presto obliterata, aderiscono sovente al pavimento, ma non l'infiltrano che molto tardivamente; hanno tendenza ad estrinsecarsi attraverso gli orifici naturali del IV ventricolo e dànno frequente metastasi. I suaccennati caratteri macroscopici bastavano per escludere l'ipotesi di un ependimoma o di un papilloma corioideo. Ma l'esame microscopico toglieva qualsiasi dubbio. Difatti la massa neoplastica presentava una struttura 3 -

Giorno/~

di m~didna militar(.


sx8

quasi esclusivamente cellulare con cellule contenenti scarso citoplasma e un nucleo rotondeggiante od ovalare ben colorato, con una disposizione irregolare sia addossate le une alle altre sia attorno ad un vaso a guisa di guaina perivasale e raramente a rosetta. Stroma ridottissimo costituito quasi esclusivamente da vasi e da qualche fibrilla di tessuto collageno. Gli elementi neoplastici infiltravano il parcnchima cerebellare. Con la diagnosi clinica formulata c conferm ata poi si spiegavano i vari particolari del quadro clinico del caso in esame. Difatti ormai si sa che il medulloblastoma è un tumore dei giovani e in particolare dell'infanzia con il suo massimo verso gli 11 anni (De Martel e Guillaume); in ogni modo la generalità dei casi si ha prima dei 20 anni. Il nostro p. aveva 13 anni. Questi tumori hanno una spiccata predilezione per il verme come risulta dalle statistiche. Su 86 medulloblastomi delia casistica di Cushing, 68 appartenevano al cervelletto e precisamente tutti del verme. Sono tumori inoltre ad evoluzione rapida e la morte sopraggiunge in media in meno di un anno; una sop~avvivenza maggiore (fino a 3 anni) è eccezionale. Tipica è la morte improvvisa: la causa più probabile è la com· pressione dei centri bulbari e particolarmente del centro respiratorio, dovuta all'incuneamento delle amigdale nel foro occipitale, durante una crisi parossistica d'ipertensione. Fra i tumori del IV ventricolo i medulloblastomi sono considerati una delle varietà più frequenti. Cushing nella sua classifica li pone immediatamente dopo gli astrocitomi; gli AA. francesi assegnano loro addirittura il primo posto (Lereboullet su 24 osservazioni ha riscontrato 18 medulloblastomi). La sintomatologia presentata dal nostro caso coincide nelle sue linee generali col quadro presentato dai medulloblastomi. Difatti dal punto di vista sintomatologico sono caratterizzati dalla precocità, costanza e intensità dei segni ipertensivi, segni di lesione bulbare, frequenza dei segni cerebellari . r.on predominanza dei disturbi del tono e della statica, notevole dimagrimento. La letteratura sull'argomento è vasta e tale è anche la varietà dei sintomi nei diversi casi pubblicati. Poichè il caso che ho descritto si distingue dalla gran norma dci medulloblastomi del verme per alcune particolarità cliniche, ritengo opportuno cruarire il meccanismo patogenetico dei segni particolari presentati, con sussidio inoltre delle osservazioni dei vari AA. Come abbiamo visto la scena fu aperta dalla cefalea e dal vomito. La cefalea era localizzata alle regioni fronto- parietale D. e orbitaric. La cefalea nei tumori subtentoriali è intensa e parossìstica, in genere localizzata all 'occipite, non è rara però una localizzazione frontale o parieto- temporale e in qualche caso sopra orbitaria (Sachs)~ in tale evenienza essa diviene secondariamente occipitalc. E ' quello che si è verificato nel nostro caso, e perciò alla sede del maggior dolore non si poteva attribuire un valore localizzatore. Neanche un tal valore aveva il vomito. E' bensì vero che questo sintomo è frequente in questi tumori (85 ~.;, dei casi secondo De Martel e Guillaume)

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con carattere cerebrale ed è dovuto oltre ch t: ali 'ipertensione endocranica forse ad una irritazione dei nuclei del vago, ma è anche vero che pure in tumori di altra sede si può avere vomito con gli stessi caratteri di quello dei tumori subtentoriali. La papilla da stasi veniva da Bruns considerata rara, anzi questa rarità era per l'A. una particolarità dei tumori del IV ventricolo. Ma altri AA. più recentemente hanno dimostrato la grande frequenza (Ayala, Marburg, Puusepp). Essa per lo più si accompagna a diminuzione del visus (atrofia postpapillitica dei nervi ottici) che può andare dall'ambliopia all'amaurosi, ad anisocoria e ad abolizione del riflesso fotomotore. Il nostro p. accusò diplopia transitoria e sintomi obbiettivi di paresi del VI (strabismo convergente). Fra i nervi cranici la paralisi o paresi del VI è ritenuta la più frequente e in dipendenza dell'ipertensione. Certo però che allorchè si associa a una sindrome della linea m ediana, può far dubitare una compressione sul pavimento del IV ventricolo e la sua invasione. Alcuni sintomi obbiettivi riscontrati, come si è detto, facevano pensare ad un risentimento meningeo. Ma dopo il reperto necroscopico appare chiaro che nessun fenomeno meningitico infiammatorio li giustificava. Anche nel nostro caso tuttavia si verificarono, come del resto nel corso di molti tumori cerebrali non è raro osservare. Verdun nel 1912 ha consacrato una tesi alle forme meningce nei tumori cerebrali. Abbiamo di già visto come uno dei caratteri dei medulll)blastomi sono le metastasi e non sono infrequenti generalizzazioni meningee dette sarcomatosi meningee diffuse, suscettibili di simulare una meningite. In tale evenienza è l'esame anatomo- patologico che identifica la lesione. Nel caso nostro il reperto fu negativo. La sindrome meningea poteva allora mettersi in rapporto, come abbiamo detto, con un processo di congestione e d'irritazione delle meningi. Della sindrome cerebello- vestibolare, che unitamente ai sintomi ipertensivi permise la localizzazione nel.Ja fossa cranica posteriore, crediamo opportuno attirare l'attenzione sulla iperestensione della testa con rigidità nucale presentata dal nostro p .. Frequenti sono in questi casi quelle posizioni abnormi della testa, che Thevenard chiama distonie d'attitudine permanente. Abituale è la flessione in avanti o con leggera incl~azione; piuttosto rara è considerata l 'attitudine in estensione, come nei meningitici (Stewart e Holmes). Essa è dovuta a modificazioni di tono di alcuni gruppi muscolari della nuca e si accompagna abitualmente a rigidità della nuca. Dai più è considerata come un'attitudine antalgica per rendere pervia la comunicazione del IV ventricolo con gli spazi subaracnoidali. In ogni modo è un segno di valore relativo per la diagnosi di sede, data la possibilità di riscontrarlo nei tumori di altre regioni (Ziegler, Marburg). Circa i disturbi cerebellari dobbiamo far notare che nel nostro caso comparvero un po' tardivamente, mentre per lo più nei malati ben seguiti ed esaminati si manifestano spesso con una certa precocità.


520

Fu attribuita u na particolare importanza !ocalizzatrice all'insorgenza del

vomito nel cambiamento di decubito, come avveniva neli 'ultima fase del caso nostro. Ma effettivamente ha un valore relativo, specie quando il vomito si manifesta anche indipendentemente dagli spostamenti del capo c dal decubito. Comunque questa modalità del vomito si spiega come dovuta al fatto che lo spostamento del tumore, contenuto nella cavità ventricolare, modifica bruscamente lo stato di ostruzione, mentre fa sì che il tumore viene spinto sul pavimento di essa cavità e indirettamente contro i centri bulbari vegetativi. Nel nostro p. inoltre abbiamo ri levato alcune anomalie nel comportamento dei riflessi e particolarmente di quelli profondi. Infatti fu notata cvidente dissociazione fra i riflessi patellari che erano deboli d'ambo i lati e quelli achillei vivaci con tendenza al clono associati a un Babinski, espressione quest'ultima di una irritazione piramidale che avrebbe dovuto ripercuotersi in maniera uguale su tutti i riflessi, liberando l'azione di tutti i centri scgmentari. Questa discordanza non è inusitata nei tumori del IV ventricol o. Infatti Lereboullet ha riscontrato frequente l'abolizione o la d:minuzione di uno o parecchi riflessi degli arti inferiori; l'abolizione dei rotulei è l'anomalia pjù frequente dei medulloblastomi. Infine dobbiamo attirare l'attenzione sul dimagrimento del nostro p.. A questo sintomo si è dato un valore semeiologico importante; ma forse, come crede Lereboullet, spesso non è che la conseguenza dei vomiti ripetuti più che l'espressione di un disordine di supposti centri trufici bulbari. Sta di (atto che nei tubercolomi, forse perchè con un più lento decorso, il dimagramento si incontra raramente nei soggetti della stessa età dei portatori di medulloblastomi. Ma nel nostro caso il dimagramento cominciò prima del vomito, quasi aprì la scena della sindrome. Evidentemente doveva avere un 'altra patogenesi o inerente alla natura del tumore o alla sede di esso, forse all'una e all'altra. Questi tumori per la loro malignità venivano considerati di prognosi infausta e a decorso rapido. Ma a parte il fatto che ora sappiamo di poterli operare con una mortalità operatoria di certo non elevata (26>3 .,~ Cushing) è assodato che questi tumori sono particolarmente radio -sensibili. Perciò la sopravvivenza post- operatoria è stata aumentata dall'impiego della radioterapia che, se applicata con criterio, può ritardare di parecchi mesi o anni l'esito e arrestare l'evoluzione delle metastasi (Ayala). I casi curati in questa Cli_nica secondo questi criteri lo dimostrano chiaramente. L'A. illustra un caso di medullo - blastoma del rv ventricolo dimo ~tratosi tale anche alla necroscopia, che per i caratteri clinici indirizzava il diagnostico verso le forme mcningee. Col sussidio anche della letteratura sull'argomento chiarisce il meccanismo patogenctico dei segni particolari presenti. RI ASSUNTO, -


521

BIBLIOGRAFIA. DE 1\IARTEL e Gu JLLAU ME: Deux cas de métlu/loblastome; du IV Vt:ll/11cule. - R. N., 1930. A YALA: Sintomatologia neurologica dei tum ori m btentorùJii. - Rassegna St. Psr. YO!. XX,

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-

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DIREZ. GEN. DELLA SA:\IT.-\. MILITARE - LABORATOR IO DI MICROBIOLOGI.\ Direttore: tenente colon nello rned1co prof. Uco R uT.\ SO.

OSSERVAZIONI SUL TITOLO DEI POTABILIZZATORI CLORANTI E SULLA VARIABILITÀ DELLA LORO EFFICACIA Dott. Awo ZoDl>.• , maggiore chimico f~rm3cist3 .

E' noto da qualche tempo che l'efficacia battericida dei composti doranti è influenzata da vari fattori, fra i quali hanno importanza fondamentale la loro concentrazione nell'ambiente in cui agiscono e la reazione di quest'ultimo. Charlton e Levine (x), studiando l'azione della Cloramina- T e dell'ipodorito di calcio sp spore di Bacillus metiens (n. sp.), ottennero la sterilizzazione in 64' con una soluzione contenente 1000 parti di cloro attivo per milione d'acqua a pH n,3, in 70' con una soluzione a 100 parti per milione a pH IO,•h ma in 5.' appena con una soluzione a 20 parti per milione a pH 8,3. Malimano (2) trovò che una dose di mg. 0,2 di cloro in 5' diminuiva il numero dei germi del 75 % in acqua a p H 6, del 25 % a pH 7, del 10 o:, a pH 8 e dello o % a pH 9Numerose altre ricerche sono state eseguite su vari tipi di germi e con i più svariati doranti esistenti, i risultati delle quali sono concordanti nello stabilire che l'azione battericida dei composti in questione è rallentata e attenuata dall'alcalinità dell'ambiente e che non esiste proporzionalità fra co-ncentrazione del dorante ed efficacia. Alcuni AA. affermano perciò che il titolo in cloro attivo non è una diretta misura del v~ lore battericida di un prodotto poichè rappresenta un dato analitico determinato indipendentemente dai fattori che influenzano le variazioni d'efficacia dei doranti. Allo scopo di controllare 1a validità di questa asserzione ho preso in esame alcuni doranti usati come potabilizzatori perchè mi sembra che tak questione abbia particolare importanza nella stima del valore battericida di questi composti, i quali, destinati ad agire in ambiente a pH poco superiore a 7, di solito, vengono chimicamente esaminati con metodi che non ten gono conto nè della reazione, nè della concentrazione, nè del tempo in cui la loro azione deve esplicarsi. Quando ci viene prescritto il metodo iodometrico noi eseguiamo infatti la ritolazione in ambiente fortemente acido per aggiunta di ac. cloridrico o acetico, innalzando così Il potenziale d'ossidazione del composto da esaminare, il cui contenuto in cloro diviene totalmente e immediatamente dosabi le come cloro attivo. In quanto alla concentrazione, la t itolazione viene sempre eseguita su circa 100 cc. di liquido contenenti in soluzione quantità di dorante che, in pratica, debbono invece agire su parecchi litri d'acqua. Dato che la messa in libertà del cloro è facilitata dall 'idrolisi , questo


523 non può non avere la sua importanza. Per il metodo clorometrico all'anidride arseniosa usiamo bensì un reattivo neutro, ma anche in questo caso non si tiene conto della concentrazione. Il cloro attivo può essere inoltre dosato con alcuni metodi calorimetrici, che si prestano bene per piccole quantità di cloro - fino a o,2o mg. / 1., secondo Anselmi e Calò (3) - e col m~todo fotometrico di Goldenberg (4). Per la colorimetria e fotometria del cloro attivo si fa però uso di reattivi in soluzioni assai acide, che mettono in libertà subito tutto il cloro presente, e perciò tali metodi, molto adatti alle determinazioni del cloro residuo in acque clorate, non si prestavano allo scopo delle seguenti ricerche, per le quali ho preferito la titrimetria. Titrimetricamente ho dunque cercato di stabilire se alla variabilità dell'efficacia battericida, batteriologicamente riscontrabile come effetto dei fattori indicati, corrisponda una variabilità delle quantità di cloro attivo che risultano . dosabili nelle stesse condizioni di esperienza. Per far questo ho dovuto natur almente allontanarmi dalle modalità che i comuni metodi di dosaggio del cloro attivo prescrivono.

PARTE SPERIMENTALE. H o adoperato per questo studio: I Una soluzione di ipoclorito di sodio, ottenuta da cloruro di calce comm. e da fosfato di sodio secondo le prescrizioni della F. U. 2° - Steridrolo in polvere della Ditta Molteni, in tubetti per potabilizzare 50 l. d'acqua, racchiusi in scatole datate 1934/ I. Chiamerò Ster. A questo prodotto. 3o - Lo stesso Steridrolo, in scatole contrassegnate coi N. II3 e 19 8 36. H o preso in esame anche questo prodotto, che chiamerò Ster. B, perchè il titolo in cloro del contenuto d'ogni tubetto mi è risultato alquanto più alto. 4° - Steridrolo in tavolette compresse, che chiamerò Ster. C, e che è contenuto in scatole contrassegnate L II035 GB. 5o - Steridrolo in tav. compresse in confezione speciale per le Colon;e, a titolo di cloro dichiarato doppio del precedente, in scatole contrassegnate 338- 141239· Chiamerò Ster. D questo prodotto. Dei prodotti Steridrolo, che fanno parte delle dotazioni sanitarie delle Forze Armate Italiane, i primi tre sono stati prelevati alla Farmacia dell 'Ospedale Militare di Roma, il quarto è pervenuto direttamente dalla Ditta L. Molteni e C. Come saggio qualitativo preliminare ho fatto cadere su qualche cc. d'anilina un pizzico di Ster. A o B: ne ho avuto reazioni violente, con produzioni di fumi bianchi e annerimento del liquido. Le compresse di Ster. C e D, ridotte in polvere in mortaio, sono state sottoposte allo stesso saggio: le Ster. D ha soltanto debolmente imbrunito l'anilina e lo Ster. C lo ha fatto 0

-


assai lentamente. Altri reattivi per il cloro libero, come l'ortotolidina, la benzilina, la dirnetilparafenilendiammina, hanno dato colorazioni deboli per gli Ster. C e D.

a) RICERCHE BATTERIOLOGICHE. Allo scopo di ottenere sterilizzazioni parziali per poter poi eseguire .il conteggio dci germi sopravvissuti ali 'azione del dorante, ho operato, come Mallmann (2), con ,dosi di cloro molto basse (la decima parte, circa, di quanto di solito se ne adopera per ottenere la sterilizzazione di un litro d 'acqua): ho disciolto in H ~O i prodotti in esame, ho titolato Eodometricamente le soluzioni acidificate con acido acetico e le ho portate, con opportune diluizioni, al titolo di mg. 0,2 di cloro attivo per cc. L'ambiente nel quale i potabilizzatori sono destinati ad agire, ha generalmente pH di poco superiori a 7; non di rado si riscontrano però pH vicini a 6 nelle acque molli e cariche d'an. carbonica, frequenti sui graniti, oppure vicini a 8 nelle acque dure, a titolo alcalimetrico alto, facilmente reperibili nelle nostre Colonie. Ho scelto perciò l'intervallo fra pH 6 e 8 ed ho preparato cinque soluzioni tampone (miscele di fosfato monopotassico e fosfato bisodico, secondo Sorensen)2 che ho adoperate nella diluzione di I :5 con H 20_ I p H, determinati col metodo fotometrico di Janke e Sekera (5), mi sono risultati di 6,03 - 6,58 - 6,99- 7,59 -7,98. Ho inquinato ogni litro di tali soluzioni con 631.000 B. Coli e vi ho introdotto I cc. di soluzione di dorante, assicurandomi con cartina amidoiodurata che il cloro fosse sempre in difetto. Dopo 5' di contatto, una goccia dci liq uidi in esperimento (equivalente a 250 germi, circa) è stata portata su piastra di agar e ivi stesa accuratamente. Come controllo ho scelta la soluzione con pH 6,99, un litro della quale è stato inquinato con lo stesso numero di germi c, naturalmente, non è stato clorato. Dopo 24 h. di permanenza in termostato a 3t si è eseguito il conteggio delle colon.ie svi luppatesi. In queste condizioni ho avuto completa ster.lizzazione a tutti i pH per r azione dcii 'ipoclorìto e, praticamente, nessuna azione degli Ster. C c D (numero delle coloniel ai vari pH, pressochè uguale a quello della prova di controllo). Questa differenza di comportamento è da attribuirsi al diverso potenziale d'ossidazione dei doranti: a quelli dotati di potenziale più alto corrisponde una pitJ pronta !Cattività [Vierthaler e Gebauer (6)J e perciò per gli Stcr. C e D, che devono essere dotati di potenziale d'ossidazione piuttosto basso, i 5' di conte~tto coi germi non sono stati sufficienti perchè essi, nelle condizioni su riferite, esplicassero la loro azione (mentre il loro cloro è, iodometricamcntc, di totale e immediata dosabilità come negli a1tri potabilizzatori adoperati). Dci cinque è l'ipoclorito quello che ha mostrato più alta reattività (attività battericida). A questo carattere corrisponde bassa stabilità e quindi rapida perdita d'efficienza fWinklcr (7)l ed è perciò che all'ipoclorito, di


scarsa conservabilità, vengono preferiti i doranti organici quali potabilizzatori da destinarsi alle dotazioni delle Forze Armate. Per tali differenze di comportamento ho dovuto ripetere le esperienze varie volte, diminuendo progressivamente la concentrazione dell'ipoclorito e aumentando quella degli Ster. C e D fino ad avere dei risultati probativi. Nella seguente tabella, a fianco dei nomi dei potabilizzatori, sono perciò indicate le quantità di dorante impiegate, espresse come cloro attivo in mg. / I. pH e Numero delle colonie Po1abilizza1ori

..

Ipoclorito (O,I) Ster. A (0,2) Ster. B (o,2) Ster. C (2) Ster. D (2} •

.

.. ... ..

Conirollo

6.03

6.58

6,99

7,59

7,98

262

lO

109

201

266

2·~9

o o

o

137

151

240

238

8

2

150

172

211

251

l

26

149

208

243

240

o

o

129

198

237

Tenuto conto degli inevitabi li errori che si commettono in questo genere di ricerche (grandezza delle gocce portate su piastra, errori nel conteggio delle colonie) si può calcolare approssimativamente da questi dati, che sono la media di 3 serie di esperienze, a quanto si riduce, nel tempo di s', l'efficienza dei doranti impiegati: lpoclorito: 2 " - Ster. A: 3• - Ster. B: 4~ - Ster. C: 5" - Ster. D: 1° -

42 O/ ,o ap H.. 7- o % a pH 8 ,,, )) 45 .• - O Ol/ 0 )) )) 37 ·;{, -II % )l 59 ,, - o ~~ )) 46 O(, )l - o % )) ))

1) '

A pH 61'efficienza dei cinque doranti è risultata praticamente del 100 "·• . I valori dei pH sono arrotondati. Non ho conoscenza delle modalità usate da Mallmann (2) nelle sue esperienze, nè mi risulta sotto che forma il cloro sia stato da lui adoperato. Nelle mie ricerche l'efficacia dei doranti adoperati ha una caduta rapida, da 100 a o, nel breve intervallo di due unità di pH. Nello stesso intervallo detto A. ha riscontrato il 65 % di diminuzione d 'efficacia; è probabile che le ricerche siano state effettuate sotto condizioni e modalità differenti.

b) RICERCHE CHIMICHE. Come saggio di orientamento ho in primo luogo eseguito la titolazione dei prodotti in esame col metodo iodometrico, dapprima acidificando e poi


sz6 omettendo l'acidificazione. In un palloncino tarato da 100 cc., a 20 cc. di soluzione KI I: IO, sono stati aggiunti 25. cc. di soluzione d 'ipoclorito, o il contenuto dei tubetti degli Ster. in polvere, oppure 50 tav. degli Ster. in compresse. A soluzione effettuata si è portato a volume e si sono prelevate parti aliquote di tali soluzioni per le titolazioni. Facendo = I la quantità di cloro attivo dosata in ambiente acido, le frazioni dosabili senza acidificare sono state

Ipoclorito

Ster. A

Ster. B

Ster. D

o,64

o,64

o,64

o,6s

Col m etodo clorometrico all'an. arseniosa sono stati ripetuti i saggi soltanto in ambiente non acidificato (l'ambiente acido altera il reattivo): i risultati sono stati uguali a quelli ottenuti con le titolazioni iodometriche in ambiente ac~do. Ne ho dedotto che il potere riducente dell 'arsenito è maggiore di quello del tiosolfato (potenziale d'ossidoriduzione più negativo) c che perciò esso si esplica totalmente sul dorante esaminato anche se il potenzial e di ossidazione di quest'ultimo viene abbassato dall'alcalinità dell'ambiente. Riscontrata ne l 'inapplicabilità, ho scartato per le successive esperienze il metodo ali 'an. arseniosa anche perchè, dovendo operare su soluzioni molto diluite, è opportuno titolare con soluzioni centinormali e non è affatto agevole nè esatto apprezzare, in tali condizioni, il punto finale d'una reazione alb tocca su cartina amido-iod urata. Facendo uso del metodo iodometrico sono passato quindi ai dosaggi di cloro attivo a pH vari. Le soluzion i tampone, già usate per le ricerche batteriologiche, sono state adoperate questa volta senza diluizione ed essendomi risultato che, in queste condizioni, esse sostengono aggiunte di alcali anche relativamente forti (ctg. I di Na 2 anidro in IOO cc. di soluz. tampone) mantenendo costante il pH , ho potuto portare in cc. Ioo di ciascuna di esse la dose di dorante che, di solito, viene usata in I litro d 'acqua, senza che l'alcalinità del prodotto provocasse variazioni di pH. Si è operato con soluzioni di dorante ottenute sciogliendo in 500 cc. d'H 20, in presenza di g. 2 di KI, il contenuto d'un tubetto di Ster. A o B, o 50 tav. di Ster. C o D , oppure 25 cc. di soluzione d'ipoclorito a titolo g. 0,4 di cloro attivo per cento: a 100 cc. di soluz. tampone sono stati aggiunti Io cc. di tali soluzioni, che contenevano così la dose di dorante prescritta per 1 litro d'acqua . Le titolazioni sono sta te eseguite con tiosolfato sadico centinormale, indicatore salda d'amido. N <:l la seguente tabella, a fianco dei potabil izzatori, sono indicate in mg. le quantità di cloro attivo corrispondenti, determinate in soluzione non tamponata e acidifìcata con ac. acetico. F atte queste = I, le frazioni dosabili ai vari pH sono state :

co3


527 pH

Potabiliuatori

. .

Ipoclorito (2)

.

Ster. A (2 113 ) Ster. B (3,76)

.

Ster. C (l ,49) .

.

.

Ster. D (3,75 )

6,03

6,58

6.99

7.59

7,98

O,Si

0,55

0,54

0,53

0,·~4

0,78

0,76

0,75

0,68

0,61

0,50

0,47

0,46

0,43

0,39

0,90

0,86

0,86

0,84

0,72

O,i8

0,75

0,75

0,72

0,68

Appare subito da qu~sti risultati che le frazioni dosabili a pH uguali non sono le stesse per i cinque doranti. Questo può dipendere e dalla natura d i essi e dalla diversità delle dosi di cloro impiegate. Quanto minori sono state queste ultime, tanto maggiori ne sono risultate le frazioni dosabili e da ciò risulta evidente l'influenza del fattore concentrazione sui risultati delle titolazioni. In queste ultime esperienze i potabilizzatori non sono stati infatti adoperati nella concentrazione prescritta per l'uso pratico, ma ben 10 volte maggiore. Per questQ è stato necessario completare queste ricerche eseguendo titolazioni iodometriche dei doranti nella concentrazione prescritta per I litro d'acqua: le dosi -litro, invece che in 100 cc., sono state titolate iodometricamente in 1000 cc. d' H 20 acidificata con ac. acetico ed in rooo cc. dì soluz. tamp. a pH. 7,98. I risultati delle titolazionì nella seguente tabella sono espressi in cc. di tiosolfato sodico centinormale: Renione amb .

Soluzione acida . A pH 7,98

.

. .

l l l

l Ster. B l Stcr. C

l poclori to

Ster. A

5,7

6,5

9,5

4,2

9,6

5,3

6,1

9,0

3,9

9,0

Ster. D

l

Ho ritenuto superfluo eseguire le titolazioni anche ai pH intermedi fra 6 e 8: a tale diluizione le differenze osservate nei risultati delle ricerche precedenti si sono notevolmente attenuate. Il più sensibile distacco fra massimo e minimo risultato si è avuto per lo Ster D (7 '\ circa), mentre che in soluzione ro volte più concentrata si era raggiunto il 59 "{. per lo Ster. B.

CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI. La caduta dell'efficacia battericida dei doranti, quale è risultata dalle ricerche batteriologiche, ha proporzioni notevoli, di gran lunga superiori alle diminuzioni che presentano le quantità di cloro attivo dosabili iodomctrica-


sz8 mente a pH crescenti. L ' influenza del fattore pH sull'efficacia battericida di un dorante non può esserci quindi indicata da tali dosaggi, che non possono ~ostituire l'esame batteriologico ovvero rappresentarne un controllo. Ritengo che ciò debba essere attribuito al fatto che il processo di ossido-riduzione che avviene fra dorante e germi non è identico a quello che si effettua quando eseguiamo una iodometria. ll meccanismo d 'azione dei disinfettanti doranti sui germi, secondo le più recenti vedute, è ritenuto analogo a quello degli altri disinfettanti ossidanti, permanganati, acqua ossigenata, ecc. La cosidetta Cloramina di Chattaway, per eseUlpio, in soluzione acquosa si idrolizzerebbe secondo il seguente schema: CH3 C~ H., S02 NCINa + H ,O • - CH3 C.. H. S02 NH2 + NaOCI NaOCI e - • NaCI + NaCl + O. e sarebbe quindi l 'ossigeno, non il cloro, ad agire sulla sostanza organica ossidandola direttamente o deidrogenandola.

Quando eseguiamo una iodometria non è invece l'ossigeno, ma il cloro che entra in azione, spostando dallo KI Io l che titoliamo con tiosolfato. Al fenomeno ossido-riduttivo che avviene fra doranti e germi è molto più analogo, piuttosto, quello che intercorre. fra i doranti e l'arsenito usato nel metodo clorometrico; analogo come natura, ma maggiore d' intensità dato che il potere riducente di questo reattivo è notevolmente superiore a quello dei germi, tanto che, in presenza .di esso, il potenziale d'ossidazione d'un dorante si scarica integralmente in soluzione neutra o alcalina, cosa che, nelle stesse condizioni, avviene soltanto parzialmente in presenza di germi. Non sono dunque paragonabili, agli effetti della stima del valore di un potabilizzatore clorante, i dati che si ottengono dal controllo batteriologico del suo potere sterilizzante e quelli che si hanno dal suo esame iodometrico o colorometrico, cioè il titolo in doro attivo. La determinazione di quest'ultimo ha la sua importanza perchè, pur ammettendo che non sia il cloro ad agire sui germi, ma l 'ossigeno, quest'ultimo risulta, dalla reazione su citata, direttamente proporzionale ::Il la quantità di cloro che il dorante contiene e che potrà rendersi attivo, come acido ipocloroso, nelle migliori condizioni d'impiego e cioè in ambiente acido. Questo titolo è dnnque una misura del potenziale hattericida, ma non dcii 'attività battericida d 'un dorante, che dipende, ol tre che dai fattori esaminati, dal suo potenziale d'ossidazione e dal tempo che esso impitga a scar icarsi, cioè dalla velocità di reazione fra dorante e germi, secondo Buydcns (8). Quando si esamina un clorante con metodi titrimetrici non si1 può facilmente ed esattamente tener conto del fattore velocità di reazione come quando sr. ne esegue il controllo b:Hteriologico; allo scadere del tempo stabilito per il contatto fra germi e potabilizzatore è agevole arrestare l 'azione di quest 'ultimo con aggiunta di eccesso di tiosolfato sadico (questo sale e i prodotti delb


reazione fra esso e i doranti non hanno azione battericida nè batteriostatica e quindi non possono condurre ad errori sperimentali). Specialmente pci potabilizzatori destinati alle dotazioni sanitarie delle Forze Armate la determinazione del titolo in cloro attivo, il quale non può indicarci come un dorante si comporterà all'atto pratico, dovrebbe essere accompagnata sempre da un controllo batteriologico, da eseguirsi, per misura prudenziale, nelle più sfavorevoli condizioni d'impiego del prodotto, cioè a pH prossimo o uguale a 8.

RIASSUNTO. - Prendendo in esame i potabilizzatori usati nelle Forze Annate Italiane si è cercato di stabilire se vi è corrispondenza fra la variabilità dell"efficacia battericida, per effetto della concentrazione e del pH, e le quantità di cloro attivo dosabili nelle stesse condizioni d'esperienza. Dai dati ottenuti è risultato che, nelle forti diluizioni alle quali i potabilizzatori vengono usati, tali fattori influenzano notevolmente l'efficacia dci dOranti, ma soltanto debolmente le titolazioni del cloro. Da tale sconcordanza si deduce che tali dosaggi non possono sostituire le ricerche batteriologiche e che il titolo in cloro attivo, pur essendo l'espressione del potenziale battericida dei doranti, non può indicare Ia loro reattività, dato importantissimo pei potabilizzatori. Si ritiene perciò opportuno che i l controllo batterioloj,rico, che tiene conto esattamente di quest'ultimo fattore, accompagni sempre la determinazione chimica del titoìo e sia effettuato con moJalit~ più rigorose di quelle comunemente seguite.

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LABOR:\ TORI O SPERI.\i E.!'T:\I.E DEL SERVIZI O CHI.\iiCO Mll.IT:\RF. (Sezicnle di Fi.<JOf"IIOiogia)

PRONTO SOCCORSO DEI COLPITI DA « AGGRESSIVI CHIMICI » Don.

Grl'S.EPPE

SnR.,, m lggiorc medico.

H pronto soccorso o soccorso d 'urgenza è quello che il personale incaricato della raccolta dci feriti c dei gassati ha il dovere di prestare loro subito

dopo i l rinvenimento, potendo ogni ritardo nella sua applicazione aggr Jvarne le condizioni o addirittura comprometterne la vita. Per necessità, quindi, esso viene praticato sul luogo stesso ove il soggetto è stato ferito o gassato, luogo pericoloso perchè esposto ai colpi nemici e contaminato dall'aggressivo chimico. In presenza di questo si impone l'adozione di opportune cautele (indossamento dell 'abito antiy., uso della maschera ecc.), che consentono al personale di soccorso di sottrarsi all 'azione dell 'aggressivo e di assolvere il suo compito con la riflessione e la calma necessarie. In qualche caso, la prossimità di rifug1 o di zone indenni da gas potrà consentire il trasporto sollecito in essi del gassato. In detti luoghi il pronto soccorso potrà essere attuato nelle migliori condizioni e in un 'atmosfera spirituale di relativa tranquillità. Non è possibile descrivere minutamente tutti i casi che possono verificarsi in battaglia e che fattori numerosi e imprevedibili possono far variare all 'infinito. Ecco perchè le norme adottate si mantengono piuttosto sulle generali e non possono pretendere a un carattere di assolutezza che non è nella loro natura. E ' lasciata, pertanto, al personale di soccorso la libertà di assumere iniziative proprie, seguendo i dettami di una sana esperienza, per modificare, caso per caso, nel senso che riterrà più giovevole al gas -leso, le norme generiche su esposte; libertà che, contenuta entro i dovuti limiti e sorretta da una adeguata preparazione tecnica, non potrà mai nuocere, eludendo gli scopi per il cui r aggiungimento è stata prevista.

I. -

S oFFOCANTI.

Questi tossici esplica no, allo stato di vapore o di finissima sudd ivisione nell 'aria, se inspirati, un 'azione lesiva di alto grado sul complesso delle strutture fun zionali del pol mone, la quale spesso determina l'insorgenza di un edema polmonare acuto e massivo che, ostacolando gravemente o addirittura sopprimendo la funzione respiratoria, porta l'organismo colpito alla morte per asfi ssia.


531 · I principali rappresentanti di questo gruppo sono: il cloro) il fosgeue) il a'ifosgene) la cloropicrina) il bromoacetone. In presenza di aggressivi di questo gruppo, il soggetto deve immediatamente applicare la maschera, indi allontanarsi dalla zona infetta per rifugiarsi in luogo non inquirtato o, se possibile, negli appositi ricoveri antigas. Il corretto adattamento al viso della maschera lo proteggerà efficacemente durante il tempo necessario per mettersi al riparo. Se, per esigenze tattiche, il soggetto dovrà permanere in zona infetta, l'applicazione sollecita e ben fatta della maschera lo proteggerà, per il tempo . voluto, dali'attacco dell'aggressivo. Immediatamente prima e durante l'operazione di adattamento della maschera egli dovrà trattenere il respiro, per impedire che il tossico penetri, assieme con l'aria, nelle vie respiratorie, poichè bastano poche boccate, se l'aggressivo è in forte concentrazione nell'ambiente, per determinare lesioni gravissime dei polmoni e persino anche la morte. Se il soggetto è stato colpito di sorpresa dali 'aggressivo soffocante, e non è perciò in grado di mettere in opera da sè gli adeguati mezzi di protezione, avrà il soccorso del personale specializzato che: - ne curerà, dopo avergli adattato la maschera, il s.ollecito trasporto con barella in luogo non intossicato e di lì, appena possibile, nel più vicino posto di medicazione. Il trasporto va fatto con ogni cautela, badando di non far eseguire al p. movimenti o sforzi dannosissimi. Così si dovrà anche evitare che egli assuma posizioni incomode, le quali, richiedendo la partecipazione attiva di numerosi gruppi muscolari, lo affaticano ed esauriscono rapidamente. Le posizioni più favorevoli da questo punto di vista sono: la supina e quella semiseduta (decubito ortopnoico). Esse sono, infatti, preferite dai gassati polmonari e conviene adottarle sin dall'inizio, lasciandosi guidare dai bisogni su biettivi di essi (Bassi). Non avendo a disposizione mezzi adeguati (barella, autoambulanza) lasciare momentaneamente il colpito all'aria libera, sdraiato nel riposo più assoluto. Evitare il trasporto con camion, carri da feriti e veicoli ordinari (LustigF erraloro). Avendo a disposizione degli inalatori di ossigeno, provvederà, già durante il trasporto in barella, all'ossigeno- terapia precoce del gas -leso polmonare, operazione questa facilmente effettuabile anche dal basso personale sanitario. Esistono diversi tipi d'inalatori d'ossigeno (Draeger, Audos, Davies Gilchrist, Degea - Audos, Bergomi, Héderer, ecc.). Essi constano di una bombola di acciaio di capacità varia, contenente ossigeno terapeutico compresso a 15.0- 200 atm .. La bombola è munita di un apparecchio (così detto riduttore di pressione) che consente di portare la pressione dell'ossigeno a circa quella atmosfe-


532

rica. Al riduttore di pressione è unito un sacco respiratorio, che, per mezzo di un tubo di gomma spessa o di metallo flessibile, è collegato a una boccarola o a un vero e proprio facciale valvolato. L'ossigeno erogato dalla bombola, convenientemente ridotto di pressione, passa nel sacco respiratorio, da cui fluisce, attraverso l'apposito tubo della boecarola, fin nelle vie respiratorie del paziente. Esistono oggi apparecchi economici, trasportabili, perfettamente risponòenti allo scopo e che potrebbero essere anche dati in dotazione alle piccole formazioni sanitarie (infermerie, posti di soccorso, posti di medicazione reggimentali e di battaglione). Il trattamento dei fatti irritativi a carico degli occhi, delle mucose nasali c di quelle delle vie respiratorie, provocati talora dai soffocanti, non richiedono generalmente il trattamento di pronto soccorso. Qualora per l'entità dei disturbi subiettivi ciò fosse necessario, si ricorrerà alla cura d'urgenza antiirritante, di cui si tratterà più avanti. Controindicate le inalazioni di cloroformio- ammoniaca (Héderer). Appena possibile ne curerà il trasferimento in luogo ospitaliero, opportunamente attrezzato2 dove riceverà le prime cure del personale sanitario. Le norme fin qui esposte costituiscono il pronto soccorso propriamente detto, o pronto soccorso sul posto, attuabile dai portaferiti e dal personale non medico. Esiste poi un pronto soccorso medico o terapia d'urgenza, attuabile in adatto locale e solamente dal medico, che si incard ina su queste prescrizioni: ~ ossigeno- terapia massiva e precoce che serve a combattere la anossiemia e a prevenire l'edema polmonare acuto. Secondo Giorgi i criteri moderni dell'impiego terapeutico dell'ossigeno nei gas - lesi possono essere così schcmatizzati: « r• - L'ossigeno deve essere somministrato a tutti i gassati da aggrcs·

sivi soffocanti anche nei casi leggeri, perchè anche in questi possono manifestarsi improvvisamente fenomeni di asfissia, che la somministrazione preventiva di ossigeno può evitare. « ·2° - L'ossigeno deve essere somministrato per mezzo di speciali apparecchi (inalatori) a una concentrazione non inferiore al 6o %. << 3o - La quantità d'ossigeno da somministrare non deve essere inferiore a una med ia di 6 litri al minuto, specialmente nel primo periodo. « 4° - L'ossigeno da somministrare nei colpiti da soffocanti non deve

essere somministrato sotto pressione, perchè si corre il rischio di provocare lacerazioni degli alveoli già lesi dall'edema polmonare. « 5o - L 'ossigeno da somministrare nei colpiti da soffocanti non deve contenere anidride carbonica, perchè nel sangue di questi ammalati vi è accumulo di anidride carbonica » .


533 - iniezioni cardio- toniche (caffeina, canfora, stricnina, strofantin.a, ecc.) per sostenere il cuore nella sua lotta contro l'ostacolo costituito dal bloccamento dei polmoni. Nei casi gravi la strofantina endovenosa (iniezione di un mezzo rrùlligrammo, da ripetersi eventualmente) ha dato ottimi risultati (Giorgi, Hegler, Muntsch); - salasso terapia (solo nella cianosi bleu), che serve a ridurre gli ostaco~i che disturbano il circolo, e conseguentemente ad alleviare il cuore e a favorire il trasporto dell'ossigeno per mezzo del sangue; - emeto- terapia: nei soffocati il yomito spontaneo è quasi sempre accompagnato da un miglioramento della sintomatologia. Di qui l'impiego di emetici, specialmente dell'ipecacuana, nel pronto soccorso e nella cura di essi. L'ipecacuana, somministrata a dose emetica, in soggetti a tens:one arteriosa normale o alta, dà buoni risultati, perchè vuota io stomaco, sgombra meccanicamente i bronchi e decongestiona il polmone (Héderer - Istin). L'emetina è di maneggio più facile dell'ipecacuana e gode delle stesse proprietà terapeutiche. « Questo alcaloide oltre a provocare il vomito, ha un'azione ischemizzante sui capillari polrnonari, ostacolando in tal modo l'insorgenza dell'edema polmonare (Giorgi) >l. I migliori effetti si hanno con una iniezione sonocutanea precoce di mg. 4 - 5 di cloridrato di emetina. Si può arrivare fino a 5 :mg. di sostanza attiva, sciolta in soluzione fisiologica, nelle 24 ore (Lustig- Ferraloro). Nei soffocati a cuore debole e a pressione arteriosa bassa l'emetina e l'ipecacuana sono controindicate per la loro azione ipotensiva (pericolo di collasso). In ogni caso conviene essere molto prudenti nella somministrazione degli emetici ai soffocati, per il pericolo degli sforzi muscolari durante i conati di vomito. Per questo è opportuno evitare nei soffocati il lungo succedersi degli sforzi di vomito somministrando loro fin dali 'inizio, una dose emetizzante ci'ipecacuana (gr. o,os- I sino a gr. 2 di polvere d'ipecacuana) da dare in due volte nello spazio di mezz'ora, sospesa in un mezzo bicchiere d'acqua tiepida (Llllstig). Nell'assistenza e nel pronto soccorso ai soffocati si raccomanda in modo speciale di: - non tentare mai la respirazione artificiale dei gassati, per non cor. . rere il pericolo di provocare gravi lesioni ai polmoni, cut possono segutre emorragie interne rapidamente mortali; 4 -

Giornal~ di

medicina militare.


534

- non lasciare che i colpiti cammmmo o vengano fatti muovere, anche se si presentano in apparenti buone condizioni generali e se trattasi di fare dei brevi percorsi; - non esporli al freddo nè alle correnti d'aria, nè !asciarli in luogo wnido, alla pioggia ecc.; - non farli mangiare, potendo questo solo fatto provocare lo scoppio dell'edema polmonare acuto; - i portaferiti e il basso personale sanitario in genere non devono mai praticare, anche potendolo, il salasso, che pur facendo parte delle norme di pronto soccorso, è solamente ed esclusivamente attuabile dal medico.

II. -

VESCICATORI .

Gli aggressivi che appartengono a questo gruppo determinano sulla cute e sulle mucose con le quali vengono a contatto delle lesioni caratteristiche, che possono andare dalla semplice iperemia, associata quasi sempre_a modico edema, sino alla vescicazione, all' ukerazione, alla necrosi. Le sostanze vescicatorie, per eccellenza, sono: l'yprite e la lewisite. Allo stato di vapore esse agiscono oltre che sulla cute anche sull'apparato respiratorio, nel quale possono determinare alterazioni gravissime, rispetto alle quali passano in ·sec·o ndo piano le alterazioni cutaneee. I colpiti da vescicatori debbono essere sempre allontanati dall'ambiente infetto. Quelli contaminati da notevoli quantità di detti aggressivi debbono essere sottoposti alla grande bonifica, che, pur essendo di esclusiva spettanza del personale sanitario specializzato, rappresenta anch'essa una forma di pronto soccorso. Esecuzione della piccola bonifica. - Se qualche goccia dell'aggressivo vescicatorio è capitata sulla mano o sul viso, si procederà alla bonifica di queste regioni mediante sostanze capaci di assorbire il liquido tossico, come la carta bibula e la pasta di cellulosa, e con solventi appropriati di esso, quali: l'alcool o il tetracloruro di carbonio o ìa benzina. Il tetracloruro di carbonio è il più indicato (Ferri). E' importante ricordare che la striscia assorbente va semplicemente appoggiata alla goccia, avendo molta cura di non sfregare, il che potrebbe diffondere il tossico su una m aggiore superficie. « Per le gocce (d'yprite) sulla pelle, guardarsi dall'asciugarsene come se si trattasse di acqua: si estendcreblx la ipritazione. Occorre, invece asciugarle con carta assorbente (se ne può ~empre avere in tasca a striscioline) da bruciare poi» (Zanghieri). La goccia viene assorbita dalb carta, in tutto o in parte, per capillarirà. Si rinnova l'operazione con nuove strisce assorbenti, finchè tutto il tossico è stato el iminato dalla zona cutanea contaminata.


535 Le strisce, dopo l'uso, vanno distrutte o interrate a una certa profondità, costituendo esse un materiale pericoloso perchè capace di contaminare. Se mancasse la carta bibula o la pasta di cellulosa, si ricorrerà, per l 'assorbimento della goccia, a cotone idrofilo, a strisce di stoffa t:icavate dalla camicia, dal fazzoletto, dalla maglia e dal vestiario in genere; a carta assorbente, straccia ecc.. Infine, se non si ha altra risorsa, si potrà cospargere l'aggressivo liquido presente sulla cute con qualunque sostanza inerte di cui si possa disporre: talco, gesso, bicarbonato di sodio, carbonato di magnesio, ecc. e persino con polvere di strada o con comune terriccio, come si fa talvolta per le macchie d'inchiostro, asportando poi rapidamente il materiale, una volta imbevuto del tossico, e rinnovando più volte l'operazione fino a che tutto l'aggressivo non sia sttato eliminato. Per quanto l'operazione sia stata condotta bene, rimane sempre sulla zona cutanea colpita una piccola quantità di sostanza aggressiva, sotto forma di macchia, capace ancora di svolgere una notevol e azione lesiva. Si provvederà, pertanto, ad eliminare questo pericoloso residuo tossico a mezzo di un appropriato solvente. Particolarmente raccomandabile è il tetracloruro di carbonio (buono tanto per l'y., quanto per la lewsite). Il tetracloruro di carbonio può essere contenuto in una boccetta chiusa con tappo smerigliato o in più fialette saldate ad un estremo affilato: per servirsene, si spezza l'estremità di una fialetta e si versa parte del contenuto m della carta bibula o sulla pasta di cellulosa o su di un tampone di cotone o su di un pezzo qualunque di stoffa (tratta magari dal fazzoletto, calza, camicia), in modo che questi si imbevano bene del solvente; indi si applica il tampone così imbevuto sulla macchia fatta dall'aggressivo. Le prime due o tre volte si applicherà semplicemente il tampone su di essa senza strofinare (pericolo di diffondere il tossico), indi si butterà il tampone usato e si ricorrerà ad uno nuovo, questa volta strofinando sulla cure per 3- 5 minuti. Questa operazione si ripeterà per tre- quattro volte con tamponi sempre rinnovati. Questi materiali vanno considerati pericolosi e perciò o si inrerrano, o si brucian:o, dopo la bonifica. La qescritta operazione di bonifica, è attuabile tanto nella contaminazione cutanea da y., come in quella da lewisite. Nell 'effettuare la bonifica antigas delle zone cutanee contaminate, occorre tener presenti alcune avvertenze. Così si consiglia di non premere troppo a lungo e fortemente il tampone bagnato sulla cute che si vuoi bonificare, onde impedire al tetracloruro di carbonio di colare sulla zona cutanea contaminata, dalla quale dopo essersi caricata di sostanza aggressiva, potrebbe anche defluire sulle zone adiacenti inquinandole. L'operazione di bonifica va ripetuta due -tre volte, usando nel modo indicato 2 - 3 tamponi imbevuti di tetracloruro; così solamente si potrà avere la sicurezza di avere liberato la pelle da ogni traccia di sostanza aggressiva.


I tamponi di cellulosa e il tetracloruro di carbonio, che si usano per la piccola bonifica sul campo, non esercitano alcuna azione distruttiva o neutralizzante sulla sostanza aggressiva, ma hanno per essa una semplice affinità fisica, in virtù della quale, entrando in giuoco fenomeni di capillarità e di solubilità, si appropriano della sostanza stessa che asportano, in massima parte, dalla cute contaminata. Invece del tetracloruro di carbonio, si può adoperare della speciale polvere bonificante (a base di cloruro dì calce). Essa verrà applicata sulla zona colpita previo prosciugamento delle goccie, indi asportata: sì ripeterà l'operazione per 3 - 4 volte consecutive, a distanza di 1 - 2 minuti, rinnovando sempre, ogni volta, la polvere. Non avendo a portata di mano del tetracloruro di carbonio o della polvere bonificante, si potrà ricorrere alla benzina, che è anch'essa un solvente dell'y. e della lewisìte, o all'alcool o al petrolio, o a una soluzione alcoolica di ammomaca. Mancando i solventi si potrà fare uso di bicarbonato di sodio in soluzione acquosa al 2,5 %, di permanganato di potassio (soluzione in acqua al 4°/oo), di acqua osSigenata, di ipoclorito dt sodio in acqua al 3 %, di liquido di Dakin, qualora si abbiano a disposizione. Queste soluzioni vanno usate per lavaggt abbondanti e ripetuti. Infine, se tutte queste sostanze fanno difetto, si ricorrerà al lavaggio prolungato della zona contaminata, con acqua calda e sapone, o con acqua fredda corrente con o senza sapone (se questo difetta), e, infine, come ultima risorsa, se anche l'acqua manca, al lavaggio copia propria orina. Tutte queste operazioni il colpito da aggressivo vescicatorio può farle da sè, e con l'aiuto dei compagni, a seconda delJa parte del corpo affetta. Se il liquido aggressivo è capitato sul cuoio capelluto, bisognerà, per prima cosa, tagliare i capelli della zona contaminata e mettere allo scoperto la cute su di essa e tutto attorno, per una larga estensione, indi praticare la bonifica secondo le norme sopra dette. In tutti i casi, dopo la p:ccola bonifica delle parti scoperte del corpo, contaminate dall'aggressivo, il colpito dovrà recarsi, con mezzi propri (a piedi), o con mezzi messi a sua disposizione, alla più vicina sezione per la bonifica dei gassati, ove sarà sottoposto ad una bonifica generale. Questo perchè è presumibile che egli porti sugli abiti e su parti scoperte del corpo, delle altre goccie di aggressivo passate inosservate a un primo aflrettato esame sul campo. Se uno spruzzo di aggressivo vescicatorio ha colpito il combattente, imbrattandone gli abiti e le parti scoperte del corpo, non conviene indugiarsi in inutili tentativi di bonfica sul posto, ma si provvederà al suo trasferimento, più sollecitamente che sia possibile, al la più vicina « sezione per la bonifica dei gassati » dove verrà sottoposto scnz'altro alla cosl detta << grande bonifica )) .


537 Durante lo sgombero dalla zona infetta i colpiti provvc.:deranno a slacciarsi o a farsi slacciare gli abiti, in modo da evitare ogni aderenza e ogni costrizione sul corpo, che possono favorire l'azione dell'aggressivo sulla cute. I vapori di iprite e di lewisite, in forte concentrazione, riescono molto dannosi per l 'apparato respiratorio onde è .necessario, in presenza di essi, di indossare la maschera. Là ove è stata irrorata del! 'iprite o è scoppiato un proiettile carico di essa, si formano rapidamente dei vapori tossici, onde il combattente, durante un attacco nemico con tale aggressivo chimico, dovrà proteggere l'apparato respiratorio, applicando la maschera.

111. -

LACRIMOGENI.

Come indica il nome, i lacrimogeni agiscono prevalentemente sull'occhio e annessi, provocando fatti irritativi a carico specialmente delle mucose congiuntivali, che si arrossano fortemente. A essi fanno seguito lacrimazione - e una dolorosa ipersensibilità degli occhi alla luce (fotofobia). Nelle ordinarie concentrazioni d'impiego, hanno anche leggera azione irritante sulle vie respiratoù. In quelle forti possono riuscire caustici e soffocanti. I più comuni lacrimogeni sono: il cloroacetofenone, il cloroacetone, il bromoacetone, il cianuro di bromobenzile, la cloropicrina. Al primo allarme indossare rapidamente la maschera, che offre un efficace protezione e consente ia permanenza per lungo tempo nella zona gassata, ciò che talvolta è richiesto dalle esigenze tattiche. Allontanare il colpito dall'ambiente contaminato, previo adattamento al viso della maschera, onde proteggerne l'apparato respiratorio e quello oculare dall'azione dell'aggressivo, durante il tempo necessario per uscire dall'ambiente gassato. Una volta pervenuti in zona immune, occorre levargli la maschera e impedirgli di strofinarsi gli occhi con le mani o con altro, ciò che egli è portato a fare istintivamente per calmare il bruciore; tale manovra, infatti, nuoce in quanto aggrava quasi sempre le lesioni oculari, e invece di mitigare il bruciore degli occhi lo accentua, trasformandolo in dolore vero e proprio. Appena levata la maschera al gassato, è necessario praticargli abbondanti lavaggi oculari con le seguenti soluzioni: bicarbonato di sodio in soluzione acquosa al 22,5 °/ou, acido borico in soluzione al 3 %, soluzione fisiologica sterile, soluzione ipcrtonica di cloruro di sodi o ( 14 .,l oo) in acqua, allo scopo di asportare dai fornici congiuntivali e dalla cornea quel residuo di sostanze irritanti, di cui la lacrimazione e l'ammiccamento non erano ancora riusciti a sbarazzarli. A questo scopo può essere usato anche il permanganato di potassio in soluzione acquosa al o,IO - 0,20 °/oo.


1 I lacrimogeni provocano anche fatti irritativi a carico della mucosa nasale, dd la gola, laringe, trachc::a e grossi bronchi: riesce molto utile per calmare il bruciore ed il dolore che ne derivano l'inalazione di vapori della seguente miscela volatile (Héderer): alcool a 95o gr. 40 - cloroformio gr. 40 etere offìcinale gr. 20- ammon:aca gr. 5· Notevole azione calmante sulla mucosa nasale e buccofaringea esercitano anche i lavaggi endonasali ed i gargarismi con bicarbonato di sodio (soluzione acquosa al 22,5 ol ou) di permanganato di potassio (soluzione acquosa al 0,25. o/ o••) di cloramina (soluzione acquosa al 2 'Yo ). Sono formalmente contro indicati: - il bendaggio occlusivo degli occhi, che favorisce il ristagno delle secrezioni con conseguente macerazione e infezione delle mucose congiuntivali. Conviene attuare soltanto un bendaggio fluttuante, così detto a tendina, possibilmente con tessuto di percalle nero, opaco che, mentre protegge efficacemente gli occhi dalla molesta sensazione provocata dalla luce (fotofobia), dalla polvere, dalle correnti d'aria, non esercita nel contempo alcuna dannosa pressione sui tessuti oculari esterni, in fase di intensa iperernia reattiva. Meno adatti allo scopo, ma pure utilizzabili, in caso di necessità, sono gli occhiali con tra$parenti d i vetro o di cellophan; - l'instillazione di colliri forti, che non farebbero che danneggiare maggiormente i tessuti oculari che hanno subìto l 'azione deil 'aggressivo irritante. Il soggetto, colto di sorpresa da un attacco a lacrimogeni in forte concentrazione (nel qual caso essi si comportano come i soffocanti), va trattato wn le stesse cautele e norme indicate per i gas lesi polmonari. Appena possibile, è bene cambiare con indumenti nuovi quelli indossati dal gas -leso, i quali, durante la permanenza di esso nella zona gassata, si sono impregnati della sostanza irritante, che poi diffondono tra le truppe indenni e iJ personale di assistenza sanitaria. Gli abiti contaminati, provenienti dalla svestizione dei gas-lesi da lacrimogeni, lasciati all'aria aperta e lontani dalle persone per un tempo più o lungo (qualche giorno), si autobonificano. JV. -

STARNUTATORI.

Gli aggressivi di questo gruppo irritano le mucose del naso, faringe, vie respiratorie. Provocano starnutazione violenta, spasmodica, tosse stizzosa dispnea e vomito e, in forte concentrazione, gravi lesioni polmonari, che possono condurre anche all'edema polmonare acuto. Vi appartengono le così dette arsine, di cui le più importanti sono la difenilc/oroar.rina, la difenilcianarsina, la àifenilamincloroar!Ìna o adamsite, la fenildicloroar.•ina, ecc. (Sartori).

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' o

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539

Indossare rapidamente il respiratore, appena avvertita la presenza dell'aggressivo. Curare il corretto adattamento del facciale al viso. Ciò consente la permanenza in zona gassata, senza alcun pericolo, per un certo periodo di tempo. Se il colpito dall'aggressivo irritante non ha perduto la conoscenza (ed è questo il caso più frequente, difficilmente raggiungendo le arsine in campo aperto una concentrazione tale da riuscire soffocanti), gli si adatta la maschera e lo si trasporta con sollecitudine (o lo si avvia anche a piedi, se le sue condizioni generali lo consentano), all'aria pura (in luogo possibilmente al riparo dall'offesa nemica), dove lo si lascerà in completa quiete e riposo, non senza avergli prima tolta la maschera e praticato abbondanti lavaggi agli occhi, alla gola, al naso internamente con soluzione acquosa di bicarbonato di sodio al 2,5- 3-5 % o di cloruro di sodio al 14 "/oo o di acido borico all' 1- 2 'X>, o con soluzione fisiologica o semplicemente con acqua, se non si dispone di altro, allo scopo di calmare il bruciore, l'irritazione delle vie aeree superiori e delle mucose nasali. Tutte queste soluzioni, possibilmente, vanno usate tiepide. Se gli occhi non sono irritati serve pure bene allo scopo di bonificarli dalle tracce di tossico, eventualmente ancora presenti, il lavaggio di essi con una soluzione acquosa di permanganato di potassio al 0,25 •joo (Héderer) che potrà usarsi anche per gargarismi, per la bonjfica del cavo orale. Se gli occru sono molto irritati e presentano notevole iperemia congiuntivale con fotofobia e lac.rimazione, sarà più conven;ente l'uso per lavaggi oculari (non avendo altro, servirsi di un grosso batuffolo di cotone), di una soluzione acquosa tiepida di bicarbonato di sodio al 22,5 • j oo , che ha notevole azione calmante. Al lavaggio è bene far seguire l'instillazione di una o due goccie di un collirio di novocaina all' 1 %, onde calmare il bruciore oculare e mettere l'occhio a riposo. Contro la starnutazione, insistente e dolorosa instillare nelle narici, dopo il lavaggio con acqua bicarbonata, qualche goccia di cocaina in glicerina all'I - 2 'Yo o far fare inalazioni con la seguente miscela, raccomandata da Héderer, Lustig e Ferraloro: alcool clorofornùoaa goccie XL, etere goccie XX, ammoniaca goccie V -X. Giova anche molto, allo stesso scopo, l'odorare ripetutamente del cloruro di calce in polvere, come propongono i tedeschi. Per sostenere le forze dell'arsinizzato, qualora ciò sia necessario, far bere qualche sorso di cognac. Le arsine solide o liquide, ma specialmente queste ultime, quando vengono direttamente a contatto con la pelle, possono provocare in essa lesioni di tipo infiammatorio e persino leggere vescicazioni. In tal caso si asportano meccanicamente in un primo tempo, indi si neutralizza il tossico residuo sulla pelle mediante frizioni con una soluzione di ammoniaca in alcool a 96" (venti


540 parti in un litro di alcool) cui si fanno seguire appena possibile, in sede di cura medica, impacchi di olio di lino e dì unguento all'ittiolo (Lustig). Appena possibile cambiare i vestiti contaminati che, per restare a lungo impregnati nella sostanza tossica, possono riuscire pericolosi oltre che al gassato, di cui continuano ad alimentare l'intossicazione, anche al personale di assistenza e agli altri. In forte concentrazione gli starnutatori si comportano come i soffocanti. In tal caso i colpiti vanno trattati, per quel che concerne il pronto soccorso, ron le stesse norme valevoli per i gas lesi polmonari da soffocanti, variando il trattamento a seconda abbiano o no perduto la conoscenza e continuino oppure no a respirare (vedere i paragr. dei tossici generali e dei soffocanti). Occorre tener presente, nei confr,o nti della respirazione artificiale, che

anche le arsi ne determinano, quando agiscono in alta concentrazione, edema polmonare.

V. -

TossiCI GENERALI.

Penetrano nell'organismo attraverso l'apparato respiratorio senza determinare lesioni apprezzabili di esso. Agiscono sul sangue (CO) o sul sistema nervoso e sul ricambio materiale (HCN). L 'ambito cutaneo mucoso non viene attaccato. I principali rappresentanti di questo gruppo, che si ritiene troveranno difficilmente impiego bellico, sono: l'ossida di carbonio (CO): veleno tipico del sangue (carboossiemo· globina); l'acido cianidrico: veleno del sistema nervoso e del ricambio. Applicare immediatamente la maschera antigas sul viso del colpito e allontanarlo, senza indugio, dali 'atmosfera intossicata, trasportandolo o facendolo camminare, se il suo stato lo consente. Appena giunti in zona indenne, dopo avergli tolta la maschera, lo si farà coricare sul dorso ali 'aria libera, invitando! o a respirare profondamente; quindi gli si faranno affusioni o impacchi di acqua fredda (potcndolo di acqua con aceto), alla nuca, alla fronte e alle tempie, e jnfine lo si fri zionerà energicamente sul petto e sugli arti con alcool semplice o canforato. Se del caso, iniezione di un cardiocinetico (olio o etere canforato, etere ecc.) e inalazioni della seguente mistura volatile eccitante (Hédercr); alcool etere anagr. 10, mentolo gr. r, acido acetico cristallizzahile gr. r. Passa re inJi rapidamente all'inalazioni di 02, puro o miscelato col 5-7 c~(\ di CO, . Appena il p. sarà in condizione di camminare o di essere trasportato, converrà sgombrarlo sul più vicino posto di medicazione o centro di raccolta.


54I

Se il respiro è arrestato, praticare suhito la respirazione artificiale, che in questo caso non ha nessuna controindicazione, previa iniezione sottocutanea di etere canforato o di caffeina o di lobelina. A questo proposito occorre distinguere: se la distanza ove il soggetto è stato colto dall'aggressivo chimico ed ha perduta la conoscenza e il posto di medicazione o il ricovero antigas, o un luogo qualunque dove l'aggressivo non sia pervenuto, è piccola (un centinaio di metri al massimo), si trasporterà senz'altro il gassato in uno di questi luoghi, ove gli verrà praticata subì~ un'iniezione eccitante e la respirazione artificiale, sussidiate dall'inalazione di O! e da frizioni di alcool canforato sul torace e sugli arti. Se queste località di rifugio sono troppo distanti, converrà procedere alla respirazione artificiale nella wna gassata stessa allo scopo di rianiman; il colpito, ciò che può riuscire se si interviene tempestivamente, mentre fallisce se si lascia trascorrere molto tempo. La respirazione artificiale si praticherà, in questo caso in situ, dopo aver applicata al p. una comune maschera antigas. Quando il colpito ha acquistato la coscienza bisogna sgombrarlo sollecitamente in barella, sempre continuando la somministrazione di ossigeno, nel più vicino posto di medicazione. Non sempre è facile stabilire sul campo, quando il colpito è senza conoscenza e non respira più, se è stato vittima dell'aggressione con tossici soffocanti, generatori quasi sempre d'edema polmonare o con tossici generali, che non hanno alcuna azione diretta sul polmone, quali l'ossido di carbonio (CO) e l'anidride carbonica (C02), derivanti dalla deflagrazione degli esplosivi di lancio e di scoppio e, meno frequentemente, dato che non sono di frequente impiego in guerra chimica, l'acido cianidrico e derivati, ecc .. La distinzione ha grande importanza perchè nel secondo caso conviene praticare la respirazione artificiale, che invece è controindicata nel primo. Praticamente ci si regola nel seguente modo : Se il colpito presenta chiari segni d 'edema polmonare, quali scolo di sierosità sanguinolenta dalla bocca e dalle narici e presenza di schiuma rosea alle labbra, si tralascia ogni forma di respirazione artificiale, si pratica una iniezione sottocutanea di caffeina e lo si trasporta d'urgenza al più vicino posto di medicazione o di ricovero, dove beneficierà di quel pronto soccorso che solo il personale medico è in grado di fornire (salasso, massaggi'o del cuore, iniezione endovenosa di uabaina, ecc.). Nei colpiti da aggressivi soffocanti può talora aversi arresto di respiro per inibizione riflessa dei centri respiratori, determinata dall'aggressivo. attraverso la sovraestimolazione delle vie sensitive vagali, che largamente presidiano la mucosa respiratoria. In tali casi, del resto rarissimi e in cui i col p iti non presentano segni di edema polmonare, la respirazione artificiale deve essere tentata.


542 R l ASSUNTO. - L'A. tratta brevemente del pronto soccorso dei gassati io linea, e delle particolari avvertenze con cui vanno effettuati la raccolta e il trasporto di questa speciale categoria òi lesionati, che, più di ogni altra, può subire il danno d'impropri interventi assistenziali. BIBLIOGRAFIA. ZANGHIERI G.: L'arma chimica nel campo tattico. Estratto dalla « Rivista di Fanteria ": Anno IV :: n. 2 (febbraio), 4 (aprile), 7-8 (luglio - agosto) 1937- X ; Anno V: n. 2 (febbraio), 1938- XVI.- Roma, Tipografia Regionale. Lusnc A.: Patologia e clinica delle malattie infettive dai gas di guerra, in collaborazione col dott. Giuseppe Ferraloro. IV ed. pubbl. per cura dell'Istituto San. Mil. 1937-XVI. f-ERRALORO G.: La tossicità dell'acido cianidrico in rapporto alla tensione parziale del/'os· sigeno. - Firenze, .c Lo Sperim~:ntale >>, anno LXXXIV, n. II- III. FERRALORO G.: Intorno a/l,r sintomaJologia, patogmesi e terapia dell'avvelenamento per fosgerle. - Roma, « Giornale di Medicina Militare ll, fase. VI, 1930- VIII. FERI\ALORO G.: Ricerche fi;iopatologiclze sul ln·omuro di cianogeno. - Roma, cc Il Policlinico >> (Sez. meòica), 1936- XVI. FERRI G. e MADESANJ F.: Preparazione ed efficacia aggressiva del cianuro di bromobenzile. - Roma, << Giornale di Medicina Militare >>, fase. I, gennaio 1936. G10Rc 1 G.: Sintomatologia delle intossicazioni da aggreuivi chimici. - Roma, cc Giornal(: di Medicina Militare H, fase. X, ottobre 1925. GIORGI G.: Lesioni da aggressivi chimici. Diagnosi e terapia. - Roma, «Forze Sanitarie >>, n. 16, agosto 1937- XV. HÉDERER C. c lsTIN M.: L'arme chimique et ses blessures. - Paris, J. B. Bailliérc et Fils Editcurs, 1935. HÉDERER C.- Guide Medicai Z: lnto-xù·ations e tMrapeutique.- Paris, J. B. ~ailliérc et Fils, 1939 - XVII. SARTORI M.: Chimica delle sostanze aggressive. II rdiz. ampliata e aggiornata. - Milano, Hoepli, 1939- XVII. MAGNE H. c CoRDIER D.: UJ" gaz de combat au point de vue physiologique médicak e militaire. - Paris, J. B. Bailliére e Fils, 1936. Izzo A.: Guerra chimica e difesa antigas. lii ed. - Milano, Hoepli, 1937· SoscESTVENSCHI N. A.: Tossicologia delle soJtanze aggressive. - Mosca, 1933. PELLF.CRINI G. e Tzzo A.: La di/t'Sa della popolazione civile contro la guerra aerochimica. - 1\·tilano, Hoepli, '935· Manuale sanitario per la guerra chimica. - Ron1a, Istituto Poligrafico dello Stato, 1 935-XTJI.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLIN ICHE NEGU OSPEDALI AflLITARI ELENCO E SOMMAR'! DEGLI ARGOMENTI TRATTATI.

(Dai verbali puvomti alla Direzione gencrule di Sanità militare nel giugno 1940-X VIli).

NETIUN IA (Campo san. clim. militare). Maggiore medico MARIO PLASTINA: Il tratta-

mento delle ferite cranio-cerebrali da proiettili di gun·ra.

L'O. illustra la fiequenza delle ferite cranio-cerebrali da proiettili di guerra e la loro anatomia patologica. Indi passa ad esporre il trattamento chirurgico delle lesioni ossee, meningee e cerebrali di dette ferite, soffermandosi speciahmente sulla cura chirurgica dei versamenti sanguigni e del foco[aio cerebrale. Conclude illustrando il modo di prevenire e di trattare le complicazioni delle ferite cranio-cerebrali, della meni ngo- encefalite, dell'ascesso cerebrale e dell'ernia cerebrale. NOVARA. Tenente medico AcosTINO BRACANTI: La calcolosi delle vie urina1-ie.

L'O., dopo aver parlato de·lla eziologia, delle sue diverse modalità, prendendo in considerazione i fattori costituzionali ed ereditari, alimentari, il genere di vita, iU clima e le posizioni idrogeologiche, le malattie pregresse, ecc., passa a trattare il meccanismo di formazione dei calcoli, della loro sintomatologia rispetto alle varie sedi, della diagnosi differenziale, della prognosi ed infine dei mezzi di cura, sia medica che chirurgica. In lllltimo illustra una ~erie di radiogrammi delle vie urinarie, praticati con metodi di contrasto, una parte dei quali riguardavano militari degenti nell'Ospedale Militare, e un'altra i malati della Sezione Urologica dell'Ospedale Civile di Novara.

lb. Sottotenente chimico farmacista PIETRO SEZZANO : Il còmpito dell'ufficiale bromatologo ne/le commissioni di collaudo per i generi alimentari.

L'O. ha parlato dei principa li criteri ai quali deve attenersi l'ufficiale bromatologo o:hiamato a far parte della commissione dì collaudo di alcu ni generi alimentari. PERUGIA. Tenente medico PAOLO ÙRSINI: Ricerche sull'immunità locale dell'occhio con

/'antivirus pneumococcico. TRENTO. Sottotenente medico BRuNo S1cA: l sulfamidici nelle affezioni polmonari

(polmoniti, bro11copolmoniti, pleuropolmo1ritt). VERONA. Asp. ufficiale medico CAMILLO LALOLI: La frenicoexeresi nella cura della tt4-

bercolosi polmonare.

L'O., dopo aver preme~so che la frx., come intervento isolato, non gode più il favore di un tempo per essere stata troppo generalizzata e spesso usata a sproposito; dopo aver fatto alcuni cenni storici sull'intervento, riferito dei dati anatomici, ed illustrata la tec· nica dell'operazione, passa in rassegna tutte le modifìcazioni che seguono all'intervento, soffermandosi su quelle dì ordjne motorio che costituiscono l'elemento più sicuro del suo meccan ismo d'azione. Ricorda i principi di fisiomeccanica respiratoria sui quali trovano la ioro impostazione gli interventi chirurgici della tbc. polmonarc; passa a considerare


544 quali tipi di lesioni possono giovarsi dell'intervento di cu1 prec1sa l'indicazione, e conclude - dopo a\·er mostrato una serie di radiogrammi dimostrativi - che l'operazione praticata nei casi opportunamente scelti, è capace di portare a risultati soddisfacenti e tali Ja conferirle il dirilto di conservare il ~uo posto nella terapia della tubercolosi polmonare. VERONA. Maggiore medico Gumo VITA: L'estrazione a caldo e a freddo dei der1ti periodontitici. L'O., dopo aYer riportato il pensiero di gran parte di specialisti, di maestri delle scuole italiane ed estere sulla convenienza, o non, della estrazione a caldo dei dcmi periodontitici, accenna rapidamente alla costituzione anatomica della regione, mostrando le vie attraverso le quall il procesw infiammatorio si estende, alle complicazioni che ne deriv~no,

agli esiti che ne risultano, ed espone la sua opinione fondata suiJa personale

cspenenza. Egli afferma che la condotta da seguirsi non può, nè deve aderire acl uno schema prestabilito, ma deve essere scelta caso per caso dopo l'e~ame clinico generale dci p. e gli esami collarcrali che si ritengono necessari. Comunque, egli segue il concetto generale di procedere alla estrazione arnche a caldo in primissimo tempo, quando cioè il processo si limiti ai tessuti peridentali, oppure quando, ad ascesso avvenuto, il dente pesca già nel pus. Viceversa ritiene prudente soprassedere ed aspettare, allorchè il processo infiammatorio ha guadagnato terreno con l'infiltrazione di estesi territori e con quelle complicanze che rendono l'estrazione spesso diffìci li~sima, traumatizzante e per conse· guenza dannosa. Egli è convinto che in questi casi l'avulsione è tardiva ai fini di una rapida risoluzione del processo, mentre è pericolosa per le nuove vie che apre alla diffusione dell'infezione.

--~!f=-.,---


RASSEGNA DELLA ST·AMPA MEDICA

LIBRI E RIVISTE.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE. REITL.ER, BTESH e MARBERG: Il tifo esantt'matica endemico in Palestina. Soc. Trop. Med. c Hyg., 1939, pag. 19l).

Transact. Roy.

Il tifo esantematico nella sua forma epidemica aveva infìerito in Palestina particoJarmente durante la grande guerra. Dopo di allora la malattia è stata osservata quasi sempre nella sua forma endemica benigna, simile al morbo di Brill. I n questi ultimi anni poi i casi si son fatti più numerosi, e si è notato che l'infezione colpisce quasi esclusivamente gli ebrei immigrati. La popolazione araba in generale è risparmiata, forse perchè già immunizzata da precedenti epidemie. Tra il 1936 e il 1938 gli AA. hanno osservato 271 casi di tifo esant. endemico, ricoverati nell'ospedale di isolamento di Beni Beraq. La grande maggioranza era rappresentata da adulti, l'infanzia essendo quasi totalmente risparmiata. La malattia si è presentata in due forme nettamente distinte. In circa l'So% la reazione generale è stata modica, con un esantema simile a quello della febbre tifoide e limitato al tronco, e con una durata media di due- tre settimane. Reazione di Weii-Felix positiva entro i primi dieci giorni. Nella seconda forma l'inizio è brusco con reazione generale violenta; l'esantema generalizzato e persistente. La razione dj Weil-Felix è positiva ma tardivamente e debolmente dopo la caduta della febbre. che persiste per due-tre settimane. La convalescenza è lunga e penosa. Gli AA. sì chiedono se questi due tipi di tifo esant. così diversi l'uno dall'altro sono cagionati dal medesimo virus oppure se riconoscono due diverse vadetà di virus tifìco. Come è stato osservato in altre regioni, sembra che il tifo endemico della Palestina sia legato ai ratti e ai loro ectoparassiti; le ricerche finora fatte inducono a ritenere insomma che si abbia a che fare con un virus tifico murino, il quale talvolta può dare dnche dci casi gravi. REITA:-:0.

CHIRURGIA GENERALE R. MoNoo e P. HoMBOURGER: L'anestesia dei feriti- gassati. 25 ottobre L939·

11 La

Presse Medica le ))'

Gli AA., dopo aver messo in evidenza la complessità del problema della anestesia dei feriti gassati in guerra, complessità costituita dalle particolari circostanze d'ambiente, dell 'evoluzione biologica delle ferite, dallo stato del gassato, sia dal punto di vista locale che generale e dalla intolleranza del colpito all'anestetico, affermano che nella disamina del problema occorre fare riferimento da una parte, ai disturbj anatomo-patologiò provocati dall'azione del gas, e dall'altra agli effetti fisiologici determinati dai diversi anestetici.


Il ferito gas~ato è nello stesso tempo un'ammalato medico - un cardiaco od uo polmonare - ed un·ammalato chirurgico - un ferito abbisognevole di cure chirurgiche più o meno urgenti. Secondo gli AA., i feriti gassati dovranno essere, prima di tutto, classificati dal medico a seconda dell'aggressivo da cui sono stati offesi e pertanto in: « irritati >>, « vescicati », «soffocati >> ; specie quelH dci due ultimi gruppi dovranno essere suddivisi in gravi e leggeri. Fatta tale suddivisione, spetterà al chirurgo classificare i soggetti a seconda ddla gravità delle ferite e, in linea di massima, dovrà lasciare sotto controllo medico, di preferenza, i gassati gravi mentre si occuperà in primo luogo dei gravi feriti che siano gassati leggeri e poi dci feriti leggeri pure lievemente gassati. Successivamente, per il trattamento chirurgico dei gassati gravi, dovrà essere tenuto conto, nella scelta del tempo per l'intervento, della nattura del gas tossico da cui è stato offeso il ferito: ne.i soggetti aggrediti da gas irritanti, dato che questi aggressivi non lasciano tracce nel cuore e nei polmoni, l'intervento può essere praticato in ogni momento; nei colpiti da gas 'Jescicatori, specie se sono feriti gravi> è consigliabile intervenire prima che si e no :~pparsi i fatti tossici. Nella fase <l'intossicazione, lo shock, la tosse, la dispnea, il \'Omito ~ono segni di netta controindicazione all'intervento chirurgico. Nei soggetti colpiti da gas soffocanti ed abbisognevoli <li cure chirurgiche urgenti gli AA., d'accordo con le indicazioni di Paitre e di Muntsch, consigliano d'intervenire nella fase di latenza (nelle prime 48 ore) mentre ritengono la comparsa dell'edema polmonare, dell'anossiemia c <1<:113 ipotcnsione una controindicazione assoluta all'atto operatorio. Stabiliti questi principi generali gli AA., ricordato succintamente le lesioni determinate dagli aggressivi chimici, enumerano i principali metodi d'anestesia mcttendone in evidenza i vantaggi e gli svantaggi specie in relazione alle condizioni cardiache c poEmonari dei feriti gassati e vengono alle seguenti conclusioni. Anestetici volatili - etere, cloroformio, cloruro d'etile - sono controindicati specie quando esiste la minaccia dell'edema polmonare. Solo il doroformio potd essere usato in via eccezionale da solo o come anestetico complementare. Anestetici gassosi - protossido d'azoto, cyclopropane - sono controindicati nella fase di ipersecrezionc c d'irritazione. Solo più tardi potranno essere usati quando lo stato polmonare e rcnale del soggetto non permettesse l'uso dell'etere. Anestetici per clistere - avertina, rectanol - hanno il merito di dare un sonno !ranguillo non seguito da agitazione; la loro azione deprimente sul centro respiratorio ed jJ loro effetto ipotensivo diminujrebbero il pericolo dell'edema polmonare, ma il sonno troppo prolungato che provocano, l'azione spesso incompleta e la tecnica complicata per la loro somministrazione sono altresì notevoli difficoltà per il loro impiego. Anestetici locali (regionali, tronculari) - novocaina, percaina ecc. - sono gli anestetici di ~celta che si devono utilizzare tutte le volte che è possibile, alla condizione essenziale che non sieno associati alla adrenalina a causa dell'ipertensione determinata da quest'ultima sostanza. Rachian t:s tcsia: Sarà riservata solo agli oste(}-articolari gravi degli arti inferiori. Ma in ogni modo non potrà essere praticata nei soggetti affetti da shock ed in quelli gran·mcnte anemizz:lti cd ipotesi. Anestesia intravcnosa : E' da preferirsi tutte le volte che non è possibile praticare l'anestesia locale. Il farmaco di esclusiva preferenza è l'evipan. La tecnica dclrc\·ip:m. bene applicata. riduce al minimo i disturbi circolatori e respiratori. Lo stato di agit:J· zione postancstctico è meno marcato e meno frequente che dopo una ancf.tesi:t ett"rt'3. L 'impiego, in generale, dci pre·ancstctici è raccomandabile. specie per completare l'nionc degli anestetici locali, ma s:1rà fatto con prudenza e a dosi piccole e fra 7ionate. T E0:-<1.


547 TRAUMATOLOGIA. O. UFFREDUZZI e S. TEr>EFF: Chirurgia di guerra. -

Unione tipografico editrice torinese,

1940- VIII. Questo importante Trattato di chirurgia di guerra, redatto dal ben noto ed apprezzato clinico-chirurgo di Torino, prof. Uf&eduzzi, in collaborazione del suo valoroso allievo, prof. Teneff, colma una vera lacuna della bibliografia medica italiana, poichè fi. nora non esisteva in Italia un'opera completa. bene illustrata ed aggiornata fino alle ultime guerre. E se ne sentiva veramente la necessità nel momento attuale, nel quale anche la nostra Patria in armi ha bisogno che i numerosi medici richiamati in servizio di guerra acquistino una particolare competenza in questa branca importante deila traumatologia. Il volume di oltre 1200 pagine contiene 7 tavole policrome e 514 figure illustrative che rendono il testo ancora più completo in modo da soddisfare il lettore più esigente anche perchè i caratteri tipografici sono molto nitidi e chiari. Possiamo dire che la letteratura medica iraliana ha acquistato un 'opera di attualità molto pregevole che si legge con vero interesse, perchè tutti gli argomenti di traumatolo~a di guerra vi sono esposti nella maniera più chiara ed esauriente e tutti i dubbi che un chirurgo di guerra potrebbe avere vi sono risolti in modo che non potrebbe essere più persuasivo. E la lettura di quest'opera convince sempre più che se è vero che la traumatologia di guerra fonda i suoi canoni nelle leggi dell'anatomia , della fisiologia, della biologia, della fisica e della chimica, è altrettanto véro che essa non può prescindere dal fenomeno contingente (guerra), nel quale il trau·ma si è stabilito. Ed infatti è « il fattore co·ntin!lente >> che imprime una s~ciale fisionomia ai traumi ed ai traumatizzati, differen,dando profondamente l'opera del sanitario di pace da quella di guerra. Tutti i medici che hanno vissuto le angosciose vicende della guerr:l sono profondamente con vinti che la traumatologia di guerra è una chirurgia di eccezione per gli agenti vulneranti speciali, per il g.r ande numero dei feriti che contemporaneamente accorrono al posto di soccorso, per la ubicazione della linea di combattimento - dove il ferito è colpito - e quella della formazione sanitaria - dove esso dev'essere curato. Contingenze che spesso obbligano il chirurgo militare a non poter fare quello che la sua arte chirurgica imporrebbe, ma ad adattare le esigenze tecniche medico-chirurgiche alle esigenze militari, 'lrmoniz7.ando la finalità militare che è quella di vincere, alla finalità umanitaria che è quella di soccorrere al più presto e nel miglior modo possibile i feriti. E pur troppo le contingenze belliche spesso frustrano le migliori intenzioni e fanno sì che il grave inquinamento delle ferite, prodotto dagli agenti vulneranti nelle particolari condizioni anti-

gieniche, di spirito e di minorata resistenza del ferito, aumenta in modo disastroso il pericolo delle infezioni delle ferite, infezioni che assumono fisionomie speciali che - nella pratica di pace - non sono state mai osservate ovvero solo eccezionalmente. E Ee caratteristiche speciali delle ferite di guerra, l'evoluzione ed il decorso delle medesime, la sintomatologia, la diagnosi, la prognosi ed il trattamento opportuno nelle più svariate circostanze sono magistralmente indicati in quest'opera in tutti i suoi particolari. E quindi riesce sommamente utile per tutti i sanitari che sono destinati al servizio chirurgico di guerra indistintamente. Lo è per i giovani medici, chiamati a prestare il primo soccorso sul campo di battaglia, perchè in essa sono descritti molto chiaramente - e con figure espiicative - i mezzi svariati utili per il primo soccorso dei feriti con parti'colare riguardo all'immobilizzazione provvisoria e razionale dei fratturati in modo che possano giungere agli stabilimenti sanitari arretrati per la cura definitiva nelle mig liori condizioni. Lo è anche per i chirurgi addetti alle sezioni di Sanità, agli osped:~li d3 campo e territoriati - specialmente per quelli che non hanno pratica di chirurgia di guerra -


perchè in quest'opera \'t:ramente prezio~a, tro,·ano le indicazioni più accurate ed aggiornate per potersi regolare nel vasto e delicato campo delle lesioni di guerra. E dirò infine che anche i chirurgi militari che hanno vissuto a lungo questa branca speciale della traumatologia bellica, troveranno un vero diletto intellettuale nel leggerla, perchè rievocheranno le loro impressioni di tante ore angosciose vissute per risolvere quesiti d'indicazione curativa nella pratica fa tta e che nell'esposizione di quest'opera, m::~i abbastanza lodata, sono indicati in modo dett:~gliato e convincente. E non solo turte le più svariate lesioni belliche generali e regionali, ma anche le lesioni prodotte dai diversi agenti traumatici non d'arma da fuoco, vi sono ben descritte con le indicazioni relati\'C per il trattamento. Inoltre capitoli speciali sono dedicati alla guerra aerea e marittima, agli aggressivi chimici, al le lesioni termiche, elettriche e da cauterizzazione in guerra, ed anche alle simulazioni ed all'autolesionismo. Trattato insomma completo, frutto di speciale competenza e di esperienza acquisita nella pratica chirurgica di guerra fatta per lungo tempo e riprodotta meravigliosamente nella bella opera. E' anche merito pregevole degli Autori l'avere apprezzato ed avvalorato l'esperienza dei chirurgi militari italiani e stranieri, specialmente tedeschi, francesi e spagnoli. Concludendo questa è un'opera di fede e di lavoro immane, densa di dottrina e di esperienza, plasmata di proficue indicazioni curative le più diverse, di una critica serena e coscienziosa per alcuni trattamenti non convincenti, di molti documenti figurativi che ne rendono più interessante la lettura, anche perchè gli AA. - facendo tesoro della loro cultura umanistica - sanno esprimersi in buona lingua italiana. Opera adunque di scienza c di praticità, di chiarezza e di semplicità, libro squisitamente didattico per ogni medico che voglia coscienziosamente applicarsi alla traumatologia di guerra.

F. CACCIA.

JEFFERSON GEOFFREY: Le ferite d'arma da fuoco del cranio in guerra. -

« British Medicai

fournaJ », n. 41 OI, 1939· Jcfferson si preoccupa in primo luogo della istituzione di stazioni pei feriti d'arma -:la fuoco del cranio, così come era ~ tato fatto nella grande guerra e coi migliori risultati. Tali stazioni debbono essere dotate di strumenti adatti ed in misura sufficiente. Prima di ogni operazione il ferito deve essere sottoposto ad esame radiografico sia allo scopo di ricercare gli eventuali proiettili o schegge, sia per stabilirne la sede. Il chirurgo deve possedere esatte conoscenze in materia di neurologia. Molto rimarchevole è h rara perdita di cosc~:enza anche quando esiste apertura della dura madre. Tali pazienti per· vengono yua lche YOita a piedi al posto di medicazione. Circa l'apertura della dura madre si sa che. in tal caso, sussiste un serio perjcolo d'infezione. Soltanto un ferito con tlura madre illesa può, qu.1lchc volta, ess::re un ferito lieve. Può infatti esistere una contusio ne cerebrale con tutte le sue conseguenze. Degno di rilievo il fatto che lesioni ma11iiestamcntc lini possono tuttavia dar luogo a manifestazioni sintomatologiche nervose, come afasia, emianopsia. pamlisi. La guerra ha poi dimostrato che nessun antisettico può sostiruire la reYisione primitiva chirurgica delle ferite. Jefferson insiste sul f::mo che è fa lso il concetto di spostare questa misura tcrapeutica chirurgico· profilanjc1 di due-tre giorni se sussiste la possibilità di tradurla subito in atto. Infatti 1:1 mortalità è stata maggiore qunndo il chirurgo è intervenuto a distanza di 24-36 ore. Fra i suoi 220 casi dt:lla grande guerra 54 erano ferite delle parti molli, 53 fratture senza lesione della dura c 11 3 fratture con biont· della d ura. Nel primo e nel secondo gruppo non


549 si è avuto alcun caso di morte, quando l'intervento t: stato praticato tempestivamente, mentre nel terzo gruppo la mortalità è stata del 37,8 ~~ .

GALLEITO.

JEFFERSON e GEOFFREY: Ferite d'arma da fuoco del cranio. Loro trattametlto. « British Medicai Journal >>, n. 4102, 1939. Il trattamento della ferita del cranio non complicata è semplice. Le schegge ossee libere vengono asportate; le fratture per depressione vengono decompresse. Ci si avvicina al pezzo d'osso depresso assai meglio partendo da un piccolo foro fatto col trapano, che, se si vuoi ingrandire il difetto osseo, partendo direttamente dal margine dell'osso con una pinza ossivora. l pezzi d'osso depressi, dentellati, vengono meglio asportati per mezzo di una resezione in blocco, cioè effettuando, in osso sano, poco discosto dal margine 4 fori ool trapano e resecando i ponti ossei di mezzo con una sega del Gigli. Nelle fratture l.ineari non si deve far nulla in primo tempo, si deve aspettare la comparsa di t}Ualche sintoma neurologico. Le fratture della base sono pericolose se interessano l'or.ecchio medio o le cavità nasali circostanti a causa del pericolo di infezione pneumococcica. La dura madre non deve essere aperta se è illesa e se non c'è alcun sintoma da parte del cervello. Soltanto se essa appare di tinta bluastra si pensi ad un versamento emorragico ed eventualmente anche ad una attrizione cerebrale; in tal caso essa deve essere aperta, l'emorragia deve essere evacuata dopodichè si può procedere alla sua sutura. Solo nel caso che la ferita delle parti molli sia già infetta può la dura non essere aperta. Per quanto riguarda il cervello si deve procedere colla massima cautela; non si deve far uso di gar za ma di ovatta c si deve il più possibile prosciugare. Si deve evitare ogni pressione per il pericolo che insorga un edema. l !avaggi debbono essere fatti con soluzioni fisiologiche calde sotto bassa pressione. Pezzi d 'osso e corpi estranei debbono essere allontanati. La dura madre non deve essere cruéntata; poichè si formano tra essa ed il cervello, colla più grande rapidità, delle fini aderenze che funzionano quali barriere. Nelle ferite profonde si fa uso, secondo Cushing, di un catetere Nr. IO cui viene adattata una siringa per aspirare il cervello spezzettato ed i piccoli corpi estranei. Qualche volta si riesce in tal modo a spingersi coll'aspirazione anche nei ventricoli laterali, se già aperti e si possono così allontanare da essi i corpi estranei. Ciò malgrado l'A., ha visto qualche volta delle guarigioni. Le schegge giacenti in profondità hanno una maggiore tendenza a provocare ascessi di quelle superficiali. Se un proiettile è causa di una epilessia tardiva, in tal caso non si deve tentare di estrarla direttamente ma attraverso il canale da esso, a suo tempo, prodotto. Le ferite longitudinali o le lacerazioni trasversali del grande seno, che portano spesso ad emorragia con dissanguamento debbono essere trattate con pezzi di muscolo. Per tre giorni si pongono negli angoli della ferita delle strisce di .gomm.a per drenaggio. L'epilessia viene combattuta, in primo tempo, con punture lombari e con luminal, bromo o cloralio. L'infezione cd infiammazione delle meningi è relativamente rara; si formano infatti tutt'attorno alla ferita delle aderenze che chiudono gli spazi liquorali subaracnoidei. Il trattamento consiste in punture lombari, ripetute anche 2- 3 volte al giorno, oppure in drenaggio di lunga durata, ottenuti mediante l'infissione dell'ago lasciato in sito per 2, 3 e più ore e colla introduzione, per via lom.bare, di sostanze chemioterapiche. La wlfopiridina (M e B 6s>3) ha dimostrato di essere il migliore preparato specialmente nelle ferite cerebrali. Il prolasso cerebrale non è rnolto cospicuo nelle infezioni di media intensità. In nessun caso esso deve essere sezionato! Sono piuttosto indicate anche qui le punture lombari ripetute. In modo particolare si intrattiene l'A. sugli ascessi che sogliono accompagnare il pro\asso cerebrale, e sul loro trattamento così come sul razionale allargamento operatorio delle lacune ossee craniche allo scopo di far recedere il prolasso quando si tratta di uno stwzzamento. In conclusione l'A. insiste sul fatto che non si tratta di operare più o meno ; -

Giornal.: di mdicina militare.


550 presto ma nel miglior modo possibile e che occorre convogliare tutti i feriti del cra11io ui centri neurochirurgici. Ma in ogni caso l'operato deve restare sotto il contro1lo del. l'operatore per al meno dicci giorni. I n fatti è difficile, per colui che non ha pratica, riconoscere eventuali complicazioni insorge nti al di sotto della ferita testè da altri suturata. Ne consegue che Jefferson considera do\·ersi dfettu:1re di norma In sutura primiti\·a, mc:ntrc, come si sa, specie da parte tedesca, essa la si pratica soltanto in determinate condi:~joni nelle ferite dd cranio per arma da fuoco in guerra. GALLETTO. WESTHUES H.: Sulle ferite da bomba d'aeroplano. Esperienze dalla guet'l'a cino- giappo. nese. - '' Zentralbl:m fi.ir Chirurgie >l, n. 44, I9.Y)· Wcsthues l: stato colpito dnlb benigni!?! delle ferite da bombe aeree in confronto a quelle da proiettili d'artiglieria, constatata durante il suo soggiorno di un nnno e mezzo sui teatri della guerra cin~rgiapponese. Ciò egli fa dipendere in primissimo luogo dalla buona primitiva revisione chirurgica delle ferite, praticata entro breve tempo dal ferimento (i pazienti pervenivano infatti solo mezz'ora dopo il ferimento, nella clinica). D 'altra parte 17 feriti gravi furono ricoverati senza alcun trattamento medico dopo beo 36 ore dal ferimento senza che in essi facesse la sua comparsa alcuna sia pur lieve infezione. Ecco come spiega l'A. questo fatto: 1) Le bombe d'aeroplano scoppiano per lo più su lle case, sui mattoni, sulla calce, vale a dire su materiale, di massima sterile a differenza di quanto avviene delle granate d'artigl ieria che, in guerra, scoppiano nella maggior parte dei casi sul sudiciume. In tal modo si spiega pure l'A. la mancanza di casi di tetano, sebbene per manc::tnza di materiale egli non abbia potuto più, ad un cerro momento, praticare la profila~si. 2) I cinesi sono, in se stessi, molto puliti nel corpo e, nella Cina del Sud, sono molto poco vestiti, portando per lo più soltanto dei c::tlzoncini corti. Wcsthues paragona ciò con quanto accade a bordo delle navi da guerra, ove cioè le ferite da granate hanno un decorso molto più benevolo. 3) Le ferite da bombe aeree pervengono nelle mani del medico curante al massimo mezz'ora dopo il ferimento. 4) Il ferito da bomba aerea non è esaurito da mapazzi e dalla fame. 5) Le bombe aeree non hanno in media una grande forza di propulsione cosicchè il pestamento dei tessuti è molto piccolo. Egli non ha mai visto ustioni consecutive a ferite da bomba aerea. D'altra p::trte lo shock è molto grave. Un numero molto considcrc,·ole di tali feriti muore entro le prime due ore anche se si tratta di ferite di lieve entità e ciò dipenderebbe dal fatto che il materiale umano che viene colpito è molto etero~eneo, non si ha cioè a che fare con giovani soldati. In Cina poi ci sono molti indi'l'idui sofferenti di fegato ed affetti da tubercolosi. Westhues è stato sorpreso dalla osservazione di forme di shock protratto, di lunga durata, cosicchè la diagnosi differenzi3lc col collasso, consecutivo ad emorragia interna, e l'indicazione operatoria erano veramente d ifficili. Qui l'A. descrive esattamente l'organizzazione <li un posto di soccorso che poco si differenzia da quella di un posto di medicazione. A detta sua, è assolutnmente necessaria un:. prirn:1 visita, :l colpo d'occhio, per la selezione nei confronti delle possibilità operatorie, delle necessità operatorie e dell'ordine cronologico di operazione pei singoli feriti; del p::tri necessario ritiene egli un assistente esperto che si preoccupi ulteriormente dell'ord ine cronologico delle operazioni e di tutte le altre misure del c:1so. Suhito dopo l'operazione reputa opportuna la redazione di un breve scritto sintetico circa quanto intcress::t più davvicino il ferito con e\'entuali indicazioni sui pericoli fururi. A proposito della re\·isione delle ferite egli si esprime nel senso che l'escissione non devr: essere praticata dogmaticamente; anzi essa è per lo meno spesso superflua. Infatti in guerra ;'ISsai di rado si può effettuare con successo vero e proprio, una sutura primiti\·a. Dapprincipio egli ha cerc:uo di fare la escissione e la sutura primiti,·a ma ha dO\'Uto quasi sempre disfarla dopo 3-6 giorni. Ne consegue che, secondo lui, ~ nt:-

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551 t·t;sario limitarsi ad una reviSIOne chirurgim. Nella ferita renswnata Westhues Yersa della tintura di jodio dato il suo specifico potere antianaerobico, specie per quanto riguarda la gangrena gassosa ed il tetano. Elogia il bendaggio gessato all'olio di fegato di merluzzo, secondo LOhr, come un metodo curatiYo quasi rivoluzionario in quanto è capace di procurare una altrettanto buona guarigione della ferita più semplicemente e sicuramente e qua$i ugualmente presto come l'escissione radicale della ferita seguita da sutura primitiva. Egli non ha fatto strettamente uso di Unguentolan, ma anche di qualsivoglia altra pomata all'olio di fegato di merluzzo. Anzi a dire il vero gli è occorso di osservare che, dei buoni risultati, erano possibili anche colla pomata borica. Il fattore essenziale di guarigione rimane pur tuttavia il riposo; non tutti gli apparecchi ottengono però lo stesso risultato. L'immobilizzazione delle fratture per arma da fuoco t: .;tata conseguita mediante ingessatura congiunta ad applicazione di doppia trazione con filo, secondo Kirschner. Amputazioni primitive sono state fatte soltanto in casi urgentissimi; mai ne fece di secondarie per affezioni flemmonose. Ciò malgrado egli non ha perduto alcun paziente. Nei primi tempi W esthues fece largo impiego di siero antitetanico ed antigangrenoso; più tardi non ne ebbe più a disposizione. Non perdette tuttavia alcun ferito per tetano nè per gangrena gassosa. Purtroppo non dice se e con quale frequenza abbia avuto casi di gangrena gassosa. Circa all'anestesia valgono secondo lui le stesse massime della pratica chirurgica del tempo di pace. GALLETIO. N EURO- PSICHIATRIA M. BERGONZI: Trauma e demen.za. tasc. 3, settembre 1939.

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RiYista sperimentale di freniatria >>, \'OI. LXIII,

Con questo lavoro vengono aggiunti ad alcuni altri già noti, tre casi personali in cui è innegabile l'azione determinante del fattore '' trauma >> (in senso lato) sull'insorgenza di psicosi demenziali. Nella Ia ossen-azione si era trattato d'una pachimeningite interna emorragica da trauma, con un decorso esclusivamente demenziale. Nella 2A un trauma discreto al capo cd allo scroto aveva portato ad una demenza precoce attraverso ad un delirio di minorazione sessuale. Nella 3a anch'essa di demenza precoce, esisteva nell'anamnesi prossima un'insolazione a sintomatologia amenziale. La trattazione è fatta con molta accuratezza ed è corredata c seguita da svariate e importanti considerazioni che abbracciano pressochè tutto il vasto campo della eziopatogenesi delle malattie mentali cosiddette endogene o tli tipo degenerativo. Infine l'A. - che, ad un certo punto della sua interessante discussione, aveva scritto, con molta esattezza: « Il post hoc, ergo proptt:t· hoc diventa qui, come in ogni altro c< campo, una deduzione arbitraria sì, ma unica possibile fino a quando noi non avre« mo penetrato più profondamente l'intima essenza delle manifestazioni morbose in c< esame >> riconosce che, in fondo, « non vi sono che le relazioni di tempo >> fra i craumi e le sindromi schizofreniche da lui esaminate, e conclude che tah·olta si debba ammettere l'importanza dci fattori esogeni nel determinarsi delle forme demenziali. CARLO RIZZO. OFTALMOLOGIA.

G. SoTTINI: Contributo allo studio della !eishmaniosi cutanea a localizzazione palpebra/e. - « Bollettino d'oculistica », n. 3, 1940- XVIII. · Premessa una dettagliata ed esauriente bibliografia sull'argomento l'A. descrive un interessante caso di leishmaniosi cutanea a localizzazione palpebrale, atipico per l'aspetto con cui si presentava.


552 La conclusione cui giunge l'A. è che la frequenza di questa localizzazione della lcishmaniosi cutanea è sicuramente inferiore a quel che si potrebbe credere dal numero dci lavori finora pubblicati sull'argomento, e che data la diffusione presa da questa malattia in Italia, bisogna sempre tenerla presente nella diagnosi differenziale di dermatosi di natura dubbia. TE.STA. POLLET - 0E.LILLE M.: Caso intereuante di ferita oculare da frammento di vetro securit. - Paris, « Boli. Soc. Ophtalm. », 1939.

La pubblicazione si riferisce ad un caso di ferita perforante della cornea determinata eia un frammento di vetro securit che ordinariamente, quando si rompe, non dà luogo a schegge acuminate. I numerosi frammenti in cui si sminuzzò la scheggia si depositarono prima nel tessuto corneale, nell"acqueo e nell'iride, raggruppandosi poi in un ammasso unico nella camera anteriore che venne poi estratto con un piccolo taglio corneale. L'A. conclude che in simili casi (: bene attendere la formazione dell'agglomerato dei frammenti per effettuare l'estrazione tanto più che nel frattempo non si manifesta alcuna infiammazione oculare. T ESH.

M. Focosi: Sull'aipetto clinico ed ùtopatologico dd/a epttelizzazione po;t.operatoria ddl!.l camera ar1teriore. - « Bollettino d'Oculistica », n. 3, 1940- XVIII.

La epitelizzazione post-operatoria della camera anteriore era, prima dell'uso della lampada a fessura, un reperto essenzialmente istologico. La biomicroscopia ne facilitò

nuovamente la diagnosi anche nell'occhio vivente e la cosa acquistò una maggiore importanza pratica quando essendo stata dimostrata la possibilità di una cura efficace a mezzo della roentgen- e della radiumterapia, si sentì il bisogno di una diagnosi precoce di tale affezione. L'cpitelizzazione della camera anteriore. è una evenienza possibile in seguito aJ operazione di cataratta. Se ne può sospettare l'esistenza quando, in un occhio già ope· rato, si vede insorgere un g laucoma, specialmente se la camera anteriore durante il decorso post-operatorio tardò a richiudersi e se nelle labbra della ferita chirurgica vi rima. sero impegnati l'iride o residui della capsula lenticolare. Solo l'esame biomicroscopico ci permette di fare con una certa sicurezza la diagnosi di epitelizzazione della camera anteriore. Dal lavoro dell'A. corredato da interessanti rilievi istologici risulta che la di:~­ gnosi clinica deve essere precocissima per ottenere sensibili risultati dalla roentgen- o radiumterap ia. TEST.\.

DERMO- S!FILOGRAFIA. G. Scorrr: La tricomicosi ascellare net reduci dell'A. O.l. n. 6, 1940- XVIII.

(( Il Dermosifilografo 1·,

Particolare interesse per i medici militari e per i medici coloniali costituisce senza dubbio l'esatta conoscenza della tricomicosi ascellare, affezione molto diffusa nei climi tropicali, me no frequente in quelli temperati. L'A. definisce questa parassitosi una micosi o coccomicosi dei peli ~ell'ascella ~ del pube, c,uattcrizz:ua dalla presenza di nodulini o di un manicotto, di variO colore rgJJllo, rosso o nero). di consistenza molle, situati lungo il fusto del pelo.


553 Passati dettagliatamente in rassegna i vari agenti etiologici (Noca1·dia tenuis; Mie~·o­

coccus. o Rhod~coccus, castellanii; Micrococcus nigrescens, Criptococcus rubrorugosus e Criptococcus metaniger), l'A. tratta della trasmissione (che avviene per contagio diretto da uomo ad uomo), della distribuzione tra le varie razze, della maggiore o minore diffusione a seconda del sesso e dell'età (più colpiti gli uomini adulti che i bambini e le donne), ed infine della influenza determinata dal genere di lavoro (fatica e conseguente sudorazione, come nei fochisti e macchinisti delle na,•i) e da alcune tare costituzionali (tubercolosi) o infezioni croniche (malaria). Ciò premesso, l'A. passa alla sintomatologia e alla diagnosi, facendo rilevare che la tricomicosi non provoca nè dolore, nè bruciore, nè prurito, e quindi può passare inosservata; ma viene svelata dalla colorazione degli indumenti presso k ascelle, e poi dalla costatazione dei noduli sui peli. Questi presentano - come si è detto - noduli o manicotti di grandezza varia e di vario colore, a seconda che si tratti di Trichomycosis flava, rubra o nigm. Oltre alle forme semplici possono osservarsi forme miste di due varietà in ascelle òistinte, o nella stessa ascella, e perfino sullo stesso pelo. Microscopicamente nella prima varietà - flava (ascella e talora pube) - si trovano i miceli della Nocardia tenuis. Nella seconda varietà - rubra (ascella e pube) - i miceli della N. tenuis e del Micrococcus castellanii; nella terza - nigra (ascella) - i miceli del M. mgrescens e della N. tenuis. Esaminando la possibilità di associazioni e complicazioni morbose, l'A. cita l'iperidrosi e l'eritma della regione ascellare. Circa la prognosi e la terapia, l'A., dopo aver notato che la micosi difficilmente compare da sola, tratta della cura: lavande con soluzioni acquose o alcooliche di formalina al 2 ~1, e, nella notte successiva, unzioni con pomate allo zolfo al 2·5 %, oppure con soluzioni di resorcina, crisarobina o tintura di iodio. Pare però che rispondano bene anche le cure termali salsoiodiche (Gu idetti). L'A. riferisce poi sulle sue ricerche personali istituite tra i reduci del l'A. O. 1., per lo più malarici, nei quali ha riscontrato una forte percentuale di colpiti da tricomicosi, specie della va rietà flava. L'A. conclude, infine, rilevando che l'affezione si presenta tutto l'anno, in alta p:.-rcentuale, anche nelle zone montuose (Altopiano etiopico), oltre che in quelle torride dei paesi tropicali e che, pur non arrecando in genere disturbi di sorta - se si eccettua un senso di d!sgusto negli infermi - nttta,·ia, oltre ad essere facilmente dif. fusibile c molto ribelle ai diversi trattamenti, può dar luogo a complicanze lunghe e noiose, quali l'eritema della regione ascellare. TRtFILETTl.

MAJ~ONE:

L'essen-;;a di bergamotto nella cura della scabbia. n. 7, 194o-XVJII.

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11 D::rmosif11ografo >>,

L'A. premette un rapido cenno dei vari rimedi in uso per la cura della scabbia affermando che finora lo zolfo, nelle sue va rie combinazioni, conserva iJ privilegio di medicamento sovrano in virtù dell'anidride solforosa che da esso si sviluppa e che a contatto dell'acaro lo uccide. Riferisce che dal 1927 ha trattato gli scabbiosi presso l'ospt>dale militare di Roma con la pomata di Milian ottenendo il so ''~ di guarigione con tre giorni di cura, mentre nel 40 % il trattamento è durato quattro giorni e nei rimanenti casi cinque- sei giorni. Degenze più lunghe sono state necessarie solo quando esistevano complicazioni r e r cui il trattamento era subordinato alb guarigione delle lesioni complicanti. .


55-f Le recidive con detta cura non hanno superato 1 ·;u, ma nnenc che quasi sempre p tu che di reciJive sì sia trJttato di reìnfezioni per mancata disinfestazione di una parte del corredo personale. Con l'autorizzazione della Direzione generale di Sanità militare l'A. ha speri· mcntato un prcpar:no << l3ergamon >> in cui l'essenza di bergamotto è in soluzione acquos~ stabi le. Come è noto l'essenza di bergamotto ha alto potere battericida. Ne sono in commercio due tipi: il tipo alfa e il tipo beta. Il primo, che contiene circa il quadruplo di essenza rispetto a quello beta, trova impiego in clinica per la d isin· fe1.ione della cute come campo operativo e per disinfezione delle ferite . 11 tipo beta, meno concentrato, viene utilizzato in d iluzione superiore al 5 ",. per disinfestare oggett i !t:ttcrecci, biancheria, locali, ecc. L'A. per le sue osservazioni ha adoperato il tipo alfa con il seguente procedimemo. Il paziente si insapona tutto il corpo, eccettuata la testa, con sapone molle potassico c fa un bagno ca ldo frizionandosi a lungo con spazzolino non duro, insistendo specie nelle parti sedi preferite dell'acaro, allo scopo di rompere tutti i cunicoli. Segue per 20 minuti circa una metodica, ripetuta frizione del tronco e degli arti con circa 70 gr. di << Berg:unon » . Dopo l 'infermo indossa di nuovo glt indumenti ospedalieri e di norma r ipete la frizione per altri due giorni consecllti,·i; qualche giorno di più è oc::orso quanJo fmi obiettÌ\'i c subiettivi facc,·ano ritenere che esistcsfe ancora qualche cunicolo integro. Non di raJo dopo il primo giorno gli infami riferivano che le molestie:: erano gi~ ùirninuite. In taluni ammabti eruzioni im petiginoid! complicanti, più o meno estese. non solo no n hanno costituito controindicazione per l'immediato inizio della cu ra, 111:1 sono r:~pid:~mente guarite. Gli infermi trattati sono 40 c b guarigione è stata l'esito costante dopo tre g iorni nel 6o ~~ ' dopo quattro ltel 30 ~o , dopo cinque nel 10 %. Un w lo ammalato è guarito dopo 8 giorni. Il tratt:unento non ha dato mai reazioni irritative cutanee dì qualche impo n a nz.J, tranne in un solo caso in cui è stato notato un eritema accentuato della cute dello scroto dopo l:t seconda frizione. In genere dopo ogni applicazione g li infermi hanno no tato fugace sensazione di calore o di modico cociore. Il proJotto è esente c.bgli incovenicnti d elle pomate perchè non unge, non macch ia, non sporca e a trattamento ultimato la biancheria personale e da letto, senza stcri· lizzazione alla srufa, può essere sonoposta soltanto al bucato o ad una lisci,·iatura som· m::.ria con consq.,rucnte notc\·olc minore logoramento. Inoltre il profumo che cm:~n a dal prod otto è un preg io tenuto in gran conto dag li infe rmi. L'A. conchiude che, per guanto la casistica clinica noo sia molto numerosa . la so luzione ac<JUOsa dell'essenz a di bergamotto adoperata (Bergarnon) è dotata Ji nzione acariciJa sicura. che per rapid ità di cura sta per lo meno alla pari con le prcparnionì più :ttti\·e dello zolfo, sulle quali h:1 m olteplici \":Jntaggi, oltre quello importantissimo J1 essere ben tollerato. Dall 'osserv n io ne che v:tri e:tsi, complicati da eruzioni piodermiche, che aHehhcro costituito contmin<iici!z.ione per la terapia dello zolfo senza aver prima modific:Ho le complica nze, sono im•ece r:~pidamente guariti, l'A. deduce che il << Bergamon " po~3 riuscire mo lto efficace anche ne lle dermatosi a tipo pustoloso e specie nelle forme erutti\e da batteri, per innesto dci comuni ger mi piogeni, a tipo impetiginoide, ectim:u oso. acneico c nei foruncoli. L ' A. ritiene anch e che conviene fare degli studi per accer tare se il « Bcrg:11non " possa rendere attu:tbile un trattamento rapido della scabbia in un periodo più brr,·e dci

l


555 3·4 giorni considerati necessari con qualsiasi procedimento curativo, pcrchè già qualche osservatore comunica di a\·er ottenuro la guarigione ripetendo le frizioni tre volte: in 24 ore. L'impiego di tale prodotto è particolarmente raccomandabile ai fini :lutarchici per risparmiare gli eccipienti grassi che entrano nella composi7.lone delle pomate c delle soluzioni oleose, di cui il nostro paese ha scarsa disponibilità. Dal punto di vista militare poi è da rilevare che sia in pace e tanto più in guerra rispondono meglio alle esigenze i prep:trati di facile composizione e di faci le trasporto al seguito delle truppe, e di fatti in base a tale concetto nella guerra mondiale De Napoli trovò che il sapone antipsorico aveva questi pregi e ne prcconizzò ampia diffusione. L'A. conchiude che ulteriori esperienze potranno riservare al 11 Bc:rgamon 11 un !argo impiego in oermatologia, specie contro le dermatozoonosi, contro i dermatoepizoi e che nell'ambiente militare possa affermarsi come agente terapcutico semplice e sicuro. C."RlUCCI.

Esperimenti collaterali prescritti dci/la DirezioJJ(: gem•rale di Sanità m ilitare e condotti preJSo gli ospedali militari di Bologna, Bari e Chieti su circa un centmii':o di .<cabbiosi hanno confet·mato i 1 isultult ottenuti presso l'ospedtJ!e di Roma. Dagli espt:t·ime11ti effelluati p1es.<o l'ospedale militare di Palermo su 6 3 ammalati si è ,-ilevaro che è stata neassaria una media d i 6-7 giorni di degenza per ottenere la gua· rigione e in tre casi complicati ad infezione piogena si è ewuta la guarigione in 15 g10mi. Si è fatto anche fresente che dal lato economico non vi è conven:enza ad usare il <: Bergamon '' • essendo il suo costo circa quattro volte superiore alle pomate di zolfo, a meno che, come nelle circostanze attuali. vi sia deficienza di so.<ttwu: gra.<se o venga .sensibilmente abbassato il costo del « Bergamon )). A questo pt·oposito l'vlaimone, dell'ospedale militare di Roma, come r stato guì 1ijerito, ha fatto n'levare che adoperando il « Bergamon )) che ha azione sterilizzante, la biancheria personale e da letto può essere sottoposta soltanto al bucato o tutt'al più ad una sommaria lisciviatura , uon essendo necessaria la sterilizzazione alla stufa ed in tal modo si ottiene una forte economia perchè il logommento è notevolmente minore, mentre si verifica il contrario adoperando le solite pomate allo zolfo. Preuo l'ospedale militare di Bologna tent.1tivi di accelerare la guarigione con due frizioni giornaliere hanno provocato irrira~ioni cutanee a tipo eczematoso secco ed hanno ,·itardato la guarigi011e invece di accelerarla (Nota ùel Recensore). 1

BROMATOLOGIA.

G. Buoco: Lezioni di chimica bromatologica. -

Vol. m su, pagg. 044 · XXIV . C:~ sa

editrice dott. Luigi Macrì, Bari, 194o-XVIII. Sotto il modesto titolo di Lez ioni l'A. presenta un trattato completo ed aggiornato di chimica bromatologica, scritto prevalentemente :J scopo didattico, ma che riuscirà di ottima guida ai c.himicì, ai biologi ed ai medici. [n forma chiara e precisa vi si trovano descntti i p1u recenti metodi per \ 'a n~tli si delle sostanze alimentari e sono trattati .w che molti altri argomenti attinenti :tlb bromatolog ia. Riguardo alla distribuzione della materia, premessa una parte generale, che comprende la determinazione dei principii chimici negli alimenti e c1oè dell'acqua, dei lipidi, dei protidi, delle sostanze minerali e degli elementi ad azione oligodinamica n onchè della cellulosa, dell'amido, dei pentosani, delle pectine, degli acidi organici


ss6 più comuni e ddlc vit::tmine, l'A. fa segUJrc la parte speciale ove gli alimenti sono distinti in semplici c composti c quest'ultimi ;e loro volta, secondo la pro\·enienza, in animali e vegetali. Estes:Jmente sono trattatt 1 capitoli: ::eque, zuccheri e prodotti affini, sostanze grasse, latte e form:1gg i, farina; più succintamente quelli sulle conserve alimentari, condimenti e spezie ed i nervini: caffè, thé, cacao, cioccolato, carcadé. Fra gli aspetti originali che presenta lo svolgimento della materia notiamo, nel cap. II sulle acque, la correzione e depurazione biologica; nel cap. III su gli zuccheri, a1 diversi metodi chimici, polarimetrici c colorimetrici, seguono le applicazioni per i di\·ers.i alimenti; nel cap. VII, riguardante la farina, si trovano anche indicati i m etodi biochimici, fisici c meccanici. Per parecchie sostanze è riportata la determinazione del pH. L 'ultimn parte comprende la ricerca degli ed ulcoranti sintetici, delle sostanze coloranti e gli antisettici e fra quest'ultimi oltre i comuni: acido borico, acido solforoso, acido salicilico, acido benzoico, fluoruri, formaldeide ecc., sono trattati anche quelli che, in quest' ultimi tempi, hanno avuto larga applicazione e cioè i derivati dell'acido benzoico, gli eteri dell'acido p::traossibenzoico, i derivati alogenati dell'acido acetico, il chinosolo ed il rivanolo. Degna di nota è l'appendice rigua rd::tnte i processi tecnici di conservazione degli alimenti e l'influenza dci mezzi di conservazione sulle vitamine. Assai utile riesce il riassunto delle norme legislative a quanti si occupano della vigilanza igienica degli alimenti . Ricca la bibliografia che riuscirà di molto giovamento a chi vorrà approfon· dire ulteriori ricerche. REMO CoRRAOJ .

HIOLOG!A. G. CRF-\tOMSE: Dall'atomo al pensiero. -

Milano, Corbaccio. L. 16.

Se un 'opera di diYulgazione scientifica deve richiedere da parte dell'A. non solo una profonda conoscenza della materia ma anche e sopratutto una spiccata capacità di sintesi. che g li permetta di cogliere l'essenziale, libcrandolo da tutto ciò ch'è accessorio e superfluo e di prcscntarlo al lettore in forma ordinata e chiara, dobbiamo senz'altro riconoscere che il libro del Cremonese è una \'Cra c propria opera di divulgazione. Gli argomenti fondamentali trattati dall'A. sono due: quello della sessu:~lità e quello delle diatesi. L:~ tr:lttazionc del primo ha una importanza notevole, non per le conclusioni gi!t note cui arriYa, ma per la via che segue per g iungere ad esse. L'A. infatti accoglie l'idea essenziale che è nel freudismo, e cioè l'importanza che ha la sessualità in tutto il nosl!o mondo fisico e psichico, le toglie errate interpretazioni, rifiuta alcune estreme inaccettabili consef,TUenze, la sfronda di guel fascino pauroso ed avvincente che ad essa fu conferito da medici e da non medici, c (q ui è l'importanza) la spiega scientificamente, e perciò in modo del tulto naturale, ai lumi delle più recenti conquiste della biologia e dclk: scienze affini. La scssualit2t, afferma l'A., domina sovranamente l'umanb psichi· ~mo e pcrchè l'uomo non hn aitro scopo se non quello di procreare e pcrchè n::lb stessa sua costituzione organica esistono le inabolibili e incancellabili cause. Le basi biologiche poggiano, infatti, sull'elemento procreatorc, sulle cellule germinali. Queste, perchè poss..'lno fecondarsi , devono subire la meiosi , il dimezzamento cioè dci cromosomi, che Jal numero di 48 si ridu cono a 24. Solo queste due cellule (spermatozoo cd O\·ulo) si fecondano scs~ualmente, fondono cioè i loro cromosomi dimezzati riotte· m·ndo così il numero di 48 (caratteristico per le cellule umane) e dànno origine a una


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nuova cellula che è l'embrione e che è quindi bisessuata. Tutte le cellule, che nello sviluppo ontogenetico derivano dall'embrione, per avere il carattere degli esseri partogenetici, cioè la capacità di riprodursi e moltiplicarsi asessualmente, conservano indistruttibilmente la bisessualità. Solo nell'età pubere, con la formazione da parte degli organi sessuali di altre cellule apicali o terminali, cioè germinative, si hanno nuovi elementi che, subendo la meiosi, sono in grado di riprodursi sessualmente. La natura tende a forme concrete, definite il più possibile, e per questo nella maggior parte dei casi, dopo l'infanzia, epoca passiva in cui l'organismo si lascia plasmare, abbiamo nell'età puberale l'affermarsi, più o meno nettamente, di una sola sessualità : non solo nella capacità di produrre delle relative cellule germinali ma anche nella formazione del complesso dei caratteri sessuali secondarii. Tale assestamento (prevalenza di una sessualità) dura lino all'epoca critica, in cui si ha la disgiunzione dell'ibrido sessuale. Le leggi di Mendel, che schematicamente l'A. ricorda, hanno dimostrato che in qualsiasi incrocio di masse si conserva sempre un 25 % di individui ((di ritorno» ai due tipi p~ocreatori per la legge della disgiunzione dei caratteri. Ora tale disgiunzione si ha anche nell'uomo, perchè, analogamente ai caratteri, la prevalenza di una seswalità non distrugge l'altra, ma fa sì che quest'ultima rimanga latente. Nell'età della menopausa, quindi, si determina nell'organismo umano una lotta nella quale la sessualità, fino allora dominante, vuoi conti11uarc ad essere e la sessualità, fino allora recessi\'a, cuoi essere. Se la vittoria è della prima si ottiene un equilibrio pressochè normale, pU! con modilìcazioni morfologiche e psiehiche a tutti ben note, se la vittoria è della seconda si determinano anomalie che dalle forme più lievi, estrinsecantisi in accomodamenti mediocri, possono assumere i caratteri di veri e proprii quadri patologici (demenza da menopausa, schizofrenia ecc. ecc.). Le anomalie seswali, in tutte le loro sfumature infinite, che si Yerifìcano nei momenti critici della vita (pubertÙ 1 epoca della menopausa) e che sono da considerarsi sindromi di intersessualità, esagerazioni, cioè, morbose di quella bisessualità normale, latente ed attenuata che ciascun individuo porta con sè nascendo, dà nno un contributo notevole per spiegare il problema dei due lo che sono in ciascuno di noi. L 'antico demone greco, la voce della coscienza, tutti qu::gli atti che contrastano con l'abituale temperamento, sono appunto l'espressione dei due Io. T ale duplice personalità trova una più palese manifestazione non solo in alcuni casi patologici (epilessia, isterismo, sonnambulismo, cleptomania) ma anche nel campo della patologia sessuale, O\"e abbiamo forme di sadismo, di m::1sochismo e di feticismo più o meno gravi più o meno lievi, anche in persone apparentemente sane, forme che vengono celate con grande accortezza ma che sono da ritenersi diffuse assai più di guanto non si creda. Agli argomenti della più alta serietà scientifica, eh.: l'A. adduce per dimomar::: la tesi della duplice sessuaiità e che succintamente ricorderemo, giova aggiungere l'osservazione posta da grandi spiriti sui casi di pseudo ermafroditismo morfologico e di ermafroditismo psichico che la natura offre. A prescindere da quanto dice Platone nel suo Convito della separazione dei due sessi nelle figure mitiche che entrambi li posseàevano, chi non ravvisa un 'allegoria della natura nel mito del figlio di Erme e di Afrodite, che fu congiunto e confuso con la ninfa Salmace e fu Ermafrodito di nome e di fatto? Anche l'arte trattò (< il gentil mostro che le forme nuove - ha temprate di forza e di bellezza>> (D'Annunzio) e l' « ambiguus, modo vir modo femina >>, l'androgino fu per Leonardo il sesso artistico per eccellenza, così come l'efebo lo era stato per l'arte greca. Fu per questo che <• l'Essere ambiguo, il prodigioso Mito - che Leonardo amò nella sua mente >> (D'Annunzio) lo troviamo eternato nel suo San c-:ovanni, opera nella quale <<la mixture des formes est telle, que le sexe dcvient une énigme » {Péladan), per9Jè <<l'Eterno Mascolino e l'Eterno Femminino realizzano in lui la loro compenetrazione e la completa loro fusione » (Schuré). ·


1 Ma wrni:~mo all'A. ed accenni:~mo :~Ile testimonianze che offre oggi la ~cienza. Con la scoperta nell'orina di una donna gravida di un ormone, che, inoculato in un topo giovanissimo, è capace di provocare rapidamente la maturazione dell'organo genitale; con là scoperta nell'orina dello stallone della follicolina, ormone dell'ovajo; con lo studio dei caratteri sessuali second:lri i che si cambiano nell'età cririca jn quelli del sesso opposto, la biologia conferma la tesi, non meno della psicologia quando prende in e~ame le inversioni psichichc che si hanno nella stessa epoca della vita. Ma non basta; anche l'embriologia, con lo studio dello sviluppo dei tre foglietti dermici, anche la fisiologia con l'esame funzionale dci due sistemi nervosi, il centrale e il neuro-vegetativo, in rapporto all'azione che essi subiscono dalle attività elettro magnetiche :lmbientali, portano alla stessa conclusione. Il lettore in questa parte del volume trova pagine quanto mai interessanti e quanto mai convincenti. Ma ve ne sono anche alcune che lasciano perplessi e che convincono meno. Sono quelle in cui il Cremonese (autore anche di una Biologia sociale) vuoi.: estendere le sue conclusioni di biologia umana nel campo sociale. La wa visione che la società vada costruendo « un essere nuovo, mostruoso, nel quale l'individuo dovrebbe scomparire come unità, diventando semplicemente parte come la cellula è parte del corpo u, visione g ià apparsa a Proudhom, per la quale l'individualità umana scomparirebbe e lìnirebbe il progresso e b civiltà, ed anch:: la sua idea che << veri~imilmcnte !"uomo è arrivato a un massimo di evolvibilità oLtre il quale, date le sue dimensioni e la sua durata, uno sforzo maggiore produrrebbe lo sfacelo », sono ipotesi che vanno accolte con molta riserva per tluel principio che vieta di fis~are un limite al potere infinito della natura. Nè persuadono molte le pagine in cui, pur con le circospezioni rifles· sive di cui fa uso l'A. ci sembra di scorgere il ritorno dell'indirizzo m:.tterìalistico del secolo XIX nella concezione della responsabilità umana. Egli si limita a djrc che questa non è assoluta c si può essere fìn qui d'acco rdo in omaggio alla gran legge della relati vità che è nel tumultuose e tempestoso dinamismo della vita dell'uomo. Ma n on si può nè si deve scorgere in questo la possibilità di non ammettere la responsabilità umana ~ol pcrchè l'eredità per noi rappresenta (e tutto il libro tlel Cremonese lo dimostra) un fattore tanto importante nel tlctcrminismo dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, dclk nostre azioni. V'è l'altro fa ttore, non meno importante, dell'ambiente che ci plasma e ci forgia nei motli che l'etica socinle e religiosa prescrivono. E sia l' una che !"altra ammettono l'autonomia della volontà e quindi sanciscono l'idea della responsabilità e quella consegueme della punizione. « Lume v'è dato a bene ed a malizia · e libero voler >> dice Dante, riconferm:10do in più punti del suo poema il potere di fare c di non fare, il t.lono del libero arbitrio che Dio fece all'uomo creandolo: l< Fu della volontà !:1 libcrtatc, - di che le creature intelligenti - e tutte e sole, furo c san dotate)>. La tratt:tzione dell'altro argomento fondamentale, e cioè quello t.lelle diatesi, non è meno interessante. Per l'A. le malattie del ricambio sono da considerarsi come caratteri ereditarii che ci pro\·cngono con i cromosomi e che cadono nel giuoco delle propor-

zioni smbi litc dalle leggi di Mendcl. Le diatesi quindi non sarebbero fenomeni patoiogici ma qualità di c:tr;,Hteri ereilit:lri mal combinantisi fra loro e che rivelerebbero tale disarmonia nell'epoca della disgiunzione dell'ibrido sessuale, cioè quando le grandi costruzioni colloid:~li (che rapidissimamente si scompongono nelle malattie esogene c violente) cominciano a franare per l'afiìevolirsi della carica vitale, dell'impulso di ,·ira conferito all'org:mismo nell'atto del concepimento. La malattia endogena pertanto non è che l'accentuazione di uno st:no normale, la ri velazione di uno stato che latente era giò in noi. Il passaggio dallo stato di salute a quello di morbosità è in tal modo natu· rale; non è! un salto. poichè, come gii antichi insegnavano: Natura non facit saltus. La lettura t.lcl libro, c ancor più !':mento studio, darà la visione completa dell'enorme materiale scientifico preso in esame. E darà la conferma ancora una volta che nello

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559 studio dell'uomo sol giova il riferimento alle grandi leggi della natura, che, segui te passo p:mo nel loro graduale sviiuppo, non solo si dimostrano assai semplici ma anche eguali per l'infinitamente grande e per l'infinitamente piccolo, nella formazione della prima molecola di amido come nella formazione del genio, nella creazione dld più piccolo batterio come in quella delrorganismo più complesso, che è l'uomo. Esse sole rappresentano la chiave che consente òi aprire le porte di tutti i misteri della vita: << dall'atomo al pensiero ». Gl.o\NNANTO='I.

V.-IRIE. Nuovo PERIODICO : Gli 11 Annali di Patologia Tropicale t: di Parauitologia "· Col 1° giugno hanno visto la luce a Moòcna gli « Annali di Patologia Tropicale e di Parassitologia >>. • La Rivista, che si presenta in elegante veste, è òiretta dal prof. Giovanni Serra, direttore della Clinica delle malattie tropica li della R. Università di Modena. Essa è quindi destinata a continuare e a diffondere, nel mondo tropicale e in quello nostrano degli studiosi, la tradizione del primo grande Maestro italiano di Meùicina Tropicale, Giuseppe Franchini, la quale non si è mai interrotta, ma, come si vede, è più vi\·a che mai nel pensiero, nell'opera c soprattutto nel metodo scientifico e didattico dei suoi migliori allievi. Il prof. Gio\'anni Serra è uno di questi. Ma un altro titolo suo è quello di npprescntare nella Scuola la lunga esperienza farra nei tropici, sì che la sua presenza sulla cattedra di Modena vale l'affermazione di un principio destinato a diventare ~oh noi una inderogabile legge. Noi, poi, che da. lunghi anni andiamo sostenendo e ribadendo la necessità che la preparazione del vero medico coloniale parta dall'ammaestr:unento nelle discipline fondamentali, propedeutiche della Medicina Tropicale - e, fra queste, precipue la Patologia tropicale e la Parassitologia - perch(:. si possa giungere alla meta finale della Clinica, troviamo nel programma di questi A nnali, che della necessità mcdesim:J oggi si fanno banditori, un motivo di personale compiacimento e di lietissimo auspicio di ogni successo per la nostra nuova consorella.

T. SARSEL LI . V n libr<Jo del prof. G. A. Chiurco. E' di imminente pubblicazione un libro del prof. Giorgio A. CHIURCO, di n:ttore dell'Istituto di Patologia chirurgica della R. Università di Siena, su: « La sanità delle razze nell' Impero Italiano>>. Esso costituisce il primo volume di una Collana di studi .cuJI'Africa Italiana, con la quale l'Istituto Fascista dell'Africa haliana intende portare un nuovo contributo di dottrina alla conoscenza dei maggiori problemi della Libia c dell'Impero. L 'opera sarà, come viene preannunziato, la documentazione di quanto il Duce h::t detto il 6 maggio 1936: <(Col gladio di Roma è la civiltà che trionfa sulla barbarie, la giustizia che trionfa sull'arbitrio crudele, la redenzione dei miseri sulla sch iavitù mil-

lenaria ». Il libro consterà di 8 parti c tratterà problemi di Etnologia e Antropologia, Fisiologia e Patologia razziale c tropicale, Igiene tropicale, Etnografia, Demografia, Mcòicina indigena, ecc.: un complesso, cioè, di svariati problemi scientifici e pratici tutti ùi


s6o pnmana importanza per l'Africa nostra e che iormano da tempo oggetto di profondi studi da pane di numerosi specialisti delle rispettive discipline. A\·remo occasione di esaminare questa nuova opera dell'egregio clinico-chirurgo professar Chiurco, la quale Jal titolo e dal prospetto si annunzia d i un non comune interesse.

T. SARNELLJ.

so;..~MARI

DI RIVISTE MEDICHE MIUTARI. AR<..a:.STII'A.

REVISH DE LA s.~SIDAD MILIHR. aprile, 1940.

Ministero della guerra, Buenos Ayres. Anno XXXIX,

.,

Curci e Beiarano: Il problema della tubercolosi. Dr Vedia: La reazicne di Wassermann nell'ambiente mmhtare. Urru.tia: La anropncumografia come mezzo di di:~ gnosi differenziale Jelle lesioni

jntcrne ddla rotula. Giova nel/i: La scuola di sanità militare dell'esercito francese. Osservazioni personali su \'al-Je-Grftce. Pn.<qunlini e Cciii: Fluorisrno dentario nel territorio di La Pampa. L115calen: Ritmo di galoppo a quattro tempi. GERMANIA. D ER DEI.ITSCHE MtLIT~RARZT. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità milit.1rc dell'esercito, della marina e ddl'aeronamica, Bureau der Medizinischen ReferamenbEitter, Herlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 6, giugno 1940. Kruchen, Haring c Lederer: Su un episoJio di trichinosi in un ospedale ùa campo. v~~

Oesslin: L'alimentazione del soldato.

Srein : l gastropazicnti in guerra.

H eim: L'ossificazionc della capsula c: dci ligamcnti consecutiva alla lussazione ùel gomito c suo trattamento chirurg ico. Werncr Borgmann: Influenza dell'addestramento sportivo c: del servizio militare: sul tasso della vitamina C nel sangue. Jlleiss c Kcck: Un caso di ~ifilide polmonare in un soldato. Sclwefcr : La nuova slitta delle truppe da montagna per iJ trasporto dci feriti. Schulz : Le hiciclcttc come mcz7.0 di fortuna per il trasporto degli infermi. STATI Ul'ITI

Tm ~11L.ITARY SuRGEON. - Army Medicai Muscum and L ibrary. Washington, \'olume LXXXV, N. 5· maggio 1940. Smith: Rapporti fr:. la Croce Rossa c l'Esercito; c il benefico ser\'IZIO ùa essa reso m guerra con i suoi osped:.li e il suo personale. Dueno: Attrczzntura delle ambulanze chirurgiche per il pronto soccorso. Jiippke: Il trasporto nereo dci malati e feriti. Roddts: L'influenza dello scorbuto sulla storia marittima.. Rotluuc:/1: L'anestesia con 1nal.lzioni di Vinetenc.

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l


s6r Davis: Ferite addominali da arma da fuoco. Bloedorn: Il còmpito della sanità militare .dell'esercito degli S. U. Mdton: Manovre suppletive della Guardia Nazionale del Nord della Carolina con il 1<>5" reggimento di sanità (26 novembre- 2 dicembre). Crawford: L'importanza di un buon controllo psichiatrico nell'arruolamento dd personale delle Forze Armate. Davidson: L'igiene mentale nelle nostre Forze Armate. M ichie: Le Filippine ed il « Nuovo arrivato )) . Hirsh: Biografie retrospettive. Steindeer: Igiene delle marce. Marvin e Hall : Studi elettrocardiografici sugli ufficiali aviatori dell'esercito. TURCHIA.

AsKERI SrHHYE MECMUASI. - Rivista trimestrale di Sanità militare dell'esercito turco, edita dall'Ispettorato di Sanità. Stamperia della Sanità militare, Costantinopoli. N. 31, luglio 1940.

Abdulkadir Noyan: Epidemie di guerra (malaria). Said Birken: Calcoli d'evacuazione. Siireyya Endik: Il servizio sanitario nelia guerra in zone forest::tli. Sevket Artamli: L'organizzazione del servizio chimico - f::trmaceutico negli eserciti europet. Vahdettin Ozan: Le petrositi (Patologia e clinica). Cevad Alpsoy: Un caso di cisti idatidea del polmone cur:Ito e guarito con inten·ento chirurgico: Sohier, Henry e Cezmi Tiirk: Le infezioni da paratifo C. Egilmez E.: Terapia degli accessi di perniciosa. Surreyyii Atamal: Due casi di calcolosi vescicalc:: invisibile ::tll'esame radiograhco. Id.: Un caso di gangrena del pene. UNGHERIA.

H oNvÉooRvos. - Rivista scientifi ca degli ufficiali medici ungheresi. Budapest. IX Gy:tli. 17. Fase. marzo-aprile 1940.

De Balogh: Còmpiti e attività dei laboratori militari di anatomia patologica nt·lla lotta contro le malatie infettive-


NOTIZIE - - -·· - - -IL SOTfOTENENTE MEDICO MANLIO FERRARINI NELL'ALBO D'ORO DEL SERVIZIO SANITARIO. Il 28 g1ugno u. s. è dccedu1o nell'ospedale civile di Susa, in seguito a gravi lt'siom riportate in prima linea, il sottotenent.e medico dott. MANLIO fERRAR.l SI. Dalle prime notizie pervenuteci, c che s011o state riporta/t' già dalla stampa quotidiana, apprendiamo che Egli è caduto ferito mentre guidava all'assalto, sotto il fuoco dell'artiglieria nemica, un plotone severamente impegnato nella lotta e rimasto isolato. Non è ancora spenta l'eco del cannone fra le gole fen·igne della munita cerchia alpina; gli occhi dei combattenti mco/umi o fnùi, ma più quelli dei caduti, ser·bano ancora sulla retina l'ultima abbacinante visione di gloria; il grido vittorioso ancora scende e si ripercuote nelle valli e si dilata nelle pianure e oltre i mari a esultdn za della 110stra gente: ed ecco l'olocausto dei medico- soldtito ardere, come ieri c come sempre, sulla grande a1·a dei sac1•i[i cio. Il medico di battaglione MANJ..to FERIIARINI che da mezzo all'impeto eroico dei suoi alpini h.a potuto essere strappato solo perchè ha le carni dilacerate e io spirito assente, fa, quauro giorni dopo, dono generoso dei suoi vcntotto anni. del st<o dulcis amor vitac e della doctrinac alma voluptas che a quello Egli aveva voluto setn pre antepoua. Ma anche nei silen zio raccolto e palpitante di un o.rpedale - de/J'Osp~dale che Egli aveva sognato c che stava diventando il tempio della sua missione, la palestra delle sue benefiche /oue quotidiane - dove ora lo circondano le tenere e ansiose cure dei compagni , dci maeslri accorsi. e dei suo g~uitore fra questi, è certo che Egli serba negli

otchi /'imnwg.ìne ultima dei suoi alpini avvolti in un nembo di gloria e rimasti lauù. E va a raggiunge-di. Egli twurge, cos), nei cielo degli Eroi: ma di là è presente e vivo più che mai prr noi, che siamo fieri del nuovo suggello vermiglio da Lui posto alla comunanza della no.<tra sorte con quella dei militi che primi sogliono guardare in volto la Vittoria c la Morte, del tmovo serto d'onore che le sue mani esangui hanno intrecciato intorno alla nostra Insegna, dell'esempio che per primo egli ha dato in questa nostra Suprema Gucrra di Liberazione, dell'altruismo e dell'abnega zione di cui è capace qt4esta Sanità Milaau t h e mai non cessa tJj ispirarsi alla regola dell'antico semire romano: Non est magni animi dare, et perdere; hoc est magni animi perdere, et dare.

}L TENENTE COLONNELLO MEDI CO ROCCHETTI ALLA l a ARMATA .

Il u·n. colonnello nu·dico prof. Fcderigo Bocch ett~. Consigliere Nazi0110lc, che hcl recentemente a.n u nto la vigilanza c il coordinamento di 13 unità sanùarie dell'V Ili Corpo d'Annata, mobihtatt~ al jr011te alpino, nel presentare ai superi01"i della I" Armata i 55 ufficiali medici de/le stesse unit.ì, ha pronunziato delle alate parole, palpitanti di quctl'e!lfusiasmo che gli è profn-io c che egli suole trasfondere in tutte Le me azioni e in ogni suo dit·e. Tra l'altro egli ha detto di non aver mai visto « una cosl nobile schiera di mediri m poten-::iale funzione di so/dali ed ai mede.<imo tempo una cosl ardente schiera di soldati realmenJC in potenziale funzione di medici:>. Ha po-i soggiunto che le 13 unità, dtrcue c comandate da altrettanti valorosi ufficiali medici, hanno risposto ir~ pieno alle dirntia 1ircuutc c che emno '' configumte c realizzate nella 1·apidità, nella fierez za, 11el tecnici.•mo.


di cui hanno dato /unrinosa prova "·Il prof. Boccheui ha conrinUllto dicçndo che i medici mtlttari affidati ai suo controllo, pur in mezzo a difficoluì, << hanno compiuto miracoli >>. Una delle prove dei loro raggiunto addestramento, del loro dinamismo e perfezionato tccnicismo, era da vederstj nel fatto che Le unità poste ai loro O'rdini hanno impiegato ., vellti minu6j per impiantare una tendu 9 x 12; due ore per impiantare un intero Ospedale da Campo; 30 mtnuti perchè un'intera Sezione di Sanità. colle sue tende ed i suoi complessi mezzi entri in azione a contatto con le truppe operanti ». Esempio questo, pie· colo e modesto, ha concluso l'O., <<ma che ha in sè forze potenziali sicuramente indicative di una rinnovata mentalità realizzatrice >> e che dà sicuro affidameli/O per ogni eventuale ulteriore impiego delle nostre unità sanilarie. R ICOMPENSE AL VA LOR MILI TARE CONC ESSE AD UFFICIALI DEL CORPO SANITARIO.

CROCE DI GUEKRA AL VALOR MILITARE. SOFIO Sante di Placido e di Baffi Isabella, Ja Caserta (Napoli), maggiore medico comando divisione d'assalto « Littorio » . - Capo ufficio dt: sanità di divt.<ione, durante

una lunga e cruenta offensiva, organizzava con penzia e competenza i dipendenti reparti, <mche in condizioni particoLarmente difficili. Sotto intenso fuoco nemico, in fJosiziO'IJe avanzata, sprezzante dei pericolo, diresse con serenità ii servizio sanitario, assicurandone il per/ello cd efficace funzionamento. - Seros-M. Fosca . Cogull-S. Coloma Je Queralt, 23

dicembre 1938, 26 gennaio '939-XVJI.

D 'ANGELO Alfonso fu Antonio e fu Pinclli Cristina, nato a Formia il 14 aprile 1882, pri mo capitano medico complemento comandante sezione someggiata sanità. (Alla me-

mat·ia). - Animo entu~iasta, esplicava tutte le sue mansioni con profonda passione. Chiese ed ottenne di seguire la bngata che partiva per un periodo di operazioni di grande polizia, partecipatJdo con essa a vari fatti d'arme. Per circ,1 4 mesi, dedicò tutto se stesso, malgrado la sua età ed una seria, grave imperfezione organica che a lui medico no11 poteva sfuggire ai suo servizio e si prodigò nella cura dci paesani, contribuendo in mudo efficace alla propaganda di ìtalianità in tutte le Località ove la brigata s.tessa sostò, e in modo speciale a Dobà, ove rimase qUllle ufficiale medico di quel presidio. Colpito da malattia, perse la vita nell'adempimento del suo dovere. - A. O. 1., 22 novembre- 24 dicembre 1936- xv. DE L1 rs1s Fortunato dì Raffaele c dj Lazzazzcra Giuseppa, da Apice ( Benevento), capitano medico S0 reggimento CC. NN. - Dirigente il servizio sanitario reggimentale,

in numerosi duri cO'Inbattimenti, dava prova di eccezionale valO'te, disdegno del perù·o/o e pror1ta iniziativa. VolontariametJte si recava più volte in Z0'11e scoperte e battute dal fuoco nemico, per medicare feriti, deJtando /'ammirazi0'11e dei camerati. Esempio di virtù militari ed attaccamento al dovere.- Battaglia dell'Ebro, 13 marzo- 3I aprile 1938-XVI. DE LoRENZO Leonardo fu Ascanio e di Francesca Angerami, da Viggiano (Potenza), cllpitano medico S0 reggimento CC. NN. - Dirigente il servizio sanitario reggimentale

in combattimento controffensivo, dava prova di eccezianale valore, sprezzo del pericolo ed i11iziativa. Si recava più volte nelle zone più avanzate e battute dall'intenso fuocO' n em ico, per medicare i feriti più gravi, dimostrando ammirevole attaccamento al d overe. -

Sierra de Javalambre, 21 -22-23 settembre 1938-XVI.

GIUSTIZIERI Armando di Eugenio e di Nobile Mansueta, da San Nicola (Lecce), capitano medico comando 2 8 colonna << Messe >>. - Ufficiale medico in uno sbarco di viva


forza, metteva piede a terra tra i primi e sotto la reazione avversaria impiantava un posto di medicazione. Si prodigava in modo encomiabile nelfadempimento dei proprio dovere. Durazzo· Tirana 7 · & aprile 1939 · XV~ I. $ANTILLO Tommaso fu Clemente e di Teresa Scognamillo, nato a Casapulla (Napoli) il 14 marzo 1907, capitano medico s. p. e. della divisione << Libia •>, - Alla direzione di unità sanitarie, nel corso della campagna in Africa Ot'ientale, partecipava con reparti libici a vari vittoriosi combattimenti, dimostrando sempre passione. perizia e slancio. Esempio di elevati sentimenti e di operosità. - Campagna A. 0 ., 29 marzo 1937-XV. BIGNOZZI P io di Salinguerra e di Forti Rina, da Migliaro (Ferrara), centurione medico intendenza C. T. V. - Durante un violento mitragliamento aereo da parte di Cfi«'Ìa nemici su dz una colonna di automezzi, accorreva settza esitazione e noncurante delle raffiche che imperversavano sul traJto di strada che doveva percorrere, su/luogo ove pouva riuscire utile la sua opera di medico. Dava con ciò luminosa prova di squisito senso del dO"vere ed assoluto sprezzo del pericolo. - Cherta, 18 aprile 1938-XVI. GARDONE Piero fu Raffaele e fu Barbara Coda, da Roccaraso, centurione medico brigata «Frecce Azzurre>>. - Comandante di sezione &i sanità mentre l'artiglieria nemica a più riprese e per più giorni batteva intensamente la zona e colpiva Ùt pieno il posto di medicazione, con calma, serenità e sprezzo del pericolo, con~inuava la medicazione di numerosi feriti, sicchè il pietoso lavoro poteva compiersi senza imerruziot:e. - Valdealgorfa, 26-27-28 marzo 1938- XVI - km. 23 strada Gandesa- Tortosa, 15 • 16 · 17 aprile 1938-XVI. CoRDERO Adriano di Antonio e di Lucia Bologna, da Parma, tenente medico 1 ° reggi. mento fanteria volontari del <<Littorio».- Dirigente il servizio sanitario di un reggimento dì fanl(:ria impegnato in dodici giomi di aspri, sattguinosi combattimenti, calmo, sereno, instancabile, svolse la sua attività sulle prime linee e dove maggiore era il pericolo, incurante delle offese nemiche, pur di assolvere coscienziosamente la propria missione. Superando difficoltà di ogni genere, seppe brillantemente o-rganizzare lo sgombero dei feriti l' far s2 che tale delicata operazioni si svolgesse nel migliore df:li modi. Già distintosi in precedenti combattimenti. - Battaglia del Levante, 13-24 luglio 1938-XVI. CuPI Antonino di Alfonso e fu Romano Rosina, nato a Francica (Catanzaro), l'11 novembre 1902, tenente medico complemento della divisione « Libia ». - Ufficiale medico addetto al comando tattico di tm<z divisione indigeni, in tt·e successivi combattimenti, ~ prodigava instancabilmente nella medicazione dei feriti, incurante del violento fuoco avversario, dando esempio di altruismo, coraggio e sprezzo del pericolo. - Ueghé, 22 febbraio - T amamò, 2 marzo - Guré, 5 marzo 1937-XV. I N REDAZIONE.

Il redattore del nostro Giomale ringrazia vivamente il collega maggiore medico Giannantoni che in sua vece ha curato la compilazione della Rivista dal mese di febbraio al giugno del corrente anno.

LO' RE1l'll!"~ill il~~.=t~en~en~te~g~e~n~er~a~lt>~m~ed~i~c~o~.=

D11·ettore responsabile: Prof. Dott. Redattore: Pro f. Dott. T 0MMASO ....,_,.,, ROMA, LUCLIO 194ù-XVIII ·

, m'\ggiore medico.

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Anno 38° - Fase. 8

Agosto 1940-XVlll

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <tJirtus in a.fmis

Direzione e Ammini strazione M inistero della Guerra Roma


TENDE COLONIALI WATEIIAll PEI ATTEIIDAWENTO

MILANO-FORO BUONAPARTE,t2


ANNO ss• · F ASC. 8

Spcdtzlon& In obbonAm&nto pootAU (l0 rt"Uppc>)

AGOSTO 1940·XVfll

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE LAVORI ORIGINALI

Prof.

EDOARDO

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colonnello medico.

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l.o SBARCO E L'occuPAZIONE. - Alle quattro colonne - costituenti il Corpo di spedizione in Albania - nell'effettuare, ali 'alba del 7 aprile del decorso .1nno, lo sbarco simultaneo net porti di S. Giovanni di Medua, Du· razzo, Valona e Porto Edda (Santiquaranta) era stato assicurato il servizio sanitario per mezzo degli ufficiali medici assegnati ai reparti delle colonne stesse e con l'impiego dei rispettivi materiali di dotazione regolamentare. Era previsto che nessuna unità sanitaria di campagna dovesse, in un primo tempo, fare parte del corpo di sbarco sia perchè le colonne dovevano mantenersi leggere quanto più fosse stato possibile, sia perchè non era da Jspettarsi una vera e propria azione militare cruenta. Comunque la presenza alla fonda di unità della nostra Marina da guerra presso i vari porti, dava la possibilità di effettuare lo sgombero tempestivo di evep.tuali feriti. Infatti sulle nostre navi vennero facilmente e soUecitamente imbarcate quelle poche decine di militari che riportarono lesioni da arma da fuoco portatile, nei brevi combattimenti sostenuti contro alcuni gruppi di irregolari albanesi. Raggiunti dalle nostre forze i vari obbiettivi, gli ufficiali medici presero immediato contatto con le autorità sanitarie militari e civili locali: a Scutari l'infermeria del presidio, a Durazzo l'ospedale italiano diretto dal Dott. Gino Zucchi, a Tirana e a Valona, l'ospedale civile ospitarono subito i nostri primi infermi. Nei giorni immediatamente successivi venivano emanate norme e prese disposizioni che assicurassero, sin dali 'inizio, la difesa della salute delle nostre truppe, accresciute, poco dopo, di forza per lo sbarco di altri numerosi contingenti.

Anzitutto la Direzione di sanità del Corpo di occupazione effettuò una rapida inchiesta epidemiologi.ca con la collaborazione dd direttore della sanità pubblica, dott. J. Basho, e assicurò nel contempo, presso il Ministero dei lavori pubblici, in quali zone l'approvvigionamento idrico presentasse minore garanzia igienica. Così fu subito accertato che nel paese non esistevano focola i di forme infettive diffusibili di qualche importanza e si richiamò la

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s66 ~ttenzione dei comandi dei presidi di Ales_sio, S. Giovanni di Medua, Fieri <:: Corizz~, ove la potabilità delle acque risultava dubbia, sull'uso esclusivo <li

acqua steridrol izzata. '\.

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ALLOGGlAMENn DELLE TRUPPE. - Un problema da affrontare pur pron. tamente era la manutenzione igienica degli alloggiamenti delle truppe: il per cento delle forze era accampato, il resto nelle poche caserme o ac. yo ,, cantonata . L'Albania è una delle regioni dell'Europa meridionale in cui il livello pl uviomctrico medio raggiunge le quote più alte. Infatti si ebbe in aprile t: soprattutto in maggio e prima quindicina di giugno persistenti e violenti <Jcquazzoni rendendo molto poco agevole l'attendamento. Furono diate norme per la disposizione degli accampamenti, in modo che i militari potessero meno risentire delle condizioni climatiche, sopratutto con la scelta di terreno pcrmeabile e solido, in lieve pendenza e reso canalizLato onde agevolare lo scolo delle acque. Il giaciglio, in sostituzione della paglia che assai scarseggiava, era dato da stuoie vegetali di cui, invece, il paese abbondava. Il direttore di sanità, nei suoi giri ispettivi, ebbe modo di constatare l'ottima sistemazione di quasi tutti gli accampamenti, che non potevano e non dovevano per molti mesi ritenersi temporanei. Taluni comandi preferirono ripari collettivi per 20 c più uomini e sollevarono il giaciglio dal terreno di 40-50 centimetri con l 'impiego di tronchi e ramaglie, con quale migliore difesa dalle cause perfrigeranti è fa cile intendere. Ricordo che esemplare, per tali accorgimenti, era l 'accampamento del 47" reggimento fanteria sulle rive (kll'alta valle della Vojusa.

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LorrA ANTIECTOPARASSITAR!A. - Data la diffusione della pediculosi ndla popolazione nativa - con cui facili i contatti - e di cimici negli accantonamenti, dovevasi preservare le truppe da tali pericolosi vettori di malattie,

tenendo soprattutto presente il ricordo della corrente 'epidemica di tifo petccchialc che traversò l'Albania durante la Grande Guerra e che giustamente preoccupava la nostra Direzione generale di San ità Militare. Furono d.ati ordini pcrchè le truppe usufruissero, nella più larga misura, dt:i pochi impianti a docce esistenti in qualche maggior centro e bccsscro :klle abluzioni individuali o anche bagni generali, nei corsi di acqua, nelle giornate con temperatura mite. Nelle caserme e negli alloggi di accantonamento fu messa ampia mano ad ogni mezzo di risorsa locale - soprattuno 1mpicgo di petrolio e di altri comuni cimicidi - arrivando ad ottenere una sod(hsfacentc bonifica. Non appena pervenne dal Regno la prima sezione di disinfezione fu :Jpplicata la di5infczione cianidrica, e l'autobagno, dislocato nell 'Albania m e-


ridionale, dove maggiore se ne senuva il bisogno, portò il suo conforto in numerost presidi. VEsTIARIO ED ALIMENTAZIONE. - L'abbassamento notevole della temperatura nelle ore notturne indusse il Comando superiore, in seguito a proposta della Direzione di Sanità, a munire il militare della terza coperta da campo o

c anche dotarlo di due camicie di flanella di lana oltre quella di tela, il farsetto a maglia e la fascia ventriera, meglio preservandolo in tal guisa dalle o

perfrigerazioni e facilitando, allo stesso tempo, il ricambio della biancheria. Non furono risparmiati i viveri di conforto e soprattutto la distribuzione di vino, di cognac, di anice correttivo, di limoni - necessari questi ultimi in diversi presidi in cui verdure e frutta mancavano o scarseggiavano -·- e la ( ..~ 1 , razione alimentare venne aumentata in misura da rispondere meglio alle ~ ~, particolari esigenze fisiologiche ed igieniche delle truppe accampate c sotto(- ; ' poste quotidianamente a marce, esercitazioni o esercizi ginnici, se_c ondo le <<~ opportune disposizioni date dal Comando superiore. cr.z._.f.~ ' { ~ Il Comando superiore si era, infatti, giustamente preoccupato che co-C-~" ~ 1 mandi e reparti si mantenessero in continuo razionale allenamento c che si \~ ; · rendessero padroni del terreno che dovevano presidiare. ~ Insistente e persuasivo fu l'intervento della Direzione di sanità anche in altre previdenze nel campo igienico - profilattico: la sistemazione delle cucine e delle latrine negli accampamenti, la rimozione dei rifiuti, la pratica delle disinfezioni , la lotta contro le mosche, ecc. furono oggetto di circolari ai corpi e reparti e, soprattutto, di controllo ispettivo.

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MoRFILITÀ E MORTALITÀ. - Questo complesso di provvedimenti portò i suoi frutti: nei primi 4 m esi di occupazione la morbilità fu contenuta nei limiti medi dello 0,50 per cento e la mortalità ascese a poche diecine di casi complessivamente. Prevalsero le solite forme reumatiche e quelle entero- colitiche comuni, mentre i casi letali conseguirono a polmoniti, brqncopolmoniti ed ileotito. Di quest'ultimo morbo sorse nel giugno un focolaio fra le truppe dislocate nei dintorni di Corizza e di Pogradec, appartenenti ad un'unica unità divisionale: una quindicina di casi quasi contemporanei e quindi con inizio ~llarmante. Dall'mchiesta praticata dal direttore di sanità emerse che gli infermi si contagiarono, con tutta probabilità, durante le marce di trasferimento dai porti di sbarco alle località suddette e presumibilmente con il disr.etarsi a sorgenti inquinate. Posero termine all'episodio epidemiologico le rigorose misure profilattiche adottate e, in primo luogo, la stretta osservanza dell'uso esclusivo di acqua potabilizzata con steridro1o, dato anche che nella zona di Corizza l 'ileotifo aveva un caratt(:re lievemente endemico nella popolazione civile. o


s68 Un focolaio di meningite cerebro-spinale epidemica si accese fra il per· sonate di servizio del corpo aereonautico presso il campo di aviazione di Tirana: l'intervento energico del Comandante del campo valse a mettere in atto le più severe prescrizioni di profilassi e circoscrivere il contagio a soli tre casi. La parotite epidemica colpì diversi militari di reparti alpini tra cui serpeggiava prima ancora che giungessero in Albania : ma anche questa forma contagiosa ben presto si spense. La Direzione di Sanità dispose per il completamento delle rivaccin.a· zioni antivaiolose e delle vaccinazioni tifo- paratifiche nei riguardi di quei reparti, costituiti precipuamente di elementi richiamati, che non avevano avuto tempo o modo, in Italia, di espletare tale pratica. Il provvedimento fu esteso anche ai militari albanesi. PROBLEMA osPEDALIERo. - Il problema dell'ospedalizzazione fu, sin dall'inizio, affrontato con criteri rispondenti alle esigenze tecniche sanitarie ed a quelle tattiche. Non era cosa facile in quanto dovevasi creare ogni organismo senza che le risorse locali potessero venire incontro se non in limiti modesti e talvolta quasi nulli. Tirana, la capitale, doveva costituire il centro ospitaliero di gran lunga il più importante, sia per l'efficienza di posti-letto, sia per le specializzazioni cliniche. D 'altra parte le condizioni delle vie di comunicazione e le caratteristiche orografiche della regione imponevano l'istiruzione di luoghi di ricovero e cura, di maggior o minore importanza, in molti altri presidi militari. La Direzione di sanità adottò il principio che l'impiego delle unità mobilitate - sezioni di ~anità ed ospedali da campo- dovesse essere ridotto alle più strette ed impellenti necessità nei riguardi del materiale e, soprat· rutto, del gruppo tende ed oggetti letterecci. Il personale, invece, dove va spiegare la sua maggiore attività. In tal guisa si aveva la preziosissima adeguata disponibilità dei mezzi , sanitari di campagna per quel qualsiasi eve nto di carattere militare si fosse presentato. In Tirana l'O. C. 402 prese in consegna l'ospedale militare albanese che subì, nel giro di alcune settimane, una radicale trasformazione sia dal lato edilizio c degli impianti igienici sia nei riguardi del funzionamenro tecnico, e di ciò particobre merito va al direttore, maggiore medico M usumarra. Veniva rimosso anche un inconveniente molto grave, ossia, la presen z.t rli un reparto per tubercolosi incastrato tra l'ospedale militare e quello civile : gli infermi vennero sistemati altrove ed i locali restiruiti all'amministrazione militare cui originariamente appartenevano. Si ebbe il vantaggio d dl'aumento dei posti- letto dd nostro ospedale, che furono cosi portati a 300.


All' O. C. 402 fu appoggiato il 33o nucleo chirurgico il cui direttore, capitano Violante, disimpegnò molto egregiamente il delicato incarico di capo reparto di chirurgia. La Direzione di sanità, con opportuni trasferimenti ed incarichi, istituì i reparti o gabinetti clinici specializzati - oftalmico, otorinolaringoiatrico,. \'enereo, odontoiatrico - venendo incontro ad una necessità anche nei riguardi e di infermi ambulanti e di coloro che giungevano dai vari presidi. Funzionarono parimenti i gabinetti di particolari indagini: il radiologico e quello di chimica - clinica e batteriologico. Per gli esami radiologici f11 ampiamente impiegato l'apparecchio dell 'ospedale civile, in attesa che ne venisse impiantato uno adeguato nel nostro ospedale, poichè l'apparecch:io del N. chirurgico non poteva essere sufficiente ed adatto per le esigenze ospedaliere presentatesi., Per le indagini di chimica clinica e batteriologiche ed anche per le analisi delle acque - praticate in ampia misura - e quelle bromatologiche, ...ft. funzionava egregiamente, presso il detto ospedale, un laboratorio chimico~ tossicologico- batteriologico d'armata che la Direzione generale di Sanità concesse sollecitamente, aderendo alla nostra richiesta in considerazione delle /{"/"~' particolari esigenze igieniche della regione. Era necessario nella capitale, e centro logistico di tutta l'Albania, ave~·":;. una maggiore efficienza di posti- letto in previsione soprattutto dell 'avvici- ~~~· narsi della stagione malarica . A pochi chilometri da Tirana, su un colle, f.~J veniva sistemato ad uso ospitaliero un locale adatto - il privato istituto normale Kirias, chiuso da parecchi anni - e ne fu affidato il funzionamento alla 131" sezione di sanità, raggiungendo una capacità di circa altri 300 posti. . In altre 4 località occorreva assicurare il servizio ospitaliero: Valona, Corizza, Scutari e Durazzo. Nelle prime tre per la distanza nqtevole che le separava dalla Capitale e perchè sede di presidi importanti, in Durazzo quale porto principale di approdo militare.

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A Valona l'O. C. 403 venne ospitato in alcuni padiglioni del!' ospedale civile ed ebbe la collaborazione del 7" N. chirurgico. Ma la sede definitiva dell'ospedale militare non poteva essere, in Valona, che il ridente e salubre poggio Krionero, con l'occupazione delle scuole albanesi, i cui locali erano originariamente di uno ospedale italiano al tempo della Grande Guerra. Infatti fu disposto per il riattamento ed il completamento di essi per cura del comando genio. A Corizza si prestava magnificamente il nuovissimo grande edificio in cui avrebbe dovuto funzionare una scuola industriale per conto del nostro Ministero degli affari esteri. La Direzione di sanità ottenne l'uso di tale stabile e vi sistemò l'O. C. 41 ed il 31° N. chirurgico, in stretta collaborazione,


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sotto l'efficace guida dt:l maggiore medico Righi, assicurando così, nel modo migliore, il servizio ospitaliero, non solo per le esigenze ordinarie dei presidi della zona centro-orientale ma in previsione dì qualsiasi altra evenienza militare. Si pensò anche per Scutari agli ottimi locali della già scuola industriale italiana colà esistente, per sistemarvi nel modo più conveniente un ospedale militare. Dopo parecchie vicende ci si dovette rinunziare e l'O. C. 633 venne temporaneamente allogato in un edificio privato 10 attesa di una sistemazione definitiva e migliore.

A Durazzo l'O. C. 404 dall'ospedale civile italiano, che l'aveva ospitato in un primo tempo, si trasferì in una palazzina privata, resa adatta allo scopo in seguito a lavori di felice adattamento compiuti sotro la diligente direzione del maggiore medico Caputi.

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Non furono trascurati centri di minore importanza: a Eibasan, A.rgirocastro, Bure/i, funzionavano infermerie presidiarie di limitata capacità al cui funzionamento era preposto il personale di unità sanitarie di campagna ripiegate - e in un'altra decina di presidi piccole infermerie di corpo, tutte convenientemente sistemate in edifici pubblici - per lo più scuole ovvero in fabbricati privati. Porto Eddà, ~cde di una piccola inferméria, richiamava la nostra :menzione non tanto per la sua importanza militare, quanto per l'accentuato isobmento di cui la località soffriva, per speciali caratteristiche orografiche, nei confronti di Valona, centro ospitaliero più vicino. Venne provveduto con il trasferirvi da Valona l'O. C. 403 (ritornando così alla sua organica dipendenza logistica), sostituito a sua volta dalla 59• sezione di sanità.

Ai mezzi di funzionamento degli ospedali ed infermerie fu provveduto con acquisti diretti dì materiale vario dal commercio locale e con richieste regolari di dotazioni complete di posti -letto e di altro materiale di uso gcnerlle e tecn ico, che la Direzione generale di Sanità concesse in misura aJeguata, vcnendosi. (OSÌ ad assicurare, quasi totalmente, l'integrità del carico regolamentare delle unità sanitarie di guerra. Fu anche prevista, per ragioni che possono facilmente intuirsi, l'utilità di una scorta di dotazioni complete di posti- letto, con relative tende- ricovero, presso le basi secondarie di Durazzo e Valona ed un'altra, di maggior mole, in quella principale di Bari. La Direzione di sanità aveva così assicurato al corpo di occupazione. r.on un raz.ionalc scaglionamento di. luoghi c di mezzi di ricovero e cura Ji Jiversa efficienza, un'assistenza sanitaria rispondente alle esigenze normali. Per en·ntual i impelle nti esigenze straordinarie le varie formazioni avrcbbcr()

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571 funzionato come unità di primo sgombero, facendo assegnamento, nel contempo, su!l'impiego di navi - ospedale per l'avviamento in patria degli infermi sgomberabili a grande distanza. La nostra sistemazione dei vari luoghi di ricovero e cura era da considerare di carattere temporaneo e di conseguenza dovevasi, presto o tardi! por n;ano alla creazione di formazioni sanitarie stabili o a il 'ampliamento di quelle già esistenti che meglio si fossero prestate. La Direzione di Sanità avanzò regolare proposta per l'attuazione di un programma che contemplava l'adeguato ampliamento e completamento, con opere stabili, dell'ospedale militare di Tirana che dovrebbe assumere l'importanza di ospedale in sede di Corpo d'armata; l'adattamento dei fabbricati già da noi occupati a Corizza e a Vaiona, ed il completamento dei rispettivi servizi generali, per l'istituzione di ospedali rispondenti ai nostri divisional i (oppure di infermerie presidiarie); la costruzione ex novo di locali per infermerie presidiarie (o semplicemente per ampie infermerie di corpo) a Scutari, Kukes, Durazzo, Argirocastro e Porto Edda. Programma di massima orientato secondo le caratteristiche orografiche del paese e l'importanza dei ~ingoli settori, ma sempre modificabili in rapporto all'efficienza maggiore o minore che assumeranno le nostre guarnigioni territoriali, come già abbiamo fatto intendere lasciando libera la scelta tra l'istituzione di ospedali divisionali e quella di infermerie presidiarie, ed anche fra infermerie presidiarie e quelle di corpo. Solo l 'ospedale militare di Tirana aveva le suore i1lfermiere e da più di 1m decennio, dal tempo, cioè, in cui fu iniziata la nostra opera di organizzatori dell'esercito albanese. Dato il carattere territoriale che andavano assumendo le formazioni sanitarie, non potevasi uheriormente lasciare gli altri ospedali privi di un personale così redditizio per l'assistenza degli infermi, per il servizio di cucina e per la buona manutenzione del materiale d 'uso comune. Così si provvide a richiedere all'Ordinariato militare di Roma diverse aliquote di religiose infermiere e particolarmente di Ancelle della Carità della Casa Madre di Brescia - già tanto benemerita in Albania - che sollecitamente inviò i primi nuclei in vista di maggiori disponibilità. Anche il servizio dell'assistenza religiosa venne soddisfatto pienamente con l'assegnazione ai vari ~uoghi di cura di cappellani II\ilitari che raggiunsero ben presto l'Albania per cura dello stesso Ordinariato militare, in seguito a richiesta del nostro Comando superiore. Nel giugno - luglio fu data sistemazione al personale, formazroni e materiali sanitari albanesi.


572 Gli ufficial i medici, in base ad obbiettivi criteri di capacità tecnica, vennero assegnati a servizio ospitaliero o a servizio presso le truppe : l'affiatamento con i colleghi italiani fu completo e il rendimento pregevole. Una selezione opportuna venne fatta nei riguardi dei sottufficiali, graduati e soldati di sanità, mantenendo i più idonei in servizio presso gli ospedali e valorizzando opportunamente gli altri con l 'assegnarli ad unità combattenti albanesi. Circa le formazioni ed i m ateriali ricordiamo che l'ospedale militare di Tirana, assunto dal nostro O. C. 402, fu presto portato alla dovuta efficienza nel personale, nei locali, nei mezzi e nel funzionamento. Le tre infermerie di Elbasan, Scutari e Corizza vennero assorbite la prima dalla nostra infermeria di presidio, le altre due dai nostri ospedali, funzionanti l'una e gli altr1 nelle stesse sedi. Al rifornimento del materiale sanitario prov\'idero il magazzino di sanità, veterinaria e chimica di Durazzo e la dipendente aliquota di Valona. Allo scopo di rendere più age\'oli e m eno dispendiosi i prelevamenti da parte dei corpi o reparti, in ogni divisione venne' istituito un centro di riforni mento presso una sezione di sanità o un'ospedale da campo e furono diramate le relative norme di funzionamento e di controllo. RIFORNIMENTI MATERIALI. -

SGoMBERO INFERMI. -

Un particolare cenno merita lo sgombero in Patria

degli infermi bisognevoli di provvedimenti medico-legali o di coloro che presentavano forme morbose che si presumevano di lunga durata e di incerto c:sito. La Direzione di sanità stabilì che i malati rimpatriandi dovessero far capo ai due prjncipali porti d 'imbarco, e precisamente quelli dell'Albania settentrionale e centrale a Durazzo e quelli dell'Albania meridionale a Valona, usufruendo, nei primi tempi, della nave-ospedale assegnata al servizio sgombero dell'Albania e, successivamente, delle motonavi postali che, quotidianamente da Durazzo e settimanalmente da Valona, facevano scalo a Bari. Perchè il rimpatrio fosse limitato rigorosamente ai bisognevoli venne prescritto che i capo- uffici di sanità divisionali - o, in mancanza, i direttori di ospedale - se ne accertassero personalmente anche, se necessario, con visita clinica dei singoli infermi proposti per lo sgòmbero. Lo stesso direttore di sanità, a più riprese, esercitò un controllo diretto specie a Durazzo, ove riù numerosi e frequenti erano gli imbarchi. I rispetti vi ospedali dci due po~;ti avevano l'obbligo di praticare la boni· fica generale dei rim patriandi: tosa tura, bagno di pulizia, disinfezione dei vt::stiti. Tale pratica profilattica veniva espl icata anche nell 'ospedale militare di Tirana nei riguardi dei propri in fermi da sgomberare in Italia - che erano


573 i più numerosi - allo scopo di alleggerire le incombenze dell' O. C. 404 di Durazzo (I). l trasferimenti dei malati o traumatizzati nell'interno del paese, dai reparti ai luoghi di cura o da un luogo di cura ad un altro, furono generalmente compiuti a mezzo di autoambulanze. A tal uopo ogni capo ufficio di sanità aveva a propria disposizione un'aliquota di questi mezzi di trasporto. Ma le strade di comunicazione di Albania non sempre assicuravano J'innocuità dei trasporti degli infermi più gravi con le autoambulanze del tipo in uso : fu necessario, quindi) ricorrere anche a mezzi d 'eccezione, ossia, ad automobili di fabbricazione americana di grande cilindrata c ottimamente carrozzate - ed era facile averle a noleggio - o anche ai velivoli delle linee aeree civili locali. Una particolare attività fu svolta nel campo dcJia profilassi antivenerea, in considerazione che il controllo medico locale sul meretricio non era eseguito in tale misura da poter dare seria garanzia, tanto più che la presenza di forti contigenti di truppe aveva sollecitato l'intensificarsi del meretricio stesso in vari centri e sopratutto nella capitale. Occorreva un ufficiale; m.edico di rjconosciuta capacità non solo tecnica ma anche organizzativa e fu prescelto il maggiore medico Ronga, che rispose pienam ente allo scopo. Furono anzitutto istituiti gli ambulatori anticeltici, richiedendo ai muPROFILASSI ANTIVENEREA. -

uicipi dei centri più importanti i mezzi di funzionamento.

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Con la collaborazione zelante dell'Arma dci Carabinieri e della Gendarmeria locale vennero rastrellate le numerose veneri vaganti e sottoposte a visita m edica, ospedalizzando le inferme:, munendo del relativo libretto le sane e facendo rientrare ai paesi di origine quelle che davano poco affidamento d'esercizio. Meno difficoltosa riuscì la regolarizzazione delle case di tolleranza in quanto facilmente individuabili e le esercenti più stabili. Quel le che non rispondevano alle più elementari norme igieniche vennero chiuse, mentre altre - e specie quando unica era la casa nel presidio - furono rese più decorose mercè l'intervento delle autorità comunali cui fu fatto appello . Il dott. Ronga, consulente tecnico della Direzione d i sanità militare metteva la sua esperta pratica professionale anche a profitto della sezione venerea degli ospedali civili e si rendeva conto, personalmente, del buon andamento del servizio istituito nei centri di maggiore importanza. ( t) A proposito di bonifica um~n~ 1a Direzione di sa nità. ~in d al m~g)!io. fece regobre propo>ta al Comando gemo militare per la cosu uzionc:, nei pressi elci porti di imbarco di Durnzo ovc fu dallo scnvcnte unitamcntc :u( un anca1 kato dd genio anche prcsccha la locali tà - c di Valnna, d1 due stazioni di :XJnifica stabili in modo da Jsoiclll arc una rigoro<a profila ss i nei confronti. non solo degli infermi da sgomlxnrc, ma di tutlc le truppe: in mov imento dali" :\lbania in Italia. Dovevasi così costituire un l•uon .lf)(inamento a qu ab1a$i infiltrazione verso la m:1dre patria di forme <p!dt·m ,co • cunla!w•sc da pa rtt· del corp.l di occnpavone rcs•tlcntc in una delle >O)!Iic dcii" Oricnte.


574 Inutile aggiungere che le camere anticeltiche funzionavano, in mancanza di locali anche sotto tenda, presso i vari corpi e reparti di truppa.

Il risultato di questi provvedimenti adottati nell 'ambito militare e civile, fu buono e sollecito: i casi di contagi venerei che, nelle prime settimane, parvero frequenti, ben presto si ridussero a percentuali minime. Elevavasi, invece, sempre più il numero delle ricoverate nella sezione venerea dell'ospedale civile di Tirana, ove venivano concentrate a spese dei comuni, le donne aventi obbligo di controllo medico e trovate inferme. CAMPAGNA ANTIMALARICA. -

Intanto si andava preparando la campagna

aJJtimalarica, problema sanitario di eccezionale portata in Albania. Le altissime percentuali di col p iti - l '8o, e il 90 ed in alcuni settori il 100 %

- che furono raggiunte fra le nostre truppe, durante la Grande Guerra, nell 'Albania meridionale e particolarmente lungo la bassa Vojusa (che separava i due fronti avversari) avevano un significato ben eloquente perchè non dovessimo prendere tutte le misure idonee ad impedire che il paludismo incidesse troppo sull'efficienza degli effettivi del Corpo di occupazione. Nessuno poteva illudersi che non si dovesse pagare un contributo

al morbo temibilmente ep idemico nel pa~se. Il provvedimento più pratico ci parve quello di allontanare i reparti dalla zona costiera e dal fondo delle vallate dei grandi fiumi e portarli in località alte e, quindi, di gran lunga meno malsane. Nulla ostacolava, in linea di massima, tale spostamento; non ragioni di carattere militare data la completa assoluta tranquillità che regnava nel paese, nè ragioni di alloggiamento in quanto la truppa era e restava accampata nella quasi totalità. Si tratta\'a di scegliere punti non lontani dalle vie di comunicazione e da sorg.enti di

acque perchè venisse fa cii itato l'approvigionamento: il che fu fatto in base alle disposizioni del Comando superiore, che accolse subito le proposte della Direzione di sanità. Nelle zone più malsane - specie in quelle di S. Giovanni di Medua, Alessio, Fieri, Butrinto - non potendo essere .del tutto sguarnite di truppe per ragioni precipuamente logistiche, i contingenti vennero ridotti al min:mo e, dove fu possibile, accantonati in locali sistemati a difesa con reti metalliche al le porte e finestre. Tale difesa meccanica fu estesa in genere ai luoghi di cura, alle poche caserme abitabili, ai locali dei comandi nella misura consentita dalla disponibilità del materiale necesssario. Fu prevista la formazione di squadre di militari per la piccola bonifica antianofeligena del terreno circostante i piccoli accampamenti rimasti nelle zone insalubri, ed in questa bisogna rimanemmo collegati con la Direzione c.klla sezione antimalarica albanese della « Rockfeller Fondation » (1). (1) La sezir.ne ~lbancs~ tldl:l •• Rockfdlcr F'ondation .. è stat:ll poi sostituita dall'htituto MJr<.hiJ{J\'l.


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Venne pure svolta opera persistente dì propaganda fra le truppe - anche con foglietti volanti - sui pericoli del paludismo e sui mezzi atti a prcservarsene. Neli 'aprile s.i iniziò, con i preparati chininici, la bonifica preepidemiologica dei militari già malarici; il 15 maggio la profilassi (r) dei reparti rimasti nelle regioni infette, il I ~ giugno delle truppe traslocate nelle località meno pericolose. Fu escluso dalla profilassi chimica qualche gruppo di militan dislocato nelle zone d'alta montag na dell'Albania ~ettentrionale , perchè ritenuta superflua. I militari in servizio di fazione erano, nottetempo, protetti da veli copri· V(llto e da guantoni e non fu risparmiato l'uso di pomata entomofoga. Si afferma da taluni che il valore· della chininizzazione nella profilassi antimalarica sia stato detronizzato dall'esperienza quasi negativa fatta soprattutto presso gli eserciti di stanza, durante la conflagrazione europea, nel settore balcanico. E' da ritenersi che la profilassi chininica abbia in molti casi fallito per una ragicne molto semplice, e cioè che essa non veniva punto effettuata ovvero eseguita in maniera parziale, mutevole, saltuaria. Pertanto furono date tassative e rigorose disposizioni dal Comando supe6ore perchè i comandanti dei reparti minori - compagnia, batteria, squadrone, ecc. - presenziassero, con i ruolini alla mano, alla distribuzione del chinino e si assicurassero che nessun militare si sottraesse alla ingestione del farmaco. Inoltre, gli ufficiali medici avevano l'obbligo di segnalare qualsiasi irregolarità riswn trata. l primi casi di malaria si ebbero verso la metà di luglio e, com'era facil e prevedere, fra i militari di stanza nelle zone notoriamente e fortemente malsane. Le pioggie violenti di giugno contribuirono forse a ritardare la comparsa delle anoph.eles in quanto determinarono, presumibilmente, la dispersione di uova e larve zanzarigene. Comunque, in Albania, la malaria ha soli· tamente inizio non prima della seconda quindicina di giugno: in tal une annate è più precoce, specie nelle zone costic:re e quando l'andamento della stagione sia particolarmente favorevole al compimento del ciclo anofelico. Furono denunziati alla Direzione di sanità circa 200 casi sino alla fine di agosto, tempo in cui lo scrivente rientrò in Italia. L'attività degli ufficiali medici italiani non poteva limitarsi al mero campo militare ma dovette sconfinare in quello civile: le popolazioni native, specie delle campa gne e dei piccoli centri , affolAITIVITÀ NEL CAMPO CIVILE. -

(l) Il chinino \'eniva :.omministrato con ii rncuxlo delle tlo, i cln ate bi <ettim :mali : ~r. 1 (.:i lh.fUC compresse) il sabato e gr. r .40 (sette compn:ssc) la domenica . La profilassi con l"« h alchina " (un prq>ar3tO di atcbrina). in seguito " chspost7.10ni <.ldlc superiori autorità , venne praticata in un battaglione d i famcria, d isloca to a Ddv mc. allo SWfX> di co ntro ll a re i vari rcsultati ,l!ii ottenuti .tl trovo::.


larono i nostri ambulatori e l'opera sanitaria dei nostri veniva generosamente svolta· a favore di tanti sofferenti sia con le cure ed i consigli sia con l'elargizione d ei medicinali. Quanto utile dovesse riuscire tale opera e come venisse apprezzata dal popolo è facile comprendere quando si sappia che ben 135 comuni erano privi rli medici civili. Venne rappresentata alla Luogotenenza l'opportunità di assegnare una ~deguata somma per meglio e più largamente accedere alle molte rich ;este di medicinali e materiale di medicazione di cui abbisognavano gli indigenti che frequentavano i nostri ambulatori , anche nella considerazione che opera di italianità non poteva svolgersi con maggiore profitto.

Non posso esimermi di mettere in rilievo il contributo che gli ufficiali 10edici delle unità sanitarie e dei corpi e reparti diedero, in condizioni difficili c talvolta anche difficilissime, per la difesa della salute delle truppe del corpo di occupazione: la loro opera fu generosa, intelligente, redditizia, e, nei riguard i di molti, di tale misura che non poteva richiedersi loro nulla di più. Non meno lodevole fu la collaborazione degli ufficiali chimici-farmacisti e d 'amministrazione degli osped ali da campo, delle sezioni di sanità e dei centri di rifornimento di materiale sanitario: essi riuscirono, seppure in numero esiguo, ad assolvere compiti gravi per mole e per responsabilità. S. E. Badoglio, S. E. Pariani ed il nostro benemerito Capo della sanità militare, tenente generale medico Mazzetti si resero personalmente conto, fra l'altro, dell'andamento dei servizio sanitario in Albania ed ebbero parole di elogio. Dobbiamo essere molto gra ti a S. E. Guzzoni, comandante del Corpo di occupazione che, in ogni circostanza e nelle molteplici necessità del nostro servizio, sostenne ed apprezzò la nostra opera con la sua ben nota competenza e la sua alta autorità.

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RIASSU:-<To. - L ' A. fa un rendiconto dcll'attivit~ svolta da parte degli organi di servizio sanitario militare per l'occUipazione italian a dell'Albania, sia nei riguardi Je). l'organizza1ione del servizio allo sbarco delle nostre truppe, come nei confronti dej scr"izi ospitalicri e delle misure igie nico - profilattiche cui si do...•eue prov\'edere alacre· mente nei primi mesi dd l'occura7.ione stessa.

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ISTITUTO DI CLINICA CHIR URG ICA DELLA R. UNIVERSITA" DI TORINO

Direttore: prof. Orrou :oo UFFREDI:Z'll .

RAPPORTI FRA STOMACO E CRASI SANGUIGNA Dott. VITTo.JUO BRE.sAOOL.•.

La resezione gastrica, in quanto si propone lo scopo di guarire attraverso la anacloridria o la ìpocloridria la malattia ulcerosa dello stomaco e del duodeno, ha portato in discussione, fra l'altro, il problema della possibile a·n emia consecutiva a tale atto demolitore, e precisamente il problema della possibile anemia perniciosa o quello di un'altra particolare forma di anemia a carattere ipocromico, accompagnata appunto da achilia o da ana- o ipo- cloridria, per le ·quali malattie si ritiene, ora, da taluni, che la' lesione gastrica rappresenti una delle condizioni patogenetiche essenziali. Tale problema può apparire, a prima vista, sproporzionato, nella sua correlazione fra causa ed effetto, se si bada al risultato complessivo di un'esperienza chirurgica assai vasta e ricavata ovunque da più di mezzo secolo di chirurgia gastrica. Questo risultato, infatti, anche se grezzo e non immune da disillusioni, consente oggi di affermare che la grande maggioranza dei soggetti sottoposti ad interventi di derivazione gastrica o di resezione parziale, anche se estesa, delio stomaco, ritrovano dopo l'operazione, uno stato di piena salute e possono vivere con dieta comune ed attendere senza disturbi ad un lavoro _p ieno e proficuo. D'altra parte la nozione di correlazioni genetiche fra stomaco leso e alcuni tipi di anemia, illustrata per la prima volta nei lavori di Einhorn (1903), di K. Faber (1909-1913) e successivamente da molti altri AA. è divenuta in questi ultimi tempi un tema di attualità. Anche ai chirurghi qui ndi, che da molto tempo si sono posti il quesito delle ripercussioni immediate e lontane della demolizione gastrica, si presenta non solo interessante ma necessario stabilire se e quando, fra gli esiti lontani delle operazioni gastriche, ci si debba preoccupare della possibile msorgenza di forme anemiche. L 'importanza che l'achilia è andata acquistando in questo ultiimo ventennio nella clinica deriva essenzialmente dalla constatazione che essa si accompagna con una notevole frequenza, cosi da giustificare il pensiero di rapporti genetici, con vari stati morbosi.. Fra i quali, a prescindere dali 'achilia che precede e accompagna nel 50 "~ dei casi, il cancro dello stomaco - cancro ex gastritis - , sono particolarmente degni di considerazione, per la maggior evidenza appunto di questi rapporti, alcune forme di anemia, quali !'anemia perniciosa e l'anemia ipocromica essenziale.


La questione dei rapporti che legano l'achilia all'anemia perntctosa, è ogg1 più che mai al centro della discussione e della interpretazione patogenet!Ca. La notevole frequenza -· alcuni AA. anche moderni non esitano a parlare di costanza o di quasi costanza (Schittenhelm, Seyderhelm, M.orawjtz. Zardi, Hartfall, ecc.) - del reperto di achilia che è conosciuto da oltre 6o anni; la constatazione, anch'essa relativamente antica, riaffermata più di recente da Martins, Weinberg, Feber, Naegeli, Meulengracht, Hurst, ecc. che il riscontro dell'achilia può precedere anche di anni e di decenni le manifestazioni cliniche deli 'anemia perniciosa· e il fatto infine, stabilito ormai pressochè concordemente dopo le ricerche di Minot e Murphy e quelle compiute nella Clinica di Micheli da Andrei e Allodi, che la completa acloridria, quando esiste, non è che eccezionalmente modificata dalla epatoterapia, hanno fatto di questa condizione morbosa fino a questi ultimi anni il punto di partenza d~ll'anemia perniciosa. E' questo un antico concetto patogenetico che è passato dalle prime e vecchie teorie di Hunter e Grawitz in poi, attraverso espressioni alquanto diverse, sulla base pur sempre dell'achilia e che negli ultimi decenni aveva trovato una suggestiva dimostrazione nel reperto di una particolare abbondanza nello stomaco, nel duodeno e nella parte alta del tenue - sterili com'è noto, o quasi, in condizioni normali - di microorganismi patogeni svariati e in special modo di stipiti virulenti ed emolitici di bacterium coli, di enterococchi, di streptococchi, di anaerobi (b. W dchj), abbondanza messa in rapporto con l'achilia o quanto meno, essendo risultato che nell'acloridria semplice (senza anemia perniciosa) il fenomeno è assai meno appariscente, con una diminuzione del potere battericida delle pareti dello stomaco e del duodeno che permetteva la colonizzazione in queste sezioni del tubo digerente di germi ospiti abituali del colon. L'anemia perniciosa veniva così ad essere la risultante di una noxa tossico - emolitica in rapporto con questi germi (Sejderhelm, Loewenberg, V:m Der Reis, Finozzi, ecc.) c una tale concezione pareva suffragata, assai più che dagli inconcludenti tCnt:Jt~vi di riproduzione sperimentale com questo o quel microorganismo o con le loro tossine di anemie di tipo pernicioso, dalle osservazioni che si sono venute raccogliendo qua e là, nel campo della patologia umana, di quadri più o meno tipici di anemia perniciosa jnsorti a più o meno lunga distanza ùi tempo al seguito di più o meno estese resezioni dello stomaco e di gastroentcrostomie o di stenosi di varia origine o di più o meno ampie resezioni del tenue. Sarebbe superfluo jnsistere oggi sulla discussione di questa dottrina che ha sopravvissuto per qualche anno al trionfante avvento dell'epatoterapia che per i suoi meravigliosi effetti, considerati addirittura specifici e dal Micheli paragonati fin dal gennaio ciel 1928 analoghi a quelli della tiroidina nel mixe-


579 dema e de!l 'insulina nel diabete, ha cercato di conciliare in vario modo con l'origine tossico- emolitica e che in parte ha resistito fino a questi ultimi giorni, per quanto circoscritta ad alcuni lati della complessa forma morbosa (Th. Fahr, Seyderhelm, Naegeli, ecc.), dal momento che questa dottrina è ormai superata. A parte la più precisa vàlutazione degli effetti della epatoterapia e della gastroterapia e la dimostrazione fornita da alcune parti e in special modo dalle metodiche ricerche compiute nella Clinica di Micheli da Dominici e Oliva, c.:he la diminuzione della distruzione globulare è secondaria al ristabilirsi di un tipo fisiologico, normocitico, di eritropojesi, è da ricordare il moltiplicarsi di osservazioni singole ma indiscutibili di anemia perniciosa senza achilia (Faber, Schauman, Cabot, Naegeli, Wilkinson, ecc.) e soprattutto le indagini compiute da Allodi su un gruppo di 21 casi di anemia perniciosa tipici e normalmente sensibili alla organoterapia, in 7 dei quali con sondaggio frazionato dopo la colazione di Ewald, è stato messo in luce nello stomaco la presenza di acido cloridrico libero e un'acidità totale che in alcuni raggiungeva cifre normali o quasi. E in rapporto con queste significative risultanze, un altro dato di fatto assai importante è quello stabilito ugualmente da Andrei e Allodi, che in qualcuno di questi casi di anemia perniciosa, scampagnata da profonde alterazioni della secrezione gastrica, il reperto batteriologico dello stomaco e del duodeno corrispondeva assai da vicino a quello rilevabile in condizioni normali . Senza dubbio, peraltro, l 'avvenimento più decisivo contro la dottrina tossi -emolitica su base achilica e nello stesso tempo la più suggestiva dimostrazione dell'importanza patogenetica delle alterazioni funzionali dello stomaco, indipendentemente dall'achilia, sono rappresentate dalle ricerche ormai ben conosciute di W. B. Castle e dei suoi collaboratori (Locke, Towsend, Heath, Strauss) rese note a cominciare dal 1928- 29, che segnano negli sviluppi della dottrina dell'anemia perniciosa un passo d 'importanza fondamentale, paragonabile soltanto all'applicazione dell'epatoterapia alla cura dell 'anemia perniciosa avvenuta, come è noto, per opera di Minot e Murphy (1926), ma preceduta - come è altrettanto conosciuto - dalle ricerche di P. Castellino e Pirera in Italia e di Wipple e collaboratori in America sull 'attività ematopoietica del tessuto epatico. Le fondamentali ricerche di Castle, in quanto, pur escludendo l'obbligatorietà dell'achilia, hanno posto sotto nuova luce l'importanza di speciali a lterazioni funzionali dello stomaco nella genesi dell'anemia perniciosa, sono state a loro volta confermate e allargate; e per quanto esistano ancora dei lati oscuri nell'ambito delle nuove acquisizioni fisio-patologiche derivate da Castle e sviluppate in vario senso da tanti altri AA., l'interpretazione patogenetica


s8o dell 'anemia pern1c1osa non può oggi prescindere dalla considerazione di un fattore gastrico (Micheli). Appare dunque ovvio, tra il resto, di esaminare attentamente la questione delle conseguenze ematiche nella gastrectomia totale, poichè tra le molteplici azioni dannose che possono esercitarsi sullo stomaco, nessuna appare essere così completa e definitiva e poichè sembra appunto, a prima vista, che nelle conseguenze della gastrectomia si debba· ri.cercare h controprova, più "semplice e netta, il vero « experimentum crucis » delle ipotesi sopra indicate. Nell'uomo la gastrectomia totale è intervento chirurgico raramente seguito: 1° - perchè di tecnica ardua e gravato di alta mortalità ; 2° - perchè la sua indicazione appare veramente eccezionale, essendovi nei processi ulcerosi quasi sempre la possibilità di conservare durante la resezione una porzione di parete gastrica, ed essendo raro che un cancro così esteso da richiedere il completo sacrificio dello stomaco non abbia dato diffusioni extragastriche evidenti e non sia quindi giudicato inoperabile; 3• - infine perchè gli operatori di fronte a una lesione anche molto estesa dello stomaco, richiedente ampia demolizione, cercano se possibile di conservare una sia pur breve porzione cardiale, che facilita assai la ricostruzione della continuità e rende meno importante il rischio operatorio. Finney e Rienhof, ricordano che la mortalità immediata della gastrectomia completa supera la cifra del 50 %, mentre quella di una gastrectomia subtotale che lasci in sede una porzione cardiate massima di 3 cm., scende immediatamente al 25 %: ed è verosimile che in questo ultimo caso essa possl essere oggi notevolmente più bassa. Per tutti questi fatti il numero dei casi di gastrectomia totale registrati nella letteratura non è grande; ma, dato l'interesse dei chirurghi a render noto il risultato favorevole delle loro operazioni di eccezione, è verosimile che gran parte delle operazioni, per lo meno di quelle compiute con successo, sia stata resa di pubbìica conoscenza. F asiani e Chiatellino hanno compiuto una ric~ rca bibliografica accurata su questa casistica. Secondo i loro calcoli si può far ascendere a 155 il numero delle gastrectomie totali nelle quali esiste la certezza o la grande presunzione che il cardias e il piloro vennero rimossi e l'esofago unito al duodeno o al digiuno. Nel maggior numero dei casi la indicazione alla gastrectomia totale fu il cancro dello stomaco, ma non mancano, soprattutto fra i casi più recentemente pubblicati, gastrectomie totali eseguite per ulcera estesa o per linitc: plastica di natura infiammatoria cronica. In conclusione, afferma Fasiani, pochi sono i casi di gastrectomia totale che si sappiano essere sicuramente sopravvissuti a ·lungo dopo l'intervento, ma così frequentemente si presenta la coincidenza della gastrectomia con la


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comparsa più o meno tardiva di una grave anemia, che non è possibile pensare si tratti di un avvenimento accidentale,. e sembra perciò si debba ammettere che nell'uomo la completa soppressione dello stomaco conduca frequentemente a forme gravi di anemia che hanno caratteri di perniciosa c sono controllabili con la cura epatica. Ma sarebbe d'altra parte un errore il voler trarre dai pochi elementi a nostra disposizione più di quanto essi possono dare; e sembra doveroso concludere che i fatti rilevati dallo studio dei soggetti sottoposti a gastrectomia totale stanno in buona armonia con le attuali concezioni sulla patogenesi dell'anemia perniciosa, ma non sc11o ancora così numerosi ed evidenti da consen,tire un'e-splicita risposta al quesito se la gastrectomia totale conduca fatalmente all' a11emia perniciosa .

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Anche la n.:sezione parziale dello stomaco e perfino la semplice gastroenteroanastomosi sono imputate, a più o meno grande distanza dall'intervento di susseguente anemia perniciosa. Fasiani e Chiatellino nella loro r·ecente e accurata stat1st1ca portano dati relativi a 36 di questi casi. L'esame di questi Jati fa rilevare anzitutto quanto sia difficile, attra· verso la letteratura, delle documentazioni irrefutabili e convincenti . In una parte di questi casi è semplicemente indicato trattarsi di anemia perniciosa, in altri casi sono riportate notizie del tutto insufficienti per stabilirl' se veramente di perniciosa si trattasse, in altri ancora l'indicazione data fa addirittura dubitare che vi sia stato urn quadro schietto di perniciosa. Se si volesse guindi tener conto esclusivamente dei pochi casi esattamente descritti e nei quali a distanza di solito molto lunga dall'operazione (gastroenteroana~ stomosi e resezione più o meno estesa) si è manifestata l'anemia, si potrebbe forse accettare per questi il concetto espresso da Naegeli, che si tratti di una mera coincidenza; così grancie infatti è il numero di questi operati, che la cifra esigua d ei perniciosi accertati potrebbe essere compresa nella massa delle co· munì possibilità . Fasiani c Chiatellino non credono però si possa accedere ad una così semplicistica ammissione, pur ammettendo anch'essi che: 1° - alcuni, di questi casi, riguardano interventi per cancro e altri interventi in soggetti luetici con manifcst:1zioni sierclogiche persistentemente posirivc, condizioni gucstc che vengono a sminuire, almeno per alcuni di essi , l'importanza dell'operazione quale fattore determinante nella genesi del· l'anemia; 2° - che lo stato anemico è seguito a interventi di assai diversa im· portanza (n volte a gastroenteroanastomosi; 25 volte a resczioni gastriche più o meno estese); talvolta ad interventi molteplici (fino a 4 nel corso di alcuni anni); 3" - che il tempo decorso fra interventi e istituzione dell'anemia è estremamente diverso: da pochi mesi fino a 25 anni: e che nessun rapp<>rto

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esiste fra malattia originaria o a !tre condizioni precedenti a !l 'intervento, o la estensione e modalità della operazione gastrica e il tempo necessario perchè l'anemia si manifesti. Per quanto dunque si riferisce ai casi d'i anemia perniciosa dopo resezioni estese dello stomaco, deve certamente essere considerata la possibilità che nei periodi susseguenti all'operazione, per lesioni degenerative (preesistenti o successive) del tratto di stomaco residuo, si creino condizioni identiche a quelle di una gastrectomia totale. Morawitz, nel descrivere tre casi di anemia grave dopo resezione gastrica, diversi jper il quadro ematologico (un'anemia ipercromica megalocitaria, una ipocromica, una aplastica), ma riuniti dalla comune proprietà di essere stati decisamente influenzati daiJa cura epatica, considera la lesione gastrica come condizione patogenetica comune, e pensa che di fronte a un fattore gastrico 1dentico (nel caso particolare la resezione gastrica), fattori extragastrici diversi, forse legati alla costituzione individuale, decidano delle conseguenze definitive; dimodochè un soggetto conserva uno stato normale del sangue, un altro va incontro ad un 'anemia secondaria, un terzo cade in preda ad una anemia grave di tipo pernicioso. In ogni modo la estrema rarità dell'insorgenza dell'anemia perniciosa dopo la gastroenteroanastomosi e dopo la resezione gastrica parziale, starebbe in accordo con la ipotesi dt Castle: poichè tali operazioni chirurgiche che conservano almeno in parte la parete gastrica. consentirebbero una sufficiente elaborazione del principio ami pernicioso: e soltanto in casi del tutto eccezionali, e per ragioni non precisabili (forse legate a gravi lesioni dello stomaco residuo, o ad alterazioni intestinali, o a condizioni costituzionali) si avrebbe come conseguenza dell'operazione gastrica la insorgenza di un'anemia permciOsa. In base a quanto è sopra esposto circa i rapporti fra anemia e alterata funzione gastrica, appariva ovvio che anche nel campo più particolare della chirurgia gastrica - dove un'anacloridria o una ipocloridria si cerca ad arte di determinare in un grande nurtlero di casi, per mezzo della resezione gastrica, con lo scopo di curare la malattia ulcerosa dello stomaco e del duodeno - s i volesse ricercare appunto nel gruppo degli individui, resi achilici .o anao ipo- doridrici da un intervento sulJo stomaco, se risultassero e con quale frequenza delle anemie corrispondenti. Il primo accenno sulla constatazione di un modico stato di anemia semplice dopo gastrectomia per carcinoma, venne fatto da Deganello ancora nel 1900, nell'Istituto di Fisiologia della R. Università di Padova. L'A. in una serie di « ricerche sul ricambio materiale di una donrna a cui fu asportato lo stomaco » rilevò nella p., a non grande distanza però di tempo dall'interVento, un reperto ematologico di anemia semplice (globuli rossi 3-67o.ooo : H b 65) associato a segni di intensi fenomeni putrefattivi intestinali. La p. due


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anni dopo era tuttavia in buone condizioni generali, a quanto riferisce il Luciani su comunicazione personale dell'operatore. Nella casistica della anemia ipocromica essenziale, raccolta dagli internisti, figura un gruppo non esiguo di achilie postoperatorie. Meulengracht ne riporta 6 casi sopra 45 anemici: i soggetti erano tutti di sesso femminile e gli interventi (5 gastroenteroanastomosi, una resezione parziale) risalivano rispettivamente a 3, 10, I5, 15, 20 e 25 anni prima. Witts riferisce pure di 6 casi sopra so; si trattava di 5 donne e 1 uomo, nei quali la sindrome anemica venne osservata a 1, I, 5, 7, n, 20 anni di distanza dall'intervento (4 gastroenteroanastomosi, 2 resezioni). Davies ne osservò 7 casi su ss; 6 donne e I uomo, tutti operati di gastrocnteroanastomosi da 4, 7, 10, 16, 17, 20 e 25 anni. Schulten ne ha due casi sopra 11, ìn donne che erano state operate di resezione gastrica 6 e 9 anni prima. Hurst possiede due uguali osservazioni, 1 uomo e 1 donna, operati di gastroenteroanastomosi per processi ulcerosi da 10 e II anni. Vaughan dà precise osservazioni riguardo a 3 pp. che presentavano forme anemiche ipocromiche a 4, 6, 20 anni di distanza dopo gastroenteroanastomosi. Altri singoli casi sono descritti da altri AA . Oltre a ciò lo studio compiuto da parte di internisti sopra gruppi di operati gastrici richiedenti consiglio o aiuto a distanza maggiore o minore dell'intervento, aveva dimostrato che una parte di questi operati non guariti trovavasi in istato di anemia. Ma è certamente impossibile attraverso a questi dati risolvere il quesito che ha maggiore importanza dal punto di vista chirurgico: lo stabilire cioè quale sia la aliquota dei pp. che a seguito di un intervento sullo stomaco vanno incontro all'anemia e quale atto operativo più possa predisporre a questa complicazione. Un sicuro giudizio al riguardo non può essere dato che con l'esame di grandi ·serie di operati, sistematicamente esaminati anche a distanza molto grande dall'intervento ; ed occorre anche che questo esame permetta di escludere con certezza ogni ulteriore momento patogenetico che, indipendentemente dall'operazione, possa per proprio conto rendere ragione delle alterazioni ematiche eventualmente rilevabili. Le relazioni sui risultati lontani delle operazioni gastriche, nelle quali sia stata rivolta particolare attenzione alle condizioni del sangue, si possono elencare come segue : Morley e Roberts hanno esaminato le condizioni ematiche dopo s-8 anni dall 'operazione in un gruppo di 21 resecati secondo Billroth II e in un gruppo di 21 resecati secondo Billroth I; nella metà dei casi del primo gruppo esisteva un evidente stato di anemia ipocromica, mentre nel gruppo del Bilhoth I uno stato anemico indipendentemente da fatti emorragici venne accertato in un solo caso.


Gordon Taylor e collaboratori hanno sottoposto 52 pp. (14 femmine e 38 maschi) dopo 2 -7 anni da una resezione gastrica secondo Polya ad una serie di accurate ricerche, fra le quali era compreso l'esame ematologico. ~el­ l' So cy~ dei casi hanno riscontrato anacloridria o ipocloridria spiccate; l'anacloridria si accompagnava a rapido svuotamento gastrico. In 15 casi esistevano i segni di un'accentuata anemia, ma una modica anemia era presente nel 44 i~ dei casi. Dì questi pp. 2 avevano valore globulare superiore ad 1 ( 1,15- 1;2) ma non presentavano alcun altro segno ematologico che potesse far pensare a una forma di anemia perniciosa. Pyrah, in una serie di 90 resecatì, esaminati a varia distanza dall 'intervento, trovò che 6 avevano un considerevole grado di anemia a tipo ipocromico, per lo più associata con anacloridria. Harfall su 112 çasi di gastreçtomia parziale trovò 22 soggetti, per lo più donne, sofferenti di un certo grado di anemia microcitica; e ritenne di poter ammettere che il ro % circa degli operati di gastrectomia ampia va incontro a questa forma di anemia. Loewe avendo controllato 110 resecati (dei quali 90 per ulcera e 20 p<:r cancro) non trovò mai perniciosa: ma in alcuni, particolarmente fra quel li operati di resezìone estesa da maggior tempo, rilevò reperti ematologici pc::rr,icioso- simili. In altri casi ha invece trovato i caratteri dcii' anemi:1 ipocrotmc.a. Rieder ha esaminato 162 operati dì resezione gastrica, quasi esclusi\'amentc uomini , nei quali l'intervento risaliva a 3- 10 anni prima: in 19 lu trovato un netto stato di anemia ipocromica. D edichen controllò le condizioni ematiche di 154 resecati gastrici e rq gJstroenterostomizzati operati da 12- 14 anni. Fra i resecati il 50 ·;:. dimostrava segni di anemia ipocromica, più an.:~:n­ tuata nei soggetti di sesso femminile. In base ai suoi dati egli :unmettè che le donne operate jn età relativamente giovane vanno praticamente tutte incontro all'anemia. La maggior parte eli questi pp. era stata operata secondll Polya. Lottrup e Roholm all'esame di 23 oper:tti riscontrarono in 9 di essi modica anemia . Smìthìes ha pure rilevato in non pochi casi di un'estesa serie di gastroenterostomizzat i forme anemiche eli vario grado, ma non dà particolari pr~ ­ cisi sui reperti enutologicì. Vcio all'esame di 44 resecati della Clinica di Padova non riscontrò alcun caso di grave anemia, ma in molti una spiccata ipocromia. Di fronte a questi reperti che :1ffcrmano la esistenza non eccezion:tlc d i stati anemici negli operati dello stomaco, altri pochi ne esistono con risult.lt o negativo. Così Hcuschcn, nrlb rnisione di 77 resecati non trovò che tre casi J i anemia ipocromica, ma ne spiega l'origine con malattie intercorrenti.


s8s Lake sopra 55 operati da qualche anno, Stern su 100 e Strauss e collaboratori su 221 casi non avrebbero riscontrato neppure una volta forme anemiche. E' doveroso ricordare che nessuno di questi ricercatori offre dati precisi sulle condizioni ematiche dei pp., cosicchè resta dubbio il valore reale che a queste osservazioni si può attribui re, specialmente di fronte al più numeroso gruppo di osservazioni positive. · Fasiani e Chiatellino hanno sottoposto a studi accurati le condizioni del sangue di tre gruppi numerosi di operati sullo stomaco per ulcera gastrica e duodenale, e precisamente: 57 operati di gastrocnteroanastomosi (47 uomini c Io donne); 77 operati di resczione parziale col metodo Billroth Il-Reichel-Polya (56 uomini e 21 donne); 8g operati di resezione parziale col metodo Billroth I, secondo von Haberer (575 uomini e 14 donne). Le medie generali dei dosaggi dell'emoglobina, del numero dei globuli rossi e del valore globulare hanno rilevato per ciascuno dei tre gruppi dei pp. considerati, delle notevoli differenze, sia per quanto si riferisce al tipo di intervento, che al sesso degli operati. Le cifre sottoriportate porgono in buona evidenza questo particolare comportamento: Donne

Gastroenterostomizzati Billroth I - v. Habcrer Billroth II - Retchel Polya .

Uomini

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0,98 o,go

0 ·95

61,9

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87,0

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A ltre differenze Sl nscontrano ancora all'esame dei singoli casi: così mentre fra il gruppo dei gastroenterostomizzati non vi fu neppure un caso ùi anemia pronunciata, fra quelli degli operati secondo Billroth I ne vennero riscontrati sei, di cui due soli sui 75 soggetti di sesso maschile e quattro sui I 4 soggetti femminili, con valori di emoglobina uguali rispettivamente a 41, 51, 6o, 62, 66, 68. Più pronunciatamente colpiti sono invece sette casi fra gli operati secondo Billroth II che presentarono delle forme anemiche di alto grado; di questi uno solo fra i 56 soggetti maschili, sei fra i 21 soggetti di sesso femminile. Questi casi, che furono sottoposti ad accurate indagini, hanno presentato inoltre, in varia misura, tutti i s!ntc.mi collaterali che sono stati riferiti come caratteristica deli 'anemia ipocrom~ca essenziale. Il trattamento ferrico ad alte dosi ha portato in tutti il ripristino di condizioni ematiche pressochè normali.


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Anche i risultati di Fasiani e Chiatellino consentono quindi con qudli di altri osservatori che nei loro gruppi di resecati trovarono una piccola percentuale di anemia. OssERVAZIONI PERSONALI.

Personalmente ho voluto sottoporre a revisione un gruppo di pp., affetti da ulcera gastro- duodenale, operati di resezione gastrica fra il 1° gennaio 1930 e il 31 marzo 1936. La tecnica operatoria costantemente usata fu sempre la gastro-digiunostomia termino-laterale totale, transmesocolica con fissazione gastrica dd meso, secondo il metodo Billroth II con la modificazione di Reichel- Polya. La tecnica ematologica fu la seguente : La raccolta del sangue veniva effettuata con l'incisione della pipita del dito medio della mano sinistra, previa accurata sgrassatura con etere etilico. possibilmente a digiuno e lontano dal periodo catameniale. Un conteggio era eseguito nella solita camera di Thomas- Zeiss c un secondo in quella di Metz che accoppia alla precisione una maggiore semplicità e rapidità di calcolo. Due strisci' venivano colorati secondo il classico metodo di May - Gruenwald- Giemsa, e un terzo con la miscela panottìca di Blumenthal, che m i permetteva di raccorciare il tempo per la lettura cumulativa.

La determinazione dell'emoglobina venne eseguita con il colorimetro di Leitz- Buerker. Gli individui che sono riuscito a rivedere, stante la grandissima difficoltà ad indurre gli ammalati a ritornare in ospedale per sottoporli ad esami, sono finora trenta. Il loro controllo si è svolto fra il gennaio e il maggio dì questo anno ( 1939). Ecco i dati rispettivi per ciascuno: 1 ° - T. G ., 20 anni. Ulcera Juodenale. Operata il 29 febbraio 1930. Eritrociti: 4·5<)0-000; emometna: 92; valore globulare : 1; globuli bianchi: 6.Sjo.

M., 54 anni. Ulcera Jcllo stomaco. Operata 1'8 marzo 1930. Eritrociti: 5.120.000; emometria: 103; valore globulare : 1; globuli bianchE: j. t;v.

2° - S.

3"- B. P., 22 anni. Ulcera ducxknalc. Operata il 29 marzo 1930. Eritrociti: 4.272.000; emometria: 6o; valore globulare: 0.70; globuli bianchi: 8.VO<l.

4"- P. E., 44 anni. Ulcera dello stomaco. Operato il 24 aprile l931. Eritrociti: 4-57o.ooo; emometria : go; v:1lore globul :~ rc: 0,99; globuli bi:lnchi:

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5" - A. I., 23 anni . Ulcera duodenale. Operata il 12. maggio ' 932· Eritrociti: 3· 750.000; emometria: 66; \'alorc globulare: o,88; globuli bianchi: 0.100.

6°- C. A .. 35 anni. Ulcera dello stomaco. Operato il 12 agosto 1933. Eritrociti: 5.ooo.ooo; emomelria: so: \·al ore globulare : o,go; globuli bi:111chi: i·•n•>.


7° . F. G., 29 anni. Ulcera duodenale. Operato il 4 settembre •933· Eritrociti: 4.61o.ooo; emometria: 92; valore globulare: 1; globuli bianchi : 8.150.

go - D. A., 28 anni. Ulcera del ventncolo. Operata il 19 settembre 1933. Globuli rossi: 4·3oo.ooo; emometria: So; valore globulare: 0,93; globuli bianchi: 6.650. 9° • B. E., 33 anni. Ulcera duodenale. Operato il 30 settembre 1933· Globuli rossi: 3-710.000; emometria: 73; valore globulare: o,9B; globuli bianchi: 8.000. 10°- G. B., 45 anni. Ulcera del ventricolo. Operato il 24 novembre 1933. Globuli rossi: 4·900-000i emometria: 97; valore globulare: 1; globuli bianchi: 7.2000. • Z. 1., 46 anni. Ulcera del ventricolo. Operato il 23 dicembre 1933. Globuli rossi: 5·290.000; emometria: 100; valore globulare: 0,93; globuli bianchi: 6.8oo.

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I2° . O. P., 41 anni. Ulcera duodenale. Operato il 2I febbraio 1934. Globuli rossi: 4·77o.ooo; emometria: 94; v:ì10re globulare: o,98; globuli bianchi: 7·500. 13° - C. R., 20 anni. Ulcera duodenale. Operato il 26 marzo 1934. Globuli rossi: 3·9&-ooo; emometria: 76; valore globulare: o,~; globuli bianchi: 8.200. 14° - L. F., 24 anni. Ulcera del ventricolo. Operato il 26 maggio 1934. Globuli rossi: 4-320.000; emometria: 86; valore globulare: 1; Globuli bianchi: 8.250. I5° - N. G., 34 anni. Ulcera duodenale. Operato il 7 giugno 1934. Globuli rossi: 3·95o.ooo; emometria: 76; valore globulare: o,~; globuli bianchi: 7.000. 16° - B. L 50 anni. Ulcer.a duodenale. Operato 'il 10 giugno 1934. Globuli rossi: 4.68o.ooo; emometria: 94i valore globulare: 1; globuli bianchi: 6.650. t7° • M. A., 34 anni. Ulcera duodenale. Operato il 25 luglio 1934· Globuli rossi: 4·6so.ooo; emometria: 8s; valore globulare: 0,91; globuli bianchi: 6.750. r8° • R. G., 27 anni. Ulcera duodenale. Operato il 26 luglio 1934· Globuli rossi: 4·6Jo.ooo; emometria: 87; valore globulare: o,93; globuli bianchi: 5.8oo. 19° - Q. V., 25 anni. Ulcera duodenale. Operato il 13 settembre 1934. Globuli rossi: 4.81o.ooo; emometria: 93; valore globulare: 0,97; globuli bianchi: 5-700. 20° • P. A., 20 anni.

Ulcera duodenale. Operato il 21 settembre 1934. . Globuli rossi: 4·78o.ooo; emometria: 73; valore globulare: o,7I; globuli bianchi: 7.100.

21°- E. V., 32 anni. Ulcera duodenale. Operato il 24 ottobre 1935. Globuli rossi: s.!:!oo.ooo; emometria: 75; valore globulare: o,6s; globuli bianchi: 6.750. 22° · T. S., 34 anni. Ulcera duodenale. Operato il 2 dicembre I934· Globuli rossi: 4·516.000; emometria: 70; valore globulare: o,78; globuli bianchi: 6.800. 23° - G. M., 31 anni. Ulcera duodenale. Operato il 21 dicembre 1934. Globuli rossi: s.s6o.ooo; emometria: 83; valore globulare: o,7o; globuli bianchi: 8.200. 24° · B. G., 61 anni. Ulcera del ventricolo perforata. Operato il 15 gennaio •935· Globuli rossi: 4-330.000; emometria: 87; valore globulare: I; globuli bianchi: 7·300, 25° - C. R., 52 anni. Ulcera del ventricolo perforata. Operato il 7 novembre 1935· Globuli rossi: 3·98o.ooo; emometria: 76; valore globulare: o,96; globuli bianchi: 6.500. 26° · F. M. 50 anni. Ulcera del ventricolo perforata. Operata il I7 gennaio 1936. Globuli rossi: 4.12o.ooo; emometria: 76; valore globubre: 0,93; globuli bianchi: 6. )00.


s88 27°- B. G. 48 anni. Ulcera duodenale. Operato il 15 gennaio 1936. Globuli rossi: 4·490·000; emcmctria: 8o; valore globulare: o,89; globuli bianchi: 8.000. 28•. E. M., 26 anni. Ulcera dd ventrico'lo perforata. Operata il 19 gennaio n936. Globuli rossi: 2.58o.ooo; emornctri;;: 25 ; valore globulare 0,49; globuli bi~nchi : 6.!1oo. ::!9° - T. L., 33 anni. Ulcera Juodenalc. Operato il 26 febbraio 1936. Globuli rossi: 3.8oo.ooo; emometria: 69; valore globulare: 0,91; globuli bianchi: 5.8oo. 30°- D. V., 56 anni. Ulcera duodenale. O perato il 14 marzo 1936. Globuli rossi 4·95o.ooo; emometria: 1; ,·alore globulare: t; globuli bianchi: 5·ìoo·

A carico dei globuli rossi non ho mai osservato nè poichilocitosi nè anisocitosi, nè policromatofìlia, nè presenza di normoblasti o di megaloblasti. To non credo che questi risultati possano prestarsi a molte discussioni. Per maggior chiarezza riporto qui sotto, in prospetto, le singole cifre dci globuli rossi, del dosaggio dell 'emoglobina e dell 'indice emoglobinico globul:tre. - -

N.

- .

Eritrociti

Hb

l

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N.

l

Eritrociti

l

Hb

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18

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4

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3·750.000

66

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4·780.000

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1


-

Il quadro ematologico escl ude anzitutto il sospetto di un 'anemia perniciosa che del resto non venne mai confortato da nessun altro segno clinico. In quattro casi gli eritrociti sono superiori, scppur di poco (5.12o.ooo; 5·290.000; 5.8oo.ooo; 5·56o.ooo) alla norma. Sarebbe però azzardato parlare per essi di iperglobulia, anche se una iperglobulia negli operati di resezione è stata recentemente osservata con una certa frequenza (Friedmann, Mairano e Placco, Allodi e Griva, Velo) e della quale si discute se rappresenti l'espressione di uno stato anormale di spostamento della massa sanguigna da certi distretti vascolari ad altri o di una lieve stimolazione del tessuto ematopojeti.co. In altri sette casi gli eritrociti sono inferiori ai quattro milioni con valore globulare tuttavia oscillante fra o,88 e 0,96, e in uno solo la cifra dei globuli è veramente bassa (2.58o.ooo) e il valore globulare pure (0,49), così da far r;tenerc lecita per queste solo caso la definizione di anemia ipocromica, seppure manchino assolutamente le altre note morfologiche negli strisci e i segni clinici che si vogliono collegare con tale anemia a carattere achilico. Se mai, degno di rilievo il fatto che trattasi di p. di sesso femminile e in g1ovine età (26 anni). La predilezione del sesso, nelle anemie ipocromiche dei resccati è anche un argomento cui accennano quasi tutti gli AA. Secondo alcuni questa influenza del sesso, oltre che in particolari condizioni endocrine, potrebbe essere ricercata nelle periodiche richieste funzionali che la perdita menstruale

impone agli organi ematopojetici e nelle richieste più importanti condizionate dallo stato gravidico; e può forse essere messa in rapporto con quanto ha dimostrato l'esperimento di Mullenix nei cani gastrcctomizzati, che non sono anemici o lo sono raramente se lasciati in condizioni normali, ma che non sanno riprendere adeguatamente alla richiesta di una riparazione ematica dopo il salasso; e anche con le osservazioni di Jvy e collaboratori che hanno osservato nei loro animali l'insorgere di stati anemici ad ogni gravidanza.

In conclusio·ne in nessuno di questi trenta pp. sottoposti a resez10ne gastroduodenale col metodo Billroth Il - Reichel- Polya per ulcera e r.ivisti a notevole distanza di tempo dall'intervento ho potuto mettere in evidenza . i segni dtli'a11emia perniciosa nè dell'anemia ipocromica tranne che in un solo caso sul quale è in corso una terapia marziale che dovrebbe confermarmi o meno tale diagnosi. L'argomento dei rapporti fra stomaco e crasi saguigna non rappresenta in fondo che un particolare aspetto del più vasto problema del trattamento chirurgico dell'ulcera gastro- duodenale, problema che è tuttora uno dci più discussi e dei più ag1tati come fa fede il grande numero di lavori pubblicati su esso in tutto il mondo allo scopo di combattere o di accettare l' una o l'altra direttiva.


590 A parte le discussioni sempre vive fra internisti e chirurghi, restando nel solo campo chirurgico si nota come le tendenze più diverse si contrastino il ttrreno, ognuna accusando gli svantaggi dell'altra ed affermando invece la propria superiorità di risultati. Tutto l'eterogeneo complesso dei contributi portati dall'argomento è stato opportunamente vagliato nel Congresso della Società Italiana di Chirurgia del 1937, il quale si è proposto di poter ricavare qualche conclusione precisa che possa essere di guida allo stato attuale delle cose. Le conclusioni tratte eia! rclatore, prof. Ottorino Uffreduzzi, per quanto riguarda il problema delle anemie postoperative sono le seguenti:

Il t1more delle anemie dopo la resezione estesa è stato molto esagerato. Nessun caso di anemia ipercromica è stato accertato, che· pos:a vuamenk essere attribuito alla soppressione estesa di parete gastrica. « Sono frequmti invece dei gradi lievi di anemia ipocromica, faci/mrok curabili, senza ripercussioni notevoli sull'esito dell'intervmto, dovute alla perturbazione del transito alimentare, che assumono un carattere di maggiore intensità solo quando vi sieno persistenti erron' della modalità e quantità dell'alimentazione l>. <<

Sulla base degli ultimi lavori circa le anemie dopo resezione gastriche, l'A. ha sottoposto a revisione trenta pazienti operati di gastrectomia parziale per ulcera gastro- duodenale, secondo il metodo Billroth II - Reichel- Polya, c il cui intervento risaliva fino a nove anni di intervallo. In nessuno di quei pazienti vennero riscontrati i segni di un'anemia a carattere pernicioso e neppure i segni di un 'anemia a carattere ipocromico sul genere di quelle così dette essenziali c in cui il fattore gastrico esplica, senza d ubbio, una parte importantissima per la patoge ncsi. RIASSUNTO. -

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IL PROBLEMA DIAGNOSTICO DELLE FEBBRICOLE SECONDO I MODERNI MEZZI DI INDAGINE l>ott. A:->nKu C •:->:<ELLA, tcnt·ntc metliw.

INTRODUZIONE.

1 ~ - CoNcETTQ DI FEBBRicoLA.

Si definisce col nome di « febbricola )/ ogni elevazione di temperatura che sia di scarsa altezza e di lunga durata con scarsi perturbamenti cenestetici, astenici ddlo stato generale e con lievi o assenti lesioni e sintomi evidenti ed apprezzabili. La ricerca del fattore determinante non va limitata nella sola indagine di una infezione, ma anche a tutte quelle alterazioni, siano esse d'indole nervosa o tossica, di disquilibrio nei costituenti morfologici e chimici del sangue, le quali siano capaci di determinare un turbamento nella normale funzione dei centri termoregolatori. E, partendo dal punto di origine, cioè dalla produzione e dalla regolazione del calore occorre precisare che cosa esso sia ed in che modo si alteri dando luogo alla ipertermia ed alla febbre. Si sa che il calore organico è il prodotto delle reazioni chimiche che si esplicano nell'organismo per cui esso sad tanto pià elevato quanto più intenso è il ricambio energetico. Essendo il calore, però, soggetto ad innumerevoli variazioni per influenze esterne ed interne, fisiologiche c patologiche e regolate per opera .del sistema nervoso, vegetativo ed endocrino, ne risulta di conseguenza che allorchè vi è un per turbamento nella funzionalità di questi meccanismi di regolazione si avranno per risulta~o alterazioni nel rapporto tra produzioe e dispersione del calore che possono manifestarsi sotto forma di ipertermia od ipotermia; uno di questi perturbamentii della termoregolazione è la febbre, in dipendenza di una funzionalità dei centri termoregolatori adi un livello più alto del normale, ciò che la distingue dalle ipertemie semplici (dovute non ad un disturbo dei centri sebbene o ad una eccessiva produzione di calore od a una ostacolata dispersione). I fattori provocatori. della febbre sono diversi (infezioni, cause tossiche, traumi meccanici e psichici, ecc.) però in ultima analisi tutti questi fattori si riportano ad uno solo cioè ali 'azione di sostanze tossiche sui centri tennoregola tori, fattore che si esprime sotto forma di proteine denaturate od eterogenee (batteri, prodotti batterici, prot. eterogenee), oppure proteine della stessa specie animale che, per agenti chimici fisici o per alterazioni del ricambio, si siano modificate nella loro struttura (prot. denaturate); ne deriva in


594 conclusione che la febbre è il fenomeno classico della intossicazione proteica td è uno speciale stato di difesa che l'organismo compie per disintossicarsi. 2 ° - f EBBRICOLE NELLA LORO CLASSIFICAZIONE.

Da tutto quanto si è detto sopra ne scaturisce che le febbricole sono caratterizzate dalla modifica elevazione della curva termica, dalla lunga durata c dalle minime sr non addirittura assenti lesioni anatomo - patologiche. Esse furono, nei vari tempi, variamente classificate dal punto di vista e-tiologico e così: a) il Rummo (1908) le divide in: febbri omoeidosetticemiche: tifo, paratifo, b. coli, b. di Gartncr, micrococco Brucei, infezioni miste; febbri setticemiche insolite: tubercolosi, b. Pfeiffer, cocchi, protozoi; febbri da cause oscure: leucemia, pseudoleucemia, neoplasia, febbre isterica; b) lo Jacono .a sua volta le classifica in: r• - febbricole da protozoi, 2 " - febbricole da funghi superiori, . 3" - febbricol e da batteri più importanti e più frequenti nei climi temperatl, 4" - febbricole da vermi, febbricole da veleni; c) e recentemente il Marafion (1927) in: I v - · febbricole da infezione generale, 2 • - febbricole da focolai settici latenti, 3v - febbricole da funghi supenon, 4" - febbricole da vermi, s' - febbricole da tumori maligni, 6" - febbricole da intossicazioni .croniche, 7v - febbricole da agenti fisici (meccanici) e chimici, s• - febbricole di origine nervosa, 9" - febbricole di origine endocrina. Tralasciando perciò le varie classificazioni le quali non hanno ragione di esistere che ai soli fini di una divisione didattica, cominceremo coli 'esaminare le febbricole da infezione trattando poi, via via, tutte le altre più C<tpitali. Dali 'inccrtezz:.t di una volta circa la etiologica delle febbricole si. è giunti poi alla conoscenza qu:.~si perfetta di esse giacchè ora si tende a giudicarle più che un unico tipo definito d1 malattia (febbre napoletana come una volta era chiamata), forme invece attenuatissime di una infezione acuta febbrile q ualsiasi quali per es: il tifo, paratifo, melitense ecc. e venendo alla conclusione che tutte le infezione febbrili acute, che assumono un decorso c1inico

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lungo e sfumato, possono occultare la loro natura e prendere l'aspetto fallacemente innocuo di febbricola, donde la necessità di specificare accanto al nome il tipo della infezione così per es.: febbricola melitense quella di origine melitense, febbricola tubercolare quella prodotta dal bacillo di Koch ecc. La febbricola inoltre può esserse primitivamente tale, oppure essere il prosieguo di una infezione già presentatasi a caratte~e acuto. Oltre i segni distintivi, di cui sopra si è fatto cenno e che saranno meglio sviluppati trattando singolarmente le varie forme, altri segni particolari a volte esistono ed essi sono sempre strettamente legati ed in intima relazione con l'infezione o la malattia che ha prodotta tale febbricola, così a volte la febbre non supera m ai i 37,5°- 38° mentre altre volte giunge persino ai 38,5o- 39o C., in genere con remissioni assumendo talora andamento intermittente o remittente per un tempo più o meno lungo, con elevazioni della curva termica a volta serotine a volte mattinali, leggieri brividi, anoressia, ma nulla però di tipico o di definito, quindi si è in errore a voler tracciare caratteristiche speciali e costanti per queste manifestazioni, quantunque a volta di sintomi evidenti se ne abbiano, ma essi sono sempre, come si è detto, in rapporto alla causa che ha prodotta la malattia, donde essendo varie le cause di febbricola, cosl molteplici saranno gli. aspetti che sogliono prendere tali sintomi. Ma d1 tutto ciò, quello che ai fini pratici è di capitale importanza è lo stabilire con esattezza la diagnosi ed in ispecie definire esattamente la natura della febbricola, giacchè non si deve, nè si può dire che si tratta di una << febbricola » ma invece di quale infezione si tratta, cosa che ha grande valore specialmente ai fini della terapia se non si vuol incorrere nella grave responsabilità morale di lasciare indisturbata una infezione latente e permettere il progredire e lo sviluppo dì essa. Ma come fare per stabilire la diagnosi di natura ? Trattandosi di una febbricola secondaria ad una infezione acuta e che riveste i caratteri di quella, la diagnosi di specificità, è in gran parte risolta; il difficile è il diagnosticare casi in cui la febbricola compare primitivamente ed aiJora varranno innanzi tutto i criteri semìologici di ogni singola affezione di cut si sospetta l'esistenza, inoltre si ricorrerà alle prove di laboratorio come per es. : l'agglutinazione, l'emocultura e rispettiva ricerca del germe, la prova della deviazione del complemento, l'indagine nelle urine e nelle feci, nè bisogna fermarsi ad una sola di esse, giacchè occorre tenere presente che si tratta di infezioni latenti o attenuate e quindi, molto spesso, k indagini di laboratorio possono dare un risultato negativo in alcune se non in tutte le prove, altre volte può verificarsi una positività per due specie microbiche ed allora si può pensare ad una infezione duplice o mista. Ed ancora varranno a rischiarare le tenebre la intradermoreazione con materiale antigeno prelevato dallo stesso infermo, oppure la radiografia allorchè si sospettano lesioni ghiandolari od iniziali del polmone, così la reazione


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di Wassermann, la ricerca nel sangue di protozoi ecc. in ogni modo si. dovranno fare tutte le ricerche diagnostiche che si ritengono utili a precisare la diagnosi badando bene che esse siano fatte con cura e con esattezza tecnica e si proseguirà nelle indagini fino allo stabilire 1a natura del male giacchè la vecchia ed inutile denominazione di << febbre criptogenetica » non è di conforto per l 'ammalato n è di onore per il medico. Ed ora un fugace sguardo alle varie infezioni di carattere febbrile clie possono dar luogo a quc::ste manifestazioni esaminando anche altre cause non di origine infettiva ma che talora pure si celano sotto forma di febbricole.

3" - FEBBRICOLE SETTICEMICH E. Le forme setticemiche a decorso em inentemente lcitto, in genere, dànno luogo allo stabilirsi di sindromi febbricolari .. Vi sono forme poi provocate da un solo agente e forme miste. A noi interessano quelle forme che, per gli speciali stati febbrili e sintomatici che determinano, possono nascondere la loro natura ed ingannare sulla esistenza stessa di esse. Quali sono queste forme ? Abitualmente si manifestano allo stato di febbricole le setticemie secondarie a processi. settici localizzati di piccola entità per es.: una suppurazione dentaria e simili, così ancora quelle forme miste (tifo- paratifo, tifo- melitensc, tifocoli, e<:c.) le quali producono varietà infinite di sintomi spesso banali, polimorfi, senza caratteri propri e con varietà sia nel decorso, sia nella refrattarietà ad una terapia specifica ed infine quelle forme subacute idiopatiche che nascondono una infezione latente. E' noto che nelle setticemie generalmente il sintomo più apprezzabile dal punto di vista semiologico è la febbre; ora questa febbre nelle forme acutissime, acute e subacute si manifesta in tutte le sue caratteristiche (continuo- remittente, intermittente ccc.) ma più volte invece assume un andamento atipico e variabilmente lento per cui, mancando altri segni particolari la diagnosi diventa oscura. Sono frequenti anche turbe digestive c fatti catarrali, renali, nervosi che ancora più fanno sviare dalle indagini. L'unicl via adunque per risolvere la diagnosi di specificità è quella batteriologica mediante l'cmocultura, la ricerca nel sangue dell'agente infettivo, la sieroagglutinazione ecc. come anche sopra si è accennato. Altre vo]te valgono come criteri discriminativi quando è possibile l'andamento della curva termica e fenomeni speciali sfumati a carico di apparati cd organi.

4" - FEBBRICOLA MELITENSE. Questa infezione è guelb che più spesso si presenta all'aspetto come ftbbricob, tanto che alcuni l 'hanno confusa con la cosidetta « febbre napoletana >> la gu::llc altro non è che la vecchia denominazione della fcbbricol:t datale dal Borrclli nel periodo in cui ogni soluzione del problema di queste

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597 sindromi sembrava impossibile al punto· chç erano considerate come entità clinica tipica ed unica caratteristica della regione napoletana. La febbricola da infezione del micrococco melitense o di Bruce ha tutto un andamento irregolare, con una durata lunghissima (forse la più lunga di tutte) ad ondate consecutive (ondulante) ad interva.lli con diminuzione di temperatura di circa qualche grado. Anche durante il giorno l'andamento della curva termica è irregolare poichè si possono verificare remissioni febbricolari mattutine di qualche grado simili alle remissioni della infezione malarica; gli accessi febbrili, di solito, si ripetono varie volte e la rappresentazione grafica di essi è tanto irregolare da essere definita dallo Schoull col nome di << febbre folle ». Inoltre sono presenti, ma non per s.e mpre, sudori profusi sia durante le remissioni che durante la ipertermia, brividi, artralgie, neuralgie. Per la diagnosi valgono i fattori epidemiologici (località, epidemie, casi conc·omitanti ecc.) e le indagini di laboratorio mediante la dimos.trazione hiologica dell'agente con la emocultura oppure con la sieroreazione biologica dell ;agente con la emocuhura oppure con la sieroreazione di agglutinazione tenendo presente che spesso non ·tutte queste reazioni riescono positive, bensì qualcuna positiva e qualcuna negativa, come pure l'agglutinazione avviene a titoli alti sino alla diluizione di I :soo quantunque una diluizione di I : 150 non escluda la esistenza dell'infezione ; anche la intradermo{eazione di o,s eme. di filtrato di brodocultura è un ottimo sussidio diagr.ostico poichè si ha una reazione allergica locale e talora generale anche in alcuni casi nei quali sia l'emocultura che la sieroagglutinazione riuscirono 11egative. Si notano ancora alterazioni ematiche come anemia fino a 2.5oo.ooo emazie ed una leucopenia con relativa mononucleosi.

5Q- FEBBRICOLA M.ALARICA. La febbricola dipendente da infezione malarica può iniziarsi dopo un attacco acuto oppure, come spesso avviene, senza essere preceduta da alcun accesso ed assumere un andamento primitivamente febbricolare con iportermia che di solito si aggira intorno ai 37,5 C con decorso atipico ed irregolare, con assenza di sintomi evidenti di guisa che assume un'impronta nasografica alquanto diversa dalla vera e propria malattia. Perciò la diagnosi anche in questo caso .offre una certa difficoltà, superabile tuttavia tenendo conto o di un precedente attacco qualora esso si sia manifestato oppure mediante le ricerche sierologiche del plasmodium nel sangue durante gli attacchi ipertermici. 6° ·- FEBBRICOLA TIFOIDEA. Separate o distin~e dal tifo ~ddominale, dopo le indagini del Louis, s'intendono per febbricole tifo'idee quelle speciali forme morbose attenuate 3

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Giornale di medicina militare.


598 tifosimili determinate dal tifo, paratifo A e B, dal bacillo di Gaertner, dal bacillus foecalis alcaligenes, le quali hanno caratteri generali, con o senza fenomeni setticemici, simili a quelli che si riscontrano nel tifo addominale però a decorso più mite e prolungato che talora passano anche inosservate (forme ambulanti); ciò può essere prodotto o dalla scarsa virulenza del germe infettivo o da un aumentato potere di resistenza dell 'organismo infettato od anche per l'uno e l'altro motivo insieme. Accanto a queste forme e spesso legate ad esse esistono le forme di vera e propria febbricola con elevazione serotina della febbre, la quale però raris!>Ìmamente raggiunge una forte altezza ed è a tipo remittente; queste forme hanno l'aspetto del tifo, differendone nel quadro clinico e nella durata. Esse spesso possono seguire ad una fase acuta della infezione ma a volte possono anche insorgere idiopaticameme. Si notano nella sintomatologia: cefalea, astenia, artralge e mialie temporanee, fenomeni a carico del tubo gastroenterico, anoressia, turbe nervose ecc. NatUialmente anche qui la diagnosi si fonderà sui fatti clinici apprezzabili o su una eventuale preesistenza di infezione acuta ma e specialmente sulle indagini solite di laboratorio (emocultura, sierodiagnosi di W idal, diazoreazione di Ehrlich ecc.) che si sogliono praticare nei casi di febbri tifosimili.

7" - fEBBRICOLE DA COLIBACILLOSI. La febbricola da infezione di colibacillo è clinicamente assai variabile, al punto da nascondere la sua natura perfettamente e far volgere l'attenzione ad altre cause; l'andamento della curva termica è atipico con elevazioni febbrili seguite o no da periodi di intermittenza di due o tre giorni, colpiscono l'attenzione dell'osservatore, però, turbe enteriche, anoressia, ipcremia epatica e spesso anche turbe nervose e respiratorie, ciò che complica la diagnosi quando ci si basa solo sui segni clinici. Tutta la sintomatologia è lieve c poco marcata ed a volte ricorda una infezione tifoidea specie per l'andamento della febbre che è, come si è detto, moltiforme ma sempre più o meno alta con intervalli di apiressia parziale; manca però la regolarità a ciclo, caratteristica della febbre tifoide. A risolvere la diagnosi di natura varranno ancora i soliti mezzi di laboratorio ; così nel caso di una prova di agglutinazione negativa per il tipo e para tifo si penserà con maggior valore ad una colibacillosi; inoltre anche l'emocultura può fornire ottimi indizi d'accertamento e così i soliti criteri anamnestici. La dottrina del Bouchard che poneva come fonte di febbricola anche i prodotti tossici sviluppantisi nel tubo gastro- enterico, aspramente combattuta, ha scarso se non addirittura nessun valore nella patogenesi di queste forme febbrili sebbene possa avverarsi che, accanto al bacillum coli, anche altri batteri (putrificus, proteus, putridus) facenti parte della flora intestinale possono associarsi provocando speciali sindromi tossigentive.


59<} 8" - fEBBRJCOLA DA MENINCOCOCCEMIA. Persino nell'in-fezione da meningococco di Wcichselbaum si possono presentare forme febbrili attenuate da nascondere in certo modo la natura dell'infezione. Spesso si vede una sindrome morbosa con caratteri leggermente accennati, con febbre persistente o intermittente, di mediocre inten~ità, con periodi di totale o parziale apiressia che dura mesi e mesi con quadri morbosi simulanti la febbre palustre o le forme esantematiche, con eri· temi, mialgie leggi ere, astenia, oppure forme tifoidi, articolari e via dicendo; ~pesso l'unico sintoma apprezzabile oltre quello della temperatura è la cefalea di modica intensità ma persistente e ribelle; l'esame del liquido cefalorachidiano, mediante la pumura lombare e con la ricerca di segni clinici che talora compaiono solo per brevissimo tempo e poco apprezzabili potranno r:solvere il problema etiologico.

9" - FEBBRICOLA DA INFLUENZA. L'infezione influenzale anche suole dare forme fcbbricolari a sindrome attenuata (influenza lenta) che a volte si inizia primitivamente tale ed altre -volte è il seguito di una forma acuta; si nota una ipertermia poco dcvata, serotina più spesso, che dura lungamente seguita o non da fatti a carico dell'apparato respiratorio. L'esame dell'espettorato può rischiarare, ma molto relativamente, la diagnosi, poichè questa forma morbosa non ha nulla di caratteristico e le sue varietà sono multiformi per decorso, · per durata, per sintomatologia. L'aiuto del laboratorio, per quanto dubbio e assai s<arso, è l'anemnesi oltre che l'esame obiettivo o soggettivo possono precisare l'etiopatogenesi. 10° - FEBBRICOLA f>A lNFESTAZIONE PARASSITARIA.

In tutto il quadro clinico delle turbe enteriche provocate dai parassiti intestinali (anchilostoma duodenale, ascaridi lombricoides, oxyoris · vermicularis, taenie cc.) prevalgono le caratteristiche di una anemia e di fenomeni morbosi a carico dell'intestino: tutte le forme prodotte dai vermi possono presentarsi primitivamente in fase attenuata o secondariamente ad una fase acuta; nel secondo caso la diagnosi è facile tenendo conto della sintomatologia spiccata già primitivamente presentatasi, negli altri casi invece si indagherà con l'esame del sangue se si riscontrano alterazioni nel senso di diminuizione del numero delle emazie, di leucocitosi, di eosinofilia, in altri t ermini se si riscontrano le note di una anemia; si esamineranno le feci dopo aver introdotto un vermifugo, si osserveranno le turbe di nutrizione, le turbe psichiche allorchè esse si presentano, si farà infine la prova meiostagmica di Ascoli e dopo tutte queste ·indagini la diagnosi sarà del tutto illuminata e felice.


6oo [l'' - FEBIIRICOI.E DA LEl'CE~IE .E PSEUDCLEUCEMIE.

Continuando nell'esame delle varie cause morbose che possono provocare la febbricole dobbiamo pensare anche alle forme larvate di leucemia e pseudoleucemia. Sono forme emolinfopatiche tenuissime che solo la analisi emocitologica può constatare nel senso di una eritropenia ed ipocromenia oppure la presenza d t linfoçiti a tipo reversibile più mieloidi o più linfoicfi; ricercare la natura tossica o tossinfettiva atta a provocare un perturbamento degli organi o tessuti omopo1etici (piombo, mercurio, malaria, leishmaniosi, tubercolosi, neoplasie, ecc.) a volte compaiono sintomi caratteristici della malattia, come per es.: dolori multipli, cefalea, angine, emorragie, edemi, ma altre volte si manifesta la sola febbre e che non raggiunge gradi molto elevati, occultando completamente la natura del male, cosa che, come abbiamo detto, si risolve dopo esclusione di altre affezioni e con un esame accurato del sangue ed una diligente osservazione dell'infermo ricercando con molta cura anche nei procedimenti famigliari ed anamnestici di esso. 12" - fEBBRICOLA DA NEOPLASIA.

Senza soffermarci mo~to, giacchè si presenta solo raramente, si può presentare anche talora una febbricola che accompagna o precede lo sviluppo di un tumore maligno di un organo profondo; ha l'aspetto di febbre intermittente simile a quella della malaria, non cede all'azione del chinino; altre volte compare nel periodo di cachessia ed allora la diagnosi è già fatta tenendo conto dell'anamnesi, ma quando compare o precede lo sviluppo di un cancro o di un sarcoma la spiegazione della elevazione termica presenta molta difficoltà seppure non è addirittura impossibile. J 3° - FE»BRICOLA ISTERICA.

Anche questo tipo di febbricola è multiforme, e può raggiungere alri gradi come mantenersi in limiti molto bassi. Accade che la febbricola accompagni altri sintomi dell'isterismo, oppure è unica manifestazione di un quadro morboso traendo in inganno il medico e portandolo ad una diagnosi di febbre tifoidea o simile. I criteri semiologici che conducono ad una esatta diagnosi sono: l'anamnesi, il sesso (quantunque si siano manifestati alcuni casi anche nell 'uomo Bonardi- Tillmann), la comparsa ~i fenomeni isterici concomitanti (convulsioni, contratture, paralisi), la comparsa, talora, di dissociazioni tra il polso e la temperatura, l'esame delle urine che conserva i car:ltteri normali ed infine la fcomparsa della febbricola in seguito ad una terapia di autosuggestione. Lasciando da parte le comuni cause di febbricola che sono sempre chiarite dall'anamnesi e che non richiedono troppe indagini (febbre da

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6or strapazzo, da epilessia, febbre sifilitica), passiamo senz 'altro a trattare sommariamente la più importante e subdola febbricola iniziale della tubercolosi, o, come viene bene definita, la: I 4 ° - fEBBRICOLA DA TUBERCOLOSI INIZIALE.

La quale quasi sempre è l'unico sintomo premonitorio della infezione tubercolare e che, se lasciata a se stessa e non sorvegliata, dà luogo alla insorgenza di una turbecolosi già in atto sotto forma di localizzazioni iniziali o di setticemia tubercolare. Quantunque dal punto di vista anatomo- patologico, la febbricola tubercolare non è l 'unica manifestazione, pure dal punto di vista clinico, va considerata e con molta attenzione. Il primo a dare l'allarme su forme di tubercolosi caratterizzata dalla sola febbricola con mite decorso e senza dati sintomatiçi apprezzabili fu il Cantani junior, anzi questi poneva al secondo posto tra le cause della febbricola, la infezione da bacillo di Koch. La febbricola tubercolare abitualmente si presenta sotto l'aspetto di una febbre leggiera, intermittcnte, a lungo decorso e con esacerbazioni serotine e decrescenze mattinali, raramente si presenta col tipo inverso. L 'esame clinico e radiologico risulta inefficace perchè negativo. Altre volte la febbricola pretubercolare simula la febbricola da infezione melitense e la diagnosi di specificità riveste più del solito una certa difficoltà. ' Sempre però la ipertermia è prolungata con intervalli più o meno brevi é spesso appena rilevata dall'istcsso infermo La diagnosi precisa viene fondata sulla esclusione delle altre cause morbose (micrococco, melitense, tifo, coli ecc.), sulla cutireazione di Van Pirquet, sulla presenza di !abili segni clinici (sudori notturni, pallore eccessivo, dimagramento, astenia, anoressia), e non sul reperto batterioscopico che è negativo, SlÙl 'anamnesi, sui precedenti ereditari, famigliari e personali, sulla reazione generale alla prova della tebercolina. La diagnosi di febbricola tubercolare è di una eccezionale importanza per poter trionfare di una infezione tubercolare latente o appena iniziata che riveste un carattere semiologico molto vago per essere i sintomi sempre silenziosi e pitl presunti vi che· effettivi; fa d uopo quin. di esaminare e vagliare tutti gli dementi possibili cd indispensabili che sono apprezzabili senza fermarsi su un particolare, .ma fondandosi sulla generalità se si vuol giungere ad una efficace conclusione.

J5° - CoNcLusiONE.

11 ploblema diagnostico delle febbricole è importantissimo sia per evitare diagnosi vaghe sia per sopprimere l'indecoroso nome di c< febbre criptogenetica » che nel significato stesso etimologico non esprime una diagnosi ma un gioco di parole; è necessario perciò, caso per caso, raccogliere tutti i segni clinici, etiologici, interpretarli, considerarli nella loro essenza, es:~min:ue tutte


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lt:- cause che possono aver determinato quello speciale stato morboso, aiutarsi con le preziose ricerche sierobiologiche, con le analisi del sangue, urina, e feci ecc. c specificare, in base a tutto ciò, la diagnosi di natura: solo allora si può di're di aver fatto il proprio dovere e l'interesse dell'infermo; solo allora si potranno attendere i benefici risultati da una terapia opportuna e bene .applicata. RIASSUNTO. - L'A. tende a dimostrare come, con la scorta. Jei moderni mezzi di inda. gine fisici, chimici e biologici, e con le attuali conoscenze di semejologia, non si possa più parlare di febbricole criptogenetiche, ma invece determinare la loro natura. fattore di capitale importanza ai fini deii:J terapia.

BIBLIOGRAFIA. RuMMO: Lezioni cliniche. - Rifcrma medica, 19<X}. CASTELLINO P.: Sulla Jindrome febbricolare. - Il Tomm:Jsi, 1912. CANTANI jr.: Sulle infezioni miste. CANTANI jr. : Sulla febbricola pretubercolan:.- Clinica mcd., 1914. MARANON: Sulle febbricole, 1927. STANCANELLI P.: Diagnosi della wbercolosi iniziale. STANGANELLI P.: Sulle febbricole. CASTELlfNO P.: Lezioni di clinic:I medica.

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ISPETIORATO DI SANITA' MILITARE DI ROMA lspeuorc: maggiore generale medico prof. 0 .\sn: CAS>.I. I..\.

SU DI UN CASO JGNORATO DI FERITA PENETRANTE DELL'OCCHIO DA SCHEGGIA METALLI CA Dott. EMILIO FR \SICH , capitano medico.

Le lesioni traumatiche oculari da piccoli corpi estranei (schegge) proiettati ad una certa velocità, che sono abbastanza frequenti sia in tempo di pace che in tempo di guerra e che per la situazione del globo oculare, protetto per la maggior parte dalle pareti ossee dell'orbita, si hanno di preferenza nella sua porziOne anteriore visibile, nel più dei casi in un primo periodo possono essere diagnosticate con una relativa facilità per i fenomeni clinici più o meno imponenti subbiettivi e obbiettivi che rivelano il tipo, l'estensione e la profondità della lesione. Mentre questa facilità di diagnosi è maggiore se il corpo estraneo colpendo l'o<:chio si arresta per la sua scarsa forza visiva nello spessore della cornea o nel segmento anteriore del globo oculare, essa diminuisce molto quando questo agente vulnerante di dimensioni minuscole e dotato di grande forza viva attraverso il segmento anteriore, senza lasciare tracce evidenti, t si arresta nello spessore del segmento posteriore in vicinanza o in contatto

del fondo dell'occhio, dove, passando inosservato in un primo tempo, può in seguito dare fenomeni clinici tardivi che è. difficile spiegare e che possono compromettere la funzione e l'integrità dell'organo. Questi fenomeni clinici sono in parte dovuti alla presenza del corpo estraneo più o meno sterile, ma specialmente alla sua natura c costituzione. Da molti AA. è notata ed ammessa la grande tolleranza dell'occhio per i frammenti di pietra, di vetro, di piombo che possono persistere per molto tempo nel globo oculare come corpi estranei indifferenti. Tale tolleranza però diminuisce molto se si tratta di schegge di rame e più ancora se si tratta di schegge di ferro e acciaio che, per l'azione chimica irritativa esercitata dai sali metallici liberatisi per il loro contatto con i liquidi endoculari, sono causa di complicanze secondarie e tardive abbastanza gravi e che occorre tenere presenti. Quando poi per vari~ circostanze la diagnosi esatta non si è potuta fare in un primo tempo, i fenomeni acuti sono scomparsi, e le tracce del

punto d'ingresso di questo corpo estraneo non sono più visibili ad un esame superficiale, la vera origine delle successive lesioni oculari può rimanere ignorata e si può assistere all'insorgere tardivo di alterazioni profonde a carico dell'occhio che possono rimanere inesplicabili nella loro patogenesi ed essere attribuite ad altre cause, con grave danno dell'infortunato. Tali difficoltà diagnostiche possono essere solo superate se si procede ad esami molto accurati


6o4 valendosi dei più moJerni apparecchi di indagine, propri della specialità, con i quali si riesce quasi sempre a ricostituire la patogenesi di queste lesioni a prima vista oscure. L'esattezza della diagnosi in questi casi. se ha grande importanza agli effetti curativi immediati e mediati, poichè porta alla tempestiva adozione dei presidi terapeutici indicati, lo ha maggiormente nella valutazione medico- legale della lesione, allorchè noi siamo chiamati a stabilire il diritto che può avere l'infortunato alla assistenza dello Stato o degli Enti Pubblici, sia per l'attuazione delle cure eh~:: possono ancora effettuarsi, sia per il risarcimento del danno subìto. Un caso di ferita penetrante da scheggia metallica in un occhio e che ua passato inosservato per circa quattro anni, per cui si era data una non esatta interpretazione delle lesioni tardive costituitesi in esso, è stato di recente sottoposto all'esame di questo Ispettorato e vale la pena di riportarlo per le considerazioni medico- legali a cui ha dato luogo e che hanno permesso la revisione completa dei precedenti giudizi medico -legali portando al giusto riconoscimento da causa di servizio della lesione. Soldato in congedo R. F .• classe 1911, appartenente al Distretto Militare di Brescia e già effettivo all' 8° reggimento genio. Negativi i suoi antecedenti famigliari e personali. Prestò servizio militare di leva con la propria classe dal 13 marzo 1933 al 1° settembre 1934 senza avere mai accusato disturbi oculari. Richiamato per esigenze A. o. il IO aprile: 1935 ed assegnato all' s• reggimento genio, sb:lrcÒ a Massaua il .2 2 giugno successivo prendendo parte con il suo reparto alle operazioni preliminari tlella campagna Italo - Etiopica. Il 20 ottobre 1935 in Adig r:H, mentre era comandato a spaccare della legna, rimase colpito violentemente all'occhio destro pare. secondo la sua prima impressione, da una piccola scheggia di legno. Però non avvertì dolore persistente, non notò alcun immediato disturbo visivo, e continuò nel suo lavoro. Pochi g1orni dopo il detto incidente wm inciò od a,·,·ertirc nell'occhio destro senso di sfarfallamento e di mosche bianche, accompagnato da diminuzione della potenza visiva. per cui fu fatto sottoporre a ,·isit:~ dal med ico di corpo. Questi non notò alcun segno macroscopicamente apprezzabile di lesione traumatica dalla parte visibile del globo oculare, e, verosimilmente colpito dalla Jacrimaz.ionc inte nsa. di:Jgnosticò una <<occlusione funzionale del canale lacrimale 1• a cui no n dette importanl'.a.

Ccss:aa questa lacrimazione il solòato R. F. continuò a prestare servizio, notando però una continua e progressi"a diminuzione della potenza visiva nell'ccchio destro. hnchè nel fcbbr:~io 1937 chiese ed o ttenne di essere rivisitato per i suoi disturbi oculari. Fu rico\'crato il 14 febbraio 1937 all'Ospedale cb Campo 77 di Asmara dove fu messo in rilie,·o nell'occhio destro un opac:nnento diffuso del cristallino ed una intensa org:miz· zaz ione d ~l vitreo, con im rossibilità di illuminazione del fondo dell'occhio c visus ridotto alla percezione dclb sola luce. L'occhio sinistro era normale con visus = tOl lO. Rimpatriato per tale infcrm it?t il 31 marzo successivo,' dopo 90 giorni di licen7-'l di corwolcsccnza fu sonopo~to a ra~segn:t il 13 luglio 1937, ivi fu ancora m esso in riliem :~ll'es:une obbiettivo rlell'cxchio destro un « opacamento del cristallino specie negli ulti mi strati posteriori, con \'isus abolito " e venne riformato per <<cataratta posteriore prob:Jhilmcnte complicata c perdit:-t dd ,·isus in 0.0. >l .


6os Avendo egli in seguito chiesto b thpcnJcnza da causa di servizio della sua infermità qculare, negli accertamenti me·dico-legali di 1" istanza fu confermata l:l presenza di un opacamento del cristallino de~.tro, specificato come <( catarratta complicata con visus abolito in O. D. e probabili lesioni del fondo ll , tale infermità non venne messa in alcuna relazione con il servizio militare e con il precedente suo trauma oculare del 20 ottobre 1935, per cui la trattazione di questo caso rientrò nella competenza di questo Ispettorato.

Nell'esaminare la pratica in sede di 2 3 Istanza si sono presentati i seguenti quesiti: Quale è effettivamente la natura e l'estensione della infermità oculare in esame ? Sino a che punto può avere influito sulla sua origine il pregresso trauma del 20 ottobre 1935, sulla cui esistenza non vi è dubbio? In mancanza di esso, a che cosa attribuire l 'insorgere e lo stabilirsi di una così grave infermità oculare di cui egli sino al 1935 non ha accusato alcun disturbo e che invece da quell'epoca è andata evolvendo sino a dare una attuale completa abolizione del visus in quell'occhio? . A questo scopo fu ordinata la visita diretta, che per competenza territoriale fu eseguita dall'Ispettorato di Sanità Militare di Torino e i risultati inattesi di tale visita hanno chiarito in ogni particolare la genesi e l'evoluzione della infermità e permesso quindi una completa revisione del giudiL.io medico - legale. Da quell'esame obiettivo è infatti risultato: (( Annessi oculari sani. O. S. normale con visus = IO/ ro. << O . D. lieve strabismo concomitante esterno. Non nette opacità corneali. Con l'esame a illuminazione obliqua si nota piccolo punticino nerastra nell'iride alle ore XI di essa, nel gran cerchio irideo in prossimità del limbo. Tale punto nerastro esaminato con la lampada a fenditura e microscopio corneale si rivela quale piccola ferita dell'iride a tutto spessore a for-

ma lineare, a margini sfrangiati. Il cristallino presenta opacità in massima parte corticali con spiccata zona di maggiore addensamento di esse in perfetta corrispondenza della lesione iridea suddetta. Con luce tangenziale della la mpada a fessura si intravede, sempre con il microscopio corneale, dal lato nasale dove le opacità lenticolari sono meno progredite, un riflesso rossastro degli strati anteriori del vitreo da essudati organizzati e leggermente vascolarizzati del vitreo stesso. Fotoreazione pupillare abolita » . L 'interpretazione dei fatti obbiettivi rilevati, l'esistenza e la localizzazione della ferita iridea, in corrispondenza della quale si nota il massimo addensamento delle opacità cristalline, la presenza di un essudato organizzato nel vitreo, ha fatto ,d edurre che probabilmente un corpo estraneo, colpendo l'occhio in vicinanza del limbo sclerocorneale abbia attraversato cornea, iride, cristallino e si sia soffermato nel corpo vitreo dandovi alterazioni. Per la piccolezza della ferita iridea e per il lungo tragitto da esso compiuto, tale corpo estraneo deve essere stato di piccolissime dimensioni e deve


6o6 avere avuto una notevole forza viva, per cui dovrà esserst trattato presumJbilmente di un corpo estraneo di natura metallica. Tali deduzioni cliniche sono state confermate dali 'esame radiologi co che ripetutamente eseguito ha dato il seguente referto : « Presenza nella cavità orbitaria destra di un corpo estraneo endobulbare di opacità notevole delle dimensioni di una capocchia di spillo )l, e in conseguenza il giudizio diagnostico della infermità in esame è stato modi ficato in « postUJmi di ferita all'occhio destro d'a minutissima scheggiolina metallica». Messa in evidenza così la natura e l 'estensione della infermità ci si è domandato: Come mai questa scheggiolina metallica che è penetrata così profondamente nell'occhio senza lasciare traccia evidente del punto d'ingresso sclero- corneale, non ha dato come conseguenza fatti evidenti di cheratite, di irite, n è fuoriuscita d eli 'umore acqueo e fenomeni glaucomatosi a distanza, ma solo un opacamento del cristallino e una organizzazione del vitreo evidente del resto solo a molta distanza dal trauma? Per spiegare ciò occorre ammettere oltre alla piccolezza della scheggia e la sua notevole forza viva, anche la sua forma irregolare a margini taglienti, ~ sopratutto la sua sterilità. In tal modo infatti la ferita a tutto spessore delfa cornea, per la sua piccolezza e per il combaciamento esatto dei suoi margini ha impedito uno spandimento notevole all'esterno dell'umore acqueo con tutte le sue immediate conseguenze, non senza aver provocato una

intensa fotofobia e lacrimazione ·immediate e lasciato, come reliquato del processo di guarigione di tale lesione, delle nubecole di cui ancora vi sono lraccie, definite all'esame obbiettivo dello specialista come «non nette opacità corneali >> . Anche la ferita iridea, pc:r la sua sede in vicinanza del grande cerchio irideo e per la sua piccolezza, avrà dato una fenomenologia clinica scarsa e si è cicatrizzata senza evidenti alterazioni della forma, aspetto e funzione dell'iride, lasciando però come suo esito il piccolo tessuto cicatriziale attualmente ancora rilcvabile come punto nerastro, visibile alla sola luce incidente. Le lcsion1 più importanti sono state però quelle del cristallino e dd corpo vitreo. Il cristallino attraversato da parte a parte in vicinanza della sua periferia ha sublto delle alterazioni primitive conseguenti alla interruzione della sua capsula c alla successiva imbibizione delle fibre lenticolari per il contatto con l 'umore acqueo e seguite dalla formazione di opacità lenti colari, che per la piccolezza della ferita si sono formate lentamente e che graJatamcnte hanno invaso lo spessore della lente, mantenendo però il massi mo di intensità e di alterazioni in corrispondenza del tragitto delb. ferita e delle soluzioni di continuo della corticale anteriore e specie posteriore. Il vitreo, dove questa scheggia, dopo aver esaurito la sua forza viva nell'attraversare tutti i mezzi diottrici, si è arrestata, ha subito delle alterazioni ancora più gravi. Quivi la presenza della scheggia non ha dato fatti


infiammatori acuti per l'evidente sua sterilità, ma ha invece dato una flogosi reattiva a carattere cronico che ha portato alla organizzazione del vitreo e allo stabilirsi di un conseguente grave danno per la funzione visiva, che attualmente è abolita. Queste alterazioni, oltre che per i fenomeni reattivi dovuti alla presenza del corpo estraneo, si sono costituite anche per l'azione chimica irritativa esercitata dai sali metallici liheratisi in minima quantità dalla scheggia, intaccata dalle sostanze organiche oculari con cui era a contatto. Chiarita così la natura e la patogenesi della lesione si è dovuto rispondere al secondo quesito: Se cioè essa può essere insorta come conseguenza del trauma subito dal soldato R. F. il 20 ottobre 1935 o può essere attribuita ad altre cause, e in questo caso a quali. Riepilogando i fatti oramai accertati, il detto soldato prima del suo ~ervizio militare non ha mai accusato disturbi visivi ed ha sempre accudito alle sue normali occupazioni. Giunto alle armi il 13 marzo 1932 prestò normale servizio di leva, sino al suo congedo, presso il gruppo artieri del genio di Roma e non risulta che in quel periodo abbia mai accusato alcuna infermità oculare o abbia riportato traumi. Richiamato il IO aprile 1935, sbarcò a Massaua il 10 giugno 1935 e prestò servizio regolare con il suo reparto senza accusare disturbi oculari sino al 20 ottobre 1935, allorchè avvenne l'infortunio accorsogli mentre spaccava la legna. Se effettivamente avesse riportato la lesione oculare in epoca precedente, per i disturbi subbiettivi e obbiettivi immediati e postumi che essa gli avrebbe portato, non avrebbe mancato di accusarla in precedenza, nè si può pensare che egli avesse artatamente celato questa infermità, poichè dai rapporti dei suoi superiori risulta un ottimo elemento. Stabilita così la coincidenza cronologica dei primi disturbi oculari con il trauma del 20 ottobre 1935, rimane ancora oscuro come mai, mentre egli ha accusato di essere stato colpito da una scheggia di legno, sia stato invece colpito da una scheggia metallica, e da dove poteva provenire quç:sta scheggia. Egli quel giorno era stato regolarmente comandato a spaccare della legna e per fare ciò evidentemente si sarà servito di uno strumento metallico (ascia o accetta) che doveva adoperare battendo con tutta la sua forza sulle legna per spaccarle. Ora, nello stesso modo come dall'urto violento dell'ascia sul !egna possono essere proiettate intorno delle minute schegge di legno, così possono essere anche proiettate intorno schegge metalliche distaccatisi sia dallo strumento adoperato, sebbene ciò sia pow frequente per la notevole differenza tra la densità di questo e quelb della legna, sia, ipotesi forse più verosimile, da quelche chiodo che si fosse trovato infisso eventualmente nel legno e che fosse stato colpito improvvisamente con forza dall'ascia metallica.


6o8 Egli al momento del trauma attribuì questo a una scheggia di legno, ed l~a sempre ripetuto tale versione nei suoi successivi ricoveri perchè questa ipotesi gli si presentava come la più verosimile. Però una scheggia di legno, necessariamente più grande della piccola scheggiolina metallica che effettivamente lo colpì, non avrebbe mancato di dare fenomeni clinici lacerativi di una certa importanza visibili e immediati che non sarebbero certamente sfuggiti all'esame anche superficiale del medico che per primo Jo visitò. Mentre invece la scheggiolina metallica proiettata con grande forza viva non lasciò tracce visibili, tranne la intensa fotofobia e lacrimazione. Il fatto po ~ che la cataratta e l'organizzazione del vitreo s1 s1ano resi molto evidenti a circa sedici mesi di distanza dal trauma non può escludere il

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nesso patogenetico tra di cs~e, poichè, secondo le statistiche del Gayct, la cataratta traumatica si può manifestare nel 65 ~~ dei cas: entro un periodo di tempo che va da I mese ad I anno e mezzo dal trauma, nel 15 ~~. da r anno c mezzo .a 2 anni, nel 7,5 % entro 3 anni, nel 5 o;, entro 5 anni, nel 2,5 ~. entro 7 anni e qualche volta all' 8" anno dal trauma. Nel nostro caso quindi il tempo intercorso tra il trauma allegato e il riconoscimento della infermità, cioè r anno e 4 mesi, rientra nei limiti delle maggiori probabilità di frequenza. Se si tiene presente poi che questa infermità fu riconosciuta la prima volta già in uno stadio avanzato, si deve dedurre che le alterazioni oculari si erano già costituite da tempo, sempre però posteri1ormente al trauma citato, ciò che le fa rientrare ancora maggiormente nella zona della massima frequenza delle possibilità di sviluppo. Che poi nella patogenesi delb cataratta in esame e delle alterazioni dd vitreo non possano averv1 influito cause tossiche generali (nefrite, diabete) risulta chiaramente dalla assenza di altri sintomi di tal i infermità generali, dalla unil.ateral.ità della cataratta corrispondente allo stesso occhio traumatizzato c poi in modo decisivo dal risultato dell'esame obiettivo praùato l'ultima volta e che stabilisce chiaramente l'origine traumatica della infermità e la persistenza del corpo estraneo nell'occhio. Questo caso, abbastanza interessante, e che ai primi esami è rimasto oscuro, per la sua singolarità, deve essere annoverato tra le rare lesioni trau· matiche dell 'occhio, il cui studio ed analisi clinica rientrano nel campo :specia listico. Ntl soldato R. F. la funz ione di un occhio è oramai perduta, ma, daro il genere della ksione non è da escludersi che possa insorgere in un secondo tempo una oftalmite simpatica nell'occhio rimasto illeso, con le sue terribili conseguenze. Ciò può essere provocato dall'azione irritativa del corpo estraneo rimasto nel bulbo oculare cieco e specie dalla azione chimica reattiva esercitata per la sua natura metallica. Sebbene questa pericolosa evenienza insorga d'ordinario da 4 a 8 settimane da 1 tra urna, spesso si ha a distanza di mesi ed anni , e si sono avuti dei

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casi in cui tale infermità è insorta anche dopo 20 o 40 anni dal trauma, data Ja possibilità che ha sempre l'occhio cieco ed atrofico di infiammarsi. Infatti secondo Bucciante « sono tutt'altro che rari i 'casi di feriti in un occhio da schegge penetranti che, sfuggiti al primo accertamento com petente, andarono incontro vari anni dopo il congedo alla fatale complicanza simpatie~ >> .

Le statistiche di guerra riportate dal detto A., dimostrano, che sebbene molti oculisti abbiano ritenuta l'oftalmite simpatica con le sue terribili conseguenze come eccezionale e financo negata, essa invece esiste ed ogni ferita penetrante, per benigna che sia, può esserne la causa anche a grande distanza d i tempo. Il gi uslo giudizio di riconoscimento da causa di servizio della infermità dell' R. F ., adottato da questo Ispettorato nei suoi confronti, sulla base dei nuovi elementi e delle consideraz:oni medico-legali innanzi riportate, lo ha messo in condizione di poter affrontare ogni eventualità, poichè egli ha acquisito il diritto ad assegno di pensione e a tutte le assistenze dovutegli per legge. In questa sede non si è proceduto ad assegnazione di categoria di pensione, poichè si doveva esaminare solo la dipendenza da servizio della infermità. Questa categoria di pensione, che verrà a{segnata da parte delle competenti autorità sanitarie, sarà temporanea, dovendo essere basata sulle presenti condizioni e sul suo attuale defic:t funzionale visivo e in tal modo non verrà pregiudicato il suo diritto ad una eventuale revisione qualora con l'andar del tempo le sue condizioni si aggravassero per il sopraggiungere di complicazioni sia nell'occhio offeso per la permanenza in esso della scheggia metallica, sia nell'occhio ancora integro per il sopraggiungere della oftalm :te simpatica. L 'A. presenta un caso di ferita penetrante dell'occhio D. da schegg ia metallica riportata da un soldato in A. O . I. nell'ottobre 1935, che era ritnasta ignorata nella sua etiologia e patogenesi per circa 4 anni, e svolge le considerazioni medic(}olegali per le quali è stato possibile stabilire, a tanta distanza di tempo, l'esatta patogenesi della lesione ed ammetterne la dipendenza da causa di servizio. AuTORIASS UNTO. -

BIBLIOGRAFIA. A. : I traumi oculari nella guerra mondiale: ciechi di guerra. Medicina Militare, fase. I, pag. 3. 1938.

B ucctANTE

Giornale di

AGNELLO F.:

r:.importanza d.ei traumi contusitti e delle lesio11i comeali nel determinismo di alcuni vizi di refrazùme. - Giornale di Medicina Militare, fase. XVIII, pag. 1083. 1

939·

A.: La traumatologia del lavoro nei rapporti con la legge (usioni traumatiche dell'occhio). -Ed. L. Pozzi , pag. 333 e seg., 1926DE VtNCENTIS : Manuale di oculistica ad uso dei medici pratici. - Ed. L. Pozzi, 1926. M.w C. E. e TROMBErrA: Malattie dell'occhio. - U.T.E.T., 1933·

C tAMPOLIN t

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LATRINA DI FORTUNA PER MALATI CONTAGIOSI Prof. BR~:No TRAM81JSTI, capitano medico.

Sopratutto al medico militare ed al medico coloniale potrà riuscire utile conoscere un metodo di ripiego perfettamente rispondente allo scopo di isolare il materiale fecale dal contatto con qualsiasi specie di insetto capace di funzionare da vettore di infezioni od infestioni. Il malato od il portatore, vien fatto defecare entro un recipiente di fortuna (p. es. una latta vuota da petrolio o da benzina) nella quale si sieno introdotti prima di metterla in uso, 3 litri circa di a~qua di calce versando poi al disopra di essa uno strato alto circa 4 centimetri di olio bruciato da motore (v. fig.).

La meccanizzazione dei mezzi di trasporto è oggi così diffusa che è facilissi mo procurarsi tutto quanto occorre. L'olio da motore bruciato avrebbe ancora un valore commerciale ma esso diviene nullo quando il ricupero di esso diventa laborioso (in colonia o presso colonne militari operanti). Sarebbe sempre ad ogni modo un valore inferiore all'utilità che può derivare da questo suo impiego. L'olio bruciato di motore conserva una densità inferiore alla soluzione di calce, per cui risponde perfettamente alla sua funzione di isolante dd liquame contenuto nel recipiente. Solo quando come in certe forme diarroiche, il materiale fecale è ricco di gas e tenderebbe a rimanere al disopra dello stato isolante, sarà necessario


6n con un bastone rimuovere lo strato di olio per assicurarsi che il materiale fecale ne s1a sommerso . .Sarà poi sempre necessario come è ovvio, badare che le feci non vadano mai a lordare le pareti del recipiente. Questo tipo di latrina può essere istallato ovunque, sia dotandola di una predella quando si debba usare in accantonamenti. Per proteggere il materiale vario usato a scopo detersivo (carta, ecc.) è bene mettere accanto alla latrina sudescritta un altro recipiente contenente anch'esso circa 5 litri di acqua di calce nel quale il materiale viene immerso dallo stesso utente per mezzo di un bastone preparato entro il recipiente. Questa latrina da me ideata, per quanto semplice, risponde certo meglio di ogni altro sistema finora escogitato, perchè riesce assolutamente inodore è del tutto sicuramente igienica, e si può improvvisare faci lmente ovunque.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI M IL/T ARI ELEi\ ' CO E SOMMARI DEGLI

Al?GOMENTI 'fRATT.-ITI.

(f) ,,j l't'rl•,tli pat•ctmri ,t/la /Jir~;ionc gt:tl(:rnlr di Sanir.ì

militare nd luglio '940·XVII! ).

ALESSANDR lA. T c:nente medico CAli LO OoNOOLI: L'ulcera gastro - duod~nale. L 'O.. prendendo lo spunto J:.~l forte numero di individui richiamati che chiedono di essere sottoposti a provvedimenti medico-legali allegando ulcera gastro-duodenale, riferisce alcuni dati statistici del Gabinetto R:.~diologico dell'Ospedale Militare di Alessandria. Da questi dati si ri leva che, mentre i c:.~si di vera ulcera callosa del duodeno costituiscono una percentuale minima. numerosi sono gli individui portanti segni di irritazione dd bulbo duodenale con presenza di ulcera mucosa e con segni radiologici indiretti di ulcera; e più numerosi :mcora sono quegli .Jitri soggetti i quali, pure allegando una !>intomato!ogia ulcerosa, o non presentano lesioni gastro-duodenali, o presentano wltan to esiti lontani di fatti ulcerativi pregrcssi. radiologicamente gua riti; oppure fatti irritativi ed infiamm::tori di altri tratti del tubo digerente, come gastrite cronica, coliti . colecistiti ali. tiasiche. appendicopatie. Dal punto di vista della idoneità fisica al servizio militare ritiene che, mentre gli affetti da vera ulcera callosa devono essere con~iderati come dei noo idonei al ser\'izio militare, fa molte riserve per qudli che portano segni indiretti di ulcera. ed anche piccole erosioni superficiali della mucosa. Esclude poi la non idoneità anche per coloro che pre~entano soltanto f:Jtti irritativi bulbo-duodenali di origine tossica o riflessa, espres. sione que~ta di squilibrio neuro-vegetatlvo.

!b. Tenente medico prof. GIUSEPPE PINEITI: Presentazione di ca,·i clinici. Un caso di sindrome pellagroide frusta con manifestazioni puramente cutanee. ciatante da parecchi anni con alternati\·~ di spontanee parzia]_i remissioni nel periodo invernale e riaccensioni in rapporto alla stagione estiva. L'O. mette in evidenza il chi:.~ro rapporto del l'azione della luce solare sulla cute c la presenza in circolo di sostanze fotesensibilizzanti c mette in rilievo la modica ipcrporfirinuria constatata nell'ammabto. S'intrattiene poi brevemente sulla terapia della forma morbosa con l'acido nicotinico e la sua amide. 2° - Un caso di tubercolosi verrucosa della regione calcaneare destra insorta in un soj.:getto luetico recente (sifiloma e sifilodcrma papuloso in atto). L 'O .• dopo aver illustrato la sintomatologia cutanea del caso, ne disCJ.Ite brevemente la patogenesi in base soprattutto ai reperti radiologici polmonari ed ai risultati delle prove di laboratorio. ~· - Un caso di sifilodcrma papulo - pustoloso a tipo acneiforme insorto in un sog· getto etilista. L'O. discute l'influenza del terreno organico individuale sulla modificazione. a volte sostanziale. dell'aspetto eruttivo secondario luctico e richiama l'attenzione co ntro i possibili errori di diag nosi da p:trte del medico generico. 1° -

N ETTUNTA (C:unpo s~ 1: . eli m . militare). Tenente medico MARIO ZoLLO: Tbc. muli~ chirurgica. L'O. illu~ tra i cnsi di tuberco losi renal:.: capitati alla sua osservazione nel R cp~rto Chirur~i a e si soffcrma in modo p:~rticolare sulla patogenesi, l'anatomia patologica e b

terapia d i q uesta entità morbosa.

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6I3 NOVARA. Tenente medico PIERO CROCE: Un <aso di anchilostomiasi. L 'O. espone brevemente la storia clinica di un caso di anchilostomiasi capitato nella Sezione medica dell'Ospedale militare di Novara, parla della diffusione e dei gravi danni causati da questa parassitosi, ed in particolare si sofferma sulle vie di penetrazione e sulla moderna terapia dell'infestazionc. I'EH.UGIA. Aspirante ufficiale medico prof. Q viNTO CALABRO: Attività chimica dei nervi. L'O. fa una rapida rassegna delle più recenti acquisizioni di fisiologia nervosa. Dopo :wer accennato ai vecchi presupposti di Howel e di Elliot, che già dimostrano una chiara tendenza verso una concezione chimica dell'attività nervosa, ricorda le celebri esperienze di O. Loewi, che dànno una conferma sperimentale del concetto dell'azione nervusa esplkantesi per via chimica. Integrano queste idee le esperienze di Cannon e Bacq che portano alla scoperta della simpatina. Successivamente sono ricordati tutti i princip_ali lavori dell'ultimo periodo che va dal 1931 ad oggi, i quali permettono di ritenere non soltanto la terminazione nervosa adrenergica o colinergica secondo la terminologia di Dale, ma anche la fibra nervosa in toto, sede di fenomeni chimici da eccitazione, dimostrabili con tecniche adatte: queste ultime ricerche eseguite dapprima da AA. italiani. Accenna per ultimo ai vantaggi pratici di taluni concetti. che vanno dalla possibilità curativa della miastenia con l'eserina, ai tentativi d'interpretare c di estendere i più moderni metodi di terap.ia nervosa, secondo le <ecniche di Von Medema e di Von Sakel.

l b. Capitano medico LVICI 0oMINICI: Considemzioni e risultati ottenuti su alcuni (asi di anemia trattati con inieziont di autojangue. previame11te esposto ad irradi{lzioni attiniche. L'O., dopo avere enunciato alcune teorie sulle azioni biologiche delle radiazioni io generale e delle radiazioni attiniche in particolare, descrive alcuni casi di :1nemia trar. rati con autoemoterapia con sangue esposto per alcuni minuti all'azione dei raggi U. V. e dimostra come in molti casi di anemia essenziale e secondaria abbia ottenuto brillanti risultati, ove i normali preparati antianemici avevano deluso o per lo meno dato limitati risultati. TRENTO. Primo capitano medico GI USEPPE CRISTOFALINI: Un caso di pemfigo volgare ~d uno di botto11e d'Oriente. L 'O. presenta un caso di pemfigo volgare in un militare del Rep. Dermoceltico. Trar- _ tc.:ggia la sintomatologia, imponente nel caso in esame, costituita da lesioni antiche con chiazze d iffuse ipercromiche al collo, ai cavi ascellari, agli inguini, alle cosce e da lesioni recen ti bollose più o meno confluenti, dalla grandezz:t di un pisello a quella di un uovo, con contenuto sieroso e sieroemorragico. Accenna poi alla sua oscura eziologia, al suo decorso ed alla sua prognosi. Illustra i criteri della diagnosi differenziale rispetto alle \"arie dermatiti bollose, presentando casi di Herpes z~ter. dermatiti erpetiformi. eritema essudativo polimorfo, impetigine bollosa. I nfine presenta un caso di bottone d'Oriente, in un reduce dell'A. O. I., illustrandone l'eziologia. la sintomatologia e la cura.

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Giornalt: di medicina militare.


RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI E

RIVISTE

IGIENE. W. ScHMIDT- L<\1'\GF.: Igiene dell'acqua w guerra. sto 1940.

<< Deut.

Militararzt. )), H. 8, ago-

L 'A. mette in evidenza l'opera dclrigienista in guerra, che supera per importanza quella di qualsiasi altro medico specialista, chiru~go compreso. Dopo aver tracciato i prin. cipali compiti dell'igienista in guerra c i risultati ottenuti, anche durante l'ultima campagna in Polonia, l'A. tratta del problema igienico dell'acqua, facendo degli utili raf· fronti tra le necessità del tempo di pace e quelle della guerra. Le conclusioni che l'A. trae dal suo studio sono: 1 ° - In guerra la m:mcanza di acqua è questione di capitale importanza, daw che la vita di molte unità di truppe t: strettamente legata alla presenza di abbondanti quantità di essa. Le truppe di esplorazione sono state impiegate con ottimo successo anche per risolvere rapidamente, in taluni casi, il problema della provvista di acqua. Ed infatti c~se ricercano e trovano provviste di acqua non sospetta nei serbatoi e nei cassoni delle case abbandonate o nei pozzi, scoprono botti cd altri recipienti vari pieni di acqua, abbandonati dalle popolazioni in rapida fuga. Una volta han tratto fuori scavando i recipie.Qti per la clorazione delle acque. 2" - L'acqua meteorica. che in tempo di pace viene raramente usata, in guerra acquista notevole importanza; quaìche volta può essere insospctta come la migliore acqua di sorgente. Astrnione fatta di questi cas1 eccezionali, si deve dir subito che qualunque <1rqua, compresa quella delle centrali, danneggiate per una qualsiasi causa di guerra, è da considernre come sospetta, e quindi pericolosa per la salute. 3'' - L'ispezione in sito resta ~empre ia più importante metodo di ricerca. T al volta ~i ricorre a semplici proYe di orientamento. non certamente precise, dato che non è

possibile compiere le dovute indagini chimiche e batteriologiche. Può riuscire utile b ricerca sul cloro libero ed il procedimento batteriologico rapido. 4° - La depurazione dell'acqua mediante l'ebollizione o mediante il cloro è da con~idcrare come regola per prcmunlrs1 dal pericolo di infezioni . Per regolamento è fatto di\·icto alle truppe di sen·irsi di acqua non bolli~'l, come pure di viveri crudi o scarsamente cotti. Anche le popolazioni civili sono istruite in questo senso mediante proclami. rn:~n i festi . b:10ditori. 5° - Apparecchi di fìltra?.ionc trasportabili, utilissimi in certe circostanze. si possono imtalbre c far funzionare con buon rendimento. o0 - L'igiene J cll"acqua rappresenta in guerra la prima provvidenza nella loua contro le malattie infc:nive; si trntti di ::1cqua da her: o per cucina o per bagni le misure i~ icnichc sono le stesse. Spesso si adoperano metodi e procedimenti che in tempo di p:1cc non sono us:ni. 7° - L'igie nista ha bisogno in campagna dell'aiuto c della collaborazione di ruui gli altri medici; egli non de\·e neanche trnscurare il parere degli specialisti del posto. Dclb massima impo rtanza è 1::1 coll:!boraz10ne coi genieri c con le altre unità tecniche. che prertano con prontc:7.za e con zelc la !oro opera, meritevole di speciale distinzione. R EIT.\!\0.


615 H. H.-.RTMANN: Il treno di bonifica dell'ese,·cito. -

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Prakt. Desinfector ))' 32, 1940.

Per la lotta contro i pidocchi ed il relati,•o pericolo di epidemie di tifo esantematico, sono stati apprestati, 'oltre le installazioni fisse, delle formazioni sanitarie mobili che si possono rapidamente portare nelle località dove occorrono. A questo genere di formazioni appartengono i treni di bonifica dell'esercito tedesco. di cui sono descritte le caratteristiche in parecchi allegati. Il \'agone 1 serve per la svestizione e per il bagno, e rappresenta la parte infetta; gli indumenti vengono racchiusi in speciali sacchi contrassegnati Ja marche. Vi è un ambiente per il taglio dci capelli, segue quindi un altro che precede quello del bagno, dove vengono forniti sapone e asciugatoi. Nel locale proprio del bagno ha luogo l'abbondante insaponatura di tutto il corpo e il lavaggio. Dal vagone 1, sempre ben riscaldato, i militari già lavati procedono, attraverso un corriJoio separato, lungo il vagone 2, dove avviene la disinfestazione degli indumenti, nel vagone 3• che serve per la vestizione e come luogo di attesa prima di ricevere gli indumenti disinfestati. La disinfestazione è eseguita col vapore sotto pressione. Il vagone 3 contiene vari ambienti ed apprestamenti, come ad es. un generatore di vapore p:r l'intero treno, un ambiente che sen·c di magazzino, una stanza di servizio, una btrina. Il vagone 4 è attrezzato in parte come abitazione ed in parte come cucina: il v:~gone 5 infine è aggiunto come riserva per tutti i mezzi di trasporto. Il personale addetto a questo speciale treno di bonifica è formato da militari specializzati del corpo sanitario. REITANO . .

l!. REITANO: Sull'eziologia dei/a co.<idetta febbre padulina. Pratica), n. 28, 15 luglio 1940.

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Il Policlinico )) (Sezione

L'eziologia della febbre p:~òulina. i cui primi c:~si clinici sono sr:~ ti nsserv:ui nel 191:2 da · Romiti, è rimasta oscura anche dopo le indagini del Forleo il quale si limitò ad emettere diverse ipotesi fra cui quella dell'origine spirochetica. Il Cantieri, che fin dal 1~34 si è occupato di questa forma fehbr.ilc che colpisce, nel periodo estivo-autunnale, i lavoratori del padule di Fucecchio cd i rurali di altre località non padulose, riportò l'affezione alla leptospirosi ittero-emorragica. La ~intomatologia talora è identica a quella del m orbo di Weil. altre volte corrisponde a qu~ lla di forme febbrili reumatiche o ininfluenzali banali. Il Cantieri è riuscito ad infettar col sangue e il liquor di pazienti, affetti tanto dal quadro tipicc del m. di Weil quanto da forme atipiche, delle cavie, riproducendo in queste il quadro classico della leptospirosi ittero-emorragica con reperto positivo di leptospire negli organi interni , dimostrando così che in alcune regioni d'Italia esiste la leptospirosi ittero-emorragica, in forma tipica ed atipica. e che la vecchia diagnosi vaga di <( febbre padulina )) dev'essere mstituita da quella di leptospirosi. Alla conferma biologica il Cantieri ha :.~ggiunto, nel 1 9~8, anche quella sierologica con ricerche compiute su numerosi stipiti di leptospire, nelle quali i sieri di 6 infermi agglutinarono ad alto titolo alcuni ceppi classici di Lept. ict.- haem. e si dimostrarono inattivi verso altri ceppi. E' motivo, quindi, di wrpresa !'affermazione fatta , malgrado le predette pro\'t: biologiche e sierologiche dal Mino, nel luglio r939, che, cioè, l'eziologia della febbre padulina sia ancora da accettare e infatti tale affermazione ha provocato una discussione tra il Mino e il Cantieri. Sembrerebbe che il primo. per accertare l'origine spirochetica dell'affezione, consideri come assolutamente indispensabile l'isolamento in cultura dei pazienti della leptospira. In realtà il clinico per la diagnosi può accontentarsi delle notizie anamnestiche favorevoli e della positività delle pr~ve biologiche e siemlogiche, mcntre il microbiologo cerca non solo di trovare l? leptospira in cultura ma anche di precisarne il tipo. Infatti è interessante notare che, olw: alla leptospirosi classica cosmo-


616 polita, esistono altri tipi di leptospire differenziabili sierologicamentc e capaci Ji provocare forme febbrili atipiche; come pure è da notare che anche la classica leptospira itterocmorragica dà un'alta percentuale di casi clinici atipici. anitterici, e può anche non riuscire patogena per la cavia. Inoltre è possibile che, oltre alla leptospirosi provocata dalla classica ieptospira i. e., esist:lno anche delle altre leptospirosi dipendenti da leptospire differenziabili sierologicamente da quella classic:l, in cui il siero degli infermi non agglutina gli stipiti classici ma agisce ~olo sulle leptospire relati,·e. Dopo queste premesse \'A. passa ad esporre i risultati delle ricerche compiute nell'anno 1939 su alcuni campioni di sangue appartenenti ad individui affetti da forme tipiche e atipiche di lcptospirosi oppure a soggetti sani. Dal primo caso è stato isolato con l'emocultura il ceppo classico della leptospira. In C'$SO la prova biologica era riuscita nettamente positiva. Il siero di sangue deH'infermo agglutinava ad alto titolo diversi s tipiti di leptospira ict.-haem. e rest:.1va inattim verso stipiti di altre lcptospire. Anche dal secondo caso l'emocultura ha permesso d'isolare il tipo classico ddb lcptospira. Pure in esso la sieroagglutinazionc er.1 riuscita positiva ad alro titolo \'Crso parecchi sùpiti di l. i. h. Nel terzo c..1w. in cui la sieroagglutinazionc è stata positiva verso gli stipiti cbssici di l. i. h. e negativa verso gli altri .stipiti. l'emocultura non è stata eseguita. Nel quarto caSo è stata isolata con l'emOéultura una leptospira i. e. de! tipo classico. per la cui esatta identificazione sono occorsi 34 giorni, mentre la prova sierologica. est·· guita in 14" giorn:.1ta, era riuscita positiva ad alto titolo ~olo verso gli stipiti cbssici di l.!. h. E, in generale, la sieroagglutinazionc che incomincia ad essere positiva dall'ott:.J,·o giorno rappresenta un procedimento diagnostico più precoce dell'emocultura. Nei casi quinto c sesto (riguardanti la sorella e la madre dell'infermo del caso precedente) sono riuscite negative tanto l'emocultura che le sieroagglutinazioni Nel settimo caso l'emocultura è anda ta a male per inquinamento dei tubi. Tuttavia l'csservazione protratta per 35 giorni non ha svelato alcuna lcptospira. La prova biblogica era st:.lta positiva ed anch~ la sicroagglutinazione era riuscita positiva verso gli stipiti classici di l. i. h. e negariv:.1 verso altri stipiti. Nell'ottavo caso l'emocultura col sangue citratato è riuscita negativa, mentre b sieroagglutinazione è riuscita positiva verso la l. i. h. e negativa verso altre leptospire. Infine in quattro casi in cui non csistcv:1 alcun sospetto clinico od epidemiologico e nei quali le indagini erano state eseguite solo a titolo di curiosità scicntifìèa tutte le ricerche sono riuscite negative. Si può dedurre che il tipo classico della l. i. h. è stato isolato una ,.oJra da un caso di cui clinicamente e-ra stata fatta la di:~gnosi di leptospirosi i. e. e due ,·oltc da C:J>i semplicemente febbrili di leptospirosi corristJOndenti alla cosidetta febbre padulina. In altri casi analoghi la sieroreazione è risultata altamente positiva verso i soli stip1ti classici di l. i. h. Le prove culturali confermano i dati rilevati dai Cantieri fin dal ' 934; mentre le notizie anamnestiche cd cpidt.:miologichc. le ricerche culturali c sicrologichc dimostrano che nelle forme febbrili prima note come 11 fehbre padulina ,, si tratta di una leptospirosi.

o, GIORGI. IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE.

C. SERRA: LA mafatJia del sonno o Castellanost'. - Ed. S. A. Z. Venezia, marzo 1940. La monog-rafia che il chiarissimo direttore della Clinica .delle malattie tropicali e subrropicali de::lla R. · Unil'ersità di Modena ha pubblicato su di un argomento di grande: im!Jùrtanza per i medici coloniali, è veramente opera di un Maestro, di un sanitario


cioè che bene a ragione può considerarsi come uno specialista in materia avencJo egli passato molti anni nel Congo Belga in regioni colpite dalla terribile endemia ed avendo osservato e studiato a fondo centinaia di casi quale direttore degli Ospedali di Albert,·ille. E' con vero piacere, col massimo· interesse, col massimo profitto che si legge questo ltbro dove con sapiente concisione m ;~ nello stesso tempo con completa visione sono trattati tutti gli argomenti d:.~lla stona della m:~lattia. :.~Ila su:1 eziologia, alla sua pato· renesi, alle sue diverse manifestazioni cliniche, ;;Il:.~ diagnosi. alla prognosi, alla profil:lssi , alb cura c ad altre questioni ancora. La storia della malattia, a cominciare dai più :1ntichi accenni, vi è sviluppata in modo completo come complt:ta e interessanttissima è quelb che si riferisce :-di 'agente 'ettore, alla Glossina cioè. Complete sono le notizie sulla distribuzione geografica della tnalattia, sull'eziologia e quindi sulla storia n:tturale dei tripano.wmi dei guaii dà la ptù recente classificazione seguita dalla tr::mnione loro tanto dal punto di vista morf<r l o~tico che da quello biologico. Concisa ma più che sufficiente è l'anatomia patologica. Interessantissimo e veramente pregevole è il capitolo sulla sintomatologia sul quale 1':\. dimostra quanto variabili si:-;no gli aspetti clinici. quale parte abbiano le molte altre aftczioni infettive e parassitarie endemiche delle regioni tropicali c modificare, ad ag!,rravare il grado morboso, e come ~ia spesso impossibile seguire l'ammabto nei suoi stadi morbosi con quella continuità, con quel ritmo qu:~li si leggono nelle descrizioni classiche dei trattati. Le affezioni psichiche concomitanti o consecutive :~Ile infezioni di lunga durata o male o insufficientemente curate fanno parte di uno studio :1ccura'tissimo r· r ui segue l'esposiz.ione tli di,·crsi casi clinici da lu1 osscn·:~ti quale conferma di quanto è asserito. La diagnosi. la profilassi generale c indi,· idu:~le. la terapia sono tratt<lte a fondo. Notevole è un cenno sulle questioni medic<rlegali e di sommo interesse è !"ultimo capiwlo dove l'A. fa vedere quonta importanza nbbia la malattia del sonno sulla detìcicnza demot:,rrafica delle popolazioni che ''i\'Ono sotto i tropici nelle regioni infette e quale sia l'importanz;~ sociale di porre un argine alla sua diffusione. Un numero notevolissimo di buone fototipie. tratte da fotografie originali. correda l'opera alla quale s:"gue per ul:imo una copiosissima bibliogmJi:J. Del resto a guanto abbiamo detto sul ralore di quest'opera ba ~ terà aggiungere che:: <·ssa ,·iene presentata con acconcia prefazione da quel maestro di patologi:J tropicale c subtropicale che è il Castellani, il yuale, dopo averne <numerato i pregi. aug ura al lihro cc il successo che ben si merita )',

MALARIOLOGJA.

A. Yf I SSIROLI: L<: rean ti rice-rche e le nuove prospettive nella profilassi dd/a malaria. '' Rendiconti ,, dell'Istituto di Sanità Pubblica·, ,·ol. III , parte I. Roma, 1940.

Di particolare interesse per i medici militari. e specialmente per i colonialisti. riescirà senza dubbio la conoscenza Ji questa bre,·e ma completa comunicazione present:l!a dal Missiroli al III Congresso lnternnionalc di Microbiologia di Ncw York il () settembre '939· L'A. ricorda anzitutto la storia degli studi sull'infezione malarica nei suoi quattro period i: il 1°, o aRtico, che risale ad Empedocle di Agrigento; il 2°, che f::t capo :~Ila scoperta delle vi rtù curati,·e della corteccia di china; il 3°, che prende le mosse dalla scoperta dei parassiti malarici; e l'ultimo, iniziatosi circa 20 :~nn i or sono. che è quello delle ricerche sulla chemioterapia della malaria e sulla m:~laria indotta a scopo terapeutico.


6r8 E' dì queste ricerche che l'A. tratta. essendo esse attualmente in pieno s,·olgìmenw. cd ìnterpetra le più recenti scoperte sugli agenti specifici dell'infezione malarica. Dopo aver riconosciuta !"esistenza delle tre specie classiche di parassiti malarici l'lasmodium vivax, Plasmodium malariae e Plasmodium immaculatum - ammette la possibile esistenza di varietà. soprattutto nelle regioni tropicali. Tra le varierà cita il Plasmodium ovale, ritenuto un nuovo parassita da Stephcns. che lo descrisse nel 1922 c che James studiò accuratamente in successivi passaggi d:~gli uomini agli anofeli e viceversa. Considerando vari ceppi di Plamwdìum vivax pro,·enientì da regioni di,·erse (Italia del Sud, Madagascar, ecc.), l'A. ha trovato che e~se variano p::r grandezza, numero dei rnerozoi ti. quantità di produzione dei gamctociti, resistenza al trattamento curati,·o; caratteri che pcrm:~ngono p:-ssando il parassita d:tll'uomo all'anofele e da questi all'uomo. Pertanto l'A. ne deduce che esistono numerose varietà di Plasmodium vivax e che si passa dal ceppo italiano al P/aimodium ovale mediante una serie di forme intermedie. Qualche vol ta le differenze bio logiche fra le varietà di una stessa specie pre,·algono su quelle morfologiche. che sono assenti o ilssai tenui, come si verifica lrJ il Plasmodium immaculatum delle regioni tropicali e quello delle regioni sub-tropicali. Clinicamente. del resto. Roberto Koch aveva già rilevato che le febbri tropic:~li prop riamente dette non d ifferivano per car::tttcri essenziali da lle febbri estivo-aurunnali. descritte dai malariologi it::~liani, e in proposito ::~vevJ osserv::~to che, mentre morfologicarn::nte i parasdti delle due forme cl iniche non presentavano differenze t:Jli da far ~c..parare la specie in ùut: v:trietà ben distinte, nei riguardi biologici. in vece, i ceppi tra. picali di Plasmodium immaculatum cedevano facilmente alla chinina. mentre i ceppi it:.liani mostravano una particolare resistenza. L'A. pass:J, poi, a considerare le cause per le quali i parassiti di un a stessa specie n·agiscono in modo differente alla chinina nelle differenti regioni, e. seguendo le leggi biologiche uni\·ersali - secondo le quali ogni specie ha un centro di origine, wm·o genetico. allontanandosi dal quale la concentrazione e le varie tà dei caratteri si disper· dono - ritiene che per !'infezione malari;:a le regioni tropicali. e prohabilmcnre la regione etiopica, ~i ano il rentro genetico di dispersione dei parassiti mabrici: i\·i, per· tanto, si dovd trovare - in successive ricerche - una maggiore ricchezzo di varietà delle tre specie conosciute. Circa le recidi\·c. l' A., dopo aver ricordato il Golgi, che per primo intuì un ciclo n tra- eritrocitico dei parassiti della malaria umana, cita il James che sostenne come i Fl:tsmodi dovessero avere un:t fase di svi luppo nelle cellule del sistem::~ reticolo- endote· li~le. do,·e essi potevano pcrrn:tnere a lungo, fuoriuscendone poi ad intervalli e dctermi· n:~ndo, così, le recidive malariche: ciò che. però, :~Ilo stato attuale delle conoscenze non può ammettersi. L'A. considera invece lo sviluppo esocritrocitico di alcune specie di pl:tsmodi come un re/icrum di carattere primiti vo, anteriore :~Ila differenziazione di un intero gruppo di specie affini. Per quanto riguarda le reazioni protettive nelle infet.ioni malariche, poichè tr:m.:tsi d'infezione protozoarie, l'A. afferma che " immunità cellulare ed immunità umodc ;,ono ùuc fenomen i affini che si svolgono contemporaneamente e conducono ugualtncnte alla disintegra7.ione dc.:i parassiti in sedi di,·erse, cioè negli umori c nelle cellule '' · Riassunti, infine, i concetti fondamentali della chemioterapia nella m::~laria, egli conclude esprimendo b convinzione che la profilassi medicamentosa di questa infezione - avendone fatto personale c favorevole esperimento, su vasta scala, con Chinina. con Certuna e con trattamento misto - stia per entrare in una fase che sarà forse <b·isi,·a nella lotta contro b m:~lari:~ e per lo svi luppo ed il benessere Jcll"umanit3. T RI FILF.TTI.


MEDICINA INTERNA. B~tÉHANT

J.: Diab~t~ i11sipido traumatico. -

'' Re,·ue de Chirurgie "• marzo 1940.

L'A. riporta un caso personale di diabete insipido traumatico, consecutivo ad un trauma cranico, che mette in rapporto o con un 'emorragia intratubarica o con una compressione dei centri del metabolismo idrico ùa parte di un ematoma localizzato al pavimento del 3° vcntricolo. Prendendo lo spunto da questo caso, l'A. in una completa sintesi aggiorna l'argomento sotto tutti i punti di vista. Premesso che si tratta di una sindrome rara ma non eccezionale, viene messo in 1·ilievo che il diabete insipido traumatico è dovuto a traumi cranici, specie frontali e temporali, che direttamente od indirett:lmente ledono la regione optopeduncolarc che corrisponde al pavimento del 3° vrntricolo. Pur trattandosi in genere di traumi violenti, seguiti spesso da commozione cerebrale, tuttavia l'insorgenza della sindrome talora può essere messa in rapporto con traumi cranici apparentemente benigni. E' però sempre difficile stabilire il rapporto tra trauma e diabete insipido, se non si è potuto visitare l'infortunato immediatamente. I traumi cranici, secondo l'A., provocano la sindrome ledendo i centri infundibulotuharici od ipofisari sia direttamente per mezzo ~i una linea di frattura o di un'emorragia intracefalica, sia indirettamente per mezzo di una emorragia o di un aumento della rressione del liquido cerebro-spinale. Meno frequentemente l'alterazione dei centri encefalici è dovuta alla loro compressione da parte di un callo osseo od al loro inglobamento in calli ossei, in un processo di pachimcningite ipertrofìca od in neoformazioni gliomatose post- traumatiche. Discussa è la localizzazione dei centri d.el metabolismo idrico che vengono lesi in seguito ad un trauma cranico. Questi centri secondo la teoria endocrina si troverebbero a livello dcll' ipofisi, "terHn: secondo la teoria nervosa san:bbero localizzat i nella regione opto-peduncolare e precisamente nell'infundibulo e nel tuber. Secondo l'A. è più aderente alla verità la teoria mista infundibulo-ipofisaria sia che si ammetta il concetto della sinergia ipofiso-tubarica, sia che si ammetta il concetto dualistico di una forma di diabete imipido endocrino influenzabile coll'estratto ipofisario e di una forma nervosa influenzabile con la puntura lombare. Premesso che in genere il diabete insipido insorge molto presto dopo il trauma tanto che i casi tardivi possono considerarsi sospetti, l'A. fa rilevare che il suo inizio è in diretto rapporto con il meccanismo con cui è avvenuta la lesione dei centri encefalici. Infatti l'insorgenza del quadro clinico è immediata in seguito a lesioni dirette dei centri encefal ici, immediata o quasi in seguito alla compressione di questi da parte di un'emorragia o di un'ipertensione intracranica, tardiva in seguito a lesioni cicatriziali pachimeningitiche o gliomatose. Per quanto riguarda il quadro clinico, il diabete insipido traumatico si presenta per lo più sotto forma di sindrome pura caratterizzata principalmente dalla poliuria e dalla polidipsia. Talora vi si associano, però, sindromi d'origine infundibulo-ipofisaria dovute alla lesione dei centri encefalici contigui a quello del metabolismo idrico e, cioè, dei centri del metabolismo dei glucidi, del metabolismo dei grassi, delle funzioni sessuali, della morfogenesi e delle funzioni ipniche. in seguito alla cui alterazione si osservano rispettivamente la glicosuria, la sindrome adiposo-genitale, l'acromegalia, il nanismo od il g igantismo, disturbi del sonno ed anche psichici. Ancora ~o frequente è l'associ:lzione con sindromi dovute a lesioni al difuori del diencefalo e dell'ipofisi.


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La rarità delle sindromi associate è messa dall'A. in rapporto con il fa tto che i ce ntri dd metabolismo idrico sono più superficiali e quindi più ,·ulncrabili degli altri centri encefalici. L'evoluzione della m alattia è in rapppon o con il meccanismo della lesione e con il trattamento pratic:no. Infatti la sindrome è temporanea se dovuta a lesioni temporanee q uali un ematoma mcningeo o un'ipertensione cefalo-rachidiana, è definitiva in seguito a lesioni perm:lnenti quali calli ossei o formazioni cicatriziali pachimcningitiche e gliomatosc ed infine da temporanea può divenire, talora. definiti,·a nei casi in cui non s'in. terviene con un trattame nto chirurgico appro pri:llo e te mpt:stivo .

Per quanto riguarda il trattamento, l'A. riassume le indicazioni dell' inten·cnt'J chirurgico. della puntura lombare e delle cure mediche. L 'inten·ento chirurgico tempestivo darehbe buoni risultati solo quando è possibik eliminare un corpo estraneo. un ematoma od altre cause di compressione dci ccnm encefalici. La puntura lombare. ripetuta con maggiore o minore frequenza ed eseguita prc' 10 controllo della pressione cefalo-rachidiana con 1'<-str:~zion e di piccole quantità di liquor. dà luogo a miglioramenti, talora definiti,·i solo nel caso in cui la sindrome è do,·ut3 ad un'ipertensione intracranica . l':ci riguardi delle cure me<liche. !'A. fa rib·arc principalmente la grande cilil'acia dcll'opoter:~pia ipofisaria, sia sotto forma di estratti iniettabili che di prese nasali di poh-crc di post-ipofìsi. ~i:Jcchè con essa si ottengono effetti immediati e costanti senZ!l l'inconn·niente dell'assuefazione c con rari fenomeni d'intolleranza. Dato, però. che gli effetti ùell'oporera pia i pofisaria sono transitori, questa deve essere continuatiYa se si nwl rendere sopportabile la Yita del pnicnte.

. E. ZA FFI RO. Tf?A UMAT OLOCl A . W. REH :-lC: Lo shock ed il colla.•.•o chirurgico l/elle fet·ite di guen a. -

" Deutsche ~fe­

dizinische Wochcnschrift ''• 1939. Shock c collasso sono uno scuotimento di tutte le funzioni vitali vegctati,·e. Lo shock puro è provocato da un evento improvviso. di grande entità. proveniente cbll'cstcrno, che colpisce in gu:~lche modo l'indi viduo (origine puramente nervosa). Il collasso invece dc,·c la sua origine non ad un "azione meccanic:l cd estern:J. m ::t a turllC morbose che si svolgono nell'interno st<:sso del corpo. Lo shock hn origi ne per un 'azione sul sistema nervoso periferico. Quello prodOthJ da icritc di guerra dev'essere nettamente separato dallo shock operatorio : infatti, in quest'ultimo, i nervi scnsiti vi sono, per così dire, esclusi. Rehn insiste a questo pumo sulle w e n o t <: \'Cdute, appoggiate alle numerose ricerche da lui fatte, circ:1 lo shock ope· r:Jtorio cd il pericolo insito ndl 'interYento operatorio. In guerra Rehn distingue tre forme pri ncip31i di shock c fa notare eh ~ è ben diverso nei confronti dello shock se un soldato viene fer ito in condizioni org~ niche e spirituali ele,·ate oppure in\'cce in uno st:Jto di d: prcssione: 1° - lo .c/10c·k puro, provocato da un trauma di grave entlta; 2° - lo jhock rehlfit•o lilla ferita. spesso combinato alla prima forma che si ha in territori molto sensibili allo shock: cervello. torace, addome; ,•. shock dt-1/e ferite dGtltttll ad unf! !peciale sellS':bilità dell'individuo per r:~ ­ c ioni ' '3ric. ~tolto importante. a q uesto proposito. è la gra\'ità c la lunghezza del tra~IX>rto . Rchn ~i intr:1tt1enc quindi sulle possihil i t~ di shock a seconda dcii: di verse ferite:


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Ferite d'arma da fuoco degli arti e ferite d'arma da fuoco, pure, dei soli muscoli: ~e vien colpita soltanto la pelle anche da molte piccole schegge di granata non si ha r.!cuno shock, sebbene siano stati colpiti molti nervi sensitivi. Altri menti avviene nei pestamenti muscolari, che Rehn non interpreta come capaci di portare al_lo shock attra\·erso ad un'azione necrotica bensì attra\·erso un 'intossicazione generale consecutiva ad infezione. Ferite d'arma da fuoco dell'addome: si ha qui, dapprincipio, uno shock puro, ma quando il ferito arriva nelle mani del chirurgo il quadro è già turb:Jto dall'emorr:lgia e dall'incipiente infezione della cavità addominale:. Per lo più 400 cc. di soluzione fisiologica. per via endovenosa. sono soliti a migliorare. per circa due ore soltanto. il polso e la pressione arteriosa (tenere presente l'irreparabile paralisi vasomotoria !). A tal fine egli raccomanda il test. Veritol: nel sano o.o2 mg. di Veritol provocano un aumento della pressione del sangue che non ha luogo se esiste paralisi vawmotoria. Ferite d'arma da fuoco del torace: non è ~li mostrato. secondo Rchn, uno shock per riflesso pleurico. Anzi lo shock è qrui. per lo più. scomparso quando il ferito giunge nelle mani del chirurgo o del medico. Si può avere, invece, un collasso chirurgico, cioè uno ~tato circolatorio depressi\'O consecutivo alle modificate condizioni respiratorie ed al \'Crsamento emorragico nel cavo pleurico. Ferite d'arma da fuoC'O del cervello: non è qui possibile una definizione dello shock perchè si può avere una commozione pura, per azione sul pavimento nel terzo ve ntricolo e quindi sui centri regolatori neurovegetarivi, così come può presentarsi anche una contusione. Nell'ulteriore decorso si può nncora presentare uno di quegli stati che Rchn ha chiamato di pericolosità &peratoria c cio<: una diminuzione del potere di attrazione dell'acido carbonico, ddle turbe della funzionalità epatica, delle tipiche alterazioni della quantità di sangue circolante: si può anche avere una avitaminosi A e C. Allo scopo di ripristinare la capacità reatti,·a del sistema nervoso \'egctativo Rehn, nello shock traumatico, raccomanda l'iniezione ~ottocutanea di 1000 cc. di soluzione di Rìnger o di Normosal coll'aggiunta dt 10 cc. di cnnfora. Dopo che se ne sono iniettati 500 cc. Rehn consiglia di sottoporre i'l ferito all'azione dd calore di una lampada ad arce per la durata dì 20 minuti badando ad essere molto cauti nello scoprimento del ferito Stesso. $e Ja crisi sudorale tarda a \·enire, allora, dopo un::t pausa di IO· 15 minuti, )o si sottopone ad un nuovo bagno òi luce di una lampada incandescente. Ove occorra procedere colla più grande celerità. data la estrema urgenza del caso, si può sostituire l'iniezione sottocutanea, vale a dire l'ipoclermoclisi. con una soluz:one di Ringer · glu. cosata al 5 %. GALLETTO.

A. DYKHI"O: A proposito del trattamento delle fmtture per arma da fuoco. -

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<< Chirur-

gjia n. n. 7• 95·101, 1939 (Russia). L'A. prende partito su diverse questioni inerenti al trattamento delle fratture per a. da f. avvalendo$i della esperienza chirurgica personale fatta nella guerra di Manciuria. Tra i principalissimi fattori che influiscono decisivamente sul processo di guarigione stanno l'infezione, in senso generico, e le infezioni anaerobiche in particolare. Costituiscono esse infatti sempre il più . frequente motivo ad inevitabili amputazioni e la loro diagnosi precoce deve essere ancor meglio s\·iluppata. I 4 sieri di cui l'A. disponeva non hanno soddisfatto completamente. I poteri di difesa dell'organismo possono essere dficacem::ntc preservati se si pratic:1 d tratt:~mento primitivo delle ferite che deve aver luogo già alle formazioni sanitarie divisionali, s_ia pure limitandosi all'asportazione di corpi liberi, di tessuti nccrosati c di schegge ossee isolate. L'indica7.ione per l'amputazione primitiva dovrebbe essere limitatissima c. se possibile. si dovrebbe procedere con-


6zz scrvativamente. Circa la riduzione e l'immobilizzazione l'A. si esprime in termini ad~:­ renti alla pratica ormai divenuta di dominio pubblico. Insiste particolarmente sull'opportunità di adattare, da caso a caso, il trattamento immobilizzante o quello funzionale che possono anche alternarsi in uno stesso scggetto. GALLETTO.

C.: Organizzazione dei servizi pei soccor>·i urgenti in casi di necessità. (Bombardamenti aem). - « Br i t. Mcd. J. )), n . 4108- &)7 -()w, 1939.

SEEt.EY

L'organizzazione di posti pd pronto soccorso ai colpiti da bombardamenti aerei ha preoccupato sin dai primi giorni della guerra attuale la Gran Bretagna. Le autorit3 competenti, non avendo potuto ricavare dati utili dalla guerra di Spagna, di Cina e di Abissinia hanno creato una speciale organizzazione, nuova sotto ogni riguardo, costituita da tante piccole unità distrettuali composte di quattro uomini atti ad apprestare i primissimi soccorsi, forniti ciascuno di una tasca di sanità pel pronto soccorso. Praticamente se, a questi individui, perviene la notizia di un infortunio avvenuto entro la propria zona subito essi debbono mettere mano alle barelle e ad altri mezzi di trasporto mobili, debbono cercare i feriti, soccorrerli sul posto e trasport:~rli al posto pel primo soccorso oppure subito direttamente in Ospedale, :1 seconda della gravità del caso. in ogni zona debbono poi sostare una serie di automezzi che, in caso di bisogno. possano servire come autoambulanze. Attrezzature speciali sono predisposte, atte a rendere possibile, con relativa comodità, un auto· trasporto di 1 -2 barelle a breve distanza. Questi posti pel primo soccorso debbono servire : 1 ° - per alleggerire gli ospedali dal sopracarico dei feriti lievi; 2 ° - per l'apprestamento del necessario tratt:~mento prima dell'invio in ospedale dei feriti; 3° - per la cura dei colpiti da tossici di guerra .. l posti più grandi dispongono. di un medico e di 6o persone (10 uomini ·c 50 donne), quelli più piccoli di un medico c di 40 persone (7 uomini e 33 donne). Il personale è suddiviso in tre turni di ono ore lavorative ciascuno. Al segnale d'allarme il nucleo di servizio raggiunge il suo posto di lavoro. Se ciò non è possibile lo fa non appena le strade glielo permettono. Il diretto responsabiic è il medico. Inoltre sono state create delle unità mobili per le città più piccole o pei distretti di campagna, dotate di tutti i farmaci necessari, materiali di mcdicatura ecc., le quali raggiungono in caso di bisogno i territori di loro competenza. Naturalmente la guerra imporrà delle modificazioni o delle trasformazioni che saranno attuate di \'Oita in ,·olta. GALLETTO.

TRUETA J.: Orgamzzazione e trattamento dei feriti per attacchi aerei. n. 4112, 8n, 879• 1939·

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Brit. Mcd. J. » ,

Trueta ha avuto occ:1~io ne di raccogiicrc, durante la guerra di Spagna, numerose esperienze chirurgiche che vuole qui portare a conoscenza dei suoi colleghi inglesi. I primi bombardamenti aerei dal mare. su Barcellona, risalgono al novembre 1936; da allora si susseguirono con crescente intensità e frequenza: in tutto i bombardamenti su Barcellona, sui paesi e sulle città della Provincia, ammontarono a 340. Duplice ne fu lo scopo : m il itarc cd impressionistico sulla popolazione. Pci bombardamenti :t scopo ;niliwre furono per lo più usate bombe da 6oo libbre e più di peso. Il loro effetto è sta to enorme. L'A. ha visto la distruzione. operata da tali bombe, di caseggiati di nove piani_ Qu:Jndo esse cadev:~no invece sulle ~ trade si producevano delle buche imbutiformi


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profonde da IO a 15 piedi, con una enorme proiezione di schegge verso l'alto. Per ottenere effetti depressivi sulla popolazione furono impiegate invece bombe più piccole, rivestite di una sostanza simile all'alluminio: scoppilndo si scomponevano in mille piccole schegge, alcune non più grand! di un'unghia di dito che però, in conseguenza della loro grande velocità, producevano gravi danni nei tessuti, pur essendo il foro di entrata sulla cute addirittura insignificante. Le ferite prodotte dalle bombe di maggior calibro furono molto gravi; soltanto pochi feriti si sono salvati. Il trasporto di tali feriti fu dif. ficile perchè durante il suo svolgimento si :1ggrav:1vano lo shock e l'emorragia. D'altro canto ìl rapido trasporto in un ospedale rappresentò la sola possibilità di un soccorso. Altrettanto dicasi pei feriti in seguito a caduta di grossi edifici: tutti questi feriti debbono infatti essere curati entro due ore dal h ferita. Da notare che sussiste una cospicua differenza tra i bombardamenti aerei su città protette o apene. La gravità delle ferite, il fatto che molti individui sono colpiti in uno stesso tempo, che si trovano Jssieme donne e bambine e che manca un ordine severo, rendono necessarie speciali misure. Cinque sono gli ospedali di Barcellona: non uno di essi fu mai colpito e inutilizzato. Altri ospedali della provincia furono invece colpiti ripetutamente: in un svio attacco aereo uno di essi ebbe 83 morti e 118 feriti. Trueta fece sì che fossero impiantati, negli ospedali, dei posti di primo soccorso. Il 30 % dci feriti vi fu operato e le immediate possibilità radiografiche ne favorirono di molto il trattamento. Un quadro suggestivo circa la necessità di urgente trattamento chirurgico durante un attacco aereo della durata di 3 giorni (marzo 1938) ci viene dato poi dall'A.: 6o medici lavorarono quasi ininterrottamente per 72 ore c s1 trovarono del tutto esauriti dopo 731 operazioni. La vera, unica possibilità di soccorso fu l'immediato intervento chirurgico. L'appl icazionc di fasciature, apparecchi o di altri mezzi di soccorso. nelle stazioni al di fuori degli ospedali, non soltanto fu inutile ma persino pericolosa perchè ne risultò procrastinato l'ausilio chirurgico. I posti di primo soccorso furono attivi solo pei feriti di lieve entità e solo dopo che i feriti stessi erano passati dall'ufficio smista mento: essi servirono piuttosto a tranquillizzare la popolaz.ione. Le ambulanze, dice Trueta, non debbono trovare ostacolo di sorta: a questo proposito Trueta riferisce che una grande differenza si stabilì tra due ospedali in Barcellona, perchè uno di essi non trovò alcuna possibilità di far sì che il traffico delle su e ambulanze si svolgesse celermente e regolarmente mentre un ::~ltro, ciccondaro da grandi giardini, potè svolgerlo colla massima celerità c regolarità. Un punto di cardinale importanza nell'organizzazione ospedaliera fu la collaborazione tra i singoli reparti , specialmente tra l'ufficio smistamcnto e le diverse sale operatorie oltrechè con tutti gli altr i reparti. Le ferite furono suddivise in cinque gruppi: 1 ° - casi che debbono essere operati subito e che debbono rimanere in ospedale; 2° : casi che debbono essere operati subito ma che debbono essere portati fuori <l'ospedale; 3° - casi che debbono essere curati subito, senza intervento chirurgico, e che debbono ri manere in ospedale; 4 o - casi che, dopo il primo soccorso, debbono essere trasferiti altro,·e per l'ulteriore trattamento; 5° - casi che. dopo ii primo soccorso, possono :1ndare a casa. tn Barcellona furono allestiti servizi per le 24 ore con 6 unità sanitarie ognuna delle quali disponeva di 6 medici. Le ferite provocate dai bombardamenti aerei furono diversissime perchè ,·ori sono stati gli agenti vulneranti: dalle bombe di tutti i calibri, ai proiettili di mitr:1gli:Jtrice. alle opere murarie che precipitavano. Tutti i feriti eFano in· preda ad una gt"ave caduta di pressione sanguigna ed erano bianch i in viso come cenci. L'effetto delle schcggic di bombe di maggiori dimensioni


iu simile a quello delle granate e fu micidialissimo. La ripartiZione delle ferite fu la ~egucnte: testa (cranio e faccia) !!.2 ~b , addome 9• 1 %, torace 12,1 ":,, arto superiore (inclusa la spalla) '4·7 ":,.arto inferiore (inclusa l'anca) 22,3 %, grandi ferite multiple 32,6 '',.. Trm:ta ebbe ad ossen·are spesso complicazioni infettive quale conseguenza di insufficentc sbrigliamento chirurgico delle ferite. Molti individui raggiunsero gli ospedali con estese lacerazioni dell'intesùno, tali da render vano ogni tentaùvo chirurgico. Le ferite pavi del torace, con torace aperto. furono accompagnate da serie emorragie e da collasso. Ed anche quando fu scongiurato il primo pericolo, sopravvenne l'infezione. Molto più benigne furono le ferite da ~chegge di bombe di piccolo calibro. Poichè le schegge si muove\'ano per lo pi•'• in senso orizzontale, le ferite da esse pro\·ocatc si localizzarono prevalentemente alìe gambe. Spesso si creò un grande malinteso tra ferite .cutanee piccole, quasi non sanguinanti, ed estese distruzioni delle bscie e dei muscoli. Conseguenza ne fu una certa tr:1scuratezza verso taluni feriti con esiti deplorevoli quali sctticemie c gongrene gassose. Le: ferite oddominali furono in generale penetranti. Le rotture del fegato, provocate da queste schegge più minute non furono poche, così pure le ro tt ure della milza con gravi emorragie. Altrettanù fecero t:Jli schegge al torace O\'e prO\·ocarono ferite penetranti e $ptsso gravi emorragie. Gli interventi chirurgici furono riservati solo pei casi con prospettive di successo pcrchè è preferibile dedicare così il proprio tempo anzichè perderlo con cas1 ,·ot:ltj sicuramente alla morte. GALLETIO.

E. H F.LLF.R: Seeìla costituzione di po.<ti di mt·colta pei feriti d'arma da fuoco del cranio e sull'im piego del mngnue nelle ferite n fondo cieco con ritenzione di proiettile. <( Der Chirurg », 11, 1939Così come è avvenuto ndb guerra mondiale anche ora è necessario apprest:lre sp<'· ciali stazioni pei feriti del cranio. Heller ha !avorato, nell'ultimo anno e mezzo delb J.'Utr ra mondiale. nella stazione pei feriti del .:ranio apprestata da Payr. Egli si riporta ;1nzitutto alla nozione di guerra, ormai p;:~cifìcamente acquisita, che i feriti del cranio sottoposti ad intervento chiru rgico sopportano assai peggio il trasporto di quelli non operati. L'infezione, nelle ferite del cranio, egli dice. im·:1de il cervello soltanto tardiva mente essendo molto rare le infezioni precoci. Hcller diningue tre stadi: uno precoce, della durala di 3-4 giorni. entro il quale è ancora consigliabile una revisione chirurgica primitiva come la scheggectomia nelle ferite: <l'arma cb fuoco tangenzi:lii. l'ampliamento dei fori di entrata e d'uscita nelle ferite tra· sfosse con ipertensione endocranic:l. Uno swd io intermedio, nel quale si debbono compiere operazioni di necessità. con indicazione d'urgenza. se esiste ipertensione endocranica e prolasso cerebrale: tali operazioni confistono nclb tr:~panazione decompressiva sotto forma di ampliamento dci fori d'entrata c d'uscita. Uno stadio tardivo nel quale sono la regola le complicanze come il prolasso cerebrale t· gli ascessi specie nelle ferite a fondo cieco. Anche per k ferite d":1rma da fuoco del cranio. che sarebbero molto semplici Ja optrare. come quelle tangenziroli e trasfossc, si d::ve temere un trasporto della durata di 3 giorni. Il pericolo dell'ipertensione endocranica. r.he nelle ferite tang::nziali è di per sè esiguo. può essere comh:muto co!b disidratazione a mezzo di soluzione di zucchero al 50',, o. in coso di necessità, colla puntura cisternalc che può essere eseguita in un ospedale. durante un:~ sost:l lungo il trasporto. Sopratutto debbono essere convogliati alla stazione di race(llta p::i feriti del cranio quelli con ferite a fondo cieco. Questa stazione deve essere d(lt:lt:J nel miglior modo porsihile coll'istrumentario di De Martd (Ditta )ettcr e Sch e-


625 ringer, Tuttlingen) od altrimenti col trapano a 1.n ano di Stille, colla tanaglia di Dahlgren, e colla pinza di Chipault. Non sono indispensabili apparati elettrici. Inoltre essa ueve essere provveduta dell'apparecchio stereoscopico di Hasselwander, le deve essere data la possibilità delle determinazioni di profondità $econdo Fucrstman-Wensky. deve possedere un magnete. L'A. riporta in fotografia le diverse schegge di granata da lui asportate ed i campi d'azione dci magneti sulla superficie cerebrale in un piano sagittale ed orizzontale. Da preferirsi al magnete a mano è quello cosidetto « gigante ., perchè permette una migliore estrazione delle schegge dal canale del proiettile. ~n tro b sostanza cerebrale. GALLEITO.

M. KIRSCHNER: l più importanti compiti del chirurgo al f1·onte secondo le e;perie112e dt:f. l'ultima guerra. -

cc Der Chirurg )), Il, 1939·

Un tempo la mortalità per malattie. specie epidemiche, superava di gran lunga quella per ferite. Le perdite di guerra dal 1793 al 1875 ammontarono ad 8 milioni e di esse l' 8o % apparteneva a malattie intern::. Nel 1866-1870, per la prima volta, le perdite per ferite sopravanzarono quelle per malattia (rapporto d i 2 a 1), e nella guerra mondiale il rapporto fu di 2~ a r. Ciò riguarda solo i casi di morte; infatti gli ammalati superarono anche qui i feriti. Il numero dei feriti e dei caduti fu assai elevato nell'antichità . Ma ancfle al tempo di Federico il Grande, a Kunnerrsdorf, la metà dei comb:lttenti fu uccisa o ferita. Nella guerra di indipendenza del 1813·1815 il numero ridiscese al 3<>-20 %. Nella guerra t87c>-1871 si aggirò sul 2 _:.4 % e nella guerra mondiale, calcolato un solo mezzo anno, fu del 2,3r. Si vede dunque che, malgrado il cambiamento delle anni le perdite totali sono rimaste pressocM le stes;e. Ciò non esclude naturalmente che le truppe combattenti possano avere perdite molto elevate; così Manganaro calcola, per una grande battaglia di 3-4 giorni, il 2<>-25 % di perdite al Corpo d'armata, il 25-30 °(, alla Divisione ed il 40 ·so ~~ al Reggimento. Il servizio sanitario di guerra ha progressivamente migliorate e, grazie specialmente alla chirurgia di guerra, la mortalità di un tempo, riferentesi ai feriti che pervenivano ad un trattamento medico, si è abbassata dal rs al 6 <>j.,. Ma oggi dì ferite d'arma da fuoco significa lesioni le più diverse. Se prima era di norma il principio delle 24 ore, oggi deve prevalere il principio delle 12 ore, tale essendo il periodo di tempo entro cui il ferito deve raggiungere il chirurgo. Ma, dice Kirschner, è meglio dire: al più prestc possibile. Quanto meno tempo è passato, tanto più il modo di procedere del chirurgo tende all'escissione ed alla chiusura estensiva; quanto più tempo è passato, tanto più si tende all'apertura ed al drenaggio della ferita. Anche oggi il maggior numero di perdite è dovuto alla suppurazione delle ferite. Che i chirurghi abbiano appreso a meglio prevenirla e combatterla è servito ad abbassare la mortalità più del miglior trattamento delle ferite degli organi. In questo modo è stato possibile rendere nuovamente idonei al servizio, durante la grande guerra, persino l' 87 ~~ dei feriti sottoposti a trattamenlo. La revùione delle fet't'te deve avvenire negli ospedali da campo; soltanto in condizioni speciali può aver luogo al posto di medicazione. Si tenga conto che, effettu.1ndo il cambio dei gruppi di operatori, si possono sottoporre al trattamento, su di un tavolo

chirurgico, nelle 24 ore, al massimo !Oo feriti lievi oppure 50 feriti di media gravità oppure ancora 2 5 feriti gr·avi. Ne consegue che, quando grande è l'afflusso di feri ti ad un ospedale da campo, si raccomandano tre gruppi di chirurghi con turni di 8 ore di lavoro ciascuno. Che l'asepsi, nonostante le migliori conoscenze. non possa essere r~­ lizzata così come avviene in pace è comprensibile. I mporta ad ogni modo che il chirurgo suddivida anzitutto i casi:


6z6 1° •

casi urgentissimi: pericolo di "sfi~sia, pneumotorace aperto, turbe dell' urina-

:?.ione, stati minacciosi di collasso; "2° • casi urgenti: gravi ferite degli arti, specialmente del femore (ferite d'arma da fuoco); 3° • casi di o;cura osservaztone cho:: debbono anzitutto essere avviati all'indietro; 4 ° - cavitari; s• - casi che uon necessitano opc1'0zioni chirurgiche; 6° - candidati alla morte. Questo ordine di gravità e di precedenza è condizionato: I 0 - dall'afflusso numerico delle di,·erse ferite. Stanno qui al pnmo posto le gravi lesioni degli arti che ammontano a circa 1'85 % di tutte le ferite; 2 ° - dalla prospettiva di rimanere in vita, se sottoposti a trattamento precoce. Ad ogni 9 fratture d'arma da fuoco degli arti corrisponde una ferita penetrante del cranio c: del tronco che resta in vita. Il chirurgo che lavora al fronte. dice Kirschner. mette nel 90 '}o dei casi la sua opera di salvataggio a favore delle fratture per arma da fuoco degli arti. A questo propo.. sito Kirschner dà anche delle diretùve: 1" - le ferite da proiettili di fanteria , trasfosse od a fondo cieco, debbono essere trattate conservativamente. Solo nelle ferite delle grandi articolazioni con fuoriuscita di ~inoYia devesi praticare la escissione primitiva c la sutuia; 2 ° • turte le ferite d'arma da fuoco di maggiore portata debbono essere chirurgicamente revisionate: La disinfezione della c.utc vien fatta con soluzione alcoolica di Zefirol. Le schegge ossee se non sono del tutto libere rimangono nella ferita. Non esiste una sutura primitiva dell'osso. Il tamponamento deve essere fatto con garza iodoformica. La sutura vien praticata solo in casi di eccezione, se l'operatore può seguire l'ulteriore decorso. Errata è l'applicazione dì olio di fegato di merluzzo o di altre pomate sulle ferite senza che sia stJta praticata la revisione; 3° - immobilizzazione; fasciatura prov,·isoria per braccio: D~sault o Mitella, per la gamba fiss:~zione dell'arto fratturato a quello sano. La stecca ad estensione di Niessen si adatta solo per trasporti di breve durata, perchè già dopo poche ore provoca decubiti al dorso del piede od alla tuberosità ischiatica. Migliore per trasporti dì maggiore durata è la stecca di Thomas o quella di Cramer. In guerra si deve prima di tutto badare a combattere l'infezione e soltanto dopo alh buona riduzione. Questa può avere luogo anche dopo 1- 2 settimane se il paziente riesce

a gi ungere ad un ospedale speciale per fratturati ove possa essere sottoposto al tratta

mento stazionario definitivo. cioè per mezzo della trazione col filo. Per questa seconda parte del trattamento debbono essere tr:lscorsi 12 giorni, cioè dev'essere scomparsa l'infezione. Per l'ulteriore trasporto Kirschner raccomandn il bendaggio gessato circolare, specialmente pel femore e per la gamba. Ritiene necessario l'allestimento di 50.000 sraife per trnzionc. secondo i calcoli della passata guerra. Nei confronti della amputazione primiti,·a Kirschner si mantiene molto riservato. Il metodo circolare è, secondo lui, ad <>gni modo prefcribilc a quello a lembi. Dopo le amputazioni non si deve mai suturare primitivamente. Fra le complicazioni delle ferire egli annovera principalmente la frequenza delle em01·ragie secmJdarie e /'allacciatura in /oco vulneris. Per l'edema gnssoso egli raccomanda l'amputazione poichè solo crccziona lmcnte so no sufficienti le estese incisioni. La profilassi antitetanica è per lui i n d i ~ pcns:Jbile. Concludendo ritorna alle singole lesioni c cioè: alle ferì te d'arma da fuoco del cranio che sopportano difficilmente. prima dell'operazione, un trasporto. Le ferite del cènello nella grande g uerra sono sl:lle appena pari allo 0,27 °!.. Nonostante l'operazione la mor-


talità fu del 6s "u. Alle fnitc d'arma da fuoco del torace che si sono aggirate attorno al 4•3 ~~ col 40 % di mortalità. Alle ferite d'arma da fuoco dell'addome che sono ammontate all'1 "o con una mortalità del 06 "... Nei casi di collasso e di shock consiglia la trasfu. sione di sangue e propcne di approvigionarsi di estese riserve di sangue. Ampio l'uso di efetonina, vc ritol, cardiazol, coramina. L'ane1ittsia consigliata precipuamente è quella con o,S. 1 cc. di scopolamina · eukodale · efctonina. In vita occorre fare, invece, u::o dei cosidetti narcotici persistenti perchè il dolore è un importante mezzo diagnostico ausiliario. GALLETTO.

ARSAUD, MARCEL, }EAN PERVÉs.

ALisERr CAIRE c FRA~COIS MoRVAN: Osurvazioni sul trat-

tam~nto d~ll~ f~riu degli arti, a proposito- di constatazioni fatte sui feriti d~lla gu~rra

di Spagna. -

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<< Mém.

Acad. Chir. n. 65. 901-8o8, 1939.

Gli AA. hanno avuto modo di accogliere b:.-n 6oo feriti spagnoli in soli due mesi; feriti cui era stato fatto il tipico trattamento di Ollier, quale lo usò l'ideatore per le osteomieliti. Per la maggior parte trattavasi di feriti per proiettili d'artiglieria. In generale erano stati operati malamente. le fratture ~:rano state mal ridotte e nell'int::rno delle ferite si trovavano ancora dci proiettili. Le ferite più vecchie datavano da sei mesi. Gli apparecchi gessati erano stati lasciati in posto per 40 · 50 giorni senz'essere rinnovati. Solo in alcuni casi furono rinnovati una o due volte. Dagli apparecchi esalava un puzzo pe1itilcnziale: il gesso era impregnato di sangue e pus, oppure il pus sgoccioJa,·a addirittura dagli estremi degli apparecchi. Ma un f:llto era sorprendente: sebbene i feriti fossero estremamente dimagriti ed in preda, molti, a diarrrea, non avevano febbre nè dolori durante il giorno. Tolto l'apparecchio, rare volte gli AA. si trovarono di fronte a quadri indesiderati. Furono eseguite soltanto quattro amputazioni alla coscia (una per edema gassoso), e si rinvennero invece, tanto agli arti inferiori che a quelli superiori, delle estese suppurazioni al disotto della cute e delle fascic, al femore od al polite, ma qualche volta anche alla spalla c sino al torace. In altri casi si osservarono suppurazioni articolari metastatiche e viciniori. Caratteristico per queste suppurazioni fu che poterono essere riscontrate scio dopo accurata indagine. Infatti esse non diedero luogo nè ad oscillazioni termiche, nè ad <.'dcmi, nè a linfangiti dolorose, nè a tumefazioni ghiandolari: in altri termini l'infezione era dunque rimasta muta. Ma queste gravi complicanze suppurative vennero ri!contrate soltanto in una ventina di feriti. Per ii resto) esse passarono in secondo ordine di fronte al soddisfacente stato delle ferite, sia di quelle curate chirurgicam::nte che di quelle non curate. Alcune erano guarite, altre erano ben granuleggianti. Molto meno soddisfacenti erano invece le frattture. La metà, iv i comprese specialmente quelle wttoposte ad . un razionale trattamento chirurgico, er:mo guarite in un lasso di tempo normale sebbene le parti molli suppurassero ancora un poco e non fossero quindi ancora del tutto cicatriz. zate. L'altra metà ebbe esiti di limitata soddisfazione. I miglrori risultati si ebbero all'arto superiore e specialmente al :netacarpo. mentre all'estremo superiore dell'omcro cd al terzo superiore della gamba si ebbero risultati molto mediocri. Le fratture del femore ebbero tutte degli esiti molto cattivi. I peggiori risultati si ebbero però nelle ferite articolari ove furono necessarie 2 amputazioni al femore, I alla gamba, 6 alle dita e 3 tendinec; 4 rcsczioni articolari della ~palla, 1 dd gomito, 1 del polso, 3 del ginocchio, 2 ti bio . tarsiche ed 1 dell'anca. Non una ferita articolare fu scevra di complicanze infettive: il numero dei feriti articolari fu molto esiguo e gli AA. pensano che molti altri siano morti prima. Gli esiti funzionali furono molto modesti. A questo proposito gli AA. insistono sui meravigliosi effetti delle


628 infiltrazioni novocainiche dd sistc:ma nervoso simpatico (del ganglio stellato per l 'arto ~uperiorc) che rendono nuovamente mobili le articolazioni in alcuni minuti.

Tirate le somme tutte queste esperienze non hanno potuto convincere gli AA. che il metodo della rnedicatura rara in apparecchio gessato chiuso possa sostituire i metodi, acquisiti nella guerra mondiale, delia ~uturl primitiva o ritardata. Il metodo della medicatura rara può essere preso in considerazione nei grandi afflussi di feriti e nelle ~ubitanee evacuazioni a grandi distanze quando vi sia carenza di medici c di personale ausiliario. Può inoltre essere tenuto presente pci casi di ferite giunte troppo tardi per poter essere ~ottOP.OSte ad una disinfezione chirurgica ma tali che, dopo un semplice sbrigliamento ed estrazione di corpi estranei. debbano essere ad ogni costo sgomberate. GALLETIO.

A. : A propo,·ito d~/1' u.<o di appa1'ecchi g~uati circolari nel trattam~nto d~!le f~rit~ di guerra. - << Mc!m. Acad. Chir. >>, 66, 146· 155• 1940.

GAsNÉ

Gasné ha avuto occasione di presenziare ai flusso di /~riti da Barcellona in Francia. Circa 1000 feriti varcarono in un mese la frontiera. A Perpignano furono solo trattenuu i più gravi. Circa 450 feriti avevano apparecchi gessati privi di imbottitura, in p:~rte risalenti già ad un mese addietro. Una piccola aliquota si trovava in buono stato generale mentre una gran parte di essi aveva febbre alta, catti\·o aspetto, gli apparecchi erano impregnati di pus e puzzavano terribilmente. I casi più lievi furono trasportati nell'interno. Gasné distingue due categorie di feriti: 1° • Feriti recenti, che non avevano avuto alcun trattamento chirurgico prima ddl'applicazione dell'apparecchio gessato: gli esiti furono più cattivi. Si contarono 5 casi di tetano, 2 edemi gassosi, 3 gangrene umide: questi pazienti morirono tutti lo stesso

giorno del loro arrivo, malgrado le amputazioni. 2°- Feriti non recenti, che avevano evidentemente avuto un trattame.nto chirurgico; infatti, all'esame radiografico, non furono trov:Jte più nè schegge nè proiettili. Ma i risultati non furono neppure qui faH>revoli : la cute si appalesò macerata per vasti trani, le ferite granuleggiavano male ed in prossimità dei fori d'entrata e di uscita c'erano dei tragitti fistolosi che portavano ad ascessi in profondità. Le f~rite delle parti molli migliorarono rapidamente, in parte da sè, e dopo regolari medicature, in parte dopo atti chirurgici e lo stato generale se ne avvantaggiò considerevolmente. Nelle fratture d'arma da fuoco non si constatò, nella stragrande maggioranza dei casi, alcuna consolidazione del callo. Talvolta si trovarono degli enormi dcf1cit ossei. Solo molto di rado si constatò l'avvenuta consolidazione ma all'esame radiografico si videro nell'osso, lungi dal focolaio di &attura, con una certa frequenza dri focolai osteomielitici. In parte si dovette amputare subito, in parte l'amputazione fu solo differita pcrchè. nonostante il trattamento conservativo, lo stato locale e generale non migliorava affatto. Solo in alcuni casi eccezionali il trattamento conservativo r:~ggìunse lo scopo. Dopodichè G:~snè si intrattiene sui casi a decorso soddisfacente e cioè:

a) Feriti di data rec~nte: Si trattava qui solt:~ nro di fratture per a. f. con scheggiamento, che non erano stat(' ridotte. Le ferite erano state trattar:: chirurgicamente. I gessi erano stati applicati subitO dopo la ferita. T olti che furono all'arrivo in Francia le ferite apparvero edematose. di tinta grigiastra; in parte contenevano :1ncora schegge ossee. D'altro canto non ri\'daronc alcun arrossamento infiammatorio nè si ebbero manifestazioni febbrili. La febbre salì a 40° dopo che furono tol ti gli :tpparecchi e fu fatta la revisione delle ferite; essa cadde tuttavia ben tosto e non appena i pazienti furono bene e realmente immobilizzati. Di gra n lunga superiori si dimostrarono ~l i :tpparecchi gessati imbottiti e quelli cosidetti a


ponte in confronto alle varie stecche. Infatti con queste ultime la febbre persistette ancora sui 38°,5 c sino a che non fu applicato un apparecchio gessato. Non si potè far uso di trazioni con cerotto a causa della macerazione cutan ea nè di trazione transcheletrica per mancanza di armamentario.

b) Feriti non recenti: r• - in certi casi le ferite erano completamente cicatrizzate. l'esame radiografico non rivelò alcuna frattura ma i tessuti erano inframezzati da piccolissime particelle metalliche; 2 ° - in altri casi si constatarono delle fratture guarite, ma in cattiva posizione, con fistole secernenti più siero che pus vero e proprio; 3" - in taluni casi si trovarono invece delle fratture poco ben consolidate c, cosa ~orprendente, si constatò che i muscoli erano del tutto atrofici mentre i movimenti articolari erano completamente liberi; 4° - non si videro punte f. a. f. articolari: è dubbio se i feriti articolari fossero morti tutti prima o fossero invece tutti prima guariti. Molto interessante, nel complesso, fu l'effetto della protratta immobilizzazione sulle articolazioni. In un gran numero di casi il giuoco articolare era perfettamente normale. !n altri c'era rigidit.ì tale per cui neppure le infiltrazioni novocainiche ebbero effetto alcuno: giovò soltanto la meccanoterapia lenta e protratta. L'esame radiografico non rivelò, in questi c:>si, alcuna alterazione delle superfici artiwlari. I n conclusione Gasnè fa rilevare eh.! le ~ue osservazioni si scostano notevolmente da quelle di altri chirurghi che dissero di avere visto ottimi risultati con gli apparecchi gessati circolari non imbottiti. Nella discu!sione tutti gli oratori si espressero contro questo metodo spagnolo considerandolo in contrasto coi fondamenti chirurgici. GALLETIO.

Riflessioni sul trattameTJtO dei g1'0t1di trau. matismi degli arti coi gessi e colle medicatut·e rare. (A p·roposito dei. feriti spagnoft).

} ·RANCILLON, RICARD, 0F.PLANTE, MATHI:.VON:

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« Lyon Chir. )), 36, 573- 583, 1940.

l feriti spagnoli affluirono in larghissima misura agii Ospedali di Lione offrendo per così dire, un aspetto unitario in quanto erano provveduti tutti di apparecchi gessati circolari che erano rimasti inalterati in sito per dei mesi (da I a 7). E ciò senza alcuna distinzione tra piccole ed ampie ferite d'a. f. delle parti molli, così come tra tutte le f. a. f. delle ossa e delle articolazioni. Un rilievo si impose anzitutto e cioè che la maggior parte di questi feriti si trovavano in uno stato generale buono, senza febbre, senza dolori. Ma il reparto locale era molto meno favorevole. Nessuna delle fratture era stata precedentemente sottoposta al trattamento chirurgico. Nell'interno delle ferite sussistevano proiettili e schegge ossee. Le fratture non erano, o lo erano male, ridotte. Molte le osteomieliti. Sta di fatto che il metodo di Ollier del cambio di medicatura rara e del bendaggio gessato a permanenza è sicuramente molto buono; purchè si sia fatto prima il giusto trattamento chirurgico delle ferite. P eycelon fà notare quanto ebbe a dirgli un medico spagnolo e cioè che questo metodo, in Spagna, viene chiamato metodo americano e che fu introdotto solo negli ultimi due mesi di guerra. Peycelon ha potuto curare 6o fratturati, per la maggior parte feriti da sch egge di bomba. Tutti erano stati ben trattati chirurgicamente, le ferite erano state tamponate c drenate dopodichè erano stati praticati, con molta precisione, degli apparecchi gessati circolari, rifatti ogni 2-3 mesi. Il grande vantaggio di questo trattamento sarebbe stata l'azione di freno per le infezioni acute e specialmente per gli edemi gassosi. Sorprendente il modo come furono tollerate, senza reazioni generali, le diffuse suppu-

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Giornale di medicina militare.


razioni ossee ed articolari. Si sono Gssuvati, però, dei grandi ascessi senza arrossamento infiammatorio ed inoltre suppurazioni articolari, talvolta lontane dalla frattura infetta. Si constatò poco pus, ma abbondanti proliferazioni fungose della sinoviale con dimuzione delle superfici delle cartilagini articolari così come si suo!e verificare dopo processi c,steomielitici crenici. In qualche caso erano colpite entrambe le articolazioni e si osser\"arono mclto sp::sso estesi dccuhiti al cavo dell'ascella, al polso (con tendini flessori scOperti), al ginocchio ed ai malleoli. Tutte: queste complicazioni comparvero in 21 dei 6o casi. Cin<Jue vol te dovette ess::re. eseguita l'amputazione subito dopo l'accettazione. Negli altri casi, dopo tolti gli apparecchi, si constatò un rapido miglioramento ma. nel complesso, persistette un rallentamento della guarigione e della cicatrizzazione. Mallet - Guy ha ricavato im·ece da questi feriti un'impressione meno negati\':!. Ne h:1 curati 83 di cui 29 portatori di apparecchio ge~sato da 1 a 10 mesi (25 fratture a. f., 4 ferite a. f. ampie delle parti molli). 1 1 avevano temperatura elevata; fu fatta una amputazione e 5 resezio ni articol.ui. Negli altri 18 casi non si ebbe alcun grave processo infettivo. Purchè si faccia prima un accurato c razionale tratt:~mento chirurgico delle ferite, Mallet- Guy pensa che nulla si possa obbiettare a questa apparecchiatura per trasporto. Creysset h:1 curato so feriti osservando, anzitutto, che erano stati applicati dei grandi apparecchi gessati anche per ferite delle parti molli molto piccole, che non dimostrarono :•ffatto una più rapida cicatrizznione. Anch'egli constatò più d'un decubito. Greyssct ritiene utilissimo l'apparecchio gessato anche nell~ sole ferite delle parti molli, second() i dettami del Bohler, purchè si pratichi dapprima un esattissimo trattamento chirurgico e purchè l'apparecchio gessato sia fenestrato onde poter controllare le ferite. Comunque egli ha visto parecchie gravi suppurazioni con febbre, ha dovuto fare un 'amputazione c parecchie resezioni articolari immediatamente dopo l'accettazione. Tixier ricorda che, a suo tempo, gli fu mosso il rimprovero che faceva medicature troppo rare cosicchè le ferite gli putrefacevano. Tuttavia egli, nell'interesse stesso dei feriti, si è sempre mantenuto fedcl.: ai principi di Ollier. Infatti egli dice di a,·ere esperimenmto in guerra che ogni cambio di medicatura era accompagnato da aumento di temperatura e da brividi di freddo. Prima di qualsivoglia intervento chirurgico egli procedeva alla immobilizzazione con un apparecchio ge~sato che comprendesse i 3/4 ddb circonferenza dell'arto, provvedeva la ferita di uno spesso strato di medicatura e la rinnovava sempre molto di rado senza togliere il gesso. Già dopo alcuni giorni lo st:no generale andava migliorando. Dopo parecchie settimane di un cosl fatto trattamento. si potevano eseguire le necessarie operazioni chirurgiche, come resezione, ed anche ostrosintef. i con focolai suppurativi. Egli ha praticato 100 di coteste osteosintesi in stadio suppurati,·o. Nei casi rece nti egli non ha mai praticato una amputazione od una resezione anche ma lgrodo le più ampie comminuzioni. Gabridle ha ospitato c curato bene 300 feriti di Spagna. Un terzo di essi si tro,-a,·a in buono stato generale e locale e fu trattato opcrativamente, 6o invece non erano st:ni. in precedenza, sottoposti a cura chirurgica. Di essi 40 avevano avuta una semplice mcdicatura, 20 un apparecchio gessato circolare. Solo due andarono incon-tro a gravi cornplicnioni. Trattavasi però unicamente di ferite da proiettili di fucile. Ben diverso invC"Cc:: era l'aspetto delle ferit<: da proicttili di artiglieria. La pelle era macerata per ampia cstcn. ~ione , si notavano spesso dci g ravi decubiti, abbondante era il pus, le articolazioni erano anchilosate anche nelle sempiici ferite dd le parti molli. E Gabridle così conclude: in primo luogo è necessario pratic:tre la cura chiruT~:,rica, poi dopo J'immobilazione. Se si vogliono applicare :~pparecchi gess;•ti, no n si facciano apparecchi circolari chiusi. ma t!occic od :~pp~rccch i ft>ncstr:lli onclc poter osservare le ferite e cambiare solo di r:1do !:t medicatura. GALLETTO.


J. SouuÉ e C. LtNARES : LA cura occ/u;wa nel trcutarnento delle fratture di guerra. de Chi r. "• 55, 22- 37, 1940. ~

" J.

Entrambi i chirurghi spagnoli si sono basati sugli insegnamenti di Ollier. Bastos ( 1935) ha raccomandato il bendaggio gessato dopo la cura delle ferite, imbottendolo, però, e f.enestrandolo e ricavandone ottimi risultati nei feriti della rivoluzione spagnola: anche Trueta durante la guerra di Spagna, è diventato un caldo sostenitore del metodo neelusivo. Gli AA. discutono i processi fisiologici e gli esperimenti di F riedrich, la sutura primitiva dopo l'escissione, secondo Gaulier, Lem:1itre e Friedrich, e l'inefficace azione degli antisettici. Insistono sull'importanza della medica tura rara. Bastos ha dato il maggiore peso alla frattura ed ha preteso la immobilizzazione permanente. Quest'ultima è disturbata dal cambio frequente di medicatura, il quale anzi provoca flemmoni e linfangiti come hanno potuto constawre gli AA. su di un grande materiale di 300 feriti: quando essi, anzichè tutti i giorni, medicarono soltanto ogni ~- to giorni, non si ebbero complicazioni per ben 10 mesi.

Indicazione pd metodo ocdusivo: ~

1° - in primo tempo: la ~ mura primitiva può essere \·antaggiosa tn tempo di pace, non in tempo di guerra. Infatti non si potrà per lo più escidere tctalmente le ferite entro 6 ore e non le si potranno sempre ed ulteriormente tenere sotto os~ervazione. Il metodo occlusivo trova qui appunto la sua più estesa applicazione, permettendo un drenaggio e rendendo possibile il libero efflusso dei secreti dalle ferite. 2 ° - .in. secondo tempo: trattasi qui di casi non più recenti con fratture infette, con osteomieliti specialmente p~l trattamento dei monconi di amputazione.

Controindicazioni comuni in primo ed in .<econdo tempo:

'o - quando il tragitto non ha potuto es~ere del tutto sbrigliato; quando si è in presenza di ferite dei vasi. perchè c'è pericolo di edema gassoso; 3° - quando si tratta di ferite gi unte nelle mani del chirurgo soltanto dopo 24 ore; 4 ° - quando si tratta di ferite escisse solo in senso li n::are; 5° • quando la frattura non è st:lta ridotta o lo è stata male. La riduzione de\·e cc.mpre precedere l'applicazione dell'apparecchio gessato; 6° - quando esiste il benchè minimo sospetto di ed::ma gassoso. Contro il pericolo di edema gassoso non c'è che un metodo: ampio sbrigliamento ed esposizione delle ferite all'aria libera senza medicatura di sorta. Si deve prevenire 1:! forte disidratazione per mezzo dii trasfusioni con sangue consen•ato o di soluzioni fisiologiche. 2° -

Tecnica del metodo occ/usivo: 1° -

Trattamento chirurgico con anestesia dei plcssi, per gli arti superiori, c rachiane-

stesia per gli arti inferiori. Da non farsi l'anestesia locale, a causa della propagazione dell'infezione e ddl'in ~ uf­ fìciente effetto. A proposito dei danni arrecati da una sutura primitiva gli AA. riferiscono quanto segue: durante la rivoluzione spagnola, in una clinica chirurgica, si procedette ali 'escissione ed alla sutura primitiva di tutti i feriti; se ne ricavarono molti casi di edema gassoso e si dovettero fare molte amputazioni, mentre in un ospedale militare, in quello stesso torno di tempo, furono, sì, escisse tutte le ferite ma non furono suturate: nemmeno un caso di edema gassoso si ebbe a lamentare. Da allora furono subito tolte le suture in tutte le ferite, suturate primitivamente. Ma al trettanto pe~simo è il trattamento pu ra-


mente conservativo delle ferite senza primm.·a cura chirurgica. Quale esempio vitn portata l'attività chirurgica di una auto:~mbulanza della Croce Rossa inglese in cui si ebbe pi ù dell'So % di edemi gassosi e molte furono le amputazioni che si dovettero praticare. 2 ° - R iduzione della frattura sotto il controllo radioscopico. Se la riduzione manuale fallisce, si deve mettere l'arto in trazione cd in tal caso il metodo elettivo è quello del filo alla Kischner. Nonappena si è ottenuta la riduzione viene applicato un apparecchio gessato con una trazione continua di almeno 24 ore. 3° - Ingessatura se11za imbottitura e senza finestre. Le finestre provocano solo l'edema, ma questo, a sua volta, produce dilatazione cosicchè gli apparecchi non tengono e non immobilizzano più bene. Inoltre le finestre sospingono al frequente cambio di medicatura. A seconda della iunghczza dell'arto viene costruita una solida stecca gessata e solo in secondo momento si prosegue coll'apparecchio gessato circolare non fenestraw. L'arto superiore viene fissato in abduzione ad angolo retto con l'aggiunta di una po.r· zione toracica. Al femore viene applicato il grande apparecchio gessato secondo Whietmann. Risultati: 218 f. a. f. delle parti molli, 93 fratture a. f. di media gravità e 78 gm ·i. In tutti 31l9 casi con 332 buoni risultati (85,34 o/.,), 40 mediocri (10,28 ?~), 17 catti,·i (4,37 %). Delle 93 fratture di media gravità si ebbero 71 buoni risultati, 14 mediocri, 8 cattivi; delle 78 gravi, 55 furono buoni, 17 m~diocri e 6 cattivi. Nessuna amputazione, nessun caso mortale. E ciò. sebbene fra i casi di gravi fratture per a. f., giunti tardin· mente in ospedale, una gran parte apparisse matura per l'amputazione. Ordinariamente la febbre scese alla norma dopo 4 giorni. Le manifestazioni tossiche di wlito scomparvero dopo 10 - 15 giorni. Mai si vide un flemmone, nè una pseudartrosi. Sempre si tentò di far marciare i pazienti su staffe di scarico onde far sì che potessero essere ridonati alle famiglie e che ci fosse un'economia di letti. Col trattamento ambulatorio si ottenne il risultato di avere solo pochissime atrofie

muscolari e nessuna :1lrerazione del trofismo. Le articolazioni conservarono inrana l~ loro mobilità. GALLETTO.

N EURO - PSICHIATRIA. G. PANSINI e S. CACCURI: Contributo alla conoscenza delle sindromi nervose da malarill. - " Ri,·ista di Neurologia )), fase. I, 1939. Come è noto, già da un cinquantennio - per merito del Marchiafava e poi di va ri altri studiosi in prevalenza italiani - si conoscono i rapporti eziopatogenetici fra b mnbria c pnrecchie neuropatic. Nel presente interessantissimo lavoro la questione viene :luto rcvolmc nte ripresa sulla scorta di otto casi clinici assai dimostrativi. Si trattò di 3 neuriti, di 1 polinevrite, di 2 sindromi parkinsoniane, di I emiparesi post·trombc tica e d i 1 psiconcvrosi. Do po aver descritte yueste loro osservazio.ni gli AA. passano in rivista la lettera tura ~ull 'argom cnto, da cui si deduce - ne1 riguardi nosografici - che prevalgono le forme .o carico del sistema nervoso periferico, ma non mancano le sindromi bulbari, ce rebel bri. (·nccfalitiche, mcningiriche, epilettiche. midollari. Di grande interesse sono nnchc le fo rme mentali, che semiologicarnente appartengono per lo più al gruppo delle psic~i tossinfettivc, caratteri zzate da confusione mentale c da delirio onirico. Seg uono varie altre importanti considerazioni che possiamo C05Ì riassumere: t " - I disordini ner vosi da malaria possono stabilirsi tanto nel corso dell 'infezio nr quan to allorchè gli accessi febbrili sono scomparsi. Tali disordini non sono legati -come ~i suoi credere - al solo pl. b lcipa rum, ma si riscontrano anche nelle form : m alariche


da ~1. vivax. Essi non sono neppure i'appannaggio Ji indiviùui in condizioni di nutrizione e ~anguificazione particolarmente scadenti. 2 ° • QuantO ad una sreciale COStituzione degli infermi, per CUi il proceSSO {OSSinfettÌVO andrebbe elettivamente ad interessare il sistema ner·\'OSO solo in determinati, ra·ris.simi casi, <l non abbiamo elementi per poterla ammettere o escludere u. Si aggiunga che 1l neurotropismo rnalarico è più frequente di quanto non si crede, benchè di ·solito dia maoifestazioni che, ~r essere attenuate e passeggere, sogliano essere trascurate dagli studiosi. 0 • Per ammettere la dipendenza delle sindromi nervose dall'infezione malarica « è indispensabiìe che la ricerca del parassita sia (o sia stata) positiva, oltre al fatto che bisogna sicuramente escludere tutte le altre <.au~e rhe possono aver determinata l'affezione morbosa >>. 4° - Circa la patogenesi, si deve ~nsare a disturbi vascolari (per lo più a fatti trombotici) nelle forme interessanti il sistema nervoso centrale, mentre le alterazioni periferiche sono abitualmente - ma non sempre - dì natura tossica. Le tossinc; poi (secondo

J

!·autorevole opinione dello Schupfer), « non sono esclusivamente prodotte dal parassita malarìco, ma provengono anche dall'intestino e probabilmente ha importanza pure l'azione tossica della chinina ». 5° - Quanto, infine, alla terapia, conviene associare al trattamento specitico la surrenasi, essendo cospicui i parimenti che la malaria induce nelle ghiandole endocrine:, soprattutto nei surreni, e che concorrono a potenziare i disordini a carico del sistema nervoso. Però non sempre si raggiunge la guarigione od anche ~olo un sensibile migliora.· mento delle neuropatic. Ho creduto opportuno attirare l'attenzione dei lettori su questa import:Jme pubblicazione perchè, con l'estendersi dci nostri domini oltremare, sono necessariamente aumentati anche i casi dì malaria; e la conoscenza sempre più accurat:J delle sindromi malariche le più diverse si rende vieppiù necessaria, t::mto dal punto di vista clinico- terapeu tico quanto da quello medico -legale. CARLO R17.ZO.

M . BENVENUTI: Sull'anatomia e sul .significato fu11ziona/e delle connessioni del sistema strio. extrapir.lmidale, in pa1·ticolare di quelle conico-striate. - « Neopsichi:nria >), anno V, n. 5-6, dicembre 1939. In questa vasta e aggiornata rassegna l'A. - dopo aver premesso brevi accenni generali di anatomia, istologia, embriologia dei nuclei grigi del sistema strio- extrapiramidale, e dopo aver riassunte schematicamente le connessioni di detti nuclei con altre formazioni nervose - prende in esame il problema, tuttora molto discusso, della esistenza di connessioni dirette cortico- extrapiramidali : problema che rende tanto oscura la fisio-patologia extrapiramidale. Raccolto il materiale sull'argomento, discussa l'incostanza e contradittorietà dei ris ultati delle indagini rivolte alla dimostrazione di quelle connessioni dirette, l'A. illustra i numerosi dati embriologici, istopatologici e clinici che concordemente depongono per l'esistenza di tali vie di connessione. Vie che furono spesso negate cc in verbo magistri » perchè le negarono taluni sommi ricercatori (oggi, per altro, sorpassati) in. base ad argomenti ed esperienze criticabili sotto molti aspetti. Affermata, così, ancora una volt:a ]a real t~ dell'unità cortico- extrapiramidale, l'A. valuta ~otto nuova luce alcuni fatti clinici, male interpretati fino ad oggi, per effetto di erronei concetti separatisti fra corteccia e base cerebrale. II Benvenuti, infine ·- basandosi su constatazioni c considerazioni filogenetiche cd ontogenetiche - affaccia ìa supposizione che le vie cortico . ~triate debbono consider:.1rsi


... come formazioni di recente acquiSIZIOne c tutrora in via d'evoluzione: ciò che potrebbe spiegare l'esistenza di variaziòni individuali che, verosimilmente, possono contribuire a dare il tono individuale alle affezioni morbose, sicchè alcune modalità cliniche s::rebbero spiegabili con intendimen~i costituzionalistici anatomici anzichè con criteri di locali7.zazJOnc. Il bel lavoro, nel quale vengono menzionati c valorizzati i cospicui contributi della scuola n ew o!ogica italiana - dal Mingazzini ali'Ayala, dal Ca~taldi al Calligaris e al De Lisi - (: corredato da una buona c sufficientemente agb>iornata letteratura sull'argomento tanto importante della anawmo- fisio-patologia delle connessioni cqrtico - striate. CARLO

H17.ZO.

A. SALMOl'i: Le distrofie muscolari prog1·essit•e: il valo,·c de/J't:lemento ncuro- .'egrtauvo nella loro patoge1zcsi. - <1 Il Cervello ,,, a. XIX, n. J, 1940.

Le distrofie muscolari progressive comprendono un vasto gruppo d'infermità a sintomatolog1a pre\'alentcrnenre miopatica, la cui eziopatogenesi è tuttora oscura cd ampiamente discussa. L 'A., dopo aver passato in lucida m ·ista le principali teorie delle distrofie in discorso (teoria musco!are, una congenita anomalia dell'apparato neuro- muscolare, lesioni conicali, striate, mesencefaliche, teoria diencefalica, simpatica, endocrina); ne segnala la loro insufficienza. Egli crede. poi, che resti comunque oscuro il meccanismo per cui una lesione extr:1- muscolare (corticale, striata, ecc.) si ripercuote sul muscolo sì da produrre una miopatia; c pen~a che " tale meccanismo si chiarirebbe notevolmente, ammettendo che tra le lesioni in parola c ì'apparato n.uscolare esista un elemento intermediario. <:he da un lato sia sensibile alle lesioni sopra citate, dall'altro presenti uno stretto rap· porto funzionale con l'apparato muM:olare " · A ,-oùesti requisiti ri~ponJe - secondo l'A. - - cc l'elemento neuro,·egetati\'o ll . Questo elemento - suscettibilt di entrare in scena per lesioni poste ai più diversi livelli (dal Jienccfalo, sede d'importantissimi centri orto- e pnrasimpatici , fino alle placche motrici ove si liberano le nNe sostanze ad azione miomotoria) - messo in azione tla svariate cause tossiche, infettive, endocrine, ecc., sarebbe perfettamente in g rado di produrre o, almeno, di favorire lo sviluppo dei sintomi miopatici. L 'accurato la voro dell'A. - che illumina un lato ancor tanto discusso della neur(}patologia - (: corredato da un ·ampia bibliografia che potrà riuscire di grande utilità per i successivi stuuiosi dell'importante argomento. C:ARLO

R17.70 .

OFTALJ\1/0LOG/A. SwAN c ALLEN:

mide. -

Congiuntivllt: pseudomembranosa da streptococco lrattilla c·on ;ulfumirl" America n Jour. Ophtalm. », XXII, 1939.

Gli AA. descrivono minutamente tr..: casi di congiuntivite pseudomcmbranosa. tli origine sicuramente streptococcica. che essi cur:1rono con preparati sulfanilamidici c che guarirono in pochi giorni. Uno dci pazienti era affetto da anemia e la terapia sulfanilamidica l'accentuò fin~.> a produrre anc he una lcucopenia per cui fu necessario ridurla sensibilmente. Tegli altri due :.u nm:1l:ni invece non si produs~ero disturbi generali.


L. SztNECH: Ulteriori contributi alia chemioterapia dd tracoma. 98, 1939- 40.

"Ophthal mologica n ,

Gli urologi ed i vcnereologi honno constatato che i preparati sulfamido- piridinici sono più effìcac( dci sulfamidici semplici. Perciò l'A. ha \·oluto sperimentare se :anche per il tracoma si \'erifìcasse la stes~a differenza. H a somministrato perciò in to tracomatosi un preparato sulfamidopiridinico (3 compresse al giorno per cinque giorni, ripetendo il ciclo dopo 3- 7 giorni di sospcmione) non ottenendo un risultato migliore di quello che si ottiene coi sulfamidici semplici. Inoltre dimostrò la scarsa efficacia dell'uso locale di sulfamidici per pennellazioni e per instillazioni nel tracoma e nelle congiuntiviti da inclusi. T ESTA.

D. BoLETTtERt: Comributo allo >·tudt~ dell'adiposi pnmana della comea. d'Oculistica >>, n. 3, 1940- XVIII.

(o

13ollettinv

Lo studio delle degeneraziòni grasse di alcune parti dell'occhio e del bulbo intero interessa sempre molto gli oculisti, e si può dire che non vi è numero di rivista oft.almologica che non contenga un esemplare sempre interessante perchè testimonianza sicura dell'impegno e della fede che mettono gli ~tudiosi alle ricerche di quegli elementi . etiologici e patogenetici che possono dirci in maniera chiara il perchè del prodursi di alcuni tipici quadri patologici. Così anche l'A. esponendoci quattro casi clinic! capitati alla sua osservazione d-iscute k varie teorie accampate per la spiegazione dell'adiposi primaria della cornea; teori,e che poi so!tanzialmente si possono ridurre a due c cioè una che trova la causa del q u adro morboso in un alterato ricambio <~ci grassi e l'altra che invece ne vede la ragione in disturbi locali. Se però ancora dubbia resta l'etiologia e non meno la patogenesi, l'A. conferma quanto già Cavara aveva proposto e cioè che colla Roentgenterapia si ottengono notevoli ,·antaggi, per lo meno di arresto, dell'adiposi primari:-~ della corne:-t. TESTA.

C. BJEllt: Occhio e vitamtne. (Relazione al XXXV Congresso di Oftalmologia). Gli studi sulte vitamine hanno aswnto in questi ultimi anni uno sviluppo assai uotevole, e ciò non poteva manc;are di interessare i cultori dcl l'oftalmologia. L ' A. che fu incaricato di compilare una relazione sull'argomento ha fatto opera veramente degna di elogio setto cgni riguardo. Premesse le generalttà su ci:-~scun:! vit;tmina, da quelle ormai assai note a quelle tuttora allo studio, sono poi esposte in maniera amti chiara la chimica, i metodi di determinazione, le modalità di azione, la diffusione in natura, i cenni sulle alterazioni da carenza, il comportamento nell'organismo in condizioni normali e patologiche, le ipervitaminosi e le indicazioni terapcutiche generali e speciali di ogni singola vitamina. Nè manca un apposito capitolo su di un <:rgomento su cui si appunta sempre più ' 'attenzione degli studiosi e cioè wllc correlazioni intervitaminiche e sui rapporti tra vitamine ormoni e fermenti. T ESTA.


F.-1.RM AC()LOGIA.

Nuovo metodo color:metrico per la determinazione della chinina nei liqu1di biologici e negli organi. - " journ. Phar. Chim. >> , t , 8, 1940.

PRuDHOMME:

II metodo proposto dall'A. per la determinazione della chinina nei liquidi biologici è basato sulla proprietà che ha la chinjna (e molti altri alcaloidi) di formare con 3lcuni coloranti acidi, come l'eosina c~ostanza colorante insolubile in cloroformio), dei composti colorati insolubili in acqua, ma solubili in cloroformic>. Per aggiunta di alcune gocce di una soluzione acquosa di eosina al 2% ad una solu. zione all't per mille di un sale di chinina si forma un precipitato rosso solubile n:-1 cio. roformio con colorazione rossa intensa. Con una soluzione molto diluita di un ~ate dì chinina si ottengono minime quantità di precipitato: ma agitando con ~loroformio, questi assume una colorazione ros.'l. che col tempo diventa più intensa. L'intensità della colorazione del cloroformio è proporzionale alla quantità di chinina presente. Tale colorazione è ancora percettibile con mgr. o,ooo1 di un sale di chinina sciolti in IO cc. di acqua. La reazione non è però specifica della chinina; molti altri alcaloidi (cinconina, efrc· t!ina, eserina, pilocarpina, atropina, ccc.) dànno una colorazione identic:J ad eçcezionc della caffeina. D'importanza capitale per que~ta ~eazione è il pH del· mezzo: infatti l'A. con dd:.: soluzioni contenenti uguali quantità di un sale di chinina e portate, a m~zzo di soluzioni- tampone, a pH differenti ha trovato che la colorazione del cloroformio, a p3rità di concentrazione, assumeva un massimo d'intensità per un pH compreso tra 6.5- 7·5· Al di sopra di pH -2 e di pH - IO il cloroformio rimaneva perfettamente incoloro. E' necessario perciò per un'esatta determinazione che il pH del mezzo si aggiri intorno a 7· L'A. consiglia di aggiungere sempre una soluzione- tampone a p H- 7 il rhe permene di es::guirc d elle leuure comparabili tra loro. La soluzione - tampone adoperata dall'A. è quella indicata dal SOrcnsen 5 volte più concentrata (per preparare questa soluzione si sciolgono da una parte gr. I 3,61 i di fosfato monopotassico in 300 cc. di acqua c dall'altra gr. 41,566 di fosfato biosodico con 2 molecole di acqua di cristallizzazione - in 700 cc. di acqua. Le due soluzioni dopo preparate si m escolano insieme). In genere si aggiungono alla soluzione in esame da 2 a IO cc. della soluzione- tampone. Naturalmente occorre prepararsi delle soluzioni- campione per la determinazione colorimetrica. L'A. prepara tali soluzioni aggiung::ndo ai liquidi cd organi normali quantità va riabili di una soluzione di solfato neutro di chinina. La quantità di chinina deter· minata in ciascun saggio sarà perciò espressa in solfato neutro di chinina. La tecnica della readone varia a seconda del caso considerato e così pure la prcpa· razione delle soluzioni c:unpione, che l'A. descrive per ogni singolo caso. Egli ha eseguito la d eterminazione della chiai na nell'urina, nel sangue totale, nel siero e negli organi con la tecnica seguente:

Urina. - Non è possibile eseguire direttamente la reazione sull'urina perchè l~ colorazione del cloroformio diventa apprezzabile solo per notevoli quantità di chinina presente: inoltre l'urina forma col cloroformio un'emulsione molto stabile, che si scinde ::on diffìcolt?t. Si rende perciò neces~aria una preliminare defecazione dell'urina; non si possono però adoperare come ddccanti i reattivi a molecola complessa che precipit3no gli alcaloidi e quindi la chini n:-~; si presta bene allo scopo, invece, una soluzione :1! t o ·':, di acetato neutro di pio mbo. che non precipita gli alcaloidi.


L'eccesso di piombo deve essere diminato mediante aggiunta di ,acido solforico; in tal modo è resa possibile l'ulteriore neutralizzazione del liquido, senza che si formi un precipitato.

Preparazione delle soluzioni· campione. Si prepara una serie di tubi Ja saggio contenenti ciascuno 10 cc. di unna; a nascun tubo si aggiunge una quantità di solfato neutro di chinina variabile da mgr. o,ot a mgr. 2 ed in seguito 5 cc. di una soluzione di acetato neutro di piombo al t o ~'{, : dopo

alcuni minuti si filtra. A 12 cc. del filtrato si aggiungono 5 cc. di acido solforico concentrato (d. = 1,84), si agita, si lascia in riposo per qualche minuto, c quindi si filtra ripetutamente sullo stesso filtro finchè non si ottiene un filtrato perfettamente 'limpido. A 9 cc. di questo secondo filtrato si aggiunge una goccia di una soluzione di tornasole (il quale essendo insolubile nel cloformio non si combina con la chinina), si neutratizza con soluzione di NaOH fino a colorazione viola e si porta a pH · 7 mediante l'aggiunta di 2 cc. della soluzione· tampone di fosfato. Quindi si aggiungono 4 gocce d.i una soluzione di eosina al 2 ~·:,, e. do~ agitazione, 3 cc. di cloroformio, agitando di nuovo fortemente. Il cloroformio assume una colorazione rossa proporzionale alla quantità di chinina presente. Si lascia in riposo per 4 ore e, trascorso questo tempo, si preleva da ciascun tubo da saggio con una pipetta il cloroformio e lo si versa in tubi da emolisi, che d chiudono con tappo a smeriglio per evitare l'evaporazione del cloroformio. Si ottiene così tutta una gamma di colorazioni corrispondenti a delle quantità di solfato neutro di chinina variabili da mgr. o,or a mgr. 2. Questa scala colorimetrica deve essere conservata all'oscuro. Natu· ralmente è possibile preparare delle soluzioni -campione con quantità di chinina maggiori o minori di quelle indicate; si deve però tener presente che per quantit~ inferiori <1 mgr. 0,005 la colorazione è troppo debole. Per quantità inferiori a mgr. o,o1 è neces-

sario lasciare il cloroformio in contatto per 24 ore col liquido sopramnte prima di de~ cantarlo. le •

D~term.inazione dell'urina.

Si opera esattamente come è stato indicato per la preparazione delle soluzioni· campione su 1~ cc. di urina. La colorazione ottenuta si compara con quella delle soluzioni· campione. La comparazione è possibile solo dopo avere decantato il cloroformio in un ahro tubo perchè spesso avviene che un po' del liquido soprastanre s'infiltri tra il cloroformio e le pareti del tubo simulando una reazione positiva. 2<> •

Determinazion~ nel sangue totale e nel siero.

Operando direttamente sul sangue totale addizionato di chinina non è possibile S\'elare con la reazione proposta l'alcaloide. La defecazione con acetato neutro di piombo non ha condotto a risultati migliori per l'alto contenuto proteico del sangue. Invece la defecazione con soluzione satura di solfato di sodio a 45•- so• ha dato ottimi risultati; la precipitazione delle sostanze proteiche è completa se si fa a\'venire in mezzo acido per acido solforico.

Prepat'azione delle soluzio11i. campione. Ad una serie di tubi da saggio si aggi ungono successivamente per ognuno: 10 cc. di sangue ossalato, una quantità variabile di solfato neutro di chinina (per es.: mgr. o,oos·o,oo7·0,oiO-o,os e 0,1). 20 gr. di solfato di sodio cristallizzato e polverizzato e cc. 7 di H 2 S04 N /x. Si agita bene con un agitatore per rendere la massa ben omogenea e si porta a b. m. a 45°. so• per mezz'ora agitando di tanto jn tanto.


Il solfato di sodio si scioglie e la miscela imbrunisct:. Si filtra per filtro Buchner, si raccoglie tutto il filtrato limpido e si la~cia raffreddare; col raffreddamento si separa allo stato cristallino l'eccesso di solfato di sodio. Quindi si decanta, l asciando da parte i cristalli, si prelevano 10 cc. del liquido, che si neutralizzano con NaOH N / r servendosi della fenolsulfonftaleina come indicatore (senza però aggiungerla alla soluzione). Dopo neutralizzazione si :tggiungono: 2 cc. della soluzione · tampone di fosfato concentrata e 6 gocce della mluzio ne d1 cosina al 2 ",", ; 3 cc. di cloroformio per t:strarre il composto di chinina cd cosina formatosi. Quindi si agita molto vigorosamente la miscela. ~i lascia in riposo per 6 ore agitando d i tanto in tanto. Trascorso questo tempo si Jecanta il cloroformio in piccoli tubi da emolisi ben ch iusi. Si ha così una scala colorimetrica corrispondente alle quantità di chinina aggiunte al sangue.

Dete·rminazione jU/ jangue. - Il sangue in esame viene raccolto su ossalato di potassio in polvere. Si prelevano IO cc. del sangue ossalato e si trattano come sopra indicato; quindi si procede alla comparazione colori metrica con le soluzioni · campione. Per il siero di sangue si appl ica lo stesso procedimento.

3• • Determinazione in un organo od in un teuuto. 10 gr. di organo o di tessuto vengono finemente triturau tn un mortaiO con 30 gr. d i solfato di sodio cristallizzato e con un po' di sabbia quarzosa se necessario (soprattutto per i muscoli, polmone e rene). La pasta così ottenuta si porta in un piccolo pallone; si lava il mortaio con IO cc. di acqua distillata (che viene versata rei pallone), si aggiungono ro cc. di H 2SO, N ' I c si porta a b. m. a 45°. so" per 30 minuti. Quindi si fi ltra per filtro ordinario, si lascia raffreddare e si decantano IO cc. lascia ndo da parte i cristalli formatisi. Si neutralizzano i 10 cc. di liquido .:ome è stato indicato precedentemente, po1 SI aggiungono 2 cc. della soluzio ne · tampone, 6 gocce di eosina al 2 "{, e 3 cc. di cloroformio. Si agita c si lascia in riposo per 6 ore prima di decantare il cloroformio. Per preparare le soluzioni · campione si aggiungono nel mortaio prima di tritur:1re !"organo in esame, delle quantità ''ariabili di solf<tto neutro di chinina (da mgr. o.O)

a mgr. 2). Operando con organi normali c freschi i'A. riferisce che il cloroformio <tssume un:1 leggera colorazione corrispondente a circa m gr. o,or di chinina: quindi la determinazione non potrà eseg uirsi che per quantità superiori di alcaloide. Nelle esperienze eseguii<" inoculando della chinina per \"ia sottocutanea alla cavia l'A. ha sempre riscontrato negli organi qua ntità di alcaloide molto superiori a quelle che corrispondono alla debole colora zio ne o tte nutu con gli org~mi normali. Particolare da porre in rilievo è quello che con gl i org<tni estra tti da alcuni giorni la colorazione si accentua c con gli organi in ,-i:. d i putrefn ione diventa più intensa. La r<.azionc propost<t, come è stato già detto, non è sp::cifica e non può sen ·1re ]Xl" <: ifferenz1are la chinina dagli altri alcaloidi. Esperienze eseguite dall'A. con altri meJi. ramenti di uso corrente come : aspirina. sulfamidici, verona l, gardena! hanno dimostra to che questi non d:1nno colo razione positiva. Anche l'urca, i diversi amino · acidi. gli z uccheri non J à nno con l'e()sina un composto colorato solubile in cloroformio. L' A. ha potuto così seguire !"eliminazione dcll'alc.aloidc dall'urina; tale eliminnione. come del resto era gi;Ì stato dimostra to, è molto rapida ; la chinina somministra!:! per


bocca si ritrova nell'urina in notevoh quantità già dopo :w minuti. Somministrandv ~r. o,so di chinina per bocca, si ritrovano in 10 cc. di urina: mgr. 0 ,03 dopo 20 minuti » 1 '' 1 ora )) l> 2 ore Il 3 ore )) 6 ore » 0,04 11 24 ore L'A. per determinare la quantità di chinina, che veniva fissata dai \·ari organi ddb <'aYia, ha inoculato a questo animale l'alcaloide in ragione di 10 egr. per kg. di peso. Un'ora dopo ha sacrificato l':tnimale e gli ha asportato gli organi principali, sui quali ha eseguito la determinazione della chinina ottenendo le seguenti cifre: )\

,.

Polmon= mgr. 2.5 Rene " 2 Milza o,8 ,, 2 Fegato ,, O, l Surrenali Cervello 0,2 " Muscolo cardiaco O.) " 0,03 Muscolo ordinario Le determinazioni sono state eseguite ~u 10 gr. di ciascun organo tranne per la milza (7 gr.) e le surrenali (2 gr.) che sono state adoperate per intero. La combinazione chinina- eosina è sprovvista di azione terapeutica contro il palu dismo come hanno dimostrato le esperienze dell'A. Particolare interessante da porre in rilievo è il fatro che questo composto rosso accuratamente purificato si è dimostrato spro·. visto dì :-a por e amaro. Questi composti di eosina con gli alcaloidi ~e non sono differenziali per via chimica lo possono essere per via spettrografica; a mezzo di misure di assorbimento nell'ultravioletto su roluzioni alcoliche al 2 % di eosina ed :tlcuni alcaloidi, si sono ottenute curve differenti per ciascun composto. L'A. riporta nel suo 1;1\'oro il grafico di alcune curve <.ottenute. Questo metodo potrebbe sostituire nell'an:1lisi tossicologica la ricerca degli alcaloidi nelle viscere, in caso di morte sospetta, col metodo Stass. Con questo metodo però gli 2lcaloidi vengono in ultimo estratti con etere e cloroformio non allo ~ tato puro perchè questi solventi estraggono anche altre sostanze. In queste <:ondizioni l'esame spcttrograficc non darebb:: alcun risultato: bisogna perciò ricorrere all'esame chimico. . La combinazione degli alcaloiài con l'eosina permette di ottenere un precipitate facilmente purificabile, il quale può cw::re sottoposto ad un esame spettrografico prdiminare.

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ScOTTI.

SOMMARI DI RIVISTE MEDICHE MILITARI. A:-o":>>ALI DI MEDICI NA NAVALE E CoLONIALE. - Direzione centrale della Sanità militare Marittima. Ministero dell;, Marina. Roma. Anno XLVI, fase. V - VI. maggio- giu· gno 1940- XVIII. T&rraca: Il trattamento delle fratture degli art1 10 chirurgia di guerra. Clemente e Ghersi: Primi nsultati del controllo rontgen- fotografico dd torace applicato all'arruolam::nto dell'elemento volontario della R. Marin:1.


Bernardini: Un va ntaggioso c r:1pido metodo per la cura della scabbia. Molitt:martini: Un quaJrimestre di attività chirurgica nell'infermeria della R. :-.brina in Tobruch. unzi: Concorso per il nuovo centro ospedaliero della R. Marina. RIVISTA 1>1 MEDICINA AERONAUTICA. - Ufficio centrale di Sanità. Ministero Jcll' Aeronautica, Roma. Anno III , n. 2, giugno 1940- XVIII.

Margaria e Lo Monuco: I nfluenza della introduzione di uno spazio morto respiratorio sulla r esistenza alla pressione barometrica. Béla PUijesz c fenò Csinàdy: L'effetto della rotazione in avanti c di fianco sull"elettrocardiogramma. Colaiarmi: Miopia transitoria da foto- traumatismo in volo (particolarità cliniche c patogenctiche). GERMANIA.

Dt:R DwTSCHE ~ILITARARZT. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare ddl'esercito, della marina c ddl·' acronautica, Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 7• luglio 1940. '

Guleke: Sopra le fratture da arma da fuoco delle ossa lunghe vicine alle articolazioni. Heidsiek: Fratture dd calcagno dovute ad esplosioni nella guerra terrestre. Mt4glich: Ferite da punta dcll'orecchietta d::stra. Eichler: Il giudizio sui tragitti delle ferite c delle fistole. Ludeke: Ottimi risultati nel trattamento dell'ascesso cerebrale. Kunat: Esostosi cartibginec multip!.: nel giudizio sulla idoneità c sull:-. ~•tpacità al servizio militare.

Bothel: Favorevoli risultati nella c:ura della scpsi stafilococcica mediante l'asces~o da fissazione (Olobintin Klingmiiller). Sprugel: Sulla anafilassi da siero. Kanitz: Il contenuto fisiolog ico di alcool nel sangue dell'uomo a digiuno si accwce mediante ingestione di pane integ rale. Stutz: Breve comunicazione sulle emorragie gengivali. Di:illken: Sulle mabttie cutanee 11 da servizio 11 nelle truppe motorizzate. Mcringcr: Servizio sanitario in un reggiment·> celere. Schlegcl: I posti di raccoita e di sgombero dei malati e feriti in guerra. Kcssler: Esperienze su provvedimenti sanitari. II: La questione della diminuit.r idoneità al sen·iz.io nelle malattie di orecchio- naso - gola. JUGOSLt~ VIA.

VoJNO- SANlTETSKt GLASNI K. - Rivista trimestrale di medicina, farmacia c veterinaria del. l'esercito jugosl:wo. Red:t7.ione ed amministrazione; ospedale militare di Belgrado. N. 2. tomo Xl, 1940.

fankopouic /uo: Le :~ffez.ioni catarrali non specifiche delle vie respiratorie e l'influen7.3

nel!"esere i t o. Franio Nikolic: I prohlemi tattici sanitari. Cucto;evic Milorad: L'organizzazione della lotta contro il tracoma. Kacaret,ic Dragomir: La lotta contro l a malaria nella fortezza di Belgrado. Aleksic Dusan: L'importanza delle stazioni termali e climatiche in tempo di truerra. Ctrckovic RadOtlan: Stomatitc erosiva infettiva. Sava Cudic: La malattia dc:i PICCIOnl.


NOTIZIE.

R ICOMPENSE

AL

VA LOR

MI LITARE

CONCESSE

AD

UFFICIALI

DEL

SERVIZI O

SANITARIO. CROCE DI Gl'ERRA AL VALOR MILITARf..

FRAu Alberto di Giovanni c di Ortoh Maria Virginia, nato a Pula (Cagliari) il 31 ottobre 1<)03, tenente medico complemento del XIII battaglione coloniale. - Ufficiale medico dirigente il servizio sanitario di una colonna, con calma e serenità curava i nume· 1osi feriti, restando impaj·sibile all'azione di fuoco violento che per lungo tempo s, abbatteva sulle posizioni occ:upate dalia colonna stessa. - Accò Icsus, 27-29 luglio 1937-XV Vito di Filippo e di Sansonc Carolina, nato a Mazara del Vallo (Trapani) il 27 agosto ~~. tenente medico di complemento dell'VIII battaglione arabo somalo. NAPOLI

Ufficiale medico di un battaglione d'avanguardia., seriamt:nte impegnato, nonostante che il posto di medicaztone dei reparto si fosse trovato, in seguito allo svolgersi deli'azione, esposto ai vivo fuoco di fucileria nemica, pi'(Stava con ammirevole calma e coraggio la sua opera di socc<n·so ai 1JUmerosi feriti che vi affluivano. Ultimato il suo compito nel posto di medicazionte, accorreva sulla linea di fuoco, dove,, r1onostante l'ifltemificarsi del tiro nemico a causa di un violento contrattacco, continuava a soccorrere i fer-iti in linea fino al te1·minc dell'azione. Esempio di abnegazior1e e attaccametlto al dovt>re, di valore e sprezzo del pericolo. - Gaser, 18 giugno 1 ~37-XV. SAMMARTINI

Pier Francesco di Paolo e di Bomlagio Rosalia; nato a Busto Arsizio il

Medico di una colonna operante in difficili condizioni di ambiente e di clima, compiva la sua m issi&ne dimostrando belle doti dt coraggio e di capacità professùmale. Pu medicare ed operare feriti , ripurta~i in utJO scoTJtt·o con forze ribelli, volontariamente si staccava dalla colonna che raggiungeva dopo un'intera giornata di marcia, prott>tto da esigua scorta. Esempio di alto senso dt>l dovere. - Ficcè- Limmù , novembre 1936-X!V - 23 marzo 1937-XV. 4 novembre 1<)05, tenente medico complemento, ospedale Regina Elena 2418. -

STRAZZULU Sergio di Pasquale e di Cozzolino Angela Maria, da Cosenza, tenente medico 1° reggimento « Frecce Ner.:: >>. - Dirigente del se,·vizio sanitario reggimt:ntale,

in uri momento critico dei combattimento e sotto violento e micidiale fuoco avvt'l'sario, si prodigava a rianimare, in uno con altri ufficiali dd comando, le truppt> che aano sul posto, incitando/t' alla reaziorle sul nemico attaccante. Quindi, a scopo ottenuto, si dedicava con il COTV~Uto- aefq. alle cure dci feriti. , incurante del tim avvet·saJ'io che ancora impe1·vc>rsava nella zona. - L1 Molatilla, 9 marzo 1938-XVI. MELANT>RI Ignazio di Menotti e Ji Grilli Anna, da Ravenna (Bologna). capomanipolo medico brigata <• Frecce Azzurre >>. - Ufficialt> medico di sezione di sanità, mentre

!'artiglieria nemica a più riprese e 'per più giomi batteva intensamente la zona e colpiva il posto di medicazione, continuava a medicare i numuosi feriti con calma. saenitcì e sprezzo del pt>ricolo. - Valdeargorfa. 26 - 27-28 marzo 1938- XVI - Km. 23 Strada Gandesa · T ortosa, 15 - 16 - 17 aprile 1938 · XVI. PIERRO Antonio fu Michele e fu Falco Giulia, da Saviano (Napoli) capoman ipolo mcdico brigata « Frecce Azzurre ». - Uffidale metl-'co di guardia ad un ospedale da


campo, durante un improvvùo e viOlento bombardamento di artiglieria nemica. mrntrc!'ospedale stesso veniva ripetutamente colpito, rincu01'0Va con la parola ed il sereno conugno il personale dJpendente ed i ricoverati. Sotto il continuo tiro nemico, prodigava la sua umana opera rli feriti militari e civili che, da tale b0'17lbardamento colpiti, affluivano a/J'o.•pedale. dando esempio di ardore e sprezzo del pericolo. - Pinell. 16 aprii(' 1938-XVI. $1MONE Nicob ùi Simone e di 6aldassare Laura, da Castellana (Bari), capomanirolo medico sezione sanità della ,. brigata mista. - Addetto alla sezione di SO!Tità di una grande unità impegnata in sei giorni di buttagiia, dirigeva Jl nucleo avanzato della ma sezione, sovente risultante nei {J1'fiti immediati della prima linea e sottoposto a frequenti offeu: 11::mide, dimostrando energia, capacità c m·dimento esemplari. Malaga, 5- 10 febbraio 1937-XV.

,a

BoLOGNESI Raffaele di Plinio c di Maroua Clotilde, da Rocca Sinibalda (Rieti), sonotenente medico 1° reggimento artiglieria ,·olontari del Littorio. - Ufficiale medico dt un gruppo d'at·tiglieria, in .cucccs;ivi combattimenti dimostrava sereno c01·aggio, alto sensc. dei dovere e comp1'~nsiolie delia sua missione. Per portat·e più sollecitamente le t'un: ai numerosi fC1·iti, non esitava ad ,,bbandonare il posto di medicazione e ad accorrere sulle pt·ime linee f01·temente battute dal tiro avversario. - Alcarisa- La Codonera - Strad~ di T o rtcsa, 14·2o- 30 marzo, 2- r 1 aprii ~ [()38-XYI.

Leonardo fu Leo nardo e di Girolamo Giu~eppangela, nato il 2 novembre 1904 a Martina Franca (Taranto) scttctcnente medico complemento del comando F. A. della Somalia. - Durante un combattimento, sprez:zante del pt:t·icolo rimaneva costali· temente sulla linea di fuoco , prodigando serenamente le sue cure ai feriti ed incuorando i combattenti. Saputo che un ufficiale di altro reparto era rimasto gravemenu ff'rito. d'iniziativa si recava sul posto, attraversando UTI tratto di tC1'1'eno f01'temt:nte battuto, dando prova di coraggio e di altruismo. - Uara Combo. 3 marzo ' 93·rXV. C\Nl'HRILE

CARDEU.A Michele di Giuseppe e di Stella Vincenzo, nato a C:lltaniss::tta il 5 Jn:Jggio 1911, sottotenentc medico complemento del gruppo bande altopianc. - Medico di un gruppo bande, sotto intenso fuoco nemico, curava e medicava i feriti con calma e .rprezzando ii pericolo ti cui era e.<posto. - Eggeré, Gimma Arari, 7 ottobre 1937-X\·. Luigi fu Giovanni e di Lucia Annino, nato a Siracusa il 16 luglio 19 11, sottotenente medico complemento del XXI battaglione coloniale. - Ufficiale medico di un battaglione fortemente impegnato in combattimt:nto, con calma e serenità, dimostrandQ grande sprezzo del pericolo, allo scopeno.. in zona fartemcnte battuta dal fuoco avversario, medicava numero.ri feriti. - Scianò Iessus, 27 luglio 19.)7-XV. l.o\PICIII NO

AVANZA~fENTO PER MERITO DI GUERRA.

Giust.:ppe, capitano meùico in s. p. e. Gli è confermato l'avanzamento ,x-r merito di guerra. PwROLI

Ufficiale medico di provata capacità profe;sionale della grande guerra e dt'lla cam· pagna etiopica, in oltre .rei mt'si di una nuova guerra riconfermava le sue solidiuime qualità m ilitari, dimostraut/osi organiz~:atore sanÌJario di ampie vedute t: di grande com· pete11za ed autorità. Ferito, decorato al val01· militare, ha alternato la sua vita di guerra ton periodi di severo studio pe1 valorizzare ed accrescere ii suo sapere HÌ!'ntifìt'o. Ani-


mato da antica c sicura fede , col .<1~0 coscienzwso, entusiastico lavoro ha indubbiamente tenuto alto in terra straniera, ii name e la fama della chirurgia italiana. - O. M. S., marzo- luglio 1939- XVII. ONORIF ICENZE CONCESSE AD UFFI CIALI DEL SERVIZIO SAN ITARIO.

ORDINE DF. I SS. MAURIZIO E LAZZARO. Ujjiciaie: maggior generale medico RrNAU>I O nofrio. Cavaliere: colonnello medico RoMBY Paolo. ORDINE COLONIALE DELLA STELLA rdTALIA. Cavaliere: tenente colonnello metlico MAGLI ULO Alfonso. BENEMERENZA DELLA SALUTE

~UBBLICA.

C c n decreto del 3 dicembre 1939 dei Ministero ùell'lnterno, Direzione Generale di ~anità Pubblica, è stata conferita al tenente colonnello medico in s. p. e. prof. Alfonso MAGLIULO la medaglia d'argento dò benemeriti della salute pubblica. -

PROMOZ ION I

l)]

UFFI CIALI DEL SERVI ZIO SA N ITARIO. UFFICI.~ LI MEDICI IN

s. P. E.

Maggiori promossi tenenti colonnelli: R1zzo Carlo, BARON E Giovanni, CATERIN l Federico, GuAR:--IACCIA Girclamo, DF. CATA Dcmenicc, DE BERNARDO Francesco, BERTOLUCCI Gino, SEVERI Pomp ~o; SARNElLI Tommaso, CENTORE Antonino, GERMANO Giuseppe, SPAGNUOLO VtGORITA Nicola, MASSI MO Francc~co, MoAURO Aurelio, CALIGARIS C:1rlo, PEcORELLA Giovanni, GRAMEGNA Giovanni, CANORA Romualdo, D E MARINIS Aurelio, GIRARDI Giuseppe, PEcORARIO Raffac·lc, MONTI Gaetano, CENTINEO Sante, LuciANO FuscÀ l-elice. FILOGRANA Pasquale, D'AMICO Giusepp::, DE PAOLI Paolo, SoFIO Santi, CARBONE Teresio, BRUNETTI Giuseppe. R•cc1 Antonio, SourLLACIOTJ RaHael~, MoRINO Enrico. CH IESA Emanuele, SoLERI Giov:lnni, MILETTI Ernesto, MusTo Pasquale, PICCARRETA Francesco, ZAFFIRo G iovanni; CASTELLANETA Vincenzo, CAssoNE G iuseppe, MASSA Filippo. DETTORI Giov. Maria, AsTuTo Giuseppe, M10NANI Vittorio, ScARPA Angiolino, AMsRosr Luigi, NANNI Carlo, VITALE Nicola, Llt>ANI Antonino, T ARQUINI Cairoli, FROSINI Dino, M ... zZENGA Giacomo. Capitani promOssi maggiori: P.EI>ROu Giuseppe, CALOGERO Vito, IDTNI Francesco, JMBRENDA Manco, MoNTONE Arturo, FISICHEL.L" Giambattista, DE LuciA Raffo~le, DRAGO Calogero, NICOLOSI Antonio, CAMPAGNA Gaspare, CIAMPOLILI..O Pasquale, FAEI'ZI Aldo. MANZO Giovanni, CucCIA Francesco, FLORIDIA France~co, CALIA Stefano, MusTo Michele, D1 MAOOIO Francesco, BONELLI Arturo, BoRZELLI Giovan n i, IA NNARONE Generoso. T oRELLA Giovanni, nE V1vo Giulio, CAMPANELl-A Arrigo, CASTANA Vincenzo, WNERI Gioacchino, MASCIA Giuseppe. SPATOFORA Giuseppe, VENTURA Vittorio, SoTTINI Giovanni, PRocOPIO Bellarmino, MARCHEsE Ag~tìno, PAL<\DINO Paolo, PuRPURA Giovanni, PERNICE Vincen.zo, Lto Gius~ppe, CoLAt:CI F~ancesco, ZICCHIERI Leone, GENTILI SPINOLA Alessandro. Capitani incaricati del grado di maggiore: VASTOLA Mario, B.wr>O Antonino, BoRCHI Leonida, G ENTILE Vitangelo, MAsALA P IRAS Mario, NEGRI Pietro, CozzouNo Federico, LA MAGNA Giuseppe. ARCA BAsso.,. Giuseppe, MARteLlANO Giovan ni , GERNIOLIARO Michele, ARCURr Nicola, PARUTA Giovanni , CuRIALE Vito, LucENTE Pasquale, LAGNA Don:lto.


, T enmti incaricati del grado di capitano promossi capitani: AMENTA Audenzio, PoI.ESTRA Rocco, ScRÒ Nicola, CoMo Mariano, MARTORANA Aldo, GOADAGNO Mario, CoRI>ERo Adriano. Tenenti incaricati del grado di capitano: SEDIARI Demo. UFFICIALI MEOICI INVALIJ)J RIASSUNTI IN SERVIZIO SEDENTARIO.

}faggiori promossi t~nMti coloTmelli: CuSANI Mariano, CIRILLO Giuseppe, Mo:-<TI1"1 Gio,·anni, LAINO Rosario. UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI IN S. P. E.

Maggiori fromossi tenenti colonnelli: D'ALESSANDRO Luigi, REVELLI Gioacchino. Tenenti promossi capitani: MININNI Ignazio, DE PIRRO Filippo. Tenenti incaricati del grado di capiumo : GAMBINO Antonino. UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI F. 0.

Capitani promossi maggiori: SANNA Alessandro. (Ho/lettino ufficiale. disp. 44', 194o-XVIII). PUBBLICAZIONI PERVENUTE.

Q uADERNI DELL'IMPERO (Pubblicazione dell'Istituto di Storia Romana, 194o-XVIII): Lo scienza e la tecnica ai tt:mpi di Roma Imperiale. III. - SANARELLI GIUSEPPE: L'igiene nella vita pubblica e privata dell'antica Roma. X-XI. - D1 CAPUA FRANCEsco: L'idrott:t·apia ai t~pi dell'Impero Romano. V. - ScALINCI NoÈ: LA oftalmoiatria di A ufo Cornelio Cdso. lV. - PAZZINI ADALBERTO: L'organizzazione sanitaria in Roma Imperiale. VIII-IX. - CASARINI ARTURO: La medicina c L'igiene militare di Roma Imperia/e. ALBANESE P.: Nuova terapia immunitat'ia della piorrra alveolare. - Casa Editrice Marzocco, Firenze, 1940. l3oRnoNARO F.: Le infezioni cancrenose degli arti complicanti Il' fcrhe di gut:rra (guerra di Spagrw). - Editore Licinio Cappelli, Bologna, 1$39· GMBAR1NI A.: Le tradi·àoni delle Scuole Mediche di Bologna e di Pado11a. Mnodi e ft-oblemi dell'insegnamento clit~ico. - Estratto da « Il Policlinico >> (Sez. Pratica). anno XLVII, 1940. MAGLIULO ALFONso: L'evoluzione dt:lla chirurgia militare in l talia. (Estratto dall'opera " Un secolo di progresso scientifico italiano >> : 1839-1939). - Società italiana per il progresso delle scienze, Roma, anno XVII. MENNONNA GERARDO: Le vaccinazioni profilattiche Tlcli'Esercito. (cc L'igiene in guerra ••, Raccolta di Monografie a cura del prof. Giovanni Labranca). - Edizioni ,, Annali d'Igiene 11, Roma, 1940.

Dt rettore rt:Jponsabile: Prof. Dott. Redattore: Prof. Dott. Tc>M~~~

tenente generai<" medico. te colonnello medico. CARLO CAn'ANEO, 20.


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Settembre l940-XVIII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

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Direzione e Amministrazione Ministero della Gu e rra Roma


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SETTEMBR E t940·XVII1

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE L AVORI ORIGINALI

LA BORATORI O PE.R LA PRO I'!LASSI E LO STUDIO DE LLE RtC KETTSlOS!. ADDIS AR EBA (A . O . !.).

Direttore in~. prof. G. M .\ RI ,:-;r.

LA PROFILA SS I E LO STUDIO DELLE RICKETTSIO SI NELL' A. O. I. Prof. GucoMo

M .\RJ.\ -< t.

Nel 1~136 non si avevano che scarse e imprecise notizie sulle rickettsiosi esistenti in Etiopia, perchè nulla era stato fatto per accertarne la diffusione e le particolarità cliniche ed epidemiologiche, per identificare le Rickettsie ed i vettori. Della profilassi non si dovrebbe neppure farne cenno, perchè tutto era lasciato al caso e solo eccezionalmente si allontanavano gli ammalati quando l'istinto della conservazione era più forte del sentimento famigliare. L'ammalato veniva trasportato fuori dall'abitazione ed abbandonato lungo una strada, oppure era lasciato nel tucul assistito da qualche servo, mentre i famigliari che non avevano manifestazioni morbose si trasferivano in altri villaggi lontani anche centinaia di chilometri. Prima del 1936 sono stati accertati in Eritrea casi sporadici di tifo esantematico e sospettati in Somalia pochi casi di forme da zecche. Durante la preparazione e lo svolgimento delle operazioni militari non si sono verificati casi nel nostro esercito nazionale ed anche se i dati statistici relativi alle truppe di colore non hanno un valore assoluto, è però accertato che non si sono avute epidemie. Nell'esercito abissi no invece la m alattia era endemica con mo_lte riacutizzazioni epidemiche; complessivamente si sono avuti 20 .000 casi. Mentre nel 19.37 il numero dei casi non ha raggiunto nei nativi le cifre medie calcolate approssimativamente sugli ultimi dieci anni e la morbilità nei bianchi è stata del 0,5 "lo. circa, nel 1938 si è avuta una epidemia relativamente grave nei mesi di agosto- settembre - ottobre; nel I939 il numero dei casi ha raggiunto b stessa percentuale del 1937· I grafici annuali fanno risaltare una particolarità epidemiologica degna di rilievo. Il massimo della morbiiità nel r937 e pare anche negli anni pre-


cc:dcnti, si è verificato in novembre, mentre nel 1938 e 1939 il vertice della curva è stato raggiunto in settembre. Il fenomeno, a m io avviso, deve essere messo in rapporto alle modificazioni da noi portate alle abitudini di vita dei nativi. Le g randi pioggie (luglio - settembre) segnavano un arresto quasi completo di tutte le loro attività perchè. le piste si trasformavano in canali di fango, il lavoro era ostacolato, era impossibile intraprendere un viaggio con gli ab.ituali indumenti cenciosi e senza poter trovare da ricoverarsi durante le soste. Noi abbiamo costruite molte ottime strade, il lavoro si può svolgere al ' coperto; i viaggi sono fatti celermente con automezzi e all'arrivo è possibile ncoverars1. I casi sporadici ed i piccoli focolai di tifo esantematico che si producono ~ in .maggior numero durante la stagione delle grandi pioggie, per il deter• minarsi di condizioni predisponenti come l'ammassamento, la scarsa alimentazione, le più abbondanti intestazioni parassitarie, la vita in ambienti chiusi, sino al 1937 si propagavano lentamente e solo all'inizio della stagione asciutta, con la ripresa delle diverse attività. Dal 1938 invece l'infezione trova subito la strada per diffondersi e quindi il massimo della curva si è spostato da novembre a settembre. Essendo la malattia endemica sull'altipiano etiopico, le forme ambulatorie o inapparenti sono frequenti e ciò spiega J'insorgere di recrudescenze epidemiche <]Uando si determinano condizioni predisponenti (Mariani e Borra). Nei bianchi, i sintomi della malattia sono <]uelli del tifo esantematico storico, fatta eccezione per pochi casi sporadici con manifestazioni benigne, caratterizzati nella quasi totalità dalla presenza di agglutinine per la varietà K ingsbury del Proteus (Mariani e D 'Ignazio). In qualche caso ad andamento classico si è notata la presenza di un 'escara che ha fatto sospettare che si trattasse di forme da zecche, ma una dimostrazione diretta dell'esmstenza di tali rickettsiosi umane non è ancora stata data. L'unica Rickettsia patogena per l'uomo isolata nell'A. O. l. è la prowazeki, mentre sono state isolate e studiate altre due specie non patogcne per l'uomo ed i comuni animali di laboratorio, che frequentemente si osserYano nei pidocchi del mondo esterno ed infettano spontaneamente quelli degli allevamenti di laboratorio: rocha-limae e pediculi (Mariani). Di una quarta specie, patogena per alcuni ruminanti, agente eziologico della idroperidardite infettiva, è stata accertata la presenza in tre occasioni ma non è sta ta isolata (Roetti).

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••• Che cosa si è fatto n eli ' A. O. l. per la lotta contro la rickettsiosi ? Non può giudicare chi non è stato nell'Impero a rendersi conto dell'ambiente, delle difficoltà di ogni sorta che debbono essere superate, della impossibilità di applicare j m ezzi di difesa stabiliti attraverso l'esperienza e lo studio in altri Paesi. Sj potrebbe documentare in modo drammatico <]UCsta asser-


zione, avendo presenti i collcglù che per curare gli ammalati e fare la profilassi nelle prigioni, negli ospedali, nei villaggi indigeni, in condizioni di tempo e di luogo eccezionali, rimarranno per sempre in quelle terre a testimoniare che anche nelle nostre colonie c'è un 'eletta schiera di puri, di Eroi ! Lo studio delle rickettsiosi dell'A. O. L non ha solo una importanza teorica, ma anche pratica perchè la profilassi darà risultati migliori quando conosceremo tutte le specie di Rickettsie presenti nel territorio, i vettori, le particolarità epidemiologiche e cliniche della malattia. Messo in evidenza che la forma più diffusa è il tifo esantematico storico, che solo il pidocchio è stato accertato come vettore mentre le pulci e ~ le zecche sono solo stati sospettati in pochi casi, ed in fine che i pidocchi t~ ~ infetti si trovano oltre che sugli individui con manifestazioni morbose ti~~~ piche anche sui nativi affetti da forme benigne e inapparenti, la disinfesta\;:_...,;~( z~on~, la ~ontumacia e l'isolamento sono stati applicati basandoli su tali no- f~ -Pr "-t ;:-.,. z10n1 pratiche. ~ V1' ~ La disinfestazione non è quindi stata limitata agli ammalati ed a color'(,-~-<!!'~'~ ,., :/" che con essi hanno avuto rapporti, ma estesa a tutti i nativi che avevano ")',.,~ rapporti con i bianchi: detenuti, scolari, operai dei cantieri, ricoverati per • ... qualsi~si ragione negli ospedali e negli Istituti benefici, personale di servizio presso privati o pubblici locali. Una bonifica semplice, attuabile in tutti gli ambienti, che garantisce da tutti gli inconvenienti e specialmente da quelli che potrebbero rendere diffidenti i nativi: depilazione, doccia con acqua r.alda e sapone, passaggio degli indumenti personali e letterecci (! !) alla stufa. La distruzione delle abitazioni di scarso valore economico e la chiusura per un mese delle aìtre completano la bonifica. Pretendere di far applicare rigidamente la contumacia in ogni caso equivaleva, specialmente nel 1937 e 1938, a paralizzare quasi tutte le attività del] 'Impero. Le strade dovevano essere costruite entro il periodo di tempo stabilito, gli aeroporti dovevano funzionare in ogni caso, gli approvvigionamenti non potevano ritardare. Quando è stato necessario, con tutte le possibili precauzioni, addossandosi responsabilità non lievi, si è permesso che le ~ingole attività continuassero sotto il rigoroso controllo sanitario, si è cioè sostituito alla contumacia l'osservazione. Intransigenti invece si è stati con ]e masse operaie e militari che dovevano rimpatrtare perchè la Madre Patria fosse garantita dal pericolo di diffusione della malattia ; il campo contumaciale di Mai - Habar è organizzato in modo perfetto, tale da far fronte anche ad evenienze straordinarie. Le eccezioni, per chiunque sia in buona fed e, confermano la regola. L'isoiamento degli ammalati bianchi e nativi è stato fatto sistematicatnente ma nei comuni reparti infettivi dagli ospedali coloniali. L 'isolamento più rigoroso in appositi Istituti non poteva essere realizzato per mancanza di materiale e di personale e ritengo che, almeno per le forme note di tifo esantematico dell 'A . O. 1., sarebbe stato eccessivo e di difficile applicazione


anche avendone la possibilità materiale. Si pensi alle molte forme benigne c inapparenti nei nativi, diagnosticate solo molto tardivamente ed ai casi in nazionali che giungono ai luoghi di ricovero dopo essere stati per di,·ersi giorni al cantiere, ali 'infermeria, e aver percorso qualche centinaio di chiiometri spesso su mezzi di fortuna. L 'esperienza di 3 anni ha dimostrato che c1uando la disinfestazione di tutti gli ammalati anche minimamente sospetti è fatta sistematicamente c precocemente ed il personale d'assistenza non ha ectoparassiti, si può veramente trattare il dermotifoso come un malarico in zona non malarigena. Data la presenza di molte forme benigne, ambulatorie, si è appl icato il principio di considerare come dermotifosi tutti i randagi, i mendicanti, i senza tetto. Questa gente viene sistematicamente rastrellata, bonificata, smistata nei luoghi di cura e nei ricoveri di mendicità dove continua la sorveglianza sanitaria. Le Autorità amministrative e politiche completano questi. azione rastrellando i disoccupati ed i senza fissa dimora dei grandi centri, inviandoli poi ai villaggi di origine o ai centri di colonizzazione. Disinfestazione, contumacia, isolamento, nell'attuale ambiente dell'A . . O. I., anche se fosse possibile applicarli più rigidamente non consentirèhhero una profilassi efficace in tutti i casi. Basti ricordare che non esistono indigeni senza ectoparassiti, che solo il IO % degli ammalati nativi sono portati dal medico, che è stata dimostrata l'esistenza nei pidocchi raccolti sui nativi senza manifestazioni cliniche, di Rickettsia prowazeki (Mariani), che le esigenze di lavoro spesso obbligano i bianchi a contatti diretti con gli indigeni, ed infine che non è sempre possibile, anche per i nazionali, curare come in Patria l'igiene della persona e della casa. I termini del problema dovevano essere così spostati: data l'impossibilità per una certa percentuale di bianchi, di sfuggire al contagio, stabilire uno stato immunitario sufficiente ad evitare l'insorgere della malattia o almeno ad attenuarne gli effetti. Bisognava prendere subito una decisione di massima, stabilire cioè se si doveva usare il siero o i vaccini composti da Rickettsie vive o uccise. E' stato preferito quest'ultimo e credo che si debba essere soddisfatti della scelta. Naturalmente esisteranno anche altri pareri, ma se tutti devono essere presi in considerazione, prima dì concludere, non si dimentichi di valutare il fattore ambientale che ha una grande importanza nella scelta del m etodo di vaccinazione. Ad ogni modo due cifre personalmente controllate sono degne di rilievo: su 17.000 vaccinati con mezza dose di vaccino Weigl, dando la preferenza a coloro che erano più esposti al pericolo di contagiarsi, si sono verificati 13 casi di tifo esantematico tutti guariti ciopo II - I 3 giorni d i malattia ; la proporzione dei casi nei non vaccinati è stata I O voi te superiore con una mortalità del 20 •]G . Si può aggiungere che la vaccinazione nella quasi totalità dei casi non ha dato disturbi e che i casi di anafi lassi o di reazione locale e generale intesa sono stati eccezionali. In una recen te relazione ho esposto dettagliatamente i risultati ottenuti.


Deve essere ricordato, per la sua importanza nella profilassi delle nckettsiosi umane, che nei vaccinati con il metodo Weigl che contraggono la malattia, non ci sono Rickettsie in circolo e pertanto i pidocchi alimentati sul loro corpo non si infettano. Ho controllato questo fenomeno messo in evidenza da Weigl, e posso confermarlo. Naturalmente è probabile che ciò si verifichi solo nei due anni seguenti la vaccinazione. Se nell 'A. O . I. la produzione del vaccino Weigl, per le ragioni che più avanti saranno esposte, è molto indaginosa, si potrà pensare a creare un laboratorio specializzato in Libia o in Italia perchè è ancora pericoloso im. . . . . p1egare 1 vacctm VIVI . L 'attenuazione ottenuta con il tuorlo d'uovo, la bile, l'olio d 'oliva, non è stabile, la titolazione quantitativa del virus che si deve introdurre dà poche garanzie, la reattività delle persone, specialmente fra i nativi debilitati, malarici e sifilitici in una forte percentuale, è troppo poco uniforme, ~ ]a possibilità di creare dei portatori di virus non è stata sicuramente esclusa. ~~V Un interessante tentativo di coltivare in vivo, nel polmone del topolino bianco, Ja R. prowazeki da usare come vaccino fenicato, non è ancora entrato nella /.l:~"{.. pratica. ~,,...:;;t <{. c La produzione del vaccino Weigl presenta ad Addis Abeba oltre le n ~ ~~ . <t<>~ difficoltà tecniche, un ostacolo che si può affermare non esiste in Europa ; /<',~~...y Ja presenza cioè nei pidocchi della R. rocha-limae, saprofita. Weigl che ha • ~ identificato la specie alla fine della guerra europea non l'ha più trovata sino a] 1938. Nei due casi il virus proveniva dall'Africa Francese del Nord ed esaurite le due epidemie non è stato più trovato in Europa. Nell 'A. O. I. non si poteva prevedere che tale specie esistesse, le ricerche eseguite nel 1939 hanno dimostrato che essa è molto diffusa. La morfologia della R. rocha-limae è simile a quella della prowazeki e come quest'ul6ma si sviluppa nelle cellule di rivestimento del tubo digerente del pidocchio modificandole nello stesso modo. Solo chi ha sufficiente esperienza in materia può distinguere anche in una sezione istologica le due specie e pertanto ci si deve basare sui caratteri bio-logici. Olt:rre che per la produzione del vaccino, la possibile esistenza di questa specie deve essere tenuta presente per lo studio delle rickettsiosi in genere e ne\le ricerche epidemiologiche in particolare. L 'altra specie saprofita messa in evidenza ad Ad.dis Abeba, è meno diffusa della rocha-limae, ha s<:arsa tendenza a diffondersi spontaneamente nei pidocchj, non ostacola molto la produzione del vaccino perchè lo sviluppo :! extra . cellulare e quindi facilmente differenziabile nei preparati jstologici di tub? digerente di pidocchio, dalle due specie precedentemente citate. Deve pero ;ssere tenuta presente perchè esistono delle varietà e sottospecie patogene per l uomo ch -e determinano le forme ricorrenti di rickettsiosi : febbre delle trincee o quintana, morbo di W eigl, ecc. Nell'A. O. I. non sono ancora state osservate febbri ricorrenti sospette, ma non è prudente escluderne senz'altro

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l'esistenza tanto più che esse hanno la particolarità di comparire in un dato ambiente, senza causa apparente, anche con l'intervallo di ann i. Ritengo che le conclusioni di uno studio fatto per conto del Ministero dell'Africa Italiana, prendendo contatti diretti con gli AA. dei diversi metodi di vaccinazione e gli Enti che li hanno applicati, possano interessare gli stu· d iosi. Esse sono le seguenti : I'' - l'uti lità della immuni zznionc, nella profilassi antidermotilìca negli ambienti coloniali, è ammessa cla tutti ; in molti casi, è pratican-.ente l'unica misura profilattica possibile; 2° - il siero di sangue di convalescenti (o di vaccinati di recente) viene impiegato su larga scala specialmente per le categorie di persone che rimangono esposte al pericolo cli contagiarsi per brevi periodi di tempo; 3" - la vaccinazione con Rickettsie uccise, sicuramente non pericolosa, è efficace, l'immunità prodotta non è però costante nè di grado molto elevato e la durata è di 6-12 mesi. Il vaccino Weigl è giudicato troppo costoso t la produzione troppo difficile c prricolosa per poter entrare nella pratica. La R. prO\.vazeki è stata coltivata nel polmone del topolino bianco: questo mezzo p<:rmetterebbe di ottenere grandi quantità di Rickettsie, che potrebbero sostituire le culture nei pidocchi; 4" - i metodi di vaccinazione con Rickettsic vive pçrmcnono di immunizzare mo ~ te persone con poca spesa per un periodo di tempo calcolato a ') anni. La possibilità che le Rickettsie inoculate producano eccezionalmente il tifo murino non è esclusa, solo il 70-90 'j., dei vaccinati deve considewsi . ' unmumzzata. I due metodi: Blanc e Laigrct, sono basati sostanzialmente sugli stessi principii, ma è da ritenere che il primo debba essere ulteriormente perfezionato specialmente per ciò che si riferisce alla flora microbica contenuta negli escrementi delle pulci infette; il secondo, che è forse più difficilmente dosabile, ha il vantaggio di essere puro e di più facile preparazione: entrambi Stmo attivi anche dopo essere stati tenuti per alcuni mesi a temperatura .Hn· bicntc conservandoli allo stato secco nel vuoto. RI.~ SSt: :"TO. - L'A. h:l ore,·emc nt~ esposto qu:JnlO è stato fatto nell'A. 0 .1. p~r la profilassi e lo studio delle rickc:ttsiosi. Le specie identificate sono: R. prowaz..:ki, palogena per l'uomo; rocha -lim:1c e pediculi ~a proli te dei pidocchi e non patogene per l'uomo ; rumin:l ntium. agente e7.iologico della idropericarditc infettiva dei ruminanti. A proposito ddb ,-accinn ione, l'A. è del parere che si debba ancora dare la pre· fcrenza al metodo Weigl, pcrchè i vaccini con virus vivo non d~nno tutte le garan7it· r!i essere innocui cd altri interessanti metodi con Rickettsie colcivate in vivo negli aninuh di labor:norio cd uccise con fenolo, non sono ancor:. stati sufficientemente sperirnentJti. Le conclusioni d i uno studio sulla siero e ,·accino profilassi negli ambit:nti Cl1innl:l!i. completano la rassegno.


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BoRRA

Min .

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( ..) Lirnotata ~Ile pubhlic:.zinni rc":oni ndk qu~li S<Hll) cit:ni gli ~ltro bvori sulle riàetrsiosi nell" A. O. l. rccCn5i to in Min . .\led. . IV. ' 94" (numero 'peci.olc dcdocato J lk ric kcttsto>Ì).


I>l RFZlO:--:E GE::-JERt\ LE DI SA::-JITA" MILITARE. Laboratorio d i /i:,io . r~tologia .

BLOCCO DI BRANCA O SINDROME DI WOLFF-PARKINSON-\\'lTHE ? OSS ERV AZIO~I SU MILJT ARI IDONEI AD !l'CONDIZIONATO SERVIZIO Prof. U<.o c,~~t:<r>, tcn. col. medico, rlireu ore.

Nell"esamin:trc oltre 700 militari di varie armi per uno studio antropofisiologico, essendo tutti stati sottoposti ad es:tme teleradiografico ed ecgrafico si sono riscontrati alcuni casi di anomalie fra i <]Uali ritengo interessante riferire su due. Il primo, soldato di sanità della classe 1915, contadino da Loiano (Bologna) di statura m. 1,56, peso kg. 58,6, per. tor. cm. 0,94, presentava ndJ'anamneSÌ pleurite essudativa sofferta due anni prima. In condizioni generali buone, nulla v'era di obiettivo nè di subiettivo degno di nota. La teleradiografia dc] cuore dimostra una marcata proporzione fra cuore e cavità toracica; i diametri sono i seguenti: Lu . cm. 15,5; b. II,4; tr. 15; c. v. s. II; s. r,8; ang. 59°; tt. 39·5· Il diametro trasverso reale secondo l'età, il peso, la statura, dovrebbe essere di (m. 12,6 (formula di Hodges); risulterebbe pertanto superiore di cm. 2,4. L 'ecgramma presenta in Dr- D2 l'onda P notevolmente più bassa del normale (fig. 1) ed il tratto PR raccorciato a o".os. Sembra che l'onda P si continui nella porzione iniziale dell'onda rapida ventricolare che è ingrossata ed uncinata in Dr mentre in D2 l'uncinatura si estende anche all'apice R. QRS è uguale a o"u- 0"12, <]Uindi aumentata, ST 1-2 o' 'o9 di basso voltaggio. In D3, R è bassa, S accentuata e uncinata, T negativa. Il secondo, soldato dci granatieri anche del 1915, da Pescara, mcccallico. con statura m. 1,76, peso~' per. tor. o,B9, amante dello sport, presentava anamnesi negativa e negativo l'esame obiettivo. La teleradiografia dava: Diam. lu . q ,6; la. 12,8; tr. i"?; c. v. s. 8,5; s. 1,7; ang. 49' ; tt. 29,5· Il diametro trasverso avrebbe dovuto essere di cm. 12; è <]UindJ maggiore di cm. 1,8. L'ecgramma (fig. 2) da l'onda P di grandezza normale, PR di o··o8, QRS leggermente allargata o"1o, in DI, mentre in D2 si presenta a forma di M rovescjata. Tr di basso voltaggio con ST leggermente convessa in alto, ST2 sbivellato si distacca sopra J'isoelettrica con T2 difasica. In D3 è assente R mentre S è accentuato, uncinato, slargaro ed ST sliw llato si distacra sopra J'isoelettrica con T di basso voltaggio e difasico.


Due soggetti dungue che non accusavano alcun disturbo, che pur essendo adibiti a servizi meno faticosi (l'uno piantone, l'altro autista) non si erano mai !agnati di mal tollerare .lnche la poca quantità di lavoro imposta.

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L a pr,ova di lavoro (2' di corsa sul posto) ha dato:

I. - a riposo polso 64 m'; respiro 22m' ; ventilaz. s8oo m'; C. V. 2900, dopo lavoro polso 83 m ' ; respiro 32 m'; ventilazione 28ooo m', dopo 5' polso 72 m'; respiro 28 m'; ve nti laz. 1 8ooo. Il. - a riposo polso 68 m'; respiro 20m'; ventilaz. 8ooo m'; C. V. 3900, dopo lavoro polso 77 m '; respiro 28 m'; ventilaz. 25000, dopo s 'polso 68 m'; respiro 28m'; ventilaz. ll950,


entram bi dimostravano di non esser allenati a quella piccola quantità di lavoro. Forse la spirometria del r" soggetto, data anche l'ampiezza toracica, è inferiore di rooo cc. a quel che dovrebbe essere stando alla formula di M'yers,

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Fig. 2.

il che potrebbe essere considerato come effetto e dello stato funzionale del cuore e della pregressa pleurite della quale tuttavia non c'erano esiti, forse di natura reumatica. Questa potrebbe far sostenere il carattere dello ecgramma sul tipo di quello descritt~ nel 1930 da W olff-Parkinson-White. Presenta àifatti accorciamento di PR inferiore a 1/ro di secondo, complesso ventricolare abnorme a tipo di blocco di branca, non presenta invece crisi di tachicardia parossistica. Il cuore risulta, come in questo caso, apparentemente sano.


6ss Poichè la genesi delb sindrome triaritmica no n è ancora chiara c.:, tralasciando l'ipotesi della presenza in questo soggetto del fascio di Ken t (fascetto abnorme che, unendo il seno al vcntricolo destre, favorirebbe il passaggio e la propagazione dello stimolo con maggior rapidità) resta la possibilità che si tratti di blocco di branca atipico. Nel 2'' soggetto invece la sindrome triaritrn ica è scartata; andw qui nonostante lo stato di apparente buona salute siamo nel campo delia patologia. L'ecgramma, che non è. tipico, sta fra il blocco di branca e di arborizzazione con segni di ksJcnc del miocardio senza di.>turb; ~ubtcttivi. Come comportarsi di fronte alle esigenze del servizio militare? Non l'esame obiettivo, non l 'esame radiografico (l'aumento d ci diametri cardiaci specie del 1 ~ soggetto, rientra nei limiti della normalità secondo mie osservazioni sulle quali riferirò) dal quale la forma del cuore risulta normale, potevano sostenere la necessità di un provvedimento med ico -legale, tanto più che i soggetti non si lagnavano di alcun disturbo. Solo l'esame elettrocardiografico dimostrava che lo stato funzionale di quei due cuori era anormale ed era da considerarsi c.ome meno capace di adattamento a maggiori brusce richieste di lavoro come succede nella vita militare. Quale provvedimento prendere? Poichè i soldati erano venuti ad esame a mia richiesta scelti fra soggetti sani e ritenuti idonei ad incondizionato servizio e, ripeto, non esiste\'ano aisturb1 subiettivi nè obiettivi degni dt nota. mi sono limitato ad indicar! i ali 'ufficiale medico del corpo perchè li studiasse e nel caso li inviasse in osservazione ali' ospedale. Disgraziatamente in quel va e vieni di uomini alle armi che il momento politico particolare ha determinato, sono stati perduti di vista. L'A. espone due c1si ui anom:~lo tr:~cci:~to ecgrofico in solJati s:~ni. ne discute la diagnosi e l'eventuale provvedimento medico legale. RIASSU!'TO. -

BIBLIOG RAFIA .

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CosooRELLI

FULCHIERO

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OSPEDALE MILITAR E DJ TORIKO D i1ctt01c:

coJunncllo

illcdtco Pu:. rKO FL ~1.

SULLE FRATTURE DI GUE·RRA (!) (DALLA CAMPAGNA DI SPAGNA) Prof.

C•RlRJ

LEo :-;AROO,

Copo repa rto

capitano med ico.

chirur~a.

Vogli amo dare delle cifre statistiche ricavate dai dati forniti dai feriti pervenuteci durante un solo periodo di sei mesi e con particolare riguardo alle fratture degli arti. Tutti i fratturati raggiungono la cifra del 23,37 "., su tutti i feriti; sulle lesioni degli arti le fratture dànno quella del 33,27 ·~, , di cui gli articolari rappresentano il 6,21 %. L 'arto superiore risulta colpito, sempre con lesione ossea, nel 37,44 %, l'inferiore nel 40,46 '}o , il rimanente scheletro nel 22,10 ''u dei casi. Le lesioni articolari dànno la cifra del 18,6 % su tutte le fratture degli arti, però è da tener presente che ci sono giunti parecchi amputati nei qu::lli, pur non essendo possibile precisare una cifra, la lesione primitiva fu certamente una lesione osteo-articolare. I vari segmenti scheletrici dell'arto inferiore risultarono colpiti con la seguente frequenza: femore 10,95 ~o, tibia 10,69 %, tibia e perone 5,58 ·;,., perone 3·72 %, piede 9·52 % di cui il tarso nel 3,95 ~;., i metatarsi nel 4,41 % e le falangi nell'r,r6 % dei casi. Nell'arto superiore troviamo colpito l'omero, nell ' n,4o %, il radio nel 2,55 '':, , l'ulna nel 6,75 ~{,, il radio e l' ulna nel 4,20 %, la mano nel 12,54 % dei casi, di cui l'r,39 ·:... appartiene al carpo, il 5,11 % ai metacarpi, il 6,04 ~.. alle falangi . Il rimanente scheletro comprende il cranio nella proporzione del 3,02 %; i m ascellari del 6,27 % ; la clavicola dell 'r,64 ~o ; la scapola del 3-50 ·::., lo sterno dello 0,70 '}~ ;le costole del 3,02 ';~ ,le vertebre dell'r,40 il bacino del 2,55 ~:, . Naturalmente come si è fatto notare innanzi, tali cifre riguardano solo una parte dei fratturati in quanto è logico pensare che molti di essi siano deceduti sul campo o anche in unità sanitarie in prima linea o per shock, complicanze immediate, ecc. Magliulo sui dati della grande guerra riferisce che le lesioni osteo-articolari rappresentano il 25 'X, delle ferite d'arma da fuoco di cui all e lesioni ossee appartiene il 18-20 ~:. , il 4-5 % quelle articolari. Per una statistica più dettagliata nei riguardi degli osteo-articclari vediamo risultare colpite le principali articolazioni nella seguente proporzione: spalla ) . )" 14-29 ol'', gom1• to 27,27 " .. , poso 1,3o e>/,o, anca 1,30 o;,, gmocc110 53,24 n ,, ,. n •• ,

L" ..r;;omciH(J fu tra tta to 111 un.1 comumc.•z•unc alb Soc ietà picmoniC'l" di chirur);l3 3 T on nu mar7<J 1940·X\"l ll.

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collo del piede 2,6o 0 o ; mentre il ginocch!o come in tutte le altre statistiche risulta sempre il più frequentemente colpito, superando di gran lunga le altre articolazioni, noi abbiamo riscontrato una percentuale piuttosto elevata nelle lesioni del gomito in confronto ad altre statistiche. In qualsiasi guerra ed in qualsiasi esercito i feriti degli arti sono stati e saranno numerosissimi; i valori delle varie statistiche sono a questo riguardo d 'accordo, più oscillanti invece sono quelli che si riferiscono alle fratture ed agli osteo-articolari, oscillazioni dovute naturalmente alle varie ragioni più volte accennate. Oltre la nostra cifra, già resa nota, del 23,37 'X> su tutte le ferite, citiamo quella del 2 1 % per le ossa del Salinari, 25,74 ·::, per le ossa e articolazioni del Rossi, IO ~~ per le ossa del Simula, 17 '}~ del Camera e Lerda e per· altri dati rinviamo alla relazione di Magliulo al XXVII Congresso di Ortopedia. Per i soli osteo-articolari vi sono oscillazioni ancora maggiori: il 6,2 r % è la nostra cifra; Caccia dà il 23,90 ~~ ; Salinari il 4 %; Mollo (Campagna t tiopica) il 5 ·:~ . Per quanto riguarda le fratture degli arti senza voler citare ancora delle cifre, si è d'accordo nello stabilire l'alta frequenza di esse su tutte le fratture, la grande percentuale dell'arto inferiore sul superiore, la frequenza delle lesioni del ginocchio su tutte le altre articolazioni. Comparando i nostri dati con quelli della campagna etiopica si vede in generale che le cifre dei vari segmenti scheletrici colpiti vari ano di poco: 33,98 ·:.. l'arto superiore, 46,45 % quello inferiore (Campagna et:opica) contro quelle nostre del 37,44 'Yo e 40,46 '\, rispettivamente. Nella prima l'omero ad esempio 1isultò fratturato nell'I r ,09 •:., dei casi, nella nostra statistica neIl ' II ,40 %; la tibia e il perone complessivamente nel 21,62 'X,, nella nostra nel 22 % dei casi. Noi abbiamo rilevato che le fratture da schegg~ di granata e simili raggiunget1ano la cifra del 28,45 ·~;, , quelle da proiettile il 71,5.5 %. Questa discordanza con quello che si era in genere assodato può essere dovuta a vari fattori: ad una insufficiente statistica in quanto le nostre cifre riguardano varie migliaia di feriti ma non tutti i feriti dell'intera campagna; a l fatto che non abbiamo potuto per ovvie ragioni tener conto dei colpi ti e morti sul campo per lesioni da schegge nè di quelli deceduti nelle prime unità. Crediamo però che un altro fattore sia stato l'enorme numero di armi a utomatiche con le quali veniva realizzata una imponente massa di fuoco, con la quale l'avversario cercava di arrestare l 'attaccante che conduceva un tipo di azione prettamente manovrata, di movimento. Questa prevalenza delle lesioni da proiettile di piccolo calibro osservata in qualche azione c in una certa fase di alcune di esse, non deve far supporre che il loro andamen to clinico sia stato dei più felici; se no n sì discute che la grossa scheggia di granata, di bomba, produce una frattura sempre gravemente esposta, con perdite di sostanza ossea, maciullamento delle parti molli, ecc., è da stare in guardia nelle fratture da piccoli proiettili; anche queste andarono inco ntro a c~mplicanze settiche locali e generali. Se il proiettile dì arma portatile, a prescmdere da certi casi particolari, non produce mai sulle parti molli i


disastri anatomici e biologici del proiettile di artiglieria e simili, può però produrre nell 'osso delle fratture molto gravi, •comminute, con proiezione di frammenti n i nelle parti molli, ecc.; questo è in ragione della forza viva naturalmente e quindi anche dalla distanza da cui proviene. Se i tessuti molli non appaiono così danneggiati macroscopicamente come nel caso del proiettile di artiglieria, essi però devono risentire nella loro vitalità di questa grande forza viva che viene trasmessa a tutte le loro cellule dall'agente vulnerante. Del resto la nostra osservazione: guerra di movimento, aumento delle lesioni da proiettile di piccolo calibro, si trova d'accordo con quello notato da Toubert, in un 'epoca in cui lo sviluppo delle armi automatiche era ben lontano da quello moderno: nell'esercito francese infatti in guerra di posizione si ebbe una percentuale del 76 'j., di feriti da proiettilj di artiglieria, 16 ~,. di armi portatili, l' 8 'X. da . altre cause; · in guerra di movimento quelle da proiettile di arma portatile salirono al 30 'i~ . Il genere di guerra o anche il tipo di ogru singola azione influisce d'altra parte sul trattamento dei fratturati e sulla evoluzione della frattura stessa, anche se questa sia prodotta da un proiettile di piccolo calibro, in genere cioè non gravemente esposta. Le condizioni peggiori sono rappresentate dalla . guerra di posizione; si direbbe megEo guerra di trincea, in quanto ]a guerra di posizione può essere condotta in opere fortificate già preparate nelle quali le condizioni di ambiente e di vita del combattente sono migliori di quelle di una trincea. E' logico pensare che su tali opere fortificate poco potranno le armi automatiche ed entreranno in giuoco l 'offesa aerea ed i grossi calibri riportandoci verosimilmente a quella grande percentuale di fratturati gravi già accennata. Nella guerra di movimento, in cui le perdite dovrebbero - a quanto ci si dice- essere minori, se i fattori ambientali della trincea non pesano sull'andamento di una lesione sono nello stesso modo da tener presenti il logorio dell'individuo, la mancanza d'igiene non minore di quella che si ha nella trincea, una vita sui generis all'aperto, l'inquinamento da parte del terreno degli abiti e della cute; la fatica muscolare, l'affaticamento psichico, ecc. Ed infatti in tutte le azioni di movimento, e quasi tutte furono di questo tipo, abbiamo potuto notare come non solo si verificasse ciò eh 'era noto : fatti settici più facili a verificarsi nelle fratture dell'arto inferiore, ma ancora che molte delle fratture dell'arto superiore da proiettile, le così dette ferite- fratture andarono incontro ad osteornieliti gravi. Ciò valse a rafforzarci ne II 'opinione che tutte le fratture di guerra dovessero ritenersi fratture esposte, nd senso cioè che tutte potessero andare incontro a fenomeni settici, ma vi è di più ; il fattore infezione è già insito con tutte le m e varianti intTinsechc cd estrinseche in ogni fratturato di guerra e ciò è importante quanto, e più che la predisposizione a11 'infezione stessa che può provenire dal solo mondo esterno, in un secondo tempo, per il solo fatto della esposizione del focola io. Quando i due fattori si som mano, i danni sono ben gravi. Certo è che una percentuale notevole delle fratture di guerra andò incontro ad osteo-


mielite; questa fu quasi la regola nelle lesioni da schegge, non fu l'eccezione, come abbiamo detto, in quelle da proiettile. Bohler nella grande guerra ha rilevato che su 6oo fratture da colpo d 'arma da fuoco, senza differenziazione tra quelle da scheggia e d ~ proiettilç, l' 85 % era infetta con maggior frequenza quella della gamba c del braccio. Circa 2/ 3 delle fratture ricevute du.rante una prima azione della campagna presentavano o presentarono osteomielite; in una seconda la proporzione fu minore, circa il 27 '';,. Ma anche qui le cifre per forza maggiore parziali non dicono nulla o poco; la differenza tra le due azioni i cui feriti furono presi in considerazione può farci venire a questo formulato che, essendo stata la seconda un'azione prolungata di movimento con impiego esteso di armi automatiche, le fratture da proiettile furono prevalenti su quelle da armi di artiglieria e rispetto a queste esse sono meno facilmente soggette alle complicanze osteomielitiche. E' da aggiungere però che l'andamento diverso potette essere dovuto a ciò : se in guerra di movimento o meglio se in un 'azione a tipo di guerra di movimento, vi sarà un aumento del numero di lesioni da proiettile di arma portatile, se queste possono andare incontro a fatti settici con una frequenza assoluta non da trascurare, ma sempre inferiore relativamente a quelle da schegg:e, la necessità dello sgombero che si farà sentire, come a noi è sembrato, più impellente durante l'azione di movimento, porterà anche ad un miglioramento dell 'andamento dei fratturati perchè essi meno saranno toccati e ritoccati, meno saranno esposti a manualità, a medicazioni praticate senza alcuno scopo spesso, sempre in condizioni di asepsi molto problematiche. A prescindere da ciò abbiamo voluto raccogliere in qualche ferito dei dati sulla lesione che potessero illuminarci meglio sulla evoluzione della frattura e sui fattori che la potevano avere influenzata. Abbiamo preso in con!>iderazione vari fattori: l'entità dei trauma, l'ora del primo soccorso e la sede dove venne praticato; ora dci successivi soccorsi e sedi ove vennero praticati, modalità del trasporto, cura nel! 'ultima unità dì ricovero. Lasciamo da parte i dettagli d i questo argomento che verrà pubblicato per esteso in altra sede; riassumendo i nostri dati possiamo dire che: suiJ'andamento della frattura hanno influenza i vari fattori presi in considerazione tutti insieme, pur potendosi dire che a volte basta l'intervento o meno di uno dì essi per influenzarne il decorso in un senso o nell'altro. La modalità del trattamento, l'immobilizzazione o meno, le troppe ripetute medicazioni con specillazioni, ecc., fatte in unità sanitarie settiche, pesano enormente sul decorso e sulle complicanze della frattura. Ma se anche la lesione era stata sin dall 'inizio trattata bene, anche nella lesione più semplice, minima esposizione del focolaio, poterono verificarsi tutt'altro che eccezionalmente gravi complicanze. Questo ci ha persuaso che ha molta importanza il fattore infezione insito in latenza in ogni frattura; per sua virulenza, per tipo e numero dei germi, per terreno adatto locale e generale, esso si sviluppa con la massima facilità, malgrado il trattamento


66o specialmente se il trattamento non fu razionale. Se Putti dice che la frattura di guerra per il fatto di essere esposta non cessa di essere essenzialmente una frattura, abbiamo avuto abbastanza prove per dire che la frattura di guerra è da considerarsi una frattura infetta fin dall 'inizio oltre che esposta. Ciò spiega le complicanze settiche verificatesi in fratturati dell'avambraccio che entro le prime 3 ore ricevettero cure :tdeguate tra le quali per prima l 'imnlobilizzazione e la cui lesione d'altra parte non era grave nè gravemente esposta; ed al contrario lesioni di una certa gravità, dello stesso segmento scheletrico, ch e aspettarono ore prima di un'immobilizzazione provvisoria, che ebbero un decorso piano. Questo deve farci prendere in considerazione il fattore infettivo agli effetti del tra ttamento, tanto più che l'infezione nelle fratture di guerra si manifesta molto precocemente. Rìsultò palese che il trattamento della sutura primaria sia stata male applicato con effetti disastrosi; in certi feriti, in un certo periodo, fu una specie di consuetudine da parte dei colleghi spagnoli , sì che noi, nell 'incertezza del trattamento fatto ad un fratturato, e specialmente se vi era movimento febbrile ed una cattiva riduzione, seguivamo l 'abitudine di demolire il gesso e quasi mai ci siamo pentiti di averlo dovuto fare. L 'exeresi chirurgica, il trasformare la frattura da aperta in chiusa, è un metodo che in guerra non va applicato come sistema; ma solo in via eccezionale potrà essere eseguito e sempre quando si s:a sicuri delle condizioni di asepsi. Siamo convinti che l'exeresi e la sutura riparerà al fattore esposizione del focola:o, ma poco agirà contro il fattore infezione in guanto non sempre sarà permesso asportare l'asportabile e anche asportandolo non si avrà certo la sicurezza di avere asportato tutti i tessuti infetti o che possono essere buon terreno d 'infezione. Altra constatazione fu che l 'immobilizzazione provvisoria venne spesso lrascurata o male applicata: ciò perchè non era affatto agevole applicarla, e bene, nelle unità di prima linea e questo è un fattore importante che ha un peso enorme sulla evoluzione della lesione. Ma se vi furono delle contingenze di tempo e di luogo che influirono sul trattamento poco raziomle della lesione nei riguardi della immobilizzazione, vi fu però un vero errore, oltre guello della sutura primaria standardizzata, costituito dai cosidetti drenaggi applicati a volte del tutto in primo tempo. E diciamo così detti drenaggi in guanto l'azione di certe striscie di garza, intasate a cavaturaccioli nel tramite di una fe rita fino a raggiungere o no i focolai di frattura, non era certo quella di derivare all'esterno la secrezione ma al contrario di ostacolarne la fuoriuscita: abbiamo tolto centinaia di questi drenaggi provocando l'esito di abbondante secrezione che ristagnava e che già nelle 24 ore aveva dato origine a scoll amenti ed infi ltrazioni. Altro fattore che ha avuto molta importanza n cii'evoluzione d i m o lte fratture, è stato l'intervenire operativamente da parte di unità sanitarie il cui compito operatorio in meri to è limitato; tutte le fratture nelle quali si intervenne per le famose scheggectomic presso sezioni di sanità od ospedali da campo andarono incontro a com-


66r plicanze gravi; altra constatazione ancora fu quella che ci giunsero in peggiori condizioni quelle fratture che er:mo state sottoposte a medicazioni successive e che non sempre erano consistite nel cambio della medicatura ma in esplorazioni, drenaggi della ferita, asportazione di schegge; tutto questo è da pensare che avvenisse in condizioni certo di non rigorosa asepsi; e ancora la rimozione della medicatura aveva il più delle volte portato ad una rimozione della immobilizzazione, pr~ltic:na di nuovo in maniera meno rispondente al bisogno. Il tipo e la sede di frattura, le complicanze, la coesistenza di altre lesioni e, fattore non ultimo, il momento speciale in cui vari gruppi di feriti ci giun. gevano in rapporto alle esigentissime richieste di ordine militare da parte dell'Intendenza fecero di ogni fratturato un caso a sè dal punto di vista della modalità terapeutica. Si è già detto che l'infezione nei focolai di frattura fu molto precoce a manifestarsi; si può dire che molte delle osteomieliti in sede di &attura ci giunsero già iniziantesi in feriti anche delle 36 ore. In molti di tali casi la nostra linea di condotta fu quella di immobilizzare sempre meglio l'arto migliorando la riduzione, non intervenendo sul focolaio in primo tempo o intervenendo per fatti settici delle parti molli secondarie, concomitanti al processo osteomielitico. Con l'immobilizzazione rigorosa, che avrebbe dovuto essere inoltre tale da permettere il trasporto a grande distanza in qualsiasi momento ci fosse stato richiesto, si praticava una buona cura antiflogistica mentre il non intervenire subito sul focolaio ci permetteva o di non intervenire anche in seguito per le migliorate condizioni dovute alla immobilizzazione e al trattamento della ferita delle parti molli o di intervenire in condizioni più favorevoli quando anche ripetute lastre e l'andamento clinico ci facevano certi che delle schegge sequestrate erano nocive alla evoluzione della frattura. L 'immobilizzazione rigorosa e che rendesse possibile il trasporto non potè essere rappresentata altro che dall'apparecchio gessato; quando fu possibile adottammo la trazione continua applicata in modo da permettere il trattamento delle lesioni delle parti molli senza pregiudicare l'evoluzione del callo e dell'osteomielite con gli spostamenti intermittenti necessari a rimuovere un qualsiasi altro apparecchio di immobilizznione. La trazione a filo transchelctrico all"arto superiore fu poco praticata mentre venne anche adoperata spesso nell 'arto inferiore e in special modo in fratture della gamba nelle quali l'arto venne posto su ferula di Braun che permetteva a nche la medicazione di focolai settici senza dannosi sposta menti; il trattamento della osteomielite fu vario ed oltre alle cure innanzi accennate si dette la preferenza ai drenaggi tubulari, alla medicazione asettica, usando con discr ezione dei vari detersivi antisettici, della soluzione di steridrolo per la cura Carre! che dà buoni risultati quando è usata in certe lesioni o in certi stadi di esse; non venne mai tralasciata una cura generale dando la preferenza ai preparati chemioterapici e ai sulfoamidici. La sutura secondaria in certi cast potè essere praticata, ma di rado. Nel trattamento del focolaio adope2

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Giornale- di mt'dicim militare'.


66z rammo anche l'olio di fegato di merluzzo che fu una medicazione di abitudine presso i colleghi spagnoli e molto di moda per un certo periodo nell'unità sanitaria italiana che ci precedeva; se alla medicazione con olio ài fegato viene dato il nome di medicazione alla LOhr, nel trattamento di osteomieliti il metodo LOhr è altra cosa; nelle osteomieliti in sede di frattura di guerra il trattamento se vuole applicarsi deve essere rigorosamente quello indicato da Lohr e Orr per le osteomieliti acute e croniche e rigorosamente appl icato: il mettere semplicemente della pomata ali 'olio di fegato in un focolaio osteomielitico, coprirlo di gesso o magari poi fencstrarlo perdendo di vista il ferito dà delle gravi conseguenze. In centinaia di feriti giuntici abbiamo dovuto lamentare proprio tutti quegli inconvenienti che Dengler ad esempio dice di non aver mai lamentato in casi trattati alla Orr; ciò non era prodotto dall'olio di fegato ma dal solo fatto che in virulenti focolai di osteomiel itc trattati affatto o imperfettamente, si versava dell'olio o della pomata all'olio di fegato di merluzzo, pretendendo che il metodo così reaiizzato facesse miracoli. Già precedentemente si è fatto notare come sotto apparecchi gessati chiusi si nascondevano spesso focolai ossei c osteoarticolari zaffati con garza e pomata all'olio di fegato e strettamente suturati con crine a sopragitto: qualcuno dovette essere amputato, in tutti vi erano sequestri provenjenti dal focolaio; in tutti vi era uno stato settico. l criteri che noi abbiamo adottato in linea di massima, riassumendo, nella cura dei fratturati che ci erano giunti furono quelli di ridurre per lo più manualmente, in narcosi o in rachianestcsia, immobilizzare in gesso chiuso o fenestrato. In presenza di osteomieliti gravi, estese perdite di sostanze delle parti molli, fatti settici locali e generali, edemi enormi diffusi, ecc. dopo rimosso il gesso si applicò la trazione continua trattando il focolaio di frattura e la ferita delle parti molli, preferendo il metodo asettico a quello della cura antisettica, intervenendo operativamente a tempo opportuno sul focolaio osteom ielitico in modo da rendere attuabile un apparecchio gessato e la cura secondo Orr e LOhr. Non venne di regola praticata in quelle fratture esposte giunte nel limite di tempo ottimo la cruusura per prima, nè l'osteosintesi metallica che va bandita dalla tecnica chirurgica di guerra perchè la frattura di guerra è una frattura infetta. Nell'esercito inglese le autontà sanitarie la proibirono per i risultati pessimi e l'alta mortalità. Particolare cura venne data al trattamento conservativo delle lesioni della manol tenendo sempre presente il risultato iunzionale lontano in rapporto al trattamento. Vi furono delle lesioni invero di tale entità e con complicanze tali che poco dal detto punto d i vista vi era da fare; ma in genere non ci accontentammo di porre il segmento dell'arto su uno di quei soliti palmari che possono r:tppresentare un mezzo di immobilizzazione solo provvisoria. Abbiamo avuto l'impressione che si desse poca importanza a queste lesioni dell 'arto superiore in confronto con quella che si dava a fratturati anche semplici del femore. li


tranamento delle fratture esposte fu sempre quello aperto e anz1 m molti casi fu indispensabile intervenire per aprire di urgenza ancora di più e mettersi al sicuro di fatti settici più profondi. In un periodo di 14 mesi non avemmo da praticare che 5 amputazioni. Non abbiamo tentato la sutura per prima perchè nefle nostre condizioni non bisognava tentare ma applicare con sicurezza il metodo terapeutico, e noi sapevamo di essere in un ambiente settico, che diffìòlmente potevamo trasformare con l'exeresi chirurgica e in quel dato momento, una lesione settica in una certamente asettJca, che data questa mancanza di sicurezza era anche antilogico procedere ad una osteosintesi (I). Per gli articolari abbiamo già detto di aver trovato colpito con maggior frequenza il ginocchio e poi il gomito, cui segue la spalla, la tibio- tarsica, la radiocarpica e l'anca. Tra le articolazioni lese associate a frattura furono con maggior frequenza complicate da processo settico prima quella dell'anca, poi quella del ginocchio, del gomito, del collo del piede; molto più rare furono le wmplicanze settiche nelle ferite articolari dell'articolazione scapolo-omerale; le sole articolazioni che presentarono ferite semplici transfosse con ritenzione di proiettile, senza lesione ossea furono quella del ginocchio e quella dell'anca. In genere il decorso degli osteo-articolari fu tumultuoso; nonostante la tanto invocata resistenza alle infezioni delle articolazioni , per il potere difensivo della sinoviale, che secondo molti indicherebbe entro le 24 ore un intervento chirurgico ideale con artrotomia, detersione, sutura primaria, noi abbiamo ricevuto feriti che già in questo periodo di tempo erano andati incontro a fatti settici; l'apparecchio che era stato applicato in un primo tempo precocemente, con un trattamento astensionistico della lesione, dovette essere rimosso in guanto insopportabile per l'edema da stasi ed infiammatorio, per l'emoartro. Ci convincemmo presto che l'artrornia ben condotta doveva essere molto precoce ed ampia, pur senza parlare di laparotomia articolare, voluta da Duval nel ginocchio nel quale l'artrotomia pararotulea esterna cd interna praticata bene in modo da evitare ristagno ebbe da noi la preferenza. Per l'immobilizzazione usammo della trazione in estensione e g li stessi criteri che ci guidarono nel trattamento delle fratture con osteomielite ; lo stesso valse per l'anca; qui si tratta sempre di feriti gravi nei quali, come già si osservò nella grande guerra (Solaro), la precocità e la virulenza dell'infezione è la regola, come il modo subdolo d 'insorgere; l'artrotomia posteriore fu quella che rese possibile il drenaggio nel modo migliore. Se nelle ferite articolari semplici non complicate da fatti infettivi, che capitarono all'osservazione parecchi giorni dopo il trauma, rilevammo ritenzione di qualche piccola scheggia mentre la piccola ferita cutanea era già cicatrizzata, ci astenemmo dal darle una caccia pertanto infruttuosa per guanto dan( t ) In qu~ lcuna delle frauurc c <po$lC . giunteci in tempo f:l\ on:vok. ci lim itammo al pitt, dopo l 'a ccurata de tersione del focolaio, d i restr ingere la (cri t a 3gli estrem i con q ualc he punto c :t ne h<· ta lvo lta in profondità avvicinando delle masse muscolari.


nosa; valse meglio pensare ad una ripresa funzionale precoce. La trazione transcheletrica fu adottata più volte essendo le medicazioni facilitate molto da essa, senza parlare degli altri suoi vantaggi. Ci rendemmo però sempre più persuasi che essa va usata con discernimento richiedendo una attrezzatura di materiale, di personale istruì to, una sorveglianza accurata (pensare che si tratta di centinaia e centinaia eli feriti , a centinaia giungenti nell'unità di ricovero) che sarà solo possibile realizzare in ospedali specializzati; altrimenti non mancherannc le disillusioni sotto forma anche di soli cattivi risultati come quelli da noi visti in fratturati giuntici in seconda cura. Del trattamento cldle fratture di guerra se n·è fatta giustamente una qui.. stione di organizzazione, la quale in sintesi dovrebbe essere tale da poter fa re applicare il trattamento ideale a queste lesioni conforme alle nuove progredite acquisizioni dell'arte chirurgica. Poichè j fratturati sono dei feriti in genere trasportabili a grande distanza, si è detto: Sistemiamo bene il fratturato nel le prime formazioni sanitarie per poi trasportarlo ad un grande ospedale specializzato: il trasporto naturalmente dovrà essere il più celere possibile. Ora il trasporto di centinaia di feriti non è solo una questione di mezzi che i comandi logistici dovrebbero a profusione dare al servizio sanitario, è una quistione di strade, di terreno, tenendo conto inoltre che durante l'azi one non si può fare assegnamento sulla celerità e regolarità di un trasporto terrestre a grande distanza che deve risalire contro corrente per tutte le vie di afflusso alla linea di. combattimento. Non si può pretendere che vi siano delle linee di deflusso per i soli fratturati che non potremmo vedere realizzato che molto, molto di rado !"ideale di vie riservate alle $Ole autoambulanze e non sempre si avrà sottomano una linea ferroviaria; non si parli poi della celerità. della sicurezza di un trasporto a grande distanza in montagna: si parlerà di teleferiche ma non sempre sarà possibile sfruttarle od impiantarle in tal numero da consentire il trasporto edere di tutti i fratturati al Centro Si:)(:cializzato. In montagna, ove il genere di guerra sarà più facilmente di posizione, è il fatto della poca praticabi lità di poche strade, specie durante l'inverno: è nostra osservazione quotidiana constatare come già in periodo normale sia. penoso l'invio di un fratturato da unà piccob località di montagna :tlrosp~­ dale della città. Il tipo di guerra ha la sua importanza: abbiamo visto ccme il rapido spostarsi delle truppe ::tnche in combattimento portasse la neccssiù del rapido seguire delle unità sanitarie più avanzate alle quali afflui,·ano grande numero di feriti da doYer essere sgomberati e smistati con celerità: se la celerità non potè essere attuatJ con il ritmo necessario, e per il numero delle lesioni e per il trattamento primitivo e per ragioni logistiche, si n.:se: necessario un ottimo provvedimento: far scavalcare l'unità sanitarie im pegnate da altre tenute sino allora ripiegate, e che si collegavano con le truppe avanzate : la questione del trasporto a grande distanza, quando si tratta di lesioni che detJ011o giungere presto a questa grande distanza è tutt'altro che realizzabile in linea di massimJ .

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66s Nel curare una frattura di guerra occorre attuare la profilassi dell'infezione trattando insieme la ferita e la frattura, in quanto i vari concetti si integrano perchè con l'immobilizzazione in trazione vuoi dire attuare un metodo antiflogistico e trattare la ferita vuoi dire tendere ad impedire che l'agente dell'infezione, che come ben dice Camera, si trova già nella compagine dei tessuti insieme con le cause predisponenti e coadiuvanti del suo sviluppo, possa svilupparsi. Per l'immobilizzazione si ritorna a parlare da qualcuno di apparecchio gessato in primo tempo; siamo d'accordo con Magliulo col dire che esso va 2pplicato in determ inati casi e sempre in secondo tempo; del resto è cosa tutt'altro che agevole il praticare la riduzione e la contenzione immediata con un buon gesso in un ospedale da campo o peggio in una sezione di sanità. In particolari circostanze (guerra coloniale) ciò potrà essere attuato ma sempre quando si tratti di tipi di frattura nei quali l'infezione sia poco frequente o « quando si insedia generalmente non acquista un particolare carattere di gravità e di rapidità >l (Camera). Non è consigliabile generalizzare quindi l'applicazione dell 'apparecchio gessato chiuso nell 'Ospedale da campo, anche trattando i focolai di frattura con pomata ali 'olio di fegato di merluzzo come dice qualcuno, dovendo poi perdere di vista il fratturato; la sanità spagnola adottò il metodo è vero, ma i veri risultati clinici sono stati osservati da noi che ricevevamo tali fratturati in condizioni pietose. Resta stabilito quindi che l 'immobilizzazione in trazione con la ferula Thomas, tipo modificato da Putti, tipo ripiegabile di Magliulo, è quella in cui in primo tempo dovrà beneficiarsi ogni fratturato; se essa potrà essere sufficiente in certi tipi di frattura, in molte altre dovrà associarsi al trattamento della ferita in quanto non può essere ammissibile che un ferito venga solo immobilizzato senza che si provveda nello stesso tempo al trattamento delle lesioni delle parti molli. Ma se l 'immobilizzazione può e non potrà essere sempre praticata presso il posto di medicazione o presso la Sezione di Sanità, nè nel primo nè presso la seconda potrà essere eseguito il trattamento del focolaio nei casi in cui bisognerà attuarlo se esso deve essere eseguito rigorosamente bene. E ancora non ha valore questo trattamento se il fratturato dovrà essere sgomberàto indietro jn un 'altra qualunque unità sanitaria; occorre quindi che il trattamento · del focolaio e {'immobilizzazione vengano eseguiti in unità sanitaria specializzata Jalla quale il fratturato sarà trasportato in unità sanitaria specializzata. rriag~ giore di cui la prima sarà una dipendenza in modo da assicurare la continuità di metodo e unità di indirizzo voluta da Putti. Come il generale medico Mazzetti riferiva alla seduta della R. Accademia Medica in Roma (1938) tali unità s.ani'tarie sono previste nel terntorio d 'Armata; sarà ·opportuno e necessario però avere ospedali da campo specializzati che rappresentino le unità avanzate di quelle specializzate di Armata (Magliulo). Dalla Sezione ·di Sanità con la sua immobilizzazione provvisoria, se sarà possibile (ferula Thomas) il fratturato passerà nelle m ani dello specialista (ospedale da campo per fratturati);


666 (con il ricovero in queste unità si verrà inoltre ad alleggerire di molto il lavoro degli ospedali da campo nel quale si potrà meglio provvedere all'assistenza di tutti i chirurgici gravi intrasportabili a grande distanza: ospedale da campo chirurgico quindi dove molto meglio si eserciteranno l'assistenza pre- e post· operatoria di quei feriti !>Occorsi presso il nucleo chirurgico); naturalmente vi saranno fratturati trasportabili a maggiore distanza nella unità di Armata specializzata direttamente, altri in cui potranno esservi delle indicazioni chi· rurgiche che prevarranno su quelle ortopediche e che dovranno ~sere tratte· nuti per un certo tempo nell'unità avanzata specializzata. Lo Schum dice che, nonostante i sacrifici più grandi, le fratture di guerra da arma da fuoco guariscono non sempre in posizione favorevole e funzionai· mente bene : la gravità e l'estensione della lesione, le infezioni ed il carattere delle condizioni di guerra, i vari trasporti, spiegano, sempre secondo il detto A., il risultato deficiente. Su roo fratture da arma da fuoco del femore i recuperabili rapprcsen· tano, secondo lo Schum, il 20 %, il 31 ~~ gli idonei al servizio di guarnigione, il 41 % i non più idonei al servizio, il 24,25 '!~ i deceduti. Noi abbiamo dovuto constatare la verità dell'asserzione già espressa da Uffreduzzi che cioè la cura con tutti i problemi inerenti ai fratturati sia il più difficile compito dd chirurgo in guerra. E' la contingenza bellica, la esigenza delle condizioni da essa create che devono guidare il criterio del trattamento in queste lesioni; esigenze e contingenze che sono molto lontane da quelle della comune pratica di pace. Numero dei fratturati, loro affluenza, fattore infezione, trasporto, sono questioni che vanno esaminate non isolatamente, ma l'una connessa intima· mente all'altra, in rapporto alla terapia; l'affluenza dei fratturati al luogo di cura è in rapporto al numero ed alla rapidità del trasporto; il trasporto rapido renderà possibile, per il breve intervallo di tempo trascorso dal trauma, una cura più adatta ed un decorso più favorevole; il problema dell'infezione, ripe· tiarno, può prendere il sopravvento su quello ortopedico, tanto più che l'in· fezione, come abbiamo detto, si è manifestata ben presto nelle fratture capi· tate alla nostra osservazione; la frattura, per usare il termine del l 'Uffreduzzi: è una terribile stufa di germi ed il punto di partenza di fatti settici che sì diffondono con impressionante rapidità con fenomeni gravi generali. Questo, che è un fatto indistruttibile purtroppo nella sua realtà, insieme con il fattore del numero e dell'afflusso al centro di cura sia pure speciali zz:no, può spiegare come moltissimi fratturati trasportati in autoambulanza ed in treno ospedale ad un grande centro specializzato spagnolo che distava appen: 40 km. dalla linea e dal quale passavano a noi, sono andati incontro a quegli stessi fatti settici che si imputano di solito alla mancanza di immobil izzazionc immediata, alla lunghezza dci trasporto, alla deficienza di personale specializzato, alla mancanza di unità di indirizzo, ecc. ecc. La sollecitudine dello sgombero d'altra parte si farà sentire m aggior· mente quanto più l'azione si avvicinerà al tipo di movimento; è stata quem


la ncstra impressione nella battaglia dell'Ebro; ora questa contingenza ha portato al miglioramento dell 'andamento dei fratturati, nei riguardi dei fatti settici, in paragone ad altra precedente azione in quanto, come abbiamo già detto, la lesione che era stata pochissimo toccata e ritoccata con rimozione di medicazione e bendaggi e immobilizzazione, giunse abbastanza in tempo in buone mani tanto più che l'afflusso ai vari ospedali era stato molto ben

disposto e disciplinato. Infatti l'afflusso di grandi masse di fratturati, se non ben disposto e coordinato, può rendere molto meno proficua l'opera dello specialista: ecco perchè noi pensiamo che la distribuzione (smistamento) sui vari ospedali molteplici specializzati avanzati dei fratturati, è cosa ben pensata data anche la loro mobilità, la loro ubicazione ed il collegamento con un unico centro specializzato direttivo; se questo riunisse in sè tutto il personale ed il materiale dei vari ospedali diverrebbe organismo pesantissimo, non facilmente mobile, e che non potrebbe quindi segui re gli spostamenti a volta notevoli, se pure eventuali, .della truppa impegnata in azione di movimento, volendo sempre tener presente una distanza media di 40 km. dalla linea del combattimento; distanza media che ha valore in quanto renderà possibile che i feriti giungano dalla sezione di sanità direttamente ai centri di raccolta per fratturati (di Armata) non passando necessariamente per l'ospedale avanzato specializzato e senza che vi sia quindi pericolo che durante un trasporto troppo lungo si verificano delle complicanze che la sola stessa Thomas, a carattere

in genere provvisorio non sarà stata sufficiente ad evitare; la semplice immcr bilizzazione, scrive Utfreduzzi, non può essere in grado di dominare la gravità e fatalità di varie infezioni di guerra. Chi non avendo mai dovuto curare una frattura di guerra, la volesse giudicare solo dall'aspetto di alcune radiografie come quelle mostrate, se ne farebbe un concetto troppo semplice; occorre che egli tenga presente la lesione delle parti molli nella sua estensione e gravità, il pericolo di una sepsi ineluttabilmente incombente in associazione allo stato generale del ferito ed a quello dell'ambiente ove è ricevuto in cura. A noi sembra giusto la maniera di esporre la terapia delle lesioni d i guerra distiguendo ciò che si deve e ciò che si può, ciò che non si deve e non si può fare a secondo del posto di soccorso ove si è chiamati a dare la propria opera. Noi siamo convinti che la diversità di opinioni, i dibattiti, le discussioni sono dovuti non tanto al fatto di voler vedere trionfare il proprio punto di vista ma da quello che ci si basa naturalmente sulla esperienza personale che è stata accumulata da ognuno in condizioni diverse; dico condizioni non unità sanitarie diverse in quanto la stessa unità sanitaria che deve espletare gli stessi compiti di un 'altra si potrà trovare da azione ad azione, da terreno a terreno, da sede topografica a sede topografica in condizioni molto varie dovendo sopperire alle sue funzioni tecniche - specie nei riguardi terapeutici - a secondo delle circostanze.


668 Un ordine del Comando Generale, per quanto le Autorità militari combattenti cerchino di agevolare il compito del medico, potrà arrestare o rendere obbligato a secondo delle ore il transito ad esempio di treni ospedali su quella data linea; un bombardamento .aereo che distrugga dei ponti o sconvolga

delle strade, un balzo in avanti o comunque uno spostamento di truppe potrà distanziare l'unità sanitaria ove si lavora dal punto ove le condizioni favorevoli e che erano sembrate ·a tutti poter essere stabili e più o meno durature, avevano reso possibile un trattamento primario delle lesioni ideale e così via; c l'esperienza varierà, muterà volta per volta, basandosi su fatti ed esigenze diverse cui si è dovuto far fronte. E' il derivato delle condizioni di guerra che pesa con la sua fatalità su uomini e cose tanto più quanto essa guerra verrà a perfezionarsi e quanto più essa sarà perfezionata, cioè a dire aggressi\ a e deleteria, essendo insito nella natura umana lo spirito della lotta, tanto più noi medici, che sentiamo di non doverci lasciar vincere da questa sua fatalità, saremo duramente provati nel nostro compito profondamente umano che tende a realizzare per ogni lesione le condizioni per un soccorso ideale perfetto come la dottrina insegna. E' questo che è difficile nell'intricato ingranaggio dei molteplici sen·izi di guerra, ed è per questo che un metodo dottrinalmente esatto e giusto, risulterà esatto e giusto anche nella pratica a quel dato chirurgo, meno esatto o fallace a quell'altro, ma certamente risulterà del tutto impossibile per la sua costante buona riuscita realizzare i n pratica, e per tutti' i' dettagli spesso del ica ti, k stesse condizioni per circostanze le più varie e imprevedibili di cui la dottrina teorica, esattissima perchè .astratta, non può tener conto che in linea gencnca. Ed è perciò che tutti quel)j che hanno vissuto un periodo abbastanza lungo di guerra, sanno qual 'è la passione con cu i si vive in certi momenti; e a cose finite tutti la riportiamo dentro di noi questa passione; e sarà ess:1, che oggi riaffiora nei nostri animi facendo vive le nostre discussioni, che domani accomunando il più modesto tra i medici al più grande dei clinici, darà di nuovo vita alla gigantesca figura del medico combattente pronto a ttnto dare per la meta felice di cento battaglie. RtASsu:-:To. -

In una Comunicazione alla Società Piemontese di Chirurgia l'A. riasdelle fratture in guerra: etiologia. anatomia patologica, decorso, complicanze, terapia. Insiste sul fattore infezione. mettendo in gu:1rùia dal sistematizzare il trattamento primario con sutura di frauure esposte; raccomanda Ji considcr::re la questione tlel trattamt:nto non da un punto di vista dottrin:~rio soi:Jmente ma in rapporto ai molteplici fattori propri delle condizioni d i .guerra. Dà ricche cifre statistiche, rilevando un'alta percentuale delle fratture da proietti le di piccolo c~lihro in confronto a quelle da schegg1e, cosa da mettere in rapporto al tipo Ji guerra (di movimento). P arla della immobilizzazione e delle difficoltJ di applicariJ e bene nelle prime linee: si traltiene quindi a parlare dei metodi di Orr e di LOhr, illustrandone l'importanza c la loro esatta applicazione nc.•lle osteomieliti in sede di focola io di fr:ltlura. ~ume gli importanti :1rgomenti riguardanti i vari aspetti


O. PEDALE MILITARE DI FIR E:--:ZE Di rcnorc: tenente colunncllo mçdico llh·zto FtoR1 -.:1.

METODI DI CURA E PROCESS I OPERATIVI IN USO NEL REPARTO OFTALMICO DELL' OSPEDALE MILITARE DI FIRENZE Dott. M.~ RIO BERAI<DI, tenente med ico, c~po reparto oft31rnico.

Avendo per un anno, dal giugno 1939 al giugno 1940, diretto il Reparto oftalmico dell'ospedale militare di Firenze, ho reputato non inutile fare una disamina dei vari metodi di cura seguiti nel detto reparto.

TERAPIA MEDlCA.

A) MALATriE DELLE PALPEBRE. Nel trattamento delle blefariti desquamative ricorriamo alle istillazioni bigiornaliere di collirio giallo astringente di Vienna a varie diluizioni e con t'aggiunta di adrenalina al 0/oo, ed alla applicazione la sera sui bordi palpcbrali di pomate risolventi (ossido giallo 1 ~',{, , ittiolo 2 %, ossido di zinco 5 %, noviformio 2 %), previa accurata asportazione delle squ:unette epidermiche ,allogate alla base delle ciglia. · In casi di manifestazione desquamativa a tipo « grasso » curiamo di ~ostituire l'eccipiente comùne (vasellina -lanollna) con un altro non grasso: ottimi. ci si sono dimostrati la diadermina ed il glicerolato d 'amido. Le forme ulcerose, flittenulari, vengono invece curate con la estirpazione delle ciglia, con l'ablazione delle croste, con la causticazione delle piccole perdite di sostanza a m ezzo del lapis al nitrato. d 'argento, neutra~izzato subito dopo con soluzione di cloridrato di cocaina al 3-4 %; si procede quindi alla instillazione di collirii, in primo tempo antisettici (argirolo 15 %, protargolo 5 %), poi astringenti (collirio giallo di Vienna) ed alla applicazione di pomate (salicilica 1 % in primo tempo; poi all'ittioio-ossido .di zinco, hoviformio). Ténendo presente che queste forme morbose si manifestano in soggetti linfatici e con frequenti disfunzioni delrapparato gastro-intestinale', corroboriamo le cure locali con adatta terapia generale calcio-jodica, arsenicale, e con applicazione delle comuni norme igienico-dietetiche. Nelle forme parziali di trichiasi ricorriamo all'èlettrolisi delle ciglia deviate.

B) MALATTIE DELLA CONGiUNTIVA. Ne1Je congiuntiviti catarrali semplici e follicolari abbiamo trovato e troviamo utilissimo l'uso delle instillazioni di collirio giallo di Vienna, puro


.. o variamente diluito con acqua distillata ed addizionato con piccola quantità di adrenalina al O:Oo (r- 2 cc. in 10). Nclk congiuntit,iti catamlii acute l'uso delle pennellature con nitrato d 'argento al 2 ·;;, ci ha sempre dato ottimi risultati; a tale trattamento facciamo subito seguire fumigazioni caldo-umide, per agevolare il distacco dell'escara consecutiva alla pcnnellatura stessa, che viene successivamente allon· tanata con un abbondante lavaggio del sacco congiuntivale a mezzo di soluzione fisiologica bollita. Le fumigazioni si praticano con l'apparecchio modello Prof. Bardelli, in dotazione al Reparto. Nelle forme pumle11te, nessun altro rimedio ci ha risposto così bene come il trattamento ripetuto delle pennellature al nitrato d'argento al 2 ":, . Se il turgore del tessuto pal pebrale rende difficile l'arrovesciamento ed anche nei casi in cui si nota facile tendenza alla formazione di pseudo-membrane ricorriamo, oltre che ai soliti ripetuti ed abbondanti lavaggi con soluzione di permanganato di K r/ 4000, alle instillazioni di argirolq al 20 % e ad applicazioni di una pomata cheratoplastica (acido picrico I ~~) ; tali misure vengono però subito sostituite dalle causticazioni con nitrato d'argento non appena abbiamo la possibilità di arrovesciare le palpebre, o notiamo che le pseudo-membrane vengono a scomparire. Le applicazioni di soluzione di nitrato d'argento vengono prolungate ad evitare quelle ipertrofie papillari che residuano abitualmente all'uso di sali organici di argento (argirolo e protargolo), oppure ad applicazioni troppo poco durature della soluzione di nitrato d'argento. In un secondo tempo la cura « caustica )) viene integrata con una cura « astringente )) più o meno forte (collirio al solfato di rame 1- 2 ''~ , collirio giallo puro). Coadiuv:.~nte .ottimo nella cura delle congiuntiviti purulente è la protcinoterapia aspecific:.~, con iniezioni intramuscolari di 5-6- 7 cc. di bne o cascai calcico; così anche la terapia generale a base di sulfamidici è di gran g1ovamento. Nei casi di congiuntivite subacuta da diplobacillo di Morax-Axen f(ld abbiamo ottimi resultati con le instillazioni biquotidiane di collirio al sol· f;Jto di zinco, però in soluzione satura (2,5 'ì{,), alla quale si aggiunge a scopo analgesico una piccola quantità di acqua di lauro-ceraso (r cc.); J cttc instillazioni vengono protratte per almeno un mese, abbinate alla applica· zione di pomata all'ittiolo -ossido di zinco. Alla concentrazione del 2,5 ~" il solfato di zinco provoca, come caustico, ìa caduta delle cellul e epiteliali nella cute delle commissure palpelm!~ ~ nella congiuntiva: da ciò il consecutivo allontanamento dei germi spcc1hC1. Ncll~ congiuntiviti primaverili ricorriamo alle instillazioni di collirio giall o con l'aggiunta di adrenalina al /oo (n e 3 cc.) alternate a quelie con coll irio :!!l'acido acetico r "" per sedare la irritazione provocata dalla forma. 0

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Un'adeguata cura generale ferro-adrenalinica, arsenicale è in questi cast necessana. Nella cura dd tracoma usiamo le causticazioni delle congiuntive tarsali con pennellature di nitrato d'argento al 2 ~~ e con applicazioni di lapis al solfato di rame, con collirio di solfato di rame in soluzione idro-glicerica a concentrazione progressiva ( r - 2,5 %) ; quindi collirio di tannino 3 %. Nei casi di tracoma a tipo gelatinoso, o con marcata formazione di noduli specifici, al trattamento col nitrato d'argento uniamo lo schiacciamento e l'espressione delle formazioni patologiche, praticati a mezzo di batuffoli di garza avvolti intorno ad un bastoncino ed imbevuti di una soluzione di sublimato corrosivo r / 400 (metodo Guaita). Tali schiacciamenti, preceduti da instillazione di cloridrato di cocaina al 4 %, riescono di gran giovamento, sopratutto perchè, determinando la rottura degli elementi specifici, ne facilitano l'espulsione e l'evoluzione cicatriziale. Per la cura del panno corneale nel tracoma che noi, secondo le conclusioni del Bardelli, consideriamo manifestazione legata sostanzialmente alla costituzione essudativa del soggetto e più precisamente alla !abilità delle muccose gastro-enteriche nei soggetti a diatesi essudativa, con conseguenti assorbimenti irregolari di tali muccose e fenomeni di intossicazione secondaria, troviamo ancora vantaggio indiscusso nella causticazione delle congiuntive tarsali a mezzo di nitrato d'argento al 2 '){., e nella rigorosa sorveglianza e terapia rivolte al tubo gastro-enterico. L'instillazione di midriatici, le fomentazioni caldo-umide ed una conveniente terapia generale ricostituente ci permettono di portare a termine l 'opera.

C) MALATTIE DELLA CORNEA. Le manifestazioni patologiche della cornea, concomitanti a comparsa di cosidette << flittene » congiuntivali, vengono favorevolmente trattate a mezzo delle causticaz.ioni delle congiuntive tarsali con pennellature di nitrato d'argento al 2 %, fatte seguire da vaporizzazioni caldo-umide ed instillazione di midriatici. Allorchè hanno inizio i fenomeni regressivi si passa all'uso di sostanze risolventi e rischiaranti, quali le instillazioni di dionina in concentrazioni progressive (2 % - 25 %) e pomata all'ossido giallo di mercurio 1 %. A questi rimedi locali, tenendo presente l'etiologia della forma morbosa, associamo sempre cure generali, quali l'olio di fegato di merluzzo ed i preparati calcici e jodici, a seconda della fase del processo corneale. Ndle cheratiti fasàco/ate, abbiam<, po t•.tto notare benefici effetti « toccando l> la zona corneale infiltrata, progressiva, del nastrino con varii tipi di caustici (acido fenico puro, acido picrico in soluzione acquosa satura, tintura dt jodio); a ciò va unito un trattamento g_enerale aJeguato al caso.


?\Jd c!Jerato-ipopion pratich iamo anzitutto, se coesiste dacriocistite, l'ablazione d'urgenza del sacco lacrimale; usiamo con successo le applicazioni di pomata airoptochina 1-2 ~.. se l'ulcera serpiginosa non si è ancora notevolmente approfond ita e se, come nella maggioranza dei casi, è data dal pneumococco, si hanno rapide guarigioni con residuo di cicatrici tenui, scarso grado di astigmatismo corneale irregolare consecutivo e quindi con danno funzionale non eccessivo, o per lo meno attenuabile sfruttando a mezzo di iridectomia ottica · il tessuto corneale utilizzabile. La guarigione ·può _essere favor ita anche da qualche toccamento col cauterio a vapore (Wesscly), assai m eno distruttivo dell'ansa galvanica. Se l'ulcera si è approfondita, con conseguente formazione di ascesso ed ;:bhondante ipopion, çoesiste nella stra grande maggioranza dei casi i pertensione: in tal caso le applicazioni di pomata optochina od altri mezzi antisettici non hanno assolutamente efficacia. Anche l 'jonoforesi con optochina non dà migliori risultati ; così l'jonoforesi con solfato di zinco, senza contare che que~to ultimo mezzo tcrapeutico produce notevoli , talvolta intensi ssimi dolori. Nelle condizioni suddette ricorriamo scnz'altro a paracentesi ripetute, \l <c forare >> il tessuto corneale in filtrato con l 'ansa galvanica al color rosso, oppure al taglio di Saemisch. Le varie cure generali ci hanno mostrato una cffic1cia pressochè nulla sul l 'ulcera stessa; pratichiamo di solito tre iniezioni endovenose di urotropina da 5 cc., a sc.o po antisettico generale. Le altre cure sono consigliabi li se mai come mezzo atto ad accelerare la risoluzione del processo ad infiltrazione corneale scomparsa. Nella cheratite erpetica, da vi rus dell'erpete febbrile , oltre alle instillazioni di :~rgirolo e midriatici , otteniamo buoni resultati con le toccaturc d irette dei focolai con acido picrico in soluzione acquosa satura o tintura di jodio e con fumigazioni caldo-umide; in qualche caso più tenace ci è stato di ai uto l'uso del cauterio a vapore di W essely. Uniamo anche un trattamento generale a m ezzo di antisettici in primo tempo (urotropina cndoYenosa) ; ricostituenti in secondo tempo (calcio, arsenico, jodio). N elle cheratiti pu11tatc superficiali abbiamo avuto risultati soddisfacenti con le instillazioni di dionina, fumigazioni caldo-umide, applicazioni di r:~ggi ultravioletti e terapia generale ricostituente-depurativa. NeLle cheratiti pare11chimatose, oltre alla cura specifica antiluetica specialmente a base di preparati mercuriali (cianuro enèlovenoso a dosi progressivamente crescenti), otteniamo soddisfa~enti resultati con la instillazione di atropina I <j., e dionina 3- 4 'Yo accompagnata da vaporizzazioni caldo-umide; in un secondo tempo, quando cioè hanno inizio i processi rcgressivi, ricorriamo all'uso della pomata all'ossido giallo di mercurio 1 -2 'ì{., . Nelle ferite perforanti delia cornea con impegno d 'iride, che si presentano precocemente a noi, pratichiamo senz'aftro, di urgenza, l'iridectomia d el la porzione iridea più o meno impegnata: a questa 'facciamo seguire plastica congiunti vale da scorrimento. Tale metodo ci ha · dato risul-


tati che, relativamente alla gravità abituale di tali lesioni, possiamo senz'altro considerare più che soddisfacenti; il rapido riformarsi della camera antenore che permette l'azione dell'atropina ed il togliere dal contatto diretto coi sacco congiuntivale l'iride prolassata, oltre a limitare i fenomeni infiammatorii uvcali, circoscrivono anche le gravi conseguenze di tali men.omazioni dell'organo visivo. Di regola pratichiamo in tali casi la proteinoterapia aspecifica, alternata, in caso d'insorgenza di fenomeni settici, con iniezioni di urotroptna endovenose.

D) .MALATTIE DELL1 IRIDE. Nelle manifestazioni infiammatorie del segmento uveale anteriore pratichiamo subito un esame accurato alla lampada a fessura e microscopio corneale, per stabilire la presenza o meno di eventuali alterazioni infiammatorie della Descemet, di intorbidamento dell'acqueo, della presenza di precipitati sulla parete posteriore della cornea, di eventuali neoproduzioni (ad es. tubeccoli) nel tessuto irideo stesso; questo per renderei il più possibile conto in modo sollecito della gravità del processo infiammatorio c regolare quindi l 'intensità della terapia opportuna. E' ovvio aggiungere come, anche una accurata anamnesi sia familiare che personale, remota e prossima, del paziente con un processo infiammatorio uveale, e così il più preciso esame obiettivo, non ci possano spesso svelare il fattore patogenetico della forma morbcsa stess.1: d 'altra parte, per non perdere neanche ore, talvolta preziosissime per un occhio con irite od iridociclite, specie nei casi in cui siamo riusciti con i mezzi d'indagine anzidetti a stabilire la gravità dell'affezione, mentre si esplicano tutte le indagini cliniche del caso, interveniamo con una ,, aggressività )) più o meno intensa a seconda dell'entità della malattia. Così provochiamo diaforesi saliciliche intense, ipertermia con iniezioni intramuscolari di latte o cascai calcico, sanguisugio alla tempia (4- 5 sanguisughe); deriv:nivi intestinali, dietetica opportuna, riposo a letto. Nel contempo si svolgono le indagini necessarie: termometria. cutireazione, intradermoreazione, siero- diagnosi di Wassermann, uricoemometria, glicemia, radiografia del torace, esame completo delle urine, esame dell'internista, stomatologo, otorinolaringojatra. Naturalmente non sempre tutte ma ogni volta quelle cui le varie considerazioni gen~rali od anamnestiche ci indirizzano più precisamente. Dobbi.amo far rimarcare che un ausilio veramente sorprendente, nelle gravi forme dì uveite anteriore, ci ha dato l'ascesso oa fissazione provocato alla tempia omonima all'occhio ammalato con introduzione profonda, a mezzo di aghi appositi, di calomelano. La instillazione di midriatici ripetuta, di dionina e la appropriata terapia, a seconda del momento etiologico, completano la cura.


E) M ALATTIE DELLA SCLER:\, Nelle epùcleriti e nelle .rcleriti la terapia si basa sui diaforetici, sulle fomentazioni caldo-umide ed applicazione di pomata all'iuiolo 2 r:,, , seguita da lie\·e massaggio. In tutte le scleriti va poi individuata la etiologia, onde praticare la terapia appropriata (antireumatica, antiluetica, antitubercolare). F) 1vf.~L:\TTIE DEL FO~DO OCULARE E DEL NERVO OTTICO.

Nelle neto·iti retrobulbari croniche tossiche, nella massima parte leg:ne ad abuso di alcool e tabacco, ci è di notevole aiuto, naturalmente oltre l'astinenza dai tossici predetti, la somministrazione di bromuro e joduro di potJssio in dose giornaliera crescente, seguita da un periodo di cura discendente. S1 completa la cura con preparati stricnici. Nelle neurhi retrobulbari acute si sono avuti brillantissimi esiti (se il soggetto non si è presentato troppo in ritardo) con diaforesi saliciliche profuse e continuate per 4-5 giorni, ottenute a mezzo di forti dosi di salicilato Ji sodio. Una terapia adeguata s.i condurrà dopo avere accertato la etiologia della forma. Le altre forme di ncurite e la papi/la da stllsÌ richiedono le cure suggerite caso per caso dal momento etiologico. Le malattie del fondo (retiniti, coroidi ti, retino- coroidi ti) vengono favorevolmente influenzate dalla proteinoterapia, daJ!a diaforesi salìciliche o fisiche e, naturalmente, dalle cure specifiche.

METODI OPERATORI. A) I NTERVENTI St;GLI ANNESSI.

Agli operandi sugli annessi viene abbondantemente detersa, subito prima dell 'intervento, j3 parte wn saponara (pasta di sapone sterilizzato): la soluzione saponosa viene quindi allontanata e neutralizzata con carbonato di sodio r ·;G sterile. Dopo il passaggio sulla cute con tintura di jodio e glicerina, si ricorre per l'anestesia alla instil !azione di cloridrato di cocaina al 4 ?{, ed adrenalina al 0 1... , , oppure alla forma da infiltrazione o conduzione, mediante iniezioni di novocaina al 2 % un ita a poche gocce di adrenalina al /oo. In 5 minuti si ottiene una sufficiente anestesia. Nelle dacn'ocùtiti pratichiamo abitualmente il metodo dell'asportazio.ne del sacco lacrima le in toro: all'anestesia da infiltrazione della regione si fa seguire quella della porzione del dotto naso -lacrimale, col metodo praticissimo di iniet tarvi direttamente la soluzione di novocaina ed adrenalin:t. Tale metodo si è sempre rivelato ottimo sotto tutti gli aspetti e la dacriocistectomia nesce veramente del tutto indolora. 0


Praticata l'ablazione del sacco e la pulizi..a del canale osseo naso -lacrimale, si fissa, a mezzo di uno dei fili (di solito il mediano) impiegati per la sutura della ferita, sulla regione operata un piccolo rotolino di garza del volume approssimativo del sacco asportato; ciò fa sì che, a mezzo della fasciatura compressiva, esso venga a premere sulJa regione operata, per ridurre al minimo )a cavità residuata dall'intervento e rendere quindi difficili le reazioni secondarie, dovute sopratutto (a parte gli errori di tecnica) al raccogliersi ed al ristagno di sangue nella cavità. I fili di sutura si tolgono .di solito in terza giornata ed in quinta, sesta giornata si ha) normalmente, la guarigione completa. Per i caiazion pratichiamo, a seconda delle sede e del volume della neoformazione, la asportazione per via congiuntivale o per via cutanea, suturando in questo ultimo caso la ferita con sottilissimo filo di seta nera a sopragitto. l punti si tolgono il giorno successivo. Nelle blefcoro -plastiche usiamo lembi mobili e peduncolati oppure il semplice scorrimento. Pei lembi mobili preferiamo la cute prelevata dalla faccia posteriore dei padiglioni auricolari, che ha sopratutto la qualità (assai importante nei nostri interventi funzionali , ma anche estetici) di assumere assai più facilmente la pigmentazione del resto della cute della faccia, mentre i lembi prelevati dalla parte interna del braccio e della coscia mantengono durevolmente il loro colorito biancastro. Nelle blefaro- plastiche, in generale, appena terminato l'intervento, applichiamo sulla parte operata della paraffina chirurgica, che facilita notevolmente l 'evoluzione cicatriziale e protegge molto favorevolmente la parte operata da noiose e dannose aderenze alla fasciatura. Il bendaggio è protettivo, binoculare. La prima medicazione, salvo fenomeni particolari, si pratica dopo 48 ore. Nell'ulteriore decorso ci sono di massimo aiuto le applicazioni di cerotto alla fibrolisina sulle linee cicatriziali in evoluzione. Negli entropion cicatriziali ricorriamo sempre, con successo, ali 'intervento di Snellen, modificato secondo Streatfield. Nell 'entropion spastico, preferiamo il m etodo Muller - Blascovicz. Negli ectropion senili il metodo ~eguito è quello di Duverger- Veltcr, oppure quello di Kunht- Szymanowski; in quelli infiammatori ci si è dimostrato utile il metodo di Trantas. Per la ptosi palpebrale, se esiste la funzionalità del retto superiore, il metodo adottato e che risponde sempre è quello Bardelli; in caso contrario la tecnica del Blascovicz è veramente raccomandabile.

B) I NTERVENTI SUL BULBO. Gli operandi sul bulbo, accertata l'assoluta pervietà delle vie lacrimali di escrezione a mezzo di lavaggio delle vie stesse praticato con collirio giallo. vengono preparati la sera prima dell'interventO con abbondante lavaggio a


mezzo di soluzione fisiologica sterile e quindi saponata della cute delle palpebre e regioni prossimiori, come per l'intervento sugli. annessi; segue il lavaggio con soluzione fisiologica sterile dei due sacchi congiuntivali e la instillazionc bilaterale di collirio giallo puro. Quindi impacco binoculare al formolo r/4ooo, mantenuto con bendaggio protettivo. La mattina, un paio di ore circa prima dell'intervento, il paziente riceve una iniezione di Lipson, ottimo sedativo; quindi si sbenda e, se non si riscontra nessuna particolare secrezione congiuntivale, si rinnova il lavaggio della cute palpebrale e del sacco congiuntivale come la sera precedente. L 'anestesia del bullbo da operare si ottiene a mezzo di instillazione di cloridrato di cocaina al 4 % e di adrenalina al 0 /oo, diluita a parti eguali con soluzione fisiologica; l'insti lbzione si ripete a distanza di 1 minuto circa, per 3-4 volte. Ali 'anestesia da instillazione, si aggiunge a volte l'anestesia da infiltrazione con soluzione di novocaina al 2 ':{, e adrenalina al "loo, oppure la anestesia da conduzione con la iniezione retrobulbare di 4 cc. di novocaina 2 ~ e poche gocce di adrenalina al 0/oo. Se necessità, si pratica qualche minuto prima dell'intervento la achin.esia del muscolo orbicolare palpebralc, con l'iniezione di 4 cc. di novocaina al 2% in corrispondenza del forarne sottorbitario e de Il' an gol o pal pebrale esterno. Nello pterigiotJ seguiamo il metodo di Arlt, avendo cura di distaccare completamente la testa della neoformazione dalla superficie corneale, resecare completamente il corpo e la coda dalla restante congiuntiva e quindi riparare la perdita di sostanza operatoria con plastica congiuntivale da scorrimento; si suturano i margini della congiuntiva bulbare scollata, in modo tale da lasciare a nudo, in prossimità del limbus sclero- corneale, un piccolo triangolo di sclerotica, che si ripara quindi per seconda intenzione. Prima di giungere alla sutura, di solito, cauterizziamo superficialmente col gal vano- cauterio il tratto del limbus sclero- corneale su cui si avanzava lo pterigion: con tale accorgimento non abbiamo per ora mai avuto da lamentare recidive. l punti di sutura si tolgono, se non sono caduti da sè, in 3' giornata; il bendaggio protettivo si applica per almeno quindici giorni. Lo stesso sistema, salvo le varianti del caso, seguiamo nell'asportazione delle pinguecole e nelle plastiche congiuntiva/i. Nella cura chirurgica dello strabismo, :tdottiamo la tenotomia semplice o bilaterale, contcmpor:1 nea, oppure ~eguita a distanza di qualche tempo dall':lVanzamento del muscolo retto opposto nell'occhio strabico. L'intervento, dosato a seconda dci casi ed eventualmente ripetuto, ci ha dato sempre dei huon i risu !tati. I punti dd l 'avanz<~mcnto si tolgono in t-8• giornata e solo allora si inizi:-tno esercizi di convergenza e ginnastica oculare: la giusta, oppure una :·0pportabile correzione del vizio d1 rdrazione, in quasi tutti i casi esistente, ci si è dimostrata nccessari.a.


L'enucleazione del bulbo oculare, praticata in anestesia da conduzione, ci è sempre riuscita indolora; dal lato protesico la cavità resi duale deve essere curata, rispettando quanto è più possibile l;t congiuntiva bulbare nel resecarla al limbus corneale: distaccatala completamente dal bulbo oculare con le forbici a punta smussa, e resecati i tendini dei retti e degli obliqui all'm· serzione, meno quello del retto interno che viene lasciato in parte onde servire da punto di presa per la pinza chirurgica nella lussazione del bulbo, con le apposite forbici curve si procede al taglio del nervo ottico, che chiude l 'intervento. Una adatta compressione e la fasciatura per 48 ore ci permettono di avere, in s• giorna"ta, una ottima cavità con moncone congiuntivo- muscolare mobile in tutte le direzioni e con forn ici sufficientemente profondi e tali da accogliere una giusta protest in vetro. Operando nelle condizioni sopra esposte la protesi è sem pre mobile nelle varie direzioni, con i movimenti del mon· eone: ciò è di non poco vantaggio estetico. Nell'exenteratio bulbi, praticata net casi di necessità pure in anestesia da conduzione, la resezione della sclera a 2 mm. dallimbus corneale e l'accurata pulizia del guscio dai residui coroideali e dal vitreo, sempre rispettando ai massimo la congiuntiva bulbare, ci dànno, dopo una quindicina di giorni, un moncone lievemente dolente, ma buono per la protesi. Prima della fasciatura compressiva, applichiamo di solito per un paio di g10rni un drenaggio in garza orlata: l~ medicazione si fa tl giorno successivo. Nella cataratta matura pratichiamo di solito la espulsione del cristallino in un sol tempo e senza iridectomia (espulsione semplice) che ha il grande vantaggio, oltre quelli funzionale ed estetico, di limitare grandemente la possibilità di fuoriuscita del vitreo. In ogni espulsione si cerca sempre di ottenere un lembo congiuntivale, eccezionalmente a ponte, che accelera la forma:~ione della camera anteriore, con tutti i vantaggi ad essa legati, e rende meno facile la riapertura della medesima per irrequietezza del paziente. In qualche caso, la tranquillità del malato e la resistenza della capsula possono permettere l'estrazione in toto della lente (Stankuleana). Nelle cataratte traumatiche, specialmente quando esistono fenomeni di i pertensionc secondaria (da rigonfiamento delle masse cristalline), si ricorre a lla aspirazione con ago grosso e smusso, montato su cannula di Pravatz a perfetta tenuta, delle masse rigonfie ed opacate del cristallino. Dopo, se necessario, si aggiunge una semplice, o più discissioni. Se la cataratta traumatica non è secondaria a rottura della cristalloide anteriore si procede come nella Fukala, con un'ampia discissione col Graefe, a croce, della cristalloide anteriore (naturalmente a fenomeni infiammatori completamente scomparsi) ed anche degli strati anteriori della sostanza propria cristallina. Dopo 5-6 giorni (o prima, se eventualmente intervengono fenomeni ipertensivi) aspirazione, e quindi, se occorre, discissione. Dopo ogni espulsione di cataratta si instilla argirolo al 20 'ì(, , atropina 1 ".'. nei casi di espulsione e di aspirazione o discissione, pilocarpina od eserina 3 -

Giornal~ di medicina mi/iuzr~.


nel caso di estrazione in toto ; qUindi si fissano in chiusura le palpebre di entrambe gli occhi a m ezzo di una piccola striscia di cerotto. Si pone quindi la m cdicatura binoculare, mantenute in sede da una maschera di alluminio leggerissima e bene adattabile al viso (modello prof. Bardelli). Si dànno inoltre i consigli opportuni al paziente per evitare starnuti e movimenti incon~ulti ; in caso di tosse si provvede con sedativi per via orale, o con sedativi balsamici introdotti per via intramuscolare (eucaliptolo, mentolo). La prima m edicatura viene fatta la sera stessa dell'intervento; in terza giornata, e spesso anche in seconda, si toglie la medicatura binoculare e si applica una pezza pendente davanti ali 'occhio operato; mantenendo la masch era protettiva, si concede al paziente il riposo in poltrona. Durante i giorni di degenza a letto il paziente viene sorvegliato scrupolosamente nella temperatura, diuresi e nello stato della lingua: ci siamo nettamente convinti che una oiiguria spiccata ed una particolare secchezza della lingua sono elementi molto sicuri, prodromici di fatti ipostatici polmonari e di delirio post- operatorio. In tali casi si riesce a prevenire nella quasi totalità le complicanze, pericolose quoad vitam e per l'organo operato, togliendo senz 'altro il bendaggio binoculare e m ettendo in poltrona il paziente. E ' anche utiJe, per evitare ipostasi polmonari, la ginnastica respiratoria (invitando il paziente a praticare, ogni tanto, profonde inspirazioni ed espirazioni). Nel glaucoma acuto infiammatorio usiamo di regola la iredectomia di Gracfe, con taglio nettamente sclerale e consecutiva ampia asportazione d'iride. N el glaucoma cronico (semplice e cronico infiammatorio) usiamo sempre le fistolizzanti e di regola la Elliot, praticando con un trapano di I 1 l , 2 mm. una breccia nella sclera, in vicinanza del limbus superiore; di poi piccola iridectomia periferica. In qualche caso con tensione non troppo elevata, a camera anteriore non eccessivamente bassa, si è praticata la sclerecto - iridectomia di Lagrange. Per la medicatura serale, le successive ed il bendaggio si opera come per la cataratta, instillando però nell'occhio non operato pilocarpina o pomata eserina; in 6"-t giornata si pratica un massaggio coi due indici sul bulbo operato, onde favorire la filtrazione della cicatrice formantesi. Nel distaccv di retina, oltre la diatermo- coagulazione di W ewe, che risponde benissimo nei casi con ampie disinserzioni retinichc, estese laccrazioni o numerose fessure, è. stata applicata anche la elettrolisi unipolarc c bipobre, superficiale o perforante, a seconda dei casi. R l ASSUNTO. - L'A. espor. e, in una sintetica rassegna, le varie modalità di terlpia d elle affezioni oculari ed i metodi operatori in uso presso il Reparto Oftalmico dell'Ospedale Militare d i Firenze. --"'Z=tll=~~ · --


DI UNA SUPERPERIZIA FATTA PER CONTO DEL TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO DELLE ASSICURAZIONI SUI POSSIBILI RAPPORTI FRA SCHIZOFRENIA E VITA MlLITARE (da scn•irc anche per la questione dci rapporti [ra Schizof reni~ c in fortuni). Prof. G1 srcwo P1st.:<n l'rofeswre Erncruo cldi'U ni\'cr>ità di Pnugia.

L'argomento che occupa queste pagine, si ricollega a un non antico ricordo. Eravamo ancora ai tempi, non remoti, nei quali in Italia le Compagnie private di assicurazione gestivano anch'esse, in concorrenza colla Cassa Nazionale Infortuni, che così allora si chiamava, e coi Sindacati, l'Assicurazione collettiva contro gli infortuni sul lavoro, allorchè una di queste compagnie desiderò che mi occupassi del seguente caso. Una giovane operaia, poco più che ventenne, lavorando in un cotomficio, ebbe troncate due falangi di un dito. Regolarizzato il piccolo moncone, e chiusa la ferita con pochi punti di sutura, tutto procedette. senza complicazioni, all'infuori della lieve suppurazione di uno de i punti, andata anch'essa in breve a guarigione. Pareva che tutto dovesse risolversi con l'assegnazione di una di quelle piccole indennità di permanente, dovute alla perdita anatomica di due falangi, ma i dirigenti della Compagnia, che pur erano esperti conoscitori di uomini e di cose, pare che, in quel momento, avessero dimenticato che il non grave, per quanto increscioso episodio, si svolgeva nell'ambito di una legge di assicurazione collettiva, nella quale le sorprese sono non solo infinite, ma imprevedute e impensate, tanto da essere in certi casi assurde. Nessuno infatti si sarebbe mai immaginato che, essendosi manifestati dopo un paio di mesi dall'avvenimento, degli oscuri disturbi a carico della psiche, che si differenziavano da quelli delle solite sinistrosi deglt assicurati e delle assicurate alle quali siamo abituati, si potesse dai tutori dell'assicurata j nsinuare dapprima con cauto linguaggio, e poi apertamente, che il quadro che si andava intanto delineando con manifestazioni proprie della demenza precoce fosse legato alla perdita delle due falangi. Fu in questa fase, che io ebbi l 'incarico di occuparmi del caso. Intanto la giovane operaia peregrinava da un Manicomio ad un altro, essendovi ancora qualche incertezza sulla diagnosi, accresciuta anche dal parere di qualche psichiatra che, senza aver mai vista e seguita la giovane operaia, formulava diagnosi contrastanti con quella che si faceva ormai sempre più evidente di Schizofrenia: quando il quadro clinico non permise pi ù dubbi, e Ja diagnosi di Schizofrenia si impose, non per questo mutò l'atteggiamento dei p:ttrocinatori, mentre io, per mia parte, concludeva con l'escludere che )a


68o perdita di due falangi entrasse per qualche cosa nella insorgenza di questa grave forma mentale della giovane donna. Cominciò allora una inverosimile ridda di pareri, di perizie, di controperizie, che se non raggiunse il record di una celebre causa trattata innanzi al R. V. A. G ermanico, nella quale furono prodotte ben ventiquattro dissertazioni peritali, furono però per questo caso ben sette le perizie prodotte delle quali taluna voluminosa, perchè c'è sempre qualche perito che scambia la prolissità con la profondità, e il peso della carta col peso delle argomentazioni. Nelle perizie della parte attrice si prospettava qualche cosa più della semplice possibilità di un rapporto causale fra la perdita di due falangi e la Schizofrenia, giacchè si faceva presente che, per quanto la demenza precoce sia ritenuta, dai psichiatri, di origine endogena, non mancano però autori , il cui parere non veniva veramente riportato con un assoluto rispetto alla integrità del testo, i quali ammettono che anche i traumi possono dispiegare una loro influenza nella insorgenza della Schizofrenia. Si accennò anche al fatto che avendo suppurato uno dei punti di sutura, da questo m inuscolo focolaio di suppurazione al dito, potevano essere stati assorbiti per via parenterale chissà quali e quanti veleni, che, alla loro volta, potevano aver agito sul sistema nervoso centrale della ragazza, e di riflesso sulla sua psiche; e per ultimo non si nascondeva che forse anche l'emozione per la perdita di due falangi poteva aver giocato un brutto tiro ad una debole psiche. Come si vede, si navigava a gonfie vele fra i prediletti possib ilismi, Jimenticando, diciamo pur così per non dire che si giuocava sull'equivoco, che se qualche autore ammette la possibilità di un rapporto fra traumi e Schizofrenia, si riferisce sempre, non già a traumi periferici che abbiano agi to in una qualsiasi .ristretta parte del corpo, ma soltanto a traumi al capo, e a traumi gravi . E questo veniva taciuto, limitandosi a parlare genericamente di traumi. In secondo luogo, che se qualche autore ammette come possibile un 'influenza delle infezioni, e intcssicazioni, non era una cosa seria quella di porre sullo stesso piano le g ravi infezioni e le profuse suppurazioni, colla suprurazione di un punto di sutura collocato all'estremo di un monconcino di amputaz ione di una falange. In terzo luogo che se l'esperienza negativa della grande guerra, al p:ui dci g randi disastri prodotti dai terremoti, aveva messo per lo meno in dubbio the le g ravi emozioni cui soggiacquero i combattenti, abbiano avuto influenza nel modificare la frequenza dei casi di Schizofrenia, che avrebbero dovuto cc;sere numerosissimi, mentre non lo fu rono, non si sa qual razza di emozione assai più grave di quelle di guerra, sia stata guella prodotta dalla perdita di due falangi, quando per di più lo stesse medico il quale ebbe in cur:~ la ragazza, cura che, a sentire i patrocinatori dell 'operaia, doveva essere stata


68r accompagnata da atroci, inenarrabili sofferenze, nulla notò in più di quanto .>i suol abitualmente notare in chi ha avuto troncato un dito. Naturalmente, in modo modesto da parte mia, ed efficacissimo da parte ài altro perito veramente valoroso, si combatterono queste argomentazioni

che, a giudicarle benevolmente, apparivano per lo meno audaci; e al Magistrato ripetemmo prima di tutto che unanime è il consenso sulla orig ine endogena della demenza precoce; in secondo luogo che se qualche autore ammette, più che altro come ipotesi, che un trauma possa influire sopra una psiche tarata, si tr(lltta sempre di gravi traumi al capo, i qUJali però agirebbero ancb 'essi soltanto come elemento rivelatore, e tutt'al più accelerante, non mai come elemento causale diretto vero e proprio della forma demenziale. Noi ci gùardammo bene come è nostro costume, dali 'entrare in discussione sulle questioni teoriche, che, oggi ancora, ma infinitamente meno che in passato, si dibattono intorno a questa forma, cos] magistralmente illustrata da Kraepelin e dalla sua scuola, giacchè tali discussioni non solo sarebbero uscite completamente dall'ambito della nostra modesta conoscenza della materia, ma avrebbero rappresentato un tentativo illecito di discutere cose riservate agli specialisti. Noi ci siamo limitati, assodata la forma morbosa, a vrdere, dal punto di vista jnfortunistico, quali rapporti potevano esistere fra trauma al d ito e Schizofrenia, quesito questo che non appariva molto difficile a risolvere. E lo risolvemmo negativamente, ammaestrati anche da due sentenze del R. V. A. Germanico, e da qualche sentenza del Tribunale Federale Svizzero delle Assicurazioni, originate da controverù della vita militare, le quali sentenze tutte, svalutano persino l'azione dei traumi cranici, e quella del fattore emozionale. Credo utile far conoscere le due sentenze del R. V. A. così come sono riassunte in un volume di Rostock ( 1):

I. « Dementia praecox. - Nicht Fo!ge eines Falls auf den Hinterkopf mit Schreck » . (Non è conseguenza di una caduta con trauma nella parte me-

diana del capo, accompagnata da terrore). R. V. A., 2 dicembre 1916. « Su tale punto, abbiamo già altre decisioni del R. V. A.; nel caso specide si tratta di una nave, che fu scagliata contro la riva: a causa del colossale· sconquasso dello schianto, ritenendo che la nave venisse sfasciata, il Signor A . .. . . . riportò un grave schock nervoso. « Successivamente venne riscontrata in lui una forma di demenza precoce. (1) Rostock: Entsdzeidllllf(t'll des R. V. A. iiht!r 7.11:::tm1mcnha11g Z111isd1r11 Unf<~ll unti Erkmnkungcn. Enkc. Snlltgan, ' 93•·


682 « In merito a questo caso, ci furono 24 lunghe pubblicazioni peritali psi-

chiatriche, il cui contenuto si può riassumere così: nè la perturbazione psichica (demenza precoce) per sè, nè le sue conseguenze per aggravamento, sono in relazione con l 'infortunio. « Questo è il giudizio formulato dal R. V. A. ».

II. « Schizophrenie1 nich folge einer leichten Kopfverletzung ». (La Schi-

zofrenia non è conseguenza d i una lesione di lieve entità alla testa). R. V. A., 16 aprile 1929. « Il ricorrente soffrì nell'ottobre 1926 di un infortunio, per essere sdrucciolato e caduto. Se veramente avesse riportato nella caduta una lesione alla testa, non si potè accertare coli 'esame esterno. L'attore continuò il suo lavoro per una settimana, poi ammalò di Schizofrenia. « Prima di dire se tale malattia possa avere un nesso con l'infortunio, devono essere prese in esame due premesse: « I. - La causa determinante dell ' evento dannoso, deve essere stata rilevante. <1 II. - Deve esistere un certo lasso di tempo fra l'evento dannoso e i primi sintomi della malattia. « Poichè è noto che l'attore non accusò prima dell'infortunio alcun sintoma di malattia psichka, il Dott ...... ritiene di poter stabilire una certa rel azione fra l 'infortunio e i disturbi accusati. « Ma poichè manca a riguardo qualsiasi punto di appoggio in base al quale si possa stabilire se l'attore abbia sofferto di una rilevante lesione ::llla testa, appaiono convincenti le conclusioni del Dott. ...... che negano invece la esistenza di una relazione fra l'infortunio e la malattia psichjca, tenendo conto che anche il Dott. . . . . . avverte che soltanto rare forme di Schizofrenia possono attribuirsi ad un infortunio. « Pertanto non può essere stabilito il nesso fra l'infortunio sofferto dall'attore e i disturbi da questo accusati » . Da queste due sentenze dell' R. V. A. si ricava che: 1° - non si ammette che un trauma al capo sia capace di far sorgtre una demenza precoce, se il trauma non ha il requisito di essere grave; 2 ° - che non possono essere presi in considerazione nè l'emozione, n~ !o shock ner voso. Del resto, la grande esperienza di massa, tratta dalle innumeri osservazioni su craniolcsi, e sui fer iti ed emozionati della grande guerra, ha dara piena conferma ai sopradctti postulati.


Queste due sentenze, quando se ne vogliano trarre i capi saldi, si adattano al caso che avevamo in trattazione, giacchè dicono che se persino ai. traumi al capo, a meno che non siano rilevant!, si nega la capacità di essere causa della Schizofrenia, allo stesso modo che la si nega alle emozioni, a maggior ragione si deve escludere che un trauma lccalizzato a un ristretto punto delle zone periferiche del corpo umano, e nella fattispecie a un dito possa essere causa di Schizofrenia. Esse appoggiano anche la nostra tesi, che per quanto sia assai più esteso di quanto comunemente si crede quello che viene improptiamente detto lo stato di latenza (vedremo poi come questo criterio di latenza sia molto discusso e come vada in ogni caso inteso) della demenza precoce, in individui che pure apparentemente sembrano normali, nessuno di noi, che pure ha al suo attivo una esperienza più che trentennale di infortunati, ha visto nelle centinaia di migliaia dei nostri operai infortunati, che un trauma periferico abbia provocato la comparsa di una Schizofrenia; come è provato che nessuno di essi è diventato schizofrenico per una emozione, anche grave, a meno che non si voglia sostenere che dal punto di vista traumatologico, nulla è più grave di perder due falangi, e nessuna emozione è paragonabile a quella di veder stroncate due falangi di un dito. A riprova di tutto ciò e della nessuna influenza sulla psiche dei traumi periferici nettamente localizzati, suppuranti o no, sta un'indagine che tutti possono fare, quella di ricercare nei manicomi, dove i degenti per demenza precoce raggiungono talvolta persino l'altissima cifra del 50 % della intera popolazione manicomiale, quanti di questi ricoverati schizofrenici hanno ~ubìto traumi periferici, ai quali attribuire una diretta azione patogenetica sullo stato mentale. Dunque tesi ridicola, assurda, per non dir altro: ed è forse per questo che la causa venne perduta! Dopo sette, adunque, fra perizie e contro perizie, i tutori della demente chiesero una prova testimoniale (! ? !), che il Magistrato accordò, tendente a dimostrare che la ragazza dopo il trauma al dito si era mostrata preoccupata, n~alinconica; che camminava da sola quasi trasognata. E allora accadde che lo stesso medico curante che aveva dichiarato in un primo tempo di nulla aver notato nella ragazza dopo il trauma, improvvisamente, a qualche anno ·:ii distanza, ecco che si ricordò benissimo di aver visto anch'egli il cambiamento di umore dell'operaia: la qual cosa conferma una volta di più ciò che da molti anni vado affermando, e cioè che, quando si è in tema di infortuni, accade questo fatto paradossale, che più un determinato avvenimento si allontana nel tempo, e più il ricordo dei fatti, anche nei suoi più minuti e trascurabili particolari, diventa netto e preciso, a differenza di quanto accade nei fatti della vita comune, nei quali più il tempo p:tssa, e più i ricord i shiadiscono. :: diventano confusi e incerti.


In armonia ai ricordi del medico, si trovarono altre persone dotate di una ferrea memoria, soggetta a questo fenomeno di rivivescenza, le quali anch'esse ricordarono benissimo che l'operaia, dopo la perdita delle due falangi, non era più lei, frase che tutto sintetizza nella sua laconicità lapidaria; ;:.nch 'essi avevano notato l'umor nero, la facile emozionabilità, la preoccupaziOne ecc ..... . Tanto bastò: il Magistrato fu ben felice di « finirla» una buona volta con una causa che si trascinava da anni, e di finirla mediante un così semplice e inconfutabile elemento di prova; la prova testimoniale, che, e chi avrebhc mai potuto dubitarne? era pienamente riuscita: ergo, condanna della Compagnia Assicuratrice a pagare il 100 'X). Con che rimane luminosamente provato, contro tutto quello che la infortunistica e la traumatologia e la psichiatria insegnano, e che l'esperienza largamente conferma, che a perdere due fa langi di un dito, c'è i] pericolo gravissimo di diventar schizofrenici. In base a ciò saranno più che giustificate le riserve che venissero fatte mll'avvenire degli infortunati, dai loro solerti ed avveduti patrocinatori n~ i c 1si di piccole mutilazioni delle dite delle mani, e chi lo sa? forse anche dei piedi. Questa è la veridica istoria della demmte precoce Alb!na Marcocich. lo sono sicuro che ci sarà qualche lettore disposto ad ammirare la abilità rlei patrocinatori dell'operaia, dei quali i legai! furono i soli, veri benefic iari. con le loro parcelle, dalla vertenza giudiziaria: la ragazza infatti non ehhc a kun vantaggio economico pecuniario, essendo sempre r:coverata in un ma· nicomio a spese della provincia, demenlte inguaribile, e ignara di tutto qud lo c he si giuocava nella sua posta. Questo c:1so mi fornì occasione di rivedere le questioni mediche e medico-legali su questa forma mentale, pei suoi rapporti possibili, per qu:1nto re moti, con l'infortunistica. Fu proprio per questo, e per ragioni di opportunità, che disgrni ata· mente molte volte si impongono nel campo infortunistico, più che per ragioni .cientifiche che mi risolsi, per quanto a malincuore, a dar parere favore,·ole d caso di un operaio che aveva già dato qualche manifestazione di alta,J7.ione della psiche nella vira familiare, nel quale dopo un'investimento da corrente elettric:1, si manifestò una tipica demenza precoce. Lasciando da parte le particolarità del caso, come la intensità della cor· rc:nte, il voltaggio, l'amperaggio, le condizioni ambientali nelle quali l'opcr:1io b vor:tva con altri operai, ti lavoro che face>va, ecc., risulta che l'investimentO n(Jn ebbe carattere di eccezionale gravità; ma pare che abbia durato alquan rn a lun go, e che ci sia stata anche proiezione a terra. Si parlò anche di urto drl ca po a terra, particolare questo che servì a dar colore al caso. Dopo poco tempo venne accolto in osservazione in due Manicomi, pa· r.l1è presentava sintomi di dissociazione ideo-affettive, fatuità ideativa, qnalch·


685 nota di ambivalenza, alle volte assurdità e contegno stolido, spunti deliranti e qualche fatto allucinatorio. La diagnosi di Schizofrenia si imponeva. Come dissi, feci accogliere la denuncia d'infortunio, e non mi irrig ~ dii ad escludere un rapporto· non soltanto sciogliente, e quindi non indennizzabile, fra investimento da corrente elettrica e Schizofrenia. Certo che se mt fosse stato domandato quanti casi sono dovuti di elenrocuzione che sia seguita da manifestazioni schizofreniche, io avrei dovuto dichiarare di non conoscerne. Jellineck, nel suo volume del 1932, sull'azione della corrente elettrica, descrive parecchi cac;i di psicosi, come stati paralitiformi, stuporosi, forme acccssionali con stato di violenta agitazione, stati poriomanici ecc., ma non accenna affatto a forme schizoidi. Ma la non conoscenza di casi nei quali si potesse ammettere anche un semplice elemento sciogliente, nel senso adoperato dagli AA. tedeschi, non !oglie che io conosca le manipolazioni che abilmente si fanno nel campo infortunistico, e la mentalità del Magistrato, quando si sappia insinuare il dubbio nell'animo suo. Io era sicuro che si sarebbe sostenuto che si può vivere molti anni in hbertà, in mezzo al consorzio civile, e ne li 'ambiente famigliare pur essendo affetti da una costituzione ps:chica schizoide, ma che se interviene un trauma, (]Ualunque esso sia, a rompere un'equilibrio instabile, ecco manifestarsi la p~ !COSI.

E prospettando abilmente che ci sono AA. che negano, come Reichardt, Rleuler, ecc. ed altri, come Mayer, Bertschinger, Kronfeld, che pensano di,·ers<smente, come espose Boven, di Losanna, al Congresso dei Medici alienisti di Francia nel 1936, si può indurre facilmente il Magistrato a pronunciarsi f<worevolmente per l'infortunato. Così, consigliai una transazione che fu accettata. Faccio notare che nel l 'applicazione della Legge Infortuni, quando si tratta di difendere una questione di principio che si tenta di manomettere, è bene restare sulla breccia, e lottare sino all'ultimo, come è stato fatto da molti di noi per la questione delle ernie, giacchè c'era anche da opporsi ad un vasto sfruttamento delle benefiche disposizioni della legge stessa, tanta era 1'abbondanza dei casi pei CJUali si chiedevano anche grossi indennizzi; ma nel caso dell'operaio che investito da capo a piedi dalla corrente elettrica. presenta dopo breve tempo la sintomatologia propria della Schizofrenia, non c'era nessuna questione dii principio da difendere. Quando si ammette, pur con molte riserve, che un grave trauma al capo possa, per quanto raramente, influire sulla comparsa di una Schizofrenia, come si sarebbe potuto escludere senz'altro che un'azione quanto mai energica esercitata dalla corrente sul S. ·N. centrale tarato, come nel caso dell'operaio in parola, non avesse potuto :1gire allo stesso modo di un grave trauma e forse anche peggio. Non ho perciò a ricredermi sulla bontà, e opportunità anche, della presa deliberazione.


686 Tutto cjò che ho detto sulla Scruzofrenia vale per il lato infortunisrico, ma è noto che la questione dei rapporti fra eventi esteriori della vita e insorgenza di manifestazioni scruzofreniche, può avere un'importanza assai maggiore nei riflessi della vita militare, giacchè non è infrequente il caso di gioYani reclute, le quali dopo un periodo più o meno breve passato sotto le armi, sono portate al manicomio con una sintomatologia che depone favorevolmente per la diagnosi di demenza precoce. fn considerazione di ciò, ho creduto utile pei medici, sieno essi civili o miiitari, periti od esperti, e anche pei Magistrati, di pubblicare un documento recentissimo che è opera di una Commissione nominata dal Tribunale Federale Svizzero delle Assicurazioni, che ha sede a Lucerna, sul tema: Schizofrenia in rapporto alla vita militare, documento che in Italia è del tutto sconosciuto, ricco di riferimenti peritali, di relazioni di Congressi di psichiatria, di pubblicazioni di specialisti, ecc. ecc. Esso è aggiornato al 1939. Siccome in Svizzera erano frequenti le controversie fra militari e l'Assicurazione militare, perchè quasi ogni anno, qualche richiamato alle armi, colpito da manifestazioni schizofreniche, moveva lite all'Amministrazione militare per essere indennizzato, attribuendo o alla vita militare o a qualche: suo episodio l 'insorgere della Schizofrenia, il Tribunale prese una deliberazione, che più saggia non avrebbe potuto essere, e che potrebbe servire di esempio .alle Magistrature di ogni paese, di affidare cioè ad una Commissione ii (Ompito di illuminare il Magistrato sulla questione della Schizofrenia nei suoi rapporti colla vita militare, essendo così sicuro del valore che avrebbe avuto un parere proveniente da elementi tecnici disinteressati, ed estranei alie competizioni di parte. Se qualcuno ricordasse che il nostro Legislatore per le controversie infortunistiche, ha ovviato ai pericoli della incompetenza tecnica del Magi~trato togato, col mettergli a fianco due esperti m edici, io direi, per l'esperienza in questi anni, che il provvedimento ha servito a ben poco, per non dire a nulla, e per non dire anzi che più volte è stato causa di errori madornali. Questa è di solito, la regola> non infirmata da qualche notevole eccezwne. Non che astrattamente considerato, il provvedimento non appaia razionale; ma quando si vede nella pratica quali medici sono elevati alle funzioni di ~sperti, e che perciò giudicano insieme al Magistrato togato, c'è da sentirsi sfìd uciati, e da concludere che il rimedio non ha corrisposto affatto all'aspettativa. Se ben ricordo, in una recente seduta del Senato, il Senatore Cogliolo chiese la soppressione, in genere, degli esperti. Un Tribunale specializzato, che si occupa esclusivamente delle controv~rsie nel campo assicurativo, sente grandemente e più di qualunque altro collegio giudicante la responsabilità che grava sui suoi giudizi. Per esserè sempre meglio illuminati, non esitano i Magistrati di quei Tribunali a partecipare nei Congressi ai dibattiti medici e giuridici nel campo assicurativo.


A esempio, alla Conferenza di Berna del 1925, nella quale dai maggiori competenti si discussero ampiamente le questioni delle neurosi traumatiche, partecipò largamente alle discussioni anche il Presidente, di allora, del Tribunale delle Assicurazioni, avvocato Ch. Piccard, il cui nome è ben noto per eccellenti lavori nel campo assicurativo; e alcun tempo dopo, a un Convegno di Medici appartenenti all'Istituto, al quale io partecipai, prese parte alle oi~cussioni, l'altro Presidente allora in carica, avvocato Albisser. Accadde, adunque, in questi ult;mi tempi che si facessero frequenti le liti nel Campo dell'Assicurazione militare pel fatto, come dissi, che in tal uni militari, sia durante il periodo di tempo nel quale e rano rimasti sotto le armi, sia poco tempo dopo essere stati rimandati alle loro case, insorgessero sintomi d1 Schizofrenia. Il Tribunale aveva già nel 1921 nominato un Comitato di specialisti, che studiasse e riferisse sulla stessa questione: ma essendo ormai tra5.corsi quasi vent'anni, e pensando che la scienza psichiatrica avesse potuto modificare i suoi criteri, volle il Tribunale che la questione venisse presa di nuovo in esame, e c< venisse fa.Jta tutta la luce possibile sullo stato attuale delle cono. scenze mediche, e sulle opinioni dominanti in questa materia, intorno alla eziologia della Schizofrenia, ed ai possibili rapporti di questa col servizio militare in generale, e con certi fattori psichici (timore, emozione), o fisici (tr:mmatismi, lesioni craniche, infezioni, intossicazioni) in particolare >>. Per un'altra forma morbosa, tanto frequente alcuni anni fa in Svizzera, ed ora ridotta a limiti trascurabili : la neurosi degli infortunati, il Tribunale Fe. dtrale delle Assicurazioni aveva orientato le sue decisioni sulle opinioni domi· nanti in varie epoche nel campo della neuropatologia, ed aveva successivam ente accolta, e poi abbandonata, dapprima la visione che le neurosi fossero s.ostenute da gravi lesioni organiche del S. N. centrale; poi s'era informato alle vedute di Oppenhe im, per accogliere in ultimo il concetto oggi dominante d<:lla natura puramente psicogena delle manifestazioni ncurosiche; questo succedersi di criteri, trovava la sua più completa giustificazione nella evoluzione compiuta nel campo scientifico. Io notava a questo proposito, in un mio lavoro, appunto, sulle <c Neurosi dt'gli infortunati >> pubblicato nel 1938 nella << Rassegna della Previdenza Soci ale >> che c< per quanto si dica che il Magistrato non può seguir ciecamente i ..::ontinui mutamenti di vedute e di indirizzi della scienza medica, essendo vero che la medicina non è una scienza esatta, e che ciò che domina oggi, domani può volgere a inonorato tramonto, è però altrettanto vero che il Magistrato non può prescindere dal tener conto di quelli che sono i criteri mag· giormente accolti, e cristallizzarsi nelle direttive di un passato, solo perchè <~nch'esso raccolse, in altri tempi , larghi consensi. N essuno sarà mai così balordo da pretendere che la giurisprudenza muti indirizzo ad ogni sorger inopinato di nuove vedute; ma è logico che esse vengono accettate quando hanno avuto il lungo e rigoroso vaglio del tempo, e il collaudo dell'esperienza,


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ed abbiano raccolto il consenso dei maggiori competenti, anche se non è raggiunta la unanimità, cosa questa che nella medicina non è mai stata raggiunta ÌP- nessun argomento, ecc. ». Logico perciò il procedere del Tribunale Svizzero delle Assicurazioni, il quale volle sapere da un Comitato di persone veramente competenti, se 1~: vedute scientifiche sulla Schizofrenia sono oggi ancora le stesse del 1921 , o se avevano mutato. Il Comitato, o collegio, di periti, venne così composto: Prof. l. E. Staehelin, Direttore della Clinica Psichiatrica a T riedm~tn (Basilea), Presidente; Prof. H ans W . Maier, Direttore della Clinica Psichiatrica a Bi.irghosli (Zurigo), membro; ~ Prof. H ans Stock, Direttore della Clinica Psichiatrica a Cery (Losanna), membro; Prof. Jakob Klan, Direttore della Clinica Psichiatrica a Waldan (Berna), membro; Dott. B. Manzoni, Direttore del Manicomio di Casnago (Canton Ticino), membro. Oltre ad essere tutti uomini di larga fama nel campo della Psichiatrica. rappresentavano anche le fre nazionalità della Federazione: tedesca, francese e italiana. Devo alla grande cortesia degli illustri componenti il Tribunale Fedcr:tk ddle A~sicurazioni, l'aver avuto copia della Relazione tedesca, che io prcscnro aj lettori di questa Rivista, con larghi estratti integrali delle parti ptù importanti avendo soppr{'SSO soltanto quelle che si riferiscono a storie di militari in bte, ~embrand cmi che medici militari, e psichiatri, e medici infortunisti per la parte dottrinale, tutti abbiano interesse a conoscere come all'estero ven!=!a vista una questione di altissima importanza tecnica e pratica, da chi (ed è questo che conferisce :11la relazione un eccezionale valore), libero da legJ mi <!i parte, espone liberamente e senza preoccupazioni di urtare interessi in contrasto, il proprio pensiero. I larghi riferimenti poi alla letteratura tedesca militare e infortunistic.l. rendono anche più interessante la Relazione in parola. I QUESITI PROPOSTI DAL TRIBUNALE SVIZZERO AI PERITI. Il Tribunale Federale Svizzero delle Assicuraz~oni chiese ai periti: 1 • - Se la Schizofrenia deve venire considerata, salvo specialissime {'Cc ezioni, una malattia ereditaria, endogena, e perciò indipendente dal scr\'i7.io militare, e certamente precsistente allo stesso. -z• - In quali casi speciali, c sotto quali condizioni, essa possa, al contrario, venire cons iderata come conseguenza generale o parziale di fatti a\'\'t'-


nuti durante il servizio, o che stieno in relazione con esso (p. es. infortuni, lesioni al cervello, infezioni e avvelenamenti, traumi psichici, forti emozioni). Ad 1) Qualora la malattia dovesse venir considerata ereditaria-endogena - nel quale caso il servizio militare non avrebbe alcun influenza - si vorrebbe sapere: a) in quali circostanze, rispettivamente condizioni, il servizio militare potrebbe causare un peggioramento permanente;

b) in quali circostanze esso potrebbe affrettare un peggioramento, anticipando uno stato che, anche senza il servizio militare, si sarebbe manifestato certamente o molto probabilmeente dopo un certo tempo. Per quanto riguarda questi ultimi casi, si vorrebbe sapere: aa) se si possa stabilire a priori, e in tesi generale, i limiti dell 'acceleramento; e in caso affermativo, entro quale limite di tempo massimo e mirumo sia da fissarsi (forse un massimo di 6 mesi, come propone l'assicurazione . militare?); bb) oppure se la valutazione sia possibile soltanto dopo gli accertamenti <Oncreti per ogni caso singolo. Prima di iniziare i suoi lavori, il Collegio dei Periti prese anche in visione il parere espresso da un comitato di specialisti in Psichiatria e Neuropatolog!a, che nel 1921 era stato incaricato di riferire sullo stesso tema de1 r apporti fra Schizofrenia e vita militare. Su quel parere la Sezione giuridica dell'Assicurazione Militm·e, nel 1922, credette opportuno di insistere in questo concetto, che è indispensabile stabilire la differenza fra condizioni influe11ti e quelle semplicemente scioglienti del processo morboso, in armonia al concetto che la Schizofrenia è una malattia progressiva endogena che non può svilupparsi a causa d 'influenza psichica. (Die Schizophrenie sei eine unaufhaltsam fortschreitende organkrankheit, welche durch psychischen Einfluss nicht entstehcn konne). Si soffermò inoltre sopra uno dei più importanti e controversi punti, quello del concetto di « latenza delb malattia )) ' dal punto di vista del riflesso giuridico, non potendo condividere le vedute esclusivamente mediche secondo le quali non si usa l'espressione (( latente » se non può venire dimostrato lo stato della malattia. Si distingue p. e. nella tubercolosi uno stato latetzte anche quando il male deve venire ritenuto per certo - senza che vi siano vere e proprie manifestazioni - , dalla disposizione da cui emergono certi sintomi per la probabile futura evoluzione del male. Così ha il significato di una sifilide latente, una positiva Wassermann, senza manifestazioni del male. Anche nel caso della Schizofrenia (( latente » si devono riscontrare leggeri sintomi di disturbi psichici, si tratta perciò di una differenza quantitativa tra lo stato latente e la sua manifestazione. Su questo punto l'Assicurazione militare dichiarò di non conformarsi alla perizia degli esperti giacchè la


6go Schizofrenia latente dovrebbe venire comiderata, dal lato gi.uridico, una malattia. E ' vero che legalmente la disposizione non viene considerata una malattia, ma la disposizione è sempre una cosa diversa dallo stato « latente .. , non avendo importanza se un malato di malattia mentale latente viene considerato, da chi lo circonda, come ammalato o membro ancora utile al1:1 società. Nel divario di opin:oni fra il Collegio dei periti e la Sezi012e Sanil<lrla ,fel Dipartimento Militare, questa chiese un parere al Prof. Kraepelin, che come è noto ha legato il suo nome anche al gruppo della Dementia praecox. Ecco la risposta di Kraepelin, comunicata poi ai periti del 1939. UN PARERE DI KR AEPELI N: u La malattia è antichissima, e si riscontra presso tutti i popoli

e precisamente sotto Je più svariate condizioni di vita e con forme pressochè uguali. Questo fatto dimostra che le sue cause, sconosciute fino ad oggi nelle loro particolarità, devono essere di natura comune e non venire influenzate nè dal grado di coltura, nè delle particolarità delle razze e delle stirpi. Secondo k esperienze fatte-, si deve ammettere che le cause esterne del male non sono rnol to verosimili. « In favore di una supposta malattia ereditaria parla la forte percentualità dei casi che grava sugli ammalati, la quale è del 10 % maggiore dei san i. Certamente, la disposizione ereditaria esercita una sicura influenza sulla evoluzione del male. Spesso si trova la medesima malattia nei fratelli e sorelle. e la si riscontra anche nei bambini, sui quali i soliti malanni delaa vita non possono avere avuto alcuna influenza. H Parlano in favore di ciò anche certe particolarità del carattere riscontrate negli anni precedenti alla insorgenza della malatt:a, come ad es. un contegno oltremodo strano o eccessivamente affettivo ecc. Queste caratteristiche vengono considerate come i primi sintomi della malattia, perchè vengono ritrovate, nei periodi di remissioni relativamente buone, dopo che erano già subentr:Hi forti attacchi. Non di rado si trovano questi segni caratteristici patologici anche nei parenti degli ammalati, senza che essi siano amm:.ll:ui. li male compare spesso impercettibilmente nel corso degli anni, e si sviluppl un po' per voi t a. La malattia è, nell'assoluta maggio7"(1tllZa dei casi, dd turto indipendente dalle esteriori condizioni di vita. Il fatto che il male compaia raramente nc:gli anni avanzati, non è in contrasto con la sua natura endo ~c n a . poichè questo modo di comportarsi viene riscontrato pure in altre mal:mic crcdit:uic, quali la Chorea di Hunrington, e nelle forme di natura maniacodepressiva. Si noti però che vi sono casi di Schiwfrenia, in cui il male com· pare repentinamente, senza che vi siano stati prima degli indizi particolari, c che qu csLo accesso del male è talvolta in rapporto con fasi della generazione. p. e. gravidanza ecc., e di una malattia infettiva. Anche in questo caso. pe1ò.


si potrà difficilmente dire che si tratta di una vera malattia provocata da quest i motivi. Si tratta invece di una evoluzione ulteriore della pazzia. « Talvolta gli attacchi si associano a queste azioni esterne, mentre in altri momenti essi compaiono nelle stesse persone, senza un apprezzabile impulso. « Anche le psicosi Schizofreniche durante gli arresti, verrebbero influen't.ate nella loro forma, dalla sottrazione della libertà, ma non causate. La Schizofrenia proviene daLLa costituziorze e non viene provocata da causa esteme. << Nelle Schizofrenie dopo malattie infettive, si può ammettere che vi agiscono le alterazioni del ricambio, o i disturbi glandolari; n01z è invece aHOlutamente dimostrabile che il servizio militare possa provocare lo scoppio della malattia. « Non di rado la gravità dei disturbi psichici riscontrati nella vita ci,·ile, può rendersi più evidente dalle maggiori esigenze del servizio militare. << Non è da ammettere che lesioni al capo abbiano una qualche influe11za. « Certe psicosi traumatiche possono assomigliare in alcuni momenti, alla Schizofrenia, ma si tratta qui, in modo evidente, di processi ben diversi. Tutt'al più si può pensare a una collaborazione, quasi, allo sviluppo del male soltanto in casi eccezionali ad es. di parto, di gravidanza, di malattie infettive; è dubbio se si debba ammettere in simili casi, che si tratti di causa << necessar ia 1> concorrente, però non si può dire nulla di certo in proposito; si tratta evidentemente, soltanto dopo pochi mesi, si potrebbe ammettere una necessaria causa concorrente, m entre per lo più è accertato il passaggio a un progressivo indebolimento. D'altronde, la questione dovrebbe essere giudjcata di volta in volta. Alla domanda se cauie esterne possono diventare una vera cagione perchè la Schizofrenia degeneri in una grave idiozia, si deve rispondere negativammte, e, in modo speciale, che non si ammettono le cause psichiche. " La Schizofrenia è una grave malattia organica del cervello, la cui completa guarigione è più o meno possibile. Da questo punto di vista non è da ammettere che un cambiamento delle esterne condizionj della vita, possa avere un'influenza duraturil sul progresso del male. Se la Schizofrenja scoppiasse col cambiamento delle condizioni di vita, l'influenza di queste ultime non potrebbe venire considerata duratura, ma soltanto passeggera, per la durata di un attacco, e dipendente dalle nuove condizioni. Kraepelin soSotiene che la maggioranza dei psichiatri tedesc!Ji come pure i! Senato dell' « Accademia Imperatore Guglielmo » di Berlino, non harnno potuto dimostrare che le conseguenze della guerra mondiale del 1914-1918 abbiano influito sul decorso e sulla frequenza della Schizofrenia. (( Alla fine si dichiara che influenze esterne, per lo svtluppo del male, vengono prese in considerazione soltanto eccezionalmente; Ù1 nessun caJo quelle del servizio militare e delle lesioni corporali. N elle psicosi, che compaiono in conseguenza di malattie infettive, specialmente tifo, vaiolo c vera grippc, è oltremodo difficile giudicare se si tratta di psicosi concomitante. o


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di Schizofrenia; il risolversi in guarigione o in idiozia può stabilire la diagnosi differenziale, potendo anche darsi il caso che gli attacchi di Schizofrenia, provocati dalla malattia, cessino del tutto >>. Questo fu il modo di vedere di Kraepelin. L'Assicurazione Militare nel riferire sul responso del Comitato del 1921,

fece largo riferimento ad una conferenza di Blueler, tenuta alla <( Soc:età Svizzera per lo studio della psichiatria >> il 26 novembre 1921, che merita di essere ricordata. Il Prof. Blueler, notava che in Francia il quesito dei rapporti fra Schizofrenia e vita militare era sempli ficato dal fatto che in Francia non si tien conto che della insorgenza o del peggioramento della malattia in rapporto alia vita militare: se!llplice relazione di tempo. Ma la questione diventa assai pitl difficile quando si richieda se esista o meno una relazione causale, con quelle che furono prospettate come cause del male, come ad es., strapazzi. lavoro eccessivo, esaurimento, cattivo nutrimento, influenze psicbiche, traumi al capo. Di tutte queste presu11te cause, nessuna si dimostrò verame·nte efficace, giacchè quando nei singoli casi, si raccoglie bene l'anamnesi, si arriva a dimostrare la preesistenza di sintomi schizofrenici. La malattia è considerata da rnolto tempo la <( psicosi endogena per eccellenza »: si dice anzi che sia di rJrigine fetale. Sarebbe una cosa ben singolare che una malattia squisitamente famigliare dovesse svilupparsi in conseguenza di simili influenze esterne: sarebbe questa una ereditarietà di proprietà acquisite, che non è ammessa. Nè s.i comprenda, egli dice, che influenze psichiche possano indurre alterazioni anatomiche nel cervello. La guerra ha dimostrato che i più gravi -;trapazzi, i traumi psichici più intensi, e le stesse lesioni del cervello non fecero aumentare il numero dei malati di Schizofrenia. Blueler crede che :t tutto ciò non si possono muovere obiezioni . Riconosce anch'egli che del concetto di latenza si abusa troppo. Dato che la malattia è endogena, e che le manifestazioni sarebbero scoppiate in ogni caso, l'assicurazione è giusto che indennizzi soltan to la durata media di un attacco, e non più. E così facend o, si fa molto pel paziente. Bluelcr ritornò nel r925 sullo stesso tema in un lavoro avente per titolo : Ca-ratteristiche fisiogene e psicogcne ddla Schizofrenia. Egli spiega che le manifestazioni fisi che di una malattia indicano il progredire del male che v;~_ verso all'imbeci llimento, ma che può fermarsi anche, e retrocedere; esclude> poi come causa ogni influenza esterna e da valere soltanto alla predisposizionc. La psicosi schizofrenica è una malattia fisiogena condizionata. All 'incontro ci sono nella Schizofrenia anche sintomi isterici, specialmente nello stadio iniziale, i quali hanno un 'origine psicogena. Noi non abbiamo dei punti di riferimento per dimo~trare che un episodio psichico passeggero, possa provocare una duratura psicosi schizofrenica; tutto invece dimostra il contrario.


Una parte delle cosidctte psicosi di guerra, erano reazioni psicogene sulla base di Schizofrenia latenti, e guarirono in un tempo relativamente breve. Per la tecnica assicurativa è importante sapere che reazioni schizofreniche possono formarsi Fer vie psicogenc, ma che però il loro sviluppo è dovuto fatalmente alla predisposizione; noi non conosciamo altre cause nè dirette nè scioglienti. Ciò che dunque non è psicogeno non è collegato a circostanze esterne, e ciò che è psicogeno non porta all'imbecillimento, nè nella Schizofrenia, nè nell'isterismo. Raramente si troverebbero schizofrenici senza una vera ereditarietà; la disposizione ereditaria deve essere dunque la vera causa della Schizofrenia. In rapporto al servizio militare, si può ammettere che se la malattia mentale non fosse scoppiata durante il servizio, una delle solite influenze l'avrebbe provocata press'a poco allo stesso tempo, ma questa affermazione ha soltanto un valore cc approssimativo >> . Blueler parlò poi del giudizio espresso da Hans W. Mai.er su questo problema nel suo lavoro dell'anno 1912, e vi aderisce completamente. La giurisprudenza sulla base di queste proposizioni, funzionò bene nella Svizzera, finchè altri periti vi introdussero la teoria dell'origine psichica della Schizofrenia. Non di rado ci sono casi che si manifestano durante il servizio, oppure non hanno con questo, durante tutto il decorso, una relazione se non nel senso che il servizio non rappresenta che U1Ul causa sciogliente. Malgrado ciò, si potrà concedere un temporaneo limitato risarcimento, più per una condùcende?zza alle opinioni dà profani, che non in base a convinzioni scientifiche, ma non va mai concesso un risarcimento continuativo, come fu proposto da altre parti. Per quanto riguarda il rapporto tra Schizofrenia e grippe, l'epidemia dd 1918 dimostrò che le vere psicosi prodotte dalla grippe non poterono venire diagnosticate facilmente durante lo stato acuto della Schizofrenia. l casi guarirono, e i pochi nei quali si trattava di vera Schizofrenia, non superarono evidentemente in numero quelli che erano i casi probabili, che si possono calcolare in questa età, fra gli ammalati di mente. Milioni di casi ai gnppe in Europa non fecero aumentare i casi di Schizofrenia. Diversa i n vece è la cosa nelle lesioni del cervello: però raram ente si riscontrano casi nei quali la Katatonia è così direttamente dipendente da un trauma al cervello, da poter difficilmente negare una relazione di tem· po. E gli chiude con le parole seguenti: « Cause esterne non pouono nè produrre nè sciogliere il processo della Schizoft·enia; esse producono però spesso reazioni che, per la loro natura, sono passeggere, la qual cosa è impon'a<nte per la tec11ica auicurativa >> . Sulla età e il decorso del male riportiamo dalla esposizione fatta da W. Maier- Gross nel suo: c< H andbuch cles Geistnskrankheiten - Springer », Berlin, 1932, vol. IX, pag. 538 ff., quanto segue: · 4 -

Giorno/t! di mt!diciua militari!


"Pc:r quanto riguarda l'età ptl principio del male, vengono riprodotte le statistiche di sei AA., che si riferiscono a 3433 casi di malattia. Principio del male fino al 15" anno di età: 4-6 % dei casi complessivi; dal 15" al 20'' anno di età : 25 ';.,_, ; dal 20~ al 25• anno di età : 25 % circa; dal 25•-3o• anno: 20 % circa, e il resto nell'età più avanzata. Rimane nel 72 ?{, dei casi: la forma Katatonica nel 68 % e la paranoica nel 40 %, prima del 25" anno di età. (( Nella clinica di H eidelberg, la media percentuale nei giovani era del ::u ·5 ~:, nella forma tipicamente ebefren ica; del 25,7 '::, nella forma catatonica; a 35 anni prevale la forma paranoica. Oltre a ciò è noto, per esperienza, che fino al 25" anno di età si fanno le peggiori previsioni per il decorso del male; gli ammalati dell'età media migliorano e hanno lunghi periodi di guarigione. << Per conoscere se una rì1alania ha la sua causa principale nella forma embrionale, c che perciò in certo senso è ereditaria, ebbe grande importanza negli ultimi tempi la ricerca del destino dei gemelli. Si fa distinzione tra gemelli unicellulari, che sorsero dalla medesima cellula, e gemelli bicellulari che si svilupparono da due cellule, contemporaneamente fecondate e sviluppate, le guaii non sono unite fra loro più strettamente di quello che non .si:10o di solito i fratelli. « Se per lo sviluppo di una malattia è importante la disposizione della cellula, la stessa malattia deve manifestarsi più spesso nei gemelli uniccllular i che non nei bicellulari o negli altri fratelli e sorelle. «Negli ultimi decenni molte indagini sono state fatte sulla Schizofrenia, anche per questo riguardo, specialmente dal biologo Hans Luscenburger. Nel suo lavoro: Ricerche su gemelli Sclzizofrenici e loro fratdli (<< Zeitschrift. f. d. ges. Neurologie und Psychiatrie », Band 154, 1936, pag. 351) egli giunge alle seguenti conclusioni: ,, Nei gemel li unicellulari, la Schizofrenia si manifestò in ambedue gli individui nel 52 % dei casi, nei gemelli bicellulari nel I O% dei casi, e negli altri fratelli nel 9 'f.., . La differenza di questi numeri dimostra la grande importanza delle caratteristiche della cellula embrionale per la successiva comparsa della Schizofrenia. << La ereditarietà si esplica praticamente anche in ciò, che i figli di genit0rÌ di cui una parte è ammalata di Schizofrenia, 9-10 % diventano allo loro voi ta Schizofrenici; circa il 17 ~:, manifestano psicopatie simili alla Schizofrenia, e il 22 ~~ altre anomalie psichiche. « Se ambedue i genitori sono Schizofrenici, persino il 53 '}.', dei figli ;1mmala dello stesso male, e il 29 % di psicopatie simili alla Schizofrenia )1 .

IL PENSIERO DI ALTRI PSICHIATRI: La Commissione riassunse largamente anche altri lavori, pubblicati in Svizzera e in Germania. Il prof. Reichardt venne specialmente ricordato avendo pubblicato nel 1927 uno studio sulla Schizofrenia e Jervizio militare (Reichardt: Schizo-

!


phrenie und Krieg.cdienst « arzt. Sachverst. Zeit. >l . 1927, n. 10). Egli sostenne che le esperienze sino all01'a note, sarebbero assolutamente contrarie alle tesi che un trauma psichico po.ua dar luogo alla Schizofrenia. Nemmen<> una, debolezza somatica e dello spirito sono causa di insorgenza di forme schi~ zofreniche. Altrettanto dicasi delle malattie infettive, delle scosse al cervello. Ricordò che il gravissimo disastro di Oppan, non diede luogo ad una insorgenza di casi di Schizofrenia, e aggiunse che solt:Jnto nel caso di una grave ferita o lesione traumatica del cervello, si potrebbe discutere nel ric~ noscere o no se una Schizofrenia sia in relazione con un infortunio. Deve però essere ricordato che nel 99 % di tutti i casi di Schizofrenia nei 'luali vennero avanzate richieste per risarcimento di danni pei servizi di guerra o per infortunio, 1ton si ravvisat·ono gli estremi per inde-rmizzare. Egli concludeva per la mancanza di ogni dimostrazione che influenze psichiche di qualsiasi specie, possono, anche parzialmente, essere causa di sviluppo o di peggioramento di una Schizofrenia. Anche Mayer è dello stesso avviso, e ricorda che Poppelreuter ha visto due soli casi di Schizofrenia su 3000 craniolesi. (Continua).


CONFERENZ E E DIMOSTRAZIONI CLINICHE

NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO

E S0.\1,\f./Rl DEGLI AR<;uMENTf TR.1TT.4TI.

(D<~i t•t•rbuil puvmuti ''"" Dtrezionc getu!rale di Samr.ì mi!irare ndl'ctgo;to 1?40) .

ALESSANDRIA. ~bggiore medico prof. GIULIO PEZ7.AL1: Un caso di echinoct>mr;i polmonare. L'O. presenta ed illustra un caso di echinococcosi idatidea del polmone in un giovane di 20 anni in cui la sintomatologia clinica è comparsa da poco più di due mest. L'interesse del caso è costitu ito particolarmente Jal fatto che, pur trattandosi di una Cisti che per il suo volume e per le reazioni pleuriche constatate è da r itenersi tutt'3llro che recente, sono mancate completamente le reazioni cmoleucocitarie, quelle umorali e la sensibilizzazione anafilattica. La diagnosi che avrebbe potuto deviare, come sovent~ accade, nel sospetto di una forma specifica t. b. c., ha potuto avere certa conferma Jat. l'esame radiologico e dalb puntura esplorat iva che fu assolutamente innocua. MESSINA. Capitano medico prof. ACHILLE MARIO DocLIOTI'l: Lo tra;fu;ione dr ;angu ~ 111 guerra. L'O. tratta l'argomento da un punto d i vista pratico e limitandosi ai probl~mi strettamente attinenti alla trasfusione nelle unità sanitarie avanzate: Ospedali da campo, Sezioni di Sanità ed eventualmente anche Posti di medicazione. Illustra le indicaz10m fondamentali delle trasfusioni nei feriti che afflu iscono d3lla linea di combattimento alle Sezioni di sanità ed agli Ospedaletti c..la campo. Esse sono essenzialmente le seguenti: t•) :mcmia acuta postemorragica; 2°) shock t raumatico; 3") lesioni da aggressivi chimici ed ustiom; 4°) processi infettivi. Per qud che riguarda il problema dei donatori si dovrà ricorrere ai soldati di Sanità tutti classificati per gruppo sanguigno e prevcntivamente souoposn ai necessari accertamenti, alle infermiere della C. R. 1., ai feriti leggeri, q uando ,.i sia la possibilità d i stabilire il loro gruppo sanguigno. a sangue stabilizzato c consen·ato fornito dai centri di raccolta territoriak. Passando alta temìca delia trasftuione l'O. Òt.:scri,·e g li suu mentar i cd i metodi Ji quali sì dt"ve ricorrere soffermandosì .in modo particol::trc sui due seguenti: t 0 ) trasfusione di sangue citratato fresco; 2°) trasfusione dt sangue puro con ampolle paraflìn:ne (metodo personale) e con la siringa òi lubè in dotazione anualmente alte unità sanitarie avanzate. Vengono infine esposte le JttuJ!t cognizioni sulla dottrina e sulla possibilità di utilizzare pre~so le unid sanitarie 3\':Jnzate il sangue stabilizzato e conservato da varii giorni, fornito da appositi centri di rlccoiu territo riali e di Corpo d'Arm:~ta o di Armata. Segue in s:~la opcr:ltoria una dimostrazione pratica con la esecuzione di d u~ trasfusioni di sangue puro. la prima usando la siringa d1 lubè, la seconda us:wdo amp;1l!J paraflìnata e strumentario di modello personale.

lb. id.: lndiriz ?:i moderni nel primo tratt<rmento delle ferite di guam. Faite d::;'/( parti molle e dello scheletro. fb. id.: Trattamento delle ferite di guerra. Ferite cranio-cerebrali t! ftritt! torucich:.

l b. id.: Tratromellfo delle ustlonr. Anestuia di guerrti.


TRIESTE. Maggiore medico prof. GIUSEPPE AMA:-;Tu: Il problema dei rapporti fra alimenta zione e tliprodu -:.iont', e la .<fin importanza in condizioni di guerm.

L·o., dopo un ra pido cenno sull'evoluzione storica delle nozioni posltlve acquiSite nei riguardi dei rapporti fra alimentazione e riproduzione, sostiene la tesi che, anche indipendentemente dai risultati sperimentali, per profonde ragioni biologiche, si può asserire senza errare, che la alimentazione deve necessariamente influire sulla riproduzione. Passa quindi ad illustrare e a commentare la seguente regola generale da lui a suo tempo formulata: << Durante la prima fase di vita, lo sviluppo ontogenetico e la maturazione sessuale, esigono che il processo :~ nabol!co prevalente assicuri adeguato introito di materiali a<latti per quantità e qualità; in seguito, nel vive nte divenuto maturo per la generazione, anche la preparazione della materia ereditaria di nuovi o rganismi, nonchè spesso l' ulteriore sviluppo del germe, esige a sua volta che preceda una fase anabolica destinata parimenti ad assicurare adeguato introito di materialii adatti per quantità e qualità ''· Di questa regola dimostra l'ampia portata biologica, c insiste sulle precise previsioni, che essa permette di fare, sia per ciò che concerne i rapporti fra alimentazione c sviluppo degli organi sessuali, sia per ciò che concerne quelli fra alimentazione e funzioni riproduttive, e sia infine per ciò che in particolare rif!ett;:- la in fluenza che l'alimentazione può .avere anche su Ila prole. Fa poi una rapida rassegna delle principali nozioni c dei principali fatti sperimentalmente acquisiti, nei rig uardi degli t ffctti di diete difettose dal punto di vista quantitati vo c qualitati,·o; c dimostra come in ogni ca~o esiste concordanza con la sud dett;~ regola generale. Infine l'O. si ferma a discutere qualr tipo di alimentazione debba ritenersi il più ada tto ad assicurare Yantaggio alle funzioni riproduttive e alla prole.


.. RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI E RIVISTE .

IGIENE. O. EHRtSMANN: Vaccinazione antitifoidea. -

'' Mediz. K!Un. >>, pag. 210, 19 4 0 .

I principì fonu;um:ntali della vaccinaziOne antitilìca cd il metodo ebbo r J tO da Pfeiffer e Kolle sin dal 1!!96, che durante la guerra mondiale sostennero la prO\·a dd fuoco, sono sostanzialmente validi ancora o~,;gi. E' noto come la v:~ccinazione antitifica porrò a una notevole diminuizione d ci casi di febbre rifoide, mentre risultò inefficace per le forme paratifichc, per cui si rese necessaria 1:! preparazione di vaccini misti contro il tifo addominale ed il par:uifo A

e B. Per la dissenteria non è stato ancora possibile fare qualche cosa di simile, data la grande frequenza di tipi diversi Ji batteri dissenterici. La tecnica cJella preparazione d el vaccino riposa essenzialmente nella uccisione dei germi ad una r: mperatura che non danneggi il valore antigene dei germi, pur non escludendo che la disintossicazione col formolo o con l'allume, analogamente a quanto si pr:~ticJ per la difterite e per il tetano, dia anche dei risult:~ti soddisfacenti. Poichì: non si può a priori prevedere :se uno stipite Jeterminato si presti bene a determinare le reazioni immunitarie, si adoperino per la preparazione del vaccino stipiti provenie nti da casi lie,·i e da casi gra,·i dì tifo, vecchi e freschi, rinnov:tti medi:tnte pass:~ ggi sui topini, della forma R ecJ S, ecc. Per quanto riguarda la vaccinazione combinata contro la tifoide, paratifoide, tetano e difterite, fin d'ora si può dire che è per lo meno innocua e che la su:t applic:t?.ionc generale è da prendersi in consldernione. L'insorgenza di reazioni cJ~mnosc a causa della vaccinazione antitifoidea in genere non è da temere. Negli indi\'idui sensibili si può notare, oltre la reazione locale. u nl rapida elevazione di temperatura, che però presto ritorna alla norma. ControinJiçaz.ioni, come è noto, sono l'età ava111zata , la nefrite, le malattie della pelle, la tubercolosi. La vaccinazio ne per via orale si è dimostrata meno efficace. Per quanto si riferisce alla durata dell'efficacia della vaccin nione, da ppri ma si riteneva che fosse di 6-8 mesi, mentre oggi i nuo,·i studi attribuiscono un:1 J u ratl magg1ore. Le vaccinazioni e le ri,·accinnioni non debbono essere praticate molto tempo prima che le trup pe ,-adano in zone, in cui si sospetta che esistano focolai epidemici d i tifoJJe o paratifoide. Contro le \'ecchie a sserzi oni, si può ogg i affermare che, anche durante un a epide mia di febbre tifoidc, si può \':Jccin.Jre, dato che la cosidetta fase negativa d i P fciifer non è stata con fe rmata ; d el resto anche i risultati pratici durante la g;ande guerra. che son quelli che contano , p:~ rlano contro il pericolo della cosidetta fase ncgati,·a. R f.ITA~O.

M ALA 1?/0LOCIA. F. CA~OVt\: Sin dromi disgellltaiJ e .-plcnomcgcdJa malarica. n. 24, 1940.

'' La Ri form:t .\in!1.::1 •·.

Questo interessante argumcnto fu oggettO di comunic:nione al III Congresso Ar.1ln d i Medicina (C:liro) Ù:t parte Jdi'A. che, essendo diretto re dell'ospedale di d· ~a.1 k.


(Transgioni:Jnia), vin: cla vari anni m prossimid di una zona intcns::tmcnte malarica come è quella del bacino dd Mar Morto. Egli ha avuto agio, così, di rib·are come tra i rnJbrici cronici - uomini e donne i disturbi della sfera sessu:~le siano note,·olmente frequenti c Jccompagnati spesso da evidenti segni di ipogenitalismo. Non divers:tme nte da quanto si \'erifica in molte affezioni ad eziologia e patoge ncsi diversa, ma prc~entanti tutte un tumore più o meno spiccato della milza (cirrosi epatiche, sindromi Hantiane, ittero emolitico). La constatazione di un netto miglioramento, o addirittura della scomp:JrSa dei disturbi sessuali, in seguito all':.lsportnionc della milza, ha fatto attribuire la loro ongme ad una disfunzione della milza stessa. Varie sono ~tate le ricerche sperimentali: Kostick e Telebaco·.•ich, all'estero; Matteace e altri (Fichera, Giunta, Spirito) in Italia. Le conclusioni di questi ultimi sono contrastanti con quelle dei primi AA., poichè l:'ssi osservarono che la splenectomia non attivava la spermatogencsi, bensì stimobva il processo di involuzione dei testicoli. Interessanti sono le ossen·nioni cliniche dell'A. dal maggio 1938 al maggio 19:;9 su 3140 malarici, di cui 1410 maschi e 705 femmine. Tra i primi, ben 365 presentovano sindromi disgenitali varie, dall'impotenza completa e dall'azoospermia a disturbi éti minor gr:~do (erezioni scarse, eiaculazioni precoci, diminuzione dell'appetito sessuale). Per lo più i genitali esterni e i caratteri sessuali secondari erano normali; in pochi (affetti da splenomegaiia e malarici dalla prima infJnzia) i segni di ipogenitalismo erano evidenti. Tra le donne, 94 accusavano disturbi \'ari: dall'amenorrea alla disme norrea e oligom-enorrea, frigidità, prurito 'ulvare, vampate al viso. Organi genitali e caratteri stssuali ~econdari normali, meno in poche (malariche dalla tenera età). Nell'e~aminare clinicamente le cause vere e proprie di questi disturbi, l'A. ha potuto rilevare tre ordini di tatti: 1" - la comparsa di essi non col primo apparire del tumore splenico, ma dopo ripetute recidi ve; 2° •

la nessuna corrispondenza tra g randezza dd tumore e la gravità dei disturbi;

3° . il rapporto inverso tra la presenza o meno di disfunzioni sessuali, e il grado maggiore o minore della loro gravità, con le condizioni generali del malarico. In quanto alle prove di laboratorio, esse si sono poggiate soprattutto sulla ricerca del tasso in colesterina nel siero dei malarici con disfunzioni gravi, attribuendo alcuni AA. (Abelous, Soula, Anichkew, Leites) molta importanza :~lla presunta funzione colc:sterinogena che la milza svolgerebbe insieme alle grandi gonad i e alle surrenali. Tentativi terapeutici vari hanno falto conseguire un netto miglioramento o la g ua· rigione, ma soprattutto hanno bene corrisposto le cure generali ::mtim:~lariche e nw· stituenti. La comune ormonoterapia (estratti follicolari o di ovaia in toto, Forton, follicolina) è invece fallitJ , o quasi, anche con cure prolungate. Risultati netti c immediati l'A. ha ottenuti, invece, dall'ormone ipolisario anteriore di Zondeck; ciò che fa pensare che eventuali lesioni dell'ipofisi dovute all'infezione malarica possano spiegare, a lmeno in parte, le sindromi disgenitali dei malarici. Nel concludere, l'A. dichiara che non gli è stato possibile rib·arc alcun elemento certo, nel malarico adulto, circa un e,·entuale sinergismo funzionale fra gonadi e milza: mentre numerose osservazioni cliniche e terapeutiche gli consentono di riportare in grandissima parte le disfunzioni sessuali del mabrico alla ~tessa infezione malarica, che, per la sua azione anemizzante, ipostcnica cd ipertermica, ~ sufficiente da sola a gi uHifìcare ampi'amente tali sindromi disgcnitali. TRIFILF.IT!.


JOO

G. B. FISICHELLA: Il problema dell'immunità antimalarica ed 1 moderni tentaul'i dt t·accinoprofilas.<i. - " La Riforma Med ica •>, n. 25, 1940. L'argomento trotta to dall'A . - maggiore medico assistente militare presso l'Istituto d' Igiene della R. Unil'ersità di Napoli - è di precipuo interesse e di particolare auua· lità in quest' epoca in cui fen·ono d'ogni parte gli studi intesi a realizzare il metodo della vaccinoprofilassi nelle pi ù diverse infezioni. L'A. passa 1n rassegna i vari stud: ~u ll ' immunità antimalarica prendendo le mosse dall'asserto di Roberto Koch. ch e per primo dimostrò come in quella si trattasse di una immunità acq uisita, e dall'affermazione d i Vassel, Maurel ed altri, che ne~suna razza umana, compresa la negra. è congenitamente immune da malaria. Che, se pur si possa in gualche caso parlare di immunità n a tur:~le congenita (Marchiafava e Bigna mi, Terni. Fermi, ecc.), sobmente certa è, invece, l'immunità acquùita per malaria già sofferta. Numerosi stu d i lo confermano. a cominciare dal Celli (1~), che inoculò sangue infetto da pla.;modium vivax, allo Schimert e al Serioli, che usarono autosieri. Il Cciii praticò pure temati vi di opoterapia preventiva, ma con esito negati vo; e negati ro o dubbio fu l'esito delle prove con sostan ze medicamentose (joduro e bromuro di potassio, arsenico. ccc.) ad eccezione del blu di metilene, e meglio ancora dei sali di chinina. Buoni effetti curatil'i ebbe Sotiriades inietta ndo sang ue o siero di malarici cronici (in fezione da plasmodìum vivax ) eù analoghi risulta ti ottennero Kanders, Radosawljel'ic, e Sabatini. D alle esperi enze di ,·ari ricercatori il nostro A. deduce che l'immunizzazione nella malaria umana ~arebbe ùi nat ura umurale, m entre in quella degli uccelli (ca narini) essa sarebbe ùi natura cellulare (Ca nnone c T agliaferro): difatti il ~iero di detti uccelli. resi· stenti alla sup~rinfezione, è inattivo. N cum a n. del Centro di Malariotcrapia di Roma, ha dimostrato la comparsa ùi amicorpi parassitici nel sang ue <li ind ividui infettati con plasmotJl:um vivax e che il siero di questo sang ue non ha azione contro gli sporozoiti della stcsra specie parassitaria. Dopo aver riferito sulle ricerche sperimentali di Mosna su un gruppo di Macanu 1hems, l' A. ricord a che quasi tutti gli studiosi sono concordi nel riconoscere che il malarico può acquinare un certo graùo di resistenza verso nuove infezioni finchè ospit:l parassiti: tale stato vie n detto di infezione latente, o di immunità da infezione, o di premunizione. Che esista pure una immunitcì ste1·Ì/e dopo la guarigione spontanea sem· bra provato oggi dagli studi di Ciuca, Boyd, ecc. Esaminata la natura dell'immunità acquisita naturalmente n::lle regioni a mabria endemica, )' A. consiùera tre elementi nel grado di immunità: 1° elemento. e fattore essenz iale, il tem po; 2° elemento, l'infezione malarica precedentemente sofferta; 3" dcmento, la virulenza degli a nofeli in rappor to alla stagione. L'A. passa quindi a trattare diffusamente della vaccinoprofilassi attuata dallo Schilling (1937) per ottenere una immunizzazione attiva, e ne d::scrive le modalità ed i risultati: immunizzazione debole, influenzata dagli sporozoiti (aventi un certo potere nnr igcne), m a specialmente dalla inciividuale !Cattività del soggetto vaccinato (uomo). L ' A. conclude facendo rilevare le difficoltà e i dubbi che dominano ancora in questo campo cd i numerosi import~nti problemi che si affa'cciaoo alla mente dei malariologi e degli igienisti. Quanto tempo puÒ durare l' immunità così ottenuta? Può a\'ersi un 'immunità contro la forma esti vo - autunnale, più grave in genere della terzana con l:t qu:~lc sono state espletate le ricerche sperimentali ? L ' immunità contro un ceppo di par~miti \'Jie a nche contro altr-i ceppi local i ? E anche noi non possiamo non concludere con l' A., auspicando non lontano il giorno in cui tali intcrrogati,·i possa no tro,·are la loro sicura risposta, onde sin reso innocuo fi nalmente questo gra\'e morbo sociale, che, particolarmente in Italia, miete ancor:~. ogni anno, innumcri \'ÌIIime. T RIFI LE111.


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CHIRURGIA GENERALE MoNTANARI e JADEV ... J.~: La nvascolan:;zazton~ chirurgtro dd cuor~. di Chirurgia ))' vol. XIX, n. V- VI, ' 9-JO.

« Annali

Italiani

Un grande interes~e ~1a sperimentale che clinico hanno suscitato nel campo della terapia chirurgica dell'angina Ji petto gli esperimenti di Beck, Tichy e Moritz (1932), tendenti a creare un apporto supplementare tli sangue al mioc:mlio attra\•erso nuove anastomosi extra- cardiache. Benchè questi esperimenti siano di data abbastanza recente, SI c gi3 passati all'ap· plicazionc: clinica. Beck ed o· Shaugncssy hanno ottenuto brillanti risultati in parecchie diecine: di ammalati di angina tli petto. In questi interventi così dcli::ati è di capitale importanza stabilire il metodo migliore per creare il nuovo apporto di sangue: :1l muscolo cardiaco. I metotli fino ad oggi sperimentati sono i s~.:guenti : 1° - Aderenze fra i due foglietti pericardiaci. 2° - Aderenze: fra cuore: e muscoli della parete toracica. 3° - Aderenze card io - omcntali. 4° - Aderenze cardio - polmonari. Gli AA. hanno praticato le loro esperienze sui comgli. In questi animali è stat:t dapprima praticata la legatura di una parte dcll'aibcro coronario c dopo ro - 15 -20 giorni ve ni va eseguito il secondo intervento consistente o in innesto cardio - muscolare o in innesto card io- polmonare o in innesto combinato cardio-polmonare e cardio- muscolare. Dagli esami macro e microscopici eseguiti a dist:mze varie di tempo dall'intervento gli AA. traggono le seguenti conclusioni: I 0 • Dopo parziale occlusione sperimentale dell'albero coronario è possibile creare artificialmente nuove anastomosi vascolari extra cardiache. 2° - La card io- pneumopessia presenta minori difficoltà tecniche della pessia cardi o - muscolare e dà risultati più convincenti. perchè. dati i rapporti an atomo - topografici fra cuore e polmone sinistro, è possibile ottenere l'adesione del parenchima polrnonarc su di una superficie c:lTCiiaca più regolare e più ampia. 3°- I risultati sperimentali possono giustificare interventi analoghi anche sull'uomo, in casi particolari di · insufficiente irrorazionc miocardica.

TRA UMA TOLOG/A.

G. ScHALTENBRAND: Ddl'a;;:.:on~ d~/ trasporto in a~uo sui fuiti d~/ cranto.

" Der

Deutsche Mi!. aszt. ''• H. 5, :wS-211 ; '939· Un importante contributo a questo argomento fu portato, qualche anno fa, dal francese Leduc il quale si valse principalmente delle esperienze fatte nella guerra al Marocco dell'anno 1933 per concluderne che il trasporto per via aerea dci feriti cranici, oltre di quelli toracici ed addominali, deve essere u~ato con molta prudenza. Tuttavia molta oscurità rimase ancora sui punti essenziali della questione e l'A. del presente lavoro ha appunto cercato di rischiararli con le esperienze da lui fatte all'Istituto per Io sviluppo e lo studio di questioni aeree io Eppendort Prima COtlStotazion~ è stato l'aumento d.ellit pressione del liquor che avverrebbe per concorso di più fattori e cioè: J 0 per l'aumentata ~ecrezione del liquor dei ple~si, dovuta a mancanza di ossigeno; 2° per l'aumento della pressione arterio~a; 3° per l'aumento della pressione venosa. Le: conclusioni tratte dalle ricerche dell'A. sono le seguenti: 1 ° • I feriti del cranio non debbono, possibilmente, volare a grandi altezze.


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Se tutt:J\' i:J ciò de\·e ug ua lmente J\'er luogo bisogna sommi nistr:~re tempe· sti nmcnte ossigeno. 3" - Efficace può riuscire il sostenere il circolo con iniezioni di strofantin:J. 4' - l feriti con h:sioni aperte del cranio debbono essere situati orizzont:Jimcnte per evit:Jre o ridurre nl minimo qua l si:~si aspi rnione di aria. 5° - Non si devono chiudere gli ampi squarci dd cranio, prima dd traspono. 6" - Ogni ferito cr~tnico, prima d c ll 'av iotra ~porto, Jcve essere sottoposto aJ esame raJiografico. · 7" - Avvenuto che sia l'ingres)o Ji ::;ria nei ve ntricoli bisogna salire e scendere con molta lentezza e si debbono evit:~re le grandi oscillazioni d i altitudine. 2" -

GALLETIO.

F. K ESSEL: Le ferite d'arma dt.1 fuoco del si;tema nervojo centrale in tempo d i pùc e. <( Chirurgiy:1 ))'

n. 7, 90-94, ' 93<J·

L ' A. ha curato Ù~ll 1:)22 :1l 1937 ben 26) feri ti J'a. ùa f., Ji cui 33 ( 12,45 "~ ) cr:lnio · cerebrali. Di questi ultimi r 3 sono morti subito dopo il ferimento, 4 in seguito :td uno. suppurazio ne e 16 son o g ua riti. Soltanto tre furonc i casi di lesioni spinali ( 1, 13",',). t"essu na Jiflìcoltà ha offerto 1:.1 diagn osi di ferita Cl:rebrale. Sintomi essenziali, come perdita di coscien7.a, \'Om ito e pulsnione cerebra le nonchè l'esame radiologico, hanno arre.::Jto molta chia rezza nel g iudi z io diagnostico. L'A. sottoline:I i tre compiti principalt dd primo soccorso ai ferili cranici e ciot: : 1'' - Profilassi tinti- infett'4t'a; 2 " - Emostasi; 3" - Cura d ello shock. Prima del tr:tsporto l'A. raccomanda le iniezioni di morfina e durante il trasporto l'immobilizzazione della testa. In tuui i casi l ' A. ha operato al più presto possibile fan·n. do u so di cloroformi o o ùi etere per la narcosi. Contro l'edema cerebrale post · traumatico egli si è v:~lso : 1°) della sopp ressio ne della stasi; 2°) delle punture lombari; 3") ddb disidratazione de l cranio . A quest'ultimo fine ha egli usato la soluzione ipertonica glucosata cd il Merkusal (cioè il Salyrgan russo). Sulla scorta delle osservazioni person.1li l' A. trae le seg uenti conclusioni: 1") la mortalità per ferite d'a. da f. cranio- cerebrali (. molto elevata; 2•) la causa della morte è la distruzione della sostanza cerebrah:; )0 ) ~à ~in dal primo soccorso deve essere u s:lto il Merkus:tl per prevenire l'edema cercbr:tlr; 4") durante il trasporLo iì c:tpo dev'essere immobilizzato; 5") avvenuta la re\·isione dei!J ferit:~ , que~ta dev'essere sutur:Ha; 6") è necessaria la narcosi per l'ulteriore messa allo scoperto del !:t ferita, b clur:t non dev'essere suturata; i') ac~urata emostasi; 8•) contro l'edema cerebrale: wl uzioni ipertoniche glucosate, iniezioni endomuscolari Ji MerkuSJI e punture lombari; 9<>) spcci:Jimcnte nelle ferite a to ndo cieco la prognosi è molto seria; 10") nelle lesio ni spin:.tli è necessaria l'immediata l::uninectomi:t; 11°) molto accur::no il soccor~o ::1 i feriti spin:tl i; 12") le o~ser v:tzion i bttc in tempo di pace d:~\1' A. offrono. secondo lui. un:1 serie: di unport:lmi punti d i nfc:rimento anche per i soccorsi in ~crr:1. G.~LLETTO.

M. K11\SGH:>:ER: Il tra fta mento delle jrafture per arm a da fu oco sotto l'influen:a de!IJ tra zione col filo. -

<• D er Chirurg 1•, 12, 25 - 5 1, ' 939·

Ogni medico che si tro\·i att u :~l rm:nte alle armi, sia in un ospedale da campo che :1llc truppe, dovrebbe prendere conoscen z<r di que~to importantissimo lavoro di ag~ior. n:~m c nto, redatto da un:t <.klle più gnndi ligure ddb chirurgia germa nica e uno tlei più original i crcntori di sistemi di tr:m :rme nto in gencr:~le, cd in particolare <.Ielle frauurc desii


arti. Kirschncr esordisce definendo l'argomento ùdlc fratture per a. da f. come il più imp()T·tante della chiru,·gia di guerra e come quello the cot;tiene ancora molti altri problemi particolari insoluti. Infatti le fratture ptr a. dJ f. si aggirarono, nella grande ~;uerra, sul 20 °/o di tutte le ferite e l' ~5 ·;o t.! i tutte le ferite gravi di guerra. Inoltre se si pensa all'elevata cifra della mortalità Jclle feritc g ravi della testa e del dorso si può dire che il 92% di tutti i feriti gravi, se sopravvissuti erano stati dei fratturati per f. a. f.

N e consegue che il trattamento delle fratture per arma da fuoco rappresenta il compito principale della chirurgia di guerra. Questa proposizione fondamentale così vera, basat:J su cifre, schiude gli occhi, in modo impressionante, a tutti quei medici che, ta nto in pace come anche in guerra, attribuiscono ancora una secondaria importanza alle· fratture. Se un chirurgo in guerra impiega un 'ora appresso ad una frattura per arma da fuoco, utilizza egli verosimilmente 5 volte Ji più il suo tempo che se provvedesse a l trattamento di una ferita di arma da fuoco della testa o dell'addome. 1 ° - Particolari anatomo·patologici delle fratture per a. da f. Nella granJe guerra il maggior numero (l' 85 %) di queste ferite fu dovuto a proiettili di artiglieria. L a grande comminuzione dell'osso rende impossibile l'incuncamento dei fram menti, provoca invece una completa liberazione dci medesimi e dà luogo, g ià sin durante il primo sgombero, ad accorciamenti ed :1 posizioni viziate molto più frequentem ente Ji quanto non accada nelle fratture dd tempo di pace . 2 ° - Particolarità cliniche: nella grande guerra la mortalità per f. d'a. da f. delle parti molli degli arti non raggiunse l' 1 ~'" quelle del le fratture per a . da f. si aggirò invece sul 12,5 %; abbassandosi con !'aumentare della distanza rispetto al giorno d et ferimento; legge, quest«, "alida del resto anche per le fratture della pratica civile. Infatti una statistica americana ci dice che nelle prime 24 ore ne muore il 18 ~{., nel secondo giorno ne muore un altro 11,6 %, entro i due giorni successivi al ferimento n e muore ancora il 9·4 ';., ed entro i primi 7 giorni ne muore il 17,8 "., . Nei primi due giorni i fratturati muoiono per shock o per emorragi:~, poi muoiono per infezione. 3u - Il trattamento. Kirschner richiama anzitutto l'nttenzione su di un buo che generalmente non è a sufficienza tenuto in considerazione e cioè che l'infezione deve

essere in primissimo luogo combattuta in quanto melle in pericolo l'arto e la vita sre,·sa del ferito, e soltanto in secondo tempo, cessata o dimirzuita l'i1ljezione, si deve praticare la riduzione e la definitiva immobiltzzazione della frattura per arma da fuoco. Oggigiorno è possibile attenersi strettamente a questa massima per merito della trazione transcheletrica. Jimeno - Vitlal, nella guerra Ji Spagna, ha sistematicamente praticato la trazione con il filo in 6oo fratture del femore per a. da f. ottenendo successi molto lusinghieri. Ma anche Jimeno· V ida l, secondo Kirschner, ha commesso l'errore

di non separare nettamente i due trattamenti. Infatti egli ha fatto il trattamento primitivo delle ferite in un osped:~le per fratturati, situatto a 20 - 40 km. al di l?! del fwnte, ha effettuato la riduzione con appa recchio a trazione di Boehlcr ed ha, infine, immobilizzato con apparecchio gessato comprendente il bacino. Così trattati i fratturati furon o trasportati poi a 200 km. di distanza in 24 -48 ore e cost?t sottoposti al trattamento defin itivo, cioè fu s·ubirto rimosso l'apparecchio gessato c fu applicata la trazione col filo. Kirschncr ritiene la prima riduzione iTJopportuna ed irrazionale perchè, proprio nel periodo di incubazione e di rigoglioso sviluppo della infezione, è stata rnaltratt:Jt:J la fer ita senza per altro raggiungere alcun risultato definitivo. In guerra, osserva Kinchner, il cambio di scena è troppo grande e frequente pcrchè il medico possa attuare le misure ordinarie del tempo di pace. Kirschner traccia uno schema di trattamento i cui capisaldi sono i seguenti: t 0 - Il periodo della prima medlcutur~ e del primo sgomb<!rO. Il primo soccorso deve essere un soccor~o di urgenz:J: si lx1di a non spogliare i soggetti! E non si applichi


apparecchio gessato di sortJ. Al braccio si deYc fare astrazione dalle stecche, bastando, per J'ayambraccio, Ja mitella e, per il braccio, una fasciatura applicati,·a al torace. Per 13 gamb:~ b::~s ta la stecca di Vo lkmann e quella di Cramer. Per il femore una stecca ad estensione. Le più pratiche so no quelle di Niessen e di Wachsmuth. Ma se la trazione è troppo forte esse producono dei decubiti. Si debbono quindi praticare soltanto delle trazio ni do lci, moderate. Infatti queste stecche hanno meno funzioni riduttivc che imm obilizzanti. Se non se ne hanno a disposizione, si :1pplichino le stecche esterne di Cramer o le stecche esterne di latta sino al cavo :Jscellare e si fissi l'arto fr:Hturato a gudlo indenne. I fratturati dell 'arto inferiore debbono essere trattati con morlina o con efcto nina - Eucodal - scopolamina. in vista del trasporto, c ciò può essere fatto anche da1 graduati di sanità. - Il tmuamento operatorio che deve essere effettuato in condizioni il più possibile simili a quelle del tempo di pace, c che ha luogo per lo più nell'ospedale da campo e, soltanto in casi eccezionali e di estrema urgenza, al posto di medicazione delle sezioni di sanità. A CJUesto punto Kirschner prende posizione a proposito dell'amputazione primitiva esprimendosi come segue: l'alta mortalità del 24 °/,> nelle fratture per arma da fuoco e dell ' 11,5 'X, in CJUelle della gamba c del braccio non sta senz'altro ad indim c che si sia amputato primitivamente troppo di rado. Infatù si può di re, è vero, che la mortalità dei primi 4 giorni. :1ggirantesi all'incirca sul 50 %, si sarebbe avuta anche se si fossero fatte delle amputazioni immediate; ma la mortalità dopo il 4° giorno avrebbe potuto ridursi sicuramente per mezzo di un'amputazione tempestiva. Franz

?.0

dice, infatti, che to·n te più vite sono state salvate quante più amputazioni so10o >tatc r:.<egwte. Da parte germanica si è amputato soltanto nel 12,5 % dci casi di frattura del femore ma con una mortalità del 69 %; da parte inglese nel 21 % dei casi con una monalirà del 33 % e da parte americana nel 36,7 % con una mortalità del solo 4,2 '';., . G li Americani ottennero questi buoni risultati perchè eseguirono più della metà delle loro amputazioni entro i primi tre giorm. Molto interessante è l'osserva7.ione che. d:~ p<Jrtc francese, n egli ospedali di tappa, la mortalità cadde dal 15 "{, al 10 %, quando la cifra delle amputazioni si elevò dal 25 al 38 %. Naturalmente più conservatori bisogna essere al braccio. La cura chirurgica di cia~cuna frattura per a. da f. deve essere, per forza di cose. di,·ersa a seconda della grandezza dei forami di entrata e di uscita, della ferita delle pani molli e dello scheletro. Impossibile è un'escissione radicale. Nè si può prendere in considcra7ione una schcggectomia od un'osteosintcsi, così come una totale chiusura della ferit3.

E' preferibile lasciare to fet•ite inutilmente del tutto aperte che chiuderne troppo ampiamente una sola! E' invece permessa, in condi zioni di favore, una sutura ritard ata. Orbene anche se in questo stadio, in cui campeggia ancora la lotta contro l'infezione. non si debbono ridurre definitivamente le fratture. tuttavia non si deve tralasciare di immobilizzarle affinchè non ne risultino peggiorate le già aCCJUisite posizioni Yi z.iosc. 11 tratiamento d i elezione è la trazione con il filo attraverso il calcagno, per le franurc d ella gamba, ed attraverso le falangi basali od il secondo osso metacarpale, per le frat· tu re del braccio: non è il caso però di considerare detto trattamento come defi niti,·amen tc correttivo ma soltanto CJUale una sistemazione di riposo effettuabile su larghissim:~ scala, qualunque sia il trattamento vero e proprio della ferita. Una sola cosa è da tenersi per ferma e cioè che tutte le fratture per a. da f., con piccolo foro di entrata e di w cira,

da proiettili di fanteria o shrapnell, di facile accollamento, debbono essere tmlttlle d(/ lutto con.<ervativamet7te. 3° - Il tt'tHpot'to agli ospedali da campo più arretrati UC\'e aver luogo non appena è stata stroncata l'infezione: in tali ospedali il ferito deve rimanere sino a guarigione ultimata. E ' chiaro che la sistemazione: dci fratturati n on può essere soddisfacente all'arri vo in CJllCSti os pedali, fane poche eccezioni. Per cui è lì che si deYc: prov\'eda "


705 alla correzione definitiva, che riesce facil mente se si tratta di spostamenti assiali ed ì: invece difficile se si tratta di accorciamenti e di spostamenti laterali. Ma, siccome una riduzione cruenta od incruenta in un sol tempo può far nuovamente esplodere l'infezione, si è rivelato un mezzo sovrano la trazione graduale con il fi lo. Non è possibile diffonderci sulla tecnica della traztone transcheletrica che Kirschner descrive particolareggiatamente ed in modo magistrale. Ne diremo solo le vane fasi: a) applicazione ed assicurazione dei fili per b trazione; b) punti ossei su cui si può e~ercitare la trazione transcheletrica; c) assicurazione dell'apparato di trazione al letto; d) riduzione <.lei frammenti in giusta posizione. 4°- l risulta~i del trattamento delle fratture per a. da f. durante la grande guerra. Non furono favorevoli. li 12,5 % morirono, e nelle fratture al femore si ebbe persino una mortalità del 24 "'o . I francesi amputarono circa nel ro 0 ;, dei casi ed, al femore, persino nel 29 °~. e ciò malgrado ebbero risultati soddisfacenti soltanto all'incirca nel 40 % dei casi. Senza dire dei molti reliquati cronici osteomielitici. E' appunto con l'uso più generalizzato c più razionale della trazione col filo che Kirschner auspica i più lusinghieri successi nel tratramento delle fratture per a. da f. 111 guerra. G.o\Ll.ETTO •

.R. LERICHE: Dopo l'esciuione delle ferite mus::olari da prc:tiettili dì guerra sutura primitiva, apparecchio gessato o ,-utura ritardata. 1 940.

cc Presse

Médicale )), 3-6 gennaio

L'A., nell'attuale momento, crede utile ritornare sull'argomento della cura delle ferite di guerra con speciale riguardo alle questioni della sutura e delle medicazioni. Premesso che nelle ferite di guerra la condotta chirurgica attualmente, in attesa di una nuova esperienza, non deve discostarsi da quella della fine della guerra mondìJie, l'A. fa rib·are che il fatto essenziale dei nuovi concetti di chirurgia di guerra di Gaudìa e Lemaitre è « l'escissione m inuz toJa e completa di ciò che nella ferita è morto o contuso, in maniera da renderla asettica, sopprimendo il terreno necessario ai futuri sviluppi infettivi >>. La sutura immediata rappresenterebbe la conclusione ide:tlc, ma non sempre possibile, dell'escissione, che dovrebbe essere eseguita ~olo da chirurghi dotati di sufficente esperienza sull'aspetto delle ferite di guerra. Per quest'ultima considerazione, l'A. ai giovani chirurghi, privi di esperienza di g uerra, tranne che nelle ferite semplici, in cui la sutura immediata non presenta mai alcun pericolo, raccomanda la sutura ritardata eseguita dal terzo al quinto giorno. La sutura immediata è possibile solo in presenza di condizioni essenziali fa vorevoli rappresentate: dal luogo nel quale s'inten·iene, dalla larga esperienza del chirurgo, dalla possibilità della sorveglianza postoperatoria del ferito, dalla sede e Jai caratteri anatomopatologici della ferita e, sopratutto, dallo stato dei muscoli, da cui dipende il m:.~ggior pericolo della gangrena gassosa. Praticamente, dato che la maggioranza degli attuali chirurghi non possiede l'esperienza della guerra mondiale, secondo l'A., non si dovrebbero suturare subito le ferite complesse o profonde o con lesioni dì vasi importanti o con lesioni di un osso profondo, nè i setoni muscobri difficilmente puliti del tutto, nè le ferìte delle natiche e dei polpacci, nè gli arti spappolari dopo l'amputazione. Si potreb. bcro invece suturare immediatamente le ferite del cranio, della bccia, delle dita, della regione anteriore delb gamba e della posteriore dell'avambraccio, come pure le ferite del ginocchio e, in genere, delle articolazioni poco ri ves tite di parti molli, purchè sia possibile un'adeguata sorveglianza postoperatoria. Nei riguardi delle ferite articolari, inoltre, per procedere alla chiusura immediata, è necessario aver potuto eseguire un'ac-


706 c.urata escissione del tragitto cutaneo-sino' ialc cd una perfttta pulizia del focolaio ms~oQ, altrimenti è piÙ pruJcntc mcJic.1re a piatto. Molto discussa è la questione dell'uso dcll':~pp:nccchio gessato e della meuicnione r:ua nel trattamento delle ferite di guerra. Scconuo, l'A. l'apparecchio gessato e la mcdi· cazione rara costituirebbero un metodo curati\'o superiore a qualsiasi altro per le bioni osst:e e arllicolari non sutur~1bili, mentre per lesione dci tessuti molli non do\'rcbbcro costituire che un mezzo J i ripiego, sia pure eccdlente, da impiegare solo nei feriti da ~gombr:1re in fretta a distanZ<l. Qu:mdo J cpo l'escissione non si h:mno le condizioni per la sutura immediata, bisognerebbe tendere sempre alla mturn ritardata che si può pratic:lre senza una nuo'a escissione sino al t]uinto o al sc.:sto giorno. Perchè questa si possa pr:Jticare, è ne.:e~sario che l:~ ferita sia di buon aspetto, cioè rosea, detersa e senz:~ edema nè punti in sfacelo, nè pl:Jcche fibrinose e che le ricerche

b:ltlcriologiche, eseguite su materiale òei rcccssi meno puliti della ferita , sia no soddisfa. cen ti circa la qual i t~ e la qu:tntità dci germi. Secondo l'A. bisognerebbe seguire i seguen ti :Jccorgimcnti di tecnica. J\'elle ferite profonue la ricostruzione dci tessu ti doHebbe esser fatta in più giorni, a seconda del deco rso clinico della lesione. Dopo il 3" giorno dato che i tessuti si lacerano facilmente. si doHebbero adoperare fi li ùi crine ed :1ghi rotondi con !':J\'\'ertenza di stringere i fili dolcemente. Dopo il 6° giorno !arcbbe necess:1rio esciJere una listerella di epidermide e. se la ferita è profonda. converrebbe attendere che questa presentasse buone gr:Jnul:rzioni per praticare, dopo controllo bactcriologico. la sutura. In tal caso la sutura potrch~ essere eseguita con l'artifìcio di Depagc consistente nella formazione di due lembi di tessuto giovane, uno per bto. che vengono ribaltati sul fondo della pi:tga in manier:l da costituire un piano di riempimento su cui Yienc suturata la pelle. Molto controverso è il trattamento delle ferite infette, che in linea di massima non de\'C essere :Jffìdato a personale incompetente c deve essere attivo allo scopo di poter eseguire b sutura jf.'condaria. Nei ri)!U:Jrdi dd loro tr:mamento, l'A., dopo a,·er riassunti i risultati dcll'clioter:Jpia e delle irrigazioni con soluzione fi siologica, con soluzioni ipcrtoniche o con soluzioni litiche, si soffcrma a parlare sull'azione delle essenze. delle ~ stanze coloranti e dell'arterioteropiti. Le sostanze coloranti e le essenze si sarebbero dimostrate poco cificaci. E' in,·cce Ja prendere in considerazione il metodo arterioterap1co, cioè la listerizzazione ddla lesione per YÌa endovenosa, ancora allo studio. Questo metodo, però, sarebbe utile solo nel caso di piaghe cscisse bene c con tessuti in buone con· dizio ni di irrora:t.ione s:Jnguigna e \'Ìventi, Ù:JIO che le sost:mze adoperate arri,·ano nrlb ferita per mezzo Jel sangue c gl i elementi cellulari debbono essere in grado di rcogirc. L 'arterioternpia potrebbe essere auopcrat:J o a scopo pre\'enti,·o subito dopo un 'escission~, sulla cui perfezione si dubiti, o a scopo curatÌ\'O al terzo e quarto giorno in caso Ji cont:lminazione in C\'oluzione. Concludendo. l'A. si augura che l'attuale guerr~ conduca a nuovi progressi nel tr.ll· tamento delle ferite. E. ZAFFIRO. DES~BRESl':

Le nostre ri.rorse anesrNìche. -

« Presse Méd icalc >>. 3-6 genna10 1940.

L'A. si preoccupa del problema, ~empre assillante ed an::ora non del tutto risolto, ddl'ancstes.ia nei feriti di guerra. Dopo aver ricordati i pericoli delle anestesie con etere, cloroformio o miscele. L-1.. si dichiara favorevole all'anestesia gassosa con protossido di azoto ed ossigeno, preceduta da prenarcotici, quali il rectanol per clisteri, l'e\'ipan, il numal ed il narconumal per via endovenosa; mentre non giudica pratico l'uso del ciclopropano, dato che questo richiede

l


707 una perfetta conoscenza del metodo ed alcune precaut".ioni, impossibili in guerra, senza le quali si correrebbe il p::ricolo di esplosioni. Il protossido di azoto è tanto più indi.:atn nella chirurgia di guerra in quaoto, specie in circuito chiuso, ha la proprietà di elevare la pressione sanguigna, che nelle ferite di guerra spesso è abbassata a causa dello shock traumatico o dell'emorragia. Questo anestetico, però, per:nette di eseguire solo interventi di bre,·c durata quali lo sbrigliamento di una ferita o l'estrazione di un grosso proiettile. Tuttavia per interventi più lunghi è sufficiente aggiungere alcuni centimetri cubici di miscela di Schleich, che possono farsi giungere a goccie nello stesso tubo di erogazione del protassido di azoto- ossigeno, senza per questo ritardare di molto il risveglio e provocare disturbi. L'esperienza personale di parecchi anni ha dimostrato all'A. non solo l'efficacia, ma anche l' innocuità del m etodo, che risulta esente da complicazioni, specie polmonari. Infatti la mortalità per amputazioni alla coscia, che nella guerra mondiale in cui si usava l'anestesia cloroformica od eterea aYeva raggiunta la percentuale del 90 'ì-6, attualmente, in seguito all'introduzione dell'anestesia con protossido di azoto-ossigeno, è stata ridotta del 50 %. Alla pratica attuazione di questo tipo di anestesia secondo alcuni si opporrebbe la necessità di apparecchi adatti e di anestetisti specializzati, che però. invece di costituire un ostacolo, dovrebbe stimolare a costruire apparecchi maneggevoli e a formare un sufficiente stuolo di antstetisti specializznti. L'A. ricorda che già da venticinque anni ha ideato un apparecchio pr<Jtico, di cui riporta una figura illustrativa, che, benchè non sia sufficiente per gli interventi addominali, presenta il ,·antaggio di rendere age,·ole l'anestesia con protossido di azoto cd oss•geno. L ' A. sostiene infine che gli anestetisti specializzati si debbano formare in ad:~tte scuole, in cui s'insegnino la tecnica ed i pericoli di ogni tipo di anestesia, in maniera da potersi creare professionisti che sarebbero di prezioso aiuto anche nelle ordinarie contingenze di pace.

E. ZAFFIRO. R. LERICHE e A. l uNe: Che cosa è un callo? Significato delln parola. Prc-blemi dell'ori. gine. Malattia biologica dei fratturati. - " Revue de Chirurgie)), marzo 1940. Secondo gli AA. il callo osseo deve considerarsi una cicatrice formatasi attraverso le tappe di una osreogenesi normale senza alcun carattere infiammatorio. Il nome di callo osseo dovrebbe essere riservato solo all'osso neoformato che ristabilisce la continuità interrotta del segmento scheletrico, cioè al risultato finale dell'ossi.ficazione perifratturaria. L'osteogenesi che conduce alla formazione del callo osseo non deve considerarsi per sè un processo spedfico connesso alle fratture, ma solo come una semplice osteogenesi post-traumatica, conseguenza possibile di qualsiasi trauma che induce alterazioni vascolari che si estendono ad una zona ossea. I nfatti il callo osseo che unisce i frammenti di una frattura, l'ossificazione pararticolare che può formarsi dopo una distorsione e !'osteoma muscolare che può seguire una lussazione hanno un identico aspetto anatomoistologico e si formano con lo stesso meccanismo, attraverso i medesimi stadi. Ne consegue che non è esatto considerare il primo come un processo riparatore, e gli altri come una condizione patologica, dato che tutti e tre questi stati possono considerarsi alla stessa stregua quali fenomeni post-traumatici. Per quanto r iguarda l'origine del callo osseo in particolare e delle ossificazioni in generale, gli AA. sostengono che la parte fondamentale spetta ai tessuti connettivi adulti ritornati allo stato embrionale ed al tessuto connettivo embrionale neoformato nella


708 fibrina che per modificazioni \·asomotrici d ivengono ossifìcabili, cioè atti ad assu mere

i sali di calcio che gli vengono portati d:1l sangue. I s~li di calcio provengono in ge nere dalle porzioni di scheletro vicine alla zona traumatizza ta per mutazione locale rivelata dalla decalcificazione dell'osso, ma possono provenire da una mobilizzazione calcica da tutto lo scheletro a cui si accompagna ipt:r· calciuria. Questa decalcificazione generale, svelabilc clinicamente sotto forma di dolori e radio. logicamente, oltre a dimostrare l'unità dello scheletro nella reazione al trauma, è l'indice che esiste una malattia biologica dei fratturati in particolare e dei traumatizzati in genere. dovuta a lle conseguenze vaso:notrici gener::tli del traumatismo in sè. Secondo gli AA. resterebbe da spiegare ancora l'intimo meccanismo con cui un trauma locale dà luogo ad una reazione ossea generale. Essi si domandano se in questo meccanismo non entrino in gioco le par::ttiroidi, la cui importanza nel metabolismo dd calcio è ammessa d::t tutti.

E. ZAFFIRO . B. ScHIASSI: A che punto iÌilmo nella cura delle ferite infette (comprese le fratture di guerra)? -

(( I l

Policlinico >> (Scz. Pratica), 6 e 13 maggio 1940.

L 'A., premesso il concetto che nelle flogosi piuttosto che agire sui germi conviene mettere i tessuti nelle migliori condizioni d i difesa giac::hè « il bacterio è molto, m:l il terreno è tutto !l , ribadisce il concetto dd l'utilit?t di influire sul focolaio non dalla superficie verso la profondità con soluzioni antisettiche che al più agiscono sui germi superficiali, ma dalla profondità verso la superficie. P er attuare questo metodo, dati i nsultati poco incoraggianti di sieri iniettati nelle \·e ne c nelle arterie e tlelruso locale d i antisettici, lo Schiassi, ritornando sul concetto della cosi detta chimiatria antisettica già da lui espressa fin dal 1917, cerca di regolare la circo-lazione in seno ai tessuti in manicr:l da conferire a questi qualità chimico· fisiche e biologiche che li rendono capaci di difendersi dagli agenti infettivi. Il trattamento, che in definitiva ha lo scopo di secondare la natura, varia a seconJo che si tratti di feri te dci tessu ti molli infette in potenza od in fase di reazione infiammatoria oppure di fratture aperte recenti od in corso d'infezione. Per quanto rig uarda le feri te dci tessuti molli infette in potenza, andrebbe praticato il trattamento dall 'esterno all'interno da to che i germi si trovano ancora in superficie. In questo caso se si tratta di lesioni regolari sarebbe sufficiente un'accurata detersione; se im•ece si tratta di feri re anfrattuose, oltre la detersione, si dovrebbero eseguire copiose irriga7.ioni di soluzioni ~• ntisetti che, con preferenza al le cloramine, e la messa a ciclo aperto con bisturi e forbici, seguita da nuove pratiche detersivo--antisettiche e da una medic:uur:l :1 ponte, ad:mat:l, cioè, in maniera da non aderire ai tessuti. In linea di m:~ssima l'A. sconsiglia i drenaggi e le suture immediate e richiama l':tttenzione sulla ben:?fìca azione dell'elevazione e dell'assoluta immobilizzazione ddla parte lesa, che rispettivamente e,·it:tno i danni derivanti dall'ipere mia passiva e d:li disturbi neuro\·ascol:!ri dovuti a l dolore. Per qu:Jnto riguard:t invece le feritt" dci res~ uti molli con infezione in ano, Schi:mi, premesso che i vari trattamenti finora us:~ti si sono dimostrati inefficienti e talor:J d.mnosi, ritiene utile agire <hlla profondit?t \·erso la superficie esaltando i poteri di dite~ dci tessuti in maniera da rendere il terreno inadatto allo sviluppo e all'azion(· ùci gcrm1. L ' A. sostiene che il miglior mezzo per raggiungere ta le scopo è il sangue. b cu1 :ozione può essere struttata con i mezzi iperemizzanti che agiscono attraverso srimolnz1on i nervose e produzioni di calore.


Questi mezzi, infatti, :mraverso l'attivazione della circolazione, intensificano le energie attuali e potenziali dei tessuti, accentuano l'esosmosi degli spazi tissurali che, oltre :1 rendere la parte meno sensibile, la fornisce di maggiori proprietà batteriolitiche ed antitossiche ed eccitano prima In difesa istiocitaria e poi la neo-formazione del tessuto embrionale riparatore. Schiassi, a tal scopo, preferisce, a secondo i casi, i bagni caldi locali o generali dei quali descrive le soluzioni adoperate, i mezzi necessari, le modalità di esecuzione, il meccanismo di azione ed i vantaggi. Le fratture esposte in linea di massima vanno trattate alla stessa maniera delle ferite dei tessuti molli a seconda che siano infette in potenze od in atto e richiedano particolari accorgimenti nel trasporto del fratturato per evitare maggiori danni da parte dei monconi ossei male immobilizzati. Per il trasporto dei fratturati dell'arto inferiore, l'A. descrive un apparecchio personale che (: costituito da due branche laterali, da un piantare metallico e da un emibacino in celluloide ed è in grado di immobilizzare perfettamente l'arto in trazione. Questo apparecchio può essere adattato anche per l'immobilizzazione in doppio piano inclinato e permette la trazione transcheletrica col filo metallico per mezzo di doppie viti poste :tlle branche laterali del segmento prossimale e del distale dell'apparecchio, col doppio vantaggio di eliminare i pesi ingombranti e di esercitare una trazione più potente e graduale. Lo stesso Schiassi, però, riconosce che il suo apparecchio ha i difetti di essere costoso, ingombrante e di servire per un solo lato, ma sostiene che questi difetti sono giustificati dalla finalità di un buon trattamento. Nelle ferite- fratture infette in potenza l'A., previa anestesia, preferibilmente generale con morfina, cloruro di etile ed etere, dopo aver eseguito lo stesso trattamento delle ferite dei tessuti molli, procede ad una riduzione precoce dci moncoru ossei e ad una rigorosissima immobilizzazione in doccie gessate ed apparecchi meccanici. Solo dopo 5-6 giorni, se non si osservano fatti di flogosi, l'arto, previo controllo radiologico, sarà posto.. in un apparecchio gessato circolare co:nprendente le due articolazioni viciniori al focolaio di frattura. Per quanto riguarda ie fratture aperte con infezione in atto, Schiassi condanna i metodi di cura chiusa ed in particolari': l'apparecchio chiuso di Orr - Trueta che sarebbe ii << peggio che possa accadere» ad un fratturato dato che, invece di secondare la natura, la ostacolerebbe, e sostiene la necessità di agevolare la eliminazione degli essudati con medicazioni a ponte rinnovate spesso e di aiutare la reazione tissuralc con azioni iperemizzanti realizzate con applicazioni di raggi infrarossi ad onde corte. Concludendo, l'A. sostiene che, data la difficoltà di aggredire i germi penetrati nella compagine dci tessuti, conviene mettere i tessuti nelle condizioni di opporsi allo sviluppo e a ll 'azione dei germi per mezzo di un'attivazione della circolazione ottenuta con mezzi iperemizzanti che per le ferite dei tessuti molli sono rappresentati dai bagni caldi locali o generali in soluzioni ideate dallo stesso A. e per le fratture aperte dai raggi infrarossi. Tutto ciò per assecondare l'azione della natura.

E. ZAFFIRO. T:'

ScHMIDT:

Trasporto dei feriti per via aerea. -

« Dtsch. Mi L arzt », 5, 7- 10, 1940.

I grandi trimotori usati nella guerra di Polonia pel trasporto dci feriti in aereo, a , ·evano una velocità di 250 km. all'ora: conseguenza di ciò fu la possibilità di trasportare direttamente nel territorio nazionale i feriti in battaglia. Durante il volo minime sono state le scosse talchè i pp. non hanno avvertito alcun dolor e. A ciò si deve aggiungere il fattore psichico, favorevolissimo, costituito dalla spe1 anza di ritrovarsi al più presto sul suolo patrio. Di rado il trasporto ha oltrepass:Ho la d urata di 2 ore e mezzo.

5 -

Giorno/~ di m~didna militar~ .


.. 710

Nell'interno degli aerei stavano 4 cavalletti smontabili con 8 barelle. N o n fu nem. saria la sospensione nè col tempo tempestoso nè durante l'atterraggio. Il carico c lo scarico dura va in media 10 • 15 minuti. Si giovarono in modo speciale dell'aviotrasporto i f. a. f. del femore perchè su di una stessa barella essi raggiunsero direttamente il loro letto all'ospedale territoriale. Sino a 1:200 m. non si ebbero disturbi. Molto importante è impedire il raffreddamento. Infatti alla temp~ ratura di terra di 5° domina, all'altezza di 1000, già una temperatura di - 1°,5. Coperture speciali non giovano. Si è. invece pensato al riscaldamento delle cabine secondo i dettami dei moderni apparecchi da viaggiatori. Inoltre le pareti erano rivestite di materiale lavabile, protet· tJvo pel caldo. Quando il tempo è freddo e vi è pericolo di congelamento, non è possibile l'aviotrasporto dei feriti di gu erra. Se ne deduce che il trasporto per via aerea dipende dalle notizie giornaliere mt"tereologich.:, e quindi non lo si può predisporre un giorno per l'altro. GALLETTO.

H. KowALZIG: Il trasporto dei jeriti per via aerea a lu nghe distanze ed a grandi a{t(ZZ( . -

« Dtsch. Mil. arzt », 5, 10 · 14, 1940.

Trattasi d i esperienze fatte daUa legione aerea tedetca « Condor >l in Spagna con trasporti aerei di feriti da quel paese alla Germania. Le distanze si aggirarono attorno ai 2200 • 2600 km. in linea d'aria c le altitudini, poichè furono sorvolate le Alpi. sì aggirarono sui 5000 · 5500 m. Scali intermedi: per rifornimento di benzina ebbero luogo nell'Italia superiore e nella Germania dcl Sud. L 'ispettore di sanità dell'arma ae rea germanica Hippke ha chiar amente formubta la seguente proposizione normativa: soltanto un trasporto aereo che possa essere effettuato presso a poco con ogni tempo, di giorno e di notte, puntualmente e con fid ucia, può essere ritenuto veramente utile. Queste condizioni sono soddisfatte solamente da un grande apparecchio con attrezzatura per volo nell'oscurità e per la radio - te lefonia. Il volo dalla Spagna a Berlino durava ordinaria mente 8- 10 ore. Altrimenti ci sarebbero volu ti 2 g iorni di ferrovia fino al porto d'imbarco in Spagna c 4 - 5 giorni di vi:!ggio su vapori mercantili sino ad Amburgo. I maggiori vantaggi furono conseguiti dai tr:l· sporti aerei di frattu ra ti da a. da f. che, in caso diverso, avrebbero dovuto rimanere sino al consolidamento, e cioè per 3 mesi e più, negli ospedali da campo. GALLETTO.

W. T oNN I S : li tra1tame11to delle ferite d't~. da /. cerebrali secondo l'esperienza della cam· pagna in Polonia. - (( Dtsch. mcd. Wséhr. l) , I, 57 . sS, 1940. Il trattamento razionale di queste feri te, consistente nella revisione del focolaio Ji attri z ione cere brale e nella chiu~ura primitiva della feri ta, diretto allo scopo d i <'' i1are il prolasso e l' infezione, non è stato possibile a causa della straordinaria rapi dità dd· l'ava nz ata. In co nseguenza di ciò i chirurghE hanno adottato in generale un comport.'l· m ento cons::rvati ,,o sah'ando in tal modo la vita a molti uomini. Quando, :!l contrario. fu rono esegui te opern .io ni nei post i avan zati, Tonnis si è trovato sempre di fronte ::~i prolasso cd a ll'infez io ne . T utta via si sono avute delle guarigioni anche nei casi cpcr:ni in primo tem po. Le punture lombari, ripetute g iornalmente, fanno regredire il pr(llas;.o cerehr:~ le. E' bene inoltre proced ere al prosciug amento della ferita con un a spiratore'. ind i conviene introdurre un drenaggio alla Miculicz f:<tto di cuffie imbevute con Pnmtosil. Succe~siYame n tc, anccra . pu nture lomb:;1ri, g iornaliere o addirittura bigiornalia.:.


7II Nelle ferite d'a. da f. .:urate senza intervento c.hirurgico è stato fatto un lembo cutaneo raggiato, da 6 ad 8 giorni dopo la ferita, tale da poter ampliare la lacuna ossea ed e\·en-

tualmente anche quella durale. Anche qui $Ì procede all'allontanamento delle schegge ossee che per lo più giacciono a 6-7 cm. di profondità e si prosciuga con aspiratore la ferita. Dopo di che si applica ugualmente uu drenaggio alla Miculicz imbevuto di Prontosil. l craniolesi, dice Tonnis, debbono essere condotti agli Ospedali da campo specializzati il più presto possibile a mezzo, preferibilmente, di aereoplani. Tonnis ha trasportato per via aerea tutti i 52 casi deila sua statistica. GALLETTO.

E.. STtER: Osservazioni neurologiche nella campagna di Polonia. -

« Dtsch.

Mi l. arzt n,

5• 98-IOJ, '940. Stier ha fatto delle interessanti osservazioni quale consulente neuropsichiatra, senza per altro averle potute sottoporre al vaglio di sistematiche, continuate e definitive ricerche trattandosi di condizioni di guerra. 33 fur0110 le ferite d'arma da f. del midollo spina/e, quasi tutte per proiettili di fanteria . Relativament:: di rado fu colpito il segmento toracico, più frequentemente quello cervicale, frcquerntissimamente la coda equina ed il midollo lombare inferiore. Per il chirurgo è importante quanto segue: Se in un ferito del midollo toracico superiore le turbe della sensibilità si spostano poco a poco verso l'alto, in tal caso si deve intervenire, perchè si tratta (come ce lo hanno dimostrato le autopsie), di un edema traumatico ascendente che, se raggiunge il 4° segmento cervicale, provoca immancabilmente la morte. Altrimenti l'indicazione per l'intervento può essere data soltanto dal reperto 1 ad1ologico e non dall' indagine neurologica. Degne del massimo interesse sono poi le /~sioni del midollo dot"Sal~ anche se non esiste alcuna compartecipazione clinica e radiologica del corpo vertebrale, dell'apofisi spinosa e trasversa. In questo caso non può trattarsi che di una trasmissione del colpo dell'agente vulnerante al midollo dorsale attraverso l'osso illew. Ancor più difficili da spiegare sono i casi, osservati anche neila gucrrJ mondiale, nei quali il colpo ha eviden-

temente leso soltanto le costole, la clavicola, il plcsso brachiale o persino soltanto la muscolatura. Per quanto riguarda le coste d potrebbe ancora ammettere una trasmissione diretta del colpo e, per le lesioni del plesso, una lacerazion:: del midollo dorsale dovuta 41lla trazione esercitata dalle radici spinali. In altri casi si dovrebbe ammettere un urto secondario con commozione spinale. Inoltre appartelllgono a questa categoria anche i casi provocati dalla formidabile pressione dell'aria in seguito allo ~coppio di una granata nelle immediate vicin:mze. Nelle f. d'a. da f. del midollo cervicale Stier ha potuto spesso vedere anche un rapido miglioramento persino quando già si era iniziata una tetraplegia. Nelle fa·ite d'a. da fuoco della coda equina la sensibilità si è ripristinata molte volte più rapidamente della motilità, ciò che del resto fu già osservato anche nella guerra mondiale; 2 volte constatò priapi~mo, t volta in una ferita d'a. da f. del midollo cervicole .ed I volta in una ferita d'a. da f. dell'addome. Anche nelle ferite de-i nervi periferici pcterono più volte :::ssere osservate delle commozioni genuine dei nervi, di per sè illesi. Nè poterono essere spiegate neppure con cmatomi costituitisi nelle loro vicinanze. Questo fenomeno è spiegabile, invece. nelle ferite d'a. da f. dei plessi in cui st·mbra che ~ia leso, in primo luogo, tutto il plcsso, mentre poi compare un rapido miglioramento. Le ferite d'a. da f. cranio-cerebrali curate da Sticr ~ono state 38.

Le ferite d'a. da f. cranio-cerebr:Jli recenri , non sottoposte ad intervemo. hanno sopportato il trasporto relativamente bene. Quale esempio Stier adduce una ferita d'a.


712

da f. tangenziale, mcdicnta con un semplice pacchetto di medicazione, sgomber:Ha a 40 km. di distanza ed operata in ottava giornata soltanto, ma con pieno successo. Per il resto le ferite d'a. da f. cerebrali furono, nella prima e seconda settimana, più o meno dubbie e solo eccezionalmente chiare. Neppure nelle ferite infette si ebbe rigidità nucale. Monoplegia ed emiparesi, nelle ferite d'a. da f. cranio-cerebrali recenti, hanno soltanto una modesta importanza ai fini della localizzazione. In questi casi fallisce anche per lo più la indagine dei riflessi. Se ricercato ~ubito è utile il solo riflesso di Babinski. Aboliti quasi di norma sono i riflessi tendinei nelle ferite recenti. Una forte diminuzione bilaterale dei riflessi tendinei ha potuto const:ttare Stier dicci volte in f. a. f. tangenziali con lesione cerebrale unilaterale. Non è possibile dare una spiegazione del perchè, malgr:tdo la uguale localizzazione, i riflessi furono in un caso di media entità, nell'altro morbosamente affievoliti ed in un terzo scomparvero. I casi di lesione cerebrale da agente contusivo sono stati 16. Di essi 3 con perdita di coscienza della durata di più ore con amnesia, già il giorno successivo al ferimento erano completamente tistabiliti e vollero tornr. re al fronte. In e~si era non di meno dimo. strabile l'abbreviamento della conduzione ossea del capo, assol utamente tipico dei contràct:-<:!pi alla testa. Particolare menzione viene fatta di 2 autopsie: 1° - In una frattura della hase cranica immediatamente mortale, venne riscontrata, :!d eccezione del bulbo cerebrole, una porpora a carico di tutto il cervello. Nello stesso giorno venne constatata un'altra porpora all'autopsia di un soggetto colpito da polmo.. nite pneumococcica. Di conseguenza, osserva Stier, la porpora non può essere concepita come una malattia causalmente unitaria, cioè comt: una encefalite emorragica. 2 ° - Un ufficiale polacco con una ferita de: cuoio capelluto, recente, evidentement<' provocata da un colpo d'arma da fuoco, privo di sensi con 40° di temp:ratura venne ricoverato e de-::edette il giorno di poi. L':.1utopsia non rivelò alcuna causa di febbre, alcuna alterazione ossea e meningea, e, ciò nonosmmc, i n corrispondenza della ferita cutanea si ri velò invece un focolaio contusivo della grandezza presso a poco di una testa di chiodo e, di fronte ad esso, dall'altra parte della tempia, s ulla volta, un focolaio da contraccolpo di piccole dimt'nsioni e nettamente delimitato corrispondente alle descrizioni di Spatz ed Esser. (Questo caso parla molto chiaramente contro la spiegazione che Lenggenhagu ha dato del amtraccolpo in quanto, qui, ii discreto focolaio COtltluivo risi11de , malgrado la integt'ità della calotta cranica, dal lato del colpo e non da quello del contraccolpo. In un suo recente lavoro, Fra11z ha confutato la sopradetta teoria di Lenggenhager sulle lesioni per contra,·colpo al cranio). GAL L ETIO.

H . OuvF.c.RONA: Le fe1ite d'a. da f. del cranio. -

<t Der Chirurg.

Heft n, 3, 19-40.

La prima parte di questo importante lavoro del notissimo neurochirurgo s·redese ~ l occupa del trattamento di queste ferite sia infette che non infette: essa deve e~serc: letta nell'originale perchè non è possibile riportare qui i particobri dclb tecnic· ~ha r_ur­ g ica consigliata dall'A. Riporteremo, perchè molto interessante anche dal punto di ''l~~ della chirurgia di guerra, la .:-lassificazione delle ferite d'a. da f. craniche che, secondo Cushing, sono state wddivise in 9 gru ppi e cioè: 1" gr uppo. Lesione limitata alla cute : osso e dur:1 intatti . Può, però, sussi~erc lesione dd ta vobto interno. Mortalità attorno .11 5 <}:,. Fratture di dn·erso ~ipo. D_ura int~gra. Mortal ità_: 9 (',. 2 ° gruppo. o grup po. Fr:.1tture per depressaone, eh ttpo daverso, con !estOne delb dura. Mor 3 talità del 12 %.


713

.f' g ru ppo. -

Ferita tangenziale con introtlessione di frJmmenti ossei nella ma~~;J cerebrale e grave contusione cerebrale in sede di ferita. Generalmente il cervello protonde al di fuori della feri ta. Gra nde è il p~ ric0lo d'infezio ne. Comuni sono l'enceblite c: l'ernia cerebra le. Mortalità del 24 %. 5u gruppo. - Ferita a fondo cieco. 11 cen·ello protunde dalla ferita; spesso d~ una importante contusione attolflO al tragitto. Mortalità del 37 •;o. 6° g ruppo. - Apertura dei ventricoli laterali, per frammenti ossei o per proiettili penetrati in profondità. Morta lità molto clev:.ta, del 100 ~ .. ! 7° gruppo. - Ferite con perforazione delle cavità par:masali o dell'orecchio medio. Molto spesso si ha prolasso cerebrale e pericolo d'infezione a causa delle cavità ci reostanti. Mortalità del 73 ·;o. 8° gruppo. - Ferite d'a. da f. trasfcsse. La maggior parte muore sul campo di battaglia. Nelle rimanent i la mortalità è delJ' 8o %. 9° gruppo. - F ratture estese. G ra,·i contusioni cerebrali tengono dietro a ferite di questo tipo. La mortalità è per lo meno del 50 % . GALLETTO.

RADIOLOGIA.

F. FossATI c R. VALSECCH r: Quadri radiologici della polmonite crupale. -

cc La Radio.

logia Medica >>, lug lio 1940. I n considerazione delb importanza sempre cr~scente che ,.:J assumendo l'indagine r:~diologica nella diagnostica delle: affezioni acute del polmone, ho creduto utile recensire questo interessante l:J,·oro comparso recentemente su cc La Radiologia Medica n. Le fOf'me acute del polmone dell'età infantile, clinicamente meno caratteristiche c Ji diagnosi spesso difficile, sono state oggetto frequentemente di studio radiologico, mentre quelle dell'età adulta sono state ra ramente inviate al radiologo, che quindi non ha potuto eseguire su di esse delle sistematiche osservazioni . In tema di polmonite sono a ncora diffuse c accettate opinioni imprecise, sia per quanto rig uarda il valore da dare alla forma di certe immagini, sia per quanto concerne la loro sede. Lo studio degl i AA. si riferisce a 90 casi di polmonite franca, osservata in soggetti da i 12 ai li5 anni, di ambo i sessi. Lo studio è stato fatto seguendo le modiflcaz ioni dd {!uadro radiologico e confrontandole con quelle cliniche. In circa la metà dei casi c'è st:lt:l la conferma batteriologic:J od autoptica della diagnosi. E' inesatta l'affermazione che i segni radiologici sono tardivi rispetto a quelli eli n ici: è dimostrato invece che l'e!:Jme r:~ diologico può s,·ebre segni iniziali di una lesione a focolaio. quando ancora i sintomi fisici sono pcco manifesti c taivolta anche p rima del brivido (Bcnassi). Rig uardo alla loca lizzazione iniziale de i focolai pneumonici, è da ri gett:Jrc la locuzione di cc focolai a sede centrale >> c cc focolai a sede periferica n, è più esatto invece parlare di focolai a sede peri o para-ilare e di focolai a sede periferica, intendendo per i primi, quelli che, nelle varie proiezioni, appaiono in tale sede, indipendentemente dalla loro localizzazi·o ne effettiva nel lobo, c come focolai periferici lutti gli altri. Nei vari casi ~ sempre necessario l'esame del malato in due proiezioni ortogonali . Nel descrivere i quadri radiologici, g li AA. si attengono alla suddivisione classic:1 dd la polmonite franca nei tre periodi: di ingorgo, di epatizzazione. di risoluzione. Nel oeriodo iniziale i segni radiologici sono rappresentati da ,.eJatura diffusa a ìimiti indeterminati, accentuazione sensibile dd disegno polmon::trc, ingrandimento e addensamento dell'ilo omolateralc alla lesio ne c meno del controbter:Jle. L'accentu:wionc del clisegno però persiste anche dura nte tutto il periodo di epa1izzazionc. Nella fase di passaggio a questo periodo, il fccol:~io pneurnonico subisce un bru ~c0 c tmbiamento di aspetto, ~:lratterizz:~to da 1apiJa este nsione c no tevole aumento ddl:1


opactta (invasione). I n questo momento il focolaio pneumonico raggiunge il massnno della estensione. La forma dei focolai pneumonitici, nella fase di cpatizzazionc, è delle più svariate: << en casque >J se è interessato tutto il lobo superiore destro; triangolare (•< triangolo pneumonico , di Weill e Mouriquand), se il processo ha una estension~ 7onale. L'opacità del focolaio pneumonico (: di solito uniforme e di densità variabile da un intorbidamento tenue (focoiat poco estesi) ad opacità massiva (epatizzazione di gnmdi spessori di polm c n ~). I margini ~o no un po' sfumati tranne che in corrispondenza degli interlobi. Può riscontrnrsi un innalzamento persistente dell'emidiaframma del lato leso, o, più frequentemente, una note,·ole ipocinesia di esso. Vengono quindi esaminati c descritti minutamente gli :tspctti più frequenti della polmonite dci vari lobi, con la riprcduzionc di numerosi radiogrammi molto interessanti e dimostrativi. Gli aspetti di un processo pneumonico che interessa tutto un polmone sono quelli derivanti dalla somma dcile opacità dei singoli lobi; gli aspetti di polmonite dei lobi anomali (lobo della vena azigos, lobo infracardiaco) sono simili a quelli che si riscon· trano in addensamenti di altra natura ; le polmoniti centrali sono caratterizzate da un ;;ddensamento rotondcggiante a sede ilo-perilare, dal quale partono tralci opachi diretti alla periferia. L'inizio del rischiaramento della opaci tà pneumonitica coincide circa con l'episodio clinico della crisi. Per lo più la risoluzione procede dalla periferia del focolaio verso i! centro. Insieme alla riduzione di volume dei focolaio si osserva una riduzione concentrica della sua opacità, in modo diffuso ed uniforme; il disegno polmonare ricompare gradualmente. Più di rado il rischiaramcnto non è uniforme, e l'addensamento pneumonico assume un aspetto chiazzato, simile a quello che si osserva nella broncopolmo· n ite: in tali casi gli AA. hanno notato una tendenza al protrarsi della risoluzione definitiva. Successivamente l'opacità ~compare completamente e la trama vascolare si norm:~lizza sempre più. Può tuttavia persistere per un certo periodo un disegno polmonare rinforzato. Dal punto di vista radiologico la fase di risoluzione si compie in un periodo che va da IO a 50 giorni, cioè alquanto più lungo di quello clinico. Per quanto ri).,rttarda la diagnosi e la diagnosi differenziale radiologica, gli AA. concludono che nel periodo iniziale l'indagine radiologica permette spesso di formul:lrc un giudizio diagnostico precoce, dimostrando un' alterazione polmonare progredita. quando i sintomi clinici non sono ancora chiari. In qu e~ta fase la diagnosi differenziale si deve porre con la broncopolmonite, che è caratterizzata dalla molteplicità dei focolai e da un aspetto meno uniforme della opacità. Nel periodo di stato la diagnosi differenziale dovrà essere posta con la polmonite a focolai confluenti, la lobite tuhercolare. la pneumonite casecsa clinicamente primitiva c alcune forme di pleurite della grande cavità. Nel periodo di regressione, quando non sono noti i precedenti anamnestici, possono svrgere gravi incertezze di interpretazione, poichè le immagini radiologiche non hanno. in questo periodo, de i caratteri peculiari che le differenziano da quelle che si riscontrano in affezioni di altra natura, specie tubercolare.

NEURO - PSICHIATRIA.

T. CAMPIONI: Il trauma cranico quale fattore etiologico della perversione del uu·alfel( nel fanciullo. braio, 1940.

« Rassegna di Studi psichiatrici ))' vol. XXIX, fase.

1,

gennaio-feb-

L'A. premette giustamente che in tema di rapporti eziopatcgenetici fra traumi Cr:l· nici c disturbi psichici del fanciullo t:sistc un,1 str:-.na discordanza di vedute fra l'opinione


715 tenacemente radicata nd popolo e le scienze mediche, le quali sottovalutano, a dir poco, l'importanza del fattore traumatico nel determinarsi di deviazioni del carattere e della condotta. L'A. riporta, poi, tre casi personali e, anch..: alla luce delle recenti conoscenze psicopatologiche, sostiene la dipendenza da pregressi traumi dei disordini mentali riscontrati CARLO R1zzo. in quei suoi piccoli infermi. A. VITELLO: Osservazioni sulla terapia insulùvica delle sindromi diuociative. sperimentale di freniatria ))' vol. LXIII, f:tsc. 4, dicembre r939.

« Rivista

L'A. riferisce intomo ai risultati da lui ottenuti colla insulina-shock-terapia in 43 malati di psicosi dissociative. Di tali risultati il più degno di nota è che le forme suscettibili di guarigione sono queile amenziali e le psicosi paranoidi reatrive, menltre nella demenza precoce kraepelinina si ebbero solo scarsissimi miglioramenti.

La cosa, che merita conferma in base ai risultati di un ben maggior numero di casi, ha comunque una cospicua importanza sia da un punto di vista meramente speculativo, sia nei suoi riflessi medico-legali; difatti appare confermata, anche in tale via, una certa parentela eziopatogenetica fra le sindromi schizofreniche. Con ciò trova sempre più conferma l'irrealtà del mito di una schizofrenia costituzionale, e si impone, invece, la necessità di studiare con cura ogni singolo caso p::.r precisarne il gruppo d'appartenenza e - di conseguenza - per fissare su basi sempre più obiettive l'importanza e la relativa prevalenza caso per caso- dei fattori endogeni (massimi nella demenza precoce propriamente detta) sugli esogeni (massimi nelle forme amenziali), e viceversa. CARLO Rrno.

fJFTALMOLOGIA. G. MISSIROLJ: Miopia transitoria in seguito ad in gestio-ne di sul/amidici e sua interpetraziO'fle patogenetica. - (( Bollettino d'oculistica ,., n. t, 1940. Era già conosciuta la possibilità di insorgenza di miopia transitoria in alcuni individui trattati con arsenobenzolici, ma ne era stala sempre dubbia la p:!togenesi. Ora che la terapia sulfamidica si diffonde con una intensità veramente notevole è inreressante segnalare la possibilità che essa sia causa di insorgenza di miopia transitoria. L'A. descrive tre casi in cui alla somministrazione di debo.li dosi di sulfamidici, effettuata non per malattie oculari, aveva fatto seguito l'insorgenza di miopia (da un minimo di 1,50 D ad u:n massimo di 3 D), che era scomparsa poi dopo 5 - Io giorni senza alcun intervefito terapeutico. Secondo l'A. la miopia transitoria era dovuta ad uno spasmo del muscolo ci liare, nè potrebbero farlo escludere l'asr.enza di miosi c l'intcgritj della pupilla essendo ben noto rhe determinate sostanze tossiche possono agire su una ristretta sezione nervosa. E poicht: le dosi di preparati sulfamidici determinanti la miopia transitoria erano ben lontane dalle dosi tossiche, l'A. è del parere che la de~critta miopia transitoria debba attribuirsi a vera e propria idiosincrasia. T EsTA.

T . BARDANZELLU: Un nuovo amisettico per u.so locale in oculùtica: il mercurocromo. (( Bollettino d'oculistica l>, n. 1, 1940. E ' l'antico problema della ricerca di un buon antisettico per uso oft:llmico che torna ~:o nrinuamente ad interessare gli studiosi.


Mentre in chirurgia generale si hanno mezzi molteplici per effettuare una completa $terilizzazionc del campo operativo, ciò purtroppo non può avvenire in oculistica perch è il << primum non nocere )) è canone di assoluta importanza. Se inf:ltti si usassero i cOmuni antisettici oftalmici in soluzioni concentrate a grado sufficiente per distruggere l2 flora batterica ospite abituale del sacco congiuntivale si causerebbero certamente c.bnni non lievi ai tessuti oculari stessi. L'A. ha perciò studiato l'uso del mercurocromo, che viene usato in urologia ali" I 0 -. . Tale sostanza- è un battericida potente e alla diluizione dell'I per mille uccide in un minuto ìl bacterium coli nell'urina. Il mcrcurocromo può essere instillato nel sacco congiuntivale alla concentrazione del 4 %; vi causa un lievissimo senso di bruciore, comune del resto a molti colliri, senza produrre alcun fenomeno tossico ed esercitando una benefica azione vasocostrittrice. L' A. l'ha adoperato con successo a scopo terapeutico in tutte le forme di con~iun­ ti\'iti, nella cheratite ulcerati\'a e nelle blefariti ulcerose, e come preventivo negli inrer\'enti chirurgici sul bulbo e ~ ugli annessi, e:: ritiene che il mercurocromo è senz'altro ; uperiore a tutti gli altri antisettici in uso in oculistic:l.

BoRos: Reti11ite steltata da injczione focale. -

« Br it.

.::

-·

Journ. of Ophthal. ''• XXI V,

1940. L 'A. fa una completa, sebbene sintetica, elencazione di tutte le cause, descrine finora, della reti n ite stellata. Riporta poi un caso capitato :1lla sua osservazione in cui la causa di questo p:~rn­ colare quadro patologico retinico era dovuto a carie dentaria. Difatti colla estirpazione dei denti ammalati, e cioè colla eliminazione del focus, si ebbe la completa guarigione della malattia retinica. T ESTA .

SvERDLJCK: L'eziopatogenesi, l'esercizio 01-tottico c la ricducazione vwva nello stt-abi.-mo funzionale. - « Arch. Oftaim. ))' Buenos Aires, XlV, 1939.

Le varie teorie sulla etiopatogenesi dello strabismo trovano una elencazione si n tetica ma chiara, ed al lume di una minuta analisi critica l'A. conclude che la cau~a di esso risiede nel trinomio cerebr~neur~muscolare. Secondo l'A. la cura ortottica deve essere preceduta da una preortottica, la quale è costituita dalla precocissima correzione del vizio diotùco c dalla rieducazione Yisi\'a dell'occhio ambliopico, da una generale vitaminica calci~arsenicale, dalla eliminazione di eventuali foci c dal trattamento chirurgico quando la deviazione è superiore ai 25°. TESTA. RICCI:

Cura del tracoma. -

« Difesa sociale n, 1940.

L'A., che dirige l'ambulatorio antitracomatoso dell'I.N.F.P.S. in Napoli, mette a disposizione del lettore i frutti della sua esperienza nell'argomento che tratta, argomento che, pur vecchio, si pre~enta ogni giorno nuovo quanto al~e possibilità di :lpportare ai soffercnti di tracoma quei ,-antaggi che una nuova terap1a (quella sulfamidica) fa apparire all'orizzonte. L'A. suddiYide la terapia antitracomatosa in generale, locale medica e locale chi. rurgica. Di ciascuno di questi tipi di te rapia fa una dettagliata cd esauriente descrizione. TE!>TA.

.:


717 BROM ti.TOLOGIA. ~- MON"fEFREDI NE:

Appitca3Ìoni dell'alluminio nclle industrie alimentari. - (Relnione presentata al I 0 Congresso Nazionale dell'alluminio. magnesio e leghe leggere, Milano 2<>-22 ottobre 193y- XVIII) da << l'Industria Italiana delle Conserve li, n. 6, dicembre, 1939.

Il dott. Montefredine nella sua esauriente relazione mene in rilievo le applicazioni che l'alluminio, metallo squisitamente autarchico, può avere nel campo aliment:tre, in uno dei settori cioè più importanti dell'economia nazionale. L' uso dell'alluminio confinato, fin dall'inizio del suo apparire nel campo delle applicazioni rcatiche, alla fabbricazione di utensili da cucina, ancora oggi, m algrado il suo più largo impiego nei più svariati settOri dell'industria rimane limitato a questo campo sì che nel consumo globale del metallo la percentuale più alta spetta ancora alla fabbricazione di utensili da cucina come dimostrano le statistiche riportate. Nè è valso a limitare l'impiego sempre cre~cente dell'alluminio nella fabbricazione degli utensili da cucina l'opinione invalsa per qualche tempo sulla tossicità di questo elemento, che si asseriYa persino esser~ un agen te cancerigeno. Tale asserzione viene confutata dall'A., il quale, a sostegno della sua tesi, oltre che citare i numerosi lavori di eminemi farmacologi, ricorda che l'alluminio è un componente normale degli alimenti e che in alcuni paesi, come in America, si fa uso larghissimo di lieviti artificiali (miscele di allume e fosfato di all uminio anidro) per la confezione del pane e dei biscotti: alimenti il cui consumo determina in media l'apporto quotidiano all'organismo di gr. 0,2 di alluminio. Ma anche senza queste aggiunte artificiali la quantità di alluminio ingerita con gli alimenti ogni giorno oscilla intorno a 20-25 gr. (Lehmann); anche le quantità di alluminio provenienti dagli utensili è dello stesso ordine di grandez7.a: oscilla cioè da 5 mgr. (Beai) a 20·"30 mgr. (Lehmann). Questt.: quantità, secondo l'A., sono incapaci di recare alcun disturbo e risultano inferiori a quelle cedute agli alimenti da recipienti confezionati con altri materiali. L'A. quindi lamenta che in Italia, nel ~e ttore delle industrie alimentari, ancora non si sia diffuso abbastanza l'uso di questo metallo; una sua larga diffusione in questo campo permetterebbe all'Italia di limitare l'impiego di quei metalli (rame, stagno, nichel) di cui essa è, per il suo fabbisogno, quasi totalmente tributaria dell'estero. Ma l'impiego dell'alluminio, a prescindere dal punto di vista autarchico s'impone anche per le sue caratteristiche fisiche e chi m iche (leggerezza, inalterabilità agli agenti atmosferici, ecc.): l'A. non ritiene a questo proposito giustificate le asserzioni secondo le quali non è possibile conservare a lungo gli alimenti in recipienti di alluminio per i fenomeni di corrosione che ivi si manifestanò. Questi fenomeni indubbiamente esistono anche nel caso dell'alluminio, ma sono meno imponenti che nella latta; anzi essi vengono notevolmente ridotti nel caso del· l'alluminio poichè il metallo si ricopre facilmente di uno strato protettivo di ossido: strato il cui spessore può venire aumentato mediante particolari trattamenti chi m ici ed elettrochimici, rendendo così il metallo più resistente alla corrosione. Perciò se dall'osservazione del potenziale elettrico dell'alluminio si sarebbe indotti a scartare il suo impiego nell'industria alimentare, pur tutta\·ia l'A. osserva che nu· merose altre ccnsiderazioni ne fanno ritenere non solo possibile, ma consigliabile l'impiego in questo campo. Con questo l'A. non si fa promotore per una integrale adozio ne di questo metallo per la conservazione degli alimenti; anzi scopo di questa sua relazione è quello di indicare quei settori dell'industria alimentare nei quali può es~ere


fin d'ora utilmente adottato e quelli, nei quali l'impiego dovrà essere subordinato ad eventuali indagini sperimentali. L'alluminio può essere impiegato nei più svariati settori delle industrie alimentari; tra questi l'A. prende in <:!amc : a) l'industria del latte e dei latticini; b) industria degli oli e grassi; c) inuustria dci prodotti della pesca conservati; d) industria d elle conserve alimentari di origine vegetale; c-) industria dolciaria.

a) industria del latte. L'uso dell'alluminio in questo settore delle industrie alimentari si è molto diffuso. L 'impiego di bidoni di all uminio per il trasporto del latte in s~tituzionc di quegli di lamiera rappresenta un reale va ntaggio (.Conomico (durata maggiore, valore superiore di rccupcro, minore costo nelle spese di trasporto). Notevoli sono i vantaggi anche dal punto di vista igienico: il latte si conserva più a lungo nei recipienti di alluminio c, anche se eccessh·ameme acido, non ìutacca il metallo. T ali reali vantaggi igienici hanno indotto le amministrazioni di alcune città (Avellino, luglio 1939) a rendere obbligatoria ia distribuzione quotidinna del lane in recipienti di alluminio. L 'A. prcconizza l'ado:r.ionc di questo metallo nei vari rami dell'industria lattiera (serbatoi di raccolta del latte, impianti di pastorizzazione, recipienti per la fabbricazione dci formaggi) c ndla fabbricazione del burro; anzi a questo proposito segnala la recente proposta di Kieferle e Scu~s d'involgere il burro in fogli di alluminio: il burro così protetto dall'azione della luce resiste meglio all'irrancidimento. L 'A. si augura che la Direzione generale di Sanità Pubblica imponga l' uso dci recipienti di aHuminio nel le centrali del latte e per il trasporto e la distribuzione del latte nelle città.

h) induuria degli oli e grassi. L 'A lament:J b .;('arsa diffusione che ha avuto l':tlluminio per la conservaz ione, il traspon o e la vendita dell'olio. Egli afferma che nessuna alterazione subisce l'alluminio in contatto dell'olio sia per acidità· elevate che per alte temperature. A tale scopo cita le esperienze di diversi AA. atte a dimostrare la veridicità delle sue affermazioni. Raccomantla perciò l'impiego di recipienti di alluminio per la conservazione dell'olio m sostitu zione dci tini di l:ttta e di lamiera stagnata e, nell'industria olcaria, ncgl i impianti per la distillazione degli acidi grassi in corrente di vapore, per l'estraz ione, la raffinnzione c la decolorazione. c) industrie dei prodotti della pesca conurvati. Le applica:r.ioni dell 'alluminio nell'industria della pesca sono molto diffuse all'estero (Norvegia). L 'A. cita i dati forniti da alcuni ricercatori atti a dimostrare che l'alluminio presenta tutti i requisiti necessari per la conservazione di questi prodotti ( non e tossico, è resistente, non attacca gli alimenti durante la sterilizzazione, non ne altera il contenuto vitaminico). Notevol i vantaggi presenta, aù esempio, la conservazione delle sardine all'olio in scatole ùi alluminio. Queste sono più leggere. non anneriscono. n~ ii prodotto assume, come avviene di fn.:quente con i recipienti di latta, sapore metallico. Nè la scstituzi(,n:; dell'all uminio alla latta impone radicali trasformazioni nel macchinnrio impiegato per la confezione delle scatclette: per la loro chiusura infatti si prestano benis~imo le m:1cchine :tutomatichc attualmente in uso. Solo per la steriliz;razione s'impone l'uso di autoclavi speciali. per ~':ita re le deformazioni delle scatolette in seguito alle differenti pressioni, che SI stabiliscono dur:mte <: dopo la sterilizza7.ione. L 'uso dei recipienti di stagno JXr I:J conserv n ionc del pesce è asso lu t ame nte da rigett:-~re (specie per il rc~ce consen·:JtO all'aceto) come lo tlirnostrano i lavo ri di A m phett. Wilh.uns, Florcrnin, ecc.


La quantità di alluminio riscontrata in pesce (aringhe, sardine, granchi) conser\'ato in scatole di questo metallo, dopo un anno di conservazione, raggiunge al massimo i roo mgr. L 'A., sulla scorta delle espenenze norvegesi, auspica che anche in Italia venga esteso l'uso della conservazione delle aringhe, sardine, filetti all'olio in recipienti di ali uminio, mentre prospetta la possibilità di estendere dopo ricerche preliminari, l'uso dei recipienti di alluminio anche per la conservazione del tonno e di tutte le qualità di p esce, che, grazie alla Genepesca, vengono poste sul mercato italiano.

d) iTJdustria delle conserve alimeTJtari. L 'impiego dell'alluminio per la conservazione dei concentrati di pomodoro, dei pomodori pelati, delle gelatine c conserve di frutta, degli ortaggi, legumi, ecc., cioè per tutta la svariata gamma di prodotti che l'industria delle conserve produce è ancora in fase sperimentale. L'A. passa in accurata rassegna tutte le ricerche eseguite dai numerosi spcrimcntatori italiani e stranieri in questi ultimi anni sui fenomeni di corrosione, e conclude, in base all'esperienza acquisita, che l'alluminio può trovare impiego come la latta per la confezione delle scatole per conserva alimentare, poichè i fenomeni di corrosione son o dello stesso ordine di grandezza nei due casi col vantaggio però per l'alluminio della minore tossicità rispetto allo stagno. Ad ogni rnodo data la svariata composizione dei singoli tipi di conserve l'A. ri. tiene che la pratica applicazione dell'alluminio in questo campo sia subordinata a spcrimentazione accurata dei fenomeni che possono verificarsi per il contatto prolungato d elle conserve col metallo.

e) industria dolciaria. I n questo settore l'alluminio può essere utilizzato per l'imballaggio della pasticceria secca, delle caramelle, ecc. La sua applicazione è già iniziata;. l'A. però prospetta l'opportunità che essa s'inte n sifichi e diventi totalitaria. L a r elazione del dott. Montefredine, così ampiamente redatta e documentata, va ~~gnalata agli studiosi di problemi alimentari perchè è una chiara impostazione di un problema di alto interesse non solo economico ma anche ~c ientilico. Le possibilità prospettate dall'A. di pratica attuazione di questo metallo nei va ri settori dell'industria alime n tare varranno ad intensificare le ricerche perchè dalla fase sperimentale si passi senz'a.ltro a quella industriale. Dobbiamo essere grati al dott. Montefredine per la sua · · croc•ata " dell'alluminio: alla quale indubbiamente arriderà il più lusinr,hicro dci sue<. essi. contribuendo essa ad un'altra conquista nel campo dci i\JUtarchia. ScoTTI

SOMMARI DI RIVISTE MEDICHE MI LITARI. GERMANIA. DER

,DEuT~CHE MtLITÌÌRARZT. -

Rivista mensile p~r g li ufficiali della Sanità milit:tre dell eser cito, della marina e dell'aeronautica Bureau der Med izinische n Rcfer:tntcnBUittcr , Berlino W 9, Linkstr. 23·24. Fase'. VIli, agosto 1940.

Wohlfeil c Maass: Vaccinazioni profilattichc per le forze armate, loro effictlCi:.J c c modalità <.l ' impiego. Bar~os: L 'immunizzazione attiva coi vaccini pol i v:.~lcnti . SchTnid t-Lang: Igiene dell'acqua in guerra.


Biilow: La geologia di g uerra nel serviZIO delle unità sanitarie campali. Igiene ùell'acqua del sottosuolo in guerra. Knauer: Tecnica della determinazione dei gruppi sanguigni nell'esercito. Eyer e Auruers: Un apparecchio per la determinazione dei gruppi sanguigni dell'accademia di medicina militare. Pohle: II significato dell'eliminazione di albumina con le urine e dell'aumento ùdla pressione del sangue nei gio,·ani. Backert: Importanza dci ren i nella localizzazione di cause di malattia nel reumatismo articolare acuto e cronico. Eichler: Un piccolo tavolo radiologico di fortuna. Stiller: Il trattamento rapido della blcnorragi:1 con l'albucid. R obert: Osservazione sulla nota del dott. Stiller. F~tsc. IX, settembre

1940.

Weiler: Sulla questione della dipendenza da causa di servizio delle più frequen ti alterazioni psichiche e nervose nei militari. Gaupp: Le malattie psichiche e nervose dell'esercito nella guerra mondiale. Ritter v. Baeyer: TI problema delle amputazioni di guerra. Riihe c Engelke: Lo stato attuale delle cure ortopediche. Raydt: L'igiene nelle moderne spedizioni militari ai tropici. Memmesheimer: La diagnosi e il trattamento delle dermofizie. M untsch: A proposito dell'articolo: Osservazioni sul trattamento medicameruo,o dell'edema polmonare nei colpiti da aggressivi chimici. STATI UNITI. THE

MtLITARY SuRGEON. - Army Medicai Museum and Library. Washington, lume LXXXVI, n. 6, giugno 1940.

\'o-

Stitt: Il museo navale d'igiene ed il suo fondatore, Jerome Kidder, cbirurg:o ddb marina degli S. U. Fairhank: Addestramento in tempo di pace per fronteggiare le necessità dd !n mobilitazione. Pars&n: Corpi eosinofili nel comune raffreddore. Edmonds e Brewett: Chirurgia orale c protesi per accrescere l'efficienza del !:t masticazione e l'estetica facciale in un caso di grave prognatismo della mascella su peri ore. Bdneman: Stralcio da un libro di appunti di un medico di settanta anni fa. Marvink, Bradford e K etchun: T erapia solfopiridinica della polmonite. Str:ind/et·: Arti artificiali. Kotlla/:l}ig: Trasporto aereo dci feriti a grandi altezze e a lunghe distanze. Hirsh: L'appendicite prima del profcssor Fitz. D onaghy: L'anestesia moderna nella chirurgia di guerra. Le11tini: Cinematografia medica. Leedllam: Le cause di inabilità al volo riscontrate nella visita agli allievi u ffici::tli di aeronautica. J~igh: La stomatite del Vincent. . H ansen: Consigli circa [,e lesioni del piede determi nate da tla marcia faticosa. Meyerdìng e Pollock : Le fratture metatarsee verifìcantisi durante la marcia. Pollock : Esame gencr:~lc ciel torace nei lììilit:.lri smobilitati.


721

Fase. LXXXVf.I, n. 1, luglio 1940.

Tarnotvsky: Breve sinossi di chirurgia militare. Tonnis: Il trasporto per via aerea dei malati e feriti è un problema sanitario. Davidson e Brown: Il trattamento delle fratture della mascella. P!ant: Problemj e metodi del trattamento chirurgico e non chirurgico dei calcoli re nal i ed ureterali. Relazione di alcuni casi. Bernier: Odontomi follicolari. H oechstelter: Micosi del piede trattata con iontoforesi rameica. Hanstm: Pronto soccorso e trasporto dei feriti vertebrali. Sreindler: Le fratture complicate della coscia e della gamba nella pratica militare e ci,·ile. Zuvet·: Il servizio sanitario nelle Sezion i di Sanità con gli effettivi del tempo di pace. Phalen: Il chirurgo A. Mc Pari in, ~uc.:essorc: di Lctterman, nell'esercito del Potomac.


NOTIZIE ..

MEDAGLIA

DI BRONZO AL VALOR MI LITARE ALLA MEMORIA DI UN CAPORALE DI

' SANITA. E' stata conferita b medaglia di bronzo al V. M. alla memoria del caporale Gwsn Romualdo fu Ermanno, nato a Villa Corsione Val Barrua (Asti) con la seguente moti· vazione: Caporale di sanità, mentre si prodigava generosamente per raccoglie,·e e curare i feriti, sotto il tiro incrociato di armi automatiche r~emiche, cadeva colpilo ai cuore. Abrics, 21 giugno 194o-XVIII.

R ICOMPENSE

AL

VALOR

MILITARE

CONCESSE

AD

UFFIC IALI

DEL

SERVIZIO

SANI TARIO.

CROCE !)l GUERRA AL VALOR MILITARE. CRIMI Giovanni fu Egidio e d! Tornabcne Pasqua Antonina, nato a Catania il 28 <•ttobre 1go8, sottotenente medico del V sottogruppo bande dubat « Barracu >•. - Quale ..-anitario di un sottogruppo dubat, durante aspro e sar~guinoso combattimento, accortosi che il nemico tentava in forze l'aggiramento della sinistra dd reparto, si lanciava C()rl pochi uomini sull'avversario, sventando la mossa che avrebbe compromesse seriamenu in 110stro danno l'esito della lotta. Succeuivamente, in un momento CI'Ìt!co deurminato da ininterrotti attacclli del nemico in forze soverchianti, rimaneva ugr4almer1te sullo linea di fuoco a medicare i numerosi feriti c-d a combattere, dando mirabile esempio di calma. serenità e sprezzo del pericolo, contribuendo con la sua azione al umseguimer~to dd successo. - Uara Colombo. 3 marzo 1937 - XV. PAscon·o Beniamino fu Antonio e ùi Amelia Evelina Brancati, ùa Napoli, sottotcnentc medico VIII gruppo da 100' 17. - Ufficiale medico del g1·uppo, sotto violento tiro di artiglieria nemica, accorreva sempre prontamente sulla linea dei pezzi per me· dicare i feriti ed incurante del pericolo, senza alcun riparo, con alto .<entimento del doterc , guidato solo dalla volontà di Jalvarc due feriti gravissimi, eseguiva lunga t'd accurata medicatura. - Fronte di Alcaniz, 19 marzo 1938-XV. TIPAWI Matt;a di Luigi c fu P:mtanzi Maria. da Castelforte (Littoria), sottotenentc medico r:tggruppamento carristi. - Ufficiale medico di un battaglione motomcccar~ iz· zato, durali/e un ciclo operativo, si portava con grande a1·ditezza sulla linea di fuoco per prod;garc le prime cure a; feriti~ distir1guc,ndosi per pe,·1zia c sprezzo del pericolo. Benisanct, 6 novembre 1938·XVII. -

PROMOZIONI DI UFFICIALI DEL SERV IZ IO SANITARIO.

UFFICIALI MEDICI IN s. P. E. Tenenti inmricati dei grado di capitano promossi capitani: STELO Gregorio, TE· RAMO Filomeno, PtETRo:--n Gino, OF. G1oRc ro Mario, MANCANIELLO Luigi, CrRRI:<CIONE Marco. c.~IAZzo Alfonso, ATTAI'ASIO Arnaldo, SABELLI Carlo, ALLOAITI Benedetto, PAL· MA~ Giuseppe, BRACCO Mario. GEMELLI Antonino, CELE~TAI'J Nicola, V1c.~R1 0 Cesare. (Bollettino uffìcialc, ùisp. 53". 1940 • XVlll).


PER l NOSTRI FERITI E AMMALATI DI GUERRA.

In questa eroica estate che ha conosciuto l'erompere e l'insorgere di tutte le forze vitali della Nazione alla conquista della Suprema Indipendenza e che è già passata alla storia con i fasti alpini e oltremarini che l'hanno illuminata, la Sanità militare ha aperto

La mcs•a all"aperto del 1!! agosto, giorno onomastico della Regina Imperatrice, nell'ospedale miln~rc di Roma.

ancora una volta le sue braccia amorose a1 reduci, feriti o ammalati, delle vittori01:e battaglie. Nei suoi Ospedali, luoghi d'incontro c campi di nobilissima gara fra la Scienza c l 'Amore, essa, oltre a profondere tutte le possibilità delle sua tecnica e della w a organizzazione, ha ripetutamentc accolta ogni generosa offerta od iniziativa altrui mirante ad alleviare le sofferenze, ad elevare lo spirito ed allietare il soggiorno dei militari ricoverati. S iamo perciò lieti di fissare su queste pagine il ricordo di alcun : manifestazioni di Fede e di Arte che nei mesi di agosto e sctt::mbre hanno avuto luogo nell'Ospedale militare della Capitale.

.. .


724

Concerto svolto il 2 scucmbrc dalla orchestra dd Teatro Reale ddi"Opera nell"ost>cdalc militare di Roma .

Concerto diretto da \'v ili) Fcrrcro nel ~orulc: cldlo stc<:.o osncdalc. il 29 settcmhrc.

Dm:uore resporuabile: Prof. Dott. Lo. Redattore: Prof. Dott. TOMMASO S RO~lA 1

SETIEM IIR E

ZETTI, tenente ,generalC' medico. (il.LI, tenente colonnello medico. • CARLO CATIANEO, 20.


Anno 88° - Fase. lO

Ottobre J 940-XVIli

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sani1.1 te virftts in armis

Direzi one e Ammini st razi one Mini ste ro della Gu erra Roma

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TENDE COLONIALI WATEIIALI PEI lTTENDAWENTO

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ANNO 88° - F ASC. I O

(3° (ITOPPOI

OTTOBRE 194o-XVIII

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE LAVORI ORIGINALI

OSPEDALE MILITARF DI ROMA Dircuore: tencnt.: colonucllo med ico P. Rt:<AI.Ill. Reparto Otorinolaringoi:uncu.

CONSIDERAZIONI SULLA LEGATURA BILATERALE DELLA GIUGULARE INTERNA E SULLE SUE APPLICAZIONI NELLA CURA DELLE SETTICOPEMIE DA TROMBOFLEBITE OTOGENA BILATERALE (CONTRIBUTO CLINICO) Don. Dou.

U~;o

FEKRMt.

A'<ACLETO

tenente colonnello medico, capo t cparw, e sotrotcncmc med ico, assistente ( t).

C tRt:-- Et ,

Per quanto, in tempi ormai lontani, la legatura di una vena giugulare profonda fosse ritenuta intervento pericoloso (Malgaigne, 1858), da molti a nni sia la legatura che la resezione unilaterale di tale vaso vengono abbastanza frequentemente praticate senza gravi inconvenienti: con particolare frequenza da parte degli otoiatri nella cura delle tromboflebiti otogene del seno sigmoide. Operazioni rarissime invece sono rimaste la legatura e la resezione bib.terale delle giugulari interne, con le quali il chirurgo sopprime completamente la principale via del circolo refluo cerebrale. L 'indicazione che più frequentemente ha portato ad un intervento di questo tipo è stato il trattamento di affezioni neoplastiche del collo, in particolar modo delle adenopatie cervicali secondarie a cancro della lingua e del crocevia faringeo-laringeo, trattamento che consiste nel vuotamento chirurgico comprendente la resezione delle giugulari situate a contatto intimo dei gangli. Le adenopatic che interessano per lo più detto vaso venoso sono quelle che colpiscono le stazioni sottangolomandibolare, caroridea, e dello spazio parotideo posteriore (Bernard); e, quando esse siano bilaterali, il chirurgo si trova nella necessità di resecare ambedue le giugulari stesse, o di praticare un intervento incompleto. ( 1) Il bvoro è dovutn in parti u;:u.tli ai due ,\:\.


Già da molti anni sono stati segnalati casi in cui l'operatore si attenne alla prima via, con esito vario. •1.- .. Nel caso di Ewald, la resezione bilaterale, compiuta durante un'estesa ~·=-- ~ •,· oper azione sul collo per neoplasia che aveva invaso lingua, faringe e ghian~~. dvle cervicali, causò l'immediata morte del paziente. ·. :·~· .., In quello di Baldwin invece, che si ricorda in questo gruppo, sebbene , ··.. , ·,,i ···:fXJegatura sia stata praticata accidentalmente durante l'estirpazione di lin: :~\~ , . .:'/f{gh_iandole tubercolari, il malato ~arì. senza pre~entare. ~otevoli di~turbi ~.- .. / · d1. CJrcolo cerebrale. Sarebbe questo d pnmo caso d1 guang10ne dopo mtert>:· ruzione bilaterale delle giugulari interne. ._. Nd caso riportato da Dangel, si è proceduto alla legatura e alla resezione bilaterale nello stesso intervento: i fatti di stasi si limitarono ad una modica cianosi di brevissima durata. L'A. ritiene che la compressione esercitata in precedenza dal tumore avesse preparato le vie suppletive. Dépage praticò invece lo stesso intervento (per adenopatia cervicale da cancro della lingua) in due temp~ alla distanza di un mese fra i due lati. Anche in questo caso il paziente non ebbe a soffrirne. Interessantissimo dal punto di vista clinico il caso riferito da Duval, in cui la legatura bilaterale durante l'estirpazione delle ghiandole della regione caroti dea, determinò improvvisamente l 'arresto del respiro ed un quadro terrifi{:ante di cianosi del capo. Un 'improvvisa emorragia buccofaringea con emissione abbondante di sangue nero, determinò un brusco miglioramento che proseguì poi fino alla guarigione. In questo caso evidentemente l'insufficienza delle vie collaterali è stata soltanto temporanea. Al contrario Morestin riferiva di due casi in cui la legatura bilateralt> della giugulare, praticata anche in due tempi distanziati, aveva portato a morte i pp. La semplice compressione della giugulare superstite, praticata con un filo prima della legatura di essa, e del relativo vuotamento latero-cervicalc, si era dimostrata insufficiente, pur essendo completamente intatte le vie collaterali di un lato, a determinare fatti di stasi gravissima. Bernard riferisce di un caso, operato da Sébileau, in cui unica conseguenza dell'intervento è stata la tumefazione del volto durata qualche giorno. Tansini è intervenuto in un carcinoma bilaterale della parotide, legando in un sol tempo la carotide esterna e le giugulari profonda a D, la carotide c~terna e le giugulari profonda e superficiale a S. Il malato presentava, a intervento finito, un aspetto terrificante, con cianosi ed edema del volto, occhi sporgenti, lingua turt,rida, loquela inintelligibile: un quadro insomma simile a quello descritto da Duval. In pochi giorni detti sint~mi scomparvero. Leclerck e Roy hanno praticata la resezione bilaterale, a distanza dì un mese fra i due lati, con inconvenienti temporanei limitati ad una modica cianosi e ad un aumento di pressione del liquor fino a 45 al Claude. Anche Nicolini ha praticato questa operazione in un caso di cancro della l i ngua.


L'altra indicazione che può presentarsi per la legatura e resezione bilaterale della giugulare interna rientra nell'ambito dell 'otorinolaringoia tria, t>d è <:ostituita dai fatti di setticopiemia per tromboflebite bilaterale del seno sigm oide. Anche in questo campo esiste nei riguardi di un tale intervento, una (erta diffidenza. H astings riferisce di un caso venuto a morte dopo che in un consulto s; era stabilita l'imposstbilità di legare ad un tempo le due giugulari interne. Sono noti j diversi casi in cui la guarigione della tromboflebite: bilaterale fu ottenuta dopo resezione di una giugulare unita ad intervento su amhedue i seni (Gruening, Schlegd, Dausend, Smith ccc.). Pare sia stato il ricordato H astings a fare praticare per primo dal Dr. ·f' .., Burnap . co? e~ito felice la le~atura bilaterale_ del_la ~iugular~ interna ~on \. ~ <.JUesta mdicaztone. Il procedJmento operatono nsulto, per ti progresstvo (:..._ ~ aggravarsi delle manifestazioni cliniche, suddiviso in pi.ù tempi distribuiti ~' com e segue : C!.,.-'r.,~ ·•

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masto~dotom!a S (Hasti~gs); ~~~~ ~ mastOidotomta D (Hastmgs); ...'~ , intervento sul seno D (Hastings), legatura e rescztonc della giugu.•• ~ !are interna (Burnap); intervento sul seno S (Hastings), legatura e resezione della giugulare interna (Burnap). In ambedue i casi l'intervento sulla vena è stato deciso principalmente per il manifestarsi di doiore e tumefazione lungo il suo decorso, per il progressivo aumento dei fatti di stasi delle papi Ile ottiche; per la persistente cefalea. Non si notarono fatti evidenti di irritazione meningea, nè brividi, nè accessi febbrili a tipo setticopiemico. Fra la interruzione dei due v:.tsi venosi intercorse un intervallo di 18 giorni. 11 giorno dopo l'intervento sulla seconda giugulare, il paziente era cosciente, la cefalea era scomparsa, mentre era notevolmente accentuato edema delle palpebre e della faceta interna, e si era resa più notevole la stasi delle papille, specie a D. 24 giorni dopo questo intervento venne aperto un ascesso sottoperiosteo m ediano in corrispondenza della sutura parietooccipitale. In tale occasione venne constatata una enorme distensione delle vene del cuoio capelluto. Tutti i fatti di stasi sopra ricordati erano scomparsi dopo circa sei setttmane dalla seconda legatura. · Despons nel 1932 ha pubblicato l'osservazione clinica di un malato in cui si praticarono cinque interventi successivi in quest'ordine: mastoidotomia S; mastoidotomia D; vuotamento petromastoideo S e legatura della vena giugulare interna;


vuota mento petromastoideo D e puntura del seno laterale; legatura della vena giugulare interna D e apertura del seno laterale.

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Fra le due legature intercorse un periodo di circa un mese: in ambedue i casi l'intervento venne deciso per le gravi condizioni del p., che presentava febbre preceduta da brivido, <:efalea, delirio. Ambedue le volte il liquor era iperteso ma limpido, e l'cmocultura fu negativa. Da notare che la seconda l<:gatura venne procrastinata il più possihik c venne deCJsa soltanto quando ogni altro intervento si dimostrò impotente a dominare la sintomatologia. Da notare ancora che dall'uno c dall'altro lato il seno no.n si dimostr(l, all'atto dell'intervento, completamente obliterato, ma la legatura venne t:gualmente praticata pcrchè tale è l'indirizzo operatorio seguito nella scuola di Portmann.

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, · :·: ) Il 21 ottobre 1935 l'ali. car. M. V. venne rico,·erato nel nostro reparto per otitc v;..-•.../:ocuta S. All'esame otoscopico prescnt:JVa: conùc:tto uditivo infìltrato, MT ••rros~ata l ' ~ -.~ . /. procidente nel quadrante posterior. sure.riore, diminuzione della funzione uditiva :l ti pc. >. · A di lesione dell'orecchio medio. .. , 14 t • Il 23 ottobre :nsorse lieve ri1.cntimcnto mastoideo che andò progressivamente aumen. tando nei giorni successivi. T. 37",5 a 38".2. li 2 novembre accentuata caduta della parete posteriore - superiore del condono S. T impano procidente. Ore 18: T. 40°. P. 125. Ore 18,30: 1° intervento: m;ìstoidoromia S. (Ferrari). L'antro mastoideo appare ripieno di pus cremoso. Il seno sigmoide è procidente. separato dalla parete posteriore dell'antro da un sottile ~cpimento ossee in parte già colpito dall'infezione. Scoperto il seno sigmoide, la sua parete appare di colere g rif!"ioverdastro: non publ. La puntura esplorativa non dà esito a sangue. Si apre allora il seno che appare occupato d:1 un rombo consistente, bi:mc::stro. Coll'asportazione del trombo non si riesce a provocare gemiz io di sangue dal ca po distale. Si drena il seno; M zaffa la breccin operatoria. Ore 24: T. 38",5; P. 90· 3 novembre. Ore 6: T . 37",8; P. C)O. - Ore 18: T . 38",8; P. 100. 4 novembre. Condizioni generali discrete. Sensorio integro. Ore 6: T. 37~,4; P. 8o. Ore t8: T. 38•,2; P. 82. Dal 5 novembre a l () novembre persiste lieve m iglioramento. Temperatura IOtorno ai 37". 10 novembre . Ore tfi: brusca e leqzione febbrile :t 39• preceduta da brivido. 11 no,·cmbre. Ore 6: T. 36"; P. Hs. - Or: 18: T. 40"; P. 140. St~lto settico. Lieve fotofobia. 12 novembre. Ore 6: T. 40'',2; P. 1.)5· - Ore 12: T. 40"; P. 140. Vi,·o dolore al collo lungo il decorso della giugulare. Ore 12: 2° intervento (Ferrari). Si isola a l collo la gi u g ulare interna eh: appare afflosciata, vuota di sangue, ma non trombizzata. Si lega al disopr:1 d ello sbocco del dettO tireo - linguo - faciale c se ne reseca un tratto di circa tre centimetri. 13 novcmhrc. Ore 6: T . 3X": P. ()<1 . • Ore 18 : T. 37".2: P. 84. Stato generale dì-

. •• - • ~ ..li-.;·

~crcw.


Dal 14 novembre al 30 novembre lievi oscillazioni

r~rmiche

giornaliere intorno

3 37"·5·

Dal 30 novem bre 1935 al 2 gennaio 1936 apirertico. 3 gennaio 1936. Dolore all'orecchio D . MT arrossata. Flittene ematiche sul fondo del condotto. I poacusia a tipo orecchio medio. Ore I!!: T. 37~,6. 4 gennaio. Persiste la sintomatologia descritta. Notevole prccidenza ddln MT. T. 38•,4. Si pratica paracentesi della membrana dando esito a discreta quantità di secrezione siero- purulenta.

l intervento.

Dal 4 all'8 gennaio paziente api rettico. 9 gennaio. E' comparsa viva dolenzi:1 :~Ila pressione sulla punta della mastoide. Il condotto uditivo è ripieno di secrezione purulenta. L1 MT è sempre notevolmente pro<..identc. Si pratica una seconda paraccntesi dando esito ad abbondante sccrcto francamente purulcnto. Ore 6: T. 36•,6; P. 75·- Ore 18: T. 37",8; P. 8o. 10 gennaio. Secrezione auricolare .1bbcndanre. Accentuata dolorabililà alla pressione in corrispondenza dell'antro e della punta della mastoide. Caduta della parete posteriorsuperiore del condotto. O.re 6: T. 36",8; P. 8o.- Ore r8: T. 38°,4; P. 95· Ore 18: 3° intervento: Mastoidotomia D (Ferrari). Narcosi eterea. T aglio di Wilde. L':mtro mastoideo appare ripieno Ji pus; anche rh questo lato ésSò è separato dal seno sigmoide, proddente, da un sottile sepimento osseo che non appare colpito dalla flogosi. An::he le cellule della punta sono in preda all'infezione. Dopo accurato svuotamento si 'l..nffa con garza iodoformica 1:1 cavità residua.


730 A seguito di questo intervento le c.:ondizioni del malato presentano soltanto un fugace miglioramento. Continuano oscillazioni termiche fino a 38" circa, con remittenze mattutine. Il 17 gennaio nelle ore pomeridiane insorge brivido intenso, e la temperatura raggiunge i 39",5. 18 gennaio: Ore 6 : T. 36°,6. - Ore 18: T. 39",2 preceduta da bcivido. 19 gennaio. Ore 6: T. 36",6; P. 85. - Ore 18: T. 4o• preceduta da brivido. P. 140. Condizioni generali gravi. Lie\'e fotofobia. Dolenzia alla pressione lungo il decorso della ~iugularc S. Ore 19: T. 41"; P. 140.

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.f ' intervento (Ferrari). Narcosi eterea. Attraverso la breccia già praticata nella mastoide si scopre i1 seno che è circondato da pus. w parete del seno è di colore giallo- verdastro. La puntura e~plorativa non dà esito a sangue. Si apre il seno: esso è occupato da ·un trombo in fusione purulenta, che si prolunga ver~o il b<•S$0, Asportato il trombo, il vaso non ~anguina dal capo distale. Si scopre la vena giugulare :~l collo: l'isolamento di essa si present:l difficile. La vena appare ispe~sita, cd il suo lume è obliterato da un trombo che discende molto in basso, onde è neces~ario legarla al di sotto dello sbosco dd dotto 1ireo - linguo - faciale. Si chiude l ~ ferita al collo; si drena il seno; si zaffa il cavo mastoideo con garz:1 iodoformica. Dopo l'intervento l'infermo presenta modica cianosi del volto. Risveglio norm;~le Dopo il risveglio sensorio completamente integro. 20 gennaio. Ore 6 : T. 36°,8; P. 8o. - Ore 18: T. 37"·4"; P. 85.


73I Persiste la cianosi del volto che appare modicament::: tumcf:mo. Gli occhi protrudono lievemente. Sensorio integro. Nervi cranici normalmente funzionanti. E~ame del fondo dell'occhio (Papagno): In 0.0.: Papi Ila ottica tumefatta e sporgente sulla retina adiacente, alterata nel suo colore che è di ventato grigio- rossastro, nei ~uoi limiti che sono indistinti, nel suo diametro che è :wmentato c termina con margini strangiati. l vasi arteriosi della papilla sono alquanto ristretti ed in alcuni punti si confondono in mezzo all'essudato. l venosi invece sono turgidi e tortuosi specie nel punto di passaggio del margine papillare. La macula c le parti circostanti sono normali. Reazioni pupillari presenti e normali.

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25 gennaio. Il ,·olto ho ripreso il suo aspetto normale. Persistono modiche elevazioni termiche serotine interno a 37",5. Esame n:uropsichico (Panara): Nervi cranici integri. Trofisrno; motilità attiva e pas!'i\'a; atteggiamenti del collo, del tronco e degli arti normali. Riflessi superficiali e profondi presenti e normali. Assenza di riflessi patologici. Sensibilità ben conservata. Non si mettono in rilievo disturbi delle varie wutturc psichiche. Nei giorni seguenti persiste il progressivo miglioramento delle condizioni generali r: k1cali. Dal 16 febbraio in poi il p. è completamente apirettico. Il 16 marzo viene dimesso dall 'Ospedale e proposto a rassegna. Rivisto nell'ottobre 1937 il p. gode ancora ottima salute e non accusa disturbo alc uno a carico della circo!azione cranicn.

Come si può constatare scorrendo la letteratura, pochi sono i chirurghi che si siano accinti all'interven to di cui parliamo. Ed in realtà, da un punto di vist~ es~lusivame~te te?rico, esso appare ~on S<:ev~o, di. !ncognite grav~. E chJaro che Ll pencolo maggiore, c l evcntualtta ptu temuta conststonC' ne1 fatti di grave stasi cerebrale che la soppressione completa ddle principali vie reflue può determinare.


732 Questo timore è del resto confer m ato dalle numerose osservazioni cliniche che hanno fatto rilevare gravi disturbi d el circolo cerebrale dopo soppr essione di una sola giugulare profonda (Bruns, Heinekc, Rohrbach, Linser, Kummer, Creyssd e Duillet, Guibal, Duval Lhermitte c Vermes ecc. La spiegazion~ dr queste manifestazioni è stata comunemente ricercata nelle anomalie ed asimmetrie anatomiche frequenti nei seni intracranici e :!:!

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1~el sistema delle giugubrr, nel senso che, legata una giugulare,

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laterale in alcuni casi sarebbe insuffìcente, per la sua piccolezza, ad assicurare il circolo refluo. I fatti di stasi cen:brale dovuti ad una tale insufficienza di circolazione n.:flua giugulare, fino al caso limite della soppressione di ambedue le giut,rulari profond e, si manifest:mo clinicamente con disturbi vari, dai semplici fatti di cianosi di ed ema c di cefalea che scompaiono in breve tempo, ai di~turbi nervosi a tipo di astenia e di emiparesi transitorie o permanenti sioni delle regioni p;u ictali o d elle iuxta talamiche) fino al coma e alla morte rapida. Anatomopatologicamente, nei casi giunti all'autopsia, si sono osservate st:~si d ei sen i ccrchr:~li, congestione venosa, focolai di rammollimento e di emorragia, edema della sostanza cerebrale, che, nei casi di legatura bila-

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733 tcrale, è ii fatto predominante. Il microscopio dimost1 a che le alterazioni in parola non interessano ic arterie e non hanno caratteri di flogosi. Di fronte a queste osservazioni sta però di fatto che, soppresse le giugulari, la circolazione reflua cerebrale è ancora assicurata dai seguenti sistemi \"COOSI:

I plessi del foramen magnum, che si anastomizzano col ~env trasverso occipitale e coi seni occipitali posteriori, e che si continuano con le vertebrali e con le giugulari poster;ori: queste vene alla !or volta si ana~ro mizzano con l 'emissaria condil oidea posteriore e con l'emissaria mastoirlea. Charpy ritiene che basterebbe guesto sistema a supplire l)Udlo soppresso litllc giugulari. 2" - La vena oftalmica che può scaricare il sangue rcfluo nella vena facciale. 3" - Le vene meningee mc.die, che fanno comunicare il seno longituclinale superiore col plesso pterigoideo. 4" - La giugulare esterna che ha un 'anastomosi intraparotidca coli 'interna, e che, coi rami indiretti raccolti dalla faciale c dalla temporale superficiale, può scaricare in una certa misura i seni vcnosi i.ntracranici. Le piccole vene cerebrali sboccanti nel seno, che si anastomizzano .:on la vena delle fosse di Silvio e con altre vene del cervello, ccc. ccc. Tutte gueste vie collaterali potranno forse essere in qualche caso insufficienti, in altri casi avranno bisogno di un periodo di preparazione per vicariare completamente le giugu lari: ma nella maggior parte elci casi esse dovrebbero, fin dal pri mo momento, esser capaci di assicurare la circolazione encefalica. Sono interessanti a questo proposito !e ricl'rchc Ji Jung, Augt:r e Ch.tvannc i quali hanno dimostrato che, sbarrando il circolo rdluo :tttravcrso ii sistema delle giugulari (esterne c intc:I ne) non ~i hann o vari~bzioni dcll"intensità della corrente carotidea, ed hanno !)(:rt:tn!o concluso cbe le anastomo~ i fra le radici delle giugulan e le vene dcii 'encefalo sono tali che le prime possono essere interamente supplite dalle :seconde. L·:.~umento della tensione endocra nica sarebbe dovuto all'aumc:ntn di volume delle vene encefal itich e c rachidee distese dal :sangue che devono drenare in maggior copia. Duval, Lhermittc e Vermes fanno osservare come la soppressione del circolo refluo giugulare non debba titener5i, ncib ma!!gior p~trtl' dei casi, l" unico fattore dell'encefalomalacia: proh;tbilmenre si associano ad essa altri fattori fra i quali si deve prendere in comickra·t.ic,nc l ' influ~:nza della narcosi (rammollimenti cerebrali dopo anestesia generale Chipauit, Schwarz ccc.) e, quando la narcosi non sia stata praticata, si può pen ~arc 111 linea di ipotesi che la sezione e lo stiramento J ei filuzzi simpatici possano intlut:nz:lre sfavorevolmente la circolazione intracranica. Starebbero in favore di questa ipotesi i seguenti fatti : che i vasi encefalici sono ricclu di inncr\":1zione; che fattori dinamici di natura nervosa stanno talora :Jll"origine di 1" -

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focolai apoplettici; c che talvolta, dopo legatura di una giugulare, si è osservata l'immobilità in miosi della pupilla corrispondente. Comunque risulta evidente da quanto ho sopra riportato che la legaWl a bilaterale della giugulare interna, se pure è da ritenersi intervento dì notevole gravità., non deve essere considerata incompatibile con la vita del p.: ed il chirurgo deve prospettarne la possibilità quando essa rappresenti b un ica via di guarigione definitiva. E' ovvio del resto che di fronte alla necessità di un intervento che presenta pericoli non lievi, il chirurgo debba seguire un criterio differente a ~cconda dei vantaggi che tale intervento potrà presentare. Nel caso specifico men.tr~ in. tema di terapia dei tumori maligni egli non potrà nutrire che speranze relative, nella cura della tromboflebìte del seno sigmoide l'otoiatra si troverà davanti alla possibilità di guarire e dì riportare in condizioni di vita pressochè normali un p . quasi sicuramente condannato. Pertanto, se anche nei casi dì svuotamento cervicale per metastasi canccrigne gli AA. più moderni consigliano, quando sia indispensabile, la resezione bilaterale delle giugulari a preferenza di un intervento incompleto, a maggior ragione essa si imporrà nei casi di setticomiemia da tromboflebite bilaterale del seno sigmoidc, quando gli altri presidi terapeutici siano risul~ati vani. A questo proposito mi pare che il nostro caso, che viene terzo dopo quelli di H astings e di Despons, costituisca una istruttiva conferma alle osservazioni di questi A. In tutti c tre i casi la legatura delle giugulari, in particolare modo della ~<-conda, è stata decisa soltanto quando tale intervento si è dimostrato indispensabile. In rutti e tre, come risulta anche dalle nostre curve termiche, non vi è dubbio che la legatura del vaso, e quindi l'interruzione della principale via aperta agli emboli micotici, sia stata radicalmente salutare. In tutti c tre il non lieve intervento è stato ottimamente sopportato dal malato; e l'ipertensione endocranica, che nel caso di Hastings e nel nostrO' arrivò a determinare una papilla da stasi, regredì dopo qualche tempo senza lasciare postumi a carico della visione. Indubbiamente in tutti e tre i casi il tempo intercorso fra la lega tura dell'uno e dell'altro vaso agì favorevolmente, dando tempo alle vie collaterali di adeguarsi meglio alla loro nuova funzione. Del resto la sede e la natura dell'intervento da compiere, che consisterà nclb semplice legatura e resezione del vaso per lo più al sito di elezione. ~nzichè in un vuotamcnto radicale della loggia; il fatto che il cervello risentirà molto meno dell a interFUzione circolatoria dato che il seno, precedentem ente trombosa to, era già più o meno completamente inutilizzabilc com e via rdiua. sl che già Holscher sosteneva che in questi casi la legatura del vaso a valle è inoHcnsiva pe-r il cervello, sono fattori che rendono meno .11 duo l'intcm:nro e più benigna la prognosi della legatura bilaterale tlcllt~


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735 giugulari profonde nei casi di tromboflebite otogena, rispetto a quelli di adenopatie cancerose delle logge cervicali. Quali le indicazioni dell'intervento ? Si rientra qui nella vexata quaestio sull ' utilità di legare e di resecare la giugulare interna per la cura delle tromboflebiti otogene; n è è questa la sede opportuna per riandare i diversi argomenti portati dai legaturisti e dagli antilegaturisti. A parte i sopra ricordati incidenti da stasi cerebrale, che d el resto gli AA. italiani sono concordi nel ritenere rarissimi, non si può certamente disconoscere che la legatura, o meglio la resezione di un tratto del la giugulare interna fra due legature non possono costituire una barriera in superabile agli emboli micotici, che possono diffondersi per le vie collaterali. Ma non si può disconoscere neppure che la giugulare è la via più diretta per cui tali emboli possono giungere al cuore, e che pertanto alla sua interruzione va riferita la scarsità degli ascessi metastatici. Pertanto, anche se si sono descritti casi sicuri (Brieger , H eymano, ecc.) in cui non si può dubitare che la legatura abbia determinato una trombosi secondaria estesa a vie venose ancora libere, e se molri affermano che i fatti sctticemici da flebite dei seni possono guarire anche senza l'interruzione del \·aso, è opinione pressochè universalmente accettata e sostenuta oggidì, che l'apertura del seno debba precedere la legatura della giugulare; e che questa sia decisa, caso per caso, quando i.l reparto locale di un trombo in preda a Jarnmollimento, mal delimitabile verso il golfo, e mal dominabile per via mastoidea; i segni di estensione della Hogosi lungo il decorso della giugulare; lo stato settico e i caratteri della febbre piemica impongano un tale inter'-tnto. Le trombosi parietali non occludenti e la sctticemia di origine venosa (flebjti del seno senza trombosi) richiedono, ;t. parere dei più, l'allacciatura immediata (Jankoff, Portmann, Caliceti). Anche quando si siano man ifestati ascessi metastatici; l'interruzione della giuguLare si è dimostrata di grande utilità (Vidau). Per quanto r iguarda la frequenza, è chiaro che i casi di tromboflebite bilaterale che impongano la legatura d'ambo i lati non sono molto numerosi nella pratica. Nel nostro cas() dobbiamo ritenere che la speciale configurazione anatomica (seni p1ocidenti notevolmente verso l'antro) abbia favorito la propagazione dell 'infezione ai canali venosi. A me pare che si possa affermare che qualora il concorrere dci suddetti fattori, pur ponderati con la massima cautela, rappresenti come indispensabile l'interruzione di ambedue le giugulari profonde, l'intervento possa essere affrontato. L 'opfortuno distanziamento, per yuanto possibile, fra i due lati ; il controllo degli effetti della seconda legatura mediante la preventiva occiusionc temporanea del vaso; un salasse giugulare in caso di. stasi troppo marcata, saranno clementi precauzionali da tenere presenti.

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'"!')6 l ,) A uTOR IASSUI'TO. -- ~i riferisce di un c:rso Ji ~ett icc>piemia d:1 tmmbcflebitc otogena dci due seni sigmc idi, in cui SI pr;Hicò. :1 breve distanza di tempo, la legatura di ~.mb ~·d u ::: le giugui:Jri inreme. P r endendo lo spunt .. •bgli ottimi risultati ott..-nuti c da llo studio della letteratur a, s! prende in consider:o~.Ì•·tt< l'opportunità di un tale inten·ento in casi del gencr·::.

BI 8LIOGR:\FIA . Atti Clinico <l . 1\. L. di Rcm.1, XXX, 1932. n.~LDIWI:-;: Ann. Surg.. :--XXVI , 1<)02. HER!':ARU: jt.urn:1 l dc <:h1r., XXX, 1927. C.\ L ICF..T I : Owrinc l. l r:d i:ma, III , 1933· C oss c H uBBA RD: A m. l .• . f Med. Se., CLXX\'111. p. 69. 1929. Coss: I bidem, p. 528. .-\I'RIJ.E:

CRE ' 'S$EL et DouiLLJ::'I: H ( 1 ue d~ Chi r .•

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SULL'ANGIOSPASMO RETINICO CRO~ICO NEGLI ARTERIOSCLEROTIC[

Con la scoperta del Graefe si iniziava nel 186 r i] capitolo degli angiospasmi retinici, il quale, ad onta delle numerose pubblicazioni di casi clinici di indiscussa evidenza, soltanto in questi ultimt decenni ha trovato postu m qualche trattato. Numerosi A. hanno contribuito ad arricch ire la patologia oculare dei fenomeni angiospastici dell'artet ia centrale dclJa retin a con quadri clinici ben chiari nella loro sintomatologia subiettiva ed obiettiv;l. Spesso l"angiospasmo rctinico è chiamato in cau~;' per spiegare quelle :tmbliopie e quelle amaurosi ad andamento repentino c transitorio, il cui quadro oftalmoscopico, anche quando non lascia sco rgL·rc con chiarezza la conseguente alterata nutrizione della membrana rctinica, non nasconde però lo stato anormale dei vasi rerinici, e precisamente una J,.n' più o meno grande sotrigl iezza. Inoltre in questi ultimi anni gli angiospasmi retini ~i sono stati incolpati nella patogenesi di alcune forme di atrofia dLscendentc del nervo ottico, di neurite retrobulbare e della neurite pigmcntosa, infermità queste a carattere piuttosto cronico c subdolo. Circa poi l'eziologia delle forme acute di angioncv rosi delle arterie retiniche, con edema consecutivo, sono state sinora inficiatc varie cause, quali alcuni quadri morbosi generalizzati e le intos.sic:tZioni esogene ed endogene. Si tratta per lo più di giovani soggetti, nei quali una repentina diminuzione o perdita del visus è accompagnata soltanro da un angiospasmo retinico ed edema rerinico. Oggetto della presente pubblicazione è quello di porgere · alla letteratura oftalmologi.ca alcuni casi clinici di non dubbia diagnosi di contrazione spastica d~i vasi rctinici, decorrenti non già in modo acuto, come sinora è ~ tato rilevato in giovani soggetti, ma in modo lento, suhdolo ed in soggctri di m edia età e in adulti. Si tratta di quattro casi clinici con riduzione del visus a decorso lento, progressivo da spasmo dei vasi arteriosi della retina, r ilevata all'es;unc oftalmoscopico e confermato dal miglioramento visivo ottenuto dopo una adeguata cura vasodilatatrice oltre che da un conseguente ci ilatarsi dei vasi già mnanzi ristrettj. Dall 'esposizione di questi casi clinici cerchereru.) di trarre un contributo di una certa importanza non soltanto per il qwtdro clinico in sè, ma


più specialmente per quelle conclusioni che potremo trarre su alcune cause eziologiche degli angiospasmi retinici, non ancora queste bene individuate e studiate. Inoltre additeremo il grande aiuto che spesso può arrecare l'uso di un vasodilatatore periferico, molto ben noto nella sua efficacia, per confermare la diagnosi e per spiegare quei disturbi visivi da alterazione generale dei vasi e dalla sottigliezza delle arterie retiniche in particolare. CASI CLINICf. N. 1. - Di lm porzano Francesco, Ji anni 66, violinista da G. Anamnesi familiare negativa. A 30 anni si è contagiato di lue, per la quale SI c sottup>sto ogni anno a cure specifiche. E' sempre statò un forte fumarore e ciccatorc oltre che bevitore. E' sofferente da molti anni di stitichezza abituale. Quand'era ancora giovane do\·ette sospendere la sua profc~~ìone di violinista per crampi alle dita della ;nano sinistra a carattere professionale. Attualmente presenta disturbi nervosi \·ari, crampi intestinali, facile irascibilità ed insonnia notturna, e fenomeni di acrocianosi c di dita morte. Da poco più dì un ar.no si è accerto di lieve diminuzione visiva in 0.0., ma in gucsti ultimi mesi b ambliopia si ~ accentuata. Ino.ltre riferisce che talvolta nota degli ;·. bnubilamenti visivi repentini e di breve durata. Giorni addietro ha notato per venti minuti una amaur::>si transitoria in O.S. E>·ame oftalmico. Annessi oculari e segmento anteriore del bulbi normali . Pupille miotiche in 0.0. c riflessi torpidi. Schia~copìa: 0.0. Emmetrope con V n = 7/Io, non migliora con foro stenopeico. Campo visivo in 0 .0. ncrmal:: per il bianco, appena ristretto inferiormente per il bleu, ristretto dì 10° il rosso in alto, normale il verde. Esame oftalmoscopico. Papille leggermente sfumate nei loro margini, di colorito uormalc; regioni macularì normali. Unico segno degno dì nota in 0.0. è la granJe ~ottìgliezza dell'arteria c: ntrale della retina e dci suoi rami, i quali si presentano fi liiormì, e scarsa è la loro corrente S<lnguìgn:l, rilevabile con il grande oftalmoscopìco di Gulls trand. Le vene sono appena dilatate. Esame generale. A carico dell'apparato respiratorio si rilevano note evidenti dì c:nfisem:J marginale, car:ltlerìzzatO da margini pclmonarì espnsi e poco mobili. Aia cardiaca coperta c quindi male: JC'Iimìtabilc ..1 causa dell'enfi!ema polmonare che la ricopre ; ipofonesì retrosternale; toni deboli alla punta, 'il x• tono è impuro sul focolaio aortico ed il 2° è rinforzato sullo stesso focolaio. Sì percepisce un impulso al giugulo. All'ortodìagramma l'aorta r isulta ectasica ed allungata con ipertrofia ed ingrandimento proporzionale del ventricolo sin istro. Il poiso è ritmico, valido e a pressione discreta. Le pulsazioni cardiache al minuto sono 72 sia in posizione eretta che in decubito orizzontale. La pre~sione arteriosa risulta: col metodo ascoltatorio di Koratkoff Pmx. 190 Pmn. 110; col metodo oscillometrico di Pachon Pmx. 205 Pmn. 135; indice oscìllometrìco 8. Le prove dì Azoulai-Variscc e di Cardarelli-Katzenstcin dimostrano sufficiente risposta del mìocardio · all'aumento delle resistenze periferiche. La prova di Phflesch (pressione arterio~n valutatn 3 braccio alzato) è negativa. L'esame capillaroscopiw dimostra : c:1pillari lunghi tortuosi e con qualche ectasia nell'ansa venosa; ansa arteriosa sottile; corrente piuttosto rallentata. R1petuto i'esame dopo :;ver fatto immergere per un minuto le mani in acqua fredda sì osserv::mo capillari appena visibili per evidente spa~mo della parete va~ale. tanto arteriosa che venosa. Tale fatto si osserva particolarmente per il IV e V J ito della mano sinistra, a carico dei quali è macroscopicamente apprezzaOssERVAZIO:-<E


739 bile un colorito intensamente pallioo in confronto della acrocianosi. Non colpisce: le ;:!tre dita. Sistema neuro- vegctativo: Prova di Dagnini- Ascner negativa, aritmia respiratoria assente; dermografismo bianco assai evidente, che associato alla stipsi parr~ bbe propendere per u n lieve stato di simpaticolabilità. Reazione di Wasserman e reazione di Kann negativa. Esame delle urine: negativo. Stabilita la diagnosi di ~pasmo dell'arteria centrale ret1n1ca a tipo persistente in soggetto arteriosclerotico si inizia la cura va~odilatatrice con la Acetilcolina per iniezioni sonocutanee di o,JO gr. ogni quattro giorni e ~urganti ~alini. A 15 minuti primi di distanza dalla prima iniezione con grande sorpresa dello infermo il Visus naturale passa a 11 / 10 in 0.0. Tornato per la seconda iniezione il p. presenta in 0.0. V = 7/xo; dof>(> l'iniezione passa a 11 /10 in O.D. e a IO/ IO in O.S. Prima della terza iniezione il visu~ è di 9JIO in O.D. e w / 10 in O.S.; dopo la Iniezione 11/ 10 in 0.0. Alla ottava iniczion:: il p. presenta: O.D. V. = 12/ JO e O.S. V. = u /10 e tale permane. Dopo circa un mese oall'inizio della terapia vasodilatatricc il campo visivo non presenta più alcuna deviazione dalla norma per i colori c all'esame oftalmico del tondo in O. O. si rileva che i vasi artericsi retinici non sono più filiformi ma pressochè norm:.1li di calibro. Epicrisi. Si tratta dunque di un soggetto che prcsenra indubbiamente uno stato lieve di simpatico!abilità, stato ~pasmodico delle arterie periferiche con corrente rallentata, confermata all'e!ame capillaroscopico, e note evidenti di arteriosclerosi con aumento della pressione. Nell'anamnesi ogni disturbo antico e recente depone per uno spasmo vasale periferico. A carico della funzionalità visiva l'infermo ha notato una diminuzione progressiva di questa e talvolta aggravamenti passeggeri. All'esame oftalmoscopico unico segno patologico evidente è l'estrema sottigliezza dci va~i arteriosi della retina. Tutto ciò autorizza a pensare ad un angiospasmo retinico cronico, persistente, che viene confermato dal completo ripristino della funzione visiva in seguito alla terapia acetilcolinica, f•Otente vasodilatatore periferico, e dal cambiamento del reperto oftalmoscopico. O ssERVAZIONE N. 2. - C. Giulio, di anni 57, metallurgico, da Genova. Nulla <kgno di nota nell'anamnesi familiare. Riferisce di esser!i contagiato d1 lue all'età di 17 anni, c d'allora ha sempre pratic:~to cure specifiche. E' sempre stato molto stitico. Sua moglie ha avuto tre gravidanze, delle quali una con aborto, e gli altri due, nati a termine, sono morti dopo due giorni. Sin dalla giovane età accusa lieve diminuzione visiva ma con l' O.S. ha sempre visto meno del destro. Negli ultimi tre anni ha notato una accentuazione della diminuzione visiYa in 0.0., specie a sinistra, e talvolt.l s'è accorto di vedere delle rnO<:che volanti e sensazione di nebbia. Riferisce inoltre che talvolta nota un lieve miglioramento visivo in O.D. che dura alcuni secondi. I noltre in questi ultimi tempi il Visus ha peggiorato. E,·am~ oftalm-ico. Annessi e globi oculari nel loro segmento anteriore normali. Re:~ zioni pupillari in 0.0. normali. O.D. Vn. = 4/10, con forarne 7/10. O.S. Vn. = r/30, con forarne 5/xo. Campo visivo:

l O.D. l

?

Bianco. Rosso Verde .

F.st.

In t.

Su p.

lnf.

85 65

50 .)"O

6o 28

87 30

6o

2.2

J8

- 20

o.s.)

Bi ancc . Rosso Verde .

est.

In t.

Sup.

In f.

8s 70 55

55

54 25 18

6s

28

20

'O

.)

20


Esame oftaim oscopico. In 0.0. la papi!la è di forma regolare, a margtOI un po di aspeuo kgg::rmeme pallido, e tutta attorno la reti.na si presenta sotto forma Ji un alone grigiastro appena scuro. l vasi reti n ici presentano una p:micolarità degna Ji nota: i vasi arteriosi seno m .. ten;lmente ristretti, mentre i venosi sono un po' dil:nati: inoltr e alcuni rami arteriosi lìliformi presentano delle brevi interruzioni di decorso, spe.:ic quelli perirnacubri. La macula ì· ross::tstra nelb wa parte centrale. All'esame con i1 Gullstrand si notnno nelle zone più periferiche dcll:1 r ~ tina chiazze di coriorctinitc, più <:stese a sinistra, oltre ad un intorbili:lmento notevole del vitreo, più accentuato a sinistra. c corpi mobili fìnissimi, taluni di maggiore g r.1ndezza. Sch iasco pi;1 : rcfrazione emrnetropica. Esame generale. Nulla di patologico :1 c:1rico dell'appa rato respir:1torio. L'es:unc c:~rd i o- vas: olarc rileva qu:1nto ~egue: . cuore con discreto aumento dd diametro trasvcrso (b punta si trova sull'cmiclave:lie cd il margine destro dcborcb d i un dito trasverso dalla marginalt· destra dello sterno); si apprezza alla percussione ingrandimenlo del pcduncolo vascc..lare e alb palpnione si dleva impulso al giugulG; , .. tono debok su tutti i focolai; non si apprezzano rumori patolO):,'ÌCi. Polso ritmico piuttosto teso. Pulsazioni al minuto primo in stazione eretta 64, in decubito orizzontale 64. Pressione arteriosa: metodo ascc hatorio di Kor:1tkoff: Pmx. 120, P mn. 70; metode> oscillometri-co di Pachon: Pmx. 180, Pmn. 110. Al !:l prova Cardarelli · Katzenstein e di Azculai · Y:1risco si ha buona risposta all'aumento delle resistenze periferiche: au mento della Pmx. di 20 mm. c riduzione de l margine demo dell'aia ~ardiaca. Alla pro,.., delle fl essioni sulle gambe (2o) si ha aumento delle pulsazioni da 65 a roS c ritorno alla norma un po' ritardato (4'). La prov:1 di Phflesch è negativa per dclìcicnze dm circolo. L'esame capillaroscopico dimostra: anse capillari assai tortucs:: e piuttosto lunghe ton qualche ingrossamento a rosario; l'ansa arteriosa è in qualche capillare assai più ristretta della norma, quella venosa è normalmente cctasica. Tale qu:1dro capillaroseopico deporrebbe per uno statc> presclerotico. Si osscrv:1 in qualche ansa rallentamento della corrente circolatoria. Sistema neuroveget:nivo: prova dC: Dagnini . Asch ner negativa; aritmia respiratoria nei limiti fisiologici; dermografismo senza car:1tteri patologici. Queste ultim: tre ricerche non rivelano particolari stati di evidente squilibrio vago· simpatico. L'elettr-o cardiogramma dimostra un modico g rado di prevalenza sininra. Dall'insieme dci dati raccolti con l'esame dell'apparato cardio-vascolare si nuene trattarsi di uno stato di arteriosclerosi di grado non elevato con sufficiente funzionalità <'ardiaca. $(;no degni di particolare riliem l'impulso che si percepisce al giugulo ed i segni di sclerosi ed ectasia aortica, confermata dall'ortodiagrammn, dalla prevalenza si · nisrra dell'elettrocardiogramma e dal quadro capillaroscopico. Re:Jzione Wassermann e reazione Kann: negative. Es::tme delle urine: negativo. Si fa fr:manto di::~gnosi di spasmo della arr~ria centrale della retina Ji data non •ccente, a knto decorso, persistente, e chiazze periferiche di corioretinite di :-ntica data. Si inizi:.~ un:~ cur:t di acetilcolina per iniezioni sottocutanee, e da questa si otten. gono dci soddisbccnti risultati. Dihtli :-~Ila prima iniezione di 0,10 gr. di acetilcolin~\ l'infermo tr:Je dopo 15 minuti un benelìco effetto, e cioè il Visus r='ggiunge gli ~/ 10 in n.o. c i G/ 10 in O.S. cc n forarne. All'esam:: oftalmoscopico si nota una minore ristretlezza dci vasi arteriosi rctinici. Si continua b cura con l'aceulcolina praticanùo una iniezione a giorni :1lterni. Riesamin:llo il Visus prima c dopo ogni iniezione di acetilcolino si nota sempre un migliorame nto. ~offu si,


741 <1prile 1934: 0.0. V. = 7/10, con foro 8j w, dopo l'in iezione 9/xo, con foro 10/ 10; O.S. V . = 1/25, con foro 2/10, dopo l'iniezione r/25, con foro 3/ro. L'infermo afferma di aver migliorato molto nel suo Visus in O. D. t6 aprile 1934: 0.0. V. = 9/ ro, dopo iniezione di acetilcolina 10/ 10; O .S. V. = r/30, dopo iniezione di acetilcolina ti25. All'esame oftalmo~copico si nota in O .D. papilla di aspetto quasi normale, a margini distinti; qualche raro corpo mobile nel vitreo. I vasi arteriosi sono pressochè normal.i di calibro nell' 0.0. Nell'O.$. le condizioni sono rimaste invariate. Campo visivo (x8 aprile 1934): H

0.0.

l

Bianco . . . Rosso . . . Verde . . .

Est.

In!.

Sup.

lnf.

85 70 65

so 35 32

6o

67 3'i 30

33 30

O.S.

l

Bianco . . . Rosso . . . Verde . . .

Est.

lnt.

S up.

ln f.

85 70 65

55 30 25

54 30 25

65 45 40

Epicrisi. Si tratta dunque di un soggetto affetto sin dalla giovane età da un processo bilaterale di corioretinite periferi:ca, per cui ha sempre accusato diminuzione visiva, specie a sinistra. In questi ultimi tre anni l'ambliopia si aggrava in modo lento e persi. stente, specie a sinistra. L'esame oftalmoscopico metre in evidenza chiazze di corioretinite di antichissima data, periferica, bene circoscritte, con una atrofia della coroide e chiazze di pigmentazione, e di recente si rileva soltanto la grande sottigliezza della :,rteria retiniq, la papilla leggermente pallida, e corpi mobili nel vitreo. L'esame clinico generale stabilisce una arteriosclerosi di grado non elevato. La diagnosi dell'angiospasmo retinico viene confermata dai benefici effetti subbiettivi dati dalla acetilcolina in O .D., non così in O.S., ove persiste un grande intorbidamento del vitreo; i vasi rctinici in O.D. tornano quasi al calibro normale, mentre in O.S. non si nota alcun cambiamento del precedente quadro oftalmoscopico. 3· - ~- Giovanni, di anni 35, ferroviere, da N. La madre ebbe 4 aborti. Genitori deceduti per polmonite. Ha un fratello che gode ottima salute. La moglie non ha avuto aborti; ha 2 figli in buona salute. Nega lue. Modico fumatore c bevitore. Riferisce che nel 1925 ebbe a wffrire di lombaggine, riacutizzata un anno dopo. L'attuale disturbo visivo data da due mesi, quando cominciò a notare una lenta dimi nuzione visiva in 0.0., specie a sinistra. , Esame junzi011ale oculare. O.D. V. = 3/10, non migliora con lenti, con foro stenopeico s iro; O.S. V. = r/ 12, non migliora con lenti nè col foro stcnopeico. Esame obbiettivo. 0.0. nessuna alterazione anatomica c funzionai~ del segmento anteriore degli occhi c degli annessi oculari. Pupille normali per grandezza, forma e posizione, perfettamente reagenti alla luce ed alla convergenza. All'esame del fondo si riscontra in 0.0. leggero intorbidamento del vitreo, le papille si presentano a margini piuttosto netti. I vasi arteriosi sono esilissimi, specie a sinistra, mentre le vene sono un po' dilatate e tortuose. Nulla si rileva a carico della macula. La retina perifericamente si presenta leggermente soffum. Schiascopia: refrazione emmetropica. Campo visivo: OssERVAZIONE N.

f.st.

In!.

Su p.

l n f.

l

Est.

In t.

Su p.

In f.

Bianco. 8o so so 6o ss 40 6o ~ 6o O.D. 40 3'5 50 6s 42 35 50 os Bleu .. Rosso 70 40 30 45 6s 40 35 50 In 0.0. si rileva uno scotorna assoluto per il rosso d i circa 20° all 'esterno c di 10° IO basso. Normali i limiti per il verde.

t

Bianco . . . Bleu . . . . Rosso o

o

52

o

2 . - Giornale di medicina milital't!.


E.•ame clinico ge11eralc. All'esame clinico polmonare nulla si riieva di patologico. Cuore di volume lievemente aumentato per qu:mto riguarda il segmento sinimo (punta

sulla emiclaveare nel V spazio intercostale); non fremiti; toni netti su tutti i focolai. Il 2 " tono è non costantemente sdoppiato sui focolaio della polmonare. Metodo ascoltatorio di K o ratkoff : Pmx. 140, Pmn. 90. Polso ritmico a pressione normale, con caratteri di durezza un po' superiori alla norma. Pulsazione al minuto primo: in decubito orizzontale 81, in stazione retta 78. Pressione arteriosa (metoclo oscillometrico di Pacho:n): Pmx. 170, Pmn. 100. Indice o~illometrico = 1 - 6. Le prove di Ca.rtlarelli- Katzenstein c Azoulai- Varisco dimostrano buona rispcsta del muscolo cardiaco all'aumento delle resistenze periferiche. Alla prova delle fl essioni sulle gambe, dopo 20 flessioni si ha risposta cardiaca fisiologica con scarso aumento dc::i battiti (da 75 a 87) e ritorno a 70 dopo 2'. La prova di Pflesch (pressione arteriosa valutata a braccio alzato) è negaùva per deficienza di circolo. L'esame capillaroscopico dimostra anse capillari piuttosto lunghe con ansa venosa normalmente più ectasica di quelb arteriosa; non si ..:~pprezUlno alterazioni della corrente circolatoria. Sistema neurovegetativo: prova di D::~gnini- Aschner negativa; aritmia respiratoria presente nei limiti fisiologici; il dermografì~mo non presenta varietà e hrradi patologici. All'elettrocardiogramm:l non si rilevano turbe del ri tmo nè prevalenze patologìche. Radiografia polmonare e dei seni: nulla di patologico. Rea~ione Wassermann e di Kann; negative, Esame delle urine: nulla di patologico. Riassumendo: dal punto di vista clinico la diagnosi viene orientata veno uno spasmo delle arterie retiniche a tipo persistente, di facile rilievo obbiettivo con conseguente soffusione della retina nelle regioni più periferiche. Il rilievo di un aumento lieve della pressione minima lascerebbe pensare, insieme alla dure-zza del polso, ad uno stato prearteriosclerotico. Si inizia la cura vasotli latatrice con l'acetilcolina !Roche per iniezioni souocutanee a giorni alterni di o,to gr. e purganti salini. Il Visus in 0 .0. migliora già dopo la prima iniezione alla distanza di 15 minuti primi, e precisamente in O.D. V. = 5/ lo c O. S. V. = t /lo. Dopo IO iniezioni il Visus migliora notevolmente: O.D. V. = 9/ ro e 0 .$. V. = 6/10. All'esame del fondo i vasi arteriosi retinici sono tornati qu::~si al calibro normale, e la soffusione periferi e:~ della 1ctina è quasi scomparsa. Il campo visivo è rima ~to invariato, tranne lo scotoma centrale per il rosso che è meno ristretto (•10° :~ll'esterno e 5° in basso). Epiaisi. Dall'esame clinico gener:tlc si può affermare trattarsi di uno spasmo dellr arterie centrali della retina in 0.0., a decorso lento e persistente, sopraggiunte in so)!· getto con uno stato pr;:arterisclerotico genc•·alizzato. La diagncxi di angiospasmo delle arterie retinichc, di lieve grado e di d::~ta reco..:nte e quindi senza alterazioni profo nde della membrana retinica, viene confermata dai benefici risultati ottenuti coll'acetikolina sia con il miglioramento notevole Jel Visus in 0.0. sia col ritorno delle arterie retinichc :~1 loro cnlihro normale. OssERVAZIONE N. 4· - R. Luigi, di anni 57, fabbro da G. Nulla degno di nota ncll'annmnesi familiare. Ha avuto il tifo a 14 nnni. Nega lue, non è fumatore nè bevitore. L~1 moglie ha avuto 5 gravidnnzc, delle <juali due terrnin:Ut~ con aborti; dci tre figli uno è morto per meningitc e dei due viventi uno sembra sia tuhcrcolotico. la moglie è deceduta per tubercolosi polmonare. Da poco più di \m annv si è accorto di una lenta e progres~iva diminuzione visiva in entrambi gli occhi.


743 Esame funz!onaie oculare. 0.0. V. = 1 / 10 scarso e non miglior::~ col foro stenopeico nl- con lenti. O.S. V. = 5 10 e non migliora nemmeno col foro e con lenti. Esame obbiettivo. Nessuna alter::~zìone degli annessi oculari e Jel segmento anteriore. Pupille normali per grandezz::~ forma e posizione, perfettamente reagenti alla luce c alla convergenza. All'esame del fondo si rilc ·:a quanto segue: papi Ile in 0.0. legger. mente pallide, vasi arteriosi molto esil 1, filiformi; in corrispondenza della zona equatoriale e precisamente all'interno, in basso ed in alto si riscontrano in 0.0. vaste chiazze di antica ccrioretìnite mentre è rispeuata la zonn te mporale della retin;:~. Schi:Jscopia: refrazione emmçtropica. Campo visivo: presenta in 0.0. uno scotoma semilunare quasi aswluto rorrispondente alle chiazze della corioretinite; centr:Jirnente e perifericamente percepisce il bll-u ~olo per brevi tratti. Il verde viene percepiw giallo eJ in qualche punto u: mporalmente. Si rileva pure in 0.0. uno scotoma assoluto per i colori di 5°. Esame generale. Dall'esame dcll"app:Irato polmonare risu!t:t affetto da sclerosi bìa. picale, prevalente a destra, e confermata all'esame radiologico. L'esame cardio -vascolare rileva alla percussione un ;1umemo dei diametro trasve rso ciel cuore (punta nel VI spazio sull'emicbveare, margine destro debordante Ji un ffi\:ZZo dito dalla marginale destra dello sterno); soffio sistolico te nue in corrispondenza del focolaio aortico. Il peduncolo vascolare è ectasico c dchordan te, specie a sin istra, dalla marginale sternale. Polso piunosto duro, con parete arteriosa tortuosa, ritmico e cou forte pressione. La pressione arteriosa rilevata con il metodo ascoltatorio di Koratkoff dà 180 di i'mx. e 95 di Pmn.; con il metodo oscillomctnco di Pachon dà 195 dì Pmx. e 95· di Pmn. La prova di Phflesch dimostra caJuta di 20 mm. della Pmx. ed innalzamcnto della Pmn. Le prove di Azoula1 - V:!risco e di Katzenstein - Cardare! li Jim0strano mediocre risposta allo sforzo del muscolo cardiaco (staz.ionaricd del Pmx. e margine cardiaco invariato). La prova delle flessioni ha dato invece risultato n o rma le.

All'esame capillaroscopico i capillari sono molto tortuosi con anse sia arteriose che \enos:: piuttosto sottili e lunghe; corrente circobtoria poco evidente. Sistema tJeuro-vegetativo: prova di Dagnini - Aschner negativa; aritmia respiratoria presente ed abbastanza evidente; dermografismo con caratteri fisiologici. L'elettrocardiogramma non rileva turbe del ritmo c dimostra solo li\:ve prevalenza sinistra in terza derivazione. All'ortodiagramma si rivela il ventricolo sinistro piuttosto aumentato di volume; anche il vcntricolo destro è un poco aumentato di volume; aorta :Jotevolmente ecta~ica, specie nel suo arco. Dall'insieme dei dati si può concludere: soggetto con evidenti note Ji arteriosclerosi (arterie periferiche tortuose, ectasia aortica, 1" tono soUìante specie sul focolaio aortico) c di ipertcnsicne, e lievi note di vagotonismo (bradicardia, aritmia respiratoria). Reazione W:~ssermann e reazione di Kann: negative. Esame delle urine: negativo. Si inizia la cura vasodilatatrice con iniezioni di o, 10 gr. a giorni a lterni di acetilcolina, dalla quale si ottengono dei notevoli riwltati con miglioramento visivo in O. S .• mentre non si ha alcun beneficio in O.D. Dopo la prima iniezione il Visus in O.S. arriva ai 7/to, e già dopo 15 minuti dalla terza iniezione si ra ggìungcno gli 8/ 10, c i 9, 10 dopo la decima iniezione. All'esame del campo visivo si nota in O.S. un miglioramento notc\·ole nel senso di un ampliamento per la visione del bianco all'esterno c percezione anche dci colori per b~eve tratto e scomparsa quasi dello scotorna centr::~lc per il rosso. N essun miglioramento del campo visivo in 0.0. All'e~ame oftalmoscopìco si rib·a in O.S. il ritorno dei \":tsi retinici arteriosi al loro calibro normale e la papilla ha ripreso il suo normale


744 colorito, mentre restano invariati il quadro generale in 0.0. e le chiazze di prcgressa corioretinitc in 0.0. Epicrisi. Soggetto affetto da arteriosclerosi bene evidente. A carico della retina pre. ~enta chiazze di corioretinite di antica data, ed in atto uno spasmo della arteria centrale della retina con lieve pallore della papilla. La natura ang:ospastica dell'assottigliamento dell'arteria centrale della retina in O. S. viene confermata d:1i miglioramenti wbbienivi ed obiettivi ottenuti con le iniezioni di acetilcolina.

CONSIDERAZIONI. In questi ultimi anni lo studio sugli angiospasmi retinici si è di molto arricchito con le numerose pubblicazioni di casi clinici bene evidenti nella loro sintomatologia subbiettiva ed obbiettiva; ed oggi la maggioranza degli AA. non disconosce tali disturbi vasali nella patogenesi di molte ambliopie e amaurosi comparse in modo repentino. Un largo contributo sugli angiospasmi retinici è stato apportato da noi. dalla Scuola del prof. Maggiore, il quale ha potuto con i suoi all ievi mettere in evidenza una contrazione spastica delle arterie retiniche anche nella retinite pigmcntosa ed in alcune affezioni del nervo ottico. Lo spasmo della arteria centrale della retina può interessare non soltanto tutto il territorio vasale retinico con un quadro bene evidente e generalizzato di edema retinico, come è stato più spesso osservato, ma lo spasmo può essere anche limitato ad un capillare e quindi conseguente alterazione della retina in un t<.>rritorio limitato, per esempio ch·lla soìa regione maculare:. Per quanto riguarda il decorso è stato dimostrato che gli angiospasmi retinici possono manifestarsi non soltanto in modo acuto, repentino, ma anche ad andamento cronico, persistente; ed allora la sintomatologia obbiettiva e quella subbiettiva assumerà un quadro differente a secondo la intensità c la durata dello spasmo arterioso. Le contrazioni spastichc dci vasi retinici quando compaiono in modo acuto determinano una immediata alterazione nella nutrizione della membrana visiva, e quindi facil e accorgimento da parte dell'infermo di una riduz ione repentina nel suo potere visivo. In questa categoria vanno appunto annoverati rutti quei casi di ambliopie o amaurosi brusche sinora riscontrate in giovani soggetti, nei quali appunto la tonicità delle membrane vasali può essere da un momento ali 'altro influenzata nel senso di una esagerazione per cause n ote e talune per cause ignote. Del resto dalla patologia generale sono ormai ben noti gli squilibri del sistema neurovegetativo, compresi quelli da vasoneurosi . Ma gli angiospasmi possono decorrere in modo lento, persistente, subdolo, e allora la sintomatologia obbictti va non sarà più così allarmistica come per gli spasmi acuti , e l 'infermo può attribuire la sua lenta progressiva diminuzione visiva, almeno nei primi tempi , a cause insitc nella sua età, trattan-


l

745 <iosi generalmente di soggetto anziano. Frattanto con il persistere dello spasmo delle arterie retiniche e con il progredire delle alterazioni retiniche aumentano i disturbi subbiettivi, e l'infermo può giungere alla nostra osser\·azione con un quadro oftalmoscopico in cui il rilievo delle condizioni anormali dei vasi retinici può pa~sare in secondo ordine, e talvolta soltanto per via indiretta si può giungere all'esatta patogenesi d ella infermità oculare. Difatti nei casi su descritti è bastata la terapia angioparalizzante coi suoi benefict effetti, anche immediati, per orientare la nostra attenzione verso la causa e non più verso l 'effetto. Il prof. Maggiore e la sua Scuola ha dimostrato che l'uso della acetilcolina nella retinite pigmentosa dà notevoli miglioramenti, venendo così ad affermare che in qu~sta malattia la enorme sottogliezza dei vasi retinici rappresenterebbe il fattore causale predominante e non già la conseguenza delle alterazioni retiniche, e che inoltre ciò sarebbe dovuto a fatti di angiospasmo persistente da probabili disfunzioni endocrine. L 'Abadie ha per primo richiamato l'attenzione su alcune atrofie del nervo ottico per spasmo delle arterie destinate alla sua nutrizione, ed ha additato l'utilità della terapia vasodilatatrice con iniezioni retrobulbari di atropina nella atrofia tabçtica del nervo ottico. Il Maggiore non disconosce quanto afferma l'Abadie ed aggiunge che in quelle forme di atrofia del nervo ottico di natura luetica, in cui si accompagna un'assottigliamento più o m eno notevole dei vasi arteriosi, bisogna ammettere che questo fattore angiospastico a bbia preceduto la degenerazione delle fibre nervose, e perciò consiglia l'uso della acetilcolina nei c:.si non avanzati, nei quali Egli ha ottenuto ottimi risultati. T utto ciò sta a dimostrare dunque c he gli angiospasmi reti n ici possono avere un andamento cronico, persistente, e determinare alterazioni ad andamento lento, quale la retinite pigmentosa ed alcune affezioni del nervo ottico. Riferendoci ora ai casi clinici descritti possiamo scnz'altro ammettere trattarsi di uno spasmo delle arterie reti n iche, spasmo generalizzato e a decorso lento e persistente, poichè nessuno dei nostri infermi ha presentato una. sintomatologia subiettiva acuta. Tranne nelle osservazioni cliniche n. 3 e n. 4, nelle quali vi erano esiti non recenti di una corioretinite di natura tubercolare in una e luetica nell'altra, e che non avevano alcun nesso eziologico e patogenetico, in tutti e quattro gli infermi era evidentissimo l'enorme assottigliamento dei vasi arteriosi retinici e la conseguente rallentata corrente sanguigna. I processi di corioretinite di quei due infermi possono aver pre(eduto lo spasmo arterioso, e del resto il grande miglioramento del loro visus in seguito ad una cura angi0parabzzante fatta con i'acetilcolina Jnche alla distanza di 15' o 20' da ogni iniezione sottocutanea, sta a confermare non sol tanto la nostra diagnosi di spasmo cronico della arteria centrale elci b retina, ma la non interdipendenza tra spasmo e alterazione corioretinica.


Inoltre tale diagnosi è confermata anche dal cambiamento nel calibro d .::i vasi arteriosi, nel senso di una loro dilatazione sin quasi al normale, rlopo la cura acctilcolinica. L 'evidenza del quadro oftalmoscopico dello spasmo a tipo persistente del ia arteria centrale della retina rilevato n ei nostri pazienti, e la indiscussa azione benefica vasoparalizzante della acetilcolina con l 'enorme miglioramento visivo, immediato e duraturo, non bastano pe:rt~nto a chi arire il quadro clinico in tutti i suoi elementi. Perciò prima di c hiudere questa breve esposizione è bene indagare sulla eziopatogenesi dei suddetti spasmi. Negli angiospasmi rct1nic i acu ti sinora descritti varie cause sono state invocate per la spiegazione di tale fenomeno, il quale può essere generalizza to a tutto il sisrema vasale periferico. Alcune forme di n eurite r etrobulbare sono state messe in rapporto con angiospasrni dovuti per lo più a fenom eni di intossicazioni acute, quale da chinino, da alcool, da nicotina, da felce maschio, da piombo (Elschnig). F enomeni di angiospasmi retinici acuti sono stati riscontrati nei cardiopatici, negli epilettici, nella malaria (Ramorino), nella malattia di Raynaud, nell 'emicrania, in alcune m alattie dentarie (Brunner) e talvolta dopo sforzi fisici (Crisp), in soggettt isterici (Carmi), e da tenia (Favarelli). N ei nostri pazienti , come si è innanzi riferi'to, sono state riscontrate note evidentissime di una arteriosclerosi generalizzata, rilevata non soltanto ~ 11 'esam e clinico ma anche con altri esami sussidiari di indubbia precisione. L 'arteriosclerosi e la ipertension e consecutiva possono dunque spiegare lo spasmo arterioso retinico ? La risposta non ha bisogno di essere a lungo meditata, poichè già da tempo è conosciuta nella patologia generale la possibilità di fenomeni veri e propri di vasocostrizione spastica in soggetti affetti da arteriosclerosi e da arterjte luctica. Infatti nella arteriosclerosi ~o no frequen ti i disturbi dd sistema nervoso, e tra questi i vari fenomeni a carico degli organi dei sensi, obnubilamenti, ronzii, ecc. Inoltre i vasi sclcrosati periferici reagiscono con grande facilità ed in modo abnorme agli stimoli, e frequenti sono le contrazioni spastiche e le dilatazioni paretiche per d isturbi neurosici a carico dei vasi. Comunque nei nostri pazienti non va disconosciuto il quadro oftalmoscopico della comrazi(•ne spastica delle art-:rie retiniche, confennato in secondo tempo dalia loro ddatazionc con l'uso dell'acetilcolina, ed il fattore, forse unico, dell'arteriosclerosi nella spiegazione eziologica, per quanto non sia del tutto cla scartare in alcuni la esistenza di una lue, capace anche quest'ultima di determinare fenomeni angiosp:1stici . Nei c:1si clini ci su descritti non abbia mo riscontrato alte razion i della .retina, tranne che nelle osservazioni n. 3 e n. 4, i cui processi di corioretinitc di :1ntica dat:t non hann o nu lla a che vedere con il sopraggiunto disturbo a ngioncvrotico della retina . I fenomeni di an<riospasmi retinici brusc hi son b rropri dci giovani soggetti, come sinora è stato riscontrato da molti AA.,


747

ma nelle nostre osservazioni cliniche questi spasmi sono stati lenti, persistenti, e quindi non abbiamo potuto riscontrare veri e propri edemi, ma sol tanto la sottigliezza dei vasi arteriosi retinici oltre che ad una di.mmuzionc \'isiva lenta e p rogressiva e ad un restringimento periferico del campo visivo per il bianco e per i colori. Il grado e la durata dei disturbi visivi dipende dal grado e dalla durata dello spasmo dei vasi retinici, come è facile comprendere. Lo spasmo può essere intenso e repentino, dando quindi luogo ad una immediata amaurosi, ma può essere di medio grado ed allora la retina, per quanto non completamente irrorata, può permettere ancora una discreta visione. Inoltre lo spasmo det vasi retinici può essere passeggero, ed allora ces~:lto questo il visus torna alla norma, ma può essere duraturo e condurre quindi alla amaurosi. Al contrario quegli spasmi lenti, di modico grado e di lunga durata permetteranno ancora per lungo tempo la conservazione dd risus, ma ridotto. Per· la spiegazione patogenetica della lenta diminuzione visiva avvenuta nei nostri infermi in rapporto alla ristrettezza dei vasi arteriosi ed alla man<anza di alterazioni della retina bisogna richiamare alla nostra memoria quanto avviene per altri organi, e cioè quelle alterazioni organiche che evolrono in un periodo di tempo più o meno lungo per effetto della rallentata circolazione sanguigna, dovuta al processo di arteriosclerosi. La lenta e persistente riduzione della circolazione arteriosa retinica sarà nsent1ta dagli cicmcnti nervosi di conduzione degli stimoli luminosi, con disturbi visivi ad andamento persistente e progressivo, ma non darà mai l edema retinico acuto. Queste condizioni anormali nella nutnztone degli strari più interni della retina non daranno perciò che un quadro clinico consistente m una ristrettezza di calibro delle arterie reti.niche, leggero pallore della papilla dopo un certo tempo, che prelude ad un processo di atrofia ascendente del nervo ottico con una diminuzione lenta e progressiva del visus, ed infine in un restringimcnto per iferico del campo visivo, e talvolta scotomi assoluti c relativi di varia sede, a secondo la zona ove più si farà sentire la gravità del disturbo retinico. l disturbt nutritivi e quindi visivi dovuti allo spasmo persistente delle arterie retiniche si stabiliranno perciò in primo tempo più specialmente )addove nelle condizioni normali la circolazione è lenta e difficoltosa, c cioè in corrispondenza dell'ora serrata, ove la retina è normalmente irrorata da capillari finissimi e lunghi e da una corrente sanguigna rallentata. La possibilità di spasmi delle arterie retiniche senza edema consecutivo oltre ch e dai casi clinici su descritti è confermata da molti AA., quando questi ammettono in alcune forme di atrofia del nervo ottico una origine Yascolare angiospatica.


I no l tre quando questo stato spasmodico delle arterie retiniche si protrae a lungo per anni ed anni, sarà fatale l 'atrofia dello strato delle fibre e delle cellule nervose della retina e quindi del nervo ottico, ed allora lo scotoma centrale ne sarà la spia di questo grave esito finale. Lo spasmo potrebbe anche interessare contemporaneamente le arterie cii i ari brevi posteriori, ma in questo caso bisognerà pensare ad un fattore eziologico grave, acutissimo ed intenso con l'edema della retina ed una diminuzione visiva rapida e grave.

CONCLUSIONI. Dalla esposizione dei casi clinici occorsi alla nostra osservaztOne e dalle considerazioni fatte si può concludere quanto segue. L 'angiospasmo delle arterie retiniche oltre che da fattori intossicanti esogeni od endogeni, già conosciuti dalla letteratura, può essere dovuto alla arteriosclerosi, capace quest'ultima di determinare spasmi arteriosi anche regionali, ciò che è ormai di comune cognizione. L'angiospasmo retinico da arteriosclerosi non è repentino ed intenso come quello da altri fattori, ma è a decorso lento e di modica intensità, per cui i disturbi visivi saranno di lieve grado e aumenteranno progressivarncnt<.:, c: saranno proprio dei soggetti di media ed alta età. Se l'angiospasmo retinko per essere di modico gr:~.do può passare talvolta inosservato, mancandovi nel fondo oculare la spia dell'edema retinico. bisognerà però pensare a tale possibilità trattandosi di ambliopie che iniziano in età in cui è facile l'arteriosclerosi, che sarà ricercata clinicamente con tutti i mezzi. L'esame del fondo eseguito a forte ingrandimento con i comuni apparecchi potrà confermare la diagnosi di angiospasmo cronico delle arterie rerinichc, ma un valido aiuto lo può anche dare per via indiretta una cura generale ipotensiva e l'uso di un sicuro e potente medicamento vasodilatatore

periferi co, qu~tl 'è la acetilcolina. A uTORtAssUNTO. - L'A. illustra quattro casi clinici di spasmo ddla arte ria centrale del la retina in soggetti arter ioscleroti ci. D opo aver ripo rtato un a breve bi bl iogr afia su g li ang iospasmi retinici sinora cono~ci uti ad a nd:~mento ac utissimo. l'A. fa ri b ·are la importanza d: i casi d escritti perchlinsor ti in m odo le nto , subdolo e a d ecorso cronico. La or mai conosciu ta possi bihtà d i spa~mi regionali in soggetti arterioscle rotici è chiamata in causa nella patogcnesi dc i disturbi visi·,ri !.Cnz a ed ema I'Ctinico . Il reperto obbiettivo dt· llo sp:tsmo dt:ll::t arteria centr.Jle della retin:J è confermato dal mig liora mento del Visus, oltre che d:Jllo scomp:mo spasmo, in se).ttlito a ripetute iniezioni endomu!'cobri eli acetilcoì ina. potente \'ascclib t::aorc peri ferico.


749 BIBLIOGRAFIA. fuscHNIC:

Sehstoerungen durch Bleivcrgiftung. -

Wiener Med. Wochenschr., f:lsci·

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citato da Bierti " Trnttato di oftalmoiatria n, vol. TI.

- - ·.

..., - -

~~~~- ~··


ISTITUTO D I RADIOLOGIA DELLA R. UN IVERSITA' DJ FIRENZE

Direttore: prof. L.

SIC ILIA:<(>.

SIGNIFI CATO - MODALITÀ - QUADRI RADIOLOGICl DELL'ATROFIA OSSEA ACUTA DI SUDECK Dott.

ER:-- t sT<)

CIRPI'<l'F.RI,

maggiore

med ico, assistente mil itare.

L 'argomento che mi accingo a trattare, è di qucllt che a prima VIsta• uediamo di conoscere bene, dopo la descrizione analitica che ne fece Sudeck nella classica m emoria del 1900 . Ma non pochi medici, per ovvie ragioni professionali, non han potuto di certo tenersi al corrente dell'incessante lavoro scientitì.co sull'argomento, ed è appunto per costoro ch'io ho voluto raccogliere in breve sintesi le idee dei più moderni AA. che hanno portato il loro contributo, ed a volte profondamente modificato, le vedute correnti sulla vita del tessuto osseo. Quanto cammino ha fatto l'interpretazione del fenomeno del riassorbimento osseo da quel lontano 1900, e quali evoluzioni ha subito il pensiero degli AA.! Un esempio? Eccolo: la denominazione stessa di (< atrofia ossea acuta » -data al complesso fenomeno che la radiologia ha messo davanti agli occhi uei più attenti osservatori, è forse la più giusta? E m eglio ancora: è essa -comprensiva dei molteplici fatti che caratterizzano il fatto osservato, o non avrebbe bisogno di essere sostituita con altro termine che meglio la definisca? Infatti la moderna concezione della vita dell'osso ci costringe a ret·tificare il concetto dell 'atrofia ossea di Sudeck che avevamo fino a non ·molti anni fa. Così assistiamo al leale ritiro che lo stesso Sudeck ha fatto ·della sua « atrofia ossea post- traumatica » che alla luce d'una indagine più fine si è rivelata erronea. Egli infatti nel suo ultimo importantissimo lavoro comparso nel 1938 (r) alla luce di nuove considerazioni, con la conoscenza fornitagli da altri collaboratori ha dovuto riconoscere che non di atrofia si deve parlare nella sindrome post- traumatica che da lui prende il nome, poichè le risultanze d'una più progredita indagine fisio-patologica hanno fatto emergere che proprio l'osso in preda ad alistercsi è sede dei più vivaci processi riparatorl, mentre l'osso morto, hen morto, è quello che ha un'immagine radiografica pill intensa (eburnea). Mi sia permesso, pt:r la comprensione migliore di questa mia proposizione di richi:11narc qui brevemente i dati che ci fornisce l'anatomia normale sul Ll r.~tcogenesi. l t) P. S1 IH<:K :

•tcil'llljm·u wiiri..t. -

Gli Stati mfiammatnri m /laterali (Iii co;idrtta atrofia at'uta <' la distro fia rlt·g li am) lkrl illo, H,Jiì.


75I

l DATi DELL'ANATOMIA. Tralasciamo di considerare jl tessuto cartilagineo per tracciare rapidamente, :t grandi linee, il processo dcll'osteogenesi vera e propria, che, come risaputo, inizia n ella cartilagine con la comparsa eli centri di ossificazione tncondrale. Poco prima di tale inizio, la cartilagine, nel punto dove avverrà la ossificazione, va incontro ad un processo di accrescimento dei propri clementi, dimostrato dall 'aumento numerico delle cdlule contenute nelle singole capsule cartilaginee. In conseguenza di ciò la sostanza fondamentale interposta diminuisce di quantità eù assume l'aspetto di sepimenti longituclinali, tanto più sottili quanto più ci si avvicina al centro del processo. Subito dopo, in questi scpimenti. compaiono granuli minerali che giungono ad occupare tutto lo spessore dei setti, e contemporaneamente le celluk seriate corrispondenti vanno incontro a processi degenerativi che 1e distruggono rapidamente. Nel mentre accadono tali modificazioni nella cartilagine, dal pericondrio, che per la trasformazione in « osteoblasti » delle cellule del suo strato profondo, è divenuto « periostio )) ' procedono vasi che aYJnzano verso la cartilagine così modificata, raggiungendola rapidamente. Tali « bottoni vascolari » trascinano con loro elementi mesenchimali alla loro periferia, che penetrano assieme fin -nel centro di ossificazione iniziatosi. Queste cellule hanno capacità osteogena e si dispongono lungo le pareti delle cavità che si vengono a creare per efferto dell'avanzata dei v:1si, veri canali irregolari prodotti per erosione da parte di questi, e consecutiva scomparsa, nel territorio dove essi procedono, delle cellule cartilaginee seriate. Gli spazi risultano più ampi del bottone vascolare e qu·esto vi si adatta, dilatandosi opportunamente; ma tra le sue pareti e gud !e dei canali restano tompresi gli elementi mesenchimali emigrati con esso. Quelli di tali elementi che sono immediatamente addossati alle pareti del canale elaborano su tutta la loro periferia il nuovo tessuto osseo costituito da una sostanza fondamenta le :fibrillare nei cui interstizi, in secondo tempo, si depositano sali di calcio i quali trasformano il tessuto che era « osteoide >> in (( osseo» propria m ente detto. Detto tessuto in definitiva verrà a circondare i singoli \'asi, di sponendosi attorno ad essi e formando una «lam ella >l , nello spessore della quale resteranno inclusi gli elementi che l 'hanno formata e cioè gli << osteoblasti >l , formando così il sistema di H avers. L a produzione successiva di nuove lamelle concentriche alla prima c derivate dalla attività di altri clememi mesencbimalì apparsi tra le pareti del vaso e quella interna della lamell a già costruita, finirà con il costruire il siste m a dcii' (( osteone » for_mato da lamelle concentriche nel centro delle quali si trova un vaso sangmgno. Nell'ulteriore evoluzione dell'osso si ha però una continua successione di ncoformazioni di osso e di distruzione di quello gtà fonn~lto, per cui la


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lamella costruitast m un certo periodo della vita verrà sostituita da un'altra più r ecente, e questa, a sua volta, da un'altra ancora e così via. Avviene cioè una vera rotazione degli elementi costitutivi per il h t to che, contemporaneamente alla comparsa delle cellule osteoblastiche, si ha quella di altri elementi in numero molto più limitato, e più grandi, gli « osteoc]asti » i quali riassorbono continuamente il tessuto formato; :1d opera di essi si ha perciò la formazione dì lacune sempre più ampie, que lle degli spazi midollari dapprima, e quelle dei canali midollari, per cui si può asserire che la zona centrale viene continuamente assorbita da tali elementi e trasformata in una cavità che diverrebbe sempre più ampia se non lo impedisse la continua sovrapposizìone di sempre nuove fresche lamelle dalla porzione periferica. In tal modo ha luogo la continua rinnovazione che procede dall'esterno all'interno per effetto del continuo riassorbimento delle lamelle più centrali.

I DATI DELLA BIOCHIMICA. Tracciate così schematicamente, le linee costitutive della struttura ossea, sento di non poter rendere chiaro l'argomento senza fare una disamina dei fatti che costituiscono la vita dell'osso. Ci chiederemo con Leriche : che cosa è la sostanza ossea ? E' quella che nell'uomo ci dà la sensazione della durata, poichè è -JUella che resiste alla morte. E' quella che fa sì che un osso è sem pre un osso, nella vita e nella morte. In realtà la sostanza ossea non è, pertanto, che qualche cosa che deposita, che si fissa, qualche cosa che si combina in noi a un certo momento . Schematicamente al momento Jcll'ossi.ficazione i sali di calcio si uniscono a una materia proteica, parte integrante del tessuto connettivo riccttore. La loro unione, l 'insieme così realizzato, è la sostanza ossea. La sostanza ossea non è dunque una calcificazione, un deposito inerte. Essa è 1a risultante della combi nazione organiqt d'un elemento mincrak e d 'un elemento protcico. Essa risulta dalla vita c tuttavia non vive, essa è nella morte come nella vtta. Dci due elementi costi tu ti vi, il m inerale, è fatto di sfosfato e di c,trbonato di calcio, più di fosfato che di carbonato, in quantità variabile secondo la specie. L 'insieme costituisce quelli che si chiamano i (< sali dcii 'osso ,~. E' un miscuglio e non una combinazione stabile e definitiva. Il Jap· porto dei due sali fra loro non è lo stesso, ovunque e sempre nelle ossa; ma varia con l'rtà, varia nelle diverse specie c1nimali, e, nello stesso animak, per esempio, secondo i diversi punti dì una diafisi.


753

Nello stato di malattia, avviene come se la demineralizzazione InCIdesse, con elezione, su uno dei sali e non sull'insieme. I sali provengono durante la vita, e, specie durante la crcsccuza, dal di fuori. Son portati dall'alimentazione e assorbiti nell'intestino, d·onde passano nel sangue; con questo passano dalle zone di ossilicazionc, al momento g iu sto, cioè quando le condizioni locali son di venute favorevoli, traversano le pareti dei capillari per arrivare nella linfa intcr ~t!ziale là dove occorra. Ma come avviene che i sali minerali che si trovano nei vasi, non passano n eJJa linfa che solamente là dove devono fissarsi, come se avvertissero un vero « richiamo >> elettivo ? Non si sa. Si ammette che il passaggio attraverso i capìllari delrelemento calcio, avviene in virtù d'un rallentamento circolatorio locale che fa parte del meccanismo fisiologico dell'ossificazione. Si pensa che il calcio passa o sotto forma ionizzata, o fissato a delle molecole proteiche, o ancora sotto forma di mo1ecole calciche non dissociate. I sali arrivano così a li vello della zona che ad un dato momento sarà ossi.hcata, e presi ed elaborati dagli osteoblasti. Il calcio disciolto precipita, in un certo momento, per una semplice ragione chimica, secondo Korf, Policard e Leriche, ma su ciò si discute ancora. Questo apporto minerale al tessuto connettivo delle future zone ossee, dura tutta la vita. L'ossificazione, dice Leriche, non è fatta una volta per ruttre. Costantemente l'osso che si costruisce si disfà, e dell'osso nuovo compare per sostituirlo. L 'osso è essenzialmente instabile. Ci dà, per la sua apparenza stessa, l'impressione della durata, ma in effetto esso è in continua trasformazione. Esso non è che un deposito interposto nel movimento continuo del ciclo calcico. Ma l'apporto calcico seppur dura tutta la vita, non procede tuttavia ~mpre ugualmente. Fino al limite massimo dell'adolescenza, esso si fa inte nsamente, di pari passo con la crescenza dci tessuti connettivi delle m embra. La mineralizzazione è quindi variabile per ciascuno di noi, così come nessuno di noi ha lo stesso peso e la stessa statura di un altro. Col rallentamento della crescenza, avviene pure un rallentamento del-

l'ossi ficazione, e ben tosto l'apporto minerale non si produce più che in proporzion e della distruzione ossea fisiologica (Leriche). Esaminando ora la parte proteica dell'osso vediamo che al livello delle zone connettive che vanno ossificandosi, vi è un continuo rimaneggiamento proteico, una condensazione di fibre collagene, delle moclilicazioni della sostanza mterfibrillare (Leriche). Studiando il tessuto connettivo in via di ossi.ficazione si -constata che la sostanza interfibrillare diviene sempre più omogenea, più rifrangente di quanto non fosse precedentemente, e si dà a

questa apparenza, il nome di cc sostanza preossea n.


754 Secondo Leriche sarebbe meglio parlare di « stato .fisico-chimico della sostanza interfibrillare che prelude all'ossificazione » cioè «preparatorio d ell'ossificazione >> . Questo stato nuovo è caratterizzato da una sostanza del gruppo condroide, che s'avvicina ad una osseo-mucoide che è stata ricavata dall'osso decalcificato, ed essa stessa molto vicina alla mucoproteina che si trova nelle cartilagini, abitualmente chiamata c< osseina >> . Appare quindi subito l'analogia di costituzione della sostanza fondamentale della cartilagine e della sostanza prtosse;-t. Sembra che esista dunque un gruppo di mucoidi che si trova sorto forme diverse ma vicine, nei diversi stati metamorfici del tessuto connettivo. Abl>iamo visto che i sali minerali sono nel sangue e, apparentemente, in equilibrio, in uno stato complesso ma del tutto diverso di quello che si trova nell'osso. Come lasciano essi la linfa per fissarsi sull'elemento proteico, e perchè ? Pcrchè essi abbandonino la linfa bisogna che sia rotto il loro equilibrio umorale. Come avviene questa rottura ? Nel 1923 il chimico inglese Robison coi suoi collaboratori Kay, Miss Fell, Martland, Rosenheim, Soames, in tutte le zone d'osso in via di crescenza e calcificantesi attivamente, mise in evidenza Wl enzima, la « fosfatasi » ·capace di sdoppiare, idrolizzandoli, gli esteri dell'acido fosforico, m ettendo questo in libertà. Egli pensò che la fosfatasi deriva dall'attività cellulare degli osteoblasti. L 'ha potuto ottenere per macerazione acquosa d elle ossa. Probabilmente è identica alla fosfatasi che si trova nel rene, nella mucosa instinale, nei lcucociti, nel plasma, là dove si elimina il fosforo urinario, dove si assorbono alimenti fosforati, ovunque insomma si distruggono composti fosforati. Nell'osso la ricc hezza in enzima delle diverse zone istologiche è proporzionale alla intensità del processo d'ossificazione di cui queste sono sede. Ne è priva la cartilagine ialina, mentre molta ne contiene quella di coniugazione e più ancora la metafisi . Nell'osso adulto non ce n'è quasi affatto. Nelle ossa embrionali degli uccelli e dei mammiferi, la fosfatasi compare solo con l'apparire dei punti di ossificazione. Secondo Policard e Roche la calcificazione di ossa giovani e, accessoriamente quella di altri tessuti , va di pari passo con la presenza in quelle e in questi, di una fosfatasi. Secondo Robison la fosfatasi agisce in due rempi: in un primo opera la di si ntcgr azione dci composti fosforati, sdoppiando gli esteri fosfocalcici. Le fosfatasi sono emesse negli umori intertiziali che si caricano così di fosfato calcico insolubile. In u.n secondo tempo la sostanza proteica, detta preossea, assorbe i sali calcarei inorganici. E' unicamente nelle circostanze in cui l'osso presenta uno sviluppo molto rapido, quando la materia pro-


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teic.a cresce -con una rapidità eccezionale, al termine della crescenza, o nel corso della riparazione delle fratture, che l'attività enzimatica è gwnde: Allora la fosfatasi diviene un fattore di accelerazione dell'ossificazione d1 una materia proteica adatta a fissare il calcare. Secondo J. Roche la fosfatasi è sempre presente nelle ossa, ma allo stato latente. Ha bisogno, cioè, per entrare in azione, d'un attivatore. Basta che l'enzima delle ossa di adulto sia messo in presenza dei corpi che posr.ono avere questa azione, come i sali ionizzabili del magnesio, perchè la sua attività aumenti notevolmente (Roche, Filippi, Leandri, ecc.). Così un arric<:himento degli umori in magnesio dovuto ad osteoiisi o ad altre cause, accresce il potere fosfatasico dei pezzi scheletrici. Botterel, King e Karnada hanno stabilito che il callo di frattura e le regioni ossee vicine presentano un'attività fosfatica elevatissima. Al di fuori di t.al periodo, del resto eccezionale, il sale dell'osso si forma senza far giocare il processo regolato dalla fosfatasi, per fissazione duetta, cioè, di molecole preformate e di ioni apportati dagli umori. . . Altri fattori sono stati invocati per spiegare la fissazione dei sab calcan sulla sostanza preossea. Così si è parlato del tenore in acido carbonico della linfa locale, si è parlato delle variazioni del P H. Delaville e Van. Cauls~r.t lltudiando le variazioni umorali esistenti durante l'osteomalacia ed 1l rachitismo, sono stati indotti a pensare che la .fissazione del calcio sull'albumina del futuro tessuto osteoide non è possibile se non a patto che quc::sta C\lbumina abbia un carattere acido. Occorre per questo che la reazione del mezzo cissrurale sia in senso alcalino per rapporto al punto isoelettrico del siero. l tessuti, di fronte al sangue, hanno infatti una reazione più acida dovuta alla presenza dcii' acido carbonico e dei diversi acidi provenienti dal metabolismo tissurale. Questi acidi sono neutralizzati dagli alcalini del sangue, mantenendosi così costante la reazione tissurale. Nello stato di acidosi, col. sangue già sovraccarico di acido, questa neutralizzazione non è più possibile, l'acidità tissurale aumenta e pertanto le proteine divengono inadatte a fissare il calcio. Secondo Rabl più la reazione del sangue è acida e più è la quant.ità di calcio che passa in soluzione, più essa è alcalina più calcio si oepostta. Si è parlato ancora di affinità specifica della matrice connettiva per i sali di calcio (Aschoff). Infatti Pfaundlcr, mettendo piccoli pezzi di cartilagine di varia provenienza in soluzione di cloruro di calcio, vide scomparire, ~opo un certo tempo, il 50 % del calcio dalla soluzione, quantità che era nmasta fissata sul tessuto immerso per « fissazione fisica » per « assorbimento· elettivo ». Sappiamo che c'è una serie di elementi estrinseci che agiscono sulla fissazione calcica, e meglio, sulla formazione ossea. Tali fattori son o: il r~gi~ alimentare, l'~zione della luce solare coi suoi raggi ultravioletti, ]a_

vJtamma D e, subordmatamente, la vitamina C.


Se ora consideriamo qual'è la compostztone chimica, con stateremo che 1· osso scm p l ice contiene : acqua so %, grassi 15,75 %, ossei n a I I ,40 %, sali calc:Hei 22,85 %. Seccata e sgrassata, la sostanza ossea contiene: osseina e corpi proteici 30 ·:,, sostanze minerali 70 %. I sali minerali, secondo Lambling, rappresentano il 4,7 % del peso totale del corpo. Quindi un adulto di 70 kg. ne ha 3 kg. circa (sali di calcio, d i pota!isio, di sodi o, di magnesio, di ferro, zinco, fluoro, a-cido fosforico, acido carbonico, silicio). Pressochè tutti questi sali minerali sono immagazzinati nello scheletro che ne contiene circa kg. 2,247. Tutti questi sali provengono per la gran parte dall'alimentazione. Abbiamo finora -considerato solo la sostanza ossea, lasciando da parte, volutamente, l'altra importantissima parte che, per essere priva di sali pe-santi fissati, non lascia immagine positiva ai raggi X, cioè la cartHagine.

I DATI DELLA PATOLOGIA. Dopo avere, con quella misura possibile ad un lavoro riassuntivo di questo genere, ricordate quali sono le basi dell'osteogenesi forniteci dall 'anatomia e dalle più recenti vedute della fisiologia ossea, dopo avere soprattutto m esso in evidenza che lo scheletro osseo deve ormai essere considerato nella sua duplice funzione essenziale di fattore di solidità, e di riserva mineraie alla quale l 'organismo va a bussare ogni volta se ne verifichi la necessità per mantenere la costanza del mezzo interiore in sali minerali, dovrei parJarc della reazione di questo tessuto agli insulti traumatici che gli provengono dal mondo ambiente, passando in rassegna i lavori più importanti che sull'argomento sono recentemente venuti alla luce. Prima di avviarci alla disamina delle teorie emesse dai vari AA., sarà bene rimar-eare il fatto che alle offese traumatiche di varia natura, il tessuto osseo reagisce, fìnchè lo può, mostrandoci radiologicamente sempre attenuazione della sua ombra, causata dalla rarefazione della sua trabecolatura. Il significato di questa unicità di risposta radiografica ? A me sembra sintomatico c allettante, per cercare di fissare il termine radiologico della complessa questione, termine che fìn'ora vedo fluttuare fra espressioni che rispecchiano ora il fatto istopatologico (ostoporosi) ora il fatto terminale e piuttosto clinico (osteolisi). A me sembra che la sola denominazione radiologica appropriata al concetto comprensivo della perdita dei sali pesanti, la sola presenza dei quali rivela ai raggi X la sostanza ossea nella sua com plessa trama, sia quella appunto di alistcresi, data da Volkamann, termine questo -che non prcgiu?ica ~ffatto il quadro istopatologi<:o. 9~esto natura~mente non cs1mcrcbhe 1l rad1ologo dal pronunziare il suo criud1zto sulla pertinenza del quadro radi ologico a questa o quella forma 01~rbosa che le sue cono-


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patologia, e, sopratutto, la sua espenenza radiologica, gli sugge-

riScono. Detto questo per incidenza, passiamo alla parte essenziale del nostro lavoro, tenendo sempre presente che il fenomeno fondamentale della vita dello scheletro è l 'incessante usura del deposito calcico. Se la presa è più abbondante di quello che dovrebbe, se si turba questo ritmo che è la vita stessa del tessuto osseo, o se l'apporto di sostanza di riparazione non è sufficiente, l'osso si rarefà ed il fenomeno può anche rivelarsi sul rontgenogramma. Jung ha dato del riassorbimento una definizione sintetica e comprenSiva: fenomeno fisiologico fondamentale della vita del tessuto osseo, lesione elementare delle malattie s'Cheletriche. Non c'è bisogno di ricordare che l'embriologia è obbligata a tenere ~l massimo conto del fenomeno << riassorbimento osseo >> . I fatti sono ben noti; basta ricordare quello che ho esposto nei « dati del! 'anatomia>> che cioè la tormazione stessa del tessuto osseo, organo di sostegno e riserva calcica, non è una sempli<:e costruzione o un semplice accumulo, ma un con:inuo movimento di apporto e di riassorbimento. Ma come avviene, con quale meccanismo si opera questo << riassorbimento osseo ? » Hunter già aUa fine del XVI II secolo, parla di « riassorbimento modellante >> che può essere ricollegato alla « osteoclasia "· PO<o più tardi Volkmann ha studiato l'« erosione lacunare >> e l'« alisteresi » . Anzi la << midollizzazione >> è un vecchio termine anatomico. Classicamente il riassorbimento osseo si compie con due meccanismi distinti: l'osteoclasi.a c l'osteolisi. Essi sono però spesso associati sin da principio, per quanto fra loro vi sia una netta differenza: l'osteoclasia si può analizzare istologicamente, in atto, mentre l'ostcolisi non si giudica che al risultato (Leriche). Già nel 1810 H owship ha descritto delle lacune scavate nella sostanza c,ssca. Kolliker dimostrò che esse sono provocate da una grossa cellula polinucleata <:he tappezza l'osso dovunque esista scomparsa di sostanza ossea, << l'osteoclasta > >, da molti ritenuto, recentemente come proveniente dal tessuto reticolo endoteliale. Si pensa che questa cellula agisca, per azione dia!;tasica, con la fagocitosi. Pare che ordinariamente questo meccanismo sia messo in movimento dall 'azione ormonica paratiroidea, come han dimostrato Brocard e Bianchi. Bisogna fissar bene che quando un osso morto viene riassorbi.to, questo avviene per « osteoclasia >> mentre l' « osteolisi >> avviene solo n eli' osso vivente. La prima è un processo che vien dal di. fuori della sostanza ossea, la seconda è il risultato di un processo fisiologico intrinseco del tessuto osseo, che avviene per via sanguigna, dunque dalla vita stessa dell'osso (Leriche). Questo processo è molto più importante, qualitativamcnte, dell'osteodasia. In preda a questo fenomeno, l'osso si disfà, le sue travate diminuiscono d'i spessore, i canali aversiani si dilatano, il complesso fosfocalcareo scompare, la trama connettiva resta a nudo. L'osso si disfà, e al suo posto riappare l'antico tessuto fondamentale. Sembra che il calcare scom3 -

Giornal~ dì medicina militar~ .


paia per primo, seguito dalla sostanza preossea. E' quella che alcuni patologi chiamano « riassorbimento liscio » in contrapposizione alla distruzione irregolare operata dagli osteoclasti. Policard pensa che ,il meccanismo di questo riassorbimento che si verifica in vicinanza dei vasi, sia costituito da rottura dell 'equilibrio dei fosfati; l'acidosi ne sarebbe la causa. Sappiamo come la fissazione dei metalli alcalini; particolarmente del cakio, non avvien e che in ambiente basico. Sì pensa che l'acidosi, causata da certe malattie che turbano il mezzo urriorale, producono un aumento ·della parte ionizzata dd c~tlcio alimentare: Essendo, questo, improprio all'assorbimento intestinale, sarà eliminato in eccesso dalle vie digerentJ. Si verificherà ;;t\lora un richiamo di sali di calcio dello scheletro, veri « sali tampone ))' per ristabilire l'equilibrio: da qui l'osteolisi con o senza intervento paratiroideo. Secondo Leriche però, in tutto dò un grande peso deve avere l'iperemia ossea, costante reperto in tutte le osteolisi. Questi i fatti istochimici più salienti delle due forme che i patolo.g i indicano come portanti al r~assorbimento osseo. · Ma ora richiamiamo 1 segni macroscopici del riassorbimento osseo : l'osso in ·riassorbimento diviene meno duro al punto d'essere facilmente tagliato col bisturì o colle forbici (Leriche e Policard). La vascolarizz.azion~ dell'osso in riassorbimento è più abbondante; l'aumento della vascolarizzazione si traduce in una capacità di sanguinamento maggiore. Tanto che l'osso compatto normale non sanguina quasi per niente quando lo si intacca con la sega, mentre l'osso in via di riassorbimentò dà un abbondante sanguinamento in superficie (Leril·he e Policard).

IL QUADRO RADIOLOGICO. Sulla radiografia l'ombra dell'osso in via di riassorbimento è molto meno nera che quella dell'osso normale. Essa è grigia, sfumata, senza limiti netti. La trabecolazione non ha lo stesso ordinamento, la sua architettura sembra disorientata. Ai fatti, li riassorbimento osseo si traduce sui radiogrammi: 1° - in un riassorbimcnto diffuso, che assottiglia le pareti della sostanza compatta e che fa più trasparenti le zone spongiose; 2 ° - in certe lacune di apparenza cavitarìé a contorni precisi, o al contrario a limiti indistinti o degracl:mti, in caso di riassorbimento più acuto ; 3'' - nel riassorbimento di un segmento osseo importante, od anche d'un intero osso od os~ìcino. ' Queste sono le diverse espressioni radiologiche del riassorbimento osseo allorquando è puro. Ma esso può combinarsi nelle più svariate maniere. P er lo più il riassorbimcnto s'accompagna a un rimaneggiamento strutturale che modifica completamente l'ordinamento del tessuto osseo di tale entità


che non vi è più traccia di sostanza compatta, zone spongiosc, spazi .rnidollari, c tutto l'insieme dà posto a un sistema a trabecolatura irregolare. : Se l 'apprezzamento radiologico del ri:1ssorbimento osseo massivo non si !presta a discussioni, non è lo stesso per la decalcificazione moderata. Una misura di prudenza elementare per ii ·chirurgo consiste nel non valutare il riassorbimento che su delle pellicole ottenute nelle condizioni sempre iden tiche di esposizione e Ji sviluppo. Ricerche sistematiche non hanno ancora permesso la determinazione dei rapporti che uniscono l 'immagine radiolot:,rica di un osso con il suo stato istologico (Leriche e Policartle). •· Secondo Lachman l'esatta interpretaz.ione dei segni radiologjcj del-. l 'alisteresi richiede una esatta conoscenza dei caratteri anatomo-patologici di questa malattia ed una discreta familiarità col suo quadro radiografico. Per questi fatti la roentgen-diagnosi ddl'alisteresi non è molto facile e pre:.-enta oggi molte limitazioni. Egli ha sperimentato su ossa m:1ceratc artificialmente, nelle quali riuscì a produrre un'atrofia ossea concentrica ed una atrofia eccentrica quali si osservano nel vivente, cd in base a tali ricerche è giunto alle seguenti conclusioni: « 1" - l'esame radiologico delle ossa malate non perm~tte di riconoscere con precisione la natura dell'atrofia ossea; se cioè, questa è prodotta da un riassorbimento per alisteresi, o da un riassorbimemo lacunare; « 2 " - le immagini descritte nella letteratura come caratteristiche di un lieve processo di decalcificazione (10-15 %) e che sono state ottenute da esperimenti su animali, sono in genere troppo povere di dati. Soltanto in circostanze molto rare può essere diagnosticata una decalcificazione di grado inferiore a l 20 '}.,. Generalmente, perchè sia chiaramente visibile un difetto d.ì calcio n elle ossa, è necessario che esso raggiunga una percentuale abba- · stanza elevata (20-30 %); « 3" - d'altra parte, il grado di atrofia apprezzabile radiologicamente varia per le diverse ossa e per le diverse parti dello stesso osso; « 4o - nelle condizioni più favorevoli il metodo rocntgenografico riesce a rivelare solo una parte ( 7 %) dei vari gradi di decalcificazione; cc 5o ~ un reperto roentgenografico negativo non esclude in maniera· precisa la alisteresi, nè l'esame radiografico riesce a determinare il più delle volte il punto di partenza del processo atrofico; « 6o - una radiodiagnosi di atrofia ossea latente non corrisponde quasi mai, dal punto di vista anatomo-patologico e clinico, ad un tale stadio della malattia. c< Questa deficienza di confronto condusse Corrjn e buon numero di chirurg hi (già Sudeck per esempio), a radiografare sistematicamente sulla stessa pellicola, accanto all'osso leso, anche l'osso d'una persona normale dello stesso sesso, età, taglia e peso se possibile. Ma tenendo conto da allora, in un caso dif~cil~, eh~ il dosaggio clinico dell'osso gli avev:1 mostrato un tenore in calcto mfenore del w % a quello d'un frammento osseo normale


prelevato nelle stesse condizioni, egli concluse che «.il limite di errore della radio grafia in ciò che concerne la mineralizzazione dello scheletro, può essere valutato a ro o 15 % ».

LE NUOVE VEDUTE DI SUDECK. Tutto quello che finora ho esposto, a mio parere, ai.uta ad intendere il pensiero del chirurgo tedesco che in questa ultima memoria del 1938 ha notevolmente modificato le vedute esposte in quella del 1900. R isultato, questo, sul quale deve avere fortemente influito anche quel complesso di studi sulla fisiologia e patologia ossea, specie della scuola francese, con Leriche, Policard, Jung, Roche ecc. Sudcck, si n dali 'inizio, deve riconoscere che le ved ute sull'l<atrofia ossea acuta >> si sono andate modificando in questi ultimi tempi anche e spe-cialmente per opera di Rieder. Questi è riuscito a dimostrare per mezzo di ricerche istologiche, in m odo sorprendente, che il quadro dell' « atrofia ossea>>, si origina da u n processo di <l trasform azione strutturale dell'osso ». Sudcck ha dimostrato l'origine del lo stato distrofico per opera del disfacimento dei tessu ti colpiti nella (<zona di trasformazione >> e l'ha ricostruito, attraverso alle 'COnstatazioni cliniche e istologiche nel senso sopra indic:uo. ll I fenomeni radiograficamcnte riconoscibili a carico delle ossa spugnose dell'estremità ammalata, che contradistinguono lo stadio precoce « del1';\trofia ossea acuta» sono stati da noi, egh dice, 5piegati come processi atrotìzzant1. Le r icerche di Rieder ci hanno tuttavia insegnato che questa era una spiegazione errata. In realtà si tratta di una trasformazione vitale sia ncl senso progressivo che regressivo. I processi rcgressivi sono raffigurati nel quadro radiologico come difetti , in parte però questi sono soltanto sospettati, perchè i processi ostcitici ricostruttivi coesistenti restano inv1sibibli nel quadro radiografico. (( Il processo nel suo insieme è un processo di trasformazione, il quale ha nelle sue forme de1 precedenti fisiologici. Il processo di trasformazion e fisiologico che dura tutta la vita, decorre nelle stesse forme, ma in condizioni patologiche è prolungato. N el decorso normale si origina da questo processo di trasformazione il nuovo tessuto osseo di struttura fisiologica per nulla diffcrenzi:thile dal tessuto osseo del lato sano. Se ci si vuoi rendere conto di questo quadro ci si deve fissare in mente il concetto c he la cosidctta (( atrofia ossea acuta » è sempre una conseguenza secondaria di una qualsiasi lesione traumatica, e si devono in primo luogo considerare i processi in sede e non a distanr.a. H Ogni lesione di tessuto vivente produce, indipendentemente dalla sua natura m<:ccanica, termica ecc., delle alterazioni reattivc che si eguagliano nelle caratteristiche general i. Infatti il carattere di queste alternioni, non è


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determinato dalla natura dello stimolo, ma dalla sua intensità, p er- ciò , anche possibile trattare le conseguenze delle diverse lesioni sino éid une ceno punto in un modo unitario. Il decorso di queste alterazioni reattivc viene determinato dallo stimolo che viene esercitato dai processi di disfacimento dei tessutr alterati (ormoni tissurali) sulla innervazione tissulare (Picker) ne consegue iperemia ed essudazione con la forte alterazione delle proprietà fisico- chimiche dei liquidi interstiziali che da una parte conducono :1 processi di riassorbimento (riparazione) dall'altra esercitano un forte stimolo produttivo, spingono alla neoformazione tissulare (rigenerazione) e finiscono con la ricostruzione (guarigione). <c Tutti questi processi noi li comprendiamo sotto il concetto di « infiammaziOne ». « L'uso corrente linguistico e l'abitudine di rappresentare con la parola infiammazione anche l'infiammazione batterica, rende difficile l 'interpretazione del fenomeno. Nel senso ricordato, anche tutti i processi produttivi, come per es. la formazione del callo, sono manifestazione particolare della infiammazione. L 'iperemia infiammatoria non agisce soltanto sull'osso, ma anche su tutti i tessuti, e non si limita solo alla sede della lesione, ma comprende segmenti più estesi a seconda dell 'intensità dello stim olo, e spesso comprende perfino tutto un arto. Nel tessuto osseo l'azione della ipercmia con siste in una forte proliferazione, cioè nella << trasformazione >> di Rieder, e così, ciò che noi abbiamo chiamato « atrofia ossea acuta>) è in realtà un a « infiammazione collaterale proliferante». Le alterazioni delle parti molli hanno conseguentemente i caratteri generali dell'infiammazione (calar, dolor, ecc.). « In questo stadio di sviluppo del periodo di guarigione, secondo quanto si è detto, la condizione da noi descritta non ha niente da fare con « l 'atrofia 11 ma in vece è l'espressione di un ricambio fortemente aum entato e di una attività vitale accelerata, ed è quindi secondo la sua essenza, quanto più lontano possibile dalla « atrofia ». << La proliferazione osteoclastica con la sua attività regressiva che ha condotto al quadro dell'atrofia è ugualmente una manifestazione vitale accresciuta, come l'attività osteoblastica con la sua capacità costruttiva. Entrambe formano una unità funzionale, capace di condurre al processo di trasfor· mazione. « L a pretestata inattività non può naturalmente più essere discussa quale momento causale. « Altrettanto regolarmente, come nell'osso, l'infiammazione si manifesta nel muscolo, sotto forma di rarefazione muscolare, la quale è contradistinta da atonia e da caduta dell'eccitabilità elettrica. « Nulla noi sappiamo sui processi istologici e biologici a carico di questi muscol i « acutamente atrofici ». Alla cute le alterazioni dell'irrorazione sanguign a si manifestano chiaramente sotto forma di arrossamento, edema, dolore.


<• Che anche nella cute si abbiano delle prolif~C razioni tissulari può essere

sospettato ma non è dimostrato. « Dopo ·che il processo infiammatorio ha fatto il suo completo decorso, tutte le alterazioni regrediscono. I tessuti, in senso chimico- colloidale abnormi, riacguistano il proprio normale equilibrio, la trasformazione ossea è di regola completata, la struttura ossea .si è ripristinata nella vecchia forma e resistenza, sicchè non può essere contradistinta da quella del lato sano. Questo processo infiammatorio di guarigione può essere turbato nel suo normale decorso. Il tessuto proliferante alla maniera embrionale, non sopporta, per quanto riguarda la durata, l'alterazione infiammatoria colloidale dei liquidi interstiziali. Se lo stimolo infiammatorio persiste più a lungo, in tal caso il ritorno ali 'equilibrio fisico- chimico dei tessuti ne resulta impedito, la fisiologica durata in vita del tessuto di guarigione viene oltrepassata e l'alterazione infiammatoria dei succhi interstiziali, che era ottima quale stimolo alla proliferazione, è invece dannosa per il completamento della guarigion·e, per es. n ei riguardi della calcificazione del tessuto osteoide. Si pervit'ne allora alla degenerazione delle calcificazioni appena allora originatesi ''· (E' interessante riportare a questo punto e per inciso, il complesso di esperienze istituite da J. Roche su gruppi di piccioni e di topi. Ai primi fratturava gli omeri cd ai secondi i femori. Constatò che i piccioni immobilizzavano immediatamente l 'arto fratturato che in capo ·a 40 giorni guariva. Viceversa i topi continuavano a servirsi dell 'arto fratturato e così non si osservava alcun consolidamento. Si organizzava progressivamente una pseudo artrosi che realizzava una fragile immobilizzazione dei frammenti in 8o-roo giorni. Saggiando il potere fosfatasico di queste ossa egli constatò che ne sono dotati come quelle di animali in rapido accrescimento. Questo fatto può far pensare che la persistenza dello 'stimolo infiammatorio oltre i limiti che la patologia definisce « normali » per la fi ssazione nel tessuto neoformato dei sali fosfo·calcìci, con la relativa persistente presenza in eccesso negli umori di enzima fosfatasico, porta alla formazione della pseudoartrosi). · Ma torniamo alla memoria di Sudeck neila quale è detto « che questo stato può esscré considerato con ragione come una « atrofia » e precisamente come una. atrofia conseguente ad infiammazione cronica (se all'espressione •( cronica l> si lega il concetto che la durata fisiologica della guarigione dci tessuti, è <:>ltrepassata). . 11 Esso si contradistinguc essenzial mente dal processo infiammatorio pcrchè non decorre più come questo, sotto forme produttive fisiologiche, m~ degenerative, patologiche. Esso è una vera malattia della rigcncrazionc e m olto vi.cina alle turbe del callo osseo. <c Questa, in forma d'infiammazione cronica, è contradistinta dalle cosidctte turbc tronche (distrofia) concomitanti nelle parti molli, vale a dire <.la processi degenerativi del tessuto proliferativo di guarigione.


1 « Noi indicavamo la manift'stazione radiografica di questo stadio come « forma cronica d eli 'atrofia ossea acuta » e codesta indicazione era almeno -irrazionale. Anche t'alterazione distrofica, a seconda della sua natura, ha un decorso limitato, tant'è che dopo il completo esaurimento dello stimolo infiammatorio, tutte· le manifestazioni infiammatorie regrediscono, gli essudati ed i tessuti degenerati vengono assorbiti, rimane solo uno stato di atrofia pu ra che nell'osso è contradistinta dall'assottigliamento di tutti gli elementi ossei senza attività cellulare palese ed. è appena differenziabile dal-l'atrofia senile o marantica. Di norma però il potere rigenerativo è conserYato in questo tessuto osseo « atrofico ·» e .sotto l 'influsso dello stimolo funzionale a poco a poco, lentamente, si ripristina la forma. E• per questo che la distrofia e l'atrofia hanl)o tuttavia una buona prognosi. cc Ma l<! ri_presa avviene, in certi deficit persistenti , solo fino al grado corrispondente alla caduta della funzione: rimane una atrofia duratura da inattività e da inadattamento. Riassumendo noi distinguiamo dunque nel quadro che sino ad ora consideravamo quale c< atrofia acuta di Sudeck » tre :;tadi fondamentalmente diversi : « 1° - lo stadio dell'infiammazione (compreso quaÌc reazi_one produt•i,·a di guarigione); « 2 " - lo stadio della distrofia (infiammazione degen~rativa); t<3o - lo stadio dell'atrofia (infiammazione pregressa) l>.

I quadri radiografici del periodo di guarigione, colgono l'osso in uno l> tato di passaggio nel quale grandi porzioni della sostanza ossea sono distrutte c non ancora, o solo parzialmente, sostituite da travate di tessuto osteoide. Ciò ci dà nel quadro strutturale dei difetti e l 'immagine che abbiamo erroneamente contradistinta come « atrofia ossea acuta ». Le forme sotto le C)Uali si appalesa la accelerata trasformazione ossea radiograficame'nte sono molto di verse. Nelle alterazioni. di grado molto esiguo il quadro radiografico può anche non dimostrare alcuna deviazione dalla norma: Nella « trastormazione » relativamente lenta e poco intensa, la spongiosa appare· diffusamente ingrossata, senza alterazioni strutturali, e l'alterazione può spesso, sptcie nelle parti meno favorevoli, per es. testa dell'omero, essere stabilita solo per mezzo di radiografie di confronto. Di fronte a stimoli intensi ed a maggiori reazion~ l'osso ne risulta irregolarmente alterato e compare allora il noto quadro della « distrofia nircfacen te » erroneamente detto « atrofia » . · Anche questa compare in diverse forme: i focolai di rarefazione sono <.li varie dimensioni. Il quadro manifesta in certe condizioni una certa instabilità, e questi singoli focolai possono essere stabiliti a mezzo dì un esatto controllo. In altri casi essi sono di maggiori dimensioni e possono essere così fortemente sviluppati da risultarne completamente disturbata la slruttura della spongiosa. La corticale, in questo stadio, è ancora indenne.


Oltre alla spongiosa sono le zone di accrescimento (le linee epifisarie cd i territori sub- condrali) che ne risultano a preferenza cointeressati nei bambini e nei giovani sino a 23 anni circa. Si mettono in evidenza delle demarcazioni affatto speciali che possono ancora apparire anche nell'età adulta. L'impressione del quadro radiografico viene ulteriormente determin ata per mezzo della tecnica radiografica. Radiografie senza schermi di rinforzo, quali sono in uso attualmente risultano più contrastate e dimostrano qualche volta un quadro meno impressionante che le radiografie eseguite con schermi di rinforzo. Nei casi anzidetti possono originarsi delle formazioni cistiche. Nelle demarcazioni intense e progressive le zone di rarefazione si estendono e confluiscono. Se ne ha un quadro molto tumultuoso essendo il materiale calcico svanito dalla maggior parte della superficie ossea, oppure può orig.inarsi molto rapidamente anche una rarefazione diffusa di alto grado. Il quadro radiologico dimostra nello stadio infiammatorio cronico (distrofia) una rarefazione uniforme diffusa della trabecolatura ossea, senza macchie, con un tenue disegno della struttura e, nei casi di maggiore gravità, anche uno schiarimento senza disegno strutturale, la demarcazione nei margini delle ossa brevi e demarcazione lineare delle parti corticali. Nei casi in evoluzione, si trovano mescolate parti rarefatte con parti nettamente delimitate; colpisce molto e sempre l'impressione di una disarmonia generale del quadro. I quadri radiografici dell'atrofia totale non sono più così disarmonici come quelli dello stadio distrofico, ma sono più uniformi nella struttura. I passaggi alla guarigione ed al consolidamento non sono esattamente studiati nei loro particolari. Le singole trabecolature divengono più solide, l'organizzazione generale non è però ancora ricostituita in modo fiormale. Lo stadio atrofico si rivela sotto due forme: o le trabecole sono più diradate ~ più nette, essendo completamente conservata l'armonia della struttura funzionaie, oppure esse sono più rade ma più grossolane, come è caratteristi.ca per ogni forma di inattività. I quadri radiografici degli arti completamente guariti non si diiferenzi;~no più dalle altre parti anche dopo la più lunga malattia. Sarà utile ora seguire ancora Sudeck nel quadro riassuntivo che egl i h delle manifestazioni cliniche: « a) l 'infiammazione del periodo di guarigione; « b) la disrrofi.a per iperinvecchiamento; <c c) la distrofia traumatica vera e propria; « d) la distrofia neuritica; cc e) l 'atrofia da adattamento e da inattività. <c a) Contemporaneamente al focolaio primitivo di lesione ossea, abbiamo « l 'infìamm;~zionc >l anche in altri tessuti. Dei sintomi collaterali di questo


periodo, sono stati quelli riferentesi allo scheletro che hanno dato il nome (atrofia ossea acuta). Gli altri sintomi (rarefazione muscolare, come già detto, edema, iperemia, cd ipertermia, rigidità articolare) sono altrettanto costanti e compongono, con il reperto osseo, il quadro morboso della lesione primitiva. Pertanto queste conseguenze immediate di un 'affezione non meritano alcuna contradistinzione morbosa se in seguito si parla di rarefazione ossea acuta, poichè allora è chiaro che con esse non si descrivono che alcuni dei molteplici sintomi della lesione primaria. « Una parteci pazine così vasta del territorio circostante, e perfino di tutto l'arto, ai processi infiammatori reattivi, che Sudeck riconobbe come la cosiddetta •< atrofia ossea acuta», deve sempre suscitare il nostro interes~e. •• Le circostanze esatte della riparazione che conduce allo stato normale d 'equilibrio, il rapporto di tempo fra la riparJZione periferica c quella in corrispondenza del focolaio della lesione primitiva, hanno dovuto essere indagate da ricerche precise e sistematiche. La completa ricostruzione << della zona di trasformazione collaterale» sembra talvolta ritardata (come avviene per il callo osseo) senza che tuttavia se ne origini per questo una distrofia. Il trapasso alla « distrofia collaterale» avviene a poco a poco, con sintomi ambigui e vari come per es. persistente aumento di temperatura con chiare alterazioni trofiche della cute. · << E ' difficile acquisir e per ogni caso un 'idea esatta dello stato di sviluppo dei processi di guarigione o delle turbe della guarigione. Pertanto una più esatta osservazione radiografica delle lesioni ha per la diagnosi un valore del tutto speciale. « b) La distrofia da iperinvecchiamento, regredisce così come l'infiammazione acuta, ordinariamente verso il focolaio primitivo; come per esempio avviene nella tbc. ossea ed articolare e la pseudoartrosi dopo le fratture. In entrambi i casi, lo stadio infiammatorio acuto, come già visto con le ricerche di J. Roche, di fronte ad uno stimolo persistente trapassa, parallelamente alla ritardata guarigione locale e periferica, gradatamente nel quadro complessivo d eli 'atrofia. « c) La distrofia traumatica vera e propria è, come la precedente, un'atrofia da iperinvecchiarnento ed ha sorpassato lo stadio dell'infiammazione acuta. Essa è contradistinta dal fatto èhe si origina &equentemente da lesioni relativamente lievi, anzi più frequentemente segue a contusioni e distorsioni delle a rticolazioni e per il fatto che essa persiste anche lungo tempo dopo la guarigione del focolaio acquistando quindi il carattere di una malattia a sè. Questa forma di malattia, pertanto, merita una speciale menzione quale distrofia traumatica, perchè costituisce la vera e propria malattia infonunistica che non compare più come sintorna, ma come malattia a sè, richiamando tutto il nostro interesse. « E ' sorprendente, infatti, constatare come lesioni lievi possono avere come conseguenza una distrofia relativamente così grave. Forse in tali casi


si deve ammettere una tara costituzionale, una reatti.vità deficitaria. Orbene, la capacità reattiva individuale può essere diversa e può esercitare sullo sviluppo c sulla reazione infiammatoria, determinate influenze. A Sudeck sembra però più plausibile la seguente spiegazione : le lesioni lievi che conducono alla distrofia traumatica, si riferiscono per lo più a ferite lacero- contuse dei tessuti, che anche di per sè g,variscono stentatamente (tendini, legamenti- cartilagini ·articolari delle grandi articolazioni). Nelle distorsioni articolari ddle dita o nelle lacerazioni ·dei tendini estensori delle dita, si può bene osservare la lenta guarigione dei tessuti lesi. Dopo osserva.zioni ripetute si è potuto stabihre che oltre a ciò molto spesso, non vien concesso a -queste lievi lesioni, il necessario riposo per la guarigione, e così, nel periodo della guarigione, sopravvengono turbe meccaniche ad impedire il normale svolgimento e a provocare, invece di esso, la distrofia. La riparazione della distrofia completa richiede mol.ti mesi e non può naturalmente procedere con la stessa rapidità della « trasformazione infiammatoria », dunque possiamo restringere il concetto della speciale costituzione solo ai casi maligni. « Il decorso spesso è così subdolo che i disturbi iniziali moderati e poco osservati, non regrediscono del tutto e si accentuano solo dopo alcrune settimane. Compaiono manifestazioni di insufficienza sotto forma di dolore da sovraccarico. Le maifestazioni infiammatorie fanno la loro comparsa clinicamente e radiologicamente come iperemia, ipertermia, edema, rarefa:t.;one ossea zonale e dolore articolare. Segue uno stadio che dura anche molti mesi nel quale le manifestazioni distrofiche si sviluppano sempre più, comp~iono dolori spontanei. Radiologicamente compare la ratefazione diffusa con disegno marginale. « In questi stadi esiste in [primo tempo, ancora ipertermia infiammatotia della cute, che più tardi si trasforma in c.ianosi fredda provocata da uno stimolo infiammatorio vascolare d'altra natura ($econdo · Ricker dalla notevole stasi). « Mancano esatte ricerche che ci diano un'idea precisa dell'importanZ-a contingente degli stati vasomotori. « La diagnosi e la diagnosi differenziale, sono vicendevolmente difficili. La rassomiglianza dei sintomi dello s~adio infiammatorio acuto c·o n l'infiammazione batterica o addirittua tbc. è così grande che nelle affezioni del piede è stata quasi. sempre posta la diagnosi èrrata di infiammazione ossea tbc. La decisione può spesso aver luogo solo dopo lunga osservazione. (Assai ·utile a questo proposito mi sembra ricordare il caso occorso a Lcriche ii quale si lasciò indurre a resecare un ginocchio ad una religiosa -che presentava tutto quello che occorreva per il quadro della tbc., e tuttavia non avev:~ che una rarefazione da iperemia. Infatti inoculazioni ed esami istologici rimasero negativi. (cc Fisiologia e patologia del tesslito ·osseo », 1939, pag. 1 73). « Ciò che rende difficile in qualche caso la diagnosi, è l'esiguità della lesione che, secondo gli usuali concetti, non sta spesso in alcun rapporto


-con la gravità degli stadt che ne conseguono. Vi sono persino casi nei quali i pazienti non ricordano d'aver sofferto lesione alcuna, e ciò nonostante de· YOno essere riportati ad una lesione traumatica. Per ciò bisogna usare estrema

prudenza prima di escludere la causa traumatica. Porre tempcstivam~nte J 'esatta. diagnosi è particolarmente importante per le perizie: infattt il ruolo causale della lesione viene oggi, nella tbc., meno prontamente riconosciuto, mentre suJl'origine traumatica della distrofia non può esistere alcun dubbio. '< La prognosi per quanto concerne il risultato finale può essere ritenuta an cora favorevole. Di regola la guarigione si ha dopo una grave lesione, di uno o più anni, della capacità lavorativa, e solo rari sono i casi che per la loro gravità costringono all'amputaziorre. « d) La distrofia neuritica. Tale diStt&fia che si o·rigina dopo lesione di navi periferici dà le stesse manifestazioni c prende lo stesso decorso della distrofia traumatica, sebbene questa avvenga in un tempo più breve. Essa comprende dunque uno stadio infiammatorio, uno distrofico ed uno atrofico. Lo stadio infiammatorio si instaura con iperemia nel territorio relativo al nervo leso, vale a dire, nella frequente lesione del nervo medwno, nel territorio del dito medio, si propaga in senso trasversale alle vicinanze e dimostra, dopo breve tempo, una viva infiammazione di tutta la mano in tuHe le parti, nelle dita « ulnari » come nelle dita del mediano. La cute è .maggiormente irrorata, rossa, calda, edematosa, i muscoli sono atonici e reagiscono insufficientemente, le ossa dimostrano rarefazioni zonali della spo ngiosa, le articolazioni sono rigide, le unghie crescono rapidamente. Se lo stimolo infiammatorio viene tempestivamente interrotto, si può da questo arrivare alla guarjgione. Per lo più l'affezione tuttavia, in confronto alla distrofia traumatica, trapassa molto precocemente nell'infiammazione cro·nica (nel senso sopra indicato, vale a dire nello stadio distrofico). La cute in questo stadio infiammatorio è malamente irrorata, fredda, grigia cianotica, edematosa, si accresce la rigidità articolare, la dolorabilità, si fanno manifeste le alterazioni ·trofiche della pelle e delle articolazioni, le ossa dimostrano una raref~zione zonale a focolai o confluente. Sul passaggio al terzo stadio dell'infiammazione pregressa e delll'atrofia. mancano esatte osservazioni. Col tempo possono in ogni caso scomparire le alterazioni trofiche, e si ha allora il caso dell'atrofia pura. La distrofia neuritica può essere prosocata anche nelle parti situate più in alto delle vie vasomotorie, cioè ne1 centri vasomotori del midollo spinale. Il decorso è del tutto simile a quello descritto per la neurite traumatica periferica. I sintorni descritti sono puramente vegetativi e corrispondono completamente a quelli della distrofia traumatica. A ciò si aggiungono le manifestazioni irritative e deficitarie ~e n si tive e motorie, da essi nettamente differenziabili, a carico del sistema ner,·oso cerebro-spinale, ed in misura più o meno grande. Tutto sommato la distrofia neuritica è dunque, come quella traumatica, una manifestazione irritativa del simpatico, cioè un'infiammazione, e le alterazioni trofìche sono


qui altrettanto, come nella distrofia traumatica, spiegabili per mezzo dd disfacimento, deHa degenerazione dei prodotti infiammatori produttivi, originatisi in principio, sebbene essi non siano stati dimostrati ìstologicamente. Noi parliamo, al cospetto dei fatti discussi, più giustamente di « distrofia neuritica » che << neurotica » : infatti con questa ultima espressione itl nostro linguaggio odierno comune vuole esprimere che non si tratta di infiamm:tzione, e invece proprio questa è quella che domina il quadro. Il decorso dello sviluppo e della i.ntensità, può essere modificato dalla compartecipazione dei nervi cerebrospinali, l 'essenza d eU 'alterazione trofica è posta però, nella distrofia neurìtica esattamente come in quella traumatica, sull'infiammazione, cioè sullo stimolo del simpatico. Una differenza essenziale consiste soltanto nel fatto che noi neli 'infiammazione traumatica non possiamo fare a meno del concetto finale e la comprendiamo fondamentalmente come una operazione mirante alla guarigione. Invece nella distrofia neuritica non è possibile riconoscerle alcuna finalità. Essa non è in questo senso una reazione, ma una azione immediata del simpatico, cioè dell'organo intermediario d ell'infiammazione, essa è, per così dire, una parte della lesione medesima. Per questo motivo l'infiammazione neuritica guarisce anche raramente, senza essere passata allo stato distrofico. <<e) L'atrofia da adattamento e da inattività. Lo stato finale atrofico che consegue alla pregressa infiammazione è osservabile o sotto la forma del passaggio alla riparazione, ed allora non offre alcun quadro rimarchevole, od anche quale adattamento ad una funzione deficitaria. Questo stadio duraturo sì differenzia dalla distrofia sia clinicamente che radiologicamente. Mancano le alterazioni della cute, la cianosi infiammatoria grigia, l'atonia rnuscolare, la disarmonia del quadro radiologico, la rigidità articolare, in breve tutte le manifestazioni infiammatorie. In luogo di ciò: cute normale, abbassamento di temperatura della cute, con irrorazione normale ma esigua, per adattamento (eventualmente con cianosi blu da stasi) rarefazione muscolare senza atonia, armonia della struttura ossea atrofica, libertà di movim ento articolare, nel caso che non esistano anchilosi irreparabili » . Questo è l 'ultimo lavoro che Sudeck ha pubblicato sulla sindrome che di lui porta il nome, e ritengo d'aver fatto cosa utile nell'averlo riportato estesamente, sfrondandolo dei casi clinici che l'Autore porta a conferma delle sue nuove idee sulla questione. Ma evidentemente inutile sarebbe ogni studio che restasse nel campo della scienza non applicata, se cioè la conoscenza intima del fatto non riuscisse ad additarci delle utili nozionj applicative alla clinica, scopo ultimo e nobile, questo, di ogni ricerca. Infatti il nostro Putti, ha cercato di utilizzare ai fini clinici i quadri radiologici della osteopatia. P er lui il radiograroma è il giudice inappellabile, perchè ha fo rnito un 'idea concreta della variabile gamma delle di-


strofìe epifisarie, di cu1 SI mteressa. Se esso non può sempre far prevedere le facoltà riedificatrici d eli 'epifisi, può dirci quasi sem pre quali siano quelle di resistenza meccanica. Il radiogramma insegna che c'è un'atrofia acuta dell'epifisi che si stabilisce talvolta dopo un solo mese di frattura, come vi è l'epifisi che non cade d'ombra che dopo 6 mesi. Il fattore tempo perde quindi di importanza di fronte alla più esatta e pi ù apprezzabile indicazione radiografica: vi è una frattura che è già pseudoa rtrosi in capo ad un mese, come vi è quel la che non lo è dopo sei. In ordine alle qualità d i resistenza meccaniche delle epifisi, di cui tratta in particolar modo nel lavoro che consideriamo, egli trae dal radiogramma le seguenti deduzioni : ~~ento meccanico. 0

Resistenza massima: a) tono d'ombra eguale nei due frammenti cd m confronto col lato sano; b) picnosi omogenea e globale. 2° - Resistenza dubbia: atrofia chiazzata lacuna re e cistica. 3 ° - Resistenza nulla: atrofia acuta omogenea, degenerazione distruttiva. I

-

~omento biologico.

Attività osteogenetica massima: tono d'ombra eguale nei due frammenti ed in confronto del lato sano. 2 ° - Attività dubbia: Atrofie chiazzate parziali. 3° - Attività nulla: a) atrofia acuta omogenea; b) pKnost omogenea c global e. I" -

Come si vede esiste fra i due momenti quella che i dialettici dicevano: u concordia discors n . Comunque sul tripode costituito dalla nozione della età della frattura, del suo tipo morfologico e del radiogramma, si potranno differenziare le fratture possibili di osteosintesi da quelle che richiedono altro orientamento .: u.ra ti vo. Se infatti fossero state tenute presenti queste acquisizioni, clù sa quanti guai sarebbero stati evitati ai loro malati da medici superfi ciali l Poic hè dobbiamo pur confessare che il concetto di (( atrofia da inazione » e quindi da curare subito ed energicam ente con ginnastica, massaggi ecc., ha dominato e domina tuttora gran parte della classe dei pratici. F rutigcr, in un pregevole lavoro u scito nel 1939 rimarca il fatto che l 'atrofia da inazione compare molto 1entarnente, è concentrica e non è mai a chiazz.e. Inoltre essa do~rebbe corrispondere al grado dell'i nazione. Invece l'atrofia compare anche dopo traumi esigui, senza che sia stata fatta alcuna immobilizzazione nè alcun risparmio di m o v imento. Gli esercizi guariscono, sì, l'atrofia da inattività, mentre la atrofia ossea acuta ne risulta aggravata. Come si vede i. quadri radiologici sono stati abbastanza profondamente studia ti, ed acutamente indagate le modalità dcll'osteopatia di. Sudeck , ma


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scorrcnJo b letteratura sull'argomento si trovano termini assai elastici sul b data in cui iniziano i processi di alistcresi dopo un traumatismo. Cosl ho intrapreso una serie di ricerche tendenti ad accertare: l'inizio quanto più preciso dell'ali.steresi post-traumatica; 2 ° - l'estensione di essa a vari segmenti ossei e il rapporto con l'entità de Ila lesione causale; 3° - la rcstitutio alle condizioni normali. 1° -

Tali ricerche, necessariamente lunghe c quanto più possibile numerose: sa ranno oggetto di altro lavoro.

CONCLUSIONI. Dopo quanto è stato detto precedentemente quali sono le conclusioni più logiche alle quali dovremo pervenire? Eccole: I u - Una lesione ossea localizzata è seguita da una reazione generale d cll<}

scheletro, stimolando essa il potere fosfo-esterasico di tutti i pezzi costituenti lo scheletro il quale si comporta come un sistema di organi fisiologicamente omogeneo in questa circostanza, come nel caso del suo sviluppo. 2 " - Ogni traumatismo, indipendentemente dalla sua azione distruttiva, è principalmente e subitamente un trawnatismo della vasomotilità, provocando una vera e propria iperemia attiva locale. 3" - Ogni ipercmia produce riassorbi mento di sali minerali. 4o- La caduta del tono d'ombra in un osso !ungi dall 'indicare «atrofia ossea>> dimostra intensa attività osteogenetica, essendo, invece, l'aumento dell'ombra ossea, l'espressione della sua morte (eburoeizzazione). 5o - Pertanto quella che in primo tempo da Sudeck fu interpretata come << atrofia ossea acuta » non è che l'espressione dell'accelerato ricambio dell'osso. 6° - Essendo, la risposta dell'osso alla molteplicità delle cause patologiche, unitaria nel senso di perdita dei sali pesanti, il termine radiologico· della smdrome dovrehbc esser unicamente quello di alùteresi.

RIASSUNTO. L'A. dùpo avere accennato quanto sostanzialmente si si an venute modificando in questi ulrimi anni le vedute dei ricercatori su quella che si può dire « la vita dell'osso ,, e sulla cosiclctta cc atrofi:t ossea», traccia della questione brevemente i dati anatomici, i dati della biochimica, i quadri radiolo~-tici del rjassorbimento minerale, mettendo in evidenza come la risposta radiologica dell'osso a qualsiasi stimolo traumatico:Jhbia un solo nome: cc alisteresi ». Dopo aver riport:Jto ampiamente le vedute di Sudcc k sulla cosiùett:t :ltrolì::t oss~:l post- traumatic:t C]ll:lli sono esposte nella ultima pubblicazion e tcde~ca del 19~8. insiste sugli insegnamenti pr:~tici che se ne dovrebbero ricavare.

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DI UNA SUPERPERIZIA FATTA PER CONTO DEL TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO DELLE ASSICURAZIONI SUI POSSIBILI RAPPORTI FRA SCHIZOF RENIA E VITA MILITARE (d~ servire anche per

la questione dei rapporti fra Sc hiz.ofrcnia c infortuni) .

Prof. GeHAVO Pts>.:>n f"rofcs:-orc Emcnto dt"li"Uni,•crsi tà di

Pcru~ia .

(rontinttaziom: c {ì11r)

LA PERIZIA DI flRATZ PEL REICHSVERSORG UNGSGERICHT GERMANICO. Ha una particolare importanza la perizia di Bratz fatta per incarico del P.. V. A. sul rapporto causale fra i disturbi mentali della giovinezza (Schizofrenia) e il servizio militare, in quanto che dà una chiara idea del modo col quale i Tedeschi considerano tale questione (1). La periz1a è così riassunta dal Collegio dei Periti: « Si trattava di un uomo, nato nel 1882, che dal 1914 fino al febbraio 1917 era rimasto al servizio di guerra, senza essere esposto a speciali strapazzi ; era sembrato un po' eccitato, egli faceva delle poesie prive di ogni valore e ~tudiava la possibilità di migliorare il mondo. Nel febbraio dd 1917 fu riman -

dato alla sua precedente occupazione civile di portalettere, e n.ell'aprile 1918 fu portato al manicomio, perchè ammalato di Schizofrenia. Il dott. Bratz fu incaricato di stendere una perizia sul rapporto tra la malattia e il prestato servizio militare. Gli furono presentate anche precedenti perizie in proposito, di Bonhoeffer, Sedert, Jahrmarker, Hesse e Fauser. Il perito descrive dapprima il modo con cui si manifestò la Schizofrenia e 1 sintomi c l 'ereditarietà del male. << Non è sempre possibile, per ragioni esterne di ricercare l'ereditarietà nel l'albero geneal ogico dell'ammalato; nè la mancanza della dimostrazione dell 'ereditarietà, n è parecchi casi di Schizofrenia in famiglie sono una dimostrazione. '< Pro e contro la diagnosi della Schizofrenia, potrebbero però essere importanti per perizie in casi collaterali. Oltre alla ereditarietà c'è la probabilità dell'azione di certe glandole interne per il manifestarsi del male. Circa due terzi dci casi si manifestano nel sesso maschile fra il 18° e il 35o anno di età. Per questi vorremmo ammettere cause fatali, dipendenti da ereditarietà. N è cause e.1teme possono avere provocato lo scoppio della malattia, 11eppurc le emozioni e gli strapazzi di guerra. E' dimostrato che la Schizofrenia non è (t) E. IIRAT7.: O!>t rgulildllt'll iibt'r den Ur;iidli" h<'n Zu:am m cnlu111g Ztvùcht'n lugt·mlìrrdst' n (Sclli:ophrt nit:) 111td M ìfttdTlft<',lit. F.nt>eh. dc<. Rete h• n rsor!'ung<ger ichrs. Bd. Ili. Berl on "P-l. pag. 2'•3·


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comparsa pÌ!Ù frequentemente fra i soldati che nella popolazione civile; d'altmnde in nessun caso è. stato dimostrato che influenze esterne abbiano pro''ocato la malattia. L'esperto ricorda due soli casi della pratica civile, nei quali la Schizofrenia si manifestò, per influenze causali, in due individui che per più mesi, vissero sotto l'azione nefasta dello spiritismo e occultismo. << C'è soltanto una possibilità, non provata, che certe lesioni, di natura ~pcciale, in guerra e in pace agiscano quale spinta sui meccanismi del processo schizofrenico dipendenti da condizioni ereditarie. Ma poichè per le perizie più che basarsi sopra possibilità non provate, occorre, secondo la legge, la probabilità, si può considerare il manifestarsi del male come decisivo soltanto in quei casi in cui lesioni dlel tutto speciali possono esser prese in considerazione: a tale proposito, il perito indica le gravi malattie infettive, e le egualmente gravi ferite del corpo o lesioni al cranio o al cervello, e forti influenze psichiche, come un lungo soggiorno in carcere e in prigionia. ~c Popper ha ammesso simili cause esogene nell'x/8 degli uomini schizo-frenici, Bratz nel 12 % dei soldati ammalàti di Schizofrenia. « Perchè sia giustificata una tale ammissione, si deve giudicare individualmente ogni singolo caso. <c E' molto importante l'esatta ricerca della preistoria. Bratz cita un caso, in cui erano state fatte molte perizie sulla Schizofrenia di un soldato di 25 anni, mentre più tardi si seppe che già a r6 anni egli era stato ri<:overato per un attacco di Schizofrenia. Ha molta importanza 11 chiedere notizie sulla preistoria ai parenti, ai compagni di lavoro e agli amici di casa. Si tratta, se-:ondo yuole la legge, non solo eli conoscere quando ebbe principio il male, ma anche di aver notizie sul peggioramento di una Schizofrenia già esistente, causata dal servizio militare. Questa malattia provoca generalment~ un indebolimento della mente; ma il servizio militare, gli avvenimenti di guerra, b.t mancanza di nutrimento ecc., avrebbero, in similt pazienti, molto meno mfluenza che in uno sano di mente. Un'influenza deteriorante non può adunque essere provocata da simili azioni di guerra, come pure da malattie infettive. « Talvolta potrebbero influire sullo stato psichico, in singoli casi, gli attriti

provocati dal servizio militare, per es. i continui motteggiamenti, e i maltrattamenti. Ciò può però venire dimosltrato assai raramente; il peggioramento della Schizofre1lia causato dal servizio militare è perciò da ammettere anche più rarameme dei manifestarsi del male stesso. Una prima condizione per tutte 'le perizie è., naturalm~nte, che in ogni singolo ca~o l'esistenza della Schizofrenia sia oal medico dimostrata con sicurezza. ~ Se questo è il caso, • allora le conclusioni puramente umanitarie, che l'u0mo era sano prima della guerra, che durante la stessa subi forti scosse dello spirito, · ed ebbe disturbi di mente causa la guerra, devono assolutamente venire respinte come non influenti. Una tale interpretazione, non deve venire accettata dal Tribunale. 4 -

Giornale di medicina militare.


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Il perito, adunque allarchè si presenti anche un caso speciale, non può ammettere clze la Schizofrenia venga provocata o peggiorata dal servizio di guerra».

li Reichsversorgungsgericht, in base a questa perizia, e in opposizione al giudizio di prima istanza, respinse, nel caso speciale, l'asserzione che la S c hi.z~fre nia sia stata causata da danni riportati durante e per causa del serVIZIO. Il più vasto e più recente studio sul rapporto speciale tra servizio m ilitare e Schizofrenia, fu pubblicato nel 1935 da Carlo Weiler, psichiatra presso l'Istituto di medicina per le rjrer.che, -a Monaco (1). L'A. ha raccolto con molta cura tutto il materiale, relativo a questa questione, che stava a sua dispos.iz'ione. Per quanto r iguarda l'effetto delle influenze esterne, egli ritiene assolutamente n01z provato e improbabile che l'eccessiva stanchezza di corpo e dello spirito abbia una reale influenza. li male colpisce tutti gli strati deJla popolazione, tanto nei popoli primitivi quanto in quelli di civiltà progredita. Non ci sarebbero, al riguardo, prove che gravi malattie infettive aumentino i casi di Schizofrenia; ciò vale pure per la sifilide e per l'uso deli 'alcool. I casi relativamente abbastanza frequenti di Schizofrenia fra carcerati si spiegano col fatto che molti uomini, già prima di compiere il delitto, soffrivano di una leggera forma del male, senza che ciò fosse conosciuto. l noti psichiatri prof. Mayer di Konigsberg e Bonhoffer di Berlino, negarono, ÌtJ base alle loro esp-erù:nze di guerra l'influenza del servizio militare sulla frequen za dei casi di Schizofrettìa. Popper e Kahn ammisero sì che durante la guerra i soldati subiscono le conseguenze di eccitazione che si presentano coll'apparenza della Schizofrenia, ma poi guariscono; esse non potrebbero venire considerate vere Schizofrenie; e i due AA. le chiamarono: « tipi di reazioni schiz oidi )) (schizoiden reaktionstjpen). Jacobi pubblicò nel 1923 un'inchiesta su u88 ammalati civili ; soltan to in 44 di loro sembrò che influenze psichiche avessero avuto influenza sullo sviluppo del male; in 26 di questi, potè venir dimostrata l'esistenza di una particolare natura psichica ancora prima dell'avvenimento; 12 avevano già avuto assalti schizofrenici, e soltanto in 6 casi le ricerche rimasero senza risultato. Jacobi negò anche per questi 6 casi (s %), la causa determinante, ed ammise soltanto la causa sciogliente. Klinenberger negò nel 1924 qualsiasi influenza della guerra sulla Schizofrenia. Ziegelroth dichiarò nel 1930 di essere del medesimo parere, e ammise tutt'al più che potrebbero avere una qualche influenza le gravi infezioni acute e le gravi lesioni del cranio e del cervello. (t ) Nervose und Scclisc hcs Storungen be• Tcilnchmer ~m Wcltkriegs - Il ThciL " G:us:cskran kcitcn uncl organischc Ncrvcnstorungcn », in « Arbeit und Gcsundheit » Sozialmcdicinischc Scluiftenrcichc aus dcm Gcbictc cles R. Arb. Ministcrium. Hf. 25 Thicmc Lcipzig 1!j83.


775 Feuchtwanger trovò, tra 1554 ferite organiche al cervello nel suo sanatorio a Monaco, soltanto il 0,50 'X> di Schizofrenie, ciò che certamente non supera la percentuale della popolazione sana. Si sostiene che Kronfeld, il quale si occupò specialmente di psicoterapia, abbia appoggiato il principio d eli 'infuenza degli avvenimenti di guerra sulla Schizofrenia in un trattato del 1926. Questo principio era però stato respinto nel già citato lavoro di Reichardt, in accordo coi pareri che egli aveva raccolto anche da altri psichiatri. Bratz dimostrò, in seguito al già citato lavoro, in un opuscolo dell'anno 1928, che, secondo la sua grande esperienza, in non più del 2 % dei partecipanti alla guerra, sofferenti di Schizofrenia, sia possjbile affermare che il danno sia stato provocato dal servizio. Weiler, ha esaminato da solo gli atti di 435 soldati schizofrenici .di Monaco e dintorni, e non potè riscontrarvi alcuna influenza da parte del servizio di guerra. Egli esaminò attentamente il problema con riguardo sia ~d i'età in cui il male si manifesta, sia al momento in cm si entra al servizio, s ia riguardo alle professioni esercitate nella vita civile e alle influenze del servizio (lesioni, irritazioni, spaventi) come anche alle forme secondarie e al <iecorso del male. Egli dimostrò che su 200 casi di Schizofrenia, nei quali il mal e era stato riconosciuto dalla legge come conseguenza di danni riportati al servizio, i periti medici avevano dato un parere contrario per 25 casi. Nell'elaborazione degli atri riguardanti 1000 casi di partecipanti alla guerr.;.t, schizofrenici, egli stabilì che 35i erano stati ammalati prima della guerra e che in 158, il male si manifestò molto tempo dopo il congedo; soltanto nel 4 % dei casi la psicosi fu considerata dipendente dalle malattie fisiche, esist enti durante il servizio; nell '8 % furono citati casi di spaventi, ciò che non dimostra ancora un rapporto ammissibile fra spavento e psicosi, dato che simili influenze si riscontrano sempre durante la guerra. Così pure non può verure dimostrata un'influenza speciale dall'essere stati sepolti sotto i rottami. Astrazione fatta per le ferite al cranio; 55 su 1000 ammalati sostennero che il loro male dipendeva da varie ferite; ma anche ciò non potè venire chiarito. Feriti alla testa non risultarono che ro; dunque, appena l'1 %. Weiler spiega che fra il suo materiale di circa 6o.ooo soldati, che sosten eva no di !isentire le conseguenze dei danneggiamenti di guerra, soltanto 3,8 ':b furono trovati con lesioni al cranio. Se la frequenza di questi casi importa per la Schizofrenia soltanto 1'1 % (dunque 4 volte di meno che la media di tutti i feriti dj guerra), ciò dimostra con sicurezza l'a mancanza di un qualsiasi rapporto fra lesioni al capo e Schizofrenia. La differenza è tanto forte che, in ogni caso, verrebbero prese in considerazione anche eventuali fonti errate, senza che questa conclusione dovesse cambiare. Dei 10 schizofrenici con lesioni al capo, 5 avevano una forma ereditaria, e in 4 si sviluppò la Schizofrenia dopo un lungo intervallo.


776 Weiler riassume la sua documentata esposizione nelle seguenti tesi : l casi di dementia praecox (Schizofrenia) osservaiti in coloro che hanno partecipato alla guerra, non dt!Jeriscono nè ne~la forma nè nd decorso da quelli osservati in tempo di pace. 2" - La loro frequerlza corrispose a quella che era da aspettarsi in base alle generali esperienze; essa non superò quella riscontrata rzella popolazione in tempo di pace. 3o - Anche l'età <:orrispose a quella osservata comunemente. Un dumento di attacchi postumi non fu riscontrato nei partecipanti alla guerra. 4 · - Non si è potuto stabilire una fattiva influenza degli strapazzi di guerra o degli effettii eccitanti ciel servizio sullo sviluppo e sul decorso della dcmentia praecox. 5" - Così pure non si trovano punti di appoggio per potere stabilire che lesioni al capo, anche quelle con ferite al cervello, o malattie fisiche di 1" -

altra specie, abbiano avuto una forte azione sulla origine della malattilll mentaie.

6" - La prigionia di guerra più o meno lunga, favorì lo sviluppo di disturbi paranoici, ma non potè venir considerata come vera causa della malattia.

7o - Le esperienze di guerra rafforzano il principio che le influenze esterne non possono influire nè sullo sviluppo, nè sul decorso>della demen.l'ia praecox.

8'' - In più della metà invece dei partecipanti alla guerra ammalati di altre forme mentali, fu affermata l'esistenza del rapporto del male coi danni alla salute riportati durante il servizio. 9" - Questo fatto trova la sua spiegazione nella tendenza a conce· dere ai partecjpanti alla guerra, veramente ammalati, i vantaggi d erivanti dal regolamento sul sostentamento. 10° - La prescrizione che ai partecipanti alla guerra gravemente am· malati, venga concesso il sostentamento an<:he quando la questione dei danneggiamenti riportati al servizio sia stata negata, quantunque la malattia apparisse in relazione di tempo col servizio di guerra, corrispondeva a una pietosa inclusione che aveva lo scopo di evitare una troppo grande generosità nell 'applicazione delle altre disposizioni, oltre a quelle del sostentamento. u • - Questa disposizione non fu pienamente applicata nei casi di combattimenti schizofrenici, poichè essa fu introdotta dopo che la questione dei danni riportati in guerra, era stata per lo più risolta affermativamente. 12° - Le esperienze di guerra, per qutmto riguarda la dementia pr~­ cox, dot11'ebbero far aumentare negli esperti medici la prudenza e la riser-


777 vatezza nel dare un gtua1z1o affermativo sulla questione del 1·apporto del~a dementia praecox con influenze esterne. Riassunto tutto ciò, la Commissione passò ad esporre il suo modo di v:::dere.

ELABORATO DELLA COMMISSIONE E DISCUSSIONE DEL MATERIALE DI STUDIO. <c Poichè l'incarico a noi dato verte in modo speciale sulla Schizofrenia,

è necessario riassumere brevemente ciò che noi oggi sappiamo. Come abbiamo già accennato, fu il psichiatra tedesco Kraepelin a raggruppare per primo una quantità di stati endogeni sotto il nome di demenfia praecox. Egli li caratter izzò con queste parole: essi si sviluppano per ragioni interne, e, senza una riconoscibile causa esterna; nella maggioranza dei casi possano a una vera malattia psichica, con sintomi ora più, ora meno gravi. « Kraepelin vedeva in questa malattia una specie di imbecillimento. Nei casi gravi che egli ebbe a giudicare in un primo tempo, egli era d'opinione che comparissero principalmente in gioventù, e ricorse perciò alla denominazione di dementia praecox - pazzia giovanile. Egli era d'avviso che si trattasse di un gruppo di malattie, n elle quali scorgeva varie forme con sintomatologia e manifestazioni prevalentemente fatue, come la ebefrenica che si distingue ap?Unto per queste manifestazioni spesso fatue, talvolta depressive e talvolta euforiche, con errori sensoriali, anzitutto dell'udito e poi degli altri sensi, con idee fisse e con altri disturbi del pensiero e della vita dei sensi. Nella seconda forma, la katatonica, si aggiungono a questi sintomi, e spesso in forma pronunciata,. altre manifestazioni, e precisamente rigidità, negativismo, mutaci smo, o altri cambiamenti del linguaggio, contrarietà al cibo, e la tendenza ad improvvisi stati di eccitazione fisica. Per la forma paranoica, sono caratteristiche le fissazioni sistematiche, e le illusorie manifestazioni sensoriali nelle varie parti del corpo. Queste malattie paranojche compaiono per lo più Jopo i 30- 35 anni, e non hanno perciò una grande importanza se si manifestano durante il servizio militare in tempo di pace. La dementia simplex consta di disturbi della sensibilità, del pensiero, e d ella volontà, che si sviluppano molto lentamente. Kraepelin oservò che il decorso, specialmente nelle prim e fasi del male può essere molto mutevole; che in tal uni casi, gli assalti compariscono dopo discreti intervalli (remissioni), mentre altri, in conseguenza del primo, o di uno dei primi assalti, passano a uno stadio duraturo di decadimento mentale che non cambia più. " La dcmcntia praccox di Kraepelin fu studiata profondamente, specialmcn te dal lato psicologico, dallo specialista psichiatra di Zurigo, Eugenio Rleuler. Egli avvene che in questa malattia vi sono due specie di sintomi, che si possono distinguere in primi e in secondi. Nei pri mi , che sono i più


caratteristici, egli avvertì la tendenza alla variabilità negli affetti, tipicamente schizofrenica, nel senso di una riduzione dei buoni rapporti con i famigliari, in conseguenza di una specie di incapsulamento dei sent:menti e di un rilas~amento della coerenza nel pensiero; queste due manifestazioni si distinguono dai disturbi dei sensi e del pensiero che noi troviamo in tutte le altre malattie mentali. Sulla base di questi primi sintomi se ne possono formare altri, che non sempre sussistono e possono comparire saltuariamente, p. es.: i cambiamenti di umore, le manifestazioni catatoniche, le allucinazioni, fissazioni e simili. « Anche Bleuler sostiene il punto di vista che si tratta di un gruppo di malattie, che queste possono arrestarsi in ogni stadio del loro sviluppo, e poi anche ripresentarsi di nuovo, giacchè si tratta di un disturbo del l 'intelligenza, hen diverso da quello della congenita debolezza dei sensi (oligofrenia), e dei disturbi mentali organici nel seno più stretto (demenza dopo ferite al cranio, dopo infiammazione, o malattie infettive del cervello), alla quale appartiene la paralisi progressiva, nella dementia senilis o dementia arteriosderotica. Egli sostenne, a ragione, che il nome di dementia dato da Kraepelin, non risponde bene per CjUesto gruppo; oltre a ciò, ci sono anche casi che si manifestano anche nella vecchi aia; per la qual cosa sarebbe da evitare l'indicazione di praecox. Visto che tanto nei primi quanto nei secondi sintomi appariscono sdoppiapiamenti dello spirito, egli propose il nome di « Schizofrenia » introdotto già da 25 anni nei paesi di lingua tedesca, c anche nella psichiatria della maggior parte dei paesi. Già Kraepelin aveva instistito che il gruppo di questa malattia è endogeno, vale a dire, dipendente dalla predisposizione; che nella maggior parte dei casi si trova g:à la malattia nella famiglia, e che una buona parte degli ammalati manifestano, già prima della malattia, deviazioni dello spirito, i cosìdetti s:ntomi "premorbosi ". « Bleuler ha accentuato molto, in base alle sue ricerche psicologiche, come pure anche in base alle esperienze di Kretschmer sulle costituz:oni psichiche, che esiste in parecchi individui una particolarità del carattere, da non considerarsi assolutamente una malattia, che, con leggere. sfumature nelle particolarità della vita dei sensi e del pensiero, indica già ciò che poi viene riscontrato nelle estreme forme patologiche della Schizofrenia. Egh chiama questa specie di disposizione del carattere: schizothym, Se queste particolarità non raggiungono uno stato più grave, i predisposti al male non vengono ancora considerati ammalati di mente, ma soffrono però per le conseguenze, e sono di grave peso a coloro che li circondano. Egli chiama questi individui schizoidi psicopatici; fra CjUesti, e coloro che sono realmente ammalati di Schizofrenia, egli introduce ancora una classe, quella degli schizopatici (Schizopathen), alla CjUalc appartengono uomini ::he banno già manifestato lersgeri òisn1rbi di Schizofrenia, i quali, anche se dal medico sono già considerati amm:ùati, spesso possono mantenersi nella vita sociale, per un breve o lungo


779 tempo, alcuni anche durevolmente, senza che il profano li consideri ven ammalati di mente. << La differenza tra le forme di schizothymia, di schizoidi psicopatiche, di schizopatie e infine di vere Schizofrenie, sarebbe, secondo Kretschmer, soltanto questione di grado; questo però se è un concetto interessante dal punto di vista puramente psicologico, noi n on vi possiamo acconsentire dal punto di vista clinico. « Tra gli schizoidi psicopatici, che nella vita non ammalano mai, e gli uomini nei quali si manifesta una Schizofrenia, esiste una essenziale d ifferenza; in questi ultimi c'è un processo cerebrale, negli altri no. << Le più recenti ricerche per es. di Scheid e di altri, indicano con sicurezza che esiste una progressione schizofrenica del male, che non esiste negli schizoidi psicopatici. « Volendo giudicare questi casi, la situazione riesce ancora più difficile pel fatto che non possiamo dire, nè nello stato schizoide psicopatico, nè n ella schizopatia, se questi uomini si ammaleranno più tardi per una reale e p-rogressiva Schizofrenia o se si tratta di un periodo di tranquillità che non ha tendenza a progredire. D 'altro canto ci sono gravi processi schizofre n ici che si manifestano in individui che prima non avevano assolutam ente richiamata l'attenzione su di loro. Nel successivo sviluppo dello ~ta­ dio di questo gruppo si è visto, che ci sono ancora, accanto a quete vere Schizofrenie, delle cosidette psicosi reattive schizoidi. « Si tratta di uomini che portano in sè la predisposizione alla Schizofrenia in forma più leggera, i quali però rimangono sani, se le condizioni di vita sono tranquille; se però vengono colpiti da danneggiamenti interni o esterni che agiscono fortemente su loro (for tissime influenze psichiche, di natura affettiva, oyvero malattie infettive, avvelenamenti, infortuni ecc.), allora possono reagire con uno stadio passeggero di malattia mentale, che n ei suoi sintomi assomiglia molto a una vera Schizofrenia, c che talvolta non può venire distinta da essa; trascorso questo stadio, essi ritornano nelle condizioni del cosidetto adattamento, nel quale si trovavano prima della maÌuttia. « Si possono raffigurare i mali fin qui menzionati come figuratamente racchi~tsi in un cerchio: nel centro del cerchio si trovano quei casi di gravissima predisposizione ereditaria al male, che si manifestano senza una causa accertabile, e passano fatalmente a uno s'tato psichico tale, per il quale n o n c'è più la possibilità di un miglioramento. Nel vicino settore, intorno al centro ci sono quei casi nei quali il peggioramento dello ~tato psichico compare con attacchi, cui seguono lunghi intervalli, che spesso ven gono considerati erroneamente dai profani come guarigioni, e che possono essere determinati dalle cure. Intorno a questi, si raggruppano le Schizofrenie, che per ragioni interne decorrono più evidentemente; il rimanente gruppo è formato delle citate psicosi schizoidi reattive.


'' Per lo scopo di questa penzta, le ultime sono anzitutto da staccare dalle altre forme delle Schizofrenie, perchè soltanto per queste forme noi siamo oggi d 'opinione che tanto le influenze esterne, quanto le interne concorrano in parte a provocare i disturbi mentali. Per le altre forme, malgrado lunghi studi durati parecchi decenni, si è potuto stabilire soltanto l'influenza del processo Schizofrenico ereditario. Molti scienziati si sono chiesti se il cambiamento delle influenze esterne della vita, possono arrecar pregiudizio allo spirito, o agire sul corpo alterando per es. le glandole con secr ezione intnna, o gli orgJni della digestione, o l'integrità del cervelio, sono atte a concorrere, in uno alla ereditarietà, allo sviluppo della Schizofrenia. << Tutti questi lavori non hanno però portato finora a un risultato positi vo, e neppure a conclusioni che vi si :1vvicinino con una qualche probabilità. Sappiamo con certezza che in alcuni casi la malattia si manifesta prima di rutto nella pubertà, nel parto, o nell'età critica; ma in moltissimi casi manca questa relazione; troviamo persino casi, raramente però, in cui il male si manifesta anche a sei anni d'età. « Endoge!lo è, nel senso medico, ciò che esiste nei crom osomi delle cellule sessuali al momento della fecondazione. Tutto ciò che avviene dopo, ~ influenza della vita esterna. Noi troviamo la Schizofrenia, la più frequente psicosi della vita, in tutti gli strati sociali e colle stesse forme ; noi non riscontriamo alcun aumento del male in tempi di cares6a o d 'insuffi. cicntc nutrimento della popolazione, o in tempi di guerra, di epidem te. u Nella maggJOranza dei casi di Schizofrenia, la forma ereditaria viene riscontrata negli ascendenti e nei parenti collaterali, e jj processo ereditario è completamente recessivo ; in conseguenza di ciò, esso può saltare generazioni ; perciò non ha. importatzza per l'ammissicmc ddla ereditarietà se, 11d taso di u.n ammalato, il cui. albero genealogico noi possiamo seg«.ire bc·ne, la Schizofrenia non viene riscontraJa in alcune generazioni. Oltre a ciò dobbiamo naturalmente ammettere che simili malattie ereditarie debbono pur aver avuto un principio, e che sotto speciali condizioni, esse possono cominciare ex novo per scissione delle cellule germinali , anche se nella famiglia non c 'era stata fino allora la Schizofrenia. Una simile scissione può venire trasmessa recessivamente ai posteri. Noi chiamiamo scientificamente « mutazione >> una simile nuova formazione ereditaria di un segno particolare o di una malattia. Vedia mo talvolta che le Schizofrenie hanno un deco rso molto grave in famiglie general mente sane che appartengono al citato gruppo centrale, mentre ammalati , appartenenti a famiglie affette da un m ale ereditario, hanno una tendenza più spiccata a buone remissioni; forse si tratta nei primi delle succitate mutazioni, che portano in sè una $peciale forza del processo morboso. u Non possiam o però provare se nel singolo caso si tratti di una mu tazione o di eredità, col salto di parecchie generazioni. Per il compito pratico


78r del perito, ciò è indifferente, poichè la mutazione di una tale malattia dipende da cause interne ed è, secondo quello che sappiamo, indipendente da inf!umze esterne. Per la ricerca della causa del male, non ha dunque importanza se viene o no comprovato che i parenti di uno sch.izofrcnetico hanno anch'essi la stessa malattia, mentre ciò può avere importanza per le ricerche che deve fare il medico nej casi di diagnosi difficile. " Per i casi di Schizofrenia (eccettuate le psicosi reattive se hizoidi), secondo lo stato attuale della scienza, l'unica COJUsa dimostrata è quella endogena. ln base alle statistiche~ si è accertato che non si manifestino durante il servizio militare, sia in guerra che in pace, più casi di malattia che nella vita civile. Che l'assicurazione militare abbia da fare con numerosi pazknti nell'età del reclutarmento e del congedo, si spiega col fatto che questa malattia si mamifesta, nelle maggioranze dei casi, fra la pubertà e il trentesi:mo anno di età. L 'inizio della malattia è in molti casi oltremodo lento. Gli ammalati di Schizofrenia sono spesso considerati sani anche per molti anni, da chi li circonda, quando si tratta delle form e croniche. l< Per la conoscenza del male nelle forme a lento decorso, non è sufficiente una breve visita medica, come è il caso della leva, delle scuole militari e dei corsi militari. Per la ricerca della causa, sarebbe scientificamente del tutto infondato e praticamente altrcmodo ingiusto, in base alle citate nostre esperienze, di rinunziare ad indagare anamnesticamente se prima dell"entrata in servizio militare c'erano, o no, sintomi di Schizofrenia o di sch izopatia. Come l'esperienza ci ha dimostrato in molti casi., ha importanza non soltanto la capacità della persona che fa le ricerche, ma sopratutto la conoscenza dell'ambiente nel quale l'uomo visse prima del servizio. Succed<: talvolta che i parenti nascondano, o ~ntenzionalmcnte, o perchè essi stesst sono anormali, tendenze strane manifestate dall'esaminando in passato, e che essi forse non hanno esattamente giudicate. Se l'uomo in parola vivesse in un ambiente dove buoni osservatori potessero constatare o meno la sua deviazione psichica, la cosa verrebbe automaticamente accertata; in caso diverso, non c'è nulla da fare. (( P er la questione della causalità nella Schizofrenia, quando la diagnosi è certa, si deve seguire ciò che noi sappiamo scientificamente sulla natura del male, e non quello che un informatore può o non può dire, sulla preistoria dell'ammalato. Con ciò non è detto che si mi l i informazioni debbano essere trascurate, giacçhè possono avere anch'esse una certa importanza nena. futura indagine sulla manifestazione di un unico attacco. « Come è già stato accennato, tanto l'inizio come il decorso della Schizofrenia è oltremodo mutabile. Alcuni casi incominciano molto lentamente c subdolamente e passano inosservati , nel corso di mesi cd anni, fino ad arrivare ad uno stadio molto grave, cosicchè nè i parenti, nè gli eventuali medici curanti possono dire guando la malattia sia realmente incominciata. Altri invece incominciano improvvisamente con un forte attacco che si svi-


luppa in poche ore o in pochi giorni. La combinazione di questi due tipi è il modo più comun e con cui la malattia si manifesta, e precisamente da uno stato di lento peggioramento delle condizioni psichiche si passa improvvisamente ad un grave attacco. Questi attacchi vengono di solito notati nelle scuole militari durante e dopo i corsi di ripetizione, perchè si tratta degli ~mni nei q:uali questo fatto si riscontra anche nella vita civile. Può tratt3rsi di un incontro puramente causale col servizio militare; ma possono però avere importanza anche certe influenze psichiche. Non raramente vediamo in casi da noi esaminati che un giovane cresciuto in un ambiente molto tranquillo e spesso primitivo, il quale aveva manifestato già certe particolarità psichiche specialmente affettive, sia psichicamente influenzato in modo esagerato dall'entrata in servizio, e dopo alcuni giorni o settimane sia colpito da un attacco schizofrenico. Secondo quanto fu esposto, noi escludiamo as.solu1amente che la Schizofrenia si stliluppi come maluttia a catt.Sa di utt. simile cambiametUo; ma d'altra parte però, sempre secondo la nostra esperienza, è da ammettere, che non in tutti, ma in certo numero di casi, una influenza del cambiamento di vita e di ambiente sulla psiche possa acceluare lo scoppio di un primo attacco Schizofrenico. Questi ammalati si trovano spesso, anche nella vita civile e prima del manifestarsi del male, in uno stato eli equilibrio instabile. « Se esiste un processo Schizofrenico attivo in loro, esso si manifesterà sicuramente o prima o dopo; un cambiamento delle influenze esterne può però accelerare un po' lo scoppio del male, e precisamente di tanto per quanto dura un primo attacco. Questi attacchi hanno in genere la tendenza a passare, dopo alcune settimane o akuni mesi, ad uno stato di remissione. Quanto più forte è la componente del processo Schizofrenico come malattia nell'individuo, tanto più a lungo durerà l'attacco. Se è molto forte (nel .senso del sopra citato gruppo centrale della Schizofrenia) allora già il primo attacco si trasforma in un duraturo perturbamento psichico c non raggiunge assolutamente una remissione che consenta un'adattamento sociale. In questi casi sarebbe veramente opportuno di valutare in bassa misura l'influenza del momento sciogliente, che nel caso nostro è il servizio militare, e di assegnare un risarcimento di breve durata o anche nulla. « Ma poichè si tratta delle più malaugurate forme di decorso, si stabilirà, n eli 'esame pratico, e più per commiserazione verso i parenti, di risarcire, anche nei casi benigni la durata media di un primo attacco. "Si deve .però avvertire subito e con nttta chiarezza che, trattandosi di una malattia a decorso grave che evolve verso un duraturo perturbameoto mentale, l'assicurazione non può assumersi alcun 'altra responsabiljtà. Sarebbe errato dedurre, dal fatto che un attacco passa direttamente a psicosi di una certa durata, che si tratti di un attacco a tempo illimitato, e che in conseguenza di ciò la n:sponsabil i tà dcii 'assicurazione debba durare per tutta la vita.


'< Da quanto abbiamo esposto, è chiaro che ciò che ha impD'rtanza è il solo processo endogeno, il quale n01z è influenzato nè favorevolmen;'e 11è sfavorevolmente da influmze esterne, quali il servizio militare, così che una continuata prestazione del l 'al>sicurazione sarebbe assolutamente ingiustificata sia dal lato p ratico come da quello scientifico. Soltanto con la conoscenza di ogni singolo caso si può stabilire per quanto tempo l'assicurazione sia tenuta responsabile a continuare le prestazioni in base alla possibilità di un attacco del m ale. Quando un attacco sch izofrenico colpisce, durante il servizio, un uom o, il quaie er;1 completam en te abile al lavoro prima del servizio, allora è possibile, e ciò viene osservato non raramente, che l'individuo si ristabilisca in poche settimane e sia di nuovo capace di lavorare. << In questi casi sarebbe un aggravio ingiustificato per l'assicurazione se si. volesse risarcire il danno schematicam ente, per es. per 6 mesi, mentre il danno può non durare che 4- 6 settiman e. « Più com plicato si presenta il caso di un attacco che guarisce apparentrmente entro poche settim ane, ma ricompare in forma grave dopo pochissimo tempo; questo avviene raramente, appunto perchè il medico psichiatra conoscendo l'influenza della terapia nella Schizofrenia, deve fare del suo meglio per allontanare, appena possibile, gli ammalati dall'ospedale e mandarli al lavoro (in base al principio del congedo anticipato); resterà poi a decidere, caso per caso, se si tratta di u n nuovo attacco nel caso di recidiva, ovvero se è sempre lo stesso che si era m anifestato durante il servizio militare, e che in conseguenza di un decorso a moto ondulatorio ha portato ad vna mala riuscita anche il provvedimento del congedo. « Secondo la conoscenza che noi abbiamo di questo quadro della malat~a, può venire stabilito un certo minimo e un certo massimo. Il minimo si ha, quando può venire dimostrato, che il soldato è entrJto al servizio in uno stato di m alattia chiaramente manifesto per il medico; che aveva avuto già da prim a sintomi manifesti del male, e che il lavoro in erente al servizio non ebbe una influenza sul successivo decorso del male, che provocò per es. l'internamento. In questi casi, l'assicurazione non è assolutamente obbligata a risarcimenti. In altri casi, quando prima del servizio non erano stati notati mani festi sintomi psichici, si terrà in osservazione il malato per alcune settima n e, per poter seguire il decorso dell'attacco; se si tratta invece di una psicosi reattiva schizoide, subentrerà la guarigione nel tempo relativamen te breve, da alcune setti mane, fino a 3 o 4 mesi a~prossimativamcntc, dopo di c h e cessa l'obbligo del risarcimento; anche per questi individui si dovrà provvedere al co~gedo dal ser vizio militare. Se poi più tardi, che t~lv~lt~ avviene, companranno nuove manifestazioni di psicosi reatnve schiZOJdt , o se avverrà il passaggio a una vera e propria Schizofrenia, questo tardivo sviluppo non può venire messo in raoporto nè causale nè s<iogliente col m::~­ nifestarsi dei primi disturbi psichici:

ci?


'( Se si tratta invece di un vero attacco Schizofrenico durante il servizio! che colpisce uomi ni che prima non erano ammalati, allora sarà da ammettere nella maggior parte dei casi, che la durata del primo attacco sarà d>t 3-6 mesi, co014l noi deduciamo dalla nostra esperienza clinica. Ci sono però dei cas1 eccezionali, in cui anche in attacchi di vera Schizofrenia, il momento psicogeno è esattamente accertabile dal medico curante e, allora, e solo eccezionalmente, può sembrarci giustificato di prendere in considerazione anche l'attacco superiore ai sei mesi; secondo sempre la nostra esperienza, ci sono casi eccezionali, nei quali si può ammettere ·una duratà massima di 9 a 1 2 mesi . In base a queste considerazioni, noi perveniamo alle seguenti conclusioni che cioè, per lo più, sia da considerare da 3 a 6 mesi la durata che dia diritto :ti risarcimento; che talvolta è giustificato il totale rifiuto; e che solo raramente si possa giungere ai 6-r2 mesi. Da ciò risulta che il fissare schematicamente i sei mesi, come è indicato nella rivoltaci domanda in : aa), non corriponde ali 'interesse nè dell'assicurazione n è d eli 'assicurato. t< Ci sono anche rari casi di psicosi con decorso ~imile a quello della Schizofrenia dopo gravi lesioni al cervello o dopo malattie Ì1lfet<tive che hanno colpito il cervello, che devono venir giudicati in modo diverso c individualmente. Ognuno di noi ha già avuto occasione di esaminare simili casi eccezionali ; due di noi, per es. Klaesi e Maier, esaminarono e giudicarono un soldato ammalato, nel quale insorse, da uno stato di perfetta salute, uno stato di debolezza mentale, della specie schizofrenica, dopo un forte " colpo di sole" riportato in servizio, con prolungato stato d'incoscienza. <<Per quanto riguarda le vere psicosi organiche dopo ferite al cranio (dementi a traumatica), o altri disturbi al cervello, insorge di regola un indebolimento delle funzioni psichiche, non sempre accompagnato da manifertazioni neurologiche, che, quale demenza organica, si distingue esattamente dalla Schizofren i~ ; ci sono però eccezional mente anche dei casi, nei quali le manifestazioni di carattere schizofrenico si associano a sintomi organici, nei quali si può ammettere, che senza la sofferta lesione al cervello, l'uomo sarebbe rimasto sa no. Qui è giustificato di ammettere una piena e duratura responsabilità de1 l'assicurazione; ma questi casi sono, secondo l'esperienza, straordinariamente rari, c, soltanto dopo un lungo ed esatto esame, possono venire ammessi e riconosci uti , anche giudizialmente. U t SCUSSIONE D EL MATERI.'\LE CI T ATO .

Se Rei precedente capitolo abbiamo esposto la concezione, alla quale ~:amo giunti sulla base delle nostre conoscenze scientifiche ecf esperienze pratiche, ciò ha avuto lo scopo di metterla di fronte al materiale da periziare. Se ci siamo limitati a citare scritti tedeschi, ciò è avvenuto per due ragioni : anzitutto perchè il concetto del gruppo Dementia praecox o Schizofrenia è $orto nella psichiatri a tedesca, ed è stata colà studiata a fondo anche m (<

..


~cguito; esso è stato però studiato negli ultim! decenni

anche dalla maggior parte di specialisti in altri paesi. Noi sappiamo, però, e non dobbiamo nasconàerlo ai giudici, che tutta questa classificazione è provvisoria, e che il gruppo delle schizofrenie deve trovare col tempo, un 'altra soluzione. Per questa ragione le regole schematiche e assolute, sono da respingere assolutamente. << Ad ogni modo è da ricordare che la descrizione delle Schizofrenie di cui ci occupiamo qui, è accettata da circa 30, 40 anni a questa parte dalla psichiatria, e ha fatto buona prova. Da allora si è fatto il possibile dal punto tÙ vista clinico, biologico, ereditario, c anatomico di dividere questo grande gruppo di malattie o di staccarne parti da esso ; ma finora ciò non è r:iuscito alcuno, e tutti i tentativi fatti non hanno soddisfatto. Siccome non è da aspettarsi dalle nuove ricerche, che in un prossimo avvenire subentri un cambiamento di principi, nel giudicare casi simil i di questa malattia, dobbiamo attenerci ai concetti suesposti riguardanti la Schizofrenia. « Per quanto ..-:gv,arda il rapporto g\vridico, le decisioni in merito alla cas ualità delle malattie che si manifestano durante il servizio militare, sono, nelle leggi tedesche,, molto ·simili alla_ npstra in~erpretazione. Nelle decisioni I rancesi si sopprime il rapporto Ji tempo, per la qual cosa colà non esistono le questioni e le difficoltà come da noi. Abbiamo anche citato la perizia del Prof. Bleuler perchè ci risulta che anche nel giudicare ogni singolo caso, questo grande studioso che, con Kraepelin, si rese oltremodo benemerito nel campo della Schizofrenia, si comportò di fronte al problema attuale, nello Hesso modo degli esperti d'oggigiorno. n Il Prof. M. Reichhardt- Wursburg il più esperto perito tedesco nelle questioni psichiatriche relative a infortuni, e il Prof. K. E. Maier sono anche più riservati di noi ·nel dare importanza ai momenti scioglienti (auslosender Momente) inerenti al servizio militare. « Il lavoro del Prof. Bleuler: Physiogenes utzd Psychogenes in der Schiz ophrerlie, è stato da noi citato, perchè esso spiega come questi due momenti esercitino dal punto di vista curativo, un diverso effetto; egli aderisce ;tnche all'interpretazione stabilita da Maier per il giudizio pratico dei casi tnili tari e alla g:urisdizione basata su di essa. Egli considera sbagliata la u ·oria dell'origine psichica della Schizofrenia che alcuni periti avevano so!'t.enuta. « I lavori di Mayer- Gross sull'età e sul decorso della Schizofrenia sono cit6tti per la loro importanza come documenti statici. Dal lavoro di Luxen · burger come da 'Juello di.Ruedin e seçonpo le più recenti indagini sui gemelli .!'i evince che l'unica sicura causa, da noi conosciuta, ddla Schizofrenia, è la disposizione ereditaria. La . perizia di Bratz del 1929 corrisponde, nelle conclusioni pratiche, ai nostri accertamenti. La stessa cosa vale per il recente e docume nta~o lavoro di Carlo Weiler del 1935 ; anche nelle opere recenti, d;t noi non Citate, non è contenuto nulla che sia in opposizione alle afferma-


zioni da noi sostenute. Lo stesso vale per le citate esperienze, rese note negli ultimi tempi, sulla cosidetta terapia degli attacchi schizofrenetici. « Al capitolo sui nuovi metodi di cure della Schizofrenia con insulina e c~trdiazol (hypoglikaemischer Chok di Sakd, e Convulsionstherapie, di Meduna) desideriamo aggiungere guanto segue: le esperienze fin qui note hanno dimostrato che non vi è alcun fatto sostanziale che giustifichi un cambiamento del modo di interpretare la Schizofrenia. In casi favorevol i può venir abbreviata, con la cura, la durata dell'attacco, ciò che è possibile anche in altro modo. In ogni modo non è- possibile parlare di nna vera aziOne benefica delle med :cine usate in questi ultimi anni sul processo schizofrenico; se ne fosse stata scoperta una, sarebbero sorti eventuali dubbi sulla natura endogena- ereditaria di questo processo; ma di ciò non è, pur· troppo, il caso di parlare.

3" RISPOSTA ALLE DOMANDE. « Se

vogliamo rispondere, in base al materiale elaborato e alla nostra e!.penenza, alle domande che ci furono poste, dobbiamo anzitutto discutere alcuni concetti che qui vengono presi in considerazione, perchè non abbiano a sorgere dei malintesi. l ( Per primà cosa, ci era stato chiesto se la Schizofrenia è una malatLa ereditaria. Dalla discussione avvenuta in precedenza con uno dei nostri esperti è risultato che la parola "ereditaria " va, generalmente, evitata, perchè può essere interpretata in modi diversi. Per il medico è malattia ereditaria quella che si manifesta fin dalla nascita, o che compare più o meno completa nel campo psichico, al principio dello sviluppo intellettuale nei primi anni di v:ta. Una simile malattia congenita può essere acquisita o m·Ila vita fetale o dopo la nascita; non occorre dunque che sia, nel senso medico, ereditaria. Nella Schizofrenia si tratta però di una vera eredità patologica e cioè di un passaggio del male dalla cellula embrionale materna o da quella paterna, o da tutt'e due. t< In conseguenza si convenne che la parola « innata » sia sostituita da quella di << ereditaria- endogena ». In questo senso va inter~retato questo concetto. Per lo scienziato il concetto è chiaro - e noi dobbtamo chiedere al giurista di seguirlo, nel senso che un male endogeno ereditario si può manifestare spesso coll 'andare degli anni tardivamente. Noi ricordiamo qui p . es. le gravi malattie ereditarie che influiscono dannosamente sul cervello, come il ballo di S. Vito che, senza alcuna influenza esterna, colpisce in media la metà dei figli di questi ammalati, appena nel quarto o quinto decennio di vita, e altera inesorabilmente il cervello in alcune sue parti. « Per le finalità di questa nostra perizia, è importante esporre come deve n ·nire interpretato il concetto di " malattia ". Il c]jnico medico Prof. Rod. Staehelin, ha fatto in proposito le seguenti osservazioni nella sua discussione


sulla Conferenza di Bleuler: "per malattia si possono intendere i cambiamenti patologici che disturbano o stanno per disturbare la funzione del corpo, la capacità del lavoro o il godimento della vita " . << Il patologo Prof. E. Roessler ha scritto quanto segue nel suo Libro· di amuomi~ patologica (i" edizione, 1928, pag. 4): "Noi intendiamo per malattia il complesso di reazioni, che si susseguono le une alle altre a carattere anormale o nell'intero organismo o nelle sue parti, a causa di uno stimolo che fa ammalare; la malattia non è dunque uno stato, bensì un processo, nd quale si ha una prolungata interruzione delle anormali funzioni vitali, e nd quale o l'intero complesso organico, o le sue parti sono state danneggiate. Il danno si manifesta o con un'aumento, o con una diminuzione fun. al C " . ZIOfi << Secondo quest'ultima definizione di Roessler la Schizofrenia è certamente un processo con prolungata alteraz:one delle funzioni vitali, che si svj}uppa lentamente nell'organismo, e di cui riconosciamo, secondo lo stato odierno della scienza, quale sicura ed unica causa, l'ereditarietà endogena. Sarebbe assolutamente errato se volessimo considerare malattia soltanto quel periodo nel quale questo processo ha prodotto una interruzine della attitudine al lavoro, oppure del benessere soggettivo. Se oggi p. e~. un uomo è inabile ai lavoro, perchè improvvisamente sente dolori alle gambe, e il medico giudica che si tratta di un rumore maligno, di un sarcoma ad esemp:o delle ossa, uon si dirà che quest'uomo è ammalato appena da oggi, quantunque egli si sentisse bene sino a ieri; la malattia esisteva gi~t da settimane o mesi anche prima di" manifestarsi. Se in un uomo che molti 'anni prima aveva avuto un 'infezione sifilitica, di cui egli non si era nemmeno più ricordato, o non aveva mai saputo della sua esistenza, compare uno stato di irritazione che viene giudicato come paralisi, la origine di questa paralisi non è di oggi, ma il processo che l'ha causata si è sviluppato nel suo cervello da mesi ed anni, anche se egli stesso e gli altri, non avevano notato nulla di anormale. Se si avesse avuto occasione di farlo visitare da un medico, si sarebbe riscontr::J.to nell'esame del liquor lo stato caratteristico di questa malattia, assai tempo prima dell'apparire dei primi sintomi obbiettivi. « Nelle Schizofrenie -senza tener conto delle reazioni schìzoidi e delle ~u citate eccezioni - avvengono certamente nel S. N. centrale cambiamenti patologici, che alterano le sue funzioni, e, distruggono in gran parte, l'attitudine al lavoro, e anche il godimento della vita, nel senso di Rod. Staehelin. Si tratta di processi patologici i quali, quando sta per scoppiare una psicosi schizofrenica, hanno in se stessi tanta forza, da venire considerati come tnalattia ancora prima del primo attacco. « A dimostrazione di ciò, si può dire che nessuno dubiterà che uno schizofrenico porti in sè il male durante Io stato di remissione fra due assalti. Il suo comportamento può però essere, durante la remissione, proprio lo stesso, e lo è sovente, come era prima del l'attacco schizofrenico. Il fatto cht>


un sim:le uomo venga considerato d:a chi lo circonda, sane di mente o non s~mo, non ha importanza per la ipotesi che la malattia esistesse già in lui. Del pari non si può tener conto soltanto dell'abilità al lavoro, poichè in realtà s'incontrano uomini, che hanno malattie di ogni specie i quali sono capaci di eseguire, anche per moltissimo tempo il loro abituale lavoro. " Da tutto dò emerge anche che cosa dobbiamo intendere per stadio intente della malattia. La Schizofren:ia può trovarsi allo stato latente talvolta per molti anni fra due :macchi, talvolta fino alla m orte, e anche prima del primo attacco. Se nel singolo caso si può stabilire anamnesticamente che prima del serviz]o militare ci sono state, nel senso sopra citato, manifestazioni schizo:di e schizopatiche o anche schizofrenicbe1 ciò può avere im~ rortanza per la certezza della diagnosi e per la prognosi, non ha però, ad eccezione dei citati rari casi, nessuna importanza per la questione della caus~ lità; una psicosi schizofrenica si manifesta spesso, dopo che la malattia esisteva già allo stato latente. Da questa consideraZJione è evidente che lo stato di latenza ? u11 po' diverso dalla disposizione a una malattia; questa tdtima non è un processo patologico, bensì è di regola, soltanto una debole d.fesa contro azioni, che devono comparire, quale momento causale. per provocare una malattia. Simili momenti causali, che sono assolutamente indispensabili per la manifestazione della malattia, non sono stati però molto chiariti nelle indagini sulla schizofrenia. " L'assicurazione militare ha spiegato molto bene nella sua inchiesta del 1922, la differenza fra stak> latetJte e predisposizione; essa ha citato, a mo' d 'esempio, il fatto che noi parliamo di sifilide latente quando la reazione di Wasl'errnann rimane positiva in un sifilitico che fu già colpito dal male; quantunque non vi siano assolutamente sintomi manifesti. '< Questa dimostrazione, nei si ngoli casi, potè esser fatta già da oltre 25 anni, da quando cioè fu scoperta la reazione di Wassermann ; ma si sapeva già da prima che vi sono sifilitici cronici i quali sono apparentemente guariti, ma che in ogni momento possono presentare segni manifesti del male. Noi non conosciamo ancora un siero reattivo per la Schizofrenia; non è però escluso che esso venga scoperto, ma noi sappiamo che la causa, la sola a noi nota, è ereditaria e che di conseguenza, l'attività dell'agente patogeno deve venjr antidatato, per questi processi più o meno ~atenti, a un periodo di tempo molto aTJteriore al primo attacco della psicosi. t< Dopo questa chiarificazione possiamo incominciare a rispondere alle domande rivolteci. ~ Rias}uilten.ào, dobbiamo ribadire ancora una volta il principio secondo il quale noi facciamo distinzione fra i casi tipici del gruppo delle Schizoh·enie, che sono molto frequenti e raggiungono la massima frequenza nel primo decennio del servizio milùare, e psicosi reattive schlzoidi che sono più rare, e tra eccezionali e atipiche schizofrenie dopo gravi ferite al cervello, o


789

lesioni organiche al cervello, o dopo gravi malattie infettive che influiscono sul cervello. << I primi casi sono ereditari e endogeni, ma in taluni di essi, un'influenza psichica può aver antecipato, <! causa del servizio militare, un primo attacco, che sarebbe invece scoppiato più tardi. L'aU:acco antecipato va valutato in ordine al tempo, in ogni singolo caso, e, precisamente, si deve tener conto a seconda della durata, secondo la nostra esperienza, tra la ripulsa a qualsiasi pretesa e accordare al massimo, 12 mesi; in media si può prendere in considerazione un periodo da 4-6 mesi. Le reazioni schizoidi non colpiscono, in dipendenza d'influenza esterne e di disturbi fisici, ammalati con tarme latenti, ma soltanto uomini disposti ereditariamente alla Schizofrenia; guariscono in pochi mesi e devono venire risarciti dall'assicurazione; se però diventano inguaribili o se più tardi compaiono nuovi attacchi, allora la diagnosi di una psicosi reattiva schizoide era sbagliata, e deve venire sostituita con quella di una vera Schizofrenia. Naturalmente può succedere che nuove influenze esterne provochino un nuovo attacco guaribile di psicosi schizoide reattiva; ma poichè ogni cittadino obbligato al servizio militare, che ha avuto una psicosi deve venir d~chiarato inabile,. secondo le vigenti leggi, questi f3tti non dovrebbero più cadere sotto la responsabilità dell'assicurazione militare. '' V cdiamo così eccezionalmente casi in cui, dopo gravi lesioni al cervello in uomini predisposti alla Schizofrenia, che però erano assolutamente sani di mente prima dell'infortunio, subentrano delle psicosi inguaribili con decadimento psichico, le quali saranno giudicate individualmente, dopo accuratissime visite e osservazione da parte di un perito espertissimo, e coi metodi della tecnica assicurativa. << In questo caso si può tener presente, in via di eccezione l'obbligo dell ' assicurazione. c< Basandoci su questo materiale, rispondiamo ,con piena coscienza alle ci: :ma n de che ci furono poste: « r o - La Schizofrenia è da considerarsi un:t malattia ereditaria, endogena, Ja cui causa è indipendente dal servizio militare; le eccezioni sono indicate sub 2). << 2 " - Sono da considerare eccezioni tanto le psicosi reattive schizoidi, che, per lo più guariscono in poco tempo, quanto i rari e atipici disturbi mentali inguaribili, della specie schizofrenica, che compaiono, dopo gravi lesioni al cervello, in individui, nei quali non esisteva il male in forma latente, e la cui causalità risale all'infortunio o ad una malattia fisica. <(

La responsablità dell'assicurazione nelle prime è completa, ma solo

per un tempo limitato ad alcuni mesi; se però nel frattempo non si ha la guarigione malgrado un'appropriata cura, è da ord inare una nuova perizia, poichè di solito si tratta di Schizofrenia nel senso sub I). 5 -

Giorno/t! di ":t!dicino m illirurt!.


dopo gravi lesioni al cervello di natura traumatica, infettiva o tossica, la responsabilità dcll 'assicurazione è completa e duratura, ciò che però si verificherà praticamente molto di rado. « Ad r) In tutti i casi che si riferiscono a questa categoria, la malattja è da considerarsi eredi taria endogena, e il servizio militare non ne è la causa, nè agisce come concausa. E' però da osservare: a) che un peggioramento stabile della Scruzo&enia non può secondo 1), venir causato da influenze del servizio militare; b) che invece è da ammettere che il servizio militare possa influire, nel senso di antecipare l'attacco schizofrenico, a mezzo di influenze psichiche o di disturbi fisici (antecipazione di uno stato che sarebbe insorto certamente e con molta probabilità anche senza il servizio militare, dopo un certo tempo). « aa) La misura di questa antecipazione dell'attacco non può venir definita per tutti i casi in via generale; risulta però dall'esperienza che limiti minimi e massimi possono venire indicati; il minimo sarebbe per gli ammah•ti psichici (schizopatici o già sicuramente schizofrenici) in precedenza, e cioè il completo rifiuto di ogni indennità; il massimo dovrebbe arrivare a 12 me~i; nella maggioranza dei casi sarà calcohno un periodo da 4-6 mesi. Un limite fisso, massimo di 6 mesi per indennizzare l'anticipazione, proposta dall'assicurazione militare, non potrebbe venire applicato in tutti i casi. « bb) Una valutazione della durata dei limiti dei citati minimi e massimi è possibile soltanto in base allo studio dei singoli casi, e precisamente mila baJe di un giudizio individuale che dovrebbe essere eseguito, nell'interesse ddk due parti, e, per evitare errori nelle diagnosi, accompagnato da un 'inchiesta su tutte le circostanze, fatta da esperti che dieno le m aggiori garanz1e. fi.r m . lakob Klasi '> H ans W. Maier » H. Stcck >> I. E. Stachelin > '. <t Nelle psicosi atipiche della specie schizofrenica che sorgono

:< Il dott. Manzoni firma la penz1a con le seguenti osservazioni :

è dell 'opinione che non venga ereditata la malattia come t~tlc, ma si crediti la disposizione endogena. « 2° - Egli crede che la supposizione -che lo stadio yre~si~otico sia l'espressione della già esistente malattia invece cbe di una d1spostz1one, non sia finora dimostrata. « 3° - Per lo scoppio della malatti:l è decisiva la predisposizionc; influenze esterne possono eventualmente affrettarlo, come è ammesso nell:l perizia (Ad 1) b); .. . . " 4" - Egli propone una soluzione uniforme per tut.tl 1 ca~1, net quali il servizio militare cagiona una antecipazione del mantfcstarst del male u 1 ' - Egli


791 (1 anno di invalidità), onde semplificare la situ::tzione ed evitare dispute, peri-

zie costose, ecc. ecc., tanto più che la fissazione del periodo di responsabilità dell'assicurazione, fra i limiti del minimo e del massimo (4-12 m esi), come sono indicati nella perizia può essere in qualche caso troppo dipendente da criteri individuali. « 26 gennaio- 4 novembre 1939. Dr. Manzoni >>. In base ai postulati di questo parere, che fu comunicato alle parti delle cause ancora pendenti fra militari e assicurazione militare, il Tribunale Fedr.rale Svizzer~ delle Assicurazioni, nel giugno 1939, emise tre sentenze che furono pubblicate sulla raccolta Ufficiale del Tribunale: ( « Entscheidungen cles Eidgenossischen Versicherungs- gerichts », Heft L 1939) nelle qualr sentenze i criteri informativi della riportata perizia, sono integralmente applicati. E' da prevedere che saranno applicati per lungo tempo ancora, per quanto le controversie, di fronte ai p rincipi accolti dal Tribunale, verranno sicuramente a ridursi; non sarà certamente nè domani, nè fra molti anni che troverà pratica applicazione l'avvertimento dei periti, che tutta la classificazione di queste forme morbose è provvisoria, e che il gruppo delle Schizofrenie dovrà trovare col tempo un'altra sistemazione. Ciò però ha più che altro un valore teorico che pratico, perchè i principi ch e hanno avuto così largo collaudo da tanti studi, da tante esperienze. per i quali oggi si sa con sicurezza che la Schizofrenia è malattia endogena, ch e non è in rapporto nè con traumi psichici, nè con traumi fisici, non hanno nessuna probabilità di essere scossi. Ma non sarà da meravigliarsi se il Tribunale Svizzero delle Assicuraz ioni vorrà fra molti anni nuovamente interpellare degLi altri periti per sapere, come ha fatto altre: volte, se può continuare ad applicare i criteri odierni, n e ll ' interesse della giustizia (1). R 1.-\SSUNl'O: Una superpenzta compilata da cmque fra i maggiori psichiatri della s~· izzera, per incarico del Tribunale Federale delle Assicurazioni, il quale poneva il quesito sui possibili rapporti fr:a schizofrenia e vita militare, conclude che, tenend osi co nto che la malattia è legata alia esistenza di cause endogene ereditarie, e d;~lla ampia esperienza tratta da osserva.zioni cliniche dalla pratica quotidiana c dagli insegnamenti d::lla grande guerra, tutte negative per una sicura influenza di traumi, di t'mozioni etc., tranne che per qualche eccezionale caso di gravi lesioni al cervello eli natura traumatica, infettiv:. o tossica, la causa della malattia o il suo peggioramento n o n son o da ricercarsi in influenze del ser\'izio militare.

( l ) Dura nte la starnpa di qu esto scri tto, il Dr. }<~a n r.r~vc n. Cancelliere elc i Tribu n:•le Fc<lcr . S virzcro rldlc assicurazioni , nume hm noto agli s tud io~i di in fornut i,lica pci suoi ccccl knti l:tv•Jri, pu h b l i cb n e ll a Rrvttr Su/Su d N A a tdt:lll.< du l'rat•ail un b rgo ria;, 11 nto el i q uesta pt·nzia .


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI M/L/T ARI ELENCO

E SU/.·I AUR/

DEGLI ARGOMENTI TRATTATI.

(Ofll t'rrbali pn-t'cnmi .11/a Oirc~r?nc gt:m:rtzlt' di Sanità militttrt: nd st:llt:mbrt: '9-II>·XV/11).

TR IESTE. Maggiore medico prof. G usTAvo idiopatico della retina.

MAZZANTJ:"I:

Atto operativo nel d!Siacco

L 'O. accenna innanzitutto agli srudi anatomo - patologici m acro e rrùcroscopici di Gonin comunicati alla Société Fraoçaise d'Ophtalmologie nel maggio 'i92.0 e sui quali questi fondò la sua teoria patogenctica del distacco idiopatico della retina, teoria confermata dai favorevoli risultati terapeutici ottenuti con il suo metodo operativo della ignipuntura. Partendo quindi dalla constatazione fatta da Gonin, che nella produzione del distacco idiopatico della retina l'incidcmc iniziale è rappresentato dalla formazione di una o più rotture della retina stessa, l'O. descrive i varii tipi di rotrura, la loro prevalente topografia e spiega il modo della loro localizzazione, che costituisce il punto più importante e delicato dell'intervento chirurgico. Passa quindi ad accennare ai varii metodi operativi c cioè al metodo originale del Gonin della ignipuntura con il termocauterio, al metodo della causticazione chimica secondo Lindner- Guist, al metodo della diatermocoagulaziooe nelle sue varie forme. Esposta brevemente 13 tecnica di questi metodi, accenna ai vantaggi ed agli svantaggi di ciascuno di essi. In fine richiama l'attenzione sulla necessità in ogni caso di esaminare scrupolosameme l'occhio malato, allo scopo di stabilire possibilmente l'etiologia del distacco di retina unendo un esame generale del p., non disgiu nto dalle ricerche complemen tari di laboratorio, onde trarre elementi per giudicare sull'operabilità o meno della lesione, sul metodo da eseguire e sugli accorgimenti da adottare prima c dopo l'atto operativo.

Tb. Sottotencntc medico prof. MARIO ccw01ide.

MoNTAI.TJ:

Tubercolo '' obso/esce11S "

della

L'O. presenta un caso clinico molto raro di tubcrcolo obsolucens della coroide dd· l'occhio destro in un giovane di 23 anni nel quale i dati anamnestici personali e familiari c gli accertamenti clinici nettamente ammettevano la natura specifica. Il tubercolo occupava la zona macularc e si presentava come una chiazza d i coroidi te atrofica clelia grande-.tza cli un diametro c mezzo della papilla ottica, circondata da masse di pigmento, alcune di queste disposte sulla sua superficie, sollevata di ci r ca due diottrie sul piano rctinico. L'O. ritiene di poter classificare il tubercolo obsolescens della coroide tra i t:ubercoli fibrosi. La sua caratteristica sarebbe solo quella di occupare costantemente la zona maculare cd in un occhio solo.

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RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI E RIVISTE.

MEDICINA INTERNA.

L. ZANCAN: Nuovi criteri Jerapeuticì TJell'avvclenamento acuto da barbituric:. Italiana di Terapia ))' n. 5, maggio 1940.

« Rivista

Negli avvelenamenti da barbiturici il medico di solito è chiamato molte ore dopo l'ingestione del veleno, quando già l'individuo avvelenato si trova io coma. In tal caso, essendo già la sostanza barbiturica assorbita e l'avvelenamento in atto, non è possibile pensare più ad allontanare il veleno dallo stomaco. Occorre invece allontanare il veleno circolante nell'organismo c contrastare l'azione depressi\'a che quello rimasto esplica in maniera elctti,·a sul centro bulbare del respiro, sen·cn~osi di sostanze che agiscano eccitando tale centro. Il primo scopo, cioè l'allontanamento del veleno, si raggiunge prati. cando delle fleboclisi , determinando così uno stato di idremia che attiva la diuresi :: <JUindi agevola l'eliminazione, attraverso i reni, di una parte del veleno. Però questa azione svelenante della fleboclisi, pur essendo notevole, non è sufficiente, sicchè ad essa ,.a associata, per raggiungere il secondo scopo (quello, cioè, di contrastare l'azione depressiva esercitata dal veleno sui centro respiratorio) l'uso di sostanze antagoniste dci barbiturici. Fra queste finora sono state largamente usate la stricnina e la picrotossina, però i dati sperimentali c clinici su cui è basato il loro uso sono sovente incerti e contraddittori. Perciò l'A. ha eseguito sugli animali delle ricerche sperimentali di terapia del coma barbiturico, le quali gli consentono, fr::t l'altro, d'indicare quali seno le sostanze più adatte per tale terapia nonchè le modalità del loro impiego. Sono più utili le sostanze, come la stricnina, la picrotossina, il cardiazol, il cui antagonismo verso i barbiturici sia reciproco, probabilmente perchè agiscono sugli stessi cen. tri interessati dai barbiturici. Esse scatenano. in dosi opportune, delle convulsioni ed esercitano la loro azione antagonista solo quando sono usate a dosi tali che nei soggetti sani provocherebbero certamente crisi convulsive e fenomeni tossici gravi. Lc crisi convulsive, però, non si producono nei soggetti in coma barbiturico, poichè in questi il veleno innalza la soglia di eccitabilità dei centri. specie di quelli delle convulsioni. Per ottenere l'effetto utile terapeutico delle sostanze antagoniste queste debbono essere impiegate in tali dosi da ottenere una prevalenza della loro azione eccitan te sui centri vitali, mentre sui centri delle convulsioni dovrà ancora prevalere l'azione depressiva del barbiturico, tcndendosi così ad ottenere un vantaggioso- equilibrio tra agonista ed antagonista che non è però facilmente raggiungibile, anche pcrchè, per riwllevare i centri vitali depressi dal veleno, occorrono dosi di sostanza antagonista tali da avvicinarsi a quelle che riescono attive anche sui centri delle convulsioni. Occorre, perciò, trovare uel dosaggio dell'antagonista un punto d'equilibrio tale da usare dosi che, mentre siano sufficienti a .çontrobattere l'azione depressiva dci barbiturico, non raggiungano l'effetto convulsivante. Però ciò è difficile ad ottenere non solo sperimentalmente negli animali ma ancora più nell'uomo in cui tutti i fattori dell'avvelenamento (tipo del barbiturico, dose e tempo intercorso dall'ingestione) restano ordinariamente sconosciuti, perciò occorre, nell'uomo m coma barbiturico, ricercare di volta in volta la dose opportuna dell'antagonista. E poichè l'antagonista dev'essere usato a dosi alt:: e queste si av\'icinano a quelle convulsi-


794 'an ti, <leriva che nella scelta dell"an tagonista si debbono preferire quelle sostanze per le quali la zona convulsivante possa anche essere toccata senza essere temuta. La stricnina non risponde a questo requisito, anche perchè nell' uomo, di solito, per prudenza, per evitare le convulsioni, si usano delle dosi basse e quindi inefficaci. Inoltre nell'uomo la stricnina a dosi alte, anche se non arriva a dare convulsioni, attacca, come han no dimostrato Carrière e Huriez, i centri nervosi intracardiaci. La picrotossina presenta pure il pericolo di provocare delle convulsioni. Il cardiazol, invece, secondo l'A., risponde meglio ai requisiti richiesti, pcrchè esso possiede, fra la dose con vulsivante e qudla tossica, un ampio spazio, perchè consente di sfiorare, sen~a ~he si deb,ba ten_1crla, la dose convulsivante ed anche perchè proprio nel coma barb1tunco esso c parocolarmente maneggevole, essendo le manifestazioni convulsive preannunziare da segni, come mcv imenti delle palpebre, colpi di tosse, ecc, ch e consentono di C\'itarle. Perciò l' uso del cardiazol, ad alte dosi, proporzionate alla profondità del coma, rappresenta la terapia d'elezione del coma barbiturico. Tuttavb alla sua azione eccitante dev'essere as~ociata quella svelenante della fleboclisi. A q ueste conclusioni l'A. fa seguire alcuni suggerimenti pratici, dedotti dagli esperimenù, relativi al modo d'introduzione del farmaco ed alle dosi. La via d'introJuzionc più opportuna è quella endovenosa, usando soluzione fisiologica opportunamente prcpa. rata e che sia allo stesso tempo isotonica cd isoionica. Occorrono fiale contenenti , litro della soluzione fisiologica cd altre contenenti 10 gr. di cardiazol in un litro della stessa soluzione. Il trattamento s'inizia con l'introduzione endovenosa della soluzione al 10 "., di cardiazol in Jose sufficiente. Il raggiungimento dell'effetto utile si valuta osservando 13 ricomparsa dci riflessi, il miglioramento del respiro e l'apparizione di alcuni segni par· ticolari, come il sollevamento delle palpebre e la tosse che, indicando il preludio della crisi convulsiva, impongono l'arresto del trattamento. Di solito la q uantità necessaria si aggira sui 100 -200 cc. che dovranno essere iniettati nella prima mezz'ora. S i continua il trattamento iniettando subito dopo la solu zione fisiologica semplice, la cui quantità dov rà pure valutarsi con criterio clinico, tenendo presente che lo scopo della f leboclisi è quello di stimolare la diuresi ; all'incirca si può iniettare ogni ora tanto liquido pet quanta urina viene emessa; nei casi favorevoli qualche litro. Se, come spesso avviene, la vescica non si svuota spontaneamente, si praticheranno tempestivamente delle sirin. gazioni. Alla fleboclisi semplice si alternerà quella con cardi'azol. Per poter alternare i due tipi di fleboclisi, regolarne la velocità di deflusso c prolungarne la durata qualche volta per decine di ore. l'A. ha anche ideato un oppor· tuno dispositivo, che illustra con una figura, formato da un supporto che sorregge due boccettoni contenenti le due diverse soluzioni. Girando una chiavetta si potrà iniettart alternaùvamente l' una o l'altra soluzione c alza ndo o abbassando il sostegno dei boct:ettoni si regola la velocità dell'iniezione che si può anche calcolare contando il numero delle gocce che defluiscono in un bulbo a goccia intercalato nel sistema. Per l'iniezione s'introcluce in una vena dcll'av:~mbraccio una cannula di Kckwick. Quello ora esposto è il nucleo fondamentale della terapia del coma b:~ rbi tur ico; ad esso possono aggiungersi alcuni altri espedienti c:oadiuvanti, come la posizione scmiassisa del soggetto avvelenato. l'av\'Olgimentu di esso in coperte riscaldate, ecc. L'opponunit!t della puntura lombare, invocata da alcuni per ottenere un drenaggio all'esterno di una certa quantit:• eli veleno, è discussa: infatti Kozdka c Tatum hanno obbienato che le quantità di veleno presenti nel liquor sono estremamente piccole. Tutt:wia la puntura lomb::trc riesce vantag);iosa mediante la decompressione dci centri ncn·osi, poich~ Jtcl coma barbiturico esiste un aumento della pressione del liquor. Dt GtoRCI.


795 MALARIOLOGJA.

V. MAXIA: Su alcune manifestazioni nervose nc>lla malaria. -

« Difesa

Sociale " n. 6,

194o-XVIII. Interessante contributo clinico allo studio della malaria è questo del dott. Maxia, poichè non sono molto note a tutti i medici alcune particolari manifestazioni nervose che l'infezione malarica induce nell'organismo umano. L'A. si riferisce soprattuno alla forma pernicio~a che può presentare i decorsi più vari e dissimili da quelli comunemente osservati, colpendo in modo elettivo il sistema nervoso centrale e periferico, sia durante l'accesso febbrile, sia con sindromi iniziatesi durante o dopo l'accesso medesimo e persi~temi per un tempo variabile oltre la sua scomparsa. L'A. mette in evidenza il grande merito della scuola it:lliana di aver richiamato l'attenzione degli studiosi sulla frequente compromissione del sistema nervoso nella malaria. Egli ricorda il notevole contributo dato dai malariologici italiani Forti, Marchiafava, Bignami, Celli e Canalis, che descrissero le sindromi più svariate. Accenna po~ alle alterazioni anatomo-patologiche riscontrate nel cervello, nel cer,·elletto e nel midollo spinale dai citati AA., nonchè dal Reitano. Accenna pure agli studi sul liquido cefalo-rachidiano, preconizzati d:tl Pende, in relazione a sindromi meningee, in cui le modificazioni citologiche del liquor sarebbero più o meno spiccate a seconda del grado di meningismo rilevato nei vari casi clinici dag li AA. italiani e stranieri (Caldarelli, Meldolesi, Coletti, Teixera, Monnier, Vinard, Commes, Paisseau e Le Maire). . L 'A. cita, infine, le sindromi nervose malariche che furono oggetto di comunic:l-

zioni: encefaliti e poliencefalili, emiplegie e paraplegie, epilessia, sindromi coreiche ed emicoreiche, miocloniche, 3m iostatiche, bulbari e bulbo-ponti ne, cerebellari, sclerosi a placche, ccc. · Rilevato che furono più frequentemente descritte le neuriti (specialmente dello sciatico e del radiale) e polineuriti, e le semplici neuralgie (soprattutto della branca orbitale del trigemino), l'A. nota che sono state pure descritte turbe della sfera neurovegetativa, dipendenti da lesioni dirette dei centri del simpatico e del vago. L'A . passa quindi a descrivere brevemente tre casi personali: Commentando il primo - emiplegia sinistra - ammette una patogenesi vascolare per trombosi (o parassitaria o da eritrociti parassitiferi) dell'arteria cerebrale media o dei suoi rami, parzialmente o tOtalmente organica. Circa il secondo caso - sindrome doloro~a pseudo-appendicitica - poichè esduJe ogni lesione anatomo-patologica dell'appendice, ritiene che debba trattarsi di una nevralgia delle branche anteriori degli ultimi nervi intercostali. In quanto al terzo caso - ritenzione vescicale (forma morbosa finora mai descritta da altri AA .) - il nostro A., escludendo la lesione organica del centro spinale, per no n .11·er riscontrata atonia dello sfinter:: vescicale nè una vera incontinenza. ammette una compromission~ di natura tossica clel ie fib;e periferiche motrici destinate al m. detrursore. Concludendo, l'A. si riH a quanto pensano tutti i numerosi osservatori, e cioè che: perchè possa a mmettersi una etiologia malaric~4 è necessario, oltre la positività del reperto parassitario, l'esclusione assoluta di tutte le cause che possono derermin:~re le mal:mie o sindromi descritte di 1·olta in volta come di natura m:~brica; e inoltre tali manifestazioni nervose devono seguire un andamento po r::~llelo :11 resto delb sintornatologia m;1larica (febbre, ecc.).


Infatti questo parallelismo, insieme con la regressione dei sintomi dopo cura chini. nica. è considerato, dalla maggior parte degli· AA., come condicio S\in~ qwz non per poter ammettere la natura malarìca della sindrom:: nervosa. TRIFILE.TTI.

CHIRURGIA GENERALE A. MAGI..IULO: L'evoluzione della chirurgia militare in Italia (Dal volume: u Un secolo di progresso scientifico italiano: 1839 · 1939 ))). - Società Italiana per il Progresso delle Scienze, XVII E. F.

E' un im portante contributo ~torico nel quale l'A., appassionato e tenace cultore della traumatologia di guerra, costretto dalla limitazione di spazio, ha dovuto restringere, in poche pagine, tutto un secolo di sviluppo scientifico della chirurgia mjlitare in Jralia, dal 1839 al •939· Il lavoro, scritto per la cc Società I taliao:, per il Progresso delle Scienze >l, è contenuto in una sistematica c sintetica suddivisione delle varie epoche in cui l'A. fa spiccare, agli occhi del lettore, le luminose tappe evolutive della traumatologia e chirurgia di guerra italiana nel secolo XIX. Vico riportato così il primo impiego dell'etere e del cloroformio nella anestesia generale in guerra per opera del grande Riberi e dei chirurghi della Armata Sarda e vico pure ricordato come le prime norme per il soccorso ai feriti in guerra risalgano alle g uerre di Crimea ed a quella del 1859 e 1866. Cenni sintetici sono riservati, in particolare, alla balistica ddle ferite in rapporto all::l trasformazione del fucile a retrocarica nonchè agli studi cd alle ricerch:: sugli ~fletti dei proiettili camiciati del fuci/~ itoltano di piccolo calibro; studi c ricerche compiuti dai due grandi traumatologi e chirurghi militari italiani, lmbriaco e Bonomo. Accanto ad essi l'A. pone, quale pr-ecursore cle.lla Croce Rossa, il chirurgo 1nilitare borbonico Ferdinando Palasciano. I n giusto rilievo l'A. pone poi ancora lo sviluppo della microbiologia, l'antisepsi e l'asepsi in chirurgia di guerra, la scoperta dei raggi X ed il loro primo impiego nella guerra italo - turca. Colla guerra 1915 - r918 la chirurgia militare italiana evolve poderosamente e r.e a)izza grandi progressi n el campo tecnico· operativo cd in· spccial modo in quello della chirurgia cavitaria ed ortopedica: l'A. tratteggia rapidamente le tappe di tale evoluzione e riporta con molta cura, s::mpre in sintesi, i nuovi concetti della biolor;ia delle ferite cd i criteri moderni del loro trattamento, accennando a nche in modo particolare alla importanza cd allo sviluppo della trasfusione di sangue nella chirurgia di guerra e terminando con brevi cenni sullo sviluppo del servizio chirurgico negli ospedali territoriali, nei quali, egli osserva, possono essere oggi dì eseguiti tutti gli atti operativi al pari di quanto avviene negli ospedali civili più moderni e meglio attrezzati. GALLETIO.

TRAUMATOLOGIA. L. A. BARTNSTEJN, A. H. BABSKJY e S. P. RosEN BERG: Sulla estensione delle ù1dicaziofli per il trasporto dei fcrùi con aeroplano. - u Nov. Chir. Arch. » (Russia), 42, 3- 10, 1940. lniziatosi coi primj tentativi ciurante la grande guerra, continuato con l'accresciuto rendimento delle costruzioni pe• aviazione, il trasporto di ammalati e feriti in aeroplano ha corrisposto bene là dove, dal luogo del ferimento al più vicino ospedale, sono intercorse forti distanze, sia in guerra che in pace e cioè nei paesi con particolare impronta rurale (Svezia . Russia). Così in Russia, in tempo di pace, nei tre anni che vanno dal 1934 al 1936 furo no effettuati 6492 voli con .2·0S5·S6o km. di volo. L'importanza del


797 trasporto per via aerea, in caso di guerra, trova, a mo' di esempio, la sua espressione nelle esigenze dei competenti circoli aeronautici francesi , secondo .Je quali si avrebbe un fabbisogno di 15- zo apparecchi sanitari leggeri e di 15 - 25 apparecchi sani tar i pesanti per un'armata di 8-9 divisioni. La distinzione in apparecchi .<anitari leggeri, medi e pesanti corrisponde essenzialmente alla loro capacità (1- 15 feriti) ed alla loro velocità: la Russia dispone di sci tipi. l\ion è il caso di persistere sui vantaggi degli avio- trasporti. Controind;cazioni sussistono ma possono praticamente essere ridotte a zero purchè non si voli al di sopra dei soo metri. Gli AA. riportano, in una tabella, i casi che non possono essere trasportati ad altezze tra i soo ed i 1000 metri e cioè: emorragie di grossi vasi difficili da arrestare. feriti fortemente dissanguati, op::rati di recente al cranio, al cervello. al torace, ed agli organi addominali, fratture della base cranica e ferite penetranti del cranio, commOz ioni cerebrali, compressioni cerebrali, ferite craniche aperte, ferite degli occhi c delle cavità viciniori accessorie, ferite degli organi del collo, dei polmoni, ùella pleura, dd cuore e dei grossi vasi, del midollo spinale, degli organi addominali (con e senza apertura delle cavità addominali) c fratture dd bacino con compartecipazione di grossi vasi e degli organi pelvici. Per un'altezza di volo tra i 1000 ed i 5000 metri b maggior part:: dei feriti non è adatta, per il trasporto aereo: questo può, secondo gli AA., aver luogo, in tali condizioni. soltanto nelle emorragie lievi, in tutte le scottature e nei congelamenti, nelle ferite craniche non penetranti, nelle ferite della colonna \'ertebrale senza compartecipazione Jel midollo, nelle ferite della parete addominale, nelle fratture del bacino senza lesioni degli organi pelvici e, con speciali cure per le emorragie, anche in tutt:: le ferite degli arti ad eccezione di quelli amputati. Gli AA. riconoscono però, concludendo, che le installazioni di :~ppar=cchi per la somministrazione di ossigeno a bordo degli npparecchi sanitari, hanno ridotto o~gi a l minimo tutte le predette controindicnioni. GALl, F.TTO.

W. T oNNIS: L'auioJTaspOI·to di feriti e malati come problema sanitario. M il. arzt >>, 5, 5 - 7, 1940.

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Dtsch.

I feriti, in istato di collasso o sotto minaccia di collasso, non Jebbono essere tra~portat:i per via aerea. L'abba~samemo della pressione atmosferica può condurre all'ernia cerebrale nei casi con ampie lacune ossee e durali; nelle ferite d'a. da f. addominali si può anche giungere all'eventrazione. Tuttavia è bene precisare che ciò accade soltanto, all'atto pratico, alle altitudini di _3-4000 metri. Molto più difficile da giudicar~, nei con· fronti dell'aviotrasporto, sono le perdite di ~angue di una certa entità, Il tasso emoglabinico, al 2•, 3• giorno oscilla tra il 35 ed il 53 %. In due casi persistevano ancora al 9• giorno valori di 35 e 42 '~:•. Le ferite d'a. da f. polmonari. gli emotoraci. i f. a. f. addominali con innalzamento del diaframma sono già di per sè molto limitati nella rc~pira­ zion e la quale viene ancora ulteriormente peggiorata ad altez1.c di 1300 m. Le manifestazioni più minacciose furono osservate, dai medici, nel campo delle malattie delle altitudini. T onnis porta quattro esempi: 1° - Una frattura del femore per a. da f. con amputazioni ed emorragie seconda rie ripetute; grave anemia, tasso emoglobinico 35 %. Gi:1 10 minuti dopo ·il decollo si è a"Yuto acceleramento della respirazione c del polso. La fam e di ossigeno venne ben tosto soddisfatta colla somministrazione di ossigeno ed il p. tollerò bene il volo che ùurò 115 minuti. 2° - F erita a fondo cieco della colonna lombare con forte emorragin retroperitoncalc; il ferito morì durante il trasporto, effettuato con un comune aeroplano non snnitario. Il reperto autopsico rivelò che la morte er:1 avvenuta per anemia. Se il trasporto fosse


sta t:o effettuato con un aeroplano sanitario, o v:: fosse stata possibile la ·somministrazione di. ossigeno, il ferito lo avrebbe probabilmenite tollerato. Lo stesso d icasi anche per entrambi gli altri due feriti polmonari con emotorac: che morirono perchè non fu possibile somministrazione di ossigeno. Di 2500 feriti aviotrasportati ne morirono soltanto quattro, cioè oltre ai 3 summenzionati, ancora uno di per.itonite. Tutti e quattro erano stati trasportati su di Ufl comune apparecchio, nvn sulli-

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J.a~lo, senza medico, senza personale ausiliario e senza strumentario medico.

L'aviotr.asporto risparmia molto di più il ferito, è più rapido e può far giungere i feriti, abbisogne\·oli di soccorw chirurgico, nelle mani del chirurgo con maggiore celerit.à. E' così che, ad esempio, potè essere operato con successo in Breslavia, già <lue ore e mezzo dopo il ferimento, un f. per a . da f. all'addome, con prolasso del tenue, prOI'Cn iente dal territorio circostante a Varsavia. Di 19 f. a. f. oculari sgomberati per via aerea 10 poterono avere salva la vista. Altrett::tnto favor: vole fu l'aviotrasporto per le f. a. f. tangenziali e segmentali del cranio; mentre la maggior parte di coloro che non beneficiarono del trasporto per via aerea morirono di ascesso cerebrale. Dei 39 feriti del torace solo 4 auorirono cioè, oltre ai 2 sopradetti, anche altri 2 per una suppurazione tardiva pleuropolmonare. Anche le fratture per a. da f. tollerarono molto bene l'aviotrasporto e non si ebbero che delle moderate infezioni . Soltanto in un caso di gan):\rena gassosa cd in 2 suppu1nioni articolari fu neces,:-ariJ l'amputazìone. Di 37 t fratture per a. da f. delle estremità soltanto 2 morirono nell'ulteriore decorso.

Tut{Jj questi favorevoli ·risultati sono da ascriversi soltanto alla circostanza che, per mezzo dell'aviotrasporto, potè aver luogo nel più breve tempo cosl il primo trattamento come quello definitivo. Riportiamo la seguente tabella ra quale indica quali furono i f. a. f. ed in quale giornata furono sgomberati. Come si vede la maggior parte (107) furono trasportati uel 1° giomo dopo il ferimento; 38 turono trasportati già nello stesso giomo del ferimemo e fra questi si contano 3 f. a. f. del cr:~nio, 4 dell':~ddome e 24 degli arri. O IORNO DF.L FERIMENTO TIPO Df.LI.A ff.RITA

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799 E. Htt>PKE: Su/ trasporto aereo di ammalati e feriti germanici. 5· l - 4· 1 940.

'' Dtsch. M il. arzt »,

Non sono necessari app:m~cchi speciali; prefcribili sono i comuni grandi apparecchi

adattati a tale uso mercè la sistemazione dei posti barellati. Nella carnp:~gna di Polonia (urono trasportati in tal modo 2500 fra feriti ed ammalati. Decisiva pci feriti non è tanto la prima medicatur:l quanto la cura chirurgico- operativa effettuata al più presto possibile. Della massima importanza è il trasporto pei feriti gravi. Il migliore è quello fatto dai portaferiti oppure quello su carrozzone con uno spesso strato di paglia. Trattasi però di trasporti troppo lenti. Il trasporto per via aerea è più risparmiante di quello in auto::mbulanza. l feriti gravi muoiono per lo più se trasportati per via aerea; non sono dunque i casi mortali adatti al trasporto in aeroplano. Da scartare sono i colpiti da shock e i predisposti allo shock. Appartengono inoltre a questa categoria anche gli operati recenti ed i polmonitici . Tre fattori debbono essere considerati quando si parla di trasporto per via aerea : 1" - La malattia dell'aria con nausea c vomito; essa compare veramente soltarato negli sbalzi di quota oppure nel volo planato di :ltterraggio e precisamente soltanto in chi sta seduto. Dànno un vero sollievo il vasano (contenente atropina), la peremesina, la caffeina, la digitale. 2 ° - LA rarefazi<me dell'aria ha effetto w lt:lnto alle altitudini superiori ai 1000 m Le ferite d'a. da f. craniche o addominali non h:mno mai dato a dividere il tanto tr:muto, teoricamcnt>!, prolasso rispcttiv:~mente cerebrale e addominale. Non si sono mai '"'ute a lamcnt:~re emorragie secondarie. 3° - LA malattia delle altitudini, per mancanza di os~1gcno, compare nei soggetti sani a circa 4000 m ., negli ammalati o feriti compare natu ralmente prima. Ad ogni modo può essere evitata mediante ~.ammi nistrazione di o~sigeno, essendo ogni aeropbno sanitario dotato di un apparecchio ad ossigeno compresso. Dei feriti polmonari alcuni sono morti durante o poco dopo il trasporto. A questo proposito occorre una ulteriore spiegazione. Vietato dc,·c essere l'aviotrasporto in tutte le gravi perdite di sangue e nelle anemie anche se si è potuta fare in precedenza una trasfusion e di sangue. Se, per caso, motivi di carattere militare impongono un rapido sgombero, allora (H ippke) occorre anteporre senz'altro l'aviotrasporto a tutti gli a ltri. Altrimenti lo si riserva ai feriti o malati gravi (dissenteria, tifo). Naturalmente i feriti non debbono diventare intrasportabili :1 causa di un intcrventc. operatorio. Trasportabili sono anche le gravi fratture per arma da fuoco c gli osteoanicolari. H ippke mette in guardia nei confronti del trasporto con apparecchi e perwnale inadatti. Le dif!ìcol tà, egli osserva, sono meno, in verità, d'ordine medico che tecnico ed organizzativo. Dal putJ!O di vista organizzativo occQT'I'C strettissima collaborazione tra le formazioni sanitarie ed il servi?:io informazioni. Dal punto di vista tecnico bisogna precisare che agli apparecchi di grandi d1mensioni occorrono campi d'aviazione ben praticabili, con apposito faro, affinchè poss:t a,·er luogo l'atterraggio anche se il terreno è r icoperto di nebbia e di notte. f noltre è necessaria una buona autoambulanza c le distanze d:~ percorrere non debbono essere eccessive. Ciò qu:tlche volta fu di difficile realizzazione nella ca mpagna Ji Polonia p:::rchè spesso le strade erano totalmente ingombre. E' qui che può riuscire utilissima la << cicogna di Fieselk '' cio~ l'autogiro perchè è indipendente dalle strade e può atterrare dovunque. ' G .o\l.LE1"J'O.


8oo N EURO- PSICHIATRIA.

M. FELICI: La cura delle sindrom i mentali acute con l'amtde dell'acido mcoumco. « Note e Rivista di Psichiatria >>, n. 1 , 1940.

Nel rigoglio delle cure e dei tentativi di cura che caratterizza la neuropsichiatria clinica odierna (e di cui abbiamo cercato di tenere al corrente i lettori con note originali o con recensioni), merita di essere segnalato questo studio del Felici. Premesso che l'amide dell'acido nicotinico (o vitamina P. P.) agisce attivando le ossidazioni in genere e modifìcand0 favorevolmente le funzioni epatiche compromesse da un qualsiasi processo morboso, e ·tenuto conto che molte forme psichiche - le amenziali in prima linea - sono espressione di stati tossici, all'A. è parso, a buon diritto, opportuno sperimentare !'efficacia della vitamina P.P. in un gruppo di infermi nei quali fosse fondatamente sospettabile l'origini' tossica o tossinfettiva della psicosi. Con tale criterio il Felici usò la suddetta terapia in 17 soggetti scelti in base ai seguenti principi i indicatori: 1°) insorgenza .1cuta e recente della sindrome mentale; 2°) gentilizio indenne e mancanza di episodi psicopatici p~rsonali per il passato; 3°) segni fisici di uno stato tossico (febbre, turl:x: intestinali, denutrizione, ecc.); 4°) prevalenza del disturbo pcrcettivo sino alla :::onfusione mentale; 5°) idee deliranti non sistematizzate; 6°) vivacità dei fenomen i psicO>sensoriali; 7") negatività delle reazioni per Ja l ue ed assenza di segni clinici od umorali d'un'affezione organica del sistema nervoso. Dosi usate: quantità progressivamente crescenti di vitamina, fino a raggiungere la media di 200 mgr. al giorno, sempre per via endovenosa; 1o-12 iniezioni, circa, complessivamente. In nessun caso venne riscontrato l'aggravarsi dei sintomi somatici o psichici per effetto del trattamento. In 7 pp. (di cui 6 con forme amenziali) si ebbe la completa guarigione, che persisteva anche dopo molti mesi. Negli :1ltri 10 (in 8 dci quali l'ulteriore decorso mostrò trattarsi di forme schizofreniche) la cura non sortì alcun effetto, tranne un certo miglioramento a carico delle condizioni generali. In base ai reperti ottenuti l'A. - pur ritenendo «prematuro ogni inopportuno entusiasmo come ogni aprioristica svalutazione >> - consiglia un largo uso dell'amide dell'acido nicotinico: f:!rmaco innocuo c di effì('ace azione terapeutica negli stati tossi n· fettivi. Se verrà ben confermata quest'azione (sulla quale, negli ultimi anni, avevano fatto probative ricerche cliniche alcuni AA. stranieri), allora potremo trarre dalla nuoYa cura un cospicuo vantaggio non solo per il trattamento delle ~icosi tossinfettive, ma anche per la diagnosi differenziale fra dette psicosi c le forme schizofreniche ad inizio acuto. Il nuovo trattame nto, data la sua prov:lla innocuità e date le possibilità ter:-.peutiche in esso insite, merita di essere largamente conosciuto e sperimentato. CARLO RIZZO.

OFTALMOLOGIA.

F. S c ii UI' HR: R icerche .rul poten ziamento dell'adrenaline/ con acido asc01·bico nel campo ofralmologico. - << Rollcttino d'Oculistica n, n. 3, 1940. E' ormai no to che 1':-.cido ascorbico oltre la sua proprietà specifica antiscorbutica ha :>nchc quella di dare buoni risultati anche in altre manifestazioni morbose generali come le Cmòr'ragiche. le allergiche, le infettive. In oculistica questa vitamina ha una spiccata importanza perchè è ormai provata la ~u a presenza in tutti i tessuti oculari. Inoltre essa presenta un particolare interesse nei rapporti con a!cuni ormo ni cd in panicolar modo con quello surrenale.


8or Al fine di studiare bene questi rapporta nel campo oftalmologico l'A. ha eseguito molte esperienze su papille di rana e di bue onde stabilire la natura e la genesi del potcnziamento che l'acido ascorbico può avere sull'adrenalina. Ha potuto così concludere che: x•) l'acido ascorbico impedisce la ossidazionc ddl'adrenalina; 2°) che l'aggiunta di acido ascorbico potenzia l'azione di questa; 3") che: ad una concentrazione di adrenalina dell' t /too.ooo l'acido ascorbico va usato nella proporzione dell' t / I.ooo; 4•) che l'azione dell'acido ascorbico sull'adrenalina non dipende da un sinergismo con somma ma bensì da un vero e proprio fenomeno dì potenzia mento. TEsT.\.

DERMO·SIF/LOGRAF! A. Ricerche sull'etiologia dd/a psoriasi e del lu,ous e11.tematoso w rapporto ali!! indagini di Lindenbet·g. - a Il Dermosifilografo "• n. 9· 1940.

Gt.NDOLA:

Nel 1937 Lindenberg rese noto d.1pprima sui giornali medici sud- americani ed in seguito anche su riviste çuropee i risultati ottenuti iniettando nel testicolo di coniglio e di cavia sangue o siero di sangue rispettivamente Ji ammal:Hi di penfigo vegetante c di psoriasi. Nel 64 ".. ci rca dci cast e dopo 8- 40 giorni dall'inoculazione ha osservato l'insorgenza di lesioni cutanee che ha interpretato, nnche con dati isrologici, come vere e proprie riproduzioni sperimentnli delle due ;nal:tttie. In assenza di clementi batterici o pr<>tCYJ!:oari rilevabili egli credette di poter attribuire le due forme cutanet: :.~d una infezione generale dovuta alla presenza di un virus nel sangue.

Tali csp::rienzc furono sottoposte a controllo in Itali:J da parte di Pinctti per quamo riguarda il penfigo e da parte di Vcrsari per la psoriasi, ma le ricerche di questi due AA. ha n no portato a risultati del tutto neg:.~tivi. Il Lindcnberg nel 1938 in un lavoro di vasta mole è tornato a confermare i risultati resi noti precedentemente. riferendo di :lVcr esteso le wc esperienze ad altre form~ cutanee di oscura etiologia, quali il lupus c:ritematoso e l'alopecia arcata, riuscendo a nche per queste due malattie a riprodurre negli animali delle lesioni simili macrosc<>picamente ed istologicamente a queile umane. Le ripetute conferme dd Lindenberg, l'invito rivolw da questi agli studiosi e l'interesse dci problemi messi in discussione hanno spinto il Gandola, assistente presso la clinica dermatologica della R. Università di P:lVi:t, :-~d eseguire una serie di ricerche di controllo. Egli ha eseguito fedelmente la tcLnica consigliata e descritta da Lindenberg cd ha condotto le sue esperienze, piuttosto numerose, sulla psoriasi e sul lupus eritematoso. ~ervendosi delle cavie. Buona parte degli animali, in conseguenza del tratt:.Jmento. ha manifestato un notevole e spesso progressivo decadimento dello stato gent>rale e parecchi di essi sono morti in un pe~iodo \'ariabile da 10 :.1 4 o giorni in uno st:.Jto di vera e propri:. chachcssia. Gli es:1mi praticati su detti animali non h:mno però mostrato mai aiLerazioni rile"ahili degli organi interni. Per quanto riguarda la cute l'A. non è riuscito :.d osscn·are in nessun caso referti come quelli descritti da Lindcnberg 0 comunque riferihili al tipo delle m:!llifcstnioni psoriasichc c da lupus eritematoso, ma soitanto in :tlcun i casi banali lesion i a tipo abrasivo. in rapporto al f~ttore traumatico della depilazione, ~tll:l quale cr:1no st:Jti sottoposti per un largo trat~o ~~~ ani_m~li ~a esperimento dopo l'inocub7.ione nel testicolo di siero, per provocare un aziOne dt nch1amo cutaneo.


802

L'A. riferisce che non gli è possibile entrare in merito alle questioni della riproduzione sperimentale della psonasi e del lupus eritematoso e della loro eventuale natura viremica, perchè: le sue ricerche, come già quelle del Pinetti e del Versari, non hanno portato alcun contributo. L'A., a conclusione delle sue ricc::rche, si limita ad osservare che le esperienze del Linùenberg rimangono per ora limitate, in quanto ai risultati positivi, a quelle stesse da lui eseguite, mentre le proprie hanno dato risultati completamente negativi. CARLUCCJ.

SOMMARI DI RIVISTE MEDICHE MILITARI. ANl'AL! 01 MEDICINA NAV.\LE E CoLONIALE. - Direzione centrale della Sanità miJita•e Marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLVI, fase. VII· VIII, luglio-agosto 1940. Pe11de: La politica fascista della razza. Clemente: Le malattie dell'apparato respiratorio e la tubercolosi nella Marina ita· liana. durante il triennio 1933 • I935· Be/lecci: Sul comportamento della soglia elettro! itic:; e ùella colesterina nel sangue dci tracomatosi. Berf(er: La gangliectomia lombo-sa::rale nel trattamento delle ulceri tropicali. Montemartini: Studi sull'intossicazione sperimentale da cloruro di metile (CH 3 Cl). Nota 1. Ruata : <c Male ùa calore '' e cloruro di scclio.

RIVISTA m MEDICINA AERON.wncA. - Ufficio centrale di Sanità. Ministero dell'Acronautica, Roma. Anno lii, n. 3, sett::mbre 1940. Famglia: La resistenza :Jila a nossia rtudiata con il metodo della ri • respimzione. Pizz uti e Tinivei/a: La percezione dello spazio nel \' Olo. Il. Ricerche sulla percezione della distanza. Ma/an: Tavola per la misurazione ùell'acbttamento statico dotata di accelerazione angolare subliminare. ARGENTINA.

REVIST.\ DE LA SANIDAD MILITAR. giugno 1940.

Ministero della guerra, Buenos Ayres. Anno XXXJX.

Rocrt c Ante/o : Osso intermetatarsco. Pa.<qualini: Prova della capacità funzionale ùel rene. Cri.<cuo/o: Valore delle cur~·e di agglutinazione nei vaccinati con T . A. B. Maza: Sulla simpaticotomia. Wachsmirh: Primo esame c cbssifìcazione di feriti dal punto di ,·ist:t chirurgico di gt•crra. Ontaneda e Ferloni: Un metodo di interesse clinico per il dosaggio dei salici lati. Martello: Guida per il pas$:~ggio di chiodi nella trazione scheletrica. l kjanmo : Indice di tubercolininazione negli scolari del Neuqu~n e di Rio Negro. Ueft~ccht: Emorragia sottocongiunti\'ale per lancio con paracadute. Opi:::zi: Sulfamidoterapia a dr:si continue nelle gonococcie.


NOTIZIE.

RICOMPENSE

.'\L

VALOR

MI LITARE

CONCESSE

AD

UFF ICIALI

DEL

SERV IZIO

SANITARI O.

MEDAGLIA 1)1 BROSZO AL VALOR MILJTARE. BALBONI Guido di Alberto e fu Bertela Corinna, nato a C:urara (Massa) il 4 novembre 1909, sottotenente medico di comp~cmento del XXV battaglione coloniale. - Ufficwle m~tf:co, durante violentissimo attacco di preponderante massa di ribelli, gareggiava con gli ascari, sempre alla loro testa, incuorandoli con la parola e con /'esempio. DumtJte 911attro giorni di assedio e di irruenti attacchi nemici, sotto un fuoco mic;diale, attendeva <011 stoica calma e sa·enità allo cura e medicazione dà feriti. In citava i combattenti e portava il suo contributo sulla linea ove maggiore era il pericolo ed il bisogno. Esempio di abnegazione, coragg:o, sprezzo del per/colo c serenità. - Mareb Scioà (Ouolissà), 23-24 agosto 1937- XV. MARINELLI Pasquale di Michel:: e di Gimeppina Barola, nato l' n aprik: 191 r a Torre del G reco (Napoli), sottoteneme medico del IV battaglione coloniale '' Toselli n. Ufficiale m edico di un battaglione c·ohmialr: impegnato ÌIJ aspra azione, incurame del per!colo cui si esponeva. con c01·aggio ed altruismo si portava più volte in pTima linea iOtto il fuoco nemico per assolvae la sua mis!J•:om:. Già distintosi in preccdcme combattimento. - D:mghezié, 9 otto~~re 193ì-XV. CROCE 01 GUERRA AL VALOR MILIT ... Rf.. Giovanni fu Francesco e di Vcrando Anna, nato a Pieve tli T eco (lmpaia) il 12 m aggio 18go, primo capitano medico complemento della X brigata coloniale 10° .reparto sanità someggiato. - Medico di provata capacità e coraggio, accorreva fm i primi 5 U/ luogo o-ve preponderanti forze avversa1-ie avevano attaccato una autocolonna. Fatto segno, a breve distanza, da colpi di arma da fuoco e rimasto incolume, seguitava imperturbabile a curare i feriti sparsi fra le alte erbe in terreno insidio.<o, dando esempio di ;angu e freddo ed attac("(lmento al dovere. - Siba, 21 settembre '937 ·XV. S I B I LLA

BARONI Riccardo fu Francesco e d1 Ti na Cielo, nato il 23 aprile 1891, capit:Jno medico complemento del R. Corpo indigeni, 1" ~ezione di sanità, 2 • reparto. - Durante tuJte le operazioni dell' Harrarino e specialmente nei giorni 21· 2 5 aprile (battaglia di BirROt) ha con infaticabile ope-rosità e con assf>luto sprezzo dd pericolo comandato un r~parto di sez;one di sanità, che si è sempre impia11tato ed ha funzionato alle immediate t•icinan ze delia prima linea. - Birgot, 24 - 25 aprile 1936- Xl V. FRAU Alberto di Giovanni e di Ortoli Maria Virginia, nato a Pula (C:1gliari) il 31 otwhre rgo3, tenente medico complemento del XIII battaglione coloniale. - Medico

di hattagtio-ne, co1J amore e slancio, incurante del fuoco violento, portava ai feriti il suo t•alido aiuto. Già distintosi in altri combattimenti. - Eggerè- Gimm:~ - Arar:~ i. 7 ottobre 1937- XV.

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Mmnr Giuseppe fu Attilio e ~~a~lin i Assunta, nato a S;~ludecio (Forlì) il •7 f.cbGràÌO 1~, tenente medico complemflÒto della dire-.ione di sanit;\ militare Addis Abch~ . - Medico inviato Ì 11 mis;ione in tlu;~ fortino s1 1111iva l'olonwriamente ad una band{/ ,/

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inviata in soccorso di un'autocolonna attaccata da preponderanti forze ribl'lli. Fatto segrzo a l:rr~ve distanza, a col.pi d'arma .da fuoco seguitava, con sprezzo ,dd pericolo e sangue freddo, a curare i feriti sparsi fra le alte erbe in terreno insidioso. Esempio di calma e detlizio·n e al dove~·e. - Siba, 21 settembre 1937- XV. PERRI Costantino fu Gennaro e di Butera Luisa, nato a Platania (Catanzaro) il 10 febbraio 1899, tenente medico complemento Jcl XV battaglione coloniale. Con calma, per,izia e sprezzo del pericolo continuava, sotto violento fuoco avversario, a curare z feriti. Già distintosi in azioni precedenti. - Eggeré - Gimma- Ararai, 7 ottobre 1937-XV. BADALA.MENTI Giacomo fu Giovanni e Ji Santa Pisciotta, nato a Camporeale (Tr:lpani) il 10 giugno 19QS, sottotcnente medico del II battaglione coloniale. - Medico d i un battaglione coloniale d'avanguard~·a impegnato in lungo ed aspro combattimento, diede lumirzose prove di capac:tcì professionali e qualità di sankario pronto, ser~o e coraggioso, prodigandosi itzstancabilmenu e sprn:zante del pericolo a medicare sul campo, in terreno intensamente battr4tO, numerosi feriti. - Tola, 22 :1prile 1937- XV. MASSARErn Luigi di Alessandro e di Fayenz Vittoria, nato a Padova il 15 gennaio 19QS, sottotenente medico complemento del 1° gruppo squadroni cavalleria coloniale. -

Ufficiale medico di un gmppo squadrOtli, durante un violento combattimento si prodigava con ammirevole senso umanitario e spr:?.zo del pericolo pel ricupero e la medica· zione dei numerosi feriti spc~rsi sul vasto ed insidioso campo di bartaglia. - Dorrò Gosciù, 12 ottobre 1937 - XV.

0RiliNE DELLA CoRON.~ n'ITALIA.

Ufficiale: tenente colonnello medico GRAZIOLA Gerardo; maggiore medico O .E PAsQUA Giuseppe. J>ROMOZIONI DI UFFICI ALI DEL SERVIZIO SANITARIO.

UFFICIALI MEDICI IN s. P. E.

Colonnelli promom maggiori gen('ra/i: FABR1ZI Nicola, kiNo Salvarore. Tenenti inc. g. j , promossi capit(m i: PISTILLI Giulio.

ROMBOtÀ

Antonio,

Fo-

UFFICIALI MEDICI F. Q.

Maggiori gene~·a/i promoui tenet1ti generali: CASElLA Dante, MoDESTINI Paolo, PoRRU Pietro, lANNIZZ<YIIO Carmelo, SIMULA Uba!Jo, WPPONI GuiJo. Colannellz promosSii maggiori generali: GATTI Dionigi. Maggiori promvssi tenenti colonnelli: TONF.LLI Camillo (inv. di guerra r iassunto 111 servizio). (Bollettino ufficiale, disp. 56", 58", 6t\ 1940).

ROMA, OTIO BRE 1940-XV II I -

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ONORIFICENZE CONCESSE AD UFFICIAli DEL SERVIZIO SANITA RIO.

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l'· rr. f \/ '"Novembre 1940-XIX

Anno 88° - Fase. H

GIORNALE DI

Cum sa11itate <fJértus é11 afmis

Direzione c: Amministrazione Ministero della Guerra Roma

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TENDE DA CAMPO MATERIALE PER CAMPEGGIO

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M ILA N 0- FORO BUONAPARTE 12 •


ANNO 88°- FASC. I l

Spedizione In ~bbonamcnto post.&!c

ca• rruppo)

NOVEMBRE 194o·XIX

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE LAVORI ORIGINALI

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ISTITUTO D'IGIENE. E DI MICROBIOLOGIA DELLA R. UNlVERSITA' DI FIRENZE Diren.orc: prof. G. M.•zzETTt.

CONTROLLO SIEROLOGICO DEI RISULTATI DELLA VACCINAZIONE ANT!TIFO-PARAT!FICA-TETANICA PER VIA IPODERMICA Nota I. - Le proprietà agglutinanti del siero dei vaccinati ricercate con sospensioni di germi vivi e con sospensioni O ed H. Prof. GtiiOo PtAZZA. maggiore mcdtco . assistente militare, Dott. MARIO Aoo•~• - BR.\ CCESt, assistente: inCMtc:•to. Dott. FLAVIO FuosE.TTA, assistente volontario.

- -------INTRO DUZIONE.

Il notevole sviluppo raggiunto negli ultimi anni dall'applicazione in scala sempre più larga, delle vaccinazioni associate, ha portato ad un vero progresso pratico e teorico dei principali trattamenti immunitari vaccinati. Le note teorie sulla cosiddetta «concorrenza degli antigeni))' specialmente sostenute dalla scuola tedesca (Friedberger, Michaelis, Sachs, ecc.), avevano fatto ritenere, per lungo tempo, poco probabile la possibilità di raggiungere un con.veniente stato immunitario con l'uso di due o più antigeni, iniettati contemporaneamente in miscela. Si pensava cioè, che, per ottenere tma buona sti molazione dell'or ganismo, gli antigeni dovessero essere iniettati separatamente. A tale concetto si oppose, per primo Castellani che, sin dal 1905, preconizzò l 'uso delle vaccinazioni miste, sostenendonc, in pieno contrasto con l'opinione di altri insignì batteriologi, la grande efficacia e facendo adottare per la prima volta a Ceylon e poi nei Balcani nel 1915 la vaccinazione mista contro il tifo ed i paratifi. Castellani sostenne pure la convenienza di associare ai tre germi tifici. quello colerico, preparando così un tetravaccino. In seguito si passò ai pentavaccmi, con l'aggiunta del B. pestoso; agli esavaccini, allestiti in Inghilterra durante la pandemia influenza~e; agli eptavaccini, contenenti pneumococchi, streptococchi, stafilococchi, ecc. Durante la guerra mondiale, i primi vaccini furono preparati nel nostro Esercito (fino al 1916) solo col B. tifico, in quanto, in base agli accertamenti

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8o6 batteriologici ed epidemiologici, si riteneva che in Europa questo bacillo s1 presentasse più frequentemente e con la maggiore gravità. Inoltre come si è eletto, era opinione quasi unanime degli igienisti che l'associazione degli altri germi, per quanto appartenenti allo stesso gruppo, avesse potuto pregiu dicarne l'azione antigene. Senonchè l'osservazione epidemiologica mise in evidenza che mentre, in correlazione a tale tipo di vaccinazione monovalente, djminuivano le infezioni eberthiane, prendevano il sopravvento quelle paratiliche B. ed A . Si passò, così (1916) prima al vaccino bivalente T. B. e poi _,.... ') a quello trivalente T . A. B. e nella recente campagna Etiopica, fu adottato, ' .- ,. con pieno successo, il vaccino tetravalcnte di Castellani, per il tifo, i para-, - .. v .1 ...... ~ ... . tifi e il colera. Questi vaccini misti, prcconizzati anche da Widal e Sicard, avevano

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· ·vi 1.f:l~L!bbiamente semplificato di molto l'applicazione pratica dei metodi d'im-

• f. ri:rl'!Jiizzazione, rendendo possibile il trattamento contemporaneo di un indi~ . ~viduo con più antigeni. Però si trattava sempre di vaccini che risultavano di 1 ~-. ~. antigeni appartenenti al medesimo gruppo, o di an tigeni molto simili sia

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per riguardo alla tecnica di preparazione che alla loro stessa natura. Si pensava, quindi, che la reazione dell'organismo era possibile appunto in virtù dello stretto rapporto di parentela dei diversi antigeni costituenti il vaccino misto. Quando con la scoperta delle anatossine difterica e tetanica ( 1923), si perfezionò il trattamento immunitario delle rispettive infezioni, sembrò, in un primo momento, impossibile realizzare un tipo di vaccinazione associando tali anatossine agli antigeni batterici tifo- paratifici, in quanto si riteneva che uno stesso organismo non potesse rispondere agli stimoli contemporaneamente esercitati da una miscela di antigeni tanto diversi nella loro composizione e diretti a lottare contro malattie affatto simili n.elle manifestazioni cliniche. Ramon e Zoeller (1926) riuscirono, però, a dimostrare la possibilità di unione, nel trattamento vaccinale, di una anatossina con un vaccino della flora intestinale, per ottenere, nello stesso tempo, uno stato immunitario verso infezioni tra loro tanto clinicamente dissimili quale la tifoidea, la: difterica, la tetanica. Sorse così il metodo <:Ielle vaccinazioni associate, che alla teoria della concorrenza degli antigeni, sostituì il concetto del tutto nuovo della « sinergia » degli antigeni. Si venne, cioè, ad ammettere che l'inocu lazione di una miscela di antiO"cni, tra loro tanto dissimili, non solo semplificava il trattamento immuni~ario, ma rendeva possibile di raggiungere una più efficace immunità antitossica. Questo concetto del sinergismo tra i vari antigeni componenti un vaccino sorse in seguito ad osservazioni compiute sui cavalli produttori del siero antitossico, osservazioni rese note da Ramon e Zoeller nel 1925. Essi videro che agg iun rrendo all'anatossina difterica o tetanica una sost:mz:1 non specifica, come l~ tapioca, si otteneva negli animali una più solida immunità , dimostrata da una produzione più abbondante di antitossina.


Oltre che con l'aggiunta della tapioca, si otteneva una notevole azione stimolante della risposta immunitaria, impiegando diverse altre sostanze, come: cloruro di calcio, allume, lanolina ecc. Con questi risultati concordavano quelli delle ricerche compiute da Glenny, Pope, Waddington e Wallace (1926) sull'azione svolta dalle anatossine precipitate con allume. Dopo tali osservazioni, era naturale che si pensasse di poter realizzare anche nell'uomo un migliore rendimento immunitario, ma s'incontrò una ~.111 ~eria difficoltà nelle reazioni, spesso alquanto vivaci, determinate dall'ag- ~ giunta delle sostanze estranee all'anatossina. Infatti negli animali si notava spesso, nel punto di iniezione, una reazione infiammatoria accompagnata da {~ edema e qualche volta da suppurazione. ~i Si era osservato che, in virtù di tale reazione infiammatoria locale, l'ana- ~t·~ tossina anzichè andare incontro ad un assorbimento rapido7 seguito da una ~ celere eliminazione, veniva trattenuta più a lungo nei tessuti e, quindi, più ··~!} proficuamente utilizzata dall'organismo. Per evitare le reazioni locali spesso spiacevoli che nell'uomo avrebbe prodotto l'impiego della tapioca o delle altre sostanze aspecifiche, Ramon e Zoeller, dopo numerosi tentativi con sostanze varie, pensarono di unire all'anatossina difterica un vaccino microbico, come l'antitifo- paratifìco (1926). Questo vaccino, secondo il concetto dal quale furono guidati, avrebbe dovuto svolgere un'azione simile a quella esercitata dall'aggiunta delle sostanze aspecifiche (tapioca) e ciò per mezzo dei fenomeni d'infiammazione locale che in grado più o meno apprezzabile, si verificano quando il vaccino stesso è iniettato per via ipodermica. In seguito sperimentarono le miscele di anatossina tetanica e di vaccino misto T. A. B., e poi la miscela di anatossina difterica e tetanica; infine l'unione di queste due anatossine al vaccino T. A. B. Le ricerche sierologiche confermarono la capacità dell'org-.tnismo di rispondere convenientemente ai vari stimoli portati in unico tempo con la vaccinazione associata: infatti, si vide che, nei soggetti così trattati, la reazione di Schick dava il roo % di immu.ni:tà al tempo stesso che appariva nel siero un forte contenuto di antitossina tetanica, nonostante che le agglutinine specifiche per i germi tifici e paratifìci fossero presenti a tassi non inferiori a quelli ottenuti con i sistemi pre-

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cedenti di vaccinazione. Questi risultati davano piena ragione all'asserzione fatta da Nicolle, ;: proposito della costituzione complessa degli antigeni, secondo la quale: <. ad un mosaico di antigeni l'organismo risponde con un mosaico di anticorpi », e confermavano nel campo pratico, l'esattezza del principio scaturito dalle ricerche sperimentali condotte negli animali. Le prove comparative, eseguite vaccinando alcuni soggetti con la sola anatossina tetanica ed altri con la stessa anatossina associata al T. A. B., mostrarono come il secondo m etodo fosse nettamente preferibile, consentendo la costituzione di un valido stato immunitario antitetanico, senza portare

2lcun ostacolo alla formazione delle agglutinine tifichc.


8oS

Le ricerche successive di Louis Martin, Loiseau e Laffaille ( 1928), di Zodler (1928), di Cathala (1931), di Giraud (1934), di Rougier (1934) parti-

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colarmente condotte sulla vaccinazione associata antidifterica- antitifoidea, portarono sempre nuovi contributi in favore di questo metodo che veniva a risolvere ed a semplificare il problema dell 'esecuzione contemporanea di molteplici trattamenti vaccinati. Ramon e Djourichiten (1933) mescolarono l'anatossina con il vaccino antitifo- paratifo, col B. G. G., con culture di bacilli difterici di diversi ceppi ccc., e trovarono che l'inoculazione, in un unico sito, di tali miscele determinava un aumento del tasso di antitossina superiore a quello che si verificava negli animali nei quali le due componenti antigeni, quella microbica e quella anatossica, venivano iniettate in due siti diversi, per quanto nello stesso tempo. L'aumento del tasso di antitossina era ancor più considerevole quando la componente batterica, nella miscela iniettata, anzir.hè essere costituita da germi uccisi, era formata da germi vivi. Queste esperienze davano così la conferma dell'importanza dell'azione locale (prodotta nel punto dell'iniezione dalla componente batterica della miscela adoperata) per l'assorbimento dell'anatossina; azione locale dimostrata anche da una più o meno intensa polinucleosi, constatabile dopo qualche ora e presente per oltre 48 ore nel punto dell'iniezione. Al fenomeno reattivo umora1e si aggiungeva così anche quello cellulare, per cui si venne ad ammettere che la più solida immunità antitossica determinata dall'iniezione della miscela (anatossina + antigene microbico) che si rivela in intima dipendenza dei fenomeni locali cellulari ed umorali, è particolarmente dovuta alla componente microbica della miscela stessa. Si concluse da tali osservazioni che le reazioni locali portano in definitiva ad una più lunga sosta dell'antigene nei tessuti e che ciò riveste particolare importanza sopratutto nei riguardi dell'anatossina tetanica, la quale, a differenza di quella difterica inoculata da sola, non è capace di provocare alcun btto reartivo locale e di fissarsi ai tessuti. Infatti, iniettandole in miscela, con una stessa sostanza precipitante, l'immunità antitossica che si ottiene è molto più solida per l'anatossina tetanica che non per la difterica. L'anatossi na tetaoica, pertanto, si avvantaggia particolarmente dell'associazione con altri antigeni, in quanto questi hanno la capacità di favorirne la fissazione e di provocare fatti reattivi tissurali i q uali ne consentono una più lunga sosta al punto d'inoculazione e, quindi , un più lento c proficuo assorbimento. 1 primi brillanti risultati ottenuti con le vaccinazioni associate ne allargarono ben presto in Francia il campo dell'applicazione pratica. Si. moltiplicarono, così, non solo le indagini sperimentali, ma anche le possibi lità per la \·alutazione epidemiologica del nuovo metodo. Nel 1936, Loiseau e Laffaille, riassumendo i risultati ottenuti in dieci an n i ui pratica della vaccinazione associata antidifterica- antitifoidea, riferì-


1ono fra l'altro, che su 466 soggetti adulti, trattati con tale metodo, ben 462 (cioè il 99,15 %), appena sei settimane dopo l'ultima iniezione, presentavano una reazione di Schick negativa. Clement (1936) in seguito ai risultati personalmente constatati neglt ospedali di Parigi, non esitò a consigliare la vaccinazione mista antidifterica- antitetanica ed antitifoidea in tutti i bambini sin dal 16° mese di vita e sostenne pure l'opportunità d'immunizzare con questo metodo tutti gli stu-

denti prima dell'ammissione alla Facoltà di Medicina. Sin dall'inizio del 1930, n eli 'Esercito francese fu iniziata un'applicazione su larga scala della vaccinazione associata antidifterica- antitifoidea ed anzi, per le guarnigioni nelle quali la difterite si manifesta in forma endemica, questo trattamento profilattico venne reso obbligatorio con apposita legge. Il gene!"ale medico Dopter, che ha il merito di aver introdotto il metodo nell'Esercito, in diverse monografie (1931-32-33) ha reso noto i brillanti risultati raggiunti. In modo particolare ha trovato che la prova di Schick diventa negativa nel 100 'X. dei vaccinati con due iniezioni di una miscela di vaccino T. A. B. e di anatossina difterica (tasso minimo 15 unità antigene). I dosaggi di antitossina difterica, eseguiti nel siero di sangue di un certo numero di soggetti così trattati, hanno messo in evidenza nel 95 % di questi sieri più di I/ ro di unità antitossica ed anzi in alcuni sieri, i tassi di antitossina hanno raggiunto persino 30-40 U. A. per cc. Le osservazioni compiute da Dopter presentavano, poi, un valore assai notevole in guanto questo A. ha potuto fare delle valutazioni, sugli individui così vaccinati, anche dal lato epidemiologico. Infatti ha constatato che, nelle guarnigioni nelle quali la difterite esiste in forma tndemica, ne sono stati quasi del tutto esenti i soggetti cosi vaccinati, mentre è continuata a manifestarsi nei soggetti non vaccinati o vaccinati in modo non completo. Pertanto, Dopter ha affermate che il beneficio apportato all'Esercito dall'applicazione di questo trattamento è veramente notevole e tale da costituire un mezzo profilattico di notevole affidamento. Un favorevole contributo all'applicazione delle vaccinazioni associate, è stato portato da Meerssmann (1932-33), il quale ha messo in rilievo che le osservazioni epidemiologiche compiute, sia in Fra.ncia che nell'Africa del Nord hanno confermato la piena efficacia del trattamento misto. Fra le numerose altre ricerche di controllo eseguite in Francia, meritano particolare ricordo quelle di Peloguin e Frrjaville (1932) condotte a Oudja, di Fricker e Ferrabouc (1932), di Sandr<.~ , Le Mer e Chauzy (1934), Liger (1934), ecc. In seguito ai risultati concordemente favorevoli riportati dai vari ricercatori con la vaccinazione mista antitifica- antidifterica, si pensò pure, in Francia, di compiere un esperimento in larga scala associando al vaccino stesso l'anatossina tetanica. Questo esperimento fu condotto su 30 reggimenti per iniziativa del Generale medico Ispettore Rouvillos e sotto la direzione del Generale medico Ispettore Morvan. Le vaccinazioni, iniziate nell 'ottobre del

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8ro 1934 (4 reggimenti), furono eseguite nel marzo 1935 (r4 reggimenti) e com pktatc nell 'ottobre dello stesso anno. Fu usato un vaccino misto così composto per cc. : ~.75 u. f.

anatossina difterica . .

anatossma tctamca

3,50 u. f.

bacilli del tifo. baciili del paratifo A baci lli dd paratifo B

900 milioni 6oo milioni 6oo milioni

inoculato con 3 iniezioni praticate a T5 giorni di intervallo, alle d osi eh 2, 3, 3 cc. Ogni individuo ventva a ricevere complessivamente a tratt:tmc n t o vaccinalc ultimato:

70 U. f. 28 u. f.

anatossina difterica a natossina tctanica bacilli del tifo . bacilli del paratifo A bacili i del para tifo B

milioni 48oo milioni 7200

4800 milioni

Le reazioni riscontrate, sia generali che locali, non furono diverse da quelle comunemente osservate nei soggetti trattati col solo antigene batterico (T. A. B.) o con l'antigene batterico associato all'anatossina difterica. Sacquepée, Pilod e Judc, che ebbero l'incarico di compiere i controlli sierologici nei soggetti così trattati, hanno riferito (1936) riportando risultati veramente n otevoli. Infatti, nel dosaggio dell 'anatossina difterica, su 238 individui salassati appena otto giorn• àopo il trattamento, solo uno presen tava meno di 1/30 di unità antitossica e, quindi , il 99,58 "'~ dei vacc inati risultava immunizzato; inoltre: il 20,58 % d~ i sieri presentavano almeno so U. A . il 52,94 '}(, >> " ,, r o U. A.

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Pertanto, l'immunità antidifterica conseguita risultava eguale ed anche superiore a quella presentata d~ sieri dei soggetti trattati con la sola anatossina difterica o con l'anatossina difterica associata al vaccino T. A. B. Per quanto riguarda l'azione svolti dall';watossi na tctanica, su 73 sieri, ottenuti da salassi effettuati a soli otto giorni di distanza dall'ultim a inic::zione vaccinate, trovarono nel 91,73 ?:, più di rf3o U . .A., e tale percentuale risultò aumentata ad un mese di distanza dalla v;.accinazione, attenendosi il 97,94 (~.'. di sieri nei quali il potere antitossico ..-aggi ungeva o supera,-a 1/ 30 U. A. Nei controlli eseguiti dopo 8 mesi e dopo 13 mesi, il 99 "~ d ~.:i sieri presentava almeno r/ wo U . A.


8n I n seguito a questi risultati, veramente probativi, il trattamento vaccinale associato fu reso obbligatorio in tutte le forze armate francesi con apposita legge dell'Agosto 1936. Nel 1938, Pilod, ricapitolando le osservazioni compiute dal lato epidemiologico, ha messo in particolare rilievo il brusco abbassamento verificatosi, in seguito alla applicazione generalizzata di questo metodo profilattico, nella curva della morbilità, per difterite; infatti, in una regione militare dell'Est, nella quale la morbilità per questa infezione era nel 1933 del 10,1"/oo, è scesa nel 1937 a o,6°/o,,. Dopo la ricca serie delle ricerche condotte in F rancia c quando furono noti i risultati probativi ottenuti, non solo dal lato sperimentale ma anche epidemiologico, l'attenzione degli igieni sti degli altri Paesi cominciò a rivolgersi con ritmo sempre più accentuato allo studio del nuovo m etodo profibttico ed alle eventuali possibilità da esso offerte nel campo pratico. Così, negli Stati Uniti d 'America, Ingels e Anson (1934) trovarono la n etta superiorità dell'immunizzazione antidifterica ottenut.1 associando l'anatossina all'antigene batterico T . A. B., r ispetto a quella determinata dalla sola anatossina. Jones e Moss (1937) confermarono l'utilità di associare all'anatossina difterica quella tetanica. Questo trattamento con le due anatossine associate è stato vivamente raccomandato da Cookl (1938) per la profilassi delle due iufezioni in tutti i bambini. In Inghilterra, Boyd sin dal 1938 ha preso allo studio la possibilità di applicare nell'Esercito il trattamento vaccinale, associando l'anatossina tetanica al T. A. B. In Poionia, Saski e Stetkiewiez, sin dal 1933 hanno eseguito ricerche comp:lrative trattando i militari sia con la sola anatossina tetanica, che con questa anatossina associata al vaccino .amitifico; in questo secondo gruppo di militari hanno trovato tassi molto elevati di antitossina presente ;1el siero. In Romania, David (1937) ha sperimentato il sistema delle vaccinazioni associate nella profilassi della difterite e della scarlattina, per mezzo di miscele dell'anatossina difterica con quella streptococcica. Le ricerche sono state pure condotte in Cina da E. T. H Tsen, sin dal 1934, con risultato favorevÒle. P er quanto riguarda eventuali inconvenienti derivanti dal! 'applicazione della vaccinazione associata, la casistica riportata è molto limitata. Meersmann, in uno studio dedicato alle reazioni vaccinali nel corso delk vaccin azioni associate ( 1937), ha riferito che inconvenienti serii, specie a carico del r ene e del fegato, sono addirittura eccezionali. Tuttavia, ritiene opportuno, n ei soggetti che presentano speciali stati patologici o nei quali l'esame clinico induca qualche sospetto, di saggiare la loro sensibilità, prima di proceder e al trattamento vaccinale.


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Walter (1938), ricapitolando le reazioni notate su 2498 iniezioni di vaccino triplo, riferisce di non aver constatato alcun incidente di entità notevole e che i fatti reattivi, sia locali che generali, sono stati sempre di portata molto limitata. Maudillon (1938) riporta due osservazioni di accidenti seguiti alla vaccinazione: in un caso, uno stato di shock verificatosi dopo la 2• iniezione del vaccino associato; in un altro caso, crisi convulsive tetaniformi manifestatesi anche, dopo la 2' iniezione e risoltesi in un giorno. Codville, Para ire, Jaquier ( 1938) hanno preso in speciale considerazione gli eventuali accidenti renali consecutivi alla vaccinazione tripla: essi richiamano l'attenzione sulla possibilità di casi di ne&ite ematurica, consecutiva al trattamento vaccinale, nei soggetti affetti da debolezza renale. Così. in un soggetto che aveva sofferto un anno prima un'albuminuria minima transitoria, constatarono l'insorgenza di una nefrite ematurica riferibile alla vaccinazione tripla. Mednotte e Duret (1938), hanno riscontrato un caso di nefrite acuta consecutiva alla 2a iniezione del vaccino triplo associato in un giovane di 22 anni, nel quale l'anamnesi escludeva del tutto ogni fatto renale. In Francia, l'applicazione pratica del metodo di Ramon e Zoller si èandata sempre più ampliando ed attualmente i vaccini associati di u so più comune sono: 1° - quello antidifterico- antitetanico, con l'associazione delle due anatossine specifiche; 2° - quello antitifo-paratifico, antidifterico con l'associazione dell' anatossina difterica al vaccino misto T. A. B.; 3o - quello antitifo-paratifico, antitetanico con l'associazione dell'anatossina tetanica al vaccino misto T. A. B.; 4o - quello antitifo-paratifico-antidifterico-antitetanico, realizzato con l'associazione delle due anatossine all'antigene batterico T. A. B. A queste applicazioni pratiche, il cui effetto è stato largamente dimostrato da una vasta serie di ricerche, Ramon ha cercato di aggiungere nuove combinazioni vaccinali ricorrendo particolarmente all'anatossina stafi1ococcica e al vaccino ami pertosse. Infine, nelle truppe coloniali francesi è stato sperimentato sin dal 1938 un vaccino associato costituito da anatossina tetanica, vaccino T. A. B., vacctno pneumococCico. Pure nel nostro Paese la DireZs~one Generale di Sanità Militare, con apposita circolare diramata il 9 marzo 1938 ai Comandi di Corpo d'Armata, 1iconoscendo l'opportunità di provvedere all'immunizzazione dei militari anche contr0 l'infezione tctanica, emanava le norme tecniche per l 'esecuzione della vaccinazione con il vaccino misto formolato T. A. B. Te. Tale vaccino, composto di anatossina tetanica contenente in sospensione germi


813 uccisi del tifo, paratifo A e paratifo B, preparato da vari Istituti sieroproduttori, con composizione costante, secondo le direttive appositamente impartite, ebbe, così, la sua prima applicazione pratica sulle reclute della classe 1917, allora presentatesi alle armi, e sostituì definitivamente l'idrovaccino formolato antitifo-paratifico, prima impiegato nelle vaccinazioni dei militari di tutti gli Enti dell'Esercito. L'importanza profilattica dell 'introduzione di questo nuovo tipo di immunizzazione apparve subito veramente notevole, non solo per il periodo di tempo trascorso sotto le armi, ma anche per l'attività successiva, svolta, dopo il congedo, da quei cittadini che sono più particolarmente esposti a sopportare ferite in occasione di lavoro. Il nuovo metodo vaccinale, oltre ad assicurare un'immunità preziosa per i soldati, specie in tempo di guerra, veniva a giovare ai lavoratori in tempo di pace. Le modalità di applicazione erano state minutamente studiate da parte J egli organi competenti della predetta Direzione ]a quale aveva dato anche incarico all'Istituto d'Igiene della R. Università di Napoli di compiere studi in proposito. Infatti nel gennaio 1937, Ottolenghi, Milana, Gallerio e Bcrgonzini, avevano intrapreso, in quell'Istituto, delle ricerche su un· gruppo di militari vaccinati per via ipodermica con vaccino misto formolato T. A. B. Te., preventivamente controllato sugli animali. Oltre ad osservare l'andamento delle reazioni locali e generali essi ·studiarono il comportamento della risposta immunitaria, in riguardo sia della componente microbica che

di quella anatossica del vaccino. Ricercarono, pertanto, la produzione delle agglutinine, la comparsa di un potere protettivo nel siero dei vaccinati contro l'infezione tifica sperimentale del topo, l'immunità antitossica conseguita dai soggetti trattati. Ammesso che la vaccinazione associata T. A. B. Te., dovesse effettuarsi in tre inoculazioni si preoccuparono di stabilire quale fosse l'intervallo più conveniente da portare fra esse e trovarono che, impiegando una dose adatta di anatossina, la vaccinazione in tre tempi, secondo le direttive date dall'Autorità Militare, dava risultati molto soddisfacenti praticando le inoculazioni a distanza di 15 giorni l'una dali 'altra. Pochi mesi prima che Ottolenghi e collaboratori pubblicassero tali studi, D'Antona, Valensin e Centini avevano reso note le loro ricerche sulla vaccmazione associata antitetanica - antiti.fica ~ paratifica, con le quali tendevano a dimostrare che mentre la prevenzione del tetano per mezzo della sieroprofilassi non offre sempre una sicurezza assoluta contro l'insorgenza della malattia (come risulta dalle osservazioni sperimentali e cliniche di tetano postsierico), invece, il problema avrebbe potuto essere del tutto risolto con l'impiego dell'anatossina tctanica. Questa, infatti, oltre ad evitare gl'inconvenienti da siero, ed assicurare u~a protezione completa contro l'infezione, avrebbe garantito una durata sufficientemente lunga dell'immunità. D'Antona ed i suoi Collaboratori, con tali ricerche mettevano in chiara evidenza il progresso che, nel campo immunologico sarebbe stato raggiunto


anche in Italia, con. l'applicazione in larga scala della vaccmaz10ne associata

contro il tifo, i paratifi ed il tetano. l risultati ottenuti, sia da Ottolenghi che da D'Antona e rispettivi Collaboratori pubblicati quando già era stata attuata per la prima volta in tutto l 'Esercito b vaccinazione combinata col T. A. B. Te., rappresentano la più ampia conferma dell'utilità dell'iniziativa presa dalla Direzione Generale della Sanità Militare. Iniziativa oltremodo encomiabile, che rendeva possibile, dopo gl'indiscutibili risultati delle applicazioni effettuate all'estero, di compi.ere an c h e d~ noi un vero e proprio esperimento in grande di questo sistema profilattico. Dopo tale prima applicazione, la stessa Direzione, considerando l'opportunità di controllare questo m etodo vaccinale su un notevole numero dì

soggetti c con un largo campo di ricerche sierologiche, nell'aprile del 1939 n e dava incarico a questo Istituto d'Igiene e disponeva perchè all'uopo fosse messo a disposizione un gruppo di reclute apv.:trtenenti alla 7' Compagnia di Sanità. Dato il notevole numero di ricerche sierologichc da eseguire, la loro delicatezza di esecuzione e l 'opportunità di conoscere sollecitamente i risultati del trattamento vaccinale, il Direttore di questo Isituto stabiliva che le ricerche stesse fossero da noi condotte in collaborazione. I militari presi in esame per le ricerche sicrologiche furono 150 ed in tutti fu usato il vaccino misto T. A. B. Te., prodotto dall'Istituto Vaccinogene Toscano. Ogni cc. di anatossina tetanica ha in sospensione i seguenti germi uccisi col formolo e col calore : bacilli del tifo 500 milioni; bacilli del paratifo A 375 milioni; bacilli del paratifo B 375 milioni. L 'anatossina tetanica ha un valore antigene compreso fra le ro e le 15 unità per cc. (stabilite col metodo della flocculazione di Ramon) quindi il Y;t)ore medio è di U. A. 12>5 per cc. Tale composizione, secondo le sopra citate ricerche di D ' Antona e Valensin, contenendo l'antigene batterico in sospensione in un cc. di anatossina, risponderebbe, ai fini dcii 'immunità antitetanica, meglio di quei tipi di vaccino nei quali l'anatossina, venendo posta in parti uguali con l'idro~accino T. A. B. Te., finisce con l'essere diluita eccessivamente. Mcntn: 6o individui furono scelti tra le reclute e furono da noi stessi vaccinati, gli altri 90 furono scelti tra militari anziani che avevano subho la vaccinazione nell'ottobre del 1938 (per gli esami sierologici nei vacciuati da un :1nno) e nell 'aprile del 1939 (per le ricerche nei vaccinati da 5 mesi). Ciò allo scopo di abbreviare il tempo necessario per ottenere tutti i risulta ti. I soggetti da noi direttamente trattati che risultavano mai vaccinati per il tifo e i paratifi e che dichiaravano un'anamnesi negativa per tali infezioni riccvctt·.:ro tre iniaioni dd detto vaccino nel cellulare sottocutaneo della


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regione pettorale, a distanza di I) giorni l'una dall'altra, Ja prima di I cc., h seconda e la terza di 2 cc. rispettivamente. La prima di tali iniezioni fu praticata contemporaneamente alla vaccinazione antivaiolosa, in ottemperanza alle norme prescritte. Il vaccino fu inoculato k:ntanKme e non si praticò massaggio nd punto d'inoculazionc; i militari furono tenuti a riposo per le 48 ore consecutive. Nel periodo di un mese, ciascun individuo, fu così complessi\'amcnte trattato con: bacilli del tifo 2500 milioni ; bacilli del paratifo A 1875 milioni ; bacilli del paratifo B I875 milioni ; anatossina tetanica U. A. 62,5. L e inoculazioni furono fatte sempre al mattino ed i soggetti nmasero sotto osservazione clinica nei tre giorni consecutivi. Le reazioni, sia locali che generali, furono, press'a poco, dclb stessa intensità in tutti i vaccinati. Le reazioni locali , costituite da un lievissi mo arrossamento cutaneo, e, qualche volta, da modico infiltrato, non dolente alla pressione, furon o maggiormente apprezzabili dopo la I ~ iniezione, che non dopo quelle successive ed in genere si dileguarono entro le 48 ore. Quanto alle reazioni generali non si osservò in nessuno degli individui trattati, alcun fatto di particolare g ravità. Un piccolo numero di soggetti, circa il 10 %, rimasero completamente apirettici o presentarono un rialzo quasi insignificante della temperatura. N ella quasi totalità, invece, dopo ognuna del le tre iniezioni, si ebbe, a distanza di 2-3 ore, un rialzo termico oscillante tra 37,8° C. e 38,5" C., accompagnato da moderato senso di m alessere generale, lieve cefalea, anoressia ed astenia. Mentre l'aumento della temperatura cessò dopo poche ore per crisi, gli altri disturbi si dileguarono entro le 24 ore. Solo in pochissimi si n otarono temperature oscillanti fra i 38,5• cd i 39,5• C. ma, anche in questi, di breve durata e con sintomatologia non esagerata degli altri disturbi d i o rdine generale. I salassi, per le ricerche sicrologiche, furono eseguiti n ei Go soggetti da noi direttamente trattati sia prima del trattamento vaccinalc, come contro Jlo preventivo dell'esistenza e•·entuale di uno stato immunita r io, sia a distanza di I mese, 2 mesi, 5 mesi, I an no. Il controllo sicrologico è consis tito: nella ricerca dcgl i anticorpi agglutinati per il tjfo, paratifo A e paratifo B, sia con sospensioni batteriche di germi vivi sia con gli antigmi pa r ziali H ed O ; 2 ° - nella reazione di fissazione del complemento, :tcloperando un ~ ntigen c totale (H O) ; J:"' -


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3o - nella ncerca del potere battericida saggiato verso il solo bacillo del tifo;

f - nella ricerca sul topolino del potere protettivo verso una dose sicuramente mortale di B. tifico; 5° - nel dosaggio dell'antitossina tetanica nel siero dei vaccinati. Esponiamo in questa prima nota le ricerche condotte sul potere agglutinante presentato dal siero dei vaccinati. LE PROPRIETA' AGGLUTINANTI DEL SI ERO DEI VACCINATI, RICERCATE CON SOSPENSIONI DL GERMI VIVI E CON SOSPENSIONI

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ED H.

Per la ricerca delle proprietà aggluti nanti verso le sospensioni di germi vivi, sj è impiegata la tecnica usuale, aggiungendo a goccie alle diluizioni oei sieri, ottenute col sistema del raddoppiamento, le emulsioni batteriche preparate da agàr-cultura alla 12a ora di sviluppo. Nella scala delle· dii uizioni si è andati da I :25 a I :3200. Per lo .studio dell'agglutinazione con gli antigeni parziali H ed O si è impiegata Ja tecnica di Felix e Gardner, proposta nel 1937 dalla Sezio11e d'Igiene della Società delle Nazioni, allo scopo di standardizzare la diagnosi sicrologica della febbre tifoide, eliminando, per quanto possibile, le cause d'errore, dovute sia alle varie tecniche impiegate che ai criteri d'interprcta'ZJOne. Gli antigeni sono stati tratti rispettivamente: per il tifo dal ceppo Ty2, per il paratifo A dal ceppo << Siena » e per il paratifo B dal ceppo « Pecori », tutti della collezione di questo Istituto, preventivamente controllati nelle loro proprietà morfologico-culturali e di agglutinabilità. Con tali ceppi sono state allestite le sospensioni H ed O. Per l'allestimento della sospensione destinata alla ricerca delle agglutinine flagelari (H) abbiamo seminato i ceppi in agar al 2 % distribuito in bottiglie di Roux e, dopo 24 ore di sviluppo a 37" C. raccolte le patine con soluzione tampone isotonica formolata al 0,2% e a p. H. 7,6 preparata ~condo la seguente formula: Na~ HPO. 2H 20 gr. 10,1 (Soerensen); K H zPO. ?r. 1,4 (Soerensen); N aCl gr. 3•4; formalina del commercio (4o%) cc. 2; acqua distillata cc. 1000. L:~ sospensione così raccolta in bottiglia sterile, contenente pallin e di vetro, è stata conservata a temperatura ambiente ed al riparo dalla luce per tre giorni, frequentemente agitata, quindi controllata per accertare la perdita di vi talità dei germi ed infine lavata per centrifugazione e di nuovo raccolta con sol uzione tampone. Per l'uso, è stata titolata col metodo opaci-


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metrico in modo da avere da 540 a 8oo milioni di germi per cc. (opacimetro Wellcome). Le sospensioni per la ricerca delle agglutinine somatiche O sono state preparate raccogliendo in bottiglia di vetro sterilizzata e munita dt palline di vetro, le patine di 24 h., con soluzione fisiologica, poi aggiungendo alla sospensione ottenuta il quadruplo di alcool a 96°. Questa sospensione in alcool è stata mantenuta per 48 ore alla temperatura ambiente e al buio e, durante questo tempo, frequentemente agi tata. Si è proceduto infine alla centrifugazione, lavando ogni sedimento per tre volte con soluzione fisiologica e raccogliendolo poi con la soluzione tampone formolata. La titolazione è stata fatta all'opacimento in modo da avere, per l'uso, la concentrazione già detta per la sospensione H. Col trattamento con l'alcool, viene distrutto l'antigene H, rimanendo inalterato l'antigene O. L'agglutinabilità degli antigeni così allestiti è stata confrontata con quella degli antigeni Standard, forniti · dal Laboratorio per gli Standard di Oxford. Per ogni siero in esam e sono state allestite sei serie di provette, in modo da studiarne l'agglutinabilità H ed O rispetto al tifo ed ai paratifi. Le diluizioni eseguite col sistema del raddoppiamento ed iniziate al titolo di I :50, sono state portate fino ad I :6400. Questo aumento nella scala delle Jiluizioni è stato consigliato dal fatto di aver trovato nell'agglutinazione con i germi vivi una buona percentuale di sieri che raggiungevano il titolo massimo. In ciascuna provetta, a cc. 0,5 di diluizione . di siero, venivano aggiunti cc. 0,5 di antigene diluito secondo il detto titolo. I controlli venivano fatti sia aggiungendo l'antigene a sieri sicuramente agglutinanti, sia aggiungendolo alla sola soluzione fisiologica. Le provette, contenute in apposito portaprovette a fondo piombato, erano' tenute immerse in bagno-maria a livello d'acqua costante e regolato da 50° a 52° C. La lettura delle agglutir.azioni H che, secondo la tecnica citata, avrebbe dovuta essere fatta dopo 2 ore, veniva quasi sempre protratta di qualche ora dato il ritardo col quale eli solito si manifestava questo tipo di agglutinazione. La lettura delle agg lutinazioni O veniva effettuata regolarmente dopo 24 ore. Sono state prese in considerazione solo le prove chiaramente positive, apprezzabili ad occhio nudo, a luce artificiale, su fondo scuro (senza l'ausilio dell'agglutinoscopio). Nei saJass.i eseguiti prima della vaccinazione la ricerca con l'analisi riccttoriale è stata negativa, mentre verso le sospensioni di germi vivi, gli stes5i sieri h anno dimostrato, nella percentuale m edia del 30 % circa, un tasso d i agglutinine in genere basso (r/25) ma, in qualche caso, raggiungente anche il titol o di r /200. Si deve nota re, però. che queste agglutin azioni sono state fem pre parziali. l risultati sierologici periodici dopo la vaccinazione, pos, . dei controlli . sono cost nassumerst: 1°- T sieri ottenuti dai salassi eseguiti a distanza di 30 giorni dall'ultima iniezione vaccinale hanno dimostrato, in genere, tassi assai elevati di agglutinine.


8r8 Infatti, !"agglutinazione eseguita, con sospensioni di gernu v1v1, ha Jato positività nei 100 % delle prove, verso i tre germi con titoli così oscillanti: per il tifo, tra 1f8oo e Ii310o; per il parat. A tra x/ xoo e r/3200; per 1l parat. B tra 1/Ioo e 1/8oo. Esehruendo l'analisi gualitativa delle agglutinine, si è avuto: a) per ii B. tifico: anticorpi H , presenti nel 100 % dei sten, con titoli osc illanti tra 11Ioo e 1/6400 (con forte percentuale di titoli elevati); anticorpi O presen ti n el 90 ";{. dei sieri, con titolo compresso tra 1/ roo e 113200;

b) per il B. parat. A: anticorpi H , presenti nel 100 % dei sieri e con titoli tra xfs o e 1/3200; anticorpi O presenti nel 40 r~, dei sieri, con titoli tra 1/50 e x/8oo; c) per il B. parat. B: anticorpi H , presenti nel 100 % dei sieri e con titoli tra 1i2oo e I /6400; anticorpi O presenti nel 100 (){, dei sieri e con titoli tra rIso e 1 /8oo. Se, per brevità, esaminiamo solo su un lotto di dieci sieri l'andamento dcll 'anJ]ìsi riccttoriale in rapporto all 'agglutinazione eseguita con sospensioni batteriche di germi vivi, troviamo i seguenti valori (v. Specchio I a pag. 821). 2 ° - Come risulta dai dati riportati nello Specchio II, a!la fine del secondo mese dalla vaccinazione, l'agglutinazione verso le sospensioni batteriche vjve, oltre a mantenersi positiva nel 100 % dei sieri verso i tre germi, ha presentato tJssi in media più elevati rispetto a quelli riscontrati n ei salassi d1 un m ese. L'agglutinazione con le sospensioni H ed O ha dato i seguenti risultati : a) per iJ B. ti fico: agglutinine H presenti nel 90 % dei sieri con titoli tra I/50 e 1/8oo; agglutinine O, nel 50 ?:. dei sieri, con titoli tra x/ so e I/ 4oo; b) per ii B. parat. A: agglutinine H nel 100 "~ dei sieri, con titoli tra 11Ioo e I/2oo; agglutinine O solo nel IO % dei sieri e limitate al titolo di I/ 100 ; c) per il B. parat. B: agglutinine H nel 100 % dei sieri, con titoli tra 1/ 50 c z/ 6400 (solo un siero ha presentato il titolo di 1/6400); agglutinine O presenti nel 6o % dei sieri, con titoli tra x/ so e I/ 8oo (lo stesso siero sopracitato ha dato anche per le agglutinine O il titolo di x/6400). In complesso, pertanto, l'agglutinnione verso le sospemioni parzi~ li H cd O in confronto dei salassi di un m ese oltre a presentare una sensibile diminuzione, nella frequenza, ha dJto titoli medi alquanto più bassi. Le più rare a riscontrarsi sono state le agglutinazioni O per tutti c tre i germi, m a, in modo particolare per il par:1tifo A. Ri portiamo nello specchio II (a pag. 822) i resultati dell e agglutinazioni eseguite con germi vivi e con sospensioni H e O su un gruppo di 27 sieri ottenuti dai salassi effettuati 6o giorni dopo la fin e del trattamento vaccinale.


3° - Come si rileva dai dati riportati nello specchio III, al 5o mese dalla vaccinazione l'agglutinazione verso le sospensioni di germi vivi si è ancora mantenuta positiva nel 100% dei sieri, con titoli notevol mente elevati, m entre l'agglutinazione con le sospensioni H ed O ha dato valori alquanto più ridotti rispetto ai precedenti e cioè: a) per il B. ti fico: agglutini ne H nel 90 % dei sieri, con titoli tra 1j 5o e 1j8oo; agglutinine O nel 6o %, con titoli tra 1/5o c 1/4oo; b) per il B. parat. A: agglutinine H nel 70 % dei sieri , con titoli tra 1/50 e 1j 8oo; agglutinine O assenti ; c) per il B. parat. B: agglutinine H nel 70 % dei sieri, con titoli tra I hoo e 114oo ; agglutinine O n el 40 o/c,, con titoli tra 1/50 e rj 2oo (v. Specchio III a pag. 824). 4° - Dopo 12 mesi dalla vaccinazione le agglutinazioni eseguite con sospensioni di germi vivi hanno dato ancora risultati positivi nell a grande maggioranza dei sieri presi in esame e con titoli abbastanza soddisbcenti, come si rileva dai dati riportati nello specchio IV (vedi a pag. 826). L 'agglutinazione eseguita con le sospensioni H ed O ha dato dopo 12 m esi risultati molto scadenti, essendosi trovato: a) per il B. tifico: agglutinine H presenti nel 6o % dei sieri con titoli tra I i SO e 1j2oo (un solo siero ha presentato agglutinazione di 1/32oo); agg lu tinine O nel 30 % al titolo di 115o; b) per il B. parat. A: agglutinine A nel 6o % dei sieri, con titoli tra T/ 50 e I/2oo; agglutinine O assenti; c) per il B. parat. B: agglutinine H n el 30 ~~ con titoli tra 1/2oo e 1/ 8oo; agglutinine O presenti nel 20 % al titolo di I/ 50. Nello specchio V (v. a pag. 828) riportiamo i risultati dei due tipi di aggl~tin~zione su 10 sieri ottenuti dai salassi effettuati un anno dopo ]a vacc1naztone. Se consideriamo con uno sguardo d'insieme (specchio VI) l'andame ntoriscontrato n ella presenza e nell'intensità degli anticorpi agglutinanti a vari periodi dalla vaccinazione, troviamo che : a) verso le sospen~iooi di germi vivi, le agglutinine si sono dimostrate presenti, per i tre germi , nel 100 % dei sieri prelevati a I -2 - 5 m esi dalla fine della vaccinazione e nel 67 % circa dei sieri prelevati a distanza di 12 mesi. II tasso raggiunto nella titolazione delle proprietà agglutinanti, già notevole alla fine del primo mese, h a toccato il massimo dopo Go giorni, per diminuire progressivamente nei m esi successivi. Per il B. tifico le agglutinine -sono state riscontrate in genere a titoli molto più elevati che per : para tifi ; b) verso gli antigeni parziali H ed O i tassi di agglutinazione sono risultati in media assai elevati dopo il 1° mese dalla vaccinazione e si sono abbassati , in grado notevole, già alla fine del 2° mese; nei mesi successivi, oltre all'abbassamento del titolo, si è notata la diminuzione progressiva della


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b:equenza dt positività dci sieri. Dal 2° mese in poi la diminuzione più spiccata si è. notata nella frequenza delle agglutinine O, specie per il B. paratifico A. per il quale non sono più state constatate a partire dal 5o mese. Questi risultati concordano in buona parte con quelli delle ricerche precedenti alle nostre; infatti, anche limitandosi alle sole ricerche eseguite i n Italia, troviamo che D 'An tona e 1 suoi collaboratori hanno dimostrato, nell'uomo e negli animali (conigli), che la presenza dell'anatossina non disturba l'efficacia nè la rapidità d'azione dell'antigene tifo-paratifico, in quanto, dopo solo 7 giorni dall'ultima iniezione vaccinate, hanno trovato tassi di agglutinazione assai elevati rispetto ai tre germi. Riguardo alla durata delle proprietà agglutinanti acquisite dai sieri, le ricerche già citate di Ottolenghi e collaboratori in un gruppo di militari trattati con tre iniezioni di T. A.. B. Te, e con intervalli di 10 giorni tra ]e inoculazioni hanno dimostrato che le agglutinine per il bacillo del tifo erano specialmente abbondanti nel 1° mese dopo la vaccinazione: esse e le agglutinine per il paratifo A e B si trovavano ad un tasso abbastanza elevato e superiore a quello trovato nei sieri dei vaccinati con due iniezioni; però dopo 3 mesi erano assai diminuite o scomparse. Con gli esami effettuati a distanza dalla vaccinazione, questi A.A. hanno trovato abbastanza elevate le agglutinine anti O subito dopo ultimata la vaccinazione e anche 40 giorni (lopo, osservando poi un comportamento un po' irregolare - e cioè con ulteriori aumenti e diminuizioni - al 3o mese, ed infine una loro evidente

riduzione al 6o mese. Hanno trovato più regolare la progressiva riduzione delle agglutinine per i paratifi, agglutinine che possono anche scomparire dopo i 6 mesi. Nei vaccinati con inoculazioni a 15 giorni di distanza, sempre secondo queste ricerche, le agglutinine, abbondanti dopo I mese, dal 3o mese in poi diminuiscono o scompaiono. Pur convenendo che le agglutinine non rivestono un preciso significato nei riguardi dell 'esistenza di uno stato immunitario, le ricer<he da noi compiute dimostrano che la loro produzione, sia per rispetto alla comparsa che alla quantità ed alla durata, è stata più che soddisfacente. Questo conferma quanto è stato già osservato dagli altri ricercatori che cioè le proprietà agglutinanti, che si producono nel siero dei vaccinati col T. A. B. Te, non vengono per nulla ostacolate dalla miscela dell'antigene batterico con l 'anatos. . s1 n:t te't a mc a. Inoltre, i risultati dell'analisi qualitativa ci banno dimostrato che il vaccino usato ha determinato una produzione di anticorpi anti O buona per il tifo, soddisfacente per il paratifo B e discreta per il paratifo A, fatto che riveste rarticolarc valore dato il significato che ad essi è in genere attribuito, di essere cioè anticorpi svelcnanti o antitossici (anti-endotossici). Convinti che la presenza del formolo nel vaccino T. A. B. Te, non consente la conservazione della frazione antigene Vi, abbiamo tralasciato ogni ricerca delle agglutinine relative. Infatti, come è stato dimostrato d::t


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Annlisi ricettoriale

Con germi vivi

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822

Il.

SPECCHIO

Risultati dell'agglutinazione eseguita con germi vivi e con sospénsione H ed O in un gruppo di 27 sieri a 2 mesi di distarzza dalla vaccinazione. Oermì vivi

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Segue SPECCHIO Il.

Risultati dell'agglutinazione eseguita con germi vivi e con sospensi011e H

ed O in un gruppo di 27 sieri a 2 mesi di distanza dalla vaccinazio11e. Germi \'ivi

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SPECCHIO III.

Risultati della aggltltinazione eseguita co1J germi vivi e con sospensiotJi H ed O su 30 sieri a 5 mesi di dista11za dalla vaccinazione. Sospt•nsioni li ed O

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Bzs Segue SPECCHIO lll. Risultati della agglutinazione eseguita con germi vivi e con sospensioni H ed O su 30 sieri a 5 mesi di distanza dalla vaccmazw1ze.

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826 SPECCHIO IV.

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Segue SPECCHio IV. Risultato delle agglutinazioni eseguite con sospensioni di germi vivi su 50 sieri ottenuti dai salassi praticati 12 mesi dopo la vaccinazione. =-~======-======-~======~=====-~p==-·---

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SPECCHIO

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diversi AA., l'antigene Vi resiste ali 'azione del formolo, a condizione che le sospensioni batteriche siano adoperate dopo qualche ora di permanenza in termostato. Dopo 24 ore, infatti, esso risulta sistematicamente distrutto. Anche Ottolenghi e collaboratori riferiscono di non avere mai trovate agglutinine anti Vi, sebbene i vaccinati fossero stati preparati con germi dotati di questo antigene. Com'è noto, secondo le ricerche di molti AA., l'antigene Vi e l'anticorpo Vi avrebbero un significato notevole, sia nel meccanismo dell'infezione, come in quello dell'immunità tifi ca. Sarebbe necessario, pertanto, nell'allenimento dei vaccini, non solo usare stipiti veramente tipici, cioè dotati dei vari antigeni, ma anche procedere in modo tale che gli antigeni stessi restas~ero integralmente conservati. Ali ' entusì.asmo, forse un po' esagerato, col quale sono state accolte le conoscenze sulle agglutinine H, O e Vi, alcuni hanno opposto delle critiche ed in proposito meritano di essere particol-armente ricordate le acute osservazioni di Reitano ( 1936), Giovanardi ( 1936), Satta (1937), Gorrieri (1937), Calabrò (II937), che hanno preso in considerazione la importanza dell'antigene Vi dli Felix e Pitt. S econdo Reitano, le ricerche andrebbero p~rticolarmente dirette verso la chimica immunologica, in quanto da questo nuovo campo d'indagini potrebbero scaturire risultati importanti anche dal punto di vista pratico. Dalle ricerche di Giovanardi che, come egli stesso afferma, non costituiscono un contributo favorevole all'applicazione pratica delle analisi delle agglutinine, non risulta che le agglutinine Vi abbiano qualche importanza prognostica e, del pari, è fortemente dubbia l'importanza prognostica delle agglutinine O. Questo A. ritiene, però, che l'analisi qualitativa delle agglutm i ne, anche se non fornisce indicazioni prognostiche attendibili, è degna di applicazione pratica per motivi d'indole tecnica e teorica. Infatti, secondo questo A., quando s'impiegano le sospensioni di germi vivi n elle prove di agglutinazione, si rende necessario eseguire un controllo frequ e nte e scrupoloso dei ceppi, per evitare dì cadere in facili cause di errore. Così, è noto che uno stipite di B. tifìco, isolato da vecchia data, può subire, attraverso la lunga serie di trapianti, una dissociazione che lo porta verso la fase R. autoagglutinabile e nella quale manca l'antigene O. D'altra parte stipiti che manchino dell'antigene H non possono mettere in evidenza questa specie di agglutinazione, perciò, non si prestano per la reazione ; nè servono hene gli stipiti di recente isolamento, perchè essendo ricchi di antigene Vi , sono poco sensibili alle agglutinine O.

Giovanardi, poi, richiama l'attenzione sugli inconvenienti c.he possono derivare dai bacilli uccisi quando vengono usati impropriamente. Infatti , per effetto del calore si ha l'alterazione degli antigeni termo!abili H e Vi e, per effetto del formolo, si ha una scarsa sensibilità alle agglutinine O. Se~ond~ questo A. pertanto, l'analisi qualitativa delle agglutinin<: in guanto 1mphca l'uso dì antigeni H ed O ottenuti da ceppi preventìvam<:nte

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controllati nelle loro proprietà, con speciale riguardo alla agglutinabilità, rappresenta un perfezionamento ddla tecnica della sierodiagnosi di Widal, oi fronte all'impiego dci baci lli vivi. che possono variamente modificarsi e dci bacilli uccisi con procedimento improprio. Pm non potcndosi negare il valore che, dal lato diagnostico, deve <:sscrc attri bui to alla ricer'Ca degli anticorpi agglutinati, è ormai opinione gc.:neralc che non po~s:tno costituire, almeno da soli, una evidente dimostrazione dd Cù nscguimento di uno sta to immunitario. Prescindendo dal valore da a ssc!:,n:.tre all'analisi qualitativa delle agglutinine nel siero dei vaccinati c dal\a convenienza che essa può offrire rispetto all'agglutinazione con sospensioni di germi '' ivi, ci :ìCmbra che sia pienamente rispondente allo stato attuale della questione il pensiero espresso Ja D'Antona e dai suoi collaborawri, che

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SPECCHIO VI.

e co-n antigeni H e O sui sieri di individui vaccinati per il T. A. B. Te per via ipoderdei sieri positivi all'agglutinazione). PARA 2 me-si

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cioè solo quando saranno più perfezionate le cognizioni sulla esistcn:t.a di una tossina tifìca, sul modo di attenerla e sulla sua azione patogendica, coInincerà ad essere risolto il problema dell'immunità antitifica. Nelle note successive vedremo quali rapporti sia possibile stabili~e tr~ la presenza e la quantità degli anticorpi agglutinanti ed i risultati deglt. altn e sami sierologici che esporremo e, in base ai rapporti stessi, ci riservtamo d i formulare per ultimo le considerazioni relative. L e indicazioni bibliografiche saran no riportate nell'ultima nota (III). RIASSUNTO. Premessa un;: rass<::gna introdutti va sui più importanti la,·ori , con dotti anche in Italia sulle vaccinazioni associate, sia dal lato speri m e ntale che st:nistico · ep ide miologico e clinico, gli AA. espongono i risultati del controllo sierologico com piu to


su un gruppo di militari \'accinati p:::r via ipodermica col T. A. B. Te, allo scopo di accertare la presenza di anticorpi agglutinanti per il B. tifico ed i paratifi A e B. Hanno eseguito le ricerche sia rispetto a sospensioni batteriche di germi vivi, s12. rispetto alle sospensioni antigeni parziali H ed O. I sieri prelevati prima della vaccinazione non hanno presentato anticorpi agglutinanti all'analisi ricettorialc, mentre, verso i germi vivi, hanno dimostrato, nella percen· tua le media del 30 "(, circa, un tasso di :tgglutinine in genere basso ed una renione solv parziale. Nei controlli eseguiti' dopo la vaccinazione, le agglutinine ricercate con germi vivi si sono dimostrate presenti, sia verso il tifo che i due paratifi, nel roo% dei sieri prelevati ad un mese, due mesi, cinque mesi di distanza e nel 67 % dei sieri prelevati dopo 12 mesi. Il titolo di agglutinazione ha raggiunto il grado massimo al 2 ° mese e le agglutinine ve rso il tifo si sono sempre dimostrate a titoli in media assai più elevati che non quelle verw i paratifi. All'analisi ricettoriale, i titoli di aggl utinazione, già abbastanza alti al 30° giorno, si sono abbassati in grado notevole sin dal 2° mese. Nei mesi successivi è pure diminuita la p::rccntuale di posirività dei sieri rispetto agli antigeni H ed O. Le considerazioni sui risultati ottenuti vengono rimandate dagli AA. al termine dell'esposizione di tutte le altre ricerche sierologiche, esposizione che sarà fatta in note

successn·e.

(Continua).


OSPEDALE MILITARE Dl ROMA

Direttore: colonndl o med ico C l l'SEP PE BAsst 1o

R~porto

Chirurgia

Caporcpat to : ten. colon nello medico prof.

CoR.RAnti'O

GIACObBE

LA ENDOARTERITE O TROMBOANGIOITE OBLITERANTE Dott.

T OMMASO SA!<TII. LO,

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medico

La letteratura sull'endoarterite giovanile è così vasta che non si può brevemente riassumerla con un concetto organico e sistematico. La malattia è conosciuta con nomi svariati: endoangioite obliterante, endoarterite obliterante, tromboangioite (Buerger), arterio - flebite produttiva (Vanzetti), gangren a giovanile spontanea delle estremità, arterio-sclerosi giovanile. Tanta ricchezza di denominazione indica per sè quanto sia ancora incerta e contro. versa l'essenza d~lla malattia. Una prima categoria di denominazione rispecchia il carattere produttivo, puro, iperplastico dell'alterazione vasale primitiva, di fronte a cui la trombosi appare secondaria, secondo i concetti espressi da Friedlender e Winiwarter e completati poi da Vanzetti. La mancanz::t di fenomeni regressivi della parete quasi unanimamente constatata, esclude l'ipotesi di alcuni AA. (Zoege, Manteufel, Weiss e Bunge) che interpretavano l'insieme delle lesioni vasali come dovute a una trombosi sulla hase di una arteriosclerosi giovanile primaria. L. Buerger nel 1908 descrisse la tromboangioite obliterante diffusa alle arterie e alle vene, di cui la trombosi da causa tossi - infettiva sarebbe invece primitiva, con infiltrazione purulenta acuta delle tonache vasali, per l'esistenza di uno stato essudativo acuto: la malattia di Buerger, secondo Delitala, non è un automa ma rappresenta una varietà dell'endoarterite giovanile. E' una malattia sistematica e non localizzata esclusivamente ai vasi degli arri; tuttavia è in questi e specialmente negli inferiori che i fen omeni clinici ed anatomopatologici raggiungono il massimo dell 'intensità c della frequenza. Secondo Blasi i feqomeni di endoarterite possono colpire gli organi più disparati, prediligendo la sezione arteriosa, compreso il cuore S. Una localizzazione particolarmente importante e frequente appare quella a carico dei vasi cerebrali. L' E. A. O. sarebbe quindi da considerarsi come malattia gene· rale del sistema vasale e la separazione di una gangrena giovanile delle estremità sarebbe autorizzata solo clinicamente. Si può condudere da un punto di vista clinico che, per quanto la malattia possa colpire anche estesamente molteplici sistemi viscerali le manifestazioni più gravi si limitano di solito agli arti, specialmente agli inferiori.


Majo ed Adison hanno riscontrato una percentuale del 6o % per gli arti inferiori, 2 % per quelli superiori e 38 % per ambedue. La malattia ha u n 'evoluzione eminentemente cronica e progressiva, colpisce prevalentemente i l sesso maschile; il contributo del sesso temminile raggiunge appena il 15 <'}:, dei casi. Ciò è dovuto al più intenso e precoce logorio del sistema vascolare negli uomini per necessità lavorative e per la più diffusa intossicazione da alcool e nicotina. Ha presentato una r<X:rudescenza nei paesi nord- orientali europei negh anni seguenti la guerra mondiak: la miseria, la debilitazione fisica, i postumi del freddo e d eli 'umidità della trincea, possono aver giocato un r u olc. importante. L 'età preferita comprende il secondo e terzo decennio di vita. Si è detto ripetutamente che la malattia è un appannaggio della razza ebraica, tale prevalenza in senso relativo ed assoluto è incontestabile anche a prescindere da qualche grande statistica, come quella di Buerger, che si riferisce ad Ospedali unicamente per ebrei. E' un 'affezione più frequente nelle popolazioni slave ed anglosassoni. Non ne sono stati descritti casi fra i negri dell'Africa; numerosi casi ne sono stati riscontrati nell'Oriente Asiatico dove tuttavia decorre in modo più benigno che in Europa. Qualche volta, sebbene eccezionalmente, l'affezione può presentare un carattere credo-familiare. Etiopatogenesi: Il freddo può ritenersi un elemento favorevole, specialmente per alcune pn:disposizioni individuali; circa il valore del tabagismo non se ne può disconoscere l'importanza sia pure soltanto di concausa aggravante. Giordano insiste sulla influenza del tabagismo specialmente se associato ad infezioni luetiche, tubercolari, blenorragiche; non può negarsi che l'intossicazione tabagica, che si avvera frequentemente in secondo tempo, quando gli ammalati sono costretti alla inazione dalle loro sofferenze, possa agire mediante un meccanismo allergico (Si lbert). In base alle constatazion i di lesioni infiammatorie açute si è invocato un agente patogeno infettivo; .Buerger ha cercato di dare una conferma sperimentale alla sua conce zion~.:, inoculando dei coaguli presi da ammalati di T. A. O. in tratti di vene d i scimmie, e persmo di uomini sani, tra due legature: avrebbe notato dei focolai di infiltrazione purulenta della parete con qualche cellula gigante. Per altri AA . (Rabinowitz) la T. A. O. è di natura infettiva e dovuta a streptu cocchi pleiomorfi. Altri (Gilbcrt, Sicard) avendo notato che la malattia è specialmente fret:juente nei paesi dov~ esistono focolai endemici di tifo esantem~ ~ tico, emisero l'ipotesj che esiste un nesso tra essa e il tifo esantematico, il cui vint~ ha molta affinità con l'apparato vascolare. Imperiale ha trovato a bas<.: di una gangrena post- ti fica un reperto di arterio- flebite produttiva . Altri infine h:.tnno indicato un legame patogenetico con svariate malattie tossiinfettive, quali la influenza, la scarlattina, la polmonite. Certo si è molto msistito su lla patogencsi infettiva da parte dei fautori della teoria di Buerger. Tra le ipotesi to%iche ricordo ancora quella di Kaunitz che ha notato la affi nità dd la T. A. O . con l'ergotismo endemico. Quanto ai fattori nervos1 ,


costituzionali, armonici, senza addentrarmi in questioni fisio-patologiche, mi limito ad alcuni punti di importanza chirurgica. Secondo Scala a base della ~nalattia sarebbe la diminuita tensione cardiovascolare con ipoplasia della tunica media, in un quadro di diatesi angioneurotica, con prevalenza della <:omponente vegetativa su quella angiospastica. Alla organizzazione di questo terreno costituzionale, non sono estranee anomalie della formula endocrina, interessanti le ghiandole del gruppo ectodermico, come tiroide, ipofisi, capsule surrenali e che si esprimono con note di insufficienza. Secondo Rieder la causa fondamentale della malattia si basa su mancata capacità di reazione dei vasi per cui si stabilisce a lungo una diminuita e cattiva nutrizione dei tessuti. Secondo Bastai e Dogliotti l'iperparatiroidismo provocherebbe uno spostamento dell'equilibrio elettrolitico, determinato dal rapporto Ca-K, il primo demento ad azione simpatico- tonica, il secondo vagotonica. Nel T . A. O. si verifica una ipercalcemia con prevalente eccitazione simpatica, in confronto a quella vagale con esito di angiospasmo permanente a carico di sezioni più o meno grandi dell'albero circolatorio. Vasto . dibattito ha provocato la teoria di Oppel per cui a base della malattia starebbe una iperadrenalinemia, per aumentata funzione deHe glandole surrenali, specie della porzione midollare. Quadro clinicQ: Negli stadii iniziali, che possono non progredire anche per alcuni anni, l'ammalato accusa formicolii, parestesie, spiccata sensibilità al freddo con crampi intermittenti : in seguito le algie diventano più vive, indipendenti dalla marcia, anzi insorgono di notte durante il riposo. L 'ammalato pone l'arto penzoloni dal letto; i dolori diminuiscono e i piedi diventano di una colorazione rosso viva: è la eritromelia, dovuta ad una dilatazione passiva compensatrice dei capillari superficiali per sopperire alla insufficienza dei vasi profondi; quando gli arti sono tenuti in posizione ~nllevata e negli stadi avanzati, anche solo in posizione orizzontale, si verifica una ischemia di origine puramente meccanica in rapporto alla deficente nutrizione da obliterazione arteriosa. Oltre alle forme subdole per inizio ed a decorso cronico, ve ne sono di quelle ad andamento sub-acuto su cui insiste Buerger; coi disturbi arteriosi si verificano attacchi di flebite migrante, disturbi del circolo refluo, che sono frequentemente di origine meccanica; la gangr·ena di rado è massi va, si limita di solito a qualche dito; gualche volta l'affezione è bilaterale, ma in tal caso non si presenta simmetrica, più f~equentemente un ano è colpito in successione di tempo dopo l 'altro. S1 venficano spesso remissioni spontanee negli stadii floridi della malattia, remissioni dovute però ad un miglioramento transitorio del circolo collaterale, perchè persistono sempre la eritromelia in posizione declive e la ischemia da elevazione. La gangrena che compare fra il primo ed il secondo anno di . decor~~ è l~nta per evoluzione; tanto che i dolori impongono quasi sempre m ~nttc1po l amputazione prima che si possa attendere la demarcazione. Di nlevantc valore diagnostico ma non prognostico è la diminuzione


o scomp3rsa deìl'I. O. c la mancanza dei polso periferico, riconosciuta col Pachon e non con la semplice esplorazione palpatoria. All 'infuori dell'arto leso la pressione generale è per lo più normale; con le alterazioni degli arti si possono accompagnare segni di arterite nei vari distretti viscerali; la malattia ha un decorso molto lento; la morte sopravviene per infezioni secondarie sviluppatesi sul terreno necrotico o per malattie intercorrenti, rese più iacile dallo stato di debilitazione generale per uso di stupefacenti, o per complicazioni viscer.1li (trombosi, embolie, infarti, necrosi, emorragie). L a diagnosi differenziale colle arteriti luetiche, diabetiche, arteriosclerociche è ovvia; la sindrome di Rejnaud se ne distingue perchè prevale nella donna, colpisce prevalentemente le dita degli arti superiori per lo più con distribuzione simmetrica e sopra tutto perchè è una malattia a base funzionale spastica dei capillari. Anatomia patologica: Le lesioni anatomo- patologiche interessano segmenti di arterie e di vene senza continuità apparente e senza che si possano cogliere le leggi e le direttive alle quali obbedisce la loro propagazione :, tutti gli strati vasali sono quasi sempre alterati simultaneamente. Si determina una trombosi rossa occlusiva, benchè talvolta l'agente causale non provochi che una trombosi parietale di più modesta estensione: in seguito si ristabilisce un processo di riassorbimento e di proliferazione che tende all'organizzazione del coagulo. Certi segni caratteristici denotano dei tentativi falliti di capillarizzazione, però la struttura non è normale ed appaiono dei focolai di cellule giganti caratteristiche; in seguito si passa allo stadio di organizzazione attraver~o un tessuto connettivo che finisce per chiudere il vaso con masse fibrose che è, spesso, impossibile differenziare dal tessuto sclerotico, formato dalla sostituzione non infiammatoria o dalla organizzazione del coagulo. Come sequele permanenti, persistono la vascolarizzazione dell'avventizia e della m edia e la sclerosi perivascolare. Delle alterazioni vascolari, endo-murali concomitanti, di natura non specifica ma puramente trombotica e sclerotica, possono talvolta ingannare l 'anatomopatologo. La T . A. O. è una entità patologica, e non una entità clinica nel vero senso della parola. Un diagnosi presunta può essere posta con certezza se si dispone di prelevamenti patologici ottenuti con l'amputazione di un arto o coll'escissione di vene superficiali infiammate. Certo è, che nè le infcziom focali, nè quelle generali, nè le altre malattie infettive sembrano avere alcuna relazione causale col tipo delle lesioni arteriose e venose che sono patognomoniche della T. A. O. Subito dopo l 'inizio delle lesioni tipiche possono apparire delle alteraz;oni secondarie a livello di altre arterie o vene, sia in continuità che in territori l0ntani dalle lesioni primitive che possono presentare una grande variabilità di struttura in rapporto alle les1oni- tipo dei vasi, ~pecie nelle arterie; qualcuna di queste lesioni ri sulta dall 'obliterazione tromhotica secondaria dei vasi, altre provengono da complicazioni i cui dettagli di struttura non sono conformi alle


lesioni istologiche della malattia propriamente detta. Altre alterazioni sono caratterizzate da cambiamenti intra ed endomurali, dipendenti da affezioni concomitanti ignorate o da intercorrenze morbose accidentali, altre lesioni infine murali o più spesso endoteliali corrispondono all'espressione di un'alterazione circolatoria locale dei tessuti, di uno spasmo vascolare ripetuto t di lunga durata o di condizioni emodinamiche anormali a livello di un arto già colpito dalla lesione arteriosa primitiva che si trova sotto l'influenza di modificazioni circolatorie ~ metaboliche, probabilmente ~mc he vegetati ve; i n fatti alcune alterazioni del tessuto elastico possono creare in certi strati degli aspetti simulanti l'arteriosclerosi. Al fenomeno meccanico, obliterazione vasale progressiva, si aggiunge un fenomeno funzionale, lo spasmo vasale che aggrava la malattia, spasmo provocato da stimoli originati dai vasi e che attraverso il midollo si riflettono sui vasi costrittori. Trattamento:

A) Medico. - Sono stati vantati buoni risultati con acetilcolina (estratto di muscolo), col Padutin, ormone circolatorio di Frej e Krant, secreto del pancreas eliminato in grande quantità nelle orine normali. Una vasta applicazion e hanno avuto le iniezioni endovenose di soluzione ipertonica dì cloruro di sodio, propugnate da Silbcrt, che avrebbero influsso benefico sul mi~lioramento dei dolori, e sulla guarigione delle ulcerazioni: precetto assoluto è che gli ammalati non fumino. Le iniezioni ipertoniche sono controindicate: nella età avanzata e nella insufficienza cardio-renale; esse produce no abbas~arnento della calcemia ed aumento della parte plasmatica del sangue. Le modificazioni dell'equilibrio ionico riavvicinerebbero tale metodo curativo a <Juello della paratiroidectomia parziale ideata da Bastai c Dcgliotti che, abbassando il tenore di calcio, deprime il tono del simpatico onde ottenere un !""i lassamento degli spasmi vasali. Qualche volta essendosi praticata a scopo diagnostico l'arteriografia col thorotrast, si osservarono benefici effetti sui disturbi circolatori e ciò per variazioni dell'equilibrio ionico indotte dalla concentrazione del sale. Brown ottenne qualche successo dalla protcinoterapia con tifovaccino, terapia che sarebbe controindicata se esistono ulcerazioni. Altri AA. (Alleo, Stcrnberg) avrebbero ottenuto vantaggi da iniezioni endoven ose, a giorni alterni, praticate ininterrottamente per circa tre mesi, di vitamina B e C (asccrbina, vitabil) coadiuvate da alimentazione prevalentemente a base di verdure crude e da balneoterapia locale. E' consigliabile di fare 5 - 6 impacchi di alcool al giorno sulla parte ca n c r enata onde evitare il formarsi di cancrena umida. Per evitare che le garze si attacchino ai tessuti mortificati con conseguenti sofferenze del p. si può spalmar~ la prima garzina con pomata all'acecolina o con altre all'ossido di zi n co. Net primi 8-ro giorni della cura è possibile avvertire un aumento delle sofferenze anzichè una diminuzione. Il miglioramento si osserva circa 3 -

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dopo un mese. Se esi!;te cancrena si osserverà il formarsi di una netta linea di demarcaz :one e si vedrà il costituirsi di un solco tra la parte mortificata <:: i tessuti sani; durante detta cura, deve essere sospeso ogni altro trattamento terapeutico. In complesso si deve ritenere che la terapia incruenta abbia un ben scarso valore anche sintomatico; solo il metodo Silbert merita di essere ulteriormente studiato perchè appare fra tutti il migliore. B) Chirurgico. -Non possediamo ancora un intervento di valore causale. Tutti rispecchiano le incertezze etio-patogenetiche della malattia. Si disti n· guono svariati procedimenti conservativi in confronto all'amputazione, ma neanche questa può essere ritenuta come un'operazione radicale in senso s tretto, data la diffusione e la progressività della malattia. Tali procedimenti conservativi sono: allacciatura della vena principale; 2° - anastomosi artero- venosa; 3o - simpaticectomia periarteriosa; 4° - arteriectomia; s· - alhcciatura dell'arteria principale; 6" - interventi sul sistema intra-nevrilemmatico periferico; paratiroidectornia parziale; 8" - surrenalectomia; 9° - resczione dei nervi splecnici; 10° - resezione del simpatico lombare. Procedimenti demolitivi : 0 I I - Amputazione. 1° -

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Allacciatura della vena principale (Ceci, Oppd, Feodoroff): Essa produce un aumento ddla pressione arteriosa periferica, con successivo ritorno al valore di partenza. La sua azione non sarebbe dovuta ad un semplice fatto di stasi, ma a reazioni vasomotorie attive e vitali; sarebbe analoga a quella esercitata sul circolo periferico dalla simpaticectomia periarteriosa e dalla sezione o rcsezione di un tratto di arteria. I

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Anasto}fnosi artero-ve11osa (Cerqua, Perlow, Wieting): Tale intervento è efficace se riesce possibile il forzamento valvolare e la inversione della corrente; ma i risultati clinici riassunti da Pieri, Mantelli, Paolucci, Alessandri, Trincas, sono scoraggianti; troppi fattori si oppongono all'inversione completa della corrente, come la resistenza delle valvole venose alla corrente arteriosa, la grande superficie di sezione complessiva dei collaterali che deviano parte del sangue, la resistenza opposta dai capillari anche superiore a quella delle valvole ed inoltre la diminuita « vis a tergo » per la scarsa tlasticità della parete venosa. E' da ritenersi conclusivo a questo riguardo il giudizio di Alessandri e di Leriche che escludono l'anastomosi arterovenosa 2° -


dal numero delle operazioni accettabili tanto più trattandosi di un intervento grave che comporta l'elevata mortalità del 40 ~'' · 3° - Allacciatura dell'arteria pritJcipale: L'allacciatura dell'arteria femorale superficiale al disotto della biforcazione potrebbe favorire lo sviluppo di un circolo collaterale attraverso un ramo profondo; con l'allacciatura, come asserisce Leriche, si realizzerebbe una simpaticectomia; ciò teoricamente, ma in pratica è un intervento non l1annoso ma insufficiente. 4° - Simpaticectomia periarteriosa (Leriche, Escodero, Perlow): Il valore pratico di questo intervento è limitato, potendo essere utile solo quando i pi ccoli vasi periferici sono ancora dilatabili; ma nella T. A. O. vi è quasi sempre uno stato di dilatazione abituale delle arteriole per setnplice adattamento funzionale; quindi il rifultato che la simpaticectomia p. a. potrebbe dare è già in parte realizzato dall'essenza stessa della malattia; inoltre è vano sperare in un buon successo da una enervazi one simpatica peritronculan: segmentaria e forzatamente lim;tata in un malattia cos.ì este~a per non dire sistematica. Da essa però si possono ottenere benefici, se pure transitori e m ediocri, come potrebbero essere la soppressione del dolore, il ritardo della cangrena e della necrosi secondaria del moncone, specie se la s. p. a. è completata d alla alcolizzazione e dalla fenolizzazione del tratto di vaso simpa· ticectomizzato.

5o - Arterioectomia (Leriche e Fontaine): H a lo scopo di sopprim ere con tm tratto di arteria obliterata il punto di partenza di disturbi dcll'innervazione che si riflettono sulla circolazione collaterale con un'azione vaso costrittrice. Non vi è dubb:o che alcuni casi limitati ed iniziali di arterite giovanile possono beneficiare di questo trattamento. L'indicazione però deve rimanere circoscritta: nel campo dell'applicazione clinica la indicazione fondamentale per tale intervento è che esista un'obliterazione completa e limitata del vaso. L'elemento fondamentale di giudizio preventivo deve essere dato dall'arteriografia che ci rende edotti, oltre che sull'esistenza di una lesione organica, sulla sede e sulla estensione di essa e sopratutto ci svela lo stato di nutrizione a valle della obliterazione, illuminandoci sulle possibilità del circol o collaterale. Non possiamo attendere insomma dall 'arteriectomia, nelle forme obliteranti giovanili, i risultati che in altre forme limi tate segmentarie possono essere eccellenti.

()o - Interventi sul sistema intra-neurilemmatico periferico : La nevrotonia, la nevrilectomia, la dissociazione neurofascicolare hanno dato cattivi 1 jsultati. Le iniezioni di noyocaina nelle parti molli degli arti è da ricordarsi a titolo storico. Maggiore significato ebbero l'alcolizzazione peritronculare e perivasale, il congelamento dello sciatico, la neurotomia dei rami sensitivi del piede (nervi muscolo- cutaneo, safeno interno e safeno esterno) ma con risultati scarsi (Quenu).


7" - Faratiroidectomia patziale (Bastai, Dogliotti}: Il concetto fondamentale sarebbe quello di influire sull'ipercalcemia che, per la sua azione stimolante sul simpatico, e quindi vaso- costrittiva specialmente n ei distretti arteriosi, sta a base della componente angiospastica. Prescindendo dalle con~i derazioni di ordine fisiopatologico che sarebbero in contrasto dottrinale con tali vedute, per::hè l'ormone paratiroideo è stato finora considerato inibitorc dell 'eccitabilità simpatica, si sono ottenuti . risultati immediati di ordine funz ionale, cessazione del dolore, senso di calore agli ar ti, lieve sudorazione, parallelamente ad una diminuzione del tasso calcemico che Bastai e Dogliotti mettono in rapporto ad un meccanismo indiretto : e cioè diminuendo la ~timolazione simpatica da ipercalcemia si attenua l'eccitazione delle capsule surrenali la cui secrezione adrenalinica può essere un elemento caudiuvante nel determinare J'angiospasmo. Confermano gli AA. che riesce difficile rintracciare le paratiroidi; il compito può essere agevolato dall'esame microscopico << intra- operationem » oppure con la legatura dell'arteria tiroidea inferiore di un lato. La paratiroidectomia parziale per quanto determini benefici più per un meccanismo indiretto che diretto, merita per i suoi successi limitati, ma persuasivi, di essere ulteriormente studiata ed approfondita.

go - Sut·renalectomia (Oppel): Secondo l'A. essa ha un'indicazione veramente causale in rapporto al concetto patogenetico della teoria ipcradrenalinemica. Con essa Oppcl si ripromctte di sopprimere l'angiospasmo che nella T . A . O. si associa ali 'obliterazione anatomica; la soppressione potrebbe: favorire un circolo collaterale. l risultati immediati sono buoni se n on duraturi; in genere si :tsporta la surrenale di sinistra accessibile più facilmente per via paraperitoneale (Oppel) o per via lombare (Donati). Dal punto di vista

JÌsiopatologico la surrenalectomia determina la soppressione oltre della parte adrenalinogena (porzione midollare) anche della parte corticale che ha funzione antagonista; sebbene da recenti studi risulta che la corticale ha altresì funzione adrcnalinogena anche se mite. La midollectomia fu sperimentata da Costantini e da Stricker, usando iniezioni di alcool a 95" o d i bicromato di _potassio al 15 ~;, . In conclusione la surrenalcctomia unilaterale è un inte'rvento capace di determinare sensibili miglioramenti, ma incestanti, transitori , incerti. Essa rappresenta un procedimento oscuro nel suo intimo m~ccanismo di cui

gli effetti non possono essere vaiutati sicuramente a priori. Può quindi pre~entare dei rischi. D'altra p:1rte noi possediamo nella resezione del simpatico

lomb:uc un intervento più .innocuo, più razionale, più efficace. 9• - ResezitJne degli splanwici : Ha lo scopo di determinare una atrofi3. ciella sostanza midolbre della capsula surrenale corrispondente, atrofia ch e si può estendere anche alla mid ollare della capsula opposta; in definitiva sì ottiene per via indiretta l'ideale ddla surrcnalectomia senza incentrarne i pericoli. La rcsezione degli spl:mcnici si può eseguire per via mediastinica po:-tcriorc (Pieri) o per via lombare extra - peritoneale.

,


, 10'' - Re:ezior~e

del simpatico lombare o gangtJOI/e,tomia: Gli interventi sui gangli del simpatico lombare hanno lo scopo di sopprimere definitivamente gli impulsi vaso- costrittori; si demoliscono il 4° ' 3" e talvolta anche il 2° ganglio lombare. Il primo ganglio lombare è fuori questione perchè chirurgicamente non è accessibile; spesso anche ritrovare il secondo presenta difficoltà; si può praticare per via trans-peri toneale (incisione laterale per exeresi monolaterale o incisione mediana per exeresi bilaterale) o per via extra peritoneale (per exeresi solo monolaterale). In genere si esegue la ga.nglionectomia unilaterale dalla parte dell'arto ammalato, tanto più che l'intervento bilaterale negli individui giovani può condurre ad atrofia dei testicoli per cessazione della s.permatogenesi, consecutiva al permanente aumento della temperatura (Dick, Denck). I risultati immctliati in senso lato appaiono ottimi per quanto riguarda il dolore che cessa subito, sin dalle prime ore e scompare per un tempo variabile, circa per due anni, secondo la media delk osservazioni ·: scompaiono la cianosi, l'eritromelia, diminuisce l'edema, si detergono e guariscono le ulccrazioni tronche; però l'esistenza di una garicrena troppo avanzata a tendenza estensi va ne costituisce una controindicazione; determina inoltre importanti modifìcazioni funzionali anche permanenti: aumento della pressione, aumento dell' I. 0., aumento della temperatura locale. I risultati a dist:mza sono i migli ori fra tutti quelli che si possono ottenere con operazioni conservative. Non si deve chiedere per tak intervento l'impossibile, guarire cioè delle lesioni organiche stabilizzate c 1rreversibili, ma si può ottenere m olto sulla componente vas.ospastica e tanto più quanto più la malattia è iniziak, perchè sovente l' E. A. O. non guarisce neanche con l'amputazione. Infine, ali amputazione avvenuta, la G. L. rappresenta il miglior palliativo contro le algie del moncont che possono persis tere o riprendere dopo un tempo più o meno breve.

s·.

Amputazione: Neanche questa è sicuramente risolutiva: in qual<.:he caso possono persitere o riprendere i dolori o si Ycrifìca uno sfacelo secondario del moncone. L 'exercsi, più o meno ampia, consente dei risultati di tale l iurata da poterli considerare praticamente come guarigioni definitive. La sede d eli 'amputazione si deduce da un complesse di prove (prova di Moscovitz, to nometria di Gaertner, oscillom<:tria). Secondo i canoni chirurgici generici l'amputazione dovrebbe essere sempre alta cioè alla coscia; però la r csezione del simpatico lombare preliminare o contemporanea permette di q :mfidare in una Gritti: altrimenti il m etodo osteo-plastico, data la scarsa vitalità dci tessuti, eorre il rischio di un insuccesso. La semplice asportazione delle parti gangrenate od in preda a disturbi trofì.ci è irr:.~zionale e pericolosa. In definitiva; per quanto nessun intervento conservativo abbia la possiLJilità d~ guarire definitivamente questa malattia, in una notevole percentuale dei c_ast ~ttavia, l'amputazione di colpo deve essere riservata solo a casi eccez1onah. Tra gli interventi conservativi la simpatectomia peri:Jrteriosa è l 1" •


poco efficace: l'allacciatura venosa, da sola o associata a quella arteriosa, la simpatectomia pcrineurale appaiono inuri li; I'arterioctomia ha indicazioni limitate data l'e:>Senza della malattia; l'anastomosi arterovenosa è anche pericolosa. La surrenalectomia e la resezione degli splancnici non hanno una certa base fisiologica e non raggiungono Ferciò l'effetto causale che Oppel aveva sperato: tuttavia si ottengono buoni risultati sintomatici specialmente colla resezione degli splancnici, intervento limitato sul simpatico. La paratiroidectornia merita di essere studiata. I migliori risultati si ottengono con gli interventi sul simpatico lombo- sacrale nei limiti delle indicazioni da stabilirsi con le indagini funzionali. L 'amputazione deve essere sempre ritardata e lenta; in genere deve avvenire in alto cioè alla coscia completata o meglio preceduta dalla resezione del simpatico lombare che s~rve ad assicurare meglio la guarigione del moncone e ad arrestare contro-lateralmente l'evoluzione del processo che sovente è già in atto dalla parte opposta anche se i segni clinici sono scarsi o mancanti. OSSERVAZIONI PERSONALI. Bersagliere A. Aldo, classe 1917, distretto Perugia, contadino, ariano. A. F. Negativa. E ' il 3° dei figli; i fratelli maggiori godono ottima salute. Modico bevitore, discreto fumatore. Neg3 lues ed altre malattie veneree. Alle arm~ dal marzo 1938; è stato sempre bene fino all'aprile 1939 quando fu colpito da polmonite destra; durante la convalescenza della polmonite notò che i piedi s.i tumefacevano ·e alla tumeta7.ione si accompagnavano dolori fortissimi che gli impedivano la deambulazione costringendolo a letto; !e sofferenze atroci, specie di notte, lo costringevano per lunghe ore con le gambe penzoloni dal letto, perchè il caldo e la posizione orizzon_tale acutizzavano i dolori. l fatti infiammatori dopo circa 10 giorni, scomparvero dal piede sinimo; al piede destro invece, oltre aUa persistenza dell'edema infiammatorio e del dolore, comparve alla pianta una ulcerazione che lentamente si estese mantenendosi sempre torpida. nonosta nte le più svariate medicazioni. Doll'altro lato, ai polpastrelli delle dita si mani·

festa.rono alla metà di maggio, disturbi trolici consistenti in una chiazza di cian<>!Ì più o meno intensa a seconda dci periodi, ma che non si ulcerò mai. Dall'infermeria di Civitavecchia fu trasferito il I " giugno 1939 in questo Ospedale. E. O. All'entrata si presenta profondamente deperito, emaciato, intensamente sofferente. Nulla agli organi endocavitari: L'arto inferiore destro viene tenuto dal p. in posizione antalgica, gamba flessa wlla coscia compietamente, in modo che la pianta del piede tocca i muscoli glutei. Alla regione piantare destra, in corri~pondenza della base dell'alluce, notasi una ulcerazione grande come una moneta da 5 lire, interessante la pelle a tutto spessore, a margini nerastri, frastagliati, sinuosi, necrotici; le granulazioni del fondo, torpide e grigiastre, sono ricoperte di essudato purulento. Ulcerazioni più piccole, mo con gli stessi caratteri ~i notano alla superficie piantare del 2° e 4° dito; il dorso del piede è tumefatto, edematoso. Una ulcerazione piccolissima come una lenticchia si rileva alla superficie piantare del 4° dito dlel piede sinistro. La palpazione di queste regioni per quanto delicata, è mol to dolente; non si risvegliano invece dolori panicolari alla p:.~lpaz ione del polpaccio. Tutto l'arto inferiore, ma specialmente il segmento distale, appare ipotrofìco. Lungo tutti e due gli arti inferiori non s i percepisce :;lcuna pulsnione arteriosa. neanche in corrispondenza del legamento inguinale.


Ricerca della iperemia attiva: Prova dì Maskowitz: a destra nessuna zona ip::remica facendo compressione alla radice della coscia; a sinistra la zona iperemica ~i arresta quattro dita traverse al disotto della piega inguinalc. Prova di Cocesco : le strie ipercmiche :ntive a destra non si notano, mentre a sinistra si arrestano 4 cm. al disotto della radice òella coscia. T emperatura cutanea: arti inferiori: 36",6, arti wperiori 36"•S· Pressione arteriosa: arti superiori Mx. = 12s; Mn. = 85; notevole frequenza del polso con forte irregolarità della energia dei battiti. Arti inferiori : pressione negativa. 1.0. : arti superiori = s. arti inferiori: A sinistra: A. femorale 0,5; A. poplitea o. A. pedidia o. A destra: A. femorale o; A. poplite2 o; A. pedidia o. La determinazione della curva oscillometrica, dopo il bagno a 40" e dopo il bagno freddo a o•, non ha dato nessuna variazione. Velocità circolatoria (Aldrich e McClure) molto ridotta. Metabolismo ba~ale: + 12 %. Esame delle orine: nulla di patologico. Reazione Wassermann e Meinike negative. C utireazione negativd. Esame ematologico: Hb So; giobuli rossi 3·900·000; globuli bianchi 6.930 (neutrofili 55; eosinofili 4; basofili 3; monociti s; linfociti 32). P rova della iperglicemia con adrenaiina: prima 1; dopo 15' 1,24; dopo 30' 1,70; dopo 6o' 1,46 = Curva glicemica da insulina : prima 0,735; dopo 30' 0,36o; dopo oo' o,sco; dopo x8o' o,825. L 'esame del sistema nervoso non dimostra altro che una iperestesia dolorifica termica a carico delle gambe. I riflessi achillei e rotulei sono vivacissimi. E ra ovvio escludere nel diagnostico differenziale la forma arteriosclerotica, diabetica, sifiJitica, embolica. Per quanto si riferisce al « m:~.lum porfonrans ,,, ricordiamo che in tale affezione non s! verificano dolori spontanei. Dell'eritro-melalgia di Weir e Mitchel mancavano i segni fondamentali: rossore, calore, battito arter.ioso, iperidrosi. Quanto a lle acroparestesie, forse in rapporto ad alterazioni del simpatico perivasale, è da notare c h e esse si localizzano all'arto superiore con lievi disturbi vasomotori e senza iperalgia. ll nostro ca_so non si poteva classitìcare come morbo di Rejnaud, che è affezione simmetrica parossistica, dove le lesioni anatomo- patologiche sono altresì differenti, per q u a n to esso non sia più ritenuto come una volta, una semplice neurosi simpatica, riconoscendosi la possibilità che coesistano fatte di arteriolite. Non restava quindi che classi· ficarla nel gruppo delle gangrene giovanili, spontanee o T . A. O. All'inizio fu tentato, per la durata di due mesi, il trattamento medico: a giorni aJterni una fiala di ascorbina (vitamina C) e di Betaxin (vitamina B) e una fia la di acet ilcolina. Ogni giorno fleboclisi di cloruro di sodio in soluzione ipertonica, secondo il metodo Silbert (cc. 40). L a cura medica è stata coadiuvata da cure fisiche: balneoterapia (il bagno era limitato a l solo arto malato; temperatura iniziale 26°, in 15' saliva a 4S 0 ; per s' sostava a 45°; m 15' si discendeva da 45° a 26?. In seguito doccia fredda dalla punta delle dita in su; si avvolgeva l'arto con una sottile fascia a leggera pressione, e si avviluppava in un:. coperta di lana). Le cure medicamentose- fisiche sono state accompagnate da norme igieniche (divieto di fumare, di bere caffè ed alcool) ed a cure dietetiche (alimentazione prevalente a base di verdure crude condite con olio e limone, latticini freschi, frutta abbondante); localmente sulla parte gangrenante si sono praticati impacchi di alcool, ci n que o sei volte, onde evitare il formarsi di gancrena umida. La cura medicamentosa e fisica perseguita f>er due mesi non dette alcun risultato t:vid e n te .. Pe~tanto fu proposta la ~impaticectomia perianeriosa d::It 'arteria femorale che f u esegutta ti 2o luglio 1939 (operatore Giacobbe) secondo il metodo di Leriche, nel t r ia n golo di Scarpa, in anestesia locale novocainica; il va w è impicciolito in toto, la pulsazione è poco evidente alla palpazione e alla ispezione; se ne alcoolizza altres~ la p a r e te; anche la vena femorale appare indurita.


Alla sera dell'intern:nto le estremità inferiori sono fredde spcc.ie l'arto di destra, dove zone di intensa i~chemia si altern:mo a zcne rosso - cianotiche per vaso- paralisi . I dati oscillometrici e di pressione rimasero nei limiti pre-operatori: si notano sullo sfigmosci llogramma degli arti inferiori delle oscilbzioni dovute soltanto a contrazioni muscolari. Nessuna variazione dell'indice oscillometrico dopo il bagno rispettiv:!mente a 40 ' e a o0 • Il giorno dopo i dolori diminuirono tanto che l'ammalato potè dormire di notte senza ricorrere a stupefacenti. Le ricerche funzionali ripetute una settimana dopo l'operazione non portarono modificazioni notevoli: curva glicemica da insulina prima o,8oo; dopn 30' 350; dopo 6o' 56o; dopo 180' <)00. Curva glicemica con adrenalina: 1, dopo 30'; 1,7o; dopo 6o': 1,45· Metabolismo basale: + 14 '}{,. T emperatura cutanea: arti superiori: 36",5; arti inferiori: 30". Prove della iperemia attiva (Cocesco, Ma~kowitz): negative a destra, quasi negative a sinistra. Velocità circolaroria (Maldrich, McCiure): immutata. Nes~un:l mcdificazicn ~ si verificò a carico della ulccrazione al piede destro e si mantenne ipcrestes.ica anche la zona circostante. A circa quattro settimane dall'intcrYento l'ammalato fu di nuovo assalito da violenti dolori alla gamba destra che andarono crescendo gradualmente per cui, essendosi anche estesa la ulcerazione, fu proposta b resezione del s. l. destra. E~sa venne praticata il 30 agosto. In anestesi:l gener:1le etert::J è ~t:tta eseguita la R. S. L. per via extra periw. ncalc. Attr:l\'erso una l omhctomi:~ destra si asporta il 3" e 4'' ganglio Jel simpatico lombare di destrl. Chiusura •~ strati; guarigic ne per prima (operatore Giacobbe).

Abbiamo preferito la R. S. L. per via extra - peritonealc: p. in pos1 z1onr declive sia in senso longitudinale (testa in basso), che traversale (fianco dal lato della operazione rialzato): incisione lombc- iliaca dal punto più aJu, della regione inguinale destra verso l'arcata costale (fra ascellare media c posteriore); incisione degli strati muscolari parietali e fascie trasversali in modo da arrivare alla zona scollabile intorno al peritoneo; distacco graduak· del peritoneo postt-riore della regione dello psoas, messa in evidenza dalla venJ c:.tva a destra, de li 'aorta a sinistra, e più in basso dci vasi iliaci; si scopre la 5ezione antero - laterale dei corpi vertebra li; di solito insieme al peri tonco s1 distacca dallo psoas la sottile lamina che lo ricopre. L 'isolamento del simpatico di destra è di solito più difficile di quello di sinistra, appunto per i suoi rapporti più estesi con la vena cava che con l'aorta: la vena cava deve essere lcgp:ermente mobilizzata e spostata verso la linea mediana. Un particolare di tecnica è dato dalla necessità della termo -coagulazione dei vasi profondi che incrociano al davanti il cordone del simpatico. Si incomincia di solito con I'isolare il 3° c 4o ganglio, si seziona il cordone perifericamente a questo e lo si solleva verso l'alto in modo che i rami comunicanti si tendano c vengono successivamente sezionati. Si arriva così al 2 ° ganglio che è ricoperto da un prolungamento della lamina di Zukerkandl e si taglia il simpatico al disopra di questo (non sempre è cosa facile dire se un gan~lio è il terzo o il quarto). Sutura del pcritonco posteriore e poi della incisione laparatomica. La via extra-peritoncale non rende necessaria la posizione di Trendleburg, l'ape-rtura della cavità peritoncak, l'ammassamento di tutte le anse del tenue verso la parte più alta dell'addome, nè un ampio scollamento parieto- colico: inol-


l tre permette di mettere in ,;:videnza buona parte della catena lombale c richiede un tempo molto limitato. Le complicazioni post-operatorie sono assai meno frequenti e gravi. Fin dal primo giorno dell'intervento sono scomparsi i dolori (fino allora sempre persistenti) anche dal lato non simpatectomizzato dove le lesioni sebbene poco appariscenti sono anche presenti. Contemporaneamente si è andata riducendo la cianosi e l 'edema locali. Si sono ripetute le prove funzionali dopo una settimana dell' intervento. La termometria cutanea sale a 36",5, mentre nei primi 4 giorni si era mantenuta sui 30",5 e ciò per il determinarsi prima di una vaso- costrizione a cui è seguita dopo il 4o giorno una vaso- dilatazione. La prova del freddo mostra che i capillari si trovano vaso-dilatati; la prova della adrenalina dimostra che i capillari seno paretici. La velocità circolatoria (McClure e Aldrich) è aumentata, specie clal iato ganglionectomizzato: la proYa della ipercmia attiva (Maskowitz e Cecesco) rimane immutata prima dell'intervento; lo sfigmocillogramma mette in evidenza specie a carico dell'arto inferiore destro piccolissima pulsazione. l. O . Arti superiori = 5 cm. Arti inferiori : Femorale a destra = 2; a sinistra = I ,5. A. Poplitea: a destra -= I ,5; a sinistra = I ,2. A. PediJia: a destra = I; a sinistra = 0,75. La pressione arteriosa è aumentata: Mx. = 50; M n. = 35· Scomparsa è.ella secrezione sudorifica. lperglicemia con adrenalina e cu rva glicemica da insulina immutata. CJatl d e lla curva oscillometrica dopo il bagno caldo a 40" e il bagno freddo a o " variano di poco (1,5 = I). Il 10 settembre, 12 giorni d:.:po l'intervento, ~i pratica la disarticolazione della prima falange d eli 'alluce e del secondo dito del piede destro essendosi delimitata una netta linea di demarcazione fra parte mortificata e tessuto ~ano. Il moncone di disarticolazione, guarisce dopo 30 giorni . Attualmente le condizioni generali del p. sono onime (è aumentato di I 1 kg.). Le condizioni locali sono migliorate ancora di più: la piccola ulcerazione trofica del piede sinistro è scomparsa. Le ulcerazioni residuate al piede destro sono guarite. La termometria cutanea permane a 36",5 per ambedue gli arti inferiori. La gamba destra si presenta in semiflessione obbligata ad angolo molto ottuso, pe r retrazione delle parti molli, esito della posizione antalgica, semiflessione che. va gradualmente riducendosi con massagm e cinesiterapia pasb siva e d atttva. F in dal giorno dell'intervento è stato praticato anche un trattamento locale di riscaldamento d eli 'arto. Quindi i risultati a distanza, c;iamo a ro mesi della G. L., sono i migliori tra quelli che si possono ottenere con operazioni con~ervative. Per questo giud!zio non bisogna assumere il concetto troppo rigido di una guarigione stab1le completa che in realtà si avvera solo di rado, ma occorre un criterio ragionevolmente più elastico. Non si deve chiedere alla R. S. L.


l'impossibile, guarire cioè delle lesioni organiche stabilizzate ed irreversibi\i, ma si può ottenere molto sulla componente vaso-spastica e tanto di più quanto più la malattia è iniziale. Bisogna riflettere che sovente l'E. A. O. non guarisce neanche con l'amputazione e mi pare logico per non dire ingiusto che noi, che ammettiamo in tanti campi della chirurgia gli interventi palliativi quando non possiamo fare di meglio, dobbiamo divenire esigenti proprio per l'E. A. 0 .. Le rimi~sioni del dolore che si ottengono con la G. L. per quanto non sicuramente definitive, sono in ogni modo di rlurata soddisfacente, più di quanto si possa avere con altri metodi. Inoltre le modificazioni circolatorie permanenti di grado sempre apprezzabili, anche se non sono tali da evitare l 'amputazione, possono rappresentare una legittima speranza di ritardarla e di !imitarla. Infine la G. L. ad amputazione avvenuta rappresenta il migliore palliativo contro le algie del moncone che possono persistere o riprendere dopo un tempo più o meno breve. Non pare accertato che l'associazione con altri interventi abbia modificato il prognostico final e della G. S. L.; ma i tentativi in questo senso sono ancora scarsi. RIASSUNTO. - L'A., dopo una rivista generale clinica, :matomo- patologica e tera· pcutica della malattia giovanile delle arterie, conosciuta con nomi svariati d i cui i più comuni sono quelli di endo· arterite e trombo - angioite, descrive un caso personale ope· rato prima colla simpaticectomia periarteriosa e poi colla resez.ione del simp:1tico lombare.

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DIREZI0:-.:1:. 1>1 SANITA' DEL XV CORPO D'ARMATA Dirrllnt<"

colonndlo medico C\R\IEUI M "r. '"~Ro.

fsriwri OspircJIII'rt di Suma Coroua in Pirrra f.igur~ (S<wona) Sl'7.Ìoll<' Molu.orc (DI\Ì"onc Mccloca) clorella <bi prim.orio pruf. R. SrolTI IJo: r.,us.

SULLA POLISIEROSITE REUMATICA (OSSERV AZIONE DI DUE CASI PERSONALI) Pro!. R. Suon o !).,,.,, "· tcncnec medico. e cln11.

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La malattia detta comunemente reumatismo articolare acuto è ~tata (recluta, e forse lo è ancora in vasti strati , l'unica manifestazione, o m eglio la m:1ni festazione preminente, dell'infezione reu matica mentre le altre localizzazioni vengono considerate come complic~mzc della poliartrite rc.:umatica piuttosto che localizzazioni vere c proprie con di gnità di tenomenologta a sè stante. lovero nei trattati, sia di medicina interna che in quelli della hr:~n c:1 speciale della cardiologia, l'infezione reumatica compare sempre come r~·umatismo articolare acuto con la complicanza cndocardica o pericardica con qualche accenno alle altre localizzazioni (sierosc, cervello, ecc .), ma l 'infezione stessa non compare mai, per esempio, nel capitolo d elle malattie infettl\'e acute. Invece esistono c:1si nei qual! le manifestazioni articolari sono in sordi na o mancano ~ompleta me nte mentre acquistano, per qualche tempo oppure per tutto il decorso della malattia, significato di sindrome m orbosa a sè per l'appunto quelle sindromi generalmente considerate come complicanze ddla poliartritc. In un grande numero di soldati ricoverati nel reparto militare del nostr o Istituto noi abbiamo segui to cd osservato per un Iempo sufficiente un folto gruppo di infezioni reumatiche acute, in due d elle quali le m anifestazioni polisierositi(he hanno avuto così preminente import.1nza da farci considerare in via puramente secon dar i:~. le m a nifestazioni :lrticolari del resto del tutto assent1 in uno dei due casi. Dobbiamo :1nzi dire che, prvprio in quest'ultimo, l'etiologia della form.1 morbosa sulle prime rimasc assai dubbia ed oscura c solo la sqUtsita ~cn­ sibilirà al salicilato di sodio ci rese evidente la vera natura della malattia che nei primi gior ni del decorso dubitavamo di natura tubercolare. E la sensibilità al medicamento si è sempre manifestata in modo così evidente e costante (rem issione delle riprese con aumento delle dosi di salicilato) da costituire in questo giovane uomo il tratto caratteristico della complessa sindrc mc morbosa; una volta scomparsa la sintomatologia acustica derivante dagli <:fregamenti udibili su tutta l'aerea precordiale si è udito nettamente il soffio !>UI focolaio m1tralico che ci ha confermato la vera etiologia della m alattia. Vorremmo anzi aggiungere che questo caso è particolarmente importante pcrchè privo come è cmtantcrncnte stato, di sintomatologia articobre, costi-


l tuisce un quadro sintomatologico che non si accorda o male si accorda con la patogenesi allergica dell'infezione reumatica. Inratti le manifestazioni articolari costituiscono l'argomento principale che unisce in nesso logico e patogenico le due sindromi, quella allergica che. ha come espressione caratteristica la malattia da siero nella sua sintomatologia classica della febbre, dei dolori con tumefazioni articolari e dell'esantema onicarioidc e quella reumatica che ha pure la febbre, i dolori e le tumefazioni articolari, ma chc manca nella maggior parte dci casi della sindrome cutanea che si rende evidente solo in qualcht" malato, contemporaneamente alla poliartrite o separat:~mente da essa con un 'efflorescenza di petecchic a tipo purpurico ed a disposizione quasi prevalente sugli arti inferiori (come nel nostro malato 1°). Quest'ultimo è il caso della porpora reumatica in senso stretto che, anche in un recentissimo e celebrato testo di medicina intcrm, viene separata àal grande gruppo dell'infezione reumatica descrivendola nelle malattie acute da infezione, mentre il reumatismo articolare acuto è descritto e commentato con profonda dottrina, ma in altra parte del trattato, e proprio in questo cap!tolo la porpora viene rammentata come complicanza del reumatismo articolare. E lo stesso appunto, per quanto in senso più ristretto, potremmo fare per la corea che ha trovato la sua sistemazione nel vasto capitolo delle malattie del sistema extrapiramidalc. Questo abbiamo detto perchè ci pareva già oa prima, e più ancora adesso con la nostra nuov;1, recente e ricca cspcrienza in materia, che l'infezione reumatica sia stata artificiosamente smcmbran in vari quadri clinici descritti a sè stanti, mentn: essa è un'unità clinica il cui significato anatomo-patologico fondamentale è quello di una granulomatosi del tessuto connettivo in genere, mentre i noduli di Ascoff sono ragionevolmente interpretati come una specifica reazione verso l'infezione reumatica, mentre la loro costante local izzazione nel tessuto connettivo c collagene dimostra questa infezione come specifica del tessuto in questione, c la presenza degli stessi noduli di Achoff a distanza di tempo notevole dalla pregressa poliartrite acuta ha fatto pensare, non senza giustificazione, che essi siano in certa maniera i depositari ddl'ancora ignoto virus reumatico, sempre in grado, sotto l'influenza di fattori ig noti di riattivare la sintomatologia sotto forma di recidive (Ccconi). Noi pensiamo quindi che l 'infezione reumatica si :.t una malattia infetti va .a virus per ora ignoto cd a patogencsi dubbia (non potendo per ora riten em .dimostrate nè la patogenesi allergica nè quella focale), la cui manifesta~wne dr .gran lw1ga più frequente è il reumatismo Jrticolare acuto, o meglto la. pohartrite acuta primaria, mentre le altre manifestazioni cutanee, r:crv~sc, stcrose ed oculari, per la loro minore frequenza vengono sol itamente Gescntte come complicazioni della sindrome più frequente anzichè come <-1~1adri a sè ;. i. nostri due casi vogli ono appunto essere la dimostrazione cfi d t quanto d1c1amo: nel primo inizio come porpora reumatica sef!Uita da grave forma addominale della porpora stessa e di polisicrosite (peritonco c


8so pleura destra), flnt: come schietto reumatismo articolare acuto a localizzazione nelle articolazioni grandi e piccole degli arti superiori, assenza completa di endocardite; nel secondo inizio come pericardite pleurite secca sinistra, successivo grande versamento pericardico (vedi le radiografle) e periton eale, ripresa della febbre con nuovo versamento peritoneale e nuova pleurite secca sinistra, dimostrazione finale di vizio cardiaco con spiccata ipertofia dì cuore. Il primo dci malati ci ha dimostrato il nesso tra la porpora reumaùca, la polisierosite della stessa natura e la poliartrite acuta primaria; il secondo invece una polisierosite e pancardite reumatica (sensibilità specifica al salicilato) senza traccia di manifestazioni articolari di sorta, essendo stato appunto quest'ultimo fatto quello che, nei primi giorni di malattia, ci ha lasciati dubbiosi sulla vera natura della malattia stessa. Casi e decorso altamente istruttivi dunque, anche perchè in quest'ultimo malato il quesito diagnostico per il riconoscimento della pericardite in sè e per sè., all'infuori di ogni questione etio-patogenetica, ha costituito un lavor·i o diagnostico assai interessante. Nè tra i tanti malati affetti da infezione reumatica che abbiamo avuto in cura in questo periodo noi avremmo scelto i due seguenti, se essi stessi non avessero avuto non solo particolarità degne di nota, ma anche non avessero costituito delle pietre miliari nell'inquadratura che abbiamo c:~ccennato della infezione reumatica. Riferiamo qui le storie cliniche ed il decorso dei due nostri soldati: CAso 1°. - M. M., da Agira (Enna), classe 1919. Padre morto a 63 anni di neoplasia maligna addominale a sede non ben precisabil~; mndre vivente e sana di 64 anni; ha avuto 14 gravidanze condotte regolarmente a termine. Due sorelle ed un fratello sono morti in tenera età di malattia imprecisata; una sorella è morta a 20 anni circa di un'angina che durò lungo tempo, non pare però si trattasse delle !equcle di un'infezione difterica; una sorella è morta in ospedale psichia· trico per forma demenziale dopo un ricovero di 10 anni; gli altri collaterali (2 fratelli e 6 sorelle) sono viventi ed in buona salute. Nato a termine da parto eutocico ebbe allattamento materno ed ha compiuto i primi atti della vita in epoca e modalità normali. Non ha frequentato le scuole ed ha sempr~ f:~tto il calzohio. Conòuce una vita normale ed afferma di non aver mai vissuto in ambienti umidi. Rosolia nell'infanzia. Nessuna malattia degna di particolare nota sino a 15 anni quando ha sofferto per circa 20 giorni di dolori reumatici agli arti inferiori localizzati principalmente al collo del piede destro, senza tumefazione ma hensì con leggero arros!amento; non aveva felr bre, ma difficoltà nella deambulazione, per quanto, però, non fosse costretto a mettersi a letto. Precedentemente (due anni prima) aveva avuto una frattura della tibia destra al III inferiore: fu allora degente a letto per 40 giorni. E' giunto alle armi in perfetto stato di benessere il giorno 27 marzo 1940. La presente mal:tttia cominciò il giorno 20 maggio 1940 acutamente con bruciore agli occhi, dolori vivi agli arti inferiori dopo una marcia sotto la pioggia; ebbe anche lieve movim!'nto febbrile. Si iniziò quasi subito una blanda terapia salicilica ma nei giorni sue·


cessivi la temperatura aumentò, compancro tumefazicni delle due cavigli.:, dei pclsi, delle ginocchia e dei due gomiti; quasi contemporaneamente si manifestarono suila cute ùdle gambe cd in maggior numero nella regione libio- tarsica d'ambo i lati delle macchie emorragiche lievemente nlev:mù, non dolenti, nè pruriginose. Entra nel nostro reparto il giorno 5 giugno 1940, quindici giorni circa dopo l'inizio della malattia. All'ingresso rileviamo che si trana di un soggetto brevilineo in discrete condizioni di nutrizione, impalcatura scheletrica regolare, masse muscolari toniche, pan. nicolo adiposo· sottocutaneo normale, colorito pallido. La lin);,rua è impaniata ed umida, lt fauci sono intensam~nte arrossate e le tonsille criptose ser.za p:rò deposiz:oni fibri· nose o purulente. Al torace si rileva la presenza di rumor::tti bronchiali diffusi; i toni cardiaci sono alquanto concitati ma puri e ritmici; il polso è 9<), valido, ritmico e regolare. L'area cardiaca è di ampiezza normale:. Addome pia no, trattabile c non dolente. Le articolazioni del gomito sinistro, dei due polsi, delle ginocchia e delle due t:bio • tarsiche, sono tumefatte e dolenti; la cute delle regioni è e<~lda, lievemente arrossata; ogni movimento attivo è impossibilitato dalla viva dolenzia, mentre i movimenti passivi sono ancora possibili, ma solo se esc.:guiti con molta d olcezza e senza porre in contrazione la museulatura (sintoma di Lasèguc). Sulla cute della metà inf: riore delle due gambe si notano numerose chiazzcttc emorragiche rotondeggianti del d"ametro medio di tre millimetri circa, alquanto rilevate e papulose, non dolenti e non pruriginose; esse non hanno tutte la medesima tonalità di colore, alcune hanno ancora un co;o:rc rosso scuro, mentre altre hanno già un colorito più brunastro e sono appunto quelle meno rilevate. Si iniziò subito una intensa terapia salicilica somministrando, si::t per os che per clistere, cinque grammi di salicilato :~1 malato; ciononostante le cond izioni gen:rali e locali del malato peggiorarono notevolmente per la comparsa di dolori addominali diffusi e di una facies peritoneale; i dolori addominali erano continui, non davano alcuna tregua al malato e cedettero sol::tmente alla morfina. che fummo obbligati a sommini$trare a dosi generose per poter concedere un poco di sonno al p.; un esame delle feci praticato in questo tempo, dimostrò la presenza di sangue (dopo dieta priva di carne). Alla terapia s.i aggiunsero dosi generose di vitamina C c: di cardiocinetici poichè le condizioni del circolo ci ponevano in questi tempi in costante preoccupazione; finalmente con un ulteriore aumento della tcrnpja salici lica i dolori addominali e la presenza di sangue occulto diminuirono progressivamente, ma le successive visite praticate al malato posero in evidenza, unitamente ad un aumento della temperatura, la presenza di un livello liquido libero nel cavo addominale che raggiunse, nel suo massimo livello, tre dita sotto l'ombelicale trasversa ad ammalato disteso. Anche questa complicanza fu vinta associando alla somministrazionc per os e per clist: re le iniezioni endovenose di salicilato, e tutto pareva già avviato ad un decorso favorevole quando il malato accusò un dolore alla base toracica di destra, la temperatura aumentò nuovamente e si pose in evidenza un versamento liquido nel cavo pleurico di destra che raggiunse la metà della sottospinosa; una nuova energica ripresa della terapia salicìlica ebbe nuovamente rag1one della pleurite ed in pochi giorni i segni del versamento si ridussero ad una lieve subottusità che ben presto scomparve; anche questa volta le speranze di una risoluzione dd processo morboso cominciavano ad affiorare ed una prudente diminuzione della terapia salicilica era stata fatta quando con una nuova ripresa della temperatura comoarve una poliartrite degli arti superiori che in breve invase le grandi e le piccole articolazioni dei due arti stessi. Dobbiamo far rilevare che nel decorso dei fatti addominali e pleurici la primitiva gittata eli poliartrite si era completamente dile~ata salvo una modica dolenzia nei movimenti forzati delle articolazioni già colpite. Questa volta la poliartrite guarì in tempo piuttosto breve ed ormai sono varii giorni che il malato è quasi completamente apircttico,


8sz ma b 111usculatura dci due avambracci e le piccole articolazioni delle mani, più ancora della destra che non della sinistra, sono funzionalmente impotenti e mostrano una lenta gr:~duale ripresa so:o sotto l'influenza ddla elettro-, della termoterapia e dei massaggi uniti ad una continu:nione della cura salicilica. Lo stato generale ~i va risollevando, la nutrizione si compie regolarmente e l'alvo è regolato. Non più dclori addominali e solo modica c.liminuzione del respiro alla base di destra; la gittata di porpora reumatica è stata singolarmente modesta, essendosi limitata, come estensione, alla metà inferiore delle due gambe c ai piedi e come numero di chiazzene a tre o quattro gittate successive. Al n.1~rnento attuale (16 luglio 1940) le condizioni del malato paiono avviate a sicu ra gu3· ng10ne.

C:tratteristichc principali dd caso rv: a) giovane uomo con precedente di poliartrite acuta primaria sofferta tinyue anni prima del ricovero; b) inizio acuto, dopo causa reumatizzante, con :sintomatologia ti· piea di tma porpora reumatica; c) successiva comparsa di notevole aggravam~nto della porpora con manifestazioni addominali cospicue; peritonite essudativa, guarita la quale compare una pleurite essudaùva destra; d) manifestazione finale di poliartrite acuta primaria degli arti su· periori con interessamento delle piccole arùcolazioni che rimangono grave· m ente lese nella loro funzione assieme alla muscolatura degli avambracci; e) assenza completa di complicanze endocardiche. 11 breve, ma nutrito sunto della imponente sintomatologia sofferta dal nosr1 o malato ci dispenserebbe dal commentarla se qualche tratto di essa che: ~on ha potuto, per ragioni di brevità, essere riferito, non meritasse un ri· l1cvo particolare. E' certo uno dci tratti più interessanti la tenuità c la scar· sità delle mani festaz.ioni purpurichc rist~ctte, come abbiamo già rammen· lato, a!Je due gambe ed a tre o quattro gittate successive, mentre le mani· ~cstazioni della porpora addominale sono s tate così imponenti c gr:n·i d:~ lar temere per la vita del malato. Se nel nostro caso non ci avesse soccorso la presenza contempor:~nea t;dla porpora cutanea, il diagnosùco avrebbe potuto essere assai difficile, ~ome bnno fede tutti gli AA. che. si sono occupati dell'argomento e tra essi 11 Mondor nel suo testo sulle diagnosi urgenti addominali, e l'Ortner nel ~u~ libro sui dolori addominali. Il fatto, a parer nostro, più interessante:, poJChè il quadro della malattia di Scl1onlcin - Henoch anche nella sua gra· virà non si è discostato, infine, dagli esempi consegnati alla letteratura medica c codificati nei t esti di medicina interna, rimane ancora quello della com· !)ar~a successiva d ella peritonite e della pleurite essudati ve; è inutile dire che 1!. h\.juido estratto per puntura esplorativa dai due cavi, acldominak e pleu· neo, ha dimostrato i caratteri di un essudato con numerosi polinuclcati (non ci fu possibile fare la cultura bacterica dei liquido stesso). La componente polisierositica dapprima e la successiva ripresa articolare, senza che in quest~ secondo episoùio artritico si avverasse un'efflorescenza purpurica, costitul·


scono i tratti salienti del nostro malato e quelli sui quali noi desideriamo iÌchiamare l'attenzione; la polisierosìte (con la spiccata sensibilità al salicilato) ha dimostrato, come già abbiamo rammentato, il nesso evidente tra le forme di malattia di Schonlein e le polisierositi reumatiche, mentre la poliartrite ha d imostrato la stretta connessione tra le due precedenti forme e la manifestazione più comune dell'infezione reumatica, quella appunto che ha dignità di quadro clinico a sè. Il feiice esito della malattia, astraendo dall 'impotenza articolare delle piccole articolazioni delle mani e della musculatura degli avambracci che crediamo di natura puramente transitoria, esito dovuto unicamente alla terapia salìcilica, ci conferma l'etiologia delle sindromi da un punto di vista che non potrebbe essere nè più obiettivo nè più dimostrativo, caratteristico e speciale come è per le forme reumatiche m senso stretto. Infatti nella nostra numerosa casistica di sierositì tubercolari mai abbiamo potuto osservare, come in queti due malati, il benefico effetto rlella terapia con il salicitato di sodio; il criterio ex adjuvantibus ha nel nostro caso lo stesso valore che in alcuni altri malati l'uso dell'arsenobenzolo o del mercurio per la sifilide. Un ultimo punto interessante del nostro malato desideriamo porre in evi.denza ed è la completa assenza di complicanza endocardìtica in un ammalato nel quale la carica dì virus reumatico doveva essere di gran lunga superiore a quella dei comuni casi di poliartrite acuta primaria; è ben vero allora che in questi in fermi l'endocardite non si instaura nelle forme gravi indistintamente ma solo in quei malati che, costituzionalmente, hanno un quid che li predispone alb complicanza stessa. D. L. M., da Civitaluparella (Chieti), clas~e 1916. l genitori sono viventi e sani; la madre ha avuto sei gravidanze cc ndotte regolarmente a termine; una sorella dei malato è morta a 16 anni di polmonite; 4 collaterali ~ono viventi e sani. Nato a termine da parto eutocico ebbe allattamento materno; ha compiuto i primi :mi dell'infanzia a tempo e con modalità normali. Ha $Cmpre fatto il cuoco, dopo aver frequentato le scuole sino a 12 anni. Abile alla visita di leva ha prestato regolarmente servizio militare per 17 mesi. Richiamato alle armi il 3 ~ettembre 1939, ha goduto buona salute fino all'inizio della presente malattia cominciata ver~o la fine di maggio. La

CAso 2°. -

malattia si è iniziata acutamente con dolore epigastrico irradiato ai fianchi a tipo gravativo ed a fascia, continuo, presente sia a digiuno che dopo i pasti; tosse secca e febbre, dapprima bassa tanto che il p. non era neppure costretto a letto, poi continua, remit· tente e salita a 39° • 39° Y, . 40°, senza brividi; sudori profusi, non dispnea, non cardiopalmo non dolori in alcun'altra parte del corpo; alvo regolare; urine di quantità e qualità normale; una terapia dapprima con chinino non ebbe alcun risultato e la sintomatologia generale si aggravò. Entra nel nostro R epano il giorno 12 giugno 1940. Condizioni generali discrete. Impalcatura scheletrica regolare. Masse muscolari ipoton iche. Pannicolo adiposo scarso. Colorito giallo · terreo senza sfumature cianotiche. Torace simmetrico c ben conformato, normalmente mobile. Fonesi chiara salvo che alla base di destra, dove si apprezza una modica ipofoncsi; quivi nelle profonde inspirazioni si ode. qual~hc rantoli no e rumori bronchiali; questi assumono sotto i colpi di tosse uno speciale Umbro metallico. Area cardiaca di ampiezza normale. I toni cardiaci 4 -- (;iornlll~ di mcdìci11a militare.


854 sono puri e ritmici; polso 120 valido, ritmico e regolare. Addome piano, trattabile, non dob:nte (notiamo di sfuggita che in altro ospedale prima del ricovero nel nostro, venne rilevata un'epatomegalia dolente che noi non comtatammo all'ingresso). I visceri ipocondriaci sono in sede con caratteri normali. Venne istituita una terapia con chinammina ed olio guaiacolato per frizioni e per via endomuscolare nell'ipotesi che si trattasse di unn forma a tipo influenzale, anche se il quadro osservato n::l malato non si inquadrava perfettamente con quello dell'inf.uenza classica. Le condizioni del p. però non solo non migliorarono, ma peggiorarono in modo spiccato; la sintomatologia respiratoria non ~i modificò ma il polso divenne il giorno 15 giugno assai molle ed aritmico, mentrl! il p. si lagnava insistentemente di una grave oppressione alla regione anteriore del torace: ~emeiologicamente si notava uno spiccato ingrandimento dell'aerea cardiaca; i toni erano assai cupi e lontani, ma non si udiva alcun soffio e neppure alcuno sfregamento. L'addome era tumido, trattabile; i visc:ri ipocondriaci normali. Notiamo di sfuggita che in quel momento l'angolo epato-cardiaco era ancora retto c che l'itto del cuore corrispondeva con l'ottusità cardiaca. Il giorno seguente le condizioni del malato erano ancora pegt,riorate; ciano~i imponente, dispne~, polso 120, molle, aritmico. Rumori bronchiali diffusi; nessuna variazione in corrispondenza della sagoma cardiaca. Un salasso ed un sanguisugio alla base di destra ed alla regione epatica migliorò alquanto le condizioni del p. che trascorse una notte discreta. La temperatura era <!ssai alta (vedi curva); fu solo il giorno xR che si riuscì a porre in evidenza una subottu· sità al~a base di sinistra dove il respi ro era anche affievolito; esistevano poi tutti i segni percussori di una pericardite essudativa : angolo cardiaco ottuso, itto della punta indentro dell'ottusità cardiaca, configurazione della sagoma del cuore come coppa di rpumante rovesciata; alla ascoltazione in toni cardiaci eh~, fino al giorno prima, bcnchè deboli, iontani ed aritmici, si udivano su tutti i. focolai di ascoltazione, erano completamente coperti da numerosi sfregamenti a~sai rud1 ed aspri, udibili su tutta l'area cardiaca con una certa accentuazione sulla base c svl centro del çuore. Il polso era ancora alquanto aritmico ma un poco meno che nei giorni precedenti c alquanto più valido; di fronte :l questa sintomatologia e nell'assenza comp:cta di ogni sintomatolo~:,>ia articolare eh~ ci potesse rendere ragione dell'etiologia c.lell~ pericardite, noi riman: mmo sulle prime in dubbio sulla vera natura della malattia, ma ad ogni modo un'energica terapia sal:cilica per os, p:r via retta!e e per via endovenosa fu attuata lo stesso giorno, mentre provveJcvamo a far obiettivare lo stato del cuo~c con una lastra. Il successo della terapia salici l ica non poteva essere maggiore: il diametro massimo del cuore che il giorno 1g era ancora di cm. 24 era riJotto l'indomani a 17, il p. accusava un certo senso di benessere c la temper~tura co~in~iava ad .accennare ad un~ re~issione; il polso era :;ncora a '20 ma era diVenuto ntm1co benchc avesse ancora sp1ccat1 caratteri di m oll: zza e dcprcssibilità. Il margine epatico debordava un dito dall'arco ma non era nè indurito nè do~ente; non esi~teva versamento addominale. Di fronte ad un migiioramento o.:osì spiccato la terapia salicilica venne continuata con rinnovata lena e le condizioni del p. continuarono a migliorare; però, con un lie,·e aumento della temperatura, comparve un versnmento addominale che sì dimostrò di netra natura essudativa; il fcg:no era alquanto diminuito di volume e non dcborda,·a più dall'arco. Vennero allora raggiunte le dosi di 14 grammi complessivi di salicilato per giorno ed il versamento e la temperatura regredirono, benchè lentamente· tutto s~~nbrava tornato alla calma e le condizioni del P·. p~revano ormai già stabilme~te mig.Jor:~te, quando un nuvvo aumento della febbre comc1~e con la formazione di un livello l1qui~o nel _c_avo pleurico dj ~inistra _eh~ ce?ette ben presto alla ripresa in pieno della terap1a salrc1hca scomparendo m poch1 g10r111. La temperatura però questa volta diminuì nss:~i lentamente e solo da qualche giorno il malato è quasi completam:nte sfcbbrato c

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sss comincia ad alzarsi. Gli sfrcgamenti persistettero anccra per molti giorni ed anche quando si ascoltavano già i toni un piccolo gruppetto di sfregamenti fu ancor:t udibile alla base del cuore; i toni del cuore sono ora assai cupi e lontani specialmente il primo alla punta che è preceduto da un breve e dolce soffio. Le condizioni generali vanno nprendcndo, per quanto persiste a tutt'oggi il pallore giallastro che jl malato ha sempre avuto sin dal primo giorno della malattia. Gli ultimi accertamenti clinici pongono in evidenza netti segni di adesione pericardica.

Caratteristiche principali del caso 2°: a) g1ovane uomo senza precedenti morbosi di sorta, tanto meno di natura reumatica; b) inizio acuto con pericardite essudativa (dimostratasi poi una pancardite); c) successione di peritooitc e di pleurite sinistra ambedue essudative; d) assenza completa di manifest-azioni articolari; dimostrazione finale d; vizio cardiaco e di adesione pericardica. Questo caso è, diremo, altamente istruttivo nella successione dei fatti da noi osservati, come abbiamo descritto nel riferire l'anamnesi, l'esame cbiettivo ed il decorso clinico della malattia. Sulle prime la causa delle alte temperature febbrili rimase alquanto oscura anche perchè i fatti bronchiali ed i rantolini non riuscivano a convalidare l'ipotesi che si trattasse di una broncopolmonite della base destra. E' ben vero che la malattia cominciò con un dolore epigastrico, gravativo, a fascia, continuo e che si irradiava verso i fianchi, mentre nella descrizione classica dei dolori derivanti dalla pericardite questi sono descritti come precordiali ed irradiantisi verso la spalla e l'arto superiore di sinistra alla guisa dei dolori anginosi, ma il Ferrio fa un accenno, benchè di sfuggita, a tale localizzazione di dolori epigastrici di origine pericardica; nessun accenno vi fa invece il Guttman nella bella trattazione che egli fa delle sindromi dolorose epigastriche. Nei primi giorni di decorso noi pensammo che il dolore epigastrico fosse dovuto all'irritazione pleurica della base derivante dal supposto focolaio alla base polmonare destra; ticordiamo però che quest'ipotesi non ci soddisfaceva appieno c noi stessi eravamo sempre in attesa che qualche fatto nuovo rischiarasse il complesso quadro clinico. Successivamente comparve, in unione ad uno spiccato ingrandimento dell'area cardiaca, un polso piccolo, aritmico e molle, mentre ancora l'itto puntuale coincideva con l'ottusità relativa del cuore e l'angolo epatocardiaco era reno; esisteva una situazione, come se il cuore fosse stato spinto contro la parete toracica anteriore da qualcosa che dal dietro lo premesse verso l'avanti; è vero che il polso con la sua mollezza e le sue aritmie non rispecchiava il polso che noi siamo soliti, in genere, di trovare nelle forme gravi di broncopolmonite influe117..ale oppure nelle schiette polmoniti; quello è un polso frequente, molle, ma in genere ritmico mentre questo era spicc:1.. tamente aritmico e dava l' impressione palpatoria cd acustica (ail'ascoltazione del cuore) di una aritmità totale da fibrillazione auricolare ; la nostra atten-


zione era così polarizzata verso l'apparato cardio-vascolare e si pensò allora ad u n 'insufficienza cardiaca acuta da tossi-infezione ed in vero tutte le apparenze stavano per questa ipotesi diagnostica, mancandoci nel nostro caso i 'aiuto diagnostico differenziale tra pericardite essudati va e cor bovinum delJ'jnsorgenza cronica di quest'ultimo in genere in malati affetti da ipertl.:nsione arteriosa oppure da vizi di cuore di varia natura. Contro la dilatazione dd cuore da ipotonia miocardica per tossi-infezione ostava però il dato ascolta torio della mancanza di un 'insufficienza mitralica funzionale ma sappiamo come molte volte i soffi scompaiano nelle gravi aritmie totali. Noi non pensammo a questo punto di far eseguire una radiografia del torace, questa ci avrebbe svelate forse l'iniziale trasformazione dell 'ombra cardiaca in senso pericarditico mentre invece nell'ipertrofia e dilatazione di cuore il profilo dell'ombra mantiene ~mcora, radiologicamente almeno, le salienze e rientranze che si osservano nel cuore normale. Nè alla presenza delia febbre poteva essere data nel nostm malato significato diagnostico, esisteva uno !ltato infettivo con catarro bronchiale e probabile focolaio bronco-pneumonico della base destra; sappiamo che nelle dilatazioni cardiache manca in genere la febbre a meno che una bronco-polmonite ipostatica complichi il decorso dell'insufficienza cardiaca. Solo la comparsa della subottusità alla base di sinistra già esistente al pomeriggio dd 17 giugno ci fece supporre, di fronte all'immutabilità del quadro cardio-vascolare, l'esistenza di una pericardite, però la sintomatoloma c:1rdiaca percussoria e ascoltatoria era invariata, se ne togliamo un certo ar~o­ tondamentc dell'angolo epato-cardiaco. Il giorno dopo la diagnosi divenne chiara e l'esame radiografi~o conferm? i~ nostro concetto clinico; non pen!'ammo ad una pleurite sm1stra perche di questa mancavano tutti i secrni e non si poteva parlare di ottusità alla base di sinistra ma solo di marcat; ipofonesi; inoltre il margine polmonare di questo lato era ancora discretamente mobile nelle profonde inspirazioni. Quando comparve il versamento addominale noi ci preoccupammo sub~~o d.i ~tabilire se si trattasse di ~n essudato oppure di u~ trasudato; però g1a clmicamcnte eravamo propensi ad ammettere una pentonite reumatica perchè la co.mparsa del. versa~ento era star.: ~re~~duta ed accompagnata da una nuova npresa termiCa ed 11 fegato era net hm1t1 e di consistenza normale· la Rivalta positiva intensamente nel liquido estratto per paracentesi ci con~ fermò nel nostro concetto; così non pensammo neppure di fare una puntura esplorativa dd cavo pleurico di sinistra allorquando insorse la pleurite sinistra; erano stati troppo simili i due episodi per poter aver dubbi sulla natura dell'ultimo di essi . La squisita sensibilità al salicilato sia della sierosite iniziale çhe di tutte le altre sicrositi ad essa seguenti escluse, a priori, la forma tubercolare alla quale avevamo pensato nella assoluta e completa assenza di ogni sintomatologia articolare. Il malato ora è guarito dal fatto acuto ma


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sussiste una deformazione dell'aia carcliaca ed una scarsa mobilità di essa nei movimenti di lateralità cosicchè noi pensiamo che si stia instituendo, sulle sequele della forma essudativa, una forma aderenziale; inoltre la sindrome ascoltatoria fa prevedere la formazione di una stenosi mitralica; infatti delimitando il margine sinistro del cuore si nota in corrispondenza delJa terza costa una sali enza netta e persistente; all'ascoltazione il 1° tono è spiccatamen te rinforzato e preceduto da un brevissimo rumore che non ha ancora però i caratteri del rollio; non si riesce a percepire oggi alcun soffio sistolico. I segni dell'adesione pericardica non sono molto netti, ma, radiologicamente, i battiti del margine cardiaco sono molto piccoli e superficiali. Caso quindi n on molto felice come esito finale an che se la vita del p. è stata salvata; sono soprattutto le gravi sequele future dell'adesione pericardiaca che noi temiamo e S!Jlle qualt non possiamo farci illusioni di sorta (vedi recente lavoro di uno di noi - R. S. D.); del resto a noi basta, e ci è di intima soddisfazione l'aver potuto giovare nei limiti del possibile ad un malato giuntoci in grave stato ed affetto già da una forma il cui esito per quanto influenzabile dalla terapia, non lo era al punto da far sparire le traccie della grave affezio ne pericardica. Il caso è pur sempre interessante pe!ichè si trntta, come appare dal.la descrizione e dal commento, di una polisierosite reumatica senza alcuna compartecipazione articolare e dimostrante quindi in modo netto e scevro di possibi lità di confusione che esistono manifestazioni cliniche dell'infezione reumatica extra-articolari pure. Tale constatazione non è di semplice valore clinico o diagnostico differenziale, ma ha anche un valore classifica:tivo ed ordinativo notevole ed è per q uesto che noi abbiamo resi noti i nostri due casi ed ancor più quest'ultimo che ci pare veramente degno di essere ricordato e rammentato. Abbiam o detto nell'introduzione che, secondo noi, l'infezione reumatica è stata ::!rti fìciosamente ristretta al solo reumatismo articolare acuto mentre le .altre sindromi deU'infezione stessa sono state d ecritte unicamente come compJj_ canz·c . Nei trattati poi, in vari capitoli, compaiono le differenti sindromi che più delle altre hanno diritto di essere .descritte a sè quali la peliosi reumatica, la corea, la pericardite aumentando così cospicuamente la confusione che circonda, anche nell'i mportanza di una sicura etiologia, le malattie reumatiche, cui aggiunge non p(xa complessntà l'accostamento alle forme croniche dell: artropatie esse pure di <:tiologia e patogenesi mal conosciute e di class ifìcazJOne non ancora definitiva. Concludendo e riepilogando, sulla base dei nostri due casi noi possiamo afferm are l'unità inscind1bile, per lo meno allo stato attuale delle nostre conoscenze etiopatogenetiche sulla malattia, delle varie sindromi cliniche dell 'in fez ione reumatica sia perchè abbiamo visto nello stesso malato il succedersi di episodi peliosici, ·articolari, sierositici, sia perchè abbiamo osservato


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nell'altro varie manifestazioni sicuramente reumatiche all'infuori di qualsiasi partecipazione articolare al quadro morboso presentato dal malato. AuroRIASSUNTO. - Gli AA. hanno descritto e commentato due casi di infezione reumatica nei quali, sia la sintomatolcgia che il decorso, esulano dal quadro sintomatico comunemente descritto nei trattati c consegnato alla letteratura medica. Deducono poi ~lcune considerazioni finali diagnostico- differenziali affermando l'unità inscindibile delle varie manifestazioni cliniche d::ll'infezione reumatica, respingendo la trattazione attuale che fa della sintomatologia articolare ncuta il quadro clinico caratteristico della malattia, m entre, alla stregua dei fatti, quest'ultima non è che una parte, anche se cospicua, della malattia stessa.

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OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA D iretto re: c:o lo nnd!o J"ne<.lico Conh' t.LJO R1 zzo .

SU DUE CASI DI ME NINGITE PURULENTA OTOGENA ASETTICA Dott. DoNATO LACNA, capit<~n<• med ico inc. g. s. , capore parto m o i:urico .

Durante il servtzlo temporaneo prestato presso l'Ospedale mi iitare m qualità di capo reparto otoiatrico ho avuto occasione di curare due casi di m eningite pmulenta otogena asettica da processo otomastoiditico acuto. In ambedue i malati oltre la. cura chirurgica (mastoidectomia e rachicentesi ripetute) ho applicato la terapia sulfamido-piridinica per os e per via endor achidea. Come è noto sino a pochi anni or sono tali complicanze morbose erano considerate di prognosi gravissi ma (una st:.ttistica di aprile dd 1935 parla del 95 % di mortalità) e in questi ultimi tempi, dopo l'introduzione dei sulf<.~midici, senza dubbio la prognosi deve considerarsi migliorata; pur tuttavia si tratta sempre di complicanze molto gravi e il fatto di avere avuto la fortuna di seguirne e curarne due forme venute a guarigione mi ha indotto a riportarle in questa nota clinica. CAso I " . - Soldato Chielli Brunetto fu Pasljualc c di Donini Angela, nato a Cortona (provincia dj Arezzo), il 20 giugno 1918. A. F. Padre morto a 45 anni durant~ l'epidemia influenzale del 1918, madre sofferente di cardiopatia. Un fratello morto a 24 anni per infìhrn ione polmonare, quattro :~I tri fra telli viventi e sani. A. P. R. Nato a termine, ha ;~vuto allattamento materno. Riferisce di non aver sofferto i comuni esantemi dell'inf:ln7.ia. A 18 :mni ha avuto contemporaneamente poi. monite bilaterale ed enterite. A. P. P. Alle armi dal 12 gennaio 1938 al 35° fanteria (Bologna). Non ha sofferto malattie degne di nota sino al 7 agosto 1939 epoca in cui durante le grandi manovre dopo essere stato vicino ad una mitragliatrice in .1zione, ha avvertito dolori all'orecchio sinistr o a cui è seguita dopo quasi tre:: giorni ~ecrez ion e purulenta dal condotto, durata una q u indicina di giorni e dopo è completamente guarito. Nel gennaio 1940 in seguito a r affreddamento ha avuto, dallo stesso orecchio, secrezione purulenta durata circa d ree i giorni. Il 1° marzo, ha :JVUto un 'altra riacutizzazione e in data 3' è stato ricoverato in questo ospedale. E. O . Individuo in buone cond izioni di nutrizione c w nguilicazione. All 'esame endoscopico dell 'orecchio sinistro $i riscontra: C o ndotto uditivo di ampiezza normale, contenente abbondante secrezione muco - pu· J ulen~a , filante senza odore particolarè, membr:lna ti m panica arrossata. cr.n piccola perforaziOne pu~sante nel quadrante postcro- inferiore. La pressiOne digitale profc nda ~u l l:t mastc.idt· non suscita d(}lore. L 'orecchio destro è normale.

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86o Nulla agli altri organi, apparati c sistemi. Viene curato con i comuni sistemi sino al giorno 11 aprile. La sera di tale giorno la temperatura improvvisamente $aie a 39",4 precedut~l da brivido c cefalea intensa frontale. 1 2 aprile. T emperatura al mattino 3')", alln sera 39°•4· Si inizia In cura ccn tioscptale (sci compresse). 13 aprile. T emperatura 37",7- 37",4. Dolor:1bilità alla pressione sulla mastoidc e sui muscoli nucali, sensorio buono. Si esegue una puntura lombare che dà esito a liqu ido limpido sotto lieve pressione. Tioseptale (sei compresse). 14 aprile. Apirettico. E' sccmparsa b dolorabilità nucale. Si scspende il riosept :dc::. Persiste abbondante secrezione dal condotto c dolore alla mastoide. 15 nprile. Mastoidecromia totale, abbastanza ampia, in anestesia locale novocain ica. Si ri nviene pus in tutte le cellule; alcune delle qua li sono invase da tes~uto di granula zione. Grossa cellula antrale. Non si notano s~ni fistolosi. Decorso normale afchhrile sino al 24. Verso sera è colto da brivido, aumento della temperatura (39°,8), cefalea intcns::t diffusa c dolori ai muscoli nuc:tli. Si iniz1a immeJiatamente la eur:1 rcl tio~cptal :: (sei compresse). 25 aprile. Rigidità delb nuca, ccblca intensa c diffusa, Kernig, I3abinski. fotofobia. vomito, temperatura 38",2, nc n niswgmo spontan::o. Si esegue una puntura lcmbarc c si estraggono circa 20 eme. di liquido torbido n pressione 70 al Claude in posizione seduta. Nel pomeriggio la sintomatologia t: inv:triata e ~i esegue un'altra puntura lo m b:ue: si estr:~ggono circa 15 eme. di liquido tc.rbiJo :t pressione elevata e si inieuanc I O eme. di Derganil. T emperatura 37',6. Durante la giornat:t tioscptale 8 compresse. L'es:~mc del liquor ha dato ii seguente risultato: Reazione Pandy positiva. albumina 2 per mil!e, mohis~imi l ~ucociti in prevalenza polinuclenti, negativa la ricerca batterioscopica (l";tlbumina è ~tatJ dosata con il metr-.:lo di Bramdberg). 26 aprile. T emperatura 37° mattma e serJ. Permane la sintomatologia mcnin g~·a. Si esegue una puntura lomb:trc, la pressione è 6o al Chtude, si estraggono circa 10 cn;c. di liquido torbido e si inicuano 5 eme. Ji Derganil. L'esame del liquido h:~ dato: Reazone Pandy posi tiva, albumina 2 per mille, globuli bianchi 112 per mmc., non batteri. Durante la giornata per bocca etto compresse di tioseptale 27 aprile. Condizioni generali miglior::te, è apirettico, la rigidità della nuc:t è diminuita, la fotofobia t: scompar~a. Si esegue una puntura lombare, si estr::tggono circa 10 eme. Ji liquido torbido, a pressione 45 e si iniettano w eme. di str::ptcsil. Nel pomeriggio altra puntura lombare e si cstr:tggono circa 5 eme. di liquide poco torbido il wi csnme ha dato: Renionc Pandy positiva, albumina 1 ,So per mille, globuli bianchi 8o per mmc. Durant: la giornata 8 compre~se di tioseptalc per bocca. 28 :1prile. E' ancora apircttico, la sintomatologia meningea è quasi del tutto scom pnrsa. Con la puntura lombare si estr;tggono circa 10 eme. di liquido lievemente torbido, a 45 di pressione c si iniettano 5 eme. t.! i strcptosil. L'esame del liquido ha d::tto: R~.:n­ zionc Pandy positiva, albumina 1,20 per mille, globuli bianchi 150 per mmc. Dur:.:tnte la giorn:lta 8 compresse di tioseptale. 29 aprile. Notevole miglioramento. Scomparsa completa Ji tutta la sintomatologia mcningca. Con la puntura lo mbare si estraggono circa 5 eme. di liquido non proprio limpido, a pressione 35 e si iniettano 5 eme. di strepwsil. L'esame del liquido ha dato: Heazionc Pandy positiva, alhumina 0.50 per mille. globuli hi::tnchi 82 per mmc. Durante la giornata 6 compresse di tioseptale. 30 aprile. Si sente bene. Si esegue nltra puntura lombare, si estraggono circa 5 t:nK. di liquido limpido a pressione normale e si ini::ttano 5 eme. di streptosil. L'csnme dd liquido ha dato: Reazione Pandy positiva. albumina 0,40 per mille. globuli bian, hi 20 per mmc. Per bocca, dur:~nte la giornata. tioscptalc 4 comprc!sc.


86I 1" maggto. Sì sospendono le punture lombari e si d~nno due compresse dì tioseptale. 2 maggio. Si sospende qualsiasi cura, J'amm:Jiato lascia il letto ed entra in convalescenza. La ferita mastoidea segue il suo corso normale.

CAso 2 °. - Soldato Domenichinì Mario dì Pietro c dì Soldati Desdemona, nato a Bologna il :20 maggio 1920. A. F. Madre sofferente di diabete mdlìto, padre sofferente di artrite cronica. Altri 6 fratelli tutti viventi e sani. A. P. R. Nato a termine, ha avuto allattamento m aterno. Riferisce dì non aver sofferto i comuni esantemi dell'infanzia. A 6 anni ha avuto asportazione delle tonsille palatine c faringea. Non ha mai avuto altre malattie. A. P. P. A t le anni dal 17 maggio 1940 al 5° reggimento fanteria, Trapani. Il 17 aprile, senza cause apprezzabili, ha cominciato ad avvertire dolore all'orecchio destro, a cui è seguita, nello stesso giorno, secrezione purulenta dal condotto piuttosto abbondante e febbre. Dopo aver chiesto visita è stato inviato il 22 all"Ospedale Militare di Palermo. Durante la degenza è continuata la ~ecrezìone, la febbre e si è presentata anche cefalea diffusa e persistente. Il 6 maggio, essendo migliorato, è stato dime~so e inviato in licenza dì convalescenza di giorni 6o. Il 7 durante il viaggio ha avuto abbondante secrezione, febbre, cefalea e vomito. Giunto in famiglia 1'8 è stato a letto, pare senza febbre. Il 9 verso sera si è rìpresentata la temperatura a 38,8, vomito ripetuto c persistente. La mattina del 10 si è accorte' che aveva una certa difficoltà a muovere ia testa in avanti. fn seguito a ciò si è fatto ricoverare in questo ospedale ove è giunto verso m ezzogiorno. E . O. Individuo in discrete condizioni dì nutrizione, poco sangumc:Jto. All'esame endcscq:;ico dell'orecchio ricstro: Condotto uditivo di ampiezza normale, cont enente abbondante secrezione muco- purulenta, non

fetid:t, membrana timp:.mic:~

diffusamente arrossata, non visibile la perforazione. L a pressione digitale profonda sulla m.1stoide suscita dolore. L'orecchio ~ìnistro è normale. Presenta inoltre: rigidità della nuca c del tronco, Kernig, fctofvbia, \·em iro pe;:rsìstente, cefalea intensa g ra vativa, Hato soporoso. Si esegue una puntura lombare, si estraggono circa 30 eme. di liquido torbido :t pressione 70 al Claudc in posizione seduta, e si iniettano 10 eme. di streptosìl. Per bocca, durante b giornata 8 compresse di tioseptale. T emperatura 39°,6. L'esame (lei liquido ha dato: Reazione Pandy negativa, albumi-na o,so per mille, globuli bianchì 220 per mmc. non germi . (L'albumina è stata dosata col metodo dì Sicard). 11 m aggio. Temperatura 39",2 · 39"+ E' comparso nistagmo orizzontale eh ~ batte a destra. Sì esegue una puntura lombare. sì estraggono circa :20 eme. di liquido torbido a pre!:sione 65 al Claude in posizione seduta, e si iniettano 5 eme. dì streptosil. Durante la giornata, per bocca, 8 compresse di tìcseptale. L'esame del liquido ha dato: Reazione Pandy n egativa, albumina 0,33 per mille, globuli bianchi 150 per mmc., non germi. Nel po"?eriggio si esegue la mastoidectomìa totale in anestesia locale novocaìnica c si ri n vengono due grosse èellule della punta piene di pus giallo. verdastro, verso la zona a ntrale numerose piccole cellule piene di liquido sìeroso. Apertura dell 'antro. Non ~i r invengono seni fistolosi. Sì scopre il seno le cui pareti sono dì aspetto normale. 12 maggio. La sintomatologìa menìngea è attenua t:~, tem peratura 37°,6 · ~7°+ Con la puntura lombar: si estraggono circa 15 eme. di liquido lievemente torbido, :1 pressione 6~ e si iniettano 10 eme di streptosil. Durante la giornata, per bocca. 8 compresse dì t!o!eptalc. L'e~::~me del liquido ha d::~to: R eazion~ Pandy negati v;~. :~lbumina o.~o per m•lle, globuli hianchi 7r.. non germi.


862 13 maggio. Apirettico. Condizioni generali migliorate. Con la puntura lombare

si estraggono circa 15 eme. di liquido, quasi limpido, a pressione 50 e si iniettano 5 eme. di streptosil. L'esame del liquido ha dato: Rcnione Pan<ly negativa, albumina o,4o per mille, globuli bianchi So per mmc. Nel pomeriggio si esegue altra puntura lombare, si estraggono circa 20 eme. di liquido quasi limpido a pressione 45 e ~ i inietuno 5 eme. di streptosil. La $intomatologia meningea, per quanto attenuata, peniste. Verso sera ha avuto conato di vomito. Durante la giornata, per bocca, sei compresse di tioscptale. 14 maggio. Condizioni alquanto peggiorate, è abbattuto, la sintomatologia -meningea pcrs i~te, vomita appena ingerisce le compresse di tioseptale e perciò lo si sospende. E• apirettico. Si pratica una puntura lombare, si estraggono circa 10 eme. di liquido quasi limpido, a press.ione 30 e si iniettano 10 eme. di streptosil. Esame del liquido: Reazione Pandy neg:HÌvà, albumina 0,30 per mille, globuli bianchi 115 per mmc. 15 maggio. Si etegue la prima medic:Jtur:; della mastoide: la ferita è in Ottime condizioni, scarsa secrezione dal condotto. La sintomatologia mcningea t: molto attenuata, i movimenti della testa sono liberi c indolori, Kernig a~sente. N on si esegue puntura lombare e si sospende la terapia sulfamido- piridini<>a. · 16 maggio. Condizioni generali in cc.ntinuo miglioramento. '7 maggio. Continua il miglior~ mento. 18 maggio. Si sente bene, lascia il lette cd enm1 in convalescenza. La ferita mastoidea segue il suo corso normale.

Dall'esame dei due casi sopra citati risulta trattarsi di meningite purulcnta otogena asettica. In entrambi i casi ho usato il trattamento medico consigliato da Hubert che consiste nell'iniziare la cura il più precocemente possibile e a dose abbastanza elevata di sulfamidici adoperando contemporaneamente la via boccale t la via endorachidea. Infatti se è vero che il preparato sulfamidico preso p er bocca passa in circa tre ore nel liquido cefalo-rachidiano è anche vero che la

perrncabilità delle meningi è variabile da soggetto a soggetto e il medi· carnento, perchè agisca, deve trovarsi in una dose abbastanza elevata nel liquido c. r. (6- 8 '~o). Inoltre, siccome questi ammalati spesso hanno vomùo, eseguendo il solo trattamento per via orale non si può precisare la quantità di medi camento utilmente ingerito. Nel 1" caso sono stati somministrati 25 grammi di tioseptale p :!r via orale e 40 eme. di streptosil per via endorachidea; ottenendo in ambedue i casi la caduta completa della temperatura al terzo giorno e la scomparsa di tutta la sintomatologia meningea al 5o giorno. H o creduto opportuno, nono~tant c le forme risultassero asettiche, di associare le due vie di somministra7.ione perchè non è mai possibile essere certi che si tratti di reazione mc ningea :.ti k tossi ne libera tesi dal focolaio ottico (flogosi collatera'l e di Ferrcri) oppure di invasione di germi purulenti in così scarsa quantità che i comuni esami di laboratorio non riescono a svelarli nel liquido c. r. H o volLHo riferire guesti dut.:: casi ad esito terapeutico veramente brilbntc per portare un modesto contributo clinico nell~ studio e nella cura di <-J ll l"Stc gravi complica nze e h ~: sono le rneningiti otogene.


In questi ultimi anni. dopo l'inizio della terapia sulfamidica, senza Jubbio la prognosi delle meningiti otogene è assai migliorata, ed è. ancora migliorata in questo recentissimo periodo con l'avvento dell'associazione sulfamido-pi ridinica. Tuttavia non credo che tutto il merito del risultato eccezionalmente brillante dci miei due casi debba essere totalmente e l..lnicamente ascritto a questa terapia. Pur !asciandole tutto il suo grande valore io ritengo che il programma terapeutico sia stato completato: x• - dal rapido e largo intervento iocale; 2 " - dalla sottrazione ripetuta del liquor. Infatti come è logico, per avere ragione della lesione meningea è anzitutto necessario eliminare il punto di partenza della lesione stessa e precisamente l'otomastoidite (questo fu fatto intervenendo ampiamente sulla mastoide). Inoltre le ripetute punture lombari, sottraendo materiale settico- tossico, ne diminuivano la pressione migliorando la circolazione linfatico - sanguigna e quindi le possibilità di difesa locale. Concludendo io ritengo che nell'esito favorevole dei due casi da me riportati· debba -essere dato un grande merito all'associazione tcrapeutica med ico- chirurgica. L'A. riferisce su due casi Ji meni ngite purulenta otogena asettica curati chirurgicamente c con prcpar:.tti sulf:.:mido- piridi nici, per via orale ed endoraRIASSUNTO. -

chidea, venuti a guarigione nello spazio di cinque g iorni, giungendo alb conclusione

che i preparati sulfamido- piridinici usati per ambedue le vie rono di grande valore terapcutico, speci: quando la cura è iniziata subito e completata dall'intervento chiJurgico.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MIUT ARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI T RATTATI. (IJ11i r•r·rhnli rcrvcmrti 111/a /)ÌI·~::iom: gt•flcro/c di Sor~ÌttÌ milimrc nt'll'ottohrc IQ'Io-XV/11 ).

NOVARA. Capitano medico GIOACCH INO CANAVERo : Sul ccngelammro. L'O. rift>risce sui c:tsi di congelamento osservati presso una Di,·isione operante: i11 Espone l'eziologia del congdamento in genere, c le cause eh.: nel caso special.: provocarono un così g rande numero di lesionati. D opo brevi considcr:tzioni sulia diagnosi c; sulla prognosi, si diffonde sulla cura. Ritiene che l'applicazio ne di onde corte: rappre~e nti il più effic:-~ce mezzo a nostra disposizione per limitare l'estensic ne ddle lesioni ed o ttenere complete guarigioni . Alla marconiterapia conviene associare la vi tam ina D quando già vi siano zone nc:crotichc. Efficaci, e da usarsi con i precedenti mezzi di cura, sono, secondo l'O., i vasodilatatori periferici ed i revulsi,·i locali, e, contro i dolori neuritici, la vitamina B. rnc nta~na nel periodo di azione: 21 - 25 giugno 1940.

PERUGIA. Primo c:1pitano medico CALIMERO RAMPACNI: Considerazioni J·opra alcuni casi di malaria. L'O. dà il resoconto di 200 cas1 di malaria, provenienti principalmente da tre loca· lità (Albania, Sardegna, C'..osta del Tirreno) che presentano caratteristich e diverse, c 111ctte in evidenza l'esistenza di un focola io endemico p<lrticola rmente attivo a T or Paterno (Castelporziano). Illustra in dett:tgJjo la terapia endovenosa con chinino ad alta dose, associata al l' uw dell'Jdrcnaiina, mira nte ad ave re un risultato rapido, con l'ottenere, come con una spremitura d i mil za, l'immissione nel torrente circolatorio del più g r:m numero di pl::tsmodi, e il loro di retto contano col medicamento. Riferisce su di un caso di perniciosa anemica, che ebbe un decorso particolarmente grave: l'infermo, nel cui san!!Ue il numero dei globuli rossi era sceso a 2 - 3.000.000, riu~cì a guarire perfetta· mente, giovandosi non poco, verso la fine della cura, di una serie di iniezioni di preparati epatici, la quale chb::: complet:1111Cnte ragio ne della prcfcnda anemia residu:tta.

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RASSEGNA DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI E RIVISTE. MEDICINA INTERNA. A. MACNONI · M. CkiSTIAI'I: /niezio11i di olio iodato nel dotto di Stenone come cura della parotite epidemica. - << Minerv.t Medica >l, n. 27, 7 luglio 1940. Premessi alcuni accen ni agli ~LUdi fatti da tempo sulla parotite epidemica riguardo all'etiologia, alla patogcnesi, all'anatomia p;_ttologic.a cd alla terapia (siero di convale. sccnti, siero antidifterico, autovaccini, vaccini antistafìloc.cccici, proteine eterogenee, peptoni, sulfa1'6enol e neosalvarsan, piombo, arsenico, rodanato di potassio, roentg~ n­ tcrapia, ecc.); gli AA., basandosi sull'impressione riportata da uno di loro (Magnoni) nel corso di osservazioni scialografìchc eseguite su diversi processi morbosi d::-lle paro.. tidi, che, cioè, la scialografìa mediante iniezione di olio iod:no nel dotto di Stcnone <:seguita in alcuni casi di parotite epidemica avesse influenzato favorevolmente il decorso ulteriore dell'affezione, hanno pensato di sottoporre diversi ammalati (t8) di parotite epidemica a tale pratic:~ consistente nell'introduzione nel dotto di Stenone di jodipina al 40 % in quantità variabile da o,so :; 1 cc. Dalle loro ricerche essi, oltre ad aver notato. mediante scialogrammi praticati in serie, che le parotidi infiamm~te eliminano l'olio icdato in un lasso di tempo eguale che quelle normali (il che confermerebbe che nella p~rotite epidemica non esiste alcuna diminuzione della funzione escretrice delle gland.ole), che in ne~suno stadio della malattia si produce distruzione del parenchima glandolare e che la glandola parctitica iniettata con olio iodato dà un'immagine radicgrafica si mile a <fUCila della gl:lndob normale, hanno rilevato una vantaggiosa azione curativa Jel metodo. In Il! ammalati furono

praticate le iniezioni di olio iodato in 28 parotic.li, ottenendo la scomparsa clelia tumefazione in un tempo variabile da un minimo di un giorno ad un massimo c.li cinque giorni. Gli effetti curativi sono stati più rapidi nei soggetti trattati pr::cocemente che in quelli trattati tardi vamente. Le inic:zioni non hanno provocato inconvenienti in nes.. sun caso. Le rapide guarigioni constatate c.lopo l'iniezione di olio iodato nel dotto c.li Stenone non debbono essere considerate come nccidcntali, poichè, in diversi casi di paro. tite bilaterale, si è constatato, praticando l'iniezione della jodipina in un solo lato, clw la regrcssione della sintomatologia si manifesta solo nella glandola ini ~ ttata, mentre nell'altra glandola il processo segue la ~ua evoluzione normale che è più lenta (fino a cinque giorni). Tale rilievo fa anche :~mmettere che l'azione curativa della jodipina ~ia puramente locale. Nei soggetti tr.ntati non è stata osservata nessuna complicanza della parotite. Gli AA. raccomand:~no il metodo per la sua semplicità e per la costanz:1 dei buoni risultati. D1 GrokCl.

TRAUMATOLOGIA.

E. R uc~ERI: Un _problema di uttwdltà per la chirurgia di guerra: L 'emosta.ri degli or. gam parenchtmatosi. - " Le Forze Sanitarie J), anno XIX, n. 19. . L'~· acce~n~to alla gravid c.lelle emorragie degl i organi parenchirn:ttosi ec.l ::11\a drfficolta che SI mcontra per un adeguato rirm:Jio, elenca i metodi ai quali cronologicamente ~petta la priorità ed ai quali ancora si f:t più comunemente uso : tamponamento


866 con garza, suture di v.ui tipi, allacciature isol:ttc: di vasi intraparenchimali; a questi metodi m eccanici ne seguirono altri fisici, quali il surriscaldamento locale, la cauterizzazione e l 'elettrocoagulazione. Ma nessuno di questi metodi riuscì a risolvere completamente il prcblema dell'emostasi, che d: ve rispcndere a tre requisiti: frenare rapidamente e definitivamente l'emorragia, risp::ttan: l'integrità an atomo· funzionale degli organi. con~entire una sollecita guarigione. Recentemente sono stati sperimentati alcuni metodi biologici: sono state adoperate sostanze organiche, che immesse nell'o rgano leso a fondo p~rduto vengono riassorbite con facilità. Per primo sono state usate sostanze organiche viventi, quali muscoli o wo1 estran .i, grasso, epiploon, aponeurosi. Successivament~ sono state utilizzate scstanze organiche non viventi c fra queste con ottimo risultato il catgut (imbevuto in liquidi emo~tatici), il tuffon (gomma adragnntc estratta da alcuni astragali), che si presenta in polvere a granuli finissimi ed a contatto con il sangue gelatinizza facilmente, formando una specie di crosta, ed il !anita! ricavato dalla cascina del latte. Con questi metodi l'A. trattò due imponenti emorr:~gic, l'una della milza, l'altra òcl ren ~ in una nefrotomia che interessava l'organo da un polo all'altro, per le quali aveva tentato inv:mo vari mezzi di emostasia, mentre con dette sostanze org:miche ottenne J'arrerto della notevole emorragia in circa tre minuti. L'A. sottolinea l'imFortanza c l'utilità che detti metodi assumono specie nella chirurgia di guerra. 0ASTOL1 .

J. 0ESPONS:: Le ferite del laringe cd il taro trattamento immediato. -

« Presse Médi-

cal: », 24-27 gennaio 1940.

L'A. premesso che, pur essendo rare rispetto alle l~sioni del cranio c de.lla facc i:t, le: ferite del laringe dovrebbero ess::re pre!e molto in considerazione per la gravità della prognosi immediata e tardiva che importano, fa rilevare la necessità che queste ferite debbano essere sottoposte urgentem::nte al trattamento definitivo da parte di uno specialista. Tale necessità ha maggiore v:~lore nell'attuale guerra perchè, con l'imponente im· piego di armi automatiche c con l'eventuale impi::go di gas irritanti, si prevede un ultt-riore aumento del numero delle lesioni del bringe. Per questa ragione la Sanità Militare france::e, nell'attuale organizzazione, si è preoccupata di scaglionare in tutte le formazioni sanitarie, comprese le avanzate, specialisti laringoiatri che possano diagno. r.ticarc precocemente e curare tempestivamente le f::rite del laringe. L'A. distingue le lesioni di guerra del laringe in scoppio delb cavità laringea cd m fessure o fr:nture lr.ring~e. . Lo scoppio d:lla cavità faringea , dovuta all'azione di proiettili o di schegge dotati di elevata forza viva, si presenta sotto forma di una più o meno ampia breccia della parer:: del laringe ed è caratterizzato rintomatologicamente da intensa dispnea, soffo. camento cd aspi razione di sangue attraverso la breccia. In ~ues~o tipo di lcsion~ la vira del ferito d ipende dalla tcmpcsti\'id dell'intervento. La medtcaztone un p<>' compre~iva, ese~it.1 sornmariameme al posto di wccorso, sarà sufficiente solo per arrestare l'emorragia c contenere momentaneamente la corrente di ari~, ma s'impone al più preno una trnchcotomia d'estrema urgenza, che . deve essere prattcata al pnmo posto convenientemente attrezzato. Le fr:Jsurc o fra/lurc del laringe, dovute a proiettili o schegge dotate di scarsa forza viva, si prcsentnno sotto forma di lesioni contuse o di tragitti completi ed incom· pleri. con lieve enfisema pericervicale e dànno luogo ad una sintomatolog1a meno allarmante caratterizzala tla discreta emorragia, disfonia, lieve aspirazione laringea e, da

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ed:ma della mucosa con ematoma. Nonostante la su:~ minore gr:~vità, questo tipo di lesione richiede egualmente una pronta trachwtomia allo scopo di evitare complicazioni che possono mettere in serio pericolo la vita del ferito. Infatti le gravi complicazioni immediate quale l'enfisema sottocutaneo, l'enfisema cervicale, e persino l'enfisema media~tinico, che può condurre a morte in poche ore, debbono temersi maggiormente nelle contusioni, nelle fessure con piccoli orifici c nelle fratture del laringe. In quanto al trattamento scccndo l'A. si dovrebbe preferire la seguente tecnica operatoria. l 0 - LA tracheotomia, in anestesia locale, dovrebbe essere eseguita nel segmento inferiore della trachea al di~otto dell'istmo della trachea ed al disopra della forchetta steroale. La tracheotomia bassa pre:;enterebbe il vantaggio di evitare meglio il pericolo di un enfisema mediastinico permettendo di collocare la cannula al disotto di una even· tua1<> fessura della trachea oppure d 1 sostituire la cannula con un lungo e grosso tubo

di drenaggio, e r:nderebbe altresì più facile sia l'esplorazione immediata della ferita che la laringostomia secondaria per ~tenosi cicatriziale. 2° - Nell'esplorazione della ferita iaringea, bisogna essere consen·atori nei riguardi della cute e dello scheletro cartilagineo, tenendo presente che una delle maggiori difficoltà elci trattamento tardivo delle stenosi è rappresentata dalla necessità di innesti cnrtiJaginei. I n particolare, dopo anestesia locnk, è neces~a rio praticare prima l'esplornione esolaringea e successivamente l'endolaringen. Nell'esplorazior.e esolaringca, si sbriglia la f:"rita, si cscide economicamente 1:! cute, si eSt"?lJe una toletta più generosa n enrico dei muscoli interessati, e, dopo un'emostasi accurata. si resecano i framm ::nti cartilaginei del tutto liberi. Nell'esplorazione endolaringea, se la br:::ccia cartilaginea non è sufficente per avere una luce tale da perm::ttere la riccrcn dei corpi estranei e da dominare l'emorragia, occorre praticare una tirotomia o una laringotomia mediana. Nel corso di questa esplorazione si ricercano i corpi estranei, si e~cide la mucosa mortificata, si esegue l'emostasi con 1';\llacciatura dei vasi o con un tamponamento prolungato ed infine si osservano le condizioni della parete esofagea per praticare, :~Ilo scopo di permettere l'alimentazione, il sonda?.Jrio nasale nel caso che questa parete forse lacerata. Il trattamento viene completato con il semplice affrontamento, senza chiusura ermetica dei margini laringei per mezzo di fili di seta e con la sutura e drenaggio dei piani fUO"!rficiali. Concludendo, l'A. è del parere che il trattamento immediato <.l elle ferite del laringe, ese_~rUito con la stessa tecnica della chirurgia comun::, avrà il vantaggio o di prevenire le stenosi laringee con l'esplorazione e la sorveglianza a cielo aperto della cavità o di preoarare l'eventuale trattamento delle stenosi laringee con una tracheotomia bassa che rende più facile le manovre chirurgiche o di dilatazione.

E. ZAfFIRO. E. LAuwERS: Trattamento delle ferite , ,·anio-ct:t·ebmli da praiettili. cale n, 10 - 13 gennaio 1940.

•< Presse Médi-

Il numero dei feriti del cranio, dopo l'introduzione dell'elmetto, si è notevolmente ridotto sino a non superare il 3 % di tutti i feriti. Dei craniolesi ~olo la quarta parte, non essendo colpita in centri vitali, arriva agli ospedali da campo per il trattamento definitivo, mentre gli altri muoiono sul campo di battaglia od al posto di medicazione. Questi feriti , dopo una sommaria medicazione, va n no sgomberati rapidamente in maniera da rendere possibile una cura precoce nel periodo preinfettivo.


86R L'A. b rilevare che, perehè il trattamento sia veramente efficace, è nece:Ssario un preventivo esame clinico accurato, completato d~ un esame nevrologico e da uno radiolog ico che rispettivamente forniscano un'esatta localizzazione delle lesioni nervo$e1 dei proiettìli e delle schegge ossee. L 'intervento chirurg ico, in primo tempo, ha il duplice scopo di prevenire l'infezione c Ji ridurre al minimo i danni intracranici. A tale uopo sarebbe necessaria l'escissione completa di tutto il trag itto e l'asportazione di tutti i corpi estranei; ma in pratica conv ie ne accontentarsi di rego~arizz<Jre gli orifizi, di estrarre le rchegge ossee e le schegge m e talliche con molta cautela per evitare nuovi danni, e di detergere il tessuto cerebrale distrutto o contuso. In ogni caso il pronost1co di questi feriti dipende ess::nzialment~ dalla integrità o meno ddla dura madre. L1 tecnica del trattamento chirurgico delle lesioni cranio· encefaliche varia a s:ccnda che si tratti di ferite fresche, di ferite infette oppure di complicanze tardive. In linea di massima conviene mettere il ferito in posiz ione orizzontale con b te$ta sollevata allo scopo di evitare il collasso. L'anestesia da preferire è quella lccale preceduta da un 'anestesia base alla scopolamina. morfina ; negli agitati, però, è m ::g~ io ricorrere ~l la narcosi eterea. Il tipo dell'incisione dipende in genere dalla forma e dalla direzione della ferita cutanea che va escissa e ingrandita prolungandone per lo più gli angoli; solo nelle lesioni d elle regioni temporali ed occipitali è indicata l'incisione a ferro di cavallo. In quanto alla lesione ossea, nel caso di frattura scheggiata è necessario sollevare i frammenti o~sei infossati per mezzo di fori di trapanazione praticati vicino all'infossamento ed asportare le schegge libere; mentre in caso d i fessure, in assenza di fenomeni cerebrali, si può tralasciare la trapanazione. Se la dura madre è integra, va aperta solo in presenza di sintomi cerebrali locaiizzati, di sintomi di compressione o d i un suo :osp~tto violaceo che faccia pcmare ad un ematoma subdurale o ad una contusione cerebra~e . Anche in questo caso però si è autorizzati ad aprire la dura madre solo se si può intervenire nelle prime 6 · 8 ore, giacc hè altrimenti si correrebbe il rischio dell'infezione. Se invece la dura madre è lacerata, va recentata parsimoniosamente e suturata ed, in caso di perdita di sostanza,, sostituita con lembi murcolari od aponevrotici. Nel caso di una lesione cerebrale, il focolaio deve essere accur:aamente pulite asportando i coaguli, la sostanza cerebrale distrutta ed i corpi estranei. L'evacuaz ione dei coaguli e ddb sostanza cerebrale:: mortificata può essere ottenuta per mezzo di un l:wagg io C•on siero tiepido, iniett:ltc senza pressione. L 'asportazione delle schegge ossee supc~ficiali e profonde può css::re fatto cvn un di to o, meglio, con una pompa aspirante. I proiettili di armi portatili, penetrati prcr fonda mente nella massa cerebrale, pcsscno essere lasciati in sito, perchè poco com;:~m i­ nati, mentre le schegge di pr·oietto d'artigli::ria o di bombe debbono es~cre estratte per il gra ve pericolo dell'infezione. Per l'emazionc delle schegge superficiali è sufficiente una pinza, per quelle profonde è preferihile una elettrocabmita che, però, va u sata con prudenza, cioè nella stessa di rezione de! tr:-~ gitto dcl.la ferita e solo in schegge non ricoperte da sostanza cerebrak sana. Finita la pulizia meccanica accurata della lesione cranioccrcbrale e dopo aver provveduto al trattamento dei versamenti sant,ruigni rispetti vamente di origine arteriosa o venosa, la ferita potrebbe essere suturata senza lasciare alcu n drenaggio. P assate 24 ore, la lesione può .:onsiderarsi infetta e conviene sbrigliare la ferita della cute, portar via le schegge superfìciali e dreo1are la ferita cerebrale. Sopravvenuta l'infezione i criteri del trattamento vari:mo a ~econda del tipo e della diffusione del processo infett ivo. La meningo-cncef::tli te si tratta con iniezioni endomuscolari di sulfam idici a dosi massive di 10.15 eme. c con punture lombari a scopo decompressivo. Gni :~scessi cerebrali richiedono u n:~ cura diversa a seconda che sieno superficiali o profondi. G li ascessi superfìciali possono \'cnire dren:lti col metodo di Lema;itre. facendo, cioè, passare il dre.


naggio per lo stesso orificio di entrata della lesione, dove gli spazi aracnoidei sono esclusi dall'infezione dalla presenza di aderenze. L'ago che ha scoperto l'ascesso, viene sostituito prima da una sonda scanalata e poi da un drenaggio filiforme, che ogni due giomi viene ri mpiazz:lto da un drenaggio sempre più grosso finchè con l'aiuto di un endoscopio è possibile estrarre un eventuaie corpo estraneo. Il drenaggio deve essere mantenuto finchè la cavità della ferita non presenta buone granulazioni, anzi deve realmente euere espulso da queste. Gli ascessi profondi all'inizio vanno trattati con una larga decompressione, senza apertura della dura madre, con semplici punture, mentre nella fase di stato, quando si è formata una zona reazionale, s'impone l'ablazione in massa della raccolta. L'ernia cerebrale, pulsatile c riducibile, se dovuta solo alla perdita di sostanza ossea cranica, ed irriducibile e senza pulsazioni se dovuta a meni n go - encefalite:, sarà trattata con l'ingrandimento della breccia ossea che strozza il tessuto cerebrale. E' da escludersi la resezione delle parti in sbcelo per il grave pericolo cleil'apertura dei ventricoli. · Nella cura dei fenomeni meccanici ed infettivi sono inoltre indicate le punture lombari ripetute, la somministrazione di sulfamidici e l'applicazione locale di topici. Nel caso di fenomeni tardivi di epiiessia jacksoniana, si rende necessaria l'asporta· zione diatermica ampia, fino ai ventricoli, della massa cicatriziale meningo-cncefalica, seguita dalla riparazione delle membrane di rivestimento con trapianti aponevrotici o impianto di lamine d'argento e di celloidina. Le ampie perdite di sost:mza delle ossa craniche richiedono una cranioplastica allo scopo di mettere il cervello al sicuro da agenti esteriori c riparare l'alterazione di forma della testa. La cranioplastica può essere eseguita con vari metodi, tra cui si è dimostrato migliore il trapianto di aponevrosi completato da un innesto cartilagineo. In primo tempo si forma un lembo a base inferiore a carico di tutti i tegumenti, si escide la cicatrice meningea e si sutura un lembo di fascia lata ai bordi del periostio. In secondo tempo sì inseriscono tra il lembo dei tegumenti ed il trapianto aponevrotico dei pezzi di cartilagine costale prelevati durante l'intervento. E. ZAFFIRO.

K DuMAS: Ferite dei nervi. Risultati a distanz,l di tempo del trattamento chirurgico ed indicazioni operatorie. - << Presse MC:dicale », 31 gennaio- 3 febbraio 1940. L'A. riassume innanzi tutto i risultati lontani dei trattamenti chirurgici esegui ti sta nella guerra mondiale che nel dopoguerra nel caw di ferite dei nervi periferici. Nei riguardi del trattamento chirurgico delle ferite dci nervi, la guerra mondiale si potrebbe distinguere in tre periodi . All'inizio si prcconizzò l'interve nto ad oltranza caratterizzato da ampie resezioni dei nervi e dalla . posizione in particolari atteggiamenti degli arti per rendere possibile la sutura dei monconi nervosi. In un secondo periodo si adottò il metodo conservativo consistente nella liberazione dei nervi lesi dal tessuto cicatriziale e nella loro protezione con mezzi atti ad impedire nuove formazioni cicatriziali. In un terzo periodo si ritornò all'intervento con nuovi indirizzi. In questo periodo gli innesti vivi autoplastià ed eterop/astici, gli innesti morti eteroplastici e la sutura primitiva, esperimentati da vari operatori, pur migliorando il pronostico delle lesioni dei nervi periferici, non fecero raggiungere i risultati desiderati. Nel dopoguerra, nonost:mte lo sviluppo sempre maggiore della neurochirurgia, i 1 isultati del trattamento delle ferite dei nervi sono stati incerti, talora sconfortanti e spesso discordanti. In realtà la discordanza dei risultati sarebbe piuttosto apparente essendo dovuta principalmente sia al linguaggio poco preciso di alcuni operatori non spe-

s-

Giornale di medicina militare.


cialisti, sia alla diversa valutazione personale dell'entità della restaurazione della funzionalità dei nervi periferici. Prendendo insegnamento dall'esperienza del passato, l'A. considera le indicazioni

operatorie delle ferite dei nervi alla luce dc!Je attuali acquisizioni. Nelle sezioni complete recenti dei nervi, la sutura deve essere praticata al più presto possibile, tenendo presente, se la ferita è già infetta, di eseguirla solo quando i due capi recisi si tr'o vano a portata di mano, giacchè manovre a distanza potrebbero causare la diffusione dell'infezione. In ogni caso dovrebbe essere eseguita la sutura nevrjlemmatica con fili di seta o di lino. Nelle sezioni complete antiche dei nervi, l'intervento è più complesso giacchè, oltre <.1 prendere in considerazione la rigenerazione nervosa spontanea, che va rispettata, è necessario attenersi ad alcune condizioni essenziali per ottenere un buon successo. Di norma, dato che la sutura deve essere nevrilemmatica, i due capi del nervo reciso si dovrebbero poter riunire senza alcuna trazione e senza ricorrere ai dannosi esagerati ;Atteggiamenti degli arti, che tendono a diminuire la tensione. La sutura deve essere eseguita in tessuto non infetto, sicchè è necessario attendere, anche a lungo, che il processo infettivo si sia esaurito. Le due superfici di tessuto nervoso affrontate dovrebbero essere di aspetto, forma e consistenza normali. E' necessario, infine, circondare la sutura con un tessuto soffice, che idealmente dovrebbe essere costituito da tessuto muscolare normale, ma che pratica· mente è costituito da grasso, aponevrosi od altro. Nel caso in cui non sia possibile ristabilire la continuità di un nervo sezionato con la sutura, si può ricorrere agli innesti. Di questi, dato che gli innesti morti conservati nell'alcool non sono mai riusciti e quelli viventi eteroplastici sono di dubbia efficacia, sono preferibili gli autoinnesti di vicinanza presi in genere da nervi sensitivi. Nelle sezioni incomplete, prima di decidersi ad un intervento chirurgico, sarebbe

necessario un esame elettrico con la corrente faradica, eseguito con elettrodi sterilizza· bili, per accertarsi delle reali condizioni di conducibilità degli stimoli nervosi, giacchè in caso di risposta positiva converrebbe astenersi da qualsiasi operazione. A nche nel caso di una risposta negativa, prima d'intervenire rendendo completa la sezione, .sarebbe ne· cessario essere sicuri di poter fare la sutura in buone condizioni. In complesso l'A. fa rilevare che la chirurgia dei nervi periferici non è ancora in grado di conseguire i successi desiderati, giaccbè persino la sutura primitiva eseguita nelle condizioni più favorevoli spesso fallisce in parte o completamente. E' augurabile quindi che anche in questo campo la neurochirurgia si affermi con migliori successi.

E. ZAFFIRO.

J. VARANGOT: Shock traumatico ed ormone cortico-surrenale.- « Presse Médicale >l, 3J gennaio- 3 febbraio 1940. L'A., pur ammettendo che la mJglJOre cura dello shock traumatico consiste nel pre· venirlo e che il miglior mezzo profilattico rimane il trattamento chirurgico precoce del focolaio traumatico, ritiene che di grande giovamento, sia dal punto dì vista prevenci,·o che curativo, può essere l'impiego dell 'ormone cortico- surrenale per la sua azione favorevole sul tono e sulla pcrmeabilità dei capillari, che nello shock sono gravemente alterati. L'A. ricorda che negli esperimenti su animali è stato dimostrato che non vi è olcuna d ifferenza tra lo shock cd il meccanismo della morte degli animali dccapsulati per quanto riguarda la patogencsi ed i fenomeni che conducono all'esito letale all'infuori c~cl fattore tem po, gi<1cchè nei çoJpiti da .<hock la morte sopraggiunge dopo alcune ore, mentre negli animali decapsulati avviene dopo alcuni giorni. Se però ad animali in


insufficienza surrenalinica si inietta della conina, in ess1 SI possono restaurare un volume plasmatico ed un'emoconcentrazione quasi normali senza bisogno di un apporto di liquidi esogeni, per un ritorno in circolo dei liquidi versatisi negli spazi interstiziali. Il meccanismo con cui l'ormone cortico- surrenale modifica la permcabilità dei capillari non è ancora del tutto chiarito. Potrebbe trattarsi di un'azione diretta sulle pareti vasali oppure di una neutralizzazione di sostanze tossiclhe, ad azione nociva sulle pareti dei capillari, che si formano nello shock oppure di un'azione indiretta, provocando l'intervento di qualche altra ghiandola a secr<.>zione interna. Negli animali decapsulati anche un trauma insignificante può dar luogo ad una sindrome mortale di shock, che si riesce ad evitare se preventivamcnte si inietta una quantità sufficiente di cortina o a dominare se si ricorre alla cortina dopo la sua insorgenza. La somministrazione di una quantità insufficiente di cortina, invece, riesce solo a rendere lo shock meno rapidamente mortale. E' verosimile, quindi, secondo l'A., che durante lo shock l'organismo consumi una quantità di ormone cortico- surrenale superiore al fabbisogno vitale normale, a cui l'animale sano è capace di sopperire. E' da pensare, in base a questa ipotesi, che anche gli shock inesplicabili, dopo interventi chirurgici poco importanti, possono mettersi in rapporto con uno stato di insufficienza surrenalinica btente. Si potrebbe concludere che in seguito ai traumi si formino sostanze tossiche che nell'animale normale sono rese inoffensive dall'ormone corti.co- surrenale, al contrario di ciò che avviene per gli animali decapsulati, nei quali il sistema fisiologico di depurazione manca od è insufficiente. L'efficace azione dell'ormone cortico- surrenale sullo shock verrebbe inoltre confermata dall'osservazione di lesioni dei surreni (perdita di granulazioni grasse, congestione ed emorragie) nei morti per shock, sebbene sieno di difficile interpretazione, dato che dopo la morte i surreni si alterano rapidamente. Qu::ste lesioni si osservano, però, anche negli esperimenti su animali, per cui, secondo alcuni, lo shock sarebbe la conseguenza di un esaurimento surrenalinico. Ciò è confermato, altresì, dai lavori. di Selye sulla cosidetta r~azicm~ di allarm~, secondo il quale, facendo subire ad un animale uno shock operatorio o traumatico o qualsiasi agente aggressivo, si provocherebbe inizialmente una fas~ dì r~aziorie di allarme, in cui si osservano: clinicamente emoconcentrazione ed ipocloremia ed anatomopatologicamente iperplasia dei surreni con ~comparsa ùelle inclusioni grasse ed atrofia del sistema linfalico. Successivamente segue: una seconda fase di resìst~za, in cui le surrenali si ricaricano di goccioline lipoidee, e subito dopo una terza fase di esaurim~mo, in cui ricompaiono i segni di allarme e conseguentemente l'animale muore. Lo shock sarebbe espressione di una grave reazione di allarme, seguita rapidam~tt: dalla fase di esaurim~to. L'organismo normale si difenderebbe contro le gravi aggressioni con l'iperplasia dei surreni e la conseguente scarica di cortina, che gli permetterebbero di ristabilire la permeabilità normale dei capillari. Bisognerebbe, quindi, aiutare questo mezzo naturale di difesa con la somministrazione esogena di ormone cortico- surrenale. L'A., a questo proposito, dopo aver fatto rilevare i buoni risultati da lui ottenuti negli animali decapsulati ed anche negli addisoniani con il disossicorticosterone, preparato sintetico molto !imile all'ormone del corpo giallo (progesterone), esprime il parere che questo preparato, ad azione pressochè eguale alla cortina estrattiva, possa essere efficace pure nei riguardi dello shock traumatico. L'A. conclude augurandosi che l'esperienza clinica confermi l'efficacia di questo nuovo trattamento dello shock traumatico, in favore del quale stanno gli incoraggianti risultati_ di tante ricerche sperimentali.

E. ZAFFIRO.


N. GuLEKE: Il trattamento delle ferite d'at·ma da fuoco craniocerebrali. -

« Dtsch. M il.

arzt. », n. 5, 93- 9B, 1940. Sul fronte occidentale sono particolarmente frequenti le ferite da mine, caratterizzate da fori di entrata per lo più piccoli, :.tppena riconoscibili, con piccolo foro di entrata osseo e con focolaio di pestamento cerebrale, invece, sorprendentemente esteso. Guleke ri· chiama l'attenzione sulla differenza che corre quando la dura è lesa o no. Purchè la ferita sia stata curata nel primo o nel secondo giorno e purchè non sia molto inquinata si può riconnettere qualche scheggia ossea, se la dura è illesa e si può far la sutura primitiva della cute. Anzi si possono incastrare nella ferita anche delle schegge ossee libere di cospicua dimensione le quali non impediscono il processo di guarigione attra· verso la fase suppurativa. Tonnis è contrario all'apertura della dura. Guleke non condivide del tutto il suo punto di vista, tuttavia egli considera sufficiente, per orientarsi,

una puntura. In tutti i casi Guleke pr:uica e consiglia l'esame radiografico, possibilmente !>tereoscopico. Nelle ferite aperte del cervello non è ancora del tutto deciso se, dopo il trattamento chirurgico de!Ja ferita, questa deve essere suturata primitivamente oppure lasèiata aperta. {Juleke e la maggior parte dei chirurghi ritengono oggi che, solo in condizioni molto favorevoli, si può suturare primitivamente e purchè la ferita si:t stata trattata entro le prime 6 · 8 ore. Ma gli incidenti stradali hanno dimostrato che non è necessario mante· nersi ligi al termine di 6 - 8 ore e che si può anzi arrivare sino alle 24 ore e più per praticare una sutura primitiva senza temere suppurazioni. Anche Guleke è fautore del trasporto a grande d istanza per via aerea che però riconosce non sempre attuabile così da consigliare la costituzione di uno o due ospedali, specializzati per eraniolesi, anche nell'ambito delle armate. GALLErro.

G. RAYMOND e J. GutLLAUME: Nota sul trattamento delle fe·ritc cranio cerebrali da proiettili di guerra e sui risultati ottenuti con l'applicazio11e dd metodi neurochirurgici modemi nelle formaziorri avanzate. - cc Mém. Acad. de Chir. ll , n. 66, 124-136, 1940. I relatori fanno parte di una formazione neurochirurgica, di una ambulanza, doè. spe cializzata chirurgica d'armata e le loro osservazioni si riferisc no già alla recentissima ~uerra franco- tedesca. In primo luogo essi distinguono: 1° - Una comminuzione cranio - cerebrale, in cui la scatola cranica è ampiamente aperta o lo diventa con l'asportazione chirurgica di schegge dal foro di entrata. 2 " - Ferite d'a. da f. del cranio penetranti con piccolo foro di entrata oppure ('on foro d'entrata occluso da un prolasso cerebrale. 3'' . Ferite d'a. da f. tangenziali del cranio senza lesione della dura madre, provo. ç;mti però, al di sotto, un focolaio di comminuzione od una emorragia sottodurale. Circa la cura c'è, di nuovo, il fatto che, astraendo da emorragie c compressioni da parte di un subitaneo ematoma, le ferite per a. da f. del cranio possono essere opf!1·ate entro 24, anzi persino 48 ore con eccellenti successi. Ciò è molto importante, perchè si ha la possibilità di aspettare che lo shock sia cessato ed il ferito può inoltre essere tra · sportato in un ospedlale specializzato neurochirurgico. La lotta contro l'infezione è com · battuta colla somministrazione orale di sulfarnid ici. Qu :~ nto all'intervento i relatori così si esprimono: nelle gravi, grandi ferite d'a. da f. del cranio, comminute, la tecn ica è rimasta sempre la stessa. Nelle ferite d'a. da f. penetranti è per !o più possibile vincere lo stato di shock col riscaldame nto. con l'idratazione e coi farmaci così da potere intervenire dopo 12 - 18 ore.


In molti casi esiste:: un prolasso cerebrale che non è giudicato sfavorevole dai relatori, perchè occlude il foro cranico ed impedisce l'infezione. Il prolasso cerebrale è un sintomo della iperpressione cerebrale e costituisce perciò un'indicazione all'i ntervento immediato. Nelle ferite d'a. da f. tangenziali, senza lesione durale, si hanno subito, o dopo un intervallo libero, manifestazioni di commozione cerebrale ed esiste comminuzione cerebrale ed emorragia subdurale. Oalìc personali osservazioni i relawri traggono le seguenti conclusioni: I 0 - I tragitti delle ferite d'a. da f. ce::rebr:1li sono spesso sorprendentemente stretti così da far credere quasi che siano stati fani d:: un chirurgo. Non sono spappolati cosicchè è sufficiente un lavaggio per separare il tessuto ammalato da quello sano. 2° - Anche nei casi ;:on tensione e mancanza di pulsazione della dura le condizioni cerebrali migliorano molto rapiuamente dopo l'asportazione dello spappolamento della massa cerebrale e de i grumi di sangue, nè devesi temere un prolasso cerebrale, consecutivo ad iperpressione intracranica. Perciò non è necessario ed è anzi pericoloso fare una puntura lombare prima che sia stata aperta la dura. I relatori ritengono per molto verosimile che questa pressione cerebrale locale, pre\'entivamcnre ancora eliminabile senza intervento, conduca più t:udi, nei teriti che non appaiono gravi, all'iperpressione generalizzata ed al ccma. Il metodo del lembo osteo- cutaneo appare ad essi il migliore pel trattamento tleilc ft:rite tangen7.iali. Le sequele pcst-operatorie sono state per lo più semplici. Se si sono instaurate commozioni cerebrali debbono essere combattut:: con punture lombari ripetute. I pericoli momentanei consistol"o nello shock, nelle reazioni generali neurovegetative (febbre, indolenza, alterazioni vatcmotorie centrali e periferiche, affezioni polmonari, abbassamento di pressione). Tutte coteste manifestazioni possono aver luogo senza ematoma secondario, senza edema cerebrale, senza aumento della pressione ventricolare e si debbono riccndurre verosimilmente ad alterazioni dei centri periventricolari del mesencefalo. Una sola volta è occorw di vedere ai relatori, in una lesione del bulbo oculare con frattura della volta orbitaria, n0n ;;~ccornpagnata, però, da f'matoma sottodurale, una reazione abnorme del circolo viscerale consistente in emorragie polmonari, intestinali e renali. punture lombari precoci sono da evitare essendo esse nettamente indicate solo di fronte all'infezione ed all'iperpressione tndocranica. Le ricerche batteriologiche dei tragitti hanno dimostrato çhe l'intensità dell'infezione non è in rapporto colla lunghezza dei medesimi, il che tleve costringere ad asportare i proiettili ritenuti. AJ termine della relazione Lenormant ha chiesto ai relatori dopo quanto tempo J'UÒ essere trasportato un operato. I relatori ha nno risposto: dopo 3 settimane di osser,.azione diurna e notturna. Il minimo dopo 12- 14 giorni. Basset ha poi aggiunto che di tutte le ferite d'a. da f. cranio-cerebrali e midollari e di tutte le lesioni accidentali è stato operato il ..p % con una mortalità del 44 o/., nelle prime e del 21 ":, nelle seconde.

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(;ALLETTO.

F. BoRDONARO: Le infezioni gangt·etJOse degli arti complicanti le ferite di guerra. Bologna, Ed. L. Cappelli. Il capitolo delle infezioni g:mgrenc,se nelle ferite di guerra è stato cd è tuttora uno dei più appassionanti argomenti della traumatologia di guerra per la complessità dei fattori c:tiopatogenetici e della evoluzione anatomo- ciinica di queste gravi complicazioni così frequenti nelle lesioni traumatiche prodotte dagli agenti vulneranti di guerra. La messe di lavori puhblicati nella grande guerra europea 1914 - 1918 rappresentano il periodo florido dello studio della gangrena ederno. gassosa dopo un'arida c confusa çonosccnza di questa particolare forma di infezione delle ferite di guerra. Senonchè, nonostante la vasta casistica e la varietà delle forme cliniche os~crv:lta nella guerra rnon-


874 diale, molti punti rimasero ancora oscuri forse per l'affollata e non ben controllata indag ine batteriologica ed anatomopatologica durante il periodo di guerra, molto probabilTI'lente perchè i feriti affetti da infezioni gangrenose arrivavano nei luoghi di ricerche quando avevano sorpassate le prime fasi evolutive dell'infezione. Ad eccezione delle pubblicazioni comparse nell'immediato dopo guerra, lo studio di tali complicanze, da noi, ha :-ubito un periodo di stasi fino alla guerra italo- abissina n el 1935 · 1936 e successivamente alla guerra di Spagna ( 1936- 1939). Il Bordo naro è uno degli A A. che, per primo, con la sua monografia : « Le infez ioni gangrenose degli arti complicanti le ferite di guerra >>, ci offre del materiale di studio, integrato da interessanti considerazioni cliniche sulle infezioni gangre nose nelb guerra di Spagna. La monografia dell'A. dopo una breve premessa ed alcuni cenni storici è divisa in quattro parti. Nella prima sono riportate ie varie fasi storiche circa la conoscenza della gangrena t:demo - gassosa in questi ultimi anni dal punto di vista etiopatogenetico e per ciò che riguarda la anatomia patologica, la clinica e la terapia. E' una sintesi breve, ma concreta, utilitaria in cui, in uno sguardo incisivo, sono riassunte le p:irti più importanti t gli spunti della critica della passnta 1;,ruerra. Nella seconda parte l'A. riporta il contributo casistico personale riassumendo, di ciascun caso, i dati riguardanti il ferito, la ferita nella contingenza del ferimen to, le complicazioni, la evoluzione clinica, il trattamento e l'esito della forma morbosa. Schematico e nello stesso tempo completo è lo studio dei 43 casi di gangrena edemo- gassosa, da lui studiati e completati da una lucida di~cussione dei protocolli. Non priva di interesse è la terza parte, in cui l'A., nell'esporre le sue considerazioni critiche circa l'etiopatogenesi e l'anatomia patolog;ca, si sofferma, sulla base delle sue osservazioni, principalmente sul trattamento profil:Jttico e definitivo delle ferite deg li arti in rapporto alle vn rie forme e''olutive comprendendovi il « trattamento reintegrativo precoce degli esiti di tali lesioni •>. L:~ quarta parte è una breve sintesi in cui l'A ., passando in rassegna la questione tamo dibattuta della classificazione delle forme cliniche della gangrena edemo-gassosa , espone i criteri di una sua personale classificazione delle infezioni gangrenose di guerra in rapporto « ad un rapido orientamento terapeutico chirurgico». La veste, la trattazione, e l'interessante materiale di osservazione costituiscono il valore e l'importanza della pubblicazione del Bordonaro, che rende, specie ai g iovani medici. molto agevole ed m forma riassunti va lo studio di un capitolo di primo ordi ne della trnumatologi:t di guerra. MAcLIULO. S. LATTER I: L'a/coolizzazione , dei 11ervi interco;tali nella terapia delle ferite toraco- polmonarl. - Atti e memorie della Società Romana di Chirurg;a, anno Il, fase. V II. 1940. L'A. fa rilevare anzitutto come il problema sulla cura delle ferite toraco - polmonari in guerra non possa ancora considerarsi risolto. Ritiene che il migliore trattamento sia ogp rappresentato dalla collasso. terapia ed a tal proposito ricorda il contributo notevole apportato dal Morelli, con !"applicazione del pneumotorace :~Ila Forlanirù. L 'attuazione di tale metodo però, oltre a presentare delle controindicazioni (sinechie pleuriche, feri te hilatcrali. ferite con breccia tomcica aperta ecc.), offre in guerra delle notevoli difficoltà. dovute sovratutto alla mancanza di un apposito strumentario nei posti avanzati di medicazione cd alla necessità che il pneumo venga attuato da medici specializzati. Ne consegue che spesse volte là o,·c 1:J collasso- terapia dovrebbe arrecare dei va ntaggi inestimabili. nei cnsi di emorr:1gi:~ ad es.. non potr3 essere attuata .


Da tal punto di vista merita dt essere preso in considerazione un metodo di cura che l'A., per il primo, ha proposto ed attuato nella terapia di tal genere d i feriti e cioè l'alcoolizzazione dei nervi intercostali. Tale metodo, che per la sua semplicità ed innocuità è possibile praticare in qualsiasi momento ed in qualsiasi posto, realizza tutto un complesso di condizioni anatomiche e funzionali che mentre favoriscono decisamente il processo di guarigione della ferita polmonare e di quella toracica (l'A. ricorda in proposito l'azione nettamente favorevole dell'alcoolizzazione nei casi con frattura delle coste) arrestano ed ostacolano l'insorgenza di complicanze sia immediate che tardive, come dimostrano i risultati lusinghieri ottenuti anche da quegli AA. che hanno avuto modo di controllarlo nella guerra etiopica ed in quella di Spagna. L'A. s'intrattiene in ultimo sull'intervento chirurgico che, in alcuni casi, rimane sempre l'arma più sicura che ha in mano il chirurgo nel tentativo di salvare il ferito. AuTORIAssuNTO.

NEURO -PSICHIATRIA. M. ZAL.LA: Traumi c sindromi parkinsoniam:. -

«Rassegna clio. sci::nt. >l , n. 7, 1940.

Sia per la rinomanza dell'A., sia per l'argomento, questo è un lavoro di grande interesse, soprattutto nel campo dell'infortunistica e della medicina legale, essendo tutt'altro che risolto il vecchio quesito sui rapporti di dipendenza delle sindromi parkinsoniane da fattori traumatici. L 'A . parte dall'illustrazione clinica di due osservazioni personali ( r": investimento da corrente elettrica, cui seguì rapidamente la comparsa di emitremore; 2": trauma ad una mano, con immediato inizio di tremore alla mano medesima), entrambe sicuramente appartenenti alle sindromi parkinsoniane, «con apparenza di autentico morbo di Parkinso~ anzi che di forma parkinsonsimil~ ». Il primo caso, nel quale eravi anche stata una sovrapposizione nevrosica concernente le sensibilità, trattavasi di soggetto in età ancora piuttosto giovane (44 anni); iD secondo, SCS!:antaquattrenne, era in evidenti condizioni di senilità. In entrambi l'anamnesi era assolutamente muta per qualsiasi precedente morboso che potesse comunque interpretarsj come una manifestazione sia pure remota e frustra di encefalite epidemica. Quindi l'A. entra nel vivo della questione, premettendo che « la possibilità di sindromi parkinsoniane traumatiche è generalmente riconosciuta . . . quando sussistano alcuni requisiti di intensità del trauma e di cronologia delle manifestazioni morbose, e sempre prescindendo dalla enorme difficoltà pratica di accertare se qualche sintomo non preesistesse all'evento traumatico; difficoltà particolarmente grave, per ragioni ovvie, nel campo dell'infortunistica ». Per le forme parkinsoniane prodotte da trauma cranio- encefalico si può ammettere con una certa facilità «che un forte squasso cerebrale possa determinare delle lesioni, per esempio di natura emorragica, come qualche reperto autopsico ha dimostrato: nella regione dei nuclei grigi centrali ll. Nei casi di sindromi parkinsoniane da traumi periferici l'interpretazione è molto più ardua e discutibile, anche perchè la maggioranza degli AA. nega siffatto rapporto eziologico, specialmente se non può essere con fondatezza invocato l'intervento del fattore emotivo. In tali casi rientra la 2a delle osservazioni dell'A., m<::ntre nella l" l'associarsi all'intensa scarica elettrica d'un grave psicotrauma rende meno arduamente sostenibile l'azione causale di questo complesso traumatismo per ii prodursi della neuropatia. Orbene, nei casi di traumi periferici accompagnati da scarsa componente emotiva, non sembra all'A . ammissibile che possa insorgere un Parkinson. Le imèrpretazioni di volta in volta fornite per spiegare tali insorgenze paiono all'A. «acrobatiche l>, nè gli sembrano dimostrati~i i fatti clinici (di fronte ai quali è sempre dover.oso inchinarsi anche quando non si ne~ca a spiegarli) per i quali sono state escogitate.


(( Con tutto cro - c.ondude testualmente il Prof. Zalla - dal punto d i vista della pratica infortunistica riconosco che anche nei casi di questo genere non conviene agli Istituti assicuratori un atteggiamento di rigida intransigenza: la carta stampata, anche s<" si tratti di lavori in ultima anaiisi non dimostrativi, assume non di rado un valore decisivo nel giudizio di chi, anche dotato di mente elevata, non possegga elementi di c ultur:-e e di esperienza personali sufficienti per poter esercitare una critica autonoma 11 . CARLO Rrzzo. V. P ORTA : M~ningOt·adicoliti e polinevJ'Ìti. Contributo dJnico alla nosografìa delle alfe· zioni .del neurQ71e periferico. - l< Arch. di Patol. e Clinica medica )), fase. V - VI , p. 293· 1 940. L ' A., sulla base di un <Jssieme accurat:~mente studiato e molto dimostrativo di 14 osservazioni personali, riprende in esame il dib:Htuto argomento delle affezioni infiammatorie del neurone periferico. Egli .si occup:-e, più propriamente, delle cosidettc polinevriti, e diff: renzia dalle forme più o meno isolate - anche se mul tiple c simme triche - quelle con tendenza all:l ge neralizzazione. con caratteri di malattia a sè stante. ad andamento per lo più benigno e con alterazioni liquorali di natura prevalentemente trasudati va (dissociazione albumi no . citologica). Il Porta si soffcrma in particolare ~u queste ultime forme, e ritiene per esse giustificat<J !:t d enominazione di << mcningoradicoliti l• per indicare che la sede primitiva del processo è intrameningc::a e che la malattia si ripercuote soprattutto sulle radici spinali. C)ueste mcningoradicoliti (colle quali si identifica la nota sindrome poliradicolo- nevritica di Guillain e Barré) possono presenta rs i in modo primitivo criptogenetico - spesso con andamento modicamente epidemico - ; ma più di frequente compaiono durante la convalescenza di malattie infettive, da causa nota: piogeni, vi r us filtrabili (influe nza, herpes. z~ter, ecc.) e specialmente bacillo difterico. L'interessante e la rgamente documentato lavoro del Porta tratta i vari aspetti di questo quadro morboso c del!:: forme ad esso affini; ma non possiamo neppure accennare ad ogni argomento nel l ';~mbito dr una re.:ensione. Diremo solo che, nei paragrafi dedicati a'lla terapia, si consiglia di associare all'eventuale trattamento specifico (sieri, ecc.) cd a quello antinfcttivo generico (urotropina endovena, e simili), l'azione ipotensi va ed altamente benefica oelle ripetute rachicentesi, l'azione risolvente della roentgenterapia in corrispondenza dei tratti meni n go- radicolari interessati, la piretotcrapia. nonchè quella razionale e precoce ricducazione dei gruppi mu~colari1 colpiti (blandi massaggi, mobilizzazione passiva) sulla quale d:r tempo insiste la Scuola nevrologica milanese. Del che era conveniente par bre, sia pure di sfu ggita, dato l'interesse clinico che le forme mo rbose in discorso - rclati,·amente frequenti nei g ro,·anr - hanno anche per l'ambiente medico militare. C.~RLO Rrzzo.

0FTALMOLOG/A. Che in fluen za ha la carenza di vitamina A sulrinsQ7·genza della chct·ato. <·ongirmtivite allergica (scrojolosa) stagionale rc-cidivante? « Klin. Mbl. Augenk l) , CIV, 1940.

F ROK IMOPOULOS:

Il f:lttore st:~gionalc ha certamente una gr:~ntle importanza nd determinismo ddb rhcrato · congiun ti \'Ìtc allergica (scrofolosa) come l'A. dimo~tr:t con grafiche: prove nie nti eia o•pcd~ li di Vi<:nn:t e con un01 serra w ùifçussione sul valore dell'etiologia tubcrcolo :1l lergiGI.


L'A. ha studiato 41 casi di cherato - congiuntivite flittenulare ed ha potuto mettere m evidenza, nella maggior pane dei ..soggetti esaminati, una ipovitaminosi A. Nei casi di carenza di vitamina A anche il senso lum·inoso era inferiore al normale. Secondo l'A. la cherato - con1:,Tiuntivitc può insorgere anche. ma più difficilmente, ne• soggetti con allergia tubercolare. Quanto alla terapia l'A. consiglia sornministrazione di Vit. A (da 12.000 a 48.000 U. pro die). T ESTA.

GALLINO e 0NETO: F~rita dell'orbita prodotta da matita copiativa. Oftalm. », IX, 1940.

Buenos Aires, << Arch.

I colori basici di anilina provocano d istruzione e necrosi dci tessuti coi quali vengono a contatto. Gli AA. riportano la letteratura sull'argomento e riferiscono su di un caso in cui si era avuto una ferita della palpebra superiore colla punta di un lapis copiativo. Nella zona della ferita si ebbe un quadro clinico simile al flemmone. Secondo gli AA. bisogna, in questi casi, interve nire chirurgicamente asportando gli eventuali residui di matita, il tessuto colorato e quello circostante che si suppone compromesso. e poi nei giorni seguenti pr:1ticare lavaggi con soluzione di acido tannico a l 5- 10 ..... . T ESTA.

E. GALLARDO, R. PFEJFFER e R. THOMPSON: Trartamento delle infez i()ni corneali sperimentali coi raggi limite. - << American Journ. Ophthalm. », n. 23, 1940. Gli AA. che in un precedente lavoro avevano già affermato che i raggi limite hanno potere battericida sulle culture di stafilococchi su piastre di agar, o ra hanno studiato l'efficacia degli stessi raggi nel trattamento di infiammazioni corneali. Lesioni e cicatrici corneali dovute ad iniezioni di sospensioni di una cultura di stahlococchi nella cornea di coniglio si. presentavano meno intense quando gli occhi erano stati irradiati prima coi raggi limite. Le reazioni endoculari negli animali trattati con raggi limite erano scarse e di breve durata. Inoltre in questi stessi occhi la secrezione congiuntivalc scompari va più presto. TESTA.

D ERMO - SIFJLOGRAFJA. BILANCI A:

La cr()fflo r~azi()ne di /dc nella diagnosi del/a sifilide. -

•< Il Dermosifilog rafo >•,

n. 8 , 1940.

La cromo reazione di Ide (R. 1.) è la più recente fra le numerose reazioni ideateper l a diagnosi della sifilide e già diversi studiosi ~i sono occupati di tale argomento. La ~· l. è stata definita la reazione per la diagnosi immediata della sifilide, perchè fra i suo1 pregi essa annovera quello di poter essere eseguita in un tempo minimo e di poter .dare quindi un risultato immediato essendo necessari solt<>nto pochi minuti primi per l'esecuzione e per la lettura. ' U n altro. pregio non indifferente è quello di non richiedere per la sua esecuzione u n laboratono attrezzato, nè uno strumentario speciale, essendo sufficiente qualche oggetto di vetro ed una lente di non oltre 50 ingrandimenti per la lettura, e per quanto· riguarda la temperàtura non vi sono limitazioni speciali. La R. l. inoltre può essere eseguita su una sola goccia di srmgue e quindi norl richiede la puntura di vena.


L'A., dopo aver premesso queste considerazioni di ordine generale, accenna al meccanismo d'azione, che pare sia basato su di un fenomeno fisico- chimico che sì svolgerebbe tra i lipoidi dell'antigene e quelli contenuti nel siero in esame, che egli avrebbe rilevato mediante un semplice e geniale esperimento, seguendo al microscopio lo svolgersi della reazione. L'A. passa poi a descrivere le ricerche personali eseguite su un migliaio di reazioni, di cui circa 6oo praticate su siero inattivato e 400 su sangue in toto. Ha inoltre eseguito un certo numero di reazioni sul liquor. Come confronto dd la R. I. l'A. si è servito della R. W., della Citochol e della M. K. R. II. L'A. fa presente che il piccolo numero degli esami praticati sul liquor non gli permettono di esprimere un giudizio sul comportamento della R. I. e si limita a riferire che in tutti i casi esaminati i risultati hanno concordato con quelli della R. W. Il tempo occorrente per l'esame della reazione eseguita su sangue fresco si riduce a pochi minuti, mentre per quella eseguita sul siero occorre un tempo maggiore, necessario per la coagulazione del sangue e per la formazione di un po' di siero, se <jUesto viene impiegato attivo e ancora di più se si preferisce lavorare su siero inattivo e ciò in relazione al tempo occorrente per l'inattivazione. Il vanto quindi di una eccezionale rapidità si riferisce soltanto alla reazione di !de su sangue totale, la quale in generale è meno netta di quella praticata su siero. Non tenendo conto della intensità della razione, l'A. afferma che la sensibilità è pressochè la stessa sia col sangue in toto che col siero inattivato, mentre è nettamente inferivre col siero attivo. La R. I. si è dimostrata più sensibile della R. W. e della Citochol, ma meno sensibile della M. K. R. II., sia se eseguita su siero che su sangue totale. P er ciò che riguarda la sensibilità della R.I. nelle singole forme di lue nei confronti delle altre reazioni, essa è ~tata elevatissima nella lue congenita (9o.90 %) nei confronti della R. W. (54,54 %) e della Citochol (72 %) e nella luc latente e curata in cui le percentuali di positività coincidono presso a poco con quelle della M. K. R. II. L'A. però fa rilevare che la R. l. può dan:: qualche volta dei risultati oscillanti diversi, quando viene ripetuta a breve distanza di tempo nello stesso soggetto e indipendentemente da qualsiasi terapia. Concludendo l'A. afferma che la R. I. (; un mezzo di diagnosi sierologica di un certo valore, del quale si deve apprezzare sopratutto la semplicità c la rapidità ddla tecnica e che impiegata con giusto discernimento delle sue possibilità pratiche si può ritenere utile come criterio di orientamento, pur esigendo in ogni caso la conferma delle reazioni classiche, alle quali non si può in alcun modo sostituire. C!t.,RLUCCI. CHIMICA. SINDACATO NAZIO:-.IALE FASCJSl'ACHJ~uc•: Autarchia chimica.- Roma, 1940, ti p. Grafitalia già Pizzi e Pizio. Un vol. 4° (cm. 24 x 34), pag. 704- XXXII, iJlustrato e rilegato in tela. Prezzo L. 200; L. 16o per i soci del Sindacato Chimici. Questo volume comprende una serie d 'interessanti monografie, che come (a rilevar~ 11 cons. naz. do tt. Luigi Sarcoli, che ne fa la .presentazione, dànno una chiara dimostra· zione del contributo assai note,•ole della chimica e dei chimici al progresw ed all"autar· chia della Nnione. Le due prime monografic riguardano questioni generali; nella prima il cons. nJZ. dott. Angelo T~1rchi tratta i P1am Autarchici della Corporazione della Chimi'ca; nella seconda. la Chimica e l'Autarchia; il sen. ing. Giovanni T ofani, presideme della


Federazione Nazionale rascista degli industriali dei prodotti chimici, mette in rilievo lo sforzo delle principalj industrie chimiche italiane per raggiungere l'indipendenza cl ali 'estero. Nelle altre monografìe da professori universitari, da direttori d'istituti wperiori e da insignì tecnici sono trattati, documentati con la raccolta numerosi dati ed accom. pagnati da illustrazioni, i più interessanti argomenti. Fra questi occupa il primo posto il problema riguardante i combustibili, i carburanti e gli olii lubrificanti. Un Diorama autarchico di un grande gruppo industriale fa la storia del nostro più grande organismo chimico industriale : la « Montecatini ». Degli altri argomenti molto importanti sono da ricordare quelli che trattano gli azotati sinte.tici, la cellulosa ed i progressi della chimica metallurgica, sia in rapporto alla produzione siderurgica e delle ferroleghe sia in merito alla produzione di altri metalli specialmente dell'alluminio e del magnesio. Meritano altresì menzione le monografie riguardanti le industrie tessili, con i pr<>dotti ausiliari, i colori organici, le industrie del cemento, del vetro e delle ceramich e, le industrie chimico- agrarie, gli antigrittogamici, le industrie conciarie, le materie plastiche, l'industria resiniera, le essenze ed i profumi. Per l'industria del farmaco sono da segnalare: la monografia del prof. Valenti, direttore dell'Istituto FarmacologiCo della Regia Università di Milano, che tratta i'Autarchiq del Farmaco, che egli afferma pienamente raggiun ta, quella del prof. Cesare Serono, cons. naz. e presidente dell'Associazione Italiana di Chimica, su gli Equilibri e Disfunzi<mi Enzimatiche, Ormoniche e Vita.mùliche nel vivente, e l'altra del prof. Soldi, della Regia Università di Padova, sul Problema ddl'ùuulina in Italia. E, passata quindi in rassegna la produzione dei principali stabilimenti chimico- farmaceutici italiani fra cui Carlo Erba, Istituto Sieroterapico Milanese, Lepetit, il dott. Massa fa notare la preautarchia dell'Istituto Medico Nazionale Farmacologico Serono. La serie delle monografìe è chiusa dal prof. Todisco, direttore dell'E. N. I. O. S. che tratta : Contributo dell'industria chimica all'utilizzaziane integrale delle nostr~ risorse, dove mette in rilievo l'importanza del problema dei recuperi.

m

REMO CORRAOI.

SOMMARI Dl RIVISTE MEDICHE MI LITARI. GERMANIA.

DER DEUTSCHE MILITiiRARzT. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell 'esercito, della marina e dell'aeronauùca, Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24· Fase. X, ottobre 1940.

H and/oser: Per il 70° compleanno del generale medico capo professor Fr:tnz. Dictlen: Il giudizio sull'idoneità alle fatiche di guerra degli individui affetti da distu rbi cardiaci. Baach: Esistono rapporti fra infezioni focali e nevrosi cardiaca? MUller: Sul trattamento della polmonite con I'Eubasinum. Mal/ison : Disturbi gastrici nei piloti aviatori. Frund: Il metodo più semplice per la localizzazione dei corpi estranei. Kalbe : Lesioni di guerra dell'occhio e loro cura. Schmidhub~·: Lt cura delle lesioni del viso e dei masccllari. Ganzer: Lesioni di guerra dei mascellari. Claus: Sepsi tonsillogena. Osservazioni fatte in un ospedale da campo.


88o R aydt: Sull' igiene <.Ielle spedizi o ni militari moderne ai trOpiCI. Nusselt: Fratture da strappamcnto della spina iliaca anteriore inferiore. STA TI UNITI. THE

MIWTARY SuRGEOK. Army Medicai Museum and Library. Washington, Volume LXXXVII, n. 2 , agosto 1940.

H urne: La fondazione della mt:tcreologia amcncana per opera della Sanità militare d egli S. U . Greco: Il trattame nto m oderno della ~ifi l idc. Ortion: Un ufficial:: osservatore m ed ico presw i Francesi. U lShet·: Pronto soccorso e trattamento successivo. W h i te: Varianti consigli:nc nell a prep:~ra:z.i o ne c distribuzione delle cartelle cliniche. Schmidt: Trasporto dci feriti per Yia aerea. Force : Passaggio da dentista civile ad ufficiale- oùontoiatr:t. Pleasants : La medicina d ell'av'.'enirc. Krusen: Diatermia ad onde corte. Kanror: Esperienze sanit:trie durante le prime manovre dell'esercito nel 19)9· Jaffer: Il chirurgo dentista con le truppe in guerra. Pha/en: Il dottor La Fayctte direttore di Sanità dell'esercito della Virginia sct\en· trionale. Volume LXXXVII , n. _i, settembre 1940.

Voegtlin e Spencer: 11 programma feder:tlc per il controllo del Cancro. Jo-runes: Letteratura m edica e hibliotech c mediche. Zinsgr: l controlli sanitari della mobilitaz ione. Felsen e Lcvenkron: Studi ~per imentali sulla produzione di :tgglutinine per il Bac. dyse11teriae. Rachlin: La cclostcmi:, c l'assistenza che essa richiede, ed un nuovo tipo di borsa per colostomizzati. Cozen: T erapia della cangrcna gassosa. Th()171as: Cinque casi di fistole gastrocoliche e gastrodigiunocoliche. Linthicum: Carrello a m ;1no o piccolo rimorchio per equipaggiamento sanita rio. Stout: Pronto soccorso in prima !Jnea delle ferite d'arma da fuoco della faccia e delle mascelle. Peluse: Una pratica lampada portatile per otorinolaringoiatria. Murdo: La malaria nelle m a novre del 1940 a Luzon (Filippine). Goldman: Il dermatologo nei servizio sanitario militare. Friend: Pedacio Dioscoride chirurgo militare al tempo di Nerone. SVIZZERA.

VIF.RTF.LJAHRSSCHRJFT FVR S<.:HWE IZERJSCHF. SANITATSOFFIZIERE, Corpo sanitario mihtarc. N. 3, Basilea, ottobre 1940.

lnhalr: Trallamentu dei fe riti della fa ccia e delle mascelle.

Rivista trirnestr:llc del


NOTIZ I E .

RICOMPENSE

AL

VALOR

MILITARE

CONCESS E

AD

UFFICIALI

DE!L

SERVIZIO

SANITARIO. MEDAGLI A D'ARGENTO AL VALOR MILITARE.

BocAZZI Franco di Federico e di Vannucci Adelaide, capomanipolo medico 4• reggimento CC. NN. - Ufficiale medico di battaglione, visto cadere /e'rito tm ufficiale in

terreno forumente battuto dal tù·o deltartiglieria avversa1·ia., si slanciava animosamente da solo, in suo soccorso, 1imanendo egli stesso ferito mentre ritornava al posto di med~­ cazione col compagno sutle spalle. Nè perciò t1·alasciava il suo comp:.-to, dimostrando CO · raggio non comune, altruismo e alto sentimento della propria missione. Già distintosi in 11recedroti azioni. - Quota 1294, Muela, 13 luglio - Sierra de Ja val arnbre, :zr settembre 1938 - XVI. ~tsCHF.DDA . Raffaele f~ Antioco e ~i Pin~a ~ariang.:la, d~ Ghila r ~a (Cagliari), capo manrpolo med1co :z0 regg~mento fantena <c Ltttono 11. - Ufficutle medrco fA battagliane

già distintosi in precedenti fatti d'arme per coraggio e spirito di saet•ifido nell'adempt~ mento della sua umanitaria missione. Durante un attacco contro munitissime posiz-ioni '!emiche, saputo che due ufficiali erano caduti gravemente feriti. con 1Ùchio .della propria t'Ì.ta ~.i recava. sul posto a soccorrer/i. Medicati/i sommariamente, attraversando un terreno scoperto e battuto dalle mitragliatrici avversarie, li traspot·tava uno dopo l'altro sulle spalle sino al posto di medicazion<> salvando/i così da sicura morte. - Mas de Al ben tosa, rs luglio 1938 - XVI. TRIGARI Mario, da Mondovì (Cuneo), capomanipolo medico 3v reggimento fanteria legionaria. (Alla memoria). - Ufficiale medico di battaglione, già distintosi in precederJti

combaJtimenti per coraggio e grande spirito di sacrificio.. nell'adempimento della sua umani.tçria missione. Durante un aspro combauiment.o, in zona foncmente battu'ta dal fuoco nemico, con sprezzo del pericolo si prodigava incessantemente r1efla cura dei feriti. Una raffica di mitragliatrice lo colpiva a m01·te mentt·e, i11curante del grave rischio. medicava in '""eno scoperto un legionario graveme-nte fcriw. - Albentosa, I') luglio 1938- XVI. MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE.

. C1R10 Giovanni fu Giuseppe e fu Bcrutto Antoni ~tta eh T orino, scnjore rm:dico tntende nza C. T. V. - Se11iore medico, chirurgo di alto valore, dopo avere efficacemente

contribtnto con i suoi infermieri ad eliminare una pericolosa infiltrazione di el~mentt avversari, sotto mitragl;amento aereo, r101z sospendeva UT/a delicata operaz ione chirurgica. per quatzto nei pressi della tenda venisseru colpiti 11 morte feriti che erano in atte.•a della rua opera umanitaria. Esempio di elevati .<e11timcnti umanitari e .;prezzo del pericolo. Catalogna, 23 dicembre , 93s-8 febbraio 1939 - XVII . . A;r.;n;o"o Guglielmo fu Luig t c di Cipnano Arcangcla, <.b T eano (Napoli). ccntunone medico 2 " reggimento cc Frecce Nere ''· - Capo del servizio sanitan·o regginun-

tale. durante un contrattacco 11emico, prodigall(l le sue cttre (lj nostri feriti , incurante del .f>ertcolo.. Benchè nuclei nemic~. appoggiati da carri al'mati, fossero giunti ,;cinissimi al P_osto dz medicazione, e bcnch~ uno dei suoi am'stenti cadesse ferito al suo fianco, COII1'?U4va a svolgere l'opera sua con ammirevole calma_ Bell'esempio di sprrito mrlrtare r dr alto senso del dovere. - Quota 282 di A spa, 30 dicembre 1918 - XVII.


882 BASCAPÈ Alessandro di Claudio e. fu Baldi Rosa, da Pavia, centurione medico C. T.V.

- Ufficiale medico di grande va/ore, volontario in terra di Spagna, durante tutta la gu"'a ha dato indubbie prove di tranqtli/la fermezza di fronte al pericolo rerzdendos-i elemento pt·ezioso durante il bombardamento aereo di S. Coloma. - Catalogna, 23 dicembre 1938. ~ febbraio 1939- XVII. L ucHJ Salvatore fu Benedetto e di Maria Zempireck, da Madice (Trento), centurione medico I 0 reggimento fanteria «Frecce Azzurre ». - Centurione medico dotato di alti .rentimenti militari, durante due giornate di aspri combattimenti .fÌ prodigò a raccogliere c a curare feriti nei punti più esposti al tiro nemico, dando brillante esempio a ~tti ed in ispecie alle squadre p01·tajeriti di continuo e sereno sprezzo del pericolo. - Alto dc San Juan e Monleon, 19-21 luglio 1938- XVI. Lucm Salvatore fu Benedetto e di Maria Zampirech, da Madice (Trento), centurione medico 1° reggimento fanteria « Frecce Azzurre». - Centurione medico, nel tumttlto della lotta. sospinto dai suoi alti sentimenti ttmanitari, instancabile .ri p(»'tava dove maggiore era la lotta per prestare sul posto la sua preziosa opera aì feriti più gravi. Ammirevole per coraggio e spirito di sacrificio, nella sua speciale missione non ha dimenticato dt essere, nd 1915, fuggito dalla natia ten·a trenJina per combattere valorosamente da .fante le gloriose battaglie della guerra mondiale. - Catalogna- Monte Frn:ca - Serrant, 3-12 gennaio 1939- XVII. MANCIOLI Ottorino di Gino e di Brunetti Aurelia, da Roma, ce~turione medico f-.attaglione autonomo Laredo. - Ufficiale medico di un battaglione fortemente impegnate nell'attacco di importante posizione nemica, si portava in prima linea, allo scoperto, per curare i numerosissimi feriti. Visti cadere quasi tutti gli ufficiali del reparto si recava ove f•ÌÌ4 forte era il pericolo per animar~ i legiònari 11 li!fUre salde le posizioni cO'n ranti"J sacrificio conquistate. - Strada S. Coloma - Igualada, 18-19 gennajo 1939 - XVII. BoscHETII Giuseppe fu Lodovico e di Zorzi Camilla, da Povo di Trento, capomanipolo medico battaglione d'assalto « Folgore ». - Ufficiale medico sereno, ardente di patriottismo~ durante due aspri combattimenti si prodigava nel portare ai feriti, sotto ttiolento fuoco di fucileria e mitragliatrici, la sua opera di sanitario con cQSciente sprezzo del pericolo. Animato dal desiderio di lenire il dolore e di salvare delle vite umane, ripeturame-nte si recava fuori dalle linee per trasportare e poi curare varii feriti d el s-uo reparto. - Albentosa- Benafer, 15-25 luglio 1938 - XVI. Zwu Bruno di Domenico e di Sangiorgi Elvira, da Ancona, capomanipolo medico .f reggimento CC. NN. - Ufficiale medico di battaglione, con assoluto sprezzo del pericolo, per meglio esplicare il suo difficile compito, partecipava a dura battaglia con ; reparti avanzati. Visto cadere ferito un legionario in zona scoperta e vivacemente battuta dal fuoco Mmico, si lanciava in suo aiuto con grave risch::o della propria vita, gli prtstava le prime cure e provvedeva a trasportar/o in luogo sicuro. Esempio di dediz ione al dovere e .rpirito di sacrificio. - El Estreche - Alto de Bui tre, 21-22 settembre 1938- XVI. 0

CROC~. DI GUERRA AL VAWR MI UTARE.

}Esu Gavi no {u Gaetano c fu Chiara Galletti, da Napoli, centurione medico nucleo chirurgico R. - Dircf!ore di un nucleo chirurgzco, durante una violenta incurs-ione ac:rca nonostall/e la manifesta efficacia del mitragliamcnto, pro.reguiva nell'intervento operativo it, corso . di esecu zione: dando bella prova di calma, sprezzo del pericolo, alto spirito di n!megaz;Jone ed umamtano. - T orrcbcscs, 30 dicembre 1938 - XVII. l

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- PRoMOZIONI DI UFFICI ALI DEL SERVIZIO SANITARIO.

UFFICIALI MEDICI IN s. P. E.

Tenenti colonnelli promossi colonnelli : SAVARINO Saverio, SUMA Cosi mo. Maggiori promossi tenenti colonnelli: MoRI Annibale, CtoDA.RO Raffaello. Capitani incaricati del grado superiore p1·0mossi maggiori: V ASTOLA Mario, BAUD<> Antonino, PELLICINI Ferrante, BoRGHI Leonida, Gentile Vitangelo. Tmenti pramossi capitani: PERRONE CAPANO Federico, DE NtEDERHAUSERN Arnoldo~ ARAGONA Carmelo. UFFICIALI CHIMICI FARM.~CISU IN s. P. E.

Tenenti mcaricati del grado superiore promossi capitani: GAMBI NO Antonino. Tenenti promossi capitani : Gol\ IA Angelo. (Bot/mino ufficiale, disp. 64'\ 1940 - XIX).

- Vl'ITORIO PuTTI. Il 1° di questo mese si è spento a Bologna VnToRio PuTTJ, successore degnissimo del grande Codivilla. Come al Su? maest~o, si deve . an~hc a Lui se la Scuola itali~na di Chirurgia degli organi del movtmcnto e assurta md1scussamcnte a fama mond1ale. Da tutta l'orbita civile, difatti, dalla Svezia alle Americhe, la parola che partiva dalla luminosa collina di S. Michele in Bosco, dalla mirifica officina umana del 1< Rizzo! i >>, era ognora auesa e desiderata. A 6o anni si può dire che Egli abbia troppo presto lasciato la Sua dimora terrena, specie se si pensi che il nostro Paese, e l'umanità tuua, in conseguenza del grandioso periodo storico che stiamo attraversando, avrebbero avuto molto bisogno dei lumi della Sua dottrina e della perizia incomparabile della Sua benefica mano. Ma la complessa opera Sua non muore con Lui, tanto fu innovatrice, e quindi feconda. I medici dell'Esercito, fra i quali la Chirurgia ortopedica ebbe sempre cultori appas. sionati, e perciò estimatori e ammiratori dello Scomparso, interpretando anche i sentimenti di riconoscenza dei tanti militari, reduci di cento gloriose battaglie, che per l'arte c la scienza di Vittorio Putp videro quasi miracolosamente risorgere dall'immobilità i loro corpi martoriati, inviano riverenti il loro saluto alla Sua memoria.

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L EZIONI DEL PROF. BocCHETII ALLE UNITÀ SANITARIE MOBILITATE.

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Il ten. colonnello medico prof. Federigo Bocchetti, consigliere nazionale, in considerazione dell'opera da lui prestata, con la fede c con l'entusiasmo che gli son propri, ndle unità sanitarie mobilitate all'inizio della presente guerra, è stato nuovamente mobilitato, e ciò in deroga tutt'affatto eccezionale. alle disposizioni in vigore per i consiglieri nazionali. . .Tra le altre attività che egli va svolgendo a profitto della preparazione tecnica .; sp•~tu~le delle unità sanitarie a lui affidate, segnaliamo l'organizzazione di corsi istruttiVI, at quali egli va partecipando direttamente, intrattenendosi sui temi seguenti: alcuni contributi della scienza nc!J,~erra moderna; 2°) il servizio sanitario in prima Inca; 3°) lo sgombero dei feriti in ~[ofondit?.; 4•) la conoscenza del materiale sanitario tn d~tazio.ne. alle varie unità sanita} ie (es::rcitazioni pratiche); 5°) l'utilizzazione dci ntezz,. sa~utan a disposizione (esercitazioni pratiche); 6°) criteri discriminativi perchè si armomzzmo le necessità di avvicinare il chirurgo ai feriti ed i feriti al chirurgo; 7°) ade-

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tenza dci servizio sanitario alla dinamica della tecnica della guerra moderna; 8'') protì\assi ed igiene dell'esercito mobilitato; 9°) soécorsi ai colpiti da aggressivi chimici e conge\ati; 10v) il servizio sanitario nelle campagne Ji Polonia, d'Olanda, di Francia ; 11°) le caratteristiche tecniche, morali, militari dell'ufficiale medico nella guerra moderna; 12") in che modo il Corpo sanitarie militare nella grande guerra rivendicò a sè l'alto onore di essersi allineato al secondo posto, subito dopo la Fanteria, nella statistica del sangue sparso e delle vite generose offerte in dono alla Patria.

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SCUOLA Dl PERFEZIONAMENTO IN MEDICINA LEGALE E DELLE ASS ICURAZIO NI NELLA R. UNIVERSITÀ DI R OMA.

Presso la Segreteria della R. UninTsità di Roma sono aperte le i~crizioni alla Scuola Ji Perfezionamento in Medicina Legale e delle ;-tssicurazioni, diretta dal prof. Giuseppe Moriani ed alla quale collaborano attivamente i più !mportanti istituti di assicurazione e di previdenza. Per informnioni rivolgersi alla detta Segreteria. 1

CORSO COMPLEMENTARE TEORICO-PRATICO D 1GI ENE, PER ASI'IRANl'I

Al P0STI

DI CARRIERA SANITAR IA NELLA R . UNI VERS ITÀ DI BARI.

Dal IO marzo al 10 maggio 194 1 - XIX nell'Istituto d'Igiene della R. ·Università di B:~ri , si terrà un Corso complementare d'Igiene pratica, in conformità del R . Decreto 29 maggio 1898, n. 219. Al corso poswno iscri versi i laureati in Medicin:J e Chirurgia, in Chimic.'l c Farmacia, in Medicina Veterinaria e coloro i qu :~ li siano forniti contemporaneamente della laurea in Chimica pura e del diploma in Farmacia, o di laurea in Farmacia. Per istruzioni rivolgersi alla Segreteria della R. Università. CONVEGNO NA Z IO NALE DELLA LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO l TIJMOIU.

Il 5° Convegno Nazionale della Lega Italiana contro i rumori, che si dO\•eva tenere n Fire nze nel febbraio 1941, è rimandato a cbta da stabilirsi .

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STELLA AL MERITO DELLA SCUOLA.

Il prof. scn. GIOVAN:>~! PEREz, ordinario di Parologia chirurgica e Preside della Facoltà di Medicina della R. Università di Romn, è stato insieme con al tri professori um\crsiwri insignito della Stella :~1 Merito della Scuola. Quest:l onorificenza, come è noto, fu istituita con la legge 22 giugno 1939, n. 975, per premiare « le opere di inlelletto e di fede di coloro che contribuirono ad alimentare il prestigio nnzionale della scuob, consacrandosi ad approfondirne i motivi ideali e pcrft:?.ionarne gli ordinamenti, ad ;-trricchirne, con ricerche originali, la didattica, a farne, ron In propri:t iniziativa, un nucleo di riconosciuta c radiante spiritualità ))_ All'illustre Maestro il nostro (( Giornale ll invia le sue più vive felicitazioni.


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· Dicembre !940-XlX

Anno 88° - Fase. 12

GIORNALE DI

Cum sa.nilate cui~tus in ._,mis

Direzione e A m mi n i stra zio n e Ministero della G ue rra Roma


A~NO 88°- FASC. 12

Spedi:cionc ln abbonamento postal ~t (J• g.uppo)

DICEMBRE t940·XIX

GIOR NA LE DI _ MEDICINA MILITARE ·W /; \ •..,. ~ G~;

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C O ~l :\·1 I A T O

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Nd dùUlcwmi, per aver raggiunti i limiti di età p<r il mio grada, da!la'f!f!i/ 1irezione della Sanità militare, e quindi da quella del nostro Giornale, e nel porgere il mio cordiale benvenuto al mio succes.r:ore ten. generale In grava/le, ;-Ì:•olgo il mio grato .raluto ai collaboratori che lumno validameute concorso nel mantenere al suo alto fit,ello la tradizione di questo vetusto periodico.

Saluto pure nei suoi a/;bonati e lettori tutti i medici e i chimici- fanna· cisti dell'Esercito, nei quali non è mai venuta meno la s1mpatia per le nostre 1atiche, tendenti a fare del Giornale sempre più una meta ideale di incontro ira la Medicina militare e le noHre illustri Scuole universitarie, fra gli uf.ficiali di Sanità in servizio attivo e quelli in congedo. E' stata costante a.-pirazione mia di Capo quella di poter ben custodire e rafforzare i vincoLi di cameratismo esistenti fra tutti i sanitari italiani, clze ebbero ed hanno l'onore di vestire, permanentemente o temporaneamente, il glorioso grigio- verde. L'aver contribuito, anche per mezzo di queste pagine, a ri11Saldarli, è perciò motivo di viva soditisfazione per il mio animo di soldato, specialmente o-ra che le forze sanitarie tutte, militari e civili, della Nazione sono strette in un solo fascio pod~roso e tese in un unico slancio di offerta c di dedizione per la Patria Famsta in arme. Il ten. generale medico

LoRETo MAZZETTI


AI COLLABORATOR I, AGLI ABBONATI, AI LETTORI Assumendo la Direzione del Giornale di Medicina Militare, so che non ho da sceglie're Utt cammino diverso da quello per tanti anni seguito, so che la _ctrada da percorrere deve 1-itnanere quella stessa che i miei predecessori hanno aperta, assodata, battuta. Impronterò quindi la mia fl'ttività ai nobili scopi che furono, novanta anni or sono, fissati dal fondatore ciel Giornale, Alessandro Riberi: a considerare queste pagine come solchi atti ad accogliere semi capaci di germinare e di produrre frutti; a persistere nella tenacia di proporre, discutere e risolvere i problemi scientifici attinenti alla Med;cina militare, che è specialità vera e propria; a creare:. tra <c gli .cpar_ci figli della famiglia medico- militare » un s< fratellevole

consorzio scientifico)) . Ne uscirà accresciuto il prestigio cultu-

rale del nostro corpo sanitario. Sarò fedele al motto di cui si adoma la copertina: Cum sanitate virtu s in armis, perchè sempre la piena efficienza fisica del soldato dà valore alle sue

armi, perchè sempre lo spirito sano, e cioè ardhzte ed operoso, immune da o_gni debolezza, C(IJpace di abnegazione silenziosa e senza limiti, può scegliere

li mete più difficili, può moltiplicare le forze. Tenderò co11 la mia opera ad adegua.re il nostro Giornale alle esigenze scientifiche in c01ztinuo progresso, ad afforzare la mente delle innumerevoli esperienze passate e presenti di tutti i campi di battaglia., a farlo sempre più deg1zo del nostro Esercito, oggi al servi:ào di una Italia, che è imperiale e c.he ascenderà ai fastigi dd/a grandezza romana. Pur non disdegnando di accogliere nelle pagitze di questa Rivi.cta argomenti dottrinari, di pura scienza medico· chirurgica, darò particolare fat,ore a tutto quanto ha riferimento con la preparazione, l'organizzazione ed il funzionamento del servizio sanitario nei vasti campi dell'igiene, della traumatologia, della medicina - legale e della tossicoLogia, pilastri sui quali poggia la Medicina mili.tare. Continuerò a mantcuere saldi i vincoli che, per il supremo /;ene della Patria, uniscono la Sanità militare ai più alti centri nazionali di studio, ben


Rl

Jiito Ji -dtnr ospitalità alla parola clei Maestri italiani della Medicina , oggt pùì tihnmii.vicini nel pens~ro e nell'azione ai sanitari in grigio- verde, pronto rarrpre rrnJ immettere nt:lle nostre pagine i risu.ftarti delle loro ricerche e

.delle ihro 'e1f!erienze, pe:rch è gli ufficiali della Sanità militare maturino la JPro co!Jura:e la loro cosci~nza di medici.

ifl Nenr-ale L oreto Mozz etti che tanta · parte della sua intelligetzte attt-

t'it;, ha -pr.ofutD al Giornale il mio ringraziamento affettuoso e profondo. Ai collabonrtr:lii, ,tE.Jii abbonati, ai lettori il mio saluto augurale, formulando non (

...,

la spt:ramm, :ma la f«Jrmo urtez za ch'essi continueranno ad alimentare, a diffomlt::rr ~.tl .a Yiti.-nare .il nostro Giornale.

Il Direttore

Ten. generale medico ALFREDo I NGRAVALLE.

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L AVORI ORIGINALI - -- ··- --ISTITLTO IY IG IENE E D I M IC RORIOLOGIA DELLA R. UN I\"F.RSITA . 1>1 FIRE:--1ZE Om: uorc : prof. G. M,z zHTl.

CONTROLLO SIEROLOGICO DEI RISULT ATI DELLA VACCINAZIONE ANTITIFO-PA RATIFICA·TETANICA PER VIA IPO DERMICA Nota 11. -

La rea<:ione di fi.<saz1onc: del complemento e il potere battericida d el siero dei vacci11ati. Prnf. Gl'luo P11zz '· ma ggiore mcdicc1. a'$Ì~tcntc moliwrc. Do tt. M -\l< lo r\I)(>JC\ r - B~.\cf; ...M . :~~si~ t<:nt :: inc:1ricatc>. Dun. Fo. \\·oo FL-RB~TTA , assostente volontario.

(Continuazione).

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0 -

LA REAZIONE D l FISSAZIONE D.EL COMPLEM ENTO NEL SIERO DE I VACCINATI.

Se scorriamo la letteratura esistente, troviamo che l'applicazione della reazione di fissazione del complemento nella diagnosi sierologica della febbre tifoide risale ai pri mordi delta reazione stessa. Bordet e Gengou dimostrarono, per prim i, la presenza di anticorpi specifici capaci di fissare il complemento, sia nel siero decYli ammalati di tifo addom inale, che nel siero :. degli animali immunizzati ~rtificial~ente. Seguirono, dopo breve tempo, le r~cerche d_i Widal e plJi quelle di Le Sour c Moreschi, che confermarono i m ultati d1 Borde t e Gengou. Ma la spccificità di questa prova venne più tardi dimostrata dagli studi di W asscrmann che, dopo di avere apportato alla tecnica fino allora impiegata tutti i perfezionamenti necessari, utilizzò questa reazione sia per la diagnosi sierologica nell'uomo, sia nella batteriodiagnosi, per l'idellti ficazionc, cioè, dei ceppi del g1 uppo tifico-paratifico. Dopo le indicazioni pratiche date da Wassennann, le ricerche seguirono in numero con!>Ìderevole e molti AA. confermarono l'utilità e la specificità della renionc. Quando la prova di Widal c Grubler nella sierodiagnosi del tifo addo· minalc: apparve non scevra dii cause di errore, specie per l'i nfluenza su di essa esercitata dal trattamento immunizzante anche di data non recente, non poc hi AA. consigliarono di sostituire ad essa la prova di fissazione del com· plt:mcnto. Tra le ricerche che in proposito furono condotte, meritano spc· ciaie ricordo quelle di Felix, il quale constatò, per pri mo, come i sieri dei malati di kbbr i tifoidi prcserntassero una risposta alla fissaz ione del compie· mento ben diversa da l}uella dei sieri dei soggetti artificialmente immuniz·

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zati. Egli trovò che la fissazion e del complemento risultava positiva solo nei ma lati di tifo e non nei soggetti immunizzati, per quanto nel siero di questi ultimi fosse possibile dimostrare un notevolissimo potere agglutinante. Però, mentre alcuni ricercatori, tra cui Vogcl in e Gcrnez confermarono pienamente ral i risultati, sostenendo la netta diversità del comportamento della reazione nei malati e nei vaccinati, non pochi altri si dichiararono del tutto contrari e tra questi sono da ricordare Hagc, Korff-- Petersen, Schvabel. Studiando la prov::t di fissazione nei malati di tifo, in rapporto alla reazione di Widal- Grublcr, alcuni conclusero per un maggior vantaggio pratico offerto dalla prima. Infatti, Pijpcr (H;23), Hadjopulos (1922) ed altri b:tnno ammesso che la fissazione del complemento nei malati di tifo presenta una positività più precoce di quella della reazione agglutinante. Anzi Hadjopulos con numerose ricerche sistematiche, ha trovato che, in circa il 68 % rln di casi di febbre tifoide, la. fissazione del complemento è. positiva già nel primo ~~~ setcenario, mentre in seguito i risultati appaiono invertiti, tanto che, nel c_-'4T terzo settenario, si va dal 100 ?~ di risultati positivi delle reazioni aggluti_%-.,~~ nanti a! 7.5. u., d! risultati posiri.vi per la prova d~ fissaz~one ~el complc~1entol.!><.{~<:o. \~, L utli;zzazJone nelb pratica della prova d1 fissaz10ne e stata parucolar(:"..("..,· ] mente studiata in Italia da Cantani (1931), che ha preso in speciale conside\ ... -....-j;' razione la questione degli antigeni da adoperare. Questo A., esaminando un <..entinaio di sieri di soggetti che si trovavano in vari stadi della infezione e per i LJUali era stata praticata l'emocultura, ha constatato che effettivamente le sospensioni acquose - riscaldate o non - di bacilli di Ebcrth hanno capacità antigeniche ben diverse a seconda del ceppo di provenienza, delle modalità culturali, deli 'epoca di sviluppo, del diverso contenuto microbi co della sospensione e di altri eleme"lti ancora. Desiderando evitare questi inconvenienti per potere applicare praticamente la reazione, senza la preoccupazione di eventuali errori, ha cercato di otte nere un antigene dotato di evidenti caratteri di stabilità e di specificità. E' arrivato alla conclusione che l'impiego di antigeni costituiti da estratti alcool ici di fegato di coniglio setticemico (mediante iniezione endocranica) rende sufficentemente pratica e probativa la fissazione del complemento a !'-::opo diagnostico nel corso di una infezione tifoidea. Lo stesso antigene sarcbbe7 poi , utile anche nella differenziazione del gruppo rifo-paratifico. L 'imp iego di tali antigeni r!arebhe reazione netta tanto per i sieri dei malati che per i sieri agglutinanti. La fissazione del complemento risulterebbe ak1uanto più precoce rispetto alla reazione :tgglutinante, in quanto molti sieri che nel pri mo setten<lrio multano negativi alla prova di Widal- Griiblcr appaiono )nvcce positivi (in grado vario) rispetto alla fissazione del complemento. t l?'_altra parte, questo A. ,.non ri~i~ne che ~a stes~a ~ccnic~ possa scrYire r~.r <.:h fl C~enzJ~r<:: Uno. S~ato d 111101U111ta confent.O a:tl fìcJa)ment~. dallo ~t.at? d JmJnuntzzazJOne raggmnto nel corso della malattia. In dcfinJtl\·a, qtnmh, yuesta prova potrebbe essere di una certa utilità pratic:. ove fosse eseguita

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nel primo periodo dell'infezione, quando, in genere la reazicon~: :tgglutinantc è ancora negativa. Garba t ( 1916), ha studiato il comportam.elllto. della reazione di fissazione in seguito alla vaccinazione antitifica (.d_io. ~.nfronto d ei risultati offerti dalla prova di agglutinazione. Secondo q_ue.stQ. A. nel siero dci soggetti che hanno soffer~o. }a febbre tifoide, tanto il ~tete agglutinante che il potere di fissare specifìcatamente il complem ento Si CQnSCrvano per lungo tempo; per contro, nei soggetti che hanno subtto. la vaccinazione am:tì fìca, m entre il potere agglutinante si osserva in mQdo ~ostante, lo stesso no~ avviene del potere fi ssatore. L 'A. ha condotte le ricerche su 38 individui vac~ cinati con dt~e iniezioni di vacci no antitifico polivalente ed ha eseguito la p~va. di agglutinazione e la fissazione del complemento a pe.rìodì vari, da un mes~ ad un a nno dopo la vaccinazione. Mentre il potere agglutinante era presente quasi costantem ente e con valori notevoli (r :4oo e 1 :4000) anche dopo un anno, la reazione di fissazioni del complemento sino dal terzo m ese dopo la vaccinazione rìsultò sempre negativa. Però nelle vaccinazioni effettuate in tre tempi, si può riscontrare, sempre secondo Garba t, in una buona percentuale di sieri dei vaccinati (50 "~ ) la presenza di anticorpi fis-santi il complemento. Secondo Pijper (1923) m entre nella diagnosi della febbre tifoide la reazione di fissazione del complemento J1a un valore superiore a quello della sieroagglutinazione, per la costanza e la precocità nella comparsa, lo stesso non avviene nei va<cinati, in quan to nel siero di questi ultimi gli anticorpi specifici capaci di fi ssare il complemento scompaiono poco tempo dopo l'ultima iniezione vaccinale. In questi ultimi anni, Satta ( 1937), conducendo delle ricerche sopra l'accertamento delle proprietà antigeni dei vaccini formolati multipli T. A. B. e T. A. B. Ch., ha trovato che gli antisieri ottenuti da conigli iniettati endovena con vaccini T. A. B. Ch. nella quantità di cc. o, I , o,r, o,r, 0,2 a quattro giorni d'intervallo l'una dose dall'altra, contengono agglutinine (H ed O) e anticorpi devianti il complemento. Questi anticorpi compaiono· già dopo otto giorni dalla fine del trattamento, sono rigogliosi dopo 30, decrescono dopo oo, scompaiono abitualmente dopo 90 giorni. Gli ambocettori decrescono, più rapidamente che le agglutinine, e per i due paratifi, la scomparsa delle agglutmine e degli ambocettori precede sempre quella degli anticorpi del B. tifico. Inoltre, sem pre dalle ricerche di Satta, si rileva che quando un vaccino provoca abbondante produzione dì agglutinine tifiche anti O , il siero rivela, in presenza di sospensioni di B. tifico, marcate e persistenti proprietà Jìssatrici del complemento. Mazzetti e Davoli ( 1939), eseguendo delle ricerche tendenti a vJ.lut:ue ]"efficacia clelia vaccinazione antìtìfo-paratifica per via orale, hanno studiato tra le altre reazioni immunologiche, anche la prova di fissazione del com: ~) kmcnto ri~contrandola positiva solo nel 40 <"}.', dei sieri dopo la vaccinazione e limitata alle diluizioni basse del siero (1:6).


Per quanto abbiano dovuto limitare le ricerche ad un numero ristretto Ji sieri, esprimono il par~re- che, per i risultati che può fornire, questa prova ~ia di scarsa utilità pratica nella valutazione della reazione immunitaria determinabile nei sieri. La profonda diversità di vedute dei vari sperimentatori, circa la positività o meno ed il diverso grado d'intensità e di durata della reazione di fissazione del complemento nel siero dei vaccinati contro il tifo ed i paratifi, ci ha indotti ad eseguire anche tale prova nei controlli periodici del siero dei militari da noi presi in esame. Ciò per controllare il valore che tale prova può avere, sia considerata da per se stessa, sia messa in rapporto con i resultati delle altre prove sierologiche. Nell'allestimento degli antigeli i ci siamo serviti degli stessi ceppi, già indicati nell'esposizione delle ricache sulle proprietà agglutinanti . l ceppi furono seminati in fiasche di agar al 2 ?{, , le patine asportate dopo 24 ore d'i incubazione a 37o C., con la soluzione tampone tormolata (2°/ oo) e raccolte in bocce sterili contenenti palline di vetro, quindi lasciate in ghiacciaia ed agitate frequentemente, fino a quando i consueti controlli di sterilità non ebbero dato pieno affidamento sulla perdita di ogni vitalità del germ.e; infine lavate per centrifugazione e di nuovo raccolte con h soluzione tampone. A questo punto la sospensione microbica fu saggiata nel suo potere anticomplementare e nel potere ant:igene. Per la titolazione d'i quest'ultimo furono usati sieri di convalescenti di tifo, sieri di vaccinati per -..·ia ipoderrnica e sieri immuni allestiti in laboratorio. Il potere anticomplem entare dell'antigene risultò molto basso, la proprietà di fissare il complemento si mostrò irregolare sia con i ~ieri dei convalescenti che con quelli dei v~ccinati per via ipodermica; fu, invece, nettissima con i sieri immuni di laboratorio. I sieri in esame furono preventivarnente inattivati (per 20' a 56" C.) e le diluizioni per la prova vennero allestite in rapporto di I: 3, 1 : 4, r :6, 1 : 8, 1 : 12, 1 : r6, 1 :24, I :32, con soluzione fisiologica. La titoiazione d'el sistema emolitico, prima della prova definmtiva, è stata eseguita secondo la nota tecnica di Petragnani ( 1925). Per ogni lotto di sieri in esame, nella prova definitiva sono stati! allestiti: a) tre controlli sieri positivi (sieri immuni preparati in laboratorio), uno per ogni antigene;

b) tre controlli sieri negativi (sieri normali), uno per ogni antigene; c) sei controlli antigeni, jn numero di due per ogni antigene ; d) due controlli del sistema emolitico; e) due controlli d'ella sospensione di globuli rossi. l sieri che apparivano anche leggermente chilosi o comunque emolizzati non sono stati presi in esame. Il volume complessivo del liquido in ogni provetta della prova definitiva è stato di cc. 2,5 così ripartiti: siero diluito 0.5 cc. + antigene diluito 0,5 cc. + complemento di luito 0,5 cc. + soluzione


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SPECCHIO

La reazione di fissazione del complemento su 30 sieri (saggiati prima della vuccinazione) messa /Il rapporto con le proprietà agglutinanti f iss11.ion<"

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fisiologica 0,5 cc. e, dopo 6o' in bagnomaria a 3t C., sospensione di globuli rossi sensibilizzati, secondo il titolo trovato, 0,5 cc. Sia le ripartizioni dei vari elementi che l'esecuzione delle diluizioni progressive è stata fatta col rheomètre di Vernes, la cui utilità pratica nell 'esecuzione delle ricerche sicrologiche è stata segnalata in ltalia dal Petragnani (I925)· Dai salassi praticati prima del trattamento vaccinalc, furono sottoposti alla prova della fissazione del complemento n. 30 sieri cd in essi la reazione è risultata positiva verso i tre antigeni nel rapporto del 20 "~ ed al più basso titolo ricercato. Per tutti questi sieri l'analisi ricettoriale aveva dato risultato completamente negativo, mentre nell'agglutinazione con sospensione di germi vivi, si era riscontrata una certa percentuale di positività, ma .anch'essa contenuta in limiti generdmcntc: bassi e sotto forma di agglutinazione parziale (vedi specchio I, a pag. 892). Come si rileva da1 dati riportati, in poco più della metà dei sien che hanno dato reazione di fissazione positiva anche l'agglutinazione verso le sospensioni batteriche vive è stata positiva per quanto anch 'essa entro limiti bassi e sempre parziale. Nelle prove tatte sui sieri prelevati 30 giorni dopo la vaccinazione, la tissazione è stata costantemente positiva verso l'antigene tifico ed in alcuni sieri anche al titolo massimo ricercato; è stata invece sempn.: negativa verso l'antigene paratifo A e discretamente positiva verso il paratifo B. Su dieci sieri di vaccinati, si sono avuti: -

positivi per il tifo alla 1" diluizione, n. IO = 100 ·;;, positivi per il tifo alla I a e 2 " diluizione, n. 6 = 6o '}/, ; positivi per il tifo a1la 1" , 2 " c 3" diluizione, n. 2 = 20 'fu ; positivi per il tifo alla r•, 2-', 3" e 4~ diluizione, n. 2 = 20 ·,~o ; per il paratifo A tutti negativi; positivi per il paratifo B alla 1" diluizione, n. 5 = so •;;, ; positivi per il paratifo B alla 1', 2" diluizione, n. 3 = 30 ';{, ; positivi per il paratifo B alla I\ 2", 3" diluizione, n. 1 = 10 'X,; positivi per il paratifo B alla I", 2", 3". 4• diluizione = nessuno.

Nello specchio II (vedi a pag. 8~4) sc nc riportati i risultati della reazione di fissazione praticata su questi sieri, in rapporto alle proprietà agglu!Ìnanti presentate dai sieri medesimi. Da questo gruppo di sieri risulta con evidenza come non si possa stabilire nessun .rapporto tra il risultato della prova di fissazione del complemento ~ l 'intensità delle proprietà agglutinanti presentate dai sieri. Alla fine dd SC\:onclo m es<: daila vaccinazione, la posirività della reazione di fissazione è passata, verso l'antigene tifico dal 100 'X. (che si era n.otaro nei \'Jccinati da u n mese) all'So %, pur mantenendosi abbastanza discreti i tassi delle d-iluizioni. Anche la positività verso l'anrigcne parJtifìco B si è abbassata,


rispctlo a quella di un mese, essendo passata al 40 %; però si è notata la comparsa della reazione positiva, in un piccolo gruppo di sieri verso l 'antigene paratifico A. Su dieci sieri di questo gruppo di salassi si è avuto: - positivi per il tifo alla 1• diluizione, n. 8 = 8o %; - . positivi per il tifo alla I \ 2a diluizione) n. 6 = 6o '}b ; - positivi per il tifo alla I \ 2", 3• diluizione, n. I = IO 'Yo ; - positivi per il tifo alla I', 2", 3", 4• diluizione. - - - positivi per il paratifo A alla 1.. diluizione, n. 4 - 40 'X, ; - positivi per ti paratifo A alla I\ 2 4 diluizione) n. I = 10 %; - positivi per il paratifo A alla I\ 2\ 3a diluizione-, - - - - postttvt per il paratifo B alla I a diluizione, n. 4 = 40 9-~ ; -· positivi per il paratifo B alla 1") 2' diluizione) n. 2 - 20 'X, ; - positivi per il paratifo B alla I\ 2\ 3•, diluizione,

IL

SPECCHIO

La reazio-ne di fissazione del complemento in rapporto alle proprietà agglutinanti su dieci sieri 30 giorni dopo la vaccinazione. -

Proprietà agglulino.nti

Reaz. di fissazione llel complemento

S I ERO Tifo

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l

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Par. B

-

Par. A

Tifo

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H

Par. B

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l :6400 l :100

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Nello specchio III consideriamo i risultati presentati da tali dieci sten 10 rapporto alle loro proprietà agglutinanti H ed O.

L'abbassamento dei valori nella prova di fissazione del complemento si va accentuando nei mesi successivi, tanto che, al 5o mese, si è avuto una positività per il tifo solo nel rapporto del 58,3 'f.,, per il paratifo A dell'8 •;:, c per il paratifo B del 16 'X,. Dopo un anno, la positività è passata per il tifo al 37,7 ']{, ed è stata del tutto negativa per i due paratifì. III.

SPECCHIO

LA reazione di fissazione del complemento ÌtJ. rapporto alle proprietà agglutinanti su dieci sieri di vaccinati da, due mesr. Reoz. di fissa?.ione d d compl eme nto S l E R l T

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N. 94 C. R.

N. 95 D. N.

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N. C)6 C. R

N. 102 S. M.

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N. 103 R. R.

I l :6400 1:640o 1:200

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l

Nello speccho IV (vedi a pag. 896) sono ri portati i risultati della prova su due gruppi di sieri appartenenti rispettivamente ai salassi effettuati 5 mc:si e r 2 mesi dopo la vaccinazione. Se prendiamo in considerazione, con uno sguardo generale, l'andamento della prova di fi ssaz ione nei sieri ottenuti a distanza varia dalla vac-


cinazione (specchio V) trov1amo che Je percentuali di positività presentate dai sieri sono state le segue n ti : P~r

il tifo

Per il parai. A

p n ma della vaccmaz10ne 19>9 ()/ <>l l,, dopo I mese I 00 "' dopo 2 mes1 Bo 8 dopo 5 mesi 5 >3 <>/ ,o Il/ dopo I anno 35,7 t<•

P~r il parat.

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SPECC HI O

I V.

La reaziotJe di fissazioue del complemento a distanza di 5 mesi

e di 12 mesi d'alla vaccinazione. Sieri dei vaccinati da 5 mesi

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Tifo

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Tifo

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l Par. B

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SPECC I-11 0

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Riassuntivo dei risultati ottt:nuti con l« fissazione del complemento ese-guita nt:t neri dei vaccinati per via ipodermicar col T . A. B. Te.

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su 14s.


Premesso che la positività riscontrata nei sieri normali (prima cioè del trattamento vaccinale) è stata sempre limitata alla più bassa diluizione cime nt ~tta e costantemente di intensità debole o incerta ( +; :·- )osserviamo che: a) nei riguardi del B. tifico, già 30 giorni dopo l'ultima iniezione vacci nate, si è avuto il 100 1,, di positività ed in qualche siero anche alla massima diluizione cimentata; però tale positività si è notevolmente abbassata al 6oo giorno ed in seguito la discesa è stata sempre più accentuata; b) per il para tifo A la prova si può considerare praticamente negativa ; c) verso il paratifo B, i risultati ottenuti al 30° giorno dalla vaccinazione possono considerarsi discreti. In complesso le nostre ricerche confermano, almeno per il tifo, quanto era stato notato già da Satta, che cioè, nel siero dei vaccinati, la comparsa degli anticorpi capaci di fissare specificatamente il complemento è rigogliosa verso il 30" giorno dalla fine del trattamento e che dal 6o'' giorno la loro ciiminuzione progress1va è. talmente rapida da portare alla completa scomparsa verso il 3o mese. Dall 'esame dei dati da noi riportati si può desumere, inoltre, come, in confronto con la discesa degli anticorpi fissatori d"el compl emento~ ~~u ella degli anticorpi aggluti nanti sia stata meno rapida e meno accentuata. Riteniamo, pertanto, che almeno nel siero dei vaccinati per via ipodermica col vaccino misto formolato T. A. B. Te, la reazione di fissazione del complemento possa avere un valore solo r.elativo, e che sia conveniente ricercarla entro il 50° giorno dalla fine del trattamento vaccinale; a parte, poi , l'opportunità di mettere sempre il risultato ottenuto in rapporto con quelli delle altre prove sierol ogiche eseguite. Ci sembra, infine, degna di attenzione l'osservazione fatta da Garbat a conclusione delle sue ricerche, secondo la quale può essere di utilità nella pratica il fatto che la reazione di fissazione, costante nel corso di una infezione tifoidea, è generalmente assente Qei vaccinati al 3o mese dalla vaccinazione. Infatti, secondo questo A., quando ci si trovi in presenza di un malato sospe tto di febbr e tifoidea, già precedentemente vaccinato, la presenza di una reazione di fissazion e positiva, se la vaccinazione risale ad oltre 3 mesi, deve far propendere la d1agnosi per l 'infezione tifoide. Ciò potrebbe essere di particolare utilità in quei casi nei quali i risultati delle prove agglutinanti non possono assumere un significato nettamente probativo, appunto in consider:nione della precedente vaccinazione subita dal paziente. 2 '' - !L COMPO RTAMENTO D EL POTER.E BATTERICIDA NEL SIERO DEI VACCINATI.

L 'importanza degli ambocettori batteriolitici nello studio della immunità antimicrobica è ~ta ta oggetto di numerosissime ricerche sin da quando N11tt:1l (1888), Fodor (1881.)), Nissen, Behring, Buchner (1889), Pfeiffer, Kitasato, ccc., riuscirono a dimostrare la presenza di propietà battericide spiccate in


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\·ari umori dell'organismo, sia normali che patologici. La malattia infettiva che, nella valutazione di tali anticorpi, ha fornito più largo campo di studi è stata quella tifoidea. Mentre da taluni come il Bessau, si è voluto attribuire a qu~sti_ anticorpi un ruolo fondamentale nella formazione dello stato- immurutano antitifico, altri hanno negato, in base ad acute osservazioni, l'esistenz~ di una relazione dimostrabile tra la gravità della malattia é la presenza

nel srcro di ambocettori batteriolitici in quantità diversa. Infatti, si è visto

eh~, n~nostan~e la presenza delle batteriobsine, esiste un netto stato batteriemiro Sill dalle prime settimane dell'infezione e che, mentre a guarigione avve-

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nuta si verifica l'abbassamento e la caduta del potere battericida del siero, lo stato immunitario acquisito si mantiene per lungo tempo. . A queste obbiezioni altre ne sono state aggiunte e non meno impor~antt, specie in seguito alle ricerche sierologiche nei vaccinati per via orale; mfatti l'epidemiologia dimostra che in questi ultimi, malgrado l'assenza frequen_te di anticorpi svelabili nel siero, si può istituire un efficiente stato immunitario. La clinica, poi, dimostra con evidenza come si possano verificare spesso delle ricadute anche nei soggetti ·che pure presentano nel siero un contenuto in alto titolo di anticorpi. . Oltre le prime ricerche sul potere battericida nel siero norm ale comptute specialmente da Fodor, Nuttal, Luharsch (1889), Buchner, Guarnieri (1891), meritano particolare ricordo fra le più recenti quelle di Silvestrini (1929) negli ammalati di febbre tifoide e quelle di Lusena ( 1926-29) che ha studiato l'azione battericida del sangue intero sia nel corso d eli 'infezione spontanea dell'uomo, sia sperimentalmente negli animali. Il classico metodo proposto da Neisser e Wechsbcrg circa il dosaggio ·nel siero degli anticorpi batteriolitici è stato oggetto di non poche critiche, in quanto tale dosaggio secondo alcuni AA., finisce con l'effettuarsi in conciizioni troppo diverse da quelle che si verificano in vivo. Perciò, si è cercato di impiegare, nella ricerca degli anticorpi batteriolitici il san~ue <l in toto » senza sottoporlo ad alcun trattamento capace di alterarlo. In m odo particolare nella tecnica di Neisser e Wechsberg è stata criticata l'aggiunta al siero in esame, inattivato c diluito, del siero di sangue fresco di cavia: complemento eterologo; considerandosi tale aggiunta come una modificazione notevole delle condizioni esistenti in vivo. Con le sue ricerche sul sangue « in toto », appena estratto e conservato liquido con l'aggiunta di citrato di sodio, Lusena (1926-1929) ha studiato intimamente il meccanismo della batteriòdia. Egli ha visto che nel sangue normale di coniglio esiste un forte potere battericida verso il B. di Eberth ; però nel corso di un trattamento vaccinale con B. tifici vivi e virulenti, tale potere diminuisce rapidamente e. scompare, mentre parallelamente nel siero appaiono ed aumentano gli anticorpi. Quando si cessìn<J le inoculazionì di antigene, si verifica un ritorno lento dci potere battericida del sangue, mentre


nel s1ero si nota una diminuzione del titolo delle agglutinine e delle batteriolisine. Negli ammalati di febbre tifoide, secondo lo stesso A., si verificherebbe costantemente la caduta immunitaria del potere battericida del sangue; mentre, secondo le ricerche di Vegni (r929) questo potere del sangue aumenterebbe durante la malattia e ritornerebbe normale nella convalescenza. Le ricerche di Gori ( r929) e quelle di Carminati ( 1929) hanno confermato, pure nei conigli, la caduta del potere battericida del sangue in seguito ad un lungo trattamento con b. tifici vivi e virulenti . Tra quelli che si sono occupati di queste ricerche è da ricordare Andrei ( r928) che non ha ammesso l 'esistenza nel sangue di un'azione battericida normale per i bacilli J el tifo. La ricerca del potere battericida nei vaccinati contro il tifo e i paratifi è stata particolarm ente presa in esame negli ultimi anni da varii AA. tra i quali: Nanni, M assa, Nanni e D e Alessi, Ottolengbi, Giovanardi e Massa . Nanni (1933), studiando l'assorbimento e l'attività antigene del lipo'accino T. A. B. nei vaccinati con reazioni locali abnormi, ha trovato che il potere battericida del sangue a in toto >> non ha dimostrato differenza di attività d'a quello rilevato nei vaccinati con reazioni locali normali, ri su ltando in tutti i soggetti notevolmente elevato entro 42-55 giorni dalla vaccinazione, al tempo stesso che risultava elevato anche il tasso di agglutinine nel siero verso il B. di Eberth. Massa (1934), si è proposto lo scopo di determinare quali sono nell ' uomo le variazioni del potere battericida del sangue nel corso di una immuni zzazione preventiva antitifo-paratifica con vaccino di riconosciuta efficacia stabilendo parallelamente il comportamento delle reazioni sierologichc (agglutini ne somatiche, flagell ari e batteriolisine). Ha potuto constata re l 'esistenza nel sangue normale umano << in toto >> di un potere battericida elevato verso il B. del tifo e del paratifo A, basso o nullo verso il B. del paratifo B. Inoculando per via parenterale dosi appropriate di un vaccino efficace :> dose unica, ha osservato spesso una caduta parziale di tale potere battericida nei confronti del B. dd tifo e del paratifo A. Succede poi, secondo Massa, una nuova fase nella quale il sangue torna a possedere un alto potere battericida verso tàli" germi, superiore a quello iniziale. Il potere battericida del sangue verso il B. del paratifo B non subirebbe alcuna modificazione in segu ito alla vaccinazione con questo germe. N elle diverse prove, periodicamente eseguite, l'A. ha trovato un netto contrasto tra la forza battericida del sangue e il contenuto di anticorpi nel siero (agglutinine H ed O, battcriolisinc): solo 6o giorni dopo la vaccinazione, questi anticorpi presentano verso il B. del tifo c dd para tifo A un netto parallelismo: cioè fortissimo potere battericida nel sangue ed elevato tasso di agglutinine e batteriolisi ne nel siero. Oltre ad avere accertato l'esistenza di notevoli differenze


individuali n ella risposta immunitaria alla vaccinazione, sia nel comportamento del sangue intero che in quello dd solo siero, ha potuto stabilire che i:J maggiore azione battericida viene svolta dal sangue totale, per quanto J.on sia trascurabile quella dei siero. Dalle ricerche dello stesso A. sembra llloltre che dal lato protettivo sia possibile muovere alle proprietà difensive del sangue intero le stesse obiezioni e gli stessi dubbi che già sono stati sollevati verso gli anticorpi del siero. Ottolenghi, Giovanardi e Massa (1934), studiando un vaccino a dose unica per la profilassi del tifo e dei paratifi, hanno ricercato il potere battericida, oltre che nel sangue ~< in toto >> citrato, anche nel siero di sangue ottenuto per coagulazione ed inattivo. Essi hanno trovato che esiste normalmente nel siero d i sangue dell'uomo un .certo potere battericida verso il R. del tifo ed i bacilli del paratifo. Questo potere, variabile nei diversi individui, può talvolta raggiungere valori discretamente alti: confrontando la sorte di germi seminati nello stesso siero normale, fresco oppure inattivato, hanno osservato nel siero fresco, delle riduzioni del loro numero fino al 50 % circa. In altri casi invece la riduzione è stata nulla. Nanni e De Alessi (I936), nelle loro ricerche sui vaccinati e rivaccinati con vaccino formolato T. A. B., hanno trovato che il fenomeno della caduta del potere battericida quale si osserva negli animali di esperim<::nto dmante il trattamento con germi del tifo vivi e virulenti non si è verificato nell'uomo con l'impiego dei vaccini formolati. Mazzetti e Davoli (1939) eseguendo delle ricerche sierologiche sui vaccinati per via orale contro il tifo cd i paratifi A e B, hanno determinato pure il potere battericida del siero di 34 vaccinati. Riferiscono di non aver trovato una netta azione battericida, intesa come sterilizzazione completa in tutte le combinazioni di siero + cultura, ma hanno notato a volte solo fenomeni di limitatissimo svilupppo, che essi non hanno potuto accertare bene se dovuto ad una vera e propria azione battericida o solo ad un'azione inibente lo sviluppo, ma che, alla luce dei nostri risultati, appare come una vera azione battericida, seppure di limitata portata. Questa azione è risultata presente pure in qualche siero normale (prima della vaccinazione), ma solo nelle basse diluizioni del siero, mentre nei vaccinati per os essa si manifesterebbe, con una buona frequenza, già 30 giorni dopo la vaccinazione. Nelle nostre ricerche in considerazione del fatto che tutte le altre prove vennero eseguite sul siero, anche iJ potere battericida, anzichè nel sangue totale è stato ricercato nel siero, con la tecnica già indicata da Mazzetti e D avoli nelle sopra citate ricerche sierologichc da essi condotte, tecnica che <Jlll brevemente riassumiamo. 'f?o~ a~er tenuto per 2 minuti a c;6o i sieri, si allestiscono, in tubi ster~l~, d~ lutztonJ ~on. b~odo Lofflcr ai tito! i 1 : 5, 1 :IO, I : 2 o, I :40, nelle quanttta di I cc. dt d1lutzione per ogni tubo e ad ognuna di esse si aggiunge "terlfroente r cc. di complemento (siero fresco di cavia) prelevato sreril2: -

(;ior!l(r/c di mf"dùina milita rt:.


mente e diluito con sol. fisiol. nel rapporto di 1 : 1 0 . Infine, a questa miscela si aggiunge I cc. di brodo cultura di 24 ore di bacillo tifico, diluita nd rapporto di I: I .ooo.ooo (è stato impiegato il ceppo T p della Collezione di questo Istituto). Si allestiscono inoltre:

a) tre provette per il controllo della brodocultura, senza siero, nè complemento, ma portate allo stesso volume delle altre con brodo;

b) tre provette per il controllo di un 'eventuale azione battericida d el complemento e nelle qucdi al posto del siero tn esame si mette brodo. Da ognuno dei tre tubi del controllo cultura, subito dopo l'aggiunta dcii 'emul sione batterica, vengono seminati cc. 0,2 in piastre di agar, allo S(Opo di poter calcolare il numero dei germi presenti all'inizio dell 'esperimento. Infine, sia per ciascun siero in esame, che per il complemento, sì allestiscono semine in brodo per il controllo di sterilità. Tutti i tubi sono tenuti per 3 ore a C., e, durante questo tem po, periodicamente agitati. Quintli da ogni tubo, sì prelevano cc. 0,2 e si portano in piastre d el Petri, nelle quali si distribuisce agar al 2 % mantenuto a 45" - 48" C. D opo omogeneìzzazione accurata e raffreddamento, si pongono le piastre ad asciugare a 37" C. per 20 minuti e si lasciano poi a tale temperatura per 48 o re. Trascorso questo tempo d'incubazione, si procede alla numerazione d elle colonie sviluppa tesi . Allo scopo di seguire l'andamento della eventuale battericidia e le fasi dello sviluppo, conviene praticare, dopo un'ora di permanenza in termoc;tato, un prelevamento di cc. 0,2 con successiva semina in piastre, sia da ognuna delle diluizioni più basse di ciascu n siero, che dai controlli. Sono state fatte inoitrc delle prove modificando in parte tale tecnica c: cioè: sia sopprimendo addirittura l'aggiunta del complemento al sistema siero + emulsione batterica, sia aggiungendolo con ritardo, cioè dopo un "ora di permanenza a 37o del sistema stesso. Ciò, naturalmente, sempre parallelamente alle prove eseguite con gli stessi sieri, secondo la tecnica sopra esposta. Infine, è stata studJat•' la comparsa o meno di sviluppo, accompagnata o no da agglutinazione nei tubi delle diluizioni che, dopo la semi na nclk r ispettive piastre, si lasciavano in termostato per altre 24-48 ore. 1 risultati delle ricerche da noi condotte possono così riassumersi: su _iU sie ri presi in esame prima della vaccinazione (sieri normali) ,J potere battericida è stato nettamente negativo nel 73,3 °{,, scarsissimo ( - - - ) ne\ IO 0 (, SCarSO ( + - - -) nel IO 0 {, , medio ( + +- - )

3t

o.o 1.,. 0


Quindi, è ~tato considerato come praticamente negativo nel 93 'i" dci sieri. Come si è già detto, l'analisi qualitativa delle:: agglutinine in tutti i detti sieri è risultata negativa, mentre l'agglutinazione con sospensioni di germ i vivi e la prova di fissazione del complemento hanno dato in alcuni sic:.ri risul tato parzialmente positivo ed in ogni caso, limitato alle diluizioni p; ù basse. P rendendo in esame i sieri nei quali il potere battericida è stato scarsissimo, scarso e m edio c, mettendo tali dati in rapporto con i risultati delle prove di agglutinazione e di fissazione del complemento, troviamo i valo ri riportati nello specchio VI. Dal confronto dei dati riportati, si rileva eh ~ uno de.i due sieri con potere battericida di valore medio ( + +- - ) ha presentato pure agglutinazione positiva verso le sospensioni di germi vivi, a titoli discreti (per quanto sotto forma parziale), e reazione di fissazione positiva verso i tre antigeni limitata alla prima diluizione. L 'altro siero di uguale potere battericida è stato negativo nelle due prove di confronto. Due dei tre sieri con potere battericida di valore scarsissimo sono stati positivi alle prove di aggluti nazione nella prima diluizione ed uno dei tre sieri con risultato scarso ha risposto positivamente alla reazione di fissazione nel la prima diluizione.

SPECCHIO

VI

o

Rapporto del potere b(/ltltericida con le prove di a.gglutiMzione e di fiuazione del complemento in alcuni sieri es:~ minati prima della vaccinazione.

AOOL UTINAZIONE O. V.

Potere batttricida

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fiSSAZIONE COMI'Lf.MENTO

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1:200 p.

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N. 64 M. c.

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N. 69 G. :\.

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N. 84 c. M.

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SPECCHIO

VII.

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Risultati della prova di agglutinazione c011 germi vivi e di quella di fissaziooe dei complemento nei sieri con potere batteriàd'a negativo. «

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fissazione del comple m~n to

Agglutina7ione

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S. D.

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Il rapporto tra i 22 sieri con potere battericida completamente negativo e le altre due prove sopra considerate è riportato nello specchio VII (vedi pagina 904). Come si vede da questi dati, mentre nessuno dei detti sieri presentò potere agglutinante contemporaneamente per i tre germi, solo in tre la prova Jj fissazione fu positiva, per quanto con valori molto bassi e mai in modo netto. Passando a considerare i risultati delle prove eseguite sui sieri ottenuti dai salassi praticati ad un mese di distanza dalla vaccinazione, troviamo che i risultati del potere battericida sono stati notevolissimi, essendosi raggiunto l'8o % di sieri ad alto potere battericida. Riportiamo per brevità nello specchio VIII a pagina seguente solo un protocollo delle prove eseguite su un lotto di dieci sieri di questo gruppo di salassi. Dai risultati di questo gruppo, si rileva che solo in due sieri si è raggiunto e sorpassato il numero di cento colonie per piastra e che, in genere, la comparsa del potere battericida è stata in netto rapporto con quella delle proprietà agglutinanti dei sieri, fatta eccezione delle agglutinine O (specie per il paratifo A). Dopo 6o giorni dalla fine.: dd trattamento vaccinale il potere battericida è stato fortissimo in tutti i 30 sieri esaminati (100 'X, di positività), presentando così una netta concordanza con le proprietà agglutinanti dimostrate dagli stessi sieri verso le sospensioni di germi vivi. (Vedi specchio H della Nota I). Riportiamo, a pag. 90ì, nello specchio IX i risultati di queste prove. Dopo cinque mesi dalla vaccinazione, il potere battericida dei sieri è risultato, però, notevolmente abbassato, essendosi riscontrata u:1.a forte positività solo nel 50 'X. dei sieri esaminati. Nello specchio X riportiamo i valori riscontrati in un gruppo di 12 sieri: per il confronto con i risultati degli stessi sieri rispetto alle prove di agglutinazione ed a quella di fissazione del complemento, rimandiamo ai dati degli specchi III (Nota I) e specchio IV di ques~a Nota. Ad un anno dalla vaccinazione l'abbassamento riscontrato nel potere hattericida dei sieri è stato notevolissimo, come si rileva dai dati riportati nello specchio XI. Riguardo ai valori presentati dagli stessi sieri nelle prove di agglutinazione e di fissazione del complemento, rimandiamo ai dati riportati negli specchi III e X. In complesso (v. specchio XII) dalle nostre ricerche risulta che il potere hattericida, .preseJ:ltato dal siero dei vaccinati, è già notevole al 30° giorno dalla vaccinazione; raggiunge il massimo alla fine del 2" mese, presentandosi forti ssimo in tutti i sieri; decresce, poi, rapidamente tanto da riscontrarsi, verso il 5° mese, solo in circa il 50 'l(, dei sieri: da tale epoca la discesa


SPECCHIO

VIII.

Rùultati del potere battericida su dieci J'Jen esaminati 30 giorni dopo la uaccinazione ( m:merazione delle colonie per piastra). Controllo brodocultura:

1° •

Valori med] su tre piastre:

a) all'inizio dell'esperienza = 31 colonie; b) dopo 1 11 di termostato a 37" C. = 1o6 colonie: c) dopo 3" di termostato a 37" C. = infinite. Cont1·ol/o complemento:

2'' -

a) risuha steril~ con semine fatte in 3 tubi di brodo (1 goccia per tubo); b) ~mplemcnto con aggiunta dcll3 cultura e dopo 1b di termostato = 1}8 colonie (media su 3 tubi): c) complemento con aggiunw dt•lla cultura e dopo 3" di termostato =colonie infinite nelle 3 piastre.

3" - Controllo s-terr/ltcì srerr m t•same: Tutti sterili, con semine in brodo cd m agar al 2 •>l, .

Potert' battericida nei sieu· in esame in rapporto al potere agglutinante. Analisi qualitativa delle agglutinine

1'01 ERE JlATTF.RICIOA

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l: 1600 1:;o 1: LOO

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1:800

1:800

1:200

1:200

1:800

1:200


SPECCHIO

IX.

IL pourc battericida presentato dai sieri al 6o" giomo dopo la vaccmaztone (numerazione delle colonie per piastra). t<> - Controllo brodocultura:

M ed ia su tre piastre: : a) all'inizio deJI'espc:rienza = 40 colonie; b) dopo 1 11 ùi termostato a 37• C. = 98 colonie; c) dopo 3h di !termostato a ~7° C. = colonie infinitt'.

z" - C<n1trollo complemento: a) risulta sterile con 3 semine in brodo;

b) con aggiun[a della cultura e dopo 1h di termostato= 78 colonie (media di 3 tubi);

c) come sopra e dopo 3h di termostato = colonie infinite. 3° - C<nztrollo sterilitlt siN"i in c-same: Tutti sterili, con semine in brodo c in agar al 2 "., .

Risultati dei sieri in e.;amc- (con cc st. u si indica piastra sterile).

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1

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SPECCHIO X.

li potere battericida in tm gruppo di 12 stert esaminati a 5 mesi dalla vaccinazione (numerazione delle colonie per piastre). r • • Controllo brodocultura:

a) all'inizio dell'esperienza = 120 colonie; b) dopo 1 11 di termostato a 37• C. = 58 colonie; c) dopo 311 di termostato a 37" C. =-= colonie infinite. 2° •

Co-ntrollo complemento:

a) risulta sterile con 3 semine in brodo; b) con aggiunta della cultura e dopo 1 11 di termostato = 49 colonie (media di 3 tubi); c) con aggiunta della cultura e clopo 3" di termostato = colonie infinite. )

0

-

Controllo sterilità sieri in esame: Tutti sterili, con semine come nelle prove precedenti.

Rùultati dei sieri in esame . . S l ERO

-

Dopo Dopo 3 ore di termostato l h. 1:5

1:5 11:10 1 1:20

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16 R. E ..

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st.

750 7

è sempre più rapida, in modo tale che, negli esam1 sierol.ogici dei 12~ mese, i] suo valore è pressochè nullo. Inoltre abbiamo constatato che: a) l'azione battericida è venuta a mancare, istituendo la prova ne1 s1cn scaldati per 20 minuti a s6• C., e non aggiungendo in seguito il s1ero fresco di cavia; b) l'azione battericida è stata quasi sempre nulla quando il compkmento, anzichè essere aggiunto subito al sistema siero in esame + germi, è stato aggiunto dopo un'ora di permanenza del sistema stes~o in termostato :.! C. E' probJbile che tale comportamento sia dovuto all'attività del complemento sui germi nel periodo di latenza dello sviluppo, dato, come è di mostrato, che, in questo periodo, essi sono assai più sensibili all'azione degli agenti fisici e chimici. Con la nostra tecnica, infatti, infettando la brodo-

3t


cultura della reazione con una brodocultura giovane, il periodo di latcnza può venire notevolmente accorciato rispetto a quello normale (5-4 ore per il B. tifico) e, perciò, la reazione riuscire sensibile solo aggiungendo precocemente il complemento al sistema reattivo. Nel corso di queste nostre ricerche sul potere battericida nel siero dei vaccinati, abbiamo voluto provare anche il cosidetto « metodo bioscopico H escogitato da Neisser e Wechsberg per la lettura dei risultati del fenomeno batteriolitico; ciò, nell'intento di poter realizzare, ove i risultati aves~cro corrisposto, una notevole economia, sia di tempo che di materiale, nella esecuzione delle prove secondo la tecnica sopra esposta. Il metodo bioscopico, già applicato da vari AA. nelle prove della battericidia, è basato sul potere riduttore che sono capaci di esercitare le cellule

Xl.

SPECCHI()

11 potere battericida in un gruppo di 14 su:rt esaminati a 12 me_;, dalla vaccinazione (numerazione delle colonie per piastra). Controllo brodocultura: a) all'inizio dell'esperienza = 75 colonie; b) dopo Jh di termostato a .)7° C. = 22 colonie; c) dopo 3b di termostato a 37° C. = colonie infinite.

1°

Controllo complemento: a) risulta sterile, con 3 semine- in tubi; b) con aggiunta dcl!a cultur:~~ e dopo 1 11 di termostato= 39 colonie (mcdi:1 di 3 tubi); c) come sopra e ùop<> 3h di terrnO$tato = colonie infinite. 2'' -

~o -

Cat1trol!o sterilità sieri in esame: Tutti sterili. Risultati dei sieri in e.<nme. -

Dopo S l f. R l

2

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B. A..

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23

V. L..

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l

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1:10

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1:40

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l

9

12

14

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30

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855 880 l 140 l 42 F. ;-.:.

21

250 1226 950 l l l Il

l

l

43 c. s ..

68

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12

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47 770

17 1 34

14

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12

5 F.M . . IO P . f\.. • .

l

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Dopo 3 ore di 1ermosiaio

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l

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47

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l l

284

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800 813 1105

in f.


910 SPECCHIO

XII.

Riassunto dei rimltati otte11uti nella ricerca d'el potere battericida del siero dei soggetti vaccinati per via ipodermica col T. A . B. Te.

l r:nte \'accinaz.

lndica>.ion( g rafica dei risultati

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12 mesi dopo

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sc:.r.sissimo ~carso

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forte fortissimo

vivcnt;, e quindi anche i gcrmi , sul bleu di metilene che, per tale azione, viene trasformato i.n un leucoderivato. Se, nelle provette nelle quali si è ricercato il processo batteriolitico (vale a dire dopo la 3" ora di permanenza in termostato a C.) si aggiunge una soluzione convenientemente preparata di bleu di metilene, si osserva che, dopo un ulterio-re permanenz a a 37" C. per 12-24 ore, il c olore resta del tutto invariato solo Jà dove il processo battc:ricida è stato netto e la piastra corrispondente è rimasta sterile. Di più, i preparati microscopici, eseguiti subito prima dell 'aggiunta della soluzione colorante, strisciando il materiale prelevato dalla provetta stessa (sedimento), confermano l'avvenuta lisi dei germi, che appaiono spezzettati in fini ssimi ~ranuli. Invece, nelle provette nelle quali l'azione b:1ttericida del siero è m an('Jta o è stata solo parziale, si osserva, dopo un tempo vario (non eccedente le 24 ore) uno scoloramento del bleu di metilene dovuto, come si è detto, :1ll'azione riducente svo.Jta dai germi sopravvissuti. Tale scoloramento è completo in caso di mancanza assoluta del potere battericida, confermata dallo sviluppo dci germi nella piastra corrispondente e dal reparto dì form e bac;JI .... : !'Crfettamente integre od abbonda nti , nel prt·pa rato allestito al mo mento dell'aggiunta dell'indicatore. Lo scoloramento è, invece, di varia intensità quando l'azione batte ricicb esercitata dal siero è stat:1 più o meno accentuata: in questo caso anche

3t


nella piastra corrispondente si avrà uno sviluppo più o meno rigoglioso ed il preparato microscopico rivelerà, oltre alle fc-rme batteriche integre, anche presenza di granuli in quantità più o mr no notevole. Rondoni (1910) che ha provatC' qtH.:~to mete<!o nel corso delle sue ricerche su li 'immunità anticolerica, lo ha trovato sufficientemente rispondente allo scopo. Secondo questo A., è però, da tener presente che, nel caso del vibrione colerico, il metodo bioscopico può dare talvolta l'impressione di un'azione lirica là dove microscopicamente non si riesce a scorgerla: o anche può àeporre per la sopravvivenza dei germi, quando, poi, non è possibile vederli a il'esame microscopico. Naturalmente, per l'esatta intcrpretaZ\ionc dc'.i risultati, è necessario .11lestire alcuni controlli e cioè: 1° - siero in esame + soluzione colorante + brodo, per escludere una eventuale azione riducente del siero stesso; · 2° - soluzione colorante portata a volume con solo brodo, per escludere l'eventuale azione riducente in queste condizioni; soluzione colorante + compleme-nto + brodo (azione riducente eventualmente svolta dal complemento); 4" - soluzione colorante + germi + brodo; 5° - soluzione colorante aggiunta ad un stero normale, portato a volume con brodo. Questi controlli, con il loro regolare funzionamento, devono dare la certezza che la riduzione subita dal bleu di metilene sia esclusivamente dovuta all'azione dei germi sopravvissuti, cioè alla mancanza o insufficienza d eli 'azione battericida. Attenendoci alla tecnica originale, abbiamo preparato una soluzione madre di bleu di metilene secondo queste proporzioni: bleu di metilene gr. r; alcool a 95 cc. 20; acqua distillata cc. 29; e l'abbiamo sterilizzata in bagnomaria. Al momento dell'uso, 1 cc. della detta soluzione veniva diluito in 49 cc. di soluzione fisiologica sterile (I :50) c questa diluizione veniva aggiunta, nella guantità di. 2 cc., a tutte le provette dopo le prime 3 ore di permanenza in termostato, cioè subito dopo aver fatto, per ogni provetta la semina in piastra. Quindi , per evitare ogni contatto del liquido con l'aria, si stratificava in tutte le provette r-2 cc. di olio di vaselina sterile. La lettura delle eventuali modificazioni avvenute nel colore veniva fatta, una prima volta, dopo le successive 12 ore di permanenza in termostato ed una seconda volta (definitiva), contemporaneamente alla numerazione delle colonie sviluppatesi nelle piastre. Inoltre, dal fondo di ogni tubo, immediatamente prima dell'aggiunta della soluzione di bleu di metilenc. veniva

r-


912

Il metodo bioscopico 1zella valutazione del potere Diluizione del siero l :IO

Uiluizione del siero l:) Sieri

esaminati

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>-0

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Preparato mie roseopico

--

N. S-I C. M.

~

c.

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Preparato microscopico

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Controllo siero in esame

pochi ts.nu\i molti acilli

molto scolorato

invarial >

120

tutti bacilli

media riduzio ne

invariato

infinite

tutti bncillì

scolorato del tutto

invariato

infinite

moltiss. bacillì

scolorato del tutto

invariato

18

f>Ocbi '\:anu\i molli ncilli

p o co scolorato

invariato

119

molti bacilli

media

ridu-

invariato

:lO

pochi granuli molti bacilli

l>Oco scolorato

irwaria.t >

132

molti bacilli

molto scolorato

invari~to

2

lutti granuli

in variato

invariato

sterile

tutti granuli

invariato

in vari~ to

s terile

tuili granuli

invariato

inv:uiato

l

tntti granuli

invariato

invariato

l

Utili granuli

invariato

invariato

l

tutti granuli

invariato

in\·ariaro

2

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invariato

invariato

2

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Controllo sitro in (Sa me

Cobre nel tubo della prova

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sterile

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inv:uiato

inv:uiato

sterile

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N.~:; C. O.

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invariato

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invariato

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2

tutti granuli

invariato

invariato

16

molti bacilli pochi granuli

molto scolorato

in,~a riato

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8

t111li granul i

invariato

invariato

820

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scolorato del tutto

invariato

N. 23 M. N.

760

molti bacilli I>OChi gran n li

molto scolorato

invariato

770

tutti bacilli

scolorato del tutto

in\1A-riato

N. 2~ M. A.

&l

molti bacilli pochi granuli

p o c o scolorato

in,·ariato

9)

moltiss. bacilli J>OChi gran111i

poco scolorato

invariato

invariato

12

pochi bacilli moltiss. granuli

molto scolorato

invariato

invariato

80

molti l)ncilli mottiss. grann li

-scolorato de l tutto

in,·a.riaro

invariato

106

pochi bacilli molti granuli

po c o scolorato

invariato

invariato

142

moltiss. baciii i pochi granuli

molto scoloroto

inva riaco

~

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pochi bacilli moltiss. granuli

ntolto scolo-

pochi bacilli moltiss. g ranu1i

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1>0chi bacilli moltiss. !!'"· nuli

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'

molti bacilli molto scolopochi g ran11li. rato 1

l

'


SPECCHIO

XIII.

i..:lftlricida presentato dal St(ro dci vaccmati. :..:===---

DiluiliOnr del ~iero 1:40

Diluizione dr l siero l :!Il i>rcpar~to

microscopico

z molli badili

.~

Color~

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" "o ;;c

Controllo siero in hltn(

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1

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.rolorato

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moltiss. bacilli moltiss. bacilli

scolorato d e 1 tutto

invariato

scolorato dd

in\'ariato

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in\'&riato

l

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1\lll<l

1'>1

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800

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tutti ~tranuli

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in,·ariato

4

tutti granuli

in,·ariato

in,•ariato

;

tutti granuli

invariato

~

tutti granuli

invariato

in\'~ri:tto

2

l tut1i granuli

irl\·arinto

invariato

in,·ariato

28

tutti granuli

invariato

in,·ariato

in,•ariato

invariato

l

tutti granuli

invariato

in•·ariato

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l

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2

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9

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l

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l~

molti bacilli pochi granuli

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molti bacilli pochi granuli

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in._•ariato

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moltiss . bacilli

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invariato

molti bacilli pOChi granuli

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710

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moltiss. bacilli pochi granuli

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41

.colorato del tutto

in,·ariato

l <rolorntn del inv:uinto

l

tu Ilo


allest1to un preparato per striscio c quindi colorato col Gram. In definitiva, LJUÌndi, alle 48 ore, si procedeva: a) all'osservazione dell'eventuale variazione di colore verificatosi in ogni ntbo; b) alla numc:raziòne delle colonie sviluppatesi nella piastra ·seminata col materiale del tubo stesso; c) all'es:lJ!le microscopico del preparato LOrrispondente. Nello specchio XIX riportiamo i risultati delle prove eseguite con gucsto metodo su un gruppo di 20 sieri scelti dai vari salassi praticati sui militari sia prima della vaccinazione che a periodi dopo di essa. In tale specchio abbiamo riportato, per ciascuna delle 4 diluizioni di . . . ognt s1ero m esame: a) il numero delle colonie svJlupp:ltesi nella piastra eseguita dopo le prime 3 h. di permanenza del sistema a 37" C.; b) il risultato dell'esame microscopico dd preparato allestito dal fondo di ogni tubo al momento dell'aggiunta del bleu di m etilene; c) le modificazioni avvenute nel colore del liquido in ogni tubo~ d) l'eventuale modificazione del colore effettuatasi nella provetta dc.! controllo del Siero in esame. Dall'esame dei dati che riportiamo e dai risultati ottenuti nelle a ltre prove eseguite col metodo stesso (40 sieri complessivamente) riteniamo di poter concludere che l'uso del bleu di metilcne, come indicatore dell 'avvenuto processo batteriolitico,· è di non poca utilità nella pratica, in quanto può forni,re un'idea sufficientemente esatta dell'intensità d'azione del processo stesso, consentendo, oltre a una notevole economia di materiale (piastre, agar) anche una non indifferente economia di tempo. L'indicazione fornita dalla eventuale e più o meno intensa riduzione subita dal bleu di metilenc, può ricevere una facile e rapida conferma dali' osservazione del preparato microscopico, allestito da ognuno dei tubi (corrispondenti alle varie diluizioni del siero in esame) al momento stesso dell 'aggiunta della soluzione colorante. Certo, in gualche caso, l 'intensità della riduzione non è st:Ha nettamente rispondente al reperto della piastra rispettiva e a guello del preparato, ma, in genere, si è osservata una buona corrispondenza, per cui si ritiene che i! metodo, pur non potendo rornire dati assolutamente precisi, consen ta di J:,riudicare con sufficiente approssimazione dell'avvenuta battericidia. Dali 'insieme delle ricerche da noi condotte sulla determinazione del potere battericida nei sieri normali (prima della vaccinazione) e di quello presentato da1 sien a periodi vari dalla fine del trattamento vaccinale, riteniamo di poter esprimere un parere pienamente favorevole nei riguardi della utilità pratica di gucsta determinazione. E' vero che, sia le osservazioni sperimentali sia guelle cliniche nel corso della malattia spontanea nell'uomo, l1:mno indotto a modificare sensibilmente il criterio primitivo secondo il


quale agli anticorpi batteriolitici dovesse essere attribuito un potere di difçsa quasi fondamentale e, quindi, di portata eccessiva; ma non si può, d'altra parte, negare che i risultati da noi constatati << in vitro >> portino ad ammettere che la presenza nel siero degli anticorpi stessi deponga per l'esistenza di un certo potere protettivo. I risultat1 constatati al 2" mese dalla vaccinaziOne, anche messi in raffronto con quelli ddle altre prove sierologiche escg1.,1ite, rivestono un particolare valore probativo circa l'intensità della risposta reattiva dell'organbmo allo stimolo vaccinate. Per quanto, in seguito, cominci a manifestarsi una graduale discesa nel contenuto degli ambocettori batteriolitici nel siero, pure, sino al 5" mese dalla vaccinazione, la prova può presentare ancora una soddisfacente utilità pratica. Sebbene richieda una tecnica di precisione e l 'impiego di una quàntità non indifferente di materiale (vetreria, agar, brodo), riteniamo che la determinazione del potere battericida del siero dei vaccinati dovrebbe costituire una prova di ordinario impiego al pari di quelle comunemente usate. La notevole semplificazione che nella sua esecuzione sarebbe determimta dalla sostituzione della semina in piastre con l'applicazione del metodo bioscop1co di Neesser e Wechsberg, apporterebbe un considerevole risparmio di materiale e di tempo, pur consentendo un apprezzamento sufficientemente approssimativo dell'attività battericida dei sieri. Tale apprezzamento., oltre che ' dalla più o meno intensa riduzione del bleu di metilene nei singoli tubi delle prove, verrebbe stabilito anche con l'osservazione dei preparati microscopici <!1lestiti dal materiale prelevato dal sedimento di ogni tubo. In una nota succ:':ssiva esporremo le ricerche condotte sul potere ,protettivo presentato dai sieri dei vaccinati per l 'infezione tifoide sperimentale del topo quelle sul dosaggio dd contenuto in antitossina tetanica nei sieri stessi. Ci riserviamo, pertanto, tÌ! formulare in tale nota le conclusioni e le considcraziom d'indole generale, oltre a riportare le indicazioni bibitograriche relative a tutte le ricerche compiute.

RIASSU NTO. Facendo seguito ad una precedente nota (•), gli AA. espongono le ri cerche condotte sulla prova di fissazione del complemento e sul potere battericida IH:I ~iero Ji un gruppo di militari vaccinati per via ipodermica col T. A. B. T e. Riguardo alla fissazione del complemento, la positività riscontrata nei sieri prima della vaccinazione ha raggiunto la percentuale Jel 20 '';, cd è stata sempre limitata alle più basse diluizioni cimentate ed in ogni caso con intensità debole od incerta. Nei controlli periodici dopo la vaccinazione si è avuto: a) per il B. tifico il 100 '3{ di passività già al 30" giorno ed in qualche siero anch<: alla massima diluizicne cim~ntata: però, t:1le passiYità si ~ nctc,·olmente abbassata sin <hl

6o 0 ~iorno: b) per il para tifo A la prova si può considerare praticamente negati va: ( 1) V~cli fa". n. Xl di qunlo Giornale.


c) per il paraùfo B i risultati ottenuti al 6o0 g'lOrno dalla ,·accmaz.•one sono stati di ,·alore discreto. Per quanto riguarda la ncerca del potere battericida del siero verso il B. tifico, gli AA. hanno trovato che: a) nei sieri esaminati prima della vaccinazione, il potere battericida è stato prati· carnente negativo nel 93>3 '% ; b) nei salassi successivi alla vaccinazione, il potere battericida si è presentato con valore notevole già al 30• giorno, raggiungendo l' 8o % di positività ed ha toccato il massimo della positività alla fine del 2° mese col 100 % di sieri a forùssimo contenuto in anticorpi batteriolitici. Da tale epoca si è cominciata a notare una progressiva diminuzione, tanto che al s• mese un netto potere battericida si è riscontrato solo nel so ~~. dei sieri esaminati. In complesw, la ricerca di questo potere nel siero dei vaccinati risulta di reale utilità pratica e tale da meritare un più largo impiego. Tale sua utiJizzazione nella pratica potrebbe essere molto semplificata adottando. per la lettura ed interpretazione dei risultati, il metodo bioscopico di Neesser e Vechsberg che, in base alle prove condotte dagli AA., apporterebbe economia di tempo e di materiale. Sia per i risultati della pro\·a di fissazione del complemento che per quelli della ricerca del potere battericida, gli AA. si riservano di esporre, in una successiva nota, le considerazioni conclusive in merito al valore che possono avere in rapporto con le dtre ricerche sierologiche condotte sullo stesso gruppo di vaccinati.

(Continua).

~-


CLlN. DELLE MALAlTIE NERVOSE E MENT.\LI DELLA R. UNIVERSITA' DI ROMA Dircnor~:

prof. U.

C ERLEITI.

COLLEG IO MEDICO LEGALE Pr csidcrHc: t~n. gcn. mcd. prof. A. Bl·ccr.\ NTE.

SQU ILIBRI! VEGETATIVl Prof . CARLO Rr zzo tenente colonnello mt'<lico c libero docente in

ncuropsichi~trl:l

Le ricerche, d'ordine anatomico, sperimentale e clinico, sul sistema nervoso vegetativo ( = s. n. v.) sono in pieno fervore: basta com pulsare i resoconti degli ultimi congressi internazionali di neurologia per renderei conto del ricco apporto di contributi e dei continui progressi fatti in questo campo. A tali ricerche hanno sempre collaborato gli studiosi italiani che, l>oprattutto nell 'àmbito della clinica, furono addirittura dei pionieri: ognuno conosce, in proposito, l'opera multiforme, geniale, fruttuosissima di A. De Giovanni, di P. Castellino, del Viola, del Pende, per citar solo qualcuno fra i principali ricercatori del nostro paese. E la recente fondazione della « Ras~gn a di neurologia vegetativa » sta a dimostrare che continuano rigogliose in Italia quelle indagini. Esse sono, tuttavia, ben lungi dall'essere complete; anzi, possiamo ritenere che in questo campo si sia poco più che all'inizio di una razionale conoscenza. Ciò dipende specialmente dalla complessità dell 'argomento, perchè il s. n. v. intimamente collega le funzioni somatiche alle psichiche, permea ndo di sè l'intero organismo e costituendo - nella sua componente patologica - il sostrato di quasi tutte le malattie e le deviazioni morbose che insidiano, tormentano, deformano la personalità psico-fisica d eli 'uomo. T enuto conto delle condizioni ancora arretrate in cui si trovano gli studi sul s. n. v. non è parso superfluo a me, che da circa un vcntennio mi occupo con particolare interesse di tale argomento, illustrare sommariamente quanto oggi conosciamo in materia, per giungere poi ad una breve sintesi clinico-terapeutica. E ciò nell'intento d'essere utile ai più giovani colleghi r.hc - nelle attuali vicende belliche, lontani da centri ospedalieri o pressati dal tempo e da altre ovvie esigenze del servizio dì guerra -- siano alle prese con qualche caso di squilibrio vegetativo. Essi potranno, infatti, trovare, nelle poche pagine che seguono, non solo quelle fondamentali premesse dottrinali che debbono illuminare qualsiasi ricerca, ma anche una buona guida m etodologica per stabilire una diagnosi e, infine, uno schema di tali squilibrii con qualche indicazione terapeutica da adottarsi per il migliore trattamento di queste infermità, le quali , pure rivestendo spesso l'aspetto più di disturbi che di vere e proprie malattie, non cessano per questo d'attirare tutto l'interesse del medico. Esse, infatti , sono assai più diffuse di quanto 3 -

Giomol~ di

mrdidna milirarr.


generalmente non si creda, offrono gran"de resistenza alle cure e possono incidere sensibilmente - anche se non gravemente - sull'attività degli individui che ne sono afflitti.

l. - DEFINIZIONE E CONCETIO DI S. N. V. Per s. n. v. dobbiamo intendere quella parte del sistema nervoso che regola la vita vcgetatipa : che regola, cioè, tutte le fmJzioni aven·t i lo scopo di assicurare all' org{1!f]ismo le più opportune condizioni vitali inu:rne.

Definendo così il s. n. v., riesce facile comprendere anche la natura essenziale dell'altra grande componente dell'individualità nevrologica, ossia ddla parte - più nota - del sistema nervoso che regola la 'vita di relazione, i rapporti dell'individuo con l'ambiente. Ed è altresì agevole intendere come i due sistemi non siano fra loro indipendenti, nè in contrasto, nè, tanto meno, subordinati l'uno all'altro: entrambi si completano reciprocamente, ed indissolubilmente concorrono al ritmico sviluppo della nostra vita somato-psichica per quella che il De Giovanni chiamava « fatalità del commercio tra gli organi della vita di nutrizione e quelli della vita di relazione » . Senza risalire alle conoscenze sull'anatomia e la fisiologia di quei sistemi nella filogenesi e nell'ontogenesi, è sufficiente considerare quanto siano grandi e continui i rapporti reciproci tra funzioni di relazione (p. es. le percezioni, l'attività psico-intellettiva, la volontà) e funzioni vegetative (vasomotilità, spasmi dei muscoli lisci ed altri fenomeni che stanno alla base della cencstcsi e delle cenestopatie), per comprendere come, anche in questo campo, si sia - nei soggetti sani - di fronte ad una attività consensuale armonica e perfetta fra s. n. v. e sistema nervoso di relazione; e come, d'altra parte, le incrinature, lo squilibrio, la rottura negli scambievoli rapporti fra tali sistemi costituisca il fondamento di quelle infermità, di quei disturbi ai quali ho accennato. IL - DISTRIBUZIONE ANATOMICA DEL S. N. V. Il s. n. v. è costituito principalmente da due gruppi di elementi, in gran parte fra loro distinti: l'ortosimpatico cd il parasimpatico. L'ortosimpatico (o simpatico propriamente detto degli AA. meno recenti) prende origine, apparentemente, dalla catena gangliare simpatica, che è costituita da due cordoni o tronchi simpatici, interrotti, quasi metamericamcnte, da una doppia serie di 23- 24 gangli (3 cervicali, II o 12 toracici, 4 lombari , 4 o 5 sacrali ed I coccigeo impari). La catena gangliare decorre di fianco alla rachide cervico- dorso -lombare e davanti al sacro. Da essa


partono fasci di fibre deputate a condurre stimoli ortosimpat:J<:t . motori e scnsitivi, e queste fibre costituiscono nervi a sè stanti (come i cardiaci e gli splancnici), oppure si accollano a nervi di relazione, od anche - più spesso ·- si addentrano negli organi cavitari, lungo gli arti, ecc. seguendo il decorso vasale. Molte fibre simpatiche, se non tutte, raggiungono i cosidetti plessi (formazioni in parte fibrilJari, in parte cellulari: vere reti nervose disseminate di gangli) ai quali fanno capo anche i rami del parasimpatico: i rami, cioè, che provengono soprattutto dal tronco del vago nonchè da elementi a funzione vagosimile situati nel fusto encefalico e nel midollo sacrale. Da questi plessi - numerosissimi, e di cui mi limiterò a ricordare, per la loro importanza, il cardiaco e il solare - si irradiano, sempre più verso la periferia, altri filuzzi nervosi vegetativi, dei quali la moderna analisi ha riconosciuto ancora in parte la natura orto- o parasimpatica, mentre in parte forse assai più grande quelle esigue diramazioni partecipano, in vario modo, della natura sia del simpatico sia del vago: e questo è il cosiddetto metasimpatico degli AA. più recenti. Ortosimpatico, parasimpatico (un tempo detto, con termine più limitativo, vago) e metasimpatico sono le tre fondamentali suddivisioni degli dementi nervosi regolanti l'equilibrio della nostra vita vegetativa. Quanto ho sin qui accennato si verifica verso la periferia; ma anche nei centri nevrassiali le attività vegetative non si svolgono - qualitativamente - in modo diverso. Infatti noi abbiamo nel midollo i centri spinali ortosimpatici (nel corno laterale dei segmenti C 8 - L 2 ) e quelli parasimpatici (nella zona intermedia, da C' in giù, e, soprattutto, nel corno laterale del midollo sacrale) (1); e nel fusto cerebrale abbiamo in prevalenza formazioni parasimpatiche: basti ricordare il nucleo dorsale motore del vago, sul pavimento del IV ventricolo, ed il nucleo parvi.cellulare dell'oculomotore comune situato fra il nucleo rosso e la sostanza grigia pericavitaria dell'acquedotto di Silvio. Ma più in alto, nel cervello, questa distinzione fra ortoe parasimpatico si riduce sempre più, fino a sparire. Difatti, le formazioni vegetative dell'ipotalamo - dove, allo stato attuale delle nostre conoscenze, si concentra la più elevata attività vcgetativa (2) - appartengono per taluni aspetti al regime simpatico e per altri aspetti appartengono al regime vagale; (r) L. Laruc:lk. ~l quale dohhiamr• le più rcccmi ricerche in materia. ha mostrato che le forma7.ioni vcj:etativc m idoll ar i sono rag~:rupp:~t.: fra corno anteriore e corno posteriore. a foggia di una doppia >cala . cstendentt-si lungo tutto il midollo: il montante mc:dialc di çiascuna sc.rla, da lui c1cnmninato ,, colonna intermedio - interna " · corrisponde in gran parte alla 7.ona imcrmcdia def,'li 1\ A. precedenti; il monta me latcr:tlc. o " colon n:~ intermedio - csll·rna ,. . corrisponderebbe al corno l:ner:llc: le due colonne sono fra loro collegate cb numerosi fascctti fihrillari costi tuenti i pi uoli di que lle sçalc. Sempre secondo il Larudk, nd midollo sacra le vi sarebbe. poi . un ·ahra formazione: l.r cosidetta • colonna tortilc "· dccorren rc lungo il polo amcriorc delle corna antniori; da ~sa avrcobcro soprattuuo origine i para>irnpatici nervi pclvici. ( 2) A dire il vero. molti /I.A. parbno d i centri vc~ctativi conicali. Si tratta. p<-rÒ. come nx-cn tcmcntc ha rilevato anche il Laruclk, di acquisizion i della fisioloj.'ia spcrimen t:tlc: " porci re tl:ollc


ma codeste formazioni sono da considerarsi, in sintesi, come i supremi regolatori della vita vegetativa (la cosidetta corteccia del s. n. v.), indipendenti, o quasi, da preferenze orto- o parasimpatiche: vedasi, in proposito, l'ampio c documentato lavoro della Boon, la trattazione del Lunedei, nonchè la recentissima relazione di Gagcl e Foerster al III Congresso Internazionale di neurologia. Abbiamo così adombrato anche le principali funzioni del s. n . v.: funzioni essenzialmente di regolazione d 'ogni attività biochim ica, sia direttamente, sia per il tramite delle ghiandole a secrezione interna che vengono <td essere, alla loro volta, potenziate dal sistema nervoso. Ed è interessante accennare, almeno, a questo proposito, come attorno ai due << poli >J anatomici della vita vegetati.va (l 'orto- ed il parasimpatico) si vadano accostando, rispettivamente, le diverse condizioni e funzioni di questa stessa vita: prevalenza degli ioni Ca e K, acidosi ed alcalosi dei tessuti, anabolismo e catabolismo, attività .armonicamente antagoniste delle due note «costellazioni » ghiandolari (Pende) modificanti in diverso senso la crescita, il trofismo, lo sviluppo dell'io di relazione, ecc. Sicchè dali 'equilibrio anatomico e funzionale di questo vasto e cosl complesso s. n. v. ha fondamento ed origine ogni altro equilibrio vitale, somatico e psichico. Troppo dovrei dilungai mi se volessi illustrare i diversi aspetti d ei rapporti Era la vita vegetativa e quella di relazione. Mi limiterò a ricordare più che altro a titolo d'esempio - l'importanza addirittura cardinale e ormai universalmente ammessa del s. n. v. nd regolare la vita psichica. L 'H ascovec, al quale risale il merito di avere meglio e più a lungo insistito su questa tesi, c che nel diencefalo localizzò la « coscienza cestrale », per molto tempo non fu preso sul serio quasi da nessuno. Ma in questi ultimi anni una fioritura sempre più cospicua di ricerche, soprattutto cliniche ed anatomo- cliniche, ha portato alla concezione che la parte meno elevata, ma indubbiamente più attiva del psichismo, la <c timopsiche », abbia sede nella regione di encefalica iuxta-ipofisaria, o - per lo meno - sia regolata e potenziata dal buon funzionamento di tale regione: argomento, questo, degno di profonda meditazione da parte dei sostenitori del costituzionalismo assoluto della frenasi maniaco- depressiva e stati affini; e vedasi, al riguardo, l'ultima parte della già citata relazione di Gagel e Foerster. IlOte ricerche:- dd llcch tcrcw per giungere n qut•llc modernissime del Fulton . M n quc<tc rit·.·rchc a parte 'c critiche di v!llnro>i r\A., <JU:Ji i il Miìllcr - no n hanno ancora il nccc»:t rio smtr:oto ,t, rcperh i.tcologici . lo propendo piutiOW> 1wr l"csl<tçn'<:o ti • C<'lltri ''rgct ~t i vi >O[lrJd icncdal ici s itu:~ ti nel " )<!11_1!10 •t .~rio " d ct vcn1ricolt l:otnn lt: ccnt n d t cui ho g tà dato C!u:tlchc nouzia in occasionc elci Il "' del 111 Congrc'"' ln:unaz.wn.llc tli ncurologil . c cht· g• ustilichcrcbhcro in gr:~ n pnrtc i rcpcn, spcrim<nt.lh di •\rnn,ohn c ""'"'· tli F. H. Le")' c tlcl Un:scl. St'Condn cui nd ll> $lriatn sarcbbèrn lncnhn:oH" v:me funzioni veg<"lo-rcge>l:urici concerne nti principalm ente la pressione s.tll~'1.tigna. 1:. l<'r· nwrcgol:o7innc cd il nwwbnh>~Ho 'lcll":~cqu:o t· dello ~.ucchcm. Cnrnun•]U<'. l'orgomcnto eleo centro n :gct:tll \"1 sopracltcncdaltct rochtt·dc ~ncur:1 numct·osc ~ molteplici nccrchc prim:> di poter ,.,,ore pcri,·tt.lm<·tH<" du:mto.

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III. - I MEZZI CLINICI D'ESPLORAZIONE. DEL S. N. V.

Lo studio clinico degli squilibrii v~:get:nivi richiede anz.i tutto un buon m t>todo di ricerca semiologica, e tale metodo - per raggiungere lo scopo deve rispondere ai seguenti requisiti fondamentali: J essere sufficientemente preciso e completo, e considerare tanto la tonicità quanto la eccitabilità del s. n. v. in esame (1), sì da consentire sempre una diagnosi o, per lo meno, un orientamento diagnostico: premessa indispensabile vuoi nel campo delle ricerche clinico -statistiche, vuoi per un nzionale indirizzo terapeutico; 2 " - essere rapido e di facile impiego, in modo da poterlo utilizzare non solo nelle cliniche od in altri bene attrezzati istituti, ma anche al letto del malato, ovunque costui si trovi e senza inutili perdite di tempo; 3o - essere del tutto esente da pericoli. L'innocuità dell'esplorazione del s. n. v. non è solo necessaria quando, come spesso accade, siamo di fronte ad ammalati già di per sè gravi (intossicati, portatori di neoplasmi encefalici , ecc.), ma altresì quando si vogliono compiere indagini d'ordine più pro-priamente statistico o sperimentale (come su sportivi o su militari, anche in vista di determinate selezioni o nel corso di speciali allenamenti): indagini che vanno sempre più estendendosi man mano che si diffonde il concetto dell'importanza del s. n. v. per l'armonico svolgimento di qualsiasi processo vitale. L'assoluta innocuità del metodo di ricerca s'impone, poi, allorchè deb~ ba compiersi l'esplorazione del s. n. v. per scopi medico--legali, cioè su individui pronti a recriminazioni più o meno fondate, ma sempre possibili se la ricerca provoca sensazioni subiettive moleste o anormali : ciò che suole accadere, p. es., nel corso delle prove farmacodinamiche, le quali, per giunta, richiedono parecchio tempo e spesso forniscono risultati poco attendibili, dato il cosiddetto anfomimetismo delle sostanze in uso. I metodi d'indagine sono numerosissimi, ed ogni studioso in materia predilige l'uno o l'altro a seconda dei fondamenti dottrinari dai quali è partito, della propria esperienza, dei risultati che si prefigge di raggiungere. In un recentissimo lavoro (2) ho già fatto una succinta analisi di tali prove, accompagnata da qualche rilievo critico in argomento, ed ora non mi ripeterò: preferisco ]imitarmi a riassumere da quel lavoro i dati indispensabili per illustrare un mio metodo esplorativo del s. n. v. che seguo vantaggiosamente oa un biennio e che risponde ai tre requisiti dianzi ricordati. Il metodo - alla cui elaborazione io ho contribuito con una selezione di tecniche più o meno nuove ed apportando a talune di esse qualche ritocco 0

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( •) L ·esa n n significato di que~ti du e termini. come pure le differenze fra le prl>prictà che i termini !<ltts~i indic:1n0 S:lr:l nnn il1u~tr:ue in "C).!lJJtn ('· · p=')!· S.fl\j). (2) Un mt'ludo pratù·o pu i'Nplomzionr tlt:l J. " · v. : in wrso di stam pa sulla " Rivista d i pa tolf)Jr,!Ì:I ncrvos:l c m<·ntale ,) ,


al fine di renderlc meglio utilizzabili nei più diversi campi di studio - è costituito dalle seguenti ricerche, esposte nell'ordine col quale soglio eseguirle. 1" - Riliefli anamnesuci. Una rapida, ma precisa inchiesta sull'andamento

delle principali funzioni della vita vegetativa: tempo e modo dello sviluppo somatico e sessuale; comportamento della fame, della sete, dd sonno ; precedenti personali circa vegetopatie pregresse o abituali: tendenza all'orticaria o agli spasmi, labilità vasomotoria, ecc. 2 ° - Semiologia morfologica. Oltre ad

uno sguardo d'assieme sullo stato generale (costituzionalistico - trofico) del soggetto in esame, conviene procedere a qualche misura per avvalorare il precedente giudizio sintetico. lo eseguo queste due, che pur considerando elementi anatomici in parte diversi - hanno il pregio di controllarsi a vicenda: a) F()rmula del Weil. Essa parte dalla premessa che il margine superiore della sinfisi pulbica rappresenta, nell'adulto normotipo, il punto medio della statura, e si fonda sul rapp~>rto fra la statura superiore (distanza del vertice cranico da detto margine) e la :tatura inferiore (distanza dello stesso margine dalla base calcaneare). La statura superiore si esprime, nella formula , col valore ftsso roo, sicchè la statura inferiore dovrà essere rappresentata da: stat. in~er. x roo , .. In tal modo avremo l espressione numerica del grado di - - -- - stat. supenore longitipia o di brachitipia d 'un soggetto, e ci saranno consentiti immediati e precisi confronti ripologici fra i vari individui in esame. Esempio. Si tratti di un soggetto la cui statura superiore è cm. 85 e l'inferiore 100 ( = stat. su per.) ( . f- ) , c questo rappocto denoterà cm. 90· Qui la formula del Weil sarà: 1o6 = stal. 10 er. che, nell'esempio, si tratta di un longilineo, giacchè - con tale formiUla - la statura inferiore (data principalmente dalla lunghezza degli :uti inferiori: espressione, a sua volta, di tendenze cataboliche, di longitipia) nei longilinei è sempre maggiore di 100.

b) Rapporto fra altezza e grande apertura delle braccia. Poichè le dimensioni del tronco sono proporzionali alla spinta eccito- anabolica insita nell'individuo (mentre il contrario si verifica per la lunghezza degli arti), e poichè nella misurazione della grande apertura delle braccia la componente « tronco n è molto inferiore a quella che si ha misurando la statura, il rapporto anzidetto è sovrapppnibile a quello escogitato dal Weil. Si tratta di stabilire una frazione il cui numeratore (xoo, costante) corrisponde all'altezza dell'individuo in esame, mentre il denominatore è dato dal prodotto della grande apertura delle braccia per roo, d iviso per l'algr. apertura x roo) tczza ( = , analogamente a quanto si fa per la formub statura del Weil.


Esempio. Un individuo che sia alto cm. 172 c la cui grande apertura delle braccia (ossia la massima distanza dall'estremità di una mano all'estremità dell'altra) sia di 100 ( = statura) , cm. 174•5• avrà la formula seguente: ( ) . Si trattera, dunque, di un 1o1,5 = gr. :tpert. normo!ineo con tendenza longitipica.

3o - Esplora.zione or-monica. L:t si compie direttamente - per quelle ghiandole che lo consentono, come la tiroide e i testicoli - e indirettamente, cioè ricercando e valutando i principali segni di carenza o di esuberanza dei vari ormoni : note acromegaliche, froehchiane, basedowiane, mixedematose, ecc., sul che mi sembra superfluo trattenermi data la notorietà di tali reperti e dd loro significato. 4° . Reazioni orto -clinostatiche. Nel passaggio dalla staztone onzzontale a quella eretta si ha, nei soggetti normali, una certa prevalenza funzionale della sezione ortosimpatica, la quale si manifesta - per ciò che riguarda la frequenza dei battiti cardiaci - con la loro accelerazione; tornando in posizione orizzontale, si determina invece una relativa prevalenza del parasimpatico, estrinsecantesi in un rallentamentq delle pulsazioni. Trattasi di una prova particolarmente c;emplice e fedele, rivolta, in ispecie, a saggiare la tonicità del s. n. v., che io eseguo nel seguente modo. Posto il soggetto a giacere in decubito supino ed in condizioni di assoluta tranquillità, conto le sue pulsazioni di 5 in 5 secondi (dettando ad un aiutante i numeri di volta in volta ottenuti) per la durata di 3 minuti primi; poi gli faccio assumere la posizione eretta, continuando a contare i polsi di 5 in 5 sec. per altri 3 minuti; infine lo faccio rimettere in clinostatismo ancora pe r 3 min., seguitando il solito conteggio (r). In secondo tempo converrà redigere una grafica dei valori ottenuti nel corso della prova orto- clinostatica, sul tipo che risulta dall'annessa figura x. In questa osservazione - tratta dalla mia casistica e relativa ad un soggetto normale - l'andamento delle pulsazioni mostra che si è di fronte ad una condizione di prevalente ortosimpaticotonia, d alta l'esistenza di una relativa tachicardia, più cospicua nella stazione eretta, d'onde una buona << differenziale» fra la media dei valori clinostatici (72 pulsazioni al minuto) e la media di quelli ortostatici (101 pulsazioni al minuto).

5o - Riflessi cardio- vegetativi. Con questo termine s'intendono le sfigmoreazioni ottenute con particolari stimoli portati sul s. n. v. Fra tali riflessi - assai numerosi, e diretti a vagliare l'eccitabilità neurovegetativa - io ne ricerco costantemente due: l'oculo- cardiaco ed il celiaco. ,, ( •) Per maggiori P'rticol:lri su q\ocsta c sulle :~hrc prove che vado riassumendo si veda quamo lw scrittro ,;~ nella 1oubblicazionc CJI.H:l in ""'·' a pag '!2 1. ,i., in un bvu10 f:ntu in col lahor:ozionc con A. Giordani e comparso rcccntcmcnlc nd l" .. Archivio di Psicoloj:ia, Neurologia. r,ichiatria c Psicoterapia " · (A. l, Fase. IV scucmbrc ' \H<>).


a) Riflesso oculo- cardiaco, o di Dagnini- Aschner, essendo stato scoperto nel 1908 da questi due studiosi, indipendentemente l'uno dall'altro. Benchè si tratti di un riflesso notissimo, credo conveniente qualche parola su quello che - per mia esperienza - è il modo migliore di provocarlo, giacchè la compressione dei bulbi oculari, quale si è soliti produrre, può fare incorrere in errori anche gravi di apprezzamento. Basti ricordare che a parte le disparità individuali nella tensione dei globi oculari - esistono differenze anche forti nel grado di eccitabilità del s. n. v. e delle sue parti, sicchè una compressione che per un individuo è la migliore, per un altro può essere troppo debole (donde un reperto apparentemente negativo) e per un terzo - p. es. nei basedowiani - eccessiva, capace, perciò, di causare una qualche reazione cosiddetta paradossale. D'altra parte, una troppo brusca ~n trata in azione del riflesso può determinare perfino la sospensione del polso per 5-10 sec. o anche più, e produrre, quindi, crisi convulsive, stati sincopali cd altre pericolose manifestazioni che si dovranno tanto più temere in soggetti ammalati o sottoposti ad indagini medico- legali e simili, come ho già accennato. Altre volte l'effetto abituale del riflesso oculo- cardiaco può essere invece mascherato dal dolore prodotto dalla compressione, o perchè questa è stata eccessiva o perchè il soggetto è un iperalgesico: allora, quale effetto di questa reazione dolorosa, si avrà un'accelerazione dei battiti, sicchè i risultati della manovra saranno ovviamente falsati. Per tutte queste ragioni io sostituisco alla consueta compressione uniforme e piuttosto breve - dei bulbi oculari, tre compressioni d 'intensità crescente c della durata complessiva di 90 secondi. Nei primi 30 eseguo una piccola pressione dei bulbi oculari, e questo « primo tempo » della prova mi serve più che altro a saggiare la reattività del soggetto e ad abituarlo alle compressioni ulteriori. Negli altri 30 sec. faccio una compressione di m edia intensità, cioè intorno ai 500 grammi (1). Se il soggetto ha sopportato bene questo « secondo tempo » e se si è verificato quel progressivo rallentamento dci battiti cardiaci che caratterizza la positività del riflesso, allora procedo negli ultimi 30 sec. - ad un ulteriore, sempre graduale, aumento d ella compressione oculare, pronto a ridurla se si iniziasse un 'accelerazione (da dolore) o se si delineasse la possibilità di una sospensione dei battiti. Questo << terzo tempo )) viene, naturalmente, soppresso qualora già nel tempo precedente si fosse avuta qualcuna delle anomalie surricordate (tachicardia paradoss:llc, ecc.). La registrazione delle pulsazioni è fatta di 15 in 15 sec. T erminata la prova, si cessa di comprimere i bulbi oculari, ma si continua a registrare il numero dei battiti cardiaci (sempre raggruppandoli per quarti di minuto) finchè si sia ritornati alla media delle pulsazioni già otte( o) E' consigli:ohilc: che- gli inc<pcni si a"uc:f~cci.ono :1d C>eguirc qucslo gr~do nwdoo di prr..· >ione cscrcit311liosi :1d ;ohh:1s-uc col r•,Jl occ c l"ondicc ddl:o m ano destra il pi :noo di una h,l .oncoa. rc..lll l c- d.tll" .tltra pa rte un pc<n di m ezzo chilo. lino a eh<· ;ia ragg-iunta c cnnscrV:t\3 la pn<~zinnc d• "IU1hhno fr,l i due pi ;) ltÌ.


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nute in clinostatismo prima della prova stessa. Questo - che possiamo chiamare t< periodo post-Dagnini » - d ura generalmente 1-2 minuti; ed è necessario tenerne conto sia per l'esatta registrazione delle eventuali (e per nulla eccezionali) reazioni ritardate, in cui, cioè, l'effetto bradicardico della compressione oculare si manifesta in tutta la sua pienezza a compressione ultimata, sia per evitare che i risultati del successivo riflesso celiaco (di cui ora dirò) possano in qualche modo essere falsati dal fatto che l'individuo in esame, all'inizio del riflesso medesimo, non era ancora tornato nelle sue Cl)ndizioni abituali. h) Il riflesso celiaco (o solare o, dal nome degli AA. che l'hanno scoperto e meglio studiato, riflesso di Thomas - Claude) si ricerca tenendo il soggetto in decubito supino, con pareti addominali rilasciate, ed esercitando una profonda compressione della regione epigastrica in corrispondenza del p1esso celiaco. Per non comprimere anche l'aorta addominale, è consigliabile, quando si disponga di un aiutante, esercitare la compressione con le due m ani poste ai lati della linea mediana, all'altezza del punto di Mouthier. Le mani, s'intende, vanno tenute rigide, in modo che la punta delle dita riunite !''i nfossi verso il p lesso celiaco il più profondamente possibile. La manovra di Thomas- Cfaude costituisce una stimolazione ortosimpa6ca la quale si estrinseca con un 'accelerazione del polso nonchè con una riduzione d'ampiezza dei battiti cardiaci, un 'elevazione della pressione arteriosa soprattutto diastolica c, nei soggetti particolarmente sensibili, uno stato dispnoico, pallore, tremore ed altri fen omeni di sofferenza simpatica. Per evitare queste reazioni, che possono rivestire un aspetto di speciale gravità io eseguo la compressione celiaca- per la durata di 90 secondi - con molta gradualità, di guisa che la pressione sia progressivamente crescente, ma quanto più possibile indolore, nei tre soliti « tempi )) di cui al riflesso oculocardiaco. Conteggio delle pulsazioni, anche qui, per gruppi di JS secondi. Non di rado il riflesso solare manca. Terminata la compressione celiaca, seguito a prender nota delle pulsazioni finchè la loro frequenza sia tornata eguale a quella esistente prima della prova: e questa fase - denominabile cc periodo post- Claude )) - ha impor tanza per valutare le eventuali risposte ritardate od altre anomalie sfigmiche provocate dalla compressione del plesso. Anche i reperti dei due riflessi cardio-vegetativi anzidetti occorre siano posti in grafica per maggiore evidenza e per il più f'acile confronto coi repeni di altri soggetti. Nella seguente figura 2 riporto i dati ottenuti nel medesimo caso di cui ho già trascritto la grafica delle reazioni orto- clinostatiche. L'esiguità della risposta alla manovra di Dagnini - Ascncr e la buona vivacità di quella di Thom as - Claude consentono di giudicare che si tratta di un individuo con ortosimpatico ipereccitabile, di un « simpaticoestesico >l alla Castellino.


6° - Reazioni dermografiche. Con questa denominazione dobbiamo intendere le modificazioni del circolo cutaneo prodotte da stimoli esterni: strisciamento con una punta smussa o con un ago, punzecchiatura, sena. . p1zzaz10ne, ecc. Di solito questi stimoli si praticano strisciando una punta sopra una superficie cutanea del tronco, e - impropriamente - si parla di un dermografismo, manifestantesi, a seconda dei casi, con strie bianche o rosse ovvero con rilevatezze lineari corrispondenti ai tratti di cute stimolati. Ma in realtà esistono :1lmeno tre diversi tipi dt dermografismo, le cui reazioni differì-

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Fig. 2.

scono fra loro non solo per la fenomenologia (che era stata studiata, or son già quasi ottant'anni, da W. Gull e dal Vulpian), ma anche ·- cosa abìtualmente ignorata o trascurata - per il modo con cui si provocano e per il loro rispettivo meccanismo d'azione. Vari AA. moderni sostengono, col Tinel, che un vero e proprio riflesso dermografico sia ottenibile soltanto producendo un lungo graffio cutaneo mediante una punta acuminata. Ciò determina la comparsa di un festone più o meno intensamente arrossato e più o meno ampio e persistente: effetto della stimolazione dei nervi cutanei che si ripercuote sui vasomotori prossimali. Di ciò si ha una riprova nel fatto che l'arrossamento non si osserva nei derrnatomeri privati d'innervazione. Secondo quegli stessi AA. le altre due reazioni dermografiche, di cui ora mi occuperò, non hanno la dignità di veri riflessi. Tuttavia, sal vo casi di particolare importanza, io non provoco il riflesso dermografico vero e proprio testè descritto (e che può identificarsi . con- l' <( eritema irritativo riflesso >> del MUller) perchè la ricerca è dolorosa e non scevra di rischi per il possibile determinarsi di qualche infezione. Preferisco, invece, produrre sistematicamente queste altre due reazioni dermografiche.


a) Dermografismo bianco. Si ottiene sfiorando la cute del tronco con una punta smussa, ed apparisce - di norma - dopo una latenza di 10-20 secondi, sotto forma di una stria che, per il suo pallore, spicca sulla colorazione rosea della cute vicina. Esso dura 2-3 min. Sarebbe espressione della eccitabilità idioprotoplasmatica delle pareti dei capillari cutanei (Tinel).

b) Dermografismo rosso. Provocato con la pressione più forte della punta smussa, compare anch'esso dopo una latenza media di 15 secondi, ma dura 1-2 ore. Consiste in una stria arrossata che spesso è fiancheggiata da due più esili strie bianche; talvolta la linea rossa tende a diffondersi festonandosi (donde un'interessante somiglianza col vero riflesso dermografico); più di rado si produce una linea pallida che rapidamente si solleva (dermografismo a rilievo o urticato o ponfoide, che per taluni AA. si riscontrerebbe più facilmente nei soggetti isterici e sarebbe espressione della <1 linfofilia >> l Kehrer l di questi infermi). Il dermografismo rosso rappresenterebbe una vasodilatazione capillare passiva da inibizione traumatica (Tinel). Un tempo le due reazioni dermografìche ora descritte si ponevano in t apporto con una condtzione di prevalente simpaticotonia (dermografismo bianco) o di prevalente vagotonia (dermografismo rosso): nel senso d'una più rapida comparsa e maggiore evidenza dell 'una o dell'altra di tali reazioni secondo il preponderare del tono (o - meglio, diremmo oggi - dell'eccitabilità) di questa o di quella sezione del s. n. v. Ricerche posteriori avrebbero, invece, stabilito che i due dermografismi sono indipendenti dalla funzionalità nervosa - data la loro persistenza dopo il taglio dei nervi - , sicchè essi sarebbero di ben scarsa importanza nell'esplorazione del s. n. v. Tuttavia sappiamo ancora troppo poco sul reale meccanismo d'azione delle manovre provocanti le reazioni dermografiche (Sachs, ecc.); nè dobbiamo trascurare la possibilità che queste reazioni siano dei veri riflessi svolgentisi però attraverso alle reti nervose cutanee più periferiche (Lunedei); e non possiamo neppure escludere l'eventuale intervento di fattori endocrini, capaci di modificare, con un meccanismo extra-nervoso, il tono delle pareti dei capillari. Non va neanche dimenticato che in qualche caso, come ho già detto, la semplice manovra per produrre il dermografismo rosso determina reazioni sovrapponibili a quelle prodotte dal vero riflesso dermografico. Per questi motivi ho creduto conveniente introdurre le ricerche dermagrafiche nel mio schema metodologico, e posso aggiungere che in molti casi è apparso evidente un parallelismo più o meno stretto fra l'andamento delle risposte dermografiche e quello delle altre reazioni intese a rivelare una condizione d'ipereccitabilità orto- o parasimpatica a carico dei soggetti in esame.

t - Riflesso pilomotore. Scoperto e profondamente analizzato da AndréThomas, questo riflesso consiste in una generale orripilazione che sopraggiunge quasi istantaneamente dopo la compressione bilaterale del margine

1


superiore del cucullare in pross"mità del collo (tecnica, secondo la mia esperienza , di elezione), o col raffreddamento della cute corrispondente alla linea mediana cervice-dorsale, o med i;mte stimolazione elettrica latero-cervicale, ecc. Per questo rille~so terremo nota dell'evidenza e durata della risposta pilomotoria, ricordando che essa è tanto più intensa e persistente quanto m aggiore è l'eccitabilità ortosimpatica dell'individuo allo studio.

Raccolto ogni dato, si può passare all'esplorazione del s. n. v. di un altro soggetto, e così via. Ciascuna esplorazione non richiede, complessivamente, più di 30 minuti: solo per valutare la durata della stria dermografica rossa occorrerà rivederla di mezz'ora in mezz'ora fino alla sua scomparsa che, come ho detto, avviene- nei normali - fra una e due ore, ma ciò può farsi senza ulteriore dispendio di tempo, quando si eseguono ricerche in serie sopra un certo numero di individui, fra un'esplorazione e l'altra. Successivamente è bene redigere una scheda dei dati raccolti, che conterrà, fra l'altro, la rappresentazione grafica delle prove 4a e s· (vedi sopra) e dovrà registrare pure altri dati - come quello della pressione arteriosa che rientrano troppo nell 'àmbi to della correo te ricerca clinica perchè n e dovessi fare qui una segnalazione e descrizione speciale (1). Mediante questa scheda sarà facilissimo il confronto delle risposte ottenute in individui diYersi, come pure di quelle date da uno stesso soggetto studiato in differenti condizioni (prima e dopo tr:lttamenti curativi, durante lo svolgersi di qu:-tlche allenamento, c simili).

IV.. I PRINCIPALI TIPI DI SQUILIBRII VEGETATIVL Il piano di ricerche testè descritto, e sul quale mi sono maggiormente soffermato perchè costituisce la base per ogni indagine sugli squilibrii vcgetativi che ora illustrerò, è stato adottato da un biennio in questa clinica senza che mai s.iasi verificato alcun inconveniente, neppure quando lo si applicò agli schizofrenici in coma insulinico. Esso, inoltre, da vari mesi è usato con vantaggio dal ProL Cassinis e collaboratori in ricerche .statistiche presso il C. O. N. I. Io me ne g;ovo correntemente a integrazione dell 'esame neur o( 1) Non ho nq>purc de~critt(> allre nccrchc pa rticola ri (come b '"pill.•ruswpia . la pro,·;, dd dopp•o bagno, cçr.) pcrdw quntt• w n" ntcc"a ric non ra nto in un 'c~p 1 nraz10nc generale del s. n . "., <Ju:tnt(l nello stud •n d t ctrc,.,cr•uc l<:"nni del si;tcma stc;so. Le .p tow Lu mncm!.n"m1chc conv•cnt· e;.chl(krlc - .:ome ho già dello - Jall"csplorazionc cnrrentc. F" j::iu~to ricorda re. però. che c;;c ritçcvnn tah•colt:l molto utili; ma per c'cguirlc: si deve disporre dì .dçu nc m auinate, cd nccnrrc: - a sca tl>o t!. cqutvnci c di incresciose sorprese - che si ~"' g1à mtc· nuto un orientamento dt"gno,uco su l topo d i <qu olihno vc·f!ctallVO prt·stntc nell" indiv1duo 1n '"'mc : orient amento fornito agt·w>lmcntt• tbl metodo cht· hco ora •llustr;llo .


psichico ordinario in molti degli individui sottoposti ad accertamenti presso il Collegio medico legale, ed anche in questo campo - piuttosto delicato per _ le possibili recriminazioni infortunistiche alle quali ho già fatto cenno - -non ho avuto da rilevare alcuna spiacevole sorpresa. Con questo metodo di esplorazione possiamo farci rapidamente un concetto sufficientemente preciso, completo e sicuro su li 'esistenza o meno di squilibrii vegetativi di un qualsiasi individuo; tanto più che il metodo stesso consente di vagliare sia la tonicità (a mezzo dell'inchiesta anamnestica sulle tappe fisiologiche evolutive del soggetto e sullo svolgersi attuale delle principali funzioni vcgetative; con le ricerche morfologiche; colle prove orto- clinostatiche), sia l 'eccitabilità del s. n. v. (mediante le indagini sui precedenti morbosi che riguardano la vita vegetativa del p., e mediante lo studio dei

Yari riflessi). Prima di passare rapidamente in rivista i principali squilibrii credo opportuno qualche accenoo alle concezioni correnti sul funzionamento del

s. n. v. Verso il 1910 Eppinger e Hess - in base soprattutto al modo di reagire dei soggetti di fronte a taluni farmaci vegetativi - avevano ritenuto che l'umanità potesse dividersi in due grandi raggruppamenti: il vagotonico ed il simpaticotonico, nettamente distinti per il prevalere, rispettivamente, di sintomi parasimpatici ed ortosimpatici. Tali gruppi stavano fra di loro in antagonismo, e le infermità ,del s. n. v. accentuavano questo antagonismo per cui tutto l'apparato vegetativo dei singoli individui poteva considerarsi come una bilancia ove il prevalere degli elementi cosidetti vagali poteva aversi solo mediante un corrispettivo deficit degli elementi simpatici, e viceversa. Ma la corrente più moderna, riallacciantesi a geniali vedute esposte da P. Castellino fin dal 1906 e proficuamente alimentate - fra l 'altro - dai contributi delle scuole del Viola e del Pende, non solo sostiene che i due tipi della scuola viennese sono !ungi dal costituire la regola, giacchè nella grande maggioranza dci casi può parlarsi solamente di una relativa preval enz;~ di. atteggiamenti e di reattività orto- o parasimpatici, ma giudica altresì scorretta la terminolo!Pa adottata da Eppingcr e Hcss, e - soprattutto --· ritiene inesatta quella loro rigida teoria della bilancia anatomo- funzionale tra le due grandi sezioni della vita vegetativa. L'argomento è troppo importante, ed investe troppo da vicino l'intero problema fisiopatologico e cJjn.ico del s. n. v. perchè non si renda necessaria una sua illustrazione, sia pure succinta. Dirò, dunque, che - allo stato attuale delle nostre conoscenze ~ è improprio parlare di « tonìcità >l di questa o quella sezione vegetativa (il tono è attributo della fibra muscolare, non della fibrocellula nervosa): meglio converrebbe parlare di cc estesi a >> giusta la nomenclatura castelliniana, o di cc stenia » secondo la più recente

proposta del Pende. Si agg1un ga, poi, che occorre mantenere hen distinte due possibilità del n. s. v., le quali -

invece -

sogftiono essere tra loro


confuse con deplorevoli risultati non solamente dottrinari: alludo alla vera iperfunzione ed alla ipereccitabìlità che a ragione il Pende ragguaglia alla debolezza irritabile - o nevrastenia - del sistema nervoso di relazione. Questi sono termini (e manifestazioni fisiopatologiche e cliniche) non solo differenti, ma addirittura antitetici. Terremo, dunque, ben presente questa distinzione: la cosidetta vagotonia o parasimpaticotonia o, meglio, <c parasimpaticostenia » è l'iperfunzione vera, efficace, fisiologica della sezione parasimpatica; essa indica che quel dato organismo (od anche quel dato organo od apparato) funziona più della norma in senso prevalentemente parasimpatico, ma si rimane sempre nell'àmbito delle costituzioni, fors'anche alle frontiere della patologia, senza però varcarle. Invece, la debolezza irritabile del parasimpatico, la « parasimpatico- !abilità » è uno stato continuo o (più spesso) episodico di abnorme irritabilità vagale, per cui insorgono crisi d'eccitamento pa1 asimpatico più o meno nettamente morbose e che si estri nsecano, in definitiva, in periodici squilibrii vegetati vi dovuti ali 'a lterata fun zione del parasimpatico. Lo stesso dicasi - mu/altis •mutandis - per la differenza fra simpaticotonia (od ortosimpaticostenia) ed ortosimpaticolabilità (1). Dobbiamo ancora considerare che quella tale << teoria della bilancia 11 ~ scogitata da Eppinger e H ess non regge alla luce delle più moderne esperienze: non esiste affatto una sorta di meccanico antagonismo fra vago e ~impatico per cui al prevalere dell'uno debba necessariamente c persistentemente accompagnarsi l'ipofunzione del! 'altro. Esiste, invece, up. reciproco consentimento fra le attività dell'orto- c del parasimpatico·, il quale suole estrinsecarsi in una « alternanza » (Castellino) fra i due regimi; la stimolazionc (sperimentale o da agenti morbosi) di una sezione non produce una minorazione funzionale dell'altra, ma si estrinseca in un suo eccit-c1mento compensatore; insomma, su quel preteso antagonismo meccanico e fisso delle due grandi sezioni della vita vegetativa prevale il loro armonico sinergismo, nel senso - soprattutto - del ritmico alternarsi delle rispettive attività in stretto rapporto colle molteplici c mutevoli esigenze vitali . Con ciò, dunque, sopravvive quella parte sagace e fruttuosa della concezione dei due clinici viennesi relativa all'antagonismo funzionale tra vago e simpatico che AA. successivi avevano negato con troppa leggerezza, ma tale antagonismo ha perduto quella rigidità, schcmaticità ed assolutezza che gli si era voluta dare, per assumere caratteristiche, per così dire, plastiche, mutevoli, continuamente oscillanti in armonia colle oscillazioni dei processi biologici, allo scopo di ( t ) Un esempio tra u o dali" opera rk l Pende che, in h alia, ha ma)!giormcmc imislllo sulla lund.•ml'IH:tlt: d ifferenza fr:l tono cd cccit.tht lità del s. n. v. varrà a m cglto ollus tr:~rc <Jll<'~li conn·Hi . l'ella J1'raMmp:tticu~tcni:~ del n1ho digere n te lo ~tnmacn è nn rmalc. m a scccrnc un ~ucco 111l1 ;~llhondante c pu1 aculo. ha t.tn!l nl:t,U~Ì(,rc pt.·n~t:l isi e Jc: fun 7.IOOI d lgc!l.li Ve si ~vul~t'lflt> scnlprc '" manocr:l più aniv:l del solito. scn?a alcun n ocu m cnto o fastirhn da pa rte elci soggcu o c senza ,hc '' ahl>t:ono dt"fi<ir urtmomp:otici dd lo ' tCS>O appor:no. 111\·ccc, nd b bhil it à del pa ro.tmp:oucn !!·•''"c" " dctcrmin;IIIO cro.<i d ' •f>ercloridna o d'ipcrpcri~ta l si ccc . c he ~f>C<so torme ntano 1l p. , il qu" lc i: "tfcuo cb un vcr<> squ ilohno funziona le dello stnrn:oco. " da u n:o \"(' fa dch<llczz.t irri tabolc ).!.lstriGl d ·un~mc n<·rw)\:1 •. ..


93 1 costantemente cont10llare, favorire, regolare quell'<< autotono nutritivo c funzionale fondamentale, intrinseco, che ogni tessuto possiede » (Pende). Non va, infine, dimenticato che i diversi organi ed apparati possono, bensì, funzionare tutti in direzione prevalentemente orto- o parasimpatica, p~ù spesso possono essere attivati da impulsi ;~nfomimetici ovvero (Danielopolu) sia in senso stimolatore, sia in senso inibitore; ma, anche più sovente, taluni di detti apparati presentano una loro propria eccitabilità (in direzione orto- o parasimpatica) indipendentemente dall'eccitabilità di altri organi od apparati (1): donde quelle reazioni complicate, quelle risposte ·-contraddittorie che, a prima vista, disorientano il ricercatore e potrebbero fargli mettere in dubbio la bontà delle tecniche d'esame del s. n. v.

Dopo queste premesse possiamo m eglio renderei conto degli syuilibrii vegetativi. Essi sono, fondamentalmente, di cinque tipi. 1° -

Tipo ortosi1r1paticot<nzico. Trattasi di individui longitipi, micro-

splancnici , ipovegetativi, nei quali le formule morfologiche (formula del Weil , rapporto fra altezza e grande apertura delle braccia) sono del tipo 100

> IOO

Prevalenza degli ormoni eccito-catabolici (tiroide, ipofisi -

in mas-

sima parte - , midollare surrenale, ecc.). T endenza all 'esoftalmo cd aHa midriasi. Scarsezza delle secrezioni (sudorale, salivare, gastrica, ecc.). Preponderanza del cuore sinistro; valori della pressione arteriosa piuttosto elevati. Inibizione del tono dei muscoli striati con aumento della velocità cinetica; prontezza, agilità nei movimenti. Tachipnea. Ipotonia gastro-intestinale con diminuzione della peristalsi e frequente stipsi. Una certa tendenza

ai tremori, all'insonnia, alla poliuria ed alla glicosuria, Facile iperglicernia, Talora alternative d'ipertermia e di cute anserina. Metabolismo basale attivo. Prevalenza degli ioni Ca sugli ioni K. A-cidosi. lperestesia del sistema nervoso di ulazione, mentre la sensibilità viscerale è scarsa, e coesiste povertà di sensazioni cenestesiche. Psichicamente: soggetti pronti, vivaci, ma instabili, irritabili, con facili scoramenti. Ricchi di fantasia e con senso estetico sviluppato; inclini alle arti belle. Intelligenza di tipo sintetico. Sperimentalmente: tachicardia, soprattutto in ortostatismo; assenza o torpore del riflesso oculo-cardiaco (che talora può anche essere invertito, dando cardio-accelerazione) ; vivacità del riflesso celiaco e di quello pilomotore : cfermografismo accentuato per il bianco. ( 1) Sono, <]Ucslc, le cosiJcuc r...azioni 3 mos.Jico. in cui p. c>. - l':nm·uil c:udiaca hJ u11 (Jticntamcnto parasimp:uicosrenico, mnnre , n<:l n1cdl·~in1o soggetto, l'intestano funztun:t. in 5:cnso CJrto· ~i mpatico,

c si mili.


93 2 Alta sensibilità verso l'adrenalina, la tiroidina e l'atropina. 2° -

Tipo parasimpaticotonico. Soggetti brachitipi, megalosplancnici, iperIOO

vegetativi (picnici). Formule morfologiche del tipo<

100

. Prevalenza d egli

ormoni eccito-anabolici (pancreas, timo, corteccia surrenale, ecc.). Miosì. Bradipnea. Aumento delle secrezioni e della peristalsi. Facili le crisi. spasmodiche a carico del tubo digerente con episodi catarrali concomitanti e predisposizioni all'enterocolite mucomembranosa. Preponderanza del cuore destro sul sinistro; ipotensione arteriosa, soprattutto sistolica; cattiva circolazione periferica. Idrofilia tissulare, frequenti note di linfatismo. lpertono dei muscoli striati; bradicinesia; disposizione alla diatesi spasmofilica. Facili reazioni anafilattiche: urticaria, crisi asmatiche, ecc. Metabolismo basale piuttosto basso. Tendenza ali 'ipotermia, alringrassamento, al sonno. Frequente l'i:poglicemia e l'ipercolesterinemia. Preponderanza degli ioni K. Alcalosi. Tendenza all'angioparalisi, alle angiocrinie le più diverse. Predisposizione all'arteriosclerosi. Ipoevolutismo della formula ematologica. Instabilità neurovegetativa con ricchezza delle sensazioni cenestesiche e cenestopatiche (senso di bolo epigastrico, di angoscia, di nausea, ecc.) e con pronta riperscussione di queste ultime sull'emotività che, a sua volta, domina spesso l'intero temperamento. Tono psichico talora esaltato, talora depresso, con alternanze di tipo cicloide. Soggetti inclini alla introspezione, alla meditazione, a!l 'indagine analitica; piuttosto poveri d'iniziativa e di fantasia; realisti, volitivi, tenaci. Sperimentalmente: bradicardia, prevalentemente nel clinostatismo. Forte positività del riflesso oculo- cardiaco; riflesso celiaco indifferente. Prevalenza del dermografismo rosso; non è eccezionale la varietà ponfoide. Riflesso pilomotore torpido e labile, Elevata sensibilità per la pilocarpina e, in parte, per l'ergotamin.a.

3'' - Tipo anfotonico. Trattasi di soggetti norrootipi, a volte atletici; forI OO

muk morfologiche tipo - - . Talora esiste un buon equilibrio, ma forse più 100

spesso si hanno squilibrii c brusche alternanze fra i due poli della VJta vegetati va. Sperimentalmente: tendenza alla bradicardia in clinostatismo ed alla tachicardia nella stazione eretta, d'onde uno spiccato aumento della u differenziale>) fra i valori mcdi delle due prove. Positivi tanto il riflesso oculo cardiaco quanto il solare ed il pilomotore. Anche entrambi i dermof,JTafisroi sogl iono essere netti. · Al t~ sensi bi! ità per i farmaci sia della serie adrenalina, sia deHa serie piloc:upina.


933 4u - Tipo ipoanfotonico. Individui normolinei, ma piuttosto gracili, miuoschelici e poco sviluppati, con grado più o meno evidente di miseria fisiologica. Povertà degli ormoni sia catabolici sia anabolici. Sperimentalmente: indifferenza ortoclinostatica. Torpidi i vari riflessi : oculo- motore, solare, pilomotore. Se no torpidi, !abili anche i dermografismi e le risposte farmacodinamiche.

5° - Stati misti (o « distonie vegetativc complesse ) >, o (( reazioni a mo~aico »). Questo tipo, estremamente polimorfo, di squilibrio vegetativo comprende la maggior parte dei vegeto-patici. Qui abbiamo i soggetti dalle costituzioni più diverse, generalmente « miste ». In essi la preponderanza dell'una o dell'altra sezione del s. n. v. (cioè dell'orto o del parasimpatico) non soltanto è sempre relativa, ma è parziale, giacchè si riscontr:~no differenti tonicità e, specialmente, differenti re:lttività vegetative nei differenti organi e sistemi. Si comprende facilmente, perciò, come l'esplorazione neuro-vegetativa s1a, in qu~sti infermi, particolarmente ardua; come essa dia reperti diversi r: non di rado antitetici a seconda dei territori esplorati e del metodo usato; come, insomma, non sia qui possibile l'applicazione di alcuno schema- base, di alcuna formula. La classificazione ora delineata non è rigorosamente esatta. Infatti ho tralasciato di separare i quadri d'ipereccitabilità da quelli d'iperfunzione (separazione, per altro, importante, come abbiamo veduto a pag. 929), e ciò per evitare distinzioni che - sul terreno pratico sul quale mi sono voluto porre c date le molte incertezze che ancora esistono in mate ria - sarebbero state spesso troppo sottili. D'altro canto non sarà sfuggito al lettore che nelle mie descrizioni sintomatologiche ho curato d'insistere più sul lato patologico che su quello fisiologico (o, meglio, parafisiologico) dei « tipi » surriportati, sicchè - pure avendo- conservata, perchè d'uso assai più comune, la unitaria desinenza t<mìa alle sindromi descritte, e pure avendo in esse compresi i quadri (per vari aspetti, è lecito aggiungere, affini) tanto della sU1lÌa quanto dell'ipereccit®ilità - mi sono riferito principalmente a quest'ultima perchè essa rappresenta, in definitiva, il lato clinicamente più interessante d'ogni squilibrio vegetativo. La mia classificazione, inoltre, non è neppure completa: non vi si parla, p. es., delle sindromi d'ipotonia dell'orto- e del parasimpatico, ma queste sindromi hanno tali analogie cliniche con gli stati d'ipertonia, rispettivamente, del para- e dell'ortosimpatico che in questa mia esposizione - a tìnalità, ripeto, essenzialmente pratiche - le eccessive distinzioni avrebbero forse nociuto all'economia del lavoro appesantendolo eccessivamente. Del resto, nel campo della clinica neuro- vegetati va ogni trattazione non può non essere ancora, per molti aspetti, imprecisa e frammentaria. 4 -

Ciornal~ di m~dtcina mililnr~ .


934 Debbo piuttosto ricordare che la mia (ed ogni altra classificazione del genere, come quella più estesa, ma neppur'essa completa, di A. Lunedei) è una classificazione meramente sintomatica, la quale prescinde dalle cause patogene dei singoli quadri morbosi. E' bene aggiungere, però, anche a questo proposito, che le nostre conoscenze sono tuttora molto incomplete e superficiali. Qui mi limito a ricordare - seguendo in gran parte il già citato Lunedei - che i numerosi fattori cui possono attribuirsi gli squilibrii vegetativi sono raggruppabili nel seguente modo: 1" - fattori costituzionali (e disposizioni diatesiche); 2 • - fattori umorali, endocrini; 3o - anormalità degli impulsi trasmessi ai centri vegetativi (sono, queste, sindromi vegetative riflesse, da spine irritative periferiche: asma nasale riflesso, nevrosi celiaca d 'origine appendicolare, ecc.); 4° - fattori timopsichici o psico - emotivi; 5o - alterazioni vere e proprie del s. n. v. (per lesioni localizzate o generali; d'origine traumatica, tossica o tossinfettiva, ecc.).

V.- CENNI DI TERAPIA. Nelle pagine che precedono mi sono sforzato di riassumere in modo .;hiaro, anche se talvolta perfin troppo schematico, lo stato delle nostre con<r scenze sul s. n. v. per quel che riguarda soprattutto il lato clinico della questione. Sarei certamente incompleto se non facessi ora un breve cenno a quella che rimane pur sempre la meta essenziale del medico: la cura dell 'i nfermo e la sua guarigione. · Date le molte incertezze e lacune che tuttora esistono nel vasto e in gran parte inesplorato campo del s. n. v., è ovvio che anche la terapia d egli squilibrii vegetativi sia tuttavia incerta e non abbia ancora forse - per molti aspetti - abbandonato lo stadio dell'indagine sperimentale. Però qualche notizia sui migliori farmaci vegetativi e sulla loro indicazione non potrà non essere utile ai più giovani lettori. Trattasi per lo più di rimedi ben noti e che bo avuto largo modo. di sperimentare in questi ultimi anni, riei quali mi sono dedicato più particolarmente alla clinica delle malattie neuro- vegetarive. Ma conviene aggiungere fin d'ora che tutti questi rimedi saranno d'efficacia transitoria se non addirittura nulla quando non yengano potenziati da un'intelligente, affettuosa e tenace opera di persuasione, di rieducazione psichica da parte del medico: ciò è ben comprensibile dopo quanto si è visto sui rapporti fra psiche e s. n. v., e giustifica pienamente quanti (colla recentissima Eszcnyi) pongono 1::1 psicoterapia addirittura in primo piano nel trattamento dci disordini vcgetativi. Non mi sembrano superflue due altre considerazioni, delle qu J li conY(.: rrà tener conto prima di procedere ad una qualsiasi prescrizione.


935 Per quanto è noto sull'anfotropismo (od anfomimetismo) dei medica~ menti vegetativi (per cui sogliano essere piuttosto infide le cosiddette prove farmacodinamiche, come ho già accennat·o altrove), converrà una grande discrezione nel loro impiego. Io consiglio sempre di iniziare le cure con dosi addirittura minime ( « dosi ~ saggio )) ) e di raggiungere solo in secondo tempo la dose terapeqtica, la quale varierà sensibilmente da caso a caso come è facile accorgersi dopo una qualche pratica con ammalati del genere. Cosi si eviteranno quegli 'incidenti che, se si spiegano abbastanza bene con le frequenti reazioni atipiche di cui ho parlato in precedenza, non cessano per questo d'essere tanto più spiacevoli in quanto non sono prevedibili. Si ricordi, infine, che l'organismo si abitua con grande facilità ai farmaci vegetativi. Per evitare quest'assuefazione - che col tempo rende pre~ sochè inefficace qualsiasi medicamento e genera, quindi, facilmente, nell'in~ fermo, un deprecabi'le senso di sfiducia - è buona norma alternare fra di loro (p. es., ogni 15 giorni) due o tre rimedi aventi effetto simile: con ciò si potranno eseguire trattamenti prolungati, ovviando anche ali 'inconveniente di dover ricorrere a dosi eccessive (e perciò sempre dannose) per raggiungere 1· intento terapeutico. E vediamo ora quali siano i farmaci di maggiore efficacia nella cura degli squilibrii vegetativi.

••• N eU 'ortosimpaticotonia (1) giovano i rimedi simpaticolitici o ant1s1m~ patici: e qui abbiamo in prima linea il gynergen (tartrato di ergotamina). Nella parasimpaticotonia si ricorrerà ai vagolitici o antivagali (a base di belladonna) ed anche ai stmpaticotonici o simpaticotropici: adrenalina (qualche goccia di soluzione al millesi mo su una zolletta di zucchero che si lascierà liquefare in bocca è forse il mezzo d'introduzione più indicato), efedrina, e simili. L 'uno o l'altro gruppo di tali farmaci gioverà, poi, nei casi in cui sia alterata, rispettivamente, solo una porzione dell'orto- o del parasimpatico; ovvero quando si abbiano squilibrii temporanei, episodici, di questa o di quella porzione. Così - per citare qualcuno degli esempi più comuni n egli spasmi arteriolari saranno indicati i simpaticolitici (gynergen, cratego, <~cetilcolina, estratto disinsulinizzato di pancreas, ecc.), nonchè la tri n itrina da usarsi a piccole dosi (per trattamenti un po' prolungati gioverà ricorrere all'antica formula del Marchiafava: XXX gocce della soluzione alcoolica al centesimo in 300 cc. d 'acqua; due cucchiai al giorno). Negli spasmi del tubo ( 1) Anche in qucsw par~g rafo. p.:r non ~costarmi dalb no mcnclatur:• usuale che ho a ne h 'io ,.c).!uiw nella classifìca:z.ionc degli squilibrii VCJ:'Cia tivi dianzi esposta. mi attengo ai sol iri tcrmmi di orwsimpaticownia, ccc. F.: inutile ripttcrc. però. che mi rifcri;co - invece - c;scnzi3lmcntc Jlla ·• ipcrecci t~bili!à n dell'un·• o dell'altra sezione del s. n. v.


digerente si ricorrerà utilmente alla belladonna (ed anche, con prudenza, agi i oppiacei). La belladonna gioverà pure nelle crisi secretoric. Tanto nell'orto- quanto nella parasimpaticotonia riusciranno, moltrl:, assai utili i sedativi a base di barbiturici, di valeriana, e simili. Ma, come si è detto a suo luogo, i casi « puri >>, in cui cioè esiste soltanto una disfunzione simpatica o vag~le, sono assai rari. Prevalgono gli squi librii, le distonie a carico dell'intero s. n. v., e ciò sia nel senso di un 'an fotenia, sia in quello di un'ipoanfotonia. Orbene, nel primo caso gioverà moltissimo associare ai preparati delle due serie vegeto -liriche (gyncrgen ed atropina) piccole quantità di sedativi (ttpo bromuro e luminal) ovvero dosi generose di blandi calmanti vegetali (come la valeriana e la passiflora). Il bellergil (composto di atropina, gynergen e luminal) ed il sereno! (a base di passiflora, cratego, belladonna e luminale) sono entrambi ottimi rimedi fra i vari altri dello stesso tipo esistenti in commercio - che rispondono a questo sano e moderno principio delle associazioni farmacologiche nel senso ora indicato. S'intende che converrà ricorrere a siffatte associazioni anche negli stati misti, negli squilibrii a mosaico, di cui pure ho parlato in precedenza, nonchè nelle cosiddette crisi simpatalgiche (solari, cardiache, e simili) c.he sono tanto frequenti e che, per essere quasi sempre accompagnate e potenziate da una psicogena componente ansiosa, molto si giovano, appunto, dei sedativi - tipo luminal, passiflora, ecc. - dianzi ricordati. Nell'ipoanfotonia sono consigliabili, invece, i preparati stricno-arsenicali, i nervini, gli attivatori del ricambio energetico in genere. Parecchi casi beneficiano grandemente della simpamina (solfato di benzedrina) che da qualche anno è molto usata per le sue cospicue virtù tonificatrici. Spesso gioveranno pure i prodotti poliopoterapici (specialmente quelli sulla base ipofisi + testicolo): anch 'essi efficaci sul tono psichico che, in questi infermi, suole essere abitualmente ridotto. In ogni caso, poi, di squilibrio vegetativo non si trascurino quei naturali rimedi che, al tempo stesso, moderano l'iper·eccitabilità nervosa e tonificano l 'organismo: alludo alla balneo-terapia, alle cure climatiche, alle vitamine (la cui importanza, nell'ambitO delle affezioni vegetative, è in continuo aumento). E si ricordi ancora (non credo superfluo ripeterlo) che ogni prescrizione medica dovrà sempre accompagnarsi con quella cordiale e sagace psicoterapia alla quale ho già fatto cenno e senza di che qualsiasi ricetta'LÌone suole essere fatalmente destinata al fallimento.

Data la finalità pratica del presente lavoro, in questo paragrafo ho considerato di preferenza la cura sintomatica degli squilibrii vegetarivi, prescindendo quasi sempre dal loro trattamento causale.


937 Ciò non toglie che quest' ultimo debba essere il trattamento d'elezione non appena si sia trovato - con indagini il cui piano rientra quasi sempre nell'ambito della patologia medica - il fattore patogeno di quel quadro morboso: fattore da ricercarsi tra quelli ai quali ho accennato al termine del paragrafo precedente. Rt..-.ssu;sTo. - L ' A., clopc a·•ere esposto per sommi c~pi lo st:no attuale delle nostre conoscenze sull'anatomia e la fisiologia d el sistema nervoso vegeta ti vo e do.po a\·ere illustrato un metoJo razionale, semplice e fedele per l'esplorazione semiologica di detto sistema, tratteggia i ti pi clinici fondamenta li dt:gli squilibrii veget:.Jtivi, prospetta i principi ai quali deve ispirarsi il trattamento d i q uesti stati morbosi e dà, infine, alcu ne pratiche indicazioni terapeuriche al riguardo.

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OSPEDALE MILITARE CHIETI. Direuorc · colon od li'> medico AcOSTt'<o O• c \~t<.

SUL VALO RE DELLA PRESENZA DEL CLORO LIBERO NELLE ACQUE TRATTATE CON LO STERIDROLO NEI RIGUARDI DELLA LORO STERILIZZAZIONE Dott.

ER}tE~ECtLou PtcctOt.t,

maggiore mc<.lico, specia lt sta in lgtcne .

Da diverso tempo è in uso, nelle unità del R. Esercito Italiano, per la potabilizzazione delle acque, un prodotto sintetico lo cc Steridrolo " preparato dalla Dina Molteni di Firenze. Per l 'uso bisogna versare il contenuto di un tubetto di Steridrolo in polvere in so litri di acqua e quindi agitare. Dopo 15' dal trattamento del l 'acqua con lo Steridrolo, per controllarne l'avvenuta sterilizzazione, occorre prelevare un mezzo bicchiere di acqua stcridrolizzata e farvi cadere una presina di polvere contenuta nel tubetto cc reattivo- indice » . Se appare, nello spazio di un minuto, una colorazione anche leggermente viola od azzurra l'acqua è sterile. Così è detto nelle istruzioni sull'uso del prodotto che, oltrechè in fiale per 50 litri, viene preparato anche in compresse per dosi individuali di un litro. Per le truppe dislocate in A. O. I. furono usate compresse di Steridrolo contenenti una percentuale di cloro maggiore di quella contenuta nel prodotto originale in uso nelle zone metropolitane. Durante la mia permanenza in A. O. l., e precisamente nell'autunno del 1936, allorchè tenni per qualche tempo la Direzione interinale del Laboratorio Batteriologico di Armata dell'Intendenza A. O. L, in Asmara, ebbi occasione di esaminare numerosi camp ioni di acqua provenienti dalle diverse località dell'Impero; acque che avevano quasi tutte un elevato contenuto di sostanze ·organiche e di microrganisrni. Fui anche incaricato dalla Direzione di Sanità dell'Intendenza A. O. l. di studiare e controllare l 'azione dello Steridrolo su queste acque. Orbene dalle mie esperienze risultò, fra l'altro, che la reazione positiva del reattivo indice, cioè la comparsa della colorazione azzurro- violetta nel! 'acqua steriridrolizzata, non è indice sicuro dell'avvenuta sterilizzazione dell'acqua. Infatti da numerosissime esperienze dJJ me eseguite risultò che aggiungendo ad un acqua - della quale non si era precedentemente determinato il per mille delle sostanze organiche (espresso in gr. di ossigeno), nè, sia pure con approssimazione, si era accertato batteriologicamente il numero dei rnicrorganismi presenti per cc. -la quantità di Steridrolo necessaria perchè il reattlvo indice svelasse la presenza di cloro libero, l'acqua stessa conteneva ancora una certa quantità di germi, in genere sporigeni, che, seminati in adatti mezzi culturali, si sviluppavano regolarmente.


Tale sviluppo risultò semp.re minore nei mezzi culturali liquidi (brodo) che in quelli solidi (agar- agar) probabilmente perchè nei primi continuano ;.: liberarsi traccie di cloro in rapporto allo stato fisico del mezzo ambiente. Il risultato paradosso della reazione positiva del cloro libero e del contemporaneo sviluppo dei germj nei mezzi culturali può essere, a mio avviso, spiegato così: E' noto che in un primo tempo, cioè non appena addizionato all'acqua il dorante, avviene in seno all'acqua una idrolisi tendente a produrre acido ipocloroso HCLO il quale, a sua volta, si decompone dando luogo a sviluppo di cloro nascente e di ossigeno. I gas nascenti, cioè allo stato di massima avidità di valenza, ossidano in un primo tempo le sostanze organiche e solo successivamente eserciterebbero la loro azione microbicida. Può dunque accadere che, se le sostanze organiche contenute nell 'acqua da sterilizzare, sono in quantità tale da assorbire la massima parte dell 'ossidante (come avviene appunto con l'acqua di Asmara) man mano che la reazione procede la soluzione aumenta di acidità per HCL (prodotto secondario della reazione) il quale dissociandosi in ioni + H - CL diminuisce per l'ione in comune CL la dissociazione dell'acido ipocloroso HCLO in HO e CL con conseguente diminuzione del potere ossidante per diminuzione di sviluppo di cloro atomico. Per quanto dunque l'ossidazione continui, può darsi che la diminuita concentrazione di ioni cloro sia tale da non esercitare · quell'azione microbicida massiva riuscendo quindi di parziale efficacia. La reazione positiva del cloro può indurre l'analista in errore in quanto che essa può essere data sia da cloro atomico che da cloro m olecolare, che in acqua sterilizzata, prima dell'aggiunta del neutralizzante, è certamente presente, rappresentato da quel quid minimo di cloro in soluzione. Cosicchè l'errore in cui si può cadere è di attribuire la reazione positiva del reattivoindice a cloro nascente (con potere ossidante massimo) tuttora presente nell 'acqua da sterilizzare, mentre la reazione può invece essere data da cloro in soluzione presente anche in traccie minime. Nella tomata di novembre della R. Accademia Medica di Roma, abbiamo ascoltato il p·rof. G. Penso - dell'Istituto di Sanità Pubblica del Ministero dell'Interno - fare una comunicazione sullo stesso argomento studiato in A. O. l. dal maggiore Piccioli. Il pro/. Penso, che ha lavorato in collaborazione con il chimico dott. Vita, dimostrava ch-e la presenza di clat·o attivo in un'acqua disinfetta'ta con un . composto di cloro non significa, come sino ad oggi si è creduto, disinfezione avvenuta. Egli riusci11a, infatti, a sta'bi/ire che per aversi sterilizzazione occorre che nel liquido da disin· Iettare esista clat·o attivo in quantità quadrupla di quella elle i ge-rmi debbono fiJsare per mo·rire; stabiliva altresì che per uccidere un milione di germi (Bacterium coli) sospesi in 1oo cc. di acqua occorrono 200· milionesimi di mg. di cloro attivo, dei quali soltanto 50 milionesimi veng(mo fissati dai germi e 150 restano liberi. (N. d. R.).


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SO.\IAIARI DEGLI ARGOMENTI TRATTA'(! (Dai t•crhali pt·rvc•ntrti ''"" Oirc·:iortc gcnaalt' di Sa nità militare rlt'l 1/Qt•<'mlwt' 1940-XIX )

ALESSANDRIA. Capitano medico HERIOI.D R1sso: PresentaziO'ne ed illustrazione di caJi clinici della speci~lità dermoceltica. 1° - Un caso di Lupus, in sede non :tbituale; focolai di circa 8 cm. di di:tmetro, alla spalla S., di dubbia interpretazione clinica, resa possibile solwnto dall'esame di un altro focolaio, ora spento, di circa 3 cm. th di:.n1etro, all':tvambraccio D., lato ulnare, ovc s1 nota cute atrofica, madreperlace:t, co n qualche eh iaz7.a pigmentata. Fatti prcgressi specifici, agli apici polmonari, constatati radiologicamcntc. 2° - Due casi di pson:1s1. 3° - Due casi di tricofilia profonda della barba. 4" - Due casi di « urticaria factitia >>. 5" - Un caso di « Lichen chronicus Vidal >l. 6° - Un caso di balanopostite settica, erosiva, c sifiloma nodularc del solco glandoprepuziale. 7" - Quattro tipici sifilomi, degradanti nell'ordine da quello noduloulc~ rante, quasi necrotico, al nodulo residuale epitelizz:no. 8• - Un caso ''successioni morbose multiple ». Ulcere veneree e adenite fluttuante, eperata. Alcuni giorni dopo scomp;1rsa di un inEìltrato sortocutaneo al prepuzio. Siercr tcazioni po~itivc per lue. In seguito ;,ncora, scabbia , il di cui grattamento ebbe a provocare pustole e grossi foruncoli agli arti. Di tutte le infermità suddette l'O. tratta l'etiologia, la sintomatologia, la cura, la probabile durata, per concludere coi provvedimenti medico- legali che si rendono, in qualche caso, necessari. NOVARA. Maggiore medico GIOVANNI MASCIACA: V f:getazione adenoide. L'O. prendendo Io spunto dall'osservazione di una cena frequenza in Italia di adenoidismo tra i giovani militari, !llustra questo capitolo della patologia. Dopo aver detto che la permanenza della ipcrtrofì:, della tonsilla b:ringea dopo l'età dei 15 anni costituisce un fatto anormale patologico, parla dei due fattori eziologici, l'uno infettivo, l'altro, più importante, costituzionale, mettendo b~ ne in evidenza le deficienze e disfunzioni endcr criniche ereditarie. Espone le sindromi di ostruzione nasale e i fenomeni diversi riflessi ;>

carico specialmente dell'udito e del sistema 'llervoso. Infine parla della cura che deve

essere essenzialmente chirurgica, coadiuvata dal trattamento medico prevalentemente termale 0 marino, dimostratosi assai utile dopo l'inter vento. PERUGIA. S~ttotenente medico ALI!t::R10 SPORTOLETTI: Cisti del pericardio. L'O. descrive un caso in cui si è avuta una produzione cistica stabilitasi in un individuo marantico a sede tra epicardio c miocardio della faccia anteriore del cuore. Dopo avere esaminato le caratteristiche delle cisti del pericardio, in genere, è giunto alla conclusione, in base ai caratteri propri della lesione, che la cisti ors~ rvata è di natura infiammatoria. La cisti prcsentaYa alcuni caratteri molto diversi da quelli degli altri casi di cisti infiammatorie finora descritti nella letteratura ed alla sua produzione, a cui avevano contribuito imponenti fatti rcgrcssivi.


RASSEGNA .DELLA STAMPA MEDICA

LIBRI E RIVISTE.

SERVIZIO SANITARIO l. THOMANN: Capitoli scelti della Farmacia militare. e C.ia; Berna, 1940; un volume di pagg. I55·

Libreria Editrice Herbert Lang

Siamo lieti di poter segnalare all'attenzione dei lettori del "Giornale di Medic ina Militare '' - che ripetutamente e a varie riprese si è occupato, nei decorsi anni, di altri notevoli lavori scientifici del chiaro A. - questo suo recentissimo libro, appe na ora pubblicato. in una nitida elegante edizione, dalla rinomata Libreria H erbert Lang e C.ia, ùi Berna (Svizzera). Il prof. Thomann - docente di Chimica farmaceutica nella Università di Berna ~ largamente c favore,·olmentc noto nell'ambiente sanitario militare internazionale, i n <.JUanto ha sempre svolto opera atti,va e apprezzata in tutti i Congressi internazionali di M::dicina e di Farmacia militare, ai quali ha preso costantemente parte, fin dalla loro istituzione. Data la sua :lUrorevole competenza in materia, la serietà addimostrata nell'approfondire gli studì riguardantt il servizio sanitario militare in genere, e quello ch imico e farmaceutico in particolare, nonchè quelli tecnici riferentisi al materiale ~anitariCJ e ai mezzi d 'impiego o di applicazione di esso, era più che naturale attendersi questa dettagliata esposizione di problemi, la cui soluzione appare portata a un alto grado di

perfezionamento. Impresa agevole, dunque, per l'egregio A. che, al risultato delle sue ininterrotte ricerche e, sopratutto, al lungo periodo di personal:.: esperienza, ha potuto aggiungere il frutto dei continui contatti con delegati sanitari militari delle più progredite Nazioni. nelle periodiche riunioni, dedicate a dibattiti scientifici su quetiti generali e di comune in teresse. Il colonnello Thomann ha così lodevolmente suggellato il trentennale ciclo del suo proficue S(.Tvizio - in quaìità di Farmacista in Capo dell'Esercito svizzero r hiusosi cci suo collocamento a ripcso, nel marzo di quest'anno. Il nuovo volume che esaminiamo non rappresenta un Manuale dei M<."dicamenti v un Codice dei Fa rmaci, come volgarmente s'int?ndono. L'A., invece, ha scelto gli argo. menti più salienti del servizio farmaceùtico e ~a nitario militare - in rapporto alla Iom continua evoluzione, fino al progresso attualmente raggiunto - massimamente, quelli ··hc fe rmaro no oggetto di ricerche appro fondite da parte sua o che passarono al vaglio dell 'esame o della discussione coi tecnici internazionali. T rattandosi perciò di una materia tanto vasta c varia - che dà tuttavia la misura della poliedrica attività del prof. Thomann e dell'ecletti ~mo della sua cultura sanitaria -- è prcssochè impossibile analizzare diffusamente, in una succinta nota bibliografica, i diversi ca pito li esposti ; dci qua li, pertanto, è sufficiente a indicarne la notevole portata il cenno sommario che facciamo, rispettando l'ordine stesso seguito nel libro: - Lo sv iluppo storico del servizio farm aceutico nell'Esercito svizzero: è una raccol~n acc urat:t di notizie storiogr:tfìche tendenti 'l illustrare il corso evolutivo di detto ~en·izio, d ~ lle sue orig-i ni :1llo stato rn::scnte. - La crc:J7.inne della carica di F:trmacista in Caoo: tale istituzion~: - che da t:~ d :ti 1910- ebbe b mira di assicu rare un d1rettore o capo' del servizio c del pc:rsonale; eppcrta nto, nel ckno capitolo, ve ng<. no specifica ti i suoi compiti, le sue funzioni e le w e


943 comp~tcnze,

nonchè il numero dei f:lrmacisti militari dell'Esercito svizzero, alla detta

epoca. - Principi da osservarsi nell'equipaggiamento o canco di prescrizione in materiale sanitario per i bisogni di un esercito. - Medicamenti in forma compressa, quali: tavol::ttc, materiale di medicatura c simili; lO«"o preparazione, loro esame, metodi di dosaggio e di apprezzamento. - Cotone e mussola per medicature: preparazione, esame chimico e fisico. - Titolazionc delle medicaturc antisettiche. - La Chirurgia di guerra c h Farmacia militare. Le ambulanze chirurgiche del. l'Esercito svizzero. Preparazione e sterilizzazione dei liquidi iniettabili per l'anestesia. La ~terilizzazione degli strumenti di chirurgia; la sterilizzazione degli oggetti di medica· tura; la sterilizzazione dd materiale chirurgico per sutura. - Preparazione e conservazione delle soluzioni isotoniche. Trasfusione del sangue; il rangue consen·ato; il siero artificiale. - L'Igiene militare e la Farmacia militare: la lotta contro le malattie contagiose presso le truppe in campagna; l'organizzazione, l'istruzione c i compiti delle squadre di )a,·aggio e di disinfezione. I metodi di disinfezione. - La lotta contro il pidocchiume presso l'esercito in campagna; i vari sistemi di spiciocch iamento. - L'analisi chimica delle acque potabili in campagna. - La Guerra chimica e la Farmacia militare: i prodotti chimici per il serv1z1o di rivelazione e di neutralizzazione degli aggressivi chimici. l medicamenti per il tr:!tta· mento dei garsati. L'ossigenoter:~pia in c:~mpagna. Notizie tossicologiche riguardanti b guerra chimica. - L'org:~nizz:1zione attuale del Servizio farmaceutico militare presso l'Esercito sviz7.ero e presso gli cStrciù di altre na7.ioni: Fr:tncia, Germania, Italia, Spagna. Le vigenti tabelle organiche dei Farmacisti militari svizzeri. - L'importanza dello stabilimento di Depositi di materiale sanitario a uso degli eserciti in campagna. Le fun zioni del Farmacista militare nei dcttt depositi. - L'evoluzione internazionale dclb Farmacia militare: i Congressi internazion:~li di Medicina e di Farmacia militare; l'attività dei farmacisti militari in questi Congressi. L'A. si è altresì avvalso di una vastissima letteratura, regolarmente elencata. Come chiaramente emerge dai brevi cenni esposti, il testo del libro del prof. Thontann c lo s\'iluppo dei vari argomenti si ba~ano principalmente, oltrechè sulla dirett:J pmfon da competenza dell'A., anche - c in special modo - sulla lunga esperienza acquistata in seno al Comitato permanente dei Congressi internazionali di Medicina e di Farmacia militare, in cui egli figurava qu:~le delegato ufficiale per la Svizzera. E, a dimostrare la considerazione nella qual:.: fu sempre giustamente tenuto, basterà citare che, in occasione dell'ultimo Congresw - svohosi a Washington ne! 1939 - fu onorato della lusinghiera nomina a membro onorario della << American pharmaceutical Association >> e dell:t << Association of Military Surgeons of the United Statcs of America 11 ; come, già in pre. cedenza, era stato nominato membro corrispondente della << Société dc Pharmacic dc Paris n e della c< Rcal Academia dc Farmacia d'Espagne >•. Questo interessante vc!ume del colonnello Thomann - che. oltre a tutto, p:"rmettc -:li constatare come, sotto la sua oculat:J e geniale direzione, si sia s,·iluppato e abbia progredito il sen·izio farmaceutico dell'Esercito svizzero - pur essendo steso in lingua tedesca, merita - e anrard certamente - l'attenzione d-:gli ufficiali del scn·izio di sanità di tutti gli eserciti.

A. PACNIELLO.


944 .'v!ALARIOLOGIA.

G. SoRcE: Otto anni di esperienza su una nuova arma italiana per la lotta antimalarica. <l RiYista di malariologia •>, Roma, 1940, fase. 4· In questo importante studio l'A. ri:lssum ~ i risultati di otto an ni di esperienza sui trattamento della malaria, con l'adrenalina, secondo il metodo terapeutico che va sotto il nome di cum Ascoli, metodo italiano non solo perchè ideato ed attuato dal prof. Maurizio Ascoli, acuto ricercatore it:lliano, ma anche perchè !;·impernia sui postulati cardinali ~ui quali la Scuola italiana ha ~e mprc impostato dottrina e azione nella lotta contro la malaria. Fio. dal 1930 l'Ascoli pensò all'applicazione terapeutica dell'nione splenocontratùlc ddl'adrenalina nella splenomcgalia malarica, c la ricca bibliografia riportata dall'A. diriwstra quanto vasto si:1 stato il contributo dci numerosissimi. studiosi in Italia e Colonie (A. O. l.) nonchè all'estero (Romania, Grecia, Turchia, Transgiordania, Congo Belga. Cile, India) all'appassionante problema dello sfruttamento del nuovo metO<Io di cura nell"infezione malarica. Tra gli innumeri ricercatori ricorderemo i colleghi Cerniglia e Pizzillo che, nel 1938 c- 1939, pubblicarono in questo stesso Giornale i risultati positivi conseguiti dalle loro esperienze cliniche sui militari mabrici ricoverati nell'Ospedale militare di Palermo. L'A. inizia la sua nota ricordando che condizione essenziale per il successo del nuovo metodo terapcutico è l'esatto dosagh>io nelle somministrazioni dell'ormone adrer.alinico in rapporto all'effetto splenodinamico, ciò che esige l'impiego della via endolenosa e l'uso di dosi progre~si va mente crescenti (da 1/ 100 . 1/90- t/So ecc. fino a 1/ 10 di mg.). Naturalmente lo $chema proposto deve essere modificato con l'adattarlo ai singoli <asi, fermo restando il concetto di dover provO< are con ciascuna iniezione una buona ~rlenocontrazione. · Questa necessità delradeguamento delle dosi al singolo caso è determinata dallo sropo che si vuoi conseguire; di eliminare, cioè, o ridurre al minimo lo shock adrenalinico, che l'A. chiama « crisctta adrenalica ». Su l'entità di questa, secondo l'A., si è tno1to esagerato c il m;Jrgine degli <<incerti >> è di 1:1300, ben trascurabile, quindi, nella pratica quotidiana. Del resto nei rarissimi casi di cospicue reazioni - che in genere si dilegu:lno entro qualche minuto (quali le aritmie extrasistoliche, gli stati vertiginosi) o che si protraggono (cefalee) - basta intercal:~re qualche giorno di pausa, riprendendo la cura con dosi inferiori, per non ved:!r ricomparire questo che è l'unico « inconveniente >~ , se così può dirsi. del metodo. La tecnica dell'iniezione è semplice, come quella delle comuni iniezioni endovenose c poggia, s'intende, sulla scrupolosa asepsi e sulla lentezza della iniezione. Alla difficolrà che una volta si presentava in pratica, circa la instabilità delle rol uzioni allungate di :1drcnalina - che il medico stesso doveva prepararsi con le fiale per uso ipodermico o endomuscolare - si è attualmente ovviato con la confezione c la introduzione in commercio di scatole di fi::~le per una cura completa, con rutte le dosi , in soluzione sterilizzata e pronta per l'uso (In. Naz. Med. Farm.). Tr:mando della splcnocontrazione e della splenoriduzione, l'A. ricorda che, entro un'ora dall'inie7-ionc. com in ci:~ la riespansionc della milza, la quale dopo le prime inie zioni può tornare :~1 volume ori gin:~rio. Le ripe tute splenoco mr:JZIOni ~i risolvono in una splenoriduzionc permanente, che trova però dci limiti n ~ lla struttura anatomica della splcnomcgalia, potendosi, come è naturale. ridursi scio la << quota congestizia >> e non la << quota fibrosa », dalla cui sommJ ri~ulw il tumore di milza (Ascoli).


945 Comunque, una splenoriduzione si ottiene daJ 77 al 95 '}.., dei casi. Ad essa si associa una riduzione del volum:: del fegato, se esisteva epatomegalia. Circa, poi, la funzionalità epatica sulla quale non vi è ancora uno studio sistemaùco, alcuni AA. hanno notato una normalizzazio ne del ricambio, nei casi in cui esso d prcserHava alterato per lesioni <:patiche da malaria cronica. L 'A. illustra, poi, l'importanza degli effetti della cur:.1 sullo st:Jto gcnerak, :1 cominciare dalla miglioria della crasi ematica, per cui l'anemia malarica diminuisce e talora scompare del tutto. T:1le fenomeno è contempor:wco, ma no n p:trallelo a quello della splenoriduzione. Si ha inoltre aumento del peso, ripresa del tono c della capacità muscolare, ritorno dell 'appeùto e dell'euforia. L'ammabto si sente gua ri to. So!o la temp-::ratura non resta, di massima, influenzata d:tl b cura adren:tl inica. Si 11otano talora delle febbri di ritorno (M. A~coli), spesso atipiche (mancanze di brivido, <iurata breve), o qualch:: punta termica isolata, anche dopo la fine del trattamento (Piz:;rillo). Ma le vere recidive diventano, dopo la cura, estremamente rare. Circa il dinamismo d'azione, l'A. ritie ne poter lo spieg;1re con l'azione indiretta dell'adrenalina eh:! si m:1nifestercbbe attraverso un'attivazione dei poteri difensivi naturali e presumibilmente del sistema reticolo - :stiocitario (cui la milza appartiene). sistema che ha tanta parte nei processi immunitari in ge nere e nella d ifesa contro le gramli protozoosi in fpcc ie. Riepilogando, l'A. afferma che il metodo Ascoli permette di realizzare nei periodo acuto febbrile un aumento della sensibilità della febbre alla chinina con abolizione della chinino-resistenza e con facile dominio della perniciosità; nel pe1·iodo cronico, una riduzione della splenomegali:1, la guarigione dell'anemia, il ritorno della capacità lavorativa e la spiccata ripresa dello stato generale con vivo xnso di benessere; e in tutti i caji, abbreviazione della durata della cura c sollecito ricupero dei ma lati con i relativi effetti economici. E pertanto l'A. consider:~ il metodo in e~ame un'arma italiana preziosa alla lotta contro la malaria, nel settore della bonifica umana. TRIFII.ETII.

TRAUMATOLOG/A. N. GuL.EKE: li trattamento profilattico dell'edema gassoso consccuttvo a « Deutsche med. Woch. », 1940, l, 337 • 340.

f. a. f. -

Anche nell'attuale guerra, dice Guleke, questa distruttiva infezione delle ferite ha ia sua parte e l'ha principalmente ncllt' f. a. f. da scheggie di mine e di granate, interessanti la musco!atura, con piccolo foro J'entrata c grandi cavità di attrizione. Naturalmente occup-a il primo posto il trattamento radicale chirurgico con sbrigliamento di tutte le tasche: non è invece da prend:-rsi in considerazione l'escissione secondo Fri~drich. In nessurJ caso poi si det•e suturare primitivamente. Del resto anche in tempo di pace non di rado la sutura primitiva porta seco gravi sequele. Fanno eccezione i pneumotoraci aperti, le ferite della capsula articolare e quelle d'arma da fuoco del cervello. l/ val<n"e del siero antigangrerJOso vien diversamente valutato. Ma questa guerra dovrà servire per generalizzarne l'impiego offrendo un gran materiale di confronto. Non bastano le profila ~si fatte con 10 • 20 cc. iniett:lti n=l sottocutaneo. Secondo Uihr si devono iniettare subito 40- 6o cc.; poi, esploso l'edema gassoso, si deve 2rri\'are fino a 400 cc. nei prossimi giorni. Per bocca si deve somministrare Mesudin, p~r 4·5 giorni, alla dose di 2 tavolette da 0,5 per tre volte al giorno. Guleke non crede molto alle iniezioni in loco vulneris; è prudente c riservato nei confronti delle iniezioni di ossigeno, a causa del pericolo di embolia gassosa. Grande cura secondo lui si deve pure a,·ere di non fare fasciature costrittive. Sopr:ltutto non si facciano apparecchi gessati circolari c


specialmente non imbottiti ! Poichè og ni frattura per a. f. sarà accompagnata, nei primi giorni, da formazione di edema. Le fcnestrature degli apparecchi gessati non proteggono affatto le ferite dal pericolo che siano trascurate le infezioni incipienti. Molta riservatezza si dc,·c avere circa il trasporto precoce di feriti sospetti; perchè anche in ferite appart ntemente innocue si può sviluppare l'edema gassoso. Ne consegue, secondo Guleke, che occorre attendere possibilmente qualche giorno prima di sgomberare le ferite degli arti. GALLETTO.

H. EccERs: Sulla chirurgia di guerra al posto di medicaz ione dd/a sezione di sanità. " MLinch. mcd. W och. », 1940, l , 113-117. L'A. è uno strenuo wstenitorc della necessi t~ che, anche al posto di medicazione della sezione di sanità, sia fatta delia chirurgia nei casi più urgenti. Egli sostiene infatri che le ferite non debbono solo essere trattate al più presto pon,:bile, ma che esse debbono essere anche e sopratutto curate definitivamente entro un limite di 12 ore. Schone, infatti. ha potuto ,·edere l'infezione già dopo tre ore, il pus dopo 4 e la putrefazione dnpo 8 ore. Questo trattamento, dice Eggers, dovrebbe aver luogo, se le condizioni belliche lo consentono, al posto di medicazione della sezione di sanità e non invece soltanto agl i ospedali da campo. La sezione di srJnità 11on deve dunque ust:~·e solamente un 1epar1o di sgombero. 11 suo posto di medicazione non deve mai essere installato agli accessi od alle vie di uscita di villaggi od agli incroci stradali, pcrchè in tali località si :Jcccndc, sempre, più furente la battaglia, mentre nel mezzo dci villaggi spesso si può lavora re più tranquiii:Jmentc malgrado la lotta. Posto di medicazione della sezione di sanità cd ospedale da campo debbono alleviarsi vicendevolmente. Al posto di medicazione della sezione di san ità debhonsi anche praticare delle laparotomie nel caso che ~ ~ venga a sapere, per mez7.-<) del telefono, che l'ospedale da campo è intasato per l'afflusso di feriti. Gli emorragici, i pncurnotoraci aper ti, le deviazioni traumatiche delle \'le aeree ~uperiori , i feriti d':J. Ja f. del cuore non debbono essere trasportati più in là del posto di medicazione della sezione di sanità. Eggers raccomanda persino che venga inviato un chirurgo, munito del l'astuccio chirurgico, proprio dci medici alle truppe, al posto di sosta dei carreggi affinc hè egli possa cominciare ad arrecare il suo soccorso chirurgico a partire di là. Praticiuimo sarebbe, secondo Eggers, un automezzo chirurgico d,, assegnarsi ad ogni sezione di sfmità (N uclco chirurgico!!). Si ricordi infatti che la clinica chirurgica mobile, ideata da Kirschn ~r, ha fatto ottima prova in Spagna sebbene essa non si adatti che per strade ottime. Le f. a. f. del cranio, purchè non operate, possono essere sgomberate a distanza senza nocumento; tuttavia non esiste uno schema cui si debba attenere il chirurgo perchè. ad esempio, i casi con profonda perdita di coscienza c polso da compressione richiedono l'operazione immediata. Le f. a. f. dell'addome po~sono esser-:: operate al posto di medicazione della sezione di sanità. soltanto nelle guerre di posizione. Le f. a. f. del g rosso intestino con fuoruscita Ji feci nel ca,•o addominale non dov rebbero neppure essere operate perchè infa uste. Jn mancanza di tempo ha dato buon esito l'estroflessione dell'ansa ferita. Ndle f. a. f. della vescica si deve mettere un catetere a permancnzn oppure si deve istituire una fistola vescicalc. già al posto di medicazione della s:zione. Ma il grosso dci feriti è rappresentato dalle f. a. f. degli arti e da quelle delle parti r- H.IIi che assieme :unmon tano al <)<;.67 o/., di cui il 25,7 °~ riguardano le ossa e le articol.tzioni. Le ferite O!:tco-articolari esigono l'nssoluto riposo, dopo il trattamento chirurgico. c dcbbono csst:rc trasportate direltamcnte all'aeroplano.


947 In contrasto con altri chirurghi di guerra Egg:rs raccomanda, nelle ferite trasfosse semplici e nelle piccole, a fondo circo, delle articolazioni l'escissione, l'asportazione dei corpi estranei (eventualmente la sutura primitiva); nelle fratture intrarticolari raccomanda la resezione parziale o totale. Nelle fratture per a. da f. preferisce le stecche di Cramer; poi, dopo il trattamento operativo, fa uso di apparecchi gessati, preferibilmente quelli chiusi ~econdo Ritter e Lòhr. Le ferite d'a. da f. semplici delle parti molli ammontano complessivamente al 70 ~[. di tutte le ferite. Eggers non condivide l'opinione di Bosse di curarle soltanto a mezzo del bendaggio gessato con Unguentolan ed è, poi, in contrasto con gli altri chirurghi di guerra quando sostiene che nel! ~ f. a. f. trasfosse, con breve intervallo tra forami di entrata e di uscita questi debbano esserr riuniti tagliando i ponti che li dividono, e che nelle f. a. f. trasfosse con forami molto distanziati ogni ferita deve essere escissa a forma di imbuto. La frase <( le f. a. f. a fo~do cieco debbono far capo, onde effettuare la localizZ.1Zione del corpo estraneo, ad un ospedale da campo munito di apparecchio railiologico >l sarebbe, secondo Eggers, falsa. Infatti, osserva Eggers, quando si fà il trattamento chirurgico della ferita, specie se si praticano arr.pie incisioni della fascia si possono contemporaneamente asportare, anche senza l'ausilio radiologico, taluni proiettili ritenuti. Occasionalmente, al posto di medicazione della sezione di sanità, proprio nelle piccole f. a. f. trasfosse eò a fondo cieco si può intervenire, nella gangrena gassosa, radicalmente coll'escissione del tessuto muscolare, specie nelle forme epifasciali. Eggers è, invece, d'accordo cogli altri colleghi circa la necessità di suturare in primo tempo solo quando i feriti possono rimanere nelle mani del chirurgo sino alla guarigione. Tutte le volte che si debbono praticare grandi revisioni di ferite o quando vi siano stati febbrili, secondo Eggers, i feriti dovrebbero rimanere alla sezione di sanità per tre o quattro giorni, sino a che cioè non siano sfebbrati. Per Eggers infine è errato ~postare i feriti lievi sino a i centri di raccolta, appositamente per cs~i costituiti : si deve m vece provvedere a curarli, precocemente e definitivamente, anch'essi al posto di medi cazione della sezione di sanità. , GALLETTO.

H. WtLDECIINS: Esperienze chirurgiche di guerra nella campagna di Polo11ia.- <! Dcutsch. mcd. Woch. », 1940, 1, 343<H7·

La guerra -lampo pone in pt·imo piano il problema del truporto. Il trasporto per via aerea era nuovo ma, in certe contingenze, ha dato ottimi risultati. Sorprendente il fatto che, nonostante il predominio dei proiettili di fanteria, quasi tutte le ferite furono infette: ciò è in rapporto col proiettile di fanteria polacco che era più piccolo e più leggero di quello tedesco ma molto più deformabile. Di <omeguenza solo raramente è stato sufficiente il bendaggio a~ettico occlusivo. Purtroppo, dopo la cruentazione, venne fatta frequentemente la sutura primitiva. Questi casi furono più gravi Ji quelli non trattati chirurgicamente c solo asetticamente medicati. La sutura primitiva esige, lo si ricordi, un controllo di almeno 15 giorni da parte del chirurgo ed in guerra ciò è possibile, al massimo, nelle battaglie di posizione. La sutura prtimitiva dev'esure presa in considerazione soltanto nel p1zeumotorace ap"to ed ìn ta/une f. a. f. articolari. L'edema gassoso non è stato molto frequente nemmeno quando esistevano ferite dci vasi o costrizioni da laccio emostatico. Molti casi furono segnalati, come edemi gar.· sosi, :1ll'A. che aveva funz ione di consulente d 'Armata. ma invece non lo erano. Si trattava di formazione endogena di gas per opera di germi, non patogeni, della putrefazione, oppure di aria esogen:1, nelle f. a. f. a bruciapelo o nelle ferite di pistole luminose. ·


Non si facciano ischcmic nelle amputazioni eseguite a causa di edemi gassosi! Nessun successo convincente t: stato conseguito col siero gangrenoso. La profilassi amitct:mica era di pn:~crizione c le esperienze di guerra ne hanno rivelata ancora la necessità. Solo 5 casi di tetano l'A. ebbe a constatar;! in ~c! dati germanici, di cui tre non furono , o lo furono tardi, iniettati; in entrambi gli altri due casi non si potè stabilire se lo tossen; stati. Al contrario Wildegans c.:bbe :nodo di vedere in un ospedale polacco di armata con un movimento di 5000 feriti, 43 casi di tetano con 23 decessi. L'esercito polacco ebbe a disposizione siero antitetanico soltanto nei primi giorni, poi i rifornjmenti cessarono. L"A. vide un caso mortale di '"ero e proprio ~hock da siero e con qualche frequenza 'ide esantemi da siero in 8·'- 12~ giornata. (Del tutto recentemente lo stesso \Vildegans ha precisato, in altro lavoro, che il tetano ha raggiunto una percentuale del o,66 % tra i feriti polacchi c solo dello 0.36 'X. in quelli tedeschi, durante la campagna tedesco. polacca). L 'anestesia venne fatta per lo più con cbbrez7..a cloretilica proseguita con narcosi generale eterea. Solo eccezionalmente fu usato il cloroformio. Si fece invece uso :lllchc ,li evip;m ed eunarcon per n<Jrcosi di breve durata, nonchè di anestesia locale. In primo piano furono le f. a. f. oste()- artico/a,·:: secondo l'A. esse debbono essere operate prima delle f. a. f. dell'addome, a meno che non si verifichino circostanze spe· ciali. E' noto infatti come le f. a. f. addominali portino via molto tempo mentre di esse non si salva che il 30 %. Non si disponeva di stecche di trasporto ad estensione. Wildegans ritiene ancora, come il miglior apparecchio di trasporto per le fratture da f. a. f. del femore, quello gess:lto. D'altra parte si è visto che non si può contare;: su apparecchi ad estensione cd a trazione transcheletrica fintanto che ci si può aspettare un ordine di sgombero. Nelle gravi fratturre per a. f. del femore b decisione di amputare viene facilitata se si ricorre col pensiero alle osteomieliti che residuano per decenni e decenni. All'arto superiore occorre però essere molto conservatori. Nelle f. a. f. infette dell'articolazione del ginoc· chio, con fratture intrarticolari, si deve fare la resezione molto precocemente. Rare sono state le f. a. f. polmonari lisce, con piccolo foro d'entrata e d'uscita. Tutte queste ferite non sopportano alcun tra~porto precoce, neppure per via aerea. Molti furono gli emotoraci infetti ed i pneumotoraci aperti; parecchi gli ascessi polmonari. Le f. a. f. C1·anio cerebrali debbono essere trasportate precocemente al luogo dove possono trovare il trattamento razionai:: e la degenza anche per settimane. Nulla di cambiato circa le indicazioni chirurgiche. Nelle ferite di rimbalzo e di striscio devesi anzitutto temporeggiare. Se scompaiono i riflessi addominali si deve pensare a lesioni corticali: in tal caso c'è indicazione per l'intervento. Nelle f. a. f. del midollo spinale si deve prendere in considerazione la laminectomia ~olo se si è riusciti 2 svebre coi raggi che la causa della eventuale compressione è un proiettile od una frattura. Neswn miglioramento è stato const<ttato nelle f. a. f. della coda equina trattate con la laminectomia. L'idea che le radici della coda equina, appartenenti ai nervi periferici, siano da prendersi come termine di confronto causa della loro relativa resistenza, non è giusta. Tutte le f. a. f. della laringe e della trachea furono assoggettate alla tmchcotomia primitiva anche quando non avevano dato luogo ad alcuna manifestazione minacciosa. Wildcgans ha veduto 4 ~ ematomi pulsanti e si esprime in favore della sutura vas a le essendosi potuto convincere, nrteriograticamentc, che il !urne vasale resta pervio. L'arteriografia è importantissima sia pel circolo collaterale che per la localizzazione. Così in un caso fu possibile st:Jbilire che non si trattava di aneurisma a carico della femorale ma a carico di un ramo perforante della femor:~le profonda. La trasfusione di sangue avrebbe rotuto c~sere fatt:J molto più frequentemente: la più semplice, tecnicamente, è quella

a


949 col sangue citratato. li citrato Ji sodio dev'essere però puf\Jss•mo chimicamente, e la soluzione non deve datare da più di 24 ore. Non si disponeva di sangue conservato: Wildegans lo ritiene usabile ~ino :1 quindici giorni ma esprime le sue nserve a causa delle difficoltà di trasporto. • GALLETTO.

P. DuVAL: Sulla sutura primitiva dei/c ferite di guerra. -

« Mém. Acad. Chir. »,

66,

102- 1Q9, 1940.

A conclusione di una dimostrazione cinematografica fatta da Duval nella quale erano stati illustrati i risultati della sutura primitiva nelle ferite di guerra, divampò una grande discussione sull'uso della sutura primitiva, appunto nelle ferite di guerra. Hanno presso la parola Grégoire, Chevassu, Lenormant, Capette, Mondor, Chevier, Monod e Moure esprimendosi, con maggiore o minore riserva, in favore della sutura primitiva e descrivendone i vantaggi in confronto al trattamento non operativo delle ferite. Questi AA. si fecero forti delle esperienze degli anni 1916 - 18, in cui la sutura primitiva si rivelò come il trattamento di elezione delle ferite di guerra. Anzi Grégoire <orrivò al punto di affermare che la guerra mondiale fu vinta in gran parte dai risultati ottenuti dalla chirurgia francese. Unanimi furono i predetti AA. nel ritenere che la sutura primitiva deve precedere l'escissione delle ferite e che le vere restrizioni per l'uso della sutura primitiva sono dovute all'impossibilità, non rara, di non potere escidere le ferite. [noltre i vari AA. insistettero molto sulla necessità che i feriti, così trattati, debbano restare 8-10 giorni sotto il controllo dd chirurgo. Monod si espresse, in modo particolare, in favore della sutura primitiva nelle ferite osteo- articolari a condizione che siano soddisfacenti l'installazione dell'ospedale da campo, l'esperienza tecnica del chirurgo e la possibilità di sorvegliare il decorso delle ferite, per un certo tempo dopo l'operazione. GALLETTO. M. MoRALDt: La pielografia nà traumatismi chiusi recenti del rene. (Sez. Chirurgica), 15 giugno 1940.

'' H Policlinico >>

Dallo studio dei reperti pidografici sperimentali e clinici risulta che oggi siamo effettivamente in grado di porre la diagnosi anatomica della lesione renale traumatica, di stabilire cioè l'estensione e la gravità della lesione e la partecipazione ad essa delle varie parti costituenti il rene. La urografia discendente sola permette spesso, ma non sempre, questa diagnosi; quando occorra sarà completata dalla pielografia ascendente. Un problema che non è risolto e che merita ancora di essere studiato concerne il valore pratico che ha la diagnosi pielogralica nella cura dei traumatismi chiusi recenti dd rene, cioè ~apere se allo stato attuale tale diagnosi ci consente di modificare i criteri fino ad oggi seguiti nel porre l'indicazione della cura medica o chirurgica. E' a tale studio che l'A. porta il contributo della sua esperienza fatta in cinque casi di traumatismi chiusi recenti del rene che sono capitati alla sua osservazione per nessuno dei quali ha avuto, dal reperto pielografico, una indicazione sulla cura da segUire. Tale risultato concorda con le affermazioni della maggior parte degli AA. che si sono occupati dell'argomento e di cui il Moraldi studia ,lmpiamente la letteratura, venendo alle seguenti conclusioni: 1° - La pielografia non può dare indicazioni alla cura operatoria o alla cura medica. Queste indicazioni rimangono di esclusiva pertinenza della clinica e vanno poste secondo i criteri ormai classici.

5• -

Giornale di medicina militare.


95° La pielografia sarà utile: a) per accertarsi dell'esistenza del rene contro laterale; b) per accertare la diagnosi della lesione renale ove sussistano dubbi sulla sua sede; c) per escludere l'esistenza di lesioni renali preesistenti. 3° - La pielografia potrà un giorno risultare utile ai fini terapeutici quando si conoscerà, in base a ricerche cliniche sperimentali, la prognosi delle varie forme anatomiche di lesioni renali traumatiche chiuse. 2° -

T E0:-.11.

La ma/con«pita escr.ssrone delle ferite secondo Friedrich. rurg " • Heft 8, 1940.

0EHLECKER:

" Der Chi-

Oehlecker si richiama anzitutto alla confusione che molti chirurghi fanno nel parlare di « escissi(me delle ferite urondo Friedrich » e riassume brevemente le esperienze fondamentali in base alle quali Friedrich mise in valore il trattamento· profilattico chi-

Fi$. 1. (Dal lav<>r<J on)(onalc di Fric . drich) : il) branca infcua <Iella pinza : b) linea idc:tlc di cruent~zione.

Fig. 2. Esc:i>siwlc mal fatta, ndia quol : colrcscidcrc JX'ZZO per pezzo si contaminano sempre le IIUOI'C >UpCtfici Cl UCIÌlatC.

rurgico che è ptu giustamente rima~to legato al suo nome. Di capitale importanza è il come Friedrich praticava, originalmente, la escissione e cioè: con una pinzetta a dente di topo (vedasi la fig. I originale sopra riportata) afferrava uno dei due margini della krita in modo che delle due branche l'una facesse presa sul tessuto pesto o necrosato c l'altra su quello sano, poi la ferita veniva escissa con due tagli in un sol pezzo. La cono~cenza di questi particolari tecnici è indispensabile se si vogliono scansare: equivoci ed errori gravi di interpetrazione. Ma è bene anche precisare il fano che la autentica escissione: secondo Friedrich può essere praticata soltanto in una piccola parte: delle: ferite del tempo di pace, mentre addirittura sarebbe, secondo OehJecker, fuori questione nella chirurgia di guerra. E se oggi molti chirurghi si esprimono largamente in favore di essa . ciò dipenderebbe, per Oehlccker, molto spesso dalla confusione che vien fatta tra il trattamento vero c proprio alla Friedrich ed altri trattamenti chirurgici erroneamente scambiati per la classica escissione secondo Friedrich (si cfr. le figure 1-2). Le figure qui riportate indicano chiaramente che l'errore più comune è quello di escidere i tessuti laceri e necrosati a pezzi c non tutti in un sol blocco. Altro errore molto comune è quelle òi estendere a tutte le ferite questo trattamento chirurgico. Oehlecker ricorda, a tale proposito, la conclusione del lavoro classico di Friedrich. nella quale quest'ultimo dice testualmente: ove questo mio procedimento non sia adano· o non possa essere praticato, il miglior mezzo per preservare le ferite da gravi infezioni


ì: :il trattamento più o meno aperto.. (Si tenga presente che le cspencnze cd il l:.voro di Friedrich risalgono al t898). La norma principale pel trattamento delle ferit ~ accidentali, dice Oehlecker, non può essere l'escissione secondo Friedrich. Al massimo s~ può parlare di un :.ccurato trattamento chirurgico, con escissioni parziali, o di una revisior1e chirur·gica nel caso in cui si ispezioni a fondo la ferita. L'attuale guerra ha già. dimostrato i danni che derivano da u na escissione alla Friedrich, mal concepita e peggio praticata. 11 direttore generale della s:.tnità militare germanica ha creduto infatti di do ver richiamare ufficialmente l'attenzione dei medici in guerra sull'escissione delle ferite proibendo che le ferite csàsse st!lno suturate se non possono rimanere sotto il controllo del chirurgo anche dopo l'atto chirurgico. Nella lotta contro l'infezione delle ferite non deve dunque valere la norma dell'esci.<.uone, bensì quella della revisione chirurgica e si deve quindi parlare piuttosto di trattamento operativo o chirurgico delle ferite, di revisione chirurgica primitiva delle ferite. di trattamento operativo delle ferite accidentali recenti. Franz, in un suo recente Ia,·oro sulle f. a. f. delle articolazioni, dice testualme nte che " :Jttualmente, le attraenti fXlrole " escissione secondo Friedrich " e "sutura primitiva" rumoreggiano nei cervelli di tutti i medici e potrebbero arrecare danni gravissimi se ri portate ed attuate improv\'isamentc e con leggerezza nella chirurgia di guerra>>. GAt.LETTO.

CR[()PATOLOGIA.

L. BoRINI e G. MATLI: Patologia t: tempia fùica dd/c /cg·oni da jl·eddo I:CÌÌii camra:;.nn italo ·francese dd 1940. - " La meJ:cina cc ntcm pcr:mea ))' n. 7· luglio 1ç 4o. Gli AA. ricordano come fin dalle più antiche guerre le lesioni da freddo abbiano meritato seria attenzione, poichè sono appunto i reparti combattenti quelli che forniscono il maggior numero di congelamenti. L'azione delle basse temperature si esplica cd agisce sia con un'azione generale, producendo l'assideramento, sia con un'azione iocale, producendo attraverso vari stadi il congelamento di zone circoscritte del corpo. Il freddo agisce diversamente, a ~econda dell'intensità, della durata e della qualità; pwr tenendo molto in considerazione il fattore individuale, fisico c psichico. Gli AA. trattano brevemente della classificazione per gradi come per le ustioni, te ne n do presente che ciò non ha grande importanza pratica, perchè i sintomi di ciascuno stadio non sì presentano mai con nitidezza cd il decorso clinico è variabile. I casi osservati e curati dagli AA. sono stati cinquanta ed erano tutti militari provenienti dalla recente campagna sul fronte itala-francese e da operazioni svolte ad altitudini sempre notevoli, SfX'SSO al disopra dei 3000 metri. Le lesioni che i pp. presentavano erano localizzate di preferenza alla pianta del piede, aJ dorso, alle dita. al calcagno. Un solo caso presentava grave gangrena profonda. Sulla traccia dei buoni risultati ottenuti in questi ultimi anni da diversi AA. con k applicazioni di onde corte nei congelamenti in qualunque stadio, i sunnominati AA. hanno anche loro ricorso a questo metodo di terapia, trattando tutti i loro malati con tecnica eguale, cioè sempre colla stessa lunghezza d'onda di 12 m. e una intensità di ~ MA. La durata di ogni applicazione è stata di 30 minuti ogni giorno, inizi:1ndo il trattamento con dosi complessivame nte più tenui e pr~eguendo fino a 25/30 sedute nei casi più gravi. Una parte dei malati, che presentava solo congelamento di primo grado, fu sott()J'<>Sta come termine di confronto ad applicazioni di raggi infrarossi, e in solo due casi. trattandosi di congelamento degli :Hti inferiori al 2° stadio. fu us:1to un tratt:Jmc nto misto ront~en · marconirerapico, :~l ternativamente.


952 G li ammalati così trattati hanno presentato notevole miglioramento ed un decorse pressochè identico a quello della maggioranza degli altri, non potendo tuttavia, ~ata l'esiguità dei casi, sceverare ciò che è dovuto ai raggi Rè:intgen e ciò che è dovuto alle onde corte. Dai rilievi sopraesposti e dalle esperienze personali, gli AA. traggono la conclu ~ione che la marconiterapia nei congelamenti, negli assideramenti e nelle ipoter m ie da qualunque causa, si è dimostrato un prezioso e il più moderno presidio terapeu tico. Ad esso è bene ricorrere nel modo più celere possibile, sia per evitare lo stabilirsi d i lesioni irreversibili, sia per sfruttare al massimo il beneficio che esso può fornire. Mediante detto trattamento terapeutico si è osservato: 1° - Nei casi di modica gravità la totale restitutio ad integrum. :1.0 - Nei casi più gravi: a) un miglioramento della sintomatologia del p.; b) una più facile insorgenza del cercine di demarcazione, nei casi destinati al chirurgo; c) un recupero di più ampi tratti di territorio limitrofo alla zona congelata. Lo scopo della marconiterapia sopratutto in guerra, deve essere quello di limitare il più possibile le mutilazioni, come pure di restituire ai reparti operanti, il maggior numero di individui guariti ed integri. DE ANDREIS.

N EURO- PSTCHTAT R IA.. l. PASSANJSI : Note di neuropatologia, psichiatria e medicina legale in margine alla guerra di Spagna . - « Neopsichiatria n, A. VI, n. 1, 1.940. In quest'ampio lavoro l'A. (che dall'ottobre 1938 al marzo 1939 diresse i repartl neurologico e psichiatrico dell'Ospedale 043 in Vall.adolid) illustra il materiale clinico che ebbe allora occasione di studi:uc e che si riferisce all'ultima fase della campagna ~pagnuola. Trattasi di 553 casi ripartiti nel seguente modo: lesioni traumatiche: 18 %, di cui 10 % relative al sistema nervoso periferico e 8 % relative al nevrasse; malattie: 82 %, di ::ui 14 % neuriti (quasi tutte dello sciatico), to % forme organiche del nevrasse (specie luetiche), 10 % isterismo, 8 °{, nevrastenia, 7 % nevrosi cardiaca, 6 % epilessia, 6 % stati depressivi, 6 % stati d'esaurimento nervoso, 4 % frenastenia, 4 % psicastenia, 3% stati d'eccitamento, 2 % akoolismo, 1 % schizofrenia, o,s % paranoia, o,5 °~ cosiddette psiconevrosi. In complesso, le forme ncvrologiche e psichiatriche, riferite al totale della forza del Corpo di spedizione italiano, sarebbero state del 4•4 per mille. Ritengo impossibile riassumere in qualche pagina la molteplice trattazione ddl' A. Mi limiterò a saltuari accenni di quanto mi è sembrato più interessante, ed incito i cultori delle specialità neuropsichiattrica e medico -legale a leggere per esteso il lavoro che costituisce un contributo molto importante, soprattutto nell'attuale periodo bellico. Le armi. Anche nella guerra di Spagna « rarissimi furono i casi di ferite d'armi bianche » rispetto alle ferite d'arma da fuoco. Quanto a queste ultime, si è nuovamente invertito il noto rapporto tra ferite da armi portatili e ferite da proietti d'artiglieria; infatti, prima della grande guerra prevalsero nettamente le ferite da arma portatile; nel rqr 4 - 1918 prevalsero con par:. nettezza le ferite da proietti d'artiglieria, bombe di aero.. plano e simili; nella guerra di Spagna si è avuto di nuovo il prevalere delle ferite da armi portatili , legato alle note caratteristiche della guerra di movimento (larghissimo impiego di mitragliatrici, ecc.). La sindrome subiettiva dei cranio/esi è stata frequentemente osservata. Trattasi dei seguenti sintomi: tachicardia, tremori, cefalea, vertigini, insonnia, irritabilità, vampe di calore, sudori, amnesie, facile esauri bilit~ psichica, iperestesia visiva o uditiva, sensibilità


953 all'alcool, che non hanno alcun rapporto colla sede, la gravità e la profondità delle ferite, le quali possono avere interessato anche solo il cuoio capelluto. La patogenesi di q uesta sindrome è tuttora oscura e molto discussa: Les-ùmi traumatich~ dd sirt~ma n~t·vo.;o periferico: prevalsero agli arti supenor1. Malattie n~urologiche. Frequenti ( l4 % dlell'intera casi~tica neuropsichiatrica) furono le ischialgie << quasi tutte d'origine reumatica )>: probabilmente si trattò di lombo - artriti o neurodociti lombo- sacra li più o meno riacutizzate da fattori reumatizzanti. Abbastanza frequenti (8 ~~ ) furono anche le forme neuroluetiche nei loro diversi aspetti: tabe dorsale, paralisi progressiva, ~ilìlide cerebrale e spinale. <c La guerra scrive opportunamente a questo proposito il Passanisi - col sopralavoro, l'alimentazione inconsueta, la tensione dello ~pirito, ha indubbiamente una influenza nociva nel ma nifestare prima del tempo· sindromi luetiche e tale fatto, logico d'altronde, era stato già reso noto 11. A volte (come in due casi di cui l'A. riassume la storia clinica) il tempo intercorso fra infezione primaria e manifestazioni neuroluetiche fu molto breve (perfino di 5 mesi). cc T ale brevità va ricercata nel sopralavoro di guerra o nella violenza ddl'infezione, potendo in entrambi i casi (riferiti dall'A.) escludere anamnesticamente tare neuropatiche. Il problema forse non è risolvibile oggi e in base ai casi suddetti, ma mi piace affacciare un'ipotesi sulla virulen7..a e neurotropia del germe, che ha il suo vaiore, dato che insieme ai nostri legionari in Spagna vi erano truppe marocchine, e le infe2ioni luetiche, ove dette truppe erano dislocate, erano frequenti e per lo più con rn.wifestazioni dj grave entità e resistenze alle cure 11. Infermità psichiche. L'A. - d'accordo con i più noti trattatisti - nega l'esistenza d i forme psichiche speciali prodotte dalla guerra. Quest'ultima, invece, favorisce l'insorgenza delle psicosi in genere (quasi triplicandone la percentuale, in rapporto alle medie del tempo di pace) col molteplice meccanismo delle emozioni, del sovraffaticamento. delle intossicazioni. Per un notevolissimo numero di casi (abbraccianti essenzialmente le psiconevrosi in senso lato) una c.onven1ente psicoterapia ed il riposo in luogo adatto consentirono un recupero anche sollecito degli infermi. Medicina legak. A questo argomento, di speciale jmportanza per i medici militari. rA. dedica parecchie pagine illustrando e discutendo - wccessivamente - l'importanza della profilassi (selezione degli iscritti di leva, ecc.), il significato cd i limiti della dipendenza da causa di servizio, il problema della revisione degli invalidi (specialmente dei psiconevrotici), il problema della simulazione_ · A proposito di gues~'ultimo paragrafo mi piace riportare una frase del Passanisi che - dopo aver ricordato la distinzione fra simu. latori coscienti e simulatori incoscienti (che lo Charcot avvicinava agli isterici e che sono, p iù che altro, degli esageratori di turbe cenestopatiche o simili) - così termina il suo interessante lavoro: «La disposizione generale di animo ottimo, la presenza di alti ideali e la cernita accurata determinata dal vo!ontarismo han fatto sì che nel semestre di mia attività specialistica in Spagna non ebbi a riscontrare alcun caso di vera cosciente simulazione l>. CARLO Rrzzo.

N. GASPARRINI : Le varùtnti psichiche razziali (Studio di psicologia razziale sul tipo italico- ariano · mediurran~o). -

" Archivio di Psicologia, Neurologia, Psichiatria e

Psicoterapia 11 , A. I, fase. 3, 194o-XVIII. ln base allo studio di 100 avieri - studio fondato essenzialmente m una accurata inchiesta circa eventuali tare credo - neuropsicopatiche, le condizioni d'ambiente e di vita premilitare, lo stato economico della famiglia, gli eventuali abusi di alcool, tabacco e caffè, il comportamento della vita sessuak, il tono affettivo- emotivo (con opportuna i ntegrazione a mezzo del psicodiagnostico Rorschach), ecc. - l'A. giunge. fra raltro, alle seguenti conclusioni.


954 Nei soggetti esaminati (e che. gli erano stati forniti a caso, senza selezione prelimiHare, dal Comando della R. Aeronautica) prevalsero di gran lunga gli appartenenti alle varianti razziali " mediterranea >> (50) ed <• alpina » (3o): varianti della razza italiana che è un'armonica risultante dell'antica stirpe romano - italica, di ceppo a rio- meJiterraeo. Nel loro complesso, i so ggetti studiati hanno dato - in maggioranza - una massa equilibrata, ben rispondente alle esigenze della odierna vita militare, ottimo ,·ivaio del « pilota ideale che racchiude: nella sua sublime essenza una armonica sintesi ddl'inscindibile unità somaro· psichica ». Il tipo mediterraneo- è risulttato, nei riguardi psicologici, «avente un opportuno equilibrio poliedrico fra intelligenza analitica e sintetica; è risultato extrovertito, affettivo. piuttosto emotivo, disciplinato, metcreostabile, sportivo in giusta misura, sobrio nell'uso di sostante alcooliche, di patrimonio creditario pressochè puro dal lato costituzionale >>. Dopo questo studio del Gasparrinj dobbiamo augurarci che ricerche del genere siano largamente estese soprattutto nell'ambito delle forze armate, affinchè possa degnamente integrarsi la fondamentale opera morfo · tipologica del Livi con contributi ugualmente vasti che definiscano c illustrino il lato funzionale, neuro · psichico della nostra razza. CARLO Rtzzo.

V_ CHALLJOL: Su gli stati creptucolari episodici. - " Archivio di Psicologia, Neurologia, Psichiatria e Psicoterapia », A. l, fase. 3, 194o-XVIII. Due osservazioni personali seguite per un lungo periodo di tempo (rispettivamente

24 e 7 anni) consentono all'A. <.li approfondire l'esame di questi stati psicopatologici i quali, descritti per la prima volta da: Kleist nel 1926, sono di grande interesse anche per l'ambiente militare. Trattasi, infatti, di episodiche manifestazioni che si ripetono più e più volte durante la vita dell'infermo, con inizio improvviso e con fine parimente improvvisa, la cui ~intomatologia consiste soprattutto in perturbamenti gravi della coscienza, stati d 'eccitamento o di depressione, talvolta disturbi psico · sensoriali, spunti deliranti di natura svariata, spesso sintomi psico-motori, ora acinetici, ora ipercinetici. Ogni epiwdio non ha un n particolare caratteristica ed è seguìto da amnesia generalmente completa ; la sua durata è variabile: da poche ore ad alcune settimane. Frequentissime - fra gli atri impulsivi che possono essere compiuti durante l'episodio crepuscolare - sono le fughe; non eccezionali gli atti delittuosi (rapine, ecc.). Circa l'origine dell'infermità è verosimile che si tratti di cerebropatie, mentre la causa occasionale dei singoli episodi risiede in into~sicazioni (alcool), turbe endocrine (i n rapporto, p. e., col ciclc mestruale), psicotraumi. Ma spesso manca ogni apprezzabile causa scatenante. Questa sommaria illustrazione degli stati crepuscolari episodici (che l'A. mette, a 1agione, in stretto rapporto con l'epilessia) è sufficiente per far rilevare l'importan7_a della forma morbosa: soprattutto dal lato medico . legale,. anche per i suoi evidenti riflessi disciplinari e peritali. C.uu.o R1zzo.

M. Focost: Ricerche sperimentali ;u//a pouibilità di· una ipovitaminosi local~. a carico del ce,.vr:llo e del nervo ottico, in seguito ad ingutione di alcool. - cc Bollettino d'Oculistica », n. 8, 194o-XVJII.

Le esperie nze di Doi'now c Zimmet avevano dimostrato che l'ingestionc di alcool nella cavia determinava una ipovitaminosi C. localizzata nel cervello.

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955 L 'A. in questo suo lavoro sperimentale è partito dal presupposto che, conformando il risultaro ddlc csp::ricnzc di Do'inow c Zimmct, l'ambliopia alcoolico-nicoùnica si sarebbe potuta attribuire, a lmeno in parte, ad un processo di ipovitaminosi locale; ipovitaminosi non più attribuibile solo alla vi tamina B ma anche a quella C. Ha compiuto perciò a tal fine numerose esperienze per stabilire se, sotto l'influem.a dell'alcool, si verifichi una ipovitaminosi C . a carico del sistema nerv~o c come si coml·orti il nervo ottico, ma con esito neg:ni vo cioè non confermando le esperienze di Do'i now e Zimmet. TESTA.

fJFTALMOLOGIA.

A. Cucco: << Ampicxus intct·mptu.- » . Effetti delctui alla salute c&n particola1"c riguardo a/l'&rgano della vista. - Mi:ano, Fratelli Bocca Editori, 1940. Tutte le grandi civiltà sono crollate quando le bare hanno avuto il predominio su Ile culle. Il sano problema demografico, imposto dal regime fa~cista al popolo itaiiano per la grande realizzazione imperiale d 'Italia cui presiede la vigile mente del Duce, trova, nel libro. di Cucco, una completa giustificazione medica che integra quella sociale ed ec<>nomtca. Le teorie di Maithus e dei neo · malthusiani a lungo andare non hanno provocato solo la diminuzione delle nascite. ma anche l'insorgere, negli individui seguaci, di una complessa e varia sintomatologia che è andata a poco a poco affiorando nella letteratura medica e sociale degli ultimi anni. A questa sintomatologia, riunita e vagliata secondo i più rigorosi criteri clinicoscientifici, l'A. dà una ben definita inquadratura nella sindrome che egli propone di c hiamare •< contracettiva interruttiva )> conseguenza diretta dell'ampit'xus intcrruptus. Le manifesta7.Ìoni a carico òell'organo della visra furono le prime a richiamare l'at· tcnzione dell'A. il CjUale afferma che c• nella pratica clinica quotidiana, sol che si abbia la ri gorosa abitudine di approfondire con tatto lo scandaglio :.mamnestico e di spingereoltre ogni pudica intercapedine, qualche volra finanche esacerbandolo, il trivello della indagine sintomatica retrospettiva, :1ffìoreranno, non più rari, come si pensava, casi clinici di impressionante gravità ed evidenza, con un corteo a .volte parossist!co di manifestazioni con~guenziali (astenopia che nei soggetti più predisposti può presentar~i incoercibile fino al vomito. angiosp:1smi rctinici nei casi più gravi culminanti in cecità, scotomi scintillanti, fosfeni, poliopia, copi opi a, emicranie ribelli , blefariti pruriginose, borse palpebrali, ecc.). L'interessante libro di 463 pagine è corredato di figure e di casi clinici. TESTA.

V. CA VARA: Effetti, indicazioni e limiti della terapia ;ulfamidica del tracoma. tino d'Oculistica l•, n. 8, 1940.

« Bollet-

L'A. fa, come si suoi dire, il punto sulla questione della cura del tracoma coi sulfarnidici, traendo lo spunto da una circolare diramata · il . J<>-JL· I939 dalla Direzione generale della Sanità Pubblica ai Prefetti, in cui tra ralu.o. è . detto che cc i preparati wlfamidici sono stati ormai largamente sperimentati, con favot'evolj risultati, nel trattamento del tracoma e le sue complicanze .. . Al riguardo vi prego voler' disporre che siano inclusi nell'elenco dei medicinali da potersi somministrare negli a{ilbulatori sia comunali che di ....... altri enti ».


L'A. dopo aver faua una chiara e completa esposizione di tutto quanto si è ottenuto nella cura del tracoma coi sulfamidici riconosce che esiste ormai una· sufficiente documentazione che permette di trarre delle deduzioni attendibili e si rivolge questa domanda : ha corri~JXJSto la cura sulfamidica all'aspettativa ? L'A. dà questa risposta: Si deve rispondere negativamente in sensQ' assoluto, in quanto i sulfamidici non hanno mostrato di. avere sul tracoma quell'influenza decisin che essi hanno su talune affezioni da cocchi; se si considerano invece i benefici che i sulfamidici possono portare ai tracomatosi , si deve concludere che l'effetto terapeutico e apprezzabilissimo. Basandosi sulla personale esperienza e sulla letteratura recente l'A. conferma che è sulle complicanze del tracoma che i sulfamidici esplicano un'azione attiva e costante, mentre ciò non può dirsi per le alterazioni tracomatose della congiuntiva e in special modo sui granuli. Inoltre l'A. stabilisce che i sulfamidici agiscono in modo veramente energico nelle infezioni sovrapposte al processo tracomatoso, ma anche, sebbene forse in minor grado, sul virus stesso del tracoma. TESTA.

SOMMARI DI RIVISTE MEDICHE MIUTARI. BRASJLE.

REvlsTA DE MEDICINA MILITAR. - Pubblicazione trimestrale. Direzione e ammtnlstrazione: Directoria dc Saùdc do Es:rcito. Rio de Janeiro. Fase. 2, aprile-giugno 1940.

Chavcs: Intorno al problema sessuale.

Ribeiro: Tipologia psichiatrica. Sudà de Andrade: La sifilide e l'esercito. Borba Cortes: Profilassi della tubercolosi. Westerberg: L'organizzazione dell'aviazione sanitaria m I svezia. Marques Porto: Le automutilazioni negli eserciti. Bandeira de Meltò: · Il trasporto aereo degli ammalati c dei feriti. Lobo: Servizio sanitario e moto - meccanizzazione degli eserciti. Bijos Magella: Note sulla statistica sanitaria dell'esercito per l'anno '937· GERMANIA,

DER DEUTSCHE MILITARARZT. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e deJraeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23·24. Fase. XI, novembre 1940.

Heinsius: Le diverse forme dell'emeralopia ed il loro significato pratico :n guerra . Grebe : La questione dell'idoneità al servizio di guerra negli individ ui affetti da emeralopia.

Wiesehofc,·: Una camera da depressione trasportabile per l'addestramento dei piloti alle grandi altitudini. Brauch: Il ricupero dei feriti dalle opere fortificate. Dyes: La determinazione in profondità dei corpi estranei. Zopff: La respirazione e la narcosi sotto pressione in guerra. Knoll: L'ulteriore trattameto dei feriti di guerra mediante gli esercizi fisici collettivi. Sichlow: IEsercizi sportivi dei feriti come ulteriore cura negli ospedali. Kiehling: Notizie sugli esercizi ginnastici nei malati di un ospedale di riser va . .;. .


957 J=ckcl: Provvedimenti per le malanie sessuali nei militari. Schroder: Contributo alla conoscenza delle fratture larvate. Nusselt: Che cosa deve sapere il medico di reggimento delle fratture dello scafoidc ~ JUGOSLAVIA .

VoJNO . SANJTETSKI GusNIK. - Ri vista rrimestrale di medicina, farmacia e veterinaria dell'esercito Jugoslavo. Redazione ed amministrazione: ospedale militare di Belgrado. N. 3, tomo Xl, 1940.

Cupar: Le ferite: di guerra della faccia e delle mascelle. Anagnosti: Organizzazione e documentazione della cernita e dello sgombero dei feriti sul campo di battaglia. Pavict'V.ir : A proposito di un caso di paralisi dei muscoli orbicolari dopo anestesia lombare. Zivanovic: Il nostro popolo è resistente alla tubercolosi ? Mijovic: Fisioterapia della stitichezza. Katic: La Rickettsia melophagium e la sua disseminazione ne1 nostri montoni ed ectoparassiti. STATI UNITI.

THE MILITARY SuRCEON. - Army Medicai Museum and Library. Washington. Volume LXXXVII, n. 4, ottobre 1940. Carr: Le infezioni acute della regione mascillo-facciale. Parsons: L'ernia ombelicale infantile nei soldati. Phillips: L'anestesia in tra venosa e il modo di usarla. Mann e Kaysan: Barella sperimentale e stecche di Thomas modificate per feriti da trasportare in aereo e in sottomarini. Hrodricks: Unità sanitarie meccanizzate. Shimkin: ~indrorne torace-addominale. Tamraz: Un caso di diverticolite acuta gangrenosa con perforazione, dovuta a spina di pesce. De Forest: Diatermia ad onde corte. Cranda/J: L'allergia nella medicina militare. UNGHERIA .

HoNVÉDORVOs. - Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest. IX Gyali17. Fase. maggio-giugno 1940.

Péchy-Szilàgyi: La situazione igienica in Romania. V tn"ts : L'epidemia meningitica del 1940 dal punto di vista igienico-militare.

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fERRI SI

Siena l>, comunicazione fatta neli'Ad.u nanza del 19 marzo I94o-XVIII. FisiCHf.LLA G. e ToMASf.LLI A.: Ricerche sperimentali su alcune vie d'inoculamone dt:l

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NOTIZIE

RICOMPENSE

AL

V:\LOR

MILITARE

CONCESSE

AD

UFFICIALI

DEL

SERVI ZIO

SANITARIO.

MEDAGLIA DI BRO:-<ZO AL VALOil ~ILITAR E. D'AviNO Alfonso di Alfonso e di D'Avino Maria, da Napoli, capitano medico dcleg:lzione imendenza del c. T. v. - Capo dei servrzio sanitario di una m·igata tlaZiOtrdle ir d.;stinse per la sua capacità organizzativa, intelligcnza e valore perso·nale, esercitatzdo ltr sua missiorze di medico presso i battagliani più flvarzztUÌ. N el settar·e di Esparraguera. essendo venuta a cuna;cen za che alcuni elementi civili e militari erano feriti neil'opera::tOtJe di rastt·dlamento contro tw forte nucleo nemico che poneva il panico (lei/a popo/,rzione, accarse prontamente al luogo molto battuto dalle armi avversar·ie per compiere la ma missione. Esempio di amzegazione e di sprezzo dei pericolo. - Catalogna Esparraguera, gennaio-febbraio 1939-XVH. BITOCCHI Mariano fu Benedette c fu Pesarini Lconildc, da Recanati (Macerata), centurione medico 2 " reggimento " Frecce Verdi >>. - Dirigente il servizio sanitario del •eggimento ha dato continue prove dì coraggio e di spirito di sacrififlio. Durante un'azione di fuoco violt:nta e di ;otpresa, che investendo la batteria d'accompagnamento, le procurava parecchie perdite, si portava senza esiUJre .;u/la linea det; pezzi per po·rtare ai feriti il pronto e prezioso interveli/O della scienza. - Spagna, C:1sas dc Casas, 19 gennaio 1939-XVII. LucHr Salvatore fu Benedetto e di Mari-A Zempirch , da Madice (Trento), centurione 111edico 1° reggimento fanteria « Frecce Azzurr..: 11 . - Dirigente il servizio sanitario t·egg imentale, in combattimento accorreva sempre al batmglio11e più esposto. Spintosi avanti per curare i feriti gravi, in un momento in cui il nemica cantrattaccava. si alzava in piedi e con tutta la sua voce incitar;a ed animava i soldati a riprendere l'avanzata, precedendoli egli stesso. - Rio Aro, 4 febbraio 1939- XVII. ONORIFICENZE CONCESSE AD UFF ICIALI DEL SERVIZIO SANITARIO.

ORDINE DEl SS. MAURIZIO E UZZA.RO. Uffi'"·ale: colonnello medico Pt:RRIEk Stefano. r:ava/iere: tenenti colonnelli medici Coci.IATJ DEZZA Giuseppe, DE ANGELis Arduino, V.-.:-:NOCCI Quintilio. ORDINE DELLA CoRONA n'ITALIA. Commendatore : tenente colonnello medico VI GLIA~ l Federico. Ufficiale: colonnelli medici B.~ ccmALON I Adolfo, SA VARINO Saverio, CAMMAR.n-A Gio' anni, Fus1 Pietro, PARENTE Ferdinando, SABATINI Angelo; tenenti colonnelli medici AmNOLFI Salvatore, LoPRESTJ Antonino, MICNEMI Francesco, PERCARA lsidoro, R1ccò Ettore, OE CESARE Vincenzo, GRAZIANo Carmine; tenenti colonndlj chimici farmacisti ALVI<:INI Giorgio, M1cHELI Teodorico; maggiori medici DATTILO Giuseppe, SuRACI Bruno; primi capitani medici BoNF.LLI Aurelip, CRocE Guido, LAuRORA Carlo, NoTARIANNt Vincenzo, F .\RAON.E Antonio. Cavaliere: capitani medici CAMPANELLA Arrigo, l niNI Francesco, PASSAR ELLA F:1brizio. ORDINE CoLONIALE DELl.A S rELLA n'ITALIA. Commendator·e: primo capitano medico SPEZZ.\FERRJ Antonio.


PROMOZIONE PER MERITI ECCEZIONALI.

Il capitano medico di complemento, ruolo d 'onore, VtTIORIO CoRTESE è stato prcr mosso maggiore per m~riti eccezionali, con b seguente motivazione:

Combattente della grande guerm e della campagna a A. 0., d~corato al va/or c-ivile , ha reso al Pa~se s~gnalati servizi. -

PROMOZION I DJ UFFICIALI DEL SERVIZIO SANITARIO.

UFFICIALI MEDICI IN S. P. E.

Maggiori generali promossi tenenti genuali: ]NCRAVALLE ALFREDO (direttore generale di sanità militare).

.

UFFICIAL I MEDICI DEL

R. EsERCITO NEL CoNstcuo

NAZIONAlE

DELLE

RI-

CERCHE.

Il ten. colonnello medico in serviZIO permanente effettivo prof. Uco CAssJNls, dirL·t· tore del Laboratorio di Fisiologia e Biologia del Ministero della Guerra e docente Ji Fisiologia applicata all'Educazione fisica nella R. Università di Roma, è stato nominato membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La Sanità militare, che già è rappresentata jn seno al C. N . R. dai ten. generali medici Grixoni, Mazzetti e Booei, è lieta di questo riconoscimento dei meriti di un altro suo ufficiale, ed a lui esprime. a mezzo del Giorno/~. il suo vivo compiacimento.

LuTTO DELLA SANITÀ MILITARE.

I l 22 novembre u. s. sì è spento a Calitri, in provincia dì Avellino, il magg. gene rale medico nella riserva dott. comm. GiuSEPPE PaLESTRA. Nato nel 1872, era entrato in servizio permanente nel 1899 e v 1 nmase fino al 1920. <Jnno in cui passò, col grado dì ten. colonnello, in A. R. Q. Fu quindi promosso colonnello, e poi, nella riserva, magg. generale. Dopo essere stato, da sottotenente, a Creta con un battaglione del 49° reggimento fanteria, trascorse in tre riprese, circa quindici anni nella Colonia Eritrea, ove si dì s tin ~ per la sua particolare perizia e passione per la vita coloniale. P:trtecipò alle campagne del '17 e '18 della Grande Guerra. Ovunque era passato, nella sua carriera, il magg. generale Polestra aveva lascìaco il ricordo della sua rettitudine, della sua intelligenza, del ~uo forte attaccamento al do,·ere. E anche oggi, specie in coloro che furono alle sue dipendenze, rimane della sua virtù e dei suoi meriti una viva e non fugace memoria.


INDICE GENERALE DELLE MATERIE E DEGLI AUTORI PER L' ANNO

1940


INDICE DELLE MATERIE. U GUEIUIA DELLA SUPRI::MA INDIPENDENZA CowMIATO A1 COLLABORATORI, AGLI ABBONATI, Al LETTORI

Pag. ))

405

ss5

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886

Pag.

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LEZIONI E CONFERENZE. FF.RR.U.O F. - Il servizio sanitario divisionale di prima linea in rapporto all'esperienza della guerra di Spagna . GIACOBBE C. - L'opera della infermiera nella organizzazione sanitaria militare per la difesa della nazione e del popclo . L\MPIS E. - Problemi sanitari nella guerra mod:.:rna MENNONNA G. - Le vaccinazioni profilattiche nel nostro Esercito

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LAVORI ORIGINALI. AIAZZJ MANCINI prof. MARIO c FRANCESCHINI dott. GIORGIO. - Contributi sperimentali intorno al meccanismo della ipotcnsione da tetracloruro di carbonio Pag. BE'RARDI MARIO, tenente medico. - Metodi di cura e processi operativi )) in uso nel reparto oftalmico dell'ospedale militare di Firenze )) BRESADOLA dott. VITTORIO. - Rapporti fra stomaco e crasi sanguigna CANNELLA ANDREA, tenente medico. - Il problema diagnostico delle febbricole secondo i -moderni mt'Zzi di indagine " CAR.ER.J 1 prof. LEoNARDO, capitano medico. - Sulle fratture di guerra )) (Dalla campagna di Spagna) . . . . CARPINTERI ERNESTo, maggiore medico. - Significato, modalità , quadri radiologici dell'atrofia ossea acuta di Sudeck )) CASSINIS prof. Uco, tenente colonnello medico. - Il rurale nell'Esercito CASSINIS prof. Uco, tenente colonnello medico. - Su di un metodo di )) determinazione della curva ormonica individuale CASSINIS prof. Ur.o, tenente colonnello medico. - Blocco di branca <> sindrome di Wolff-Parkinson-Withe? Osservazioni su militari idonei ad incondizionato servizio » CHIURCO prof. G. A., console medico. - Indirizzo conservativo nella l) chirurgia di guerra e nella pratica civile CoRDERO ADRIANO, tenente medico i. g. s. - Contributo alla terapia della poroadenite inguinale con un nuovo composto .sulfamidopi)) ridinico CoRSI ALFREDO, tenente colonnello medico. - Resoconto statistico ddl'attività chirurgica operatoria negli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il 19~8 Coss•o Auc1, sottotenentc medico. - A proposito di un caso di lipomatosi dolorosa DAsToLJ DmÙNtCO. tenente medico i. g. s. - Torsione del funicolo spermatico complicata con flemmon e del testicolo " D1 PRAMPERO ANTONI NO, tenente medico. - La sonda guidafilo . )>

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D1 PRAMPERo Ar."TONINO, tenente medico. - Le: fratture esposte in un ospedaJe da campo durante la guerra d'Etiopia . FERRARI Uco, tenente colonnello medico e CIRINEI ANACLETo, sottotenente medico. - Considerazioni sulla legatura bilaterale della giugulare interna e sulle sue applicazioni ndla cura delle setticopemie da tromboflebite otogena bilaterale (Contributo clinico) FISICHELLA GtAMBATIISTA, capitano medico e ALBINI dott. ALFONSO. Importanza delle reazioni sierologiche nella infezione tubercolare FRANICH EMILIO, capitano medico. - Su di un caso ignorato di ferita penetrante dell'occhio da scheggia metallica GALLETIO GIACOMO, capitano medico. - La lussazione sottoglenoidea dell'omero accompagnata a frattura della grande tuberosità JNGRAVALLE ALFREDO, maggiore generale medico. - Stato sanitario delle truppe libiche della Libia Occidentale nell'anno 1938 J.\DEVAIA FRANCEsco, capitano medico. - Un caso di lipoma delle guai-

ne tendinee jADEVAIA FRANCEsco, capit:mo medico. - L 'ernia <crurale prevascolare intravaginale JA!•INARONE GENERoso, capitano medico. - Contributo allo studio della bismuto-terapia endovenosa LAGNA DoNATO, capitano medico i. g. s. - Su due casi di meningite purulenta otogena asettica. l..AMPIS prof. EDOARDO, tenente colonnello medico. - Il servizio sanitario nell'occupazione italiana dell'Albania UNERI GioACCHINO, capitano medico. - Sopra un caso di discondroplasia a tipo familiare LANERI GIOACCHINo, capitano medico. - Sugli aspetti radiologici della cisti da echinococco del polmone . LoRENZINI GIUsEPPE, capitano medico. - La leishmaniosi cutanea nell'Africa Orientale Italiana MARIANI prof. GIACOMo. - La profilassi e lo studio delle rickettsiosi nel-

l' A. O. l. MILANA GAETANO, capitano medico e CALLERIO dott. CARLO. - L'eliminazione dell'antitossina negli animali trattati con inoculazioni successive di siero antitetanico . PALAZZI prof. SILVIO, x"' capitar:to medico. - Assistenza e provvidenze terapeutiche nelle k-sioni maxillo-facciali sul campo di battaglia. (Limiti e possibilità di assistenza ai posti di medicazione di compagnia, ùi battaglione, di reggimento e posti avanzati delle sezioni di sanità) . PAPAGNO MICIIELE, maggiore medico. - Sull'angiospasmo retinico cronico negli arteriosclerotici PIAZZA prof. GUIJX>, maggiore medico, ADORNI - BRACCESI dott. MARio e F uRBETIA dott. FLAvio. - Controllo sierologìco dei risultati della vaccinazione antitifo-paratifica-tetanica per via ipodermica. Nota 1•: Le proprietà agglutinanti del siero dei vaccinati ricercate con sospensioni di germi vivi e con sospensioni O ed H PIAZZA prof. Gutoo, maggiore medico, ADORNI - BRACCESI dott. MARio e F uRBETIA dott. Fuv1o. - Controllo sierologico dei risultati della vaccinazione antitifo-p::tratifica-tctanica per via ipodermica. Nrna 2•: La reazione di fissazione del complemento e il potere battericida del siero dei vaccinati .

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Plcclou ERMENECILno, maggiore medico. - Sul valore della presenza del cloro libero nelle acque trattate con lo Steridrolo nei riguardi della loro sterilizzazione P1ccou prof. GIOVANNI, tenente colonnello medico. - Un caso di atrofia giallo-acuta del fegato. (Contributo clinico ed anatomo-patologico) . PISENTI prof. GusTAVO. - Di una sup::rperizia fatta per conto del Tribunale Federale Svizzero delle Assicurazioni sui possibili rapporti fra schizofrenia e vita militare . REBAUDI prof. F EDERico e Musso dott. ANTONINO. - Trattamento di deformità di origine cicatriziale . R1zzo prof. CARLO, tenente colonnello medico. - Squilibrii vegetativi . Ruocco ALESSANDRO, capitano medico. - Contributo alla conoscenza dell'azione battericida di un'acqua catadinizzata sul Bactcrium . coli·. . S ANTILLO ToMMASO, maggiore medico. - La endoartcrite o tromboaogioitc obliterante ScERao FRANCEsco, tenente chimico farmacista. - Prodotti sintel'K:i ·e fitoterapia ScOTTI DoucLAS R., tenente medico e Tucc1 dott. Lu1c1. - Sulla polisierosite reumatica. (Osservazioni di due casi personali) . S!::RRA GIUSEPPE, maggiore medico. - Pronto soccorso dei colpiti da << ag· gressivi chimici » StNISI Gumo, colonnello medico. - Stato sanitario delle truppe coloniali della Libia Orientale nell'anno 1938 SPATAFORA GIUSEPPE, capitano medico. - Contributo alla conoscenza dei medullo-blastomi del IV ventricolo TACLIAFERRI ENRICO, capitano medico. - Importanza della sifilide nell'ulcera gastro - duodenale TRAMBUSTI prof. BRUNO, capitano medico. - Latrina di fortuna per malati contagiosi . VIRCILLO prof. SAvERIO, maggiore medico. - I tumori maligni del rene. ZAFFIRO ANTONINo, colonnello medico. - Cau~a unica diretta ed immediata concausa preponderante e necessaria di servizio nella Medicina legale militare ZoooA ALoo, maggiore chimico farmacista. - Osservazioni sul titolo dci potabilizzatori doranti c sulla variabilità della !oro efficacia

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. Alessandria. Bengasi . Bologna. Firenze . Genova . Livorno. Messina. Napoli Nettunia (già Anzio)

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RASSEGNA DELLA ST AMPA MEDICA. LIBRI E RIVISTE. 1!/0UJGIA é.ENER.11~E. f-ISIOLOGIA E PSICOLO(;/A .

CREMONESE .

Pag.

Chimica bromatologica. (Lezioni dz). - Buoco . Conserve di pomodoro. (Unificazione dei metodi d'anal:si de/le). EMANUELE Industrie alimentari. (Applicazione dell'alluminio nelle). - MoNTEFRE· DINE

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Atomo al pens1ero. (Dall'). UJ<OM.4TOLOC/A.

CHIMIC.1.

Autarchia chimica. -- SINDACATO NAZIONALE FASCISTA CHIMICI . Cloruro di fenarsazina. (V na nuova reazione cromatica dci) (adamsite). -D~

Formaldeide mina). -

(Determinazione dt:lla BucHI

m pr:smza di esamcti/er;tt:tra-

CHIRU R(;JA GENERALe.

Chirurgia militare in Italia. (L'evoluzione dd/a). - MACLIULO. Cuore. (La rivascolarizzaz ione chimrgica del). - MoNTANARI e }ADEVAJA. Feriti-gassati. (L'anestesia dc1). - MoNon e HoMBOURCER . Ormotcrapia anteipofisaria intrafoc::~h: in una frattura con persistente ritardo di consolidamento osseo. - BAIOCCHI Teca cranica (Sulla pouibilità sperimentale di riparare perdite di sostanza ossea nt"lla · a mezzo e/li innesti di mucosa vescica/e). - BEZZA. • CR/0 /'A J'OI.OGIA.

Lesioni da freddo (Patologitz e terapia dc/le - nella campagna italo-fratlcese del 1940). - BoRtNI c MATLJ

P:1g .

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/JERMO . SIF/I.Or;FUFIA .

Arsenoben7.oli (Co,tnbuto sperimentale allo stadio del meccanismo d'azione degli - e dei composti aromatici di arsmico pentavalente). - SEKRA e GACNA . Derivati sulf:lmidohen7.01ici. (Sindromi tossiche da). - MARZOLLO . Lupus eritematoso (Riccrcht' sull'niologia della 'psorinsi e del - in ,-apporto alle indagini di Lindenbcrg). - GANDOLA . P soriasi (u1 - come malattia dd mNabolismo dci lipofd1). - COLARUsso. Psoriasi (N.icercJJe .cul/'criologia della - e del lupus t7'Ùemato.<o in ,·apporro alle indagini di Lindenbcrg) . - GANOOLA . Scabbia. (L'essenza di bcrgnmotro nella cura della). - MAJMONE . Sifilide. (La cromo reflzionc di /de nella diagnosi della). - BtLA:-<CIA Tricomicosi ascc:llarc (La - nei reduci dell'A. 0./.). - Scorrt .

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FAR.\fACVLOGIA.

Chinina (NuoVQ metodo collffim:?trico pc-r la determinazione della - ru.>t liquidi biologici e negli orgam). - PRUDHOMME Sulfanilamide. (La). - ÙESTERLEIN

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I GIE!\'E ED EI'IDE.\110/. 0GU .

Dissenteria (Sul trattamento della - da bacilli di Flexner - Y c·on Sl t:I'O antidisunterico polivalente). - BRiiNtc e ScHWSSBERCER Edema gassoso. (Hatteriologia e siero/ogia dell'). - BtELIN Ft·bbre padulina. (Sull'eziologia della cosidetta). - REITANO Igiene dell'acqua in guerra. - ScHMIOT - LANGE lttero infeuivo acuto. - NoRTON Leptospirosi. - WALCH - SoRGORACER . Parotite· epidemica. <JnieziOni di olio iodato tiel dotto di Stenone come cura della). - MAGNONI e CRISTIANI Treno di bonifica (Il - del/'eseròo). - HARTMANN . Vaccinazione antitifoidea. - EHRISMANN . Vaccinazione profìlanica durante il periodo di incubazione. - ScHi.iTzE. Virus dell'influenza . (Ricerche in Ungheria sul). - DREcuss . Virus del tifo murino (Longevittà del nelle deieziOni delle pulci m fette). - BLANC e BALTAZARD .

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Febbre ricorrente (Epidemiologia d~l/o - nel Sudan anglo · eg1ziano).

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Malattia del sonno (L." - o CasteilanOSI). - SERRA . Ornithodorus Lahorensis, possibile vettore della tularem !a. Bu..At. P atologia e Parassitologia dei paesi caldi. - GtoRDANO P atologia tropicale (Nuovo periodico: Gr; u Annali di - e di Parau itcr logia ») Ti fo esantematico (Il - endemico in Palestina). - REITI ER, lhESH e MARBERG Tularemia. (La .rmsihilitrì della rana alla). - BtLAL . o

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Al A I.ARI OI.OG/11 .

I mmunità antimalarica (Il problema dell' - ed i moderni tentativi di vaccinoprofilassi). - F1s1CH El. LA . Lotta antimalarica. (Otto armi di esperienza su ~tna nuova arma italiana· per la). - SoRGE . Malaria. (Le recenti ricerche e le nuove prospettive nella profila.<si della). - MISSIROLI Malaria. (Su alcune manifestazioni nervose nella). - MAXIA Sindromi disgcnitali e splenomcgalia m:.J iarica. - CANOV.\

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HEDICINII INTENNA .

A'·vdenamento acuto da barbiturici. (Nuovi criteri terapeutici nell').

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Diabete insipido traumatico. -

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Meningiti purulente. (Discussiom: sull'interesse d~l/e iniezioni di sulfamide per via endorachidea nel trattamento delle). - RENÉ MARTIN , PAN· THIER, NouA.tLE e HAMOND Terapia clinica. (Trattato dt). - MESSJNt .

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MEDICINA LL::GAl.E.

Trauma e leucemie. (Sui rapporti fra). - AMBROsto Ulcera duodenale. (Valore itz patologia e medicina legale del trauma nel determinismo dell'). - Moi.TENJ NEURO ·PSICHIATRIA.

Antropo~ogia

criminale. - Dt T u1..uo Diabète hypophysaire (Quelques remarques sur la disparitJon du · au cours des accès jébrilt:s}. - SAI..MON Distrofie muscolari progressive (U: - : il t'a/ore dell'elememo neuro-uegetativo nella loro patogeneSt). - S .u .MON • Eugenica e profilassi morale nell'esercito italiano. - CoNstcuo lnnervazione lombo-sacrale (Sulle alterazionl della - da rachianestesia). -

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lpovitaminosi locale (Ricerche sp:rimentali sulla pouibi/ità di una - a carico del cervello e del nervo ottico in seguito ad ingestione di ·alcool). - Focos1 Liquido cefalo-rachidiano (L'esame del - nel tifo esant~matico). D'I GNAZIO, LoMBARDI e D'ARCANGELO • Meningoradicoliti e polinevriti. Contributo clinico alla nosografia delle affezioni del neuronc periferico. - PoRTA . 1'-:europatologia, psichiatria e medicina legale (Note di - in margine alla guerra d.i Spagna). - PASSANISI Sclerosi laterale amiotrofica (Stud!·o anatomo-clinico di un caso di . del tipo bulbo-spinale di lut:1ghissima durata). - VENnJRA Sindromi dissociative. (Osservazioni sulla terapia insulinica delle). VITEI..LO

Sindromi mentali acute (La cura delle - con l'amide dell'acido nicoti· nico). - FELICI Sindromi nervose (Contributo alla conoscenza delle - da malaria). PANSINI e CAccun• Sistema strio-extrapiramidale (Su/l'a11atomia e sul significato funzionale delle conm:ssioni del - in particulare di quelle cat·ticostriate). BENVENUTI

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Stati crepuscolari (Su gli - episodict). - CHAI.l,IOL . Trauma cranico (Il • quale fattor: etiologico della perversione dd carattere nd fanciullo). - C.\MPIONI Trauma e demenza. - BERCO:"'ZI

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Traumi e sindromi park insoniane. -

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Varianti (Le) psichiche razziali. (Studio di psicologia razziale sul tipo i talico-a ri ano-mcd i terr~lOeo). - G.~sPARRINT OFTALMOI.OGIA..

Adrenalina (Ricerche sul potem:iametlto dell' - con acido ascorbico nel campo oftalmico). - ScH UPFE R


" Amplcxus interruptus ». Effetti deleteri alla salute con particolare riguardo all'organo della vista. - Cucco Camera anteriore. (Sull'aspetto clinico ed irtopatologico della epitdizzazione post-aperatoria della). - Focosi Cherato-congiuntivite (Che influenza ha la carenza di vitamina A sul· l'in.sorgenza della • allergica [ scrofolosa] stagionale recidivante?). fRONIMOPOULOS Congiuntivite pseudomembr:tnosa da streptococco trattata con sulfan ilamide. - SwAN e ALLEN Cornea. (Contributo allo studio dell'adiposi primaria ddla). - Bov LEITIERI F erita dell'orbita prodotta da matita copiativa. - GALLit-:O e Or-;no Ferita oculare (Caso interessante di • da frammmto di vetro securit). - Pou.ET. DntLLE lr.fe1.ioni corneali (Trattamento delle • sperimentali coi raggi limite). GALLARDO, PFEIFFER e THOMPSON . Leishmaniosi cutanea (Contributo al/o studio della . a localizzazi<»u palpebra/e). - SorriNI . Mercurocromo (//). Un nuovo antisettico per uso locale in oculistica. BAR.DANZELLU . Miopia transitoria in seguito ad ingestione di sulbmidici e sua interpretazione patogenetica. - Mt~s tROLI Occhio e vitamine. - StETTI Plastica corneale. (Lo sviluppo e lo stato auuale della). N1zEnc Retinite stellata da infezione focale. - BoRos • Strabismo funzionale. (L'eziopatogenesi, l'esercizio ortouico e la rieducazhme visiva nello). - SvERDLtCK Tracoma. (/1). Contributo alla diagnosi, cura e profilassi. - BARI>Hu . Tracoma. (Ulteriori contributi alla chemioterapia del). - Sz1NEGH . Tracoma. (Effetti, intkca..:ioni e limiti della terapia sulfamMim del). CAVARA Tracoma. (Cura del). - RtCCI

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OTORINOI.ARINGOIATRIA.

Infezioni locali e otorinologia. -

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R . IV/0/.0G/A.

Anomalie !cheletriche numeriche c morfologiche in seòe stiloidea e parastiloidea ulnare. - Ct.ERICt B.\GOzzr Polmonite crupale. (Quadri radiologid della). - FossATI e V A\.SECCHI R eperto radiologico (Per un'equa valutazione del - in medicina legale). - PE.RUSSIA Tubercolosi. (Ricerche aortom~triche in). - GIORDANO e BRESCHt . Ulcera gastrica e duodenale. (Tempia ìstamin!ca dell'). - FRECONARA

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S ERVIZIO SANITARIO.

Condizioni sanitarie del R Esercito nell'anno ' 935· (Relazione mdiro statù tica sulle). - MINISTERO DELLA GuERRA (Direzione Generale di Sanità militare)


Condizioni sanitarie delle Forze Armate nelle Colonie negli anni 1935 1936. (Relazione mdico-ltatistica sulle). - MtNISTERO fJELLA GuERRA (Direzione Generale di Sanità militare) Farmacia militare. (Capitoli scelti della). - THOMANN

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STORIA DEU.A MEDICINA E DEI./.A FAR.I.fA CI.•I.

Clinica medica padovana (La · attrrwerso i seco/1). -

PELLEGKINI .

TOSSICOI.OGf. l.

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clorovinilarsinr (Azione del reattivo di Nessler sul solfuro di etile biclorurato (y prite) e su/h:- (letvisire) in soluzione acquosa).- Dt:LGA Pag. Solfuro di etile (Azione del reattivo di Nessler sul - biclorurato (vpr:re) " e sulle ~ clorovÌ11Ìlarsine (lewisite) in .roluzione acquosa). - DELC.~

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TOSSICOLOG/.1 IJf (;/...'T: J?/?; 1.

Apparecchi respiratori (Gli - r1 Clrcuuo chiuso). - JAuSERT, RENAUL> e CARBONNtER Iprite. (Contributo allo studio dd meccanismo d'azùme dell'). - Ku!'\r.. DE F<>NBRUNE e RAY:-IAL

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TI?A UMATOLOGIA .

Ammalati c feriti germanici. (Su/ trasporto aereo di). - HtPl'KE . Apparecchi gessati (A propo.-ito dell'uso di - circolari nel trattamento delle ferite di guerra). - GAsNÈ . Callo (Che co>·a è un . ?). Significato della parola. Problemi dell'origine. Mal:mia biologica dei frattur:lti. - LERICHE e luNe . Chirurgia di guerra. - UFFREouzzt c TENEFF . Chirurgia di guerra (Sulla - al posto di medica'l:Ìone della Jezrone di sanità). - EccERS Chirurgia sul campo (La - nel servizio .<anitario militare svizze1'0). OsERST Duus Còmpiti del chirurgo al fronte (/ più imporUinti - secondo le esperienze dell'ultima guerm). - KrRSCHKER Edema gassoso (// trattamento profìlattico d~/1' - consecutivo a f. a. f.). - GuLEKE Esperienze chirurgiche di guerra nella campagna di Polonia. - WtLDEGANS Ferite (Lo ma/concepita escissione delle - secondo Friedrich). - 0EHLECK ER Ferite cranio-cerebrali (Nota sul tral/amemo delle . da proiettili di guerra e sui risultati ottenuti con /'applicazione dei metodi neurochirurgid moderni n::lle formaZÌOJIÌ avanzate). - RAYMOND c GutLLAUME Ferite cranio- ccrcbr:1li (Trattamento delle - da proiettilr). - LAUWERS Ferite da bomba d'acropl:~no. (Sulle). Esperienze della guerra cino-giapponese. - ViESTHUES Ferite da bombe nerec (Sul trattamento delle - in un ospedale terrÌ/(J r•ate secondo le esperien 7;e fatte sul teatro della guerra cinese). REIMERS

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971 Ferite d'arma da fuoco (A proposito dak condizioni, indicazioni .~ caratt~i d~ll'imervento chirurgico nelle - dd cranio _in tempo di

gr«rra). -

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Ferite d'arma da fuoco (Il trattamento delle - craniocerebraiJ). GULEKE Ferite d 'arma da fuoco (Le - d~/ cranio in guerra). - jEFFERSON e G.EOFFREY Ferite d'arma da fuoco (Le - del sistema nervoso c~ntrale in tempo di pace). - K EssEL Ferite d'arma da fuoco cerebrali (Il tratta m roto d~ll~ - s~condo l'esperi~nza della campagna in Polonia). - Ti>NNIS . Ferite d'arma da fuoco del cranio. Loro trattamento. - jEFFERSON e GEOI'I'R.EY Ferite d'arma da fuoco del cranio. (Le). - OLIVECRONA . Ferite degli arti (O.rservazioni sul trattam~nto delle - a proposito di COtJstatazioni faJte sui feriti della guerra di Spagna). - ARNAUD, MARCEL, PERvES, CAIRE e MoRVAN F erite dei nervi. Risultati a distanza di tempo del trattamento chirurgico ed indicazioni operatorie. - DuMAS . Ferite del laringe (Le - cd il loro trattamento immediato). - 0.ESI'ONS . Ferite di guerra. (L:> shock ed il col/a;so chirurgico nelle). - REHNC Ferite di guerra. (Sulla sutura pt·imitiva del/~). - DuVAL . F erite di guerra e lesioni da combattimenti aerei. Chirurgia di guerra in Spagna. Trattamento delle ferite settiche. - HART e T uooR . .· Ferite infette (A eh~ punto siamo 11~1/a rura delle) (comprese le frat · ture di guerra)? - ScHtASsi . Ferite muscolari (Dopo l'escissione delle - da pt·oiettili di guerra, sutura pt·imitiva, apparecchio gessato o sutura ritardata). - LERICHE . Fc:rite toraco-polmonari. (L'alcoolizzazione dei net·vi intercostali nella terapia delle). - LArrERI Feriti con. aeroplano. (Sulla estensi011e delle indicazioni per il tra.(porto der). - BARINSTEtN, BABSKIY c RosENBERC . Feriti del cranio. (Dell'azione del trasporto in acro .ìut). - ScHALTENBRANO Feriti e malati (L'aviotrasporto di - came problema sanitario). T oNNts Feriti per attacchi aerei. (Organizzazione e trattamento de1). - TRUETA. Feriti per via aerea (li tra.rpot·to dei - a lunghe distanze ed a grandi altezze). - KowALZtc Feriti per via aerea. (Trasporto det). - ScHMIDT . . Fratture di guerra. (La cura occlu1<iva nel trattammto d~lle). - SouuÈ e LINAR.ES Fratture per arma da fuoco (A proposito del trattamento d~lle). DYKHNO . Fratture per arma da fuoco (l/ trattam~nto delle - .•·otto l'influenza della trazione col filo). - KtRSCHNER . Infezioni gangrenose (Le - degli arti complicanti le ferite di guerra). BoRDONARo Organi parenchimatosi. (Un pt-oblema di attualità per la ch:rurgia di guerra: l'emostasi deglt). - RuccEkl .

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395

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97 2 Osservazioni neurologiche: nc:lla campagna di Polonia. - ·STIER Posti di raccolta (Sulla costituzion~ di - per fel'iti d'arma da fuoco del cranio c sull'impiego del magnet: nelle ferite a fcmdo cieco ccm ritcnz ione del proiettile). - H ELLER . Risorse: anestetiche. (U. nostre). - D ESMAREST . Shock traumatico ed ormone cortico- surrenale. - VARANCOT . Soccorsi urgenti (Organizzazion~ dei servizi per - in casi di necessità). (Bombard:tmenti aerei). - SEELEY Traumatismi chiusi (La pielografia r1ei - recenti del rene). - MoRALDI . Traum:~tismi degli ani (RiflcssioTlÌ sul trattamento dei gr·andi - coi gessi e colle medicature rare). - FRANCILLON, RICARD, D EPLANTE e MATHEVON Traumi (/ - addominali chius1). - AuGI . Traumi delle vie biliari extra - epatiche. - BRACCI

Pag.

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FARlE.

Chiurco. (Un libro del pro f. G. A.) .

Pag.

559

SOMMARI DI RIVISTF. MEDICHE MILITARJ.

Annali di Medicina Navale e Coloniale (Roma) Archivcs Belgcs du Scrvice de Santé de l'Arméc (Licgi) Archivos Médicos del Servkio Sanitario Militaire (Santiago del Cile) Askeri Sihhyc: Mecmuasi (Costantinopoli) . Boletim da Direccao do Servico de Saùde Militar (Lisbona) Bulletin lntcrnational des Scrvices de Santé des Armées de terre, de mer et de l'air (Licgi) .

Der Deutsche Militariirzt (Berlino) Honvédorvos (Budapest) Revista de la Sanidad militar (Buenos Ayres) Revista de Medicina Militar (Rio de Janeiro) Revista de Sanidad Militar (Avana- Cuba) Rcvista dc Sanidad Militar (Lima) Rcvue du Ser\'ice de S:tnté Militairc (Parigi)

Pag. 156,J18, 475,6J9,8o2 )) 79· 1 57. 235·319, 400 )) 400 )) 2J6, 477· 561 )) I58.J20

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235· 400 " 79· 47s,llo2 Thc Military Surgeon (Washington) . '' So, •s8. 236.4oi,476,s6o,72o,88o. 957 Viertcljahrsschrift fiir Schwcizerische Sanitiitsoffiziere (Basilea) ., 477· 88o ,, So, • 5 s. Vojno- Sanitetski Glasnik (Belgrado) . 40l ' 640, 95:Ri vista di Medicina Aeronautica (Roma)


973 PUBBLICAZIONI

RICEVUTE.

ALBANESE P.: N uova t~rapia rmmu11itaria della piorrea alveolm·e. - Casa Editrice Marzocco, Firenze, 1940 P:tg. BOCCHETTI F.: li servizio sanitario di prima linea. Paracadutisti medici e medici paracadutisti. Il rinnovato servizio sanitario in guerra. Roma, 194o-XV III " BoRDONARO F.: Le infezioni cancreno.<e degli arti complicanti l~ ferite di gu~rra (guerra di Spagna). - Editore Licinio Cappelli, Bologna, 1939 >> CAMPEANU L.: Di~ postoperative Erkrankung. - Verlag H. Welther, Sibiu-Hermannstadt, 1940 » CARERJ L.: Aspetti della traumatologitr di guerra.. - Edizioni Minerva Medica, Torino, 194o-XVIII >> CASARINI A.: lA prepar·azùme militare e guerrien~ nei dialoghi di Platone. - Estratto da l( Atti e Memorie di Storia dell'Arte Sanitaria >1 , fase. II, marzo-aprile 194<TXVIII » CASSINIS .U.: Fisio-Patologia dello Sport. - Il Ediz. Stamperia Editrice Marviana, Roma, 1940. L. 20 » CASTELLI G. D.: Le r~cidive malarich~ nei reduci dall'Africa Orter;tale. - Estratto dalla 1c Rivista di Malariologia », Roma, 194<rX1X >> CAUTWU C.: Distermie neuroe1rdocrin~ e febbricole tubercolari. Estratto dalla cc R:.~ssegna Internazionale di Clinica e Terapia ll , Vol. XXI , N. 2-3, 1940 - XVII >> Id.: Un caso di spirochetosi ittero - emorragica e tifo addominale clinicamente dimostrato e biologicam~nte accertato. Estratto da " La Riforma Medica », A. LVI , N. 5, 194o-XVII1. >> CHJURCO G. A.: Mod;ficazioni all'apparecchio Gor~tti. - Estratto dagli << Atti della R. Accademia dei Fisiocritici in Siena », comunicazione fatta nell' Adunanz:~ del 19 marzo I94<rXVIIJ " Iè.: Insegnamenti chirurgici dei/e guerre mode1w~. - Estratto òalla << Rassegna Clinic<rScientifica "• n. 8, 194o-XVIII » CoMELLI U.: Radiologia e medicina legale mi!it.are. - Correlazione nl tema di Relazione 1c Radiologia e Medicin:t Legale >> XIII Ccngresso Italiano di Radiologia Medica (Bari 29-30 settembre, 1-2 ottobre 1938-XVI). Tip. Alfredo Cressati. Bari , 1939 11 Cucco A.: Profilassi visiva. - Libreria Ciuni, Palermo 1940 . >J FERRISI P.: Contributo per lo studio dei mezzi di protezione collettiva antigas. Elementi di vita necess:,ri alla limitata permanenza di uomini in :.mbienti confinati e chiusi » Id.: Potenza bellica delle bombe d'aerei. Comportamento e potenza del soffio d'aria provocato dallo scoppio » FICA! A.: L'immobìlizzazione e il trattamento all'olio di fegato d1 merluzzo nella chirurgia consen1at;va. - Estratto dagli « Atti della R. Accademia dei Fisiocritici in Siena 11, cc municazione fatta nell' Adunanza del 19 marzo 194o-XVIII » FISICHELLA G. e ToMASELLI A. : Ricerche sperimentali su alcune vie d'inoculazione del virus vaccinico del coniglio, e sul tempo minimo di r~azione specifica cutanea, sia in loco che a distanza. - Estratto dal <<Giornale di Batteriologia e Immunologia », vol. XXIV, n. 10, 1940 >> FROSINI D.: Agglutinazione u gmnulare » ~ " flocculare 11 da nnr;geni bmcellari. - Estratto dal vol. XXXI di << Pathologica », 1·')39-XVJI » Id .: Agglutinin~ anamnesiche dn miceti. - Ibid. id. »

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974 FROSINI D.: La diagnosi specifica di sangue mediante sieri polivalenti. Estratto dalla « Rassegna Internazionale di Clinica c Terapia 1) , vol. XXI, n. 8, 1940 Pal{. GASBARRINT A.: Le tradizioni delle Scuole Mediche di Bologna e di Padova. Metodi e problemi dell'insegnamento clinico. Estratto da << Il Policlinico>> (Sez. Prat.), a. XLVII ( 1940) . 11 l >TITUTO SANITÀ PusoLTcA: Rendiconti. Vol. II, Parte III, '939-XVIII. >• Roma, Viale Regina Margherita, 299 . Id. : Rendiconti. Vol. III, P:me II, 194o-XVIII. - Roma, Viale Regina Margherita, 299 1' LATTERI S.: L'alcoolizzazione dei nervi intercostali nella terapia delle ferite toraco-polmonari. - Estratto da « Atti c Memorie della Società Romana di Chirurgia ll , fase. VII, 194o-XVIJI . " MAGLIULO A.: L'evoluzione della chirurgia militare in Italia. Estratto dall'opera « Un secolo di progresw scientifico italiano: 1839-1939 >>. - Se<i: tà italiana per il progresso delle scienze, Roma, anno XVII . ,, MENNoNNA G.: Le vaccinazioni profilattiche nell'Esercito. «L'igiene in guerra », Raccolta di Monografie a cura del prof. Giovanni Labran· ca. - Edizioni <• A:nnali d'Igiene 11 , Roma, 1940 . ,, PALADINO P.: Ematoma paravertebrale del tratto cet·vicale. - Estratto da « Atti e Memorie della Società Romana di Chirurgia», fafc. VII, ' 194o-XVIII ,, PAVONE M.: Dieci anni di pratica urologica. - Tipografia Gustavo Travi, Palermo, '94o-XVIII " PI:.LLEGRtNI F.: L'evoluzione della medicina militare in Italia. - Estratto dal volume III dell'opera <• Un secolo di progresso scienùfic:o italiano: 1839-'939 •>, edito dalla Società Italiana per il Progresso delle ~> Scienze. Roma 1-'ICCININI P.: L'niversità italiane nella storia delle scienze mediche. Co,nferenza. - Milano, Ufficio Stampa Medica lt::~liana, 194o-XVI11 u PUNTONI V.: Elem~nti di Labora.torJo per medici pratici e studenti, con 83 figure e 3 tavole a colori. - Roma, Studio Editoriale Li breria Internazionale degli Istituti Universitari, 1940- XVIII. L. 28. ,. Id.: Elementi di labot·atorio. - Studio editoriale. - Libreria internazionale degli Istituti Universitari. Roma, 1940. L. 28 . >• QuADERNI DF.Lt'hlrERO. - Pubblicazione dell'Istituto di Storia Romana, 1940: La scienza e la tecnica ai tempi di Roma lmpe,ùle. .. III. - S.-\NARf.LLI G.: L'igiene nella vita pubblica e privata dell'antica Roma. X-XI. - D1 CAPUA F.: L'idroterapia ai tempi dell'Impero Romano. V. - ScALII'iCI N.: La oftalmoiatria di Auto Come/io Celso. IV. - PAZZI:-·a A.: L'organizzazio11e sanitaria in Roma Imperiale. VI II - IX. - CAsARINI A.: La medicina e l'igiene militare di Roma l m periale. R ~:. r1'A:-IO U.: Su di un episodio epidemico di gozzo j1·a le truppe. Estratto da " Ormoni •>, n. 11, novembre 194o-XIX . » Sl RRA G.: La malattia del sonno o caste/lanosi. - Casa Editrice S. Z. A .• Venezia, 1940 >> SOLDI A.: Mem oranda medica. - Zannoni, Editore. Padova. L. 25 . u Id .: Leggi Sanitarie. - Ibid. id. L. 15 >>

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975 A.: La medici-na in Orazio. Scalcerle. Milano, 1940. L. 6 .

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VERCELLANA G.:

A cur:1 della S. A. Giovanni

La firiologia della milza. -

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Istituto Sieroterapico Mib-

nese Serafino Belfanti, 194~XIX l servizi Sanitari. - Estratto da «Gli Annali dell'Africa Italiana n, VOl. l, 194~xvm

NOTIZIE. Accademia (Nell') delle Scienze di Ferrara Accademia (Nell') di Storia dell'arte sanitaria \i Adunata dei granatieri . Avanzamento per merito di guerra Bando di concorso per il premio « Elide Piccinini Stramezzi ,, Bando di concorso per il premio « M. Piccinini >• BenemerenZe della Salute pubblica Borsa di studio « Carlo Forlanini >> Cambio (Il) della guardia alla Croce Rossa Italiana Concorsi a premio Congresso di Medicina legale e delle Assicurnzioni e di Antropologia criminale XXIII Congresso italiano di Psichiatria . O:mvegno nazionale della Lega italiana per la ìotta contro i tumori . Corpo (Il) Sanitario Militare nell'anniver~ario d ella sua fondazione . Corso complementare teorico- pratico d ' Igiene per aspiranti ai posti di cnrriera sanitaria nella R. Università di Bari Corso di malariologia per laureati in medicina . Determinazione del numero degli ospedali militari e delle infermerie presidiar ie . Feriti (Per i nostri) e ammalati di guerra . Fondazione « Paolo Croveri >r per gli studi sulle malattie tropicali Inchiesta radiografica nelle scuole dell'Urbe In Redazione . Istituzione del premio << R. Dalla Vedova>> Lezioni del prof. Bocchetti alle unità sanitarie mobilit:Jte Libera docenza Lutti della Sanità militare: Bruno Carlo, tenente colonnello medico in s. p. c. Frigieri Gio.,anni, maggior generale medico a riposo Matarazzo Lucio, maggiore medico in s. p. e. . Polestra Giuseppe, magg ior generale medico nella risen·a Valente Gioacchino, tenente colonnello medico in s. p. e .. Manifestazioni nazionali antitubercolari - anno XVIII Medaglia di bronzo al valor militare ;1lla memo ri:1 di un caporale di Sanità Missione (Una) medico- chirurgica italiana in Tunisia Morte (La) del prof. Edoardo Maragliano Nuova (Una) Cattedra di Tisiologia Nuovi periodici Onore:: al merito

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976 Onorificenze concesse ad ufficiali del Servizio sanitario

Pag. t6t 240,40J, 48I,643>804>959 P1ccole (Le) isole italiane assistite dal « Centro Radio-Medico ''· » <J!h Premio << E. Piccinini >> per uno studio sul problema demografico e poli· )J tico della razza Premio della <1 Fondazione Ferrero di Ca\'allerleone pro ufficiali medici )) del R. Esercito in s. p. e. >> per il quadriennio 1937-1940 . Premio <<Carlo Forlanini >> (Concorso ad un premio di L. 30.000 per un l) lavoro sul tema: << Le reazioni immunitarie al virus tubercolare >>) . Premi della Fondazione Cirincione- Cidonio . )' Prima riunione del consiglio direttivo della Federazione Nazionale Fa,, 8j scista per la lotta contro la tu bercolosi . n <)6o Promozione per meriti eccezionali 1 Promozioni di ufficiali del Ser\'izio sanitario ' 64 3 7i2,8o4.883.~0

Ricompensa al valor civile al soldato di Sanità Zanola Giovanni

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Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Servizio sanitario . >> 8r, 16o, 237•32t, 4o2,478, 563,64I•722,80J , 88t , 9S9 Riunione neurologica di Bologna (4 febbraio 1940 - XVIII) >> 242 Scuola di Perfezionamento in Medicina Legale e delle Assicurazioni )> ndla R. Università di Roma S. E. Luigi Franchi presidente del comitato provineia'le delle Croce Ro!sa )) di Torino S. M. il Re Imperatore visita l'Istituto di Sanit3 Pubblica Sottotenente (Il) medico Mani io Ferrarini nell'Albo d'oro del Servizio sanitario . ,62 ))

Stella al Merito ddla Scuola Tenente colonnello (Il) medico Bacchetti alla r• Armat:l · Ufficiali medici del R. Esercito nel Consiglio Nazionale delle Ricerche Vaccinazioni (Le) nell'Esercito . Visita (Una) del gen. Berti al Centro di Criopatologia della Clinica medica della R. U. di Genova Vittorio Putti.

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Direttore responsabile: Pro f. Dott.

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tenente generale medico.

Redattare: Prof. Dott. T OM"MASO ~"'~ ........., , ten~te colonnello medico.


(t: Tftil'. 'fJ RISERVATO PER USO DEGLI UFFICIALI

•

(Ne è rletatl\ la divulgazione)

SUPPLEMENTO AL FASCICOLO X DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE (ANNo Lxxxvm-1940-xvm) MINlSTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D' ANZIANITA DEL

SERVIZIO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici-Farmacisti in servizio permanente effettivo, fuori quadro, fuori organico, mutilati ed invalidi di guerra riassunti in servìzio)

AL 29 OTIOBRE 1940-

ROMA TIPOGRAFIA REGIONALE 194 0 -XIX


RISERVATO PER USO DEGLI urFICIALI (Ne è Tletata la dhulgazlone)

SUPPLEMENTO AL FASCICOLO X DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE (ANNO LXXXVIU·1940-xvm) MINISTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D' ANZIANITA DEL

SERVIZIO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici Farmacisti in servizio permanente . effettivo, fuori quadro, fuori organico, mutilati ed invalidi di guerra riassunti in

AL 29 OTIOBRE 1940-XIX

AVVERTENZA Gli abbouati che riscontrassero nei presenti ruoli qualche errore o'd omiasione per le indicazioni che loro riguardano, sono pregati di darne sollecita comunica.z ione alla Direzione del Gio-n1al11 ài .Medicina milita1·e - Ministero della Guerra - Roma, valendosi dell' apposito modulo che trovasi a pag. 3.

ROMA TIPOGRAFIA REGIONALE 1940-XIX


.

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AGGIUNTE E VARIANTI

---·- --Pagina

..............................................

Grado .............................................-................... . ........ .. ......................................................................................... .......... Casato e nome ..................... Dl\ta di nascita .......... .

Loogo di nascita ................... Stato ci vii A Titoli accodemiei

Decorazioni e ricompense

Anzianità ......................................................................................................................................................................................

Posi.tiotJe A ............ .

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19

L'UFFICIALE

SI prega ritagliare e spedire d'uftlcio AL PlÙ PRESTO IJ present-e modello, colle aggiunte e varianti, alla Dlrer.lone del GIORNALE DI MEDH:INA. MILITARE- Roma. N. B. Per le decorazioni citare gli estremi delle rispettive concessioni.


SPIEGAZIONE DEI SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI E LE ABBREVIAZIONI tlil\f Medaglia rnaurizillna. • Cavaliere dei SS. Maurizio e Lnzzaro. ~ Id. della Corona d'Italia. Id. coloniale della Stella d'Italia. -&

{ Gran Croce. davanti ai segni delle decorazioni sopra , Grande Ufficiale. Commendatore. indicate Ufficial e. u t Medaglia d'oro pei benfJrueriti della. salute pubblica. • Id. pei beneme riti del terremoto del 1908. c Medaglia d 'argento al valor militare. C Id. al valor civile. ~ Id. pei benemeriti della salute pubblica. r::J Id. pei benemeriti del terremoto del 1908. o Medaglia di bmnzo al valor militare. O Td. al valor civile. ~ Id. al valor di marina. ~ ld. pei benemeriti della saluttJ pubhlicn. o Id. pei benemeriti de l terremoto del 1908. E) Croce di guerra al valor militare. + Croce al merito di guerra. <i) Medaglia d ' oro al merito di lungo I}Omando. (l) Id. d'argonto id. id. id. <D Id. di bronzo id. id. id. ~ Medaglia commemorativa per le campagne d 'Africa. (l). per la campagna della Cina (1). c ld. Id. 1>ei benemeriti del terremoto del 1908. por la cnmpagua della Libia (1 ). Id. per la campngna italo-aostriaca 1915·18 (l). Id. [d. dell'Unità d'Italia. @ ~ledaglia oommemorativa de lle opet·a.zioni militari in Africa Orientale, con gladio (1). ~ Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale, senza gladio (1). ® Medaglia commemorativa della ll11Wpagna di Spagna. f!!J Medaglia di benemerenz& per i volontari di guerra 1915-18. ~ Medaglia commemorativa della Marcia au Homa. e Croce d 'oro con corona per anzianità di servizio. + Jd. per anzianità di servizio. @ Medaglia al merito del11\ Croce Rossa Italiana.

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/ Distintivo di ferita in guerra. (l) l numeri esponenti indicano le u•wpngu~>.

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6

1 Distintivo di ferita io servizio.

Distintivo per mutilato in guerrn. \Il Promozione per merito di guerra. x Promozione per meriti ecce:>:ionali. lncaricnto grado superiore. i. g. 8 • • Aspettativa per infermità. Aspett. infern•. Aspett. 1not. pt'iv. Aspettativa per motivi privati. Sospeso impiego. So8p. imp . . A disposizione del Ministero. Disp. Min . . A disposizione del Corpo di S. M. Disp. S . •v. comandato. eom. Libero docente universitnrio. L. D. assistente militnre. ass. mil. DireziontJ generale di sanità militare. Dir. geo. san. mil. Dir. capo ùi vi s. 111c. Direttore capo divisione incaricato. Capo sezione incaricato. Capo sez. inc. Consigl. inc. Consigliere incarionto. Coll. med. leg. ColltJgio medico legale. Dir. S1m. Direzione di sanità. Dirett. ano. Direttore di !'lanitl\. Dir. osp. Direttore dell'ospedale militare. Oap.. Ospedale militare. l11f. pres .. Infer meria presidinria. A. M. Aiutante ~naggiore. Sf'z. disinf. Sezione di disinfeziune di corpo d'armata. Se. di nppl. san. mil. Scuola di applioazione di sanità militare. ius. tit. insegnante titol!lre. ius. 1~gg. iusegnante aggiu nto. lat. chim. fnrm. miJ. Istituto chimico farmaoeuticu militare. Serv. chi m. 'mi!. Servizio cl1imioo militAre. 1\. 1\mmogl iato. celibe. c. v. vedovo. fJ;

·-


CENNI STORICI SUL SERVIZIO SANITARIO MILITARE RUOLO DEGLI UFFICIALI MEDICI Prima del 1831 non esisteva un vero Corpo sanitnrio nell'Esercito : vi erano dei fiauitari, degli ospedali reggimentali, senza unità di indirizzo. Re Carlo Alberto, cou R. V. del ?.4 dicembre 1831, iniziò il riordinamento del servizio sanitario con la creazione degli os pedali militnri divisionali, in sostituzione di quelli reggimentali. Con successivo R. V. 22 dicembre 1832, istituì il Consiglio supe· riore di sanità mili tare, cui venne aflidata l'alta direzione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 18331 emanò tutte le norme ordinati ve e regolamentari relat!ve al psrsonale ed al servizio sanitario militare, con assimilazione ai gradi mili tari. Con R. V. del 5 Rettembre 1843 furono apportati nuovi radicali innovamenti, rendendo obbligatoria la doppia laurea in medicina ed in chirurgia per l'ammissione nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero lt\ due eategorie di medici e chirurghi ;1? "' ~:-\ . . in quella di medici militari, distinti in medici di divisiont~, di reggimento e di battaglione. :c-':~~ ,.. . Con R. D. 13 ot~obre 1851 furono soppresse le infermerie reggimentali e di presidio e r:;sostituite dagli os pedali succnrsnli, che funzionarono nlla dipendenza di quelli divisionali. ·:-..,~ Con R. D. del 10 ottobre 1855 fu s tabilita una nuova gerarchia, con l'assimilazione /,,;:~~ l'i gradi militari e fu creato il grado eli medico aggiunto. ..·5,-:: ·': 1if1l ~ Con legge d el 28 giugno 1865 avvenne la fu sione del Corpo sani tario deii'Eserc~~.... ~~ Sardo con quelli d elle altre provincie. ~~-~· r Con legge del 30 settembre 1o73 fu conferito il gmdo efl'ettivo agli ufficiali del ·r.--'1 •• ..;:·'-J Corpo sanitario militare, ed il Consiglio superiore di snnità fu sostitnito dal Comitato """ di sanità. rnilitl\re, che col 1° novembre 1887 assunse la denominazione di IRpettorato di snoità militare. Con la stessa legge furono istituite 16 Direv.ioni di Saniti\ mqitaro ed altrettante eompagoie di sanità, una per ogni Divisione. Con legge del 22 marzo 1877 le Direzioni di sanità militare e le compagnie di sanità furono portattJ a 20, e con legge del 22 gi ngno 1882 ridotte a 12, una per Corpo d'armata. Con R. D. del 20 aprile 1920 l' fspettorato di snnitit fu soppresso e sostituito dalla Direzione centrale di sanità militare. . . !\el 1923, con l'abolizione di 3 Corpi d'armata e la erenzione di un nuovo Corpo a Trieste, le Direzioni di sanità e dipendenti compagnie furono ridotte a 10. Nel 1926, eol nuovo ordinnmento dell'Esercito, fu ritnistinnta la Direzione di sanità. d i Alt>ssandria, con relntivn compngoin di sanita\, e fu istituito un ufficio di sanità a Cngliari con la 129 compagnia di sanità. Con R. D. n. 1203 del 6 luglio 19211, furono istituiti 3 Ispettorati di sanità di zona, con sede a Milano. Firenze e Napoli, diretti da maggiori generali meclici. · Con IL D. n. 1821 dt~l 14 ottobre 1926, vennero più particolarmente determinate le attribuzioni dei maggiori generali medici ispettori e fissnti i Corpi d 'armata e i Comandi militari di lot·o giurisdizione. Con R. D. n. 1925 del 4 novembre 1926, il numero dogli stabilimenti sanitari fu fissato come segot~: 11 ospedali militari principali, 16 ospedali militari secondari e 8 i nfermerit1 presidi arie. Con R. D. n. 1539 dol 5 agosto 1927 il numero delle direzioni di sanità mili tare e quello delle compagnie di sa.nità venne rispettivamente stabilito in 12 e in 13. Fu pertanto costitui ta in Udine l' 11" eompnguia di snnità e quella della Sicilia e della Sard egna presero Il\ numerazione di 12" e 13". Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928 la Direzione centrale di sanità militare na· eunse la denominazione di Direzione generale di sanitò. mili6are.

... ..


8 Con circolaru n. 202 del 18 marzo 1928 fu soppruss;\ l'infermeria presidiaria di Rodi. Con circolare o. 494 del 19 luglio 1928 fu SOJ>presso l'ospedale militare secondario di Venezia. Con circolare n. 719 del 1° no vembre 1928 l'infermeria presidiaria di Livorno fu trasformata in ospedale militare secondario. Con R. D. n. 2195 del 23 dicembre 1929 furono abolit i gli l ipetturati d i sanità di zona, fu destinato un maggior generale medico alla direzione della scuola di applica· 1.ione di Sanità militare e due f1trono messi a disposizione per studi ed is pezioni. Con R. D. legge n. 2225 del 23 dicembre 1929 fu abolita la distinzione di ospedali militari principali e secondari. Con circolare n. 313 del 23 giugno 1932 l'infermeria presidi nria di Gorizia fu trasfor mata in ospedale militnre. Con circolare n. 653 del 29 dicembre 1932 fu soppressa l'infermerÌI~ pr~:~si diaria di Cava dei Tirreni e fu impiantata l'infermeria presidiaria di Albenga. Con circolare n. 332 del 10 maggio 1934· XII, il oampo B•\natoriale elimaticu mili rnre di ~ e~tur1ia fu trasformato i n i n ferrneria presidiaria, conservando la denominazione, le incombenze e gli organici. Con R. D. n. 2133 del17 dicembre l 934·XHI sono state stabilite le sedi (Tori no, Verona, Roma, Napoli), le attribuzioni e la dipendenza. dei mal(giori generali medici ispettori. Con circolare n. 18310 del 9 novembre 1935- XIII, l' infermeria presidi aria di Bolzano fu t rasformata in ospedale militare. Con la. medesima. circolare l'ospedale militare di Trento fu trasformato in infermeria presidiat'ia. Con circolare n. 2220 dell' 8 febbraio 1938- xvr, fu impiantata l'infermeria presidiaria <li Ieioi. Con cir~:olare n. 927 del 12 ottobre 1939-XVII il numero degli ospedali militari fu elevato a 28 e quello delle infermerie presidjarie a 7. Con legge 9 maggio 1940·XVUI, n. 868 sull'ordinamento del R. E. il numero degli Ispettorati di sanità di zona fu portato a 6, e la sede del 6° ispettorato fu stabilita a Bari.

RUOLO DEGLI UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI Lo origini della istituzione degli Ufficiali chimici-farmacisti si possono far risalire al 22 dicembre 1832, data del « Regio Viglietto,., col quale Re Carlo Alberto fondava il Consiglio Superiore di Sani tà Militare dell'armata Sarda, che annoverava tra i anoi componenti un chimico-farmacista, in qualità di membro straordinario. Lo stesso Regio Vigliotto contemplavs~ la necessità di c ordinare, appena possibile, lo stabili mento di un Laboratorio Centrale Chimico Farmaceutico >>. Con R. Decreto 26 giugno 1853, veniva istituito in Torino un Deposito di Farm MÌ!l. Militare, con annesso «Laboratorio Centrale Chi mico Farmaceutico Militare», avente l'incnrieo di preparare e distribuire tutti i medici n~tli e materiali occorrenti per il servizio sanitario e veterinario militare. Con c R. V. 24 dicembre 1833 >> fu prevista l'istituzione dei f•lrmaeisti militari e con R. Decreto 28 novembre 1818 - relativo all'c ordinamento dt~l personale sanitario dell'armati\ di terra iu campagna:. - i farmacisti anzidetti iniziarono il servuno, in numero di 11, llresso l'esercito opernute, vestendo l'uniforme stt\bilita pel Corpo SI\Di · tario, salvo lievi modifiche. [n tempo di pMe però il survizio farmaeoutico continuava a essere nffldato a farmacisti civili. La t:llf•Jtti va eostituziuuo di un Ruolo farmaceutico militare fu compiuta con R. D . del 26 giugno 1853, con cui si sçn.bilivano lo norme rt:llativa al Personnle dei Farma-


9

cisti Militari, i quali vennero assimilati di rango ai gradi militari. L'organico comprendeva 29 farmMisti, così distribuiti : l Ispettore farmacista che faceva parte del Consiglio Superiore di Sanità M:ilit1Lre; l Direttortl e 2 assistenti, non militari, addetti al Labor1~to rio Cbimico Farmaoeutico Utlntrale ùi 'forino; un gruppo di Farmacisti, assimilati ai grndi militari, destinato alle farmacie degli ospedali e distinto in: FarmiHlisti di l " classe (capitani), di 2• clns~>e {tenenti) e di s• classe (sottotenenti). Ai detti farmacisti fu prescritta una divisa uguale a quella del corpo sanitario. I Farmncisti militari, appena istituiti, sopperirono al bisogno del servizio, sia presso gli Ospedali nello Stato, sia presso il Corpo di Spedizione in Oriente i e, per le benemerenze acq uist1~te appunto nella. spedizione di Crimea {1854-1855), conseguirono vantaggi nella gera.rcllia e negli assegni, mentre an cile l'organico venne opportunamente accresciuto. Con Il\ costituzione del Regno d'I talia, il numero dei farmacisti militari fu progressivRmente aumentato fino a raggiungere, nel 1906, il numero di 96. · Con D. Legge 8 luglio 1906 si crearono poi i« Farmacisti militari di Complemento • asRimilati ai gradi militari i ma, con R. Decreto 28 marzo 1915, questa categoria veniva abolita, per essere sostitnitll da quella degli Ufficiali Farmacisti di Complemento. Dopo In guerra 1915-18, il Personale farmaceutico militare ebbe un assetto defiuitivo; con la Le~ge 7 aprile 1921, n. 367, l' istitu.zione dei ~~armaeisti Militari - impiegati civili - fu definitivamente abrogati\ e in pari tempo sorgeva quella degli <<Ufficiali Chimici-Farmacisti in S. P. E. », appartenenti al Corpo sanitario militnre, ma uostituiti in ruolo a parte. Quanto al «Laboratorio Centrale Chimico 1-'armaceutieo Militare», esso conservò tale denominazione fino al 1884, anno in cui fu sostituita con quljlla di • Farmacia Cent,rale Militare:.. Con R. Decrtsto 7 gennaio 1923, n. 12, il nome ai <<Farmacia Centrale Militare • fu definitivamente mutato {art. 20) in quello di « Istituto Chimico Fllrmaeeutico Militare "· Con «Ordine di Servizio dt-1 ~lini stero della Guerra», in data 15 settembre 1931, esso veniva infine trasferito dn Torino alla nuova sede d('llo Stabilimento - espressamente costruito in Castello (Firenze) -dove iniziava il suo funzionamento il 28 ottobre 1931-X. L'Istituto Chimico Farmaceutico ~iilitare è insignito di dieci c alte onorificenze>) attribuitegli in altrettante Esposizioni generali, nazionali ed estere.

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE La Scuola di a.pplieaziono di sanità militare fu istituita in Firenze con R. D. 16 no· vembre 1882 per i militari di l" categoria laureati in medh:ina e chirurgia, aspiranti alla nomina a. sottotenente di complemento. Dal 1900 in poi furono 1\ncùe svolti 1:orsi integrativi e corsi speeiali per nffieiRii medici in S. P. E. Dal t912 gli allievi furono a mmessi alla. Scuola col grado di sottotenente medico di complemento, previo nn corso trirnestrale presso le direzioni di sanità militare. Durante In guerra mondiale e dal 1920 al 1924, non s i tennero corsi di ufficiali medi(\i di complemento. Nel 1922 si iniziarono corsi semest.rali per ufficiali medici e chimici farmacisti di com plemento, aspiranti alla nomma in S. P. E. Con circolare 73 del G. M. 1924 furono ripristinati corsi trimestrali per gli aspiranti alla nomina a sottotenente modico di complemento, previo un corso di istruzione militare di tre mesi, presso un reggimento di fanteria. Dal 1925 furono accolti anche i laureati in chimica e farmacia, aspiranti alla no· roiaa a sottotenente di complemento nel ruolo degli ufficiali chimici fRrmaeisti.


lO Con cirl'olare 319 del G. M. 1926 fu abolito il corso trimeatra.le presso i reggimenti e venne elevata a ciuque mesi la durata del corso presso la Scuola, freqnentnto da tutti i laureati in medicina e chirurgia e in chimica e farm11cia, che hanno superato l'esame di abilitazione all'tlsercizio professionale e con obblighi di leva.

RICOMPENSE AL SERVIZIO SANITARIO MILITARE l.

~fEDAGLIA

D'ARGENTO AL VALOH MILITARE« Per gli importanti servizi resi nella campagna di guerra in Libia 1911-12, ove l'estremo pericolo non fu limite nella grande, umnna opera pietosa:.. - n. D . 19 gennaio 1913 .

H. -MEDAGLIA D' ARGENTO AL VALOR MILITARE per laeampaguadiguerrn 1915-18. « Iosçaneabi!tl, modesto, sereno, confortando di cure e di amore i sanguinanti fratelli negli stessi cimenti della battaglia o sotto le i ru plaeabili lontane offese nemiche, dette costante, mirabile esempio di ardore e di valore, di sprezzo del pericolo e di devo1.ione nl dovere (1911>-18) :.. R. D. 5 gittgno 1920. H l.

MEDAGl,lA D'ORO per l'opera data nell'occasioo~ del terremoto del 28 dicemhre 1908 in Calnhri~~o e Sicilia. - R . .D. 27 II"M~gfJ W 1911.

IV.

MEDAGLIA D'ORO· al meriço della snlme pubblicn. -

V.

MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE per In camp11gna di guerra italo-etiopica 1935-36. • Con grande perizia e fraterno amore si è ovunque e in ogni tempo prodignto per svolgere la sua nltn 111issione. Sul campo di bt~ttaglia non ha posto limiti nl suo \"1\lore, versando snngne generoso. pur di recare le cure lìn sulle primi!:lsi me linee, o impugnando la vuuga per concorrere al duro lavoro del fante ». - Moto P ropt·w Sovra1w 1° febbt·aio 1937.

Il. D. 15 »UJrzo 1922.

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICL E CH IMICI .F ARMACISTI

JN S. P. E. I. -

UFFICIALI MEDICI

Tenente generala l ; Mnggiori generali 7. TOTA.U : : 8. ColonoeiJi ~6 ; Teoen ~i eolonnelli 160; Unggiori 242 ; Cnpi~l\ni640: T enenti 883. T OTAT.K : l l71.

II.

UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI

Colonnelli 3; Tenenti eulonnelli 15 ; Maggiori 27; Capitani 49 ; Tenenti 49. TOTALE: 143.


----==--·-...:..-

UFFICIALI MEDICI

.. ·a

LUOGO

.,

DI NASCITA

ANZIAN ITÀ

.!?

Datn

CAS ATO J;: NOME I'O S I~ION~:

di

3 -n ~

naaoitn

di

di

grado

Aer\•izio

7.10.::16

22. 8.03

Min . Gue'rrn (Vice dir. gen. di Sanità milital'e) Ispt-ttore di sanità militara Bari

so. 6.39

7. 7.10

so. 6.39

7. 7.10

Ispettore di sanità. militare Torino

l. 1 .410

20. !!.07

•• u -& , c <ii; Ispettore di sa-

l. 7.40

20. 8.07

I>ECOUAZIONI E CAMPAG!H;

TENENTE GENERALE MEDICO DIRETTORE GENERALE 01 SAN ITÀ MILITARE

a

Nola (Napoli)

4.12.77

Jio,·eto, M M, C • • Minist. Guerra GU<!F, C-&, •• ~. ~1913·14·J9'l0·21 1 G915·JG·17·18 • ..., "" "' ;;::t L '<SI J J \W ' \11 J 'V' \S!!)• • O. in igitme. .

<W> Mazzetti

.

MAGGIORI GENE RALI MEDICI

dal n. l al n. ti

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Roma

...

17 ..11.84

'*·+ ••

(;,§.:, " Ingravalle' Alfredo, G u -& , o, o, o, 4J911-l2·13·H, ~916·16·17·1 8,

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a

Palermo . .

22.12.80

Fiorenza Ignazio, •• C'i!', 1\. o, l!l, 4) 911-12, ~ 9 1 ~·16·17-18, @ , €)? , !l<

a

Gargnano ( Bre!1da)

7. 1.81

Bertelli Em·ico, •· C<Jr, O, o, 4> 191Hl31 ~ 916·1~·17·1 R1 @ , +,

Caprarola (Viterbo)

15.11.80

e

.2.

:n.+

Fabrizi Nicola,

'*•

0 , +, v9n, ®9 15·16·)<-1 8, @ , ~. ~.~.m

nità m i litar e Roma

a

S. Calogero 16. 8.81 (Catanzaro)

Rombolà Ant.o·nio, C ~, O, (99U· Ispettore di' sa13 1 ~ 91S·I G1 @ , + nità militare Verona

l. 7.40

20. 8.07

a

Monteforte (Avellino)

" Forino Sa.lva.tore, C + , @ 1 +! <fì911·12·13 ~.9 1~·1C·l7·)8 @ , + , 1 1

l. 7.40

22.12.07

27.12.81

Disp. Uupo 1-:J.Jff.


12

COLONNELLI 1\fBDICI

AN ZIANITÀ

~

·;;:

J)ata

·c;

CAS ATO E NOM E

I.UOGO

POSIZIONK

di

..... o

DI NASCITA

"'

m

llllo8CI tR

DECORAZI ONI E CUIPAGNE

l

di

di

grado

aer\'izio

] , 7.37

20. 8.07

l. 7.37

10. 9.07

1. 7.37

19. 7.06

l. 9.37

16. 8.08

'

COLONNELLI MEDICI

dal n. l nl n. 9 a

Toriou , , .

25. 3.82

Masserano Giulio, •· Celi,, ~t,O, @ , ~9 )2·13·14 1 em~·I6·!7·J81 @ ,

Dirett. snnità

PtJJiegrini llran~esco, C ~·, v l912

Dirett. sn.ni tà

+, fD

V ero or. .. .

a

4. 4.83

13 .0~11~·16·)7·1 8 """ + 2 , ~·

' 'QO j

""'

'~J

.._

\6/J

+

•

A. O.

Bolzano

L. D. in Storia del h~ rutJdicina

Cortonn (A· rezzo}

e

15.3.8J

Bruni Nicola, •• C·i·, O /t, Q, Q';191l ·n, ~ .

~. h

La SJlezin

29. 6.81

trl, ~m ·J6·11·181 @ ,

Dirett. sn ou.n

Bologna

D. in igie ne

" " Camoriano Pietro, . , lt, C tlr-. Diret t. 81\Dità ,... +J .o 915·1s·I~·J8 .o. +• L •. Alessandria 'C; J \Of , ~~

D. io patologia speciale eh i· rurgi ca 7.11.85

" Germino Alfredo,•, C+, /t , Dirett. Se. appl. o, ~9)2·)3·14, ~ , 17· 18, @ , +, san. mil. O:·, ~. I.~. D. in patologia spe· ciale rut<diea

1. 1.38

7. 7.10

26. 8.82

0)lgero Gcsa1·e, C ,~, t!J, Q;9 J2- Afriea Orien· JJ·I', ~9J5·1&·J7 1 +, @ , tnle

l . 1.38

10. 8.08

Av or. zano (AtJUiln}

29. 3.84

De Be rna rdiois V'it·yinio, •• C<to, lr,~o~~·, 6·J7·18· 19 1 ~. @ , @ , 1!', [f], 4) ~IZ·J 3 1 913·14 1 ~t +2 , O, /. L . D. in patologia speciale m ed icn

DirtJtt. sanità

t. 1. ~8

16. s.os

Cn~l i :H i

. .

16. 7.84

Disp . !tli11ist. Fi1J,(I,n:e

l. 1.38

16. 8.08

a • M o n tefla r-

9. 5.82

DirtJtt. sanità Milano

1. 1.38

10. 8.09

Moli~ e rno

e

(Potenza)

v Villnfra ncn. (Alessandria) a

1

c ltio (Benevt.HHO)

+

*•

"Tapoce .Al~IOitio, • • Ct§o, ~t,~. Q, ,\ 1 IJ, IJ:), ~915·1G·I7·J 8 1 @, . .

+

Roma


(se gue) COLO:oiNEt.LJ mmtc t

L IJOOO

ANZIANITÀ

Data

CA:-I ATO F. NOM K

l'OSI ZIO NE

di DI NASCITA

I>ECOR AZIONI K C AMPAGNE

JJa~eita

l a

a

1S

di

di

gndo

ser'fizio

ùal n. 10 111 n. 22

M arsa l a (Trapani)

25. 0.81

" Si~noriuo llnsa ,.;u, C '*', .J , ~. Dirett. sanità SO. 6.88 ~1 9J5·1G·I7·Jij 1 @ , +, ~ NRpoli

10. 8.09

Sa m bue a Zabut (A· grigento)

28. 7.81

Cinccio Vito, • • 11, U o]!>, -&, 1, Disp. Minist. l'E, 4) 91Ht·J31 ~ 915·1il-l7·t8, @, '/<'inan:e

SO, 6.38

16. 8.08

San taerocft Camerina (Siracusa)

18. 4.83

ao. s.ss

1ti. 8.08

sanità so. 6.89 *• <S, O, Dirett. Treviso

7. 7.10

Peti ti Ptt81ftUile, •· C •i!>, /t, O, Capoutl'.auton. 30. 6.39 ·V 9t2·t9·to, *• /., ~ 915·16·11-181 san. Egeo

17. 6.09

@, + ,ffi,cl)

MangRnaro Ut,nnelo, e, C o!-, Oirett. snni&à ~ ~ ~~ q) 9 1~·14 1 €1 915·16·1~·18 1 Genova @,

Cagliari . . 17. 3.85

. z, +

l<'nddn Si,.o, e, C ~. C

<.i), q.,9Ja·t•, ~ ~ IHG·J7·J R·J9 1 ~. @, .~. ~2, d<

a

Bra (Cuneo) 27. 2.82

. z, *• ©, +, /t

e

Carbonara 2'4. 2.83 Scrivia (A· lessandria) Vittoria (Si· 29. 4.83 raensa)

Carbone Vin cen;o, *• C <§>, + , Oirett. snnità @' Q;l913, ~ 9J7·JH, @' +, / Torino

30. 6.39

21. 6.08

Panngia A?ltOIIino, • • n +. /., l Dirett 88nità .Jt> + n , 911·12·13 ,;;; 91~·16·1<· Bara· · O, O, ..,., ' .., ' '<>'

so. 6.39

16. 8.08

18, @ ,

a

Monreale (Pnlermo)

26. 7.81

1\

Savona

17.12.81

+

16. 8.08 Ciarlo Silvio, • · C>!•,+ , @, ~911 ' 12 , Lio. conval. ~ 915-18

San Remo (Imperia)

10. 2.84

a

AndriR (Ba· ri )

l. 1.84 x Sinisi

Roma . , .

30. 8.84

~.

16. 9.08

SO. 6.39

10. 8.09

30. 6.39

7. 7.10

Riovanni, •, C •Jr, Dirett. eanità 30, 6.39 +, cn, 19 9J5·1G·n, Tripoli

10, 8.09

Gt~ido,

Dirett. 88nità Tirnna

e , U+ , ~' (!], Dirett.

Firenze

sanità

+, ~

Lagonegro 25. 7.8::1 (Potenza)

SO. 6.39

+2, ep914, ~ 91~·16·17·181 @ ,

" L ucci A merigo, •• U c§>, ~. Dùp. S. M. ep9li·IH3,

a

16. 8.0S

Bampi Pietl'o, C<!,, + , @, ~ 915 • 1G·J7·J8·19·zo @, lP 1

n

a

SO. 6.39

@

1

Gallotti

+, ~ 91~·16·17·18, @

4) 9Jl·12·J3, 41 ,

@, +


14

( segu e) COLONNELLI MIW ICI

-

....

::

Data

·a

LUOGO

s.e

DI NASCITA

..

CASATO E NOME

di

nascita

m

ANZIANITÀ

POSI ZI ONE DECO'RAZlONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

so. 6.39

10. 8.()9

dal n. 2S al n. S6 a. . Pontremoli (Massa C.)

· 2. 6.84

Sa vini G114Uiero, •• U+ , 6_991H8· Dir. ospednle 1•·18 . , @,o, IIJ, il'ì 911·l2--13, + Udine 1

a

Sassari. ·· . .

21.10.82

Costn Fatuto, •, C

a

Pian Castaguaio (Sieoa)

7. 5.82

Bassi Giuseppe, •· C + , O, O, Dir. ospedale • • ITJ, ~ 912, 6? 915·18·17, @ , + Roma

(l

Catania

..

25. 3.86

Mau~eri Nicolò, C ~, -&, o, O, Q)

so. 6.39

10. 8.09

so. 8.39

7. 7.10

a

Ac i reale (Ca.tnnia)

24. 5.83

I ndelicato I.Jiime~f.Hl, U~·. O, O, Dir. ospedale o. ©, @ , Q) 911· z, ~ 915·16·1~·1 8, Genova

30. 6.39

7. 7.10

Salerno

18. 4.84

Buono~ane Garlo, •• C ~. -&,O,

Min. Guerra. (Dirett. capo divis. i ue.) Felieia.o~eli . Gtudo, U •!•, ot, Dir. ospedale 0; 913·H· 5·161 ~ 91;·J~ 1 @ , + Ancona

l. 1.40

7. 7.10

l. 1.40

7. 7.10

Fiumefreddo Vincenzo, •• U•it, Dir. ospednle -& , o, o, © , . , ~ 9Jl·1~·13, ~ 915· Brescia

l. uo

7. 7.10

' ' ' +,

911· ·13·H ~915·16·17-18 • ® 1935·36

,

l\

ospednle 30. 6.39 10. 8.09 *• -&, 4>, [I], Dir. Padova.

•<\', ~ 912·J3,e, ~ 915· 16, ®, ~ ~ •

.

Disp. S. J,f .

@

@, • • +

Il

Recanati 16. 7.85 (Macerata)

c

Regalbuto (E n ua)

n

8.83

*·

Q) 11-12, • •

+. ~ !•15·16·17, ®

.

18·17· 18

' @, +

..

a

Ruvo di Pu· 22. 5.81 glin (Bnri)

Cnldn roln F·mncesco, •• U<i!:, o, Dir. ospedale Q 0 oA ~ ~16·1G· I H 8 @ • + MeBsinn , , .. , .. ' ' ,

l. 1.40

7. 710

a.

Anv.ano degli Irpini (Avellino)

24. 2.85

Rossi Antcmio, U<lì', ~ 911-9L2, ~ . Dir. ospedale ~ 916·17·18, @ , + Livorno

1. 1.40

7. 7.10

:\

Varallo (Novnrn)

21.12.84

Baechialoni Adolfo, •• ~. {t, O, . 2, Q) 911·12-13•14, ® 9 16·11•18, @ , fD

l. 1.40

7. 7.10

c

Gal htzzo (Firenze)

3. 2.83

Fusi Pietro, .;.., l!l, Il) 91J·12·J3·H , Dir. ospedale é!è 915·1G·I1·J 81 @ , .,Z, ofo Torino

1. 1.40

8. 7.09

c

Ace re n 7.1\

22. 6.84

Polosa Vincenco, •· U ~, O, O, Minist. Guerra ~ ' <1) 9lt·JJ, • o $?, 916·1G·l7·181 @ , (Corpo S. M.)

l. 1.40

7. 7.10

*•@ •e,,&. Coli . naed. leg.

l . 1.40

7. 7.10

( Po tenzl~)

a

Disp. S. M.

.,+

Su rum n ti no l .11 .85 (Cnltnn is 1 setta ) 1

Cammarata Gio·vanni, ·,Ù !Il t·12-l~

,

•

'i

~ lJIH

G· I7 ·!8 •

'

, ~

~ (membro)


15

(SC9 11t' ) COI,ONNKI.LI P. Tt: NKNTI COLONNELLI MEDIC I

~

-;

Da c.

·::;

L UOGO

3

DI NASCITA

.3

ANZIANITÀ

l C A S ATO Y. 1\0lflt

di Dt\80Ì1.a

aD

POS IZIONK

l

OKCO itA7.10lU Y. C A:od i' AGNK

l dnl n. 37 al n. 43

c

1\

Vas&o (Chie· 'i )

6. 4.8-l

Jnksouvillt~

l. 2.86

a a

Gabbioneta (Cremona)

28. 1 .84

Mrvizlo

l. 1.40

7. 7.10

Bitzo Oor11elio, U•!:, ~ , O, O, O, Q. o, -1>911·1~ ·1 3·1 4, ~9 1~·1G·I~·I 81

Dir. o!! pedale Bologna

l. 1.40

16. 7.11

Do Curis Ago~tino, Ut§>, ..\ , m, ~

Oir. ospotlale Chieti

l. 1.40

7. 7.10

Dir. ospt!dnle Firenze

l. 1.40

7. 7.10

Dir. ospedale Beng11si

l. 1.40

8. 7.09

"Sabntini Angelo, •• <!-, -& 4;1911· Dir. ospednl« 12·t3·14·U·Is·zo ~ ~ 9JG-!7· la @ Bnri l J J ,

l. 1.40

15. 7.11

Muratori OM·ùr/t~elice,•, U:~, -&, ~ q_,913·U·19 ~9JS·JG·I~· U \!!J,+,+ 1 1 1

l. 1.40

7. 7.10

(!]), . , o§-

2fo.6.~3

grado

Afrien Orieo tnle

~~. (lÌ), 1!1

ColleiGogo (Aquila)

.li

*• +, ,, ~911·1~-91:·13,~911·

Ritucoi -Cbinni Agostino, . , U m, U~r,

Florida (S. U.A.)

l

di

9 1l·J~·H

1

~9J~·JG·I7·JU

1 @ , t\) +,o§1

Fiorini M11 ::io · l•'e rr"ccio, U<b,

o. o, O) 91'l · t31 ~ 915·1d·IB1 @,

• • o§a

e

Mon 'esar chio CBenevento)

s. 9.83

La Sper.ia

80. 3.85

Parente Ferdifl(md-o, •E:, lt, ~. ®, 4)U IJ ·ll 1

+, / ~.

1\

Trini tà (Cu· neo)

7. 2.84

l

® 915-16·17·181

@,

~'

o§-

n -: NENTI COLO~NELL I

Dir. ui!Jleda le Ales11aodria

~IEDfC I

dal n. l al n. 4

a

Catnnzaro .

12. 4.83

Sorunra 8milio, <§>, Q; 911-1 2·11, • • .,A), /){ 91~·16 ·17-1 8 , @

Aspett. ;,.(l't'm. 14.10.31

7. 7.10

~

Pnle rmo •.

30.11.82

Rict·ò Ettore, •Jù, Q , i!), q; 91 1-12• J3·H1 <)( 916·1G·I7·1 8 @ , ft, +, / 1

Dir. ospedal e Perugia

26. 6.32

8. 7.09

e

Pomaro (A· les11andrin )

7. 9.fì2

Viglinni Ji'e11erico, • • U·~, -&,O, Dir. ospedale + ,,, 1.1 911·12, 912·131 913·14, 9H·IS 1 Verona

1.2. 8.33

8. 7.09

Parti n i co

3. 1.85

!::>avnrioo .Snrerio, !>, +. !,911-12,

1. 1.8-l

7. 7.10

a.

( PIÙerm o)

~~~·I G 1 l O, l')( 91~· 1U 1 @, d~.

~916·16·17·16,

@ ,o}

Di r.

o!lpedalt~

Milauo


(segue) TENilNTI COJ.ONNFL LJ Mr-'III CI

16

ANZIANITÀ

l.uoc;o

Uatfl

CA :;ATO F. NO~fi'J PO SIZIUN~:

di DI NA SCIT A

un~ci ta

l -----

l

D ~:COI{AZI ONl

di

E C AMPA G NK

J[rado

l

di s en;zio

·--~- -------------------~~----------~------7--------

dal u, 5 nl n, 19 e

Ceglie Pt!essnpico (L ecce)

18. 1.84

a

Saluzzo (C un eo)

4. 7.84

Bocca Titc, O <!i,, ;1., ~, {;911~1 2 , Sosp. imp. <i<91~·1 M 1 @ , . , {•

a Mon teMtini Va l di Ce· oi un (Pisa)

6. 2.83

Vannocci (Jui1tlilio, U A- , O, [L, ~9 11 · 12 · 13 @9I~·J G ·1~ · 13 @, +,o§1 1

a

Cnrlentiui (Siracusa)

19.11.82

a

Torri g l i a (Genuvn)

22.10.83

Crosiglin. ENJf'iBto, •!P, :fo, ~91 ~ ·16·11-18 @ , o§< 1

v

Napoli . • .

30.1 2.!!2

De An~Celis Ardll-ittO, O

l. 1.34

7. 7 .10

l. 1.34

7. 7.10

Dir. o!<pedale Piacenza

l. 1.34

8. 7.09

Sesto A nt.cm ino, •Jl., o , +, ®, fil, q;9JHz, ~9 1~ · 1G·17·1 8 @ , + 1

Disp . .Min. Fi-

5. 1.34

8 . 7.09

~,

Dir. ospedale Cagliari

l. 2.34

7. 7.10

1. 2.34

8 . 7.09

Ospedala Roma (com. Coli. med. Jeg. )

'*''

tltnlZ.,

'*•O, <§) . Osp. Napoli

• • (99'lH2 ·1 :!·14 {], ®9 1 ~·1 G·I7 ·1U 1

@, +

1

a

Banes tare (Raggio C.)

l. 2.83

PercRrl\ lsieù>I'O, ~. Q;.J 9 1H 2 • 13 , Dir. os pedale ~9t5•1G• t 7•18, @ , +, + Bolr.nno

ll. 4.34,

7. 7.10

a

Casale Mon· ferrat o

6. 1.84

Ara Acllille. <!Qì O , O , +, ~9 15 '

lnf. pre~;. Par-

2. .9.34

7 . 7 .10

As iago (Vi · oeuza)

16. 8.84

Disp. i1fin. Fi·

19. 9.34

7. 7.10

20. 9.34

15. 7 .11

1.11.34

7. 7 .10

10.12.34

15. 4.09

l. 1.35

15. 7.11

Min. Guerra (saln med.)

21. 6.35

8. 7.09

Osp. Padova

l. 8.35

8. 7.09

e

1G·17·J 81

@ , (1)9 H t· 131 +

Ferrnri U in v<t1mi

o. ®, (0912·13, + ,

ma

n(u~ee

@. • a

MurO!' (Snssari)

12. 3.86

Mnncoui .llichcle, U •l!>, © , +z, Coli. med.lega· (J)9li ·H·J3 ®9l5·1G·!7·J R @ , ~~ le (membro) 1 1 +.L. D. inotoriuolnringointria

c

Rsl cnhuu t o 16.11.82 (Agrigento )

Grillo (;·in>ùm tO, U·~, /r, ©, +, Dir. Sanità PaQ;911 ·J2 @>91~·1o;·J7 ·18 (ij) , + lermo (segret.) 1 1

n

Roma . .

n

Fano (Pesa- 19. 7 .~5

Osp. Roma

18. 9.82

ro)

Piccoli Ginl'rmni, ·~, ;1. , @ 2 , +, Dir. ospedale <!J 9ll·l2·13· JHi>1 ~ 9 16·1 ~, @ , +, Novara

L . P . in patol(lgift sp~cial~ medi~:B

n

P (Ja,•iua (Aqu ila)

a

S. Grc•gor iu d i Catania

H. 8.83

Ippoli t i

Ar·nald~,

•·

C ·~·, Jr ,

o, o, m, '~, © , ~91b·IG·I~·J8, @ , ••+


(seg u e) T P.'II?NTI COLONNE: LLI

LUOGO

uascita

17 ANZ I AN ITÀ

Data CAS ATO E NO:\H;

di DI NASC ITA

M EDICI

POS I ZIO !>~:

di

di

grado

aenizio

17. 8.35

8. 7.09

17. 8.35

7. 7.10

Perretti Uriato fo ro, U~, -.\-.O, Dir. ospedale 0 , • '• ct91Ht··l 3·u , x9l$·16·1•·• a, Gorizia

4.11.3:>

15. 7.11

31.12.35

15. 7.11

l. 1.36

10. 8.10

1lspett. i1~{erm .

l. 1.36

10.11.10

r,opresti .A11tonino , er·, ~ . • • 'D Coli. med. leg.

12. 8.36

15. 3.11

Bortiootti illarrrlli1ta, *• r!;:, 1<, Dir. ospedale Ol . , ) 9 11· 12·13· H · I $· 1 6 ·1 : · 1U· I9 ·20 •~1 1 Savigliano

l. 9.36

15. 7.11

CA s~<i o i"

1.11.36

10. 3.12

24.12.36

15. 7.11

31.12.36

15. 7.11

o•.CORAZIOSI E CA)li'AGS E

dal n. 20 nl n. 3-l n

Mar ciani se (Napoli)

5 . 2.83

Siracusa ..

13. 1.84

Adioolfi Salr•atore, -~. 0, ;!:,~ 912 ' Osv. Trieste 13·1 H $

1

a

J ~

l ~,

"

' ~. l

Vibo Vnlentia {CatanP.nro)

22.11.85

Bari . . . .

13. 7.84

SantamAri na (Salerno)

3. 4.84

De Li&o Uarlo, ~ . O, ,~, • • ~. Dir. ospedale ...,911-12 912·13 0 917·18 m. .Jt.. \(.ti ' 1 ~ t~ ~ T Ti rana Pellegrino Loren::o. ~. lr, O , • • Dir. ospedale 0,911·u, ~~z-13, 913·• •, 91~·•$, ~~·sCaserta l:·la, ,w +

Napoli . ..

5. 9.85

Mancini Luigi, U •!:, lt, O, 4. 9 11 ·

@, (f), ~' ~:4

12· 13·141 ~ 91 ~-• o-1 : ·18

n

+

Bordone Um·melo. U ~'• -.\-, O, .Aapett. injenn. .< 9 11 · 12·1 3·11 .n 91 ~·1C·1: ·18 trii • ~ '+• ~933·3r.

a

S,.91H6·1:·n, @,

Palmi (Reggio C.)

20 S 83

Vercelli ..

27. 4.85

91 l-Jt · I3·H, ®913·1C·I:·J8

1

1

+

Si r neusa . .

1 @, • • +

8.11.86

@,

+

'-'"

Cqo. U •il', Q. 912 . 13-u.

~91:t-IG·J7·11Ì, @ , • •

Gu e rra +. /. L. D. Min. ( diren. lab.

i n fisiolngia a pplicMR all' e duca zione fi~i ca Torriglia (Geoovn)

21. 8.86

Mondovì (Cuneo)

5. 7.85

Capannoli (Pian)

30.12.84

Cionioi Giulio. '!', , O , • • Osp. ~'ireuze \"'t'!ti~·IG·J7·1U 1 @, 4:!' 11 ·1 2· 13·U1 +

31.12.36

15. 7.11

Mazzarn (TrRpani)

26. 6.86

Cnstclli Epi{a nio, U !t. -.\- ,~, ~ . Os p. Milano

81.12.36

15. 7.11

a

Castel San Loreo zo (Salorno)

2.10.84

ì\fatli-o L uiyi, '~'• O, • • ~,IG· Osp. Napoli l ~·la, @, ~•.9JJ· IS·I3·1~·Jf• +, / . 1 L. D. in ot(lrioolnring oiatria

31.12.36

15. 7.11

a

Mednnn di Liv e n1.a (Treviso)

17. 9.84

Snccomani Giorgio, •!<, S 9 IS·IG· Osp. Padova

l. 1.37

15. 7.11

a

e

2

tisio l. biol. applicnta) Dir. vspednlu Palermo

hnpuriale Oeaare, tli', • · <1;·911· 12·13·1 •, S91 ~·JO·I :·I B,

@ , ~·

Dir. ospl'dale Napoli

. , '1,911·12·13 1

1~·18,

' ( "l:l ·N·1:·18 1

Jj) , ~.911-12.

-!J), +

&Jl-13, • •

+


18

(seouc) TENENTI COLO:-INI!LLJ MEDI C I

-r======p======T=================7========~===========

.. ..

AlSZIANI rÀ

~

Data

;.

--• o

LuOGO DI NASC ITA

m

C AS ATU E NOllE

di nascita

PO!IIZ ION ~:

di

DECORAZION I E CAMPAGNE

di

I[TSdO

dnl n. 35 nl u. 48 CRtnnia . .

24. 7.8!'i

P i vetti Frmtct~~co, U .;,, -k, O, ~. ,\' ~916·1~·18·19,

©, (!;) 911·!2,

~ • • • ~. •Il

a

San BI! Ve ro ( J:o~o.:.,ia)

7. 1.88

" Mnlice A l~181111clro, U-!:,

Dir. Snn. Pn- 11. 6.37 lt~r DIO (igieni· stn)

, O, Osp. M i Inno

15. 7.11

1. 7.37

16. 1.13

Curuigtia Donl8nico, r:r, -t, +, Osp. Palerll!O

l. 7.37

l. ~.12

Gnllo At·Wro, U•!!o, (l), o. Uk.

1. 7.37

J5. 6.11

l. 9.37

28.12. 13

l . 9.37

](). 7.11

l. 9.37

15.12.10

S unsuri Oiu,JJeppe. ~. +, @ 9 1 ~- ùsp. Palermo

l. 9.87

15. 6.11

f'J( 9t~·Jt-1;·18· 19·20,

@ , +, -§-. L. D.

io anatoJUia ehirurgicn e cor-

so di operazioni a

~.

~tefnu11

Cr~mn~>trn

21.11.86

~9l~·IG·I1,

@ , (!;)911·12·13·14·18·19, +

(Messina) v

Noci (Bari)

15. F.84

~OJH~·I7·18·19,

@ , (!;)9li·IH3·H,

Dir.Snn. Roma (aegretnrio)

••+ c

Prignano Maggiore ( Napoli)

21. i .88

~.919·20·21, 991 :.·16·J'i·l8, @, ~. -§-

L. D. io patologia chirurgica

n Rari . . .

25. 6.84

n

Muzzana Bi· gli (Pnvin)

27 .l 0.8S

S. Giuseppe

28. 8.85

n

"Mngliulo .-ti(OII80, • , •b, /r, ,t, Oep. Fireo~e

Donndeo Yitlo•·io, r~ 1 18·1>·181

A, ~915 "

@ , (1,)9 11·12·H1 ~~ +, +

Ctli lsidoro, ~,, lr, o, ~ 915 " 16 • Osp. Torino

1 @ , ~ ~ +3, (9 9lt·1 3·H,

17· 18

rn, +,/

(P n lurmo )

Oap. Bari

16·17,

*

+

@, (!)9 lH2·13·U 1

Cnlnhritto (Avellino)

IO.ll.8-l

Carlucci Raffaele, • • U .r, O, +, Mioist. Guerrl\ @1, il,91H21 912-131 i:', ~91&·1~·1&, q:. (Capo suz. in c.)

l. 9.37

1.11.11

1\

Bihbienn ( A rezzo)

12. 9.90

F t!rri G"ido, • · ~. O, ~, ~ ,

Se. n p pl. snn. ~..,~ ~-~~, e 917·1•, ©, • · +.L. D. mil. (i n s. tiq in clliuli.:a di gut>rra

l. 9.37

6. 6.a

Il

Cnn nlo (Cu·

14.l:l.83

CMOr.tll

+, Se. n Jlpl. nn. e

l. 9.37

l. 6.11

a

Ullll)

0,9 12·13·11

Oetll~rc, 1

@1 2 , \Q) , o§1

(}!>,

@~I:O-JG·I7·18

genio

c

:'lftllltflli'Ìn o (S il: na)

6. 1.87

Angolini Antottio. U ,~,-.\-, ,Q, 1\linist. Guerra 0, ~ ~ ~tli:O·IG·l7·1U 1 :\!), +, 'lo.9 12· (Cnpu sezione 13·14, -i• in c.)

1. 9.37

10. 3.12

n

Trani ( Bori)

2.12.~5

Bi n i Do.neltico. •r, lr, @ 916·17 ·1 81 Ace. mil. faut. (t;), • • ~, lb912·13, •!• e eav.

]. 9. 37

10. 3.12

Il

Trnpnui ..

25. 5.S5

Gil(lio l.'occo, .-., ~ 91$·16·17· 1&1 ©, Oep. Pnlermo

l. 1.38

15. 6 .11

+2, {•, Q,'• II·J2· 13·H 1 ~~

*


COLO~NELLI

(SI'!JUe) TEr'(E:"TI

LUOOO

MEDICI

19 ANZIANITÀ

Data CASATO E NOMI'.

di DI :SA SCJ TA DB8Cita

I'OSIZJOSE

di

di

grado

sen·ido

Africa Orientale

l. 1.38

15. 6.11

Osp. Roma

l. 1.38

lO. 3.12

DECORAZION I E CA:Ul'AGXJ::

---- ----- - ·-

- :- - - ---- ---- ·

dul n : 49 nl n. ti8

Caluso ('fu· Tino)

11. 8.85

1\

Assisi (Pe· rugia)

21.12.87

~faimone Dogalitw, <§·, ~ 915 • 1 G· 17·181 @ , o.,u1 1·12·l3 ~

n

Bari . . . •

~.10.85

Cri eLini Alfredo, •!"·, e», x\ , ~ 016 · Lt-g.all.CC.RR.

l. 1.38

16. 2.12

~npoli

25. 4.89

l<'elaani Giaciuto, U "'· U <!:, ~. Osp. Nnpuli

L 1.38

lli. 1.13

l. 1.88

10. 3.12

:'ti inist. Gut!rra (dirt!tt. labor. ùi mierob.)

30. 6.38

24. 1.15

Osp. Palermo

ao. 6.313

l. 1.13

so. 6.38

28.12.13

~o. 6.38

10. 3.12

30. 6.38

2R.I2.1S

so. 6.38

6. 6.14

30. 6.38

10. 3.13

30. 6.38

10. 3.12

so. 6.38

1.10.14

llO. 6.38

16. 1.13

a

•..

+, 1

17·181 (!J) , .

, 117911-13·1•·151 Q, o§o

0 , ~~~~·1G·I7·181 @ , +, ~. L. D. iu clin. neuro· Q,91J·I4

1

l'Sitlh iatdcn

v

S. Gi useppe 21.10.84 Vesuviano

Cutnpa:JO Edum·do, 17·1$

1

( ~apoli) Il

Noto (Siracusn)

5.12.90

(.0 , ;)_,91!·l3·U

1

.

*•o{•~915·1•i· /)i 8 p. Jlinisl. ' ,

Finan~e

" H~itnno Ugo, U ~-,O, +, _ , , ~. ~,15·16·10, ©. +'- L. V. in bat-

ltlriulugia tld illl UIIInologia c

Par~ini eo

28. 8.87

( Palermo) Il

Siena ..•.

30.11.88

a

C a ivano

30. 3.88

a.

D'Ambrosio (;illsoppe, ,;;., O, Q , Osp. :\a-poli . , ~91HG·I7·18 \!D, l,.91t·1 3 ~ 1 1

Colletorto 29. 3.88

MR!ltrautonio

~~~~·18,

Casacalenda (Campobasso) Messina • .

11. 2.85

18, o_~91l·J'l·I3·H,

7.10.84

Sa-n l uri (Cagliari)

4. 2.89

Lentini (Si-

23. 9.87

racusa)

@, • •

+

,

Osp. Vt!rona

Corsi .d~lredo, U ,;.,O, ~m·JG·J~· Miuist. Guerra @ , • • +, ~

(Cnpo sez. inc.)

Boon<·•·orso Letterio, ~- o..m·ra, Osp. Messina . ,

a

l"inccnzo, U ,; , Osp. Anc()nn

u*, q,9~<·1~, ~9~~·1u, <W . ~. ~.~

Caldarola 22. 1.88 Grifi Filippo, •!!:, ~. <[.9 14·151 (Macerata)

c

1

(Napoli)

ICampollaseo) 1\

Pne~<nln eqmt Giot~ochiuo, •• ~'• Q, (!:)!113·H· U 1 )( 91 ~·17·1Y t,., . , o§o

~91HG·17·JH

1 <W , ~

Larupis Rdoardo, rt, +, (!;) 191 ~, ~ ~JG·Io-ta, @1, ~ - L. D. iu o cui il' ti cii

::>c. nppl. s uo. 111il. (ios. tit. )

Bugliarello Perlcrico, 'Z', Q , ~913· Osp. Trieste H·I)·1G·J7 • • '!<"8 •19•.0 @ , •} 1 1


~o

( s egnt• ) TE:'\1 .:'(1 1 COLO:'( NELLI MEDI C I

AN Z IANITÀ

Datll I.U OGO Ili NA S('ITA

di

nascita

CASATO E NOli F. POSI ZIONf: D ECO RA7.10 Nl E C A:If P AGN Y.

di

di

grado

dul n. 64 nl n. 79 a 11

a

Andria { B~t· ri)

11. 6.86

Firen:t.t~ . .

20. 3.88

" Morelli j1fa1'io, • , o, ~ . •§., +. Osp. Fireor.e ~ . ~9U·I8·17-18 1 <!), @, +.L. D. io anatomia ed istologia patolo· gk:\

1'anrll!li (A· ye lliuo)

18. 6.87

S. CroM Ca·

9. G.89

Pomo Pelice, ~~ ~91S·JG·J;-Ja, @, Os p. Chieti

30. 6.38

10. 3.12

21. 5.39

28.12.13

Suntolì Pasqrmli11o, ~. +, ~9 11 · Dir.osp. Tripoli JO. 6.39

28.12.1S

Q)912-13·U

1

+, +

15·16·17·18· 19 1

+

'*'

q>914 , ~ @ , +, • . crJ

30. 6.39

28.J2.13

IO. 6.39

10. 3.12

30. 6.39

28. 12.13

a Terranova 12. 7.88 De Castro Tgnaz;io, <!,, ~91(·U·JG, Dir. Sau. Udint~ 30. 6.39 Marghe rita ~917-18 1 @ , +, + (igienis&a) (Trapa ni) a Canosa (Ba- 18. 1.84 Pesce N icola, o§>7 1))912·13, o, +, Dir. San. Bari so. 6.39 ri ) ~915·16·17 ' @ , + (segretario)

28.12.18

a

meri un (Si·

Failla Gior•cmni, 91 5·10·1 7·18,

Osp. Rorun

ri\CII ~Il)

a a

Ripacandida 13. 1.85 {PoteuU\)

Fusco Atagelo, ~,, -tr, Q;9 1H3·H· IG· [nf. pres. Al·

Recanati 13. 1.!!6 (Macerata)

· a·rorgro, · f., O, +, "' . GIOrtrl ou 914 , Osp. Roma ~ lhs·1G1 @ , +, / . L. D. iu to!lsieologia eli guerra

Sa m 11 ~h e o (Cnghari)

19. 5.88

a

Pintto (NeJ· varn)

30. 7.86

a

Comiso (Rn· 25. 8.86

a

8. 8. 91

S perlungn ( Ronrn)

4. 6.84

A cq nafor·

mo1111 (Cn-

bengn

l. 4.12

30. 6.39

28 .12.13

Gurgo P ierino, •!:, o, q>912 "13 1 lnft'rru. presid. ~51S·IG·I7·1 u, @ + Trento 1

30. 6.39

l. 4 .12

30. 6.39

l. 4.1 2

o, D 919· Afri c a Orie n· so. 6.39

1.1 0. 1(

Wt ~~+

*'*·

Scillieri r inCC II:o, U 1 ®91G·l<·JU1 @ ,

v Castig l i on del Lngo ( Perugia)

+, +

Mura Sah•"tore Angelo, <l!<, +, Osp. Cagliari il) 91H5, ~ 9JG·IO·I8,

guBA)

a

JHH91 ~91:•, @ , ~ 1

~911·12-1'3-1~·

. 2 1 @~,

+

Acr~io, ~. o§o 201 ~9!5·16·1H8, @,

Bianehini

+,

Coli. merl. leg.

ta le

'frn o i PcU>lo, •!h o;91Z·I3·H 1 ~915·

.lhpett. it~(erm.

30. 6.89

l. ·!.12

10.10.85

Buuno D emetrio, ~,, Q)91t·l3, +, Os p. Alessan991~ · 1C · I;·I U @ . o§o dria 1

so. 6.:;9

IO. 3.12

30. 6.39

1.10.14

30. 6.39

10. 3.12

1G·17·18·19

1

@

1

+, o§o

SCU 7.1\)

+, li?' Osp. Roma

n

A loa11nu dria

15. !s.SU

l•'errnri rigo. ·~ , O , ~. !H~•-lG-17·18 1 IJÒ, +

a

Canoa (Co· stmza)

19. 8$i

Hui!O Gior·atmi. ,~·, o, ~9 12 ·13· H -151 ~ ;ll ti·I:IU

1

@,

. t, •l•

Osp. Livorno


( SC~[IJr )

T.UOGO

fE'\'1 ·' 11 COLO~;oiièll. l

~lt:.lliGI

21

ANZIANITÀ

nata

CAl'ATO E NO)! F. PO~IZI ON •:

di

di

DECORAZIONI B CAliPAGNE

di

Sf'rvizio

dal n. 80 al n. 94

1-'erruzzauo 12. 2.85 ( Reggio C.) 1\

~oeern

Mi;;itano Giot"(t~~lli.U ~,O, !f. 912 "

SO. 6.:39

l. 4.12

In · 17. 4.89 d ' Alessnntlro Rnf(nt"l.e ~. +, Osp. 1-'irenze

30. 6.39

1.10.14

+, Se. mil. Roma

30. 6.39

l. 4.12

13·H·I5·JS·20·2J

1

~91~-17-18

1 1:\ 1 @,

Africa Orientllltl

!t\ 919·20, ~ 91$-1~-17-16, @; , +

feriure (Salerno)

a

NieosiR (CatRDÌa)

a

Cnstrovilla- 22.10.85 ri (CuS~DZRj

Cnssnnese Girt/JCJJJIC,'* .

*•~. ~ , Osp. Nn poli

30. 6.:m

l. 4.12

1\

~~ aiori

"Coufalone llnj/t1 cle. *•;. ,.t , ~'A' , Osp. Napoli

30. 6.39

24. 6.15

(Sa·

lerno)

13.11 .85

16.11.90

Mastrojanui J.ntoniuo, ~. C!, 913-H ~91G·1~·11H9 @ , >{• 1 1 <r,.912· 1~, ~U W·I:·JU

~ .... 9 J5·1G·17·UJ

1 @, @, -D

"' ......, ":l:•·JG t -""· ~ ,

+, ~.....

J, • O. in igieuu

a

Nnpoli . . .

a

Cnstellnm· 10. 7.87

31.10.87

De ~1aniuo RoSI\roll HobtJrto, l spettu ratu ,.,_ n916·17·18J 10 l 913-H·I~ J +J ,_ :::!an.wii.Napoli - t .!9 !JI J , T

~0.

6.39

l. 1.13

16. 1.13

mnre(Trapani)

Sa v ucn

7.1 1.87

so. 6.39

Hl. 1.13

30. 6.3!'1

1.10.14

30. 6.39

21. 5.14

30. 6:19

lti. 1.13

30. ~i.~9

2Kl2.13

:~u. 6.39

2X.12.13

30. ~Ul!J

28. S.12

J 0.11.39

l. 9.J:i

( Mei>l'ina)

c

Ripam\>nsone (As<~li

28. 8.85

Celliui Luigi, •!!• , f , 9 13·H, ~ ~~~ - Osp. An cona •' , • • >{·

16·1<·18

Piueno)

a

Bolgirat6 (N11vara.)

a

:). Gius~ppe

1. f>.8i

V~su,·i ano

LPngtllln

/•'rariC:f$C(I, ·~,

O, O, Dir. ::\an. Na-

+, ~ 913·H , ~ 91r,.IC·I7·Js·J9, @; .

+

(~ apoli )

+. Ottp. Torino

a

Andria( Bari) 26. 9.c 7

Cic~u Giot"ll1111i, ,;,, -tr, O, ~~

a

Roma . . . .

Mnì'l'Ì Emilio, •!r, ~. +,ID, ~~JG·

a

25.11.87

Cento Fer· 11. 9.87 rnra

V n rz i ( Pavi n )

poli (segrotnrioJ

q_~ 9H·I~·JG

1:·18·1~,

1 ~ 9J:·JU1 @ , +

@,

+

/Ji"l'· .1/iu. Fi'111111:1!

CMnt>lli Cmbe rlo, t§:, O, O, +,~ Osp. Holog nn ~ H-1~,

)io 91G-?17·18

1

@, +

24. 3.85 Cnoepn 1fomolo, •.h +, (1), f, 9 12 08p. Bulogon ·13 .n 915·l6·17·1V n "<;,/

J

"-':V '

>!<. ~


22

( .~t'!{IIC )

ANZIANIT À

Data

J.UO(iO

T ENENT I COLO:-ò NE LI.J )IIW ICI

C AS ATO E NOMJo:

di Ol NA SCIT A

ua~cila

I'OSIZJO NE

di

Lli':CQ IU Z IONI E C.Ufi'AGSE

Ili

grado

dal n. 95 Rl n. 110 A lfredo, :F, O, +, Osp. Roma @ , +, /

Terrncina ( Romn)

~7. 8 88

lB o l a del Grnn Sasso (Teramo)

10. 8.~6

e

Montepnl· CÌII IlO (::)ie· na )

5. 10.89

n

Montepul· ciano (Sio·

14. 1.89 1 Ginn uutti DiiW, :§<, +, ~ 9J:O ·JG·r•,

a

a

1.1.40

~ 12.13

l. 1.40

21. 5.16

l. l.tU

28 . 5.14

Os p. Udine (SO· g reta rio)

l. I.-lO

1.10.14

Osp. R(ltnn

l. 1.40

l. 4.22

Osp. Napoli

]. 1.40

28. 5.14

J. 1.40

18.5.1 4

l. 1.40

2lS. 5.1 4

1. 1.40

28. 5. U

l. 1.40

6. 6 . 14

l . 1.40

28 . 5 .14

Fiore Ma.l'io, <t•, ~91 t-~ ~·•c· •~·JS·J9 1 Se. mil. Milano

l. 1.411

28.12. 13

Seuoln appl. SJ\ n , mil. (i ns. tit.)

l. 1.40

l. 5.16

Com. trupp e Znnl

l. 1.40

l. 6 .16

Pal t~rmo

l. 1.40

11 .1 1.1 3

l . 1.40

~.12.13

Gonza Ics Q,91)

1

~91 G-91H8

Tnttoni Filwo, <t., 4i 9131 ~. ~ 91 ~·1r.·J~·JS,

@, • •

+

Tnferm. prt~id .

Tn mw

Cltimen ti F'1mli11tm do, 9!:, /., +, Osp.Saviglinno ~ !11 HHG·I~·Jij· JU•l0·2 1 ~ ~ + 1

@1

+

na)

a

a

c

31. 8.H!i

Frntcam:Jggior e (~npoli)

17. 1.88

1.-'irenr.e. . .

14. 6.87 Turchi Virgilio, U ·~, 4) 91 H~, lnf. IJrtJs. l ciei ~916·1~ ·18,

Bnri. .

a

Vico Equon- 30. 6.89 se (Napoli ) Bari. . . . .

14. 1.88

Gn Il ice h io

l. 1.87

@, • •

9 1HH9,

+

Manfredi Alfredo.~.-&, &, <1)91 t·l~, ~m, ®, +

*• +, ~fi o . G oerrn {Capo eez.ioe.)

a

i<' i Ttlll1.0

, ,

6. 4.89

a

Tt~rraci ua

10. :t88 14. 1.8!!

<CnLtt·

uin) Trentinara (Snlt•rnn)

Dnhbio!li

F:r~~ilio.

-&, U .;., ~. Osp. Romn

.p914 ·1~ ·JG·I";,

Osp. Perng in

Snlv ini Cesare, 17·18, @ ,

( Humll )

;\l isLorbinn·

Osp . Padova

.~: +• ~

( Putenzn)

eu

*•+, v

,(p 1 -!•

27.10.87

a

a

Pezwllo ~uigi, ~ 9JG·I7·1 81

poli)

a

+,4),

C/r,

io patologin cltirnrgica

n Snviano (Nn· 14. 9.87

n

x GiMobbt~ Corraàino, • • C~, ~91G·I1·1o, @, + . L. D.

Pa gn nica (Aq n ila)

+

ll>U·IG·

Scudcri Gi~t11eppe. •li', Q) 91!.-zo, ~ 91=>·1G·17·1 8 1 @ ,

17.11. .

*• +, ®

+, +

Os p.

(segrt~tariu )

Cavallo F.ll[l61lio, '!o, + ,~. 9U 1 ~ Osp. Verona 91 ~·1 G ·I7·18 _w, + (segretario) 1

l


23

(seg u e) TENENTI C:OlONNEl.U MEDI CI

~======~~~·-~~-=~~----~=T~====~==========

ANZIANITÀ I.UOGO

Data

CASA'rO E NOli E POSIZIONI!:

di

.....

3

DI NASCITA

rD

nascita

di

di

grado

servizio

Dir. Snu. Bologna (segret.)

l. 1.40

28.12.13

lspettornto San. mil. Torino

l. 1.40

17. 9.14

Coli. mcd. lega· le (membro)

l. 1.40

l. 1.23

Osp. Messina

l. 1.40

1.10.14

Cateriui l•'etlo·ico, ~. 6$!!115·1 6·1:· Osp. Perugia

l. 1.40

15.10.14

l. 1.40

1.10.14

De Cata Domenico, <b,0, + ,0:.919 , Osp. Brescia

l. 1.40

1.10.14

De Berunròo FrancellcoA:ntcmio, O~p. Geno\'a

l. 1.40

1.10.14

llartulucci Gino, cJt·, O, +2 , ~!Il~· Osp. Bnri

l. 1.40

13. 3.15

Severi Pompeo :Jr., +, 6<t ~1S·Itl·J~· Osp. Pinccnza

l. 1.40

1.10.14

DECORAZIONI •; C AMPAGNI::

dal u. 111 al n. 126

a. n

Finale Ew·· 25. 1.88 l in (Modena)

Guaraldi Ca1·lo, <b. O, + , 0c, @

P a g l iet a (Chieti)

25. 5.87

Di Nella Nico/c,, <~,o, +,CD, ~

Torino • ..

11. 6.95

91H6·J7

1

@, ,1

9J5·16· 1'H U @,

+

Rizzo Ccu·lo, I7-18, @,

~. O, ID, ~ 915·1G-

+, +, L. D. in eli-

n ica neurop!liclt iatril.'a 1\

1\

Modica (Sirncntlll )

23. 9.90

Perugia. ..

14. 4.88

.Barone Gionmni,

Q';• 91~·1 61 ~ 91H8 @ ,

·~ ,

~, © ,

+z, +

lM, @, +, + ,J 2

San Biagio P l a t n ni (Agrigen.) be id tella ( Foggia)

21. 9.89

a

Colletorto (Campo b.)

8. 2.89

c

Cnpannori (Lucca)

2. 6.90

a

Monteleone di Orvieto ( Perugia)

12.12.8~

~iuglinn u

4. 2.90

Sarnelli Tom1na8o, •i!:, U-&, +, -~,

Min. Guerra (redatt. Giorn. in patologia ed igìento colo- Mcd. Mil.) niale e in diniea ocnlie:.tica

l. 1.40

24. 1.15

Cu.ngiove (Sa poli)

:-10. 6.8S

Centore Af1t011ino, t§:,' !lì 915·1r.·n· Osp. Cnserta

l. 1.40

24. 1.115

Gottasecca (Cuneo)

13. 7.87

Germano Gi.IIBevpe, <§-<,o, E) , +2, Osp. Torino

l. 1.40

14. 3.15

Spnguuolo Yi.l(orita. Nioolfly!f:, ::le. militare NnO, © , + , 4)915-ltl·\7, ~ 91u, @ , + poli

l. 1.40

14. 3.15

Mn ssimo I<',·M&cesco, <!!,, ~ , 195-IG- Osp. Caserta

l. 1.40

l. 5.16

1. 1.40

18. 3.15

n

8. 2.88

~ 915-l6·l7·J~, @ ,

18, @,

Campa· nia (Napo·

li)

a

'*•~' ~

+

+

+

-

(1,9to, @m-16·17, @, .A.~,+. L. D.

18,

a Cnstropigoa· 13. 3.89 oo(Campo-

+

91H6-17·JU, @ , . 2

IG·J7·J81 @ ,

1n

a

Dir. San. Tripoli (segrt-t.)

® 919·20, @ , +

~ 915-1 6·17·18-W·20·Z2. @,

+

baeso)

n

Cassano lr- 29. 6.91 pino (Avei · lino) a Poggio San· 28. 2.86 nita (Cam1 pobasso)

17·18, @, 4),

+

Moa.uro Aurelio ~ 915·16 @, + 1

+, -.\- <D, +, Osp. Napoli 1


24

(seg u i') TL:'ili TI COLOl"l'iEl.LI ~IIWIC I

L UOGO

ANZIA NIT À

Data

C ASATO E NOMF.

di D I NASCITA

uascita

POSIZI ONE

di

OECORAZlOSI E C AMPAGNE

di

grH.do

dal o. 127 al n. 143

e

Genova

8. 6.87

Caligaris Carlo, i , +,~ 1 '11 ~·J G·J<· 1a, @, +

Dir. San. Ales· i!andria (r;egr.)

1. 1.40

17. 6.15

a

Foggia • .

28.11.91

Pecore lla Giot•anni, • • <r-, ~ , Coll. med. ! ~g.

1. 1.40

5. 3.17

a

Siena.

25.10.86

+, J' Gramegn>L G io vm~ni,<t>, +, <t'H 9, Ace. mi l. art.

l. 1.40

17. 6 .15

e Casato "M. (Alessaudria)

3. 4.90

Ganora Rom1utlllo. ·~,

Se. appl. cav.

l. 1.40

24. 6.15

a

S. ValenLi· no (Salerno)

9. 5.85

De Marin iR A 1welio, <t, ~, 4", Osp. Bologna 913·1;·1 8·19. ~!l t:.- H;, @, ~~ +z, + (segretnrio)

l. 1.40

l. 5.16

a

Terr~orsaia

26. 8.87

Girardi Oinseppe, :#",1..~ 1 \ e:m•· Osp. Jlfilano

l . 1.40

l. 5.16

Tever o la (Na.poli)

19. 4.)39

Pecorariu 1?c~f{a61e, tft'• O, + ,'*· O!!p. Firenze ~t,.91HO-'ll 1 gr•Jb-16·17·18 li); , •}

l. 1.40

l. 5.10

Me legnano (Milano)

29.10.89

;\lonti Gaetano, U~·, ~ tii5·Hi · n,

l.

uo

l. 5.16

Gangi (Pa·

28. 3.90

l. 1.40

l. 5.16

l. 1.40

l. 5.16

(Salerno) a a

a

~016·1 < ·18, • •

@,

e geniO

e91~·1fo·J7·1K1 @ , o{•

*•

G\ , ~ 915 ·tr.·l7 ·-*· © , @,t;,9 19·20·2 1•• 2,

16·1;·10, ~. $: , @ , • •

f ,+

+

1

n

V a z z a u o 15.11.87 (C:1tauzaro)

a

~ nrdò (Leo·

Mittist.

Ceoti neo Sante, •! , ~,O, ~ W•· Osp. P nlermu ltH7·1S,

lernro)

1)i11 p.

Fi111mze

©, • • ·:@ , +, ..:.-

11.12.92

l<' ilngraua Pasquctle, ·~. +, ~, Osp. Trieste 6< !.117·18' @t, ..:"' (segretario)

l. 1.40

3. 8.19

co)

a

Roma

15. 7.88

D'Amico GiiiBCJ)Ile, :t, O, @ , .Mioist. Guerra +, @ , ?? oJo· w·J;, ©, {• (Ca po sez. in c.)

I. 1.-!0

l. 5.16

a

Genova

9. 7.90 t

Oe Pnoli Pacio, :ii·, es, +. L. V. in tiaiolog ia

Coli. m ad. leg.

l. 1.40

l. 6.24

n

Casertn ( ~a­

9.10.91

Direz. Sanit:\ Treviso

l. 1.40

l. l'>-16

1. 1.40

5. 3.17

l. ].40

l. 5 .16

uo

l. 5 .16

pol i)

a Pl'iooen d' Al· ba (C un eo) Il

~l Oll al'ICù rO ·

1. 2.8fi

n

Ca;;r.elplau io ( Aucom1)

Brunf't,IÌ Giuseppe tJ!·, O,+ ~ ~na·tG · t~- w,

lo (Cu oco) 2i. ().90

@, ~ , -{..

A fricn Oriencnle

Hicci .Antonio, •ii·, @ , ~ ~•l 5·1 r.·l~ · Osp. Livorno 18, @ , . , +

1.


(se gu t) TENENTI COLONNlòl. ll )J Ef)I CJ

LUOGO

ANZIANITÀ

nata

CASATO E NOME POSIZION~:

di l>l NASCITA

25

na&cita

- --- - - - - - ' --

-

-

----

di

di

grl\do

servi l. io

--~----

dal n. l U al n. 159

a a a

S q ui Il n. ce (Catanzaro)

17. 5.96

Saluzzo (Cunen)

15. 7.90

OE>-p. Napoli

l. 1.40

L 8.21

'*• +, l'i? !>J~·JG·Ji· Osp. Verona *•

l. 1.40

l. 5.J6

Chiesn Emamr.eltl ,lf>, + ,cD !II9·Zo- Osp. fio Izano

l . 1.40

l. 5.16

*• ~ Osp. Bologna

1. 1.40

24. 6.15

9!:·18,

@

Morino En·t·ico, H 1 @, ~919·201

Bordigl1era 25. R.92 ( PortoManr.) Genova

Squillncioti R·~traele, ·~, +, ~

16.10 90

~

21 , ~ 91~· U:·I 7· J a, @ , o{•

Soleri Gionmn.i, ~"' -.\-, 0 1 91!•· 16·!7,

@, • •

+

Bonito (Avellino)

27. 3.90

I n f. pres. Nelluoia (en mpo elim. sanat. mil.)

l. 1.40

l. 5.16

R ipacandida (Poten·

4.12.89

Osp. 'l'ripoli

l. 1.40

1. 5. 16

19. 3.90

Piecnrreta b'ra ncesco, •lo, O, +, Osp. Roma

1. 1.40

l. 5 .16

l. 1.40

l. ~.16

Afri c n Oril'ntale

l. 1.40

16.12.17

M)

a

Corato (Bn.ri)

a

:;. Stefano di 27.11.89 Camn.stra

(Q , ~ 9Jrt·I!I·J: · III1 @ ,

+

(~ l e!!sina)

4. 2.91

a

a

Cas&ellnuetn Vi'llcenzo, 919·:!0, ~ 91ç·l> tu. @

'*' +,

(f.'

Sortino (Si · racusa)

25. 4.90

Cassone Giuseppe, •ir, ®, ~ 915 • Dir.Sau. Udine l»·l•·t 8, @ , © 92 1, + (segretario)

L 1.40

l. 5 16

Siena ..

2o. 2.92

ì\fas~l\ Filip(>o,

*• o. + 4:', Dir. Snn. Roma

l. 1.40

16.12.17

I n f. p re s. Sas· sari

l . 1.40

1. 5.16

l. 1.40

l. 8 21

l. 1.40

1. 5. 16

l. 1.40

l. 4.22

]. 1.40

5. 3 .17

+,

®915 ·16·1: -IU· 9·10,

ti! ,

2

,

©, +- L. D.

!igitlniStH)

in ig iene Osilo (Sas-

10.10.UI

sari)

a

Sortino (Siracusa)

11. 9.94

a

Monte San Pietro (Bo· logna)

28. 4.87

l!Iignani Vittorio, •§-, +, ® ~ 15 " 1 "" Osp. Bolognn lf -18 - ltl~ @ , ..:...

a

Salento (Sa l ero o )

21. 197

Scarpa .~clngiolino, <§,, @ 9!8, Osp. Tripoli @,.P. L. D. in patnlogin e eli · ni~a dt!rtnosifilopnti<•a

c

Bitonto (Bari)

2.11.!:)7

-\mbrosi Luigi7 .. ,~. o ,. . !•13·14 ~ ''U' '

•

~ 91G·l:·l8

@, 1

+, o}

A fl'i on Orientnlc


COLONNELLI E ~1 .\GGIOJll ~IEDIC.I

(segue ) TENENTI

....

LUOGO

'<i

ANZU.N JTÀ

Data CASATO •: NOM& I'OSIZIONE

di DI NASCITA

di

di

grado

~.~erv1zio

l. 1.40

5. 3.17

l . 2.40

5. 3.17

Min. Guerra (Capo 8f'Z. i DC.)

5. 2.40

5. 3.17

OR p. Ro111a.

6. 2.40

1. 4.22

:!6. 2.40

6. 3.1 7

J> ECOIUZIONI 1': CAMPAGNY.

nascita

dal u. 160 ul n, 165

Nnnni ()nrlo, <B>, ~·, lP 91~·2o·n, Dir. San. Trie~9J~·IG-17·18, @, () , • • +. L. D. ste (igienista )

a (;uni do Tadino (Pil· rugin.)

19. 4.90

a

Cesinali (Avellino)

l. 1.87

VitRlt~ Nicola,

Cntanin ..

20. 2.92

Lipnni Antonitlo, u~.~9lG·J7·1 8,

in microbiologia

+

17·18, @ ,

@, '• (ì.,+,

n

c

Puseiua (A· qui la)

6. 5.95

Miniat~·

12. 7.90

S.

+

Tnrquiui Oniroli, <!:, /t, +2 , rA, Q), ~ !tl5·lG·I:·l81 @,

IG-17·tu, (!J), / ,

Alvito (Fro· 23. 2.93 aiuont)

+

l!'ro!lini Di11o, c§:, O, + , '• ~ 9 Js· Dir. Suo. Bari

( Pisn) n

i:, +, (!)919, 9 91C· Osp. Torino

1, +

(igieu i s~a)

M nr.:r.l·llj!ll (;iacomo, <t<, toZ, ', Osp. Padova

'9 , ~ 91~-lo:-17, ©, +

·20. 3.40

l

5. a 11

MAGGIORI MEDICI clal n. 1 nl n. 7

a

a

l!'igline Wirunze)

11.10.87

K

R i,~rhi Giu11eppe, •!-, /t,0,4ì, A',

~91r•·IG·l7, @ ,

+, +

O~tp.

Livorno

l. 1.34

1. 5.16

Vittore 13.1:!.89 del Lazio (Frosinone)

Deeinn Camillo, • · ~. U /t, .,~,

Afri c a Orien· tale

2'2. 3.35

l. 5.16

a

Russnno Ca 15. 7.95 labro ( H. C.)

Guido Giot•m1ui, • • ~~ U lt, +. .4spett. illfenn. '• 4ì

21. 6 35

1. 8.2 1

c

Cn i v a D o

LIIUDil Leonida,

16. 8.35

1. 5.16

l. 1.36

l. 5.16

l . 1.36

l. 5.16

ltel'llardc, .;:, @) ~JG· Comando seuo- 31.12.36 Q) 1 8 le centr. mi l.

5. !U7

l).

25.12.89

(N a poli)

n

Vibo V n)unti a (Ca· tanzaro

11. 8.90

n

San Marco

15. 5.89

">(91~·1 &·1:·18,

toZ, @ , +

'*'· u /t. rL> ~·lO, os')}. Napoli

. , +,(A'l ~ 915·1f;-l~·IB 1 @

91

Osp. Alessandrin

Ar~eotauo

(Cosenza)

a

Gi Ciin Tnur11 ( H. (;a-

luhrin)

13.12.g6

GiRnnt~tti 1:·18,

w, (L, +, ~ 3-1 ·•~-20, o{•


(.~e!flll' ) ~l I G(; IOR I MEIW. I

27 ANZlANITÀ

LUOGO

Data

CASATO t; KOMY.

di DI NASCITA

nascita

P OS I ZIONE

di

di

grado

&ervizio

l 5.37

l. 4.22

11. 6.37

5. 3.17

Coli. med . leg. (toegrtltnrio)

12. 6.:!7

5. 3.17

011p . Huma

l. 7.37

l . .J..22

Ot;CORAZIONI E CA:MPAGNE

dnl n. 8 nl n. 21

a

Ro m a n o Lo mbRrdo (Bergamo)

8. 9.90

Paolu (Co-

!<l. 1.91

&enr.a)

Ciud nru l?nffrullo. ~.Q.*· ~~,

*• Osp. Nnpuli

(1:)919-t&-tl' 'IO 915-16·1~·18, ~.

• • + ,<D M i ntur no ( Napoli) o

a n

12.12.87

J.'edclt~ Pasqunlc, E<, O, o,~ 916 ' 1

71

@,

+

Andria (Bn- 17. 8.98 ri)

Tr(' picdoui Hmmmele, o!<, @!, cD, ~ 91~-1 n w,+. L . D. in ti· l!iolugi a

Gioio11u Io· nica (B. CnJabrin)

10 6.89

Rodinil Nicol' Antonio, ~911;1"·, "" . 1g1ene . . \.\IJ, +, +. L . D w

Dir. San. 1\tiln· 1111 (igienistn)

l. 7.a7

5. 3. 17

l<' i o a r r n (Messina)

14.. 2.92

Ferrnlutu Gitu•cpJJC, =!:, ~. +z, :M in. Guorra J.9t9·lo, ~ 91r.·•~·l•, @, + L. D. (dircz. Il e r" . in ~:hirnicn di gut" rra ehimico Juil it.)

l. 7.37

5. 3.17

SettingiAuo 16. l .96 (Cntnnwro)

Virgilio 81"'6rio, ·~, +, 4). ~91G· 0 11p. Tirnnn ••·to, <W, ofo. r•. D. in nnntomia ed istologia patologicn

l 7.!!7

l. 4.22

S. G iovann i 21.10.89 in Fiore (Coseuzn)

Ùll)l. Trip1oli

l. 9.37

5. 3. 17

l. 9 .37

5. 3.17

l. 9.3i

l. 7.Z'J

*•

Bnrnnbn T,eor~ardo, rt, ~ 91 6 ' 17 A frica Orieu-

Monopo li ( Bari)

3.12.88

A r i ano Jr. pi no (A· velliuo)

:n. 8.96 Cnlcstgn i Amnto, U ·~, /r, ~.v,

·!8, ~ • • • '•

{l;> 1

,w, +

+, 'X tu, A.q.93~·3G1 @, +

tlllt!

O~ p.

Milano

a

Palermo . . 17. 6.91

Pnvontl niuRcppe, ·~. ~. e. 9I G· l~·la 1 @ , (Q U19 1 +, +

D ir. Su o. Pl\· lornw

l. 9.37

5. 3. 17

n

Nnpoli . . .

3. 8.89

Pagrwttn Umberto, ~, /t, t,.9l9-'lo,

OF~ p. 'l'ripoli

l. 9.:H

5. 3.17

Portici (Napoli)

6. 4.90

Torre 8alt•1ttore, U ~. 1., ~ 91 ~·

Osp. Napoli

l. 9.37

5. 3.1 7

l , 9 37

16.12.1 7

n

a

S. Giuseppe 18. 9.91 Ves uviano ( Napoli)

l)(' 91~·1o;·J7·18, @ ,

IG·l0·18 1 @ , •

.+

+, +


(se gu e) \IAG GH' RI !>llilli C I

28

ANZIA.N ITA L UOGO

Da w.

CASATO E NOME POSIZIONE

ùi 01 NASCITA

di

DECORAZIONI E CAMPA G NE D3@Ci ta

di

vado

--7-----,- . - -

- ---"----

--- - -

dal n. 22 al n. 37

n Cl1iaramon- :l9. 1.93 Iannizzotto Antonio, ~, ~"'• ~9tG· Osp. Catnnzaro ·~·1 8, @ ,

t ll Gulfi

+

l. 9.37

16.12.17

]. 9.37

l. 9.20

l . 9.:i7

l. 9.20

(Rngnsn)

a

Terni . . .

28 . 7.93

Pa.risi Ennio, ~.o, +, c~ , ~· I U l · Osp. Roma l;·tu, @ , ·~

a

Bernnlùa

8. 5.92

Belisnriu Git~lio, •!?, ~ • .X•917 , @, Osp. l<' i re n ze

• • <D, +

( ~fa&era)

n

Vicari (Pn lenno)

13.10.!!2

Lamendoln J.'ilippo, t§:, +, ~

Osp. Bolzano

1. 9.:n

l. 9.20

a

Taranto

8.12.93

Fiscl1etti Giuseppe, <!', i:, +, li<-

Osp. Bari

l. 9.37

l. 9.20

l. !J 37

1. 6.2~

l. 9.37

l. 8.21

Se. a.p pl. snn. mil. (A. ~f.)

]. 9.37

1. 8.21

Osp.Napoli(segrlltnrio)

l. 9.37

1. 8.21

913, cD

©, +

91:·16,

a a

e

Navelli (.-\· quiln)

17. 5.98

Piccioli Ermen tJ{jil.do, 916,@

*• -k , €9 Osp. Chieti

G i o i a dei 2:3. 2.93 Giaunnutoni ;l(ario, •!'-, @, +, Minist. GuPr rn Mnrs i (A· qui la)

v, ~ 9Jt:·l~·l8, (Q)

Ba d o lato 27. 4.94 (Cntanrr.aro)

Pultronc J:affaele, ·~, +, ~, ~ 91 :·18,

©,+

1\npoli

18. 2.95

n

Palermo

25. 3.99

Vivla ]Jom.cnico, ,!:, +, @918, Osp. Firenze ©, •!-, 1•. D . in medi cina lll· galtJ

l. 9.37

l. 6.24

n

Magliano dtJI :\l ari\i (Aquila)

2. 9.91

Di LOI'Ilnzo Odoarllo, :i-, + . ~~~•- Osp. Bengasi

l. 9.37

l. 8 .19

SaRAnri

3. 8.94

.-!Rpett. iu:fenn.

l. 9.37

l. 8 .21

*• ;.. ,+

1

Osp. Trìesto

l. 9.37

l. 8 .21

C , ~ 918 ,

Osp. Cnglìarì

l. l .38

l. 8 .21

a

1• , @

:\lurrn (}i(wo mo, <t, +:t, (9918· 29 , "" 9J:.· I6· 17,

©

a

i\lesl\ina

1g. 5.96

Mas trog iaeomo Gni1lo, <[:, ~ 9 J G·I ~ ·I Il @ 1

n

Gro tta fH· rn r.n (Ho-

l. 3 .9~

Tappi

14. 8.!lJ

Pahuit·ri _4./fretlo, '~· +, q; 919, Dir.San.Mìlnno ~ 91C·J;·t ~, @ , o{· (segretnrio)

l. 1.38

l. 8 2 1

26. 9.!l5

Ro~ai ,l/ m ·io, ,i", +, ~. ~,~ 91 r<· Hi·Ji·la @ , .-:..: /

J. 1.38

]. 8 .21

Pri111o,

.g ,{..

~-,

ma)

x

T ur ino .

1

Osp.Saviglii\DO


(segur ) ~~ \GGI<ifll ~rr.ur c.r

29

-==:=o------- -=--=o-====r=====----,-=o;=====

....• o

LUOGO

ANZIANITÀ

Da t:.

CASATO t~ NOMe

di DI NASCITA

<n

l'OSJZIOSt:

nascita

di

di

~trado

Mrviz1o

l. 1.38

l. 6.24

--~-------~· -------------

dnl n. 38 nl n. 5:.1

a

TricArico ( Potenza)

11.7.900

a

Demicheli~

r:orrudo. ~. +. 4:l, Dir. Sa.n. Ca@ gliari Cigien.)

l. 1.38

l. 8.21

C a v a dei 30.10.95

Ferri Antouio, ! ', -1r. 1, ~ m·IG· Mi n. G u Il rr a ~~·l a, Q,. + (Corpo S. M.)

l. 1.38

l. 8.21

l. 1.38

l. 8.21

30. 6.38

l. 4.22

Dunsnoto Amedeo, =!!-, 1), ~ 91~· Afri Cl a Orit~n· 30. 6.38

l. 8.21

n

a

c

~ l ~ 91~·16·17·1~ l

Partinitlo (Palermo)

26. 6.95

Pussalacqua R~Tflel/o, .;., 1., +, Africa. Orien · <D, !D, ~~~-~~·I.-la,@ ,+,/ tnle

Nicolo si (CaGRnia)

4. 4.96

Longo

S e e o n d i-

22. 6.91

gliano (Nn· poli)

n

Osp. Bengasi

Bosco ma - 11.11.90 rengo (A · lessandria) Tirren i (Salerno)

a

Gagliardi Pasqrmle, o!•

:i 1 9 91~·18, Osp. Gt•rizia

Do11~-e11iro.

@, +, L, + l6·1 ~·1 ~-19·'l0,

@, • •

+

ttlt&

*• ~ . +l, Osp. 'firan u

A u g u stA (Si racu@a)

22. 5.93

Patta\'ioa DonWJui<'o,

Catania

3.10.92

Musumnrra llicol1), <!', (§, + ,I.,

9 91~·I a·J9·:to, @ , + ~ 91~·18,

@

Aspett. inferm.

30. 6.38

l . 8.21

311. 6.38

l 8.21

Nrtpoli ..

24 . 4.94

Dir. San . Bolo· 30. 6.38 gna (igi enisto~t )

l. 8.21

S. Gregorio Magno (~a· leruo)

19. 8.96

Guffredi L~tiyi, 'e , tl, J, +. 4;. Osp. Snviglinuo 30. 6.38

] . 8.21

S. Stef. Quieq uina (A· g r igeoto)

H>.3.!l01

x A rnui(·a Perdinaurlo.o,o.

~·r.·••,

w

:s, 1., Osp. Bengasi

30. 6.38

9. 7.26

Salemi(Tra- 28.11.94 pani)

Patti Gillileppe, ·•·. o, 9 91~·16· Dir. San. Bui· I~·la, @, +. 4;)92 1·2~ + za nu (segret). 1

30. 6.31!

l. 8.21

Vita (Tra· pani)

17. 8.95

Perricone GiusepJHJ, <3:1 9 91~·1G· Osp. Messina

30. 6.!':8

1. 8.21

Scanno (A· quil11)

17. 6.94

30. 6 38

l. 8.21

99-'5·.•31~

1>·19,

©, • . +

/}isp. )fillislero /~'stcri

(•

Forrui coln 17. 6.92 (Napoli)

Giuliano Uclelllillo, ,~, +, t!', Osp. Piacenza 9 91!HG ·l~·IU 1 @

30. 6.38

1. 8.21

u.

Vallata (A· velli no)

Ro~a

30. 6.38

25. 8.26

l. 9.900

fr11ido. -t, 1r •

Ot~p. Palt<rmo


(segue) ~UGGIORI MEIJICJ

30 -

.. ..

Al(ZlANIT À

Data

....

'(;

LUOGO

o

DI NASCITA

<Il

cn

CASATO lo: NOJIIE

di na seita

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

<li

grado

eervi~io

dal n. 54 al n. 70 a

Barr nfran· ca (Calta· nissetta)

16. S.!JO

Part\ni nfu .A1lfll!lo, U +, ~. ~. Spol. R. E. +z, ~, ~ 9J~·tC·t~·IB, @ , .§<, <D Homa

30. 6.38

16.12.17

a

Casnlvelino l\ fa ri n a (Salerno}

2. 4.96

Lista ))on~-enico, .;., +; ~ 910 ' 1 ~· Dir. San. Ge9u, @ nova (segret.}

SO 6.38

l. 8.21

a

Ro111n. . . . 28.6.900

Plnstioa .llario, cf:, 4), !t, ®y 8:•·3C Io t'. pres. lellunia (cam po elim. sana t. mi l.)

:;o. 6.S8

25. 6.25

c

Cervi nara (A velli no)

5.6.901

x Fuceiu Giovamti, ~. U ~, ~.

Afri e n Orien- SO. 6.38 tale

9. 7.26

a

Palermo .

13. 9.96

Lo Bianco Domenico, ,~-, <!>,

q, , ®9 3(\·:JG, ~

+, ~ 91G·I<·J8 @, +

*• Osp. Torino

30. 6.38

1

Roma . . .

22. 7.92

Gl:!laozè Oelestino, 'i', !t, tV, ~ 015·1~·1-..

@,

+, +

Africa Orien· 30. 6.38 tale

l. 4.22

n

Bn c ei n o (Salt1rno)

12. 4.96

Belieli i Uarlo, :-!', -&, ~ tnG·Ji·la, Osp. Milano

24.12.38

l. 4.22

n

Tt<a.no (Na· poh)

4. 'i.96

Cipriano Salvatm·e, +, ® 91 8,@ )!in. Guerra

24.12.38

l. 4.22

a

f'orino (A· velli no)

1. 1.99 Sautucci Ginseppe, •lJ, ~ 9IU @, Afri ca Ori e n+ mie

24.12.38

25. 6.:25

a

Cdalìt ( Pn· lerruo)

1. 1.94

24.12.3S

]. 4.22

a

Vairau o (Nn poli)

15. 7.97

Znnfngnn RìccMdo, ,~., ~· nta,r.i, Dir.San. Napoli 2-1.12.38 @ (igienista)

l. 4.22

a

Vi&toria (Si·

26.10.98

Salruè Jltto re, <!>,©,~;9 1 ij,@

24.12.38

l. 4.22

7.11.90

Palme m Uyo, <b, +, ~ 9JS·tG·t7·18, Osp. Napoli

24.12.38

l. 4.22

Purcnro (;iu-seppe, <t-, +2 , ©, ~ Se. nppl. faut. 24.12.38

l. 4.22

.A,@, +

+

(.[)92H4,

Pernice Vinconzo, <!', +, ©, ® 91 'H 8

1

@

Osp. Cagliari

Osp. Bolt•goa

racusa) Q) 924·ZG

1

a

a

Ariano di Puglia (A· velliuo)

2. 1.97

Hom<t . . . •

4. 8.98

@

911·1 8,@

Iu f. p re s. leLLooia

so. 6.39

25. 6.25

30. 6.39

l. 4 .22

SO. 6.S9

l. 4.22

(campo clim. saoat. mil.} n

Ga~<c rtn ( ~n­

3. 8.97

poli ) a

Tnrnn t o . .

Inabili ..11 a rio, U-&-, •ii<, •}, @ , ~n1a, Osp. Roma (se@

17. 4.97

gretario}

Gindil!e Uarnillo, ·~. @ , +, 4) J Osp. Firenze


( s .~ glle) J\I.~GG IORI MEDICI

ANZIANITÀ

Data

LUOGO

CASATO

di DI NASCITÀ

naRcita

31

t: NOME l'OSIZJ()N E

dì

di

J[Tado

eervi~io

30. 6.39

9. 7.26

SO. 6.39

l. 4.22

SO. 6.39

l. 7.23

* Oir.Snn. Torino 30. 6.39 (segretnrio)

l. 7.23

DKCORAZJONJ E CAMPAGNE

dttl u. 71 nl n. 8S a

Pal~rmo . .

10.9.901

Piazr.a (rr,ido, ~ . ~. to2,~,4.m·ta, Osv. Firenze (D 937 ' 38• L. U. in igiene

n

Vitulano (Benevento)

9.12.97

Scinldone Bt•rtolonWJo, •t, +. ~'

Viterbo • .

17. 3.97

a

~917·18, @, ~

Mnzv.nroni ('>(

a

A lessnntlria 27. 9.93 Anzio ( Ro-

4.S.90l

J

Gil~conw,

+, +. @ ,

M ocatiglte Uarlo, •l!', lt, +, ~\•,

a

uta, 'W

Osp. X o vara

'5I 916·1G·I7·181 @, +

Min. Guerra (Capo sez. inc.)

Filibeck (Huscppe, <l! , ~, / ••

fspt~r.tora to San.

30. 6.3H

9. 7.26

Perrini Angelo, ;t, <9 924-26 1 +, ~

wilit. Verona Osp. Bengasi

so. 6.S9

l. 7.23

Osp. Bolognn.

30. 6.:J!I

l . 7.23

Iso. 6.39

9. 7.26

SO. 6.3!1

l. 7.23

30. 6.39

l. 7.23

ma)

Bi t ont o <Bari)

23. 6.96

a Palena (Chieti)

S. 3.98

a

Arpino (Fro si nont!)

21.2.901

Pannra Ol~rlo, 't'• ". L. D. in Osp. Romn. clinica delle malattie nervuse e ment ali

a

Gi oi n. del Colle( Bari)

25. 6.95

Pnvune A 1~/0t~io,

a

a Comiso (Ra·

91G·IU

1

@

Cnmpnoa Anto1~io, <!,, lt, Cl),~ 91H8

1

@

')( 91~·1G·I7-1 8

1 @,

+, +2 , ~ .Cl), + 1 /2

Afrien. Orient. 1

12. 7.97 ' Rertone Giuseppe, '1! , +, ~91'1· 1 8, Oap. Tripoli @

guSSI)

a Trani (Bari)

9. 9.99

Pnpagoo .llicbele c.e-.

Osp. Romn.

w. 6.39

9. 7.26

a

~lodena

. .

6. 1.97

Adami Felice, :!·,Cl),~ 9 18, @ , /

Osp. Genovn.

30. 6 S9

]. 7.23

a

Napoli ...

9. 5.97

Trifiletti Jyiuo, <1,·, +,~917·18, @ ,

l. 7.2S

a

CIIi usa Se! nf11 n i ( Pn.ltsr·

7 2.97

Lo n t barò i Salvl,lore, +, ~ 918, @

Min. Gnenn llO. 6.3!:) (Capo de-ll'ufr. d ir. gen.) Osp. Snviglinno SO. IUl!J

22. 3.!l9

ARtnto ftil·olMno, et,~-, +, ® 91u, Dir.Snn. Bolzn@ no (igienista)

:10. 6.89

l. 7.23

n Asco l i Piceno

14. 0.97

Saccltotti Nicola, •S-, Cl), ~ 918 @ Osp. Torino

l!O. 6.39

1. 7.23

a

F'n n o (P e· snro)

5.10.98

Ri1>nri F:m·ico, !f.·, ~ 918 , @ .

30. H.39

1. 6.24

a

Bi11eeglit! ( Bari)

28.497

Bnrbiern .llnnmugelo,

*• ~9l8•19, Se. api>l. san. 30. 6.39

l. 6.24

•.

<9,(j), +

]. 7.23

m o)

n

~o rtino (Si·

racusa)

@

Roma (com. coli. med. leg.)

ÙSJ.I.

mil. (i ns. agg.)

l


32

( Segue ) MAGGIORI MEDICI

=

..

~

....

I.UOGO

o

ANZIANITÀ

Data

CASATO ~: NO~H:

di

o

DI NASCITA

00

nascita

POSIZIONE

llECORAZIONl K CA ~Il'A.GNE

di

di

gn do

s ervizio

dal n . 89 al n. 106 n

l

Snleru o . .

30. 4.98

Vitale Sttl vr,tore, <!>, ~. ® m·ta,

Osp. Napoli

31). 6.S9

1. 6.24

il.11.97

Santnboni lTml•erto, oli:, ~t, ®

Osp.

30. 6.39

l. 6 24

23. 8.96

Cortieelli .Mat~:t·o,<!>, ~91G-L7·13·t9, Direr.. sanità 30. 6.39 @ , •• /'l Firenze (segretario )

l. 6.24

S. 8.97

Scl1irru Giuseppe,

@, +z

a

Pienza (Siena)

Cetona (Sie-

a

oa)

i

9 17·18, @

Livorno

:t, o, +, ~ Osp. Napoli

30. 6.39

l . 6.U

Striano (N a- 21.11.95 poli)

Gntti ..drtnro, i :, +, cp, ~ 9IS·tG · Osp. Gorizin 17·18, @, +

30. 6.39

1. 6.2-i

Noto (Si ra.·

Cnrpinteri En1esto, ·~, ©, ~

Osp. Firenze

30. 6.39

l. 6.14

910 , @

Libia

30. 6.S9

l. 6.2-f.

91 7-1 8 ,

Osp. Messina

30. 6.39

l. 6.24

Ziugale Salvn.tore, •!:, <P, +, ~

Osp. Trieste

so. 6.39

l. 6.24

Osp. Verona

30. 6.SH

l. 6.2>l

Osp. Genovl\

30. 6.39

l. 6.2-l

*• ® 9IH 8, Osp. Cagliari

30. 6.39

l. 6.2i

Oonato, <i!>, ® , Ci), i9 O!!p. Udine

30. 6.39

l . 6.24

n 1N i c n fl tr o 9.12.901 Snn toro N icoli·uo, q;,!,+, ®,a~·:>lJ Osp. Ti rana

30. 6.39

9. 6.27

n

a

1

a

Cagliari ..

20. 4.96

917-18, @

9 16•17,

CUlli\)

@, .

l Potenza .. 30. 5.!l8 Salvati Giuseppe, *• 9 9. 5.98 Coccia Git1seppe, 'l!>, ® n lTropea ta.nzaro} @, +

n

(CII·

'

n i Cesnrò (:'tfe!!sinn)

23.9.900

a 1 Bagheri n (Pnlermo) 1

7.9.900

Sciortino ScllNttore, ~., @

a j Catania ..

5. 9.98

Feuga Edgardo, ,i!>, ~ 91 5 ' 18, @

a

Paduli ( Benevento)

16. 7.98

Falho Em·ico, ot,

Mola di Bari (Bari)

29. 1.9-i

91U

1

@

@ , •• ® 93r.·30

•

1

n

Gi~nuto

9 15·16·1\ @ ,

. 2, +

l (Catanzaro)

a a

Pnlaruw .

9.10.99

P ecurella .M ariano, ç\ 1 @'1 916· 19,@ Africa Orit>n· tnle

SO. 6.39

l. 6 .24

Palc rlllo .

8 . 9.98

Calvello SolNt lore, •!!:, ~. ; 2 , + O::o p. Palermo

30. 6.39

l. 6.24

Dir. San. Bari 1 30. 6.!~9

l. 6.24

l

n

l Pnlenuo . ' 15. 3.96 l Iufnntino Simoue, tf, ®

n

Ca-<trtn(i'ì'-l·

poli)

21. 2.97 1 Ci,l!nln

9 18,

@

Nario, <!>, O, ~ . +, Osp. Nnpoli

~ 911· 1U·I9 , '@l, @

30. 6.39

l . 6.24


(.< eglle } i\I.~GGIORI

ANZIANITÀ

Data Lt:OGO DJ NASCIT A.

CAS ATO E NO~II<:

di n&&cita

33

~IElJI C I

POSIZJONF.

di

di

grado

ser vizio

Labruna Vittorino, <!!>, ~, ~t;~ 91 9, Oap. Brescia

30. 6.39

l. 6.24

Caputi Giovanni, o§,, ~ 91 c, @, Osp. Bari

30. 6.39

l. 6.24

Se. n p p l. san. mi l. (i ne. ngg.)

l . 1.40

9. 7.26

Min. G uerra (direz. serv. d1im. mil.)

l. 1.40

6. 5.28

Min. Guerra

l. 1.40

28. 3.29

O~:CO RAZIONJ

E CA MPAGNii:

. dal n. 107 nl 11. 122 Avellino . .

n.

28 . 8.96

~ 916-17·18, @ ,

a

Bari . . . .

6. 8.96

+

·~ Pll.ternò (CataniA.)

4.8.900

Chiam Giuseppe, *' @ •

Thiesi (Sae1 sari)

19. 9.95

Serra Gimeppe,

a a

l

18

a

Campi Bi· 10.8.901 s enzio (Fil r enze)

a

1

J

l

a

1

@

*; ®, ~

Tn.rducci Afltrio, <!<, <9 .

6.11.905

Aceardi .il nlonio, ~, +, ~t;~

Se. appl. san. mil. (ins. agg. )

l. 1.40

31. 1.30

l 1 ~lilazzo ( ltf 6SRÌ DI\)

31.5.902

Impallomeni Rosario, +, <!) .

Se. nppl. san.

l. 1 .40

31. 1.30

l

mi l.

Bnooltianieo (Chieti)

3.9.905

D'Attilio Evanàt·o, ~t;~ •

Osp. Roma

l. 1.40

29.10.31

Chieti. . . .

7.7.906

Ferrajc,Ji Ferruccio, !il, ® . .

Osp. Fir"nze

l. 1.40

29.10.31

+, <9, Osp. Roma

l. 1.40

:l9.10.31

O~>p.

l. 1.40

22. 7.32

. • Se. appl. san . mi l. (i ns. ag~.)

l. 1.40

31. 1.30

Oreste, r§:, ~ 2 • +, Se. eentr. mi l. alpinis mo

l. 1.40

26. 7.16

Vita Guido, •!!:, +, ~Dl5·J6·17, @, Osp. V t~ronn

l. 1.40

6. 5.28

Conti Germ·do, :ff!, ~ 9l 5 ·1G·I7-l~, Oap. Torino

l. 1.40

6. 5.28

l. 1.40

6. 5.28

a

i

a

Tommaso, -&, l S. Maria C. 14.3.907 Snntillo @> 1

Pietravairn- 9.11.906 no(Napoli)

S. Teresa di 8.2.004 Riva (MesI sina) a Vestignè 30. 8.95 (Torino) Cnlnscibettn

7. 9.89

e

Iadevaia. Elrat~ceaco, + Znffiro EdoM·do,~t;~.

'1!1 Mnnfrcdi

~ 91~·16·11-18 1 @ , 1'3, -§.

Miranda (Campob.)

3. 5.90

Elena (N n.poli)

25. 6.89

@

Leccese Antonio, e§., o, <E , <!)9 17 "1Albania u, ~ 916·16, @ l

s

Genova

+

(Enna)

a

@,

935·36

V. (Napoli ~

a

a

•

Mantova . .

a

n.

91G·J 7·


(segue) ~IAGGIORI MEDI C I

34

-

., ~

.6.N ZIANIT À

Data

·0

LUOGO

3•

D I NA SCITA

.n

CAS ATO E NOM J.: POSI ZION E

di DAACita

uo

di

UJ.:COIUZIONI E CAMPAGNE

grado

dal u. 123 nl n. 138

a

Capua (Napoli)

28.1.000

Scaf(l Amedeo, <§<, '- •

O~p. Napoli

l. 1.40

25. 6.25

a

Gela (Calta· nisset ta)

9. 7.900

Faloono R(tffa~JI~, =!!', lr, ~ .

Osp. Verona

l. 1.40

26. 6.25

a

Moçtall'Afformo ( l\lcs· einu)

24.7.97

Fiumara . l nto1~ino, c!·, O, ~.

Min. Guerr a

l. 1.40

25. 6.25

a

Spio az zola ( Bnrl eHaJ

29. 7.98 CMrnrn V ic(l/f) .Acl6l1J•o, +, ®917, Osp. Tirana

~ 917·J8, ~ • •

@, +

l Mio. Guerra

l. 1.40

l 25. 6.25

Osp. Bologna

l. 1.40

25. 6.25

Osp. Livorno

l. 1.40

25. 6.25

l. 1.40

:.!5. 6.25

Tanc·redi Urbt,no, •f>, O, ~ . +, Oep. Napoli

l . 1.40

25. 6.25

Mainru zzo Serafìuo, ~. +, ~m· ta, @

Di8p . .Min. Fi· tur nee

l. 1.40

!!5. 6.:?5

VnsLa GiuBe[IJle, =!--, lr, .J;;

DiRp. Min. l!inanee

l. 1.40

25. G.2:i

0Rp Tir11nn.

l. 1.40 l 25. 6.25

Contrino Fcrdi11aniw, ~. ® 91 7•

C an i c a tti (Agrig.,nto)

4. 8.98

Napoli •.

27.11.98

,, Sassari . . •

8.1.900

Bun Oiu1eppe, '!>

Noto (l::ìira-

5. 6.99

Cultrorn F'rrmcesco, =il', Il}, +, ~ Libia

a

n

a

181

@. +

91 0,@

Tor t ore lla (Snleroo )

n

3.1.900

v 9 17•18

Cautano 25. 4.99 ( 13eneveoto) R iposto (Catani a)

8.10.900

~le~;si o a

••

11. 2.98

l

Farn ese

6. 3.97

l BriJ,!u uti

(ViLurbu ) n

@, .

Cnliendo .1/ichele, ,!:, ~. '5( 911·18,

cusn)

a

Pnolir>i (BO·

~.

i( 91S·ts, @

iJntllllÌO,

41, ®

Osp. Bolznno

l. ] .40

2!>. 6.25

23. 6.97

IJifno o . lug uBIO, u ~. ·- ~9!'ò, l l :l

Min. Guorra (sal i\ m ed.)

l. 1.40

25. 6.25

· Osp. Genova.

l. 1.40

25. 6.25

l . 1.40

l 25. 6.25

Cnll Douumico,

l

91li· l?·l 8

1

@ , [fl

~'• +,

l

n t•vt·nto)

a

Nnpoli . .

24. 9.!J9

Bavn .ilrtul'l>, 'ii'

a

)l u l fe H a

26.6.900

1:-' ootnua Sicnlù, ,!, ~

(Dari)

l

l. 1.40 l 25. 6.~5

l

·

O!>p. Gorit.ia

l

l


(se gue ) ~fAGGIORI MEO ICJ

.. ·c:;

35

Q

LUOGO

ANZIANITÀ

Data CASATO E

NO~I E

di DI NASCITA

l'OSIZIO!I E

DIU!Cita

di

di

grado

servizio

dal n. 139 al n. 155

a

Agira (Enna)

22.4.900

Colombrita Filippo, o, •!'>, -&, {(1. Os p. Bengasi

l. 1.40

25. 6.26

a

Napoli . . .

7 .2.900

D'Alessandro .dntimo, oE•, <!>

Afri ca Orientale

L UO

25. 6.2S

a

Molazzana 13.11.98 (Massa)

Maguani .Abele, -& • •

A friea Orien-

l. 1.40

9. 7.26

a

Petronà (Catanza ro)

5.3.901

Cat·pino Rodolfo, ~. ®

Uff. autonomo san. l:todi

l. 1.40

9. 7.26

a

Bagheria (Palermo)

1.1.901

Capnto Biagio, 4), !t, ~

Osp. Bolzano

l. 1.40

9. 7.26

a

Bari . . . . 13.11.900 Tagliafìerro .dr11t<' " d.o, +, ~ . O s Jl. Al essa ndr in.

l. 1.40

9. 7.26

a

R i zz ie o n i

5.10.900

Sta.gnitti Pranr.eaco1 +, 4ì

Africa Orientale

l. 1.40

9. 7.26

Il

(Reggio Ca· Jabrin.) Livorno . .

29.1.901

Cei Filibc·rto, Q) •

Osp. Novara

l. 1.40

9. 7.26

tale

c

P ollica (Salerno)

11. 2.95

Galdi Fl01·iano, oli>, € 9IG·••·Js,@ Os11. Firenze

L 1.40

9. 7.26

a

A lca mo (Trapani)

5.4.901

Gregorini Pietro, x, -&, Qi,33r,-:«; Osp. Brescia

l. 1.40

9. 7.26

a

Palermo . .

6.1.902

Ingria Lonnzo, ~ ,O, !:<, G, 935 ·:JU Osp. Pahmno

l. 1.40

9. 7.26

a

Palermo . .

11.4.901

Tomaselli .A.n tor~i1w, ~. +, 4) .

1. 1.40

9. 7.26

Colomba NicoM, tJ, L . D. m Osp. Tripoli clinica o cui ili ti ca

l. 1.40

9. 7.26

Castellama- 19.9.901 redeiGolfo (Trapani)

Dir. San. Palenno

a

Lercara Friddi (Pa· lerlllo)

7.10.901 Battaglia .illiclwle, •+ , (9 21· 28 • Osp. Tripoli

l. 1.40

9. 7.26

a

Palermo . .

8.10.99

Mnngiune Gi11seppc, ~. 1<, +, Osp. Palermo _,{ ~911·JU @ 1 1

l. 1.40

9. 7.26

n

Vi ggi an <• (Pvte nza)

8.11.98

Di Hago P1·ospc ro, o§:, ~ 9 1 8,@, ,1 Se. A. U. C. Pesaro

l. L40

9. 7.26

a

Laurito (Salerno)

1.6.901

Pao1.mo Pilip]J01 +, @, + ,ID . Ree l. m il. Gaeta

1. 1.40

9. 7.26


(segue) MAGGIORI 1\fi!!DIC.I

36

ANZIAN I Tl

LUOGO

Data

CASATO E !\OME

t'OSIZlONE

di 01 NASCITA

nascita

O~:CORAZION I Y.

di

di

grado

aervido

l. 1.40

9. 7.26

CAMPAGNI':

dal n. 166 al n. 171 Mirabella Clatulio, ~. +, tP. • Oap. Padova

P o zz u o l i (Napoli)

7. 2.99

n

A pire (Ben even t o)

22. 3.99

Pnrn~ona PiBtro, r§:, io, 4>, '!( 917-18, +, @

Oep. Bari

l. 1.40

9. 7.26

a

Spinazzola (Bnri)

7.6.900

Calogero Vito, oH:, @, +, Q), ~

O~p. Bengasi

J. 1.40

9. 7.26

a

Sneenri . . .

8.2.901

Idioi Francesco,

Direz. Sanità Cagliari

1. 1.40

9. 7.26

n

Snlvitelle 23. 2.95 (Salerno)

I m br e n da ]Jf atteo,

DiR7>. illin. Finan41'6

l.

uo

9. 7.26

Saviano (Napoli)

3.1.900

Montone .Arturo, o§:.

Disp. Min. Pì·

l. 1.40

9. 7.26

a

R ama cc a (Cntania)

7.7.900

Fiaicbella Giambattista, ~. io, Dir. San. Ge· +, ilr '21-2a oova(igionista)

l. 1.40

9. 7.26

a

Buccino(Sa · 24.1.900 lerno)

Do Lucia Raffaele, '8

• Osp. Aloaaandria

l. 1.40 l

9. 7.26

n

Ce n turi p e

16. 2.97

Drngu Ualoyero, +, o, o, +, S.:uola A.U.C. ~ 917·18 1 @ , <!- , / Luccn

l. 1.40

l

9. 7.26

a

l

17·18, @

'*, +, ~

916·

fiMI t~

(Eu un) A

Vìagrnnde (Catania)

9.10.900

Nicolosi .Anto?aio.

Osp. Gonova

l . 1.40

9. 7.26

a

ltlesaina . .

4.1.900

Campagna GCUJpat·e, ti>:', ~- 2 ,

Osp. Bolzano

l. 1.40

9. 7.26

Coli. rued. leg.

l. 1.40

9. 7.26

011p, Tripoli

l. 1.40

9. 7.26

Fnouzi A.lclo, tJ!·, +, <Sì,~ 9 16' 16• Afri c n Orien· 17·181 @ tn.le

l. 1.40

9. 7.26

Africa Orientale

l. 1.40

9. 7.26

Direz. 8nnità Bologna

L 1.40

9. 6.27

+ ,c!)

a

Roma. . . .

22. 8.93

'111 Pedroli Giuw6pp6, ~~ io, c,

&

N npol i · · ·

5.9.900

C in m polillo Pru.1q11ale 1 '~~'• c!) .

a

Monte S. Sa· 16. 2.93 vino (Arezzo)

+: ~ 915·16·17-18, @, /

a Torro An· n un zia ta (N ll(lOli)

2.10.98 Manzo Giot> anni.

a

25. 7.99

Pinna d e i l: re oi (Falenno)

I

l

Coccia Fratlc6wco, =io, ~ 918, @

l

l


37

(segue) l!AGGIORI MEDICI

....

ANZIAJflTÀ Ll:OGO

"'

Data

s

01 NASCITA

~

~

naeoit.a

l a a

CASATO E NOME I'OSIZIONE

di o~;COR AZIONI

E CAM PAGNE

d"l n. 172 al n. 186

Spaeoaforno (Rnguea)

4. 9.99

Snlemi(Tra.pani)

4.7.901

Floridia Francesco, +,

.,

l. 1.40

9. 6.27

Calla 8te(11no. -&, ~ • • 2, ~9%'1-28

l. u o

9. 6.27

Osp. Napoli

l. 1.40

9. 6.27

Oep. Palermo

l. 1.40

9. 6.27

Bonelli Artu.ro, •• •!r., U-&, ~ . Dilp. 11fin.

l. 1.40

9. 6.27

Burzelli Giovant1i1 !·, -&, +2 , ({} Osp. Tirnna

l. 1.40

9. 6.27

lannnrone Getii!I'OB01 !>, ® •

Oep. Milano

l. uo

9. 6.27

Torella Gicvrmni1

Oep. Novara

l. 1.40

9. 6.27

l. 1.40

9. 6.27

l. 1.40

9. 6.27

l

@>U~·3G

~!neto

a

Tusa (Mee- 12.8.901

Di Maggiu Jt'rmwcsco, ~ .

Alicllele, •!!• •

eioB)

l Nocera In· 1 foriore (Sa·

23.9.901

servizio

(direz.eervizio ehim. mil.) So. A.U.C. Brà

Ripaea n d i- 13.10.900 da (Potenza)

a

g\'&do

~1iniet. Guerra

~9·30

Liontn (A- 21. 7.98 g rigento)

di

4),

~918, @

a

a

di

•

+, ~917, <1), @

Afriotfltalianfl.

l lerno)

a

Ari an o di 18.4.901 Puglia (A· velli no)

a

Pietrnmontelllnssimo (l<'oggiil)

a

An gr i (Sa- 21.2.901 lerno)

a

S. Bart;olo· meo in Gal· do ( Benevento)

27.9.900

7.4.900

;,9 .

•

Campaoclln An·igo1 +, <P

Oep. Trieste

l

9. 6.27

n l Regalbuto (En na) La neri Git•mcchino, ·~·. + .

Oap. Palermo

l. u o

9. 6.27

Gitt81!J>po 1 +, 4) 1 ~ 91 7 • Dir. San. Tripoli (igien. )

l. 1.40

9. 7.26

Osp. Vorona

!. 1.40

9. 6.27

Leonforte 10.7.903 Ventura Vittorio Elll(tnttele, <M:, Osp. Milano +, 4). L. D. io elinicn neurolEnna) psicbintricn

l. 1.40

9. 6.27

a

JJ eouforte (Enna)

a

Riccia (Unm· 28. 8.98 p obasso)

.Mascitt 18, @

a

Jlieaequino ( Palermo)

Spntaforn Gir11eppe, +.<V

a.

8.7.900

3. 1.99


( >l' ylll' ) ~L\GG !URI ~l ED ICI

38

E

CAPITANI

~~El) IC I l NCi\1\I CAT I lll::L GRADO DI M .\GG l OR E

ANZIANITÀ CASATO E NOME

LUOGO

POSIZlONJo:

eli

di grado o dell'in· carico

DECORAZIONI E CAIIIPAGN E

DJ NASClTA

di &er\"izio

dnl n. 187 al n. 196 Pisa . . . .

a

Davoli (Ca- 22. 7.93 tanznro)

Procopio Bell.al"'llÌ1UJ, -1r , ·~,, O, Osp. Catanzaro

Partinico (Palermo)

a

a

13. 2.93

Sot&ini Gio11anni, O, @ , .;., /r,

e

l. 4.97

6 . 5.28

l. 1.40

6. 5.28

Mnrclrese Agostino, <!=, -a., o, +, Osp. Palermo

l . 1.40

6. 5.28

'*'• © 2, +, ©, @ Osp. Pt!rugia.

l. 1.4.0

6. 5.28

l . 1.40

6. 5.28

@i , @ 928, • • @ 91~·16·17·18, @

@ , ~ 917·JU1 @

Matera . . . 15. 2.92

Paladino Paolo, 916·l"t-18,

Gangi (Pa!ermo)

a

Osp. Cagliari

l. 1.40

+, 1). @9ls-16·11·18

30. 3.93

®

Purpura Giovanni, + , @ , +2, 915·1G·l7-!8 @, @

~

Osp. Genova

1

"l

Le~.

12. 9.97

Pernice Vincenzo, +,+, (!ç 1 @917 ·Ja, @ , +

terr. CC. RR. P Alermo

16. 2.40

6. 5.28

P etralia Soprana (Palermo)

14. 8.98

Lio Giuseppe, cft-, +, q;, ~ 917· Osp. Bob·.ano

6. 3.40

6. 5.28

Boian o (Ca m p o· basso)

2. 3.91

15. 4.40

6. 5.28

Spe ri ouga. (Roma)

l . 2.98

7. 5.40

6. 5.28

24. 5.40

6. 5.28

a

Palermo

n

l

e

18, @

Colacoi F1·ancesco, ~ 915·16-J7-18, @

*'

@ , • , @1

Zicchieri Leone, 'ÌÌ', @, @917-JB,

Osp. Udine

O~!l

Lh•NDO

@

a Caltanissetta 1:?. 7.96

l l

Gentili Spinl)la Alessat~dro, •t:, Osi). Novara • • ·~.• ~ 916·17-18, @

CAPITANI ~fEDICI INCARICATI DEL GRADO DI MAGG IORE

dal n. l al n. 3

l

n S. Vnlnntiuo Torio ( ~nleruo)

l.

uo

6 . 5.28

l.

uo

6. 5 28

Osp. Alessan- 1 l. 1.40 dr i a

6. 5.28

11. 4.93

Vll!\tO)Il Jfa.1'ÌO, t!ì:1 /t, @ , ~ , ~

Osp. Caserta

2.12.99

Bnudo Antonio, t., @, • .

Osp. Palt'r mo (A. M.)

BMgiiÌ T,eonicla, ,~, t:J, +. ~ , ®

l

91~ ·i G·I7· l K ·J9-20

1@

(A. M.)

l

a a

Mi s i l meri (Pnlormo)

Ci vi tn.vt•c - 21.11.92 chi<\ ( Homl\)

U J~·J ;·J S , @ , /


{segue) CAPITANI

MEOICI INC.\RI C.\TI Ot·: t. Gf<.\00 IJI )1.\ GG IORE E

Plll .\11 CAP IT\l'il ~tE:UI C I

39

ANZIANITÀ

.. ·s

~

Data

LUOGO

-

DI NASCITA

=

a

CASATO E NOME

POSIZIONE

di

s

naeoita

dell'inoa· rico o di gTado

s ervizio

l. 1.40

6. 6.28

l. 1.40

28. 3.29

1. 1.40

28. 3.29

Libia

l. 1.40

28. 8.29

Dir. San. Genov:\(caposez. disinf.)

l . 1.40

28. 8.29

Afri ca Ori e ntale

l. 1.40

:.!8. 3.29

1. 1.40

2~.

1. 1.40

28. 8.29

l. 1.40

28. 3.29

1 . 1.40

28. 3.29

. Os p. Trieste

l. 1.40

28. 3.29

. . Osp. Bari

l. 1.40

28. 3.29

·i

l. 1.40

28. 3.29

30. 9.24

l. 8.21

so. 9.24

25. 6.25

DECORAZION I E CAMPAGNE

l

dal n. 4 nl n. 16

l Carinola 23. 6.96

Ge ntile Vitm1gelo, .go,+, (!;) 9Z9,

(r\npoli) Snseari.

a

~ 916· 17·!8

Afr i c:~ Orieutnle

@ , /z 1

.. 13.11.903 Masala Piras llllwio , @, 1<, +. Leg. terr. CC. RB. Lazio

@9:l.H6

Parma . ..

n

23.8.903

Negri Pietro, /t, + z, <O, ®93!>·3G Os p. Torino

n

Meli t o di 10.2.902 Napoli(Na· poli)

Cozzolino Feàe1·ico, <O

a

Vittoria 12.7.901 (Ragusa)

La Mngna Giuse71pe

a

Villafrnnoa Siouln (Agrigento)

Arcnbasso Girrseppe, <O .

13.9.902

.

.. :\fonte Ma- 15.5.903 Marigliano Giomnni, .;., +, ~~~- :'wlin. Guerra

~

rano (A-

di

3.:.!9

32, ,

v~llino)

Trapani

Il

.. 18.11.908 Cernigliaro ·!tfichele, +, 1< . <r., ' Dir. San. Tre-

vi ~o (capo sez.

disinf.) Osp. Torino

l

l Noeam (Co· 8.3.1102 Arcuri Nicola, senza) a lGeraci Sien· 14.10.901 Parutn Giovanni l o( Palermo) a lVizzini (Ca- 3.12.902 Curinlu Vito, <!:, <O l tania) a

a n

O)

Altamura 17.5.901 (Bari) Galatina 22.3.901 {LtJOCe)

.l

Dir. San. Treviso

Lucente P(~qttale . Lagna Donato, @ .

.

Osp. Tirana

PlUi\11 CAPI TANI MEDICI

dnl n. l a.l n. 2 c

c

S.Apolliun.- 22. 5.91 re( Napoli )

i\In.lluzzi Ame!'igo, ,§,, + ,<D, ® .Aspett i1~fe rm.

Agira (En-

Troina Fr<mcesco, <li', +, !lì . . Os p. Fire nze

DII )

28.3.900

91 11,

@


40

(~<'!J UC) PRDII C~I' IT.\1"1 MC:!ll'. l

ANZIANIT À

L UOGO

C ASATO K NOME

DJ NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

POSIZJON& 0&8CÌI Il

di

di

grad o

ser vazio

dal u. 3 a l n. 17 Barbiera Giuseppe, U-~r. ~.~,+ , .:! Bpett. injtJrm. j 1. 6.27

Sciaeea (A· grigeuto)

9. 2.96

e

Belpa u o (Catania)

30.9.98

e

Trnni {Bari) 15.11.900 Spezza ferr i .Antonio,

e

+ ,Q)

ComeeSebastiano, t§:,® 91 8, +, A fr ica Orien· @ tale

1.6.27

l. 6.24

*• Uir, Q) Dir. San. Roma

l. 6.27

l. 6.24

l

(capo serr.ione disio f.)

11

Casçell11 bate (Salorno)

22. 5.97

Gamml\rano Vincenzo, :Jr, +, Afric a Orien ® 810·18, @ tnle

l. 6.27

l. 6.24

a

Parti n ieo (Palermo)

22. 6.97

Cnnuizzo Sebct8tùmo, +,®, <!) ,

Afri e a Orientale

l. 1.28

l. 6.24

e Muro Luca- 19.10.900 MennonnaGerardo, O, i., CA . Se. appl. san. no (PoteuL. O. in batte riologia ~ im- mil. (ine. t it.) munologia e in igiene ~:a)

l. 1.28

9 . 6.27

e Cl\ nn i te Ilo 16.11.908 Cancer Luigi.

1. 1.28

l. 7 .38

l . 1.28

l. 6.2!

Dir. San. Tre-

6. 5.28

22. 7.12

e917·te, @

*'

2 art. alp.

( Reggio C.)

a

Tre q un n da (Siena)

22.10.94

Terzi Peàe1·igo, ~., i. , ~91 5-16 " 11 • Oep. Udine

e

Caser ta (Napoli)

4. 12.87

Pnpa fi ennaro,

a

T r nni(Bari)

20. 6.88

Laurorn Ca·rlo, ~. ~ 915-16-17·181 Disp. Minilft. Fina.nze +,O, <t, @, + , /

6. 5.28

6. 5.28

a

Ortona a Mare (CIIie· ti )

30. 3.88

Croce Gnino, :J!:, ~ 915-le-t7·tu-zo, Osp. Chieti

6. 5.28

6. 5.28

n

Sas~n.ri . . .

7. 4.91

Cordt~ A ntQnio,

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

Il, o, ~

.•.@

JG-17-Ia·ts,

*• ~

+

9tz·t3·tH5·

. , *• @, o{·

(A. M.)

+, +, ~9 IS· tt.·l1 , lnf. pres. Sas-

@

n

n

Sl\ri

Fnrnono l1nt01~io, ,li>, +, @9t5-IC, Osp. Udioe

Mu ttola (Tn mllto)

9. 8.88

Pun.it'" S. Bt•ul•del.l.v

9.10.88

n.. uolli Awn:lio, 'li', it, +, .!), ®

Dir. S nn. F irenrr.e (oapu sez. disinf. )

s. o.28

6. 6 .28

31. 5.88

~n t.nrin nni Vincet~~o, ~. +, o.,., "l9~1~·1G·I~ ·I8 @

Osp. Catnozaro

6. 5.28

6. 6.28

Q., 911·1U·I9

@, + 1

916· 1?·18, @

( Furl'l)

n

viso

~1 o & t a

~-

Lrwia (Ca · tat:znru)

1


(seg11e ) f'RDII CAPITI N I E

CAPITANI

.n

~IEDICI

. ANZIANITÀ

~

.. ·;;

Data

I.UOGO

CASATO E NOl JE POSIZlON&

di

..

s

DI N A.SCIT A

Il!

n a. cita

rJJ

di

di

grado

servizio

25. 6.28

25. 6.25

Osp.Sa vigliano 25. 6.28

25. 6.25

DECORAZIONI E CAMPAGNE

l

dal n. 18 nl n. 24 So lo p aca 16.11.900 Leona.rdi Donllmico, <t, + , @, , Osp. Milano

e 1

a c

(Benf>ven~o)

Bari

~. /

. . . . 12. 3.98 Vim~rcati L1tìgi, rt, /t

(A. M.)

Bianco Gi011. Battista, <t,

Paupisi (Be- 21. 7.99 ne vento)

~.

~918, @, + , ~

c Sassuolo 24.10.99 Grilli 1lfa •J'ÌO 1 ~

Dir. San. 'l'orino

25. 6.28

25. 6.2&

Osp. Ancona

25. 6.28

25. 6.25-

(Modena)

Grumo Ap· pula (Bari)

6. 4.98

Ciccimarra Gaetano, <§1, + ,

Osp. Bad

25. 6.28

25. 6.25

c Navoli .. •

l. 1.98

Di Casula Giuserpe, +, !t , !{>' ,

Osp. Ancona

9. 7.28

25. 6.25

*• + 1 <!), Afriea Orion- 16. 7.28

25. 6.25-

a

a

~ 917·18,

®

.

+ , ~9'16~1-118, ~9 7-ta, ®, A~~3~·37

Sciacca <A· 14. 1.98 grigento)

Maglienti Fr.anceBco, ~93~ -36

tale

l CAPITANI MEDICI

dal n. l al n. 7 e Nicosia (Catania)

3.3.901

Mastrojanni Decio, "')

. . Osp. F i reu ze

9. 7.29

9. 7.26

c

Cazznuo di Tramigna (Verona)

5.5.901

Castelli Giambattistf~, /t 1J . L. D. Osp. Padova in patologia e igiene colon in le

9. 7.29

9. 7.26

e

Lnr1111 (Sas- 13.12.905 " Pala MicMlino, •§>, U k 1 é! , ~ 2 gran. sari)

9. 7.29

15.12.30

e

Giuliana 7.12.!101 (Palermo)

Osp. Udine

9. 7.29

9. 7.26

l 0 centro osp. nrt.

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

l Dir. San. To- ~ l. 1.30 rino (igienista)

9. 7.26

e Gaiau.o(Napoli) c

Il. 9.99

Bella Vincenz-o,

l .

l Aunaruruma Ennan11o, ®9

Castiglione 20.12.97 1 :'\fMganti Paolo, di Ga.rfalUI + ,@ gnana(Mns·

l

'*' -/1:, 1

18

,@

@ , ~ 917 • l 4spett. inferm. l

l

SI\)

c

Torino .. . 21.10.99

De Alessi E'vasio, + .

.

l


42

( SC5Jili' ) C.\f'ITANI MEDICI ANZIANIT,\

Data l.UOGO

di

01 NASCITA

nascita

POSIZIONE

di

di

grado

servizio

Dir. San. Ales· sandr ia(igien.)

l. 1.30

9. 7.26

Osp. \"alona

9. 6.30

9. 6.27

A friea Orien tale

9. 6.30

9. 6.27

IJECORAZ IO I'I J.: CA.!IIPAGN!è

dal n. 8 al n. 24

e Gela (Cnlta- . 19. 5.98 niSSI:lHII)

Mi lana G<t.etano, ~~ +, ~ 911, @ , 4} 929

'

-e San Cataldo l 9.9.901 (Caltan i asetta)

Maira C..:sare

e Canicattì 14.1.901 Granata Sctlva.t01·e . (Agrigento)

e

Manfredonia (Foggia)

27.6.901

Gania Loren~o, +.

47 art. div. fan t. 10. 6.30

9. 6.27

e

Bi~acquino

6.1.900

Marino Salvafo1·e, ((? , + .

Africa Orien· tale

l . 4.31

9. 7.26

(Palermo) 1t

Ca i vano (Napoli)

19.10.97

D' Ambrosio .Alessatt-àro, <!!>, ® l 2 bers.

16.12.31

9. 7.26

a

Cefn.li't (Palermo)

2. 2.98

Privitera Benedetto, !f) • •

16.12.31 l

9. 7.26

n

Pe s e ara (Chieti)

27.1.901

Figlioli Benedetto,-&, +, q;> 28-29 ·~ Osp. Gorizia

12. 8.32

9. 6.27

Dir. San. Trev iso (igien.)

l. 1.33

9. 6.27

31 fant.

10. 7.33

6. 5.28

Leg. tttrr. CC. RR. Torino

30. 7.38

6. 5.28

'*'•-&, +2 , 4), Osp. Piaeenzn

16. 8.33

6. 5.28

Africa Orientale

e Gangi (Pn- 28.10.900 Balsaml:llli Filippo, + . lermo)

-c

Pietrabbon· 19. 6.98 dante(Campobaaso)

c Calabritto (Avellino)

7.4.900

Megaro ][icltele, ~ . ®

• 1

a

S. Miniato 29. 5.97 (l<'i renze)

Pelli ci n i Fenante, :$<. 911-18 1 @ 1 &J 935<16

a

Bello;.gunrrlo (Snl~rno)

Marmo Achille, @;., l3ì

A spett. infe?·m. 16. 9.33

28. 3.29

()

C a" t i <>n e 10.1.902

L<>rouzini G-iuseppe, O, ~'• -&,

Osp. Ti rana

26. 9.33

28. 3.29

Se. apvl.di san. mi l.

4.11.33

28. 3 29

16.12.33

28. 3.29

l. 2.34

28. 3.29

8.1.900

Vt'rOntH>e ( Vl:lrunll)

c

A m n n t ea

~. +, V

21.2.903

Flmio Ugo, © , + , q;. .

14.7.901

Taddi1\ Leot <!:, +, Il). L. D. in Dir. San. Tira· clinicn dello mala~;tie tropi· na. (igienista) cnli e subtropioali

9.1.901

Alt-wngnn Nicol(t1 +, r.,., -&

(Cusl·n7.n) -c 1 Pieve òi , C••oto ( Bolog ua )

l

e

l

Barooisfli (Sall:lruO)

• Afri ca Orìentale


43

( U [I/1 1' ) C.\1'11 .\NI )IEJliCJ

.,

.. ·c;

ANZIANITÀ l,U OGO

Data

CA:> A.TO E NOME

1'081Z10NE

di DI NA SCITA

nascita

OECOitAZIONI E CAMPAI>N~:

di gTado

l l

di

servizio

dl\1 n. 26 ul n. 41

l

Assini Giuseppe, ~. 4:), /t, +, DiRp. Minisii'>'O 20. 2.3-l ( 935-JG fi'i 11am:11

c

S. Marco dei Cavuti ( Be· De \'6DtO)

~.1.90!!

a

Petr o nà (Ca&antaro)

10.2.902 Scalzi Cm·mine, T, ~

n

Chieti· · · · 12.1.900

Zambra Ettore, 4> •

c

P onte Vnltellinl\ (Son· d rio)

2.1.901

Ginliani Alen >ldro, v

c l S. Martwo 1 in P ensilis ( Campo· basso)

18 .4.902

Coloz~a

e

~npoli

24.5.90+

e

C e v n (Cu·

28. 3.29

11. ~.34

28. 3.29

.dspett. illfer>ll. 11. 4.34

28. 3.29

2 art. corpo a.rm. 11. 4.34

28. 3.29

Afri c n Orien· tale

15.11.34

31. 1.30

Carerj Leonardo, L . D. in pn- O!lp. Torino tologia chirurgica

15.12.3!

16.12.30

9.8.903

Fra ncia Ado~(o, Cl), /t

l. 7.35

31. 1.30

S. Gregorio 13.9.903 di lppa n n (Cntnnzaro)

Bunelli ~licltiJte, 4:1 1 /t

Dir. San. Tiraun

1. 7.36

31. 1.30

c

V i g g i 1\ n o (Potenta)

D<• Lo renzo Leonardo, @, /t

Osp. Alessan· dr in

l. 7.35

15.12.30

c

Trnni ( Bari) 27.8.905

Lnrovcre Gi"seppe

Osp. Bari

l. 7.35

15.12.30

n

~apoli

Barile Tomm<JBO, V

Ispettc•r ntoSnn. 29.10.35 mil. Napoli

29.10.31

e

Sapri ( S n. lern o)

Cnmmarnno Vito

So. A . U. C. Fano

29.10.35

29.10.31

n

l M?orja (Ko· 20.9.902 Selahedd in .llborja

Osp. Rom a.

28.11 .35

c

Calabrit t o (Avellino)

OtJ Chinrn lt'edele

92 fnnt.

l

1.36

29.10.31

.\lei'Sina . . 24 5.904

Pellugrino Fra11cesco, ~ •

~l in.

Guerra

l. 1.36

:.!9.10.31

~oln ( Nnpo-

15.2.903

TtHita

l'go, /t , 4> .

O~<t•·

Nnpoli

28. 3.36

28. 3.29

11.2.902

Sisto Euytmio, +, ~

Is pett orato ~Il t l. 28. 3.36 mi l. Vero n a

28. 3.29

1

c

l l

Osp.Catnnr..aro

.

GiotJmmi 1 Cl) •

n eu)

14.1.904

. . . 19.1.907 26.9.906

l

rtt~a)

l

a

a

l

a

'

20.7.905

li) C n 11 s n n o .\furge (Ba· ri)


( segu e) CAPITA!'\! :IIED IC:l

-

ANZJj.NJTÀ

..! ·;;

.. s..

Dntn.

I.UOGO

CASATO E NOME POSIZIONE

di l>l N ASCI T A

IU~80i ti\

tJ)

di

di

grado

!lt"r,·izio

Osp. Valona

28. 3.36

28. 3.29

Disp. Ministero

28. 3.36

28. 3.29

OECORA.ZI ONI 1<: CAMPAGNE

l

l l

c

San V i t o 29.10.902 l Leo Giacomo, v Normanni l (Brindisi)

a

Leeee.

4.7.901

l

dal n. 42 al D. 58

.

Gemma Salt:ato1·e.

Finanz~

a

Cassino (Frosinone)

12.8.902

VertecLy Giovanni, ~t\ .

Africa Orientale

28. 3.36

28. 3.39

a

Mondrngone (Napoli)

8.1.900

Palminit.sllo Pasqultle, ltl

Osp. Trieste

28. 3.36

28. 3.29

C ieri Yince11zo, l!) .

Sc. A.U.C.genio 28. 3.36 Pavia

28. 3.29

l 28. 3.29

e IAgira(Enna ) 26.5 902

l

a l S. Giovanni Incarico 1 (Frosinone)

2.1.901

Pansera Ottavio, -/t

Africa Orien- 28. ~.36 w le

Bova (Reg· gio C.)

8.6.903

Foti Giova11ni, l!) .

38 fant.

28. 3.36

28. 3.29

Serdiana (Cagliari)

8.4.901

Masaln Jlla1·io

46art. div.mot .

28. 3.36

28. 3.29

c a

l

.

a

Ct\881\DO 31.8 902 Murge (Bari)

Lascaro Alf1·edo, l!) .

O!!p. Bari

28. 3.36

~8. 3.29

a

Napoli

12.7.905

Del Pereio Silvio, l!)

Off. nn tomo b. R. E.

31.7.36

15.12 30

c

P nlermo.

1.).3.905 Scaduto Pasquale, l!)

Osp. Tripoli

7. 9.36

29.10.31

e

Palermo.

20.1.905

Osp. Tripoli

1.11.36

Giudice Ferdinando, <!)

29.10.31 l

é

Gallipoli (Lecce)

c

Chieti

n

A lat ri ( ~~ro-

·l

Rin .. ne)

l

1.1.905

Fronich l~'milio .

IspettorntoSan. 31.12.:36 mil. Roma

29.1 0.31

15.1.907

1\fi\OÙÒ Alfredo .

14 fant.

31.12.36

22. 7.32

22.5.901

1'aglinferri E'nrico

Se. A. U.

c. 31.12.36

22. 7.32

Osp. Bn.rt (A.M.) 31. l.Si

31. 1.30

26 n,rt.div.fant. . 31. 1.37

Sl. 1.30

l

l Audulfa.to .Mario, ~ . . 4.2.902 1 Labolhute Orncio, l!) +

Arezzo

'

c 1 Ruma . . . 1 16.2.\!04 n

G ioi a dt1

1

'l t oll u ( Hari) l

l

l

l


(segl!e ) CAPITANI ~lEDlCI

45 ANZIAN IT À

Data L VOGO

DI NASCITA

di

nas cita

CASATO E NOME i>OS!ZlONE

di

rli

grado

eervizio

Africa. Orientale

31. 1.37

31. 1.30

+, 18a.rt.div.fant.

81. 1.87

31. 1.30

Osp. Torino

31. 1.37

81. 1.80

Dir. San. Ca.gliari (capo sez. disinf.)

81. 1.87

31. 1.30

Osi>· A.lt>ssnudr in.

31. 1.37

31. 1.30

l bers.

81. 1.87

81. 1.80

81. J.87

81. 1.30

Aspett. i1~(erm.

31. 1.87

31. 1 .30

llF.CORAZIONl E CAMPAGNE

dvi n. 59 al n. 76 a

Roma . . . . 28.7.903

Romano Camillo, Q) •

a

Pa ste n a (Frosinone)

Bartolomucci

11.8.903

Dom~nico,

Q) 931·82

l

Lnpenta. Imwcem:o, ~ ~ +

c

Pietraperto· 25.9 902 sal Potenza)

e

Cns tiglio o Fiorentino (Arezzo)

28.1.903 l Oliveri o Alvise, +.11) 931·32

e

Rutino (Sa.lenao)

6.3.908

Lougo Giuseppe, Q)

c

Bari. . . . .

1.6.905

Mennillo Francesco, Q)

Calvi Risor·

16.8.903

Izzo A:rduino, 1!)1 -&, +, 19 ~:•!•·:16 Os p. Bengasi

22.4.908

Cassone At1tonio,

a

1

1 ta (Napoli)

a

1

Cnn uitello (Reggio C.)

•

•

*.

a

Altamura 10.7.902 (Bari)

Preite Afario, -&, ~~ Q).

Osp. Tirann

31. 1.87

31. 1.30

c

Roma. . . .

11.2.900

Alenudri Giacomo, ®, -&,O, ~

Osp. Roma

31. 1.37

81. 1.30

a

Secondi glia· no (Nnpoli)

3.2.903

Gomez De Aynla. A1,grtsto, ~. 86 fan t,

31. Ul7

31. 1.30

a

Roma . . . . 22.1.902

Moretti Gtiovmmi, Q) • •

Afl'ica Orientale

81. 1.87

31. 1.30

c

Frattamag- 19.11.903 Giordano Giuseppe, Q) • gio·r e (Napoli)

Oep. Trieste

81. 1.87

81. 1.30

Rosi Vittorio Emant~le, ~ ~ . lP Regg.chim. mil.

:n. 1.37

31. 1.!:10

Zoccali Fortunato, (!.}.

58 fnot.

31. 1.37

31. 1.80

Osp. Nov nra

81. 1.37

31. 1.30

l. 3.98 1 Tarsia Giuseppe ,{Tlt071io, :ft. , Osp. Veronl\

31. 1 .37

31. 1.30

81. 1.37

81. 1.80

a

l

Roma. . . . .

1.6.901

e S . Stefano 27.2.902 d' Aspromonte(Reggio C.)

(A.M.)

•

•

e

M a r z a. n o 13.10 902 De Quattro Nicola, ~J; . d'Appio (Napoli)

e

Caoo l\ (Cosenza)

a

Cnstelboono 28.11.901 1 Mazzo la Vincenzo, +, Q) 928·211 • 7 nrt. G. a F. (Palermo)

•

•

l @ 1 -&, €i), +, ~ 911·181 @


( segue) CAP ITANI )IEDLCI

46

., "'

·0

s !i

ANZIANITÀ

LUOGO

Data

CASATO E NOME

D l NASCITA

cn

l

POSIZIONE

di DECORAZIONI E CAMPAGNE

uascita

di

di

grado

sen·ir.io

dal n. 77 nl n. 93 c

Sessa Auruuca (Na· poli)

c

M a s sa lu · 8.11.901

2.5.902

Grelln En1esto, 4), ~

Dir.Snn. Milano 81. 1.37 (capo sez. d isiuteziono)

31. 1.30

De Gregorio GMtano. ~ .

Afri ca Ori eutale

~a. 1.37

31. 1.30

8 art. contr.

31. 1.37

31. 1.30

breo11e (Ka-

poli) a

Snssari . . . 28.2.904

Modas .Mario, 4) •

a

Tufo (A v el· lino)

6.1.\JO:.:l

Stisi Jlatteo, 4) 93 1 ·3~.

59 fant.

31. 1.87

31. 1.30

a

L i mb a. d i 20.10.904 (Catan znro )

Massara Gaetat1o, 4) .

l gran.

31. 1.37

31. 1.30

c

Ancona . . . 18.3.902

Zoppi Zelio, ~. 4) •

Osp. Gorizia

81. 1.37

31. 1.30

a

Torritto (Bari)

20.7.904

Mercurio Rocco, <P

48 fant.

31. 1.37

31. 1.30

a Catania . .

24.4.905

Calabrò Sal·vatore.

Osp. Tripoli

l. 7.37

29. 1.31

c

16.10.95

Bullia Francesco, <Jì:, cp, e9lc·n·

Osp. Messi na

l. 7 .37 l 31. 1.30

Spinosa Oinseppe, <P

79 fnnt.

l. 7.37

31. 1.30

Catania ..

18,

c

Cefalù (Pa-

5.1.903

•

©, +

l ermo) e

P artanna 25.3.907 (Trllpani)

Di Giorgi Pietro

Osp. Bologna

l. 7.37

22. 7.32

n

Ariccia (Ho-

18.4.906

Mnzzoli Fernan(ÌO

Regg. genio fer· rovi eri

l . 9.37

22. 7.32

Dir. San. Bengasi lsegret.)

l. 9.37

22. i.32

Oap. Bengasi

l. 9.37

1. 7.33

l. 7.33

ma)

a

Casalnuovo (Napoli)

16.5.9C6

Ta.ccarino Gi·u seppe, :t•

c

Soriauo Ca.· labro (Catanza ro)

1.1.908

Bnrtone Luigi

o Serre (S a-

2G.5.906

D'Alessio Giovanbattista.

Osp. Piacenza

l. 9.37

6.6.906

Albergu Vito . •

2!1 genio

l. 9.37

Albania

28.11 .37

.

lt>t·uo)

c

Carhonnr:\ ( Hari}

P erru ct (Ar· l ~3.11.908 Th eudl1or Papa1·mm·i girncn;;Lro)

l

l

1. 7 .3~{

1.9.32


(S!'{Jlle ) CAP JT.\r;l

47

i\IEDICI

A N ZIA N l'f ,\.

Data J,UOGO DI NASCI TA

CASATO K NOMI<:

di nascita

P ()S IZIONE

DECORA.ZlONl E CAliPAGNE

di

di

gracl•l

eervizio

dal n. 94 al n. 110 Messi nn. . .

25.4.904

Ruggeri Tullio, <!) •

Africn Oricn- 15.12.37 tale

15.12.30

a Villa S. Giov. (Reggio C.)

6.5.903

Aragona .Filippo, v..

Osp. Novara

15.12.37

15.12.30

11.

C a. ri n o l a (Napoli)

8.8.905

Lino .Francesco, <A •

Africa Orien· 15.12.37 t A. le

15.12.30

c

Rapone(Po· te n v-a)

6.3.903

Cristiani ~fllichelallgelo, Q>

6 art. corpo 15.12.37 arm.

15.12.30

c

N a poli. . .

31.4.903

Andreotti Oscar, o.;

10 fant.

15.12.37

15.12.30

c

Cnrdinnle 14.7.904 (Catanzaro)

Lane. di Aosta 15.12.37

15.12.30

a

Osimo (An· 16.11.903 Fedeli .d.lberto. cona)

Osp. Bologna

15.12.37

15.12.30·

o

Napnli .. ,

17 art. div. fan t. 15.12.37

15.12.30

a

Castiglion 22.11.901 1 Grifoni Oscar. Fiorentino (Arezzo)

Africa Orien· 15.12.37 tale

15.12.30·

a

R am a c c n (Catania)

Osp . Bol:r.ano

15.12.37

15.12.30·

c

Firenze. . . 11.6.904

}{ieei E11umuele, ID . •

Osp. Fironze

15.12.37

15.12.30

c Sora (Froei- 29.5.903 oonu)

Lauri Ginlio, ~ .

IO genio

15.12.37

15.12.30

a

Bovalino (Reggio C.)

Chiuè Ma·rio,!lì .

Osp. Bari

15.12.37

15.12.30

o

F r i g n a n o 14.2.90! (Caserta)

Osp. Perugia

15.12.37

15.12.30

:::>c. A.S. Nocera 15.12.37 I nferiore

15.12.3(}

Dir . San. Tri· poli

15.12.37

15.12.30·

Leg. terr. CC. RR. Roma

15.12.37

15.12.3(}

"

8.3.902

Cirillu

•

Gio·vam~i, d) .

Berardiuone En·rico, <l> •

5.9.906 ' Saotngati .Francesco, Q;,

1.5.903

a MontoroSup. 18.4.903

l Cassandra Luigi Parrella Tullio, ~ .

(Avellino)

c CnRtiglione (Catnnia)

3.6.90ll

Reggio Micl1ele .

o A pioe (lle· nevento)

25.7.904

De Lipsis Fortunato, @l} •

.


(Se gu e) C APITANI l\IBDICI

48

.. ·a

ANZIANITÀ

~

.."' .'S

Data

L UOGO

C AS ATO E NOME POSIZIONE

di 01 NA SCITA

<h

na scita

U ECORA ZIONI E CAMPAGNE

-

l

. . Osp. Udine

15.12.37

I5.I2.a o

21.3.906

Palleroni DiM . .

. . . 7 fant.

15.12.87

15.12.30

.a

Palermo .

c

Lascari ( P n- 15.7.902 lertno)

Napolitani Enrico, @ . .

·C

Ce rignola 23.3.904 (Foggia)

Rnocco ..dJessanàro, lll •

·C

Barano d'Ischi11 (N a· poli)

8.1.909

Napoleone ..d.nàrea .

e Termoli ( Cnmpo· basso)

8.9.907

Ragni Guieù> .

..

Carini (Pa· 23.11.908 !ermo\

Mauro Biagio.

. ... .

Peo t onf' 26.10. 98 (Catanzaro)

Do Laurenzi Vincenzo

M o~t e n fo

M nsanlu · breose (:\n· poli)

. Se. A.U. C. Pn- 15.12.37 l 15.12.30 l ermo

. . 42 art. div .fan t. 80. 8.38

..

18.6.907

T ntone ..d.n ton io .

.

.

17.4.906

Cnlieodo Gennaro.

....

( Pt!RCn r n) a

s e rvi z io

Gasparro Unwerto

M ~ssioa

c

grado

. . 14.1.908

n

1\

di

l

dal n. 111 al n. 126

c

di

l. 7.33

Africa Orlen· tnle

30. 3.38

l. 7.38

20 art . corpo arm.

so. 3.88

l. 7.33

9 bers.

16. 7.3R

16. 7.34

Osp. Tirana

16. 7 .38

!S. ':.34

70 fRu t.

16. 7.38

16. 7.34

Dir. San. Tirnna

16. 7.88

16 7.3!

l

. . 11 .5.908 Galletto Gwcomo .

c

Ge nova

e

Pesa ro ... 16.9.903

Giusti ..d!do, ~ .Q .

. .

Se. nppl. san. 16. 7.38 mil. (io s. ngg.)

.

AfricR Orien- 29.10.38 tale

l 16. 7.34 29.10.31

29.5.906

Piserchia NataltJ, v .

. Osp. Genova

29.10.88

29.10.31

c

s. Pri s c o 27.3.904

Di Monaco MicheltJ .

. . 51 n rt. div.

29.10.88

29.10.31

t'

TriYi~ no

()

Sturno (Avelli no)

fnot.

(~n poi i)

28.6.906

Pnssnrolln Fabrizio , ~. IJ), l .

66 fant.

:.!9.10.38

29.10.31

1.2.!105

Pre!ltileo Vit~ ceu :o, 4) •

Se. A. U. C. Po· 29.10.38

29.10.31

(Pot(•mm) ()

S. Fratt•ll o ( \ h:II!'Ìllll)

te om


( St!!JIII' ~

C..\ l'l f.\-'1 ~IEUI C I

49

.., >

J.UOGO

·c;

ANZIANITÀ

Dat10 C ASATO E NO){E

di 01 NASCITA

POS IZIONV. I>ECORA?.IONT ~: CAMPA G N~:

116 $Cita

l

l

di

dl

l

dal n. 127 al n. 143 c

Homn . . . . 8.12.905

Augusti Mario, !) 'l •

Osp. Aueooa

29.10.38

29.10.31

e lsernia(Cam- 23.4.904 pobnsso)

Buccigrossi Ni<•ola, , , •

29.10.31

a

D ego (Sa- 21.8.005 vona)

Pepe (;iuuppe

Dir. San. Udine 29.10.38 (capo &l'z. disinfezione) 7 art. corp.arm. 29.10.38

29.10.31

c

Sciolze (To- 10.7.905 rino)

Lupo Uu iflo, ~:., ·A'}

53 fn ot.

29.10.~8

29.10.31

e

Marsala (Trapani)

6.9.906

~'arina .Antollino, 1) •

Os p. Ales(landrin (A.M.)

29.10.38

29.10.31

a ' P aternò

19.8.904

I mpallomen i Seba>~tifmo, ®!n:•· Osp. Roma

29.10.38

29.10.31

1.1 .904

De Bogatis .tlnl011io.

lnf. pre$. Ravenua

29.10.38

29.10.31

Mon taiun Ouitlo

Osp. Tirana

29.10.38

29.10.31

a Campi Salen- 15.12.904 ?;ecca CosinVI. • ti n a (Leece)

Dir. San. Beo- 29.10.38 gasi (igien.)

29.10.31

c Casoollamare 26.10.904 Di Martino Furfi1H111tlo .

àfri ca Orien- 29.10.38 tal o

29.10.31

l

Caposel e (Avellino)

c

Palermo . . 20.9.905

•

3G

(CAtania)

c

•

l

l

di Stabia (Napoli)

a

Napoli . . .

6.8.903

Guardia Per- 12.1.902 tieara (Potenza) c S. Martino 23.4.905 di Agri (Potenza) e Corato !Bari) 14.5.903

a

1\lironghi Fgo

Se. A. U. C. L' Aquila

29.10.38

29.10.31

Caporale (;illlle]l]Je

2 art. div. faot.

29.10.38

29.10.:H

~

25art.div.fant. 29.10.38

29.10 31

Cannillo Gataldo, ~

SI'. ceutr. art. 29.10.38

29.10.31

Gnrgia (;iorcumi,

e

Napoli . . . 12.11.905 Trott.n E11rico

Osp. Udine

29.10 sg

29.10.31

n

Terni (Pe-

Os p. Perugin

29.10.38

29.10.31

29.10.38

29. 10.31

rugia )

a

Cnncellotti E'11 rico .

4.7.901

(A . M.) l

Roeealvecce 16.9.905 l Burla 'l'ito ( Viterbo) l

51 fnnt.


(se.QIIC ) C~PITANI MEUIC I

50

ANZIANITÀ LUOGO

Data

CASATO E NO)I E

POSIZIONI':

di

1)1 N.-I.SCJTA

nascita

Dt:CORAZIO!Iil E CAMPAGNE

di

Ili

j?!rado

8ervizio

dal n. 144 al D. ltil a Boscutrecase

l. 1.98

(Napo~i)

a a

Federico Yim::cnzo, +, ~m-1s, 48 art. div. faDt. 29.10.38

29.10.31

@

Argiroea15.8.905 stro <Albania) Casalnoceto 15.6.909 (Alessandr.) 12.7.907

P avli FkJko.

Osp. Roma

28.1l.S8

· · · · ·

Cebrelli Giuseppe • • •

1° art. alp.

30. 6.39

l. 7.33

Mancini (iiov. Battista

Disp. .Ati". Fi· 30. 6.39 na:nze

l. 7.33

Sessa Vincenzo .

Osp. 'l'ripoli

30. 6.89

16. 7.:34

•

. •

a

Viterbo ..

a

Roma . . . . 8. 9.909

a

Avellinc) . . 30.10.906 Salsano Tictro

Osp. Bologna

22. 7.39

22. 7.32

Castelfoco- 31.10.905 'l'eoni Giu.lio, o. gnnDo (A· rezzu )

Se. nppl. san. mi l. (in s. n.gg.)

22. 7.39

22. 7.32

a

Roma .• • . 17.1.905

A ugi (;frt.glielmo.

Osp. Tirnna,

22. 7.39

22. 7.32

1\

Firenze. . . . 24.3.90-l

Liberi Fet1criCQ.

Osp. Roma

22. 7.3:1

22. 7.32

n

Corleone ( PAl ermo)

25.7.905

Ottaviano FatUito.

232 fnut.

22. 7.39

22. 7.32

Bova (Reggio C.)

17.3.906

Lihia

22. 7.39

22. 7.32

a.

:\hrl dal o D i (Napoli)

6.4.906

Rossi Bor~ifacio, ~

82 fant.

2l!. 7.39

22. 7.32

a

Cori ( Romn) lll.1l.905

Pistilli Giulio.

Se. tiro art.

22. 7.39

22. 7.32

n

Argusto (Catanr.aro)

80.1.906

Gori Giomnni

22 fant.

22. 7.39

22. 7.$~

a

Citta n ovn (Reggio C.)

21.4.905

Cavalit-re Oino, +, ®

Osp. Brescia

22. 7.39

22. 7.32

n

Acuto ( Fro- 2.10.901) si none )

Anagni Ma1'io, O, @

9 art. div. fant.

22. 7.39

22. 7.32

a

Ron.1n . . . . 20.1.906

Eli;;oi Carlo

6 ber!!.

22. 7.39

22. 7.32

l~e r e ntino

De Andreis Giuseppe, +, @9~- Osp. SRvigliia- 22. 7.39

22. 7.32

:t

a

(Frosiuoo u)

14.1.905

~G

.

.

nv


(segll•C) CAPITANI

C>

j;:

Q o

-•

l u ;ooo

51

MEfllCI

ANZIANITÀ

Data di

DJ NASClTA

nasoitB

CASATO E NOME POSIZIONE OF.CORAZlONI !t CAMPAGNE

di

di

grado

eervì1;io

dl\1 n. 162 al n . 178 a

Palermo.

a

Napoli

a

Be lvedere 28.9.\105 Osaense (Ancona)

" ZRmbelli Antonio .

a

Comitini (Agrigento)

4.1.905

'l'erraun Salt•atore

a

Napoli . •

23.1.907

De Rensis En~ilio .

a

Napoli .. . 28.11.007

a

Paga n i e a (Aquila)

20.2.90!

Vicentini .Antonio.

a

'l'rig~iano

1.1.904

Lombnrdi J.lario

••

o

21.6.906

Ribaudo ..d ntcmino, • , @

21 art. div. mot.

22. 7.39

22. 7.32

3.7.906

Maresca Cor-ratlo .

Osp. Ho~izia

22. 7.39

22. 7.32

. . . . 55 fant.

22. 7.39

22. 7.32

. 69 fant.

22. 7.39

22. 7.32

42 t'aut.

22. 7.39

22. 7.32

Rebuff\tt Ginlio • • §935-JGo:r.o33 Africa Orientnle

22. 7 39

22. 7.32

. .

22. 7.39

22. 7.32

. l

. Afri ca Orien· 22. 7.39 22. 7.32 tale

(Bart)

a

o Corleone 29.11.904 Crescirnanno Ee1' 1W1"M (Palermo)

n

Parma .•.

7.11.909

Cordero Arh·iano, @

a

Cupello (Cl1ieti)

15.4.911

Antt~nueci

a

Pulermo .. 24.3.910

Amen tu A udenzio, ® 93:hl6

n

Calitri t Avelli no)

~ Pulestra Rocco, ·~

n

Isca !lnll' Io- 17.5.907 nio(Catftnzaro) Gibelli no 1.1.008 (Trapani)

Sgro N ·icoht

lesi (Aneo-

Alvisi Elmo, O o

a a

22.11.97

17.5.907

Elpirlio

Snviuo L-uigi .

a

Alcam o (Trapani)

152 fant.

22. 7.39

5. 8.32

..

89 fant.

lti. 8.39

16. 8.35

. ..

2 alp.

]ti. 8.39

16. 8.35

l. 1.40

16. 7.34

. Osp. Koritza

l. 1.40

l. 3.36

. Osp. Roma

l. 1.40

16. 8.35

. . 10 bers.

l. 1.40

l. 7.33

. . Sn. appl. san.

l. 1.40

l. 7,33

Africa Orieno tal t~

l. 1.40

1. 7.33

. .

na)

50 art. div. fan t,

o

. 22nrt.div.fa.nt.

mi l.

10.2.90i

~1altese

Fr<mcesco.

l


52

(S<!!J IIe) CAP ITANI

~

... ·;:;

..

•"'

~

llt:IH CI

ANZI A!\ ITÀ

Dat.a LUOGO

(li

Ili NA SC ITA

n a&<•i t ..

~

l

CASATO E NOME P0~ 1 7.10NV.

UECORAZIONI E C A)IPAGNE

riuo 1-1.2.908 Mtmdieini " Vnooa A lbanese

Gir~seppe .

.

-l3 art. di v. fan t.

.

l an.

(Cosenza)

dt

grati o

~trf'lliO

-

l

dnl o. 179 a l n . 195

di

l

l . uo

l. 7.33

1. u o

l. 7.33

l . 1.40

l. 7.33

a

Grumo Ap· p n la ( Bnr iJ

11.3.908

Salvator e Fra11cesco.

a

Catanzaro .

l t.a.905

F urioo Raffaele.

a C1\pistrnoo

20.7.907

P ascer i Domenico, '+, @9:•s·:IG

Osp. Mt~s~<i u n

l . 1.40

l. 7.33

3

div. fa n t.

. . . . . . 85 fao t.

(CI\LIID ZIIrO)

a

Miste rbiaoeo (Cntanin)

26.3.904

R usso So/lastiano •

..

Os p. Piacenzn

l . 1.40

l . 7.3:l

a

Orvieto (Terni)

12.2.906

Molniooi V incenzo

.

Osp . 'l'ripoli

l . 1.40

l. 7.:13

a

Barnno d ' ls cLia (1\a. poli)

1 5.3.~07

Di Ior io .<!({redo

l. 1.40

l. 7.33

a Ottati ( Sa- 13.3.905

Bnmoote E11::o .

. . . . . 157 fa u t. .

Napoli

12.12.906 1 Corno Mariauo

a

1\apoli

22.10.910

Mnr&orana Aldo

.

a 1 Napoli

23.7.910

Guadngoo .Ifario

. .

l

l. u o

.

20art. d i\'. fan t .

l . I .40

1. 7.37

. .

Iof. pr~s. l cici

l. 1.40

1. i .Si

32 fant.

l. 1.40

ter no)

a

' l. 7.33

A frica Orientale

l. i.3i

l

a

Napoli . . .

2:1.5.907

Stelo G re!Jot·io

..

. .

R. A.

16. i .:H

Roma

H. A.

16. i .3~

Ulf. aut. 1!1\ D. El{eo (o!' p O rcp. d isiuf.)

R. A.

16. 'i.:l4

44 art.d iv. fll ut.

U. A.

l (i. 7.3!

Dir. San. Beogasi

H. A.

16. 7.3~

R. A.

W. 7;H

Iu f. p res. N et· &unia (cnmpo eli m. sana t. mil )

n

Romn . . . . 16.4.908

Ter amo f.'ilo1neno.

Il

Cortaldo 25.11 .906 (Fi r onze)

Piotruui Giuo

a

Lt:l'Ct: •

a

1\

. . . 17.10.907

De Gil•rgi Mario.

Arinno l r· pio o ( À VIli · liuo)

!l.10.908

Muugnuiello Luigi

Saotn ~'Inv ia ( l>aJc r -

1.10.907

Ci rrio cioue Jfttrt:o

. .

O~ p.

. . .

.

..

. Oep. Bengnsi

IliO) l


I SI'!/111') CAPITANI E fE:'\E:"\T I ~IEDI CI INCARi t..ITI DEL GR.\IJQ Ili G.IPIT.\<"0

~ ~

·a

...... cn o

0:

A~ZIAN ITÀ

I)nta

J.t;OGO

CASATO E l'iOME

di DI NASCITA

53

POSIZIONE

nn8citn

di grado

o

eli

carico

servizio

Osp. Bengasi

R. A.

16. 7.3-i

DECOIUZION I E CAMPAG'N•:

d ell'hl-

dal n. 196 al D. 20-i

.

a

):fercato 10.11.907 :::>ever i no (Salerno)

s.

Caiazzo .d lfonRo.

a

Napo li . .. 14.7.908

Attanasio A rnaltlo

Afri Cl\ Ori eutale

R. A.

16. 7.34

a

Avellino .. 2.12.908

Sa belli Um·lo.

Libia

R. A.

16. 7.34

1\

F~nustrelle

Alloatti Henedetto, ~

62 t'aut.

n. A.

16. 7.34

Leg. terr. CC. RR. Cagliari

R. A.

16. 7.34

115 fnnt.

R. A.

16. 7.3-!

20.3.907

(T or i nn)

'

a

Donori (Ca· gliuri)

22.3.906

Palmas Oiuseppe, O .

a

18.6.910

Bracco .ll a rio

6.1.908

Gemelli Aulonino .

73 fnn t.

R. A.

16. 7.34

a

Torre A nnnnz i ntn (Napoli) Mazza r ino (Calt.anis· setta) Foggia •..

l l.8.!J06

C~;lentani Yicolt~

l art. t'n n t. di v.

H. A.

16. 7.34

1\

GeAualdo

21.6.905

Vicario Cesare

4 fn ut. mHr.

R. A.

16. 7.34

a

-

.

.

(Avellino)

T E~EN'l' I

~t E DlCI

I NCARICATI DE L GRADO DI C,\ PITANO

dal n. l a l n. 3 c

e e

s. A n gelo 21.7.906 Fnsanella (Salerno) Bosso l asco (Cuneo)

Zoilo Giuseppe

1.7.906 ' Cagnasso Giuseppe

Napoli . . . 14.9.!J06

Iaseoue .\laglieri GiuJieppe.

4 art. a lp.

l. 1.:37

22. 7.32

43 t'aut.

l. 1.37

n

l. 1.37

Z.27.32

. Lane. Firenze

7.32


(segue) TE:'\ENTI ~llmiCl INCARICATI DEL Còn .\00 01 CAP ITANO

ASZlAISlTÀ

.!!

·;;: ·c;

.... o

cii

Dllta

LUOGO

CASATO E NOME

POSIZIONE

eli

DI NASCITA

uascita

dell'iD·

di

~ari co

~n· ixio

Osp. Cagliari

l . 5.37

22. 7.32

128 fnDt.

l. 7.37

22. 7.32

OECOUAZJOJSI E C.UJPAONE

dRI D, 4 al D. 21

22.11.905

Dastoli Domt11ico .

o Messina ..• 17.4.90-l

Zagnmi .Antonino .

e

Fil ad el fiiL {Ca~fiDZI\rO)

.

. .

.

a

GnDgi (P:tl ermo)

4.1.905

SaltJrno A lf<mso, O, ~ . •i!JP3~·YJ

63 faDt.

l . 9.37

22. 7.32

e

Cauueto Bnr i)

30.9.905

Modugno Pmt~cesco.

9 raggr. genio

l. 9.37

22. 7 .:~2

e

Spnrnuise (N n poli)

6.1 906

Grande Pa.sqtt.ale .

5 nrt. alp.

l . 9.37

22. 7.32

e

Napoli

1.11.903

~lelillo

21 art. corpo arm.

l. 9.37

22. 7.32

Oi!p. Cagliari

l. 9.37

:>. 8.32

..

.

Mario.

e S. Bnsilio 27.J 1.90~ Maxia C:osim{). {Cagliari)

9.5.906

Nusdeo Vincen::o .

.

24 art.div.fRo~ .

l. 1.38

l. 7.33

Picinisco {Frosinone)

31.3.908

Arcari Gflttano .

.

45 Rrt. di\'. fao t.

l. 1.38

l. 7.33

e Tortorici

24.8.905

Di ~fil reo A 11lonino .

12 bers

l . !.38

l. 7.:~3

Pirotec nico R. E. Capua

l. 1.38

l. 7.3:)

l. l.S~

l. 7.33

l. 1.38

l. 7 .3:!

116 fnnt •

l. 1.38

l . 7.33

Osp. Pndova

l. l.3R

l. 7.33

Osp. J:o~ irenzt~

l . 1.38

l. 7.33

. Africa Orien·

J . 1,38

l. 7,33

30. 6.38

l . 7.33

e Vibo Vnlen· t in {Ca~nr.aro)

c

{Messi n n)

e Nn poli ... 23.10.907

.

.

Percopo V ince11zo 1 8) .

c

Veue1.ia

..

('

Palermo

. . 28.1.909 Carducci Artemisio conte Pala- Libia

3.8.906

Sabatioo Riccardo

. . . Osp. Bolzano

tino o Nobile di Taranto, Patrizio Fiorentino AàoVo

..

c

Comiti ni (Ag rigento)

1.4.!!06

Lupo Anwdeo.

o

S. Pier Niou· to (M C!lflÌDf~)

10.8.908

Pnn tè Domenico

e

Cntania.

. . 20.3.!!07

c Nn poli . . . l &.6.!107 c

~rota {Bllri)

20.6.907

l

.

.

Pittari Ernesto .

Ferrigno Giuseppe

{A. M.)

.

~ate

Tauro Frm~cesco

...

Libia


(S gu e) TENENTI ~I F.DICI I NCARICHI 11EL GRADO DI CAPITANO

55 ANZIANITÀ

LUOGO

Data

CAS ATO E NOME POS IZIONE

di 01 NASCIT&

nascita

dell'in-

di

c,.rico

serv izio

ùal o. 22 al o. 39

e

AlearaliFu- 15.8.903 si (Messina)

Morelli Gaetano, <E•

17 faot.

30. 6.38

l. 7.33

e

Cusano Mu- 10.4.905 t ri (Benevento) Ottati (Sa- 29.11.905 terno)

Mongillo lllichele, +, @, 93• ·3;; •

7 n lp.

30. 6.38

l. 7.33

Bamoote Nicola

Libia

30. 6.:J~

l. 7.33

c

Eboli (Saterno)

Sparano Vince "zo.

Osp. Saviglinno 30. 6.:J8

l. 7.33

c

Lecce. • . • 29.7.905

Lojodice Uataldo, :!-

Osp. Bari

30. 6.38

l. 7.33

c

Ma m m o In (Reggio C.)

1.1.909

Catalano Nicodemo

158 fnnt.

so. 6.38 Io. 7.34

c

Napoli

19.2.907

Accioni Ma·rio

l l ar t. di v. fnnt. 30. 6.38

16. 7.34

e

Napoli

4.7.909

Rinnldi Antonio.

A fricn Orien-

30. 6.38

16. 7.34

30. 6.38

16. 7.34

:JO. 6.38

16. 7.34

o

13.8.007

t nle e e e

S. Mnl'co la Cotola(Fogltin) Roma. • . . ?Il arzano Appio(Nn-

:1.8.907

Ciccl•otti 1-'1·tm cesco .

9.2.908

D'Angelo Mario

2.5.906

Simooe Robort i F rancesco, Q)

Osp. Bolzano

30. 6.38

16. 7.:J4

14 genio

• • • • . A f ri c n Orientale

poli) c

Milano . . • 15.4.908

Allocchio Achille .

Osp. Novara

30. 6.38

16. 7.34

c

Napoli . • .

Carotenuto Pasquale

6art.div.fant. 30.6.38

16.7.34

c

Caltavutu ro 12.9.908

Sireci Ui1~seppe .

Afri ca Orien- 30. 6.38 tale

16. 7.34

a

Napoli · · · 11.11.909

Parenti Clgo, +, r;gm·3G .

Libia

30. 6.39

16. 7.34

a

C emitili (Napoli)

2r!.5.905

Na politnno Felice .

[n f. pres. A 1bengn

30. 6.39

16. 8.35

T nraoto . •

19.5.909

Sn vino Uiorarmi

Dir. San. Beogasi

so. 6.89

16. 8.35

Mirto (Messina)

10.5.909

Di Morlkn Pietro.

3 fant.

~0. 6.39

16. 8.35

8

1.8.909

( Pal~:~rmo)


66

(S!/IIC ) TENENTI

~fi :OJCJ

IN CARIC.\TI OCL GRADO DI CAI'I T.\NO E TENENTI ~IEOICI

A.NZI ANlTÀ

~

... ·;;

J.UOGO

Data

CASATO E NOllE

l'OSIZIONE

di

dell'in· carico o di grado

servizio

22art. div. fan t.

30. 6.39

16. 8.35

.

5 art. contr.

SO. 6.39

16. 8.35

n Padula (Sa- 28.12.906 Amorol!i Giuseppe .llazzi·,~i

Osp. Tripoli

30. 6.39

16. 8.35

. 3 art. div. cel. 30. 6.39

16. 8.35

o

... m ~

Ol N.-\SCIT A

nascita

DECORAZI ONI E CAMPAGNE

di

dal n. 40 a l n. 51 a

C h i nRf\ Scia· 17.8.907 fani (Pal ermo)

n Urbino (Pe-

1.3.910

Di Giorgio Girolanw

De Augelis

...

[ C'.(WO.

lliHO)

a

lernu) Spinetoli (Ascoli Pi·

a

Benevento 29.10.910

27.4.910

Di Ferdinando Renato

ceno)

a

Città di Ca· 22.-!.909 steli o (P e· rngia) a, S. Giorgio lo. 12.3.908 Montagna {Bt~nevento)

a

a

Capurso ( Bari) Partinico

Petrucciani Nicola

.- -

Africa Orientale

30. 6.39

16. 8.35

Sediari ])em.o, 'Ìi' ' @1, +, ~ . :Ili n. guerra (5 93i ·~3-39 (dir. serv. chim. mil.) 2 art. eontr. Bocchini Ettore.

80. 6.39

16. 8.35

30. 6.39

16. 8.35

30. tì.39

16. 8.35

30. 6.39

16. 8.35

.

5.12.909

Ardito Yince11zo Cesa.re . .

10.5.908

Di Trapani Saleatdre .

.

Africa, Or i e ntal a Libia

.

77 fant.

30. 6.39

In. 8.35

(Palt~rmo)

a

Av ella (Avellinu)

23.3.907

Salvi Vincenzo

n

Aguone (Campobasso) Reggio C.

11.3.~04

Di Primio 1+a.ncesco

27 fan t.

30. 6.39

1. 7 .:~7

26.4.912

Caserta Vincenzo . .

Africa OrieutAle

30. 6.39

l. 7.37

a

TENENTI ) f EDICI

dal u. l al n. 3 e

Por111et. (Ar

. .. . 905

Sinan Sh~·qri Ima mi.

AlbAnia

l. 7.33

l. 7.33

].]1.905

Abdnl Nazmi Skend·uli

Albania

15.11.33

15.11.33

11.3.91a

Zef Kol Pali . . . . . . . .

Alhania

1. 12.33

gi ro..:ast;ro)

c

c

A rgirocar;tro (Alhnuia Srutari (Albania)


(segue} TENENTI MEDICI

57 ANZIAI'ITÀ

LUOGO

Data

CASATO E NO)tf: POSiZIONE

di ni NASCITA

nascita

r>F.COitAZIONI E CAMI'A(:Ng

tli

tli

grado

ser~izio

dal n. 4 al u. 21 c

Napoli . . . 3. 1.910

Savastauo Giu.seppe.

.dspett.. i·J~{ern~. 16 7.34

16. 7.3!

a

Oril!taun (Cagliari)

20.9.906

Delogu Ivo . . .

Nizza cav.

16. 7.84

16. 7.34

e

Biancavilla (Catania)

24.7.907

Fi!!h:helln Piet·ro

Libia

16. 7.:H

16. 7.34

c

Napoli . . .

7.10.907

Mattei Fede1·ico.

3 fant. enrr.

16. 7.34

16. 7.34

e

Roccnlumera (Messina) Napoli . .

14.2.904

Mnatroeni (;irtJJtJppe .

.Aspett. i1~fenn.

16. 7.34

16. 7.34

6.10.905

Con ti Yinctmzo .

Africa Orieu- lfi. 7.34 tale

16. 7.34

Albauin

15. 9.34

15. 9.34

Btg. Guardia Renle Albanese

1.12.34 l 1.12 34

Albania

1.12.34.

1.12.34

l genio

l. 7.35

l. 7.35

.

e

Ber a t (Al- .....910 Thanas Dhimiter Jlajana bania)

e

jnn~i Tepe l ena 23.11.90~ Kil;o 71 (A rgiroca · stro) Koritza (Al· 24. 6.910 P e tnHJ ProfJri. bania}

c a

am

Torino

22.11.905 w Vneeari ltlMio

Macerata . . 8. 7.907

Areangel i aeranlo

8 genio

16. 8.35

16. 8.35

e

Praia a )la- 11.11.903 re(Coseuza)

Giugui l!' rmlCCRtJO •

l gran.

16. 8.35

16. 8.35

e

Gal a ti n a (Lecet')

5.5.906

Antonaci liittseppe

21 fant.

16. 8.35

16. 8.35

c

Foggia . . .

1.10.908

Altamura Man/io, O

5 bers.

16. 8.35

16. 8.35

c

Roccaraso 25.3.906 (Aquila)

Soarpitti )llMio.

lnf. pres.Nettu- 16. 8.35 ni1\(eam poeliru !!ann t. m il.)

16. 8.35

c

Giffo ni Sei CnAAii (Sale r no)

V c dovuto S ilvio .

32 fan t. oar r.

16. 8.35

J. 7.37

c

P.occnrnino· 2.12.906 la (Napoli}

l art. cou tr.

16. 8.35

l. 7.37

c

Bari

16. 8.35

1. 7.37

12.9.908

.

Taliento Ani6llo, +, ~9~~.-:u:

22.12.91 O Perrone-Capnno Ferle1·ico

. 1225 faot.

.


58

{Se gue) TE!'\EIIòTI JIIROICI

' ASZJA..!OT À

.. ·c; ~

Data

l,lJOGO

CASATO K NOME

I'OSIZIONK

di

3

01 NASCITA

..."

rn:CORAZIONI E CAMPAGNE

D88CÌI>a

VJ

di

di

grado

se-rvizio

l dnl n . 22 nl n. 39 J.<~ormigine

c

16.10.905

(1\lodena) Buenos Air6e(Argenti nn)

8.2Jl09

o

VicoEquen· se (Napoli)

19.3.908

c

s. Donato 25.2.909

o

l

Ssntaogelu Renè Carlo .

. Afri ca Orien- 16. 8.35

16. 8.35

V11naoore .Antonio.

.

Leone 'racito.

c

c

Messi oR

c

Calino (Egeo)

5.10.906

Zairi Sncellario.

e

Taranto •.

1{.5.908

l\nddeo Vincen:o, ©

e

lCastelguido15.6.907 Lucente Vittorino. ue (Chieti)

.

7.4.909

S trazzu Il i Sergio, ~

.. 9.11.906 Sottile Leonn rrlo

7,7.907

Soprnui .Antonio, O.

e Arngoun(A·

5.7.907

Li onta Alfio

12.2.909

Aragona Carmelo

grigeuto) e 1 Cosenza.

.

.

l Theodltor .A. J{ril!fodh"llu .

c

Koritza (Al· bnuin)

\)

Napoli .

c

Albauin

c

A lbnuin.

......... Klosi She,·if.

t)

Hou1n

1 11,8.911

Mn11ill i Olclllente.

c

CnRtelletto Tici uo (Nu· va m)

7. 2.909

Barberi He11ato .

.... 9Jl

.

.

.

l!nd-ovn. . .

l

l. 7.37

r.nle:.

VniCumino (Frosi none) Cosenza .

c

Oe.p. Genovn 16. 8.35

De Niederltriusern A rnoldo

. 13.11.907 w Murolo Luiyi •

•

•

•

o

o

•••

.

Ago Ili .!1/u htlmed.

.

14 nrt.div. fnnt. 16. 8.35

16. 8.35

Se. A.U. C. Moncalieri

16. 8.35

16. 8.35

S b or a.

16. 8.35

16. 8.35

Africa Orientnle

16. 8.35

16. 8.35

Afri c a Orientale

16. 8.35

16. 8.!1:1

SO fant.

16. 8.35

16. 8.35

Africa Orien· tale

16. 8.35

l (i. 8 .3:1

Africn Orientale

16. 8.35

16. 8.35

54 fnnt .

16. 8.35

16. ~.:~5

lof. prea. Nettnnia (campo eli m. ennat. m il.)

16. 8.3:i

l. 8.3$

O!lp. Ruma

15.11.35

15. 9.:)5

~6 fnn~.

16. H.36

16. 8.36

Alhnnia

1.11.36

].)1.36

All.>aoia

1.11.36

1.11.36

Li bio

l. 7.37

l. i .31

68 fao,,

l. 7 37

l. 7 .3i

l

l


(segue) TENENTI l\ILI!ICI ANZIANITÀ

.!?

·;;:

·s

s ... w"'

59

Data LUOGO DI NASCITA

CASATO E NO)JE l'OSIZJONE

di naacita

di

di

grado

servizio

. 5 art. div. fant.

l. 7.37

l. 7.37

DKCORAZIONI B CAMPA.OIH:

dal n. 40 nl n. 56

c

Ho ma

5. 2.911

Galli della Loggia D01nenico

c

Milano

17.6.907

Rizzi Vi11cenzo , ~

3 art. c. nrm.

1. 7.!17

]. 7.37

c

Lercara 26.4.910 Frirldi (Palermo)

Auznlone SalvniMe

75 fant.

l. 7.37

l. 7.37

6 gonio

l. 7.37

l. 7.37

(l

Napoli

29.4.912

.

Troisi Michele

c

Caya dei 15.11.911 Tirreni (Sa· lerno)

Di Mauro Nicola .

2 fnnt.

l. 7.37

l. 7.37

c

s. Andrea 7.12.908

Voci Vincenzo

5 genio

l. 7.37

l. 7.37

c

s. Mauro 26.4.905

Cangelo8i G(telmto

2 genio min.

l. 7.37

l. 7.37

a

5.2.907

Menna Luigi .

As1>ett. i·l~ftrrm.

l. 7.37

16. 8.:3()

51 fant. (btg. se. A. S. Rieti)

l. 7.37

l. 7.37

87 fnnt.

l. 7.37

1. 7.37

l fant. carr.

l. 7.37

l. 7.37

2 genio

J. 7.37

1. 7.37

sull' J onio (Catanzaro)

Cnatelverde (Palermo) Palombaro (Chieti)

c

Genova

22.6.908

Nicolò Rocco .

c

Sonnino (Roma)

13.3.909

Grenga L"igi .

c

Mirabella 12.4.911 Imbaccari (Catania)

Albergllina Giuseppe

e

Palermo

5.11.907

Cn pizzi lynacio .

e

Vibonati (Salerno)

15.7.908

Colimodio P a8qtutle .

l genio pont.

l. 7.37

l. 7.37

c

Tropea(Ca- 13.2.911 tanzaro) S. Giovanni 19.4.908

Cutuli Ant011io

57 fant.

l. 7.37

l. 7.37

l genio min.

l. 7.37

l. 7.37

c

.

Fuglia .Felice

.

.

in Fiore

(Cosenv.al

e Palermo

s. 1.911

Ortolani .dntoni11o

9 nlp.

l. 7.37

l. 7.37

c

30.8.909

Znrnpelli G1mnaro .

3 alp.

l . 7.37

l. 7.37

Apiee (ilene vento)


tiO

(segue ) TENENTI MEDI CI

ASZIAN ITÀ

.!

·;;:

...

Ll1000

o

01 N A !ò ~~ ITA

5

Dt\ t a

CASA'l'O E N o~u: POS IZIONE

di

rJ.

Dt:C0KA7.10.SI }; C.~ lll' .•u;.s t:

ti88CÌ t l\

di

di

grado

8er fi zio

l

dnl D. 57 al D. 72

.

e

Calatabiano 26.4.908 (Catnuin)

) l iealizzi Filippo

e

~ew Jork

11.7.908

Bollhicchio Vince n.·o.

4 alp.

l. 7.37

l. 7.37

46 fnnt.

l. 7.37

1. 7.37

24 f11n t.

l. 7.37

l. 7.37

(S. U. A. ) Il

Fo~antoSer-

11.9.912

GiurrlaDo Gerardo . .

c

rnttn (Catanznro ) Roma

1.!1.907

Spnui Molella Pie t 1'0

C(lm. truppe Elbn

l. 7.37

l . 7.37

c

Cremoun

13.11.909

Nesler Luiç1i .

S nlp.

l. 7.37

l. 7.3i

c

Ragusu

~3.6.904

'fumino Giora nu i .

Africa Ori e ntnle

l. 7.37

l. 7.37

c

Pntonr.n

l. 1.910

De Gonnnro Giuse ppe.

l art. nrm.

l. 7.37

l. 7 .37

c

Cltia rnvalle 16.2.909 Centralo (Cutnnzaro)

Fn v n <'<uni/l o, ~

16 fune.

t. 7.37

l. 7.37

c:

Montec or- 1-l.ll.!l09 vin o Hu velia (Sn leroo)

Den:>.a Paolo .

8 hers.

1. 7.37

l. 7.37

Melcbionda E t'eU n o . . . . .

78 fnut.

l. 7.S7

1. 7.37

]. 7.37

l. 7.37

Lane. «Vittorio! l. 7.37 Emnnuele Il :.

l. 7 37

c Sannicandro 18.6.910

.

l

.

l (Garganh·o Fuggia )

l'ulighcddu Salratore . . . . 140art.div.fnnt.

c 1Oliena (N no· 26.12.907 1 ro) c

F rag n et o

l

7. 5.!)11

Sevoriuo .Antonio

Greou Pasyrurlc .

I'Ah1~tu

.

( Boucvcu Lo) c

D i n 11 111 i ((.; n t>\ 11 zu fil )

!!.12.909

c

Con ve r RIIIIO (ilari)

5. :3.909

Rolllito O••it1io

c

C oleuzn Valforluro { ~'Og!!ia )

~0.3.90H

Ruc·ro .AleiWtrHlro .

('

Roma

2 J.:UJOts

Ln o·c•lt è l:'CI'IIIIIIfiO .

. Africa OrieD-

l. 7.37

l. 7.37

4 art. cont.

l. 7.37

1. 7.S7

155 fan t.

l. 7.37

1. 7.37

41 fnnt.

l . 7.37

l. 7.37

tale

l

.

l


(segue ) TI!N~NTI MEDICI ~

.

~

""<>

T.UOGO

s

OI NASCITA

!

61

-

Data

ANZIANITÀ CASATO E NO~n: POSIZIONt:

di

m

nascita

DECOR AZIONI E CAat P A.G!H;

ùi grado

di

eervizio

dal n. 73 al n. 90

c

Bari

. 1 17 funt.

l. 7.37

l. 7.37

a

S. Cnsciano 2.12.908 B:tgni (Sie· na) Lauri n<• (Sn· 23.8.911 lerno)

Gori D e11iderio

.

33 fant.

l. 7.37

l. 7.37

Africa. Orientale.

l. 7.37

l. 7 37

c

CAmpegine 31.l.lJ08 (Reggio E.)

lemmi Carlo

Osp. Btmgasi

1. 7.37

l. 7.37

()

Resina(Na· poli)

27.8.908

!acumino 1'-'ttore.

art. co rpo arm .

l. 7.37

l. 7.37

e

Napoli

11.7.907

Sautorelli .llario.

45 fant.

l. 7.37

l. 7.37

()

Quartu al Mare (Genova) Lucera (A· velli no l

2.11.909

Gott:lli Massimo.

Afri<' a Orien· tale

l. 7.37

l. 7.37

9.3.912

Di Sitmo Antonio .

l fant.

l. 7.37

l. 7.37

Livornu Ferraris (Vercelli) N o la (N n· poli)

28.9.908

Bnrbero Angelo ..

29 fant.

l. 7.37

1. 7.37

24.2.!110

Cannella And•·ea .

2 art. nrm.

l. 7.37

l. 7.37

c

Carovigno (Brindisi)

17.11.908 Leo Sanwele

l. 7.37

1. 7.37

c

Ram a

24.6.912

Genova ca v.

26. 8.37

l 26. 8.37

c

Scntari (A l· 20. 6.906 Bl111ri bania)

Albania.

l. 4 38

l. 4 .3~

c

Tirann (Al· bania)

All>ania

l. 4 .~~8

l. 4.38

c

Scutl\ri (Al- 25. 1.905 M.d tnr (ìuk11. bania)

Albnnil~

l. 4.:38

l. 4.38

o

Salerno

~1.11 . 912

Capone ('ristofaro

81 fan t.

l. 8.3!>

l. 8.38

c

Reggio Ca· lnbria

27.3.911

Sirncusa Fmn cesco. .

8 ar&. div. fnnt.

l. 8.38

l. 8.38

c

Capua. (N a· poli)

1.9.911

~'usco Raffaele

19 nrt. div. fau.

l. 8.:38

l. 8.38

o

c e

c:

13.4.911

Ammendola Gaetano

.

Gaudiaui Pasq1~a/e

.. .

l

.

.

l

. Libia

.

<W De Camilli<~ l111 ciruoo lloplik•~

.

6. 6.911 Shrqri B aslttl .

.

.


6~

(Segu e) TE:-IF:NTI ~I F.UIC I

-

l

C)

:<.>

o

i1."'

Lt:OGO

ANZIAN JT l

Dali•

CAS ATO E NO~ K POSJZJONK

di DI NA!'CI T A

nascita

D ECORAZIONI K CA~PAGNE

eli

di

grado

ser çhio

l. 8.88

1. 8.38

dal n. 91 al n. 108 c

Barcellona ( Messina )

1.1.912

D'Amico A ntoni11o

c

Napoli.

.

21.7.912

Galli della Loggia Giuseppe . 34 art. di v. fllnt.

l. 8.38

l . 8.3S

e

Messi nn. .

5.4.9 13

D'Amico Roberto .

Lane. Novara

l . 8.38

l. 8.38

c

Aversa (Na · 17.4.912 poli)

de Angelis Luigi .

25 fant.

l. 8 .38

1. l>.38

...

Rom n.

4.1.910

Di Guglielmo Bruto, +

10 art. G. a. F .

l. 8.38

l. 8.38

c

Genova

10.8 !HO

Roscio Enzo

Afri c a Orie ntal t'l

l . 8.38

l . 8.38

c

Pnlermo.

79 fan t .

l. 8.38

l. 8.38

c

Napoli.

5 art. arm.

l. 8.38

l. 8.38

c

Genova

31.7.910

Guarrera Vincenzo

11 an. G. a. F.

l. 8.38

l . 8.38

a

Palazzolo A creide (Simc usa) Villacidro (Cagliari)

29.6.912

Campailla Sal.n•tore.

l Sart. div. fan t.

l. 8.38

l. 8.38

30.7.9 12

Cadoni .A11tonio .

Afri c a Orien· tale

l. 8.38

l. 8.38

11.1.910

Zollo J[cn·io

l . 8.38

l . 8.38

l. 8.38

]. 8.38

c

..

Savoia cav.

'l 6.3.909 Anastasi Giommti

. 16.3.910 De Cristofaro Piet?·o

c Pozzuoli

.

c

Saponara di V. T. (Messiua)

13.6.908

Ca w pago a Lore11;ino

Io f. pres. N et· tuuia (campo eli m. sa n a t. mi!.) Il genio

e

S. Marco In Catola (l<' oggi n)

3.2.911

Trom betti A11tonio

67 fant.

I. 8.38

l. 8.3~

c

Catanzaro

8.8.9U

Bonelli Vincenzo

Afric11. Orientale

l. 8.38

l. 8.38

c

~iuopoli

13.7.910

Re pace Costanti11o.

31 fant.

l. 8.3~

l . 8.38

2 1.9.916

De Luca Luigi

Africa Orit>ntale

1. s.3x

l. 8.38

30.10.9ll

De Vincentiia (;ioran rti .

151 fant.

l. 8.38

l. 8.38

(Napoli)

(R~ggio C.)

c S. Prii!co di S. ~l. C. V. ( Nn fHili)

c

Napoli .


(segu e)

.!

...

LUOGO

3

DI NASCITA

..•

CASATO E

di

w

63

!IIE[IJCJ

ANZJA.NITA

Data

o

TENENTI

NO~n;

POSIZIONE

di

di

grado

~;ervizio

8 111 p.

1. s.3x

l. 8.38

9 alp.

]. 8.38

l. 8.38

Africa Orientale

). 8.38

l. 8.38

DECORAZIONI E C AMPAGN E

naecìta

l dal n. 109 al n. 125 c

e

Sala. Con- 21.7.913 Cappelli Michele silina (Salerno) Pompei(Na· 22.12.909 Ta.lamo Giomnni . poli)

.

c

Roma .

e

Montemi· 11.1.906 letto CAve l· lino) Cugnoli (Pe· 19.1.910 scara)

De Pasquale Giuseppe.

!:<0 fant.

1. 8.38

l . 8.38

Paeitti Angew

11 alp.

l. 8.38

l. 8.38

c

Albanov.\ (Napoli)

25.2.912

Tnncredi .:,e11alll iMto.

A fri ca Orien· tale

1. 8.38

l. 8.38

c

Napoli

20.1.909

Rapaccinolo Giu.scppc .

l. 8.38

l . 8.38

e

I se rnia ( C ampo· basso)

13.9 912

Cicone .Mario .

Africa Orien· tale Africa Or i e ntale

l. 8.38

l. 8.38

c

s. Giuliano 22.5.910

A!l~ore P<wl<' .

CII V. Alessnn-

l. li.38

l. !UI8

5 bers.

1. 8.38

1. 8.38

Afri ca Or ie ntnle

l. 8.3l:.

l . 8.38

Africa Orientale

1. 8.38

l. 8.38

Nova Claudio .

Libia

l. 8.38

l. 8.38

Libia

l. 8.3R

l. 8.38

15n.rt.div. fan t.

l. 8.38

l . 8.38

. Africa Orien·

l . 8.38

l. 8.38

l. 8.38

l. 8.38

c

e c c

7.6.909

di Puglia ( C ampobasso) Milano. 19.1.911

.

Pellegrino Francesco

.

dr i a Semproni Ezio

S. Potito UJ. 10.12.910 Matfei Alfon&IJ tra (A vellino) 13.1.912 Morolo Carmin-e Napoli

e

S. Agata di Puglì"(Fog· gia)

a

Cervaro l 26.1.909 (Frosinone)

Angrisani Giu.sepp(: .

c

Palmi (Reg- 18.1.909 gioCalabr.)

Liotta Lette1·io

c

M arti n a Francn(Ta· ranto)

9.8.912

Pizzignlle Guglielmo. .. .

C~tsertn (N a·

10.2.!!11

(l

poli)

2.5.911

.

tale Pennaccùia Teodo1·o.

Li bi n


(segue) TENENTI MEDICI

64 -

-

-

ANZI.<\N I T À

~

·;:

Data

LUOGO

·a

CAS ATO E NOMI<: POS I ZIONE

•li

... e

l)l N ASCITA

"' rii

----

\)

~a poli .

naecit.A.

l ---

l

di

dì

gra•lo

ser,·i:r.ìo

Afr ica Orien. tale

l. 8.38

l. 8.38

Africa Orientale

l. 8.38

l. 8.3~

D t:COR AZI0!'\1 F. CAMP AGNE

l

dal n . 126 nl n. H2

. . ' 15.10.911 "fan in i Pcl·ic/e

Scontro n~ (Aquila)

8. 7.9()(i

Pasqualucci Art1o·o .

Rocca rosa (Aquila)

7.10.9ll

Di Padova Yince11:o

Africa Ori lln· tale

l. 8.3l:S

l. 8.:38

Flamini Antonio

Libia

l. 8.38

l. ::!.3~

Motta Vi- 10.2.912 sconti (MiInno) Rt>ggio Cal. 22.1.909

C h ieri che tti Mausuelo . .

Africa Orientale

l. 8.38

l . 8.3~

Sur aci Domeniro

52 t'aut.

l. 8 38

l . ~. 38

Vico Ettueu- 13.5.909 se (Napoli)

De Sirno ne Adolfo

Africa Or ien· tale

l. 8.38

l . 8 .:{~

Canosa di l\UU107 Pu~;lia ( Bnri) e ' S. Giovanni 13.12.910 R otoodo

De Niei.Jilo Ruagero.

Li hi a

1,. 8.38

l. 8.3:-l

Giuva Mario

Afr ica Ori eutale

]. 8.3~

Piemon. Reale

l. 8.38

()

c

c Molfettn(Ba· 12.3.913 ri) ()

e l;

.

c

Pnl'isi .Aijo11JJo

c S. Marco la 15.H.910

De Matti a Salralon•.

1. 8.38

cavali.

senzn)

Osp. Udine

l . 8.31l

'

(Fug~ÌI\)

e Cariati (Co- 9. 3.Hll

l

l. 8.38

\.i "'n to la

l. ~.:~

'

e

(Foggia) Napoli.

6.10.!H2

Leuue Generoso .

A frica Orientnle

l. 8.38 '

I.

c

Napoli.

21.8.910

'J'rapnni <:arme/o

Se. A.S. Caser ta

]. 8.38

l. 8.31-

e

Gaozn.no (Matarn)

25.2.909

Mancuso J;<!OIIi11a. •

28 fant.

l. l$.38

1 . 8 .3il

Cas~inoll<'ro·

14.7.!l05

De Vivo A utonio, §9:l:i·~~

+ art. c. nrm.

l . 8.38

l. $ .38

Afr ica Orientale

l. 8.38

l. 8.38

3 genio

31. 8.38

31. 8.3~

n

l si tullHl ) c

l poli)

Avorfla ( Nn·

30.1.909 ' Del Vtccldo .A11tonio

c

Torre del <.Tr~;co ( l\ apuli) l

15.7.910

l

l Dell' Aùa ta Salralore lll-

l

1

' .:1~


(segue)

65

MEOI CI

A'NZlANlT ..Ì..

.!!

;; ·c;

LUOGO

3

DJ NASCITA

....

TENEN'r!

Data CASATO E NOME

di

POSIZIONE DECORAZIONI E CAHPAGNE

oasolta

l

di

di

grado

servizio

dal n. 143 a l u. 159

a

.Messina ..

23.9.912

Toruaselli Sal·1;atore .

13 art. div. fan t. 16. 7 ..39

16. 7.39

e

Grosseto

22.4.911

~

92 fant.

16. 7..39

16. 7.89

c

Sala Consi- 1.8 912 Io' arina Angelo li nn (Saterno) Drapia (Ca- 11.10.912 Jannello Pasqu.al~. ta.nzaro)

Africa Orjen· tale

16. 7.89

16. 7.39

Regg. cbim. mi l. 16. 7.39

16. 7.39

Gemmella.ro Antonino .

4 fant.

16. 7.39

16. 7.39

Capobianco Filippo

80 fant.

16. 7.89

16. 7.39

41 art. div. fnnt. 16. 7.39

16. 7.39

139 fnnt.

16. 7 ..39

16. 7.39

Segntore Luigi

19 fant.

16. 7.39

16. 7.39

Mnnuppelli Jlicltele

207 fant.

16. 7.39

16. 7.:l9

c

c Paternò (Cntania)

2.2.909

Chiaretti Danoil{)

o

Caiazzo (Be· 18.9.912 uevento)

a

Lercara 29.!!.909 Traina Vito . Friddi (Pal ermo) 11.12.912 Fioretti Enrico Napoli

c c a

Canosa San· 10.1:!.912 nita ·(CIJieti) l'auni (Fog- 2.8.910 gia)

a

Monti (Sas- 28.12.913 Pirisinu Pietro sari)

Squadr . cav. 16. 7.39 Sardegna

16. 7.39

a,

Codrongia- 29.3.912 Ravasio Pietro noe (~assa· ri) Capri ( Na- 15.12.911 Federico lllario . poli)

Ce ntro riform. 16. 7..39 quadr , Bon or va 10 art. corpo 16. 7.39 n rm .

16. 7.39

c

Caserta (Na- 21.5.912 poli)

Villari Domenico

7 fant.

16. 7.39

16. 7.39

c

Piacenza

Cerh~ti

35 fant.

16. 7..39

16. 7.39

5 art. e. arm.

16. 7.39

16· 7.39

16. 7•39

16. 7.39

è

10.6.910

c Noln(Napoli) 21.3.911

e

5

Plati (Reg~io Calaria)

14.5.907

J!'er ru cci o

La Hoec11 Vincew:o

Zappia RoBario

. . . . 3 gmn.

16. 7.39


66

(se gU I') TP.l'iP.NTI

..!!

·; ·c;

LUOGO

s

DI NA SCITA

!!

M ~;l)JCI

A'NZlA.!UTÀ

Data

m

dì naeclta

CAS ATO E NOME POSIZIONE

di

di

grado

aervixio

Inf. prea. Bavenna.

16. 7.39

16. 7.39

Se. centr. gen io

16. 7.39

16. 7..39

1hrt.div.fnnt. 16. 7.89

16. 7.89

11 bers.

16. 7.39

16. 7.39

40 fant.

16. 7.39

16. 7.39

D!èCORAZ10NI E CAMPAGNE

dal n. 160 al n. 17f>

c Gioia del

9.4.911

Sveho Cesare . .

Colle (Bnri)

Q

Minori (Sa- 7.10.010 terno)

o Pertosa (Sa- 29.6.911 terno)

.

Ruoceo T emistoc/-e.

.

Coronato Luigi

.

o Amalfi (Sa- 28.1.910 Pagano Mario. terno)

.

e Brnz (S.U.A.l 28.1.907

Mettst Giacorno

14.4.910

Zipnro Vittorio

12 fant.

16. 7.39

16. 7.3\)

6.10.910

Tansella (J ÌU86pp6 •

9 genio

16. 7.39

16. 7.39

24.7.910

Argbittu Crisi(no

4 ari. div. fan t.

16. 7.39

16. 7.39

1.1 .911

Ninfo Giovanni .

5 fant.

16. 7.89 . 16. 7.39

8. 6.914

Cnpucoi Mario

26 f11nt.

16. 7.39

16. 7.39

c

Davoli (Ca tstnzaro)

c Capurso (Bari) 1\

a

,.

Nughedu S. Nicolò (SnsRnri) s. Stefnno Camastrn (Messina) Napoli

.

c

Bueno11 Ay- 30.6.912 Mttieri Carmelo. res (S.U. A.)

21 genio

16. 7.39

16. 7.39

Q

Codrongianus (Sassari) Monreale (Palermo)

1.11.90R Stnra Santino .

2 genio pont.

16. 7.39

16. 7.89

7.5.912

Pellerito Nicolò .

91 fant.

16. 7.39

16. 7.39

e

Nn poli

8.7.9ll

T olino Tit() .

12 art. G. a. 1-' .

16. 7.3U

16. 7.39

a

Mon te milot· LOC Avdlino)

6.3.91 2

Colletti Ferdina.nd()

2 nrt. div. col, 16. 7.89

16. 7.39

o

Mi rabol\n 22.10.912 Guarnem .llfariano lnJbnc<·a ri

7 genio

Hl. 7.39

c

(CaLunin)

.

16. 7.89


(segue) 11>Nf. NTI

&l

~ "Z

-

s• UJ

67

MEIHC l

ANZIANITÀ

Data L UOGO Dl NA.SClTA

di DII6Cita

CASATO K N0:'\.1€ l'OSIZIONK

di

dl

grado

servizio

Lane. Milano

16. 7.89

16. 7.39

58 fant.

16. 7.39

16. 7.39

De Bonn GitUJtJ]>pe

12 fant.

16. 7.39 16. 7.39

Sodaro l!rM1cesco .

64 fant.

16. 7.39

16. 7.39

37 fant.

16. 7.39

16. 7.39

Palndino Giovanni.

Lane. Aosta

16. 7.39

16. 7.39

Sanguigno Cu.ono

23 fant.

16. 7.39

16. 7.39

Quargnolo c(~rlo.

44 faut.

16. 7.39

16. 7.39

Ruggeri Pasquale .

3 fant.

16. 7.39

16. 7.39

Mor6no .dn"ibale

18 fant.

16. 7.39

16. 7.39

14 art.div. fan t. 16. 7.39

16. 7.39

J>t:CORAZI ONI F. Cb.l\Jt' A GNE

dal n. 176 al n. 191

c

Napoli

a

Sns~inente

(Mantova) a n

6.1.914

10.11.909 Salami Aldo. .

Corleto Per- 20.6.907 tieare (Potenza) 24.4.911 Trahia (Palermo) Marcianise (Napoli)

c

Cava dei 10.4.911 Tirreni (Salerno) Acerra (N a- 1.5.910 poli) 14.5.912

n

Udine

c

Nhr.r.a di Si· 2.4.909 ciii n (M:essin:t) 18.3.912 Palermo

e c

Gioia del 12.10.911 Ripn Le~arrlo Colle (Bari )

e

Paternò (Catania)

c

Arbatax di 22.12.910 Tortoli (Nuoro) S. Hnrtolo- 21.5.910 meo in Gal do (Benevento) Vnirano Pn- 5.8.912 tenom(Na· poli) Napoli 22.9.910

e

a 6

.

2.3.910 Tartnglione Giòvmmi

c

c

landolo .M ichele.

2.1.913

Atanasio Sa lvatore.

. 34 fnnt.

.

Toxi ri Onorino Cioceia GirwJpve

.

Di Muceio Gtd(lo

16. 7.39

16. 7.39

13 art. corpo nrm.

16. 7,39

16. 7.39

65 fant.

16. 7.39

16. 7.39

. Com. troppe 16. 7.39

16. 7.39

Zar a Herruti Tommaso

.

33 fant.

16. 7.39

16. 7.39


( SI'ffiiC) TE;oi~'W I

68

~11 :111Cl

ANZJANTTÀ

~ ·c;

D ata

"o

L UOC.O

.. s

di

DJ NASCITA

naeoita

00

CA S ATO E

NO~I&

POSIZ I ONE I>ECOR AZTONT F. C AMPAGNF.

di grado

aervi&io

l

dal o. 192 al o. 209

.

di

71 faut.

·16. 7.39

16. 7.89

1\fattioli Ugo

l a{' t. di\". cel.

16. 7.S9

16. 7.89

25.6.912

Donato Armando

6 an. G. 11 F.

16. 7.89

16. 7.89

18.9.911

di Morro Manlio

93 faot.

16. 7.39

16. 7.39

50 fnut.

16. 7.39

16. 7.39

88 fnnt.

16. 7.39

16. 7 .3!1

N icastro Guido

2 bers.

l 16. 2.40

16. 4!.40

1.7.911

Romano Stefano.

40 fnnt.

16. 2.40

16. 2.+0

lt'raucalisi (Casertn)

15.7.913

Pau e Sebaatim1o.

15 fao t.

16. 2.40

16. 2.40

c

Palermo

2U.914

Zingalt!S .lfanlio.

11 fao t.

16. 2.40

16. 2.40

c

Pian

27.5.912

BRrtalioi Emilio.

35 art. div. fan t. 16. 2.40

16. 2.~0

a

Sno tarcan- 10.1.912 gulo (Forlì)

Mn ozi Leonel/o

3 fant. cnrr.

16. 2.40

16. 2.-lfl

<:

Grnmruiel1ele (CaGnnin 1

Pe pi Salvatore

24 nrt. div. fnot. 16. 2.40

16. H O

c

Messina

5 nlp.

16. 2.40

16. 2.40

e

.1\Ion teeorvi 3.2.915 F'og lia Oarmi11e . no Rov. (Saleroc>) 20.12.912 Bnrtolotta l •'clice CulleAa no ( Palc·rnw)

Arsen. R. E . l'\ n poli

16. 2.40

16. 2.-W

54nrt. div. fan t. 16. 2.40

16. 2.40

56nrt.div. faut. 16. 2.40

16. 2.40

132 art. div . eor .

16 Hù

é

CoseoEa

7.1.912 L eporRce Emilio

e

Viterbo

27.5.911

o

~ apoli

a

Salerno

c

Ali n ( P n - 25.ll.!ll2 Martino AtliOIIino . lermo)

c

Pietra per tu· 9. 4.910 sa (Potenza)

Mooa Gm·radi1w.

c

Caltngirooe (Catania) ,. S1mbnno (Cutnuzaro)

3.1.915

e

e

e e

Palurnli~i

( Cn~auzu ro)

0

l

3.1.915

31.12.911 Chillè .AtlfOIIÌ110 .

l

17.5.911~

Vnrano Ono(rio.

·

22.9.910 l Gozzo r;;uscppe .

Sularioo (Si rncusn) 1

.

16. 2.40


(se gu e) c.

~

·......

69 ANZIANITÀ

Data

LUOGO

o o

~I BOit.J

T ENENTI

CASATO E NOllE

di

Dl NASCITA

1'08IZIONK DECOR AZIONI E CAJ\JPAGNE

nascita

~

di

dì

grado

eervizio

•

l

dal o. 21 O al o. 225

o

Trani (Bari) 12.2.913

e

Pietr"melara (Napoli)

(!.

Ln Spezia

8.8.906

de Peppe Ugo.

.

Cav. Guide

16. 2.40

16. 2.40

Mareello VitMett~o .

.

l bers.

16. 2.40

16. 2.40

127 fa.nt.

16. 2.40

16. 2.4.0

21.12.913 Mieheletti Mario 4.6.913

D'Elia Giovanni .

87 art. div. fan t. 16. 2.40

16. 2.'! 0

2.6.914

Tu fao o Antonio .

2 art. contr.

16. :uo

16. 2.40

14.1.913

Fertittn l<'nmcesco.

.

~ genio (se. A.

16. 2.40

16. 2.<l0

Noeera Su- 15.7.912 Pepe Umberto. peri ore (Salerno) 18.12.910 Salvo Garmew. Palermo

.

231 faot.

16. 2.40

16. 2.40

.

29art.div.fnnt. 16. 2.40

16. 2.40

<C

Frignano (Napoli)

26.9.913

Sautoro .Alfonso .

.

57art.div.faot.

16. 2.40

16. 2.40

-e

Campomag- 25.2.914 giore (Potenza) 18.5.911 Broccolin (S. U. A.)

Seerre Gilt$eppe.

.

2 art. div. fan t.

16. 2.40

16. 2.40

15 art. co rp o arm.

16. 2.40

16. 2.40

e

e -e e

-e

c

S. Angelo le Fraçte(Poteuza) Saviano (~apol i)

Cefalù (Pal ermo)

Giovanniello Vittol'io

S. genio)

(:

Palermo

27.5.912

Amort~lla Sahmtore

.

l alp.

16. 240

16. 2.40

c

Roma

16.4 914

Riso Ricectrdo.

.

25 art. di v. fan t . 16. 2 40

16. 2.40

c

Carpignano Salentino (Leoee) Pnlarmo

18 3.913

Dt~ Maglie

23art.div.fant. 16. 2.40

16. 2.40

31.7.912

Modica SaltJatore

.

8 art. G. a. F.

16. 2.40

16. 2.40

.

140 fllnt.

16. 2.40

16. 2.40

c .(;

Bitonto ( Bari)

Tomm(lso.

28.3.910 l Murgolo Gi1Meppe .

l


70

(seg ue) TENI':NTI l'tffiDICI

., :>

·~

<>

.,<lo

..

ANZIANJTÀ

Dat-a L UOGO DI NASCITA

cn

CASATO E NOM E

di Jl lll!Cit&

J>OSlZJON E DECORAZIONI E CAMPAG NE

di

di

grado

servizio

l

dal n. 226 al n.. 236 c

Napoli

26.4.912

Macearone G1a<Jo..mo .

Piroteenieo R. E. Capua

16. 2.40

16. 2.40

e

Prizzi (Pa!ermo)

4.7.916

Cammarata Giovanni

74 faut.

16. 2.40

16. 2.40

C)

Napoli

16.1 .911

Cari ello .A1·senio.

Cnv. Saluzr;o

16. 2.40

16. 2.40

e

Termine Iroerese (Palermo) Teano (Napoli)

30.5.912

Zavatteri Pietro.

16. 2.40

16. 2.40

11.1.914

De Monaco Nicola

Se. A. U. C. e a Il. sottnffic. bere. Pola 32art.div.fnnt.

16. 2.40

16. 2.40

20 fa.nt.

16. 2.40

16. 2.40

Cav. Monferrn&o

16. 2.40

16. 2.40

94 fant.

16. 2.40

16. 2.40

e

.

. .

e

Palermo

20.1 914

Sa1lemi

e

l Messina

21.9.908

Messi neo 'l'otà .

e

Settepreti 10.11.913 Mazzueconi .Anto1~io . (Frosinone)

e

Roma

Saeeomnnni Oa·rlo .

13 genio

16. 2.40

16. 2.40

e

Petrnlin.Sot- 3.2.908 Tedesco Oar·mew tana (Pa!ermo) Graguano 13.8.910 w Parlato Giu.stJppe (Napoli \

59 fant.

16. 2.40

16. 2.40

59 art. div. fan t.

31. 5.40

31. 5.40

e

4.9.912

V inC0111l'O .

...

.

l


UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI ' ANZIANITÀ

C>

""... ·c;

...,.. Q

Data

CASATO E NO~!E

LUOGO

POSIZION~;

di DI NASCITA

~

nascita

o•:CORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

COLONNELLf CHIMICI FARl\IACISTI

dal n. l al n. 3 n

Bologna ..

25. 1.84

Mozzana dott. Oarlo,llt, C ~,~

Dir. ist. eltim. fnrm. mil.

26. 5.87

2. ~.09

a

Nizza Monferrato (A-

5.11.83

Gorreta dott. Oarlo, U c!P. q)

Minist. Guerr•~ 19. 9.39 Cdirett. !ab. di ebim. o br omat. appl.)

2. 5.09

[st. cb i m. fnrm. m il.

l. 1.40

27. 2.13

911·12·13,

+

lt~ssandria)

a

Vizzini (Ca.tania)

1.12.87

Vita dott. Gaetano, U 13, ':§-

*•

Q) 9tz·

TENENTI COLON NELLI CHIMICl FARMACISTI dal n. l al n. 7

..

a

Aneona

2.10.82

Micheli ~reodo·rico, •!>, /r, I!J, et)

Oap. Aneona

10.12.34

27. 2.13

a

Mercatello 14. 3.86 (Pesaro)

Parri dott. Walter, U <!P,q)912·13,

Ist.ebim. farm. mi l.

10.12.34

27. 2.13

a

Mvnteeatini 11.11.89 Val di Cecina (Pisa)

Cappelli dvtt. prof. Giuseppe,

Se. appl. san. mi!. (ins. tit.)

3l.l2.35

30.11.09

Snvino Vito, U<ff>, if; m- 17, +

Osp. Bari

31.12.35

27. 2.13

13. 9.85

Musso Em·ico, <i',+, 0911-12·13·14

Ist. chimico farm. mi!.

14. 5.36

24.11.13

Corneliano 17.11.86 d' Albt~ (Cu· neo) Carbagn a. 24.12.82 (Alessa.n· dri;a)

Sic<:nrdi G1,ido, <li,,+, Q;)91l ·Jz.J3·

Osp. Udine

1.11.36

27. 2.13

Osp. Alessnndria

26. 5.37

20. 9.14

912 1 ~91 5·1G·I1, @, . ,

+

+ •. +, ct)91l-12, @ , . 2, ~. ~. ~

9l~·IG, @.

L. D. in chimica

brom. a

Bitonto <Ba· 20. 4.85 ri)

c P ettinengo (Novara)

a a

14·15·lG·t;·t8·19

+ 1

Alvi§ini dott. Giorgio, 9 11 · 1

1

~ 9JS·JC·I7·1B

1

@, +

~, Q;)


(segu e) TE~P.I'\11

7'2

CUI.ONNRLLI E MAG GJ(JRJ CHI MICI FARMACISTI

., .,..

ANZIANITÀ

Data

CASATO E NOllE

LtiOGO

POSIZIONE

di

di

dj

gndo

Jilen·itio

Jet. chimico farm . ruil.

l. 9.37

1. b. li

Farina Felice, +,1 4) 911-1 21 ~m·

Osp . Firenze

30. 6.38

27. 2.13

GriJ.(nnni E1'9enio, ~.

~ 918·19·

Oap . Palermo

SO. 6.3~

2-lJ l.I S

Palmieri d ott. Jlario, o§o, +, 6!

l at. c ldmioo farm. m il.

19. 9.39

l . 8.22

MoliAani dott. Ricciardo, ;J!·,

[ st. ehimioo farm. mil.

19. 0.39

l . fì.l 5

DECOllAZIONI E C AlH'A GNE

J)J NA SC ITA

ll&8CÌ!.a

dnl o. 8 al n. 17

e

Napoli . .

25. 4.90

Cortnssa dott. Sil1Ji<>, cf.l, +, ([) 911·12

a c

S. Eg idi o (Teramo)

17.4,84

Alia (P aler·

13. 1.85

16·11, @ .

20"'11 ([) Il J-12 1 1

mu)

a

+

S. lfariaCn- 11 . 1.96 pua V etere

+

115-IG·J,·1 8 @ @ 1 1

(NI.LJlUJi)

a

Casalburdic o (C hieti)

27. 3.88

a

F o B~'ll (Aquila)

14.9.900

Plneidi dott. Ettore, :iJ • • •

le~.

e b i m leo farm. mil.

l. 1.40

16. 2.23

a

Snssnri. . .

18. 1.99

Lay d ott. Dino, ~. +, ~ 9181 @

Osp. Cagliari

l . 1.40

16. 2.23

a

Str adelia (Pavia)

19.11.92

Giorgi dott. Giorgio, +, ~· 916·

l at. ehimieo fa.rm. mil.

l . 1.40

16. 2.23

n Vacri(Chieti) 18. 5.93

Afri ca Orientale

1. 1.40

16. 2.:23

12. 7.98

Revolli dott. G-ioacchino, -t, ~ Comi t. mob.civ.

l. 1.40

16. 2.23

n

([) 913·1• ·16,

+

10·17-18, lf,l919·20·21,

Rn.cc oni gi (CllnOO)

91,·181 @,

@, . ,

+

+

(oeserv .in d ustr.)

MAGGIORI C HIMICI FARMACISTI

dal n. l nl n. 4 a

Bergamnsco 10.12.900 (A lossaodr in)

Brnggio dott. Giovanni,+, !il .

Osp. P 11rngia

10.12.3-!

16. 2.23

Il

Susa (Torinu)

3. 3.98

7.i o i dott. Gioram~i, +, 'X 9J~·lc,

Oep. Snigliano

10.12.34

16. 2.23

a 1 Tro pt!a <Cn-

31.10.9-!

Adi lardi patrizio di Tropea cio t t. Gi•~lio, ~' ~ 916·1;-J e,

Mioiet. G u ena 10.12.34 (lab. d i eh i m. e brom11r..nppl.)

16.11.28

Gugli~lmint•tti dott. Silvio, ~.

Osp. NnJloli

10.12.34

16.11.23

!t

tnn znro)

fl

T uri uo

o

@, +

•

•

26. 1.99

~ ~1~·18,

@,o. +


(SC!J II e) MAGuJORI

Data

·c;

L UOGO

3

t>l NASCITA

..

C III~IIC!I FARli ACISTI INCAJI. Oli L (;RI\J)O Ili MAGGIORE

73

ANZlANlTÀ

.!!

·;;:

E C \PITAN I

CASATO E NOME POSIZIOSE

di

w

nascita

UKCORAZION I K CAMPA GNV.

di J(rado o dell'in·

di

carico

ser\-rizio

dnl n. 5 ol n. 14 6.2.901

Di Tuili o dott. Odorisio, <!>, ~

Osp. Milano

10.12.34

16.11.23

c

Firenze . .. 10.8.901

Bracaloni dott. Lortmr:o, + .

1st. chi m. farro. 31.12.35

16.11.23

c

S. Arsenio (Salerno)

11. 5.93

Pessolano dott. Angelo, +, ~

Osp. Genova

31.12.35

16.11.23

Alvito (Fro- 21.10.97 sinono)

Fnntozzi dott. Luigi, +, +, ~

Oap. Caserta

14. 5.36

16.11.23

a

Gravina (Bari)

2. 8.88

De Palma dott. l<'ilippo, <i>, ~918, Osp. Livorco

27. 4.:37

6. 5.28

1\

Piana Armeri na (1m)

3. 3.88

Rizzo Gcutano, +, • • x 915·JG·l',

Osp. Romn

26. 5.37

6. 5.28

Calliano 25. 1.90 Monferrato (Alessandr.)

Millino dotG. Dome1~ico, ~. ~

Osp. Bologna

l. 9.37

6. 5.28

a

Lignana (Novara)

6. 3.89

6. 5.28

a

Messina

..

Ferraris Salvatore, +, +, ~915 Africa Orien- 30. 6.38 16·11 tale , @

4.5.902

Zodda dott. Aldo,

a

Firenze

..

7.7.902

Nocentini do tt. Dino .

a Alvito (Frosino ne)

n

1\

mil.

&1!1-10·11·18, @ , • • <);!

917-10,@

~9 1G·l1·18

7@

@, + 915·1G·J': @ 7

'*'· -.\, ~

Min. Guerra 30. 6.39 (lab. micro!J.)

9. 6.27

Osp. Trieste

!t 6.27

9. 6.40

CAPITANI CHDHCI FARMACISTI INCARICATI DEL GRADO DI ~IAGGIORE dnl n. l nl n. 5 l. 1.96

Curntolu dott. Lo1·enzo, +, O, Osp. Bnri

19. 9.3!1

6. 5.28

8.11.99

De Beuedictis dott. Rajfaele, Oep. Bari

19. 9.39

6. 5.28

Oep. Livorno

19. 9.3~

28. 3.29

Osp. Trit~ste

19. 9.39

6. 5.28

Oap. Padovn

28. 3.-10

28. 8.29

a

Bnri . ...

a

Rari

n

S. Gregoriu 8.12'.902 Mngoo (Snleroo)

1\

Parma ...

21. 2.98

Znoell i dott . .Albel'to

a

Molf ettn (BI\ri)

4.7.904

Spatlnveethia dott. Dom.enico

....

+, ,~,91G·I7·J8 0 @

+, ~ 918, @

Gotfredi dott. Ettore, lt .

. .


C:\PIT.\ Nl CHIMICI

FARMAC:I STI

ANZIANITÀ

~

l) a t a

;.

I.UOGO

"o

CASATO K NOME POS IZIONE

di

w

Ul NASCITA

"

~

'l1

unscila.

DECOR AZIONI E C AMPAGNE

di

di

grado

aer, itio 4

CAPITANI CHIMICI FARMACISTI

d al n. l al n. 15

-e

~apo li . • .

5.7.902

Scotti dott. Gi1ueppe

Scuola appl.san. mil. (i ns. a gg.)

9 . 6.33

9. 6 .27

n

Roma. . . •

2. 8.96

Fochi d ott. Ro!Jm·to, +, ~ 9 l~·

Osp. Napoli

6. 5.34

6. 6.28

17·18, • • @, /

c

Patti (1\[os· si nn.)

17.2.900

Orlando Teodoro, Q).

Osp. Catanzaro

6. 5.34

6. 5.28

c

l R ibera (A· 10.6.900

l<' riscia dott. P iet1·o

Osp. Palermo

6. 5.34

6. 5 .28

Licnta dott. Salvat01·e .

Osp. Bolzano

31.12.35

28. S.29

Sie na. . . . 12.10.901 Sagre dott. Fema11do •

Istituto cbim. farm. mil.

28. 3.36

U . 3.29

j grigouto)

c Arngona (A· 23.1.901 g rigooto) a l

a l V i t u l az i o ( Napoli)

5.9.901

Pozzuoli dott. Franc/JBCO

Osp. Gorizia

28. 3.36

28. 3.29

G rotte (A-

20. 8.98

Nascè dott. Frattoesco PMlo 1 <li>, ·~ m, @

Osp. Bengasi

28. 3.36

28. 3.29

a

gri~ento)

e

i\Iontevnr· chi (Arezzo)

7.3.908

Bernini dott. Fosco.

I st. cbim.farm. l. 11.36

14. 2.30

-c

Frosolon e (Cnm po· basso)

17. 3.99

Pricolo dott . .Alfonso, ~9 18, +,

Osp. Bologna

1.11.36

28. 3.29

Osp. Novara

31.12.36

28. 3.29

Osp. Firenz·e

13. 2.37

14. 2.~0

rrul.

@

n

Torino .. . 17.10.901

n

Pi;.a

Rolfo dott . FeilBt·ico .

28.10.903 Ripa rhelli dott. J~oberto .

Ne"· Jork (8. U.A.)

4.8.904

Cr este dott. Ba!ào

Osp. Tripoli

U. 2.37

14. 2.30

Ales»nndro Hoc•·n (Agrigl·n tv)

24.4.904

Uarlisi dot t. Fenlina.ndo

lst. ebimico farro. mil.

14. 2.37

14. 2.30

l a stolla ne· ta ( Ionio)

12.7.9oa

l\Iazzaracohio dott. B eranlino, Minist. Guerra (d irllz. serv. v ollimico mtli· tar e)

14. 2.37

1-!. 2.30


(segue ) C.II'IT.INl Ctl DII CI F \l!~L\CI H I

75 ANZI A.NlT.À

LUOGO

Data

CASATO E NOME

di DJ NASCITA

nascita

POSIZIONK DECORAZIONI E CA~U'AGNE

di

di

grado

servizio

dal n. 16 al n. 33 a

C an oniea (Messina)

1.2.903

Riccardi dott. Oi1tseppe .

Osp. Mes~inn

14. 2.37

14. 2.30

a

Crecchio (Chieti)

24.9.907

Snnteusanio dott. Ma1·-ìo

Osp. Chieti

14. 7.38

14. 7.32

c

Salo pa.ca 27.6.903 (Benevt>nto)

Tancredi dott. Gab1·iele.

Osp. Tripoli

14. 7.38

14. 7.32

a

Sassuolo 27.2.905 (Modena)

Rotteglin dott. E11zo

l Ist. chim. fnrru. 14. 7.38 mi l.

14... 7.32

a

Salsomaggiore <f:ar· ma)

6.5.901

Gambarini dott. Giuseppe, !Il

Osp. Alessan- 14. 7.38 dria

14. 7.32

a

Salerno

1.1.905

Portelli dott. G-i-"seppe

In f. pr. Nettunia 14. 7.38 (cnmpo clim. sanat. mil.}

H. 7.32

a

Cesena (For- 14.5.906

Bocchini dott. Fra'llcesco

Osp. Bologna 3Q. 6.39

14.. 7.32

Severini dott. Giuseppe

Osp. Ancona

30. 6.89

14. 7.32

il)

a

Foggia . . .

a

Adelfia (Ba· 21.8.905 ri )

Colella dott. Vitt~Yriano . .

Ist. chi m. farm. mi l.

14. 7.39

14. 7.S~

a

Roma . . . . 22. 9.96

Longo dott. Ftdvio .

Inf. pres. Trento 14. 7.39

14.. 7.32

a

Pozzallo(Ra· 11.10.903 Terranova dott. Salvatore. gusa)

Os p. Messina

19. 9.39

14. 7.32

a

C a m a io re (Lucca)

Vecoli dott. No·1·berto.

Osp. Genova

19. 9.39

14.. 7.32

a

Leronra(Pa· 29.1.909 !ermo)

Vicari dott. Oar11UJlo

I st. cb i m. farm. mil.

l. 1.40

16. 7.34

a

Napoli ..

6.6.908

Aiello dott. Domenico.

Osp. Udine

l. 1.40

16. 7.34

a

Firenze ..

20.8.909

Saltini dott. Pietro .

Ist. chi m. farm. mi!.

l. 1.40

16. 7.34

a

Siena .

30.5.906

Corbi doct. Domenico .

Commiss. gen. fabbr. guerra

l. HO

16. 7.34

a

Bari . . . . 21.7.907

i\:lininni dott. lg1w.zio.

Osp.

Rom a

l. 1.40

16. 8.35

a

Lecce . . . . 14.10.910 De Pirro dott. Filippo ••

Inferm. pres. Parma

l. 1.40

16. 8.35

6.4.904:

21.9.902


TENENTI INC.\IIICATI DEL GRADO DI CAPITANO E TE:'\ENTI CHI~'II CI BR~IACISTJ

76

l

~

...

·a 3

LUOGO DI NASCITA

"

re

Data

di

CASATO E NOME DECORAZION I E CAMl'AGNK

l

ANZIANITÀ POSIZIONE

l

n&llcita

l

dell' ln· carico o di grad o

ùi aervizio

TENENTI C HI I\UCI FAHMACISTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO dal n. l a l n. 2

c

Serre (Cn· neo)

15.6.904

Melchionna dott. EttO!'~.

Osp. Caserta

l . 1.38

14. 7.32

a

Palermo ..

8.9.904

Hnmbino dott . .Antoni110

Osp. Tripoli

I. 1.40

16. 7.34

TENENTI CHIMICI FARMACISTI dal n. l al n. 13

e Genova . . . 20.6.906

Audisio d ott. Giulio

Africa Orien- 14. 7.32 tale

14. 7.82

c

Ferrara . . 1.10.900

Sani dott. Carlo

Osp. Padovn

14. 7.32

14. 7.32

c Sutera (Cal· 26.1.903

So.ia dott. Mario

Osp. Palermo

U . 7.32

H . 7.32

tanissetta) n

Scutnri (Al- 23.8.910 bania)

Agostin l/ila.

Albania

1.12.33

1.12.33

c

Torino . . . 19.7.908

Gurin dott. Angelo

Osp. Alessandr in

16. 7.34

16. 7.3-l

c

V o l t •n r a

~roroui do tt. Giuseppe .

Osp. Piacenza

16. 7.34

16. 7.3-1

1!\.7.90-l

(Pisa)

n

Cnmpobassu 30.6.901

Battaglia dott. Giuseppe.

.Aspett. infenn. 16. 7.84

16. 7.34

c

Piacenza . . 11.11 .907

Brnnamonti dott. Gio1·gio .

Osp. Milano

16. 7.34

16. 7.3-l

c

Aquila . . .

6.1.909

Curci dott. R(ID'Mle.

Africa Orien· 16. 7.34 tnle

16. 7.34

,. ' Partinico

24.5.906

w. Pn,sala~:qua dott. Ettge11io

Osp. Trieste

J. 7.36 l

1. 7.36

Gravino dott. Mich ele

lnf. pres. Rnvenna

16. 5.37

16. 5.37

I .(Pnle~ru~)

c

1

:;.)fnnnC.V. 24.4.910 (i'\a.puli)

c

l CJrbinu (Pe· 16.1 909 Mnutnuari dott. .Anyelo tmru)

Osp. Benga~i

16. 5.37

16. 5.37

a

Ternmo

j Osp. Verona.

16. 5.37

I 6. 5.37

13.~.\!0!1

Allegretti dott. Gt.,i!lo


( segu e) 'l'ENF.NTI CH l M ICI

77

1',\R~l.\G I STJ

= ANZIANITÀ

~

> ·o .s

.."'

Data LUOGO DI NASCITA

o;

CAS A.TO E NOME

di

POSIZION~:

DECORAZIONI E CAMPAGNE

nucita

di

di

grado

servizio

dal n . 14 nl n. 25

e

Caltanissetta

2ti.3.908

Marroeco dot&. Michele

Osp. Roma

l . 9.37

l. 9.37

c

S. Alfio (Cac;ania)

l.1Ul07

Spoto dott. bfario

Inf. pres. Jciei

l . 9.37

l . 9.37

In f. pres. Sassnri

l. 9.37

l. 9.37

Osp. Milano

l. 9.87

l. 9.37

Maggiorelli dot&. E uzo

In t. pres. Albeoga

l . 3.39

l. 3.39

Bot rini dott. Mario.

Osp. Piacenza

1. 3.39

l. 3.39

c C Rntiano 22.6.910 (Pesaro)

Ubald ini dott. N icola .

Os p. Caglia ri

l. 3.89

l. 3.39

e

Caltavuturo 10.8.906 (Salerno)

Sireci dott. Leo-nariW .

Osp. Chieti

l. 8.39

l. 8.39

e

Bologna

18.7.912

Feliciani dott. N·ievo .

Osp. F irenze·

16.10.39

16.10.39

e

Napoli

29.3.909

Benvenuto dott. Oorraclo

Osp. Bengasi

16.10.39

16.10.39

e

Avella (Avellin o)

25.9 911

Salv i do tt. Gi nsepp e

Os p. Torino

16.10.39

16.10.39

s. Cataldo

18.2.911

Ristagno dott. Vincenzo .

Osp. Tripoli

16.10 3!:1

16.10.39

c P n ttnda(Sn&· 30.11.910 Chiarolini dott. Gavino snri) . Andiloro dott. llfatteo .

Ma· 6. 6.908 ·~ Oppido martina

.

(Reggio C.)

e

Volterra 30.3.911 (Pisa)

c

Firenze

5. 3.913

l

e

(CaltaDie~etta)


UFFICIAL I

FUORI

QUADRO

Ufficiali medici

..

1: ·ç

... o é

ANZIAN ITÀ

Dai&

LUOGO

CASATO E .NOl!E POS IZIOJn;

di 1>1 NASCIT A

in

DF.CORAZIONI E CAliJPAGN •:

nascita

TE~ENTI

di

di

grado

ser\'Ìtio

GENERALI MEDICI

dal n. l al o. 3 1\

Parma

a

Saasa.ri .

30. 6.79

M

Ca sellA. Dante, • • Oif, -/t, O, ®, 1Ji$p. oonl. O. A . 30. 6.40 (!) Uli•12·J3·11 @ 9J5·JG-J7·J8, E) , Bolog11a 1 (}) , @, e, / . L. D. in patolo· gia obirurgica

. z,

. 6. 6. 79 Simula Ubnltlo, • · Of.·, <D Disp. oom. dif. 30. 6.40 I!J) , +, +. L . D. i u 911 ·12,

~ 9Ja·IG·J7·J8 1

terr. Bo l:an<~

l. 9.06

19. 8.05

medh;iou operatoria n

Pollen za 31. 7.79 ( 1\fact>rtlta )

Lnpfoni Guido, •• C+, (_()su12-1 ,

5<> 916·16·17 1 @, +z, T

Di1p. com. dif.

terr. Napoli

so. 6.40

l . 9.0;>

MAGGIORI GENERALI MEDICI

dal n . l al n . 5

a

Nola ( ~apoli)

16. 5.78

Rinnldi Onofrw , U • · C <!: , Disp.com. O. ..t. ~ 912-13, ~ ~15-16·1~-18, @ , • • + Napoli

l . 1.38

22. H.M

a

Torino .

24. 3.79

Grosso Vittorio, • • C<!<, O, , (!;) !111·1~ 1 ~ 9 1~·JC·1'7·18 @ , . , 1 i!-, /

Oapo ])i')· s. f.

l. 1.38

22. 8.04

a

Snl ò (Bresei n)

8.10 .79

Landriaoi Robe1·to, • . c ~. -1.,

Disp.com. Mil!mo

a. A . 30. 6.39

6. 4.06

a. A. so. 6.39

5. 4.00

'" , (p 911·1~,

• • @ , +, / 1\

Nin1\ Sicilia

9.10.79

Brignttlio l~anti, e , C* , -1., O, + , T>isp. com. 4;, ••IJ·IZ1 ~ 91H6· 17·181 @ , +, (l) Cagliari

25. 7.79

Aceoriuti ViiiCiliiZO, • • c •!,, O, l s}.>6tt ore di Sa- 31. 7.39 + , ~~ 0 , !i], Q,o 9li-IZ·I3·H, ~ 91~- D IÙL militare IC·l7·J81 @, ~ 1 •!! Napoli

( )l t!"~Ìoa)

n

P-izzo (Catauzu ro)

1$s, 9J5·16-J7·J8, ('!),(l),

19. 7.06


(segue ) UPF ICI.\Ll P UORI QUADRO

.....

:;:l

·z

.....

LUOGO

o

01 00

ANZIANITÀ

Data Di NASCIT A

CASATO E NOME

di

D&CORAZlONI E CAMPAGNE

naecita

l a

Catania.

'

P OS IZION E

(]j

gra1lo

ser,~i zio

1. 9.89

5. 3,07

L 1.40

20. 8.07

l . 7.40

20. 8.0T

20. 2.37

15. 7.11

dal n. 6 al n. 8

Giarrusso Gestutlflo, •• C<!>, ~. Disp. Oap oS. M.

25. 3.80

dJ

v 911 12·13,

~ 91~· 1 6·17·1 ~,

@ , ~.

+.L. D. in elini ca. nbU· •• ropsicbintrieu a

Napoli

de Porcellinis Oarlo, • · c'*', D isp.com. C. A.

8. 9 .84

'"' © 1912·131

•z, e a

*l

~915·16·17-181 @ , @ ,

Napoli

Gatti Dionigi, ., C•J!:, 4;9ll·JZ1 Disp. dif. terr. ~ 91HG·I1-18, @ , ~' et>, EB T orino

Susa (Tori- I K 3.83 no) l

TE NENTI COLONNELLI MEDICI

a

Sa mbue~t-

ZabuG (Gir· genti)

11.10.84

Campisi B l,ldassarre, • • •R-, O, Aapett. inferm. O, O, ® 915·)G·l1, @, (Jì91Z·13, +


80

(segue} UFFICIALI PUORI QUADRO

Ufficiali chimici farmacisti ANZIANITÀ

.!?

·a"

L!i OGO

...o

DI NASCITA.

.."'

Data

CAS ATO E NOME POSIZIONE

di

VJ

nasoita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servbio

14. 5.36

3.1::!.09

14. 5.36

:tO. 9.14

TENENTI COLON NELLI CHIMICI FARMAClSTI

dal n. l al n. 2

o

Broute (Ca·

8. t.89

a

Menfi (Agri·

gento)

Isol11 Emilio, !r, <r;>911 '12 ' 1 3·J<-~l)· A.spett. it~(erm. 16·1?, tifo, ~918,

tauia)

15. 5.85

@,

+

Valenti .A.t~tonino, 'io, ~f,-9 1 3 ' 14 ' 1 5,

+

Osp. Torino


UFFI CIALI FUOR I ORGAN I CO Ufficiali medici ANZIANITÀ

~

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..., o d

r.uooo

Datr>

JS O ~IE

CASATO E

l'OSlZIONI!:

di DI NASCITA

<n

dì

dì

grado

servizio

l. 7.!l7

16. 8.08

1. 1.38

Hi. 8.08

Zona mi!. }ti- 30. 6.39 !ano

10. 8.09

Dir. ospcdnle

30. 6.39

16. 8 08

l. l.-40

7. 7.IO

7.ona mi l. Trie- 16. 8 35

7. 7.10

l)KCORAZIONT E CAMPAG NF.

nascita

COL ONNEI,l.l MEDICI dnl n. 1 al n. 5 a

Tendn (Cnneo)

15.10.84

Perrier Stefano, • · C'*, !t, ~ . Ist. sup. guar o, v su ·t2-12··•a, ~ ~~5-IG·J~·•n, @ , ra + 2, +· L. D. in nenrologiu

a

Cagliari ..

11. 5.82

Romby Paolo, u,!!>, ~912-131 Di re t t. san. ~ ~ti 5·1G•I'i·J K @ , . 2 cii, .t, +. Snrdegna 1 1

*•

L. D. in igiene

1\

Oraognn (Chieti)

! . 2.83

Tenaglia Giuseppe, eB' 1 O, l!l, ~' 915·JG·I~·18

Cl) 912-13

{

1 @, Il), + ,

... L. 1D. in otorinolnringo-

intria

a ç

Napoli Tropea (Cntnnznro)

10.11!.84 7. 6 ,85

Abate.Aies~<tmdro, U·~, +, tt, 912·13,

&> 9J5·1G-IH8 1 @, o?

Lojncono A.nto11io1 <§-:, lP 911·12-131

. , *•

~ 91G -17·18

@ , o{• 1

Trie~te

T>isp. ,l(ilt. Pi-na.nze

TENENTI COLONNEI.Ll MEDICI dnl n. l al n. 4 e

Gallarate

14.1185

(ltiilft.M)

a

n

Binnghi A.lbet·to, e, U,ìi', U !t,

Q , O, :[,911·12·13·14 1 +, @915·JC·J7· 18, @ ,

+

Lenola(Na- :30. l:l.8! poli)

Tatnrelli Lui!Ji, *•4:~11-12·1 3·14 1

Disp. JICin. Interno

1. 1 .:n

15. 1.11

Casalduni 30. 1.86 (Benevento)

Romano Gennaro, cj!:, !t, o. Zonn mi l. Na~, ., (:\), 4_,91l·I2·13·H (f), !lj(o.916·) 7 poli 1

l. 7.37

15. 7.11

Dal Collo .4:r~gmto, ~, +,®916-11, Osp. Verona @ , 1!_,912·13·H 1 io

l. 7.37

15. 7.11

~.915·1~ '

-)ij

1\

Sch i o (Vi· 31. 7.85 ellnza)

6

l\'çtl

@, +

' ©, +


82

{ segu e) UFJ'I CI.\Ll F UORI ORGA NI CO

ANZIANITÀ

~ ;.

·c; o

~

Cl!

I. UOGO

Data

CASATO E NOMK I'OSIZIONE

di DJ NA SCITA

in

nascita

DECORAZIONI E CAm'AGNE

di

di

graùo

servizio

dal n. 5 al n. lO C n s a n11u • 10.10.85 einno (Napoli)

Graziano C(l,'rminc,:.JF,+ , <9 UJJ-1Z, Dir. San. Nn· €?9 1 ~·10·11 ·13, @, poli +

1. 7.37

15. 7.11

Roeeto Val· forte(Fog· gin)

6. 2 .85

De C e sare JTiu.cenzo, ,r.., it, O, Os p. Dologoa "'• (1)9 12-131 ~ 9 1G· I 7·1 8 1 @ , o§o

l. 9.37

15. 6.11

a

Sassari . . .

13. 5.84-

Aromnndo Angelo, U* , +, <D Osp. Cagliari

l. 9.37

10. 6 .11

v

Termini Imere s e (Palermo)

!J. 8.88

~~ol enR Umberto,•!•, i

1 .. 9.37

10. 6.11

a

Lonigo ( Vieenza)

4. 8.85

Scarpieri Ue11are,

l. 9.37

15. 6.11

c

Cagliari

17. 6.8ti

30. 6.39

1. 4.12

n

('

.,

9 11·12·1 3· H · I9·2C ~ 91 :>·1G·I1· 18 @ , 1 1

1 3 · H ·t :. ·HH~ ·J 8

1 +

+

1 ~, Q)!J tl·l 2 ·

Dir. San. }<''l· renze (igienista)

'*'·@o,, <D. , + Osp. Verona. 91H2·

13·19 ·20, @ 9 1 ~ -~~-1~·1 6,

CambAzzu ][a.rio, ,~,,l!) 911·12-13· H

'

i8;9J6·)G

Albania

@, . , + 1

~IAGGTO RI

l\IEDICI

dal n. l al n. 5 a

n

Di Palma Vinct!n=o,

+, +, (!l

29. 3.26

15. 7.11

N()Jn (Nn-

8. 8.86

Angelillo A l(onso, •t:, (), Q)!Jll· J>isp. Mit~ist . JZ·J3·1 • , ~91 5·J t·IHS 1 @ , +, @ Finanze

28. 8.~!6

15. 611

Uo u on es i (GenoVIl)

12. 2.87

Queirolo E milio E rneRto, U~·,

l . 7.37

28. 12.1 3

S. Giuliano ~I il n nelle

l. 2.91

Zona mi!. MiInno

l. 7.37

l. 5.1 6

Osp. Milano

l. 7.37

l. 5 .16

poli) a

n

*• iL 912· Osp. Bari

S. Eli n a Pia· 25.10.85 nisi (Cam· pob:ti:JSO)

13·14 1 @91C·I~ ·I H1 @

1

Africa Orien-

O, +, Q,9l ., ~U1~·1G·l7·1 8 1 @ , +

t a le

Cari m ati Giuseppe, ~-, (), ~ 915· 1~·1 ';·1\

(!j) , +, +

( ~ lilan v)

R el!~ i o

la l>ria

Ca- 13. 8.87

Su raci lln t.n<>, O, ~. ~. ~ . ~ 9J~·IC·I7

1 @ , . , +, /

l


(SI'fjlle l

.... ;n o

LUOGO

I.: FFICI \LI

FUORI ORG \~ICO

ANZ.IAN ITÀ

Data

CASATO l> NOME l'OSlZIO:SE

di DJ NA SCITA

88

•li

di

grado

eervizio

ViRp . .Min. Fi· nanze

1. 7.87

l. 5.16

Rongn. GlultMM, •l!>. ~, 9 l 5 ·1G· 1 \ Zvnn mi l. Udiu~J

1. 7.87

l. 5.16

DECOR AZIONI E CUIPAGNt:

ti&S<'ita

dal n. ti al n. 19 n

~Inguini Enea,:~, • • o;( 9 U·t6·ta,

Deruta ( Pe· 20. 7.90 ragia)

e Sperone

@,

10. 5.90

+

~. ~. o_;919·20-21·22, • • @ ,

(Avellino)

+

Iaeorso (Cn· tanzaro)

2.12.90

Dnttilo Gi1rBeJ>pe, •!! , -&, • , q,9 19·2()-21 ~91H6·1':-18 @ , + 1 1

Osp. Catanuro

l. 7.37

1. 6.16

a Diso(Lecce)

2. 7.90

Bucei PasqnMe, •t, • • ~ 91 6 •

Osp. Roma

l. 7.87

l . 5.16

7. 8.~8

Properzi-Cuni HeMdetto, <J!·,

Com.distr. ruil. Roma I

l. 7.37

1. 5.16

a Gangi (P a· 11. 5.89

Lo Vecchio Gi<1acohi1HJ1 <#>1 o,

Osp. Palermo

l. 7.87

l . 5.16

e

@,

18·)1-18·19·20,

a

Aquila . . .

+

• • ([, 919-zo, ~9U·t 6·11·1 B,

~ 915·1 > l·l?·JU @ ,

!er mo)

1

@

4>1 ~919·20 ·21 1 o§o

c

Sola rin11 (Siraeu!!l\)

6. 2.92

D' A~ostino .ilgostinu, +, ®, (9 Osp. Bologna

l . 7.37

l. t\.1 6

a

Guardia Sa n fra· mondi (Beneven,o)

3. 2.90

Do BhtRio Guido, •H•, o. ® 916 • Zona mi l. Rom n lli·J~·I8·19·20 @, . , + 1

l. 7.37

l. U6

a

Nicosia. (Cn.- 27. 6.88 tanin)

Salumone Gir1$eppe1 •f., ~. @ 915 • Osp. Pnlermo

1. 7.37

l. 5.16

l. 7.87

l. 5.16

Allocca A.ntonio, •i!>1 4) 91<·18-t9, Oep. Caserta

l. 7.37

5. 3.17

Urtoltor P'enra11clo, +,• , ~ 9 H•·

Veronn

l. 7.37

5. 3.17

Boragno Gir~-~Je{)pc lù•a•·isto, Oep. Genova c," ,®, 915·1~· 7-IN, @ , @, +

l . 7.37

5. 3.17

Mnj!rone Amedeo, cJI·,• , (.() 919, &

1. 7.37

5. 3.17

91U·T9 1 ~ 915·1G, @ , • •

IG·I•·t8, @, •

• +, CD

"' S. Gen un ro 18. 6.89 De Bernardo

Sav ia u o

6. 3.90

~ 9l~·IG

(Nn poli)

a

Mantova.

PraiiCI!IJco, <8', • •

~. 4)91:, ~9Jr.·•o, @ ,

{Nn poli)

e

+

6.10.88

Moutevideo 26.10.89 <Uraguay)

a

Molfetta 13.6.92 (Bari)

Zona militare Nn poli

1 @, . , +

Ui-17 1 @ ,

a

+

+ , (D

ÙI!J).

•z,*•

l

91>l·l1·18,

®, +

.

Zona mii.Romn


(segue) UI'FI CI.\ll I'UOill ORG ,\ N I CO

ANZIAN I TÀ

Uatn CAS A TO •: NOME

di 1>1 NASCIT A

uasdtu

I'OSIZI ON•: U~:CO HAZIONI

F. CA )IPA (:;lH :

oli

ùì

grado

ser "ri zìo

-----''----'---dul n. 20 al n. 33 a

Casalcer- 31. 5.90 molli CAies(sandrin)

Boidi Tere11io . ,. , O,~ . ' • ~ 91 S· Lt·g. terr. CC. IC·I~·IK, @, +, g , +, <D RR. Milano

l . 7.37

5. 3.17

a

Roma . . .

8. 8.92

Petitbon Ltulnl'ico, .;, 6ì'm·ts· Zona mil Roma

l . 7.37

5. 3.17

L 7.37

5. 3 17

l~·u,

@, +

a

Se rri\ Snn Brun o (Ca· tn nzl\ro)

10. 1.90 T edescLi Nicola, <!,, ~ 91HG·r:· Osp Bnlogon. 18, @ , • • + , , , lll

c

Ce ri g nola ( Foggia )

2. 2.90

Cefa.Jù (Pn· )ermo)

20.11.92

c

D' Eugunio Ar11or1io, et, o, +,~

Ù!lp. PiacenzA

l. 9.37

5. 3.17

~La Mnrtina Rosario, ·• , lr, O, ~. ~\·, <t) 919, ® ~~ · ~·Jil-17•)8, @ ,

Os p. Pale rm o

L 9.37

l. 3.18

A ntcmio, ~. f\, 1't< 913· Afri ca Or ien

l . 9.37

l.

91~·10·1~·18,@,

+

+, ·lo.;, CD Gt.~~:lione

Portici (Napoli)

8. 1.95

Par t i nico (Palermo)

2. 2.95

Osp. P Alermo

L 1.3

c Carlen ti ni (Si racusa)

2. 2.94

4 alpini

L 1.3" l l. 8.21

Osp. Torino

l. l .!l8

1. 8.21

n

;1

IG·Y1-IB,

@ , o§<

Nurrn.At~IO?IÌO . rK:, ~ 1 -h,€l 9 18 , @

.21

tale

l

l. 8.21

a

Bo n or v a 23. 5.93 (Sassnri)

o

Nola (Nn· p oli)

3.10.94

Tuf1111o Rajfaele, ~. (;}1 , +, .\, Zonl\ m i l. Nn~ 91G·IO·t u, @ poli

l . 1.38

1. ~.21

a

Vi tto r ia (Si nacusa)

10. 5.94

Cultrone Snlmlore, :!>, @ 91~·16·

30. 6.S

l. 8.21

Ro rua

26. 9.92

30. 6.38

1. 8.21

30. 6.38

l. 8.21

1\

·~·13,

Ven1tfro (C a 111 p o-

3. 12.!35

Disp.

] finisl.

Pi iWIIZIJ

Sinibaltli G!lffliclmo, ~ . ~m· Osl'· R oma ~~.

c

+,IL 920-lN3, @ , + , /

@. +

A Jc,nr.o Rurl!l iero, ~~ +, ~ m·IG · Znna militare 1:·1s,@ Miln no

hns~o )

c

Ac~.:rrn (Na·

poli)

18.10.95

Lei(. terr. CC. 30. 6.88 ' HR. Bari

l

l. 8.21


85

(Segue ) U FFICIALI F uORI ORGANICO

.,

k'<ZIANITÀ

....

J.UOGO

Data

CAS ATO E NO)JE POS17.ION•~

di

li

di

t

grado

6ervizio

Diana E rtfftmill, •!i·, +, ® ~J(•·lG· Zona mi l. Bari

30. 6.38

l. 8.21

Com.distr.mil. Siracusa

30. 6 38

l. 9.20

Rinaldi (),-ozio, ~. +, 4>1 5.?; 9 17, Osp Caserta

30. 6.38

l. 9.20

•!·, ~ !lt~·JG·J:·JR, ©, Osp. ~mano

30. ti.SS

l . 9.20

Osp. Palermo

30. 6.38

l. 4.22

-tr,•, -~,e? Coli. med. leg.

30. 6.38

l. 4.22

30. 6.38

l. 4.22

24.:2.38

l. 4.22

24.12.38

l

IIECQR AZION I E CA)Il'AG!oi•~

DI NA SCITA

dal n. 34 nl n. 4!)

a

Cassano al· l'Jonio (Cosenza)

17. 4.90

a

Naro (Agrigento)

5. 4.91

"

Porto landolfo ( Benevento)

16. 7.91

Acireale (Catania)

21. 9.92

v Noto (Sim-

21. S.91

Avolio Oaro Guif1o, ·~, +

:JO. 3.97

Paudolti Edounlo, •?;.,

e

~~-JIJ, rQ) ,

+

©

l<' oti Alfio,

+,+

.

e usa)

v

Mormanno

91U@

(COSilU7.&)

a

n

Ostuni

22. 5.96

SantorsolnJ)ome ,~ico, ~~ ~ ~ 1 G·

Zona mil. Bari

(Brindisi)

,, •• u, @ , Q), • • +

Vittoria eSi- 30. 5.93

Paolillo Stanisl<W, ~·, <J>, ~ 915 • Osp. Milnno Jij·i<·IB, l)b ,

racu~;a)

Nardò (Lec·

n

+, +

20.10J)()

)fan ieri .·lliJerto, <!>, ® 91 ;·18, ©

Zona mi l. Bari

ee)

4.22

a

Palermo . .

6.11.96

La Rocca Roberto, ~. /r, +, ((), Lag. turr. CC. 24.12.38 ®917· 18, @ , +, / RR. Livorno

l . 4.22

a

Aquila . . .

2. 1.95

Sl\ndretti E·rnesto, •!F, <J>, ~ ~ 18, Osp. Torino

24.1 2.38

l. 4.22

Osp. Palermo

24.12.38

l. 4.22

De Ce11are Oiannitw, ~. • · <t', Os p. Tritlste

24.12.38

l. 4.22

Arncri Antonio, •!!:', +, ~ 915·1G

7.ona militare Firenze

24.12.3K

1. 4.22

Zona Demet ,-io, =!•, ~. ~llw, @l • Zona militare Napoli

2-1.12 38

l. 4.22

.Lb·tt~ro, t!i , +, ©924-25 D is p.

30. 6.39

l. 7.23

@

"

Palermo . .

l. 5.96

Munnstra Salvatore, 17·1 6, @ , • •

a

Napoli • • •

17. 3.97

~ 917·18,

e

a e

P etrizzi (Ca· tanzuro)

15. 6 96

Calvi Risorta (Napoli)

8.12.95

l

11 -1 u

Caltagirone 30.4.900 (Catania)

l

7

·~ ~ 91 G·

@

©, +

Nicastro

+

.lfin i8t.

Finan~e


86

(segueì

ANZlANtTÀ

..

~ ·c; o

..... o$

w

UFFICIA LI FUORI ORGANICO

Data LUOGO DJ NASCITA

l

CASATO E NOME

di

POSIZIONE DECORAZION I K CAMPAGNE

D&8t ita

l

di

di

grado

serviaio

so. 6.39

l. 6.24

dal n. 50 al n. 55 1\

Accettn\'a (Potenr.a)

5. 5.99

Mn.ggio Pietro, t§ ' ~ 918, @

n

Licnta (A· grigentu)

12. 2.96

D'Angelo Emanuele , <!=, \9918, Osp. Pnlermo <lì,@

30. 6.39

l. 6.24

n

Ternmo ..

23. 1.93

Dazio

+, + , 0 :D, Zona mil. Ge-

30. 6.39

l. 6.24

30. 6.39

l. 7.23

Francesco~

@, ~936·3G

~ 916·1? ·1 8,

Zon11 milit. Nn· poli

1

nova

P ìwtza ,.Jnlo>lino, ~~ +, 9 91G·Ii, Osp. Palt~rmo

Aidouo (Enna)

25. 1.94

Il

Gibellina (Trapani)

3. 3.96

Palermo Uannl}/o, >!:, \9 918' @

Osp. Paler mo

30. 6.39

l. 6.24

a

Palermo ..

l. 2.96

Manzella Gilu;eJ>pe, +, 9 91G, @

Infernl. presid. Parma

30. 6.39

l. 6.24

Sl. 3.25

5. 3.17

a

@

PRDH CAPITAN I MEDICI

dal n. l al u. 7

n

~'aaano

12. 1.89

(Brindi!! i)

Potenza J,fl.igi, cf., O, O, @ , \9915·1G·):·l8

1

(Q), +

Osp. Roma

a S. Severo (Foggia)

2~. 4 91

Cassano Loren~o, .r-, ~~ 9 915·1G· Afr icn Orien- 31. 3.25 t•, <lì, @, + ,+ tale

1. s.:n

o

Taverna (Catanznro)

13. 6.96

Passant!l CMminc, T, o, © 3 , Os p. Bologna

31. 3.26

l . 4.22

f~ernce Ma·

14. 3.95

Giurleo Micl1elc, •l!>, +, ~91S·IG· Osp. Alessan17-181 @ dria

1. 7.26

1. 7.23

26. 1.97

So. A. U. C. alp. Bassano

l. 7.26

l. 7.23

5. 8.97

Dep. terr. Gov. GallaeSidamo

l . 7.26

1. 7 .:l3

2. 1.96

Os p. Cagliari

l. 6.27

l. 4.22

c

• • ~ 915·18,

rinn (Reggio Cnl.) c

~lo n t n n o

An til ia (8alerno)

a

ca~ te l ho t·

tac.:io(Uum· pobnsso)

a

Catnnia • .

@


87

(segue) trFF !CI.\LI Ft.:OR! ORGANI CO

ANZIANITÀ

.!!

·;;:

·a

J.t;OGO

3 !l m

D J N ASCITA

Data

CA SATO E

NO~H~

POSIZIONE

di nascita

DF.COBAZIO~T

di

di

grado

servizio

l. 6.27

l. 6.24

l . 6.27

l. 6.24

l. 1.28

l. 6.24

E CAMPAGNE

l

dal n. 8 al n. IO

c

B elpasso 13.12.98 (Catania)

c

Mo l fetta (Bari)

c

Gra gnano (Napoli)

Gnglielmino Lucio, :\!·, -lr, " , ® 918,

©

Distr. mi li t. Catania

. . . Osp. Bari . Osp. Geno va l. 1.98 Dello I òio Giorcmni, ~

15. 2.99

Spngnoletti Gc,li/eo, ~' •

l

Ufficiali chimici farmacisti T ENENTI COLONNELLI C HIM ICI FA R MAC f ST I

a

Rovito (Co· 21. 5.88 senza)

Marra Gi1,seppe :!,, 4i91H2·11·l8 1 @1 91HG1 @ ,

+

Osp. Brescia

119. 9.39124:11.13

l\1 A G G I O R I C H l M I C I I<' A R M A C l S T I

dal n. l al n. 2 a.

Roma . . .

28. 9.8'1

Zona militare Roma

l . 7.37

6. 5.28

San nn òutt . .dlcssM1ilro 1 'i·,

Osp. Milano

9. 6.40

9. 6.27

Distr. mi l. Bre· scia

6. 5.34

6. 5.28

Osp. Roma

6. 5.34

6. 5.28

9 15·JG·n·u,

a

Sassari. . .

4. 7.99

~

@, {•

Currn.di do tt. Pietro, eli',

~91R

CAP I TANJ CHIMICI F ARM ACISTI

dal n. l al n. 2

e

Moogiassn- 15. 5.96 no (Cosenza)

a Gua rdiagre· le (Chieti)

2. 3.97

Dattilo A.11gioli11o, ~~ . , ~9JG· LH8, © Pnlmer io Pietro,

*• ~ 9111, @


UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA RIASSUNTI IN SERVIZIO Ufficiali tnedici

., '" "

3

~

ANZIAN IT À J. UOGO

Onta

C AS AT O !>:NOMI>: POSIZIONE

di D J NASCITA

~

nasci tu

J)ECORA ZlON I F. CA!IIPAG::n:

.

(/J

.

di

di

grad o

servi~io

T EN E~T I COLON N ELLT M EDTCI

dal n. l al n. 5 a

Manfr u do· 11. {).85 n i a (Fog· gia)

a

Napoli

21. 1.87

a

Bos c oreale

2!J.l2.87

l. 1.90

to)

a

Cefrano (Co·

29. 2.12

Cusn.ui Jlla,·ia•w, et:, €:!, -lìn~,

1. 1.40

28. 9.13

l. 1.40

30. 5.15

l. 1.-W

16. 9.15

Distr. mil. Roma l (co ru. O. N. P. I. G.)

l. 1.40

l . 5.16

A.8pctt. inferlll.

l. 9.37

18. 5.16

+, DiBp. Jlin . In- 24. 8.38

l. 1.21

@98fo·36

"'P 9J~·IG·J7·Js, @ , +

~

@

Mnntiui

®9JG·J7·J6

9. 6.90

senza)

~~

l;iQt;futni,

@ , +, / 1

T>i8p. Mi•~. In- l

terno

or-, +, Osp. Bologna

Laino Rotmrio, ti!,, +, é!9JG·

17·18,

Di8p. Min. Int erno

Cirillo f;iu,~~eppe, +, +, ~9Jb· JC•l7,

(Napoli)

a Cairo (Egit·

"Guerrn Vince~Jzo, C=~=, ~. lt, T!lpettorato 19.12.38 ~.9J2·13·H, €?!'l~·IG·J7·J & 1 @ , ~~ 4 , San. mi l. Roma

@, /

MAGGIORI MEDICI a

Cerchio (A· 17. 7.87 qui la)

ftJ Peci Ili A1~tonio, <E<,+, ~~ 1 7 ' JB, @ , / ,

+

CAPITANI MEDICI e

A li:< (Pal erm <>)

3. 2.96

~· Mnìè Augusto, •t•, ~ 9 • 8 , @;, /

terno


UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA RIASSUNTI IN SERVIZIO, FUORI QUADRO Ufficiali medici

.. ..

ANZJANJTÀ

"<.l

L11000

•

DJ NASCIT A

s

I>atn

CASATO F. NOME

I'OSI7.TON E

di

eh

UECOR AZ I0:-11 E CAliiPA.GNE

nasci ta

TE~ENTI

a

Sa rzana (Spezia)

"· '·"' i

(j

di

di

g rndo

servizio

l. 1.40

10. 6.15

COLONNEI"LI MEDICI

Tonelli Cn11~illo,*, +, ~915·

r:·1n1 @ , +, /

Leg. terr. CC. R R. Genova


UFFICIALI MEDICI

E

CHIMICI FARMACISTI

NEI DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE

c. l\f.

Marig lia no Giot•anni ( i. g. s. ).

C. l\1.

P e lleg rino Fran cesco.

T. G. M.

l\!nzz('( l i L or eto (direttore ge-

M. ( ;. ~T.

ucnd c). lnl!r·n,·allc :llfn•r/() (vice diz·etlo r·(' g-f•lleralt•).

T . c;. M.

Buo 11n pn11e Cul'lo i li C. ).

811cciantr A/frptfo (pr·c.;iùente ) p. a.

Col. l\1 .

Camrnar•al a bro).

T. C. M.

S 11ma CMim o (com. ).

T. C. t\f.

~f:ln co 11i Micltde (m e mbro ).

T. C. M.

Lop t·csti Antn niflo.

T. C. l\1.

Sc illic ri Vinccn::o.

T. C. M.

Hizzo Ctu'lo (me01bro).

T. C. ~1.

P ccon'lla Givuanni.

T. C. ~1.

Dc P aoli Paolo.

M. i\'1.

F eci ele

M. M.

Pandolfì 1-: r/ om·do f. o.

l\1. ~1.

Ripari Enrico (co m. ).

l\1. l\I.

Pcdroli

Col. M.

(ca po div.

T. C. l\1.

I ppolili .lmrtltlo (sala med. ).

T. C. M.

Ca rl11cCi i li C. ).

/lttfJflele

T. C. M.

An!!c li11i i Ìlc. ).

,\nfn11 io (cap o sez.

T. C.M.

Cursi :llfrcd u (cap o scz. in c.).

T. C. l\1.

~l a11fredi

(capn sez.

Alfrctlo (c:1 p0 scz.

illC'. ).

T. C. M.

:::>aru (' lli 'f'omm<rSo (retlal tore (.;.i 1J l" Il. 111 C(.l. nr i l. ).

T. C.M.

o ·Anuro Gi11seppe (capo sez. in c.).

T. C. ~f.

Li 1J;uri A ntonio i Ilt". ).

(capo

M. ì\1.

(;ia nuall lcmi Mario.

M. M.

l.ip r·iauo Suf,.a/o r e.

M. M.

?Il azz<ll"•lll i ~1'7..

Collegio Medico-Legale.

Gincomo

se'l..

Giova nni

Ptt.~qnfl/r

(mem·

(!'-<:gt·rt:H·io' .

Giu se ppe.

Lab~~;~ra.t~~;~rlq di flelqlogla o biologia. a.pp!ica\a..

(capo

iiiC ).

Cassinis Ugo (dire llore).

T. C. l\1.

Laboratorio di chimica e bromatologia applicata.

l\1 . M.

Trifil l'lli f !Jill l> (cn po .Uell 'uiT. di r. !!l'li.).

Col. C. F.

(;oncla Cal"/!l (.Ui t•ellorc).

M. ~1.

Tanl11cc i ,1/ a 1·in.

M. C. F.

Adilardi Giulio.

M. M.

Fiumara A utnnino.

M. ~1.

Ctllrll"tliU

~1. ~l

Bifa11o 1lugu st o (sala mect.).

;\ bbrl:t•~<t ::ioni. -

F crtlirw utlo.

Laboratorio di mlcroblologla. T. C. l\1.

R eitano Ugo (direll o rc ).

M. C. F.

Zoddn Aldo.

T . G . i\1.: lenente gene rale medico : ~L G. M.: maggio1·e ge ne ral e m edico; Co l. ~1.: Nlo nnello medico: T. C. M.: tenente colo nnello m ed ico; M. M.: maggio re me. dico : l" C. ?Il.: pr imo capi tano medico; C. M.: capitano medico; T. M.: len ente me. di co: Col. C. F.: c olonne llo c himico-farmac is ta: T. C. C. F.: tene nte colonnello chi· mico. farnrncis ta: ill. C. F.: maggio re cbimico-farmacis la; l" C. C. F.: primo ca pitano chimico-farmaci s ta: C. C. F.: capitano chimico-farmacis ta: T. C. F.: tenent e c himiro· farmac is ta.


(segue)

91

UFF ICIALI MEDICI E C HDIICI F.\RMACISTI EU.:.

COMANDO CORPO S. M.

T. C. M.

Lampis Edoardo

(ins.

Col. M.

P olosa Vincen:n.

T . C. i\J.

Cana~-tlio f::,loardo

(ins. lil. ).

M. M.

F e rri A n Ionio.

M. M.

P uiii'On c U11n aele (A. M.).

M. M.

Ba 1·b icra agg. ).

t\1 . ~1.

Chiara Giu~ e ppe (ins . agg. ). Acc:n·di Anlonio (in s. ::~gg. ).

DIREZIONE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE (ROMA).

Mauro ng el(l

lit. ).

(ins.

M. M.

F e 1Taloro Gius e ppe.

M. M.

Ser-ra Giuse ppe.

:\L M ~M. M.

M. M.

Flo ridia Frwt ct>.~t ·o .

M. ~ 1.

Za flì• ·o

T. t\L

Sed i::u·i Demo (i. g . s . ).

l• C. M.

1\l e llll (l l lll<l

C. C. F.

l\fazz:u·ncc hi o B er ordin o.

C. r.I.

Flori{l L'yo.

c.~-

Galle llo Giacomo (ins . a~g. ) .

C. M.

T coni Giulio (ins . a gg.).

C. M.

.\ h i~< i Elmo.

1 .C.C. F.

Cappelli Gius e ppe (ius. l il. ).

C. C. F.

Scolli Giuseppe (ins. a gg. ).

ISPETTORATI DI SANITA MILITARE Ispettorato San. mll. (TORINO). M. G. t\L

Be!'lèf li L;'urit:r> (1"pelh1rc)

T. C. M.

Di

~e ll a 1\'ico la.

Ispettorato San. mll. (VERONA). (i~petlore ) .

lm p;, llo n•eni /los(lrio. l~d<>arrlo

( ins. agg. ).

G r rnnlo (ins . lil. ).

Istituto chimico-farmaceutico militare Castello (FIRENZE).

t\1. G. M.

Ho 111bolù :ln /uuin

l\f. M.

Fili berk Giuseppe.

Col. C. F.

Mozzana Carlo (dir ellore).

C. M.

S is lo /:'ug cnio.

Col. C. F.

\'il.a Gnelan o.

T. 1.. C. F.

Pan· i lVo//a.

T . C. C. F.

l\lus:;(l EnriciJ.

T. C. C. F.

Corl assa Sil,·io.

T. C. C. F.

Palmiel'i Mario.

T. C. C. F.

Moli>'ani Rit:ciardo .

T. C. C. F.

Placid i

T. C. C. F.

<;iot·gi Gi01yio.

M. C. F.

Braea lu ni / .oren:o.

C. C. F.

Se~; rc

C. C. F .

Bt' rn i n i Po.,co.

C. C. F.

Carli;. i F l'l'dÌIIIIIldO.

C. C. F.

Rn ll t'l.!lia /:'n~n.

C. C. F.

C(llc lla l'il/tll'illtW.

C. C. F.

\' i('a ri (;,,.m,•/o.

Scuola di appftcazlone di Sanltamllltare (FIRENZE).

C. C. F.

Sallini Pie/T'O.

Col. M.

Germ ino 4 1/t'e do (direttore).

T . C. M.

F erri Guido (i ns . liL ).

Istituto superiore di guerra (TORINO). P c rri e r· Slt{ano f. o. Col. M

Ispettorato San. mll. (ROMA).

l\1. G. M.

F a i)J'iz i Nicn lrt {is pe ttore).

T . C. M.

Guen n l 'ince n:-o ( in". g uerra).

C. M.

fran ic h Emilio.

Ispettorato San. mil. (NAPOLI ). M. G. M.

T. C. M.

C. l\t

Acco •·i11li l'iucett:o (ispeLLore) f. q. Dc Mal'lino Ro::a t·o ll R o l1er/ o. Brtl'ile T nmm rtso.

Ispettorato San. mll. (BARI). M. G. M.

F io r<-nza l y n11:in (is p e llore).

/;'1/ IH'e.

Fer~t(lftdo.


92

(segue) llFFICIALI l\JEDICJ E CHIMICI FAR)IACISTI ECC.

Accad. mll. di fanteria e cavl\llerla {MODENA ) .

Scuola centrale del genio (CIVITAVECCHIA).

T. C. l'Il.

T. M.

Biui /Jomenico.

Scuola d' appl. di fanteria (PARMA). p ,, ,·caro Gwsl'ppe.

!IL M.

Scuola d'appl. di cavalleria (PINEROLO). T. C. i\1.

(~a n ora

Romun.IJo.

Accad. mll. d' artiglieria e genio {TORINO).

Huoc-co T emislocle.

Scuola centrale mll. di alpinismo {AOSTA). ;\lanfrcdi Ores/e.

M. M.

Scuola di tiro d' artiglieria {NETTUNIA).

c. l\1 .

P i,;l i Il i Gi 11lin.

SCUOLE ALLIEVI UFFICIALI DI COMPLEMENTO Fanteria.

T. C. 1\l.

<~rnmrgnn

GiOIJ{Ifllli.

Scuola d' appl. d'artiglieria e genio (TORINO). T. C. M.

Scuola A. U. C. Palermo ~apolilani

C. J\1.

Casei l a Ccsar·e .

t."nl"ico.

.:5cuola ;t. U. C. L'Aquila

C.M.

Mirenghi Ugo.

SCUOLE MILITARI. Scuola militare ROMA. T. C. M.

Scuola A. U. C. S'rlcrno

i\l asL1·ojanni A nloninn. Scuola A. V.

C. Spoleto

Scuola militare NAPOLI. T. C... ili .

Spugn uolo Vigot·ila N icola . Scuola A.. U. C. Are:zo

Scuola militare MILANO. T. C. M.

TagliafNri

Fiore ,Ilario.

Comando cl elle acuo le centrali mlll tarl {CIVITAVECCHIA). M. M.

c. l\1.

l~·,,· i co.

Scuola A. U. C. Fa110

C. M.

Camm;nano Filo. Scuola .1. U. C. -'l toeilin o

(; iannt'll i B ernardo.

Scuola centr. cii fant. {CIVITAVECCHIA).

Sc11ola . 1. U. C. e .1. S. ber:;,,gli~ri P n/n.

lavalleri Pietro.

T. M.

Scuo!la centrale delle truppe celeri (CIVITAVECCHIA).

Scuol~

1° C. M.

A. V . C. alpini Bussano. Del Sen no Giot~<11111Ì f. o.

Artiglieria. Scuola cen•rale di artiglieria (CIVITAVECCHIA). C. M.

Caunillo C!llalrlo.

Scuola A. U. C. M oncalieri.

T . l\1.

Leoue Tacito.


(segue)

UFFIC IALI

M. M.

S cuola A. U. C. Brà. Calla Stefano.

M. M.

S cuola A. U. C. Lucca. Or·ago Crtlogero .

93

MEOICI E CHDIICl FARMACISTI ECC.

Bionco Giov. Battista Dc Alcssi /iNrsio (igienista). 0 S PEOAI .E \ IILITARE "'

TORINO.

Col. M.

Ful<i Pietro (dircllore).

Scuoto A. U. C. /'e st~~·n.

T. C. ~1.

Cci

M. M.

Oi !lago Prosprrr•.

T . C. M.

<;:u·uag ni

T. C. M.

Ciccu Gio!'flllfli.

C. ~1.

Scuola A. U. C. P olen:a. Pre;o;tilco Vin cen:o.

T. C. ~1.

t;l'l'llrano Giuseppe.

T. C. ~r.

J.uciano- Fu:.cà Felice.

T. C.M.

(.arbo uc T eresio.

T . C. ~r.

Vitale Sicolu.

M. M.

Nurra , lnl onio f. o.

M. M.

l .o Bianco Domenico.

M. M.

Sandrclti Nrnest o f. o.

M. ~1.

Succ hclli 1\'ico/rr.

:\L )l.

Coni i (; t'rrtrrlo .

c. ~1.

~<'gri

C. M .

.t\rnrrì .\'it·o[u ( i. ~- s. ).

C. M.

C<1 r·c rj J.eonardo.

C. M.

Lapc nla lnn ocen:o.

T . c. c. r.

Valcnli .'Intonino f. q .

T. C. F.

Salvi Gius eppe.

Genio.

Scuola A. LI. C. del genio Pru•ia. C. M. Cicri l'in cen:n. SCUOLE ALLIEVI SOTTUFFICIALI Fanteria. Scuola A. S. Ctts crtrt

T rapau i (.',nn d n.

T . :\f.

Artiglieria.

Scuola A. S . .\'ocel'lt / njerit~re C. M. P:urclla Tul/in. Genio.

Scuola ti. S. Bol~onn (4 genio). fcrl il! a Frnnceuo.

T . M.

Reggimento chlatlco militare (ROMA).

C. :\1.

T. ~1.

HtJSi Vii i:Jrtn l:tnlllltl t!e. Jannello Pasq t~ttle. Stabilimenti militari di pena.

M. M.

R eclusorio militare GAcl'.\. Pa rrwl o Filippo.

DIREZIONI DI SANITÀ DI CORPO D' ARMATA E STABILIMENTI SANITARI. Direzione di Sanità del Corpo d'Arm. di TORINO. Co l. M.

Ca rbone l'in cen:o (ùircllo re).

M. M.

Mt•rafì uh c Carlo (segretario).

OSPEDALE

/ .~irloro.

Gius e ppe.

Pielro (i. 1?. s. ).

MILITAIH!

DI

1'\0VARA.

T. C. ~1.

P iccoli Giot•un11i (ùiretlore).

M . ~1.

Se i;t lt lune /Jartolomeo.

M. M.

Ct•i Ft li/ICI'ttl.

~1. :\1.

T o r·(•Jia Giot•tlllfti.

M. ~1.

(~t· nl ili

C. M.

Dc ()11ull1·o N i co lo.

C. l\1.

Ar·ttgono Filippo.

T. :\1.

Allocc hi o Acltillc (i. g. s.)

C. C. F.

Hul fu F etlerico.

Spiuola ,tfrssandt·o.

Direzione di Sanità del Corpo d' Armata di ALESSANDRIA. Col. ~1.

Canwri:tno Pie1ro (dircllorc).


(segue) UFFICIALI

94

MEDICI E CH I MICI FARM .\ CISTJ ECC.

T. C. i\f.

Calign l'i s Carlo

C. i\f.

Mi la ua C uc iano ( igie n is la).

Os PI!OALE )IILITARE 01

Co l. l\f.

ALES SANDRIA

1\lnral o r·i Cttr/o Felice (ùirel1Il l'C) .

T . C. 1\1.

Buo n o /)c m c/rio .

M. M.

F I'Oggio Fra nc esco.

M. l\t.

T agli aficrro !lrmantlo.

M. :\1.

D!' Lnc ia llo/Ttte le.

c. ~1.

Bnr§!hi Leonida ( i. g. s.).

l • C. M.

t;iul'ico Mit lt cle f. o.

c. l\f.

Dr Loa·e nzo L eo n ardo.

c 1\1.

L OII I!O Giu ~cpp e.

C. M.

F;.H ina :Inton in o (A. !\1. ).

T . C. C. F.

Ah·igini Gior·gio.

C. C. F.

Gamba rini Gius eppe.

T. C. F.

Go ria A 11gelo.

Ol>Pf:O;\l.E

O S PEDALE ~IILITARE DI

(seg retario).

T. C. i\f.

S:11·ra1·in o Srt,.erio (d ire ltore).

T. C. M.

Castelli Epifania.

T . C. M.

Malicc :Hes santlro .

T . C. M.

GiranJi Giuse ppe.

T. C. M.

As l n Lo Giuseppe.

M.M.

Surraci Bruno

M. l\1 .

C.a lc:1gni ..lmalo .

M.M.

F o li .41fio f. o.

M. M.

Bellc lfi Carlo.

M. M.

Pao iillo Stanislno f. o.

M. M.

l a nn:n one G en e ros o.

M. M.

\'enlura Vii/ orio Em r.w ue le.

1° C. M.

l.ennal'f.li Do menico.

M. C. F.

Di Tullio Odorisio.

C. C. F.

Sanna . 1/es sandro f.

T. C. F.

!3runamo nli Giorgio.

T. C. F.

Andil or o .1/a/t eo.

SAVIGLIANO.

)IILITAHE DI

~IILI TAHE DI

0 Sl' EOH .P.

T. C. J\J .

lk rlincffi ,l/ ar ce/lin o (diretlo r·c ). Chimc uli Fcnlirwntlo.

M. ?.l.

Ru:;,:i ,\/orio.

M M.

(;ufTre di Luigi.

M. i\f.

Lo nr l>:ndi Sa lt•a/or e.

I• C.. l\1.

\ ' irn c rca li Luigi (A. M. ).

C. M.

c. :\1 .

Oc A ndr·c il; Giuse ppe.

C. M.

T. ~1.

Spa rano l'incen::-o (i. g. s. ).

T. C. F.

M. C. F.

Zini Gin t•ttlllli.

T. C. F.

T. C. 1\1.

:\1. :\l.

Hodinò .Vicol'.\n lon io nas l'' ).

:\l. :\1.

Pal 11ric r i

Alfr .:l/n

(ig ic-

(seg reta-

l' i\)) .

c. :\l .

(; n·lln /;.' nH'sl o d1si n r. ).

(c:Jpo

scz.

PIACENZA

T . C. M.

se,·eri Po mpeo.

M. ì\f.

ì\1 o ri Annibale. n ·Eugenio .•lnlo nio f. o. l; iulinno Ce lestin o .

C. ~l.

l ~·por e .-l nlon io (dircllo rc ).

o.

\' unnocci Quintilio (dire llore).

ì\1. M.

Co l. 1\l.

r. o.

T. C. M.

M.M.

Direzione di Sanità del Corpo d' Arm. di MILANO.

MILANO.

PC'IIic ini F err"(llif e. D'Ai e=-~ io Giov<~ n ba li i sta. Hnsso S e b11stian o. l\1 oro n i Giu seppe. Bo l rini Mario.

0 S PI':D.\LE

~IIUTAIIE

BRESCIA.

DI

l'in ccn :o

Co l. M.

Fiumefreddo r eiLOl' l').

T. C. M.

Dc Cala Do m enico.

1\1. ì\ f.

La l>nmu ~·ilft> rin o.

M. i\1.

(.; r cg-oriui l'i ciro.

C. ~l.

C:mtf i ere Gin o.

T. C. C. F.

i\l arJ':l Giu sl'pp e f. o.

(di-


(segllC ) lJFFI C: I\1.1 MEOH;I E I NFEIIMERI.\

Plli\SIOIAII I ,\

01

PARMA.

T. C. i\1.

At·a . lclti//c.

.\1. .\L

.\l:lu7.c•llu Diu~··ppP f. o .

C. C. F.

Dt' P il'ro Filippn.

Tat·sia Cwsrppe . lu/ ollin.

T. C. F.

.\ llcg•·cll i r.uitln. DI TR E~ TO .

T. C. :'11.

p,.,,u···sco

P <l!l'~t·tui

C. M.

l >WER~II:R io\ PRE,.,II)I .\RI \

Direzione di Sanità del Cerpo d'Ar•. di BOLZANO. Cvi. .\l.

C HI MICI FARMA CI STI ECC.

T. C. :'11.

Talloni Filwc>.

C.. C. F.

Louuo Fu/l'in.

(dircl-

torè).

Dlrezloae di San. del Corpo d' Armata di TRIESTE.

M. .\1.

Palli (; iuse PJIC (scgrclnrio).

.\1. .\f.

A,.,luln Girn/umn (igrcni:Sia) .

O~I'LW\LE ~IILITAIIE 1)1

DOLZANO.

T . C. M.

Pcn:u r·a / si•/rll '<l (dirc ll orc).

T. C. M.

Chiesa l:'mtllturlr~.

M. M.

l.aure,u dolu Filippv.

i\1 . .\f.

Bt·i:;anli ilut nuio.

.\l. .\l.

Cnpul o 1/iuyin .

.M . .\1. i\1. .\1.

C<lnll><•gua r;,Sfl'II'C . Lio (;tllseppr·.

C. M.

Saul:rgali

T . .\l.

. . .. . . . . . . (dircllo•~ ) . T. C.. M.

.\ anni (.'urlo ( igicni.;la).

!\I. M

f.aslalt:i \'iu,·•'ll:n.

ÙSPEIHI.E ~III.ITAIU> Ili

T RIESTE.

Cui. M.

Ab;d c : II I'Ss• tndrfl (dit·c tlo•·c) f. o.

T . C. ~1.

AdiuuHi ,.,·,tll'II/Ore.

T. C. M.

811 1{1i ~u·cllo

F ederico.

T. C. ~1.

Fil ugranu l'iu).

I'"S'Jtwle

M . ~1.

.\la,.IJ•ugiat:OIIIO (illtdO.

:\l. .\1.

n.. Cl''-<li'C G ialli/li/() r. o.

Sao;ll iuo llin·,,rd•> (i. g. s. ).

M. :\1.

Zing;tle Stii!•ulorc.

T . .\1.

Si mo ne Hubcr·l i (i. g. s. ).

:\1. :\1.

Cnmpam•lla .l rrtgo.

C. C. F.

Licata Sn/,.,,,,., ..

C. .\1.

Cu•·iule Vito ( i. g. :-. ).

C. M.

Palmiuirllo / 1ttStJIIale.

C. M.

(jiordauo (iiiiSt'flPI'

:\l. C. F.

;\(H'l'lll i111 /Ji110.

C.. C. F.

Zanrlli ..\1/J,;r/o ( i. g, s.).

Fmucesco.

ÙSP~O.\LP. ~III..ITMIE 01

Frnncesco

VERONA.

T. C. ~1.

\'igli;~ui

T . C. i\1.

Dnl Collo A ''!J"slo r. o.

T . C. M.

Scn rp i c l'i (.'1• SI/l'C f. o.

T. C. M.

G rifi Filipp o.

T. C. M.

Ca~tillo

T. C. M.

Fc·<lerico (dircllore)

/:'uyc·nio

(A. :'11. ).

T. C. F. l NFER~IEIIIA PTIES I DIA ili A 01

(sc~rcla i'Ìo).

(s<>grcla-

ICI CI.

T. C. M.

'l'arc hi l' irytlin.

~ l ori11111 1::111'11'<1.

c ~ 1.

Martoraua . lido.

M . .\1.

Url n lcr F t•rn,llttlo f. o.

T. C. F .

Spolo .11ariv.

:0.1. .\1.

Scinrl iuo S~tll•ulnre.

M. .\1.

\ ' il:'l Guido.

:\l. .\1.

Fal('ono Jl,tfllll'/t•.

Col. .\1.

Bruni .\'iwlu (dirdlorc).

.\1. .\f.

Sp;ll;dora Giuseppe.

T. C.M.

(juaraldi C111/o

Direzione di Sanità del Corpo d'Arm. di BOLOGNA.

(~cqrclario) .


!16

(;FI''ICI~Ll MIWICI E CHniiCI t>ARMACIST I ECC.

(segue}

~r. ~1.

Fiume Gugtidmo (igienista).

M. M.

C.urcia Frnnrl'.~n>.

O sPEO \LE

MIUT.\II F. 01

BOLOGNA.

Col. M.

Hizzo f:orn elio (clir·eLLOI'e).

T. C. ~ 1 .

De Ce;.:nrr Vin t:l! ll :o f. o.

T. C. ~1.

C.o111elli Cmll cl'/n.

T. C. M.

Canrpa llnmt./n.

T. C. ~1.

De :\l arinis lario).

T . C. ~l

Solcri Cin1•at111i.

T . C:. :'Il.

Mil!nani l' illorin.

T . C. M.

Monlilli r;illi 'IIIIIIÌ (inYalido di g ur r r:J).

~ 1. M.

O'Ago~lino

~1. M.

Salmè 1:'!/nr·f,

Aure/w

(~egre·

,!yus/11111 f. o.

RAVE I\NA.

bf'ERMeRIA PllESIDI.\!IIA DI

C.M.

Dc Hognlis A n Ionio.

T. 1\f.

S\'Cilo Cesare.

T. C. F.

C1·avino M ichele

Direzione di Sanità del Corpo d' Arm. di FIRENZE. C:ol. i\1.

Sin is i Guido (dire llore).

T. C. ~1.

Folena

M. M.

Corlicell i Maw·o (segreta rio).

1° c. M.

Bonelli Aureli o (ca po sez. d i· l> ÌIIf. ).

r. o.

0 SPI.:O.\I.E

Col. .\l.

um berto

(igieuisla j

F I RENZE.

MILI'rARP. 01

Cnm puna A nlon1o.

T. C. ~1.

Fio rini Mu zi o F er'l'u cci o (d i•·ellore}. Cionini U iulio .

~f. ~1.

T eiJc,cft i \'iroln r. o.

T. C. M.

:'l l::nd iulo Alfonso.

M. ~1.

Ca l iruclo :V idtl'lt•.

T. C. M.

Uiaauli Giot,wtni.

T. C. i\1.

ÌllOI'cili M arin.

~1.

M.

1° c. M.

C:. M.

Di Giorgi JJiclro.

T. C. l\1.

d'Aif':-o~nnd •·o

C. M.

Fede li .1/bt:r/(l.

T . C. l\1.

P c•co 1·ario llaff,ele.

r:. ~1.

Sa lsa no l 'ietro.

M. ~ l.

M:mfrrdi tii'Tirlido.

M. C. F.

~l 1llino

~r. ~1.

lk li:-:Jt·io Giulio.

C. C. F.

Pricolo .1/fonsro.

~1. ~1.

\ ' iula D ontl' tll t: O.

C. C. F.

Bocchi111 FrwiC•'<r·n.

~l. ~1.

1; i nel ice Cv mi /io.

~1. ~1.

P ia7.7.a Gu itlo.

~1. ~1.

C.r11·pi nlcri l:'ru esln.

M. :\1.

FtHT:lJOli Ft-rrntcio .

l\1. M.

G:.1ld• Flnrian o.

Os r1m\1.P. Col. M.

IJ0 /111' /II CO.

A:'>ICO:\A.

)JJLIT\IIIò 1•1

Fcli!'ian!!cli l 01'(').

(;n ido

(di1·et-

/laffaele.

T. C. ~1.

l\ l as lran l o n io Vi l/ CC II :o.

l o C. i\1.

T •·o i nn Francesco.

T . C. ~1.

Celli ni l .uiyi.

C. ili.

l\l as lt·oja nni Decio.

l" C. ~1.

(; n li i .l/a rio.

C.. ~1.

lticci Em anuele.

,.. c.. \i.

Di

T . ~l.

l'lll:11·i Ernc!\lo ( 1. g. s. ).

C. \1

. \ I H!II"I i

T. C. C. F.

Fal'ina F elice.

C. C. f'.

Ripn1·bclli Roberto.

T . C. F.

Fl'lirin ni tYievo.

ca~ol;t (; 111"

l',,fil'.

.11•11'111.

T. C. C. F. i\ l ichrli Tt•udnt iro. C. C. F. C\CI'iOi GiuSt: fl(ll'.


(segue)

UfFIC I ALI

97

)fEniCI E CHUUCI FARMACISTI !!CC.

OsPEDALE )IILJTARE Dr LIVOR NO.

i\L M.

Panara Carlo.

CoL M.

Rossi Anlonio (direllore J.

M. ì\1.

Pap:.l!?llO .lfichele.

T. C. M.

Rago Gio1 ann i.

M. ~1.

Bipari

(com.

t:nrico

coli.

med . lrg. ).

T . C. i\1 .

R icci A n Ionio.

M . M.

Ri g hi Giu seppe.

M. M.

Sanloboni &.m berlo.

M. "f.

Bua

~r. ~I.

7.ict'hirr·i Leo n e.

M. C. F.

Dc Palma Filippo.

C. C. F.

Con·r,•di !::l l ore (i. g. ::.) .

M. M.

D'Att ilio euandro.

M. M.

Snnlillo T ommaso.

Jo C.:\1.

Polenza Luigi f. o.

C. M.

SPlahrddin Mbor·;a.

c.''·

.\ IP:wd ri Gin co mo.

C. ì\1.

l mpalfnmeni Sl'bo~:tiuno.

C. M.

Padi F/nko.

Direzione 61 Sanità del Corpo d'lrm. di ROMA.

C. M.

Li ue r·i F ed er·ico.

Col. M.

C. ì\1.

SgTo i\' ico la

c. ~1.

Tcr·a mo Filomrno.

Giuseppe.

De Ber·rHHdini s Virginio (dirci Lùr·c).

T. C. M.

Ga llo Arturo (segretario).

T. M.

Thcod hur· .4. /(rislotllrullu.

T. C. i\1.

ì\lassa Filippo ( igienista).

M. C. f.

Ri7.ZO Gaelnno.

) o C:. M.

Spczwfcl'l'i llntonio (capo sczrorw disinf. ).

C. C. F.

Palutc 1·i1J Pietro

C. C. F.

i\l iniuni lgn u:io .

T. C. F.

.'I l UITUCCO Miche /e.

0SPEI)ALE

)IIUTARE

DI

ROMA.

Col. i\1.

Ba><;, i Giuseppe ( di I'Cllorc ).

T. C. l\'1.

S11111:1 Cti.<ÙJ/fJ ( CO lli.

cul i. nrc·tl.

lcg. ).

Ot•zz:l Gin~t' ppe.

OsPEDALE

muT.IRE m

r. o.

PERUGIA.

T. C. M.

fliccò 1::/IQre (direllore).

T. C. )1. T. C. ~1.

Prpc Ruflaello.

r.atcrini flederico.

T. C. M.

Co!,;'lial i

T. C. i\1.

~.Inin1 0 1 1 C

i\1. !\1.

P;datlino Paolo.

T. C. M.

F:1illn Girll'' lllfli.

C. M.

Ca ss;~nolnt

T. C. i\1.

Giorgi Gioryio .

c. i\1.

Cancelfolli l~nrico ( A. M.).

T. C. .M.

F errari Cgo.

M. C. F.

Braggio

T . C. M.

( ;<mzalt•s . llfredo.

T. C. M.

( ;iur.:obbc CtJrnulino.

T. C. M.

011bbiusi Emilio.

T . C. 1\1.

1\lilelti !:mesto.

T. C. M.

Piccarrela Fran cesco.

1\f. M.

Pl:.tslina .l/ o l'io.

T. C. M.

T.:~rquini

ì\1. ~1.

B o lln Luigi.

ì\I. M.

Tt·cpiccioui ern,wuelt:..

c. !\1.

SI r io Gr'('!)Of'ÌO.

~~. l\1.

Bucci flosqrw/c f. o.

T. M.

Sc:upi Il i Mario.

1\I. i\l.

Parisi l:'nnitJ.

T. ~1.

"1':1~011:1 Crtnnelo .

:.r. ì\1.

Siuibaldi Guylielmo f. o.

T . .'Il.

z, rIn .il arili .

:\1. ~L

! asel li .1/lfl·io (segr·etario).

C. C. F.

Pori .-Ili Giuseppe

7

Doy"lin o.

Cairoli.

I~FI;rt~IEBI.\

Luigi.

Ginuuuui.

PllESIDI.<IliA

01 i\'ETTU:'I/ I A.

( CA~II'O ClDI.IT ICO SAI"A'fOR I.ILE Mfl . ITARE).


(segue) UFFICIALI MEDICI B CHil\I ICI FARJIUCISTI ECC.

98

Direzione di Sanità del Corpe d' Armata di BARI.

M.M.

Zanragna Riccardo (igicnJsla }.

Col. M.

P::uwgia .In tonino (direttore).

M. M.

Dc Vivo Giulio

T. C.M.

P c~co

T. C. :\1.

Fro-.ini Dino (igiemsla).

:\f. :\l.

Inranl ino Sunone. OsPEDALE

f\'icotu (segretario).

~IILJTAne DI

BARI.

NAPOLI.

OSPEDALE .M ILITARE 01

T. C. M.

Bas:"O Giol'anni /Jnllista (di· n·llore). De Angcl1s Ard111110.

T . C.M .

MaiTeo Luig1.

T. C. M.

Felsani Giacinto.

T. C. M. T. C. :\1.

D'Ambrosia

Cassanese Giuseppe.

T. C. M.

Con rAione Raffaele.

T. C. M.

Pezzullo Luigi.

T. C. M.

Col. ~1.

. abnlini Angelo (direllorc).

T. C. ~1.

Donadeo l' il/orio.

T . C. M.

Be•'lolucci (;ino.

M. M.

Di Palma Vin cen:o f. o.

M. ~1.

Fischelli

M. :\1.

Caputi Giovanni.

T. C. l\1.

.\loaUI'O .4ul'elio.

M. M.

Poragona Pietro.

T. C. M.

Squillacioli Rnffaefe.

C. M.

Lucente l'a squale (i. g. s. ).

l 0 C.M.

Spagnolctli (;alilerr r. o.

1° C. ~J.

(.irri ma•·ra

Giuseppe.

M.

.\1.

Giuseppe.

Lanna Lconida.

M. M.

Ciodaro /laffaello.

Gaeluno.

1\t. .\1.

Torre Salvatore.

C. M.

Ltli'O\'ere Giuseppe.

M. 1\t.

C. M.

Lu,;caro ,\lfredo.

c . .\1.

A ndotralo .lfar1o (A. ~1. ).

!\L l\1 .

Cavaniglia Alfredo lario). Palmera Ugo.

c. :\1.

Chinè .\lario.

.\L M.

Vitale St~lt•atore .

T . .\l.

Lojodicc Cataldo (i. g. s. ).

M. M.

Scbirru Giusrppe.

T. C. C. F.

Savino Vito.

M. M.

Cigola Mario.

Curatolo Lorl'n:o (i. g. s. ).

.\1. M.

Scafè Amedeo.

C. C. F.

Oe Benedir l is Raffnele (i. g. s.)

M. M.

Tancrcd i Urbano.

C. C. F.

M. M.

~1 u sto Jl icllele.

O s J•EDALE MILITARE 01 CH JETI.

C. M.

T esta Ugo.

Col. ~f.

De Caris Agostino (dire!lor·e).

M. C. F.

Guglielmiuelli Silvio.

T. C. M.

Pomo F elice.

C. C. F.

Fochi R oberto.

M. M.

Piccioli Er·mcnegil<lo.

l ° C. M.

Cr·u.;e Guido (A. M. ).

C. C. F.

Sanleusanio Mario.

T. C. F.

S i reci l ,eouorclo.

T. C. M.

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di NAPOLI.

i\1. l\1.

Col. .\1. T. C. .\1. T. C . .\1.

Signorina R os11rio (direllorc}. {;raziano Crlf'mine f. o. L:111~e lla Fran cesco (scgreturio).

0 S PE0Al.E

T. C. M.

T. C. l\1.

l\f. M.

C. M. M. C. F.

T. C. F.

MILITARI!

DI

(segre·

CASERTA.

Pellegrino !.or..: n w (di •·ello re) Cenlorc Antonino. l\lassimo Fran cesco. Allocca Antonio r. o. Rinoldi ()l'a:io f. o. \'a!'lola .lfarin (i. ,r. )..) (:\ . ~ l.l Fanlozzi Luigi. M<'lc hionnn /:t/ore {i. g . ~.).


(St.'gut)

UFFICULI

99

MEDICI E CH IM ICI FARMACISTI li:CC.

OSPCOALE )IJLITARE DI CA T r\NZARO.

. (direllore).

C.M.

Zoppi Zetio.

C. M

Maresca Corrado .

C. C. F.

Pozzuoli Fran cesco.

M. M.

Dallilo Giuseppe f. o.

M. M.

I annizzollo 1\ntonio.

M. M.

Procopio Ilei/armino.

Jo C. ~f.

.:"<olarianni Vin cenzo.

Col. M.

C. M.

Sca17.i Carmine.

T. C. M.

D'Aecardo Salt•atorc (direttore). Gr i Ilo Girolamo (segretario).

C. C. F.

Orlaudo Teodoro.

T. C. M.

Pivelli Francesco (igienista).

M. M.

Pavone Giuseppe.

M. M.

Tomas clli !Intonino.

Direzione 111 Sanità del Corpo li'Armata 111 UDINE.

Direziewe di Sanità deJ Corpo d' Armata di PALERMO.

l du·ellorc).

r . c M.

De Cas LJ·o l gna::io (igieni i!'- l a).

T. C. .\1.

cassone {ittiSeppe (segretario)

C. M.

Buc.cigrossi Nicola (capo sezione disinL ). VSPED.\LE )JILJTARE 01

UD INE.

T. C. M.

PALERMO. Jmpcrialo Cesare (direttore).

T. C. M.

Cern ig lin Domenico.

T. C. l\1.

Suu.seri Giuseppe.

T. C. ;\l.

(i i~lio

T. C. .\1.

Pa!'salacqua Gtonal•tno.

0SPJ;DALE MILITARE DI

R occo.

Col. Al.

SaYini Gualtiero (direttore).

T. C. 1\1.

Plaia Xatale.

T. C. M.

Giannotli Dino (scg•·etal'io).

T . C. l\1.

Scu<.ler·i Gio:H ppt· (scg-r·elario l.

.\1. .\1.

Cola Fruncesco.

T. C. M.

Lcnlineo Sante .

M. M.

Gigante Donato.

M. M.

Bosa Guido.

M. M.

(.olacci Francesco.

M. ~L

A voli o Caro Guido f. o.

1° C. M.

Terzi Feclrrico.

1\1. l\1.

.\1 onaslra Salvatore f. o.

l ° C. M.

Faraone Antonio.

M. M.

Ca lrello Salvatore.

C. M.

Bella \'inccnzo.

l\1. M.

Ingria Lorenzo.

C. M.

Gasptll'JJ Umberto.

M. M.

Mangione Giuseppe.

C. M.

Trotta Enrico.

M. !\1.

Oi Maggio Fra11 ceSI'CJ.

T . .\L

De ~latlia Salu'llore.

l\1. 1\1.

l.:tncri Giouaccllin o.

T . C. C. F.

Siccardi Guido.

M. l\1.

~la•"Chese

L. C. F.

Aiello

Domenico.

C. M.

T. C. C. F.

llaudo Antonio ( i. (A. M. ). Gl'ignani Eugenio.

C.C. F.

Friscia Pietro.

T. C. F.

Saia Mario.

OsPEDALE MILITARE Dt GORIZIA. cn~/nf•.li'O

Agostino.

T. C.M. ~1. M.

Perrelli

M. M.

Galli : lr/rlf'O.

M. M.

Fonl :llla Nicolò.

Col. M.

Cald::ti'O ia lore).

Francesco

C. M.

figlioli lJcncdello.

T. C. l\1.

nonaCCOl'sO

Lellerio.

Longo Dtm1e11ico.

ldiretl•)I'Cj.

0SPBDALE MILITARE DI

g.

s.)

MESS INA. (direl-


{seg ue) UFFICIALI MEDICI E Cllllli CI FARMACI STI ECC.

100

T. C. .\1.

To!-eallu \'in rr n:o.

T. C. M.

Jl:tl"ll ll('

T . C. :\l.

Z;Jflì ro GIOI'U illli

:\l. :\l.

P cnH·ono Giuseppe.

M. :\1.

Coccia (i, srppc.

c. :\1.

lkllia F rrmr·escn.

C. :\1.

P a"('t' I' Ì

C. C. F.

R H·cnrd 1 GiusPJtpe.

C. C. F.

T t' l' t'MIO Hl S·d''"'ore.

(iÌOI'•IIIni.

J• C. 1\f .

Papa Gennaro.

c. :\1 .

Bal.:;am t•ili F1lippn

Os rEtHLE

/) nm1·nico.

Direzione di Sanlt• del Corpo d' Antata dì CAGLIARI. C o l. ~ l.

lloltlby l 't~ o lo (dir·ellut'C) f. o .

M. l\1.

Dcnr ir ht' iis Con·, ,Jo i io;icn.).

l\1. l\1

Id illi F/'llll fi'St:O.

C. l\1.

Oii,·c·•·io .-1/v i.~•· (capo scz. disiuf. ).

Ù !, I'Eilll." ~II LI 'IAIH·: 0 1

C. M.

C.cl·uif{lta r·o Mirltf'll' (i . ~- s. (capu scz. dis io r. ). Par"'.ll n Giova nni ( i. g. !'.).

C. M.

CAG LIARI.

T. C. !\1.

Cr·o!-i~lin

T . C. :\1.

A 1'0111:1 ntlo

T . C. ~ 1 .

Mura S•til'tl/llre :ln ye /r,.

:\I. :\l.

Tappi l 't imo.

:\1. :\1.

P t•rttlt:O

~1. :\1.

Falh•l Ji.t:11tn.

:\1. :\1

Sulli111

~IIUTARE Dt

tl!'it'n i<: la .

PADOVA.

Col. M.

Co~ta

T. C. l\1.

:\l ill'n<·mi Francesco.

T . C.. M.

S;H·romnni Gìoruio.

T. C. ~1.

:\l nul clroJtè \ 'ìnrrn:n.

T. C. M.

1\1aueulla Gìtu:om r).

l\f. M.

l\l il'aiJclla Claudio.

C. M.

Caslclli Ciamlwllìsl<l.

T. l\l.

PnJtl t' r>omenico (:;. g. s.) (A.

C. C. F. T. C. F.

F auMo (dircll on·,.

l\l. ). S p:rda \'C<' Ch i:l g. l',). SaJt i l:•II'IO.

l ) o nH•11 im

(i.

l:'l'tlriMo (ùi1'Cllorc). \11

al'!n f. o.

Direzione di Sanlt• del Cerpo d'Armata d l GENOVA. Co l. :\1.

(Jil·rl-

CHrmrln

:\l :trtt..:":ttt:\l'<t

lol'c ).

l'IIICt'll:t>.

r;,.,,.,,,,i,

M. M.

Lis ln /Jnml'nicn , ...carelarìo l.

:\1. :\1.

Fi,irh<'lla ni,:lo).

C. ;\l.

L a ;\1a.f.'(nn Gitl.~ l' flflt'

,rapo

J• C.:\1.

Gi•t~nb•r/11,,/ ,, 1.

tf! t<·!!. " ·

di .;t nf. ~ -

..,<'7..

'.l . !.!. s ..)

T . :\1.

l) ;p.(,Ji I JII/IICII/f'(l

T . )1.

)la\i:l

T . r:. C. F.

l.:~y

lhu o.

Col. ~1.

T. L. F.

l ' IJ:IId i Il i ,\ ìr·nlo.

T. C. ~1.

lndcltra to (iiiiSI'flfl<' (dirl'l· l ore). DI' H<' l' l1 3 l' do Frull t'Psrn .I n·

L'll'r.l!~l Ell i A l'l!l(' l ll l lillA J)J SASSA Rl.

M "11 .

llnr:li!IIO

:\1. )f.

;\dami F l' l ir(•.

;\1. ~ 1.

Ft' ll g':l l~ tlrJIII't/1).

l\ r. ;\r.

laolr1 aia p,., /1/ CI'Snl.

M. l\l.

R:n :J :Il/ w ·n.

l\l. :\l.

l\'icoiO!-i

:\1. :\1.

Purpura (; [ol'fmni.

r.·.•.~:IIH• 11. !!. !'.).

T. C. :\1.

Jldlort (jj(/1' . ,1/ III'ÌII.

i"C.:\1.

Curda

T . C. F.

Chi:tr,,iini G•u'"'"·

1 11/11/1111.

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di TREVISO.

c.,J. '1. T . C. :\l.

F adda .'-u·"

s.. ri .. .s,n,,.

1ti ì r\'llor·c ).

Os rEnAtJl

:IIILITAilE

m C E:'\0\ ' A.

/ () 1//1) ,

r. (>.

(iÌit~t'p(ll'

Antonio.

/ ;'t'MIS/o>


\Segue) UFFICIALI MEDICI E CHIMICl F.~RMACISTI ECC.

1° C. M.

Dello I oio Gio,.anni f. o.

C. M.

Pis~1·c hia

T. M.

Dc Niede1'11au!'e rn flrnnfdo.

M. C. F.

P cs5<..l;ano t! n gelo.

C. C. F.

Vccoli Norberlo .

l NFER~IERIA

PRESIDIARIA

T C. l\1.

Fu!'CO A n gelo.

T. M.

~apol r lanl) F<'lice

T. C. F.

i\l aggiorelli En zo.

101

l Nr-en~renr .\ rnesrorARIA DI M lS V RATA

.Va/rtle.

Direzione di Sanità deiCorpod'Armata di BENGASI. (dirctlorc) .

ALBENGA.

DI

( i. g. s.).

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di TRIPOLI. Col. M.

<~:!flotti

T. C. .M.

l ~ l l::li'B:lC<"Ì:t Oirolomo

Gi'"''lllllt

C. M.

l accarino 1:1 r-i o).

C. M.

Zec~:a r:rJ.~itno

C. M.

Mntrganif'llo l .n iy i.

J . r. t.

S:wino Cinl'<~lllli ( i. g. i'. ).

Giusepp e

(igienislaì.

(direllorc). OSPEDALE ~I!UT.\HF.

(s l'g r e-

l)j

BE i'\GASI.

L<trio). Ma:-c ia Gi11~rppe (igicnis l:J).

Col. J\1.

!\1. M.

c. ~I.

fiegg-iu .1/il"/((•/t'.

~1. :Il.

Di Lurem.o 0(/urrrcl <l .

M. ~f.

Gngli<ll'•li /'asquale.

~1 . :11.

Aron ÌC':l F enlinundo.

:11. ~1.

Pe rl'i11i : ltt!J P. Io.

M.M.

Colornbrila Filippo.

{)SPL>DALF:

MILITAilE 1>1

TfiiPOLI

T. C. M.

Sanloli

T. C. !\1 .

~ln!'[t)

T. C. M.

Scnrpu :lnyt()linu.

p,·"ftltlfino

(d ire l-

lP l'C). p,,~q11ale.

\l. M.

.\1. M. ~1.

l\1.

Pagnoll a Um ll er/o . l:k rl urr e

("egre-

Giu .~t·pp e.

Parenle

F crtlinando

~1.

Calogero l' ilo.

C. ~f.

Izzo At·dwno.

C. M.

Barlorrc Luigi.

C. :11.

Ci rrirJ('Ìotr <: .l/ arco.

]\f

~1. M.

Colomba ,\',wlù.

c. ~1.

Cuiazw .1/fonso.

~l. l\1.

fh1 Il <ltd i a M i c /t el e.

T. t. l.

l emmi Carlo.

)l. ~1.

Cinmp(,Jillu I'II .~'Jll(llc.

C. C. F'.

Nas<"è Fran r.esco Paolo.

c. ~1.

Sradulo PttS IJIIafe.

T. C. F.

l\loulnrHll'i .l nydn.

T. C. F.

BP 11 H · n trl o Currtttlo.

C. ~1.

(direl-

lure).

c. l\1.

Calabrò St~lf•u/ure.

C. M.

s~~"n

C. :\l.

Jln laioui \'in c(' n:o.

T. M.

C. C. F.

Arnoro><i Citl.~ r ppt• .llttz:ini (i. g s. ). Cn·:<lc IJ•dtlo.

( .. C. F.

Tancrcù i Gabriele.

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di TIRANA.

T. C. F.

L~:11rrbino

Col. :\1.

Hampi /)i f• fro (dirello r.:).

T. C. F.

fii,.,lttl?II O l 'ii/ CI' /1 ~O .

C M.

T:11ld i a / .eo

l 'i ttre n :o.

. ln ltiiiÌIIt• ( i. g. s. ).

hFF.Il)l r.n l.\ P IlEi' Jl)J lillA l)(

DEnN A.

(igienista).


102

(segue)

UFFICI ALI ME DICI E CK lllfi CI FARMACISTI &CC.

Co•ando truppe Zara.

C. ~f.

Doucllì :l/il'ilelc.

C. M.

C:dier)dO Gcnllùi'O. 0l-I'FO\Lr. MILJT,\IIE DI

T . C. M.

Sa h·i ni Cesare.

T. :\1.

Di Muccio Guido.

TIR.\:\.\

T. C. M.

Do Lì ~o Carlo (rlirellore).

~f. 111.

\ ' ì rgillo Sat·Prio.

~1. ~1.

Palla\ ìua Onnll'nico.

M. M.

Sanloro Nicolino.

:\l. ~l.

Ca•·rara Nicolò Adelmo.

:\1. M.

Coli Domenico.

~ì. ~ l .

Borzcll i Giouan ni.

t. :\1.

l.:1gno Donalo (i. g. s. ).

C. M.

Lot·c n7.ini Giuseppr.

C. M.

Pt·cile Ma r·io.

C. M.

Dc Laurenzi Vin cen:o.

C. M.

MonLaina Guido.

C. M.

Augi Guglielmo.

Comando tnppe Elba (PORTOFERRAIO). Spani Molella Pietro. T . :\l. Scuola centrale CC. RR. Firenze.

legione Allievi CC. RR. (Ro11a). T. C.M .

C1·islini Alfredo.

legioni territoriali del Carabinieri Reali. A lcssan dna .

Ancoua.

ilari.

O s PEDALE muTARE Dt V ALO :"lA

:\1. .M.

Dulliglione .Uicllelr

. . (uirellore).

C. M.

~l ai ra

C. ~1.

Leo Giacomo. 0SI'EDALI'

Bolognn.

Cesure.

)Il LITAR E DI

r o.

l\ORITZA.

Bol:ano .

. (direllore).

Poi e::. tra Rocco.

C. i\ l

Caglwri.

c. ~1 . fNf'EfDI~IliA Pnt:::> ll!l .\111.\ 01

DURAZZO.

Palmas Gi11seppc.

Catanzaro.

Firen:e.

Comanclo truppe Egeo. Ulfirio autonomo sanità ( Roo1 ).

Col. :\1.

Pclr lì Pasquale (capo urf. ).

~l. :\1.

Carpi 110 J?otlolfo.

GenOIJcJ.

T. C. :\1.

Lazio (R0/1111 ).

R.: parto disinfc:tone (RODI ).

c. :\1.

Pu•lrcmi Cino.

T onelli Camillo ( inv. guerra' f. q.

c. :.1 .

Masala Pirns .lfu,.io (i. g. s..


(segue ) UFFICI ALI MEDICI E CHIM ICI FA.RllfACISTI ECC. Livorno. M. M.

La R occa Roberto f. o.

103

Battaglione Guardia Reale t llbuii CSi! ( Ro~u ) .

Kico /{arajami.

T. ~·1 .

Messint1. 2• grana/ieri { RoMA).

C. M. Milano. M. M.

Boid i T eresio f. o.

Pa la

3• Granatieri ( ALBAN IA ).

T. M.

Na poli.

Zappia Rosario.

l • fant eria (CIVIDALE}. T. M.

Padova.

Di Sieno Antonio.

2° fanteria (UDINE). T. M.

Palermo. M. M.

Pernice Vin cen zo.

llficltelino.

Di Mauro Nicola.

3° fanteria

( MESS INA).

T . M.

Di Modica Pietro ( i. g. s. ).

T. M.

Ruggeri Pasquale.

Roma. C. M.

4°

De Lipsis Fortunato. T. M.

fan/eria ( CATANIA), Gemmei! aro A n tonino.

Tù·r.>fla.

5' fanteria ( TRAPANI). 1'. M.

Torin o. C. M.

Ninfo Giovanni.

6° fan feria (P ALERMO).

Megaro Michele.

T riesi e.

7° fanteria

C. M. T. M. Va fono.

9• fanteria

IO•

Reggimenti granatieri e fanteria divisionale.

t• grana/ieri (ROMA). C. 1\L

Massara Gaetano.

T . M.

Giugn i Fran cesco.

Dino. Villari Domenico. Palleroni

8° fanteria

Verona.

C. M.

~ !\'ltLANO).

(RODI).

fa{lleria (Coo).

An d t•eolli Oscar

11° fan/eria

T. M.

(M ILANO).

(FORLI ').

Zin galcs Manlio.


(sP.g ue ) UFF ICIALI 111EDICI E CHiliUCl FAJIMACISTI ECC.

10-l

26° fanteria ( FI U ME).

1'2• fan i rlin ( C1~S~N \ ). T . M.

Zipnro llil/n/'Ìo.

T . M.

13• /•tnferin ( L'i\QL IL.\).

'27° fan teria (LIDI.\). T . M.

14° fanteria C. M.

(C H IETI).

~lnnuò . \lfn:do.

Pane Sr/Jnsli11no.

T. ~J .

Fun1 Camillo.

J7° f riii /CI'itl

~lnnc u M

L eo nida.

29° fantcriu (A sTI).

T. l\1.

16° fanferirt ( 1.101.\).

T. ~1.

D i P 1·imio Frnnccsco ( i. g. s.)

28° {nn Ieri, ( LIDI \ ).

15° {tlll/erin ( LIBIA). T . M.

Capucci Mario.

Ba rbe ro A n gelo. 30• fanteria

T . M.

( RI VOLI

:'linddco

Ton i ~F.SE).

Vince n :o.

(S I UNOrtO}.

T . M.

tll ort>ll i (;ue l rlllo (i. g. s.).

T. M.

Am nu•ntlol a (iaef11no.

31° f a nteria (NA r ou ).

C. M.

Va,:solo t1nlo nio.

T . M.

1-k p:H'l' CMlunlinn .

l H'' "'""l I'I'Ìtt ( ~l "11\XO).

r. ~ ~ -

3'l• fanterirt ( C,..,ERT\ )

.\lol'lìuo . lnnibnle.

C. ~1.

Gundal!nc, Mario.

19<> {•lll( l' l 'lfl ( f .IRIA ) . T . M.

~t'l..!:lllll'C

·]()<> {tiiiiPI'ÙI ( LI RI\).

Salt'niÌ l incn1:n.

T. ~1.

33° fanteria (Cuxr:o).

l.nigi. T. ~L

Gori Desiderio.

T . ~1.

Berrul i T n mmaso.

34° fanteria

'2 1° Jtìntcrin ( LA SrF.zu). T. M.

Anlonad GiuseppE'.

T . .\1.

·n• fant eria ( P1 ~ .\).

.'·-:'t', .:l'fi. • . e

C<' l'i n t i Frrru r t·ia .

r:unnn.

T. l\1.

Mu r ulo l. 11igi.

(; ic,,·dnno G ertu•do,

T. M.

T :1r·ta~ l i o nc

S:ll i ~IIÌ~IIll

(;;,.,.,,,, ;,

"•

,

. ' ·...:

~

. .....

. .. ' ,#.; .. o

. "·

3i-• fan t eri" (TOHTO" \).

']j0 f1111(CI'ill (Fn; \l E) .

_,T , ~\l'~t;

'·

( B uLOG:-IA).

36° f anteria (1\foOENA).

'23° fa nt erin (Gom7.1A).

T. tll.

Alnna,io S•lft•tr(()rc.

35° fanleria

T. ~f .

C. ~1 .

( FOSSAXO),

dc• i\n~l'li~ / .. uigi .

C. M.

1:oli Gim•anni.


105

(stg iU) UPJ'ICULI MEDICI R CH I M ICI FARMACI STI ECC.

39<> fon/ Pr in (LIRI\ ).

5'.?• fllul cria (T en:-<r).

T. ~1.

C. ~L

)l rll a G iti('Omo.

T. )f.

Hnmano Stefano. 41" fNnlerio

T. )J.

T. M.

(S.\\'0:-1 1).

Licala Alfio.

C. .\1 .

Zantbclli A n Ionio.

T. M.

Rocco Alcs.~andro.

(ALB,I).

(.a!?'nas;.r, Ginuppr (i.

T. l\1.

(NOVARA).

55• fanteria (TREVISO}.

D<' Rensis Emilio .

43~ fun/ erin

Lupo Guido.

54° f anteria

L :'ICC h è F l'l'l/ 11/lf/11.

C. M.

D omenico.

53• fanteria ( Btt:LLA).

400 fnn/l'l'ia (LJBJ 1).

T. )J.

Sul'nci

lt. !'. ).

57° f rtn feria (VICENZA). 44• f a n/eri" (S .1 un.w).

T. M.

Cutuli Anto nio.

C)ual'g-nulo Cnr/t•.

T. 1\f.

58• fan teria

45• f <tllleriu

( IG LESIAS).

Sa ul orrlli .Ilario.

T . l\1.

46° fanteria

(CAG LIARI).

Uochicchio l'ttu·e11:o.

T. ~1.

-17° f•tTtf eria (A Lll.IN!.I ).

( PADOVA).

G. )! .

Zorcali Forl11nalo.

T. M.

Sa lami A Ilio.

59° fnnleria

( Ts~t rto P .I USANIA).

C. l\1.

SI i si .lialleo.

T. M.

Tcdr,.co Dtrmeto. 6()<> ftlllf~ria ( 5 ,\SS.\Rl ) •

.J x~ frwiPI'Ìit ( ALiliNI 1).

C. M.

M ercurio R occo. -t!)o

{ttnleri't (A;.COLI

61° fnnleria (TRENTO).

Ptce~o}. 6~ 0 f anteria

5()0 ft/11/t'l'Ùt ( )J ICER\T I ).

T. M .

C. M.

Muri i11 0 Jllf ollin o.

51° f~tnleria ( P enuG I\).

c. 1\f.

!lul'ia Tifo.

T . )f.

:Xil'oli> Jio,·co (big. se . .\ . S. Hicti).

(Tnt:NTO).

.\lloalli ll r•netfello.

63° full/ er·ia (VEHCELU ). T. 1\l.

Sal!•r·no .11fu11S<i (i. g. s .•

64° f an/er io ( !l'nE.\). T . )f.

Sodnro Fr•llll't'~ rn.

l

> ·,

o '

or


106

(seg ue)

UFFICIALI

MEDICI E CHIM I CI FARMACISTI ECC.

79° fnn/erio ( VeRONA ).

65° fnn/e,·ia { PIACE:-.'2.1) .

T. ~r_

Ci<Jerin (;irts eppe. 660 fant eria ( PJACEN7. \ ).

C. ~L

C. M.

Spinosa Giuseppe.

T. ~r.

An a~tasi

P as'a l'CII a Fauri:t o.

67• jcwteria (CoMo).

T . ~1.

Trorubrllì \ntolliO.

6 • fanteria

( Lt:G~\~0) .

5()<>

fanleria

Giovanni. ( MANTOVA).

T. ~f.

De Pasquale Gwseppe.

T. M

Capobianco Filippo. SI• fanteria (ROMA).

T. M.

Capone Cristo foro.

[l;u·bt' r·i RenfltO.

T. M.

82• fanteria

69° fanteria (l'ARHUNA).

C. M.

( C I VIT.\VEC..C HIA).

Rossi LJonifacio.

T cl'l'nnu Sfl/,.atore.

C. M.

83• fanteria ( ALIIANIA ).

70° fant eria ( MISUR:\l'A). C. M.

Talone Antonio. 71° fante•·ia

T. ~1.

84• fanteria (ALBANIA ).

(S ACILE ).

Lepol';H't' f:'milin.

72° fanteria ( \ ' Jri<JRIO VENIITO}. T. ~1.

Or Bo na Giu se ppe.

85° fanteria (J BFREN ).

C. ~1.

86° fanteria ( ZAVIA l.

73• fanteria ( TRIESTE).

C. ~1.

Gemelli Antonino.

c. ~1.

Camrnarnfa Gint•arJni.

T. M.

Anzalonc Solt•otol'l'.

T. t\1.

M<Jna Corr·odino.

89" fanteria

i6• fan/ crio ( A.;uJMN10).

t:. M.

( \'I':NTIMI\JLIA) .

Cor'dCJ'O ti rlrtartO.

90<> fanteria (S. REMO).

i7° fant CrUI ( flnESCIA ). ,." :1 l \l. \ '.tncrn:o /'1. g. s. )_ 1

T . ~1. 7-::-. 0

T . ~1.

(; rcnga Luigi.

88• fanteria ( LIVORNO).

75° fanteria (SIRACIJSA ) . T. M.

Gomez De Ayala Augusto. 87• fanteria ( SiENA).

;4• ft~nteria (POLA).

T. ~l.

Furino Raflaele.

91" fanteria (TorliNO).

fnntel'ia ( l:ktW .DIO). ~l t'ld ti ow ln

l~t·elino.

T. ~L

PriiC'rilo .Vit:otu.


(segue) UFF ICIALI MEDICI l! CHIMICI P,\RMACISTI ECC.

107

92• fanteria (ToRil'>O) C. M.

De Chiara Fedele.

T . .M.

ChiarelLi Danilo. '}')r,o • -v

93° fanteria (A:-ocoN.\).

T. M.

T. M.

{'t ( l \ LB"\"lA )• ,, n terJ·h •• '

Perrone-Capano Federico.

di l\lurro Manlio.

2'26-> fnnterin (ALtHT<IA ).

94° fanteria ( R.·W I>Nl\A).

T. :vr.

Maz.wcconi Antonio.

23 1• fanteria ( BR ESS\MNE) .

ll5• fanteria (DERNA). C. M.

Bracco Mario.

116° fanter'ia T. M.

T. M.

Lupo Amo,leo (i. g. s.).

1° fcmteria carrista (Vt:nCELLI).

T. l\1.

Zagami Antonino ( i. g. l5. ). ( B Am) .

Fion•lli Enrico.

Murgolo Giuseppe.

T. M.

Mallei Federico.

T. M.

Manz1 Le.onel/o. 4" fanteria carrista (RO)B).

C. l\1.

31 • fanteria cal'rista ( ALD.\NI.\ ).

(TRIESTE).

Crescimanno Bernardo.

32• fanteria carrista (VERONA). T . M.

(BENGAS I).

Di I orio Alfredo.

Reggimenti beraagRerl.

Catalano .Vicoclemo (i. g. s. ). 207< fantlll'Ìct

T. M.

Vedo\'alo Silr:io. 33° fanteria carristu (P.,ror 1).

158• fanteria (B.\RCE ). T . M.

Vicario Cesare.

De Vinceuliis Giouann1.

157° fanteria

C. M.

Alberghina Giuseppe. 3° fonte,·ia carrista ( BoLoGNA).

fanteria ( L Et:CE) .

152° fanteria C. l\1.

Oll.avinno Fan.~tn.

Miche lelli Mario.

\ 5 \ 0 fanteria (TRIESTE).

T. M.

( B OLZANO) .

Reggimenti fanteria carrista.

l~

T. M.

C. M.

fnnteria

12/ 0 fanteria ( PISTOIA}.

139° fanterin T. M.

Pepe Umberto . ~2°

( TOBRUK).

128• fanteria ( FIRENZE). T. M.

T. M.

( C.\Tt\NURIJJ.

Mnnuppelli Michele.

l" bersaglieri (NAPOL I).

C. ~1.

Mennillo Francesco.

T. M.

~hll'c ello

l'incen :o.


108

(seg ut.) UFFICUL I MEDICI P. CHIM ICI P.u!JdAClSTI J!CC.

2° alpini

2° bersaglieri (Rolu). C. M.

D'Ambr·osio A lessandr·o.

T. M.

l'i ira,I I'O Guido.

c. ~1.

Antenucci lilpidio.

3° alpini 3• bersaglieri (:\I JUNO).

T. :\1.

SI rnzwlli Sergio.

T. M. 4~

c. ;\[.

(CUN EO).

( PI NEROLO).

Zampelli Gennaro. 4° alpini

( AOSTA).

r. o.

bersaglieri (ToniNO).

M. ~1.

Failla Sali'II/Ore

F1·ancia ;\dolfo.

T. i\1.

Micalizzi Filippo.

5° alpini (:\f CR.\NO). T. M.

Altamura Mon/io.

T. l\1.

Scmproni E=io. 6° bcrsilfjlieri ( BOLOGNA).

c. l\1.

T . M.

6° a/pini (VIPITENO).

T. 1\f.

Elisei Cur/n.

7° bersaglieri ( BoLZAIIOO).

T. ~1.

T . M.

Ut'IIZ:I

C. M.

T. M.

Jlnoln.

9• IJ l' r"'''.J li t'T'i ( CRE~ION \ ). :\l;~11 ro

.\l ongillo M ichele ( i. g. f>.). ~o

~

l~ersaylieri (VERONA).

Nesler Lnigr.

7° alpini ( BELLUNO) .

................... .................................. - ....... ··-·······- ············· H0

Chi llé .1 nloni no

a/pini (ALB \:oliA) •

Cappelli Mi e/tele.

9° fllpini (ALn\NI.\). T. M.

Ortolani ,ln/oni,.,J.

T. M.

Talnmo Giot.Htltfli.

fliou w. ll 0 alpini

lO" bers(lylieri (PALER~IO).

r.. ~1.

P acitli ,lng elo.

S:l\ iuo l.niyi.

ReggiMenti di artiglieria alpina. 11" bersnglieri

T. M.

T. M.

(0RUNICO).

P:1!!:111 c1

1• art. alpina (Tolm.;o).

( GRADI SCA).

.l/11rin.

C. ~1.

C(·bl'elli (;in.<t>ppe .

2° art. alpina ( l\I EnANO). Cance1· Or \(;ll'('o .Intonino (i. u. :-. ).

Luigi.

3" twt. nlpin11 (.\111\>XI.\ ) .

Reggimenti alpini. 1° •t/pini T . .\1.

.\ 111111'<'11<1

4° art. alpinu (CuNEO).

( ~101-.non') .

S ttlt•fllore.

T. M.

Zoilo Git~scflp<' ( i. g. s. 1 •


(segue) UWICIALt KEDlCJ B CHJMlCJ FARMACISTI ncc.

a• art. alpina (BELLUNO). T . M.

109

Squadrone Cavalleggeri dello Sardegna ( GAG LI Alli ).

Grande f'riS!JIIIIIe (i. g. s.).

Piris i11tt /'idro.

T. M.

Reggimenti di cavalleria.

Centri rifornimento quadrupedi

Niz:a Cavalleria ( TORINO).

T . ~1.

Delogu h•o.

T. l\J.

P11 ri si

Crn/ro rifornim ento qucu/l'upcdi Persnno.

Cen/ro rifo,·nillwnfo quadrupedi I:Jonon.:o.

Alfouso.

H::nasio Pie/ro.

T. M.

S avoia Ccwall.:ria ( MILANO). T. M.

Reggi menti di artiglieria di dlvillone fanteria.

D'Amico A nlonin o.

1" art. diu. fan/, ( FoLJùNO).

Genooa Cavalleria (ROMA). T. ì\f..

Cel enlani .Vico /a.

C. M.

De Carnill is Luciano.

2° art. div. frtnf.

Lancieri di No vara (VERONA). D'Anlico R oiJe rlo.

T. :\1.

C. M.

Caporale Giu seppe.

T. l\1.

Sce r r c Giuseppe.

Lan cie,·i di .4os/a ( ì'liAPou ). Ci1·illo GiOI'flnni.

C. M.

( P r>SARO).

3• ari. Jiv. fan/. ( BOIOGN,\}.

C. M.

Sainllorc Fra nce sco.

'l. J\1, 4° fil' /. div . {ani. ~ LhURA:'IA ) .

Lancieri di Fircn:e ( f'rmn .1n.~ ) . Ia ~I'O ne

i\l nl!iirri (i. g. s. ).

T. i\f.

T . .M.

f.un ci cri di Viff. Bm. Il ( Bor.oG ~ .I ) .

5° art. diu. fan/. ( Vt~NARtA R. ).

f.rtii CÌI!I'Ì

di Jfi/M, n ( Cli'IT\VE(.CIIlA ) .

T. M.

laud olo Mieli!'/!'.

T. M.

Cn ri f'l lo . l l'.<f·n iu .

Gal li .d<' lin L oggia Domwico.

T. :\!.

S (•1·e rin o Jtnt noio.

T. :\1.

Al'g'h illll Cristin a.

Giusl' ppe

6° ari. diu. fan/. (GOR IZIA ). Carol r> nul•J 1'11.<1]/ltdr ( i. g. s. }.

T. 1\1.

7° art. di!•. / fi ni. ( P ISA).

· C11rallegg eri d i M onf erralo ( VOGHERA).

T. ~!.

Siracusa Prnnresco.

T. :\l.

Cllt•flllegy cri di :1/c.< s'lfl dria

T . :\l.

( P.\J.~tANOI'A ).

A!>l o re l'an/o. Cavfllii'(J(Jcri Guide (P .IR)t.l }.

T . ;\l.

de Pq>pc Cyn.

9 P m·t . r/i,..

c. 1\1.

fan /. ( RBt:~!i.lì'<O~F.) .

Ann!!ni ,1/ttl'iO. J()o

f/1'/.

tlit•. frw/. ( LIBLI).


(seyue) Uf'FICI.\Ll MEDICI E CHIM ICI FAR~IACI STI ECC.

llO

JJ• art. dii'. fan/.

24' art. div. fan t.

(ALESSA:'IDRIA).

( 1\fESS IN.\ ) ,

T. ~1.

Accinni M al'lo ( i. g. s. ).

T. M.

ìXusdco Vino-n lO ( i. g. s.).

T. M.

(oronnlo Luiyi.

T. M.

P l• p i Salvatore.

J:?o f il'/. div. fan/. ( 1.101,1).

(Ro~1A).

13° art. div. fn.n/. T. M.

C:-uupailla Salt•ti/Ore.

T. ~1.

Tomasclli S•llvalore. 14° uri. div. fan/. (ALDANIAj.

T. ~1.

\ 'anacore :lnl onio.

T. M.

Hipa Leonardo.

)5° 0 1'/. div. fan/. T . M.

25° art. div. fun i.

c. .M.

Gtu·gia Giot•anni.

T. M.

Hiso Riccardu.

26° af'l di1•. fan t. t L11>1 1).

c. i\l.

Liotla L e/leno. 29° nf'l. t/iv. fan/. (ALBENGA}.

17° ari. div. fan l. ( NOVARA).

30° art. diu. fa nt.

( L'AQU ILA).

Bnrtolomucci Domenico.

19<> art. div. faul.

( B RESCIA).

32° nr/. div. fan /. {TREVI SO). T. M.

( AuliNII ).

Dc Monaco Nirola. 336 'lrf. diii fm./. (TRENTO).

Fusco Raffaele. 20° art. dio. font.

C. M.

Saho Carmelo.

Bcrard i none Enrico.

ISO (Il'(. div. fan t.

T. l\1.

( MH.ANO).

'28° al'/. div. fan/. ( F OSSANO).

(CONEGLIANO).

T . M.

C. M.

Labellarte Orazio.

27' ari. div. font.

16° art. div. fan l. (C \GLIARI).

C. M.

(A STI).

( P ADOVA).

34° art. div. fan/.

Como Mariano. T. M .

(~nlli

( T RIE!<TE).

della Loggia Giusepfl•'·

2 1° art. div. motorizzata (P IACENZA).

c. ~ 1 .

35° at'/. e/iv. fan /.

Hibnutlo Anloninn. T. M.

22° ari. div. font.

:\mcuta llud en:if).

T. ~1.

U1 Gior!?io Giro/(lmo (i. ~. s.).

T. t.l.

11arln lini Emilio.

(PALEfiMO).

c. ~1.

23° ad. dii'. fon/.

( LIVOH~O) .

36n ari. rlit•. frtnt. \ S.\LU7.ZO).

( CDI~F.).

Ile ~la!?lic Tnmmaso.

T . M.

D'Eli:\ r.iot>unni.


(segue) t;FFJCULJ ~IEDICI E CHDIICI

40° art. div. fan t. T. M.

T. M.

54° art. div. fan{.

( S.~SSARI ).

T. :\1.

Puligheddu Salvatore.

4}0 art. div. fan t.

( C.\LT.\XI~S EI'n}.

Barlololta F dice.

T1·aina 1' i to.

56° art. div. fant. ( HlMINl). T. M.

Huocco Alessandro.

V.:trano Onofrio. 57° art. dit•. font. ( I'OJ..,\j.

43° art. div. fant. (HoMs).

C. M.

ltl

55° art. div. fan/ . ( L IBIA}.

(FIRENZE}.

42° art. div. fan{. (GARIAN}. C. M.

F.\R)I.\CI ~ I"I ECC.

T. M.

'anloro Alfo nsc>.

:\1endicini Giuseppe.

58° art. div. fan/ .

P IILANO).

59° uri. diu. fant.

( CA SAL!!).

44' art. div. fant. (DERNA).

C. M.

De Giorgi Mario.

45° art. diu. fant. (EL AniAR ). T . M.

T . .\1.

Arcari Cartano (i. g. s.).

Parlato Giuseppe.

131 ° art. diu. CIII'U::zq/q (ALB,\NI\}.

46• art. div. motorizzata (TRENTo). C. M .

:\fa~ala

Mario.

132° art. div. corazzata

47° nrt. div. fnnl. ( BARI}. C. M.

T. l\L

Garzia Lorenzo.

(HovenETo).

Gozzo Giuseppe.

133• art. tliv. cnr·a:::ata (CnF.\JONA).

48° art. div. fant. ( ~ou).

C. M.

Federico Vin cenzo.

49° l lr'/. div. farri.

Reggimenti di artiglieria di dlvlalone celere. (TERHIO}.

l' artiglieria divisione celere (UDINE).

T. M.

l\~altìoli

Ugo.

50' artiglieria tliv. fan/. (RoDI }. C. M.

Vic culiui Arrtorrio.

2' arl1glieria divisione celere T. M.

( FeRRAR.~}.

Collt'lti Ferdinando.

51° art. div. fanl. (CA SERTA }.

C. M.

3° artiglieria divisio ne celere ( MILANO).

Di Monaco Michele.

T . M. 520 artiglieria div. fan/.

Di Ferdinando Renato (i. g. "· ).

( CJVITAVECCHI ,\ ) ,

Reggimenti di artiglieria di Corpo d'Armata. 53° art. div. fan/. (ALBANIA}.

)

0

art. corpo armata (GASALE M ONFERR \TO)

T. M.

Iacomino Ettore.


(seg u e) UFFJCI .II..I MeUICI i; CHDIICI

112

2° art. corpo armata Giuli::~ni

C. M.

( A cQUI).

,1/eandra.

15• art. corpo r:rmatiJ ( PI ETR.\ LI GL' RE) .

CiiO\anniello Vitlnrro .

T. M.

20• art. corpo armata (TniPou ).

3° art. corpo armata (CneMONA).

C. M.

Rizzi l' incew;o.

T. M.

4' art. corpo armata \ i30L7..\NO).

De Vivo Antonio.

T . M.

5' art. corpo armata

( P OLA).

F.\R~IACll>Tl ECC.

Ragni Guido

21° art. corpo armata : BeNGAS I) . T. M.

Mclillo Mario (i. g. s.).

?6• m·t. corpo ar11wtn (A LD \:-11\ ) .

La Rocca Vin cen:n.

T . M.

6° tJrl. corpo armala ( M ODENA).

c. r.t.

ReggiMenti di artigli e ria di armat a e di artiglieria G. a. F.

Cristiani 1l/ i c Il elim 0 elo. i 0 art. carpo ar·mata (LIVORNO).

C. M

1° art. armata (TORINO}. T . M.

Pepe Giuseppe.

0 ('

(~CIIllar·o

Giust'ppc.

2° ari. arma/a ( ALESSA:-IDRIA ) .

T. ~f.

Cannella Andrea.

8° art. corpo armato ( ROMA ). 3• art. armala ( R EGGIO EmLu ). !!0 rrrl. corpo armala {F or.Ct.l).

4° art. ar·mnta (P IACP.l"ZA) . .. . . ...... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..

(0° (JI'/

T. ~1.

CO I'{IO

••• ••••••••

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .u

••

armala ( L1111 1).

Fed erico Mario.

i'1° 11/'/. ' 11'111(1/(1

T. ~l.

( fil V.\

OEL

l; \JlD\ ) .

Dc Crislofaro Pietr o.

Il t nrt. corp o annrrtrr (Con \IO:'/!' ).

6• art. G. a. P. ( lloL7ANO).

T. ~1. 12° nrt. corpo armata ( P ,\J.P.RMO).

7° nrt. G. a. P. (C UNEO).

C. M. l .•>>o w·t. corpo ar·n,af,r ( ·''l \C:O)IE11 ).

l 1n nr/. corpo trrmrr/tr (Tm:n !'o).

lllnzzola Vin ce n.:o.

8° art. G. rr. F. ( VENARIA HF. \I.F.).

T. ~1.

T . ~1.

Oonnl o . lrmnndt>.

fil or! i<"n So/rnt ore.

9° rrrl. G. a. P. (GonJZJ.\).


'

(Segue}

10° art. G. a. F. r r RI ESTEl. T . ~l.

ll3

l ' f'FI CI.\LI MEDI CI " CHDII CI F.\RMACISTI ECG.

.4.rsenale R. E. Piacenza.

Di Gturlielmo Bruto. 11° ari. G. a. F. (SAVONA}.

T. ~1 .

S c:io ne pirolecnico R. E. Bologna.

Guarre1·a Vin cen :o. 12" ()1'/. G. f/, F. (OSOPPO).

T. ~1.

Fabbrica d'Armi R. E. Terni.

Tnli11o Tifo. 14" art. G. a. F. (TniPOLI ).

Laboralorio precisione R. E. Roma.

(ìruppo rwlon. ru·t. G. a. F. ( SoNnRto). Polueri{icio R . E. Fontana Liri I nferiore.

Reggimenti e Gruppi artiglieria contraerei. Spolelli{tcio R. E. R oma.

1° art. T . M.

co nlroaer~i (VERCP.LLI).

~1. M.

Pirolecnico R. E. Capua.

2° 'lt'l. L0 /1/roaere i ( NAPOLI ). T . M.

Bocchi ni Et/ore (i g. s.}.

T. ~J.

Tu rano .ln lortin.

3° t lf'/. cortlroaerei ( FIRENZE}.

C. M

~l ed ns

T . .\1.

Pcr<·opo l'inr ,•rt : o (i. g. g,).

T. M.

~la ccarono

Sezione ·'l'o f,•/1.

Homilv Ot·idio.

c. ~I.

( CAGLIARI ) .

2• certtro esp. art. Ciriè.

Officina automob. R. [·;. Bologna.

C. M.

Dr l Pcrcio Silt•io.

Stabilimenti d'artiglieria.

Reggimenti del genio.

Arsenale R. E. Napoli.

1• t•egg, genio (ToniNO).

F o!!lia Carmin e.

Arswalc H. E. Torino.

T. M.

\'a<·c:tt·i MOJ·io.

:! 0 regg. genio ( CAS,\LE M oNFERRATO).

T. ~I.

8

Annarumma Ermanno.

ne Angelis /l:m·o (i. g. s.).

Gruppo ari. rn nlraerei r/e/la Sttrdcg na

T . .\f.

n. 1;. T o rre :lntllln:iatn.

J• I'C n/ra e.< p. ot'/. Ne/lunia.

5° flrl. conlroaerei ( PADO\'A). T . M.

G iacomo.

tlfar(o.

·1° (11'/, COrt /I'Oaet•ei (MANTOVA).

T. ~1.

Paraninfo Angelo.

Tali cnlo A niella.

Capizzi I gna:io.


(seg ue) LI F'FICI ALI MEDICI E CHIMICI FARMACI ST I ECC.

114

21° regg. ge,nio ( BENGAS I).

30 regg. genio (PAVIA).

.t• regg. genio (Se. A. S.).

Lell i e l'i Carmelo.

T. M.

Dell'Abate Sn/uatore.

T. M.

26° regg. genio ( A LDINI.\ ),

( BoLZANo).

Ferli lta Fran cesco.

T . M.

9<> raggr. genio \·

5° r·egg. genio ( TRIP.STE - BAN;xl::).

Modugno Fran cesco (i. g. s.).

T. M.

Voci Vincenzo.

T. M.

...)

Rqglmentl 1enlo pontlerl. 6• rcgg. [JCnio

( BOLOGN A).

10 regg. pontieri ( VERONA ).

T roisi Mi chele.

T. M.

Colimodio Pasquale.

T. M.

7° reg g. genio ( fiR ENZE).

2° regg. ponlieri

(j unt·ncl·a Mariano.

T. M.

8° r·egg. genio

T. ì\f.

Sl:tt•a

(ROMA).

(PIACENZA) .

.c;nnlinn.

Reggimenti genio minatori.

A rea n gel i Gerardo.

T . M.

}0

9° regg. genio ( TRANI ).

T. M.

rcgg. minatori (Novi

LIGUR!l).

Foglia Felice.

T nn!;ciJa Giuseppe.

T. M.

2• regg. minatori

10° rcgg. genio (S.

MARIA C.

V.).

T. M.

(VERONA).

C.angelosi Gaetano.

Lauri Giulio.

C.. M.

Reggimento gonio ferrovieri (TORINO). Il' rP.gg. gtnio

( UDINE).

Campagna Lorenzino.

T . M. 1 ~0

regg. genio

( P AI.ERMO).

C. M.

Mazzoli Fernando.

Dletrettl tnllltarl.

Agrigento. 13° l'C()(). genio

T. i\1 .

( (.1\GLL\RII.

Saccomanni r.arto.

Alessandria. 14° I'C!JY· T. M.

C. :'IL

()CTiiO ( B"I.L UNO).

Ci cche! li flt'tiiiCesco (i. g. s.).

......................................................................................

15' r e{Jg. genio (Ctii .\VARI ) .

Ancona.

20° reag. genio (TniPOI..I).

Aquila.

AlbC'rgo l'ilo.


(se gue) IJFFlClALl )ICD IC I E CHDJICI FAR)! \CI STI ECC.

••••••••••

8'

Arezzo.

Brescia.

Arairocastro.

Cagliari.

Ascoli Piceno.

Caltanissetta.

Auellinq.

Campobasso.

Auerta.

Casale.

Bari.

Caserta.

Barletta.

Catania.

Belluno.

Catanzaro.

Benevento.

Chieti.

Benaasi.

Chivasso.

B ern/.

Como.

Bergamo.

Cosenza.

••••••• . . . . . . . . . . . . .

o

•

·····-·

•••••

•••••••

Bologna.

Cremona.

Bolzano.

Cuneo.

H5


(SC!JII f) I)Ff' ICIALI l\JEOICJ F. CHI~IICJ FARJIIACI S TI ECC.

116

"

..... .,_...

~·u

Derna.

Kukesi.

Durazzo.

Lecce.

1:."/bas(ln.

Lit toria.

I::nna.

Lodi.

Ferrara.

Lucca.

Firen=e.

Macerata.

Foggia.

Mantova.

Forli.

Messina.

Frosinon~.

Milano (l e Il ).

Genova.

Misurata.

Gorizia.

Modena.

Grosseto.

Mondovi.

Ivrea.

Monza.

Korçfl.

Napoli.


(s egu e) U rFICI.\LI ~I P. OICI

E CH IMI CI F .\IDIAf:I STJ ECC.

Nolo.

Pistoia.

Novara.

Pota.

Oristano.

Potenza.

Orvieto.

Ragusa.

Pado va.

R avenna.

/'a /ermo.

R eggio Calabria.

Parma.

Reggio Emilia.

Pavia.

/l (l r/i.

Perugia.

R oma ( l e Il ).

T . C. !\1.

117

L oino Uosar·io (l ) (inv. guel'-

ra) Com. O. N. P. I. G.

Pesaro.

i\1. M.

Prù p e r·zi- Cur·li Benedetto (I ). f. o.

P es ltlro pie.

Rovigo.

Piacenza.

Sacile.

Pin erolo.

S alerno.

Pisa.

S assari.


11 8

t ·~e!JIIC)

UFFICIALI llt flDICI E CH IMI CI f\RM \ CI S TI I~C:C.

Savona.

T rento.

Scular i.

M. M.

Siena.

Treviso.

Siracusa.

Trieste.

Cnsl rc.>novo GnctiJIIO r. o. Sondrio.

Tripoli.

Spoleto.

Udine.

Sulmo na.

\ 'afona.

Taranlo.

Varese.

Teramo.

Vene :ia ( MESTRE).

Tù'M!•l.

Verce lli.

Torino.

Verona.

Tortona.

Vicenza.

Trapani.

Viterbo.


(SI' !JIIC )

l ~FIC I\11 M HIHC I E CIIDII C: l

UfFICIALI MEDICI E CHIMICI FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL' AFRICA ITALIANA .

M.M.

B onL•IIi Arturo (uiT. mil. ).

Africa Orientale Italiana.

c. ~1. lo

c. ~l.

I'\R~II C: IS1 1

119

l'CC.

.\rrabas-.o G iu ~cppe {i. g. s. ). Cassano l.oren:o

r. o.

}° C. M.

Comcs Se/Jitsliano.

}O C. ;\1.

li<tllllllni':JII O

1° C. l\1.

·Cnnni?.zu

l o c. :\1.

Mng licnl i 1-'ra nees,·o. l ;,·annla

l'incen:o.

Se l~t~s liano.

Col. M.

~l as:>c rau o G iu lio ,di r E>lt. san.)

C. :\I .

Col. ~1.

Ugger o Co>sure.

C. M.

C o l. ~1.

R itucci C h in ni :l !jtJS/iuo.

C. ~1.

P•·h ilc r·a 8 1·n etlello.

T. C. ~1.

Pus~cra Tt~n ne!/t.

C. :\1.

Alc mag ua 1Yic;o/u .

T . C. ~1.

Bin uchini .l crisio.

C. M.

Co lo zw Giocunni.

T. C. ~1.

:\Ji ~ ilano

Giot'lltllti.

C. M.

Vcrlcchy Gio cunni.

T. C. M.

Brunelli Giuseppe.

C. ~l.

Pa nsrru Oflauio.

T. C. ~1.

Ca!c'lellanela l'in cen .:o.

c.~J.

H~•mun o

T . C ~1.

Ambrosi Luiyi.

C. M.

i\lo•·etli Giouanni.

M . ~1.

Dt:ci n a Ccw /11/f).

C. :\1.

De (; rc.>go rio Goctun o.

c. :\1.

Hu!-{gcri Tu llio.

M. ~1.

Sa lt•alor e.

Ca millo.

M. M.

Queiro lo Em ilio J::rn e:;l o f. o.

c. :\1.

Li no Fran cesco.

M. ~I.

l ;;ogl iu nc .ln/ u nio f. o.

C. M.

G rifoni Oscrrr.

M. M.

P ass:olacquu Jl(l{fae ll o.

c. :\1.

1\ :~ p o lecme

M. ~1.

Do11 santo Amedeo.

<.. M

Giusl i t.lfdo.

M. M.

Fuccio G ioucuw i .

Di

M . ~1.

Gelam è Celesl/1/n.

c. :\1 . c. ~1 .

M . ~1.

:::iafllu cci Gwsepp c.

c. ~1.

Lomu:u·di .1/ariu.

M. ~1.

P avone .l nl••n i11.

c. :\1.

MnIl t'"L' Fnu1r·esco.

M. M.

P eco re lla .1/crt·i•tno.

C. i\1.

M. ~f.

D 'AI ~,.;:;nndr·u

c. ~1.

Alln11:1siu . l rnalilu.

M. ~l.

·;\lagnani tlù rle.

T. ~I.

Ferrig no Giuse ppe ( i. g. s.).

M. M.

S tagnitli Frt~n t·r:sc;u.

T. M

Hina lol i . ln fo nio {i. g. s.).

M. ~I.

Fae nzi .lido.

r. ~L

D'.\ul!c lo M urio (i. g. s. ).

M. \1 .

~l anzo

T. :\1.

Si 1·rci GitiSI' fJp e (i. g. s.).

c. ~(

Ge nti le l'itanyelo (i . g. s.).

T. M.

P!'lmcdani .\'i cMa {i.

:lnllltt v

G iot•rw n i.

~Iarlin o

:lndrea.

Ferdinan do.

Hclmlla l Gi ulio.

!!.

s.).


120

T. M

(st!JIII')

A1·dil o

l.F'FICI.\Ll

l' inn•n:(l

Mf.OICI E I:H I MIC I F'.IRM .\CIST I f.CC.

C:••srll'r

( i.

T . G. C. F .

O'Aies>< nlldro f .uigi.

}?'. s.).

T. M.

Ca!<rrl:• llinrrn:r1 (i. ~. ;:,).

i\L C. F.

T. M.

Conli liiu cr n:n.

T. C. F.

Audbio Gittfin.

T. M.

Sanlung<·lo llcnè Cflr/n.

T. L. F.

Curci nnfl'• ~'le.

T . M.

Solliln Lt:nl!lll'r/0.

T . .\1

Zai ri Sncf'/f,rin.

T. M.

l .ucrnle l'illorin r•.

)l. i\1.

Sah:)li t; iusrppe.

T . M.

~llJJI':llli

l nlo u ir•.

M . ~1.

Cu llt·c ra Frun cesco.

T. M.

Tu rniuo (;jr,,.,,nni.

C.M .

Cuzwlino l 't·dt!l'ti'O (i. ~- s.).

T . .\1.

l; reco

C. .\1.

Siriauni Curmrlo.

T. M.

(;audiani /'''·"'llllllt•.

C. M.

Sab<'ll i l:wfn.

T. M.

Go lf'lli Jl/ussim ,.,

T. ~1.

Ca rd nel' i

l'asq~tulc.

Libia.

( Ì. g.

T .\1. T. M

Cadoni .111/on'"·

T. M.

Bonclli l' iuren:o.

T. M.

Dc Lul·a /,uiui.

T. M.

Pr li l'Itri 110 Frtll/1'1'~,.,>.

T. i\1.

T annrdi Sl'/'''s/im•o.

T . M. T . .\1.

ci ('1111 (' .Ilt/,.;".

T. ~1.

.\lniT<·i . Il{""·~'··

T. M.

i\l111'11lo Ctu·,uilu·.

T. i\1.

Pizzhmllo GII!JIÌI'/tw.J.

T . .\1.

Ta nini / 1 rriclt•.

T. M.

P n "fl n:lltH'r i l riiiN>.

T. ~ 1.

Di Pndn1a l'iiii'I'II:O.

T

Lhil'I'Ì<'hl·ll i .\J,,, ,<ucln.

~ 1.

T. ~1.

r1,1of/ tJ

T. M.

Tau •·o Fr•tllrrsrn

T . .\1.

Bamonl c ,\'icof,t (i. g. s. ).

T. M.

Pnreuli l'rf" (i. g. s.).

T. M.

Di Trapani S1l/t•11/on• (i. l!'. ~. ) .

T . M.

Fisithclln l'il'll'f• .

l . i\1.

Mu~illi Cfcmeul e.

T. M.

Leo Snmuele.

1.

Il· "· ).

T . .\1.

T. ~1. T. M.

Pcnn:H'ehia 1'fntlnro .

T. M.

Flamini

T. ~1.

O l• Xirhilu lill !f!Jel'tl.

ln/ouiu.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE.

l)(> SinH'IIC l tlo/{n.

T. ~1. T. J\1.

I .C'Cifl('

T . .\1.

llt•l \'t:c·f·hill

., . ~1.

A rl cmi-.io

:-. ).

(;,•1/f'/'(ISII.

l nlnl/lll.

Col. ~1 .

C.•·cspellan i Car[(,.

Col. ~1.

Cia~rio

Col. M.

f.oja('OilO

T. C.M.

Sl•:::lo

rito. 111/0IIÌO

f. O.

(

111 10111110.

{


(segu e)

li i''FICI~ll

~IEOICI E <: II IM IL I F.\RM.\CISTI

121

C•:GC •

T . C.M.

Fe rra l'i Gior•anni .t ure/io.

C. M.

(;emma Saloalore.

T . C. M

Calapnuc. l.<' d rrnr·c/ o.

C. M.

Mancini Gioi'. /Jrrllis /tr.

T. C. M.

Massi emilio.

T. C. M.

Monti Gur/nnn.

M. M.

Angelillo Alfonso r. o.

M. :\1.

M:uw ini r; 11 e" r. o.

M. ~1.

Coltrone Snlr•fl/ore r. o.

M. M.

Nicaslro Ar/rrro r. o.

M. M.

Mnlora7.zo Scra{ino.

M. !\1 .

Vasia Giuseppe.

M. M.

l nrbl'enda Ma/leo.

M. l\1

l\loulone 11 r/ uro.

1° C. M.

Lnurora Carlo.

C. M.

Ass in i Giuseppe.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO.

T. C.M.

Talat·elli Luigi f. o.

T. C. ~1.

Cusa ni Marirmo (im·. di gtter· rn).

T. C. i\1.

Cir·illo (;iu>rppr g ue l'ra).

C. M.

i\lulè ;lu guslo (iuv. dt g ue rra )

(inv.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI. l\L M.

Del F allot·e Guglielmo.

dr


(

.

(.


INDICE ALFABETICO l'a~;.

A Anzalone Sa/valore Ara A citi Ile 81 Aracri tl n/ortio . 56 Aragona Carme lo 3S AJ'agona Filippo 55 Arcabasso Giuseppe 78 Arcangeli Gerario 3l Arcari Gaetano. 7~ Arcuri Nicola 17 Ardilo Vincenzo Cesw·e. 5!:! A•·ghillu Cristina 76 A romando ,!.n gelo 75 A ronica Ferdinando 86 Assini Giuseppe. 59 As tore Paolo . 46 Aslu.to Girolamo. 45 Astuto Giuseppe 42 Atanasio Solualon~ . 76 Attanasio :lrnaldo. 53 Audisio Giulio ~lj Augi Gllgliclmo 55 Augusti Mari o 84 A ve lione Goelano 57 Avolio Caro Guido

l'ag.

Abate A lessa n dro Abdul Nazmi Skendult Accardi Antonio Accinni Mario Accorinti Vincenzo Adnm i P••ttce Adilardi Giulio . Adinolfi Salurrtore. Agolli Muh amccl. Agostin Hilu . Aiello Domenico Aiello Giu seppe Albcrghina Giuseppe Albergo Vit o Aleandri (;iacomo Alemagna Nicola Allegretti Guido Alloalti Bencde/lo Allocca Antonio Allocc hio Achille Alonzo Ruggie ro Altamura Manlio Alvigini Giorgio Alvisi t ."lmo Ambrosi Luigi Amenla ;ludenzio Ammcndola Gaetano. Amorella Salvatore. Amorosi Giuseppe Ma:ZinL

Anagni Mario A naslasi GiotJtlltnt Andiloro Malleo Andolfato Mario Andrcolli Oscar Angelillo A.lfonso Angelini il.nlonio Angrisani Giuseppe 1\nnarumma /irmanno Antenucci Elpidto Antonaci Giuseppe

71

al 25 51

B

61 ti~

56 50 62 77 44 47 82 18 63 41 51 57

Bacchin loni Adolfo Balsamelli Filippo Bamonle Enzo Bamonle Nicola . Barberi Renato Barbero Angelo Barbiera Giuseppe Barbiera Maurangelo Barile Tommaso Barnaba. Leonardo Barone Girwon n i Barla liui limi/in. Bartolomuc.ci Domeui•·o .

69 Barlololla Felice 16 Barlone Luigi 85 Bassi Giuseppe 58 Basso Giou. Bat!isla. 47 Baltaglia Giuseppe 39 Battaglia Michet e 57 Baudo Antonio 54 Ba\·a Arturo 39 , Belisario Giulio Bella Vincenzo . 66 Bellelli Carlo. . 82 Bellia flmncesco 29 Bem·en 11l0 Corrado. 43 Berardinone Enrico 63 Bernini Fosco 31 Be rm li Tommaso 25 BerLel li /::nrico 67 l Bc rlinelli Marcellino 53 Bertolucci Gino 76 Berlone r.iuseppe 50 Bhai'Ì Kopliku 49 Biagini Giovanni 8t Bianco Giov. l:Jaltista 85 Bianchini .4crisio Bifano Augusto . Biuaghi A/berlo Bini Domenico Rocca Tit o Bocchini Bifore Bocchini Fran cesco 14 Bochiechio Vincenzo ,, 4&. Boidi Teresio 52 Bolla Luigi 55 Bonaccorso /,el/erio 0 ~ Bonelli Arturo . ti l Bonelli Aurelio . 40 Boneli Michele iH Bonclli Vin cen=o. 43 Boragno Giuseppe Eva27 rislo ::3 Bordone Carmelo 68 Borghi Lconida 45 Borze lli Giovanni

56 1

l'a g.

6fl

46 14

17 76 !!5 !!l)

34 28

.u

:;o 46 77

47 74 67 11 17

23 31 ()l

19 41 20 34

81 Jll

16 51i 75

60 84 30 19

37 40

43 ti2

17 38

37


(segue)

124 P a.g.

Bol rin: Muri11 Bracnloni Lorenzo Bracco Mario Braggio Giovanni Briganti Antonio Briguglio Santi Br·unamonl i Giorgio Br·uncll i Giuseppe Bruni Nicola Bua Giuseppe Bucci Pas'i uale. Buccigrossi N i cola Bugliarello Feduico Buono Demetrio . Buonopane Carlo Bul'la Tito Bulliglione Mie/t ele

c C<1don i Antonio Cug nasso Giuseppe Caiazzo Alfonso Calaurò Salvatore Calcag ni Amato. Caldarola Franres co Cnlì Domenico Calìa Stefano Ca l i endo C en naro Caliemlo Mie/tel e Ca l ig:u·is Carlo Calogero Vito Ca l re Ilo Salvatore Carnbazzu. Mario .(.:amnJarano Vit o Cammarata Giovanni Ca JJIOJ UJ':tla GioNwni. Camoriano Pietr·o Campagna Gaspare Cn n1 pagna / ,r)l'cn:iu o . Ca mpailla Salt•ntore Can1pana Antonio Cao1panclla Arrigo

fl ,tfdnssarc Cancc llo lli Enrico C:Hnpi.~i

Canccr

/,uir~i

C:~n e pa

Homn /o

INDICE ALFAUETIC0

Paét.

77 Cnngclosi Gaetano 5!l Cenlinco Sante 73 Cannella Andrea. 61 Centor& 1lntonino 53 Cannillu Ca1<1/do. 49 Cel'iali Ferruccio. 72 Cannizzo Sebastiano 40 Cerniglia Domenico :N Capizzi Ignazio . MI Cemigliaro Mie/tele 78 Capobianco Filippo 65 Chia •·a Giuseppe 76 Caporale Giuseppe 49 Chiar e! ti /)lini/o.. 24 Cttpoue Cristoforo 61 Ch ia1·olini Gavill<• l~ Cappel li Giuseppe 71 Cbic richelli Mansu eto 3-l Cappel li Mie/t ele 63 Chies a Ema11uele 83 Capucci rl/flrio 66 Chillè Antonino . 49 Capnli (;io!•anni 33 Chimenli Ferdinando 19 Capulo Hiagio :i5 Chinè Mario 20 Carbone Tercsio 24 C i:~ ccio Vito 14 Carbone Vince11:o 13 Ciarnpolillo Pasquale 49 Carducci Arlemis io Adolfo 54 Ciarlo Silvio ~-l CaJ'CI'j Leonardo 43 Cicchelli Francesco Caricllo Arseuio . 70 Ciccimorra Gaetano Cal'imali Giuseppe 8~ Cieco Gio11anni Carlisi Ferdinando i-l Cico nc Mario Ca rlucci Raffaele 18 (.ieri Vincenzo Carolenulo Pr1squale 55 Cigala Mario Cat·pino Rodolfo 35 Liocc.iu Giuseppe. (;~ Carpinle.-i Er11esto 32 Ciociaro Raffaello 53 Cal'l'nra Nicolò Adelmo 34 Cionini Giulio 5a C:u·\'aglio Edoardo. 22 Cipriano Saluatore 46 Casella Dante 78 Cirillo Gwuanni 27 Cascrla Vincen:o 511 Cirillo Giuseppe l4 Casella Cesare 18 Cirrincione Marco 34 Cassandra l-uigi 41 Coccia Uius eppe 37 Cassanese Giuseppe 21 Gogliat.i-Dezza Giu.~epp e 48 CassanG Loren::o S6 Cola Francesco 34 Cassinis V go 11 Co lacci Francesco 24 Cassone Antonio 45 Colella Villoriano 36 Cassone Giuseppe 25 Colimorlio Pasquale 32 Castana Vinc en:o 37 Coli c ii i Ferdinando ll5 Colomba Nico /u 8 2 Castellanela Vi11 CC11:o , Castelli Epifania l'i Colomb rila Filippo 4.> 41 Colozza Gio,•an11i 14 Castel li Giambaflista Casl•·onO\'O Gaetano 8'> Comel li Umbedo 70 Cata lano Nicodemo :'>5 Comes Scbasliano 12 Catapano Erluardo 19 Como Mariano ~fl!!6 Coterini Federico :m Gonfalone Raffaele C::tvolierc Gino 50 Conti Gerardo 62 Cavallo l:.'ug enio 2~ Conli Vincen zo 31 Cavaniglin Alfredo 28 Contrino Fel'llinnnd o 37 Ccbrel li Giuseppe 60 Corbi Domenico '19 Cei Jsidoro 18 Co1·da Antonio -19 Ce i Filiberto 35 Gordcro ;t d riano -IO Celenlani Nicnln 53 Coronalo /,uigi 21 Cellini tni!]i 21 Corradi Pietro

24 23 65

18 :$\l 3:3

6!J 77 64 25 6ll 22 47 13 3ti 13 55 41

21 63 44 32 61 27 li :lO 47 &l 52 32

16 27

38 75 59 66 :l5 35

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21 40 52 21

33 57 34

75

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66 ~1

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(segue ) INDICE ALFAlleTU: O

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Pal[ . P a~~:. 12 De Re ns is Emilio . Corsi A /fredo 19 De Bernar·dinis Virginio 83 De R ogalis Antonio 72 De Ber·nardo Fran cesco C:ortas sa Silvio Cot·ticelli Mrwro De Simo ne Adolfo 3~ De Bernard o Francescot~ Antonio 23 ' Dellori Giov. 111 aria Costa Faust o 39 Do B la s io Guido Cozzolino Federico 83 1D'Eug enio Antonio ;>l Dc · Bo na Giu se ppe . 67 De Vine(; rrliis Ci. ~t·r;nu i. Crcscimnnn o Bernardo l:! De Camillis Luciano Hl De Vivo Antonio Cres p e llani C~rlo 74 De Caris Agostino 15 De Vivo Giulio . Creste Baldo 4 7 De Cas tr·o l gnazio 20 Diana Eugenio Cristiani Miclielangelo 19 lJe Cala Domenico Cris lini Alfredo 28 Di Casola Giu se ppe 40 lJe Cesare Giannino Croce Guido 85 Di Fe r d inando lteunlo 16 De Ces are Yin cen::o 8~ Di Gio rg i Pietro Cros ig lìn E::uar·islo Xti Dc Chiara Fedele . 4:1 Di Giorg io Girolamo Cucc ia Francesco 34 Decina Camillo 26 Di G ug lie lmo Rru/o Cullt·er·a Fran cesco 84 Dc Crìs lo f:uo 1-'ieiN• 62 Di I o rio Alfredo Cullrone Salvatore 'i3 De Gennar·o Giuseppe fiO Di Lorenzo Odoardo Curato lo Lore nzo 76 De Giorgi Mario 52 Di Maggio Fr•((n cesco r.urci Raffaele ;{9 De Gregorio Gaetano 46 Di Ma rco Antonino Cu:-iale Vi/o ~8 Dc Laru renzi Vin cen::o Cus:mi Mariaflo 4!-i Di l\'larlino Ferdinando f>9 De l F a ttore Guglielmo Cululi Antonio 2!:1 Di Marrr·o Nicola D'Elia 'Giowwni . 69 Di Moòica Pie fr·o . Dc Lips is Fortunato . 47 1 Di ~fonaco Mie/t ele Dt> Lisio (;,irH'(liiiiÌ . ~ti Di M uccio G11ido De Liso Cr1rlo 17 di l\ltiiTù Mrtlllin D Oeii'Abal e Solvatorc 6+ Di Ne lla Ni cola . De llo l oio Giooanni 87 Di P adova Vìn ct•n;:o O'Aocardo Saloafor c 13 lle lngu l vo 57 Di P:1lma 'Vin cerr ::o D'Agos tino llgoslif}o !>3 De Lo rc nzo Leonardo 43 Di Primio Fran cesco . Dal Collo Augusto t! l De l P e rc io Silvio H Oi fbg o Pro spero D'Alessandro ;lntimo :35 DPI Se nnC\ Giovanni 86 Di Sie no tlrrforrio D'Alessandro J;uigi 72 De l.uca l,uiyi 62 Di Trapani Sa it·atore d 'Alessandro R"ffaele. :!1 Oe Lu c ia Raffaele . 36 Di Tullio Odo ri$iO D'Alessio Giouanbatlisla. 46 De l \'ecr. hro Antonio 6~ Donade o Vilforio O'Ambrosio Alessandro 42 Dc 1\lag lic Tommaso . lì9 Donalo Armando 19 O'Ambrosio Giuseppe De Marinis Aurelio <!4 Don:>nnlo Am edeo D'Arnicr .1nto ntno 6~ Dc ~l a l'lin o Rosaro ll HnOrag o Calogero D'Amico Gius eppe 24 br·rto. 21 Dubbios i l~milio D 'Amico Roberto ll2 De l\1a llia. Su lcrttnre ti4 D'Ang olo Emanuele 8i Demìc h e lìs Cotwtrlo 29 D'Angelo Mario f>5 lJe :\lo1n;w o Nicn lo . 70 Oas lolì Domertico · iH De i\ icbilo Fin ggc l'(} 64 E O'Atlilio Evandro 33 0 <' Nir dNhiirr.<:rr·n ..t r·nr•l· Oall.ilo .1ngiD'lino 58 87 do 60 Elisei Carlo IJallilo Gius eppe 83 Denza Paolo Dazio Francesco Stì De Palma Filippo i3 De Alcsl'i Eoasio 41 De Pao li Pnolo . 24 1)3 De Andre is Giuseppe 50 De P nsquaiP Gius e{I(H F De Ang elis Arduino 16 d 1J Pf! J..IPC l 'no 69 De Angelis Icaro 75 56 De Pirro Filippo rle An gel is Luigi 62 d e P o r cellinis Carlo 79 Fabrizi N ir.ola De Be nediélis Raffaele 73 De Quattro 1\'ico la 45 Fadda Siro

125 PII )(.

51

-!9 64 25

84 62 6i

37 85 41

56 46 56 1):? 5<'2$!

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36 22

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18


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(segue) INDICE ALFABETICO l'"J:·

Facnzi A /t/o Failla Giot·anlli fa illa Sa/valore F:1lbo Enrico falcone Haffurle Fanlozzi Luigi Faraone Anlonio Fariua .\nycl, Farina :ln/onino Farina Felice Fava Camillo Fedele Pasquale Fedeli Alberto Federico Mari<1 Feòerit-o Vincenzo Feliciangcli Guido Fr lit:iani Nitll(> Felsani Giacinto fen ga é'dgardo Frnajoli Ferruccio Ferraloro Giuseppe Ferrari Gioo. Aurelio Ferrari Ugo Ferraris Sa/v!ltOr<! Ferri Antonio F-erri Guido Ferrigno Gius eppe Frrlilla Francesco . Fig lioli Benetlt'llo Filibeck Giuseppe Filagrana Pasquale F iore Mal'io Fiorenza l gna:io Fiorelli Enrico Fioriu i Mu:io.F ert·uc,·io Fischl'll i Gwse ppe Fisichclla (;iambattisla Fisichclla Pietro Finmnr·a A n tonino Fiume Guyliclmo Fiume rt'Nido Vi ne en :o Flaruini A nlunio Floridia Fran cesco Flo rio Ugo Fnchi Roberto Fu!.!lia (.'ftrminc

FoJtlia Felice f <,l,·n:J llmuerto

Nicolò Fon no Sa/1•atore Fnli Al/ìo

FP11lana

36 Foli Gwva11111 20 Francia Adolfo 84 Franich Emilio ;s~ Friscia Pietro li~ Froggio Francesco 7:$ Frosini Dino 40 Fuccio Giovanni 65 Fu rino Raffaele 4:> Fusco Angelo 7~ Fusco Raffaele tiO Fusi Pietro 47

65 50 H Gagliardi Pasquale 77 Gaglione Antonio

Hl Gnldi Floriano 32 Gollcllo Giacomo

as Galli della Loggia Do-

menico Hi Gal li della Loggia Giu:w seppe. 73 Gallo ,1r/uro :!!l Gnllolli Giov11nni l ~ Gombarini Giuseppe 54 Cambino Antonino 6!J Gammara no \'m cen:o 42 Canoro Romualrlo 31 Garbag-ni Giuseppe 24 Gargia Gir)l'anni 2~ Garzia Loren:o Il Gasparro Umber/o 65 Galli Al'luro lf> Galli Dionigi 28 Goudiani PfJsqualc 36 Gcl;ln?.è Celestino 57 Gemelli Antonino 34 Gemma Sa/w/ore 2ft Gem111cllaro lln lonino 14 Gentile Vitangclo 64 Gentili Spinola AlessanS7 dro 42 Germano Giuseppe 74 Germino Alfredo ij~ Giacobbe Corroriino 5\! Ginnnantoni Mario Giannelli Bernardo :u Giannolti Dino : . 11 Giarrusso Gesualdo x;, Gigante Dnnato 27

b2 1

l'a g.

Pag.

4! Giglio Rocco 43 Giordano Gerardo 44 Giordano Giuseppe 74 Giorgi Giorgio m. 26 Giorgi Giorgio f. 26 G iovanniello l'ti/orio 30 Girardi Giuseppe 52 Giudice Camillo ~O Giudice Ferdinando 61 Giugni Frances co H Giulia ni Alermrlro Giuliano Ce lesti no Giurleo Mir.ltele Giusti Aldo Giuva Mut w 29 GoiTredi f:.'ll or·e 84 GoO'redi Luigi as Gomcz De Aynla A II!]U48 s/o Gonzalcs A /frcd o · 5\l Gori Desiderio Gol'i GiM•anni 62 Goria A n gela li) Correla Cari< 13 Gotclli .1/os:<imo . 75 Gozzo Giusr ppe . 76 Gramegna Gio1·attni 40 Grundc P fiSI[IInle 24 (1ranala Salvt;ltorc 21 Gravino Michele 49 Graziano C.trmine 42 Greco Pasquale 4fl Gregorini Pietro 32 Grella Erneslo 7\1 Grenga Luigi 61 Grifi fo'ilippo 30 Grifoni Oscar 53 Grignani fugerrio 44 Grilli Mario 65 Grillo Girolamo 39 Grosso Vill ol'io Guadagno Morio 38 Guaraldi Carlo 2:! Guarnac.c ia Girolamo 12 Gu:H'ncJ':l .1111rÌiurn . 22 Guencra

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28 Guena Vin cen:o

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:?6 Gugli~lruinelli Si/l'io 2:.! Guglielmino Lucio 79 Guido Giovanni

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3:! Gurgo Picrino

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(Seg ue ) INIJ ICE ALFABeTICO

127

l' a p:.

Lamendola Filippo L::~mpis

Edoardo Roberto 61 Laneri Giouacchino 33 Lnngella Fran cesco 67 Lanna Leonida 37 Lape nln I nnocenza 2R Lapponi Guido 12 La Rocca Roberto La Rocca Vin cenzo. 53 Larovere Giuseppe 30 Lascaro Alfredo 36 Lauri Giulio 61 Laurora Carlo 36 Lay Dino ~3 Leccese Antonio 4V Leo Gia~omo 17 Leo S amue/e . 14 Leonardi Domenico 32 Leone Generoso . 11 Leone Tacito 35 Leporacc Emilio. 16 Lettieri Carmelo 80 Liberi Federico 45 Lir.ata Alfio Lica ta Sa/valore Lino Franc esco Lio Giuseppe Liotla LetterLO . 651Lipani Antonino . Lista Domenico . Lo Bia nco Domenico Lojacono Anltlnio . L.ojodice Cnta:do . Lombardi Mario 57 Lomba rdi Salvatore 58 Lon go Domenico Lo ng o Fulvio Longo Giuseppe Lopresli Anlonino Lorenzini Giuseppe Loria Giovanni H Lo Vecchio Gioacchino 33 Lucc i Amerigo 60 1 Lucente Pasq uale 39 Lucenle Vittorino 1 88 Luciano-Fuscà Pelice 89JLupo Amadeo 84 Lupo Guido .

Pal\".

I :1ccal"ino Giw:eppe Iacomino Ettore [a deva i a Fran cesco Iandolo Michele. Ian narone Generoso l annizzott o Antonio . I a poce Antonio I ascone Maglieri Giu-

seppe [a selli Mario Idi n i Frrmce-sco l e mmi Carlo I mbrenda Matl eo . I mpallomeni Rosario Impa llomeni Sebastiano I mpe riale Ces ar e Indelicato Gl'uscppc I nrantino Simone I ngravalle Alfredo Ingria Lot·enzo Ippoliti Arnaldo I sola Emilio I zzo Arduino

J ~, n nello

Past]urt!e .

K Ki co 1\.arajami Kl osi Sl1erif

46 La ndriani

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La be llarle Orazio Labruna ViUorino Lacchè Pet·nando Lagna Donuto Laino Rosario La Mag na Giuseppe La Martina Rosario

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28 19

P a g.

78 Maccar one Gittcomo 37 Maffei AlfotL~o 21 ;\larieo Luig i 26 Maggio Pietro 45 Maggiorelli Enzo 71:1 Maglienti Francesco 85 Mag!iulo Alfonso 65 Mag na ni Abele 'l3 1\lag nini Enea 4! Magrone Amedeo 47 Maimonc Vogalino 40 Maira Cesat·c 72 Malice Alessandro

as

Mallo~z i

Amerigo 44 M ~ ILese Francesco 61 Mnnci ni Giou. Ballista 41 Mancini Luigi 64 ì\fanconi Michele 58 Mancuso Leonida 68 !\fandò Alfredo 66 Manfredi Alfredo 50 Manfredi t\rrln/do 5ll Manrredi Oreste 74 ~langanaro Carm elo 47 M:mganicllo Luig1 38 ~fan glone Giuseppe 63 :'l'lan ie ri Alberto 9_,,~ ~1anuppelli Mie/tele !iO Manzella Giuseppe ~!anzi Leone /lo 30 Man zo Giovanni 81 ~farcello Vincenzo . 5!'i Marchese Agostino 51 l\laresca Corrado 31 ~fari gliano Giovanni 29 !\farino Saluatore 75 Marmo Achille 45 Marra Giuseppt: 17 Ma r rocco Michele 42 Ma•·lino Antonino 27 Marlo ran a A /do 83 Masala Mario 13 !\'[asala P irns Mnrio 39 1Mascia Giuseppe 51:1 Massa Filipp o 24 Massara Gae/ano 54 l\las~erano Giulio 4\J Massi /:.'mi/io l

70 63 17

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46 12 21


1:!8

(se gue ) I NDICE ALFA8lrr1CO

l 23 Mona Corrndino .

Pa~.

•Ma!:simo Francesco Mastran lonio Vincen:o Mnslroeni Giuseppe Masi rogiacomo C ui<io M:~ sl rojanni Antonino Maslrojanni Decio . M:~larnzzo Se,·afi no Mallei Federico Mallioli l'g o . :\faugeri Nicolò Mauro Biagio ~laxio Cosimo 11.1azznracchio Berard1110 Mazznroni Giacomo Mnzzenga Giacomo M azzelli Loreto Mnzzoln Vincen:o 1\lnzzoli Fernando Maz:wc:roni .1ulonio 1\ledns :lfnrio Megaro Micl1ele ll~c l c biondn e velina 1\f<!lchionna /il/ore )feli Ilo Mario 1\f endicini Giuseppe Menna Lu1gi Mcnn illo Francesco 1\ J C IIII OIIIl<l (; Cl'(ll'dO. Mercu rio Hocco Mcssittco '/'(J( ù ) l cii a GiucMno l\licaliz1.i Filrppo ~l khclelli Mttrio. Miche li T eotlorico Mignani Vi/torio )fignemi flr'CliiCeSt'O l\1 ilnna Gaetano Milol li Ernesto )f illi no Domenico ~l ìu rnni /gua::io Mitobella Claut/i() Mirenghi Ugo :\l ìsìlano Gint'anni :\1 ) flar Qulw . )lu:Hrro Aurelio )luc;dìghe Cm·lo )J,.,Jil'a S•l/ruttJrl' ì\lodii!'IIO Frunct!s co ~l"laroni l'inccn:o \l olt,au i 11icciardo

l 6E Nolarianni Vin cen:o

Pag.

19 Monastra Salvatore 67 Mongillo Michele

85 ~urra ,1ntonio • 55 ~usdeo Vincw:o

21S Montaina Guido

49

21 Montanari .4ngelo 41 Monteleone Vin cen:o

76

Monti Gaetano Montini Giovan ni Montone Ar·turo Morelli Gaetano 48 ~l ot·elli M ario 54 Morelli Giou(inni 7-! ~ l o l'lì no .ln nif,ulc :n Morganti Paolo 26 Mori Annibale 1l Morino Enrico 45 Moroni Giuseppe 46 Mozzana Carlo iO Mulè Auguslo 4ti Mura Saluatore An g. 42 Muratori Carlo Felice tiO Mtii'"Olo Gin~ e ppe 76 >:> Murùlu ( ' 11'11111/C 54 Murolo Luiyi . 5:l Murru Giacomo 59 Musillì Clemr.nle 45 Musso Enrico 40 Muslo MiciJele 46 Mus to Pa squale 70 Musu marra 1\'i colò

24

3-! oi 61S 14

66

60 69 71

N

25 16 i'\addeo Vin cen:o 42 Nanni Carlo

2f> Napoleone Andrea 73 :'\opolitani Enrico 75 ~:rpolilano Felice 36 'n"cè Francesco

49 Nrgri 1-'ielro 21 Nesler• Luigi 61 i'\icaslro Arturo :.!3 .\ì cuslr·o (;u it/n . Sl Nicolò Rocco 69 Nicolosi A ntn nio

'\ rnfo (; io''""'" Nocenlini Dino 72 .\1na Cluudio . 54

f>2

Paolo

Pog.

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88 86 Oggero Cesare 55 Oliverio A lvise

Teod or·o 45 Ortolani Antonin o 67 Ottaviano Fausto . 20 Orlando

1:.?

45 74 59

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41 27

25 76

p

71

88 Pacilli 1\11gelo 20 Pagano .l/t1rio lo Pagnolla Umbert o 69 Pala Micht:lin o 63 Paladino GiOL'UIIIIÌ . 51S 1 Paladino Paolo 28 Palermo Carmelo Palleroni Dino 71 Palmas Gius eppe 37 Palmera Ugo 25 Palmerio Pietro. 2U Palmieri Alfredo Palmieri Mario Palminiello Pnsquule Pan::tgia Antonino Panara Carlo . Pandolfì Edoardo 58 Pane Sebustianv. 26 Pansern OUaPio 48 Pantè Domenico 4'!! Panzulo Filippo 55 P aolillo Sta nis fao 74 Papa Gennaro 39 Papagno Micli eie 60 Pa ragona Pietro 85 Paraninfo ,tn gelo ti!l Porenle Ferdinando 59 Pa renti Ugo 36 Parisi Alfonso 66 Parisi J:.'nnio . 73 1 Pa l'l'ella Tullio 63 1 P a rlot o r;iuseppe

581

63 66 27 41

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129

'.Seg u e) INDICE ALPABETIU>

Parri Walter . Parula Giovanni Pasceri Domenico Pasqualucci ;lt·turo Pnssalacqua Eugenio. Passalacqua Gioacchino. Passalacqua R affaello Passan te Carmine . Passare lla Fabrizio P nssera Tancrcdì . Pallavina IJomenico Patti Giuseppe P av li Floko P avone Antonio Pavone Giuseppe P c cii h A n1onw P ecornri o Raffaele . Pecorella Giovanni P ecorella Mnriano. P edroli Giuseppe Pellegrini Francesco Pellegrino Francesco Pellcg1·ino Francesco Pellegrino Lorenzo Pe llerilo Nicolo . Pellicini Ferrante . Pennacchia Teodoro . P epe f;iu,;eppe P epe Raffaello Pepe Umberto P cpi Salvatore P ercarn lsidoro Percopo Vincenzo . P ernke Vincenzo P ernice Vincenzo P errelli Cristoforo Perricone Giuseppe Pcrricr Stefano Perrini Angelo Perrone- Capano Federico Pesce Nicola Pcssolano Angelo Pclitbon Lodovico Peliti Pasquale . Pl'lrt•q Pt·ogri P elrucciani Nicola . P ezzullo Luigi Piazza Antonino Piazza Guido

Pag.

l'ag 71

Piccarreta Fran cesco 39 Piccioli Ermenegildo 52 Piccoli Giovanni 64 Pietroni Gino . 76 Pi1·isiuu Piclro 19 Piscrchia Natale 2U Pistilli Giulio 8n Pittari Rrnesto . 4ti Pivelli Pmncesco 19 Pizzigallo {ruyliclmo 29 Plac idi Eltore 29 Plaia Nota/e 60 Plastina Mat·io 31 Polestra Ror,;o 27 Polosa Vincenzo. 8:; Pomo Felice 414 Porlelli Giuseppe 24 Potenza luigi 3~ Pozzuoli Francesco 36 Preile Mario . 12 Prcslileo Vincenzo. 43 Pricolo A tfonso. S:i Privilcra Benedetto 17 Procopio 8 el/armi no 66 Properzi - Curli B enedello. 4~ Puli"'h cddt~ Salua/Òre f)3 o Pullr·one Raffaele 4U Purcaro Gi11seppe 2:& Purpura Giovanni . ti9 6S

16 54 Cl 30 38 Quaq;uolo Carlo . 1'7 Qucirolo Emilio Ernesto 29 81

31

R

57 20 Rn gni Guido . 73 Rago Giovanni 84. R:tmpi Pietro 13 Rap acciuolo Giuseppe 57 Rnvn:;io Pietro 56 RebufTat Giulio. 22 Reggio ·Michele . 86 Reitano Ugo . 31 Repace Coslantino .

25 Revelli Groacchirw 2~

Ribaudo Antonino . lti Riccardi GiuseppE • 52 Ricci A nfonio 65 Ricci Emanuele • 48 Riccò Ettore. 50 Ri ghi Giuseppe . 54 Rinaldi ,l 11/onio 18 Rin a ldi 0flo/rio 63 Hinaldi Orazio 72 Hipa l.runrll'tlo 21 Hiparbclli R oberto . 30 Ripari l:'nrico 61 Il iso Riccardo 14 20 Ristagno Vincen::o . 7 5 nilucci-Chinn i li gostino 86 Rizzi Vincenzo H Rizzo Carlo 45 Rizzò Cornelio 48 Rizzo Gaetano 74 Rocco Alessandro 42 Hodinò Nico/';l,tonio 88 Rolfo Federrco Romano Camillo 83 Romano Gennuro 60 Honwuo Stcfa,o 28 Romby Paolo 80 1\ombolà ,1 n/onio 38 Romito Ovidio Ro nga Gaelano Rosa Guido Rosei o l.:.' n ::o Rosi Viflorio Emtrnucle 67 Hossi Antonio 82 Hossi Bo.1ifat:io. Rossi ilf,u·io • Rotleglia Enzo Ruggeri !'IIStfl/ltle Ruggeri Tullio 48 Ruocco A /essandro 20 Huocco Temi.~lo cle . 13 Russo Sebastiano b3 65

51 47

51

75 24 47 15 2ti

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78 85 67 74

31 69 77 15 59

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68 81 11 60

83 29 62 -15 14 50

28 75 67 47

48 66 52

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19 Sabnlini Angelo 62 Sabnlino Rr ccardo.

15 54


{Segue)' I N!JICR ALF.~BIITICO Sobelli Carlo Sacchelli N i cola Saccomani Giorgio Saccornauni Carlo Saia Mario Snl;1mi Aldo Sulemi l'incenzo Salemo .41fonso Salmè Ettore Salomone Giuseppe Salsano Pietro Saltini Pietro Salvati Giuseppe Sal ,·nlo re Frrl!l c esc(l Salvi Giuseppe Salvi Vmc1•nzo Salvini Cesare Salvo Carmelo Sandr-elli E rn esto S<lltguiguo Cuono San i Carlo . Sanna Alessandro Santagali Francesco Sanlangelo Renè Carlo Santeusanio Mario San li Ilo Tommaso Sanloboni Umberto Sanloli Pasqualino Santorel li Mario S a nloro ;1/fonso . Santoro Nicolino Sanlor·sola Domenico Sanlucci Giuseppe S a rn elli 'f'ommuso . Savarino Saverio Savaslan o Giuseppe Sa vini Guaii i ero Savinl) Giovanni Sa vino Luigi . Savino Vito Scaduto Pasquale Scafè A mcde•J Scalzi Carmine Scarpa , \ nyio lino Scarpie l'i CesnrP. Scar·pilti Mw·io Sr·f' r·t'*' (;it/.~l" (l(l e Schrrru Giu se ppe Scia ldonc Bartolomeo Scill ie ri Vin cenzo

Sciortino Salvatore 31 Scolli Giuse.ppe Scuderi Giuseppe 17 'iO Sèdiari Demo Segalore Luigi 76 Segre Fernando . 67 Selaheddin M boria . 70 54 Semproni E:io 30 Serra Giuseppe . sa Sessa V incenzo. 60 Sesto Antunino 7fJ Severi Pompeo 32 Severini Giuseppe 52 Severino Antonio. Sg-ro Nicola 77 Shyqri Baslw 56 S iccardi Guido 22 \j Signorino Rosario 6 Simone Roherli Francc85 sco 67 Simula Uboldo 76 Sin an Shycp·i l ma mi 87 Siniba!di Guglielmo 47 Sinisi Guido 58 Siracus a Fran ces co 7ò Sireci Giuseppe 33 S i ree i Leonardo 32 Si riann i Canne /o 20 Sisto lillyenio fil Sodaro Fnw ce s(·<, 69 Sofio Santi 32 Soleri Giovanni 85 Soprani .4ntonio 30 Sot·bnra Emilio ~3 Sottile Leontwdo 15 ! Sottini Giot•UJinl 51 Spadavecchia Domenic o. 14 Spagnoletli Galileo. 55 Spagnuo lo Vigol'ila Ni51 cola 71 Spnni 1\folella Pietro. 44 Spa1·ano Vincenzo 34 Spalaìora Giuseppe 43 Spezzafeni Antonio 25 Spinosa Giuseppe 82 Svolo Mario 57 Squ illacioti Jtaffaele 69 S lagnilli Fran cesco 32 Slara Sontinr) 31 Stelo Greyorio 20 1 Slis i Malleo 53

Pag. 32 Strazzulli Sergio

Pag.

74 Suma Cosimo 22 Sunseri Giuseppe

16

56 Suraci Bruno .

82

65 Suraci ùomenico 74 Svelto Cesare

64 66

58

18

43 63

33

T

50

16

Taddia L eo Tagliaferri Enrico. 75 Tagliafìerro Armando 60 Talamo (; iovanrlt 51 61 Taliento Anielio 71 Tancredi Gabriele 13 Tancredi Sebastiano Tanct·ed i Urbano 55 T ani n i Pericle. 78 Ta nsella Giusepp,e. 56 Tappi Primo 84 Tarchi Virgilia . 13 Tarducci Mario . 61 Tarquini Cairoli 55 Tarsia Giuseppe Anton1o 77 TarLaglronc vi o vanni . 50 Tala relli Luigi 43 Tatone Antonio. 67 Talloni Pileno 24 Tauro Francesco 25 Tedeschi N1cola 58 Tedesco Carmelo 15 Tenaglia Giuseppe 58 Teon i Giulio . 38 Teramo Filomena 73 Tenana Salvatore • 87 renan()va Stl!t•rJ/ore 23

Terzi Fet/erigo

42 H :35 63

57 75 63

31 (>4 66

28 :t2 33

26 45 67 81

4S 22

54

84 70 81

50 52 51

40

23 Testa Uyo.

Thanas Dhimil<'r l\.u jarw 5i Theodhor- A . ./\.ristod/w/111 58 Theodhor J>upuvrumi 46 Tolino Tito (i6 46 romaselli t1 n/()nino 35 77 Toma~elli SaiPo/ oJ·e 65 25 T onelli Comi lloO 89 35 Torella Giovanni 31 66 Torre Sttlvatore 2i 52 Toscano Vincenzo 21 46 Toxiri Onorin o ll7

60 55 37 40

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131

l SI' !] Il e} INfllCE Al. l'.\DETI CO

l'ag.

Traina Vit o Trani Paolo Trapani Carmelo

Trepiccioni Emanu ele Trifilclti Igino Troina Fran cesco T roisi M ielle/e Trombetti Antonio T rolla Enrico Turano Antonio . Turano Raflaele Tumino Giouanni

u Ubaldini Nicola. Urtoler Fernando

v Valenti Antonino Vaccari Mario Vanacore Antonio

Pag.

65 Vann(lcci Quintilio 20 , . arano nnofrio . 64 Vassoio .t1.ntonio 27 Vasta Giuseppe 31 Vastola Mario 39 Vccoli Norberto 69 62 Vedovato Siluio.

t9 VenLUI·a Vi/torio E ma69 nuete 84 Vcrtechy Giouanni . 60 Vicari Curmelo • Vicario Cesare . Vicenlini Antonio Vigliani Feder1co 77

83

\'illari Domenico Vimercati LUigi Viola Domenico Vi rgillo Sauerio. Vila Gaetano Vita Guido \' ilale Nicola . Vitale Sa1uatore

80 57 58 1 Voci Vincenzo

z

16

P al(.

6!S 42

7.3fft ro licloardo .

S( Zaffiro Giouanni, Zagami Antonino

25 54

88 Zai ri Sacellari o . 75 Zambclli Antonio 57 Zambra Elfore Zampelli Gennaro 37 Zanclli Alberto 44 Zanfngna Riccardo 75 Zappia linsario . 5:i laHIIICI"Ì l'ie/1"0. 51 Zecca Cosimo . Zef Ko l Pnli . 15 Zicchi<wi Leone . 65 Zingalè Sulua/ore 41 Zingales Mnnlio. 28 Zini GioMnni. 27 Zip:n·o Vii/orio 71 Zocco li Por/11nato Zodda Aldo • 33 Zoilo Giuseppe 26 7ollo Marin • 32 Zona Demetrio

85

59 Zoppi Zelto

46

58 51

43 59

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65

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72 66 45

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